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If you are not located in the United States, you -will have to check the laws of the country where you are located before -using this eBook. - -Title: Storia di Carlomagno vol. 2/2 - -Author: Jean Baptiste Capefigue - -Translator: Luigi Toccagni - -Release Date: February 14, 2021 [eBook #64552] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -Produced by: Barbara Magni and the Online Distributed Proofreading Team at - http://www.pgdp.net (This file was produced from images made - available by The Internet Archive) - -*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK STORIA DI CARLOMAGNO VOL. 2/2 *** - - STORIA - DI - CARLOMAGNO - - - DEL - SIGNOR CAPEFIGUE - - - FATTA ITALIANA - DA - LUIGI TOCCAGNI - - CON NOTE DELL'AUTORE E DEL TRADUTTORE - - VOLUME SECONDO - - - - MILANO - PRESSO GIUSEPPE REINA LIBRAIO EDITORE - 1843. - - - - - TIP. DI VINCENZO GUGLIELMINI. - - - - -PERIODO DELL'ORDINAMENTO. - - I Franchi son governati in moltissimi - luoghi da leggi differentissime; onde - Carlo, avvedutosi del male, fatto - imperatore, attese ad ampliar le leggi - stesse, ed a correggere i loro difetti - e le loro pregiudizievoli troppo late - applicazioni. - - (_Eginhard_, De vita Carol.) - - - - -STORIA DI CARLOMAGNO - - - - -CAPITOLO I. - -CORRISPONDENZE DIPLOMATICHE DI CARLOMAGNO RE E IMPERATORE. - - Pratiche con Roma. — Ragioni della lega. — Papa Stefano. — - Papa Adriano. — Carteggio. — Epistole di Adriano. — Vigilanza - sull'Italia. — Papa Leone. — Nuovi legami con la santa sede. — - Condizioni respettive dell'impero e del papato. — Corrispondenza - cogli imperatori di Costantinopoli. — Costantino Copronimo. — - Leone IV. — Costantino ed Irene. — Disegno di accostamento fra i - due imperi. — Lega e proposta di nozze. — Niceforo. — Trattato de' - confini. — Negoziati diplomatici coi califfi. — Arun-al-Raschild. - — Pratiche cogli emiri saraceni di Spagna. — Colle tribù erranti. — - Coll'ettarchia anglo-sassone e i re di Scozia. - -768 — 814. - - -I re merovingi aveano concentrato il politico loro commercio nella -nazion franca, nella salica e nella ripense, chè assorti nelle -discordie e guerre intestine, furon rare volte in commercio co' -popoli dell'antica civiltà. I re di Neustria o d'Austrasia, e quei -d'Aquitania o di Borgogna, tra lor contendevansi il possesso delle -città e delle provincie, ma quanto alle loro comunicazioni col grande -impero d'oriente, con Costantinopoli e col califfato, appena è che -se ne trovino di lontanissime e irregolari. Ei sono, come dire, -altrettanti capi barbarici, che chieggono dall'imperatore questa o -quella dignità di palazzo; popoli appena iniziati nella civiltà, che -imitano le forme e le pompe dei principi più inoltrati nel lusso e -negli splendori del trono. Il medesimo dir non si può della schiatta -carlinga dopo Carlo Martello, chè questo lignaggio conduce a fine una -grand'opera; Carlomagno fonda un impero che può per ampiezza contendere -col califfato e colla monarchia dei Greci: e come re e come imperatore -attiva è la sua corrispondenza, nè solo ei riceve gli omaggi e i -tributi dei vinti, ma tiene ancor pratiche regolari co' papi, cogli -imperadori d'oriente e coi califfi. - -Le pratiche dei Carolingi sono innanzi tratto naturalmente co' papi, -tanto che il pontificato e il nuovo lignaggio hanno stretto fra loro -quasi un patto inviolabile, da cui, esso secondo lignaggio, riconosce -il suo colore di civiltà e di legislazione romana. Stefano I, che -consacrò Pipino, intimava la scomunica contro chiunque osasse portare -la mano sulla costui corona, mentre in rincambio, Pipino donava alla -santa sede ampie e ricche possessioni temporali, le sue città, il suo -esarcato, Ravenna, Rimini e Bologna. Stefano II poi andò debitore -a Carlomagno dell'ampliazione de' suoi dominii e della protezione -conceduta alla cattedra di san Pietro contra i Longobardi; schiatta -sì spesso a quella infesta, che fu dai Franchi domata; e questa -continuazione di buoni uffizi fra Roma e Carlomagno si fa più grande -ancora e più calda dopo l'esaltazione di papa Adriano. - -Uscito quest'ultimo dalle grandi famiglie romane, discendeva da -senatori e da consoli, e il suo palazzo risplendeva delle imagini -loro[1]; astiava i Longobardi, e i Longobardi astiavano lui, ed erede -come egli era delle antiche opinioni romane sul principato della città -eterna, avrebbe voluto domar l'Italia con le chiavi di san Pietro, come -un tempo gl'imperatori l'aveano domata con le insegne dei centurioni -e dei tribuni; la mitra pontificale succedeva alla corona d'alloro dei -Cesari. Adriano e Carlomagno vivono fra loro in istretta e confidente -intimità; e poi che quest'ultimo è consacrato re dei Longobardi, -prende gli stati della santa sede sotto la protezione della sua spada, -nè alcuno osa più toccarli, Greco, Italiano o Saraceno ch'ei sia. A -rincontro Adriano, esercita pel re de' Franchi attentissima vigilanza -sull'Italia; gli notifica i fatti tutti che posson turbare la possanza -sua in questa parte; se un conte o un vescovo lombardo prepara qualche -sedizione, Adriano tosto s'affretta di darne avviso all'amico; egli è -il vigile agente della monarchia de' Franchi; gli interessi sono fra -loro comuni. Le epistole dal papa indiritte al figliuolo e protettor -suo il re de' Franchi, sono molte e tutte relative all'ordinamento -dell'Italia e allo spirito sedizioso e impaziente dei Longobardi, i -quali egli ora denunzia come sciolti da ogni freno di costumatezza, -ed ora come nimici della religione cattolica, e avversari implacabili -di san Pietro, e del vessillo suo che splendeva sul Vaticano. Adriano -testifica in una di esse a Carlomagno, l'esultanza sua per tutto il -bene che egli fa alla Chiesa, e per le sue buone intenzioni verso di -lei: «Mio buono ed egregio figliuolo e re signore, instituito da Dio. -Io ti prego istantemente, come s'io fossi dinanzi a te in persona, -di far dare compimento a ciò che tu hai promesso al principe degli -Apostoli per salute dell'anima tua, ed affinchè Dio protegga il tuo -regno; e il principe degli Apostoli ti assista di maggior patrocinio -presso Sua Divina Maestà. Solo per l'aiuto di san Pietro, guardiano -del paradiso, tu se' venuto a capo di tutti i desiderii tuoi; ad egli -t'impetrò da Dio la vittoria ed il possesso del regno dei Longobardi; -però abbi sempre fede grandissima in lui chè a sua intercessione, il -Signore farà inchinar sotto a' tuoi piedi tutte l'altre barbare nazioni -ecc.» - -E di simil tenore son tutte l'altre epistole; tutte congratulazioni -con Carlomagno pe' suoi gloriosi trionfi; egli è l'ottimo figliuolo, -il re d'Italia per volere di Dio; egli è colui, sotto la cui grande -spada ripara il patrimonio di san Pietro. Se vi ha qualche malvagio, -qualche iniquo che turbi la sicurtà pontificia, Adriano tosto ne scrive -a Carlomagno per ottenere ch'ei sia cacciato dall'Italia, invocando pur -sempre i diritti di Roma in nome del principe degli Apostoli, affine -d'imprimer negli uomini, con questa prosopopeia, un maggiore rispetto -per gli uomini potenti e bellicosi. «Noi abbiamo a dolerci con la -magnificenza tua, dolce e caro figliuolo, di Reginaldo, uomo iniquo che -semina zizzania, e muove gli uomini al male. Costui cerca per ogni modo -di fare offesa alla Santa Chiesa di Dio ed a noi, e fa ogni poter suo -per ispogliare empiamente san Pietro di quanto tu gli fosti liberale -per salvezza dell'anima tua, e vorrebbe farselo suo; egli è pur venuto -co' suoi nella città nostra[2], e n'ha menati via gli abitanti. Non -credendo io che tu n'abbia fatto dono per l'esaltazione di questo duca -Reginaldo, ti prego istantemente che, per amor del buon apostolo san -Pietro, tu non lasci a costui fermar piede in Italia[3].» - -Nè solo Adriano si tien contento al corrisponder per lettere, ma sì -ancora egli fa continua istanza a Carlomagno perchè gli mandi i suoi -_missi dominici_, saper volendo ogni pensiero e volere del caro suo -figliuolo, il re dei Franchi; e insiste pure per avere suoi deputati, -nè venendo essi, il papa stesso gli manda egli alcuni vescovi in -legazione per conferire con lui[5]. - -Appresso papa Adriano invita Carlomagno, amico suo, a venir prestamente -in Italia, ch'egli ha uopo di vederlo, e conferire con lui. Desiderata -è la presenza in Roma di Carlomagno, tanto più che il pontefice si -vede minacciato da molti malevoli, fra i quali gli addita pur sempre -i Greci, i Longobardi, i Napolitani che stringono e accerchiano -il patrimonio di san Pietro, per usurparselo[6]. «Salutando la -tua benevolenza, noi ti annunziamo con queste lettere come i rei -Napolitani, collegatisi coi Greci odiati da Dio, ascoltando i mali -consigli d'Arigiso, duca di Benevento, si sono di furto impadroniti -della città di Terracina, soggetta dianzi al dominio di San Pietro -ed alla podestà tua. Noi non abbiamo voluto far nulla in simil -contingenza, senz'aver prima i consigli tuoi, e però supplichiamo -l'eccellenza tua[7] d'inviarci, al più presto, Volfrino, sì che -trovandosi qui verso le calende di agosto, egli possa, mercè gli -ordini tuoi, muover coi Toscani, cogli Spoletini, ed anche coi tristi -Beneventani, e ricuperar la detta città di Terracina, ed insiem con -essa Gaeta o Napoli, affin di rendere a san Pietro quanto appartiene -al suo patrimonio nel territorio di Napoli stessa. Abbiamo nel giorno -di Pasqua avuto un parlamento con Pietro, l'inviato degli scaltri -Napolitani, e chiestogli quanto appartiene a san Pietro in quel -tenitorio, gli abbiam significato il desiderio nostro di veder quei -popoli soggettarsi alla potenza tua, e dimandato quindici statichi -tra i figliuoli dei più nobili fra loro e della città di Terracina; ed -egli vi aderiva a patto che fossero confidati alle mani del patrizio -di Sicilia. Se non che non abbiam voluto nulla conchiudere senza il -consiglio tuo, volendo noi solo trattare per util tuo, e sapendo quanto -infidi son costoro nei loro disegni, però che pur sempre hanno pratiche -vive con Arigiso, duca di Benevento, il quale riceve messi ogni giorno -dal patrizio della Sicilia. Oltre di che, io so di buon luogo che essi -aspettano i figliuoli del reo Desiderio, per combatter poi tutti uniti -contro di noi e contro di te. Ti scongiuriamo adunque di venire in -aiuto nostro, chè da te solo e dall'apostolo san Pietro aspettiam forza -e valore. Poco c'importa della città di Terracina, ma non vorremmo che -diventasse occasione ai Beneventani di sottrarsi all'impero tuo. Laonde -noi ti preghiamo di aiutarci al più presto, affinchè così tu meriti di -regnare eternamente coi santi». - -Adriano è il Romano antico che si affatica d'ampliare e consolidare -il patrimonio di san Pietro, però che, erede com'egli è delle memorie -del patriziato, altro non vuole in fine che assicurare il dominio di -Roma sopra l'Italia; questa preminenza è la meta dei desiderii suoi; -egli è tutto invasato in Roma, ne' suoi monumenti, nei suoi circhi, -nelle sue basiliche; Roma fu l'antica metropoli del Lazio, e tale esser -dee ancor sotto i papi. Dalle grandi cose Adriano discende alle più -minute, tanto che ei dimanda pure a Carlomagno i materiali a innalzar -le sue basiliche; la costruzione dei monumenti pubblici era cura, come -si legge nella storia romana, dei consoli e degli imperatori, come uno -dei doveri dell'edilità, onde il pontefice pur vi pon cura, e scrive: -«Poi che ci hai fatto sapere, carissimo ed eccellentissimo figliuolo, -esser tu contento di aderire alla dimanda nostra in proposito dei travi -necessarii ai ristauri della santa chiesa, noi ti preghiamo di far -ch'essi giungano belli e ammanniti alla chiesa di San Pietro verso il -tempo delle calende d'agosto. Quanto alla volta o cornice, che vuol -pure essere ristorata nella basilica del detto apostolo, converrebbe -innanzi mandar un maestro che vedesse qual genere di legname -richieggasi a ripristinarla nello stato che era anticamente; il qual -maestro si renderà dappoi a Spoleto, e cercarvi questo legname, perchè -non ne abbiamo in paese di acconcio all'uopo. Ma il santissimo fratello -nostro, l'arcivescovo Volcaro, non si dia fretta di venire fino a che -il legname non sia ben secco, perchè se fosse ancor verde non sapremmo -che farne». - -Ampie, ricche e fruttuose terre, e vaste e popolose città sono i doni -che Adriano, il romano patrizio, procacciar vuole all'eterna sua città; -egli è il papa più devoto che mai fosse alla potenza ed alle memorie -dei Romani, e quindi, alla foggia di un console antico, egli a chieder -si fa a Carlomagno ch'ei liberar voglia la terra dei Sabini, mentre i -malvagi gl'impediscon di prenderne possesso[8]. - -Adriano manda poi reliquie, bandiere conteste di seta e d'oro, e ossa -di martiri a Carlomagno, a cui pur sta a cuore l'innalzamento delle -basiliche. Padrone, com'egli è, delle grandi selve della Turingia, e -del settentrione dell'Europa, egli possiede di forti travi, senza dei -quali rizzar non si possono gli edifizii di Roma. Noi lo vediam quindi -mandar legname e stagno e marmo per ristaurare la chiesa di San Pietro -che tanto fu danneggiata dagli acquazzoni di primavera, intanto ch'ei -pure chiede per sè, come fu detto, alcuni mosaici, avanzi della civiltà -greca in Ravenna, per le barbare sue città della Gallia. L'Italia tutta -invoca la presenza di Carlomagno; i Beneventani si ribellano, e turbar -possono di nuovo la pace del pontificato. «Se i Beneventani ricusano -di sottomettersi agli ordini tuoi, manda l'esercito alle calende di -maggio, e vieni a fare una correria contro di loro. Che se un esercito -non li tiene in dovere dal mese di maggio fino a settembre, quel -tristissimo di Arigiso si proverà a qualcosa contro di te, mosso, come -sarà, dalle suggestioni dei Greci, però che ha seco, come ognun sa, i -legati loro, ed altri ne tiene a Napoli. A te spetta il risolvere sul -da farsi, e noi siamo confidentissimi nel tuo potentissimo giudicio. -Piacciati dunque di por mano all'opera con la maggior celerità che -puoi, così per la tua come per la nostra salute». - -Ogni buona ventura di Carlomagno, le sue vittorie, i suoi trionfi, -son celebrati a Roma come festa del pontificato medesimo. Carlo ha -vinto i Bavari, e il papa se ne congratula di cuore con lui. «Ma e i -Greci infidi non saranno anch'eglino posti a dovere, e castigati delle -tante insidie che tendono a Carlomagno? I Greci sono sempre d'accordo -coi duchi o coi conti longobardi o beneventani, gli assecondano -nelle sediziose lor mire, ed assaltano il pontificato e la podestà di -Carlomagno in Italia. Di grandissimo contento ci furon le tue lettere -di vittoria, e abbiam reso grazie a Dio, leggendovi che la tua salute -e quella della regina, nostra signora, e de' tuoi figli, è pur sempre -buona. Caro ci fu soprattutto l'intendere la soggezion dei Bavari, che -noi ti avevamo già predetta e augurata. Ora, io credo che ti ricorderai -di quanto ti dicevamo nelle precedenti nostre lettere intorno a certi -Capuani venuti a noi, ai quali giurar facemmo innanzi all'arca di san -Pietro d'esser fedeli all'apostolo di Dio ed alla regale eccellenza -tua. Or bene, dopo fatto il giuramento, un di loro, Gregorio prete, -ci chiese di parlarci in disparte, dicendo che dopo fatto un simil -giuramento ei non poteva più nulla tenerci celato. Lo interrogammo a -farlo spiegare in modo più chiaro, ed egli allora ci raccontò come in -quella che il gran re Carlo si partiva da Capua, l'anno scorso, Arigiso -duca mandasse legati a Costantino imperatore, dimandandogli aiuto -e protezione, e nel medesimo tempo l'onore del patriziato, e tutto -intero il ducato di Napoli; e il pregasse inoltre di mandar con forte -schiera di armati il cugino suo Adelgiso, promettendo di sottomettersi -all'autorità dell'imperatore, ed anche agli usi dei Greci, così nella -tosatura dei capelli, come nel vestire». - -Papa Adriano non sa darsi pace all'udir questa lega dei Greci con -Arigiso, il rappresentante dei re longobardi. «O diletto mio figliuolo, -egli scrive a Carlomagno, Costantino ha mandato due suoi domestici del -palazzo a conferire il patriziato ad Arigiso, i quali portavan seco -vesti d'oro, una spada, un pettine ed un par di cesoie, per dar effetto -a quanto costui avea promesso, dicendo che si sarebbe sottomesso a -farsi tosare i capelli ed a vestire all'uso dei Greci. Essi domandaron, -di più, Romoaldo, figliuol d'Arigiso, in ostaggio. Quanto ad Adelgiso, -l'imperatore adduceva non avere potuto mandarglielo, perchè avviato -l'avea con un esercito contra Trevigi o Ravenna. Se non che, al -giunger loro, e' trovarono sconciati i loro disegni dalle mani di Dio -e dall'aiuto degli Apostoli, perchè Arigiso, ed insieme con lui suo -figlio Valdone, erano morti, e i Beneventani non vollero in alcun modo -riceverli, mentre Azzone, tuo fido legato, stava in Salerno. Partitone -poi questo diacono, se ne andarono a prenderli per terra sul tenitoro -greco, e gli ammisero in città, dove passarono tre giorni in parlamenti -con Adelberga, vedova di Arigiso, e coi Beneventani, i quali dicean -loro: — Noi abbiamo mandato deputati al re Carlo per chiedergli che ei -ci dia Grimoaldo per duca, e fattagli la medesima istanza per mezzo -del diacono Azzone; rimanetene dunque a Napoli fino a che Grimoaldo -arrivi, e quel che suo padre Arigiso non potè fare, sì il farà esso -Grimoaldo, come sia in possesso delle dignità che gli pervengono; si -assoggetterà all'autorità imperiale, come promise suo padre, e adempirà -tutte l'altre profferte sue. Ond'è ch'essi ricondussero i due messi -imperiali per terra e in gran pompa fino a Napoli, e che i Napolitani -gli accolsero a processione, recando in fronte stendardi e pitture[9]; -ed ivi essi dimorano, godendo in fantasia della vittoria che speran -d'ottenere, e tramano insidie contro gli stessi Napolitani, insieme con -Stefano vescovo e Costantino, al quale mandarono avviso della morte -d'Arigiso e di suo figlio, aspettando gli ordini suoi intorno a ciò -che far deggiano. Nelle quali cose tutte, figliuolo eccellentissimo, -che Dio abbia in custodia, risplender fate la saggia potenza vostra, -tanto per la esaltazion della madre vostra spirituale, la Santa Chiesa -romana, e per la nostra salute, quanto per la sicurtà del vostro -reame[10].» - -Tali sono i sensi, quasi sempre, del carteggio di Adriano con -Carlomagno; sono due podestà che se l'intendon tra loro, due interessi -che si collegano, due menti che procedono di concordia a ristaurar -l'unità della Chiesa e dell'impero. E però alla morte di Adriano, -Carlomagno lo piange come amico suo, e detta i versi del suo epitaffio, -scolpito in lettere d'oro sulla sua tomba, e il capo, il gran re degli -Austrasii, diventa poeta latino: - - Lagrimando sul padre, io Carlo questi - Versi dettai. Te piango, - Mio amore, e mio consiglio, - E i chiari nomi nostri ho insiem contesti. - Adriano e Carlo; io re, tu padre. Ah! il figlio - Ti rimembra, te 'n priego, e fa che tosto - Ei venga al padre accosto[11]. - -Adriano papa apparecchiò l'esaltazione di Carlomagno all'impero, -e Leone la compie; Leone che ha maggior uopo ancor d'Adriano della -protezione di lui, però che l'altro avea per sè il popolo romano, i -patrizii, i discendenti dei senatori; la famiglia sua era potente, -e sui gonfaloni leggevasi la lista de' suoi antenati. Papa Leone, -all'incontro, è in avversione al popolo di Roma, ond'egli invoca in -aiuto suo il patriziato del signor dei Franchi, e l'antica città vede -sventolare i vessilli della gente boreale. Leone viene a trovar re -Carlo fino in mezzo alle sue corti plenarie del Reno, della Mosella -e dell'Elba, e prostrasi dinanzi al monarca che passa tosto in Italia -per proteggere il papato. In quegli ultimi parlamenti decretata è la -ricostruzion dell'impero d'Occidente; questa dignità lusinga l'orgoglio -di Carlomagno, chè per essa è innalzato al grado dei Cesari e degli -Augusti, illustre pur tuttavia per tutto il mondo, intanto che Leone si -vede protetto dall'impero d'Occidente, da lui posto e acclamato nelle -mani di Carlomagno, il quale, fatto oramai principe e signore di Roma, -può co' suoi Franchi raffermare il pontificato contro le turbazioni e -le sommosse popolari sì frequenti per lo spirito sedizioso dei Romani. - -Da questo momento le pratiche fra gl'imperatori e i papi vanno -acquistando forma più regolare; nell'ordine materiale l'imperatore è -tutto; nell'ordine morale il capo è il papa; i concilii governano il -mondo cattolico; l'imperatore regna su tutte le terre che compongon -l'impero, e le bolle medesime recan la data della sua esaltazione. -Carlomagno e Leone si dan mano, si spalleggiano scambievolmente, -e siffatta è l'union loro, sì costante l'intimità, che le canzoni -eroiche e i romanzi di cavalleria fingono che Leone fosse un -bastardo di Carlomagno; idea tutta feudale, tradizione germanica -fatta a giustificar tutti quegli infiniti donativi di terre che -l'imperatore fece al pontefice. Questa confusion dell'impero e del -papato fu in appresso la cagion movente delle grandi contese fra -gl'imperatori germanici ed i successori di Leone al pontificato. -Come infatti sceverar ciò che era d'ordine spirituale da ciò che era -d'ordine temporale nel patto dei Carolingi coi pontefici? Ond'è che -i discendenti della casa di Svevia si fecer più volte a rivendicare i -diritti di Carlomagno, ed i papi a rintuzzar le pretensioni di quegli -Alemanni che, coperti di ferro, calavano dal Tirolo fin sotto le mura -di Roma. Il decimo secolo e l'undecimo furon tutti pieni di queste -contese fra papi e imperatori, originate dalle donazioni di Carlomagno. - -L'inconcussa dignità degl'imperatori di Costantinopoli e la porporata -vanità loro avean per più secoli tenuto a vile la famiglia dei Merovei, -siccome quella che regnava sui Barbari in una parte lontana dalle -loro frontiere; e quei greci regnanti, ricevendo a ogni poco umili -memoriali di questi capi franchi, con che chiedevano il pallio del -consolato o qualche dignità di palazzo, concedean loro i titoli di -capi e re tributarii, a dir degli scribi, coperti d'oro. Quindi è -che, allo stabilirsi del lignaggio carlingo, gli annali dell'impero -appena ne parlano nella quistione delle immagini, al tempo che Leone -l'Isaurico e Costantino Copronimo scrissero a Carlo Martello ed a -Pipino, stimolandoli a mettere in pezzi quei falsi simboli, ed a fare, -ad esempio loro, man bassa dei reliquarii d'oro. In tutto il resto -i Franchi andavano confusi con gli altri Barbari ond'era cerchiato -l'impero, e con tutte le altre torme di popoli e di tribù. Appena è che -si trovi orma della corrispondenza dei Carolingi coi Greci, ed appena -uno o due storici toccan di quel Carlo che era succeduto ai prefetti di -palazzo dei Franchi. Più tardi tuttavia, fu ben forza fare stima della -possanza di questo Barbaro, che già sovrastava, per le sue conquiste, -alle possessioni dei Greci. - -A Costantino Copronimo era succeduto Leone IV, nè l'esaltazione di -questo nuovo imperatore fu contrassegnata da alcun rivolgimento di -palazzo, chè la quistion delle immagini tutte assorbiva le menti. Leone -IV metteva in pezzi i bassorilievi d'oro e i reliquarii d'argento per -levarne le pietre preziose che ornavano i santuarii, e le leggende -raccontano ch'egli s'impadronì d'una corona d'oro, di smeraldi e di -brillanti, appesa all'altare di Santa Sofia, e che, all'accostarsi -questa corona alla fronte, essa lo scottò come un carbone acceso. -Leone IV morì, lasciando a succedergli nell'imperio un fanciullo, di -nome Costantino, e l'imperatrice Irene, che lasciò gran memoria di sè -negli annali del Basso Impero. Donna forte costei e inesorabile, dopo -aver, secondo l'uso dei Greci, fatto senza pietà mutilare i parenti -di suo marito, competitori di lei nella corona, tenne il figliuol suo -in grandissima suggezione, poi quando fu divenuto maggiore, il fece -deporre per regnar sola. Amante delle arti, anzichè intimar guerra -alle immagini ne allargò ed accrebbe il culto, e a lei si debbe la -conservazione dei monumenti bisantini. - -Al regno d'Irene si vuol pur annodare i primi vincoli d'intimità -fra Carlomagno e l'impero d'Oriente, chè, senza dubbio, essi ebbero -principio alle invasioni delle provincie lombarde e dell'esarcato di -Ravenna, e all'occupazione dei feudi del Friuli, di Benevento e di -Spoleti per parte dei conti franchi; se non che allora tenean della -conquista e della guerra, chè queste terre eran prima possedute -dai Greci, e formavano, un secolo innanzi non intero, altrettante -pertinenze dell'impero d'Oriente, insieme con l'Adriatico greco, e solo -le avevano svelte alla corona d'oro degli imperatori, le conquiste -dei Longobardi. Irene ebbe pratiche d'amistà con Carlomagno re dei -Franchi quand'egli fu incoronato a Monza, e gli annali dicono ch'ella -profferse per isposo il figliuol suo Costantino ad una delle figlie di -quello, chiamata Geltrude, e che anche celebrate furono le sponsalizie. -Le canzoni eroiche narran pure che Irene, _imperatrice di corona_, -profferto avea la sua mano a Carlomagno, il quale avrebbe così aggiunta -una figlia della Grecia all'altre sue donne franche e germane, e -congiunto le due corone imperiali. Leone III fu l'ardente promotore -di queste nozze, però che i papi, simboli veri del principio d'unità, -cessar voleano le contese di religione tra l'Oriente e l'Occidente, e -l'unione o mistica o naturale d'Irene con Carlomagno sarebbe stata come -il termine dello scisma mercè la reintegrazione del mondo romano. - -Se non che tutto questo fu sconciato per le segrete mene dei principi -longobardi rifuggiti alla corte di Costantinopoli; anzi vi ebbe -un'intimazion di guerra fra i Greci ed i Latini; e Giovanni, logoteta -della milizia greca, dalla Sicilia venne ad approdar nel regno di -Taranto e di Napoli, per indi cacciare i Franchi dall'Italia; ma nelle -prime schermaglie, i Greci, sgominati, la diedero a gambe innanzi alle -lance dei Franchi, e Giovanni fu preso e messo a morte per ordine di -Carlomagno. I Greci, sì culti, sì snervati dalla civiltà, non valevan -più nulla per soldati, ora come avrebbon essi potuto combattere contro -gli uomini del Nord, contro quei Franchi d'Austrasia più valenti dei -Bulgari ond'era minacciata la loro metropoli? Irene, la protettrice -delle immagini, la donna artista, non rinunziò punto per questo al -disegno di sposar suo figlio Costantino Porfirogenito a Geltrude, e -mandò un'ambasceria greca che venne a trovar Carlomagno ad Aquisgrana, -dove furon celebrate nuove sponsalizie, e tanto è vero che queste nozze -furono convenute indi a breve tempo, che gl'inviati greci lasciarono -a Geltrude un eunuco dottissimo per istruirla dei costumi e degli usi -di Bisanzio, e così della lingua ch'ella parlar doveva ai ministri -del palazzo. Le quali pratiche fra Irene e Carlomagno continuarono -fino a che una nuova rivoluzione abbattè l'autorità dell'imperatrice, -e lo storico Teofane afferma che ancora trattassi di congiungere i -due imperi. «Alcuni apocrisarii, egli dice, furono inviati affin -di congiungere Irene in matrimonio con Carlomagno, e unire in un -solo gl'imperi d'Oriente e d'Occidente; ma Azzio, cui stava a cuore -d'assicurar l'impero al proprio fratello, sconciò questo disegno». Un -fecondissimo avvenimento sarebbe stato questo maritaggio dell'imperator -d'Occidente coll'imperatrìce d'Oriente, poichè per esso sarebbe stato -ricomposto il romano impero negli ampli suoi confini, e i Barbari -distrutto non avrebbero gli ultimi avanzi dell'antica civiltà. Se non -che nel corso dei tempi raro è che le cose si ricompongano sotto le -medesime forme: ciò che cade più non risorge, e quando un edifizio è -crollato, niuno può far di raccorne sì a punto i rottami da rifarlo -grande e forte in tutto come prima, nè più ridonar si può la vita a chi -è spento. - -La rivoluzione del palazzo di Bisanzio, che spezzava lo scettro in mano -ad Irene, sollevava all'onor della porpora un uom di guerra, Niceforo, -che fu dai soldati alzato in sugli scudi, come si vede nelle miniature -dei tempi, e fu dal patriarca coronato in Santa Sofia. Irene, trattata -prima con riverenza, siccome sposa di Leone e madre di Costantino -Porfirogenito, fu indi chiusa in un monastero, e colei che pur dianzi -avea grado e podestà d'imperatrice, andò a finir cattiva e confinata -nell'isola di Lesbo. Una lettera dei legati franchi a Costantinopoli -narra questa revoluzione domestica, nella quale sostennero Irene -finchè poterono, siccome alleata di Carlomagno, ma poi terminato il -moto, abbandonaron Costantinopoli per venire a riferir di presenza -all'imperatore gli avvenimenti che agitato aveano l'impero d'Oriente, e -i motivi politici ond'era stata mossa l'esaltazione di Niceforo. - -La possanza di Carlomagno era tale che Niceforo ben comprese dover egli -cercare, innanzi tutto, l'amistà sua;le frontiere dell'uno toccavan -quelle dell'altro e grande era il timor delle irruzioni dei Franchi -coronate sempre dalla vittoria. Per acquistarsi quindi l'amicizia e -la grazia di Carlomagno, Niceforo gli mandò una solenne ambasceria; ed -esperti oratori, com'eran quei Greci, giustificar doveano l'esaltazione -del signor loro, e i motivi ond'era stato svelto lo scettro di mano -ad Irene, amica dell'imperator dei Franchi. Il monaco di San Gallo, -vivace cronista, segue, passo per passo, gli ambasciatori greci, che -vengono a salutar Carlomagno a nome di Niceforo. I Franchi aveano -grandemente in dispregio questa razza bisantina; i vescovi da Carlo -mandati a Costantinopoli raccontavan mille istorie intorno alle -bizzarre usanze dei Greci, e queste istorie giravano di bocca in bocca, -e il buon monaco di San Gallo le racconta a questo modo: «Nel tempo -della guerra contro i Sassoni, Carlo mandò suoi legati all'imperatore -di Costantinopoli, il quale si fece a dimandar loro se gli stati di -Carlo suo figliuolo[12] erano in pace, o turbati dalle nazioni vicine; -e avendo il capo dell'ambasceria risposto che tutti erano in pace, -salvo un certo popolo, chiamato i Sassoni, che infestava con le sue -depredazioni le frontiere di Francia: — Oh cielo! rispose quel principe -che marciva nell'ozio, e non era punto fatto alla guerra, e perchè il -diletto figliuol mio si affatica egli a combattere sì picciol nemico, -senza fama nè valore? Io dono a te stesso questa nazione con tutto -ciò che possiede! — Tornato in patria, l'ambasciatore riferì questo -discorso a Carlo, il quale gli rispose queste parole: — Ben più avrebbe -fatto per te quest'imperatore, se t'avesse donato un buon mantello per -un sì lungo viaggio». - -I vescovi mandati da Carlomagno nell'impero di Costantinopoli, essendo -stati, come vedesi, male accolti, se l'avean legata al dito, e il -monaco di San Gallo non manca di soggiunger appresso, come i Franchi -se ne vendicarono. «Poco di poi l'imperator greco mandò anch'esso -suoi ambasciatori al glorioso Carlo, e si abbattè appunto che in -quell'occasione si trovasser con lui il medesimo vescovo ed il duca di -cui è detto, i quali, all'udir annunziare la venuta di quei legati, -suggerirono al saggio monarca di farli condurre attraverso alle Alpi -per vie impraticabili tanto che logorato e consumato avessero al -tutto quanto seco portavano, e fosser così obbligati di presentarsi -a lui già ridotti in pessimo arnese. Poi, quand'ei furono arrivati, -il vescovo e il compagno suo fecer sedere il conestabile in mezzo a -tutti i suoi dipendenti, e sovra un seggio elevato per modo che far -non si potea di non prendere quest'uffiziale per l'imperatore. Onde -gli ambasciatori, come tosto lo videro, si prosternarono a terra per -adorarlo, ma ributtati dai servitori di Carlo, furon costretti a passar -nelle altre stanze più innanzi, ove, avvisato il conte del palazzo che -parlava ai grandi raccolti intorno a sè, credendolo il principe, di -nuovo si precipitarono a terra. Cacciati più innanzi e schiaffeggiati -dagli astanti, che andavan loro dicendo: — Questi non è l'imperatore, — -andarono oltre, e trovarono il siniscalco della tavola reale attorniato -da tutti i famigli, coperti di abiti ricchissimi, nè più dubitando -che colui non fosse il re, eccoli di nuovo a terra. Cacciati anche -da questo luogo, videro in un salone tutta la gente di servigio della -camera reale intorno al loro capo, e per allora si tennero certi che -quello esser dovesse veramente il primo dei mortali. Ma quell'uffiziale -li tolse da questa credenza, e promise loro di fare ogni poter suo -in un coi primi della corte, per ottenere ad essi, se far si potea, -la grazia d'essere ammessi alla presenza dell'imperatore augusto. -Alcuni di quelli che trovavansi con lui, ebbero intanto commissione -d'introdurli in gran cerimonia. - -«Carlo, il più illustre dei re, sfolgorante come il sole al suo -sorgere, e tutto splendiente d'oro e di gemme, stavasene assiso -presso una finestra che mandava gran luce, appoggiato ad Ettore, che -tale era il nome del vescovo da lui già mandato a Costantinopoli. -Intorno all'imperatore erano schierati a cerchio, a simiglianza della -milizia celeste, i suoi tre figliuoli da lui assunti a compagni già -nell'impero, le sue tre figlie con la madre loro, splendide di virtù -in uno e di bellezza; e prelati d'aspetto e di merito senza pari; -e abati illustri per la nobiltà del pari che per la santità loro, e -duchi, appetto dei quali tal non fu in antico lo stesso Giosuè nel -campo di Galgala. Questa schiera, al par di quella che ributtò Ciro -e gli Assirii suoi dalle mura di Samaria, avrebbe potuto, come se -avesse avuto Davide nel mezzo, giustamente cantare: O re e popoli -tutti della terra, o principi tutti e giudici della terra, garzoni -e donzelle, vecchi e fanciulli, lodate tutti il nome del Signore! — -Gli ambasciatori greci, colti da stupore, si sentirono venir meno; e -usciti di conoscenza, caddero muti e svenuti al suolo. L'imperatore, -con tutta benignità, li fece alzar da terra, e procurò di rincorarli -alquanto con parole di conforto; ma quando poi videro colmato di tanti -onori quell'Ettore che i Greci trattato aveano con tanta sgarbatezza e -disprezzo, presi da nuovo spavento, ricaddero a terra, nè si levarono -finchè il principe ebbe giurato loro, pel re de' Cieli, che non sarebbe -lor fatto male alcuno. Rassicurati da questa promessa, cominciarono a -mostrar maggiore fidanza; ma, ritornati che furono alla patria loro, -non posero mai più piede nel nostro paese[13]. - -«Qui è il luogo di raccontar come l'illustre Carlo avea intorno a sè -uomini sapienti in ogni cosa. Dopo celebrato il mattutino in presenza -dell'imperatore, quei Greci, nell'ottava di Natale, cantavano in -segreto e nella lingua loro alcuni salmi in onore di Dio, quando il re, -che stava nascosto in una stanza vicina, rapito dalla dolcezza della -loro poesia, impose a' suoi cherici di non por cibo in bocca finchè -recato non gli avessero quelle antifone voltate in latino; quindi è che -tutte son d'uno stile, e che in una di esse trovasi scritto _conteruit_ -in luogo di _contrivit_. Quegli stessi ambasciatori avean portato seco -istromenti d'ogni sorta, che veduti furtivamente insiem con le altre -cose rare che coloro aveano, furon dagli artieri del sagace Carlo, -con gran diligenza imitati. Segnalaronsi essi principalmente nella -contraffazione d'un organo, quel mirabile istromento che, per mezzo di -vagelli di rame e mantici di pelli taurine, cacciando l'aria, come per -incantesimo, in canne pur di rame, eguaglia co' suoi ruggiti il rombo -del tuono, e con la sua dolcezza i lievi suoni della lira. Non è questo -il luogo nè il tempo di raccontare dove fu posto quest'organo, nè -quanto ei durasse, nè come andasse a male insieme con mille altre cose -preziose che lo Stato perdette». - -D'onde sono a notarsi i due sentimenti che inspirava a quei giorni -l'aspetto della civiltà bisantina; prima un alto disprezzo per la -viltà e doppiezza dei Greci, non avendo gli uomini forti e vigorosi -che dimoravan sulla terra di Francia, e nelle cittadi a riva del Reno -e della Mosella, stima veruna per quegli sciagurati eunuchi, quei -giullari coperti di seta che difender non sapeano con la lancia e la -spada la città loro; poi lo stupore e l'abbagliamento quasi, da cui -eran presi a quella inoltrata civiltà, a quei mirabili monumenti, a -quei progressi dell'industria, a quelle maraviglie della scultura, -all'udire un organo armonioso, al vedere un dipinto di vivace colorito, -un ricco reliquiario, o la porpora di quelle città loro sontuose. -Questi due sì opposti sentimenti si manifestano nelle croniche; se -parlano dei Greci come uomini, sono parole di spregio e d'astio di -razza contro razza; se parlano all'incontro dello spettacolo ch'offre -Bisanzio co' suoi monumenti, co' suoi giardini, con le sue statue, co' -suoi vasti ippodromi, allora son tutti entusiasmo, e gli stessi monaci -latini non posson far di non restare maravigliati a una civiltà che -somiglia ad una bella statua d'avorio, tutta cosparsa d'oro e di gemme. -La detta ambasceria di Niceforo a Carlomagno non avea sol commissione -di appiccar pratiche per la confederazione tra i due imperi, ma sì -ancora di stabilire i confini dell'una e l'altra frontiera in modo -esatto e permanente; il che implicava la ricognizion pura e semplice -del titolo d'imperatore d'Occidente nella persona di Carlomagno. In -alcuni frammenti che ci rimangono, si vede anzi il cambiamento che -viene operandosi nella diplomatica corrispondenza del gran principe -austrasio cogli imperatori bisantini. Egli non è più _rex_ soltanto, ma -_basileus_ e talvolta anche _imperator_; nè egli chiama più il signore -che regna in Bisanzio col nome di padre, ma sì con quel di fratello; -egli non è più tributario loro, ma loro eguale, cambiamento decisivo -nelle forme, ed a Costantinopoli le forme erano tutto. - -I limiti dei due imperi vennero, quanto all'Italia, assegnati -sulle frontiere della Puglia, del ducato di Taranto e di Napoli; -sull'Adriatico, alla Venezia, alla Dalmazia, all'Istria; verso il -Danubio i territorii venner divisi per le nazioni barbare accampate -nelle lande dal Danubio fino al Volga. La quale contrazione fu -fatta non senza una certa giustizia ed equità, e l'effetto suo più -significativo fu la ricognizione d'un impero d'Occidente, salutato -dai Cesari di Costantinopoli come un rinnovamento di quel tempo in -cui fu diviso il mondo romano, con due sedi in due grandi capitali -città, Roma e Costantinopoli. E poichè le idee sopravvivono alle cose, -e quest'imperio romano avea lasciato tante gloriose memorie de' suoi -Augusti e de' suoi Cesari, non è maraviglia che uomini anche di stirpe -germanica ad onor si recassero di ristaurar l'impero con le reliquie -della civiltà da esso lasciate in retaggio alla terra. Il titolo -d'imperator d'Occidente avea lasciato gran fama anche tra le barbare -nazioni, e lo splendor di Carlomagno non ebbe ad esserne che più -sfolgorante tra le generazioni. - -La rinomanza di quest'imperatore e lo strepito delle conquiste e -maraviglie sue, erano pur penetrati in Oriente, dove, l'anno dell'Egira -170 e di Cristo 786, seguì l'esaltazione d'un gran califfo di nome -Arun-al-Raschild, o il Giustiziere, e Abulfeda racconta le guerre -de' suoi primi anni che gli assicurarono il califfato. Le civiltà -dell'India, della Persia e della Grecia operato avevano sulla nazione -araba, e se ne trovavano tracce in ogni luogo. Gli Arabi non erano -altrimenti un popolo creatore, ma sì imitatore, che ripetea le -tradizioni persiane, indiane e greche; traduttori com'essi erano degli -studi bisantini, ed esperti copiatori dell'architettura e dell'arti -dell'Indostan, o dei monumenti sassanidi, ed eredi della scuola -alessandrina, e' non sapevan da sè stessi nulla creare, ma destri erano -in contraffare, imitare, tradurre. Dal dì della sua esaltazione Arun -era in guerra cogli imperatori, quindi non è strano ch'ei cercasse -l'alleanza di Carlomagno, nè questa politica dispiacer doveva ai -Franchi d'Occidente[14], sì avversi com'erano ai Greci di Bisanzio. -Riferiscon le cronache che il califfo mandò legati a Carlomagno con -un presente di nuova foggia, ed era un orologio sul far bisantino, -con tutta quella finezza e pazienza di lavoro che gli Arabi in grado -supremo posseggono. Il quadrante era composto di dodici porticine che -formavan la divisione delle ore; ogni porta restava aperta, poi all'ora -duodecima, dodici piccioletti cavalieri, uscendo insieme, facevano il -giro del quadrante, e chiudevan tutte le porte, e ogni giorno così. -Questo lavoro, tutto d'avorio, ad ammirazione di tutta la corte di -Carlomagno, fu collocato nella cattedrale di Compiegne[15]. - -Il monaco di San Gallo che scrive d'ogni novella, non lasciò di -narrar, con tutti i suoi particolari, la venuta degli ambasciatori -d'Arun, e le pratiche appiccatesi tra il califfato e il nuovo imperator -d'Occidente. «Alcuni ambasciatori furono inviati all'imperatore dalla -Persia, i quali pensarono di far meglio approdando ai lidi d'Italia, -mossi anche dal grido di Roma che sapevano esser soggetta all'impero -di Carlo. Ma essi furono accolti con sospetto dai vescovi della -Campania, della Toscana, della Romagna, della Liguria, e finalmente -della Borgogna e della Gallia, e altresì dagli abati e dai conti, cui -fecero manifesto il motivo del loro viaggio, e da alcuni di essi non -furon voluti ricevere, finchè dopo corso un anno, quegli sciagurati, -stracchi e spossati dal lungo viaggio, vennero in Aquisgrana a trovar -quest'imperatore tanto famoso per le sue virtù, se non che, giunti -essendo appunto e annunziati al principe nella settimana più solenne -della quaresima, fu differita l'udienza loro fino alla vigilia di -Pasqua. Ed in questa festività, la maggiore di tutto l'anno, essendo -l'incomparabil principe vestito d'ornamenti senza pari, fece introdurre -alla sua presenza i legati di quella nazione, un tempo spavento -dell'universo, e il massimo Carlo apparve loro tanto più maestoso -d'ogn'altro mortale, che si persuasero di non aver mai prima di lui -veduto nè re nè imperatore. Gli accolse egli benignamente, e concedette -loro la grazia insigne di poter, come i suoi proprii figliuoli, andar -dove più volessero, di esaminare ogni cosa, d'informarsi e pigliar -nota di checchè si fosse. Rapiti dal contento, a tutte le ricchezze -dell'Oriente anteposero il bene di non dipartirsi dall'imperatore, -di contemplarlo e ammirarlo continuo. Saliti dunque nella tribuna che -sopraggiudica intorno la basilica, e di là guardando ora il clero ed -or la milizia, ma pur sempre ritornando cogli occhi sul principe, -nè potendo, nell'eccesso della loro esultanza, trattenersi dalle -liete loro acclamazioni, battevano palma a palma, e prorompevano: -— Fin qui noi non abbiam veduto che uomini di terra; ma ora sì che -ne vediamo uno d'oro. — Poi, appressandosi a ciascun dei grandi, -ammiravano la novità delle vesti o dell'armi loro; di nuovo indi -tornando all'imperatore, come al più degno dei loro omaggi. Passata -così la notte del sabato santo e la domenica vegnente a tutto veder -nella chiesa, furono in questo santissimo dì convitati al sontuoso -banchetto del munificentissimo Carlo, insiem coi grandi della Francia, -anzi dell'Europa; ma stupefatti a quanto vedevano, si levaron di -tavola quasi digiuni. Ed ecco che il giorno appresso, all'istante in -cui l'Aurora, lasciando il letto di Titone, dispensava la luce del -sole[17], Carlo, insofferente del pigro riposo, muove per la foresta -in caccia del bufalo e dell'uro[18], conducendo seco i legati; ma -quei poveri Persiani alla vista di quelle immani belve, colti da -grandissimo spavento, si danno alla fuga. Intanto il prode Carlo, che -non sa che sia timore, cavalcando un velocissimo corridore, raggiunge -una di quelle fiere, trae la spada, e fa per troncarle il capo; ma il -colpo non va pieno, e il feroce animale rompe il calzare del re insiem -con le strisce che lo legano, e gli sfrega con la ponta delle corna -la parte dinanzi della gamba tanto da farlo poi alquanto zoppicare, -e infuriato per la tocca ferita, fugge tra piante e balze per una -macchia foltissima. Tutti i cacciatori vogliono spogliarsi a gara dei -loro calzari, per servirne il loro signore, ma egli non lo consente, -dicendo: — Io vo' mostrarmi in questo stato a Ildegarda». - -Or nell'antica cronaca, l'imperatrice Ildegarda è la sposa diletta, la -sollecita compagna di Carlomagno; essa non l'aveva tuttavia seguito in -questa fiera caccia nelle selve della Germania, ed erasene restata in -villa od in corte. «Intanto Isimbardo, figliuolo di Varino, prosegue il -cronista, avea inseguito la belva, nè osando avvicinarsele troppo, le -scagliò contro il suo giavellotto, cogliendola tra la giuntura della -spalla ed il petto fino al cuore, indi la presentò ancor palpitante -all'imperatore, il quale, senza pur mostrar d'avvedersene, lasciando -a' suoi compagni di caccia il corpo dell'animale, tornossene al suo -palazzo, ed ivi fatta chiamar la regina, e mostratole il lacerato -suo calzare, le disse: — Che meriterebbe colui che m'ha liberato dal -nemico da cui io ebbi questa ferita? — Ogni ben del mondo, rispose -la principessa. — L'imperatore allora le raccontò l'accaduto, e fatte -recare in testimonio le tremende corna della fiera, fu veduta la regina -sciogliersi in lagrime, mandar profondi sospiri, e percuotersi il petto -con ambe le pugna. Inteso poi che Isimbardo, in disgrazia a quei giorni -del suo signore, e spogliato d'ogni onor suo, era quello il cui braccio -avea liberato l'imperatore da un sì formidabil nemico, precipitatasi -ai piedi del marito, ottenne da lui che allo stesso Isimbardo fosse -restituita ogni cosa toltagli, nè contenta ella a questo, gli fece di -sua mano larghissimi doni. I Persiani offrirono ancora all'imperatore -un elefante con alcune scimie, balsamo, nardo, essenze diverse, aromi, -profumi e droghe medicinali d'ogni sorta, tanto che parea n'avessero -vuotato l'Oriente per empirne l'Occidente. Frattanto essendosi alquanto -più addomesticati coll'imperatore, avvenne che un giorno in cui erano -più allegri del solito e riscaldati da vin generoso, essi rivolsero, -motteggiando, queste parole all'imperatore, il quale, temperantissimo, -era in tutto il suo senno: — Certo, imperatore, la vostra potenza -è grande, ma pur meno assai di quanto la fama divulgò nei regni -dell'Oriente. — A che Carlo, dissimulando l'interno suo corruccio, -rispose ridendo: — E a quale proposito dite voi questo, figliuoli miei? -e da che vi fu suggerito questo pensiero? — Ed essi allora, tornando -ai primi tempi del loro viaggio, gli raccontarono per filo e per segno -tutto ciò che ad essi era intervenuto nelle regioni al di qua dei -mari, dicendo: — Noi Persiani, Medi, Armeni, Indiani ed Eleniti, vi -temiam tutti più che il nostro medesimo signore Arun. Che direm poi -dei Macedoni e dei Greci, i quali paventano la vostra grandezza, come -più atta ad opprimerli dell'onde del mar Ionio in tempesta? Quanto -agl'isolani tutti, fra mezzo a cui siamo passati, ei si mostrano -siffattamente solleciti e devoti a vostro servigio, da crederli -pasciuti nel vostro palazzo e gratificati dai vostri più magnifici e -onorevoli benefizi. Ma i grandi all'incontro del vostro paese non ci -sembrano troppo vogliosi di piacervi, se non in presenza vostra; prova -ne sia, che quando noi, per via, gli abbiamo pregati si degnassero -di far qualche cosa per noi, a riguardo della vostra persona, -che noi venivamo a cercar sì da lontano, eglino ci han congedati -senz'ascoltarci ed a mani vuote.» Udita la qual cosa l'imperatore -privò di tutte le loro cariche ed onori i conti e gli abbati, ai quali -presentati si erano gli ambasciatori[19]; quanto ai vescovi, essi furon -da lui condannati a forti ammende, dopo di che ordinò che i legati -fossero condotti con grandissimi onori e attentissime sollecitudini -sino alle frontiere del loro paese. - -Queste pratiche tra l'imperatore d'Occidente e i califfi posavano -particolarmente sulla scambievole necessità d'invigilare i sovrani -di Bisanzio; naturalissima invero era l'ammirazion dei califfi per -Carlomagno, ma anche l'interesse avea la sua parte in questi uffizi tra -sovrano e sovrano. Il monaco di San Gallo prosegue indi a dir delle -altre maravigliose ambascerie, che vennero a complir coll'imperatore -alle sue diete d'Aquisgrana, e massime di certi legati d'un re -d'Affrica, che gli recarono in presente un leone della Libia, uh orso -della Numidia, del ferro d'Iberia, della porpora di Tiro e altre ricche -derrate di quella contrada; e racconta, come Carlo in contraccambio -sovvenne, per fin che visse, quei Libii, poverissimi com'erano in terre -coltivabili, delle ricchezze che somministra l'Europa, in grani, vino, -olio, e li sfamò con man liberale, conservandoli così eternamente a sè -fedeli e devoti, senza bisogno di soggettarli a vergognosi tributi. -Indi tocca d'una legazione dallo stesso Carlo mandata in Persia con -suoi doni pel re, poi torna di nuovo al califfo Arun, dicendo com'egli -volea dar tutto sè stesso e il suo regno in mano di Carlomagno, tanto -andò preso alla grandezza e potenza sua. Ora, quantunque la storia non -debba tenere per pretta verità ogni detto del monaco di San Gallo, sì -entusiasta pel suo principe, non è tuttavia men vero, che tutto ciò -non serva a provar l'importanza, che oramai i califfi e gl'imperatori -d'Occidente ponevano nei vincoli fra loro, avversi come gli uni e gli -altri avevano i Greci; oltre i quali i califfi aveano per avversarii -gli Arabi di Spagna, che i Franchi annoveravano parimenti fra i loro -nemici. Laonde Carlomagno ed Arun-al-Raschild non aveano alcun opposto -interesse; che se la diversa credenza religiosa formava ostacolo alla -stretta intimità loro, pur continuamente la politica e il commercio -li raccostavano, ed aveansi scambievolmente in rispetto. I due -imperi anche non si toccavano da nessuna parte, e Carlomagno trovava -nell'amistà di Arun un modo a spaziare colle sue navi, ed a potere -assecondar lo spirito di pellegrinaggio, che di que' giorni volgevasi -verso la Siria. Vero è bene che Arun-al-Raschild non cedè altrimenti la -signoria della Palestina a Carlomagno, chè la fu questa una di quelle -tradizioni delle croniche, da porsi fra i romanzi di cavalleria[20]; ma -pur sempre sussiste che egli concedè ai pellegrini libero il passo per -a Gerusalemme. Queste consuetudini di pellegrinaggio erano famigliari -all'Oriente, dove un sepolcro muover faceva intere generazioni, e i -costumi di quei popoli erranti vi facean comuni i viaggi da un capo -all'altro del deserto per atti di religione e di pietà. Furon concessi -privilegi e prerogative da una parte e dall'altra, Carlomagno ed Arun -fecero accordo per condursi con la stessa politica verso i Greci, e -la moral preminenza dell'imperatore occidentale in Oriente ascese sì -alto, che al regno suo si riferisce l'origine della maggior parte delle -patenti di commercio e dei privilegi mercantili de' Francesi nella -Siria. - -Così da re come da imperatore, Carlomagno aveva sue corrispondenze -cogli emiri di Spagna, coi conti di Castiglia, coi vassalli e con -le popolazioni ond'erano attorniati gli sterminati suoi dominii -d'occidente, sì che scorrendo i diplomi e le pergamene, tu resti -maravigliato a tanta moltitudine di omaggi, che vengono a riverir -l'imperatore. Ora sono gli emiri[21] o alcaidi di Catalogna o del -Guadalquivir, che, carichi di presenti, vengono a dichiararsi vassalli -suoi in mezzo alle sue corti plenarie; ora sono capi di tribù e duchi -e conti che concorrono a schierarsi d'intorno alla suprema autorità -dell'imperatore. Il nome di Carlomagno è sì famoso per tutto il mondo, -che appena egli si mostra in questo o quel luogo, tosto a lui vengono -i visitatori d'ogni paese, e il regno suo è siffattamente avventurato -e forte, che appena ci ha una sola disfatta veramente deplorabile, -quella di Roncisvalle. Nè le pratiche che si stabiliscon fra gli emiri, -gli alcaidi, i conti di Castiglia e Carlomagno, chiamar si possono -corrispondenze diplomatiche; bensì sono omaggi feudali e sommissioni -per tributi e donativi; le sole corrispondenze solenni, e da pari a -pari son quelle che egli ha cogli imperatori di Costantinopoli e coi -califfi di Persia. - -Ci ha qualche diploma che testimonia pur le corrispondenze di -Carlomagno coi capi, _reges_ o condottieri dell'ettarchia sassone, -e particolarmente con Offa, re di Scozia, che, a quanto pare, era -amico dell'imperatore. L'Inghilterra, con tutti i suoi ripartimenti -e sminuzzamenti infiniti, avea avuto il privilegio di mandar quasi -tutti i più potenti convertitori di popoli che scorrevano la Germania -a predicarvi la legge di Cristo. Questi sacerdoti, Bonifazio in capo -di lista, che venivano dalla Gran Bretagna, per annunziare la fede -al mondo, aveano un non so quale ardimento e coraggio, come tutte le -popolazioni sassoniche; quindi è ch'eglino attraversavano sicuramente -la Belgica e la Neustria, per portarsi sulle rive dell'Elba. Carlomagno -poi ponea gran cura a protegger questi predicatori, stromenti come -erano operosissimi per la conversione della Sassonia, e li esorta -e prega continuamente di visitar le provincie dell'impero suo, e -vuol che seguasi l'esempio sì prevalente di san Bonifazio, e che i -predicatori cristiani vengano a raffermar la conquista; infatti queste -comunicazioni co' sacerdoti anglosassoni, prepararon quell'altre più -ampie che si stabilirono