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-The Project Gutenberg eBook of Storia di Carlomagno vol. 2/2, by Jean
-Baptiste Capefigue
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and
-most other parts of the world at no cost and with almost no restrictions
-whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms
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-using this eBook.
-
-Title: Storia di Carlomagno vol. 2/2
-
-Author: Jean Baptiste Capefigue
-
-Translator: Luigi Toccagni
-
-Release Date: February 14, 2021 [eBook #64552]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-Produced by: Barbara Magni and the Online Distributed Proofreading Team at
- http://www.pgdp.net (This file was produced from images made
- available by The Internet Archive)
-
-*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK STORIA DI CARLOMAGNO VOL. 2/2 ***
-
- STORIA
- DI
- CARLOMAGNO
-
-
- DEL
- SIGNOR CAPEFIGUE
-
-
- FATTA ITALIANA
- DA
- LUIGI TOCCAGNI
-
- CON NOTE DELL'AUTORE E DEL TRADUTTORE
-
- VOLUME SECONDO
-
-
-
- MILANO
- PRESSO GIUSEPPE REINA LIBRAIO EDITORE
- 1843.
-
-
-
-
- TIP. DI VINCENZO GUGLIELMINI.
-
-
-
-
-PERIODO DELL'ORDINAMENTO.
-
- I Franchi son governati in moltissimi
- luoghi da leggi differentissime; onde
- Carlo, avvedutosi del male, fatto
- imperatore, attese ad ampliar le leggi
- stesse, ed a correggere i loro difetti
- e le loro pregiudizievoli troppo late
- applicazioni.
-
- (_Eginhard_, De vita Carol.)
-
-
-
-
-STORIA DI CARLOMAGNO
-
-
-
-
-CAPITOLO I.
-
-CORRISPONDENZE DIPLOMATICHE DI CARLOMAGNO RE E IMPERATORE.
-
- Pratiche con Roma. — Ragioni della lega. — Papa Stefano. —
- Papa Adriano. — Carteggio. — Epistole di Adriano. — Vigilanza
- sull'Italia. — Papa Leone. — Nuovi legami con la santa sede. —
- Condizioni respettive dell'impero e del papato. — Corrispondenza
- cogli imperatori di Costantinopoli. — Costantino Copronimo. —
- Leone IV. — Costantino ed Irene. — Disegno di accostamento fra i
- due imperi. — Lega e proposta di nozze. — Niceforo. — Trattato de'
- confini. — Negoziati diplomatici coi califfi. — Arun-al-Raschild.
- — Pratiche cogli emiri saraceni di Spagna. — Colle tribù erranti. —
- Coll'ettarchia anglo-sassone e i re di Scozia.
-
-768 — 814.
-
-
-I re merovingi aveano concentrato il politico loro commercio nella
-nazion franca, nella salica e nella ripense, chè assorti nelle
-discordie e guerre intestine, furon rare volte in commercio co'
-popoli dell'antica civiltà. I re di Neustria o d'Austrasia, e quei
-d'Aquitania o di Borgogna, tra lor contendevansi il possesso delle
-città e delle provincie, ma quanto alle loro comunicazioni col grande
-impero d'oriente, con Costantinopoli e col califfato, appena è che
-se ne trovino di lontanissime e irregolari. Ei sono, come dire,
-altrettanti capi barbarici, che chieggono dall'imperatore questa o
-quella dignità di palazzo; popoli appena iniziati nella civiltà, che
-imitano le forme e le pompe dei principi più inoltrati nel lusso e
-negli splendori del trono. Il medesimo dir non si può della schiatta
-carlinga dopo Carlo Martello, chè questo lignaggio conduce a fine una
-grand'opera; Carlomagno fonda un impero che può per ampiezza contendere
-col califfato e colla monarchia dei Greci: e come re e come imperatore
-attiva è la sua corrispondenza, nè solo ei riceve gli omaggi e i
-tributi dei vinti, ma tiene ancor pratiche regolari co' papi, cogli
-imperadori d'oriente e coi califfi.
-
-Le pratiche dei Carolingi sono innanzi tratto naturalmente co' papi,
-tanto che il pontificato e il nuovo lignaggio hanno stretto fra loro
-quasi un patto inviolabile, da cui, esso secondo lignaggio, riconosce
-il suo colore di civiltà e di legislazione romana. Stefano I, che
-consacrò Pipino, intimava la scomunica contro chiunque osasse portare
-la mano sulla costui corona, mentre in rincambio, Pipino donava alla
-santa sede ampie e ricche possessioni temporali, le sue città, il suo
-esarcato, Ravenna, Rimini e Bologna. Stefano II poi andò debitore
-a Carlomagno dell'ampliazione de' suoi dominii e della protezione
-conceduta alla cattedra di san Pietro contra i Longobardi; schiatta
-sì spesso a quella infesta, che fu dai Franchi domata; e questa
-continuazione di buoni uffizi fra Roma e Carlomagno si fa più grande
-ancora e più calda dopo l'esaltazione di papa Adriano.
-
-Uscito quest'ultimo dalle grandi famiglie romane, discendeva da
-senatori e da consoli, e il suo palazzo risplendeva delle imagini
-loro[1]; astiava i Longobardi, e i Longobardi astiavano lui, ed erede
-come egli era delle antiche opinioni romane sul principato della città
-eterna, avrebbe voluto domar l'Italia con le chiavi di san Pietro, come
-un tempo gl'imperatori l'aveano domata con le insegne dei centurioni
-e dei tribuni; la mitra pontificale succedeva alla corona d'alloro dei
-Cesari. Adriano e Carlomagno vivono fra loro in istretta e confidente
-intimità; e poi che quest'ultimo è consacrato re dei Longobardi,
-prende gli stati della santa sede sotto la protezione della sua spada,
-nè alcuno osa più toccarli, Greco, Italiano o Saraceno ch'ei sia. A
-rincontro Adriano, esercita pel re de' Franchi attentissima vigilanza
-sull'Italia; gli notifica i fatti tutti che posson turbare la possanza
-sua in questa parte; se un conte o un vescovo lombardo prepara qualche
-sedizione, Adriano tosto s'affretta di darne avviso all'amico; egli è
-il vigile agente della monarchia de' Franchi; gli interessi sono fra
-loro comuni. Le epistole dal papa indiritte al figliuolo e protettor
-suo il re de' Franchi, sono molte e tutte relative all'ordinamento
-dell'Italia e allo spirito sedizioso e impaziente dei Longobardi, i
-quali egli ora denunzia come sciolti da ogni freno di costumatezza,
-ed ora come nimici della religione cattolica, e avversari implacabili
-di san Pietro, e del vessillo suo che splendeva sul Vaticano. Adriano
-testifica in una di esse a Carlomagno, l'esultanza sua per tutto il
-bene che egli fa alla Chiesa, e per le sue buone intenzioni verso di
-lei: «Mio buono ed egregio figliuolo e re signore, instituito da Dio.
-Io ti prego istantemente, come s'io fossi dinanzi a te in persona,
-di far dare compimento a ciò che tu hai promesso al principe degli
-Apostoli per salute dell'anima tua, ed affinchè Dio protegga il tuo
-regno; e il principe degli Apostoli ti assista di maggior patrocinio
-presso Sua Divina Maestà. Solo per l'aiuto di san Pietro, guardiano
-del paradiso, tu se' venuto a capo di tutti i desiderii tuoi; ad egli
-t'impetrò da Dio la vittoria ed il possesso del regno dei Longobardi;
-però abbi sempre fede grandissima in lui chè a sua intercessione, il
-Signore farà inchinar sotto a' tuoi piedi tutte l'altre barbare nazioni
-ecc.»
-
-E di simil tenore son tutte l'altre epistole; tutte congratulazioni
-con Carlomagno pe' suoi gloriosi trionfi; egli è l'ottimo figliuolo,
-il re d'Italia per volere di Dio; egli è colui, sotto la cui grande
-spada ripara il patrimonio di san Pietro. Se vi ha qualche malvagio,
-qualche iniquo che turbi la sicurtà pontificia, Adriano tosto ne scrive
-a Carlomagno per ottenere ch'ei sia cacciato dall'Italia, invocando pur
-sempre i diritti di Roma in nome del principe degli Apostoli, affine
-d'imprimer negli uomini, con questa prosopopeia, un maggiore rispetto
-per gli uomini potenti e bellicosi. «Noi abbiamo a dolerci con la
-magnificenza tua, dolce e caro figliuolo, di Reginaldo, uomo iniquo che
-semina zizzania, e muove gli uomini al male. Costui cerca per ogni modo
-di fare offesa alla Santa Chiesa di Dio ed a noi, e fa ogni poter suo
-per ispogliare empiamente san Pietro di quanto tu gli fosti liberale
-per salvezza dell'anima tua, e vorrebbe farselo suo; egli è pur venuto
-co' suoi nella città nostra[2], e n'ha menati via gli abitanti. Non
-credendo io che tu n'abbia fatto dono per l'esaltazione di questo duca
-Reginaldo, ti prego istantemente che, per amor del buon apostolo san
-Pietro, tu non lasci a costui fermar piede in Italia[3].»
-
-Nè solo Adriano si tien contento al corrisponder per lettere, ma sì
-ancora egli fa continua istanza a Carlomagno perchè gli mandi i suoi
-_missi dominici_, saper volendo ogni pensiero e volere del caro suo
-figliuolo, il re dei Franchi; e insiste pure per avere suoi deputati,
-nè venendo essi, il papa stesso gli manda egli alcuni vescovi in
-legazione per conferire con lui[5].
-
-Appresso papa Adriano invita Carlomagno, amico suo, a venir prestamente
-in Italia, ch'egli ha uopo di vederlo, e conferire con lui. Desiderata
-è la presenza in Roma di Carlomagno, tanto più che il pontefice si
-vede minacciato da molti malevoli, fra i quali gli addita pur sempre
-i Greci, i Longobardi, i Napolitani che stringono e accerchiano
-il patrimonio di san Pietro, per usurparselo[6]. «Salutando la
-tua benevolenza, noi ti annunziamo con queste lettere come i rei
-Napolitani, collegatisi coi Greci odiati da Dio, ascoltando i mali
-consigli d'Arigiso, duca di Benevento, si sono di furto impadroniti
-della città di Terracina, soggetta dianzi al dominio di San Pietro
-ed alla podestà tua. Noi non abbiamo voluto far nulla in simil
-contingenza, senz'aver prima i consigli tuoi, e però supplichiamo
-l'eccellenza tua[7] d'inviarci, al più presto, Volfrino, sì che
-trovandosi qui verso le calende di agosto, egli possa, mercè gli
-ordini tuoi, muover coi Toscani, cogli Spoletini, ed anche coi tristi
-Beneventani, e ricuperar la detta città di Terracina, ed insiem con
-essa Gaeta o Napoli, affin di rendere a san Pietro quanto appartiene
-al suo patrimonio nel territorio di Napoli stessa. Abbiamo nel giorno
-di Pasqua avuto un parlamento con Pietro, l'inviato degli scaltri
-Napolitani, e chiestogli quanto appartiene a san Pietro in quel
-tenitorio, gli abbiam significato il desiderio nostro di veder quei
-popoli soggettarsi alla potenza tua, e dimandato quindici statichi
-tra i figliuoli dei più nobili fra loro e della città di Terracina; ed
-egli vi aderiva a patto che fossero confidati alle mani del patrizio
-di Sicilia. Se non che non abbiam voluto nulla conchiudere senza il
-consiglio tuo, volendo noi solo trattare per util tuo, e sapendo quanto
-infidi son costoro nei loro disegni, però che pur sempre hanno pratiche
-vive con Arigiso, duca di Benevento, il quale riceve messi ogni giorno
-dal patrizio della Sicilia. Oltre di che, io so di buon luogo che essi
-aspettano i figliuoli del reo Desiderio, per combatter poi tutti uniti
-contro di noi e contro di te. Ti scongiuriamo adunque di venire in
-aiuto nostro, chè da te solo e dall'apostolo san Pietro aspettiam forza
-e valore. Poco c'importa della città di Terracina, ma non vorremmo che
-diventasse occasione ai Beneventani di sottrarsi all'impero tuo. Laonde
-noi ti preghiamo di aiutarci al più presto, affinchè così tu meriti di
-regnare eternamente coi santi».
-
-Adriano è il Romano antico che si affatica d'ampliare e consolidare
-il patrimonio di san Pietro, però che, erede com'egli è delle memorie
-del patriziato, altro non vuole in fine che assicurare il dominio di
-Roma sopra l'Italia; questa preminenza è la meta dei desiderii suoi;
-egli è tutto invasato in Roma, ne' suoi monumenti, nei suoi circhi,
-nelle sue basiliche; Roma fu l'antica metropoli del Lazio, e tale esser
-dee ancor sotto i papi. Dalle grandi cose Adriano discende alle più
-minute, tanto che ei dimanda pure a Carlomagno i materiali a innalzar
-le sue basiliche; la costruzione dei monumenti pubblici era cura, come
-si legge nella storia romana, dei consoli e degli imperatori, come uno
-dei doveri dell'edilità, onde il pontefice pur vi pon cura, e scrive:
-«Poi che ci hai fatto sapere, carissimo ed eccellentissimo figliuolo,
-esser tu contento di aderire alla dimanda nostra in proposito dei travi
-necessarii ai ristauri della santa chiesa, noi ti preghiamo di far
-ch'essi giungano belli e ammanniti alla chiesa di San Pietro verso il
-tempo delle calende d'agosto. Quanto alla volta o cornice, che vuol
-pure essere ristorata nella basilica del detto apostolo, converrebbe
-innanzi mandar un maestro che vedesse qual genere di legname
-richieggasi a ripristinarla nello stato che era anticamente; il qual
-maestro si renderà dappoi a Spoleto, e cercarvi questo legname, perchè
-non ne abbiamo in paese di acconcio all'uopo. Ma il santissimo fratello
-nostro, l'arcivescovo Volcaro, non si dia fretta di venire fino a che
-il legname non sia ben secco, perchè se fosse ancor verde non sapremmo
-che farne».
-
-Ampie, ricche e fruttuose terre, e vaste e popolose città sono i doni
-che Adriano, il romano patrizio, procacciar vuole all'eterna sua città;
-egli è il papa più devoto che mai fosse alla potenza ed alle memorie
-dei Romani, e quindi, alla foggia di un console antico, egli a chieder
-si fa a Carlomagno ch'ei liberar voglia la terra dei Sabini, mentre i
-malvagi gl'impediscon di prenderne possesso[8].
-
-Adriano manda poi reliquie, bandiere conteste di seta e d'oro, e ossa
-di martiri a Carlomagno, a cui pur sta a cuore l'innalzamento delle
-basiliche. Padrone, com'egli è, delle grandi selve della Turingia, e
-del settentrione dell'Europa, egli possiede di forti travi, senza dei
-quali rizzar non si possono gli edifizii di Roma. Noi lo vediam quindi
-mandar legname e stagno e marmo per ristaurare la chiesa di San Pietro
-che tanto fu danneggiata dagli acquazzoni di primavera, intanto ch'ei
-pure chiede per sè, come fu detto, alcuni mosaici, avanzi della civiltà
-greca in Ravenna, per le barbare sue città della Gallia. L'Italia tutta
-invoca la presenza di Carlomagno; i Beneventani si ribellano, e turbar
-possono di nuovo la pace del pontificato. «Se i Beneventani ricusano
-di sottomettersi agli ordini tuoi, manda l'esercito alle calende di
-maggio, e vieni a fare una correria contro di loro. Che se un esercito
-non li tiene in dovere dal mese di maggio fino a settembre, quel
-tristissimo di Arigiso si proverà a qualcosa contro di te, mosso, come
-sarà, dalle suggestioni dei Greci, però che ha seco, come ognun sa, i
-legati loro, ed altri ne tiene a Napoli. A te spetta il risolvere sul
-da farsi, e noi siamo confidentissimi nel tuo potentissimo giudicio.
-Piacciati dunque di por mano all'opera con la maggior celerità che
-puoi, così per la tua come per la nostra salute».
-
-Ogni buona ventura di Carlomagno, le sue vittorie, i suoi trionfi,
-son celebrati a Roma come festa del pontificato medesimo. Carlo ha
-vinto i Bavari, e il papa se ne congratula di cuore con lui. «Ma e i
-Greci infidi non saranno anch'eglino posti a dovere, e castigati delle
-tante insidie che tendono a Carlomagno? I Greci sono sempre d'accordo
-coi duchi o coi conti longobardi o beneventani, gli assecondano
-nelle sediziose lor mire, ed assaltano il pontificato e la podestà di
-Carlomagno in Italia. Di grandissimo contento ci furon le tue lettere
-di vittoria, e abbiam reso grazie a Dio, leggendovi che la tua salute
-e quella della regina, nostra signora, e de' tuoi figli, è pur sempre
-buona. Caro ci fu soprattutto l'intendere la soggezion dei Bavari, che
-noi ti avevamo già predetta e augurata. Ora, io credo che ti ricorderai
-di quanto ti dicevamo nelle precedenti nostre lettere intorno a certi
-Capuani venuti a noi, ai quali giurar facemmo innanzi all'arca di san
-Pietro d'esser fedeli all'apostolo di Dio ed alla regale eccellenza
-tua. Or bene, dopo fatto il giuramento, un di loro, Gregorio prete,
-ci chiese di parlarci in disparte, dicendo che dopo fatto un simil
-giuramento ei non poteva più nulla tenerci celato. Lo interrogammo a
-farlo spiegare in modo più chiaro, ed egli allora ci raccontò come in
-quella che il gran re Carlo si partiva da Capua, l'anno scorso, Arigiso
-duca mandasse legati a Costantino imperatore, dimandandogli aiuto
-e protezione, e nel medesimo tempo l'onore del patriziato, e tutto
-intero il ducato di Napoli; e il pregasse inoltre di mandar con forte
-schiera di armati il cugino suo Adelgiso, promettendo di sottomettersi
-all'autorità dell'imperatore, ed anche agli usi dei Greci, così nella
-tosatura dei capelli, come nel vestire».
-
-Papa Adriano non sa darsi pace all'udir questa lega dei Greci con
-Arigiso, il rappresentante dei re longobardi. «O diletto mio figliuolo,
-egli scrive a Carlomagno, Costantino ha mandato due suoi domestici del
-palazzo a conferire il patriziato ad Arigiso, i quali portavan seco
-vesti d'oro, una spada, un pettine ed un par di cesoie, per dar effetto
-a quanto costui avea promesso, dicendo che si sarebbe sottomesso a
-farsi tosare i capelli ed a vestire all'uso dei Greci. Essi domandaron,
-di più, Romoaldo, figliuol d'Arigiso, in ostaggio. Quanto ad Adelgiso,
-l'imperatore adduceva non avere potuto mandarglielo, perchè avviato
-l'avea con un esercito contra Trevigi o Ravenna. Se non che, al
-giunger loro, e' trovarono sconciati i loro disegni dalle mani di Dio
-e dall'aiuto degli Apostoli, perchè Arigiso, ed insieme con lui suo
-figlio Valdone, erano morti, e i Beneventani non vollero in alcun modo
-riceverli, mentre Azzone, tuo fido legato, stava in Salerno. Partitone
-poi questo diacono, se ne andarono a prenderli per terra sul tenitoro
-greco, e gli ammisero in città, dove passarono tre giorni in parlamenti
-con Adelberga, vedova di Arigiso, e coi Beneventani, i quali dicean
-loro: — Noi abbiamo mandato deputati al re Carlo per chiedergli che ei
-ci dia Grimoaldo per duca, e fattagli la medesima istanza per mezzo
-del diacono Azzone; rimanetene dunque a Napoli fino a che Grimoaldo
-arrivi, e quel che suo padre Arigiso non potè fare, sì il farà esso
-Grimoaldo, come sia in possesso delle dignità che gli pervengono; si
-assoggetterà all'autorità imperiale, come promise suo padre, e adempirà
-tutte l'altre profferte sue. Ond'è ch'essi ricondussero i due messi
-imperiali per terra e in gran pompa fino a Napoli, e che i Napolitani
-gli accolsero a processione, recando in fronte stendardi e pitture[9];
-ed ivi essi dimorano, godendo in fantasia della vittoria che speran
-d'ottenere, e tramano insidie contro gli stessi Napolitani, insieme con
-Stefano vescovo e Costantino, al quale mandarono avviso della morte
-d'Arigiso e di suo figlio, aspettando gli ordini suoi intorno a ciò
-che far deggiano. Nelle quali cose tutte, figliuolo eccellentissimo,
-che Dio abbia in custodia, risplender fate la saggia potenza vostra,
-tanto per la esaltazion della madre vostra spirituale, la Santa Chiesa
-romana, e per la nostra salute, quanto per la sicurtà del vostro
-reame[10].»
-
-Tali sono i sensi, quasi sempre, del carteggio di Adriano con
-Carlomagno; sono due podestà che se l'intendon tra loro, due interessi
-che si collegano, due menti che procedono di concordia a ristaurar
-l'unità della Chiesa e dell'impero. E però alla morte di Adriano,
-Carlomagno lo piange come amico suo, e detta i versi del suo epitaffio,
-scolpito in lettere d'oro sulla sua tomba, e il capo, il gran re degli
-Austrasii, diventa poeta latino:
-
- Lagrimando sul padre, io Carlo questi
- Versi dettai. Te piango,
- Mio amore, e mio consiglio,
- E i chiari nomi nostri ho insiem contesti.
- Adriano e Carlo; io re, tu padre. Ah! il figlio
- Ti rimembra, te 'n priego, e fa che tosto
- Ei venga al padre accosto[11].
-
-Adriano papa apparecchiò l'esaltazione di Carlomagno all'impero,
-e Leone la compie; Leone che ha maggior uopo ancor d'Adriano della
-protezione di lui, però che l'altro avea per sè il popolo romano, i
-patrizii, i discendenti dei senatori; la famiglia sua era potente,
-e sui gonfaloni leggevasi la lista de' suoi antenati. Papa Leone,
-all'incontro, è in avversione al popolo di Roma, ond'egli invoca in
-aiuto suo il patriziato del signor dei Franchi, e l'antica città vede
-sventolare i vessilli della gente boreale. Leone viene a trovar re
-Carlo fino in mezzo alle sue corti plenarie del Reno, della Mosella
-e dell'Elba, e prostrasi dinanzi al monarca che passa tosto in Italia
-per proteggere il papato. In quegli ultimi parlamenti decretata è la
-ricostruzion dell'impero d'Occidente; questa dignità lusinga l'orgoglio
-di Carlomagno, chè per essa è innalzato al grado dei Cesari e degli
-Augusti, illustre pur tuttavia per tutto il mondo, intanto che Leone si
-vede protetto dall'impero d'Occidente, da lui posto e acclamato nelle
-mani di Carlomagno, il quale, fatto oramai principe e signore di Roma,
-può co' suoi Franchi raffermare il pontificato contro le turbazioni e
-le sommosse popolari sì frequenti per lo spirito sedizioso dei Romani.
-
-Da questo momento le pratiche fra gl'imperatori e i papi vanno
-acquistando forma più regolare; nell'ordine materiale l'imperatore è
-tutto; nell'ordine morale il capo è il papa; i concilii governano il
-mondo cattolico; l'imperatore regna su tutte le terre che compongon
-l'impero, e le bolle medesime recan la data della sua esaltazione.
-Carlomagno e Leone si dan mano, si spalleggiano scambievolmente,
-e siffatta è l'union loro, sì costante l'intimità, che le canzoni
-eroiche e i romanzi di cavalleria fingono che Leone fosse un
-bastardo di Carlomagno; idea tutta feudale, tradizione germanica
-fatta a giustificar tutti quegli infiniti donativi di terre che
-l'imperatore fece al pontefice. Questa confusion dell'impero e del
-papato fu in appresso la cagion movente delle grandi contese fra
-gl'imperatori germanici ed i successori di Leone al pontificato.
-Come infatti sceverar ciò che era d'ordine spirituale da ciò che era
-d'ordine temporale nel patto dei Carolingi coi pontefici? Ond'è che
-i discendenti della casa di Svevia si fecer più volte a rivendicare i
-diritti di Carlomagno, ed i papi a rintuzzar le pretensioni di quegli
-Alemanni che, coperti di ferro, calavano dal Tirolo fin sotto le mura
-di Roma. Il decimo secolo e l'undecimo furon tutti pieni di queste
-contese fra papi e imperatori, originate dalle donazioni di Carlomagno.
-
-L'inconcussa dignità degl'imperatori di Costantinopoli e la porporata
-vanità loro avean per più secoli tenuto a vile la famiglia dei Merovei,
-siccome quella che regnava sui Barbari in una parte lontana dalle
-loro frontiere; e quei greci regnanti, ricevendo a ogni poco umili
-memoriali di questi capi franchi, con che chiedevano il pallio del
-consolato o qualche dignità di palazzo, concedean loro i titoli di
-capi e re tributarii, a dir degli scribi, coperti d'oro. Quindi è
-che, allo stabilirsi del lignaggio carlingo, gli annali dell'impero
-appena ne parlano nella quistione delle immagini, al tempo che Leone
-l'Isaurico e Costantino Copronimo scrissero a Carlo Martello ed a
-Pipino, stimolandoli a mettere in pezzi quei falsi simboli, ed a fare,
-ad esempio loro, man bassa dei reliquarii d'oro. In tutto il resto
-i Franchi andavano confusi con gli altri Barbari ond'era cerchiato
-l'impero, e con tutte le altre torme di popoli e di tribù. Appena è che
-si trovi orma della corrispondenza dei Carolingi coi Greci, ed appena
-uno o due storici toccan di quel Carlo che era succeduto ai prefetti di
-palazzo dei Franchi. Più tardi tuttavia, fu ben forza fare stima della
-possanza di questo Barbaro, che già sovrastava, per le sue conquiste,
-alle possessioni dei Greci.
-
-A Costantino Copronimo era succeduto Leone IV, nè l'esaltazione di
-questo nuovo imperatore fu contrassegnata da alcun rivolgimento di
-palazzo, chè la quistion delle immagini tutte assorbiva le menti. Leone
-IV metteva in pezzi i bassorilievi d'oro e i reliquarii d'argento per
-levarne le pietre preziose che ornavano i santuarii, e le leggende
-raccontano ch'egli s'impadronì d'una corona d'oro, di smeraldi e di
-brillanti, appesa all'altare di Santa Sofia, e che, all'accostarsi
-questa corona alla fronte, essa lo scottò come un carbone acceso.
-Leone IV morì, lasciando a succedergli nell'imperio un fanciullo, di
-nome Costantino, e l'imperatrice Irene, che lasciò gran memoria di sè
-negli annali del Basso Impero. Donna forte costei e inesorabile, dopo
-aver, secondo l'uso dei Greci, fatto senza pietà mutilare i parenti
-di suo marito, competitori di lei nella corona, tenne il figliuol suo
-in grandissima suggezione, poi quando fu divenuto maggiore, il fece
-deporre per regnar sola. Amante delle arti, anzichè intimar guerra
-alle immagini ne allargò ed accrebbe il culto, e a lei si debbe la
-conservazione dei monumenti bisantini.
-
-Al regno d'Irene si vuol pur annodare i primi vincoli d'intimità
-fra Carlomagno e l'impero d'Oriente, chè, senza dubbio, essi ebbero
-principio alle invasioni delle provincie lombarde e dell'esarcato di
-Ravenna, e all'occupazione dei feudi del Friuli, di Benevento e di
-Spoleti per parte dei conti franchi; se non che allora tenean della
-conquista e della guerra, chè queste terre eran prima possedute
-dai Greci, e formavano, un secolo innanzi non intero, altrettante
-pertinenze dell'impero d'Oriente, insieme con l'Adriatico greco, e solo
-le avevano svelte alla corona d'oro degli imperatori, le conquiste
-dei Longobardi. Irene ebbe pratiche d'amistà con Carlomagno re dei
-Franchi quand'egli fu incoronato a Monza, e gli annali dicono ch'ella
-profferse per isposo il figliuol suo Costantino ad una delle figlie di
-quello, chiamata Geltrude, e che anche celebrate furono le sponsalizie.
-Le canzoni eroiche narran pure che Irene, _imperatrice di corona_,
-profferto avea la sua mano a Carlomagno, il quale avrebbe così aggiunta
-una figlia della Grecia all'altre sue donne franche e germane, e
-congiunto le due corone imperiali. Leone III fu l'ardente promotore
-di queste nozze, però che i papi, simboli veri del principio d'unità,
-cessar voleano le contese di religione tra l'Oriente e l'Occidente, e
-l'unione o mistica o naturale d'Irene con Carlomagno sarebbe stata come
-il termine dello scisma mercè la reintegrazione del mondo romano.
-
-Se non che tutto questo fu sconciato per le segrete mene dei principi
-longobardi rifuggiti alla corte di Costantinopoli; anzi vi ebbe
-un'intimazion di guerra fra i Greci ed i Latini; e Giovanni, logoteta
-della milizia greca, dalla Sicilia venne ad approdar nel regno di
-Taranto e di Napoli, per indi cacciare i Franchi dall'Italia; ma nelle
-prime schermaglie, i Greci, sgominati, la diedero a gambe innanzi alle
-lance dei Franchi, e Giovanni fu preso e messo a morte per ordine di
-Carlomagno. I Greci, sì culti, sì snervati dalla civiltà, non valevan
-più nulla per soldati, ora come avrebbon essi potuto combattere contro
-gli uomini del Nord, contro quei Franchi d'Austrasia più valenti dei
-Bulgari ond'era minacciata la loro metropoli? Irene, la protettrice
-delle immagini, la donna artista, non rinunziò punto per questo al
-disegno di sposar suo figlio Costantino Porfirogenito a Geltrude, e
-mandò un'ambasceria greca che venne a trovar Carlomagno ad Aquisgrana,
-dove furon celebrate nuove sponsalizie, e tanto è vero che queste nozze
-furono convenute indi a breve tempo, che gl'inviati greci lasciarono
-a Geltrude un eunuco dottissimo per istruirla dei costumi e degli usi
-di Bisanzio, e così della lingua ch'ella parlar doveva ai ministri
-del palazzo. Le quali pratiche fra Irene e Carlomagno continuarono
-fino a che una nuova rivoluzione abbattè l'autorità dell'imperatrice,
-e lo storico Teofane afferma che ancora trattassi di congiungere i
-due imperi. «Alcuni apocrisarii, egli dice, furono inviati affin
-di congiungere Irene in matrimonio con Carlomagno, e unire in un
-solo gl'imperi d'Oriente e d'Occidente; ma Azzio, cui stava a cuore
-d'assicurar l'impero al proprio fratello, sconciò questo disegno». Un
-fecondissimo avvenimento sarebbe stato questo maritaggio dell'imperator
-d'Occidente coll'imperatrìce d'Oriente, poichè per esso sarebbe stato
-ricomposto il romano impero negli ampli suoi confini, e i Barbari
-distrutto non avrebbero gli ultimi avanzi dell'antica civiltà. Se non
-che nel corso dei tempi raro è che le cose si ricompongano sotto le
-medesime forme: ciò che cade più non risorge, e quando un edifizio è
-crollato, niuno può far di raccorne sì a punto i rottami da rifarlo
-grande e forte in tutto come prima, nè più ridonar si può la vita a chi
-è spento.
-
-La rivoluzione del palazzo di Bisanzio, che spezzava lo scettro in mano
-ad Irene, sollevava all'onor della porpora un uom di guerra, Niceforo,
-che fu dai soldati alzato in sugli scudi, come si vede nelle miniature
-dei tempi, e fu dal patriarca coronato in Santa Sofia. Irene, trattata
-prima con riverenza, siccome sposa di Leone e madre di Costantino
-Porfirogenito, fu indi chiusa in un monastero, e colei che pur dianzi
-avea grado e podestà d'imperatrice, andò a finir cattiva e confinata
-nell'isola di Lesbo. Una lettera dei legati franchi a Costantinopoli
-narra questa revoluzione domestica, nella quale sostennero Irene
-finchè poterono, siccome alleata di Carlomagno, ma poi terminato il
-moto, abbandonaron Costantinopoli per venire a riferir di presenza
-all'imperatore gli avvenimenti che agitato aveano l'impero d'Oriente, e
-i motivi politici ond'era stata mossa l'esaltazione di Niceforo.
-
-La possanza di Carlomagno era tale che Niceforo ben comprese dover egli
-cercare, innanzi tutto, l'amistà sua;le frontiere dell'uno toccavan
-quelle dell'altro e grande era il timor delle irruzioni dei Franchi
-coronate sempre dalla vittoria. Per acquistarsi quindi l'amicizia e
-la grazia di Carlomagno, Niceforo gli mandò una solenne ambasceria; ed
-esperti oratori, com'eran quei Greci, giustificar doveano l'esaltazione
-del signor loro, e i motivi ond'era stato svelto lo scettro di mano
-ad Irene, amica dell'imperator dei Franchi. Il monaco di San Gallo,
-vivace cronista, segue, passo per passo, gli ambasciatori greci, che
-vengono a salutar Carlomagno a nome di Niceforo. I Franchi aveano
-grandemente in dispregio questa razza bisantina; i vescovi da Carlo
-mandati a Costantinopoli raccontavan mille istorie intorno alle
-bizzarre usanze dei Greci, e queste istorie giravano di bocca in bocca,
-e il buon monaco di San Gallo le racconta a questo modo: «Nel tempo
-della guerra contro i Sassoni, Carlo mandò suoi legati all'imperatore
-di Costantinopoli, il quale si fece a dimandar loro se gli stati di
-Carlo suo figliuolo[12] erano in pace, o turbati dalle nazioni vicine;
-e avendo il capo dell'ambasceria risposto che tutti erano in pace,
-salvo un certo popolo, chiamato i Sassoni, che infestava con le sue
-depredazioni le frontiere di Francia: — Oh cielo! rispose quel principe
-che marciva nell'ozio, e non era punto fatto alla guerra, e perchè il
-diletto figliuol mio si affatica egli a combattere sì picciol nemico,
-senza fama nè valore? Io dono a te stesso questa nazione con tutto
-ciò che possiede! — Tornato in patria, l'ambasciatore riferì questo
-discorso a Carlo, il quale gli rispose queste parole: — Ben più avrebbe
-fatto per te quest'imperatore, se t'avesse donato un buon mantello per
-un sì lungo viaggio».
-
-I vescovi mandati da Carlomagno nell'impero di Costantinopoli, essendo
-stati, come vedesi, male accolti, se l'avean legata al dito, e il
-monaco di San Gallo non manca di soggiunger appresso, come i Franchi
-se ne vendicarono. «Poco di poi l'imperator greco mandò anch'esso
-suoi ambasciatori al glorioso Carlo, e si abbattè appunto che in
-quell'occasione si trovasser con lui il medesimo vescovo ed il duca di
-cui è detto, i quali, all'udir annunziare la venuta di quei legati,
-suggerirono al saggio monarca di farli condurre attraverso alle Alpi
-per vie impraticabili tanto che logorato e consumato avessero al
-tutto quanto seco portavano, e fosser così obbligati di presentarsi
-a lui già ridotti in pessimo arnese. Poi, quand'ei furono arrivati,
-il vescovo e il compagno suo fecer sedere il conestabile in mezzo a
-tutti i suoi dipendenti, e sovra un seggio elevato per modo che far
-non si potea di non prendere quest'uffiziale per l'imperatore. Onde
-gli ambasciatori, come tosto lo videro, si prosternarono a terra per
-adorarlo, ma ributtati dai servitori di Carlo, furon costretti a passar
-nelle altre stanze più innanzi, ove, avvisato il conte del palazzo che
-parlava ai grandi raccolti intorno a sè, credendolo il principe, di
-nuovo si precipitarono a terra. Cacciati più innanzi e schiaffeggiati
-dagli astanti, che andavan loro dicendo: — Questi non è l'imperatore, —
-andarono oltre, e trovarono il siniscalco della tavola reale attorniato
-da tutti i famigli, coperti di abiti ricchissimi, nè più dubitando
-che colui non fosse il re, eccoli di nuovo a terra. Cacciati anche
-da questo luogo, videro in un salone tutta la gente di servigio della
-camera reale intorno al loro capo, e per allora si tennero certi che
-quello esser dovesse veramente il primo dei mortali. Ma quell'uffiziale
-li tolse da questa credenza, e promise loro di fare ogni poter suo
-in un coi primi della corte, per ottenere ad essi, se far si potea,
-la grazia d'essere ammessi alla presenza dell'imperatore augusto.
-Alcuni di quelli che trovavansi con lui, ebbero intanto commissione
-d'introdurli in gran cerimonia.
-
-«Carlo, il più illustre dei re, sfolgorante come il sole al suo
-sorgere, e tutto splendiente d'oro e di gemme, stavasene assiso
-presso una finestra che mandava gran luce, appoggiato ad Ettore, che
-tale era il nome del vescovo da lui già mandato a Costantinopoli.
-Intorno all'imperatore erano schierati a cerchio, a simiglianza della
-milizia celeste, i suoi tre figliuoli da lui assunti a compagni già
-nell'impero, le sue tre figlie con la madre loro, splendide di virtù
-in uno e di bellezza; e prelati d'aspetto e di merito senza pari;
-e abati illustri per la nobiltà del pari che per la santità loro, e
-duchi, appetto dei quali tal non fu in antico lo stesso Giosuè nel
-campo di Galgala. Questa schiera, al par di quella che ributtò Ciro
-e gli Assirii suoi dalle mura di Samaria, avrebbe potuto, come se
-avesse avuto Davide nel mezzo, giustamente cantare: O re e popoli
-tutti della terra, o principi tutti e giudici della terra, garzoni
-e donzelle, vecchi e fanciulli, lodate tutti il nome del Signore! —
-Gli ambasciatori greci, colti da stupore, si sentirono venir meno; e
-usciti di conoscenza, caddero muti e svenuti al suolo. L'imperatore,
-con tutta benignità, li fece alzar da terra, e procurò di rincorarli
-alquanto con parole di conforto; ma quando poi videro colmato di tanti
-onori quell'Ettore che i Greci trattato aveano con tanta sgarbatezza e
-disprezzo, presi da nuovo spavento, ricaddero a terra, nè si levarono
-finchè il principe ebbe giurato loro, pel re de' Cieli, che non sarebbe
-lor fatto male alcuno. Rassicurati da questa promessa, cominciarono a
-mostrar maggiore fidanza; ma, ritornati che furono alla patria loro,
-non posero mai più piede nel nostro paese[13].
-
-«Qui è il luogo di raccontar come l'illustre Carlo avea intorno a sè
-uomini sapienti in ogni cosa. Dopo celebrato il mattutino in presenza
-dell'imperatore, quei Greci, nell'ottava di Natale, cantavano in
-segreto e nella lingua loro alcuni salmi in onore di Dio, quando il re,
-che stava nascosto in una stanza vicina, rapito dalla dolcezza della
-loro poesia, impose a' suoi cherici di non por cibo in bocca finchè
-recato non gli avessero quelle antifone voltate in latino; quindi è che
-tutte son d'uno stile, e che in una di esse trovasi scritto _conteruit_
-in luogo di _contrivit_. Quegli stessi ambasciatori avean portato seco
-istromenti d'ogni sorta, che veduti furtivamente insiem con le altre
-cose rare che coloro aveano, furon dagli artieri del sagace Carlo,
-con gran diligenza imitati. Segnalaronsi essi principalmente nella
-contraffazione d'un organo, quel mirabile istromento che, per mezzo di
-vagelli di rame e mantici di pelli taurine, cacciando l'aria, come per
-incantesimo, in canne pur di rame, eguaglia co' suoi ruggiti il rombo
-del tuono, e con la sua dolcezza i lievi suoni della lira. Non è questo
-il luogo nè il tempo di raccontare dove fu posto quest'organo, nè
-quanto ei durasse, nè come andasse a male insieme con mille altre cose
-preziose che lo Stato perdette».
-
-D'onde sono a notarsi i due sentimenti che inspirava a quei giorni
-l'aspetto della civiltà bisantina; prima un alto disprezzo per la
-viltà e doppiezza dei Greci, non avendo gli uomini forti e vigorosi
-che dimoravan sulla terra di Francia, e nelle cittadi a riva del Reno
-e della Mosella, stima veruna per quegli sciagurati eunuchi, quei
-giullari coperti di seta che difender non sapeano con la lancia e la
-spada la città loro; poi lo stupore e l'abbagliamento quasi, da cui
-eran presi a quella inoltrata civiltà, a quei mirabili monumenti, a
-quei progressi dell'industria, a quelle maraviglie della scultura,
-all'udire un organo armonioso, al vedere un dipinto di vivace colorito,
-un ricco reliquiario, o la porpora di quelle città loro sontuose.
-Questi due sì opposti sentimenti si manifestano nelle croniche; se
-parlano dei Greci come uomini, sono parole di spregio e d'astio di
-razza contro razza; se parlano all'incontro dello spettacolo ch'offre
-Bisanzio co' suoi monumenti, co' suoi giardini, con le sue statue, co'
-suoi vasti ippodromi, allora son tutti entusiasmo, e gli stessi monaci
-latini non posson far di non restare maravigliati a una civiltà che
-somiglia ad una bella statua d'avorio, tutta cosparsa d'oro e di gemme.
-La detta ambasceria di Niceforo a Carlomagno non avea sol commissione
-di appiccar pratiche per la confederazione tra i due imperi, ma sì
-ancora di stabilire i confini dell'una e l'altra frontiera in modo
-esatto e permanente; il che implicava la ricognizion pura e semplice
-del titolo d'imperatore d'Occidente nella persona di Carlomagno. In
-alcuni frammenti che ci rimangono, si vede anzi il cambiamento che
-viene operandosi nella diplomatica corrispondenza del gran principe
-austrasio cogli imperatori bisantini. Egli non è più _rex_ soltanto, ma
-_basileus_ e talvolta anche _imperator_; nè egli chiama più il signore
-che regna in Bisanzio col nome di padre, ma sì con quel di fratello;
-egli non è più tributario loro, ma loro eguale, cambiamento decisivo
-nelle forme, ed a Costantinopoli le forme erano tutto.
-
-I limiti dei due imperi vennero, quanto all'Italia, assegnati
-sulle frontiere della Puglia, del ducato di Taranto e di Napoli;
-sull'Adriatico, alla Venezia, alla Dalmazia, all'Istria; verso il
-Danubio i territorii venner divisi per le nazioni barbare accampate
-nelle lande dal Danubio fino al Volga. La quale contrazione fu
-fatta non senza una certa giustizia ed equità, e l'effetto suo più
-significativo fu la ricognizione d'un impero d'Occidente, salutato
-dai Cesari di Costantinopoli come un rinnovamento di quel tempo in
-cui fu diviso il mondo romano, con due sedi in due grandi capitali
-città, Roma e Costantinopoli. E poichè le idee sopravvivono alle cose,
-e quest'imperio romano avea lasciato tante gloriose memorie de' suoi
-Augusti e de' suoi Cesari, non è maraviglia che uomini anche di stirpe
-germanica ad onor si recassero di ristaurar l'impero con le reliquie
-della civiltà da esso lasciate in retaggio alla terra. Il titolo
-d'imperator d'Occidente avea lasciato gran fama anche tra le barbare
-nazioni, e lo splendor di Carlomagno non ebbe ad esserne che più
-sfolgorante tra le generazioni.
-
-La rinomanza di quest'imperatore e lo strepito delle conquiste e
-maraviglie sue, erano pur penetrati in Oriente, dove, l'anno dell'Egira
-170 e di Cristo 786, seguì l'esaltazione d'un gran califfo di nome
-Arun-al-Raschild, o il Giustiziere, e Abulfeda racconta le guerre
-de' suoi primi anni che gli assicurarono il califfato. Le civiltà
-dell'India, della Persia e della Grecia operato avevano sulla nazione
-araba, e se ne trovavano tracce in ogni luogo. Gli Arabi non erano
-altrimenti un popolo creatore, ma sì imitatore, che ripetea le
-tradizioni persiane, indiane e greche; traduttori com'essi erano degli
-studi bisantini, ed esperti copiatori dell'architettura e dell'arti
-dell'Indostan, o dei monumenti sassanidi, ed eredi della scuola
-alessandrina, e' non sapevan da sè stessi nulla creare, ma destri erano
-in contraffare, imitare, tradurre. Dal dì della sua esaltazione Arun
-era in guerra cogli imperatori, quindi non è strano ch'ei cercasse
-l'alleanza di Carlomagno, nè questa politica dispiacer doveva ai
-Franchi d'Occidente[14], sì avversi com'erano ai Greci di Bisanzio.
-Riferiscon le cronache che il califfo mandò legati a Carlomagno con
-un presente di nuova foggia, ed era un orologio sul far bisantino,
-con tutta quella finezza e pazienza di lavoro che gli Arabi in grado
-supremo posseggono. Il quadrante era composto di dodici porticine che
-formavan la divisione delle ore; ogni porta restava aperta, poi all'ora
-duodecima, dodici piccioletti cavalieri, uscendo insieme, facevano il
-giro del quadrante, e chiudevan tutte le porte, e ogni giorno così.
-Questo lavoro, tutto d'avorio, ad ammirazione di tutta la corte di
-Carlomagno, fu collocato nella cattedrale di Compiegne[15].
-
-Il monaco di San Gallo che scrive d'ogni novella, non lasciò di
-narrar, con tutti i suoi particolari, la venuta degli ambasciatori
-d'Arun, e le pratiche appiccatesi tra il califfato e il nuovo imperator
-d'Occidente. «Alcuni ambasciatori furono inviati all'imperatore dalla
-Persia, i quali pensarono di far meglio approdando ai lidi d'Italia,
-mossi anche dal grido di Roma che sapevano esser soggetta all'impero
-di Carlo. Ma essi furono accolti con sospetto dai vescovi della
-Campania, della Toscana, della Romagna, della Liguria, e finalmente
-della Borgogna e della Gallia, e altresì dagli abati e dai conti, cui
-fecero manifesto il motivo del loro viaggio, e da alcuni di essi non
-furon voluti ricevere, finchè dopo corso un anno, quegli sciagurati,
-stracchi e spossati dal lungo viaggio, vennero in Aquisgrana a trovar
-quest'imperatore tanto famoso per le sue virtù, se non che, giunti
-essendo appunto e annunziati al principe nella settimana più solenne
-della quaresima, fu differita l'udienza loro fino alla vigilia di
-Pasqua. Ed in questa festività, la maggiore di tutto l'anno, essendo
-l'incomparabil principe vestito d'ornamenti senza pari, fece introdurre
-alla sua presenza i legati di quella nazione, un tempo spavento
-dell'universo, e il massimo Carlo apparve loro tanto più maestoso
-d'ogn'altro mortale, che si persuasero di non aver mai prima di lui
-veduto nè re nè imperatore. Gli accolse egli benignamente, e concedette
-loro la grazia insigne di poter, come i suoi proprii figliuoli, andar
-dove più volessero, di esaminare ogni cosa, d'informarsi e pigliar
-nota di checchè si fosse. Rapiti dal contento, a tutte le ricchezze
-dell'Oriente anteposero il bene di non dipartirsi dall'imperatore,
-di contemplarlo e ammirarlo continuo. Saliti dunque nella tribuna che
-sopraggiudica intorno la basilica, e di là guardando ora il clero ed
-or la milizia, ma pur sempre ritornando cogli occhi sul principe,
-nè potendo, nell'eccesso della loro esultanza, trattenersi dalle
-liete loro acclamazioni, battevano palma a palma, e prorompevano:
-— Fin qui noi non abbiam veduto che uomini di terra; ma ora sì che
-ne vediamo uno d'oro. — Poi, appressandosi a ciascun dei grandi,
-ammiravano la novità delle vesti o dell'armi loro; di nuovo indi
-tornando all'imperatore, come al più degno dei loro omaggi. Passata
-così la notte del sabato santo e la domenica vegnente a tutto veder
-nella chiesa, furono in questo santissimo dì convitati al sontuoso
-banchetto del munificentissimo Carlo, insiem coi grandi della Francia,
-anzi dell'Europa; ma stupefatti a quanto vedevano, si levaron di
-tavola quasi digiuni. Ed ecco che il giorno appresso, all'istante in
-cui l'Aurora, lasciando il letto di Titone, dispensava la luce del
-sole[17], Carlo, insofferente del pigro riposo, muove per la foresta
-in caccia del bufalo e dell'uro[18], conducendo seco i legati; ma
-quei poveri Persiani alla vista di quelle immani belve, colti da
-grandissimo spavento, si danno alla fuga. Intanto il prode Carlo, che
-non sa che sia timore, cavalcando un velocissimo corridore, raggiunge
-una di quelle fiere, trae la spada, e fa per troncarle il capo; ma il
-colpo non va pieno, e il feroce animale rompe il calzare del re insiem
-con le strisce che lo legano, e gli sfrega con la ponta delle corna
-la parte dinanzi della gamba tanto da farlo poi alquanto zoppicare,
-e infuriato per la tocca ferita, fugge tra piante e balze per una
-macchia foltissima. Tutti i cacciatori vogliono spogliarsi a gara dei
-loro calzari, per servirne il loro signore, ma egli non lo consente,
-dicendo: — Io vo' mostrarmi in questo stato a Ildegarda».
-
-Or nell'antica cronaca, l'imperatrice Ildegarda è la sposa diletta, la
-sollecita compagna di Carlomagno; essa non l'aveva tuttavia seguito in
-questa fiera caccia nelle selve della Germania, ed erasene restata in
-villa od in corte. «Intanto Isimbardo, figliuolo di Varino, prosegue il
-cronista, avea inseguito la belva, nè osando avvicinarsele troppo, le
-scagliò contro il suo giavellotto, cogliendola tra la giuntura della
-spalla ed il petto fino al cuore, indi la presentò ancor palpitante
-all'imperatore, il quale, senza pur mostrar d'avvedersene, lasciando
-a' suoi compagni di caccia il corpo dell'animale, tornossene al suo
-palazzo, ed ivi fatta chiamar la regina, e mostratole il lacerato
-suo calzare, le disse: — Che meriterebbe colui che m'ha liberato dal
-nemico da cui io ebbi questa ferita? — Ogni ben del mondo, rispose
-la principessa. — L'imperatore allora le raccontò l'accaduto, e fatte
-recare in testimonio le tremende corna della fiera, fu veduta la regina
-sciogliersi in lagrime, mandar profondi sospiri, e percuotersi il petto
-con ambe le pugna. Inteso poi che Isimbardo, in disgrazia a quei giorni
-del suo signore, e spogliato d'ogni onor suo, era quello il cui braccio
-avea liberato l'imperatore da un sì formidabil nemico, precipitatasi
-ai piedi del marito, ottenne da lui che allo stesso Isimbardo fosse
-restituita ogni cosa toltagli, nè contenta ella a questo, gli fece di
-sua mano larghissimi doni. I Persiani offrirono ancora all'imperatore
-un elefante con alcune scimie, balsamo, nardo, essenze diverse, aromi,
-profumi e droghe medicinali d'ogni sorta, tanto che parea n'avessero
-vuotato l'Oriente per empirne l'Occidente. Frattanto essendosi alquanto
-più addomesticati coll'imperatore, avvenne che un giorno in cui erano
-più allegri del solito e riscaldati da vin generoso, essi rivolsero,
-motteggiando, queste parole all'imperatore, il quale, temperantissimo,
-era in tutto il suo senno: — Certo, imperatore, la vostra potenza
-è grande, ma pur meno assai di quanto la fama divulgò nei regni
-dell'Oriente. — A che Carlo, dissimulando l'interno suo corruccio,
-rispose ridendo: — E a quale proposito dite voi questo, figliuoli miei?
-e da che vi fu suggerito questo pensiero? — Ed essi allora, tornando
-ai primi tempi del loro viaggio, gli raccontarono per filo e per segno
-tutto ciò che ad essi era intervenuto nelle regioni al di qua dei
-mari, dicendo: — Noi Persiani, Medi, Armeni, Indiani ed Eleniti, vi
-temiam tutti più che il nostro medesimo signore Arun. Che direm poi
-dei Macedoni e dei Greci, i quali paventano la vostra grandezza, come
-più atta ad opprimerli dell'onde del mar Ionio in tempesta? Quanto
-agl'isolani tutti, fra mezzo a cui siamo passati, ei si mostrano
-siffattamente solleciti e devoti a vostro servigio, da crederli
-pasciuti nel vostro palazzo e gratificati dai vostri più magnifici e
-onorevoli benefizi. Ma i grandi all'incontro del vostro paese non ci
-sembrano troppo vogliosi di piacervi, se non in presenza vostra; prova
-ne sia, che quando noi, per via, gli abbiamo pregati si degnassero
-di far qualche cosa per noi, a riguardo della vostra persona,
-che noi venivamo a cercar sì da lontano, eglino ci han congedati
-senz'ascoltarci ed a mani vuote.» Udita la qual cosa l'imperatore
-privò di tutte le loro cariche ed onori i conti e gli abbati, ai quali
-presentati si erano gli ambasciatori[19]; quanto ai vescovi, essi furon
-da lui condannati a forti ammende, dopo di che ordinò che i legati
-fossero condotti con grandissimi onori e attentissime sollecitudini
-sino alle frontiere del loro paese.
-
-Queste pratiche tra l'imperatore d'Occidente e i califfi posavano
-particolarmente sulla scambievole necessità d'invigilare i sovrani
-di Bisanzio; naturalissima invero era l'ammirazion dei califfi per
-Carlomagno, ma anche l'interesse avea la sua parte in questi uffizi tra
-sovrano e sovrano. Il monaco di San Gallo prosegue indi a dir delle
-altre maravigliose ambascerie, che vennero a complir coll'imperatore
-alle sue diete d'Aquisgrana, e massime di certi legati d'un re
-d'Affrica, che gli recarono in presente un leone della Libia, uh orso
-della Numidia, del ferro d'Iberia, della porpora di Tiro e altre ricche
-derrate di quella contrada; e racconta, come Carlo in contraccambio
-sovvenne, per fin che visse, quei Libii, poverissimi com'erano in terre
-coltivabili, delle ricchezze che somministra l'Europa, in grani, vino,
-olio, e li sfamò con man liberale, conservandoli così eternamente a sè
-fedeli e devoti, senza bisogno di soggettarli a vergognosi tributi.
-Indi tocca d'una legazione dallo stesso Carlo mandata in Persia con
-suoi doni pel re, poi torna di nuovo al califfo Arun, dicendo com'egli
-volea dar tutto sè stesso e il suo regno in mano di Carlomagno, tanto
-andò preso alla grandezza e potenza sua. Ora, quantunque la storia non
-debba tenere per pretta verità ogni detto del monaco di San Gallo, sì
-entusiasta pel suo principe, non è tuttavia men vero, che tutto ciò
-non serva a provar l'importanza, che oramai i califfi e gl'imperatori
-d'Occidente ponevano nei vincoli fra loro, avversi come gli uni e gli
-altri avevano i Greci; oltre i quali i califfi aveano per avversarii
-gli Arabi di Spagna, che i Franchi annoveravano parimenti fra i loro
-nemici. Laonde Carlomagno ed Arun-al-Raschild non aveano alcun opposto
-interesse; che se la diversa credenza religiosa formava ostacolo alla
-stretta intimità loro, pur continuamente la politica e il commercio
-li raccostavano, ed aveansi scambievolmente in rispetto. I due
-imperi anche non si toccavano da nessuna parte, e Carlomagno trovava
-nell'amistà di Arun un modo a spaziare colle sue navi, ed a potere
-assecondar lo spirito di pellegrinaggio, che di que' giorni volgevasi
-verso la Siria. Vero è bene che Arun-al-Raschild non cedè altrimenti la
-signoria della Palestina a Carlomagno, chè la fu questa una di quelle
-tradizioni delle croniche, da porsi fra i romanzi di cavalleria[20]; ma
-pur sempre sussiste che egli concedè ai pellegrini libero il passo per
-a Gerusalemme. Queste consuetudini di pellegrinaggio erano famigliari
-all'Oriente, dove un sepolcro muover faceva intere generazioni, e i
-costumi di quei popoli erranti vi facean comuni i viaggi da un capo
-all'altro del deserto per atti di religione e di pietà. Furon concessi
-privilegi e prerogative da una parte e dall'altra, Carlomagno ed Arun
-fecero accordo per condursi con la stessa politica verso i Greci, e
-la moral preminenza dell'imperatore occidentale in Oriente ascese sì
-alto, che al regno suo si riferisce l'origine della maggior parte delle
-patenti di commercio e dei privilegi mercantili de' Francesi nella
-Siria.
-
-Così da re come da imperatore, Carlomagno aveva sue corrispondenze
-cogli emiri di Spagna, coi conti di Castiglia, coi vassalli e con
-le popolazioni ond'erano attorniati gli sterminati suoi dominii
-d'occidente, sì che scorrendo i diplomi e le pergamene, tu resti
-maravigliato a tanta moltitudine di omaggi, che vengono a riverir
-l'imperatore. Ora sono gli emiri[21] o alcaidi di Catalogna o del
-Guadalquivir, che, carichi di presenti, vengono a dichiararsi vassalli
-suoi in mezzo alle sue corti plenarie; ora sono capi di tribù e duchi
-e conti che concorrono a schierarsi d'intorno alla suprema autorità
-dell'imperatore. Il nome di Carlomagno è sì famoso per tutto il mondo,
-che appena egli si mostra in questo o quel luogo, tosto a lui vengono
-i visitatori d'ogni paese, e il regno suo è siffattamente avventurato
-e forte, che appena ci ha una sola disfatta veramente deplorabile,
-quella di Roncisvalle. Nè le pratiche che si stabiliscon fra gli emiri,
-gli alcaidi, i conti di Castiglia e Carlomagno, chiamar si possono
-corrispondenze diplomatiche; bensì sono omaggi feudali e sommissioni
-per tributi e donativi; le sole corrispondenze solenni, e da pari a
-pari son quelle che egli ha cogli imperatori di Costantinopoli e coi
-califfi di Persia.
-
-Ci ha qualche diploma che testimonia pur le corrispondenze di
-Carlomagno coi capi, _reges_ o condottieri dell'ettarchia sassone,
-e particolarmente con Offa, re di Scozia, che, a quanto pare, era
-amico dell'imperatore. L'Inghilterra, con tutti i suoi ripartimenti
-e sminuzzamenti infiniti, avea avuto il privilegio di mandar quasi
-tutti i più potenti convertitori di popoli che scorrevano la Germania
-a predicarvi la legge di Cristo. Questi sacerdoti, Bonifazio in capo
-di lista, che venivano dalla Gran Bretagna, per annunziare la fede
-al mondo, aveano un non so quale ardimento e coraggio, come tutte le
-popolazioni sassoniche; quindi è ch'eglino attraversavano sicuramente
-la Belgica e la Neustria, per portarsi sulle rive dell'Elba. Carlomagno
-poi ponea gran cura a protegger questi predicatori, stromenti come
-erano operosissimi per la conversione della Sassonia, e li esorta
-e prega continuamente di visitar le provincie dell'impero suo, e
-vuol che seguasi l'esempio sì prevalente di san Bonifazio, e che i
-predicatori cristiani vengano a raffermar la conquista; infatti queste
-comunicazioni co' sacerdoti anglosassoni, prepararon quell'altre più
-ampie che si stabilirono in sul finire de' Carolingi. Ma fino al regno
-d'Alfredo il Grande, nulla si fa di qualche momento in Inghilterra;
-la razza sassone vivea ne' suoi campi militari, frastagliata in
-ettarchia, senza maggiore unità di quella che ci avea nell'Austrasia e
-nella Neustria innanzi all'esaltazione di Carlomagno, e il cercar ivi
-regolari comunicazioni, sarebbe un medesimo che mostrarsi ignari dello
-spirito dei tempi e della storia.
-
-
-
-
-CAPITOLO II.
-
-PRIMO PERIODO DEI CAPITOLARI DI CARLOMAGNO.
-
- Classificazione dei capitolari. — Son essi tolti dal diritto
- romano? — Fonte ed origine del diritto germanico. — Ordinamento
- della Chiesa. — Formole ecclesiastiche. — I vescovi. — Riforma.
- — Capitolari di Francoforte, dei conti, su Tassillone duca di
- Baviera. — Il gran capitolare _De villis_. — Diritto domestico. —
- Spirito generale della prima epoca dei capitolari.
-
-769 — 800.
-
-
-I capitolari di Carlomagno, ampia espressione degli usi e dei costumi
-dell'ottavo e del nono secolo, non appartengono tutti al medesimo
-tempo, e chiare vi appariscon le tracce del progresso di sua possanza,
-e i periodi, d'uno in altro, della grandezza sua. Quand'egli è soltanto
-re dei Franchi, non ispiega l'antiveggenza di quand'egli è imperator
-d'Occidente, e gli avvedimenti suoi nell'arte del governare, vengon
-crescendo insieme con la podestà sua. Il tempo dell'ordinamento
-amministrativo per lui, come si vede chiaro, è dappoichè egli ha
-vestito la porpora imperiale, ultima meta della sua ambizione. In
-questi ampii codici, chiamati capitolari, non ha veruna filosofica
-classificazione; le provvisioni legislative ci sono mescolate insieme
-e confuse, onde fallace sostanzialmente sarebbe ed arbitraria ogni
-divisione per ordine di materie. I capitolari contengono principii
-confusi: la Chiesa, la giustizia, l'amministrazione, il diritto comune
-ci sono del continuo frammescolati; non c'è ordine di materie, come se
-queste leggi fosser venute l'una dopo l'altra senza disegno d'unità, e
-nondimeno l'unità è il fine del governo di Carlomagno[22].
-
-In leggendo applicatamente e ponderatamente questi capitolari, tu non
-puoi fare di non domandare a te stesso s'ei furono tolti dal diritto
-romano, dalle basiliche, dai codici teodosiano e giustinianeo, che di
-quei giorni imperavano ad una parte dei popoli, a quelli dell'Italia,
-ciò è, e della Gallia meridionale; ma non trovasi maggior vestigio di
-questa legislazione che non si trovi negli editti della terza schiatta.
-Certo, i codici dei popoli presentano sempre identiche disposizioni,
-chè i medesimi principii appartengono a tutte l'età, nè una nazione
-n'ha il privilegio sull'altra, o una generazione se li conserva a
-guisa di tabernacolo, legge universale, com'è, scritta negli animi;
-ma nei capitolari non si scorge alcuna orma ben profonda del diritto
-romano, e quanto al governo della Chiesa e dei cherici, son canoni dei
-concilii ivi gettati così alla rinfusa. Quanto alle provvisioni civili,
-esse traggon dell'origine alemanna, sono un diritto pubblico proprio a
-quelle nazioni, e vengono da quella lunga concatenazione di costumi e
-di consuetudini, che parte dal primo incominciar della conquista; poche
-tracce lasciò ivi il diritto romano, i capitolari non ne raccolgono
-frammento alcuno, non ne rivelano alcuna chiosa, alcuna reminiscenza, e
-serbano il diritto germanico nella purezza sua.
-
-L'Alemagna aveva le sue consuetudini, le sue leggi, e le conservò fino
-a quel tempo, e tuttavia le conserva; venuti da origine germanica,
-i capitolari son rimasti germanici; non se ne trova orma nella
-legislazione francese; gli editti dei re della terza schiatta, non
-che tôr nulla da essi, non li citano pure, e' son pe' Capeti come un
-diritto morto. All'incontro, di là dall'Elba fino al Reno, i capitolari
-hanno posto in ogni luogo il frutto loro; essi son fonte tuttavia
-di più d'una patria legislazione, ed anche a' tempi moderni da essi
-trae lo spirito delle diete. Non è a dubitar punto ch'essi deliberati
-non fossero in pubblica adunanza dai conti e dai leudi, quanto alle
-provvisioni che si riferiscono al governo militare, o dai vescovi
-e cherici, quand'era a regolar il diritto civile ed ecclesiastico.
-V'ebber taluni, cui parve notarvi due ordini ben distinti, la nobiltà
-ed il clero, in atto già di votar sopra due banchi separati; ma pur
-nessun indizio ci ha per istabilir siffatte distinzioni: i capitolari
-comprendono in sè le provvisioni ecclesiastiche e civili in un ordine
-solo, ed è cosa probabile che gli uomini d'arme non fossero altro,
-consultati, che per le spedizioni lontane, dov'era ad acquistar
-gloria e guadagno. Aveasi egli ad ire in Lombardia a far in pezzi
-il trono di Desiderio, o a muover contra i Sassoni in quella guerra
-di trentatrè anni? indispensabile era allora il parer dei duchi,
-dei conti e dei leudi, e questi partiti poneansi nelle adunate di
-primavera o d'autunno. La material compilazione dei capitolari, era
-in sostanza lavoro dei cherici; poco divario ci ha tra le disposizioni
-ecclesiastiche delle leggi di Carlomagno e quelle dei concilii, sì che
-i Benedettini ne allogarono parecchie nei _Concilia Galliae_, e con
-ragione, non portando essi l'intitolazione di Carlomagno, se non in
-quella forma che i concilii di Bisanzio portano il nome dell'imperatore
-d'Oriente.
-
-Cosa importantissima sopra tutte è il far conoscere questi ampli codici
-di leggi e di pubblica amministrazione. Molto s'è parlato invero dei
-capitolari, e furono commentati, e vari sistemi si succedetter l'uno
-all'altro a spiegarli; ma pochi gli hanno letti, e niuno gli ha in
-corpo tradotti, affin di recarli a cognizione di tutti, e pur nondimeno
-questo è un lavoro che in sè compendia tutta la storia carolina; e
-valga il vero, puoi tu aver piena contezza d'un'epoca, se non ne sai
-la legislazione, e non ti erudisci delle sue consuetudini, de' suoi
-costumi e delle leggi sue generali?
-
-Il primo capitolare di Carlomagno, dato in una dieta o concilio
-dell'anno 769, abbraccia un gran corpo di provvisioni di polizia
-civile ed ecclesiastica. «Carlo, per la grazia di Dio, re dei Franchi,
-difensor devoto di Santa Chiesa e sostegno in tutto della Sede
-apostolica. Per esortazione dei nostri fedeli e consiglio dei vescovi,
-e altri preti, noi facciamo espresso divieto ad ogni vescovo e prete,
-servo di Dio, di portare le armi, combattere e seguire gli eserciti, o
-muover contro il nemico, eccetto quelli tuttavia, che sono chiamati a
-compiere il loro divin ministero, cantar la messa e portar le reliquie
-dei santi, a che due vescovi, accompagnati dai sacerdoti attinenti alle
-cappelle, basteranno. Ciascun capo avrà seco un prete per confessare
-e penitenziar le sue genti. I preti non versin sangue nè di pagani,
-nè di cristiani, ed anche facciam loro divieto di cacciare per le
-foreste e uscire con cani, falchi e astori. Chi di loro tenga più donne
-seco, o versi il sangue dei cristiani o dei pagani, o trasgredisca i
-canoni, sia privato del sacerdozio, perch'egli allora è più corrotto
-d'un secolare. Ordiniamo ancora che il vescovo usi, secondo i canoni,
-tutta la sollecitudine pel bene della sua diocesi, in che dovrà essere
-aiutato dal conte, il quale, come difensor della Chiesa, ch'egli è,
-invigilar dee affinchè il popolo di Dio non eserciti alcuna pratica
-pagana, niuna sozzura del gentilesimo, come sono i profani sacrilegii
-dei morti, gli amuleti, gli auguri, i sortilegi, i sacrifizi delle
-vittime e tutte quelle pagane cerimonie, che alcuni stolti far sogliono
-nelle chiese, sotto l'invocazione dei santi martiri e confessori di
-Dio. Il vescovo farà ogn'anno un giro nella sua diocesi, ponendo cura
-di cresimare il popolo e amministrarlo. Il prete sia, in obbedienza
-dei sacri canoni, soggetto al vescovo della diocesi in cui dimora, ed
-a quaresima gli renda conto del modo con che adempiè il suo ministero,
-dei battesimi da lui fatti, delle condizioni della fede cattolica e
-delle orazioni e messe da lui dette. Sarà pur debito dei preti, aver
-l'occhio aperto sugli incestuosi e altri colpevoli, ponendo ben cura
-che non muoiano in istato di colpa, per tema che Cristo non rimproveri
-un giorno a loro stessi la perdita di queste anime. Sieno pure attenti
-a non lasciar morire gl'infermi e i contriti, senza l'olio santo, la
-riconciliazione ed il viatico. Eglino osserveranno il digiuno della
-quaresima, e il faranno osservare al popolo.»
-
-Questi statuti di polizia, meramente clericali, si trovano frammisti
-a leggi di governo e d'ordine politico. «Tutti assister debbono alle
-grandi udienze che si tengono, la prima in estate e la seconda in
-autunno. Quanto all'altre, non vi è obbligo di rendervisi, se non
-quando uno v'è chiamato da necessità o n'ebbe ordine del re. Se il re
-o alcuno de' suoi fedeli, comandi di far orazione per qualsivoglia
-motivo, ognuno dee tosto ubbidire. I preti non deggiono celebrare,
-se non in luogo consacrato, quando non sia per viaggio, e chi fa
-altrimenti incorra nella perdita del grado. Chi fra essi compier
-non sappia, secondo i riti, gli uffizi del suo ministero, nè ponga,
-secondo il voler del suo vescovo, tutte le facoltà della sua mente
-ad apprenderli, sprezzando di questo modo i canoni, sia sospeso
-dall'uffizio suo, fino a che interamente corretto. Chi ammonito più
-volte dal suo vescovo a meglio addottrinarsi, non l'avrà fatto, sia
-privato del ministero, e perda la chiesa, perchè colui che ignora la
-legge di Dio, non può insegnarla e predicarla agli altri. Niun giudice
-si arroghi di molestare un prete, un diacono, un cherico, per minimo
-che sia il grado di lui, e meno ancora si arroghi di condannarlo
-contro il parere del vescovo. A niun secolare sia lecito impossessarsi
-e tenere la chiesa o i beni particolari d'un vescovo; chi fa questo,
-sia sequestrato dalla carità e comunione universale, finchè abbia
-restituito capitale e interessi.»
-
-I quali statuti, già dissi, poco diversan dalle leggi generali dei
-Concilii; la Chiesa si è quella che Carlomagno ordinar vuole dall'alto
-della possanza sua, però che la Chiesa è il principio d'ogni regola
-e d'ogni forza morale. «Nell'anno undecimo del regno felicissimo del
-nostro gloriosissimo re Carlo, il mese di marzo, i vescovi, gli abbati,
-gli uomini illustri ed i conti, congregatisi in assemblea sinodale col
-piissimo signor nostro, hanno fatto con la volontà di Dio un capitolare
-intorno a cose opportune e decretato ch'ei sia pubblicato[23]: I
-vescovi suffraganei saranno, secondo i canoni, soggetti ai loro
-metropolitani, i quali avranno libera facoltà di mutare e correggere,
-quanto ad essi parrà dover esser mutato e corretto nel loro ministero.
-I conventi dei regolari, e principalmente quei delle donne, dovranno
-rigorosamente osservar la regola loro, e le badesse abitar nei loro
-chiostri. Ai vescovi è commesso di corregger gli uomini licenziosi ed
-i vedovi della loro diocesi. Niun vescovo possa nè ricever nè ordinare
-in qualunque grado siasi il cherico soggetto ad altro vescovo. Ognuno
-paghi la sua decima, nè possa esserne dispensato se non solo per ordine
-del suo vescovo.»
-
-Gli statuti dell'ordine penale si confondean pur essi con le discipline
-della Chiesa; il cristianesimo era la formola della podestà, onde il
-capitolare che regola la giurisdizione dei vescovi, pronunzia spesso
-insieme la penalità pe' delitti. «Quanto agli omicidi e agli altri rei
-condannati a morte, se alcun d'essi ripari in una chiesa, non gli sarà
-per questo fatta grazia, ma sì negata ogni sorta di cibo. I giudici
-presenteranno i ladri all'udienza del conte, pena la perdita del
-benefizio e della carica al trasgressore; e s'egli non ha benefizio,
-pagherà il bando[24]. Anche i vassalli nostri che manchino a questa
-disciplina, perderanno i benefizi e le cariche loro. Gli spergiuri
-perderanno una mano. Se colui che accusa un altro di spergiuro, chieda
-il combattimento, e n'esca vincitore, il vinto sia posto in croce;
-se al contrario il vincitore sia colui che ha giurato, l'accusatore
-medesimo patirà la pena che volle far infliggere all'altro. I conti
-non potranno essere molestati per aver castigati i malfattori, però
-che far si dee buona giustizia. Nondimeno se alcun d'essi abbia fatto
-danno ad alcuno per odio o malevolenza, o gli abbia negato giustizia,
-sarà tenuto pagargli un risarcimento proporzionato al danno recatogli.
-I capitolari che il padre e signor nostro il re Pipino statuì ne' suoi
-consigli e ne' suoi sinodi, sono da noi conservati.»
-
-I capitolari trattano altresì dell'imposta, mitissima ai tempi dei
-carolingi, procedendo i redditi del fisco dal patrimonio privato e
-dalle composizioni d'ammende. Quanto all'imposta per sè stessa, ecco
-che statuisce il capitolare. «Si paghi un soldo per ogni cinquanta
-casate[25], un mezzo soldo per trenta ed un terzo di soldo per venti.
-Le patenti che concedono allodii, saran rinovate, o dove non ne
-sieno, ne saranno scritte. Differenza si farà tra quelle di siffatte
-patenti che furono fatte sulla parola nostra, e quelle concedute
-per libera volontà e che si riferiscono ai beni ecclesiastici.
-Niuno manchi al servizio regio. Niuno faccia giuramento d'unirsi in
-congreghe per congiurare, e coloro che entrano in congregazioni o
-per le limosine, o per gl'incendii, o pe' naufragi, non pronunzino
-per ciò giuramento alcuno. Vietato l'assalire in bande i viaggiatori
-che si recano al palazzo del re o altrove; vietato pure a chiunque
-il togliere il fieno d'un altro nei tempi in che questo è proibito,
-quando pur ei non si trovi in cammino contro il nemico, o non sia
-inviato da noi; il trasgressore sarà punito. Non si levino i tributi
-aboliti, se non in quei luoghi dov'erano ab antico stabiliti. Non
-si potranno vendere schiavi[26], se non in presenza del vescovo,
-del conte, dell'arcidiacono, del capitano, del vice signore o del
-giudice di esso conte: nè si potranno vendere fuor dei confini; il
-contraffattore pagherà tante volte il bando (la multa) quanti sieno
-gli schiavi venduti; se non ha danaro, darà la persona sua in pegno
-al conte, e sarà suo servo[27] finchè abbia pagato. Niuno potrà
-vender corazze fuori del regno. Il conte che nell'uffizio suo abbia
-fatta qualche ingiustizia, riceverà in casa i nostri messi, finchè
-sia fatta giustizia; se chi commise l'ingiustizia sia uno dei nostri
-vassalli, il conte allora e il nostro messo si porranno in casa sua,
-per vivervi alle sue spese fino alla riparazione. Se alcuno non si
-contenta di ricevere il prezzo assegnato per un omicidio, mandatelo
-a noi che il faremo condurre in luogo dove non potrà più nuocere a
-persona, e lo stesso sia di chi pagar non volesse il prezzo medesimo.
-Quanto ai ladri, essi non debbon punirsi di morte al primo fallo, ma
-sarà loro cavato un occhio; abbian mozzo il naso al secondo, e se son
-colti in fallo una terza volta senza che si sieno corretti, ch'essi
-muoiano. Vietato ad ogni giudice pubblico il ricever danaro da un ladro
-incarcerato, e se alcuno il facesse, perda la sua carica. Finalmente
-chi distrugge una chiesa, muoia».
-
-E sempre questo gran codice penale di Carlomagno si mesce e confonde
-con le leggi della Chiesa; i concilii e i capitolari muovon da un
-solo e medesimo concetto, ed a regolar queste comuni disposizioni, il
-consiglio regio componesi di leudi, di conti, di vescovi, di abati,
-d'uomini da guerra e d'uomini da chiesa. Talvolta pure i vescovi fanno
-da soli, e si congregano per un medesimo impulso. Ecco altri capitolari
-promulgati in queste adunanze, e che tener potrebbonsi per altrettanti
-canoni[28]. «Ogni vescovo canterà tre messe e tre salmi, l'una pel
-re, l'altra per l'esercito, l'altra per la presente tribolazione[29].
-I vescovi, i monaci, le monache, i canonici osseveran pure il digiuno
-per due giorni, e così i proprietarii delle case e gli abbienti; ogni
-vescovo e abbate o badessa alimentar dovrà quattro poveri serventi fino
-al tempo delle messi; quelli che tanti alimentar non ne potessero, ne
-alimenteran tre, due, uno, secondo le loro sostanze[30]. I conti più
-ricchi daranno in limosina una libbra d'argento, gli altri una mezza
-libbra. Anche i vassalli daranno un mezza libbra ogni ducento casate,
-cinque soldi ogni cento ed un'oncia ogni cinquanta o ogni trenta.
-Essi osserveranno il digiuno per due giorni, insiem cogli uomini loro
-e tutti quelli che farlo potranno[31]. Se alcuno dei conti volesse
-mai redimersi da questi digiuni, paghi tre oncie, un'oncia e mezzo o
-un soldo almeno, a seconda delle sue sostanze. Tutto ciò, se a Dio
-piaccia, sia in pro del re, dell'esercito de' Franchi, e pe' mali
-presenti, effettuato prima della festa di San Giovanni.»
-
-Questo capitolare, come ben si vede, è un atto pubblico di penitenza,
-un voto dell'esercito per ottenere la cessazione d'un flagello, e conti
-e vescovi si sottomettono a far elemosina, per invocare la misericordia
-di Dio. Ma Carlomagno è re che attende sopra tutto ad ordinar la
-polizia e la giustizia, forza della quale non si può far senza fra un
-popolo di soldati, onde ancora ne' suoi capitolari: «I conti ascolteran
-per le prime le cause dei pupilli e degli orfanelli, nè andranno a
-caccia o a convito i giorni in cui debbon tenere udienza. Il giuramento
-di fedeltà ch'essi prestar debbono a noi ed ai figli nostri sarà in
-questa forma: Con queste parole io prometto di star senza frode e
-senza mala intenzione a servigio del re Carlo mio signore e de' suoi
-figliuoli, fedele com'io sono e sarò per tutta la vita ai medesimi.
-È interdetto alle badesse uscir de' loro monasteri, e fare ogn'altra
-cosa ad esse non lecita; i loro chiostri siano ben chiusi, ed elle non
-iscrivano nè mandino lettere d'amore. Niuno si faccia lecito di cercar
-le predizioni dell'avvenire nel salterio, nel Vangelo, o di fare in
-qualsiasi altro modo altre indovinazioni. Niuno offenda per danaro le
-regole instituite a conservazion della legge. Tutti concorrer deggiono
-alla chiesa nei giorni di festa e nelle domeniche, e nessuno chiamerà
-preti a farsi dire la messa in casa. Ognuno si astenga rigorosamente
-dall'ubbriachezza, e i vescovi e gli abbati dal recar la discordia
-così nelle case private come nelle pubbliche. I monaci e quelli che
-appartengono al sacerdozio, non si frammettano di faccende secolari. Ai
-vescovi, agli abbati e alle badesse non è lecito tener mute di cani, nè
-falchi o astori tampoco[32]. I poveri stesi per le vie e per le piazze,
-vadano alla chiesa, e si amministrerà loro la confessione. Si copriran
-di tettoie e palchi gli altari affine di preservarli. Non si battezzino
-le campane, nè si appicchino brevi in cima alle pertiche in occasione
-di mal tempo e gragnuola[33]. I nostri inviati s'informino del modo
-in cui sono governati i benefizi, e ce ne diano avviso. Finalmente, i
-lebbrosi non si mescolino fra 'l popolo.»
-
-Questi codici, comechè sempre confusi nelle loro disposizioni, ci fan
-tuttavia conoscere le consuetudini di quel tempo, la libertà dell'uomo
-civile e i costumi degli ecclesiastici; la legge penale è lo specchio
-veridico in cui una generazion si riflette, e la legge reprime le
-cattive azioni, che di frequente si commettono tra la società, ma non
-castiga altrimenti una compiuta depravazione. Ora ecco parole ancora di
-Carlomagno in un capitolare: «È voler nostro che chi vuol torre qualche
-cosa da un luogo, farlo non possa, se non coll'assistenza di sei o
-sette testimoni, essendochè il giuramento dei Romani non vale se non è
-confermato da cinque o sei altre testimonianze[34]. Chi trova un tesoro
-sotterrato in un podere ecclesiastico, ne deve il terzo al vescovo; se
-sia un Longobardo o qualunque altro che, scavando di suo proprio senno,
-l'abbia trovato e n'abbia avuto la quarta parte dal padrone del luogo,
-le tre altre parti sieno a noi inviate e nessuno ardisca opporsi al
-nostro volere.»
-
-Ecco di presente un solenne giudizio feudale: nelle vendette sue di
-capo signore, Carlomagno ha fulminato il duca Tassillone di Baviera,
-i Franchi hanno dato il guasto alle terre dei Bavari, ed un consesso
-d'uomini d'armi e di conti e di vescovi è già ragunato pel giudizio a
-Francoforte, innanzi ai quali è citato Tassillone; or ecco le parole
-del consesso: «Abbiam fatto il seguente capitolare intorno a Tassillone
-cugino del re Carlo, che fu duca di Baviera. Tassillone presentossi
-alla dieta, chiedendo perdono dei falli da lui commessi, tanto contra
-il re Pipino e il reame dei Franchi, quanto contra il re Carlo,
-piissimo nostro signore. Egli avea già mancato alla fede giurata, ma
-ci chiese grazia per questo, lasciando ogni ira e risentimento suo,
-e abbandonando tutti i diritti che egli e i figliuoli suoi, maschi
-e femmine, aver potessero sul ducato di Baviera, che avrebbe dovuto
-legittimamente appartenergli, ed a tor di mezzo ogni lite in avvenire,
-ne fece ampia rinuncia, raccomandando i suoi figli e le sue figlie alla
-misericordia del re. Onde il re e signor nostro, tocco da compassione
-per lui, gli perdonò i suoi falli, lo restituì nella sua grazia, e lo
-prese in grande affezione, facendogli sperar di più la misericordia
-di Dio. Indi fatte tre copie di questo capitolare, tutte del medesimo
-tenore, una ne fu custodita in palazzo, un'altra ne fu consegnata a
-Tassillone nel monastero dov'è egli ritirato, e la terza conservasi
-religiosamente nella santa cappella del palazzo. In questa medesima
-dieta di Francoforte, il piissimo nostro signore ha proibito, di
-consenso del Concilio, ad ognuno, o ecclesiastico o laico, di vendere
-i grani a prezzo maggiore della tariffa pubblicamente assegnata e
-stabilita, sia tempo d'abbondanza o tempo di carestia. L'avena si
-pagherà un danajo il moggio, due il moggio l'orzo, tre la segale,
-quattro il frumento[35]. Se vendasi il grano converso in pane, si daran
-per un danajo dodici pani di frumento, ciascuno del peso di due libbre;
-al prezzo medesimo quindici pani di segale, venti di orzo e venticinque
-d'avena, ciascun del medesimo peso. I grani del re saran venduti al
-prezzo d'un danajo l'avena, ogni due moggia, e così l'orzo, due denari
-la segale, tre denari il frumento. Chiunque tien benefizi da noi,
-invigilar dee che nessuno de' suoi schiavi muoia di fame, nè vender
-potrà, ai prezzi assegnati, se non il superfluo alla casa.»
-
-Dopo questo capitolare, che statuisce una specie di tariffa o meta
-pel prezzo dei grani, Carlomagno si fa a regolar il valore del denario
-carolino, perchè s'egli ha fermo il prezzo delle derrate, gl'importa
-pur di stabilir il valsente della moneta, chè le son cose le quali si
-dan mano[36]. Poi assegnato il maggior prezzo dei grani e il valor dei
-denari, egli statuisce con leggi speciali i diritti dei venditori e
-dei compratori. Infatti questa tassazione assoluta del prezzo delle
-derrate, si è quella che nei tempi difficili accenna, senza più, la
-dittatura suprema.
-
-Ma l'atto più ampio, più particolareggiato della sollecitudine
-regia, quello che mostra in Carlomagno la maggior cura per una buona
-amministrazion civile, si è il _capitolare de villis_, intorno
-all'azienda dei poderi del regio dominio. Fu egli fatto per solo
-volere di Carlomagno, o regolato in una dieta? Quest'editto, l'opera
-prediletta di Carlomagno, fu scritto dal segretario o scrivano suo.
-«Noi vogliamo, dice il principe, che le ville da noi stabilite servano
-a noi soli e non ad altrui[37]. I nostri servitori vi saranno con
-essonoi alloggiati, ed i giudici si guarderanno dal convertirli in
-servi loro, nè potranno obbligarli a far per essi alcun servizio,
-nè lavoro di sorte alcuna, nè ricever da essi alcun presente, come
-sarebber cavalli, buoi, vacche, verri, castrati, porcelletti, agnelli,
-nè altre cose, come ortaggi, mele, pollame o uova. Se alcun de' nostri
-servitori commetta qualche fraude per furto o negligenza, la paghi col
-capo[38]; per gli altri falli ei sia frustato secondo la legge, eccetto
-il caso d'omicidio e d'incendio, in cui si può dare riparazione.
-Abbiasi ben cura di fare giustizia ad ognuno secondo la propria legge.
-Quanto alle riparazioni a noi dovute, i servi nostri sieno flagellati.
-I Franchi domiciliati nei nostri poderi e nelle nostre ville, saranno
-soggetti alle proprie lor leggi, e quanto essi daranno a riparazione
-delle colpe loro, rientrerà nell'erario nostro[39]. Ognuno de' nostri
-giudici si renda ne' luoghi da lui governati al tempo delle opere,
-vale a dire, verso la stagione in cui si semina, si ara, si miete,
-si fan seccare i fieni e si vendemmia, e invigilino, affinchè tutto
-sia fatto bene e a dovere. Noi vogliam pure che i nostri giudici dian
-la decima di tutte le rendite nostre alle chiese situate nei nostri
-poderi[40]. Essi abbiano pur cura de' nostri vigneti, e li facciano
-prosperare, ponendo poi il vino in buon vasellame, e avendo tutta la
-cura che non vada a male. E ne facciano comperare pe' nostri valletti e
-trasportar nelle nostre ville, e quando accada che ne abbian proveduto
-più del bisogno, ce lo faccian prima sapere per gli ordini nostri in
-proposito. Ci mandino pure i nostri ceppi di vite, e faccian portare
-il vino che ci è dovuto nei nostri cellieri. Vogliamo altresì che
-ogni giudice tenga ne' luoghi dove esercita la sua giustizia, moggia,
-sestarii e misure per lo liquido e pel grano, simili a quelle che noi
-serbiamo nel proprio nostro palazzo. Gli uffiziali nostri, le guardie
-de' nostri boschi e de' nostri cellieri, i nostri palafrenieri ed i
-nostri esattori invigileranno, affinchè nei nostri poderi si paghino i
-tributi. Nè alcun giudice potrà levar tributi per sè o pe' suoi cani
-sulla nostra gente o sugli stranieri. Abbiasi grandissima cura de'
-nostri stalloni, nè si lascino troppo a lungo dimorar nello stesso
-luogo, chè forse non perdano così le lor buone qualità, e se alcun
-d'essi viene a morire, ci sia fatto sapere a tempo opportuno, prima
-della stagione che si suol far coprire le cavalle, e queste sieno
-diligentemente custodite, e i puledri sieno a tempi loro spoppati.
-Se gli stalloni sono troppi insieme, si sbranchino, e se ne formi
-un armento appartato. I puledri ci sieno tutti mandati a palazzo per
-la festa di san Martino d'inverno. Noi vogliamo che adempiasi tutto
-ciò che noi o la regina avremo ordinato, o che ordineranno in nome
-nostro il nostro siniscalco e il nostro cantiniere; e chiunque per
-negligenza non l'abbia adempiuto, si asterrà dal bere dal momento
-in cui gli sia intimato, fino a che sia venuto a chiederci perdono
-alla presenza nostra o della regina. Se il giudice che doveva eseguir
-l'ordine, trovavasi in campo, in giro, in messaggio o dove che sia, e
-l'ordine sia dato a' suoi subalterni, vengano essi a piedi al palazzo,
-astenendosi da bere e mangiare insino a tanto che abbiano esposte le
-ragioni onde furono impediti d'obbedire, e abbiano ricevuto il castigo
-loro sul dorso o in qualunque altro modo fosse per piacere a noi o alla
-regina[41].»
-
-Questa cura e questa vigilanza sul celliere e sulle razze sotto gli
-ordini del cantiniere e del siniscalco, si stendono a tutte l'altre
-cose, ai giudici, ai giurati, ai leudi, agli uomini liberi ed ai
-servi, ai frutti pur anco della terra; Carlomagno porta l'attenta
-sollecitudine d'un fittaiuolo nell'amministrazione delle sue terre,
-ben sapendo egli che esse formano la rendita sua più certa. «Le
-nostre galline e le oche abbiano tanta farina che basti loro e della
-migliore, ecc.» Poi nell'operosa sua sollecitudine, si piglia pensiero
-dei banchetti del sovrano, e dar vuole alla sua tavola la sontuosità e
-la splendidezza delle sue corti plenarie. Il banchetto era una delle
-condizioni feudali, il capo signore era tenuto all'ospitalità verso
-a' suoi leudi, ed a raccogliergli intorno alla tavola rotonda nelle
-sue regie ville o nelle grandi sue diete. «Ogni giudice acquistar
-faccia nel circuito dei dominii quanto è necessario alla nostra tavola,
-invigilando affinchè tutto sia di buona qualità e assortito con gusto
-e diligenza, e faccia impastar pan fresco tutti i giorni per nostro
-uso, e tutto ciò che ci vien dato, sia buono del pari, così la farina
-come il grano[42]. Alle calende di settembre ci verrà fatto sapere
-se i nostri armenti sieno stati o no bene pasciuti. I maggiordomi
-non avranno a lor dipendenza più terre che visitar non ne possono e
-sopravvedere in un giorno. V'abbia sempre fuoco acceso nelle case[43],
-e vi si faccia la guardia per sicurezza, ecc.»
-
-E' ti parrebbe, al leggere questo capitolare, di vivere ai tempi
-dell'Iliade, e d'assistere a quegli sterminati pasti d'Ajace e di
-Diomede, dove rosolavansi i buoi ad un fuoco ardente. La mensa feudale
-era un de' maggiori obblighi dell'alto signore, e Carlomagno n'ha cura
-particolare; vuole che i grandi piatti di cacciagione sieno inondati
-di vin del Reno, quand'egli torna stanco dalla caccia in lontane
-foreste; e le foreste pure son segno alle sue sollecitudini. «Le
-nostre selve sieno ben custodite, e fatte tagliare quand'è bisogno,
-e non si lascino dilatare i campi a danno del bosco[45]. Abbiasi cura
-egualmente delle nostre bestie selvagge, ed anche i nostri sparvieri
-ed astori sieno usati a vantaggio nostro. E se qualcuno dei nostri
-giudici o maggiordomi o dei loro uomini, lasci andare, per ingrassarlo,
-un suo porco in alcuno dei nostri boschi, sia tenuto perciò a pagare
-una decima, per buon esempio d'altrui. Abbiasi pur l'occhio attento a'
-nostri campi, alle nostre messi, ai nostri prati. I giudici riceveranno
-le uova ed i pollastri dalle mani de' nostri servi, e faranno vendere
-quelli che avanzano al nostro bisogno. Ci sarà in ogni villa un numero
-sufficiente di cignali femmine, di pavoni, di fagiani, d'uccelli
-acquatici, di pernici e di tortori; e gli edifizi dei nostri palazzi,
-con le siepi che li fasciano, sieno bene guardati. Le stalle, le
-cucine, i mulini ed i torchi sieno tenuti in buona condizione, affinchè
-i nostri uffiziali possano pulitamente adempier l'uffizio loro. In
-ogni camera delle nostre ville ci sieno letta, materassi, guanciali di
-piuma, coperte e lenzuola; ci debbon pur essere tappeti sui banchi e
-vasi di rame, di piombo, di ferro, di legno; alari, catene, treppiedi,
-asce o scuri, succhielli ed ogni sorta d'utensili, sì che non ci sia
-bisogno d'andarne in prestito. I giudici abbiano pure tutte le armi
-ed armature che si portano contra 'l nemico, e le tengano in buono
-stato, poi tornati dal campo, le rimettano nelle ville. Proveggan essi
-ancora il nostro gineceo di tutto quanto il necessario: lino, lana,
-guado, minio, robbia, pettini, strettoi e tutta l'altra minutaglia
-che ci fa di bisogno. A quaresima si faran due parti dei legumi, del
-formaggio, del burro, del mele, della mostarda, dell'aceto, del miglio,
-del pane, del fien secco e in erba, dei navoni, della cicoria, del
-pesce preso ne' vivai; una parte per noi e l'altra pel vescovo. Ciascun
-giudice avrà nel circuito delle terre commesse al suo governo, operai
-pratici di lavorare il ferro, l'oro e l'argento, ed esperti calzolai,
-tornitori, carpentieri, legnaiuoli, sartori, uccellatori e uomini
-abili a far la cervogia, il sidro di poma e di pere, e tutti gli altri
-liquori; e abbiano pasticcieri da impastar torte, e fabbricatori di
-reti, e tanti altri operai, che troppo lungo sarebbe l'enumerar qui
-tutti[46].»
-
-Così queste ville, regie fondazioni, piantate sovra sì ampie
-basi, erano, come oggidì si chiamerebbero, poderi modelli veri,
-che racchiudevano operai d'ogni fatta, e servi e coloni sotto il
-reggimento d'un conte o d'un giudice, che corrispondea direttamente
-coll'imperatore. Facean questi poderi il reddito più grosso della
-corona, ed insieme co' monasteri diedero origine a borgate e villaggi;
-ond'è che Carlomagno pigliavasi cura grandissima per mantenerli in
-buona forma e condizione, come si può veder negli altri provvedimenti
-di questo medesimo capitolare, circa la loro conservazione. Il podere,
-o la villa, giacea, per solito, in mezzo a qualche spaziosa foresta,
-dove il sovrano veniva a soggiornare in tempo d'inverno nelle sue
-cacce a sant'Uberto, il patrono degli animosi cacciatori. L'educazione
-dei cani, dei falchi, degli sparvieri era oggetto delle maggiori
-regali sollecitudini, però che i cani erano delle razze bellissime
-di Scozia e di Germania, danesi e svevi dal corto pelo e molossi dal
-dente aguzzo. «Quel giudice a cui sieno commessi i nostri cani novelli
-(così lo stesso capitolare), li pascerà del suo o li confiderà a' suoi
-subalterni i _maggiori_, i _decani_, i _cellarii_, i quali avranno cura
-pur di ben pascerli; che se o noi o la regina ordinassimo di allevarli
-del nostro in alcuna delle nostre ville, il giudice allora sceglierà un
-uomo che n'abbia cura. Il giudice farà che i nostri servi, ne' giorni
-di servigio, abbiano tre libbre di cera e sei libbre quei servi che
-si trovassero nel luogo da noi abitato il giorno di sant'Andrea, e lo
-stesso il giorno della mezza quaresima. Egli ci farà pur sapere ogui
-anno a Natale, per nostro lume, ogni cosa intorno a' nostri bovi e
-boattieri, a' nostri schiavi e bifolchi, e così l'entrate da lui levate
-sui campi, sul vino e in qualunque altro modo, le scritture fatte e
-sciolte, le bestie prese dalla mandria nel bosco, e il ritratto delle
-ammende imposte; ci renderà conto di quanto riguarda la marineria e i
-navigli degli uomini liberi e de' centurioni che servono nei nostri
-allodii, dei mercati, dei vigneti, del fieno, di quanto concerne i
-boschi, i legnami, le pietre e gli altri materiali, e di tutto ciò che
-ci torni utile sapere sul fatto dei legumi, del miglio, del pane, della
-lana, del lino, della canapa, della frutta, delle noci e nocciuole,
-degli arbusti piantati o tagliati, degli orti, delle pecchie, de'
-vivai, de' cuoi, delle pelli, delle carni, del mele, della cera, del
-sego, delle bevande, come sono il vin cotto, l'idromele, l'aceto, la
-cervogia, il vin vecchio e nuovo; e ci diran delle galline, dell'uova,
-delle oche, dell'anitre, e finalmente di quanto fecero i pescatori,
-i manifattori, i carpentieri, i calzolai, i tornitori, i sellai, i
-lavoratori del ferro e del piombo e gli esattori delle imposte[47].»
-
-Alla lettura di quest'ampio capitolare _De villis_, sì minuto, sì
-specificato, ben tu puoi farti, senza più, giustissimo e gravissimo
-concetto della domestica amministrazione di Carlomagno, poichè ivi
-egli intende a stabilire i suoi redditi e ad ordinar le sue colonie
-fiscali, una delle più meravigliose creazioni di quei tempi. Le
-ville non eran già solo masserie di campagna più o manco estese,
-ma formavano una intera colonia, ed eran picciole società composte
-d'operai d'ogni mestiere, i quali, sotto il reggimento d'un delegato
-del fisco, lavoravano pel ben comune e pel profitto del padrone,
-specie di tradizioni, così, della famiglia romana ed unione di
-schiavi e di liberti. Il capitolare _De villis_ è una delle opere
-più compiute di Carlomagno, perch'esso comprende l'amministrazione
-d'ognuna delle sue tenute, e ci fa penetrar nella vita interna della
-società; l'operaio del pari che il cultore, apparteneva al fisco regio,
-e tutti concorrevan con l'opera loro al miglioramento del podere.
-Codesti capitolari ci rivelano eziandio lo stato dei beni stabili a
-que' tempi, la condizione dei servi e degli uomini liberi, il genere
-di coltura delle terre, chè i Galli erano grandi agricoltori, e dopo
-aver confusi i metodi loro con le tradizioni di Roma, gli aveano indi
-via più perfezionati pel commercio loro cogli Arabi. Le ville erano
-il patrimonio dei re, ed aveano coloni ed altri operai per la terra,
-artieri che fabbricavano l'armi per la guerra o costruivano bottame per
-la vendemmia; ogn'uomo aveva il suo stato, ogni uomo della tenuta il
-suo impiego; le più dell'entrate raccoglievansi in natura; il signore
-riceveva il vin delle sue ville, i ricolti de' suoi campi, le carni
-de' suoi castrati e de' suoi maiali, dei quali tenea conto ad uno per
-uno, perchè ne avea bisogno ne' suoi conviti, quando a ribocco sgorgava
-entro la tazza feudale il vin del Reno e della Mosella. Laonde ognuno
-di questi poderi, era un corpo, un insieme che raccoglieva, come in una
-città, tutte le arti e tutti i mestieri.
-
-L'atto onde sono sì mirabilmente ordinate le ville carlinghe, non è
-a proprio dire, un capitolare, ma sì una regola composta e data fuori
-da Carlomagno per l'azienda del suo medesimo patrimonio, e quand'ei fa
-compilar quest'ampio codice d'amministrazione, altro ancor non è che il
-re de' Franchi, nè ancor la corona imperiale gli ha cinta la fronte; è
-il tempo ch'egli si prende ancor più pensiero dell'ordinamento de' suoi
-poderi, che dell'impero suo. Tale si era la consuetudine dei Franchi
-della prima schiatta: e' s'applicavano a bene amministrare l'entrate
-del loro patrimonio, tanto ragguardevoli a que' tempi, da rendere
-insensibile quasi l'imposta generale. L'entrate del fisco consistevano
-principalmente in livelli, in contribuzioni, in natura, in servitù
-per le pubbliche vie, in biada, vino, armi per la guerra e per le
-corti regie, ed in servigi personali. Da ultimo i redditi del signore
-crescevano di pochi soldi o denari d'argento imposti agli uomini liberi
-ed obbligati a mantener lo splendore della corona.
-
-
-
-
-CAPITOLO III.
-
-OPERE PUBBLICHE, COMMERCIO, INDUSTRIA.
-
- Delle grandi opere che si riferiscono a Carlomagno. — Torri.
- — Fari. — Campi, militari o valli. — Chiese. — La cattedrale
- d'Aquisgrana. — Tradizioni intorno alle chiese di Colonia e di
- Magonza. — Il gran ponte sul Reno. — Il gran canale. — Congiunzione
- del Danubio col Reno. — Commercio. — Unità delle monete. —
- Il maximum, o tariffa delle merci e delle derrate. — Lusso. —
- Pellicce. — Gioje. — Fiere e mercati. — Marineria. — Ponti. —
- Costruzion delle navi. — Custodi dei porti e dei fiumi. — Stato
- delle compagnie de' barcaiuoli.
-
-768 — 814.
-
-
-Quando un grand'uomo ha con la sua fama signoreggiato una generazione,
-le tradizioni popolari gli attribuiscono tutte le grandi cose avvenute
-al tempo suo, e in lui concentrano le opere fatte prima da altre
-razze già estinte, ed è come il simbolo delle maraviglie d'una civiltà
-trapassata. Se ci ha un tempio in sfasciumi, se ruine di monumenti,
-le son cose tutte lasciate da quest'uomo passando nella vita; intorno
-a lui si annodano tutti gli avvenimenti, tutte le pompe d'un secolo.
-Tale a noi presentasi appunto la memoria di Carlomagno! Scorrete le
-città del Reno e del Meno, Magonza, Francoforte, Colonia, Aquisgrana,
-le città tedesche o belgiche, ogni muraglia diroccata, ogni palazzo
-che cade, ogni chiesa che ruina, a udir la gente, furono edifizi di
-Carlomagno; nella Francia meridionale ben anco, attribuite gli sono le
-ampie e quadrate torri dell'arte romana, testimonio la torre Magna di
-Nimes. Dalle balze de' Pirenei, che ancor ripetono Roncisvalle, fino
-alla Sassonia, dove sì popolare è ancora il nome di Vittichindo, non
-v'ha che questa sola tradizione. Carlomagno ha tutto fatto; egli è il
-fondatore di tutto che v'ha di più solido e forte nell'ottavo e nel
-nono secolo.
-
-Difficilissimo adunque si è nelle indagini storiche diffinire il
-vero o il falso di tutte queste tradizioni; Carlomagno fu il grande
-edificatore de' pubblici monumenti, non è chi ne dubiti, chè egli
-attinto avea dalle memorie romane il bisogno di lasciar dopo di sè
-lunghe vestigia del suo nome, e le sue faccende coi Longobardi, le
-sue corrispondenze con la Grecia gli avevano dato il genio e i modi
-a compiere grandiose opere d'arte. A vantaggiare il sistema suo
-militare, egli si diede innanzi tratto a rizzar gagliarde torri e
-campi trincerati, o valli, alla foggia delle legioni, a difender le sue
-frontiere contro le irruzioni dei popoli vicini, e ancor se ne trovano
-vestigi, che alla forma loro palesan la data dell'ottavo e del nono
-secolo. Le quali torri sono costrutte come quelle quadrate che i Romani
-piantavano nei paesi conquistati, a mantenere in soggezione i popoli
-vinti, e si compongono di quattro forti muraglie, alcuna delle quali
-munita di merli, con isfogate aperture[48]. Allato a queste torri,
-sulla marina, sorgevano fari ad esplorar il mare, alcuni dei quali,
-come il poeta sassone e il monaco di San Gallo riferiscono, furon da
-Carlomagno fatti costruire in modo che si mandavan segni l'un l'altro
-ad annunziar la presenza delle flotte nemiche. In progresso di tempo
-poi, quando le tremende invasioni dei Normanni minacciaron tutte le
-frontiere della Gallia ed i fiumi che ne fecondano le terre, quelle
-torri, qua e là piantate, furon destinate a preservare il paese dai
-pirati scandinavi, e quando, ai giorni del decadimento, le furon poste
-in non cale, i Normanni penetrar poterono fino ai monasteri e alle
-città della Senna e della Loira, funesta depredazione che contristò
-tutto il secolo nono.
-
-Carlomagno attende poi principalmente ad edificar cappelle e basiliche,
-però che il cristianesimo è il suo perno di civiltà, il nerbo del suo
-governo, onde, non che proteggere i monasteri, dotarli di tesori, e
-arricchirli d'entrate, ne fabbrica e fonda di nuovi. Padrone com'egli è
-delle miniere e delle foreste germaniche, egli invia a Roma lo stagno,
-il piombo, il legname necessari alle chiese del mondo cristiano. Ma la
-cattedrale, per cui ha maggior tenerezza, è quella da lui edificata
-in Aquisgrana; quindi egli spoglia Ravenna de' suoi marmi e del suo
-porfido[49] per costruirne la cappella reale dov'egli viene ogni dì
-solenne ad orare, e dove sarà rizzato il suo mausoleo.
-
-Chi visita quell'antica città ci trova in ogni luogo le vestigia
-di Carlomagno; quell'acque, che bollenti ivi corrono in quell'ampio
-serbatoio, dove l'operaio discende ogni giorno per bever nella tazza di
-cuoio a tutti comune, come il pecchero del medio evo, furono scoverte
-da Carlomagno, ed egli edificar fece quella piscina ove i poveri
-malati andavano a cercar la guarigione, ed ove egli stesso amava di
-bagnarsi. Quella cattedrale, che è il vanto e il gioiello della città
-più ancor vetusta di Colonia, fu fatta edificar dall'imperatore, egli
-stesso ne pose le fondamenta, ed ivi tuttor si veggono il sedile di
-gelida pietra, dov'egli si assise, il tesoro tutto splendido della
-memoria sua, e la tomba dove l'uom gigantesco[50] volle esser deposto,
-al di sotto della gran cupola di marmo. La cattedrale d'Aquisgrana è
-anteriore all'arte gotica, vi campeggia lo stile bisantino, e nulla
-v'ha della scuola moresca o di quei piccioli ghiribizzi del secolo
-decimoterzo; ci sono invero alcune addizioni fattevi col tempo, e che
-l'ignoranza ad aggiunger venne alla semplicità della basilica; ma il
-concetto di questo monumento appartiene al secolo nono, e la pietà
-delle generazioni ha sottratto queste reliquie al dente del tempo che
-tutto stritola e consuma.
-
-Magonza, Colonia, Francoforte, anch'esse vogliono aver tutte cattedrali
-e monumenti pubblici procedenti da Carlomagno. Per le popolazioni
-germaniche, l'augusto imperatore è un conquistatore, un legislatore,
-un santo; la grandezza sua non fu, sol per esse, passeggera sopra la
-terra, ma ella sfolgora ben anco in cielo in mezzo agli angioli, ai
-confessori ed ai martiri. In quei paesi del Reno dove le compagnie
-dei muratori fecero sì grandi cose, noi troviam Carlomagno scritto
-fra i capi loro, e le tradizioni il rappresentano, e con esso Rinaldo
-di Montalbano, e Orlando e gli altri più famosi paladini, in atto di
-cambiar tutti i loro nobili manti nel povero vestito dell'operaio, per
-dar mano ad innalzar cattedrali, e ad edificar monasteri[51]. Rinaldo,
-con la squadra in mano, portò anch'esso i suoi gran petroni per la
-basilica, e queste favolose tradizioni, insieme con le leggende intorno
-ai fatti degli angioli e dei santi, giovano a spiegare la maggior
-parte delle opere maravigliose di Colonia, di Magonza, di Francoforte
-e d'Aquisgrana. Cattedrali, castelli fortificati sui poggi del Reno,
-torri solitarie, tutti questi monumenti si riferiscono alla storia di
-Carlomagno; ogni filo d'erba che spunta sulle ruine di Fulda, ti ripete
-il nome del grande imperatore.
-
-Fra queste smisurate opere, che si attribuiscono ad un sol uomo, sono
-alcuni disegni accennati dalle croniche, i quali mostrar possono fino a
-che segno giungesse di attività la mente di Carlomagno. Le tradizioni
-riferiscono ch'egli aveva fatto costruire un ampio ponte sul Reno[52]
-di rimpetto a Magonza, gli archi del quale furono portati via in una
-crescenza del fiume, con dolor grande di lui, che fece rifarneli di
-legno. Chi osservi la larghezza del fiume a Magonza, e la rapidità
-della corrente, non potrà far di non persuadersi che se il genio
-dell'imperatore godea di vincer le difficoltà opposte dalla natura, e
-non guardava agli ostacoli, l'arte dell'operaio dovea pure esser già
-portata ad una gran perfezione. La solidità delle cattedrali e degli
-altri edificii comprova la grandezza a cui l'arte era pervenuta; nè
-però Carlomagno avea solo a disposizion sua uomini di razza germanica,
-pazienti e laboriosi, ma sì pure gli artieri longobardi, che aveano
-ereditato parte del gusto e delle tradizioni dell'antica Roma, e insiem
-con essi i Greci, che nelle opere d'industria non aveano pari. Le
-macchine da guerra erano spinte ad una gran perfezione, e in ciò pure
-i Romani erano i maestri di tutti, sia per innalzar una torre, sia per
-render salda una muraglia. Quel ponte del Reno, di faccia a Magonza,
-ricostruito su pile di legno e di pietra, rimase incendiato per
-l'imprudenza dei barcaiuoli, nè Carlomagno, già volgendo il suo regno
-alla fine, fu in tempo più di rifarlo.
-
-Ben più vasto e gigantesco disegno ancora, e tal che forse gareggia
-con le opere moderne più belle, si fu quello che Carlomagno formò di
-congiungere, con un largo canale, il Reno e il Danubio, con Ratisbona
-da un capo e Magonza dall'altro. Sfuggita non era l'importanza di
-simil canale all'imperatore, il quale volea congiungere il Baltico al
-Mar Nero, in modo da navigar giù pel Reno e pel Meno dall'Oceano fino
-a Costantinopoli. Com'ei videsi padron delle terre che si stendono
-dalla Belgica all'Ungheria, si pose a vagheggiar questo disegno;
-la distanza fra Magonza e Ratisbona è d'un centinaio di leghe o in
-quel torno; i canali di Druso e di Corbulone, il primo che congiunge
-il Reno all'Issel, e il secondo il Reno alla Mosa, gli danno l'orma
-d'un'opera più grandiosa, che farebbe abbracciar tra loro, come due
-fratelli, il Danubio ed il Reno. Egli stesso, recasi sulla faccia
-del luogo, scandaglia i fiumi, conosce la possibilità dell'opera
-evidentissimamente, e poi vi pon mano.
-
-Chi scorre oltre Ratisbona un tre leghe, nel suo contado, trova un
-fiume, non troppo grande, chiamato anche ai dì nostri l'Altmul, il
-quale ha sue sorgenti presso Rattemburgo nella Franconia; oggidì esso
-non è in ogni parte navigabile, perchè tutte quelle belle campagne
-n'han tratto rigagnoli, ed assorbono le sue acque. Andando in su per
-questo fiume il tratto di sette leghe, trovasi poco lunge la Riza,
-la quale di nuovo incontrasi in Franconia sotto il nome di Renitz, e
-passando a Norimberga, si gitta per la via di Bamberga nel Meno. Ora
-in questa tratta di fiumi, che viene a brevissime distanze annodandosi
-come una bella lista d'argento, non aveasi a contrastar se non contro
-alcuni ostacoli del terreno, e contro la difficoltà di navigare in
-acque che non dappertutto serbano l'uguale profondità. Dal Reno al Meno
-elle si confondono in un ampio letto, e dal Meno al Renitz il corso
-era piano ancor più, e di questo andare giungevasi fino a Norimberga:
-la difficoltà del lavoro stava solo nell'aprire una via alle acque
-dell'Altmul alla Renitz, e appunto questa fu la via che venne schiusa
-col canale della larghezza di venti piedi, che l'imperatore scavar fece
-con infaticabile attività.
-
-Gli annali di Fulda ci recano alcuni particolari intorno a questi
-ragguardevoli lavori, e il poeta sassone gli ha celebrati ne' suoi
-versi, dove chiama questo canale col nome di _grande, anzi grandissimo
-fosso_, in fatti in alcune parti esso avea quasi trecento piedi di
-larghezza, a guisa d'un ampio bacino. Nel compierlo ebbesi a cozzare
-contro le irruzioni dei Sassoni, e, cosa più difficil da vincere
-ancora, contro gli scoscendimenti del terreno. Ad incuorar gli operai
-che vi lavoravano, Carlomagno fece in persona il viaggio del canale
-che aprir volea, e imbarcatosi a Ratisbona[53], dal Danubio entrò
-nell'Altmul, per salirlo, fino al canale, in un fragilissimo navicello;
-nè quello essendo per anche compiuto, si condusse per terra fino alla
-Renitz, dove di nuovo imbarcatosi, seguitò il corso del fiume, sino
-a che fu entrato nel Meno, d'onde venne a fermarsi per alcun tempo a
-Virzburgo, e poi a Francoforte, dove tenne una dieta solenne. Anche ai
-dì nostri veder si possono alcune vestigia di questo canale, o meglio
-di quest'ampio cavamento di terra, il quale non è oramai più che un
-fosso; in fatti il villaggio situato ivi presso serba tuttora il nome
-di _Graben_, che in lingua tedesca significa fosso[54]. A Carlomagno
-si vuol pure attribuire l'edificazione di quei palazzi e la fondazione
-di quelle masserie, che ancor si trovano in Baviera e in Sassonia,
-e formarono il soggetto de' suoi capitolari. Parecchie di queste
-residenze, in mezzo alle fitte foreste della Gallia, vere borgate che
-poi si mutarono in città, erano state edificate dai re merovingi;
-Carlomagno le aveva quindi allargate d'assai, ed ancor durano a
-Francoforte alcune vestigia dei palazzi carlinghi, e in Francia
-parecchie città van debitrici dell'origin loro a queste ville o colonie
-reali.
-
-Parlando di questi primi tempi, in cui le idee non si manifestano mai
-chiaramente, dir non si può in modo assoluto che Carlomagno proteggesse
-il commercio; e' sarebbe questo uno di quei sistemi che in istoria
-non s'hanno a proclamare appunto per la fallacità loro. Il commercio
-nasce e cresce da sè medesimo, nè si crea, così come non si governa.
-La regolare amministrazione di Carlomagno favoreggiò bensì pratiche
-più attive e più sicure; i conti, i giudici, i _missi dominici_ cessar
-fecero la maggior parte di quelle rapine e di quelle depredazioni
-che impedivano le comunicazioni da città a città e da provincia a
-provincia. Avendo Carlomagno avuto politiche corrispondenze con la
-Grecia, coi Longobardi, coi califfi e coi Saraceni, seguir ne dovette
-una più attiva frequenza nelle comunicazioni e una maggior sicurezza
-nel commercio reciproco, sì che si trasportarono, senza tema, le
-spezierie della Siria, i tappeti di Bagdad, le sete di Costantinopoli,
-i reliquari d'oro, le manifatture d'avorio, i vini di Spagna e i
-profumi dell'Arabia; il qual commercio era la conseguenza delle
-pratiche coll'Oriente e delle nuove vie aperte fra popolo e popolo.
-Quella tra queste che tenevano i devoti pellegrini, ci mostra che le
-navi dei Franchi visitavano già le città della Siria nel nono secolo.
-Se non che, principe di razza germanica com'egli era, Carlomagno
-aveva troppo da fare in assicurar la sua conquista, e consolidare
-l'impero suo, onde poco pensiero pigliavasi del commercio, e animo
-tutto militare e avverso al lusso, proibiva gli abiti sfarzosi ed
-i ricchi ornamenti delle corti plenarie, sfogo naturale ai prodotti
-dell'industria, chè un impero senza lusso è la morte del traffico.
-
-Pur nondimeno in alcuni de' suoi capitolari l'imperatore statuisce
-certe discipline, che si riferiscono all'amministrazione più ancora
-che all'incremento del traffico; egli stabilir vuole l'unità delle
-monete e delle misure in mezzo a que' popoli sì diversi di leggi e di
-costumi, e però assegna il valor della libbra d'argento e del danaio,
-e li divide e suddivide, affinchè questa base divenga comune a tutti
-i contratti; egli vorrebbe che non ci fosse se non una sola moneta
-in tutta l'ampiezza dell'impero suo, e questa unità procedente da un
-principio semplice, gli sta grandemente a cuore, ne tratta in tre o
-quattro capitolari, e cosa ancor più curiosa, si è che in questi atti
-ritrovasi la prima idea del _maximum_, o della meta, o tariffa, o
-tassazione del prezzo alle merci e derrate, come chiamar si voglia, che
-poi fu dopo secoli, messo in opera nei tempi grossi della rivoluzione
-francese. Infatti il pensier d'una tassazione del prezzo alle merci e
-la fissazion d'una meta, oltre la quale ecceder non possa, appartener
-dee di necessità ad un governo forte e violento, che non guarda ad
-interesse alcuno di privati, purchè giunga all'ordinamento sociale
-ch'ei si propone. Il lusso, quella gran molla delle transazioni
-commerciali, è da lui proscritto con quella schernevole brutalità,
-che spesso caratterizza la podestà sua. Le cronache ci conservarono
-infatti alcuni tratti di scherno, usati da Carlomagno verso i suoi
-baroni, e il monaco di San Gallo, quel poetico narratore dei tempi
-antichi, ci racconta lo stratagemma che l'imperatore usò per distorre
-i suoi cortigiani dal vestir sontuoso. «In un certo giorno di festa,
-dice il cronista, Carlo dopo la celebrazion della messa, disse a' suoi:
-— Non ci lasciamo annighittir in un riposo che ci condurrebbe alla
-scioperaggine, e andiamo così vestiti come siamo, a caccia, finchè
-ci venga fatta preda di qualche fiera. — La giornata era fredda e
-provigginosa, e Carlo aveva indosso un abito di pelle di castrato, che
-non valea più del sarrocchino, di cui piacque alla divina Sapienza si
-coprisse le spalle san Martino, per aver le braccia nude e spedite
-a celebrare il santo sacrifizio. Gli altri grandi, venuti pur or di
-Pavia, ove i Veneziani aveano di fresco recato dalle contrade oltremare
-tutte le ricchezze dell'Oriente, erano abbigliati, come a' dì solenni,
-d'abiti tutti carichi di pelurie d'augelli di Fenicia, contornate
-di seta, e di piume del collo, del dorso e della coda de' pavoni,
-cui arricchivano la tiria porpora e frange di scorza di cedro[55];
-sovra alcuni di essi splendevano stoffe trapunte, sovr'altri pellicce
-di ghiri. In quest'arnese corsero le selve, onde ne tornarono tutti
-stracciati dai rami degli alberi, dai rovi e dalle spine, trapassati
-dalla piova e lordi dal sangue delle belve e dalle sozzure dei corpi
-loro. — Nessuno, disse allor Carlomagno, cangi vestito, finchè
-non è l'ora del mettersi a letto, che le vesti, così addosso, si
-rasciugheranno meglio. — A quest'ordine ognuno, più sollecito del
-corpo, che dei vestimenti che il coprivano, si pose a cercar fuoco per
-iscaldarsi; poi come furono ritornati e dimorati col re fino a notte
-scura, li congedò e andarono a' loro quartieri; dove al levarsi di
-dosso quelle sottili pellicce e finissime stoffe, che al fuoco s'erano
-tutte raggrinzate e contratte, le videro andare in pezzi, facendo uno
-scroscio simile a quel di aride bacchette spezzate, onde que' poveretti
-piangevano e sospiravano al veder così andar a male tanta spesa in una
-sola giornata. Avendo l'imperatore ad essi ingiunto di presentarsi a
-lui il mattino vegnente con gli stessi vestiti, ubbidirono, ma tutti
-allora, anzichè far bella comparita ne' loro abiti nuovi, mettevano
-schifo, coperti com'erano di stracci tutti sozzi e scoloriti. Carlo
-intanto, chè accortissimo era, comandava ad un suo cameriere, di
-nettare un poco il suo abito e recarglielo, e fatto questo, prendendolo
-tra le sue mani, e mostrandolo tutto pulito e intatto agli astanti:
-— O stoltissimi, disse, che siete! qual è ora il più prezioso e più
-utile de' nostri vestiti? Il mio che mi costò un soldo, o i vostri che
-vi costarono non che libbre d'argento di peso, parecchi talenti? — Ed
-essi precipitaronsi coi volti contro terra, sostener non potendo il
-terribile suo sdegno[56]. E sì costante fu Carlomagno nel dar di tali
-esempi pel corso di tutta la vita sua, che niun di quelli ch'ei degnava
-di ammettere nella grazia ed intimità sua, si ardì mai di portare in
-campo e contra il nemico altro indumento, che l'armi sue e vesti di
-lana e di lino. Che se alcuno di grado inferiore ed ignaro di questa
-prammatica, presentavasi a lui in abito di seta e arricchito d'oro e
-d'argento, lo proverbiava forte, e accomiatavalo corretto, ed anche
-reso più saggio con queste parole: — O uom tutto d'oro! o uom tutto
-d'argento! o uom di scarlatto! e non ti basta, sciaurato, di perir
-solo in battaglia, che vuoi anche lasciar in mano ai nemici queste
-ricchezze, con le quali era meglio redimer l'anima tua, perch'essi ne
-facciano ornamento agl'idoli del gentilesimo?»
-
-Fra' signori franchi erasi diffuso l'amor delle pellicce, delle
-stoffe, de' manti lunghi, da fibbiagli d'oro, e già sotto l'impero di
-Carlomagno si riproducevano i tempi tanto sfarzosi e orientali del re
-Dagoberto; i conti e i giudici amavano di sfoggiarla; le donne tutte
-coperte di bende d'oro, portavano braccialetti, quali usavansi nelle
-pubbliche cerimonie a Bisanzio; nei palazzi venivan moltiplicandosi le
-suppellettili d'avorio; i libri dell'antico e nuovo Testamento erano
-riccamente guerniti e adorni di miniature i manoscritti; i Franchi
-portavano guanti di pelle di daino e corone in capo; i baroni e i conti
-comparivano anche nelle diete e consigli fregiati di belle gioie; i
-vescovi portavano pastorali e mitre e cappe d'oro.
-
-I baratti e le compere delle merci faceansi nelle fiere, mercati e
-landitti licenziati e assegnati dai diplomi, e perchè le vie erano poco
-sicure, i mercatanti ci venivano per carovane. Alcuni di tali mercati
-e landitti tenevansi attorno alle cattedrali, dove a provvedersi
-venivano i nobili, i monasteri ed il popolo minuto, e godevano di gran
-riputazione; ivi si ponevano in mostra le merci e le pietre preziose,
-e ci si vedeano attruppati sotto a tende i mercanti sassoni, lombardi,
-bretoni, greci, saraceni e principalmente ebrei sotto la protezione del
-santo patrono del luogo e del pastoral abbaziale. Tutte le merci erano
-franche d'ogni gabella, salvo il livello al monastero che prestava
-il luogo. Varii sono i diplomi di Carlomagno che autorizzano questi
-mercati, dove, secondo l'antiche consuetudini, si vendea d'ogni cosa,
-fin anco il servo comprato in Sassonia o in Bretagna, e raso come i
-servi di Dio ne' monasteri; soggetto questo delle continue doglianze
-degli uomini santi e pietosi, i quali patir non potevano questo
-traffico di carne umana; e bello è legger l'esortazioni dei vescovi
-con che si studiavano di persuadere i cristiani a desister da quella
-scellerata consuetudine.
-
-I trasporti delle mercanzie facevansi per acqua o per le strade
-maestre ed altre vie, di cui ci rimangon tuttora le vestigia; i Romani
-aveano tagliata la Gallia in mille selciate vie, utili monumenti della
-grandezza loro, e le merci erano a traverso di queste trasportate
-sulle fiere e sui mercati, esenti, per via, dal pedaggio e da mille
-altre gabelle stabilite dall'uso a profitto del conte o del vescovo.
-Quando queste mercanzie procedevano da paesi lontani, erano imbarcate
-e navigate sopra legni a mille remi, i più de' quali, sassoni, danesi
-o frisoni, venivan dal Baltico, ed erano lunghe barcacce in forma di
-piroghe, sì che resister potessero contro le fortune di mare. Queste
-barche erano moresche o longobarde o greche nel Mediterraneo, ed ivi
-elle s'accostavano alle galere romane; Marsiglia nel Mediterraneo,
-e Venezia nell'Adriatico, erano già rinomate pel traffico loro, e le
-flotte greche erano in grido per la forza e l'armamento loro, siccome
-quelle che, mercè il fuoco greco o lavorato, resister sapevano agli
-assalti de' Saracini.
-
-Carlomagno volle aver pure la sua marineria, onde fece cavar porti,
-e Bologna di Francia a lui dee il suo ingrandimento, e la fondazione
-del faro che annunzia alle navi la terra vicina. La marineria del
-secolo nono era in un militare e mercantile; l'imperatore avea già
-compreso che l'impero suo era a mezzodì e a tramontana ugualmente
-minacciato dalle navi sassoni e saracene, e il timor di questo danno
-appalesasi nello spirito delle sue leggi e delle sue provvisioni; egli
-se ne sgomenta e le vede dappertutto; al quale proposito il monaco
-di San Gallo racconta il fatto di quelle barche dei Normanni da lui
-fatte cacciare dal porto d'una città della Gallia narbonese, e del
-suo pianto prevedendo i mali che coloro avrebbero, in progresso di
-tempo, recato all'impero suo, di che già più sopra s'è toccato. Se non
-che la Gallia narbonese era più esposta alle correrie dei Saraceni,
-che non a quelle dei Normanni, però che gli Scandinavi tentato ancor
-non aveano il Mediterraneo, laddove i Mori, arditi al par di quelli,
-depredavan con le flotte loro la Provenza e la Settimania; e coloro
-che l'imperatore pigliò per Normanni, erano forse Mori di Spagna o
-d'Affrica, grandissima essendo la confusione che regna intorno a questo
-proposito nelle cronache; nè in mezzo alle grandi tribolazioni di quei
-tempi, non ben sapevasi d'onde procedesse il male; il provavano, e ne
-accagionavan sempre la causa principale; nel tempo che il monaco di San
-Gallo scriveva, i Normanni erano il maggior flagello della generazione,
-ed essa attribuiva loro tutti i mali che su lei traboccavano.
-
-Ad evitar queste depredazioni, Carlomagno fondò un doppio ordine di
-fortificazioni alle foci de' fiumi, per dove i Saraceni e i Normanni
-penetrar potevano nelle maggiori città, e fece rizzar fari e torri e
-ponti militari ad ogni sbocco de' fiumi che metteano capo nell'Oceano,
-nel Mediterraneo e nell'Adriatico: sul Reno, sulla Loira, sulla Senna,
-sulla Gironda e sul Rodano; ed a presidio di queste fortificazioni,
-esser ci dovea, sotto gli ordini d'ogni conte, una squadra di piccioli
-legni, che guardasse la foce, e la difendesse contra tutti gli assalti
-del nemico. Poi, certi operai formati in maestranze o compagnie,
-i quali si trovano nei diplomi indicati sotto il nome di _nautes_,
-ebbero il carico di costruirvi ponti muniti di torri, dove stavano
-guardie armate ad impedire il passo ai pirati normanni e saracini.
-I detti legni dovean proteggere le picciole barche mercantili, che
-navigavano da un porto all'altro. Così, poi che Carlomagno vide il
-pericolo che gli sovrastava per mare, provvide tosto a difendersi
-contro le correrie dei nuovi Barbari, e in ogni cosa diè compimento
-a' concetti suoi, niente lasciando a mezzo. Se non che queste diverse
-precauzioni riuscivano piuttosto a un ordinamento militare, che ad una
-ragionevole proiezione pel commercio, chè gli argomenti dell'industria
-e le transazioni del traffico non giungono per lo più, se non ai tempi
-di più inoltrata civiltà. Carlomagno era più che altro, un guerriero
-ed un barbaro tagliato alla germanica, e benchè dai papi Adriano e
-Leone spinto a poco a poco verso la civiltà romana, ei conserva sino
-alla fine le inclinazioni e consuetudini dell'origine sua; non gli fa
-di bisogno, esempigrazia, più che un mantello di lontra, e una pelle
-di castrato per coprirsi; e ad amministrare e regger l'impero da lui
-fondato, non vuole altro aiuto che quel dei lampeggianti occhi suoi e
-della ferrea sua mano; si fa beffe del lusso, vuole che i suoi leudi
-perseverino nell'antica e soldatesca semplicità loro, temendo di
-vederli ammollire, e serba la splendidezza pe' giorni solenni, quando
-ei vuole a tutti manifestare ch'egli è l'erede dell'imperio romano, e
-ch'ei può gareggiare in lustro coi principi che regnano a Bisanzio!
-
-
-
-
-CAPITOLO IV.
-
-STATO DELLE SCIENZE E DELLE LETTERE SOTTO CARLOMAGNO.
-
- Indole scientifica di Carlomagno. — Suo spirito germanico. —
- Sua inclinazione per la letteratura greca e romana. — Le tre
- menti del sapere. — Alcuino sassone, Teodolfo lombardo. Landrado
- germano. — Protezione alle lettere. — Filosofia. — Astronomia. —
- Geografia. — Grammatica. — Poesia. — Musica. — Storia e cronache.
- — Canzoni eroiche. — Pratica generale dell'agricoltura. — Tendenza
- letteraria. — I dotti. — Le scuole. — Costumi ed usi dei dotti
- alla corte di Carlomagno. — Carteggio di questo principe. — Alcuni
- frammenti delle sue lettere.
-
-768 — 814.
-
-
-Carlomagno è uomo, come vediam dalla storia, d'indole evidentemente
-scientifica. Spesso di mezzo alle civiltà primitive emergon uomini
-che corrono con indicibile ardore verso lo studio, ed avviene allora
-che nell'opere loro si mesce un non so che di rozzo, di selvatico,
-di strano, che ritrae della prima loro educazione. Ben è vero che
-Carlomagno ama con entusiasmo gli studi romani, ma in sostanza
-egli resta pur sempre germanico. Eginardo narra ch'ei seppe appena
-accozzar le lettere e comporre a stento i caratteri del suo nome di
-_Karolus_[57], scritto appiè degli ordini e dei diplomi. Studia egli la
-scienza romana per genio, o solo per dare maggior lustro e profondità
-all'opera sua? Uomo di guerra e di conquista, egli ha nondimeno
-compreso tutto il profitto ch'ei trar può dall'educazion latina, — a
-voler aggentilire i costumi e gli spiriti; egli vide l'Italia, i suoi
-monumenti, le sue grandezze; egli udì la sua lingua, la sua musica; e
-qual pro cavar non puossi pe' popoli dalla grande educazion romana o
-bisantina? Egli è in amistà co' papi, i quali hanno intorno vescovi e
-abbati che parlano la lingua greca o latina, e scrivono in latino, egli
-condur vuole la doppia mossa della Chiesa e della scienza, e al par di
-tutte le menti sovrane, ei domina e regge ogni cosa che tocchi.
-
-Tre uomini gli dan mano ad eseguire i suoi disegni di scientifico
-ordinamento; Alcuino, Teodolfo e Landrado, i quali appo lui
-rappresentano tre civiltà, tre lingue, tre popoli; Alcuino è sassone di
-stirpe, come san Bonifazio, parla l'idioma di quei popoli da Carlomagno
-domati fino alle rive dell'Elba, ed ha la viva ed ardente loro
-imaginazione; Teodolfo è lombardo, e rappresenta al di là dell'Alpi
-la letteratura latina, la civiltà di Milano, di Ravenna e di Roma;
-Landrado è uomo di patria germanica, e conserva e perpetua il profondo,
-solido e certo sapere. Alcuino è un cherico di fortissimi studi, come
-tutto il chiericato anglosassone di quel tempo, ed ha fatto laboriose
-e feconde indagini intorno alla Sacra Scrittura, alla grammatica, alla
-rettorica e scritto assai.
-
-Teodolfo è il poeta degl'Italiani; le più dell'opere sue sono in
-versi, egli tutto descrive nella sua bella lingua, e vedesi ch'egli
-ha studiato Orazio, Virgilio e Ovidio pure. Un dei _missi dominici_,
-com'egli era, di Carlomagno, nelle provincie meridionali, lo spiritoso
-viaggio a Brindisi gli suggerisce il pensiero di descrivere in versi
-i luoghi da lui visitati nella sua legazione, e il fa con singolar
-magistero. La pittura ch'egli ivi porge della Settimania e della
-Provenza, è briosa, colorita, nè visita pure una città senza tutte
-riferirne a minuto le origini, gli usi, i costumi. Landrado, faticoso
-scrittore, come son tutti quelli di razza germanica, ha continuo
-carteggio cogli abbati, ammaestra i cherici, le donne, i fanciulli,
-ad esempio di san Girolamo, raffronta e punteggia le opere della Sacra
-Scrittura, e tutto pazienza, rettifica i caratteri merovingi, ad essi
-dando forma più pura e più studiata, che in prima non avevano. Alcuino
-è pur esso un grande correttore e punteggiator del greco e del latino;
-critico sodo e paziente, corregge gli errori de' manoscritti biblici;
-poi apprende l'ebraico, il siriaco, ed è siffattamente immedesimato
-con Roma, ch'ei dà il titolo di _Pandette_ alla raccolta delle opere
-sue; il suo lavoro intorno alla Bibbia è solenne, però che la Bibbia
-è il gran libro dei popoli, e tutta la generazione vi applica: nelle
-badie si commentano i salmi, le monache stesse sillogizzano intorno
-al senso dei libri sacri, e la badessa di certo monastero della
-Neustria, in carteggio con Alcuino, gli dice come le gravi sull'animo
-quella sentenza del profeta: _tutti gli uomini sono mendaci_. A
-somiglianza dei primi padri della Chiesa, Alcuino è in corrispondenza
-epistolare con le donne consacrate alla vita monastica, e abbiamo di
-quel dotto abbate un trattato indiritto alla vergine Eulalia; quelle
-giovinette, votatesi alla solitudine, si stimavano forti sì da leggere
-sant'Agostino[58], ed Alcuino ne fece un ristretto per uso loro[59].
-
-Teodolfo insegna con pari ardore, e compendia e commenta e fa ristretti
-anch'esso ad uso dei laici, e difficil molto essendo l'interpretazione
-dei libri sacri. Alcuino e Teodolfo la pongono a ragguaglio di tutti
-per via di compendii in lingua latina ed anche in lingua volgare. Tutte
-queste menti si vengono concitando sotto il forte e generoso impulso di
-Carlomagno, che le anima e protegge; Alcuino è guiderdonato con ricche
-abbazie, Teodolfo è promosso al vescovado d'Orleans, Lanfranco ottiene
-la metropolitana di Lione; tutti si fanno stromenti a Carlomagno per
-illuminarlo e sublimarlo; l'uno gl'insegna le lettere, l'altro il
-latino ed il greco, ed egli tien con tutti loro intimo e familiare
-carteggio.
-
-La teologia è la scienza di quell'età, è il fondamento d'ogni
-discussione. I dommi cattolici non son eglino la base di quella
-società? Tutto la fede religiosa comprende, e mal conoscerebbe lo
-spirito di quel secolo, chi credesse ivi all'azione della filosofia,
-foss'anche speculativa, al tutto estranea a quella credente
-generazione. Se non che alcuni libri di greci sofisti incominciavano
-sotto i Carolingi a penetrar nell'impero franco, e le compilazioni che
-sotto il pseudonimo di Dionigi l'Areopagita comparvero, precedettero
-d'oltre ad un secolo le dottrine dello Scoto. Io non voglio
-magnificar l'altezza degli scoprimenti del tempo antico, chè anzi
-chi suppor volesse un'ampia libertà d'indagini a quel tempo di forza
-e di cattolicismo, mostrerebbe di non sapere che cotali ardimenti
-dell'ingegno non sarebbero stati pure compresi a que' giorni, dove
-le teoriche religiose medesime aveano alcun che di materiale, e le
-controversie tutte versavano intorno al culto delle immagini. Tuttavia
-le pratiche con Costantinopoli favoreggiar dovettero il progresso
-della filosofia, benchè rarissime si trovin le citazioni dei libri
-d'Aristotile, i quali non furono, a dir proprio, conosciuti, se non per
-le arabe traduzioni del secolo nono. Ella è cosa incontrovertibile che
-la compilazione sotto il falso nome di Dionigi l'Areopagita, diffusasi
-in Occidente verso il regno di Carlo il Calvo, operò potentemente
-sugli studi filosofici; lo Scoto venne solo a compierli, nel secolo
-duodecimo; e il mondo attinse il primo lume alle faci del greco
-sapere, che conserva vasi nelle scuole di Costantinopoli; poi gli Arabi
-recaronvi le traduzioni della scuola alessandrina col suo sincretismo,
-finchè due secoli dopo il medio evo accolse le teoriche dello Scoto,
-capo della filosofia scozzese e maestro della scienza.
-
-Del resto, in Occidente, i progressi non erano nè grandi nè vigorosi;
-e valga il vero, si può egli dare il nome di astronomia ai calcoli
-per fissare le date ed ai computi ecclesiastici delle feste mobili? In
-fatto d'astronomia disputavasi intorno al sistema aristotelico, intorno
-alla scuola alessandrina, intorno al sistema tolemaico; Teodolfo ed
-Alcuino eran di diversa opinione; quegli volea che l'anno astronomico
-principiasse a settembre; questi ponea quel ch'egli chiamava il _salto
-della luna_ in novembre. Singolari son le teoriche da Alcuino esposte
-intorno al sistema lunare; al tempo che la luna accostasi a quel
-salto astronomico, di cui tanto ragionano i dotti di quel secolo, egli
-segna sulla carta certe figure, che poi manda a Carlomagno, e questi
-discute con lui per farlo persuaso dell'esattezza delle sue proprie
-osservazioni, e lo regala d'imperfetti stromenti tolti dalla civiltà
-egiziana e romana. Non altrimenti che appresso tutte le primitive
-nazioni, quei dotti e quei sapienti molto osservano il movimento
-ed i fenomeni degli astri; al principio del secolo nono v'ebbe un
-lungo ecclisse di sole, che spaventò tutte quelle generazioni; il
-monaco d'Angouleme, che meritossi il titolo d'astronomo, prenunziò
-la congiunzione di Mercurio col sole nell'anno 807, e nel mese di
-febbraio fu veduto in cielo quel fenomeno che annunziava, al dir dei
-contemporanei, lo scontro di eserciti in guerra, e forse altro non era
-che un'aurora boreale, tinta in rossiccio. La discussione scentifica
-posossi quindi fra le memorie della scuola alessandrina ed i libri
-meramente della scuola greca aristotelica; ogn'anno, quand'aveasi a
-determinare la Pasqua secondo il rito del concilio Niceno, sorgeano
-vive discissioni procedenti da calcoli astronomici; l'astronomia era
-fatta scienza indispensabil pe' cherici: «un sacerdote di Dio dee
-saper fare i conti» dice un dei capitolari di Carlomagno. Il libro
-del Computo ecclesiastico, ingiunto dai concilii ai preti e nei
-monasteri, diviene il fondamento così d'ogni scienza, e gli astronomi
-furono preposti a tutti gli altri maestri, per la ragione che le feste
-ecclesiastiche dipendevano dalle combinazioni dei numeri e dei tempi.
-
-Negli studi del medio evo trovasi sempre unita all'astronomia la
-geografia, scienza, della quale aveasi sotto Carlomagno imperfettissima
-cognizione; vero è che Teodolfo, sempre studioso, erasi provato a
-comporre un globo sferico con tutti i segni dello zodiaco, ma la
-spiegazione ch'egli ne dà è priva d'ogni esattezza. Egli si pare che in
-questa scuola domini la teoria di Tolomeo sulla forma della terra; ma
-non ben se la intendono intorno alle basi d'un sistema sferico: Alcuino
-pone per principio che la terra è quadrata, e il mondo, a dir suo, è
-fermo su quattro punti cardinali[60], e diviso in tre parti, Europa,
-Affrica ed Indie, le quali sono da lui descritte in modo vago, come uno
-spazio immenso dalla parte di Oriente. Tutto ciò che sapevasi a que'
-giorni di geografia, veniva dai pellegrini e dai vescovi viaggiatori,
-che andavano a predicar la fede tra i Barbari; le città e le provincie
-erano rozzamente segnate sopra qualche pergamena o papiro, e tutto
-ciò che serbavasi del mondo antico, era tolto dalla scuola romana o
-bisantina.
-
-La scienza nondimeno forma tutta l'occupazione di quegli uomini che
-scoprir vogliono i riposti misteri suoi, e Teodolfo, il poeta italiano,
-uomo di fantasia, la rappresenta sotto l'imagin d'un albero, co'
-suoi rami madornati e coi fioriti suoi ramoscelli di mille colori; la
-grammatica forma la radice, da un lato esce la rettorica, dall'altro
-sorge la dialettica con tutto il rigoglio d'un lussureggiante rampollo,
-poi vengon, come tre sorelle strettamente abbracciate, la musica, la
-geometria e l'astronomia; e questo simbolo viene da Teodolfo svolto
-non senza un certo ardimento di pensiero. In tempo che gli altri
-sapienti altro non fanno che applicarsi alla Sacra Scrittura e allo
-studio dei salmi e dei libri biblici, egli confessa di gustar un
-interno diletto al leggere, e meditare gli autori pagani, e negli
-opuscoli suoi continua è la citazione de' bei versi di Virgilio e
-delle commedie di Terenzio. Anche i versi del sassone Alcuino san
-dello studio degli antichi; celebra l'arrivo di papa Leone in Francia,
-e usa la lingua poetica nello scriver epitafi e descriver l'oriuolo
-a polvere del Tempo, che corre presso all'eternità, intanto ch'egli
-biasima coloro i quali troppo si dedicano agli autori profani e a
-Virgilio principalmente, e ch'ei dice ad un suo discepolo: «tu sei
-troppo virgiliano,» e che ad un vescovo amico suo rimprovera la
-soverchia passione di lui per l'Eneide. In qualche monastero a que'
-giorni parlavasi il greco; v'erano scuole in cui veniva pubblicamente
-insegnato, e il latino era la lingua comune della Chiesa. Non è quindi
-maraviglia che gli antichi fossero letti e consultati quai maestri in
-letteratura e in poesia. Carlomagno medesimo non isdegnò il meccanismo
-de' versi latini, come vedemmo nel tenero epitafio suo di papa Adriano,
-ed anch'egli usava quella poetica lingua nelle sue epistole a Paolo
-Diacono.
-
-Dettava pur versi nella patria favella, e spesso ancora in tedesco e
-in idioma germanico; facea raccogliere le tradizioni degli antenati, e
-voleva che gli scaldi e i poeti serbassero le memorie del passato e le
-vittorie degli avi. Di qui forse l'origine di quelle canzoni eroiche,
-onde ci restano oggidì ampie reliquie; se non che il tempo ha distrutto
-gli originali di questi monumenti in lingua barbarica, e poche parole
-appena, poche frasi sparse qua e là nelle iscrizioni latine, additano
-la lingua che parlavasi nel secolo ottavo; niuno tuttavia negar può
-che non vi fossero a quei tempi tradizioni e leggende scritte nel
-sermone della patria, alcune delle quali tradizioni mescolavansi
-con la vita dei santi. Le canzoni eroiche e i romanzi di cavalleria
-furono attinti a queste prime fonti; l'imaginazione dei trovatori vi
-lavorò sopra di ampie epopee, ma la sostanza di questa poesia vien
-da quelle leggende, di cui fan menzione le cronache, da quei canti in
-lingua teutonica, che a gran diligenza si raccoglievano per ordine di
-Carlomagno. Quei primi canti disparvero, perchè al tutto estranei alla
-vita solitaria dei monaci ed allo spirito loro di conservazione; le
-croniche, all'incontro, si son tramandate d'età in età, con la cura e
-la religione d'un sacro monumento; la lingua del chiostro fu la latina,
-quella del campo la tedesca; le croniche appartenevano all'ordine
-monastico, le canzoni eroiche all'ordine militare; le une furono
-conservate all'ombra delle solitudini; le altre si dileguarono, come il
-suono delle grandi battaglie, in preda ai venti delle generazioni.
-
-Le canzoni eroiche si recitavano a gran voce in battaglia e nelle
-corti dei feudatari, ma nessun antico manoscritto ci pervenne con le
-note e le scale segnate come in quelli venuti dappoi; pur nondimeno
-non è a dubitar che siffatte canzoni non fosser cantate, e il nome
-loro medesimo ce lo insegna. E le poesie omeriche non furono anch'esse
-cantate per le campagne della Grecia? Le _cantilene giocolari_, come
-Alcuino le chiama, erano in contrapposizione col canto della Chiesa,
-grave e solenne; e recitavansi su arie allegre da menestrelli e
-trovatori, laddove gl'inni cattolici procedeano da due origini, dal
-canto gallico, che teneva un certo che di druidico e di selvaggio, e
-dal canto fermo romano o greco, e v'ebbe tra le due scuole vivo ed
-ardente contrasto, chè la Chiesa delle Gallie serbar voleva i suoi
-canti.
-
-Carlomagno inchinava per la forma romana, siccome la più soave e
-appropriata agli inni di gioia, e il monaco di San Gallo ci narra
-come lo dilettassero gl'inni cantati, e com'ei volesse che i cherici
-ripetessero ad alta e sonora voce le lezioni della cattedrale[61], e
-come spesso a quelle assistesse, accennando egli stesso col dito o con
-la punta del bastone ognuno a cui toccava la volta sua di cantare.
-
-Il canto fermo scritto consisteva nel metter sulla parola degli inni o
-dei salmi alcuni piccioli quadretti di note, le cui code stendevansi
-in alto o in basso; i fanciulli scolpivano, cantando, le sillabe,
-ed i cherici facevano il basso, intantochè l'imperatore mostrava,
-sorridendo, la contentezza sua nell'udire il perfetto accordo di
-quelle voci. Un giorno, tanto gli piacque il canto dei Greci, che
-ordinò si cantassero sul medesimo tuono le parole latine. Dalla Grecia
-pure venne, come già dicemmo, quel magnifico istrumento, maraviglia
-di tutta la generazione, l'organo dir vogliamo, che fu a Carlomagno
-mandato dall'imperatore di Costantinopoli, a quel modo che gli fu dal
-califfo di Bagdad mandato l'orologio meccanico. Fino a quel tempo i
-Franchi non avean conosciuto che certi strumenti a corda ed a fiato,
-ma poi che udirono quei mille suoni, che rimbombando si diffondeano
-per la cattedrale, come le mille voci del giudizio finale, quando
-quelle canne, artificiosamente ordinate, ad esprimer si fecero tutte
-le passioni del cuore e dell'anima, i cherici rinunziarono quasi
-spontaneamente all'arpa ed alle tibie romane. L'organo è lo strumento
-sacro che meglio s'accordi con le aspirazioni religiose; l'organo e
-gli inni sono l'espression vera dell'evo medio, e quelli che meglio di
-ogn'altra cosa interpretare a noi ne possono i vivi e profondi affetti,
-le misteriose angosce, il pio simbolismo.
-
-Accanto alla musica veniva la pittura, ma non viva ancora che per la
-tradizione di Roma e di Bisanzio, nessun'arte speciale essendovi che
-riferir si possa al regno di Carlo, non più che al tempo dei Merovei;
-tutto toglievasi dalle scuole di Costantinopoli o di Roma, e le informi
-pitture, quali son quelle che oggidì s'incontrano in alcuni rari
-manoscritti, come a dire nella Bibbia di Carlo il Calvo, le coperte
-d'avorio, i finimenti di rame, d'argento e d'oro, incastonati, e le
-lettere, che pur sono un lavoro d'arte, niente hanno di originale;
-la pittura, la cesellatura, la miniatura venivano dai Bisantini. La
-forma secca germanica appare all'incontro più profondamente segnata
-nelle opere dell'architettura, ivi dominando la scuola lombarda con
-le pesanti e solide sue fondamenta. Qualche rara reliquia ci porge
-ancora un indizio dell'architettura carlinga, come a Poitiers alcune
-muraglie tuttora in piedi, e ad Aquisgrana alcuni avanzi del coro della
-cattedrale, a cui si adoperarono massi di solida pietra, e le colonne
-di porfido tolte a Ravenna; ma sono monumenti che mai non appartengono
-ad un'età solamente, trovandovisi innestate le colonne e i mosaici
-dei tempi anteriori. In Aquisgrana, esempigrazia, ci son rottami del
-palazzo imperiale di Ravenna, e mosaici ancor più curiosi; la badia
-poi di San Ricchieri, come fu descritta dal Padre Mabillon, riconosceva
-l'origine sua dal secolo ottavo. Ogni giorno intanto ne porta qualche
-resto dei monumenti dell'antichità, sì che in breve non avremo dell'età
-carlinga altro che polvere.
-
-Questo quanto alle arti. Quanto alle scienze gravi, le scuole
-monastiche tenevano il primo luogo, favorite, a tutto potere, da
-Carlomagno. A cui non era giunto il grido, nella Francia neustriaca,
-delle scuole di Corbia, di Fontenelles, di Ferrieres, di San Dionigi
-e di San Germano? Così nell'Austrasia nessuna scuola contender poteva
-il primato a quelle di Fulda e di San Gallo, fondate da Carlomagno. In
-Italia, il monastero di Montecassino possedeva il meglio dell'antico
-sapere; ivi tutto insegnavasi, e specialmente l'interpretazione della
-Scrittura. Lo studio del diritto canonico ristringevasi ai concilii
-antichi; il diritto civile desumevasi dai capitolari e dalla legge
-salica e ripense; alcune città e popolazioni della Gallia erano
-governate dal diritto romano. Considerati come opera in corpo, i
-capitolari sono un bel monumento di diritto civile, e tal che può
-mettersi allato del codice teodosiano e del giustinianeo: considerati,
-parte per parte, il diritto non era ivi una dottrina, ma tutti
-formavano una raccolta di editti di polizia sociale, tali da richieder
-più obbedienza che studio.
-
-La scienza della medicina era al grado medesimo d'imperfezione; solo
-gli scritti d'Ippocrate aveano alquanto rischiarata la pratica; aveasi
-cognizione dei semplici, per quanto Plinio ne insegna, e ci aveano
-alcune scuole per apprender la medicina come arte, e i capitolari ne
-fanno menzione, laddove ingiungono di mandare i fanciulli a simili
-scuole. Tale a que' tempi si era la credenza nei sortilegi e nelle
-malíe, che ognuno comprenderà facilmente come trascurata esser vi
-dovesse la scienza vera; non istudiavasi punto a que' giorni, ma si
-credeva. Le Regole fatte per gli ordini religiosi di San Benedetto
-imponevano che in ogni convento ci fosse un fratello medico ed una
-spezieria, ed a' tempi cavallereschi ci ebber leggende intorno a
-meravigliose guarigioni, che lo studio de' semplici altro non era
-che un passatempo di quelle nobili castellane. Recavansi dalla
-Siria balsamo, unguenti, droghe e medicamenti già belli e preparati,
-eseguivansi gli aforismi d'Ippocrate, regolati con qualche tradizione
-della scuola alessandrina. Tutto poi si faceva senza disamina,
-senza osservazione; si pigliavano i fatti com'erano, e quando la
-cronica riferiva un avvenimento, la generazione ci prestava intera
-fede; leggende, pergamene, documenti, tutto ammettevasi per verità
-fondamentale. Non ci ha spirito di critica in checchè sia; chè
-quella generazione, tutta di credenza e di fede, non ragiona punto,
-ma ubbidisce; e se pure ella discute, sì il fa intorno a parole;
-nè parimenti ella s'inabissa punto nelle interpretazioni de' sensi
-scritturali; quanto alla scienza razionale, ella non c'intende nulla, e
-la vita per lei altro non è che una gran leggenda.
-
-In sul primo fervore di una tal quale ristaurazione degli studi
-romani, vediamo nei dotti dell'ottavo secolo una gioia innocente;
-studiando i tempi passati, contemplan essi coll'ardor de' neofiti
-i belli avanzi dell'antichità, s'ingolfano con entusiasmo negli
-studi, e quest'ammirazione in loro dei tempi antichi è sì ardente,
-che i vescovi, abbati e cherici, studiosi delle scienze, si danno
-scambievolmente i nomi dei poeti e degli oratori antichi che degni
-giudican del culto loro, e dl questo nodo Davide il salmista ed Omero
-il cantor delle sublimi rapsodie prestano i nomi loro ai letterati
-dell'ottavo e del nono secolo; Carlomagno forma una specie d'areopago
-e d'accademia, nella quale ciascuno toglie a prestito un nome:
-Davidde[62], Samuele, Oniaste, Omero, Virgilio; nè oramai più si
-chiamano che con questi soprannomi. Tale si è l'indole di tutti i tempi
-di risorgimento, e il carattere delle età in cui cominciasi a studiare;
-ognun gittasi con ardore ed entusiasmo verso le cose del passato,
-sempre nuove per chi le ha innanzi neglette. Le rarità dei libri sì
-in papiro come in pergamena, era motivo che venissero bramosamente
-cercati[63], pagatosi come le reliquie sacre e facevasi il giro
-dell'Italia e della Grecia per pur raccoglierne alcuno. E' non furono
-gli Arabi a tramandar, come fu scritto, i più degli autori greci per
-imperfette traduzioni, ma essi venner dirittamente da Costantinopoli,
-e ci son manoscritti che recano ancora l'impronta degli studi greci.
-Le comunicazioni con Costantinopoli furono frequentissime sotto
-Carlomagno, e ancor più a' tempi de' pellegrinaggi; d'altra parte il
-greco era in uso nelle scuole monastiche; onde perchè ricorrere agli
-Arabi, per aver da loro una traduzion di seconda mano? Ben dagli Arabi
-venir poterono alcuni libri di geometria e di cabalistica, padroni come
-essi erano d'Alessandria; ma quanto agli autori principali della Grecia
-ed ai poeti latini dell'antichità, essi erano pienamente conosciuti
-dalla generazione letterata dell'ottavo e del nono secolo[64].
-
-Grande fu a que' tempi l'influenza delle scuole bisantine su tutte
-le forme e lo spirito della scienza, tanto che fino i caratteri
-merovingi, informi così come sono, e in cui son mescolate l'orme della
-sassonica origin loro, spariscono anch'essi quasi del tutto per dar
-luogo alle lettere con tanta perfezione formate, che sono nelle bolle
-di Roma e nei papiri di Costantinopoli. Le poche scritture e diplomi
-che ci rimangono del secolo nono, sono tratteggiate a perfezione, e i
-caratteri loro s'accostano per poco a quegli ammirabili manoscritti del
-nono e del decimo secolo, fra i quali primeggia il codice a penna di
-Gregorio Nazianzeno, bel monumento d'arte, posseduto dalla Biblioteca
-reale, lavoro di pazienza e di perizia che più non rifarebbesi ai
-nostri tempi svagati.
-
-Carlomagno fu il centro di tutto questo scientifico movimento; tutto,
-tutto egli raccolse intorno alla grandezza sua, e intantochè certe
-cronache dicono ch'egli a stento accozzar sapeva le sue lettere, altri
-monumenti ce lo presentano per l'illuminato protettore dei dotti.
-Non ci rimangono firme di sua mano, chè ne' suoi diplomi, accanto
-alla sua bolla e sigillo, trovasi il suo monogramma sì, ma pur sempre
-tratteggiato dal suo scrivano o cancelliere, conforme usavano i
-principi del secondo lignaggio[65]. Nè v'ha punto contraddizione in
-questa medesimezza d'un principe ignorante per sè stesso, e protettor
-nondimeno delle scienze e degli studi; questo capo, questo Barbaro,
-ama, al par di tutti i conquistatori, la poesia, e si fa cantar dagli
-scaldi le storie della patria, chè Carlomagno pure sapeva, al par
-d'ogni altro re che fondar volle un grande sistema di governo, l'azione
-dall'antica letteratura esercitata sulla compagnia civile; egli resta
-germanico sì, per l'indole sua, per la sua forza, per l'origine sua;
-ma quanto al pensare, egli studia di farsi Romano. Nelle militari sue
-spedizioni accompagnar si fa dai leudi, dai conti suoi; ma quand'egli
-ha a ordinar l'impero, a far leggi di buon governo, chiama in aiuto ed
-appoggio suo i cherici, e solerte e proveduto, com'egli è in ogni cosa,
-tien corrispondenza con tutti. Pochi sono i monumenti scritti venuti
-da lui di prima mano, nè altro più abbiamo di suo che poche lettere,
-ma son fattura d'un uomo che riempiè della sua fama il medio evo, e
-però la storia raccoglier dee, come sacre reliquie, tutto che vien da
-un'origine si sublime. V'ha sempre dell'oro in mezzo a questa polvere,
-e della grandezza sempre in mezzo a queste ruine!
-
-La badia di Fulda, gran fondazione del secolo ottavo, è la stanza
-prediletta del principe d'Austrasia, non altrimenti che la badia di
-Montecassino è la fondazione dei re longobardi; e Carlomagno gode
-poi di carteggiar con quegli abbati, che con la mitra in capo, e
-col pastorale in mano, venner tante volte ad accoglierlo: «Tu dèi
-dunque sapere, scrive quindi a Bogolfo, abbate di Fulda, aver noi
-pensato, insiem coi nostri fedeli, esser utile che nelle chiese e
-nei monasteri, di cui Dio ci ha confidato il supremo governo, ognun
-dei cherici attenda non solo ad osservare una vita disciplinata, ed
-a praticare gli ufizi della nostra santa religione, ma sì ancora, se
-il Signore gli abbia dotati delle necessarie facoltà, ad istruirsi
-nello studio delle belle lettere, come regola onesta e difesa dei lor
-buoni costumi. Così pure vogliamo che lo studio e la dottrina giovino
-loro a purgare il discorso, onde, con la vita loro esemplare e con
-la piacevol maniera del dire, adempiano i comandamenti di Dio, però
-che scritto è: — Sarete assolti o dannati secondo le vostre parole.
-— Nell'occasione dell'averci, quest'anno, parecchi monasteri fatto
-sapere ch'essi indirizzavan per noi fervide orazioni al cielo, ci
-siamo accorti, per le lettere loro, che, se retto è l'animo, scorretto
-è lo stile, e che tradur non possono, senza sconcio, per iscritto, i
-buoni pensieri che ad essi vien suggerendo la loro devozione per noi.
-Or questo loro scorretto scrivere ci ha messo in timore, che dalla
-scarsa loro dottrina sieno impediti a ben comprendere il testo della
-Sacra Scrittura, ben sapendo noi che, se gli errori di lingua sono
-dannosi, quelli che falsano il senso son più dannosi ancora. Laonde noi
-vi esortiamo a non trascurar le belle lettere non solo, ma sì ancora
-ad applicarvi diligentemente a studiare e scrivere i misteri della
-Scrittura, affin di poterli facilmente comprendere.»
-
-Nella qual epistola, opera certamente di Alcuino, si appalesa l'amore
-alle lettere di Carlomagno, volendo egli che i cherici studino e
-scrivano con eleganza e correzione di stile. Dai campi della Sassonia
-scrive indi ad Adriano: «Signor nostro: Re Carlo, vostro figlio, e
-la figlia vostra e nostra donna Fastrada, figlio e figlia di Nostro
-Signore, e tutta la casa vostra vi salutano; tutti i preti, i vescovi,
-gli abbati e tutta la congregazione devota in Dio, e così tutta la
-generalità del popolo franco vi salutano. Il figliuol vostro vi rende
-grazie dei legati che gli mandaste e delle dolci vostre lettere, con
-cui lo fate certo della prospera conservazione di vostra salute.»
-Carlomagno soggiorna indi nel monastero di Fulda, e d'ivi carteggia
-con la regina Fastrada, una delle donne sue, intorno all'astinenza
-e al digiuno. «Con l'aiuto di Dio (così egli), noi abbiam fatto
-per tre giorni orazione, principiando alle none di settembre, per
-impetrare da Dio misericordioso pace, vittoria, salute, ed insieme
-un prospero viaggio, e per supplicarlo d'aiutarci sempre e sostenerci
-e difenderci. I nostri preti ordinarono a tutti quelli che per età e
-per salute fare il potessero, d'astenersi dalla carne e dal vino, e
-per ottenere licenza di bere alcun po' di vino per questi tre giorni,
-i più ricchi e facoltosi di noi donarono, secondo le forze loro, ma
-non manco di un danajo; oltre di che ognuno fece anche limosine, più o
-meno abbondanti, secondo il suo stato. Ciascun prete disse una messa,
-salvo gli impediti da malattia, e quei cherici che sapevano i salmi, ne
-recitaron cinquanta, restando a piè nudi intantochè oravano. Tale si è
-il comandamento dei sacerdoti, a cui tutti abbiamo stimato conveniente
-di sottometterci, ed è voler nostro che tu faccia il medesimo coi
-nostri fedeli. Quanto a te ed a ciò che per la tua debolezza ti si può
-concedere, ci rimettiamo nella prudenza tua.»
-
-Egli ti par di udire un antico imperatore di Roma, Cesare, per cagion
-d'esempio, che ragioni con la moglie sua, degna matrona romana, de'
-suoi pontefici e della celebrazione delle pubbliche feste. Carlomagno
-è il custode della polizia dell'impero suo, quindi egli invigila gli
-uomini d'arme, i cherici, e però ch'egli conosce tutta la podestà
-della Chiesa, se ne fa correttore e guardiano, e scrive anche in parti
-lontane a far che non abbia danno nelle cose sue; testimonio quant'egli
-scrive qui appresso al re Offa. «Un prete scozzese, che dimorò qualche
-tempo vicino a noi nella parrocchia di Ildeboldo, vescovo di Colonia,
-secondo la denuncia del suo accusatore, peccò, mangiando carne in
-quaresima. Se non che i nostri preti, non avendo trovata l'accusa
-bastevolmente provata, non vollero sentenziarlo; ma pur nullameno,
-più non gli consentono, a cagion del suo fallo, d'abitar nel luogo di
-sua dimora, onde il volgo ignorante non abbia a vilipendere l'onore
-del sacerdozio, e lo scandalo non conduca forse altri ad infrangere
-la santità del digiuno; rimessolo al tribunal del vescovo, innanzi
-a cui fece i suoi voti al Signore. Noi ti preghiam quindi d'ordinare
-ch'egli sia ricondotto al suo paese per esser ivi giudicato: chè ivi
-pure osservar si dee la purità dei costumi e la costanza della fede in
-grembo alla Chiesa di Dio, sì che quest'unica, perfetta e immacolata
-colomba dall'ali d'argento e dalla coda dorata, sfolgorar vi debba di
-tutto il suo splendore[66].»
-
-Questa universal vigilanza della Chiesa doveva esser costantemente
-sostenuta da fermi atti del principe; calde controversie agitavano
-i vescovi, gli abbati ed i monaci; in più d'un luogo la stretta
-disciplina era posta in non cale; dove l'ignoranza, e dove la passione
-dei cherici; poi il viver rotto e romoroso dei monasteri. L'abbate di
-San Martino e i suoi monaci obbedir non volevano al vescovo, credendosi
-sciolti da ogni giurisdizione dell'Ordinario, onde Carlomagno scrive
-loro in questi severi termini: «Il vescovo Teodolfo si lagna, in una
-sua lettera, dei modi poco convenevoli coi quali avete trattata la sua
-gente, nè ancor tanto di questo, quanto del poco rispetto che aveste
-al vescovo della città vostra, e del disprezzo da voi dimostrato per
-gl'imperiali nostri comandamenti. Or questi comandamenti, da noi fatti
-scrivere sotto l'autorità del nostro nome, v'imponevano di restituir
-nelle mani di questo vescovo un cherico, che, fuggito di prigione,
-erasi venuto a ricoverar nella basilica di San Martino; nè questo era
-punto un comando ingiusto. Ci siam fatte rilegger amendue le lettere,
-la vostra e quella di Teodolfo, e abbiam trovato nelle vostre parole
-maggiore acerbità ed ira, e niun sentimento di carità verso di lui;
-egli pare che ivi vogliate piuttosto difendere il reo, ed accusare
-il vescovo, e dar a intender che si possa e anzi si debba metterlo in
-istato d'accusa, laddove le leggi umane e le divine tutte s'accordano
-in proibire al reo d'accusare nessuno. Indarno voi lo scusate,
-adducendo ch'egli ha interposto appello dinanzi a noi, facendovi
-appoggio della massima che ogni accusato e sentenziato dinanzi al
-popolo della sua città, ha il diritto anch'esso d'accusare altrui e di
-richiamarsene a Cesare. Voi citate ad esempio san Paolo che, accusato
-dal popolo innanzi a' principi giudei, fece appello a Cesare, e fu
-mandato dai principi stessi dinanzi a lui per essere giudicato; ma
-questo non ha niente a che fare col caso presente. L'apostolo Paolo
-era accusato sì, ma non giudicato, quando appellò a Cesare, e fu a
-lui rimesso; laddove questo ribaldo prete, accusato e sentenziato,
-s'è trafugato dal suo carcere per rifuggirsi in una basilica, non
-ostante la legge che gliene interdiceva l'entrata fino a penitenza
-compiuta, e solo adesso, benchè dicasi ch'ei continua nella peccaminosa
-sua vita, egli ricorre a Cesare, ad imitazione dell'apostolo Paolo.