in sul finire de' Carolingi. Ma fino al regno -d'Alfredo il Grande, nulla si fa di qualche momento in Inghilterra; -la razza sassone vivea ne' suoi campi militari, frastagliata in -ettarchia, senza maggiore unità di quella che ci avea nell'Austrasia e -nella Neustria innanzi all'esaltazione di Carlomagno, e il cercar ivi -regolari comunicazioni, sarebbe un medesimo che mostrarsi ignari dello -spirito dei tempi e della storia. - - - - -CAPITOLO II. - -PRIMO PERIODO DEI CAPITOLARI DI CARLOMAGNO. - - Classificazione dei capitolari. — Son essi tolti dal diritto - romano? — Fonte ed origine del diritto germanico. — Ordinamento - della Chiesa. — Formole ecclesiastiche. — I vescovi. — Riforma. - — Capitolari di Francoforte, dei conti, su Tassillone duca di - Baviera. — Il gran capitolare _De villis_. — Diritto domestico. — - Spirito generale della prima epoca dei capitolari. - -769 — 800. - - -I capitolari di Carlomagno, ampia espressione degli usi e dei costumi -dell'ottavo e del nono secolo, non appartengono tutti al medesimo -tempo, e chiare vi appariscon le tracce del progresso di sua possanza, -e i periodi, d'uno in altro, della grandezza sua. Quand'egli è soltanto -re dei Franchi, non ispiega l'antiveggenza di quand'egli è imperator -d'Occidente, e gli avvedimenti suoi nell'arte del governare, vengon -crescendo insieme con la podestà sua. Il tempo dell'ordinamento -amministrativo per lui, come si vede chiaro, è dappoichè egli ha -vestito la porpora imperiale, ultima meta della sua ambizione. In -questi ampii codici, chiamati capitolari, non ha veruna filosofica -classificazione; le provvisioni legislative ci sono mescolate insieme -e confuse, onde fallace sostanzialmente sarebbe ed arbitraria ogni -divisione per ordine di materie. I capitolari contengono principii -confusi: la Chiesa, la giustizia, l'amministrazione, il diritto comune -ci sono del continuo frammescolati; non c'è ordine di materie, come se -queste leggi fosser venute l'una dopo l'altra senza disegno d'unità, e -nondimeno l'unità è il fine del governo di Carlomagno[22]. - -In leggendo applicatamente e ponderatamente questi capitolari, tu non -puoi fare di non domandare a te stesso s'ei furono tolti dal diritto -romano, dalle basiliche, dai codici teodosiano e giustinianeo, che di -quei giorni imperavano ad una parte dei popoli, a quelli dell'Italia, -ciò è, e della Gallia meridionale; ma non trovasi maggior vestigio di -questa legislazione che non si trovi negli editti della terza schiatta. -Certo, i codici dei popoli presentano sempre identiche disposizioni, -chè i medesimi principii appartengono a tutte l'età, nè una nazione -n'ha il privilegio sull'altra, o una generazione se li conserva a -guisa di tabernacolo, legge universale, com'è, scritta negli animi; -ma nei capitolari non si scorge alcuna orma ben profonda del diritto -romano, e quanto al governo della Chiesa e dei cherici, son canoni dei -concilii ivi gettati così alla rinfusa. Quanto alle provvisioni civili, -esse traggon dell'origine alemanna, sono un diritto pubblico proprio a -quelle nazioni, e vengono da quella lunga concatenazione di costumi e -di consuetudini, che parte dal primo incominciar della conquista; poche -tracce lasciò ivi il diritto romano, i capitolari non ne raccolgono -frammento alcuno, non ne rivelano alcuna chiosa, alcuna reminiscenza, e -serbano il diritto germanico nella purezza sua. - -L'Alemagna aveva le sue consuetudini, le sue leggi, e le conservò fino -a quel tempo, e tuttavia le conserva; venuti da origine germanica, -i capitolari son rimasti germanici; non se ne trova orma nella -legislazione francese; gli editti dei re della terza schiatta, non -che tôr nulla da essi, non li citano pure, e' son pe' Capeti come un -diritto morto. All'incontro, di là dall'Elba fino al Reno, i capitolari -hanno posto in ogni luogo il frutto loro; essi son fonte tuttavia -di più d'una patria legislazione, ed anche a' tempi moderni da essi -trae lo spirito delle diete. Non è a dubitar punto ch'essi deliberati -non fossero in pubblica adunanza dai conti e dai leudi, quanto alle -provvisioni che si riferiscono al governo militare, o dai vescovi -e cherici, quand'era a regolar il diritto civile ed ecclesiastico. -V'ebber taluni, cui parve notarvi due ordini ben distinti, la nobiltà -ed il clero, in atto già di votar sopra due banchi separati; ma pur -nessun indizio ci ha per istabilir siffatte distinzioni: i capitolari -comprendono in sè le provvisioni ecclesiastiche e civili in un ordine -solo, ed è cosa probabile che gli uomini d'arme non fossero altro, -consultati, che per le spedizioni lontane, dov'era ad acquistar -gloria e guadagno. Aveasi egli ad ire in Lombardia a far in pezzi -il trono di Desiderio, o a muover contra i Sassoni in quella guerra -di trentatrè anni? indispensabile era allora il parer dei duchi, -dei conti e dei leudi, e questi partiti poneansi nelle adunate di -primavera o d'autunno. La material compilazione dei capitolari, era -in sostanza lavoro dei cherici; poco divario ci ha tra le disposizioni -ecclesiastiche delle leggi di Carlomagno e quelle dei concilii, sì che -i Benedettini ne allogarono parecchie nei _Concilia Galliae_, e con -ragione, non portando essi l'intitolazione di Carlomagno, se non in -quella forma che i concilii di Bisanzio portano il nome dell'imperatore -d'Oriente. - -Cosa importantissima sopra tutte è il far conoscere questi ampli codici -di leggi e di pubblica amministrazione. Molto s'è parlato invero dei -capitolari, e furono commentati, e vari sistemi si succedetter l'uno -all'altro a spiegarli; ma pochi gli hanno letti, e niuno gli ha in -corpo tradotti, affin di recarli a cognizione di tutti, e pur nondimeno -questo è un lavoro che in sè compendia tutta la storia carolina; e -valga il vero, puoi tu aver piena contezza d'un'epoca, se non ne sai -la legislazione, e non ti erudisci delle sue consuetudini, de' suoi -costumi e delle leggi sue generali? - -Il primo capitolare di Carlomagno, dato in una dieta o concilio -dell'anno 769, abbraccia un gran corpo di provvisioni di polizia -civile ed ecclesiastica. «Carlo, per la grazia di Dio, re dei Franchi, -difensor devoto di Santa Chiesa e sostegno in tutto della Sede -apostolica. Per esortazione dei nostri fedeli e consiglio dei vescovi, -e altri preti, noi facciamo espresso divieto ad ogni vescovo e prete, -servo di Dio, di portare le armi, combattere e seguire gli eserciti, o -muover contro il nemico, eccetto quelli tuttavia, che sono chiamati a -compiere il loro divin ministero, cantar la messa e portar le reliquie -dei santi, a che due vescovi, accompagnati dai sacerdoti attinenti alle -cappelle, basteranno. Ciascun capo avrà seco un prete per confessare -e penitenziar le sue genti. I preti non versin sangue nè di pagani, -nè di cristiani, ed anche facciam loro divieto di cacciare per le -foreste e uscire con cani, falchi e astori. Chi di loro tenga più donne -seco, o versi il sangue dei cristiani o dei pagani, o trasgredisca i -canoni, sia privato del sacerdozio, perch'egli allora è più corrotto -d'un secolare. Ordiniamo ancora che il vescovo usi, secondo i canoni, -tutta la sollecitudine pel bene della sua diocesi, in che dovrà essere -aiutato dal conte, il quale, come difensor della Chiesa, ch'egli è, -invigilar dee affinchè il popolo di Dio non eserciti alcuna pratica -pagana, niuna sozzura del gentilesimo, come sono i profani sacrilegii -dei morti, gli amuleti, gli auguri, i sortilegi, i sacrifizi delle -vittime e tutte quelle pagane cerimonie, che alcuni stolti far sogliono -nelle chiese, sotto l'invocazione dei santi martiri e confessori di -Dio. Il vescovo farà ogn'anno un giro nella sua diocesi, ponendo cura -di cresimare il popolo e amministrarlo. Il prete sia, in obbedienza -dei sacri canoni, soggetto al vescovo della diocesi in cui dimora, ed -a quaresima gli renda conto del modo con che adempiè il suo ministero, -dei battesimi da lui fatti, delle condizioni della fede cattolica e -delle orazioni e messe da lui dette. Sarà pur debito dei preti, aver -l'occhio aperto sugli incestuosi e altri colpevoli, ponendo ben cura -che non muoiano in istato di colpa, per tema che Cristo non rimproveri -un giorno a loro stessi la perdita di queste anime. Sieno pure attenti -a non lasciar morire gl'infermi e i contriti, senza l'olio santo, la -riconciliazione ed il viatico. Eglino osserveranno il digiuno della -quaresima, e il faranno osservare al popolo.» - -Questi statuti di polizia, meramente clericali, si trovano frammisti -a leggi di governo e d'ordine politico. «Tutti assister debbono alle -grandi udienze che si tengono, la prima in estate e la seconda in -autunno. Quanto all'altre, non vi è obbligo di rendervisi, se non -quando uno v'è chiamato da necessità o n'ebbe ordine del re. Se il re -o alcuno de' suoi fedeli, comandi di far orazione per qualsivoglia -motivo, ognuno dee tosto ubbidire. I preti non deggiono celebrare, -se non in luogo consacrato, quando non sia per viaggio, e chi fa -altrimenti incorra nella perdita del grado. Chi fra essi compier -non sappia, secondo i riti, gli uffizi del suo ministero, nè ponga, -secondo il voler del suo vescovo, tutte le facoltà della sua mente -ad apprenderli, sprezzando di questo modo i canoni, sia sospeso -dall'uffizio suo, fino a che interamente corretto. Chi ammonito più -volte dal suo vescovo a meglio addottrinarsi, non l'avrà fatto, sia -privato del ministero, e perda la chiesa, perchè colui che ignora la -legge di Dio, non può insegnarla e predicarla agli altri. Niun giudice -si arroghi di molestare un prete, un diacono, un cherico, per minimo -che sia il grado di lui, e meno ancora si arroghi di condannarlo -contro il parere del vescovo. A niun secolare sia lecito impossessarsi -e tenere la chiesa o i beni particolari d'un vescovo; chi fa questo, -sia sequestrato dalla carità e comunione universale, finchè abbia -restituito capitale e interessi.» - -I quali statuti, già dissi, poco diversan dalle leggi generali dei -Concilii; la Chiesa si è quella che Carlomagno ordinar vuole dall'alto -della possanza sua, però che la Chiesa è il principio d'ogni regola -e d'ogni forza morale. «Nell'anno undecimo del regno felicissimo del -nostro gloriosissimo re Carlo, il mese di marzo, i vescovi, gli abbati, -gli uomini illustri ed i conti, congregatisi in assemblea sinodale col -piissimo signor nostro, hanno fatto con la volontà di Dio un capitolare -intorno a cose opportune e decretato ch'ei sia pubblicato[23]: I -vescovi suffraganei saranno, secondo i canoni, soggetti ai loro -metropolitani, i quali avranno libera facoltà di mutare e correggere, -quanto ad essi parrà dover esser mutato e corretto nel loro ministero. -I conventi dei regolari, e principalmente quei delle donne, dovranno -rigorosamente osservar la regola loro, e le badesse abitar nei loro -chiostri. Ai vescovi è commesso di corregger gli uomini licenziosi ed -i vedovi della loro diocesi. Niun vescovo possa nè ricever nè ordinare -in qualunque grado siasi il cherico soggetto ad altro vescovo. Ognuno -paghi la sua decima, nè possa esserne dispensato se non solo per ordine -del suo vescovo.» - -Gli statuti dell'ordine penale si confondean pur essi con le discipline -della Chiesa; il cristianesimo era la formola della podestà, onde il -capitolare che regola la giurisdizione dei vescovi, pronunzia spesso -insieme la penalità pe' delitti. «Quanto agli omicidi e agli altri rei -condannati a morte, se alcun d'essi ripari in una chiesa, non gli sarà -per questo fatta grazia, ma sì negata ogni sorta di cibo. I giudici -presenteranno i ladri all'udienza del conte, pena la perdita del -benefizio e della carica al trasgressore; e s'egli non ha benefizio, -pagherà il bando[24]. Anche i vassalli nostri che manchino a questa -disciplina, perderanno i benefizi e le cariche loro. Gli spergiuri -perderanno una mano. Se colui che accusa un altro di spergiuro, chieda -il combattimento, e n'esca vincitore, il vinto sia posto in croce; -se al contrario il vincitore sia colui che ha giurato, l'accusatore -medesimo patirà la pena che volle far infliggere all'altro. I conti -non potranno essere molestati per aver castigati i malfattori, però -che far si dee buona giustizia. Nondimeno se alcun d'essi abbia fatto -danno ad alcuno per odio o malevolenza, o gli abbia negato giustizia, -sarà tenuto pagargli un risarcimento proporzionato al danno recatogli. -I capitolari che il padre e signor nostro il re Pipino statuì ne' suoi -consigli e ne' suoi sinodi, sono da noi conservati.» - -I capitolari trattano altresì dell'imposta, mitissima ai tempi dei -carolingi, procedendo i redditi del fisco dal patrimonio privato e -dalle composizioni d'ammende. Quanto all'imposta per sè stessa, ecco -che statuisce il capitolare. «Si paghi un soldo per ogni cinquanta -casate[25], un mezzo soldo per trenta ed un terzo di soldo per venti. -Le patenti che concedono allodii, saran rinovate, o dove non ne -sieno, ne saranno scritte. Differenza si farà tra quelle di siffatte -patenti che furono fatte sulla parola nostra, e quelle concedute -per libera volontà e che si riferiscono ai beni ecclesiastici. -Niuno manchi al servizio regio. Niuno faccia giuramento d'unirsi in -congreghe per congiurare, e coloro che entrano in congregazioni o -per le limosine, o per gl'incendii, o pe' naufragi, non pronunzino -per ciò giuramento alcuno. Vietato l'assalire in bande i viaggiatori -che si recano al palazzo del re o altrove; vietato pure a chiunque -il togliere il fieno d'un altro nei tempi in che questo è proibito, -quando pur ei non si trovi in cammino contro il nemico, o non sia -inviato da noi; il trasgressore sarà punito. Non si levino i tributi -aboliti, se non in quei luoghi dov'erano ab antico stabiliti. Non -si potranno vendere schiavi[26], se non in presenza del vescovo, -del conte, dell'arcidiacono, del capitano, del vice signore o del -giudice di esso conte: nè si potranno vendere fuor dei confini; il -contraffattore pagherà tante volte il bando (la multa) quanti sieno -gli schiavi venduti; se non ha danaro, darà la persona sua in pegno -al conte, e sarà suo servo[27] finchè abbia pagato. Niuno potrà -vender corazze fuori del regno. Il conte che nell'uffizio suo abbia -fatta qualche ingiustizia, riceverà in casa i nostri messi, finchè -sia fatta giustizia; se chi commise l'ingiustizia sia uno dei nostri -vassalli, il conte allora e il nostro messo si porranno in casa sua, -per vivervi alle sue spese fino alla riparazione. Se alcuno non si -contenta di ricevere il prezzo assegnato per un omicidio, mandatelo -a noi che il faremo condurre in luogo dove non potrà più nuocere a -persona, e lo stesso sia di chi pagar non volesse il prezzo medesimo. -Quanto ai ladri, essi non debbon punirsi di morte al primo fallo, ma -sarà loro cavato un occhio; abbian mozzo il naso al secondo, e se son -colti in fallo una terza volta senza che si sieno corretti, ch'essi -muoiano. Vietato ad ogni giudice pubblico il ricever danaro da un ladro -incarcerato, e se alcuno il facesse, perda la sua carica. Finalmente -chi distrugge una chiesa, muoia». - -E sempre questo gran codice penale di Carlomagno si mesce e confonde -con le leggi della Chiesa; i concilii e i capitolari muovon da un -solo e medesimo concetto, ed a regolar queste comuni disposizioni, il -consiglio regio componesi di leudi, di conti, di vescovi, di abati, -d'uomini da guerra e d'uomini da chiesa. Talvolta pure i vescovi fanno -da soli, e si congregano per un medesimo impulso. Ecco altri capitolari -promulgati in queste adunanze, e che tener potrebbonsi per altrettanti -canoni[28]. «Ogni vescovo canterà tre messe e tre salmi, l'una pel -re, l'altra per l'esercito, l'altra per la presente tribolazione[29]. -I vescovi, i monaci, le monache, i canonici osseveran pure il digiuno -per due giorni, e così i proprietarii delle case e gli abbienti; ogni -vescovo e abbate o badessa alimentar dovrà quattro poveri serventi fino -al tempo delle messi; quelli che tanti alimentar non ne potessero, ne -alimenteran tre, due, uno, secondo le loro sostanze[30]. I conti più -ricchi daranno in limosina una libbra d'argento, gli altri una mezza -libbra. Anche i vassalli daranno un mezza libbra ogni ducento casate, -cinque soldi ogni cento ed un'oncia ogni cinquanta o ogni trenta. -Essi osserveranno il digiuno per due giorni, insiem cogli uomini loro -e tutti quelli che farlo potranno[31]. Se alcuno dei conti volesse -mai redimersi da questi digiuni, paghi tre oncie, un'oncia e mezzo o -un soldo almeno, a seconda delle sue sostanze. Tutto ciò, se a Dio -piaccia, sia in pro del re, dell'esercito de' Franchi, e pe' mali -presenti, effettuato prima della festa di San Giovanni.» - -Questo capitolare, come ben si vede, è un atto pubblico di penitenza, -un voto dell'esercito per ottenere la cessazione d'un flagello, e conti -e vescovi si sottomettono a far elemosina, per invocare la misericordia -di Dio. Ma Carlomagno è re che attende sopra tutto ad ordinar la -polizia e la giustizia, forza della quale non si può far senza fra un -popolo di soldati, onde ancora ne' suoi capitolari: «I conti ascolteran -per le prime le cause dei pupilli e degli orfanelli, nè andranno a -caccia o a convito i giorni in cui debbon tenere udienza. Il giuramento -di fedeltà ch'essi prestar debbono a noi ed ai figli nostri sarà in -questa forma: Con queste parole io prometto di star senza frode e -senza mala intenzione a servigio del re Carlo mio signore e de' suoi -figliuoli, fedele com'io sono e sarò per tutta la vita ai medesimi. -È interdetto alle badesse uscir de' loro monasteri, e fare ogn'altra -cosa ad esse non lecita; i loro chiostri siano ben chiusi, ed elle non -iscrivano nè mandino lettere d'amore. Niuno si faccia lecito di cercar -le predizioni dell'avvenire nel salterio, nel Vangelo, o di fare in -qualsiasi altro modo altre indovinazioni. Niuno offenda per danaro le -regole instituite a conservazion della legge. Tutti concorrer deggiono -alla chiesa nei giorni di festa e nelle domeniche, e nessuno chiamerà -preti a farsi dire la messa in casa. Ognuno si astenga rigorosamente -dall'ubbriachezza, e i vescovi e gli abbati dal recar la discordia -così nelle case private come nelle pubbliche. I monaci e quelli che -appartengono al sacerdozio, non si frammettano di faccende secolari. Ai -vescovi, agli abbati e alle badesse non è lecito tener mute di cani, nè -falchi o astori tampoco[32]. I poveri stesi per le vie e per le piazze, -vadano alla chiesa, e si amministrerà loro la confessione. Si copriran -di tettoie e palchi gli altari affine di preservarli. Non si battezzino -le campane, nè si appicchino brevi in cima alle pertiche in occasione -di mal tempo e gragnuola[33]. I nostri inviati s'informino del modo -in cui sono governati i benefizi, e ce ne diano avviso. Finalmente, i -lebbrosi non si mescolino fra 'l popolo.» - -Questi codici, comechè sempre confusi nelle loro disposizioni, ci fan -tuttavia conoscere le consuetudini di quel tempo, la libertà dell'uomo -civile e i costumi degli ecclesiastici; la legge penale è lo specchio -veridico in cui una generazion si riflette, e la legge reprime le -cattive azioni, che di frequente si commettono tra la società, ma non -castiga altrimenti una compiuta depravazione. Ora ecco parole ancora di -Carlomagno in un capitolare: «È voler nostro che chi vuol torre qualche -cosa da un luogo, farlo non possa, se non coll'assistenza di sei o -sette testimoni, essendochè il giuramento dei Romani non vale se non è -confermato da cinque o sei altre testimonianze[34]. Chi trova un tesoro -sotterrato in un podere ecclesiastico, ne deve il terzo al vescovo; se -sia un Longobardo o qualunque altro che, scavando di suo proprio senno, -l'abbia trovato e n'abbia avuto la quarta parte dal padrone del luogo, -le tre altre parti sieno a noi inviate e nessuno ardisca opporsi al -nostro volere.» - -Ecco di presente un solenne giudizio feudale: nelle vendette sue di -capo signore, Carlomagno ha fulminato il duca Tassillone di Baviera, -i Franchi hanno dato il guasto alle terre dei Bavari, ed un consesso -d'uomini d'armi e di conti e di vescovi è già ragunato pel giudizio a -Francoforte, innanzi ai quali è citato Tassillone; or ecco le parole -del consesso: «Abbiam fatto il seguente capitolare intorno a Tassillone -cugino del re Carlo, che fu duca di Baviera. Tassillone presentossi -alla dieta, chiedendo perdono dei falli da lui commessi, tanto contra -il re Pipino e il reame dei Franchi, quanto contra il re Carlo, -piissimo nostro signore. Egli avea già mancato alla fede giurata, ma -ci chiese grazia per questo, lasciando ogni ira e risentimento suo, -e abbandonando tutti i diritti che egli e i figliuoli suoi, maschi -e femmine, aver potessero sul ducato di Baviera, che avrebbe dovuto -legittimamente appartenergli, ed a tor di mezzo ogni lite in avvenire, -ne fece ampia rinuncia, raccomandando i suoi figli e le sue figlie alla -misericordia del re. Onde il re e signor nostro, tocco da compassione -per lui, gli perdonò i suoi falli, lo restituì nella sua grazia, e lo -prese in grande affezione, facendogli sperar di più la misericordia -di Dio. Indi fatte tre copie di questo capitolare, tutte del medesimo -tenore, una ne fu custodita in palazzo, un'altra ne fu consegnata a -Tassillone nel monastero dov'è egli ritirato, e la terza conservasi -religiosamente nella santa cappella del palazzo. In questa medesima -dieta di Francoforte, il piissimo nostro signore ha proibito, di -consenso del Concilio, ad ognuno, o ecclesiastico o laico, di vendere -i grani a prezzo maggiore della tariffa pubblicamente assegnata e -stabilita, sia tempo d'abbondanza o tempo di carestia. L'avena si -pagherà un danajo il moggio, due il moggio l'orzo, tre la segale, -quattro il frumento[35]. Se vendasi il grano converso in pane, si daran -per un danajo dodici pani di frumento, ciascuno del peso di due libbre; -al prezzo medesimo quindici pani di segale, venti di orzo e venticinque -d'avena, ciascun del medesimo peso. I grani del re saran venduti al -prezzo d'un danajo l'avena, ogni due moggia, e così l'orzo, due denari -la segale, tre denari il frumento. Chiunque tien benefizi da noi, -invigilar dee che nessuno de' suoi schiavi muoia di fame, nè vender -potrà, ai prezzi assegnati, se non il superfluo alla casa.» - -Dopo questo capitolare, che statuisce una specie di tariffa o meta -pel prezzo dei grani, Carlomagno si fa a regolar il valore del denario -carolino, perchè s'egli ha fermo il prezzo delle derrate, gl'importa -pur di stabilir il valsente della moneta, chè le son cose le quali si -dan mano[36]. Poi assegnato il maggior prezzo dei grani e il valor dei -denari, egli statuisce con leggi speciali i diritti dei venditori e -dei compratori. Infatti questa tassazione assoluta del prezzo delle -derrate, si è quella che nei tempi difficili accenna, senza più, la -dittatura suprema. - -Ma l'atto più ampio, più particolareggiato della sollecitudine -regia, quello che mostra in Carlomagno la maggior cura per una buona -amministrazion civile, si è il _capitolare de villis_, intorno -all'azienda dei poderi del regio dominio. Fu egli fatto per solo -volere di Carlomagno, o regolato in una dieta? Quest'editto, l'opera -prediletta di Carlomagno, fu scritto dal segretario o scrivano suo. -«Noi vogliamo, dice il principe, che le ville da noi stabilite servano -a noi soli e non ad altrui[37]. I nostri servitori vi saranno con -essonoi alloggiati, ed i giudici si guarderanno dal convertirli in -servi loro, nè potranno obbligarli a far per essi alcun servizio, -nè lavoro di sorte alcuna, nè ricever da essi alcun presente, come -sarebber cavalli, buoi, vacche, verri, castrati, porcelletti, agnelli, -nè altre cose, come ortaggi, mele, pollame o uova. Se alcun de' nostri -servitori commetta qualche fraude per furto o negligenza, la paghi col -capo[38]; per gli altri falli ei sia frustato secondo la legge, eccetto -il caso d'omicidio e d'incendio, in cui si può dare riparazione. -Abbiasi ben cura di fare giustizia ad ognuno secondo la propria legge. -Quanto alle riparazioni a noi dovute, i servi nostri sieno flagellati. -I Franchi domiciliati nei nostri poderi e nelle nostre ville, saranno -soggetti alle proprie lor leggi, e quanto essi daranno a riparazione -delle colpe loro, rientrerà nell'erario nostro[39]. Ognuno de' nostri -giudici si renda ne' luoghi da lui governati al tempo delle opere, -vale a dire, verso la stagione in cui si semina, si ara, si miete, -si fan seccare i fieni e si vendemmia, e invigilino, affinchè tutto -sia fatto bene e a dovere. Noi vogliam pure che i nostri giudici dian -la decima di tutte le rendite nostre alle chiese situate nei nostri -poderi[40]. Essi abbiano pur cura de' nostri vigneti, e li facciano -prosperare, ponendo poi il vino in buon vasellame, e avendo tutta la -cura che non vada a male. E ne facciano comperare pe' nostri valletti e -trasportar nelle nostre ville, e quando accada che ne abbian proveduto -più del bisogno, ce lo faccian prima sapere per gli ordini nostri in -proposito. Ci mandino pure i nostri ceppi di vite, e faccian portare -il vino che ci è dovuto nei nostri cellieri. Vogliamo altresì che -ogni giudice tenga ne' luoghi dove esercita la sua giustizia, moggia, -sestarii e misure per lo liquido e pel grano, simili a quelle che noi -serbiamo nel proprio nostro palazzo. Gli uffiziali nostri, le guardie -de' nostri boschi e de' nostri cellieri, i nostri palafrenieri ed i -nostri esattori invigileranno, affinchè nei nostri poderi si paghino i -tributi. Nè alcun giudice potrà levar tributi per sè o pe' suoi cani -sulla nostra gente o sugli stranieri. Abbiasi grandissima cura de' -nostri stalloni, nè si lascino troppo a lungo dimorar nello stesso -luogo, chè forse non perdano così le lor buone qualità, e se alcun -d'essi viene a morire, ci sia fatto sapere a tempo opportuno, prima -della stagione che si suol far coprire le cavalle, e queste sieno -diligentemente custodite, e i puledri sieno a tempi loro spoppati. -Se gli stalloni sono troppi insieme, si sbranchino, e se ne formi -un armento appartato. I puledri ci sieno tutti mandati a palazzo per -la festa di san Martino d'inverno. Noi vogliamo che adempiasi tutto -ciò che noi o la regina avremo ordinato, o che ordineranno in nome -nostro il nostro siniscalco e il nostro cantiniere; e chiunque per -negligenza non l'abbia adempiuto, si asterrà dal bere dal momento -in cui gli sia intimato, fino a che sia venuto a chiederci perdono -alla presenza nostra o della regina. Se il giudice che doveva eseguir -l'ordine, trovavasi in campo, in giro, in messaggio o dove che sia, e -l'ordine sia dato a' suoi subalterni, vengano essi a piedi al palazzo, -astenendosi da bere e mangiare insino a tanto che abbiano esposte le -ragioni onde furono impediti d'obbedire, e abbiano ricevuto il castigo -loro sul dorso o in qualunque altro modo fosse per piacere a noi o alla -regina[41].» - -Questa cura e questa vigilanza sul celliere e sulle razze sotto gli -ordini del cantiniere e del siniscalco, si stendono a tutte l'altre -cose, ai giudici, ai giurati, ai leudi, agli uomini liberi ed ai -servi, ai frutti pur anco della terra; Carlomagno porta l'attenta -sollecitudine d'un fittaiuolo nell'amministrazione delle sue terre, -ben sapendo egli che esse formano la rendita sua più certa. «Le -nostre galline e le oche abbiano tanta farina che basti loro e della -migliore, ecc.» Poi nell'operosa sua sollecitudine, si piglia pensiero -dei banchetti del sovrano, e dar vuole alla sua tavola la sontuosità e -la splendidezza delle sue corti plenarie. Il banchetto era una delle -condizioni feudali, il capo signore era tenuto all'ospitalità verso -a' suoi leudi, ed a raccogliergli intorno alla tavola rotonda nelle -sue regie ville o nelle grandi sue diete. «Ogni giudice acquistar -faccia nel circuito dei dominii quanto è necessario alla nostra tavola, -invigilando affinchè tutto sia di buona qualità e assortito con gusto -e diligenza, e faccia impastar pan fresco tutti i giorni per nostro -uso, e tutto ciò che ci vien dato, sia buono del pari, così la farina -come il grano[42]. Alle calende di settembre ci verrà fatto sapere -se i nostri armenti sieno stati o no bene pasciuti. I maggiordomi -non avranno a lor dipendenza più terre che visitar non ne possono e -sopravvedere in un giorno. V'abbia sempre fuoco acceso nelle case[43], -e vi si faccia la guardia per sicurezza, ecc.» - -E' ti parrebbe, al leggere questo capitolare, di vivere ai tempi -dell'Iliade, e d'assistere a quegli sterminati pasti d'Ajace e di -Diomede, dove rosolavansi i buoi ad un fuoco ardente. La mensa feudale -era un de' maggiori obblighi dell'alto signore, e Carlomagno n'ha cura -particolare; vuole che i grandi piatti di cacciagione sieno inondati -di vin del Reno, quand'egli torna stanco dalla caccia in lontane -foreste; e le foreste pure son segno alle sue sollecitudini. «Le -nostre selve sieno ben custodite, e fatte tagliare quand'è bisogno, -e non si lascino dilatare i campi a danno del bosco[45]. Abbiasi cura -egualmente delle nostre bestie selvagge, ed anche i nostri sparvieri -ed astori sieno usati a vantaggio nostro. E se qualcuno dei nostri -giudici o maggiordomi o dei loro uomini, lasci andare, per ingrassarlo, -un suo porco in alcuno dei nostri boschi, sia tenuto perciò a pagare -una decima, per buon esempio d'altrui. Abbiasi pur l'occhio attento a' -nostri campi, alle nostre messi, ai nostri prati. I giudici riceveranno -le uova ed i pollastri dalle mani de' nostri servi, e faranno vendere -quelli che avanzano al nostro bisogno. Ci sarà in ogni villa un numero -sufficiente di cignali femmine, di pavoni, di fagiani, d'uccelli -acquatici, di pernici e di tortori; e gli edifizi dei nostri palazzi, -con le siepi che li fasciano, sieno bene guardati. Le stalle, le -cucine, i mulini ed i torchi sieno tenuti in buona condizione, affinchè -i nostri uffiziali possano pulitamente adempier l'uffizio loro. In -ogni camera delle nostre ville ci sieno letta, materassi, guanciali di -piuma, coperte e lenzuola; ci debbon pur essere tappeti sui banchi e -vasi di rame, di piombo, di ferro, di legno; alari, catene, treppiedi, -asce o scuri, succhielli ed ogni sorta d'utensili, sì che non ci sia -bisogno d'andarne in prestito. I giudici abbiano pure tutte le armi -ed armature che si portano contra 'l nemico, e le tengano in buono -stato, poi tornati dal campo, le rimettano nelle ville. Proveggan essi -ancora il nostro gineceo di tutto quanto il necessario: lino, lana, -guado, minio, robbia, pettini, strettoi e tutta l'altra minutaglia -che ci fa di bisogno. A quaresima si faran due parti dei legumi, del -formaggio, del burro, del mele, della mostarda, dell'aceto, del miglio, -del pane, del fien secco e in erba, dei navoni, della cicoria, del -pesce preso ne' vivai; una parte per noi e l'altra pel vescovo. Ciascun -giudice avrà nel circuito delle terre commesse al suo governo, operai -pratici di lavorare il ferro, l'oro e l'argento, ed esperti calzolai, -tornitori, carpentieri, legnaiuoli, sartori, uccellatori e uomini -abili a far la cervogia, il sidro di poma e di pere, e tutti gli altri -liquori; e abbiano pasticcieri da impastar torte, e fabbricatori di -reti, e tanti altri operai, che troppo lungo sarebbe l'enumerar qui -tutti[46].» - -Così queste ville, regie fondazioni, piantate sovra sì ampie -basi, erano, come oggidì si chiamerebbero, poderi modelli veri, -che racchiudevano operai d'ogni fatta, e servi e coloni sotto il -reggimento d'un conte o d'un giudice, che corrispondea direttamente -coll'imperatore. Facean questi poderi il reddito più grosso della -corona, ed insieme co' monasteri diedero origine a borgate e villaggi; -ond'è che Carlomagno pigliavasi cura grandissima per mantenerli in -buona forma e condizione, come si può veder negli altri provvedimenti -di questo medesimo capitolare, circa la loro conservazione. Il podere, -o la villa, giacea, per solito, in mezzo a qualche spaziosa foresta, -dove il sovrano veniva a soggiornare in tempo d'inverno nelle sue -cacce a sant'Uberto, il patrono degli animosi cacciatori. L'educazione -dei cani, dei falchi, degli sparvieri era oggetto delle maggiori -regali sollecitudini, però che i cani erano delle razze bellissime -di Scozia e di Germania, danesi e svevi dal corto pelo e molossi dal -dente aguzzo. «Quel giudice a cui sieno commessi i nostri cani novelli -(così lo stesso capitolare), li pascerà del suo o li confiderà a' suoi -subalterni i _maggiori_, i _decani_, i _cellarii_, i quali avranno cura -pur di ben pascerli; che se o noi o la regina ordinassimo di allevarli -del nostro in alcuna delle nostre ville, il giudice allora sceglierà un -uomo che n'abbia cura. Il giudice farà che i nostri servi, ne' giorni -di servigio, abbiano tre libbre di cera e sei libbre quei servi che -si trovassero nel luogo da noi abitato il giorno di sant'Andrea, e lo -stesso il giorno della mezza quaresima. Egli ci farà pur sapere ogui -anno a Natale, per nostro lume, ogni cosa intorno a' nostri bovi e -boattieri, a' nostri schiavi e bifolchi, e così l'entrate da lui levate -sui campi, sul vino e in qualunque altro modo, le scritture fatte e -sciolte, le bestie prese dalla mandria nel bosco, e il ritratto delle -ammende imposte; ci renderà conto di quanto riguarda la marineria e i -navigli degli uomini liberi e de' centurioni che servono nei nostri -allodii, dei mercati, dei vigneti, del fieno, di quanto concerne i -boschi, i legnami, le pietre e gli altri materiali, e di tutto ciò che -ci torni utile sapere sul fatto dei legumi, del miglio, del pane, della -lana, del lino, della canapa, della frutta, delle noci e nocciuole, -degli arbusti piantati o tagliati, degli orti, delle pecchie, de' -vivai, de' cuoi, delle pelli, delle carni, del mele, della cera, del -sego, delle bevande, come sono il vin cotto, l'idromele, l'aceto, la -cervogia, il vin vecchio e nuovo; e ci diran delle galline, dell'uova, -delle oche, dell'anitre, e finalmente di quanto fecero i pescatori, -i manifattori, i carpentieri, i calzolai, i tornitori, i sellai, i -lavoratori del ferro e del piombo e gli esattori delle imposte[47].» - -Alla lettura di quest'ampio capitolare _De villis_, sì minuto, sì -specificato, ben tu puoi farti, senza più, giustissimo e gravissimo -concetto della domestica amministrazione di Carlomagno, poichè ivi -egli intende a stabilire i suoi redditi e ad ordinar le sue colonie -fiscali, una delle più meravigliose creazioni di quei tempi. Le -ville non eran già solo masserie di campagna più o manco estese, -ma formavano una intera colonia, ed eran picciole società composte -d'operai d'ogni mestiere, i quali, sotto il reggimento d'un delegato -del fisco, lavoravano pel ben comune e pel profitto del padrone, -specie di tradizioni, così, della famiglia romana ed unione di -schiavi e di liberti. Il capitolare _De villis_ è una delle opere -più compiute di Carlomagno, perch'esso comprende l'amministrazione -d'ognuna delle sue tenute, e ci fa penetrar nella vita interna della -società; l'operaio del pari che il cultore, apparteneva al fisco regio, -e tutti concorrevan con l'opera loro al miglioramento del podere. -Codesti capitolari ci rivelano eziandio lo stato dei beni stabili a -que' tempi, la condizione dei servi e degli uomini liberi, il genere -di coltura delle terre, chè i Galli erano grandi agricoltori, e dopo -aver confusi i metodi loro con le tradizioni di Roma, gli aveano indi -via più perfezionati pel commercio loro cogli Arabi. Le ville erano -il patrimonio dei re, ed aveano coloni ed altri operai per la terra, -artieri che fabbricavano l'armi per la guerra o costruivano bottame per -la vendemmia; ogn'uomo aveva il suo stato, ogni uomo della tenuta il -suo impiego; le più dell'entrate raccoglievansi in natura; il signore -riceveva il vin delle sue ville, i ricolti de' suoi campi, le carni -de' suoi castrati e de' suoi maiali, dei quali tenea conto ad uno per -uno, perchè ne avea bisogno ne' suoi conviti, quando a ribocco sgorgava -entro la tazza feudale il vin del Reno e della Mosella. Laonde ognuno -di questi poderi, era un corpo, un insieme che raccoglieva, come in una -città, tutte le arti e tutti i mestieri. - -L'atto onde sono sì mirabilmente ordinate le ville carlinghe, non è -a proprio dire, un capitolare, ma sì una regola composta e data fuori -da Carlomagno per l'azienda del suo medesimo patrimonio, e quand'ei fa -compilar quest'ampio codice d'amministrazione, altro ancor non è che il -re de' Franchi, nè ancor la corona imperiale gli ha cinta la fronte; è -il tempo ch'egli si prende ancor più pensiero dell'ordinamento de' suoi -poderi, che dell'impero suo. Tale si era la consuetudine dei Franchi -della prima schiatta: e' s'applicavano a bene amministrare l'entrate -del loro patrimonio, tanto ragguardevoli a que' tempi, da rendere -insensibile quasi l'imposta generale. L'entrate del fisco consistevano -principalmente in livelli, in contribuzioni, in natura, in servitù -per le pubbliche vie, in biada, vino, armi per la guerra e per le -corti regie, ed in servigi personali. Da ultimo i redditi del signore -crescevano di pochi soldi o denari d'argento imposti agli uomini liberi -ed obbligati a mantener lo splendore della corona. - - - - -CAPITOLO III. - -OPERE PUBBLICHE, COMMERCIO, INDUSTRIA. - - Delle grandi opere che si riferiscono a Carlomagno. — Torri. - — Fari. — Campi, militari o valli. — Chiese. — La cattedrale - d'Aquisgrana. — Tradizioni intorno alle chiese di Colonia e di - Magonza. — Il gran ponte sul Reno. — Il gran canale. — Congiunzione - del Danubio col Reno. — Commercio. — Unità delle monete. — - Il maximum, o tariffa delle merci e delle derrate. — Lusso. — - Pellicce. — Gioje. — Fiere e mercati. — Marineria. — Ponti. — - Costruzion delle navi. — Custodi dei porti e dei fiumi. — Stato - delle compagnie de' barcaiuoli. - -768 — 814. - - -Quando un grand'uomo ha con la sua fama signoreggiato una generazione, -le tradizioni popolari gli attribuiscono tutte le grandi cose avvenute -al tempo suo, e in lui concentrano le opere fatte prima da altre -razze già estinte, ed è come il simbolo delle maraviglie d'una civiltà -trapassata. Se ci ha un tempio in sfasciumi, se ruine di monumenti, -le son cose tutte lasciate da quest'uomo passando nella vita; intorno -a lui si annodano tutti gli avvenimenti, tutte le pompe d'un secolo. -Tale a noi presentasi appunto la memoria di Carlomagno! Scorrete le -città del Reno e del Meno, Magonza, Francoforte, Colonia, Aquisgrana, -le città tedesche o belgiche, ogni muraglia diroccata, ogni palazzo -che cade, ogni chiesa che ruina, a udir la gente, furono edifizi di -Carlomagno; nella Francia meridionale ben anco, attribuite gli sono le -ampie e quadrate torri dell'arte romana, testimonio la torre Magna di -Nimes. Dalle balze de' Pirenei, che ancor ripetono Roncisvalle, fino -alla Sassonia, dove sì popolare è ancora il nome di Vittichindo, non -v'ha che questa sola tradizione. Carlomagno ha tutto fatto; egli è il -fondatore di tutto che v'ha di più solido e forte nell'ottavo e nel -nono secolo. - -Difficilissimo adunque si è nelle indagini storiche diffinire il -vero o il falso di tutte queste tradizioni; Carlomagno fu il grande -edificatore de' pubblici monumenti, non è chi ne dubiti, chè egli -attinto avea dalle memorie romane il bisogno di lasciar dopo di sè -lunghe vestigia del suo nome, e le sue faccende coi Longobardi, le -sue corrispondenze con la Grecia gli avevano dato il genio e i modi -a compiere grandiose opere d'arte. A vantaggiare il sistema suo -militare, egli si diede innanzi tratto a rizzar gagliarde torri e -campi trincerati, o valli, alla foggia delle legioni, a difender le sue -frontiere contro le irruzioni dei popoli vicini, e ancor se ne trovano -vestigi, che alla forma loro palesan la data dell'ottavo e del nono -secolo. Le quali torri sono costrutte come quelle quadrate che i Romani -piantavano nei paesi conquistati, a mantenere in soggezione i popoli -vinti, e si compongono di quattro forti muraglie, alcuna delle quali -munita di merli, con isfogate aperture[48]. Allato a queste torri, -sulla marina, sorgevano fari ad esplorar il mare, alcuni dei quali, -come il poeta sassone e il monaco di San Gallo riferiscono, furon da -Carlomagno fatti costruire in modo che si mandavan segni l'un l'altro -ad annunziar la presenza delle flotte nemiche. In progresso di tempo -poi, quando le tremende invasioni dei Normanni minacciaron tutte le -frontiere della Gallia ed i fiumi che ne fecondano le terre, quelle -torri, qua e là piantate, furon destinate a preservare il paese dai -pirati scandinavi, e quando, ai giorni del decadimento, le furon poste -in non cale, i Normanni penetrar poterono fino ai monasteri e alle -città della Senna e della Loira, funesta depredazione che contristò -tutto il secolo nono. - -Carlomagno attende poi principalmente ad edificar cappelle e basiliche, -però che il cristianesimo è il suo perno di civiltà, il nerbo del suo -governo, onde, non che proteggere i monasteri, dotarli di tesori, e -arricchirli d'entrate, ne fabbrica e fonda di nuovi. Padrone com'egli è -delle miniere e delle foreste germaniche, egli invia a Roma lo stagno, -il piombo, il legname necessari alle chiese del mondo cristiano. Ma la -cattedrale, per cui ha maggior tenerezza, è quella da lui edificata -in Aquisgrana; quindi egli spoglia Ravenna de' suoi marmi e del suo -porfido[49] per costruirne la cappella reale dov'egli viene ogni dì -solenne ad orare, e dove sarà rizzato il suo mausoleo. - -Chi visita quell'antica città ci trova in ogni luogo le vestigia -di Carlomagno; quell'acque, che bollenti ivi corrono in quell'ampio -serbatoio, dove l'operaio discende ogni giorno per bever nella tazza di -cuoio a tutti comune, come il pecchero del medio evo, furono scoverte -da Carlomagno, ed egli edificar fece quella piscina ove i poveri -malati andavano a cercar la guarigione, ed ove egli stesso amava di -bagnarsi. Quella cattedrale, che è il vanto e il gioiello della città -più ancor vetusta di Colonia, fu fatta edificar dall'imperatore, egli -stesso ne pose le fondamenta, ed ivi tuttor si veggono il sedile di -gelida pietra, dov'egli si assise, il tesoro tutto splendido della -memoria sua, e la tomba dove l'uom gigantesco[50] volle esser deposto, -al di sotto della gran cupola di marmo. La cattedrale d'Aquisgrana è -anteriore all'arte gotica, vi campeggia lo stile bisantino, e nulla -v'ha della scuola moresca o di quei piccioli ghiribizzi del secolo -decimoterzo; ci sono invero alcune addizioni fattevi col tempo, e che -l'ignoranza ad aggiunger venne alla semplicità della basilica; ma il -concetto di questo monumento appartiene al secolo nono, e la pietà -delle generazioni ha sottratto queste reliquie al dente del tempo che -tutto stritola e consuma. - -Magonza, Colonia, Francoforte, anch'esse vogliono aver tutte cattedrali -e monumenti pubblici procedenti da Carlomagno. Per le popolazioni -germaniche, l'augusto imperatore è un conquistatore, un legislatore, -un santo; la grandezza sua non fu, sol per esse, passeggera sopra la -terra, ma ella sfolgora ben anco in cielo in mezzo agli angioli, ai -confessori ed ai martiri. In quei paesi del Reno dove le compagnie -dei muratori fecero sì grandi cose, noi troviam Carlomagno scritto -fra i capi loro, e le tradizioni il rappresentano, e con esso Rinaldo -di Montalbano, e Orlando e gli altri più famosi paladini, in atto di -cambiar tutti i loro nobili manti nel povero vestito dell'operaio, per -dar mano ad innalzar cattedrali, e ad edificar monasteri[51]. Rinaldo, -con la squadra in mano, portò anch'esso i suoi gran petroni per la -basilica, e queste favolose tradizioni, insieme con le leggende intorno -ai fatti degli angioli e dei santi, giovano a spiegare la maggior -parte delle opere maravigliose di Colonia, di Magonza, di Francoforte -e d'Aquisgrana. Cattedrali, castelli fortificati sui poggi del Reno, -torri solitarie, tutti questi monumenti si riferiscono alla storia di -Carlomagno; ogni filo d'erba che spunta sulle ruine di Fulda, ti ripete -il nome del grande imperatore. - -Fra queste smisurate opere, che si attribuiscono ad un sol uomo, sono -alcuni disegni accennati dalle croniche, i quali mostrar possono fino a -che segno giungesse di attività la mente di Carlomagno. Le tradizioni -riferiscono ch'egli aveva fatto costruire un ampio ponte sul Reno[52] -di rimpetto a Magonza, gli archi del quale furono portati via in una -crescenza del fiume, con dolor grande di lui, che fece rifarneli di -legno. Chi osservi la larghezza del fiume a Magonza, e la rapidità -della corrente, non potrà far di non persuadersi che se il genio -dell'imperatore godea di vincer le difficoltà opposte dalla natura, e -non guardava agli ostacoli, l'arte dell'operaio dovea pure esser già -portata ad una gran perfezione. La solidità delle cattedrali e degli -altri edificii comprova la grandezza a cui l'arte era pervenuta; nè -però Carlomagno avea solo a disposizion sua uomini di razza germanica, -pazienti e laboriosi, ma sì pure gli artieri longobardi, che aveano -ereditato parte del gusto e delle tradizioni dell'antica Roma, e insiem -con essi i Greci, che nelle opere d'industria non aveano pari. Le -macchine da guerra erano spinte ad una gran perfezione, e in ciò pure -i Romani erano i maestri di tutti, sia per innalzar una torre, sia per -render salda una muraglia. Quel ponte del Reno, di faccia a Magonza, -ricostruito su pile di legno e di pietra, rimase incendiato per -l'imprudenza dei barcaiuoli, nè Carlomagno, già volgendo il suo regno -alla fine, fu in tempo più di rifarlo. - -Ben più vasto e gigantesco disegno ancora, e tal che forse gareggia -con le opere moderne più belle, si fu quello che Carlomagno formò di -congiungere, con un largo canale, il Reno e il Danubio, con Ratisbona -da un capo e Magonza dall'altro. Sfuggita non era l'importanza di -simil canale all'imperatore, il quale volea congiungere il Baltico al -Mar Nero, in modo da navigar giù pel Reno e pel Meno dall'Oceano fino -a Costantinopoli. Com'ei videsi padron delle terre che si stendono -dalla Belgica all'Ungheria, si pose a vagheggiar questo disegno; -la distanza fra Magonza e Ratisbona è d'un centinaio di leghe o in -quel torno; i canali di Druso e di Corbulone, il primo che congiunge -il Reno all'Issel, e il secondo il Reno alla Mosa, gli danno l'orma -d'un'opera più grandiosa, che farebbe abbracciar tra loro, come due -fratelli, il Danubio ed il Reno. Egli stesso, recasi sulla faccia -del luogo, scandaglia i fiumi, conosce la possibilità dell'opera -evidentissimamente, e poi vi pon mano. - -Chi scorre oltre Ratisbona un tre leghe, nel suo contado, trova un -fiume, non troppo grande, chiamato anche ai dì nostri l'Altmul, il -quale ha sue sorgenti presso Rattemburgo nella Franconia; oggidì esso -non è in ogni parte navigabile, perchè tutte quelle belle campagne -n'han tratto rigagnoli, ed assorbono le sue acque. Andando in su per -questo fiume il tratto di sette leghe, trovasi poco lunge la Riza, -la quale di nuovo incontrasi in Franconia sotto il nome di Renitz, e -passando a Norimberga, si gitta per la via di Bamberga nel Meno. Ora -in questa tratta di fiumi, che viene a brevissime distanze annodandosi -come una bella lista d'argento, non aveasi a contrastar se non contro -alcuni ostacoli del terreno, e contro la difficoltà di navigare in -acque che non dappertutto serbano l'uguale profondità. Dal Reno al Meno -elle si confondono in un ampio letto, e dal Meno al Renitz il corso -era piano ancor più, e di questo andare giungevasi fino a Norimberga: -la difficoltà del lavoro stava solo nell'aprire una via alle acque -dell'Altmul alla Renitz, e appunto questa fu la via che venne schiusa -col canale della larghezza di venti piedi, che l'imperatore scavar fece -con infaticabile attività. - -Gli annali di Fulda ci recano alcuni particolari intorno a questi -ragguardevoli lavori, e il poeta sassone gli ha celebrati ne' suoi -versi, dove chiama questo canale col nome di _grande, anzi grandissimo -fosso_, in fatti in alcune parti esso avea quasi trecento piedi di -larghezza, a guisa d'un ampio bacino. Nel compierlo ebbesi a cozzare -contro le irruzioni dei Sassoni, e, cosa più difficil da vincere -ancora, contro gli scoscendimenti del terreno. Ad incuorar gli operai -che vi lavoravano, Carlomagno fece in persona il viaggio del canale -che aprir volea, e imbarcatosi a Ratisbona[53], dal Danubio entrò -nell'Altmul, per salirlo, fino al canale, in un fragilissimo navicello; -nè quello essendo per anche compiuto, si condusse per terra fino alla -Renitz, dove di nuovo imbarcatosi, seguitò il corso del fiume, sino -a che fu entrato nel Meno, d'onde venne a fermarsi per alcun tempo a -Virzburgo, e poi a Francoforte, dove tenne una dieta solenne. Anche ai -dì nostri veder si possono alcune vestigia di questo canale, o meglio -di quest'ampio cavamento di terra, il quale non è oramai più che un -fosso; in fatti il villaggio situato ivi presso serba tuttora il nome -di _Graben_, che in lingua tedesca significa fosso[54]. A Carlomagno -si vuol pure attribuire l'edificazione di quei palazzi e la fondazione -di quelle masserie, che ancor si trovano in Baviera e in Sassonia, -e formarono il soggetto de' suoi capitolari. Parecchie di queste -residenze, in mezzo alle fitte foreste della Gallia, vere borgate che -poi si mutarono in città, erano state edificate dai re merovingi; -Carlomagno le aveva quindi allargate d'assai, ed ancor durano a -Francoforte alcune vestigia dei palazzi carlinghi, e in Francia -parecchie città van debitrici dell'origin loro a queste ville o colonie -reali. - -Parlando di questi primi tempi, in cui le idee non si manifestano mai -chiaramente, dir non si può in modo assoluto che Carlomagno proteggesse -il commercio; e' sarebbe questo uno di quei sistemi che in istoria -non s'hanno a proclamare appunto per la fallacità loro. Il commercio -nasce e cresce da sè medesimo, nè si crea, così come non si governa. -La regolare amministrazione di Carlomagno favoreggiò bensì pratiche -più attive e più sicure; i conti, i giudici, i _missi dominici_ cessar -fecero la maggior parte di quelle rapine e di quelle depredazioni -che impedivano le comunicazioni da città a città e da provincia a -provincia. Avendo Carlomagno avuto politiche corrispondenze con la -Grecia, coi Longobardi, coi califfi e coi Saraceni, seguir ne dovette -una più attiva frequenza nelle comunicazioni e una maggior sicurezza -nel commercio reciproco, sì che si trasportarono, senza tema, le -spezierie della Siria, i tappeti di Bagdad, le sete di Costantinopoli, -i reliquari d'oro, le manifatture d'avorio, i vini di Spagna e i -profumi dell'Arabia; il qual commercio era la conseguenza delle -pratiche coll'Oriente e delle nuove vie aperte fra popolo e popolo. -Quella tra queste che tenevano i devoti pellegrini, ci mostra che le -navi dei Franchi visitavano già le città della Siria nel nono secolo. -Se non che, principe di razza germanica com'egli era, Carlomagno -aveva troppo da fare in assicurar la sua conquista, e consolidare -l'impero suo, onde poco pensiero pigliavasi del commercio, e animo -tutto militare e avverso al lusso, proibiva gli abiti sfarzosi ed -i ricchi ornamenti delle corti plenarie, sfogo naturale ai prodotti -dell'industria, chè un impero senza lusso è la morte del traffico. - -Pur nondimeno in alcuni de' suoi capitolari l'imperatore statuisce -certe discipline, che si riferiscono all'amministrazione più ancora -che all'incremento del traffico; egli stabilir vuole l'unità delle -monete e delle misure in mezzo a que' popoli sì diversi di leggi e di -costumi, e però assegna il valor della libbra d'argento e del danaio, -e li divide e suddivide, affinchè questa base divenga comune a tutti -i contratti; egli vorrebbe che non ci fosse se non una sola moneta -in tutta l'ampiezza dell'impero suo, e questa unità procedente da un -principio semplice, gli sta grandemente a cuore, ne tratta in tre o -quattro capitolari, e cosa ancor più curiosa, si è che in questi atti -ritrovasi la prima idea del _maximum_, o della meta, o tariffa, o -tassazione del prezzo alle merci e derrate, come chiamar si voglia, che -poi fu dopo secoli, messo in opera nei tempi grossi della rivoluzione -francese. Infatti il pensier d'una tassazione del prezzo alle merci e -la fissazion d'una meta, oltre la quale ecceder non possa, appartener -dee di necessità ad un governo forte e violento, che non guarda ad -interesse alcuno di privati, purchè giunga all'ordinamento sociale -ch'ei si propone. Il lusso, quella gran molla delle transazioni -commerciali, è da lui proscritto con quella schernevole brutalità, -che spesso caratterizza la podestà sua. Le cronache ci conservarono -infatti alcuni tratti di scherno, usati da Carlomagno verso i suoi -baroni, e il monaco di San Gallo, quel poetico narratore dei tempi -antichi, ci racconta lo stratagemma che l'imperatore usò per distorre -i suoi cortigiani dal vestir sontuoso. «In un certo giorno di festa, -dice il cronista, Carlo dopo la celebrazion della messa, disse a' suoi: -— Non ci lasciamo annighittir in un riposo che ci condurrebbe alla -scioperaggine, e andiamo così vestiti come siamo, a caccia, finchè -ci venga fatta preda di qualche fiera. — La giornata era fredda e -provigginosa, e Carlo aveva indosso un abito di pelle di castrato, che -non