-Ma, come Paolo altresì, indarno egli sarà venuto ad invocar Cesare,
-perchè noi comandiamo ch'egli sia rimesso nelle mani di colui dalla
-cui forza s'è sottratto, a lui solo spettando, parli vero o falso il
-colpevole, tradurlo dinanzi a noi, nè occorre che per un uom siffatto
-sia niente innovato negli ordini nostri. Non sappiamo poi abbastanza
-stupirci della temerità vostra nell'opporsi, soli, agli atti della
-nostra autorità. Già dovete saper quante mormorazioni si son fatte, e
-non senza ragione, sul vostro modo di vivere; infatti, ora vi chiamate
-monaci, ora canonici, e talvolta non siete nè l'un l'altro; sicchè
-vegliando al vostro bene, e toglier volendo la mala vostra riputazione,
-vi avevamo scelto un maestro e un rettore atto a mostrarvi con le
-sue parole e i suoi precetti la retta via, e fattolo venir da lontan
-paese, ed uom religioso e di santa vita come egli era, ci confidavamo
-che gli esempi suoi vi potesser correggere. Ma, ohimè! tutto fu contro
-alla speranza nostra, e il demonio ha trovato in voi quasi altrettanti
-ministri a seminar la zizzania fra i sapienti e i dottori della Chiesa,
-e ad indurre in peccato d'ira e d'invidia queglino stessi che castigare
-e corregger dovrebbero i peccatori. Se non che, speriamo, Dio non vorrà
-permetter ch'essi cedano alle maligne vostre suggestioni. Quanto a voi,
-spregiatori degli ordini nostri, canonici o monaci che vi chiamiate,
-verrete a quella delle nostre grandi udienze, che vi sarà dal presente
-nostro messo assegnata; nè vi giovi a sollevarvi dall'obbligo di
-comparire ad espiar l'inaudita temerità vostra la lettera in cui
-tentate di giustificare la vostra ribellione.»
-
-In questa lettera Carlomagno tutta manifesta l'ira sua, e il subitano
-e forte suo risentimento; l'Austrasio, che vuole tutto soggetto,
-si maraviglia che vi sia chi ardisca resistere agli imperiali suoi
-comandi; detto il suo volere, ognuno ubbidir dee, e quel ch'egli
-dice agli abbati, dice anche ai re, imperando su tutti. «Mi è venuto
-all'orecchio, scrive egli a Pipino re d'Italia, suo figlio, che alcuni
-duchi e subalterni loro, castaldi[67], vicarii, centurioni, e i loro
-ufiziali, come sono i falconieri, i cacciatori e altri siffatti, nello
-scorrer qua e là le provincie da essi abitate, levano tasse non che
-sugli uomini liberi, sulle chiese di Dio, sui monasteri dei frati e
-suore, sugli ospizii, sul popolo e sugli operai che lavorano le vigne,
-i campi ed i prati delle chiese, di questi ultimi anche servendosi per
-far costruire gli edifizi loro, continuamente privandoli della carne
-e del vin loro, contro ogni giustizia, con mille altre angherie di
-cui gli opprimono. Onde è, caro figliuol mio, che ti mandiam questa
-lettera, acciò che tu applichi tutta la cura e la prudenza tua a
-riparare il male. Ci fu detto altresì che in alcuni luoghi, certuni
-de' nostri soggetti e de' tuoi, pretendono esser nullo il partecipar
-che abbiam fatto loro di vari capitolari scritti nella legge, e sotto
-simil pretesto ricusino di ubbidir loro ed averli per leggi. Ora, tu
-sai i discorsi che noi medesimi abbiam tenuti teco sul proposito di
-questi capitolari, onde ti preghiamo di farli conoscere ed eseguire in
-tutto il regno da Dio confidato alla tua vigilanza, e ti raccomandiamo
-di provedere affinchè facciasi quanto abbiamo ordinato così intorno
-all'uccisione dei vescovi e dei preti, come all'altre cose. Intanto, in
-riguardo a' preti, ci par conveniente, che se il prete sia nato libero,
-si triplichi l'ammenda imposta dalla legge, e il medesimo s'egli sia
-stato anche solo ferito. Se poi v'ha dubbio ch'ei sia nato servo, si
-faranno indagini sull'origine sua per sapere se debbasi o no far pagare
-triplicata l'ammenda. Così facciaci anche rispetto ai diaconi.»
-
-Tanto per la legge politica; ecco ora una lettera di Carlomagno intorno
-alla predicazione della parola divina, perchè egli signoreggiar vuole
-eziandio la dottrina, la parte morale dell'uomo, l'intelletto. La
-lettera è indiritta al vescovo di Liegi. «La paternità vostra tenga
-bene in mente quanto le abbiam più volte detto in consiglio, circa
-le predicazioni nella Santa Chiesa di Dio, ed il modo in cui ella
-doveva predicare, ed istruire il popolo secondo l'autorità dei sacri
-canoni. Per prima cosa, in quanto riguarda la legge cattolica, noi
-le dicevamo, sia debito a chi imparar non ne può di più, recitare
-almeno a memoria l'Orazione dominicale ed il Simbolo della fede, quali
-gli Apostoli ce li hanno insegnati, nè ad alcuno sia lecito levare
-dal fonte battesimale niun fanciullo, senz'aver prima recitato, alla
-presenza di vostra paternità o d'alcun de' suoi preti, l'Orazione
-dominicale ed il Simbolo. Se non che avendo nel giorno dell'Apparizione
-del Signore trovato parecchie persone che volean far battezzare
-dei fanciulli, noi abbiamo ordinato che ognuna di esse, fosse
-appartatamente e diligentemente esaminata per vedere se, come dicemmo,
-tutte sapessero l'Orazione domenicale e il Simbolo, e ne furon trovate
-parecchie che non sapevan nè l'una nè l'altro; onde allora fu da noi
-ordinato che venisse loro impedito di levare nessuno dal sacro fonte,
-finchè imparato non avessero, sì da recitarle a mente, le dette due
-orazioni, il che fu cagione a molti di grande vergogna. Ed appresso,
-eccellentissimo vescovo, ci parve bene di ordinare un digiuno, e che
-ognun si astenesse dal vino e dalla carne, digiunando fino all'ora
-nona, eccettuati quelli ai quali non è consentito farlo dall'età o
-dalle infermità loro.»
-
-Tutto si mescola e confonde in questi tempi, e mentre Carlomagno
-impone i digiuni e le penitenze come un vescovo, ordina pure agli
-abbati di seguirlo alla guerra coi loro armigeri, e un armamento
-all'abbate Folrado, uomo di scienza. «Tu verrai, così gli scrive, co'
-tuoi armigeri al luogo assegnato, perchè d'indi muover tu possa verso
-qualunque altro luogo noi saper ti facessimo, a mano armata, cioè
-con armi, arnesi, munizioni da bocca, vesti, tutto ciò insomma che fa
-di bisogno in guerra. Ognuno de' tuoi cavalieri abbia scudo, lancia,
-spada, mezza spada, il suo arco, il suo turcasso, le sue frecce; ogni
-tuo carro contenga scuri, asce, cunei, pale di ferro, e tutti gli
-altri arnesi utili contro il nemico. E di questi arnesi e munizioni da
-bocca ve n'abbia per tre mesi, e dell'armi e degli abiti in quantità
-sufficiente per mezzo l'anno. Tanto ti ordiniamo perchè tu il faccia
-eseguire, e perchè tu ti rechi pacificamente al luogo assegnato, cioè
-senza toccar nulla per via, salvo il fieno, la legna e l'acqua di cui
-tu possa avere bisogno[68].»
-
-Questi frammenti delle epistole di Carlomagno da lui scritte o da'
-suoi scrivani e segretari, danno meglio a conoscer l'indole del
-conquistatore, del re, dell'imperatore, che non tutti i sistemi e le
-classificazioni dei tempi moderni; bello è veder l'imagine dell'uomo
-ne' suoi propri scritti, che ivi è tutto trasfuso il pensar suo. Invano
-tu ivi cercheresti alcuna division filosofica, ogni cosa essendovi
-insiem mista e confusa; le leggi civili coi canoni ecclesiastici, i
-capitolari coi concilii. La possanza di Carlomagno tutto domina dal
-governo generale della società, sino alla disciplina della Chiesa
-e all'amministrazione domestica del palazzo. Con la lettura di
-questo carteggio epistolare di Carlomagno tu puoi formarti concetto
-dell'indole e della podestà sua, la quale podestà è un misto di
-attribuzioni politiche e religiose, una creazione selvaggia che tien
-della terra, della scienza e della barbarie, gli è il caos sbrogliato
-dalla mente d'un supremo intelletto, il solo, in tant'opera, superiore
-al suo secolo, con una società intorno che resiste al vigoroso impulso
-suo.
-
-
-
-
-CAPITOLO V.
-
-LA CHIESA E LE SUE COSTITUZIONI SOTTO CARLOMAGNO.
-
- Conflitto per l'unità. — Eresie. — Le due principali. —
- Gl'iconoclasti. — La dottrina di Felice da Urgel. — I libri
- carolini. — I vescovi. — Gli abbati. — Aspetto dei grandi
- monasteri. — La Regola. — Le cronache. — I cartolari. — Le mense
- ecclesiastiche. — Abbozzo della famiglia monacale. — Le terre ed i
- servi.
-
-768 — 814.
-
-
-La grand'opera di Carlomagno si congiunge sostanzialmente con la
-podestà e l'unità della Chiesa; la corona imperiale sorge accanto alla
-mitria pontificia, la spada presso al pastorale; i capitolari sono una
-perfetta confusione del diritto civile con la legge ecclesiastica.
-Ai primi secoli del periodo franco, l'universalità della Chiesa non
-è principio ammesso dappertutto; ella va debitrice del suo splendor
-temporale e dell'indole sua di sovranità secolare principalmente a
-Carlomagno, alle pratiche di quest'ultimo ed all'intimità sua con
-Adriano e Leone papi; donde avvien poi una specie di ristaurazione di
-quelle due podestà del pontificato e dell'impero, l'una delle quali
-tende sempre all'unità sua per istabilirsi su quella pietra da cui la
-Chiesa dee sollevarsi tutta rigogliosa di maestà e di vigore; l'altra
-attende ad ordinare il governo e la società materiale. Leone saluta
-l'impero in Carlomagno, e l'imperatore protegge questo pontefice
-doppiamente minacciato, e dal popolo di Roma e dalla moral ribellione
-dell'eresia; accordo misterioso che non ebbe a durar se non un tempo,
-però che il pontificato e l'impero si separarono, e ricominciò il
-naturale conflitto tra il soldato ed il cherico che già era fin dal
-nascere della doppia podestà dei papi. Come reprimer passioni che
-bollivano nel cuor dell'uomo prepotente e brutale, e strappargli dalle
-avide labbra la tazza del banchetto, e farlo soggetto alla castità,
-alla sobrietà, alla temperanza?
-
-L'unità della Chiesa risultava dalla dottrina sua; i papi possedevano
-in sè l'autorità dell'interpretazione, e i concilii l'applicavano come
-legge civile. L'eresia era una separazione dalle dottrine fondamentali,
-una specie di sminuzzamento del potere; l'ingegno non s'arresta, ma
-procede innanzi sempre con un'azion violenta che arde e divora, e
-rintuzza l'autorità perch'essa vuol comandargli; quindi nasce l'amor
-della disamina che in un'ardente e fisicosa immaginazione va senza posa
-operando, e questo travaglio ingenera l'eresia. Due grandi turbazioni
-ebbe la Chiesa a quei giorni, l'una recatale dagli iconoclasti,
-distruttori delle imagini e delle statue, l'altra da Felice da Urgel,
-il quale interpretando in senso stretto il Simbolo niceno, negava la
-natura spirituale e divina del Figliuolo di Dio.
-
-L'eresia degli iconoclasti, che fu come una rappresaglia delle
-barbarie, non voleva il culto delle imagini, e que' salvatichi
-settatori manomettevano brutalmente i capolavori delle arti, invocando
-l'antica avversion de' cristiani contro all'idolatria e a quell'olimpo
-popolato di Dei con belle forme d'oro e d'avorio uscite degli scarpelli
-d'Apelle[69] e di Fidia; il culto delle imagini, a dir loro, altro
-non era che un rinovare l'idolatria. L'ingordigia d'alcuni de' greci
-imperatori trovar pur volle imagini, materie d'oro e d'argento, e
-rubini, e altre pietre preziose da gittar come spoglie ai soldati;
-Carlo Martello dava i feudi e le mense della Chiesa alle sue genti, e
-gl'imperatori di Bisanzio distribuivan fra le loro gli aurei ornamenti
-dei reliquiari e degli altari. Il popolo minuto, sempre credente e
-sempre artista, che vuol dar corpo alle idee sue, in ciò ch'egli ama
-e venera, in Dio e negli spiriti celesti, era fautore ardentissimo
-delle imagini, chè al leggere o all'udire di qualche divota leggenda,
-gli nascea il desiderio di vedersela tutta, e bella foggiata sotto
-agli occhi, e voleva scolpirla, dipingerla per indi prostrarsegli
-innanzi, però che aveva l'amore e il culto del bello. Il terzo Concilio
-niceno accolse una dottrina di mezzo che posava sopra buoni principii;
-non si voleva, secondo esso, adorar le imagini, e offrir loro le
-stesse preghiere che a Dio ma potevasi, anzi dovevasi onorarle come
-rappresentazioni d'un pio pensiero, e una specie di leggenda marmorea.
-I libri carolini attribuiti a Carlomagno, e di cui per avventura fu
-autore Alcuino, sono anch'essi rivolti contro la materiale adorazione
-delle imagini, ed ivi si par che l'imperatore accetti egli pure,
-ma in senso circoscritto, alcuna delle massime degli iconoclasti.
-Nato egli in mezzo alle foreste, era cresciuto nell'idea d'un culto
-senza imagini, e certo colui che atterrato aveva in Sassonia l'idolo
-colossale d'Irminsul, sentir doveva qualche ripugnanza per quei santi
-di marmo, e per quei dipinti che rappresentavano la storia sacra.
-
-Nel suo carteggio coi papi Adriano e Leone, Carlomagno viene a poco a
-poco ricredendosi dell'opinione sua eretica, promulgata dal concilio
-di Francoforte[70], e «s'egli scrisse, ivi dice, contro il concilio
-di Nicea, si fu perch'ei non ne comprese bene il senso». Infatti
-esso concilio non ingiungeva altrimenti d'adorare le imagini alla
-maniera degli antichi Greci, e conforme al culto de' pagani per gli
-Dei dell'Olimpo, nè di offrir loro sacrifizi, come all'Apollo dei
-gentili, o all'Ercole dalle forti membra, o alla Venere di Pafo;
-mainò; il culto de' santi altro esser non dovea che l'adorazione
-di Dio stesso, e la venerazione verso coloro che aveano praticati e
-rigorosamente osservati i precetti del cristianesimo; i santi erano i
-servi di Cristo, ed onoravansi come discepoli suoi, nè si adoravano.
-Queste dottrine, esposte da Adriano in una bella difesa dell'arte,
-cioè della scultura e della pittura, ricreder fecero Carlomagno delle
-sue germaniche opinioni contra le imagini. I libri carolini divenivano
-quindi senza scopo, e furono dismessi come un'antica dottrina caduta
-in disuso dopo l'interpretazione delle parole del concilio di Nicea.
-Il culto delle imagini prevalse, nel medio evo, perchè si confaceva
-col genio del popolo; i templi vuoti ben potevano acconciarsi alle
-meditazioni dei filosofi, ma il volgo avea bisogno della sua Madonna
-in manto celeste, del suo Cristo che il guardasse fiso e benigno, del
-Padre Eterno dal guardo severo, di san Pietro che cammina sull'acque,
-di Paolo, l'Apostolo della Grecia, e contemplar volea l'inferno in
-atto d'ingoiare i reprobi, e il cielo sempre aperto ai tribolati ed
-ai poveri di questo mondo. Queste imagini allettavano i fedeli nelle
-chiese, destavano in essi sentimenti di devozione, e confortavano il
-popolo con l'aspetto d'un avvenir di perdono pel giusto, e di tremende
-pene pel reo. Questo culto delle imagini produsse i bei dipinti, e creò
-i capolavori dell'Italia, principiando dai freschi del Campo Santo[71],
-fino al _Giudizio universale_ di Michelangelo, nella cappella Sistina.
-
-Mentre l'eresia degli iconoclasti va dileguandosi e perdendosi, sorgon
-quasi al tempo medesimo le dottrine di Felice da Urgel, le quali
-dottrine non erano, checchè ne scrivan taluni, sue originali, ma
-sì di Elipando, vescovo di Toledo, nato sotto quel medesimo sole di
-Spagna, che divampar fece più volte le fantasie de' Visigoti, e erano
-un tralignamento e deterioramento delle dottrine ariane. In mezzo ai
-Saraceni di Spagna, ed in tempo che era d'uopo liberare il paese con
-la forza e l'unità cattolica, l'apparizion di questa dottrina mosse un
-gran sollevamento e una funesta guerra civile; Felice da Urgel, si fece
-propugnatore dell'eresia, concetta nei termini qui appresso. Il simbolo
-degli Apostoli diceva: «Cristo figliuolo procede dal padre come sua
-carne e sangue suo.» Nè Felice negava, come gli Ariani, la divinità di
-Gesù Cristo, ma dicea che egli era sol figliuolo di Dio per adozione,
-modo filosofico di spiegar il mistero della Trinità che confonde la
-mente. Elipando, già vecchio, austero di costumi, cristiano e vescovo,
-scriveva assai, nè la perdonava, con l'aguzza sua penna, a chiunque
-facevasi a contender con lui nella dottrina. Felice, all'incontro, era
-giovine, d'indole soave, trattoso, senza macchia, assisteva alle preci
-con iscrupolosa pietà, e digiunava con grandissimo rigore.
-
-I due eresiarchi fecero, con la loro predicazione, smisurati progressi
-nelle provincie meridionali, dove l'arianesimo avea, già tempo,
-signoreggiato le menti ed i cuori. Ma trovarono un valorosissimo
-avversario alla loro predicazione in papa Adriano, che conservar volea
-l'unità della Chiesa in questo conflitto di dottrine e di passioni, ed
-in quel modo che combattuto avea gl'iconoclasti, si chiariva contra
-l'eresia di Felice, la quale fu eziandio condannata dal concilio
-narbonense, a cui convennero i vescovi della Gallia meridionale. Era
-bisogno attraversarsi al contagio che già dilatavasi per tutte le
-città e fra il popolo della campagna; e l'avversario più formidabile
-dell'eresia, quello che la ferì al cuore, si fu Carlomagno, il quale
-vedeva in essa una reazione del Mezzogiorno contra il Settentrione.
-In mezzo dunque alle sue vittorie su i Sassoni, egli convocò un
-concilio in Ratisbona, dov'ei comparve col severo suo cipiglio, e
-con quell'occhio di bragia che tremar faceva i più animosi guerrieri.
-Felice presentossi umilmente, s'inginocchiò dinanzi all'imperatore e
-ai padri, ed attese la sua sentenza. «Felice, gli disse Carlomagno,
-ritratti tu quanto hai scritto? Spiega le tue dottrine.» E Felice,
-tutto tremante, svolse le sue dottrine sull'Incarnazione, che inorridir
-fecero, siccome la storia del concilio riferisce «Assai male, disse
-l'imperatore, ma pur vanne a Roma ad aggiustarla col papa.» Felice, in
-obbedienza, partissi per Roma, dove, inginocchiatosi dinanzi Adriano,
-fece la sua ritrattazione nella chiesa di san Pietro.
-
-Elipando non seppe come lui acquistarsi il merito del pentimento, chè
-vecchio pervicace com'egli era, scrisse anzi parecchi libri a difender
-la sua dottrina; la quale facendo sempre maggiori progressi, che
-rendean testimonio del rinforzare ogni dì più dell'eresia, Carlomagno
-convocò un nuovo concilio a Francoforte, ci venne in persona con
-bellicoso apparato, e di nuovo intender vi fe' la sua voce. «Santi
-vescovi, diss'egli, da un anno in qua che questo pessimo lievito
-dell'eresia, si va più che mai dilatando, l'errore ha penetrato fino
-nei più rimoti distretti del nostro regno; onde io credo necessario di
-stirpar dalla radice questa mala pianta con una censura dommatica». Il
-concilio di Francoforte dichiarò infatti, che la dottrina di Felice
-era una sinistra e diabolica inspirazione. Grande sconvolgimento
-recò nella Chiesa la predicazione di questa eresia, e occupò tutto
-il pontificato di papa Adriano, quell'accorto Romano che aveva a
-difendersi nel medesimo tempo contra i Greci, i Longobardi e la rapace
-ambizione del principe de' Franchi. Tutte le eresie del medio evo,
-non altramente che nella prima Chiesa, si riferivan pur sempre o a
-qualche scuola filosofica del mondo antico o al sincretismo della
-scuola alessandrina, perpetuo conflitto tra le idee ed i principii che
-costantemente dividono gl'intelletti: l'autorità, la disamina, l'unità,
-lo sminuzzamento. Le forme sole si cambiano, ma le idee restano sempre
-le stesse, e i principii passano invariabili a traverso dei secoli,
-solo pigliando veste nuova. Così Felice da Urgel rinovava peritosamente
-le dottrine di Nestorio e degli Ariani, e siccome in quei paesi
-meridionali le fantasie corron dietro a tutte le novità, così la setta
-degli Albigesi, collegar potrebbesi con queste prime predicazioni del
-detto Felice, chè già il terreno era preparato per ogni sorta di nuovi
-semi.
-
-L'ordinamento locale delle chiese riferivasi a due sistemi: 1.º alle
-metropolitane ed alle suffraganee, governate dagli arcivescovi e
-vescovi, capi spirituali di tutta la provincia; 2.º ai principali
-ordini religiosi, i più de' quali sottrarsi volevano alla giurisdizione
-episcopale. Continuo è nel medio evo il contrasto di questi privilegi,
-e Carlomagno invan si prova, ne' suoi capitolari, a ordinarli; i
-vescovi si affatican di tener soggette all'autorità loro le badie,
-e queste di sottrarsene co' privilegi dei papi. I quali privilegi
-venivano stabiliti da bolle e diplomi, che celebravano la grandezza
-dell'istituzione, però che quando una pia fondazione acquistava odore
-di santità, e le reliquie traevano intere popolazioni a prostrarsi
-dinanzi a questo o quel martire, i papi concedevano a gara immunità
-a quei monasteri, e di tutte la prima era quella di francarli dalla
-giurisdizione dei vescovi; ed allora tutta l'autorità concentravasi
-nell'abbate, e la mitra e la croce abbaziale ponevansi alla pari con
-la mitra e la croce episcopale. Le badie di questo modo si governavano
-da sè, indipendenti e solo soggette alla regola loro; di questo modo
-i monasteri di San Dionigi e le pie solitudini di Sant'Omer e di
-Fontenelle venivano sciolte, per bolle pontificie, dalla giurisdizione
-dei vescovi, intantochè altre, come a dir San Martino di Tours e
-San Bertino, aver volevano gli stessi privilegi. Grandissima era
-la riputazione e l'autorità degli abbati, pii pastori di quelle
-benedettine colonie, confidate quasi sempre al reggimento d'uomini
-di gran sapere, e chiarissimi in letteratura. Alcuino, il luminare
-de' tempi carlinghi, ottenne quasi nel tempo medesimo le abbazie di
-Ferneres nel Gatinese, di San Lupo a Troyes, e il picciol monastero
-di San Josse a San Ponthieu; poi più tardi, in sul sommo de' suoi
-meriti, quando insegnava umane lettere nel palazzo di Carlomagno, ne fu
-rimunerato con l'abbazia di San Martino di Tours.
-
-Se tu ne togli alcuni pochi abbati, di bellicosa natura, che
-accompagnavano il principe alla guerra, regnava ne' monasteri
-un'altissima santità di costumi, e una gran semplicità di vita; su di
-che leggasi la leggenda di san Benedetto d'Aniano che fondò la pia
-sua religione in mezzo al deserto, la vita di sant'Adalardo, abbate
-di Corbia, tenerissimo cultor delle lettere, e ricoglitore della
-più ricca biblioteca dei monasteri nel medio evo; smisurata era la
-riputazion loro nel mondo cattolico, e l'episcopato medesimo ebbe
-spesso a toglier massime ed esempi da questi pii fondatori degli ordini
-religiosi. Due personaggi sopra tutti eminenti aveva l'episcopato:
-Teodolfo l'uno, promosso alla cattedrale vescovile di Orleans, ed un
-dei _missi dominici_ più zelanti nell'entrar del secolo nono. Aveva
-costui bastante pratica del mondo, chè nato nobile fra i Longobardi,
-erasi sposato a una fanciulla di nome Gisela, della quale rimasto indi
-vedovo, si consacrò al sacerdozio, ed ottenne il vescovado d'Orleans.
-Ei fu il cherico, a così dire, politico, del regno di Carlomagno,
-periodo pontificale piuttosto che episcopale, però che la podestà dei
-vescovi non venne a dismisura crescendo se non sotto Lodovico Pio; le
-tradizioni vogliono altresì che Teodolfo fosse un de' compilatori dei
-capitolari. L'altro di questi più eminenti personaggi dell'episcopato
-fu Agobardo, che splendè principalmente sotto il predetto Lodovico,
-ma che pur appartiene, per gli anni suoi giovanili, al regno di
-Carlomagno. Egli era uomo fortissimo e sapientissimo, e gli _Annali di
-Lione_ lo ripongon tra i vescovi più ardenti favoreggiatori dell'umana
-cultura. Noi lo vedremo in breve sopra campo più vasto.
-
-Gli studi adunque si concentravano nei monasteri, e tutto
-apparecchiavasi sotto la protezione delle badie, e nella silenziosa
-solitudine del chiostro. Che se pure in talun di quei ricchi monasteri
-udivasi il latrato dei cani, e lo squittito dei falchi, misto allo
-strepito dell'armi, dir deesi tuttavia, per amor del vero, che le più
-di quelle colonie, attendevano a coltivare i campi e le scienze. Molte
-anche furono riformate da Carlomagno, e i cherici regolari, costretti
-alla vita monastica, ebbero a sottomettersi alle discipline della
-Regola di San Benedetto. I monasteri erano a que' tempi come società
-appartate, con loro leggi e consuetudini, loro sostanze e serventi; gli
-_Annali Benedettini_ ci recano innanzi il mirabile ordinamento delle
-grandi famiglie di San Dionigi, di San Marino, di San Germano e di
-Fontenelle, intantochè gli avanzi tuttora in piedi di quelle solitudini
-dar ci possono indizio della forma di quei monumenti al deserto.
-La badia era per lo più edificata in mezzo ad una foresta, incolta,
-tetra, fra gli urli de' lupi, però che le città non ispiravano divoti e
-malinconici pensieri, e il sito era quasi sempre appiè d'una collina, o
-alla sponda d'una riviera. Ivi tutta la colonia poneva mano all'opera;
-rizzavansi celle accanto l'una dell'altra, senza distinzione, per segno
-di fratellanza, poi, fra breve, una porzione della selva cadeva sotto
-la scure, e quegli operosi fraticelli vi disegnavano un orticello
-da seminarvi i legumi, nè i più superbi e nobili fra loro, i figli
-stessi dei re, sdegnavano punto questa coltivazion del verziere, e
-vi passavan ore dolcissime a veder crescere le maraviglie di Dio;
-ogni monaco viveva in comunità, ma pure aveva il suo orticello per
-proprio sollievo; le celle sorgevano ad una ad una, come le arnie
-dell'api, fatte, dice Agobardo arcivescovo di Lione, a distillarvi il
-mele dell'orazione e dello studio; alte muraglie segregavano quindi
-il monastero dal mondo, e ne facevan come una città di Dio, in salvo
-dalle passioni. O nobili ed antiche badie di Corbia, di Jumieges, di
-Fontenelle, come i vostri avanzi rendono ancor testimonio della pietà
-di Batilde, vostra regal fondatrice, di Batilde, che da schiava della
-Sassonia fu sublimata al trono dei Franchi! In questi avanzi più che
-altrove, è da cercar l'instituzione della vita monastica, chè ivi
-è tuttora in piedi l'umile refettorio, in cui, durante il grave e
-tacito desinare, un monaco leggeva le massime della Scrittura, ovver
-le leggende de' Santi, a quel modo che i re legger si facevan le gesta
-dei passati, mentre girava intorno la tazza traboccante del vino di San
-Greal!
-
-In mezzo alle celle sorgeva la sacra cappella, che i monaci ornavano
-come il gioiello della lor solitudine: gli uni scolpivano l'oro
-dell'arca benedetta, gli altri formavano i legni nell'officina del
-convento, chi tesseva lino, e chi tagliava tonache di bigello; il
-monastero era il modello di tutta la contrada, il centro dell'industria
-e delle arti; vi s'insegnavano i metodi, le varie coltivazioni, l'arte
-d'irrigare e svolgere i terreni, di fecondar le selve e i deserti.
-A due cose principalmente attendeva la grandiosa istituzione di San
-Benedetto, allo studio e al dissodar le terre. Lo studio poneva sua
-stanza nell'ampie biblioteche e nelle scuole attinenti a ciascun
-monastero. — Vedi tu quel giovin monacello, colla fronte coronata di
-pochi e radi capegli neri, tutto circondato di manoscritti e codici
-antichi? Egli va pazientemente copiandoli, miniandoli d'oro, di
-carmino, d'azzurro, ei passa così gli anni della sua vita a compiere,
-un sudatissimo lavoro, a ben punteggiare ed a correggere i testi, a
-leggere ed a raffrontare Omero e Virgilio, ed i Salmi, opera ancor
-più stupenda. — Io per me non posi mai l'occhio o la mano su alcuno
-di questi manoscritti miniati del medio evo, senza sentirmi dentro
-profondamente commosso; tutta una vita fu consumata in questo lavoro;
-queste pitture, ora quasi appien cancellate, furon tratteggiate dalla
-paziente mano d'un povero padricciuolo, con davanti a sè l'oriuolo a
-polvere che versava le ore, e un teschio da morto appiè della croce,
-che lo guardava coi vuoti occhi suoi, e dirgli pareva fuor degli
-eburnei denti della sua bocca:
-
- «Quale or tu sei, tal io pur era; e quale
- Ora son io tal tu sarai. Con vano
- Disío, del mondo seguitai le gioie:
- Or son cenere e polve, e ai vermi pasto.[72]»
-
-Quante cose morte furon risuscitate in quelle solitudini! E quante
-passioni vi furon morte, e quante dolorose istorie del cuore umano!
-Mille affetti ci si fanno incontro, sotto le oscure ed umide vôlte
-delle basiliche cristiane; quelle antifone, quel canto fermo, quei
-suoni lamentosi dell'organo, quel contrasto dell'armonia che passar
-ci fa dall'arpa degli angeli ai ringhii dei dannati, tutto questo fu
-creazione, e non senza grandezza certo e magnificenza, di quell'età
-solitaria e silenziosa. Quelle generazioni se ne sono andate; esse
-compirono il dover loro, a noi ora a compiere il nostro! chè morto un
-secolo, altri ne succedono a ricominciare un'opera non mai finita,
-come il masso d'Issione che sempre scende, e risale al luogo dond'è
-partito. Nel passar da una generazione all'altra non si veggono che
-ruine e distruzioni, tristo spettacolo che parla eloquente all'anima
-commossa, come ti avvien nelle campagne di Roma, se inciampi in un
-fusto di colonna coperto dall'edera, o nelle ruine d'un tempio accanto
-ai cipressi della villa Adriana.
-
-Le scuole monastiche sempre si collegano con la Regola degli ordini
-religiosi di San Benedetto; ivi si dettavano istruzioni ai cherici
-novelli, alla gioventù del popolo, e a que' monaci che s'innalzavano
-dalla terra per combattere moralmente contro la gente da spada e da
-guerra. In coteste scuole monastiche insegnavasi la gramatica, la
-lettura dei libri sacri, le tradizioni della Scrittura, le opere
-antiche, Sant'Agostino, San Girolamo, valenti padri della Chiesa
-che commossero il mondo coi loro scritti. Esse scuole erano salite
-in tanto grido a' tempi di Carlomagno, che venivan dalla Sassonia,
-dall'Inghilterra, dalla Germania a San Martino di Tours, a Jumieges, a
-San Benedetto alla Loira, per istudiare sotto i maestri che dettavano
-a' cherici novelli, e v'era ben anco una scuola di canto grave e severo
-pel rito gallico, e pel sassone, più dolce, o più sonoro, a seconda
-del metodo greco o del romano. Questa scuola monacale pel canto,
-antichissima com'era, procedeva dai primi tempi della Chiesa; facevasi
-scelta di petti robusti per farli cantare i tormenti dell'inferno, o
-i lamenti de' salmi penitenziali; e raccoglievansi le voci innocenti
-della puerizia, a imitazion de' cori dei leviti a Gerusalemme, per
-intuonar gl'inni delle vergini di Sion e le lodi di Jehova; l'ufizio
-de' cantori nelle cattedrali ben è atto a ricordar quale stima si
-facesse del canto fermo ecclesiastico. A questi ammaestramenti pe'
-cherici s'aggiungano alcuni lievi rudimenti di geometria, d'astronomia,
-e di prosodia latina, e si farà concetto appieno dell'educazion delle
-scuole monastiche, dove la scienza fu perpetuamente e santamente
-conservata.
-
-Il secondo precetto di San Benedetto era questo: «Fratelli, coltivate
-la terra, lavorate, arate.» E appunto da esso procedevano que'
-grandi coltivamenti delle foreste e dei deserti. I Bollandisti,
-quegli infaticabili ricoglitori delle antiche leggende, ci hanno
-dato a conoscer la vita intima di quei fondatori dei monasteri, che
-ritiravansi in orridi deserti fra i bronchi e gli spini, allargavan le
-loro colonie a Mezzodì, sotto que' soli ardenti, ed aveano a combattere
-contra il velenoso serpente, la vipera acquattata sotto le pietre, la
-molesta salamandra, e l'aspide mortale, celato fra l'erba fiorita. Al
-settentrione in vece, que' poveri padri aveano a difendersi contra i
-lupi, che a branchi scorrevano la pianura; contra il terribil cignale,
-e l'astutissima volpe che facea la guerra al pollaio e alla greggia.
-Poi que' buoni religiosi contrastavano, con invitta perseveranza,
-contra una ingrata natura, rompevano, a forza di marra, lo steril
-macigno, e spianavano l'incolto terreno, nè eran usi scegliere il
-miglior suolo, ma tale essi il facevano, e in breve bei vigneti, prati
-condotti ad arte e verzieri, succedevano a quelle balze selvagge. Ogni
-monaco era ortolano, e al primo tocco del mattutino, ognuno ponevasi al
-lavoro; poi ci tornava dopo le preci, senza lasciarsi mai scorare da
-impedimento che fosse; tutti, come dice frate Adalberto, fino a notte
-sudavano, e quando poi la terra intorno al monastero era ben coltivata,
-qualche famiglia di coloni veniva a lavorar con loro, ed a viver sotto
-le loro leggi. Il servo che fuggiva dal maggiordomo troppo disumano
-del feudatario, riparava nel monastero, sotto la protezione delle
-immunità sue, all'ombra del pastoral dell'abbate, nè ad alcuno era
-lecito penetrare in quel santo asilo; il medesimo scherano fermavasi
-pauroso sulla soglia per tema di non aver petrificati i piedi, però che
-mille leggende raccontavansi di chi avea posto la mano nel bene altrui:
-un tale avea fatto per rapir certa trave da una chiesa, e le sue mani
-v'eran rimaste appiccate, ad esempio dei violenti che non rispettano
-l'avere altrui; un altro era stato sì ardito da romper con man profana
-i sigilli d'un'arca, ed ecco che un tremito improvviso gli avea prese
-le membra, con bava che gli uscia di bocca, e così, finchè il Santo
-medesimo era venuto a perdonargli. Maravigliose leggende, che in que'
-tempi di violenza frenavano la mano del forte e del brutale.
-
-Oh quante anime lacerate dal dolore ricoveravano in quelle solitudini
-del deserto! quanti venivano nei monasteri a cercar porto dopo le
-tempeste della vita! I servi ivi eran quasi tutti volontari, sì
-dolce era il reggimento di Dio, nè alcuno attentavasi d'affligger con
-battiture le loro spalle gravate di tante fatiche. Il pastorale era una
-verga proteggitrice, non punitrice.
-
-Poi, fra breve, accanto alle badie sorgevan villaggi sotto la loro
-speciale giurisdizione, ed esse concedevano tratti più o men grandi
-di terra da coltivare ai servi e ai coloni, senza fitto nè livello
-di sorta. Ogni monastero possedeva di ampie tenute, procedenti alcune
-dai doni di re o baroni, e altre dall'industria stessa dei monaci nel
-dissodare e coltivare la terra. Presto mi avverrà, con l'analisi del
-Poliptico d'Irminone, di narrar tutta questa innumerabil famiglia di
-monasteri, la coltivazion delle terre, la quantità dei servi che le
-abitavano, la differenza fra i coloni ed i servi sotto schiavitù,
-la diversa natura dei terreni, la loro girevole varietà, i loro
-frutti, le gravezze loro. La gran famiglia dei monaci di San Germano,
-di San Martino di Tours, di Fulda, di Jumieges, di San Benedetto,
-propagginavan colonie sino ai confini dell'Italia e de' Pirenei;
-gli abbati eran veri sovrani, ma buoni e paterni, indipendenti dai
-vescovi; ma non sì tosto traviavan dalla Regola, il papa scrivea
-loro di rientrar nella disciplina, santa non essendo la vita monacale
-presso a Dio, se non per l'umiltà e fraternità universale. E che cosa
-era infatti il monastero sotto i Carolingi? non altro che una gran
-congregazione di fratelli tutti eguali sotto un abbate, dittatore,
-il più delle volte, elettivo, che riduce così a realtà que' grandi
-principii di governo: l'eguaglianza, la fraternità, la gerarchia,
-l'elezione, la podestà forte e grande sotto una regola, una gran carta
-comune.
-
-Lo storico che voglia formarsi un giusto concetto di questo periodo
-del medio evo, dee ad uno ad uno squadernar i cartolari delle badie, e
-quegli archivi rosi dal tempo; chè ivi si trovano tutti gli affetti,
-tutte le consuetudini della vita fra quell'antica società: ivi la
-nota del battesimo che lancia l'uomo nella vita, ivi del matrimonio
-che lo congiunge alla donna, ivi della morte inesorabile che a tutti
-ed a tutto lo svelle. Nei cartolari si trovan pure i contratti per
-la vendita d'un servo, l'emancipazione di uno schiavo, la donazione
-d'un campo, l'allegagione, la misura dei terreni, il fitto. La cronica
-ci narra i fatti generali della storia, i fenomeni della natura, il
-turbine che svettò i campanili, il vento che fece suonar le campane,
-i lupi che a grandi torme scesero alla pianura; la cronica raccoglie
-le memorie dei combattimenti, delle spedizioni militari, dei costumi,
-delle usanze de' cavalieri; la pia leggenda ci racconta la vita di
-qualche povera pastorella, da Dio recata a grande stato per insegnare
-agli uomini il rispetto dovuto al seno verginale della fanciulla
-e alla castità della donna; il diploma e il cartolare son come il
-ragguaglio di questa vita pubblica[73]. Leggete: qua una pia dama, di
-nome Ildegarda, o Berta, o Batilde, dona ad un monastero un tratto
-di terreno, con livello in danaro, per averne in cambio orazioni
-propiziatorie dopo la morte sua; colà il leudo, il conte, il re,
-tremendi potentati, si ricordano l'eguaglianza del sepolcro e la morte
-che viene, e parendo loro d'udir suonare la campana de' morti, in
-mezzo alle loro corti bandite, s'affrettano a dettare ne' cartolari:
-«Vogliamo che sien celebrate messe pel riposo dell'anima nostra, e
-fatta elemosina ai poveri.» E questa voce elemosina si trova in quasi
-tutte quelle pergamene.
-
-Nell'età del vigore e della vita, impeto e passioni violente: nell'età
-della vecchiaia e della decrepitezza, debolezza e pentimento, e quindi
-l'aspergersi di cenere che quei cavalieri faceano, appoggiati sull'elsa
-della spada foggiata in forma di croce. E tuttor li veggiamo, quei
-prodi paladini, nelle loro marmoree figure, smozzicate dal tempo o
-dalla mano degli uomini, chè noi non abbiamo a cosa del mondo avuto
-rispetto, ed immemore troppo de' suoi padri la presente generazione ha
-frugato con sacrilega mano fin entro alle tombe. Dio non voglia ch'ella
-sia rimeritata con egual misura!
-
-
-
-
-CAPITOLO VI.
-
-L'INSTITUZIONE PRINCIPALE DEI _MISSI DOMINICI_.
-
- Origine dei _missi dominici_. — Mobilità dei magistrati. —
- Giuramento dei vassalli. — Tributi. — Ufizio dei _missi_. —
- Capitolari ond'è ad essi affidata l'esecuzione. — Toccasi della
- giustizia. — Delle persone. — Delitti pubblici e privati. —
- Giurisdizione assoluta sui placiti, sui conti e sui giudici. —
- Soprantendenza sui monasteri. — Sulle mense reali. — Relazioni
- dei _missi dominici_ all'imperatore. — Teodolfo, un di questi nel
- Mezzodì. — Poema intorno alle sue rimembranze.
-
-802 — 811.
-
-
-Nell'instituzione dei _missi dominici_, o messi, o inviati regi,
-ristringonsi la mente amministrativa, e la formula personale, se così
-mi è lecito dire, di Carlomagno. I conti, i difensori delle marche o
-frontiere ed i duchi, altro non sono che uomini da guerra introdotti
-nella gerarchia ad amministrar le rendite, la giustizia, ed a difendere
-il territorio; laddove i _missi dominici_ formano il fondamento di
-tutto l'edifizio politico dei carolingi; nessun atto di rilievo si
-fa senza di loro, e rappresentanti lo stesso imperatore, riproducono
-la podestà sua in tutti i luoghi, che, onorati della sua confidenza,
-discorrono. La quale smisurata autorità loro si spiega per la medesima
-costituzion dell'impero da Carlomagno governato, il quale impero non
-ha nè confini ben fermi, nè limitazioni delle provincie esattamente
-segnate, laonde tutto incerto essendo e indeterminato, è bisogno d'una
-specie di magistrato ambulatorio, d'un'autorità girovaga che esamini
-in nome del principe lo stato del paese, i diritti e gl'interessi di
-tutti, e tali appunto son gli ufizi dei _missi dominici_; messi del
-padrone, uomini della sua casa, che gli fan relazione di quant'ebbero a
-vedere nel loro politico itinerario; hanno essi facoltà d'inquisire, di
-giudicare, di sospendere, di sentenziare su tutte le questioni che si
-agitano nei placiti reali.
-
-Siffatta instituzione non piglia, a dir vero, grandezza e consistenza
-se non al tempo in cui Carlomagno è sublimato all'impero, poichè
-fin a tanto che in fronte a innumerabili eserciti gli convenne andar
-conquistando in Sassonia, in Lombardia, su' Pirenei, all'Ebro, egli non
-potè se non indirettamente applicarsi all'interna amministrazione. Ma
-coronato ch'egli è a Roma, e con la palla in man dell'impero, ei dee
-naturalmente ordinar le provincie, collegarle ad un centro comune, ed
-a questo unire l'instituzione dei _missi dominici_, che erano quasi
-sempre eletti fra i vescovi e i conti. Il primo capitolare intorno a
-questi commissari regi, reca la data del secondo anno dell'impero, e
-tratta d'una generale inspezione delle provincie. «Il serenissimo e
-cristianissimo Carlo imperatore (così il capitolare) fatta una scelta
-de' più prudenti e savii signori della sua corte, così arcivescovi,
-vescovi ed abbati come laici, gli ha mandati in giro pel suo regno,
-a invigilar che i suoi sudditi vivano secondo la retta disciplina,
-a quelli commettendo d'informarsi e fargli quindi sapere, ciò che
-esser vi può nelle leggi di contrario al bene e alla giustizia, per
-opporvi riparo con l'aiuto di Dio, e affinchè niuno, possa, come di
-frequente avviene, andar contro la legge scritta, e recar pregiudizio
-alle chiese di Dio, ai poveri, alle vedove, agli orfani, nè ad alcun
-altro cristiano. Così pure affinchè ognuno conducasi con prudenza e
-giustizia, e attenda alle cose sue e della sua professione, lasciando
-da parte l'amor dell'illecito guadagno. Affinchè, similmente, le
-religiose sieno ben custodite, i laici e i secolari vivano onestamente
-secondo le leggi loro, senza commetter delitti; affinchè tutti,
-in somma, vivano in pace e carità. Questi messi han pur carico di
-cercare diligentemente se vi sia chi abbia a richiamarsi di qualche
-ingiustizia, a serbar così la giurata fede, ed a rendere a tutti piena
-giustizia; e se mai avvenga qualche caso, che neppur con l'aiuto
-del conte della provincia abbiano potuto renderla, scrivano di ciò
-in chiari termini nei brevi che indirizzeranno all'imperatore. Nè
-lusinghe, nè doni, nè parenti, nè timor di potenti li trattengano
-principalmente dal render giustizia. L'imperatore ordina altresì,
-che ogni uomo del suo regno, sia ecclesiastico, sia laico, rinovi
-al sovrano il giuramento fattogli quando non era se non re, e questo
-a principiar dell'età di dodici anni, ed a tutti sarà pubblicamente
-spiegato il valore di esso giuramento che gli obbliga a serbar fede
-all'imperatore tutto il tempo del viver loro, a non introdurre nemici
-nell'impero suo, ed a non lasciar che si commetta contro di lui
-infedeltà veruna.»
-
-Cotesti ordini dati ai messi regi intorno al giuramento di fedeltà
-si riferiscono, come pare, alla originaria fondazione dell'impero,
-al passaggio dalla semplice dignità di re a quella d'imperatore. Ivi
-Carlomagno raccomanda pure a' suoi messi di assumere il giuramento
-solenne che stringe i popoli all'impero, con una formola sacramentale
-da lui medesimo imposta; e dall'età compiuta di dodici anni, fino
-all'ultima vecchiezza, tutti prestar deggiono indistintamente questo
-giuramento al nuovo imperatore; conti, leudi e vescovi, che sieno,
-assoluto comando ai messi imperiali d'esigerlo da tutti.
-
-All'esaltazione all'impero tien dietro un ordine a tutti i missi di
-scorrer le terre da essi dipendenti con istruzioni generali intorno al
-buon governo, o come oggi si dice, alla polizia del popolo. «Niuno, ivi
-è detto, s'attenti d'appropriarsi i servi, i confini, il terreno, nè
-altro che appartiene all'imperatore, e nè tampoco faccia di trafugargli
-o nascondergli i suoi servi fuggitivi, che falsamente e ingiustamente
-si spaccian per liberi, ecc.» Le quali istruzioni e provvisioni
-amplissime, sovr'ogni punto di polizia, sono una maniera di ordinamento
-amministrativo nell'esaltazione dell'imperatore, chè dopo il giuramento
-ben era d'uopo far conoscere i voleri del nuovo signore, e consolidar
-l'azione dell'invigilanza sua su tutto l'impero. Poi, stabilito
-quest'ordinamento politico, seguono tosto le provvisioni intorno
-al clero, però che i due ordini civile ed ecclesiastico sempre si
-mescolano e confondono insieme. «I vescovi, gli abbati, e le abbadesse,
-abbian loro avvocati, e vice signori, e centurioni versati nelle leggi,
-amanti della giustizia, pacifici e buoni, che mirino in tutta pace e
-concordia a terminar le liti secondo la legge. I conti e i centurioni
-chiamino tutti dinanzi a loro, per rendere a tutti giustizia, e
-tengano per subalterni persone che osservino fedelmente la legge, che
-non opprimano i poveri nè tampoco nascondano per promesse o doni, nè
-per qualunque altra ragione, i ladri, gli omicidi, gli adulteri, gli
-stregoni, gl'incantatori, le indovine; ma anzi li palesino affinchè
-sieno puniti secondo la legge, e il popolo cristiano sia liberato da
-siffatte molestie.» Con molte altre simili provvisioni, in tutte le
-quali v'ha qualcosa che sa dell'ospitalità germanica, ivi il principe
-essendo il padre comune, il protettore dei deboli, e l'imperatore
-parlandovi parole paternali che ricordano le foreste di Lamagna, e
-quelle antiche quercie ospitali. Del resto la potente autorità sua
-dee a tutto provvedere, e però egli prosegue: «Ognuno si tenga pronto
-a ricevere gli ordini nostri, e se taluno adduca in pretesto non
-essersi trovato pronto al momento in cui giunse il nostro ordine,
-sia tradotto al nostro palazzo. Ognuno porga aiuto ai nostri messi
-affinchè si faccia buona giustizia. Lo spergiuro sia severissimamente
-vietato, necessario essendo di estirpar dal grembo della cristianità
-quest'abbominevol delitto; s'egli è provato che taluno abbia giurato il
-falso, perda la mano diritta, e sia privato del suo patrimonio, fino ad
-ulterior nostra decisione.» Lo spergiuro infatti è un gran delitto in
-una legislazione che tanto si posa sul giuramento.
-
-Poi vengono le leggi intorno alla custodia delle foreste, e luoghi
-di passatempo e bandite dall'imperatore, e tutte queste leggi sono
-severissime, come suole nelle civiltà primitive, e confidate alla
-vigilanza dei messi regi.
-
-I _missi dominici_ eran dunque, come si vede, gli organi e i ministri
-d'una grande centrificazione[74] che avea per nocciolo, a così dire,
-l'imperatore. Carlomagno vuol tutto sapere, tutto conoscere da sè
-stesso, poichè trovandosi a fronte d'una civiltà mezzo barbarica
-e imperfetta, gli convien tutto senza posa ridurre all'unità con
-un'attenta soprantendenza. Tre anni appresso un'altra commissione
-viene affidata a que' regi ufiziali, e quella è di recare i capitolari
-dell'imperatore in tutte le provincie, e inculcarne l'osservanza. Un
-articolo sembra ivi speciale pe' Bavari, da lui pur dianzi assoggettati
-all'impero suo, quello in cui vuol che rispettati sieno gli usi loro e
-privilegi; conservando così il conquistatore le leggi dei duchi di quel
-paese, benchè spogliati della signoria loro, in quel modo che già ebbe
-a conservar le leggi dei Longobardi, dei Visigoti e dei Sassoni stessi.
-
-Questi capitolari, che intitolar si possono dell'esaltazione
-all'impero, sono affidati, per l'esecuzione, a messi regi tolti fra
-iconti ed i vescovi, a ognun de' quali l'imperatore medesimo addita
-l'itinerario suo, in questi termini: «L'arcivescovo Magno e il conte
-Gotifredo si recheran dapprima da Orleans alla Saona, per la più
-corta, poi si renderanno a Troyes e nel contado di questa città, indi
-a Langres e da Langres a Besanzone in Borgogna, poi di quivi ad Autun
-e alla Loira fino ad Orleans. Fardolfo e Stefano scorreranno il contado
-di Parigi, le terre di Melun, Etampes, Chartres e il Poissy. I vescovi
-Mainardo e Madelgando scorreranno il Maine, il Bessinese, il Cotentino,
-l'Avranchino, il territorio d'Evreux, e su questa medesima riva della
-Senna, il territorio pure di Reims.» Nei capitolari non abbiamo altri
-nomi di messi che i sopraddetti, ma non è tuttavia men certo che tutto
-il territorio dell'impero fu visitato da questi deputati imperiali,
-assegnata a ciascuno la sua particolar giurisdizione.
-
-Nell'anno medesimo, un'altra general commissione viene affidata ai
-missi dominici che scorrer deggion l'impero, e il capitolare ad essi
-indiritto è dato da Carlomagno dal palazzo di Nimega, in mezzo alle
-solitudini e alle selve del Vaalla. Il qual capitolare, tutto speciale
-siccome quello che si riferisce a' tempi di carestia, comprende il
-principio delle due grandi provvisioni di cui ho più sopra parlato,
-l'uniformità dei pesi e delle misure, e il maximum, o per lo meno la
-tassazion regolare del prezzo de' grani. Un altro capitolare, indiritto
-pur esso ai messi regi, comprende discipline ancor più generali
-sui placiti[75], sulle diete e sulle imposte. «Nessuno, eccetto gli
-scabini e vassalli del conte, sia obbligato presentarsi al placito,
-se non ha cause da far giudicare; e i nostri messi usino misericordia
-inverso di tutti. I testimoni vengano al placito ancor digiuni[76],
-come già ordinammo nei precedenti capitolari, e se mangiarono, non
-possano più render testimonianza, nè prestar giuramento, e prima di
-farli giurare sieno appartatamente interrogati.» E così via in questo
-capitolare, si vien tutto ordinando ciò che si riferisce alla buona
-e retta amministrazione della giustizia, salvo colà dove si ammette
-il combattimento giudiziario fra l'accusato di giuramento falso
-e l'accusatore; ma era la consuetudine dei tempi in cui la forza
-prevaleva alla ragione.
-
-Ma se da una parte Carlomagno vuol che a tutti sia resa giustizia,
-egli dall'altra desidera di non essere in casa noiato con ingiuste
-doglianze, e però i litiganti non deggiono a lui ricorrere se non per
-forti e gravi cagioni. «I nostri messi e i conti ci faccian sapere
-i litiganti rei di menzogna perchè sieno puniti. Le cause che si
-riferiscono alla proprietà o alla libertà delle persone, non debbono
-conchiudersi dinanzi ai vicarii o centurioni, ma sibbene alla presenza
-dei messi imperiali o del conte, ecc.» Poi a queste formole generali
-di diritto, che gl'inviati o messi regi seco recavano, come il sunto
-delle sovrane intenzioni, Carlomagno aggiungeva peculiari istruzioni
-atte ad indirizzarli, e tenerli a segno nell'ufizio loro. Essi dovean
-poi principalmente informarsi delle cagioni onde non pochi pretendevano
-esser esenti dalla milizia, e tutte egli le riassume nelle sue
-istruzioni a loro; indi, a far che siffatti grandi abusi nel militare
-servigio non si rinovino, tocca, in un capitolare, ai messi medesimi
-indirizzato, delle leggi che al detto servigio si riferivano, con le
-seguenti parole. «Ogni uomo libero che possegga quattro mansi del suo,
-o dategli in beneficio da qualche altro, sia pronto a muovere insiem
-col suo signore, contro il nemico. A chi non possiede più di tre mansi,
-un uomo aggiungasi che sia possessore di una, se la intendano fra di
-loro, e basta che un solo di essi rendasi al campo. Chi ha due mansi
-verrà accompagnato con chi ne abbia altri due, ed essi pure si acconcin
-fra loro in modo che un solo si muova; e così si accompagneranno
-e acconcieranno quattro possessori d'un manso solo per ciascuno,
-affinchè l'un solo di essi abbia a partire. Chiunque sarà convinto di
-non aver voluto acconciarsi con un altro, o muovere contra il nemico,
-dovrà pagare un'ammenda, secondo la legge. Se alcuno adduce essere
-rimasto a casa per ordine del conte, del vicario o del centurione, e
-aver a questi contato il danaro che gli sarebbe convenuto adoperar
-nell'allestirsi per la guerra, i nostri messi faranno indagini a
-scoprir se sia vero, e quando sì, condannino all'ammenda colui che avrà
-dato all'uomo licenza di restarsene, sia pur esso un conte, un vicario,
-l'avvocato d'un vescovo o d'un abbate. Da quest'ordine e dall'ammenda,
-sieno esenti i due uomini dal conte lasciati a casa in custodia della
-moglie, e i due altri ancora rimasti a guardia delle sue sostanze o
-per utile nostro e servigio[77]. Per lo stesso motivo noi vogliamo
-che oltre ai due nominati da lasciare in custodia della sua donna, il
-conte ne lasci altri due in ciascuna delle sue possessioni; ma tutti
-gli altri debbon seguirli alla guerra. I vescovi e gli abbati pure non
-dovranno tener seco a casa se non due dei laici loro. Tutta la nostra
-gente, e quella dei vescovi e degli abbati, che possiede beni del suo o
-in benefizi, marciar dee contra il nemico ad ogni comando nostro, salvo
-quelli a cui abbiam conceduto di rimanersene co' loro signori, e se
-v'ha chi abbia pagato danaro per cansarsene, o sia restato a casa con
-permissione del suo signore, paghi, come dicemmo, un'ammenda al nostro
-fisco. Così pure vogliamo che i nostri messi faccian pagare ammende a
-tutti coloro, sien conti, vicarii o centurioni, che dovean marciare
-contro al nemico, e nol fecero. Di questo capitolare saran fatte
-quattro copie, una delle quali da serbarsi in mano dei regi messi, ed
-un'altra da consegnarsi al conte nel cui governo dovrà essere eseguito,
-affinchè nè gli uni nè l'altro facciano cosa in contrario agli ordini
-nostri. I messi che comandano l'esercito, avranno la terza copia, e la
-quarta sarà conservata dal nostro cancelliere.»
-
-Or che tu hai conosciuta questa sì vasta legislazione intorno ai
-missi dominici, puoi anche aver curiosità d'informarti, con l'esame
-degli antichi documenti, del modo con cui quelli adempievano l'ufizio
-loro; ci restano in fatti ancora alcune relazioni dei medesimi, nelle
-quali è da cercare la storia dell'amministrazione di Carlomagno.
-Ecco dunque le formole che questi _missi dominici_, investiti d'una
-smisurata podestà com'erano, usavano coi conti, e cogli abbati,
-legittimi possessori dei benefizi. «Adalardo, Folrado, Unroco, ed
-Orcolfo, _messi_ dell'imperatore, salutano nel Signore il conte
-dilettissimo. Non è ignoto alla bontà vostra che l'imperatore mandò
-noi, Radone, Folrado, ed Unroco in questa legazione, per fare quel
-più che crederemo opportuno, secondo la volontà di Dio e la sua. Se
-non che Radone, essendo caduto infermo s'è trovato impedito a formar
-parte di questa deputazione, in tempo che più che mai sentir facevasi
-il bisogno della presenza sua, onde piacque al nostro imperatore
-d'aggiungere a noi Adalardo ed Orcolfo, affinchè tutti, di compagnia,
-abbiamo a metterci all'opera, secondo la volontà di Dio e la sua,
-come testè abbiamo detto. Entrati adunque in questa legazione, noi
-vi mandiamo questa lettera, ordinandovi, per parte dell'imperatore, e
-pregandovi, per parte nostra, di provedere in tutti i modi possibili
-a tutte le cose che da voi dipendono, tanto a quelle che riguardano
-il culto di Dio e il servigio del signor nostro, quanto a quelle che
-riguardano la salute e difesa del popolo cristiano, comandato essendo
-così a noi come a tutti gli altri messi, di dargli relazione verso
-la metà d'aprile, del modo in cui saranno stati eseguiti gli ordini
-suoi, affin ch'ei dar possa le meritate lodi a coloro che gli abbiano
-adempiuti, e riprender severamente quelli che ad essi si sien mostrati
-recalcitranti e ribelli. E che potremmo noi dirvi di più? Egli vuole
-che non solo gli riferiamo in che siasi contravvenuto agli ordini
-suoi, ma ben anche gli additiamo coloro, dalla cui negligenza aiutate
-furono simili contravvenzioni. Noi quindi vi ammoniamo a rileggere
-i capitolari, a ricordarvi degli ordini avuti in voce, ed a porre in
-tutto il vostro zelo, sì che non abbiate se non ricompense a ricevere
-tanto da Dio, quanto dal vostro potentissimo signore. Noi vi ordiniamo
-altresì, ed esortiamo, insieme con tutti i vostri subordinati e
-cogli abitanti della vostra provincia, d'essere obbedienti al vostro
-vescovo, sia egli presente, o aver vi faccia gli ordini suoi, senza
-por trascuranza nell'eseguirli; e il medesimo fate negli obblighi
-vostri verso l'imperatore e in tutto ciò che vi fu ordinato in iscritto
-ovvero in voce. Rendete la giustizia alle chiese, alle vedove, agli
-orfani, a tutti insomma, senza male preoccupazioni, senza trarne
-ingiusto profitto, senza indugio fuorchè il necessario, in forma intera
-e irreprensibile, giustamente e rettamente, sia che la cosa riguardi
-voi medesimi, sia che essa riguardi alcuno dei vostri dipendenti o
-tutt'altra persona. I ribelli o scredenti agli ordini vostri, e coloro
-che sottometter non si volessero alla giustizia vostra, sieno da
-voi fatti incarcerare, qualunque sia il numero loro, e se fa d'uopo,
-mandateli a noi, o diteci il bisogno, quando saremo insiem raccolti,
-sì che noi possiamo metter in pratica contro di loro i comandi avuti
-dall'imperatore. Se v'ha qualcosa negli ordini da voi ricevuti di che
-non siete ben certi, mandateci in diligenza qualche uomo intelligente,
-che noi glielo spiegheremo, affinchè vi sia fatto chiaro, e lo mandiate
-con l'aiuto di Dio ad esecuzione. Badate bene altresì, che non si trovi
-alcun di voi, o della vostra contea, che dica: _Zitto! zitto! lasciamo
-passare i messi, e poi ci faremo giustizia tra noi_. La giustizia non
-dee esser così soprattenuta nel suo corso, anzi fate che le cause tutte
-sieno recate innanzi a noi. Perchè se tanta sia la tristizia vostra, e
-abbiate prodotto, sino alla nostra venuta quelle cause che voi avreste
-potuto giudicar senza l'aiuto nostro, sappiate che renderemo di voi
-rigorosissime informazioni[78]. Conservate questa lettera, e leggetela
-spesso affinchè ella vi serva d'istruzione, e dir possiate d'aver
-operato appunto siccome vi fu da noi scritto.»
-
-Non v'ha cosa che meglio di queste contemporanee scritture manifesti
-l'andamento e il merito dell'amministrazione di Carlomagno; sono
-avanzi di leggi e monumenti venerandi, entro i quali cercar si debbono
-i costumi, gli usi e le consuetudini di que' tempi; i capitolari e
-le istruzioni date ad un di questi messi appien vi narrano il vero
-spirito dell'amministrazione politica dell'ottavo e del nono secolo.
-Uomini ben potenti eran cotesti messi regi, però che la podestà loro
-non avea limiti, e comandavano ai conti con l'autorità che tenean
-dall'imperatore, ed erano imagine quasi e simbolo dell'unità carolina.
-Il più eminente di questi grandi magistrati ambulatorii si fu il
-vescovo d'Orleans, del quale toccai già più sopra, di nome Teodolfo,
-che fu da Carlomagno deputato a formar parte della legazione, l'anno
-811 mandata a visitar tutte le città meridionali, a veder se i placiti
-erano ben condotti, se a dovere le Assise, se l'entrate del fisco erano
-regolarmente raccolte, se le città romane conservavano i loro privilegi
-o i loro municipii, se le chiese stavano soggette alla disciplina.
-Teodolfo era una mente amministrativa di grandissimo valore, uomo di
-segnalata dottrina, e per l'origine sua apparteneva alla scuola italica
-insieme e longobarda. I suoi scritti, que' pure in verso, hanno un
-colore politico; scorse egli le due Narbonesi, dove compose il suo
-poema col titolo: _Esortazioni ai giudici_, per confortarli a rendere
-altrui buona giustizia, ed a dare a tutti il suo. La più ragguardevole
-tuttavia dell'opere sue si è la relazione di genere amministrativo,
-della sua legazione nelle due Narbonesi; egli ha tutto visto e
-visitato, e porge un sunto delle sue impressioni all'imperatore. In un
-poema poi sulla sua legazione nelle provincie meridionali, raccoglie
-pure le sue rimembranze; egli vide Nimes con le sue antichità, Beziers
-co' suoi Ebrei, Marsiglia con le sue istituzioni municipali, e vuole
-che il suo viaggio resti a memoria, onde toglie a prestito per esso un
-profano e virgiliano linguaggio.
-
-Quanto alle relazioni scritte dai messi regi all'imperatore intorno
-al governo in generale, esse venivano lette ad alta voce nei placiti
-e nelle adunanze del campo di maggio, dove l'alto signore raccoglieva
-i suoi leudi e conti e uomini d'armi. Per mezzo dei _missi dominici_
-Carlomagno era informato d'ogni menomo accidente della pubblica
-amministrazione, e sapeva le consuetudini e le forze dell'impero
-suo dall'Ebro fino al Danubio. I capitolari erano la gran legge che
-tutto riduceva ad uniformità; i conti erano magistrati stabili sì
-da non potersi usar di loro ad applicar la legge fuori de' luoghi
-ove risedevano; era dunque bisogno di procuratori che scorressero
-tutto l'impero, con la piena confidenza del principe, nè questi esser
-doveano uomini de' municipii o delle provincie, ma sì delegati propri
-dell'imperatore che seco recassero lo spirito di unificazione dei
-capitolari. Ogni volta che fu mestieri d'imprimere un certo vigoroso
-impulso sulla superficie d'alcun vasto impero, fu anche mestieri d'aver
-ricorso a questi siffatti delegati speciali e commissari straordinari
-che si pongono in un più alto cerchio dei magistrati locali, sempre
-impressionati dello spirito circoscritto dei distretti da essi
-amministrati.
-
-
-
-
-CAPITOLO VII.
-
-USI E COSTUMI DEL REGNO DI CARLOMAGNO.
-
- La vita cristiana. — Il battesimo. — Il matrimonio. — Le carte
- testamentarie. — La morte. — Le corti plenarie. — I banchetti.
- — Le cacce. — La vita delle foreste. — Vestimenta e lingua. — La
- tedesca. — La franca. — La romanza. — Relazioni di Carlomagno co'
- leudi. — I vescovi. — Gli abbati. — Forme delle epistole. — Dei
- sigilli. — Consuetudini del palazzo per la sottoscrizione delle
- carte e diplomi. — Monete. — Misure.
-
-768 — 814.
-
-
-Le memorie della vita privata d'un popolo sono sparsamente comprese
-nelle tradizioni e nelle leggende, specchio fedele de' suoi costumi e
-delle sue consuetudini; le croniche generali sono sterili, e narrano
-bensì, per ordine di tempi, le gesta del re o dell'imperatore, le
-guerre lontane, le spedizioni militari; ma del viver domestico, dei
-costumi e degli usi della società, appena toccano, e il cronichista vi
-passa per mezzo senza nulla dirne, non essendo uficio suo raccontar le
-cose comuni, la vita del castello o anche del monastero. Carlomagno,
-conquistator della Lombardia, de' Pirenei e della Sassonia, è il
-soggetto del suo racconto, e gli annalisti, come sono i monaci di
-San Dionigi, di Fulda, o di San Bertino, altro non vi dicono se non
-che egli passò le feste di Natale ad Aquisgrana, e celebrò la Pasqua
-a Magonza, e indarno ivi a cercar vi fareste come nascano, vivano e
-muoiano i conti, i leudi, il Franco, il Romano, l'uom libero, il servo,
-chè di tutto ciò neppur motto.
-
-A' tempi carlinghi tuttavia talun di que' cronisti narrò la vita
-pubblica e privata dell'imperatore, ed Eginardo stesso, suo biografo,
-suo cancelliere e suo cherico, tenne scrupolosamente dietro alle gesta
-di lui, e le raccontò a servigio dei contemporanei e dei posteri. Il
-monaco di San Gallo, cui la storia tiene in dispregio più che non
-dovrebbe, è quello fra' cronichisti, che meglio narri d'ogni altro
-le condizioni della vita privata degli uomini d'arme, e dei cherici,
-e accostandosi egli a' leggendari, ritrae dello spirito loro, e si
-intrattiene sui più piccioli accidenti, dove appunto stanno i costumi
-di quel tempo. Il cronista sassone usa nelle solenni sue descrizioni
-e nelle relazioni delle corti plenarie, dei castelli, e della vita
-di corte la forma poetica, e poeta com'egli è di viva ed ardente
-imaginazione, gode di ridir le pompe della famiglia carolina. Dopo
-Eginardo, il monaco di San Gallo e il poeta sassone, non si vuol cercar
-gli usi di quella società se non nelle leggende, nelle scritture e nei
-diplomi, documenti che soli vi guidano nella parte intima di quelle
-generazioni; e bello, parmi, vederle così appien dipinte con le vesti,
-con le usanze, con le passioni loro e le loro opinioni.
-
-In mezzo a quella tutta religiosa generazione la Chiesa disciplinava
-la vita dalla nascita fino alla morte. Il battesimo iniziava l'uomo
-nella vita morale e religiosa della società; non sempre il ministravano
-a' fanciulli, agli adulti sì, ed osservavasi la consuetudine seguita
-già nei primi tempi del cristianesimo verso i neofiti, che venivano ad
-inginocchiarsi appiè del battistero dimandando l'acqua benedetta. Tra
-quelle popolazioni, pur dianzi convertite, tuttodì avveniva che uomini,
-a mezzo già della vita, si presentassero per esser fatti cristiani,
-e il battesimo era pure un segno di sommessione e d'ubbidienza alle
-leggi dell'impero; così quando i Sassoni, i Danesi, i Frisoni si
-sottomettevano al tributo, il battesimo era il primo pegno ch'ei davano
-della ubbidienza loro; donde l'uso di situar il battistero fuor della
-Chiesa, affinchè accorrer vi potesse la moltitudine. Nelle basiliche
-poi non sorgeva esso di que' giorni fra gl'intercolunnii, ma sì nel
-peristilio, con una cattedra in cui saliva un cherico ad esortar i
-novelli cristiani ad osservare i comandamenti di Dio e del principe.
-E però l'infrazione di questo patto era delitto di azione pubblica,
-e quelli fra i Sassoni e i Danesi che si scioglievan dal vincolo del
-battesimo, erano reputati ribelli, chè conversione e sommessione eran
-tutt'uno. Quindi le leggi politiche e gli atti, che punivan di morte il
-Sassone che violava gli obblighi contratti col battesimo.
-
-Il matrimonio, secondo atto della vita cristiana, nulla serbato avea
-della sua casta unità, nè rado era il vedere più donne attinenti al
-medesimo principe, leudo o conte, sotto un medesimo tetto. Le passioni
-signoreggiavano i cuori di quegli uomini violenti, e quando una donna
-era lor venuta a noia, la gittavano come una tazza dopo tracannatone
-il vin del Reno o della Mosa che conteneva; il Franco, tutto inteso
-nelle guerre e spedizioni lontane, pigliava a grado suo una concubina,
-ripudiava la moglie legittima, o la serbava, dandole un'altra compagna.
-Le contese fra i papi ed i re, fra i vescovi ed i conti, spesso non
-aveano altra cagione, che il disegno in quelli di frenar le passioni
-della concupiscenza e del sangue; i papi principalmente instavano coi
-re e conti perchè abbandonassero le concubine ond'era macchiato il
-loro talamo nuziale, e si facevano scudo alla debolezza della donna
-contro la sfrenatezza di quegli uomini rotti, che la cacciavan da sè
-come tosto saziata fosse la loro passione. Le leggende ci narrano
-pietose istorie di povere mogli abbandonate dal prepotente marito
-preso d'altro amorazzo; e l'unità del matrimonio fu pel cristianesimo,
-al medio evo, la conquista più malagevole, chè quando la passion
-bolle, la morale è impotente, e languida è la sua voce in mezzo alle
-tempeste dell'imaginazione e dei sensi. I cherici stessi non erano
-esenti da questa tendenza verso il concubinato, e ne fan fede i canoni
-dei concilii che li richiamano al loro dovere. Ammirabil fu in ciò la
-potenza dei papi, che soli condussero a fine il grande incivilimento
-dei costumi in grembo alla Chiesa; rimbombar facendo il terribil grido
-della morte, eglino ricordavano alle genti altro non esser la vita che
-un breve passo verso l'eternità, e in mezzo a quelle sensuali delizie
-scagliavano le imagini dell'inferno.
-
-Quanto più le passioni eran vive, strepitose, impetuose in mezzo
-al vigor della vita, e tanto più il pensier della religione giungea
-peritoso e fiacco alle soglie della morte, e curiosissimo, in effetto,
-è lo studio delle carte testamentarie, sì varie e moltiplici come
-furono al medio evo. In que' caratteri, vergati all'avvicinar della
-morte, cercar si vuole l'ora del pentimento di que' guerrieri chè a
-nulla aveano avuto rispetto nella gioventù loro, e venivano a morir
-sulla cenere. Le quali carte e formole testamentarie quasi sempre si
-risolvono in pie donazioni; ora vediamo il barone fondare un romitorio
-al deserto perchè si preghi per l'anima sua; ora fare un lascio ai
-poveri infermi, in espiazione dei ladroneggi e dei disordini d'una
-vita sfrenata[79]. Spesso ancora la scritta testamentaria è l'atto di
-qualche pia donna, di nome Ildegarda, o Emma, o Batilde, che edifica
-un monastero, dove si faccia orazione, e dove, in commemorazione della
-Santa Maddalena, donzelle e madri tergano i piedi ai pellegrini di
-Cristo. Giammai non v'ebbe più rapido trapasso dai pensieri sensuali
-alla mortificazione e alla penitenza; quel fiero leudo spregiatore
-dei santi, che pur ora empiea la sacra tribuna de' suoi falchi, e
-il battistero de' suoi cani, saccheggiatore di arche sante, quel
-turculento soldato di Carlo Martello, veniva in fin di morte a
-pentirsi, e tutto dava, fin l'abito suo, a' poveri monaci per ottener
-l'ultima sua dimora nella basilica, dove scolpivasi in rilievo la
-figura sua su quelle lapidi, quale ancor la vediamo dieci secoli
-dopo[80] a dispetto dei guasti del tempo, quel gran verme che rode la
-pietra, in quella guisa che il verme del sepolcro rode il cadavere.
-
-La vita di tutta quella generazione era o privata o pubblica, e passava
-quindi o alle guerre lontane, o nelle grandi tenute e stabili del
-fisco, o nei monasteri; ogni stagione dell'anno aveva la sua solenne
-rappresentazione, la sua corte plenaria; il lusso e la magnificenza
-splendevano in ogni luogo. A simili ragunate convenivano i conti, i
-leudi, i vescovi, e tutti quelli che dipendevano dall'alto signore, e
-nelle cristiane solennità della Pasqua, della Pentecoste, o del Natale.
-Carlomagno tener solea le sue diete in Aquisgrana, sede sua prediletta,
-raccogliendovi Galli, Franchi, Germani a splendide feste ed a latranti
-cacce nelle ampie selve della Mosa e del Reno.
-
-La Germania infatti facea sua grande occupazione della caccia, nè
-cosa udir puossi più vera, più evidente, più di que' tempi, della
-descrizione che il poeta sassone fa di quelle nobili corti plenarie
-raccolte dall'imperatore nelle sue reggie, al momento che i latrati
-dei cani e gli strilli de' falchi annunzian la caccia. «Uso è di
-Carlomagno (così il poeta) abbandonarsi, nelle foreste, ai dolci
-passatempi dalla campagna[81]; ivi egli sguinzaglia i suoi cani ad
-inseguir le fiere, e tra il fitto degli alberi atterra i cervi a
-frecciate. Al primo levar del sole, i giovani più cari al re corrono
-verso il bosco, mentre i nobili signori stan già raccolti alle soglie
-del palazzo, alle cui dorate cime s'innalza grande strepito sì che
-quasi turba l'aere d'intorno; il guaito risponde al guaito, il cavallo
-risponde all'annitrio del cavallo; i servi da piè si vanno l'un l'altro
-chiamando, e i valletti, pronti a seguire i passi del loro signore,
-si schierano dietro di lui. Il destriero che portar dee l'imperatore,
-tutto coperto d'oro e d'altri preziosi metalli, par che trionfi,
-e scuote irrequieto la testa, quasi a chieder licenza di correre a
-grado suo per campi e per monti. Ci son giovani che recano bolzoni
-guerniti di ferree punte, e reti di maglie a quattro fili, ed altri che
-conducono accoppiati al guinzaglio veltri latranti e furibondi mastin.
-Da ultimo vien re Carlo con cinta la fronte d'un ricco diadema d'oro;
-il volto suo risplende di lume sovrumano, e la statura sua sopravanza
-quella di quanti gli stanno d'intorno; i più sublimi in dignità fra i
-duchi e i conti lo seguono. Le porte della città si spalancano, i corni
-fan rintronar l'aere da lunge, e i giovani sbrigliano i cavalli al
-galoppo. La reina stessa, la bella Luitgarda, lasciando finalmente il
-superbo letto, s'inoltra in mezzo al corteo che l'accompagna; tinta ha
-la gola d'un vivissimo color di rosa[82], e i capelli annodati da bende
-purpuree, che le cingon le tempia, la clamide stretta al corpo da fila
-d'oro, e la testa coperta d'un tocco. Lo splendor del suo diadema d'oro
-e delle sue vesti di porpora si confonde con quel delle gioie ond'ha
-ornato il collo. Le giovinette e care sue figlie l'attorniano, e il
-destriero intanto va sotto di lei balzellando. Il resto della gioventù
-aspetta fuori i figli del re, dei quali ecco finalmente apparir Carlo,
-somigliante sì al padre nel nome, nelle fattezze e nei modi; e dopo
-lui Pipino con le tempia cinte d'un luminoso metallo, in groppa ad un
-generoso corsiero, ed in mezzo a numerosa comitiva; dietro a lui viene
-il Consiglio, e i corni udir fanno il loro frastuono che giunge fino
-alle nubi. Si avanzano quindi le figlie del re; Rotrude la prima, coi
-capegli framezzati di filze d'amatiste, sulle quali brillano altre
-pietre preziose, disposte senza disegno, per dar luogo alla splendida
-corona di cui ha ornata la fronte, e al bel velo annodato da un filo
-d'oro. Viene indi Berta, in mezzo alle sue figliuole, e nella voce,
-nello spirito, nel portamento, nel sembiante tutta il padre: ella reca
-in capo un magnifico diadema; ha le chiome intrecciate di fila d'oro,
-il seno coperto di rare e preziose pellicce, le vesti coperte di perle,
-ed anche le maniche tempestate di brillanti. Dopo di lei si fa innanzi
-Gisela, splendida di modestia, in mezzo a un drappello di giovinette
-vergini, vestita d'una roba tinta in malva[83], e col velo adorno di
-vistosi galani di porpora. Adelaide, che segue a lei dappresso, è tutta
-sfolgorante delle ricche gioie ond'è coperta; con un serico manto che
-le scende dagli omeri, con la clamide annodata da un fibbiaglio d'oro,
-guernito di fitte perle, e colla fronte ornata d'una corona similmente
-di perle. Il focoso palafreno la porta negli opachi recessi dove si
-nascondono i cervi. Vedi che s'avanza pur la bella Teodrada, con le
-chiome aggruppate da lacci d'oro, con un ricco monile di smeraldi cinta
-la gola, e di sofocleo coturno calzata il bel piede. Viene ultima
-Ilrude, a cui la sorte assegnò questo luogo in coda della comitiva.
-Tutti finalmente sono raccolti: si lasciano i cani, i cavalieri
-accerchiano la selva, il cignale è scovato, i cacciatori s'imboscano;
-Carlo si avventa sul cignale incalzato dai cani, e gl'immerge la spada
-nel fianco, intantochè i figli suoi, da un alto circostante poggio,
-godon di quello spettacolo. Indi egli comanda che si entri di nuovo in
-caccia, e si atterrano altri cignali assai. All'ultimo si giunge ad un
-luogo del bosco, dove furon, per questa occasione, così d'improvviso,
-rizzati padiglioni e fontane, ed ivi Carlo, radunati i vegliardi, i
-provetti e le caste verginette, li fa tutti sedere a mensa, ordinando
-di mescer loro il falerno a ribocco. Intanto il Sol fugge, e la notte
-copre dell'ombre sue tutto il creato.»
-
-Questa bella descrizione d'una caccia carolina, all'ottavo o al nono
-secolo, è una delle più curiose pitture che dar si possano delle
-grandi corti plenarie: essa ci porta in mezzo alla famiglia stessa
-dell'imperatore, alle sue donne, alle figlie sue, a' suoi sollazzi e
-alle pratiche della sua casa. Tutte quelle gemme, tutto quell'oro, di
-che risplendono le figlie regali, fanno contrasto con ciò che ci narran
-le cronache intorno al vestir consueto, semplice tanto, di Carlomagno.
-A quei tempi la vita pubblica era tutto, il capo signore tutto prestava
-sè stesso a' vassalli suoi; gli accoglieva pomposamente, dovea loro
-ospitalità alla foggia degli antichi, e banchettarli imperialmente, con
-le tazze d'amatista, che passavano in giro, con pavoni, con le membra
-del cervo palpitante, con la testa del cignale, e con vin del Reno a
-fiumi.
-
-Teodolfo vescovo, il poeta per eccellenza, ci descrive uno di questi
-regali banchetti, alla corte di Francoforte, nei seguenti termini: «Già
-i grandi ufiziali del palazzo[84] arrivano, ed ognuno è sollecito a
-compier l'ufizio suo. Tirsi, pronto sempre al servigio del suo signore,
-è tutto lesto, ed ha piedi, e cuore, e mani sempre in moto. Egli
-porge l'orecchio alle suppliche che gli vengon da ogni parte rivolte,
-fa le viste di non intenderne alcune, altre ne ascolta volontieri,
-ed a chi concede l'entrata, a chi la nega. Questo zelante servitore
-si tien sempre accanto al trono, tutto prudenza ed ossequio. Ecco
-il vescovo, dal cui volto, candido come il suo cuore, traspare la
-contentezza dell'animo. Vien egli per benedire il cibo e la bevanda del
-re, e per mangiare anch'egli, se il re così vuole. Anche Flacco[85]
-è qui, Flacco, la vera gloria dei nostri poeti, famoso per l'ingegno
-e per le opere, che spiega i sacri dommi della Scrittura, e si ride
-di ogni malagevolezza del verso. Poi v'è Ricolfo dalla grossa voce,
-di mente svegliata, di elegante parlare. Ei dimorò lungo tempo in
-regioni lontane, ma almeno non ebbe a tornarne a man vuota. E per
-te pure, amabile Omero, avrei canti dolcissimi, se tu fossi qui,
-ma tu se' lontano, e la mia musa si tace. L'accorto Escambaldo v'è
-anch'esso venuto, con le doppie sue tabelle in mano; le mani, che gli
-pendono ai fianchi, stanno per ivi raccoglier le vostre parole, e le
-ridiranno senza ch'ei parli. Lentulo reca un cesto di poma, Lentulo,
-anima fida, di pronto ingegno, ma di tarde membra. Nardino corre da
-un luogo all'altro, simile a una formica, con instancabil piede[86];
-un ospite industre abita l'angusta sua casetta, e un gran cuore anima
-il suo picciol corpicciuolo, onde ora tu lo vedi intento nel libro che
-ei reca in mano, ed ora in atto d'aguzzare il dardo che dee dar morte
-allo Scozzese. Frisidio prete vien poi, a fianco di Ocolfo, compagno
-suo, uomini semplici amendue, ma dottissimi. Insieme accompagnati
-Escambaldo, Nardino ed Ocolfo far potrebbono a meraviglia i tre piedi
-d'un desco, però che quantunque uno di loro sia più grosso degli altri,
-son tutti d'una medesima grandezza. Giunge indi Menalca, tergendosi
-la fronte bagnata di sudore, entra e rientra spesso fra panattieri
-e cuochi, recando cautamente le imbandigioni, ch'ei passa dinanzi al
-re; Eppino, il coppiere, viene anch'esso, portando vasi preziosi che
-chiudono vini squisiti. Tutti i convitati siedono intorno intorno alla
-regia mensa; la gioia regna in tutti i volti, nè sì tosto Alcuino avrà
-benedetto i commensali, ognuno parteciperà del convito.»
-
-Questi splendidi conviti si tenevano solo a' giorni solenni dell'anno,
-però che, se deesi prestar fede a Eginardo, Carlomagno era per costume
-il più frugale degli uomini. Egli non mangiava solitamente più di
-quattro leggerissimi piatti[87], comechè avesse una statura di sette
-piedi, ed un ventre trionfale. A somiglianza di tutti gli uomini di
-razza germanica, gli piacea la carne arrosto, perchè rinforza il corpo
-e dà vigore alle membra; affaticava molto, sì che gli era tolto il
-digiunare, anche in quaresima, ed avea preso in Italia l'uso di dormir,
-dopo il pasto, di pien meriggio, e questo sonno meriggiano miglior gli
-parea che quel della notte, uso, com'era spesso, a levarsi fra quella,
-e porsi al lavoro co' suoi segretari. Le vesti e gli abbigliamenti
-dell'imperatore e de' suoi leudi niente aveano di sfarzoso, eccettochè
-nelle feste solenni, delle quali ho parlato; l'inverno portava, di
-solito, una pelle di lontra foltissima per difendersi dal freddo;
-nelle miniature poi del _messale_ di Carlo il Calvo, lo abbiamo
-dipinto in clamide, con alcuni ornamenti tolti da quelli della corte di
-Costantinopoli, chè i Barbari amano essi pure il lusso, quand'hanno a
-mostrarsi agli occhi della moltitudine.
-
-Nelle sue pratiche cotidiane Carlomagno era sobrio, siccome gode di
-dire Eginardo, e la testimonianza sua, non ostante il favore che ei
-mostra spesso pel principe e signor suo, ha un tal colore di verità da
-non poterla rifiutare. «Sobrio nel mangiare, così egli, ma più sobrio
-ancora nel bere, aborriva l'ubriachezza in chichessia, non dico poi in
-sè stesso e ne' suoi. Quanto al cibo, ei non potea tanto privarsene
-quanto avrebbe voluto, e di frequente lagnavasi che il digiuno lo
-molestava. Non dava, se non assai raramente, grandi banchetti, alle
-feste principali soltanto, e allora convitava gran numero di persone.
-Ne' suoi pasti cotidiani non si servivano mai più di quattro piatti,
-oltre l'arrosto, che era dai cacciatori recato in sullo schidone, e di
-questo egli era più ghiotto che d'ogn'altra vivanda. Durante il pranzo
-si facea recitare a memoria o leggere, più volontieri che altro, le
-storie e le croniche dei tempi passati. Gli piacevano pure assai le
-opere di sant'Agostino, e particolarmente quella che ha per titolo
-_la città di Dio_. Era sifattamente astemio del vino e d'ogni altra
-specie di liquori spiritosi che non bevea più di tre volte in tutto
-il suo desinare. In estate, dopo il pasto meridiano, mangiava qualche
-po' di frutta, beveva un tratto, poi si spogliava delle vesti e della
-calzatura, come facea la sera per andare a letto, e riposava un due o
-tre ore, uso com'egli era, non che ad interromper, destandosi, quattro
-o cinque fiate il sonno della notte, ma ben anche a levarsi del tutto.
-Nè solo egli ricevea gli amici mentre si calzava e vestiva, ma se il
-conte del palazzo gli avea a render conto di qualche causa in cui non
-si potesse giudicare senz'ordine suo, facea pur issoffatto introdurre
-le parti, informavasi della quistione, e sentenziava, come s'egli
-sedesse in tribunale; e non bastandogli di sbrigare in quei momenti le
-cause, spediva quanto avea a fare tra 'l giorno, e dava gli ordini a'
-suoi ministri.»
-
-In tutti i dipinti della Germania a riva del Reno, che ritraggono
-Carlomagno, noi lo vediamo pur sempre sotto le medesime forme, con
-la statura medesima, col medesimo piglio; un gigante cioè, con la sua
-clamide, il suo manto reale, la palla del mondo, la spada e lo scettro
-in mano, e la corona in fronte: il quale non è forse tanto il ritratto
-fisico di Carlomagno, quanto il concetto che il mondo erasi fatto della
-sua grandezza, ed un sunto delle tradizioni contemporanee che passano
-di secolo in secolo. Il Carlomagno delle leggende e delle croniche è
-fatto sullo stesso modello, e quasi dissi, col medesimo bronzo; a Monza
-egli è tale quale ad Aquisgrana, in sul Reno, sull'Elba, alle Alpi ed
-a' Pirenei. Alemanno, Lombardo o Sassone egli è sempre qualcosa al di
-sopra dell'umanità.
-
-Non pertanto quelle diverse nazioni raccolte in un solo impero
-conservaron le costumanze loro e le loro leggi, nè i capitolari,
-esperimento com'ei sono d'unità per la legislazione, ottener mai
-non poterono questo fine. La lingua comune e volgare era la romanza,
-miscuglio di latino e di gallo, unito a qualche frase sassonica, e
-parlavasi generalmente nelle città, nei contadi fra i servi; ma il
-tempo appena ci conservò qualche sparso frammento di questa lingua
-primitiva; i sermoni più antichi che si abbiano, appartengono al decimo
-secolo, poichè i concili ordinavano predicazioni in lingua volgare, a
-farsi meglio intender dal popolo. Il latino era usato dai cherici nelle
-loro corrispondenze con Roma, centro e grande unità che conservava e
-perpetuava la coesione fra le diverse molecole della cristianità; i
-concilii, la legislazione, i capitolari, tutto fu scritto in latino.
-La lingua tedesca o germanica fu pur essa gelosamente conservata da
-tutti gli uomini d'arme che seguivan Carlomagno alla guerra, ed ei pure
-si dilettava di parlarla, e d'udir recitare, in questo idioma della
-patria, le gesta degli antenati; la tedesca era la sua lingua usuale,
-chè germanico di costumi e d'origine, quest'imperatore non era nè gallo
-nè latino, e tutto in lui sapea delle costumanze alemanne. In fatti,
-quand'egli ha a dare i nomi ai mesi dell'anno, appicca loro epiteti di
-origine sassonica, e gennaio è detto il mese dell'inverno; febbraio,
-del fango; marzo, della primavera; aprile, della Pasqua; maggio,
-dell'amore; al mese di giugno dà un nome sassone, d'ignoto significato;
-luglio è il mese del fieno; agosto quel delle messi; settembre e
-ottobre, della vendemmia; novembre, dell'autunno; dicembre pure ha un
-nome sassone d'ignota significazione. Anche a distinguere i venti, ei
-toglie altre parole dell'idioma sassone[88], chè la lingua barbara gli
-piace, e la parla usualmente, nè per altro mantiene la pratica della
-lingua latina, e lo studio della greca, se non perch'ei fondar vuole
-un imperio romano sugli elementi delle consuetudini di Bisanzio e della
-città eterna.
-
-Nelle sue relazioni coi leudi, Carlomagno anch'egli parla la lingua
-tedesca che usasi ne' suoi palazzi; duchi, conti, _missi dominici_,
-tutti accorrono alla sua chiamata, ed egli tutti li raduna nelle
-sue corti plenarie, alle grandi solennità di Pasqua e Natale; colà
-egli ascolta i rapporti loro, e sa quanto avviene in ogni provincia.
-L'adunanza delibera s'egli è a far guerra o pace, se a muovere ai
-confini dell'impero, se a compiere qualche nuova spedizione. Il popolo
-ha pur voce nei capitolari, e sotto il nome di popolo si dee intendere
-i grandi, i vescovi, i cherici, i conti, i leudi, i Franchi che
-assistevano alle corti plenarie, però che il popolo vero altro non è
-che la gallica turba dei merciaiuoli, dei servi, degli affrancati, che
-vivevano del tutto estranei alle pubbliche cose.
-
-La vita attiva non è altrimenti pel colono, ma sì per lo leudo, pel
-conte, pel vescovo, pel cherico, per tutti coloro che muovono alla
-guerra, o signoreggiano la generazione con le dottrine religiose.
-L'imperatore avea bisogno degli uomini d'arme per le spedizioni
-lontane, e dei cherici per le preci, per la predicazione, per l'ordine,
-per la disciplina: d'onde l'usar suo sì frequente coi conti e coi
-vescovi, e il parlar famigliarmente con loro, come con la sua gente di
-casa. Ei regola la polizia, e quando il zelo comincia a raffreddarsi ei
-lo rinfoca, e scrive ad uno de' suoi conti: «Adelardo, tu non facesti
-il dover tuo, e ti sei quindi meritato il mio sdegno.» Ed a questo o
-quel vescovo: «Tu non osservi i sacri canoni, tel dico io.» Il monaco
-di San Gallo narra, nella sua poetica relazione, ben venti fatti circa
-il modo che tenea Carlomagno a invigilare sui portamenti dei conti e
-dei vescovi[89].
-
-Abbiam detto che la lingua usuale di Carlomagno era la tedesca, ma pure
-il carteggio suo il teneva in latino; se non che i suoi scritti e le
-sue lettere non erano vergate da lui, essendo in ogni villa e palazzo
-scrivani o segretari che ponevano in carta i voleri dell'imperatore,
-i diplomi o i capitolari. Carlo tratteggiava assai male le lettere, ma
-disegnava a perfezione il suo monogramma; il nome Karolus si comprendea
-quasi tutto in una sola k, l'a in sulla destra, l'r in cima, l'o
-sulla sinistra, e lus appiè del monogramma. Il segretario cancelliere
-scriveva il diploma, e questo semplice monogramma, in un col sigillo,
-bastava a significar i voleri dell'imperatore. Rarissime volte era
-nel sigillo impressa l'effigie di Carlomagno, chè anzi usavasi quasi
-sempre un cammeo antico, con l'effigie di Aureliano, di Traiano, di
-Marco Aurelio, e talvolta ben anco d'un'antica deità, che improntavasi
-appiè del rescritto o del diploma; uso questo introdotto fin dal tempo
-de' Merovei. Sì belle eran poi queste imagini romane, che gli artefici
-franchi non si sarebbero attentati di cambiarle.
-
-Gli atti promulgati da Carlomagno son tanti, che impossibil sarebbe di
-tutti annoverarli, ed a pena toccar si può per sommi capi d'alcuni di
-essi. Ed ecco presentarcisi primo un diploma, con cui egli elegge a
-messo regio Olderico, a sentenziar le cause de' monasteri in Italia.
-Poi un altro, con che fonda il monastero di Neustad, e piglia sotto
-la sua protezione le badie di San Dionigi e di San Martino, grandiose
-fondazioni di quel tempo. Dalle grandi cose passa indi alle più
-piccole, e ad un soldato gregario, di nome Giovanni, che combattè da
-prode contro i Saraceni, concede un gran feudo nel borgo di Narbona;
-e conferma le immunità loro alle chiese del Mans, i suoi privilegi a
-San Martino di Tours, e le donazioni fatte da sua sorella Gisela al
-monastero di San Dionigi; poi edifica e dota il monastero di Eresburgo,
-ed ancora concede a San Martino di Tours due legni per navigar la
-Loira e la Vienna; comanda che restituiscasi a San Vincenzo di Macon
-quanto gli fu ingiustamente carpito; assegna le formole al giuramento
-di fedeltà per tutti i monaci e canonici; conferma i privilegi della
-chiesa d'Osnabruc, sgrava certi monasteri d'ogni gabella di navigazione
-e di trasporto, e li regala d'alcune foreste. Queste carte, quasi
-tutte appoggiate alle medesime ragioni di pietà, hanno una formola
-generale, che ripetesi in tutti gli atti carolini, e siccome recano
-indistintamente la data del regno d'Italia o di Francia, o dell'impero
-d'Occidente di Carlomagno, così ci ha in queste date grandissima
-confusione.
-
-Le monete del suo regno sono rarissime, chè ben poche scamparono ai
-guasti del tempo, e consistono in alcuni danai d'oro o d'argento, con
-l'impronta della città, solo che sur una o due si discerne un'effigie
-che può esser presa per quella dell'imperatore. I conti facevansi per
-soldi, lire e denari; la lira era di dodici once romane d'argento,
-e dividevasi in venti soldi, e il soldo in dodici denari; e quanto
-ai pesi, ben è vero che s'eran conservate quasi da per tutto le
-denominazioni romane, ma pure ogni luogo aveva le sue; facevasi il
-conto a misure, come si vede ne' capitolari; il sestaro, lo staio,
-il piede, si veggono accennati a fondamento de' calcoli agrarii; e
-l'aripenno e la mensa eran le misure del terreno, siccome abbiamo dal
-Poliptico dell'abbate Irminone. Il prezzo facevasi generalmente in
-soldi, la lira era una specie di moneta di convenzione, che figurava
-nelle scritture; nè v'era altra moneta effettiva che il soldo e il
-danaio, però che la lira sarebbe stata una di troppo peso; tutti i
-contratti facevansi a soldi.
-
-Al tempo di Carlomagno furon pur coniate alquante medaglie, a
-celebrare i grandi avvenimenti, come quelli sarebbero della caduta de'
-Longobardi, e dell'esaltazione all'impero del re franco, due fatti che
-si collegano con le tradizioni di Roma. A Roma era l'uso di tramandar
-nel bronzo le memorie degli eventi, e intanto che il trionfatore
-scorreva le vie principali, si coniavan medaglie in commemorazione,
-onde che Carlomagno, uso toglier dai Romani quanto riferivasi alle
-memorie, alla magnificenza, alla porpora, non trascura nè in questo
-le forme antiche. Ed è a notar qui che la schiatta carolina ben poco
-trae dalle instituzioni e consuetudini de' Merovei; la creazione d'un
-impero d'Occidente, tramuta, a così dir, le antiche costumanze della
-monarchia; una nuova era comincia sotto il doppio impero delle idee
-germaniche, quanto alla forza materiale, e delle forme romane, quanto
-alla potenza storica e morale. E' non trattasi già più dell'antica
-Neustria e dell'Austrasia, ma d'un impero d'Occidente, di cui la
-Francia non è altro più che una frazione; tanto che quando quest'impero
-ebbe a cadere, furon de' rottami suoi composti diversi principati,
-ognuno sotto ad un re; i Carlinghi non furon da nulla preceduti, che
-somigliar potesse all'opera loro, e questa tutta perì insiem con loro.
-L'eredità delle consuetudini, delle leggi, dei costumi dell'impero dura
-ben più in Germania che in Francia; in sul Reno tutto ancor sente della
-schiatta carlinga; in Francia, all'incontro, i Capeti non furono se
-non conti franchi, che si fecero re dei Franchi. E che avean eglino di
-comune con Carlomagno?
-
-
-
-
-CAPITOLO VIII.
-
-ULTIMO PERIODO DEI CAPITOLARI.
-
- I capitolari legislativi. — Personalità delle leggi barbare,
- franche, saliche, ripensi, lombarde, visigote, romane. — Capitolare
- addizionale alle leggi saliche e ripensi. — Analisi del _Poliptico
- dell'abbate Irminone_. Giurisdizione dei conti e dei vescovi.
- Placiti degli scabini e dei centurioni. — Capitolari circa la
- milizia. — Forma delle dimande all'imperatore. — Rescritti. —
- Somiglianza e dissomiglianza tra i sinodi e i placiti. — Indole
- generale della legislazione di Carlomagno.
-
-800 — 814.
-
-
-I capitolari di Carlomagno non tutti derivano dal medesimo principio,
-nè tutti hanno il medesimo intento; alcuni, meramente domestici,
-non altro comprendono che l'amministrazione dei dominii regi, e si
-riferiscono alla disciplina, all'economia dei palazzi, delle tenute,
-delle colonie che compongono il reddito maggiore del principe; altri,
-che sanno di origine ecclesiastica, non sono che concilii nazionali
-deliberati dai vescovi, i quali attingon lo spirito loro dai principii
-generali della Chiesa; i più finalmente di essi capitolari mirano più
-specialmente a regolar la legge civile, vale a dire lo stato delle
-persone, leudi, uomini d'arme, coloni o servi che fossero; indi a
-stabilire la qualificazione delle proprietà, in allodio, benefizio
-o dominio, divenendo per siffatto modo, come se tu dicessi, il
-supplimento al codice d'ognuna di quelle barbare nazioni.
-
-Delle quali nazioni la maggior passione era quella di governarsi con le
-proprie leggi; niente v'era che affezionasse le persone al suolo, nè
-v'erano statuti o leggi territoriali, chè le popolazioni, correndo da
-un luogo in l'altro, seco portavan le leggi loro, nella guisa che gli
-antichi le are de' loro Dei. Il vasto impero di Carlomagno comprendeva
-popoli diversi, ognun de' quali aveva il suo diritto scritto; i
-Longobardi, le loro leggi particolari deliberate nelle diete di Pavia o
-di Milano; i Bavari, il codice teodosiano e il giustinianeo; i Salii e
-i Ripensi, quelle due grandi famiglie della gente franca, le loro leggi
-personali; i Romani ed i Sassoni invocavano essi pure una legislazione
-speciale, per modo che ognuno era governato secondo il proprio suo
-codice e diritto. La legislazione era, per così dire, a scelta di chi
-volea: e un uomo libero potea dichiararsi soggetto alla legge che a lui
-meglio tornasse; il diritto fra que' popoli era tutto personale, e il
-Franco, l'Alemanno, il Gallo, il Longobardo, il Romano, il leudo, il
-cherico, dir poteva: «Questa è la mia legge; io sto a questa, nè altra
-io ne voglio.»
-
-Se non che la mente di Carlomagno, sì alta era, e per conseguenza sì
-assoluta, da non sapersi tenere dal tentar una tal quale uniformità
-nella legislazione, e a questo intendono parecchi de' suoi capitolari,
-i cui statuti si applicano a tutti i sudditi dell'impero senza
-distinzione d'origine. Ma nello stato di sminuzzamento dei popoli
-barbari, superbi com'eran essi delle loro consuetudini, erculea fatica
-quella si era d'annodare in un medesimo tessuto, e coordinare tante
-leggi diverse e codici particolari; onde se i capitolari mirarono
-all'uniformità, a Carlomagno fu forza spesso d'avere anche rispetto
-ai codici di questa o quella nazione; di che son prova evidentissima
-i due capitolari da lui promulgati per appendice alla legge salica
-e alla ripense. Recano essi la data dell'anno terzo del suo regno in
-titolo d'imperatore, cioè dell'anno 803, dal palazzo di Francoforte,
-la residenza sua tutta germanica, e trattano specialmente della
-composizione, fondamento e principio d'espiazione per qualsivoglia
-delitto. «Qui hanno principio (così il testo) i capitolari che il
-signor nostro, Carlo imperatore, ha ordinato fossero aggiunti alla
-legge salica, l'anno di Nostro Signore Gesù Cristo 803, e terzo della
-sua esaltazione all'impero. Chi avrà ucciso il sottodiacono pagherà
-trecento soldi, quattrocento chi un diacono; per un prete se ne
-pagheranno seicento, per un vescovo novecento, quattrocento per un
-monaco;» e così via discorrendo altre taglie per la composizione. I
-quali statuti altrimenti non si dipartono dal principio fondamentale
-della legge salica, che stima la vita a prezzo di denaro; ogni delitto
-si sconta per componimento, ogni asilo è inviolabile; tale si è la
-massima sua, solo che Carlomagno si studia di accordar questo gran
-privilegio della legge salica con la polizia generale dell'impero, e
-perciò appunto ei non consente la composizione per delitti di troppo
-odiosa natura, e dice, continuando: «Se alcuno, per timore di cader
-in ischiavitù, uccida il padre, la madre, la zia, lo zio, il patrigno
-o qualunque altro de' suoi parenti, da cui sospetti poter essere
-ridotto in servitù, muoia, senz'altro, e i figli suoi, con tutta la
-sua famiglia, sieno schiavi; s'egli nega il fatto, sia sottomesso al
-giudizio di Dio per mezzo del ferro rovente, ecc.»
-
-In queste addizioni alla legge salica, Carlomagno entra nello spirito
-generale dei codici barbari, li rispetta nelle massime loro generali,
-che sono la composizione, l'asilo e la giurisdizione, solo ei fa di
-assoggettarle a certe restrizioni di polizia, a certe regole che più
-non ne consentano tutti gli abusi. Il medesimo spirito regna nelle
-giunte sue alla legge ripense, secondo codice dei Franchi[90]: «Se un
-uomo libero trafigge un altro uomo libero, l'ammenda sia di quindici
-soldi. Per un uomo del re, fiscale, ecclesiastico ch'egli sia, e per
-un leudo ucciso si paghino cento soldi[91]. Se un uomo sia impotente
-a pagare il suo debito, nè abbia chi stia pagatore per lui, darà sè
-stesso in pegno al suo creditore finchè questo sia pagato; o paghi
-soldi seicento, o giuri, e con essolui giurino dodici testimoni. Che se
-l'attore accettar non voglia il giuramento dei dodici, ed ei combatta
-contro il reo con la croce, lo scudo o il bastone ecc.»
-
-In tutti codesti articoli addizionali alle due grandi diramazioni della
-legislazione franca, Carlomagno rispetta la massima generale delta
-composizione, fondamento di tutte le leggi barbare, regolate sempre
-sullo stato delle persone e sulle lor condizioni. La composizione
-costituisce la gerarchia; se non che l'imperatore vi mesce qualche
-disposizione tolta dalle leggi romane e dalle consuetudini germaniche;
-v'introduce la pena di morte nei casi odiosi, la schiavitù per
-l'assassinio domestico, reminiscenza della legge giulia; conserva il
-diritto d'asilo, anche sotto il portico della chiesa, in contemplazione
-dei diritti canonici, ed ammette il giuramento, il combattimento
-singolare e le prove per via degli elementi. Ma non sia vero ch'ei muti
-lo spirito delle leggi antiche, chè, quantunque potentissimo, tanto
-di forza ei non avrebbe; egli s'inchina alle consuetudini stabilite;
-solo si studia di piegarle per metterle in accordo con la legislazione
-generale dell'impero suo, non volendo che queste leggi particolari ne
-turbino l'armonia. Lo stato delle persone e delle sostanze poco varia
-sotto Carlomagno; le dinastie cambiar possono sì, ma ciò che appartiene
-alla famiglia ed al suolo si perpetua; dalla composizione pur sempre
-risulta lo stato delle persone; l'ammenda più o men forte addita il
-grado; l'omicidio non è punito di morte, e il prezzo della composizione
-varia secondo l'uomo ucciso, leudo, vescovo, cherico, monaco, Franco,
-Gallo o Romano.
-
-In quanto alle terre, la feudalità regolare con la sua gerarchia non
-è altrimenti assoluta; ma ci son Franchi già che si raccomandano
-per gli allodii e benefizi, poi coloni, e servi, e uomini liberi.
-Le quali diverse qualità si scoprono nei diplomi e altri documenti
-contemporanei, il più proprio dei quali a ben apprendere lo stato
-delle persone e delle sostanze a' tempi carolini, si è il _Poliptico
-dell'abbate Irminone_, cioè il libro antico dei censi della badia
-di San Germano ai Prati, uno de' più ricchi monasteri di que'
-tempi medesimi. San Germano avea molto acquistato e molto avuto in
-dono da re, conti e donne pie; avea terre immense, ben coltivate
-e verdeggianti, ed i monaci suoi principalmente applicavansi
-all'irrigazione dei prati, che giacevano intorno alle torri della
-badia, d'onde il nome a lei di _pratensis_, antico al par della prima
-schiatta. San Germano possedeva venticinque grandi tenute, indicata
-ognuna con la voce latina _breve_[92], raccolte tutte intorno al
-monastero, o anche sparse qua e là dal Reno al mare. Se grande era
-la riputazione della badia, se l'arca de' suoi martiri risplendea di
-Voti, il monastero ne avea gran frutto, e i fedeli lo ricolmavan di
-doni. Le venticinque mense della badia erano abitate da coloni, liberi
-o servi, soggetti a canoni sì miti, ch'essi eran per loro un segno
-di vassallaggio, anzichè un pagamento di oneroso livello. Ecco qui
-appresso alcuni frammenti del gran libro dei censi della badia, da
-cui stanno per iscaturire i tempi antichi, con la famiglia, il suolo,
-la proprietà, tutto ciò in somma che costituisce la società intera; e
-badisi ch'egli è un libro dell'ottavo o del nono secolo. «Godeboldo,
-colono di San Germano, ha due figliuoli, l'un di nome Godelildo,
-l'altro Amaltrude, tiene una mensa ingenua, e paga due moggia di vino,
-tre galline e quindici uova all'anno. Valate, colono, e la moglie sua
-Framengilda, con due figliuoli, hanno anch'essi una mensa ingenua, e
-pagano similmente due moggia di vino, tre galline e quindici uova.»
-Volete saper ora la condizion dello schiavo? «Eureboldo, servo di
-San Germano, che tiene a livello una terra lavoratía, pagar deve un
-pollastro e cinque uova per settimana. Siclebolda, serva, che ha cinque
-bunaria di terra e un aripenno di vigna dar dee quattro misure di
-frumento. Adremaro, ligio di San Germano, che tiene un binario di terra
-lavoratía, un aripenno di vigna ed uno e mezzo di prato, pagar ne deve
-due misure.»
-
-La più curiosa delle indicazioni che porge il libro dei censi di San
-Germano si riferisce alla gran tenuta di Palaiseau o Palazzuolo,
-una delle più belle possessioni della badia, che, consacrata al
-patrocinio di san Martino, aveva un maniero dominicale o feudale,
-con una gran masseria e tutte le sue pertinenze. Dividevasi questa
-tenuta in colti dell'estensione di duecento ottantasette binari, dove
-seminar si potevano mille cinquecento moggia di frumento; ci avean
-cento ventisette aripenni (parola d'onde venne il nostro _arpent_) di
-vigneto, che dar poteva ottocento moggia di vino; cento aripenni di
-prato, da cui raccoglier potevansi cento cinquanta carra di fieno;
-bosco abbastanza per pascere un centinaio di verri; tre mulini da
-grano, il cui censo sommar poteva a centocinquantaquattro misure;
-una chiesa ben fabbricata e sei albergherie. In quest'ampia colonia
-moltissimi eran gli uomini della badia, soggetti ad un dolcissimo
-reggimento e ad un vassallaggio de' più benigni, siccome il censo di
-Palazzuolo dimostra. Valafredo, colono, con sua moglie Eudimia e due
-figliuoli, godevan di due mense ingenue, senz'altro canone che un
-bue, quattro danai, due moggia di vino, una pecora col suo agnello,
-e con l'obbligo di coltivar l'inverno quattro ternature di terra,
-di soddisfare alle servitù rusticali[94], di far le vetture e di dar
-oltracciò all'abbate tre pollastri e quindici uova.
-
-Grande è l'ordine che regna nell'azienda di tutti quegli poderi
-abbaziali, ed il _Poliptico d'Irminone_ offre in fatto di
-amministrazione un modello di regolarità e d'esattezza; tutto ivi
-è notato con minuta scrupolosità; fatto cenno d'ogni uovo nella
-partita di dare e avere, contato ogni pollo. Quest'azienda domestica
-del monastero ci ricorda l'amplissimo e minutissimo capitolare di
-Carlomagno intorno all'amministrazione delle mense reali, a que' giorni
-il reddito più netto del patrimonio regio; nè punto è da maravigliare
-che i cartolari regi o abbaziali ne trattino sì specialmente, chè
-questo era per essi il libro del tesoro. Nel curioso frammento
-intitolato: _Breve saggio delle cose fiscali di Carlomagno_[95],
-trovasi pure un documento che comprova con qual diligenza venisse
-registrato tutto ciò che si apparteneva al regio demanio. I _missi
-dominici_ avean fra l'altre anche questa soprintendenza nei viaggi
-loro amministrativi, e in certa visita ch'ei fecero nella badia di
-Stephanswert, sulla Mosa, distesero un minutissimo ed esattissimo
-inventario di quanto avean veduto nella chiesa e nella mensa regia.
-«Noi abbiam trovato, ivi dicono, un altar d'oro e d'argento, con
-reliquario indorato ed ornato di pietre preziose e di cristallo, una
-crocetta con lamine d'argento, con altre croci ancora, alcune corone,
-alcune palle di cristallo e due calici d'argento.» E tutte queste
-cose preziose eran dai messi regi stimate e pesate, affinchè nulla
-ne fosse trafugato, e con esse inventariavasi, volume per volume,
-la biblioteca[96], e così le vesti e i paramenti. Indi i messi regi
-passavano ai poderi, e vi numeravano gli agnelli, le pecore, i buoi,
-e con diligente e sottile fiscalità facevano il conto dei canoni e
-livelli. Che se insorgeva qualche quistione sulla natura e sul diritto
-della proprietà, facevansi in tal caso di grandi inquisizioni intorno
-all'origine del diritto, e s'interrogavano gli anziani del luogo, e
-dopo siffatte inquisizioni i messi regi sentenziavano sui diritti del
-fisco e dei particolari, la voce pubblica e la testimonianza dei vecchi
-stando per prova dell'usucapione e del possesso.
-
-Da questi antichi documenti della storia resulta dunque che i più
-de' censi o redditi degli stabili si pagavano in derrate; per moggia
-di vino, misure di frumento, polli nelle grandi solennità, uova,
-pesce del vivaio, ed oltracciò pochi soldi o danai pagati annualmente
-dal colono. In queste grandi tenute ciascuno esercitava la sua
-professione; ci eran de' coloni che possedevano un mulino, de' servi
-fabbri ferrai, de' carpentieri, degli operai in ogni maniera d'arti
-meccaniche; tutto facevasi in quelle monastiche colonie, il panno, il
-bigello, le vestimenta per tutti, e meglio che tenute e casali, erano
-città e industri borgate. Nessuna imposta pagavasi, oltre la decima
-in derrate, e la servitù era sì lieve, che non pochi possessori di
-allodii si davano per pietà o per interesse al monastero. Validissimo
-era in fatti il patrocinio della Chiesa; nè però sosteneva che un
-cristiano ricomperato dal sangue di Gesù Cristo rimanesse schiavo, che
-anzi frequentissime eran le manumissioni nelle basiliche, appiè degli
-altari[97], e l'abbate era contentissimo ogni volta che, parato della
-sua cappa, e col baston pastorale in mano, pronunziar potea, dopo la
-messa, quelle parole: «Isemberto, ovvero Igonaldo, tu se' libero, e da
-servo, divenuto colono della badia.»
-
-Il maggiore e più stringente obbligo della proprietà sotto il secondo
-lignaggio era il servizio militare: chi possedea qualche brano del
-territorio era tenuto difenderlo, nè ci era pur un uomo libero,
-possessore di benefizi, che accorrer non dovesse sotto le insegne
-al bando del caposignore. Il maggior documento che si abbia intorno
-al servizio militare a quei tempi, si è un capitolare di Carlomagno,
-in cui esso è regolato con inesorabile severità, poichè il militare
-servizio era la legge dei benefizi e il fondamento della costituzione
-dei Franchi. Il qual capitolare fu da lui dato il settimo anno del
-regno suo come imperatore, dal palazzo d'Aquisgrana, nel tempo cioè
-che finite ancor non erano le guerre più sanguinose, e che all'impero
-sovrastava qualche potente irruzione degli Unni, o altro impeto dei
-Barbari. Al quale improvviso e tremendo pericolo ovviar si dovea
-con gran forza; e però l'imperatore comanda che: «Chiunque possiede
-benefizi muova contro il nemico. Ogni uomo libero che possegga cinque
-mense, dee venire alla nostra convocazione, e così chi ne abbia quattro
-o anche tre sole[98]. Di due uomini, possessore ciascuno di due mense,
-l'uno dovrà marciare contro il nemico; se due uomini parimenti,
-l'un sia possessore di due mense, l'altro di una sola, si uniscano
-insieme per aiutarsi scambievolmente, e parta colui che il potrà fare
-con maggiore vantaggio. Coloro che non posseggono più d'una mensa
-s'accompagneranno a tre a tre, e a sei a sei quelli che la metà d'una
-mensa, e uno parta. Gli altri poveri tanto, che l'aver loro non ecceda
-il valore di cinque soldi, faran che parta il sesto fra essi, a cui
-si daranno cinque soldi. A niuno è lecito abbandonare in guerra il suo
-signore. Tutti i nostri fidi conti si apparecchin dunque, il meglio che
-possano, alla guerra, con loro uomini, carri e donativi, per venire
-al nostro placito. I nostri _messi_ stieno con l'occhio aperto sovra
-ciascuno dei nostri vassalli, e ad essi comandino, in nostro nome, di
-venire al nostro placito coi loro uomini e carri, si che tutti abbiano
-a seguirci, senza che alcuno rimanga indietro, e si trovino raccolti al
-Reno pel mese d'agosto: così ordinando noi, all'uopo che anche quei che
-dimoramo oltre la Senna, eseguir possano i comandi nostri. Noi vogliamo
-e ordiniamo ancora che i conti non interrompano i loro placiti, e non
-ne accorcino il tempo per darsi alla caccia o ad altri passatempi.
-Se ci sia bisogno d'aiuto ai confini della Spagna o del paese degli
-Avari, facciasi marciare un Sassone ogni sei, e se questo avvenga sulle
-frontiere della Boemia, uno ogni tre; tutti poi prenderanno le armi a
-difendere il paese contro gli Slavi Sorabi. È voler nostro che tutti
-i conti e vassalli nostri, e possessori dei benefizi, e gli uomini a
-cavallo del paese de' Frisoni, convengano al nostro placito. Quanto ai
-poverissimi, un solo ogni sette sarà obbligato di venir bene in armi,
-come sopra.»
-
-Tanto rigore nel militare servigio mostrando il pericolo imminente di
-qualche grande invasione, ci pare di dover riferire questo capitolare
-al tempo che i Barbari, con fiero sollevamento, minacciaron di tremenda
-rappresaglia l'impero. Carlomagno torna qualch'anno appresso alla
-milizia, e la viene imponendo e regolando, pur sempre con la medesima
-severità, chè da quello viene ogni diritto e potenza sua. Il servizio
-militare, imposto si strettamente da Carlomagno, era l'essenzial
-condizione del possedere. In una società in fatti, che abbia la
-conquista per legge, è d'uopo che quanti partecipano dei profitti del
-possedere, sieno presti sempre a difendere la costituzione del paese.
-Il secondo degli obblighi imposti a tutti coloro che possedevano, si
-era quello della giurisdizione; cioè ad ogni leudo o libero colono
-di comparire innanzi al placito del conte ogni volta che chiamato vi
-fosse, o come giurato, o come scabino, o come _rachimburgo_, o come
-centurione[99]. Il placito o l'udienza del conte era la giurisdizion
-comune e consueta; i messi regi teneano assise e udienze passeggere;
-i conti, tribunali stabili e permanenti. In questi così fatti placiti
-sentenziavansi le quistioni tutte intorno ai beni e alle persone,
-ciascuna delle parti era giudicata secondo la sua propria legge,
-e alcuna volta secondo gli statuti del luogo. La Chiesa sola avea
-giurisdizione universale e assoluta, procedente dai concilii. Il
-placito del conte tenevasi a certi tempi dell'anno, nè alcun dei citati
-poteva cansarsi dal comparire; le cause sulle persone e sugli averi
-venivano giudicate sulla dichiarazione degli scabini, dei giurati, dei
-giudici, dei vicari, dei centurioni, tutti eletti a voce di popolo;
-nessuna distinzione a quei tempi ci avea, nessuna classificazione nelle
-magistrature che sentenziavano intorno alle sostanze o alle persone;
-chè anzi i medesimi magistrati esercitavano promiscuamente gli ufizi
-municipali e giudiziari, sotto il nome di buoni uomini, di savi, di
-giurati e di scabini.
-
-Il popolo attivo, sotto il lignaggio carlingo, è in ogni luogo,
-ed il consenso suo è necessario nella promulgazione delle leggi;
-ma, come detto è, per questo popolo intender si vuole i leudi, i
-conti, i vescovi, i cherici, i Franchi. Il vasto ordinamento de'
-capitolari, appunto ha suo compimento nel chiudersi dell'impero di
-Carlomagno, il quale, benchè spossato e malaticcio, nè altiero più di
-quello spirito che atterriva col solo sguardo, pure dà opera a nuove
-leggi pe' Franchi; liberi son questi ultimi e grandi, ed è bisogno
-di capitolari che li distinguan dagli altri popoli che ubbidiscono
-all'imperatore. «Carlo augusto e serenissimo imperatore[100], coronato
-da Dio, grande e pacifico, col consiglio e consenso de' vescovi,
-abbati, conti, duchi e di tutti i fedeli della Chiesa cristiana,
-ha stabilito i seguenti capitolari, risedendo nel suo palazzo, e
-conformandosi: alla legge salica, romana e _gombeta_[101], affinchè
-ognuno de' sudditi suoi si conduca secondo questi ordini segnati
-di sua mano, e sia sollecito di porli ad esecuzione.» E seguitando,
-viene in questo capitolare, imponendo vari doveri ai vescovi pel buon
-reggimento delle loro diocesi; e così a quelli che godono benefizi, e
-al vicario o centurione, raccomanda d'essere attento ad incamerare le
-eredità vacanti, e nota quelle che si devolvono senz'altro, al fisco,
-e quell'altre, di cui solo esso ha ragione a una parte; poi ricorda
-ai vicari il dovere di tener uomini che dien la caccia ai lupi, con
-alcune immunità e rimunerazioni a questi uomini; poi tocca di varie
-provisioni della milizia e della guerra; ingiunge alcuni obblighi ai
-conti ed altri ai loro vassalli; accenna i doveri dei guardaboschi;
-assegna le qualità che aver debbono i coloni delle sue tenute; ordina
-di condurre abitanti nelle foreste dove siano residenze reali, di farvi
-orti e vigneti, di stirparne il bosco, sì che il podere diventi sempre
-migliore[102]; comanda che si dia lana e lino da lavorare alle donne
-che servono nelle sue case, e finisce confermando il diritto di guerra
-privata, quello che durò più a lungo di tutti fra i posteri, con le
-seguenti parole: «Se alcuno de' nostri fedeli combatter voglia un suo
-nemico, chiami seco a dargli aiuto un de' pari suoi, e se questi ricusa
-o si mostri renitente, gli sia tolto il suo benefizio, per darlo a chi
-si sarà serbato fedele.»
-
-Quest'ampia legislazione reca la data dell'ultimo anno di Carlomagno,
-ed è appunto in mezzo all'ultima infermità sua, al dileguarsi della
-vita, ch'ei riprende l'antico vigor suo per promulgare questa lunga
-serie di leggi, che regolano i doveri dei Franchi. Al mese di settembre
-dell'anno 813, tiene un placito o tribunale di giustizia nella
-prediletta sua città d'Aquisgrana, e di consentimento de' suoi fedeli,
-vi promulga gli ultimi suoi capitolari. «Sia noto a tutti (così ivi
-è detto) che noi pure seguiamo le leggi comuni agli altri Franchi,
-in quanto concerne alle cause ecclesiastiche e dei servi di Dio.
-Chi uccide un Franco, paghi seicento soldi all'erario regio, e soldi
-duecento di risarcimento. Chi uccide un uomo libero, paghi duecento
-soldi, ed un terzo di soprappiù al re. Chi ucciderà un lido[103],
-darà cento soldi ed un terzo di soprappiù al re[104]. Chi ucciderà
-uno schiavo, darà soldi cinquanta ed un terzo di soprappiù al re. Chi
-ucciderà un conte nel suo contado, o un messo regio nell'esercizio
-della sua legazione, pagherà un'ammenda triplice in correlazione con
-la condizion dell'ucciso. Chi ucciderà un vagabondo, pagherà al re
-soldi cinquanta. Se alcuno sostenga che un uomo libero è suo servo,
-quest'ultimo giuri, insiem con dodici suoi prossimani, sulle reliquie
-dei santi, ch'egli è libero, o altrimenti si assogetti alla servitù.
-Chi vuole emancipare un servo con la manumissione, il conduca alla
-chiesa, ed ivi gli conceda la libertà. Chi fu fatto libero con una
-scritta o in altro modo, ripari nei poderi del re, nè sia più servo
-di chi l'ha affrancato. L'uomo emancipato per una scritta è libero
-come qualunque altro Franco, e s'egli abbia bisogno di protezione, la
-dimandi a tutt'altro signore, che a quello da cui ebbe la libertà.
-Chiunque assale un Franco, senza ch'egli abbia fatto fallo, pagherà
-dodici soldi e tre all'erario regio. Chi avrà preso un Franco pe'
-capegli, pagherà dodici soldi e quattro all'erario regio; (i capelli
-biondi e ondeggianti sugli omeri al Franco eran l'insegna della
-libertà). Chi gli avrà fatto perder sangue senza colpa sua, darà dodici
-soldi e quattro all'erario. Chi manometta il patrimonio d'un Franco,
-pagherà sei soldi, e quattro all'erario. Ad un uom libero si daranno a
-risarcimento soldi otto e quattro all'erario; ad un lido, quattro soldi
-e altrettanti all'erario; ad un servo due soldi e quattro all'erario.»
-Poi viene a stabilire le diverse ammende o multe pe' rubamenti e altre
-per disobbedienza a certi ordini superiori, e termina col seguente
-statuto: «Se un Franco, ha due figliuoli maschi, e li lasci eredi delle
-sue foreste, delle sue terre, de' suoi schiavi e delle sue greggie, le
-figlie pure sieno eredi della madre.» Tale si è la regola della legge
-salica: la parte ha da essere uguale tra fratello e sorella; la figlia
-è chiamata a succeder nel feudo; tutti i figli d'un medesimo padre
-hanno egual diritto all'eredità sua, fosse pure d'una corona.
-
-Quest'ultimo capitolare, quasi unicamente destinato alla legislazione
-dei Franchi, sembra opera d'un'assemblea, in cui i conti e i vescovi
-di questa nazione abbiano avuto maggior parte che altri. Carlomagno
-siede nel suo palazzo d'Aquisgrana, una delle città d'Austrasia, primo
-nido dei Carolingi: i Bavari e i Sassoni, domati dalla conquista,
-son due famiglie germaniche che a Carlomagno oramai appartengono per
-diritto d'alta signoria; ond'è che affievolito, l'imperatore, vuol
-farsi appoggio dei Franchi, de' suoi più valenti guerrieri, de' suoi
-leudi più fidi, quindi è largo con essi di concessioni; l'intento suo è
-di perpetuare la corona nella propria famiglia, d'assieparla di conti
-e di vescovi franchi, e pensa quindi ad ampliar la legge salica e la
-ripense, e a porvi alquanto più d'ordine e d'unità. Tale si è tutta
-la cura degli ultimi anni suoi. Ora si vuol ripigliar questo scorcio
-dell'imperial sua vita, e veder quale fu il suo lignaggio, e che fine
-avessero le sue testamentarie predisposizioni in quell'impero da lui
-con tante cure e fatiche fondato.
-
-
-
-
-CAPITOLO IX.
-
-FAMIGLIA DI CARLOMAGNO E GLI ULTIMI TRE ANNI DELLA SUA VITA.
-
- Mogli di Carlomagno. — Imeltruda. — Desiderata o Ermengarda.
- — Ildegarda. — Fastrada. — Luitgarda. — Figli. — Pipino
- soprannominato il _Gobbo_. — Congiura di lui contro il padre. —
- Carlo. — Pipino re d'Italia. — Lodovico re d'Aquitania. — Figlie. —
- Altre figliuole. — Emma e la leggenda di Eginardo. — Ultimi anni di
- Carlomagno. — Sua stanza in Aquisgrana. — Accordo con gli Schiavoni
- e i Danesi. — Testamento di Carlomagno. — Spartizion dell'impero. —
- Suoi patimenti. — Sua morte. — Considerasi il modo suo di governo.
- — Forza e debolezza dell'impero.
-
-768 — 814.
-
-
-I cronisti religiosi, custodi della castità del tetto domestico,
-acconciaron la vita di Carlomagno in modo da schierare per ordine di
-tempi le mogli che l'imperatore si tenne in casa dorante il lungo suo
-regno. Eglino non si attentaron di dire che questo principe di vigorosa
-natura e d'ardenti e robuste passioni, ebbe sei o sette mogli ad un
-tempo, alla maniera degli Austrasii, venuti dalle rive del Reno e
-dell'Elba; ma la storia, solenne e veridica, non ammette punto siffatte
-reticenze e distinzioni: no, Carlomagno non ebbe rispetto mai all'unità
-del matrimonio. La prima sposa sua, dai Benedettini vituperata col nome
-di concubina, chiamavasi Imeltruda o Imiltrude, d'ignota origine, che
-abitò i palazzi d'Aquisgrana e di Magonza, seguì Carlomagno nella prima
-sua spedizione, e gli porse un figlio di nome Pipino e di soprannome
-il _Gobbo_. Ella viveva tuttavia quando Carlomagno sposò Desiderata
-o Ermengarda, figlia di Desiderio re dei Longobardi, la quale ei non
-tenne seco che un anno appena. Eginardo stesso non sa spiegar questo
-procedere del suo signore. Perchè ripudiare Ermengarda? Il monaco
-di San Gallo ne adduce a motivo: «ch'essa era incapace a procreare
-figliuoli.» Anche Adalardo, pronipote di Pipino ed un dei leudi della
-corte, insorge contro questo divorzio in certa sua lettera di singolar
-caldezza, nè sa comprendere qual cagione abbia potuto far cacciare una
-sposa sì bella e pudica. «Ildegarda, la terza moglie, usciva d'una
-illustre casa di Svevia, e moltissime sono le pie fondazioni che si
-riconoscono da questa nobile Alemanna, la quale, vissuta undici anni
-sposa castissima e in dolce unione col suo potente signore[106], morì,
-e Paolo diacono, a quei giorni vescovo di Metz, le scrisse l'epitafio.»
-Carlomagno condusse indi in moglie Fastrada, figliuola del conte
-Rodolfo, Franco di nazione, e fu colei che ebbe maggior impero d'ogni
-altra sull'animo del consorte; per lei furon composte le litanie
-nelle quali pregasi per l'imperatore e i _sacratissimi_ suoi figli,
-Carlo, Pipino e Lodovico[107]. Di questo modo l'imperatore ebbe una
-moglie lombarda, una germanica ed una franca, quasi a conformarsi e
-corrispondere alle tre maggiori nazioni da lui governate. Finalmente,
-al fianco suo, nei palazzi d'Aquisgrana, di Liegi e di Francoforte,
-regnar fece Luitgarda, la quale morì poi nel monastero di San Martino
-di Tours[108]. Le quali spose vissero simultaneamente in nodo coniugale
-con Carlomagno, nè dice giusto chi le fa l'una all'altra succedere,
-chè l'imperatore, a par de' suoi conti e leudi, prendeva e lasciava
-una povera donna, come la sua pelle di lontra o il suo manto di porpora
-delle corti plenarie.
-
-Dall'union sua con Imeltruda Carlomagno ebbe, com'è detto, Pipino
-il Gobbo, suo primo nato, che da fanciullo era bellissimo di volto,
-e avea bionda la capigliatura, e nobile e gentil guardo che bene
-additava l'origine sua, ma era mal fatto della persona e tutto
-rattratto. Intrepido com'era costui di natura e operosissimo, si
-diede ad audacissime imprese, e paventando di non avere la parte sua
-della paterna eredità, tramò una congiura contro il padre. Ritornando
-questi dalle sue guerre di Pannonia, era venuto per passar l'inverno
-in Baviera, quando seppe di questa cospirazione del figlio con alcuni
-grandi della sua corte, per usurpargli la corona e partecipar del
-retaggio; e avendo bisogno di far rispettare l'ancor contrastata
-podestà sua, sì da non poter lasciare impunito un tanto attentato.
-Pipino fu raso in una corte plenaria e costretto ad abbracciare lo
-stato monastico nel convento di Prumia, intantochè i suoi complici,
-condannati all'esilio, aveano abbacinati gli occhi nella forma che
-usavasi alla corte di Costantinopoli, poichè le costumanze di Bisanzio
-già si diffondevano per le corti d'Occidente, e ci aveano rivoluzioni
-di palazzo e crudeltà di eunuchi, nè il cavar gli occhi ad un leudo era
-punto negli usi dei Franchi.
-
-Il gran lignaggio di Carlomagno non si attenne quindi più che a tre
-figli, i quali, tutti e tre da lui fatti compagni nell'opera sua,
-lo assecondarono nello svolgimento dei politici suoi pensamenti.
-Il maggiore fu quel Carlo o Carlotto di cui parlano le croniche e i
-romanzi cavallereschi, degno e forte appoggio di Carlomagno, benchè i
-baroni si studiassero di renderlo spregevole e odioso appunto perchè
-egli era il figliuolo ben amato del loro signore. Ebbe corta ma
-operosissima vita, e alcuni documenti il fanno figliuolo d'Ildegarda,
-mentre altri dicono che ei fu bastardo e parto di concubina. Egli era
-nato nell'anno 772, nè era giunto ancora all'anno suo dodicesimo, che
-già seguiva il padre nella guerra contro i Sassoni; il che era per
-quei giovani Franchi un dovere; dopo la prima educazione, la guerra,
-nè ci avea scusa d'età. Or questo giovinetto seppe farsi glorioso di
-buon'ora, poichè posto a capitano d'una schiera d'Austrasii, ch'ei
-guidava in persona, ruppe i Sassoni in battaglia, dopo di che egli
-sparisce per cinque anni dai campi militari, nè le croniche altro più
-parlan di lui, se non colà dove accennano che fu da suo padre mandato
-a reggere i popoli del Maine. A qual ragione gli fu confidato questo
-governo? Doveva egli re essere o duca? E in quei tempi di confusione
-che le dignità non aveano ancora lor grado distinto, duca o re non
-significava egualmente conduttore d'eserciti? «Spesso, dicono i
-Benedettini, le provincie e i ducati dipendenti dalla corona pigliano
-il nome di regni, e _regno_ è usato altresì a significare un semplice
-ducato.» La podestà del duca era di que' giorni amplissima. «Noi
-ti confidiamo questo ducato affinchè tu mantenga la disciplina nel
-soldati e la sicurtà sulle frontiere.» Laonde, poco importa sapere se
-il figliuol beniamino di Carlomagno fu re o duca; basti ch'ei governò
-le provincie del miluogo, l'antica Neustria, siccome evidentemente si
-pare.
-
-Poi ritorna in campo il giovine Carlo, al fianco sempre del padre
-nelle guerre contro gli Unni, in Baviera, in Sassonia, con questo
-accomunando i riposi delle corti plenarie e le fatiche del campo,
-sempre il più caro de' figliuoli suoi, e accompagnalo a Roma quand'ei
-va ad assumervi la corona imperiale; ivi dal pontefice è consacrato
-re, a quel modo che il padre suo è consacrato imperatore; e d'indi in
-poi il giovine piglia quel titolo, e gli scrivono: «All'illustrissimo,
-onorevolissimo e nobilissimo Carlo il giovane.» Alcuino, in una delle
-sue epistole, gli dice: «Ho udito che il papa, di consentimento di
-Carlomagno, vi ha confidato il titolo di re, ponendovi in fronte la
-corona, insegna di questa dignità, e io mi congratulo assai dell'onore
-che vi procaccia siffatto titolo non solo, ma e della podestà che
-l'accompagna.» Teodolfo, vescovo d'Orleans, anch'ei gl'indirizza versi
-di lode: in tutte le grandi spedizioni è parola del giovine Carlo:
-egli è deputato a venire incontro a papa Leone[109]; e Alcuino, il gran
-consigliere della famiglia carolina, di nuovo gli scrive: «Abbiate per
-fedeli e leudi vostri uomini saggi, accorti, pii, timorati di Dio,
-che si lascin governare dalla giustizia e dalla verità, non dalla
-cupidigia... Nè lasciate che la dignità vostra sia macchiata dalle
-inique azioni dei malvagi, che abusar vorrebbero del vostro nome.»
-I quali consigli danno necessariamente a supporre che al giovin Carlo
-fosse effettivamente commesso il governo d'uno Stato, e che il nome di
-re in lui non fosse altrimenti un semplice titolo d'onore. Carlotto
-muove da ultimo contro gli Slavi, e capitanando, sotto il supremo
-comando dell'imperatore, gli Austrasii, fa rizzar castelli e fortezze
-sull'Elba, nè mai depone l'armi se non alla morte sua che avvien tre
-anni prima di quella del padre.
-
-Tale si fu la vita di Carlo, il primogenito dei figliuoli di
-Carlomagno, almeno per quanto ritrar si può dai diplomi e dalle
-croniche. Già dissi più sopra che le canzoni eroiche gli diedero
-altro destino. Innanzi tratto, secondo esse, Carlo, come parto
-ch'egli è della nobile Ildegarda, non è altrimenti figlio legittimo
-di Carlomagno, ma bastardo; il quale troppo soggetto è, troppo
-ubbidiente, da far che i trovieri, rappresentanti come sono del genio
-riottoso e contumace dei grandi vassalli di Francia, contro di non
-lui si sollevino; e però alcuni di loro lo fanno un dappoco, altri un
-traditore e un ribaldo, a cui il padre perdona ogni sorta di capricci e
-di gofferie. A udir costoro, egli oltraggia i più prodi fra i paladini,
-egli è in dispregio appo tutti nelle corti plenarie, egli è come
-un altro Ganalone di Maganza infido al pari di lui, se non che meno
-scaltro, e per giunta un accattabrighe, a segno che egli punge Rinaldo
-di Montalbano, chiamandolo figlio di putta, onde questi gli fracassa il
-cranio con un colpo di scacchiere.
-
-Pipino, il secondogenito dei figliuoli dell'imperatore, nasceva cinque
-anni dopo Carlo, e al dir della cronica, da una madre medesima,
-Ildegarda, e la vita sua fu operosa al par di quella del fratello.
-Tutti i figli del grande imperatore avean titolo di nobilissimo, e
-il meritavano per le gloriose opere loro. Pipino incomincia la vita
-sua militare più giovinetto ancora di Carlo, e già re d'Italia a
-quattr'anni d'età, ei muove agli undici contro gli Avari, accompagnato
-dal conte Berlinghieri o Berengario, datogli a guida dal padre suo;
-d'onde si vede come questi giovani di razza germanica esser dovean
-forti per tempo. Tre anni dopo Pipino trovasi nel ducato di Benevento,
-e di colà il padre suo gli commette le spedizioni in Pannonia, sulla
-Drava e sul Danubio, fortunatissimo in tutte; e già vedemmo dalle
-croniche celebrato il ricco bottino da lui preso agli Unni e recato
-alla corte plenaria di Aquisgrana. Giunto all'età di ventun anno,
-il vediam governare il regno d'Italia; se non che il padre, poco di
-lui soddisfatto, e temendo per avventura di non lasciare ai figli
-suoi troppo libero il freno, gli dà una guida in Adalardo, abbate di
-Corbeia; e l'animoso principe, degno di sì gran genitore, si travaglia
-in continue guerre di terra e di mare; caccia in persona i Saracini
-dall'isola di Corsica, e batte i Veneziani per modo che quei mercatanti
-repubblicani sono costretti riparare in Rialto, l'isola ridente e
-incantata cui l'Adriatico bagna co' flutti suoi, finchè la morte viene
-a rapirlo in età di soli trentaquattr'anni.
-
-Altro figliuolo adunque non rimane a Carlomagno, che Lodovico il re
-d'Aquitania, il principe meridionale, la cui vita militare comincia
-al vestir la toga virile. Infatti noi vediamo quest'ultimo de' suoi
-figli far solennemente nell'anno 791, tredicesimo dell'età sua, il
-primo suo militar tirocinio nella guerra al Danubio sotto il comando
-del re suo padre, poi volar di colà in Aquitania, farvi leva d'un
-esercito, e condurlo in Italia ad aiuto di suo fratello Pipino. Ecco
-dunque tre figli che tutti e tre, fanciulli ancora, si cacciano in
-mezzo alle battaglie, siccome richiede il dover loro, chè a voler
-comandare ai Franchi è d'uopo sprezzare ogni sorta di pericoli. Ben
-vede Carlomagno che eglino esser deggiono i suoi luogotenenti naturali,
-i partecipi del pensier suo, ma pur li fa sopravvedere, ed ombroso
-dell'indipendenza loro, gli affida a tutori, li fa seguir passo per
-passo dai conti franchi, gl'indirizza con lettere continue, nè li
-lascia far cosa di rilievo senza consiglio o comando suo. In certi
-casi anche disapprova il fatto da loro, e ad essi scrive in termini
-duri e imperativi. Lodovico, esempigrazia, ha nominato un conte che
-non gli garba, ed ei lo cassa. Pipino non si conduce a senno suo, e
-gli pone addosso un tutore; un'altra volta, scontento del modo in cui
-Lodovico amministra le finanze del regno d'Aquitania, vi manda suoi
-commessarii a ricoverare i beni del fisco. Un diploma del 795 ci porge
-un altro esempio dell'autorità che Carlomagno esercitava negli Stati
-de' suoi figliuoli; da quello apparendo che un Franco, a cui Lodovico
-re d'Aquitania avea donato certa terra da coltivare nel proprio reame,
-fu obbligato di ottener la confermazione del dono da Carlomagno stesso,
-che gliela concesse ad istanza del re suo figliuolo. Ed in ogni cosa
-si vede questa soprantendenza dell'imperatore sul governo de' suoi,
-chè tutte le menti supreme son così fatte, concetto ch'esse abbiano
-qualche gran disegno, raro accolgono i consigli, nè mai le opposizioni
-degli altri, e se taluno esce dal cerchio delle idee da loro segnato,
-lo sterminano; se alcuna volontà si attraversa alla loro, la scrollano.
-Ogni grande intelletto altro non vuol che strumenti, nè sostiene uguali
-e molto men superiori.
-
-Le figlie dell'imperatore furono in maggior numero che i figli maschi.
-Abitavan elle ne' suoi palazzi, sotto gli occhi suoi, e sempre
-ei si mostrò tenerissimo verso di queste fanciulle, alle quali le
-croniche danno i seguenti nomi: Rotrude, che fu per pochi dì fidanzata
-all'imperatore Costantino Porfirogenito, e poi maritata a Roricone,
-conte del Maine; Berta[110], la seconda, che fu sposa ad Angilberto;
-dopo di queste si trovano nelle carte i nomi di Teodala e d'Eltruda,
-figlie pur esse di Carlomagno, e abbadessa l'una d'Argenteuil, l'altra
-di Marmoutier[111]. Ma la più famosa tra queste figliuole, colei
-che lasciò lunghe tracce nelle memorie dei leggendari, si fu Imma o
-Emma, che dalla tradizione si dà per amante e consorte a Eginardo, lo
-storico, il cancelliere di Carlomagno, che diligentissimo raccolse
-ogni minimo fatto del suo signore. Il racconto di questa patetica
-leggenda trovasi appunto nella cronica del monastero di Lauresheim, pia
-fondazione di Eginardo, posta nella diocesi di Vormazia, in mezzo alle
-dilettose e amene montagne d'Eidelberga, dove religiosamente serbavasi
-quanto render potea cara al popolo la memoria del suo fondatore.
-
-Ecco ora la tenera storia della leggenda di Emma[112] e d'Eginardo, tal
-quale dalla cronica è riferita: «Eginardo, arcicappellano e segretario
-di Carlo imperatore, siccome colui che onoratissimamente esercitava
-l'ufizio suo in corte, era da tutti ben voluto, ma sopra tutto dalla
-figliuola dell'imperatore medesimo, di nome Emma, e già fidanzata al re
-dei Greci, che lo amava di ardentissimo amore; il quale in brevissimo
-tempo era venuto in amendue a dismisura crescendo, ma temendo l'ira
-del re, non s'attentavano di pur mirarsi in viso. Se non che Amore,
-sagacissimo, di tutto trionfa; e quell'orrevolissimo uomo, acceso
-di tanto fuoco senza ristoro, non osando indirizzarsi per messaggeri
-alla donzella, fattosi animo, tutt'a un tratto recossi, nel bel mezzo
-della notte, nascostamente alle sue stanze, dove picchiato pian piano,
-e come avesse ordine di parlarle da parte del re, ottenne licenza di
-entrare. Trovatosi indi solo con lei, seppe tanto piacerle coi segreti
-suoi ragionari, che dopo vari vicendevoli abbracciamenti, gli fu dato
-cogliere il tanto desiderato frutto dell'amor suo[113]. Ma ecco che
-volendo, all'appressar del giorno, tornarsene fra le ultime ombre della
-notte, s'avvede esser d'improvviso caduto un gran nevazio, onde non
-s'attenta d'uscire per tema che l'orme del piede non palesino il suo
-segreto. Amendue dunque si rimangon chiusi, tutti angosciati pensando
-a quanto avean fatto; quando nel consigliarsi tra il turbamento loro,
-intorno a ciò che far doveano, la vezzosa donzella, fatta coraggiosa
-dall'amore, pose innanzi un suo partito, e disse: che curvandosi
-ella il terrebbe in ispalla, il porterebbe innanzi giorno fin presso
-alla sua dimora, e ritornerebbe poi, ricalcando diligentissimamente
-le stesse orme; alle proprie stanze. Ora avvenne, per voler divino,
-siccome pare, che l'imperatore, avendo passato in veglia quella notte,
-levatosi prima del giorno, si ponesse a guardar dalle finestre del
-suo palazzo, e vedesse la figlia sua camminar lentamente e con passo
-malfermo sotto il suo carico, e poi depostolo, ripigliar frettolosa
-l'orme sue. Ma dopo di averli amendue tenuti d'occhio per un pezzo,
-côlto in uno d'ammirazione e di dolore, e stimando che ciò non fosse
-accaduto senza disposizione del cielo, raffrenossi, e tacque intorno
-a quanto aveva veduto. Eginardo intanto, straziato dal suo fallo, e
-ben sapendo che in un modo o nell'altro la cosa verrebbe all'orecchio
-del re suo signore, prese, dopo molto dubitare, un partito, ed andò
-all'imperatore, pregandolo in ginocchio, di affidargli una legazione,
-sotto pretesto che i grandi e moltiplici servigi suoi non erano
-stati ancora convenevolmente ricompensati[114]. Alle quali parole
-il re, senza dare indizio di saper quanto sapeva, si tacque alcun
-poco; poi assicurando Eginardo che avrebbe dato in breve risposta
-alla sua dimanda, gli assegnò un giorno per venire a riceverla. Dopo
-di che convocò tosto i suoi consiglieri, i baroni del regno e gli
-altri della sua corte, e ragunato che fu questo splendido consesso,
-cominciò dicendo che la maestà imperiale era stata sfacciatamente
-oltraggiata dall'amor di sua figlia pel proprio suo segretario, onde
-era grandemente offeso e turbato. Gli astanti a questo dire rimasero
-stupefatti, e alcuni di loro, mostrando di pur dubitarne, tanto la
-cosa era temeraria ed inaudita, il re la fece loro toccar con mano,
-raccontando quel che veduto aveva con gli occhi suoi propri, e si
-fece a dimandar loro consiglio in proposito. Diverse furon quindi le
-sentenze contro l'audace autore del fatto; chi voleva ch'ei fosse
-sottoposto a un castigo senza esempio; chi esiliato, e chi punito
-con altre pene, parlando ciascuno a seconda della passione che il
-movea. Certi altri tuttavia, tanto clementi più quanto più savi, dopo
-essersi stretti a consiglio tra loro, supplicarono istantemente il re
-d'esaminare da sè questa faccenda, e giudicar secondo la prudenza che
-avea ricevuto da Dio.
-
-«Visto ch'ebbe il re l'amore che ognun gli portava, e scelto fra i
-vari pareri quello a cui voleva attenersi, fecesi a parlar loro di
-questo modo: — Voi sapete gli uomini andar soggetti a vari casi, e
-accader cose spesso che cominciano male e finiscono in bene. Non ci
-disperiamo adunque, ma in questo fatto che per la novità e gravità sua
-ha sorpassato la prudenza nostra, cerchiamo anzi piamente e rispettiamo
-i fini della Providenza che mai non s'inganna, e sa convertire il male
-in bene. Io non assoggetterò dunque per questa condannabile azione il
-mio segretario ad un castigo, il quale non farebbe se non accrescere
-il disonore di mia figlia anzichè cancellarlo; meglio stimando e più
-dicevole alla dignità del nostro impero il perdonare alla gioventù
-loro, e congiungerli in legittimo matrimonio, dando così all'impudica
-colpa loro una veste d'onestà. — Alle quali parole del re tutti assai
-si rallegrarono, altamente lodando la magnanimità e la clemenza sua.
-Fu quindi introdotto Eginardo, e il re, salutandolo, gli disse con
-piglio benigno: — Voi ci avete mosso lagnanza perchè la regia nostra
-munificenza non abbia per anco degnamente rimunerato i vostri servigi:
-ma, per dir vero, ne dovete dar colpa alla negligenza vostra, perchè
-quantunque avvolto in tante brighe, delle quali io solo porto il peso,
-se avessi saputa cosa che vi piacesse, avrei conceduto con essa il
-premio dovuto al vostro servire. Ma per non trattenervi più in parole,
-farò sul fatto cessare ogni vostra lagnanza con un magnifico dono, e
-volendo avervi sempre fedele a me, come per lo passato, vi concedo in
-isposa la figlia mia[115], la vostra portatrice, colei che, succignendo
-le vesti, si mostrò sì mansueta a portarvi. — Poi tosto, per comando
-del re, fu fatta entrare in mezzo a numeroso corteo la figlia sua,
-coperto il volto di bel rossore, e il padre mise la sua mano in quella
-di Eginardo con una ricca dote in terre, oro ed argento a dovizia,
-e altre robe preziose. Morto poi il padre, anche Lodovico, piissimo
-imperatore, fece dono a Eginardo della signoria di Michlenstad, e
-dell'altra di Mulenheim, che ora si chiama Seligenstad[116].»
-
-La storia d'Emma e d'Eginardo è fors'ella pure una di quelle cotali
-leggende cavalleresche, di quelle tradizioni dei paesi in riva al
-Reno, che sì piacevolmente dilettano l'imaginazione del viaggiatore
-mentre scorre la Turingia e la Svevia, framezzo alle ruine di quegli
-alpestri castelli, o lunghesso le acque del fiume che attraversano le
-antiche città di Strasburgo, Magonza e Colonia? I critici di maggior
-senno, combattono l'autenticità di questa leggenda; prima di tutti,
-essi dicono, non trovarsi punto questo nome d'Imma o d'Emma nella lunga
-lista delle figlie di Carlomagno, tutte nominate nei diplomi e nelle
-croniche; ma e queste croniche stesse non dicon pure che: «L'imperatore
-ebbe ancora molti figliuoli naturali ch'esse non nominano?» Poi gli
-stessi critici aggiungono, che Eginardo medesimo non fa pur parola
-ne' suoi annali della tenera avventura sua; ma quand'egli scrisse gli
-annali, era uomo di tutta santità e la memoria dell'amor suo per una
-donna conturbava l'anima dell'uomo divenuto austero e religioso, del
-fondatore d'una badia[117]. Del resto i palazzi di Carlomagno erano
-popolati de' figli suoi, e il superbo imperatore mitissimo era con
-essi, e quegli occhi suoi, sì spesso sfolgoranti di sdegno e di furore,
-tosto si rabbonacciavano alla vista loro, e sappiamo che le figlie
-sue, libere troppo e scostumate, gli empievan la reggia di scandali,
-tanto che dopo la morte di lui, il medesimo Lodovico, suo figlio, non
-può fare di non dolersi del vivere licenzioso delle proprie sorelle;
-altro punto questo di rassomiglianza tra Carlomagno ed Augusto, e con
-l'antica famiglia dei Cesari di Roma. La tenerezza dell'imperatore
-germanico per le sue figlie passò il segno, e le croniche toccano di
-triste e incestuose loro passioni, che travagliaron la vita del comune
-padre e signore.
-
-L'imperatore, attempatosi, elesse per sua stabil dimora il palazzo
-d'Aquisgrana, laddove quand'egli era giovine, e sentiva bollirsi il
-sangue nelle vene, non avea residenza ferma, e mostravasi in ogni
-luogo, sul Reno, sul Meno, in Baviera, in Ischiavonia, o ben anche
-sull'Ebro; indole impaziente in un corpo vigoroso ed attivo egli godea
-d'abitare i monti e le rive dei fiumi; ma di mano in mano ch'egli
-s'inoltra negli anni quella vigoría e quell'attività lo abbandonano,
-e allora il luogo del suo soggiorno è Aquisgrana; chè assalito com'è
-da frequenti spasmi reumatici, contratti nei tempi delle sue regie
-cacce framezzo ai boschi, e logorato dagli esercizi d'ogni sorta cui
-si diede senza riguardo in tempo di sua gioventù, or ch'egli è vecchio
-ne patisce, e ha bisogno di bagni caldi e dell'acque minerali che
-scaturiscono ad Aquisgrana, dove fatta costrurre un'ampia vasca di
-marmo, si tuffava tutto in quell'onda gorgogliante, per fortificare le
-debili sue membra, e nuotando in quei bagni come un figlio del Reno
-e dell'Elba, vi rimanea gl'interi giorni a tentar di rinvigorire il
-corpo già fiacco e indolenzito, accorgendosi oramai che la vecchiaia lo
-stringe, e ch'egli non è più il medesimo uomo.
-
-Poi, ordinato ch'egli ha il suo vasto impero, Carlomagno attende
-più specialmente ad apparecchiarsi il cammin della morte, ai doveri
-suoi religiosi; moltiplica le carte di donazione ai monasteri e alle
-chiese; edifica, innalza, costruisce, e tutto intento a cercar modi
-con che perpetuare l'opera sua, trovasi in procinto già di lasciare un
-immenso retaggio. Ma l'impero potrà egli durare ancora? Molti pericoli
-tuttavia gli sovrastanno; i popoli del Nord, per poco rintuzzati,
-non sono altrimenti sottomessi; gli Scandinavi serbano pur sempre
-la loro fierezza e il desiderio di vendicarsi; i Sassoni fremono
-sotto il giogo, onde, in cospetto della tomba, una viva inquietudine
-s'impadronisce di Carlomagno, che ha misurato il pericolo e avuto
-bisogno di ferrea mano ad arrestare il sollevamento dei Barbari contro
-il grande impero da lui fondato. Ivi è l'immensa, l'inevitabil causa di
-sua dissoluzione; ei ben se 'l vede, e vuole impedirla, onde s'accinge
-a nuove guerre, e disciplina i Sassoni, e promulga capitolari; i Danesi
-minacciano le sue frontiere, e l'imperatore, che non si sente più
-forza per combattere, vuole che i suoi conti e leudi trattin d'accordo
-con loro; vuole e desidera una pace, una tregua, una determinazion di
-confini: la Baviera, la Sassonia, la Frisia fanno parte dell'impero
-suo, e i Danesi rimangono nella penisola della Giutlandia; vorrebbe ivi
-rattenerli, ma il potrà egli?
-
-No; la vasta centrificazione da lui fondata dee cessare con lui; egli
-ha rispinto le nazioni scandinave fin entro al Baltico, rincacciati
-gli Unni fino al di là del Danubio, ma quei popoli bellicosi si
-vendicheranno sui figli suoi. Un trattato con gli Schiavoni è l'ultimo
-atto diplomatico della sua vita, tutto vien fatto oramai da' suoi
-messi, chè giunto è il momento in cui il pensier della morte occupa il
-grande imperatore più che le vane cose del mondo, e sceglie il luogo
-dell'eterna sua dimora, la sua casa funerale, sotto la cupola della
-cappella da lui edificata in Aquisgrana, cui tanto gli piacque ornar
-dei marmi ravignani, e d'arche d'oro, e di pietre preziose. Il suo
-monumento, costrutto di larghe pietre, sarà di otto piedi, ed ivi,
-coricato ed avvolto nelle imperiali sue vesti, fermo e con le mani
-giunte in atto d'orazione, aspetterà la grande sveglia del giudizio
-finale. Alcun tempo prima della sua morte ei detta il suo testamento,
-poi lo ritocca e rivede, chè quando s'è a stento costruita qualche
-grand'opera, si vuol pur tramandarla per ultima disposizione, con
-quelle condizioni che a noi sopravviver la facciano.
-
-Strana cosa! Quell'imperatore, che ha consumato la vita a costituir
-l'unità, si lascia prendere in morte dal pensiero di romperla in
-pezzi! Le consuetudini delle merovingiche spartigioni durano tuttavia,
-e il concetto della centrificazione dileguasi e sparisce dalla mente
-di Carlomagno, poichè il suo testamento altro in fine non è che un
-ampio ripartimento, non solo degli Stati della monarchia, ma sì ancora
-delle masserizie e ricchezze sue, ch'ei va distribuendo fra i poveri
-e le chiese. Anche quest'ultimo atto della sua vita ci fu trasmesso
-da Eginardo, cancelliere di lui. «Tre anni prima della sua morte
-(così quest'ultimo) egli dispose la divisione de' suoi tesori, del
-suo argento, della sua guardaroba e d'ogni altra sua suppellettile in
-presenza dei famigliari e ministri suoi, e questo volle affinchè dopo
-la morte sua la spartigion di tutte le robe da lui fatta e da essi
-approvata fosse appieno eseguita. Poi consegnò le ultime sue volontà
-intorno alle cose che di questo modo intendea fossero distribuite,
-in uno scritto sommario, del quale ecco lo spirito e il testo
-letterale: — In nome di Dio onnipotente, Padre, Figliuolo e Spirito
-Santo. Qui principia la descrizione e distribuzione ordinata dal
-gloriosissimo e piissimo signore, Carlo imperatore augusto, dei tesori
-e dell'argento trovati in questo medesimo giorno nelle sue stanze
-l'anno ottocento undecimo dell'incarnazione di Nostro Signore Gesù
-Cristo, quarantesimoterzo del regno di questo principe sulla Francia,
-trentesimosesto del suo regno sull'Italia, e undecimo dell'impero,
-indizione quarta. Seguono esse qui sotto, quali, dopo maturo consiglio,
-egli le deliberò e fece con approvazione del Signore. E prima di tutto
-e principalmente ei volle provedere, affinchè la distribuzione delle
-elemosine, che i Cristiani usan di fare solennemente di parte dei loro
-beni, sia per lui e del danaro suo, fatta con ordine e giustizia; poi,
-affinchè gli eredi suoi conoscer possano chiaramente e senz'alcuna
-ambiguità quanto a ciascun d'essi appartener dee, e mettersi in
-possesso delle singole loro porzioni, senza contese nè liti. Al quale
-intendimento e fine egli ha in prima diviso in tre parti tutti i
-mobili e le robe, come oro, argento, pietre preziose e ornamenti reali,
-che, come detto è, si troveranno questo giorno nelle sue stanze, poi
-suddividendo ancor queste parti, ne ha distribuito due in ventuna
-porzione, onde ciascuna delle ventuna città, riconosciute nel suo regno
-per altrettante metropoli[118] riceva, a titolo d'elemosina, per le
-mani de' suoi eredi ed amici, una di queste porzioni. L'arcivescovo che
-reggerà in quel tempo questa o quella metropolitana, dovrà, com'abbia
-avuto la porzione appartenente alla sua chiesa, partirla co' suoi
-suffraganei per modo che il terzo resti a quella, e gli altri due terzi
-dividansi tra i suffraganei stessi. Ognuna di queste porzioni formate
-con le due prime parti, e in numero di ventuna, pari a quello delle
-città riconosciute per metropoli, è separata dall'altre e rinchiusa
-appartatamente in un armadio col nome della città a cui dee esser
-data. I nomi delle metropoli, a cui debbono farsi queste limosine
-o largizioni, sono: Roma, Ravenna, Milano, Frejus, Gratz, Colonia,
-Magonza, _Giovavo_ (oggi Salisburgo), Treveri, Sens, Besanzone, Lione,
-Rouen, Reims, Arli, Vienna, Moustier in Tarantasia, Embrun, Bordò,
-Tours e Bourges. Quanto alla parte ch'egli ha decretato conservarsi
-intiera, è intenzion sua, che a differenza delle altre suddivise, come
-fu detto, in porzioni, e chiuse sotto il suo sigillo, ella serva ai
-bisogni cotidiani, e resti come cosa non obbligata da voto alcuno in
-man del proprietario, e ciò per fin che duri la vita di questo, ed
-in quanto egli giudichi necessario l'uso di essa per sè; dopo la sua
-morte poi, o nel caso di sua volontaria rinunzia ai beni del secolo,
-questa parte sarà divisa in quattro porzioni: la prima da aggiungersi
-alle ventuna di cui più sopra è detto; la seconda da appartenere ai
-figli e alle figliuole del testatore, o ai figli e figliuole de' suoi
-figli, dividendola fra essi secondo ragione ed equità; la terza da
-distribuirsi ai poveri secondo l'uso dei Cristiani; e la quarta da
-ripartirsi nello stesso modo, ed a titolo di elemosina, tra i servitori
-e le serve del palazzo, ad assicurare il sostentamento loro. Alla
-terza parte intiera del totale, che a par delle due altre, consiste
-in oro e in argento, si aggiungeranno tutte le masserizie di rame,
-di ferro e d'altri metalli, i vasi, gli arnesi, le armi, le vesti, i
-mobili tutti di molto e di poco prezzo, acconci a diversi usi, come
-sono tende, coperte, tappeti, panni grossi, cuoja, selle e tutto ciò
-che nel dì della morte del testatore sarà trovato nelle sue stanze e
-nella sua guardaroba; e ciò a fine che le suddivisioni di questa parte
-sieno più grosse, e un maggior numero di persone participar possano
-delle limosine. Quanto alla sua cappella, vale a dire a tutto ciò
-che serve alle cerimonie, ecclesiastiche egli ha ordinato, che così
-quel ch'egli medesimo ha fatto fare o acquistato, come quello che
-gli è venuto in eredità dal padre, resti intatto, nè sia soggetto a
-divisione. Che se tuttavia ci fossero vasi, libri od altri ornamenti
-che certo sia non essere stati da lui donati alla detta cappella, chi
-li volesse potrà comperarli e serbarli per sè, pagandone il prezzo al
-giusto valore. Lo stesso sia dei libri in buon numero da lui raccolti
-nella sua biblioteca; chi li volesse potrà comperarli a giusto prezzo,
-e il ritratto ne verrà distribuito ai poveri. Fra i suoi tesori e il
-suo argento ci son tre tavole di quest'ultimo metallo, ed una d'oro
-assai grande e d'un peso ragguardevole. Quella fra le prime, di forma
-quadrata, con su disegnata la città di Costantinopoli, sia recata,
-così ordinando il testatore, alla basilica del beato apostolo Pietro
-in Roma, insieme con gli altri doni che le sono assegnati; l'altra,
-di forma rotonda, col disegno della città di Roma, sarà consegnata
-al vescovo della chiesa di Ravenna; la terza, superiore d'assai alle
-altre per la finezza del lavoro, e per la gravità del peso, cinta di
-tre cerchi, in cui è figurato in picciolo e con diligenza l'universo,
-verrà, insieme con la tavola d'oro, che fu notata per la quarta, messa
-in cumulo con la terza parte da dividere fra' suoi eredi e in limosine.
-Quest'atto e queste disposizioni furono dall'imperatore fatte e
-ordinate in presenza di quanti vescovi, abbati e conti raccoglier potè
-in tal giorno d'intorno a sè, e ne seguono i nomi: Ildebaldo, Ricolfo,
-Arno, Volfero, Bernoino, Landrado, Giovanni, Teodolfo, Jesse, Azzone
-e Valgando vescovi; Fregiso, Aldoino, Angilberto ed Irminio, abbati;
-Vala, Meginario, Ottolfo, Stefano, Unroco, Burcardo, Meginardo, Attone,
-Ricvino, Eddone, Ercangario, Geroldo, Bera, Ildigerno e Rocolfo,
-conti[119].»
-
-Questo testamento, di forma tutta romana, posa intieramente sul
-concetto, quanto più dir si possa assoluto, del ripartimento, nè
-tien punto della politica unità di cui Carlomagno improntar voleva
-l'opera sua; singolar contraddizione! passar l'intera vita a porre ad
-effetto il divisamento d'un grande impero, ed al momento della morte,
-scioglierlo e annichilarlo con quello dello sminuzzamento! Ma omai la
-morte avanzavasi a gran passi, e con essa la vecchiezza e la infermità.