valea più del sarrocchino, di cui piacque alla divina Sapienza si -coprisse le spalle san Martino, per aver le braccia nude e spedite -a celebrare il santo sacrifizio. Gli altri grandi, venuti pur or di -Pavia, ove i Veneziani aveano di fresco recato dalle contrade oltremare -tutte le ricchezze dell'Oriente, erano abbigliati, come a' dì solenni, -d'abiti tutti carichi di pelurie d'augelli di Fenicia, contornate -di seta, e di piume del collo, del dorso e della coda de' pavoni, -cui arricchivano la tiria porpora e frange di scorza di cedro[55]; -sovra alcuni di essi splendevano stoffe trapunte, sovr'altri pellicce -di ghiri. In quest'arnese corsero le selve, onde ne tornarono tutti -stracciati dai rami degli alberi, dai rovi e dalle spine, trapassati -dalla piova e lordi dal sangue delle belve e dalle sozzure dei corpi -loro. — Nessuno, disse allor Carlomagno, cangi vestito, finchè -non è l'ora del mettersi a letto, che le vesti, così addosso, si -rasciugheranno meglio. — A quest'ordine ognuno, più sollecito del -corpo, che dei vestimenti che il coprivano, si pose a cercar fuoco per -iscaldarsi; poi come furono ritornati e dimorati col re fino a notte -scura, li congedò e andarono a' loro quartieri; dove al levarsi di -dosso quelle sottili pellicce e finissime stoffe, che al fuoco s'erano -tutte raggrinzate e contratte, le videro andare in pezzi, facendo uno -scroscio simile a quel di aride bacchette spezzate, onde que' poveretti -piangevano e sospiravano al veder così andar a male tanta spesa in una -sola giornata. Avendo l'imperatore ad essi ingiunto di presentarsi a -lui il mattino vegnente con gli stessi vestiti, ubbidirono, ma tutti -allora, anzichè far bella comparita ne' loro abiti nuovi, mettevano -schifo, coperti com'erano di stracci tutti sozzi e scoloriti. Carlo -intanto, chè accortissimo era, comandava ad un suo cameriere, di -nettare un poco il suo abito e recarglielo, e fatto questo, prendendolo -tra le sue mani, e mostrandolo tutto pulito e intatto agli astanti: -— O stoltissimi, disse, che siete! qual è ora il più prezioso e più -utile de' nostri vestiti? Il mio che mi costò un soldo, o i vostri che -vi costarono non che libbre d'argento di peso, parecchi talenti? — Ed -essi precipitaronsi coi volti contro terra, sostener non potendo il -terribile suo sdegno[56]. E sì costante fu Carlomagno nel dar di tali -esempi pel corso di tutta la vita sua, che niun di quelli ch'ei degnava -di ammettere nella grazia ed intimità sua, si ardì mai di portare in -campo e contra il nemico altro indumento, che l'armi sue e vesti di -lana e di lino. Che se alcuno di grado inferiore ed ignaro di questa -prammatica, presentavasi a lui in abito di seta e arricchito d'oro e -d'argento, lo proverbiava forte, e accomiatavalo corretto, ed anche -reso più saggio con queste parole: — O uom tutto d'oro! o uom tutto -d'argento! o uom di scarlatto! e non ti basta, sciaurato, di perir -solo in battaglia, che vuoi anche lasciar in mano ai nemici queste -ricchezze, con le quali era meglio redimer l'anima tua, perch'essi ne -facciano ornamento agl'idoli del gentilesimo?» - -Fra' signori franchi erasi diffuso l'amor delle pellicce, delle -stoffe, de' manti lunghi, da fibbiagli d'oro, e già sotto l'impero di -Carlomagno si riproducevano i tempi tanto sfarzosi e orientali del re -Dagoberto; i conti e i giudici amavano di sfoggiarla; le donne tutte -coperte di bende d'oro, portavano braccialetti, quali usavansi nelle -pubbliche cerimonie a Bisanzio; nei palazzi venivan moltiplicandosi le -suppellettili d'avorio; i libri dell'antico e nuovo Testamento erano -riccamente guerniti e adorni di miniature i manoscritti; i Franchi -portavano guanti di pelle di daino e corone in capo; i baroni e i conti -comparivano anche nelle diete e consigli fregiati di belle gioie; i -vescovi portavano pastorali e mitre e cappe d'oro. - -I baratti e le compere delle merci faceansi nelle fiere, mercati e -landitti licenziati e assegnati dai diplomi, e perchè le vie erano poco -sicure, i mercatanti ci venivano per carovane. Alcuni di tali mercati -e landitti tenevansi attorno alle cattedrali, dove a provvedersi -venivano i nobili, i monasteri ed il popolo minuto, e godevano di gran -riputazione; ivi si ponevano in mostra le merci e le pietre preziose, -e ci si vedeano attruppati sotto a tende i mercanti sassoni, lombardi, -bretoni, greci, saraceni e principalmente ebrei sotto la protezione del -santo patrono del luogo e del pastoral abbaziale. Tutte le merci erano -franche d'ogni gabella, salvo il livello al monastero che prestava -il luogo. Varii sono i diplomi di Carlomagno che autorizzano questi -mercati, dove, secondo l'antiche consuetudini, si vendea d'ogni cosa, -fin anco il servo comprato in Sassonia o in Bretagna, e raso come i -servi di Dio ne' monasteri; soggetto questo delle continue doglianze -degli uomini santi e pietosi, i quali patir non potevano questo -traffico di carne umana; e bello è legger l'esortazioni dei vescovi -con che si studiavano di persuadere i cristiani a desister da quella -scellerata consuetudine. - -I trasporti delle mercanzie facevansi per acqua o per le strade -maestre ed altre vie, di cui ci rimangon tuttora le vestigia; i Romani -aveano tagliata la Gallia in mille selciate vie, utili monumenti della -grandezza loro, e le merci erano a traverso di queste trasportate -sulle fiere e sui mercati, esenti, per via, dal pedaggio e da mille -altre gabelle stabilite dall'uso a profitto del conte o del vescovo. -Quando queste mercanzie procedevano da paesi lontani, erano imbarcate -e navigate sopra legni a mille remi, i più de' quali, sassoni, danesi -o frisoni, venivan dal Baltico, ed erano lunghe barcacce in forma di -piroghe, sì che resister potessero contro le fortune di mare. Queste -barche erano moresche o longobarde o greche nel Mediterraneo, ed ivi -elle s'accostavano alle galere romane; Marsiglia nel Mediterraneo, -e Venezia nell'Adriatico, erano già rinomate pel traffico loro, e le -flotte greche erano in grido per la forza e l'armamento loro, siccome -quelle che, mercè il fuoco greco o lavorato, resister sapevano agli -assalti de' Saracini. - -Carlomagno volle aver pure la sua marineria, onde fece cavar porti, -e Bologna di Francia a lui dee il suo ingrandimento, e la fondazione -del faro che annunzia alle navi la terra vicina. La marineria del -secolo nono era in un militare e mercantile; l'imperatore avea già -compreso che l'impero suo era a mezzodì e a tramontana ugualmente -minacciato dalle navi sassoni e saracene, e il timor di questo danno -appalesasi nello spirito delle sue leggi e delle sue provvisioni; egli -se ne sgomenta e le vede dappertutto; al quale proposito il monaco -di San Gallo racconta il fatto di quelle barche dei Normanni da lui -fatte cacciare dal porto d'una città della Gallia narbonese, e del -suo pianto prevedendo i mali che coloro avrebbero, in progresso di -tempo, recato all'impero suo, di che già più sopra s'è toccato. Se non -che la Gallia narbonese era più esposta alle correrie dei Saraceni, -che non a quelle dei Normanni, però che gli Scandinavi tentato ancor -non aveano il Mediterraneo, laddove i Mori, arditi al par di quelli, -depredavan con le flotte loro la Provenza e la Settimania; e coloro -che l'imperatore pigliò per Normanni, erano forse Mori di Spagna o -d'Affrica, grandissima essendo la confusione che regna intorno a questo -proposito nelle cronache; nè in mezzo alle grandi tribolazioni di quei -tempi, non ben sapevasi d'onde procedesse il male; il provavano, e ne -accagionavan sempre la causa principale; nel tempo che il monaco di San -Gallo scriveva, i Normanni erano il maggior flagello della generazione, -ed essa attribuiva loro tutti i mali che su lei traboccavano. - -Ad evitar queste depredazioni, Carlomagno fondò un doppio ordine di -fortificazioni alle foci de' fiumi, per dove i Saraceni e i Normanni -penetrar potevano nelle maggiori città, e fece rizzar fari e torri e -ponti militari ad ogni sbocco de' fiumi che metteano capo nell'Oceano, -nel Mediterraneo e nell'Adriatico: sul Reno, sulla Loira, sulla Senna, -sulla Gironda e sul Rodano; ed a presidio di queste fortificazioni, -esser ci dovea, sotto gli ordini d'ogni conte, una squadra di piccioli -legni, che guardasse la foce, e la difendesse contra tutti gli assalti -del nemico. Poi, certi operai formati in maestranze o compagnie, -i quali si trovano nei diplomi indicati sotto il nome di _nautes_, -ebbero il carico di costruirvi ponti muniti di torri, dove stavano -guardie armate ad impedire il passo ai pirati normanni e saracini. -I detti legni dovean proteggere le picciole barche mercantili, che -navigavano da un porto all'altro. Così, poi che Carlomagno vide il -pericolo che gli sovrastava per mare, provvide tosto a difendersi -contro le correrie dei nuovi Barbari, e in ogni cosa diè compimento -a' concetti suoi, niente lasciando a mezzo. Se non che queste diverse -precauzioni riuscivano piuttosto a un ordinamento militare, che ad una -ragionevole proiezione pel commercio, chè gli argomenti dell'industria -e le transazioni del traffico non giungono per lo più, se non ai tempi -di più inoltrata civiltà. Carlomagno era più che altro, un guerriero -ed un barbaro tagliato alla germanica, e benchè dai papi Adriano e -Leone spinto a poco a poco verso la civiltà romana, ei conserva sino -alla fine le inclinazioni e consuetudini dell'origine sua; non gli fa -di bisogno, esempigrazia, più che un mantello di lontra, e una pelle -di castrato per coprirsi; e ad amministrare e regger l'impero da lui -fondato, non vuole altro aiuto che quel dei lampeggianti occhi suoi e -della ferrea sua mano; si fa beffe del lusso, vuole che i suoi leudi -perseverino nell'antica e soldatesca semplicità loro, temendo di -vederli ammollire, e serba la splendidezza pe' giorni solenni, quando -ei vuole a tutti manifestare ch'egli è l'erede dell'imperio romano, e -ch'ei può gareggiare in lustro coi principi che regnano a Bisanzio! - - - - -CAPITOLO IV. - -STATO DELLE SCIENZE E DELLE LETTERE SOTTO CARLOMAGNO. - - Indole scientifica di Carlomagno. — Suo spirito germanico. — - Sua inclinazione per la letteratura greca e romana. — Le tre - menti del sapere. — Alcuino sassone, Teodolfo lombardo. Landrado - germano. — Protezione alle lettere. — Filosofia. — Astronomia. — - Geografia. — Grammatica. — Poesia. — Musica. — Storia e cronache. - — Canzoni eroiche. — Pratica generale dell'agricoltura. — Tendenza - letteraria. — I dotti. — Le scuole. — Costumi ed usi dei dotti - alla corte di Carlomagno. — Carteggio di questo principe. — Alcuni - frammenti delle sue lettere. - -768 — 814. - - -Carlomagno è uomo, come vediam dalla storia, d'indole evidentemente -scientifica. Spesso di mezzo alle civiltà primitive emergon uomini -che corrono con indicibile ardore verso lo studio, ed avviene allora -che nell'opere loro si mesce un non so che di rozzo, di selvatico, -di strano, che ritrae della prima loro educazione. Ben è vero che -Carlomagno ama con entusiasmo gli studi romani, ma in sostanza -egli resta pur sempre germanico. Eginardo narra ch'ei seppe appena -accozzar le lettere e comporre a stento i caratteri del suo nome di -_Karolus_[57], scritto appiè degli ordini e dei diplomi. Studia egli la -scienza romana per genio, o solo per dare maggior lustro e profondità -all'opera sua? Uomo di guerra e di conquista, egli ha nondimeno -compreso tutto il profitto ch'ei trar può dall'educazion latina, — a -voler aggentilire i costumi e gli spiriti; egli vide l'Italia, i suoi -monumenti, le sue grandezze; egli udì la sua lingua, la sua musica; e -qual pro cavar non puossi pe' popoli dalla grande educazion romana o -bisantina? Egli è in amistà co' papi, i quali hanno intorno vescovi e -abbati che parlano la lingua greca o latina, e scrivono in latino, egli -condur vuole la doppia mossa della Chiesa e della scienza, e al par di -tutte le menti sovrane, ei domina e regge ogni cosa che tocchi. - -Tre uomini gli dan mano ad eseguire i suoi disegni di scientifico -ordinamento; Alcuino, Teodolfo e Landrado, i quali appo lui -rappresentano tre civiltà, tre lingue, tre popoli; Alcuino è sassone di -stirpe, come san Bonifazio, parla l'idioma di quei popoli da Carlomagno -domati fino alle rive dell'Elba, ed ha la viva ed ardente loro -imaginazione; Teodolfo è lombardo, e rappresenta al di là dell'Alpi -la letteratura latina, la civiltà di Milano, di Ravenna e di Roma; -Landrado è uomo di patria germanica, e conserva e perpetua il profondo, -solido e certo sapere. Alcuino è un cherico di fortissimi studi, come -tutto il chiericato anglosassone di quel tempo, ed ha fatto laboriose -e feconde indagini intorno alla Sacra Scrittura, alla grammatica, alla -rettorica e scritto assai. - -Teodolfo è il poeta degl'Italiani; le più dell'opere sue sono in -versi, egli tutto descrive nella sua bella lingua, e vedesi ch'egli -ha studiato Orazio, Virgilio e Ovidio pure. Un dei _missi dominici_, -com'egli era, di Carlomagno, nelle provincie meridionali, lo spiritoso -viaggio a Brindisi gli suggerisce il pensiero di descrivere in versi -i luoghi da lui visitati nella sua legazione, e il fa con singolar -magistero. La pittura ch'egli ivi porge della Settimania e della -Provenza, è briosa, colorita, nè visita pure una città senza tutte -riferirne a minuto le origini, gli usi, i costumi. Landrado, faticoso -scrittore, come son tutti quelli di razza germanica, ha continuo -carteggio cogli abbati, ammaestra i cherici, le donne, i fanciulli, -ad esempio di san Girolamo, raffronta e punteggia le opere della Sacra -Scrittura, e tutto pazienza, rettifica i caratteri merovingi, ad essi -dando forma più pura e più studiata, che in prima non avevano. Alcuino -è pur esso un grande correttore e punteggiator del greco e del latino; -critico sodo e paziente, corregge gli errori de' manoscritti biblici; -poi apprende l'ebraico, il siriaco, ed è siffattamente immedesimato -con Roma, ch'ei dà il titolo di _Pandette_ alla raccolta delle opere -sue; il suo lavoro intorno alla Bibbia è solenne, però che la Bibbia -è il gran libro dei popoli, e tutta la generazione vi applica: nelle -badie si commentano i salmi, le monache stesse sillogizzano intorno -al senso dei libri sacri, e la badessa di certo monastero della -Neustria, in carteggio con Alcuino, gli dice come le gravi sull'animo -quella sentenza del profeta: _tutti gli uomini sono mendaci_. A -somiglianza dei primi padri della Chiesa, Alcuino è in corrispondenza -epistolare con le donne consacrate alla vita monastica, e abbiamo di -quel dotto abbate un trattato indiritto alla vergine Eulalia; quelle -giovinette, votatesi alla solitudine, si stimavano forti sì da leggere -sant'Agostino[58], ed Alcuino ne fece un ristretto per uso loro[59]. - -Teodolfo insegna con pari ardore, e compendia e commenta e fa ristretti -anch'esso ad uso dei laici, e difficil molto essendo l'interpretazione -dei libri sacri. Alcuino e Teodolfo la pongono a ragguaglio di tutti -per via di compendii in lingua latina ed anche in lingua volgare. Tutte -queste menti si vengono concitando sotto il forte e generoso impulso di -Carlomagno, che le anima e protegge; Alcuino è guiderdonato con ricche -abbazie, Teodolfo è promosso al vescovado d'Orleans, Lanfranco ottiene -la metropolitana di Lione; tutti si fanno stromenti a Carlomagno per -illuminarlo e sublimarlo; l'uno gl'insegna le lettere, l'altro il -latino ed il greco, ed egli tien con tutti loro intimo e familiare -carteggio. - -La teologia è la scienza di quell'età, è il fondamento d'ogni -discussione. I dommi cattolici non son eglino la base di quella -società? Tutto la fede religiosa comprende, e mal conoscerebbe lo -spirito di quel secolo, chi credesse ivi all'azione della filosofia, -foss'anche speculativa, al tutto estranea a quella credente -generazione. Se non che alcuni libri di greci sofisti incominciavano -sotto i Carolingi a penetrar nell'impero franco, e le compilazioni che -sotto il pseudonimo di Dionigi l'Areopagita comparvero, precedettero -d'oltre ad un secolo le dottrine dello Scoto. Io non voglio -magnificar l'altezza degli scoprimenti del tempo antico, chè anzi -chi suppor volesse un'ampia libertà d'indagini a quel tempo di forza -e di cattolicismo, mostrerebbe di non sapere che cotali ardimenti -dell'ingegno non sarebbero stati pure compresi a que' giorni, dove -le teoriche religiose medesime aveano alcun che di materiale, e le -controversie tutte versavano intorno al culto delle immagini. Tuttavia -le pratiche con Costantinopoli favoreggiar dovettero il progresso -della filosofia, benchè rarissime si trovin le citazioni dei libri -d'Aristotile, i quali non furono, a dir proprio, conosciuti, se non per -le arabe traduzioni del secolo nono. Ella è cosa incontrovertibile che -la compilazione sotto il falso nome di Dionigi l'Areopagita, diffusasi -in Occidente verso il regno di Carlo il Calvo, operò potentemente -sugli studi filosofici; lo Scoto venne solo a compierli, nel secolo -duodecimo; e il mondo attinse il primo lume alle faci del greco -sapere, che conserva vasi nelle scuole di Costantinopoli; poi gli Arabi -recaronvi le traduzioni della scuola alessandrina col suo sincretismo, -finchè due secoli dopo il medio evo accolse le teoriche dello Scoto, -capo della filosofia scozzese e maestro della scienza. - -Del resto, in Occidente, i progressi non erano nè grandi nè vigorosi; -e valga il vero, si può egli dare il nome di astronomia ai calcoli -per fissare le date ed ai computi ecclesiastici delle feste mobili? In -fatto d'astronomia disputavasi intorno al sistema aristotelico, intorno -alla scuola alessandrina, intorno al sistema tolemaico; Teodolfo ed -Alcuino eran di diversa opinione; quegli volea che l'anno astronomico -principiasse a settembre; questi ponea quel ch'egli chiamava il _salto -della luna_ in novembre. Singolari son le teoriche da Alcuino esposte -intorno al sistema lunare; al tempo che la luna accostasi a quel -salto astronomico, di cui tanto ragionano i dotti di quel secolo, egli -segna sulla carta certe figure, che poi manda a Carlomagno, e questi -discute con lui per farlo persuaso dell'esattezza delle sue proprie -osservazioni, e lo regala d'imperfetti stromenti tolti dalla civiltà -egiziana e romana. Non altrimenti che appresso tutte le primitive -nazioni, quei dotti e quei sapienti molto osservano il movimento -ed i fenomeni degli astri; al principio del secolo nono v'ebbe un -lungo ecclisse di sole, che spaventò tutte quelle generazioni; il -monaco d'Angouleme, che meritossi il titolo d'astronomo, prenunziò -la congiunzione di Mercurio col sole nell'anno 807, e nel mese di -febbraio fu veduto in cielo quel fenomeno che annunziava, al dir dei -contemporanei, lo scontro di eserciti in guerra, e forse altro non era -che un'aurora boreale, tinta in rossiccio. La discussione scentifica -posossi quindi fra le memorie della scuola alessandrina ed i libri -meramente della scuola greca aristotelica; ogn'anno, quand'aveasi a -determinare la Pasqua secondo il rito del concilio Niceno, sorgeano -vive discissioni procedenti da calcoli astronomici; l'astronomia era -fatta scienza indispensabil pe' cherici: «un sacerdote di Dio dee -saper fare i conti» dice un dei capitolari di Carlomagno. Il libro -del Computo ecclesiastico, ingiunto dai concilii ai preti e nei -monasteri, diviene il fondamento così d'ogni scienza, e gli astronomi -furono preposti a tutti gli altri maestri, per la ragione che le feste -ecclesiastiche dipendevano dalle combinazioni dei numeri e dei tempi. - -Negli studi del medio evo trovasi sempre unita all'astronomia la -geografia, scienza, della quale aveasi sotto Carlomagno imperfettissima -cognizione; vero è che Teodolfo, sempre studioso, erasi provato a -comporre un globo sferico con tutti i segni dello zodiaco, ma la -spiegazione ch'egli ne dà è priva d'ogni esattezza. Egli si pare che in -questa scuola domini la teoria di Tolomeo sulla forma della terra; ma -non ben se la intendono intorno alle basi d'un sistema sferico: Alcuino -pone per principio che la terra è quadrata, e il mondo, a dir suo, è -fermo su quattro punti cardinali[60], e diviso in tre parti, Europa, -Affrica ed Indie, le quali sono da lui descritte in modo vago, come uno -spazio immenso dalla parte di Oriente. Tutto ciò che sapevasi a que' -giorni di geografia, veniva dai pellegrini e dai vescovi viaggiatori, -che andavano a predicar la fede tra i Barbari; le città e le provincie -erano rozzamente segnate sopra qualche pergamena o papiro, e tutto -ciò che serbavasi del mondo antico, era tolto dalla scuola romana o -bisantina. - -La scienza nondimeno forma tutta l'occupazione di quegli uomini che -scoprir vogliono i riposti misteri suoi, e Teodolfo, il poeta italiano, -uomo di fantasia, la rappresenta sotto l'imagin d'un albero, co' -suoi rami madornati e coi fioriti suoi ramoscelli di mille colori; la -grammatica forma la radice, da un lato esce la rettorica, dall'altro -sorge la dialettica con tutto il rigoglio d'un lussureggiante rampollo, -poi vengon, come tre sorelle strettamente abbracciate, la musica, la -geometria e l'astronomia; e questo simbolo viene da Teodolfo svolto -non senza un certo ardimento di pensiero. In tempo che gli altri -sapienti altro non fanno che applicarsi alla Sacra Scrittura e allo -studio dei salmi e dei libri biblici, egli confessa di gustar un -interno diletto al leggere, e meditare gli autori pagani, e negli -opuscoli suoi continua è la citazione de' bei versi di Virgilio e -delle commedie di Terenzio. Anche i versi del sassone Alcuino san -dello studio degli antichi; celebra l'arrivo di papa Leone in Francia, -e usa la lingua poetica nello scriver epitafi e descriver l'oriuolo -a polvere del Tempo, che corre presso all'eternità, intanto ch'egli -biasima coloro i quali troppo si dedicano agli autori profani e a -Virgilio principalmente, e ch'ei dice ad un suo discepolo: «tu sei -troppo virgiliano,» e che ad un vescovo amico suo rimprovera la -soverchia passione di lui per l'Eneide. In qualche monastero a que' -giorni parlavasi il greco; v'erano scuole in cui veniva pubblicamente -insegnato, e il latino era la lingua comune della Chiesa. Non è quindi -maraviglia che gli antichi fossero letti e consultati quai maestri in -letteratura e in poesia. Carlomagno medesimo non isdegnò il meccanismo -de' versi latini, come vedemmo nel tenero epitafio suo di papa Adriano, -ed anch'egli usava quella poetica lingua nelle sue epistole a Paolo -Diacono. - -Dettava pur versi nella patria favella, e spesso ancora in tedesco e -in idioma germanico; facea raccogliere le tradizioni degli antenati, e -voleva che gli scaldi e i poeti serbassero le memorie del passato e le -vittorie degli avi. Di qui forse l'origine di quelle canzoni eroiche, -onde ci restano oggidì ampie reliquie; se non che il tempo ha distrutto -gli originali di questi monumenti in lingua barbarica, e poche parole -appena, poche frasi sparse qua e là nelle iscrizioni latine, additano -la lingua che parlavasi nel secolo ottavo; niuno tuttavia negar può -che non vi fossero a quei tempi tradizioni e leggende scritte nel -sermone della patria, alcune delle quali tradizioni mescolavansi -con la vita dei santi. Le canzoni eroiche e i romanzi di cavalleria -furono attinti a queste prime fonti; l'imaginazione dei trovatori vi -lavorò sopra di ampie epopee, ma la sostanza di questa poesia vien -da quelle leggende, di cui fan menzione le cronache, da quei canti in -lingua teutonica, che a gran diligenza si raccoglievano per ordine di -Carlomagno. Quei primi canti disparvero, perchè al tutto estranei alla -vita solitaria dei monaci ed allo spirito loro di conservazione; le -croniche, all'incontro, si son tramandate d'età in età, con la cura e -la religione d'un sacro monumento; la lingua del chiostro fu la latina, -quella del campo la tedesca; le croniche appartenevano all'ordine -monastico, le canzoni eroiche all'ordine militare; le une furono -conservate all'ombra delle solitudini; le altre si dileguarono, come il -suono delle grandi battaglie, in preda ai venti delle generazioni. - -Le canzoni eroiche si recitavano a gran voce in battaglia e nelle -corti dei feudatari, ma nessun antico manoscritto ci pervenne con le -note e le scale segnate come in quelli venuti dappoi; pur nondimeno -non è a dubitar che siffatte canzoni non fosser cantate, e il nome -loro medesimo ce lo insegna. E le poesie omeriche non furono anch'esse -cantate per le campagne della Grecia? Le _cantilene giocolari_, come -Alcuino le chiama, erano in contrapposizione col canto della Chiesa, -grave e solenne; e recitavansi su arie allegre da menestrelli e -trovatori, laddove gl'inni cattolici procedeano da due origini, dal -canto gallico, che teneva un certo che di druidico e di selvaggio, e -dal canto fermo romano o greco, e v'ebbe tra le due scuole vivo ed -ardente contrasto, chè la Chiesa delle Gallie serbar voleva i suoi -canti. - -Carlomagno inchinava per la forma romana, siccome la più soave e -appropriata agli inni di gioia, e il monaco di San Gallo ci narra -come lo dilettassero gl'inni cantati, e com'ei volesse che i cherici -ripetessero ad alta e sonora voce le lezioni della cattedrale[61], e -come spesso a quelle assistesse, accennando egli stesso col dito o con -la punta del bastone ognuno a cui toccava la volta sua di cantare. - -Il canto fermo scritto consisteva nel metter sulla parola degli inni o -dei salmi alcuni piccioli quadretti di note, le cui code stendevansi -in alto o in basso; i fanciulli scolpivano, cantando, le sillabe, -ed i cherici facevano il basso, intantochè l'imperatore mostrava, -sorridendo, la contentezza sua nell'udire il perfetto accordo di -quelle voci. Un giorno, tanto gli piacque il canto dei Greci, che -ordinò si cantassero sul medesimo tuono le parole latine. Dalla Grecia -pure venne, come già dicemmo, quel magnifico istrumento, maraviglia -di tutta la generazione, l'organo dir vogliamo, che fu a Carlomagno -mandato dall'imperatore di Costantinopoli, a quel modo che gli fu dal -califfo di Bagdad mandato l'orologio meccanico. Fino a quel tempo i -Franchi non avean conosciuto che certi strumenti a corda ed a fiato, -ma poi che udirono quei mille suoni, che rimbombando si diffondeano -per la cattedrale, come le mille voci del giudizio finale, quando -quelle canne, artificiosamente ordinate, ad esprimer si fecero tutte -le passioni del cuore e dell'anima, i cherici rinunziarono quasi -spontaneamente all'arpa ed alle tibie romane. L'organo è lo strumento -sacro che meglio s'accordi con le aspirazioni religiose; l'organo e -gli inni sono l'espression vera dell'evo medio, e quelli che meglio di -ogn'altra cosa interpretare a noi ne possono i vivi e profondi affetti, -le misteriose angosce, il pio simbolismo. - -Accanto alla musica veniva la pittura, ma non viva ancora che per la -tradizione di Roma e di Bisanzio, nessun'arte speciale essendovi che -riferir si possa al regno di Carlo, non più che al tempo dei Merovei; -tutto toglievasi dalle scuole di Costantinopoli o di Roma, e le informi -pitture, quali son quelle che oggidì s'incontrano in alcuni rari -manoscritti, come a dire nella Bibbia di Carlo il Calvo, le coperte -d'avorio, i finimenti di rame, d'argento e d'oro, incastonati, e le -lettere, che pur sono un lavoro d'arte, niente hanno di originale; -la pittura, la cesellatura, la miniatura venivano dai Bisantini. La -forma secca germanica appare all'incontro più profondamente segnata -nelle opere dell'architettura, ivi dominando la scuola lombarda con -le pesanti e solide sue fondamenta. Qualche rara reliquia ci porge -ancora un indizio dell'architettura carlinga, come a Poitiers alcune -muraglie tuttora in piedi, e ad Aquisgrana alcuni avanzi del coro della -cattedrale, a cui si adoperarono massi di solida pietra, e le colonne -di porfido tolte a Ravenna; ma sono monumenti che mai non appartengono -ad un'età solamente, trovandovisi innestate le colonne e i mosaici -dei tempi anteriori. In Aquisgrana, esempigrazia, ci son rottami del -palazzo imperiale di Ravenna, e mosaici ancor più curiosi; la badia -poi di San Ricchieri, come fu descritta dal Padre Mabillon, riconosceva -l'origine sua dal secolo ottavo. Ogni giorno intanto ne porta qualche -resto dei monumenti dell'antichità, sì che in breve non avremo dell'età -carlinga altro che polvere. - -Questo quanto alle arti. Quanto alle scienze gravi, le scuole -monastiche tenevano il primo luogo, favorite, a tutto potere, da -Carlomagno. A cui non era giunto il grido, nella Francia neustriaca, -delle scuole di Corbia, di Fontenelles, di Ferrieres, di San Dionigi -e di San Germano? Così nell'Austrasia nessuna scuola contender poteva -il primato a quelle di Fulda e di San Gallo, fondate da Carlomagno. In -Italia, il monastero di Montecassino possedeva il meglio dell'antico -sapere; ivi tutto insegnavasi, e specialmente l'interpretazione della -Scrittura. Lo studio del diritto canonico ristringevasi ai concilii -antichi; il diritto civile desumevasi dai capitolari e dalla legge -salica e ripense; alcune città e popolazioni della Gallia erano -governate dal diritto romano. Considerati come opera in corpo, i -capitolari sono un bel monumento di diritto civile, e tal che può -mettersi allato del codice teodosiano e del giustinianeo: considerati, -parte per parte, il diritto non era ivi una dottrina, ma tutti -formavano una raccolta di editti di polizia sociale, tali da richieder -più obbedienza che studio. - -La scienza della medicina era al grado medesimo d'imperfezione; solo -gli scritti d'Ippocrate aveano alquanto rischiarata la pratica; aveasi -cognizione dei semplici, per quanto Plinio ne insegna, e ci aveano -alcune scuole per apprender la medicina come arte, e i capitolari ne -fanno menzione, laddove ingiungono di mandare i fanciulli a simili -scuole. Tale a que' tempi si era la credenza nei sortilegi e nelle -malíe, che ognuno comprenderà facilmente come trascurata esser vi -dovesse la scienza vera; non istudiavasi punto a que' giorni, ma si -credeva. Le Regole fatte per gli ordini religiosi di San Benedetto -imponevano che in ogni convento ci fosse un fratello medico ed una -spezieria, ed a' tempi cavallereschi ci ebber leggende intorno a -meravigliose guarigioni, che lo studio de' semplici altro non era -che un passatempo di quelle nobili castellane. Recavansi dalla -Siria balsamo, unguenti, droghe e medicamenti già belli e preparati, -eseguivansi gli aforismi d'Ippocrate, regolati con qualche tradizione -della scuola alessandrina. Tutto poi si faceva senza disamina, -senza osservazione; si pigliavano i fatti com'erano, e quando la -cronica riferiva un avvenimento, la generazione ci prestava intera -fede; leggende, pergamene, documenti, tutto ammettevasi per verità -fondamentale. Non ci ha spirito di critica in checchè sia; chè -quella generazione, tutta di credenza e di fede, non ragiona punto, -ma ubbidisce; e se pure ella discute, sì il fa intorno a parole; -nè parimenti ella s'inabissa punto nelle interpretazioni de' sensi -scritturali; quanto alla scienza razionale, ella non c'intende nulla, e -la vita per lei altro non è che una gran leggenda. - -In sul primo fervore di una tal quale ristaurazione degli studi -romani, vediamo nei dotti dell'ottavo secolo una gioia innocente; -studiando i tempi passati, contemplan essi coll'ardor de' neofiti -i belli avanzi dell'antichità, s'ingolfano con entusiasmo negli -studi, e quest'ammirazione in loro dei tempi antichi è sì ardente, -che i vescovi, abbati e cherici, studiosi delle scienze, si danno -scambievolmente i nomi dei poeti e degli oratori antichi che degni -giudican del culto loro, e dl questo nodo Davide il salmista ed Omero -il cantor delle sublimi rapsodie prestano i nomi loro ai letterati -dell'ottavo e del nono secolo; Carlomagno forma una specie d'areopago -e d'accademia, nella quale ciascuno toglie a prestito un nome: -Davidde[62], Samuele, Oniaste, Omero, Virgilio; nè oramai più si -chiamano che con questi soprannomi. Tale si è l'indole di tutti i tempi -di risorgimento, e il carattere delle età in cui cominciasi a studiare; -ognun gittasi con ardore ed entusiasmo verso le cose del passato, -sempre nuove per chi le ha innanzi neglette. Le rarità dei libri sì -in papiro come in pergamena, era motivo che venissero bramosamente -cercati[63], pagatosi come le reliquie sacre e facevasi il giro -dell'Italia e della Grecia per pur raccoglierne alcuno. E' non furono -gli Arabi a tramandar, come fu scritto, i più degli autori greci per -imperfette traduzioni, ma essi venner dirittamente da Costantinopoli, -e ci son manoscritti che recano ancora l'impronta degli studi greci. -Le comunicazioni con Costantinopoli furono frequentissime sotto -Carlomagno, e ancor più a' tempi de' pellegrinaggi; d'altra parte il -greco era in uso nelle scuole monastiche; onde perchè ricorrere agli -Arabi, per aver da loro una traduzion di seconda mano? Ben dagli Arabi -venir poterono alcuni libri di geometria e di cabalistica, padroni come -essi erano d'Alessandria; ma quanto agli autori principali della Grecia -ed ai poeti latini dell'antichità, essi erano pienamente conosciuti -dalla generazione letterata dell'ottavo e del nono secolo[64]. - -Grande fu a que' tempi l'influenza delle scuole bisantine su tutte -le forme e lo spirito della scienza, tanto che fino i caratteri -merovingi, informi così come sono, e in cui son mescolate l'orme della -sassonica origin loro, spariscono anch'essi quasi del tutto per dar -luogo alle lettere con tanta perfezione formate, che sono nelle bolle -di Roma e nei papiri di Costantinopoli. Le poche scritture e diplomi -che ci rimangono del secolo nono, sono tratteggiate a perfezione, e i -caratteri loro s'accostano per poco a quegli ammirabili manoscritti del -nono e del decimo secolo, fra i quali primeggia il codice a penna di -Gregorio Nazianzeno, bel monumento d'arte, posseduto dalla Biblioteca -reale, lavoro di pazienza e di perizia che più non rifarebbesi ai -nostri tempi svagati. - -Carlomagno fu il centro di tutto questo scientifico movimento; tutto, -tutto egli raccolse intorno alla grandezza sua, e intantochè certe -cronache dicono ch'egli a stento accozzar sapeva le sue lettere, altri -monumenti ce lo presentano per l'illuminato protettore dei dotti. -Non ci rimangono firme di sua mano, chè ne' suoi diplomi, accanto -alla sua bolla e sigillo, trovasi il suo monogramma sì, ma pur sempre -tratteggiato dal suo scrivano o cancelliere, conforme usavano i -principi del secondo lignaggio[65]. Nè v'ha punto contraddizione in -questa medesimezza d'un principe ignorante per sè stesso, e protettor -nondimeno delle scienze e degli studi; questo capo, questo Barbaro, -ama, al par di tutti i conquistatori, la poesia, e si fa cantar dagli -scaldi le storie della patria, chè Carlomagno pure sapeva, al par -d'ogni altro re che fondar volle un grande sistema di governo, l'azione -dall'antica letteratura esercitata sulla compagnia civile; egli resta -germanico sì, per l'indole sua, per la sua forza, per l'origine sua; -ma quanto al pensare, egli studia di farsi Romano. Nelle militari sue -spedizioni accompagnar si fa dai leudi, dai conti suoi; ma quand'egli -ha a ordinar l'impero, a far leggi di buon governo, chiama in aiuto ed -appoggio suo i cherici, e solerte e proveduto, com'egli è in ogni cosa, -tien corrispondenza con tutti. Pochi sono i monumenti scritti venuti -da lui di prima mano, nè altro più abbiamo di suo che poche lettere, -ma son fattura d'un uomo che riempiè della sua fama il medio evo, e -però la storia raccoglier dee, come sacre reliquie, tutto che vien da -un'origine si sublime. V'ha sempre dell'oro in mezzo a questa polvere, -e della grandezza sempre in mezzo a queste ruine! - -La badia di Fulda, gran fondazione del secolo ottavo, è la stanza -prediletta del principe d'Austrasia, non altrimenti che la badia di -Montecassino è la fondazione dei re longobardi; e Carlomagno gode -poi di carteggiar con quegli abbati, che con la mitra in capo, e -col pastorale in mano, venner tante volte ad accoglierlo: «Tu dèi -dunque sapere, scrive quindi a Bogolfo, abbate di Fulda, aver noi -pensato, insiem coi nostri fedeli, esser utile che nelle chiese e -nei monasteri, di cui Dio ci ha confidato il supremo governo, ognun -dei cherici attenda non solo ad osservare una vita disciplinata, ed -a praticare gli ufizi della nostra santa religione, ma sì ancora, se -il Signore gli abbia dotati delle necessarie facoltà, ad istruirsi -nello studio delle belle lettere, come regola onesta e difesa dei lor -buoni costumi. Così pure vogliamo che lo studio e la dottrina giovino -loro a purgare il discorso, onde, con la vita loro esemplare e con -la piacevol maniera del dire, adempiano i comandamenti di Dio, però -che scritto è: — Sarete assolti o dannati secondo le vostre parole. -— Nell'occasione dell'averci, quest'anno, parecchi monasteri fatto -sapere ch'essi indirizzavan per noi fervide orazioni al cielo, ci -siamo accorti, per le lettere loro, che, se retto è l'animo, scorretto -è lo stile, e che tradur non possono, senza sconcio, per iscritto, i -buoni pensieri che ad essi vien suggerendo la loro devozione per noi. -Or questo loro scorretto scrivere ci ha messo in timore, che dalla -scarsa loro dottrina sieno impediti a ben comprendere il testo della -Sacra Scrittura, ben sapendo noi che, se gli errori di lingua sono -dannosi, quelli che falsano il senso son più dannosi ancora. Laonde noi -vi esortiamo a non trascurar le belle lettere non solo, ma sì ancora -ad applicarvi diligentemente a studiare e scrivere i misteri della -Scrittura, affin di poterli facilmente comprendere.» - -Nella qual epistola, opera certamente di Alcuino, si appalesa l'amore -alle lettere di Carlomagno, volendo egli che i cherici studino e -scrivano con eleganza e correzione di stile. Dai campi della Sassonia -scrive indi ad Adriano: «Signor nostro: Re Carlo, vostro figlio, e -la figlia vostra e nostra donna Fastrada, figlio e figlia di Nostro -Signore, e tutta la casa vostra vi salutano; tutti i preti, i vescovi, -gli abbati e tutta la congregazione devota in Dio, e così tutta la -generalità del popolo franco vi salutano. Il figliuol vostro vi rende -grazie dei legati che gli mandaste e delle dolci vostre lettere, con -cui lo fate certo della prospera conservazione di vostra salute.» -Carlomagno soggiorna indi nel monastero di Fulda, e d'ivi carteggia -con la regina Fastrada, una delle donne sue, intorno all'astinenza -e al digiuno. «Con l'aiuto di Dio (così egli), noi abbiam fatto -per tre giorni orazione, principiando alle none di settembre, per -impetrare da Dio misericordioso pace, vittoria, salute, ed insieme -un prospero viaggio, e per supplicarlo d'aiutarci sempre e sostenerci -e difenderci. I nostri preti ordinarono a tutti quelli che per età e -per salute fare il potessero, d'astenersi dalla carne e dal vino, e -per ottenere licenza di bere alcun po' di vino per questi tre giorni, -i più ricchi e facoltosi di noi donarono, secondo le forze loro, ma -non manco di un danajo; oltre di che ognuno fece anche limosine, più o -meno abbondanti, secondo il suo stato. Ciascun prete disse una messa, -salvo gli impediti da malattia, e quei cherici che sapevano i salmi, ne -recitaron cinquanta, restando a piè nudi intantochè oravano. Tale si è -il comandamento dei sacerdoti, a cui tutti abbiamo stimato conveniente -di sottometterci, ed è voler nostro che tu faccia il medesimo coi -nostri fedeli. Quanto a te ed a ciò che per la tua debolezza ti si può -concedere, ci rimettiamo nella prudenza tua.» - -Egli ti par di udire un antico imperatore di Roma, Cesare, per cagion -d'esempio, che ragioni con la moglie sua, degna matrona romana, de' -suoi pontefici e della celebrazione delle pubbliche feste. Carlomagno -è il custode della polizia dell'impero suo, quindi egli invigila gli -uomini d'arme, i cherici, e però ch'egli conosce tutta la podestà -della Chiesa, se ne fa correttore e guardiano, e scrive anche in parti -lontane a far che non abbia danno nelle cose sue; testimonio quant'egli -scrive qui appresso al re Offa. «Un prete scozzese, che dimorò qualche -tempo vicino a noi nella parrocchia di Ildeboldo, vescovo di Colonia, -secondo la denuncia del suo accusatore, peccò, mangiando carne in -quaresima. Se non che i nostri preti, non avendo trovata l'accusa -bastevolmente provata, non vollero sentenziarlo; ma pur nullameno, -più non gli consentono, a cagion del suo fallo, d'abitar nel luogo di -sua dimora, onde il volgo ignorante non abbia a vilipendere l'onore -del sacerdozio, e lo scandalo non conduca forse altri ad infrangere -la santità del digiuno; rimessolo al tribunal del vescovo, innanzi -a cui fece i suoi voti al Signore. Noi ti preghiam quindi d'ordinare -ch'egli sia ricondotto al suo paese per esser ivi giudicato: chè ivi -pure osservar si dee la purità dei costumi e la costanza della fede in -grembo alla Chiesa di Dio, sì che quest'unica, perfetta e immacolata -colomba dall'ali d'argento e dalla coda dorata, sfolgorar vi debba di -tutto il suo splendore[66].» - -Questa universal vigilanza della Chiesa doveva esser costantemente -sostenuta da fermi atti del principe; calde controversie agitavano -i vescovi, gli abbati ed i monaci; in più d'un luogo la stretta -disciplina era posta in non cale; dove l'ignoranza, e dove la passione -dei cherici; poi il viver rotto e romoroso dei monasteri. L'abbate di -San Martino e i suoi monaci obbedir non volevano al vescovo, credendosi -sciolti da ogni giurisdizione dell'Ordinario, onde Carlomagno scrive -loro in questi severi termini: «Il vescovo Teodolfo si lagna, in una -sua lettera, dei modi poco convenevoli coi quali avete trattata la sua -gente, nè ancor tanto di questo, quanto del poco rispetto che aveste -al vescovo della città vostra, e del disprezzo da voi dimostrato per -gl'imperiali nostri comandamenti. Or questi comandamenti, da noi fatti -scrivere sotto l'autorità del nostro nome, v'imponevano di restituir -nelle mani di questo vescovo un cherico, che, fuggito di prigione, -erasi venuto a ricoverar nella basilica di San Martino; nè questo era -punto un comando ingiusto. Ci siam fatte rilegger amendue le lettere, -la vostra e quella di Teodolfo, e abbiam trovato nelle vostre parole -maggiore acerbità ed ira, e niun sentimento di carità verso di lui; -egli pare che ivi vogliate piuttosto difendere il reo, ed accusare -il vescovo, e dar a intender che si possa e anzi si debba metterlo in -istato d'accusa, laddove le leggi umane e le divine tutte s'accordano -in proibire al reo d'accusare nessuno. Indarno voi lo scusate, -adducendo ch'egli ha interposto appello dinanzi a noi, facendovi -appoggio della massima che ogni accusato e sentenziato dinanzi al -popolo della sua città, ha il diritto anch'esso d'accusare altrui e di -richiamarsene a Cesare. Voi citate ad esempio san Paolo che, accusato -dal popolo innanzi a' principi giudei, fece appello a Cesare, e fu -mandato dai principi stessi dinanzi a lui per essere giudicato; ma -questo non ha niente a che fare col caso presente. L'apostolo Paolo -era accusato sì, ma non giudicato, quando appellò a Cesare, e fu a -lui rimesso; laddove questo ribaldo prete, accusato e sentenziato, -s'è trafugato dal suo carcere per rifuggirsi in una basilica, non -ostante la legge che gliene interdiceva l'entrata fino a penitenza -compiuta, e solo adesso, benchè dicasi ch'ei continua nella peccaminosa -sua vita, egli ricorre a Cesare, ad imitazione dell'apostolo Paolo. -Ma, come Paolo altresì, indarno egli sarà venuto ad invocar Cesare, -perchè noi comandiamo ch'egli sia rimesso nelle mani di colui dalla -cui forza s'è sottratto, a lui solo spettando, parli vero o falso il -colpevole, tradurlo dinanzi a noi, nè occorre che per un uom siffatto -sia niente innovato negli ordini nostri. Non sappiamo poi abbastanza -stupirci della temerità vostra nell'opporsi, soli, agli atti della -nostra autorità. Già dovete saper quante mormorazioni si son fatte, e -non senza ragione, sul vostro modo di vivere; infatti, ora vi chiamate -monaci, ora canonici, e talvolta non siete nè l'un l'altro; sicchè -vegliando al vostro bene, e toglier volendo la mala vostra riputazione, -vi avevamo scelto un maestro e un rettore atto a mostrarvi con le -sue parole e i suoi precetti la retta via, e fattolo venir da lontan -paese, ed uom religioso e di santa vita come egli era, ci confidavamo -che gli esempi suoi vi potesser correggere. Ma, ohimè! tutto fu contro -alla speranza nostra, e il demonio ha trovato in voi quasi altrettanti -ministri a seminar la zizzania fra i sapienti e i dottori della Chiesa, -e ad indurre in peccato d'ira e d'invidia queglino stessi che castigare -e corregger dovrebbero i peccatori. Se non che, speriamo, Dio non vorrà -permetter ch'essi cedano alle maligne vostre suggestioni. Quanto a voi, -spregiatori degli ordini nostri, canonici o monaci che vi chiamiate, -verrete a quella delle nostre grandi udienze, che vi sarà dal presente -nostro messo assegnata; nè vi giovi a sollevarvi dall'obbligo di -comparire ad espiar l'inaudita temerità vostra la lettera in cui -tentate di giustificare la vostra ribellione.» - -In questa lettera Carlomagno tutta manifesta l'ira sua, e il subitano -e forte suo risentimento; l'Austrasio, che vuole tutto soggetto, -si maraviglia che vi sia chi ardisca resistere agli imperiali suoi -comandi; detto il suo volere, ognuno ubbidir dee, e quel ch'egli -dice agli abbati, dice anche ai re, imperando su tutti. «Mi è venuto -all'orecchio, scrive egli a Pipino re d'Italia, suo figlio, che alcuni -duchi e subalterni loro, castaldi[67], vicarii, centurioni, e i loro -ufiziali, come sono i falconieri, i cacciatori e altri siffatti, nello -scorrer qua e là le provincie da essi abitate, levano tasse non che -sugli uomini liberi, sulle chiese di Dio, sui monasteri dei frati e -suore, sugli ospizii, sul popolo e sugli operai che lavorano le vigne, -i campi ed i prati delle chiese, di questi ultimi anche servendosi per -far costruire gli edifizi loro, continuamente privandoli della carne -e del vin loro, contro ogni giustizia, con mille altre angherie di -cui gli opprimono. Onde è, caro figliuol mio, che ti mandiam questa -lettera, acciò che tu applichi tutta la cura e la prudenza tua a -riparare il male. Ci fu detto altresì che in alcuni luoghi, certuni -de' nostri soggetti e de' tuoi, pretendono esser nullo il partecipar -che abbiam fatto loro di vari capitolari scritti nella legge, e sotto -simil pretesto ricusino di ubbidir loro ed averli per leggi. Ora, tu -sai i discorsi che noi medesimi abbiam tenuti teco sul proposito di -questi capitolari, onde ti preghiamo di farli conoscere ed eseguire in -tutto il regno da Dio confidato alla tua vigilanza, e ti raccomandiamo -di provedere affinchè facciasi quanto abbiamo ordinato così intorno -all'uccisione dei vescovi e dei preti, come all'altre cose. Intanto, in -riguardo a' preti, ci par conveniente, che se il prete sia nato libero, -si triplichi l'ammenda imposta dalla legge, e il medesimo s'egli sia -stato anche solo ferito. Se poi v'ha dubbio ch'ei sia nato servo, si -faranno indagini sull'origine sua per sapere se debbasi o no far pagare -triplicata l'ammenda. Così facciaci anche rispetto ai diaconi.» - -Tanto per la legge politica; ecco ora una lettera di Carlomagno intorno -alla predicazione della parola divina, perchè egli signoreggiar vuole -eziandio la dottrina, la parte morale dell'uomo, l'intelletto. La -lettera è indiritta al vescovo di Liegi. «La paternità vostra tenga -bene in mente quanto le abbiam più volte detto in consiglio, circa -le predicazioni nella Santa Chiesa di Dio, ed il modo in cui ella -doveva predicare, ed istruire il popolo secondo l'autorità dei sacri -canoni. Per prima cosa, in quanto riguarda la legge cattolica, noi -le dicevamo, sia debito a chi imparar non ne può di più, recitare -almeno a memoria l'Orazione dominicale ed il Simbolo della fede, quali -gli Apostoli ce li hanno insegnati, nè ad alcuno sia lecito levare -dal fonte battesimale niun fanciullo, senz'aver prima recitato, alla -presenza di vostra paternità o d'alcun de' suoi preti, l'Orazione -dominicale ed il Simbolo. Se non che avendo nel giorno dell'Apparizione -del Signore trovato parecchie persone che volean far battezzare -dei fanciulli, noi abbiamo ordinato che ognuna di esse, fosse -appartatamente e diligentemente esaminata per vedere se, come dicemmo, -tutte sapessero l'Orazione domenicale e il Simbolo, e ne furon trovate -parecchie che non sapevan nè l'una nè l'altro; onde allora fu da noi -ordinato che venisse loro impedito di levare nessuno dal sacro fonte, -finchè imparato non avessero, sì da recitarle a mente, le dette due -orazioni, il che fu cagione a molti di grande vergogna. Ed appresso, -eccellentissimo vescovo, ci parve bene di ordinare un digiuno, e che -ognun si astenesse dal vino e dalla carne, digiunando fino all'ora -nona, eccettuati quelli ai quali non è consentito farlo dall'età o -dalle infermità loro.» - -Tutto si mescola e confonde in questi tempi, e mentre Carlomagno -impone i digiuni e le penitenze come un vescovo, ordina pure agli -abbati di seguirlo alla guerra coi loro armigeri, e un armamento -all'abbate Folrado, uomo di scienza. «Tu verrai, così gli scrive, co' -tuoi armigeri al luogo assegnato, perchè d'indi muover tu possa verso -qualunque altro luogo noi saper ti facessimo, a mano armata, cioè -con armi, arnesi, munizioni da bocca, vesti, tutto ciò insomma che fa -di bisogno in guerra. Ognuno de' tuoi cavalieri abbia scudo, lancia, -spada, mezza spada, il suo arco, il suo turcasso, le sue frecce; ogni -tuo carro contenga scuri, asce, cunei, pale di ferro, e tutti gli -altri arnesi utili contro il nemico. E di questi arnesi e munizioni da -bocca ve n'abbia per tre mesi, e dell'armi e degli abiti in quantità -sufficiente per mezzo l'anno. Tanto ti ordiniamo perchè tu il faccia -eseguire, e perchè tu ti rechi pacificamente al luogo assegnato, cioè -senza toccar nulla per via, salvo il fieno, la legna e l'acqua di cui -tu possa avere bisogno[68].» - -Questi frammenti delle epistole di Carlomagno da lui scritte o da' -suoi scrivani e segretari, danno meglio a conoscer l'indole del -conquistatore, del re, dell'imperatore, che non tutti i sistemi e le -classificazioni dei tempi moderni; bello è veder l'imagine dell'uomo -ne' suoi propri scritti, che ivi è tutto trasfuso il pensar suo. Invano -tu ivi cercheresti alcuna division filosofica, ogni cosa essendovi -insiem mista e confusa; le leggi civili coi canoni ecclesiastici, i -capitolari coi concilii. La possanza di Carlomagno tutto domina dal -governo generale della società, sino alla disciplina della Chiesa -e all'amministrazione domestica del palazzo. Con la lettura di -questo carteggio epistolare di Carlomagno tu puoi formarti concetto -dell'indole e della podestà sua, la quale podestà è un misto di -attribuzioni politiche e religiose, una creazione selvaggia che tien -della terra, della scienza e della barbarie, gli è il caos sbrogliato -dalla mente d'un supremo intelletto, il solo, in tant'opera, superiore -al suo secolo, con una società intorno che resiste al vigoroso impulso -suo. - - - - -CAPITOLO V. - -LA CHIESA E LE SUE COSTITUZIONI SOTTO CARLOMAGNO. - - Conflitto per l'unità. — Eresie. — Le due principali. — - Gl'iconoclasti. — La dottrina di Felice da Urgel. — I libri - carolini. — I vescovi. — Gli abbati. — Aspetto dei grandi - monasteri. — La Regola. — Le cronache. — I cartolari. — Le mense - ecclesiastiche. — Abbozzo della famiglia monacale. — Le terre ed i - servi. - -768 — 814. - - -La grand'opera di Carlomagno si congiunge sostanzialmente con la -podestà e l'unità della Chiesa; la corona imperiale sorge accanto alla -mitria pontificia, la spada presso al pastorale; i capitolari sono una -perfetta confusione del diritto civile con la legge ecclesiastica. -Ai primi secoli del periodo franco, l'universalità della Chiesa non -è principio ammesso dappertutto; ella va debitrice del suo splendor -temporale e dell'indole sua di sovranità secolare principalmente a -Carlomagno, alle pratiche di quest'ultimo ed all'intimità sua con -Adriano e Leone papi; donde avvien poi una specie di ristaurazione di -quelle due podestà del pontificato e dell'impero, l'una delle quali -tende sempre all'unità sua per istabilirsi su quella pietra da cui la -Chiesa dee sollevarsi tutta rigogliosa di maestà e di vigore; l'altra -attende ad ordinare il governo e la società materiale. Leone saluta -l'impero in Carlomagno, e l'imperatore protegge questo pontefice -doppiamente minacciato, e dal popolo di Roma e dalla moral ribellione -dell'eresia; accordo misterioso che non ebbe a durar se non un tempo, -però che il pontificato e l'impero si separarono, e ricominciò il -naturale conflitto tra il soldato ed il cherico che già era fin dal -nascere della doppia podestà dei papi. Come reprimer passioni che -bollivano nel cuor dell'uomo prepotente e brutale, e strappargli dalle -avide labbra la tazza del banchetto, e farlo soggetto alla castità, -alla sobrietà, alla temperanza? - -L'unità della Chiesa risultava dalla dottrina sua; i papi possedevano -in sè l'autorità dell'interpretazione, e i concilii l'applicavano come -legge civile. L'eresia era una separazione dalle dottrine fondamentali, -una specie di sminuzzamento del potere; l'ingegno non s'arresta, ma -procede innanzi sempre con un'azion violenta che arde e divora, e -rintuzza l'autorità perch'essa vuol comandargli; quindi nasce l'amor -della disamina che in un'ardente e fisicosa immaginazione va senza posa -operando, e questo travaglio ingenera l'eresia. Due grandi turbazioni -ebbe la Chiesa a quei giorni, l'una recatale dagli iconoclasti, -distruttori delle imagini e delle statue, l'altra da Felice da Urgel, -il quale interpretando in senso stretto il Simbolo niceno, negava la -natura spirituale e divina del Figliuolo di Dio. - -L'eresia degli iconoclasti, che fu come una rappresaglia delle -barbarie, non voleva il culto delle imagini, e que' salvatichi -settatori manomettevano brutalmente i capolavori delle arti, invocando -l'antica avversion de' cristiani contro all'idolatria e a quell'olimpo -popolato di Dei con belle forme d'oro e d'avorio uscite degli scarpelli -d'Apelle[69] e di Fidia; il culto delle imagini, a dir loro, altro -non era che un rinovare l'idolatria. L'ingordigia d'alcuni de' greci -imperatori trovar pur volle imagini, materie d'oro e d'argento, e -rubini, e altre pietre preziose da gittar come spoglie ai soldati; -Carlo Martello dava i feudi e le mense della Chiesa alle sue genti, e -gl'imperatori di Bisanzio distribuivan fra le loro gli aurei ornamenti -dei reliquiari e degli altari. Il popolo minuto, sempre credente e -sempre artista, che vuol dar corpo alle idee sue, in ciò ch'egli ama -e venera, in Dio e negli spiriti celesti, era fautore ardentissimo -delle imagini, chè al leggere o all'udire di qualche divota leggenda, -gli nascea il desiderio di vedersela tutta, e bella foggiata sotto -agli occhi, e voleva scolpirla, dipingerla per indi prostrarsegli -innanzi, però che aveva l'amore e il culto del bello. Il terzo Concilio -niceno accolse una dottrina di mezzo che posava sopra buoni principii; -non si voleva, secondo esso, adorar le imagini, e offrir loro le -stesse preghiere che a Dio ma potevasi, anzi dovevasi onorarle come -rappresentazioni d'un pio pensiero, e una specie di leggenda marmorea. -I libri carolini attribuiti a Carlomagno, e di cui per avventura fu -autore Alcuino, sono anch'essi rivolti contro la materiale adorazione -delle imagini, ed ivi si par che l'imperatore accetti egli pure, -ma in senso circoscritto, alcuna delle massime degli iconoclasti. -Nato egli in mezzo alle foreste, era cresciuto nell'idea d'un culto -senza imagini, e certo colui che atterrato aveva in Sassonia l'idolo -colossale d'Irminsul, sentir doveva qualche ripugnanza per quei santi -di marmo, e per quei dipinti che rappresentavano la storia sacra. - -Nel suo carteggio coi papi Adriano e Leone, Carlomagno viene a poco a -poco ricredendosi dell'opinione sua eretica, promulgata dal concilio -di Francoforte[70], e «s'egli scrisse, ivi dice, contro il concilio -di Nicea, si fu perch'ei non ne comprese bene il senso». Infatti -esso concilio non ingiungeva altrimenti d'adorare le imagini alla -maniera degli antichi Greci, e conforme al culto de' pagani per gli -Dei dell'Olimpo, nè di offrir loro sacrifizi, come all'Apollo dei -gentili, o all'Ercole dalle forti membra, o alla Venere di Pafo; -mainò; il culto de' santi altro esser non dovea che l'adorazione -di Dio stesso, e la venerazione verso coloro che aveano praticati e -rigorosamente osservati i precetti del cristianesimo; i santi erano i -servi di Cristo, ed onoravansi come discepoli suoi, nè si adoravano. -Queste dottrine, esposte da Adriano in una bella difesa dell'arte, -cioè della scultura e della pittura, ricreder fecero Carlomagno delle -sue germaniche opinioni contra le imagini. I libri carolini divenivano -quindi senza scopo, e furono dismessi come un'antica dottrina caduta -in disuso dopo l'interpretazione delle parole del concilio di Nicea. -Il culto delle imagini prevalse, nel medio evo, perchè si confaceva -col genio del popolo; i templi vuoti ben potevano acconciarsi alle -meditazioni dei filosofi, ma il volgo avea bisogno della sua Madonna -in manto celeste, del suo Cristo che il guardasse fiso e benigno, del -Padre Eterno dal guardo severo, di san Pietro che cammina sull'acque, -di Paolo, l'Apostolo della Grecia, e contemplar volea l'inferno in -atto d'ingoiare i reprobi, e il cielo sempre aperto ai tribolati ed -ai poveri di questo mondo. Queste imagini allettavano i fedeli nelle -chiese, destavano in essi sentimenti di devozione, e confortavano il -popolo con l'aspetto d'un avvenir di perdono pel giusto, e di tremende -pene pel reo. Questo culto delle imagini produsse i bei dipinti, e creò -i capolavori dell'Italia, principiando dai freschi del Campo Santo[71], -fino al _Giudizio universale_ di Michelangelo, nella cappella Sistina. - -Mentre l'eresia degli iconoclasti va dileguandosi e perdendosi, sorgon -quasi al tempo medesimo le dottrine di Felice da Urgel, le quali -dottrine non erano, checchè ne scrivan taluni, sue originali, ma -sì di Elipando, vescovo di Toledo, nato sotto quel medesimo sole di -Spagna, che divampar fece più volte le fantasie de' Visigoti, e erano -un tralignamento e deterioramento delle dottrine ariane. In mezzo ai -Saraceni di Spagna, ed in tempo che era d'uopo liberare il paese con -la forza e l'unità cattolica, l'apparizion di questa dottrina mosse un -gran sollevamento e una funesta guerra civile; Felice da Urgel, si fece -propugnatore dell'eresia, concetta nei termini qui appresso. Il simbolo -degli Apostoli diceva: «Cristo figliuolo procede dal padre come sua -carne e sangue suo.» Nè Felice negava, come gli Ariani, la divinità di -Gesù Cristo, ma dicea che egli era sol figliuolo di Dio per adozione, -modo filosofico di spiegar il mistero della Trinità che confonde la -mente. Elipando, già vecchio, austero di costumi, cristiano e vescovo, -scriveva assai, nè la perdonava, con l'aguzza sua penna, a chiunque -facevasi a contender con lui nella dottrina. Felice, all'incontro, era -giovine, d'indole soave, trattoso, senza macchia, assisteva alle preci -con iscrupolosa pietà, e digiunava con grandissimo rigore. - -I due eresiarchi fecero, con la loro predicazione, smisurati progressi -nelle provincie meridionali, dove l'arianesimo avea, già tempo, -signoreggiato le menti ed i cuori. Ma trovarono un valorosissimo -avversario alla loro predicazione in papa Adriano, che conservar volea -l'unità della Chiesa in questo conflitto di dottrine e di passioni, ed -in quel modo che combattuto avea gl'iconoclasti, si chiariva contra -l'eresia di Felice, la quale fu eziandio condannata dal concilio -narbonense, a cui convennero i vescovi della Gallia meridionale. Era -bisogno attraversarsi al contagio che già dilatavasi per tutte le -città e fra il popolo della campagna; e l'avversario più formidabile -dell'eresia, quello che la ferì al cuore, si fu Carlomagno, il quale -vedeva in essa una reazione del Mezzogiorno contra il Settentrione. -In mezzo dunque alle sue vittorie su i Sassoni, egli convocò un -concilio in Ratisbona, dov'ei comparve col severo suo cipiglio, e -con quell'occhio di bragia che tremar faceva i più animosi guerrieri. -Felice presentossi umilmente, s'inginocchiò dinanzi all'imperatore e -ai padri, ed attese la sua sentenza. «Felice, gli disse Carlomagno, -ritratti tu quanto hai scritto? Spiega le tue dottrine.» E Felice, -tutto tremante, svolse le sue dottrine sull'Incarnazione, che inorridir -fecero, siccome la storia del concilio riferisce «Assai male, disse -l'imperatore, ma pur vanne a Roma ad aggiustarla col papa.» Felice, in -obbedienza, partissi per Roma, dove, inginocchiatosi dinanzi Adriano, -fece la sua ritrattazione nella chiesa di san Pietro. - -Elipando non seppe come lui acquistarsi il merito del pentimento, chè -vecchio pervicace com'egli era, scrisse anzi parecchi libri a difender -la sua dottrina; la quale facendo sempre maggiori progressi, che -rendean testimonio del rinforzare ogni dì più dell'eresia, Carlomagno -convocò un nuovo concilio a Francoforte, ci venne in persona con -bellicoso apparato, e di nuovo intender vi fe' la sua voce. «Santi -vescovi, diss'egli, da un anno in qua che questo pessimo lievito -dell'eresia, si va più che mai dilatando, l'errore ha penetrato fino -nei più rimoti distretti del nostro regno; onde io credo necessario di -stirpar dalla radice questa mala pianta con una censura dommatica». Il -concilio di Francoforte dichiarò infatti, che la dottrina di Felice -era una sinistra e diabolica inspirazione. Grande sconvolgimento -recò nella Chiesa la predicazione di questa eresia, e occupò tutto -il pontificato di papa Adriano, quell'accorto Romano che aveva a -difendersi nel medesimo tempo contra i Greci, i Longobardi e la rapace -ambizione del principe de' Franchi. Tutte le eresie del medio evo, -non altramente che nella prima Chiesa, si riferivan pur sempre o a -qualche scuola filosofica del mondo antico o al sincretismo della -scuola alessandrina, perpetuo conflitto tra le idee ed i principii che -costantemente dividono gl'intelletti: l'autorità, la disamina, l'unità, -lo sminuzzamento. Le forme sole si cambiano, ma le idee restano sempre -le stesse, e i principii passano invariabili a traverso dei secoli, -solo pigliando veste nuova. Così Felice da Urgel rinovava peritosamente -le dottrine di Nestorio e degli Ariani, e siccome in quei paesi -meridionali le fantasie corron dietro a tutte le novità, così la setta -degli Albigesi, collegar potrebbesi con queste prime predicazioni del -detto Felice, chè già il terreno era preparato per ogni sorta di nuovi -semi. - -L'ordinamento locale delle chiese riferivasi a due sistemi: 1.º alle -metropolitane ed alle suffraganee, governate dagli arcivescovi e -vescovi, capi spirituali di tutta la provincia; 2.º ai principali -ordini religiosi, i più de' quali sottrarsi volevano alla giurisdizione -episcopale. Continuo è nel medio evo il contrasto di questi privilegi, -e Carlomagno invan si prova, ne' suoi capitolari, a ordinarli; i -vescovi si affatican di tener soggette all'autorità loro le badie, -e queste di sottrarsene co' privilegi dei papi. I quali privilegi -venivano stabiliti da bolle e diplomi, che celebravano la grandezza -dell'istituzione, però che quando una pia fondazione acquistava odore -di santità, e le reliquie traevano intere popolazioni a prostrarsi -dinanzi a questo o quel martire, i papi concedevano a gara immunità -a quei monasteri, e di tutte la prima era quella di francarli dalla -giurisdizione dei vescovi; ed allora tutta l'autorità concentravasi -nell'abbate, e la mitra e la croce abbaziale ponevansi alla pari con -la mitra e la croce episcopale. Le badie di questo modo si governavano -da sè, indipendenti e solo soggette alla regola loro; di questo modo -i monasteri di San Dionigi e le pie solitudini di Sant'Omer e di -Fontenelle venivano sciolte, per bolle pontificie, dalla giurisdizione -dei vescovi, intantochè altre, come a dir San Martino di Tours e -San Bertino, aver volevano gli stessi privilegi. Grandissima era -la riputazione e l'autorità degli abbati, pii pastori di quelle -benedettine colonie, confidate quasi sempre al reggimento d'uomini -di gran sapere, e chiarissimi in letteratura. Alcuino, il luminare -de' tempi carlinghi, ottenne quasi nel tempo medesimo le abbazie di -Ferneres nel Gatinese, di San Lupo a Troyes, e il picciol monastero -di San Josse a San Ponthieu; poi più tardi, in sul sommo de' suoi -meriti, quando insegnava umane lettere nel palazzo di Carlomagno, ne fu -rimunerato con l'abbazia di San Martino di Tours. - -Se tu ne togli alcuni pochi abbati, di bellicosa natura, che -accompagnavano il principe alla guerra, regnava ne' monasteri -un'altissima santità di costumi, e una gran semplicità di vita; su di -che leggasi la leggenda di san Benedetto d'Aniano che fondò la pia -sua religione in mezzo al deserto, la vita di sant'Adalardo, abbate -di Corbia, tenerissimo cultor delle lettere, e ricoglitore della -più ricca biblioteca dei monasteri nel medio evo; smisurata era la -riputazion loro nel mondo cattolico, e l'episcopato medesimo ebbe -spesso a toglier massime ed esempi da questi pii fondatori degli ordini -religiosi. Due personaggi sopra tutti eminenti aveva l'episcopato: -Teodolfo l'uno, promosso alla cattedrale vescovile di Orleans, ed un -dei _missi dominici_ più zelanti nell'entrar del secolo nono. Aveva -costui bastante pratica del mondo, chè nato nobile fra i Longobardi, -erasi sposato a una fanciulla di nome Gisela, della quale rimasto indi -vedovo, si consacrò al sacerdozio, ed ottenne il vescovado d'Orleans. -Ei fu il cherico, a così dire, politico, del regno di Carlomagno, -periodo pontificale piuttosto che episcopale, però che la podestà dei -vescovi non venne a dismisura crescendo se non sotto Lodovico Pio; le -tradizioni vogliono altresì che Teodolfo fosse un de' compilatori dei -capitolari. L'altro di questi più eminenti personaggi dell'episcopato -fu Agobardo, che splendè principalmente sotto il predetto Lodovico, -ma che pur appartiene, per gli anni suoi giovanili, al regno di -Carlomagno. Egli era uomo fortissimo e sapientissimo, e gli _Annali di -Lione_ lo ripongon tra i vescovi più ardenti favoreggiatori dell'umana -cultura. Noi lo vedremo in breve sopra campo più vasto. - -Gli studi adunque si concentravano nei monasteri, e tutto -apparecchiavasi sotto la protezione delle badie, e nella silenziosa -solitudine del chiostro. Che se pure in talun di quei ricchi monasteri -udivasi il latrato dei cani, e lo squittito dei falchi, misto allo -strepito dell'armi, dir deesi tuttavia, per amor del vero, che le più -di quelle colonie, attendevano a coltivare i campi e le scienze. Molte -anche furono riformate da Carlomagno, e i cherici regolari, costretti -alla vita monastica, ebbero a sottomettersi alle discipline della -Regola di San Benedetto. I monasteri erano a que' tempi come società -appartate, con loro leggi e consuetudini, loro sostanze e serventi; gli -_Annali Benedettini_ ci recano innanzi il mirabile ordinamento delle -grandi famiglie di San Dionigi, di San Marino, di San Germano e di -Fontenelle, intantochè gli avanzi tuttora in piedi di quelle solitudini -dar ci possono indizio della forma di quei monumenti al deserto. -La badia era per lo più edificata in mezzo ad una foresta, incolta, -tetra, fra gli urli de' lupi, però che le città non ispiravano divoti e -malinconici pensieri, e il sito era quasi sempre appiè d'una collina, o -alla sponda d'una riviera. Ivi tutta la colonia poneva mano all'opera; -rizzavansi celle accanto l'una dell'altra, senza distinzione, per segno -di fratellanza, poi, fra breve, una porzione della selva cadeva sotto -la scure, e quegli operosi fraticelli vi disegnavano un orticello -da seminarvi i legumi, nè i più superbi e nobili fra loro, i figli -stessi dei re, sdegnavano punto questa coltivazion del verziere, e -vi passavan ore dolcissime a veder crescere le maraviglie di Dio; -ogni monaco viveva in comunità, ma pure aveva il suo orticello per -proprio sollievo; le celle sorgevano ad una ad una, come le arnie -dell'api, fatte, dice Agobardo arcivescovo di Lione, a distillarvi il -mele dell'orazione e dello studio; alte muraglie segregavano quindi -il monastero dal mondo, e ne facevan come una città di Dio, in salvo -dalle passioni. O nobili ed antiche badie di Corbia, di Jumieges, di -Fontenelle, come i vostri avanzi rendono ancor testimonio della pietà -di Batilde, vostra regal fondatrice, di Batilde, che da schiava della -Sassonia fu sublimata al trono dei Franchi! In questi avanzi più che -altrove, è da cercar l'instituzione della vita monastica, chè ivi -è tuttora in piedi l'umile refettorio, in cui, durante il grave e -tacito desinare, un monaco leggeva le massime della Scrittura, ovver -le leggende de' Santi, a quel modo che i re legger si facevan le gesta -dei passati, mentre girava intorno la tazza traboccante del vino di San -Greal! - -In mezzo alle celle sorgeva la sacra cappella, che i monaci ornavano -come il gioiello della lor solitudine: gli uni scolpivano l'oro -dell'arca benedetta, gli altri formavano i legni nell'officina del -convento, chi tesseva lino, e chi tagliava tonache di bigello; il -monastero era il modello di tutta la contrada, il centro dell'industria -e delle arti; vi s'insegnavano i metodi, le varie coltivazioni, l'arte -d'irrigare e svolgere i terreni, di fecondar le selve e i deserti. -A due cose principalmente attendeva la grandiosa istituzione di San -Benedetto, allo studio e al dissodar le terre. Lo studio poneva sua -stanza nell'ampie biblioteche e nelle scuole attinenti a ciascun -monastero. — Vedi tu quel giovin monacello, colla fronte coronata di -pochi e radi capegli neri, tutto circondato di manoscritti e codici -antichi? Egli va pazientemente copiandoli, miniandoli d'oro, di -carmino, d'azzurro, ei passa così gli anni della sua vita a compiere, -un sudatissimo lavoro, a ben punteggiare ed a correggere i testi, a -leggere ed a raffrontare Omero e Virgilio, ed i Salmi, opera ancor -più stupenda. — Io per me non posi mai l'occhio o la mano su alcuno -di questi manoscritti miniati del medio evo, senza sentirmi dentro -profondamente commosso; tutta una vita fu consumata in questo lavoro; -queste pitture, ora quasi appien cancellate, furon tratteggiate dalla -paziente mano d'un povero padricciuolo, con davanti a sè l'oriuolo a -polvere che versava le ore, e un teschio da morto appiè della croce, -che lo guardava coi vuoti occhi suoi, e dirgli pareva fuor degli -eburnei denti della sua bocca: - - «Quale or tu sei, tal io pur era; e quale - Ora son io tal tu sarai. Con vano - Disío, del mondo seguitai le gioie: - Or son cenere e polve, e ai vermi pasto.[72]» - -Quante cose morte furon risuscitate in quelle solitudini! E quante -passioni vi furon morte, e quante dolorose istorie del cuore umano! -Mille affetti ci si fanno incontro, sotto le oscure ed umide vôlte -delle basiliche cristiane; quelle antifone, quel canto fermo, quei -suoni lamentosi dell'organo, quel contrasto dell'armonia che passar -ci fa dall'arpa degli angeli ai ringhii dei dannati, tutto questo fu -creazione, e non senza grandezza certo e magnificenza, di quell'età -solitaria e silenziosa. Quelle generazioni se ne sono andate; esse -compirono il dover loro, a noi ora a compiere il nostro! chè morto un -secolo, altri ne succedono a ricominciare un'opera non mai finita, -come il masso d'Issione che sempre scende, e risale al luogo dond'è -partito. Nel passar da una generazione all'altra non si veggono che -ruine e distruzioni, tristo spettacolo che parla eloquente all'anima -commossa, come ti avvien nelle campagne di Roma, se inciampi in un -fusto di colonna coperto dall'edera, o nelle ruine d'un tempio accanto -ai cipressi della villa Adriana. - -Le scuole monastiche sempre si collegano con la Regola degli ordini -religiosi di San Benedetto; ivi si dettavano istruzioni ai cherici -novelli, alla gioventù del popolo, e a que' monaci che s'innalzavano -dalla terra per combattere moralmente contro la gente da spada e da -guerra. In coteste scuole monastiche insegnavasi la gramatica, la -lettura dei libri sacri, le tradizioni della Scrittura, le opere -antiche, Sant'Agostino, San Girolamo, valenti padri della Chiesa -che commossero il mondo coi loro scritti. Esse scuole erano salite -in tanto grido a' tempi di Carlomagno, che venivan dalla Sassonia, -dall'Inghilterra, dalla Germania a San Martino di Tours, a Jumieges, a -San Benedetto alla Loira, per istudiare sotto i maestri che dettavano -a' cherici novelli, e v'era ben anco una scuola di canto grave e severo -pel rito gallico, e pel sassone, più dolce, o più sonoro, a seconda -del metodo greco o del romano. Questa scuola monacale pel canto, -antichissima com'era, procedeva dai primi tempi della Chiesa; facevasi -scelta di petti robusti per farli cantare i tormenti dell'inferno, o -i lamenti de' salmi penitenziali; e raccoglievansi le voci innocenti -della puerizia, a imitazion de' cori dei leviti a Gerusalemme, per -intuonar gl'inni delle vergini di Sion e le lodi di Jehova; l'ufizio -de' cantori nelle cattedrali ben è atto a ricordar quale stima si -facesse del canto fermo ecclesiastico. A questi ammaestramenti pe' -cherici s'aggiungano alcuni lievi rudimenti di geometria, d'astronomia, -e di prosodia latina, e si farà concetto appieno dell'educazion delle -scuole monastiche, dove la scienza fu perpetuamente e santamente -conservata. - -Il secondo precetto di San Benedetto era questo: «Fratelli, coltivate -la terra, lavorate, arate.» E appunto da esso procedevano que' -grandi coltivamenti delle foreste e dei deserti. I Bollandisti, -quegli infaticabili ricoglitori delle antiche leggende, ci hanno -dato a conoscer la vita intima di quei fondatori dei monasteri, che -ritiravansi in orridi deserti fra i bronchi e gli spini, allargavan le -loro colonie a Mezzodì, sotto que' soli ardenti, ed aveano a combattere -contra il velenoso serpente, la vipera acquattata sotto le pietre, la -molesta salamandra, e l'aspide mortale, celato fra l'erba fiorita. Al -settentrione in vece, que' poveri padri aveano a difendersi contra i -lupi, che a branchi scorrevano la pianura; contra il terribil cignale, -e l'astutissima volpe che facea la guerra al pollaio e alla greggia. -Poi que' buoni religiosi contrastavano, con invitta perseveranza, -contra una ingrata natura, rompevano, a forza di marra, lo steril -macigno, e spianavano l'incolto terreno, nè eran usi scegliere il -miglior suolo, ma tale essi il facevano, e in breve bei vigneti, prati -condotti ad arte e verzieri, succedevano a quelle balze selvagge. Ogni -monaco era ortolano, e al primo tocco del mattutino, ognuno ponevasi al -lavoro; poi ci tornava dopo le preci, senza lasciarsi mai scorare da -impedimento che fosse; tutti, come dice frate Adalberto, fino a notte -sudavano, e quando poi la terra intorno al monastero era ben coltivata, -qualche famiglia di coloni veniva a lavorar con loro, ed a viver sotto -le loro leggi. Il servo che fuggiva dal maggiordomo troppo disumano -del feudatario, riparava nel monastero, sotto la protezione delle -immunità sue, all'ombra del pastoral dell'abbate, nè ad alcuno era -lecito penetrare in quel santo asilo; il medesimo scherano fermavasi -pauroso sulla soglia per tema di non aver petrificati i piedi, però che -mille leggende raccontavansi di chi avea posto la mano nel bene altrui: -un tale avea fatto per rapir certa trave da una chiesa, e le sue mani -v'eran rimaste appiccate, ad esempio dei violenti che non rispettano -l'avere altrui; un altro era stato sì ardito da romper con man profana -i sigilli d'un'arca, ed ecco che un tremito improvviso gli avea prese -le membra, con bava che gli uscia di bocca, e così, finchè il Santo -medesimo era venuto a perdonargli. Maravigliose leggende, che in que' -tempi di violenza frenavano la mano del forte e del brutale. - -Oh quante anime lacerate dal dolore ricoveravano in quelle solitudini -del deserto! quanti venivano nei monasteri a cercar porto dopo le -tempeste della vita! I servi ivi eran quasi tutti volontari, sì -dolce era il reggimento di Dio, nè alcuno attentavasi d'affligger con -battiture le loro spalle gravate di tante fatiche. Il pastorale era una -verga proteggitrice, non punitrice. - -Poi, fra breve, accanto alle badie sorgevan villaggi sotto la loro -speciale giurisdizione, ed esse concedevano tratti più o men grandi -di terra da coltivare ai servi e ai coloni, senza fitto nè livello -di sorta. Ogni monastero possedeva di ampie tenute, procedenti alcune -dai doni di re o baroni, e altre dall'industria stessa dei monaci nel -dissodare e coltivare la terra. Presto mi avverrà, con l'analisi del -Poliptico d'Irminone, di narrar tutta questa innumerabil famiglia di -monasteri, la coltivazion delle terre, la quantità dei servi che le -abitavano, la differenza fra i coloni ed i servi sotto schiavitù, -la diversa natura dei terreni, la loro girevole varietà, i loro -frutti, le gravezze loro. La gran famiglia dei monaci di San Germano, -di San Martino di Tours, di Fulda, di Jumieges, di San Benedetto, -propagginavan colonie sino ai confini dell'Italia e de' Pirenei; -gli abbati eran veri sovrani, ma buoni e paterni, indipendenti dai -vescovi; ma non sì tosto traviavan dalla Regola, il papa scrivea -loro di rientrar nella disciplina, santa non essendo la vita monacale -presso a Dio, se non per l'umiltà e fraternità universale. E che cosa -era infatti il monastero sotto i Carolingi? non altro che una gran -congregazione di fratelli tutti eguali sotto un abbate, dittatore, -il più delle volte, elettivo, che riduce così a realtà que' grandi -principii di governo: l'eguaglianza, la fraternità, la gerarchia, -l'elezione, la podestà forte e grande sotto una regola, una gran carta -comune. - -Lo storico che voglia formarsi un giusto concetto di questo periodo -del medio evo, dee ad uno ad uno squadernar i cartolari delle badie, e -quegli archivi rosi dal tempo; chè ivi si trovano tutti gli affetti, -tutte le consuetudini della vita fra quell'antica società: ivi la -nota del battesimo che lancia l'uomo nella vita, ivi del matrimonio -che lo congiunge alla donna, ivi della morte inesorabile che a tutti -ed a tutto lo svelle. Nei cartolari si trovan pure i contratti per -la vendita d'un servo, l'emancipazione di uno schiavo, la donazione -d'un campo, l'allegagione, la misura dei terreni, il fitto. La cronica -ci narra i fatti generali della storia, i fenomeni della natura, il -turbine che svettò i campanili, il vento che fece suonar le campane, -i lupi che a grandi torme scesero alla pianura; la cronica raccoglie -le memorie dei combattimenti, delle spedizioni militari, dei costumi, -delle usanze de' cavalieri; la pia leggenda ci racconta la vita di -qualche povera pastorella, da Dio recata a grande stato per insegnare -agli uomini il rispetto dovuto al seno verginale della fanciulla -e alla castità della donna; il diploma e il cartolare son come il -ragguaglio di questa vita pubblica[73]. Leggete: qua una pia dama, di -nome Ildegarda, o Berta, o Batilde, dona ad un monastero un tratto -di terreno, con livello in danaro, per averne in cambio orazioni -propiziatorie dopo la morte sua; colà il leudo, il conte, il re, -tremendi potentati, si ricordano l'eguaglianza del sepolcro e la morte -che viene, e parendo loro d'udir suonare la campana de' morti, in -mezzo alle loro corti bandite, s'affrettano a dettare ne' cartolari: -«Vogliamo che sien celebrate messe pel riposo dell'anima nostra, e -fatta elemosina ai poveri.» E questa voce elemosina si trova in quasi -tutte quelle pergamene. - -Nell'età del vigore e della vita, impeto e passioni violente: nell'età -della vecchiaia e della decrepitezza, debolezza e pentimento, e quindi -l'aspergersi di cenere che quei cavalieri faceano, appoggiati sull'elsa -della spada foggiata in forma di croce. E tuttor li veggiamo, quei -prodi paladini, nelle loro marmoree figure, smozzicate dal tempo o -dalla mano degli uomini, chè noi non abbiamo a cosa del mondo avuto -rispetto, ed immemore troppo de' suoi padri la presente generazione ha -frugato con sacrilega mano fin entro alle tombe. Dio non voglia ch'ella -sia rimeritata con egual misura! - - - - -CAPITOLO VI. - -L'INSTITUZIONE PRINCIPALE DEI _MISSI DOMINICI_. - - Origine dei _missi dominici_. — Mobilità dei magistrati. — - Giuramento dei vassalli. — Tributi. — Ufizio dei _missi_. — - Capitolari ond'è ad essi affidata l'esecuzione. — Toccasi della - giustizia. — Delle persone. — Delitti pubblici e privati. — - Giurisdizione assoluta sui placiti, sui conti e sui giudici. — - Soprantendenza sui monasteri. — Sulle mense reali. — Relazioni - dei _missi dominici_ all'imperatore. — Teodolfo, un di questi nel - Mezzodì. — Poema intorno alle sue rimembranze. - -802 — 811. - - -Nell'instituzione dei _missi dominici_, o messi, o inviati regi, -ristringonsi la mente amministrativa, e la formula personale, se così -mi è lecito dire, di Carlomagno. I conti, i difensori delle marche o -frontiere ed i duchi, altro non sono che uomini da guerra introdotti -nella gerarchia ad amministrar le rendite, la giustizia, ed a difendere -il territorio; laddove i _missi dominici_ formano il fondamento di -tutto l'edifizio politico dei carolingi; nessun atto di rilievo si -fa senza di loro, e rappresentanti lo stesso imperatore, riproducono -la podestà sua in tutti i luoghi, che, onorati della sua confidenza, -discorrono. La quale smisurata autorità loro si spiega per la medesima -costituzion dell'impero da Carlomagno governato, il quale impero non -ha nè confini ben fermi, nè limitazioni delle provincie esattamente -segnate, laonde tutto incerto essendo e indeterminato, è bisogno d'una -specie di magistrato ambulatorio, d'un'autorità girovaga che esamini -in nome del principe lo stato del paese, i diritti e gl'interessi di -tutti, e tali appunto son gli ufizi dei _missi dominici_; messi del -padrone, uomini della sua casa, che gli fan relazione di quant'ebbero a -vedere nel loro politico itinerario; hanno essi facoltà d'inquisire, di -giudicare, di sospendere, di sentenziare su tutte le questioni che si -agitano nei placiti reali. - -Siffatta instituzione non piglia, a dir vero, grandezza e consistenza -se non al tempo in cui Carlomagno è sublimato all'impero, poichè -fin a tanto che in fronte a innumerabili eserciti gli convenne andar -conquistando in Sassonia, in Lombardia, su' Pirenei, all'Ebro, egli non -potè se non indirettamente applicarsi all'interna amministrazione. Ma -coronato ch'egli è a Roma, e con la palla in man dell'impero, ei dee -naturalmente ordinar le provincie, collegarle ad un centro comune, ed -a questo unire l'instituzione dei _missi dominici_, che erano quasi -sempre eletti fra i vescovi e i conti. Il primo capitolare intorno a -questi commissari regi, reca la data del secondo anno dell'impero, e -tratta d'una generale inspezione delle provincie. «Il serenissimo e -cristianissimo Carlo imperatore (così il capitolare) fatta una scelta -de' più prudenti e savii signori della sua corte, così arcivescovi, -vescovi ed abbati come laici, gli ha mandati in giro pel suo regno, -a invigilar che i suoi sudditi vivano secondo la retta disciplina, -a quelli commettendo d'informarsi e fargli quindi sapere, ciò che -esser vi può nelle leggi di contrario al bene e alla giustizia, per -opporvi riparo con l'aiuto di Dio, e affinchè niuno, possa, come di -frequente avviene, andar contro la legge scritta, e recar pregiudizio -alle chiese di Dio, ai poveri, alle vedove, agli orfani, nè ad alcun -altro cristiano. Così pure affinchè ognuno conducasi con prudenza e -giustizia, e attenda alle cose sue e della sua professione, lasciando -da parte l'amor dell'illecito guadagno. Affinchè, similmente, le -religiose sieno ben custodite, i laici e i secolari vivano onestamente -secondo le leggi loro, senza commetter delitti; affinchè tutti, -in somma, vivano in pace e carità. Questi messi han pur carico di -cercare diligentemente se vi sia chi abbia a richiamarsi di qualche -ingiustizia, a serbar così la giurata fede, ed a rendere a tutti piena -giustizia; e se mai avvenga qualche caso, che neppur con l'aiuto -del conte della provincia abbiano potuto renderla, scrivano di ciò -in chiari termini nei brevi che indirizzeranno all'imperatore. Nè -lusinghe, nè doni, nè parenti, nè timor di potenti li trattengano -principalmente dal render giustizia. L'imperatore ordina altresì, -che ogni uomo del suo regno, sia ecclesiastico, sia laico, rinovi -al sovrano il giuramento fattogli quando non era se non re, e questo -a principiar dell'età di dodici anni, ed a tutti sarà pubblicamente -spiegato il valore di esso giuramento che gli obbliga a serbar fede -all'imperatore tutto il tempo del viver loro, a non introdurre nemici -nell'impero suo, ed a non lasciar che si commetta contro di lui -infedeltà veruna.» - -Cotesti ordini dati ai messi regi intorno al giuramento di fedeltà -si riferiscono, come pare, alla originaria fondazione dell'impero, -al passaggio dalla semplice dignità di re a quella d'imperatore. Ivi -Carlomagno raccomanda pure a' suoi messi di assumere il giuramento -solenne che stringe i popoli all'impero, con una formola sacramentale -da lui medesimo imposta; e dall'età compiuta di dodici anni, fino -all'ultima vecchiezza, tutti prestar deggiono indistintamente questo -giuramento al nuovo imperatore; conti, leudi e vescovi, che sieno, -assoluto comando ai messi imperiali d'esigerlo da tutti. - -All'esaltazione all'impero tien dietro un ordine a tutti i missi di -scorrer le terre da essi dipendenti con istruzioni generali intorno al -buon governo, o come oggi si dice, alla polizia del popolo. «Niuno, ivi -è detto, s'attenti d'appropriarsi i servi, i confini, il terreno, nè -altro che appartiene all'imperatore, e nè tampoco faccia di trafugargli -o nascondergli i suoi servi fuggitivi, che falsamente e ingiustamente -si spaccian per liberi, ecc.» Le quali istruzioni e provvisioni -amplissime, sovr'ogni punto di polizia, sono una maniera di ordinamento -amministrativo nell'esaltazione dell'imperatore, chè dopo il giuramento -ben era d'uopo far conoscere i voleri del nuovo signore, e consolidar -l'azione dell'invigilanza sua su tutto l'impero. Poi, stabilito -quest'ordinamento politico, seguono tosto le provvisioni intorno -al clero, però che i due ordini civile ed ecclesiastico sempre si -mescolano e confondono insieme. «I vescovi, gli abbati, e le abbadesse, -abbian loro avvocati, e vice signori, e centurioni versati nelle leggi, -amanti della giustizia, pacifici e buoni, che mirino in tutta pace e -concordia a terminar le liti secondo la legge. I conti e i centurioni -chiamino tutti dinanzi a loro, per rendere a tutti giustizia, e -tengano per subalterni persone che osservino fedelmente la legge, che -non opprimano i poveri nè tampoco nascondano per promesse o doni, nè -per qualunque altra ragione, i ladri, gli omicidi, gli adulteri, gli -stregoni, gl'incantatori, le indovine; ma anzi li palesino affinchè -sieno puniti secondo la legge, e il popolo cristiano sia liberato da -siffatte molestie.» Con molte altre simili provvisioni, in tutte le -quali v'ha qualcosa che sa dell'ospitalità germanica, ivi il principe -essendo il padre comune, il protettore dei deboli, e l'imperatore -parlandovi parole paternali che ricordano le foreste di Lamagna, e -quelle antiche quercie ospitali. Del resto la potente autorità sua -dee a tutto provvedere, e però egli prosegue: «Ognuno si tenga pronto -a ricevere gli ordini nostri, e se taluno adduca in pretesto non -essersi trovato pronto al momento in cui giunse il nostro ordine, -sia tradotto al nostro palazzo. Ognuno porga aiuto ai nostri messi -affinchè si faccia buona giustizia. Lo spergiuro sia severissimamente -vietato, necessario essendo di estirpar dal grembo della cristianità -quest'abbominevol delitto; s'egli è provato che taluno abbia giurato il -falso, perda la mano diritta, e sia privato del suo patrimonio, fino ad -ulterior nostra decisione.» Lo spergiuro infatti è un gran delitto in -una legislazione che tanto si posa sul giuramento. - -Poi vengono le leggi intorno alla custodia delle foreste, e luoghi -di passatempo e bandite dall'imperatore, e tutte queste leggi sono -severissime, come suole nelle civiltà primitive, e confidate alla -vigilanza dei messi regi. - -I _missi dominici_ eran dunque, come si vede, gli organi e i ministri -d'una grande centrificazione[74] che avea per nocciolo, a così dire, -l'imperatore. Carlomagno vuol tutto sapere, tutto conoscere da sè -stesso, poichè trovandosi a fronte d'una civiltà mezzo barbarica -e imperfetta, gli convien tutto senza posa ridurre all'unità con -un'attenta soprantendenza. Tre anni appresso un'altra commissione -viene affidata a que' regi ufiziali, e quella è di recare i capitolari -dell'imperatore in tutte le provincie, e inculcarne l'osservanza. Un -articolo sembra ivi speciale pe' Bavari, da lui pur dianzi assoggettati -all'impero suo, quello in cui vuol che rispettati sieno gli usi loro e -privilegi; conservando così il conquistatore le leggi dei duchi di quel -paese, benchè spogliati della signoria loro, in quel modo che già ebbe -a conservar le leggi dei Longobardi, dei Visigoti e dei Sassoni stessi. - -Questi capitolari, che intitolar si possono dell'esaltazione -all'impero, sono affidati, per l'esecuzione, a messi regi tolti fra -iconti ed i vescovi, a ognun de' quali l'imperatore medesimo addita -l'itinerario suo, in questi termini: «L'arcivescovo Magno e il conte -Gotifredo si recheran dapprima da Orleans alla Saona, per la più -corta, poi si renderanno a Troyes e nel contado di questa città, indi -a Langres e da Langres a Besanzone in Borgogna, poi di quivi ad Autun -e alla Loira fino ad Orleans. Fardolfo e Stefano scorreranno il contado -di Parigi, le terre di Melun, Etampes, Chartres e il Poissy. I vescovi -Mainardo e Madelgando scorreranno il Maine, il Bessinese, il Cotentino, -l'Avranchino, il territorio d'Evreux, e su questa medesima riva della -Senna, il territorio pure di Reims.» Nei capitolari non abbiamo altri -nomi di messi che i sopraddetti, ma non è tuttavia men certo che tutto -il territorio dell'impero fu visitato da questi deputati imperiali, -assegnata a ciascuno la sua particolar giurisdizione. - -Nell'anno medesimo, un'altra general commissione viene affidata ai -missi dominici che scorrer deggion l'impero, e il capitolare ad essi -indiritto è dato da Carlomagno dal palazzo di Nimega, in mezzo alle -solitudini e alle selve del Vaalla. Il qual capitolare, tutto speciale -siccome quello che si riferisce a' tempi di carestia, comprende il -principio delle due grandi provvisioni di cui ho più sopra parlato, -l'uniformità dei pesi e delle misure, e il maximum, o per lo meno la -tassazion regolare del prezzo de' grani. Un altro capitolare, indiritto -pur esso ai messi regi, comprende discipline ancor più generali -sui placiti[75], sulle diete e sulle imposte. «Nessuno, eccetto gli -scabini e vassalli del conte, sia obbligato presentarsi al placito, -se non ha cause da far giudicare; e i nostri messi usino misericordia -inverso di tutti. I testimoni vengano al placito ancor digiuni[76], -come già ordinammo nei precedenti capitolari, e se mangiarono, non -possano più render testimonianza, nè prestar giuramento, e prima di -farli giurare sieno appartatamente interrogati.» E così via in questo -capitolare, si vien tutto ordinando ciò che si riferisce alla buona -e retta amministrazione della giustizia, salvo colà dove si ammette -il combattimento giudiziario fra l'accusato di giuramento falso -e l'accusatore; ma era la consuetudine dei tempi in cui la forza -prevaleva alla ragione. - -Ma se da una parte Carlomagno vuol che a tutti sia resa giustizia, -egli dall'altra desidera di non essere in casa noiato con ingiuste -doglianze, e però i litiganti non deggiono a lui ricorrere se non per -forti e gravi cagioni. «I nostri messi e i conti ci faccian sapere -i litiganti rei di menzogna perchè sieno puniti. Le cause che si -riferiscono alla proprietà o alla libertà delle persone, non debbono -conchiudersi dinanzi ai vicarii o centurioni, ma sibbene alla presenza -dei messi imperiali o del conte, ecc.» Poi a queste formole generali -di diritto, che gl'inviati o messi regi seco recavano, come il sunto -delle sovrane intenzioni, Carlomagno aggiungeva peculiari istruzioni -atte ad indirizzarli, e tenerli a segno nell'ufizio loro. Essi dovean -poi principalmente informarsi delle cagioni onde non pochi pretendevano -esser esenti dalla milizia, e tutte egli le riassume nelle sue -istruzioni a loro; indi, a far che siffatti grandi abusi nel militare -servigio non si rinovino, tocca, in un capitolare, ai messi medesimi -indirizzato, delle leggi che al detto servigio si riferivano, con le -seguenti parole. «Ogni uomo libero che possegga quattro mansi del suo, -o dategli in beneficio da qualche altro, sia pronto a muovere insiem -col suo signore, contro il nemico. A chi non possiede più di tre mansi, -un uomo aggiungasi che sia possessore di una, se la intendano fra di -loro, e basta che un solo di essi rendasi al campo. Chi ha due mansi -verrà accompagnato con chi ne abbia altri due, ed essi pure si acconcin -fra loro in modo che un solo si muova; e così si accompagneranno -e acconcieranno quattro possessori d'un manso solo per ciascuno, -affinchè l'un solo di essi abbia a partire. Chiunque sarà convinto di -non aver voluto acconciarsi con un altro, o muovere contra il nemico, -dovrà pagare un'ammenda, secondo la legge. Se alcuno adduce essere -rimasto a casa per ordine del conte, del vicario o del centurione, e -aver a questi contato il danaro che gli sarebbe convenuto adoperar -nell'allestirsi per la guerra, i nostri messi faranno indagini a -scoprir se sia vero, e quando sì, condannino all'ammenda colui che avrà -dato all'uomo licenza di restarsene, sia pur esso un conte, un vicario, -l'avvocato d'un vescovo o d'un abbate. Da quest'ordine e dall'ammenda, -sieno esenti i due uomini dal conte lasciati a casa in custodia della -moglie, e i due altri ancora rimasti a guardia delle sue sostanze o -per utile nostro e servigio[77]. Per lo stesso motivo noi vogliamo -che oltre ai due nominati da lasciare in custodia della sua donna, il -conte ne lasci altri due in ciascuna delle sue possessioni; ma tutti -gli altri debbon seguirli alla guerra. I vescovi e gli abbati pure non -dovranno tener seco a casa se non due dei laici loro. Tutta la nostra -gente, e quella dei vescovi e degli abbati, che possiede beni del suo o -in benefizi, marciar dee contra il nemico ad ogni comando nostro, salvo -quelli a cui abbiam conceduto di rimanersene co' loro signori, e se -v'ha chi abbia pagato danaro per cansarsene, o sia restato a casa con -permissione del suo signore, paghi, come dicemmo, un'ammenda al nostro -fisco. Così pure vogliamo che i nostri messi faccian pagare ammende a -tutti coloro, sien conti, vicarii o centurioni, che dovean marciare -contro al nemico, e nol fecero. Di questo capitolare saran fatte -quattro copie, una delle quali da serbarsi in mano dei regi messi, ed -un'altra da consegnarsi al conte nel cui governo dovrà essere eseguito, -affinchè nè gli uni nè l'altro facciano cosa in contrario agli ordini -nostri. I messi che comandano l'esercito, avranno la terza copia, e la -quarta sarà conservata dal nostro cancelliere.» - -Or che tu hai conosciuta questa sì vasta legislazione intorno ai -missi dominici, puoi anche aver curiosità d'informarti, con l'esame -degli antichi documenti, del modo con cui quelli adempievano l'ufizio -loro; ci restano in fatti ancora alcune relazioni dei medesimi, nelle -quali è da cercare la storia dell'amministrazione di Carlomagno. -Ecco dunque le formole che questi _missi dominici_, investiti d'una -smisurata podestà com'erano, usavano coi conti, e cogli abbati, -legittimi possessori dei benefizi. «Adalardo, Folrado, Unroco, ed -Orcolfo, _messi_ dell'imperatore, salutano nel Signore il conte -dilettissimo. Non è ignoto alla bontà vostra che l'imperatore mandò -noi, Radone, Folrado, ed Unroco in questa legazione, per fare quel -più che crederemo opportuno, secondo la volontà di Dio e la sua. Se -non che Radone, essendo caduto infermo s'è trovato impedito a formar -parte di questa deputazione, in tempo che più che mai sentir facevasi -il bisogno della presenza sua, onde piacque al nostro imperatore -d'aggiungere a noi Adalardo ed Orcolfo, affinchè tutti, di compagnia, -abbiamo a metterci all'opera, secondo la volontà di Dio e la sua, -come testè abbiamo detto. Entrati adunque in questa legazione, noi -vi mandiamo questa lettera, ordinandovi, per parte dell'imperatore, e -pregandovi, per parte nostra, di provedere in tutti i modi possibili -a tutte le cose che da voi dipendono, tanto a quelle che riguardano -il culto di Dio e il servigio del signor nostro, quanto a quelle che -riguardano la salute e difesa del popolo cristiano, comandato essendo -così a noi come a tutti gli altri messi, di dargli relazione verso -la metà d'aprile, del modo in cui saranno stati eseguiti gli ordini -suoi, affin ch'ei dar possa le meritate lodi a coloro che gli abbiano -adempiuti, e riprender severamente quelli che ad essi si sien mostrati -recalcitranti e ribelli. E che potremmo noi dirvi di più? Egli vuole -che non solo gli riferiamo in che siasi contravvenuto agli ordini -suoi, ma ben anche gli additiamo coloro, dalla cui negligenza aiutate -furono simili contravvenzioni. Noi quindi vi ammoniamo a rileggere -i capitolari, a ricordarvi degli ordini avuti in voce, ed a porre in -tutto il vostro zelo, sì che non abbiate se non ricompense a ricevere -tanto da Dio, quanto dal vostro potentissimo signore. Noi vi ordiniamo -altresì, ed esortiamo, insieme con tutti i vostri subordinati e -cogli abitanti della vostra provincia, d'essere obbedienti al vostro -vescovo, sia egli presente, o aver vi faccia gli ordini suoi, senza -por trascuranza nell'eseguirli; e il medesimo fate negli obblighi -vostri verso l'imperatore e in tutto ciò che vi fu ordinato in iscritto -ovvero in voce. Rendete la giustizia alle chiese, alle vedove, agli -orfani, a tutti insomma, senza male preoccupazioni, senza trarne -ingiusto profitto, senza indugio fuorchè il necessario, in forma intera -e irreprensibile, giustamente e rettamente, sia che la cosa riguardi -voi medesimi, sia che essa riguardi alcuno dei vostri dipendenti o -tutt'altra persona. I ribelli o scredenti agli ordini vostri, e coloro -che sottometter non si volessero alla giustizia vostra, sieno da -voi fatti incarcerare, qualunque sia il numero loro, e se fa d'uopo, -mandateli a noi, o diteci il bisogno, quando saremo insiem raccolti, -sì che noi possiamo metter in pratica contro di loro i comandi avuti -dall'imperatore. Se v'ha qualcosa negli ordini da voi ricevuti di che -non siete ben certi, mandateci in diligenza qualche uomo intelligente, -che noi glielo spiegheremo, affinchè vi sia fatto chiaro, e lo mandiate -con l'aiuto di Dio ad esecuzione. Badate bene altresì, che non si trovi -alcun di voi, o della vostra contea, che dica: _Zitto! zitto! lasciamo -passare i messi, e poi ci faremo giustizia tra noi_. La giustizia non -dee esser così soprattenuta nel suo corso, anzi fate che le cause tutte -sieno recate innanzi a noi. Perchè se tanta sia la tristizia vostra, e -abbiate prodotto, sino alla nostra venuta quelle cause che voi avreste -potuto giudicar senza l'aiuto nostro, sappiate che renderemo di voi -rigorosissime informazioni[78]. Conservate questa lettera, e leggetela -spesso affinchè ella vi serva d'istruzione, e dir possiate d'aver -operato appunto siccome vi fu da noi scritto.» - -Non v'ha cosa che meglio di queste contemporanee scritture manifesti -l'andamento e il merito dell'amministrazione di Carlomagno; sono -avanzi di leggi e monumenti venerandi, entro i quali cercar si debbono -i costumi, gli usi e le consuetudini di que' tempi; i capitolari e -le istruzioni date ad un di questi messi appien vi narrano il vero -spirito dell'amministrazione politica dell'ottavo e del nono secolo. -Uomini ben potenti eran cotesti messi regi, però che la podestà loro -non avea limiti, e comandavano ai conti con l'autorità che tenean -dall'imperatore, ed erano imagine quasi e simbolo dell'unità carolina. -Il più eminente di questi grandi magistrati ambulatorii si fu il -vescovo d'Orleans, del quale toccai già più sopra, di nome Teodolfo, -che fu da Carlomagno deputato a formar parte della legazione, l'anno -811 mandata a visitar tutte le città meridionali, a veder se i placiti -erano ben condotti, se a dovere le Assise, se l'entrate del fisco erano -regolarmente raccolte, se le città romane conservavano i loro privilegi -o i loro municipii, se le chiese stavano soggette alla disciplina. -Teodolfo era una mente amministrativa di grandissimo valore, uomo di -segnalata dottrina, e per l'origine sua apparteneva alla scuola italica -insieme e longobarda. I suoi scritti, que' pure in verso, hanno un -colore politico; scorse egli le due Narbonesi, dove compose il suo -poema col titolo: _Esortazioni ai giudici_, per confortarli a rendere -altrui buona giustizia, ed a dare a tutti il suo. La più ragguardevole -tuttavia dell'opere sue si è la relazione di genere amministrativo, -della sua legazione nelle due Narbonesi; egli ha tutto visto e -visitato, e porge un sunto delle sue impressioni all'imperatore. In un -poema poi sulla sua legazione nelle provincie meridionali, raccoglie -pure le sue rimembranze; egli vide Nimes con le sue antichità, Beziers -co' suoi Ebrei, Marsiglia con le sue istituzioni municipali, e vuole -che il suo viaggio resti a memoria, onde toglie a prestito per esso un -profano e virgiliano linguaggio. - -Quanto alle relazioni scritte dai messi regi all'imperatore intorno -al governo in generale, esse venivano lette ad alta voce nei placiti -e nelle adunanze del campo di maggio, dove l'alto signore raccoglieva -i suoi leudi e conti e uomini d'armi. Per mezzo dei _missi dominici_ -Carlomagno era informato d'ogni menomo accidente della pubblica -amministrazione, e sapeva le consuetudini e le forze dell'impero -suo dall'Ebro fino al Danubio. I capitolari erano la gran legge che -tutto riduceva ad uniformità; i conti erano magistrati stabili sì -da non potersi usar di loro ad applicar la legge fuori de' luoghi -ove risedevano; era dunque bisogno di procuratori che scorressero -tutto l'impero, con la piena confidenza del principe, nè questi esser -doveano uomini de' municipii o delle provincie, ma sì delegati propri -dell'imperatore che seco recassero lo spirito di unificazione dei -capitolari. Ogni volta che fu mestieri d'imprimere un certo vigoroso -impulso sulla superficie d'alcun vasto impero, fu anche mestieri d'aver -ricorso a questi siffatti delegati speciali e commissari straordinari -che si pongono in un più alto cerchio dei magistrati locali, sempre -impressionati dello spirito circoscritto dei distretti da essi -amministrati. - - - - -CAPITOLO VII. - -USI E COSTUMI DEL REGNO DI CARLOMAGNO. - - La vita cristiana. — Il battesimo. — Il matrimonio. — Le carte - testamentarie. — La morte. — Le corti plenarie. — I banchetti. - — Le cacce. — La vita delle foreste. — Vestimenta e lingua. — La - tedesca. — La franca. — La romanza. — Relazioni di Carlomagno co' - leudi. — I vescovi. — Gli abbati. — Forme delle epistole. — Dei - sigilli. — Consuetudini del palazzo per la sottoscrizione delle - carte e diplomi. — Monete. — Misure. - -768 — 814. - - -Le memorie della vita privata d'un popolo sono sparsamente comprese -nelle tradizioni e nelle leggende, specchio fedele de' suoi costumi e -delle sue consuetudini; le croniche generali sono sterili, e narrano -bensì, per ordine di tempi, le gesta del re o dell'imperatore, le -guerre lontane, le spedizioni militari; ma del viver domestico, dei -costumi e degli usi della società, appena toccano, e il cronichista vi -passa per mezzo senza nulla dirne, non essendo uficio suo raccontar le -cose comuni, la vita del castello o anche del monastero. Carlomagno, -conquistator della Lombardia, de' Pirenei e della Sassonia, è il -soggetto del suo racconto, e gli annalisti, come sono i monaci di -San Dionigi, di Fulda, o di San Bertino, altro non vi dicono se non -che egli passò le feste di Natale ad Aquisgrana, e celebrò la Pasqua -a Magonza, e indarno ivi a cercar vi fareste come nascano, vivano e -muoiano i conti, i leudi, il Franco, il Romano, l'uom libero, il servo, -chè di tutto ciò neppur motto. - -A' tempi carlinghi tuttavia talun di que' cronisti narrò la vita -pubblica e privata dell'imperatore, ed Eginardo stesso, suo biografo, -suo cancelliere e suo cherico, tenne scrupolosamente dietro alle gesta -di lui, e le raccontò a servigio dei contemporanei e dei posteri. Il -monaco di San Gallo, cui la storia tiene in dispregio più che non -dovrebbe, è quello fra' cronichisti, che meglio narri d'ogni altro -le condizioni della vita privata degli uomini d'arme, e dei cherici, -e accostandosi egli a' leggendari, ritrae dello spirito loro, e si -intrattiene sui più piccioli accidenti, dove appunto stanno i costumi -di quel tempo. Il cronista sassone usa nelle solenni sue descrizioni -e nelle relazioni delle corti plenarie, dei castelli, e della vita -di corte la forma poetica, e poeta com'egli è di viva ed ardente -imaginazione, gode di ridir le pompe della famiglia carolina. Dopo -Eginardo, il monaco di San Gallo e il poeta sassone, non si vuol cercar -gli usi di quella società se non nelle leggende, nelle scritture e nei -diplomi, documenti che soli vi guidano nella parte intima di quelle -generazioni; e bello, parmi, vederle così appien dipinte con le vesti, -con le usanze, con le passioni loro e le loro opinioni. - -In mezzo a quella tutta religiosa generazione la Chiesa disciplinava -la vita dalla nascita fino alla morte. Il battesimo iniziava l'uomo -nella vita morale e religiosa della società; non sempre il ministravano -a' fanciulli, agli adulti sì, ed osservavasi la consuetudine seguita -già nei primi tempi del cristianesimo verso i neofiti, che venivano ad -inginocchiarsi appiè del battistero dimandando l'acqua benedetta. Tra -quelle popolazioni, pur dianzi convertite, tuttodì avveniva che uomini, -a mezzo già della vita, si presentassero per esser fatti cristiani, -e il battesimo era pure un segno di sommessione e d'ubbidienza alle -leggi dell'impero; così quando i Sassoni, i Danesi, i Frisoni si -sottomettevano