-Ei non vuole che il titolo d'imperatore perisca, e però chiamar fa
-in Aquisgrana suo figlio Lodovico, re d'Aquitania, il solo che gli
-rimanesse degli avuti da Ildegarda, la più amata delle sue donne, ed
-ivi raccolti in corte plenaria tutti i conti franchi, i vescovi, i
-leudi, i cherici, e ogn'altro che dar potea consistenza e pompa a una
-grande solennità, si assume, col comun consentimento, a compagno, nel
-titolo d'imperatore il detto Lodovico, e fattolo come tal riconoscere
-e gridare, gli mette con le fiacche sue mani, la corona in fronte e
-dice: Ecco, d'ora innanzi, l'imperatore e l'Augusto. «Poi, rimandato
-il figlio in Aquitania, segue a raccontare Eginardo, il re, secondo il
-suo costume, se ne va, quantunque spossato dalla vecchiezza, a cacciare
-nei dintorni della sua residenza d'Aquisgrana, dove ritorna in novembre
-a passar l'inverno, dopo aver consumato lo scorcio dell'autunno
-in quell'esercizio. Nel mese di gennaio fu indi preso da violenta
-febbre, e si pose a letto, astenendosi da ogni cibo, persuaso che la
-dieta avrebbe vinta o almen mitigata la malattia; ma alla febbre si
-aggiunse quella doglia di costa, detta grecamente pleuritide, e il
-re continuando pur sempre a non prender cibo, nè con altro oramai più
-sostentandosi che con qualche sorso d'una pozione, passò di vita dopo
-ricevuto il viatico, nel settimo giorno della sua malattia, il dì 28
-gennaio, nell'ora terza, e nell'anno settantaduesimo della sua vita, e
-quarantasettesimo del suo regno.»
-
-Di questo modo cessò Carlo imperatore, e quasi ad una con lui, l'opera
-sua, con tanta fatica compiuta. Siccome poi a tutte le morti d'un
-grande le cronache assegnar vogliono vari prodigi che annunziaron
-l'ultimo termine di quella vita potente, così in sul dileguarsi di
-Carlomagno v'ebbero frequenti eclissi di sole e di luna, e videsi per
-sette giorni una macchia nera nel sole; e un portico che abbracciava
-il palazzo, rovinò tutto ad un tratto, e il ponte di Magonza fu arso
-in tre ore. Un giorno ancora, l'imperatore vide una grande striscia
-di fuoco, che fendendo le nubi, correva dall'Occidente all'Oriente,
-e il cavallo suo cadde in aperta campagna, gittandolo a terra con
-grande scossa, sì che la fibbia d'oro che tenea la sella si ruppe,
-e così la cintura della spada, e il suo giavellotto fu trovato ben
-dieci piedi entro terra. Ad Aquisgrana si sentirono parecchie scosse
-di tremuoto, e la palla dorata che ornava la cupola della cappella,
-fu colpita dal fulmine, e nella iscrizione a caratteri rossi, fatta
-por dall'imperatore nell'edificar la basilica, e che dicea: «_Carlo
-principe_, nell'anno che egli morì;» la parola _principe_ erasi per
-modo scancellata che non poteasi più leggere. A Roma medesimamente
-la morte di Cesare fu annunziata da una cometa e da altri sinistri
-presagi. Ai quali segni, avendoli per altrettanti avvisi del cielo,
-Carlomagno tutto s'immerse nel pensier della morte, e poi ch'ebbe
-ricevuti i sacramenti, si stese sulla cenere, e morì in penitenza
-come già Davide e Salomone. Passato ch'ei fu, la campana della chiesa
-d'Aquisgrana diede il segno dell'esequie sue solenni, e fu sepolto nel
-monumento da esso fattosi rizzar sotto gli occhi suoi, e accostumatosi
-da lungo tempo al pensier della morte, corcavasi tranquillamente
-nell'ultima sua dimora.
-
-Eterna rimase indi fra i popoli la memoria di Carlomagno, nè sol come
-signor supremo e imperatore, ma sì ancor come santo, e i breviarii
-della Chiesa germanica, conservano ancora certe orazioni a san
-Carlomagno; tale si è l'effetto dell'ammirazione e della gratitudine
-dei popoli, nè il progresso dei tempi altro fa se non mutarne le forme.
-Al medio evo, quando un uomo avea sfolgorato in mezzo a ogni maniera di
-gloria, era fatto santo, e la Chiesa il collocava nel suo panteone, nè
-certo alcuno meritava più quest'onore del principe che fondò la potenza
-e la costituzione germanica. Vero è però, che in quest'entusiasmo per
-un'umana creatura, la Chiesa non perdea mai d'occhio lo scopo morale,
-però ch'ella compier ben sapeva ogni mandato suo. Carlomagno non aveva
-in vita osservato mai troppa castità nei domestici suoi costumi; egli,
-all'usanza di tutti i Germani, avea prese e lasciate le mogli a suo
-libito, e parecchie concubine aveano accomunato il letto con lui;
-or la Chiesa gli perdonerebbe ella queste scostumatezze? E non ci
-sarebbe anche qui qualche leggenda composta a far trionfare l'unità del
-matrimonio? e l'uomo carnale, perchè grande e potente, avrebbe libero
-l'adulterio e il concubinato? Mainò; la Chiesa aveva anche in ciò le
-sue giustizie, nè la perdonava a niuno, per grande e forte ch'ei fosse,
-e a quel modo che quando Carlo Martello spogliò i pacifici coloni ed i
-cherici dei beni loro per distribuirli a' suoi guerrieri, si ebbe una
-spaventosa leggenda che lo infamò, e inseguì la violenza fin dentro
-al sepolcro, così, col medesimo rigore frecciossi il concubinato
-nell'alto personaggio di Carlomagno stesso, e un santo monaco, di
-nome Vettino, ebbe una visione alcuni anni dopo la morte di lui, nella
-quale gli comparve il signor dei Franchi in mezzo alle ardenti fiamme
-del purgatorio, e questo per aver carnalmente peccato con più mogli
-ad un tempo e concubine. Ben poteva la Chiesa innalzar Carlomagno, ma
-non volea nel medesimo tempo che quest'esempio dell'uom prepotente,
-che sprezzava le leggi della morale, avesse pur troppo ad operar sui
-costumi della intera società cristiana.
-
-Curiosissimo e rarissimo è nella storia il caso di quest'impero
-carolino, smisurata fondazione, preparata innanzi con tante cure
-e fatiche, che cade e si scioglie quasi subito dopo la morte del
-fondatore. Nulla predisposto avea quest'ampio concetto, e nulla
-ne rimase poi che la robusta mano di colui che il teneva, si trovò
-inaridita nel sepolcro. Carlomagno passa per mezzo alle generazioni,
-senza lasciare altre orme che una lunga striscia di gloria, e
-un'incancellabile ricordanza; nè gli elementi della società di
-que' tempi, e lo sminuzzamento feudale che a gran passi avanzavasi,
-consentivano punto una podestà centrale e suprema. Carlomagno avea
-fatto violenza alla natura stessa delle consuetudini di tanti e sì
-diversi popoli, da lui a viva forza, raccolti sotto lo scettro suo;
-egli voleva l'unità; e tutto intorno a lui inchinava alla divisione;
-egli avea innalzato un gran monumento sì, ma caduche ne erano le
-fondamenta.
-
-Piacemi di ripeter questa grande verità storica: spesso nella vita
-della società appare un uomo di mente suprema, ed egli può far
-trionfare un'idea grande, gigantesca, far forza a tutti gl'interessi,
-a tutte le consuetudini; egli ha una meta, e cammina diritto ver
-quella; fin ch'ei vive, e regna, e ha la forza in mano, la società
-si curva, e può patire e immolarsi, per così dire, a questo grande
-idolo; ma non sì tosto questo forzato culto svanisce, e l'uomo che ha
-concetto il gran pensiero è sotterra, ella ritorna, per moto naturale,
-alle sue consuetudini, e ogni popolo ripiglia le sue leggi ed i suoi
-costumi[120]. Così avvenne dell'impero di Carlomagno, egli accozzò e
-raccolse insieme mille diversi popoli, e li tenne fermamente sotto il
-suo freno, tanto ch'ei consumò tutta la vita a reprimer continuamente
-nazioni che si agitavano, e quasi gli fuggivan di mano. In somma,
-l'opera da lui creata era tutta personale: le forme dell'impero di
-Costantinopoli, e l'ordinamento centrale d'un impero d'Occidente
-erano cose estranee agli usi germanici, ed appo i Franchi, tante
-eran le leggi, e tanti i capi, quanti i popoli. Dove anche Lodovico
-Pio fosse stato un uomo di mente altissima, sarebbesi egualmente
-formata contro di lui una reazione di sminuzzamento e dispergimento,
-se mi si passi questo modo di dire. Il fascio di tante e sì diverse
-nazioni era mal costrutto, nè i capitolari erano un legame bastante.
-Quei principii di unità e di centralità ceder doveano innanzi ad ogni
-contratta consuetudine, chè non si pestan mica i popoli così a profitto
-d'un'idea; cessa colui che l'ha concetta, e l'uso rimane, tanto egli è
-potente!
-
-La creazione d'un impero d'Occidente, concetto d'un uomo di mente
-altissima, non istette perchè mancavano gli elementi primi. Le memorie
-di Roma non erano forti sì da contrastar contro gli usi locali
-e l'amministrazione, tutta a ritaglio, delle nazioni germaniche;
-l'istituzione ambulatoria dei _messi regii_ mirava bensì a introdurre
-la centrificazione del governo, ma ella non durò che brevissimo tempo.
-I capitolari stessi, leggi generali com'erano, si trovaron costretti
-a riconoscere il principio della personalità delle consuetudini,
-e la rispettarono, contenti a poche addizioni; nè i messi dovean
-cozzar cogli usi antichi de' luoghi, i quali usi moltiplici erano e
-per ogni dove, come nella civiltà primitiva; in una parte la comune
-dei Galli, in un'altra il municipio romano, e dove un monastero co'
-suoi diritti regolati da un diploma, e dove un altro dipendente dalla
-giurisdizione del vescovo. Il gran fine della centrificazione, quello
-è di tutto piegare e ridurre a un'idea ferma, ed ecco che proprio
-in questa società s'incontrano mille intoppi, sì che Carlomagno è
-obbligato ben anco di ammetter le leggi dei Sassoni, dei Franchi, dei
-Romani, dei Longobardi. Or come fondar così un governo che procede
-da un'idea comune? Allato dunque dell'unità ci ha un dissolvente; un
-impero alla foggia romana in mezzo alle popolazioni germaniche non
-era altrimenti possibile, perchè come porre ad esecuzione questo gran
-concetto che avea per fine il governo del mondo, per mezzo dei Barbari
-che tagliavano ogni dì questo nodo dell'impero col fendente della loro
-spada? Unire era la massima de' Romani, disciogliere era il costume
-dei Franchi, e niuno cambiar può le inclinazioni dei popoli. E lo
-stesso potentissimo imperatore può egli levarsi d'intorno interamente
-la scorza germanica? Egli non trovasi ad agio suo se non nella vita
-errante, l'impero, in sulle prime, altro non è per lui che un gran
-cumulo di conquiste; e il rimanente vien come frutto dell'avere
-studiato del mondo romano; l'amor suo per le grandi cose gli fa
-nascere il desiderio d'applicare, a quella barbara società, le massime
-dell'impero de' Cesari; l'amistà sua coi papi gliene porge i modi, e
-il capo degli Austrasii è salutato col nome d'imperatore e d'Augusto.
-Ma questo titolo in lui non si assume, nè da lui si trasmette se non
-nominativamente, però che Lodovico Pio vede in breve sfuggirgli di mano
-lo scettro pesante troppo che Carlomagno gli avea confidato nella dieta
-d'Aquisgrana.
-
-
-
-
-CAPITOLO X.
-
-LA CITTÀ E IL DIRITTO PRIVATO CARLINGO.
-
- La città romana, la gallica, la franca, la germanica, la
- longobarda, la gotica. — Il vescovo. — I difensori. — I collegi
- delle arti. — I conti. — I giudici. — I vidami — I prevosti. — Gli
- avvocati. — I centurioni. — Gli scabini. — I buoni uomini — Diritto
- privato. — La vendita. — Atti di manumissione. — La locazione.
- — Il testamento. — Formole e processure. — Il giuramento. — La
- testimonianza. — Le prove del fuoco e dell'acqua. — Azione della
- Chiesa. — Origine del diritto feudale.
-
-768 — 814.
-
-
-L'imperatore d'Occidente moriva, e quali orme lasciava egli mai del suo
-governamento, quali istituzioni durar doveano dopo di lui? L'impero suo
-abbracciava tante e sì diverse popolazioni, ch'egli è troppo difficile
-notar sicuramente e sceverare le istituzioni private di ciascuno dei
-popoli che ubbidivano a' suoi capitolari. Ben si può nel corso dei
-secoli trovar le orme di quelle lagrimevoli inondazioni de' popoli che
-vengono l'un dopo l'altro a distruggere le civiltà; ed anche raccoglier
-si possono gli atti principali della legislazione politica del
-passato; ma i fatti della vita privata dove trovarli, e come coglier le
-domestiche consuetudini delle nazioni? Or dunque ch'io ho accompagnato
-il vecchio imperatore fino alla tomba sua d'Aquisgrana, parmi cosa
-essenziale cercare il popolo e la città in mezzo a questa confusione,
-e doversi risvegliare, a dir così, le consuetudini del diritto privato
-caroliniano; e alla guisa che fan gli antiquari, i quali spesso
-riedificano gli antichi monumenti, come a dire il Partenone di Atene e
-i templi egiziani, e compongono superbi frontoni con pochi rottami di
-marmo e con la polvere delle doriche colonne; così io mi farò ardito di
-fare il medesimo lavoro quanto ai costumi privati del secolo ottavo, e
-di rivolgere per l'ultima volta quella spenta civiltà.
-
-Queste città, che noi vediamo oggidì sì frequenti di popolo, sì
-ricche di edifizi, ebber quasi tutte un'origine antica che collegasi
-con le morte generazioni; da Roma ebbero principio le più delle
-maggiori città, recando essa in ogni luogo le sue leggi e la sua
-politica dominazione. Suo sistema fu sempre quello delle colonie
-militari; in ogni punto dove le sue legioni recavan le armi, esse
-fondavano città, ed edificavano per l'eternità. Pigliate ad esempio
-l'antica città d'Arli, superba de' suoi circhi e de' suoi teatri
-che si specchian nel Rodano; essa riconosce la sua fondazione dai
-veterani della sesta legione. Così Beziers, sotto l'ardente sole della
-Settimania, fu anch'essa un alloggiamento della settima legione, e
-così Frejus, così Orange, ornata tuttavia dell'arco suo trionfale,
-furono edificazioni di quei veterani, signori del mondo. Ben cento
-città delle Gallie riconoscono l'origine loro dalla grande città,
-dalla _urbs Roma_, tuttor sì magnifica nelle memorie sue. La colonia
-romana era generalmente piantata in una pianura in mezzo a un suolo
-ridente, non lungi da qualche fiume d'altero corso: le città, edificate
-alla stretta, largheggiavano nei monumenti pubblici, nei circhi, nei
-teatri dove sedean comunemente venti migliaia di spettatori; ivi era
-il pensier della patria, la grandigia del nome romano; il bagno, il
-convito, il foro costituivano la vita sociale.
-
-La Gallia era di questo modo coperta di città romane, ma poi quanto
-mutata d'aspetto! Solo chi lasciando il romoroso soggiorno di Napoli e
-la via di Toledo, assordata dalla stridula voce dei Lazzaroni, siasi
-talvolta avviato per la strada di Torre del Greco o di Portici, per
-dirizzare indi il solitario suo cammino verso le rovine di Pompei,
-coperte dalle lave del Vesuvio, può formarsi un giusto concetto della
-città romana con la sua via sparsa di tumuli, le sue case magnifiche, i
-suoi bagni, i suoi triclinii, i suoi mosaici, i suoi freschi, dipinti
-con sì vivaci e splendidi colori! Chi scorre il tempio di Giove,
-con quelle sue superbe colonne, il foro, i teatri, le cantine piene
-d'anfore, ben può dir seco stesso: «Tali esser doveano le colonie
-d'Aquisgrana, d'Auxerre, della greca Marsiglia, di Narbona e di Nimes!»
-
-Allato della città romana, tu trovavi dal Reno alla Loira ed al Rodano,
-sparsa una moltitudine di città di origine affatto gallica, che la
-vita presso alle foreste era grata a quelle celtiche popolazioni che
-innanzi abitavano l'ancor vergine suolo. Le descrizioni che ce ne
-rimangono, dipingon queste galliche città, come strette, rannicchiate,
-informi, con rozzi edifizi, somiglianti a quegli ammassi di pietre che
-s'incontrano ancora in Sardegna, e si additano col nome di _monumenti
-ciclopici_: non erano tanto città quanto borghi e villaggi in cui
-raccoglievansi le popolazioni sotto il loro capo. La casa gallica
-non altro era che una capanna, ed i templi eran costrutti di pietre,
-con sovrapposti sterminati macigni, ai quali si dà tuttavia il nome
-di _tavole delle fate_. Le città erano quasi tutte situate presso a
-un bosco solitario, all'ombra folta degli alberi; infatti l'annosa
-quercia, coperta di vischio e della ruggine dei tempi, non era forse
-l'albero sacro? Poche eran le città, che al tempo dei Carolingi, ancor
-durassero nella loro originale purezza; pur nondimeno alcune borgate in
-Bretagna conservato aveano l'incolto aspetto e l'impronta dell'antica
-patria gallica. I capitolari fanno anche menzione delle città che si
-governavano con la originaria legge delle Gallie.
-
-I Franchi, solerte e bellicosa gente, non situarono altrimenti le
-città loro nella pianura bagnata e fecondata dal fiume; ma diedero la
-preferenza alla regione alpestre, alle balze scoscese, che consentivan
-loro d'innalzar muraglie inaccessibili e torri dove giunger non potesse
-il dardo nimico benchè da vigoroso braccio scagliato. Vivendo essi
-di guerra, come viveano, più che altro cercar doveano la difesa, e
-quindi alloggiavano, come l'aquila e il falco, in sul sommo de' monti.
-Ond'è che quasi in ogni luogo dove duri qualche orma del passaggio dei
-Franchi della Neustria e dell'Austrasia, tu vedi qualche resto di muro
-in cima alle rupi, sotto alle quali, coll'andar del tempo, si venne
-formando un pacifico villaggio. Le vie di queste città franche erano
-strette, le case stipate: alcune fonti, saltando di sasso in sasso,
-attraversavano rapidamente le vie; le mure antiche eran costrutte col
-cemento romano, la chiesa formava il centro; una piazza comune serviva
-a raccogliere gli abitanti; qualche resto d'ampio selciato, nascosto
-sotto i veprai, addita tuttora l'antica via romana; appena è qualche
-traccia di sentiero su quel ripido pendio, nè su quegli alti gioghi
-altro più vedi che qualche uccello da preda volare, mandando acute
-strida, tra le fessure e i rottami delle muraglie appiccate ai fianchi
-del monte.
-
-La città germanica molto non diversava dalla città franca; i due
-popoli derivavano infatti dalla stessa origine, nè l'Austrasio punto
-distinguevasi dall'Alemanno schietto; essi erano, come dir, due vecchi
-fratelli che si prendevan per mano. Il Franco tuttavia erasi meglio
-stabilito nelle Gallie che non i popoli germanici sulla terra, però
-che i Sassoni, ancora si ricoveravano sotto la tenda, nè avevano città
-proprie, e amavano di stabilirsi con le famiglie e gli armenti, in
-questa o quella situazione, sì che il viver loro, era più che altro,
-un continuo campeggiare. In Germania, le fondazioni monastiche furono
-i primi elementi delle città politiche e commerciali, testimonio
-Magonza, la sede vescovile di san Bonifazio. Appo i Longobardi, siccome
-quelli che aveano un'indole più colta, la città prese un andamento
-rapido, nè mai tribù alcuna ebbe, più facilmente di que' popoli, a
-provar l'azione delle idee civili. Se in Lamagna dir si può che tutte
-le città riconobber l'origine loro dalla predicazione cristiana,
-il medesimo non è a dirsi dei Longobardi, i quali molto crearono,
-e stabilirono e fondarono; Milano e Pavia furon quasi opera loro;
-i monumenti d'architettura pigliarono per essi una forma speciale e
-originale, sorta di miscuglio dello stile romano e del gotico concetto.
-I Longobardi e i Visigoti furon le due frazioni dei popoli barbari
-che più si segnalarono per la somma facilità degli edifici loro, e per
-l'accettazione delle usanze romane.
-
-Il governo dei vescovi visigoti fu un modello d'ordine e di
-costituzione. Le città della Settimania risplendettero al pari delle
-medesime antiche città fondate da Roma, senza nulla di barbaro, salvo
-l'arianesimo che fu inesorabile contro i monumenti dell'arti belle; se
-non che quando i Saraceni vennero con le loro invasioni a minacciar
-quelle contrade, i difensori fecero riparo a sè di quelle ruine, e
-gli antichi templi di Giove e di Venere della città di Arli servirono
-a ristaurar le mura per difesa della città; il marmo dei circhi fu
-adoperato a edificar le chiese; le statue degli dei furono infrante,
-e i sepolcri romani serviron di deposito alle ossa del vescovo, o
-del santo martire. Così le città della Gotia restaron romane, solo
-il bisogno della difesa e lo spirito cristiano, modificandone così un
-poco l'antica struttura; le contrade si fecero anguste e più tortuose;
-le mura furono innalzate a spese dei monumenti antichi, e la via dei
-sepolcri servì al cimitero cristiano. Anche l'influenza dei Saracini
-dovette modificare alquanto il primo aspetto delle città romane, della
-Gotia, chè i costumi dell'Oriente fanno desiderar l'ombra, in quella
-guisa che l'Arabo cerca il rezzo della palma nel deserto, e quindi
-per difendersi dal sole si ebbe ricorso alla forma quasi orientale
-delle case che vicendevolmente prestavansi l'ombre dei tetti loro, e
-si piantarono ruine sopra ruine, però che ciascuna invasione era un
-guasto. I Saraceni introdussero nelle città del Mezzodì e della Spagna
-l'architettura dei minaretti e delle moschee, che il secolo decimoterzo
-vide perfezionata.
-
-Numerose popolazioni eransi ricoverate in queste città, e il metodo
-delle ville carolingiche avea raccolto grandissima moltitudine di
-operai ed altri uomini di diverse professioni, che in quei poderi
-lavoravano d'ogni mestiero; ma pur l'artiere preferiva il domicilio
-della città, siccome quella che godea vari privilegi, ed era difesa
-da mura. Ciascuna città infatti, aveva i suoi magistrati, i suoi
-difensori, i suoi collegi delle arti, con preminenza dell'autorità
-episcopale sull'altre autorità tutte. Bello sarebbe descriver la storia
-dell'episcopato nei tre primi secoli delle barbariche invasioni;
-il vescovo era il conservatore del diritto municipale, l'uomo tutto
-città, il magistrato vigilante che la preservava da ogni flagello, il
-suo procuratore, il suo negoziatore; all'avanzarsi degl'inesorabili
-vincitori, il vescovo usciva incontro a que' Barbari, trattava e
-patteggiava pe' cittadini, e tanta era l'efficacia della sagace sua
-mediazione, ch'egli ottenea quasi sempre di far sotto il pastorale
-inchinare il capo ai più altieri Sicambri. Leggete le storie di
-Prudenzio, di Sidonio Apollinare, di san Remigio, e vedrete que' nobili
-magistrati del gallico municipio difender la città, i suoi privilegi, e
-salvar più d'una volta la libertà e la civiltà del popolo.
-
-Il vescovo, in questa sua prevalenza nella città, era sussidiato da
-una quantità di ufiziali eletti fra le varie condizioni del popolo,
-che sotto il titolo di _difensori_ e d'_avvocati_, tutti concorrevano
-a formare il municipio romano; nè punto è a dubitare che un difensore
-del municipio ci fosse pure al tempo de' Carolingi, quel medesimo
-che poi sotto la terza stirpe prese il nome di _maire_[121]. Insiem
-con esso i centurioni, i giurati, eletti del popolo, amministravano
-la cosa pubblica, a modo dei tempi antichi delle colonie, intanto
-che i conti erano i rappresentanti dell'imperatore, e i pubblici
-magistrati, ad imitazion dei prefetti del reggimento romano. Coteste
-forme municipali erano in ogni luogo sotto i Carolingi ben prima del
-sedizioso irrompere del Comune, ed erano pe' cittadini un aggravio
-piuttosto che un privilegio, non potendo alcuno esimersi dagli obblighi
-della curia sotto i vidami, i prevosti, gli scabini, i buoni uomini o
-i savi, che tutti esercitavano press'a poco i medesimi ufizi. La massa
-del popolo avea conservato le consuetudini romane; ciascun individuo
-manteneva la personalità sua, e reggevasi con la sua legge; solo la
-division generale, sotto i centurioni e i decurioni, rimanea come forma
-di governo pel corpo della società, chè ben era necessario vi fosse,
-accanto della podestà municipale, un'autorità che venisse a confinar
-coi conti e coi messi regi, delegati del principe.
-
-La personalità delle leggi seco traeva sostanzialmente quella delle
-consuetudini; poche tra le formole municipali son quelle che si
-dipartano dalle regole proclamate dal codice teodosiano, e tutte ne
-serbano il colore. Gli atti della vita e dell'avere procedevano dai
-codici promulgati dai Romani, e ti basta legger le carte e i diplomi
-di quei tempi, per indi persuaderti che il diritto teodosiano regola
-pur sempre le private transazioni, quelle in ispezialità che si
-riferiscono alla terra. I codici, secondo che essi furon dai giuristi
-classificati, comprendono tre parti distinte: 1.º le persone; 2.º
-gli averi; 3.º il modo di regger questi ultimi, e di trasmetterli. La
-qual classificazione troppo esatta era e troppo filosofica per l'uso
-dei Barbari; l'invasione avea per ogni dove gittata una grandissima
-confusione, ogni popolo era affezionato a' suoi privilegi; il Franco
-alla legge salica e alla ripense, il Visigoto a' suoi concilii
-diocesani, il Romano al suo codice teodosiano ed alle decretali; e pur
-nondimeno siffatta classificazione reagisce sullo stato generale della
-società.
-
-La legge de' cherici, quasi sempre uniforme, veniva dai papi e dai
-concilii; il tutto consistea per loro nella vita religiosa: battesimo,
-matrimonio e morte. Niuno pone pur dubbio che non ci fossero a quel
-tempo classi nobili; ce ne avea nelle città e nelle colonie, e ne
-formavano il senato, ed esercitavano quasi sole gli ufizi supremi
-del municipio. Le idee di famiglia e di trasmissione delle stirpi,
-potenti erano appresso i Germani; gli uomini liberi erano tributari,
-o interamente franchi. Ma senza contrasto poi, la schiavitù era
-dappertutto, e formava come uno stato sociale; quando gli uomini liberi
-recavansi alla guerra, i coloni e gli schiavi restavano a coltivar la
-terra, e i vinti erano posti in catene dai vincitori; tale essendo
-a que' giorni la legge inesorabile della vittoria. Ancor ci durano
-alcune formole di emancipazione o manumissione, da cui sappiamo che
-quest'atto di franchigia facevasi in chiesa o dinanzi alla curia, e
-per solito la formola con cui faceasi libero lo schiavo, era questa:
-«In nome di Dio, e per rimedio dell'anima mia, io voglio che questo
-servo sia fatto libero; onde qui dinanzi alla chiesa, in presenza de'
-sacerdoti, ed appiè dell'altare io lo sciolgo da tutti i vincoli della
-servitù per modo che, oggi e sempre ei sia tenuto come nato e procreato
-da parenti ingenui.» Queste manumissioni assai si multiplicarono sotto
-il regno di Carlomagno, in tempo che la schiavitù era il diritto
-comune, l'affrancamento l'eccezione, nè la vendita dell'uomo era
-per nulla contraria alla legge civile, lo schiavo essendo cosa del
-padrone. In una di queste formole, quasi contemporanea, si legge d'un
-bambino trovato di notte alla porta della chiesa, il quale, mercè un
-prezzo pattuito, è venduto a un Franco, che lo alleverà e il terrà
-poi cosa sua. L'origine di questo bambino, ch'erasi trovato ravvolto
-in pannicelli _sanguinolenti_, era ignota, e interrogatine i vicini,
-nessun seppe additarne il padre, onde colui che l'avea trovato il
-vendeva ad un altro alle dette condizioni.
-
-Il matrimonio era un atto al tutto cristiano, e la Chiesa
-raccomandavane l'unità, ma la legge romana consentiva il divorzio,
-chè secondo i giureconsulti del Foro, la moglie altro non era che
-la schiava, e anzi _la cosa_ del marito. «Egli è certo, dice una
-formola, che questa donna, anzichè essermi di sollievo, altro non fa
-che annoiarmi; noi diventiamo l'un dì più che l'altro nemici, e però
-non possiamo più vivere insieme; siam quindi venuti dinanzi ai buoni
-uomini (la podestà) per separarci di comune accordo, in modo che s'io
-voglio tôrre altra donna, io possa liberamente farlo, e così ella tôrre
-altro marito.» Quest'atto di divorzio sì freddo, scritto in termini sì
-asciutti, bastava a disciogliere il matrimonio. Oh! quanto più nobile e
-più soave questa unione quando marito e moglie viveano in comune! Essi
-potevano allora farsi reciproche donazioni: «per contraccambiarci, come
-dicean le carte, una vicendevole testimonianza d'amore, noi ci facciamo
-in iscritto questa donazione affinchè gli eredi non abbiano nulla ad
-opporre. Io t'ho sposata col consenso de' tuoi parenti e dei nostri
-amici comuni, onde mi piace di donarti parte dei miei beni, il che io
-fo qui in presenza della podestà civile e della Chiesa.»
-
-Il testamento era pur esso un atto personale della libertà, non essendo
-lecito ad alcuno il testare se non era libero, e questo facevasi in
-presenza di testimoni, e spesso pubblicamente, in cospetto della città
-medesima. «Il presente testamento fu fatto da me, e sarà, dopo la
-morte mia, riconosciuto legittimo al sigillo ch'io vi posi dinanzi ai
-magistrati municipali della repubblica nella basilica di San Profetto,
-da me stesso fatta edificare, e alla presenza dei nobili e del popolo.»
-Dove si vede conservata la formola dei testamenti romani, il diritto di
-testare essendo, per così dire, una facoltà politica che collegavasi
-col diritto di città; con che spiegasi il concorso dei magistrati a
-ricevere e convalidare il testamento. Il possesso d'uno stabile non
-traeva seco la facoltà di tramandarlo dopo morte, e solo per indulgenza
-speciale il diritto romano lasciava che il possesso continuasse anche
-uscito di vita il possessore. Talvolta il testamento disponeva della
-totalità de' beni con pia intenzione, e diceva: «Io Rufina, rimasta
-vedova senza figliuoli, lascio al carissimo mio fratello, Eufemio
-abbate, la parte dei beni avuta da mia madre, onde participare delle
-sue orazioni. Al quale effetto, io, sua sorella Rufina, ho firmato il
-presente testamento.»
-
-Il possessore dello stabile potea spodestarsene in due modi: per
-trasmissione a titolo oneroso, che era la vendita, vale a dir la
-cessione per prezzo della cosa posseduta, o per donazione, che era
-un atto consimile, a titolo gratuito. Le formole romane regolan pur
-sempre le vendite sotto la prima e la seconda stirpe, e v'intervengono
-con ogni lor minuto accessorio, e con le parole sacramentali. Il
-codice teodosiano regola i contratti; e il _cartolare di Sithieu_,
-che sale al secolo ottavo, comprende parecchi atti di vendita, nei
-termini seguenti: «Al venerabile in Cristo padre Ardrado, abbate del
-monastero di Sithieu compratore, io Sigeberta venditrice. Per queste
-lettere fo fede io, che non per imaginario diritto, ma per mio proprio
-volere, ho al medesimo e al suo monastero venduto lo stabile chiamato
-_Frisigen_, riservandone a me la misura di circa una giornata; salvo
-la quale, campi, case, boschi, prati, pascoli, tutto, è come sopra
-da me venduto al detto monastero pel prezzo di cento soldi d'oro, per
-modo che diventi interamente proprietà sua. Che se io o alcuno de' miei
-eredi, ciò che io non credo, ricorrer volessimo contro questa vendita,
-essa rimanga pur tuttavia, per cura de' magistrati, inviolabile. Fatta
-pubblicamente nel monastero di Sithieu a dì 10 giugno, l'anno ventesimo
-del regno di Carlo nostro gloriosissimo signore.» La quale scrittura,
-minutissimamente particolarizzata, porta chiaramente l'impronta del
-diritto romano; tutto ivi entro è notato, la misura, il contenuto, la
-derivazione, il prezzo; d'onde si vede che il codice teodosiano e le
-decretali esercitavano una grandissima autorità sui giuristi e sulle
-forme di quei tempi.
-
-La donazione spontanea, sì alle persone e sì alla Chiesa, deriva
-sempre la forma sua dagli statuti dei codici stessi, e viene inscritta
-nel cartolare del monastero, o nei registri pubblici della città.
-«Io dimando, a voi eccellente difensore, ed a voi laudabilissimi
-municipali, di render pubblica la mia donazione.» Ed i magistrati
-rispondevano: «Qua la carta che hai scritta. — Eccola, è una donazione
-ch'io fo ad un Musicissimo uomo.» Dopo di che il donante recitava la
-scritta nelle volute forme, e se tale scritta di donazione era a favor
-d'un monastero, la formola era quasi sempre la seguente: «In nome di
-Dio, io e la moglie mia doniam queste cose al monastero, e ne facciamo
-ad eterna memoria questa scritta:» ovvero: «Io Folberto, con questa
-carta di donazione, dichiaro che pel riposo dell'anima di Ebertana mia
-madre, dono un prato o una terra al monastero, ecc.»
-
-V'eran formole altresì pel mandato, per l'immissione in possesso
-dell'eredità, e per tutti gli altri atti della vita pubblica e privata.
-La società posava sopra un gran simbolismo siccome a' primi tempi
-di Roma, e dove una gleba di terra significava la trasmissione del
-possesso, dove una verghetta fatta in pezzi significava la rottura
-del contratto o la divisione dell'eredità; l'anello era il segno del
-matrimonio; non v'erano statuti scritti per la generalità, ma ognuno
-avea la sua legge, e tutto era personale; appo i Franchi austrasii e
-quei della Neustria, i figli ereditavano in parti eguali, intantochè il
-diritto romano ammetteva la primogenitura e la facoltà illimitata nel
-padre a diseredare i figliuoli.
-
-Le tre legislazioni, il codice romano cioè, le leggi barbariche e i
-canoni ecclesiastici si facean guerra tra loro, però che ognuna di esse
-avea uno spirito diverso dalle altre. Il codice romano, piglisi pur
-come si vuole, era l'espressione d'una civiltà già molto inoltrata;
-il codice teodosiano e il giustinianeo, le Pandette e le Instituzioni
-fanno supporre un popolo che abbia già logorata l'energia della sua
-forza nativa; nelle sentenze poi dei giureconsulti, la sapienza era
-certamente assai, ma le formole, le eccezioni, le lunghiere erano
-infinite. Tutt'altramente le leggi barbariche, nelle quali, ritraendo
-esse dell'antica semplicità delle selve, poche provisioni bastavano
-a regolare il corso degli atti in quella nascente civiltà. Quanto
-al diritto ecclesiastico, i canoni e quelle che appresso fur dette
-decretali, movevano da un principio di umana morale, e il diritto
-canonico, togliendo le sue regole generali dalle massime del codice
-teodosiano, le purificava con lo spirito cristiano; quindi la legge
-romana ammetteva il divorzio, e il diritto canonico non l'avrebbe
-mai consentito; l'usura era una facoltà legittimamente approvata nel
-contratto di mutuo, e la Chiesa non avrebbe potuto approvarla, senza
-porre in non cale le parole medesime dell'Evangelio.
-
-In mezzo a tutti gli accidenti di questa triplice legislazione, si vuol
-notare certi caratteri generali, che le distinguono l'una dall'altra.
-Le leggi barbariche posano interamente sulla composizione, e da per
-tutto tu trovi in quelle il prezzo del sangue e la ricompera della
-colpa positivamente statuita. Non v'ha delitto che non redimasi
-mediante un'ammenda o una composizione; la società non ha rispetto
-alcuno ai diritti ed alla vita dell'uomo, nè l'omicidio ha pe' Barbari
-quell'orribile aspetto che tra le nazioni civili. La composizione è
-il fondamento altresì dei capitolari; tuttavia si voglion notar tre
-periodi pei quali passa la processura nell'ottavo e nel nono secolo.
-Il giuramento ha sempre il primo grado nell'ordine delle prove e delle
-testimonianze, chè in mezzo alle società primitive, quando puri sono i
-costumi, e semplici gli usi, il giuramento in cospetto di Dio, è una
-grandissima malleveria; la fede dell'uomo vince allora il personale
-ed avaro interesse, e il dir _giuro_, è solennemente obbligarsi alla
-verità. Ma nel corrompersi dei costumi, chi può fidarsi ancora al
-giuramento? Esso non è più una malleveria sufficiente, ed altre ne
-occorrono a guarentir l'interesse pubblico e il privato. La Chiesa
-quindi, che in tutto interviene, fa di ammantare il giuramento di
-grandi solennità, onde por freno allo spergiuro, e conduce l'uomo a
-giurare a piè dell'altare e sulle sante reliquie, con recitazione di
-preci, e fumo d'incensi, e spegner di faci, e minaccia di scomunica
-contro chiunque osi violare il sacramento. Nè basta: che chi giurar
-dee, non è già un individuo solo, ma egli ha da essere assistito da
-altri suoi mallevadori, i quali tutti vengono appiè dell'altare, e
-se sono Franchi, il numero n'è minore, però che la lealtà è inerente
-alla vita silvestre; se sono Longobardi, Italiani, Romani, il numero
-dei giuranti è maggiore, però che la fede di costoro è vendereccia, e
-per essi il giurare diventa mestiere. Ond'è che la Chiesa ne piange;
-non si può contar più su questa solennità del giuramento, essa non è
-più bastevol garanzia dei contratti; moltiplichinsi pure a migliaia i
-testimoni: che giova? Quando la fede è ita, non c'è più riparo, e il
-giuramento non è oramai più che un accessorio del processo.
-
-Quindi nasce e svolgesi il concetto ecclesiastico delle prove, per
-mezzo del fuoco e dell'acqua bollente; perocchè più fidar non potendo
-nella fede umana, egli è di tutta necessità avere ricorso ad un modo
-più efficace; e questo delle prove derivava specialmente dalla fede
-grandissima che la generazione aveva in Dio e nella celeste giustizia
-per l'assoluzione dell'innocente e la punizione del reo; sì che per
-lei era impossibile che Cristo non intervenisse con un miracolo a
-manifestare la verità. Infatti, le leggende non eran elle un poema
-epico in onore dell'innocenza? Viveasi in un mondo maraviglioso, e
-le realità della vita, troppo monotone, parean troppo volgari; Dio,
-i santi, i martiri mostravansi continuamente per miracoli, onde la
-Chiesa inferiva che l'innocenza sarebbesi manifestata alla prova.
-Tutto in quelle memorabili solennità pigliava un aspetto di gravità
-cristiana. Quando la pubblica voce accusava un ribaldo d'aver rubato
-l'altrui: «Stringi questo ferro rovente, gli era detto, e se la tua
-mano è dura tanto da tenerlo, segno è che Dio vuol provare la tua
-innocenza.» E alla donna incolpata d'adulterio: «Vedi tu quell'anello
-in fondo a questa caldaia che bolle? Immergivi la mano, e se tu il
-ricogli senza che l'acqua l'offenda, tu sarai innocente.» Il reo dee
-tutto raccapricciare all'aspetto del solenne apparato di queste prove,
-e abbiamo ancora in alcuni salterii del medio evo, le forme e le preci
-che accompagnavano le manifestazioni della giustizia di Dio, d'onde si
-vede che quell'atto più tremendo era del giuramento stesso, più grave
-di ogni promessa scritta, nè forse vi fu cosa mai che meglio di quella
-consonasse con la grandezza e con la potenza del cattolicismo! Le prove
-erano un termine medio tra il giuramento e il duello giudiziale, che
-poi divenne la giurisprudenza, quasi unica, dei secoli di mezzo.
-
-Per gli ecclesiastici adunque, il giuramento sulle reliquie; e per le
-deboli donne, le prove; ma per l'uomo da guerra, il combattimento, chè
-egli non conosceva altra forma di processo, nè altro modo a vendicar
-l'offese. Quanto più alto cercherete nella vita selvaggia dei Germani,
-e tanto più vi si farà manifesto il principio del duello: «Tu m'hai
-fatto danno o ingiuria, ed io mi vendico, nulla di più semplice;
-vita contro vita; siamo del pari; ora a Dio ed alla forza del nostro
-braccio a giudicare tra noi[122].» La forma del combattimento singolare
-s'è insinuata in tutte le instituzioni primitive, solo, ne importa
-notarlo, al medio evo, si son date a questo combattimento le regole
-del processo. Due uomini, dopo una contesa d'onore o d'interesse, si
-affrontavano corpo a corpo, è uso antichissimo, e l'Iliade stessa ci
-reca esempi di duello e di vendette per mezzo del singolare certame;
-ma cosa speciale è ai tempi caroliniani e massime alla legislazione del
-secolo nono, che questo certame diventa indi una processura, con tutte
-le regole sue partitamente stabilite.
-
-La legge romana del giuramento e la legge ecclesiastica delle prove
-cadono quindi in disuso, nè di tutto ciò più altro resta che il duello
-giudiziale, il quale non è solo una vendetta dell'ingiuria, ma sì pure
-un mezzo di manifestar la ragione. «Tu hai usurpata la roba mia, la
-mia terra, il mio feudo, ed io ti sfido.» E ora facevasi alla presenza
-dei delegati del conte, ora con l'intervenimento della Chiesa medesima,
-e di mano in mano veniva formandosi e svolgendosi un codice di doveri
-e di eccezioni; la vedova, la donna, debole com'è, risponder non può
-nello steccato, nè a tanto vale la tenera mano del pupillo, nè alla
-Chiesa è lecito armare i suoi sacerdoti, onde tutti questi esenti son
-dal combattere, ed elegger possono campioni e difensori che combattan
-per loro. Tutta una legislazione abbiamo nel medio evo, relativa ai
-campioni, ma essa non giunge alla maggior sua perfezione prima che
-sotto alla terza stirpe[123].
-
-Un certo colore di formalità caratterizza il periodo carlingo, e
-ci si sente l'influsso di Roma. Noi non siamo ivi ancor giunti alla
-feudalità universale, nativa, barbara; il diritto romano regge quasi
-tutta quell'epoca, le carte scritte e i diplomi vi spesseggiano,
-tutto si lascia e trasmette per iscritto; e quando v'è una scrittura,
-non v'è più uopo di singolar certame nè di prove; nè però quegli
-atti sono senza complicazioni, e le processure sono una mescolanza
-del codice teodosiano e dei concilii della Chiesa. In ogni luogo
-dove predomina il diritto romano, il municipio è in tal qual modo il
-tribunal comune che decide tutte le cause della città; quasi tutti gli
-atti si fanno dinanzi ai difensori, ai buoni uomini, agli scabini, ai
-rachimburghi della città. Che se trattavasi d'un delitto interessante
-la società generale, il conte interveniva, e dinanzi a questo tribunale
-pronunziavasi la condanna del reo, coll'assistenza dei buoni uomini,
-specie di tribunale ambulante; la liberazione dei servi, le donazioni,
-i testamenti eran pur soggetti a questa registrazione nei protocolli
-della città, il che ricorda il diritto canonico, i codici romani e le
-forme consacrate nell'Instituta di Giustiniano.
-
-Di questo modo nel periodo carlingo ancor mostravasi il contrasto delle
-diverse legislazioni, e nulla ci avea d'uniforme, nulla di netto. Il
-territorio non era altrimenti base invariabile al diritto privato;
-ognuno aveva la sua consuetudine, ed a questa individualità delle
-leggi, attribuir per avventura si dee quel ritaglio infinito di codici,
-che resse più tardi il diritto delle provincie. Nello studio appunto di
-queste private consuetudini e nell'esame degli usi della vita cercar si
-dee la storia del medio evo; sono preziosissimi documenti, e la vendita
-d'un feudo o d'un caval di battaglia, ben meglio insegna lo spirito e
-i costumi d'una società, che non le più ardite e speciose osservazioni
-sull'indole generale della storia. Le scritture dei cartolari del
-periodo carlingo sono rilevanti invero; ma lo spirito di sistema se
-n'è impadronito; la teorica s'è cacciata fin dentro alle formole di
-Marcolfo, per trarne regole universali, e questa superba smania di
-generalizzare, non corrisponde per nulla allo spirito semplice di un
-tempo che invoca il cielo con le _prove_, e il giudizio di Dio col
-_certame singolare_.
-
-
-
-
-CAPITOLO XI. CRONICHE, CARTE,
-
-DIPLOMI E MONUMENTI DEL REGNO DI CARLOMAGNO.
-
- Le quattro maggiori fonti delle tradizioni istoriche. — Le croniche
- intorno a Carlomagno. — Gli _Annali d'Eginardo_. — I _Fatti e le
- gesta dell'imperatore_ del monaco di San Gallo. — La _Cronaca di
- San Dionigi_. — Il _Poeta sassone_. — L'arcivescovo Turpino. — Le
- vite dei santi. — Le leggende. — Carte. — Diplomi. — Esame del
- cartolare di Sithieu. — Carteggio dei papi. — Canzoni eroiche e
- croniche in verso. — Tradizioni verbali. — Pellegrinaggio sulle
- rive del Reno. — Riputazione di Carlomagno appo il popolo alemanno.
- — Leggenda intorno a lui come santo. — Culto alla imagine di lui.
-
-768 — 814.
-
-
-Il nome di Carlomagno riempiè il secolo del medio evo, più grande
-ancora al tempo di Filippo Angusto che fra i contemporanei[124]. Quel
-vasto intelletto, quell'uom forte signoreggia le generazioni feudali
-con la memoria delle sue conquiste, del suo governo, della gagliardia
-del suo corpo, delle imprese sue maravigliose; un certo che di
-straordinario si mesce al regno suo, egli è argomento a una quantità
-di croniche, di leggende, di canzoni eroiche, che celebran la sua vita,
-le sue parole, le sue conquiste e i suoi miracoli; esse il fanno grande
-in uno e santo. Nessuno fra i re delle tre stirpi ebbe a lasciare orme
-profonde come le sue nello spirito dei tempi; infiniti sono i documenti
-che di lui trattano; i Benedettini raccolsero più di ottocento
-frammenti che a lui si riferiscono, e la raccolta del Pertz forma
-da sè sola ben tre gran volumi in _folio_, tutti sopra il solo suo
-regno, dove con paziente erudizione fu ragunato tutto che riman delle
-memorie intorno alla persona dell'imperatore; le croniche, le carte, le
-leggende, i diplomi, i sigilli, tutto in somma (salvo la storia epica
-e romanzesca) trovasi accolto nell'opera di quel dotto paziente, e
-tenero della sua patria, che conservar volle ogni più minima pietra del
-maestoso edificio del primo de' Carolingi.
-
-Le croniche, che sono le fonti di maggior pregio da cui derivare la
-storia di Carlomagno, possono ristringersi a quattro principali,
-e comprendono rilevate ed esatte nozioni intorno alla vita di lui
-come re e come imperadore; le prime di esse croniche, col titolo di
-Annali d'Eginardo, sono, per via di congetture, anzichenò arbitrarie,
-attribuite al cancelliere di Carlomagno; ma non v'è indizio a
-chiarircene; sono annali monastici, scritti poco men che giorno per
-giorno e tali che si distinguono anche per la forma, dall'opera non
-contradetta di Eginardo: _La vita di Carlomagno_. Strano sarebbe
-invero che dopo aver sì partitamente descritto i fatti e le gesta
-del suo signore, Eginardo avesse raccolto, entro i termini medesimi,
-altri annali, e replicato il suo biografico lavoro. Cotesti annali,
-correttamente scritti, rivelano la monastica e la latina origine del
-loro autore, e porgono tutti gli indizi d'un'opera contemporanea; gli
-avvenimenti vi son riferiti giorno per giorno con iscrupolosa fedeltà,
-chè lo scriver la storia in que' tempi era un dovere di religione,
-un'opera di santità, nè allegavasi fatto alcuno che non fosse nella
-coscienza del cronista, povero fraticello, che passava la vita a
-istruirsi e a cercar di ciò che importar potea di sapere alle venture
-generazioni[125]. Questa prima e maggior cronica, ch'io tengo esser
-opera di qualche monaco della badia Seligenstad, fondata da Eginardo,
-principia dal regno di Pipino il Breve, e giunge fino al mezzo dei
-tempi di Lodovico, d'onde poi cominciano i grandi annali di San Bertino
-e di Fulda, continuando così la serie delle tradizioni scritte intorno
-ai Carolingi, che vengon di prima fonte dai monasteri. Gli annali
-sono generalmente freddi, aridi, laconici; e accennano i fatti con
-quella brevità che i sommari ed i titoli dei capi nei libri di storia;
-gli avvenimenti sono raccontati così come cascano dalla penna, senza
-colori, senza commenti; sono la cronologia sacra del monastero, la
-serie dei tempi che scorrono dinanzi a que' padri, come il grande
-oriuolo a polvere delle Ore.
-
-La _Vita di Carlomagno_, opera incontrastata di Eginardo, differisce
-dagli annali in ciò, che questi si frammettono dei fatti generali della
-società, intantochè nella vita composta dal fido amanense e cancelliere
-del gran Carlo, non trattasi che della persona sua, delle sue azioni
-e del suo modo di vivere; tutti ivi sono religiosamente raccolti
-i fatti e detti suoi, sì che per quest'opera misurar tu puoi la
-gigantesca statura sua di sette piedi, e sentir la sua voce, acutissima
-in quel capacissimo petto, e apprender le prodezze del suo poderoso
-braccio e le abitudini della sua vita, e tutto che fu da lui operato
-dall'infanzia sua fino alla morte. Eginardo, ammiratore appassionato di
-Carlomagno, ha vissuto in palazzo con lui come suo famigliare, e gode
-di seguirlo alla guerra, fra mezzo alle battaglie e nella vita privata,
-onde per questo rispetto, non v'è monumento che desti più viva nè più
-forte curiosità dell'opera da lui lasciata, la quale fu scritta da esso
-dopo la morte del suo signore, e al principio del regno di Lodovico
-Pio, quasi per dare nella grandezza del padre, un grande ammaestramento
-al figliuolo, e mostrare ad un imperio, che già decade, l'opera sublime
-compiuta da Carlomagno.
-
-Dassi il nome di _Cronaca del monaco di San Gallo_ (avuta in dispregio
-da molti eruditi) al _racconto dei fatti e delle gesta_ di Carlomagno,
-scritto in quella badia di San Gallo poco distante dal lago di
-Costanza, tanto al principe diletta, e il cronista chiamato col nome
-di _monaco di San Gallo_, è uno scrittor di leggende di viva e poetica
-imaginazione, che si piace di raccoglier tutti i fatti e l'epiche
-tradizioni. Egli non è, a dir vero, autore contemporaneo, ma ogni
-cosa ha cercato che referivasi a Carlomagno, e ogni cosa racconta di
-buona fede, e se veduto non ha cogli occhi suoi propri, o udito co'
-suoi propri orecchi quanto ei riferisce, l'ha tratto almeno da pura
-sorgente. Da Vernebetto, un de' confratelli suoi, che visse alla corte
-di Lodovico Pio, attinse quant'ei sa delle faccende ecclesiastiche,
-e da Adelberto, un dei fidi leudi che seguirono Carlomagno nelle sue
-spedizioni contro i Sassoni, gli Unni e gli Avari, egli ebbe quanto sa
-delle faccende domestiche e militari. Appoggiato a queste autorità,
-da lui molto consultate, il monaco di San Gallo reca una moltitudine
-di leggende e di canzoni eroiche sulla vita domestica di Carlomagno
-come re e come imperatore, ned egli è altrimenti un cronista grave e
-malinconico, siccome il grido della notturna strige sul campanile del
-suo monastero; ma facondo, novelliero, allegro, spiritoso; lo stile
-suo è colorito, caldo come il vino di Reinfeld. Che di più poetico,
-esempigrazia, del racconto della guerra di Lombardia, colà dov'ei
-descrive quelle selve di lance, che paiono spighe di ferro cresciute
-nelle campagne del Milanese! Il monaco di San Gallo è un po' ciarliero;
-ma perchè volergliene male? Nè sprezzare si dee pur la vecchierella,
-che girando l'arcolaio, racconta le storielle del suo tempo, le
-leggende, i fatti e le imprese d'un uomo famoso. Io per me ho caro
-di veder Carlomagno quistionar coi cantori, sgridar gli ufiziali del
-palazzo, rimunerar questo, minacciar quello e tutti spaventarli con lo
-sguardo suo, con la sua voce acuta e stridula sì, ma sonora, e appunto
-in questa forma ce 'l rappresenta il monaco di San Gallo. Nella storia,
-i più curiosi non sono altrimenti i fatti; e non son eglino tutti
-sempre i medesimi al par delle passioni degli uomini e degli affetti
-loro? L'importante a vedersi è l'aspetto della società. Un cronista non
-racconta mai cosa estranea ai costumi del suo tempo, e che altro più
-si dee richieder da lui della puntual relazione dei casi della vita e
-degli usi, fra i quali egli vive? Io l'ho letto e riletto, e seriamente
-consultato, il monaco di San Gallo, perch'egli mi presenta Carlomagno
-nella sua vita privata, con quella sua violenta giustizia, con quelle
-sue germaniche passioni, con quella sua inclinazione a frammettersi
-d'ogni picciola cosa; e quasi direi perch'egli m'ha fatto conoscere
-i pettegolezzi della sua corte. Nella vita di un grande, le più note
-generalmente sono le grandi cose; ma spesso anche abbiam bisogno di
-riposarci nelle picciole.
-
-Il _poeta sassone_, un de' cronisti più vivaci del regno di Carlomagno,
-non iscrisse altrimenti nella lingua dell'antica sua patria.
-Nasceva costui da un di que' fieri Sassoni che si opposero alle armi
-dell'imperatore, e che questi disperse poscia ne' monasteri. Anch'egli
-visse nelle solitudini del chiostro, dove descrisse i fatti e le
-imprese avvenute a' giorni suoi, in tempo che quasi tutte le maggiori
-comunità monastiche noveravan fra loro qualche religioso Sassone,
-venuto di lontano a cercar ivi un porto nelle tempeste che gravavano
-sulla patria sua. Il poeta sassone scrisse nel deserto la sua cronica
-in versi, e comecchè poco abbia studiato gli antichi, nondimeno qualche
-reminiscenza v'ha di Virgilio nel suo verseggiare. Il suo forte è il
-genere descrittivo, e però gode di farci assistere a tutte le pompe
-delle corti plenarie, e si compiace nel dipingere queste magnificenze
-di Carlomagno; descrive tutti gli avvenimenti, la venuta de' papi,
-le cacce, i conviti, la corte, la famiglia dell'imperatore, e si vede
-ch'egli ha serbato l'amor delle canzoni e dei poemi eroici degli scaldi
-e cantori della sua patria. Forse altresì ch'egli tolse le pitture sue
-più vivaci da taluna di quelle tradizioni scritte in lingua germanica,
-e il poeta sassone altro non è che un traduttore di quei canti
-bellicosi che animavano i guerrieri del Reno alla battaglia.
-
-_Le Croniche di San Dionigi_, sì famose nei fasti della cavalleria,
-niente hanno di originale, però che altro non sono se non una gran
-raccolta o una ricapitolazione di annali e di tradizioni intorno a quel
-tempo. I monaci nel silenzioso _scrittorio_[126] della badia reale, non
-faceano già un racconto loro proprio, almen quanto ai tempi andati,
-ma raccoglievano con giudizio i migliori documenti e le tradizioni
-più certe del passato; ond'è che per Carlomagno e pei Carolingi in
-generale, che tanto beneficarono la _reale badia di San Dionigi_, essi
-tolser gli annali attribuiti ad Eginardo, de' quali il testo loro altro
-non è che una traduzione fedele ed esatta, che fu poscia in progresso
-di tempo trasportata nell'antico idioma francese, e le poche incidenze
-che vi si trovano sono per la più parte osservazioni fatte dai
-cronisti, o tradizioni tolte da altre croniche. Tutto che a San Dionigi
-scrivevasi, veniva, come dir, da un'inquisizione; niente si dicea che
-non fosse prima passato per lo staccio della verità, e quando un fatto
-era consegnato in quelle pagine, facea piena fede in giustizia, tanto
-che poi la _Cronica di San Dionigi_ divenne il giornale politico del
-medesimo Carlo VI. E nondimeno in queste grandi croniche di Francia
-trovò pure una nicchia la leggenda di Turpino; sì la leggenda del
-famoso arcivescovo di Reims, Turpino, che gode di una sì popolare
-rinomanza insieme con Carlomagno, di quel Turpino che forma pur sempre
-le delizie di noi quanti siamo, amatori dei tempi antichi; di quel
-Turpino sì celebrato nelle leggende dei quattro figliuoli d'Amone e
-nel poema di Roncisvalle, dove il fiero vescovo, con l'elmo in capo, e
-munita la mano di ferreo guanto, atterra a mazzate gl'infedeli, per non
-versare il sangue umano. Tutto prova, è vero, che i fatti e le imprese
-riferite in questa leggenda di Turpino, sono falsati; ma nessuno negar
-può che questa istoria, scritta come fu nell'undecimo o nel duodecimo
-secolo, non abbia riprodotte le tradizioni e le idee contemporanee
-intorno all'impero di Carlomagno.
-
-Accanto alle quattro principali cronache de' tempi carlinghi vengono a
-schierarsi altri antichi racconti, meno importanti, ma curiosi del pari
-per la loro origine: tali sono gli annali di San Bertino, che non si
-voglion punto confondere col cartolare, pia significazione dei costumi
-di quel tempo; poi le gesta di Carlo il Grande, scritte in versi in un
-monastero della Germania, specie di traduzione degli annali d'Eginardo;
-poi la cronica del monaco d'Angoulemme, meridionale testimonianza dei
-costumi e degli usi della corte di Carlomagno. Ai quali documenti
-d'antica data è da aggiungersi la cronografia di Teofane, il
-solo, tra gli storici bisantini, che abbia parlato un po' in largo
-dell'imperatore d'Occidente. Questo Teofane viveva in principio del
-nono secolo, nè lasciava d'impacciarsi nell'opera sua delle cose che
-avvenivano a Roma, della fuga di papa Stefano, e dell'esaltazione dei
-Carolingi fin da Pipino. Paolo Diacono, d'origine longobarda, com'egli
-è, appena concede al regno di Carlomagno e dei Franchi qualche pagina
-breve e concisa al par degli annali più aridi dei monasteri. Pur
-nondimeno nella sua men che compendiosa relazione, egli non dimentica
-i figliuoli, la moglie, la famiglia tutta di Carlomagno, per la cui
-figlia, di nome Adelaide, natagli nella breve e luminosa sua guerra
-d'Italia, e morta giovinetta, lo stesso Paolo scrisse l'epitaffio, e
-così per un'altra di nome Ildegarda.
-
-Eccoci ora agli annali di Fulda, scritti nella nobil badia carolingica,
-i quali comprendono le memorie della seconda stirpe, in modo che par
-ch'ivi finiscano, tanto quei monaci fuldensi erano Austrasii in anima e
-in corpo! O vetusta badia, più non sorgono sul suolo tuo, pestato dalla
-guerra, che meste e tacite ruine, ma pure gli annali tuoi sopravvissero
-ai guasti del tempo![127] Fulda e San Gallo furon le due alemanne
-sorelle, che custodiron come caste figliuole gli archivi del loro padre
-e benefattore. Nelle solitudini di Sant'Arnoldo di Metz, conservavansi
-pure altre relazioni del regno di Carlomagno, chè ogni fatto degno di
-storia era gelosamente raccolto e celebrato. Nel monastero di San Gallo
-serbavasi un poema latino su Carlomagno e sull'abboccamento suo con
-papa Leone, avvenimento importantissimo per la generazione, però che
-indi venne la cagione e il principio di quella grande restaurazione
-dell'impero d'Occidente; il papa e l'imperatore, stretti per mano,
-se ne vanno a Roma, scambievolmente prestandosi la forza loro, e un
-vecchio monaco di San Gallo gode di serbarne ricordo; laddove questa
-fondazione d'un vastissimo impero appena provoca l'attenzione di
-qualche annalista bisantino; di Costantino Manasseo, esempigrazia,
-il quale, detto che papa Leone rinunziò al governo dell'antica Roma,
-soggiunge: «Egli unse dalla testa ai piedi, secondo il rito de' Giudei,
-il nuovo imperatore; l'antico legame con la prisca Roma fu rotto,
-la spada separò la figlia dalla madre, e Roma, sciogliendosi dalla
-vetustà, è tornata giovine.»
-
-Le _Vite dei Santi_ son pur una fonte, ch'egli è mestieri consultar
-continuamente chi scrive intorno alla storia del medio evo, non già per
-accettar tutto che la pietà del servo narra del padrone, a' miracoli
-del quale tien dietro, ma sì per la pittura dei costumi ch'ivi trovasi
-intera. E qual è il secolo che non abbia le sue leggende? Qual è l'uom
-sovrano, di cui posteri e contemporanei non dican favole e novelle?
-Chi non ha la sua storia romanzesca, la sua mitologia vicino alle
-realità? Quando s'è riempiuto il secolo d'un nome, gli è ben d'uopo
-che storici e poeti giustifichino l'ammirazion loro col raccontarne
-prodigi, gli è ben d'uopo che dicano perchè posero un uomo in tanta
-altezza; ond'è che se tu leggi, esempigrazia, il leggendario dei santi,
-scritto dal celebre arcivescovo Iucmaro, ci trovi particolarità e fatti
-della vita domestica di Carlo Martello, di Pipino e di Carlomagno; e
-così l'anonimo che scrisse la vita del beato Alcuino, racconta mille
-particolarità intorno alle corti plenarie e agli studi, al tempo
-dell'imperatore.
-
-Ma il più ampio, il più ragguardevole di siffatti leggendari, si è il
-libro, o per così dire il poema, sì particolareggiato e rilevante,
-noto sotto il titolo di _Miracoli di san Benedetto_, scritto dal
-franco Aldorano, monaco di San Benedetto. Ivi, nella lunga relazione
-dell'innumerabili fatiche di quell'uomo smisurato, che fondò la civiltà
-e la regola in Occidente, troverete l'episodio del conte Rodolfo e
-della sua concubina, sprofondata nell'inferno, racconto che assister
-ci fa a tutte le larghezze ed a tutti i donativi fatti già dai re alla
-badia di San Benedetto in sulla Loira, dov'essa è navigabile; curioso
-documento sul commercio dell'era carolina. Leggete ancora i _Miracoli
-di san Dionigi_, scritti da un pio religioso di questa badia nel nono
-secolo, e per conseguente contemporanei, e vedrete che questa leggenda
-è una specie di descrizione della vita civile sotto i Carolingi. Che se
-poi vi piace far cognizione degli usi germanici di Carlomagno, e sapere
-i silvestri costumi della Svevia, del Reno e della Mosa, scorrete
-le relazioni dei _Miracoli di san Goaro_, scritti da un monaco della
-badia di Prumia, fondata dall'imperatore. Qual germanica semplicità in
-quelle narrazioni! Tutto ivi, per verità, si riferisce al Santo, tutto
-volge a chiamar la venerazione e i doni sul monastero; ma pure queste
-leggende del bosco e del deserto ci danno assai bene a conoscere i
-tempi caroliniani, e in queste vite de' santi si trovan più che altrove
-le particolarità della vita pubblica o privata di quelle generazioni.
-Onde chi ama le cose antiche, legga i _Miracoli di san Vandregisillo_,
-abbate di Fontenelle, che contengon la storia della conversione di un
-Sassone; legga la _Vita di sant'Angilberto_, abbate di San Ricchieri, e
-vedrà come Berta, una delle figliuole di re Carlo, presa da grandissimo
-amore per Angilberto, ch'ella vedeva esser più che qualunque altro
-caro a suo padre, ardentemente desiderando d'averlo a marito, nè
-attentandosi in cuor suo di dirlo al padre, fece in modo tuttavia ch'ei
-lo venne a sapere. Il quale, benchè di mala voglia vedesse la figlia
-sua in preda a quest'amore, pure per tema di peggio, e considerato che
-Angilberto discendeva d'antica e nobil prosapia, aderì al desiderio
-della figliuola, e vedrà come avutala questi in isposa, depose l'abito
-sacerdotale, e lasciata la corte, venne a stabilir la sua dimora a
-San Ricchieri, sdegnando le vane pompe degli onori, per vivere in quel
-monastero con la sua Berta, la quale pigliò pure il velo nel chiostro
-medesimo.
-
-La vita di Gregorio Magno, scritta da Giovanni diacono, ne rende
-informati di curiosi particolari sull'introduzione del canto romano
-nella Gallia, e con questi particolari appunto si viene scrivendo e
-componendo la storia. «Re Carlo, scosso dalla discordanza che era tra
-il canto sacro dei Romani e quel dei Galli, ne chiese la cagione, e
-questi ultimi adducevano che il canto romano era stato corrotto da
-arie nazionali, gli altri all'incontro sostenevano la purezza delle
-loro melodie. Onde il re dimandò allora dove si trovasse l'acqua
-più pura, ed ognuno affrettato essendosi di rispondere alla fonte,
-il re soggiunse: — Or bene questo sia detto per noi che abbiamo
-fin qui bevuto l'acqua corrotta del rigagnolo; purifichiamoci alla
-fonte eterna. — Lasciò quindi presso a papa Adriano due cherici, e
-quando tenne che fossero abbastanza ammaestrati, li richiamò alla sua
-metropoli di Metz, d'onde purificò poi il canto di tutta la Gallia.
-Se non che morti, indi a gran tempo, essi cherici, si fu avveduto che
-il canto ecclesiastico nella Gallia erasi di nuovo falsato, e disse:
-— Torniamo di nuovo alla fonte. — E tanto fece, che il papa, cedendo
-alle sue istanze, mandò in Gallia due altri cantori, pe' quali fu
-provato che il canto gallico erasi di nuovo corrotto per colpa di
-chi lo esercitava, benchè i cherici di Metz fosser quelli che manco
-si scostavano dal canto romano; sì che da quel tempo in poi si tiene
-per indubitato, che quanto il canto di Metz s'è scostato da quel di
-Roma, altrettanto il canto dell'altra Gallia s'è scostato da quello di
-Metz[128].»
-
-Or mentre queste leggende e questi maravigliosi racconti, se hanno
-qualche importanza, si è per l'orme che recano profondamente impresse
-dei costumi di quei tempi, nelle carte, nei diplomi e nei capitolari
-ci ha invece un'autenticità che più dubitar non lascia dei fatti e
-degli atti della vita da essi testificati. Certo che in generale la
-lettura di queste carte è arida e infeconda, siccome quella degli atti
-rogati da un notaio, o trascritti negli archivi d'un tribunale; ma
-per l'antiquario che raccoglie le reliquie del passato, son documenti
-atti a porgere una nozione generale delle consuetudini civili di
-una società, e due sono i risultamenti che dallo studio di essi si
-ottengono: prima quello di stabilir le date, sì che più dubitar non si
-può che un fatto non sia proprio avvenuto al tempo assegnato, essendo
-la carta o il diploma il miglior modo a stabilir tutta la serie dei
-tempi d'un regno, il principio suo, il mezzo ed il fine; poi, ciò che
-ancor meglio ci guida nel curioso studio del medio evo, il riferirsi
-della maggior parte di questi atti alle transazioni private in mezzo
-a quella generazione. In così fatte scritture trattasi spesso della
-vendita d'un benefizio o d'un allodio, o anche d'un cavallo da guerra;
-e dove hai un atto di donazione d'un pezzo di terra o d'un mulino
-alla badia; dove una scritta di matrimonio, e dove l'emancipazione
-d'un servo con le formali consuetudini d'ogni singola nazione, in che
-appunto questi atti hanno un pregio storico. Il cartolare comprende
-in sè la raccolta di queste carte, titoli antichissimi a comprovar
-la legittima proprietà dei beni monastici, e lo studio meditato di
-quelle antiche pergamene, è, a così dire, una maniera d'iniziazione al
-medio evo. I capitolari, foggiati sopra più ampie basi, sono codici
-che abbracciano le consuetudini generali della società; la carta è
-l'atto della vita privata dal barone sino al servo; i capitolari sono
-lo statuto per ogni razza, per ogni frazion sociale, per ogni popolo,
-pel dominio e per la proprietà pubblica; i diplomi procedono dai re;
-le carte dai conti, dagli abbati, dai borghesi ed anche dai servi;
-tutti elementi che rischiarano la storia, e stabiliscono i costumi di
-ciascuna età.
-
-Fra le reliquie di quei tempi antichi, io trascelsi un de' monumenti
-più preziosi a personificare in un sol quadro l'intera vita della
-comunità monastica, ed è il _Cartolare di San Bertino_, cioè la
-conserva delle carte e diplomi che costituirono e arricchirono quella
-grande badia. Le potenti comunità di quel tempo non eran già solo
-silenziose solitudini, in cui uomini meditabondi, al sicuro dalle
-mondane passioni, attendevano a coltivar la terra, ad ampliare il
-regno della scienza ed a pregare, ma sì ancora corpi politici che si
-frammettevano negli affari del mondo. Gli abbati, eletti quasi sempre
-dai monaci e confermati dal papa, conducevan vita vigilante ed attiva,
-ed esercitavano grande autorità sull'intero corpo civile. Accadeva
-egli che i pontefici convocassero un concilio per dare assetto alle
-cose della Chiesa, o che il sovrano bandir facesse una dieta militare
-del campo di maggio? gli abbati delle principali fondazioni monastiche
-v'accorrevano colla mitra in capo e la stola al collo per deliberare
-intorno alle pubbliche faccende. Francati, com'essi erano, dalla
-giurisdizione episcopale, tutti gli obblighi loro eran verso Roma,
-sorgente dell'unità cattolica: avean frequente, attivo carteggio co'
-re e coi papi, nè trattavano solo gl'interessi de' lor monasteri, ma
-venivano anche per l'esperienza loro consultati intorno ai casi della
-vita pubblica; nulla faceasi anzi nel mondo senza la cooperazione o
-il consenso dei capi di quelle colonie monacali che signoreggiavano la
-Gallia, la Germania e l'Italia.
-
-I monasteri formavano di que' tempi una vera, tanto agitata, quanto
-faticosa repubblica, nella quale i monaci adoperavano nella elezione
-d'un abbate tutto il fervore della democrazia elettorale, con
-maggioranze e minoranze, e calde ed appassionate opposizioni: nè al
-medesimo abbate non era, quando eletto, troppo facile esercitar intera
-l'autorità sua; e talvolta ci avean tra i monaci più vecchi di quelli
-che la facean da tribuni a difendere gli antichi privilegi della
-badia. L'eguaglianza più perfetta regnava dovunque tra i membri di una
-stessa comunità, però che il monastero era rifugio anche ai grandi
-della terra: i principi scaduti eran cacciati nei chiostri siccome
-fossero prigioni di Stato, e a finir v'andarono re longobardi, capi
-sassoni e conti bavari. Corbeja, San Bertino e Sant'Ovano chiusero le
-ferree porte loro dietro a non pochi re di corona, i quali, confusi
-colà entro fra l'innumerevole famiglia dei frati, non avean cosa che
-li distinguesse dagli altri servi di Dio ricoverati dall'eremo e dalla
-badia. Ora tutti questi casi e fatti erano raccolti dai monasteri, e
-ne tenevano nota; e a queste note aggiungevano indi carte e allegati,
-originali documenti che giustificavano le relazioni del monaco, a cui
-era commessa la cura di raccogliere il cartolare, il qual monaco avea
-nome, quasi dappertutto, di fratello archivista, deputato a far tesoro
-d'ogni minimo titolo che si riferisse alla badia.
-
-Niuno v'era al medio evo che non sapesse l'antica celebrità del
-monastero di Sithieu, fondato da san Bertino, non lunge da Sant'Omero.
-Era san Bertino un pio monaco, nativo di Costanza sul Reno, città
-romana e nido già di sapienza e di luce. Abbracciò lo stato monacale
-con sant'Omero, il primo che incivilì la Fiandra, e seguíto da
-parecchi devoti compagni, andossene in quella provincia, ch'ei con
-essoloro toglier doveva all'ignoranza e all'idolatria. Giunti nel
-paese di Terrovana, ivi per prima cosa edificarono una chiesa tutta
-di muro, contro l'uso di quel tempo, che era di edificare in legno, e
-la ornarono di mosaici e di colonne, e circondarono intorno di celle,
-che divennero in breve tempo troppo anguste, onde ne fu spiccata una
-colonia di lavoratori, la quale, guidata da san Bertino, avviossi
-verso la città di Sant'Omero, dove i religiosi corsero le campagne a
-cercar un ricetto e un luogo adatto alla coltura. Or mentre stavano
-pregando Dio per questo, ecco venire a loro un ricco Franco, di nome
-Adroaldo il quale già vecchio e senza eredi, mosso da devozione verso
-san Pietro, donò a que' poveri monaci una villetta chiamata Sithieu; ed
-essi vi lavorarono intorno sei o sette anni, e rizzaronvi una cappella;
-poi coll'andar del tempo, il monastero andò sempre più ampliandosi,
-finchè un'altra colonia venne a stabilirsi sur un monticello vicino,
-fabbricandovi una chiesa ed un cimitero, e tutte queste succursali
-formarono di poi la grande abbazia.
-
-La lista degli abbati di San Bertino fu indi tosto ricca di nomi
-illustri; intantochè le altrui donazioni allargavano continuamente
-i poderi suoi. Gli abbati erano talvolta di schiatta regale, cioè
-figli di prefetti palatini e di re merovingi; ma nulla più valse
-a innalzarla nel concetto de' popoli, dell'aver essa raccolto gli
-ultimi de' Merovei. La prole dei re criniti fu cacciata in quella
-solitudine, convertito il monastero così in una prigione politica,
-nè più s'udì parlare di quella progenie fulminata dalla fortuna; San
-Bertino fu, come dire, il sepolcro de' Merovei, e gli abbati, complici
-umilissimi del nuovo lignaggio, spensero colà entro gli ultimi rampolli
-dell'antico.
-
-Il cartolare di San Berlino appena tocca un motto di Childerico,
-l'ultimo di que' Merovei che pure aveano a quella badia conceduti tanti
-privilegi. «Dopo qualche tempo, dice il cartolare, il re Childerico
-avendo finita l'ultimo scorcio di sua vita nel monastero di Sithieu, fu
-sepolto nella chiesa di San Bertino.» Nè una parola pur di compassione
-su questa morte, nè un lamento su questo re d'una famiglia scacciata;
-egli è rinchiuso, e muore come il più oscuro di que' monacelli, e
-appena il suo nome è scritto nella liturgia; più anzi si parla della
-storia d'un abbate, della sepoltura d'un cantore, che d'un re scaduto,
-però che la Chiesa è ligia al degno figliuol di Pipino. Onde Carlomagno
-anch'esso ricolma di privilegi i monaci di Sithieu o di San Bertino.
-
-Le prigioni di Stato sotto l'impero di Carlomagno furono adunque
-San Bertino, Corbia, Fontanella, Sant'Ovano, Fulda in Germania, e
-Montecassino in Italia, tutti monasteri continuamente popolati di
-vinti, sì che l'imperatore, ben servito, rimerita i sostenitori
-dell'autorità sua col seguente diploma: «Carlo, per la grazia di Dio,
-re dei Franchi, uomo illustre, esercitando la podestà nostra reale,
-confermiamo i doni fatti dai nostri predecessori ai luoghi santi,
-secondo la regia consuetudine. Venuto dunque alla nostra presenza il
-venerabile Ardrado, abbate del monastero di Sithieu, edificato in onore
-della madre di Dio e degli apostoli Pietro e Paolo, ricordando alla
-real munificenza nostra quanto i nostri antenati fecero per le immunità
-del monastero, fra le quali, per esempio, quella che nessun giudice
-pubblico entrar possa nelle terre della badia a giudicare le cause, noi
-abbiamo confermato i detti privilegi in ogni cosa che vantaggiar possa
-il monastero.» Ed appiedi è il sigillo del gloriosissimo Carlo; il qual
-sigillo, copiato come fu nel cartolare, rappresenta un volto grave,
-perfettamente delineato, con la corona in fronte; barba folta, occhio
-grande, naso di forma germanica. Che sia questo il tipo carlingo?
-
-Pochi anni appresso, il monastero di Sithieu ottiene un altro regio
-diploma, che porta in fronte: _De venatione sylvarum_ (della caccia ne'
-boschi); ed ivi Carlomagno prende il titolo di re dei Franchi e dei
-Longobardi e di patrizio di Roma. «Noi confermiamo, ivi è detto, per
-l'eterna nostra salute, i doni da noi già conceduti ai servi di Dio; e
-però si fa noto ai presenti ed ai futuri, aver noi conceduto ad Ardrado
-abbate, ed ai monaci del monastero di Sithieu, la facoltà di cacciare
-nei boschi, così essi come la loro gente, sì che possano aver modo ad
-uccider de' capriuoli, affin di servirsi delle loro pelli a coprire i
-libri ed a far guanti e cinture, e questa facoltà s'intenda concessa
-loro in perpetuo.» Onde, se gli abbati di San Bertino dimandavano di
-poter con pelli ferine coprire i loro volumi, per difenderli dai guasti
-del tempo, segno è che aveano già una libreria ragguardevole. Infatti
-ancor giunto non era il trambusto che fu alla fine del secolo nono, nè
-i Normanni aveano ancora saccheggiati e arsi i monasteri.
-
-Non pochi erano i libri al tempo di Carlomagno, e formavano come
-a dir le reliquie dell'antica sapienza e il vanto del monastero.
-Alcuni di quei cataloghi, che ancor ci rimangono, comprendono non che
-tutte le opere dei padri della Chiesa, come sono san Girolamo, san
-Paolo e gli altri, e le antiche e sacre scritture, anche gli autori
-profani, Virgilio, Orazio e fin Ovidio co' suoi poetici amori. Ci avea
-severissime pene contro chi distruggesse i libri, e quella pure della
-scomunica, troppo importando il salvar que' preziosi tesori dalla
-malizia o negligenza altrui. Il carteggio epistolare degli abbati
-di San Bertino coi papi era attivo e continuo, e godendo eglino il
-privilegio di dipender direttamente, per la loro giurisdizione, dai
-pontefici romani, chiedevano ad essi consigli sui negozi del mondo, ed
-in ogni cosa aveano a che fare: ne' concilii, nelle adunanze pubbliche,
-nei placiti, e ci venivano colla mitria in capo e il pastorale in mano.
-
-Vedete voi que' marmorei pontefici corcati sopra i loro monumenti
-con iscrizioni dei tempi caroliniani? Sono gli antichi abbati di
-Sithieu, rosi dai secoli; ma fu un tempo in cui questi uomini potenti,
-all'ombra del loro monastero, contrastavano contro i re medesimi,
-custodivano i re scaduti, avean giurisdizione sovrana, e regi dominii,
-e una repubblica sotto il reggimento del pastorale. Bello era veder
-quei monaci darsi d'attorno, all'appressarsi dell'elezione, e opporsi
-vivamente a quell'abbate, che troppo pio avesse voluto introdur la
-riforma nel monastero, ponendo innanzi i loro privilegi, a cui erano
-affezionati come alla vita medesima. Ma questo nome di riforma, bene
-udire il facevano i pontefici più severi e religiosi, e quando i monaci
-si scostavano dalla regola austera, imposta da san Benedetto, scriveano
-loro: «Emendatevi, però che l'ozio è contro la vostra Regola.» E
-quando essi troppo a lungo sedevano in refettorio, o non osservavano i
-digiuni comandati dalla Chiesa, o violavano i canoni dei concilii, se
-si abbeveravano di vin generoso, se satollavansi co' pesci del vivaio,
-o con la selvaggina del bosco, i papi li minacciavan dell'interdetto,
-e venerandi custodi, come questi erano, della santità de' costumi,
-non pativano nè il praticar delle donne per entro alle celle, nè
-la vita romorosa della caccia per le foreste. Simili riforme erano
-eziandio tentate da qualche vigile abbate o austero vescovo; ma allora
-che recalcitrar, che gridare! Que' religiosi che non volean saper di
-riforma, mormoravano contro l'abbate dittatore, i pochi, stretti in
-tempestose leghe, con lui contrastavano, e il cartolare di San Bertino
-appunto a conoscer ci dà la storia di così fatti contrasti.
-
-Gli annali dei monasteri sono nel medio evo la parte attiva,
-intellettuale, politica della storia; ma s'ha egli a porre allo stesso
-ragguaglio e dare il medesimo pregio alle canzoni eroiche, vere epopee
-di quell'età? Nessuna di siffatte tradizioni, ci convien ridirlo, fu
-scritta contemporaneamente al regno di Carlomagno, e fatica gittata
-sarebbe il cercarvi i fatti veri della vita del grande imperatore;
-sono anzi ricami intessuti sull'ordito dei fatti veri, narrati
-dalla cronica, dove al tutto manca la verità in quella che chiamasi
-cronologia storica; gli autori di queste canzoni eroiche pigliano un
-fatto, e lo acconciano a modo loro, in quella guisa che i miniatori
-del medio evo dipingevano Giuditta, Oloferne e gli altri personaggi
-del Nuovo Testamento, abbigliati alla foggia che usavasi al tempo in
-cui miniavano! Così fanno i trovieri, e tu vedi a piena mano profusi
-nelle loro canzoni i colori, e a ogni poco descrizioni di battaglie e
-di costumi della vita feudale; e poichè quanto ancor ci resta di così
-fatti poemi non va più su del secolo duodecimo, gli è naturale che i
-trovieri da cui furono composti, gli abbiano tinti dei costumi e degli
-usi de' loro contemporanei, tutti figurandoli in persona di Carlomagno.
-Il fondo di tutti questi poemi è lo stesso, solo la coloritura è
-diversa; le originali canzoni eroiche schierano uno stuolo di paladini
-intorno a Carlomagno, e gli formano la sua pleiade; il conte Orlando,
-Uggero il Danese, Olivieri, Turpino, Ganalone di Magonza, i quattro
-figli di Amone e il longobardo Astolfo, sono continuamente in campo
-con lui. I quali nomi furon dai trovieri tolti alle croniche per
-attribuir loro quel maraviglioso che forma, come a dire, il fondo dei
-loro episodi: le guerre dei Sassoni, dei Longobardi, dei Saraceni,
-o i pellegrinaggi di Carlomagno a Gerusalemme o a Sant'Jacopo di
-Compostella, sono i temi invariabili dei romanzi cavallereschi: vasto
-campo in cui tanti prodi paladini si veggono e tante prodezze! Nè
-già è che prestar si debba intera fede a queste cavalleresche epopee;
-ma nell'indagine de' tempi antichi, tutti gli indizi e gli elementi
-giovano a formarsi un giusto concetto della società.
-
-E chiunque ha in pregio la storia, non isdegni pur le verbali
-tradizioni, che passarono d'età in età, e delle quali grande numero
-troverà sulle rive del Reno e della Mosa, relative al periodo carolino.
-In qualunque delle età alemanne egli vegga una statua colossale, con
-la corona in capo e la spada in pugno, quello è Carlomagno; se in vece
-sia un dipinto, foss'anco un avanzo d'un san Cristoforo dell'Olbein,
-esso è pur Carlomagno! La polvere delle ruine ha sepolto i monumenti da
-lui edificati, salvo poche reliquie che rimasero in piedi: Carlomagno
-fu quello che pose la prima pietra di questo coro della basilica
-d'Aquisgrana; vedete quel sepolcro coperto d'un'ampia lapide? ivi
-dentro egli posava con giunte le mani; quel sedile di pietra gli è
-il medesimo in cui sedeva alle corti plenarie; questo cerchio d'oro,
-questa corona era quella di Carlomagno; quest'arca benedetta chiude
-le sue ossa; le foreste della Mosa, della Mosella, del Reno udivano i
-nitriti de' suoi cavalli e i latrati de' suoi cani; que' castelli colà
-oltre, sul monte, le cui ruine si confondono coi poggi indorati dalle
-viti, furon le sue dilette dimore, però ch'egli avea caro di spesso
-visitare Magonza, la sede episcopale di san Bonifazio. A Francoforte
-ancor durano alcune vestigia del suo palazzo; la via in riva del Reno è
-tutta carlinga, e tu vi spiri un aere tutto pregno di ricordanze, che
-tutte ti richiamano il grande imperator d'Occidente; le instituzioni
-germaniche, le leggi, le pompe, le feste, tutto si riferisce a
-Carlomagno, il fondatore di tutto ciò che v'ha d'antico e di grande in
-Franconia, in Svevia, in Turingia, in Baviera, nella Belgica, dal Reno
-fino alla Sala.
-
-Ond'è, o grande imperatore, che le generazioni del Reno ti
-santificarono e posero la tua vita nelle leggende, e tu divenisti
-per le semplici popolazioni dell'Alemagna san Carlomagno! Or quando
-a Colonia, ad Aquisgrana, a Magonza, vedi un santo muoversi nella
-sua nicchia, e odi suonar gli orologi, e gli inni rimbombar sotto
-quell'ampie volte, tutto è per Carlomagno. Scorri le liturgie tedesche,
-e ci troverai l'imperatore onorato qual santo; leggi la bolla d'oro, e
-apprenderai che da esso derivano tutte le leggi germaniche. Le imagini
-di Carlomagno son ivi adorate al pari delle reliquie; si cerca ivi il
-suo cranio, le sue ossa, le sue pietre, le sue fondazioni, e il suo
-nome riempie di superba compiacenza gli abitanti del Reno.
-
-Il popolo che si ristora alle tepide sorgenti d'Aquisgrana, nel
-discendere gli scaglioni che mettono alla bollente fontana, e
-nell'appressarsi la tazza di cuoio alle labbra, pensa a Carlomagno;
-quella calca che trae al giubileo della chiesa d'Aquisgrana,
-nel tempo che si espongono le reliquie alla vista di migliaia e
-migliaia di pellegrini venuti di Baviera e di Svevia; quella calca
-che inginocchiasi e prega, s'inginocchia e prega dinanzi al grande
-imperatore; e il navicellaio del Reno, nell'intonar le sue tedesche
-canzoni, le tradizioni o leggende d'amore, agitato è pur dalle memorie
-di Carlomagno, di Berta _dal gran piè_ sua madre, di Emma sua figlia,
-la nobile amante di Eginardo, il protettore della badia di Sellinstad,
-le cui ruine dinanzi a lui si dileguano fra le ultime nebbie della
-sera. Di questo modo se avvien che un grande nome si stampi nella
-storia d'un paese, tutte le tradizioni vengono a congiungersi a quello,
-ed esso diviene il vanto, la poesia, la forza morale d'una nazione!
-
-
-
-
-CAPITOLO XII.
-
-INDOLE E CARATTERE LETTERARIA DEL PERIODO CARLINGO.
-
- Opere letterarie di Carlomagno. — Frammenti delle sue lettere. —
- Suol versi. — Biografia d'Angilberto. — Landrado, arcivescovo di
- Lione. — Agobardo. — Turpino, arcivescovo di Reims. — Teodolfo,
- vescovo d'Orleans. — Adalardo, abbate di Corbia. — Angesiso,
- abbate di Fontenelle. — Felice, vescovo di Urgel. — San Benedetto
- d'Antano. — Altri scrittori oscuri. — Gli studi alla fine
- dell'Impero di Carlomagno. — Quanto ei fece a favor delle lettere
- e delle scienze. — Teologia. — Filosofia. — Scuole e biblioteche
- monastiche. — Prototipi della scienza germanica. — San Gallo. —
- Fulda. — Magonza. — Scuole dell'Austrasia. — Metz. — Verdun. —
- Scuole della Neustria. — San Germano di Parigi. — Corbia. — San
- Martino di Tours. — Scuole italiche. — Montecassino. — Morte del
- diacono Paolo Lombardo. — Inizio del secolo letterario di Lodovico,
- figliuolo di Carlomagno. — Incmaro, arcivescovo di Reims. — Lupo,
- abbate di Ferrieres. — Pascasio Radberto.
-
-800 — 814.
-
-
-Privilegio degli uomini che primeggiarono nella storia, è l'assorbir
-tutto lo spirito d'una età; il secolo piglia nome da loro, non
-v'ha letteratura, nè poesia, nè storia, se non all'ombra della fama
-loro. Tale si fu a Roma il secolo d'Augusto, e tale al medio evo,
-il secolo di Carlomagno; allato alle ampie conquiste, e più alto
-che l'ordinamento politico, vediamo l'impero incontrastabile del
-sapere, uno smisurato universal desiderio d'ampliarlo, una prepotente
-inclinazione pe' classici studi. Nel parlar ch'io feci delle gloriose
-guerre di Carlomagno, ebbi a noverare i conti valorosi e forti, che gli
-furono compagni nelle imprese militari; ora parmi necessario di pigliar
-a considerare gli uomini che contribuirono a far procedere innanzi la
-civiltà, molto più che in questo punto luminoso, situato fra la prima e
-la terza stirpe, ci ha qualche illustre intelletto che si vuol togliere
-all'obblivione dei secoli, e siffatto lavoro formerà il natural
-compimento di questi annali. Ho a parlar di opere morte, di idee che
-più non corrispondono a nulla di quanto alletta l'attual società; ho
-a dir come intere generazioni andavano alle scuole de' monasteri per
-ascoltarvi sottili dissertazioni; ma oimè! manco per avventura sottili
-di certi pensamenti intorno ai diritti ed alle prerogative delle
-moderne podestà.
-
-Carlomagno, a imitazione degli altri grandi uomini, signoreggiar volea
-la letteratura del suo tempo con la forza medesima da lui posta a
-crearsi l'impero. La natura sua fatta non era per lo studio; infatti,
-quasi continuamente affaccendato nelle lunghe sue guerre, come potea
-trovar il tempo da dedicare alla lettura ed alla meditazione dei libri?
-E nondimeno egli lasciò varie opere messe insieme con iscrupolosa
-accuratezza. I capitolari, fra queste, non sono altrimenti letterari
-monumenti, nè alcun orma hanno in sè del progresso delle lettere; sono
-atti legislativi, scritti di mano in mano, a seconda delle contingenze;
-alcuni anche (ommessi dai compilatori e raccolti dal solo Galdasto),
-benchè monumenti rari e preziosi, riputar non si deggiono, nè sono che
-semplici rescritti e diplomi[129]; parecchi di quei valorosi conti,
-usciti dalla schiatta dei Sassoni, aveano accompagnato l'imperatore
-alla guerra contro i Saraceni di Spagna, ed egli, con un capitolare
-dettato al suo _cancellarius_, distribuiva loro grandi tratti di
-terra in Turingia, con diritto di far lavorare nelle miniere d'oro e
-d'argento; o pure, l'atto da lui dettato era a favor della sua diletta
-città d'Aquisgrana, di cui egli stesso ricorda l'antica origine, e
-gli splendidi privilegi; o se più vuoi, in qualche altro ad esaltar
-si fa il titol di nobile appo i Franchi e i Germani, o diventa poeta
-descrivendo i misfatti enormi che si commettono in Francia e in Italia,
-e dice: «Queste colpe han provocata la collera di Dio, la sua pazienza
-è giunta al colmo, e vuole sterparle col castigo del fuoco agli
-sciagurati autori di tante enormezze.»
-
-Nel secolo scorso fuvvi come un pellegrinaggio di dotti in cerca
-delle opere di Carlomagno, e i padri Martene e Durand, benedettini,
-andarono di città in città scorrendo l'Italia, per trovare le tracce
-dei capitolari e i documenti dei tempi carlinghi, in che già preceduti
-gli avea il padre Mabillon; e le indagini da essi fatte per le
-biblioteche fruttarono fortunati scoprimenti, da cui poscia i dotti
-seppero trarre profitto. Le lettere di Carlomagno furon quindi raccolte
-e coordinate, ed una ve n'ha importantissima da lui dettata e indiritta
-ad Elipando Toletano ed agli altri vescovi di Spagna, sul proposito
-dell'eresia di Felice da Urgel, fulminata dal concilio di Francoforte.
-«Oh quanto grande è il ben che viene dall'unità religiosa! E che v'ha
-egli di più ammirabile, di più santo della cattolica religione? Perchè
-dunque infrangere la venerabile autorità sua? Poco era per costoro il
-vivere in mezzo ai Saraceni di Spagna, che gravar vollero la propria
-condizione con un errore ancor più funesto, errore unanimamente
-condannato da un concilio di vescovi rappresentanti tutte le chiese
-dell'impero. Orsù! accettate in pace questa sentenza dei concilii,
-nè vogliate presumervi più sapienti della Chiesa universale.» Tali
-sono le parole di Carlomagno in quella lettera autenticata col suo
-sigillo[130].
-
-L'imperatore la fa pur da teologo in una curiosa spiegazione che egli
-dà intorno a _Settuagesima_, _Sessagesima_, _Quinquagesima_, nomi
-ecclesiastici delle tre domeniche che precedono la quaresima; e questo
-avviene appunto in quel tempo ch'egli ha più da far come re dei Franchi
-e dei Longobardi, e ch'egli attender dee a più guerre ad un tratto.
-Mente in vero suprema e maravigliosa! La più curiosa di queste lettere
-dimostra il suo nobile amore agli studi, volendo egli che sieno aperte
-scuole in tutte le chiese. «E ponete, dice, a condur queste scuole
-uomini atti.» Poi, il fiero principe, uscito dalle foreste, si fa
-ad enumerar quivi lungamente i vantaggi della scienza, madre e fonte
-di tutte le cose[131]; dove si sente già il pensare di chi ha corso
-l'Italia, dell'amico d'Adriano, del patrizio di Roma! Certo che alcuni
-di questi atti sono opera dei cherici che circondano Carlomagno; ma
-e quel nobile impulso allo studio non viene forse da lui? Egli vi si
-adopera senza posa; fa compilare una raccolta di omelie per utile delle
-chiese, e vi premette una prefazione, nella quale il proposito suo è
-di provar che lo studio è il primo dei doveri; e scorre l'intiera sua
-vita, e se trova in essa qualche ragion di lode, si è solo pel poco
-ch'egli ha fatto a pro delle scienze; a considerarlo nella sua vita
-attiva tu diresti ch'egli è tutto nelle sue conquiste, tutto atteso ad
-aggiunger nuove terre all'impero suo, qua contro gli Unni, colà contro
-i Saraceni ed i Sassoni; e pur non è cosa che negli scritti suoi dia
-a conoscere il conquistatore; tutto ivi sente del legislatore e del
-principe studioso. Sì grande com'è, si vede ch'ei si piace negli studi
-teologici; e cosa che non par credibile, compone di suo un trattatello
-sui doni dello Spirito Santo, e scende alle più minute disquisizioni
-per promovere l'amor degli studi, ed entra in lizza solo perchè abbia
-maggiore importanza e splendore. In fatti, può egli scegliere argomento
-più sublime a trattare, dei doni e attributi dello Spirito Santo? «Gli
-antichi filosofi avean essi ricevuto il dono dello spirito?» Carlomagno
-lo nega: «Però che ricever non si può verun di siffatti doni, senza
-tutti raccoglierli.» Tal altra fiata l'imperatore depone in seno
-a' suoi confidenti i grandi suoi disegni per l'avvenire; e scrive,
-esempigrazia, ad Angilberto, a cui dà il misterioso nome d'Omero[132],
-d'andar privatamente a trovar papa Leone: «Chè troppi sconci sono nella
-Chiesa, e vuolsi ad ogni modo diradicar la perniciosa zizzania della
-simonia.» E per quella via gli offre il danaro necessario ad innalzare
-in Roma una basilica a san Paolo. Le discussioni intorno allo spirito
-formano il soggetto di un'altra lettera al papa, e quasi d'un altro
-trattatello dommatico, in forma di sottile dissertazione che sembra
-opera di un ecclesiastico piuttosto che di un guerriero. Il tempo
-presente, con quel suo superbo sprezzo, non comprenderà certo come un
-potente imperatore sia disceso a queste sottigliezze; ma il perdersi
-in sottigliezze non è già il tarlo di un potere o d'un tempo solo; ogni
-età ha le sue cose puerili, le sue fanciullesche dissertazioni sopra i
-misteri dell'autorità; all'ottavo secolo Carlomagno fece il mestier del
-teologo; in altri tempi avrebbe fatto il mestiere del politico.
-
-Ora eccolo poeta, in atto di scandere i versi latini, l'idioma
-scientifico di quella generazione: il tradurre le opere della lingua
-comune e romanza in latino era cosa che usavasi fin sotto la prima
-stirpe; e la stessa canzon guerriera dei Franchi in armi era tradotta
-in latino. Oltre all'affettuoso epitaffio di Adriano, addio d'un
-figliuolo al padre, che vedemmo scritto da Carlomagno, egli avea pure
-mandato al papa un picciolo salterio che comprende un intero poema in
-lode del pontificato. Protettor com'egli era degli uomini di lettere,
-amava pure o di farsi egli incontro a loro, o di chiamarli a sè; onde
-a Paolo Varnefrido, o Paolo Diacono, che s'è ritirato a Montecassino
-per vivervi da eremita, indirizza alcuni versi elegiaci affine
-d'indurlo a venir di nuovo alla sua corte, tal che l'hai per Augusto
-che scriva a Virgilio; e quando Alcuino, vecchio e logoro, si toglie
-dalla corte, a lui scrive come a suo maestro e dottore: «O padre,
-voi vi siete ritirato in solitudine, e buon per voi; aiutatemi con le
-vostre orazioni a conseguire l'eterna salute.» Poi trovandosi a Roma,
-l'imperatore detta di colà nuovi versi al solitario di Montecassino,
-al suo Varnefrido, dicendogli: «Perchè non venire a trovarlo in Roma,
-perchè dimenticarsi così dell'amico?»
-
-Poscia il potentissimo principe si converte in gramatico, e prende a
-fare un lessico della lingua tedesca, con le parole latine a riscontro,
-lavoro comparativo da lui piantato su larghissime basi; indi corregge
-di sua mano gli esemplari della Scrittura, e convien dire ch'ei fosse
-pervenuto a un alto grado di perfezione nello studio delle lingue,
-se gli annalisti suoi si curarono di notare che re e imperatore
-riscontrò con grandissima diligenza i quattro Evangeli sul testo greco
-e la versione siriaca[133]. Egli sapea dunque le lingue orientali a
-segno da tradur gli Evangeli dalla lingua ebraica nella tedesca, e da
-critico acuto riscontrava gli Evangelisti fra loro, li punteggiava
-e correggeva. Amasi talvolta di contemplare i grandi uomini nelle
-picciole opere, quando scherzano, a così dire, col destino a cui sono
-nati; e quindi bello è ancora veder Carlomagno dar vita o indirizzo
-ai libri carolini intorno al culto delle imagini, spiegare il senso
-del concilio di Francoforte, avverso al culto delle arti, e termine
-di mezzo tra la dottrina iconoclastica, che non vuole rappresentazioni
-di sorte alcuna, e la sentenza di alcuni artisti greci, che sostengono
-l'adorazion delle imagini essere altrettanto santa, quanto la medesima
-Trinità. Egli è difficile che un uom sovrano non si frammetta delle
-quistioni del suo tempo, e tanto più s'egli ha obbligo di governare la
-società, chè allora non gli è lecito sequestrarsi dalle opinioni che
-si agitano intorno a lui, dovendo, chi regge gli uomini, investirsi
-fin anco delle loro passioni. Quanto alla lingua usuale di Carlomagno,
-già dicemmo essere la tedesca, e abbiamo ancora di suo, in questo
-idioma, un formolario per la confessione. Curioso è in vero veder,
-per istoria, l'alacre attività di questo sovrano intelletto, che non
-punto spaventato da queste minuzie e frivolezze della vita, gode anzi
-di travagliarsi in questo compito letterario ch'egli insiem cogli
-amici e confidenti suoi ha imposto a sè stesso. E questo è pure un
-tratto di rassomiglianza che la storia trova in tutti i conquistatori;
-aman essi d'intrattenersi coi letterati e con gli scienziati, nè
-sdegnan punto d'entrar in gravi o ameni discorsi con loro; però ch'ei
-sanno, una nazione non poter esser grande e forte, se non per l'opere
-dell'ingegno. Ed essi medesimi che sarebbero mai, se la storia non
-s'impossessasse del loro nome? Il nome che più illustre splenda allato
-di Carlomagno, in fatto di scienze e di lettere, quello si è d'Alcuino,
-che fu promosso alla dignità d'abbate di San Martino di Tours. Nasceva
-egli di nobili e facoltosi parenti, l'anno 735, nella provincia di
-Jorc, con vari fratelli, un de' quali fu vescovo di Salisburgo, e
-tanto era in lui il sapere e l'ingegno, che si meritò il soprannome
-di _aquila_. Studiò fanciullo nella fortissima e dottissima scuola
-di Jorc, dove insegnavasi il latino, il greco e l'ebraico, e dove da
-discepolo divenne maestro, da studiante, bibliotecario; poi fu fatto
-diacono di quella Chiesa, degna sorella dell'altra di Cantorberì,
-ed amendue ufiziate dai monaci di San Benedetto. Salito in grido ben
-tosto, visitò Roma e l'Italia, ivi scontrossi in Carlomagno e il re
-e il sapiente subito furon d'accordo; Alcuino promise di recarsi in
-Francia, tenne la sua promessa, e v'ebbe ricche abbazie; poi si mise
-nello stesso palazzo di Carlomagno, e vi tenne cattedra di scienza,
-siccome pare, leggendo pubblicamente sotto i portici di quelle regie
-dimore, e ristorando gli studi dell'antichità con la guerra ch'ei fece
-all'ignoranza insieme ed all'eresia. Nè guari andò che, ritiratosi
-nella solitudine di Tours, applicossi a meditar la Scrittura, e
-fece di propria mano una copia correttissima e perfetta dell'Antico
-e Nuovo Testamento, da lui, con una lettera dedicatoria, profferta
-a Carlomagno. Alcuino morì molto innanzi negli anni, e nell'antica
-chiesa di San Martino conservossi per gran tempo l'epitaffio, pieno
-di umiltà, da lui per sè stesso composto. Apprezzabili sono le opere
-che di lui ci rimangono. Le sue quistioni intorno alla Genesi sono una
-vera dissertazion filosofica che sa della scuola sassone del venerabile
-Beda; ivi egli bravamente va discutendo su quelle parole di Jeova:
-«Facciamo l'uomo a nostra imagine e somiglianza:» e questo scritto,
-di tal merito che vi fu chi volle attribuirlo a sant'Ambrogio e a
-sant'Agostino, fondò la prima riputazione d'Alcuino. Compose indi un
-trattato sui sette salmi penitenziali, sull'uso da farne e sui notabili
-precetti, che trar se ne ponno a ben vivere. «O anime sante (così egli)
-cantate, cantate le laudi del Signore,» gli inni di glorificazione.
-Ma e il _Pange lingua_, quel cantico sublime, è opera di Fortunato o
-d'Alcuino? La quistione pende ancora indecisa dinanzi al tribunale
-della critica. Poi, ancora il sassone dottore, discute intorno
-all'Ecclesiaste e al Cantico dei Cantici. Che significan quelle parole:
-«Ci sono sessanta regine e ottanta mogli di seconda schiera?» In che si
-oppongon esse alla santa unità del matrimonio?
-
-Segue indi un trattato sulla Trinità santa e indivisibile, dedicato
-a Carlomagno, col quale intende a raffermarlo nella fede cattolica, e
-però che Carlomagno è pur sempre il simbolo per lui della protezione
-e dell'invocazione, a lui scrive sotto il nome di Davide, della
-differenza che passa tra l'eternità, l'immortalità e la perpetuità,
-tra secolo, età e tempo[134]. E dopo questo si scaglia nella filosofia
-più sublime, in un trattato sulla ragione dell'anima[135], da lui
-indiritto alla vergine Eulalia, alla quale, seguendo il genio suo
-poetico, manda un'orazione in versi a Dio, con una breve istruzione
-e litanie, e altre preci. Nè men potente è Alcuino dov'ei si fa
-controversista, e se la piglia con Felice d'Urgel, dicendo: «E che cosa
-insegna questo eresiarca? Forse alcun che di nuovo? No, perchè dir che
-Cristo è il figliuolo adottivo di Dio, e non più, è risuscitar gli
-errori di Nestorio.» E così dov'entra in controversia con Elipando,
-vescovo di Toledo; e detta un libro sull'Incarnazione, difendendola
-e santificandola, e ora svolge la grandezza del battesimo, e ora le
-maraviglie dei Sacramenti; esalta la virtù, danna il vizio, e sentenzia
-che la vita ha da essere un composto di castità e di purità.
-
-Fin qui Alcuino s'è tenuto nel campo della filosofia, ma d'ora innanzi
-egli scorre quel delle lettere e delle scienze più amene, e l'opera
-sua prima in questa materia è un trattato delle sette arti liberali,
-di cui soli ci restano alcuni capitoli. Quello fra essi che tratta
-della gramatica, è a forma di dialogo tra un Franco ed un Sassone che
-discutono intorno alla punteggiatura, alle parole, al senso loro.
-Ingegnoso è il disegno di questo dialogo, in cui il Franco e il
-Sassone parlano due lingue distinte. Segue dappoi un altro trattato
-sulla retorica e sulla virtù, più curioso ancora del precedente, per
-la qualità degli interlocutori, che sono Alcuino stesso e Carlomagno.
-Il dottore ama quivi di provocare il potente principe alle quistioni
-più alte della scienza, e lo fa stare continuamente in scena, in modo
-che tu diresti esser egli la sua providenza, la sua forza, la sua
-salvaguardia, il suo tutto, e te lo mostra come un saputo teologo,
-e un dottor cattedrale. Alcuino ha studiato le opere di Cicerone,
-e Aristotile stesso non gli è ignoto; in ogni parte, a quel tempo,
-traspira lo studio degli antichi; in fatti quest'accozzamento della
-dottrina e della virtù in un medesimo trattato non è fors'egli un
-simbolo adombrato già da Cicerone nelle sue lettere famigliari? E
-l'arte del ben parlare, non dee forse aver l'origine sua nel pensiero e
-nel proposito di ben fare?
-
-Tutto negli studi d'Alcuino si riferisce a Carlomagno, protettore
-ed amico suo; nulla egli scrive che a lui non sia dedicato; egli è
-un maestro sempre in commercio co' suoi allievi, l'imperatore e i
-figliuoli di lui: principio ed autor com'egli è della scienza, ei
-discende tuttavia ad insegnare i primi rudimenti, e il suo dialogo
-col principe Pipino è un modello analitico della filosofia umana e
-cristiana ad uso dei giovani. E scrive la vita di san Vasto, vescovo
-di Arras, e compone iscrizioni sepolcrali, chè il sepolcro era il
-pensiero di tutta quella generazione. In fatto poi di lettere, nessuno
-ebbe a scriverne più di Alcuino, e prezioso è il suo epistolario,
-molto più ch'esso addita il progresso delle arti e delle scienze,
-nè v'ha nulla mai di superfluo in questo studio dello spirito
-umano. Ventisei di queste lettere sono indirizzate a Carlomagno, e
-trattano d'importantissimi e svariatissimi argomenti: di storia, di
-giurisprudenza, d'astronomia, alcune in versi latini ed altre in prosa.
-La poesia forma il sollievo di quell'uom grave, ed egli ama di compor
-inni in onore di Dio e in esaltazion dei misteri di nostra religione.
-Leone III viene in Francia, ed Alcuino scrive un lungo poema in onor
-suo; poi, mescendo i nomi dei santi cristiani alle memorie di Grecia
-e di Roma, indirizza versi agli amici suoi sotto i pseudonimi di Dafni
-e di Menalca; poi un poemetto sulla vigilanza del gallo, poi un altro
-sulla tristezza e servitù del mondo, poi un lungo poema eroico, fatto
-a celebrar la storia degli arcivescovi di Jorc, e fin compone una
-genealogia di Cristo. Grande è la rassomiglianza sua con sant'Ambrogio
-e sant'Agostino; egli è, al par di loro, un filosofo letterato,
-disputatore, ingegno ameno per la forma, e scientifico per le memorie
-e gli studi profondi della scuola sassone. La storia di costui è
-appunto importantissima, perch'ella si mesce e confonde con quella
-di Carlomagno, di cui egli è institutore, e a lui attribuir si dee il
-risorgimento degli studi.
-
-Questa curiosa smania che trae alcuni di quegli scienziati verso
-l'antichità greca e romana, manifestasi principalmente in un monaco
-semplice, di nome Angilberto, ch'erasi meritato il soprannome d'Omero
-del tempo suo, siccome Carlomagno il chiama nelle sue lettere. Alcuino
-veniva, quasi pellegrino, dalla Sassonia; e Angilberto era della
-Neustria, ed il più caro allievo e discepolo che quegli si avesse,
-e ben per saggio e prudente il conobbe Carlomagno, che il diede per
-primicerio a Pipino, quando fu coronato re d'Italia. Poi di colà
-ritornossene in Francia; sposò Berta, propria figlia dell'imperatore,
-e venne in tanto favor di questo, ch'ei fu fatto duca e governatore
-della Francia littorale dalla Schelda fino alla Senna. Uomo tra i
-più atti agli affari del tempo suo, com'egli era, fu adoperato nelle
-legazioni di maggior rilievo; giovine ancora, e consentendolo Berta
-sua moglie, ritiratosi nel convento di Centula o San Ricchieri, pigliò
-l'abito di bigello come semplice monaco, e vestito di quest'umil
-tonaca, accompagnò Carlomagno a Roma, quando ivi fu cinto della corona
-imperiale; finalmente, rinunziato al mondo, passò di vita nel monastero
-suo di San Ricchieri, dove fu sepolto, secondo l'ultimo suo volere,
-alle soglie della chiesa, con un epitaffio, non tanto modesto, quanto
-quel d'Alcuino. Quest'Angilberto, l'Omero della corte di Carlomagno,
-fu di fatto un poeta. Indirizzò egli a Pipino, re d'Italia, parecchie
-centinaia di versi, nei quali gli dipinge la gioia che provò Carlo suo
-padre al rivederlo dopo un'assenza di più anni; poi Pipino, tutto forza
-e valor giovanile, tornava vincitore degli Unni, e Angilberto celebrava
-le sue vittorie; s'ei fondava un monumento, una chiesa, un monastero,
-e Angilberto esaltava in versi queste sue fondazioni; poi ora scriveva
-epitafi, ora dedicazioni di chiese, dilettandosi egli di scriver nel
-marmo quei caratteri che invitano all'orazione ed alla meditazion della
-morte.
-
-Landrado[136], un degli altri scienziati illustri, ond'era circondato
-il trono di Carlomagno, era natio della Norica, e venuto indi in
-Francia o nella Neustria, chiamatovi certamente da Carlomagno, a cui
-piaceva di raccogliere intorno ad Alcuino tutti gli altri sapienti, ed
-ivi fu in breve innalzato alle supreme dignità del secolo, siccome dice
-l'autore della vita di lui, e divenne uomo utilissimo alla repubblica.
-Nel tempo che apparteneva al numero di quei _messi regi_, che
-scorrevano le provincie per disporle ad ubbidire agli ordini imperiali,
-fu eletto vescovo di Lione; visitò la Gallia Narbonese, facendo in
-ogni luogo dalle popolazioni meridionali osservare i capitolari, nè
-la vita sua fu altro più che un contrastare e un vigilar continuo, a
-premio de' quali suoi servigi ottenne la traslazione nella cattedrale
-di Lione delle reliquie di san Cipriano, vescovo di Cartagine, che
-le reliquie dei Santi formavan di que' giorni la gloria delle città
-e il vanto del clero e del popolo. Gli scritti di Landrado sono manco
-pregevoli di quei d'Alcuino, e consistono principalmente nelle lettere
-a Carlomagno, dove rende conto del modo da lui tenuto ad amministrar
-la diocesi di Lione. Egli ha pure un trattato sul battesimo, sulle sue
-pompe e sulle sue cerimonie dove anche ne cerca l'origine nell'Antico
-Testamento. E non gliela indicavano forse i padri della Chiesa? In un
-altro scritto, viene enumerando i doveri del vescovo, che sono operare
-e pregare; mentre, nella vita sua fattiva, è uomo in un politico e
-letterato, e intento sempre a secondar in ogni parte il grande intento
-di Carlomagno, che è il progresso dei poteri e degli studi.
-
-Landrado ebbe a successore, nel vescovado di Lione, un uomo ancor
-di lui più famoso nella vita politica, dir vogliamo Agobardo, Goto
-di nazione, ma ingegno meridionale, che, venuto a Lione, una delle
-metropoli romane, per istudiar le lettere in quella cattedrale, vi
-fu eletto arcivescovo nel tempo, o in quel torno, che salì al trono
-Lodovico Pio. Spirito inquieto costui e sempre agitato, fu un dei
-capi di quella setta di vescovi che non volevano la supremità assoluta
-dei papi. L'altra metà, e più attiva, della sua vita, passò sotto il
-regno di Lodovico, e certamente con quella natura sua vivace, ardente,
-impetuosa, dovette avere gran parte nella lega, stretta fra i vescovi
-ad abbassar la corona. Intanto noi vediam quest'Agobardo, già fatto
-vescovo di Lione, confutar l'eresia di Felice, e acquistarsi per questo
-modo grandissima riputazione; poscia, infaticabile nel proposto suo,
-volger le sue forze a danno degli Ebrei, e dettar parecchi trattati
-contro di essi, e scrivere all'imperatore, affinch'ei li reprima,
-in tempo che avean troppa entratura alla corte. E ancora scrive un
-trattato contro il duello giudiziario, però che egli è fautor delle
-prove del ferro e del fuoco, e d'una certa superiorità di ragione fa
-mostra in un altro suo trattato sui sortilegi, in cui vien confutando
-le ubbie di cui i popoli delle Gallie son pieni, e cerca di sgannarli
-intorno al poter delle stelle a cui credono. Agobardo non era certo
-un uom comune, senza parlare dell'azion sua politica, la quale troverà
-luogo nel regno di Lodovico Pio, chè egli appena cominciò ad illustrare
-la vita sua nel tempo che Carlomagno regnava sull'Occidente.
-
-Turpino è invocato sempre nelle cronache cavalleresche a mallevadore
-di quanto si narra; egli è come il testimonio giurato di tutte le
-maraviglie. Or chi era egli questo raccontator di prodezze? Ci ebbe
-infatti un arcivescovo di Reims, di nome Tilpino o Turpino, nato verso
-il principio del secolo ottavo, il quale, essendo la città turbata
-dalle sollevazioni del popolo, fu, in mezzo a quel tumulto, eletto a
-governare la Chiesa travagliata. Grandissima fu la riputazione di cui
-godette, nè poteva essere altramente, se ben sei generazioni, l'una
-dopo l'altra, invocarono l'istorica sua testimonianza. Di studiosa
-e pronta capacità nelle lettere, costui si adoperava continuamente,
-perchè la sua cattedrale fosse proveduta di buoni libri e di
-manoscritti antichi, e il monastero di San Remigio dee a Turpino
-l'ampia sua biblioteca; e il libro pontificale, il più bello di quanti
-mai ne fossero, ch'essa possedeva prima delle nostre turbazioni civili
-era pur dono di lui. Egli visitò pure, quando arcivescovo, la metropoli
-del mondo cristiano, e seppe meritarsi la confidenza dei papi; fido
-consigliere dei Carolingi, ma non segretario mai de' medesimi, nè
-cancelliere; delle sue gesta e dei suoi fatti al fianco di Carlo
-solo è discorso nei romanzi di cavalleria. Egli morì a Reims, nè il
-medesimo Incmaro sdegnò di comporgli l'epitafio. Di Turpino non abbiamo
-in realtà opera niuna, ma gli viene attribuita quella famosa storia
-delle gesta di Carlomagno, che fece la delizia e il vanto dei secoli
-di mezzo; Turpino certamente esser dovette un luminare del tempo suo,
-senza di che la generazione non si saria imaginata di attribuirgli la
-cronica più popolare e più celebrata di quell'età.
-
-Nessuno potea stare come lavoratore a paragon di Teodolfo, che vien
-dai contemporanei posto pari in merito ad Alcuino. Nasceva egli al
-di là delle Alpi, in Lombardia, ed essendo il suo nome giunto fino a
-Carlomagno, mentre questi facea viaggio da Ravenna a Roma, lo chiamò,
-lo accarezzò, e tanto fece che l'indusse a lasciar la patria natía per
-un'altra adottiva, dove prima fu fatto abbate di Fleury, poi vescovo
-d'Orleans, e insieme con Landrado e Angilberto compreso fra i messi
-regi, che scorrevano le provincie, divenuto uom di stato al pari che
-uom di lettere. Era dotato di mente chiara e avea metodo negli scritti,
-e testa ordinativa, nella quale vedeasi l'azione del genio che avea
-dettato i capitolari, poichè quell'ordine che Carlomagno poneva nel
-governo dell'impero suo, Teodolfo il poneva nell'amministrazione
-della sua diocesi. Ci resta di suo un capitolare o istruzione, che
-è una specie di regola pel suo clero, in chi tratta specialmente del
-battesimo, argomento a cui Carlomagno volea che la Chiesa rivolgesse
-la sua particolare attenzione. Egli fa quindi un pomposo elogio
-di questo sacramento, e il mostra per quel puro e compiuto modo di
-rigenerazione ch'egli è sopra tutti; Alcuino volle restarsi fra i dommi
-della filosofia, Teodolfo discende al contrario nella vita pratica.
-Il più eloquente de' suoi scritti si è l'opuscolo da lui dedicato ai
-diversi stati di questo mondo; egli è quivi un moralista che fa passare
-dinanzi a sè le vergini, i voti, le penitenze, i servitori. In un
-poema appartato, sempre sollecito della sua moral pratica, indirizza un
-ammaestramento ai giudici sul modo di sentenziar nelle liti, e insegna
-loro come debbano condursi con le parti, e render giustizia a tutti,
-affin di meritare anch'essi la giustizia suprema.
-
-Teodolfo è poeta epigrammatico latino, e dice versi all'improvviso,
-come fanno quasi tutti gli abbati; e alle copie splendidissime che
-facea far della Bibbia, poneva in fronte brevi versi in onore delle
-sacre scritture. Usavasi a que' giorni grande magnificenza in queste
-copie dei messali e delle bibbie, e ancor ne durano tutte di porpora e
-d'oro, e coi caratteri violetti, somiglianti al zaffiro, con mostra,
-quasi a ogni riga, dell'arte greca. Teodolfo adoperò particolarmente
-il suo genio poetico a comporre inni, e suo è il cantico _Gloria,
-laus et honor_, che viene ancor dalla Chiesa cantato il dì delle
-Palme; al qual proposto è da notarsi che i più dei cantici solenni,
-che ancor risonano, accompagnati dall'organo nel tempio cattolico,
-furono scritti al tempo di Carlomagno. Nulla di ciò che è grande,
-sfugge all'estro poetico di Teodolfo, ed ora ei celebra la vittoria di
-Carlomagno contro gli Unni, ne descrive le ricche spoglie, ed esalta
-il principe per aver convertito que' popoli alla fede di Cristo; ora,
-in una epistola ad Angilberto, accenna lo stato delle lettere sotto
-il regno dell'imperatore; poi tocca delle sette arti liberali e degli
-studi scientifici sotto allo stesso regnante, ed in tutti i suoi poemi
-dominar vedi la filosofia cristiana. E ad esempio di tutti i pontefici
-di sovrano intelletto, Teodolfo anch'esso detta precetti che valgono a
-formare i costumi e le consuetudini dei preti che vivono sotto la legge
-episcopale, per modo che ogni cosa, in questi suoi poemi, si volge e si
-applica alla religione, alla morale, alla teologia; teologia sottile,
-a dir vero, ma qual è il secolo che non abbia le sue sottigliezze?
-Nessuno ne va senza, e quando non si discute sulla natura di Dio o
-dell'anima, si discute sulla latitudine degli umani poteri, argomento
-certo che non è nulla più grande nè solenne di quello.
-
-Por si deggiono uniti come fratelli due uomini che vissero
-contemporaneamente, e governarono due vaste badie, stupendi eremitaggi;
-Adalardo, il primo abbate di Corbia o Corbeia; Angesiso, il secondo,
-abbate di Fontenelle. Fontenelle e Corbeia! chi mai dir potrebbe la
-rinomanza di questi due monasteri al secolo nono! Angesiso usciva
-dalla stirpe dei Franchi nella diocesi di Lione, e fatti profittevoli
-studi in quella cattedrale, giovanissimo ancora, e tutto ridondante
-di speranza e di vita, consacravasi alla vita solitaria in Fontenelle
-sotto l'invocazione del glorioso san Vandregisillo. Angesiso fu,
-più che altro, legista e compilatore, e raccolse il primo in un sol
-corpo i capitolari carlinghi, distribuendoli per ordine di materie, e
-raccomandandone a tutti con egual cura l'osservanza. Ad Angesiso è pur
-dovuta la costituzione del monastero di Fontenelle, che poi divenne
-fondamento e modello a non poche comunità del medio evo, chè in tutte
-le età, accanto ai poeti ed ai prosatori, ci sono menti positive che
-attendono all'ordinamento sociale. Adalardo, abbate di Corbia, vantava
-nobilissimi natali, perch'egli era figlio del conte Bernardo, il
-leudo più segnalato del suo tempo, quel medesimo che varcò le Alpi e i
-Pirenei, guidando gli eserciti di Carlomagno. Allevato in mezzo alle
-delizie ed agli ozi della corte, le abbandonò all'età di vent'anni
-per farsi monaco; viaggiò in Italia, e venne indi a sedersi al fianco
-di Pipino per indirizzarlo e consigliarlo nell'arte di governare,
-e di là frequentissimamente passava alle corti plenarie in Francia,
-però che Carlomagno avea caro di consultarlo, tanto era l'avvedimento
-suo nelle pubbliche bisogna. Morì vecchio, e la vita sua, scritta da
-Pascasio Radberto, è un vero documento istorico che tutte apprende le
-sue fatiche e i malaugurati sforzi suoi nella via scientifica. Adalardo
-fu anch'esso, al par dell'abbate di Fontenelle, un ingegno politico
-e legislativo, testimonio gli statuti suoi per l'amministrazione
-del monastero di Corbia, nei quali è una specie di classificazion di
-persone e d'ufizi. La badia è divisa in sei ordini: monaci, studianti,
-serventi, proveditori, vassalli, ospiti e forastieri.
-
-Già ben oltre negli anni Adalardo compose un libro sulla forma della
-corte di Carlomagno, alla foggia dei libri porporati di Bisanzio, dove
-determinato era ogni ufizio, e ogni grande collocato al suo posto
-in quella gerarchia. Da ultimo scrisse dei solenni parlamenti che
-tenevansi due volte l'anno, il parlamento di guerra e il parlamento di
-giustizia.
-
-Or ecco farcisi incontro due uomini che si provaron di riuscire a
-due grandi intenti: l'uno, Felice da Urgel, alla riforma del dogma,
-l'altro, Benedetto d'Aniano, alla riforma dei costumi. Già detto
-abbiamo più sopra quali fossero i cardini dell'eresia di Felice da
-Urgel, rinnovazione degli scismi d'Ario e dei Nestoriani. Il principio
-filosofico di Felice altro non è che lo spirito; Cristo altro non
-è, secondo lui, che una luminosa emanazione di questo spirito; nè
-comprendere ed ammetter sapea come Dio avesse una natura materiale, e
-questa carnalmente trasmetter si potesse. In tutte le età ci ha qualche
-domma di morale o di filosofia, che diviene l'argomento prediletto
-delle scuole, e anzi il fondamento d'ogni scientifica discussione.
-E però Felice anch'esso, sottile argomentator com'egli era, viene
-svolgendo i suoi principii contro i dotti e i filosofi che francheggian
-la pura e santa religione cattolica; che non v'ha pure un prelato
-il quale non entri in campo contro di lui. Il domma materiale delle
-imagini e il domma morale dello spirito erano il pensier di quei tempi
-e la formola d'opposizione contro di Roma. San Benedetto d'Aniano,
-uomo meridionale al par di Felice da Urgel, fu il ristoratore della
-disciplina monastica; e da paggio e coppiere nelle corti bandite, dove
-splendea, divenne, in progresso di tempo, austero riformatore degli
-ordini religiosi, sì che a fronte di colui che scuote la dottrina
-sempre troviamo il rigido intelletto che purifica la disciplina.
-Benedetto si ritirò prima nella badia di San Seino, poi nella diocesi
-di Maguelone, dov'egli edificò un picciolo eremitaggio vicino al
-fiumicello Aniano o Aniane, in cui ben due centinaia di monaci vennero
-in breve a porsi sotto il rigore della sua regola.
-
-Gli ordini monastici in Occidente avean bisogno d'una costituzione
-più solenne e più stabile, e d'una più stretta osservanza in fatto
-di costumi, e Benedetto d'Aniano fu primo a darne l'esempio. Fattosi
-promotor degli studi scientifici, volle che Aniano avesse la sua
-biblioteca, nè risparmiò cura o fatica per raccoglier libri, e dare il
-maggior impulso ch'egli potesse allo studio. Avea visitato l'Italia,
-e portatone memorie dell'arti e dell'industria sua, onde rizzar fece
-le celle d'Aniano sul modello di quelle mirabili di Montecassino;
-gli altri monasteri imitarono a gara l'esempio suo, e cessò quindi
-la rilassatezza dei costumi, talchè Benedetto d'Aniano fu in breve
-pareggiato a san Benedetto, primo institutore degli ordini religiosi in
-Occidente. L'uno in fatti ne fu il fondatore, l'altro il riformatore;
-e chi consideri che gli ordini monastici furono, al medio evo, il
-principio d'ogni governo e d'ogni gerarchia; chi rammenti che i loro
-statuti divennero la base delle comuni e delle comunità, non potrà
-fare di non confessar che niuna istituzione fu più favorevol di questa
-al sapere, e alla disciplina sociale. La maggior opera di Benedetto
-d'Aniano fu la redazione degli statuti di tutti gli ordini monastici,
-divisi in tre parti distinte: la prima tratta dei padri dell'Oriente
-che accolser fra loro gli Antonii e i Pacomii, santi solitari del
-deserto, filosofi in atto, che in faccia ai disordini dell'Egitto e
-della Siria, davano l'esempio del digiuno e della mortificazion della
-carne; la seconda intende a fermare e a stabilir le basi dell'ordine
-di San Benedetto, suo precursore nell'ampio ordinamento monastico che
-posa sopra queste massime: _Lavorare, orare, studiare_: e la terza
-tutta destinata alle religiose, vergini sante che debbon raccogliersi e
-fuggire dal mondo. Di questo modo san Benedetto d'Aniano è l'uom della
-gerarchia, laddove Felice è l'uom della distruzione, due principii
-che sono perpetuamente in guerra tra loro: da un lato la podestà e
-l'autorità, dall'altro l'opposizione e la riforma. San Benedetto è
-tutto nella conservazion delle regole; ei la interpreta, e concordar
-le fa l'una con l'altra, onde non è maraviglia ch'ei fosse uno dei
-più loici oppositori di Felice da Urgel, e ancor si conservano i suoi
-discorsi contro a costui, dove il solitario non sa comprendere come
-abbatter si voglia il principio e la regola, la regola fondamento e
-governo di tutte le società, grandi o picciole ch'elle sieno.
-
-Questo periodo letterario dell'impero di Carlomagno ebbe pure alcuni
-altri scrittori qual più qual meno famosa: Magnone, arcivescovo di
-Seus, uno dei _messi regi_ di Carlomagno, scrisse intorno al rito
-del battesimo nel tempo che l'imperatore avea comandato di spiegare
-e analizzare questo sacramento. Cotali scritti sul battesimo furono
-dall'imperatore richiesti con una circolare da lui indiritta nel
-medesimo tempo a tutti i vescovi[137]. Magnone fu, al par di tutti gli
-altri messi regi, un giurisperito, ed a lui si debbe una raccolta delle
-antiche annotazioni del diritto.
-
-Smaragdo, abbate di San Michele, diè in luce un'opera pregevole di
-morale, intitolata la _Via regia_, e dedicata all'imperatore, nella
-quale fulminava i vizi capitali e le bollenti passioni degli uomini
-da guerra dei tempi suoi. E la _Via regia_ facea indi seguire dal
-_Diadema de' monaci_ fatto a raccender la pietà già presso a spegnersi;
-poi, sotto il nome di Carlomagno, l'abbate di San Michele indirizzava
-a papa Leone uno scritto intorno alla natura dello spirito, sublime
-quistione di filosofia; poi ancora spiegava i Vangeli e la messa, i due
-fondamenti della fede cattolica e della politica soggezione dei popoli.
-Vettino, monaco di Richenon, fu un uomo entusiasta e falotico che visse
-e compiacquesi in un mondo soprannaturale. Questi è colui che vide
-il purgatorio, e il cielo aperto ai beati; e questa sua visione ci fu
-narrata da Valfrido Strabone, suo discepolo, però che veduto avea pur
-Carlomagno in mezzo al purgatorio, in espiazione de' suoi peccati di
-concupiscenza.
-
-Non lunge dal monastero di San Dionigi vivea un uomo noto sotto il
-nome di Dungalo. D'onde veniva costui? È opinione ch'ei fosse nativo
-dell'Ibernia, e in fatti l'Inghilterra e la Scozia erano feconde a quei
-giorni di begl'ingegni[138]. Datosi all'istruzione, insegnava filosofia
-ed astronomia, e in una lunga lettera a Carlomagno vien ragionando
-intorno all'eclisse di sole che avvenne nell'anno 810, e ne segna il
-crescere e il declinare, allegando le autorità di Platone, di Virgilio,
-di Plinio e di Macrobio. Tutti i dotti di quel tempo pagavano il loro
-tributo d'ammirazione a Carlomagno, onde anche Dungalo non dimenticò di
-celebrare in un poema eroico le gloriose gesta di quel principe, e di
-far voti per la prosperità dell'impero, e per colui che con tanto senno
-e valore il reggeva.
-
-In questi rapidi cenni sugli uomini notevoli che illustrarono il tempo
-di Carlomagno, non s'è potuto allegar se non opere che si riferiscono
-al cattolicismo ed all'imperatore, nulla essendovi d'estraneo a questi
-due concetti, perchè nulla v'ha d'estraneo a queste due podestà. Quando
-una generazione è sotto l'impressione di certe formole, tutto vien ivi
-a collimare, e chi a quel tempo non avesse pensato alla Chiesa, sarebbe
-stato come straniero alle idee ed ai costumi del popolo; chi non avesse
-ogni cosa riferito alla persona di Carlomagno, non si sarebbe accorto
-di colui che era dal mondo intero acclamato. L'impero e la Chiesa si
-tenevan per mano; il papa e l'imperatore, doppio e misterioso potere,
-signoreggiavano la società, e incessante era l'effetto dell'autorità di
-questi due dominanti pensieri.
-
-Gli è il tempo pure in cui avviene un rinnovellamento di studi,
-un'azione delle menti, azione fervente, entusiastica, come suole in
-ogni cosa sul principiare: l'orizzonte appar senza termini, l'avvenir
-senza limiti. Oh la schietta gioia di tutti quei dotti allo scoprire
-l'antichità con la sua letteratura e le sue maraviglie! Forman essi,
-come a dire un'accademia intorno a Carlomagno, per modo che i dotti del
-secolo decimosettimo vollero in questa congregazione trovar l'origine
-dell'Università[139]; ivi si tratta di gramatica, d'astronomia, di
-poesia; e bello è vederli assisi, nel palazzo d'Aquisgrana, intorno
-all'imperatore, sdegnare i nomi franchi e germanici della loro
-schiatta, sol degne avendo del magnanimo loro affetto Roma e la Grecia.
-Dameta scrive indi ad Omero, e Davide è il protettore supremo; l'uno
-è Virgilio, l'altro Orazio, ed amano di scandere i versi latini, ad
-essi barbara parendo la patria favella; vivono sotto le impressioni
-romane: leggende, poemi epici, epigrammi, epitafi, ogni cosa è in
-latino; e pii cristiani, ferventi cattolici come sono, pure invocan
-le muse, e tramezzano alle descrizioni della Chiesa le reminiscenze
-dell'antichità profana. Gli armoniosi versi di Virgilio destano un
-ineffabile entusiasmo in quella nascente accademia, e piangono con
-Ovidio, e scorrono Roma rigenerata con Macrobio alla mano; e Omero
-trova settatori in tutte le badie.
-
-In ogni parte di questo vastissimo impero si trovano scuole pubbliche
-e monastiche, quasi metropoli dell'istruzione. La Neustria noverava
-parecchie di queste scuole madri, che diffondeano il sapere per ogni
-dove; la più famosa tra esse, per l'antichità sua, era quella di San
-Martino di Tours, sotto la direzione di Alcuino, della quale fu già più
-sopra fatta menzione; le lezioni erano pubbliche, e vi s'insegnavano la
-gramatica, l'astronomia, con maraviglioso concorso di studianti, che
-ci venivano fin di Germania e d'Inghilterra. Alcuino era secondato da
-un giovine, di nome Sigolfo, ardente ammiratore di Virgilio, cui egli
-studiava, per sua delizia, notte e giorni. Ci eran di santi vescovi,
-che venivano a scuola a San Martino di Tours; le scienze si andavano di
-là diffondendo per tutta la Neustria; le biblioteche si componevano già
-di parecchie centinaia di volumi, nè i libri erano punto rari, come poi
-divennero nel secolo decimo, che le biblioteche de' conventi s'erano
-arricchite mercè dei pellegrinaggi in Italia e in Oriente, e Carlomagno
-avea tratto da Costantinopoli e dalla Siria copiosi manoscritti, onde
-gli autori dell'antichità cominciavano a diventar famigliari.
-
-Altra scuola della Neustria era quella di Corbia, sotto il reggimento
-del dotto Adalardo; a Tours dominavano, come pare, la dottrina sassone
-e l'erudizione inglese, a Corbia signoreggiava l'autorità romana del
-papa. Qui la biblioteca era forse più ricca di quella che avea San
-Martino di Tours, e vi si conservava, come proprietà della badia, un
-bel pontificale in lettere d'oro, sopra cartapecora, e quegli stipati
-scaffali mostravano un _san Giovanni Grisostomo_, con coperta di
-porpora ornata d'avorio; e molti di quei libri, confidati alla custodia
-degli abbati, splendevano di pietre preziose. Le scuole insegnavano
-giorno e notte la scienza sotto i celebri abbati Pascasio, Radberto
-ed Anscario; nel chiuso di quelle mura fu da Robano Mauro compilato
-il libro del _calcolo de' tempi_; da Corbia moveano i missionari, cui
-era commesso d'andare ad insegnar la scienza e la religione cristiana
-nel nord dell'Europa; e quanto curiosa e bella è la relazione di
-sant'Anscario, che scorre nel nono secolo la Decia e la Svezia! Che dir
-poi delle scuole di San Vasto d'Arras, di San Fleury o di San Benedetto
-alla Loira, di Fontenelle, sorgente maravigliosa dell'ecclesiastico
-sapere! Di Ferrieres, più celebre ancora pe' suoi diletti studi
-dell'antichità profana, per l'amor suo a Cicerone e Sallustio! Le opere
-di maggior eleganza e bellezza non erano estranee alle occupazioni di
-que' monaci, i quali comentavano Quintiliano e Terenzio, e aveano in
-convento chierichetti, ch'altro non facean che copiare i poeti e gli
-oratori antichi. Tutte queste scuole della Neustria corrispondevano con
-l'areopago, ond'era circondato Carlomagno, e ci avea per la scienza un
-centro, siccome un re pel governo e per la politica.
-
-Fulda e San Gallo furon le due metropoli degli studi germanici; l'una
-quasi al settentrione, l'altra proprio al mezzodì dell'Alemagna. Fulda
-pigliava la sua origine dalla predicazione cristiana di san Bonifazio,
-poichè il santo vescovo, dopo d'aver predicato la religion cristiana ai
-Sassoni, credette cosa indispensabile instituire un centro delle umane
-scienze, per indi diffonderle in tutta la Germania; e dopo l'episcopato
-di Magonza, Fulda fu la sua favorita fondazione, gittata, per così
-dire, com'ei l'aveva, in mezzo ai Sassoni, come sacra scaturigine
-d'insegnamenti. Rabano fu il più dotto e scienziato dei suoi abbati, ed
-a lui succedette Rodolfo, monaco alemanno, storico, poeta e nobilissimo
-favoreggiatore di tutte le arti[141]. Non disprezziamo, per Dio, questi
-passati, che provocarono l'attenzione di tutto un secolo: e chi sa
-mai se resterà pur briciolo dell'opere di questa nostra generazione!
-Fulda ebbe pur essa le sue degne filiazioni nella scienza, al par di
-Corbeia, ed emanazione degli studi suoi fu pur la scuola d'Irsaugo,
-nella diocesi di Spira, dove monaci di ardente fantasia comentarono
-il cantico dei cantici e il libro di Tobia, dirigendone la musica
-Erderico, con un'arte sì soave, che fin da cento leghe accorrevano per
-udirla. L'origine d'Irsaugo era già antica al decimo secolo.
-
-San Gallo, il monastero della Germania meridionale, vedea sempre più
-ingrossar la sua biblioteca per cura di quei religiosi che attendevano
-principalmente, con mirabil pazienza, a trascrivere i libri, giovando
-infinitamente così al progresso delle umane cognizioni. E chi non ama
-di frugar nelle reliquie di San Gallo, il vero monasterio dell'età
-carolina? Il Mabillon, quel dotto viaggiatore, lo ha descritto qual
-era sotto Lodovico il Pio, e ci si veggono, com'ei dice in quel suo
-semplice linguaggio, _scuole dentro e scuole fuori_, l'ammaestramento
-pe' monaci, l'educazione per tutti. Le sette arti liberali eran come
-il grande albero del sapere. Nell'ore solitarie, colà sulle rive
-del lago di Costanza, que' monaci si davano ai lavori di mano, con
-l'attitudine di quegli alpigiani, che pensano, considerano e lavorano
-ad un tempo in cospetto di Dio. Colà visse, nel nono secolo, un monaco,
-di nome Sintrano, il quale, dice la leggenda, fu eccellente pittore,
-intagliatore e sonatore d'ogni sorta di strumenti. Laonde l'intaglio
-non sarebbe un'invenzione del secolo decimoquinto, ma sì apparterrebbe
-ad uno dei più rimoti periodi alemanni, al medio evo germanico. In
-grembo pure a quel monastero venne formandosi l'imaginazione pittoresca
-e novelliera del monaco di San Gallo, il cronista che, per ordine di
-Carlo il Calvo, compose la storia di Carlomagno. Fra quelle mura molto
-si perdonava, però che la scienza purificava la licenza mondana, e la
-leggenda del figlio di Chiburgo[143] mostra che indulgenza si avesse
-per gli uomini letterati e scienziati.
-
-Mentre le scuole di Fulda e di San Gallo eran tutte germaniche, quelle
-di Magonza e di Metz serbavano, come a dire, un misto di origine
-austrasia e neustrasia: Magonza, in riva del Reno, fondazione di san
-Bonifazio, d'ond'egli era partito per andar a convertire i Sassoni,
-gli Alemanni, i Bavari, ebbe un ragguardevol numero di maestri e
-dottori, fra' quali il sapiente Lullo, successore di san Bonifazio.
-In quella scuola parlavasi il greco, e parecchi monaci sapevano
-anche l'ebraico; e da quel santo monastero nascevano le scuole di
-Paderborna, di Metz, di Verdun; Metz famosa principalmente pe' suoi
-gramatici, e Verdun pe' suoi copisti. Le quali scuole alemanne tutte
-furono eziandio rinomate, pel canto ecclesiastico, però che a Metz, a
-Fulda, a San Gallo, applicavan di proposito alle antifone e agli inni,
-avendo già fin da quel tempo gli Alemanni quel loro profondo sentire
-nell'arte della musica. In mezzo a quelle solitudini, quando tutto
-intorno era silenzio, essi amavano di farsi udir in coro, accompagnati
-dall'organo. La voce dei Franchi era stridula, nè avea la dolcezza di
-quella dei Greci, o l'accento facile degli Italiani; ma gli Alemanni
-avean di bellissime note basse e suoni gravi e solenni, ed eran sublimi
-maestri a musicar quegl'inni de' morti o di rendimento di grazie, che
-innalzavansi a Dio in mezzo al rimbombo degli organi nella cattedrale.
-
-Di questo modo la triplice nazione _germanica, austrasia e neustriaca_,
-veniva a perfezion riprodotta dalle scuole monastiche. Restava
-l'Italia, e il regno de' Longobardi, la cui nazione era rappresentata
-dalla scuola di Montecassino, dove la scienza era spinta all'ultimo
-apice della perfezione, dappoi che san Benedetto gli avea dato le sue
-regole. Posto tra la civiltà greca e la civiltà latina, il monastero di
-Montecassino in sè ricevea il doppio riflesso di Roma e di Bisanzio,
-e in mezzo alle pubbliche tempeste, era rimasto in piedi come un
-monumento religioso de' tempi antichi: la sua ricchissima biblioteca
-durava illesa dai guasti della barbarie; ci si trovavano Bibbie scritte
-a caratteri d'oro, testi preziosi al pari di quelli di Costantinopoli,
-i libri della scuola alessandrina, la filosofia d'Aristotile; ed
-Omero e Cicerone ci aveano il culto loro, a par dei padri della
-Chiesa. Montecassino fu il potente istruttore degli ordini monastici,
-l'archetipo sul quale tutti si foggiarono, e quest'azion sua fu tanto
-più viva e grande, quanto che tutti i monaci erano stretti da una
-dolce e invariabile fraternità tra loro. Formavan essi come un'ampia
-repubblica: se un frate di San Benedetto aveva a far viaggio, trovava
-ospitalità in ogni luogo e protezione; potea scorrere le biblioteche,
-assistere alle scuole; e le più volte i monasteri erano succursali o
-colonie fondate dalle chiese madri. Pe' monaci non ci era patria; un
-frate dell'Inghilterra veniva nella Neustria o nell'Austrasia, ed un
-frate dell'Aquitania andava a ricoverarsi nell'ospital ricetto d'una
-badia lombarda o italiana. Quindi nascer dovea quella scambievole,
-scientifica azione d'una badia sull'altra. Quando un monastero
-aveva un gran tesoro di scienza, esso lo donava e accomunava;
-tutte le fondazioni religiose aveano il medesimo grado; ci aveano
-monaci messaggeri, che andavano a cambiar le pergamene, a portare i
-manoscritti o a ristorar gli studi da una solitudine all'altra.
-
-Tale si fu lo spirito letterario di quel tempo. Carlomagno volle
-accentrarlo nelle sue mani, ma esso non dovea sopravvivere a quel
-sublime impulso, e spento l'imperatore, gli studi anch'essi doveano
-sparire con lui. In fatti, il principio del regno di Lodovico Pio offre
-ancora qualche bell'ingegno nelle scienze e nelle lettere, come a dire,
-Incmaro, arcivescovo di Reims, lo scrittore che celebrò col pomposo
-suo stile le usanze e le consuetudini del palazzo di Carlomagno;
-Agobardo, arcivescovo di Lione, più ancora statista che letterato, non
-essendovi a que' tempi avvenimento di qualche rilievo, di cui non si
-trovi mescolato il suo nome; Pascasio Radberto, che serba un'indole
-sodamente scolastica, e coltiva gli studi come studi, applicando a ciò
-ch'essi hanno di più liberale ed attivo; Anscario, vescovo viaggiatore,
-il predicator che corre ad apprendere alle nazioni selvagge la
-religione cristiana e la civiltà, il san Bonifazio della Scandinavia.
-Ma qualunque siano cotesti uomini d'ingegno e di vaglia, non puoi far
-di non avvederti che il sapere e gli studi, favoriti sotto l'impero di
-Carlomagno, sono già in pieno decadimento sotto Lodovico Pio. Le scuole
-non hanno più il loro valore, gli studi il loro ardore; le popolazioni
-sono tornate al loro stato d'ignoranza, e ciò procede da più cagioni.
-
-Egli avvenne dell'opera letteraria di Carlomagno il medesimo che delle
-politiche sue concezioni; l'unità era collegata alla sua persona,
-ma non era punto nelle idee e nelle costumanze di quella società;
-chiuso che fu nella tomba l'imperatore, non v'ebbe più scienza, più
-istruzione, chè il popolo non la desiderava. Il servo poteva egli
-desiderare la luce? L'uomo d'armi disprezzava i libri, anche cristiani
-e devoti, o solo li apprezzava per ispogliarli dei carbonchi onde fuori
-splendevano; ben più caro ad essi era combattere e agitarsi nei campi,
-e però che importar poteva ai conti ed ai leudi del progresso della
-scienza? Non un solo si nomina di quegli uomini di ferro che abbia
-messo in carta un pensiero; laonde l'impulso fu tutto di Carlomagno
-in persona, e dopo lui tornarono al rozzo istituto della conquista, a
-spogliarsi l'un l'altro, a guerreggiarsi da castello a castello.
-
-Gli studi disparvero nello sminuzzamento dell'impero; non v'ebbe più
-centro, più movimento ordinatore, e se pur taluno qua e là attese
-ancora alle lettere, più non v'ebbe quell'ardente inclinazione allo
-studio che signoreggiò il regno di Carlomagno. E d'altra parte il tempo
-era egli fatto al tranquillo progresso del sapere? Carlomagno aveva
-bensì preparato per un tal quale ordine amministrativo la pace o la
-tregua generale della società, sì che studiar potevasi liberamente e
-sicuramente senza paura delle violenze de' soldati e dei prepotenti,
-con quella pacatezza di mente e franchezza di vita che lo studio
-richiede; ma questa pace si dileguò nella subita e forte agitazione
-che seco trasse la fine di Carlomagno. La società fu rotta in mille
-frammenti, e il sistema feudale cominciò a imperar come codice della
-generazione; nè l'impero fu sol messo in brani, ma ciascuno di questi
-brani ancora fu partito in contadi, ed in sì picciole signorie, che
-esser non ci potè oramai più comunicazione d'idee, nè d'ingegni,
-e non pur di governo: i conti divennero l'uno straniero all'altro,
-ed ogni castello fu un principato. Costantinopoli e Roma, che erano
-state in corrispondenza con Carlomagno per aprirgli i tesori immensi
-dell'antichità, furono indi interamente ignote alla società feudale,
-e appena si sapeva ch'esse erano al mondo, però che quegli uomini
-violenti sprezzavano le umane discipline. In fatti, a che potean elleno
-giovar loro? L'arte sola della guerra venne perfezionandosi, perchè
-essa era un bisogno per tutti. Laonde il decimo secolo non ebbe alcuna
-correlazione colla fine del secolo ottavo e col principio del nono:
-tutto disparve, e si perdè nell'abisso.
-
-Ma il monastero almeno rimarrà nobil fonte di scienza, e in sicuro
-dal mondo e dalle sue scosse, i monaci si daranno pazientemente
-a copiare i manoscritti, e ad insegnar nelle loro modeste scuole?
-Mainò: il decadimento è ivi altrettanto rapido e grande quanto nella
-società generale, e ciò dipende dalle calamità che gravano così sulle
-fondazioni ecclesiastiche come sul popolo. Le età che precedettero
-il secolo nono avean veduto le istituzioni monastiche venire assai
-prosperando, e l'Ordine di San Benedetto risplendere in ogni luogo; la
-pace silenziosa del chiostro avea favorito le scuole scientifiche, e
-abbiam poc'anzi veduto come generalizzato si fosse l'amor di quelle.
-Ma spento Carlomagno, anche la pace della solitudine più non dura,
-e insiem con quella del mondo se ne va sotto la doppia invasion dei
-Normanni e dei Saraceni. I Normanni, crudeli avversari dei monasteri,
-atterrano gli altari, ardon le mura, spogliano l'arche; pur dianzi
-vedeansi edificar ricche celle ancora e chiese solidamente costrutte,
-ed ora i Normanni non lasciano pietra più sopra pietra, sgozzano
-i religiosi o li costringono a celarsi nei sotterranei. I più de'
-monasteri situati a riva de' fiumi o nelle vaste pianure che circondan
-la Senna, la Loira e la Saona, furon di questo modo posti a sacco,
-intantochè al Mezzodì i Mori e i Saraceni penetravano fino al Rodano.
-Come trovar tempo da meditare e applicare a lavori scientifici in mezzo
-a queste desolazioni? Come aver agio de studiare quando le voraci
-fiamme faceano scrollar le pareti? Che altro da far rimaneva a quei
-poveri frati se non implorare con lugubri litanie la misericordia di
-Dio contro le stragi dei Normanni? Ond'è che spesso, nel bel mezzo
-di qualche grave studio, il monaco sospendea tutt'a un tratto il
-libro che avea cominciato a trascrivere, il testo forse di Cicerone e
-d'Ovidio, per gridare con lamentevol voce: «Ah! ci libera dal furor dei
-Normanni, _Libera nos a furore Normannorum_.» E questo era il lamento
-di tutta quella trista e sconsolata generazione; che se pure i monaci
-aveano nella lunga lor notte alcun momento di tregua, ei si facevano a
-scriver qualche tetra e funebre leggenda, però che tutto era tristezza
-intorno di loro, o tremanti in faccia al pericolo da cui eran quasi per
-miracolo scampati, descrivevano la traslazione delle reliquie, ed era
-ben d'uopo tenerne memoria, però che quando i Barbari s'avvicinavano
-ad un monastero, la gran cura di que' devoti padri era il salvar
-l'arca delle reliquie, e trasportarla come potevano da una solitudine
-all'altra, e trafugarla in luoghi ignoti. Quest'era il santo viaggio
-che i monaci descrivevano col cuore oppresso e con le lagrime agli
-occhi: a ogni passo eran miracoli, a ogni pericolo lamentazioni, e i
-Bollandisti ci hanno conservato moltissime di quelle relazioni, storia
-dolorosa dei terrori di quell'età.
-
-Di questo modo l'impero di Carlomagno è un periodo circoscritto così
-per le lettere come per la costituzione politica, nulla di quanto
-precede al par che nulla di quanto vien dopo può con esso compararsi,
-gli è un tempo di eccezione che tutto si attiene ad un uomo, e che
-svanisce con lui. Il movimento scientifico non era altrimenti negli
-spiriti, nè v'ha ingegno quaggiù che abbia facoltà di trarre un tutto
-da nulla, chè questo sarebbe uno degli attributi di Dio. Ben può uno
-farsi compagni alcuni uomini eletti che trascinano e signoreggiano per
-poco la civiltà, ma quando una generazione non ha in sè l'impressione
-di certe idee, non si può farle nascere. Il desiderio e il bisogno
-degli studi erano appena superficiali, l'ingegno letterario in pochi
-uomini appena, intantochè la moltitudine se ne restava ignorante fra
-il doppio servaggio del corpo e dello spirito. D'onde procede che
-ogni cosa, dopo il regno di Carlomagno, fu di nuovo sepolta nelle
-tenebre. Quanto ci avea di bisantino e di romano nell'opera dell'impero
-d'Occidente disparve; nè il periodo letterario del duodecimo e del
-decimoterzo secolo, sotto Filippo Augusto, ebbe più correlazione
-alcuna con gli studi dei tempi carlinghi: la è una letteratura nuova,
-allettante, nazionale, cavalleresca, che nasce dalla feudalità.
-Qualcosa di strano e di fantastico erasi pur creato sotto l'impero
-di Carlomagno; ma fu come se tu dicessi un vivo lampo che appar nelle
-tenebre: illumina per un istante con grande bagliore d'intorno, ma poi
-ch'egli è svanito la notte divien più fitta e intera di prima. Simile
-appunto si fu la prima epoca carolina!
-
-
-
-
-CAPITOLO XIII.
-
-QUANTO RIMASE IN PIEDI DELL'OPERA DI CARLOMAGNO.
-
- 1.º Leggi. — Avanzi della legge salica. — Ripense. — Borgognona. —
- Longobardica. — Sassone. — I Capitolari. — Incremento del diritto
- ecclesiastico. — Decretali. — Dionigi il Picciolo. — Isidoro
- Mercatore. — Prima origine del diritto feudale. — Ultime vestigia
- delle leggi carlinghe.
-
- 2.º Instituzioni. — Le Assemblee. — Quali diventano. — Come
- composte alla fine del regno di Carlomagno. — I Conti. — I due
- regni d'Aquitania e d'Italia. — Ordinamento del Conti. — I _missi
- dominici_ o messi regii. — Stato delle persone. — I Vescovi. — Gli
- Abbati. — Gli Uomini liberi. — Diverse nature d'uomini liberi e di
- servi.
-
- 3.º Quali divenissero i popoli alla morte di Carlomagno. — L'impero
- di Bisanzio. — Il califfato. — Gli Alemanni. — I Sassoni. — I
- Frisoni. — Gli Italiani. — I Longobardi. — Gli Aquitani. — I Goti.
- — La vera Francia. — Invasioni dei Normanni.
-
- 4.º Che avvenisse del commercio. — Comunicazioni fra popolo e
- popolo. — Disertamento delle campagne. — Distruzione dei monumenti
- carlinghi. — Strazio delle arti.
-
- 5.º Avanzi della famiglia di Carlomagno. — Morte dei due più abili
- figli suoi. — Carlo e Pipino. — Lodovico il Pio, solo superstite,
- infemminito dalla meridionale sua residenza. — Scontentezza
- suscitata dall'associazione di lui alla corona, e sua esaltazione.
-
-SECOLO NONO.
-
-
-D'una fatica si compiace principalmente l'animo nei gravi studi
-della filosofia e della storia, e quella è d'indagar che fine abbia
-avuto l'opera d'un grand'uomo, e di che frutto fosse apportatrice
-al mondo. Ogni fatto aver debbe, a così dire, la sua genealogia, il
-suo passato, il suo avvenire; chè anche quando un sovrano intelletto
-vi ha abbagliato, far non potete di non chiedere quali orme abbia
-lasciato del suo passaggio nella vita, e in certo modo, di che a lui
-vada debitore il genere umano. Ma ohimè! ci sono tempi pur troppi
-negli annali del mondo, che nulla lasciarono dopo di sè, e che amiam
-tuttavia di contemplare, come se si leggesse un poema epico! Tale si
-è appunto l'aspetto sotto cui ci facciamo ora ad esaminare il regno
-di Carlomagno. Dove son l'orme sue, e quali sono l'impronte da lui
-lasciate nella società con le sue leggi, gli alti suoi, la sua volontà,
-la sua forza? Malagevole assunto, ma pur necessario a dar l'ultimo
-compimento alla storia dell'imperator d'Occidente.
-
-Le leggi di Carlomagno, quali trovate le abbiamo nei capitolari, hanno
-due grandi intenti: o mirano a confermar la legislazione anteriore,
-svolgendola e coordinandola con certe nuove disposizioni, o procedono
-da idee inerenti al sistema carlingo, il che forma due ben distinti
-diritti, l'uno ch'altro non è se non la confermazione del passato,
-l'altro che appartiene al presente. Le leggi particolari a ciascuna
-delle barbare popolazioni intatte rimasero sotto i Carolingi, salvo
-alcune poche modificazioni comandate dai capitolari. Ci avea pur
-sempre la _legge salica_, nata in mezzo alla Germania, e compilata da
-Teoderico re d'Austrasia, la quale, tutta posando sulla composizione,
-durò, come diritto particolare de' Franchi, anche sotto l'impero di
-Carlomagno, e poco rileva che la tribù loro si mescolasse nella più
-general costituzione dell'impero d'Occidente, chè privilegio era
-delle nazioni soggette a Carlomagno conservare il proprio codice
-e le instituzioni insieme della patria loro. La legge salica passò
-dunque per mezzo alla legislazion dell'impero, pochissimo contraendo
-del carlingo concetto, e lasciò qualche orma di sè fino al secolo
-dodicesimo, siccome varie scritture comprovano; ma poi si dileguò a
-somiglianza dei capitolari stessi sotto il diritto delle leggi feudali.
-
-La legge ripense, a par del codice salico, impressa d'un'ammirabil
-semplicità, conservò sotto ai Carolingi la naturale rozzezza sua,
-nè le addizioni che Carlomagno vi fece[144] punto le tolsero del suo
-carattere di personalità, cui conservar seppe insieme con l'origine
-franca, che vale quanto dir la composizione. I capitolari medesimi
-soggiacquero a questo diritto. In fatti su quai cardini posavano la
-legge salica e la ripense? su questi che ogni delitto scontar potevasi
-con un'ammenda pagabile al fisco, e per composizione e risarcimento
-al danneggiato. Ora questa legislazione era interamente favorevole
-all'erario, però che schiudendo un largo campo alle ammende e taglie,
-il fisco arricchivasi con l'applicazione della medesima legge. Il
-che giovar dovette a mantener lungamente le dette due leggi, avendo
-il fisco interesse ad esercitarle, siccome quelle che costituivano
-la sua ricchezza, e formavano una parte delle sue rendite. Se non
-che le tracce, come dicevamo, della legge salica e della ripense non
-vanno oltre il secolo duodecimo, in cui si confondono con gli statuti
-municipali: e d'altra parte la personalità poteva ella durare, mentre
-le nazioni primitive svanivano? Sotto i Carolingi distinguevansi bensì
-ancora i Franchi, i Borgognoni, i Longobardi, gli Aquitani, ma indi
-queste distinzioni spariscono, chè nuove forme nella società succedono
-alle antiche; i popoli non vengono più classificati per origine, ma
-sì per legge e patrimonio, e ci sono nobili, borghesi, servi, grandi
-vassalli, censuarii, valvassori.
-
-La legge burgundica, o de' Borgognoni, passò più ratta che non quella
-dei Franchi, benchè amendue queste popolazioni avessero una stessa
-origine. La monarchia de' Borgognoni fu di brevissima durata, nè orma
-più se ne trova dopo i regni di Gondebaldo e di Sigismondo. Or questa
-legge, che non posava intieramente sul principio delle composizioni,
-ammetteva le pene afflittive, non affatto nell'interesse del fisco,
-onde meglio così venne a mescolarsi e confondersi col diritto romano.
-La legge salica era tutta distinguitrice, e creava ordini e gradi.
-Il codice burgundico all'incontro, più benigno ai vinti, regolava
-gl'interessi dei Romani e dei Borgognoni con un grande sentimento di
-equità: se insorgeva quistione o lite, essa veniva giudicata da un
-tribunale di giurati composto metà di Borgognoni e metà di Romani. Il
-che ci spiega come le tracce di questa legislazione si dileguassero più
-facilmente che non quelle della legge salica. La stessa osservazione
-vuole applicarsi al codice dei Visigoti, il quale dominato dalle leggi
-ecclesiastiche, e deliberato dai vescovi, si mantenne entro i principii
-della giurisprudenza romana. Noi lo vediamo sparire quasi al tutto
-fin dal regno di Carlomagno; i capitolari non l'accennano pure, e al
-formarsi del ducato d'Aquitania, e poi da questo medesimo ducato,
-del regno di Lodovico, esso vien meno e cade: i concilii l'aveano
-preparato, e i concilii lo struggono, tanto che al secolo undecimo non
-si fa più menzione di leggi gotiche, governato già il mezzodì della
-Francia dal codice teodosiano. Il medesimo avvenne della legislazione
-longobardica: in fatti come durar poteva il codice dei Longobardi, in
-tanta vicinanza che si trovavan di Roma, dei papi e di Costantinopoli?
-Nel tempo che Carlomagno fece sue giunte a quelle leggi, esse eran
-già quasi al tutto cadute in disuso. Vinti e soggiogati dai Franchi i
-Longobardi non avean niente più a promettersi da esse, nè interesse
-più a lasciarsi governar dal codice loro. Sassoni, Bavari, Alemanni
-tutti eran caduti sotto il giogo del vincitore, ma pur tutti questi
-popoli aveano maggior vigoria ed alterezza che non i Longobardi; e
-però l'Alemanno conservò la sua legge, il Sassone ripigliò la silvestre
-independenza sua, il Bavaro i suoi duchi. Questi separaronsi anzi dalla
-Francia fin dal tempo di Lodovico Pio.
-
-Queste diverse legislazioni furono, nell'inoltrar dei popoli verso
-il medio evo, assorbite da altre forme ed altre consuetudini che
-trionfarono so quelle. La prima a crescere fu la potenza delle leggi
-ecclesiastiche: false o vere sieno le decretali dei papi, o mentite
-le compilazioni di Dionigi il Picciolo, questa non è la vera quistione
-istorica, ma ciò che la filosofia stabilir dee, si è se le decretali,
-qualunque sia la vera origin loro, rendessero sì o no a quel tempo
-grande servigio alla legislazione ed alla podestà. Al medio evo il
-concetto loro fu giusto e forte, e nel generale sminuzzamento della
-società la raccolta delle decretali fu di non poco giovamento ai
-costumi e alle leggi. Talun disse già che le decretali affermavano
-l'assoluta sovranità di Roma e la dittatura de' papi: questo che fa?
-Non era forse la Chiesa romana che, in que' tempi di confusione e di
-disordine, dava con la dittatura sua le mosse all'incivilimento del
-mondo? Le decretali imponevano una moglie sola, stringevano i vincoli
-tra' padri e figli, proclamavano massime più benigne per lo schiavo,
-repressioni più forti per l'uomo carnale e violento. Questi statuti del
-popolo cader fecero i capitolari, e insiem le leggi barbare che aveano
-contratta un'indole egoistica e troppo personale: la legislazione si
-venne aggentilendo col porsi universale sotto il comando d'una podestà
-morale, che era il papa.
-
-Il diritto romano, che non avea cessato mai di dominare sopra una
-gran massa di popoli nelle Gallie, pigliò quella preponderanza che
-sempre appartiene a' principii eterni del giusto e dell'ingiusto;
-abbattè le leggi barbariche; i capitolari cadder d'ogni forza di
-rincontro alle regole potenti del codice teodosiano; le decretali
-assorbirono i concilii. Ma quelli che interamente distrussero la
-legislazione di Carlomagno furono gli statuti locali o municipali, e
-sopra tutto, il diritto feudale che nacque nella confusione del nono e
-del decimo secolo. L'esistenza di simili statuti è incontrovertibile,
-anche nell'apice della potenza imperiale di Carlomagno, il quale,
-nell'atto che stava preparando l'orditura dell'opera sua, trovava in
-questi statuti un ostacolo all'unità amministrativa cui intendeva. In
-questa o quella città, in questa o quella provincia, ci avea questo o
-quell'antico statuto, gallico o franco, romano o celtico, che regolava
-lo spirito delle transazioni, le pratiche della vita, e Carlomagno
-cedeva più d'una volta in cospetto alle picciole consuetudini de'
-luoghi.
-
-E non è cosa naturale che il diritto municipale trionfasse al secolo
-decimo, in tempo che sì grande era la confusione, e che la forza
-centrifica se ne andava? Se le leggi generali non proteggevano la
-società, era ben d'uopo che le leggi locali guarentissero le sostanze
-e le persone; onde si fece, come dire, un diritto privato in ogni
-città, in ogni distretto, e in questo general disordine il concetto
-dell'unità, a cui avean dato forma i capitolari, soggiacque; e il
-diritto feudale venne in breve a surrogarsi a tutte le antecedenti
-legislazioni. E così avvenir doveva, però che questo diritto era in
-correlazione coi costumi e con le consuetudini: posava sulla gerarchia
-degli averi e delle persone, e innanzi tutto, sulla pratica del
-combattimento giudiziario. Non si parlò quindi più di capitolari; nuove
-idee erano sorte nella società, e nuovi doveri parean sorgere così pel
-signore come pel vassallo; rotta era la lunga catena delle tradizioni,
-vennero in campo gli alti feudatari, i vassalli, i valvassori, tutte
-cose ignote sotto il regno di Carlomagno; le decretali formarono il
-diritto ecclesiastico, regolato già dai concilii e dai capitolari; gli
-editti dei re del terzo lignaggio non ebbero più nulla a che fare con
-la legislazione anteriore. Chi segue la storia degli ultimi Carolingi,
-vede la legislazione dei capitolari venir meno e cadere; sotto Lodovico
-Pio hanno ancor forza, si spengono sotto Carlo il Calvo: fannosi rari,
-perchè l'impero va in minuzzoli, e non ci posson quindi più essere
-principii generali.
-
-Tuttavia si vuol confessare che questa legislazione non è intieramente
-morta per tutti, poichè se la Francia, com'era costituita sotto
-la terza schiatta, estranea rimanevasi al diritto dei capitolari,
-il medesimo non avveniva in Àlemagna. L'esaltazione dei Carolingi
-fu un invader che gli Austrasii fecer la Neustria; i fieri figli
-del Reno, del Veser e dell'Elba, vennero a stabilirsi nelle città
-neustriane; Carlomagno era il capo lor naturale, il loro creato; essi
-lo circondavano dell'amor loro, della loro ammirazione, ond'è che al
-cader dell'impero d'Occidente gli Austrasii conservano i capitolari;
-e se morta è la progenie del gran Carlo, le sue leggi, le sue
-instituzioni ancor sopravvivono. In Germania le decretali non furono
-altrimenti accettate come leggi ecclesiastiche, chè i contrasti fra
-la casa di Svevia ed i papi impedirono al diritto romano di pigliare
-una preponderanza naturale fra quella nazione. Le leggi feudali non
-preparavan ivi quello sminuzzamento del suolo che si vide in Francia;
-tutto sul Reno rimase carlingo: Carlo Martello era uscito d'Austrasia,
-e le leggi de' suoi figli tornavano all'Austrasia. Mentre i capitolari
-non sono oramai più per la Francia che una curiosità storica, un
-monumento di erudizione degno di studio, in Germania sono entrati
-all'incontro per la più parte nel diritto positivo; Goldasto li ha
-raccolti nelle sue _Costituzioni imperiali_, e da essi traggon origine
-que' solenni decreti delle diete che reggono la nazione alemanna anche
-a' tempi moderni. Nella Francia soggetta alla stirpe dei Capeti, i
-capitolari esser non potevano che una memoria della conquista; in
-Germania, essi erano in vece la legge naturale degli Alemanni, che li
-conservarono come uno dei fondamenti del loro diritto pubblico, e come
-un'antica reliquia degna della loro venerazione.
-
-E le assemblee politiche del campo di maggio, che divenner elle in
-sulla fine del regno di Carlomagno? Per fin che durò quest'impero,
-concetto d'uno sfolgorato ingegno, esse conservarono una certa
-grandezza, e conti e leudi assiduamente vi concorrevano, perchè
-ivi aveasi a foggiar i capitolari, a dare il proprio assenso alle
-spedizioni lontane, e prepararsi a seguir il principe alla guerra, nè
-fino a che l'impero durò nell'unità sua, siffatte adunanze cessaron
-d'essere frequenti e regolari. Secondo che Incmaro scrive, v'era piena
-libertà di suffragi; i capitolari venivano passati o rifiutati, ed
-i chierici e i leudi votavano separatamente. In che si scorgono le
-orme intere dei placiti di guerra che tenevansi nelle foreste antiche
-della Germania. Nè coteste politiche assemblee del campo di maggio
-perirono altrimenti con Carlomagno: chè anzi durarono col medesimo
-colore di libertà sotto Lodovico Pio, ed i conti non solo avean obbligo
-d'intervenirvi, siccome i più degni rappresentanti dell'imperatore,
-ma sì ancora di condur seco dodici scabini de' più notabili, eletti
-da ogni contado, deputati veri, che venivano ad assistere a' placiti
-ed a partecipar del governo dell'impero; i proprietari liberi de' beni
-allodiali eran quelli che eleggevano gli scabini, e già sì ampiamente
-stabilite eran le basi della rappresentanza nazionale, che al tempo di
-Carlo il Calvo, sotto del quale i campi di maggio ancora continuavano,
-era massima confermata: _La legge farsi per consenso del popolo e
-per costituzione del re_[145]. Le assemblee cessano, e si perdono
-al tempo di Carlomanno[146]; invano tu cercheresti a que' giorni i
-consigli di guerra, i congressi politici de' leudi e de' vescovi;
-tutto è confusione e le instituzioni carlinghe son cadute in ogni
-luogo. Da indi in poi ci ha una specie di sospensione nelle due grandi
-scaturigini della legislazione carlinga, i concilii e i capitolari: non
-v'è più diritto fermo, non forma più consacrata dalla consuetudine. E
-come esser ci poteano assemblee generali, se il territorio ne andava
-in brani per modo che ogni governator di provincia diventava conte e
-signore della terra ch'ei possedeva?
-
-Due supreme instituzioni aveano contrassegnato l'impero di Carlomagno,
-quelle dir vogliamo dei regni d'Italia e d'Aquitania, l'un dato a
-Pipino, l'altro a Lodovico; or che divennero queste due sovranità,
-subordinate all'impero, dopo la morte di lui? Seguitaron esse ancora
-l'opera loro? Carlomagno era stato indotto a crear di siffatte
-monarchie dipendenti dal suo scettro, non tanto dall'intenzione
-di dividere il suo retaggio e sminuzzarlo, quanto dal desiderio di
-assicurare l'azione di un reggimento supremo. Pipino, re d'Italia,
-moriva prima ancor che suo padre fosse giunto all'età cadente e
-fiacca, onde questi confidava il regno a Bernardo, un de' bastardi
-di Pipino (chè a que' tempi ben poco divario c'era fra bastardo e
-figlio legittimo) volendo così l'imperatore stabilire oltre l'Alpi
-il diritto ereditario, e serbare in qualche modo le vestigia della
-monarchia longobarda. Questo regno d'Italia sopravvisse pochi anni al
-suo fondatore, poi perì per tre potenti cagioni, e son queste: prima
-di tutto sì grande era il desiderio degl'imperatori di Germania di
-regnar di qua dai monti, che ben s'affrettarono a spezzar la corona di
-ferro in fronte ai successori di Pipino, e continuo era il passaggio
-in Italia dei loro armati. E come avrebbe questa potuto conservare i
-suoi principi, che aveano tutta la forza loro da Carlomagno, mentre
-la stirpe di quest'ultimo in Francia già decadeva? I papi, d'altra
-parte, intimi amici dei Carolingi, non aveano più interesse alcuno a
-sostenere i re d'Italia, deboli sì da non potersi da essi prometter
-più aiuto nè protezione. Aggiungasi per terza cagione, che già sorgeva
-nelle città lombarde la voglia di affrancarsi e farsi libere; ognuna
-volea diventare repubblica; quale era mossa alla politica libertà dal
-commercio, e quale dalla ricchezza territoriale, e intanto che nei
-paesi meramente feudali la terra stringevasi nella gerarchia dei feudi,
-in Italia le città le une dalle altre si separavano, e con perpetue
-gare fra esse contendevano.
-
-La monarchia d'Aquitania periva naturalmente per l'esaltazione di
-Lodovico all'impero. Questo regno non componevasi altrimenti di un solo
-elemento, e laddove in Italia non ci eran che due razze, i Longobardi
-e i naturali del paese, antichi popoli del Lazio con qualche Greco
-frammistovi, in Aquitania, all'incontro, con mal composti legami,
-s'univano ben dieci e più frazioni di popoli: i Goti, i Guasconi,
-gli Aquitani, gli Alverniani, i Saraceni, le quali nazioni tutte,
-insiem strette a forza, doveano tender naturalmente a sgropparsi.
-Comprendeva il regno d'Aquitania le terre che si stendono dalla Loira
-fino all'Ebro, e fu in appresso confidato a Pipino I, figliuolo di
-Lodovico Pio, poi passò in quell'altro Pipino che combattè insiem coi
-Normanni contro Carlo il Calvo. In mezzo a quella strana confusione
-che indi succede, nessuna orma più resta del regno d'Aquitania; tutte
-quelle popolazioni si dividono e suddividono; si vengono formando
-duchi d'Aquitania e di Guascogna, e conti di Tolosa e d'Alvernia; e la
-costituzion di quel regno sparisce insiem con l'impero, conseguenza di
-quel gran disordine che accompagna la fine della seconda progenie.
-
-In tanto sconvolgimento del suolo che fu del sistema amministrativo
-di Carlo? Tre erano i fondamenti su cui detto sistema posava: 1.º
-L'ordinamento militare confidato a uomini di guerra che sotto il nome
-di duchi o governatori delle marche (_marchis marchiones_ da cui venne
-_marchese_) difendevano il territorio, e apparecchiavano il bisogno
-alla guerra. 2.º I conti, magistrati civili che governavano i distretti
-a simiglianza degli antichi prefetti di Roma. 3.º I messi regi,
-_missi dominici_, l'istituzione dei quali fu sì lata ed attiva sotto
-Carlomagno. Fin dal regno di Carlo il Calvo dileguarsi e sparir si
-veggono al tutto le ultime vestigia di questo sistema; un rivolgimento
-viene operandosi: quei duchi, quei conti, quei governatori delle
-marche, che ubbidivano ad ogni minimo cenno dell'imperatore, proclamano
-adesso la personale independenza loro: mutano i loro titoli; quelli che
-testè altro non erano che magistrati revocabili, diventano feudatari
-independenti; qual di loro assume la sovranità effettiva delle terre
-da esso governate, quale la trasmette ben anco in eredità a' figli
-suoi. Donde tutti que' vassalli che appena conservano qualche segno di
-rispetto verso la corona, benchè da lei fosse proceduta ogni podestà
-loro. In tale sminuzzamento d'autorità, che forza poteva restare ai
-messi regi, a questi magistrati principali d'un potere centrificato?
-La prima condizione, l'essenza medesima di cotali delegati del
-principe, poggiava sull'autorità unica dell'imperatore; essi erano i
-suoi procuratori con mandato di raccogliere e unir insieme le porzioni
-spartite dell'autorità sua. Or dunque, allor che questa autorità si
-dilegua, allor che non v'ha più centro amministrativo, l'uffizio dei
-messi regi divien, come a dire, una superfetazione politica in un
-sistema che più non serba unità; onde avviene che a mezzo della seconda
-progenie già più non è vestigio della forma politica di questo grande
-impero carlingo.
-
-Questa mutazione e questo decadimento riferivansi specialmente agli
-averi e alle persone, per l'eterne divisioni stabilite in questa
-parte del diritto romano. Gli averi soggiacean, di quei giorni, ad un
-notabile rivolgimento nelle condizioni del possesso: sotto Carlomagno
-distinguevansi innanzi tratto gli allodii, o terre libere possedute
-da un Franco o da un Romano, e i benefizi conceduti dal fisco; la
-terra libera non avea nessuna gravezza tranne quella del servigio
-militare, e ad essa tutte si riferiscono le discipline imposte dai
-capitolari; i benefizi non procedevano altrimenti da un'origine cogli
-allodii, ma erano quasi sempre un dono, una concessione; il signor
-diretto, per farsi suo questo o quello, gli donava una terra fiscale;
-e chi accettava un benefizio incontrava più stretti doveri verso il
-re. Allodii e benefizi, tale si era la divisione delle terre sotto
-l'impero del secondo lignaggio, e benefizi furono anche spesso quei
-vasti poderi, sì ben condotti, dei Carolingi. Ma, in sul mancare
-di esso secondo lignaggio, questo stato della proprietà si viene
-modificando; colui che tiene il benefizio dalla corona, si scioglie
-in breve da ogni dovere, e vuol esserne padrone assoluto, a imitazione
-dei conti e dei governatori che son rimasti in pieno potere del paese
-da essi governato. Carlomagno avea costretto gli animi a stringersi
-e raccogliersi intorno all'impero; ora la natural reazione vuole
-che ogni cosa si sciolga e si separi: quindi il benefizio confondesi
-con l'allodio o, per dir meglio, l'allodio interamente dispare per
-confondersi nel reggimento feudale[147]. Al tempo sicuro di Carlomagno,
-il possessor dell'allodio aveva interesse in mantenere la libertà sua e
-la franchigia della terra; ma nel disordine e nello scadimento d'ogni
-podestà, egli trovavasi isolato su quel suolo traballante; e in qual
-modo avrebb'egli potuto, così solo, difendersi contro le correrie dei
-Normanni, e la prepotenza dei superbi feudatari? Ond'è che allora il
-possessor dell'allodio venne naturalmente a porsi sotto la salvaguardia
-e la protezione di un superiore. La distinzione adunque degli allodii e
-dei benefizi sparisce nel secolo decimo, nè ci ha più che feudi e terre
-feudali; chi possiede il _dominium_ o dominio, chi il tenimento, vale a
-dire il godimento reale della terra, mercè servitudi e livelli; tutto
-consiste in reciproche obbligazioni, tutto riducesi a gerarchia; agli
-allodii e benefizi della prima stirpe succedono i feudi e retrofeudi;
-al semplice dovere annesso alla proprietà vengono sostituite mille
-bizzarre consuetudini; dove il servigio militare e dove un obbligo
-d'onore; l'uno riceve un feudo perchè adempia all'ufizio di coppiere,
-l'altro perchè venga, in qualità di scudiero, a bardar il cavallo di
-battaglia del signore; e se l'uom che riceve un feudo non è nobile,
-l'obbligo suo si cambia in censo, il che val quanto dire ch'ei paga il
-più delle volte un livello in danaro.
-
-Nè le possessioni della Chiesa punto si sottrassero a questo repentino
-rivolgimento, chè indarno essa invocava per sua protezione i miracoli,
-oramai più non dandosi ascolto alle leggende che difendevan gli averi
-e i poderi; troppo brutale è la generazione; troppo in balía alle sue
-rapaci inclinazioni; e a volersi difendere è bisogno di mura oramai e
-di ferreo braccio. Ond'è che i monasteri, i vescovadi, le cattedrali
-prendono loro avvocati o vidami, che sono i naturali difensori dei beni
-ecclesiastici: se v'ha nella contrada un conte che metta paura per le
-sue azioni, e minacci da lunga ora la religiosa solitudine, l'abbate
-a lui si rivolge, chiedendogli s'ei voglia essere il protettore o il
-difensor della Chiesa, nè picciolo è l'util ch'egli n'avrebbe, però che
-per prima cosa la badia gli dà in feudo una terra del suo dominio, poi
-alcuna volta gli assicura eziandio de' livelli in danaro, si obbliga di
-pregare per lui in tutte le necessità della vita, e poi gli concede una
-tomba sotto il tetto del monastero, chè a quei tempi non era benefizio
-troppo comune quello di potere riposarsi in pace nel sepolcro, chè la
-guerra non aveva rispetto neppure alle ossa dei morti. Colui dunque
-che facevasi protettore della badia, era sicuro di trovar il letto
-dell'eterno suo riposo sotto quelle lunghe e marmoree volte; ond'è che
-noi vediamo ancora nelle antiche badie quei prodi cavalieri distesi sul
-loro monumento: essi furono, vivendo, avvocati e vidami della chiesa, e
-la chiesa concedè loro l'ultimo tetto ospitale.
-
-Lo stato delle persone fu da quel tempo in poi regolato a seconda
-dell'avere, laddove, durante il governo di Carlomagno, i popoli
-distinguevansi piuttosto per razze, per origini, e per la propria
-loro singola condizione. Franchi, Longobardi, Romani, tali si erano
-le principali separazioni in cui partivasi la società, le popolazioni
-erano suddivise ancora, ed ognuna avea la sua legge. Se non che,
-i capitolari accennano ad una distinzione di gradi; il titolo di
-_nobiles_ era antico, e derivava fin dalle foreste della Germania; la
-division legale era principalmente fra gli uomini liberi o franchi ed
-i servi, distinzione questa d'origine insiem germanica e romana. Ma la
-gerarchia dei gradi, a proprio dire, e la separazione degli ordini,
-non vennero altramente che dal reggimento feudale, nato allo scadere
-dei Carolingi. In quel tempo cominciò a comparir l'alta e la mezzana
-nobiltà; l'una formata dai gran vassalli con titoli di conti, di duchi,
-di marchesi e di governatori; l'altra distinta non più che dal nome di
-_fideles milites_ ma pur non si vuol credere che anche questi semplici
-valvassori non fossero talvolta uomini d'alto stato, chè abbiamo esempi
-di conti d'Evreux e conti di Chartres semplici censuari. Non v'erano
-ancor arme nè imprese a distinguere i casati, chè il blasone non era
-nato ancora; ma si potean portar segni e simboli, coi quali un nobile
-faceasi conoscere in battaglia. I feudi soli aveano i contrassegni
-caratteristici della nobiltà, e il blasone venne solo sotto i primi
-regnanti della terza stirpe.
-
-I cherici erano, quanto al grado, collocati in una gerarchia tanto
-alta, per lo meno, quanto quella della nobiltà; e cosa che si vuol
-particolarmente notare, come caratteristica della seconda stirpe, si
-è che nella gerarchia la dignità episcopale medesima, non era a gran
-pezzo sì splendida come la costituzione dell'abbazia. A principiare
-dalle grandi fondazioni di san Benedetto, gli abbati hanno la
-preminenza sui vescovi; gli ordini monastici hanno podestà intera; in
-che consiste appunto la forza morale della società; nel monastero ci
-sono dignità schierate per ordine, non altramente che nella società
-universale medesima: tu ci trovi l'abbate, il decano, il cantore, gli
-arcidiaconi, il cameriere o cubiculario, tanto che ti par d'essere
-alla corte del principe con le sue dignità feudali. Gli abbati, più
-potenti dei metropolitani, esercitavano, sotto la seconda stirpe,
-un'azione grandissima nel governo; ma poi le cose si vanno sotto la
-terza mutando, e i vescovi acquistano presso i Capeti sempre maggior
-consistenza.
-
-Gli uomini liberi costituiscono nel periodo carlingo gli ordini
-generali della società, non essendo la servitù che un'eccezione, come
-si può veder nei capitolari, che chiamano continuamente gli scabini
-e i buonomini ad avere cooperazione nei placiti del conte: Franchi,
-Romani, Borgognoni erano liberi, e con essoloro chiunque trattava le
-armi, nè alcuno potea sottometterli al servaggio. Ma poi, allo scader
-dei Carolingi, i più dei proprietari liberi sono chiamati uomini
-_potestatis_, che dir volea sotto la signoria d'un padrone, avvenendo
-degli uomini quel che dei feudi. Finchè ci fu nella società protezione
-per tutti, ci fu desiderio egualmente e volontà di restar libero,
-ma poi che nell'innondazione dei Normanni gli uomini liberi si vider
-soli e senza protezione, un grande numero di essi acconsentì a dare la
-libertà per acquistarsi il patrocinio di qualche potente padrone.
-
-Molti adunque si fecero volontariamente servi di questa o quella
-chiesa, di questo o quel signore; l'uom libero non ebbe più diritti,
-la gerarchia divenne infinita; vi furon indi quelli che chiamavansi
-_ospiti_, e vivean sotto la protezione di un monastero o d'un signore,
-che li assisteva della potenza sua; i _colliberti_, servi men servi
-degli altri, liberi del collo, perchè tenevano il mezzo tra la servitù
-assoluta e la libertà; gli _agricoli_ o _ruricoli_, specie di contadini
-coloni, liberi o servi; i servi stessi divisi in _mancipii_, e in
-alcune carte chiamati uomini soltanto, familiari in alcune altre;
-poi vi erano i servi dei boschi ed i servi del dominio. Al tempo de'
-Carolingi i servi son tutti soggetti alla regola del diritto romano,
-che non consente loro il possedere, anzi dan fino il peculio loro al
-padrone. Ma al decimo secolo anch'essi cominciano a possedere, e noi
-li vediamo aver terre, esercitare impieghi, diventar custodi delle
-foreste, castaldi delle ville, e fin reggitori di villaggi; tutti
-pagano un testatico, un censo, e sono, come dir, l'accessorio e la
-pertinenza del podere, però che nella vendita di un feudo vi son di
-pieno diritto compresi; essi possono contrar matrimonio, e la Chiesa
-riconosce la legittimità del sacramento. L'uomo libero che sposava
-una serva, diveniva issoffatto servo ancor esso, contrariamente al
-diritto romano, e questa nuova condition sua non cessava che con la
-manomissione. In processo di tempo il servo divenne artigiano, e i
-mestieri scossero il giogo imposto dalle leggi franche della conquista.
-
-Nel forte dell'attività e della gloria sua, Carlomagno erasi trovato in
-comunicazione con parecchie civiltà, e la conquista gli avea posto in
-mano mille debellati popoli e vinti. Ora è da veder quali diventassero
-questi popoli, e qual fosse la sorte di tutti quelli uniti all'impero
-suo.
-
-Carlomagno morir vide papa Adriano, l'amico suo, il confidente
-intimissimo de' suoi disegni intorno all'Italia, ed egli stesso avea
-scritto il di lui epitafio; ed ecco, per una compensazione della
-provvidenza, Leone sopravvivere all'attempato imperatore, per celebrare
-la gloria di lui, e rendergli le onoranze funebri in Roma, la metropoli
-del mondo cristiano, dove, col suono di tutte le campane, annunziavansi
-quelle pompe solenni, chè l'impero d'Occidente avea perduto il suo
-signore. Leone era stato partecipe dei disegni di quest'ultimo, avea
-raccolti i fatti principali del suo regno, e alcuni anche si vedeano
-scolpiti sul mosaico del palazzo di Laterano. In mezzo pure alla chiesa
-di Santa Susanna, vedevasi un monumento curioso della scuola greca,
-rappresentante Leone III che recava una chiesa sulla palma della mano,
-siccome incontrasi in varie pitture del medio evo, ed a fianco di lui
-Carlomagno vestito alla foggia de' Longobardi, con folta barba e con la
-spada che gli pende a lato[148].
-
-Leone pianse il protettore della romana sede, poi anch'egli morì
-nell'anno 816, ed ebbe a successore Stefano IV, nato di patrizi. La
-fedeltà dei pontefici verso l'impero d'Occidente non fu interrotta, e
-ne prestaron solenne giuramento nelle basiliche a Lodovico, figlio di
-Carlomagno; anzi l'anno medesimo della sua esaltazione, Stefano venne
-in Francia, e sacrò esso Lodovico nella cattedrale di Reims, consumando
-in questo viaggio ed ufizio il suo pontificato, che durò sette mesi
-appena. Pasquale, suo successore, di patria egualmente Romano, provò
-un poco a scuotersi di dosso la signoria dell'impero, e infatti, di
-mano in mano che Lodovico Pio andava infiacchendo, più facil diveniva
-questa separazione del papato dall'impero, però che i pontefici
-essendosi collegati coi Carolingi, solo per esser da questi difesi
-contro i Longobardi ed i Greci, come tosto divenivano impotenti a ciò
-fare, quelli tornavano nella sovranità loro assoluta. Noi vediam quindi
-Pasquale far pronunziare sentenze capitali senza ricorrere all'autorità
-imperiale. Uomo ragguardevolissimo era questo Pasquale, e ammiratore
-delle scienze e delle arti, dava ricovero ai Greci che fuggivan di
-Costantinopoli per la quistione delle imagini.
-
-Dopo di lui Roma si sciolse definitivamente dai Carolingi, sì che
-Lotario trovossi costretto ricorrere al foro della cristianità, per far
-riconoscere la vacillante autorità sua, e mentre l'impero d'Occidente
-n'andava in pezzi e briciole, i papi mutavano le pratiche loro coi
-Carolingi, non essendo questi più per essi nè uno strumento di luce, nè
-una molla di civiltà. Gran danno fu pel medio evo questo allentamento
-momentaneo e logoramento dei vincoli tra il pontificato e i popoli
-della Gallia, chè più non v'ebbe indi innanzi nè podestà, nè concetto
-morale: da Roma riverberavano gli ultimi raggi della civiltà antica, ma
-poi che la feudalità venne a render materiali tutti gli elementi della
-podestà, essa Roma non ebbe più niente a che fare con quella società,
-e non troviamo ormai più nè carteggio di papi, nè epistole degne di
-prender luogo nel codice carolingo; le tenebre sono universali, fino a
-che Gregorio VII fortemente ripigli e stringa l'intellettuale e moral
-dittatura della società, alla fine del secolo undecimo. Gregorio VII
-è, dopo Carlomagno, colui che pensò più di proposito alla suprema
-centrificazione del potere.
-
-A volger l'occhio verso Costantinopoli, ivi pur si vede a poco a poco
-dileguarsi le comunicazioni fra' due imperi; gli annali bisantini
-più non parlano di quel grande diadema d'Occidente che splendeva in
-fronte a un sol uomo, e pure, pochi anni appena erano corsi dal dì, che
-tra Niceforo e Carlomagno erano stati di reciproco consenso segnati
-i confini dei due imperi, che s'eran fermate sopra basi regolari le
-corrispondenze dei sovrani e dei popoli, e che le greche ambascerie
-eran venute a cercar Carlomagno, fino alla sua corte d'Aquisgrana.
-Niceforo avea preceduto alla tomba Carlomagno; ben contento, in vita,
-mentre era tutto nella sua guerra co' Bulgari, d'aver potuto conchiuder
-un trattato di buona concordia coll'impero d'Occidente; il regno
-brevissimo di Staurazio suo figlio non alterò punto l'accordo fra i
-due Stati, e rinunziata ch'egli ebbe la corona, ne fu cinto Michele
-Curopolata in tempo che il grande imperatore ancora vivea; e quand'egli
-morì, governava l'impero bisantino Leone V, il quale eletto in campo
-dai soldati, tutte rivolse le forze sue contra i Bulgari, poi, al par
-di tutti coloro che uscivan della gente siriaca, si pose a perseguitare
-le imagini ed a fare in pezzi i capolavori dell'arte, finchè i Greci,
-sollevati, l'ucciser di ferro a Costantinopoli in una sedizione.
-In queste commozioni, ch'ebber fine con l'esaltazione al trono di
-Michele il Balbo, appena è parola dei successori di Carlomagno; le
-comunicazioni fra i due imperi non erano state più che momentanee:
-troppo differente era la civiltà dell'uno da quella dell'altro, e se
-Greci e Occidentali si eran fra loro accostati, ciò era solo avvenuto
-così esternamente, chè in sostanza restavano anzi cordiali nemici.
-Appena ivi rimase, coll'andar del tempo, qualche lieve reminiscenza
-dei trattati di Carlomagno con l'Oriente, nè più s'ode far menzione
-di Costantinopoli, se non al tempo delle crociate, quando i Franchi,
-alla vista di Bisanzio, forman concetto della sua grandezza, poi, per
-forza di conquista s'impadroniscono di quella corona, e ne cingono un
-conte della loro nazione. Antichi erano gli odii fra i due popoli, e
-un pretesto bastò a farli scoppiare, e Roberto di Parigi ben dir poteva
-dell'imperatore Alessio Comneno: «Chi è questo villano che sta seduto,
-mentre tanti gentiluomini sono in piedi?»
-
-Durante il regno di Carlomagno, gl'imperi d'Occidente e d'Oriente
-si toccavano coi confini, il che aiutava la corrispondenza fra i due
-imperatori. Da altra cagione movea la lega coi califfi; lo splendor
-della fama di Carlomagno aveva indotto Arun-al-Raschild a mandargli
-ambasciadori e presenti, e la respettiva condizione dell'impero
-di Occidente e del califfato riguardo alla Grecia, era cagione di
-queste amorevolezze, chè amendue erano emuli di lei. Aronne avea
-preceduto di quattr'anni Carlomagno al sepolcro, e precedutolo pure
-nell'esempio di dividere, per testamento, il suo vasto impero fra i
-tre figli suoi. Amino, il primogenito, assunse la dignità di califfo,
-e principe effemminato com'egli era, si diede in preda a tutte le
-voluttà del serraglio, finchè perì in una congiura militare, chè appena
-contava l'età di ventott'anni. Gli succedette Mammuno, il secondo dei
-fratelli, nell'anno appunto che morì Carlomagno; e il regno suo fu,
-più che da altro, occupato dalle polemiche tra setta e setta; egli si
-chiarì contro gli Abassidi, e quindi rivoluzioni sopra rivoluzioni.
-E nondimeno l'epoca del suo califfato non è senza splendore, chè la
-letteratura orientale prese sotto di lui un far largo, ed a lui fu
-dovuta la traduzione in arabo degli antichi filosofi greci. Gli annali
-dei poeti e degli altri scrittori della sua nazione dicono ch'ei
-trattava con eguale benignità Cristiani e Musulmani soggetti all'impero
-suo; e noi, per le istorie nostre, abbiamo memoria ch'ei conservò
-qualche corrispondenza di politica e di commercio con Lodovico Pio,
-e che al pari del suo predecessore Aronne, mandò inviati alla corte
-d'Aquisgrana.
-
-Dopo Mammuno tutto finisce e sciogliesi quanto a comunicazioni
-diplomatiche con l'impero d'Occidente; ed eccone la ragione: A tener
-vive le pratiche e i trattati fra popolo e popolo è mestieri che
-la podestà sia ben ferma in seggio, e sicura della sua durata; ora,
-finchè lo scettro d'Occidente fu in mano d'un uom potente, le calde
-menti orientali, fortemente percosse da tanto splendore, salutarono
-Carlomagno, e i califfi poterono a lui venire per inchinare la
-possanza sua, e far trattati con lui; ma poi che quest'impero fu
-caduto in basso, poi che null'altro ebbe a presentar che rottami,
-chi avrebbe ancor voluto conchiuder trattati con esso, e concedergli
-privilegi? Onde i califfi si sciolsero dall'Occidente; gli odii e le
-nimicizie religiose si risvegliarono; Gerusalemme e il sepolcro di
-Cristo provarono i rigori dell'islamismo; i Cristiani furon soggetti
-a severa vigilanza, e questi, a rincontro, tutti sdegnati, giurarono
-la liberazione del grande Sepolcro. Non vi saran dunque d'ora innanzi
-tra l'Oriente e l'Occidente se non pratiche ostili e di guerra; già
-nell'amor dei pellegrinaggi si vengono apparecchiando le crociate,
-le quali scoppiarono in breve con grande fracasso, chè quei due
-sovrani spiriti, di Carlomagno e di Arun-al-Raschild, più non vivono
-per comunicarsi a vicenda il lume loro. Di questo modo rasciutte si
-trovano le maggiori sorgenti di civiltà per l'Occidente, che erano le
-comunicazioni con Roma, con Costantinopoli e col califfato; e le Gallie
-ricadon nella loro solitudine fino all'ora dello svegliarsi.
-
-L'impero di Carlomagno componevasi di elementi diversi, di varii popoli
-da lui conquistati, o domati, o ereditati da Pipino suo padre. Or
-quali divenner dopo lui questi popoli, e quali segni serbarono della
-civiltà carolinga? Gli Alemanni furon quelli da cui Carlomagno derivò
-la fonte più pura della forza militare; essi lo aveano seguito e re
-e imperatore in tutte le guerre, ed eran uomini di gagliardía e di
-lena, e fedeli a ogni cenno di Carlomagno, però che anch'egli è della
-stirpe loro. Ond'è che anche morto lui gli Alemanni non cessarono di
-formar corpo di nazione, e conservarono quasi per rammemorazione la
-dignità imperiale; e, nell'ampia spartigione di Verdun, ebbero Lotario
-per loro caposignore. Il salterio in lettere d'oro della badia di
-Sant'Uberto ce lo rappresenta di alta e veramente alemanna statura,
-seduto sur un'antica seggiola, le cui braccia sono formate da un leone
-e da una leonessa, calzato di bende in croce, coperto d'una clamide
-annodata sovra la spalla, con la corona in capo, la spada nella guaina,
-e con un lungo bastone in mano a foggia di scettro. Cotesto Lotario
-è quell'imperator di Germania che conserva la dignità quale fu per
-Carlomagno istituita da papa Leone. Fra i disordini della seconda
-stirpe la Germania va in pezzi anch'essa con tutto l'impero: i Bavari
-formano una nazione spartata, che ha suoi duchi o re; Lodovico il
-Germanico divien signore di tutte le terre situate sul Reno, e questa
-presa di possesso delle provincie è la prima base del diritto pubblico
-alemanno. I Bavari, sempre fedeli a Carlomagno, ubbidiscono a Lodovico
-perch'egli è di quel sacro lignaggio, e alla Baviera si congiunge la
-sovranità della Pannonia e della Carinzia, e l'omaggio dei Boemi e dei
-Moravi. Ci sono già re di Baviera e duchi di Lorena o di Sassonia:
-la Germania pur essa incontra la sorte comune a tutta l'Europa; lo
-spartimento dei principati diviene il cardine della sua politica
-costituzione, ma pur nondimeno essa è e rimane carlinga. I Sassoni soli
-mostrano di non accomunare il generale amore e l'alta ammirazione che
-la Germania porta al grande imperatore; però che conservano un rancore
-che va tramandandosi e perpetuandosi di generazione in generazione:
-vivo e lungo durò fra loro l'odio per Carlomagno e la venerazione per
-Vittichindo, e ben si potè dispergere e sperperare quei popoli, ma non
-ispegnere in loro l'antica avversione. Questo risentimento del passato
-ferve parimenti nei Frisoni, nè appena l'imperatore ha chiuso gli
-occhi, si spiccano dall'impero, e formano un ducato a parte, per unirsi
-in appresso a que' conti d'Olanda che serbano per sì lungo tempo la
-natía loro salvatichezza. Carlomagno, vedendo nel futuro, avea sparsi
-i suoi conti per tutta la Frisia, soggettandoli al governo d'un duca,
-che aveva il carico delle cose militari; Lotario aveva indi avuto la
-signoria di quella provincia fino alla Mosa, affinch'egli la difendesse
-contro i Normanni; poi andava a cader nelle mani d'un de' potenti
-capi delle popolazioni scandinave, di nome Gottifredo. Ed eccola fatta
-parte della Dania; nel qual tempo la Frisia soggiacque a una paurosa
-catastrofe: il mare gonfiossi, e rigurgitò il Reno per mezzo alle
-terre, sì che una parte della popolazione fu inghiottita dall'acque:
-tempo veramente calamitoso e fatale! Tuttavia, questi popoli alemanni,
-quanti sono dal settentrione al mezzodì, amici o nemici, serbarono
-profonde rimembranze di Carlomagno, e dir potevasi che il sangue
-carolino scorreva in quasi tutte le vene dei principi, e duchi, e conti
-de' paesi bagnati dall'Elba, dal Reno e dal Veser. Ivi serbavansi
-i loro silvestri costumi, la consuetudine della giustizia loro, la
-tradizione della loro istoria. E tu, nobil casa d'Absburgo, qual è
-il primo de' tuoi antenati? E non reca egli in fronte il sigillo del
-grande imperador d'Occidente? E tu, degna prosapia regale di Baviera,
-non ti congiungi tu agli Arnoldi e ai Carlomanni, ch'ebber Carlomagno
-per antenato?
-
-I popoli d'Italia o i Longobardi, che per la conquista al di là
-dell'Alpi furono i primi uniti all'impero, se ne spiccarono con la
-medesima facilità, nè altre orme ivi si trovano del passaggio dei
-Carolingi, che i monumenti sparsi qua e là per le città; e questo
-periodo della gente longobarda viene a poco a poco a confondersi con
-gli usi della gente primitiva. Al secolo nono non c'è più luogo a
-distinzione fra queste due razze; l'Italia vede nascere mille diversi
-principati; mentre i papi conservano il patrimonio di San Pietro,
-contendendolo agli imperatori della casa di Svevia, Milano conserva
-una tumultuosa independenza, e gli abitanti della Lombardia, ubbidito
-per poco ai re, ne scuotono fra breve il potere. Non v'ha maggiore
-sminuzzamento di quello delle dette popolazioni italiche nel nono e nel
-decimo secolo; continua v'è la guerra civile, come se tu fossi al primo
-nascimento del Lazio o al tempo delle prime guerre di Roma. Ai quattro
-lati della penisola, e in mezzo al generale trambusto, spuntano le
-repubbliche di Venezia, di Pisa, di Genova e d'Amalfi; ogni provincia
-diventa una signoria; qua i duchi del Friuli rivivono in una schiatta
-di vassalli quasi barbari sotto i nomi di Cadaloaco e di Balderico:
-colà un conte palatino, di nome Adalardo, s'impadronisce del ducato di
-Spoleti; nuovi duchi di Benevento escono d'una famiglia lombarda, che
-si stabilisce in quell'antico principato; e questi alti signori feudali
-fanno accanita guerra contro Napoli, città greca in uno ed italica, che
-più tardi diventerà normanna, ed ora ha suoi duchi sotto la protezione,
-benchè solo di nome, degli imperatori di Costantinopoli.
-
-Curiosa è la storia dei Napolitani alla fine del regno di Carlomagno,
-quando quei popoli riottosi, in mezzo alle subite e frequenti loro
-sollevazioni, sono continuamente minacciati dai Saraceni d'Africa, che
-agognano la Sicilia e il bellissimo sito di Napoli, intanto che da
-Gaeta e da Amalfi, porti principali di quel paese, i loro intrepidi
-mercatanti armano bastimenti ed escono fieramente in corso contro
-agl'infedeli. Di quando in quando ci sono anche patrizi greci d'una
-tal qual vigoria, e la storia ci ha conservato il nome del patrizio
-Gregorio, che sperdè la flotta dei Saraceni, però che si vuol notare
-aver sempre i Greci conservata in mare una incontrastabile superiorità.
-Non v'era popolo più turbolento a que' giorni del napolitano: e ben
-altro che starsi a godere il sole tranquillamente sdraiati in sulla
-sabbia d'un golfo sì bello, quegli abitanti si agitano in discordie
-civili, ammazzano i duchi e i vescovi loro, e sono continuamente
-in guerra co' papi, co' Greci, co' Mori, co' Saraceni, finchè son
-costretti cedere sotto il braccio conquistatore dei Normanni,
-che vengono nel decimo secolo a insignorirsi di Napoli e della
-Sicilia[149].
-
-Le croniche di Carlomagno dicono ch'egli possedette una parte della
-Sicilia, la Corsica, la Sardegna e le isole Baleari: or come questo?
-a titolo di alto signor feudale, o semplicemente di protettore?
-Tutte le quali ubertose isole si spiccaron dall'impero suo quasi
-all'istante medesimo della sua morte, senza che pur orma vi restasse
-delle sue leggi, nè del suo governo. In fatti avvenne egli mai che i
-conti franchi dell'età carlinga possedessero interamente quell'isole
-del Mediterraneo di continuo minacciate dalle flotte dei Mori e
-dei Saraceni? Ad esercitare una reale sovranità sulle terre bagnate
-e interchiuse dal Mediterraneo era bisogno d'una flotta numerosa;
-e Carlomagno bene avrebbe potuto conquistarle con un'ardimentosa
-spedizione, o vincerle con una inaspettata correria, ma non conservar
-nè la Sardegna, nè la Corsica, nè la Sicilia, nè le isole Baleariche,
-senza l'aiuto d'una gran forza di mare, ch'ei non avea. Ond'è
-ch'elle rimasero esposte a tutte le piraterie dei Mori, delle quali
-si legge nelle cronache la dolorosa descrizione. Talvolta i pirati,
-precipitandosi sulle coste della Sicilia o della Sardegna, rapivan le
-vergini che venivano ad attigner acqua alla fontana, o s'avvicinavano
-alla riva; tal altra i Barbari spogliavano le arche ed i reliquari
-d'oro, a imitazione dei Normanni, che lo stesso facevano sulle coste
-settentrionali: dove si piantavano in qualche parte della contrada,
-conservando la signoria delle città, e innalzando torri a mantenersi
-nella possession del paese; e dove s'impadronivano di tutta la terra,
-come fecer dell'isole Baleari. Se non che spesso le popolazioni,
-sollevandosi alla voce del vescovo o del conte loro, si scagliavano
-sui pirati, e si liberavano da sè, senza soccorso nè appoggio altrui.
-Qualunque fosse la sorte di quei paesi, fatto è che alla morte di
-Carlomagno non fecero più parte effettiva dell'impero suo, nè v'ha
-più traccia di questo, e appena è che si trovi qualche memoria
-dell'imperatore nelle canzoni nazionali e nelle croniche popolari.
-
-Questi Saraceni che vengono a disertar le isole del Mediterraneo,
-appartengono a quella medesima razza che conquistò la Spagna, dove
-l'impero carlingo s'è allargato fino all'Ebro; e Barcellona, Saragozza,
-Pamplona, Tortosa, Huesca sono in mano ai conti franchi. Oh quanto
-mutati s'erano i tempi dopo quell'audace invasion de' Saraceni fino
-a Poitiers! Ma dopo la morte di Carlomagno che avvien egli delle
-possessioni franche al di là dei Pirenei? I Saraceni approfittaron
-senza dubbio del decadimento della seconda stirpe per incominciar di
-nuovo le loro invasioni? No; le conquiste di Carlomagno non aveano
-per nulla mutata la prima condizione dei popoli, e dai documenti
-storici risulta ch'egli avea principalmente adoperato la razza gotica
-a mantener la dominazione delle provincie prima soggette ai Saraceni;
-accorta politica questa sua, con la quale imponeva il governo dei vinti
-agli umiliati conquistatori.
-
-Se non che allo scomporsi dell'impero que' conti goti vollero anch'essi
-rendersi independenti, e indarno si fa per metterli al dovere, ch'essi
-trovan chi li aiuta e nei Saraceni di Spagna, ed in quella razza di
-Guasconi che conserva la nativa sua libertà. Egli è giusto dire di
-Lodovico Pio che la Spagna gli sta particolarmente a cuore; allevato
-come ei fu in quelle meridionali provincie, e fatta parecchie volte
-la guerra di là dai Pirenei, egli si fa indi protettore dei Cristiani
-nelle Asturie, fra i monti dell'Aragona, e fin anco nell'Estremadura.
-Morto lui, la gente saracina riprende un po' di lena, e torna alle sue
-correrie, onde Abderamo, che regna in Cordova, può a ragione inviare
-alla sua diletta città versi in coi millanta il valore di sè e delle
-genti sue.
-
-I Saraceni armano la flotta loro, e corseggiano minacciosi fin sotto a
-Marsiglia; fu a quel tempo che la leggenda racconta di santa Eusebia,
-badessa d'un pio monastero affiliato a San Vittore. Aveva essa quaranta
-suore in altrettante celle, e all'apparir dei Saraceni sulla spiaggia,
-tutte, per non rimanere esposte alle passioni brutali dei Barbari, si
-mozzarono il naso, tanto avean più a schifo la bruttezza del peccato
-che quella del volto! Le popolazioni gotiche intanto approfittarono,
-per liberarsi, di questo nuovo impulso che spingeva i Saraceni al
-di fuori, e dappertutto insorgevano insieme coi conti di Castiglia e
-d'Aragona, per correre all'independenza, ingaggiando gagliardamente
-la guerra coi Saraceni. In breve avrem quindi dei duchi di Navarra,
-di Guascogna e d'Aquitania, mentre l'opera di Carlomagno si va per
-modo spezzando a mezzodì, che vedremo re e duchi di Provenza della
-schiatta germanica, ed un regno d'Arli unito all'impero di Lamagna.
-In quel tempo di confusione non v'ha distinzione alcuna di titoli:
-regni, ducati, contee hanno, per così dire, la medesima prerogativa;
-in vano trovar vorresti una monarchia; l'impero di Carlomagno ha tutto
-assorbito in sè, e dopo esso più non restano che rottami e frammenti di
-titoli e di dignità.
-
-Nel tempo che l'opera carlinga tutta se ne va a soqquadro, la Francia,
-la nobil Francia si spicca dall'impero, che resta germanico, e
-costituisce la sua nazionalità personale, e appena conserva qualche
-lontana comunicazione con l'Alemagna ad oriente, con la Frisia e
-l'Olanda a settentrione, con la Spagna ed anche con l'Aquitania a
-mezzogiorno. La Francia non ha più nulla di carolino, nè i Capeti
-punto raccolgono la successione di quelle massime e forme; i conti
-di Parigi niente han di comune con la schiatta germanica; Filippo
-Augusto differisce da Carlomagno: egli è un altro tipo, un'altra
-civiltà; l'ordinamento della monarchia francese componesi con altro
-concetto che con quel dell'impero: egli è, per così dire, un frutto
-del luogo; la Francia si ricostituisce con le condizioni d'una vita
-novella e cogli elementi d'una vigorosa esistenza. In quest'opera,
-che ha principio da Carlo il Calvo, essa è sconvolta da due tremendi
-flagelli: le invasioni dei Normanni e quelle degli Ungari. Se non che,
-come sempre avviene tra le nazioni che fanno di ordinarsi, le invasioni
-de' Normanni che disertano le provincie, si trasformano ed ordinano
-esse pure, e da flagelli che prima erano, diventano elementi di forza
-e di vita. Lo stabilimento dei Normanni nella Neustria è un de' fatti
-più notabili della storia; ritemperò esso la nazion franca di più
-vigorosa complessione, la ristorò di giovin sangue, e fu come se tu
-dicessi un ramo nuovo innestato sopra un vecchio tronco: i discendenti
-dei Sassoni vennero a gittare una colonia nella Neustria in quella
-guisa che Carlomagno avea gittato colonie di Franchi nella Sassonia.
-E non faceasi forse tutto a que' dì per colonie? E l'esaltazione de'
-Carolingi non fu ella una colonia austrasia fra la Senna e la Mosa? I
-duchi di Normandia divennero i più fermi sostegni del trono dei Capeti,
-fino a che divenuti anch'essi re d'Inghilterra, tornano alle antiche
-gare con la corona di Francia.
-
-Il secondo flagello, come detto è, che gravò sui Carolingi in sul
-loro cadere, fu l'invasione degli Ungari, popolo errante che mostrasi
-in arme nella Borgogna e nell'Austrasia. E' non cercan costoro una
-stabil dimora, ma danno il sacco; e poi, a modo di tutte le altre genti
-tartare, si sbandano, e se ne vanno carichi di bottino. Di che origin
-sono questi Ungari? E non son eglino forse un'altra reazione dei popoli
-domati già da Carlomagno, un rottame dell'edifizio carlingo che cade
-sul popolo franco? Sì, sono. Quegli Schiavoni, quegli abitanti della
-Pannonia, quegli Unni che pagavano tributo a Carlomagno, allo spirar
-suo vengono fieramente a sedersi sulle ruine dell'edifizio medesimo.
-Oh che doloroso spettacolo la distruzione di quest'opera! Imparate, o
-conquistatori, che forzar volete la natura delle cose: passate, e tutti
-fanno indi a ruffa raffa delle vostre spoglie, principi, popoli, tribù,
-a chi più ne coglie...
-
-In mezzo a tanto disordine di tempi come cercar le tracce del
-commercio e dell'industria? Carlomagno, non già che concedesse
-speciale protezione al commercio, ma ne aveva col suo modo di governo
-aiutato l'incremento. Tutto che sia grandioso e forte, impronta
-della natura sua la società civile; l'impero era ordinato in modo che
-assicurava prima d'ogn'altra cosa la centralità del potere, l'immunità
-d'ogni persona, la custodia delle pubbliche strade; al di fuori, le
-corrispondenze diplomatiche apparecchiavano quelle del commercio; cose
-tutte che procedevano da un ordinato governo fatto a dare la spinta
-sulla via del progresso, e la vita politica alla nazione; ma quand'esso
-ebbe a cadere, tutto fu disordine e confusione; non v'ebbe più lusso,
-nè più traffico, però che le vie di comunicazione non erano più
-sicure; i Normanni correvano le provincie, i popoli fuggivano, su ogni
-luogo eminente si rizzavano torri, ma se queste valevano a protegger
-gl'inermi abitanti, divenivano altresì il riparo dei signori, i quali
-svaligiavano i mercatanti che s'attentavano di viaggiar soli.
-
-Le relazioni di quei tempi ci fanno una dolorosa e lagrimevol pittura
-di questo stato sociale, in cui non era più orma di quel tempo glorioso
-dell'impero d'Occidente, quando le grandi carovane dei mercanti,
-partendo dalla Siria, da Roma, dalla Scandinavia e dall'Inghilterra,
-venivano ad attendarsi nelle fiere e nei landitti di San Dionigi:
-chè oramai nessuno vuole perigliarsi più per quelle vie infestate dai
-Normanni e dalla gente da guerra. Oh quanto desolata è la società del
-secolo nono! Tutta quella generazione prorompe in grida di dolore;
-i monasteri cantano le lamentazioni di Geremia per implorare la
-misericordia di Dio, e non sono ancora trent'anni che Carlomagno
-dorme l'eterno sonno! Le instituzioni dell'imperatore d'Occidente non
-penetrarono altrimenti nelle viscere di questa società, che rimase
-sempre la stessa; nulla in essa è mutato, nè bisogni, nè passioni, nè
-costumi; quanto egli fece a pro del commercio, tutto è morto insieme
-col suo regno; le vie di comunicazione sono interrotte, incompiuti
-rimangono i canali.
-
-Quel tanto ch'ei far potè pel commercio, non si stende al futuro;
-tutto, dopo lui, si urta e si spezza; nè la cosa potrebb'essere
-altramente, quando non si può andar da una città all'altra senza
-grosse scorte e per carovane; i lupi vengono a torme ad urlare fino
-alle porte delle città, sì che ognuno si chiude e vive entro i suoi
-domestici lari. Il secolo undecimo è sì ignorante in geografia, che
-i Normanni non sanno come sia configurato l'Angiò, e ancor meno la
-Borgogna e l'Isola di Francia. Onde, chi pensar potrebbe ai negozi del
-commercio? Essi quindi si limitano al bisogni giornalieri; le vesti di
-bigello si tessono dentro a' monasteri; si foggia qualche strumento
-per l'agricoltura; l'uomo tiensi alla terra siccome alla grande sua
-nutrice, sì che tu diresti quella società una famiglia di schiavi, con
-tutti al piè la catena che li lega al campanile della parrocchia. Orsù,
-aspettiamo per veder rinascere e rifiorire il commercio, che sorga nel
-secolo decimo l'ardente amor de' pellegrinaggi; ed ecco allora allato
-di quegli uomini servi, di quegli appartati solitari, levarsi numerose
-bande, composte di nobili, di plebei, di preti, di monaci, tutti muover
-per una sola meta, la liberazione del sepolcro di Cristo; avviarsi per
-l'Alpi, attraversare l'Italia, e quali imbarcarsi a Marsiglia, quali a
-Venezia, a Pisa o ad Amalfi, passare per mezzo alla Grecia, e salutata
-Costantinopoli, giunger finalmente nella Siria lontana. E in questo
-lungo tragitto quante nuove cose si affacciano alla vista loro! Le
-arti nascenti, le città trafficanti, però che se la centrificazione
-predisposta da Carlomagno non riesce se non ad un fine, e mal certo
-anche questo, gli sforzi individuali di alcune di quelle comuni
-ottengono di moltiplicar le dovizie del traffico: raro è che un poter
-troppo assoluto possa qualcosa in quest'elemento di ogni ricchezza;
-il despota è troppo imperioso nei voleri suoi, troppo superbo ne' suoi
-comandari; il commercio in vece ama di correr libero, spontaneo, e chi
-l'imbriglia, lo strozza. Mirate di rincontro agli sforzi di Carlomagno,
-lo spontaneo impulso che si vien manifestando a Marsiglia, a Venezia,
-ad Amalfi, e in mezzo alle ruine dell'impero contemplate le città
-repubblicane innalzarsi all'apice del loro splendore[150]. E delle
-instituzioni mercantili di Carlomagno che resta? L'unità del peso e
-della moneta se ne va, la gabella delle merci cade in dimenticanza,
-ogni città ha i suoi statuti particolari, ogni repubblica le sue
-cause in sè di grandezza e di decadimento, ma tutto estraneo resta al
-concetto carolino.
-
-Quel tremendo turbine di barbarie seco travolge indi l'arti appena
-nate; tutto sotto lo scettro di Carlomagno tendea verso una certa
-perfezione; i Greci e i Romani, grandi educatori del genere umano,
-compieron di belle opere. In fatti v'ha egli cosa che pareggiar si
-possa ai manoscritti del secolo nono, ed a quei caratteri sì chiari
-e belli che li diresti stampati? Pigliamo un messale o un codice
-teodosiano di Carlomagno e di Lodovico Pio: che scrittura nitida! che
-disegni tratteggiati all'antica! Quelle lettere, sopra tutto, color di
-porpora o di splendidissimo paonazzo, scritte sur una bella pergamena,
-che conserva la finezza e saldezza sua dopo ancora che i secoli l'hanno
-abbrunita!
-
-Ma che resta di quest'arte carolingica, incoraggiata già dal gran
-Carlo, poi che soggiacque alle agitazioni della seconda stirpe? Un
-nonnulla. Le carte diventano inintelligibili, la scrittura s'imbroglia,
-nè più orma serba dell'antica chiarezza; non v'è più perizia negli
-operai: tutto palesa che siam tornati alle barbarie, che per poco fu
-nelle Gallie diradata. L'arte diviene ancor qual era al principio della
-prima stirpe; il Franco torna Franco; il Barbaro ripiglia l'antica
-sua scorza: il punto luminoso sparisce, e tutto ricade nelle tenebre.
-E in che modo l'arte avrebbe potuto fiorire, quando le vie rotte non
-consentivano più l'andare da una città all'altra, e quindi toglievano
-tutte quelle vicendevoli comunicazioni onde artisti e dotti hanno
-bisogno per contraccambiarsi i loro lumi. Al tempo di Carlomagno gli
-artisti poteano salutar Roma e Costantinopoli, raccoglier come reliquie
-preziose gli ammaestramenti d'un'altra età; ma in sullo scadere dei
-Carolingi altro innanzi a sè non aveano che la terra coperta di brume,
-il cielo tenebroso e tetro, le invernali notti, il suon delle campane,
-le strida degli uccelli da preda, e una natura che avea sol voce ad
-annunziar la peste, la fame o la morte!...
-
-In mezzo a così rapida ed intera distruzione dell'opera, che accadeva
-degli altri rottami? e i rampolli della famiglia carlinga sopravvivevan
-eglino ancora alla ruina dello smisurato edifizio eretto da Carlomagno?
-Niuna famiglia certamente fu più numerosa di quella dell'imperatore:
-rigogliosi furono i rami che mise la pianta germanica, e figli e
-figliuole circondarono il vecchio signore, chè s'egli ebbe parecchie
-mogli, si fu per averne una discendenza, a modo di Davide e dei
-patriarchi; ed esse gliela porgono, ed ei nascer si vede l'un dopo
-l'altro Carlo, Pipino e Lodovico. Il solo de' figliuoli suoi di cui
-egli abbia a dolersi, è il primogenito, bello di volto e difforme
-di corpo, Pipino il Gobbo, che si ribella insiem coi Bavari e con
-Tassillone; ma Carlomagno il fa radere, e coronato con la tonsura in
-un monastero di San Benedetto, non s'ha oramai più a temere di lui, ed
-impotenti sono le sue cospirazioni.
-
-Se non che la morte si scaglia su questa famiglia, e trae l'un
-dopo l'altro, Carlo e il secondo Pipino, al sepolcro, con funerale
-accompagnatura di armigeri, e con poeti che scrivono i loro epitafi. E
-per verità questi giovani erano due menti robuste, e intelletti capaci,
-e braccia potenti a sostener l'edifizio carolino. Già li vedemmo,
-fanciulli ancora, in mezzo alle battaglie; Carlo o Carlotto seguir suo
-padre in quasi tutte le guerre della Germania, e Pipino fare in persona
-le spedizioni d'Italia contro gli Unni ed i Barbari. I quali due
-figliuoli, sì degni del glorioso padre loro, e sì atti a succedergli,
-muoiono pochi anni prima ch'egli scenda nel sepolcro; che se avessero
-potuto regnar dopo di lui, l'impero forse si sarebbe consolidato in tre
-grandi frazioni nelle mani loro ferme e capaci di reggerlo: a Carlo
-il regno d'Austrasia, l'Alemagna, la Fiandra, la Frisia, il Reno,
-l'Elba, la Mosa; a Pipino l'Italia, le popolazioni degli Unni, degli
-Avari e le isole del Mediterraneo; a Lodovico Pio il regno d'Aquitania
-ed i popoli dalla Loira all'Ebro. Difficile certamente sarebbe stato
-di mantenere unito un impero composto di popoli sì diversi e di sì
-contrari elementi; ma egli è da considerar che Carlo, il primogenito,
-era tedesco di costumi e d'origine, che Pipino avea passata sua vita
-fra le Alpi e gli Apennini, e che Lodovico era benvoluto in Aquitania,
-della quale avea preso gli usi e i costumi[151].
-
-Tre grandi monarchie adunque sarebbero nate da quel gigantesco
-impero; ma il sol de' figliuoli sopravvissuto a Carlomagno è Lodovico
-d'Aquitania, l'ultimo nato, il quale non è altrimenti un giovine
-inetto, e bene il mostrò governando con man forte i paesi dalla Loira
-ai Pirenei. Egli fece la guerra con buon successo; merito suo fu la
-conservazione di tutta la frontiera meridionale; a lui fu dovuto
-il compimento del sistema delle città e torri fortificate a riva
-de!l'Ebro; egli s'è abituato già alle cure del regno, molti sono i suoi
-capitolari, e mostrano ch'egli conosce l'arte di bene amministrare e
-governare; ha fatto suo tirocinio nella podestà regia, e moltiplicato
-i diplomi, spargendoli per dove egli passava, Carlomagno, finalmente,
-sentendosi vecchio, lo ha fatto compagno suo nell'impero; e nonostante
-tutto ciò, quest'impero, ereditato da un glorioso genitore, cade, e va
-in pezzi, a così dire, nelle sue mani.
-
-Fu sola debolezza di carattere che cagionò questa ruina, o vi
-cooperarono e l'affrettarono altre cagioni?
-
-Lodovico erasi certamente infiacchito nella corte sua d'Aquitania,
-chè nè la gente pure del nord resister sapeva all'influenza di quei
-sì molli costumi e di quel calido sole; allevato in mezzo a città
-quasi intieramente romane, i suoi consiglieri, i suoi amici sono
-poco men che tutti Goti o Aquitani; con essi ei muove alla guerra,
-ad essi affida il governo, e quando viene alla corte d'Aquisgrana
-per assumere la participazion dell'impero, i conti e i cherici delle
-meridionali provincie ve lo accompagnano, e parla la lingua loro, e usa
-abitualmente il latino, nè sa pur pronunziare il tedesco, sì che gli
-antichi cronisti ne lo riprendono. I leudi che circondano Carlomagno,
-oramai vecchio e spossato, portano lunghe vesti, ed hanno aspetto
-rigido e grave, intantochè i nobili del seguito di Lodovico sono gai
-e piacevoli come istrioni, vestono succinto, appena hanno indizio
-di barba; e ciò che più offende i leudi, si è che Lodovico anch'esso
-veste alla foggia di quei meridionali, quasi a testificar ch'egli è re
-ancora di quei popoli avversi alla razza germanica. Onde i mali umori
-e le cagioni che moltiplicano da bel principio le difficoltà intorno a
-Lodovico Pio, il quale, fatto imperatore, non è altrimenti servito con
-quella devozione e quel timore che inspirar sapeva il gran Carlo, ora
-chiuso nella tomba[152]. In somma, Lodovico è un uomo del mezzodì, e
-come potrebbero i conti del Reno e della Mosa altro che a malincuore
-ubbidirgli? La monarchia carlinga aveva avuto suo fondamento da una
-grande invasione della razza austrasia nella Neustria; Carlo Martello
-e Pipino aveano abbandonato le selve della Turingia per venirsi a
-impadronire della prefettura palatina di Neustria; dopo di che s'erano
-messa in fronte la corona de' Merovei: natural corso era questo, il
-settentrione veniva al mezzodì, e i Germani lasciavano le secolari
-foreste loro per gittarsi sulla civiltà romana; cosa era questa che
-avvenir si vedea da cinque secoli; Carlomagno avea condotto a fine
-l'opera tentata dall'avolo e dal padre suo; dato assetto alla civiltà
-franca; i popoli meridionali avean ricevuto conti e leudi nati in
-Isvevia e in Lorena; ma l'esaltazione di Lodovico Pio a mutar venne
-questa condizione. Or che vien egli a fare alla corte d'Aquisgrana
-quest'aquitano Lodovico, con quelle sue vesti corte, con quella sua
-barba rasa, con que' suoi saltimbanchi di Tolosa e di Arli, con quegli
-Spagnuoli suoi di Barcellona? Parlan eglino forse la lingua tedesca o
-sassone? partecipan eglino dei sentimenti altieri e inesorabili dei
-leudi del Reno e della Mosa? Quell'effeminato signore, quel cherico
-della Garonna e della Loira non dee a lungo regnare sugl'indomiti
-Franchi.... Non già per questo i Carolingi furon chiamati a succedere
-ai figli di Meroveo. Ed ecco qui una delle intime cagioni del
-decadimento della seconda stirpe.
-
-A far indi intera la confusione in questa famiglia, alcuni bastardi,
-dimenticati, scendono in campo con l'armi alla mano, per dimandar la
-parte loro nel patrimonio della corona e del fisco, chè i Carolingi
-ebbero pur di tal prodi figliuoli, i quali, senza nome e senza fortuna,
-tentarono di formarsi uno stato. Dappoi che lo scettro non è più in
-mano di Carlomagno, ne' suoi palazzi e ne' suoi poderi è un disordine
-da non dire: qua un bastardo si collega co' Barbari per combattere il
-nuovo imperatore; colà insorge un figlio mal contento della parte sua;
-le figliuole del medesimo Carlomagno, che molte sono, si mescolano in
-questo moto disordinato, e con la scostumata lor vita fanno lo scandalo
-delle corti plenarie. La madre di Carlomagno fu una casta donna,
-e caste pure furon le mogli sue, ma le figliuole non han pur orma
-dell'indole pudica delle donne germaniche, e in vano vengono chiuse qua
-e là ne' monasteri, chè elle n'escon per gittarsi di nuovo nel mondo.
-A que' tempi le ferrate porte delle badie non di rado spalancavansi
-all'impeto di quei figli, di quei giovani forzati a ricever la
-tonsura, i quali, sprigionandosi a un tratto dal chiostro, pigliavano
-la spada per tentare di nuovo il riconquisto del proprio retaggio;
-nè si contentavan solo di ridomandare il patrimonio, ma si mettevano
-altresì a capo dei Normanni o dei Saraceni, che invadevan la patria.
-Il regno di Carlo il Calvo vide appunto un di questi figli, più che
-altri animoso, di nome Pipino, il gran ribelle narrato dalle croniche,
-uomo ardente, instancabile. Costui entra in lega coi Saraceni: e che
-importa a lui della sua fede! Ed anche è voce ch'ei sia miscredente;
-egli ora invoca e ottiene dagli alcaidi quell'aiuto che dianzi invocava
-e otteneva dai Danesi e dagli Scandinavi, guidandoli in Bretagna. Egli
-è certamente un fellone e un traditor del suo principe e della sua
-nazione, ma pur non ha chi il pareggi in prodezza e in prontezza, e ben
-si vede che bolle nelle sue vene il sangue di Carlomagno.
-
-Benchè questa famiglia non lasci dopo di sè che indegni successori,
-pur tal si è lo splendore ch'essa trae seco, che tutta la progenie
-principesca di Lamagna va superba di questa chiara origine. In fatti,
-aver nelle vene il sangue di Carlomagno si è la maggior nobiltà che sia
-mai. Noverar per antenati Tassillone, duca di Baviera, Bernardo, re
-d'Italia, e Lotario, imperatore, si è il più bel blasone di Lamagna.
-Quei draghi figurati negli stendardi, que' cimieri, quegli elmetti di
-ferro, quegli scudi, con l'altre armadure, erano memorie carlinghe,
-e formavano il vanto di chi ereditate l'avea: sul Reno, sul Danubio e
-sull'Elba, tu non vedevi nè i fiordalisi di Francia, nè i merli senza
-becco, nè le pacifiche croci dei pellegrini; no, il blasone di Germania
-era qualcosa di più duro, qualcosa che teneva delle scoscese montagne,
-dei fiumi impetuosi, delle foreste d'Austrasia e delle Ardenne. I due
-blasoni dei Carli e dei Capeti non ebber alcuna rassomiglianza tra
-loro; ben gli scudi e i cosciali di quella cavalleria si scontraron più
-tardi nell'agone, e v'ebber di molte lance e spade spezzate. A Bouvines
-si rinnovò l'antica contesa fra Neustri ed Austrasi, ma in quei giorni
-la Francia trovato avea, in un con la forza della sua nazione, un re
-potente in Filippo Augusto, che incominciava il periodo di grandezza
-per la monarchia dei Capeti.
-
-
-
-
-RICAPITOLAZIONE.
-
-PERIODO DELL'ORDINAMENTO.
-
-768 — 814.
-
-
-Cosa malagevole, in tanta confusione dei tempi, si è lo sceverare
-distintamente ciò che appartiene all'ordinamento d'un grande impero,
-da ciò che si concerne alle conquiste militari che l'hanno creato o
-raffermato. Se non che in Carlomagno ci sono manifestamente due supreme
-doti personali, genio di guerra e mente alta di Stato. Laonde ogni
-cosa procede sotto di lui progressivamente e con un certo ordine;
-la conquista è compiuta quando appunto appare al mondo l'impero
-d'Occidente; e la legislazione principia quando l'imperatore è
-incoronato a Roma da papa Leone. Fino a quel giorno l'opera militare fu
-sì faticosa per Carlomagno, ch'egli applicar non potè ad altre cure: ei
-pensava a reggere, più che non a crear una stabile legislazione; ma da
-ch'egli è imperatore, i concetti in lui di legislatore ingrandiscono e
-si riempiono de' suoi vasti destini.
-
-In quest'andamento dell'impero d'Occidente ci sono instituzioni
-tolte a prestito, e ci sono concetti d'istinto; le instituzioni
-tolte a prestito vengon da Costantinopoli e da Roma, dalla Chiesa e
-dal codice teodosiano; i concetti d'istinto derivano dalla forza e
-dalla rigogliosa potenza propria degli uomini boreali. Centrificare
-l'autorità è pensier che viene naturalmente ad ogni valent'uomo,
-ampliare la podestà è cosa sì naturale, che non è d'uopo raccoglierne
-il pensiero per trasmissione. Carlomagno non si fa già a mutar lo stato
-sociale, ma se lo reca in mano per governarlo; in molte cose egli altro
-non è che il continuator del passato, e nel fare i suoi capitolari
-egli è costretto di sottoporsi alle leggi barbariche, ed anche di
-sancirle cogli atti suoi. Quanto alla legge salica, esempigrazia, si
-può dir ch'egli si contenta di darne una seconda edizione corretta; a
-quella dei Ripensi poche sono e insensibili le modificazioni ch'egli
-v'aggiunge: il codice longobardico si rimane intatto, e ben è vero
-ch'ei distrugge la nazion sassone, ma non istà per questo di conservar
-lo spirito delle sue istituzioni. «Concesso ad ognuno di vivere
-secondo la sua legge;» tale si era la gran massima dei codici primitivi
-dall'imperatore promulgata.
-
-Così, quest'uom supremo non sa intieramente spiccarsi dal passato;
-indarno egli si prova d'indirizzar la società per nuove vie, chè le
-consuetudini, i costumi, le leggi se gli attraversano, e la legislazion
-sua appena ne tocca la superficie. S'egli avesse voluto distrugger
-la personalità del codice franco, del longobardo o del bavaro: «Olà,
-imperatore, gli avrebbero detto i leudi, cotesto è patrimonio nostro,
-come tuo patrimonio è lo scettro: lascialo stare.» No mai, quegli
-altieri conti, quegli uomini liberi, quegli Austrasi comati, non
-avrebbero, nelle adunanze del campo di maggio, aderito ad accettar un
-capitolare che avesse intaccato il sistema delle composizioni, la sola
-penalità che i Franchi riconoscevano, la legge che regolava i gradi
-loro e la gerarchia. Necessità fu quindi all'imperatore arrestarsi
-dinanzi a questi impedimenti; chè anche gli uomini sovrani non sono mai
-al tutto padroni di dar libero corso ai loro concetti, e mille ignote
-voci attutiscono la loro: «Oh perchè, chiederà taluno fra sè, si sono
-eglino fermati a mezzo dell'opera?» nè sa, costui, quanto strazio,
-quanti travagli, quante debolezze, quante picciole cose si attraversano
-fra un uomo e il suo destino, fra la volontà sua e l'esecuzione.
-
-Le instituzioni di Carlomagno si riferiscono a diversi ordini d'idee
-che compongono il governo e l'amministrazione d'un popolo; ma prima,
-siccome pare, egli è tutto in un pensiero, nella fondazione, cioè,
-dell'impero; egli cinger vuole la fronte dell'alloro dei Cesari: già
-patrizio è, e perchè non augusto ancora? Pensiero questo che non gli
-vien tanto per istinto, quanto per imitazione. In fatti, i Franchi
-conoscevano forse in mezzo alle loro foreste il titolo d'imperatore?
-No, che essi aveano i loro _heretogz_ e i loro _konnug_ come gli
-Anglosassoni, nè ad essi eran giunte le tradizioni augustali di Roma e
-di Costantinopoli. Mal compresa era tra i Franchi l'idea d'un impero,
-essendo che la legge salica e i codici barbarici, in generale, non
-altro posavano che sovra una continua divisione dell'autorità, sullo
-spartimento dell'autorità regia e delle terre. Qualunque concetto di
-unione e di coesione era quindi alieno dai Barbari, laddove l'impero
-posava sopra una gran mistione di nazioni, e di popoli tutti confusi
-sotto una medesima spada e uno scettro medesimo.
-
-Ed ecco da quell'istante principiare il contrasto tra la creazione
-romana e la consuetudine barbara. L'impero provasi a tutto unificare:
-la legge salica inclina a tutto dividere. Carlomagno volle a forza
-spingere, ed a colpi, a così dir, di manopola, i popoli ad accostarsi e
-confondersi tra loro, ed i popoli assoggettar non si vogliono a questo
-giogo. D'onde tutta rivelasi la forza delle consuetudini; l'impero mai
-non s'intrinseca nei costumi delle domate popolazioni; egli è per esse
-un'idea che si riman pelle pelle, e che svanirà, perch'ella non è nei
-loro costumi e nel sangue loro. Volere unir ciò che è diviso, è opera
-sopra la forza umana, e tanta è questa potenza della salica e franca
-consuetudine nella division del retaggio, che Carlomagno medesimo
-l'accetta, quand'ha a lasciare l'eredità sua. Nell'anno 800 l'impero
-poggia sul fondamento di una vastissima centrificazione, e sei anni
-presso eccoti il capitolare di Thionville, che divide l'impero in tre
-grandi porzioni: l'una per Carlo, l'altra per Pipino, la terza per
-Lodovico.
-
-Nessuna delle creazioni, comprese le amministrative, di Carlomagno
-serbar può una perfetta centralità: in fatti, fa egli per corroborare
-la podestà ed ampliare l'autorità de' suoi _missi dominici_, o messi
-regii?[153] Fatica gittata, chè questo suo concetto di centrale
-ordinamento a nulla riesce: i messi regii son sempre in guerra coi
-conti, coi magistrati d'ogni distretto, e indarno l'imperatore tanto
-gli spalleggia ne' suoi capitolari, indarno ei cambia metodo all'uopo
-di meglio sublimarli, chè ad altro anzi non riesce che ad indebolire
-l'autorità dei conti e dei governatori delle marche e delle frontiere.
-Finchè attiva e forte è la volontà che mette innanzi e protegge i messi
-regii, eglino sono ubbiditi, e imagine come son dell'imperatore, alcun
-che conservano della potenza sua; ma poi ch'egli è morto, anch'essi
-languono, e dopo Lodovico Pio non se ne trova più fatta menzione.
-Questo avviene, perchè stranieri alle consuetudini del governo ed
-agli usi amministrativi della nazion franca, della longobarda e della
-gotica, sono, a così dire, un'instituzione straordinaria, la quale
-finir dee con le circostanze che la produssero.
-
-Le due monarchie da Carlomagno instituite in Aquitania e in Italia,
-si conformano certamente, più che non l'instituzione di cui abbiamo
-dianzi parlato, ai costumi di quel tempo; le nazioni barbare han già
-famigliare il titolo di _rex_, e il trovano buono; solo che Carlomagno
-di troppo ancora allarga i confini della sua ripartigione. Infatti,
-potevasi egli fondare un regno italico in mezzo a venti popoli di
-origini diverse, che se ne contendevano il suolo? E questo re d'Italia
-poteva egli esser forte tanto da farsi rispettar dai Napolitani, da
-Roma, dai Longobardi, dai Greci, per non comprendervi eziandio gli Unni
-della Pannonia? L'Italia era, per lo meno, tanto sminuzzata in popoli
-e governi, quanto le Gallie, e soggiacer doveva alla medesima sorte,
-e il regno suo appicciolirsi come quel d'Ugo Capeto e di Roberto, sì
-se tutto perir non dovea sotto il cozzo di tante diverse popolazioni.
-Il regno d'Aquitania era meglio congegnato; dalla Loira all'Ebro
-ci avea una popolazione naturale del paese, che tutta parlava una
-medesima lingua, e di cui Cantabri e Goti formavano, a così dire, il
-primo strato. Ond'è che vediam Lodovico Pio fare ottima prova come re
-d'Aquitania, diventarvi un della nazione, esservi ubbidito ed amato,
-in ogni luogo moltiplicarsi e dominare gli editti suoi; ma poi giunge
-il tempo dello sminuzzamento: Lodovico, chiamato all'impero, più non
-risiede nelle sue città e ville meridionali, e allora sì grande ed
-intera è la confusione, che nulla più resta d'intatto e d'ordinato;
-l'opera va in pezzi, l'edifizio crolla, e tutto ne trema intorno e si
-scommuove il terreno.
-
-I capitolari, che contrassegnano il periodo legislativo di Carlomagno,
-furon essi un codice regolare e finito, siccome furon le ampie
-compilazioni di Teodosio e di Giustiniano? V'ebb'egli qualche Ulpiano,
-o Triboniano germanico o franco, chiamato a stringere il fascio delle
-leggi carlinghe? Mainò; i capitolari vennero l'un dopo l'altro, e non
-già spontaneamente e ad un solo tratto; alcuni di essi altro non sono
-che la confermazione di leggi anteriori, intantochè altri svolgono
-una teorica amministrativa in miglior consonanza coll'impero. Ma
-l'uniformità si è principalmente l'intento cui mirano i capitolari;
-pensiero del resto che non è punto nuovo, e che sorge naturalmente in
-tutte le menti supreme, e soprattutto in quelle che pendono al potere
-assoluto; il ridurre a codice le leggi, è un concetto semplice, che
-viene e piace a quanti amano un forte potere. I grandi monumenti della
-legislazione tutti procedono da un pensier dittatorio: così il codice
-civile come i capitolari, così gli editti di Luigi XI come quelli di
-Luigi XIV, così le provvisioni del Richelieu come gli atti del Comitato
-di Salute pubblica. L'unità e la semplificazione altro non sono che
-l'imagine della podestà orientale, cui solo il genio può ampliare
-e volgere in vantaggio dell'umanità. Lo statuto locale è paterno, e
-il governo del municipio corrisponde a quello della famiglia, e pur
-non dimeno, quand'è a fare un codice, sempre si fa a danno delle
-private consuetudini. Tutto di necessità ceder dee ad una potente
-centrificazione, però che mandato è dell'uom supremo cacciare, anche
-a forza, un paese verso le vie sconosciute e grandi della civiltà,
-foss'anco a scapito degli usi privati e della domestica felicità;
-così, e non altrimenti, l'unità nazionale vien sempre a surrogar sè
-stessa alla frazion locale. Ma una differenza ci ha tra i tempi di
-Carlomagno ed i nostri, ed è che al secolo ottavo l'idea della podestà
-era debole, e grandissima la potenza d'ogni individuo: onde avvenne
-che la centralità disparve in cospetto allo sminuzzamento d'ogni terra
-e d'ogni gruppo d'uomini: laddove oggidì, all'incontro, ci sono state
-tante spezzature, tanti attriti di opinioni e d'interessi, e sì pochi
-aggregamenti, che si desidera, quasi per istinto, una podestà forte, e
-che l'universalità dei codici ha potuto occupare il luogo degli statuti
-municipali morti già da gran tempo.
-
-Nell'ottavo e nel nono secolo la dittatura non altro esser potea mai
-che un'imagine di forza materiale, tutto essendo ancor sì confuso
-nella Chiesa e nella società, chè sorgerne non poteva una podestà da
-tutti accettata, se quella non era della conquista. Il papato, che
-salì al sommo della potenza sua verso la fine del secolo undecimo, per
-l'impulso che ad esso diedero le crociate e Gregorio VII, era ancor
-vigorosamente combattuto; Adriano e Leone erano uomini valenti sì, ma
-pur sempre esposti alle sollevazioni dei Romani, alle invasioni dei
-Greci e dei Napolitani, tanto che furon costretti abbandonare l'Italia
-per andar a cercare un asilo al di là delle Alpi, e ad implorar
-soccorso da Pipino e da Carlomagno. Ora, un potere che implora il
-braccio altrui, non è forte mai, e presto è a crollare alla prima
-scossa. L'autorità dei papi ebbe aiuto e incremento dal persister
-ch'essi fecero nel proposito di voler governare la società; questa
-tenacità fece la forza loro, e smisurata in questo fu l'opera loro
-intellettuale. Adriano e Leone compreser forse meglio d'ogn'altro
-ciò che facea di bisogno alla generazione per tenerla nei termini,
-e però dieder la dittatura di Carlomagno agli uomini da guerra, e la
-coronarono con la creazione dell'impero d'Occidente; quanto poi a ciò
-che concerne la Chiesa, intento di Adriano e di Leone fu di assicurarsi
-il potere assoluto in man propria. Grandi erano gli effetti ch'eglino
-ottener potevano dalla creazione d'un impero; lo scisma d'Occidente
-poteva aver fine pel matrimonio di Carlomagno con una imperatrice
-di Costantinopoli: Irene proteggeva le imagini, egli il papato; nè
-questo gran disegno d'un parentado che avrebbe avuto per conseguenza
-la cessazion dello scisma, fu mai dal pontificato messo al tutto in
-disparte, e quando non più di Carlomagno stesso, trattavasi dei figli
-suoi. I papi volean togliere la separazione delle due Chiese, e questo
-maritaggio sarebbe divenuto il simbolo della loro unione.
-
-Roma, poi che ha creata la suprema dittatura per Carlomagno,
-cingendogli in fronte la corona, se ne serve non solo per corroborare
-la podestà sua, ma sì ancora per ispegnere le eresie. In ogni
-luogo sono indizi di una sollevazione filosofica contro le opinioni
-cattoliche: a Costantinopoli ferve la quistion delle imagini: gente
-barbara ivi atterrar vuole il culto delle arti, da cui vengono sì
-dolci sensazioni alla mente ed al cuore: i papi prendono a difender le
-imagini, a proteggerle, e fattisi di questo modo padroni degli affetti
-del popolo, più forti ne divengono a combatter contro le eresie, fredde
-disputatrici, che travaglian la Chiesa, e invocano il braccio secolare
-di Carlomagno, pronto sempre a colpire dove sia da secondare la volontà
-di Roma. Quindi noi lo vediamo, e come re e come imperatore, presiedere
-i concilii, condannare Elipando e Felice, essere lo strumento in somma
-di cui si servono i papi per mansuefare il mondo cristiano.
-
-Nelle pratiche sue col papato, il figliuol di Pipino si mostrò più
-destro e forte che non un imperatore dei tempi moderni, il quale, nato
-al par di Carlomagno in mezzo agli accampamenti, e capo esso pure
-d'uomini d'armi, procacciar volendosi la forza morale e religiosa,
-non ebbe a gran pezzo l'accortezza che il Barbaro seco recò dalle sue
-foreste, e in vece di sublimare il papa, come fe' Carlomagno, si studiò
-di atterrarlo, e gli ritolse Roma, laddove i Carolingi l'aveano donata
-ad Adriano ed a Leone: onde ne conseguì che l'impero moderno, non
-sostenuto dalla forza morale, crollò, colpa questo capitale difetto.
-Ma forsechè attribuir deesi questa differenza di procedere alla
-differenza dei tempi; questa società non era sì intimamente religiosa
-come quella, ed i cuori erano manco temprati alle credenze cattoliche;
-e tuttavia Roma riuscì trionfante contro del forte, appunto perchè in
-fatto di politica non si vuol tanto ridurre in pezzi gli strumenti,
-quanto saperne usare con sagacità: Adriano e Leone aveano protetto
-l'impero morale di Carlomagno, e questi ne li ricompensò; Pio VII avea
-consacrato Napoleone, avealo presentato al mondo cristiano pel vero
-imperatore, pel signore legittimo; ed a che pro conculcare un povero
-vecchio, spogliandolo della diletta sua Roma?
-
-Il sistema politico e amministrativo di Carlomagno, fondato com'era
-su elementi positivi, molto pure accostasi a quello che s'è veduto nei
-tempi moderni: al sommo della gerarchia, l'imperatore potente, onorato,
-riverito, in corrispondenza co' papi, e per mezzo della guerra o de'
-suoi legati in comunicazione con le circostanti civiltà, e sotto a lui
-re e duchi militari, che gli rendono omaggio e vengono a' suoi placiti;
-due assemblee o corti plenarie ogni anno, l'una per discutere intorno
-alle spedizioni lontane, l'altra per approvare i capitolari e gli atti
-legislativi; poi de' conti incaricati, come governatori permanenti
-e rettori delle provincie, dell'amministrazione della giustizia e di
-tutta la podestà imperiale, e intorno a questi conti, altre assemblee
-locali, sotto buonomini, maggiorenti eletti dai medesimi abitanti, i
-quali tengono le Assise, giudican le liti, fanno il ripartimento dei
-redditi. E quando un capitolare è passato nell'assemblea generale,
-viene comunicato a' conti, che anch'essi lo comunicano alle assemblee
-locali, le quali ne eseguiscono i comandamenti, e, affinchè nessuno
-di questi ordigni si rompa o si fermi, ci sono anche qui i _missi
-dominici_, commissari straordinari che vanno dappertutto a invigilare.
-Nel quale sistema ci ha, come ognun vede, un misto del governo romano,
-forte e potente com'egli era, e della libertà germanica, che posa sulle
-assemblee e sulla pubblica rappresentanza.
-
-Il sistema de' Capeti, che succedette a quel dei Carolingi, niente
-ha con ciò di comune, la feudalità rannoda ivi le istituzioni a idee
-territoriali, e forma, come a dire, una gran marmorea catena, che
-dalla torre del Louvre si stende fino al castello del valvassore;
-ordine nuovo di doveri, che distrusse le instituzioni dei capitolari.
-Dappoi che la rivoluzione del 1789 ha distrutta la gerarchia feudale,
-ritornasi al concetto carlingo, che pur aveva alcun che di romano.
-Qual diversità ci fu egli tra i prefetti ed i conti di Carlomagno?
-tra i messi regii, i rappresentanti in deputazione e i commissari
-straordinari dell'imperatore Napoleone? E per più d'un nodo anche
-si concatenarono i due sistemi municipali, le Assise, i giurati, le
-assemblee, e di nuovo apparve l'uniformità dei codici. Tutte le podestà
-hanno il medesimo istinto, e se hanno società a governare, adoperano i
-medesimi modi.
-
-E quanto alla scienza, fu ella in Carlomagno inclinazione o arte di
-governo? Fatto sta ch'egli la protesse, che il suo secolo si scosta
-da quanto lo precede e da quanto lo segue, chè egli fece ogni poter
-suo per diffondere i lumi e promuovere gli studi; ma pur troppo ogni
-suo sforzo fu vano con una società da cui non era compreso. E tuttavia
-Carlomagno persevera; egli aggruppa e stringe fra loro gl'ingegni, e si
-compiace di trovarsi in mezzo a loro; ella è cosa che si vede spesso
-tra gli uomini nati a reggere e ad imperare questo sollevarsi ch'ei
-fanno nelle lettere, dalle fatiche della guerra e del governo! Cesare
-scrive i suoi _commentarii_, espressione d'una mente supremamente
-politica; Carlomagno fa versi nella sua lingua nativa, chè i
-conquistatori barbarici godevano d'udir narrare l'eroiche imprese della
-patria, e l'imperatore gl'imita[154]. Egli negli ozii suoi inclinava
-alla scienza, e ben te ne avvedi alle sue sollecitudini per lei; nè
-la sua è solo protezione, ma ben piuttosto vocazione; carteggia coi
-dotti, li convoca, li stringe intorno a sè, li ricolma de' suoi favori,
-delle amorevolezze sue; però che alle sue personali inclinazioni
-s'accoppia in questo l'intendimento suo politico; essendo la scienza
-sostanzialmente romana ed ecclesiastica, egli non ha già a temere dei
-cherici, chè per mezzo del papa ei si tiene soggetti; ma il pericolo
-dell'opera sua sta nell'impetuosità de' suoi leudi e nelle commozioni
-degli uomini da guerra, che abbatter possono la sua dinastia; ora
-i cherici mansuefanno questi animi troppo fieri, e li rendono più
-inchinevoli ad ubbidire: la scienza, gli studi penetrar possono fra
-quella razza soldatesca, e allora tutto fia terminato; e l'impero
-durerà imperturbato in lui e nella famiglia sua.
-
-Al qual uopo il veggiamo non protegger tanto la gerarchia episcopale,
-quanto i monasteri; i vescovi anzi sono da lui compressi e tenuti a
-segno, chè troppo potenti erano, troppo mescolati nelle cose civili,
-la gerarchia loro era troppo gallica e attinente per ogni punto
-ai municipii; ond'è che Carlomagno ama meglio protegger le badie e
-spalleggiare l'autorità delle immense comunità di San Benedetto. Le
-badie sono esenti da qualunque giurisdizione episcopale, e dipendon
-solo da Roma, che è tutta di Carlomagno; e in mezzo a queste badie
-si compiono i grandi atti della vita; le servon di prigione di Stato
-pei re balzati dal trono, pe' conti, pe' leudi, de' quali Carlomagno
-abbatter vuole il potere; esse proteggono il sepolcro dei vivi e
-dei morti, quindi la grandezza che loro ne viene; sono asili sempre
-aperti, e gli abbati intervengono, col loro pastorale in mano, ai
-consigli e alle solenni assemblee, per ivi fare spalla all'autorità
-dell'imperatore. Quindi è che, mentre Carlomagno, e più ancora il
-figlio suo, si trovano spesso in contrasto con l'episcopato, non hanno
-all'incontro mai di che dolersi d'alcun abbate dell'ordine di San
-Benedetto.
-
-Tutta questa amministrazione era ordinata ad apparecchiar la leva
-delle gravezze e delle milizie, le due parti essenziali del governo.
-Il fisco è l'oggetto delle più vive sollecitudini di Carlomagno;
-quindi ei ne regola l'entrate, quindi ei fa che ad ogni sei mesi
-versati sieno i redditi de' suoi poderi o in derrate, o in danaro, o
-in servigi; ed essendochè la composizione e l'ammenda formano il forte
-delle sue rendite, ei se ne piglia assidua cura ne' suoi capitolari:
-«Chiunque commetta un'azione colpevole dee pagare un'ammenda;» non più
-pene afflittive, assai raro la morte, ma sempre la confiscazione e la
-composizione, sempre soldi e denarii d'oro. Più spesso ancora il fisco
-viene arricchito dalle spoglie dei popoli vinti, Carlomagno è simile a
-quei re barbari, che dopo la vittoria se ne stanno assisi nella tenda
-loro col bottino ai piedi, in atto di partirlo fra' loro fedeli. E
-il bottino in fatti, in quarantatrè anni ch'egli ebbe di guerra, è
-bellissimo, chè, s'egli ebbe a chè far coi Sassoni, popolo povero e
-senz'agi, egli conquistò pure l'Italia e i Longobardi, soggettò gli
-Unni e svaligiò i loro palazzi, e gli Unni aveano svaligiato il mondo!
-Poi, varcati i Pirenei, trovossi avere in sua balía le ricchezze
-accumulate dei Goti e dei Saraceni. Ond'è che a saziare i suoi
-guerrieri egli non ebbe, come già Carlo Martello, bisogno di spogliare
-i cherici, ma sì modo a tutto arricchire e fecondare. Non poche
-fra le chiese vanno debitrici a lui della lor fondazione; al tocco
-della sua mano sorsero i monumenti delle arti; per cura sua venner
-da Costantinopoli i manoscritti, i messali, i reliquarii, e sua egli
-fece l'arte greca col chiamare intorno a sè gli artefici di Roma e di
-Bisanzio.
-
-Tale si è l'opera in cui travagliossi per tutta la vita un sol uomo,
-opera di smisurati effetti. Chè, a dir tutto, se la Roma dei patrizi e
-degli imperatori raccoglie più ampi territorii, essa tuttavia non viene
-che mano mano ampliandosi, ed essa dee la potenza sua alla sua paziente
-politica; l'ordinamento che viene svolgendosi da Romolo fino ai Cesari,
-è infinito sì, ma pur ci voglion de' secoli, e tutte queste cose si
-succedono, e l'una vien dopo l'altra; laddove Carlomagno procede a
-passo di gigante, immagina ad un tratto l'ordinamento dell'impero
-a quel modo che ad un tratto ne fa la conquista, poche sono le
-modificazioni a cui va soggetto il suo governo: il sistema dei conti,
-esempigrazia, e dei messi regii si riferisce all'originario concetto
-della podestà sua, e tutto ciò che è nella gerarchia loro, altro non è
-che un accessorio, del quale ei può sicuramente maneggiare gli ordigni.
-
-Nella storia dei tempi noi vediamo che quel che presto si fa, presto
-anche cade. Vano è il fischiar del turbine contro la quercia che si
-sprofonda con le radici nelle viscere della terra, e solo ne agita le
-frondi; ma l'albero carlingo appena tocca la superficie del suolo; il
-gigante del Reno e della Mosa abusò, se così può dirsi, dell'ardor
-di sua giovinezza, e presto verrà per lui la decrepità. Che altro
-sopravviver poteva a quest'opera? Il titolo d'imperatore; ma questo
-titolo non era di origine franca; romano era desso, nè veniva da lui!
-Questa dignità della porpora ricomparirà nei tempi siccome simbolo
-d'una podestà forte, risplenderà in fronte ad altri principi, nè questi
-ne andran debitori a Carlomagno. Ma e la dignità regia? Essa pure stava
-per passare in un nuovo lignaggio, per lasciare l'impronta romana, per
-farsi tutta feudale: altre idee stavano per sorgere sotto il regno dei
-Capeti e altre leggi; i municipii si cambieranno in comuni; i coloni in
-contadini e borghesi; i conti e leudi in alti feudatari, proprietari
-effettivi, sovrani del _dominio_ e del territorio; gli arcivescovi
-ed i vescovi diventeranno pari e baroni, e le assemblee del campo di
-maggio, semplici corti feudali. I capitolari, in mezzo a questa notte
-dei secoli, spariranno, e succederanno ad essi le instituzioni di San
-Luigi, il codice feudale di Gerusalemme e i libri di giurisprudenza di
-Beaumaucir.
-
-Ma e d'onde avviene che, in mezzo alla ruina d'ogni opera sua,
-Carlomagno duri ancor sì splendido di fama tra i posteri? D'onde
-avviene che citato venisse nelle corti plenarie come fonte ed origine
-d'ogni grandezza? d'onde avviene che tanti monumenti si attribuiscono
-alla sua gran mente? Che ci sono rupi e grotte d'Orlando, e torri
-Magne e fari Carolini? come avviene che questa memoria siasi di secolo
-in secolo ingigantita? Ottone imperatore visita, primo di tutti, il
-monumento di Carlomagno, e vi contempla riverente il gran principe con
-l'occhio pallido e fiso, coricato nell'arca, coperto dell'auree sue
-vesti, con lo scettro in mano e col volume degli Evangeli ai piedi;
-fin dal secolo duodecimo Carlomagno è il subbietto di tutte le canzoni
-eroiche, di tutte le gloriose memorie delle popolazioni; egli è l'eroe
-di mille maravigliose avventure. Al secolo decimoquinto il Pulci, il
-Bojardo, l'Ariosto lo cantano in poemi nazionali: «O voi. Orlando,
-Angelica, Rinaldo, Marfisa, Astolfo dalla lancia d'oro, Merlino,
-venite ad attorniar di splendido corteo il vostro sire!» A quel
-tempo i giuochi e passatempi delle corti medesime rammentano tuttavia
-Carlomagno ed i suoi paladini; le carte stesse da giuoco rappresentano
-insiem con l'imperatore in lunga barba l'imagine d'Ildegarda e d'Uggero
-il Danese, e quando Carlo VI, nei lucidi intervalli della sua pazzia,
-giocava con que' suoi grandi tarocchi, ogni volta che tra il cavaliere
-della coppa, la mala morte e il re di denari imbattevasi in Carlomagno,
-non dimenticava di farsi per venerazione il segno della croce!
-
-E Carlo Quinto, che pure agogna l'impero del mondo, non vien anch'esso
-a visitare in Aquisgrana il sepolcro del grande suo antecessore? Egli
-discende in quello, il misura, si prostra e legger vorrebbe il proprio
-destino nel misterioso libro che giace presso l'imperatore ivi corcato.
-Intanto i secoli proseguono il loro corso, e un altro conquistatore,
-un altissimo sovrano, domatore di popoli al pari di Carlomagno, e al
-par di lui legislatore e reggitore di varie nazioni, viene anch'esso
-ad inchinarsi dinanzi a quella gran tomba, e vuol essere consacrato
-con la spada di Carlomagno, e portare la sua corona, e toccar con le
-proprie mani il suo tesoro; poi s'adagia nella sua marmorea sedia,
-quasi a indurne la grandezza dell'edifizio da lui innalzato, e ordina
-che il sepolcro sia ristaurato, e il misura a vedere s'egli è fatto a
-suo dosso, e vuol farvi rinfrescar quell'antica iscrizione che vi si
-leggeva ai dì passati: «Sotto questo monumento giace il corpo di Carlo,
-magno e ortodosso imperatore, che ampliò nobilmente e felicemente
-resse il regno de' Franchi per anni quarantasette. Morì settuagenario
-l'anno dell'incarnazione del Signore 814, indizione VII, a dì 28
-gennaio[155][156].»
-
-E in mezzo a questi grandi nomi e a queste splendide celebrità, io
-povero pellegrino farmi a scriver questa cronica di Carlomagno! Nè io
-ebbi già l'arroganza di misurar quella tomba, nè la vanità di toccare
-le sue reliquie, solo mi posi a pregare inginocchiato su quella pietra
-sepolcrale, non altro vedendo attraverso tutte le grandezze di quel
-monumento che la morte, e dicendo come Alcuino: «Quando l'uomo è morto,
-altro romor più non resta se non il sordo brulichio del verme che rode
-il suo cadavere; altro suono non riman più dopo noi, se non quello
-della tromba finale, che a tutti, grandi e piccoli, griderà: — Che hai
-tu fatto per Dio, per la giustizia e per l'umanità!»
-
-
- FINE DEL SECONDO ED ULTIMO VOLUME.
-
-
-
-
-AVVERTIMENTO AI LETTORI
-
-
-Nel sommario del capitolo XVII leggasi _Ferraù_ e non Ferracì, com'è
-stampato. Nella nota del Traduttore, appiè della pagina 64, vol. II,
-leggasi _Policleto_ e non Polignoto. Alla pagina 79 dello stesso
-volume, linea 43, leggasi _mansi_[157] in luogo di mense, e così
-ogni volta che ivi torna la stessa parola. Gli altri scorsi di minore
-importanza si lasciano rettificare al colto lettore.
-
-
-
-
-INDICE
-
-DEL SECONDO ED ULTIMO VOLUME.
-
-
- PERIODO DELL'ORDINAMENTO Pag. 1
-
- CAPITOLO I. — CORRISPONDENZE DIPLOMATICHE DI CARLOMAGNO
- RE E IMPERATORE. — Pratiche con Roma. — Ragioni della
- lega. Papa Stefano. — Papa Adriano. — Carteggio. — Epistole
- di Adriano. — Vigilanza sull'Italia. — Papa Leone. — Nuovi
- legami con la santa sede. — Condizioni respettive
- dell'Impero e del papato. — Corrispondenza cogli imperatori
- di Costantinopoli. — Costantino Copronimo. — Leone
- IV. — Costantino ed Irene. — Disegno di accostamento fra
- i due imperi. — Lega e proposta di nozze. — Niceforo. —
- Trattato de' confini. — Negoziati diplomatici coi
- califfi. — Arun-al-Raschild. — Pratiche cogli emiri saraceni
- di Spagna. — Colle tribù erranti. — Coll'ettarchia
- anglo-sassone e i re di Scozia. — (768-814) » 3
- CAPITOLO II. — PRIMO PERIODO DEI CAPITOLARI DI
- CARLOMAGNO. — Classificazione dei capitolari. — Son
- essi tolti dal diritto romano? — Fonte ed origine del
- diritto germanico. — Ordinamento della Chiesa. — Formole
- ecclesiastiche. — I vescovi. — Riforma. — Capitolari di
- Francoforte, dei conti, su Tassillone duca di Baviera. —
- Il gran capitolare _De villis_. — Diritto domestico. —
- Spirito generale della prima epoca dei capitolari. —
- (769-800) » 24
- CAPITOLO III. — OPERE PUBBLICHE, COMMERCIO, INDUSTRIA. —
- Delle grandi opere che si riferiscono a Carlomagno. —
- Torri. — Fari. — Campi militari o valli. — Chiese. — La
- cattedrale d'Aquisgrana. — Tradizioni intorno alle chiese
- di Colonia e di Magonza. — Il gran ponte sul Reno. — Il
- gran canale. — Congiunzione del Danubio col Reno. —
- Commercio. — Unità delle monete. — Il _maximum_, o tariffa
- delle merci e delle derrate. — Lusso. — Pellicce. —
- Gioje. — Fiere e mercati. — Marineria. — Ponti. —
- Costruzion delle navi. — Custodi dei porti e dei fiumi. —
- Stato delle compagnie dei barcaiuoli. — (768-814) » 38
- CAPITOLO IV. — STATO DELLE SCIENZE E DELLE LETTERE SOTTO
- CARLOMAGNO. — Indole scientifica di Carlomagno. — Suo
- spirito germanico. — Sua inclinazione per la letteratura
- greca e romana. — Le tre menti del sapere. — Alcuino
- sassone, Teodolfo lombardo, Landrado germano. — Protezione
- alle lettere. — Filosofia. — Astronomia. — Geografia. —
- Grammatica. — Poesia. — Musica. — Storia e cronache. —
- Canzoni eroiche. — Pratica generale dell'agricoltura. —
- Tendenza letteraria. — I dotti. — Le scuole. — Costumi ed
- usi dei dotti alla corte di Carlomagno. — Carteggio di
- questo principe. — Alcuni frammenti delle sue lettere. —
- (768-814) » 48
- CAPITOLO V. — LA CHIESA E LE SUE COSTITUZIONI SOTTO
- CARLOMAGNO. — Conflitto per l'unità. — Eresie. — Le due
- principali. — Gl'iconoclasti. — La dottrina di Felice da
- Urgel. — I libri carolini. — I vescovi. — Gli abbati. —
- Aspetto dei grandi monasteri. — La regola. — Le cronache. —
- I cartolari. — Le mense ecclesiastiche. — Abbozzo della
- famiglia monacale. — Le terre ed i servi. — (768-814.) » 63
- CAPITOLO VI. — L'INSTITUZIONE PRINCIPALE DEI _MISSI
- DOMINICI_. — Origine dei _missi dominici_. — Mobilità dei
- magistrati. — Giuramento dei vassalli. — Tributi. — Ufizio
- dei _missi_. — Capitolari ond'è ad essi affidata
- l'esecuzione. — Toccasi della giustizia. — Delle persone. —
- Delitti pubblici e privati. — Giurisdizione assoluta sui
- placiti, sui conti e sui giudici. — Soprantendenza sui
- monasteri. — Sulle mense reali. — Relazioni dei _missi
- dominici_ all'imperatore. — Teodolfo, un di questi nel
- Mezzodì. — Poema intorno alle sue rimembranze. — (802-811) » 74
- CAPITOLO VII. — USI E COSTUMI DEL REGNO DI CARLOMAGNO. — La
- vita cristiana. — Il battesimo. — Il matrimonio. — Le carte
- testamentarie. — La morte. — Le corti plenarie. — I
- banchetti. — Le cacce. — La vita delle foreste. — Vestimenta
- e lingua. — La tedesca. — La franca. — La romanza. —
- Relazioni di Carlomagno co' leudi. — I vescovi. — Gli
- abbati. — Forme delle epistole. — Dei sigilli. — Consuetudini
- del palazzo per la sottoscrizione delle carte e diplomi. —
- Monete. — Misure. — (768-814) » 83
- CAPITOLO VIII. — ULTIMO PERIODO DEI CAPITOLARI. — I
- capitolari legislativi. — Personalità delle leggi barbare,
- franche, saliche, ripensi, lombarde, visigote, romane. —
- Capitolare addizionale alle leggi saliche e ripensi. —
- Analisi del _Poliptico dell'abbate Irminone_. — Giurisdizione
- dei conti e del vescovi. — Placiti degli scabini e dei
- centurioni. — Capitolari circa la milizia. — Forma delle
- dimande all'imperatore. — Rescritti. — Somiglianza
- e dissomiglianza tra i sinodi e i placiti. — Indole
- generale della legislazione di Carlomagno. — (800-814) » 94
- CAPITOLO IX. — FAMIGLIA DI CARLOMAGNO E GLI ULTIMI TRE ANNI
- DELLA SUA VITA. — Mogli di Carlomagno. — Imeltruda. —
- Desiderata o Ermengarda. — Ildegarda. — Fastrada. —
- Luitgarda. — Figli. — Pipino soprannominato il _Gobbo_. —
- Congiura di lui contro il padre. — Carlo. — Pipino
- re d'Italia. — Lodovico re d'Aquitania. — Figlie. — Altre
- figliuole. — Emma e la leggenda di Eginardo. — Ultimi anni
- di Carlomagno. — Sua stanza in Aquisgrana. — Accordo con gli
- Schiavoni e i Danesi. — Testamento di Carlomagno. —
- Spartizion dell'impero. — Suoi patimenti. — Sua morte. —
- Considerasi il modo suo di governo. — Forza e debolezza
- dell'impero. — (768-814) » 105
- CAPITOLO X. — LA CITTÀ E IL DRITTO PRIVATO CARLINGO. — La
- città romana, la gallica, la franca, la germanica, la
- longobarda, la gotica. — Il vescovo. — I difensori. — I
- collegi delle arti. — I conti. — I giudici. — I vidami. —
- I prevosti. — Gli avvocati. — I centurioni. — Gli scabini. —
- I buoni uomini. — Diritto privato. — La vendita. — Atti
- di manumissione. — La locazione. — Il testamento. — Formole
- e processure. — Il giuramento. — La testimonianza. — Le
- prove del fuoco e dell'acqua. — Azione della Chiesa. —
- Origine del diritto feudale. — (768-814) » 122
- CAPITOLO XI. — CRONICHE, CARTE, DIPLOMI E MONUMENTI DEL REGNO
- DI CARLOMAGNO. — Le quattro maggiori fonti delle tradizioni
- istoriche. — Le croniche intorno a Carlomagno. — Gli
- _Annali d'Eginardo_. — I _Fatti a la gesta dell'imperatore_
- del monaco di San Gallo. — La _Cronaca di San Dionigi_. — Il
- _Poeta sassone_. — L'arcivescovo Turpino. — Le vite dei
- santi. — Le leggende. — Carte. — Diplomi. — Esame del
- cartolare di Sithieu. — Carteggio dei papi. — Canzoni eroiche
- e croniche in verso. — Tradizioni verbali. — Pellegrinaggio
- sulle rive del Reno. — Riputazione di Carlomagno appo il
- popolo alemanno. — Leggenda intorno a lui come santo. — Culto
- alla imagine di lui. — (768-814) » 134
- CAPITOLO XII. — INDOLE E CARATTERE LETTERARIA DEL PERIODO
- CARLINGO. — Opere letterarie di Carlomagno. — Frammenti
- delle sue lettere. — Suoi versi. — Biografia
- d'Angilberto. — Landrado, arcivescovo di Lione. —
- Agobardo. — Turpino, arcivescovo di Reims. — Teodolfo,
- vescovo d'Orleans. — Adalardo, abbate di Corbia. — Angesiso,
- abbate di Fontenelle. — Felice, vescovo di Urgel. — San
- Benedetto d'Aniano. — Altri scrittori oscuri. — Gli studi
- alla fine dell'impero di Carlomagno. — Quanto ei fece a
- favor delle lettere e delle scienze. — Teologia. —
- Filosofia. — Scuole e biblioteche monastiche. — Prototipi
- della scienza germanica. — San Gallo. — Fulda. — Magonza. —
- Scuole dell'Austrasia. — Metz. — Verdun. — Scuole della
- Neustria. — San Germano di Parigi. — Corbia. — San Martino di
- Tours. — Scuole italiche. — Montecassino. — Morte del diacono
- Paolo, Lombardo. — Inizio del secolo letterario di Lodovico,
- figliuolo di Carlomagno. — Incmaro, arcivescovo di Reims. —
- Lupo, abbate di Ferrieres. — Pascasio Radberto. —
- (800-814) » 149
- CAPITOLO XIII. — QUANTO RIMASE IN PIEDI DELL'OPERA DI
- CARLOMAGNO. — 1.º Leggi. — Avanzi della legge salica. —
- Ripense. — Borgognona. — Longobardica. — Sassone. — I
- Capitolari. — Incremento del diritto ecclesiastico. —
- Decretali. — Dionigi il Picciolo. — Isidoro Mercatore. —
- Prima origine del diritto feudale. — Ultime vestigia delle
- leggi carlinghe. — 2.º Istituzioni. — Le Assemblee. Quali
- diventano. — Come composte alla fine del regno di
- Carlomagno. — I conti. — I due regni d'Aquitania e
- d'Italia. — Ordinamento dei conti. — I _missi dominici_ o
- messi regii. — Stato delle persone. — I vescovi. — Gli
- abbati. — Gli uomini liberi. — Diverse nature d'uomini
- liberi e di servi. — 3.º Quali divenissero i popoli alla
- morte di Carlomagno. — L'impero di Bisanzio. — Il
- califfato. — Gli Alemanni. — I Sassoni. — I Frisoni. —
- Gli Italiani. — I Longobardi. — Gli Aquitani. — I Goti. — La
- vera Francia. — Invasioni dei Normanni. — 4.º Che avvenisse
- del commercio. — Comunicazioni fra popolo e popolo. —
- Disertamento delle campagne. — Distruzione del monumenti
- carlinghi. — Strazio delle arti. — 5.º Avanzi della famiglia
- di Carlomagno. — Morte dei due più abili figli suoi. — Carlo
- e Pipino. — Lodovico il Pio, solo superstite, infemminito
- dalla meridionale sua residenza. — Scontentezza suscitata
- dall'associazione di lui alla corona, e sua esaltazione. —
- (Secolo nono) » 171
-
- RICAPITOLAZIONE. PERIODO DELL'ORDINAMENTO (768-814) » 197
-
-
-
-
-NOTE:
-
-
-[1] Stefano I governò la Chiesa dall'anno 752 al 757; Stefano II
-fu eletto papa nel 768 e morì nel 772, ed Adriano occupò la sedia
-pontificia dal 772 al 795.
-
-[2] Notisi che qui non si parla di Roma, come bene avverte il Muratori,
-ma del Castello di Felicità, che credesi esser la Città di Castello
-d'oggidì. _Il Traduttore_.
-
-[3] Questo Reginaldo era, come appar chiaro, un conte di razza franca,
-che conservava l'indole sua anticlericale come Carlo Martello. Ch'ei
-fosse per avventura il medesimo che l'altiero e inesorabile Rinaldo di
-Montalbano, della famiglia meridionale d'Amone?[4] Questa lettera è la
-VII del _Cod. Carol._
-
-[4] Come poteva costui essere Rinaldo di Montalbano, se nella medesima
-lettera di papa Adriano è detto ch'egli era fin dai tempi del re
-Desiderio seminatore di discordie e di liti? In fatti egli era stato,
-come dice il Muratori, _Gastaldo_ nella stessa terra di _Felicità_,
-per conto di quest'ultimo re, e fu poi da Carlomagno creato conte di
-Chiusi. Laonde, anzichè di origine franca, è verisimile ch'ei fosse
-di coloro che tradirono il re dei Longobardi, ed avesse, nella detta
-promozione, il premio del suo tradimento. _Il Traduttore_.
-
-[5] Per tutte queste contese de' Lombardi e Napolitani co' papi,
-consultisi il Muratori: _Annal. ital. medii aevi, ad ann._ 774-795.
-
-[6] I Napolitani erano a que' dì in pieno accordo co' Greci, e
-servivano d'ausiliari agli imperatori di Bisanzio. La Sicilia era
-soggetta ad un patrizio greco; ma le irruzioni dei Saraceni non
-lasciavano pure un momento in pace quegli abitanti. (V. Muratori
-_Dissert. de Ital. medii aevi_ V.)
-
-[7] Notammo già che in queste epistole i papi usavano la seconda
-persona nel numero dei più: _Excellentia vestra_.
-
-[8] _Codex Carol_. Epist. XIX.
-
-[9] Alla foggia delle processioni greche.
-
-[10] _Codex Carolin._ Epist. XXXI.
-
-[11]
-
- _Post Patrem lacrymans Carolus haec carmina scripsi._
- _Tu mihi dulcis amor: te modo piango Pater_...
- _Nomina jungo simul titulis clarissima nostra;_
- _Adrianus, Carolus; Rex, ego tuque Pater_...
- _Tum memor esto tui nati, Pater optime, posco,_
- _Cum Patre dic natus pergat et iste tuus._
-
-[12] Gl'Imperatori di Costantinopoli non davano altro nome che quello
-di figliuolo agli altri principi.
-
-[13] I Greci tornarono ancora in legazione, come si pare dalle
-_Croniche di San Dionigi_.
-
-[14] La corrispondenza del califfi con la schiatta carlinga comincia
-fin dal regno di Pipino. Vedi il Continuatore di Fredegario ad ann.
-763.
-
-[15] Quest'orologio servì certo di modello a tutti gli altri che si
-veggono in quasi tutte le cattedrali del medio evo[16].
-
-[16] L'Ughelli nell'_Italia sacra_, e il Maffei nella _Verona
-illustrata_, attribuiscono, non senza buone ragioni, l'invenzione degli
-orologi a ruota a Pacifico, arcidiacono di Verona, che vuolsi nato nel
-778 e morto nell'846. _Il Traduttore._
-
-[17] _Monach. S. Galli_ lib. II. Qui il poetico cronista si
-lascia trasportar dal genio suo descrittivo, a cui andiam debitori
-dell'ammirabil pittura, che segue, d'una caccia di Carlo nelle selve
-delle Ardenne o della Svevia.
-
-[18] Di quest'animale abbiamo una vivissima descrizione nella Istoria
-del Giambullari, lib. IV, p. 201, edizione del Belloni, 1827. _Il
-Traduttore._
-
-[19] Il monaco di San Gallo altro non fa qui che scrivere una formal
-querela contro que' conti e governatori, e porla in bocca agli
-ambasciatori di Arun.
-
-[20] Ci restan parecchie canzoni eroiche intorno alla _Conquista di
-Gerusalemme_ fatta da Carlomagno, e se ne può veder una originale nei
-manoscritti della Bilioteca reale, n. 7192, in fol.; ed un'altra nella
-Biblioteca dell'Arsenale; belle lettere, n. 165 in fol.
-
-[21] A me sembra fuor d'ogni dubbio che dalla voce araba _emir_
-o _amir_, a cui aggiungevano l'articolo al, sia venuta in origine
-la nostra di _Almirante_, poi _Ammirante_, e infine _Ammiraglio_,
-come tenne anche il Muratori. Infatti gli antichi Italiani, del par
-che tutti gli altri Europei, conobbero per lo più in questi emiri
-i capitani delle flotte saracene, che vennero ad invadere i liti
-della Spagna, della Sicilia, e così via. Che più? la _Cronaca di
-san Dionigi_, nominando in quel suo antichissimo francese un di
-questi emiri, il chiama amiraus che ognun vede quanto s'appresti
-all'ammiraglio nostro. Il Gherardini, con l'usata dottrina sua, ha
-riferito tutte le opinioni dei lessicografi, intorno all'origine di
-questa parola, senza chiarirsi per alcuna. _Il Traduttore_
-
-[22] Il che mi ha fatto rinunziar al pensiero di compilar un Codice
-carolino nell'ordine delle materie, com'è usato nelle _Istituzioni_ di
-Giustiniano e nelle _Pandette_ del Pothier, opera che, oltre all'essere
-sostanzialmente arbitraria, darebbe altresì una falsissima cognizione
-dei capitolari e della civiltà che gli ha prodotti. Dappoi che il Pertz
-ha pubblicato il suo _Corpus Juris_ carolino il Belusio dee parere
-incompiuto; ma pure si vuol saper grado a questo primo compilatore,
-d'aver separato i concilii dai capitolari.
-
-[23] Capitolare del marzo 779.
-
-[24] _Solvat bannum._
-
-[25] _Casata_, picciola casa con alcune terre attinenti. Vedi la
-_Polyptyque d'Irminon_, pubblicata dal Guérard; Parigi.
-
-[26] _Mancipia._
-
-[27] _Servus._
-
-[28] 779.
-
-[29] La fame che logorò in quest'anno la generazione.
-
-[30] Di qui l'origin sassone della tassa de' poveri.
-
-[31] In Inghilterra sono ancora in uso i pubblici digiuni.
-
-[32] Difficilissimo sopra tutto fu ad estirpar nei monasteri l'uso
-della caccia.
-
-[33] È questa una superstizione germanica che si trova negli usi di
-quella nazione.
-
-[34] _Capitul._ 789. È cosa importantissima di ben notare la diversità
-delle condizioni nel Franco, nel Romano e nel Gallo. Appunto dalla
-diversità delle composizioni e delle ammende si stabilisce nel diritto
-pubblico di quel tempo la distinzione degli ordini. Il Montesquieu
-ha trattato con grande magistero questo soggetto. _Esprit des Lois
-XXVIII._
-
-[35] Per le monete e le misure dei Carolingi, si vuol consultare
-Leblanc, _Trattato delle monete_ e il glossario del Guérard nella
-_Politica dell'abate Irminons_.
-
-[36] _Capitul., ann._ 787.
-
-[37] Parmi bene di notar qui che l'amministrazione delle tenute regie
-era cosa importantissima nel modo adottato da Carlomagno, poichè
-quest'era la parte principale della pubblica entrata.
-
-[38] Tale si era la legge sassone, e fu accettata anche dalla
-legislazione inglese, che puniva di morte il furto commesso ne' campi.
-Sol da pochi anni in qua fu ivi modificato il codice penale.
-
-[39] La legge franca ammetteva la redenzione delle pene corporali per
-mezzo della composizione.
-
-[40] Giudice qui si piglia nel senso di conte.
-
-[41] Anche l'astinenza imposta fino all'esecuzione degli ordini sovrani
-era tolta dalla legislazione sassone.
-
-[42] Non so perchè l'autore qui traduce _mais_, che al tempo di
-Carlomagno non era certo ancor coltivato in Europa. _Il Traduttore._
-
-[43] Ho di nuovo indagato che intender vogliono i capitolari per
-_casata_, ed è chiaro che, secondo il Polyptyque dell'abate Irminone
-non era altrimenti che una masseria, però che questa comprendeva
-parecchie casate. A parer mio la _casata_ era una casa o capanna,
-l'abitazione d'una famiglia, d'onde venne la voce italiana casa[44].
-
-[44] Cicerone, Terenzio e Seneca usarono _casa_ a significar l'umile
-tetto de' poveri, ed è ben più probabile che di là venga la _casa_ dei
-capitolari e la _casa_ degl'Italiani. _Il Traduttore._
-
-[45] È una legge di precauzione contro il dissodar delle terre, chè
-la foresta era il nido della libertà e della vita germanica. Vedi il
-Ducange alla voce _forest_.
-
-[46] _Capitul. De villis_, ann. 800.
-
-[47] Il capitolare _De villis_ reca la data dell'800, l'anno istesso
-in cui Carlomagno effettuò il gran suo disegno della ristaurazione
-dell'Impero d'Occidente; e così accanto alla porpora de' Cesari la
-minuta coltivazione degli orti!
-
-[48] Tutte queste ruine carlinghe sono spoglie d'ornati, e veder se ne
-possono alcuni avanzi ancora a Poitiers ed a San Benedetto alla Loira.
-
-[49] E il porfido non è marmo forse? _Il Traduttore._
-
-[50] Mi fu detto che un insigne scultore, cui fu allogata la statua
-di Carlomagno per la Camera del Pari, recatosi ad Aquisgrana per
-misurar le ossa dell'Imperatore, le trovasse pari a quelle d'un uomo di
-statura ordinaria. Forse l'artefice fu tratto in inganno, però che gli
-avanzi del cranio e della mano, se son veramente di Carlomagno, paiono
-sterminati.
-
-[51] Veggasi la canzone eroica di _Rinaldo di Montalbano_ e la leggenda
-sulla cattedrale di Colonia. Anche Malagigi s'era fatto muratore, e
-Carlomagno portava per umiltà grossissimi petroni.
-
-[52] _Monach. S. Galli_, lib. I.
-
-[53] Carlomagno trovavasi a Ratisbona l'anno 794.
-
-[54] Gli abitanti additano un picciol argine, che procede sino al
-villaggio di Dettenheim, e dicono esser un avanzo del gran canale di
-Carlomagno.
-
-[55] _Monach. S. Gall._ lib. II. Questo varrà a dar un indizio del
-vestir lussurioso di que' tempi, e dell'estensione del commercio con
-Bisanzio. Quelle sontuose vesti dei leudi e dei baroni venivano da
-Roma, da Venezia e da Costantinopoli.
-
-[56] Il Muratori, accennando pur questo fatto, dice che avvenne mentre
-Carlo trovavasi alla conquista del Friuli. _Il Traduttore._
-
-[57] Ho scorso tutti i diplomi dati da Carlomagno che ancor ci
-rimangono negli _Archivi del regno_, e tutti recano il monogramma di
-_Karolus_ assai bene formato. Ma chi non sa che il più delle volte
-erano i _cancellarii_ e gli _scribi_ che segnavan pure il monogramma
-del principe?
-
-[58] Eginardo afferma che il medesimo imperatore _delectabatur in
-libris sancti Augustini_!
-
-[59] Alcuin. _Epist._ 4.
-
-[60] I nomi di _Est_, _Ovest_, _Sud_ e _Nord_, dati ai punti cardinali,
-e che durano anche oggidì nella geografia, ci vengono appunto dai tempi
-di Carlomagno. _Il Traduttore._
-
-[61] _Monach. S. Galli_, lib. I.
-
-[62] Appunto Carlomagno erasi dato questo santo e regio nome; cosa che
-l'autore non si curò di notare. Egli dimenticò pur d'accennare fra i
-dotti da quel principe protetti e favoriti, Sigulfo collega d'Alcuino,
-Pietro Pisano, il gran Paolino d'Aquileia, Angilberto e parecchi altri.
-_Il Traduttore._
-
-[63] Alcuino grandemente si duole di questa scarsezza di libri
-_Epistol._ 1 e 70. Ma pur Carlomagno aveva una copiosissima libreria
-tratta in gran parte da Roma e da Costantinopoli, ed Alcuino si lagna
-di non averla in sua balía. _Epist._ 10.
-
-[64] E l'autore non ha affermato, a pag. 50, che i libri d'Aristotile
-non furono a quei tempi conosciuti se non per le traduzioni degli
-Arabi? _Il Traduttore._
-
-[65] Il monogramma del secondo lignaggio è quasi sempre il medesimo sì
-per Lodovico il Pio e Carlo il Calvo, come per Carlomagno. Esso è pur
-sempre il
-
- a
- usKro
- l
-
-ovvero la croce greca
-
- ka|r
- ——|——
- lus|o
-
-[66] La versione francese di questa lettera è alquanto intralciata
-e confusa, nè avendo noi sott'occhi il testo latino, abbiam potuto
-chiarirla più di così. _Il Traduttore._
-
-[67] _Castaldii_, lo stesso che castellani. Questa voce, passata nella
-lingua italiana, si è poi venuta, come tante altre, mutando, sì che ora
-_castaldo_ non altro significa più fra noi che fattore di villa. _Il
-Traduttore._
-
-[68] Queste lettere di Carlomagno, danno tuttavia a conoscere il
-sistema giudiziario ecclesiastico, e per poco non dissi feudale dal
-periodo carlingo. Ci ha pure due frammenti di lettere indiritte a Paolo
-Diacono, pubblicati dal Fabbricio. Una di esse principia con questi
-versi:
-
- _Parvula rex Carolus seniori carmina Paulo,_
- _Dilecto fratri, mittit honore pio._
- (Fabricius, _Bibliot. Med. et infim. latinit._, l. 3.)
-
-[69] _Sorties des ciseaux d'Apelle et de Phidias_: così il testo. Forse
-l'autore volle nominar Policleto, o Lisippo, o qualch'altro di que'
-grandi scultori, perchè Apelle tutti sanno essere stato eccellentissimo
-pittore, e non istatuario mai. _Il Traduttore._
-
-[70] Notisi che il concilio di Francoforte non fu in questa parte
-approvato dalla Chiesa. _Il Traduttore._
-
-[71] Ognun già s'avvede che l'autore accenna qui, senza nominarlo, al
-camposanto di Pisa. _Il Traduttore._
-
-[72] Come leggevasi nell'epitafio d'Alcuino, a Tours, nella chiesa di
-San Martino:
-
- _Quod nunc es fueram_...
- _Et quod nunc ego sum, tuque futurus eris._
- _Delicias mundi casso sectabar amore:_
- _Nunc cinis et pulvis, vermibus atque cibus._
-
-[73] I cartolari pigliarono il loro nome da _charta_ (diploma); infatti
-essi comprendono la maggior parte dei diplomi de' monasteri.
-
-[74] _Centralisation_. Mi son giovato, nel render questa parola,
-dell'esempio di ottimi scrittori, come sono il Salvini, il Magalotti,
-l'Algarotti, il Gozzi e tanti altri, che recarono nel nostro idioma
-voci di altri stranieri, temperandole in modo che paresser natíe.
-Abbiamo _unificare_, ridurre in unità, con molti altri verbi di
-questa natura; e perchè negherem la cittadinanza a _centrificare_,
-loro fratel carnale, quando un altro non ne abbiamo che spieghi così
-a punto la cosa che si vuol significare? E ammesso il verbo, ammetter
-si deggiono pure i suoi derivati, e dar quindi salvocondotto anche a
-_centrificazione_. Ricordiamoci che ogni lingua ferma è lingua morta.
-_Il Traduttore_.
-
-[75] In alcuni luoghi più sopra ho tradotto _plaid_, il _placitum_
-dell'infima latinità, in _udienza_, perchè in fatti cotesti _placiti_
-altro non erano che udienze solenni dei principi o de' suoi tribunali.
-Ora, tuttavia che trattasi di proposito di questa instituzione, parmi
-bene additarla con l'antiquato suo nome; e chi ne vuol sapere più oltre
-vegga il Ducange alla voce _placita_. _Il Traduttore_.
-
-[76] Questo mirava a impedire i falsi giuramenti per ubbriachezza.
-
-[77] Questa necessità di muovere alla guerra, lasciando la moglie o la
-figlia in custodia di due vassalli, fu cagione che venisse nel codice
-penale contemplato il caso che il vassallo facesse ingiuria alla donna
-del suo signore. In Inghilterra, dove si è conservata la legge feudale,
-v'è pena di morte per l'adulterio con la regina. (V. _Statutes of
-Treasons_, 96, Edouard. III.)
-
-[78] Questo punto è in perfetta contradizione col precedente, dov'anzi
-è detto di recare tutte le cause innanzi a loro; ma, non avendo potuto
-procurarci il testo latino, ci convenne lasciar la contradizione,
-anzichè rimediarla con parole di nostro capo. _Il Traduttore_.
-
-[79] _Elemosina pro remissione peccatorum._ Tale si era la formola
-consueta.
-
-[80] Il testo dice _huit siécles aprés_, ma è scorso di penna o di
-stampa, in cui l'autore cadde anche alla faccia 402 del primo volume.
-Un critico della _Revue de Paris_ gli fece gran colpa anche di questo
-errore, ma la colpa è sua, chè non vide, com'esso era già avvertito e
-corretto appiè del volume stesso. _Il Traduttore._
-
-[81] _Poeta Saxo_, lib. II.
-
-[82] Pare da ciò che le donne de' tempi di Carlomagno si tignesser le
-carni e il viso di belletto, come le matrone romane.
-
-[83] _Meloniceo, quo malvarum stamine conficitur._ (Nota dei
-Benedettini).
-
-[84] L'autore addita qui gli ufiziali del palazzo, ora co' loro nomi,
-ed ora col soprannomi che solitamente fra loro si davano i famigliari
-di Carlomagno. Così Alcuino chiama ne' suoi versi, a quando a quando,
-il re Carlo _Davidde_, Angilberto, _Omero_, Ribodio, _Macario_, e
-via via. In questo componimento di Teodolfo, i nomi di _Tirsi_, di
-_Lentulo_, di _Menalca_, e parecchi altri, non sono altrimenti nomi
-propri, ma imaginati.
-
-[85] _Flacco_ e _Calliopeo_ erano i nomi accademici d'Alcuino. _Il
-Traduttore._
-
-[86] Costui era certamente il nano di Carlomagno.
-
-[87] E di due Napoleone. _Il Traduttore._
-
-[88] _Ostroniwint_ (Est); _Suudunstroni_ (Sud-Est); _Sundroni_ (Sud);
-_Nordromi_ (Nord); _Westnordromi_ (Nord-Ovest); tutte parole d'origine
-sassone.
-
-[89] Qui l'autore riporta due storielle d'un topo imbalsamato e d'una
-verga d'oro, narrate dal monaco a disdoro d'un vescovo, che noi abbiamo
-intralasciate siccome scurrili e disdicevoli alla dignità della storia.
-_Il Traduttore_.
-
-[90] La legge salica, la ripense, la borgundica e la visigotica
-furono i quattro maggiori codici dei Barbari. Le leggi longobardiche
-appartenevano più particolarmente all'Italia.
-
-[91] La legge salica e la ripense non eran, di loro natura, imparziali,
-e stabilivano alcune distinzioni tra i Franchi e i Romani, anche solo
-che fossero commensali, o seguaci del re: _Si Romanus homo conviva
-regis fuerit_; pel Romano benestante, _qui res in pago ubi remanet
-proprias habet_, la composizione era solo di cento soldi.
-
-[92] Non ho mai potuto trovar l'origin vera di questa parola _breve_,
-a significar terra o tenuta, e tuttavia pigliar non la si può che in
-questo senso[93].
-
-[93] I Latini usarono _brevia_, al plurale, a significar secche, renai,
-un luogo sterile in somma: egli è quindi probabile che indi venisse
-il nome di _breve_ ad una terra o tenuta de' monaci, che prima era
-brutta ed incolta e poco men che un renaio; se pur non si volle, per la
-picciolezza del podere, far un'antitesi al _latifundium_ dei Romani, od
-anche, più probabilmente, applicare alla cosa il nome del modo in che
-veniva acquistata, da che, a quei tempi, chiamavansi _Brevi_ (_Breves
-recordationis_) gli atti che a' dì nostri si chiamano istromenti o
-scritture. _Il Traduttore._
-
-[94] La _corvee_, dalla voce latina _curvada_ o _curvata_, che viene
-dal Guérard spiegata nel modo seguente: _opera agrestis plerumque
-unius diei, maxime aratoria, ad sationes agrorum faciendas, a rusticis
-dominis præstita_. (_Glossarium peculiare_.)
-
-[95] _Specimen Breviarii rerum fiscalium Karoli Magni_ in I. G.
-_Eckardi_, _Comment. de rebus Franc. orient._ t. II., pag. 902-910.
-
-[96] Questa biblioteca religiosa non altro conteneva che i libri
-dell'Antico e del Nuovo Testamento. (_Appendix_, p. 297.)
-
-[97] «Le manomissioni si faceano o per carta, o per testamento, o dal
-vescovo pubblicamente in _cornu altaris_.» Così il cavaliere Luigi
-Cibrario, alla pag. 64, vol. I. seconda edizione della pregevolissima
-opera sua intorno all'_Economia politica del medio evo_. _Il
-Traduttore._
-
-[98] Vedesi chiaro qui che la terra costituisce il debito del servigio;
-i benefizi e le mense obbligano altrui alla milizia.
-
-[99] _Centenier._ Così traduce l'autore il _centenarius_ dei
-capitolari, che significava un capo e giudice di cento, e chiamavasi
-anche con altro nome, _sculdassius_. A me parve di voltarlo in
-centurione, per accostarmi all'uso di non pochi comuni d'Italia, che
-sotto questo titolo serbarono per gran tempo que' magistrati. _Il
-Traduttore._
-
-[100] _Capitular._, ad ann. 810. Veggansi i capitoli X e XIII di
-quest'opera.
-
-[101] La legge _gombeta_, compilata da Gondebaldo, era speciale ai
-Borgognoni, e durò per tempo lunghissimo; tanto che la si trova usata
-anche sotto Lodovico Pio, come risulta dalle epistole d'Agobardo.
-
-[102] Questo capitolare è un'appendice a quell'altro anteriore _de
-Villis_.
-
-[103] Lidi o liti, o leuti e leudi, chiamavansi dai Franchi e dagli
-Alemanni, que' censuari, che dai Longobardi erano chiamali aldioni.
-
-[104] Questo terzo al re, era quell'ammenda che chiamavasi fredo[105],
-e pagavasi al signore. La legge ripense avea stabilito il _fredo_ al
-terzo, come sta scritto nel cap. 88.
-
-[105] Fredo, secondo il Cibrario, nell'opera sua soprallodata,
-significava l'ammenda della composizione in generale, di cui una parte
-andava all'offeso od ai suoi eredi, e una parte al fisco: e oltre al
-nome di _fredus_, avea quello ancora di _leudus_, e l'altro germanico
-di _warigelt_. _Il Traduttore._
-
-[106] Ildegarda morì dell'anno 782.
-
-[107] Fastrada uscì di vita nel 794.
-
-[108] A dì 4 giugno, come reca il libro de' Morti.
-
-[109] Il Muratori afferma che il figlio deputato da Carlomagno a farsi
-incontro a papa Leone fu Pipino, re d'Italia. _Il Traduttore._
-
-[110] Berta fu madre dello storico Nitardo, che scrisse gli _Annali_
-del suo tempo.
-
-[111] Carlomagno ebbe ancora molti altri bastardi, fra' quali Ugo,
-abbate di San Quintino, che fu ucciso in una battaglia contro i
-Saracini, a dì 7 giugno 844, e Dragone, vescovo di Metz, morto nel 855.
-
-[112] Il P. Bouquet nota che nessuna cronica parla di questa figlia
-Emma; Eginardo non la nomina punto, e Lodovico il Pio, nel concedere,
-in certo diploma, un feudo a Eginardo ed alla moglie sua, non accenna
-punto ch'ella fosse sua sorella.
-
-[113] Veggasi quel che dice Eginardo stesso, e Nitardo dogo di lui,
-intorno ai costumi liberissimi delle figlie di Carlomagno.
-
-[114] Eginardo ebbe in fatti una legazione a Roma.
-
-[115] Indubitato si è che Eginardo ebbe Emma o Imma per moglie, la
-quale da Lupo, abbate di Ferriere, è chiamata _nobilissima fœmina_. Il
-Mabillon crede che l'avventura sia vera. Il P. Bouquet la contraddice;
-e il P. Rivet non la mette pure in dubbio.
-
-[116] Il P. Bouquet, _Hist. Gall. Collect_. t. V, pag. 383. Eginardo si
-fece indi monaco, ed il suo carteggio, pubblicato dai Benedettini nel
-t. VI della loro grande raccolta, è curiosissimo.
-
-[117] Eginardo fu abate prima di Fontenelle, poi di San Pietro e San
-Bavone, a Gand, e fondò la badia di Selingestad, nella sua propria
-terra di Mulenheim.
-
-[118] La _Cronaca di San Dionigi_ nomina ventidue metropoli carlinghe.
-Le quali metropoli erano i centri delle grandi divisioni dell'impero,
-ritraenti anch'esse delle memorie di Roma. (V. _Gall. Christ. in
-prælat._)
-
-[119] Il diritto romano dichiarava nullo il testamento non fatto in
-presenza di testimoni. Tutti quelli qui notati appartengono, siccome
-pare, alla schiatta franca e germanica.
-
-[120] E il medesimo non vien pur di presente succedendo, dopo la caduta
-di Napoleone?
-
-[121] Da _major_ i Francesi han fatto _maire_, che gli Italiani
-chiamarono _il Podestà_ e anticamente e più gramaticalmente, _la
-Podestà_. _Il Traduttore_.
-
-[122] Si trovano esempi di duello giudiziario sotto i primi re
-merovingi (_Greg. Turon._ lib. VII, c. 19, lib. X, c. 10), e sembra che
-fosse usato frequentemente, più che altrove in Borgogna. Lo crediamo
-altresì stabilito dalla legge alemannica o sveva (_Baluze_, lib. I,
-pag. 80). In Lombardia poi fu sempre popolare, e Luitprando, re del
-Longobardi, dice in una delle sue leggi: «_Incerti sumus de judicio
-Dei, al quosdam audivimus per pugnam sine juxta causa suam causam
-perdere. Sed propter consuetudinem gentis nostræ Longobardorum legem
-impiam vetare non possumus._» — Muratori, _Script. rerum Italicarum_,
-t. II, p. 65.
-
-[123] La stessa ragione naturale dovea mostrare ai principi ed ai
-popoli l'incertezza e la brutalità di questa forma di giudizio, sì che
-fin dai primi tempi della sua instituzione vediamo parecchie città in
-Inghilterra, e in Germania, noverar tra i loro privilegi l'esenzione
-dal duello giudiziale. Ci sembra poi che l'autore si apponga in fatto,
-citando gli esempi dell'Iliade; però che ivi sono zuffe e combattimenti
-fra due sì, ma in guerra, e non già disfide e duelli premeditati a
-vendicare un'offesa. _Il Traduttore._
-
-[124] In fatti, quasi tutte le canzoni eroiche, che hanno per soggetto
-Carlomagno e i suoi paladini, furono composte nel duodecimo secolo.
-(Veggasi quel che io ne dico nel mio lavoro intorno a _Filippo
-Augusto_.)
-
-[125] A maggiore schiarimento di questo luogo servano le seguenti
-parole del Cibrario (opera citata), intorno alle condizioni del
-cronisti del medio evo e al modo con che si sdebitavano dell'uffizio
-loro. «I re, i vescovi, i comuni soleano, del metter in cronica i loro
-fatti, dar pubblico incarico a qualche persona sciente di lettere, e
-d'ordinario a un monaco. Un monaco di San Dionigi metteva in cronaca le
-gesta de' re di Francia, e quando combatteva alcuna battaglia campale,
-il re, con lettere chiuse indirizzate all'abate, lo ragguagliava
-del successo e del numero del morti... I re d'Inghilterra aveano un
-cronista che abitava nel medesimo palazzo con loro, e tenea ragione
-giorno per giorno dalle loro buone o cattive azioni e delle altre cose
-degne di memoria. Per passar ogni pericolo d'adulazione, il registro
-che contenea tali memorie, non era aperto che dopo la morte dal re e
-de' suoi figliuoli.
-
-«In quasi tutti i monasteri principali, il più saputo del monaci tenea
-un simile registro, e finito un regno, lo presentava al capitolo
-generale, dov'era esaminato, e poi fatto ridurre in cronaca.» _Il
-Traduttore_.
-
-[126] _Scriptorium_, chiamavasi a que' tempi ne' monasteri il luogo
-dove i monaci si chiudevano a scriver le loro croniche ed a copiare i
-codici antichi; e però mi è parso meglio sostituir questo termine al
-_labeur_ (fatica o lavoro) dell'autore. _Il Traduttore._
-
-[127] Gli Annali di _Fulda_ van sino all'anno 882. Il Frelier ha
-trovato alcuni manoscritti che gli sprolungano fino al 900.
-
-[128] Il P. Bouquet ha pubblicato questo passo di Giovanni Diacono,
-come documento di storia importantissimo.
-
-[129] Benedetto, diacono delle chiesa di Magonza, ne informa del modo
-in che compilati erano questi capitolari. Eran solitamente i più dotti
-del clero, che li coordinavano, per indi sottoporli all'imperatore. V.
-Baluze, _Capit._ t. I, p. 803-806.
-
-[130] _Collect. concil._ t. VII, p. 1047; _Hispan._ t. III, p. 110 114.
-
-[131] La lettera per l'istituzione delle scuole è circolare, e reca la
-data dell'anno 787. Baluze, t. I, p. 201-204.
-
-[132] Già fu notato più sopra che questi eran soprannomi accademici
-con cui si chiamavan fra loro i dotti alla corte di Carlomagno. _Il
-Traduttore._
-
-[133] Vogliono i dotti che certa medaglia, rappresentante un cocchio
-tratto da un leone e da un bue, si riferisca a questa concordanza delle
-Scritture composta da Carlomagno. (Benedict. _Hist. litter._ t. IV, p.
-410; Fabric. lib. III, p. 915)
-
-[134] _Eternum et sempiternum, immortale et perpetuum sæculum, aevum,
-et tempus._ Alcuin., p. 765-770.
-
-[135] _De ratione animæ._
-
-[136] L'autore chiama sempre questo vescovo col nome di _Leidrade_,
-scostandosi da Felice d'Urgel, che il chiama ora _Laidracus_ ed ora
-_Leidacus_, e da Alcuino che gli dà il nome di _Leobradus_. Io ho
-seguito il Muratori ed il Bettinelli che lo chiamano _Landrado_.
-Mi ha fatto gran maraviglia il non trovar nella _Storia della
-letteratura italiana_ del diligentissimo Tiraboschi pure una parola
-di quest'autore, che, per esser nato alle porte d'Italia, e vissuto a
-Roma gran tempo, poteva trovar luogo colà dov'ei parla d'Alcuino, di
-Eginardo, ecc. _Il Traduttore._
-
-[137] Anche Odelberto, arcivescovo di Milano, compose per questa
-occasione il suo libro, _De baptismo_, che ancor ci rimane, e abbiam
-tuttora la lettera da lui scritta in proposito a Carlomagno. _Il
-Traduttore._
-
-[138] Il Tiraboschi lo fa scozzese, ed opina che due ne fossero ad
-un tempo del medesimo nome e della medesima nazione. (_Stor. della
-letterat. ital._, vol. V, lib. III. c. 1, § XIX e seguenti; Milano
-1826.) _Il Traduttore._
-
-[139] Tale si è l'opinione che sostenne fermamente il Boulas: t. I,
-pag. 91[140].
-
-[140] Questa è pur l'opinione del nostro Bettinelli nel suo
-_Risorgimento d'Italia_: e il Gatti, storico dell'Università di Pavia,
-attribuisce a Carlomagno anche la fondazione di questa; in che fu
-vittoriosamente combattuto dal Tiraboschi, _Storia della letteratura
-italiana_, vol. V, lib. III. _Il Traduttore._
-
-[141] _Doctor egregius et insignis floruit historiografus et poeta,
-atque omnium artium nobilissimus auctor_[142]. Mabill. lib. 36, n. 49.
-Duchesnel, l. II, n. 560; _Trith. Cron. Hirsang._, pag. 31.
-
-[142] L'autore ha tradotto l'ultima frase: _et auteur dans tous les
-arts_; parmi più giusto l'interpretar qui la voce _auctor_ nel senso di
-aumentatore o favoreggiatore, chè un autore o scrittore in tutte l'arti
-sarebbe una maraviglia ai tempi nostri, non che al secolo nono. _Il
-Traduttore._
-
-[143] Volone, figliuolo del conte di Chiburgo, fu monaco
-scostumatissimo, ma gli fu fatta grazia a cagione del suo sapere.
-
-[144] V. il cap. VII di questo volume.
-
-[145] _Lex consensu populi fit, constitutione regis. Recueil des hist._
-t. VII. p. 656. Massima liberalissima, come ognun vede; se non che
-qui non si vuol prender la parola _populus_ in quel senso assoluto in
-cui fu interpretata dal Mably nel tempo in cui regnavano le opinioni
-democratiche.
-
-[146] Non sappiamo se intenda parlar di Carlomanno figlio di Lodovico
-il Balbo, o di Carlomanno figlio di Lodovico il Germanico, però che
-amendue regnarono in sul dissolversi dell'Impero. E d'altra parte,
-le assemblee del campo di maggio eran già finite al tempo di Carlo il
-Calvo, successore di Lodovico Pio, come l'attestano il P. Daniel, il
-Mably e altri storici francesi. _Il Traduttore._
-
-[147] Totale è la confusione al decimo secolo, e spesso la voce
-_allodium_ è usata ad indicare il _feudum_. Marcolfo, lib. I, form. 13,
-riferisce parecchi esempi di allodii dati al re e caposignore per indi
-riceverli in benefizi. La parola _feodum_ o _feudum_ non trovasi in
-generale adoperata che al decimo ad all'undecimo secolo.
-
-[148] Il Ferrario nell'opera sua, da noi più volte citata, intorno agli
-antichi romanzi di cavalleria, ha recato i disegni di questi mosaici,
-ma essi non sono appien conformi alla descrizione che ne fa il nostro
-autore. _Il Traduttore._
-
-[149] Leggi undecimo secolo, però che l'occupazione dei Normanni
-avvenne dopo il mille. _Il Traduttore_.
-
-[150] Pisa ed Amalfi avean già banchi nella Siria, e il nome franco
-v'era rispettato.
-
-[151] Del resto tale si era, press'a poco, la divisione preparata da
-Lodovico Pio, se non che fu affidata a mani inette, e ideata da un
-principe debole.
-
-[152] Tutto lo studio di Lodovico Pio nel suo regno consiste nel farsi
-accettare dalla popolazione germanica, chè dell'amor degli Aquitani
-egli è sicuro.
-
-[153] Il chiarissimo signor Menini trattando, non è guari,
-nell'Appendice della Gazzetta di Milano, della presente opera del
-signor Capefigue, e della mia traduzione, alla quale fu cortese di
-lodi, ch'io mi tengo care, come di giudice competente e sincero, pose
-innanzi l'autorità del Leo, per la quale Carlomagno discenderebbe
-da famiglia Italiana, e i _messi regii_ non sarebbero instituzione
-di questo principe, ma sì più antica. Quanto alla prima di queste
-opinioni, benchè l'amor di patria ce la farebbe di buon grado
-accettare, l'amor della verità ci muove ad aspettar prima di saper da
-quali fonti quel dotto istorico la traesse. Anche le leggende fanno
-discendere Carlomagno da un papa italiano, ma ognun sa ch'esse non
-meritano in argomento di storia alcuna fede. E d'altra parte si sa
-esser impossibile, prima dell'undecimo secolo, trovar la genealogia di
-nessuna famiglia. Quanto all'opinione che riguarda i _messi regii_,
-ci piace di creder piuttosto al Muratori, il quale ne' suoi _Annali
-d'Italia_, all'anno 808, parla lungamente di questi magistrati
-ambulatori, e ne fa primo istitutore Carlomagno; ribadendo così
-quant'egli avea detto innanzi e provato in una sua dissertazione sul
-medesimo soggetto nelle _Antichità Italiche_. E chi mai può vantare
-maggior dottrina e diligenza in siffatte indagini di quell'illustre
-Italiano? _Il Traduttore._
-
-[154] Qui era luogo di notare che anche Napoleone, a somiglianza di
-Cesare e di Carlomagno, dettava per ricrearsi, se non dalle fatiche
-della guerra e del governo, di ben altri più duri travagli, la
-maravigliosa sua storia:
-
- Oh quante volte ai posteri
- Narrar sè stesso imprese,
- E sulle eterne pagine
- Cadde la stanca man!
-
-_Il Traduttore._
-
-[155] L'autore traduce, erratamente ci pare, _dans les calendes de
-fevrier_, che dir vorrebbero il dì primo di febbraio.
-
-[156] _Sub hoc conditorio situm est corpus Karoli Magni atque ortodoxi
-imperatoris, qui regnum Francorum nobiliter ampliavit, et per annos
-XLVII feliciter rexit. Decessit septuagenarius anno ab incarnationis
-Domini DCCCXIV, indictione VII, V calend. februarias._
-
-[157] Il Traduttore, ingannato dal testo, che dice _mense_ e _menses_,
-laddove, seguendo il Ducange, dir dovea _manse_ e _manses_, tradusse
-mensa e mense: ma poi s'accorse, troppo tardi, perchè il foglio era già
-tirato, che accennavasi al _mansus_ dei tempi feudali, che significa
-podere.
-
-
-
-
-
-Nota del Trascrittore
-
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
-senza annotazione minimi errori tipografici. Le correzioni indicate
-nell'Avvertimento ai lettori (pag. 208) sono state riportate nel testo.
-
-*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK STORIA DI CARLOMAGNO VOL. 2/2 ***
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-<div style='text-align:center; font-size:1.2em; font-weight:bold'>The Project Gutenberg eBook of Storia di Carlomagno vol. 2/2, by Jean Baptiste Capefigue</div>
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-<div style='display:block; margin-top:1em; margin-bottom:1em; margin-left:2em; text-indent:-2em'>Title: Storia di Carlomagno vol. 2/2</div>
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-<div style='display:block; margin-top:1em; margin-bottom:1em; margin-left:2em; text-indent:-2em'>Translator: Luigi Toccagni</div>
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-<div style='display:block; margin-left:2em; text-indent:-2em'>Produced by: Barbara Magni and the Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was produced from images made available by The Internet Archive)</div>
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-<div style='margin-top:2em; margin-bottom:4em'>*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK STORIA DI CARLOMAGNO VOL. 2/2 ***</div>
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-</div>
-
-<hr class="silver" />
-
-<div class="titlepage">
-<p class="main-t">
-<span class="small">STORIA</span><br />
-<span class="xx-small">DI</span><br />
-CARLOMAGNO
-</p>
-
-<p class="pad1">
-DEL<br />
-<span class="x-large">SIGNOR CAPEFIGUE</span>
-</p>
-
-<p class="pad1">
-<span class="x-small">FATTA ITALIANA</span><br />
-<span class="xx-small">DA</span><br />
-LUIGI TOCCAGNI
-</p>
-
-<p class="pad1 x-small">
-CON NOTE DELL'AUTORE E DEL TRADUTTORE
-</p>
-
-<p class="pad2">
-VOLUME SECONDO
-</p>
-
-<p class="pad4">
-<span class="large">MILANO</span><br />
-<span class="small">PRESSO GIUSEPPE REINA LIBRAIO-EDITORE</span><br />
-1843.
-</p>
-</div>
-
-<div class="verso">
-<hr class="mid" />
-<p>
-TIP. DI VINCENZO GUGLIELMINI.
-</p>
-<hr class="mid" />
-</div>
-
-<div class="somm">
-<hr />
-<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p>
-<hr />
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_1">[1]</span>
-</p>
-
-<h2 id="ordinamento">
-PERIODO DELL'ORDINAMENTO.</h2>
-
-<div class="blockint">
-<p>
-I Franchi son governati in moltissimi luoghi da
-leggi differentissime; onde Carlo, avvedutosi
-del male, fatto imperatore, attese ad ampliar le
-leggi stesse, ed a correggere i loro difetti e le
-loro pregiudizievoli troppo late applicazioni.
-</p>
-
-<p class="indr">
-(<i>Eginhard</i>, De vita Carol.)
-</p>
-</div>
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_3">[3]</span>
-</p>
-
-<p class="title">
-STORIA DI CARLOMAGNO
-</p>
-
-<h2 id="cap1">CAPITOLO I.
-<span class="smaller">CORRISPONDENZE DIPLOMATICHE DI CARLOMAGNO RE E IMPERATORE.</span></h2>
-</div>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-Pratiche con Roma. — Ragioni della lega. — Papa Stefano. — Papa Adriano. — Carteggio. — Epistole
-di Adriano. — Vigilanza sull'Italia. — Papa Leone. — Nuovi
-legami con la santa sede. — Condizioni respettive dell'impero e
-del papato. — Corrispondenza cogli imperatori di Costantinopoli. — Costantino
-Copronimo. — Leone IV. — Costantino ed Irene. — Disegno di accostamento
-fra i due imperi. — Lega e proposta di nozze. — Niceforo. — Trattato de' confini. — Negoziati
-diplomatici coi califfi. — Arun-al-Raschild. — Pratiche cogli
-emiri saraceni di Spagna. — Colle tribù erranti. — Coll'ettarchia anglo-sassone
-e i re di Scozia.
-</p>
-</div>
-
-<p class="yrs">
-768 — 814.
-</p>
-
-<p>
-I re merovingi aveano concentrato il politico loro commercio nella
-nazion franca, nella salica e nella ripense, chè assorti nelle discordie
-e guerre intestine, furon rare volte in commercio co' popoli dell'antica
-civiltà. I re di Neustria o d'Austrasia, e quei d'Aquitania o di Borgogna,
-tra lor contendevansi il possesso delle città e delle provincie, ma
-quanto alle loro comunicazioni col grande impero d'oriente, con Costantinopoli
-e col califfato, appena è che se ne trovino di lontanissime e
-irregolari. Ei sono, come dire, altrettanti capi barbarici, che chieggono
-dall'imperatore questa o quella dignità di palazzo; popoli appena iniziati
-nella civiltà, che imitano le forme e le pompe dei principi più
-inoltrati nel lusso e negli splendori del trono. Il medesimo dir non
-si può della schiatta carlinga dopo Carlo Martello, chè questo lignaggio
-conduce a fine una grand'opera; Carlomagno fonda un impero
-che può per ampiezza contendere col califfato e colla monarchia dei
-<span class="pagenum" id="Page_4">[4]</span>
-Greci: e come re e come imperatore attiva è la sua corrispondenza,
-nè solo ei riceve gli omaggi e i tributi dei vinti, ma tiene ancor pratiche
-regolari co' papi, cogli imperadori d'oriente e coi califfi.
-</p>
-
-<p>
-Le pratiche dei Carolingi sono innanzi tratto naturalmente co' papi,
-tanto che il pontificato e il nuovo lignaggio hanno stretto fra loro
-quasi un patto inviolabile, da cui, esso secondo lignaggio, riconosce il
-suo colore di civiltà e di legislazione romana. Stefano I, che consacrò
-Pipino, intimava la scomunica contro chiunque osasse portare
-la mano sulla costui corona, mentre in rincambio, Pipino donava
-alla santa sede ampie e ricche possessioni temporali, le sue città, il
-suo esarcato, Ravenna, Rimini e Bologna. Stefano II poi andò debitore
-a Carlomagno dell'ampliazione de' suoi dominii e della protezione
-conceduta alla cattedra di san Pietro contra i Longobardi;
-schiatta sì spesso a quella infesta, che fu dai Franchi domata; e questa
-continuazione di buoni uffizi fra Roma e Carlomagno si fa più
-grande ancora e più calda dopo l'esaltazione di papa Adriano.
-</p>
-
-<p>
-Uscito quest'ultimo dalle grandi famiglie romane, discendeva da
-senatori e da consoli, e il suo palazzo risplendeva delle imagini loro<a class="tag" id="tag1" href="#note1">[1]</a>;
-astiava i Longobardi, e i Longobardi astiavano lui, ed erede
-come egli era delle antiche opinioni romane sul principato della città
-eterna, avrebbe voluto domar l'Italia con le chiavi di san Pietro, come
-un tempo gl'imperatori l'aveano domata con le insegne dei centurioni
-e dei tribuni; la mitra pontificale succedeva alla corona d'alloro
-dei Cesari. Adriano e Carlomagno vivono fra loro in istretta
-e confidente intimità; e poi che quest'ultimo è consacrato re dei
-Longobardi, prende gli stati della santa sede sotto la protezione della
-sua spada, nè alcuno osa più toccarli, Greco, Italiano o Saraceno
-ch'ei sia. A rincontro Adriano, esercita pel re de' Franchi attentissima
-vigilanza sull'Italia; gli notifica i fatti tutti che posson turbare
-la possanza sua in questa parte; se un conte o un vescovo lombardo
-prepara qualche sedizione, Adriano tosto s'affretta di darne avviso
-all'amico; egli è il vigile agente della monarchia de' Franchi; gli
-interessi sono fra loro comuni. Le epistole dal papa indiritte al figliuolo
-e protettor suo il re de' Franchi, sono molte e tutte relative
-all'ordinamento dell'Italia e allo spirito sedizioso e impaziente dei Longobardi,
-i quali egli ora denunzia come sciolti da ogni freno di costumatezza,
-ed ora come nimici della religione cattolica, e avversari implacabili
-di san Pietro, e del vessillo suo che splendeva sul Vaticano.
-Adriano testifica in una di esse a Carlomagno, l'esultanza sua per tutto
-il bene che egli fa alla Chiesa, e per le sue buone intenzioni verso
-<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span>
-di lei: «Mio buono ed egregio figliuolo e re signore, instituito da
-Dio. Io ti prego istantemente, come s'io fossi dinanzi a te in persona,
-di far dare compimento a ciò che tu hai promesso al principe
-degli Apostoli per salute dell'anima tua, ed affinchè Dio protegga il
-tuo regno; e il principe degli Apostoli ti assista di maggior patrocinio
-presso Sua Divina Maestà. Solo per l'aiuto di san Pietro, guardiano
-del paradiso, tu se' venuto a capo di tutti i desiderii tuoi;
-ad egli t'impetrò da Dio la vittoria ed il possesso del regno dei
-Longobardi; però abbi sempre fede grandissima in lui chè a sua
-intercessione, il Signore farà inchinar sotto a' tuoi piedi tutte l'altre
-barbare nazioni ecc.»
-</p>
-
-<p>
-E di simil tenore son tutte l'altre epistole; tutte congratulazioni
-con Carlomagno pe' suoi gloriosi trionfi; egli è l'ottimo figliuolo,
-il re d'Italia per volere di Dio; egli è colui, sotto la cui grande
-spada ripara il patrimonio di san Pietro. Se vi ha qualche malvagio,
-qualche iniquo che turbi la sicurtà pontificia, Adriano tosto ne scrive
-a Carlomagno per ottenere ch'ei sia cacciato dall'Italia, invocando
-pur sempre i diritti di Roma in nome del principe degli Apostoli,
-affine d'imprimer negli uomini, con questa prosopopeia, un maggiore
-rispetto per gli uomini potenti e bellicosi. «Noi abbiamo a dolerci
-con la magnificenza tua, dolce e caro figliuolo, di Reginaldo,
-uomo iniquo che semina zizzania, e muove gli uomini al male. Costui
-cerca per ogni modo di fare offesa alla Santa Chiesa di Dio ed
-a noi, e fa ogni poter suo per ispogliare empiamente san Pietro di
-quanto tu gli fosti liberale per salvezza dell'anima tua, e vorrebbe
-farselo suo; egli è pur venuto co' suoi nella città nostra<a class="tag" id="tag2" href="#note2">[2]</a>, e n'ha
-menati via gli abitanti. Non credendo io che tu n'abbia fatto dono
-per l'esaltazione di questo duca Reginaldo, ti prego istantemente
-che, per amor del buon apostolo san Pietro, tu non lasci a costui
-fermar piede in Italia<a class="tag" id="tag3" href="#note3">[3]</a>.»
-</p>
-
-<p>
-Nè solo Adriano si tien contento al corrisponder per lettere, ma
-sì ancora egli fa continua istanza a Carlomagno perchè gli mandi i
-<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span>
-suoi <i>missi dominici</i>, saper volendo ogni pensiero e volere del caro
-suo figliuolo, il re dei Franchi; e insiste pure per avere suoi deputati,
-nè venendo essi, il papa stesso gli manda egli alcuni vescovi
-in legazione per conferire con lui<a class="tag" id="tag5" href="#note5">[5]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Appresso papa Adriano invita Carlomagno, amico suo, a venir
-prestamente in Italia, ch'egli ha uopo di vederlo, e conferire con
-lui. Desiderata è la presenza in Roma di Carlomagno, tanto più che
-il pontefice si vede minacciato da molti malevoli, fra i quali gli addita
-pur sempre i Greci, i Longobardi, i Napolitani che stringono e
-accerchiano il patrimonio di san Pietro, per usurparselo<a class="tag" id="tag6" href="#note6">[6]</a>. «Salutando
-la tua benevolenza, noi ti annunziamo con queste lettere come i rei
-Napolitani, collegatisi coi Greci odiati da Dio, ascoltando i mali consigli
-d'Arigiso, duca di Benevento, si sono di furto impadroniti della
-città di Terracina, soggetta dianzi al dominio di San Pietro ed alla
-podestà tua. Noi non abbiamo voluto far nulla in simil contingenza,
-senz'aver prima i consigli tuoi, e però supplichiamo l'eccellenza tua<a class="tag" id="tag7" href="#note7">[7]</a> d'inviarci,
-al più presto, Volfrino, sì che trovandosi qui verso le calende di
-agosto, egli possa, mercè gli ordini tuoi, muover coi Toscani, cogli
-Spoletini, ed anche coi tristi Beneventani, e ricuperar la detta città
-di Terracina, ed insiem con essa Gaeta o Napoli, affin di rendere
-a san Pietro quanto appartiene al suo patrimonio nel territorio di
-Napoli stessa. Abbiamo nel giorno di Pasqua avuto un parlamento
-con Pietro, l'inviato degli scaltri Napolitani, e chiestogli quanto appartiene
-a san Pietro in quel tenitorio, gli abbiam significato il desiderio
-nostro di veder quei popoli soggettarsi alla potenza tua, e dimandato
-quindici statichi tra i figliuoli dei più nobili fra loro e della
-città di Terracina; ed egli vi aderiva a patto che fossero confidati alle
-mani del patrizio di Sicilia. Se non che non abbiam voluto nulla
-conchiudere senza il consiglio tuo, volendo noi solo trattare per util
-tuo, e sapendo quanto infidi son costoro nei loro disegni, però che pur
-sempre hanno pratiche vive con Arigiso, duca di Benevento, il quale
-riceve messi ogni giorno dal patrizio della Sicilia. Oltre di che, io
-so di buon luogo che essi aspettano i figliuoli del reo Desiderio, per
-combatter poi tutti uniti contro di noi e contro di te. Ti scongiuriamo
-adunque di venire in aiuto nostro, chè da te solo e dall'apostolo san
-<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span>
-Pietro aspettiam forza e valore. Poco c'importa della città di Terracina,
-ma non vorremmo che diventasse occasione ai Beneventani di
-sottrarsi all'impero tuo. Laonde noi ti preghiamo di aiutarci al più
-presto, affinchè così tu meriti di regnare eternamente coi santi».
-</p>
-
-<p>
-Adriano è il Romano antico che si affatica d'ampliare e consolidare
-il patrimonio di san Pietro, però che, erede com'egli è delle
-memorie del patriziato, altro non vuole in fine che assicurare il dominio
-di Roma sopra l'Italia; questa preminenza è la meta dei desiderii
-suoi; egli è tutto invasato in Roma, ne' suoi monumenti, nei
-suoi circhi, nelle sue basiliche; Roma fu l'antica metropoli del Lazio,
-e tale esser dee ancor sotto i papi. Dalle grandi cose Adriano
-discende alle più minute, tanto che ei dimanda pure a Carlomagno
-i materiali a innalzar le sue basiliche; la costruzione dei monumenti
-pubblici era cura, come si legge nella storia romana, dei consoli e degli
-imperatori, come uno dei doveri dell'edilità, onde il pontefice pur
-vi pon cura, e scrive: «Poi che ci hai fatto sapere, carissimo ed
-eccellentissimo figliuolo, esser tu contento di aderire alla dimanda
-nostra in proposito dei travi necessarii ai ristauri della santa chiesa,
-noi ti preghiamo di far ch'essi giungano belli e ammanniti alla
-chiesa di San Pietro verso il tempo delle calende d'agosto. Quanto
-alla volta o cornice, che vuol pure essere ristorata nella basilica del
-detto apostolo, converrebbe innanzi mandar un maestro che vedesse
-qual genere di legname richieggasi a ripristinarla nello stato che
-era anticamente; il qual maestro si renderà dappoi a Spoleto, e cercarvi
-questo legname, perchè non ne abbiamo in paese di acconcio
-all'uopo. Ma il santissimo fratello nostro, l'arcivescovo Volcaro, non
-si dia fretta di venire fino a che il legname non sia ben secco, perchè
-se fosse ancor verde non sapremmo che farne».
-</p>
-
-<p>
-Ampie, ricche e fruttuose terre, e vaste e popolose città sono i
-doni che Adriano, il romano patrizio, procacciar vuole all'eterna sua
-città; egli è il papa più devoto che mai fosse alla potenza ed alle
-memorie dei Romani, e quindi, alla foggia di un console antico,
-egli a chieder si fa a Carlomagno ch'ei liberar voglia la terra dei
-Sabini, mentre i malvagi gl'impediscon di prenderne possesso<a class="tag" id="tag8" href="#note8">[8]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Adriano manda poi reliquie, bandiere conteste di seta e d'oro, e
-ossa di martiri a Carlomagno, a cui pur sta a cuore l'innalzamento
-delle basiliche. Padrone, com'egli è, delle grandi selve della Turingia,
-e del settentrione dell'Europa, egli possiede di forti travi, senza
-dei quali rizzar non si possono gli edifizii di Roma. Noi lo vediam
-quindi mandar legname e stagno e marmo per ristaurare la chiesa
-di San Pietro che tanto fu danneggiata dagli acquazzoni di primavera,
-<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span>
-intanto ch'ei pure chiede per sè, come fu detto, alcuni mosaici,
-avanzi della civiltà greca in Ravenna, per le barbare sue città
-della Gallia. L'Italia tutta invoca la presenza di Carlomagno; i Beneventani
-si ribellano, e turbar possono di nuovo la pace del pontificato.
-«Se i Beneventani ricusano di sottomettersi agli ordini tuoi,
-manda l'esercito alle calende di maggio, e vieni a fare una correria
-contro di loro. Che se un esercito non li tiene in dovere dal mese
-di maggio fino a settembre, quel tristissimo di Arigiso si proverà
-a qualcosa contro di te, mosso, come sarà, dalle suggestioni dei
-Greci, però che ha seco, come ognun sa, i legati loro, ed altri
-ne tiene a Napoli. A te spetta il risolvere sul da farsi, e noi siamo
-confidentissimi nel tuo potentissimo giudicio. Piacciati dunque di por
-mano all'opera con la maggior celerità che puoi, così per la tua
-come per la nostra salute».
-</p>
-
-<p>
-Ogni buona ventura di Carlomagno, le sue vittorie, i suoi trionfi,
-son celebrati a Roma come festa del pontificato medesimo. Carlo ha
-vinto i Bavari, e il papa se ne congratula di cuore con lui. «Ma e
-i Greci infidi non saranno anch'eglino posti a dovere, e castigati
-delle tante insidie che tendono a Carlomagno? I Greci sono sempre
-d'accordo coi duchi o coi conti longobardi o beneventani, gli assecondano
-nelle sediziose lor mire, ed assaltano il pontificato e la
-podestà di Carlomagno in Italia. Di grandissimo contento ci furon
-le tue lettere di vittoria, e abbiam reso grazie a Dio, leggendovi che
-la tua salute e quella della regina, nostra signora, e de' tuoi figli, è
-pur sempre buona. Caro ci fu soprattutto l'intendere la soggezion
-dei Bavari, che noi ti avevamo già predetta e augurata. Ora, io credo
-che ti ricorderai di quanto ti dicevamo nelle precedenti nostre lettere
-intorno a certi Capuani venuti a noi, ai quali giurar facemmo
-innanzi all'arca di san Pietro d'esser fedeli all'apostolo di Dio ed
-alla regale eccellenza tua. Or bene, dopo fatto il giuramento, un di
-loro, Gregorio prete, ci chiese di parlarci in disparte, dicendo che
-dopo fatto un simil giuramento ei non poteva più nulla tenerci
-celato. Lo interrogammo a farlo spiegare in modo più chiaro, ed
-egli allora ci raccontò come in quella che il gran re Carlo si partiva
-da Capua, l'anno scorso, Arigiso duca mandasse legati a Costantino
-imperatore, dimandandogli aiuto e protezione, e nel medesimo
-tempo l'onore del patriziato, e tutto intero il ducato di Napoli;
-e il pregasse inoltre di mandar con forte schiera di armati il cugino
-suo Adelgiso, promettendo di sottomettersi all'autorità dell'imperatore,
-ed anche agli usi dei Greci, così nella tosatura dei capelli,
-come nel vestire».