al tributo, il battesimo era il primo pegno ch'ei davano -della ubbidienza loro; donde l'uso di situar il battistero fuor della -Chiesa, affinchè accorrer vi potesse la moltitudine. Nelle basiliche -poi non sorgeva esso di que' giorni fra gl'intercolunnii, ma sì nel -peristilio, con una cattedra in cui saliva un cherico ad esortar i -novelli cristiani ad osservare i comandamenti di Dio e del principe. -E però l'infrazione di questo patto era delitto di azione pubblica, -e quelli fra i Sassoni e i Danesi che si scioglievan dal vincolo del -battesimo, erano reputati ribelli, chè conversione e sommessione eran -tutt'uno. Quindi le leggi politiche e gli atti, che punivan di morte il -Sassone che violava gli obblighi contratti col battesimo. - -Il matrimonio, secondo atto della vita cristiana, nulla serbato avea -della sua casta unità, nè rado era il vedere più donne attinenti al -medesimo principe, leudo o conte, sotto un medesimo tetto. Le passioni -signoreggiavano i cuori di quegli uomini violenti, e quando una donna -era lor venuta a noia, la gittavano come una tazza dopo tracannatone -il vin del Reno o della Mosa che conteneva; il Franco, tutto inteso -nelle guerre e spedizioni lontane, pigliava a grado suo una concubina, -ripudiava la moglie legittima, o la serbava, dandole un'altra compagna. -Le contese fra i papi ed i re, fra i vescovi ed i conti, spesso non -aveano altra cagione, che il disegno in quelli di frenar le passioni -della concupiscenza e del sangue; i papi principalmente instavano coi -re e conti perchè abbandonassero le concubine ond'era macchiato il -loro talamo nuziale, e si facevano scudo alla debolezza della donna -contro la sfrenatezza di quegli uomini rotti, che la cacciavan da sè -come tosto saziata fosse la loro passione. Le leggende ci narrano -pietose istorie di povere mogli abbandonate dal prepotente marito -preso d'altro amorazzo; e l'unità del matrimonio fu pel cristianesimo, -al medio evo, la conquista più malagevole, chè quando la passion -bolle, la morale è impotente, e languida è la sua voce in mezzo alle -tempeste dell'imaginazione e dei sensi. I cherici stessi non erano -esenti da questa tendenza verso il concubinato, e ne fan fede i canoni -dei concilii che li richiamano al loro dovere. Ammirabil fu in ciò la -potenza dei papi, che soli condussero a fine il grande incivilimento -dei costumi in grembo alla Chiesa; rimbombar facendo il terribil grido -della morte, eglino ricordavano alle genti altro non esser la vita che -un breve passo verso l'eternità, e in mezzo a quelle sensuali delizie -scagliavano le imagini dell'inferno. - -Quanto più le passioni eran vive, strepitose, impetuose in mezzo -al vigor della vita, e tanto più il pensier della religione giungea -peritoso e fiacco alle soglie della morte, e curiosissimo, in effetto, -è lo studio delle carte testamentarie, sì varie e moltiplici come -furono al medio evo. In que' caratteri, vergati all'avvicinar della -morte, cercar si vuole l'ora del pentimento di que' guerrieri chè a -nulla aveano avuto rispetto nella gioventù loro, e venivano a morir -sulla cenere. Le quali carte e formole testamentarie quasi sempre si -risolvono in pie donazioni; ora vediamo il barone fondare un romitorio -al deserto perchè si preghi per l'anima sua; ora fare un lascio ai -poveri infermi, in espiazione dei ladroneggi e dei disordini d'una -vita sfrenata[79]. Spesso ancora la scritta testamentaria è l'atto di -qualche pia donna, di nome Ildegarda, o Emma, o Batilde, che edifica -un monastero, dove si faccia orazione, e dove, in commemorazione della -Santa Maddalena, donzelle e madri tergano i piedi ai pellegrini di -Cristo. Giammai non v'ebbe più rapido trapasso dai pensieri sensuali -alla mortificazione e alla penitenza; quel fiero leudo spregiatore -dei santi, che pur ora empiea la sacra tribuna de' suoi falchi, e -il battistero de' suoi cani, saccheggiatore di arche sante, quel -turculento soldato di Carlo Martello, veniva in fin di morte a -pentirsi, e tutto dava, fin l'abito suo, a' poveri monaci per ottener -l'ultima sua dimora nella basilica, dove scolpivasi in rilievo la -figura sua su quelle lapidi, quale ancor la vediamo dieci secoli -dopo[80] a dispetto dei guasti del tempo, quel gran verme che rode la -pietra, in quella guisa che il verme del sepolcro rode il cadavere. - -La vita di tutta quella generazione era o privata o pubblica, e passava -quindi o alle guerre lontane, o nelle grandi tenute e stabili del -fisco, o nei monasteri; ogni stagione dell'anno aveva la sua solenne -rappresentazione, la sua corte plenaria; il lusso e la magnificenza -splendevano in ogni luogo. A simili ragunate convenivano i conti, i -leudi, i vescovi, e tutti quelli che dipendevano dall'alto signore, e -nelle cristiane solennità della Pasqua, della Pentecoste, o del Natale. -Carlomagno tener solea le sue diete in Aquisgrana, sede sua prediletta, -raccogliendovi Galli, Franchi, Germani a splendide feste ed a latranti -cacce nelle ampie selve della Mosa e del Reno. - -La Germania infatti facea sua grande occupazione della caccia, nè -cosa udir puossi più vera, più evidente, più di que' tempi, della -descrizione che il poeta sassone fa di quelle nobili corti plenarie -raccolte dall'imperatore nelle sue reggie, al momento che i latrati -dei cani e gli strilli de' falchi annunzian la caccia. «Uso è di -Carlomagno (così il poeta) abbandonarsi, nelle foreste, ai dolci -passatempi dalla campagna[81]; ivi egli sguinzaglia i suoi cani ad -inseguir le fiere, e tra il fitto degli alberi atterra i cervi a -frecciate. Al primo levar del sole, i giovani più cari al re corrono -verso il bosco, mentre i nobili signori stan già raccolti alle soglie -del palazzo, alle cui dorate cime s'innalza grande strepito sì che -quasi turba l'aere d'intorno; il guaito risponde al guaito, il cavallo -risponde all'annitrio del cavallo; i servi da piè si vanno l'un l'altro -chiamando, e i valletti, pronti a seguire i passi del loro signore, -si schierano dietro di lui. Il destriero che portar dee l'imperatore, -tutto coperto d'oro e d'altri preziosi metalli, par che trionfi, -e scuote irrequieto la testa, quasi a chieder licenza di correre a -grado suo per campi e per monti. Ci son giovani che recano bolzoni -guerniti di ferree punte, e reti di maglie a quattro fili, ed altri che -conducono accoppiati al guinzaglio veltri latranti e furibondi mastin. -Da ultimo vien re Carlo con cinta la fronte d'un ricco diadema d'oro; -il volto suo risplende di lume sovrumano, e la statura sua sopravanza -quella di quanti gli stanno d'intorno; i più sublimi in dignità fra i -duchi e i conti lo seguono. Le porte della città si spalancano, i corni -fan rintronar l'aere da lunge, e i giovani sbrigliano i cavalli al -galoppo. La reina stessa, la bella Luitgarda, lasciando finalmente il -superbo letto, s'inoltra in mezzo al corteo che l'accompagna; tinta ha -la gola d'un vivissimo color di rosa[82], e i capelli annodati da bende -purpuree, che le cingon le tempia, la clamide stretta al corpo da fila -d'oro, e la testa coperta d'un tocco. Lo splendor del suo diadema d'oro -e delle sue vesti di porpora si confonde con quel delle gioie ond'ha -ornato il collo. Le giovinette e care sue figlie l'attorniano, e il -destriero intanto va sotto di lei balzellando. Il resto della gioventù -aspetta fuori i figli del re, dei quali ecco finalmente apparir Carlo, -somigliante sì al padre nel nome, nelle fattezze e nei modi; e dopo -lui Pipino con le tempia cinte d'un luminoso metallo, in groppa ad un -generoso corsiero, ed in mezzo a numerosa comitiva; dietro a lui viene -il Consiglio, e i corni udir fanno il loro frastuono che giunge fino -alle nubi. Si avanzano quindi le figlie del re; Rotrude la prima, coi -capegli framezzati di filze d'amatiste, sulle quali brillano altre -pietre preziose, disposte senza disegno, per dar luogo alla splendida -corona di cui ha ornata la fronte, e al bel velo annodato da un filo -d'oro. Viene indi Berta, in mezzo alle sue figliuole, e nella voce, -nello spirito, nel portamento, nel sembiante tutta il padre: ella reca -in capo un magnifico diadema; ha le chiome intrecciate di fila d'oro, -il seno coperto di rare e preziose pellicce, le vesti coperte di perle, -ed anche le maniche tempestate di brillanti. Dopo di lei si fa innanzi -Gisela, splendida di modestia, in mezzo a un drappello di giovinette -vergini, vestita d'una roba tinta in malva[83], e col velo adorno di -vistosi galani di porpora. Adelaide, che segue a lei dappresso, è tutta -sfolgorante delle ricche gioie ond'è coperta; con un serico manto che -le scende dagli omeri, con la clamide annodata da un fibbiaglio d'oro, -guernito di fitte perle, e colla fronte ornata d'una corona similmente -di perle. Il focoso palafreno la porta negli opachi recessi dove si -nascondono i cervi. Vedi che s'avanza pur la bella Teodrada, con le -chiome aggruppate da lacci d'oro, con un ricco monile di smeraldi cinta -la gola, e di sofocleo coturno calzata il bel piede. Viene ultima -Ilrude, a cui la sorte assegnò questo luogo in coda della comitiva. -Tutti finalmente sono raccolti: si lasciano i cani, i cavalieri -accerchiano la selva, il cignale è scovato, i cacciatori s'imboscano; -Carlo si avventa sul cignale incalzato dai cani, e gl'immerge la spada -nel fianco, intantochè i figli suoi, da un alto circostante poggio, -godon di quello spettacolo. Indi egli comanda che si entri di nuovo in -caccia, e si atterrano altri cignali assai. All'ultimo si giunge ad un -luogo del bosco, dove furon, per questa occasione, così d'improvviso, -rizzati padiglioni e fontane, ed ivi Carlo, radunati i vegliardi, i -provetti e le caste verginette, li fa tutti sedere a mensa, ordinando -di mescer loro il falerno a ribocco. Intanto il Sol fugge, e la notte -copre dell'ombre sue tutto il creato.» - -Questa bella descrizione d'una caccia carolina, all'ottavo o al nono -secolo, è una delle più curiose pitture che dar si possano delle -grandi corti plenarie: essa ci porta in mezzo alla famiglia stessa -dell'imperatore, alle sue donne, alle figlie sue, a' suoi sollazzi e -alle pratiche della sua casa. Tutte quelle gemme, tutto quell'oro, di -che risplendono le figlie regali, fanno contrasto con ciò che ci narran -le cronache intorno al vestir consueto, semplice tanto, di Carlomagno. -A quei tempi la vita pubblica era tutto, il capo signore tutto prestava -sè stesso a' vassalli suoi; gli accoglieva pomposamente, dovea loro -ospitalità alla foggia degli antichi, e banchettarli imperialmente, con -le tazze d'amatista, che passavano in giro, con pavoni, con le membra -del cervo palpitante, con la testa del cignale, e con vin del Reno a -fiumi. - -Teodolfo vescovo, il poeta per eccellenza, ci descrive uno di questi -regali banchetti, alla corte di Francoforte, nei seguenti termini: «Già -i grandi ufiziali del palazzo[84] arrivano, ed ognuno è sollecito a -compier l'ufizio suo. Tirsi, pronto sempre al servigio del suo signore, -è tutto lesto, ed ha piedi, e cuore, e mani sempre in moto. Egli -porge l'orecchio alle suppliche che gli vengon da ogni parte rivolte, -fa le viste di non intenderne alcune, altre ne ascolta volontieri, -ed a chi concede l'entrata, a chi la nega. Questo zelante servitore -si tien sempre accanto al trono, tutto prudenza ed ossequio. Ecco -il vescovo, dal cui volto, candido come il suo cuore, traspare la -contentezza dell'animo. Vien egli per benedire il cibo e la bevanda del -re, e per mangiare anch'egli, se il re così vuole. Anche Flacco[85] -è qui, Flacco, la vera gloria dei nostri poeti, famoso per l'ingegno -e per le opere, che spiega i sacri dommi della Scrittura, e si ride -di ogni malagevolezza del verso. Poi v'è Ricolfo dalla grossa voce, -di mente svegliata, di elegante parlare. Ei dimorò lungo tempo in -regioni lontane, ma almeno non ebbe a tornarne a man vuota. E per -te pure, amabile Omero, avrei canti dolcissimi, se tu fossi qui, -ma tu se' lontano, e la mia musa si tace. L'accorto Escambaldo v'è -anch'esso venuto, con le doppie sue tabelle in mano; le mani, che gli -pendono ai fianchi, stanno per ivi raccoglier le vostre parole, e le -ridiranno senza ch'ei parli. Lentulo reca un cesto di poma, Lentulo, -anima fida, di pronto ingegno, ma di tarde membra. Nardino corre da -un luogo all'altro, simile a una formica, con instancabil piede[86]; -un ospite industre abita l'angusta sua casetta, e un gran cuore anima -il suo picciol corpicciuolo, onde ora tu lo vedi intento nel libro che -ei reca in mano, ed ora in atto d'aguzzare il dardo che dee dar morte -allo Scozzese. Frisidio prete vien poi, a fianco di Ocolfo, compagno -suo, uomini semplici amendue, ma dottissimi. Insieme accompagnati -Escambaldo, Nardino ed Ocolfo far potrebbono a meraviglia i tre piedi -d'un desco, però che quantunque uno di loro sia più grosso degli altri, -son tutti d'una medesima grandezza. Giunge indi Menalca, tergendosi -la fronte bagnata di sudore, entra e rientra spesso fra panattieri -e cuochi, recando cautamente le imbandigioni, ch'ei passa dinanzi al -re; Eppino, il coppiere, viene anch'esso, portando vasi preziosi che -chiudono vini squisiti. Tutti i convitati siedono intorno intorno alla -regia mensa; la gioia regna in tutti i volti, nè sì tosto Alcuino avrà -benedetto i commensali, ognuno parteciperà del convito.» - -Questi splendidi conviti si tenevano solo a' giorni solenni dell'anno, -però che, se deesi prestar fede a Eginardo, Carlomagno era per costume -il più frugale degli uomini. Egli non mangiava solitamente più di -quattro leggerissimi piatti[87], comechè avesse una statura di sette -piedi, ed un ventre trionfale. A somiglianza di tutti gli uomini di -razza germanica, gli piacea la carne arrosto, perchè rinforza il corpo -e dà vigore alle membra; affaticava molto, sì che gli era tolto il -digiunare, anche in quaresima, ed avea preso in Italia l'uso di dormir, -dopo il pasto, di pien meriggio, e questo sonno meriggiano miglior gli -parea che quel della notte, uso, com'era spesso, a levarsi fra quella, -e porsi al lavoro co' suoi segretari. Le vesti e gli abbigliamenti -dell'imperatore e de' suoi leudi niente aveano di sfarzoso, eccettochè -nelle feste solenni, delle quali ho parlato; l'inverno portava, di -solito, una pelle di lontra foltissima per difendersi dal freddo; -nelle miniature poi del _messale_ di Carlo il Calvo, lo abbiamo -dipinto in clamide, con alcuni ornamenti tolti da quelli della corte di -Costantinopoli, chè i Barbari amano essi pure il lusso, quand'hanno a -mostrarsi agli occhi della moltitudine. - -Nelle sue pratiche cotidiane Carlomagno era sobrio, siccome gode di -dire Eginardo, e la testimonianza sua, non ostante il favore che ei -mostra spesso pel principe e signor suo, ha un tal colore di verità da -non poterla rifiutare. «Sobrio nel mangiare, così egli, ma più sobrio -ancora nel bere, aborriva l'ubriachezza in chichessia, non dico poi in -sè stesso e ne' suoi. Quanto al cibo, ei non potea tanto privarsene -quanto avrebbe voluto, e di frequente lagnavasi che il digiuno lo -molestava. Non dava, se non assai raramente, grandi banchetti, alle -feste principali soltanto, e allora convitava gran numero di persone. -Ne' suoi pasti cotidiani non si servivano mai più di quattro piatti, -oltre l'arrosto, che era dai cacciatori recato in sullo schidone, e di -questo egli era più ghiotto che d'ogn'altra vivanda. Durante il pranzo -si facea recitare a memoria o leggere, più volontieri che altro, le -storie e le croniche dei tempi passati. Gli piacevano pure assai le -opere di sant'Agostino, e particolarmente quella che ha per titolo -_la città di Dio_. Era sifattamente astemio del vino e d'ogni altra -specie di liquori spiritosi che non bevea più di tre volte in tutto -il suo desinare. In estate, dopo il pasto meridiano, mangiava qualche -po' di frutta, beveva un tratto, poi si spogliava delle vesti e della -calzatura, come facea la sera per andare a letto, e riposava un due o -tre ore, uso com'egli era, non che ad interromper, destandosi, quattro -o cinque fiate il sonno della notte, ma ben anche a levarsi del tutto. -Nè solo egli ricevea gli amici mentre si calzava e vestiva, ma se il -conte del palazzo gli avea a render conto di qualche causa in cui non -si potesse giudicare senz'ordine suo, facea pur issoffatto introdurre -le parti, informavasi della quistione, e sentenziava, come s'egli -sedesse in tribunale; e non bastandogli di sbrigare in quei momenti le -cause, spediva quanto avea a fare tra 'l giorno, e dava gli ordini a' -suoi ministri.» - -In tutti i dipinti della Germania a riva del Reno, che ritraggono -Carlomagno, noi lo vediamo pur sempre sotto le medesime forme, con -la statura medesima, col medesimo piglio; un gigante cioè, con la sua -clamide, il suo manto reale, la palla del mondo, la spada e lo scettro -in mano, e la corona in fronte: il quale non è forse tanto il ritratto -fisico di Carlomagno, quanto il concetto che il mondo erasi fatto della -sua grandezza, ed un sunto delle tradizioni contemporanee che passano -di secolo in secolo. Il Carlomagno delle leggende e delle croniche è -fatto sullo stesso modello, e quasi dissi, col medesimo bronzo; a Monza -egli è tale quale ad Aquisgrana, in sul Reno, sull'Elba, alle Alpi ed -a' Pirenei. Alemanno, Lombardo o Sassone egli è sempre qualcosa al di -sopra dell'umanità. - -Non pertanto quelle diverse nazioni raccolte in un solo impero -conservaron le costumanze loro e le loro leggi, nè i capitolari, -esperimento com'ei sono d'unità per la legislazione, ottener mai -non poterono questo fine. La lingua comune e volgare era la romanza, -miscuglio di latino e di gallo, unito a qualche frase sassonica, e -parlavasi generalmente nelle città, nei contadi fra i servi; ma il -tempo appena ci conservò qualche sparso frammento di questa lingua -primitiva; i sermoni più antichi che si abbiano, appartengono al decimo -secolo, poichè i concili ordinavano predicazioni in lingua volgare, a -farsi meglio intender dal popolo. Il latino era usato dai cherici nelle -loro corrispondenze con Roma, centro e grande unità che conservava e -perpetuava la coesione fra le diverse molecole della cristianità; i -concilii, la legislazione, i capitolari, tutto fu scritto in latino. -La lingua tedesca o germanica fu pur essa gelosamente conservata da -tutti gli uomini d'arme che seguivan Carlomagno alla guerra, ed ei pure -si dilettava di parlarla, e d'udir recitare, in questo idioma della -patria, le gesta degli antenati; la tedesca era la sua lingua usuale, -chè germanico di costumi e d'origine, quest'imperatore non era nè gallo -nè latino, e tutto in lui sapea delle costumanze alemanne. In fatti, -quand'egli ha a dare i nomi ai mesi dell'anno, appicca loro epiteti di -origine sassonica, e gennaio è detto il mese dell'inverno; febbraio, -del fango; marzo, della primavera; aprile, della Pasqua; maggio, -dell'amore; al mese di giugno dà un nome sassone, d'ignoto significato; -luglio è il mese del fieno; agosto quel delle messi; settembre e -ottobre, della vendemmia; novembre, dell'autunno; dicembre pure ha un -nome sassone d'ignota significazione. Anche a distinguere i venti, ei -toglie altre parole dell'idioma sassone[88], chè la lingua barbara gli -piace, e la parla usualmente, nè per altro mantiene la pratica della -lingua latina, e lo studio della greca, se non perch'ei fondar vuole -un imperio romano sugli elementi delle consuetudini di Bisanzio e della -città eterna. - -Nelle sue relazioni coi leudi, Carlomagno anch'egli parla la lingua -tedesca che usasi ne' suoi palazzi; duchi, conti, _missi dominici_, -tutti accorrono alla sua chiamata, ed egli tutti li raduna nelle -sue corti plenarie, alle grandi solennità di Pasqua e Natale; colà -egli ascolta i rapporti loro, e sa quanto avviene in ogni provincia. -L'adunanza delibera s'egli è a far guerra o pace, se a muovere ai -confini dell'impero, se a compiere qualche nuova spedizione. Il popolo -ha pur voce nei capitolari, e sotto il nome di popolo si dee intendere -i grandi, i vescovi, i cherici, i conti, i leudi, i Franchi che -assistevano alle corti plenarie, però che il popolo vero altro non è -che la gallica turba dei merciaiuoli, dei servi, degli affrancati, che -vivevano del tutto estranei alle pubbliche cose. - -La vita attiva non è altrimenti pel colono, ma sì per lo leudo, pel -conte, pel vescovo, pel cherico, per tutti coloro che muovono alla -guerra, o signoreggiano la generazione con le dottrine religiose. -L'imperatore avea bisogno degli uomini d'arme per le spedizioni -lontane, e dei cherici per le preci, per la predicazione, per l'ordine, -per la disciplina: d'onde l'usar suo sì frequente coi conti e coi -vescovi, e il parlar famigliarmente con loro, come con la sua gente di -casa. Ei regola la polizia, e quando il zelo comincia a raffreddarsi ei -lo rinfoca, e scrive ad uno de' suoi conti: «Adelardo, tu non facesti -il dover tuo, e ti sei quindi meritato il mio sdegno.» Ed a questo o -quel vescovo: «Tu non osservi i sacri canoni, tel dico io.» Il monaco -di San Gallo narra, nella sua poetica relazione, ben venti fatti circa -il modo che tenea Carlomagno a invigilare sui portamenti dei conti e -dei vescovi[89]. - -Abbiam detto che la lingua usuale di Carlomagno era la tedesca, ma pure -il carteggio suo il teneva in latino; se non che i suoi scritti e le -sue lettere non erano vergate da lui, essendo in ogni villa e palazzo -scrivani o segretari che ponevano in carta i voleri dell'imperatore, -i diplomi o i capitolari. Carlo tratteggiava assai male le lettere, ma -disegnava a perfezione il suo monogramma; il nome Karolus si comprendea -quasi tutto in una sola k, l'a in sulla destra, l'r in cima, l'o -sulla sinistra, e lus appiè del monogramma. Il segretario cancelliere -scriveva il diploma, e questo semplice monogramma, in un col sigillo, -bastava a significar i voleri dell'imperatore. Rarissime volte era -nel sigillo impressa l'effigie di Carlomagno, chè anzi usavasi quasi -sempre un cammeo antico, con l'effigie di Aureliano, di Traiano, di -Marco Aurelio, e talvolta ben anco d'un'antica deità, che improntavasi -appiè del rescritto o del diploma; uso questo introdotto fin dal tempo -de' Merovei. Sì belle eran poi queste imagini romane, che gli artefici -franchi non si sarebbero attentati di cambiarle. - -Gli atti promulgati da Carlomagno son tanti, che impossibil sarebbe di -tutti annoverarli, ed a pena toccar si può per sommi capi d'alcuni di -essi. Ed ecco presentarcisi primo un diploma, con cui egli elegge a -messo regio Olderico, a sentenziar le cause de' monasteri in Italia. -Poi un altro, con che fonda il monastero di Neustad, e piglia sotto -la sua protezione le badie di San Dionigi e di San Martino, grandiose -fondazioni di quel tempo. Dalle grandi cose passa indi alle più -piccole, e ad un soldato gregario, di nome Giovanni, che combattè da -prode contro i Saraceni, concede un gran feudo nel borgo di Narbona; -e conferma le immunità loro alle chiese del Mans, i suoi privilegi a -San Martino di Tours, e le donazioni fatte da sua sorella Gisela al -monastero di San Dionigi; poi edifica e dota il monastero di Eresburgo, -ed ancora concede a San Martino di Tours due legni per navigar la -Loira e la Vienna; comanda che restituiscasi a San Vincenzo di Macon -quanto gli fu ingiustamente carpito; assegna le formole al giuramento -di fedeltà per tutti i monaci e canonici; conferma i privilegi della -chiesa d'Osnabruc, sgrava certi monasteri d'ogni gabella di navigazione -e di trasporto, e li regala d'alcune foreste. Queste carte, quasi -tutte appoggiate alle medesime ragioni di pietà, hanno una formola -generale, che ripetesi in tutti gli atti carolini, e siccome recano -indistintamente la data del regno d'Italia o di Francia, o dell'impero -d'Occidente di Carlomagno, così ci ha in queste date grandissima -confusione. - -Le monete del suo regno sono rarissime, chè ben poche scamparono ai -guasti del tempo, e consistono in alcuni danai d'oro o d'argento, con -l'impronta della città, solo che sur una o due si discerne un'effigie -che può esser presa per quella dell'imperatore. I conti facevansi per -soldi, lire e denari; la lira era di dodici once romane d'argento, -e dividevasi in venti soldi, e il soldo in dodici denari; e quanto -ai pesi, ben è vero che s'eran conservate quasi da per tutto le -denominazioni romane, ma pure ogni luogo aveva le sue; facevasi il -conto a misure, come si vede ne' capitolari; il sestaro, lo staio, -il piede, si veggono accennati a fondamento de' calcoli agrarii; e -l'aripenno e la mensa eran le misure del terreno, siccome abbiamo dal -Poliptico dell'abbate Irminone. Il prezzo facevasi generalmente in -soldi, la lira era una specie di moneta di convenzione, che figurava -nelle scritture; nè v'era altra moneta effettiva che il soldo e il -danaio, però che la lira sarebbe stata una di troppo peso; tutti i -contratti facevansi a soldi. - -Al tempo di Carlomagno furon pur coniate alquante medaglie, a -celebrare i grandi avvenimenti, come quelli sarebbero della caduta de' -Longobardi, e dell'esaltazione all'impero del re franco, due fatti che -si collegano con le tradizioni di Roma. A Roma era l'uso di tramandar -nel bronzo le memorie degli eventi, e intanto che il trionfatore -scorreva le vie principali, si coniavan medaglie in commemorazione, -onde che Carlomagno, uso toglier dai Romani quanto riferivasi alle -memorie, alla magnificenza, alla porpora, non trascura nè in questo -le forme antiche. Ed è a notar qui che la schiatta carolina ben poco -trae dalle instituzioni e consuetudini de' Merovei; la creazione d'un -impero d'Occidente, tramuta, a così dir, le antiche costumanze della -monarchia; una nuova era comincia sotto il doppio impero delle idee -germaniche, quanto alla forza materiale, e delle forme romane, quanto -alla potenza storica e morale. E' non trattasi già più dell'antica -Neustria e dell'Austrasia, ma d'un impero d'Occidente, di cui la -Francia non è altro più che una frazione; tanto che quando quest'impero -ebbe a cadere, furon de' rottami suoi composti diversi principati, -ognuno sotto ad un re; i Carlinghi non furon da nulla preceduti, che -somigliar potesse all'opera loro, e questa tutta perì insiem con loro. -L'eredità delle consuetudini, delle leggi, dei costumi dell'impero dura -ben più in Germania che in Francia; in sul Reno tutto ancor sente della -schiatta carlinga; in Francia, all'incontro, i Capeti non furono se -non conti franchi, che si fecero re dei Franchi. E che avean eglino di -comune con Carlomagno? - - - - -CAPITOLO VIII. - -ULTIMO PERIODO DEI CAPITOLARI. - - I capitolari legislativi. — Personalità delle leggi barbare, - franche, saliche, ripensi, lombarde, visigote, romane. — Capitolare - addizionale alle leggi saliche e ripensi. — Analisi del _Poliptico - dell'abbate Irminone_. Giurisdizione dei conti e dei vescovi. - Placiti degli scabini e dei centurioni. — Capitolari circa la - milizia. — Forma delle dimande all'imperatore. — Rescritti. — - Somiglianza e dissomiglianza tra i sinodi e i placiti. — Indole - generale della legislazione di Carlomagno. - -800 — 814. - - -I capitolari di Carlomagno non tutti derivano dal medesimo principio, -nè tutti hanno il medesimo intento; alcuni, meramente domestici, -non altro comprendono che l'amministrazione dei dominii regi, e si -riferiscono alla disciplina, all'economia dei palazzi, delle tenute, -delle colonie che compongono il reddito maggiore del principe; altri, -che sanno di origine ecclesiastica, non sono che concilii nazionali -deliberati dai vescovi, i quali attingon lo spirito loro dai principii -generali della Chiesa; i più finalmente di essi capitolari mirano più -specialmente a regolar la legge civile, vale a dire lo stato delle -persone, leudi, uomini d'arme, coloni o servi che fossero; indi a -stabilire la qualificazione delle proprietà, in allodio, benefizio -o dominio, divenendo per siffatto modo, come se tu dicessi, il -supplimento al codice d'ognuna di quelle barbare nazioni. - -Delle quali nazioni la maggior passione era quella di governarsi con le -proprie leggi; niente v'era che affezionasse le persone al suolo, nè -v'erano statuti o leggi territoriali, chè le popolazioni, correndo da -un luogo in l'altro, seco portavan le leggi loro, nella guisa che gli -antichi le are de' loro Dei. Il vasto impero di Carlomagno comprendeva -popoli diversi, ognun de' quali aveva il suo diritto scritto; i -Longobardi, le loro leggi particolari deliberate nelle diete di Pavia o -di Milano; i Bavari, il codice teodosiano e il giustinianeo; i Salii e -i Ripensi, quelle due grandi famiglie della gente franca, le loro leggi -personali; i Romani ed i Sassoni invocavano essi pure una legislazione -speciale, per modo che ognuno era governato secondo il proprio suo -codice e diritto. La legislazione era, per così dire, a scelta di chi -volea: e un uomo libero potea dichiararsi soggetto alla legge che a lui -meglio tornasse; il diritto fra que' popoli era tutto personale, e il -Franco, l'Alemanno, il Gallo, il Longobardo, il Romano, il leudo, il -cherico, dir poteva: «Questa è la mia legge; io sto a questa, nè altra -io ne voglio.» - -Se non che la mente di Carlomagno, sì alta era, e per conseguenza sì -assoluta, da non sapersi tenere dal tentar una tal quale uniformità -nella legislazione, e a questo intendono parecchi de' suoi capitolari, -i cui statuti si applicano a tutti i sudditi dell'impero senza -distinzione d'origine. Ma nello stato di sminuzzamento dei popoli -barbari, superbi com'eran essi delle loro consuetudini, erculea fatica -quella si era d'annodare in un medesimo tessuto, e coordinare tante -leggi diverse e codici particolari; onde se i capitolari mirarono -all'uniformità, a Carlomagno fu forza spesso d'avere anche rispetto -ai codici di questa o quella nazione; di che son prova evidentissima -i due capitolari da lui promulgati per appendice alla legge salica -e alla ripense. Recano essi la data dell'anno terzo del suo regno in -titolo d'imperatore, cioè dell'anno 803, dal palazzo di Francoforte, -la residenza sua tutta germanica, e trattano specialmente della -composizione, fondamento e principio d'espiazione per qualsivoglia -delitto. «Qui hanno principio (così il testo) i capitolari che il -signor nostro, Carlo imperatore, ha ordinato fossero aggiunti alla -legge salica, l'anno di Nostro Signore Gesù Cristo 803, e terzo della -sua esaltazione all'impero. Chi avrà ucciso il sottodiacono pagherà -trecento soldi, quattrocento chi un diacono; per un prete se ne -pagheranno seicento, per un vescovo novecento, quattrocento per un -monaco;» e così via discorrendo altre taglie per la composizione. I -quali statuti altrimenti non si dipartono dal principio fondamentale -della legge salica, che stima la vita a prezzo di denaro; ogni delitto -si sconta per componimento, ogni asilo è inviolabile; tale si è la -massima sua, solo che Carlomagno si studia di accordar questo gran -privilegio della legge salica con la polizia generale dell'impero, e -perciò appunto ei non consente la composizione per delitti di troppo -odiosa natura, e dice, continuando: «Se alcuno, per timore di cader -in ischiavitù, uccida il padre, la madre, la zia, lo zio, il patrigno -o qualunque altro de' suoi parenti, da cui sospetti poter essere -ridotto in servitù, muoia, senz'altro, e i figli suoi, con tutta la -sua famiglia, sieno schiavi; s'egli nega il fatto, sia sottomesso al -giudizio di Dio per mezzo del ferro rovente, ecc.» - -In queste addizioni alla legge salica, Carlomagno entra nello spirito -generale dei codici barbari, li rispetta nelle massime loro generali, -che sono la composizione, l'asilo e la giurisdizione, solo ei fa di -assoggettarle a certe restrizioni di polizia, a certe regole che più -non ne consentano tutti gli abusi. Il medesimo spirito regna nelle -giunte sue alla legge ripense, secondo codice dei Franchi[90]: «Se un -uomo libero trafigge un altro uomo libero, l'ammenda sia di quindici -soldi. Per un uomo del re, fiscale, ecclesiastico ch'egli sia, e per -un leudo ucciso si paghino cento soldi[91]. Se un uomo sia impotente -a pagare il suo debito, nè abbia chi stia pagatore per lui, darà sè -stesso in pegno al suo creditore finchè questo sia pagato; o paghi -soldi seicento, o giuri, e con essolui giurino dodici testimoni. Che se -l'attore accettar non voglia il giuramento dei dodici, ed ei combatta -contro il reo con la croce, lo scudo o il bastone ecc.» - -In tutti codesti articoli addizionali alle due grandi diramazioni della -legislazione franca, Carlomagno rispetta la massima generale delta -composizione, fondamento di tutte le leggi barbare, regolate sempre -sullo stato delle persone e sulle lor condizioni. La composizione -costituisce la gerarchia; se non che l'imperatore vi mesce qualche -disposizione tolta dalle leggi romane e dalle consuetudini germaniche; -v'introduce la pena di morte nei casi odiosi, la schiavitù per -l'assassinio domestico, reminiscenza della legge giulia; conserva il -diritto d'asilo, anche sotto il portico della chiesa, in contemplazione -dei diritti canonici, ed ammette il giuramento, il combattimento -singolare e le prove per via degli elementi. Ma non sia vero ch'ei muti -lo spirito delle leggi antiche, chè, quantunque potentissimo, tanto -di forza ei non avrebbe; egli s'inchina alle consuetudini stabilite; -solo si studia di piegarle per metterle in accordo con la legislazione -generale dell'impero suo, non volendo che queste leggi particolari ne -turbino l'armonia. Lo stato delle persone e delle sostanze poco varia -sotto Carlomagno; le dinastie cambiar possono sì, ma ciò che appartiene -alla famiglia ed al suolo si perpetua; dalla composizione pur sempre -risulta lo stato delle persone; l'ammenda più o men forte addita il -grado; l'omicidio non è punito di morte, e il prezzo della composizione -varia secondo l'uomo ucciso, leudo, vescovo, cherico, monaco, Franco, -Gallo o Romano. - -In quanto alle terre, la feudalità regolare con la sua gerarchia non -è altrimenti assoluta; ma ci son Franchi già che si raccomandano -per gli allodii e benefizi, poi coloni, e servi, e uomini liberi. -Le quali diverse qualità si scoprono nei diplomi e altri documenti -contemporanei, il più proprio dei quali a ben apprendere lo stato -delle persone e delle sostanze a' tempi carolini, si è il _Poliptico -dell'abbate Irminone_, cioè il libro antico dei censi della badia -di San Germano ai Prati, uno de' più ricchi monasteri di que' -tempi medesimi. San Germano avea molto acquistato e molto avuto in -dono da re, conti e donne pie; avea terre immense, ben coltivate -e verdeggianti, ed i monaci suoi principalmente applicavansi -all'irrigazione dei prati, che giacevano intorno alle torri della -badia, d'onde il nome a lei di _pratensis_, antico al par della prima -schiatta. San Germano possedeva venticinque grandi tenute, indicata -ognuna con la voce latina _breve_[92], raccolte tutte intorno al -monastero, o anche sparse qua e là dal Reno al mare. Se grande era -la riputazione della badia, se l'arca de' suoi martiri risplendea di -Voti, il monastero ne avea gran frutto, e i fedeli lo ricolmavan di -doni. Le venticinque mense della badia erano abitate da coloni, liberi -o servi, soggetti a canoni sì miti, ch'essi eran per loro un segno -di vassallaggio, anzichè un pagamento di oneroso livello. Ecco qui -appresso alcuni frammenti del gran libro dei censi della badia, da -cui stanno per iscaturire i tempi antichi, con la famiglia, il suolo, -la proprietà, tutto ciò in somma che costituisce la società intera; e -badisi ch'egli è un libro dell'ottavo o del nono secolo. «Godeboldo, -colono di San Germano, ha due figliuoli, l'un di nome Godelildo, -l'altro Amaltrude, tiene una mensa ingenua, e paga due moggia di vino, -tre galline e quindici uova all'anno. Valate, colono, e la moglie sua -Framengilda, con due figliuoli, hanno anch'essi una mensa ingenua, e -pagano similmente due moggia di vino, tre galline e quindici uova.» -Volete saper ora la condizion dello schiavo? «Eureboldo, servo di -San Germano, che tiene a livello una terra lavoratía, pagar deve un -pollastro e cinque uova per settimana. Siclebolda, serva, che ha cinque -bunaria di terra e un aripenno di vigna dar dee quattro misure di -frumento. Adremaro, ligio di San Germano, che tiene un binario di terra -lavoratía, un aripenno di vigna ed uno e mezzo di prato, pagar ne deve -due misure.» - -La più curiosa delle indicazioni che porge il libro dei censi di San -Germano si riferisce alla gran tenuta di Palaiseau o Palazzuolo, -una delle più belle possessioni della badia, che, consacrata al -patrocinio di san Martino, aveva un maniero dominicale o feudale, -con una gran masseria e tutte le sue pertinenze. Dividevasi questa -tenuta in colti dell'estensione di duecento ottantasette binari, dove -seminar si potevano mille cinquecento moggia di frumento; ci avean -cento ventisette aripenni (parola d'onde venne il nostro _arpent_) di -vigneto, che dar poteva ottocento moggia di vino; cento aripenni di -prato, da cui raccoglier potevansi cento cinquanta carra di fieno; -bosco abbastanza per pascere un centinaio di verri; tre mulini da -grano, il cui censo sommar poteva a centocinquantaquattro misure; -una chiesa ben fabbricata e sei albergherie. In quest'ampia colonia -moltissimi eran gli uomini della badia, soggetti ad un dolcissimo -reggimento e ad un vassallaggio de' più benigni, siccome il censo di -Palazzuolo dimostra. Valafredo, colono, con sua moglie Eudimia e due -figliuoli, godevan di due mense ingenue, senz'altro canone che un -bue, quattro danai, due moggia di vino, una pecora col suo agnello, -e con l'obbligo di coltivar l'inverno quattro ternature di terra, -di soddisfare alle servitù rusticali[94], di far le vetture e di dar -oltracciò all'abbate tre pollastri e quindici uova. - -Grande è l'ordine che regna nell'azienda di tutti quegli poderi -abbaziali, ed il _Poliptico d'Irminone_ offre in fatto di -amministrazione un modello di regolarità e d'esattezza; tutto ivi -è notato con minuta scrupolosità; fatto cenno d'ogni uovo nella -partita di dare e avere, contato ogni pollo. Quest'azienda domestica -del monastero ci ricorda l'amplissimo e minutissimo capitolare di -Carlomagno intorno all'amministrazione delle mense reali, a que' giorni -il reddito più netto del patrimonio regio; nè punto è da maravigliare -che i cartolari regi o abbaziali ne trattino sì specialmente, chè -questo era per essi il libro del tesoro. Nel curioso frammento -intitolato: _Breve saggio delle cose fiscali di Carlomagno_[95], -trovasi pure un documento che comprova con qual diligenza venisse -registrato tutto ciò che si apparteneva al regio demanio. I _missi -dominici_ avean fra l'altre anche questa soprintendenza nei viaggi -loro amministrativi, e in certa visita ch'ei fecero nella badia di -Stephanswert, sulla Mosa, distesero un minutissimo ed esattissimo -inventario di quanto avean veduto nella chiesa e nella mensa regia. -«Noi abbiam trovato, ivi dicono, un altar d'oro e d'argento, con -reliquario indorato ed ornato di pietre preziose e di cristallo, una -crocetta con lamine d'argento, con altre croci ancora, alcune corone, -alcune palle di cristallo e due calici d'argento.» E tutte queste -cose preziose eran dai messi regi stimate e pesate, affinchè nulla -ne fosse trafugato, e con esse inventariavasi, volume per volume, -la biblioteca[96], e così le vesti e i paramenti. Indi i messi regi -passavano ai poderi, e vi numeravano gli agnelli, le pecore, i buoi, -e con diligente e sottile fiscalità facevano il conto dei canoni e -livelli. Che se insorgeva qualche quistione sulla natura e sul diritto -della proprietà, facevansi in tal caso di grandi inquisizioni intorno -all'origine del diritto, e s'interrogavano gli anziani del luogo, e -dopo siffatte inquisizioni i messi regi sentenziavano sui diritti del -fisco e dei particolari, la voce pubblica e la testimonianza dei vecchi -stando per prova dell'usucapione e del possesso. - -Da questi antichi documenti della storia resulta dunque che i più -de' censi o redditi degli stabili si pagavano in derrate; per moggia -di vino, misure di frumento, polli nelle grandi solennità, uova, -pesce del vivaio, ed oltracciò pochi soldi o danai pagati annualmente -dal colono. In queste grandi tenute ciascuno esercitava la sua -professione; ci eran de' coloni che possedevano un mulino, de' servi -fabbri ferrai, de' carpentieri, degli operai in ogni maniera d'arti -meccaniche; tutto facevasi in quelle monastiche colonie, il panno, il -bigello, le vestimenta per tutti, e meglio che tenute e casali, erano -città e industri borgate. Nessuna imposta pagavasi, oltre la decima -in derrate, e la servitù era sì lieve, che non pochi possessori di -allodii si davano per pietà o per interesse al monastero. Validissimo -era in fatti il patrocinio della Chiesa; nè però sosteneva che un -cristiano ricomperato dal sangue di Gesù Cristo rimanesse schiavo, che -anzi frequentissime eran le manumissioni nelle basiliche, appiè degli -altari[97], e l'abbate era contentissimo ogni volta che, parato della -sua cappa, e col baston pastorale in mano, pronunziar potea, dopo la -messa, quelle parole: «Isemberto, ovvero Igonaldo, tu se' libero, e da -servo, divenuto colono della badia.» - -Il maggiore e più stringente obbligo della proprietà sotto il secondo -lignaggio era il servizio militare: chi possedea qualche brano del -territorio era tenuto difenderlo, nè ci era pur un uomo libero, -possessore di benefizi, che accorrer non dovesse sotto le insegne -al bando del caposignore. Il maggior documento che si abbia intorno -al servizio militare a quei tempi, si è un capitolare di Carlomagno, -in cui esso è regolato con inesorabile severità, poichè il militare -servizio era la legge dei benefizi e il fondamento della costituzione -dei Franchi. Il qual capitolare fu da lui dato il settimo anno del -regno suo come imperatore, dal palazzo d'Aquisgrana, nel tempo cioè -che finite ancor non erano le guerre più sanguinose, e che all'impero -sovrastava qualche potente irruzione degli Unni, o altro impeto dei -Barbari. Al quale improvviso e tremendo pericolo ovviar si dovea -con gran forza; e però l'imperatore comanda che: «Chiunque possiede -benefizi muova contro il nemico. Ogni uomo libero che possegga cinque -mense, dee venire alla nostra convocazione, e così chi ne abbia quattro -o anche tre sole[98]. Di due uomini, possessore ciascuno di due mense, -l'uno dovrà marciare contro il nemico; se due uomini parimenti, -l'un sia possessore di due mense, l'altro di una sola, si uniscano -insieme per aiutarsi scambievolmente, e parta colui che il potrà fare -con maggiore vantaggio. Coloro che non posseggono più d'una mensa -s'accompagneranno a tre a tre, e a sei a sei quelli che la metà d'una -mensa, e uno parta. Gli altri poveri tanto, che l'aver loro non ecceda -il valore di cinque soldi, faran che parta il sesto fra essi, a cui -si daranno cinque soldi. A niuno è lecito abbandonare in guerra il suo -signore. Tutti i nostri fidi conti si apparecchin dunque, il meglio che -possano, alla guerra, con loro uomini, carri e donativi, per venire -al nostro placito. I nostri _messi_ stieno con l'occhio aperto sovra -ciascuno dei nostri vassalli, e ad essi comandino, in nostro nome, di -venire al nostro placito coi loro uomini e carri, si che tutti abbiano -a seguirci, senza che alcuno rimanga indietro, e si trovino raccolti al -Reno pel mese d'agosto: così ordinando noi, all'uopo che anche quei che -dimoramo oltre la Senna, eseguir possano i comandi nostri. Noi vogliamo -e ordiniamo ancora che i conti non interrompano i loro placiti, e non -ne accorcino il tempo per darsi alla caccia o ad altri passatempi. -Se ci sia bisogno d'aiuto ai confini della Spagna o del paese degli -Avari, facciasi marciare un Sassone ogni sei, e se questo avvenga sulle -frontiere della Boemia, uno ogni tre; tutti poi prenderanno le armi a -difendere il paese contro gli Slavi Sorabi. È voler nostro che tutti -i conti e vassalli nostri, e possessori dei benefizi, e gli uomini a -cavallo del paese de' Frisoni, convengano al nostro placito. Quanto ai -poverissimi, un solo ogni sette sarà obbligato di venir bene in armi, -come sopra.» - -Tanto rigore nel militare servigio mostrando il pericolo imminente di -qualche grande invasione, ci pare di dover riferire questo capitolare -al tempo che i Barbari, con fiero sollevamento, minacciaron di tremenda -rappresaglia l'impero. Carlomagno torna qualch'anno appresso alla -milizia, e la viene imponendo e regolando, pur sempre con la medesima -severità, chè da quello viene ogni diritto e potenza sua. Il servizio -militare, imposto si strettamente da Carlomagno, era l'essenzial -condizione del possedere. In una società in fatti, che abbia la -conquista per legge, è d'uopo che quanti partecipano dei profitti del -possedere, sieno presti sempre a difendere la costituzione del paese. -Il secondo degli obblighi imposti a tutti coloro che possedevano, si -era quello della giurisdizione; cioè ad ogni leudo o libero colono -di comparire innanzi al placito del conte ogni volta che chiamato vi -fosse, o come giurato, o come scabino, o come _rachimburgo_, o come -centurione[99]. Il placito o l'udienza del conte era la giurisdizion -comune e consueta; i messi regi teneano assise e udienze passeggere; -i conti, tribunali stabili e permanenti. In questi così fatti placiti -sentenziavansi le quistioni tutte intorno ai beni e alle persone, -ciascuna delle parti era giudicata secondo la sua propria legge, -e alcuna volta secondo gli statuti del luogo. La Chiesa sola avea -giurisdizione universale e assoluta, procedente dai concilii. Il -placito del conte tenevasi a certi tempi dell'anno, nè alcun dei citati -poteva cansarsi dal comparire; le cause sulle persone e sugli averi -venivano giudicate sulla dichiarazione degli scabini, dei giurati, dei -giudici, dei vicari, dei centurioni, tutti eletti a voce di popolo; -nessuna distinzione a quei tempi ci avea, nessuna classificazione nelle -magistrature che sentenziavano intorno alle sostanze o alle persone; -chè anzi i medesimi magistrati esercitavano promiscuamente gli ufizi -municipali e giudiziari, sotto il nome di buoni uomini, di savi, di -giurati e di scabini. - -Il popolo attivo, sotto il lignaggio carlingo, è in ogni luogo, -ed il consenso suo è necessario nella promulgazione delle leggi; -ma, come detto è, per questo popolo intender si vuole i leudi, i -conti, i vescovi, i cherici, i Franchi. Il vasto ordinamento de' -capitolari, appunto ha suo compimento nel chiudersi dell'impero di -Carlomagno, il quale, benchè spossato e malaticcio, nè altiero più di -quello spirito che atterriva col solo sguardo, pure dà opera a nuove -leggi pe' Franchi; liberi son questi ultimi e grandi, ed è bisogno -di capitolari che li distinguan dagli altri popoli che ubbidiscono -all'imperatore. «Carlo augusto e serenissimo imperatore[100], coronato -da Dio, grande e pacifico, col consiglio e consenso de' vescovi, -abbati, conti, duchi e di tutti i fedeli della Chiesa cristiana, -ha stabilito i seguenti capitolari, risedendo nel suo palazzo, e -conformandosi: alla legge salica, romana e _gombeta_[101], affinchè -ognuno de' sudditi suoi si conduca secondo questi ordini segnati -di sua mano, e sia sollecito di porli ad esecuzione.» E seguitando, -viene in questo capitolare, imponendo vari doveri ai vescovi pel buon -reggimento delle loro diocesi; e così a quelli che godono benefizi, e -al vicario o centurione, raccomanda d'essere attento ad incamerare le -eredità vacanti, e nota quelle che si devolvono senz'altro, al fisco, -e quell'altre, di cui solo esso ha ragione a una parte; poi ricorda -ai vicari il dovere di tener uomini che dien la caccia ai lupi, con -alcune immunità e rimunerazioni a questi uomini; poi tocca di varie -provisioni della milizia e della guerra; ingiunge alcuni obblighi ai -conti ed altri ai loro vassalli; accenna i doveri dei guardaboschi; -assegna le qualità che aver debbono i coloni delle sue tenute; ordina -di condurre abitanti nelle foreste dove siano residenze reali, di farvi -orti e vigneti, di stirparne il bosco, sì che il podere diventi sempre -migliore[102]; comanda che si dia lana e lino da lavorare alle donne -che servono nelle sue case, e finisce confermando il diritto di guerra -privata, quello che durò più a lungo di tutti fra i posteri, con le -seguenti parole: «Se alcuno de' nostri fedeli combatter voglia un suo -nemico, chiami seco a dargli aiuto un de' pari suoi, e se questi ricusa -o si mostri renitente, gli sia tolto il suo benefizio, per darlo a chi -si sarà serbato fedele.» - -Quest'ampia legislazione reca la data dell'ultimo anno di Carlomagno, -ed è appunto in mezzo all'ultima infermità sua, al dileguarsi della -vita, ch'ei riprende l'antico vigor suo per promulgare questa lunga -serie di leggi, che regolano i doveri dei Franchi. Al mese di settembre -dell'anno 813, tiene un placito o tribunale di giustizia nella -prediletta sua città d'Aquisgrana, e di consentimento de' suoi fedeli, -vi promulga gli ultimi suoi capitolari. «Sia noto a tutti (così ivi -è detto) che noi pure seguiamo le leggi comuni agli altri Franchi, -in quanto concerne alle cause ecclesiastiche e dei servi di Dio. -Chi uccide un Franco, paghi seicento soldi all'erario regio, e soldi -duecento di risarcimento. Chi uccide un uomo libero, paghi duecento -soldi, ed un terzo di soprappiù al re. Chi ucciderà un lido[103], -darà cento soldi ed un terzo di soprappiù al re[104]. Chi ucciderà -uno schiavo, darà soldi cinquanta ed un terzo di soprappiù al re. Chi -ucciderà un conte nel suo contado, o un messo regio nell'esercizio -della sua legazione, pagherà un'ammenda triplice in correlazione con -la condizion dell'ucciso. Chi ucciderà un vagabondo, pagherà al re -soldi cinquanta. Se alcuno sostenga che un uomo libero è suo servo, -quest'ultimo giuri, insiem con dodici suoi prossimani, sulle reliquie -dei santi, ch'egli è libero, o altrimenti si assogetti alla servitù. -Chi vuole emancipare un servo con la manumissione, il conduca alla -chiesa, ed ivi gli conceda la libertà. Chi fu fatto libero con una -scritta o in altro modo, ripari nei poderi del re, nè sia più servo -di chi l'ha affrancato. L'uomo emancipato per una scritta è libero -come qualunque altro Franco, e s'egli abbia bisogno di protezione, la -dimandi a tutt'altro signore, che a quello da cui ebbe la libertà. -Chiunque assale un Franco, senza ch'egli abbia fatto fallo, pagherà -dodici soldi e tre all'erario regio. Chi avrà preso un Franco pe' -capegli, pagherà dodici soldi e quattro all'erario regio; (i capelli -biondi e ondeggianti sugli omeri al Franco eran l'insegna della -libertà). Chi gli avrà fatto perder sangue senza colpa sua, darà dodici -soldi e quattro all'erario. Chi manometta il patrimonio d'un Franco, -pagherà sei soldi, e quattro all'erario. Ad un uom libero si daranno a -risarcimento soldi otto e quattro all'erario; ad un lido, quattro soldi -e altrettanti all'erario; ad un servo due soldi e quattro all'erario.» -Poi viene a stabilire le diverse ammende o multe pe' rubamenti e altre -per disobbedienza a certi ordini superiori, e termina col seguente -statuto: «Se un Franco, ha due figliuoli maschi, e li lasci eredi delle -sue foreste, delle sue terre, de' suoi schiavi e delle sue greggie, le -figlie pure sieno eredi della madre.» Tale si è la regola della legge -salica: la parte ha da essere uguale tra fratello e sorella; la figlia -è chiamata a succeder nel feudo; tutti i figli d'un medesimo padre -hanno egual diritto all'eredità sua, fosse pure d'una corona. - -Quest'ultimo capitolare, quasi unicamente destinato alla legislazione -dei Franchi, sembra opera d'un'assemblea, in cui i conti e i vescovi -di questa nazione abbiano avuto maggior parte che altri. Carlomagno -siede nel suo palazzo d'Aquisgrana, una delle città d'Austrasia, primo -nido dei Carolingi: i Bavari e i Sassoni, domati dalla conquista, -son due famiglie germaniche che a Carlomagno oramai appartengono per -diritto d'alta signoria; ond'è che affievolito, l'imperatore, vuol -farsi appoggio dei Franchi, de' suoi più valenti guerrieri, de' suoi -leudi più fidi, quindi è largo con essi di concessioni; l'intento suo è -di perpetuare la corona nella propria famiglia, d'assieparla di conti -e di vescovi franchi, e pensa quindi ad ampliar la legge salica e la -ripense, e a porvi alquanto più d'ordine e d'unità. Tale si è tutta -la cura degli ultimi anni suoi. Ora si vuol ripigliar questo scorcio -dell'imperial sua vita, e veder quale fu il suo lignaggio, e che fine -avessero le sue testamentarie predisposizioni in quell'impero da lui -con tante cure e fatiche fondato. - - - - -CAPITOLO IX. - -FAMIGLIA DI CARLOMAGNO E GLI ULTIMI TRE ANNI DELLA SUA VITA. - - Mogli di Carlomagno. — Imeltruda. — Desiderata o Ermengarda. - — Ildegarda. — Fastrada. — Luitgarda. — Figli. — Pipino - soprannominato il _Gobbo_. — Congiura di lui contro il padre. — - Carlo. — Pipino re d'Italia. — Lodovico re d'Aquitania. — Figlie. — - Altre figliuole. — Emma e la leggenda di Eginardo. — Ultimi anni di - Carlomagno. — Sua stanza in Aquisgrana. — Accordo con gli Schiavoni - e i Danesi. — Testamento di Carlomagno. — Spartizion dell'impero. — - Suoi patimenti. — Sua morte. — Considerasi il modo suo di governo. - — Forza e debolezza dell'impero. - -768 — 814. - - -I cronisti religiosi, custodi della castità del tetto domestico, -acconciaron la vita di Carlomagno in modo da schierare per ordine di -tempi le mogli che l'imperatore si tenne in casa dorante il lungo suo -regno. Eglino non si attentaron di dire che questo principe di vigorosa -natura e d'ardenti e robuste passioni, ebbe sei o sette mogli ad un -tempo, alla maniera degli Austrasii, venuti dalle rive del Reno e -dell'Elba; ma la storia, solenne e veridica, non ammette punto siffatte -reticenze e distinzioni: no, Carlomagno non ebbe rispetto mai all'unità -del matrimonio. La prima sposa sua, dai Benedettini vituperata col nome -di concubina, chiamavasi Imeltruda o Imiltrude, d'ignota origine, che -abitò i palazzi d'Aquisgrana e di Magonza, seguì Carlomagno nella prima -sua spedizione, e gli porse un figlio di nome Pipino e di soprannome -il _Gobbo_. Ella viveva tuttavia quando Carlomagno sposò Desiderata -o Ermengarda, figlia di Desiderio re dei Longobardi, la quale ei non -tenne seco che un anno appena. Eginardo stesso non sa spiegar questo -procedere del suo signore. Perchè ripudiare Ermengarda? Il monaco -di San Gallo ne adduce a motivo: «ch'essa era incapace a procreare -figliuoli.» Anche Adalardo, pronipote di Pipino ed un dei leudi della -corte, insorge contro questo divorzio in certa sua lettera di singolar -caldezza, nè sa comprendere qual cagione abbia potuto far cacciare una -sposa sì bella e pudica. «Ildegarda, la terza moglie, usciva d'una -illustre casa di Svevia, e moltissime sono le pie fondazioni che si -riconoscono da questa nobile Alemanna, la quale, vissuta undici anni -sposa castissima e in dolce unione col suo potente signore[106], morì, -e Paolo diacono, a quei giorni vescovo di Metz, le scrisse l'epitafio.» -Carlomagno condusse indi in moglie Fastrada, figliuola del conte -Rodolfo, Franco di nazione, e fu colei che ebbe maggior impero d'ogni -altra sull'animo del consorte; per lei furon composte le litanie -nelle quali pregasi per l'imperatore e i _sacratissimi_ suoi figli, -Carlo, Pipino e Lodovico[107]. Di questo modo l'imperatore ebbe una -moglie lombarda, una germanica ed una franca, quasi a conformarsi e -corrispondere alle tre maggiori nazioni da lui governate. Finalmente, -al fianco suo, nei palazzi d'Aquisgrana, di Liegi e di Francoforte, -regnar fece Luitgarda, la quale morì poi nel monastero di San Martino -di Tours[108]. Le quali spose vissero simultaneamente in nodo coniugale -con Carlomagno, nè dice giusto chi le fa l'una all'altra succedere, -chè l'imperatore, a par de' suoi conti e leudi, prendeva e lasciava -una povera donna, come la sua pelle di lontra o il suo manto di porpora -delle corti plenarie. - -Dall'union sua con Imeltruda Carlomagno ebbe, com'è detto, Pipino -il Gobbo, suo primo nato, che da fanciullo era bellissimo di volto, -e avea bionda la capigliatura, e nobile e gentil guardo che bene -additava l'origine sua, ma era mal fatto della persona e tutto -rattratto. Intrepido com'era costui di natura e operosissimo, si -diede ad audacissime imprese, e paventando di non avere la parte sua -della paterna eredità, tramò una congiura contro il padre. Ritornando -questi dalle sue guerre di Pannonia, era venuto per passar l'inverno -in Baviera, quando seppe di questa cospirazione del figlio con alcuni -grandi della sua corte, per usurpargli la corona e partecipar del -retaggio; e avendo bisogno di far rispettare l'ancor contrastata -podestà sua, sì da non poter lasciare impunito un tanto attentato. -Pipino fu raso in una corte plenaria e costretto ad abbracciare lo -stato monastico nel convento di Prumia, intantochè i suoi complici, -condannati all'esilio, aveano abbacinati gli occhi nella forma che -usavasi alla corte di Costantinopoli, poichè le costumanze di Bisanzio -già si diffondevano per le corti d'Occidente, e ci aveano rivoluzioni -di palazzo e crudeltà di eunuchi, nè il cavar gli occhi ad un leudo era -punto negli usi dei Franchi. - -Il gran lignaggio di Carlomagno non si attenne quindi più che a tre -figli, i quali, tutti e tre da lui fatti compagni nell'opera sua, -lo assecondarono nello svolgimento dei politici suoi pensamenti. -Il maggiore fu quel Carlo o Carlotto di cui parlano le croniche e i -romanzi cavallereschi, degno e forte appoggio di Carlomagno, benchè i -baroni si studiassero di renderlo spregevole e odioso appunto perchè -egli era il figliuolo ben amato del loro signore. Ebbe corta ma -operosissima vita, e alcuni documenti il fanno figliuolo d'Ildegarda, -mentre altri dicono che ei fu bastardo e parto di concubina. Egli era -nato nell'anno 772, nè era giunto ancora all'anno suo dodicesimo, che -già seguiva il padre nella guerra contro i Sassoni; il che era per -quei giovani Franchi un dovere; dopo la prima educazione, la guerra, -nè ci avea scusa d'età. Or questo giovinetto seppe farsi glorioso di -buon'ora, poichè posto a capitano d'una schiera d'Austrasii, ch'ei -guidava in persona, ruppe i Sassoni in battaglia, dopo di che egli -sparisce per cinque anni dai campi militari, nè le croniche altro più -parlan di lui, se non colà dove accennano che fu da suo padre mandato -a reggere i popoli del Maine. A qual ragione gli fu confidato questo -governo? Doveva egli re essere o duca? E in quei tempi di confusione -che le dignità non aveano ancora lor grado distinto, duca o re non -significava egualmente conduttore d'eserciti? «Spesso, dicono i -Benedettini, le provincie e i ducati dipendenti dalla corona pigliano -il nome di regni, e _regno_ è usato altresì a significare un semplice -ducato.» La podestà del duca era di que' giorni amplissima. «Noi -ti confidiamo questo ducato affinchè tu mantenga la disciplina nel -soldati e la sicurtà sulle frontiere.» Laonde, poco importa sapere se -il figliuol beniamino di Carlomagno fu re o duca; basti ch'ei governò -le provincie del miluogo, l'antica Neustria, siccome evidentemente si -pare. - -Poi ritorna in campo il giovine Carlo, al fianco sempre del padre -nelle guerre contro gli Unni, in Baviera, in Sassonia, con questo -accomunando i riposi delle corti plenarie e le fatiche del campo, -sempre il più caro de' figliuoli suoi, e accompagnalo a Roma quand'ei -va ad assumervi la corona imperiale; ivi dal pontefice è consacrato -re, a quel modo che il padre suo è consacrato imperatore; e d'indi in -poi il giovine piglia quel titolo, e gli scrivono: «All'illustrissimo, -onorevolissimo e nobilissimo Carlo il giovane.» Alcuino, in una delle -sue epistole, gli dice: «Ho udito che il papa, di consentimento di -Carlomagno, vi ha confidato il titolo di re, ponendovi in fronte la -corona, insegna di questa dignità, e io mi congratulo assai dell'onore -che vi procaccia siffatto titolo non solo, ma e della podestà che -l'accompagna.» Teodolfo, vescovo d'Orleans, anch'ei gl'indirizza versi -di lode: in tutte le grandi spedizioni è parola del giovine Carlo: -egli è deputato a venire incontro a papa Leone[109]; e Alcuino, il gran -consigliere della famiglia carolina, di nuovo gli scrive: «Abbiate per -fedeli e leudi vostri uomini saggi, accorti, pii, timorati di Dio, -che si lascin governare dalla giustizia e dalla verità, non dalla -cupidigia... Nè lasciate che la dignità vostra sia macchiata dalle -inique azioni dei malvagi, che abusar vorrebbero del vostro nome.» -I quali consigli danno necessariamente a supporre che al giovin Carlo -fosse effettivamente commesso il governo d'uno Stato, e che il nome di -re in lui non fosse altrimenti un semplice titolo d'onore. Carlotto -muove da ultimo contro gli Slavi, e capitanando, sotto il supremo -comando dell'imperatore, gli Austrasii, fa rizzar castelli e fortezze -sull'Elba, nè mai depone l'armi se non alla morte sua che avvien tre -anni prima di quella del padre. - -Tale si fu la vita di Carlo, il primogenito dei figliuoli di -Carlomagno, almeno per quanto ritrar si può dai diplomi e dalle -croniche. Già dissi più sopra che le canzoni eroiche gli diedero -altro destino. Innanzi tratto, secondo esse, Carlo, come parto -ch'egli è della nobile Ildegarda, non è altrimenti figlio legittimo -di Carlomagno, ma bastardo; il quale troppo soggetto è, troppo -ubbidiente, da far che i trovieri, rappresentanti come sono del genio -riottoso e contumace dei grandi vassalli di Francia, contro di non -lui si sollevino; e però alcuni di loro lo fanno un dappoco, altri un -traditore e un ribaldo, a cui il padre perdona ogni sorta di capricci e -di gofferie. A udir costoro, egli oltraggia i più prodi fra i paladini, -egli è in dispregio appo tutti nelle corti plenarie, egli è come -un altro Ganalone di Maganza infido al pari di lui, se non che meno -scaltro, e per giunta un accattabrighe, a segno che egli punge Rinaldo -di Montalbano, chiamandolo figlio di putta, onde questi gli fracassa il -cranio con un colpo di scacchiere. - -Pipino, il secondogenito dei figliuoli dell'imperatore, nasceva cinque -anni dopo Carlo, e al dir della cronica, da una madre medesima, -Ildegarda, e la vita sua fu operosa al par di quella del fratello. -Tutti i figli del grande imperatore avean titolo di nobilissimo, e -il meritavano per le gloriose opere loro. Pipino incomincia la vita -sua militare più giovinetto ancora di Carlo, e già re d'Italia a -quattr'anni d'età, ei muove agli undici contro gli Avari, accompagnato -dal conte Berlinghieri o Berengario, datogli a guida dal padre suo; -d'onde si vede come questi giovani di razza germanica esser dovean -forti per tempo. Tre anni dopo Pipino trovasi nel ducato di Benevento, -e di colà il padre suo gli commette le spedizioni in Pannonia, sulla -Drava e sul Danubio, fortunatissimo in tutte; e già vedemmo dalle -croniche celebrato il ricco bottino da lui preso agli Unni e recato -alla corte plenaria di Aquisgrana. Giunto all'età di ventun anno, -il vediam governare il regno d'Italia; se non che il padre, poco di -lui soddisfatto, e temendo per avventura di non lasciare ai figli -suoi troppo libero il freno, gli dà una guida in Adalardo, abbate di -Corbeia; e l'animoso principe, degno di sì gran genitore, si travaglia -in continue guerre di terra e di mare; caccia in persona i Saracini -dall'isola di Corsica, e batte i Veneziani per modo che quei mercatanti -repubblicani sono costretti riparare in Rialto, l'isola ridente e -incantata cui l'Adriatico bagna co' flutti suoi, finchè la morte viene -a rapirlo in età di soli trentaquattr'anni. - -Altro figliuolo adunque non rimane a Carlomagno, che Lodovico il re -d'Aquitania, il principe meridionale, la cui vita militare comincia -al vestir la toga virile. Infatti noi vediamo quest'ultimo de' suoi -figli far solennemente nell'anno 791, tredicesimo dell'età sua, il -primo suo militar tirocinio nella guerra al Danubio sotto il comando -del re suo padre, poi volar di colà in Aquitania, farvi leva d'un -esercito, e condurlo in Italia ad aiuto di suo fratello Pipino. Ecco -dunque tre figli che tutti e tre, fanciulli ancora, si cacciano in -mezzo alle battaglie, siccome richiede il dover loro, chè a voler -comandare ai Franchi è d'uopo sprezzare ogni sorta di pericoli. Ben -vede Carlomagno che eglino esser deggiono i suoi luogotenenti naturali, -i partecipi del pensier suo, ma pur li fa sopravvedere, ed ombroso -dell'indipendenza loro, gli affida a tutori, li fa seguir passo per -passo dai conti franchi, gl'indirizza con lettere continue, nè li -lascia far cosa di rilievo senza consiglio o comando suo. In certi -casi anche disapprova il fatto da loro, e ad essi scrive in termini -duri e imperativi. Lodovico, esempigrazia, ha nominato un conte che -non gli garba, ed ei lo cassa. Pipino non si conduce a senno suo, e -gli pone addosso un tutore; un'altra volta, scontento del modo in cui -Lodovico amministra le finanze del regno d'Aquitania, vi manda suoi -commessarii a ricoverare i beni del fisco. Un diploma del 795 ci porge -un altro esempio dell'autorità che Carlomagno esercitava negli Stati -de' suoi figliuoli; da quello apparendo che un Franco, a cui Lodovico -re d'Aquitania avea donato certa terra da coltivare nel proprio reame, -fu obbligato di ottener la confermazione del dono da Carlomagno stesso, -che gliela concesse ad istanza del re suo figliuolo. Ed in ogni cosa -si vede questa soprantendenza dell'imperatore sul governo de' suoi, -chè tutte le menti supreme son così fatte, concetto ch'esse abbiano -qualche gran disegno, raro accolgono i consigli, nè mai le opposizioni -degli altri, e se taluno esce dal cerchio delle idee da loro segnato, -lo sterminano; se alcuna volontà si attraversa alla loro, la scrollano. -Ogni grande intelletto altro non vuol che strumenti, nè sostiene uguali -e molto men superiori. - -Le figlie dell'imperatore furono in maggior numero che i figli maschi. -Abitavan elle ne' suoi palazzi, sotto gli occhi suoi, e sempre -ei si mostrò tenerissimo verso di queste fanciulle, alle quali le -croniche danno i seguenti nomi: Rotrude, che fu per pochi dì fidanzata -all'imperatore Costantino Porfirogenito, e poi maritata a Roricone, -conte del Maine; Berta[110], la seconda, che fu sposa ad Angilberto; -dopo di queste si trovano nelle carte i nomi di Teodala e d'Eltruda, -figlie pur esse di Carlomagno, e abbadessa l'una d'Argenteuil, l'altra -di Marmoutier[111]. Ma la più famosa tra queste figliuole, colei -che lasciò lunghe tracce nelle memorie dei leggendari, si fu Imma o -Emma, che dalla tradizione si dà per amante e consorte a Eginardo, lo -storico, il cancelliere di Carlomagno, che diligentissimo raccolse -ogni minimo fatto del suo signore. Il racconto di questa patetica -leggenda trovasi appunto nella cronica del monastero di Lauresheim, pia -fondazione di Eginardo, posta nella diocesi di Vormazia, in mezzo alle -dilettose e amene montagne d'Eidelberga, dove religiosamente serbavasi -quanto render potea cara al popolo la memoria del suo fondatore. - -Ecco ora la tenera storia della leggenda di Emma[112] e d'Eginardo, tal -quale dalla cronica è riferita: «Eginardo, arcicappellano e segretario -di Carlo imperatore, siccome colui che onoratissimamente esercitava -l'ufizio suo in corte, era da tutti ben voluto, ma sopra tutto dalla -figliuola dell'imperatore medesimo, di nome Emma, e già fidanzata al re -dei Greci, che lo amava di ardentissimo amore; il quale in brevissimo -tempo era venuto in amendue a dismisura crescendo, ma temendo l'ira -del re, non s'attentavano di pur mirarsi in viso. Se non che Amore, -sagacissimo, di tutto trionfa; e quell'orrevolissimo uomo, acceso -di tanto fuoco senza ristoro, non osando indirizzarsi per messaggeri -alla donzella, fattosi animo, tutt'a un tratto recossi, nel bel mezzo -della notte, nascostamente alle sue stanze, dove picchiato pian piano, -e come avesse ordine di parlarle da parte del re, ottenne licenza di -entrare. Trovatosi indi solo con lei, seppe tanto piacerle coi segreti -suoi ragionari, che dopo vari vicendevoli abbracciamenti, gli fu dato -cogliere il tanto desiderato frutto dell'amor suo[113]. Ma ecco che -volendo, all'appressar del giorno, tornarsene fra le ultime ombre della -notte, s'avvede esser d'improvviso caduto un gran nevazio, onde non -s'attenta d'uscire per tema che l'orme del piede non palesino il suo -segreto. Amendue dunque si rimangon chiusi, tutti angosciati pensando -a quanto avean fatto; quando nel consigliarsi tra il turbamento loro, -intorno a ciò che far doveano, la vezzosa donzella, fatta coraggiosa -dall'amore, pose innanzi un suo partito, e disse: che curvandosi -ella il terrebbe in ispalla, il porterebbe innanzi giorno fin presso -alla sua dimora, e ritornerebbe poi, ricalcando diligentissimamente -le stesse orme; alle proprie stanze. Ora avvenne, per voler divino, -siccome pare, che l'imperatore, avendo passato in veglia quella notte, -levatosi prima del giorno, si ponesse a guardar dalle finestre del -suo palazzo, e vedesse la figlia sua camminar lentamente e con passo -malfermo sotto il suo carico, e poi depostolo, ripigliar frettolosa -l'orme sue. Ma dopo di averli amendue tenuti d'occhio per un pezzo, -côlto in uno d'ammirazione e di dolore, e stimando che ciò non fosse -accaduto senza disposizione del cielo, raffrenossi, e tacque intorno -a quanto aveva veduto. Eginardo intanto, straziato dal suo fallo, e -ben sapendo che in un modo o nell'altro la cosa verrebbe all'orecchio -del re suo signore, prese, dopo molto dubitare, un partito, ed andò -all'imperatore, pregandolo in ginocchio, di affidargli una legazione, -sotto pretesto che i grandi e moltiplici servigi suoi non erano -stati ancora convenevolmente ricompensati[114]. Alle quali parole -il re, senza dare indizio di saper quanto sapeva, si tacque alcun -poco; poi assicurando Eginardo che avrebbe dato in breve risposta -alla sua dimanda, gli assegnò un giorno per venire a riceverla. Dopo -di che convocò tosto i suoi consiglieri, i baroni del regno e gli -altri della sua corte, e ragunato che fu questo splendido consesso, -cominciò dicendo che la maestà imperiale era stata sfacciatamente -oltraggiata dall'amor di sua figlia pel proprio suo segretario, onde -era grandemente offeso e turbato. Gli astanti a questo dire rimasero -stupefatti, e alcuni di loro, mostrando di pur dubitarne, tanto la -cosa era temeraria ed inaudita, il re la fece loro toccar con mano, -raccontando quel che veduto aveva con gli occhi suoi propri, e si -fece a dimandar loro consiglio in proposito. Diverse furon quindi le -sentenze contro l'audace autore del fatto; chi voleva ch'ei fosse -sottoposto a un castigo senza esempio; chi esiliato, e chi punito -con altre pene, parlando ciascuno a seconda della passione che il -movea. Certi altri tuttavia, tanto clementi più quanto più savi, dopo -essersi stretti a consiglio tra loro, supplicarono istantemente il re -d'esaminare da sè questa faccenda, e giudicar secondo la prudenza che -avea ricevuto da Dio. - -«Visto ch'ebbe il re l'amore che ognun gli portava, e scelto fra i -vari pareri quello a cui voleva attenersi, fecesi a parlar loro di -questo modo: — Voi sapete gli uomini andar soggetti a vari casi, e -accader cose spesso che cominciano male e finiscono in bene. Non ci -disperiamo adunque, ma in questo fatto che per la novità e gravità sua -ha sorpassato la prudenza nostra, cerchiamo anzi piamente e rispettiamo -i fini della Providenza che mai non s'inganna, e sa convertire il male -in bene. Io non assoggetterò dunque per questa condannabile azione il -mio segretario ad un castigo, il quale non farebbe se non accrescere -il disonore di mia figlia anzichè cancellarlo; meglio stimando e più -dicevole alla dignità del nostro impero il perdonare alla gioventù -loro, e congiungerli in legittimo matrimonio, dando così all'impudica -colpa loro una veste d'onestà. — Alle quali parole del re tutti assai -si rallegrarono, altamente lodando la magnanimità e la clemenza sua. -Fu quindi introdotto Eginardo, e il re, salutandolo, gli disse con -piglio benigno: — Voi ci avete mosso lagnanza perchè la regia nostra -munificenza non abbia per anco degnamente rimunerato i vostri servigi: -ma, per dir vero, ne dovete dar colpa alla negligenza vostra, perchè -quantunque avvolto in tante brighe, delle quali io solo porto il peso, -se avessi saputa cosa che vi piacesse, avrei conceduto con essa il -premio dovuto al vostro servire. Ma per non trattenervi più in parole, -farò sul fatto cessare ogni vostra lagnanza con un magnifico dono, e -volendo avervi sempre fedele a me, come per lo passato, vi concedo in -isposa la figlia mia[115], la vostra portatrice, colei che, succignendo -le vesti, si mostrò sì mansueta a portarvi. — Poi tosto, per comando -del re, fu fatta entrare in mezzo a numeroso corteo la figlia sua, -coperto il volto di bel rossore, e il padre mise la sua mano in quella -di Eginardo con una ricca dote in terre, oro ed argento a dovizia, -e altre robe preziose. Morto poi il padre, anche Lodovico, piissimo -imperatore, fece dono a Eginardo della signoria di Michlenstad, e -dell'altra di Mulenheim, che ora si chiama Seligenstad[116].» - -La storia d'Emma e d'Eginardo è fors'ella pure una di quelle cotali -leggende cavalleresche, di quelle tradizioni dei paesi in riva al -Reno, che sì piacevolmente dilettano l'imaginazione del viaggiatore -mentre scorre la Turingia e la Svevia, framezzo alle ruine di quegli -alpestri castelli, o lunghesso le acque del fiume che attraversano le -antiche città di Strasburgo, Magonza e Colonia? I critici di maggior -senno, combattono l'autenticità di questa leggenda; prima di tutti, -essi dicono, non trovarsi punto questo nome d'Imma o d'Emma nella lunga -lista delle figlie di Carlomagno, tutte nominate nei diplomi e nelle -croniche; ma e queste croniche stesse non dicon pure che: «L'imperatore -ebbe ancora molti figliuoli naturali ch'esse non nominano?» Poi gli -stessi critici aggiungono, che Eginardo medesimo non fa pur parola -ne' suoi annali della tenera avventura sua; ma quand'egli scrisse gli -annali, era uomo di tutta santità e la memoria dell'amor suo per una -donna conturbava l'anima dell'uomo divenuto austero e religioso, del -fondatore d'una badia[117]. Del resto i palazzi di Carlomagno erano -popolati de' figli suoi, e il superbo imperatore mitissimo era con -essi, e quegli occhi suoi, sì spesso sfolgoranti di sdegno e di furore, -tosto si rabbonacciavano alla vista loro, e sappiamo che le figlie -sue, libere troppo e scostumate, gli empievan la reggia di scandali, -tanto che dopo la morte di lui, il medesimo Lodovico, suo figlio, non -può fare di non dolersi del vivere licenzioso delle proprie sorelle; -altro punto questo di rassomiglianza tra Carlomagno ed Augusto, e con -l'antica famiglia dei Cesari di Roma. La tenerezza dell'imperatore -germanico per le sue figlie passò il segno, e le croniche toccano di -triste e incestuose loro passioni, che travagliaron la vita del comune -padre e signore. - -L'imperatore, attempatosi, elesse per sua stabil dimora il palazzo -d'Aquisgrana, laddove quand'egli era giovine, e sentiva bollirsi il -sangue nelle vene, non avea residenza ferma, e mostravasi in ogni -luogo, sul Reno, sul Meno, in Baviera, in Ischiavonia, o ben anche -sull'Ebro; indole impaziente in un corpo vigoroso ed attivo egli godea -d'abitare i monti e le rive dei fiumi; ma di mano in mano ch'egli -s'inoltra negli anni quella vigoría e quell'attività lo abbandonano, -e allora il luogo del suo soggiorno è Aquisgrana; chè assalito com'è -da frequenti spasmi reumatici, contratti nei tempi delle sue regie -cacce framezzo ai boschi, e logorato dagli esercizi d'ogni sorta cui -si diede senza riguardo in tempo di sua gioventù, or ch'egli è vecchio -ne patisce, e ha bisogno di bagni caldi e dell'acque minerali che -scaturiscono ad Aquisgrana, dove fatta costrurre un'ampia vasca di -marmo, si tuffava tutto in quell'onda gorgogliante, per fortificare le -debili sue membra, e nuotando in quei bagni come un figlio del Reno -e dell'Elba, vi rimanea gl'interi giorni a tentar di rinvigorire il -corpo già fiacco e indolenzito, accorgendosi oramai che la vecchiaia lo -stringe, e ch'egli non è più il medesimo uomo. - -Poi, ordinato ch'egli ha il suo vasto impero, Carlomagno attende -più specialmente ad apparecchiarsi il cammin della morte, ai doveri -suoi religiosi; moltiplica le carte di donazione ai monasteri e alle -chiese; edifica, innalza, costruisce, e tutto intento a cercar modi -con che perpetuare l'opera sua, trovasi in procinto già di lasciare un -immenso retaggio. Ma l'impero potrà egli durare ancora? Molti pericoli -tuttavia gli sovrastanno; i popoli del Nord, per poco rintuzzati, -non sono altrimenti sottomessi; gli Scandinavi serbano pur sempre -la loro fierezza e il desiderio di vendicarsi; i Sassoni fremono -sotto il giogo, onde, in cospetto della tomba, una viva inquietudine -s'impadronisce di Carlomagno, che ha misurato il pericolo e avuto -bisogno di ferrea mano ad arrestare il sollevamento dei Barbari contro -il grande impero da lui fondato. Ivi è l'immensa, l'inevitabil causa di -sua dissoluzione; ei ben se 'l vede, e vuole impedirla, onde s'accinge -a nuove guerre, e disciplina i Sassoni, e promulga capitolari; i Danesi -minacciano le sue frontiere, e l'imperatore, che non si sente più -forza per combattere, vuole che i suoi conti e leudi trattin d'accordo -con loro; vuole e desidera una pace, una tregua, una determinazion di -confini: la Baviera, la Sassonia, la Frisia fanno parte dell'impero -suo, e i Danesi rimangono nella penisola della Giutlandia; vorrebbe ivi -rattenerli, ma il potrà egli? - -No; la vasta centrificazione da lui fondata dee cessare con lui; egli -ha rispinto le nazioni scandinave fin entro al Baltico, rincacciati -gli Unni fino al di là del Danubio, ma quei popoli bellicosi si -vendicheranno sui figli suoi. Un trattato con gli Schiavoni è l'ultimo -atto diplomatico della sua vita, tutto vien fatto oramai da' suoi -messi, chè giunto è il momento in cui il pensier della morte occupa il -grande imperatore più che le vane cose del mondo, e sceglie il luogo -dell'eterna sua dimora, la sua casa funerale, sotto la cupola della -cappella da lui edificata in Aquisgrana, cui tanto gli piacque ornar -dei marmi ravignani, e d'arche d'oro, e di pietre preziose. Il suo -monumento, costrutto di larghe pietre, sarà di otto piedi, ed ivi, -coricato ed avvolto nelle imperiali sue vesti, fermo e con le mani -giunte in atto d'orazione, aspetterà la grande sveglia del giudizio -finale. Alcun tempo prima della sua morte ei detta il suo testamento, -poi lo ritocca e rivede, chè quando s'è a stento costruita qualche -grand'opera, si vuol pur tramandarla per ultima disposizione, con -quelle condizioni che a noi sopravviver la facciano. - -Strana cosa! Quell'imperatore, che ha consumato la vita a costituir -l'unità, si lascia prendere in morte dal pensiero di romperla in -pezzi! Le consuetudini delle merovingiche spartigioni durano tuttavia, -e il concetto della centrificazione dileguasi e sparisce dalla mente -di Carlomagno, poichè il suo testamento altro in fine non è che un -ampio ripartimento, non solo degli Stati della monarchia, ma sì ancora -delle masserizie e ricchezze sue, ch'ei va distribuendo fra i poveri -e le chiese. Anche quest'ultimo atto della sua vita ci fu trasmesso -da Eginardo, cancelliere di lui. «Tre anni prima della sua morte -(così quest'ultimo) egli dispose la divisione de' suoi tesori, del -suo argento, della sua guardaroba e d'ogni altra sua suppellettile in -presenza dei famigliari e ministri suoi, e questo volle affinchè dopo -la morte sua la spartigion di tutte le robe da lui fatta e da essi -approvata fosse appieno eseguita. Poi consegnò le ultime sue volontà -intorno alle cose che di questo modo intendea fossero distribuite, -in uno scritto sommario, del quale ecco lo spirito e il testo -letterale: — In nome di Dio onnipotente, Padre, Figliuolo e Spirito -Santo. Qui principia la descrizione e distribuzione ordinata dal -gloriosissimo e piissimo signore, Carlo imperatore augusto, dei tesori -e dell'argento trovati in questo medesimo giorno nelle sue stanze -l'anno ottocento undecimo dell'incarnazione di Nostro Signore Gesù -Cristo, quarantesimoterzo del regno di questo principe sulla Francia, -trentesimosesto del suo regno sull'Italia, e undecimo dell'impero, -indizione quarta. Seguono esse qui sotto, quali, dopo maturo consiglio, -egli le deliberò e fece con approvazione del Signore. E prima di tutto -e principalmente ei volle provedere, affinchè la distribuzione delle -elemosine, che i Cristiani usan di fare solennemente di parte dei loro -beni, sia per lui e del danaro suo, fatta con ordine e giustizia; poi, -affinchè gli eredi suoi conoscer possano chiaramente e senz'alcuna -ambiguità quanto a ciascun d'essi appartener dee, e mettersi in -possesso delle singole loro porzioni, senza contese nè liti. Al quale -intendimento e fine egli ha in prima diviso in tre parti tutti i -mobili e le robe, come oro, argento, pietre preziose e ornamenti reali, -che, come detto è, si troveranno questo giorno nelle sue stanze, poi -suddividendo ancor queste parti, ne ha distribuito due in ventuna -porzione, onde ciascuna delle ventuna città, riconosciute nel suo regno -per altrettante metropoli[118] riceva, a titolo d'elemosina, per le -mani de' suoi eredi ed amici, una di queste porzioni. L'arcivescovo che -reggerà in quel tempo questa o quella metropolitana, dovrà, com'abbia -avuto la porzione appartenente alla sua chiesa, partirla co' suoi -suffraganei per modo che il terzo resti a quella, e gli altri due terzi -dividansi tra i suffraganei stessi. Ognuna di queste porzioni formate -con le due prime parti, e in numero di ventuna, pari a quello delle -città riconosciute per metropoli, è separata dall'altre e rinchiusa -appartatamente in un armadio col nome della città a cui dee esser -data. I nomi delle metropoli, a cui debbono farsi queste limosine -o largizioni, sono: Roma, Ravenna, Milano, Frejus, Gratz, Colonia, -Magonza, _Giovavo_ (oggi Salisburgo), Treveri, Sens, Besanzone, Lione, -Rouen, Reims, Arli, Vienna, Moustier in Tarantasia, Embrun, Bordò, -Tours e Bourges. Quanto alla parte ch'egli ha decretato conservarsi -intiera, è intenzion sua, che a differenza delle altre suddivise, come -fu detto, in porzioni, e chiuse sotto il suo sigillo, ella serva ai -bisogni cotidiani, e resti come cosa non obbligata da voto alcuno in -man del proprietario, e ciò per fin che duri la vita di questo, ed -in quanto egli giudichi necessario l'uso di essa per sè; dopo la sua -morte poi, o nel caso di sua volontaria rinunzia ai beni del secolo, -questa parte sarà divisa in quattro porzioni: la prima da aggiungersi -alle ventuna di cui più sopra è detto; la seconda da appartenere ai -figli e alle figliuole del testatore, o ai figli e figliuole de' suoi -figli, dividendola fra essi secondo ragione ed equità; la terza da -distribuirsi ai poveri secondo l'uso dei Cristiani; e la quarta da -ripartirsi nello stesso modo, ed a titolo di elemosina, tra i servitori -e le serve del palazzo, ad assicurare il sostentamento loro. Alla -terza parte intiera del totale, che a par delle due altre, consiste -in oro e in argento, si aggiungeranno tutte le masserizie di rame, -di ferro e d'altri metalli, i vasi, gli arnesi, le armi, le vesti, i -mobili tutti di molto e di poco prezzo, acconci a diversi usi, come -sono tende, coperte, tappeti, panni grossi, cuoja, selle e tutto ciò -che nel dì della morte del testatore sarà trovato nelle sue stanze e -nella sua guardaroba; e ciò a fine che le suddivisioni di questa parte -sieno più grosse, e un maggior numero di persone participar possano -delle limosine. Quanto alla sua cappella, vale a dire a tutto ciò -che serve alle cerimonie, ecclesiastiche egli ha ordinato, che così -quel ch'egli medesimo ha fatto fare o acquistato, come quello che -gli è venuto in eredità dal padre, resti intatto, nè sia soggetto a -divisione. Che se tuttavia ci fossero vasi, libri od altri ornamenti -che certo sia non essere stati da lui donati alla detta cappella, chi -li volesse potrà comperarli e serbarli per sè, pagandone il prezzo al -giusto valore. Lo stesso sia dei libri in buon numero da lui raccolti -nella sua biblioteca; chi li volesse potrà comperarli a giusto prezzo, -e il ritratto ne verrà distribuito ai poveri. Fra i suoi tesori e il -suo argento ci son tre tavole di quest'ultimo metallo, ed una d'oro -assai grande e d'un peso ragguardevole. Quella fra le prime, di forma -quadrata, con su disegnata la città di Costantinopoli, sia recata, -così ordinando il testatore, alla basilica del beato apostolo Pietro -in Roma, insieme con gli altri doni che le sono assegnati; l'altra, -di forma rotonda, col disegno della città di Roma, sarà consegnata -al vescovo della chiesa di Ravenna; la terza, superiore d'assai alle -altre per la finezza del lavoro, e per la gravità del peso, cinta di -tre cerchi, in cui è figurato in picciolo e con diligenza l'universo, -verrà, insieme con la tavola d'oro, che fu notata per la quarta, messa -in cumulo con la terza parte da dividere fra' suoi eredi e in limosine. -Quest'atto e queste disposizioni furono dall'imperatore fatte e -ordinate in presenza di quanti vescovi, abbati e conti raccoglier potè -in tal giorno d'intorno a sè, e ne seguono i nomi: Ildebaldo, Ricolfo, -Arno, Volfero, Bernoino, Landrado, Giovanni, Teodolfo, Jesse, Azzone -e Valgando vescovi; Fregiso, Aldoino, Angilberto ed Irminio, abbati; -Vala, Meginario, Ottolfo, Stefano, Unroco, Burcardo, Meginardo, Attone, -Ricvino, Eddone, Ercangario, Geroldo, Bera, Ildigerno e Rocolfo, -conti[119].» - -Questo testamento, di forma tutta romana, posa intieramente sul -concetto, quanto più dir si possa assoluto, del ripartimento, nè -tien punto della politica unità di cui Carlomagno improntar voleva -l'opera sua; singolar contraddizione! passar l'intera vita a porre ad -effetto il divisamento d'un grande impero, ed al momento della morte, -scioglierlo e annichilarlo con quello dello sminuzzamento! Ma omai la -morte avanzavasi a gran passi, e con essa la vecchiezza e la infermità. -Ei non vuole che il titolo d'imperatore perisca, e però chiamar fa -in Aquisgrana suo figlio Lodovico, re d'Aquitania, il solo che gli -rimanesse degli avuti da Ildegarda, la più amata delle sue donne, ed -ivi raccolti in corte plenaria tutti i conti franchi, i vescovi, i -leudi, i cherici, e ogn'altro che dar potea consistenza e pompa a una -grande solennità, si assume, col comun consentimento, a compagno, nel -titolo d'imperatore il detto Lodovico, e fattolo come tal riconoscere -e gridare, gli mette con le fiacche sue mani, la corona in fronte e -dice: Ecco, d'ora innanzi, l'imperatore e l'Augusto. «Poi, rimandato -il figlio in Aquitania, segue a raccontare Eginardo, il re, secondo il -suo costume, se ne va, quantunque spossato dalla vecchiezza, a cacciare -nei dintorni della sua residenza d'Aquisgrana, dove ritorna in novembre -a passar l'inverno, dopo aver consumato lo scorcio dell'autunno -in quell'esercizio. Nel mese di gennaio fu indi preso da violenta -febbre, e si pose a letto, astenendosi da ogni cibo, persuaso che la -dieta avrebbe vinta o almen mitigata la malattia; ma alla febbre si -aggiunse quella doglia di costa, detta grecamente pleuritide, e il -re continuando pur sempre a non prender cibo, nè con altro oramai più -sostentandosi che con qualche sorso d'una pozione, passò di vita dopo -ricevuto il viatico, nel settimo giorno della sua malattia, il dì 28 -gennaio, nell'ora terza, e nell'anno settantaduesimo della sua vita, e -quarantasettesimo del suo regno.» - -Di questo modo cessò Carlo imperatore, e quasi ad una con lui, l'opera -sua, con tanta fatica compiuta. Siccome poi a tutte le morti d'un -grande le cronache assegnar vogliono vari prodigi che annunziaron -l'ultimo termine di quella vita potente, così in sul dileguarsi di -Carlomagno v'ebbero frequenti eclissi di sole e di luna, e videsi per -sette giorni una macchia nera nel sole; e un portico che abbracciava -il palazzo, rovinò tutto ad un tratto, e il ponte di Magonza fu arso -in tre ore. Un giorno ancora, l'imperatore vide una grande striscia -di fuoco, che fendendo le nubi, correva dall'Occidente all'Oriente, -e il cavallo suo cadde in aperta campagna, gittandolo a terra con -grande scossa, sì che la fibbia d'oro che tenea la sella si ruppe, -e così la cintura della spada, e il suo giavellotto fu trovato ben -dieci piedi entro terra. Ad Aquisgrana si sentirono parecchie scosse -di tremuoto, e la palla dorata che ornava la cupola della cappella, -fu colpita dal fulmine, e nella iscrizione a caratteri rossi, fatta -por dall'imperatore nell'edificar la basilica, e che dicea: «_Carlo -principe_, nell'anno che egli morì;» la parola _principe_ erasi per -modo scancellata che non poteasi più leggere. A Roma medesimamente -la morte di Cesare fu annunziata da una cometa e da altri sinistri -presagi. Ai quali segni, avendoli per altrettanti avvisi del cielo, -Carlomagno tutto s'immerse nel pensier della morte, e poi ch'ebbe -ricevuti i sacramenti, si stese sulla cenere, e morì in penitenza -come già Davide e Salomone. Passato ch'ei fu, la campana della chiesa -d'Aquisgrana diede il segno dell'esequie sue solenni, e fu sepolto nel -monumento da esso fattosi rizzar sotto gli occhi suoi, e accostumatosi -da lungo tempo al pensier della morte, corcavasi tranquillamente -nell'ultima sua dimora. - -Eterna rimase indi fra i popoli la memoria di Carlomagno, nè sol come -signor supremo e imperatore, ma sì ancor come santo, e i breviarii -della Chiesa germanica, conservano ancora certe orazioni a san -Carlomagno; tale si è l'effetto dell'ammirazione e della gratitudine -dei popoli, nè il progresso dei tempi altro fa se non mutarne le forme. -Al medio evo, quando un uomo avea sfolgorato in mezzo a ogni maniera di -gloria, era fatto santo, e la Chiesa il collocava nel suo panteone, nè -certo alcuno meritava più quest'onore del principe che fondò la potenza -e la costituzione germanica. Vero è però, che in quest'entusiasmo per -un'umana creatura, la Chiesa non perdea mai d'occhio lo scopo morale, -però ch'ella compier ben sapeva ogni mandato suo. Carlomagno non aveva -in vita osservato mai troppa castità nei domestici suoi costumi; egli, -all'usanza di tutti i Germani, avea prese e lasciate le mogli a suo -libito, e parecchie concubine aveano accomunato il letto con lui; -or la Chiesa gli perdonerebbe ella queste scostumatezze? E non ci -sarebbe anche qui qualche leggenda composta a far trionfare l'unità del -matrimonio? e l'uomo carnale, perchè grande e potente, avrebbe libero -l'adulterio e il concubinato? Mainò; la Chiesa aveva anche in ciò le -sue giustizie, nè la perdonava a niuno, per grande e forte ch'ei fosse, -e a quel modo che quando Carlo Martello spogliò i pacifici coloni ed i -cherici dei beni loro per distribuirli a' suoi guerrieri, si ebbe una -spaventosa leggenda che lo infamò, e inseguì la violenza fin dentro -al sepolcro, così, col medesimo rigore frecciossi il concubinato -nell'alto personaggio di Carlomagno stesso, e un santo monaco, di -nome Vettino, ebbe una visione alcuni anni dopo la morte di lui, nella -quale gli comparve il signor dei Franchi in mezzo alle ardenti fiamme -del purgatorio, e questo per aver carnalmente peccato con più mogli -ad un tempo e concubine. Ben poteva la Chiesa innalzar Carlomagno, ma -non volea nel medesimo tempo che quest'esempio dell'uom prepotente, -che sprezzava le leggi della morale, avesse pur troppo ad operar sui -costumi della intera società cristiana. - -Curiosissimo e rarissimo è nella storia il caso di quest'impero -carolino, smisurata fondazione, preparata innanzi con tante cure -e fatiche, che cade e si scioglie quasi subito dopo la morte del -fondatore. Nulla predisposto avea quest'ampio concetto, e nulla -ne rimase poi che la robusta mano di colui che il teneva, si trovò -inaridita nel sepolcro. Carlomagno passa per mezzo alle generazioni, -senza lasciare altre orme che una lunga striscia di gloria, e -un'incancellabile ricordanza; nè gli elementi della società di -que' tempi, e lo sminuzzamento feudale che a gran passi avanzavasi, -consentivano punto una podestà centrale e suprema. Carlomagno avea -fatto violenza alla natura stessa delle consuetudini di tanti e sì -diversi popoli, da lui a viva forza, raccolti sotto lo scettro suo; -egli voleva l'unità; e tutto intorno a lui inchinava alla divisione; -egli avea innalzato un gran monumento sì, ma caduche ne erano le -fondamenta. - -Piacemi di ripeter questa grande verità storica: spesso nella vita -della società appare un uomo di mente suprema, ed egli può far -trionfare un'idea grande, gigantesca, far forza a tutti gl'interessi, -a tutte le consuetudini; egli ha una meta, e cammina diritto ver -quella; fin ch'ei vive, e regna, e ha la forza in mano, la società -si curva, e può patire e immolarsi, per così dire, a questo grande -idolo; ma non sì tosto questo forzato culto svanisce, e l'uomo che ha -concetto il gran pensiero è sotterra, ella ritorna, per moto naturale, -alle sue consuetudini, e ogni popolo ripiglia le sue leggi ed i suoi -costumi[120]. Così avvenne dell'impero di Carlomagno, egli accozzò e -raccolse insieme mille diversi popoli, e li tenne fermamente sotto il -suo freno, tanto ch'ei consumò tutta la vita a reprimer continuamente -nazioni che si agitavano, e quasi gli fuggivan di mano. In somma, -l'opera da lui creata era tutta personale: le forme dell'impero di -Costantinopoli, e l'ordinamento centrale d'un impero d'Occidente -erano cose estranee agli usi germanici, ed appo i Franchi, tante -eran le leggi, e tanti i capi, quanti i popoli. Dove anche Lodovico -Pio fosse stato un uomo di mente altissima, sarebbesi egualmente -formata contro di lui una reazione di sminuzzamento e dispergimento, -se mi si passi questo modo di dire. Il fascio di tante e sì diverse -nazioni era mal costrutto, nè i capitolari erano un legame bastante. -Quei principii di unità e di centralità ceder doveano innanzi ad ogni -contratta consuetudine, chè non si pestan mica i popoli così a profitto -d'un'idea; cessa colui che l'ha concetta, e l'uso rimane, tanto egli è -potente! - -La creazione d'un impero d'Occidente, concetto d'un uomo di mente -altissima, non istette perchè mancavano gli elementi primi. Le memorie -di Roma non erano forti sì da contrastar contro gli usi locali -e l'amministrazione, tutta a ritaglio, delle nazioni germaniche; -l'istituzione ambulatoria dei _messi regii_ mirava bensì a introdurre -la centrificazione del governo, ma ella non durò che brevissimo tempo. -I capitolari stessi, leggi generali com'erano, si trovaron costretti -a riconoscere il principio della personalità delle consuetudini, -e la rispettarono, contenti a poche addizioni; nè i messi dovean -cozzar cogli usi antichi de' luoghi, i quali usi moltiplici erano e -per ogni dove, come nella civiltà primitiva; in una parte la comune -dei Galli, in un'altra il municipio romano, e dove un monastero co' -suoi diritti regolati da un diploma, e dove un altro dipendente dalla -giurisdizione del vescovo. Il gran fine della centrificazione, quello -è di tutto piegare e ridurre a un'idea ferma, ed ecco che proprio -in questa società s'incontrano mille intoppi, sì che Carlomagno è -obbligato ben anco di ammetter le leggi dei Sassoni, dei Franchi, dei -Romani, dei Longobardi. Or come fondar così un governo che procede -da un'idea comune? Allato dunque dell'unità ci ha un dissolvente; un -impero alla foggia romana in mezzo alle popolazioni germaniche non -era altrimenti possibile, perchè come porre ad esecuzione questo gran -concetto che avea per fine il governo del mondo, per mezzo dei Barbari -che tagliavano ogni dì questo nodo dell'impero col fendente della loro -spada? Unire era la massima de' Romani, disciogliere era il costume -dei Franchi, e niuno cambiar può le inclinazioni dei popoli. E lo -stesso potentissimo imperatore può egli levarsi d'intorno interamente -la scorza germanica? Egli non trovasi ad agio suo se non nella vita -errante, l'impero, in sulle prime, altro non è per lui che un gran -cumulo di conquiste; e il rimanente vien come frutto dell'avere -studiato del mondo romano; l'amor suo per le grandi cose gli fa -nascere il desiderio d'applicare, a quella barbara società, le massime -dell'impero de' Cesari; l'amistà sua coi papi gliene porge i modi, e -il capo degli Austrasii è salutato col nome d'imperatore e d'Augusto. -Ma questo titolo in lui non si assume, nè da lui si trasmette se non -nominativamente, però che Lodovico Pio vede in breve sfuggirgli di mano -lo scettro pesante troppo che Carlomagno gli avea confidato nella dieta -d'Aquisgrana. - - - - -CAPITOLO X. - -LA CITTÀ E IL DIRITTO PRIVATO CARLINGO. - - La città romana, la gallica, la franca, la germanica, la - longobarda, la gotica. — Il vescovo. — I difensori. — I collegi - delle arti. — I conti. — I giudici. — I vidami — I prevosti. — Gli - avvocati. — I centurioni. — Gli scabini. — I buoni uomini — Diritto - privato. — La vendita. — Atti di manumissione. — La locazione. - — Il testamento. — Formole e processure. — Il giuramento. — La - testimonianza. — Le prove del fuoco e dell'acqua. — Azione della - Chiesa. — Origine del diritto feudale. - -768 — 814. - - -L'imperatore d'Occidente moriva, e quali orme lasciava egli mai del suo -governamento, quali istituzioni durar doveano dopo di lui? L'impero suo -abbracciava tante e sì diverse popolazioni, ch'egli è troppo difficile -notar sicuramente e sceverare le istituzioni private di ciascuno dei -popoli che ubbidivano a' suoi capitolari. Ben si può nel corso dei -secoli trovar le orme di quelle lagrimevoli inondazioni de' popoli che -vengono l'un dopo l'altro a distruggere le civiltà; ed anche raccoglier -si possono gli atti principali della legislazione politica del -passato; ma i fatti della vita privata dove trovarli, e come coglier le -domestiche consuetudini delle nazioni? Or dunque ch'io ho accompagnato -il vecchio imperatore fino alla tomba sua d'Aquisgrana, parmi cosa -essenziale cercare il popolo e la città in mezzo a questa confusione, -e doversi risvegliare, a dir così, le consuetudini del diritto privato -caroliniano; e alla guisa che fan gli antiquari, i quali spesso -riedificano gli antichi monumenti, come a dire il Partenone di Atene e -i templi egiziani, e compongono superbi frontoni con pochi rottami di -marmo e con la polvere delle doriche colonne; così io mi farò ardito di -fare il medesimo lavoro quanto ai costumi privati del secolo ottavo, e -di rivolgere per l'ultima volta quella spenta civiltà. - -Queste città, che noi vediamo oggidì sì frequenti di popolo, sì -ricche di edifizi, ebber quasi tutte un'origine antica che collegasi -con le morte generazioni; da Roma ebbero principio le più delle -maggiori città, recando essa in ogni luogo le sue leggi e la sua -politica dominazione. Suo sistema fu sempre quello delle colonie -militari; in ogni punto dove le sue legioni recavan le armi, esse -fondavano città, ed edificavano per l'eternità. Pigliate ad esempio -l'antica città d'Arli, superba de' suoi circhi e de' suoi teatri -che si specchian nel Rodano; essa riconosce la sua fondazione dai -veterani della sesta legione. Così Beziers, sotto l'ardente sole della -Settimania, fu anch'essa un alloggiamento della settima legione, e -così Frejus, così Orange, ornata tuttavia dell'arco suo trionfale, -furono edificazioni di quei veterani, signori del mondo. Ben cento -città delle Gallie riconoscono l'origine loro dalla grande città, -dalla _urbs Roma_, tuttor sì magnifica nelle memorie sue. La colonia -romana era generalmente piantata in una pianura in mezzo a un suolo -ridente, non lungi da qualche fiume d'altero corso: le città, edificate -alla stretta, largheggiavano nei monumenti pubblici, nei circhi, nei -teatri dove sedean comunemente venti migliaia di spettatori; ivi era -il pensier della patria, la grandigia del nome romano; il bagno, il -convito, il foro costituivano la vita sociale. - -La Gallia era di questo modo coperta di città romane, ma poi quanto -mutata d'aspetto! Solo chi lasciando il romoroso soggiorno di Napoli e -la via di Toledo, assordata dalla stridula voce dei Lazzaroni, siasi -talvolta avviato per la strada di Torre del Greco o di Portici, per -dirizzare indi il solitario suo cammino verso le rovine di Pompei, -coperte dalle lave del Vesuvio, può formarsi un giusto concetto della -città romana con la sua via sparsa di tumuli, le sue case magnifiche, i -suoi bagni, i suoi triclinii, i suoi mosaici, i suoi freschi, dipinti -con sì vivaci e splendidi colori! Chi scorre il tempio di Giove, -con quelle sue superbe colonne, il foro, i teatri, le cantine piene -d'anfore, ben può dir seco stesso: «Tali esser doveano le colonie -d'Aquisgrana, d'Auxerre, della greca Marsiglia, di Narbona e di Nimes!» - -Allato della città romana, tu trovavi dal Reno alla Loira ed al Rodano, -sparsa una moltitudine di città di origine affatto gallica, che la -vita presso alle foreste era grata a quelle celtiche popolazioni che -innanzi abitavano l'ancor vergine suolo. Le descrizioni che ce ne -rimangono, dipingon queste galliche città, come strette, rannicchiate, -informi, con rozzi edifizi, somiglianti a quegli ammassi di pietre che -s'incontrano ancora in Sardegna, e si additano col nome di _monumenti -ciclopici_: non erano tanto città quanto borghi e villaggi in cui -raccoglievansi le popolazioni sotto il loro capo. La casa gallica -non altro era che una capanna, ed i templi eran costrutti di pietre, -con sovrapposti sterminati macigni, ai quali si dà tuttavia il nome -di _tavole delle fate_. Le città erano quasi tutte situate presso a -un bosco solitario, all'ombra folta degli alberi; infatti l'annosa -quercia, coperta di vischio e della ruggine dei tempi, non era forse -l'albero sacro? Poche eran le città, che al tempo dei Carolingi, ancor -durassero nella loro originale purezza; pur nondimeno alcune borgate in -Bretagna conservato aveano l'incolto aspetto e l'impronta dell'antica -patria gallica. I capitolari fanno anche menzione delle città che si -governavano con la originaria legge delle Gallie. - -I Franchi, solerte e bellicosa gente, non situarono altrimenti le -città loro nella pianura bagnata e fecondata dal fiume; ma diedero la -preferenza alla regione alpestre, alle balze scoscese, che consentivan -loro d'innalzar muraglie inaccessibili e torri dove giunger non potesse -il dardo nimico benchè da vigoroso braccio scagliato. Vivendo essi -di guerra, come viveano, più che altro cercar doveano la difesa, e -quindi alloggiavano, come l'aquila e il falco, in sul sommo de' monti. -Ond'è che quasi in ogni luogo dove duri qualche orma del passaggio dei -Franchi della Neustria e dell'Austrasia, tu vedi qualche resto di muro -in cima alle rupi, sotto alle quali, coll'andar del tempo, si venne -formando un pacifico villaggio. Le vie di queste città franche erano -strette, le case stipate: alcune fonti, saltando di sasso in sasso, -attraversavano rapidamente le vie; le mure antiche eran costrutte col -cemento romano, la chiesa formava il centro; una piazza comune serviva -a raccogliere gli abitanti; qualche resto d'ampio selciato, nascosto -sotto i veprai, addita tuttora l'antica via romana; appena è qualche -traccia di sentiero su quel ripido pendio, nè su quegli alti gioghi -altro più vedi che qualche uccello da preda volare, mandando acute -strida, tra le fessure e i rottami delle muraglie appiccate ai fianchi -del monte. - -La città germanica molto non diversava dalla città franca; i due -popoli derivavano infatti dalla stessa origine, nè l'Austrasio punto -distinguevasi dall'Alemanno schietto; essi erano, come dir, due vecchi -fratelli che si prendevan per mano. Il Franco tuttavia erasi meglio -stabilito nelle Gallie che non i popoli germanici sulla terra, però -che i Sassoni, ancora si ricoveravano sotto la tenda, nè avevano città -proprie, e amavano di stabilirsi con le famiglie e gli armenti, in -questa o quella situazione, sì che il viver loro, era più che altro, -un continuo campeggiare. In Germania, le fondazioni monastiche furono -i primi elementi delle città politiche e commerciali, testimonio -Magonza, la sede vescovile di san Bonifazio. Appo i Longobardi, siccome -quelli che aveano un'indole più colta, la città prese un andamento -rapido, nè mai tribù alcuna ebbe, più facilmente di que' popoli, a -provar l'azione delle idee civili. Se in Lamagna dir si può che tutte -le città riconobber l'origine loro dalla predicazione cristiana, -il medesimo non è a dirsi dei Longobardi, i quali molto crearono, -e stabilirono e fondarono; Milano e Pavia furon quasi opera loro; -i monumenti d'architettura pigliarono per essi una forma speciale e -originale, sorta di miscuglio dello stile romano e del gotico concetto. -I Longobardi e i Visigoti furon le due frazioni dei popoli barbari -che più si segnalarono per la somma facilità degli edifici loro, e per -l'accettazione delle usanze romane. - -Il governo dei vescovi visigoti fu un modello d'ordine e di -costituzione. Le città della Settimania risplendettero al pari delle -medesime antiche città fondate da Roma, senza nulla di barbaro, salvo -l'arianesimo che fu inesorabile contro i monumenti dell'arti belle; se -non che quando i Saraceni vennero con le loro invasioni a minacciar -quelle contrade, i difensori fecero riparo a sè di quelle ruine, e -gli antichi templi di Giove e di Venere della città di Arli servirono -a ristaurar le mura per difesa della città; il marmo dei circhi fu -adoperato a edificar le chiese; le statue degli dei furono infrante, -e i sepolcri romani serviron di deposito alle ossa del vescovo, o -del santo martire. Così le città della Gotia restaron romane, solo -il bisogno della difesa e lo spirito cristiano, modificandone così un -poco l'antica struttura; le contrade si fecero anguste e più tortuose; -le mura furono innalzate a spese dei monumenti antichi, e la via dei -sepolcri servì al cimitero cristiano. Anche l'influenza dei Saracini -dovette modificare alquanto il primo aspetto delle città romane, della -Gotia, chè i costumi dell'Oriente fanno desiderar l'ombra, in quella -guisa che l'Arabo cerca il rezzo della palma nel deserto, e quindi -per difendersi dal sole si ebbe ricorso alla forma quasi orientale -delle case che vicendevolmente prestavansi l'ombre dei tetti loro, e -si piantarono ruine sopra ruine, però che ciascuna invasione era un -guasto. I Saraceni introdussero nelle città del Mezzodì e della Spagna -l'architettura dei minaretti e delle moschee, che il secolo decimoterzo -vide perfezionata. - -Numerose popolazioni eransi ricoverate in queste città, e il metodo -delle ville carolingiche avea raccolto grandissima moltitudine di -operai ed altri uomini di diverse professioni, che in quei poderi -lavoravano d'ogni mestiero; ma pur l'artiere preferiva il domicilio -della città, siccome quella che godea vari privilegi, ed era difesa -da mura. Ciascuna città infatti, aveva i suoi magistrati, i suoi -difensori, i suoi collegi delle arti, con preminenza dell'autorità -episcopale sull'altre autorità tutte. Bello sarebbe descriver la storia -dell'episcopato nei tre primi secoli delle barbariche invasioni; -il vescovo era il conservatore del diritto municipale, l'uomo tutto -città, il magistrato vigilante che la preservava da ogni flagello, il -suo procuratore, il suo negoziatore; all'avanzarsi degl'inesorabili -vincitori, il vescovo usciva incontro a que' Barbari, trattava e -patteggiava pe' cittadini, e tanta era l'efficacia della sagace sua -mediazione, ch'egli ottenea quasi sempre di far sotto il pastorale -inchinare il capo ai più altieri Sicambri. Leggete le storie di -Prudenzio, di Sidonio Apollinare, di san Remigio, e vedrete que' nobili -magistrati del gallico municipio difender la città, i suoi privilegi, e -salvar più d'una volta la libertà e la civiltà del popolo. - -Il vescovo, in questa sua prevalenza nella città, era sussidiato da -una quantità di ufiziali eletti fra le varie condizioni del popolo, -che sotto il titolo di _difensori_ e d'_avvocati_, tutti concorrevano -a formare il municipio romano; nè punto è a dubitare che un difensore -del municipio ci fosse pure al tempo de' Carolingi, quel medesimo -che poi sotto la terza stirpe prese il nome di _maire_[121]. Insiem -con esso i centurioni, i giurati, eletti del popolo, amministravano -la cosa pubblica, a modo dei tempi antichi delle colonie, intanto -che i conti erano i rappresentanti dell'imperatore, e i pubblici -magistrati, ad imitazion dei prefetti del reggimento romano. Coteste -forme municipali erano in ogni luogo sotto i Carolingi ben prima del -sedizioso irrompere del Comune, ed erano pe' cittadini un aggravio -piuttosto che un privilegio, non potendo alcuno esimersi dagli obblighi -della curia sotto i vidami, i prevosti, gli scabini, i buoni uomini o -i savi, che tutti esercitavano press'a poco i medesimi ufizi. La massa -del popolo avea conservato le consuetudini romane; ciascun individuo -manteneva la personalità sua, e reggevasi con la sua legge; solo la -division generale, sotto i centurioni e i decurioni, rimanea come forma -di governo pel corpo della società, chè ben era necessario vi fosse, -accanto della podestà municipale, un'autorità che venisse a confinar -coi conti e coi messi regi, delegati del principe. - -La personalità delle leggi seco traeva sostanzialmente quella delle -consuetudini; poche tra le formole municipali son quelle che si -dipartano dalle regole proclamate dal codice teodosiano, e tutte ne -serbano il colore. Gli atti della vita e dell'avere procedevano dai -codici promulgati dai Romani, e ti basta legger le carte e i diplomi -di quei tempi, per indi persuaderti che il diritto teodosiano regola -pur sempre le private transazioni, quelle in ispezialità che si -riferiscono alla terra. I codici, secondo che essi furon dai giuristi -classificati, comprendono tre parti distinte: 1.