-</p>
-
-<p>
-Papa Adriano non sa darsi pace all'udir questa lega dei Greci
-<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span>
-con Arigiso, il rappresentante dei re longobardi. «O diletto mio
-figliuolo, egli scrive a Carlomagno, Costantino ha mandato due suoi
-domestici del palazzo a conferire il patriziato ad Arigiso, i quali portavan
-seco vesti d'oro, una spada, un pettine ed un par di cesoie,
-per dar effetto a quanto costui avea promesso, dicendo che si sarebbe
-sottomesso a farsi tosare i capelli ed a vestire all'uso dei
-Greci. Essi domandaron, di più, Romoaldo, figliuol d'Arigiso, in
-ostaggio. Quanto ad Adelgiso, l'imperatore adduceva non avere potuto
-mandarglielo, perchè avviato l'avea con un esercito contra Trevigi
-o Ravenna. Se non che, al giunger loro, e' trovarono sconciati
-i loro disegni dalle mani di Dio e dall'aiuto degli Apostoli, perchè
-Arigiso, ed insieme con lui suo figlio Valdone, erano morti, e i Beneventani
-non vollero in alcun modo riceverli, mentre Azzone, tuo
-fido legato, stava in Salerno. Partitone poi questo diacono, se ne
-andarono a prenderli per terra sul tenitoro greco, e gli ammisero
-in città, dove passarono tre giorni in parlamenti con Adelberga, vedova
-di Arigiso, e coi Beneventani, i quali dicean loro: — Noi abbiamo
-mandato deputati al re Carlo per chiedergli che ei ci dia Grimoaldo
-per duca, e fattagli la medesima istanza per mezzo del diacono
-Azzone; rimanetene dunque a Napoli fino a che Grimoaldo arrivi, e
-quel che suo padre Arigiso non potè fare, sì il farà esso Grimoaldo,
-come sia in possesso delle dignità che gli pervengono; si assoggetterà
-all'autorità imperiale, come promise suo padre, e adempirà tutte
-l'altre profferte sue. Ond'è ch'essi ricondussero i due messi imperiali
-per terra e in gran pompa fino a Napoli, e che i Napolitani gli
-accolsero a processione, recando in fronte stendardi e pitture<a class="tag" id="tag9" href="#note9">[9]</a>; ed ivi
-essi dimorano, godendo in fantasia della vittoria che speran d'ottenere,
-e tramano insidie contro gli stessi Napolitani, insieme con
-Stefano vescovo e Costantino, al quale mandarono avviso della morte
-d'Arigiso e di suo figlio, aspettando gli ordini suoi intorno a ciò
-che far deggiano. Nelle quali cose tutte, figliuolo eccellentissimo,
-che Dio abbia in custodia, risplender fate la saggia potenza vostra,
-tanto per la esaltazion della madre vostra spirituale, la Santa Chiesa
-romana, e per la nostra salute, quanto per la sicurtà del vostro
-reame<a class="tag" id="tag10" href="#note10">[10]</a>.»
-</p>
-
-<p>
-Tali sono i sensi, quasi sempre, del carteggio di Adriano con Carlomagno;
-sono due podestà che se l'intendon tra loro, due interessi
-che si collegano, due menti che procedono di concordia a ristaurar
-l'unità della Chiesa e dell'impero. E però alla morte di
-Adriano, Carlomagno lo piange come amico suo, e detta i versi del
-<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span>
-suo epitaffio, scolpito in lettere d'oro sulla sua tomba, e il capo, il
-gran re degli Austrasii, diventa poeta latino:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Lagrimando sul padre, io Carlo questi</p>
-<p class="i02"> Versi dettai. Te piango,</p>
-<p class="i02"> Mio amore, e mio consiglio,</p>
-<p class="i02"> E i chiari nomi nostri ho insiem contesti.</p>
-<p class="i02"> Adriano e Carlo; io re, tu padre. Ah! il figlio</p>
-<p class="i02"> Ti rimembra, te 'n priego, e fa che tosto</p>
-<p class="i02"> Ei venga al padre accosto<a class="tag" id="tag11" href="#note11">[11]</a>.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Adriano papa apparecchiò l'esaltazione di Carlomagno all'impero,
-e Leone la compie; Leone che ha maggior uopo ancor d'Adriano
-della protezione di lui, però che l'altro avea per sè il popolo romano,
-i patrizii, i discendenti dei senatori; la famiglia sua era potente,
-e sui gonfaloni leggevasi la lista de' suoi antenati. Papa
-Leone, all'incontro, è in avversione al popolo di Roma, ond'egli
-invoca in aiuto suo il patriziato del signor dei Franchi, e l'antica
-città vede sventolare i vessilli della gente boreale. Leone viene a trovar
-re Carlo fino in mezzo alle sue corti plenarie del Reno, della
-Mosella e dell'Elba, e prostrasi dinanzi al monarca che passa tosto
-in Italia per proteggere il papato. In quegli ultimi parlamenti decretata
-è la ricostruzion dell'impero d'Occidente; questa dignità lusinga
-l'orgoglio di Carlomagno, chè per essa è innalzato al grado
-dei Cesari e degli Augusti, illustre pur tuttavia per tutto il mondo,
-intanto che Leone si vede protetto dall'impero d'Occidente, da lui
-posto e acclamato nelle mani di Carlomagno, il quale, fatto oramai
-principe e signore di Roma, può co' suoi Franchi raffermare il pontificato
-contro le turbazioni e le sommosse popolari sì frequenti per
-lo spirito sedizioso dei Romani.
-</p>
-
-<p>
-Da questo momento le pratiche fra gl'imperatori e i papi vanno
-acquistando forma più regolare; nell'ordine materiale l'imperatore è
-tutto; nell'ordine morale il capo è il papa; i concilii governano il
-mondo cattolico; l'imperatore regna su tutte le terre che compongon
-l'impero, e le bolle medesime recan la data della sua esaltazione.
-Carlomagno e Leone si dan mano, si spalleggiano scambievolmente,
-<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span>
-e siffatta è l'union loro, sì costante l'intimità, che le canzoni eroiche
-e i romanzi di cavalleria fingono che Leone fosse un bastardo
-di Carlomagno; idea tutta feudale, tradizione germanica fatta a giustificar
-tutti quegli infiniti donativi di terre che l'imperatore fece al
-pontefice. Questa confusion dell'impero e del papato fu in appresso
-la cagion movente delle grandi contese fra gl'imperatori germanici
-ed i successori di Leone al pontificato. Come infatti sceverar ciò che
-era d'ordine spirituale da ciò che era d'ordine temporale nel patto
-dei Carolingi coi pontefici? Ond'è che i discendenti della casa di
-Svevia si fecer più volte a rivendicare i diritti di Carlomagno, ed i
-papi a rintuzzar le pretensioni di quegli Alemanni che, coperti di
-ferro, calavano dal Tirolo fin sotto le mura di Roma. Il decimo secolo
-e l'undecimo furon tutti pieni di queste contese fra papi e imperatori,
-originate dalle donazioni di Carlomagno.
-</p>
-
-<p>
-L'inconcussa dignità degl'imperatori di Costantinopoli e la porporata
-vanità loro avean per più secoli tenuto a vile la famiglia dei
-Merovei, siccome quella che regnava sui Barbari in una parte lontana
-dalle loro frontiere; e quei greci regnanti, ricevendo a ogni poco
-umili memoriali di questi capi franchi, con che chiedevano il pallio
-del consolato o qualche dignità di palazzo, concedean loro i titoli di
-capi e re tributarii, a dir degli scribi, coperti d'oro. Quindi è che,
-allo stabilirsi del lignaggio carlingo, gli annali dell'impero appena
-ne parlano nella quistione delle immagini, al tempo che Leone
-l'Isaurico e Costantino Copronimo scrissero a Carlo Martello ed a
-Pipino, stimolandoli a mettere in pezzi quei falsi simboli, ed a fare,
-ad esempio loro, man bassa dei reliquarii d'oro. In tutto il resto i
-Franchi andavano confusi con gli altri Barbari ond'era cerchiato
-l'impero, e con tutte le altre torme di popoli e di tribù. Appena è
-che si trovi orma della corrispondenza dei Carolingi coi Greci, ed
-appena uno o due storici toccan di quel Carlo che era succeduto ai
-prefetti di palazzo dei Franchi. Più tardi tuttavia, fu ben forza fare
-stima della possanza di questo Barbaro, che già sovrastava, per le sue
-conquiste, alle possessioni dei Greci.
-</p>
-
-<p>
-A Costantino Copronimo era succeduto Leone IV, nè l'esaltazione
-di questo nuovo imperatore fu contrassegnata da alcun rivolgimento
-di palazzo, chè la quistion delle immagini tutte assorbiva le menti.
-Leone IV metteva in pezzi i bassorilievi d'oro e i reliquarii d'argento
-per levarne le pietre preziose che ornavano i santuarii, e le
-leggende raccontano ch'egli s'impadronì d'una corona d'oro, di
-smeraldi e di brillanti, appesa all'altare di Santa Sofia, e che, all'accostarsi
-questa corona alla fronte, essa lo scottò come un carbone
-acceso. Leone IV morì, lasciando a succedergli nell'imperio un
-<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span>
-fanciullo, di nome Costantino, e l'imperatrice Irene, che lasciò gran
-memoria di sè negli annali del Basso Impero. Donna forte costei e
-inesorabile, dopo aver, secondo l'uso dei Greci, fatto senza pietà
-mutilare i parenti di suo marito, competitori di lei nella corona,
-tenne il figliuol suo in grandissima suggezione, poi quando fu divenuto
-maggiore, il fece deporre per regnar sola. Amante delle arti,
-anzichè intimar guerra alle immagini ne allargò ed accrebbe il culto,
-e a lei si debbe la conservazione dei monumenti bisantini.
-</p>
-
-<p>
-Al regno d'Irene si vuol pur annodare i primi vincoli d'intimità
-fra Carlomagno e l'impero d'Oriente, chè, senza dubbio, essi ebbero
-principio alle invasioni delle provincie lombarde e dell'esarcato di
-Ravenna, e all'occupazione dei feudi del Friuli, di Benevento e di
-Spoleti per parte dei conti franchi; se non che allora tenean della
-conquista e della guerra, chè queste terre eran prima possedute dai
-Greci, e formavano, un secolo innanzi non intero, altrettante pertinenze
-dell'impero d'Oriente, insieme con l'Adriatico greco, e solo
-le avevano svelte alla corona d'oro degli imperatori, le conquiste
-dei Longobardi. Irene ebbe pratiche d'amistà con Carlomagno re
-dei Franchi quand'egli fu incoronato a Monza, e gli annali dicono
-ch'ella profferse per isposo il figliuol suo Costantino ad una
-delle figlie di quello, chiamata Geltrude, e che anche celebrate furono
-le sponsalizie. Le canzoni eroiche narran pure che Irene, <i>imperatrice
-di corona</i>, profferto avea la sua mano a Carlomagno, il quale avrebbe
-così aggiunta una figlia della Grecia all'altre sue donne franche
-e germane, e congiunto le due corone imperiali. Leone III fu l'ardente
-promotore di queste nozze, però che i papi, simboli veri del
-principio d'unità, cessar voleano le contese di religione tra l'Oriente
-e l'Occidente, e l'unione o mistica o naturale d'Irene con Carlomagno
-sarebbe stata come il termine dello scisma mercè la reintegrazione
-del mondo romano.
-</p>
-
-<p>
-Se non che tutto questo fu sconciato per le segrete mene dei
-principi longobardi rifuggiti alla corte di Costantinopoli; anzi vi
-ebbe un'intimazion di guerra fra i Greci ed i Latini; e Giovanni,
-logoteta della milizia greca, dalla Sicilia venne ad approdar nel regno
-di Taranto e di Napoli, per indi cacciare i Franchi dall'Italia;
-ma nelle prime schermaglie, i Greci, sgominati, la diedero a gambe
-innanzi alle lance dei Franchi, e Giovanni fu preso e messo a morte
-per ordine di Carlomagno. I Greci, sì culti, sì snervati dalla civiltà,
-non valevan più nulla per soldati, ora come avrebbon essi potuto
-combattere contro gli uomini del Nord, contro quei Franchi d'Austrasia
-più valenti dei Bulgari ond'era minacciata la loro metropoli?
-Irene, la protettrice delle immagini, la donna artista, non rinunziò
-<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span>
-punto per questo al disegno di sposar suo figlio Costantino Porfirogenito
-a Geltrude, e mandò un'ambasceria greca che venne a
-trovar Carlomagno ad Aquisgrana, dove furon celebrate nuove sponsalizie,
-e tanto è vero che queste nozze furono convenute indi a breve
-tempo, che gl'inviati greci lasciarono a Geltrude un eunuco dottissimo
-per istruirla dei costumi e degli usi di Bisanzio, e così della
-lingua ch'ella parlar doveva ai ministri del palazzo. Le quali pratiche
-fra Irene e Carlomagno continuarono fino a che una nuova
-rivoluzione abbattè l'autorità dell'imperatrice, e lo storico Teofane
-afferma che ancora trattassi di congiungere i due imperi. «Alcuni
-apocrisarii, egli dice, furono inviati affin di congiungere Irene in
-matrimonio con Carlomagno, e unire in un solo gl'imperi d'Oriente
-e d'Occidente; ma Azzio, cui stava a cuore d'assicurar l'impero al
-proprio fratello, sconciò questo disegno». Un fecondissimo avvenimento
-sarebbe stato questo maritaggio dell'imperator d'Occidente
-coll'imperatrìce d'Oriente, poichè per esso sarebbe stato ricomposto il
-romano impero negli ampli suoi confini, e i Barbari distrutto non
-avrebbero gli ultimi avanzi dell'antica civiltà. Se non che nel corso
-dei tempi raro è che le cose si ricompongano sotto le medesime forme:
-ciò che cade più non risorge, e quando un edifizio è crollato,
-niuno può far di raccorne sì a punto i rottami da rifarlo grande e
-forte in tutto come prima, nè più ridonar si può la vita a chi è spento.
-</p>
-
-<p>
-La rivoluzione del palazzo di Bisanzio, che spezzava lo scettro in
-mano ad Irene, sollevava all'onor della porpora un uom di guerra,
-Niceforo, che fu dai soldati alzato in sugli scudi, come si vede nelle
-miniature dei tempi, e fu dal patriarca coronato in Santa Sofia.
-Irene, trattata prima con riverenza, siccome sposa di Leone e madre
-di Costantino Porfirogenito, fu indi chiusa in un monastero, e colei
-che pur dianzi avea grado e podestà d'imperatrice, andò a finir cattiva
-e confinata nell'isola di Lesbo. Una lettera dei legati franchi
-a Costantinopoli narra questa revoluzione domestica, nella quale sostennero
-Irene finchè poterono, siccome alleata di Carlomagno, ma poi
-terminato il moto, abbandonaron Costantinopoli per venire a riferir
-di presenza all'imperatore gli avvenimenti che agitato aveano l'impero
-d'Oriente, e i motivi politici ond'era stata mossa l'esaltazione
-di Niceforo.
-</p>
-
-<p>
-La possanza di Carlomagno era tale che Niceforo ben comprese
-dover egli cercare, innanzi tutto, l'amistà sua;le frontiere dell'uno toccavan
-quelle dell'altro e grande era il timor delle irruzioni dei Franchi
-coronate sempre dalla vittoria. Per acquistarsi quindi l'amicizia e la
-grazia di Carlomagno, Niceforo gli mandò una solenne ambasceria;
-ed esperti oratori, com'eran quei Greci, giustificar doveano l'esaltazione
-<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span>
-del signor loro, e i motivi ond'era stato svelto lo scettro di mano
-ad Irene, amica dell'imperator dei Franchi. Il monaco di San Gallo,
-vivace cronista, segue, passo per passo, gli ambasciatori greci, che
-vengono a salutar Carlomagno a nome di Niceforo. I Franchi aveano
-grandemente in dispregio questa razza bisantina; i vescovi da Carlo
-mandati a Costantinopoli raccontavan mille istorie intorno alle bizzarre
-usanze dei Greci, e queste istorie giravano di bocca in bocca, e
-il buon monaco di San Gallo le racconta a questo modo: «Nel tempo
-della guerra contro i Sassoni, Carlo mandò suoi legati all'imperatore
-di Costantinopoli, il quale si fece a dimandar loro se gli stati di Carlo
-suo figliuolo<a class="tag" id="tag12" href="#note12">[12]</a> erano in pace, o turbati dalle nazioni vicine; e
-avendo il capo dell'ambasceria risposto che tutti erano in pace, salvo
-un certo popolo, chiamato i Sassoni, che infestava con le sue depredazioni
-le frontiere di Francia: — Oh cielo! rispose quel principe che
-marciva nell'ozio, e non era punto fatto alla guerra, e perchè il diletto
-figliuol mio si affatica egli a combattere sì picciol nemico,
-senza fama nè valore? Io dono a te stesso questa nazione con tutto
-ciò che possiede! — Tornato in patria, l'ambasciatore riferì questo
-discorso a Carlo, il quale gli rispose queste parole: — Ben più avrebbe
-fatto per te quest'imperatore, se t'avesse donato un buon mantello
-per un sì lungo viaggio».
-</p>
-
-<p>
-I vescovi mandati da Carlomagno nell'impero di Costantinopoli, essendo
-stati, come vedesi, male accolti, se l'avean legata al dito, e il
-monaco di San Gallo non manca di soggiunger appresso, come
-i Franchi se ne vendicarono. «Poco di poi l'imperator greco mandò
-anch'esso suoi ambasciatori al glorioso Carlo, e si abbattè appunto
-che in quell'occasione si trovasser con lui il medesimo vescovo ed
-il duca di cui è detto, i quali, all'udir annunziare la venuta di quei
-legati, suggerirono al saggio monarca di farli condurre attraverso
-alle Alpi per vie impraticabili tanto che logorato e consumato avessero
-al tutto quanto seco portavano, e fosser così obbligati di presentarsi
-a lui già ridotti in pessimo arnese. Poi, quand'ei furono arrivati, il
-vescovo e il compagno suo fecer sedere il conestabile in mezzo a
-tutti i suoi dipendenti, e sovra un seggio elevato per modo che far
-non si potea di non prendere quest'uffiziale per l'imperatore. Onde
-gli ambasciatori, come tosto lo videro, si prosternarono a terra per
-adorarlo, ma ributtati dai servitori di Carlo, furon costretti a passar
-nelle altre stanze più innanzi, ove, avvisato il conte del palazzo che
-parlava ai grandi raccolti intorno a sè, credendolo il principe, di
-nuovo si precipitarono a terra. Cacciati più innanzi e schiaffeggiati
-<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span>
-dagli astanti, che andavan loro dicendo: — Questi non è l'imperatore, — andarono
-oltre, e trovarono il siniscalco della tavola reale
-attorniato da tutti i famigli, coperti di abiti ricchissimi, nè più dubitando
-che colui non fosse il re, eccoli di nuovo a terra. Cacciati anche
-da questo luogo, videro in un salone tutta la gente di servigio
-della camera reale intorno al loro capo, e per allora si tennero certi
-che quello esser dovesse veramente il primo dei mortali. Ma quell'uffiziale
-li tolse da questa credenza, e promise loro di fare ogni poter
-suo in un coi primi della corte, per ottenere ad essi, se far si potea,
-la grazia d'essere ammessi alla presenza dell'imperatore augusto.
-Alcuni di quelli che trovavansi con lui, ebbero intanto commissione
-d'introdurli in gran cerimonia.
-</p>
-
-<p>
-«Carlo, il più illustre dei re, sfolgorante come il sole al suo sorgere,
-e tutto splendiente d'oro e di gemme, stavasene assiso presso
-una finestra che mandava gran luce, appoggiato ad Ettore, che tale era
-il nome del vescovo da lui già mandato a Costantinopoli. Intorno
-all'imperatore erano schierati a cerchio, a simiglianza della milizia
-celeste, i suoi tre figliuoli da lui assunti a compagni già nell'impero,
-le sue tre figlie con la madre loro, splendide di virtù in uno e di
-bellezza; e prelati d'aspetto e di merito senza pari; e abati illustri
-per la nobiltà del pari che per la santità loro, e duchi, appetto dei
-quali tal non fu in antico lo stesso Giosuè nel campo di Galgala. Questa
-schiera, al par di quella che ributtò Ciro e gli Assirii suoi
-dalle mura di Samaria, avrebbe potuto, come se avesse avuto Davide
-nel mezzo, giustamente cantare: O re e popoli tutti della terra, o
-principi tutti e giudici della terra, garzoni e donzelle, vecchi e fanciulli,
-lodate tutti il nome del Signore! — Gli ambasciatori greci,
-colti da stupore, si sentirono venir meno; e usciti di conoscenza,
-caddero muti e svenuti al suolo. L'imperatore, con tutta benignità,
-li fece alzar da terra, e procurò di rincorarli alquanto con parole di
-conforto; ma quando poi videro colmato di tanti onori quell'Ettore
-che i Greci trattato aveano con tanta sgarbatezza e disprezzo, presi
-da nuovo spavento, ricaddero a terra, nè si levarono finchè il principe
-ebbe giurato loro, pel re de' Cieli, che non sarebbe lor fatto
-male alcuno. Rassicurati da questa promessa, cominciarono a mostrar
-maggiore fidanza; ma, ritornati che furono alla patria loro, non posero
-mai più piede nel nostro paese<a class="tag" id="tag13" href="#note13">[13]</a>.
-</p>
-
-<p>
-«Qui è il luogo di raccontar come l'illustre Carlo avea intorno a
-sè uomini sapienti in ogni cosa. Dopo celebrato il mattutino in presenza
-dell'imperatore, quei Greci, nell'ottava di Natale, cantavano
-<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span>
-in segreto e nella lingua loro alcuni salmi in onore di Dio, quando
-il re, che stava nascosto in una stanza vicina, rapito dalla dolcezza
-della loro poesia, impose a' suoi cherici di non por cibo in bocca finchè
-recato non gli avessero quelle antifone voltate in latino; quindi
-è che tutte son d'uno stile, e che in una di esse trovasi scritto <i>conteruit</i>
-in luogo di <i>contrivit</i>. Quegli stessi ambasciatori avean portato
-seco istromenti d'ogni sorta, che veduti furtivamente insiem con le
-altre cose rare che coloro aveano, furon dagli artieri del sagace Carlo,
-con gran diligenza imitati. Segnalaronsi essi principalmente nella
-contraffazione d'un organo, quel mirabile istromento che, per mezzo
-di vagelli di rame e mantici di pelli taurine, cacciando l'aria, come
-per incantesimo, in canne pur di rame, eguaglia co' suoi ruggiti il
-rombo del tuono, e con la sua dolcezza i lievi suoni della lira. Non
-è questo il luogo nè il tempo di raccontare dove fu posto quest'organo,
-nè quanto ei durasse, nè come andasse a male insieme con
-mille altre cose preziose che lo Stato perdette».
-</p>
-
-<p>
-D'onde sono a notarsi i due sentimenti che inspirava a quei giorni
-l'aspetto della civiltà bisantina; prima un alto disprezzo per la viltà
-e doppiezza dei Greci, non avendo gli uomini forti e vigorosi che
-dimoravan sulla terra di Francia, e nelle cittadi a riva del Reno e
-della Mosella, stima veruna per quegli sciagurati eunuchi, quei giullari
-coperti di seta che difender non sapeano con la lancia e la spada
-la città loro; poi lo stupore e l'abbagliamento quasi, da cui eran
-presi a quella inoltrata civiltà, a quei mirabili monumenti, a quei
-progressi dell'industria, a quelle maraviglie della scultura, all'udire
-un organo armonioso, al vedere un dipinto di vivace colorito, un
-ricco reliquiario, o la porpora di quelle città loro sontuose. Questi
-due sì opposti sentimenti si manifestano nelle croniche; se parlano
-dei Greci come uomini, sono parole di spregio e d'astio di razza
-contro razza; se parlano all'incontro dello spettacolo ch'offre Bisanzio
-co' suoi monumenti, co' suoi giardini, con le sue statue, co' suoi
-vasti ippodromi, allora son tutti entusiasmo, e gli stessi monaci latini
-non posson far di non restare maravigliati a una civiltà che somiglia
-ad una bella statua d'avorio, tutta cosparsa d'oro e di gemme.
-La detta ambasceria di Niceforo a Carlomagno non avea sol commissione
-di appiccar pratiche per la confederazione tra i due imperi,
-ma sì ancora di stabilire i confini dell'una e l'altra frontiera in modo
-esatto e permanente; il che implicava la ricognizion pura e semplice
-del titolo d'imperatore d'Occidente nella persona di Carlomagno. In
-alcuni frammenti che ci rimangono, si vede anzi il cambiamento che
-viene operandosi nella diplomatica corrispondenza del gran principe
-austrasio cogli imperatori bisantini. Egli non è più <i>rex</i> soltanto, ma
-<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span>
-<i>basileus</i> e talvolta anche <i>imperator</i>; nè egli chiama più il signore
-che regna in Bisanzio col nome di padre, ma sì con quel di fratello;
-egli non è più tributario loro, ma loro eguale, cambiamento decisivo
-nelle forme, ed a Costantinopoli le forme erano tutto.
-</p>
-
-<p>
-I limiti dei due imperi vennero, quanto all'Italia, assegnati sulle
-frontiere della Puglia, del ducato di Taranto e di Napoli; sull'Adriatico,
-alla Venezia, alla Dalmazia, all'Istria; verso il Danubio i
-territorii venner divisi per le nazioni barbare accampate nelle lande
-dal Danubio fino al Volga. La quale contrazione fu fatta non senza
-una certa giustizia ed equità, e l'effetto suo più significativo fu la
-ricognizione d'un impero d'Occidente, salutato dai Cesari di Costantinopoli
-come un rinnovamento di quel tempo in cui fu diviso il
-mondo romano, con due sedi in due grandi capitali città, Roma
-e Costantinopoli. E poichè le idee sopravvivono alle cose, e quest'imperio
-romano avea lasciato tante gloriose memorie de' suoi Augusti
-e de' suoi Cesari, non è maraviglia che uomini anche di stirpe germanica
-ad onor si recassero di ristaurar l'impero con le reliquie
-della civiltà da esso lasciate in retaggio alla terra. Il titolo d'imperator
-d'Occidente avea lasciato gran fama anche tra le barbare nazioni,
-e lo splendor di Carlomagno non ebbe ad esserne che più
-sfolgorante tra le generazioni.
-</p>
-
-<p>
-La rinomanza di quest'imperatore e lo strepito delle conquiste e
-maraviglie sue, erano pur penetrati in Oriente, dove, l'anno dell'Egira
-170 e di Cristo 786, seguì l'esaltazione d'un gran califfo di
-nome Arun-al-Raschild, o il Giustiziere, e Abulfeda racconta le guerre
-de' suoi primi anni che gli assicurarono il califfato. Le civiltà dell'India,
-della Persia e della Grecia operato avevano sulla nazione
-araba, e se ne trovavano tracce in ogni luogo. Gli Arabi non erano
-altrimenti un popolo creatore, ma sì imitatore, che ripetea le tradizioni
-persiane, indiane e greche; traduttori com'essi erano degli
-studi bisantini, ed esperti copiatori dell'architettura e dell'arti dell'Indostan,
-o dei monumenti sassanidi, ed eredi della scuola alessandrina,
-e' non sapevan da sè stessi nulla creare, ma destri erano
-in contraffare, imitare, tradurre. Dal dì della sua esaltazione Arun
-era in guerra cogli imperatori, quindi non è strano ch'ei cercasse
-l'alleanza di Carlomagno, nè questa politica dispiacer doveva ai Franchi
-d'Occidente<a class="tag" id="tag14" href="#note14">[14]</a>, sì avversi com'erano ai Greci di Bisanzio. Riferiscon
-le cronache che il califfo mandò legati a Carlomagno con un
-presente di nuova foggia, ed era un orologio sul far bisantino, con
-tutta quella finezza e pazienza di lavoro che gli Arabi in grado
-<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span>
-supremo posseggono. Il quadrante era composto di dodici porticine che
-formavan la divisione delle ore; ogni porta restava aperta, poi all'ora
-duodecima, dodici piccioletti cavalieri, uscendo insieme, facevano il
-giro del quadrante, e chiudevan tutte le porte, e ogni giorno così.
-Questo lavoro, tutto d'avorio, ad ammirazione di tutta la corte di Carlomagno,
-fu collocato nella cattedrale di Compiegne<a class="tag" id="tag15" href="#note15">[15]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Il monaco di San Gallo che scrive d'ogni novella, non lasciò di
-narrar, con tutti i suoi particolari, la venuta degli ambasciatori d'Arun,
-e le pratiche appiccatesi tra il califfato e il nuovo imperator
-d'Occidente. «Alcuni ambasciatori furono inviati all'imperatore dalla
-Persia, i quali pensarono di far meglio approdando ai lidi d'Italia,
-mossi anche dal grido di Roma che sapevano esser soggetta all'impero
-di Carlo. Ma essi furono accolti con sospetto dai vescovi della
-Campania, della Toscana, della Romagna, della Liguria, e finalmente
-della Borgogna e della Gallia, e altresì dagli abati e dai conti, cui
-fecero manifesto il motivo del loro viaggio, e da alcuni di essi non furon
-voluti ricevere, finchè dopo corso un anno, quegli sciagurati,
-stracchi e spossati dal lungo viaggio, vennero in Aquisgrana a trovar
-quest'imperatore tanto famoso per le sue virtù, se non che, giunti
-essendo appunto e annunziati al principe nella settimana più solenne
-della quaresima, fu differita l'udienza loro fino alla vigilia di Pasqua.
-Ed in questa festività, la maggiore di tutto l'anno, essendo l'incomparabil
-principe vestito d'ornamenti senza pari, fece introdurre
-alla sua presenza i legati di quella nazione, un tempo spavento dell'universo,
-e il massimo Carlo apparve loro tanto più maestoso d'ogn'altro
-mortale, che si persuasero di non aver mai prima di lui
-veduto nè re nè imperatore. Gli accolse egli benignamente, e concedette
-loro la grazia insigne di poter, come i suoi proprii figliuoli, andar
-dove più volessero, di esaminare ogni cosa, d'informarsi e pigliar
-nota di checchè si fosse. Rapiti dal contento, a tutte le ricchezze dell'Oriente
-anteposero il bene di non dipartirsi dall'imperatore, di contemplarlo
-e ammirarlo continuo. Saliti dunque nella tribuna che
-sopraggiudica intorno la basilica, e di là guardando ora il clero ed
-or la milizia, ma pur sempre ritornando cogli occhi sul principe, nè
-potendo, nell'eccesso della loro esultanza, trattenersi dalle liete loro
-acclamazioni, battevano palma a palma, e prorompevano: — Fin qui
-noi non abbiam veduto che uomini di terra; ma ora sì che ne
-<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span>
-vediamo uno d'oro. — Poi, appressandosi a ciascun dei grandi, ammiravano
-la novità delle vesti o dell'armi loro; di nuovo indi tornando
-all'imperatore, come al più degno dei loro omaggi. Passata
-così la notte del sabato santo e la domenica vegnente a tutto veder
-nella chiesa, furono in questo santissimo dì convitati al sontuoso
-banchetto del munificentissimo Carlo, insiem coi grandi della Francia,
-anzi dell'Europa; ma stupefatti a quanto vedevano, si levaron di
-tavola quasi digiuni. Ed ecco che il giorno appresso, all'istante in cui
-l'Aurora, lasciando il letto di Titone, dispensava la luce del sole<a class="tag" id="tag17" href="#note17">[17]</a>,
-Carlo, insofferente del pigro riposo, muove per la foresta in caccia
-del bufalo e dell'uro<a class="tag" id="tag18" href="#note18">[18]</a>, conducendo seco i legati; ma quei poveri
-Persiani alla vista di quelle immani belve, colti da grandissimo spavento,
-si danno alla fuga. Intanto il prode Carlo, che non sa che sia
-timore, cavalcando un velocissimo corridore, raggiunge una di quelle
-fiere, trae la spada, e fa per troncarle il capo; ma il colpo non va
-pieno, e il feroce animale rompe il calzare del re insiem con le strisce
-che lo legano, e gli sfrega con la ponta delle corna la parte dinanzi
-della gamba tanto da farlo poi alquanto zoppicare, e infuriato
-per la tocca ferita, fugge tra piante e balze per una macchia foltissima.
-Tutti i cacciatori vogliono spogliarsi a gara dei loro calzari,
-per servirne il loro signore, ma egli non lo consente, dicendo: — Io
-vo' mostrarmi in questo stato a Ildegarda».
-</p>
-
-<p>
-Or nell'antica cronaca, l'imperatrice Ildegarda è la sposa diletta,
-la sollecita compagna di Carlomagno; essa non l'aveva tuttavia seguito
-in questa fiera caccia nelle selve della Germania, ed erasene restata
-in villa od in corte. «Intanto Isimbardo, figliuolo di Varino,
-prosegue il cronista, avea inseguito la belva, nè osando avvicinarsele
-troppo, le scagliò contro il suo giavellotto, cogliendola tra la giuntura
-della spalla ed il petto fino al cuore, indi la presentò ancor palpitante
-all'imperatore, il quale, senza pur mostrar d'avvedersene, lasciando
-a' suoi compagni di caccia il corpo dell'animale, tornossene
-al suo palazzo, ed ivi fatta chiamar la regina, e mostratole il lacerato
-suo calzare, le disse: — Che meriterebbe colui che m'ha liberato dal
-nemico da cui io ebbi questa ferita? — Ogni ben del mondo, rispose
-la principessa. — L'imperatore allora le raccontò l'accaduto,
-e fatte recare in testimonio le tremende corna della fiera, fu veduta
-la regina sciogliersi in lagrime, mandar profondi sospiri, e percuotersi
-<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span>
-il petto con ambe le pugna. Inteso poi che Isimbardo, in disgrazia
-a quei giorni del suo signore, e spogliato d'ogni onor suo, era
-quello il cui braccio avea liberato l'imperatore da un sì formidabil
-nemico, precipitatasi ai piedi del marito, ottenne da lui che allo stesso
-Isimbardo fosse restituita ogni cosa toltagli, nè contenta ella a questo,
-gli fece di sua mano larghissimi doni. I Persiani offrirono ancora
-all'imperatore un elefante con alcune scimie, balsamo, nardo,
-essenze diverse, aromi, profumi e droghe medicinali d'ogni sorta,
-tanto che parea n'avessero vuotato l'Oriente per empirne l'Occidente.
-Frattanto essendosi alquanto più addomesticati coll'imperatore,
-avvenne che un giorno in cui erano più allegri del solito e riscaldati
-da vin generoso, essi rivolsero, motteggiando, queste parole all'imperatore,
-il quale, temperantissimo, era in tutto il suo senno: — Certo,
-imperatore, la vostra potenza è grande, ma pur meno assai di quanto
-la fama divulgò nei regni dell'Oriente. — A che Carlo, dissimulando
-l'interno suo corruccio, rispose ridendo: — E a quale proposito dite
-voi questo, figliuoli miei? e da che vi fu suggerito questo pensiero? — Ed
-essi allora, tornando ai primi tempi del loro viaggio, gli raccontarono
-per filo e per segno tutto ciò che ad essi era intervenuto nelle
-regioni al di qua dei mari, dicendo: — Noi Persiani, Medi, Armeni,
-Indiani ed Eleniti, vi temiam tutti più che il nostro medesimo signore
-Arun. Che direm poi dei Macedoni e dei Greci, i quali paventano
-la vostra grandezza, come più atta ad opprimerli dell'onde del mar
-Ionio in tempesta? Quanto agl'isolani tutti, fra mezzo a cui siamo
-passati, ei si mostrano siffattamente solleciti e devoti a vostro servigio,
-da crederli pasciuti nel vostro palazzo e gratificati dai vostri
-più magnifici e onorevoli benefizi. Ma i grandi all'incontro del vostro
-paese non ci sembrano troppo vogliosi di piacervi, se non in presenza
-vostra; prova ne sia, che quando noi, per via, gli abbiamo
-pregati si degnassero di far qualche cosa per noi, a riguardo della
-vostra persona, che noi venivamo a cercar sì da lontano, eglino ci
-han congedati senz'ascoltarci ed a mani vuote.» Udita la qual cosa
-l'imperatore privò di tutte le loro cariche ed onori i conti e gli abbati,
-ai quali presentati si erano gli ambasciatori<a class="tag" id="tag19" href="#note19">[19]</a>; quanto ai vescovi,
-essi furon da lui condannati a forti ammende, dopo di che ordinò
-che i legati fossero condotti con grandissimi onori e attentissime sollecitudini
-sino alle frontiere del loro paese.
-</p>
-
-<p>
-Queste pratiche tra l'imperatore d'Occidente e i califfi posavano
-particolarmente sulla scambievole necessità d'invigilare i sovrani di
-Bisanzio; naturalissima invero era l'ammirazion dei califfi per Carlomagno,
-<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span>
-ma anche l'interesse avea la sua parte in questi uffizi tra
-sovrano e sovrano. Il monaco di San Gallo prosegue indi a dir delle
-altre maravigliose ambascerie, che vennero a complir coll'imperatore
-alle sue diete d'Aquisgrana, e massime di certi legati d'un re
-d'Affrica, che gli recarono in presente un leone della Libia, uh orso
-della Numidia, del ferro d'Iberia, della porpora di Tiro e altre ricche
-derrate di quella contrada; e racconta, come Carlo in contraccambio
-sovvenne, per fin che visse, quei Libii, poverissimi com'erano in terre
-coltivabili, delle ricchezze che somministra l'Europa, in grani, vino,
-olio, e li sfamò con man liberale, conservandoli così eternamente a
-sè fedeli e devoti, senza bisogno di soggettarli a vergognosi tributi.
-Indi tocca d'una legazione dallo stesso Carlo mandata in Persia con
-suoi doni pel re, poi torna di nuovo al califfo Arun, dicendo com'egli
-volea dar tutto sè stesso e il suo regno in mano di Carlomagno,
-tanto andò preso alla grandezza e potenza sua. Ora, quantunque
-la storia non debba tenere per pretta verità ogni detto del
-monaco di San Gallo, sì entusiasta pel suo principe, non è tuttavia
-men vero, che tutto ciò non serva a provar l'importanza, che
-oramai i califfi e gl'imperatori d'Occidente ponevano nei vincoli
-fra loro, avversi come gli uni e gli altri avevano i Greci; oltre i
-quali i califfi aveano per avversarii gli Arabi di Spagna, che i Franchi
-annoveravano parimenti fra i loro nemici. Laonde Carlomagno ed
-Arun-al-Raschild non aveano alcun opposto interesse; che se la diversa
-credenza religiosa formava ostacolo alla stretta intimità loro,
-pur continuamente la politica e il commercio li raccostavano, ed aveansi
-scambievolmente in rispetto. I due imperi anche non si toccavano da
-nessuna parte, e Carlomagno trovava nell'amistà di Arun un modo
-a spaziare colle sue navi, ed a potere assecondar lo spirito di pellegrinaggio,
-che di que' giorni volgevasi verso la Siria. Vero è bene
-che Arun-al-Raschild non cedè altrimenti la signoria della Palestina a
-Carlomagno, chè la fu questa una di quelle tradizioni delle croniche,
-da porsi fra i romanzi di cavalleria<a class="tag" id="tag20" href="#note20">[20]</a>; ma pur sempre sussiste che
-egli concedè ai pellegrini libero il passo per a Gerusalemme. Queste
-consuetudini di pellegrinaggio erano famigliari all'Oriente, dove un
-sepolcro muover faceva intere generazioni, e i costumi di quei popoli
-erranti vi facean comuni i viaggi da un capo all'altro del
-deserto per atti di religione e di pietà. Furon concessi privilegi e prerogative
-da una parte e dall'altra, Carlomagno ed Arun fecero accordo
-<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span>
-per condursi con la stessa politica verso i Greci, e la moral
-preminenza dell'imperatore occidentale in Oriente ascese sì alto, che
-al regno suo si riferisce l'origine della maggior parte delle patenti
-di commercio e dei privilegi mercantili de' Francesi nella Siria.
-</p>
-
-<p>
-Così da re come da imperatore, Carlomagno aveva sue corrispondenze
-cogli emiri di Spagna, coi conti di Castiglia, coi vassalli e con
-le popolazioni ond'erano attorniati gli sterminati suoi dominii d'occidente,
-sì che scorrendo i diplomi e le pergamene, tu resti maravigliato
-a tanta moltitudine di omaggi, che vengono a riverir l'imperatore.
-Ora sono gli emiri<a class="tag" id="tag21" href="#note21">[21]</a> o alcaidi di Catalogna o del Guadalquivir, che,
-carichi di presenti, vengono a dichiararsi vassalli suoi in mezzo alle
-sue corti plenarie; ora sono capi di tribù e duchi e conti che concorrono
-a schierarsi d'intorno alla suprema autorità dell'imperatore.
-Il nome di Carlomagno è sì famoso per tutto il mondo, che appena
-egli si mostra in questo o quel luogo, tosto a lui vengono i visitatori
-d'ogni paese, e il regno suo è siffattamente avventurato e forte, che appena
-ci ha una sola disfatta veramente deplorabile, quella di Roncisvalle.
-Nè le pratiche che si stabiliscon fra gli emiri, gli alcaidi,
-i conti di Castiglia e Carlomagno, chiamar si possono corrispondenze
-diplomatiche; bensì sono omaggi feudali e sommissioni per
-tributi e donativi; le sole corrispondenze solenni, e da pari a pari
-son quelle che egli ha cogli imperatori di Costantinopoli e coi califfi
-di Persia.
-</p>
-
-<p>
-Ci ha qualche diploma che testimonia pur le corrispondenze di Carlomagno
-coi capi, <i>reges</i> o condottieri dell'ettarchia sassone, e particolarmente
-con Offa, re di Scozia, che, a quanto pare, era amico
-dell'imperatore. L'Inghilterra, con tutti i suoi ripartimenti e sminuzzamenti
-infiniti, avea avuto il privilegio di mandar quasi tutti i più
-potenti convertitori di popoli che scorrevano la Germania a predicarvi
-la legge di Cristo. Questi sacerdoti, Bonifazio in capo di lista,
-che venivano dalla Gran Bretagna, per annunziare la fede al mondo,
-aveano un non so quale ardimento e coraggio, come tutte le popolazioni
-sassoniche; quindi è ch'eglino attraversavano sicuramente la
-Belgica e la Neustria, per portarsi sulle rive dell'Elba. Carlomagno
-<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span>
-poi ponea gran cura a protegger questi predicatori, stromenti come
-erano operosissimi per la conversione della Sassonia, e li esorta e
-prega continuamente di visitar le provincie dell'impero suo, e vuol
-che seguasi l'esempio sì prevalente di san Bonifazio, e che i predicatori
-cristiani vengano a raffermar la conquista; infatti queste comunicazioni
-co' sacerdoti anglosassoni, prepararon quell'altre più ampie
-che si stabilirono in sul finire de' Carolingi. Ma fino al regno d'Alfredo
-il Grande, nulla si fa di qualche momento in Inghilterra; la
-razza sassone vivea ne' suoi campi militari, frastagliata in ettarchia,
-senza maggiore unità di quella che ci avea nell'Austrasia e nella
-Neustria innanzi all'esaltazione di Carlomagno, e il cercar ivi regolari
-comunicazioni, sarebbe un medesimo che mostrarsi ignari dello
-spirito dei tempi e della storia.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span>
-</p>
-
-<h2 id="cap2">CAPITOLO II.
-<span class="smaller">PRIMO PERIODO DEI CAPITOLARI DI CARLOMAGNO.</span></h2>
-</div>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-Classificazione dei capitolari. — Son essi tolti dal diritto romano? — Fonte
-ed origine del diritto germanico. — Ordinamento della Chiesa. — Formole ecclesiastiche. — I
-vescovi. — Riforma. — Capitolari di Francoforte, dei conti, su
-Tassillone duca di Baviera. — Il gran capitolare <i>De villis</i>. — Diritto domestico. — Spirito
-generale della prima epoca dei capitolari.
-</p>
-</div>
-
-<p class="yrs">
-769 — 800.
-</p>
-
-<p>
-I capitolari di Carlomagno, ampia espressione degli usi e dei costumi
-dell'ottavo e del nono secolo, non appartengono tutti al medesimo
-tempo, e chiare vi appariscon le tracce del progresso di sua
-possanza, e i periodi, d'uno in altro, della grandezza sua. Quand'egli
-è soltanto re dei Franchi, non ispiega l'antiveggenza di quand'egli
-è imperator d'Occidente, e gli avvedimenti suoi nell'arte del governare,
-vengon crescendo insieme con la podestà sua. Il tempo dell'ordinamento
-amministrativo per lui, come si vede chiaro, è dappoichè
-egli ha vestito la porpora imperiale, ultima meta della sua ambizione.
-In questi ampii codici, chiamati capitolari, non ha veruna filosofica
-classificazione; le provvisioni legislative ci sono mescolate insieme
-e confuse, onde fallace sostanzialmente sarebbe ed arbitraria
-ogni divisione per ordine di materie. I capitolari contengono principii
-confusi: la Chiesa, la giustizia, l'amministrazione, il diritto comune
-ci sono del continuo frammescolati; non c'è ordine di materie,
-come se queste leggi fosser venute l'una dopo l'altra senza disegno
-d'unità, e nondimeno l'unità è il fine del governo di Carlomagno<a class="tag" id="tag22" href="#note22">[22]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span>
-</p>
-
-<p>
-In leggendo applicatamente e ponderatamente questi capitolari, tu
-non puoi fare di non domandare a te stesso s'ei furono tolti dal diritto
-romano, dalle basiliche, dai codici teodosiano e giustinianeo, che
-di quei giorni imperavano ad una parte dei popoli, a quelli dell'Italia,
-ciò è, e della Gallia meridionale; ma non trovasi maggior
-vestigio di questa legislazione che non si trovi negli editti della terza
-schiatta. Certo, i codici dei popoli presentano sempre identiche disposizioni,
-chè i medesimi principii appartengono a tutte l'età, nè
-una nazione n'ha il privilegio sull'altra, o una generazione se li
-conserva a guisa di tabernacolo, legge universale, com'è, scritta negli
-animi; ma nei capitolari non si scorge alcuna orma ben profonda del
-diritto romano, e quanto al governo della Chiesa e dei cherici, son
-canoni dei concilii ivi gettati così alla rinfusa. Quanto alle provvisioni
-civili, esse traggon dell'origine alemanna, sono un diritto pubblico
-proprio a quelle nazioni, e vengono da quella lunga concatenazione
-di costumi e di consuetudini, che parte dal primo incominciar
-della conquista; poche tracce lasciò ivi il diritto romano, i capitolari
-non ne raccolgono frammento alcuno, non ne rivelano alcuna chiosa,
-alcuna reminiscenza, e serbano il diritto germanico nella purezza sua.
-</p>
-
-<p>
-L'Alemagna aveva le sue consuetudini, le sue leggi, e le conservò
-fino a quel tempo, e tuttavia le conserva; venuti da origine germanica,
-i capitolari son rimasti germanici; non se ne trova orma nella
-legislazione francese; gli editti dei re della terza schiatta, non che
-tôr nulla da essi, non li citano pure, e' son pe' Capeti come un diritto
-morto. All'incontro, di là dall'Elba fino al Reno, i capitolari
-hanno posto in ogni luogo il frutto loro; essi son fonte tuttavia di
-più d'una patria legislazione, ed anche a' tempi moderni da essi
-trae lo spirito delle diete. Non è a dubitar punto ch'essi deliberati
-non fossero in pubblica adunanza dai conti e dai leudi, quanto alle
-provvisioni che si riferiscono al governo militare, o dai vescovi e
-cherici, quand'era a regolar il diritto civile ed ecclesiastico. V'ebber
-taluni, cui parve notarvi due ordini ben distinti, la nobiltà ed il clero,
-in atto già di votar sopra due banchi separati; ma pur nessun indizio
-ci ha per istabilir siffatte distinzioni: i capitolari comprendono
-in sè le provvisioni ecclesiastiche e civili in un ordine solo, ed è cosa
-probabile che gli uomini d'arme non fossero altro, consultati, che per
-le spedizioni lontane, dov'era ad acquistar gloria e guadagno. Aveasi
-egli ad ire in Lombardia a far in pezzi il trono di Desiderio, o
-a muover contra i Sassoni in quella guerra di trentatrè anni? indispensabile
-era allora il parer dei duchi, dei conti e dei leudi, e questi
-partiti poneansi nelle adunate di primavera o d'autunno. La material
-compilazione dei capitolari, era in sostanza lavoro dei cherici; poco
-<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span>
-divario ci ha tra le disposizioni ecclesiastiche delle leggi di Carlomagno
-e quelle dei concilii, sì che i Benedettini ne allogarono parecchie
-nei <i>Concilia Galliae</i>, e con ragione, non portando essi l'intitolazione
-di Carlomagno, se non in quella forma che i concilii di
-Bisanzio portano il nome dell'imperatore d'Oriente.
-</p>
-
-<p>
-Cosa importantissima sopra tutte è il far conoscere questi ampli
-codici di leggi e di pubblica amministrazione. Molto s'è parlato invero
-dei capitolari, e furono commentati, e vari sistemi si succedetter
-l'uno all'altro a spiegarli; ma pochi gli hanno letti, e niuno gli ha
-in corpo tradotti, affin di recarli a cognizione di tutti, e pur nondimeno
-questo è un lavoro che in sè compendia tutta la storia carolina;
-e valga il vero, puoi tu aver piena contezza d'un'epoca, se
-non ne sai la legislazione, e non ti erudisci delle sue consuetudini,
-de' suoi costumi e delle leggi sue generali?
-</p>
-
-<p>
-Il primo capitolare di Carlomagno, dato in una dieta o concilio dell'anno
-769, abbraccia un gran corpo di provvisioni di polizia civile
-ed ecclesiastica. «Carlo, per la grazia di Dio, re dei Franchi, difensor
-devoto di Santa Chiesa e sostegno in tutto della Sede apostolica.
-Per esortazione dei nostri fedeli e consiglio dei vescovi, e altri preti,
-noi facciamo espresso divieto ad ogni vescovo e prete, servo di Dio,
-di portare le armi, combattere e seguire gli eserciti, o muover contro
-il nemico, eccetto quelli tuttavia, che sono chiamati a compiere il
-loro divin ministero, cantar la messa e portar le reliquie dei santi,
-a che due vescovi, accompagnati dai sacerdoti attinenti alle cappelle,
-basteranno. Ciascun capo avrà seco un prete per confessare e penitenziar
-le sue genti. I preti non versin sangue nè di pagani, nè di
-cristiani, ed anche facciam loro divieto di cacciare per le foreste e
-uscire con cani, falchi e astori. Chi di loro tenga più donne seco, o
-versi il sangue dei cristiani o dei pagani, o trasgredisca i canoni,
-sia privato del sacerdozio, perch'egli allora è più corrotto d'un secolare.
-Ordiniamo ancora che il vescovo usi, secondo i canoni, tutta
-la sollecitudine pel bene della sua diocesi, in che dovrà essere aiutato
-dal conte, il quale, come difensor della Chiesa, ch'egli è, invigilar
-dee affinchè il popolo di Dio non eserciti alcuna pratica pagana,
-niuna sozzura del gentilesimo, come sono i profani sacrilegii dei morti,
-gli amuleti, gli auguri, i sortilegi, i sacrifizi delle vittime e tutte
-quelle pagane cerimonie, che alcuni stolti far sogliono nelle chiese,
-sotto l'invocazione dei santi martiri e confessori di Dio. Il vescovo
-farà ogn'anno un giro nella sua diocesi, ponendo cura di cresimare
-il popolo e amministrarlo. Il prete sia, in obbedienza dei sacri canoni,
-soggetto al vescovo della diocesi in cui dimora, ed a quaresima gli renda
-conto del modo con che adempiè il suo ministero, dei battesimi
-<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span>
-da lui fatti, delle condizioni della fede cattolica e delle orazioni e
-messe da lui dette. Sarà pur debito dei preti, aver l'occhio aperto
-sugli incestuosi e altri colpevoli, ponendo ben cura che non muoiano
-in istato di colpa, per tema che Cristo non rimproveri un giorno
-a loro stessi la perdita di queste anime. Sieno pure attenti a non
-lasciar morire gl'infermi e i contriti, senza l'olio santo, la riconciliazione
-ed il viatico. Eglino osserveranno il digiuno della quaresima,
-e il faranno osservare al popolo.»
-</p>
-
-<p>
-Questi statuti di polizia, meramente clericali, si trovano frammisti
-a leggi di governo e d'ordine politico. «Tutti assister debbono
-alle grandi udienze che si tengono, la prima in estate e la seconda
-in autunno. Quanto all'altre, non vi è obbligo di rendervisi, se non
-quando uno v'è chiamato da necessità o n'ebbe ordine del re. Se il
-re o alcuno de' suoi fedeli, comandi di far orazione per qualsivoglia
-motivo, ognuno dee tosto ubbidire. I preti non deggiono celebrare,
-se non in luogo consacrato, quando non sia per viaggio, e chi fa
-altrimenti incorra nella perdita del grado. Chi fra essi compier non
-sappia, secondo i riti, gli uffizi del suo ministero, nè ponga, secondo
-il voler del suo vescovo, tutte le facoltà della sua mente ad
-apprenderli, sprezzando di questo modo i canoni, sia sospeso dall'uffizio
-suo, fino a che interamente corretto. Chi ammonito più volte
-dal suo vescovo a meglio addottrinarsi, non l'avrà fatto, sia privato
-del ministero, e perda la chiesa, perchè colui che ignora la legge di
-Dio, non può insegnarla e predicarla agli altri. Niun giudice si arroghi
-di molestare un prete, un diacono, un cherico, per minimo
-che sia il grado di lui, e meno ancora si arroghi di condannarlo
-contro il parere del vescovo. A niun secolare sia lecito impossessarsi
-e tenere la chiesa o i beni particolari d'un vescovo; chi fa questo,
-sia sequestrato dalla carità e comunione universale, finchè abbia
-restituito capitale e interessi.»
-</p>
-
-<p>
-I quali statuti, già dissi, poco diversan dalle leggi generali dei
-Concilii; la Chiesa si è quella che Carlomagno ordinar vuole dall'alto
-della possanza sua, però che la Chiesa è il principio d'ogni regola
-e d'ogni forza morale. «Nell'anno undecimo del regno felicissimo
-del nostro gloriosissimo re Carlo, il mese di marzo, i vescovi, gli
-abbati, gli uomini illustri ed i conti, congregatisi in assemblea sinodale
-col piissimo signor nostro, hanno fatto con la volontà di Dio
-un capitolare intorno a cose opportune e decretato ch'ei sia pubblicato<a class="tag" id="tag23" href="#note23">[23]</a>:
-I vescovi suffraganei saranno, secondo i canoni, soggetti ai
-loro metropolitani, i quali avranno libera facoltà di mutare e correggere,
-quanto ad essi parrà dover esser mutato e corretto nel loro
-<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span>
-ministero. I conventi dei regolari, e principalmente quei delle donne,
-dovranno rigorosamente osservar la regola loro, e le badesse abitar nei
-loro chiostri. Ai vescovi è commesso di corregger gli uomini licenziosi
-ed i vedovi della loro diocesi. Niun vescovo possa nè ricever nè
-ordinare in qualunque grado siasi il cherico soggetto ad altro vescovo.
-Ognuno paghi la sua decima, nè possa esserne dispensato se
-non solo per ordine del suo vescovo.»
-</p>
-
-<p>
-Gli statuti dell'ordine penale si confondean pur essi con le discipline
-della Chiesa; il cristianesimo era la formola della podestà, onde
-il capitolare che regola la giurisdizione dei vescovi, pronunzia spesso
-insieme la penalità pe' delitti. «Quanto agli omicidi e agli altri rei
-condannati a morte, se alcun d'essi ripari in una chiesa, non gli
-sarà per questo fatta grazia, ma sì negata ogni sorta di cibo. I giudici
-presenteranno i ladri all'udienza del conte, pena la perdita del
-benefizio e della carica al trasgressore; e s'egli non ha benefizio, pagherà
-il bando<a class="tag" id="tag24" href="#note24">[24]</a>. Anche i vassalli nostri che manchino a questa disciplina,
-perderanno i benefizi e le cariche loro. Gli spergiuri perderanno
-una mano. Se colui che accusa un altro di spergiuro, chieda
-il combattimento, e n'esca vincitore, il vinto sia posto in croce; se al
-contrario il vincitore sia colui che ha giurato, l'accusatore medesimo patirà
-la pena che volle far infliggere all'altro. I conti non potranno essere
-molestati per aver castigati i malfattori, però che far si dee buona
-giustizia. Nondimeno se alcun d'essi abbia fatto danno ad alcuno
-per odio o malevolenza, o gli abbia negato giustizia, sarà tenuto
-pagargli un risarcimento proporzionato al danno recatogli. I capitolari
-che il padre e signor nostro il re Pipino statuì ne' suoi consigli
-e ne' suoi sinodi, sono da noi conservati.»
-</p>
-
-<p>
-I capitolari trattano altresì dell'imposta, mitissima ai tempi dei
-carolingi, procedendo i redditi del fisco dal patrimonio privato e
-dalle composizioni d'ammende. Quanto all'imposta per sè stessa,
-ecco che statuisce il capitolare. «Si paghi un soldo per ogni cinquanta
-casate<a class="tag" id="tag25" href="#note25">[25]</a>, un mezzo soldo per trenta ed un terzo di soldo per venti.
-Le patenti che concedono allodii, saran rinovate, o dove non ne sieno,
-ne saranno scritte. Differenza si farà tra quelle di siffatte patenti che
-furono fatte sulla parola nostra, e quelle concedute per libera volontà
-e che si riferiscono ai beni ecclesiastici. Niuno manchi al servizio
-regio. Niuno faccia giuramento d'unirsi in congreghe per congiurare,
-e coloro che entrano in congregazioni o per le limosine, o per gl'incendii,
-o pe' naufragi, non pronunzino per ciò giuramento alcuno.
-<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span>
-Vietato l'assalire in bande i viaggiatori che si recano al palazzo del
-re o altrove; vietato pure a chiunque il togliere il fieno d'un altro
-nei tempi in che questo è proibito, quando pur ei non si trovi in
-cammino contro il nemico, o non sia inviato da noi; il trasgressore
-sarà punito. Non si levino i tributi aboliti, se non in quei luoghi
-dov'erano ab antico stabiliti. Non si potranno vendere schiavi<a class="tag" id="tag26" href="#note26">[26]</a>, se
-non in presenza del vescovo, del conte, dell'arcidiacono, del capitano,
-del vice signore o del giudice di esso conte: nè si potranno
-vendere fuor dei confini; il contraffattore pagherà tante volte il bando
-(la multa) quanti sieno gli schiavi venduti; se non ha danaro, darà
-la persona sua in pegno al conte, e sarà suo servo<a class="tag" id="tag27" href="#note27">[27]</a> finchè abbia
-pagato. Niuno potrà vender corazze fuori del regno. Il conte che nell'uffizio
-suo abbia fatta qualche ingiustizia, riceverà in casa i nostri
-messi, finchè sia fatta giustizia; se chi commise l'ingiustizia sia uno
-dei nostri vassalli, il conte allora e il nostro messo si porranno in
-casa sua, per vivervi alle sue spese fino alla riparazione. Se alcuno
-non si contenta di ricevere il prezzo assegnato per un omicidio, mandatelo
-a noi che il faremo condurre in luogo dove non potrà più
-nuocere a persona, e lo stesso sia di chi pagar non volesse il prezzo
-medesimo. Quanto ai ladri, essi non debbon punirsi di morte al primo
-fallo, ma sarà loro cavato un occhio; abbian mozzo il naso al secondo,
-e se son colti in fallo una terza volta senza che si sieno corretti,
-ch'essi muoiano. Vietato ad ogni giudice pubblico il ricever
-danaro da un ladro incarcerato, e se alcuno il facesse, perda la sua
-carica. Finalmente chi distrugge una chiesa, muoia».
-</p>
-
-<p>
-E sempre questo gran codice penale di Carlomagno si mesce e confonde
-con le leggi della Chiesa; i concilii e i capitolari muovon da
-un solo e medesimo concetto, ed a regolar queste comuni disposizioni,
-il consiglio regio componesi di leudi, di conti, di vescovi, di
-abati, d'uomini da guerra e d'uomini da chiesa. Talvolta pure i
-vescovi fanno da soli, e si congregano per un medesimo impulso. Ecco
-altri capitolari promulgati in queste adunanze, e che tener potrebbonsi
-per altrettanti canoni<a class="tag" id="tag28" href="#note28">[28]</a>. «Ogni vescovo canterà tre messe e tre
-salmi, l'una pel re, l'altra per l'esercito, l'altra per la presente
-tribolazione<a class="tag" id="tag29" href="#note29">[29]</a>. I vescovi, i monaci, le monache, i canonici osseveran
-pure il digiuno per due giorni, e così i proprietarii delle case e gli
-abbienti; ogni vescovo e abbate o badessa alimentar dovrà quattro
-poveri serventi fino al tempo delle messi; quelli che tanti alimentar
-<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span>
-non ne potessero, ne alimenteran tre, due, uno, secondo le loro sostanze<a class="tag" id="tag30" href="#note30">[30]</a>.
-I conti più ricchi daranno in limosina una libbra d'argento,
-gli altri una mezza libbra. Anche i vassalli daranno un mezza libbra
-ogni ducento casate, cinque soldi ogni cento ed un'oncia ogni cinquanta
-o ogni trenta. Essi osserveranno il digiuno per due giorni,
-insiem cogli uomini loro e tutti quelli che farlo potranno<a class="tag" id="tag31" href="#note31">[31]</a>. Se alcuno
-dei conti volesse mai redimersi da questi digiuni, paghi tre
-oncie, un'oncia e mezzo o un soldo almeno, a seconda delle sue
-sostanze. Tutto ciò, se a Dio piaccia, sia in pro del re, dell'esercito
-de' Franchi, e pe' mali presenti, effettuato prima della festa di
-San Giovanni.»
-</p>
-
-<p>
-Questo capitolare, come ben si vede, è un atto pubblico di penitenza,
-un voto dell'esercito per ottenere la cessazione d'un flagello,
-e conti e vescovi si sottomettono a far elemosina, per invocare la
-misericordia di Dio. Ma Carlomagno è re che attende sopra tutto ad
-ordinar la polizia e la giustizia, forza della quale non si può far
-senza fra un popolo di soldati, onde ancora ne' suoi capitolari:
-«I conti ascolteran per le prime le cause dei pupilli e degli orfanelli,
-nè andranno a caccia o a convito i giorni in cui debbon tenere
-udienza. Il giuramento di fedeltà ch'essi prestar debbono a noi ed
-ai figli nostri sarà in questa forma: Con queste parole io prometto
-di star senza frode e senza mala intenzione a servigio del re Carlo
-mio signore e de' suoi figliuoli, fedele com'io sono e sarò per tutta
-la vita ai medesimi. È interdetto alle badesse uscir de' loro monasteri,
-e fare ogn'altra cosa ad esse non lecita; i loro chiostri siano
-ben chiusi, ed elle non iscrivano nè mandino lettere d'amore. Niuno
-si faccia lecito di cercar le predizioni dell'avvenire nel salterio, nel
-Vangelo, o di fare in qualsiasi altro modo altre indovinazioni. Niuno
-offenda per danaro le regole instituite a conservazion della legge.
-Tutti concorrer deggiono alla chiesa nei giorni di festa e nelle domeniche,
-e nessuno chiamerà preti a farsi dire la messa in casa.
-Ognuno si astenga rigorosamente dall'ubbriachezza, e i vescovi e gli
-abbati dal recar la discordia così nelle case private come nelle pubbliche.
-I monaci e quelli che appartengono al sacerdozio, non si
-frammettano di faccende secolari. Ai vescovi, agli abbati e alle badesse
-non è lecito tener mute di cani, nè falchi o astori tampoco<a class="tag" id="tag32" href="#note32">[32]</a>. I
-poveri stesi per le vie e per le piazze, vadano alla chiesa, e si amministrerà
-loro la confessione. Si copriran di tettoie e palchi gli
-altari affine di preservarli. Non si battezzino le campane, nè si appicchino
-<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span>
-brevi in cima alle pertiche in occasione di mal tempo e gragnuola<a class="tag" id="tag33" href="#note33">[33]</a>.
-I nostri inviati s'informino del modo in cui sono governati
-i benefizi, e ce ne diano avviso. Finalmente, i lebbrosi non si
-mescolino fra 'l popolo.»
-</p>
-
-<p>
-Questi codici, comechè sempre confusi nelle loro disposizioni, ci
-fan tuttavia conoscere le consuetudini di quel tempo, la libertà dell'uomo
-civile e i costumi degli ecclesiastici; la legge penale è lo specchio
-veridico in cui una generazion si riflette, e la legge reprime le
-cattive azioni, che di frequente si commettono tra la società, ma
-non castiga altrimenti una compiuta depravazione. Ora ecco parole
-ancora di Carlomagno in un capitolare: «È voler nostro che chi
-vuol torre qualche cosa da un luogo, farlo non possa, se non coll'assistenza
-di sei o sette testimoni, essendochè il giuramento dei
-Romani non vale se non è confermato da cinque o sei altre testimonianze<a class="tag" id="tag34" href="#note34">[34]</a>.
-Chi trova un tesoro sotterrato in un podere ecclesiastico,
-ne deve il terzo al vescovo; se sia un Longobardo o qualunque altro
-che, scavando di suo proprio senno, l'abbia trovato e n'abbia avuto
-la quarta parte dal padrone del luogo, le tre altre parti sieno a noi
-inviate e nessuno ardisca opporsi al nostro volere.»
-</p>
-
-<p>
-Ecco di presente un solenne giudizio feudale: nelle vendette sue di
-capo signore, Carlomagno ha fulminato il duca Tassillone di Baviera,
-i Franchi hanno dato il guasto alle terre dei Bavari, ed un
-consesso d'uomini d'armi e di conti e di vescovi è già ragunato pel
-giudizio a Francoforte, innanzi ai quali è citato Tassillone; or ecco
-le parole del consesso: «Abbiam fatto il seguente capitolare intorno
-a Tassillone cugino del re Carlo, che fu duca di Baviera. Tassillone
-presentossi alla dieta, chiedendo perdono dei falli da lui commessi,
-tanto contra il re Pipino e il reame dei Franchi, quanto contra il re
-Carlo, piissimo nostro signore. Egli avea già mancato alla fede giurata,
-ma ci chiese grazia per questo, lasciando ogni ira e risentimento
-suo, e abbandonando tutti i diritti che egli e i figliuoli suoi, maschi
-e femmine, aver potessero sul ducato di Baviera, che avrebbe dovuto
-legittimamente appartenergli, ed a tor di mezzo ogni lite in avvenire,
-ne fece ampia rinuncia, raccomandando i suoi figli e le sue figlie alla
-misericordia del re. Onde il re e signor nostro, tocco da compassione
-per lui, gli perdonò i suoi falli, lo restituì nella sua grazia, e lo prese
-<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span>
-in grande affezione, facendogli sperar di più la misericordia di Dio.
-Indi fatte tre copie di questo capitolare, tutte del medesimo tenore,
-una ne fu custodita in palazzo, un'altra ne fu consegnata a Tassillone
-nel monastero dov'è egli ritirato, e la terza conservasi religiosamente
-nella santa cappella del palazzo. In questa medesima dieta
-di Francoforte, il piissimo nostro signore ha proibito, di consenso del
-Concilio, ad ognuno, o ecclesiastico o laico, di vendere i grani a
-prezzo maggiore della tariffa pubblicamente assegnata e stabilita, sia
-tempo d'abbondanza o tempo di carestia. L'avena si pagherà un danajo
-il moggio, due il moggio l'orzo, tre la segale, quattro il
-frumento<a class="tag" id="tag35" href="#note35">[35]</a>. Se vendasi il grano converso in pane, si daran per un
-danajo dodici pani di frumento, ciascuno del peso di due libbre; al
-prezzo medesimo quindici pani di segale, venti di orzo e venticinque
-d'avena, ciascun del medesimo peso. I grani del re saran venduti
-al prezzo d'un danajo l'avena, ogni due moggia, e così l'orzo, due
-denari la segale, tre denari il frumento. Chiunque tien benefizi da
-noi, invigilar dee che nessuno de' suoi schiavi muoia di fame, nè
-vender potrà, ai prezzi assegnati, se non il superfluo alla casa.»
-</p>
-
-<p>
-Dopo questo capitolare, che statuisce una specie di tariffa o meta pel
-prezzo dei grani, Carlomagno si fa a regolar il valore del denario carolino,
-perchè s'egli ha fermo il prezzo delle derrate, gl'importa pur di
-stabilir il valsente della moneta, chè le son cose le quali si dan mano<a class="tag" id="tag36" href="#note36">[36]</a>.
-Poi assegnato il maggior prezzo dei grani e il valor dei denari, egli
-statuisce con leggi speciali i diritti dei venditori e dei compratori.
-Infatti questa tassazione assoluta del prezzo delle derrate, si è quella
-che nei tempi difficili accenna, senza più, la dittatura suprema.
-</p>
-
-<p>
-Ma l'atto più ampio, più particolareggiato della sollecitudine regia,
-quello che mostra in Carlomagno la maggior cura per una buona
-amministrazion civile, si è il <i>capitolare de villis</i>, intorno all'azienda
-dei poderi del regio dominio. Fu egli fatto per solo volere di Carlomagno,
-o regolato in una dieta? Quest'editto, l'opera prediletta
-di Carlomagno, fu scritto dal segretario o scrivano suo. «Noi vogliamo,
-dice il principe, che le ville da noi stabilite servano a noi
-soli e non ad altrui<a class="tag" id="tag37" href="#note37">[37]</a>. I nostri servitori vi saranno con essonoi alloggiati,
-ed i giudici si guarderanno dal convertirli in servi loro, nè
-potranno obbligarli a far per essi alcun servizio, nè lavoro di sorte
-<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span>
-alcuna, nè ricever da essi alcun presente, come sarebber cavalli, buoi,
-vacche, verri, castrati, porcelletti, agnelli, nè altre cose, come ortaggi,
-mele, pollame o uova. Se alcun de' nostri servitori commetta
-qualche fraude per furto o negligenza, la paghi col capo<a class="tag" id="tag38" href="#note38">[38]</a>; per gli
-altri falli ei sia frustato secondo la legge, eccetto il caso d'omicidio
-e d'incendio, in cui si può dare riparazione. Abbiasi ben cura di fare
-giustizia ad ognuno secondo la propria legge. Quanto alle riparazioni
-a noi dovute, i servi nostri sieno flagellati. I Franchi domiciliati nei
-nostri poderi e nelle nostre ville, saranno soggetti alle proprie lor leggi,
-e quanto essi daranno a riparazione delle colpe loro, rientrerà nell'erario
-nostro<a class="tag" id="tag39" href="#note39">[39]</a>. Ognuno de' nostri giudici si renda ne' luoghi da lui
-governati al tempo delle opere, vale a dire, verso la stagione in cui si
-semina, si ara, si miete, si fan seccare i fieni e si vendemmia, e invigilino,
-affinchè tutto sia fatto bene e a dovere. Noi vogliam pure
-che i nostri giudici dian la decima di tutte le rendite nostre alle chiese
-situate nei nostri poderi<a class="tag" id="tag40" href="#note40">[40]</a>. Essi abbiano pur cura de' nostri vigneti, e li
-facciano prosperare, ponendo poi il vino in buon vasellame, e avendo
-tutta la cura che non vada a male. E ne facciano comperare pe' nostri
-valletti e trasportar nelle nostre ville, e quando accada che ne
-abbian proveduto più del bisogno, ce lo faccian prima sapere per gli
-ordini nostri in proposito. Ci mandino pure i nostri ceppi di vite, e
-faccian portare il vino che ci è dovuto nei nostri cellieri. Vogliamo altresì
-che ogni giudice tenga ne' luoghi dove esercita la sua giustizia,
-moggia, sestarii e misure per lo liquido e pel grano, simili a quelle che
-noi serbiamo nel proprio nostro palazzo. Gli uffiziali nostri, le guardie
-de' nostri boschi e de' nostri cellieri, i nostri palafrenieri ed i nostri
-esattori invigileranno, affinchè nei nostri poderi si paghino i tributi.
-Nè alcun giudice potrà levar tributi per sè o pe' suoi cani sulla nostra
-gente o sugli stranieri. Abbiasi grandissima cura de' nostri stalloni, nè
-si lascino troppo a lungo dimorar nello stesso luogo, chè forse non
-perdano così le lor buone qualità, e se alcun d'essi viene a morire, ci
-sia fatto sapere a tempo opportuno, prima della stagione che si suol
-far coprire le cavalle, e queste sieno diligentemente custodite, e i
-puledri sieno a tempi loro spoppati. Se gli stalloni sono troppi insieme,
-si sbranchino, e se ne formi un armento appartato. I puledri
-ci sieno tutti mandati a palazzo per la festa di san Martino d'inverno.
-Noi vogliamo che adempiasi tutto ciò che noi o la regina avremo
-<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span>
-ordinato, o che ordineranno in nome nostro il nostro siniscalco e il
-nostro cantiniere; e chiunque per negligenza non l'abbia adempiuto,
-si asterrà dal bere dal momento in cui gli sia intimato, fino a che
-sia venuto a chiederci perdono alla presenza nostra o della regina. Se
-il giudice che doveva eseguir l'ordine, trovavasi in campo, in giro, in
-messaggio o dove che sia, e l'ordine sia dato a' suoi subalterni, vengano
-essi a piedi al palazzo, astenendosi da bere e mangiare insino
-a tanto che abbiano esposte le ragioni onde furono impediti d'obbedire,
-e abbiano ricevuto il castigo loro sul dorso o in qualunque altro
-modo fosse per piacere a noi o alla regina<a class="tag" id="tag41" href="#note41">[41]</a>.»
-</p>
-
-<p>
-Questa cura e questa vigilanza sul celliere e sulle razze sotto gli ordini
-del cantiniere e del siniscalco, si stendono a tutte l'altre cose,
-ai giudici, ai giurati, ai leudi, agli uomini liberi ed ai servi, ai frutti
-pur anco della terra; Carlomagno porta l'attenta sollecitudine d'un
-fittaiuolo nell'amministrazione delle sue terre, ben sapendo egli che
-esse formano la rendita sua più certa. «Le nostre galline e le oche
-abbiano tanta farina che basti loro e della migliore, ecc.» Poi nell'operosa
-sua sollecitudine, si piglia pensiero dei banchetti del sovrano, e
-dar vuole alla sua tavola la sontuosità e la splendidezza delle sue corti
-plenarie. Il banchetto era una delle condizioni feudali, il capo signore
-era tenuto all'ospitalità verso a' suoi leudi, ed a raccogliergli intorno
-alla tavola rotonda nelle sue regie ville o nelle grandi sue diete. «Ogni
-giudice acquistar faccia nel circuito dei dominii quanto è necessario
-alla nostra tavola, invigilando affinchè tutto sia di buona qualità e
-assortito con gusto e diligenza, e faccia impastar pan fresco tutti i
-giorni per nostro uso, e tutto ciò che ci vien dato, sia buono del pari,
-così la farina come il grano<a class="tag" id="tag42" href="#note42">[42]</a>. Alle calende di settembre ci verrà fatto
-sapere se i nostri armenti sieno stati o no bene pasciuti. I maggiordomi
-non avranno a lor dipendenza più terre che visitar non ne possono
-e sopravvedere in un giorno. V'abbia sempre fuoco acceso nelle
-case<a class="tag" id="tag43" href="#note43">[43]</a>, e vi si faccia la guardia per sicurezza, ecc.»
-</p>
-
-<p>
-E' ti parrebbe, al leggere questo capitolare, di vivere ai tempi
-<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span>
-dell'Iliade, e d'assistere a quegli sterminati pasti d'Ajace e di Diomede,
-dove rosolavansi i buoi ad un fuoco ardente. La mensa feudale era
-un de' maggiori obblighi dell'alto signore, e Carlomagno n'ha cura
-particolare; vuole che i grandi piatti di cacciagione sieno inondati di
-vin del Reno, quand'egli torna stanco dalla caccia in lontane foreste;
-e le foreste pure son segno alle sue sollecitudini. «Le nostre selve
-sieno ben custodite, e fatte tagliare quand'è bisogno, e non si lascino
-dilatare i campi a danno del bosco<a class="tag" id="tag45" href="#note45">[45]</a>. Abbiasi cura egualmente
-delle nostre bestie selvagge, ed anche i nostri sparvieri ed astori sieno
-usati a vantaggio nostro. E se qualcuno dei nostri giudici o maggiordomi
-o dei loro uomini, lasci andare, per ingrassarlo, un suo porco
-in alcuno dei nostri boschi, sia tenuto perciò a pagare una decima,
-per buon esempio d'altrui. Abbiasi pur l'occhio attento a' nostri campi,
-alle nostre messi, ai nostri prati. I giudici riceveranno le uova ed i
-pollastri dalle mani de' nostri servi, e faranno vendere quelli che
-avanzano al nostro bisogno. Ci sarà in ogni villa un numero sufficiente
-di cignali femmine, di pavoni, di fagiani, d'uccelli acquatici,
-di pernici e di tortori; e gli edifizi dei nostri palazzi, con le siepi che
-li fasciano, sieno bene guardati. Le stalle, le cucine, i mulini ed i
-torchi sieno tenuti in buona condizione, affinchè i nostri uffiziali possano
-pulitamente adempier l'uffizio loro. In ogni camera delle nostre
-ville ci sieno letta, materassi, guanciali di piuma, coperte e lenzuola;
-ci debbon pur essere tappeti sui banchi e vasi di rame, di piombo, di
-ferro, di legno; alari, catene, treppiedi, asce o scuri, succhielli ed
-ogni sorta d'utensili, sì che non ci sia bisogno d'andarne in prestito.
-I giudici abbiano pure tutte le armi ed armature che si portano contra
-'l nemico, e le tengano in buono stato, poi tornati dal campo, le
-rimettano nelle ville. Proveggan essi ancora il nostro gineceo di tutto
-quanto il necessario: lino, lana, guado, minio, robbia, pettini, strettoi
-e tutta l'altra minutaglia che ci fa di bisogno. A quaresima si faran
-due parti dei legumi, del formaggio, del burro, del mele, della mostarda,
-dell'aceto, del miglio, del pane, del fien secco e in erba, dei
-navoni, della cicoria, del pesce preso ne' vivai; una parte per noi e
-l'altra pel vescovo. Ciascun giudice avrà nel circuito delle terre commesse
-al suo governo, operai pratici di lavorare il ferro, l'oro e l'argento,
-ed esperti calzolai, tornitori, carpentieri, legnaiuoli, sartori,
-uccellatori e uomini abili a far la cervogia, il sidro di poma e di pere,
-e tutti gli altri liquori; e abbiano pasticcieri da impastar torte, e fabbricatori
-di reti, e tanti altri operai, che troppo lungo sarebbe l'enumerar
-qui tutti<a class="tag" id="tag46" href="#note46">[46]</a>.»
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span>
-</p>
-
-<p>
-Così queste ville, regie fondazioni, piantate sovra sì ampie basi,
-erano, come oggidì si chiamerebbero, poderi modelli veri, che racchiudevano
-operai d'ogni fatta, e servi e coloni sotto il reggimento
-d'un conte o d'un giudice, che corrispondea direttamente coll'imperatore.
-Facean questi poderi il reddito più grosso della corona, ed insieme
-co' monasteri diedero origine a borgate e villaggi; ond'è che
-Carlomagno pigliavasi cura grandissima per mantenerli in buona forma
-e condizione, come si può veder negli altri provvedimenti di questo
-medesimo capitolare, circa la loro conservazione. Il podere, o la villa,
-giacea, per solito, in mezzo a qualche spaziosa foresta, dove il sovrano
-veniva a soggiornare in tempo d'inverno nelle sue cacce a
-sant'Uberto, il patrono degli animosi cacciatori. L'educazione dei
-cani, dei falchi, degli sparvieri era oggetto delle maggiori regali
-sollecitudini, però che i cani erano delle razze bellissime di Scozia e
-di Germania, danesi e svevi dal corto pelo e molossi dal dente aguzzo.
-«Quel giudice a cui sieno commessi i nostri cani novelli (così
-lo stesso capitolare), li pascerà del suo o li confiderà a' suoi subalterni
-i <i>maggiori</i>, i <i>decani</i>, i <i>cellarii</i>, i quali avranno cura pur di ben
-pascerli; che se o noi o la regina ordinassimo di allevarli del nostro
-in alcuna delle nostre ville, il giudice allora sceglierà un uomo che
-n'abbia cura. Il giudice farà che i nostri servi, ne' giorni di servigio,
-abbiano tre libbre di cera e sei libbre quei servi che si trovassero nel
-luogo da noi abitato il giorno di sant'Andrea, e lo stesso il giorno
-della mezza quaresima. Egli ci farà pur sapere ogui anno a Natale,
-per nostro lume, ogni cosa intorno a' nostri bovi e boattieri, a' nostri
-schiavi e bifolchi, e così l'entrate da lui levate sui campi, sul
-vino e in qualunque altro modo, le scritture fatte e sciolte, le bestie
-prese dalla mandria nel bosco, e il ritratto delle ammende imposte;
-ci renderà conto di quanto riguarda la marineria e i navigli degli uomini
-liberi e de' centurioni che servono nei nostri allodii, dei mercati,
-dei vigneti, del fieno, di quanto concerne i boschi, i legnami, le pietre
-e gli altri materiali, e di tutto ciò che ci torni utile sapere sul fatto
-dei legumi, del miglio, del pane, della lana, del lino, della canapa,
-della frutta, delle noci e nocciuole, degli arbusti piantati o tagliati,
-degli orti, delle pecchie, de' vivai, de' cuoi, delle pelli, delle carni,
-del mele, della cera, del sego, delle bevande, come sono il vin cotto,
-l'idromele, l'aceto, la cervogia, il vin vecchio e nuovo; e ci diran
-delle galline, dell'uova, delle oche, dell'anitre, e finalmente di quanto
-fecero i pescatori, i manifattori, i carpentieri, i calzolai, i tornitori,
-i sellai, i lavoratori del ferro e del piombo e gli esattori delle imposte<a class="tag" id="tag47" href="#note47">[47]</a>.»
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span>
-</p>
-
-<p>
-Alla lettura di quest'ampio capitolare <i>De villis</i>, sì minuto, sì specificato,
-ben tu puoi farti, senza più, giustissimo e gravissimo concetto della
-domestica amministrazione di Carlomagno, poichè ivi egli intende a
-stabilire i suoi redditi e ad ordinar le sue colonie fiscali, una delle più
-meravigliose creazioni di quei tempi. Le ville non eran già solo masserie
-di campagna più o manco estese, ma formavano una intera colonia,
-ed eran picciole società composte d'operai d'ogni mestiere, i
-quali, sotto il reggimento d'un delegato del fisco, lavoravano pel ben
-comune e pel profitto del padrone, specie di tradizioni, così, della famiglia
-romana ed unione di schiavi e di liberti. Il capitolare <i>De villis</i>
-è una delle opere più compiute di Carlomagno, perch'esso comprende
-l'amministrazione d'ognuna delle sue tenute, e ci fa penetrar nella
-vita interna della società; l'operaio del pari che il cultore, apparteneva
-al fisco regio, e tutti concorrevan con l'opera loro al miglioramento
-del podere. Codesti capitolari ci rivelano eziandio lo stato dei beni
-stabili a que' tempi, la condizione dei servi e degli uomini liberi,
-il genere di coltura delle terre, chè i Galli erano grandi agricoltori,
-e dopo aver confusi i metodi loro con le tradizioni di Roma,
-gli aveano indi via più perfezionati pel commercio loro cogli Arabi.
-Le ville erano il patrimonio dei re, ed aveano coloni ed altri operai
-per la terra, artieri che fabbricavano l'armi per la guerra o costruivano
-bottame per la vendemmia; ogn'uomo aveva il suo stato, ogni
-uomo della tenuta il suo impiego; le più dell'entrate raccoglievansi
-in natura; il signore riceveva il vin delle sue ville, i ricolti de' suoi
-campi, le carni de' suoi castrati e de' suoi maiali, dei quali tenea
-conto ad uno per uno, perchè ne avea bisogno ne' suoi conviti, quando
-a ribocco sgorgava entro la tazza feudale il vin del Reno e della
-Mosella. Laonde ognuno di questi poderi, era un corpo, un insieme
-che raccoglieva, come in una città, tutte le arti e tutti i mestieri.
-</p>
-
-<p>
-L'atto onde sono sì mirabilmente ordinate le ville carlinghe, non
-è a proprio dire, un capitolare, ma sì una regola composta e data
-fuori da Carlomagno per l'azienda del suo medesimo patrimonio, e
-quand'ei fa compilar quest'ampio codice d'amministrazione, altro
-ancor non è che il re de' Franchi, nè ancor la corona imperiale gli
-ha cinta la fronte; è il tempo ch'egli si prende ancor più pensiero
-dell'ordinamento de' suoi poderi, che dell'impero suo. Tale si era la
-consuetudine dei Franchi della prima schiatta: e' s'applicavano a
-bene amministrare l'entrate del loro patrimonio, tanto ragguardevoli
-a que' tempi, da rendere insensibile quasi l'imposta generale. L'entrate
-del fisco consistevano principalmente in livelli, in contribuzioni,
-<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span>
-in natura, in servitù per le pubbliche vie, in biada, vino, armi
-per la guerra e per le corti regie, ed in servigi personali. Da ultimo
-i redditi del signore crescevano di pochi soldi o denari d'argento
-imposti agli uomini liberi ed obbligati a mantener lo splendore
-della corona.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<h2 id="cap3">CAPITOLO III.
-<span class="smaller">OPERE PUBBLICHE, COMMERCIO, INDUSTRIA.</span></h2>
-</div>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-Delle grandi opere che si riferiscono a Carlomagno. — Torri. — Fari. — Campi,
-militari o valli. — Chiese. — La cattedrale d'Aquisgrana. — Tradizioni intorno
-alle chiese di Colonia e di Magonza. — Il gran ponte sul Reno. — Il gran canale. — Congiunzione
-del Danubio col Reno. — Commercio. — Unità delle monete. — Il
-maximum, o tariffa delle merci e delle derrate. — Lusso. — Pellicce. — Gioje. — Fiere
-e mercati. — Marineria. — Ponti. — Costruzion delle navi. — Custodi
-dei porti e dei fiumi. — Stato delle compagnie de' barcaiuoli.
-</p>
-</div>
-
-<p class="yrs">
-768 — 814.
-</p>
-
-<p>
-Quando un grand'uomo ha con la sua fama signoreggiato una generazione,
-le tradizioni popolari gli attribuiscono tutte le grandi cose
-avvenute al tempo suo, e in lui concentrano le opere fatte prima da
-altre razze già estinte, ed è come il simbolo delle maraviglie d'una
-civiltà trapassata. Se ci ha un tempio in sfasciumi, se ruine di monumenti,
-le son cose tutte lasciate da quest'uomo passando nella vita;
-intorno a lui si annodano tutti gli avvenimenti, tutte le pompe d'un
-secolo. Tale a noi presentasi appunto la memoria di Carlomagno! Scorrete
-le città del Reno e del Meno, Magonza, Francoforte, Colonia,
-Aquisgrana, le città tedesche o belgiche, ogni muraglia diroccata,
-ogni palazzo che cade, ogni chiesa che ruina, a udir la gente, furono
-edifizi di Carlomagno; nella Francia meridionale ben anco, attribuite
-gli sono le ampie e quadrate torri dell'arte romana, testimonio
-la torre Magna di Nimes. Dalle balze de' Pirenei, che ancor ripetono
-<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span>
-Roncisvalle, fino alla Sassonia, dove sì popolare è ancora il nome di
-Vittichindo, non v'ha che questa sola tradizione. Carlomagno ha tutto
-fatto; egli è il fondatore di tutto che v'ha di più solido e forte nell'ottavo
-e nel nono secolo.
-</p>
-
-<p>
-Difficilissimo adunque si è nelle indagini storiche diffinire il vero
-o il falso di tutte queste tradizioni; Carlomagno fu il grande edificatore
-de' pubblici monumenti, non è chi ne dubiti, chè egli attinto
-avea dalle memorie romane il bisogno di lasciar dopo di sè lunghe
-vestigia del suo nome, e le sue faccende coi Longobardi, le sue corrispondenze
-con la Grecia gli avevano dato il genio e i modi a compiere
-grandiose opere d'arte. A vantaggiare il sistema suo militare,
-egli si diede innanzi tratto a rizzar gagliarde torri e campi trincerati,
-o valli, alla foggia delle legioni, a difender le sue frontiere contro le
-irruzioni dei popoli vicini, e ancor se ne trovano vestigi, che alla
-forma loro palesan la data dell'ottavo e del nono secolo. Le quali
-torri sono costrutte come quelle quadrate che i Romani piantavano
-nei paesi conquistati, a mantenere in soggezione i popoli vinti, e si
-compongono di quattro forti muraglie, alcuna delle quali munita di
-merli, con isfogate aperture<a class="tag" id="tag48" href="#note48">[48]</a>. Allato a queste torri, sulla marina, sorgevano
-fari ad esplorar il mare, alcuni dei quali, come il poeta sassone
-e il monaco di San Gallo riferiscono, furon da Carlomagno fatti costruire
-in modo che si mandavan segni l'un l'altro ad annunziar la
-presenza delle flotte nemiche. In progresso di tempo poi, quando le
-tremende invasioni dei Normanni minacciaron tutte le frontiere della
-Gallia ed i fiumi che ne fecondano le terre, quelle torri, qua e là
-piantate, furon destinate a preservare il paese dai pirati scandinavi,
-e quando, ai giorni del decadimento, le furon poste in non cale, i
-Normanni penetrar poterono fino ai monasteri e alle città della Senna
-e della Loira, funesta depredazione che contristò tutto il secolo nono.
-</p>
-
-<p>
-Carlomagno attende poi principalmente ad edificar cappelle e basiliche,
-però che il cristianesimo è il suo perno di civiltà, il nerbo del
-suo governo, onde, non che proteggere i monasteri, dotarli di tesori,
-e arricchirli d'entrate, ne fabbrica e fonda di nuovi. Padrone com'egli
-è delle miniere e delle foreste germaniche, egli invia a Roma lo stagno,
-il piombo, il legname necessari alle chiese del mondo cristiano.
-Ma la cattedrale, per cui ha maggior tenerezza, è quella da lui edificata
-in Aquisgrana; quindi egli spoglia Ravenna de' suoi marmi e
-del suo porfido<a class="tag" id="tag49" href="#note49">[49]</a> per costruirne la cappella reale dov'egli viene ogni
-dì solenne ad orare, e dove sarà rizzato il suo mausoleo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span>
-</p>
-
-<p>
-Chi visita quell'antica città ci trova in ogni luogo le vestigia di Carlomagno;
-quell'acque, che bollenti ivi corrono in quell'ampio serbatoio,
-dove l'operaio discende ogni giorno per bever nella tazza di
-cuoio a tutti comune, come il pecchero del medio evo, furono scoverte
-da Carlomagno, ed egli edificar fece quella piscina ove i poveri
-malati andavano a cercar la guarigione, ed ove egli stesso amava
-di bagnarsi. Quella cattedrale, che è il vanto e il gioiello della città
-più ancor vetusta di Colonia, fu fatta edificar dall'imperatore, egli
-stesso ne pose le fondamenta, ed ivi tuttor si veggono il sedile di
-gelida pietra, dov'egli si assise, il tesoro tutto splendido della memoria
-sua, e la tomba dove l'uom gigantesco<a class="tag" id="tag50" href="#note50">[50]</a> volle esser deposto,
-al di sotto della gran cupola di marmo. La cattedrale d'Aquisgrana
-è anteriore all'arte gotica, vi campeggia lo stile bisantino, e nulla
-v'ha della scuola moresca o di quei piccioli ghiribizzi del secolo decimoterzo;
-ci sono invero alcune addizioni fattevi col tempo, e che
-l'ignoranza ad aggiunger venne alla semplicità della basilica; ma il
-concetto di questo monumento appartiene al secolo nono, e la pietà
-delle generazioni ha sottratto queste reliquie al dente del tempo che
-tutto stritola e consuma.
-</p>
-
-<p>
-Magonza, Colonia, Francoforte, anch'esse vogliono aver tutte cattedrali
-e monumenti pubblici procedenti da Carlomagno. Per le popolazioni
-germaniche, l'augusto imperatore è un conquistatore, un
-legislatore, un santo; la grandezza sua non fu, sol per esse, passeggera
-sopra la terra, ma ella sfolgora ben anco in cielo in mezzo agli
-angioli, ai confessori ed ai martiri. In quei paesi del Reno dove le
-compagnie dei muratori fecero sì grandi cose, noi troviam Carlomagno
-scritto fra i capi loro, e le tradizioni il rappresentano, e con
-esso Rinaldo di Montalbano, e Orlando e gli altri più famosi paladini,
-in atto di cambiar tutti i loro nobili manti nel povero vestito
-dell'operaio, per dar mano ad innalzar cattedrali, e ad edificar monasteri<a class="tag" id="tag51" href="#note51">[51]</a>.
-Rinaldo, con la squadra in mano, portò anch'esso i suoi
-gran petroni per la basilica, e queste favolose tradizioni, insieme con
-le leggende intorno ai fatti degli angioli e dei santi, giovano a spiegare
-la maggior parte delle opere maravigliose di Colonia, di Magonza,
-di Francoforte e d'Aquisgrana. Cattedrali, castelli fortificati
-<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span>
-sui poggi del Reno, torri solitarie, tutti questi monumenti si riferiscono
-alla storia di Carlomagno; ogni filo d'erba che spunta sulle
-ruine di Fulda, ti ripete il nome del grande imperatore.
-</p>
-
-<p>
-Fra queste smisurate opere, che si attribuiscono ad un sol uomo,
-sono alcuni disegni accennati dalle croniche, i quali mostrar possono
-fino a che segno giungesse di attività la mente di Carlomagno. Le
-tradizioni riferiscono ch'egli aveva fatto costruire un ampio ponte
-sul Reno<a class="tag" id="tag52" href="#note52">[52]</a> di rimpetto a Magonza, gli archi del quale furono portati
-via in una crescenza del fiume, con dolor grande di lui, che
-fece rifarneli di legno. Chi osservi la larghezza del fiume a Magonza,
-e la rapidità della corrente, non potrà far di non persuadersi
-che se il genio dell'imperatore godea di vincer le difficoltà
-opposte dalla natura, e non guardava agli ostacoli, l'arte dell'operaio
-dovea pure esser già portata ad una gran perfezione. La
-solidità delle cattedrali e degli altri edificii comprova la grandezza a
-cui l'arte era pervenuta; nè però Carlomagno avea solo a disposizion
-sua uomini di razza germanica, pazienti e laboriosi, ma sì pure
-gli artieri longobardi, che aveano ereditato parte del gusto e delle tradizioni
-dell'antica Roma, e insiem con essi i Greci, che nelle opere
-d'industria non aveano pari. Le macchine da guerra erano spinte ad
-una gran perfezione, e in ciò pure i Romani erano i maestri di tutti,
-sia per innalzar una torre, sia per render salda una muraglia. Quel
-ponte del Reno, di faccia a Magonza, ricostruito su pile di legno e
-di pietra, rimase incendiato per l'imprudenza dei barcaiuoli, nè Carlomagno,
-già volgendo il suo regno alla fine, fu in tempo più
-di rifarlo.
-</p>
-
-<p>
-Ben più vasto e gigantesco disegno ancora, e tal che forse gareggia
-con le opere moderne più belle, si fu quello che Carlomagno formò di
-congiungere, con un largo canale, il Reno e il Danubio, con Ratisbona
-da un capo e Magonza dall'altro. Sfuggita non era l'importanza di
-simil canale all'imperatore, il quale volea congiungere il Baltico al
-Mar Nero, in modo da navigar giù pel Reno e pel Meno dall'Oceano
-fino a Costantinopoli. Com'ei videsi padron delle terre che si stendono
-dalla Belgica all'Ungheria, si pose a vagheggiar questo disegno;
-la distanza fra Magonza e Ratisbona è d'un centinaio di leghe
-o in quel torno; i canali di Druso e di Corbulone, il primo che
-congiunge il Reno all'Issel, e il secondo il Reno alla Mosa, gli danno
-l'orma d'un'opera più grandiosa, che farebbe abbracciar tra loro,
-come due fratelli, il Danubio ed il Reno. Egli stesso, recasi sulla
-faccia del luogo, scandaglia i fiumi, conosce la possibilità dell'opera
-evidentissimamente, e poi vi pon mano.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span>
-</p>
-
-<p>
-Chi scorre oltre Ratisbona un tre leghe, nel suo contado, trova un
-fiume, non troppo grande, chiamato anche ai dì nostri l'Altmul, il
-quale ha sue sorgenti presso Rattemburgo nella Franconia; oggidì
-esso non è in ogni parte navigabile, perchè tutte quelle belle campagne
-n'han tratto rigagnoli, ed assorbono le sue acque. Andando in
-su per questo fiume il tratto di sette leghe, trovasi poco lunge la
-Riza, la quale di nuovo incontrasi in Franconia sotto il nome di Renitz,
-e passando a Norimberga, si gitta per la via di Bamberga
-nel Meno. Ora in questa tratta di fiumi, che viene a brevissime distanze
-annodandosi come una bella lista d'argento, non aveasi a contrastar
-se non contro alcuni ostacoli del terreno, e contro la difficoltà
-di navigare in acque che non dappertutto serbano l'uguale profondità.
-Dal Reno al Meno elle si confondono in un ampio letto, e dal Meno
-al Renitz il corso era piano ancor più, e di questo andare giungevasi
-fino a Norimberga: la difficoltà del lavoro stava solo nell'aprire una
-via alle acque dell'Altmul alla Renitz, e appunto questa fu la via che
-venne schiusa col canale della larghezza di venti piedi, che l'imperatore
-scavar fece con infaticabile attività.
-</p>
-
-<p>
-Gli annali di Fulda ci recano alcuni particolari intorno a questi
-ragguardevoli lavori, e il poeta sassone gli ha celebrati ne' suoi versi,
-dove chiama questo canale col nome di <i>grande, anzi grandissimo
-fosso</i>, in fatti in alcune parti esso avea quasi trecento piedi di larghezza,
-a guisa d'un ampio bacino. Nel compierlo ebbesi a cozzare
-contro le irruzioni dei Sassoni, e, cosa più difficil da vincere ancora,
-contro gli scoscendimenti del terreno. Ad incuorar gli operai che vi
-lavoravano, Carlomagno fece in persona il viaggio del canale che
-aprir volea, e imbarcatosi a Ratisbona<a class="tag" id="tag53" href="#note53">[53]</a>, dal Danubio entrò nell'Altmul,
-per salirlo, fino al canale, in un fragilissimo navicello; nè quello essendo
-per anche compiuto, si condusse per terra fino alla Renitz,
-dove di nuovo imbarcatosi, seguitò il corso del fiume, sino a che fu
-entrato nel Meno, d'onde venne a fermarsi per alcun tempo a Virzburgo,
-e poi a Francoforte, dove tenne una dieta solenne. Anche ai dì nostri
-veder si possono alcune vestigia di questo canale, o meglio di
-quest'ampio cavamento di terra, il quale non è oramai più che un
-fosso; in fatti il villaggio situato ivi presso serba tuttora il nome di
-<i>Graben</i>, che in lingua tedesca significa fosso<a class="tag" id="tag54" href="#note54">[54]</a>. A Carlomagno si vuol
-pure attribuire l'edificazione di quei palazzi e la fondazione di quelle
-masserie, che ancor si trovano in Baviera e in Sassonia, e formarono
-il soggetto de' suoi capitolari. Parecchie di queste residenze, in mezzo
-<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span>
-alle fitte foreste della Gallia, vere borgate che poi si mutarono in
-città, erano state edificate dai re merovingi; Carlomagno le aveva
-quindi allargate d'assai, ed ancor durano a Francoforte alcune vestigia
-dei palazzi carlinghi, e in Francia parecchie città van debitrici
-dell'origin loro a queste ville o colonie reali.
-</p>
-
-<p>
-Parlando di questi primi tempi, in cui le idee non si manifestano
-mai chiaramente, dir non si può in modo assoluto che Carlomagno
-proteggesse il commercio; e' sarebbe questo uno di quei sistemi che
-in istoria non s'hanno a proclamare appunto per la fallacità loro. Il
-commercio nasce e cresce da sè medesimo, nè si crea, così come non
-si governa. La regolare amministrazione di Carlomagno favoreggiò
-bensì pratiche più attive e più sicure; i conti, i giudici, i <i>missi dominici</i>
-cessar fecero la maggior parte di quelle rapine e di quelle
-depredazioni che impedivano le comunicazioni da città a città e da
-provincia a provincia. Avendo Carlomagno avuto politiche corrispondenze
-con la Grecia, coi Longobardi, coi califfi e coi Saraceni, seguir
-ne dovette una più attiva frequenza nelle comunicazioni e una maggior
-sicurezza nel commercio reciproco, sì che si trasportarono, senza
-tema, le spezierie della Siria, i tappeti di Bagdad, le sete di Costantinopoli,
-i reliquari d'oro, le manifatture d'avorio, i vini di Spagna
-e i profumi dell'Arabia; il qual commercio era la conseguenza delle
-pratiche coll'Oriente e delle nuove vie aperte fra popolo e popolo.
-Quella tra queste che tenevano i devoti pellegrini, ci mostra che le navi
-dei Franchi visitavano già le città della Siria nel nono secolo. Se non
-che, principe di razza germanica com'egli era, Carlomagno aveva
-troppo da fare in assicurar la sua conquista, e consolidare l'impero
-suo, onde poco pensiero pigliavasi del commercio, e animo tutto militare
-e avverso al lusso, proibiva gli abiti sfarzosi ed i ricchi ornamenti
-delle corti plenarie, sfogo naturale ai prodotti dell'industria,
-chè un impero senza lusso è la morte del traffico.
-</p>
-
-<p>
-Pur nondimeno in alcuni de' suoi capitolari l'imperatore statuisce
-certe discipline, che si riferiscono all'amministrazione più ancora che
-all'incremento del traffico; egli stabilir vuole l'unità delle monete e
-delle misure in mezzo a que' popoli sì diversi di leggi e di costumi,
-e però assegna il valor della libbra d'argento e del danaio, e li divide
-e suddivide, affinchè questa base divenga comune a tutti i contratti;
-egli vorrebbe che non ci fosse se non una sola moneta in tutta l'ampiezza
-dell'impero suo, e questa unità procedente da un principio
-semplice, gli sta grandemente a cuore, ne tratta in tre o quattro capitolari,
-e cosa ancor più curiosa, si è che in questi atti ritrovasi la
-prima idea del <i>maximum</i>, o della meta, o tariffa, o tassazione del
-prezzo alle merci e derrate, come chiamar si voglia, che poi fu dopo
-<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span>
-secoli, messo in opera nei tempi grossi della rivoluzione francese. Infatti
-il pensier d'una tassazione del prezzo alle merci e la fissazion d'una
-meta, oltre la quale ecceder non possa, appartener dee di necessità ad un
-governo forte e violento, che non guarda ad interesse alcuno di privati,
-purchè giunga all'ordinamento sociale ch'ei si propone. Il lusso, quella
-gran molla delle transazioni commerciali, è da lui proscritto con quella
-schernevole brutalità, che spesso caratterizza la podestà sua. Le cronache
-ci conservarono infatti alcuni tratti di scherno, usati da Carlomagno
-verso i suoi baroni, e il monaco di San Gallo, quel poetico
-narratore dei tempi antichi, ci racconta lo stratagemma che l'imperatore
-usò per distorre i suoi cortigiani dal vestir sontuoso. «In un
-certo giorno di festa, dice il cronista, Carlo dopo la celebrazion della
-messa, disse a' suoi: — Non ci lasciamo annighittir in un riposo che ci
-condurrebbe alla scioperaggine, e andiamo così vestiti come siamo, a
-caccia, finchè ci venga fatta preda di qualche fiera. — La giornata
-era fredda e provigginosa, e Carlo aveva indosso un abito di pelle di
-castrato, che non valea più del sarrocchino, di cui piacque alla divina
-Sapienza si coprisse le spalle san Martino, per aver le braccia nude
-e spedite a celebrare il santo sacrifizio. Gli altri grandi, venuti pur
-or di Pavia, ove i Veneziani aveano di fresco recato dalle contrade
-oltremare tutte le ricchezze dell'Oriente, erano abbigliati, come a' dì
-solenni, d'abiti tutti carichi di pelurie d'augelli di Fenicia, contornate
-di seta, e di piume del collo, del dorso e della coda de' pavoni,
-cui arricchivano la tiria porpora e frange di scorza di cedro<a class="tag" id="tag55" href="#note55">[55]</a>; sovra
-alcuni di essi splendevano stoffe trapunte, sovr'altri pellicce di ghiri.
-In quest'arnese corsero le selve, onde ne tornarono tutti stracciati dai
-rami degli alberi, dai rovi e dalle spine, trapassati dalla piova e lordi
-dal sangue delle belve e dalle sozzure dei corpi loro. — Nessuno, disse
-allor Carlomagno, cangi vestito, finchè non è l'ora del mettersi a
-letto, che le vesti, così addosso, si rasciugheranno meglio. — A quest'ordine
-ognuno, più sollecito del corpo, che dei vestimenti che il
-coprivano, si pose a cercar fuoco per iscaldarsi; poi come furono ritornati
-e dimorati col re fino a notte scura, li congedò e andarono
-a' loro quartieri; dove al levarsi di dosso quelle sottili pellicce e finissime
-stoffe, che al fuoco s'erano tutte raggrinzate e contratte, le videro
-andare in pezzi, facendo uno scroscio simile a quel di aride bacchette
-spezzate, onde que' poveretti piangevano e sospiravano al veder così
-andar a male tanta spesa in una sola giornata. Avendo l'imperatore
-ad essi ingiunto di presentarsi a lui il mattino vegnente con gli stessi
-<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span>
-vestiti, ubbidirono, ma tutti allora, anzichè far bella comparita ne' loro
-abiti nuovi, mettevano schifo, coperti com'erano di stracci tutti sozzi
-e scoloriti. Carlo intanto, chè accortissimo era, comandava ad un suo
-cameriere, di nettare un poco il suo abito e recarglielo, e fatto questo,
-prendendolo tra le sue mani, e mostrandolo tutto pulito e intatto agli
-astanti: — O stoltissimi, disse, che siete! qual è ora il più prezioso
-e più utile de' nostri vestiti? Il mio che mi costò un soldo, o i vostri
-che vi costarono non che libbre d'argento di peso, parecchi talenti? — Ed
-essi precipitaronsi coi volti contro terra, sostener non potendo
-il terribile suo sdegno<a class="tag" id="tag56" href="#note56">[56]</a>. E sì costante fu Carlomagno nel dar
-di tali esempi pel corso di tutta la vita sua, che niun di quelli ch'ei
-degnava di ammettere nella grazia ed intimità sua, si ardì mai di
-portare in campo e contra il nemico altro indumento, che l'armi sue
-e vesti di lana e di lino. Che se alcuno di grado inferiore ed ignaro
-di questa prammatica, presentavasi a lui in abito di seta e arricchito
-d'oro e d'argento, lo proverbiava forte, e accomiatavalo corretto, ed
-anche reso più saggio con queste parole: — O uom tutto d'oro! o
-uom tutto d'argento! o uom di scarlatto! e non ti basta, sciaurato,
-di perir solo in battaglia, che vuoi anche lasciar in mano ai nemici
-queste ricchezze, con le quali era meglio redimer l'anima tua, perch'essi
-ne facciano ornamento agl'idoli del gentilesimo?»
-</p>
-
-<p>
-Fra' signori franchi erasi diffuso l'amor delle pellicce, delle stoffe,
-de' manti lunghi, da fibbiagli d'oro, e già sotto l'impero di Carlomagno
-si riproducevano i tempi tanto sfarzosi e orientali del re Dagoberto;
-i conti e i giudici amavano di sfoggiarla; le donne tutte
-coperte di bende d'oro, portavano braccialetti, quali usavansi nelle
-pubbliche cerimonie a Bisanzio; nei palazzi venivan moltiplicandosi le
-suppellettili d'avorio; i libri dell'antico e nuovo Testamento erano
-riccamente guerniti e adorni di miniature i manoscritti; i Franchi
-portavano guanti di pelle di daino e corone in capo; i baroni
-e i conti comparivano anche nelle diete e consigli fregiati di belle
-gioie; i vescovi portavano pastorali e mitre e cappe d'oro.
-</p>
-
-<p>
-I baratti e le compere delle merci faceansi nelle fiere, mercati e
-landitti licenziati e assegnati dai diplomi, e perchè le vie erano poco
-sicure, i mercatanti ci venivano per carovane. Alcuni di tali mercati e
-landitti tenevansi attorno alle cattedrali, dove a provvedersi venivano i
-nobili, i monasteri ed il popolo minuto, e godevano di gran riputazione;
-ivi si ponevano in mostra le merci e le pietre preziose, e ci si vedeano
-attruppati sotto a tende i mercanti sassoni, lombardi, bretoni, greci,
-saraceni e principalmente ebrei sotto la protezione del santo patrono
-<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span>
-del luogo e del pastoral abbaziale. Tutte le merci erano franche
-d'ogni gabella, salvo il livello al monastero che prestava il luogo.
-Varii sono i diplomi di Carlomagno che autorizzano questi mercati,
-dove, secondo l'antiche consuetudini, si vendea d'ogni cosa, fin anco
-il servo comprato in Sassonia o in Bretagna, e raso come i servi di
-Dio ne' monasteri; soggetto questo delle continue doglianze degli
-uomini santi e pietosi, i quali patir non potevano questo traffico di
-carne umana; e bello è legger l'esortazioni dei vescovi con che si
-studiavano di persuadere i cristiani a desister da quella scellerata
-consuetudine.
-</p>
-
-<p>
-I trasporti delle mercanzie facevansi per acqua o per le strade maestre
-ed altre vie, di cui ci rimangon tuttora le vestigia; i Romani aveano
-tagliata la Gallia in mille selciate vie, utili monumenti della grandezza
-loro, e le merci erano a traverso di queste trasportate sulle fiere e
-sui mercati, esenti, per via, dal pedaggio e da mille altre gabelle
-stabilite dall'uso a profitto del conte o del vescovo. Quando queste
-mercanzie procedevano da paesi lontani, erano imbarcate e navigate
-sopra legni a mille remi, i più de' quali, sassoni, danesi o frisoni, venivan
-dal Baltico, ed erano lunghe barcacce in forma di piroghe, sì che
-resister potessero contro le fortune di mare. Queste barche erano moresche
-o longobarde o greche nel Mediterraneo, ed ivi elle s'accostavano
-alle galere romane; Marsiglia nel Mediterraneo, e Venezia nell'Adriatico,
-erano già rinomate pel traffico loro, e le flotte greche
-erano in grido per la forza e l'armamento loro, siccome quelle che,
-mercè il fuoco greco o lavorato, resister sapevano agli assalti de'
-Saracini.
-</p>
-
-<p>
-Carlomagno volle aver pure la sua marineria, onde fece cavar porti, e
-Bologna di Francia a lui dee il suo ingrandimento, e la fondazione del
-faro che annunzia alle navi la terra vicina. La marineria del secolo nono
-era in un militare e mercantile; l'imperatore avea già compreso che l'impero
-suo era a mezzodì e a tramontana ugualmente minacciato dalle
-navi sassoni e saracene, e il timor di questo danno appalesasi nello
-spirito delle sue leggi e delle sue provvisioni; egli se ne sgomenta e
-le vede dappertutto; al quale proposito il monaco di San Gallo racconta
-il fatto di quelle barche dei Normanni da lui fatte cacciare
-dal porto d'una città della Gallia narbonese, e del suo pianto prevedendo
-i mali che coloro avrebbero, in progresso di tempo, recato
-all'impero suo, di che già più sopra s'è toccato. Se non che la Gallia
-narbonese era più esposta alle correrie dei Saraceni, che non a quelle
-dei Normanni, però che gli Scandinavi tentato ancor non aveano il
-Mediterraneo, laddove i Mori, arditi al par di quelli, depredavan
-con le flotte loro la Provenza e la Settimania; e coloro che l'imperatore
-<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span>
-pigliò per Normanni, erano forse Mori di Spagna o d'Affrica,
-grandissima essendo la confusione che regna intorno a questo
-proposito nelle cronache; nè in mezzo alle grandi tribolazioni di quei
-tempi, non ben sapevasi d'onde procedesse il male; il provavano, e ne
-accagionavan sempre la causa principale; nel tempo che il monaco di
-San Gallo scriveva, i Normanni erano il maggior flagello della generazione,
-ed essa attribuiva loro tutti i mali che su lei traboccavano.
-</p>
-
-<p>
-Ad evitar queste depredazioni, Carlomagno fondò un doppio ordine
-di fortificazioni alle foci de' fiumi, per dove i Saraceni e i Normanni
-penetrar potevano nelle maggiori città, e fece rizzar fari e torri e
-ponti militari ad ogni sbocco de' fiumi che metteano capo nell'Oceano,
-nel Mediterraneo e nell'Adriatico: sul Reno, sulla Loira, sulla Senna,
-sulla Gironda e sul Rodano; ed a presidio di queste fortificazioni,
-esser ci dovea, sotto gli ordini d'ogni conte, una squadra di piccioli
-legni, che guardasse la foce, e la difendesse contra tutti gli assalti
-del nemico. Poi, certi operai formati in maestranze o compagnie, i
-quali si trovano nei diplomi indicati sotto il nome di <i>nautes</i>, ebbero
-il carico di costruirvi ponti muniti di torri, dove stavano guardie
-armate ad impedire il passo ai pirati normanni e saracini. I detti
-legni dovean proteggere le picciole barche mercantili, che navigavano
-da un porto all'altro. Così, poi che Carlomagno vide il pericolo che
-gli sovrastava per mare, provvide tosto a difendersi contro le correrie
-dei nuovi Barbari, e in ogni cosa diè compimento a' concetti
-suoi, niente lasciando a mezzo. Se non che queste diverse precauzioni
-riuscivano piuttosto a un ordinamento militare, che ad una ragionevole
-proiezione pel commercio, chè gli argomenti dell'industria e
-le transazioni del traffico non giungono per lo più, se non ai tempi
-di più inoltrata civiltà. Carlomagno era più che altro, un guerriero
-ed un barbaro tagliato alla germanica, e benchè dai papi Adriano e
-Leone spinto a poco a poco verso la civiltà romana, ei conserva sino
-alla fine le inclinazioni e consuetudini dell'origine sua; non gli fa di
-bisogno, esempigrazia, più che un mantello di lontra, e una pelle di
-castrato per coprirsi; e ad amministrare e regger l'impero da lui fondato,
-non vuole altro aiuto che quel dei lampeggianti occhi suoi e
-della ferrea sua mano; si fa beffe del lusso, vuole che i suoi leudi
-perseverino nell'antica e soldatesca semplicità loro, temendo di vederli
-ammollire, e serba la splendidezza pe' giorni solenni, quando ei vuole
-a tutti manifestare ch'egli è l'erede dell'imperio romano, e ch'ei
-può gareggiare in lustro coi principi che regnano a Bisanzio!
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span>
-</p>
-
-<h2 id="cap4">CAPITOLO IV.
-<span class="smaller">STATO DELLE SCIENZE E DELLE LETTERE SOTTO CARLOMAGNO.</span></h2>
-</div>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-Indole scientifica di Carlomagno. — Suo spirito germanico. — Sua inclinazione
-per la letteratura greca e romana. — Le tre menti del sapere. — Alcuino sassone,
-Teodolfo lombardo. Landrado germano. — Protezione alle lettere. — Filosofia. — Astronomia. — Geografia. — Grammatica. — Poesia. — Musica. — Storia
-e cronache. — Canzoni eroiche. — Pratica generale dell'agricoltura. — Tendenza
-letteraria. — I dotti. — Le scuole. — Costumi ed usi dei dotti alla
-corte di Carlomagno. — Carteggio di questo principe. — Alcuni frammenti delle
-sue lettere.
-</p>
-</div>
-
-<p class="yrs">
-768 — 814.
-</p>
-
-<p>
-Carlomagno è uomo, come vediam dalla storia, d'indole evidentemente
-scientifica. Spesso di mezzo alle civiltà primitive emergon uomini che
-corrono con indicibile ardore verso lo studio, ed avviene allora che
-nell'opere loro si mesce un non so che di rozzo, di selvatico, di strano,
-che ritrae della prima loro educazione. Ben è vero che Carlomagno ama
-con entusiasmo gli studi romani, ma in sostanza egli resta pur sempre
-germanico. Eginardo narra ch'ei seppe appena accozzar le lettere e
-comporre a stento i caratteri del suo nome di <i>Karolus</i><a class="tag" id="tag57" href="#note57">[57]</a>, scritto appiè
-degli ordini e dei diplomi. Studia egli la scienza romana per genio,
-o solo per dare maggior lustro e profondità all'opera sua? Uomo di
-guerra e di conquista, egli ha nondimeno compreso tutto il profitto
-ch'ei trar può dall'educazion latina, — a voler aggentilire i costumi
-e gli spiriti; egli vide l'Italia, i suoi monumenti, le sue grandezze;
-egli udì la sua lingua, la sua musica; e qual pro cavar non puossi
-pe' popoli dalla grande educazion romana o bisantina? Egli è in
-amistà co' papi, i quali hanno intorno vescovi e abbati che parlano
-<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span>
-la lingua greca o latina, e scrivono in latino, egli condur vuole la
-doppia mossa della Chiesa e della scienza, e al par di tutte le menti
-sovrane, ei domina e regge ogni cosa che tocchi.
-</p>
-
-<p>
-Tre uomini gli dan mano ad eseguire i suoi disegni di scientifico
-ordinamento; Alcuino, Teodolfo e Landrado, i quali appo lui rappresentano
-tre civiltà, tre lingue, tre popoli; Alcuino è sassone di stirpe,
-come san Bonifazio, parla l'idioma di quei popoli da Carlomagno
-domati fino alle rive dell'Elba, ed ha la viva ed ardente loro imaginazione;
-Teodolfo è lombardo, e rappresenta al di là dell'Alpi la
-letteratura latina, la civiltà di Milano, di Ravenna e di Roma; Landrado
-è uomo di patria germanica, e conserva e perpetua il profondo,
-solido e certo sapere. Alcuino è un cherico di fortissimi studi, come
-tutto il chiericato anglosassone di quel tempo, ed ha fatto laboriose
-e feconde indagini intorno alla Sacra Scrittura, alla grammatica, alla
-rettorica e scritto assai.
-</p>
-
-<p>
-Teodolfo è il poeta degl'Italiani; le più dell'opere sue sono in
-versi, egli tutto descrive nella sua bella lingua, e vedesi ch'egli
-ha studiato Orazio, Virgilio e Ovidio pure. Un dei <i>missi dominici</i>,
-com'egli era, di Carlomagno, nelle provincie meridionali, lo spiritoso
-viaggio a Brindisi gli suggerisce il pensiero di descrivere in versi i
-luoghi da lui visitati nella sua legazione, e il fa con singolar magistero.
-La pittura ch'egli ivi porge della Settimania e della Provenza,
-è briosa, colorita, nè visita pure una città senza tutte riferirne a minuto
-le origini, gli usi, i costumi. Landrado, faticoso scrittore, come
-son tutti quelli di razza germanica, ha continuo carteggio cogli abbati,
-ammaestra i cherici, le donne, i fanciulli, ad esempio di san Girolamo,
-raffronta e punteggia le opere della Sacra Scrittura, e tutto pazienza,
-rettifica i caratteri merovingi, ad essi dando forma più pura e più studiata,
-che in prima non avevano. Alcuino è pur esso un grande correttore
-e punteggiator del greco e del latino; critico sodo e paziente,
-corregge gli errori de' manoscritti biblici; poi apprende l'ebraico, il
-siriaco, ed è siffattamente immedesimato con Roma, ch'ei dà il titolo di
-<i>Pandette</i> alla raccolta delle opere sue; il suo lavoro intorno alla Bibbia
-è solenne, però che la Bibbia è il gran libro dei popoli, e tutta
-la generazione vi applica: nelle badie si commentano i salmi, le monache
-stesse sillogizzano intorno al senso dei libri sacri, e la badessa
-di certo monastero della Neustria, in carteggio con Alcuino, gli dice
-come le gravi sull'animo quella sentenza del profeta: <i>tutti gli uomini
-sono mendaci</i>. A somiglianza dei primi padri della Chiesa, Alcuino è
-in corrispondenza epistolare con le donne consacrate alla vita monastica,
-e abbiamo di quel dotto abbate un trattato indiritto alla vergine
-Eulalia; quelle giovinette, votatesi alla solitudine, si stimavano forti
-<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span>
-sì da leggere sant'Agostino<a class="tag" id="tag58" href="#note58">[58]</a>, ed Alcuino ne fece un ristretto per uso
-loro<a class="tag" id="tag59" href="#note59">[59]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Teodolfo insegna con pari ardore, e compendia e commenta e fa ristretti
-anch'esso ad uso dei laici, e difficil molto essendo l'interpretazione
-dei libri sacri. Alcuino e Teodolfo la pongono a ragguaglio
-di tutti per via di compendii in lingua latina ed anche in lingua
-volgare. Tutte queste menti si vengono concitando sotto il forte e
-generoso impulso di Carlomagno, che le anima e protegge; Alcuino
-è guiderdonato con ricche abbazie, Teodolfo è promosso al vescovado
-d'Orleans, Lanfranco ottiene la metropolitana di Lione; tutti si fanno
-stromenti a Carlomagno per illuminarlo e sublimarlo; l'uno gl'insegna
-le lettere, l'altro il latino ed il greco, ed egli tien con tutti loro intimo
-e familiare carteggio.
-</p>
-
-<p>
-La teologia è la scienza di quell'età, è il fondamento d'ogni discussione.
-I dommi cattolici non son eglino la base di quella società?
-Tutto la fede religiosa comprende, e mal conoscerebbe lo spirito di
-quel secolo, chi credesse ivi all'azione della filosofia, foss'anche speculativa,
-al tutto estranea a quella credente generazione. Se non che
-alcuni libri di greci sofisti incominciavano sotto i Carolingi a penetrar
-nell'impero franco, e le compilazioni che sotto il pseudonimo di
-Dionigi l'Areopagita comparvero, precedettero d'oltre ad un secolo
-le dottrine dello Scoto. Io non voglio magnificar l'altezza degli scoprimenti
-del tempo antico, chè anzi chi suppor volesse un'ampia libertà
-d'indagini a quel tempo di forza e di cattolicismo, mostrerebbe di non
-sapere che cotali ardimenti dell'ingegno non sarebbero stati pure compresi
-a que' giorni, dove le teoriche religiose medesime aveano alcun
-che di materiale, e le controversie tutte versavano intorno al culto delle
-immagini. Tuttavia le pratiche con Costantinopoli favoreggiar dovettero
-il progresso della filosofia, benchè rarissime si trovin le citazioni
-dei libri d'Aristotile, i quali non furono, a dir proprio, conosciuti,
-se non per le arabe traduzioni del secolo nono. Ella è cosa incontrovertibile
-che la compilazione sotto il falso nome di Dionigi l'Areopagita,
-diffusasi in Occidente verso il regno di Carlo il Calvo, operò
-potentemente sugli studi filosofici; lo Scoto venne solo a compierli,
-nel secolo duodecimo; e il mondo attinse il primo lume alle faci del
-greco sapere, che conserva vasi nelle scuole di Costantinopoli; poi gli
-Arabi recaronvi le traduzioni della scuola alessandrina col suo sincretismo,
-finchè due secoli dopo il medio evo accolse le teoriche dello
-Scoto, capo della filosofia scozzese e maestro della scienza.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span>
-</p>
-
-<p>
-Del resto, in Occidente, i progressi non erano nè grandi nè vigorosi;
-e valga il vero, si può egli dare il nome di astronomia ai calcoli
-per fissare le date ed ai computi ecclesiastici delle feste mobili? In
-fatto d'astronomia disputavasi intorno al sistema aristotelico, intorno
-alla scuola alessandrina, intorno al sistema tolemaico; Teodolfo ed
-Alcuino eran di diversa opinione; quegli volea che l'anno astronomico
-principiasse a settembre; questi ponea quel ch'egli chiamava
-il <i>salto della luna</i> in novembre. Singolari son le teoriche da Alcuino
-esposte intorno al sistema lunare; al tempo che la luna accostasi a
-quel salto astronomico, di cui tanto ragionano i dotti di quel secolo,
-egli segna sulla carta certe figure, che poi manda a Carlomagno, e questi
-discute con lui per farlo persuaso dell'esattezza delle sue proprie
-osservazioni, e lo regala d'imperfetti stromenti tolti dalla civiltà egiziana
-e romana. Non altrimenti che appresso tutte le primitive nazioni,
-quei dotti e quei sapienti molto osservano il movimento ed i fenomeni
-degli astri; al principio del secolo nono v'ebbe un lungo ecclisse di sole,
-che spaventò tutte quelle generazioni; il monaco d'Angouleme, che
-meritossi il titolo d'astronomo, prenunziò la congiunzione di Mercurio
-col sole nell'anno 807, e nel mese di febbraio fu veduto in
-cielo quel fenomeno che annunziava, al dir dei contemporanei, lo
-scontro di eserciti in guerra, e forse altro non era che un'aurora
-boreale, tinta in rossiccio. La discussione scentifica posossi quindi fra
-le memorie della scuola alessandrina ed i libri meramente della scuola
-greca aristotelica; ogn'anno, quand'aveasi a determinare la Pasqua secondo
-il rito del concilio Niceno, sorgeano vive discissioni procedenti da
-calcoli astronomici; l'astronomia era fatta scienza indispensabil pe' cherici:
-«un sacerdote di Dio dee saper fare i conti» dice un dei capitolari
-di Carlomagno. Il libro del Computo ecclesiastico, ingiunto dai concilii
-ai preti e nei monasteri, diviene il fondamento così d'ogni scienza,
-e gli astronomi furono preposti a tutti gli altri maestri, per la ragione
-che le feste ecclesiastiche dipendevano dalle combinazioni dei
-numeri e dei tempi.
-</p>
-
-<p>
-Negli studi del medio evo trovasi sempre unita all'astronomia la
-geografia, scienza, della quale aveasi sotto Carlomagno imperfettissima
-cognizione; vero è che Teodolfo, sempre studioso, erasi provato a
-comporre un globo sferico con tutti i segni dello zodiaco, ma la spiegazione
-ch'egli ne dà è priva d'ogni esattezza. Egli si pare che in questa
-scuola domini la teoria di Tolomeo sulla forma della terra; ma non
-ben se la intendono intorno alle basi d'un sistema sferico: Alcuino
-pone per principio che la terra è quadrata, e il mondo, a dir suo,
-è fermo su quattro punti cardinali<a class="tag" id="tag60" href="#note60">[60]</a>, e diviso in tre parti, Europa, Affrica
-<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span>
-ed Indie, le quali sono da lui descritte in modo vago, come uno
-spazio immenso dalla parte di Oriente. Tutto ciò che sapevasi a
-que' giorni di geografia, veniva dai pellegrini e dai vescovi viaggiatori,
-che andavano a predicar la fede tra i Barbari; le città e le provincie
-erano rozzamente segnate sopra qualche pergamena o papiro,
-e tutto ciò che serbavasi del mondo antico, era tolto dalla scuola romana
-o bisantina.
-</p>
-
-<p>
-La scienza nondimeno forma tutta l'occupazione di quegli uomini
-che scoprir vogliono i riposti misteri suoi, e Teodolfo, il poeta italiano,
-uomo di fantasia, la rappresenta sotto l'imagin d'un albero, co' suoi
-rami madornati e coi fioriti suoi ramoscelli di mille colori; la grammatica
-forma la radice, da un lato esce la rettorica, dall'altro sorge
-la dialettica con tutto il rigoglio d'un lussureggiante rampollo, poi
-vengon, come tre sorelle strettamente abbracciate, la musica, la geometria
-e l'astronomia; e questo simbolo viene da Teodolfo svolto non
-senza un certo ardimento di pensiero. In tempo che gli altri sapienti
-altro non fanno che applicarsi alla Sacra Scrittura e allo studio dei
-salmi e dei libri biblici, egli confessa di gustar un interno diletto al
-leggere, e meditare gli autori pagani, e negli opuscoli suoi continua
-è la citazione de' bei versi di Virgilio e delle commedie di Terenzio.
-Anche i versi del sassone Alcuino san dello studio degli antichi; celebra
-l'arrivo di papa Leone in Francia, e usa la lingua poetica nello
-scriver epitafi e descriver l'oriuolo a polvere del Tempo, che corre
-presso all'eternità, intanto ch'egli biasima coloro i quali troppo si dedicano
-agli autori profani e a Virgilio principalmente, e ch'ei dice ad un
-suo discepolo: «tu sei troppo virgiliano,» e che ad un vescovo amico
-suo rimprovera la soverchia passione di lui per l'Eneide. In qualche
-monastero a que' giorni parlavasi il greco; v'erano scuole in cui
-veniva pubblicamente insegnato, e il latino era la lingua comune della
-Chiesa. Non è quindi maraviglia che gli antichi fossero letti e consultati
-quai maestri in letteratura e in poesia. Carlomagno medesimo non
-isdegnò il meccanismo de' versi latini, come vedemmo nel tenero epitafio
-suo di papa Adriano, ed anch'egli usava quella poetica lingua
-nelle sue epistole a Paolo Diacono.
-</p>
-
-<p>
-Dettava pur versi nella patria favella, e spesso ancora in tedesco
-e in idioma germanico; facea raccogliere le tradizioni degli antenati,
-e voleva che gli scaldi e i poeti serbassero le memorie del passato e
-le vittorie degli avi. Di qui forse l'origine di quelle canzoni eroiche,
-onde ci restano oggidì ampie reliquie; se non che il tempo ha distrutto
-gli originali di questi monumenti in lingua barbarica, e poche
-parole appena, poche frasi sparse qua e là nelle iscrizioni latine, additano
-la lingua che parlavasi nel secolo ottavo; niuno tuttavia
-<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span>
-negar può che non vi fossero a quei tempi tradizioni e leggende scritte
-nel sermone della patria, alcune delle quali tradizioni mescolavansi
-con la vita dei santi. Le canzoni eroiche e i romanzi di cavalleria
-furono attinti a queste prime fonti; l'imaginazione dei trovatori
-vi lavorò sopra di ampie epopee, ma la sostanza di questa poesia vien
-da quelle leggende, di cui fan menzione le cronache, da quei canti in
-lingua teutonica, che a gran diligenza si raccoglievano per ordine
-di Carlomagno. Quei primi canti disparvero, perchè al tutto estranei
-alla vita solitaria dei monaci ed allo spirito loro di conservazione; le
-croniche, all'incontro, si son tramandate d'età in età, con la cura e
-la religione d'un sacro monumento; la lingua del chiostro fu la latina,
-quella del campo la tedesca; le croniche appartenevano all'ordine
-monastico, le canzoni eroiche all'ordine militare; le une furono conservate
-all'ombra delle solitudini; le altre si dileguarono, come il
-suono delle grandi battaglie, in preda ai venti delle generazioni.
-</p>
-
-<p>
-Le canzoni eroiche si recitavano a gran voce in battaglia e nelle
-corti dei feudatari, ma nessun antico manoscritto ci pervenne con le
-note e le scale segnate come in quelli venuti dappoi; pur nondimeno
-non è a dubitar che siffatte canzoni non fosser cantate, e il nome loro
-medesimo ce lo insegna. E le poesie omeriche non furono anch'esse
-cantate per le campagne della Grecia? Le <i>cantilene giocolari</i>, come
-Alcuino le chiama, erano in contrapposizione col canto della Chiesa,
-grave e solenne; e recitavansi su arie allegre da menestrelli e trovatori,
-laddove gl'inni cattolici procedeano da due origini, dal canto
-gallico, che teneva un certo che di druidico e di selvaggio, e dal
-canto fermo romano o greco, e v'ebbe tra le due scuole vivo ed ardente
-contrasto, chè la Chiesa delle Gallie serbar voleva i suoi canti.
-</p>
-
-<p>
-Carlomagno inchinava per la forma romana, siccome la più soave
-e appropriata agli inni di gioia, e il monaco di San Gallo ci narra
-come lo dilettassero gl'inni cantati, e com'ei volesse che i cherici ripetessero
-ad alta e sonora voce le lezioni della cattedrale<a class="tag" id="tag61" href="#note61">[61]</a>, e come
-spesso a quelle assistesse, accennando egli stesso col dito o con la
-punta del bastone ognuno a cui toccava la volta sua di cantare.
-</p>
-
-<p>
-Il canto fermo scritto consisteva nel metter sulla parola degli inni
-o dei salmi alcuni piccioli quadretti di note, le cui code stendevansi
-in alto o in basso; i fanciulli scolpivano, cantando, le sillabe, ed i
-cherici facevano il basso, intantochè l'imperatore mostrava, sorridendo,
-la contentezza sua nell'udire il perfetto accordo di quelle voci.
-Un giorno, tanto gli piacque il canto dei Greci, che ordinò si cantassero
-sul medesimo tuono le parole latine. Dalla Grecia pure venne,
-come già dicemmo, quel magnifico istrumento, maraviglia di tutta la
-<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span>
-generazione, l'organo dir vogliamo, che fu a Carlomagno mandato
-dall'imperatore di Costantinopoli, a quel modo che gli fu dal califfo
-di Bagdad mandato l'orologio meccanico. Fino a quel tempo i Franchi
-non avean conosciuto che certi strumenti a corda ed a fiato, ma
-poi che udirono quei mille suoni, che rimbombando si diffondeano
-per la cattedrale, come le mille voci del giudizio finale, quando
-quelle canne, artificiosamente ordinate, ad esprimer si fecero tutte le
-passioni del cuore e dell'anima, i cherici rinunziarono quasi spontaneamente
-all'arpa ed alle tibie romane. L'organo è lo strumento sacro
-che meglio s'accordi con le aspirazioni religiose; l'organo e gli
-inni sono l'espression vera dell'evo medio, e quelli che meglio di
-ogn'altra cosa interpretare a noi ne possono i vivi e profondi affetti,
-le misteriose angosce, il pio simbolismo.
-</p>
-
-<p>
-Accanto alla musica veniva la pittura, ma non viva ancora che per
-la tradizione di Roma e di Bisanzio, nessun'arte speciale essendovi
-che riferir si possa al regno di Carlo, non più che al tempo dei Merovei;
-tutto toglievasi dalle scuole di Costantinopoli o di Roma, e le
-informi pitture, quali son quelle che oggidì s'incontrano in alcuni
-rari manoscritti, come a dire nella Bibbia di Carlo il Calvo, le coperte
-d'avorio, i finimenti di rame, d'argento e d'oro, incastonati,
-e le lettere, che pur sono un lavoro d'arte, niente hanno di originale;
-la pittura, la cesellatura, la miniatura venivano dai Bisantini. La
-forma secca germanica appare all'incontro più profondamente segnata
-nelle opere dell'architettura, ivi dominando la scuola lombarda
-con le pesanti e solide sue fondamenta. Qualche rara reliquia ci
-porge ancora un indizio dell'architettura carlinga, come a Poitiers
-alcune muraglie tuttora in piedi, e ad Aquisgrana alcuni avanzi del
-coro della cattedrale, a cui si adoperarono massi di solida pietra, e
-le colonne di porfido tolte a Ravenna; ma sono monumenti che mai
-non appartengono ad un'età solamente, trovandovisi innestate le colonne
-e i mosaici dei tempi anteriori. In Aquisgrana, esempigrazia, ci
-son rottami del palazzo imperiale di Ravenna, e mosaici ancor più
-curiosi; la badia poi di San Ricchieri, come fu descritta dal Padre
-Mabillon, riconosceva l'origine sua dal secolo ottavo. Ogni giorno
-intanto ne porta qualche resto dei monumenti dell'antichità, sì che in
-breve non avremo dell'età carlinga altro che polvere.
-</p>
-
-<p>
-Questo quanto alle arti. Quanto alle scienze gravi, le scuole monastiche
-tenevano il primo luogo, favorite, a tutto potere, da Carlomagno.
-A cui non era giunto il grido, nella Francia neustriaca, delle
-scuole di Corbia, di Fontenelles, di Ferrieres, di San Dionigi e di
-San Germano? Così nell'Austrasia nessuna scuola contender poteva il
-primato a quelle di Fulda e di San Gallo, fondate da Carlomagno.
-<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span>
-In Italia, il monastero di Montecassino possedeva il meglio dell'antico
-sapere; ivi tutto insegnavasi, e specialmente l'interpretazione della
-Scrittura. Lo studio del diritto canonico ristringevasi ai concilii antichi;
-il diritto civile desumevasi dai capitolari e dalla legge salica
-e ripense; alcune città e popolazioni della Gallia erano governate
-dal diritto romano. Considerati come opera in corpo, i capitolari sono
-un bel monumento di diritto civile, e tal che può mettersi allato del
-codice teodosiano e del giustinianeo: considerati, parte per parte, il
-diritto non era ivi una dottrina, ma tutti formavano una raccolta di
-editti di polizia sociale, tali da richieder più obbedienza che studio.
-</p>
-
-<p>
-La scienza della medicina era al grado medesimo d'imperfezione;
-solo gli scritti d'Ippocrate aveano alquanto rischiarata la pratica;
-aveasi cognizione dei semplici, per quanto Plinio ne insegna, e ci
-aveano alcune scuole per apprender la medicina come arte, e i capitolari
-ne fanno menzione, laddove ingiungono di mandare i fanciulli
-a simili scuole. Tale a que' tempi si era la credenza nei sortilegi e
-nelle malíe, che ognuno comprenderà facilmente come trascurata esser
-vi dovesse la scienza vera; non istudiavasi punto a que' giorni, ma
-si credeva. Le Regole fatte per gli ordini religiosi di San Benedetto
-imponevano che in ogni convento ci fosse un fratello medico ed una
-spezieria, ed a' tempi cavallereschi ci ebber leggende intorno a meravigliose
-guarigioni, che lo studio de' semplici altro non era che un
-passatempo di quelle nobili castellane. Recavansi dalla Siria balsamo,
-unguenti, droghe e medicamenti già belli e preparati, eseguivansi
-gli aforismi d'Ippocrate, regolati con qualche tradizione della scuola
-alessandrina. Tutto poi si faceva senza disamina, senza osservazione;
-si pigliavano i fatti com'erano, e quando la cronica riferiva un avvenimento,
-la generazione ci prestava intera fede; leggende, pergamene,
-documenti, tutto ammettevasi per verità fondamentale. Non ci ha
-spirito di critica in checchè sia; chè quella generazione, tutta di credenza
-e di fede, non ragiona punto, ma ubbidisce; e se pure ella discute,
-sì il fa intorno a parole; nè parimenti ella s'inabissa punto
-nelle interpretazioni de' sensi scritturali; quanto alla scienza razionale,
-ella non c'intende nulla, e la vita per lei altro non è che una gran
-leggenda.
-</p>
-
-<p>
-In sul primo fervore di una tal quale ristaurazione degli studi romani,
-vediamo nei dotti dell'ottavo secolo una gioia innocente; studiando
-i tempi passati, contemplan essi coll'ardor de' neofiti i belli
-avanzi dell'antichità, s'ingolfano con entusiasmo negli studi, e quest'ammirazione
-in loro dei tempi antichi è sì ardente, che i vescovi,
-abbati e cherici, studiosi delle scienze, si danno scambievolmente i
-nomi dei poeti e degli oratori antichi che degni giudican del culto
-<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span>
-loro, e dl questo nodo Davide il salmista ed Omero il cantor delle
-sublimi rapsodie prestano i nomi loro ai letterati dell'ottavo e del
-nono secolo; Carlomagno forma una specie d'areopago e d'accademia,
-nella quale ciascuno toglie a prestito un nome: Davidde<a class="tag" id="tag62" href="#note62">[62]</a>, Samuele,
-Oniaste, Omero, Virgilio; nè oramai più si chiamano che con questi
-soprannomi. Tale si è l'indole di tutti i tempi di risorgimento, e il
-carattere delle età in cui cominciasi a studiare; ognun gittasi con
-ardore ed entusiasmo verso le cose del passato, sempre nuove per
-chi le ha innanzi neglette. Le rarità dei libri sì in papiro come in
-pergamena, era motivo che venissero bramosamente cercati<a class="tag" id="tag63" href="#note63">[63]</a>, pagatosi
-come le reliquie sacre e facevasi il giro dell'Italia e della
-Grecia per pur raccoglierne alcuno. E' non furono gli Arabi a tramandar,
-come fu scritto, i più degli autori greci per imperfette traduzioni,
-ma essi venner dirittamente da Costantinopoli, e ci son
-manoscritti che recano ancora l'impronta degli studi greci. Le comunicazioni
-con Costantinopoli furono frequentissime sotto Carlomagno,
-e ancor più a' tempi de' pellegrinaggi; d'altra parte il greco
-era in uso nelle scuole monastiche; onde perchè ricorrere agli Arabi,
-per aver da loro una traduzion di seconda mano? Ben dagli Arabi
-venir poterono alcuni libri di geometria e di cabalistica, padroni come
-essi erano d'Alessandria; ma quanto agli autori principali della Grecia
-ed ai poeti latini dell'antichità, essi erano pienamente conosciuti dalla
-generazione letterata dell'ottavo e del nono secolo<a class="tag" id="tag64" href="#note64">[64]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Grande fu a que' tempi l'influenza delle scuole bisantine su tutte
-le forme e lo spirito della scienza, tanto che fino i caratteri merovingi,
-informi così come sono, e in cui son mescolate l'orme della
-sassonica origin loro, spariscono anch'essi quasi del tutto per dar
-luogo alle lettere con tanta perfezione formate, che sono nelle bolle
-di Roma e nei papiri di Costantinopoli. Le poche scritture e diplomi
-che ci rimangono del secolo nono, sono tratteggiate a perfezione, e
-i caratteri loro s'accostano per poco a quegli ammirabili manoscritti
-del nono e del decimo secolo, fra i quali primeggia il codice a penna di
-Gregorio Nazianzeno, bel monumento d'arte, posseduto dalla Biblioteca
-reale, lavoro di pazienza e di perizia che più non rifarebbesi ai
-nostri tempi svagati.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span>
-</p>
-
-<p>
-Carlomagno fu il centro di tutto questo scientifico movimento;
-tutto, tutto egli raccolse intorno alla grandezza sua, e intantochè certe
-cronache dicono ch'egli a stento accozzar sapeva le sue lettere, altri
-monumenti ce lo presentano per l'illuminato protettore dei dotti. Non
-ci rimangono firme di sua mano, chè ne' suoi diplomi, accanto alla
-sua bolla e sigillo, trovasi il suo monogramma sì, ma pur sempre
-tratteggiato dal suo scrivano o cancelliere, conforme usavano i principi
-del secondo lignaggio<a class="tag" id="tag65" href="#note65">[65]</a>. Nè v'ha punto contraddizione in questa
-medesimezza d'un principe ignorante per sè stesso, e protettor nondimeno
-delle scienze e degli studi; questo capo, questo Barbaro, ama,
-al par di tutti i conquistatori, la poesia, e si fa cantar dagli scaldi
-le storie della patria, chè Carlomagno pure sapeva, al par d'ogni
-altro re che fondar volle un grande sistema di governo, l'azione
-dall'antica letteratura esercitata sulla compagnia civile; egli resta
-germanico sì, per l'indole sua, per la sua forza, per l'origine sua; ma
-quanto al pensare, egli studia di farsi Romano. Nelle militari sue spedizioni
-accompagnar si fa dai leudi, dai conti suoi; ma quand'egli ha
-a ordinar l'impero, a far leggi di buon governo, chiama in aiuto ed
-appoggio suo i cherici, e solerte e proveduto, com'egli è in ogni
-cosa, tien corrispondenza con tutti. Pochi sono i monumenti scritti
-venuti da lui di prima mano, nè altro più abbiamo di suo che poche
-lettere, ma son fattura d'un uomo che riempiè della sua fama il
-medio evo, e però la storia raccoglier dee, come sacre reliquie, tutto
-che vien da un'origine si sublime. V'ha sempre dell'oro in mezzo
-a questa polvere, e della grandezza sempre in mezzo a queste ruine!
-</p>
-
-<p>
-La badia di Fulda, gran fondazione del secolo ottavo, è la stanza
-prediletta del principe d'Austrasia, non altrimenti che la badia di
-Montecassino è la fondazione dei re longobardi; e Carlomagno gode
-poi di carteggiar con quegli abbati, che con la mitra in capo, e col
-pastorale in mano, venner tante volte ad accoglierlo: «Tu dèi dunque
-sapere, scrive quindi a Bogolfo, abbate di Fulda, aver noi pensato,
-insiem coi nostri fedeli, esser utile che nelle chiese e nei monasteri,
-di cui Dio ci ha confidato il supremo governo, ognun dei
-cherici attenda non solo ad osservare una vita disciplinata, ed a praticare
-gli ufizi della nostra santa religione, ma sì ancora, se il Signore
-gli abbia dotati delle necessarie facoltà, ad istruirsi nello
-studio delle belle lettere, come regola onesta e difesa dei lor buoni
-costumi. Così pure vogliamo che lo studio e la dottrina giovino loro
-<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span>
-a purgare il discorso, onde, con la vita loro esemplare e con la piacevol
-maniera del dire, adempiano i comandamenti di Dio, però che
-scritto è: — Sarete assolti o dannati secondo le vostre parole. — Nell'occasione
-dell'averci, quest'anno, parecchi monasteri fatto sapere
-ch'essi indirizzavan per noi fervide orazioni al cielo, ci siamo
-accorti, per le lettere loro, che, se retto è l'animo, scorretto è lo stile,
-e che tradur non possono, senza sconcio, per iscritto, i buoni
-pensieri che ad essi vien suggerendo la loro devozione per noi. Or
-questo loro scorretto scrivere ci ha messo in timore, che dalla scarsa
-loro dottrina sieno impediti a ben comprendere il testo della Sacra
-Scrittura, ben sapendo noi che, se gli errori di lingua sono dannosi,
-quelli che falsano il senso son più dannosi ancora. Laonde noi vi
-esortiamo a non trascurar le belle lettere non solo, ma sì ancora ad
-applicarvi diligentemente a studiare e scrivere i misteri della Scrittura,
-affin di poterli facilmente comprendere.»
-</p>
-
-<p>
-Nella qual epistola, opera certamente di Alcuino, si appalesa l'amore
-alle lettere di Carlomagno, volendo egli che i cherici studino
-e scrivano con eleganza e correzione di stile. Dai campi della Sassonia
-scrive indi ad Adriano: «Signor nostro: Re Carlo, vostro figlio, e la
-figlia vostra e nostra donna Fastrada, figlio e figlia di Nostro Signore,
-e tutta la casa vostra vi salutano; tutti i preti, i vescovi, gli abbati
-e tutta la congregazione devota in Dio, e così tutta la generalità
-del popolo franco vi salutano. Il figliuol vostro vi rende grazie
-dei legati che gli mandaste e delle dolci vostre lettere, con cui lo
-fate certo della prospera conservazione di vostra salute.» Carlomagno
-soggiorna indi nel monastero di Fulda, e d'ivi carteggia con
-la regina Fastrada, una delle donne sue, intorno all'astinenza e al
-digiuno. «Con l'aiuto di Dio (così egli), noi abbiam fatto per tre
-giorni orazione, principiando alle none di settembre, per impetrare
-da Dio misericordioso pace, vittoria, salute, ed insieme un prospero
-viaggio, e per supplicarlo d'aiutarci sempre e sostenerci e difenderci.
-I nostri preti ordinarono a tutti quelli che per età e per salute
-fare il potessero, d'astenersi dalla carne e dal vino, e per ottenere
-licenza di bere alcun po' di vino per questi tre giorni, i più
-ricchi e facoltosi di noi donarono, secondo le forze loro, ma non manco
-di un danajo; oltre di che ognuno fece anche limosine, più o meno
-abbondanti, secondo il suo stato. Ciascun prete disse una messa,
-salvo gli impediti da malattia, e quei cherici che sapevano i salmi,
-ne recitaron cinquanta, restando a piè nudi intantochè oravano. Tale
-si è il comandamento dei sacerdoti, a cui tutti abbiamo stimato conveniente
-di sottometterci, ed è voler nostro che tu faccia il medesimo
-coi nostri fedeli. Quanto a te ed a ciò che per la tua debolezza
-ti si può concedere, ci rimettiamo nella prudenza tua.»
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span>
-</p>
-
-<p>
-Egli ti par di udire un antico imperatore di Roma, Cesare, per cagion
-d'esempio, che ragioni con la moglie sua, degna matrona romana,
-de' suoi pontefici e della celebrazione delle pubbliche feste.
-Carlomagno è il custode della polizia dell'impero suo, quindi egli
-invigila gli uomini d'arme, i cherici, e però ch'egli conosce tutta
-la podestà della Chiesa, se ne fa correttore e guardiano, e scrive anche
-in parti lontane a far che non abbia danno nelle cose sue; testimonio
-quant'egli scrive qui appresso al re Offa. «Un prete scozzese,
-che dimorò qualche tempo vicino a noi nella parrocchia di
-Ildeboldo, vescovo di Colonia, secondo la denuncia del suo accusatore,
-peccò, mangiando carne in quaresima. Se non che i nostri preti,
-non avendo trovata l'accusa bastevolmente provata, non vollero
-sentenziarlo; ma pur nullameno, più non gli consentono, a cagion
-del suo fallo, d'abitar nel luogo di sua dimora, onde il volgo ignorante
-non abbia a vilipendere l'onore del sacerdozio, e lo scandalo
-non conduca forse altri ad infrangere la santità del digiuno; rimessolo
-al tribunal del vescovo, innanzi a cui fece i suoi voti al Signore.
-Noi ti preghiam quindi d'ordinare ch'egli sia ricondotto al suo
-paese per esser ivi giudicato: chè ivi pure osservar si dee la purità
-dei costumi e la costanza della fede in grembo alla Chiesa di Dio,
-sì che quest'unica, perfetta e immacolata colomba dall'ali d'argento
-e dalla coda dorata, sfolgorar vi debba di tutto il suo splendore<a class="tag" id="tag66" href="#note66">[66]</a>.»
-</p>
-
-<p>
-Questa universal vigilanza della Chiesa doveva esser costantemente
-sostenuta da fermi atti del principe; calde controversie agitavano i
-vescovi, gli abbati ed i monaci; in più d'un luogo la stretta disciplina
-era posta in non cale; dove l'ignoranza, e dove la passione
-dei cherici; poi il viver rotto e romoroso dei monasteri. L'abbate di
-San Martino e i suoi monaci obbedir non volevano al vescovo, credendosi
-sciolti da ogni giurisdizione dell'Ordinario, onde Carlomagno
-scrive loro in questi severi termini: «Il vescovo Teodolfo si lagna,
-in una sua lettera, dei modi poco convenevoli coi quali avete trattata
-la sua gente, nè ancor tanto di questo, quanto del poco rispetto
-che aveste al vescovo della città vostra, e del disprezzo da voi dimostrato
-per gl'imperiali nostri comandamenti. Or questi comandamenti,
-da noi fatti scrivere sotto l'autorità del nostro nome, v'imponevano
-di restituir nelle mani di questo vescovo un cherico, che,
-fuggito di prigione, erasi venuto a ricoverar nella basilica di San
-Martino; nè questo era punto un comando ingiusto. Ci siam fatte
-rilegger amendue le lettere, la vostra e quella di Teodolfo, e abbiam
-<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span>
-trovato nelle vostre parole maggiore acerbità ed ira, e niun sentimento
-di carità verso di lui; egli pare che ivi vogliate piuttosto difendere
-il reo, ed accusare il vescovo, e dar a intender che si possa e
-anzi si debba metterlo in istato d'accusa, laddove le leggi umane e
-le divine tutte s'accordano in proibire al reo d'accusare nessuno.
-Indarno voi lo scusate, adducendo ch'egli ha interposto appello dinanzi
-a noi, facendovi appoggio della massima che ogni accusato e
-sentenziato dinanzi al popolo della sua città, ha il diritto anch'esso
-d'accusare altrui e di richiamarsene a Cesare. Voi citate ad esempio
-san Paolo che, accusato dal popolo innanzi a' principi giudei, fece
-appello a Cesare, e fu mandato dai principi stessi dinanzi a lui per
-essere giudicato; ma questo non ha niente a che fare col caso presente.
-L'apostolo Paolo era accusato sì, ma non giudicato, quando
-appellò a Cesare, e fu a lui rimesso; laddove questo ribaldo prete,
-accusato e sentenziato, s'è trafugato dal suo carcere per rifuggirsi
-in una basilica, non ostante la legge che gliene interdiceva l'entrata
-fino a penitenza compiuta, e solo adesso, benchè dicasi ch'ei continua
-nella peccaminosa sua vita, egli ricorre a Cesare, ad imitazione
-dell'apostolo Paolo. Ma, come Paolo altresì, indarno egli sarà venuto
-ad invocar Cesare, perchè noi comandiamo ch'egli sia rimesso nelle
-mani di colui dalla cui forza s'è sottratto, a lui solo spettando, parli
-vero o falso il colpevole, tradurlo dinanzi a noi, nè occorre che per
-un uom siffatto sia niente innovato negli ordini nostri. Non sappiamo
-poi abbastanza stupirci della temerità vostra nell'opporsi,
-soli, agli atti della nostra autorità. Già dovete saper quante mormorazioni
-si son fatte, e non senza ragione, sul vostro modo di vivere;
-infatti, ora vi chiamate monaci, ora canonici, e talvolta non siete nè
-l'un l'altro; sicchè vegliando al vostro bene, e toglier volendo la
-mala vostra riputazione, vi avevamo scelto un maestro e un rettore
-atto a mostrarvi con le sue parole e i suoi precetti la retta via, e
-fattolo venir da lontan paese, ed uom religioso e di santa vita come
-egli era, ci confidavamo che gli esempi suoi vi potesser correggere.
-Ma, ohimè! tutto fu contro alla speranza nostra, e il demonio ha
-trovato in voi quasi altrettanti ministri a seminar la zizzania fra i
-sapienti e i dottori della Chiesa, e ad indurre in peccato d'ira e d'invidia
-queglino stessi che castigare e corregger dovrebbero i peccatori.
-Se non che, speriamo, Dio non vorrà permetter ch'essi cedano
-alle maligne vostre suggestioni. Quanto a voi, spregiatori degli ordini
-nostri, canonici o monaci che vi chiamiate, verrete a quella
-delle nostre grandi udienze, che vi sarà dal presente nostro messo
-assegnata; nè vi giovi a sollevarvi dall'obbligo di comparire ad
-espiar l'inaudita temerità vostra la lettera in cui tentate di giustificare
-la vostra ribellione.»
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span>
-</p>
-
-<p>
-In questa lettera Carlomagno tutta manifesta l'ira sua, e il subitano
-e forte suo risentimento; l'Austrasio, che vuole tutto soggetto,
-si maraviglia che vi sia chi ardisca resistere agli imperiali suoi comandi;
-detto il suo volere, ognuno ubbidir dee, e quel ch'egli dice
-agli abbati, dice anche ai re, imperando su tutti. «Mi è venuto all'orecchio,
-scrive egli a Pipino re d'Italia, suo figlio, che alcuni duchi
-e subalterni loro, castaldi<a class="tag" id="tag67" href="#note67">[67]</a>, vicarii, centurioni, e i loro ufiziali,
-come sono i falconieri, i cacciatori e altri siffatti, nello scorrer qua
-e là le provincie da essi abitate, levano tasse non che sugli uomini
-liberi, sulle chiese di Dio, sui monasteri dei frati e suore, sugli
-ospizii, sul popolo e sugli operai che lavorano le vigne, i campi ed
-i prati delle chiese, di questi ultimi anche servendosi per far costruire
-gli edifizi loro, continuamente privandoli della carne e del
-vin loro, contro ogni giustizia, con mille altre angherie di cui gli
-opprimono. Onde è, caro figliuol mio, che ti mandiam questa lettera,
-acciò che tu applichi tutta la cura e la prudenza tua a riparare
-il male. Ci fu detto altresì che in alcuni luoghi, certuni de' nostri
-soggetti e de' tuoi, pretendono esser nullo il partecipar che abbiam
-fatto loro di vari capitolari scritti nella legge, e sotto simil pretesto
-ricusino di ubbidir loro ed averli per leggi. Ora, tu sai i discorsi
-che noi medesimi abbiam tenuti teco sul proposito di questi capitolari,
-onde ti preghiamo di farli conoscere ed eseguire in tutto il
-regno da Dio confidato alla tua vigilanza, e ti raccomandiamo di
-provedere affinchè facciasi quanto abbiamo ordinato così intorno
-all'uccisione dei vescovi e dei preti, come all'altre cose. Intanto, in
-riguardo a' preti, ci par conveniente, che se il prete sia nato libero,
-si triplichi l'ammenda imposta dalla legge, e il medesimo s'egli sia
-stato anche solo ferito. Se poi v'ha dubbio ch'ei sia nato servo, si
-faranno indagini sull'origine sua per sapere se debbasi o no far pagare
-triplicata l'ammenda. Così facciaci anche rispetto ai diaconi.»
-</p>
-
-<p>
-Tanto per la legge politica; ecco ora una lettera di Carlomagno
-intorno alla predicazione della parola divina, perchè egli signoreggiar
-vuole eziandio la dottrina, la parte morale dell'uomo, l'intelletto.
-La lettera è indiritta al vescovo di Liegi. «La paternità vostra
-tenga bene in mente quanto le abbiam più volte detto in consiglio,
-circa le predicazioni nella Santa Chiesa di Dio, ed il modo in cui
-ella doveva predicare, ed istruire il popolo secondo l'autorità dei
-sacri canoni. Per prima cosa, in quanto riguarda la legge cattolica,
-noi le dicevamo, sia debito a chi imparar non ne può di più, recitare
-<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span>
-almeno a memoria l'Orazione dominicale ed il Simbolo della
-fede, quali gli Apostoli ce li hanno insegnati, nè ad alcuno sia lecito
-levare dal fonte battesimale niun fanciullo, senz'aver prima recitato,
-alla presenza di vostra paternità o d'alcun de' suoi preti, l'Orazione
-dominicale ed il Simbolo. Se non che avendo nel giorno dell'Apparizione
-del Signore trovato parecchie persone che volean far battezzare
-dei fanciulli, noi abbiamo ordinato che ognuna di esse, fosse
-appartatamente e diligentemente esaminata per vedere se, come dicemmo,
-tutte sapessero l'Orazione domenicale e il Simbolo, e ne furon
-trovate parecchie che non sapevan nè l'una nè l'altro; onde
-allora fu da noi ordinato che venisse loro impedito di levare nessuno
-dal sacro fonte, finchè imparato non avessero, sì da recitarle a mente,
-le dette due orazioni, il che fu cagione a molti di grande vergogna.
-Ed appresso, eccellentissimo vescovo, ci parve bene di ordinare un
-digiuno, e che ognun si astenesse dal vino e dalla carne, digiunando
-fino all'ora nona, eccettuati quelli ai quali non è consentito
-farlo dall'età o dalle infermità loro.»
-</p>
-
-<p>
-Tutto si mescola e confonde in questi tempi, e mentre Carlomagno
-impone i digiuni e le penitenze come un vescovo, ordina pure agli
-abbati di seguirlo alla guerra coi loro armigeri, e un armamento all'abbate
-Folrado, uomo di scienza. «Tu verrai, così gli scrive, co'
-tuoi armigeri al luogo assegnato, perchè d'indi muover tu possa
-verso qualunque altro luogo noi saper ti facessimo, a mano armata,
-cioè con armi, arnesi, munizioni da bocca, vesti, tutto ciò insomma
-che fa di bisogno in guerra. Ognuno de' tuoi cavalieri abbia scudo,
-lancia, spada, mezza spada, il suo arco, il suo turcasso, le sue frecce;
-ogni tuo carro contenga scuri, asce, cunei, pale di ferro, e tutti gli
-altri arnesi utili contro il nemico. E di questi arnesi e munizioni da
-bocca ve n'abbia per tre mesi, e dell'armi e degli abiti in quantità
-sufficiente per mezzo l'anno. Tanto ti ordiniamo perchè tu il faccia
-eseguire, e perchè tu ti rechi pacificamente al luogo assegnato, cioè
-senza toccar nulla per via, salvo il fieno, la legna e l'acqua di cui
-tu possa avere bisogno<a class="tag" id="tag68" href="#note68">[68]</a>.»
-</p>
-
-<p>
-Questi frammenti delle epistole di Carlomagno da lui scritte o da'
-suoi scrivani e segretari, danno meglio a conoscer l'indole del conquistatore,
-del re, dell'imperatore, che non tutti i sistemi e le classificazioni
-<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span>
-dei tempi moderni; bello è veder l'imagine dell'uomo
-ne' suoi propri scritti, che ivi è tutto trasfuso il pensar suo. Invano
-tu ivi cercheresti alcuna division filosofica, ogni cosa essendovi insiem
-mista e confusa; le leggi civili coi canoni ecclesiastici, i capitolari
-coi concilii. La possanza di Carlomagno tutto domina dal governo
-generale della società, sino alla disciplina della Chiesa e
-all'amministrazione domestica del palazzo. Con la lettura di questo
-carteggio epistolare di Carlomagno tu puoi formarti concetto dell'indole
-e della podestà sua, la quale podestà è un misto di attribuzioni
-politiche e religiose, una creazione selvaggia che tien della
-terra, della scienza e della barbarie, gli è il caos sbrogliato dalla
-mente d'un supremo intelletto, il solo, in tant'opera, superiore al suo
-secolo, con una società intorno che resiste al vigoroso impulso suo.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<h2 id="cap5">CAPITOLO V.
-<span class="smaller">LA CHIESA E LE SUE COSTITUZIONI SOTTO CARLOMAGNO.</span></h2>
-</div>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-Conflitto per l'unità. — Eresie. — Le due principali. — Gl'iconoclasti. — La
-dottrina di Felice da Urgel. — I libri carolini. — I vescovi. — Gli abbati. — Aspetto
-dei grandi monasteri. — La Regola. — Le cronache. — I cartolari. — Le
-mense ecclesiastiche. — Abbozzo della famiglia monacale. — Le terre ed i servi.
-</p>
-</div>
-
-<p class="yrs">
-768 — 814.
-</p>
-
-<p>
-La grand'opera di Carlomagno si congiunge sostanzialmente con
-la podestà e l'unità della Chiesa; la corona imperiale sorge accanto
-alla mitria pontificia, la spada presso al pastorale; i capitolari sono
-una perfetta confusione del diritto civile con la legge ecclesiastica.
-Ai primi secoli del periodo franco, l'universalità della Chiesa non è
-principio ammesso dappertutto; ella va debitrice del suo splendor temporale
-e dell'indole sua di sovranità secolare principalmente a Carlomagno,
-alle pratiche di quest'ultimo ed all'intimità sua con
-<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span>
-Adriano e Leone papi; donde avvien poi una specie di ristaurazione
-di quelle due podestà del pontificato e dell'impero, l'una delle quali
-tende sempre all'unità sua per istabilirsi su quella pietra da cui la
-Chiesa dee sollevarsi tutta rigogliosa di maestà e di vigore; l'altra
-attende ad ordinare il governo e la società materiale. Leone saluta
-l'impero in Carlomagno, e l'imperatore protegge questo pontefice
-doppiamente minacciato, e dal popolo di Roma e dalla moral ribellione
-dell'eresia; accordo misterioso che non ebbe a durar se non
-un tempo, però che il pontificato e l'impero si separarono, e ricominciò
-il naturale conflitto tra il soldato ed il cherico che già era
-fin dal nascere della doppia podestà dei papi. Come reprimer passioni
-che bollivano nel cuor dell'uomo prepotente e brutale, e strappargli
-dalle avide labbra la tazza del banchetto, e farlo soggetto alla
-castità, alla sobrietà, alla temperanza?
-</p>
-
-<p>
-L'unità della Chiesa risultava dalla dottrina sua; i papi possedevano
-in sè l'autorità dell'interpretazione, e i concilii l'applicavano
-come legge civile. L'eresia era una separazione dalle dottrine fondamentali,
-una specie di sminuzzamento del potere; l'ingegno non s'arresta,
-ma procede innanzi sempre con un'azion violenta che arde e
-divora, e rintuzza l'autorità perch'essa vuol comandargli; quindi
-nasce l'amor della disamina che in un'ardente e fisicosa immaginazione
-va senza posa operando, e questo travaglio ingenera l'eresia.
-Due grandi turbazioni ebbe la Chiesa a quei giorni, l'una recatale
-dagli iconoclasti, distruttori delle imagini e delle statue, l'altra da
-Felice da Urgel, il quale interpretando in senso stretto il Simbolo niceno,
-negava la natura spirituale e divina del Figliuolo di Dio.
-</p>
-
-<p>
-L'eresia degli iconoclasti, che fu come una rappresaglia delle barbarie,
-non voleva il culto delle imagini, e que' salvatichi settatori
-manomettevano brutalmente i capolavori delle arti, invocando l'antica
-avversion de' cristiani contro all'idolatria e a quell'olimpo popolato
-di Dei con belle forme d'oro e d'avorio uscite degli scarpelli d'Apelle<a class="tag" id="tag69" href="#note69">[69]</a>
-e di Fidia; il culto delle imagini, a dir loro, altro non era
-che un rinovare l'idolatria. L'ingordigia d'alcuni de' greci imperatori
-trovar pur volle imagini, materie d'oro e d'argento, e rubini,
-e altre pietre preziose da gittar come spoglie ai soldati; Carlo Martello
-dava i feudi e le mense della Chiesa alle sue genti, e gl'imperatori
-di Bisanzio distribuivan fra le loro gli aurei ornamenti dei
-reliquiari e degli altari. Il popolo minuto, sempre credente e sempre
-<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span>
-artista, che vuol dar corpo alle idee sue, in ciò ch'egli ama e venera,
-in Dio e negli spiriti celesti, era fautore ardentissimo delle
-imagini, chè al leggere o all'udire di qualche divota leggenda, gli
-nascea il desiderio di vedersela tutta, e bella foggiata sotto agli occhi, e
-voleva scolpirla, dipingerla per indi prostrarsegli innanzi, però che
-aveva l'amore e il culto del bello. Il terzo Concilio niceno accolse
-una dottrina di mezzo che posava sopra buoni principii; non si voleva,
-secondo esso, adorar le imagini, e offrir loro le stesse preghiere
-che a Dio ma potevasi, anzi dovevasi onorarle come rappresentazioni
-d'un pio pensiero, e una specie di leggenda marmorea. I libri
-carolini attribuiti a Carlomagno, e di cui per avventura fu autore Alcuino,
-sono anch'essi rivolti contro la materiale adorazione delle
-imagini, ed ivi si par che l'imperatore accetti egli pure, ma in senso
-circoscritto, alcuna delle massime degli iconoclasti. Nato egli in
-mezzo alle foreste, era cresciuto nell'idea d'un culto senza imagini,
-e certo colui che atterrato aveva in Sassonia l'idolo colossale d'Irminsul,
-sentir doveva qualche ripugnanza per quei santi di marmo, e
-per quei dipinti che rappresentavano la storia sacra.
-</p>
-
-<p>
-Nel suo carteggio coi papi Adriano e Leone, Carlomagno viene a
-poco a poco ricredendosi dell'opinione sua eretica, promulgata dal
-concilio di Francoforte<a class="tag" id="tag70" href="#note70">[70]</a>, e «s'egli scrisse, ivi dice, contro il concilio
-di Nicea, si fu perch'ei non ne comprese bene il senso». Infatti
-esso concilio non ingiungeva altrimenti d'adorare le imagini alla
-maniera degli antichi Greci, e conforme al culto de' pagani per gli
-Dei dell'Olimpo, nè di offrir loro sacrifizi, come all'Apollo dei gentili,
-o all'Ercole dalle forti membra, o alla Venere di Pafo; mainò;
-il culto de' santi altro esser non dovea che l'adorazione di Dio stesso,
-e la venerazione verso coloro che aveano praticati e rigorosamente
-osservati i precetti del cristianesimo; i santi erano i servi di Cristo,
-ed onoravansi come discepoli suoi, nè si adoravano. Queste dottrine,
-esposte da Adriano in una bella difesa dell'arte, cioè della scultura
-e della pittura, ricreder fecero Carlomagno delle sue germaniche opinioni
-contra le imagini. I libri carolini divenivano quindi senza scopo,
-e furono dismessi come un'antica dottrina caduta in disuso dopo
-l'interpretazione delle parole del concilio di Nicea. Il culto delle
-imagini prevalse, nel medio evo, perchè si confaceva col genio del popolo;
-i templi vuoti ben potevano acconciarsi alle meditazioni dei filosofi,
-ma il volgo avea bisogno della sua Madonna in manto celeste,
-del suo Cristo che il guardasse fiso e benigno, del Padre Eterno dal
-guardo severo, di san Pietro che cammina sull'acque, di Paolo, l'Apostolo
-<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span>
-della Grecia, e contemplar volea l'inferno in atto d'ingoiare i reprobi,
-e il cielo sempre aperto ai tribolati ed ai poveri di questo mondo.
-Queste imagini allettavano i fedeli nelle chiese, destavano in essi sentimenti
-di devozione, e confortavano il popolo con l'aspetto d'un avvenir
-di perdono pel giusto, e di tremende pene pel reo. Questo culto
-delle imagini produsse i bei dipinti, e creò i capolavori dell'Italia,
-principiando dai freschi del Campo Santo<a class="tag" id="tag71" href="#note71">[71]</a>, fino al <i>Giudizio universale</i>
-di Michelangelo, nella cappella Sistina.
-</p>
-
-<p>
-Mentre l'eresia degli iconoclasti va dileguandosi e perdendosi,
-sorgon quasi al tempo medesimo le dottrine di Felice da Urgel, le
-quali dottrine non erano, checchè ne scrivan taluni, sue originali, ma
-sì di Elipando, vescovo di Toledo, nato sotto quel medesimo sole di
-Spagna, che divampar fece più volte le fantasie de' Visigoti, e erano
-un tralignamento e deterioramento delle dottrine ariane. In mezzo ai
-Saraceni di Spagna, ed in tempo che era d'uopo liberare il paese con
-la forza e l'unità cattolica, l'apparizion di questa dottrina mosse un
-gran sollevamento e una funesta guerra civile; Felice da Urgel, si fece
-propugnatore dell'eresia, concetta nei termini qui appresso. Il simbolo
-degli Apostoli diceva: «Cristo figliuolo procede dal padre come sua
-carne e sangue suo.» Nè Felice negava, come gli Ariani, la divinità
-di Gesù Cristo, ma dicea che egli era sol figliuolo di Dio per adozione,
-modo filosofico di spiegar il mistero della Trinità che confonde
-la mente. Elipando, già vecchio, austero di costumi, cristiano e vescovo,
-scriveva assai, nè la perdonava, con l'aguzza sua penna, a chiunque
-facevasi a contender con lui nella dottrina. Felice, all'incontro, era
-giovine, d'indole soave, trattoso, senza macchia, assisteva alle preci
-con iscrupolosa pietà, e digiunava con grandissimo rigore.
-</p>
-
-<p>
-I due eresiarchi fecero, con la loro predicazione, smisurati progressi
-nelle provincie meridionali, dove l'arianesimo avea, già tempo, signoreggiato
-le menti ed i cuori. Ma trovarono un valorosissimo avversario
-alla loro predicazione in papa Adriano, che conservar volea
-l'unità della Chiesa in questo conflitto di dottrine e di passioni, ed
-in quel modo che combattuto avea gl'iconoclasti, si chiariva contra
-l'eresia di Felice, la quale fu eziandio condannata dal concilio narbonense,
-a cui convennero i vescovi della Gallia meridionale. Era bisogno
-attraversarsi al contagio che già dilatavasi per tutte le città e
-fra il popolo della campagna; e l'avversario più formidabile dell'eresia,
-quello che la ferì al cuore, si fu Carlomagno, il quale vedeva in essa
-una reazione del Mezzogiorno contra il Settentrione. In mezzo dunque
-alle sue vittorie su i Sassoni, egli convocò un concilio in Ratisbona,
-<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span>
-dov'ei comparve col severo suo cipiglio, e con quell'occhio di bragia
-che tremar faceva i più animosi guerrieri. Felice presentossi umilmente,
-s'inginocchiò dinanzi all'imperatore e ai padri, ed attese la sua
-sentenza. «Felice, gli disse Carlomagno, ritratti tu quanto hai scritto?
-Spiega le tue dottrine.» E Felice, tutto tremante, svolse le sue dottrine
-sull'Incarnazione, che inorridir fecero, siccome la storia del concilio
-riferisce «Assai male, disse l'imperatore, ma pur vanne a Roma
-ad aggiustarla col papa.» Felice, in obbedienza, partissi per Roma,
-dove, inginocchiatosi dinanzi Adriano, fece la sua ritrattazione nella
-chiesa di san Pietro.
-</p>
-
-<p>
-Elipando non seppe come lui acquistarsi il merito del pentimento,
-chè vecchio pervicace com'egli era, scrisse anzi parecchi libri a difender
-la sua dottrina; la quale facendo sempre maggiori progressi, che
-rendean testimonio del rinforzare ogni dì più dell'eresia, Carlomagno
-convocò un nuovo concilio a Francoforte, ci venne in persona con
-bellicoso apparato, e di nuovo intender vi fe' la sua voce. «Santi vescovi,
-diss'egli, da un anno in qua che questo pessimo lievito dell'eresia,
-si va più che mai dilatando, l'errore ha penetrato fino nei più rimoti
-distretti del nostro regno; onde io credo necessario di stirpar dalla
-radice questa mala pianta con una censura dommatica». Il concilio
-di Francoforte dichiarò infatti, che la dottrina di Felice era una sinistra
-e diabolica inspirazione. Grande sconvolgimento recò nella Chiesa
-la predicazione di questa eresia, e occupò tutto il pontificato di papa
-Adriano, quell'accorto Romano che aveva a difendersi nel medesimo
-tempo contra i Greci, i Longobardi e la rapace ambizione del principe
-de' Franchi. Tutte le eresie del medio evo, non altramente che
-nella prima Chiesa, si riferivan pur sempre o a qualche scuola filosofica
-del mondo antico o al sincretismo della scuola alessandrina, perpetuo
-conflitto tra le idee ed i principii che costantemente dividono gl'intelletti:
-l'autorità, la disamina, l'unità, lo sminuzzamento. Le forme
-sole si cambiano, ma le idee restano sempre le stesse, e i principii
-passano invariabili a traverso dei secoli, solo pigliando veste nuova.
-Così Felice da Urgel rinovava peritosamente le dottrine di Nestorio
-e degli Ariani, e siccome in quei paesi meridionali le fantasie corron
-dietro a tutte le novità, così la setta degli Albigesi, collegar potrebbesi
-con queste prime predicazioni del detto Felice, chè già il terreno
-era preparato per ogni sorta di nuovi semi.
-</p>
-
-<p>
-L'ordinamento locale delle chiese riferivasi a due sistemi: 1.º alle
-metropolitane ed alle suffraganee, governate dagli arcivescovi e vescovi,
-capi spirituali di tutta la provincia; 2.º ai principali ordini religiosi,
-i più de' quali sottrarsi volevano alla giurisdizione episcopale. Continuo
-è nel medio evo il contrasto di questi privilegi, e Carlomagno
-<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span>
-invan si prova, ne' suoi capitolari, a ordinarli; i vescovi si affatican
-di tener soggette all'autorità loro le badie, e queste di sottrarsene
-co' privilegi dei papi. I quali privilegi venivano stabiliti da bolle e
-diplomi, che celebravano la grandezza dell'istituzione, però che quando
-una pia fondazione acquistava odore di santità, e le reliquie traevano
-intere popolazioni a prostrarsi dinanzi a questo o quel martire, i
-papi concedevano a gara immunità a quei monasteri, e di tutte
-la prima era quella di francarli dalla giurisdizione dei vescovi; ed
-allora tutta l'autorità concentravasi nell'abbate, e la mitra e la croce
-abbaziale ponevansi alla pari con la mitra e la croce episcopale. Le
-badie di questo modo si governavano da sè, indipendenti e solo
-soggette alla regola loro; di questo modo i monasteri di San Dionigi
-e le pie solitudini di Sant'Omer e di Fontenelle venivano sciolte, per
-bolle pontificie, dalla giurisdizione dei vescovi, intantochè altre, come
-a dir San Martino di Tours e San Bertino, aver volevano gli stessi
-privilegi. Grandissima era la riputazione e l'autorità degli abbati, pii
-pastori di quelle benedettine colonie, confidate quasi sempre al reggimento
-d'uomini di gran sapere, e chiarissimi in letteratura. Alcuino,
-il luminare de' tempi carlinghi, ottenne quasi nel tempo medesimo
-le abbazie di Ferneres nel Gatinese, di San Lupo a Troyes, e il picciol
-monastero di San Josse a San Ponthieu; poi più tardi, in sul
-sommo de' suoi meriti, quando insegnava umane lettere nel palazzo
-di Carlomagno, ne fu rimunerato con l'abbazia di San Martino di
-Tours.
-</p>
-
-<p>
-Se tu ne togli alcuni pochi abbati, di bellicosa natura, che accompagnavano
-il principe alla guerra, regnava ne' monasteri un'altissima
-santità di costumi, e una gran semplicità di vita; su di che
-leggasi la leggenda di san Benedetto d'Aniano che fondò la pia sua
-religione in mezzo al deserto, la vita di sant'Adalardo, abbate di
-Corbia, tenerissimo cultor delle lettere, e ricoglitore della più ricca
-biblioteca dei monasteri nel medio evo; smisurata era la riputazion
-loro nel mondo cattolico, e l'episcopato medesimo ebbe spesso a toglier
-massime ed esempi da questi pii fondatori degli ordini religiosi.
-Due personaggi sopra tutti eminenti aveva l'episcopato: Teodolfo l'uno,
-promosso alla cattedrale vescovile di Orleans, ed un dei <i>missi dominici</i>
-più zelanti nell'entrar del secolo nono. Aveva costui bastante pratica
-del mondo, chè nato nobile fra i Longobardi, erasi sposato a una fanciulla
-di nome Gisela, della quale rimasto indi vedovo, si consacrò
-al sacerdozio, ed ottenne il vescovado d'Orleans. Ei fu il cherico, a
-così dire, politico, del regno di Carlomagno, periodo pontificale piuttosto
-che episcopale, però che la podestà dei vescovi non venne a
-dismisura crescendo se non sotto Lodovico Pio; le tradizioni vogliono
-<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span>
-altresì che Teodolfo fosse un de' compilatori dei capitolari.
-L'altro di questi più eminenti personaggi dell'episcopato fu Agobardo,
-che splendè principalmente sotto il predetto Lodovico, ma che
-pur appartiene, per gli anni suoi giovanili, al regno di Carlomagno.
-Egli era uomo fortissimo e sapientissimo, e gli <i>Annali di Lione</i> lo
-ripongon tra i vescovi più ardenti favoreggiatori dell'umana cultura.
-Noi lo vedremo in breve sopra campo più vasto.
-</p>
-
-<p>
-Gli studi adunque si concentravano nei monasteri, e tutto apparecchiavasi
-sotto la protezione delle badie, e nella silenziosa solitudine
-del chiostro. Che se pure in talun di quei ricchi monasteri udivasi
-il latrato dei cani, e lo squittito dei falchi, misto allo strepito
-dell'armi, dir deesi tuttavia, per amor del vero, che le più di quelle
-colonie, attendevano a coltivare i campi e le scienze. Molte anche furono
-riformate da Carlomagno, e i cherici regolari, costretti alla vita
-monastica, ebbero a sottomettersi alle discipline della Regola di San
-Benedetto. I monasteri erano a que' tempi come società appartate, con
-loro leggi e consuetudini, loro sostanze e serventi; gli <i>Annali Benedettini</i>
-ci recano innanzi il mirabile ordinamento delle grandi famiglie
-di San Dionigi, di San Marino, di San Germano e di Fontenelle,
-intantochè gli avanzi tuttora in piedi di quelle solitudini dar ci possono
-indizio della forma di quei monumenti al deserto. La badia era
-per lo più edificata in mezzo ad una foresta, incolta, tetra, fra gli
-urli de' lupi, però che le città non ispiravano divoti e malinconici
-pensieri, e il sito era quasi sempre appiè d'una collina, o alla sponda
-d'una riviera. Ivi tutta la colonia poneva mano all'opera; rizzavansi
-celle accanto l'una dell'altra, senza distinzione, per segno di fratellanza,
-poi, fra breve, una porzione della selva cadeva sotto la scure, e quegli
-operosi fraticelli vi disegnavano un orticello da seminarvi i legumi,
-nè i più superbi e nobili fra loro, i figli stessi dei re, sdegnavano
-punto questa coltivazion del verziere, e vi passavan ore dolcissime a
-veder crescere le maraviglie di Dio; ogni monaco viveva in comunità,
-ma pure aveva il suo orticello per proprio sollievo; le celle
-sorgevano ad una ad una, come le arnie dell'api, fatte, dice Agobardo
-arcivescovo di Lione, a distillarvi il mele dell'orazione e dello studio;
-alte muraglie segregavano quindi il monastero dal mondo, e ne facevan
-come una città di Dio, in salvo dalle passioni. O nobili ed antiche
-badie di Corbia, di Jumieges, di Fontenelle, come i vostri avanzi rendono
-ancor testimonio della pietà di Batilde, vostra regal fondatrice,
-di Batilde, che da schiava della Sassonia fu sublimata al trono dei
-Franchi! In questi avanzi più che altrove, è da cercar l'instituzione
-della vita monastica, chè ivi è tuttora in piedi l'umile refettorio, in
-cui, durante il grave e tacito desinare, un monaco leggeva le massime
-<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span>
-della Scrittura, ovver le leggende de' Santi, a quel modo che i re
-legger si facevan le gesta dei passati, mentre girava intorno la tazza
-traboccante del vino di San Greal!
-</p>
-
-<p>
-In mezzo alle celle sorgeva la sacra cappella, che i monaci ornavano
-come il gioiello della lor solitudine: gli uni scolpivano l'oro
-dell'arca benedetta, gli altri formavano i legni nell'officina del convento,
-chi tesseva lino, e chi tagliava tonache di bigello; il monastero
-era il modello di tutta la contrada, il centro dell'industria e
-delle arti; vi s'insegnavano i metodi, le varie coltivazioni, l'arte d'irrigare
-e svolgere i terreni, di fecondar le selve e i deserti. A due cose
-principalmente attendeva la grandiosa istituzione di San Benedetto,
-allo studio e al dissodar le terre. Lo studio poneva sua stanza nell'ampie
-biblioteche e nelle scuole attinenti a ciascun monastero. — Vedi tu
-quel giovin monacello, colla fronte coronata di pochi e radi capegli
-neri, tutto circondato di manoscritti e codici antichi? Egli va pazientemente
-copiandoli, miniandoli d'oro, di carmino, d'azzurro, ei passa
-così gli anni della sua vita a compiere, un sudatissimo lavoro, a ben
-punteggiare ed a correggere i testi, a leggere ed a raffrontare Omero
-e Virgilio, ed i Salmi, opera ancor più stupenda. — Io per me non
-posi mai l'occhio o la mano su alcuno di questi manoscritti miniati
-del medio evo, senza sentirmi dentro profondamente commosso; tutta
-una vita fu consumata in questo lavoro; queste pitture, ora quasi appien
-cancellate, furon tratteggiate dalla paziente mano d'un povero padricciuolo,
-con davanti a sè l'oriuolo a polvere che versava le ore, e un
-teschio da morto appiè della croce, che lo guardava coi vuoti occhi
-suoi, e dirgli pareva fuor degli eburnei denti della sua bocca:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">«Quale or tu sei, tal io pur era; e quale</p>
-<p class="i02"> Ora son io tal tu sarai. Con vano</p>
-<p class="i02"> Disío, del mondo seguitai le gioie:</p>
-<p class="i02"> Or son cenere e polve, e ai vermi pasto.<a class="tag" id="tag72" href="#note72">[72]</a>»</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Quante cose morte furon risuscitate in quelle solitudini! E quante
-passioni vi furon morte, e quante dolorose istorie del cuore umano!
-Mille affetti ci si fanno incontro, sotto le oscure ed umide vôlte delle
-basiliche cristiane; quelle antifone, quel canto fermo, quei suoni lamentosi
-dell'organo, quel contrasto dell'armonia che passar ci fa
-dall'arpa degli angeli ai ringhii dei dannati, tutto questo fu creazione,
-<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span>
-e non senza grandezza certo e magnificenza, di quell'età solitaria
-e silenziosa. Quelle generazioni se ne sono andate; esse compirono
-il dover loro, a noi ora a compiere il nostro! chè morto un secolo,
-altri ne succedono a ricominciare un'opera non mai finita, come
-il masso d'Issione che sempre scende, e risale al luogo dond'è partito.
-Nel passar da una generazione all'altra non si veggono che ruine e
-distruzioni, tristo spettacolo che parla eloquente all'anima commossa,
-come ti avvien nelle campagne di Roma, se inciampi in un fusto di
-colonna coperto dall'edera, o nelle ruine d'un tempio accanto ai
-cipressi della villa Adriana.
-</p>
-
-<p>
-Le scuole monastiche sempre si collegano con la Regola degli ordini
-religiosi di San Benedetto; ivi si dettavano istruzioni ai cherici novelli,
-alla gioventù del popolo, e a que' monaci che s'innalzavano dalla
-terra per combattere moralmente contro la gente da spada e da guerra.
-In coteste scuole monastiche insegnavasi la gramatica, la lettura dei
-libri sacri, le tradizioni della Scrittura, le opere antiche, Sant'Agostino,
-San Girolamo, valenti padri della Chiesa che commossero il mondo
-coi loro scritti. Esse scuole erano salite in tanto grido a' tempi di Carlomagno,
-che venivan dalla Sassonia, dall'Inghilterra, dalla Germania
-a San Martino di Tours, a Jumieges, a San Benedetto alla Loira, per
-istudiare sotto i maestri che dettavano a' cherici novelli, e v'era ben
-anco una scuola di canto grave e severo pel rito gallico, e pel sassone,
-più dolce, o più sonoro, a seconda del metodo greco o del romano.
-Questa scuola monacale pel canto, antichissima com'era, procedeva
-dai primi tempi della Chiesa; facevasi scelta di petti robusti per farli
-cantare i tormenti dell'inferno, o i lamenti de' salmi penitenziali; e
-raccoglievansi le voci innocenti della puerizia, a imitazion de' cori dei
-leviti a Gerusalemme, per intuonar gl'inni delle vergini di Sion e le
-lodi di Jehova; l'ufizio de' cantori nelle cattedrali ben è atto a ricordar
-quale stima si facesse del canto fermo ecclesiastico. A questi
-ammaestramenti pe' cherici s'aggiungano alcuni lievi rudimenti di
-geometria, d'astronomia, e di prosodia latina, e si farà concetto appieno
-dell'educazion delle scuole monastiche, dove la scienza fu perpetuamente
-e santamente conservata.
-</p>
-
-<p>
-Il secondo precetto di San Benedetto era questo: «Fratelli, coltivate
-la terra, lavorate, arate.» E appunto da esso procedevano que' grandi
-coltivamenti delle foreste e dei deserti. I Bollandisti, quegli infaticabili
-ricoglitori delle antiche leggende, ci hanno dato a conoscer la vita
-intima di quei fondatori dei monasteri, che ritiravansi in orridi deserti
-fra i bronchi e gli spini, allargavan le loro colonie a Mezzodì, sotto
-que' soli ardenti, ed aveano a combattere contra il velenoso serpente,
-la vipera acquattata sotto le pietre, la molesta salamandra, e l'aspide
-<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span>
-mortale, celato fra l'erba fiorita. Al settentrione in vece, que' poveri
-padri aveano a difendersi contra i lupi, che a branchi scorrevano la
-pianura; contra il terribil cignale, e l'astutissima volpe che facea la
-guerra al pollaio e alla greggia. Poi que' buoni religiosi contrastavano,
-con invitta perseveranza, contra una ingrata natura, rompevano,
-a forza di marra, lo steril macigno, e spianavano l'incolto terreno,
-nè eran usi scegliere il miglior suolo, ma tale essi il facevano, e in
-breve bei vigneti, prati condotti ad arte e verzieri, succedevano a
-quelle balze selvagge. Ogni monaco era ortolano, e al primo tocco del
-mattutino, ognuno ponevasi al lavoro; poi ci tornava dopo le preci,
-senza lasciarsi mai scorare da impedimento che fosse; tutti, come dice
-frate Adalberto, fino a notte sudavano, e quando poi la terra intorno
-al monastero era ben coltivata, qualche famiglia di coloni veniva a
-lavorar con loro, ed a viver sotto le loro leggi. Il servo che fuggiva
-dal maggiordomo troppo disumano del feudatario, riparava nel monastero,
-sotto la protezione delle immunità sue, all'ombra del pastoral
-dell'abbate, nè ad alcuno era lecito penetrare in quel santo asilo; il medesimo
-scherano fermavasi pauroso sulla soglia per tema di non aver
-petrificati i piedi, però che mille leggende raccontavansi di chi avea posto
-la mano nel bene altrui: un tale avea fatto per rapir certa trave da
-una chiesa, e le sue mani v'eran rimaste appiccate, ad esempio dei
-violenti che non rispettano l'avere altrui; un altro era stato sì ardito
-da romper con man profana i sigilli d'un'arca, ed ecco che un tremito
-improvviso gli avea prese le membra, con bava che gli uscia
-di bocca, e così, finchè il Santo medesimo era venuto a perdonargli.
-Maravigliose leggende, che in que' tempi di violenza frenavano la
-mano del forte e del brutale.
-</p>
-
-<p>
-Oh quante anime lacerate dal dolore ricoveravano in quelle solitudini
-del deserto! quanti venivano nei monasteri a cercar porto dopo le
-tempeste della vita! I servi ivi eran quasi tutti volontari, sì dolce era
-il reggimento di Dio, nè alcuno attentavasi d'affligger con battiture
-le loro spalle gravate di tante fatiche. Il pastorale era una verga proteggitrice,
-non punitrice.
-</p>
-
-<p>
-Poi, fra breve, accanto alle badie sorgevan villaggi sotto la loro
-speciale giurisdizione, ed esse concedevano tratti più o men grandi
-di terra da coltivare ai servi e ai coloni, senza fitto nè livello di
-sorta. Ogni monastero possedeva di ampie tenute, procedenti alcune
-dai doni di re o baroni, e altre dall'industria stessa dei monaci
-nel dissodare e coltivare la terra. Presto mi avverrà, con l'analisi del
-Poliptico d'Irminone, di narrar tutta questa innumerabil famiglia
-di monasteri, la coltivazion delle terre, la quantità dei servi che le
-abitavano, la differenza fra i coloni ed i servi sotto schiavitù, la
-<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span>
-diversa natura dei terreni, la loro girevole varietà, i loro frutti, le
-gravezze loro. La gran famiglia dei monaci di San Germano, di San
-Martino di Tours, di Fulda, di Jumieges, di San Benedetto, propagginavan
-colonie sino ai confini dell'Italia e de' Pirenei; gli abbati
-eran veri sovrani, ma buoni e paterni, indipendenti dai vescovi; ma
-non sì tosto traviavan dalla Regola, il papa scrivea loro di rientrar
-nella disciplina, santa non essendo la vita monacale presso a Dio,
-se non per l'umiltà e fraternità universale. E che cosa era infatti il
-monastero sotto i Carolingi? non altro che una gran congregazione
-di fratelli tutti eguali sotto un abbate, dittatore, il più delle volte, elettivo,
-che riduce così a realtà que' grandi principii di governo: l'eguaglianza,
-la fraternità, la gerarchia, l'elezione, la podestà forte e
-grande sotto una regola, una gran carta comune.
-</p>
-
-<p>
-Lo storico che voglia formarsi un giusto concetto di questo periodo
-del medio evo, dee ad uno ad uno squadernar i cartolari delle
-badie, e quegli archivi rosi dal tempo; chè ivi si trovano tutti gli
-affetti, tutte le consuetudini della vita fra quell'antica società: ivi la
-nota del battesimo che lancia l'uomo nella vita, ivi del matrimonio
-che lo congiunge alla donna, ivi della morte inesorabile che a tutti ed
-a tutto lo svelle. Nei cartolari si trovan pure i contratti per la vendita
-d'un servo, l'emancipazione di uno schiavo, la donazione d'un campo,
-l'allegagione, la misura dei terreni, il fitto. La cronica ci narra
-i fatti generali della storia, i fenomeni della natura, il turbine che
-svettò i campanili, il vento che fece suonar le campane, i lupi che a
-grandi torme scesero alla pianura; la cronica raccoglie le memorie
-dei combattimenti, delle spedizioni militari, dei costumi, delle usanze
-de' cavalieri; la pia leggenda ci racconta la vita di qualche povera
-pastorella, da Dio recata a grande stato per insegnare agli uomini
-il rispetto dovuto al seno verginale della fanciulla e alla castità della
-donna; il diploma e il cartolare son come il ragguaglio di questa
-vita pubblica<a class="tag" id="tag73" href="#note73">[73]</a>. Leggete: qua una pia dama, di nome Ildegarda, o
-Berta, o Batilde, dona ad un monastero un tratto di terreno, con livello
-in danaro, per averne in cambio orazioni propiziatorie dopo la
-morte sua; colà il leudo, il conte, il re, tremendi potentati, si ricordano
-l'eguaglianza del sepolcro e la morte che viene, e parendo loro
-d'udir suonare la campana de' morti, in mezzo alle loro corti bandite,
-s'affrettano a dettare ne' cartolari: «Vogliamo che sien celebrate
-messe pel riposo dell'anima nostra, e fatta elemosina ai
-poveri.» E questa voce elemosina si trova in quasi tutte quelle
-pergamene.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span>
-</p>
-
-<p>
-Nell'età del vigore e della vita, impeto e passioni violente: nell'età
-della vecchiaia e della decrepitezza, debolezza e pentimento, e
-quindi l'aspergersi di cenere che quei cavalieri faceano, appoggiati
-sull'elsa della spada foggiata in forma di croce. E tuttor li veggiamo,
-quei prodi paladini, nelle loro marmoree figure, smozzicate dal tempo
-o dalla mano degli uomini, chè noi non abbiamo a cosa del mondo
-avuto rispetto, ed immemore troppo de' suoi padri la presente generazione
-ha frugato con sacrilega mano fin entro alle tombe. Dio
-non voglia ch'ella sia rimeritata con egual misura!
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<h2 id="cap6">CAPITOLO VI.
-<span class="smaller">L'INSTITUZIONE PRINCIPALE DEI <i>MISSI DOMINICI</i>.</span></h2>
-</div>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-Origine dei <i>missi dominici</i>. — Mobilità dei magistrati. — Giuramento dei
-vassalli. — Tributi. — Ufizio dei <i>missi</i>. — Capitolari ond'è ad essi affidata
-l'esecuzione. — Toccasi della giustizia. — Delle persone. — Delitti pubblici e
-privati. — Giurisdizione assoluta sui placiti, sui conti e sui giudici. — Soprantendenza
-sui monasteri. — Sulle mense reali. — Relazioni dei <i>missi dominici</i>
-all'imperatore. — Teodolfo, un di questi nel Mezzodì. — Poema intorno alle
-sue rimembranze.
-</p>
-</div>
-
-<p class="yrs">
-802 — 811.
-</p>
-
-<p>
-Nell'instituzione dei <i>missi dominici</i>, o messi, o inviati regi, ristringonsi
-la mente amministrativa, e la formula personale, se così mi è
-lecito dire, di Carlomagno. I conti, i difensori delle marche o frontiere
-ed i duchi, altro non sono che uomini da guerra introdotti nella
-gerarchia ad amministrar le rendite, la giustizia, ed a difendere il
-territorio; laddove i <i>missi dominici</i> formano il fondamento di tutto
-l'edifizio politico dei carolingi; nessun atto di rilievo si fa senza di
-loro, e rappresentanti lo stesso imperatore, riproducono la podestà sua
-in tutti i luoghi, che, onorati della sua confidenza, discorrono. La
-<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span>
-quale smisurata autorità loro si spiega per la medesima costituzion
-dell'impero da Carlomagno governato, il quale impero non ha nè
-confini ben fermi, nè limitazioni delle provincie esattamente segnate,
-laonde tutto incerto essendo e indeterminato, è bisogno d'una specie
-di magistrato ambulatorio, d'un'autorità girovaga che esamini
-in nome del principe lo stato del paese, i diritti e gl'interessi di tutti,
-e tali appunto son gli ufizi dei <i>missi dominici</i>; messi del padrone,
-uomini della sua casa, che gli fan relazione di quant'ebbero a vedere
-nel loro politico itinerario; hanno essi facoltà d'inquisire, di giudicare,
-di sospendere, di sentenziare su tutte le questioni che si agitano nei
-placiti reali.
-</p>
-
-<p>
-Siffatta instituzione non piglia, a dir vero, grandezza e consistenza
-se non al tempo in cui Carlomagno è sublimato all'impero, poichè
-fin a tanto che in fronte a innumerabili eserciti gli convenne andar
-conquistando in Sassonia, in Lombardia, su' Pirenei, all'Ebro, egli
-non potè se non indirettamente applicarsi all'interna amministrazione.
-Ma coronato ch'egli è a Roma, e con la palla in man dell'impero,
-ei dee naturalmente ordinar le provincie, collegarle ad un centro
-comune, ed a questo unire l'instituzione dei <i>missi dominici</i>, che
-erano quasi sempre eletti fra i vescovi e i conti. Il primo capitolare
-intorno a questi commissari regi, reca la data del secondo anno
-dell'impero, e tratta d'una generale inspezione delle provincie. «Il
-serenissimo e cristianissimo Carlo imperatore (così il capitolare) fatta
-una scelta de' più prudenti e savii signori della sua corte, così arcivescovi,
-vescovi ed abbati come laici, gli ha mandati in giro pel suo
-regno, a invigilar che i suoi sudditi vivano secondo la retta disciplina,
-a quelli commettendo d'informarsi e fargli quindi sapere, ciò
-che esser vi può nelle leggi di contrario al bene e alla giustizia,
-per opporvi riparo con l'aiuto di Dio, e affinchè niuno, possa, come
-di frequente avviene, andar contro la legge scritta, e recar pregiudizio
-alle chiese di Dio, ai poveri, alle vedove, agli orfani, nè ad
-alcun altro cristiano. Così pure affinchè ognuno conducasi con prudenza
-e giustizia, e attenda alle cose sue e della sua professione,
-lasciando da parte l'amor dell'illecito guadagno. Affinchè, similmente,
-le religiose sieno ben custodite, i laici e i secolari vivano onestamente
-secondo le leggi loro, senza commetter delitti; affinchè tutti, in somma,
-vivano in pace e carità. Questi messi han pur carico di cercare diligentemente
-se vi sia chi abbia a richiamarsi di qualche ingiustizia, a serbar
-così la giurata fede, ed a rendere a tutti piena giustizia; e se mai
-avvenga qualche caso, che neppur con l'aiuto del conte della provincia
-abbiano potuto renderla, scrivano di ciò in chiari termini nei
-brevi che indirizzeranno all'imperatore. Nè lusinghe, nè doni, nè
-<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span>
-parenti, nè timor di potenti li trattengano principalmente dal render
-giustizia. L'imperatore ordina altresì, che ogni uomo del suo regno,
-sia ecclesiastico, sia laico, rinovi al sovrano il giuramento fattogli
-quando non era se non re, e questo a principiar dell'età di dodici anni,
-ed a tutti sarà pubblicamente spiegato il valore di esso giuramento che
-gli obbliga a serbar fede all'imperatore tutto il tempo del viver loro,
-a non introdurre nemici nell'impero suo, ed a non lasciar che si
-commetta contro di lui infedeltà veruna.»
-</p>
-
-<p>
-Cotesti ordini dati ai messi regi intorno al giuramento di fedeltà
-si riferiscono, come pare, alla originaria fondazione dell'impero, al
-passaggio dalla semplice dignità di re a quella d'imperatore. Ivi
-Carlomagno raccomanda pure a' suoi messi di assumere il giuramento
-solenne che stringe i popoli all'impero, con una formola sacramentale
-da lui medesimo imposta; e dall'età compiuta di dodici anni,
-fino all'ultima vecchiezza, tutti prestar deggiono indistintamente
-questo giuramento al nuovo imperatore; conti, leudi e vescovi, che
-sieno, assoluto comando ai messi imperiali d'esigerlo da tutti.
-</p>
-
-<p>
-All'esaltazione all'impero tien dietro un ordine a tutti i missi
-di scorrer le terre da essi dipendenti con istruzioni generali intorno
-al buon governo, o come oggi si dice, alla polizia del popolo. «Niuno,
-ivi è detto, s'attenti d'appropriarsi i servi, i confini, il terreno, nè
-altro che appartiene all'imperatore, e nè tampoco faccia di trafugargli
-o nascondergli i suoi servi fuggitivi, che falsamente e ingiustamente
-si spaccian per liberi, ecc.» Le quali istruzioni e provvisioni
-amplissime, sovr'ogni punto di polizia, sono una maniera di ordinamento
-amministrativo nell'esaltazione dell'imperatore, chè dopo il
-giuramento ben era d'uopo far conoscere i voleri del nuovo signore, e
-consolidar l'azione dell'invigilanza sua su tutto l'impero. Poi, stabilito
-quest'ordinamento politico, seguono tosto le provvisioni intorno
-al clero, però che i due ordini civile ed ecclesiastico sempre si mescolano
-e confondono insieme. «I vescovi, gli abbati, e le abbadesse,
-abbian loro avvocati, e vice signori, e centurioni versati nelle leggi,
-amanti della giustizia, pacifici e buoni, che mirino in tutta pace e
-concordia a terminar le liti secondo la legge. I conti e i centurioni
-chiamino tutti dinanzi a loro, per rendere a tutti giustizia, e tengano
-per subalterni persone che osservino fedelmente la legge, che non
-opprimano i poveri nè tampoco nascondano per promesse o doni, nè
-per qualunque altra ragione, i ladri, gli omicidi, gli adulteri, gli
-stregoni, gl'incantatori, le indovine; ma anzi li palesino affinchè sieno
-puniti secondo la legge, e il popolo cristiano sia liberato da siffatte
-molestie.» Con molte altre simili provvisioni, in tutte le quali v'ha
-qualcosa che sa dell'ospitalità germanica, ivi il principe essendo il
-<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span>
-padre comune, il protettore dei deboli, e l'imperatore parlandovi
-parole paternali che ricordano le foreste di Lamagna, e quelle antiche
-quercie ospitali. Del resto la potente autorità sua dee a tutto provvedere,
-e però egli prosegue: «Ognuno si tenga pronto a ricevere
-gli ordini nostri, e se taluno adduca in pretesto non essersi trovato
-pronto al momento in cui giunse il nostro ordine, sia tradotto al
-nostro palazzo. Ognuno porga aiuto ai nostri messi affinchè si faccia
-buona giustizia. Lo spergiuro sia severissimamente vietato, necessario
-essendo di estirpar dal grembo della cristianità quest'abbominevol
-delitto; s'egli è provato che taluno abbia giurato il falso, perda la
-mano diritta, e sia privato del suo patrimonio, fino ad ulterior nostra
-decisione.» Lo spergiuro infatti è un gran delitto in una legislazione
-che tanto si posa sul giuramento.
-</p>
-
-<p>
-Poi vengono le leggi intorno alla custodia delle foreste, e luoghi
-di passatempo e bandite dall'imperatore, e tutte queste leggi sono
-severissime, come suole nelle civiltà primitive, e confidate alla vigilanza
-dei messi regi.
-</p>
-
-<p>
-I <i>missi dominici</i> eran dunque, come si vede, gli organi e i ministri
-d'una grande centrificazione<a class="tag" id="tag74" href="#note74">[74]</a> che avea per nocciolo, a così dire,
-l'imperatore. Carlomagno vuol tutto sapere, tutto conoscere da sè
-stesso, poichè trovandosi a fronte d'una civiltà mezzo barbarica e
-imperfetta, gli convien tutto senza posa ridurre all'unità con un'attenta
-soprantendenza. Tre anni appresso un'altra commissione viene
-affidata a que' regi ufiziali, e quella è di recare i capitolari dell'imperatore
-in tutte le provincie, e inculcarne l'osservanza. Un articolo
-sembra ivi speciale pe' Bavari, da lui pur dianzi assoggettati all'impero
-suo, quello in cui vuol che rispettati sieno gli usi loro e privilegi;
-conservando così il conquistatore le leggi dei duchi di quel
-paese, benchè spogliati della signoria loro, in quel modo che già
-ebbe a conservar le leggi dei Longobardi, dei Visigoti e dei Sassoni
-stessi.
-</p>
-
-<p>
-Questi capitolari, che intitolar si possono dell'esaltazione all'impero,
-sono affidati, per l'esecuzione, a messi regi tolti fra iconti ed i
-vescovi, a ognun de' quali l'imperatore medesimo addita l'itinerario
-<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span>
-suo, in questi termini: «L'arcivescovo Magno e il conte Gotifredo
-si recheran dapprima da Orleans alla Saona, per la più corta, poi si
-renderanno a Troyes e nel contado di questa città, indi a Langres
-e da Langres a Besanzone in Borgogna, poi di quivi ad Autun e
-alla Loira fino ad Orleans. Fardolfo e Stefano scorreranno il contado
-di Parigi, le terre di Melun, Etampes, Chartres e il Poissy. I vescovi
-Mainardo e Madelgando scorreranno il Maine, il Bessinese, il Cotentino,
-l'Avranchino, il territorio d'Evreux, e su questa medesima riva
-della Senna, il territorio pure di Reims.» Nei capitolari non abbiamo
-altri nomi di messi che i sopraddetti, ma non è tuttavia men certo
-che tutto il territorio dell'impero fu visitato da questi deputati imperiali,
-assegnata a ciascuno la sua particolar giurisdizione.
-</p>
-
-<p>
-Nell'anno medesimo, un'altra general commissione viene affidata
-ai missi dominici che scorrer deggion l'impero, e il capitolare ad
-essi indiritto è dato da Carlomagno dal palazzo di Nimega, in mezzo
-alle solitudini e alle selve del Vaalla. Il qual capitolare, tutto speciale
-siccome quello che si riferisce a' tempi di carestia, comprende il principio
-delle due grandi provvisioni di cui ho più sopra parlato, l'uniformità
-dei pesi e delle misure, e il maximum, o per lo meno la
-tassazion regolare del prezzo de' grani. Un altro capitolare, indiritto
-pur esso ai messi regi, comprende discipline ancor più generali sui
-placiti<a class="tag" id="tag75" href="#note75">[75]</a>, sulle diete e sulle imposte. «Nessuno, eccetto gli scabini e
-vassalli del conte, sia obbligato presentarsi al placito, se non ha
-cause da far giudicare; e i nostri messi usino misericordia inverso
-di tutti. I testimoni vengano al placito ancor digiuni<a class="tag" id="tag76" href="#note76">[76]</a>, come già ordinammo
-nei precedenti capitolari, e se mangiarono, non possano più
-render testimonianza, nè prestar giuramento, e prima di farli giurare
-sieno appartatamente interrogati.» E così via in questo capitolare, si
-vien tutto ordinando ciò che si riferisce alla buona e retta amministrazione
-della giustizia, salvo colà dove si ammette il combattimento
-giudiziario fra l'accusato di giuramento falso e l'accusatore; ma era
-la consuetudine dei tempi in cui la forza prevaleva alla ragione.
-</p>
-
-<p>
-Ma se da una parte Carlomagno vuol che a tutti sia resa giustizia,
-egli dall'altra desidera di non essere in casa noiato con ingiuste
-doglianze, e però i litiganti non deggiono a lui ricorrere se
-non per forti e gravi cagioni. «I nostri messi e i conti ci faccian
-<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span>
-sapere i litiganti rei di menzogna perchè sieno puniti. Le cause
-che si riferiscono alla proprietà o alla libertà delle persone, non debbono
-conchiudersi dinanzi ai vicarii o centurioni, ma sibbene alla
-presenza dei messi imperiali o del conte, ecc.» Poi a queste formole
-generali di diritto, che gl'inviati o messi regi seco recavano, come
-il sunto delle sovrane intenzioni, Carlomagno aggiungeva peculiari istruzioni
-atte ad indirizzarli, e tenerli a segno nell'ufizio loro. Essi dovean
-poi principalmente informarsi delle cagioni onde non pochi pretendevano
-esser esenti dalla milizia, e tutte egli le riassume nelle sue istruzioni
-a loro; indi, a far che siffatti grandi abusi nel militare servigio
-non si rinovino, tocca, in un capitolare, ai messi medesimi indirizzato,
-delle leggi che al detto servigio si riferivano, con le seguenti
-parole. «Ogni uomo libero che possegga quattro mansi del suo, o
-dategli in beneficio da qualche altro, sia pronto a muovere insiem
-col suo signore, contro il nemico. A chi non possiede più di tre
-mansi, un uomo aggiungasi che sia possessore di una, se la intendano
-fra di loro, e basta che un solo di essi rendasi al campo. Chi
-ha due mansi verrà accompagnato con chi ne abbia altri due, ed essi
-pure si acconcin fra loro in modo che un solo si muova; e così si
-accompagneranno e acconcieranno quattro possessori d'un manso
-solo per ciascuno, affinchè l'un solo di essi abbia a partire. Chiunque
-sarà convinto di non aver voluto acconciarsi con un altro, o muovere
-contra il nemico, dovrà pagare un'ammenda, secondo la legge. Se
-alcuno adduce essere rimasto a casa per ordine del conte, del vicario
-o del centurione, e aver a questi contato il danaro che gli sarebbe
-convenuto adoperar nell'allestirsi per la guerra, i nostri messi faranno
-indagini a scoprir se sia vero, e quando sì, condannino all'ammenda
-colui che avrà dato all'uomo licenza di restarsene, sia pur
-esso un conte, un vicario, l'avvocato d'un vescovo o d'un abbate.
-Da quest'ordine e dall'ammenda, sieno esenti i due uomini dal conte
-lasciati a casa in custodia della moglie, e i due altri ancora rimasti
-a guardia delle sue sostanze o per utile nostro e servigio<a class="tag" id="tag77" href="#note77">[77]</a>.
-Per lo stesso motivo noi vogliamo che oltre ai due nominati da lasciare
-in custodia della sua donna, il conte ne lasci altri due in ciascuna
-delle sue possessioni; ma tutti gli altri debbon seguirli alla
-guerra. I vescovi e gli abbati pure non dovranno tener seco a casa
-se non due dei laici loro. Tutta la nostra gente, e quella dei vescovi
-<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span>
-e degli abbati, che possiede beni del suo o in benefizi, marciar dee
-contra il nemico ad ogni comando nostro, salvo quelli a cui abbiam
-conceduto di rimanersene co' loro signori, e se v'ha chi abbia pagato
-danaro per cansarsene, o sia restato a casa con permissione del suo
-signore, paghi, come dicemmo, un'ammenda al nostro fisco. Così pure
-vogliamo che i nostri messi faccian pagare ammende a tutti coloro,
-sien conti, vicarii o centurioni, che dovean marciare contro al nemico,
-e nol fecero. Di questo capitolare saran fatte quattro copie, una delle
-quali da serbarsi in mano dei regi messi, ed un'altra da consegnarsi
-al conte nel cui governo dovrà essere eseguito, affinchè nè gli uni nè
-l'altro facciano cosa in contrario agli ordini nostri. I messi che comandano
-l'esercito, avranno la terza copia, e la quarta sarà conservata
-dal nostro cancelliere.»
-</p>
-
-<p>
-Or che tu hai conosciuta questa sì vasta legislazione intorno ai
-missi dominici, puoi anche aver curiosità d'informarti, con l'esame
-degli antichi documenti, del modo con cui quelli adempievano l'ufizio
-loro; ci restano in fatti ancora alcune relazioni dei medesimi,
-nelle quali è da cercare la storia dell'amministrazione di Carlomagno.
-Ecco dunque le formole che questi <i>missi dominici</i>, investiti d'una
-smisurata podestà com'erano, usavano coi conti, e cogli abbati, legittimi
-possessori dei benefizi. «Adalardo, Folrado, Unroco, ed Orcolfo, <i>messi</i>
-dell'imperatore, salutano nel Signore il conte dilettissimo. Non è ignoto
-alla bontà vostra che l'imperatore mandò noi, Radone, Folrado, ed
-Unroco in questa legazione, per fare quel più che crederemo opportuno,
-secondo la volontà di Dio e la sua. Se non che Radone, essendo
-caduto infermo s'è trovato impedito a formar parte di questa deputazione,
-in tempo che più che mai sentir facevasi il bisogno della presenza
-sua, onde piacque al nostro imperatore d'aggiungere a noi Adalardo ed
-Orcolfo, affinchè tutti, di compagnia, abbiamo a metterci all'opera,
-secondo la volontà di Dio e la sua, come testè abbiamo detto. Entrati
-adunque in questa legazione, noi vi mandiamo questa lettera, ordinandovi,
-per parte dell'imperatore, e pregandovi, per parte nostra, di
-provedere in tutti i modi possibili a tutte le cose che da voi dipendono,
-tanto a quelle che riguardano il culto di Dio e il servigio del
-signor nostro, quanto a quelle che riguardano la salute e difesa del
-popolo cristiano, comandato essendo così a noi come a tutti gli altri
-messi, di dargli relazione verso la metà d'aprile, del modo in cui
-saranno stati eseguiti gli ordini suoi, affin ch'ei dar possa le meritate
-lodi a coloro che gli abbiano adempiuti, e riprender severamente
-quelli che ad essi si sien mostrati recalcitranti e ribelli.
-E che potremmo noi dirvi di più? Egli vuole che non solo gli riferiamo
-in che siasi contravvenuto agli ordini suoi, ma ben anche gli
-<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span>
-additiamo coloro, dalla cui negligenza aiutate furono simili contravvenzioni.
-Noi quindi vi ammoniamo a rileggere i capitolari, a
-ricordarvi degli ordini avuti in voce, ed a porre in tutto il vostro
-zelo, sì che non abbiate se non ricompense a ricevere tanto da Dio,
-quanto dal vostro potentissimo signore. Noi vi ordiniamo altresì, ed
-esortiamo, insieme con tutti i vostri subordinati e cogli abitanti della
-vostra provincia, d'essere obbedienti al vostro vescovo, sia egli presente,
-o aver vi faccia gli ordini suoi, senza por trascuranza nell'eseguirli;
-e il medesimo fate negli obblighi vostri verso l'imperatore e
-in tutto ciò che vi fu ordinato in iscritto ovvero in voce. Rendete la
-giustizia alle chiese, alle vedove, agli orfani, a tutti insomma, senza
-male preoccupazioni, senza trarne ingiusto profitto, senza indugio
-fuorchè il necessario, in forma intera e irreprensibile, giustamente e rettamente,
-sia che la cosa riguardi voi medesimi, sia che essa riguardi
-alcuno dei vostri dipendenti o tutt'altra persona. I ribelli o scredenti
-agli ordini vostri, e coloro che sottometter non si volessero alla
-giustizia vostra, sieno da voi fatti incarcerare, qualunque sia il numero
-loro, e se fa d'uopo, mandateli a noi, o diteci il bisogno, quando
-saremo insiem raccolti, sì che noi possiamo metter in pratica contro
-di loro i comandi avuti dall'imperatore. Se v'ha qualcosa negli ordini
-da voi ricevuti di che non siete ben certi, mandateci in diligenza
-qualche uomo intelligente, che noi glielo spiegheremo, affinchè vi sia
-fatto chiaro, e lo mandiate con l'aiuto di Dio ad esecuzione. Badate
-bene altresì, che non si trovi alcun di voi, o della vostra contea, che
-dica: <i>Zitto! zitto! lasciamo passare i messi, e poi ci faremo
-giustizia tra noi</i>. La giustizia non dee esser così soprattenuta nel
-suo corso, anzi fate che le cause tutte sieno recate innanzi a noi.
-Perchè se tanta sia la tristizia vostra, e abbiate prodotto, sino alla
-nostra venuta quelle cause che voi avreste potuto giudicar senza l'aiuto
-nostro, sappiate che renderemo di voi rigorosissime informazioni<a class="tag" id="tag78" href="#note78">[78]</a>.
-Conservate questa lettera, e leggetela spesso affinchè ella vi serva
-d'istruzione, e dir possiate d'aver operato appunto siccome vi fu da
-noi scritto.»
-</p>
-
-<p>
-Non v'ha cosa che meglio di queste contemporanee scritture manifesti
-l'andamento e il merito dell'amministrazione di Carlomagno;
-sono avanzi di leggi e monumenti venerandi, entro i quali cercar si
-debbono i costumi, gli usi e le consuetudini di que' tempi; i capitolari
-e le istruzioni date ad un di questi messi appien vi narrano il
-<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span>
-vero spirito dell'amministrazione politica dell'ottavo e del nono secolo.
-Uomini ben potenti eran cotesti messi regi, però che la podestà loro
-non avea limiti, e comandavano ai conti con l'autorità che tenean
-dall'imperatore, ed erano imagine quasi e simbolo dell'unità carolina.
-Il più eminente di questi grandi magistrati ambulatorii si fu il vescovo
-d'Orleans, del quale toccai già più sopra, di nome Teodolfo,
-che fu da Carlomagno deputato a formar parte della legazione, l'anno
-811 mandata a visitar tutte le città meridionali, a veder se i placiti
-erano ben condotti, se a dovere le Assise, se l'entrate del fisco erano
-regolarmente raccolte, se le città romane conservavano i loro privilegi
-o i loro municipii, se le chiese stavano soggette alla disciplina.
-Teodolfo era una mente amministrativa di grandissimo valore, uomo
-di segnalata dottrina, e per l'origine sua apparteneva alla scuola
-italica insieme e longobarda. I suoi scritti, que' pure in verso, hanno
-un colore politico; scorse egli le due Narbonesi, dove compose il suo
-poema col titolo: <i>Esortazioni ai giudici</i>, per confortarli a rendere
-altrui buona giustizia, ed a dare a tutti il suo. La più ragguardevole
-tuttavia dell'opere sue si è la relazione di genere amministrativo,
-della sua legazione nelle due Narbonesi; egli ha tutto visto e visitato,
-e porge un sunto delle sue impressioni all'imperatore. In un poema
-poi sulla sua legazione nelle provincie meridionali, raccoglie pure le
-sue rimembranze; egli vide Nimes con le sue antichità, Beziers co'
-suoi Ebrei, Marsiglia con le sue istituzioni municipali, e vuole che
-il suo viaggio resti a memoria, onde toglie a prestito per esso un
-profano e virgiliano linguaggio.
-</p>
-
-<p>
-Quanto alle relazioni scritte dai messi regi all'imperatore intorno
-al governo in generale, esse venivano lette ad alta voce nei placiti
-e nelle adunanze del campo di maggio, dove l'alto signore raccoglieva
-i suoi leudi e conti e uomini d'armi. Per mezzo dei <i>missi
-dominici</i> Carlomagno era informato d'ogni menomo accidente della
-pubblica amministrazione, e sapeva le consuetudini e le forze dell'impero
-suo dall'Ebro fino al Danubio. I capitolari erano la gran legge
-che tutto riduceva ad uniformità; i conti erano magistrati stabili sì
-da non potersi usar di loro ad applicar la legge fuori de' luoghi
-ove risedevano; era dunque bisogno di procuratori che scorressero
-tutto l'impero, con la piena confidenza del principe, nè questi esser
-doveano uomini de' municipii o delle provincie, ma sì delegati propri
-dell'imperatore che seco recassero lo spirito di unificazione dei capitolari.
-Ogni volta che fu mestieri d'imprimere un certo vigoroso impulso
-sulla superficie d'alcun vasto impero, fu anche mestieri d'aver
-ricorso a questi siffatti delegati speciali e commissari straordinari
-che si pongono in un più alto cerchio dei magistrati locali, sempre
-impressionati dello spirito circoscritto dei distretti da essi amministrati.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span>
-</p>
-
-<h2 id="cap7">CAPITOLO VII.
-<span class="smaller">USI E COSTUMI DEL REGNO DI CARLOMAGNO.</span></h2>
-</div>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-La vita cristiana. — Il battesimo. — Il matrimonio. — Le carte testamentarie. — La
-morte. — Le corti plenarie. — I banchetti. — Le cacce. — La vita delle
-foreste. — Vestimenta e lingua. — La tedesca. — La franca. — La romanza. — Relazioni
-di Carlomagno co' leudi. — I vescovi. — Gli abbati. — Forme delle epistole. — Dei
-sigilli. — Consuetudini del palazzo per la sottoscrizione delle carte
-e diplomi. — Monete. — Misure.
-</p>
-</div>
-
-<p class="yrs">
-768 — 814.
-</p>
-
-<p>
-Le memorie della vita privata d'un popolo sono sparsamente comprese
-nelle tradizioni e nelle leggende, specchio fedele de' suoi costumi
-e delle sue consuetudini; le croniche generali sono sterili, e narrano
-bensì, per ordine di tempi, le gesta del re o dell'imperatore, le
-guerre lontane, le spedizioni militari; ma del viver domestico, dei
-costumi e degli usi della società, appena toccano, e il cronichista vi
-passa per mezzo senza nulla dirne, non essendo uficio suo raccontar
-le cose comuni, la vita del castello o anche del monastero. Carlomagno,
-conquistator della Lombardia, de' Pirenei e della Sassonia, è il
-soggetto del suo racconto, e gli annalisti, come sono i monaci di
-San Dionigi, di Fulda, o di San Bertino, altro non vi dicono se non
-che egli passò le feste di Natale ad Aquisgrana, e celebrò la Pasqua
-a Magonza, e indarno ivi a cercar vi fareste come nascano, vivano e
-muoiano i conti, i leudi, il Franco, il Romano, l'uom libero, il
-servo, chè di tutto ciò neppur motto.
-</p>
-
-<p>
-A' tempi carlinghi tuttavia talun di que' cronisti narrò la vita
-pubblica e privata dell'imperatore, ed Eginardo stesso, suo biografo,
-suo cancelliere e suo cherico, tenne scrupolosamente dietro
-alle gesta di lui, e le raccontò a servigio dei contemporanei e dei
-posteri. Il monaco di San Gallo, cui la storia tiene in dispregio più
-che non dovrebbe, è quello fra' cronichisti, che meglio narri d'ogni
-<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span>
-altro le condizioni della vita privata degli uomini d'arme, e dei cherici,
-e accostandosi egli a' leggendari, ritrae dello spirito loro, e si
-intrattiene sui più piccioli accidenti, dove appunto stanno i costumi
-di quel tempo. Il cronista sassone usa nelle solenni sue descrizioni e
-nelle relazioni delle corti plenarie, dei castelli, e della vita di corte
-la forma poetica, e poeta com'egli è di viva ed ardente imaginazione,
-gode di ridir le pompe della famiglia carolina. Dopo Eginardo, il
-monaco di San Gallo e il poeta sassone, non si vuol cercar gli usi
-di quella società se non nelle leggende, nelle scritture e nei diplomi,
-documenti che soli vi guidano nella parte intima di quelle generazioni;
-e bello, parmi, vederle così appien dipinte con le vesti, con le
-usanze, con le passioni loro e le loro opinioni.
-</p>
-
-<p>
-In mezzo a quella tutta religiosa generazione la Chiesa disciplinava
-la vita dalla nascita fino alla morte. Il battesimo iniziava l'uomo
-nella vita morale e religiosa della società; non sempre il ministravano
-a' fanciulli, agli adulti sì, ed osservavasi la consuetudine seguita
-già nei primi tempi del cristianesimo verso i neofiti, che venivano
-ad inginocchiarsi appiè del battistero dimandando l'acqua benedetta.
-Tra quelle popolazioni, pur dianzi convertite, tuttodì avveniva
-che uomini, a mezzo già della vita, si presentassero per esser fatti
-cristiani, e il battesimo era pure un segno di sommessione e d'ubbidienza
-alle leggi dell'impero; così quando i Sassoni, i Danesi, i Frisoni
-si sottomettevano al tributo, il battesimo era il primo pegno ch'ei
-davano della ubbidienza loro; donde l'uso di situar il battistero fuor
-della Chiesa, affinchè accorrer vi potesse la moltitudine. Nelle basiliche
-poi non sorgeva esso di que' giorni fra gl'intercolunnii, ma sì
-nel peristilio, con una cattedra in cui saliva un cherico ad esortar
-i novelli cristiani ad osservare i comandamenti di Dio e del principe.
-E però l'infrazione di questo patto era delitto di azione pubblica,
-e quelli fra i Sassoni e i Danesi che si scioglievan dal vincolo
-del battesimo, erano reputati ribelli, chè conversione e sommessione
-eran tutt'uno. Quindi le leggi politiche e gli atti, che punivan
-di morte il Sassone che violava gli obblighi contratti col battesimo.
-</p>
-
-<p>
-Il matrimonio, secondo atto della vita cristiana, nulla serbato avea
-della sua casta unità, nè rado era il vedere più donne attinenti al
-medesimo principe, leudo o conte, sotto un medesimo tetto. Le passioni
-signoreggiavano i cuori di quegli uomini violenti, e quando
-una donna era lor venuta a noia, la gittavano come una tazza dopo
-tracannatone il vin del Reno o della Mosa che conteneva; il Franco,
-tutto inteso nelle guerre e spedizioni lontane, pigliava a grado suo
-una concubina, ripudiava la moglie legittima, o la serbava, dandole
-un'altra compagna. Le contese fra i papi ed i re, fra i vescovi ed i
-<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span>
-conti, spesso non aveano altra cagione, che il disegno in quelli di
-frenar le passioni della concupiscenza e del sangue; i papi principalmente
-instavano coi re e conti perchè abbandonassero le concubine
-ond'era macchiato il loro talamo nuziale, e si facevano scudo
-alla debolezza della donna contro la sfrenatezza di quegli uomini
-rotti, che la cacciavan da sè come tosto saziata fosse la loro passione.
-Le leggende ci narrano pietose istorie di povere mogli abbandonate
-dal prepotente marito preso d'altro amorazzo; e l'unità del matrimonio
-fu pel cristianesimo, al medio evo, la conquista più malagevole,
-chè quando la passion bolle, la morale è impotente, e languida
-è la sua voce in mezzo alle tempeste dell'imaginazione e dei sensi. I
-cherici stessi non erano esenti da questa tendenza verso il concubinato,
-e ne fan fede i canoni dei concilii che li richiamano al loro
-dovere. Ammirabil fu in ciò la potenza dei papi, che soli condussero
-a fine il grande incivilimento dei costumi in grembo alla Chiesa;
-rimbombar facendo il terribil grido della morte, eglino ricordavano
-alle genti altro non esser la vita che un breve passo verso l'eternità,
-e in mezzo a quelle sensuali delizie scagliavano le imagini
-dell'inferno.
-</p>
-
-<p>
-Quanto più le passioni eran vive, strepitose, impetuose in mezzo
-al vigor della vita, e tanto più il pensier della religione giungea
-peritoso e fiacco alle soglie della morte, e curiosissimo, in effetto, è lo
-studio delle carte testamentarie, sì varie e moltiplici come furono al
-medio evo. In que' caratteri, vergati all'avvicinar della morte, cercar
-si vuole l'ora del pentimento di que' guerrieri chè a nulla aveano
-avuto rispetto nella gioventù loro, e venivano a morir sulla cenere.
-Le quali carte e formole testamentarie quasi sempre si risolvono in pie
-donazioni; ora vediamo il barone fondare un romitorio al deserto
-perchè si preghi per l'anima sua; ora fare un lascio ai poveri infermi,
-in espiazione dei ladroneggi e dei disordini d'una vita sfrenata<a class="tag" id="tag79" href="#note79">[79]</a>.
-Spesso ancora la scritta testamentaria è l'atto di qualche pia donna,
-di nome Ildegarda, o Emma, o Batilde, che edifica un monastero,
-dove si faccia orazione, e dove, in commemorazione della Santa Maddalena,
-donzelle e madri tergano i piedi ai pellegrini di Cristo. Giammai
-non v'ebbe più rapido trapasso dai pensieri sensuali alla mortificazione
-e alla penitenza; quel fiero leudo spregiatore dei santi, che
-pur ora empiea la sacra tribuna de' suoi falchi, e il battistero de' suoi
-cani, saccheggiatore di arche sante, quel turculento soldato di Carlo
-Martello, veniva in fin di morte a pentirsi, e tutto dava, fin l'abito
-suo, a' poveri monaci per ottener l'ultima sua dimora nella basilica,
-dove scolpivasi in rilievo la figura sua su quelle lapidi, quale ancor
-<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span>
-la vediamo dieci secoli dopo<a class="tag" id="tag80" href="#note80">[80]</a> a dispetto dei guasti del tempo, quel
-gran verme che rode la pietra, in quella guisa che il verme del sepolcro
-rode il cadavere.
-</p>
-
-<p>
-La vita di tutta quella generazione era o privata o pubblica, e
-passava quindi o alle guerre lontane, o nelle grandi tenute e stabili
-del fisco, o nei monasteri; ogni stagione dell'anno aveva la sua solenne
-rappresentazione, la sua corte plenaria; il lusso e la magnificenza
-splendevano in ogni luogo. A simili ragunate convenivano i
-conti, i leudi, i vescovi, e tutti quelli che dipendevano dall'alto
-signore, e nelle cristiane solennità della Pasqua, della Pentecoste, o del
-Natale. Carlomagno tener solea le sue diete in Aquisgrana, sede sua
-prediletta, raccogliendovi Galli, Franchi, Germani a splendide feste
-ed a latranti cacce nelle ampie selve della Mosa e del Reno.
-</p>
-
-<p>
-La Germania infatti facea sua grande occupazione della caccia, nè
-cosa udir puossi più vera, più evidente, più di que' tempi, della descrizione
-che il poeta sassone fa di quelle nobili corti plenarie raccolte
-dall'imperatore nelle sue reggie, al momento che i latrati dei
-cani e gli strilli de' falchi annunzian la caccia. «Uso è di Carlomagno
-(così il poeta) abbandonarsi, nelle foreste, ai dolci passatempi
-dalla campagna<a class="tag" id="tag81" href="#note81">[81]</a>; ivi egli sguinzaglia i suoi cani ad inseguir le fiere,
-e tra il fitto degli alberi atterra i cervi a frecciate. Al primo levar
-del sole, i giovani più cari al re corrono verso il bosco, mentre i
-nobili signori stan già raccolti alle soglie del palazzo, alle cui dorate
-cime s'innalza grande strepito sì che quasi turba l'aere d'intorno; il
-guaito risponde al guaito, il cavallo risponde all'annitrio del cavallo;
-i servi da piè si vanno l'un l'altro chiamando, e i valletti, pronti a
-seguire i passi del loro signore, si schierano dietro di lui. Il destriero
-che portar dee l'imperatore, tutto coperto d'oro e d'altri preziosi
-metalli, par che trionfi, e scuote irrequieto la testa, quasi a chieder
-licenza di correre a grado suo per campi e per monti. Ci son giovani
-che recano bolzoni guerniti di ferree punte, e reti di maglie a
-quattro fili, ed altri che conducono accoppiati al guinzaglio veltri
-latranti e furibondi mastin. Da ultimo vien re Carlo con cinta la
-fronte d'un ricco diadema d'oro; il volto suo risplende di lume
-sovrumano, e la statura sua sopravanza quella di quanti gli stanno
-d'intorno; i più sublimi in dignità fra i duchi e i conti lo seguono.
-Le porte della città si spalancano, i corni fan rintronar l'aere da
-<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span>
-lunge, e i giovani sbrigliano i cavalli al galoppo. La reina stessa, la
-bella Luitgarda, lasciando finalmente il superbo letto, s'inoltra in
-mezzo al corteo che l'accompagna; tinta ha la gola d'un vivissimo
-color di rosa<a class="tag" id="tag82" href="#note82">[82]</a>, e i capelli annodati da bende purpuree, che le cingon
-le tempia, la clamide stretta al corpo da fila d'oro, e la testa coperta
-d'un tocco. Lo splendor del suo diadema d'oro e delle sue vesti
-di porpora si confonde con quel delle gioie ond'ha ornato il collo.
-Le giovinette e care sue figlie l'attorniano, e il destriero intanto va
-sotto di lei balzellando. Il resto della gioventù aspetta fuori i figli
-del re, dei quali ecco finalmente apparir Carlo, somigliante sì al padre
-nel nome, nelle fattezze e nei modi; e dopo lui Pipino con le tempia
-cinte d'un luminoso metallo, in groppa ad un generoso corsiero,
-ed in mezzo a numerosa comitiva; dietro a lui viene il Consiglio,
-e i corni udir fanno il loro frastuono che giunge fino alle nubi.
-Si avanzano quindi le figlie del re; Rotrude la prima, coi capegli
-framezzati di filze d'amatiste, sulle quali brillano altre pietre preziose,
-disposte senza disegno, per dar luogo alla splendida corona
-di cui ha ornata la fronte, e al bel velo annodato da un filo d'oro.
-Viene indi Berta, in mezzo alle sue figliuole, e nella voce, nello
-spirito, nel portamento, nel sembiante tutta il padre: ella reca in
-capo un magnifico diadema; ha le chiome intrecciate di fila d'oro,
-il seno coperto di rare e preziose pellicce, le vesti coperte di perle,
-ed anche le maniche tempestate di brillanti. Dopo di lei si fa innanzi
-Gisela, splendida di modestia, in mezzo a un drappello di giovinette
-vergini, vestita d'una roba tinta in malva<a class="tag" id="tag83" href="#note83">[83]</a>, e col velo adorno
-di vistosi galani di porpora. Adelaide, che segue a lei dappresso, è
-tutta sfolgorante delle ricche gioie ond'è coperta; con un serico manto
-che le scende dagli omeri, con la clamide annodata da un fibbiaglio
-d'oro, guernito di fitte perle, e colla fronte ornata d'una corona
-similmente di perle. Il focoso palafreno la porta negli opachi recessi
-dove si nascondono i cervi. Vedi che s'avanza pur la bella Teodrada,
-con le chiome aggruppate da lacci d'oro, con un ricco monile di
-smeraldi cinta la gola, e di sofocleo coturno calzata il bel piede.
-Viene ultima Ilrude, a cui la sorte assegnò questo luogo in coda
-della comitiva. Tutti finalmente sono raccolti: si lasciano i cani, i
-cavalieri accerchiano la selva, il cignale è scovato, i cacciatori s'imboscano;
-Carlo si avventa sul cignale incalzato dai cani, e gl'immerge
-la spada nel fianco, intantochè i figli suoi, da un alto circostante
-poggio, godon di quello spettacolo. Indi egli comanda che
-<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span>
-si entri di nuovo in caccia, e si atterrano altri cignali assai. All'ultimo
-si giunge ad un luogo del bosco, dove furon, per questa
-occasione, così d'improvviso, rizzati padiglioni e fontane, ed ivi
-Carlo, radunati i vegliardi, i provetti e le caste verginette, li fa tutti
-sedere a mensa, ordinando di mescer loro il falerno a ribocco. Intanto
-il Sol fugge, e la notte copre dell'ombre sue tutto il creato.»
-</p>
-
-<p>
-Questa bella descrizione d'una caccia carolina, all'ottavo o al nono
-secolo, è una delle più curiose pitture che dar si possano delle
-grandi corti plenarie: essa ci porta in mezzo alla famiglia stessa
-dell'imperatore, alle sue donne, alle figlie sue, a' suoi sollazzi e alle
-pratiche della sua casa. Tutte quelle gemme, tutto quell'oro, di che
-risplendono le figlie regali, fanno contrasto con ciò che ci narran le
-cronache intorno al vestir consueto, semplice tanto, di Carlomagno.
-A quei tempi la vita pubblica era tutto, il capo signore tutto prestava
-sè stesso a' vassalli suoi; gli accoglieva pomposamente, dovea
-loro ospitalità alla foggia degli antichi, e banchettarli imperialmente,
-con le tazze d'amatista, che passavano in giro, con pavoni, con le
-membra del cervo palpitante, con la testa del cignale, e con vin del
-Reno a fiumi.
-</p>
-
-<p>
-Teodolfo vescovo, il poeta per eccellenza, ci descrive uno di questi
-regali banchetti, alla corte di Francoforte, nei seguenti termini: «Già
-i grandi ufiziali del palazzo<a class="tag" id="tag84" href="#note84">[84]</a> arrivano, ed ognuno è sollecito a compier
-l'ufizio suo. Tirsi, pronto sempre al servigio del suo signore,
-è tutto lesto, ed ha piedi, e cuore, e mani sempre in moto. Egli
-porge l'orecchio alle suppliche che gli vengon da ogni parte rivolte,
-fa le viste di non intenderne alcune, altre ne ascolta volontieri, ed
-a chi concede l'entrata, a chi la nega. Questo zelante servitore si
-tien sempre accanto al trono, tutto prudenza ed ossequio. Ecco il
-vescovo, dal cui volto, candido come il suo cuore, traspare la contentezza
-dell'animo. Vien egli per benedire il cibo e la bevanda del
-re, e per mangiare anch'egli, se il re così vuole. Anche Flacco<a class="tag" id="tag85" href="#note85">[85]</a> è
-qui, Flacco, la vera gloria dei nostri poeti, famoso per l'ingegno e
-per le opere, che spiega i sacri dommi della Scrittura, e si ride di
-ogni malagevolezza del verso. Poi v'è Ricolfo dalla grossa voce, di
-mente svegliata, di elegante parlare. Ei dimorò lungo tempo in regioni
-lontane, ma almeno non ebbe a tornarne a man vuota. E per
-<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span>
-te pure, amabile Omero, avrei canti dolcissimi, se tu fossi qui, ma
-tu se' lontano, e la mia musa si tace. L'accorto Escambaldo v'è anch'esso
-venuto, con le doppie sue tabelle in mano; le mani, che gli
-pendono ai fianchi, stanno per ivi raccoglier le vostre parole, e le
-ridiranno senza ch'ei parli. Lentulo reca un cesto di poma, Lentulo,
-anima fida, di pronto ingegno, ma di tarde membra. Nardino corre
-da un luogo all'altro, simile a una formica, con instancabil piede<a class="tag" id="tag86" href="#note86">[86]</a>;
-un ospite industre abita l'angusta sua casetta, e un gran cuore anima
-il suo picciol corpicciuolo, onde ora tu lo vedi intento nel libro che
-ei reca in mano, ed ora in atto d'aguzzare il dardo che dee dar
-morte allo Scozzese. Frisidio prete vien poi, a fianco di Ocolfo, compagno
-suo, uomini semplici amendue, ma dottissimi. Insieme accompagnati
-Escambaldo, Nardino ed Ocolfo far potrebbono a meraviglia
-i tre piedi d'un desco, però che quantunque uno di loro sia più
-grosso degli altri, son tutti d'una medesima grandezza. Giunge indi
-Menalca, tergendosi la fronte bagnata di sudore, entra e rientra spesso
-fra panattieri e cuochi, recando cautamente le imbandigioni, ch'ei passa
-dinanzi al re; Eppino, il coppiere, viene anch'esso, portando vasi
-preziosi che chiudono vini squisiti. Tutti i convitati siedono intorno
-intorno alla regia mensa; la gioia regna in tutti i volti, nè sì tosto Alcuino
-avrà benedetto i commensali, ognuno parteciperà del convito.»
-</p>
-
-<p>
-Questi splendidi conviti si tenevano solo a' giorni solenni dell'anno,
-però che, se deesi prestar fede a Eginardo, Carlomagno era per
-costume il più frugale degli uomini. Egli non mangiava solitamente
-più di quattro leggerissimi piatti<a class="tag" id="tag87" href="#note87">[87]</a>, comechè avesse una statura di
-sette piedi, ed un ventre trionfale. A somiglianza di tutti gli uomini
-di razza germanica, gli piacea la carne arrosto, perchè rinforza il
-corpo e dà vigore alle membra; affaticava molto, sì che gli era tolto
-il digiunare, anche in quaresima, ed avea preso in Italia l'uso di
-dormir, dopo il pasto, di pien meriggio, e questo sonno meriggiano
-miglior gli parea che quel della notte, uso, com'era spesso, a levarsi
-fra quella, e porsi al lavoro co' suoi segretari. Le vesti e gli abbigliamenti
-dell'imperatore e de' suoi leudi niente aveano di sfarzoso,
-eccettochè nelle feste solenni, delle quali ho parlato; l'inverno portava,
-di solito, una pelle di lontra foltissima per difendersi dal freddo;
-nelle miniature poi del <i>messale</i> di Carlo il Calvo, lo abbiamo dipinto
-in clamide, con alcuni ornamenti tolti da quelli della corte di Costantinopoli,
-chè i Barbari amano essi pure il lusso, quand'hanno a
-mostrarsi agli occhi della moltitudine.
-</p>
-
-<p>
-Nelle sue pratiche cotidiane Carlomagno era sobrio, siccome gode
-<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span>
-di dire Eginardo, e la testimonianza sua, non ostante il favore che
-ei mostra spesso pel principe e signor suo, ha un tal colore di verità
-da non poterla rifiutare. «Sobrio nel mangiare, così egli, ma più
-sobrio ancora nel bere, aborriva l'ubriachezza in chichessia, non dico
-poi in sè stesso e ne' suoi. Quanto al cibo, ei non potea tanto privarsene
-quanto avrebbe voluto, e di frequente lagnavasi che il digiuno
-lo molestava. Non dava, se non assai raramente, grandi banchetti,
-alle feste principali soltanto, e allora convitava gran numero
-di persone. Ne' suoi pasti cotidiani non si servivano mai più di quattro
-piatti, oltre l'arrosto, che era dai cacciatori recato in sullo schidone,
-e di questo egli era più ghiotto che d'ogn'altra vivanda. Durante il
-pranzo si facea recitare a memoria o leggere, più volontieri che altro,
-le storie e le croniche dei tempi passati. Gli piacevano pure assai
-le opere di sant'Agostino, e particolarmente quella che ha per
-titolo <i>la città di Dio</i>. Era sifattamente astemio del vino e d'ogni
-altra specie di liquori spiritosi che non bevea più di tre volte in tutto
-il suo desinare. In estate, dopo il pasto meridiano, mangiava qualche
-po' di frutta, beveva un tratto, poi si spogliava delle vesti e della
-calzatura, come facea la sera per andare a letto, e riposava un due
-o tre ore, uso com'egli era, non che ad interromper, destandosi,
-quattro o cinque fiate il sonno della notte, ma ben anche a levarsi
-del tutto. Nè solo egli ricevea gli amici mentre si calzava e vestiva,
-ma se il conte del palazzo gli avea a render conto di qualche causa
-in cui non si potesse giudicare senz'ordine suo, facea pur issoffatto
-introdurre le parti, informavasi della quistione, e sentenziava, come
-s'egli sedesse in tribunale; e non bastandogli di sbrigare in quei
-momenti le cause, spediva quanto avea a fare tra 'l giorno, e dava
-gli ordini a' suoi ministri.»
-</p>
-
-<p>
-In tutti i dipinti della Germania a riva del Reno, che ritraggono
-Carlomagno, noi lo vediamo pur sempre sotto le medesime forme,
-con la statura medesima, col medesimo piglio; un gigante cioè, con
-la sua clamide, il suo manto reale, la palla del mondo, la spada e
-lo scettro in mano, e la corona in fronte: il quale non è forse tanto
-il ritratto fisico di Carlomagno, quanto il concetto che il mondo
-erasi fatto della sua grandezza, ed un sunto delle tradizioni contemporanee
-che passano di secolo in secolo. Il Carlomagno delle leggende
-e delle croniche è fatto sullo stesso modello, e quasi dissi, col
-medesimo bronzo; a Monza egli è tale quale ad Aquisgrana, in sul
-Reno, sull'Elba, alle Alpi ed a' Pirenei. Alemanno, Lombardo o Sassone
-egli è sempre qualcosa al di sopra dell'umanità.
-</p>
-
-<p>
-Non pertanto quelle diverse nazioni raccolte in un solo impero conservaron
-le costumanze loro e le loro leggi, nè i capitolari, esperimento
-<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span>
-com'ei sono d'unità per la legislazione, ottener mai non poterono
-questo fine. La lingua comune e volgare era la romanza, miscuglio
-di latino e di gallo, unito a qualche frase sassonica, e parlavasi generalmente
-nelle città, nei contadi fra i servi; ma il tempo appena
-ci conservò qualche sparso frammento di questa lingua primitiva; i
-sermoni più antichi che si abbiano, appartengono al decimo secolo,
-poichè i concili ordinavano predicazioni in lingua volgare, a farsi
-meglio intender dal popolo. Il latino era usato dai cherici nelle loro
-corrispondenze con Roma, centro e grande unità che conservava
-e perpetuava la coesione fra le diverse molecole della cristianità; i
-concilii, la legislazione, i capitolari, tutto fu scritto in latino. La lingua
-tedesca o germanica fu pur essa gelosamente conservata da tutti
-gli uomini d'arme che seguivan Carlomagno alla guerra, ed ei pure
-si dilettava di parlarla, e d'udir recitare, in questo idioma della
-patria, le gesta degli antenati; la tedesca era la sua lingua usuale,
-chè germanico di costumi e d'origine, quest'imperatore non era
-nè gallo nè latino, e tutto in lui sapea delle costumanze alemanne.
-In fatti, quand'egli ha a dare i nomi ai mesi dell'anno, appicca
-loro epiteti di origine sassonica, e gennaio è detto il mese dell'inverno;
-febbraio, del fango; marzo, della primavera; aprile, della Pasqua;
-maggio, dell'amore; al mese di giugno dà un nome sassone,
-d'ignoto significato; luglio è il mese del fieno; agosto quel
-delle messi; settembre e ottobre, della vendemmia; novembre, dell'autunno;
-dicembre pure ha un nome sassone d'ignota significazione.
-Anche a distinguere i venti, ei toglie altre parole dell'idioma
-sassone<a class="tag" id="tag88" href="#note88">[88]</a>, chè la lingua barbara gli piace, e la parla usualmente, nè
-per altro mantiene la pratica della lingua latina, e lo studio della
-greca, se non perch'ei fondar vuole un imperio romano sugli elementi
-delle consuetudini di Bisanzio e della città eterna.
-</p>
-
-<p>
-Nelle sue relazioni coi leudi, Carlomagno anch'egli parla la lingua
-tedesca che usasi ne' suoi palazzi; duchi, conti, <i>missi dominici</i>, tutti
-accorrono alla sua chiamata, ed egli tutti li raduna nelle sue corti
-plenarie, alle grandi solennità di Pasqua e Natale; colà egli ascolta i
-rapporti loro, e sa quanto avviene in ogni provincia. L'adunanza delibera
-s'egli è a far guerra o pace, se a muovere ai confini dell'impero,
-se a compiere qualche nuova spedizione. Il popolo ha pur voce
-nei capitolari, e sotto il nome di popolo si dee intendere i grandi,
-i vescovi, i cherici, i conti, i leudi, i Franchi che assistevano alle
-corti plenarie, però che il popolo vero altro non è che la gallica turba
-dei merciaiuoli, dei servi, degli affrancati, che vivevano del tutto estranei
-alle pubbliche cose.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span>
-</p>
-
-<p>
-La vita attiva non è altrimenti pel colono, ma sì per lo leudo, pel
-conte, pel vescovo, pel cherico, per tutti coloro che muovono alla
-guerra, o signoreggiano la generazione con le dottrine religiose.
-L'imperatore avea bisogno degli uomini d'arme per le spedizioni
-lontane, e dei cherici per le preci, per la predicazione, per l'ordine,
-per la disciplina: d'onde l'usar suo sì frequente coi conti e coi
-vescovi, e il parlar famigliarmente con loro, come con la sua gente
-di casa. Ei regola la polizia, e quando il zelo comincia a raffreddarsi
-ei lo rinfoca, e scrive ad uno de' suoi conti: «Adelardo, tu non facesti
-il dover tuo, e ti sei quindi meritato il mio sdegno.» Ed a questo
-o quel vescovo: «Tu non osservi i sacri canoni, tel dico io.»
-Il monaco di San Gallo narra, nella sua poetica relazione, ben venti
-fatti circa il modo che tenea Carlomagno a invigilare sui portamenti
-dei conti e dei vescovi<a class="tag" id="tag89" href="#note89">[89]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Abbiam detto che la lingua usuale di Carlomagno era la tedesca,
-ma pure il carteggio suo il teneva in latino; se non che i suoi scritti
-e le sue lettere non erano vergate da lui, essendo in ogni villa e palazzo
-scrivani o segretari che ponevano in carta i voleri dell'imperatore,
-i diplomi o i capitolari. Carlo tratteggiava assai male le lettere,
-ma disegnava a perfezione il suo monogramma; il nome Karolus si
-comprendea quasi tutto in una sola k, l'a in sulla destra, l'r in cima,
-l'o sulla sinistra, e lus appiè del monogramma. Il segretario
-cancelliere scriveva il diploma, e questo semplice monogramma, in
-un col sigillo, bastava a significar i voleri dell'imperatore. Rarissime
-volte era nel sigillo impressa l'effigie di Carlomagno, chè anzi usavasi
-quasi sempre un cammeo antico, con l'effigie di Aureliano, di Traiano,
-di Marco Aurelio, e talvolta ben anco d'un'antica deità, che improntavasi
-appiè del rescritto o del diploma; uso questo introdotto fin
-dal tempo de' Merovei. Sì belle eran poi queste imagini romane,
-che gli artefici franchi non si sarebbero attentati di cambiarle.
-</p>
-
-<p>
-Gli atti promulgati da Carlomagno son tanti, che impossibil sarebbe
-di tutti annoverarli, ed a pena toccar si può per sommi capi
-d'alcuni di essi. Ed ecco presentarcisi primo un diploma, con cui egli
-elegge a messo regio Olderico, a sentenziar le cause de' monasteri in
-Italia. Poi un altro, con che fonda il monastero di Neustad, e piglia
-sotto la sua protezione le badie di San Dionigi e di San Martino,
-grandiose fondazioni di quel tempo. Dalle grandi cose passa indi alle
-più piccole, e ad un soldato gregario, di nome Giovanni, che combattè
-da prode contro i Saraceni, concede un gran feudo nel borgo
-<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span>
-di Narbona; e conferma le immunità loro alle chiese del Mans, i suoi
-privilegi a San Martino di Tours, e le donazioni fatte da sua sorella
-Gisela al monastero di San Dionigi; poi edifica e dota il monastero
-di Eresburgo, ed ancora concede a San Martino di Tours due legni
-per navigar la Loira e la Vienna; comanda che restituiscasi a San
-Vincenzo di Macon quanto gli fu ingiustamente carpito; assegna le
-formole al giuramento di fedeltà per tutti i monaci e canonici; conferma
-i privilegi della chiesa d'Osnabruc, sgrava certi monasteri d'ogni
-gabella di navigazione e di trasporto, e li regala d'alcune foreste.
-Queste carte, quasi tutte appoggiate alle medesime ragioni di pietà,
-hanno una formola generale, che ripetesi in tutti gli atti carolini, e
-siccome recano indistintamente la data del regno d'Italia o di Francia,
-o dell'impero d'Occidente di Carlomagno, così ci ha in queste date
-grandissima confusione.
-</p>
-
-<p>
-Le monete del suo regno sono rarissime, chè ben poche scamparono
-ai guasti del tempo, e consistono in alcuni danai d'oro o d'argento,
-con l'impronta della città, solo che sur una o due si discerne un'effigie
-che può esser presa per quella dell'imperatore. I conti facevansi
-per soldi, lire e denari; la lira era di dodici once romane d'argento,
-e dividevasi in venti soldi, e il soldo in dodici denari; e quanto ai pesi,
-ben è vero che s'eran conservate quasi da per tutto le denominazioni
-romane, ma pure ogni luogo aveva le sue; facevasi il conto a misure,
-come si vede ne' capitolari; il sestaro, lo staio, il piede, si veggono
-accennati a fondamento de' calcoli agrarii; e l'aripenno e la mensa
-eran le misure del terreno, siccome abbiamo dal Poliptico dell'abbate
-Irminone. Il prezzo facevasi generalmente in soldi, la lira era una
-specie di moneta di convenzione, che figurava nelle scritture; nè v'era
-altra moneta effettiva che il soldo e il danaio, però che la lira sarebbe
-stata una di troppo peso; tutti i contratti facevansi a soldi.
-</p>
-
-<p>
-Al tempo di Carlomagno furon pur coniate alquante medaglie, a
-celebrare i grandi avvenimenti, come quelli sarebbero della caduta de'
-Longobardi, e dell'esaltazione all'impero del re franco, due fatti che
-si collegano con le tradizioni di Roma. A Roma era l'uso di tramandar
-nel bronzo le memorie degli eventi, e intanto che il trionfatore scorreva
-le vie principali, si coniavan medaglie in commemorazione, onde
-che Carlomagno, uso toglier dai Romani quanto riferivasi alle memorie,
-alla magnificenza, alla porpora, non trascura nè in questo le forme
-antiche. Ed è a notar qui che la schiatta carolina ben poco trae dalle
-instituzioni e consuetudini de' Merovei; la creazione d'un impero
-d'Occidente, tramuta, a così dir, le antiche costumanze della monarchia;
-una nuova era comincia sotto il doppio impero delle idee germaniche,
-quanto alla forza materiale, e delle forme romane, quanto alla potenza
-<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span>
-storica e morale. E' non trattasi già più dell'antica Neustria e dell'Austrasia,
-ma d'un impero d'Occidente, di cui la Francia non è
-altro più che una frazione; tanto che quando quest'impero ebbe a
-cadere, furon de' rottami suoi composti diversi principati, ognuno sotto
-ad un re; i Carlinghi non furon da nulla preceduti, che somigliar
-potesse all'opera loro, e questa tutta perì insiem con loro. L'eredità
-delle consuetudini, delle leggi, dei costumi dell'impero dura ben più
-in Germania che in Francia; in sul Reno tutto ancor sente della schiatta
-carlinga; in Francia, all'incontro, i Capeti non furono se non conti
-franchi, che si fecero re dei Franchi. E che avean eglino di comune
-con Carlomagno?
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<h2 id="cap8">CAPITOLO VIII.
-<span class="smaller">ULTIMO PERIODO DEI CAPITOLARI.</span></h2>
-</div>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-I capitolari legislativi. — Personalità delle leggi barbare, franche, saliche,
-ripensi, lombarde, visigote, romane. — Capitolare addizionale alle leggi saliche
-e ripensi. — Analisi del <i>Poliptico dell'abbate Irminone</i>. Giurisdizione dei conti
-e dei vescovi. Placiti degli scabini e dei centurioni. — Capitolari circa la milizia. — Forma
-delle dimande all'imperatore. — Rescritti. — Somiglianza e dissomiglianza
-tra i sinodi e i placiti. — Indole generale della legislazione di Carlomagno.
-</p>
-</div>
-
-<p class="yrs">
-800 — 814.
-</p>
-
-<p>
-I capitolari di Carlomagno non tutti derivano dal medesimo principio,
-nè tutti hanno il medesimo intento; alcuni, meramente domestici,
-non altro comprendono che l'amministrazione dei dominii regi, e si
-riferiscono alla disciplina, all'economia dei palazzi, delle tenute, delle
-colonie che compongono il reddito maggiore del principe; altri, che
-sanno di origine ecclesiastica, non sono che concilii nazionali deliberati
-dai vescovi, i quali attingon lo spirito loro dai principii generali
-<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span>
-della Chiesa; i più finalmente di essi capitolari mirano più specialmente
-a regolar la legge civile, vale a dire lo stato delle persone,
-leudi, uomini d'arme, coloni o servi che fossero; indi a stabilire la
-qualificazione delle proprietà, in allodio, benefizio o dominio, divenendo
-per siffatto modo, come se tu dicessi, il supplimento al codice
-d'ognuna di quelle barbare nazioni.
-</p>
-
-<p>
-Delle quali nazioni la maggior passione era quella di governarsi
-con le proprie leggi; niente v'era che affezionasse le persone al suolo,
-nè v'erano statuti o leggi territoriali, chè le popolazioni, correndo da
-un luogo in l'altro, seco portavan le leggi loro, nella guisa che gli
-antichi le are de' loro Dei. Il vasto impero di Carlomagno comprendeva
-popoli diversi, ognun de' quali aveva il suo diritto scritto; i
-Longobardi, le loro leggi particolari deliberate nelle diete di Pavia o
-di Milano; i Bavari, il codice teodosiano e il giustinianeo; i Salii e
-i Ripensi, quelle due grandi famiglie della gente franca, le loro
-leggi personali; i Romani ed i Sassoni invocavano essi pure una legislazione
-speciale, per modo che ognuno era governato secondo il
-proprio suo codice e diritto. La legislazione era, per così dire, a scelta
-di chi volea: e un uomo libero potea dichiararsi soggetto alla legge
-che a lui meglio tornasse; il diritto fra que' popoli era tutto personale,
-e il Franco, l'Alemanno, il Gallo, il Longobardo, il Romano, il leudo,
-il cherico, dir poteva: «Questa è la mia legge; io sto a questa, nè
-altra io ne voglio.»
-</p>
-
-<p>
-Se non che la mente di Carlomagno, sì alta era, e per conseguenza
-sì assoluta, da non sapersi tenere dal tentar una tal quale uniformità
-nella legislazione, e a questo intendono parecchi de' suoi capitolari,
-i cui statuti si applicano a tutti i sudditi dell'impero senza distinzione
-d'origine. Ma nello stato di sminuzzamento dei popoli barbari,
-superbi com'eran essi delle loro consuetudini, erculea fatica quella
-si era d'annodare in un medesimo tessuto, e coordinare tante leggi
-diverse e codici particolari; onde se i capitolari mirarono all'uniformità,
-a Carlomagno fu forza spesso d'avere anche rispetto ai codici
-di questa o quella nazione; di che son prova evidentissima i due
-capitolari da lui promulgati per appendice alla legge salica e alla
-ripense. Recano essi la data dell'anno terzo del suo regno in titolo
-d'imperatore, cioè dell'anno 803, dal palazzo di Francoforte, la residenza
-sua tutta germanica, e trattano specialmente della composizione,
-fondamento e principio d'espiazione per qualsivoglia delitto.
-«Qui hanno principio (così il testo) i capitolari che il signor nostro,
-Carlo imperatore, ha ordinato fossero aggiunti alla legge salica,
-l'anno di Nostro Signore Gesù Cristo 803, e terzo della
-sua esaltazione all'impero. Chi avrà ucciso il sottodiacono pagherà
-<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span>
-trecento soldi, quattrocento chi un diacono; per un prete se ne pagheranno
-seicento, per un vescovo novecento, quattrocento per un
-monaco;» e così via discorrendo altre taglie per la composizione. I
-quali statuti altrimenti non si dipartono dal principio fondamentale
-della legge salica, che stima la vita a prezzo di denaro; ogni delitto
-si sconta per componimento, ogni asilo è inviolabile; tale si è la
-massima sua, solo che Carlomagno si studia di accordar questo gran
-privilegio della legge salica con la polizia generale dell'impero, e
-perciò appunto ei non consente la composizione per delitti di troppo
-odiosa natura, e dice, continuando: «Se alcuno, per timore di cader
-in ischiavitù, uccida il padre, la madre, la zia, lo zio, il patrigno o
-qualunque altro de' suoi parenti, da cui sospetti poter essere ridotto
-in servitù, muoia, senz'altro, e i figli suoi, con tutta la sua famiglia,
-sieno schiavi; s'egli nega il fatto, sia sottomesso al giudizio di Dio
-per mezzo del ferro rovente, ecc.»
-</p>
-
-<p>
-In queste addizioni alla legge salica, Carlomagno entra nello spirito
-generale dei codici barbari, li rispetta nelle massime loro generali,
-che sono la composizione, l'asilo e la giurisdizione, solo ei fa di
-assoggettarle a certe restrizioni di polizia, a certe regole che più non
-ne consentano tutti gli abusi. Il medesimo spirito regna nelle giunte
-sue alla legge ripense, secondo codice dei Franchi<a class="tag" id="tag90" href="#note90">[90]</a>: «Se un uomo
-libero trafigge un altro uomo libero, l'ammenda sia di quindici soldi.
-Per un uomo del re, fiscale, ecclesiastico ch'egli sia, e per un
-leudo ucciso si paghino cento soldi<a class="tag" id="tag91" href="#note91">[91]</a>. Se un uomo sia impotente a
-pagare il suo debito, nè abbia chi stia pagatore per lui, darà sè
-stesso in pegno al suo creditore finchè questo sia pagato; o paghi
-soldi seicento, o giuri, e con essolui giurino dodici testimoni. Che
-se l'attore accettar non voglia il giuramento dei dodici, ed ei combatta
-contro il reo con la croce, lo scudo o il bastone ecc.»
-</p>
-
-<p>
-In tutti codesti articoli addizionali alle due grandi diramazioni
-della legislazione franca, Carlomagno rispetta la massima generale
-delta composizione, fondamento di tutte le leggi barbare, regolate
-sempre sullo stato delle persone e sulle lor condizioni. La composizione
-costituisce la gerarchia; se non che l'imperatore vi mesce qualche
-disposizione tolta dalle leggi romane e dalle consuetudini germaniche;
-<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span>
-v'introduce la pena di morte nei casi odiosi, la schiavitù per
-l'assassinio domestico, reminiscenza della legge giulia; conserva il
-diritto d'asilo, anche sotto il portico della chiesa, in contemplazione
-dei diritti canonici, ed ammette il giuramento, il combattimento singolare
-e le prove per via degli elementi. Ma non sia vero ch'ei
-muti lo spirito delle leggi antiche, chè, quantunque potentissimo,
-tanto di forza ei non avrebbe; egli s'inchina alle consuetudini stabilite;
-solo si studia di piegarle per metterle in accordo con la legislazione
-generale dell'impero suo, non volendo che queste leggi
-particolari ne turbino l'armonia. Lo stato delle persone e delle sostanze
-poco varia sotto Carlomagno; le dinastie cambiar possono sì,
-ma ciò che appartiene alla famiglia ed al suolo si perpetua; dalla
-composizione pur sempre risulta lo stato delle persone; l'ammenda più
-o men forte addita il grado; l'omicidio non è punito di morte, e il
-prezzo della composizione varia secondo l'uomo ucciso, leudo, vescovo,
-cherico, monaco, Franco, Gallo o Romano.
-</p>
-
-<p>
-In quanto alle terre, la feudalità regolare con la sua gerarchia non
-è altrimenti assoluta; ma ci son Franchi già che si raccomandano per
-gli allodii e benefizi, poi coloni, e servi, e uomini liberi. Le quali
-diverse qualità si scoprono nei diplomi e altri documenti contemporanei,
-il più proprio dei quali a ben apprendere lo stato delle
-persone e delle sostanze a' tempi carolini, si è il <i>Poliptico dell'abbate
-Irminone</i>, cioè il libro antico dei censi della badia di San
-Germano ai Prati, uno de' più ricchi monasteri di que' tempi medesimi.
-San Germano avea molto acquistato e molto avuto in dono
-da re, conti e donne pie; avea terre immense, ben coltivate e verdeggianti,
-ed i monaci suoi principalmente applicavansi all'irrigazione
-dei prati, che giacevano intorno alle torri della badia, d'onde
-il nome a lei di <i>pratensis</i>, antico al par della prima schiatta. San
-Germano possedeva venticinque grandi tenute, indicata ognuna con
-la voce latina <i>breve</i><a class="tag" id="tag92" href="#note92">[92]</a>, raccolte tutte intorno al monastero, o anche
-sparse qua e là dal Reno al mare. Se grande era la riputazione della
-badia, se l'arca de' suoi martiri risplendea di Voti, il monastero ne
-avea gran frutto, e i fedeli lo ricolmavan di doni. Le venticinque
-mense della badia erano abitate da coloni, liberi o servi, soggetti a
-<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span>
-canoni sì miti, ch'essi eran per loro un segno di vassallaggio, anzichè
-un pagamento di oneroso livello. Ecco qui appresso alcuni frammenti
-del gran libro dei censi della badia, da cui stanno per iscaturire
-i tempi antichi, con la famiglia, il suolo, la proprietà, tutto ciò in
-somma che costituisce la società intera; e badisi ch'egli è un libro
-dell'ottavo o del nono secolo. «Godeboldo, colono di San Germano,
-ha due figliuoli, l'un di nome Godelildo, l'altro Amaltrude, tiene
-una mensa ingenua, e paga due moggia di vino, tre galline e quindici
-uova all'anno. Valate, colono, e la moglie sua Framengilda, con
-due figliuoli, hanno anch'essi una mensa ingenua, e pagano similmente
-due moggia di vino, tre galline e quindici uova.» Volete saper
-ora la condizion dello schiavo? «Eureboldo, servo di San Germano,
-che tiene a livello una terra lavoratía, pagar deve un pollastro
-e cinque uova per settimana. Siclebolda, serva, che ha cinque bunaria
-di terra e un aripenno di vigna dar dee quattro misure di frumento.
-Adremaro, ligio di San Germano, che tiene un binario di terra
-lavoratía, un aripenno di vigna ed uno e mezzo di prato, pagar ne
-deve due misure.»
-</p>
-
-<p>
-La più curiosa delle indicazioni che porge il libro dei censi di San
-Germano si riferisce alla gran tenuta di Palaiseau o Palazzuolo, una
-delle più belle possessioni della badia, che, consacrata al patrocinio
-di san Martino, aveva un maniero dominicale o feudale, con una gran
-masseria e tutte le sue pertinenze. Dividevasi questa tenuta in colti
-dell'estensione di duecento ottantasette binari, dove seminar si potevano
-mille cinquecento moggia di frumento; ci avean cento ventisette
-aripenni (parola d'onde venne il nostro <i>arpent</i>) di vigneto, che dar
-poteva ottocento moggia di vino; cento aripenni di prato, da cui
-raccoglier potevansi cento cinquanta carra di fieno; bosco abbastanza
-per pascere un centinaio di verri; tre mulini da grano, il cui censo
-sommar poteva a centocinquantaquattro misure; una chiesa ben fabbricata
-e sei albergherie. In quest'ampia colonia moltissimi eran gli
-uomini della badia, soggetti ad un dolcissimo reggimento e ad un
-vassallaggio de' più benigni, siccome il censo di Palazzuolo dimostra.
-Valafredo, colono, con sua moglie Eudimia e due figliuoli, godevan
-di due mense ingenue, senz'altro canone che un bue, quattro danai,
-due moggia di vino, una pecora col suo agnello, e con l'obbligo di
-coltivar l'inverno quattro ternature di terra, di soddisfare alle servitù
-rusticali<a class="tag" id="tag94" href="#note94">[94]</a>, di far le vetture e di dar oltracciò all'abbate tre pollastri
-e quindici uova.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span>
-</p>
-
-<p>
-Grande è l'ordine che regna nell'azienda di tutti quegli poderi abbaziali,
-ed il <i>Poliptico d'Irminone</i> offre in fatto di amministrazione
-un modello di regolarità e d'esattezza; tutto ivi è notato con minuta
-scrupolosità; fatto cenno d'ogni uovo nella partita di dare e avere,
-contato ogni pollo. Quest'azienda domestica del monastero ci ricorda
-l'amplissimo e minutissimo capitolare di Carlomagno intorno all'amministrazione
-delle mense reali, a que' giorni il reddito più netto del
-patrimonio regio; nè punto è da maravigliare che i cartolari regi o
-abbaziali ne trattino sì specialmente, chè questo era per essi il libro
-del tesoro. Nel curioso frammento intitolato: <i>Breve saggio delle cose
-fiscali di Carlomagno</i><a class="tag" id="tag95" href="#note95">[95]</a>, trovasi pure un documento che comprova
-con qual diligenza venisse registrato tutto ciò che si apparteneva al
-regio demanio. I <i>missi dominici</i> avean fra l'altre anche questa soprintendenza
-nei viaggi loro amministrativi, e in certa visita ch'ei
-fecero nella badia di Stephanswert, sulla Mosa, distesero un minutissimo
-ed esattissimo inventario di quanto avean veduto nella chiesa e
-nella mensa regia. «Noi abbiam trovato, ivi dicono, un altar d'oro
-e d'argento, con reliquario indorato ed ornato di pietre preziose e
-di cristallo, una crocetta con lamine d'argento, con altre croci ancora,
-alcune corone, alcune palle di cristallo e due calici d'argento.» E
-tutte queste cose preziose eran dai messi regi stimate e pesate, affinchè
-nulla ne fosse trafugato, e con esse inventariavasi, volume per volume,
-la biblioteca<a class="tag" id="tag96" href="#note96">[96]</a>, e così le vesti e i paramenti. Indi i messi regi
-passavano ai poderi, e vi numeravano gli agnelli, le pecore, i buoi,
-e con diligente e sottile fiscalità facevano il conto dei canoni e livelli.
-Che se insorgeva qualche quistione sulla natura e sul diritto
-della proprietà, facevansi in tal caso di grandi inquisizioni intorno
-all'origine del diritto, e s'interrogavano gli anziani del luogo, e
-dopo siffatte inquisizioni i messi regi sentenziavano sui diritti del
-fisco e dei particolari, la voce pubblica e la testimonianza dei vecchi
-stando per prova dell'usucapione e del possesso.
-</p>
-
-<p>
-Da questi antichi documenti della storia resulta dunque che i più
-de' censi o redditi degli stabili si pagavano in derrate; per moggia
-di vino, misure di frumento, polli nelle grandi solennità, uova, pesce
-del vivaio, ed oltracciò pochi soldi o danai pagati annualmente dal
-colono. In queste grandi tenute ciascuno esercitava la sua professione;
-ci eran de' coloni che possedevano un mulino, de' servi fabbri ferrai,
-de' carpentieri, degli operai in ogni maniera d'arti meccaniche; tutto
-<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span>
-facevasi in quelle monastiche colonie, il panno, il bigello, le vestimenta
-per tutti, e meglio che tenute e casali, erano città e industri borgate.
-Nessuna imposta pagavasi, oltre la decima in derrate, e la servitù era sì
-lieve, che non pochi possessori di allodii si davano per pietà o per
-interesse al monastero. Validissimo era in fatti il patrocinio della
-Chiesa; nè però sosteneva che un cristiano ricomperato dal sangue
-di Gesù Cristo rimanesse schiavo, che anzi frequentissime eran le manumissioni
-nelle basiliche, appiè degli altari<a class="tag" id="tag97" href="#note97">[97]</a>, e l'abbate era contentissimo
-ogni volta che, parato della sua cappa, e col baston pastorale
-in mano, pronunziar potea, dopo la messa, quelle parole:
-«Isemberto, ovvero Igonaldo, tu se' libero, e da servo, divenuto colono
-della badia.»
-</p>
-
-<p>
-Il maggiore e più stringente obbligo della proprietà sotto il secondo
-lignaggio era il servizio militare: chi possedea qualche brano
-del territorio era tenuto difenderlo, nè ci era pur un uomo libero, possessore
-di benefizi, che accorrer non dovesse sotto le insegne al bando del
-caposignore. Il maggior documento che si abbia intorno al servizio militare
-a quei tempi, si è un capitolare di Carlomagno, in cui esso è regolato
-con inesorabile severità, poichè il militare servizio era la legge
-dei benefizi e il fondamento della costituzione dei Franchi. Il qual
-capitolare fu da lui dato il settimo anno del regno suo come imperatore,
-dal palazzo d'Aquisgrana, nel tempo cioè che finite ancor non
-erano le guerre più sanguinose, e che all'impero sovrastava qualche
-potente irruzione degli Unni, o altro impeto dei Barbari. Al quale
-improvviso e tremendo pericolo ovviar si dovea con gran forza; e
-però l'imperatore comanda che: «Chiunque possiede benefizi muova
-contro il nemico. Ogni uomo libero che possegga cinque mense, dee
-venire alla nostra convocazione, e così chi ne abbia quattro o anche
-tre sole<a class="tag" id="tag98" href="#note98">[98]</a>. Di due uomini, possessore ciascuno di due mense, l'uno
-dovrà marciare contro il nemico; se due uomini parimenti, l'un sia
-possessore di due mense, l'altro di una sola, si uniscano insieme per
-aiutarsi scambievolmente, e parta colui che il potrà fare con maggiore
-vantaggio. Coloro che non posseggono più d'una mensa s'accompagneranno
-a tre a tre, e a sei a sei quelli che la metà d'una mensa,
-e uno parta. Gli altri poveri tanto, che l'aver loro non ecceda il valore
-di cinque soldi, faran che parta il sesto fra essi, a cui si daranno
-cinque soldi. A niuno è lecito abbandonare in guerra il suo
-<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span>
-signore. Tutti i nostri fidi conti si apparecchin dunque, il meglio
-che possano, alla guerra, con loro uomini, carri e donativi, per venire
-al nostro placito. I nostri <i>messi</i> stieno con l'occhio aperto sovra
-ciascuno dei nostri vassalli, e ad essi comandino, in nostro nome,
-di venire al nostro placito coi loro uomini e carri, si che tutti abbiano
-a seguirci, senza che alcuno rimanga indietro, e si trovino raccolti
-al Reno pel mese d'agosto: così ordinando noi, all'uopo che anche
-quei che dimoramo oltre la Senna, eseguir possano i comandi nostri.
-Noi vogliamo e ordiniamo ancora che i conti non interrompano i
-loro placiti, e non ne accorcino il tempo per darsi alla caccia o ad
-altri passatempi. Se ci sia bisogno d'aiuto ai confini della Spagna
-o del paese degli Avari, facciasi marciare un Sassone ogni sei, e se
-questo avvenga sulle frontiere della Boemia, uno ogni tre; tutti poi
-prenderanno le armi a difendere il paese contro gli Slavi Sorabi. È
-voler nostro che tutti i conti e vassalli nostri, e possessori dei benefizi,
-e gli uomini a cavallo del paese de' Frisoni, convengano al nostro
-placito. Quanto ai poverissimi, un solo ogni sette sarà obbligato
-di venir bene in armi, come sopra.»
-</p>
-
-<p>
-Tanto rigore nel militare servigio mostrando il pericolo imminente
-di qualche grande invasione, ci pare di dover riferire questo capitolare
-al tempo che i Barbari, con fiero sollevamento, minacciaron di
-tremenda rappresaglia l'impero. Carlomagno torna qualch'anno appresso
-alla milizia, e la viene imponendo e regolando, pur sempre
-con la medesima severità, chè da quello viene ogni diritto e
-potenza sua. Il servizio militare, imposto si strettamente da Carlomagno,
-era l'essenzial condizione del possedere. In una società in fatti,
-che abbia la conquista per legge, è d'uopo che quanti partecipano
-dei profitti del possedere, sieno presti sempre a difendere la costituzione
-del paese. Il secondo degli obblighi imposti a tutti coloro che
-possedevano, si era quello della giurisdizione; cioè ad ogni leudo o
-libero colono di comparire innanzi al placito del conte ogni volta che
-chiamato vi fosse, o come giurato, o come scabino, o come <i>rachimburgo</i>,
-o come centurione<a class="tag" id="tag99" href="#note99">[99]</a>. Il placito o l'udienza del conte era la
-giurisdizion comune e consueta; i messi regi teneano assise e udienze
-passeggere; i conti, tribunali stabili e permanenti. In questi così
-fatti placiti sentenziavansi le quistioni tutte intorno ai beni e alle
-persone, ciascuna delle parti era giudicata secondo la sua propria
-legge, e alcuna volta secondo gli statuti del luogo. La Chiesa sola
-<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span>
-avea giurisdizione universale e assoluta, procedente dai concilii. Il
-placito del conte tenevasi a certi tempi dell'anno, nè alcun dei citati
-poteva cansarsi dal comparire; le cause sulle persone e sugli averi
-venivano giudicate sulla dichiarazione degli scabini, dei giurati,
-dei giudici, dei vicari, dei centurioni, tutti eletti a voce di popolo;
-nessuna distinzione a quei tempi ci avea, nessuna classificazione nelle
-magistrature che sentenziavano intorno alle sostanze o alle persone;
-chè anzi i medesimi magistrati esercitavano promiscuamente gli ufizi
-municipali e giudiziari, sotto il nome di buoni uomini, di savi, di
-giurati e di scabini.
-</p>
-
-<p>
-Il popolo attivo, sotto il lignaggio carlingo, è in ogni luogo, ed
-il consenso suo è necessario nella promulgazione delle leggi; ma,
-come detto è, per questo popolo intender si vuole i leudi, i conti, i
-vescovi, i cherici, i Franchi. Il vasto ordinamento de' capitolari, appunto
-ha suo compimento nel chiudersi dell'impero di Carlomagno,
-il quale, benchè spossato e malaticcio, nè altiero più di quello spirito
-che atterriva col solo sguardo, pure dà opera a nuove leggi pe' Franchi;
-liberi son questi ultimi e grandi, ed è bisogno di capitolari che
-li distinguan dagli altri popoli che ubbidiscono all'imperatore. «Carlo
-augusto e serenissimo imperatore<a class="tag" id="tag100" href="#note100">[100]</a>, coronato da Dio, grande e pacifico,
-col consiglio e consenso de' vescovi, abbati, conti, duchi e di
-tutti i fedeli della Chiesa cristiana, ha stabilito i seguenti capitolari,
-risedendo nel suo palazzo, e conformandosi: alla legge salica, romana
-e <i>gombeta</i><a class="tag" id="tag101" href="#note101">[101]</a>, affinchè ognuno de' sudditi suoi si conduca secondo
-questi ordini segnati di sua mano, e sia sollecito di porli ad esecuzione.»
-E seguitando, viene in questo capitolare, imponendo vari doveri ai
-vescovi pel buon reggimento delle loro diocesi; e così a quelli che
-godono benefizi, e al vicario o centurione, raccomanda d'essere attento
-ad incamerare le eredità vacanti, e nota quelle che si devolvono senz'altro,
-al fisco, e quell'altre, di cui solo esso ha ragione a una parte;
-poi ricorda ai vicari il dovere di tener uomini che dien la caccia ai
-lupi, con alcune immunità e rimunerazioni a questi uomini; poi tocca
-di varie provisioni della milizia e della guerra; ingiunge alcuni obblighi
-ai conti ed altri ai loro vassalli; accenna i doveri dei guardaboschi;
-assegna le qualità che aver debbono i coloni delle sue
-tenute; ordina di condurre abitanti nelle foreste dove siano residenze
-reali, di farvi orti e vigneti, di stirparne il bosco, sì che il podere diventi
-sempre migliore<a class="tag" id="tag102" href="#note102">[102]</a>; comanda che si dia lana e lino da lavorare
-<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span>
-alle donne che servono nelle sue case, e finisce confermando il diritto
-di guerra privata, quello che durò più a lungo di tutti fra i posteri,
-con le seguenti parole: «Se alcuno de' nostri fedeli combatter voglia
-un suo nemico, chiami seco a dargli aiuto un de' pari suoi, e se questi
-ricusa o si mostri renitente, gli sia tolto il suo benefizio, per darlo
-a chi si sarà serbato fedele.»
-</p>
-
-<p>
-Quest'ampia legislazione reca la data dell'ultimo anno di Carlomagno,
-ed è appunto in mezzo all'ultima infermità sua, al dileguarsi
-della vita, ch'ei riprende l'antico vigor suo per promulgare questa
-lunga serie di leggi, che regolano i doveri dei Franchi. Al mese di
-settembre dell'anno 813, tiene un placito o tribunale di giustizia nella
-prediletta sua città d'Aquisgrana, e di consentimento de' suoi fedeli,
-vi promulga gli ultimi suoi capitolari. «Sia noto a tutti (così ivi è
-detto) che noi pure seguiamo le leggi comuni agli altri Franchi, in
-quanto concerne alle cause ecclesiastiche e dei servi di Dio. Chi uccide
-un Franco, paghi seicento soldi all'erario regio, e soldi duecento di
-risarcimento. Chi uccide un uomo libero, paghi duecento soldi, ed un
-terzo di soprappiù al re. Chi ucciderà un lido<a class="tag" id="tag103" href="#note103">[103]</a>, darà cento soldi ed
-un terzo di soprappiù al re<a class="tag" id="tag104" href="#note104">[104]</a>. Chi ucciderà uno schiavo, darà soldi
-cinquanta ed un terzo di soprappiù al re. Chi ucciderà un conte nel
-suo contado, o un messo regio nell'esercizio della sua legazione, pagherà
-un'ammenda triplice in correlazione con la condizion dell'ucciso.
-Chi ucciderà un vagabondo, pagherà al re soldi cinquanta. Se
-alcuno sostenga che un uomo libero è suo servo, quest'ultimo giuri,
-insiem con dodici suoi prossimani, sulle reliquie dei santi, ch'egli è
-libero, o altrimenti si assogetti alla servitù. Chi vuole emancipare un
-servo con la manumissione, il conduca alla chiesa, ed ivi gli conceda
-la libertà. Chi fu fatto libero con una scritta o in altro modo, ripari
-nei poderi del re, nè sia più servo di chi l'ha affrancato. L'uomo emancipato
-per una scritta è libero come qualunque altro Franco, e s'egli abbia
-bisogno di protezione, la dimandi a tutt'altro signore, che a quello
-da cui ebbe la libertà. Chiunque assale un Franco, senza ch'egli abbia
-fatto fallo, pagherà dodici soldi e tre all'erario regio. Chi avrà preso un
-Franco pe' capegli, pagherà dodici soldi e quattro all'erario regio;
-<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span>
-(i capelli biondi e ondeggianti sugli omeri al Franco eran l'insegna della
-libertà). Chi gli avrà fatto perder sangue senza colpa sua, darà dodici
-soldi e quattro all'erario. Chi manometta il patrimonio d'un Franco,
-pagherà sei soldi, e quattro all'erario. Ad un uom libero si daranno a
-risarcimento soldi otto e quattro all'erario; ad un lido, quattro
-soldi e altrettanti all'erario; ad un servo due soldi e quattro all'erario.»
-Poi viene a stabilire le diverse ammende o multe pe' rubamenti
-e altre per disobbedienza a certi ordini superiori, e termina col
-seguente statuto: «Se un Franco, ha due figliuoli maschi, e li lasci
-eredi delle sue foreste, delle sue terre, de' suoi schiavi e delle sue
-greggie, le figlie pure sieno eredi della madre.» Tale si è la regola
-della legge salica: la parte ha da essere uguale tra fratello e sorella;
-la figlia è chiamata a succeder nel feudo; tutti i figli d'un medesimo
-padre hanno egual diritto all'eredità sua, fosse pure d'una corona.
-</p>
-
-<p>
-Quest'ultimo capitolare, quasi unicamente destinato alla legislazione
-dei Franchi, sembra opera d'un'assemblea, in cui i conti e i
-vescovi di questa nazione abbiano avuto maggior parte che altri. Carlomagno
-siede nel suo palazzo d'Aquisgrana, una delle città d'Austrasia,
-primo nido dei Carolingi: i Bavari e i Sassoni, domati dalla
-conquista, son due famiglie germaniche che a Carlomagno oramai appartengono
-per diritto d'alta signoria; ond'è che affievolito, l'imperatore,
-vuol farsi appoggio dei Franchi, de' suoi più valenti guerrieri,
-de' suoi leudi più fidi, quindi è largo con essi di concessioni;
-l'intento suo è di perpetuare la corona nella propria famiglia, d'assieparla
-di conti e di vescovi franchi, e pensa quindi ad ampliar la legge
-salica e la ripense, e a porvi alquanto più d'ordine e d'unità. Tale si
-è tutta la cura degli ultimi anni suoi. Ora si vuol ripigliar questo
-scorcio dell'imperial sua vita, e veder quale fu il suo lignaggio, e
-che fine avessero le sue testamentarie predisposizioni in quell'impero
-da lui con tante cure e fatiche fondato.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span>
-</p>
-
-<h2 id="cap9">CAPITOLO IX.
-<span class="smaller">FAMIGLIA DI CARLOMAGNO E GLI ULTIMI TRE ANNI DELLA SUA VITA.</span></h2>
-</div>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-Mogli di Carlomagno. — Imeltruda. — Desiderata o Ermengarda. — Ildegarda. — Fastrada. — Luitgarda. — Figli. — Pipino
-soprannominato il <i>Gobbo</i>. — Congiura
-di lui contro il padre. — Carlo. — Pipino re d'Italia. — Lodovico re
-d'Aquitania. — Figlie. — Altre figliuole. — Emma e la leggenda di Eginardo. — Ultimi
-anni di Carlomagno. — Sua stanza in Aquisgrana. — Accordo con gli
-Schiavoni e i Danesi. — Testamento di Carlomagno. — Spartizion dell'impero. — Suoi
-patimenti. — Sua morte. — Considerasi il modo suo di governo. — Forza
-e debolezza dell'impero.
-</p>
-</div>
-
-<p class="yrs">
-768 — 814.
-</p>
-
-<p>
-I cronisti religiosi, custodi della castità del tetto domestico, acconciaron
-la vita di Carlomagno in modo da schierare per ordine di
-tempi le mogli che l'imperatore si tenne in casa dorante il lungo
-suo regno. Eglino non si attentaron di dire che questo principe di
-vigorosa natura e d'ardenti e robuste passioni, ebbe sei o sette mogli
-ad un tempo, alla maniera degli Austrasii, venuti dalle rive del Reno
-e dell'Elba; ma la storia, solenne e veridica, non ammette punto siffatte
-reticenze e distinzioni: no, Carlomagno non ebbe rispetto mai all'unità
-del matrimonio. La prima sposa sua, dai Benedettini vituperata col
-nome di concubina, chiamavasi Imeltruda o Imiltrude, d'ignota origine,
-che abitò i palazzi d'Aquisgrana e di Magonza, seguì Carlomagno
-nella prima sua spedizione, e gli porse un figlio di nome Pipino e di
-soprannome il <i>Gobbo</i>. Ella viveva tuttavia quando Carlomagno sposò
-Desiderata o Ermengarda, figlia di Desiderio re dei Longobardi, la
-quale ei non tenne seco che un anno appena. Eginardo stesso non
-sa spiegar questo procedere del suo signore. Perchè ripudiare Ermengarda?
-Il monaco di San Gallo ne adduce a motivo: «ch'essa era
-incapace a procreare figliuoli.» Anche Adalardo, pronipote di Pipino
-ed un dei leudi della corte, insorge contro questo divorzio in certa
-sua lettera di singolar caldezza, nè sa comprendere qual cagione
-<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span>
-abbia potuto far cacciare una sposa sì bella e pudica. «Ildegarda, la
-terza moglie, usciva d'una illustre casa di Svevia, e moltissime sono
-le pie fondazioni che si riconoscono da questa nobile Alemanna, la
-quale, vissuta undici anni sposa castissima e in dolce unione col suo
-potente signore<a class="tag" id="tag106" href="#note106">[106]</a>, morì, e Paolo diacono, a quei giorni vescovo di
-Metz, le scrisse l'epitafio.» Carlomagno condusse indi in moglie Fastrada,
-figliuola del conte Rodolfo, Franco di nazione, e fu colei che
-ebbe maggior impero d'ogni altra sull'animo del consorte; per lei
-furon composte le litanie nelle quali pregasi per l'imperatore e i
-<i>sacratissimi</i> suoi figli, Carlo, Pipino e Lodovico<a class="tag" id="tag107" href="#note107">[107]</a>. Di questo modo
-l'imperatore ebbe una moglie lombarda, una germanica ed una franca,
-quasi a conformarsi e corrispondere alle tre maggiori nazioni da
-lui governate. Finalmente, al fianco suo, nei palazzi d'Aquisgrana, di
-Liegi e di Francoforte, regnar fece Luitgarda, la quale morì poi nel
-monastero di San Martino di Tours<a class="tag" id="tag108" href="#note108">[108]</a>. Le quali spose vissero simultaneamente
-in nodo coniugale con Carlomagno, nè dice giusto chi le
-fa l'una all'altra succedere, chè l'imperatore, a par de' suoi conti e
-leudi, prendeva e lasciava una povera donna, come la sua pelle di
-lontra o il suo manto di porpora delle corti plenarie.
-</p>
-
-<p>
-Dall'union sua con Imeltruda Carlomagno ebbe, com'è detto, Pipino
-il Gobbo, suo primo nato, che da fanciullo era bellissimo di
-volto, e avea bionda la capigliatura, e nobile e gentil guardo che
-bene additava l'origine sua, ma era mal fatto della persona e tutto
-rattratto. Intrepido com'era costui di natura e operosissimo, si diede
-ad audacissime imprese, e paventando di non avere la parte sua della
-paterna eredità, tramò una congiura contro il padre. Ritornando
-questi dalle sue guerre di Pannonia, era venuto per passar l'inverno
-in Baviera, quando seppe di questa cospirazione del figlio con alcuni
-grandi della sua corte, per usurpargli la corona e partecipar del retaggio;
-e avendo bisogno di far rispettare l'ancor contrastata podestà
-sua, sì da non poter lasciare impunito un tanto attentato.
-Pipino fu raso in una corte plenaria e costretto ad abbracciare lo
-stato monastico nel convento di Prumia, intantochè i suoi complici,
-condannati all'esilio, aveano abbacinati gli occhi nella forma
-che usavasi alla corte di Costantinopoli, poichè le costumanze di Bisanzio
-già si diffondevano per le corti d'Occidente, e ci aveano rivoluzioni
-di palazzo e crudeltà di eunuchi, nè il cavar gli occhi ad un
-leudo era punto negli usi dei Franchi.
-</p>
-
-<p>
-Il gran lignaggio di Carlomagno non si attenne quindi più che a
-<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span>
-tre figli, i quali, tutti e tre da lui fatti compagni nell'opera sua, lo
-assecondarono nello svolgimento dei politici suoi pensamenti. Il maggiore
-fu quel Carlo o Carlotto di cui parlano le croniche e i romanzi
-cavallereschi, degno e forte appoggio di Carlomagno, benchè i baroni
-si studiassero di renderlo spregevole e odioso appunto perchè
-egli era il figliuolo ben amato del loro signore. Ebbe corta ma operosissima
-vita, e alcuni documenti il fanno figliuolo d'Ildegarda, mentre
-altri dicono che ei fu bastardo e parto di concubina. Egli era nato
-nell'anno 772, nè era giunto ancora all'anno suo dodicesimo, che già
-seguiva il padre nella guerra contro i Sassoni; il che era per quei
-giovani Franchi un dovere; dopo la prima educazione, la guerra, nè
-ci avea scusa d'età. Or questo giovinetto seppe farsi glorioso di
-buon'ora, poichè posto a capitano d'una schiera d'Austrasii, ch'ei
-guidava in persona, ruppe i Sassoni in battaglia, dopo di che egli
-sparisce per cinque anni dai campi militari, nè le croniche altro più
-parlan di lui, se non colà dove accennano che fu da suo padre mandato
-a reggere i popoli del Maine. A qual ragione gli fu confidato
-questo governo? Doveva egli re essere o duca? E in quei tempi di
-confusione che le dignità non aveano ancora lor grado distinto, duca
-o re non significava egualmente conduttore d'eserciti? «Spesso, dicono
-i Benedettini, le provincie e i ducati dipendenti dalla corona
-pigliano il nome di regni, e <i>regno</i> è usato altresì a significare un
-semplice ducato.» La podestà del duca era di que' giorni amplissima.
-«Noi ti confidiamo questo ducato affinchè tu mantenga la disciplina
-nel soldati e la sicurtà sulle frontiere.» Laonde, poco importa sapere
-se il figliuol beniamino di Carlomagno fu re o duca; basti ch'ei governò
-le provincie del miluogo, l'antica Neustria, siccome evidentemente
-si pare.
-</p>
-
-<p>
-Poi ritorna in campo il giovine Carlo, al fianco sempre del padre
-nelle guerre contro gli Unni, in Baviera, in Sassonia, con questo accomunando
-i riposi delle corti plenarie e le fatiche del campo, sempre
-il più caro de' figliuoli suoi, e accompagnalo a Roma quand'ei va
-ad assumervi la corona imperiale; ivi dal pontefice è consacrato re, a
-quel modo che il padre suo è consacrato imperatore; e d'indi in poi
-il giovine piglia quel titolo, e gli scrivono: «All'illustrissimo, onorevolissimo
-e nobilissimo Carlo il giovane.» Alcuino, in una delle
-sue epistole, gli dice: «Ho udito che il papa, di consentimento di
-Carlomagno, vi ha confidato il titolo di re, ponendovi in fronte la
-corona, insegna di questa dignità, e io mi congratulo assai dell'onore
-che vi procaccia siffatto titolo non solo, ma e della podestà che
-l'accompagna.» Teodolfo, vescovo d'Orleans, anch'ei gl'indirizza
-versi di lode: in tutte le grandi spedizioni è parola del giovine Carlo:
-<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span>
-egli è deputato a venire incontro a papa Leone<a class="tag" id="tag109" href="#note109">[109]</a>; e Alcuino, il
-gran consigliere della famiglia carolina, di nuovo gli scrive: «Abbiate
-per fedeli e leudi vostri uomini saggi, accorti, pii, timorati di Dio,
-che si lascin governare dalla giustizia e dalla verità, non dalla cupidigia...
-Nè lasciate che la dignità vostra sia macchiata dalle inique
-azioni dei malvagi, che abusar vorrebbero del vostro nome.» I quali
-consigli danno necessariamente a supporre che al giovin Carlo fosse
-effettivamente commesso il governo d'uno Stato, e che il nome di re
-in lui non fosse altrimenti un semplice titolo d'onore. Carlotto muove
-da ultimo contro gli Slavi, e capitanando, sotto il supremo comando
-dell'imperatore, gli Austrasii, fa rizzar castelli e fortezze sull'Elba, nè
-mai depone l'armi se non alla morte sua che avvien tre anni prima
-di quella del padre.
-</p>
-
-<p>
-Tale si fu la vita di Carlo, il primogenito dei figliuoli di Carlomagno,
-almeno per quanto ritrar si può dai diplomi e dalle croniche. Già
-dissi più sopra che le canzoni eroiche gli diedero altro destino. Innanzi
-tratto, secondo esse, Carlo, come parto ch'egli è della nobile
-Ildegarda, non è altrimenti figlio legittimo di Carlomagno, ma bastardo;
-il quale troppo soggetto è, troppo ubbidiente, da far che i trovieri,
-rappresentanti come sono del genio riottoso e contumace dei grandi
-vassalli di Francia, contro di non lui si sollevino; e però alcuni
-di loro lo fanno un dappoco, altri un traditore e un ribaldo, a cui il
-padre perdona ogni sorta di capricci e di gofferie. A udir costoro,
-egli oltraggia i più prodi fra i paladini, egli è in dispregio appo
-tutti nelle corti plenarie, egli è come un altro Ganalone di Maganza
-infido al pari di lui, se non che meno scaltro, e per giunta un accattabrighe,
-a segno che egli punge Rinaldo di Montalbano, chiamandolo
-figlio di putta, onde questi gli fracassa il cranio con un colpo
-di scacchiere.
-</p>
-
-<p>
-Pipino, il secondogenito dei figliuoli dell'imperatore, nasceva cinque
-anni dopo Carlo, e al dir della cronica, da una madre medesima,
-Ildegarda, e la vita sua fu operosa al par di quella del fratello. Tutti
-i figli del grande imperatore avean titolo di nobilissimo, e il meritavano
-per le gloriose opere loro. Pipino incomincia la vita sua militare
-più giovinetto ancora di Carlo, e già re d'Italia a quattr'anni
-d'età, ei muove agli undici contro gli Avari, accompagnato dal conte
-Berlinghieri o Berengario, datogli a guida dal padre suo; d'onde si
-vede come questi giovani di razza germanica esser dovean forti per
-tempo. Tre anni dopo Pipino trovasi nel ducato di Benevento, e
-di colà il padre suo gli commette le spedizioni in Pannonia, sulla
-<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span>
-Drava e sul Danubio, fortunatissimo in tutte; e già vedemmo dalle
-croniche celebrato il ricco bottino da lui preso agli Unni e recato
-alla corte plenaria di Aquisgrana. Giunto all'età di ventun anno, il
-vediam governare il regno d'Italia; se non che il padre, poco di lui
-soddisfatto, e temendo per avventura di non lasciare ai figli suoi troppo
-libero il freno, gli dà una guida in Adalardo, abbate di Corbeia; e
-l'animoso principe, degno di sì gran genitore, si travaglia in continue
-guerre di terra e di mare; caccia in persona i Saracini dall'isola di
-Corsica, e batte i Veneziani per modo che quei mercatanti repubblicani
-sono costretti riparare in Rialto, l'isola ridente e incantata cui
-l'Adriatico bagna co' flutti suoi, finchè la morte viene a rapirlo in
-età di soli trentaquattr'anni.
-</p>
-
-<p>
-Altro figliuolo adunque non rimane a Carlomagno, che Lodovico
-il re d'Aquitania, il principe meridionale, la cui vita militare comincia
-al vestir la toga virile. Infatti noi vediamo quest'ultimo de' suoi
-figli far solennemente nell'anno 791, tredicesimo dell'età sua, il primo
-suo militar tirocinio nella guerra al Danubio sotto il comando del re
-suo padre, poi volar di colà in Aquitania, farvi leva d'un esercito, e
-condurlo in Italia ad aiuto di suo fratello Pipino. Ecco dunque tre
-figli che tutti e tre, fanciulli ancora, si cacciano in mezzo alle battaglie,
-siccome richiede il dover loro, chè a voler comandare ai Franchi
-è d'uopo sprezzare ogni sorta di pericoli. Ben vede Carlomagno che
-eglino esser deggiono i suoi luogotenenti naturali, i partecipi del
-pensier suo, ma pur li fa sopravvedere, ed ombroso dell'indipendenza
-loro, gli affida a tutori, li fa seguir passo per passo dai conti franchi,
-gl'indirizza con lettere continue, nè li lascia far cosa di rilievo
-senza consiglio o comando suo. In certi casi anche disapprova il
-fatto da loro, e ad essi scrive in termini duri e imperativi. Lodovico,
-esempigrazia, ha nominato un conte che non gli garba, ed ei lo
-cassa. Pipino non si conduce a senno suo, e gli pone addosso un
-tutore; un'altra volta, scontento del modo in cui Lodovico amministra
-le finanze del regno d'Aquitania, vi manda suoi commessarii
-a ricoverare i beni del fisco. Un diploma del 795 ci porge un altro
-esempio dell'autorità che Carlomagno esercitava negli Stati de' suoi
-figliuoli; da quello apparendo che un Franco, a cui Lodovico re d'Aquitania
-avea donato certa terra da coltivare nel proprio reame, fu
-obbligato di ottener la confermazione del dono da Carlomagno stesso,
-che gliela concesse ad istanza del re suo figliuolo. Ed in ogni cosa
-si vede questa soprantendenza dell'imperatore sul governo de' suoi,
-chè tutte le menti supreme son così fatte, concetto ch'esse abbiano
-qualche gran disegno, raro accolgono i consigli, nè mai le opposizioni
-degli altri, e se taluno esce dal cerchio delle idee da loro
-<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span>
-segnato, lo sterminano; se alcuna volontà si attraversa alla loro, la
-scrollano. Ogni grande intelletto altro non vuol che strumenti, nè sostiene
-uguali e molto men superiori.
-</p>
-
-<p>
-Le figlie dell'imperatore furono in maggior numero che i figli maschi.
-Abitavan elle ne' suoi palazzi, sotto gli occhi suoi, e sempre ei
-si mostrò tenerissimo verso di queste fanciulle, alle quali le croniche
-danno i seguenti nomi: Rotrude, che fu per pochi dì fidanzata all'imperatore
-Costantino Porfirogenito, e poi maritata a Roricone, conte
-del Maine; Berta<a class="tag" id="tag110" href="#note110">[110]</a>, la seconda, che fu sposa ad Angilberto; dopo di
-queste si trovano nelle carte i nomi di Teodala e d'Eltruda, figlie pur
-esse di Carlomagno, e abbadessa l'una d'Argenteuil, l'altra di Marmoutier<a class="tag" id="tag111" href="#note111">[111]</a>.
-Ma la più famosa tra queste figliuole, colei che lasciò lunghe
-tracce nelle memorie dei leggendari, si fu Imma o Emma, che
-dalla tradizione si dà per amante e consorte a Eginardo, lo storico, il
-cancelliere di Carlomagno, che diligentissimo raccolse ogni minimo
-fatto del suo signore. Il racconto di questa patetica leggenda trovasi
-appunto nella cronica del monastero di Lauresheim, pia fondazione
-di Eginardo, posta nella diocesi di Vormazia, in mezzo alle dilettose
-e amene montagne d'Eidelberga, dove religiosamente serbavasi quanto
-render potea cara al popolo la memoria del suo fondatore.
-</p>
-
-<p>
-Ecco ora la tenera storia della leggenda di Emma<a class="tag" id="tag112" href="#note112">[112]</a> e d'Eginardo,
-tal quale dalla cronica è riferita: «Eginardo, arcicappellano e segretario
-di Carlo imperatore, siccome colui che onoratissimamente esercitava
-l'ufizio suo in corte, era da tutti ben voluto, ma sopra tutto
-dalla figliuola dell'imperatore medesimo, di nome Emma, e già fidanzata
-al re dei Greci, che lo amava di ardentissimo amore; il quale
-in brevissimo tempo era venuto in amendue a dismisura crescendo, ma
-temendo l'ira del re, non s'attentavano di pur mirarsi in viso. Se non
-che Amore, sagacissimo, di tutto trionfa; e quell'orrevolissimo uomo,
-acceso di tanto fuoco senza ristoro, non osando indirizzarsi per messaggeri
-alla donzella, fattosi animo, tutt'a un tratto recossi, nel bel
-mezzo della notte, nascostamente alle sue stanze, dove picchiato pian
-piano, e come avesse ordine di parlarle da parte del re, ottenne licenza
-di entrare. Trovatosi indi solo con lei, seppe tanto piacerle coi
-segreti suoi ragionari, che dopo vari vicendevoli abbracciamenti, gli
-<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span>
-fu dato cogliere il tanto desiderato frutto dell'amor suo<a class="tag" id="tag113" href="#note113">[113]</a>. Ma ecco
-che volendo, all'appressar del giorno, tornarsene fra le ultime ombre
-della notte, s'avvede esser d'improvviso caduto un gran nevazio,
-onde non s'attenta d'uscire per tema che l'orme del piede
-non palesino il suo segreto. Amendue dunque si rimangon chiusi,
-tutti angosciati pensando a quanto avean fatto; quando nel consigliarsi
-tra il turbamento loro, intorno a ciò che far doveano, la vezzosa
-donzella, fatta coraggiosa dall'amore, pose innanzi un suo partito, e
-disse: che curvandosi ella il terrebbe in ispalla, il porterebbe innanzi
-giorno fin presso alla sua dimora, e ritornerebbe poi, ricalcando diligentissimamente
-le stesse orme; alle proprie stanze. Ora avvenne,
-per voler divino, siccome pare, che l'imperatore, avendo passato in
-veglia quella notte, levatosi prima del giorno, si ponesse a guardar
-dalle finestre del suo palazzo, e vedesse la figlia sua camminar lentamente
-e con passo malfermo sotto il suo carico, e poi depostolo,
-ripigliar frettolosa l'orme sue. Ma dopo di averli amendue tenuti
-d'occhio per un pezzo, côlto in uno d'ammirazione e di dolore,
-e stimando che ciò non fosse accaduto senza disposizione del cielo,
-raffrenossi, e tacque intorno a quanto aveva veduto. Eginardo
-intanto, straziato dal suo fallo, e ben sapendo che in un modo o nell'altro
-la cosa verrebbe all'orecchio del re suo signore, prese, dopo
-molto dubitare, un partito, ed andò all'imperatore, pregandolo in ginocchio,
-di affidargli una legazione, sotto pretesto che i grandi
-e moltiplici servigi suoi non erano stati ancora convenevolmente ricompensati<a class="tag" id="tag114" href="#note114">[114]</a>.
-Alle quali parole il re, senza dare indizio di saper quanto
-sapeva, si tacque alcun poco; poi assicurando Eginardo che avrebbe
-dato in breve risposta alla sua dimanda, gli assegnò un giorno per venire
-a riceverla. Dopo di che convocò tosto i suoi consiglieri, i baroni
-del regno e gli altri della sua corte, e ragunato che fu questo splendido
-consesso, cominciò dicendo che la maestà imperiale era stata sfacciatamente
-oltraggiata dall'amor di sua figlia pel proprio suo segretario,
-onde era grandemente offeso e turbato. Gli astanti a questo
-dire rimasero stupefatti, e alcuni di loro, mostrando di pur dubitarne,
-tanto la cosa era temeraria ed inaudita, il re la fece loro
-toccar con mano, raccontando quel che veduto aveva con gli occhi
-suoi propri, e si fece a dimandar loro consiglio in proposito. Diverse
-furon quindi le sentenze contro l'audace autore del fatto; chi voleva
-ch'ei fosse sottoposto a un castigo senza esempio; chi esiliato,
-e chi punito con altre pene, parlando ciascuno a seconda della passione
-<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span>
-che il movea. Certi altri tuttavia, tanto clementi più quanto più
-savi, dopo essersi stretti a consiglio tra loro, supplicarono istantemente
-il re d'esaminare da sè questa faccenda, e giudicar secondo
-la prudenza che avea ricevuto da Dio.
-</p>
-
-<p>
-«Visto ch'ebbe il re l'amore che ognun gli portava, e scelto fra
-i vari pareri quello a cui voleva attenersi, fecesi a parlar loro di questo
-modo: — Voi sapete gli uomini andar soggetti a vari casi,
-e accader cose spesso che cominciano male e finiscono in bene. Non ci
-disperiamo adunque, ma in questo fatto che per la novità e gravità
-sua ha sorpassato la prudenza nostra, cerchiamo anzi piamente e rispettiamo
-i fini della Providenza che mai non s'inganna, e sa convertire
-il male in bene. Io non assoggetterò dunque per questa condannabile
-azione il mio segretario ad un castigo, il quale non farebbe
-se non accrescere il disonore di mia figlia anzichè cancellarlo; meglio
-stimando e più dicevole alla dignità del nostro impero il perdonare
-alla gioventù loro, e congiungerli in legittimo matrimonio, dando
-così all'impudica colpa loro una veste d'onestà. — Alle quali parole
-del re tutti assai si rallegrarono, altamente lodando la magnanimità
-e la clemenza sua. Fu quindi introdotto Eginardo, e il re, salutandolo,
-gli disse con piglio benigno: — Voi ci avete mosso lagnanza
-perchè la regia nostra munificenza non abbia per anco degnamente
-rimunerato i vostri servigi: ma, per dir vero, ne dovete dar colpa alla
-negligenza vostra, perchè quantunque avvolto in tante brighe, delle
-quali io solo porto il peso, se avessi saputa cosa che vi piacesse,
-avrei conceduto con essa il premio dovuto al vostro servire. Ma per
-non trattenervi più in parole, farò sul fatto cessare ogni vostra lagnanza
-con un magnifico dono, e volendo avervi sempre fedele a
-me, come per lo passato, vi concedo in isposa la figlia mia<a class="tag" id="tag115" href="#note115">[115]</a>, la vostra
-portatrice, colei che, succignendo le vesti, si mostrò sì mansueta
-a portarvi. — Poi tosto, per comando del re, fu fatta entrare in mezzo
-a numeroso corteo la figlia sua, coperto il volto di bel rossore, e il
-padre mise la sua mano in quella di Eginardo con una ricca dote in
-terre, oro ed argento a dovizia, e altre robe preziose. Morto poi il
-padre, anche Lodovico, piissimo imperatore, fece dono a Eginardo
-della signoria di Michlenstad, e dell'altra di Mulenheim, che ora si
-chiama Seligenstad<a class="tag" id="tag116" href="#note116">[116]</a>.»
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span>
-</p>
-
-<p>
-La storia d'Emma e d'Eginardo è fors'ella pure una di quelle
-cotali leggende cavalleresche, di quelle tradizioni dei paesi in riva
-al Reno, che sì piacevolmente dilettano l'imaginazione del viaggiatore
-mentre scorre la Turingia e la Svevia, framezzo alle ruine di quegli
-alpestri castelli, o lunghesso le acque del fiume che attraversano
-le antiche città di Strasburgo, Magonza e Colonia? I critici di maggior
-senno, combattono l'autenticità di questa leggenda; prima di
-tutti, essi dicono, non trovarsi punto questo nome d'Imma o d'Emma
-nella lunga lista delle figlie di Carlomagno, tutte nominate nei
-diplomi e nelle croniche; ma e queste croniche stesse non dicon pure
-che: «L'imperatore ebbe ancora molti figliuoli naturali ch'esse non
-nominano?» Poi gli stessi critici aggiungono, che Eginardo medesimo
-non fa pur parola ne' suoi annali della tenera avventura sua; ma
-quand'egli scrisse gli annali, era uomo di tutta santità e la memoria
-dell'amor suo per una donna conturbava l'anima dell'uomo divenuto
-austero e religioso, del fondatore d'una badia<a class="tag" id="tag117" href="#note117">[117]</a>. Del resto i palazzi di
-Carlomagno erano popolati de' figli suoi, e il superbo imperatore mitissimo
-era con essi, e quegli occhi suoi, sì spesso sfolgoranti di
-sdegno e di furore, tosto si rabbonacciavano alla vista loro, e sappiamo
-che le figlie sue, libere troppo e scostumate, gli empievan la
-reggia di scandali, tanto che dopo la morte di lui, il medesimo Lodovico,
-suo figlio, non può fare di non dolersi del vivere licenzioso delle
-proprie sorelle; altro punto questo di rassomiglianza tra Carlomagno
-ed Augusto, e con l'antica famiglia dei Cesari di Roma. La tenerezza
-dell'imperatore germanico per le sue figlie passò il segno, e le croniche
-toccano di triste e incestuose loro passioni, che travagliaron la vita
-del comune padre e signore.
-</p>
-
-<p>
-L'imperatore, attempatosi, elesse per sua stabil dimora il palazzo
-d'Aquisgrana, laddove quand'egli era giovine, e sentiva bollirsi il
-sangue nelle vene, non avea residenza ferma, e mostravasi in ogni
-luogo, sul Reno, sul Meno, in Baviera, in Ischiavonia, o ben anche
-sull'Ebro; indole impaziente in un corpo vigoroso ed attivo egli godea
-d'abitare i monti e le rive dei fiumi; ma di mano in mano ch'egli
-s'inoltra negli anni quella vigoría e quell'attività lo abbandonano, e
-allora il luogo del suo soggiorno è Aquisgrana; chè assalito com'è
-da frequenti spasmi reumatici, contratti nei tempi delle sue regie
-cacce framezzo ai boschi, e logorato dagli esercizi d'ogni sorta cui
-si diede senza riguardo in tempo di sua gioventù, or ch'egli è vecchio
-ne patisce, e ha bisogno di bagni caldi e dell'acque minerali
-che scaturiscono ad Aquisgrana, dove fatta costrurre un'ampia vasca
-<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span>
-di marmo, si tuffava tutto in quell'onda gorgogliante, per fortificare
-le debili sue membra, e nuotando in quei bagni come un figlio del
-Reno e dell'Elba, vi rimanea gl'interi giorni a tentar di rinvigorire
-il corpo già fiacco e indolenzito, accorgendosi oramai che la vecchiaia
-lo stringe, e ch'egli non è più il medesimo uomo.
-</p>
-
-<p>
-Poi, ordinato ch'egli ha il suo vasto impero, Carlomagno attende
-più specialmente ad apparecchiarsi il cammin della morte, ai doveri
-suoi religiosi; moltiplica le carte di donazione ai monasteri e alle
-chiese; edifica, innalza, costruisce, e tutto intento a cercar modi con che
-perpetuare l'opera sua, trovasi in procinto già di lasciare un immenso
-retaggio. Ma l'impero potrà egli durare ancora? Molti pericoli tuttavia
-gli sovrastanno; i popoli del Nord, per poco rintuzzati, non
-sono altrimenti sottomessi; gli Scandinavi serbano pur sempre la
-loro fierezza e il desiderio di vendicarsi; i Sassoni fremono sotto il
-giogo, onde, in cospetto della tomba, una viva inquietudine s'impadronisce
-di Carlomagno, che ha misurato il pericolo e avuto bisogno
-di ferrea mano ad arrestare il sollevamento dei Barbari contro il
-grande impero da lui fondato. Ivi è l'immensa, l'inevitabil causa di
-sua dissoluzione; ei ben se 'l vede, e vuole impedirla, onde s'accinge a
-nuove guerre, e disciplina i Sassoni, e promulga capitolari; i Danesi
-minacciano le sue frontiere, e l'imperatore, che non si sente più
-forza per combattere, vuole che i suoi conti e leudi trattin d'accordo
-con loro; vuole e desidera una pace, una tregua, una determinazion
-di confini: la Baviera, la Sassonia, la Frisia fanno parte dell'impero
-suo, e i Danesi rimangono nella penisola della Giutlandia; vorrebbe
-ivi rattenerli, ma il potrà egli?
-</p>
-
-<p>
-No; la vasta centrificazione da lui fondata dee cessare con lui; egli
-ha rispinto le nazioni scandinave fin entro al Baltico, rincacciati
-gli Unni fino al di là del Danubio, ma quei popoli bellicosi si vendicheranno
-sui figli suoi. Un trattato con gli Schiavoni è l'ultimo
-atto diplomatico della sua vita, tutto vien fatto oramai da' suoi messi,
-chè giunto è il momento in cui il pensier della morte occupa il grande
-imperatore più che le vane cose del mondo, e sceglie il luogo dell'eterna
-sua dimora, la sua casa funerale, sotto la cupola della cappella
-da lui edificata in Aquisgrana, cui tanto gli piacque ornar dei
-marmi ravignani, e d'arche d'oro, e di pietre preziose. Il suo monumento,
-costrutto di larghe pietre, sarà di otto piedi, ed ivi, coricato
-ed avvolto nelle imperiali sue vesti, fermo e con le mani giunte
-in atto d'orazione, aspetterà la grande sveglia del giudizio finale.
-Alcun tempo prima della sua morte ei detta il suo testamento, poi lo
-ritocca e rivede, chè quando s'è a stento costruita qualche grand'opera,
-si vuol pur tramandarla per ultima disposizione, con quelle
-condizioni che a noi sopravviver la facciano.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span>
-</p>
-
-<p>
-Strana cosa! Quell'imperatore, che ha consumato la vita a costituir
-l'unità, si lascia prendere in morte dal pensiero di romperla in pezzi!
-Le consuetudini delle merovingiche spartigioni durano tuttavia, e il
-concetto della centrificazione dileguasi e sparisce dalla mente di Carlomagno,
-poichè il suo testamento altro in fine non è che un ampio
-ripartimento, non solo degli Stati della monarchia, ma sì ancora delle
-masserizie e ricchezze sue, ch'ei va distribuendo fra i poveri e le
-chiese. Anche quest'ultimo atto della sua vita ci fu trasmesso da
-Eginardo, cancelliere di lui. «Tre anni prima della sua morte (così
-quest'ultimo) egli dispose la divisione de' suoi tesori, del suo argento,
-della sua guardaroba e d'ogni altra sua suppellettile in presenza
-dei famigliari e ministri suoi, e questo volle affinchè dopo la morte
-sua la spartigion di tutte le robe da lui fatta e da essi approvata
-fosse appieno eseguita. Poi consegnò le ultime sue volontà intorno
-alle cose che di questo modo intendea fossero distribuite, in uno scritto
-sommario, del quale ecco lo spirito e il testo letterale: — In nome
-di Dio onnipotente, Padre, Figliuolo e Spirito Santo. Qui principia
-la descrizione e distribuzione ordinata dal gloriosissimo e piissimo
-signore, Carlo imperatore augusto, dei tesori e dell'argento trovati in
-questo medesimo giorno nelle sue stanze l'anno ottocento undecimo
-dell'incarnazione di Nostro Signore Gesù Cristo, quarantesimoterzo
-del regno di questo principe sulla Francia, trentesimosesto del suo
-regno sull'Italia, e undecimo dell'impero, indizione quarta. Seguono
-esse qui sotto, quali, dopo maturo consiglio, egli le deliberò
-e fece con approvazione del Signore. E prima di tutto e principalmente
-ei volle provedere, affinchè la distribuzione delle elemosine, che
-i Cristiani usan di fare solennemente di parte dei loro beni, sia per lui
-e del danaro suo, fatta con ordine e giustizia; poi, affinchè gli eredi
-suoi conoscer possano chiaramente e senz'alcuna ambiguità quanto
-a ciascun d'essi appartener dee, e mettersi in possesso delle singole
-loro porzioni, senza contese nè liti. Al quale intendimento e fine egli
-ha in prima diviso in tre parti tutti i mobili e le robe, come oro,
-argento, pietre preziose e ornamenti reali, che, come detto è, si troveranno
-questo giorno nelle sue stanze, poi suddividendo ancor queste
-parti, ne ha distribuito due in ventuna porzione, onde ciascuna delle
-ventuna città, riconosciute nel suo regno per altrettante metropoli<a class="tag" id="tag118" href="#note118">[118]</a>
-riceva, a titolo d'elemosina, per le mani de' suoi eredi ed amici, una
-di queste porzioni. L'arcivescovo che reggerà in quel tempo questa o
-quella metropolitana, dovrà, com'abbia avuto la porzione appartenente
-<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span>
-alla sua chiesa, partirla co' suoi suffraganei per modo che il terzo
-resti a quella, e gli altri due terzi dividansi tra i suffraganei
-stessi. Ognuna di queste porzioni formate con le due prime parti, e
-in numero di ventuna, pari a quello delle città riconosciute per metropoli,
-è separata dall'altre e rinchiusa appartatamente in un armadio
-col nome della città a cui dee esser data. I nomi delle metropoli,
-a cui debbono farsi queste limosine o largizioni, sono: Roma, Ravenna,
-Milano, Frejus, Gratz, Colonia, Magonza, <i>Giovavo</i> (oggi Salisburgo),
-Treveri, Sens, Besanzone, Lione, Rouen, Reims, Arli, Vienna,
-Moustier in Tarantasia, Embrun, Bordò, Tours e Bourges. Quanto
-alla parte ch'egli ha decretato conservarsi intiera, è intenzion sua,
-che a differenza delle altre suddivise, come fu detto, in porzioni, e
-chiuse sotto il suo sigillo, ella serva ai bisogni cotidiani, e resti come
-cosa non obbligata da voto alcuno in man del proprietario, e ciò per
-fin che duri la vita di questo, ed in quanto egli giudichi necessario
-l'uso di essa per sè; dopo la sua morte poi, o nel caso di sua volontaria
-rinunzia ai beni del secolo, questa parte sarà divisa in
-quattro porzioni: la prima da aggiungersi alle ventuna di cui più
-sopra è detto; la seconda da appartenere ai figli e alle figliuole del
-testatore, o ai figli e figliuole de' suoi figli, dividendola fra essi secondo
-ragione ed equità; la terza da distribuirsi ai poveri secondo l'uso dei
-Cristiani; e la quarta da ripartirsi nello stesso modo, ed a titolo di
-elemosina, tra i servitori e le serve del palazzo, ad assicurare il sostentamento
-loro. Alla terza parte intiera del totale, che a par delle
-due altre, consiste in oro e in argento, si aggiungeranno tutte le
-masserizie di rame, di ferro e d'altri metalli, i vasi, gli arnesi, le armi,
-le vesti, i mobili tutti di molto e di poco prezzo, acconci a diversi
-usi, come sono tende, coperte, tappeti, panni grossi, cuoja, selle e
-tutto ciò che nel dì della morte del testatore sarà trovato nelle sue
-stanze e nella sua guardaroba; e ciò a fine che le suddivisioni di
-questa parte sieno più grosse, e un maggior numero di persone participar
-possano delle limosine. Quanto alla sua cappella, vale a dire a
-tutto ciò che serve alle cerimonie, ecclesiastiche egli ha ordinato,
-che così quel ch'egli medesimo ha fatto fare o acquistato, come
-quello che gli è venuto in eredità dal padre, resti intatto, nè sia soggetto
-a divisione. Che se tuttavia ci fossero vasi, libri od altri ornamenti
-che certo sia non essere stati da lui donati alla detta cappella,
-chi li volesse potrà comperarli e serbarli per sè, pagandone il prezzo
-al giusto valore. Lo stesso sia dei libri in buon numero da lui raccolti
-nella sua biblioteca; chi li volesse potrà comperarli a giusto
-prezzo, e il ritratto ne verrà distribuito ai poveri. Fra i suoi tesori
-e il suo argento ci son tre tavole di quest'ultimo metallo, ed una
-<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span>
-d'oro assai grande e d'un peso ragguardevole. Quella fra le prime,
-di forma quadrata, con su disegnata la città di Costantinopoli, sia
-recata, così ordinando il testatore, alla basilica del beato apostolo
-Pietro in Roma, insieme con gli altri doni che le sono assegnati;
-l'altra, di forma rotonda, col disegno della città di Roma, sarà consegnata
-al vescovo della chiesa di Ravenna; la terza, superiore d'assai
-alle altre per la finezza del lavoro, e per la gravità del peso, cinta
-di tre cerchi, in cui è figurato in picciolo e con diligenza l'universo,
-verrà, insieme con la tavola d'oro, che fu notata per la quarta, messa
-in cumulo con la terza parte da dividere fra' suoi eredi e in limosine.
-Quest'atto e queste disposizioni furono dall'imperatore fatte e
-ordinate in presenza di quanti vescovi, abbati e conti raccoglier potè
-in tal giorno d'intorno a sè, e ne seguono i nomi: Ildebaldo, Ricolfo,
-Arno, Volfero, Bernoino, Landrado, Giovanni, Teodolfo, Jesse,
-Azzone e Valgando vescovi; Fregiso, Aldoino, Angilberto ed Irminio,
-abbati; Vala, Meginario, Ottolfo, Stefano, Unroco, Burcardo, Meginardo,
-Attone, Ricvino, Eddone, Ercangario, Geroldo, Bera, Ildigerno
-e Rocolfo, conti<a class="tag" id="tag119" href="#note119">[119]</a>.»
-</p>
-
-<p>
-Questo testamento, di forma tutta romana, posa intieramente sul
-concetto, quanto più dir si possa assoluto, del ripartimento, nè tien
-punto della politica unità di cui Carlomagno improntar voleva l'opera
-sua; singolar contraddizione! passar l'intera vita a porre ad effetto
-il divisamento d'un grande impero, ed al momento della morte,
-scioglierlo e annichilarlo con quello dello sminuzzamento! Ma omai
-la morte avanzavasi a gran passi, e con essa la vecchiezza e la infermità.
-Ei non vuole che il titolo d'imperatore perisca, e però chiamar
-fa in Aquisgrana suo figlio Lodovico, re d'Aquitania, il solo
-che gli rimanesse degli avuti da Ildegarda, la più amata delle sue
-donne, ed ivi raccolti in corte plenaria tutti i conti franchi, i vescovi,
-i leudi, i cherici, e ogn'altro che dar potea consistenza e pompa a
-una grande solennità, si assume, col comun consentimento, a compagno,
-nel titolo d'imperatore il detto Lodovico, e fattolo come tal
-riconoscere e gridare, gli mette con le fiacche sue mani, la corona in
-fronte e dice: Ecco, d'ora innanzi, l'imperatore e l'Augusto. «Poi,
-rimandato il figlio in Aquitania, segue a raccontare Eginardo, il re,
-secondo il suo costume, se ne va, quantunque spossato dalla vecchiezza,
-a cacciare nei dintorni della sua residenza d'Aquisgrana, dove ritorna
-in novembre a passar l'inverno, dopo aver consumato lo scorcio
-dell'autunno in quell'esercizio. Nel mese di gennaio fu indi preso da
-<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span>
-violenta febbre, e si pose a letto, astenendosi da ogni cibo, persuaso
-che la dieta avrebbe vinta o almen mitigata la malattia; ma alla febbre
-si aggiunse quella doglia di costa, detta grecamente pleuritide,
-e il re continuando pur sempre a non prender cibo, nè con altro
-oramai più sostentandosi che con qualche sorso d'una pozione, passò
-di vita dopo ricevuto il viatico, nel settimo giorno della sua malattia,
-il dì 28 gennaio, nell'ora terza, e nell'anno settantaduesimo della sua
-vita, e quarantasettesimo del suo regno.»
-</p>
-
-<p>
-Di questo modo cessò Carlo imperatore, e quasi ad una con lui,
-l'opera sua, con tanta fatica compiuta. Siccome poi a tutte le morti
-d'un grande le cronache assegnar vogliono vari prodigi che annunziaron
-l'ultimo termine di quella vita potente, così in sul dileguarsi
-di Carlomagno v'ebbero frequenti eclissi di sole e di luna, e videsi
-per sette giorni una macchia nera nel sole; e un portico che abbracciava
-il palazzo, rovinò tutto ad un tratto, e il ponte di Magonza
-fu arso in tre ore. Un giorno ancora, l'imperatore vide una grande
-striscia di fuoco, che fendendo le nubi, correva dall'Occidente all'Oriente,
-e il cavallo suo cadde in aperta campagna, gittandolo a terra
-con grande scossa, sì che la fibbia d'oro che tenea la sella si ruppe,
-e così la cintura della spada, e il suo giavellotto fu trovato ben dieci
-piedi entro terra. Ad Aquisgrana si sentirono parecchie scosse di
-tremuoto, e la palla dorata che ornava la cupola della cappella, fu
-colpita dal fulmine, e nella iscrizione a caratteri rossi, fatta por dall'imperatore
-nell'edificar la basilica, e che dicea: «<i>Carlo principe</i>,
-nell'anno che egli morì;» la parola <i>principe</i> erasi per modo scancellata
-che non poteasi più leggere. A Roma medesimamente la morte
-di Cesare fu annunziata da una cometa e da altri sinistri presagi.
-Ai quali segni, avendoli per altrettanti avvisi del cielo, Carlomagno
-tutto s'immerse nel pensier della morte, e poi ch'ebbe ricevuti i sacramenti,
-si stese sulla cenere, e morì in penitenza come già Davide
-e Salomone. Passato ch'ei fu, la campana della chiesa d'Aquisgrana
-diede il segno dell'esequie sue solenni, e fu sepolto nel monumento
-da esso fattosi rizzar sotto gli occhi suoi, e accostumatosi da lungo
-tempo al pensier della morte, corcavasi tranquillamente nell'ultima
-sua dimora.
-</p>
-
-<p>
-Eterna rimase indi fra i popoli la memoria di Carlomagno, nè sol
-come signor supremo e imperatore, ma sì ancor come santo, e i breviarii
-della Chiesa germanica, conservano ancora certe orazioni a san
-Carlomagno; tale si è l'effetto dell'ammirazione e della gratitudine
-dei popoli, nè il progresso dei tempi altro fa se non mutarne le forme.
-Al medio evo, quando un uomo avea sfolgorato in mezzo a ogni maniera
-di gloria, era fatto santo, e la Chiesa il collocava nel suo
-<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span>
-panteone, nè certo alcuno meritava più quest'onore del principe che
-fondò la potenza e la costituzione germanica. Vero è però, che in
-quest'entusiasmo per un'umana creatura, la Chiesa non perdea mai
-d'occhio lo scopo morale, però ch'ella compier ben sapeva ogni mandato
-suo. Carlomagno non aveva in vita osservato mai troppa castità
-nei domestici suoi costumi; egli, all'usanza di tutti i Germani, avea
-prese e lasciate le mogli a suo libito, e parecchie concubine aveano
-accomunato il letto con lui; or la Chiesa gli perdonerebbe ella queste
-scostumatezze? E non ci sarebbe anche qui qualche leggenda
-composta a far trionfare l'unità del matrimonio? e l'uomo carnale,
-perchè grande e potente, avrebbe libero l'adulterio e il concubinato?