º le persone; 2.º -gli averi; 3.º il modo di regger questi ultimi, e di trasmetterli. La -qual classificazione troppo esatta era e troppo filosofica per l'uso -dei Barbari; l'invasione avea per ogni dove gittata una grandissima -confusione, ogni popolo era affezionato a' suoi privilegi; il Franco -alla legge salica e alla ripense, il Visigoto a' suoi concilii -diocesani, il Romano al suo codice teodosiano ed alle decretali; e pur -nondimeno siffatta classificazione reagisce sullo stato generale della -società. - -La legge de' cherici, quasi sempre uniforme, veniva dai papi e dai -concilii; il tutto consistea per loro nella vita religiosa: battesimo, -matrimonio e morte. Niuno pone pur dubbio che non ci fossero a quel -tempo classi nobili; ce ne avea nelle città e nelle colonie, e ne -formavano il senato, ed esercitavano quasi sole gli ufizi supremi -del municipio. Le idee di famiglia e di trasmissione delle stirpi, -potenti erano appresso i Germani; gli uomini liberi erano tributari, -o interamente franchi. Ma senza contrasto poi, la schiavitù era -dappertutto, e formava come uno stato sociale; quando gli uomini liberi -recavansi alla guerra, i coloni e gli schiavi restavano a coltivar la -terra, e i vinti erano posti in catene dai vincitori; tale essendo -a que' giorni la legge inesorabile della vittoria. Ancor ci durano -alcune formole di emancipazione o manumissione, da cui sappiamo che -quest'atto di franchigia facevasi in chiesa o dinanzi alla curia, e -per solito la formola con cui faceasi libero lo schiavo, era questa: -«In nome di Dio, e per rimedio dell'anima mia, io voglio che questo -servo sia fatto libero; onde qui dinanzi alla chiesa, in presenza de' -sacerdoti, ed appiè dell'altare io lo sciolgo da tutti i vincoli della -servitù per modo che, oggi e sempre ei sia tenuto come nato e procreato -da parenti ingenui.» Queste manumissioni assai si multiplicarono sotto -il regno di Carlomagno, in tempo che la schiavitù era il diritto -comune, l'affrancamento l'eccezione, nè la vendita dell'uomo era -per nulla contraria alla legge civile, lo schiavo essendo cosa del -padrone. In una di queste formole, quasi contemporanea, si legge d'un -bambino trovato di notte alla porta della chiesa, il quale, mercè un -prezzo pattuito, è venduto a un Franco, che lo alleverà e il terrà -poi cosa sua. L'origine di questo bambino, ch'erasi trovato ravvolto -in pannicelli _sanguinolenti_, era ignota, e interrogatine i vicini, -nessun seppe additarne il padre, onde colui che l'avea trovato il -vendeva ad un altro alle dette condizioni. - -Il matrimonio era un atto al tutto cristiano, e la Chiesa -raccomandavane l'unità, ma la legge romana consentiva il divorzio, -chè secondo i giureconsulti del Foro, la moglie altro non era che -la schiava, e anzi _la cosa_ del marito. «Egli è certo, dice una -formola, che questa donna, anzichè essermi di sollievo, altro non fa -che annoiarmi; noi diventiamo l'un dì più che l'altro nemici, e però -non possiamo più vivere insieme; siam quindi venuti dinanzi ai buoni -uomini (la podestà) per separarci di comune accordo, in modo che s'io -voglio tôrre altra donna, io possa liberamente farlo, e così ella tôrre -altro marito.» Quest'atto di divorzio sì freddo, scritto in termini sì -asciutti, bastava a disciogliere il matrimonio. Oh! quanto più nobile e -più soave questa unione quando marito e moglie viveano in comune! Essi -potevano allora farsi reciproche donazioni: «per contraccambiarci, come -dicean le carte, una vicendevole testimonianza d'amore, noi ci facciamo -in iscritto questa donazione affinchè gli eredi non abbiano nulla ad -opporre. Io t'ho sposata col consenso de' tuoi parenti e dei nostri -amici comuni, onde mi piace di donarti parte dei miei beni, il che io -fo qui in presenza della podestà civile e della Chiesa.» - -Il testamento era pur esso un atto personale della libertà, non essendo -lecito ad alcuno il testare se non era libero, e questo facevasi in -presenza di testimoni, e spesso pubblicamente, in cospetto della città -medesima. «Il presente testamento fu fatto da me, e sarà, dopo la -morte mia, riconosciuto legittimo al sigillo ch'io vi posi dinanzi ai -magistrati municipali della repubblica nella basilica di San Profetto, -da me stesso fatta edificare, e alla presenza dei nobili e del popolo.» -Dove si vede conservata la formola dei testamenti romani, il diritto di -testare essendo, per così dire, una facoltà politica che collegavasi -col diritto di città; con che spiegasi il concorso dei magistrati a -ricevere e convalidare il testamento. Il possesso d'uno stabile non -traeva seco la facoltà di tramandarlo dopo morte, e solo per indulgenza -speciale il diritto romano lasciava che il possesso continuasse anche -uscito di vita il possessore. Talvolta il testamento disponeva della -totalità de' beni con pia intenzione, e diceva: «Io Rufina, rimasta -vedova senza figliuoli, lascio al carissimo mio fratello, Eufemio -abbate, la parte dei beni avuta da mia madre, onde participare delle -sue orazioni. Al quale effetto, io, sua sorella Rufina, ho firmato il -presente testamento.» - -Il possessore dello stabile potea spodestarsene in due modi: per -trasmissione a titolo oneroso, che era la vendita, vale a dir la -cessione per prezzo della cosa posseduta, o per donazione, che era -un atto consimile, a titolo gratuito. Le formole romane regolan pur -sempre le vendite sotto la prima e la seconda stirpe, e v'intervengono -con ogni lor minuto accessorio, e con le parole sacramentali. Il -codice teodosiano regola i contratti; e il _cartolare di Sithieu_, -che sale al secolo ottavo, comprende parecchi atti di vendita, nei -termini seguenti: «Al venerabile in Cristo padre Ardrado, abbate del -monastero di Sithieu compratore, io Sigeberta venditrice. Per queste -lettere fo fede io, che non per imaginario diritto, ma per mio proprio -volere, ho al medesimo e al suo monastero venduto lo stabile chiamato -_Frisigen_, riservandone a me la misura di circa una giornata; salvo -la quale, campi, case, boschi, prati, pascoli, tutto, è come sopra -da me venduto al detto monastero pel prezzo di cento soldi d'oro, per -modo che diventi interamente proprietà sua. Che se io o alcuno de' miei -eredi, ciò che io non credo, ricorrer volessimo contro questa vendita, -essa rimanga pur tuttavia, per cura de' magistrati, inviolabile. Fatta -pubblicamente nel monastero di Sithieu a dì 10 giugno, l'anno ventesimo -del regno di Carlo nostro gloriosissimo signore.» La quale scrittura, -minutissimamente particolarizzata, porta chiaramente l'impronta del -diritto romano; tutto ivi entro è notato, la misura, il contenuto, la -derivazione, il prezzo; d'onde si vede che il codice teodosiano e le -decretali esercitavano una grandissima autorità sui giuristi e sulle -forme di quei tempi. - -La donazione spontanea, sì alle persone e sì alla Chiesa, deriva -sempre la forma sua dagli statuti dei codici stessi, e viene inscritta -nel cartolare del monastero, o nei registri pubblici della città. -«Io dimando, a voi eccellente difensore, ed a voi laudabilissimi -municipali, di render pubblica la mia donazione.» Ed i magistrati -rispondevano: «Qua la carta che hai scritta. — Eccola, è una donazione -ch'io fo ad un Musicissimo uomo.» Dopo di che il donante recitava la -scritta nelle volute forme, e se tale scritta di donazione era a favor -d'un monastero, la formola era quasi sempre la seguente: «In nome di -Dio, io e la moglie mia doniam queste cose al monastero, e ne facciamo -ad eterna memoria questa scritta:» ovvero: «Io Folberto, con questa -carta di donazione, dichiaro che pel riposo dell'anima di Ebertana mia -madre, dono un prato o una terra al monastero, ecc.» - -V'eran formole altresì pel mandato, per l'immissione in possesso -dell'eredità, e per tutti gli altri atti della vita pubblica e privata. -La società posava sopra un gran simbolismo siccome a' primi tempi -di Roma, e dove una gleba di terra significava la trasmissione del -possesso, dove una verghetta fatta in pezzi significava la rottura -del contratto o la divisione dell'eredità; l'anello era il segno del -matrimonio; non v'erano statuti scritti per la generalità, ma ognuno -avea la sua legge, e tutto era personale; appo i Franchi austrasii e -quei della Neustria, i figli ereditavano in parti eguali, intantochè il -diritto romano ammetteva la primogenitura e la facoltà illimitata nel -padre a diseredare i figliuoli. - -Le tre legislazioni, il codice romano cioè, le leggi barbariche e i -canoni ecclesiastici si facean guerra tra loro, però che ognuna di esse -avea uno spirito diverso dalle altre. Il codice romano, piglisi pur -come si vuole, era l'espressione d'una civiltà già molto inoltrata; -il codice teodosiano e il giustinianeo, le Pandette e le Instituzioni -fanno supporre un popolo che abbia già logorata l'energia della sua -forza nativa; nelle sentenze poi dei giureconsulti, la sapienza era -certamente assai, ma le formole, le eccezioni, le lunghiere erano -infinite. Tutt'altramente le leggi barbariche, nelle quali, ritraendo -esse dell'antica semplicità delle selve, poche provisioni bastavano -a regolare il corso degli atti in quella nascente civiltà. Quanto -al diritto ecclesiastico, i canoni e quelle che appresso fur dette -decretali, movevano da un principio di umana morale, e il diritto -canonico, togliendo le sue regole generali dalle massime del codice -teodosiano, le purificava con lo spirito cristiano; quindi la legge -romana ammetteva il divorzio, e il diritto canonico non l'avrebbe -mai consentito; l'usura era una facoltà legittimamente approvata nel -contratto di mutuo, e la Chiesa non avrebbe potuto approvarla, senza -porre in non cale le parole medesime dell'Evangelio. - -In mezzo a tutti gli accidenti di questa triplice legislazione, si vuol -notare certi caratteri generali, che le distinguono l'una dall'altra. -Le leggi barbariche posano interamente sulla composizione, e da per -tutto tu trovi in quelle il prezzo del sangue e la ricompera della -colpa positivamente statuita. Non v'ha delitto che non redimasi -mediante un'ammenda o una composizione; la società non ha rispetto -alcuno ai diritti ed alla vita dell'uomo, nè l'omicidio ha pe' Barbari -quell'orribile aspetto che tra le nazioni civili. La composizione è -il fondamento altresì dei capitolari; tuttavia si voglion notar tre -periodi pei quali passa la processura nell'ottavo e nel nono secolo. -Il giuramento ha sempre il primo grado nell'ordine delle prove e delle -testimonianze, chè in mezzo alle società primitive, quando puri sono i -costumi, e semplici gli usi, il giuramento in cospetto di Dio, è una -grandissima malleveria; la fede dell'uomo vince allora il personale -ed avaro interesse, e il dir _giuro_, è solennemente obbligarsi alla -verità. Ma nel corrompersi dei costumi, chi può fidarsi ancora al -giuramento? Esso non è più una malleveria sufficiente, ed altre ne -occorrono a guarentir l'interesse pubblico e il privato. La Chiesa -quindi, che in tutto interviene, fa di ammantare il giuramento di -grandi solennità, onde por freno allo spergiuro, e conduce l'uomo a -giurare a piè dell'altare e sulle sante reliquie, con recitazione di -preci, e fumo d'incensi, e spegner di faci, e minaccia di scomunica -contro chiunque osi violare il sacramento. Nè basta: che chi giurar -dee, non è già un individuo solo, ma egli ha da essere assistito da -altri suoi mallevadori, i quali tutti vengono appiè dell'altare, e -se sono Franchi, il numero n'è minore, però che la lealtà è inerente -alla vita silvestre; se sono Longobardi, Italiani, Romani, il numero -dei giuranti è maggiore, però che la fede di costoro è vendereccia, e -per essi il giurare diventa mestiere. Ond'è che la Chiesa ne piange; -non si può contar più su questa solennità del giuramento, essa non è -più bastevol garanzia dei contratti; moltiplichinsi pure a migliaia i -testimoni: che giova? Quando la fede è ita, non c'è più riparo, e il -giuramento non è oramai più che un accessorio del processo. - -Quindi nasce e svolgesi il concetto ecclesiastico delle prove, per -mezzo del fuoco e dell'acqua bollente; perocchè più fidar non potendo -nella fede umana, egli è di tutta necessità avere ricorso ad un modo -più efficace; e questo delle prove derivava specialmente dalla fede -grandissima che la generazione aveva in Dio e nella celeste giustizia -per l'assoluzione dell'innocente e la punizione del reo; sì che per -lei era impossibile che Cristo non intervenisse con un miracolo a -manifestare la verità. Infatti, le leggende non eran elle un poema -epico in onore dell'innocenza? Viveasi in un mondo maraviglioso, e -le realità della vita, troppo monotone, parean troppo volgari; Dio, -i santi, i martiri mostravansi continuamente per miracoli, onde la -Chiesa inferiva che l'innocenza sarebbesi manifestata alla prova. -Tutto in quelle memorabili solennità pigliava un aspetto di gravità -cristiana. Quando la pubblica voce accusava un ribaldo d'aver rubato -l'altrui: «Stringi questo ferro rovente, gli era detto, e se la tua -mano è dura tanto da tenerlo, segno è che Dio vuol provare la tua -innocenza.» E alla donna incolpata d'adulterio: «Vedi tu quell'anello -in fondo a questa caldaia che bolle? Immergivi la mano, e se tu il -ricogli senza che l'acqua l'offenda, tu sarai innocente.» Il reo dee -tutto raccapricciare all'aspetto del solenne apparato di queste prove, -e abbiamo ancora in alcuni salterii del medio evo, le forme e le preci -che accompagnavano le manifestazioni della giustizia di Dio, d'onde si -vede che quell'atto più tremendo era del giuramento stesso, più grave -di ogni promessa scritta, nè forse vi fu cosa mai che meglio di quella -consonasse con la grandezza e con la potenza del cattolicismo! Le prove -erano un termine medio tra il giuramento e il duello giudiziale, che -poi divenne la giurisprudenza, quasi unica, dei secoli di mezzo. - -Per gli ecclesiastici adunque, il giuramento sulle reliquie; e per le -deboli donne, le prove; ma per l'uomo da guerra, il combattimento, chè -egli non conosceva altra forma di processo, nè altro modo a vendicar -l'offese. Quanto più alto cercherete nella vita selvaggia dei Germani, -e tanto più vi si farà manifesto il principio del duello: «Tu m'hai -fatto danno o ingiuria, ed io mi vendico, nulla di più semplice; -vita contro vita; siamo del pari; ora a Dio ed alla forza del nostro -braccio a giudicare tra noi[122].» La forma del combattimento singolare -s'è insinuata in tutte le instituzioni primitive, solo, ne importa -notarlo, al medio evo, si son date a questo combattimento le regole -del processo. Due uomini, dopo una contesa d'onore o d'interesse, si -affrontavano corpo a corpo, è uso antichissimo, e l'Iliade stessa ci -reca esempi di duello e di vendette per mezzo del singolare certame; -ma cosa speciale è ai tempi caroliniani e massime alla legislazione del -secolo nono, che questo certame diventa indi una processura, con tutte -le regole sue partitamente stabilite. - -La legge romana del giuramento e la legge ecclesiastica delle prove -cadono quindi in disuso, nè di tutto ciò più altro resta che il duello -giudiziale, il quale non è solo una vendetta dell'ingiuria, ma sì pure -un mezzo di manifestar la ragione. «Tu hai usurpata la roba mia, la -mia terra, il mio feudo, ed io ti sfido.» E ora facevasi alla presenza -dei delegati del conte, ora con l'intervenimento della Chiesa medesima, -e di mano in mano veniva formandosi e svolgendosi un codice di doveri -e di eccezioni; la vedova, la donna, debole com'è, risponder non può -nello steccato, nè a tanto vale la tenera mano del pupillo, nè alla -Chiesa è lecito armare i suoi sacerdoti, onde tutti questi esenti son -dal combattere, ed elegger possono campioni e difensori che combattan -per loro. Tutta una legislazione abbiamo nel medio evo, relativa ai -campioni, ma essa non giunge alla maggior sua perfezione prima che -sotto alla terza stirpe[123]. - -Un certo colore di formalità caratterizza il periodo carlingo, e -ci si sente l'influsso di Roma. Noi non siamo ivi ancor giunti alla -feudalità universale, nativa, barbara; il diritto romano regge quasi -tutta quell'epoca, le carte scritte e i diplomi vi spesseggiano, -tutto si lascia e trasmette per iscritto; e quando v'è una scrittura, -non v'è più uopo di singolar certame nè di prove; nè però quegli -atti sono senza complicazioni, e le processure sono una mescolanza -del codice teodosiano e dei concilii della Chiesa. In ogni luogo -dove predomina il diritto romano, il municipio è in tal qual modo il -tribunal comune che decide tutte le cause della città; quasi tutti gli -atti si fanno dinanzi ai difensori, ai buoni uomini, agli scabini, ai -rachimburghi della città. Che se trattavasi d'un delitto interessante -la società generale, il conte interveniva, e dinanzi a questo tribunale -pronunziavasi la condanna del reo, coll'assistenza dei buoni uomini, -specie di tribunale ambulante; la liberazione dei servi, le donazioni, -i testamenti eran pur soggetti a questa registrazione nei protocolli -della città, il che ricorda il diritto canonico, i codici romani e le -forme consacrate nell'Instituta di Giustiniano. - -Di questo modo nel periodo carlingo ancor mostravasi il contrasto delle -diverse legislazioni, e nulla ci avea d'uniforme, nulla di netto. Il -territorio non era altrimenti base invariabile al diritto privato; -ognuno aveva la sua consuetudine, ed a questa individualità delle -leggi, attribuir per avventura si dee quel ritaglio infinito di codici, -che resse più tardi il diritto delle provincie. Nello studio appunto di -queste private consuetudini e nell'esame degli usi della vita cercar si -dee la storia del medio evo; sono preziosissimi documenti, e la vendita -d'un feudo o d'un caval di battaglia, ben meglio insegna lo spirito e -i costumi d'una società, che non le più ardite e speciose osservazioni -sull'indole generale della storia. Le scritture dei cartolari del -periodo carlingo sono rilevanti invero; ma lo spirito di sistema se -n'è impadronito; la teorica s'è cacciata fin dentro alle formole di -Marcolfo, per trarne regole universali, e questa superba smania di -generalizzare, non corrisponde per nulla allo spirito semplice di un -tempo che invoca il cielo con le _prove_, e il giudizio di Dio col -_certame singolare_. - - - - -CAPITOLO XI. CRONICHE, CARTE, - -DIPLOMI E MONUMENTI DEL REGNO DI CARLOMAGNO. - - Le quattro maggiori fonti delle tradizioni istoriche. — Le croniche - intorno a Carlomagno. — Gli _Annali d'Eginardo_. — I _Fatti e le - gesta dell'imperatore_ del monaco di San Gallo. — La _Cronaca di - San Dionigi_. — Il _Poeta sassone_. — L'arcivescovo Turpino. — Le - vite dei santi. — Le leggende. — Carte. — Diplomi. — Esame del - cartolare di Sithieu. — Carteggio dei papi. — Canzoni eroiche e - croniche in verso. — Tradizioni verbali. — Pellegrinaggio sulle - rive del Reno. — Riputazione di Carlomagno appo il popolo alemanno. - — Leggenda intorno a lui come santo. — Culto alla imagine di lui. - -768 — 814. - - -Il nome di Carlomagno riempiè il secolo del medio evo, più grande -ancora al tempo di Filippo Angusto che fra i contemporanei[124]. Quel -vasto intelletto, quell'uom forte signoreggia le generazioni feudali -con la memoria delle sue conquiste, del suo governo, della gagliardia -del suo corpo, delle imprese sue maravigliose; un certo che di -straordinario si mesce al regno suo, egli è argomento a una quantità -di croniche, di leggende, di canzoni eroiche, che celebran la sua vita, -le sue parole, le sue conquiste e i suoi miracoli; esse il fanno grande -in uno e santo. Nessuno fra i re delle tre stirpi ebbe a lasciare orme -profonde come le sue nello spirito dei tempi; infiniti sono i documenti -che di lui trattano; i Benedettini raccolsero più di ottocento -frammenti che a lui si riferiscono, e la raccolta del Pertz forma -da sè sola ben tre gran volumi in _folio_, tutti sopra il solo suo -regno, dove con paziente erudizione fu ragunato tutto che riman delle -memorie intorno alla persona dell'imperatore; le croniche, le carte, le -leggende, i diplomi, i sigilli, tutto in somma (salvo la storia epica -e romanzesca) trovasi accolto nell'opera di quel dotto paziente, e -tenero della sua patria, che conservar volle ogni più minima pietra del -maestoso edificio del primo de' Carolingi. - -Le croniche, che sono le fonti di maggior pregio da cui derivare la -storia di Carlomagno, possono ristringersi a quattro principali, -e comprendono rilevate ed esatte nozioni intorno alla vita di lui -come re e come imperadore; le prime di esse croniche, col titolo di -Annali d'Eginardo, sono, per via di congetture, anzichenò arbitrarie, -attribuite al cancelliere di Carlomagno; ma non v'è indizio a -chiarircene; sono annali monastici, scritti poco men che giorno per -giorno e tali che si distinguono anche per la forma, dall'opera non -contradetta di Eginardo: _La vita di Carlomagno_. Strano sarebbe -invero che dopo aver sì partitamente descritto i fatti e le gesta -del suo signore, Eginardo avesse raccolto, entro i termini medesimi, -altri annali, e replicato il suo biografico lavoro. Cotesti annali, -correttamente scritti, rivelano la monastica e la latina origine del -loro autore, e porgono tutti gli indizi d'un'opera contemporanea; gli -avvenimenti vi son riferiti giorno per giorno con iscrupolosa fedeltà, -chè lo scriver la storia in que' tempi era un dovere di religione, -un'opera di santità, nè allegavasi fatto alcuno che non fosse nella -coscienza del cronista, povero fraticello, che passava la vita a -istruirsi e a cercar di ciò che importar potea di sapere alle venture -generazioni[125]. Questa prima e maggior cronica, ch'io tengo esser -opera di qualche monaco della badia Seligenstad, fondata da Eginardo, -principia dal regno di Pipino il Breve, e giunge fino al mezzo dei -tempi di Lodovico, d'onde poi cominciano i grandi annali di San Bertino -e di Fulda, continuando così la serie delle tradizioni scritte intorno -ai Carolingi, che vengon di prima fonte dai monasteri. Gli annali -sono generalmente freddi, aridi, laconici; e accennano i fatti con -quella brevità che i sommari ed i titoli dei capi nei libri di storia; -gli avvenimenti sono raccontati così come cascano dalla penna, senza -colori, senza commenti; sono la cronologia sacra del monastero, la -serie dei tempi che scorrono dinanzi a que' padri, come il grande -oriuolo a polvere delle Ore. - -La _Vita di Carlomagno_, opera incontrastata di Eginardo, differisce -dagli annali in ciò, che questi si frammettono dei fatti generali della -società, intantochè nella vita composta dal fido amanense e cancelliere -del gran Carlo, non trattasi che della persona sua, delle sue azioni -e del suo modo di vivere; tutti ivi sono religiosamente raccolti -i fatti e detti suoi, sì che per quest'opera misurar tu puoi la -gigantesca statura sua di sette piedi, e sentir la sua voce, acutissima -in quel capacissimo petto, e apprender le prodezze del suo poderoso -braccio e le abitudini della sua vita, e tutto che fu da lui operato -dall'infanzia sua fino alla morte. Eginardo, ammiratore appassionato di -Carlomagno, ha vissuto in palazzo con lui come suo famigliare, e gode -di seguirlo alla guerra, fra mezzo alle battaglie e nella vita privata, -onde per questo rispetto, non v'è monumento che desti più viva nè più -forte curiosità dell'opera da lui lasciata, la quale fu scritta da esso -dopo la morte del suo signore, e al principio del regno di Lodovico -Pio, quasi per dare nella grandezza del padre, un grande ammaestramento -al figliuolo, e mostrare ad un imperio, che già decade, l'opera sublime -compiuta da Carlomagno. - -Dassi il nome di _Cronaca del monaco di San Gallo_ (avuta in dispregio -da molti eruditi) al _racconto dei fatti e delle gesta_ di Carlomagno, -scritto in quella badia di San Gallo poco distante dal lago di -Costanza, tanto al principe diletta, e il cronista chiamato col nome -di _monaco di San Gallo_, è uno scrittor di leggende di viva e poetica -imaginazione, che si piace di raccoglier tutti i fatti e l'epiche -tradizioni. Egli non è, a dir vero, autore contemporaneo, ma ogni -cosa ha cercato che referivasi a Carlomagno, e ogni cosa racconta di -buona fede, e se veduto non ha cogli occhi suoi propri, o udito co' -suoi propri orecchi quanto ei riferisce, l'ha tratto almeno da pura -sorgente. Da Vernebetto, un de' confratelli suoi, che visse alla corte -di Lodovico Pio, attinse quant'ei sa delle faccende ecclesiastiche, -e da Adelberto, un dei fidi leudi che seguirono Carlomagno nelle sue -spedizioni contro i Sassoni, gli Unni e gli Avari, egli ebbe quanto sa -delle faccende domestiche e militari. Appoggiato a queste autorità, -da lui molto consultate, il monaco di San Gallo reca una moltitudine -di leggende e di canzoni eroiche sulla vita domestica di Carlomagno -come re e come imperatore, ned egli è altrimenti un cronista grave e -malinconico, siccome il grido della notturna strige sul campanile del -suo monastero; ma facondo, novelliero, allegro, spiritoso; lo stile -suo è colorito, caldo come il vino di Reinfeld. Che di più poetico, -esempigrazia, del racconto della guerra di Lombardia, colà dov'ei -descrive quelle selve di lance, che paiono spighe di ferro cresciute -nelle campagne del Milanese! Il monaco di San Gallo è un po' ciarliero; -ma perchè volergliene male? Nè sprezzare si dee pur la vecchierella, -che girando l'arcolaio, racconta le storielle del suo tempo, le -leggende, i fatti e le imprese d'un uomo famoso. Io per me ho caro -di veder Carlomagno quistionar coi cantori, sgridar gli ufiziali del -palazzo, rimunerar questo, minacciar quello e tutti spaventarli con lo -sguardo suo, con la sua voce acuta e stridula sì, ma sonora, e appunto -in questa forma ce 'l rappresenta il monaco di San Gallo. Nella storia, -i più curiosi non sono altrimenti i fatti; e non son eglino tutti -sempre i medesimi al par delle passioni degli uomini e degli affetti -loro? L'importante a vedersi è l'aspetto della società. Un cronista non -racconta mai cosa estranea ai costumi del suo tempo, e che altro più -si dee richieder da lui della puntual relazione dei casi della vita e -degli usi, fra i quali egli vive? Io l'ho letto e riletto, e seriamente -consultato, il monaco di San Gallo, perch'egli mi presenta Carlomagno -nella sua vita privata, con quella sua violenta giustizia, con quelle -sue germaniche passioni, con quella sua inclinazione a frammettersi -d'ogni picciola cosa; e quasi direi perch'egli m'ha fatto conoscere -i pettegolezzi della sua corte. Nella vita di un grande, le più note -generalmente sono le grandi cose; ma spesso anche abbiam bisogno di -riposarci nelle picciole. - -Il _poeta sassone_, un de' cronisti più vivaci del regno di Carlomagno, -non iscrisse altrimenti nella lingua dell'antica sua patria. -Nasceva costui da un di que' fieri Sassoni che si opposero alle armi -dell'imperatore, e che questi disperse poscia ne' monasteri. Anch'egli -visse nelle solitudini del chiostro, dove descrisse i fatti e le -imprese avvenute a' giorni suoi, in tempo che quasi tutte le maggiori -comunità monastiche noveravan fra loro qualche religioso Sassone, -venuto di lontano a cercar ivi un porto nelle tempeste che gravavano -sulla patria sua. Il poeta sassone scrisse nel deserto la sua cronica -in versi, e comecchè poco abbia studiato gli antichi, nondimeno qualche -reminiscenza v'ha di Virgilio nel suo verseggiare. Il suo forte è il -genere descrittivo, e però gode di farci assistere a tutte le pompe -delle corti plenarie, e si compiace nel dipingere queste magnificenze -di Carlomagno; descrive tutti gli avvenimenti, la venuta de' papi, -le cacce, i conviti, la corte, la famiglia dell'imperatore, e si vede -ch'egli ha serbato l'amor delle canzoni e dei poemi eroici degli scaldi -e cantori della sua patria. Forse altresì ch'egli tolse le pitture sue -più vivaci da taluna di quelle tradizioni scritte in lingua germanica, -e il poeta sassone altro non è che un traduttore di quei canti -bellicosi che animavano i guerrieri del Reno alla battaglia. - -_Le Croniche di San Dionigi_, sì famose nei fasti della cavalleria, -niente hanno di originale, però che altro non sono se non una gran -raccolta o una ricapitolazione di annali e di tradizioni intorno a quel -tempo. I monaci nel silenzioso _scrittorio_[126] della badia reale, non -faceano già un racconto loro proprio, almen quanto ai tempi andati, -ma raccoglievano con giudizio i migliori documenti e le tradizioni -più certe del passato; ond'è che per Carlomagno e pei Carolingi in -generale, che tanto beneficarono la _reale badia di San Dionigi_, essi -tolser gli annali attribuiti ad Eginardo, de' quali il testo loro altro -non è che una traduzione fedele ed esatta, che fu poscia in progresso -di tempo trasportata nell'antico idioma francese, e le poche incidenze -che vi si trovano sono per la più parte osservazioni fatte dai -cronisti, o tradizioni tolte da altre croniche. Tutto che a San Dionigi -scrivevasi, veniva, come dir, da un'inquisizione; niente si dicea che -non fosse prima passato per lo staccio della verità, e quando un fatto -era consegnato in quelle pagine, facea piena fede in giustizia, tanto -che poi la _Cronica di San Dionigi_ divenne il giornale politico del -medesimo Carlo VI. E nondimeno in queste grandi croniche di Francia -trovò pure una nicchia la leggenda di Turpino; sì la leggenda del -famoso arcivescovo di Reims, Turpino, che gode di una sì popolare -rinomanza insieme con Carlomagno, di quel Turpino che forma pur sempre -le delizie di noi quanti siamo, amatori dei tempi antichi; di quel -Turpino sì celebrato nelle leggende dei quattro figliuoli d'Amone e -nel poema di Roncisvalle, dove il fiero vescovo, con l'elmo in capo, e -munita la mano di ferreo guanto, atterra a mazzate gl'infedeli, per non -versare il sangue umano. Tutto prova, è vero, che i fatti e le imprese -riferite in questa leggenda di Turpino, sono falsati; ma nessuno negar -può che questa istoria, scritta come fu nell'undecimo o nel duodecimo -secolo, non abbia riprodotte le tradizioni e le idee contemporanee -intorno all'impero di Carlomagno. - -Accanto alle quattro principali cronache de' tempi carlinghi vengono a -schierarsi altri antichi racconti, meno importanti, ma curiosi del pari -per la loro origine: tali sono gli annali di San Bertino, che non si -voglion punto confondere col cartolare, pia significazione dei costumi -di quel tempo; poi le gesta di Carlo il Grande, scritte in versi in un -monastero della Germania, specie di traduzione degli annali d'Eginardo; -poi la cronica del monaco d'Angoulemme, meridionale testimonianza dei -costumi e degli usi della corte di Carlomagno. Ai quali documenti -d'antica data è da aggiungersi la cronografia di Teofane, il -solo, tra gli storici bisantini, che abbia parlato un po' in largo -dell'imperatore d'Occidente. Questo Teofane viveva in principio del -nono secolo, nè lasciava d'impacciarsi nell'opera sua delle cose che -avvenivano a Roma, della fuga di papa Stefano, e dell'esaltazione dei -Carolingi fin da Pipino. Paolo Diacono, d'origine longobarda, com'egli -è, appena concede al regno di Carlomagno e dei Franchi qualche pagina -breve e concisa al par degli annali più aridi dei monasteri. Pur -nondimeno nella sua men che compendiosa relazione, egli non dimentica -i figliuoli, la moglie, la famiglia tutta di Carlomagno, per la cui -figlia, di nome Adelaide, natagli nella breve e luminosa sua guerra -d'Italia, e morta giovinetta, lo stesso Paolo scrisse l'epitaffio, e -così per un'altra di nome Ildegarda. - -Eccoci ora agli annali di Fulda, scritti nella nobil badia carolingica, -i quali comprendono le memorie della seconda stirpe, in modo che par -ch'ivi finiscano, tanto quei monaci fuldensi erano Austrasii in anima e -in corpo! O vetusta badia, più non sorgono sul suolo tuo, pestato dalla -guerra, che meste e tacite ruine, ma pure gli annali tuoi sopravvissero -ai guasti del tempo![127] Fulda e San Gallo furon le due alemanne -sorelle, che custodiron come caste figliuole gli archivi del loro padre -e benefattore. Nelle solitudini di Sant'Arnoldo di Metz, conservavansi -pure altre relazioni del regno di Carlomagno, chè ogni fatto degno di -storia era gelosamente raccolto e celebrato. Nel monastero di San Gallo -serbavasi un poema latino su Carlomagno e sull'abboccamento suo con -papa Leone, avvenimento importantissimo per la generazione, però che -indi venne la cagione e il principio di quella grande restaurazione -dell'impero d'Occidente; il papa e l'imperatore, stretti per mano, -se ne vanno a Roma, scambievolmente prestandosi la forza loro, e un -vecchio monaco di San Gallo gode di serbarne ricordo; laddove questa -fondazione d'un vastissimo impero appena provoca l'attenzione di -qualche annalista bisantino; di Costantino Manasseo, esempigrazia, -il quale, detto che papa Leone rinunziò al governo dell'antica Roma, -soggiunge: «Egli unse dalla testa ai piedi, secondo il rito de' Giudei, -il nuovo imperatore; l'antico legame con la prisca Roma fu rotto, -la spada separò la figlia dalla madre, e Roma, sciogliendosi dalla -vetustà, è tornata giovine.» - -Le _Vite dei Santi_ son pur una fonte, ch'egli è mestieri consultar -continuamente chi scrive intorno alla storia del medio evo, non già per -accettar tutto che la pietà del servo narra del padrone, a' miracoli -del quale tien dietro, ma sì per la pittura dei costumi ch'ivi trovasi -intera. E qual è il secolo che non abbia le sue leggende? Qual è l'uom -sovrano, di cui posteri e contemporanei non dican favole e novelle? -Chi non ha la sua storia romanzesca, la sua mitologia vicino alle -realità? Quando s'è riempiuto il secolo d'un nome, gli è ben d'uopo -che storici e poeti giustifichino l'ammirazion loro col raccontarne -prodigi, gli è ben d'uopo che dicano perchè posero un uomo in tanta -altezza; ond'è che se tu leggi, esempigrazia, il leggendario dei santi, -scritto dal celebre arcivescovo Iucmaro, ci trovi particolarità e fatti -della vita domestica di Carlo Martello, di Pipino e di Carlomagno; e -così l'anonimo che scrisse la vita del beato Alcuino, racconta mille -particolarità intorno alle corti plenarie e agli studi, al tempo -dell'imperatore. - -Ma il più ampio, il più ragguardevole di siffatti leggendari, si è il -libro, o per così dire il poema, sì particolareggiato e rilevante, -noto sotto il titolo di _Miracoli di san Benedetto_, scritto dal -franco Aldorano, monaco di San Benedetto. Ivi, nella lunga relazione -dell'innumerabili fatiche di quell'uomo smisurato, che fondò la civiltà -e la regola in Occidente, troverete l'episodio del conte Rodolfo e -della sua concubina, sprofondata nell'inferno, racconto che assister -ci fa a tutte le larghezze ed a tutti i donativi fatti già dai re alla -badia di San Benedetto in sulla Loira, dov'essa è navigabile; curioso -documento sul commercio dell'era carolina. Leggete ancora i _Miracoli -di san Dionigi_, scritti da un pio religioso di questa badia nel nono -secolo, e per conseguente contemporanei, e vedrete che questa leggenda -è una specie di descrizione della vita civile sotto i Carolingi. Che se -poi vi piace far cognizione degli usi germanici di Carlomagno, e sapere -i silvestri costumi della Svevia, del Reno e della Mosa, scorrete -le relazioni dei _Miracoli di san Goaro_, scritti da un monaco della -badia di Prumia, fondata dall'imperatore. Qual germanica semplicità in -quelle narrazioni! Tutto ivi, per verità, si riferisce al Santo, tutto -volge a chiamar la venerazione e i doni sul monastero; ma pure queste -leggende del bosco e del deserto ci danno assai bene a conoscere i -tempi caroliniani, e in queste vite de' santi si trovan più che altrove -le particolarità della vita pubblica o privata di quelle generazioni. -Onde chi ama le cose antiche, legga i _Miracoli di san Vandregisillo_, -abbate di Fontenelle, che contengon la storia della conversione di un -Sassone; legga la _Vita di sant'Angilberto_, abbate di San Ricchieri, e -vedrà come Berta, una delle figliuole di re Carlo, presa da grandissimo -amore per Angilberto, ch'ella vedeva esser più che qualunque altro -caro a suo padre, ardentemente desiderando d'averlo a marito, nè -attentandosi in cuor suo di dirlo al padre, fece in modo tuttavia ch'ei -lo venne a sapere. Il quale, benchè di mala voglia vedesse la figlia -sua in preda a quest'amore, pure per tema di peggio, e considerato che -Angilberto discendeva d'antica e nobil prosapia, aderì al desiderio -della figliuola, e vedrà come avutala questi in isposa, depose l'abito -sacerdotale, e lasciata la corte, venne a stabilir la sua dimora a -San Ricchieri, sdegnando le vane pompe degli onori, per vivere in quel -monastero con la sua Berta, la quale pigliò pure il velo nel chiostro -medesimo. - -La vita di Gregorio Magno, scritta da Giovanni diacono, ne rende -informati di curiosi particolari sull'introduzione del canto romano -nella Gallia, e con questi particolari appunto si viene scrivendo e -componendo la storia. «Re Carlo, scosso dalla discordanza che era tra -il canto sacro dei Romani e quel dei Galli, ne chiese la cagione, e -questi ultimi adducevano che il canto romano era stato corrotto da -arie nazionali, gli altri all'incontro sostenevano la purezza delle -loro melodie. Onde il re dimandò allora dove si trovasse l'acqua -più pura, ed ognuno affrettato essendosi di rispondere alla fonte, -il re soggiunse: — Or bene questo sia detto per noi che abbiamo -fin qui bevuto l'acqua corrotta del rigagnolo; purifichiamoci alla -fonte eterna. — Lasciò quindi presso a papa Adriano due cherici, e -quando tenne che fossero abbastanza ammaestrati, li richiamò alla sua -metropoli di Metz, d'onde purificò poi il canto di tutta la Gallia. -Se non che morti, indi a gran tempo, essi cherici, si fu avveduto che -il canto ecclesiastico nella Gallia erasi di nuovo falsato, e disse: -— Torniamo di nuovo alla fonte. — E tanto fece, che il papa, cedendo -alle sue istanze, mandò in Gallia due altri cantori, pe' quali fu -provato che il canto gallico erasi di nuovo corrotto per colpa di -chi lo esercitava, benchè i cherici di Metz fosser quelli che manco -si scostavano dal canto romano; sì che da quel tempo in poi si tiene -per indubitato, che quanto il canto di Metz s'è scostato da quel di -Roma, altrettanto il canto dell'altra Gallia s'è scostato da quello di -Metz[128].» - -Or mentre queste leggende e questi maravigliosi racconti, se hanno -qualche importanza, si è per l'orme che recano profondamente impresse -dei costumi di quei tempi, nelle carte, nei diplomi e nei capitolari -ci ha invece un'autenticità che più dubitar non lascia dei fatti e -degli atti della vita da essi testificati. Certo che in generale la -lettura di queste carte è arida e infeconda, siccome quella degli atti -rogati da un notaio, o trascritti negli archivi d'un tribunale; ma -per l'antiquario che raccoglie le reliquie del passato, son documenti -atti a porgere una nozione generale delle consuetudini civili di -una società, e due sono i risultamenti che dallo studio di essi si -ottengono: prima quello di stabilir le date, sì che più dubitar non si -può che un fatto non sia proprio avvenuto al tempo assegnato, essendo -la carta o il diploma il miglior modo a stabilir tutta la serie dei -tempi d'un regno, il principio suo, il mezzo ed il fine; poi, ciò che -ancor meglio ci guida nel curioso studio del medio evo, il riferirsi -della maggior parte di questi atti alle transazioni private in mezzo -a quella generazione. In così fatte scritture trattasi spesso della -vendita d'un benefizio o d'un allodio, o anche d'un cavallo da guerra; -e dove hai un atto di donazione d'un pezzo di terra o d'un mulino -alla badia; dove una scritta di matrimonio, e dove l'emancipazione -d'un servo con le formali consuetudini d'ogni singola nazione, in che -appunto questi atti hanno un pregio storico. Il cartolare comprende -in sè la raccolta di queste carte, titoli antichissimi a comprovar -la legittima proprietà dei beni monastici, e lo studio meditato di -quelle antiche pergamene, è, a così dire, una maniera d'iniziazione al -medio evo. I capitolari, foggiati sopra più ampie basi, sono codici -che abbracciano le consuetudini generali della società; la carta è -l'atto della vita privata dal barone sino al servo; i capitolari sono -lo statuto per ogni razza, per ogni frazion sociale, per ogni popolo, -pel dominio e per la proprietà pubblica; i diplomi procedono dai re; -le carte dai conti, dagli abbati, dai borghesi ed anche dai servi; -tutti elementi che rischiarano la storia, e stabiliscono i costumi di -ciascuna età. - -Fra le reliquie di quei tempi antichi, io trascelsi un de' monumenti -più preziosi a personificare in un sol quadro l'intera vita della -comunità monastica, ed è il _Cartolare di San Bertino_, cioè la -conserva delle carte e diplomi che costituirono e arricchirono quella -grande badia. Le potenti comunità di quel tempo non eran già solo -silenziose solitudini, in cui uomini meditabondi, al sicuro dalle -mondane passioni, attendevano a coltivar la terra, ad ampliare il -regno della scienza ed a pregare, ma sì ancora corpi politici che si -frammettevano negli affari del mondo. Gli abbati, eletti quasi sempre -dai monaci e confermati dal papa, conducevan vita vigilante ed attiva, -ed esercitavano grande autorità sull'intero corpo civile. Accadeva -egli che i pontefici convocassero un concilio per dare assetto alle -cose della Chiesa, o che il sovrano bandir facesse una dieta militare -del campo di maggio? gli abbati delle principali fondazioni monastiche -v'accorrevano colla mitra in capo e la stola al collo per deliberare -intorno alle pubbliche faccende. Francati, com'essi erano, dalla -giurisdizione episcopale, tutti gli obblighi loro eran verso Roma, -sorgente dell'unità cattolica: avean frequente, attivo carteggio co' -re e coi papi, nè trattavano solo gl'interessi de' lor monasteri, ma -venivano anche per l'esperienza loro consultati intorno ai casi della -vita pubblica; nulla faceasi anzi nel mondo senza la cooperazione o -il consenso dei capi di quelle colonie monacali che signoreggiavano la -Gallia, la Germania e l'Italia. - -I monasteri formavano di que' tempi una vera, tanto agitata, quanto -faticosa repubblica, nella quale i monaci adoperavano nella elezione -d'un abbate tutto il fervore della democrazia elettorale, con -maggioranze e minoranze, e calde ed appassionate opposizioni: nè al -medesimo abbate non era, quando eletto, troppo facile esercitar intera -l'autorità sua; e talvolta ci avean tra i monaci più vecchi di quelli -che la facean da tribuni a difendere gli antichi privilegi della -badia. L'eguaglianza più perfetta regnava dovunque tra i membri di una -stessa comunità, però che il monastero era rifugio anche ai grandi -della terra: i principi scaduti eran cacciati nei chiostri siccome -fossero prigioni di Stato, e a finir v'andarono re longobardi, capi -sassoni e conti bavari. Corbeja, San Bertino e Sant'Ovano chiusero le -ferree porte loro dietro a non pochi re di corona, i quali, confusi -colà entro fra l'innumerevole famiglia dei frati, non avean cosa che -li distinguesse dagli altri servi di Dio ricoverati dall'eremo e dalla -badia. Ora tutti questi casi e fatti erano raccolti dai monasteri, e -ne tenevano nota; e a queste note aggiungevano indi carte e allegati, -originali documenti che giustificavano le relazioni del monaco, a cui -era commessa la cura di raccogliere il cartolare, il qual monaco avea -nome, quasi dappertutto, di fratello archivista, deputato a far tesoro -d'ogni minimo titolo che si riferisse alla badia. - -Niuno v'era al medio evo che non sapesse l'antica celebrità del -monastero di Sithieu, fondato da san Bertino, non lunge da Sant'Omero. -Era san Bertino un pio monaco, nativo di Costanza sul Reno, città -romana e nido già di sapienza e di luce. Abbracciò lo stato monacale -con sant'Omero, il primo che incivilì la Fiandra, e seguíto da -parecchi devoti compagni, andossene in quella provincia, ch'ei con -essoloro toglier doveva all'ignoranza e all'idolatria. Giunti nel -paese di Terrovana, ivi per prima cosa edificarono una chiesa tutta -di muro, contro l'uso di quel tempo, che era di edificare in legno, e -la ornarono di mosaici e di colonne, e circondarono intorno di celle, -che divennero in breve tempo troppo anguste, onde ne fu spiccata una -colonia di lavoratori, la quale, guidata da san Bertino, avviossi -verso la città di Sant'Omero, dove i religiosi corsero le campagne a -cercar un ricetto e un luogo adatto alla coltura. Or mentre stavano -pregando Dio per questo, ecco venire a loro un ricco Franco, di nome -Adroaldo il quale già vecchio e senza eredi, mosso da devozione verso -san Pietro, donò a que' poveri monaci una villetta chiamata Sithieu; ed -essi vi lavorarono intorno sei o sette anni, e rizzaronvi una cappella; -poi coll'andar del tempo, il monastero andò sempre più ampliandosi, -finchè un'altra colonia venne a stabilirsi sur un monticello vicino, -fabbricandovi una chiesa ed un cimitero, e tutte queste succursali -formarono di poi la grande abbazia. - -La lista degli abbati di San Bertino fu indi tosto ricca di nomi -illustri; intantochè le altrui donazioni allargavano continuamente -i poderi suoi. Gli abbati erano talvolta di schiatta regale, cioè -figli di prefetti palatini e di re merovingi; ma nulla più valse -a innalzarla nel concetto de' popoli, dell'aver essa raccolto gli -ultimi de' Merovei. La prole dei re criniti fu cacciata in quella -solitudine, convertito il monastero così in una prigione politica, -nè più s'udì parlare di quella progenie fulminata dalla fortuna; San -Bertino fu, come dire, il sepolcro de' Merovei, e gli abbati, complici -umilissimi del nuovo lignaggio, spensero colà entro gli ultimi rampolli -dell'antico. - -Il cartolare di San Berlino appena tocca un motto di Childerico, -l'ultimo di que' Merovei che pure aveano a quella badia conceduti tanti -privilegi. «Dopo qualche tempo, dice il cartolare, il re Childerico -avendo finita l'ultimo scorcio di sua vita nel monastero di Sithieu, fu -sepolto nella chiesa di San Bertino.» Nè una parola pur di compassione -su questa morte, nè un lamento su questo re d'una famiglia scacciata; -egli è rinchiuso, e muore come il più oscuro di que' monacelli, e -appena il suo nome è scritto nella liturgia; più anzi si parla della -storia d'un abbate, della sepoltura d'un cantore, che d'un re scaduto, -però che la Chiesa è ligia al degno figliuol di Pipino. Onde Carlomagno -anch'esso ricolma di privilegi i monaci di Sithieu o di San Bertino. - -Le prigioni di Stato sotto l'impero di Carlomagno furono adunque -San Bertino, Corbia, Fontanella, Sant'Ovano, Fulda in Germania, e -Montecassino in Italia, tutti monasteri continuamente popolati di -vinti, sì che l'imperatore, ben servito, rimerita i sostenitori -dell'autorità sua col seguente diploma: «Carlo, per la grazia di Dio, -re dei Franchi, uomo illustre, esercitando la podestà nostra reale, -confermiamo i doni fatti dai nostri predecessori ai luoghi santi, -secondo la regia consuetudine. Venuto dunque alla nostra presenza il -venerabile Ardrado, abbate del monastero di Sithieu, edificato in onore -della madre di Dio e degli apostoli Pietro e Paolo, ricordando alla -real munificenza nostra quanto i nostri antenati fecero per le immunità -del monastero, fra le quali, per esempio, quella che nessun giudice -pubblico entrar possa nelle terre della badia a giudicare le cause, noi -abbiamo confermato i detti privilegi in ogni cosa che vantaggiar possa -il monastero.» Ed appiedi è il sigillo del gloriosissimo Carlo; il qual -sigillo, copiato come fu nel cartolare, rappresenta un volto grave, -perfettamente delineato, con la corona in fronte; barba folta, occhio -grande, naso di forma germanica. Che sia questo il tipo carlingo? - -Pochi anni appresso, il monastero di Sithieu ottiene un altro regio -diploma, che porta in fronte: _De venatione sylvarum_ (della caccia ne' -boschi); ed ivi Carlomagno prende il titolo di re dei Franchi e dei -Longobardi e di patrizio di Roma. «Noi confermiamo, ivi è detto, per -l'eterna nostra salute, i doni da noi già conceduti ai servi di Dio; e -però si fa noto ai presenti ed ai futuri, aver noi conceduto ad Ardrado -abbate, ed ai monaci del monastero di Sithieu, la facoltà di cacciare -nei boschi, così essi come la loro gente, sì che possano aver modo ad -uccider de' capriuoli, affin di servirsi delle loro pelli a coprire i -libri ed a far guanti e cinture, e questa facoltà s'intenda concessa -loro in perpetuo.» Onde, se gli abbati di San Bertino dimandavano di -poter con pelli ferine coprire i loro volumi, per difenderli dai guasti -del tempo, segno è che aveano già una libreria ragguardevole. Infatti -ancor giunto non era il trambusto che fu alla fine del secolo nono, nè -i Normanni aveano ancora saccheggiati e arsi i monasteri. - -Non pochi erano i libri al tempo di Carlomagno, e formavano come -a dir le reliquie dell'antica sapienza e il vanto del monastero. -Alcuni di quei cataloghi, che ancor ci rimangono, comprendono non che -tutte le opere dei padri della Chiesa, come sono san Girolamo, san -Paolo e gli altri, e le antiche e sacre scritture, anche gli autori -profani, Virgilio, Orazio e fin Ovidio co' suoi poetici amori. Ci avea -severissime pene contro chi distruggesse i libri, e quella pure della -scomunica, troppo importando il salvar que' preziosi tesori dalla -malizia o negligenza altrui. Il carteggio epistolare degli abbati -di San Bertino coi papi era attivo e continuo, e godendo eglino il -privilegio di dipender direttamente, per la loro giurisdizione, dai -pontefici romani, chiedevano ad essi consigli sui negozi del mondo, ed -in ogni cosa aveano a che fare: ne' concilii, nelle adunanze pubbliche, -nei placiti, e ci venivano colla mitria in capo e il pastorale in mano. - -Vedete voi que' marmorei pontefici corcati sopra