-Mainò; la Chiesa aveva anche in ciò le sue giustizie, nè la perdonava
-a niuno, per grande e forte ch'ei fosse, e a quel modo che quando
-Carlo Martello spogliò i pacifici coloni ed i cherici dei beni loro per
-distribuirli a' suoi guerrieri, si ebbe una spaventosa leggenda che lo
-infamò, e inseguì la violenza fin dentro al sepolcro, così, col medesimo
-rigore frecciossi il concubinato nell'alto personaggio di Carlomagno
-stesso, e un santo monaco, di nome Vettino, ebbe una visione
-alcuni anni dopo la morte di lui, nella quale gli comparve il signor
-dei Franchi in mezzo alle ardenti fiamme del purgatorio, e questo
-per aver carnalmente peccato con più mogli ad un tempo e concubine.
-Ben poteva la Chiesa innalzar Carlomagno, ma non volea nel
-medesimo tempo che quest'esempio dell'uom prepotente, che sprezzava
-le leggi della morale, avesse pur troppo ad operar sui costumi
-della intera società cristiana.
-</p>
-
-<p>
-Curiosissimo e rarissimo è nella storia il caso di quest'impero carolino,
-smisurata fondazione, preparata innanzi con tante cure e fatiche,
-che cade e si scioglie quasi subito dopo la morte del fondatore.
-Nulla predisposto avea quest'ampio concetto, e nulla ne rimase poi
-che la robusta mano di colui che il teneva, si trovò inaridita nel
-sepolcro. Carlomagno passa per mezzo alle generazioni, senza lasciare
-altre orme che una lunga striscia di gloria, e un'incancellabile ricordanza;
-nè gli elementi della società di que' tempi, e lo sminuzzamento
-feudale che a gran passi avanzavasi, consentivano punto una podestà
-centrale e suprema. Carlomagno avea fatto violenza alla natura stessa
-delle consuetudini di tanti e sì diversi popoli, da lui a viva forza,
-raccolti sotto lo scettro suo; egli voleva l'unità; e tutto intorno a
-lui inchinava alla divisione; egli avea innalzato un gran monumento
-sì, ma caduche ne erano le fondamenta.
-</p>
-
-<p>
-Piacemi di ripeter questa grande verità storica: spesso nella vita
-della società appare un uomo di mente suprema, ed egli può far
-trionfare un'idea grande, gigantesca, far forza a tutti gl'interessi, a
-<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span>
-tutte le consuetudini; egli ha una meta, e cammina diritto ver quella;
-fin ch'ei vive, e regna, e ha la forza in mano, la società si curva, e
-può patire e immolarsi, per così dire, a questo grande idolo; ma
-non sì tosto questo forzato culto svanisce, e l'uomo che ha concetto
-il gran pensiero è sotterra, ella ritorna, per moto naturale, alle sue
-consuetudini, e ogni popolo ripiglia le sue leggi ed i suoi costumi<a class="tag" id="tag120" href="#note120">[120]</a>.
-Così avvenne dell'impero di Carlomagno, egli accozzò e raccolse insieme
-mille diversi popoli, e li tenne fermamente sotto il suo freno,
-tanto ch'ei consumò tutta la vita a reprimer continuamente nazioni
-che si agitavano, e quasi gli fuggivan di mano. In somma, l'opera da
-lui creata era tutta personale: le forme dell'impero di Costantinopoli,
-e l'ordinamento centrale d'un impero d'Occidente erano cose estranee
-agli usi germanici, ed appo i Franchi, tante eran le leggi, e tanti
-i capi, quanti i popoli. Dove anche Lodovico Pio fosse stato un
-uomo di mente altissima, sarebbesi egualmente formata contro di lui
-una reazione di sminuzzamento e dispergimento, se mi si passi questo
-modo di dire. Il fascio di tante e sì diverse nazioni era mal costrutto,
-nè i capitolari erano un legame bastante. Quei principii di
-unità e di centralità ceder doveano innanzi ad ogni contratta consuetudine,
-chè non si pestan mica i popoli così a profitto d'un'idea;
-cessa colui che l'ha concetta, e l'uso rimane, tanto egli è potente!
-</p>
-
-<p>
-La creazione d'un impero d'Occidente, concetto d'un uomo di
-mente altissima, non istette perchè mancavano gli elementi primi. Le
-memorie di Roma non erano forti sì da contrastar contro gli usi locali e
-l'amministrazione, tutta a ritaglio, delle nazioni germaniche; l'istituzione
-ambulatoria dei <i>messi regii</i> mirava bensì a introdurre la centrificazione
-del governo, ma ella non durò che brevissimo tempo. I capitolari stessi,
-leggi generali com'erano, si trovaron costretti a riconoscere il principio
-della personalità delle consuetudini, e la rispettarono, contenti
-a poche addizioni; nè i messi dovean cozzar cogli usi antichi de' luoghi,
-i quali usi moltiplici erano e per ogni dove, come nella civiltà
-primitiva; in una parte la comune dei Galli, in un'altra il municipio
-romano, e dove un monastero co' suoi diritti regolati da un diploma,
-e dove un altro dipendente dalla giurisdizione del vescovo. Il gran
-fine della centrificazione, quello è di tutto piegare e ridurre a un'idea
-ferma, ed ecco che proprio in questa società s'incontrano mille intoppi,
-sì che Carlomagno è obbligato ben anco di ammetter le leggi
-dei Sassoni, dei Franchi, dei Romani, dei Longobardi. Or come fondar
-così un governo che procede da un'idea comune? Allato dunque
-dell'unità ci ha un dissolvente; un impero alla foggia romana in
-mezzo alle popolazioni germaniche non era altrimenti possibile, perchè
-<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span>
-come porre ad esecuzione questo gran concetto che avea per fine
-il governo del mondo, per mezzo dei Barbari che tagliavano ogni dì
-questo nodo dell'impero col fendente della loro spada? Unire era la
-massima de' Romani, disciogliere era il costume dei Franchi, e niuno
-cambiar può le inclinazioni dei popoli. E lo stesso potentissimo imperatore
-può egli levarsi d'intorno interamente la scorza germanica?
-Egli non trovasi ad agio suo se non nella vita errante, l'impero, in
-sulle prime, altro non è per lui che un gran cumulo di conquiste; e
-il rimanente vien come frutto dell'avere studiato del mondo romano;
-l'amor suo per le grandi cose gli fa nascere il desiderio d'applicare,
-a quella barbara società, le massime dell'impero de' Cesari; l'amistà
-sua coi papi gliene porge i modi, e il capo degli Austrasii è
-salutato col nome d'imperatore e d'Augusto. Ma questo titolo in lui
-non si assume, nè da lui si trasmette se non nominativamente, però
-che Lodovico Pio vede in breve sfuggirgli di mano lo scettro pesante
-troppo che Carlomagno gli avea confidato nella dieta d'Aquisgrana.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span>
-</p>
-
-<h2 id="cap10">CAPITOLO X.
-<span class="smaller">LA CITTÀ E IL DIRITTO PRIVATO CARLINGO.</span></h2>
-</div>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-La città romana, la gallica, la franca, la germanica, la longobarda, la gotica. — Il
-vescovo. — I difensori. — I collegi delle arti. — I conti. — I giudici. — I
-vidami — I prevosti. — Gli avvocati. — I centurioni. — Gli scabini. — I
-buoni uomini — Diritto privato. — La vendita. — Atti di manumissione. — La
-locazione. — Il testamento. — Formole e processure. — Il giuramento. — La
-testimonianza. — Le prove del fuoco e dell'acqua. — Azione della Chiesa. — Origine
-del diritto feudale.
-</p>
-</div>
-
-<p class="yrs">
-768 — 814.
-</p>
-
-<p>
-L'imperatore d'Occidente moriva, e quali orme lasciava egli mai del
-suo governamento, quali istituzioni durar doveano dopo di lui? L'impero
-suo abbracciava tante e sì diverse popolazioni, ch'egli è troppo
-difficile notar sicuramente e sceverare le istituzioni private di ciascuno
-dei popoli che ubbidivano a' suoi capitolari. Ben si può nel corso
-dei secoli trovar le orme di quelle lagrimevoli inondazioni de' popoli
-che vengono l'un dopo l'altro a distruggere le civiltà; ed anche raccoglier
-si possono gli atti principali della legislazione politica del
-passato; ma i fatti della vita privata dove trovarli, e come coglier le
-domestiche consuetudini delle nazioni? Or dunque ch'io ho accompagnato
-il vecchio imperatore fino alla tomba sua d'Aquisgrana,
-parmi cosa essenziale cercare il popolo e la città in mezzo a questa
-confusione, e doversi risvegliare, a dir così, le consuetudini del diritto
-privato caroliniano; e alla guisa che fan gli antiquari, i quali
-spesso riedificano gli antichi monumenti, come a dire il Partenone di
-Atene e i templi egiziani, e compongono superbi frontoni con pochi
-rottami di marmo e con la polvere delle doriche colonne; così io mi farò
-ardito di fare il medesimo lavoro quanto ai costumi privati del secolo
-ottavo, e di rivolgere per l'ultima volta quella spenta civiltà.
-</p>
-
-<p>
-Queste città, che noi vediamo oggidì sì frequenti di popolo, sì ricche
-di edifizi, ebber quasi tutte un'origine antica che collegasi con le
-morte generazioni; da Roma ebbero principio le più delle maggiori
-<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span>
-città, recando essa in ogni luogo le sue leggi e la sua politica dominazione.
-Suo sistema fu sempre quello delle colonie militari; in ogni
-punto dove le sue legioni recavan le armi, esse fondavano città, ed
-edificavano per l'eternità. Pigliate ad esempio l'antica città d'Arli, superba
-de' suoi circhi e de' suoi teatri che si specchian nel Rodano; essa
-riconosce la sua fondazione dai veterani della sesta legione. Così Beziers,
-sotto l'ardente sole della Settimania, fu anch'essa un alloggiamento della
-settima legione, e così Frejus, così Orange, ornata tuttavia dell'arco
-suo trionfale, furono edificazioni di quei veterani, signori del mondo.
-Ben cento città delle Gallie riconoscono l'origine loro dalla
-grande città, dalla <i>urbs Roma</i>, tuttor sì magnifica nelle memorie sue.
-La colonia romana era generalmente piantata in una pianura in
-mezzo a un suolo ridente, non lungi da qualche fiume d'altero corso:
-le città, edificate alla stretta, largheggiavano nei monumenti pubblici,
-nei circhi, nei teatri dove sedean comunemente venti migliaia di spettatori;
-ivi era il pensier della patria, la grandigia del nome romano; il
-bagno, il convito, il foro costituivano la vita sociale.
-</p>
-
-<p>
-La Gallia era di questo modo coperta di città romane, ma poi quanto
-mutata d'aspetto! Solo chi lasciando il romoroso soggiorno di Napoli
-e la via di Toledo, assordata dalla stridula voce dei Lazzaroni, siasi
-talvolta avviato per la strada di Torre del Greco o di Portici, per
-dirizzare indi il solitario suo cammino verso le rovine di Pompei,
-coperte dalle lave del Vesuvio, può formarsi un giusto concetto della
-città romana con la sua via sparsa di tumuli, le sue case magnifiche,
-i suoi bagni, i suoi triclinii, i suoi mosaici, i suoi freschi, dipinti con
-sì vivaci e splendidi colori! Chi scorre il tempio di Giove, con quelle
-sue superbe colonne, il foro, i teatri, le cantine piene d'anfore, ben può
-dir seco stesso: «Tali esser doveano le colonie d'Aquisgrana, d'Auxerre,
-della greca Marsiglia, di Narbona e di Nimes!»
-</p>
-
-<p>
-Allato della città romana, tu trovavi dal Reno alla Loira ed al Rodano,
-sparsa una moltitudine di città di origine affatto gallica, che
-la vita presso alle foreste era grata a quelle celtiche popolazioni che
-innanzi abitavano l'ancor vergine suolo. Le descrizioni che ce ne rimangono,
-dipingon queste galliche città, come strette, rannicchiate, informi,
-con rozzi edifizi, somiglianti a quegli ammassi di pietre che s'incontrano
-ancora in Sardegna, e si additano col nome di <i>monumenti ciclopici</i>:
-non erano tanto città quanto borghi e villaggi in cui raccoglievansi
-le popolazioni sotto il loro capo. La casa gallica non altro era che
-una capanna, ed i templi eran costrutti di pietre, con sovrapposti
-sterminati macigni, ai quali si dà tuttavia il nome di <i>tavole delle fate</i>.
-Le città erano quasi tutte situate presso a un bosco solitario, all'ombra
-folta degli alberi; infatti l'annosa quercia, coperta di vischio e
-<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span>
-della ruggine dei tempi, non era forse l'albero sacro? Poche eran le
-città, che al tempo dei Carolingi, ancor durassero nella loro originale
-purezza; pur nondimeno alcune borgate in Bretagna conservato
-aveano l'incolto aspetto e l'impronta dell'antica patria gallica.
-I capitolari fanno anche menzione delle città che si governavano con
-la originaria legge delle Gallie.
-</p>
-
-<p>
-I Franchi, solerte e bellicosa gente, non situarono altrimenti le città
-loro nella pianura bagnata e fecondata dal fiume; ma diedero la preferenza
-alla regione alpestre, alle balze scoscese, che consentivan loro
-d'innalzar muraglie inaccessibili e torri dove giunger non potesse il
-dardo nimico benchè da vigoroso braccio scagliato. Vivendo essi di
-guerra, come viveano, più che altro cercar doveano la difesa, e quindi
-alloggiavano, come l'aquila e il falco, in sul sommo de' monti. Ond'è
-che quasi in ogni luogo dove duri qualche orma del passaggio dei
-Franchi della Neustria e dell'Austrasia, tu vedi qualche resto di muro
-in cima alle rupi, sotto alle quali, coll'andar del tempo, si venne formando
-un pacifico villaggio. Le vie di queste città franche erano
-strette, le case stipate: alcune fonti, saltando di sasso in sasso,
-attraversavano rapidamente le vie; le mure antiche eran costrutte col
-cemento romano, la chiesa formava il centro; una piazza comune
-serviva a raccogliere gli abitanti; qualche resto d'ampio selciato, nascosto
-sotto i veprai, addita tuttora l'antica via romana; appena è
-qualche traccia di sentiero su quel ripido pendio, nè su quegli alti
-gioghi altro più vedi che qualche uccello da preda volare, mandando
-acute strida, tra le fessure e i rottami delle muraglie appiccate ai fianchi
-del monte.
-</p>
-
-<p>
-La città germanica molto non diversava dalla città franca; i due
-popoli derivavano infatti dalla stessa origine, nè l'Austrasio punto
-distinguevasi dall'Alemanno schietto; essi erano, come dir, due vecchi
-fratelli che si prendevan per mano. Il Franco tuttavia erasi meglio
-stabilito nelle Gallie che non i popoli germanici sulla terra, però che
-i Sassoni, ancora si ricoveravano sotto la tenda, nè avevano città
-proprie, e amavano di stabilirsi con le famiglie e gli armenti, in questa
-o quella situazione, sì che il viver loro, era più che altro, un continuo
-campeggiare. In Germania, le fondazioni monastiche furono i
-primi elementi delle città politiche e commerciali, testimonio Magonza,
-la sede vescovile di san Bonifazio. Appo i Longobardi, siccome
-quelli che aveano un'indole più colta, la città prese un andamento
-rapido, nè mai tribù alcuna ebbe, più facilmente di que' popoli, a provar
-l'azione delle idee civili. Se in Lamagna dir si può che tutte le
-città riconobber l'origine loro dalla predicazione cristiana, il medesimo
-non è a dirsi dei Longobardi, i quali molto crearono, e stabilirono
-<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span>
-e fondarono; Milano e Pavia furon quasi opera loro; i monumenti
-d'architettura pigliarono per essi una forma speciale e originale, sorta
-di miscuglio dello stile romano e del gotico concetto. I Longobardi
-e i Visigoti furon le due frazioni dei popoli barbari che più si segnalarono
-per la somma facilità degli edifici loro, e per l'accettazione
-delle usanze romane.
-</p>
-
-<p>
-Il governo dei vescovi visigoti fu un modello d'ordine e di costituzione.
-Le città della Settimania risplendettero al pari delle medesime
-antiche città fondate da Roma, senza nulla di barbaro, salvo l'arianesimo
-che fu inesorabile contro i monumenti dell'arti belle; se non
-che quando i Saraceni vennero con le loro invasioni a minacciar
-quelle contrade, i difensori fecero riparo a sè di quelle ruine, e gli antichi
-templi di Giove e di Venere della città di Arli servirono a ristaurar
-le mura per difesa della città; il marmo dei circhi fu adoperato a
-edificar le chiese; le statue degli dei furono infrante, e i sepolcri romani
-serviron di deposito alle ossa del vescovo, o del santo martire.
-Così le città della Gotia restaron romane, solo il bisogno della difesa
-e lo spirito cristiano, modificandone così un poco l'antica struttura;
-le contrade si fecero anguste e più tortuose; le mura furono innalzate
-a spese dei monumenti antichi, e la via dei sepolcri servì al cimitero
-cristiano. Anche l'influenza dei Saracini dovette modificare alquanto
-il primo aspetto delle città romane, della Gotia, chè i costumi dell'Oriente
-fanno desiderar l'ombra, in quella guisa che l'Arabo cerca
-il rezzo della palma nel deserto, e quindi per difendersi dal sole si
-ebbe ricorso alla forma quasi orientale delle case che vicendevolmente
-prestavansi l'ombre dei tetti loro, e si piantarono ruine sopra ruine,
-però che ciascuna invasione era un guasto. I Saraceni introdussero
-nelle città del Mezzodì e della Spagna l'architettura dei minaretti e
-delle moschee, che il secolo decimoterzo vide perfezionata.
-</p>
-
-<p>
-Numerose popolazioni eransi ricoverate in queste città, e il metodo
-delle ville carolingiche avea raccolto grandissima moltitudine di operai
-ed altri uomini di diverse professioni, che in quei poderi lavoravano
-d'ogni mestiero; ma pur l'artiere preferiva il domicilio della città, siccome
-quella che godea vari privilegi, ed era difesa da mura. Ciascuna città
-infatti, aveva i suoi magistrati, i suoi difensori, i suoi collegi delle arti,
-con preminenza dell'autorità episcopale sull'altre autorità tutte. Bello sarebbe
-descriver la storia dell'episcopato nei tre primi secoli delle barbariche
-invasioni; il vescovo era il conservatore del diritto municipale, l'uomo
-tutto città, il magistrato vigilante che la preservava da ogni flagello,
-il suo procuratore, il suo negoziatore; all'avanzarsi degl'inesorabili
-vincitori, il vescovo usciva incontro a que' Barbari, trattava e patteggiava
-pe' cittadini, e tanta era l'efficacia della sagace sua mediazione,
-<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span>
-ch'egli ottenea quasi sempre di far sotto il pastorale inchinare il capo
-ai più altieri Sicambri. Leggete le storie di Prudenzio, di Sidonio
-Apollinare, di san Remigio, e vedrete que' nobili magistrati del gallico
-municipio difender la città, i suoi privilegi, e salvar più d'una
-volta la libertà e la civiltà del popolo.
-</p>
-
-<p>
-Il vescovo, in questa sua prevalenza nella città, era sussidiato da
-una quantità di ufiziali eletti fra le varie condizioni del popolo, che
-sotto il titolo di <i>difensori</i> e d'<i>avvocati</i>, tutti concorrevano a formare
-il municipio romano; nè punto è a dubitare che un difensore del municipio
-ci fosse pure al tempo de' Carolingi, quel medesimo che poi sotto la
-terza stirpe prese il nome di <i>maire</i><a class="tag" id="tag121" href="#note121">[121]</a>. Insiem con esso i centurioni, i giurati,
-eletti del popolo, amministravano la cosa pubblica, a modo dei
-tempi antichi delle colonie, intanto che i conti erano i rappresentanti
-dell'imperatore, e i pubblici magistrati, ad imitazion dei prefetti del
-reggimento romano. Coteste forme municipali erano in ogni luogo
-sotto i Carolingi ben prima del sedizioso irrompere del Comune,
-ed erano pe' cittadini un aggravio piuttosto che un privilegio, non
-potendo alcuno esimersi dagli obblighi della curia sotto i vidami, i
-prevosti, gli scabini, i buoni uomini o i savi, che tutti esercitavano
-press'a poco i medesimi ufizi. La massa del popolo avea conservato
-le consuetudini romane; ciascun individuo manteneva la personalità
-sua, e reggevasi con la sua legge; solo la division generale, sotto i
-centurioni e i decurioni, rimanea come forma di governo pel corpo
-della società, chè ben era necessario vi fosse, accanto della podestà
-municipale, un'autorità che venisse a confinar coi conti e coi messi
-regi, delegati del principe.
-</p>
-
-<p>
-La personalità delle leggi seco traeva sostanzialmente quella delle
-consuetudini; poche tra le formole municipali son quelle che si dipartano
-dalle regole proclamate dal codice teodosiano, e tutte ne serbano
-il colore. Gli atti della vita e dell'avere procedevano dai
-codici promulgati dai Romani, e ti basta legger le carte e i diplomi
-di quei tempi, per indi persuaderti che il diritto teodosiano regola
-pur sempre le private transazioni, quelle in ispezialità che si riferiscono
-alla terra. I codici, secondo che essi furon dai giuristi classificati,
-comprendono tre parti distinte: 1.º le persone; 2.º gli averi;
-3.º il modo di regger questi ultimi, e di trasmetterli. La qual classificazione
-troppo esatta era e troppo filosofica per l'uso dei Barbari;
-l'invasione avea per ogni dove gittata una grandissima confusione,
-ogni popolo era affezionato a' suoi privilegi; il Franco alla legge salica
-e alla ripense, il Visigoto a' suoi concilii diocesani, il Romano al
-<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span>
-suo codice teodosiano ed alle decretali; e pur nondimeno siffatta classificazione
-reagisce sullo stato generale della società.
-</p>
-
-<p>
-La legge de' cherici, quasi sempre uniforme, veniva dai papi e dai
-concilii; il tutto consistea per loro nella vita religiosa: battesimo, matrimonio
-e morte. Niuno pone pur dubbio che non ci fossero a quel
-tempo classi nobili; ce ne avea nelle città e nelle colonie, e ne formavano
-il senato, ed esercitavano quasi sole gli ufizi supremi del municipio.
-Le idee di famiglia e di trasmissione delle stirpi, potenti erano appresso
-i Germani; gli uomini liberi erano tributari, o interamente
-franchi. Ma senza contrasto poi, la schiavitù era dappertutto, e formava
-come uno stato sociale; quando gli uomini liberi recavansi alla
-guerra, i coloni e gli schiavi restavano a coltivar la terra, e i vinti erano
-posti in catene dai vincitori; tale essendo a que' giorni la legge inesorabile
-della vittoria. Ancor ci durano alcune formole di emancipazione o
-manumissione, da cui sappiamo che quest'atto di franchigia facevasi
-in chiesa o dinanzi alla curia, e per solito la formola con cui faceasi libero
-lo schiavo, era questa: «In nome di Dio, e per rimedio dell'anima
-mia, io voglio che questo servo sia fatto libero; onde qui dinanzi alla
-chiesa, in presenza de' sacerdoti, ed appiè dell'altare io lo sciolgo da
-tutti i vincoli della servitù per modo che, oggi e sempre ei sia tenuto
-come nato e procreato da parenti ingenui.» Queste manumissioni
-assai si multiplicarono sotto il regno di Carlomagno, in tempo
-che la schiavitù era il diritto comune, l'affrancamento l'eccezione,
-nè la vendita dell'uomo era per nulla contraria alla legge civile,
-lo schiavo essendo cosa del padrone. In una di queste formole, quasi
-contemporanea, si legge d'un bambino trovato di notte alla porta
-della chiesa, il quale, mercè un prezzo pattuito, è venduto a un Franco,
-che lo alleverà e il terrà poi cosa sua. L'origine di questo bambino,
-ch'erasi trovato ravvolto in pannicelli <i>sanguinolenti</i>, era ignota, e
-interrogatine i vicini, nessun seppe additarne il padre, onde colui
-che l'avea trovato il vendeva ad un altro alle dette condizioni.
-</p>
-
-<p>
-Il matrimonio era un atto al tutto cristiano, e la Chiesa raccomandavane
-l'unità, ma la legge romana consentiva il divorzio, chè secondo
-i giureconsulti del Foro, la moglie altro non era che la schiava,
-e anzi <i>la cosa</i> del marito. «Egli è certo, dice una formola, che questa
-donna, anzichè essermi di sollievo, altro non fa che annoiarmi; noi
-diventiamo l'un dì più che l'altro nemici, e però non possiamo più
-vivere insieme; siam quindi venuti dinanzi ai buoni uomini (la podestà)
-per separarci di comune accordo, in modo che s'io voglio tôrre
-altra donna, io possa liberamente farlo, e così ella tôrre altro marito.»
-Quest'atto di divorzio sì freddo, scritto in termini sì asciutti, bastava
-a disciogliere il matrimonio. Oh! quanto più nobile e più soave questa
-<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span>
-unione quando marito e moglie viveano in comune! Essi potevano
-allora farsi reciproche donazioni: «per contraccambiarci, come dicean
-le carte, una vicendevole testimonianza d'amore, noi ci facciamo in
-iscritto questa donazione affinchè gli eredi non abbiano nulla ad
-opporre. Io t'ho sposata col consenso de' tuoi parenti e dei nostri
-amici comuni, onde mi piace di donarti parte dei miei beni, il che
-io fo qui in presenza della podestà civile e della Chiesa.»
-</p>
-
-<p>
-Il testamento era pur esso un atto personale della libertà, non essendo
-lecito ad alcuno il testare se non era libero, e questo facevasi
-in presenza di testimoni, e spesso pubblicamente, in cospetto della
-città medesima. «Il presente testamento fu fatto da me, e sarà, dopo
-la morte mia, riconosciuto legittimo al sigillo ch'io vi posi dinanzi ai
-magistrati municipali della repubblica nella basilica di San Profetto,
-da me stesso fatta edificare, e alla presenza dei nobili e del popolo.»
-Dove si vede conservata la formola dei testamenti romani, il diritto
-di testare essendo, per così dire, una facoltà politica che collegavasi
-col diritto di città; con che spiegasi il concorso dei magistrati a ricevere
-e convalidare il testamento. Il possesso d'uno stabile non traeva
-seco la facoltà di tramandarlo dopo morte, e solo per indulgenza
-speciale il diritto romano lasciava che il possesso continuasse anche
-uscito di vita il possessore. Talvolta il testamento disponeva della totalità
-de' beni con pia intenzione, e diceva: «Io Rufina, rimasta
-vedova senza figliuoli, lascio al carissimo mio fratello, Eufemio abbate,
-la parte dei beni avuta da mia madre, onde participare delle
-sue orazioni. Al quale effetto, io, sua sorella Rufina, ho firmato il
-presente testamento.»
-</p>
-
-<p>
-Il possessore dello stabile potea spodestarsene in due modi: per
-trasmissione a titolo oneroso, che era la vendita, vale a dir la cessione
-per prezzo della cosa posseduta, o per donazione, che era un atto consimile,
-a titolo gratuito. Le formole romane regolan pur sempre le vendite
-sotto la prima e la seconda stirpe, e v'intervengono con ogni lor
-minuto accessorio, e con le parole sacramentali. Il codice teodosiano
-regola i contratti; e il <i>cartolare di Sithieu</i>, che sale al secolo ottavo,
-comprende parecchi atti di vendita, nei termini seguenti: «Al venerabile
-in Cristo padre Ardrado, abbate del monastero di Sithieu compratore,
-io Sigeberta venditrice. Per queste lettere fo fede io, che non
-per imaginario diritto, ma per mio proprio volere, ho al medesimo
-e al suo monastero venduto lo stabile chiamato <i>Frisigen</i>, riservandone
-a me la misura di circa una giornata; salvo la quale, campi, case,
-boschi, prati, pascoli, tutto, è come sopra da me venduto al detto
-monastero pel prezzo di cento soldi d'oro, per modo che diventi interamente
-proprietà sua. Che se io o alcuno de' miei eredi, ciò che
-<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span>
-io non credo, ricorrer volessimo contro questa vendita, essa rimanga
-pur tuttavia, per cura de' magistrati, inviolabile. Fatta pubblicamente
-nel monastero di Sithieu a dì 10 giugno, l'anno ventesimo del regno
-di Carlo nostro gloriosissimo signore.» La quale scrittura, minutissimamente
-particolarizzata, porta chiaramente l'impronta del diritto romano;
-tutto ivi entro è notato, la misura, il contenuto, la derivazione,
-il prezzo; d'onde si vede che il codice teodosiano e le decretali esercitavano
-una grandissima autorità sui giuristi e sulle forme di quei tempi.
-</p>
-
-<p>
-La donazione spontanea, sì alle persone e sì alla Chiesa, deriva sempre
-la forma sua dagli statuti dei codici stessi, e viene inscritta nel
-cartolare del monastero, o nei registri pubblici della città. «Io dimando,
-a voi eccellente difensore, ed a voi laudabilissimi municipali,
-di render pubblica la mia donazione.» Ed i magistrati rispondevano:
-«Qua la carta che hai scritta. — Eccola, è una donazione ch'io fo ad un
-Musicissimo uomo.» Dopo di che il donante recitava la scritta nelle
-volute forme, e se tale scritta di donazione era a favor d'un monastero,
-la formola era quasi sempre la seguente: «In nome di Dio, io
-e la moglie mia doniam queste cose al monastero, e ne facciamo ad
-eterna memoria questa scritta:» ovvero: «Io Folberto, con questa
-carta di donazione, dichiaro che pel riposo dell'anima di Ebertana mia
-madre, dono un prato o una terra al monastero, ecc.»
-</p>
-
-<p>
-V'eran formole altresì pel mandato, per l'immissione in possesso
-dell'eredità, e per tutti gli altri atti della vita pubblica e privata. La
-società posava sopra un gran simbolismo siccome a' primi tempi di
-Roma, e dove una gleba di terra significava la trasmissione del
-possesso, dove una verghetta fatta in pezzi significava la rottura del
-contratto o la divisione dell'eredità; l'anello era il segno del matrimonio;
-non v'erano statuti scritti per la generalità, ma ognuno
-avea la sua legge, e tutto era personale; appo i Franchi austrasii e
-quei della Neustria, i figli ereditavano in parti eguali, intantochè il
-diritto romano ammetteva la primogenitura e la facoltà illimitata nel
-padre a diseredare i figliuoli.
-</p>
-
-<p>
-Le tre legislazioni, il codice romano cioè, le leggi barbariche e i
-canoni ecclesiastici si facean guerra tra loro, però che ognuna di esse
-avea uno spirito diverso dalle altre. Il codice romano, piglisi pur come
-si vuole, era l'espressione d'una civiltà già molto inoltrata; il codice
-teodosiano e il giustinianeo, le Pandette e le Instituzioni fanno
-supporre un popolo che abbia già logorata l'energia della sua forza
-nativa; nelle sentenze poi dei giureconsulti, la sapienza era certamente
-assai, ma le formole, le eccezioni, le lunghiere erano infinite. Tutt'altramente
-le leggi barbariche, nelle quali, ritraendo esse dell'antica
-semplicità delle selve, poche provisioni bastavano a regolare il corso
-<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span>
-degli atti in quella nascente civiltà. Quanto al diritto ecclesiastico, i
-canoni e quelle che appresso fur dette decretali, movevano da un principio
-di umana morale, e il diritto canonico, togliendo le sue regole
-generali dalle massime del codice teodosiano, le purificava con lo spirito
-cristiano; quindi la legge romana ammetteva il divorzio, e il diritto
-canonico non l'avrebbe mai consentito; l'usura era una facoltà legittimamente
-approvata nel contratto di mutuo, e la Chiesa non
-avrebbe potuto approvarla, senza porre in non cale le parole medesime
-dell'Evangelio.
-</p>
-
-<p>
-In mezzo a tutti gli accidenti di questa triplice legislazione, si vuol
-notare certi caratteri generali, che le distinguono l'una dall'altra. Le
-leggi barbariche posano interamente sulla composizione, e da per tutto
-tu trovi in quelle il prezzo del sangue e la ricompera della colpa positivamente
-statuita. Non v'ha delitto che non redimasi mediante
-un'ammenda o una composizione; la società non ha rispetto alcuno
-ai diritti ed alla vita dell'uomo, nè l'omicidio ha pe' Barbari quell'orribile
-aspetto che tra le nazioni civili. La composizione è il fondamento
-altresì dei capitolari; tuttavia si voglion notar tre periodi pei
-quali passa la processura nell'ottavo e nel nono secolo. Il giuramento
-ha sempre il primo grado nell'ordine delle prove e delle testimonianze,
-chè in mezzo alle società primitive, quando puri sono i costumi, e
-semplici gli usi, il giuramento in cospetto di Dio, è una grandissima
-malleveria; la fede dell'uomo vince allora il personale ed avaro interesse,
-e il dir <i>giuro</i>, è solennemente obbligarsi alla verità. Ma nel corrompersi
-dei costumi, chi può fidarsi ancora al giuramento? Esso non
-è più una malleveria sufficiente, ed altre ne occorrono a guarentir l'interesse
-pubblico e il privato. La Chiesa quindi, che in tutto interviene,
-fa di ammantare il giuramento di grandi solennità, onde por freno
-allo spergiuro, e conduce l'uomo a giurare a piè dell'altare e sulle sante
-reliquie, con recitazione di preci, e fumo d'incensi, e spegner di faci,
-e minaccia di scomunica contro chiunque osi violare il sacramento.
-Nè basta: che chi giurar dee, non è già un individuo solo, ma egli ha
-da essere assistito da altri suoi mallevadori, i quali tutti vengono appiè
-dell'altare, e se sono Franchi, il numero n'è minore, però che la
-lealtà è inerente alla vita silvestre; se sono Longobardi, Italiani, Romani,
-il numero dei giuranti è maggiore, però che la fede di costoro
-è vendereccia, e per essi il giurare diventa mestiere. Ond'è che
-la Chiesa ne piange; non si può contar più su questa solennità del
-giuramento, essa non è più bastevol garanzia dei contratti; moltiplichinsi
-pure a migliaia i testimoni: che giova? Quando la fede è
-ita, non c'è più riparo, e il giuramento non è oramai più che un
-accessorio del processo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span>
-</p>
-
-<p>
-Quindi nasce e svolgesi il concetto ecclesiastico delle prove, per
-mezzo del fuoco e dell'acqua bollente; perocchè più fidar non potendo
-nella fede umana, egli è di tutta necessità avere ricorso ad un modo
-più efficace; e questo delle prove derivava specialmente dalla fede
-grandissima che la generazione aveva in Dio e nella celeste giustizia
-per l'assoluzione dell'innocente e la punizione del reo; sì che per lei
-era impossibile che Cristo non intervenisse con un miracolo a manifestare
-la verità. Infatti, le leggende non eran elle un poema epico
-in onore dell'innocenza? Viveasi in un mondo maraviglioso, e le realità
-della vita, troppo monotone, parean troppo volgari; Dio, i santi, i
-martiri mostravansi continuamente per miracoli, onde la Chiesa inferiva
-che l'innocenza sarebbesi manifestata alla prova. Tutto in quelle
-memorabili solennità pigliava un aspetto di gravità cristiana. Quando
-la pubblica voce accusava un ribaldo d'aver rubato l'altrui: «Stringi
-questo ferro rovente, gli era detto, e se la tua mano è dura tanto da
-tenerlo, segno è che Dio vuol provare la tua innocenza.» E alla donna
-incolpata d'adulterio: «Vedi tu quell'anello in fondo a questa caldaia
-che bolle? Immergivi la mano, e se tu il ricogli senza che l'acqua
-l'offenda, tu sarai innocente.» Il reo dee tutto raccapricciare all'aspetto
-del solenne apparato di queste prove, e abbiamo ancora in
-alcuni salterii del medio evo, le forme e le preci che accompagnavano
-le manifestazioni della giustizia di Dio, d'onde si vede che quell'atto
-più tremendo era del giuramento stesso, più grave di ogni
-promessa scritta, nè forse vi fu cosa mai che meglio di quella consonasse
-con la grandezza e con la potenza del cattolicismo! Le prove
-erano un termine medio tra il giuramento e il duello giudiziale, che
-poi divenne la giurisprudenza, quasi unica, dei secoli di mezzo.
-</p>
-
-<p>
-Per gli ecclesiastici adunque, il giuramento sulle reliquie; e per le
-deboli donne, le prove; ma per l'uomo da guerra, il combattimento,
-chè egli non conosceva altra forma di processo, nè altro modo a vendicar
-l'offese. Quanto più alto cercherete nella vita selvaggia dei Germani,
-e tanto più vi si farà manifesto il principio del duello: «Tu
-m'hai fatto danno o ingiuria, ed io mi vendico, nulla di più semplice;
-vita contro vita; siamo del pari; ora a Dio ed alla forza del nostro
-braccio a giudicare tra noi<a class="tag" id="tag122" href="#note122">[122]</a>.» La forma del combattimento singolare
-<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span>
-s'è insinuata in tutte le instituzioni primitive, solo, ne importa notarlo,
-al medio evo, si son date a questo combattimento le regole del
-processo. Due uomini, dopo una contesa d'onore o d'interesse, si
-affrontavano corpo a corpo, è uso antichissimo, e l'Iliade stessa ci
-reca esempi di duello e di vendette per mezzo del singolare certame;
-ma cosa speciale è ai tempi caroliniani e massime alla legislazione del
-secolo nono, che questo certame diventa indi una processura, con tutte
-le regole sue partitamente stabilite.
-</p>
-
-<p>
-La legge romana del giuramento e la legge ecclesiastica delle prove
-cadono quindi in disuso, nè di tutto ciò più altro resta che il duello
-giudiziale, il quale non è solo una vendetta dell'ingiuria, ma sì pure
-un mezzo di manifestar la ragione. «Tu hai usurpata la roba mia,
-la mia terra, il mio feudo, ed io ti sfido.» E ora facevasi alla presenza
-dei delegati del conte, ora con l'intervenimento della Chiesa
-medesima, e di mano in mano veniva formandosi e svolgendosi un
-codice di doveri e di eccezioni; la vedova, la donna, debole com'è,
-risponder non può nello steccato, nè a tanto vale la tenera mano del
-pupillo, nè alla Chiesa è lecito armare i suoi sacerdoti, onde tutti
-questi esenti son dal combattere, ed elegger possono campioni e
-difensori che combattan per loro. Tutta una legislazione abbiamo nel
-medio evo, relativa ai campioni, ma essa non giunge alla maggior
-sua perfezione prima che sotto alla terza stirpe<a class="tag" id="tag123" href="#note123">[123]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Un certo colore di formalità caratterizza il periodo carlingo, e ci
-si sente l'influsso di Roma. Noi non siamo ivi ancor giunti alla
-feudalità universale, nativa, barbara; il diritto romano regge quasi
-tutta quell'epoca, le carte scritte e i diplomi vi spesseggiano, tutto si
-lascia e trasmette per iscritto; e quando v'è una scrittura, non v'è
-più uopo di singolar certame nè di prove; nè però quegli atti sono
-senza complicazioni, e le processure sono una mescolanza del codice
-teodosiano e dei concilii della Chiesa. In ogni luogo dove predomina
-il diritto romano, il municipio è in tal qual modo il tribunal comune
-che decide tutte le cause della città; quasi tutti gli atti si fanno dinanzi
-ai difensori, ai buoni uomini, agli scabini, ai rachimburghi della città.
-Che se trattavasi d'un delitto interessante la società generale, il conte
-interveniva, e dinanzi a questo tribunale pronunziavasi la condanna
-del reo, coll'assistenza dei buoni uomini, specie di tribunale ambulante;
-<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span>
-la liberazione dei servi, le donazioni, i testamenti eran pur soggetti
-a questa registrazione nei protocolli della città, il che ricorda il
-diritto canonico, i codici romani e le forme consacrate nell'Instituta
-di Giustiniano.
-</p>
-
-<p>
-Di questo modo nel periodo carlingo ancor mostravasi il contrasto
-delle diverse legislazioni, e nulla ci avea d'uniforme, nulla di netto.
-Il territorio non era altrimenti base invariabile al diritto privato;
-ognuno aveva la sua consuetudine, ed a questa individualità delle
-leggi, attribuir per avventura si dee quel ritaglio infinito di codici,
-che resse più tardi il diritto delle provincie. Nello studio appunto di
-queste private consuetudini e nell'esame degli usi della vita cercar
-si dee la storia del medio evo; sono preziosissimi documenti, e la
-vendita d'un feudo o d'un caval di battaglia, ben meglio insegna lo
-spirito e i costumi d'una società, che non le più ardite e speciose
-osservazioni sull'indole generale della storia. Le scritture dei cartolari
-del periodo carlingo sono rilevanti invero; ma lo spirito di sistema
-se n'è impadronito; la teorica s'è cacciata fin dentro alle formole di
-Marcolfo, per trarne regole universali, e questa superba smania di
-generalizzare, non corrisponde per nulla allo spirito semplice di un
-tempo che invoca il cielo con le <i>prove</i>, e il giudizio di Dio col <i>certame
-singolare</i>.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span>
-</p>
-
-<h2 id="cap11">CAPITOLO XI.
-<span class="smaller">CRONICHE, CARTE,
-DIPLOMI E MONUMENTI DEL REGNO DI CARLOMAGNO.</span></h2>
-</div>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-Le quattro maggiori fonti delle tradizioni istoriche. — Le croniche intorno
-a Carlomagno. — Gli <i>Annali d'Eginardo</i>. — I <i>Fatti e le gesta dell'imperatore</i>
-del monaco di San Gallo. — La <i>Cronaca di San Dionigi</i>. — Il <i>Poeta sassone</i>. — L'arcivescovo
-Turpino. — Le vite dei santi. — Le leggende. — Carte. — Diplomi. — Esame
-del cartolare di Sithieu. — Carteggio dei papi. — Canzoni
-eroiche e croniche in verso. — Tradizioni verbali. — Pellegrinaggio
-sulle rive del Reno. — Riputazione di Carlomagno appo il popolo alemanno. — Leggenda
-intorno a lui come santo. — Culto alla imagine di lui.
-</p>
-</div>
-
-<p class="yrs">
-768 — 814.
-</p>
-
-<p>
-Il nome di Carlomagno riempiè il secolo del medio evo, più grande
-ancora al tempo di Filippo Angusto che fra i contemporanei<a class="tag" id="tag124" href="#note124">[124]</a>. Quel
-vasto intelletto, quell'uom forte signoreggia le generazioni feudali
-con la memoria delle sue conquiste, del suo governo, della gagliardia
-del suo corpo, delle imprese sue maravigliose; un certo che di straordinario
-si mesce al regno suo, egli è argomento a una quantità di
-croniche, di leggende, di canzoni eroiche, che celebran la sua vita,
-le sue parole, le sue conquiste e i suoi miracoli; esse il fanno grande
-in uno e santo. Nessuno fra i re delle tre stirpi ebbe a lasciare orme
-profonde come le sue nello spirito dei tempi; infiniti sono i documenti
-che di lui trattano; i Benedettini raccolsero più di ottocento
-frammenti che a lui si riferiscono, e la raccolta del Pertz forma da
-sè sola ben tre gran volumi in <i>folio</i>, tutti sopra il solo suo regno,
-dove con paziente erudizione fu ragunato tutto che riman delle memorie
-intorno alla persona dell'imperatore; le croniche, le carte, le leggende,
-i diplomi, i sigilli, tutto in somma (salvo la storia epica e
-<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span>
-romanzesca) trovasi accolto nell'opera di quel dotto paziente, e tenero
-della sua patria, che conservar volle ogni più minima pietra del maestoso
-edificio del primo de' Carolingi.
-</p>
-
-<p>
-Le croniche, che sono le fonti di maggior pregio da cui derivare
-la storia di Carlomagno, possono ristringersi a quattro principali, e
-comprendono rilevate ed esatte nozioni intorno alla vita di lui come
-re e come imperadore; le prime di esse croniche, col titolo di Annali
-d'Eginardo, sono, per via di congetture, anzichenò arbitrarie, attribuite
-al cancelliere di Carlomagno; ma non v'è indizio a chiarircene;
-sono annali monastici, scritti poco men che giorno per giorno
-e tali che si distinguono anche per la forma, dall'opera non contradetta
-di Eginardo: <i>La vita di Carlomagno</i>. Strano sarebbe invero
-che dopo aver sì partitamente descritto i fatti e le gesta del suo
-signore, Eginardo avesse raccolto, entro i termini medesimi, altri
-annali, e replicato il suo biografico lavoro. Cotesti annali, correttamente
-scritti, rivelano la monastica e la latina origine del loro autore,
-e porgono tutti gli indizi d'un'opera contemporanea; gli avvenimenti
-vi son riferiti giorno per giorno con iscrupolosa fedeltà, chè lo
-scriver la storia in que' tempi era un dovere di religione, un'opera di
-santità, nè allegavasi fatto alcuno che non fosse nella coscienza del
-cronista, povero fraticello, che passava la vita a istruirsi e a cercar di
-ciò che importar potea di sapere alle venture generazioni<a class="tag" id="tag125" href="#note125">[125]</a>. Questa
-prima e maggior cronica, ch'io tengo esser opera di qualche monaco
-della badia Seligenstad, fondata da Eginardo, principia dal regno di
-Pipino il Breve, e giunge fino al mezzo dei tempi di Lodovico, d'onde
-poi cominciano i grandi annali di San Bertino e di Fulda, continuando
-così la serie delle tradizioni scritte intorno ai Carolingi, che vengon
-di prima fonte dai monasteri. Gli annali sono generalmente freddi,
-aridi, laconici; e accennano i fatti con quella brevità che i sommari
-ed i titoli dei capi nei libri di storia; gli avvenimenti sono raccontati
-<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span>
-così come cascano dalla penna, senza colori, senza commenti; sono la
-cronologia sacra del monastero, la serie dei tempi che scorrono dinanzi
-a que' padri, come il grande oriuolo a polvere delle Ore.
-</p>
-
-<p>
-La <i>Vita di Carlomagno</i>, opera incontrastata di Eginardo, differisce
-dagli annali in ciò, che questi si frammettono dei fatti generali della
-società, intantochè nella vita composta dal fido amanense e cancelliere
-del gran Carlo, non trattasi che della persona sua, delle sue
-azioni e del suo modo di vivere; tutti ivi sono religiosamente raccolti
-i fatti e detti suoi, sì che per quest'opera misurar tu puoi la
-gigantesca statura sua di sette piedi, e sentir la sua voce, acutissima
-in quel capacissimo petto, e apprender le prodezze del suo poderoso
-braccio e le abitudini della sua vita, e tutto che fu da lui operato
-dall'infanzia sua fino alla morte. Eginardo, ammiratore appassionato
-di Carlomagno, ha vissuto in palazzo con lui come suo famigliare, e
-gode di seguirlo alla guerra, fra mezzo alle battaglie e nella vita
-privata, onde per questo rispetto, non v'è monumento che desti più
-viva nè più forte curiosità dell'opera da lui lasciata, la quale fu
-scritta da esso dopo la morte del suo signore, e al principio del regno
-di Lodovico Pio, quasi per dare nella grandezza del padre, un grande
-ammaestramento al figliuolo, e mostrare ad un imperio, che già decade,
-l'opera sublime compiuta da Carlomagno.
-</p>
-
-<p>
-Dassi il nome di <i>Cronaca del monaco di San Gallo</i> (avuta in dispregio
-da molti eruditi) al <i>racconto dei fatti e delle gesta</i> di Carlomagno,
-scritto in quella badia di San Gallo poco distante dal lago
-di Costanza, tanto al principe diletta, e il cronista chiamato col nome
-di <i>monaco di San Gallo</i>, è uno scrittor di leggende di viva e poetica
-imaginazione, che si piace di raccoglier tutti i fatti e l'epiche
-tradizioni. Egli non è, a dir vero, autore contemporaneo, ma ogni
-cosa ha cercato che referivasi a Carlomagno, e ogni cosa racconta di
-buona fede, e se veduto non ha cogli occhi suoi propri, o udito co' suoi
-propri orecchi quanto ei riferisce, l'ha tratto almeno da pura sorgente.
-Da Vernebetto, un de' confratelli suoi, che visse alla corte di Lodovico
-Pio, attinse quant'ei sa delle faccende ecclesiastiche, e da Adelberto,
-un dei fidi leudi che seguirono Carlomagno nelle sue spedizioni contro
-i Sassoni, gli Unni e gli Avari, egli ebbe quanto sa delle faccende
-domestiche e militari. Appoggiato a queste autorità, da lui molto consultate,
-il monaco di San Gallo reca una moltitudine di leggende e
-di canzoni eroiche sulla vita domestica di Carlomagno come re e come
-imperatore, ned egli è altrimenti un cronista grave e malinconico, siccome
-il grido della notturna strige sul campanile del suo monastero;
-ma facondo, novelliero, allegro, spiritoso; lo stile suo è colorito, caldo
-come il vino di Reinfeld. Che di più poetico, esempigrazia, del racconto
-<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span>
-della guerra di Lombardia, colà dov'ei descrive quelle selve di
-lance, che paiono spighe di ferro cresciute nelle campagne del Milanese!
-Il monaco di San Gallo è un po' ciarliero; ma perchè volergliene
-male? Nè sprezzare si dee pur la vecchierella, che girando
-l'arcolaio, racconta le storielle del suo tempo, le leggende, i
-fatti e le imprese d'un uomo famoso. Io per me ho caro di veder
-Carlomagno quistionar coi cantori, sgridar gli ufiziali del palazzo,
-rimunerar questo, minacciar quello e tutti spaventarli con lo sguardo
-suo, con la sua voce acuta e stridula sì, ma sonora, e appunto in questa
-forma ce 'l rappresenta il monaco di San Gallo. Nella storia, i più
-curiosi non sono altrimenti i fatti; e non son eglino tutti sempre i medesimi
-al par delle passioni degli uomini e degli affetti loro? L'importante
-a vedersi è l'aspetto della società. Un cronista non racconta
-mai cosa estranea ai costumi del suo tempo, e che altro più si dee
-richieder da lui della puntual relazione dei casi della vita e degli
-usi, fra i quali egli vive? Io l'ho letto e riletto, e seriamente consultato,
-il monaco di San Gallo, perch'egli mi presenta Carlomagno
-nella sua vita privata, con quella sua violenta giustizia, con quelle
-sue germaniche passioni, con quella sua inclinazione a frammettersi
-d'ogni picciola cosa; e quasi direi perch'egli m'ha fatto conoscere i
-pettegolezzi della sua corte. Nella vita di un grande, le più note
-generalmente sono le grandi cose; ma spesso anche abbiam bisogno
-di riposarci nelle picciole.
-</p>
-
-<p>
-Il <i>poeta sassone</i>, un de' cronisti più vivaci del regno di Carlomagno,
-non iscrisse altrimenti nella lingua dell'antica sua patria.
-Nasceva costui da un di que' fieri Sassoni che si opposero alle armi
-dell'imperatore, e che questi disperse poscia ne' monasteri. Anch'egli
-visse nelle solitudini del chiostro, dove descrisse i fatti e le imprese
-avvenute a' giorni suoi, in tempo che quasi tutte le maggiori comunità
-monastiche noveravan fra loro qualche religioso Sassone, venuto
-di lontano a cercar ivi un porto nelle tempeste che gravavano sulla
-patria sua. Il poeta sassone scrisse nel deserto la sua cronica in versi,
-e comecchè poco abbia studiato gli antichi, nondimeno qualche reminiscenza
-v'ha di Virgilio nel suo verseggiare. Il suo forte è il genere
-descrittivo, e però gode di farci assistere a tutte le pompe delle corti
-plenarie, e si compiace nel dipingere queste magnificenze di Carlomagno;
-descrive tutti gli avvenimenti, la venuta de' papi, le cacce,
-i conviti, la corte, la famiglia dell'imperatore, e si vede ch'egli ha
-serbato l'amor delle canzoni e dei poemi eroici degli scaldi e cantori
-della sua patria. Forse altresì ch'egli tolse le pitture sue più vivaci
-da taluna di quelle tradizioni scritte in lingua germanica, e il poeta
-<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span>
-sassone altro non è che un traduttore di quei canti bellicosi che animavano
-i guerrieri del Reno alla battaglia.
-</p>
-
-<p>
-<i>Le Croniche di San Dionigi</i>, sì famose nei fasti della cavalleria,
-niente hanno di originale, però che altro non sono se non una gran
-raccolta o una ricapitolazione di annali e di tradizioni intorno a quel
-tempo. I monaci nel silenzioso <i>scrittorio</i><a class="tag" id="tag126" href="#note126">[126]</a> della badia reale, non faceano
-già un racconto loro proprio, almen quanto ai tempi andati, ma raccoglievano
-con giudizio i migliori documenti e le tradizioni più certe
-del passato; ond'è che per Carlomagno e pei Carolingi in generale,
-che tanto beneficarono la <i>reale badia di San Dionigi</i>, essi tolser
-gli annali attribuiti ad Eginardo, de' quali il testo loro altro non è
-che una traduzione fedele ed esatta, che fu poscia in progresso di
-tempo trasportata nell'antico idioma francese, e le poche incidenze
-che vi si trovano sono per la più parte osservazioni fatte dai cronisti,
-o tradizioni tolte da altre croniche. Tutto che a San Dionigi scrivevasi,
-veniva, come dir, da un'inquisizione; niente si dicea che non fosse
-prima passato per lo staccio della verità, e quando un fatto era consegnato
-in quelle pagine, facea piena fede in giustizia, tanto che poi
-la <i>Cronica di San Dionigi</i> divenne il giornale politico del medesimo
-Carlo VI. E nondimeno in queste grandi croniche di Francia trovò
-pure una nicchia la leggenda di Turpino; sì la leggenda del famoso
-arcivescovo di Reims, Turpino, che gode di una sì popolare
-rinomanza insieme con Carlomagno, di quel Turpino che forma pur
-sempre le delizie di noi quanti siamo, amatori dei tempi antichi; di quel
-Turpino sì celebrato nelle leggende dei quattro figliuoli d'Amone e
-nel poema di Roncisvalle, dove il fiero vescovo, con l'elmo in capo,
-e munita la mano di ferreo guanto, atterra a mazzate gl'infedeli, per
-non versare il sangue umano. Tutto prova, è vero, che i fatti e le imprese
-riferite in questa leggenda di Turpino, sono falsati; ma nessuno
-negar può che questa istoria, scritta come fu nell'undecimo o nel
-duodecimo secolo, non abbia riprodotte le tradizioni e le idee contemporanee
-intorno all'impero di Carlomagno.
-</p>
-
-<p>
-Accanto alle quattro principali cronache de' tempi carlinghi vengono
-a schierarsi altri antichi racconti, meno importanti, ma curiosi
-del pari per la loro origine: tali sono gli annali di San Bertino, che
-non si voglion punto confondere col cartolare, pia significazione dei
-costumi di quel tempo; poi le gesta di Carlo il Grande, scritte in
-versi in un monastero della Germania, specie di traduzione degli
-<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span>
-annali d'Eginardo; poi la cronica del monaco d'Angoulemme, meridionale
-testimonianza dei costumi e degli usi della corte di Carlomagno.
-Ai quali documenti d'antica data è da aggiungersi la cronografia
-di Teofane, il solo, tra gli storici bisantini, che abbia parlato
-un po' in largo dell'imperatore d'Occidente. Questo Teofane viveva
-in principio del nono secolo, nè lasciava d'impacciarsi nell'opera sua
-delle cose che avvenivano a Roma, della fuga di papa Stefano, e dell'esaltazione
-dei Carolingi fin da Pipino. Paolo Diacono, d'origine
-longobarda, com'egli è, appena concede al regno di Carlomagno e
-dei Franchi qualche pagina breve e concisa al par degli annali più
-aridi dei monasteri. Pur nondimeno nella sua men che compendiosa
-relazione, egli non dimentica i figliuoli, la moglie, la famiglia tutta
-di Carlomagno, per la cui figlia, di nome Adelaide, natagli nella
-breve e luminosa sua guerra d'Italia, e morta giovinetta, lo stesso
-Paolo scrisse l'epitaffio, e così per un'altra di nome Ildegarda.
-</p>
-
-<p>
-Eccoci ora agli annali di Fulda, scritti nella nobil badia carolingica,
-i quali comprendono le memorie della seconda stirpe, in modo che par
-ch'ivi finiscano, tanto quei monaci fuldensi erano Austrasii in anima
-e in corpo! O vetusta badia, più non sorgono sul suolo tuo, pestato
-dalla guerra, che meste e tacite ruine, ma pure gli annali tuoi sopravvissero
-ai guasti del tempo!<a class="tag" id="tag127" href="#note127">[127]</a> Fulda e San Gallo furon le due alemanne
-sorelle, che custodiron come caste figliuole gli archivi del
-loro padre e benefattore. Nelle solitudini di Sant'Arnoldo di Metz,
-conservavansi pure altre relazioni del regno di Carlomagno, chè ogni
-fatto degno di storia era gelosamente raccolto e celebrato. Nel monastero
-di San Gallo serbavasi un poema latino su Carlomagno e
-sull'abboccamento suo con papa Leone, avvenimento importantissimo
-per la generazione, però che indi venne la cagione e il principio di
-quella grande restaurazione dell'impero d'Occidente; il papa e l'imperatore,
-stretti per mano, se ne vanno a Roma, scambievolmente
-prestandosi la forza loro, e un vecchio monaco di San Gallo gode di
-serbarne ricordo; laddove questa fondazione d'un vastissimo impero
-appena provoca l'attenzione di qualche annalista bisantino; di Costantino
-Manasseo, esempigrazia, il quale, detto che papa Leone rinunziò
-al governo dell'antica Roma, soggiunge: «Egli unse dalla
-testa ai piedi, secondo il rito de' Giudei, il nuovo imperatore; l'antico
-legame con la prisca Roma fu rotto, la spada separò la figlia
-dalla madre, e Roma, sciogliendosi dalla vetustà, è tornata giovine.»
-</p>
-
-<p>
-Le <i>Vite dei Santi</i> son pur una fonte, ch'egli è mestieri consultar
-continuamente chi scrive intorno alla storia del medio evo, non già
-<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span>
-per accettar tutto che la pietà del servo narra del padrone, a' miracoli
-del quale tien dietro, ma sì per la pittura dei costumi ch'ivi trovasi
-intera. E qual è il secolo che non abbia le sue leggende? Qual è l'uom
-sovrano, di cui posteri e contemporanei non dican favole e novelle?
-Chi non ha la sua storia romanzesca, la sua mitologia vicino alle
-realità? Quando s'è riempiuto il secolo d'un nome, gli è ben d'uopo
-che storici e poeti giustifichino l'ammirazion loro col raccontarne prodigi,
-gli è ben d'uopo che dicano perchè posero un uomo in tanta
-altezza; ond'è che se tu leggi, esempigrazia, il leggendario dei santi,
-scritto dal celebre arcivescovo Iucmaro, ci trovi particolarità e fatti
-della vita domestica di Carlo Martello, di Pipino e di Carlomagno;
-e così l'anonimo che scrisse la vita del beato Alcuino, racconta mille
-particolarità intorno alle corti plenarie e agli studi, al tempo dell'imperatore.
-</p>
-
-<p>
-Ma il più ampio, il più ragguardevole di siffatti leggendari, si è
-il libro, o per così dire il poema, sì particolareggiato e rilevante,
-noto sotto il titolo di <i>Miracoli di san Benedetto</i>, scritto dal franco
-Aldorano, monaco di San Benedetto. Ivi, nella lunga relazione dell'innumerabili
-fatiche di quell'uomo smisurato, che fondò la civiltà
-e la regola in Occidente, troverete l'episodio del conte Rodolfo
-e della sua concubina, sprofondata nell'inferno, racconto che assister
-ci fa a tutte le larghezze ed a tutti i donativi fatti già dai re alla
-badia di San Benedetto in sulla Loira, dov'essa è navigabile; curioso
-documento sul commercio dell'era carolina. Leggete ancora i <i>Miracoli
-di san Dionigi</i>, scritti da un pio religioso di questa badia nel nono
-secolo, e per conseguente contemporanei, e vedrete che questa leggenda
-è una specie di descrizione della vita civile sotto i Carolingi.
-Che se poi vi piace far cognizione degli usi germanici di Carlomagno,
-e sapere i silvestri costumi della Svevia, del Reno e della Mosa, scorrete
-le relazioni dei <i>Miracoli di san Goaro</i>, scritti da un monaco
-della badia di Prumia, fondata dall'imperatore. Qual germanica semplicità
-in quelle narrazioni! Tutto ivi, per verità, si riferisce al Santo,
-tutto volge a chiamar la venerazione e i doni sul monastero; ma
-pure queste leggende del bosco e del deserto ci danno assai bene a
-conoscere i tempi caroliniani, e in queste vite de' santi si trovan più
-che altrove le particolarità della vita pubblica o privata di quelle
-generazioni. Onde chi ama le cose antiche, legga i <i>Miracoli di san
-Vandregisillo</i>, abbate di Fontenelle, che contengon la storia della conversione
-di un Sassone; legga la <i>Vita di sant'Angilberto</i>, abbate
-di San Ricchieri, e vedrà come Berta, una delle figliuole di re Carlo,
-presa da grandissimo amore per Angilberto, ch'ella vedeva esser più
-che qualunque altro caro a suo padre, ardentemente desiderando d'averlo
-<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span>
-a marito, nè attentandosi in cuor suo di dirlo al padre, fece in
-modo tuttavia ch'ei lo venne a sapere. Il quale, benchè di mala voglia
-vedesse la figlia sua in preda a quest'amore, pure per tema di peggio,
-e considerato che Angilberto discendeva d'antica e nobil prosapia,
-aderì al desiderio della figliuola, e vedrà come avutala questi in
-isposa, depose l'abito sacerdotale, e lasciata la corte, venne a stabilir
-la sua dimora a San Ricchieri, sdegnando le vane pompe degli
-onori, per vivere in quel monastero con la sua Berta, la quale pigliò
-pure il velo nel chiostro medesimo.
-</p>
-
-<p>
-La vita di Gregorio Magno, scritta da Giovanni diacono, ne rende
-informati di curiosi particolari sull'introduzione del canto romano
-nella Gallia, e con questi particolari appunto si viene scrivendo e
-componendo la storia. «Re Carlo, scosso dalla discordanza che era
-tra il canto sacro dei Romani e quel dei Galli, ne chiese la cagione,
-e questi ultimi adducevano che il canto romano era stato corrotto da
-arie nazionali, gli altri all'incontro sostenevano la purezza delle loro
-melodie. Onde il re dimandò allora dove si trovasse l'acqua più pura,
-ed ognuno affrettato essendosi di rispondere alla fonte, il re soggiunse: — Or
-bene questo sia detto per noi che abbiamo fin qui bevuto
-l'acqua corrotta del rigagnolo; purifichiamoci alla fonte eterna. — Lasciò
-quindi presso a papa Adriano due cherici, e quando tenne che
-fossero abbastanza ammaestrati, li richiamò alla sua metropoli di Metz,
-d'onde purificò poi il canto di tutta la Gallia. Se non che morti, indi
-a gran tempo, essi cherici, si fu avveduto che il canto ecclesiastico
-nella Gallia erasi di nuovo falsato, e disse: — Torniamo di nuovo alla
-fonte. — E tanto fece, che il papa, cedendo alle sue istanze, mandò in
-Gallia due altri cantori, pe' quali fu provato che il canto gallico erasi
-di nuovo corrotto per colpa di chi lo esercitava, benchè i cherici di
-Metz fosser quelli che manco si scostavano dal canto romano; sì che
-da quel tempo in poi si tiene per indubitato, che quanto il canto di
-Metz s'è scostato da quel di Roma, altrettanto il canto dell'altra
-Gallia s'è scostato da quello di Metz<a class="tag" id="tag128" href="#note128">[128]</a>.»
-</p>
-
-<p>
-Or mentre queste leggende e questi maravigliosi racconti, se hanno
-qualche importanza, si è per l'orme che recano profondamente
-impresse dei costumi di quei tempi, nelle carte, nei diplomi e
-nei capitolari ci ha invece un'autenticità che più dubitar non lascia
-dei fatti e degli atti della vita da essi testificati. Certo che in
-generale la lettura di queste carte è arida e infeconda, siccome quella
-degli atti rogati da un notaio, o trascritti negli archivi d'un tribunale;
-ma per l'antiquario che raccoglie le reliquie del passato, son documenti
-<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span>
-atti a porgere una nozione generale delle consuetudini civili di
-una società, e due sono i risultamenti che dallo studio di essi si ottengono:
-prima quello di stabilir le date, sì che più dubitar non si può
-che un fatto non sia proprio avvenuto al tempo assegnato, essendo
-la carta o il diploma il miglior modo a stabilir tutta la serie dei
-tempi d'un regno, il principio suo, il mezzo ed il fine; poi, ciò che
-ancor meglio ci guida nel curioso studio del medio evo, il riferirsi
-della maggior parte di questi atti alle transazioni private in mezzo
-a quella generazione. In così fatte scritture trattasi spesso della vendita
-d'un benefizio o d'un allodio, o anche d'un cavallo da guerra;
-e dove hai un atto di donazione d'un pezzo di terra o d'un
-mulino alla badia; dove una scritta di matrimonio, e dove l'emancipazione
-d'un servo con le formali consuetudini d'ogni singola
-nazione, in che appunto questi atti hanno un pregio storico. Il
-cartolare comprende in sè la raccolta di queste carte, titoli antichissimi
-a comprovar la legittima proprietà dei beni monastici, e lo
-studio meditato di quelle antiche pergamene, è, a così dire, una maniera
-d'iniziazione al medio evo. I capitolari, foggiati sopra più ampie
-basi, sono codici che abbracciano le consuetudini generali della società;
-la carta è l'atto della vita privata dal barone sino al servo;
-i capitolari sono lo statuto per ogni razza, per ogni frazion sociale,
-per ogni popolo, pel dominio e per la proprietà pubblica; i diplomi
-procedono dai re; le carte dai conti, dagli abbati, dai borghesi ed
-anche dai servi; tutti elementi che rischiarano la storia, e stabiliscono
-i costumi di ciascuna età.
-</p>
-
-<p>
-Fra le reliquie di quei tempi antichi, io trascelsi un de' monumenti
-più preziosi a personificare in un sol quadro l'intera vita della comunità
-monastica, ed è il <i>Cartolare di San Bertino</i>, cioè la conserva
-delle carte e diplomi che costituirono e arricchirono quella
-grande badia. Le potenti comunità di quel tempo non eran già solo
-silenziose solitudini, in cui uomini meditabondi, al sicuro dalle mondane
-passioni, attendevano a coltivar la terra, ad ampliare il regno
-della scienza ed a pregare, ma sì ancora corpi politici che si frammettevano
-negli affari del mondo. Gli abbati, eletti quasi sempre dai
-monaci e confermati dal papa, conducevan vita vigilante ed attiva,
-ed esercitavano grande autorità sull'intero corpo civile. Accadeva egli
-che i pontefici convocassero un concilio per dare assetto alle cose della
-Chiesa, o che il sovrano bandir facesse una dieta militare del campo
-di maggio? gli abbati delle principali fondazioni monastiche v'accorrevano
-colla mitra in capo e la stola al collo per deliberare intorno
-alle pubbliche faccende. Francati, com'essi erano, dalla giurisdizione
-episcopale, tutti gli obblighi loro eran verso Roma, sorgente
-<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span>
-dell'unità cattolica: avean frequente, attivo carteggio co' re e coi
-papi, nè trattavano solo gl'interessi de' lor monasteri, ma venivano
-anche per l'esperienza loro consultati intorno ai casi della vita pubblica;
-nulla faceasi anzi nel mondo senza la cooperazione o il consenso
-dei capi di quelle colonie monacali che signoreggiavano la
-Gallia, la Germania e l'Italia.
-</p>
-
-<p>
-I monasteri formavano di que' tempi una vera, tanto agitata, quanto
-faticosa repubblica, nella quale i monaci adoperavano nella elezione
-d'un abbate tutto il fervore della democrazia elettorale, con maggioranze
-e minoranze, e calde ed appassionate opposizioni: nè al medesimo
-abbate non era, quando eletto, troppo facile esercitar intera
-l'autorità sua; e talvolta ci avean tra i monaci più vecchi di quelli
-che la facean da tribuni a difendere gli antichi privilegi della badia.
-L'eguaglianza più perfetta regnava dovunque tra i membri di una
-stessa comunità, però che il monastero era rifugio anche ai grandi
-della terra: i principi scaduti eran cacciati nei chiostri siccome fossero
-prigioni di Stato, e a finir v'andarono re longobardi, capi sassoni
-e conti bavari. Corbeja, San Bertino e Sant'Ovano chiusero le
-ferree porte loro dietro a non pochi re di corona, i quali, confusi
-colà entro fra l'innumerevole famiglia dei frati, non avean cosa che li
-distinguesse dagli altri servi di Dio ricoverati dall'eremo e dalla badia.
-Ora tutti questi casi e fatti erano raccolti dai monasteri, e ne
-tenevano nota; e a queste note aggiungevano indi carte e allegati,
-originali documenti che giustificavano le relazioni del monaco, a cui
-era commessa la cura di raccogliere il cartolare, il qual monaco avea
-nome, quasi dappertutto, di fratello archivista, deputato a far tesoro
-d'ogni minimo titolo che si riferisse alla badia.
-</p>
-
-<p>
-Niuno v'era al medio evo che non sapesse l'antica celebrità del
-monastero di Sithieu, fondato da san Bertino, non lunge da Sant'Omero.
-Era san Bertino un pio monaco, nativo di Costanza sul Reno,
-città romana e nido già di sapienza e di luce. Abbracciò lo stato monacale
-con sant'Omero, il primo che incivilì la Fiandra, e seguíto
-da parecchi devoti compagni, andossene in quella provincia, ch'ei
-con essoloro toglier doveva all'ignoranza e all'idolatria. Giunti nel
-paese di Terrovana, ivi per prima cosa edificarono una chiesa tutta
-di muro, contro l'uso di quel tempo, che era di edificare in legno, e
-la ornarono di mosaici e di colonne, e circondarono intorno di celle,
-che divennero in breve tempo troppo anguste, onde ne fu spiccata
-una colonia di lavoratori, la quale, guidata da san Bertino, avviossi verso
-la città di Sant'Omero, dove i religiosi corsero le campagne a cercar
-un ricetto e un luogo adatto alla coltura. Or mentre stavano pregando
-Dio per questo, ecco venire a loro un ricco Franco, di nome Adroaldo
-<span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span>
-il quale già vecchio e senza eredi, mosso da devozione verso san
-Pietro, donò a que' poveri monaci una villetta chiamata Sithieu;
-ed essi vi lavorarono intorno sei o sette anni, e rizzaronvi una cappella;
-poi coll'andar del tempo, il monastero andò sempre più ampliandosi,
-finchè un'altra colonia venne a stabilirsi sur un monticello
-vicino, fabbricandovi una chiesa ed un cimitero, e tutte queste succursali
-formarono di poi la grande abbazia.
-</p>
-
-<p>
-La lista degli abbati di San Bertino fu indi tosto ricca di nomi illustri;
-intantochè le altrui donazioni allargavano continuamente i poderi suoi.
-Gli abbati erano talvolta di schiatta regale, cioè figli di prefetti palatini
-e di re merovingi; ma nulla più valse a innalzarla nel concetto
-de' popoli, dell'aver essa raccolto gli ultimi de' Merovei. La prole dei
-re criniti fu cacciata in quella solitudine, convertito il monastero così
-in una prigione politica, nè più s'udì parlare di quella progenie fulminata
-dalla fortuna; San Bertino fu, come dire, il sepolcro de' Merovei,
-e gli abbati, complici umilissimi del nuovo lignaggio, spensero
-colà entro gli ultimi rampolli dell'antico.
-</p>
-
-<p>
-Il cartolare di San Berlino appena tocca un motto di Childerico,
-l'ultimo di que' Merovei che pure aveano a quella badia conceduti
-tanti privilegi. «Dopo qualche tempo, dice il cartolare, il re Childerico
-avendo finita l'ultimo scorcio di sua vita nel monastero di
-Sithieu, fu sepolto nella chiesa di San Bertino.» Nè una parola pur
-di compassione su questa morte, nè un lamento su questo re d'una
-famiglia scacciata; egli è rinchiuso, e muore come il più oscuro di
-que' monacelli, e appena il suo nome è scritto nella liturgia; più anzi
-si parla della storia d'un abbate, della sepoltura d'un cantore, che
-d'un re scaduto, però che la Chiesa è ligia al degno figliuol di Pipino.
-Onde Carlomagno anch'esso ricolma di privilegi i monaci di
-Sithieu o di San Bertino.
-</p>
-
-<p>
-Le prigioni di Stato sotto l'impero di Carlomagno furono adunque
-San Bertino, Corbia, Fontanella, Sant'Ovano, Fulda in Germania, e
-Montecassino in Italia, tutti monasteri continuamente popolati di vinti,
-sì che l'imperatore, ben servito, rimerita i sostenitori dell'autorità
-sua col seguente diploma: «Carlo, per la grazia di Dio, re dei Franchi,
-uomo illustre, esercitando la podestà nostra reale, confermiamo
-i doni fatti dai nostri predecessori ai luoghi santi, secondo la regia
-consuetudine. Venuto dunque alla nostra presenza il venerabile Ardrado,
-abbate del monastero di Sithieu, edificato in onore della madre di
-Dio e degli apostoli Pietro e Paolo, ricordando alla real munificenza
-nostra quanto i nostri antenati fecero per le immunità del monastero,
-fra le quali, per esempio, quella che nessun giudice pubblico entrar
-possa nelle terre della badia a giudicare le cause, noi abbiamo confermato
-<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span>
-i detti privilegi in ogni cosa che vantaggiar possa il monastero.»
-Ed appiedi è il sigillo del gloriosissimo Carlo; il qual sigillo, copiato
-come fu nel cartolare, rappresenta un volto grave, perfettamente
-delineato, con la corona in fronte; barba folta, occhio grande, naso
-di forma germanica. Che sia questo il tipo carlingo?
-</p>
-
-<p>
-Pochi anni appresso, il monastero di Sithieu ottiene un altro regio
-diploma, che porta in fronte: <i>De venatione sylvarum</i> (della caccia
-ne' boschi); ed ivi Carlomagno prende il titolo di re dei Franchi e
-dei Longobardi e di patrizio di Roma. «Noi confermiamo, ivi è detto,
-per l'eterna nostra salute, i doni da noi già conceduti ai servi di
-Dio; e però si fa noto ai presenti ed ai futuri, aver noi conceduto ad
-Ardrado abbate, ed ai monaci del monastero di Sithieu, la facoltà di
-cacciare nei boschi, così essi come la loro gente, sì che possano aver
-modo ad uccider de' capriuoli, affin di servirsi delle loro pelli a coprire
-i libri ed a far guanti e cinture, e questa facoltà s'intenda
-concessa loro in perpetuo.» Onde, se gli abbati di San Bertino dimandavano
-di poter con pelli ferine coprire i loro volumi, per difenderli
-dai guasti del tempo, segno è che aveano già una libreria
-ragguardevole. Infatti ancor giunto non era il trambusto che fu alla fine
-del secolo nono, nè i Normanni aveano ancora saccheggiati e arsi i
-monasteri.
-</p>
-
-<p>
-Non pochi erano i libri al tempo di Carlomagno, e formavano come
-a dir le reliquie dell'antica sapienza e il vanto del monastero. Alcuni
-di quei cataloghi, che ancor ci rimangono, comprendono non che tutte
-le opere dei padri della Chiesa, come sono san Girolamo, san Paolo
-e gli altri, e le antiche e sacre scritture, anche gli autori profani,
-Virgilio, Orazio e fin Ovidio co' suoi poetici amori. Ci avea severissime
-pene contro chi distruggesse i libri, e quella pure della scomunica,
-troppo importando il salvar que' preziosi tesori dalla malizia o
-negligenza altrui. Il carteggio epistolare degli abbati di San Bertino
-coi papi era attivo e continuo, e godendo eglino il privilegio di dipender
-direttamente, per la loro giurisdizione, dai pontefici romani,
-chiedevano ad essi consigli sui negozi del mondo, ed in ogni cosa
-aveano a che fare: ne' concilii, nelle adunanze pubbliche, nei placiti,
-e ci venivano colla mitria in capo e il pastorale in mano.
-</p>
-
-<p>
-Vedete voi que' marmorei pontefici corcati sopra i loro monumenti
-con iscrizioni dei tempi caroliniani? Sono gli antichi abbati di Sithieu,
-rosi dai secoli; ma fu un tempo in cui questi uomini potenti,
-all'ombra del loro monastero, contrastavano contro i re medesimi, custodivano
-i re scaduti, avean giurisdizione sovrana, e regi dominii,
-e una repubblica sotto il reggimento del pastorale. Bello era veder quei
-monaci darsi d'attorno, all'appressarsi dell'elezione, e opporsi vivamente
-<span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span>
-a quell'abbate, che troppo pio avesse voluto introdur la riforma
-nel monastero, ponendo innanzi i loro privilegi, a cui erano affezionati
-come alla vita medesima. Ma questo nome di riforma, bene udire
-il facevano i pontefici più severi e religiosi, e quando i monaci si scostavano
-dalla regola austera, imposta da san Benedetto, scriveano
-loro: «Emendatevi, però che l'ozio è contro la vostra Regola.» E
-quando essi troppo a lungo sedevano in refettorio, o non osservavano
-i digiuni comandati dalla Chiesa, o violavano i canoni dei concilii,
-se si abbeveravano di vin generoso, se satollavansi co' pesci del vivaio,
-o con la selvaggina del bosco, i papi li minacciavan dell'interdetto,
-e venerandi custodi, come questi erano, della santità de' costumi, non
-pativano nè il praticar delle donne per entro alle celle, nè la vita romorosa
-della caccia per le foreste. Simili riforme erano eziandio tentate
-da qualche vigile abbate o austero vescovo; ma allora che recalcitrar,
-che gridare! Que' religiosi che non volean saper di riforma,
-mormoravano contro l'abbate dittatore, i pochi, stretti in tempestose
-leghe, con lui contrastavano, e il cartolare di San Bertino appunto a
-conoscer ci dà la storia di così fatti contrasti.
-</p>
-
-<p>
-Gli annali dei monasteri sono nel medio evo la parte attiva, intellettuale,
-politica della storia; ma s'ha egli a porre allo stesso ragguaglio
-e dare il medesimo pregio alle canzoni eroiche, vere epopee
-di quell'età? Nessuna di siffatte tradizioni, ci convien ridirlo, fu scritta
-contemporaneamente al regno di Carlomagno, e fatica gittata sarebbe
-il cercarvi i fatti veri della vita del grande imperatore; sono anzi
-ricami intessuti sull'ordito dei fatti veri, narrati dalla cronica, dove
-al tutto manca la verità in quella che chiamasi cronologia storica;
-gli autori di queste canzoni eroiche pigliano un fatto, e lo acconciano
-a modo loro, in quella guisa che i miniatori del medio evo dipingevano
-Giuditta, Oloferne e gli altri personaggi del Nuovo Testamento,
-abbigliati alla foggia che usavasi al tempo in cui miniavano! Così
-fanno i trovieri, e tu vedi a piena mano profusi nelle loro canzoni
-i colori, e a ogni poco descrizioni di battaglie e di costumi della
-vita feudale; e poichè quanto ancor ci resta di così fatti poemi non
-va più su del secolo duodecimo, gli è naturale che i trovieri da cui
-furono composti, gli abbiano tinti dei costumi e degli usi de' loro
-contemporanei, tutti figurandoli in persona di Carlomagno. Il fondo
-di tutti questi poemi è lo stesso, solo la coloritura è diversa; le originali
-canzoni eroiche schierano uno stuolo di paladini intorno a
-Carlomagno, e gli formano la sua pleiade; il conte Orlando, Uggero
-il Danese, Olivieri, Turpino, Ganalone di Magonza, i quattro figli di
-Amone e il longobardo Astolfo, sono continuamente in campo con lui.
-I quali nomi furon dai trovieri tolti alle croniche per attribuir loro
-<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span>
-quel maraviglioso che forma, come a dire, il fondo dei loro episodi:
-le guerre dei Sassoni, dei Longobardi, dei Saraceni, o i pellegrinaggi
-di Carlomagno a Gerusalemme o a Sant'Jacopo di Compostella, sono
-i temi invariabili dei romanzi cavallereschi: vasto campo in cui tanti
-prodi paladini si veggono e tante prodezze! Nè già è che prestar
-si debba intera fede a queste cavalleresche epopee; ma nell'indagine
-de' tempi antichi, tutti gli indizi e gli elementi giovano a formarsi un
-giusto concetto della società.
-</p>
-
-<p>
-E chiunque ha in pregio la storia, non isdegni pur le verbali tradizioni,
-che passarono d'età in età, e delle quali grande numero troverà
-sulle rive del Reno e della Mosa, relative al periodo carolino.
-In qualunque delle età alemanne egli vegga una statua colossale, con
-la corona in capo e la spada in pugno, quello è Carlomagno; se in
-vece sia un dipinto, foss'anco un avanzo d'un san Cristoforo dell'Olbein,
-esso è pur Carlomagno! La polvere delle ruine ha sepolto
-i monumenti da lui edificati, salvo poche reliquie che rimasero in
-piedi: Carlomagno fu quello che pose la prima pietra di questo coro
-della basilica d'Aquisgrana; vedete quel sepolcro coperto d'un'ampia
-lapide? ivi dentro egli posava con giunte le mani; quel sedile di
-pietra gli è il medesimo in cui sedeva alle corti plenarie; questo
-cerchio d'oro, questa corona era quella di Carlomagno; quest'arca
-benedetta chiude le sue ossa; le foreste della Mosa, della Mosella, del
-Reno udivano i nitriti de' suoi cavalli e i latrati de' suoi cani; que' castelli
-colà oltre, sul monte, le cui ruine si confondono coi poggi indorati dalle
-viti, furon le sue dilette dimore, però ch'egli avea caro di spesso visitare
-Magonza, la sede episcopale di san Bonifazio. A Francoforte ancor durano
-alcune vestigia del suo palazzo; la via in riva del Reno è tutta
-carlinga, e tu vi spiri un aere tutto pregno di ricordanze, che tutte
-ti richiamano il grande imperator d'Occidente; le instituzioni germaniche,
-le leggi, le pompe, le feste, tutto si riferisce a Carlomagno,
-il fondatore di tutto ciò che v'ha d'antico e di grande in Franconia,
-in Svevia, in Turingia, in Baviera, nella Belgica, dal Reno
-fino alla Sala.
-</p>
-
-<p>
-Ond'è, o grande imperatore, che le generazioni del Reno ti santificarono
-e posero la tua vita nelle leggende, e tu divenisti per le
-semplici popolazioni dell'Alemagna san Carlomagno! Or quando a Colonia,
-ad Aquisgrana, a Magonza, vedi un santo muoversi nella sua
-nicchia, e odi suonar gli orologi, e gli inni rimbombar sotto quell'ampie
-volte, tutto è per Carlomagno. Scorri le liturgie tedesche, e ci
-troverai l'imperatore onorato qual santo; leggi la bolla d'oro, e
-apprenderai che da esso derivano tutte le leggi germaniche. Le imagini
-di Carlomagno son ivi adorate al pari delle reliquie; si cerca
-<span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span>
-ivi il suo cranio, le sue ossa, le sue pietre, le sue fondazioni, e il suo
-nome riempie di superba compiacenza gli abitanti del Reno.
-</p>
-
-<p>
-Il popolo che si ristora alle tepide sorgenti d'Aquisgrana, nel discendere
-gli scaglioni che mettono alla bollente fontana, e nell'appressarsi
-la tazza di cuoio alle labbra, pensa a Carlomagno; quella calca
-che trae al giubileo della chiesa d'Aquisgrana, nel tempo che si
-espongono le reliquie alla vista di migliaia e migliaia di pellegrini
-venuti di Baviera e di Svevia; quella calca che inginocchiasi e prega,
-s'inginocchia e prega dinanzi al grande imperatore; e il navicellaio
-del Reno, nell'intonar le sue tedesche canzoni, le tradizioni o leggende
-d'amore, agitato è pur dalle memorie di Carlomagno, di Berta <i>dal
-gran piè</i> sua madre, di Emma sua figlia, la nobile amante di Eginardo,
-il protettore della badia di Sellinstad, le cui ruine dinanzi a
-lui si dileguano fra le ultime nebbie della sera. Di questo modo se
-avvien che un grande nome si stampi nella storia d'un paese, tutte
-le tradizioni vengono a congiungersi a quello, ed esso diviene il
-vanto, la poesia, la forza morale d'una nazione!
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span>
-</p>
-
-<h2 id="cap12">CAPITOLO XII.
-<span class="smaller">INDOLE E CARATTERE LETTERARIA DEL PERIODO CARLINGO.</span></h2>
-</div>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-Opere letterarie di Carlomagno. — Frammenti delle sue lettere. — Suol versi. — Biografia
-d'Angilberto. — Landrado, arcivescovo di Lione. — Agobardo. — Turpino,
-arcivescovo di Reims. — Teodolfo, vescovo d'Orleans. — Adalardo,
-abbate di Corbia. — Angesiso, abbate di Fontenelle. — Felice, vescovo di
-Urgel. — San Benedetto d'Antano. — Altri scrittori oscuri. — Gli studi alla
-fine dell'Impero di Carlomagno. — Quanto ei fece a favor delle lettere e delle
-scienze. — Teologia. — Filosofia. — Scuole e biblioteche monastiche. — Prototipi
-della scienza germanica. — San Gallo. — Fulda. — Magonza. — Scuole dell'Austrasia. — Metz. — Verdun. — Scuole
-della Neustria. — San Germano
-di Parigi. — Corbia. — San Martino di Tours. — Scuole italiche. — Montecassino. — Morte
-del diacono Paolo Lombardo. — Inizio del secolo letterario di
-Lodovico, figliuolo di Carlomagno. — Incmaro, arcivescovo di Reims. — Lupo,
-abbate di Ferrieres. — Pascasio Radberto.
-</p>
-</div>
-
-<p class="yrs">
-800 — 814.
-</p>
-
-<p>
-Privilegio degli uomini che primeggiarono nella storia, è l'assorbir
-tutto lo spirito d'una età; il secolo piglia nome da loro, non v'ha
-letteratura, nè poesia, nè storia, se non all'ombra della fama loro.
-Tale si fu a Roma il secolo d'Augusto, e tale al medio evo, il secolo
-di Carlomagno; allato alle ampie conquiste, e più alto che l'ordinamento
-politico, vediamo l'impero incontrastabile del sapere, uno smisurato
-universal desiderio d'ampliarlo, una prepotente inclinazione
-pe' classici studi. Nel parlar ch'io feci delle gloriose guerre di Carlomagno,
-ebbi a noverare i conti valorosi e forti, che gli furono compagni
-nelle imprese militari; ora parmi necessario di pigliar a considerare
-gli uomini che contribuirono a far procedere innanzi la
-civiltà, molto più che in questo punto luminoso, situato fra la prima
-e la terza stirpe, ci ha qualche illustre intelletto che si vuol togliere
-all'obblivione dei secoli, e siffatto lavoro formerà il natural compimento
-di questi annali. Ho a parlar di opere morte, di idee che più non
-<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span>
-corrispondono a nulla di quanto alletta l'attual società; ho a dir
-come intere generazioni andavano alle scuole de' monasteri per ascoltarvi
-sottili dissertazioni; ma oimè! manco per avventura sottili di certi
-pensamenti intorno ai diritti ed alle prerogative delle moderne podestà.
-</p>
-
-<p>
-Carlomagno, a imitazione degli altri grandi uomini, signoreggiar
-volea la letteratura del suo tempo con la forza medesima da lui posta a
-crearsi l'impero. La natura sua fatta non era per lo studio; infatti, quasi
-continuamente affaccendato nelle lunghe sue guerre, come potea trovar
-il tempo da dedicare alla lettura ed alla meditazione dei libri? E nondimeno
-egli lasciò varie opere messe insieme con iscrupolosa accuratezza.
-I capitolari, fra queste, non sono altrimenti letterari monumenti,
-nè alcun orma hanno in sè del progresso delle lettere; sono
-atti legislativi, scritti di mano in mano, a seconda delle contingenze;
-alcuni anche (ommessi dai compilatori e raccolti dal solo Galdasto),
-benchè monumenti rari e preziosi, riputar non si deggiono, nè sono
-che semplici rescritti e diplomi<a class="tag" id="tag129" href="#note129">[129]</a>; parecchi di quei valorosi conti, usciti
-dalla schiatta dei Sassoni, aveano accompagnato l'imperatore alla
-guerra contro i Saraceni di Spagna, ed egli, con un capitolare dettato
-al suo <i>cancellarius</i>, distribuiva loro grandi tratti di terra in
-Turingia, con diritto di far lavorare nelle miniere d'oro e d'argento;
-o pure, l'atto da lui dettato era a favor della sua diletta città d'Aquisgrana,
-di cui egli stesso ricorda l'antica origine, e gli splendidi
-privilegi; o se più vuoi, in qualche altro ad esaltar si fa il titol di
-nobile appo i Franchi e i Germani, o diventa poeta descrivendo i
-misfatti enormi che si commettono in Francia e in Italia, e dice: «Queste
-colpe han provocata la collera di Dio, la sua pazienza è giunta
-al colmo, e vuole sterparle col castigo del fuoco agli sciagurati autori
-di tante enormezze.»
-</p>
-
-<p>
-Nel secolo scorso fuvvi come un pellegrinaggio di dotti in cerca delle
-opere di Carlomagno, e i padri Martene e Durand, benedettini, andarono
-di città in città scorrendo l'Italia, per trovare le tracce dei capitolari
-e i documenti dei tempi carlinghi, in che già preceduti gli avea il
-padre Mabillon; e le indagini da essi fatte per le biblioteche fruttarono
-fortunati scoprimenti, da cui poscia i dotti seppero trarre profitto.
-Le lettere di Carlomagno furon quindi raccolte e coordinate, ed una
-ve n'ha importantissima da lui dettata e indiritta ad Elipando Toletano
-ed agli altri vescovi di Spagna, sul proposito dell'eresia di Felice
-da Urgel, fulminata dal concilio di Francoforte. «Oh quanto
-grande è il ben che viene dall'unità religiosa! E che v'ha egli di
-<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span>
-più ammirabile, di più santo della cattolica religione? Perchè dunque
-infrangere la venerabile autorità sua? Poco era per costoro il vivere
-in mezzo ai Saraceni di Spagna, che gravar vollero la propria
-condizione con un errore ancor più funesto, errore unanimamente
-condannato da un concilio di vescovi rappresentanti tutte le chiese
-dell'impero. Orsù! accettate in pace questa sentenza dei concilii, nè
-vogliate presumervi più sapienti della Chiesa universale.» Tali sono
-le parole di Carlomagno in quella lettera autenticata col suo sigillo<a class="tag" id="tag130" href="#note130">[130]</a>.
-</p>
-
-<p>
-L'imperatore la fa pur da teologo in una curiosa spiegazione che
-egli dà intorno a <i>Settuagesima</i>, <i>Sessagesima</i>, <i>Quinquagesima</i>, nomi
-ecclesiastici delle tre domeniche che precedono la quaresima; e
-questo avviene appunto in quel tempo ch'egli ha più da far come
-re dei Franchi e dei Longobardi, e ch'egli attender dee a più guerre
-ad un tratto. Mente in vero suprema e maravigliosa! La più curiosa
-di queste lettere dimostra il suo nobile amore agli studi, volendo
-egli che sieno aperte scuole in tutte le chiese. «E ponete, dice, a condur
-queste scuole uomini atti.» Poi, il fiero principe, uscito dalle
-foreste, si fa ad enumerar quivi lungamente i vantaggi della scienza,
-madre e fonte di tutte le cose<a class="tag" id="tag131" href="#note131">[131]</a>; dove si sente già il pensare di
-chi ha corso l'Italia, dell'amico d'Adriano, del patrizio di Roma!
-Certo che alcuni di questi atti sono opera dei cherici che circondano
-Carlomagno; ma e quel nobile impulso allo studio non viene forse
-da lui? Egli vi si adopera senza posa; fa compilare una raccolta di
-omelie per utile delle chiese, e vi premette una prefazione, nella
-quale il proposito suo è di provar che lo studio è il primo dei doveri;
-e scorre l'intiera sua vita, e se trova in essa qualche ragion
-di lode, si è solo pel poco ch'egli ha fatto a pro delle scienze; a
-considerarlo nella sua vita attiva tu diresti ch'egli è tutto nelle sue
-conquiste, tutto atteso ad aggiunger nuove terre all'impero suo,
-qua contro gli Unni, colà contro i Saraceni ed i Sassoni; e pur non
-è cosa che negli scritti suoi dia a conoscere il conquistatore; tutto
-ivi sente del legislatore e del principe studioso. Sì grande com'è, si
-vede ch'ei si piace negli studi teologici; e cosa che non par credibile,
-compone di suo un trattatello sui doni dello Spirito Santo, e
-scende alle più minute disquisizioni per promovere l'amor degli
-studi, ed entra in lizza solo perchè abbia maggiore importanza e
-splendore. In fatti, può egli scegliere argomento più sublime a trattare,
-dei doni e attributi dello Spirito Santo? «Gli antichi filosofi avean
-essi ricevuto il dono dello spirito?» Carlomagno lo nega: «Però
-<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span>
-che ricever non si può verun di siffatti doni, senza tutti raccoglierli.»
-Tal altra fiata l'imperatore depone in seno a' suoi confidenti
-i grandi suoi disegni per l'avvenire; e scrive, esempigrazia, ad
-Angilberto, a cui dà il misterioso nome d'Omero<a class="tag" id="tag132" href="#note132">[132]</a>, d'andar privatamente
-a trovar papa Leone: «Chè troppi sconci sono nella Chiesa,
-e vuolsi ad ogni modo diradicar la perniciosa zizzania della simonia.»
-E per quella via gli offre il danaro necessario ad innalzare in
-Roma una basilica a san Paolo. Le discussioni intorno allo spirito
-formano il soggetto di un'altra lettera al papa, e quasi d'un altro trattatello
-dommatico, in forma di sottile dissertazione che sembra opera
-di un ecclesiastico piuttosto che di un guerriero. Il tempo presente,
-con quel suo superbo sprezzo, non comprenderà certo come un potente
-imperatore sia disceso a queste sottigliezze; ma il perdersi in
-sottigliezze non è già il tarlo di un potere o d'un tempo solo; ogni
-età ha le sue cose puerili, le sue fanciullesche dissertazioni sopra i
-misteri dell'autorità; all'ottavo secolo Carlomagno fece il mestier
-del teologo; in altri tempi avrebbe fatto il mestiere del politico.
-</p>
-
-<p>
-Ora eccolo poeta, in atto di scandere i versi latini, l'idioma scientifico
-di quella generazione: il tradurre le opere della lingua comune
-e romanza in latino era cosa che usavasi fin sotto la prima
-stirpe; e la stessa canzon guerriera dei Franchi in armi era tradotta
-in latino. Oltre all'affettuoso epitaffio di Adriano, addio d'un figliuolo
-al padre, che vedemmo scritto da Carlomagno, egli avea pure mandato
-al papa un picciolo salterio che comprende un intero poema in
-lode del pontificato. Protettor com'egli era degli uomini di lettere,
-amava pure o di farsi egli incontro a loro, o di chiamarli a sè; onde
-a Paolo Varnefrido, o Paolo Diacono, che s'è ritirato a Montecassino
-per vivervi da eremita, indirizza alcuni versi elegiaci affine d'indurlo
-a venir di nuovo alla sua corte, tal che l'hai per Augusto che scriva a
-Virgilio; e quando Alcuino, vecchio e logoro, si toglie dalla corte, a
-lui scrive come a suo maestro e dottore: «O padre, voi vi siete ritirato
-in solitudine, e buon per voi; aiutatemi con le vostre orazioni
-a conseguire l'eterna salute.» Poi trovandosi a Roma, l'imperatore
-detta di colà nuovi versi al solitario di Montecassino, al suo
-Varnefrido, dicendogli: «Perchè non venire a trovarlo in Roma,
-perchè dimenticarsi così dell'amico?»
-</p>
-
-<p>
-Poscia il potentissimo principe si converte in gramatico, e prende a fare
-un lessico della lingua tedesca, con le parole latine a riscontro, lavoro
-comparativo da lui piantato su larghissime basi; indi corregge di sua
-mano gli esemplari della Scrittura, e convien dire ch'ei fosse pervenuto
-<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span>
-a un alto grado di perfezione nello studio delle lingue, se
-gli annalisti suoi si curarono di notare che re e imperatore riscontrò
-con grandissima diligenza i quattro Evangeli sul testo greco e la
-versione siriaca<a class="tag" id="tag133" href="#note133">[133]</a>. Egli sapea dunque le lingue orientali a segno da
-tradur gli Evangeli dalla lingua ebraica nella tedesca, e da critico
-acuto riscontrava gli Evangelisti fra loro, li punteggiava e correggeva.
-Amasi talvolta di contemplare i grandi uomini nelle picciole opere,
-quando scherzano, a così dire, col destino a cui sono nati; e quindi
-bello è ancora veder Carlomagno dar vita o indirizzo ai libri carolini
-intorno al culto delle imagini, spiegare il senso del concilio di Francoforte,
-avverso al culto delle arti, e termine di mezzo tra la dottrina
-iconoclastica, che non vuole rappresentazioni di sorte alcuna, e la sentenza
-di alcuni artisti greci, che sostengono l'adorazion delle imagini
-essere altrettanto santa, quanto la medesima Trinità. Egli è difficile
-che un uom sovrano non si frammetta delle quistioni del suo tempo,
-e tanto più s'egli ha obbligo di governare la società, chè allora non
-gli è lecito sequestrarsi dalle opinioni che si agitano intorno a lui,
-dovendo, chi regge gli uomini, investirsi fin anco delle loro passioni.
-Quanto alla lingua usuale di Carlomagno, già dicemmo essere la tedesca,
-e abbiamo ancora di suo, in questo idioma, un formolario per
-la confessione. Curioso è in vero veder, per istoria, l'alacre attività di
-questo sovrano intelletto, che non punto spaventato da queste minuzie
-e frivolezze della vita, gode anzi di travagliarsi in questo compito
-letterario ch'egli insiem cogli amici e confidenti suoi ha imposto a
-sè stesso. E questo è pure un tratto di rassomiglianza che la storia
-trova in tutti i conquistatori; aman essi d'intrattenersi coi letterati
-e con gli scienziati, nè sdegnan punto d'entrar in gravi o ameni
-discorsi con loro; però ch'ei sanno, una nazione non poter esser
-grande e forte, se non per l'opere dell'ingegno. Ed essi medesimi
-che sarebbero mai, se la storia non s'impossessasse del loro nome?
-Il nome che più illustre splenda allato di Carlomagno, in fatto di
-scienze e di lettere, quello si è d'Alcuino, che fu promosso alla dignità
-d'abbate di San Martino di Tours. Nasceva egli di nobili e
-facoltosi parenti, l'anno 735, nella provincia di Jorc, con vari fratelli,
-un de' quali fu vescovo di Salisburgo, e tanto era in lui il sapere e
-l'ingegno, che si meritò il soprannome di <i>aquila</i>. Studiò fanciullo nella
-fortissima e dottissima scuola di Jorc, dove insegnavasi il latino, il
-greco e l'ebraico, e dove da discepolo divenne maestro, da studiante,
-bibliotecario; poi fu fatto diacono di quella Chiesa, degna sorella
-<span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span>
-dell'altra di Cantorberì, ed amendue ufiziate dai monaci di San Benedetto.
-Salito in grido ben tosto, visitò Roma e l'Italia, ivi scontrossi
-in Carlomagno e il re e il sapiente subito furon d'accordo; Alcuino
-promise di recarsi in Francia, tenne la sua promessa, e v'ebbe ricche
-abbazie; poi si mise nello stesso palazzo di Carlomagno, e vi tenne
-cattedra di scienza, siccome pare, leggendo pubblicamente sotto i
-portici di quelle regie dimore, e ristorando gli studi dell'antichità con
-la guerra ch'ei fece all'ignoranza insieme ed all'eresia. Nè guari
-andò che, ritiratosi nella solitudine di Tours, applicossi a meditar la
-Scrittura, e fece di propria mano una copia correttissima e perfetta
-dell'Antico e Nuovo Testamento, da lui, con una lettera dedicatoria,
-profferta a Carlomagno. Alcuino morì molto innanzi negli anni, e
-nell'antica chiesa di San Martino conservossi per gran tempo l'epitaffio,
-pieno di umiltà, da lui per sè stesso composto. Apprezzabili sono le
-opere che di lui ci rimangono. Le sue quistioni intorno alla Genesi
-sono una vera dissertazion filosofica che sa della scuola sassone del
-venerabile Beda; ivi egli bravamente va discutendo su quelle parole
-di Jeova: «Facciamo l'uomo a nostra imagine e somiglianza:» e
-questo scritto, di tal merito che vi fu chi volle attribuirlo a sant'Ambrogio
-e a sant'Agostino, fondò la prima riputazione d'Alcuino. Compose
-indi un trattato sui sette salmi penitenziali, sull'uso da farne
-e sui notabili precetti, che trar se ne ponno a ben vivere. «O anime
-sante (così egli) cantate, cantate le laudi del Signore,» gli inni di
-glorificazione. Ma e il <i>Pange lingua</i>, quel cantico sublime, è opera
-di Fortunato o d'Alcuino? La quistione pende ancora indecisa dinanzi
-al tribunale della critica. Poi, ancora il sassone dottore, discute
-intorno all'Ecclesiaste e al Cantico dei Cantici. Che significan quelle
-parole: «Ci sono sessanta regine e ottanta mogli di seconda schiera?»
-In che si oppongon esse alla santa unità del matrimonio?
-</p>
-
-<p>
-Segue indi un trattato sulla Trinità santa e indivisibile, dedicato a
-Carlomagno, col quale intende a raffermarlo nella fede cattolica, e
-però che Carlomagno è pur sempre il simbolo per lui della protezione
-e dell'invocazione, a lui scrive sotto il nome di Davide, della
-differenza che passa tra l'eternità, l'immortalità e la perpetuità, tra
-secolo, età e tempo<a class="tag" id="tag134" href="#note134">[134]</a>. E dopo questo si scaglia nella filosofia più sublime,
-in un trattato sulla ragione dell'anima<a class="tag" id="tag135" href="#note135">[135]</a>, da lui indiritto alla
-vergine Eulalia, alla quale, seguendo il genio suo poetico, manda
-un'orazione in versi a Dio, con una breve istruzione e litanie, e altre
-preci. Nè men potente è Alcuino dov'ei si fa controversista, e se la
-<span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span>
-piglia con Felice d'Urgel, dicendo: «E che cosa insegna questo eresiarca?
-Forse alcun che di nuovo? No, perchè dir che Cristo è il
-figliuolo adottivo di Dio, e non più, è risuscitar gli errori di Nestorio.»
-E così dov'entra in controversia con Elipando, vescovo di
-Toledo; e detta un libro sull'Incarnazione, difendendola e santificandola,
-e ora svolge la grandezza del battesimo, e ora le maraviglie dei
-Sacramenti; esalta la virtù, danna il vizio, e sentenzia che la vita ha
-da essere un composto di castità e di purità.
-</p>
-
-<p>
-Fin qui Alcuino s'è tenuto nel campo della filosofia, ma d'ora innanzi
-egli scorre quel delle lettere e delle scienze più amene, e l'opera
-sua prima in questa materia è un trattato delle sette arti liberali, di
-cui soli ci restano alcuni capitoli. Quello fra essi che tratta della gramatica,
-è a forma di dialogo tra un Franco ed un Sassone che discutono
-intorno alla punteggiatura, alle parole, al senso loro. Ingegnoso
-è il disegno di questo dialogo, in cui il Franco e il Sassone parlano
-due lingue distinte. Segue dappoi un altro trattato sulla retorica e
-sulla virtù, più curioso ancora del precedente, per la qualità degli
-interlocutori, che sono Alcuino stesso e Carlomagno. Il dottore ama
-quivi di provocare il potente principe alle quistioni più alte della
-scienza, e lo fa stare continuamente in scena, in modo che tu diresti
-esser egli la sua providenza, la sua forza, la sua salvaguardia, il suo
-tutto, e te lo mostra come un saputo teologo, e un dottor cattedrale.
-Alcuino ha studiato le opere di Cicerone, e Aristotile stesso non gli
-è ignoto; in ogni parte, a quel tempo, traspira lo studio degli antichi;
-in fatti quest'accozzamento della dottrina e della virtù in un
-medesimo trattato non è fors'egli un simbolo adombrato già da Cicerone
-nelle sue lettere famigliari? E l'arte del ben parlare, non dee
-forse aver l'origine sua nel pensiero e nel proposito di ben fare?
-</p>
-
-<p>
-Tutto negli studi d'Alcuino si riferisce a Carlomagno, protettore
-ed amico suo; nulla egli scrive che a lui non sia dedicato; egli è un
-maestro sempre in commercio co' suoi allievi, l'imperatore e i figliuoli
-di lui: principio ed autor com'egli è della scienza, ei discende tuttavia
-ad insegnare i primi rudimenti, e il suo dialogo col principe
-Pipino è un modello analitico della filosofia umana e cristiana ad uso
-dei giovani. E scrive la vita di san Vasto, vescovo di Arras, e compone
-iscrizioni sepolcrali, chè il sepolcro era il pensiero di tutta quella
-generazione. In fatto poi di lettere, nessuno ebbe a scriverne più di
-Alcuino, e prezioso è il suo epistolario, molto più ch'esso addita il
-progresso delle arti e delle scienze, nè v'ha nulla mai di superfluo
-in questo studio dello spirito umano. Ventisei di queste lettere sono
-indirizzate a Carlomagno, e trattano d'importantissimi e svariatissimi
-argomenti: di storia, di giurisprudenza, d'astronomia, alcune in versi
-<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span>
-latini ed altre in prosa. La poesia forma il sollievo di quell'uom grave,
-ed egli ama di compor inni in onore di Dio e in esaltazion dei
-misteri di nostra religione. Leone III viene in Francia, ed Alcuino
-scrive un lungo poema in onor suo; poi, mescendo i nomi dei santi
-cristiani alle memorie di Grecia e di Roma, indirizza versi agli amici
-suoi sotto i pseudonimi di Dafni e di Menalca; poi un poemetto sulla
-vigilanza del gallo, poi un altro sulla tristezza e servitù del mondo,
-poi un lungo poema eroico, fatto a celebrar la storia degli arcivescovi
-di Jorc, e fin compone una genealogia di Cristo. Grande è la rassomiglianza
-sua con sant'Ambrogio e sant'Agostino; egli è, al par di loro,
-un filosofo letterato, disputatore, ingegno ameno per la forma, e scientifico
-per le memorie e gli studi profondi della scuola sassone. La
-storia di costui è appunto importantissima, perch'ella si mesce e confonde
-con quella di Carlomagno, di cui egli è institutore, e a lui
-attribuir si dee il risorgimento degli studi.
-</p>
-
-<p>
-Questa curiosa smania che trae alcuni di quegli scienziati verso
-l'antichità greca e romana, manifestasi principalmente in un monaco
-semplice, di nome Angilberto, ch'erasi meritato il soprannome d'Omero
-del tempo suo, siccome Carlomagno il chiama nelle sue lettere.
-Alcuino veniva, quasi pellegrino, dalla Sassonia; e Angilberto era della
-Neustria, ed il più caro allievo e discepolo che quegli si avesse, e ben
-per saggio e prudente il conobbe Carlomagno, che il diede per primicerio
-a Pipino, quando fu coronato re d'Italia. Poi di colà ritornossene
-in Francia; sposò Berta, propria figlia dell'imperatore, e venne
-in tanto favor di questo, ch'ei fu fatto duca e governatore della Francia
-littorale dalla Schelda fino alla Senna. Uomo tra i più atti agli affari
-del tempo suo, com'egli era, fu adoperato nelle legazioni di
-maggior rilievo; giovine ancora, e consentendolo Berta sua moglie,
-ritiratosi nel convento di Centula o San Ricchieri, pigliò l'abito di
-bigello come semplice monaco, e vestito di quest'umil tonaca, accompagnò
-Carlomagno a Roma, quando ivi fu cinto della corona imperiale;
-finalmente, rinunziato al mondo, passò di vita nel monastero
-suo di San Ricchieri, dove fu sepolto, secondo l'ultimo suo volere,
-alle soglie della chiesa, con un epitaffio, non tanto modesto, quanto
-quel d'Alcuino. Quest'Angilberto, l'Omero della corte di Carlomagno,
-fu di fatto un poeta. Indirizzò egli a Pipino, re d'Italia, parecchie
-centinaia di versi, nei quali gli dipinge la gioia che provò Carlo
-suo padre al rivederlo dopo un'assenza di più anni; poi Pipino,
-tutto forza e valor giovanile, tornava vincitore degli Unni, e Angilberto
-celebrava le sue vittorie; s'ei fondava un monumento, una chiesa,
-un monastero, e Angilberto esaltava in versi queste sue fondazioni;
-poi ora scriveva epitafi, ora dedicazioni di chiese, dilettandosi egli di
-<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span>
-scriver nel marmo quei caratteri che invitano all'orazione ed alla meditazion
-della morte.
-</p>
-
-<p>
-Landrado<a class="tag" id="tag136" href="#note136">[136]</a>, un degli altri scienziati illustri, ond'era circondato
-il trono di Carlomagno, era natio della Norica, e venuto indi in
-Francia o nella Neustria, chiamatovi certamente da Carlomagno, a cui
-piaceva di raccogliere intorno ad Alcuino tutti gli altri sapienti, ed
-ivi fu in breve innalzato alle supreme dignità del secolo, siccome dice
-l'autore della vita di lui, e divenne uomo utilissimo alla repubblica. Nel
-tempo che apparteneva al numero di quei <i>messi regi</i>, che scorrevano le
-provincie per disporle ad ubbidire agli ordini imperiali, fu eletto vescovo
-di Lione; visitò la Gallia Narbonese, facendo in ogni luogo
-dalle popolazioni meridionali osservare i capitolari, nè la vita sua fu
-altro più che un contrastare e un vigilar continuo, a premio de' quali
-suoi servigi ottenne la traslazione nella cattedrale di Lione delle
-reliquie di san Cipriano, vescovo di Cartagine, che le reliquie dei
-Santi formavan di que' giorni la gloria delle città e il vanto del clero
-e del popolo. Gli scritti di Landrado sono manco pregevoli di quei
-d'Alcuino, e consistono principalmente nelle lettere a Carlomagno,
-dove rende conto del modo da lui tenuto ad amministrar la diocesi
-di Lione. Egli ha pure un trattato sul battesimo, sulle sue pompe e
-sulle sue cerimonie dove anche ne cerca l'origine nell'Antico Testamento.
-E non gliela indicavano forse i padri della Chiesa? In un
-altro scritto, viene enumerando i doveri del vescovo, che sono operare
-e pregare; mentre, nella vita sua fattiva, è uomo in un politico e
-letterato, e intento sempre a secondar in ogni parte il grande intento
-di Carlomagno, che è il progresso dei poteri e degli studi.
-</p>
-
-<p>
-Landrado ebbe a successore, nel vescovado di Lione, un uomo ancor
-di lui più famoso nella vita politica, dir vogliamo Agobardo, Goto
-di nazione, ma ingegno meridionale, che, venuto a Lione, una delle
-metropoli romane, per istudiar le lettere in quella cattedrale, vi fu
-eletto arcivescovo nel tempo, o in quel torno, che salì al trono Lodovico
-Pio. Spirito inquieto costui e sempre agitato, fu un dei capi di
-quella setta di vescovi che non volevano la supremità assoluta dei
-papi. L'altra metà, e più attiva, della sua vita, passò sotto il regno
-di Lodovico, e certamente con quella natura sua vivace, ardente, impetuosa,
-dovette avere gran parte nella lega, stretta fra i vescovi
-<span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span>
-ad abbassar la corona. Intanto noi vediam quest'Agobardo, già fatto
-vescovo di Lione, confutar l'eresia di Felice, e acquistarsi per questo
-modo grandissima riputazione; poscia, infaticabile nel proposto
-suo, volger le sue forze a danno degli Ebrei, e dettar parecchi trattati
-contro di essi, e scrivere all'imperatore, affinch'ei li reprima, in
-tempo che avean troppa entratura alla corte. E ancora scrive un trattato
-contro il duello giudiziario, però che egli è fautor delle prove
-del ferro e del fuoco, e d'una certa superiorità di ragione fa mostra
-in un altro suo trattato sui sortilegi, in cui vien confutando le ubbie
-di cui i popoli delle Gallie son pieni, e cerca di sgannarli intorno al
-poter delle stelle a cui credono. Agobardo non era certo un uom comune,
-senza parlare dell'azion sua politica, la quale troverà luogo
-nel regno di Lodovico Pio, chè egli appena cominciò ad illustrare la
-vita sua nel tempo che Carlomagno regnava sull'Occidente.
-</p>
-
-<p>
-Turpino è invocato sempre nelle cronache cavalleresche a mallevadore
-di quanto si narra; egli è come il testimonio giurato di tutte
-le maraviglie. Or chi era egli questo raccontator di prodezze? Ci ebbe
-infatti un arcivescovo di Reims, di nome Tilpino o Turpino, nato
-verso il principio del secolo ottavo, il quale, essendo la città turbata
-dalle sollevazioni del popolo, fu, in mezzo a quel tumulto, eletto a
-governare la Chiesa travagliata. Grandissima fu la riputazione di cui
-godette, nè poteva essere altramente, se ben sei generazioni, l'una
-dopo l'altra, invocarono l'istorica sua testimonianza. Di studiosa e
-pronta capacità nelle lettere, costui si adoperava continuamente, perchè
-la sua cattedrale fosse proveduta di buoni libri e di manoscritti
-antichi, e il monastero di San Remigio dee a Turpino l'ampia sua
-biblioteca; e il libro pontificale, il più bello di quanti mai ne fossero,
-ch'essa possedeva prima delle nostre turbazioni civili era pur dono
-di lui. Egli visitò pure, quando arcivescovo, la metropoli del mondo
-cristiano, e seppe meritarsi la confidenza dei papi; fido consigliere
-dei Carolingi, ma non segretario mai de' medesimi, nè cancelliere;
-delle sue gesta e dei suoi fatti al fianco di Carlo solo è discorso
-nei romanzi di cavalleria. Egli morì a Reims, nè il medesimo Incmaro
-sdegnò di comporgli l'epitafio. Di Turpino non abbiamo in realtà
-opera niuna, ma gli viene attribuita quella famosa storia delle gesta
-di Carlomagno, che fece la delizia e il vanto dei secoli di mezzo;
-Turpino certamente esser dovette un luminare del tempo suo, senza
-di che la generazione non si saria imaginata di attribuirgli la cronica
-più popolare e più celebrata di quell'età.
-</p>
-
-<p>
-Nessuno potea stare come lavoratore a paragon di Teodolfo, che vien
-dai contemporanei posto pari in merito ad Alcuino. Nasceva egli al di là
-delle Alpi, in Lombardia, ed essendo il suo nome giunto fino a Carlomagno,
-<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span>
-mentre questi facea viaggio da Ravenna a Roma, lo chiamò, lo accarezzò,
-e tanto fece che l'indusse a lasciar la patria natía per un'altra
-adottiva, dove prima fu fatto abbate di Fleury, poi vescovo d'Orleans,
-e insieme con Landrado e Angilberto compreso fra i messi regi,
-che scorrevano le provincie, divenuto uom di stato al pari che uom di
-lettere. Era dotato di mente chiara e avea metodo negli scritti, e testa
-ordinativa, nella quale vedeasi l'azione del genio che avea dettato i capitolari,
-poichè quell'ordine che Carlomagno poneva nel governo dell'impero
-suo, Teodolfo il poneva nell'amministrazione della sua diocesi. Ci
-resta di suo un capitolare o istruzione, che è una specie di regola pel
-suo clero, in chi tratta specialmente del battesimo, argomento a cui
-Carlomagno volea che la Chiesa rivolgesse la sua particolare attenzione.
-Egli fa quindi un pomposo elogio di questo sacramento, e il
-mostra per quel puro e compiuto modo di rigenerazione ch'egli è
-sopra tutti; Alcuino volle restarsi fra i dommi della filosofia, Teodolfo
-discende al contrario nella vita pratica. Il più eloquente de' suoi scritti
-si è l'opuscolo da lui dedicato ai diversi stati di questo mondo; egli
-è quivi un moralista che fa passare dinanzi a sè le vergini, i voti, le
-penitenze, i servitori. In un poema appartato, sempre sollecito della
-sua moral pratica, indirizza un ammaestramento ai giudici sul modo
-di sentenziar nelle liti, e insegna loro come debbano condursi con
-le parti, e render giustizia a tutti, affin di meritare anch'essi la giustizia
-suprema.
-</p>
-
-<p>
-Teodolfo è poeta epigrammatico latino, e dice versi all'improvviso,
-come fanno quasi tutti gli abbati; e alle copie splendidissime che
-facea far della Bibbia, poneva in fronte brevi versi in onore delle
-sacre scritture. Usavasi a que' giorni grande magnificenza in queste
-copie dei messali e delle bibbie, e ancor ne durano tutte di porpora
-e d'oro, e coi caratteri violetti, somiglianti al zaffiro, con mostra,
-quasi a ogni riga, dell'arte greca. Teodolfo adoperò particolarmente
-il suo genio poetico a comporre inni, e suo è il cantico <i>Gloria, laus
-et honor</i>, che viene ancor dalla Chiesa cantato il dì delle Palme; al
-qual proposto è da notarsi che i più dei cantici solenni, che ancor
-risonano, accompagnati dall'organo nel tempio cattolico, furono
-scritti al tempo di Carlomagno. Nulla di ciò che è grande, sfugge
-all'estro poetico di Teodolfo, ed ora ei celebra la vittoria di Carlomagno
-contro gli Unni, ne descrive le ricche spoglie, ed esalta il principe
-per aver convertito que' popoli alla fede di Cristo; ora, in una
-epistola ad Angilberto, accenna lo stato delle lettere sotto il regno
-dell'imperatore; poi tocca delle sette arti liberali e degli studi scientifici
-sotto allo stesso regnante, ed in tutti i suoi poemi dominar vedi
-la filosofia cristiana. E ad esempio di tutti i pontefici di sovrano
-<span class="pagenum" id="Page_160">[160]</span>
-intelletto, Teodolfo anch'esso detta precetti che valgono a formare
-i costumi e le consuetudini dei preti che vivono sotto la legge episcopale,
-per modo che ogni cosa, in questi suoi poemi, si volge e
-si applica alla religione, alla morale, alla teologia; teologia sottile,
-a dir vero, ma qual è il secolo che non abbia le sue sottigliezze?
-Nessuno ne va senza, e quando non si discute sulla natura di Dio o
-dell'anima, si discute sulla latitudine degli umani poteri, argomento
-certo che non è nulla più grande nè solenne di quello.
-</p>
-
-<p>
-Por si deggiono uniti come fratelli due uomini che vissero contemporaneamente,
-e governarono due vaste badie, stupendi eremitaggi; Adalardo,
-il primo abbate di Corbia o Corbeia; Angesiso, il secondo, abbate di
-Fontenelle. Fontenelle e Corbeia! chi mai dir potrebbe la rinomanza
-di questi due monasteri al secolo nono! Angesiso usciva dalla stirpe
-dei Franchi nella diocesi di Lione, e fatti profittevoli studi in quella
-cattedrale, giovanissimo ancora, e tutto ridondante di speranza e di vita,
-consacravasi alla vita solitaria in Fontenelle sotto l'invocazione del
-glorioso san Vandregisillo. Angesiso fu, più che altro, legista e compilatore,
-e raccolse il primo in un sol corpo i capitolari carlinghi,
-distribuendoli per ordine di materie, e raccomandandone a tutti con
-egual cura l'osservanza. Ad Angesiso è pur dovuta la costituzione del
-monastero di Fontenelle, che poi divenne fondamento e modello a
-non poche comunità del medio evo, chè in tutte le età, accanto ai
-poeti ed ai prosatori, ci sono menti positive che attendono all'ordinamento
-sociale. Adalardo, abbate di Corbia, vantava nobilissimi natali,
-perch'egli era figlio del conte Bernardo, il leudo più segnalato
-del suo tempo, quel medesimo che varcò le Alpi e i Pirenei, guidando
-gli eserciti di Carlomagno. Allevato in mezzo alle delizie ed agli ozi della
-corte, le abbandonò all'età di vent'anni per farsi monaco; viaggiò in
-Italia, e venne indi a sedersi al fianco di Pipino per indirizzarlo e consigliarlo
-nell'arte di governare, e di là frequentissimamente passava
-alle corti plenarie in Francia, però che Carlomagno avea caro di consultarlo,
-tanto era l'avvedimento suo nelle pubbliche bisogna. Morì
-vecchio, e la vita sua, scritta da Pascasio Radberto, è un vero documento
-istorico che tutte apprende le sue fatiche e i malaugurati
-sforzi suoi nella via scientifica. Adalardo fu anch'esso, al par dell'abbate
-di Fontenelle, un ingegno politico e legislativo, testimonio
-gli statuti suoi per l'amministrazione del monastero di Corbia, nei
-quali è una specie di classificazion di persone e d'ufizi. La badia è
-divisa in sei ordini: monaci, studianti, serventi, proveditori, vassalli,
-ospiti e forastieri.
-</p>
-
-<p>
-Già ben oltre negli anni Adalardo compose un libro sulla forma
-della corte di Carlomagno, alla foggia dei libri porporati di Bisanzio,
-<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span>
-dove determinato era ogni ufizio, e ogni grande collocato al suo posto
-in quella gerarchia. Da ultimo scrisse dei solenni parlamenti che
-tenevansi due volte l'anno, il parlamento di guerra e il parlamento
-di giustizia.
-</p>
-
-<p>
-Or ecco farcisi incontro due uomini che si provaron di riuscire a
-due grandi intenti: l'uno, Felice da Urgel, alla riforma del dogma,
-l'altro, Benedetto d'Aniano, alla riforma dei costumi. Già detto abbiamo
-più sopra quali fossero i cardini dell'eresia di Felice da Urgel,
-rinnovazione degli scismi d'Ario e dei Nestoriani. Il principio
-filosofico di Felice altro non è che lo spirito; Cristo altro non è,
-secondo lui, che una luminosa emanazione di questo spirito; nè
-comprendere ed ammetter sapea come Dio avesse una natura materiale,
-e questa carnalmente trasmetter si potesse. In tutte le età ci ha
-qualche domma di morale o di filosofia, che diviene l'argomento
-prediletto delle scuole, e anzi il fondamento d'ogni scientifica discussione.
-E però Felice anch'esso, sottile argomentator com'egli era,
-viene svolgendo i suoi principii contro i dotti e i filosofi che francheggian
-la pura e santa religione cattolica; che non v'ha pure un
-prelato il quale non entri in campo contro di lui. Il domma materiale
-delle imagini e il domma morale dello spirito erano il pensier
-di quei tempi e la formola d'opposizione contro di Roma. San Benedetto
-d'Aniano, uomo meridionale al par di Felice da Urgel, fu il
-ristoratore della disciplina monastica; e da paggio e coppiere nelle
-corti bandite, dove splendea, divenne, in progresso di tempo, austero
-riformatore degli ordini religiosi, sì che a fronte di colui che scuote
-la dottrina sempre troviamo il rigido intelletto che purifica la disciplina.
-Benedetto si ritirò prima nella badia di San Seino, poi nella
-diocesi di Maguelone, dov'egli edificò un picciolo eremitaggio vicino
-al fiumicello Aniano o Aniane, in cui ben due centinaia di
-monaci vennero in breve a porsi sotto il rigore della sua regola.
-</p>
-
-<p>
-Gli ordini monastici in Occidente avean bisogno d'una costituzione
-più solenne e più stabile, e d'una più stretta osservanza in
-fatto di costumi, e Benedetto d'Aniano fu primo a darne l'esempio.
-Fattosi promotor degli studi scientifici, volle che Aniano avesse la
-sua biblioteca, nè risparmiò cura o fatica per raccoglier libri, e dare
-il maggior impulso ch'egli potesse allo studio. Avea visitato l'Italia,
-e portatone memorie dell'arti e dell'industria sua, onde rizzar
-fece le celle d'Aniano sul modello di quelle mirabili di Montecassino;
-gli altri monasteri imitarono a gara l'esempio suo, e cessò quindi la
-rilassatezza dei costumi, talchè Benedetto d'Aniano fu in breve pareggiato
-a san Benedetto, primo institutore degli ordini religiosi in
-Occidente. L'uno in fatti ne fu il fondatore, l'altro il riformatore;
-<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span>
-e chi consideri che gli ordini monastici furono, al medio evo, il principio
-d'ogni governo e d'ogni gerarchia; chi rammenti che i loro
-statuti divennero la base delle comuni e delle comunità, non potrà
-fare di non confessar che niuna istituzione fu più favorevol di questa
-al sapere, e alla disciplina sociale. La maggior opera di Benedetto
-d'Aniano fu la redazione degli statuti di tutti gli ordini monastici,
-divisi in tre parti distinte: la prima tratta dei padri dell'Oriente che
-accolser fra loro gli Antonii e i Pacomii, santi solitari del deserto,
-filosofi in atto, che in faccia ai disordini dell'Egitto e della Siria,
-davano l'esempio del digiuno e della mortificazion della carne; la
-seconda intende a fermare e a stabilir le basi dell'ordine di San Benedetto,
-suo precursore nell'ampio ordinamento monastico che posa
-sopra queste massime: <i>Lavorare, orare, studiare</i>: e la terza tutta
-destinata alle religiose, vergini sante che debbon raccogliersi e fuggire
-dal mondo. Di questo modo san Benedetto d'Aniano è l'uom della
-gerarchia, laddove Felice è l'uom della distruzione, due principii che
-sono perpetuamente in guerra tra loro: da un lato la podestà e l'autorità,
-dall'altro l'opposizione e la riforma. San Benedetto è tutto nella
-conservazion delle regole; ei la interpreta, e concordar le fa l'una con
-l'altra, onde non è maraviglia ch'ei fosse uno dei più loici oppositori
-di Felice da Urgel, e ancor si conservano i suoi discorsi contro a costui,
-dove il solitario non sa comprendere come abbatter si voglia il
-principio e la regola, la regola fondamento e governo di tutte le
-società, grandi o picciole ch'elle sieno.
-</p>
-
-<p>
-Questo periodo letterario dell'impero di Carlomagno ebbe pure
-alcuni altri scrittori qual più qual meno famosa: Magnone, arcivescovo
-di Seus, uno dei <i>messi regi</i> di Carlomagno, scrisse intorno al
-rito del battesimo nel tempo che l'imperatore avea comandato di
-spiegare e analizzare questo sacramento. Cotali scritti sul battesimo
-furono dall'imperatore richiesti con una circolare da lui indiritta
-nel medesimo tempo a tutti i vescovi<a class="tag" id="tag137" href="#note137">[137]</a>. Magnone fu, al par di tutti
-gli altri messi regi, un giurisperito, ed a lui si debbe una raccolta
-delle antiche annotazioni del diritto.
-</p>
-
-<p>
-Smaragdo, abbate di San Michele, diè in luce un'opera pregevole
-di morale, intitolata la <i>Via regia</i>, e dedicata all'imperatore, nella
-quale fulminava i vizi capitali e le bollenti passioni degli uomini da
-guerra dei tempi suoi. E la <i>Via regia</i> facea indi seguire dal <i>Diadema
-de' monaci</i> fatto a raccender la pietà già presso a spegnersi; poi, sotto
-il nome di Carlomagno, l'abbate di San Michele indirizzava a papa
-<span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span>
-Leone uno scritto intorno alla natura dello spirito, sublime quistione
-di filosofia; poi ancora spiegava i Vangeli e la messa, i due fondamenti
-della fede cattolica e della politica soggezione dei popoli. Vettino,
-monaco di Richenon, fu un uomo entusiasta e falotico che visse
-e compiacquesi in un mondo soprannaturale. Questi è colui che vide
-il purgatorio, e il cielo aperto ai beati; e questa sua visione ci fu
-narrata da Valfrido Strabone, suo discepolo, però che veduto avea
-pur Carlomagno in mezzo al purgatorio, in espiazione de' suoi peccati
-di concupiscenza.
-</p>
-
-<p>
-Non lunge dal monastero di San Dionigi vivea un uomo noto
-sotto il nome di Dungalo. D'onde veniva costui? È opinione ch'ei
-fosse nativo dell'Ibernia, e in fatti l'Inghilterra e la Scozia erano
-feconde a quei giorni di begl'ingegni<a class="tag" id="tag138" href="#note138">[138]</a>. Datosi all'istruzione, insegnava
-filosofia ed astronomia, e in una lunga lettera a Carlomagno
-vien ragionando intorno all'eclisse di sole che avvenne nell'anno 810,
-e ne segna il crescere e il declinare, allegando le autorità di Platone,
-di Virgilio, di Plinio e di Macrobio. Tutti i dotti di quel tempo pagavano
-il loro tributo d'ammirazione a Carlomagno, onde anche
-Dungalo non dimenticò di celebrare in un poema eroico le gloriose
-gesta di quel principe, e di far voti per la prosperità dell'impero, e
-per colui che con tanto senno e valore il reggeva.
-</p>
-
-<p>
-In questi rapidi cenni sugli uomini notevoli che illustrarono il
-tempo di Carlomagno, non s'è potuto allegar se non opere che si
-riferiscono al cattolicismo ed all'imperatore, nulla essendovi d'estraneo
-a questi due concetti, perchè nulla v'ha d'estraneo a queste due
-podestà. Quando una generazione è sotto l'impressione di certe formole,
-tutto vien ivi a collimare, e chi a quel tempo non avesse pensato
-alla Chiesa, sarebbe stato come straniero alle idee ed ai costumi del
-popolo; chi non avesse ogni cosa riferito alla persona di Carlomagno,
-non si sarebbe accorto di colui che era dal mondo intero acclamato.
-L'impero e la Chiesa si tenevan per mano; il papa e l'imperatore,
-doppio e misterioso potere, signoreggiavano la società, e incessante era
-l'effetto dell'autorità di questi due dominanti pensieri.
-</p>
-
-<p>
-Gli è il tempo pure in cui avviene un rinnovellamento di studi,
-un'azione delle menti, azione fervente, entusiastica, come suole in
-ogni cosa sul principiare: l'orizzonte appar senza termini, l'avvenir
-senza limiti. Oh la schietta gioia di tutti quei dotti allo scoprire l'antichità
-con la sua letteratura e le sue maraviglie! Forman essi, come
-a dire un'accademia intorno a Carlomagno, per modo che i dotti del
-<span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span>
-secolo decimosettimo vollero in questa congregazione trovar l'origine
-dell'Università<a class="tag" id="tag139" href="#note139">[139]</a>; ivi si tratta di gramatica, d'astronomia, di
-poesia; e bello è vederli assisi, nel palazzo d'Aquisgrana, intorno all'imperatore,
-sdegnare i nomi franchi e germanici della loro schiatta,
-sol degne avendo del magnanimo loro affetto Roma e la Grecia. Dameta
-scrive indi ad Omero, e Davide è il protettore supremo; l'uno
-è Virgilio, l'altro Orazio, ed amano di scandere i versi latini, ad essi
-barbara parendo la patria favella; vivono sotto le impressioni romane:
-leggende, poemi epici, epigrammi, epitafi, ogni cosa è in latino;
-e pii cristiani, ferventi cattolici come sono, pure invocan le muse,
-e tramezzano alle descrizioni della Chiesa le reminiscenze dell'antichità
-profana. Gli armoniosi versi di Virgilio destano un ineffabile entusiasmo
-in quella nascente accademia, e piangono con Ovidio, e scorrono
-Roma rigenerata con Macrobio alla mano; e Omero trova settatori
-in tutte le badie.
-</p>
-
-<p>
-In ogni parte di questo vastissimo impero si trovano scuole pubbliche
-e monastiche, quasi metropoli dell'istruzione. La Neustria
-noverava parecchie di queste scuole madri, che diffondeano il sapere
-per ogni dove; la più famosa tra esse, per l'antichità sua, era quella
-di San Martino di Tours, sotto la direzione di Alcuino, della quale
-fu già più sopra fatta menzione; le lezioni erano pubbliche, e vi s'insegnavano
-la gramatica, l'astronomia, con maraviglioso concorso di
-studianti, che ci venivano fin di Germania e d'Inghilterra. Alcuino
-era secondato da un giovine, di nome Sigolfo, ardente ammiratore di
-Virgilio, cui egli studiava, per sua delizia, notte e giorni. Ci eran
-di santi vescovi, che venivano a scuola a San Martino di Tours; le
-scienze si andavano di là diffondendo per tutta la Neustria; le biblioteche
-si componevano già di parecchie centinaia di volumi, nè i libri
-erano punto rari, come poi divennero nel secolo decimo, che le biblioteche
-de' conventi s'erano arricchite mercè dei pellegrinaggi in
-Italia e in Oriente, e Carlomagno avea tratto da Costantinopoli e dalla
-Siria copiosi manoscritti, onde gli autori dell'antichità cominciavano
-a diventar famigliari.
-</p>
-
-<p>
-Altra scuola della Neustria era quella di Corbia, sotto il reggimento
-del dotto Adalardo; a Tours dominavano, come pare, la dottrina
-sassone e l'erudizione inglese, a Corbia signoreggiava l'autorità romana
-del papa. Qui la biblioteca era forse più ricca di quella che avea
-<span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span>
-San Martino di Tours, e vi si conservava, come proprietà della badia,
-un bel pontificale in lettere d'oro, sopra cartapecora, e quegli stipati
-scaffali mostravano un <i>san Giovanni Grisostomo</i>, con coperta di porpora
-ornata d'avorio; e molti di quei libri, confidati alla custodia
-degli abbati, splendevano di pietre preziose. Le scuole insegnavano
-giorno e notte la scienza sotto i celebri abbati Pascasio,
-Radberto ed Anscario; nel chiuso di quelle mura fu da Robano Mauro
-compilato il libro del <i>calcolo de' tempi</i>; da Corbia moveano i missionari,
-cui era commesso d'andare ad insegnar la scienza e la religione
-cristiana nel nord dell'Europa; e quanto curiosa e bella è la
-relazione di sant'Anscario, che scorre nel nono secolo la Decia e la
-Svezia! Che dir poi delle scuole di San Vasto d'Arras, di San Fleury
-o di San Benedetto alla Loira, di Fontenelle, sorgente maravigliosa
-dell'ecclesiastico sapere! Di Ferrieres, più celebre ancora pe' suoi
-diletti studi dell'antichità profana, per l'amor suo a Cicerone e Sallustio!
-Le opere di maggior eleganza e bellezza non erano estranee
-alle occupazioni di que' monaci, i quali comentavano Quintiliano e
-Terenzio, e aveano in convento chierichetti, ch'altro non facean che
-copiare i poeti e gli oratori antichi. Tutte queste scuole della Neustria
-corrispondevano con l'areopago, ond'era circondato Carlomagno,
-e ci avea per la scienza un centro, siccome un re pel governo e per
-la politica.
-</p>
-
-<p>
-Fulda e San Gallo furon le due metropoli degli studi germanici;
-l'una quasi al settentrione, l'altra proprio al mezzodì dell'Alemagna.
-Fulda pigliava la sua origine dalla predicazione cristiana di san
-Bonifazio, poichè il santo vescovo, dopo d'aver predicato la religion
-cristiana ai Sassoni, credette cosa indispensabile instituire un centro
-delle umane scienze, per indi diffonderle in tutta la Germania; e dopo
-l'episcopato di Magonza, Fulda fu la sua favorita fondazione, gittata,
-per così dire, com'ei l'aveva, in mezzo ai Sassoni, come sacra
-scaturigine d'insegnamenti. Rabano fu il più dotto e scienziato dei
-suoi abbati, ed a lui succedette Rodolfo, monaco alemanno, storico,
-poeta e nobilissimo favoreggiatore di tutte le arti<a class="tag" id="tag141" href="#note141">[141]</a>. Non disprezziamo,
-per Dio, questi passati, che provocarono l'attenzione di tutto
-un secolo: e chi sa mai se resterà pur briciolo dell'opere di questa
-nostra generazione! Fulda ebbe pur essa le sue degne filiazioni nella
-<span class="pagenum" id="Page_166">[166]</span>
-scienza, al par di Corbeia, ed emanazione degli studi suoi fu pur la
-scuola d'Irsaugo, nella diocesi di Spira, dove monaci di ardente fantasia
-comentarono il cantico dei cantici e il libro di Tobia, dirigendone
-la musica Erderico, con un'arte sì soave, che fin da cento
-leghe accorrevano per udirla. L'origine d'Irsaugo era già antica al
-decimo secolo.
-</p>
-
-<p>
-San Gallo, il monastero della Germania meridionale, vedea sempre
-più ingrossar la sua biblioteca per cura di quei religiosi che attendevano
-principalmente, con mirabil pazienza, a trascrivere i libri,
-giovando infinitamente così al progresso delle umane cognizioni. E
-chi non ama di frugar nelle reliquie di San Gallo, il vero monasterio
-dell'età carolina? Il Mabillon, quel dotto viaggiatore, lo ha descritto
-qual era sotto Lodovico il Pio, e ci si veggono, com'ei dice
-in quel suo semplice linguaggio, <i>scuole dentro e scuole fuori</i>, l'ammaestramento
-pe' monaci, l'educazione per tutti. Le sette arti liberali
-eran come il grande albero del sapere. Nell'ore solitarie, colà sulle rive
-del lago di Costanza, que' monaci si davano ai lavori di mano, con
-l'attitudine di quegli alpigiani, che pensano, considerano e lavorano
-ad un tempo in cospetto di Dio. Colà visse, nel nono secolo,
-un monaco, di nome Sintrano, il quale, dice la leggenda, fu eccellente
-pittore, intagliatore e sonatore d'ogni sorta di strumenti.
-Laonde l'intaglio non sarebbe un'invenzione del secolo decimoquinto,
-ma sì apparterrebbe ad uno dei più rimoti periodi alemanni, al medio
-evo germanico. In grembo pure a quel monastero venne formandosi
-l'imaginazione pittoresca e novelliera del monaco di San Gallo, il
-cronista che, per ordine di Carlo il Calvo, compose la storia di Carlomagno.
-Fra quelle mura molto si perdonava, però che la scienza
-purificava la licenza mondana, e la leggenda del figlio di Chiburgo<a class="tag" id="tag143" href="#note143">[143]</a>
-mostra che indulgenza si avesse per gli uomini letterati e scienziati.
-</p>
-
-<p>
-Mentre le scuole di Fulda e di San Gallo eran tutte germaniche,
-quelle di Magonza e di Metz serbavano, come a dire, un misto di
-origine austrasia e neustrasia: Magonza, in riva del Reno, fondazione
-di san Bonifazio, d'ond'egli era partito per andar a convertire i
-Sassoni, gli Alemanni, i Bavari, ebbe un ragguardevol numero di
-maestri e dottori, fra' quali il sapiente Lullo, successore di san Bonifazio.
-In quella scuola parlavasi il greco, e parecchi monaci sapevano
-anche l'ebraico; e da quel santo monastero nascevano le scuole
-di Paderborna, di Metz, di Verdun; Metz famosa principalmente pe'
-suoi gramatici, e Verdun pe' suoi copisti. Le quali scuole alemanne
-tutte furono eziandio rinomate, pel canto ecclesiastico, però che a
-<span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span>
-Metz, a Fulda, a San Gallo, applicavan di proposito alle antifone e
-agli inni, avendo già fin da quel tempo gli Alemanni quel loro profondo
-sentire nell'arte della musica. In mezzo a quelle solitudini,
-quando tutto intorno era silenzio, essi amavano di farsi udir in coro,
-accompagnati dall'organo. La voce dei Franchi era stridula, nè avea
-la dolcezza di quella dei Greci, o l'accento facile degli Italiani; ma
-gli Alemanni avean di bellissime note basse e suoni gravi e solenni,
-ed eran sublimi maestri a musicar quegl'inni de' morti o di rendimento
-di grazie, che innalzavansi a Dio in mezzo al rimbombo degli
-organi nella cattedrale.
-</p>
-
-<p>
-Di questo modo la triplice nazione <i>germanica, austrasia e neustriaca</i>,
-veniva a perfezion riprodotta dalle scuole monastiche. Restava
-l'Italia, e il regno de' Longobardi, la cui nazione era rappresentata
-dalla scuola di Montecassino, dove la scienza era spinta
-all'ultimo apice della perfezione, dappoi che san Benedetto gli avea
-dato le sue regole. Posto tra la civiltà greca e la civiltà latina, il monastero
-di Montecassino in sè ricevea il doppio riflesso di Roma e di Bisanzio,
-e in mezzo alle pubbliche tempeste, era rimasto in piedi come un
-monumento religioso de' tempi antichi: la sua ricchissima biblioteca
-durava illesa dai guasti della barbarie; ci si trovavano Bibbie scritte a
-caratteri d'oro, testi preziosi al pari di quelli di Costantinopoli, i libri
-della scuola alessandrina, la filosofia d'Aristotile; ed Omero e Cicerone
-ci aveano il culto loro, a par dei padri della Chiesa. Montecassino
-fu il potente istruttore degli ordini monastici, l'archetipo sul
-quale tutti si foggiarono, e quest'azion sua fu tanto più viva e grande,
-quanto che tutti i monaci erano stretti da una dolce e invariabile
-fraternità tra loro. Formavan essi come un'ampia repubblica: se un
-frate di San Benedetto aveva a far viaggio, trovava ospitalità in ogni
-luogo e protezione; potea scorrere le biblioteche, assistere alle scuole;
-e le più volte i monasteri erano succursali o colonie fondate dalle
-chiese madri. Pe' monaci non ci era patria; un frate dell'Inghilterra
-veniva nella Neustria o nell'Austrasia, ed un frate dell'Aquitania
-andava a ricoverarsi nell'ospital ricetto d'una badia lombarda o italiana.
-Quindi nascer dovea quella scambievole, scientifica azione
-d'una badia sull'altra. Quando un monastero aveva un gran tesoro
-di scienza, esso lo donava e accomunava; tutte le fondazioni religiose
-aveano il medesimo grado; ci aveano monaci messaggeri, che andavano
-a cambiar le pergamene, a portare i manoscritti o a ristorar gli
-studi da una solitudine all'altra.
-</p>
-
-<p>
-Tale si fu lo spirito letterario di quel tempo. Carlomagno volle accentrarlo
-nelle sue mani, ma esso non dovea sopravvivere a quel sublime
-impulso, e spento l'imperatore, gli studi anch'essi doveano
-<span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span>
-sparire con lui. In fatti, il principio del regno di Lodovico Pio offre
-ancora qualche bell'ingegno nelle scienze e nelle lettere, come a dire,
-Incmaro, arcivescovo di Reims, lo scrittore che celebrò col pomposo suo
-stile le usanze e le consuetudini del palazzo di Carlomagno; Agobardo,
-arcivescovo di Lione, più ancora statista che letterato, non essendovi
-a que' tempi avvenimento di qualche rilievo, di cui non si trovi mescolato
-il suo nome; Pascasio Radberto, che serba un'indole sodamente
-scolastica, e coltiva gli studi come studi, applicando a ciò
-ch'essi hanno di più liberale ed attivo; Anscario, vescovo viaggiatore,
-il predicator che corre ad apprendere alle nazioni selvagge la
-religione cristiana e la civiltà, il san Bonifazio della Scandinavia. Ma
-qualunque siano cotesti uomini d'ingegno e di vaglia, non puoi far
-di non avvederti che il sapere e gli studi, favoriti sotto l'impero di
-Carlomagno, sono già in pieno decadimento sotto Lodovico Pio. Le
-scuole non hanno più il loro valore, gli studi il loro ardore; le popolazioni
-sono tornate al loro stato d'ignoranza, e ciò procede da
-più cagioni.
-</p>
-
-<p>
-Egli avvenne dell'opera letteraria di Carlomagno il medesimo che
-delle politiche sue concezioni; l'unità era collegata alla sua persona,
-ma non era punto nelle idee e nelle costumanze di quella società;
-chiuso che fu nella tomba l'imperatore, non v'ebbe più scienza, più
-istruzione, chè il popolo non la desiderava. Il servo poteva egli desiderare
-la luce? L'uomo d'armi disprezzava i libri, anche cristiani e
-devoti, o solo li apprezzava per ispogliarli dei carbonchi onde fuori
-splendevano; ben più caro ad essi era combattere e agitarsi nei
-campi, e però che importar poteva ai conti ed ai leudi del progresso
-della scienza? Non un solo si nomina di quegli uomini di ferro che
-abbia messo in carta un pensiero; laonde l'impulso fu tutto di Carlomagno
-in persona, e dopo lui tornarono al rozzo istituto della conquista,
-a spogliarsi l'un l'altro, a guerreggiarsi da castello a castello.
-</p>
-
-<p>
-Gli studi disparvero nello sminuzzamento dell'impero; non v'ebbe
-più centro, più movimento ordinatore, e se pur taluno qua e là attese
-ancora alle lettere, più non v'ebbe quell'ardente inclinazione
-allo studio che signoreggiò il regno di Carlomagno. E d'altra parte
-il tempo era egli fatto al tranquillo progresso del sapere? Carlomagno
-aveva bensì preparato per un tal quale ordine amministrativo la pace
-o la tregua generale della società, sì che studiar potevasi liberamente
-e sicuramente senza paura delle violenze de' soldati e dei prepotenti,
-con quella pacatezza di mente e franchezza di vita che lo studio richiede;
-ma questa pace si dileguò nella subita e forte agitazione che
-seco trasse la fine di Carlomagno. La società fu rotta in mille
-frammenti, e il sistema feudale cominciò a imperar come codice della
-<span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span>
-generazione; nè l'impero fu sol messo in brani, ma ciascuno di questi
-brani ancora fu partito in contadi, ed in sì picciole signorie, che
-esser non ci potè oramai più comunicazione d'idee, nè d'ingegni, e
-non pur di governo: i conti divennero l'uno straniero all'altro, ed
-ogni castello fu un principato. Costantinopoli e Roma, che erano state
-in corrispondenza con Carlomagno per aprirgli i tesori immensi dell'antichità,
-furono indi interamente ignote alla società feudale, e appena
-si sapeva ch'esse erano al mondo, però che quegli uomini
-violenti sprezzavano le umane discipline. In fatti, a che potean elleno
-giovar loro? L'arte sola della guerra venne perfezionandosi, perchè
-essa era un bisogno per tutti. Laonde il decimo secolo non ebbe alcuna
-correlazione colla fine del secolo ottavo e col principio del
-nono: tutto disparve, e si perdè nell'abisso.
-</p>
-
-<p>
-Ma il monastero almeno rimarrà nobil fonte di scienza, e in sicuro
-dal mondo e dalle sue scosse, i monaci si daranno pazientemente a
-copiare i manoscritti, e ad insegnar nelle loro modeste scuole? Mainò:
-il decadimento è ivi altrettanto rapido e grande quanto nella società
-generale, e ciò dipende dalle calamità che gravano così sulle fondazioni
-ecclesiastiche come sul popolo. Le età che precedettero il secolo
-nono avean veduto le istituzioni monastiche venire assai prosperando,
-e l'Ordine di San Benedetto risplendere in ogni luogo; la pace silenziosa
-del chiostro avea favorito le scuole scientifiche, e abbiam
-poc'anzi veduto come generalizzato si fosse l'amor di quelle. Ma
-spento Carlomagno, anche la pace della solitudine più non dura, e
-insiem con quella del mondo se ne va sotto la doppia invasion dei
-Normanni e dei Saraceni. I Normanni, crudeli avversari dei monasteri,
-atterrano gli altari, ardon le mura, spogliano l'arche; pur
-dianzi vedeansi edificar ricche celle ancora e chiese solidamente costrutte,
-ed ora i Normanni non lasciano pietra più sopra pietra,
-sgozzano i religiosi o li costringono a celarsi nei sotterranei. I più
-de' monasteri situati a riva de' fiumi o nelle vaste pianure che circondan
-la Senna, la Loira e la Saona, furon di questo modo posti a
-sacco, intantochè al Mezzodì i Mori e i Saraceni penetravano fino al
-Rodano. Come trovar tempo da meditare e applicare a lavori scientifici
-in mezzo a queste desolazioni? Come aver agio de studiare quando
-le voraci fiamme faceano scrollar le pareti? Che altro da far rimaneva
-a quei poveri frati se non implorare con lugubri litanie la misericordia
-di Dio contro le stragi dei Normanni? Ond'è che spesso, nel bel
-mezzo di qualche grave studio, il monaco sospendea tutt'a un tratto
-il libro che avea cominciato a trascrivere, il testo forse di Cicerone
-e d'Ovidio, per gridare con lamentevol voce: «Ah! ci libera dal furor
-dei Normanni, <i>Libera nos a furore Normannorum</i>.» E questo
-<span class="pagenum" id="Page_170">[170]</span>
-era il lamento di tutta quella trista e sconsolata generazione; che se
-pure i monaci aveano nella lunga lor notte alcun momento di tregua,
-ei si facevano a scriver qualche tetra e funebre leggenda, però
-che tutto era tristezza intorno di loro, o tremanti in faccia al pericolo
-da cui eran quasi per miracolo scampati, descrivevano la traslazione
-delle reliquie, ed era ben d'uopo tenerne memoria, però che
-quando i Barbari s'avvicinavano ad un monastero, la gran cura di
-que' devoti padri era il salvar l'arca delle reliquie, e trasportarla come
-potevano da una solitudine all'altra, e trafugarla in luoghi ignoti.
-Quest'era il santo viaggio che i monaci descrivevano col cuore oppresso
-e con le lagrime agli occhi: a ogni passo eran miracoli, a
-ogni pericolo lamentazioni, e i Bollandisti ci hanno conservato moltissime
-di quelle relazioni, storia dolorosa dei terrori di quell'età.
-</p>
-
-<p>
-Di questo modo l'impero di Carlomagno è un periodo circoscritto
-così per le lettere come per la costituzione politica, nulla di quanto
-precede al par che nulla di quanto vien dopo può con esso compararsi,
-gli è un tempo di eccezione che tutto si attiene ad un uomo, e
-che svanisce con lui. Il movimento scientifico non era altrimenti negli
-spiriti, nè v'ha ingegno quaggiù che abbia facoltà di trarre un tutto
-da nulla, chè questo sarebbe uno degli attributi di Dio. Ben può uno
-farsi compagni alcuni uomini eletti che trascinano e signoreggiano
-per poco la civiltà, ma quando una generazione non ha in sè l'impressione
-di certe idee, non si può farle nascere. Il desiderio e il
-bisogno degli studi erano appena superficiali, l'ingegno letterario in
-pochi uomini appena, intantochè la moltitudine se ne restava ignorante
-fra il doppio servaggio del corpo e dello spirito. D'onde procede
-che ogni cosa, dopo il regno di Carlomagno, fu di nuovo sepolta
-nelle tenebre. Quanto ci avea di bisantino e di romano nell'opera
-dell'impero d'Occidente disparve; nè il periodo letterario del
-duodecimo e del decimoterzo secolo, sotto Filippo Augusto, ebbe
-più correlazione alcuna con gli studi dei tempi carlinghi: la è una
-letteratura nuova, allettante, nazionale, cavalleresca, che nasce dalla
-feudalità. Qualcosa di strano e di fantastico erasi pur creato sotto
-l'impero di Carlomagno; ma fu come se tu dicessi un vivo lampo che
-appar nelle tenebre: illumina per un istante con grande bagliore
-d'intorno, ma poi ch'egli è svanito la notte divien più fitta e intera
-di prima. Simile appunto si fu la prima epoca carolina!
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_171">[171]</span>
-</p>
-
-<h2 id="cap13">CAPITOLO XIII.
-<span class="smaller">QUANTO RIMASE IN PIEDI DELL'OPERA DI CARLOMAGNO.</span></h2>
-</div>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-1.º Leggi. — Avanzi della legge salica. — Ripense. — Borgognona. — Longobardica. — Sassone. — I
-Capitolari. — Incremento del diritto ecclesiastico. — Decretali. — Dionigi
-il Picciolo. — Isidoro Mercatore. — Prima origine
-del diritto feudale. — Ultime vestigia delle leggi carlinghe.
-</p>
-
-<p>
-2.º Instituzioni. — Le Assemblee. — Quali diventano. — Come composte
-alla fine del regno di Carlomagno. — I Conti. — I due regni d'Aquitania
-e d'Italia. — Ordinamento del Conti. — I <i>missi dominici</i> o messi regii. — Stato
-delle persone. — I Vescovi. — Gli Abbati. — Gli Uomini liberi. — Diverse
-nature d'uomini liberi e di servi.
-</p>
-
-<p>
-3.º Quali divenissero i popoli alla morte di Carlomagno. — L'impero di Bisanzio. — Il
-califfato. — Gli Alemanni. — I Sassoni. — I Frisoni. — Gli Italiani. — I
-Longobardi. — Gli Aquitani. — I Goti. — La vera Francia. — Invasioni
-dei Normanni.
-</p>
-
-<p>
-4.º Che avvenisse del commercio. — Comunicazioni fra popolo e popolo. — Disertamento
-delle campagne. — Distruzione dei monumenti carlinghi. — Strazio
-delle arti.
-</p>
-
-<p>
-5.º Avanzi della famiglia di Carlomagno. — Morte dei due più abili figli
-suoi. — Carlo e Pipino. — Lodovico il Pio, solo superstite, infemminito dalla
-meridionale sua residenza. — Scontentezza suscitata dall'associazione di lui
-alla corona, e sua esaltazione.
-</p>
-</div>
-
-<p class="yrs">
-SECOLO NONO.
-</p>
-
-<p>
-D'una fatica si compiace principalmente l'animo nei gravi studi
-della filosofia e della storia, e quella è d'indagar che fine abbia
-avuto l'opera d'un grand'uomo, e di che frutto fosse apportatrice al
-mondo. Ogni fatto aver debbe, a così dire, la sua genealogia, il suo
-passato, il suo avvenire; chè anche quando un sovrano intelletto vi ha
-abbagliato, far non potete di non chiedere quali orme abbia lasciato
-del suo passaggio nella vita, e in certo modo, di che a lui vada debitore
-il genere umano. Ma ohimè! ci sono tempi pur troppi negli
-annali del mondo, che nulla lasciarono dopo di sè, e che amiam tuttavia
-di contemplare, come se si leggesse un poema epico! Tale si è
-<span class="pagenum" id="Page_172">[172]</span>
-appunto l'aspetto sotto cui ci facciamo ora ad esaminare il regno di
-Carlomagno. Dove son l'orme sue, e quali sono l'impronte da lui
-lasciate nella società con le sue leggi, gli alti suoi, la sua volontà, la
-sua forza? Malagevole assunto, ma pur necessario a dar l'ultimo
-compimento alla storia dell'imperator d'Occidente.
-</p>
-
-<p>
-Le leggi di Carlomagno, quali trovate le abbiamo nei capitolari,
-hanno due grandi intenti: o mirano a confermar la legislazione anteriore,
-svolgendola e coordinandola con certe nuove disposizioni, o
-procedono da idee inerenti al sistema carlingo, il che forma due ben
-distinti diritti, l'uno ch'altro non è se non la confermazione del
-passato, l'altro che appartiene al presente. Le leggi particolari a ciascuna
-delle barbare popolazioni intatte rimasero sotto i Carolingi,
-salvo alcune poche modificazioni comandate dai capitolari. Ci avea
-pur sempre la <i>legge salica</i>, nata in mezzo alla Germania, e compilata
-da Teoderico re d'Austrasia, la quale, tutta posando sulla
-composizione, durò, come diritto particolare de' Franchi, anche sotto
-l'impero di Carlomagno, e poco rileva che la tribù loro si mescolasse
-nella più general costituzione dell'impero d'Occidente, chè privilegio
-era delle nazioni soggette a Carlomagno conservare il proprio
-codice e le instituzioni insieme della patria loro. La legge
-salica passò dunque per mezzo alla legislazion dell'impero, pochissimo
-contraendo del carlingo concetto, e lasciò qualche orma di
-sè fino al secolo dodicesimo, siccome varie scritture comprovano;
-ma poi si dileguò a somiglianza dei capitolari stessi sotto il diritto
-delle leggi feudali.
-</p>
-
-<p>
-La legge ripense, a par del codice salico, impressa d'un'ammirabil
-semplicità, conservò sotto ai Carolingi la naturale rozzezza sua, nè le
-addizioni che Carlomagno vi fece<a class="tag" id="tag144" href="#note144">[144]</a> punto le tolsero del suo carattere
-di personalità, cui conservar seppe insieme con l'origine franca, che
-vale quanto dir la composizione. I capitolari medesimi soggiacquero
-a questo diritto. In fatti su quai cardini posavano la legge salica e
-la ripense? su questi che ogni delitto scontar potevasi con un'ammenda
-pagabile al fisco, e per composizione e risarcimento al danneggiato.
-Ora questa legislazione era interamente favorevole all'erario, però che
-schiudendo un largo campo alle ammende e taglie, il fisco arricchivasi
-con l'applicazione della medesima legge. Il che giovar dovette a mantener
-lungamente le dette due leggi, avendo il fisco interesse ad esercitarle,
-siccome quelle che costituivano la sua ricchezza, e formavano una parte
-delle sue rendite. Se non che le tracce, come dicevamo, della legge
-salica e della ripense non vanno oltre il secolo duodecimo, in cui
-si confondono con gli statuti municipali: e d'altra parte la personalità
-<span class="pagenum" id="Page_173">[173]</span>
-poteva ella durare, mentre le nazioni primitive svanivano? Sotto
-i Carolingi distinguevansi bensì ancora i Franchi, i Borgognoni, i
-Longobardi, gli Aquitani, ma indi queste distinzioni spariscono, chè
-nuove forme nella società succedono alle antiche; i popoli non vengono
-più classificati per origine, ma sì per legge e patrimonio, e ci
-sono nobili, borghesi, servi, grandi vassalli, censuarii, valvassori.
-</p>
-
-<p>
-La legge burgundica, o de' Borgognoni, passò più ratta che non quella
-dei Franchi, benchè amendue queste popolazioni avessero una stessa
-origine. La monarchia de' Borgognoni fu di brevissima durata, nè
-orma più se ne trova dopo i regni di Gondebaldo e di Sigismondo.
-Or questa legge, che non posava intieramente sul principio delle composizioni,
-ammetteva le pene afflittive, non affatto nell'interesse del
-fisco, onde meglio così venne a mescolarsi e confondersi col diritto
-romano. La legge salica era tutta distinguitrice, e creava ordini e gradi.
-Il codice burgundico all'incontro, più benigno ai vinti, regolava gl'interessi
-dei Romani e dei Borgognoni con un grande sentimento di
-equità: se insorgeva quistione o lite, essa veniva giudicata da un
-tribunale di giurati composto metà di Borgognoni e metà di Romani.
-Il che ci spiega come le tracce di questa legislazione si dileguassero
-più facilmente che non quelle della legge salica. La stessa osservazione
-vuole applicarsi al codice dei Visigoti, il quale dominato dalle
-leggi ecclesiastiche, e deliberato dai vescovi, si mantenne entro i principii
-della giurisprudenza romana. Noi lo vediamo sparire quasi al
-tutto fin dal regno di Carlomagno; i capitolari non l'accennano pure,
-e al formarsi del ducato d'Aquitania, e poi da questo medesimo ducato,
-del regno di Lodovico, esso vien meno e cade: i concilii l'aveano
-preparato, e i concilii lo struggono, tanto che al secolo undecimo non
-si fa più menzione di leggi gotiche, governato già il mezzodì della
-Francia dal codice teodosiano. Il medesimo avvenne della legislazione
-longobardica: in fatti come durar poteva il codice dei Longobardi, in
-tanta vicinanza che si trovavan di Roma, dei papi e di Costantinopoli?
-Nel tempo che Carlomagno fece sue giunte a quelle leggi, esse
-eran già quasi al tutto cadute in disuso. Vinti e soggiogati dai Franchi
-i Longobardi non avean niente più a promettersi da esse, nè
-interesse più a lasciarsi governar dal codice loro. Sassoni, Bavari,
-Alemanni tutti eran caduti sotto il giogo del vincitore, ma pur tutti
-questi popoli aveano maggior vigoria ed alterezza che non i Longobardi;
-e però l'Alemanno conservò la sua legge, il Sassone ripigliò la
-silvestre independenza sua, il Bavaro i suoi duchi. Questi separaronsi
-anzi dalla Francia fin dal tempo di Lodovico Pio.
-</p>
-
-<p>
-Queste diverse legislazioni furono, nell'inoltrar dei popoli verso il
-medio evo, assorbite da altre forme ed altre consuetudini che trionfarono
-<span class="pagenum" id="Page_174">[174]</span>
-so quelle. La prima a crescere fu la potenza delle leggi ecclesiastiche:
-false o vere sieno le decretali dei papi, o mentite le compilazioni
-di Dionigi il Picciolo, questa non è la vera quistione istorica,
-ma ciò che la filosofia stabilir dee, si è se le decretali, qualunque
-sia la vera origin loro, rendessero sì o no a quel tempo grande
-servigio alla legislazione ed alla podestà. Al medio evo il concetto
-loro fu giusto e forte, e nel generale sminuzzamento della società la
-raccolta delle decretali fu di non poco giovamento ai costumi e alle
-leggi. Talun disse già che le decretali affermavano l'assoluta sovranità
-di Roma e la dittatura de' papi: questo che fa? Non era forse la Chiesa
-romana che, in que' tempi di confusione e di disordine, dava con la dittatura
-sua le mosse all'incivilimento del mondo? Le decretali imponevano
-una moglie sola, stringevano i vincoli tra' padri e figli, proclamavano
-massime più benigne per lo schiavo, repressioni più forti
-per l'uomo carnale e violento. Questi statuti del popolo cader fecero
-i capitolari, e insiem le leggi barbare che aveano contratta un'indole
-egoistica e troppo personale: la legislazione si venne aggentilendo
-col porsi universale sotto il comando d'una podestà morale,
-che era il papa.
-</p>
-
-<p>
-Il diritto romano, che non avea cessato mai di dominare sopra una
-gran massa di popoli nelle Gallie, pigliò quella preponderanza che
-sempre appartiene a' principii eterni del giusto e dell'ingiusto; abbattè
-le leggi barbariche; i capitolari cadder d'ogni forza di rincontro alle
-regole potenti del codice teodosiano; le decretali assorbirono i concilii.
-Ma quelli che interamente distrussero la legislazione di Carlomagno
-furono gli statuti locali o municipali, e sopra tutto, il diritto feudale
-che nacque nella confusione del nono e del decimo secolo. L'esistenza
-di simili statuti è incontrovertibile, anche nell'apice della potenza imperiale
-di Carlomagno, il quale, nell'atto che stava preparando l'orditura
-dell'opera sua, trovava in questi statuti un ostacolo all'unità
-amministrativa cui intendeva. In questa o quella città, in questa o
-quella provincia, ci avea questo o quell'antico statuto, gallico o franco,
-romano o celtico, che regolava lo spirito delle transazioni, le pratiche
-della vita, e Carlomagno cedeva più d'una volta in cospetto alle picciole
-consuetudini de' luoghi.
-</p>
-
-<p>
-E non è cosa naturale che il diritto municipale trionfasse al secolo
-decimo, in tempo che sì grande era la confusione, e che la forza centrifica
-se ne andava? Se le leggi generali non proteggevano la società,
-era ben d'uopo che le leggi locali guarentissero le sostanze e
-le persone; onde si fece, come dire, un diritto privato in ogni città,
-in ogni distretto, e in questo general disordine il concetto dell'unità,
-a cui avean dato forma i capitolari, soggiacque; e il diritto feudale
-<span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span>
-venne in breve a surrogarsi a tutte le antecedenti legislazioni. E così
-avvenir doveva, però che questo diritto era in correlazione coi costumi
-e con le consuetudini: posava sulla gerarchia degli averi e delle persone,
-e innanzi tutto, sulla pratica del combattimento giudiziario. Non
-si parlò quindi più di capitolari; nuove idee erano sorte nella società,
-e nuovi doveri parean sorgere così pel signore come pel vassallo; rotta
-era la lunga catena delle tradizioni, vennero in campo gli alti feudatari,
-i vassalli, i valvassori, tutte cose ignote sotto il regno di Carlomagno;
-le decretali formarono il diritto ecclesiastico, regolato già dai
-concilii e dai capitolari; gli editti dei re del terzo lignaggio non ebbero
-più nulla a che fare con la legislazione anteriore. Chi segue la storia
-degli ultimi Carolingi, vede la legislazione dei capitolari venir meno
-e cadere; sotto Lodovico Pio hanno ancor forza, si spengono sotto
-Carlo il Calvo: fannosi rari, perchè l'impero va in minuzzoli, e non
-ci posson quindi più essere principii generali.
-</p>
-
-<p>
-Tuttavia si vuol confessare che questa legislazione non è intieramente
-morta per tutti, poichè se la Francia, com'era costituita sotto
-la terza schiatta, estranea rimanevasi al diritto dei capitolari, il medesimo
-non avveniva in Àlemagna. L'esaltazione dei Carolingi fu un
-invader che gli Austrasii fecer la Neustria; i fieri figli del Reno, del
-Veser e dell'Elba, vennero a stabilirsi nelle città neustriane; Carlomagno
-era il capo lor naturale, il loro creato; essi lo circondavano
-dell'amor loro, della loro ammirazione, ond'è che al cader dell'impero
-d'Occidente gli Austrasii conservano i capitolari; e se morta è la progenie
-del gran Carlo, le sue leggi, le sue instituzioni ancor sopravvivono.
-In Germania le decretali non furono altrimenti accettate come
-leggi ecclesiastiche, chè i contrasti fra la casa di Svevia ed i papi
-impedirono al diritto romano di pigliare una preponderanza naturale
-fra quella nazione. Le leggi feudali non preparavan ivi quello sminuzzamento
-del suolo che si vide in Francia; tutto sul Reno rimase
-carlingo: Carlo Martello era uscito d'Austrasia, e le leggi de' suoi
-figli tornavano all'Austrasia. Mentre i capitolari non sono oramai più
-per la Francia che una curiosità storica, un monumento di erudizione
-degno di studio, in Germania sono entrati all'incontro per la
-più parte nel diritto positivo; Goldasto li ha raccolti nelle sue <i>Costituzioni
-imperiali</i>, e da essi traggon origine que' solenni decreti
-delle diete che reggono la nazione alemanna anche a' tempi moderni.
-Nella Francia soggetta alla stirpe dei Capeti, i capitolari esser non
-potevano che una memoria della conquista; in Germania, essi erano
-in vece la legge naturale degli Alemanni, che li conservarono come
-uno dei fondamenti del loro diritto pubblico, e come un'antica reliquia
-degna della loro venerazione.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_176">[176]</span>
-</p>
-
-<p>
-E le assemblee politiche del campo di maggio, che divenner elle in
-sulla fine del regno di Carlomagno? Per fin che durò quest'impero,
-concetto d'uno sfolgorato ingegno, esse conservarono una certa grandezza,
-e conti e leudi assiduamente vi concorrevano, perchè ivi aveasi
-a foggiar i capitolari, a dare il proprio assenso alle spedizioni lontane,
-e prepararsi a seguir il principe alla guerra, nè fino a che l'impero
-durò nell'unità sua, siffatte adunanze cessaron d'essere frequenti e regolari.
-Secondo che Incmaro scrive, v'era piena libertà di suffragi; i
-capitolari venivano passati o rifiutati, ed i chierici e i leudi votavano
-separatamente. In che si scorgono le orme intere dei placiti di guerra
-che tenevansi nelle foreste antiche della Germania. Nè coteste politiche
-assemblee del campo di maggio perirono altrimenti con Carlomagno:
-chè anzi durarono col medesimo colore di libertà sotto Lodovico
-Pio, ed i conti non solo avean obbligo d'intervenirvi, siccome
-i più degni rappresentanti dell'imperatore, ma sì ancora di condur
-seco dodici scabini de' più notabili, eletti da ogni contado, deputati
-veri, che venivano ad assistere a' placiti ed a partecipar del governo
-dell'impero; i proprietari liberi de' beni allodiali eran quelli che
-eleggevano gli scabini, e già sì ampiamente stabilite eran le basi
-della rappresentanza nazionale, che al tempo di Carlo il Calvo, sotto
-del quale i campi di maggio ancora continuavano, era massima confermata:
-<i>La legge farsi per consenso del popolo e per costituzione
-del re</i><a class="tag" id="tag145" href="#note145">[145]</a>. Le assemblee cessano, e si perdono al tempo di Carlomanno<a class="tag" id="tag146" href="#note146">[146]</a>;
-invano tu cercheresti a que' giorni i consigli di guerra, i
-congressi politici de' leudi e de' vescovi; tutto è confusione e le instituzioni
-carlinghe son cadute in ogni luogo. Da indi in poi ci ha
-una specie di sospensione nelle due grandi scaturigini della legislazione
-carlinga, i concilii e i capitolari: non v'è più diritto fermo,
-non forma più consacrata dalla consuetudine. E come esser ci poteano
-assemblee generali, se il territorio ne andava in brani per modo che
-ogni governator di provincia diventava conte e signore della terra
-ch'ei possedeva?
-</p>
-
-<p>
-Due supreme instituzioni aveano contrassegnato l'impero di Carlomagno,
-quelle dir vogliamo dei regni d'Italia e d'Aquitania, l'un
-<span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span>
-dato a Pipino, l'altro a Lodovico; or che divennero queste due sovranità,
-subordinate all'impero, dopo la morte di lui? Seguitaron
-esse ancora l'opera loro? Carlomagno era stato indotto a crear di
-siffatte monarchie dipendenti dal suo scettro, non tanto dall'intenzione
-di dividere il suo retaggio e sminuzzarlo, quanto dal desiderio
-di assicurare l'azione di un reggimento supremo. Pipino, re d'Italia,
-moriva prima ancor che suo padre fosse giunto all'età cadente e
-fiacca, onde questi confidava il regno a Bernardo, un de' bastardi di
-Pipino (chè a que' tempi ben poco divario c'era fra bastardo e figlio
-legittimo) volendo così l'imperatore stabilire oltre l'Alpi il diritto
-ereditario, e serbare in qualche modo le vestigia della monarchia
-longobarda. Questo regno d'Italia sopravvisse pochi anni al suo
-fondatore, poi perì per tre potenti cagioni, e son queste: prima di
-tutto sì grande era il desiderio degl'imperatori di Germania di regnar
-di qua dai monti, che ben s'affrettarono a spezzar la corona di ferro
-in fronte ai successori di Pipino, e continuo era il passaggio in Italia
-dei loro armati. E come avrebbe questa potuto conservare i suoi
-principi, che aveano tutta la forza loro da Carlomagno, mentre la
-stirpe di quest'ultimo in Francia già decadeva? I papi, d'altra parte,
-intimi amici dei Carolingi, non aveano più interesse alcuno a sostenere
-i re d'Italia, deboli sì da non potersi da essi prometter più
-aiuto nè protezione. Aggiungasi per terza cagione, che già sorgeva
-nelle città lombarde la voglia di affrancarsi e farsi libere; ognuna
-volea diventare repubblica; quale era mossa alla politica libertà dal
-commercio, e quale dalla ricchezza territoriale, e intanto che nei paesi
-meramente feudali la terra stringevasi nella gerarchia dei feudi, in
-Italia le città le une dalle altre si separavano, e con perpetue gare fra
-esse contendevano.
-</p>
-
-<p>
-La monarchia d'Aquitania periva naturalmente per l'esaltazione
-di Lodovico all'impero. Questo regno non componevasi altrimenti di
-un solo elemento, e laddove in Italia non ci eran che due razze, i
-Longobardi e i naturali del paese, antichi popoli del Lazio con qualche
-Greco frammistovi, in Aquitania, all'incontro, con mal composti legami,
-s'univano ben dieci e più frazioni di popoli: i Goti, i Guasconi,
-gli Aquitani, gli Alverniani, i Saraceni, le quali nazioni tutte, insiem
-strette a forza, doveano tender naturalmente a sgropparsi. Comprendeva
-il regno d'Aquitania le terre che si stendono dalla Loira fino
-all'Ebro, e fu in appresso confidato a Pipino I, figliuolo di Lodovico
-Pio, poi passò in quell'altro Pipino che combattè insiem coi Normanni
-contro Carlo il Calvo. In mezzo a quella strana confusione
-che indi succede, nessuna orma più resta del regno d'Aquitania;
-tutte quelle popolazioni si dividono e suddividono; si vengono
-<span class="pagenum" id="Page_178">[178]</span>
-formando duchi d'Aquitania e di Guascogna, e conti di Tolosa e d'Alvernia;
-e la costituzion di quel regno sparisce insiem con l'impero,
-conseguenza di quel gran disordine che accompagna la fine della seconda
-progenie.
-</p>
-
-<p>
-In tanto sconvolgimento del suolo che fu del sistema amministrativo
-di Carlo? Tre erano i fondamenti su cui detto sistema
-posava: 1.º L'ordinamento militare confidato a uomini di guerra
-che sotto il nome di duchi o governatori delle marche (<i>marchis
-marchiones</i> da cui venne <i>marchese</i>) difendevano il territorio, e apparecchiavano
-il bisogno alla guerra. 2.º I conti, magistrati civili
-che governavano i distretti a simiglianza degli antichi prefetti di
-Roma. 3.º I messi regi, <i>missi dominici</i>, l'istituzione dei quali fu sì
-lata ed attiva sotto Carlomagno. Fin dal regno di Carlo il Calvo
-dileguarsi e sparir si veggono al tutto le ultime vestigia di questo
-sistema; un rivolgimento viene operandosi: quei duchi, quei conti,
-quei governatori delle marche, che ubbidivano ad ogni minimo cenno
-dell'imperatore, proclamano adesso la personale independenza loro:
-mutano i loro titoli; quelli che testè altro non erano che magistrati
-revocabili, diventano feudatari independenti; qual di loro assume la
-sovranità effettiva delle terre da esso governate, quale la trasmette
-ben anco in eredità a' figli suoi. Donde tutti que' vassalli che appena
-conservano qualche segno di rispetto verso la corona, benchè
-da lei fosse proceduta ogni podestà loro. In tale sminuzzamento
-d'autorità, che forza poteva restare ai messi regi, a questi magistrati
-principali d'un potere centrificato? La prima condizione, l'essenza
-medesima di cotali delegati del principe, poggiava sull'autorità
-unica dell'imperatore; essi erano i suoi procuratori con mandato di
-raccogliere e unir insieme le porzioni spartite dell'autorità sua. Or
-dunque, allor che questa autorità si dilegua, allor che non v'ha più
-centro amministrativo, l'uffizio dei messi regi divien, come a dire, una
-superfetazione politica in un sistema che più non serba unità; onde
-avviene che a mezzo della seconda progenie già più non è vestigio
-della forma politica di questo grande impero carlingo.
-</p>
-
-<p>
-Questa mutazione e questo decadimento riferivansi specialmente agli
-averi e alle persone, per l'eterne divisioni stabilite in questa parte
-del diritto romano. Gli averi soggiacean, di quei giorni, ad un notabile
-rivolgimento nelle condizioni del possesso: sotto Carlomagno distinguevansi
-innanzi tratto gli allodii, o terre libere possedute da un
-Franco o da un Romano, e i benefizi conceduti dal fisco; la terra
-libera non avea nessuna gravezza tranne quella del servigio militare,
-e ad essa tutte si riferiscono le discipline imposte dai capitolari; i
-benefizi non procedevano altrimenti da un'origine cogli allodii, ma
-<span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span>
-erano quasi sempre un dono, una concessione; il signor diretto, per
-farsi suo questo o quello, gli donava una terra fiscale; e chi accettava
-un benefizio incontrava più stretti doveri verso il re. Allodii e benefizi,
-tale si era la divisione delle terre sotto l'impero del secondo lignaggio,
-e benefizi furono anche spesso quei vasti poderi, sì ben condotti,
-dei Carolingi. Ma, in sul mancare di esso secondo lignaggio,
-questo stato della proprietà si viene modificando; colui che tiene il
-benefizio dalla corona, si scioglie in breve da ogni dovere, e vuol
-esserne padrone assoluto, a imitazione dei conti e dei governatori che
-son rimasti in pieno potere del paese da essi governato. Carlomagno
-avea costretto gli animi a stringersi e raccogliersi intorno all'impero;
-ora la natural reazione vuole che ogni cosa si sciolga e si separi:
-quindi il benefizio confondesi con l'allodio o, per dir meglio, l'allodio
-interamente dispare per confondersi nel reggimento feudale<a class="tag" id="tag147" href="#note147">[147]</a>.
-Al tempo sicuro di Carlomagno, il possessor dell'allodio aveva interesse
-in mantenere la libertà sua e la franchigia della terra; ma nel
-disordine e nello scadimento d'ogni podestà, egli trovavasi isolato su
-quel suolo traballante; e in qual modo avrebb'egli potuto, così solo,
-difendersi contro le correrie dei Normanni, e la prepotenza dei superbi
-feudatari? Ond'è che allora il possessor dell'allodio venne naturalmente
-a porsi sotto la salvaguardia e la protezione di un superiore.
-La distinzione adunque degli allodii e dei benefizi sparisce nel secolo
-decimo, nè ci ha più che feudi e terre feudali; chi possiede il <i>dominium</i>
-o dominio, chi il tenimento, vale a dire il godimento reale
-della terra, mercè servitudi e livelli; tutto consiste in reciproche
-obbligazioni, tutto riducesi a gerarchia; agli allodii e benefizi della
-prima stirpe succedono i feudi e retrofeudi; al semplice dovere annesso
-alla proprietà vengono sostituite mille bizzarre consuetudini;
-dove il servigio militare e dove un obbligo d'onore; l'uno riceve
-un feudo perchè adempia all'ufizio di coppiere, l'altro perchè venga,
-in qualità di scudiero, a bardar il cavallo di battaglia del signore;
-e se l'uom che riceve un feudo non è nobile, l'obbligo suo si cambia
-in censo, il che val quanto dire ch'ei paga il più delle volte un
-livello in danaro.
-</p>
-
-<p>
-Nè le possessioni della Chiesa punto si sottrassero a questo repentino
-rivolgimento, chè indarno essa invocava per sua protezione i
-miracoli, oramai più non dandosi ascolto alle leggende che difendevan
-gli averi e i poderi; troppo brutale è la generazione; troppo in balía
-<span class="pagenum" id="Page_180">[180]</span>
-alle sue rapaci inclinazioni; e a volersi difendere è bisogno di mura
-oramai e di ferreo braccio. Ond'è che i monasteri, i vescovadi, le cattedrali
-prendono loro avvocati o vidami, che sono i naturali difensori
-dei beni ecclesiastici: se v'ha nella contrada un conte che metta
-paura per le sue azioni, e minacci da lunga ora la religiosa solitudine,
-l'abbate a lui si rivolge, chiedendogli s'ei voglia essere il protettore
-o il difensor della Chiesa, nè picciolo è l'util ch'egli n'avrebbe,
-però che per prima cosa la badia gli dà in feudo una terra del suo
-dominio, poi alcuna volta gli assicura eziandio de' livelli in danaro, si
-obbliga di pregare per lui in tutte le necessità della vita, e poi gli
-concede una tomba sotto il tetto del monastero, chè a quei tempi
-non era benefizio troppo comune quello di potere riposarsi in pace
-nel sepolcro, chè la guerra non aveva rispetto neppure alle ossa dei
-morti. Colui dunque che facevasi protettore della badia, era sicuro
-di trovar il letto dell'eterno suo riposo sotto quelle lunghe e marmoree
-volte; ond'è che noi vediamo ancora nelle antiche badie quei prodi
-cavalieri distesi sul loro monumento: essi furono, vivendo, avvocati
-e vidami della chiesa, e la chiesa concedè loro l'ultimo tetto ospitale.
-</p>
-
-<p>
-Lo stato delle persone fu da quel tempo in poi regolato a seconda
-dell'avere, laddove, durante il governo di Carlomagno, i popoli distinguevansi
-piuttosto per razze, per origini, e per la propria loro
-singola condizione. Franchi, Longobardi, Romani, tali si erano le principali
-separazioni in cui partivasi la società, le popolazioni erano suddivise
-ancora, ed ognuna avea la sua legge. Se non che, i capitolari accennano
-ad una distinzione di gradi; il titolo di <i>nobiles</i> era antico, e
-derivava fin dalle foreste della Germania; la division legale era principalmente
-fra gli uomini liberi o franchi ed i servi, distinzione questa
-d'origine insiem germanica e romana. Ma la gerarchia dei gradi,
-a proprio dire, e la separazione degli ordini, non vennero altramente
-che dal reggimento feudale, nato allo scadere dei Carolingi. In quel
-tempo cominciò a comparir l'alta e la mezzana nobiltà; l'una formata
-dai gran vassalli con titoli di conti, di duchi, di marchesi e di governatori;
-l'altra distinta non più che dal nome di <i>fideles milites</i>
-ma pur non si vuol credere che anche questi semplici valvassori non
-fossero talvolta uomini d'alto stato, chè abbiamo esempi di conti
-d'Evreux e conti di Chartres semplici censuari. Non v'erano ancor
-arme nè imprese a distinguere i casati, chè il blasone non era nato
-ancora; ma si potean portar segni e simboli, coi quali un nobile faceasi
-conoscere in battaglia. I feudi soli aveano i contrassegni caratteristici
-della nobiltà, e il blasone venne solo sotto i primi regnanti
-della terza stirpe.
-</p>
-
-<p>
-I cherici erano, quanto al grado, collocati in una gerarchia tanto
-<span class="pagenum" id="Page_181">[181]</span>
-alta, per lo meno, quanto quella della nobiltà; e cosa che si vuol
-particolarmente notare, come caratteristica della seconda stirpe, si è che
-nella gerarchia la dignità episcopale medesima, non era a gran pezzo
-sì splendida come la costituzione dell'abbazia. A principiare dalle
-grandi fondazioni di san Benedetto, gli abbati hanno la preminenza
-sui vescovi; gli ordini monastici hanno podestà intera; in che consiste
-appunto la forza morale della società; nel monastero ci sono dignità
-schierate per ordine, non altramente che nella società universale medesima:
-tu ci trovi l'abbate, il decano, il cantore, gli arcidiaconi, il
-cameriere o cubiculario, tanto che ti par d'essere alla corte del principe
-con le sue dignità feudali. Gli abbati, più potenti dei metropolitani,
-esercitavano, sotto la seconda stirpe, un'azione grandissima
-nel governo; ma poi le cose si vanno sotto la terza mutando, e i vescovi
-acquistano presso i Capeti sempre maggior consistenza.
-</p>
-
-<p>
-Gli uomini liberi costituiscono nel periodo carlingo gli ordini generali
-della società, non essendo la servitù che un'eccezione, come
-si può veder nei capitolari, che chiamano continuamente gli scabini
-e i buonomini ad avere cooperazione nei placiti del conte: Franchi,
-Romani, Borgognoni erano liberi, e con essoloro chiunque trattava
-le armi, nè alcuno potea sottometterli al servaggio. Ma poi, allo
-scader dei Carolingi, i più dei proprietari liberi sono chiamati uomini
-<i>potestatis</i>, che dir volea sotto la signoria d'un padrone, avvenendo
-degli uomini quel che dei feudi. Finchè ci fu nella società protezione
-per tutti, ci fu desiderio egualmente e volontà di restar libero,
-ma poi che nell'innondazione dei Normanni gli uomini liberi si vider
-soli e senza protezione, un grande numero di essi acconsentì a dare
-la libertà per acquistarsi il patrocinio di qualche potente padrone.
-</p>
-
-<p>
-Molti adunque si fecero volontariamente servi di questa o quella
-chiesa, di questo o quel signore; l'uom libero non ebbe più diritti,
-la gerarchia divenne infinita; vi furon indi quelli che chiamavansi
-<i>ospiti</i>, e vivean sotto la protezione di un monastero o d'un signore,
-che li assisteva della potenza sua; i <i>colliberti</i>, servi men servi degli
-altri, liberi del collo, perchè tenevano il mezzo tra la servitù assoluta
-e la libertà; gli <i>agricoli</i> o <i>ruricoli</i>, specie di contadini coloni, liberi
-o servi; i servi stessi divisi in <i>mancipii</i>, e in alcune carte chiamati
-uomini soltanto, familiari in alcune altre; poi vi erano i servi dei
-boschi ed i servi del dominio. Al tempo de' Carolingi i servi son tutti
-soggetti alla regola del diritto romano, che non consente loro il possedere,
-anzi dan fino il peculio loro al padrone. Ma al decimo secolo
-anch'essi cominciano a possedere, e noi li vediamo aver terre,
-esercitare impieghi, diventar custodi delle foreste, castaldi delle ville,
-e fin reggitori di villaggi; tutti pagano un testatico, un censo, e sono,
-<span class="pagenum" id="Page_182">[182]</span>
-come dir, l'accessorio e la pertinenza del podere, però che nella
-vendita di un feudo vi son di pieno diritto compresi; essi possono
-contrar matrimonio, e la Chiesa riconosce la legittimità del sacramento.
-L'uomo libero che sposava una serva, diveniva issoffatto servo
-ancor esso, contrariamente al diritto romano, e questa nuova condition
-sua non cessava che con la manomissione. In processo di tempo
-il servo divenne artigiano, e i mestieri scossero il giogo imposto
-dalle leggi franche della conquista.
-</p>
-
-<p>
-Nel forte dell'attività e della gloria sua, Carlomagno erasi trovato
-in comunicazione con parecchie civiltà, e la conquista gli avea posto
-in mano mille debellati popoli e vinti. Ora è da veder quali diventassero
-questi popoli, e qual fosse la sorte di tutti quelli uniti all'impero
-suo.
-</p>
-
-<p>
-Carlomagno morir vide papa Adriano, l'amico suo, il confidente
-intimissimo de' suoi disegni intorno all'Italia, ed egli stesso avea
-scritto il di lui epitafio; ed ecco, per una compensazione della provvidenza,
-Leone sopravvivere all'attempato imperatore, per celebrare
-la gloria di lui, e rendergli le onoranze funebri in Roma, la metropoli
-del mondo cristiano, dove, col suono di tutte le campane, annunziavansi
-quelle pompe solenni, chè l'impero d'Occidente avea perduto
-il suo signore. Leone era stato partecipe dei disegni di quest'ultimo,
-avea raccolti i fatti principali del suo regno, e alcuni anche si vedeano
-scolpiti sul mosaico del palazzo di Laterano. In mezzo pure
-alla chiesa di Santa Susanna, vedevasi un monumento curioso della
-scuola greca, rappresentante Leone III che recava una chiesa sulla
-palma della mano, siccome incontrasi in varie pitture del medio evo,
-ed a fianco di lui Carlomagno vestito alla foggia de' Longobardi, con
-folta barba e con la spada che gli pende a lato<a class="tag" id="tag148" href="#note148">[148]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Leone pianse il protettore della romana sede, poi anch'egli morì
-nell'anno 816, ed ebbe a successore Stefano IV, nato di patrizi. La
-fedeltà dei pontefici verso l'impero d'Occidente non fu interrotta, e
-ne prestaron solenne giuramento nelle basiliche a Lodovico, figlio di
-Carlomagno; anzi l'anno medesimo della sua esaltazione, Stefano venne
-in Francia, e sacrò esso Lodovico nella cattedrale di Reims, consumando
-in questo viaggio ed ufizio il suo pontificato, che durò
-sette mesi appena. Pasquale, suo successore, di patria egualmente Romano,
-provò un poco a scuotersi di dosso la signoria dell'impero,
-e infatti, di mano in mano che Lodovico Pio andava infiacchendo,
-più facil diveniva questa separazione del papato dall'impero, però
-<span class="pagenum" id="Page_183">[183]</span>
-che i pontefici essendosi collegati coi Carolingi, solo per esser da questi
-difesi contro i Longobardi ed i Greci, come tosto divenivano impotenti
-a ciò fare, quelli tornavano nella sovranità loro assoluta. Noi
-vediam quindi Pasquale far pronunziare sentenze capitali senza ricorrere
-all'autorità imperiale. Uomo ragguardevolissimo era questo Pasquale,
-e ammiratore delle scienze e delle arti, dava ricovero ai Greci che
-fuggivan di Costantinopoli per la quistione delle imagini.
-</p>
-
-<p>
-Dopo di lui Roma si sciolse definitivamente dai Carolingi, sì che
-Lotario trovossi costretto ricorrere al foro della cristianità, per far
-riconoscere la vacillante autorità sua, e mentre l'impero d'Occidente
-n'andava in pezzi e briciole, i papi mutavano le pratiche loro coi
-Carolingi, non essendo questi più per essi nè uno strumento di
-luce, nè una molla di civiltà. Gran danno fu pel medio evo questo
-allentamento momentaneo e logoramento dei vincoli tra il pontificato
-e i popoli della Gallia, chè più non v'ebbe indi innanzi nè podestà,
-nè concetto morale: da Roma riverberavano gli ultimi raggi della
-civiltà antica, ma poi che la feudalità venne a render materiali tutti gli
-elementi della podestà, essa Roma non ebbe più niente a che fare con
-quella società, e non troviamo ormai più nè carteggio di papi, nè
-epistole degne di prender luogo nel codice carolingo; le tenebre sono
-universali, fino a che Gregorio VII fortemente ripigli e stringa l'intellettuale
-e moral dittatura della società, alla fine del secolo undecimo.
-Gregorio VII è, dopo Carlomagno, colui che pensò più di proposito
-alla suprema centrificazione del potere.
-</p>
-
-<p>
-A volger l'occhio verso Costantinopoli, ivi pur si vede a poco a
-poco dileguarsi le comunicazioni fra' due imperi; gli annali bisantini
-più non parlano di quel grande diadema d'Occidente che splendeva
-in fronte a un sol uomo, e pure, pochi anni appena erano corsi dal
-dì, che tra Niceforo e Carlomagno erano stati di reciproco consenso
-segnati i confini dei due imperi, che s'eran fermate sopra basi regolari
-le corrispondenze dei sovrani e dei popoli, e che le greche ambascerie
-eran venute a cercar Carlomagno, fino alla sua corte d'Aquisgrana. Niceforo
-avea preceduto alla tomba Carlomagno; ben contento, in vita, mentre
-era tutto nella sua guerra co' Bulgari, d'aver potuto conchiuder un trattato
-di buona concordia coll'impero d'Occidente; il regno brevissimo di
-Staurazio suo figlio non alterò punto l'accordo fra i due Stati, e rinunziata
-ch'egli ebbe la corona, ne fu cinto Michele Curopolata in
-tempo che il grande imperatore ancora vivea; e quand'egli morì, governava
-l'impero bisantino Leone V, il quale eletto in campo dai soldati,
-tutte rivolse le forze sue contra i Bulgari, poi, al par di tutti coloro
-che uscivan della gente siriaca, si pose a perseguitare le imagini ed
-a fare in pezzi i capolavori dell'arte, finchè i Greci, sollevati, l'ucciser
-<span class="pagenum" id="Page_184">[184]</span>
-di ferro a Costantinopoli in una sedizione. In queste commozioni,
-ch'ebber fine con l'esaltazione al trono di Michele il Balbo,
-appena è parola dei successori di Carlomagno; le comunicazioni fra
-i due imperi non erano state più che momentanee: troppo differente era
-la civiltà dell'uno da quella dell'altro, e se Greci e Occidentali si
-eran fra loro accostati, ciò era solo avvenuto così esternamente, chè
-in sostanza restavano anzi cordiali nemici. Appena ivi rimase, coll'andar
-del tempo, qualche lieve reminiscenza dei trattati di Carlomagno
-con l'Oriente, nè più s'ode far menzione di Costantinopoli,
-se non al tempo delle crociate, quando i Franchi, alla vista di Bisanzio,
-forman concetto della sua grandezza, poi, per forza di conquista
-s'impadroniscono di quella corona, e ne cingono un conte
-della loro nazione. Antichi erano gli odii fra i due popoli, e un pretesto
-bastò a farli scoppiare, e Roberto di Parigi ben dir poteva dell'imperatore
-Alessio Comneno: «Chi è questo villano che sta seduto,
-mentre tanti gentiluomini sono in piedi?»
-</p>
-
-<p>
-Durante il regno di Carlomagno, gl'imperi d'Occidente e d'Oriente
-si toccavano coi confini, il che aiutava la corrispondenza fra i due
-imperatori. Da altra cagione movea la lega coi califfi; lo splendor
-della fama di Carlomagno aveva indotto Arun-al-Raschild a mandargli
-ambasciadori e presenti, e la respettiva condizione dell'impero di
-Occidente e del califfato riguardo alla Grecia, era cagione di queste
-amorevolezze, chè amendue erano emuli di lei. Aronne avea preceduto
-di quattr'anni Carlomagno al sepolcro, e precedutolo pure nell'esempio
-di dividere, per testamento, il suo vasto impero fra i tre figli suoi.
-Amino, il primogenito, assunse la dignità di califfo, e principe effemminato
-com'egli era, si diede in preda a tutte le voluttà del serraglio,
-finchè perì in una congiura militare, chè appena contava l'età
-di ventott'anni. Gli succedette Mammuno, il secondo dei fratelli, nell'anno
-appunto che morì Carlomagno; e il regno suo fu, più che
-da altro, occupato dalle polemiche tra setta e setta; egli si chiarì
-contro gli Abassidi, e quindi rivoluzioni sopra rivoluzioni. E nondimeno
-l'epoca del suo califfato non è senza splendore, chè la letteratura
-orientale prese sotto di lui un far largo, ed a lui fu dovuta
-la traduzione in arabo degli antichi filosofi greci. Gli annali dei poeti
-e degli altri scrittori della sua nazione dicono ch'ei trattava con
-eguale benignità Cristiani e Musulmani soggetti all'impero suo; e
-noi, per le istorie nostre, abbiamo memoria ch'ei conservò qualche
-corrispondenza di politica e di commercio con Lodovico Pio, e che
-al pari del suo predecessore Aronne, mandò inviati alla corte d'Aquisgrana.
-</p>
-
-<p>
-Dopo Mammuno tutto finisce e sciogliesi quanto a comunicazioni
-<span class="pagenum" id="Page_185">[185]</span>
-diplomatiche con l'impero d'Occidente; ed eccone la ragione: A tener
-vive le pratiche e i trattati fra popolo e popolo è mestieri che
-la podestà sia ben ferma in seggio, e sicura della sua durata; ora,
-finchè lo scettro d'Occidente fu in mano d'un uom potente, le calde
-menti orientali, fortemente percosse da tanto splendore, salutarono
-Carlomagno, e i califfi poterono a lui venire per inchinare la possanza
-sua, e far trattati con lui; ma poi che quest'impero fu caduto
-in basso, poi che null'altro ebbe a presentar che rottami, chi avrebbe
-ancor voluto conchiuder trattati con esso, e concedergli privilegi?
-Onde i califfi si sciolsero dall'Occidente; gli odii e le nimicizie religiose
-si risvegliarono; Gerusalemme e il sepolcro di Cristo provarono
-i rigori dell'islamismo; i Cristiani furon soggetti a severa
-vigilanza, e questi, a rincontro, tutti sdegnati, giurarono la liberazione
-del grande Sepolcro. Non vi saran dunque d'ora innanzi tra l'Oriente
-e l'Occidente se non pratiche ostili e di guerra; già nell'amor
-dei pellegrinaggi si vengono apparecchiando le crociate, le quali
-scoppiarono in breve con grande fracasso, chè quei due sovrani
-spiriti, di Carlomagno e di Arun-al-Raschild, più non vivono per
-comunicarsi a vicenda il lume loro. Di questo modo rasciutte si trovano
-le maggiori sorgenti di civiltà per l'Occidente, che erano le comunicazioni
-con Roma, con Costantinopoli e col califfato; e le Gallie
-ricadon nella loro solitudine fino all'ora dello svegliarsi.
-</p>
-
-<p>
-L'impero di Carlomagno componevasi di elementi diversi, di varii
-popoli da lui conquistati, o domati, o ereditati da Pipino suo padre.
-Or quali divenner dopo lui questi popoli, e quali segni serbarono
-della civiltà carolinga? Gli Alemanni furon quelli da cui Carlomagno
-derivò la fonte più pura della forza militare; essi lo aveano seguito
-e re e imperatore in tutte le guerre, ed eran uomini di gagliardía e
-di lena, e fedeli a ogni cenno di Carlomagno, però che anch'egli è
-della stirpe loro. Ond'è che anche morto lui gli Alemanni non cessarono
-di formar corpo di nazione, e conservarono quasi per rammemorazione
-la dignità imperiale; e, nell'ampia spartigione di Verdun, ebbero
-Lotario per loro caposignore. Il salterio in lettere d'oro della badia
-di Sant'Uberto ce lo rappresenta di alta e veramente alemanna statura,
-seduto sur un'antica seggiola, le cui braccia sono formate da
-un leone e da una leonessa, calzato di bende in croce, coperto d'una
-clamide annodata sovra la spalla, con la corona in capo, la spada
-nella guaina, e con un lungo bastone in mano a foggia di scettro.
-Cotesto Lotario è quell'imperator di Germania che conserva la dignità
-quale fu per Carlomagno istituita da papa Leone. Fra i disordini
-della seconda stirpe la Germania va in pezzi anch'essa con tutto
-l'impero: i Bavari formano una nazione spartata, che ha suoi duchi
-<span class="pagenum" id="Page_186">[186]</span>
-o re; Lodovico il Germanico divien signore di tutte le terre situate
-sul Reno, e questa presa di possesso delle provincie è la prima base
-del diritto pubblico alemanno. I Bavari, sempre fedeli a Carlomagno,
-ubbidiscono a Lodovico perch'egli è di quel sacro lignaggio, e alla
-Baviera si congiunge la sovranità della Pannonia e della Carinzia, e
-l'omaggio dei Boemi e dei Moravi. Ci sono già re di Baviera e duchi
-di Lorena o di Sassonia: la Germania pur essa incontra la sorte
-comune a tutta l'Europa; lo spartimento dei principati diviene il
-cardine della sua politica costituzione, ma pur nondimeno essa è e
-rimane carlinga. I Sassoni soli mostrano di non accomunare il generale
-amore e l'alta ammirazione che la Germania porta al grande
-imperatore; però che conservano un rancore che va tramandandosi e
-perpetuandosi di generazione in generazione: vivo e lungo durò fra loro
-l'odio per Carlomagno e la venerazione per Vittichindo, e ben si potè
-dispergere e sperperare quei popoli, ma non ispegnere in loro l'antica
-avversione. Questo risentimento del passato ferve parimenti nei
-Frisoni, nè appena l'imperatore ha chiuso gli occhi, si spiccano dall'impero,
-e formano un ducato a parte, per unirsi in appresso a
-que' conti d'Olanda che serbano per sì lungo tempo la natía loro
-salvatichezza. Carlomagno, vedendo nel futuro, avea sparsi i suoi conti
-per tutta la Frisia, soggettandoli al governo d'un duca, che aveva il
-carico delle cose militari; Lotario aveva indi avuto la signoria di
-quella provincia fino alla Mosa, affinch'egli la difendesse contro i
-Normanni; poi andava a cader nelle mani d'un de' potenti capi delle
-popolazioni scandinave, di nome Gottifredo. Ed eccola fatta parte
-della Dania; nel qual tempo la Frisia soggiacque a una paurosa catastrofe:
-il mare gonfiossi, e rigurgitò il Reno per mezzo alle terre,
-sì che una parte della popolazione fu inghiottita dall'acque: tempo
-veramente calamitoso e fatale! Tuttavia, questi popoli alemanni, quanti
-sono dal settentrione al mezzodì, amici o nemici, serbarono profonde
-rimembranze di Carlomagno, e dir potevasi che il sangue carolino
-scorreva in quasi tutte le vene dei principi, e duchi, e conti de' paesi
-bagnati dall'Elba, dal Reno e dal Veser. Ivi serbavansi i loro silvestri
-costumi, la consuetudine della giustizia loro, la tradizione della
-loro istoria. E tu, nobil casa d'Absburgo, qual è il primo de' tuoi antenati?
-E non reca egli in fronte il sigillo del grande imperador
-d'Occidente? E tu, degna prosapia regale di Baviera, non ti congiungi
-tu agli Arnoldi e ai Carlomanni, ch'ebber Carlomagno per
-antenato?
-</p>
-
-<p>
-I popoli d'Italia o i Longobardi, che per la conquista al di là
-dell'Alpi furono i primi uniti all'impero, se ne spiccarono con la
-medesima facilità, nè altre orme ivi si trovano del passaggio dei
-<span class="pagenum" id="Page_187">[187]</span>
-Carolingi, che i monumenti sparsi qua e là per le città; e questo periodo
-della gente longobarda viene a poco a poco a confondersi con
-gli usi della gente primitiva. Al secolo nono non c'è più luogo a
-distinzione fra queste due razze; l'Italia vede nascere mille diversi
-principati; mentre i papi conservano il patrimonio di San Pietro,
-contendendolo agli imperatori della casa di Svevia, Milano conserva
-una tumultuosa independenza, e gli abitanti della Lombardia, ubbidito
-per poco ai re, ne scuotono fra breve il potere. Non v'ha maggiore
-sminuzzamento di quello delle dette popolazioni italiche nel
-nono e nel decimo secolo; continua v'è la guerra civile, come se tu
-fossi al primo nascimento del Lazio o al tempo delle prime guerre
-di Roma. Ai quattro lati della penisola, e in mezzo al generale trambusto,
-spuntano le repubbliche di Venezia, di Pisa, di Genova e
-d'Amalfi; ogni provincia diventa una signoria; qua i duchi del Friuli
-rivivono in una schiatta di vassalli quasi barbari sotto i nomi di
-Cadaloaco e di Balderico: colà un conte palatino, di nome Adalardo,
-s'impadronisce del ducato di Spoleti; nuovi duchi di Benevento
-escono d'una famiglia lombarda, che si stabilisce in quell'antico
-principato; e questi alti signori feudali fanno accanita guerra contro
-Napoli, città greca in uno ed italica, che più tardi diventerà normanna,
-ed ora ha suoi duchi sotto la protezione, benchè solo di nome,
-degli imperatori di Costantinopoli.
-</p>
-
-<p>
-Curiosa è la storia dei Napolitani alla fine del regno di Carlomagno,
-quando quei popoli riottosi, in mezzo alle subite e frequenti loro
-sollevazioni, sono continuamente minacciati dai Saraceni d'Africa, che
-agognano la Sicilia e il bellissimo sito di Napoli, intanto che da Gaeta
-e da Amalfi, porti principali di quel paese, i loro intrepidi mercatanti
-armano bastimenti ed escono fieramente in corso contro agl'infedeli. Di
-quando in quando ci sono anche patrizi greci d'una tal qual vigoria, e
-la storia ci ha conservato il nome del patrizio Gregorio, che sperdè la
-flotta dei Saraceni, però che si vuol notare aver sempre i Greci conservata
-in mare una incontrastabile superiorità. Non v'era popolo più
-turbolento a que' giorni del napolitano: e ben altro che starsi a godere
-il sole tranquillamente sdraiati in sulla sabbia d'un golfo sì
-bello, quegli abitanti si agitano in discordie civili, ammazzano i duchi
-e i vescovi loro, e sono continuamente in guerra co' papi, co' Greci,
-co' Mori, co' Saraceni, finchè son costretti cedere sotto il braccio
-conquistatore dei Normanni, che vengono nel decimo secolo a insignorirsi
-di Napoli e della Sicilia<a class="tag" id="tag149" href="#note149">[149]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Le croniche di Carlomagno dicono ch'egli possedette una parte
-<span class="pagenum" id="Page_188">[188]</span>
-della Sicilia, la Corsica, la Sardegna e le isole Baleari: or come questo?
-a titolo di alto signor feudale, o semplicemente di protettore?
-Tutte le quali ubertose isole si spiccaron dall'impero suo quasi all'istante
-medesimo della sua morte, senza che pur orma vi restasse
-delle sue leggi, nè del suo governo. In fatti avvenne egli mai che i
-conti franchi dell'età carlinga possedessero interamente quell'isole
-del Mediterraneo di continuo minacciate dalle flotte dei Mori e dei
-Saraceni? Ad esercitare una reale sovranità sulle terre bagnate e interchiuse
-dal Mediterraneo era bisogno d'una flotta numerosa; e Carlomagno
-bene avrebbe potuto conquistarle con un'ardimentosa spedizione,
-o vincerle con una inaspettata correria, ma non conservar nè
-la Sardegna, nè la Corsica, nè la Sicilia, nè le isole Baleariche, senza
-l'aiuto d'una gran forza di mare, ch'ei non avea. Ond'è ch'elle rimasero
-esposte a tutte le piraterie dei Mori, delle quali si legge nelle
-cronache la dolorosa descrizione. Talvolta i pirati, precipitandosi sulle
-coste della Sicilia o della Sardegna, rapivan le vergini che venivano
-ad attigner acqua alla fontana, o s'avvicinavano alla riva; tal altra
-i Barbari spogliavano le arche ed i reliquari d'oro, a imitazione dei
-Normanni, che lo stesso facevano sulle coste settentrionali: dove si
-piantavano in qualche parte della contrada, conservando la signoria
-delle città, e innalzando torri a mantenersi nella possession del paese;
-e dove s'impadronivano di tutta la terra, come fecer dell'isole Baleari.
-Se non che spesso le popolazioni, sollevandosi alla voce del vescovo
-o del conte loro, si scagliavano sui pirati, e si liberavano da
-sè, senza soccorso nè appoggio altrui. Qualunque fosse la sorte di
-quei paesi, fatto è che alla morte di Carlomagno non fecero più parte
-effettiva dell'impero suo, nè v'ha più traccia di questo, e appena
-è che si trovi qualche memoria dell'imperatore nelle canzoni nazionali
-e nelle croniche popolari.
-</p>
-
-<p>
-Questi Saraceni che vengono a disertar le isole del Mediterraneo,
-appartengono a quella medesima razza che conquistò la Spagna, dove
-l'impero carlingo s'è allargato fino all'Ebro; e Barcellona, Saragozza,
-Pamplona, Tortosa, Huesca sono in mano ai conti franchi. Oh quanto
-mutati s'erano i tempi dopo quell'audace invasion de' Saraceni fino
-a Poitiers! Ma dopo la morte di Carlomagno che avvien egli delle
-possessioni franche al di là dei Pirenei? I Saraceni approfittaron
-senza dubbio del decadimento della seconda stirpe per incominciar
-di nuovo le loro invasioni? No; le conquiste di Carlomagno non
-aveano per nulla mutata la prima condizione dei popoli, e dai documenti
-storici risulta ch'egli avea principalmente adoperato la razza
-gotica a mantener la dominazione delle provincie prima soggette ai
-Saraceni; accorta politica questa sua, con la quale imponeva il governo
-dei vinti agli umiliati conquistatori.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_189">[189]</span>
-</p>
-
-<p>
-Se non che allo scomporsi dell'impero que' conti goti vollero anch'essi
-rendersi independenti, e indarno si fa per metterli al dovere,
-ch'essi trovan chi li aiuta e nei Saraceni di Spagna, ed in quella
-razza di Guasconi che conserva la nativa sua libertà. Egli è giusto
-dire di Lodovico Pio che la Spagna gli sta particolarmente a cuore;
-allevato come ei fu in quelle meridionali provincie, e fatta parecchie
-volte la guerra di là dai Pirenei, egli si fa indi protettore dei Cristiani
-nelle Asturie, fra i monti dell'Aragona, e fin anco nell'Estremadura.
-Morto lui, la gente saracina riprende un po' di lena, e torna
-alle sue correrie, onde Abderamo, che regna in Cordova, può a ragione
-inviare alla sua diletta città versi in coi millanta il valore di
-sè e delle genti sue.
-</p>
-
-<p>
-I Saraceni armano la flotta loro, e corseggiano minacciosi fin sotto
-a Marsiglia; fu a quel tempo che la leggenda racconta di santa Eusebia,
-badessa d'un pio monastero affiliato a San Vittore. Aveva
-essa quaranta suore in altrettante celle, e all'apparir dei Saraceni
-sulla spiaggia, tutte, per non rimanere esposte alle passioni brutali
-dei Barbari, si mozzarono il naso, tanto avean più a schifo la bruttezza
-del peccato che quella del volto! Le popolazioni gotiche intanto
-approfittarono, per liberarsi, di questo nuovo impulso che spingeva
-i Saraceni al di fuori, e dappertutto insorgevano insieme coi conti di
-Castiglia e d'Aragona, per correre all'independenza, ingaggiando gagliardamente
-la guerra coi Saraceni. In breve avrem quindi dei duchi
-di Navarra, di Guascogna e d'Aquitania, mentre l'opera di Carlomagno
-si va per modo spezzando a mezzodì, che vedremo re e duchi
-di Provenza della schiatta germanica, ed un regno d'Arli unito all'impero
-di Lamagna. In quel tempo di confusione non v'ha distinzione
-alcuna di titoli: regni, ducati, contee hanno, per così dire, la
-medesima prerogativa; in vano trovar vorresti una monarchia; l'impero
-di Carlomagno ha tutto assorbito in sè, e dopo esso più non
-restano che rottami e frammenti di titoli e di dignità.
-</p>
-
-<p>
-Nel tempo che l'opera carlinga tutta se ne va a soqquadro, la
-Francia, la nobil Francia si spicca dall'impero, che resta germanico,
-e costituisce la sua nazionalità personale, e appena conserva qualche
-lontana comunicazione con l'Alemagna ad oriente, con la Frisia e l'Olanda
-a settentrione, con la Spagna ed anche con l'Aquitania a mezzogiorno.
-La Francia non ha più nulla di carolino, nè i Capeti punto
-raccolgono la successione di quelle massime e forme; i conti di Parigi
-niente han di comune con la schiatta germanica; Filippo Augusto differisce
-da Carlomagno: egli è un altro tipo, un'altra civiltà; l'ordinamento
-della monarchia francese componesi con altro concetto che con quel
-dell'impero: egli è, per così dire, un frutto del luogo; la Francia si
-<span class="pagenum" id="Page_190">[190]</span>
-ricostituisce con le condizioni d'una vita novella e cogli elementi d'una
-vigorosa esistenza. In quest'opera, che ha principio da Carlo il
-Calvo, essa è sconvolta da due tremendi flagelli: le invasioni dei
-Normanni e quelle degli Ungari. Se non che, come sempre avviene
-tra le nazioni che fanno di ordinarsi, le invasioni de' Normanni
-che disertano le provincie, si trasformano ed ordinano esse pure, e da
-flagelli che prima erano, diventano elementi di forza e di vita. Lo
-stabilimento dei Normanni nella Neustria è un de' fatti più notabili
-della storia; ritemperò esso la nazion franca di più vigorosa complessione,
-la ristorò di giovin sangue, e fu come se tu dicessi un
-ramo nuovo innestato sopra un vecchio tronco: i discendenti dei Sassoni
-vennero a gittare una colonia nella Neustria in quella guisa che
-Carlomagno avea gittato colonie di Franchi nella Sassonia. E non
-faceasi forse tutto a que' dì per colonie? E l'esaltazione de' Carolingi
-non fu ella una colonia austrasia fra la Senna e la Mosa? I duchi
-di Normandia divennero i più fermi sostegni del trono dei Capeti,
-fino a che divenuti anch'essi re d'Inghilterra, tornano alle antiche
-gare con la corona di Francia.
-</p>
-
-<p>
-Il secondo flagello, come detto è, che gravò sui Carolingi in sul
-loro cadere, fu l'invasione degli Ungari, popolo errante che mostrasi
-in arme nella Borgogna e nell'Austrasia. E' non cercan costoro
-una stabil dimora, ma danno il sacco; e poi, a modo di tutte le altre
-genti tartare, si sbandano, e se ne vanno carichi di bottino. Di che
-origin sono questi Ungari? E non son eglino forse un'altra reazione
-dei popoli domati già da Carlomagno, un rottame dell'edifizio carlingo
-che cade sul popolo franco? Sì, sono. Quegli Schiavoni, quegli
-abitanti della Pannonia, quegli Unni che pagavano tributo a Carlomagno,
-allo spirar suo vengono fieramente a sedersi sulle ruine dell'edifizio
-medesimo. Oh che doloroso spettacolo la distruzione di quest'opera!
-Imparate, o conquistatori, che forzar volete la natura delle
-cose: passate, e tutti fanno indi a ruffa raffa delle vostre spoglie,
-principi, popoli, tribù, a chi più ne coglie...
-</p>
-
-<p>
-In mezzo a tanto disordine di tempi come cercar le tracce del commercio
-e dell'industria? Carlomagno, non già che concedesse speciale
-protezione al commercio, ma ne aveva col suo modo di governo aiutato
-l'incremento. Tutto che sia grandioso e forte, impronta della natura
-sua la società civile; l'impero era ordinato in modo che assicurava
-prima d'ogn'altra cosa la centralità del potere, l'immunità
-d'ogni persona, la custodia delle pubbliche strade; al di fuori, le
-corrispondenze diplomatiche apparecchiavano quelle del commercio;
-cose tutte che procedevano da un ordinato governo fatto a dare la
-spinta sulla via del progresso, e la vita politica alla nazione; ma
-<span class="pagenum" id="Page_191">[191]</span>
-quand'esso ebbe a cadere, tutto fu disordine e confusione; non v'ebbe
-più lusso, nè più traffico, però che le vie di comunicazione non
-erano più sicure; i Normanni correvano le provincie, i popoli fuggivano,
-su ogni luogo eminente si rizzavano torri, ma se queste valevano
-a protegger gl'inermi abitanti, divenivano altresì il riparo dei
-signori, i quali svaligiavano i mercatanti che s'attentavano di viaggiar
-soli.
-</p>
-
-<p>
-Le relazioni di quei tempi ci fanno una dolorosa e lagrimevol pittura
-di questo stato sociale, in cui non era più orma di quel tempo
-glorioso dell'impero d'Occidente, quando le grandi carovane dei
-mercanti, partendo dalla Siria, da Roma, dalla Scandinavia e dall'Inghilterra,
-venivano ad attendarsi nelle fiere e nei landitti di San
-Dionigi: chè oramai nessuno vuole perigliarsi più per quelle vie infestate
-dai Normanni e dalla gente da guerra. Oh quanto desolata è
-la società del secolo nono! Tutta quella generazione prorompe in
-grida di dolore; i monasteri cantano le lamentazioni di Geremia per
-implorare la misericordia di Dio, e non sono ancora trent'anni che
-Carlomagno dorme l'eterno sonno! Le instituzioni dell'imperatore
-d'Occidente non penetrarono altrimenti nelle viscere di questa società,
-che rimase sempre la stessa; nulla in essa è mutato, nè bisogni, nè
-passioni, nè costumi; quanto egli fece a pro del commercio, tutto è
-morto insieme col suo regno; le vie di comunicazione sono interrotte,
-incompiuti rimangono i canali.
-</p>
-
-<p>
-Quel tanto ch'ei far potè pel commercio, non si stende al futuro;
-tutto, dopo lui, si urta e si spezza; nè la cosa potrebb'essere altramente,
-quando non si può andar da una città all'altra senza grosse
-scorte e per carovane; i lupi vengono a torme ad urlare fino alle
-porte delle città, sì che ognuno si chiude e vive entro i suoi domestici
-lari. Il secolo undecimo è sì ignorante in geografia, che i Normanni
-non sanno come sia configurato l'Angiò, e ancor meno la Borgogna
-e l'Isola di Francia. Onde, chi pensar potrebbe ai negozi del
-commercio? Essi quindi si limitano al bisogni giornalieri; le vesti
-di bigello si tessono dentro a' monasteri; si foggia qualche strumento
-per l'agricoltura; l'uomo tiensi alla terra siccome alla grande sua
-nutrice, sì che tu diresti quella società una famiglia di schiavi, con
-tutti al piè la catena che li lega al campanile della parrocchia. Orsù,
-aspettiamo per veder rinascere e rifiorire il commercio, che sorga nel
-secolo decimo l'ardente amor de' pellegrinaggi; ed ecco allora allato
-di quegli uomini servi, di quegli appartati solitari, levarsi numerose
-bande, composte di nobili, di plebei, di preti, di monaci, tutti
-muover per una sola meta, la liberazione del sepolcro di Cristo; avviarsi
-per l'Alpi, attraversare l'Italia, e quali imbarcarsi a Marsiglia,
-<span class="pagenum" id="Page_192">[192]</span>
-quali a Venezia, a Pisa o ad Amalfi, passare per mezzo alla Grecia,
-e salutata Costantinopoli, giunger finalmente nella Siria lontana. E
-in questo lungo tragitto quante nuove cose si affacciano alla vista
-loro! Le arti nascenti, le città trafficanti, però che se la centrificazione
-predisposta da Carlomagno non riesce se non ad un fine,
-e mal certo anche questo, gli sforzi individuali di alcune di quelle
-comuni ottengono di moltiplicar le dovizie del traffico: raro è
-che un poter troppo assoluto possa qualcosa in quest'elemento di
-ogni ricchezza; il despota è troppo imperioso nei voleri suoi, troppo
-superbo ne' suoi comandari; il commercio in vece ama di correr libero,
-spontaneo, e chi l'imbriglia, lo strozza. Mirate di rincontro agli
-sforzi di Carlomagno, lo spontaneo impulso che si vien manifestando
-a Marsiglia, a Venezia, ad Amalfi, e in mezzo alle ruine dell'impero
-contemplate le città repubblicane innalzarsi all'apice del loro splendore<a class="tag" id="tag150" href="#note150">[150]</a>.
-E delle instituzioni mercantili di Carlomagno che resta? L'unità
-del peso e della moneta se ne va, la gabella delle merci cade in
-dimenticanza, ogni città ha i suoi statuti particolari, ogni repubblica
-le sue cause in sè di grandezza e di decadimento, ma tutto estraneo
-resta al concetto carolino.
-</p>
-
-<p>
-Quel tremendo turbine di barbarie seco travolge indi l'arti appena
-nate; tutto sotto lo scettro di Carlomagno tendea verso una certa
-perfezione; i Greci e i Romani, grandi educatori del genere umano,
-compieron di belle opere. In fatti v'ha egli cosa che pareggiar si
-possa ai manoscritti del secolo nono, ed a quei caratteri sì chiari e
-belli che li diresti stampati? Pigliamo un messale o un codice teodosiano
-di Carlomagno e di Lodovico Pio: che scrittura nitida! che
-disegni tratteggiati all'antica! Quelle lettere, sopra tutto, color di
-porpora o di splendidissimo paonazzo, scritte sur una bella pergamena,
-che conserva la finezza e saldezza sua dopo ancora che i secoli
-l'hanno abbrunita!
-</p>
-
-<p>
-Ma che resta di quest'arte carolingica, incoraggiata già dal gran
-Carlo, poi che soggiacque alle agitazioni della seconda stirpe? Un
-nonnulla. Le carte diventano inintelligibili, la scrittura s'imbroglia,
-nè più orma serba dell'antica chiarezza; non v'è più perizia negli
-operai: tutto palesa che siam tornati alle barbarie, che per poco fu
-nelle Gallie diradata. L'arte diviene ancor qual era al principio della
-prima stirpe; il Franco torna Franco; il Barbaro ripiglia l'antica
-sua scorza: il punto luminoso sparisce, e tutto ricade nelle tenebre.
-E in che modo l'arte avrebbe potuto fiorire, quando le vie rotte non
-consentivano più l'andare da una città all'altra, e quindi toglievano
-tutte quelle vicendevoli comunicazioni onde artisti e dotti hanno
-<span class="pagenum" id="Page_193">[193]</span>
-bisogno per contraccambiarsi i loro lumi. Al tempo di Carlomagno
-gli artisti poteano salutar Roma e Costantinopoli, raccoglier come
-reliquie preziose gli ammaestramenti d'un'altra età; ma in sullo
-scadere dei Carolingi altro innanzi a sè non aveano che la terra coperta
-di brume, il cielo tenebroso e tetro, le invernali notti, il suon
-delle campane, le strida degli uccelli da preda, e una natura che
-avea sol voce ad annunziar la peste, la fame o la morte!...
-</p>
-
-<p>
-In mezzo a così rapida ed intera distruzione dell'opera, che accadeva
-degli altri rottami? e i rampolli della famiglia carlinga sopravvivevan
-eglino ancora alla ruina dello smisurato edifizio eretto da
-Carlomagno? Niuna famiglia certamente fu più numerosa di quella
-dell'imperatore: rigogliosi furono i rami che mise la pianta germanica,
-e figli e figliuole circondarono il vecchio signore, chè s'egli
-ebbe parecchie mogli, si fu per averne una discendenza, a modo di
-Davide e dei patriarchi; ed esse gliela porgono, ed ei nascer si vede
-l'un dopo l'altro Carlo, Pipino e Lodovico. Il solo de' figliuoli suoi
-di cui egli abbia a dolersi, è il primogenito, bello di volto e difforme
-di corpo, Pipino il Gobbo, che si ribella insiem coi Bavari e con Tassillone;
-ma Carlomagno il fa radere, e coronato con la tonsura in
-un monastero di San Benedetto, non s'ha oramai più a temere di
-lui, ed impotenti sono le sue cospirazioni.
-</p>
-
-<p>
-Se non che la morte si scaglia su questa famiglia, e trae l'un dopo
-l'altro, Carlo e il secondo Pipino, al sepolcro, con funerale accompagnatura
-di armigeri, e con poeti che scrivono i loro epitafi. E per
-verità questi giovani erano due menti robuste, e intelletti capaci, e
-braccia potenti a sostener l'edifizio carolino. Già li vedemmo, fanciulli
-ancora, in mezzo alle battaglie; Carlo o Carlotto seguir suo
-padre in quasi tutte le guerre della Germania, e Pipino fare in persona
-le spedizioni d'Italia contro gli Unni ed i Barbari. I quali due
-figliuoli, sì degni del glorioso padre loro, e sì atti a succedergli,
-muoiono pochi anni prima ch'egli scenda nel sepolcro; che se avessero
-potuto regnar dopo di lui, l'impero forse si sarebbe consolidato
-in tre grandi frazioni nelle mani loro ferme e capaci di
-reggerlo: a Carlo il regno d'Austrasia, l'Alemagna, la Fiandra, la
-Frisia, il Reno, l'Elba, la Mosa; a Pipino l'Italia, le popolazioni
-degli Unni, degli Avari e le isole del Mediterraneo; a Lodovico
-Pio il regno d'Aquitania ed i popoli dalla Loira all'Ebro. Difficile
-certamente sarebbe stato di mantenere unito un impero composto
-di popoli sì diversi e di sì contrari elementi; ma egli è da considerar
-che Carlo, il primogenito, era tedesco di costumi e d'origine,
-che Pipino avea passata sua vita fra le Alpi e gli Apennini, e che
-<span class="pagenum" id="Page_194">[194]</span>
-Lodovico era benvoluto in Aquitania, della quale avea preso gli usi
-e i costumi<a class="tag" id="tag151" href="#note151">[151]</a>.
-</p>
-
-<p>
-Tre grandi monarchie adunque sarebbero nate da quel gigantesco
-impero; ma il sol de' figliuoli sopravvissuto a Carlomagno è Lodovico
-d'Aquitania, l'ultimo nato, il quale non è altrimenti un giovine
-inetto, e bene il mostrò governando con man forte i paesi dalla Loira
-ai Pirenei. Egli fece la guerra con buon successo; merito suo fu la
-conservazione di tutta la frontiera meridionale; a lui fu dovuto il
-compimento del sistema delle città e torri fortificate a riva de!l'Ebro;
-egli s'è abituato già alle cure del regno, molti sono i suoi capitolari,
-e mostrano ch'egli conosce l'arte di bene amministrare e governare;
-ha fatto suo tirocinio nella podestà regia, e moltiplicato i diplomi,
-spargendoli per dove egli passava, Carlomagno, finalmente,
-sentendosi vecchio, lo ha fatto compagno suo nell'impero; e nonostante
-tutto ciò, quest'impero, ereditato da un glorioso genitore, cade, e va
-in pezzi, a così dire, nelle sue mani.
-</p>
-
-<p>
-Fu sola debolezza di carattere che cagionò questa ruina, o vi cooperarono
-e l'affrettarono altre cagioni?
-</p>
-
-<p>
-Lodovico erasi certamente infiacchito nella corte sua d'Aquitania,
-chè nè la gente pure del nord resister sapeva all'influenza di quei sì
-molli costumi e di quel calido sole; allevato in mezzo a città quasi
-intieramente romane, i suoi consiglieri, i suoi amici sono poco men
-che tutti Goti o Aquitani; con essi ei muove alla guerra, ad essi affida
-il governo, e quando viene alla corte d'Aquisgrana per assumere
-la participazion dell'impero, i conti e i cherici delle meridionali
-provincie ve lo accompagnano, e parla la lingua loro, e usa abitualmente
-il latino, nè sa pur pronunziare il tedesco, sì che gli antichi
-cronisti ne lo riprendono. I leudi che circondano Carlomagno, oramai
-vecchio e spossato, portano lunghe vesti, ed hanno aspetto rigido e
-grave, intantochè i nobili del seguito di Lodovico sono gai e piacevoli
-come istrioni, vestono succinto, appena hanno indizio di barba;
-e ciò che più offende i leudi, si è che Lodovico anch'esso veste alla
-foggia di quei meridionali, quasi a testificar ch'egli è re ancora di
-quei popoli avversi alla razza germanica. Onde i mali umori e le cagioni
-che moltiplicano da bel principio le difficoltà intorno a Lodovico
-Pio, il quale, fatto imperatore, non è altrimenti servito con quella
-devozione e quel timore che inspirar sapeva il gran Carlo, ora chiuso
-nella tomba<a class="tag" id="tag152" href="#note152">[152]</a>.
-<span class="pagenum" id="Page_195">[195]</span>
-In somma, Lodovico è un uomo del mezzodì, e come potrebbero i
-conti del Reno e della Mosa altro che a malincuore ubbidirgli? La
-monarchia carlinga aveva avuto suo fondamento da una grande invasione
-della razza austrasia nella Neustria; Carlo Martello e Pipino
-aveano abbandonato le selve della Turingia per venirsi a impadronire
-della prefettura palatina di Neustria; dopo di che s'erano messa
-in fronte la corona de' Merovei: natural corso era questo, il settentrione
-veniva al mezzodì, e i Germani lasciavano le secolari foreste
-loro per gittarsi sulla civiltà romana; cosa era questa che avvenir si
-vedea da cinque secoli; Carlomagno avea condotto a fine l'opera
-tentata dall'avolo e dal padre suo; dato assetto alla civiltà franca; i
-popoli meridionali avean ricevuto conti e leudi nati in Isvevia e in
-Lorena; ma l'esaltazione di Lodovico Pio a mutar venne questa condizione.
-Or che vien egli a fare alla corte d'Aquisgrana quest'aquitano
-Lodovico, con quelle sue vesti corte, con quella sua barba
-rasa, con que' suoi saltimbanchi di Tolosa e di Arli, con quegli Spagnuoli
-suoi di Barcellona? Parlan eglino forse la lingua tedesca o sassone?
-partecipan eglino dei sentimenti altieri e inesorabili dei leudi
-del Reno e della Mosa? Quell'effeminato signore, quel cherico della
-Garonna e della Loira non dee a lungo regnare sugl'indomiti Franchi....
-Non già per questo i Carolingi furon chiamati a succedere
-ai figli di Meroveo. Ed ecco qui una delle intime cagioni del decadimento
-della seconda stirpe.
-</p>
-
-<p>
-A far indi intera la confusione in questa famiglia, alcuni bastardi,
-dimenticati, scendono in campo con l'armi alla mano, per dimandar
-la parte loro nel patrimonio della corona e del fisco, chè i Carolingi
-ebbero pur di tal prodi figliuoli, i quali, senza nome e senza fortuna,
-tentarono di formarsi uno stato. Dappoi che lo scettro non è più in
-mano di Carlomagno, ne' suoi palazzi e ne' suoi poderi è un disordine
-da non dire: qua un bastardo si collega co' Barbari per combattere
-il nuovo imperatore; colà insorge un figlio mal contento della
-parte sua; le figliuole del medesimo Carlomagno, che molte sono, si
-mescolano in questo moto disordinato, e con la scostumata lor vita
-fanno lo scandalo delle corti plenarie. La madre di Carlomagno fu
-una casta donna, e caste pure furon le mogli sue, ma le figliuole non
-han pur orma dell'indole pudica delle donne germaniche, e in vano
-vengono chiuse qua e là ne' monasteri, chè elle n'escon per gittarsi
-di nuovo nel mondo. A que' tempi le ferrate porte delle badie non
-di rado spalancavansi all'impeto di quei figli, di quei giovani forzati
-a ricever la tonsura, i quali, sprigionandosi a un tratto dal chiostro,
-pigliavano la spada per tentare di nuovo il riconquisto del proprio
-retaggio; nè si contentavan solo di ridomandare il patrimonio,
-<span class="pagenum" id="Page_196">[196]</span>
-ma si mettevano altresì a capo dei Normanni o dei Saraceni, che invadevan
-la patria. Il regno di Carlo il Calvo vide appunto un di questi
-figli, più che altri animoso, di nome Pipino, il gran ribelle narrato
-dalle croniche, uomo ardente, instancabile. Costui entra in lega coi
-Saraceni: e che importa a lui della sua fede! Ed anche è voce ch'ei
-sia miscredente; egli ora invoca e ottiene dagli alcaidi quell'aiuto
-che dianzi invocava e otteneva dai Danesi e dagli Scandinavi, guidandoli
-in Bretagna. Egli è certamente un fellone e un traditor del
-suo principe e della sua nazione, ma pur non ha chi il pareggi in
-prodezza e in prontezza, e ben si vede che bolle nelle sue vene il
-sangue di Carlomagno.
-</p>
-
-<p>
-Benchè questa famiglia non lasci dopo di sè che indegni successori,
-pur tal si è lo splendore ch'essa trae seco, che tutta la progenie
-principesca di Lamagna va superba di questa chiara origine. In
-fatti, aver nelle vene il sangue di Carlomagno si è la maggior nobiltà
-che sia mai. Noverar per antenati Tassillone, duca di Baviera, Bernardo,
-re d'Italia, e Lotario, imperatore, si è il più bel blasone di
-Lamagna. Quei draghi figurati negli stendardi, que' cimieri, quegli
-elmetti di ferro, quegli scudi, con l'altre armadure, erano memorie
-carlinghe, e formavano il vanto di chi ereditate l'avea: sul Reno, sul
-Danubio e sull'Elba, tu non vedevi nè i fiordalisi di Francia, nè i
-merli senza becco, nè le pacifiche croci dei pellegrini; no, il blasone
-di Germania era qualcosa di più duro, qualcosa che teneva delle scoscese
-montagne, dei fiumi impetuosi, delle foreste d'Austrasia e
-delle Ardenne. I due blasoni dei Carli e dei Capeti non ebber alcuna
-rassomiglianza tra loro; ben gli scudi e i cosciali di quella cavalleria
-si scontraron più tardi nell'agone, e v'ebber di molte lance e spade
-spezzate. A Bouvines si rinnovò l'antica contesa fra Neustri ed Austrasi,
-ma in quei giorni la Francia trovato avea, in un con la forza
-della sua nazione, un re potente in Filippo Augusto, che incominciava
-il periodo di grandezza per la monarchia dei Capeti.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_197">[197]</span>
-</p>
-
-<h2 id="riepilogo">RICAPITOLAZIONE.
-<span class="smaller">PERIODO DELL'ORDINAMENTO.</span></h2>
-</div>
-
-<p class="yrs">
-768 — 814.
-</p>
-
-<p>
-Cosa malagevole, in tanta confusione dei tempi, si è lo sceverare
-distintamente ciò che appartiene all'ordinamento d'un grande impero,
-da ciò che si concerne alle conquiste militari che l'hanno creato
-o raffermato. Se non che in Carlomagno ci sono manifestamente due
-supreme doti personali, genio di guerra e mente alta di Stato. Laonde
-ogni cosa procede sotto di lui progressivamente e con un certo ordine;
-la conquista è compiuta quando appunto appare al mondo
-l'impero d'Occidente; e la legislazione principia quando l'imperatore
-è incoronato a Roma da papa Leone. Fino a quel giorno l'opera
-militare fu sì faticosa per Carlomagno, ch'egli applicar non potè ad
-altre cure: ei pensava a reggere, più che non a crear una stabile legislazione;
-ma da ch'egli è imperatore, i concetti in lui di legislatore
-ingrandiscono e si riempiono de' suoi vasti destini.
-</p>
-
-<p>
-In quest'andamento dell'impero d'Occidente ci sono instituzioni
-tolte a prestito, e ci sono concetti d'istinto; le instituzioni tolte a
-prestito vengon da Costantinopoli e da Roma, dalla Chiesa e dal codice
-teodosiano; i concetti d'istinto derivano dalla forza e dalla rigogliosa
-potenza propria degli uomini boreali. Centrificare l'autorità
-<span class="pagenum" id="Page_198">[198]</span>
-è pensier che viene naturalmente ad ogni valent'uomo, ampliare la
-podestà è cosa sì naturale, che non è d'uopo raccoglierne il pensiero
-per trasmissione. Carlomagno non si fa già a mutar lo stato sociale,
-ma se lo reca in mano per governarlo; in molte cose egli altro non
-è che il continuator del passato, e nel fare i suoi capitolari egli è costretto
-di sottoporsi alle leggi barbariche, ed anche di sancirle cogli
-atti suoi. Quanto alla legge salica, esempigrazia, si può dir ch'egli si
-contenta di darne una seconda edizione corretta; a quella dei Ripensi
-poche sono e insensibili le modificazioni ch'egli v'aggiunge: il codice
-longobardico si rimane intatto, e ben è vero ch'ei distrugge la
-nazion sassone, ma non istà per questo di conservar lo spirito delle
-sue istituzioni. «Concesso ad ognuno di vivere secondo la sua legge;»
-tale si era la gran massima dei codici primitivi dall'imperatore
-promulgata.
-</p>
-
-<p>
-Così, quest'uom supremo non sa intieramente spiccarsi dal passato;
-indarno egli si prova d'indirizzar la società per nuove vie, chè le
-consuetudini, i costumi, le leggi se gli attraversano, e la legislazion
-sua appena ne tocca la superficie. S'egli avesse voluto distrugger
-la personalità del codice franco, del longobardo o del bavaro: «Olà,
-imperatore, gli avrebbero detto i leudi, cotesto è patrimonio nostro,
-come tuo patrimonio è lo scettro: lascialo stare.» No mai, quegli altieri
-conti, quegli uomini liberi, quegli Austrasi comati, non avrebbero,
-nelle adunanze del campo di maggio, aderito ad accettar un
-capitolare che avesse intaccato il sistema delle composizioni, la sola
-penalità che i Franchi riconoscevano, la legge che regolava i gradi
-loro e la gerarchia. Necessità fu quindi all'imperatore arrestarsi dinanzi
-a questi impedimenti; chè anche gli uomini sovrani non sono
-mai al tutto padroni di dar libero corso ai loro concetti, e mille ignote
-voci attutiscono la loro: «Oh perchè, chiederà taluno fra sè, si sono
-eglino fermati a mezzo dell'opera?» nè sa, costui, quanto strazio,
-quanti travagli, quante debolezze, quante picciole cose si attraversano
-fra un uomo e il suo destino, fra la volontà sua e l'esecuzione.
-</p>
-
-<p>
-Le instituzioni di Carlomagno si riferiscono a diversi ordini d'idee
-che compongono il governo e l'amministrazione d'un popolo; ma
-prima, siccome pare, egli è tutto in un pensiero, nella fondazione,
-cioè, dell'impero; egli cinger vuole la fronte dell'alloro dei Cesari:
-già patrizio è, e perchè non augusto ancora? Pensiero questo che
-non gli vien tanto per istinto, quanto per imitazione. In fatti, i Franchi
-conoscevano forse in mezzo alle loro foreste il titolo d'imperatore?
-No, che essi aveano i loro <i>heretogz</i> e i loro <i>konnug</i> come gli
-Anglosassoni, nè ad essi eran giunte le tradizioni augustali di Roma
-e di Costantinopoli. Mal compresa era tra i Franchi l'idea d'un impero,
-<span class="pagenum" id="Page_199">[199]</span>
-essendo che la legge salica e i codici barbarici, in generale, non
-altro posavano che sovra una continua divisione dell'autorità, sullo
-spartimento dell'autorità regia e delle terre. Qualunque concetto di
-unione e di coesione era quindi alieno dai Barbari, laddove l'impero
-posava sopra una gran mistione di nazioni, e di popoli tutti confusi
-sotto una medesima spada e uno scettro medesimo.
-</p>
-
-<p>
-Ed ecco da quell'istante principiare il contrasto tra la creazione
-romana e la consuetudine barbara. L'impero provasi a tutto unificare:
-la legge salica inclina a tutto dividere. Carlomagno volle a
-forza spingere, ed a colpi, a così dir, di manopola, i popoli ad accostarsi
-e confondersi tra loro, ed i popoli assoggettar non si vogliono
-a questo giogo. D'onde tutta rivelasi la forza delle consuetudini; l'impero
-mai non s'intrinseca nei costumi delle domate popolazioni;
-egli è per esse un'idea che si riman pelle pelle, e che svanirà,
-perch'ella non è nei loro costumi e nel sangue loro. Volere unir ciò
-che è diviso, è opera sopra la forza umana, e tanta è questa potenza
-della salica e franca consuetudine nella division del retaggio, che Carlomagno
-medesimo l'accetta, quand'ha a lasciare l'eredità sua. Nell'anno
-800 l'impero poggia sul fondamento di una vastissima centrificazione,
-e sei anni presso eccoti il capitolare di Thionville, che
-divide l'impero in tre grandi porzioni: l'una per Carlo, l'altra per
-Pipino, la terza per Lodovico.
-</p>
-
-<p>
-Nessuna delle creazioni, comprese le amministrative, di Carlomagno
-serbar può una perfetta centralità: in fatti, fa egli per corroborare
-la podestà ed ampliare l'autorità de' suoi <i>missi dominici</i>, o messi
-regii?<a class="tag" id="tag153" href="#note153">[153]</a> Fatica gittata, chè questo suo concetto di centrale ordinamento
-a nulla riesce: i messi regii son sempre in guerra coi conti,
-<span class="pagenum" id="Page_200">[200]</span>
-coi magistrati d'ogni distretto, e indarno l'imperatore tanto gli spalleggia
-ne' suoi capitolari, indarno ei cambia metodo all'uopo di meglio
-sublimarli, chè ad altro anzi non riesce che ad indebolire l'autorità
-dei conti e dei governatori delle marche e delle frontiere.
-Finchè attiva e forte è la volontà che mette innanzi e protegge i
-messi regii, eglino sono ubbiditi, e imagine come son dell'imperatore,
-alcun che conservano della potenza sua; ma poi ch'egli è morto,
-anch'essi languono, e dopo Lodovico Pio non se ne trova più
-fatta menzione. Questo avviene, perchè stranieri alle consuetudini del
-governo ed agli usi amministrativi della nazion franca, della longobarda
-e della gotica, sono, a così dire, un'instituzione straordinaria,
-la quale finir dee con le circostanze che la produssero.
-</p>
-
-<p>
-Le due monarchie da Carlomagno instituite in Aquitania e in Italia,
-si conformano certamente, più che non l'instituzione di cui abbiamo
-dianzi parlato, ai costumi di quel tempo; le nazioni barbare
-han già famigliare il titolo di <i>rex</i>, e il trovano buono; solo che
-Carlomagno di troppo ancora allarga i confini della sua ripartigione.
-Infatti, potevasi egli fondare un regno italico in mezzo a venti popoli
-di origini diverse, che se ne contendevano il suolo? E questo re d'Italia
-poteva egli esser forte tanto da farsi rispettar dai Napolitani,
-da Roma, dai Longobardi, dai Greci, per non comprendervi eziandio
-gli Unni della Pannonia? L'Italia era, per lo meno, tanto sminuzzata
-in popoli e governi, quanto le Gallie, e soggiacer doveva alla
-medesima sorte, e il regno suo appicciolirsi come quel d'Ugo Capeto
-e di Roberto, sì se tutto perir non dovea sotto il cozzo di tante diverse
-popolazioni. Il regno d'Aquitania era meglio congegnato; dalla
-Loira all'Ebro ci avea una popolazione naturale del paese, che tutta
-parlava una medesima lingua, e di cui Cantabri e Goti formavano, a
-così dire, il primo strato. Ond'è che vediam Lodovico Pio fare ottima
-prova come re d'Aquitania, diventarvi un della nazione, esservi
-ubbidito ed amato, in ogni luogo moltiplicarsi e dominare gli editti
-suoi; ma poi giunge il tempo dello sminuzzamento: Lodovico, chiamato
-all'impero, più non risiede nelle sue città e ville meridionali,
-e allora sì grande ed intera è la confusione, che nulla più resta d'intatto
-e d'ordinato; l'opera va in pezzi, l'edifizio crolla, e tutto ne
-trema intorno e si scommuove il terreno.
-</p>
-
-<p>
-I capitolari, che contrassegnano il periodo legislativo di Carlomagno,
-furon essi un codice regolare e finito, siccome furon le ampie
-compilazioni di Teodosio e di Giustiniano? V'ebb'egli qualche Ulpiano,
-o Triboniano germanico o franco, chiamato a stringere il fascio
-delle leggi carlinghe? Mainò; i capitolari vennero l'un dopo l'altro,
-e non già spontaneamente e ad un solo tratto; alcuni di essi
-<span class="pagenum" id="Page_201">[201]</span>
-altro non sono che la confermazione di leggi anteriori, intantochè altri
-svolgono una teorica amministrativa in miglior consonanza coll'impero.
-Ma l'uniformità si è principalmente l'intento cui mirano i
-capitolari; pensiero del resto che non è punto nuovo, e che sorge naturalmente
-in tutte le menti supreme, e soprattutto in quelle che pendono
-al potere assoluto; il ridurre a codice le leggi, è un concetto
-semplice, che viene e piace a quanti amano un forte potere. I grandi
-monumenti della legislazione tutti procedono da un pensier dittatorio:
-così il codice civile come i capitolari, così gli editti di Luigi XI
-come quelli di Luigi XIV, così le provvisioni del Richelieu come gli
-atti del Comitato di Salute pubblica. L'unità e la semplificazione
-altro non sono che l'imagine della podestà orientale, cui solo il genio
-può ampliare e volgere in vantaggio dell'umanità. Lo statuto locale
-è paterno, e il governo del municipio corrisponde a quello della famiglia,
-e pur non dimeno, quand'è a fare un codice, sempre si fa a
-danno delle private consuetudini. Tutto di necessità ceder dee ad una
-potente centrificazione, però che mandato è dell'uom supremo cacciare,
-anche a forza, un paese verso le vie sconosciute e grandi della
-civiltà, foss'anco a scapito degli usi privati e della domestica felicità;
-così, e non altrimenti, l'unità nazionale vien sempre a surrogar
-sè stessa alla frazion locale. Ma una differenza ci ha tra i tempi di
-Carlomagno ed i nostri, ed è che al secolo ottavo l'idea della podestà
-era debole, e grandissima la potenza d'ogni individuo: onde avvenne
-che la centralità disparve in cospetto allo sminuzzamento d'ogni
-terra e d'ogni gruppo d'uomini: laddove oggidì, all'incontro, ci
-sono state tante spezzature, tanti attriti di opinioni e d'interessi, e sì
-pochi aggregamenti, che si desidera, quasi per istinto, una podestà
-forte, e che l'universalità dei codici ha potuto occupare il luogo degli
-statuti municipali morti già da gran tempo.
-</p>
-
-<p>
-Nell'ottavo e nel nono secolo la dittatura non altro esser potea
-mai che un'imagine di forza materiale, tutto essendo ancor sì confuso
-nella Chiesa e nella società, chè sorgerne non poteva una podestà da
-tutti accettata, se quella non era della conquista. Il papato, che salì
-al sommo della potenza sua verso la fine del secolo undecimo, per
-l'impulso che ad esso diedero le crociate e Gregorio VII, era ancor
-vigorosamente combattuto; Adriano e Leone erano uomini valenti sì,
-ma pur sempre esposti alle sollevazioni dei Romani, alle invasioni
-dei Greci e dei Napolitani, tanto che furon costretti abbandonare l'Italia
-per andar a cercare un asilo al di là delle Alpi, e ad implorar
-soccorso da Pipino e da Carlomagno. Ora, un potere che implora il
-braccio altrui, non è forte mai, e presto è a crollare alla prima scossa.
-L'autorità dei papi ebbe aiuto e incremento dal persister ch'essi
-<span class="pagenum" id="Page_202">[202]</span>
-fecero nel proposito di voler governare la società; questa tenacità fece
-la forza loro, e smisurata in questo fu l'opera loro intellettuale.
-Adriano e Leone compreser forse meglio d'ogn'altro ciò che facea
-di bisogno alla generazione per tenerla nei termini, e però dieder la
-dittatura di Carlomagno agli uomini da guerra, e la coronarono con
-la creazione dell'impero d'Occidente; quanto poi a ciò che concerne
-la Chiesa, intento di Adriano e di Leone fu di assicurarsi il potere
-assoluto in man propria. Grandi erano gli effetti ch'eglino ottener
-potevano dalla creazione d'un impero; lo scisma d'Occidente poteva
-aver fine pel matrimonio di Carlomagno con una imperatrice
-di Costantinopoli: Irene proteggeva le imagini, egli il papato; nè
-questo gran disegno d'un parentado che avrebbe avuto per conseguenza
-la cessazion dello scisma, fu mai dal pontificato messo al tutto
-in disparte, e quando non più di Carlomagno stesso, trattavasi dei
-figli suoi. I papi volean togliere la separazione delle due Chiese, e
-questo maritaggio sarebbe divenuto il simbolo della loro unione.
-</p>
-
-<p>
-Roma, poi che ha creata la suprema dittatura per Carlomagno, cingendogli
-in fronte la corona, se ne serve non solo per corroborare
-la podestà sua, ma sì ancora per ispegnere le eresie. In ogni luogo
-sono indizi di una sollevazione filosofica contro le opinioni cattoliche:
-a Costantinopoli ferve la quistion delle imagini: gente barbara ivi atterrar
-vuole il culto delle arti, da cui vengono sì dolci sensazioni
-alla mente ed al cuore: i papi prendono a difender le imagini, a proteggerle,
-e fattisi di questo modo padroni degli affetti del popolo,
-più forti ne divengono a combatter contro le eresie, fredde disputatrici,
-che travaglian la Chiesa, e invocano il braccio secolare di
-Carlomagno, pronto sempre a colpire dove sia da secondare la volontà
-di Roma. Quindi noi lo vediamo, e come re e come imperatore,
-presiedere i concilii, condannare Elipando e Felice, essere lo strumento
-in somma di cui si servono i papi per mansuefare il mondo cristiano.
-</p>
-
-<p>
-Nelle pratiche sue col papato, il figliuol di Pipino si mostrò più destro
-e forte che non un imperatore dei tempi moderni, il quale, nato
-al par di Carlomagno in mezzo agli accampamenti, e capo esso pure
-d'uomini d'armi, procacciar volendosi la forza morale e religiosa,
-non ebbe a gran pezzo l'accortezza che il Barbaro seco recò dalle sue
-foreste, e in vece di sublimare il papa, come fe' Carlomagno, si studiò
-di atterrarlo, e gli ritolse Roma, laddove i Carolingi l'aveano donata
-ad Adriano ed a Leone: onde ne conseguì che l'impero moderno,
-non sostenuto dalla forza morale, crollò, colpa questo capitale
-difetto. Ma forsechè attribuir deesi questa differenza di procedere alla
-differenza dei tempi; questa società non era sì intimamente religiosa
-<span class="pagenum" id="Page_203">[203]</span>
-come quella, ed i cuori erano manco temprati alle credenze cattoliche;
-e tuttavia Roma riuscì trionfante contro del forte, appunto perchè
-in fatto di politica non si vuol tanto ridurre in pezzi gli strumenti,
-quanto saperne usare con sagacità: Adriano e Leone aveano
-protetto l'impero morale di Carlomagno, e questi ne li ricompensò;
-Pio VII avea consacrato Napoleone, avealo presentato al mondo cristiano
-pel vero imperatore, pel signore legittimo; ed a che pro conculcare
-un povero vecchio, spogliandolo della diletta sua Roma?
-</p>
-
-<p>
-Il sistema politico e amministrativo di Carlomagno, fondato com'era
-su elementi positivi, molto pure accostasi a quello che s'è veduto nei
-tempi moderni: al sommo della gerarchia, l'imperatore potente, onorato,
-riverito, in corrispondenza co' papi, e per mezzo della guerra
-o de' suoi legati in comunicazione con le circostanti civiltà, e sotto a
-lui re e duchi militari, che gli rendono omaggio e vengono a' suoi
-placiti; due assemblee o corti plenarie ogni anno, l'una per discutere
-intorno alle spedizioni lontane, l'altra per approvare i capitolari e
-gli atti legislativi; poi de' conti incaricati, come governatori permanenti
-e rettori delle provincie, dell'amministrazione della giustizia
-e di tutta la podestà imperiale, e intorno a questi conti, altre assemblee
-locali, sotto buonomini, maggiorenti eletti dai medesimi abitanti, i
-quali tengono le Assise, giudican le liti, fanno il ripartimento dei
-redditi. E quando un capitolare è passato nell'assemblea generale,
-viene comunicato a' conti, che anch'essi lo comunicano alle assemblee
-locali, le quali ne eseguiscono i comandamenti, e, affinchè nessuno di
-questi ordigni si rompa o si fermi, ci sono anche qui i <i>missi dominici</i>,
-commissari straordinari che vanno dappertutto a invigilare. Nel
-quale sistema ci ha, come ognun vede, un misto del governo romano,
-forte e potente com'egli era, e della libertà germanica, che posa sulle
-assemblee e sulla pubblica rappresentanza.
-</p>
-
-<p>
-Il sistema de' Capeti, che succedette a quel dei Carolingi, niente ha
-con ciò di comune, la feudalità rannoda ivi le istituzioni a idee territoriali,
-e forma, come a dire, una gran marmorea catena, che
-dalla torre del Louvre si stende fino al castello del valvassore; ordine
-nuovo di doveri, che distrusse le instituzioni dei capitolari.
-Dappoi che la rivoluzione del 1789 ha distrutta la gerarchia feudale,
-ritornasi al concetto carlingo, che pur aveva alcun che di romano.
-Qual diversità ci fu egli tra i prefetti ed i conti di Carlomagno? tra
-i messi regii, i rappresentanti in deputazione e i commissari straordinari
-dell'imperatore Napoleone? E per più d'un nodo anche si
-concatenarono i due sistemi municipali, le Assise, i giurati, le assemblee,
-e di nuovo apparve l'uniformità dei codici. Tutte le podestà
-hanno il medesimo istinto, e se hanno società a governare, adoperano
-i medesimi modi.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_204">[204]</span>
-</p>
-
-<p>
-E quanto alla scienza, fu ella in Carlomagno inclinazione o arte
-di governo? Fatto sta ch'egli la protesse, che il suo secolo si scosta
-da quanto lo precede e da quanto lo segue, chè egli fece ogni poter
-suo per diffondere i lumi e promuovere gli studi; ma pur troppo ogni
-suo sforzo fu vano con una società da cui non era compreso. E tuttavia
-Carlomagno persevera; egli aggruppa e stringe fra loro gl'ingegni,
-e si compiace di trovarsi in mezzo a loro; ella è cosa che si vede
-spesso tra gli uomini nati a reggere e ad imperare questo sollevarsi
-ch'ei fanno nelle lettere, dalle fatiche della guerra e del governo!
-Cesare scrive i suoi <i>commentarii</i>, espressione d'una mente supremamente
-politica; Carlomagno fa versi nella sua lingua nativa, chè i
-conquistatori barbarici godevano d'udir narrare l'eroiche imprese
-della patria, e l'imperatore gl'imita<a class="tag" id="tag154" href="#note154">[154]</a>. Egli negli ozii suoi inclinava
-alla scienza, e ben te ne avvedi alle sue sollecitudini per lei; nè la sua
-è solo protezione, ma ben piuttosto vocazione; carteggia coi dotti, li
-convoca, li stringe intorno a sè, li ricolma de' suoi favori, delle amorevolezze
-sue; però che alle sue personali inclinazioni s'accoppia in
-questo l'intendimento suo politico; essendo la scienza sostanzialmente
-romana ed ecclesiastica, egli non ha già a temere dei cherici, chè
-per mezzo del papa ei si tiene soggetti; ma il pericolo dell'opera
-sua sta nell'impetuosità de' suoi leudi e nelle commozioni degli uomini
-da guerra, che abbatter possono la sua dinastia; ora i cherici
-mansuefanno questi animi troppo fieri, e li rendono più inchinevoli
-ad ubbidire: la scienza, gli studi penetrar possono fra quella razza
-soldatesca, e allora tutto fia terminato; e l'impero durerà imperturbato
-in lui e nella famiglia sua.
-</p>
-
-<p>
-Al qual uopo il veggiamo non protegger tanto la gerarchia episcopale,
-quanto i monasteri; i vescovi anzi sono da lui compressi e
-tenuti a segno, chè troppo potenti erano, troppo mescolati nelle cose
-civili, la gerarchia loro era troppo gallica e attinente per ogni punto
-ai municipii; ond'è che Carlomagno ama meglio protegger le badie
-e spalleggiare l'autorità delle immense comunità di San Benedetto.
-Le badie sono esenti da qualunque giurisdizione episcopale, e dipendon
-solo da Roma, che è tutta di Carlomagno; e in mezzo a
-queste badie si compiono i grandi atti della vita; le servon di prigione
-di Stato pei re balzati dal trono, pe' conti, pe' leudi, de' quali
-<span class="pagenum" id="Page_205">[205]</span>
-Carlomagno abbatter vuole il potere; esse proteggono il sepolcro dei
-vivi e dei morti, quindi la grandezza che loro ne viene; sono asili
-sempre aperti, e gli abbati intervengono, col loro pastorale in mano,
-ai consigli e alle solenni assemblee, per ivi fare spalla all'autorità
-dell'imperatore. Quindi è che, mentre Carlomagno, e più ancora il
-figlio suo, si trovano spesso in contrasto con l'episcopato, non hanno
-all'incontro mai di che dolersi d'alcun abbate dell'ordine di San
-Benedetto.
-</p>
-
-<p>
-Tutta questa amministrazione era ordinata ad apparecchiar la leva
-delle gravezze e delle milizie, le due parti essenziali del governo.
-Il fisco è l'oggetto delle più vive sollecitudini di Carlomagno;
-quindi ei ne regola l'entrate, quindi ei fa che ad ogni sei mesi versati
-sieno i redditi de' suoi poderi o in derrate, o in danaro, o in
-servigi; ed essendochè la composizione e l'ammenda formano il
-forte delle sue rendite, ei se ne piglia assidua cura ne' suoi capitolari:
-«Chiunque commetta un'azione colpevole dee pagare un'ammenda;»
-non più pene afflittive, assai raro la morte, ma sempre la confiscazione
-e la composizione, sempre soldi e denarii d'oro. Più spesso
-ancora il fisco viene arricchito dalle spoglie dei popoli vinti, Carlomagno
-è simile a quei re barbari, che dopo la vittoria se ne stanno
-assisi nella tenda loro col bottino ai piedi, in atto di partirlo fra'
-loro fedeli. E il bottino in fatti, in quarantatrè anni ch'egli ebbe
-di guerra, è bellissimo, chè, s'egli ebbe a chè far coi Sassoni, popolo
-povero e senz'agi, egli conquistò pure l'Italia e i Longobardi, soggettò
-gli Unni e svaligiò i loro palazzi, e gli Unni aveano svaligiato
-il mondo! Poi, varcati i Pirenei, trovossi avere in sua balía le ricchezze
-accumulate dei Goti e dei Saraceni. Ond'è che a saziare i suoi
-guerrieri egli non ebbe, come già Carlo Martello, bisogno di spogliare
-i cherici, ma sì modo a tutto arricchire e fecondare. Non poche
-fra le chiese vanno debitrici a lui della lor fondazione; al tocco della
-sua mano sorsero i monumenti delle arti; per cura sua venner da
-Costantinopoli i manoscritti, i messali, i reliquarii, e sua egli fece
-l'arte greca col chiamare intorno a sè gli artefici di Roma e di Bisanzio.
-</p>
-
-<p>
-Tale si è l'opera in cui travagliossi per tutta la vita un sol uomo,
-opera di smisurati effetti. Chè, a dir tutto, se la Roma dei patrizi e
-degli imperatori raccoglie più ampi territorii, essa tuttavia non viene
-che mano mano ampliandosi, ed essa dee la potenza sua alla sua
-paziente politica; l'ordinamento che viene svolgendosi da Romolo
-fino ai Cesari, è infinito sì, ma pur ci voglion de' secoli, e tutte queste
-cose si succedono, e l'una vien dopo l'altra; laddove Carlomagno
-procede a passo di gigante, immagina ad un tratto l'ordinamento
-dell'impero a quel modo che ad un tratto ne fa la conquista, poche
-<span class="pagenum" id="Page_206">[206]</span>
-sono le modificazioni a cui va soggetto il suo governo: il sistema
-dei conti, esempigrazia, e dei messi regii si riferisce all'originario
-concetto della podestà sua, e tutto ciò che è nella gerarchia loro,
-altro non è che un accessorio, del quale ei può sicuramente maneggiare
-gli ordigni.
-</p>
-
-<p>
-Nella storia dei tempi noi vediamo che quel che presto si fa, presto
-anche cade. Vano è il fischiar del turbine contro la quercia che si
-sprofonda con le radici nelle viscere della terra, e solo ne agita le
-frondi; ma l'albero carlingo appena tocca la superficie del suolo;
-il gigante del Reno e della Mosa abusò, se così può dirsi, dell'ardor
-di sua giovinezza, e presto verrà per lui la decrepità. Che altro sopravviver
-poteva a quest'opera? Il titolo d'imperatore; ma questo
-titolo non era di origine franca; romano era desso, nè veniva da lui!
-Questa dignità della porpora ricomparirà nei tempi siccome simbolo
-d'una podestà forte, risplenderà in fronte ad altri principi, nè questi
-ne andran debitori a Carlomagno. Ma e la dignità regia? Essa pure
-stava per passare in un nuovo lignaggio, per lasciare l'impronta romana,
-per farsi tutta feudale: altre idee stavano per sorgere sotto il
-regno dei Capeti e altre leggi; i municipii si cambieranno in comuni;
-i coloni in contadini e borghesi; i conti e leudi in alti feudatari,
-proprietari effettivi, sovrani del <i>dominio</i> e del territorio; gli arcivescovi
-ed i vescovi diventeranno pari e baroni, e le assemblee del
-campo di maggio, semplici corti feudali. I capitolari, in mezzo a
-questa notte dei secoli, spariranno, e succederanno ad essi le instituzioni
-di San Luigi, il codice feudale di Gerusalemme e i libri di
-giurisprudenza di Beaumaucir.
-</p>
-
-<p>
-Ma e d'onde avviene che, in mezzo alla ruina d'ogni opera sua,
-Carlomagno duri ancor sì splendido di fama tra i posteri? D'onde
-avviene che citato venisse nelle corti plenarie come fonte ed origine
-d'ogni grandezza? d'onde avviene che tanti monumenti si attribuiscono
-alla sua gran mente? Che ci sono rupi e grotte d'Orlando, e
-torri Magne e fari Carolini? come avviene che questa memoria siasi
-di secolo in secolo ingigantita? Ottone imperatore visita, primo di
-tutti, il monumento di Carlomagno, e vi contempla riverente il gran
-principe con l'occhio pallido e fiso, coricato nell'arca, coperto dell'auree
-sue vesti, con lo scettro in mano e col volume degli Evangeli ai piedi;
-fin dal secolo duodecimo Carlomagno è il subbietto di tutte le canzoni
-eroiche, di tutte le gloriose memorie delle popolazioni; egli è
-l'eroe di mille maravigliose avventure. Al secolo decimoquinto il
-Pulci, il Bojardo, l'Ariosto lo cantano in poemi nazionali: «O voi. Orlando,
-Angelica, Rinaldo, Marfisa, Astolfo dalla lancia d'oro, Merlino,
-venite ad attorniar di splendido corteo il vostro sire!» A quel
-tempo i giuochi e passatempi delle corti medesime rammentano tuttavia
-<span class="pagenum" id="Page_207">[207]</span>
-Carlomagno ed i suoi paladini; le carte stesse da giuoco rappresentano
-insiem con l'imperatore in lunga barba l'imagine d'Ildegarda
-e d'Uggero il Danese, e quando Carlo VI, nei lucidi intervalli
-della sua pazzia, giocava con que' suoi grandi tarocchi, ogni volta
-che tra il cavaliere della coppa, la mala morte e il re di denari imbattevasi
-in Carlomagno, non dimenticava di farsi per venerazione
-il segno della croce!
-</p>
-
-<p>
-E Carlo Quinto, che pure agogna l'impero del mondo, non vien
-anch'esso a visitare in Aquisgrana il sepolcro del grande suo antecessore?
-Egli discende in quello, il misura, si prostra e legger vorrebbe
-il proprio destino nel misterioso libro che giace presso l'imperatore
-ivi corcato. Intanto i secoli proseguono il loro corso, e un altro
-conquistatore, un altissimo sovrano, domatore di popoli al pari di
-Carlomagno, e al par di lui legislatore e reggitore di varie nazioni,
-viene anch'esso ad inchinarsi dinanzi a quella gran tomba, e vuol
-essere consacrato con la spada di Carlomagno, e portare la sua corona,
-e toccar con le proprie mani il suo tesoro; poi s'adagia nella sua marmorea
-sedia, quasi a indurne la grandezza dell'edifizio da lui innalzato,
-e ordina che il sepolcro sia ristaurato, e il misura a vedere s'egli
-è fatto a suo dosso, e vuol farvi rinfrescar quell'antica iscrizione che
-vi si leggeva ai dì passati: «Sotto questo monumento giace il corpo
-di Carlo, magno e ortodosso imperatore, che ampliò nobilmente e
-felicemente resse il regno de' Franchi per anni quarantasette. Morì
-settuagenario l'anno dell'incarnazione del Signore 814, indizione VII,
-a dì 28 gennaio<a class="tag" id="tag155" href="#note155">[155]</a><a class="tag" id="tag156" href="#note156">[156]</a>.»
-</p>
-
-<p>
-E in mezzo a questi grandi nomi e a queste splendide celebrità, io
-povero pellegrino farmi a scriver questa cronica di Carlomagno!
-Nè io ebbi già l'arroganza di misurar quella tomba, nè la vanità
-di toccare le sue reliquie, solo mi posi a pregare inginocchiato su
-quella pietra sepolcrale, non altro vedendo attraverso tutte le grandezze
-di quel monumento che la morte, e dicendo come Alcuino:
-«Quando l'uomo è morto, altro romor più non resta se non il sordo
-brulichio del verme che rode il suo cadavere; altro suono non riman
-più dopo noi, se non quello della tromba finale, che a tutti,
-grandi e piccoli, griderà: — Che hai tu fatto per Dio, per la giustizia
-e per l'umanità!»
-</p>
-
-<p class="pad2 center large">
-FINE DEL SECONDO ED ULTIMO VOLUME.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_208">[208]</span>
-</p>
-
-<h2 id="avvertimento">AVVERTIMENTO AI LETTORI</h2>
-</div>
-
-<p>
-Nel sommario del capitolo XVII leggasi <i>Ferraù</i> e non Ferracì, com'è stampato.
-Nella nota del Traduttore, appiè della pagina 64, vol. II, leggasi <i>Policleto</i> e non
-Polignoto. Alla pagina 79 dello stesso volume, linea 43, leggasi <i>mansi</i><a class="tag" id="tag157" href="#note157">[157]</a> in luogo
-di mense, e così ogni volta che ivi torna la stessa parola. Gli altri scorsi di minore
-importanza si lasciano rettificare al colto lettore.
-</p>
-
-<div class="somm">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_209">[209]</span>
-</p>
-
-<h2><a id="indice" href="#indfront">
-INDICE</a>
-<span class="smaller">DEL SECONDO ED ULTIMO VOLUME.</span></h2>
-
-<table class="indice" summary="">
- <tr>
- <td>PERIODO DELL'ORDINAMENTO</td> <td class="pag"><a href="#ordinamento">Pag. 1</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>CAPITOLO I. — <span class="smcap lowercase">CORRISPONDENZE DIPLOMATICHE DI CARLOMAGNO RE E IMPERATORE.</span> — Pratiche con Roma. — Ragioni della lega. Papa Stefano. — Papa Adriano. — Carteggio. — Epistole di Adriano. — Vigilanza sull'Italia. — Papa Leone. — Nuovi legami con la santa sede. — Condizioni respettive dell'Impero e del papato. — Corrispondenza cogli imperatori di Costantinopoli. — Costantino Copronimo. — Leone IV. — Costantino ed Irene. — Disegno di accostamento fra i due imperi. — Lega e proposta di nozze. — Niceforo. — Trattato de' confini. — Negoziati diplomatici coi califfi. — Arun-al-Raschild. — Pratiche cogli emiri saraceni di Spagna. — Colle tribù erranti. — Coll'ettarchia anglo-sassone e i re di Scozia. — (768-814)</td> <td class="pag"><a href="#cap1">3</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>CAPITOLO II. — <span class="smcap lowercase">PRIMO PERIODO DEI CAPITOLARI DI CARLOMAGNO.</span> — Classificazione dei capitolari. — Son essi tolti dal diritto romano? — Fonte ed origine del diritto germanico. — Ordinamento della Chiesa. — Formole ecclesiastiche. — I vescovi. — Riforma. — Capitolari di Francoforte, dei conti, su Tassillone duca di Baviera. — Il gran capitolare <i>De villis</i>. — Diritto domestico. — Spirito generale della prima epoca dei capitolari. — (769-800)</td> <td class="pag"><a href="#cap2">24</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>CAPITOLO III. — <span class="smcap lowercase">OPERE PUBBLICHE, COMMERCIO, INDUSTRIA.</span> — Delle grandi opere che si riferiscono a Carlomagno. — Torri. — Fari. — Campi militari o valli. — Chiese. — La cattedrale d'Aquisgrana. — Tradizioni intorno alle chiese di Colonia e di Magonza. — Il gran ponte sul Reno. — Il gran canale. — Congiunzione del Danubio col Reno. — Commercio. — Unità delle monete. — Il <i>maximum</i>, o tariffa delle merci e delle derrate. — Lusso. — Pellicce. — Gioje. — Fiere e mercati. — Marineria. — Ponti. — Costruzion delle navi. — Custodi dei porti e dei fiumi. — Stato delle compagnie dei barcaiuoli. — (768-814)</td> <td class="pag"><a href="#cap3">38</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>CAPITOLO IV. — <span class="smcap lowercase">STATO DELLE SCIENZE E DELLE LETTERE SOTTO CARLOMAGNO.</span> — Indole scientifica di Carlomagno. — Suo spirito germanico. — Sua inclinazione per la letteratura greca e romana. — Le tre menti del sapere. — Alcuino sassone, <span class="pagenum" id="Page_210">[210]</span> Teodolfo lombardo, Landrado germano. — Protezione alle lettere. — Filosofia. — Astronomia. — Geografia. — Grammatica. — Poesia. — Musica. — Storia e cronache. — Canzoni eroiche. — Pratica generale dell'agricoltura. — Tendenza letteraria. — I dotti. — Le scuole. — Costumi ed usi dei dotti alla corte di Carlomagno. — Carteggio di questo principe. — Alcuni frammenti delle sue lettere. — (768-814)</td> <td class="pag"><a href="#cap4">48</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>CAPITOLO V. — <span class="smcap lowercase">LA CHIESA E LE SUE COSTITUZIONI SOTTO CARLOMAGNO.</span> — Conflitto per l'unità. — Eresie. — Le due principali. — Gl'iconoclasti. — La dottrina di Felice da Urgel. — I libri carolini. — I vescovi. — Gli abbati. — Aspetto dei grandi monasteri. — La regola. — Le cronache. — I cartolari. — Le mense ecclesiastiche. — Abbozzo della famiglia monacale. — Le terre ed i servi. — (768-814.)</td> <td class="pag"><a href="#cap5">63</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>CAPITOLO VI. — <span class="smcap">L'INSTITUZIONE PRINCIPALE DEI <i>MISSI DOMINICI</i>.</span> — Origine dei <i>missi dominici</i>. — Mobilità dei magistrati. — Giuramento dei vassalli. — Tributi. — Ufizio dei <i>missi</i>. — Capitolari ond'è ad essi affidata l'esecuzione. — Toccasi della giustizia. — Delle persone. — Delitti pubblici e privati. — Giurisdizione assoluta sui placiti, sui conti e sui giudici. — Soprantendenza sui monasteri. — Sulle mense reali. — Relazioni dei <i>missi dominici</i> all'imperatore. — Teodolfo, un di questi nel Mezzodì. — Poema intorno alle sue rimembranze. — (802-811)</td> <td class="pag"><a href="#cap6">74</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>CAPITOLO VII. — <span class="smcap lowercase">USI E COSTUMI DEL REGNO DI CARLOMAGNO.</span> — La vita cristiana. — Il battesimo. — Il matrimonio. — Le carte testamentarie. — La morte. — Le corti plenarie. — I banchetti. — Le cacce. — La vita delle foreste. — Vestimenta e lingua. — La tedesca. — La franca. — La romanza. — Relazioni di Carlomagno co' leudi. — I vescovi. — Gli abbati. — Forme delle epistole. — Dei sigilli. — Consuetudini del palazzo per la sottoscrizione delle carte e diplomi. — Monete. — Misure. — (768-814)</td> <td class="pag"><a href="#cap7">83</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>CAPITOLO VIII. — <span class="smcap lowercase">ULTIMO PERIODO DEI CAPITOLARI.</span> — I capitolari legislativi. — Personalità delle leggi barbare, franche, saliche, ripensi, lombarde, visigote, romane. — Capitolare addizionale alle leggi saliche e ripensi. — Analisi del <i>Poliptico dell'abbate Irminone</i>. — Giurisdizione dei conti e del vescovi. — Placiti degli scabini e dei centurioni. — Capitolari circa la milizia. — Forma delle dimande all'imperatore. — Rescritti. — Somiglianza e dissomiglianza tra i sinodi e i placiti. — Indole generale della legislazione di Carlomagno. — (800-814)</td> <td class="pag"><a href="#cap8">94</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>CAPITOLO IX. — <span class="smcap lowercase">FAMIGLIA DI CARLOMAGNO E GLI ULTIMI TRE ANNI DELLA SUA VITA.</span> — Mogli di Carlomagno. — Imeltruda. — Desiderata o Ermengarda. — Ildegarda. — Fastrada. — Luitgarda. — Figli. — Pipino soprannominato il <i>Gobbo</i>. — Congiura di lui contro il padre. — Carlo. — Pipino re d'Italia. — Lodovico re d'Aquitania. — Figlie. — Altre figliuole. — Emma e la leggenda di Eginardo. — Ultimi anni di Carlomagno. — Sua stanza in Aquisgrana. — Accordo con gli Schiavoni e i Danesi. — Testamento di Carlomagno. — Spartizion dell'impero. — Suoi patimenti. — Sua morte. — Considerasi il modo suo di governo. — Forza e debolezza dell'impero. — (768-814)</td> <td class="pag"><a href="#cap9">105</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>CAPITOLO X. — <span class="smcap lowercase">LA CITTÀ E IL DRITTO PRIVATO CARLINGO.</span> — La città romana, la gallica, la franca, la germanica, la longobarda, la gotica. — Il vescovo. — I difensori. — I collegi delle arti. — I conti. — I giudici. — I vidami. — I prevosti. — Gli avvocati. — I centurioni. — Gli scabini. — I buoni uomini. — Diritto privato. — La vendita. — Atti di manumissione. — La locazione. — Il testamento. — Formole <span class="pagenum" id="Page_211">[211]</span> e processure. — Il giuramento. — La testimonianza. — Le prove del fuoco e dell'acqua. — Azione della Chiesa. — Origine del diritto feudale. — (768-814)</td> <td class="pag"><a href="#cap10">122</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>CAPITOLO XI. — <span class="smcap lowercase">CRONICHE, CARTE, DIPLOMI E MONUMENTI DEL REGNO DI CARLOMAGNO.</span> — Le quattro maggiori fonti delle tradizioni istoriche. — Le croniche intorno a Carlomagno. — Gli <i>Annali d'Eginardo</i>. — I <i>Fatti a la gesta dell'imperatore</i> del monaco di San Gallo. — La <i>Cronaca di San Dionigi</i>. — Il <i>Poeta sassone</i>. — L'arcivescovo Turpino. — Le vite dei santi. — Le leggende. — Carte. — Diplomi. — Esame del cartolare di Sithieu. — Carteggio dei papi. — Canzoni eroiche e croniche in verso. — Tradizioni verbali. — Pellegrinaggio sulle rive del Reno. — Riputazione di Carlomagno appo il popolo alemanno. — Leggenda intorno a lui come santo. — Culto alla imagine di lui. — (768-814)</td> <td class="pag"><a href="#cap11">134</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>CAPITOLO XII. — <span class="smcap lowercase">INDOLE E CARATTERE LETTERARIA DEL PERIODO CARLINGO.</span> — Opere letterarie di Carlomagno. — Frammenti delle sue lettere. — Suoi versi. — Biografia d'Angilberto. — Landrado, arcivescovo di Lione. — Agobardo. — Turpino, arcivescovo di Reims. — Teodolfo, vescovo d'Orleans. — Adalardo, abbate di Corbia. — Angesiso, abbate di Fontenelle. — Felice, vescovo di Urgel. — San Benedetto d'Aniano. — Altri scrittori oscuri. — Gli studi alla fine dell'impero di Carlomagno. — Quanto ei fece a favor delle lettere e delle scienze. — Teologia. — Filosofia. — Scuole e biblioteche monastiche. — Prototipi della scienza germanica. — San Gallo. — Fulda. — Magonza. — Scuole dell'Austrasia. — Metz. — Verdun. — Scuole della Neustria. — San Germano di Parigi. — Corbia. — San Martino di Tours. — Scuole italiche. — Montecassino. — Morte del diacono Paolo, Lombardo. — Inizio del secolo letterario di Lodovico, figliuolo di Carlomagno. — Incmaro, arcivescovo di Reims. — Lupo, abbate di Ferrieres. — Pascasio Radberto. — (800-814)</td> <td class="pag"><a href="#cap12">149</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>CAPITOLO XIII. — <span class="smcap lowercase">QUANTO RIMASE IN PIEDI DELL'OPERA DI CARLOMAGNO.</span> — 1.º Leggi. — Avanzi della legge salica. — Ripense. — Borgognona. — Longobardica. — Sassone. — I Capitolari. — Incremento del diritto ecclesiastico. — Decretali. — Dionigi il Picciolo. — Isidoro Mercatore. — Prima origine del diritto feudale. — Ultime vestigia delle leggi carlinghe. — 2.º Istituzioni. — Le Assemblee. Quali diventano. — Come composte alla fine del regno di Carlomagno. — I conti. — I due regni d'Aquitania e d'Italia. — Ordinamento dei conti. — I <i>missi dominici</i> o messi regii. — Stato delle persone. — I vescovi. — Gli abbati. — Gli uomini liberi. — Diverse nature d'uomini liberi e di servi. — 3.º Quali divenissero i popoli alla morte di Carlomagno. — L'impero di Bisanzio. — Il califfato. — Gli Alemanni. — I Sassoni. — I Frisoni. — Gli Italiani. — I Longobardi. — Gli Aquitani. — I Goti. — La vera Francia. — Invasioni dei Normanni. — 4.º Che avvenisse del commercio. — Comunicazioni fra popolo e popolo. — Disertamento delle campagne. — Distruzione del monumenti carlinghi. — Strazio delle arti. — 5.º Avanzi della famiglia di Carlomagno. — Morte dei due più abili figli suoi. — Carlo e Pipino. — Lodovico il Pio, solo superstite, infemminito dalla meridionale sua residenza. — Scontentezza suscitata dall'associazione di lui alla corona, e sua esaltazione. — (Secolo nono)</td> <td class="pag"><a href="#cap13">171</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>RICAPITOLAZIONE. <span class="smcap lowercase">PERIODO DELL'ORDINAMENTO</span> (768-814)</td> <td class="pag"><a href="#riepilogo">197</a></td>
- </tr>
-</table>
-<hr />
-</div>
-
-<div class="footnotes">
-
-<h2>
-NOTE:
-</h2>
-
-<div class="footnote" id="note1">
-<p><span class="label"><a href="#tag1">1</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Stefano I governò la Chiesa dall'anno 752 al 757; Stefano II fu eletto papa
-nel 768 e morì nel 772, ed Adriano occupò la sedia pontificia dal 772 al 795.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note2">
-<p><span class="label"><a href="#tag2">2</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Notisi che qui non si parla di Roma, come bene avverte il Muratori, ma del Castello
-di Felicità, che credesi esser la Città di Castello d'oggidì. <i>Il Traduttore</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note3">
-<p><span class="label"><a href="#tag3">3</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Questo Reginaldo era, come appar chiaro, un conte di razza franca, che conservava
-l'indole sua anticlericale come Carlo Martello. Ch'ei fosse per avventura il
-medesimo che l'altiero e inesorabile Rinaldo di Montalbano, della famiglia meridionale
-d'Amone?<a class="tag" id="tag4" href="#note4">[4]</a> Questa lettera è la VII del <i>Cod. Carol.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note4">
-<p><span class="label"><a href="#tag4">4</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Come poteva costui essere Rinaldo di Montalbano, se nella medesima lettera di papa Adriano
-è detto ch'egli era fin dai tempi del re Desiderio seminatore di discordie e di liti? In fatti egli
-era stato, come dice il Muratori, <i>Gastaldo</i> nella stessa terra di <i>Felicità</i>, per conto di quest'ultimo
-re, e fu poi da Carlomagno creato conte di Chiusi. Laonde, anzichè di origine franca, è verisimile
-ch'ei fosse di coloro che tradirono il re dei Longobardi, ed avesse, nella detta promozione, il
-premio del suo tradimento. <i>Il Traduttore</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note5">
-<p><span class="label"><a href="#tag5">5</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Per tutte queste contese de' Lombardi e Napolitani co' papi, consultisi il Muratori:
-<i>Annal. ital. medii aevi, ad ann.</i> 774-795.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note6">
-<p><span class="label"><a href="#tag6">6</a>.&nbsp;&nbsp;</span>I Napolitani erano a que' dì in pieno accordo co' Greci, e servivano d'ausiliari
-agli imperatori di Bisanzio. La Sicilia era soggetta ad un patrizio greco; ma
-le irruzioni dei Saraceni non lasciavano pure un momento in pace quegli abitanti.
-(V. Muratori <i>Dissert. de Ital. medii aevi</i> V.)</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note7">
-<p><span class="label"><a href="#tag7">7</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Notammo già che in queste epistole i papi usavano la seconda persona nel numero
-dei più: <i>Excellentia vestra</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note8">
-<p><span class="label"><a href="#tag8">8</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Codex Carol</i>. Epist. XIX.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note9">
-<p><span class="label"><a href="#tag9">9</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Alla foggia delle processioni greche.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note10">
-<p><span class="label"><a href="#tag10">10</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Codex Carolin.</i> Epist. XXXI.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note11">
-<p><span class="label"><a href="#tag11">11</a>.&nbsp;&nbsp;</span></p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>Post Patrem lacrymans Carolus haec carmina scripsi.</i></p>
-<p class="i02"> <i>Tu mihi dulcis amor: te modo piango Pater</i>...</p>
-<p class="i01"><i>Nomina jungo simul titulis clarissima nostra;</i></p>
-<p class="i02"> <i>Adrianus, Carolus; Rex, ego tuque Pater</i>...</p>
-<p class="i01"><i>Tum memor esto tui nati, Pater optime, posco,</i></p>
-<p class="i02"> <i>Cum Patre dic natus pergat et iste tuus.</i></p>
-</div></div>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note12">
-<p><span class="label"><a href="#tag12">12</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Gl'Imperatori di Costantinopoli non davano altro nome che quello di figliuolo
-agli altri principi.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note13">
-<p><span class="label"><a href="#tag13">13</a>.&nbsp;&nbsp;</span>I Greci tornarono ancora in legazione, come si pare dalle <i>Croniche di San
-Dionigi</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note14">
-<p><span class="label"><a href="#tag14">14</a>.&nbsp;&nbsp;</span>La corrispondenza del califfi con la schiatta carlinga comincia fin dal regno di
-Pipino. Vedi il Continuatore di Fredegario ad ann. 763.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note15">
-<p><span class="label"><a href="#tag15">15</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Quest'orologio servì certo di modello a tutti gli altri che si veggono in quasi
-tutte le cattedrali del medio evo<a class="tag" id="tag16" href="#note16">[16]</a>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note16">
-<p><span class="label"><a href="#tag16">16</a>.&nbsp;&nbsp;</span>L'Ughelli nell'<i>Italia sacra</i>, e il Maffei nella <i>Verona illustrata</i>, attribuiscono, non senza
-buone ragioni, l'invenzione degli orologi a ruota a Pacifico, arcidiacono di Verona, che vuolsi
-nato nel 778 e morto nell'846. <i>Il Traduttore.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note17">
-<p><span class="label"><a href="#tag17">17</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Monach. S. Galli</i> lib. II. Qui il poetico cronista si lascia trasportar dal genio
-suo descrittivo, a cui andiam debitori dell'ammirabil pittura, che segue, d'una caccia
-di Carlo nelle selve delle Ardenne o della Svevia.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note18">
-<p><span class="label"><a href="#tag18">18</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Di quest'animale abbiamo una vivissima descrizione nella Istoria del Giambullari,
-lib. IV, p. 201, edizione del Belloni, 1827. <i>Il Traduttore.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note19">
-<p><span class="label"><a href="#tag19">19</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il monaco di San Gallo altro non fa qui che scrivere una formal querela contro
-que' conti e governatori, e porla in bocca agli ambasciatori di Arun.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note20">
-<p><span class="label"><a href="#tag20">20</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ci restan parecchie canzoni eroiche intorno alla <i>Conquista di Gerusalemme</i>
-fatta da Carlomagno, e se ne può veder una originale nei manoscritti della Bilioteca
-reale, n. 7192, in fol.; ed un'altra nella Biblioteca dell'Arsenale; belle lettere,
-n. 165 in fol.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note21">
-<p><span class="label"><a href="#tag21">21</a>.&nbsp;&nbsp;</span>A me sembra fuor d'ogni dubbio che dalla voce araba <i>emir</i> o <i>amir</i>, a cui aggiungevano
-l'articolo al, sia venuta in origine la nostra di <i>Almirante</i>, poi <i>Ammirante</i>,
-e infine <i>Ammiraglio</i>, come tenne anche il Muratori. Infatti gli antichi Italiani,
-del par che tutti gli altri Europei, conobbero per lo più in questi emiri i
-capitani delle flotte saracene, che vennero ad invadere i liti della Spagna, della
-Sicilia, e così via. Che più? la <i>Cronaca di san Dionigi</i>, nominando in quel suo
-antichissimo francese un di questi emiri, il chiama amiraus che ognun vede quanto
-s'appresti all'ammiraglio nostro. Il Gherardini, con l'usata dottrina sua, ha riferito
-tutte le opinioni dei lessicografi, intorno all'origine di questa parola, senza chiarirsi
-per alcuna. <i>Il Traduttore</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note22">
-<p><span class="label"><a href="#tag22">22</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il che mi ha fatto rinunziar al pensiero di compilar un Codice carolino nell'ordine
-delle materie, com'è usato nelle <i>Istituzioni</i> di Giustiniano e nelle <i>Pandette</i>
-del Pothier, opera che, oltre all'essere sostanzialmente arbitraria, darebbe
-altresì una falsissima cognizione dei capitolari e della civiltà che gli ha prodotti.
-Dappoi che il Pertz ha pubblicato il suo <i>Corpus Juris</i> carolino il Belusio dee parere
-incompiuto; ma pure si vuol saper grado a questo primo compilatore, d'aver
-separato i concilii dai capitolari.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note23">
-<p><span class="label"><a href="#tag23">23</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Capitolare del marzo 779.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note24">
-<p><span class="label"><a href="#tag24">24</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Solvat bannum.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note25">
-<p><span class="label"><a href="#tag25">25</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Casata</i>, picciola casa con alcune terre attinenti. Vedi la <i>Polyptyque d'Irminon</i>,
-pubblicata dal Guérard; Parigi.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note26">
-<p><span class="label"><a href="#tag26">26</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Mancipia.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note27">
-<p><span class="label"><a href="#tag27">27</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Servus.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note28">
-<p><span class="label"><a href="#tag28">28</a>.&nbsp;&nbsp;</span>779.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note29">
-<p><span class="label"><a href="#tag29">29</a>.&nbsp;&nbsp;</span>La fame che logorò in quest'anno la generazione.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note30">
-<p><span class="label"><a href="#tag30">30</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Di qui l'origin sassone della tassa de' poveri.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note31">
-<p><span class="label"><a href="#tag31">31</a>.&nbsp;&nbsp;</span>In Inghilterra sono ancora in uso i pubblici digiuni.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note32">
-<p><span class="label"><a href="#tag32">32</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Difficilissimo sopra tutto fu ad estirpar nei monasteri l'uso della caccia.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note33">
-<p><span class="label"><a href="#tag33">33</a>.&nbsp;&nbsp;</span>È questa una superstizione germanica che si trova negli usi di quella nazione.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note34">
-<p><span class="label"><a href="#tag34">34</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Capitul.</i> 789. È cosa importantissima di ben notare la diversità delle condizioni
-nel Franco, nel Romano e nel Gallo. Appunto dalla diversità delle composizioni
-e delle ammende si stabilisce nel diritto pubblico di quel tempo la distinzione
-degli ordini. Il Montesquieu ha trattato con grande magistero questo
-soggetto. <i>Esprit des Lois XXVIII.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note35">
-<p><span class="label"><a href="#tag35">35</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Per le monete e le misure dei Carolingi, si vuol consultare Leblanc, <i>Trattato
-delle monete</i> e il glossario del Guérard nella <i>Politica dell'abate Irminons</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note36">
-<p><span class="label"><a href="#tag36">36</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Capitul., ann.</i> 787.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note37">
-<p><span class="label"><a href="#tag37">37</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Parmi bene di notar qui che l'amministrazione delle tenute regie era cosa importantissima
-nel modo adottato da Carlomagno, poichè quest'era la parte principale
-della pubblica entrata.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note38">
-<p><span class="label"><a href="#tag38">38</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Tale si era la legge sassone, e fu accettata anche dalla legislazione inglese, che
-puniva di morte il furto commesso ne' campi. Sol da pochi anni in qua fu ivi modificato
-il codice penale.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note39">
-<p><span class="label"><a href="#tag39">39</a>.&nbsp;&nbsp;</span>La legge franca ammetteva la redenzione delle pene corporali per mezzo della
-composizione.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note40">
-<p><span class="label"><a href="#tag40">40</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Giudice qui si piglia nel senso di conte.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note41">
-<p><span class="label"><a href="#tag41">41</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Anche l'astinenza imposta fino all'esecuzione degli ordini sovrani era tolta dalla
-legislazione sassone.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note42">
-<p><span class="label"><a href="#tag42">42</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Non so perchè l'autore qui traduce <i>mais</i>, che al tempo di Carlomagno non era
-certo ancor coltivato in Europa. <i>Il Traduttore.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note43">
-<p><span class="label"><a href="#tag43">43</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ho di nuovo indagato che intender vogliono i capitolari per <i>casata</i>, ed è chiaro
-che, secondo il Polyptyque dell'abate Irminone non era altrimenti che una masseria,
-però che questa comprendeva parecchie casate. A parer mio la <i>casata</i> era
-una casa o capanna, l'abitazione d'una famiglia, d'onde venne la voce italiana
-casa<a class="tag" id="tag44" href="#note44">[44]</a>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note44">
-<p><span class="label"><a href="#tag44">44</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cicerone, Terenzio e Seneca usarono <i>casa</i> a significar l'umile tetto de' poveri, ed è ben più
-probabile che di là venga la <i>casa</i> dei capitolari e la <i>casa</i> degl'Italiani. <i>Il Traduttore.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note45">
-<p><span class="label"><a href="#tag45">45</a>.&nbsp;&nbsp;</span>È una legge di precauzione contro il dissodar delle terre, chè la foresta era
-il nido della libertà e della vita germanica. Vedi il Ducange alla voce <i>forest</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note46">
-<p><span class="label"><a href="#tag46">46</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Capitul. De villis</i>, ann. 800.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note47">
-<p><span class="label"><a href="#tag47">47</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il capitolare <i>De villis</i> reca la data dell'800, l'anno istesso in cui Carlomagno
-effettuò il gran suo disegno della ristaurazione dell'Impero d'Occidente; e così accanto
-alla porpora de' Cesari la minuta coltivazione degli orti!</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note48">
-<p><span class="label"><a href="#tag48">48</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Tutte queste ruine carlinghe sono spoglie d'ornati, e veder se ne possono alcuni
-avanzi ancora a Poitiers ed a San Benedetto alla Loira.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note49">
-<p><span class="label"><a href="#tag49">49</a>.&nbsp;&nbsp;</span>E il porfido non è marmo forse? <i>Il Traduttore.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note50">
-<p><span class="label"><a href="#tag50">50</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Mi fu detto che un insigne scultore, cui fu allogata la statua di Carlomagno
-per la Camera del Pari, recatosi ad Aquisgrana per misurar le ossa dell'Imperatore,
-le trovasse pari a quelle d'un uomo di statura ordinaria. Forse l'artefice fu
-tratto in inganno, però che gli avanzi del cranio e della mano, se son veramente
-di Carlomagno, paiono sterminati.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note51">
-<p><span class="label"><a href="#tag51">51</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Veggasi la canzone eroica di <i>Rinaldo di Montalbano</i> e la leggenda sulla cattedrale
-di Colonia. Anche Malagigi s'era fatto muratore, e Carlomagno portava
-per umiltà grossissimi petroni.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note52">
-<p><span class="label"><a href="#tag52">52</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Monach. S. Galli</i>, lib. I.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note53">
-<p><span class="label"><a href="#tag53">53</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Carlomagno trovavasi a Ratisbona l'anno 794.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note54">
-<p><span class="label"><a href="#tag54">54</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Gli abitanti additano un picciol argine, che procede sino al villaggio di Dettenheim,
-e dicono esser un avanzo del gran canale di Carlomagno.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note55">
-<p><span class="label"><a href="#tag55">55</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Monach. S. Gall.</i> lib. II. Questo varrà a dar un indizio del vestir lussurioso di
-que' tempi, e dell'estensione del commercio con Bisanzio. Quelle sontuose vesti dei
-leudi e dei baroni venivano da Roma, da Venezia e da Costantinopoli.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note56">
-<p><span class="label"><a href="#tag56">56</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il Muratori, accennando pur questo fatto, dice che avvenne mentre Carlo trovavasi
-alla conquista del Friuli. <i>Il Traduttore.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note57">
-<p><span class="label"><a href="#tag57">57</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ho scorso tutti i diplomi dati da Carlomagno che ancor ci rimangono negli
-<i>Archivi del regno</i>, e tutti recano il monogramma di <i>Karolus</i> assai bene formato.
-Ma chi non sa che il più delle volte erano i <i>cancellarii</i> e gli <i>scribi</i> che segnavan
-pure il monogramma del principe?</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note58">
-<p><span class="label"><a href="#tag58">58</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Eginardo afferma che il medesimo imperatore <i>delectabatur in libris sancti Augustini</i>!</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note59">
-<p><span class="label"><a href="#tag59">59</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Alcuin. <i>Epist.</i> 4.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note60">
-<p><span class="label"><a href="#tag60">60</a>.&nbsp;&nbsp;</span>I nomi di <i>Est</i>, <i>Ovest</i>, <i>Sud</i> e <i>Nord</i>, dati ai punti cardinali, e che durano anche
-oggidì nella geografia, ci vengono appunto dai tempi di Carlomagno. <i>Il Traduttore.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note61">
-<p><span class="label"><a href="#tag61">61</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Monach. S. Galli</i>, lib. I.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note62">
-<p><span class="label"><a href="#tag62">62</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Appunto Carlomagno erasi dato questo santo e regio nome; cosa che l'autore
-non si curò di notare. Egli dimenticò pur d'accennare fra i dotti da quel principe
-protetti e favoriti, Sigulfo collega d'Alcuino, Pietro Pisano, il gran Paolino d'Aquileia,
-Angilberto e parecchi altri. <i>Il Traduttore.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note63">
-<p><span class="label"><a href="#tag63">63</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Alcuino grandemente si duole di questa scarsezza di libri <i>Epistol.</i> 1 e 70. Ma
-pur Carlomagno aveva una copiosissima libreria tratta in gran parte da Roma e da
-Costantinopoli, ed Alcuino si lagna di non averla in sua balía. <i>Epist.</i> 10.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note64">
-<p><span class="label"><a href="#tag64">64</a>.&nbsp;&nbsp;</span>E l'autore non ha affermato, a pag. 50, che i libri d'Aristotile non furono
-a quei tempi conosciuti se non per le traduzioni degli Arabi? <i>Il Traduttore.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note65">
-<p><span class="label"><a href="#tag65">65</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il monogramma del secondo lignaggio è quasi sempre il medesimo sì per
-Lodovico il Pio e Carlo il Calvo, come per Carlomagno. Esso è pur sempre il &nbsp;&nbsp;<span class="division"><span class="numerator">a</span><span class="denominator">us&nbsp;K&nbsp;ro</span><span class="division"><span class="numerator">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;l</span></span></span>&nbsp;&nbsp; ovvero la croce greca &nbsp;&nbsp;<span class="division"><span class="numerator2">ka | r&nbsp;&nbsp;</span><span class="denominator">lus | o&nbsp;&nbsp;</span></span>
-</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note66">
-<p><span class="label"><a href="#tag66">66</a>.&nbsp;&nbsp;</span>La versione francese di questa lettera è alquanto intralciata e confusa, nè
-avendo noi sott'occhi il testo latino, abbiam potuto chiarirla più di così. <i>Il Traduttore.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note67">
-<p><span class="label"><a href="#tag67">67</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Castaldii</i>, lo stesso che castellani. Questa voce, passata nella lingua italiana, si
-è poi venuta, come tante altre, mutando, sì che ora <i>castaldo</i> non altro significa più
-fra noi che fattore di villa. <i>Il Traduttore.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note68">
-<p><span class="label"><a href="#tag68">68</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Queste lettere di Carlomagno, danno tuttavia a conoscere il sistema giudiziario
-ecclesiastico, e per poco non dissi feudale dal periodo carlingo. Ci ha pure due
-frammenti di lettere indiritte a Paolo Diacono, pubblicati dal Fabbricio. Una di
-esse principia con questi versi:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>Parvula rex Carolus seniori carmina Paulo,</i></p>
-<p class="i01"><i>Dilecto fratri, mittit honore pio.</i></p>
-<p class="i04"> (Fabricius, <i>Bibliot. Med. et infim. latinit.</i>, l. 3.)</p>
-</div></div>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note69">
-<p><span class="label"><a href="#tag69">69</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Sorties des ciseaux d'Apelle et de Phidias</i>: così il testo. Forse l'autore volle
-nominar Policleto, o Lisippo, o qualch'altro di que' grandi scultori, perchè Apelle
-tutti sanno essere stato eccellentissimo pittore, e non istatuario mai. <i>Il Traduttore.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note70">
-<p><span class="label"><a href="#tag70">70</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Notisi che il concilio di Francoforte non fu in questa parte approvato dalla
-Chiesa. <i>Il Traduttore.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note71">
-<p><span class="label"><a href="#tag71">71</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ognun già s'avvede che l'autore accenna qui, senza nominarlo, al camposanto
-di Pisa. <i>Il Traduttore.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note72">
-<p><span class="label"><a href="#tag72">72</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Come leggevasi nell'epitafio d'Alcuino, a Tours, nella chiesa di San Martino:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>Quod nunc es fueram</i>...</p>
-<p class="i01"><i>Et quod nunc ego sum, tuque futurus eris.</i></p>
-<p class="i01"><i>Delicias mundi casso sectabar amore:</i></p>
-<p class="i01"><i>Nunc cinis et pulvis, vermibus atque cibus.</i></p>
-</div></div>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note73">
-<p><span class="label"><a href="#tag73">73</a>.&nbsp;&nbsp;</span>I cartolari pigliarono il loro nome da <i>charta</i> (diploma); infatti essi comprendono
-la maggior parte dei diplomi de' monasteri.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note74">
-<p><span class="label"><a href="#tag74">74</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Centralisation</i>. Mi son giovato, nel render questa parola, dell'esempio di ottimi
-scrittori, come sono il Salvini, il Magalotti, l'Algarotti, il Gozzi e tanti altri, che
-recarono nel nostro idioma voci di altri stranieri, temperandole in modo che paresser
-natíe. Abbiamo <i>unificare</i>, ridurre in unità, con molti altri verbi di questa
-natura; e perchè negherem la cittadinanza a <i>centrificare</i>, loro fratel carnale, quando
-un altro non ne abbiamo che spieghi così a punto la cosa che si vuol significare?
-E ammesso il verbo, ammetter si deggiono pure i suoi derivati, e dar quindi
-salvocondotto anche a <i>centrificazione</i>. Ricordiamoci che ogni lingua ferma è lingua
-morta. <i>Il Traduttore</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note75">
-<p><span class="label"><a href="#tag75">75</a>.&nbsp;&nbsp;</span>In alcuni luoghi più sopra ho tradotto <i>plaid</i>, il <i>placitum</i> dell'infima latinità,
-in <i>udienza</i>, perchè in fatti cotesti <i>placiti</i> altro non erano che udienze solenni dei
-principi o de' suoi tribunali. Ora, tuttavia che trattasi di proposito di questa instituzione,
-parmi bene additarla con l'antiquato suo nome; e chi ne vuol sapere più
-oltre vegga il Ducange alla voce <i>placita</i>. <i>Il Traduttore</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note76">
-<p><span class="label"><a href="#tag76">76</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Questo mirava a impedire i falsi giuramenti per ubbriachezza.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note77">
-<p><span class="label"><a href="#tag77">77</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Questa necessità di muovere alla guerra, lasciando la moglie o la figlia in custodia
-di due vassalli, fu cagione che venisse nel codice penale contemplato il caso
-che il vassallo facesse ingiuria alla donna del suo signore. In Inghilterra, dove si
-è conservata la legge feudale, v'è pena di morte per l'adulterio con la regina.
-(V. <i>Statutes of Treasons</i>, 96, Edouard. III.)</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note78">
-<p><span class="label"><a href="#tag78">78</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Questo punto è in perfetta contradizione col precedente, dov'anzi è detto di
-recare tutte le cause innanzi a loro; ma, non avendo potuto procurarci il testo
-latino, ci convenne lasciar la contradizione, anzichè rimediarla con parole di
-nostro capo. <i>Il Traduttore</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note79">
-<p><span class="label"><a href="#tag79">79</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Elemosina pro remissione peccatorum.</i> Tale si era la formola consueta.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note80">
-<p><span class="label"><a href="#tag80">80</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il testo dice <i>huit siécles aprés</i>, ma è scorso di penna o di stampa, in cui l'autore
-cadde anche alla faccia 402 del primo volume. Un critico della <i>Revue de Paris</i>
-gli fece gran colpa anche di questo errore, ma la colpa è sua, chè non vide, com'esso
-era già avvertito e corretto appiè del volume stesso. <i>Il Traduttore.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note81">
-<p><span class="label"><a href="#tag81">81</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Poeta Saxo</i>, lib. II.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note82">
-<p><span class="label"><a href="#tag82">82</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Pare da ciò che le donne de' tempi di Carlomagno si tignesser le carni e il
-viso di belletto, come le matrone romane.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note83">
-<p><span class="label"><a href="#tag83">83</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Meloniceo, quo malvarum stamine conficitur.</i> (Nota dei Benedettini).</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note84">
-<p><span class="label"><a href="#tag84">84</a>.&nbsp;&nbsp;</span>L'autore addita qui gli ufiziali del palazzo, ora co' loro nomi, ed ora col soprannomi
-che solitamente fra loro si davano i famigliari di Carlomagno. Così Alcuino
-chiama ne' suoi versi, a quando a quando, il re Carlo <i>Davidde</i>, Angilberto,
-<i>Omero</i>, Ribodio, <i>Macario</i>, e via via. In questo componimento di Teodolfo, i nomi
-di <i>Tirsi</i>, di <i>Lentulo</i>, di <i>Menalca</i>, e parecchi altri, non sono altrimenti nomi propri,
-ma imaginati.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note85">
-<p><span class="label"><a href="#tag85">85</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Flacco</i> e <i>Calliopeo</i> erano i nomi accademici d'Alcuino. <i>Il Traduttore.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note86">
-<p><span class="label"><a href="#tag86">86</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Costui era certamente il nano di Carlomagno.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note87">
-<p><span class="label"><a href="#tag87">87</a>.&nbsp;&nbsp;</span>E di due Napoleone. <i>Il Traduttore.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note88">
-<p><span class="label"><a href="#tag88">88</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Ostroniwint</i> (Est); <i>Suudunstroni</i> (Sud-Est); <i>Sundroni</i> (Sud); <i>Nordromi</i> (Nord);
-<i>Westnordromi</i> (Nord-Ovest); tutte parole d'origine sassone.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note89">
-<p><span class="label"><a href="#tag89">89</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Qui l'autore riporta due storielle d'un topo imbalsamato e d'una verga d'oro,
-narrate dal monaco a disdoro d'un vescovo, che noi abbiamo intralasciate siccome
-scurrili e disdicevoli alla dignità della storia. <i>Il Traduttore</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note90">
-<p><span class="label"><a href="#tag90">90</a>.&nbsp;&nbsp;</span>La legge salica, la ripense, la borgundica e la visigotica furono i quattro maggiori
-codici dei Barbari. Le leggi longobardiche appartenevano più particolarmente
-all'Italia.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note91">
-<p><span class="label"><a href="#tag91">91</a>.&nbsp;&nbsp;</span>La legge salica e la ripense non eran, di loro natura, imparziali, e stabilivano
-alcune distinzioni tra i Franchi e i Romani, anche solo che fossero commensali,
-o seguaci del re: <i>Si Romanus homo conviva regis fuerit</i>; pel Romano benestante,
-<i>qui res in pago ubi remanet proprias habet</i>, la composizione era solo di cento
-soldi.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note92">
-<p><span class="label"><a href="#tag92">92</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Non ho mai potuto trovar l'origin vera di questa parola <i>breve</i>, a significar
-terra o tenuta, e tuttavia pigliar non la si può che in questo senso<a class="tag" id="tag93" href="#note93">[93]</a>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note93">
-<p><span class="label"><a href="#tag93">93</a>.&nbsp;&nbsp;</span>I Latini usarono <i>brevia</i>, al plurale, a significar secche, renai, un luogo sterile in somma:
-egli è quindi probabile che indi venisse il nome di <i>breve</i> ad una terra o tenuta de' monaci, che
-prima era brutta ed incolta e poco men che un renaio; se pur non si volle, per la picciolezza del
-podere, far un'antitesi al <i>latifundium</i> dei Romani, od anche, più probabilmente, applicare alla
-cosa il nome del modo in che veniva acquistata, da che, a quei tempi, chiamavansi <i>Brevi</i> (<i>Breves
-recordationis</i>) gli atti che a' dì nostri si chiamano istromenti o scritture. <i>Il Traduttore.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note94">
-<p><span class="label"><a href="#tag94">94</a>.&nbsp;&nbsp;</span>La <i>corvee</i>, dalla voce latina <i>curvada</i> o <i>curvata</i>, che viene dal Guérard spiegata
-nel modo seguente: <i>opera agrestis plerumque unius diei, maxime aratoria,
-ad sationes agrorum faciendas, a rusticis dominis præstita</i>. (<i>Glossarium peculiare</i>.)</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note95">
-<p><span class="label"><a href="#tag95">95</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Specimen Breviarii rerum fiscalium Karoli Magni</i> in I. G. <i>Eckardi</i>, <i>Comment.
-de rebus Franc. orient.</i> t. II., pag. 902-910.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note96">
-<p><span class="label"><a href="#tag96">96</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Questa biblioteca religiosa non altro conteneva che i libri dell'Antico e del
-Nuovo Testamento. (<i>Appendix</i>, p. 297.)</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note97">
-<p><span class="label"><a href="#tag97">97</a>.&nbsp;&nbsp;</span>«Le manomissioni si faceano o per carta, o per testamento, o dal vescovo pubblicamente
-in <i>cornu altaris</i>.» Così il cavaliere Luigi Cibrario, alla pag. 64, vol. I.
-seconda edizione della pregevolissima opera sua intorno all'<i>Economia politica del
-medio evo</i>. <i>Il Traduttore.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note98">
-<p><span class="label"><a href="#tag98">98</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedesi chiaro qui che la terra costituisce il debito del servigio; i benefizi e le
-mense obbligano altrui alla milizia.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note99">
-<p><span class="label"><a href="#tag99">99</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Centenier.</i> Così traduce l'autore il <i>centenarius</i> dei capitolari, che significava un
-capo e giudice di cento, e chiamavasi anche con altro nome, <i>sculdassius</i>. A me parve
-di voltarlo in centurione, per accostarmi all'uso di non pochi comuni d'Italia, che
-sotto questo titolo serbarono per gran tempo que' magistrati. <i>Il Traduttore.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note100">
-<p><span class="label"><a href="#tag100">100</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Capitular.</i>, ad ann. 810. Veggansi i capitoli X e XIII di quest'opera.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note101">
-<p><span class="label"><a href="#tag101">101</a>.&nbsp;&nbsp;</span>La legge <i>gombeta</i>, compilata da Gondebaldo, era speciale ai Borgognoni, e durò
-per tempo lunghissimo; tanto che la si trova usata anche sotto Lodovico Pio, come
-risulta dalle epistole d'Agobardo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note102">
-<p><span class="label"><a href="#tag102">102</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Questo capitolare è un'appendice a quell'altro anteriore <i>de Villis</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note103">
-<p><span class="label"><a href="#tag103">103</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Lidi o liti, o leuti e leudi, chiamavansi dai Franchi e dagli Alemanni, que'
-censuari, che dai Longobardi erano chiamali aldioni.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note104">
-<p><span class="label"><a href="#tag104">104</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Questo terzo al re, era quell'ammenda che chiamavasi fredo<a class="tag" id="tag105" href="#note105">[105]</a>, e pagavasi al
-signore. La legge ripense avea stabilito il <i>fredo</i> al terzo, come sta scritto nel
-cap. 88.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note105">
-<p><span class="label"><a href="#tag105">105</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Fredo, secondo il Cibrario, nell'opera sua soprallodata, significava l'ammenda della composizione
-in generale, di cui una parte andava all'offeso od ai suoi eredi, e una parte al fisco: e oltre al
-nome di <i>fredus</i>, avea quello ancora di <i>leudus</i>, e l'altro germanico di <i>warigelt</i>. <i>Il Traduttore.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note106">
-<p><span class="label"><a href="#tag106">106</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ildegarda morì dell'anno 782.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note107">
-<p><span class="label"><a href="#tag107">107</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Fastrada uscì di vita nel 794.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note108">
-<p><span class="label"><a href="#tag108">108</a>.&nbsp;&nbsp;</span>A dì 4 giugno, come reca il libro de' Morti.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note109">
-<p><span class="label"><a href="#tag109">109</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il Muratori afferma che il figlio deputato da Carlomagno a farsi incontro a papa
-Leone fu Pipino, re d'Italia. <i>Il Traduttore.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note110">
-<p><span class="label"><a href="#tag110">110</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Berta fu madre dello storico Nitardo, che scrisse gli <i>Annali</i> del suo tempo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note111">
-<p><span class="label"><a href="#tag111">111</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Carlomagno ebbe ancora molti altri bastardi, fra' quali Ugo, abbate di San
-Quintino, che fu ucciso in una battaglia contro i Saracini, a dì 7 giugno 844, e
-Dragone, vescovo di Metz, morto nel 855.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note112">
-<p><span class="label"><a href="#tag112">112</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il P. Bouquet nota che nessuna cronica parla di questa figlia Emma; Eginardo
-non la nomina punto, e Lodovico il Pio, nel concedere, in certo diploma,
-un feudo a Eginardo ed alla moglie sua, non accenna punto ch'ella fosse sua sorella.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note113">
-<p><span class="label"><a href="#tag113">113</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Veggasi quel che dice Eginardo stesso, e Nitardo dogo di lui, intorno ai costumi
-liberissimi delle figlie di Carlomagno.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note114">
-<p><span class="label"><a href="#tag114">114</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Eginardo ebbe in fatti una legazione a Roma.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note115">
-<p><span class="label"><a href="#tag115">115</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Indubitato si è che Eginardo ebbe Emma o Imma per moglie, la quale da Lupo,
-abbate di Ferriere, è chiamata <i>nobilissima fœmina</i>. Il Mabillon crede che l'avventura
-sia vera. Il P. Bouquet la contraddice; e il P. Rivet non la mette pure
-in dubbio.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note116">
-<p><span class="label"><a href="#tag116">116</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il P. Bouquet, <i>Hist. Gall. Collect</i>. t. V, pag. 383. Eginardo si fece indi monaco,
-ed il suo carteggio, pubblicato dai Benedettini nel t. VI della loro grande
-raccolta, è curiosissimo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note117">
-<p><span class="label"><a href="#tag117">117</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Eginardo fu abate prima di Fontenelle, poi di San Pietro e San Bavone, a
-Gand, e fondò la badia di Selingestad, nella sua propria terra di Mulenheim.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note118">
-<p><span class="label"><a href="#tag118">118</a>.&nbsp;&nbsp;</span>La <i>Cronaca di San Dionigi</i> nomina ventidue metropoli carlinghe. Le quali
-metropoli erano i centri delle grandi divisioni dell'impero, ritraenti anch'esse
-delle memorie di Roma. (V. <i>Gall. Christ. in prælat.</i>)</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note119">
-<p><span class="label"><a href="#tag119">119</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il diritto romano dichiarava nullo il testamento non fatto in presenza di testimoni.
-Tutti quelli qui notati appartengono, siccome pare, alla schiatta franca e
-germanica.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note120">
-<p><span class="label"><a href="#tag120">120</a>.&nbsp;&nbsp;</span>E il medesimo non vien pur di presente succedendo, dopo la caduta di Napoleone?</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note121">
-<p><span class="label"><a href="#tag121">121</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Da <i>major</i> i Francesi han fatto <i>maire</i>, che gli Italiani chiamarono <i>il Podestà</i>
-e anticamente e più gramaticalmente, <i>la Podestà</i>. <i>Il Traduttore</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note122">
-<p><span class="label"><a href="#tag122">122</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Si trovano esempi di duello giudiziario sotto i primi re merovingi (<i>Greg. Turon.</i>
-lib. VII, c. 19, lib. X, c. 10), e sembra che fosse usato frequentemente, più
-che altrove in Borgogna. Lo crediamo altresì stabilito dalla legge alemannica o sveva
-(<i>Baluze</i>, lib. I, pag. 80). In Lombardia poi fu sempre popolare, e Luitprando, re
-del Longobardi, dice in una delle sue leggi: «<i>Incerti sumus de judicio Dei, al
-quosdam audivimus per pugnam sine juxta causa suam causam perdere. Sed
-propter consuetudinem gentis nostræ Longobardorum legem impiam vetare non
-possumus.</i>» — Muratori, <i>Script. rerum Italicarum</i>, t. II, p. 65.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note123">
-<p><span class="label"><a href="#tag123">123</a>.&nbsp;&nbsp;</span>La stessa ragione naturale dovea mostrare ai principi ed ai popoli l'incertezza
-e la brutalità di questa forma di giudizio, sì che fin dai primi tempi della sua instituzione
-vediamo parecchie città in Inghilterra, e in Germania, noverar tra i loro
-privilegi l'esenzione dal duello giudiziale. Ci sembra poi che l'autore si apponga in
-fatto, citando gli esempi dell'Iliade; però che ivi sono zuffe e combattimenti fra
-due sì, ma in guerra, e non già disfide e duelli premeditati a vendicare un'offesa. <i>Il Traduttore.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note124">
-<p><span class="label"><a href="#tag124">124</a>.&nbsp;&nbsp;</span>In fatti, quasi tutte le canzoni eroiche, che hanno per soggetto Carlomagno e
-i suoi paladini, furono composte nel duodecimo secolo. (Veggasi quel che io ne
-dico nel mio lavoro intorno a <i>Filippo Augusto</i>.)</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note125">
-<p><span class="label"><a href="#tag125">125</a>.&nbsp;&nbsp;</span>A maggiore schiarimento di questo luogo servano le seguenti parole del Cibrario
-(opera citata), intorno alle condizioni del cronisti del medio evo e al modo con
-che si sdebitavano dell'uffizio loro. «I re, i vescovi, i comuni soleano, del metter
-in cronica i loro fatti, dar pubblico incarico a qualche persona sciente di lettere,
-e d'ordinario a un monaco. Un monaco di San Dionigi metteva in cronaca le gesta
-de' re di Francia, e quando combatteva alcuna battaglia campale, il re, con lettere
-chiuse indirizzate all'abate, lo ragguagliava del successo e del numero del morti...
-I re d'Inghilterra aveano un cronista che abitava nel medesimo palazzo con loro,
-e tenea ragione giorno per giorno dalle loro buone o cattive azioni e delle altre
-cose degne di memoria. Per passar ogni pericolo d'adulazione, il registro che contenea
-tali memorie, non era aperto che dopo la morte dal re e de' suoi figliuoli.
-</p>
-
-<p>
- «In quasi tutti i monasteri principali, il più saputo del monaci tenea un simile
-registro, e finito un regno, lo presentava al capitolo generale, dov'era esaminato,
-e poi fatto ridurre in cronaca.» <i>Il Traduttore</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note126">
-<p><span class="label"><a href="#tag126">126</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Scriptorium</i>, chiamavasi a que' tempi ne' monasteri il luogo dove i monaci si
-chiudevano a scriver le loro croniche ed a copiare i codici antichi; e però mi è
-parso meglio sostituir questo termine al <i>labeur</i> (fatica o lavoro) dell'autore. <i>Il Traduttore.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note127">
-<p><span class="label"><a href="#tag127">127</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Gli Annali di <i>Fulda</i> van sino all'anno 882. Il Frelier ha trovato alcuni manoscritti
-che gli sprolungano fino al 900.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note128">
-<p><span class="label"><a href="#tag128">128</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il P. Bouquet ha pubblicato questo passo di Giovanni Diacono, come documento
-di storia importantissimo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note129">
-<p><span class="label"><a href="#tag129">129</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Benedetto, diacono delle chiesa di Magonza, ne informa del modo in che compilati
-erano questi capitolari. Eran solitamente i più dotti del clero, che li coordinavano,
-per indi sottoporli all'imperatore. V. Baluze, <i>Capit.</i> t. I, p. 803-806.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note130">
-<p><span class="label"><a href="#tag130">130</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Collect. concil.</i> t. VII, p. 1047; <i>Hispan.</i> t. III, p. 110 114.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note131">
-<p><span class="label"><a href="#tag131">131</a>.&nbsp;&nbsp;</span>La lettera per l'istituzione delle scuole è circolare, e reca la data dell'anno 787.
-Baluze, t. I, p. 201-204.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note132">
-<p><span class="label"><a href="#tag132">132</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Già fu notato più sopra che questi eran soprannomi accademici con cui si chiamavan
-fra loro i dotti alla corte di Carlomagno. <i>Il Traduttore.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note133">
-<p><span class="label"><a href="#tag133">133</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vogliono i dotti che certa medaglia, rappresentante un cocchio tratto da un
-leone e da un bue, si riferisca a questa concordanza delle Scritture composta da
-Carlomagno. (Benedict. <i>Hist. litter.</i> t. IV, p. 410; Fabric. lib. III, p. 915)</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note134">
-<p><span class="label"><a href="#tag134">134</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Eternum et sempiternum, immortale et perpetuum sæculum, aevum, et tempus.</i>
-Alcuin., p. 765-770.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note135">
-<p><span class="label"><a href="#tag135">135</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>De ratione animæ.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note136">
-<p><span class="label"><a href="#tag136">136</a>.&nbsp;&nbsp;</span>L'autore chiama sempre questo vescovo col nome di <i>Leidrade</i>, scostandosi da
-Felice d'Urgel, che il chiama ora <i>Laidracus</i> ed ora <i>Leidacus</i>, e da Alcuino che
-gli dà il nome di <i>Leobradus</i>. Io ho seguito il Muratori ed il Bettinelli che lo chiamano
-<i>Landrado</i>. Mi ha fatto gran maraviglia il non trovar nella <i>Storia della letteratura
-italiana</i> del diligentissimo Tiraboschi pure una parola di quest'autore, che, per
-esser nato alle porte d'Italia, e vissuto a Roma gran tempo, poteva trovar luogo
-colà dov'ei parla d'Alcuino, di Eginardo, ecc. <i>Il Traduttore.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note137">
-<p><span class="label"><a href="#tag137">137</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Anche Odelberto, arcivescovo di Milano, compose per questa occasione il suo
-libro, <i>De baptismo</i>, che ancor ci rimane, e abbiam tuttora la lettera da lui scritta
-in proposito a Carlomagno. <i>Il Traduttore.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note138">
-<p><span class="label"><a href="#tag138">138</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il Tiraboschi lo fa scozzese, ed opina che due ne fossero ad un tempo del
-medesimo nome e della medesima nazione. (<i>Stor. della letterat. ital.</i>, vol. V, lib. III.
-c. 1, § XIX e seguenti; Milano 1826.) <i>Il Traduttore.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note139">
-<p><span class="label"><a href="#tag139">139</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Tale si è l'opinione che sostenne fermamente il Boulas: t. I, pag. 91<a class="tag" id="tag140" href="#note140">[140]</a>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note140">
-<p><span class="label"><a href="#tag140">140</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Questa è pur l'opinione del nostro Bettinelli nel suo <i>Risorgimento d'Italia</i>: e il Gatti,
-storico dell'Università di Pavia, attribuisce a Carlomagno anche la fondazione di questa; in che
-fu vittoriosamente combattuto dal Tiraboschi, <i>Storia della letteratura italiana</i>, vol. V, lib. III.
-<i>Il Traduttore.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note141">
-<p><span class="label"><a href="#tag141">141</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Doctor egregius et insignis floruit historiografus et poeta, atque omnium artium
-nobilissimus auctor</i><a class="tag" id="tag142" href="#note142">[142]</a>. Mabill. lib. 36, n. 49. Duchesnel, l. II, n. 560; <i>Trith.
-Cron. Hirsang.</i>, pag. 31.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note142">
-<p><span class="label"><a href="#tag142">142</a>.&nbsp;&nbsp;</span>L'autore ha tradotto l'ultima frase: <i>et auteur dans tous les arts</i>; parmi più giusto l'interpretar
-qui la voce <i>auctor</i> nel senso di aumentatore o favoreggiatore, chè un autore o scrittore in
-tutte l'arti sarebbe una maraviglia ai tempi nostri, non che al secolo nono. <i>Il Traduttore.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note143">
-<p><span class="label"><a href="#tag143">143</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Volone, figliuolo del conte di Chiburgo, fu monaco scostumatissimo, ma gli fu
-fatta grazia a cagione del suo sapere.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note144">
-<p><span class="label"><a href="#tag144">144</a>.&nbsp;&nbsp;</span>V. il cap. VII di questo volume.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note145">
-<p><span class="label"><a href="#tag145">145</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Lex consensu populi fit, constitutione regis. Recueil des hist.</i> t. VII. p. 656.
-Massima liberalissima, come ognun vede; se non che qui non si vuol prender la
-parola <i>populus</i> in quel senso assoluto in cui fu interpretata dal Mably nel tempo
-in cui regnavano le opinioni democratiche.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note146">
-<p><span class="label"><a href="#tag146">146</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Non sappiamo se intenda parlar di Carlomanno figlio di Lodovico il Balbo, o di
-Carlomanno figlio di Lodovico il Germanico, però che amendue regnarono in sul
-dissolversi dell'Impero. E d'altra parte, le assemblee del campo di maggio eran
-già finite al tempo di Carlo il Calvo, successore di Lodovico Pio, come l'attestano
-il P. Daniel, il Mably e altri storici francesi. <i>Il Traduttore.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note147">
-<p><span class="label"><a href="#tag147">147</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Totale è la confusione al decimo secolo, e spesso la voce <i>allodium</i> è usata ad
-indicare il <i>feudum</i>. Marcolfo, lib. I, form. 13, riferisce parecchi esempi di allodii
-dati al re e caposignore per indi riceverli in benefizi. La parola <i>feodum</i> o <i>feudum</i>
-non trovasi in generale adoperata che al decimo ad all'undecimo secolo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note148">
-<p><span class="label"><a href="#tag148">148</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il Ferrario nell'opera sua, da noi più volte citata, intorno agli antichi romanzi
-di cavalleria, ha recato i disegni di questi mosaici, ma essi non sono appien conformi
-alla descrizione che ne fa il nostro autore. <i>Il Traduttore.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note149">
-<p><span class="label"><a href="#tag149">149</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Leggi undecimo secolo, però che l'occupazione dei Normanni avvenne dopo il
-mille. <i>Il Traduttore</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note150">
-<p><span class="label"><a href="#tag150">150</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Pisa ed Amalfi avean già banchi nella Siria, e il nome franco v'era rispettato.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note151">
-<p><span class="label"><a href="#tag151">151</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Del resto tale si era, press'a poco, la divisione preparata da Lodovico Pio, se
-non che fu affidata a mani inette, e ideata da un principe debole.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note152">
-<p><span class="label"><a href="#tag152">152</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Tutto lo studio di Lodovico Pio nel suo regno consiste nel farsi accettare dalla
-popolazione germanica, chè dell'amor degli Aquitani egli è sicuro.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note153">
-<p><span class="label"><a href="#tag153">153</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il chiarissimo signor Menini trattando, non è guari, nell'Appendice della Gazzetta
-di Milano, della presente opera del signor Capefigue, e della mia traduzione,
-alla quale fu cortese di lodi, ch'io mi tengo care, come di giudice competente e
-sincero, pose innanzi l'autorità del Leo, per la quale Carlomagno discenderebbe
-da famiglia Italiana, e i <i>messi regii</i> non sarebbero instituzione di questo principe,
-ma sì più antica. Quanto alla prima di queste opinioni, benchè l'amor di patria
-ce la farebbe di buon grado accettare, l'amor della verità ci muove ad aspettar
-prima di saper da quali fonti quel dotto istorico la traesse. Anche le leggende
-fanno discendere Carlomagno da un papa italiano, ma ognun sa ch'esse non meritano
-in argomento di storia alcuna fede. E d'altra parte si sa esser impossibile,
-prima dell'undecimo secolo, trovar la genealogia di nessuna famiglia. Quanto all'opinione
-che riguarda i <i>messi regii</i>, ci piace di creder piuttosto al Muratori, il
-quale ne' suoi <i>Annali d'Italia</i>, all'anno 808, parla lungamente di questi magistrati
-ambulatori, e ne fa primo istitutore Carlomagno; ribadendo così quant'egli avea
-detto innanzi e provato in una sua dissertazione sul medesimo soggetto nelle <i>Antichità
-Italiche</i>. E chi mai può vantare maggior dottrina e diligenza in siffatte indagini
-di quell'illustre Italiano? <i>Il Traduttore.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note154">
-<p><span class="label"><a href="#tag154">154</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Qui era luogo di notare che anche Napoleone, a somiglianza di Cesare e di
-Carlomagno, dettava per ricrearsi, se non dalle fatiche della guerra e del governo,
-di ben altri più duri travagli, la maravigliosa sua storia:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Oh quante volte ai posteri</p>
-<p class="i02"> Narrar sè stesso imprese,</p>
-<p class="i02"> E sulle eterne pagine</p>
-<p class="i02"> Cadde la stanca man!</p>
-</div></div>
-
-<p>
-<i>Il Traduttore.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note155">
-<p><span class="label"><a href="#tag155">155</a>.&nbsp;&nbsp;</span>L'autore traduce, erratamente ci pare, <i>dans les calendes de fevrier</i>, che dir
-vorrebbero il dì primo di febbraio.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note156">
-<p><span class="label"><a href="#tag156">156</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Sub hoc conditorio situm est corpus Karoli Magni atque ortodoxi imperatoris,
-qui regnum Francorum nobiliter ampliavit, et per annos XLVII feliciter rexit.
-Decessit septuagenarius anno ab incarnationis Domini DCCCXIV, indictione
-VII, V calend. februarias.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note157">
-<p><span class="label"><a href="#tag157">157</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il Traduttore, ingannato dal testo, che dice <i>mense</i> e <i>menses</i>, laddove, seguendo il Ducange,
-dir dovea <i>manse</i> e <i>manses</i>, tradusse mensa e mense: ma poi s'accorse, troppo tardi,
-perchè il foglio era già tirato, che accennavasi al <i>mansus</i> dei tempi feudali, che significa
-podere.</p>
-</div>
-</div>
-
-<div class="tnote">
-<p class="tntitle">
-Nota del Trascrittore
-</p>
-
-<p>
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione
-minimi errori tipografici. Le correzioni indicate nell'Avvertimento ai lettori (pag. <a href="#avvertimento">208</a>) sono state riportate nel testo.
-</p>
-
-<p class="covernote">
-Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.
-</p>
-</div>
-
-<div style='display:block; margin-top:4em'>*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK STORIA DI CARLOMAGNO VOL. 2/2 ***</div>
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-Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg&#8482;
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-generations. To learn more about the Project Gutenberg Literary
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-Sections 3 and 4 and the Foundation information page at www.gutenberg.org.
-</div>
-
-<div style='display:block; font-size:1.1em; margin:1em 0; font-weight:bold'>
-Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non-profit
-501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the
-state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal
-Revenue Service. The Foundation&#8217;s EIN or federal tax identification
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-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-The Foundation&#8217;s business office is located at 809 North 1500 West,
-Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887. Email contact links and up
-to date contact information can be found at the Foundation&#8217;s website
-and official page at www.gutenberg.org/contact
-</div>
-
-<div style='display:block; font-size:1.1em; margin:1em 0; font-weight:bold'>
-Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-Project Gutenberg&#8482; depends upon and cannot survive without widespread
-public support and donations to carry out its mission of
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-freely distributed in machine-readable form accessible by the widest
-array of equipment including outdated equipment. Many small donations
-($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
-status with the IRS.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-The Foundation is committed to complying with the laws regulating
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-States. Compliance requirements are not uniform and it takes a
-considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up
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-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-While we cannot and do not solicit contributions from states where we
-have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
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-approach us with offers to donate.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
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-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
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-methods and addresses. Donations are accepted in a number of other
-ways including checks, online payments and credit card donations. To
-donate, please visit: www.gutenberg.org/donate
-</div>
-
-<div style='display:block; font-size:1.1em; margin:1em 0; font-weight:bold'>
-Section 5. General Information About Project Gutenberg&#8482; electronic works
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-Professor Michael S. Hart was the originator of the Project
-Gutenberg&#8482; concept of a library of electronic works that could be
-freely shared with anyone. For forty years, he produced and
-distributed Project Gutenberg&#8482; eBooks with only a loose network of
-volunteer support.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-Project Gutenberg&#8482; eBooks are often created from several printed
-editions, all of which are confirmed as not protected by copyright in
-the U.S. unless a copyright notice is included. Thus, we do not
-necessarily keep eBooks in compliance with any particular paper
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-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-Most people start at our website which has the main PG search
-facility: <a href="https://www.gutenberg.org">www.gutenberg.org</a>.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-This website includes information about Project Gutenberg&#8482;,
-including how to make donations to the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to
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