i loro monumenti -con iscrizioni dei tempi caroliniani? Sono gli antichi abbati di -Sithieu, rosi dai secoli; ma fu un tempo in cui questi uomini potenti, -all'ombra del loro monastero, contrastavano contro i re medesimi, -custodivano i re scaduti, avean giurisdizione sovrana, e regi dominii, -e una repubblica sotto il reggimento del pastorale. Bello era veder -quei monaci darsi d'attorno, all'appressarsi dell'elezione, e opporsi -vivamente a quell'abbate, che troppo pio avesse voluto introdur la -riforma nel monastero, ponendo innanzi i loro privilegi, a cui erano -affezionati come alla vita medesima. Ma questo nome di riforma, bene -udire il facevano i pontefici più severi e religiosi, e quando i monaci -si scostavano dalla regola austera, imposta da san Benedetto, scriveano -loro: «Emendatevi, però che l'ozio è contro la vostra Regola.» E -quando essi troppo a lungo sedevano in refettorio, o non osservavano i -digiuni comandati dalla Chiesa, o violavano i canoni dei concilii, se -si abbeveravano di vin generoso, se satollavansi co' pesci del vivaio, -o con la selvaggina del bosco, i papi li minacciavan dell'interdetto, -e venerandi custodi, come questi erano, della santità de' costumi, -non pativano nè il praticar delle donne per entro alle celle, nè -la vita romorosa della caccia per le foreste. Simili riforme erano -eziandio tentate da qualche vigile abbate o austero vescovo; ma allora -che recalcitrar, che gridare! Que' religiosi che non volean saper di -riforma, mormoravano contro l'abbate dittatore, i pochi, stretti in -tempestose leghe, con lui contrastavano, e il cartolare di San Bertino -appunto a conoscer ci dà la storia di così fatti contrasti. - -Gli annali dei monasteri sono nel medio evo la parte attiva, -intellettuale, politica della storia; ma s'ha egli a porre allo stesso -ragguaglio e dare il medesimo pregio alle canzoni eroiche, vere epopee -di quell'età? Nessuna di siffatte tradizioni, ci convien ridirlo, fu -scritta contemporaneamente al regno di Carlomagno, e fatica gittata -sarebbe il cercarvi i fatti veri della vita del grande imperatore; -sono anzi ricami intessuti sull'ordito dei fatti veri, narrati -dalla cronica, dove al tutto manca la verità in quella che chiamasi -cronologia storica; gli autori di queste canzoni eroiche pigliano un -fatto, e lo acconciano a modo loro, in quella guisa che i miniatori -del medio evo dipingevano Giuditta, Oloferne e gli altri personaggi -del Nuovo Testamento, abbigliati alla foggia che usavasi al tempo in -cui miniavano! Così fanno i trovieri, e tu vedi a piena mano profusi -nelle loro canzoni i colori, e a ogni poco descrizioni di battaglie e -di costumi della vita feudale; e poichè quanto ancor ci resta di così -fatti poemi non va più su del secolo duodecimo, gli è naturale che i -trovieri da cui furono composti, gli abbiano tinti dei costumi e degli -usi de' loro contemporanei, tutti figurandoli in persona di Carlomagno. -Il fondo di tutti questi poemi è lo stesso, solo la coloritura è -diversa; le originali canzoni eroiche schierano uno stuolo di paladini -intorno a Carlomagno, e gli formano la sua pleiade; il conte Orlando, -Uggero il Danese, Olivieri, Turpino, Ganalone di Magonza, i quattro -figli di Amone e il longobardo Astolfo, sono continuamente in campo -con lui. I quali nomi furon dai trovieri tolti alle croniche per -attribuir loro quel maraviglioso che forma, come a dire, il fondo dei -loro episodi: le guerre dei Sassoni, dei Longobardi, dei Saraceni, -o i pellegrinaggi di Carlomagno a Gerusalemme o a Sant'Jacopo di -Compostella, sono i temi invariabili dei romanzi cavallereschi: vasto -campo in cui tanti prodi paladini si veggono e tante prodezze! Nè -già è che prestar si debba intera fede a queste cavalleresche epopee; -ma nell'indagine de' tempi antichi, tutti gli indizi e gli elementi -giovano a formarsi un giusto concetto della società. - -E chiunque ha in pregio la storia, non isdegni pur le verbali -tradizioni, che passarono d'età in età, e delle quali grande numero -troverà sulle rive del Reno e della Mosa, relative al periodo carolino. -In qualunque delle età alemanne egli vegga una statua colossale, con -la corona in capo e la spada in pugno, quello è Carlomagno; se in vece -sia un dipinto, foss'anco un avanzo d'un san Cristoforo dell'Olbein, -esso è pur Carlomagno! La polvere delle ruine ha sepolto i monumenti da -lui edificati, salvo poche reliquie che rimasero in piedi: Carlomagno -fu quello che pose la prima pietra di questo coro della basilica -d'Aquisgrana; vedete quel sepolcro coperto d'un'ampia lapide? ivi -dentro egli posava con giunte le mani; quel sedile di pietra gli è -il medesimo in cui sedeva alle corti plenarie; questo cerchio d'oro, -questa corona era quella di Carlomagno; quest'arca benedetta chiude -le sue ossa; le foreste della Mosa, della Mosella, del Reno udivano i -nitriti de' suoi cavalli e i latrati de' suoi cani; que' castelli colà -oltre, sul monte, le cui ruine si confondono coi poggi indorati dalle -viti, furon le sue dilette dimore, però ch'egli avea caro di spesso -visitare Magonza, la sede episcopale di san Bonifazio. A Francoforte -ancor durano alcune vestigia del suo palazzo; la via in riva del Reno è -tutta carlinga, e tu vi spiri un aere tutto pregno di ricordanze, che -tutte ti richiamano il grande imperator d'Occidente; le instituzioni -germaniche, le leggi, le pompe, le feste, tutto si riferisce a -Carlomagno, il fondatore di tutto ciò che v'ha d'antico e di grande in -Franconia, in Svevia, in Turingia, in Baviera, nella Belgica, dal Reno -fino alla Sala. - -Ond'è, o grande imperatore, che le generazioni del Reno ti -santificarono e posero la tua vita nelle leggende, e tu divenisti -per le semplici popolazioni dell'Alemagna san Carlomagno! Or quando -a Colonia, ad Aquisgrana, a Magonza, vedi un santo muoversi nella -sua nicchia, e odi suonar gli orologi, e gli inni rimbombar sotto -quell'ampie volte, tutto è per Carlomagno. Scorri le liturgie tedesche, -e ci troverai l'imperatore onorato qual santo; leggi la bolla d'oro, e -apprenderai che da esso derivano tutte le leggi germaniche. Le imagini -di Carlomagno son ivi adorate al pari delle reliquie; si cerca ivi il -suo cranio, le sue ossa, le sue pietre, le sue fondazioni, e il suo -nome riempie di superba compiacenza gli abitanti del Reno. - -Il popolo che si ristora alle tepide sorgenti d'Aquisgrana, nel -discendere gli scaglioni che mettono alla bollente fontana, e -nell'appressarsi la tazza di cuoio alle labbra, pensa a Carlomagno; -quella calca che trae al giubileo della chiesa d'Aquisgrana, -nel tempo che si espongono le reliquie alla vista di migliaia e -migliaia di pellegrini venuti di Baviera e di Svevia; quella calca -che inginocchiasi e prega, s'inginocchia e prega dinanzi al grande -imperatore; e il navicellaio del Reno, nell'intonar le sue tedesche -canzoni, le tradizioni o leggende d'amore, agitato è pur dalle memorie -di Carlomagno, di Berta _dal gran piè_ sua madre, di Emma sua figlia, -la nobile amante di Eginardo, il protettore della badia di Sellinstad, -le cui ruine dinanzi a lui si dileguano fra le ultime nebbie della -sera. Di questo modo se avvien che un grande nome si stampi nella -storia d'un paese, tutte le tradizioni vengono a congiungersi a quello, -ed esso diviene il vanto, la poesia, la forza morale d'una nazione! - - - - -CAPITOLO XII. - -INDOLE E CARATTERE LETTERARIA DEL PERIODO CARLINGO. - - Opere letterarie di Carlomagno. — Frammenti delle sue lettere. — - Suol versi. — Biografia d'Angilberto. — Landrado, arcivescovo di - Lione. — Agobardo. — Turpino, arcivescovo di Reims. — Teodolfo, - vescovo d'Orleans. — Adalardo, abbate di Corbia. — Angesiso, - abbate di Fontenelle. — Felice, vescovo di Urgel. — San Benedetto - d'Antano. — Altri scrittori oscuri. — Gli studi alla fine - dell'Impero di Carlomagno. — Quanto ei fece a favor delle lettere - e delle scienze. — Teologia. — Filosofia. — Scuole e biblioteche - monastiche. — Prototipi della scienza germanica. — San Gallo. — - Fulda. — Magonza. — Scuole dell'Austrasia. — Metz. — Verdun. — - Scuole della Neustria. — San Germano di Parigi. — Corbia. — San - Martino di Tours. — Scuole italiche. — Montecassino. — Morte del - diacono Paolo Lombardo. — Inizio del secolo letterario di Lodovico, - figliuolo di Carlomagno. — Incmaro, arcivescovo di Reims. — Lupo, - abbate di Ferrieres. — Pascasio Radberto. - -800 — 814. - - -Privilegio degli uomini che primeggiarono nella storia, è l'assorbir -tutto lo spirito d'una età; il secolo piglia nome da loro, non -v'ha letteratura, nè poesia, nè storia, se non all'ombra della fama -loro. Tale si fu a Roma il secolo d'Augusto, e tale al medio evo, -il secolo di Carlomagno; allato alle ampie conquiste, e più alto -che l'ordinamento politico, vediamo l'impero incontrastabile del -sapere, uno smisurato universal desiderio d'ampliarlo, una prepotente -inclinazione pe' classici studi. Nel parlar ch'io feci delle gloriose -guerre di Carlomagno, ebbi a noverare i conti valorosi e forti, che gli -furono compagni nelle imprese militari; ora parmi necessario di pigliar -a considerare gli uomini che contribuirono a far procedere innanzi la -civiltà, molto più che in questo punto luminoso, situato fra la prima e -la terza stirpe, ci ha qualche illustre intelletto che si vuol togliere -all'obblivione dei secoli, e siffatto lavoro formerà il natural -compimento di questi annali. Ho a parlar di opere morte, di idee che -più non corrispondono a nulla di quanto alletta l'attual società; ho -a dir come intere generazioni andavano alle scuole de' monasteri per -ascoltarvi sottili dissertazioni; ma oimè! manco per avventura sottili -di certi pensamenti intorno ai diritti ed alle prerogative delle -moderne podestà. - -Carlomagno, a imitazione degli altri grandi uomini, signoreggiar volea -la letteratura del suo tempo con la forza medesima da lui posta a -crearsi l'impero. La natura sua fatta non era per lo studio; infatti, -quasi continuamente affaccendato nelle lunghe sue guerre, come potea -trovar il tempo da dedicare alla lettura ed alla meditazione dei libri? -E nondimeno egli lasciò varie opere messe insieme con iscrupolosa -accuratezza. I capitolari, fra queste, non sono altrimenti letterari -monumenti, nè alcun orma hanno in sè del progresso delle lettere; sono -atti legislativi, scritti di mano in mano, a seconda delle contingenze; -alcuni anche (ommessi dai compilatori e raccolti dal solo Galdasto), -benchè monumenti rari e preziosi, riputar non si deggiono, nè sono che -semplici rescritti e diplomi[129]; parecchi di quei valorosi conti, -usciti dalla schiatta dei Sassoni, aveano accompagnato l'imperatore -alla guerra contro i Saraceni di Spagna, ed egli, con un capitolare -dettato al suo _cancellarius_, distribuiva loro grandi tratti di -terra in Turingia, con diritto di far lavorare nelle miniere d'oro e -d'argento; o pure, l'atto da lui dettato era a favor della sua diletta -città d'Aquisgrana, di cui egli stesso ricorda l'antica origine, e -gli splendidi privilegi; o se più vuoi, in qualche altro ad esaltar -si fa il titol di nobile appo i Franchi e i Germani, o diventa poeta -descrivendo i misfatti enormi che si commettono in Francia e in Italia, -e dice: «Queste colpe han provocata la collera di Dio, la sua pazienza -è giunta al colmo, e vuole sterparle col castigo del fuoco agli -sciagurati autori di tante enormezze.» - -Nel secolo scorso fuvvi come un pellegrinaggio di dotti in cerca -delle opere di Carlomagno, e i padri Martene e Durand, benedettini, -andarono di città in città scorrendo l'Italia, per trovare le tracce -dei capitolari e i documenti dei tempi carlinghi, in che già preceduti -gli avea il padre Mabillon; e le indagini da essi fatte per le -biblioteche fruttarono fortunati scoprimenti, da cui poscia i dotti -seppero trarre profitto. Le lettere di Carlomagno furon quindi raccolte -e coordinate, ed una ve n'ha importantissima da lui dettata e indiritta -ad Elipando Toletano ed agli altri vescovi di Spagna, sul proposito -dell'eresia di Felice da Urgel, fulminata dal concilio di Francoforte. -«Oh quanto grande è il ben che viene dall'unità religiosa! E che v'ha -egli di più ammirabile, di più santo della cattolica religione? Perchè -dunque infrangere la venerabile autorità sua? Poco era per costoro il -vivere in mezzo ai Saraceni di Spagna, che gravar vollero la propria -condizione con un errore ancor più funesto, errore unanimamente -condannato da un concilio di vescovi rappresentanti tutte le chiese -dell'impero. Orsù! accettate in pace questa sentenza dei concilii, -nè vogliate presumervi più sapienti della Chiesa universale.» Tali -sono le parole di Carlomagno in quella lettera autenticata col suo -sigillo[130]. - -L'imperatore la fa pur da teologo in una curiosa spiegazione che egli -dà intorno a _Settuagesima_, _Sessagesima_, _Quinquagesima_, nomi -ecclesiastici delle tre domeniche che precedono la quaresima; e questo -avviene appunto in quel tempo ch'egli ha più da far come re dei Franchi -e dei Longobardi, e ch'egli attender dee a più guerre ad un tratto. -Mente in vero suprema e maravigliosa! La più curiosa di queste lettere -dimostra il suo nobile amore agli studi, volendo egli che sieno aperte -scuole in tutte le chiese. «E ponete, dice, a condur queste scuole -uomini atti.» Poi, il fiero principe, uscito dalle foreste, si fa -ad enumerar quivi lungamente i vantaggi della scienza, madre e fonte -di tutte le cose[131]; dove si sente già il pensare di chi ha corso -l'Italia, dell'amico d'Adriano, del patrizio di Roma! Certo che alcuni -di questi atti sono opera dei cherici che circondano Carlomagno; ma -e quel nobile impulso allo studio non viene forse da lui? Egli vi si -adopera senza posa; fa compilare una raccolta di omelie per utile delle -chiese, e vi premette una prefazione, nella quale il proposito suo è -di provar che lo studio è il primo dei doveri; e scorre l'intiera sua -vita, e se trova in essa qualche ragion di lode, si è solo pel poco -ch'egli ha fatto a pro delle scienze; a considerarlo nella sua vita -attiva tu diresti ch'egli è tutto nelle sue conquiste, tutto atteso ad -aggiunger nuove terre all'impero suo, qua contro gli Unni, colà contro -i Saraceni ed i Sassoni; e pur non è cosa che negli scritti suoi dia -a conoscere il conquistatore; tutto ivi sente del legislatore e del -principe studioso. Sì grande com'è, si vede ch'ei si piace negli studi -teologici; e cosa che non par credibile, compone di suo un trattatello -sui doni dello Spirito Santo, e scende alle più minute disquisizioni -per promovere l'amor degli studi, ed entra in lizza solo perchè abbia -maggiore importanza e splendore. In fatti, può egli scegliere argomento -più sublime a trattare, dei doni e attributi dello Spirito Santo? «Gli -antichi filosofi avean essi ricevuto il dono dello spirito?» Carlomagno -lo nega: «Però che ricever non si può verun di siffatti doni, senza -tutti raccoglierli.» Tal altra fiata l'imperatore depone in seno -a' suoi confidenti i grandi suoi disegni per l'avvenire; e scrive, -esempigrazia, ad Angilberto, a cui dà il misterioso nome d'Omero[132], -d'andar privatamente a trovar papa Leone: «Chè troppi sconci sono nella -Chiesa, e vuolsi ad ogni modo diradicar la perniciosa zizzania della -simonia.» E per quella via gli offre il danaro necessario ad innalzare -in Roma una basilica a san Paolo. Le discussioni intorno allo spirito -formano il soggetto di un'altra lettera al papa, e quasi d'un altro -trattatello dommatico, in forma di sottile dissertazione che sembra -opera di un ecclesiastico piuttosto che di un guerriero. Il tempo -presente, con quel suo superbo sprezzo, non comprenderà certo come un -potente imperatore sia disceso a queste sottigliezze; ma il perdersi -in sottigliezze non è già il tarlo di un potere o d'un tempo solo; ogni -età ha le sue cose puerili, le sue fanciullesche dissertazioni sopra i -misteri dell'autorità; all'ottavo secolo Carlomagno fece il mestier del -teologo; in altri tempi avrebbe fatto il mestiere del politico. - -Ora eccolo poeta, in atto di scandere i versi latini, l'idioma -scientifico di quella generazione: il tradurre le opere della lingua -comune e romanza in latino era cosa che usavasi fin sotto la prima -stirpe; e la stessa canzon guerriera dei Franchi in armi era tradotta -in latino. Oltre all'affettuoso epitaffio di Adriano, addio d'un -figliuolo al padre, che vedemmo scritto da Carlomagno, egli avea pure -mandato al papa un picciolo salterio che comprende un intero poema in -lode del pontificato. Protettor com'egli era degli uomini di lettere, -amava pure o di farsi egli incontro a loro, o di chiamarli a sè; onde -a Paolo Varnefrido, o Paolo Diacono, che s'è ritirato a Montecassino -per vivervi da eremita, indirizza alcuni versi elegiaci affine -d'indurlo a venir di nuovo alla sua corte, tal che l'hai per Augusto -che scriva a Virgilio; e quando Alcuino, vecchio e logoro, si toglie -dalla corte, a lui scrive come a suo maestro e dottore: «O padre, -voi vi siete ritirato in solitudine, e buon per voi; aiutatemi con le -vostre orazioni a conseguire l'eterna salute.» Poi trovandosi a Roma, -l'imperatore detta di colà nuovi versi al solitario di Montecassino, -al suo Varnefrido, dicendogli: «Perchè non venire a trovarlo in Roma, -perchè dimenticarsi così dell'amico?» - -Poscia il potentissimo principe si converte in gramatico, e prende a -fare un lessico della lingua tedesca, con le parole latine a riscontro, -lavoro comparativo da lui piantato su larghissime basi; indi corregge -di sua mano gli esemplari della Scrittura, e convien dire ch'ei fosse -pervenuto a un alto grado di perfezione nello studio delle lingue, -se gli annalisti suoi si curarono di notare che re e imperatore -riscontrò con grandissima diligenza i quattro Evangeli sul testo greco -e la versione siriaca[133]. Egli sapea dunque le lingue orientali a -segno da tradur gli Evangeli dalla lingua ebraica nella tedesca, e da -critico acuto riscontrava gli Evangelisti fra loro, li punteggiava -e correggeva. Amasi talvolta di contemplare i grandi uomini nelle -picciole opere, quando scherzano, a così dire, col destino a cui sono -nati; e quindi bello è ancora veder Carlomagno dar vita o indirizzo -ai libri carolini intorno al culto delle imagini, spiegare il senso -del concilio di Francoforte, avverso al culto delle arti, e termine -di mezzo tra la dottrina iconoclastica, che non vuole rappresentazioni -di sorte alcuna, e la sentenza di alcuni artisti greci, che sostengono -l'adorazion delle imagini essere altrettanto santa, quanto la medesima -Trinità. Egli è difficile che un uom sovrano non si frammetta delle -quistioni del suo tempo, e tanto più s'egli ha obbligo di governare la -società, chè allora non gli è lecito sequestrarsi dalle opinioni che -si agitano intorno a lui, dovendo, chi regge gli uomini, investirsi -fin anco delle loro passioni. Quanto alla lingua usuale di Carlomagno, -già dicemmo essere la tedesca, e abbiamo ancora di suo, in questo -idioma, un formolario per la confessione. Curioso è in vero veder, -per istoria, l'alacre attività di questo sovrano intelletto, che non -punto spaventato da queste minuzie e frivolezze della vita, gode anzi -di travagliarsi in questo compito letterario ch'egli insiem cogli -amici e confidenti suoi ha imposto a sè stesso. E questo è pure un -tratto di rassomiglianza che la storia trova in tutti i conquistatori; -aman essi d'intrattenersi coi letterati e con gli scienziati, nè -sdegnan punto d'entrar in gravi o ameni discorsi con loro; però ch'ei -sanno, una nazione non poter esser grande e forte, se non per l'opere -dell'ingegno. Ed essi medesimi che sarebbero mai, se la storia non -s'impossessasse del loro nome? Il nome che più illustre splenda allato -di Carlomagno, in fatto di scienze e di lettere, quello si è d'Alcuino, -che fu promosso alla dignità d'abbate di San Martino di Tours. Nasceva -egli di nobili e facoltosi parenti, l'anno 735, nella provincia di -Jorc, con vari fratelli, un de' quali fu vescovo di Salisburgo, e -tanto era in lui il sapere e l'ingegno, che si meritò il soprannome -di _aquila_. Studiò fanciullo nella fortissima e dottissima scuola -di Jorc, dove insegnavasi il latino, il greco e l'ebraico, e dove da -discepolo divenne maestro, da studiante, bibliotecario; poi fu fatto -diacono di quella Chiesa, degna sorella dell'altra di Cantorberì, -ed amendue ufiziate dai monaci di San Benedetto. Salito in grido ben -tosto, visitò Roma e l'Italia, ivi scontrossi in Carlomagno e il re -e il sapiente subito furon d'accordo; Alcuino promise di recarsi in -Francia, tenne la sua promessa, e v'ebbe ricche abbazie; poi si mise -nello stesso palazzo di Carlomagno, e vi tenne cattedra di scienza, -siccome pare, leggendo pubblicamente sotto i portici di quelle regie -dimore, e ristorando gli studi dell'antichità con la guerra ch'ei fece -all'ignoranza insieme ed all'eresia. Nè guari andò che, ritiratosi -nella solitudine di Tours, applicossi a meditar la Scrittura, e -fece di propria mano una copia correttissima e perfetta dell'Antico -e Nuovo Testamento, da lui, con una lettera dedicatoria, profferta -a Carlomagno. Alcuino morì molto innanzi negli anni, e nell'antica -chiesa di San Martino conservossi per gran tempo l'epitaffio, pieno -di umiltà, da lui per sè stesso composto. Apprezzabili sono le opere -che di lui ci rimangono. Le sue quistioni intorno alla Genesi sono una -vera dissertazion filosofica che sa della scuola sassone del venerabile -Beda; ivi egli bravamente va discutendo su quelle parole di Jeova: -«Facciamo l'uomo a nostra imagine e somiglianza:» e questo scritto, -di tal merito che vi fu chi volle attribuirlo a sant'Ambrogio e a -sant'Agostino, fondò la prima riputazione d'Alcuino. Compose indi un -trattato sui sette salmi penitenziali, sull'uso da farne e sui notabili -precetti, che trar se ne ponno a ben vivere. «O anime sante (così egli) -cantate, cantate le laudi del Signore,» gli inni di glorificazione. -Ma e il _Pange lingua_, quel cantico sublime, è opera di Fortunato o -d'Alcuino? La quistione pende ancora indecisa dinanzi al tribunale -della critica. Poi, ancora il sassone dottore, discute intorno -all'Ecclesiaste e al Cantico dei Cantici. Che significan quelle parole: -«Ci sono sessanta regine e ottanta mogli di seconda schiera?» In che si -oppongon esse alla santa unità del matrimonio? - -Segue indi un trattato sulla Trinità santa e indivisibile, dedicato -a Carlomagno, col quale intende a raffermarlo nella fede cattolica, e -però che Carlomagno è pur sempre il simbolo per lui della protezione -e dell'invocazione, a lui scrive sotto il nome di Davide, della -differenza che passa tra l'eternità, l'immortalità e la perpetuità, -tra secolo, età e tempo[134]. E dopo questo si scaglia nella filosofia -più sublime, in un trattato sulla ragione dell'anima[135], da lui -indiritto alla vergine Eulalia, alla quale, seguendo il genio suo -poetico, manda un'orazione in versi a Dio, con una breve istruzione -e litanie, e altre preci. Nè men potente è Alcuino dov'ei si fa -controversista, e se la piglia con Felice d'Urgel, dicendo: «E che cosa -insegna questo eresiarca? Forse alcun che di nuovo? No, perchè dir che -Cristo è il figliuolo adottivo di Dio, e non più, è risuscitar gli -errori di Nestorio.» E così dov'entra in controversia con Elipando, -vescovo di Toledo; e detta un libro sull'Incarnazione, difendendola -e santificandola, e ora svolge la grandezza del battesimo, e ora le -maraviglie dei Sacramenti; esalta la virtù, danna il vizio, e sentenzia -che la vita ha da essere un composto di castità e di purità. - -Fin qui Alcuino s'è tenuto nel campo della filosofia, ma d'ora innanzi -egli scorre quel delle lettere e delle scienze più amene, e l'opera -sua prima in questa materia è un trattato delle sette arti liberali, -di cui soli ci restano alcuni capitoli. Quello fra essi che tratta -della gramatica, è a forma di dialogo tra un Franco ed un Sassone che -discutono intorno alla punteggiatura, alle parole, al senso loro. -Ingegnoso è il disegno di questo dialogo, in cui il Franco e il -Sassone parlano due lingue distinte. Segue dappoi un altro trattato -sulla retorica e sulla virtù, più curioso ancora del precedente, per -la qualità degli interlocutori, che sono Alcuino stesso e Carlomagno. -Il dottore ama quivi di provocare il potente principe alle quistioni -più alte della scienza, e lo fa stare continuamente in scena, in modo -che tu diresti esser egli la sua providenza, la sua forza, la sua -salvaguardia, il suo tutto, e te lo mostra come un saputo teologo, -e un dottor cattedrale. Alcuino ha studiato le opere di Cicerone, -e Aristotile stesso non gli è ignoto; in ogni parte, a quel tempo, -traspira lo studio degli antichi; in fatti quest'accozzamento della -dottrina e della virtù in un medesimo trattato non è fors'egli un -simbolo adombrato già da Cicerone nelle sue lettere famigliari? E -l'arte del ben parlare, non dee forse aver l'origine sua nel pensiero e -nel proposito di ben fare? - -Tutto negli studi d'Alcuino si riferisce a Carlomagno, protettore -ed amico suo; nulla egli scrive che a lui non sia dedicato; egli è -un maestro sempre in commercio co' suoi allievi, l'imperatore e i -figliuoli di lui: principio ed autor com'egli è della scienza, ei -discende tuttavia ad insegnare i primi rudimenti, e il suo dialogo -col principe Pipino è un modello analitico della filosofia umana e -cristiana ad uso dei giovani. E scrive la vita di san Vasto, vescovo -di Arras, e compone iscrizioni sepolcrali, chè il sepolcro era il -pensiero di tutta quella generazione. In fatto poi di lettere, nessuno -ebbe a scriverne più di Alcuino, e prezioso è il suo epistolario, -molto più ch'esso addita il progresso delle arti e delle scienze, -nè v'ha nulla mai di superfluo in questo studio dello spirito -umano. Ventisei di queste lettere sono indirizzate a Carlomagno, e -trattano d'importantissimi e svariatissimi argomenti: di storia, di -giurisprudenza, d'astronomia, alcune in versi latini ed altre in prosa. -La poesia forma il sollievo di quell'uom grave, ed egli ama di compor -inni in onore di Dio e in esaltazion dei misteri di nostra religione. -Leone III viene in Francia, ed Alcuino scrive un lungo poema in onor -suo; poi, mescendo i nomi dei santi cristiani alle memorie di Grecia -e di Roma, indirizza versi agli amici suoi sotto i pseudonimi di Dafni -e di Menalca; poi un poemetto sulla vigilanza del gallo, poi un altro -sulla tristezza e servitù del mondo, poi un lungo poema eroico, fatto -a celebrar la storia degli arcivescovi di Jorc, e fin compone una -genealogia di Cristo. Grande è la rassomiglianza sua con sant'Ambrogio -e sant'Agostino; egli è, al par di loro, un filosofo letterato, -disputatore, ingegno ameno per la forma, e scientifico per le memorie -e gli studi profondi della scuola sassone. La storia di costui è -appunto importantissima, perch'ella si mesce e confonde con quella -di Carlomagno, di cui egli è institutore, e a lui attribuir si dee il -risorgimento degli studi. - -Questa curiosa smania che trae alcuni di quegli scienziati verso -l'antichità greca e romana, manifestasi principalmente in un monaco -semplice, di nome Angilberto, ch'erasi meritato il soprannome d'Omero -del tempo suo, siccome Carlomagno il chiama nelle sue lettere. Alcuino -veniva, quasi pellegrino, dalla Sassonia; e Angilberto era della -Neustria, ed il più caro allievo e discepolo che quegli si avesse, -e ben per saggio e prudente il conobbe Carlomagno, che il diede per -primicerio a Pipino, quando fu coronato re d'Italia. Poi di colà -ritornossene in Francia; sposò Berta, propria figlia dell'imperatore, -e venne in tanto favor di questo, ch'ei fu fatto duca e governatore -della Francia littorale dalla Schelda fino alla Senna. Uomo tra i -più atti agli affari del tempo suo, com'egli era, fu adoperato nelle -legazioni di maggior rilievo; giovine ancora, e consentendolo Berta -sua moglie, ritiratosi nel convento di Centula o San Ricchieri, pigliò -l'abito di bigello come semplice monaco, e vestito di quest'umil -tonaca, accompagnò Carlomagno a Roma, quando ivi fu cinto della corona -imperiale; finalmente, rinunziato al mondo, passò di vita nel monastero -suo di San Ricchieri, dove fu sepolto, secondo l'ultimo suo volere, -alle soglie della chiesa, con un epitaffio, non tanto modesto, quanto -quel d'Alcuino. Quest'Angilberto, l'Omero della corte di Carlomagno, -fu di fatto un poeta. Indirizzò egli a Pipino, re d'Italia, parecchie -centinaia di versi, nei quali gli dipinge la gioia che provò Carlo suo -padre al rivederlo dopo un'assenza di più anni; poi Pipino, tutto forza -e valor giovanile, tornava vincitore degli Unni, e Angilberto celebrava -le sue vittorie; s'ei fondava un monumento, una chiesa, un monastero, -e Angilberto esaltava in versi queste sue fondazioni; poi ora scriveva -epitafi, ora dedicazioni di chiese, dilettandosi egli di scriver nel -marmo quei caratteri che invitano all'orazione ed alla meditazion della -morte. - -Landrado[136], un degli altri scienziati illustri, ond'era circondato -il trono di Carlomagno, era natio della Norica, e venuto indi in -Francia o nella Neustria, chiamatovi certamente da Carlomagno, a cui -piaceva di raccogliere intorno ad Alcuino tutti gli altri sapienti, ed -ivi fu in breve innalzato alle supreme dignità del secolo, siccome dice -l'autore della vita di lui, e divenne uomo utilissimo alla repubblica. -Nel tempo che apparteneva al numero di quei _messi regi_, che -scorrevano le provincie per disporle ad ubbidire agli ordini imperiali, -fu eletto vescovo di Lione; visitò la Gallia Narbonese, facendo in -ogni luogo dalle popolazioni meridionali osservare i capitolari, nè -la vita sua fu altro più che un contrastare e un vigilar continuo, a -premio de' quali suoi servigi ottenne la traslazione nella cattedrale -di Lione delle reliquie di san Cipriano, vescovo di Cartagine, che -le reliquie dei Santi formavan di que' giorni la gloria delle città -e il vanto del clero e del popolo. Gli scritti di Landrado sono manco -pregevoli di quei d'Alcuino, e consistono principalmente nelle lettere -a Carlomagno, dove rende conto del modo da lui tenuto ad amministrar -la diocesi di Lione. Egli ha pure un trattato sul battesimo, sulle sue -pompe e sulle sue cerimonie dove anche ne cerca l'origine nell'Antico -Testamento. E non gliela indicavano forse i padri della Chiesa? In un -altro scritto, viene enumerando i doveri del vescovo, che sono operare -e pregare; mentre, nella vita sua fattiva, è uomo in un politico e -letterato, e intento sempre a secondar in ogni parte il grande intento -di Carlomagno, che è il progresso dei poteri e degli studi. - -Landrado ebbe a successore, nel vescovado di Lione, un uomo ancor -di lui più famoso nella vita politica, dir vogliamo Agobardo, Goto -di nazione, ma ingegno meridionale, che, venuto a Lione, una delle -metropoli romane, per istudiar le lettere in quella cattedrale, vi -fu eletto arcivescovo nel tempo, o in quel torno, che salì al trono -Lodovico Pio. Spirito inquieto costui e sempre agitato, fu un dei -capi di quella setta di vescovi che non volevano la supremità assoluta -dei papi. L'altra metà, e più attiva, della sua vita, passò sotto il -regno di Lodovico, e certamente con quella natura sua vivace, ardente, -impetuosa, dovette avere gran parte nella lega, stretta fra i vescovi -ad abbassar la corona. Intanto noi vediam quest'Agobardo, già fatto -vescovo di Lione, confutar l'eresia di Felice, e acquistarsi per questo -modo grandissima riputazione; poscia, infaticabile nel proposto suo, -volger le sue forze a danno degli Ebrei, e dettar parecchi trattati -contro di essi, e scrivere all'imperatore, affinch'ei li reprima, -in tempo che avean troppa entratura alla corte. E ancora scrive un -trattato contro il duello giudiziario, però che egli è fautor delle -prove del ferro e del fuoco, e d'una certa superiorità di ragione fa -mostra in un altro suo trattato sui sortilegi, in cui vien confutando -le ubbie di cui i popoli delle Gallie son pieni, e cerca di sgannarli -intorno al poter delle stelle a cui credono. Agobardo non era certo -un uom comune, senza parlare dell'azion sua politica, la quale troverà -luogo nel regno di Lodovico Pio, chè egli appena cominciò ad illustrare -la vita sua nel tempo che Carlomagno regnava sull'Occidente. - -Turpino è invocato sempre nelle cronache cavalleresche a mallevadore -di quanto si narra; egli è come il testimonio giurato di tutte le -maraviglie. Or chi era egli questo raccontator di prodezze? Ci ebbe -infatti un arcivescovo di Reims, di nome Tilpino o Turpino, nato verso -il principio del secolo ottavo, il quale, essendo la città turbata -dalle sollevazioni del popolo, fu, in mezzo a quel tumulto, eletto a -governare la Chiesa travagliata. Grandissima fu la riputazione di cui -godette, nè poteva essere altramente, se ben sei generazioni, l'una -dopo l'altra, invocarono l'istorica sua testimonianza. Di studiosa -e pronta capacità nelle lettere, costui si adoperava continuamente, -perchè la sua cattedrale fosse proveduta di buoni libri e di -manoscritti antichi, e il monastero di San Remigio dee a Turpino -l'ampia sua biblioteca; e il libro pontificale, il più bello di quanti -mai ne fossero, ch'essa possedeva prima delle nostre turbazioni civili -era pur dono di lui. Egli visitò pure, quando arcivescovo, la metropoli -del mondo cristiano, e seppe meritarsi la confidenza dei papi; fido -consigliere dei Carolingi, ma non segretario mai de' medesimi, nè -cancelliere; delle sue gesta e dei suoi fatti al fianco di Carlo -solo è discorso nei romanzi di cavalleria. Egli morì a Reims, nè il -medesimo Incmaro sdegnò di comporgli l'epitafio. Di Turpino non abbiamo -in realtà opera niuna, ma gli viene attribuita quella famosa storia -delle gesta di Carlomagno, che fece la delizia e il vanto dei secoli -di mezzo; Turpino certamente esser dovette un luminare del tempo suo, -senza di che la generazione non si saria imaginata di attribuirgli la -cronica più popolare e più celebrata di quell'età. - -Nessuno potea stare come lavoratore a paragon di Teodolfo, che vien -dai contemporanei posto pari in merito ad Alcuino. Nasceva egli al -di là delle Alpi, in Lombardia, ed essendo il suo nome giunto fino a -Carlomagno, mentre questi facea viaggio da Ravenna a Roma, lo chiamò, -lo accarezzò, e tanto fece che l'indusse a lasciar la patria natía per -un'altra adottiva, dove prima fu fatto abbate di Fleury, poi vescovo -d'Orleans, e insieme con Landrado e Angilberto compreso fra i messi -regi, che scorrevano le provincie, divenuto uom di stato al pari che -uom di lettere. Era dotato di mente chiara e avea metodo negli scritti, -e testa ordinativa, nella quale vedeasi l'azione del genio che avea -dettato i capitolari, poichè quell'ordine che Carlomagno poneva nel -governo dell'impero suo, Teodolfo il poneva nell'amministrazione -della sua diocesi. Ci resta di suo un capitolare o istruzione, che -è una specie di regola pel suo clero, in chi tratta specialmente del -battesimo, argomento a cui Carlomagno volea che la Chiesa rivolgesse -la sua particolare attenzione. Egli fa quindi un pomposo elogio -di questo sacramento, e il mostra per quel puro e compiuto modo di -rigenerazione ch'egli è sopra tutti; Alcuino volle restarsi fra i dommi -della filosofia, Teodolfo discende al contrario nella vita pratica. -Il più eloquente de' suoi scritti si è l'opuscolo da lui dedicato ai -diversi stati di questo mondo; egli è quivi un moralista che fa passare -dinanzi a sè le vergini, i voti, le penitenze, i servitori. In un -poema appartato, sempre sollecito della sua moral pratica, indirizza un -ammaestramento ai giudici sul modo di sentenziar nelle liti, e insegna -loro come debbano condursi con le parti, e render giustizia a tutti, -affin di meritare anch'essi la giustizia suprema. - -Teodolfo è poeta epigrammatico latino, e dice versi all'improvviso, -come fanno quasi tutti gli abbati; e alle copie splendidissime che -facea far della Bibbia, poneva in fronte brevi versi in onore delle -sacre scritture. Usavasi a que' giorni grande magnificenza in queste -copie dei messali e delle bibbie, e ancor ne durano tutte di porpora e -d'oro, e coi caratteri violetti, somiglianti al zaffiro, con mostra, -quasi a ogni riga, dell'arte greca. Teodolfo adoperò particolarmente -il suo genio poetico a comporre inni, e suo è il cantico _Gloria, -laus et honor_, che viene ancor dalla Chiesa cantato il dì delle -Palme; al qual proposto è da notarsi che i più dei cantici solenni, -che ancor risonano, accompagnati dall'organo nel tempio cattolico, -furono scritti al tempo di Carlomagno. Nulla di ciò che è grande, -sfugge all'estro poetico di Teodolfo, ed ora ei celebra la vittoria di -Carlomagno contro gli Unni, ne descrive le ricche spoglie, ed esalta -il principe per aver convertito que' popoli alla fede di Cristo; ora, -in una epistola ad Angilberto, accenna lo stato delle lettere sotto -il regno dell'imperatore; poi tocca delle sette arti liberali e degli -studi scientifici sotto allo stesso regnante, ed in tutti i suoi poemi -dominar vedi la filosofia cristiana. E ad esempio di tutti i pontefici -di sovrano intelletto, Teodolfo anch'esso detta precetti che valgono a -formare i costumi e le consuetudini dei preti che vivono sotto la legge -episcopale, per modo che ogni cosa, in questi suoi poemi, si volge e si -applica alla religione, alla morale, alla teologia; teologia sottile, -a dir vero, ma qual è il secolo che non abbia le sue sottigliezze? -Nessuno ne va senza, e quando non si discute sulla natura di Dio o -dell'anima, si discute sulla latitudine degli umani poteri, argomento -certo che non è nulla più grande nè solenne di quello. - -Por si deggiono uniti come fratelli due uomini che vissero -contemporaneamente, e governarono due vaste badie, stupendi eremitaggi; -Adalardo, il primo abbate di Corbia o Corbeia; Angesiso, il secondo, -abbate di Fontenelle. Fontenelle e Corbeia! chi mai dir potrebbe la -rinomanza di questi due monasteri al secolo nono! Angesiso usciva -dalla stirpe dei Franchi nella diocesi di Lione, e fatti profittevoli -studi in quella cattedrale, giovanissimo ancora, e tutto ridondante -di speranza e di vita, consacravasi alla vita solitaria in Fontenelle -sotto l'invocazione del glorioso san Vandregisillo. Angesiso fu, -più che altro, legista e compilatore, e raccolse il primo in un sol -corpo i capitolari carlinghi, distribuendoli per ordine di materie, e -raccomandandone a tutti con egual cura l'osservanza. Ad Angesiso è pur -dovuta la costituzione del monastero di Fontenelle, che poi divenne -fondamento e modello a non poche comunità del medio evo, chè in tutte -le età, accanto ai poeti ed ai prosatori, ci sono menti positive che -attendono all'ordinamento sociale. Adalardo, abbate di Corbia, vantava -nobilissimi natali, perch'egli era figlio del conte Bernardo, il -leudo più segnalato del suo tempo, quel medesimo che varcò le Alpi e i -Pirenei, guidando gli eserciti di Carlomagno. Allevato in mezzo alle -delizie ed agli ozi della corte, le abbandonò all'età di vent'anni -per farsi monaco; viaggiò in Italia, e venne indi a sedersi al fianco -di Pipino per indirizzarlo e consigliarlo nell'arte di governare, -e di là frequentissimamente passava alle corti plenarie in Francia, -però che Carlomagno avea caro di consultarlo, tanto era l'avvedimento -suo nelle pubbliche bisogna. Morì vecchio, e la vita sua, scritta da -Pascasio Radberto, è un vero documento istorico che tutte apprende le -sue fatiche e i malaugurati sforzi suoi nella via scientifica. Adalardo -fu anch'esso, al par dell'abbate di Fontenelle, un ingegno politico -e legislativo, testimonio gli statuti suoi per l'amministrazione -del monastero di Corbia, nei quali è una specie di classificazion di -persone e d'ufizi. La badia è divisa in sei ordini: monaci, studianti, -serventi, proveditori, vassalli, ospiti e forastieri. - -Già ben oltre negli anni Adalardo compose un libro sulla forma della -corte di Carlomagno, alla foggia dei libri porporati di Bisanzio, dove -determinato era ogni ufizio, e ogni grande collocato al suo posto -in quella gerarchia. Da ultimo scrisse dei solenni parlamenti che -tenevansi due volte l'anno, il parlamento di guerra e il parlamento di -giustizia. - -Or ecco farcisi incontro due uomini che si provaron di riuscire a -due grandi intenti: l'uno, Felice da Urgel, alla riforma del dogma, -l'altro, Benedetto d'Aniano, alla riforma dei costumi. Già detto -abbiamo più sopra quali fossero i cardini dell'eresia di Felice da -Urgel, rinnovazione degli scismi d'Ario e dei Nestoriani. Il principio -filosofico di Felice altro non è che lo spirito; Cristo altro non -è, secondo lui, che una luminosa emanazione di questo spirito; nè -comprendere ed ammetter sapea come Dio avesse una natura materiale, e -questa carnalmente trasmetter si potesse. In tutte le età ci ha qualche -domma di morale o di filosofia, che diviene l'argomento prediletto -delle scuole, e anzi il fondamento d'ogni scientifica discussione. -E però Felice anch'esso, sottile argomentator com'egli era, viene -svolgendo i suoi principii contro i dotti e i filosofi che francheggian -la pura e santa religione cattolica; che non v'ha pure un prelato -il quale non entri in campo contro di lui. Il domma materiale delle -imagini e il domma morale dello spirito erano il pensier di quei tempi -e la formola d'opposizione contro di Roma. San Benedetto d'Aniano, -uomo meridionale al par di Felice da Urgel, fu il ristoratore della -disciplina monastica; e da paggio e coppiere nelle corti bandite, dove -splendea, divenne, in progresso di tempo, austero riformatore degli -ordini religiosi, sì che a fronte di colui che scuote la dottrina -sempre troviamo il rigido intelletto che purifica la disciplina. -Benedetto si ritirò prima nella badia di San Seino, poi nella diocesi -di Maguelone, dov'egli edificò un picciolo eremitaggio vicino al -fiumicello Aniano o Aniane, in cui ben due centinaia di monaci vennero -in breve a porsi sotto il rigore della sua regola. - -Gli ordini monastici in Occidente avean bisogno d'una costituzione -più solenne e più stabile, e d'una più stretta osservanza in fatto -di costumi, e Benedetto d'Aniano fu primo a darne l'esempio. Fattosi -promotor degli studi scientifici, volle che Aniano avesse la sua -biblioteca, nè risparmiò cura o fatica per raccoglier libri, e dare il -maggior impulso ch'egli potesse allo studio. Avea visitato l'Italia, -e portatone memorie dell'arti e dell'industria sua, onde rizzar fece -le celle d'Aniano sul modello di quelle mirabili di Montecassino; -gli altri monasteri imitarono a gara l'esempio suo, e cessò quindi -la rilassatezza dei costumi, talchè Benedetto d'Aniano fu in breve -pareggiato a san Benedetto, primo institutore degli ordini religiosi in -Occidente. L'uno in fatti ne fu il fondatore, l'altro il riformatore; -e chi consideri che gli ordini monastici furono, al medio evo, il -principio d'ogni governo e d'ogni gerarchia; chi rammenti che i loro -statuti divennero la base delle comuni e delle comunità, non potrà -fare di non confessar che niuna istituzione fu più favorevol di questa -al sapere, e alla disciplina sociale. La maggior opera di Benedetto -d'Aniano fu la redazione degli statuti di tutti gli ordini monastici, -divisi in tre parti distinte: la prima tratta dei padri dell'Oriente -che accolser fra loro gli Antonii e i Pacomii, santi solitari del -deserto, filosofi in atto, che in faccia ai disordini dell'Egitto e -della Siria, davano l'esempio del digiuno e della mortificazion della -carne; la seconda intende a fermare e a stabilir le basi dell'ordine -di San Benedetto, suo precursore nell'ampio ordinamento monastico che -posa sopra queste massime: _Lavorare, orare, studiare_: e la terza -tutta destinata alle religiose, vergini sante che debbon raccogliersi e -fuggire dal mondo. Di questo modo san Benedetto d'Aniano è l'uom della -gerarchia, laddove Felice è l'uom della distruzione, due principii -che sono perpetuamente in guerra tra loro: da un lato la podestà e -l'autorità, dall'altro l'opposizione e la riforma. San Benedetto è -tutto nella conservazion delle regole; ei la interpreta, e concordar -le fa l'una con l'altra, onde non è maraviglia ch'ei fosse uno dei -più loici oppositori di Felice da Urgel, e ancor si conservano i suoi -discorsi contro a costui, dove il solitario non sa comprendere come -abbatter si voglia il principio e la regola, la regola fondamento e -governo di tutte le società, grandi o picciole ch'elle sieno. - -Questo periodo letterario dell'impero di Carlomagno ebbe pure alcuni -altri scrittori qual più qual meno famosa: Magnone, arcivescovo di -Seus, uno dei _messi regi_ di Carlomagno, scrisse intorno al rito -del battesimo nel tempo che l'imperatore avea comandato di spiegare -e analizzare questo sacramento. Cotali scritti sul battesimo furono -dall'imperatore richiesti con una circolare da lui indiritta nel -medesimo tempo a tutti i vescovi[137]. Magnone fu, al par di tutti gli -altri messi regi, un giurisperito, ed a lui si debbe una raccolta delle -antiche annotazioni del diritto. - -Smaragdo, abbate di San Michele, diè in luce un'opera pregevole di -morale, intitolata la _Via regia_, e dedicata all'imperatore, nella -quale fulminava i vizi capitali e le bollenti passioni degli uomini -da guerra dei tempi suoi. E la _Via regia_ facea indi seguire dal -_Diadema de' monaci_ fatto a raccender la pietà già presso a spegnersi; -poi, sotto il nome di Carlomagno, l'abbate di San Michele indirizzava -a papa Leone uno scritto intorno alla natura dello spirito, sublime -quistione di filosofia; poi ancora spiegava i Vangeli e la messa, i due -fondamenti della fede cattolica e della politica soggezione dei popoli. -Vettino, monaco di Richenon, fu un uomo entusiasta e falotico che visse -e compiacquesi in un mondo soprannaturale. Questi è colui che vide -il purgatorio, e il cielo aperto ai beati; e questa sua visione ci fu -narrata da Valfrido Strabone, suo discepolo, però che veduto avea pur -Carlomagno in mezzo al purgatorio, in espiazione de' suoi peccati di -concupiscenza. - -Non lunge dal monastero di San Dionigi vivea un uomo noto sotto il -nome di Dungalo. D'onde veniva costui? È opinione ch'ei fosse nativo -dell'Ibernia, e in fatti l'Inghilterra e la Scozia erano feconde a quei -giorni di begl'ingegni[138]. Datosi all'istruzione, insegnava filosofia -ed astronomia, e in una lunga lettera a Carlomagno vien ragionando -intorno all'eclisse di sole che avvenne nell'anno 810, e ne segna il -crescere e il declinare, allegando le autorità di Platone, di Virgilio, -di Plinio e di Macrobio. Tutti i dotti di quel tempo pagavano il loro -tributo d'ammirazione a Carlomagno, onde anche Dungalo non dimenticò di -celebrare in un poema eroico le gloriose gesta di quel principe, e di -far voti per la prosperità dell'impero, e per colui che con tanto senno -e valore il reggeva. - -In questi rapidi cenni sugli uomini notevoli che illustrarono il tempo -di Carlomagno, non s'è potuto allegar se non opere che si riferiscono -al cattolicismo ed all'imperatore, nulla essendovi d'estraneo a questi -due concetti, perchè nulla v'ha d'estraneo a queste due podestà. Quando -una generazione è sotto l'impressione di certe formole, tutto vien ivi -a collimare, e chi a quel tempo non avesse pensato alla Chiesa, sarebbe -stato come straniero alle idee ed ai costumi del popolo; chi non avesse -ogni cosa riferito alla persona di Carlomagno, non si sarebbe accorto -di colui che era dal mondo intero acclamato. L'impero e la Chiesa si -tenevan per mano; il papa e l'imperatore, doppio e misterioso potere, -signoreggiavano la società, e incessante era l'effetto dell'autorità di -questi due dominanti pensieri. - -Gli è il tempo pure in cui avviene un rinnovellamento di studi, -un'azione delle menti, azione fervente, entusiastica, come suole in -ogni cosa sul principiare: l'orizzonte appar senza termini, l'avvenir -senza limiti. Oh la schietta gioia di tutti quei dotti allo scoprire -l'antichità con la sua letteratura e le sue maraviglie! Forman essi, -come a dire un'accademia intorno a Carlomagno, per modo che i dotti del -secolo decimosettimo vollero in questa congregazione trovar l'origine -dell'Università[139]; ivi si tratta di gramatica, d'astronomia, di -poesia; e bello è vederli assisi, nel palazzo d'Aquisgrana, intorno -all'imperatore, sdegnare i nomi franchi e germanici della loro -schiatta, sol degne avendo del magnanimo loro affetto Roma e la Grecia. -Dameta scrive indi ad Omero, e Davide è il protettore supremo; l'uno -è Virgilio, l'altro Orazio, ed amano di scandere i versi latini, ad -essi barbara parendo la patria favella; vivono sotto le impressioni -romane: leggende, poemi epici, epigrammi, epitafi, ogni cosa è in -latino; e pii cristiani, ferventi cattolici come sono, pure invocan -le muse, e tramezzano alle descrizioni della Chiesa le reminiscenze -dell'antichità profana. Gli armoniosi versi di Virgilio destano un -ineffabile entusiasmo in quella nascente accademia, e piangono con -Ovidio, e scorrono Roma rigenerata con Macrobio alla mano; e Omero -trova settatori in tutte le badie. - -In ogni parte di questo vastissimo impero si trovano scuole pubbliche -e monastiche, quasi metropoli dell'istruzione. La Neustria noverava -parecchie di queste scuole madri, che diffondeano il sapere per ogni -dove; la più famosa tra esse, per l'antichità sua, era quella di San -Martino di Tours, sotto la direzione di Alcuino, della quale fu già più -sopra fatta menzione; le lezioni erano pubbliche, e vi s'insegnavano la -gramatica, l'astronomia, con maraviglioso concorso di studianti, che -ci venivano fin di Germania e d'Inghilterra. Alcuino era secondato da -un giovine, di nome Sigolfo, ardente ammiratore di Virgilio, cui egli -studiava, per sua delizia, notte e giorni. Ci eran di santi vescovi, -che venivano a scuola a San Martino di Tours; le scienze si andavano di -là diffondendo per tutta la Neustria; le biblioteche si componevano già -di parecchie centinaia di volumi, nè i libri erano punto rari, come poi -divennero nel secolo decimo, che le biblioteche de' conventi s'erano -arricchite mercè dei pellegrinaggi in Italia e in Oriente, e Carlomagno -avea tratto da Costantinopoli e dalla Siria copiosi manoscritti, onde -gli autori dell'antichità cominciavano a diventar famigliari. - -Altra scuola della Neustria era quella di Corbia, sotto il reggimento -del dotto Adalardo; a Tours dominavano, come pare, la dottrina sassone -e l'erudizione inglese, a Corbia signoreggiava l'autorità romana del -papa. Qui la biblioteca era forse più ricca di quella che avea San -Martino di Tours, e vi si conservava, come proprietà della badia, un -bel pontificale in lettere d'oro, sopra cartapecora, e quegli stipati -scaffali mostravano un _san Giovanni Grisostomo_, con coperta di -porpora ornata d'avorio; e molti di quei libri, confidati alla custodia -degli abbati, splendevano di pietre preziose. Le scuole insegnavano -giorno e notte la scienza sotto i celebri abbati Pascasio, Radberto -ed Anscario; nel chiuso di quelle mura fu da Robano Mauro compilato -il libro del _calcolo de' tempi_; da Corbia moveano i missionari, cui -era commesso d'andare ad insegnar la scienza e la religione cristiana -nel nord dell'Europa; e quanto curiosa e bella è la relazione di -sant'Anscario, che scorre nel nono secolo la Decia e la Svezia! Che dir -poi delle scuole di San Vasto d'Arras, di San Fleury o di San Benedetto -alla Loira, di Fontenelle, sorgente maravigliosa dell'ecclesiastico -sapere! Di Ferrieres, più celebre ancora pe' suoi diletti studi -dell'antichità profana, per l'amor suo a Cicerone e Sallustio! Le opere -di maggior eleganza e bellezza non erano estranee alle occupazioni di -que' monaci, i quali comentavano Quintiliano e Terenzio, e aveano in -convento chierichetti, ch'altro non facean che copiare i poeti e gli -oratori antichi. Tutte queste scuole della Neustria corrispondevano con -l'areopago, ond'era circondato Carlomagno, e ci avea per la scienza un -centro, siccome un re pel governo e per la politica. - -Fulda e San Gallo furon le due metropoli degli studi germanici; l'una -quasi al settentrione, l'altra proprio al mezzodì dell'Alemagna. Fulda -pigliava la sua origine dalla predicazione cristiana di san Bonifazio, -poichè il santo vescovo, dopo d'aver predicato la religion cristiana ai -Sassoni, credette cosa indispensabile instituire un centro delle umane -scienze, per indi diffonderle in tutta la Germania; e dopo l'episcopato -di Magonza, Fulda fu la sua favorita fondazione, gittata, per così -dire, com'ei l'aveva, in mezzo ai Sassoni, come sacra scaturigine -d'insegnamenti. Rabano fu il più dotto e scienziato dei suoi abbati, ed -a lui succedette Rodolfo, monaco alemanno, storico, poeta e nobilissimo -favoreggiatore di tutte le arti[141]. Non disprezziamo, per Dio, questi -passati, che provocarono l'attenzione di tutto un secolo: e chi sa -mai se resterà pur briciolo dell'opere di questa nostra generazione! -Fulda ebbe pur essa le sue degne filiazioni nella scienza, al par di -Corbeia, ed emanazione degli studi suoi fu pur la scuola d'Irsaugo, -nella diocesi di Spira, dove monaci di ardente fantasia comentarono -il cantico dei cantici e il libro di Tobia, dirigendone la musica -Erderico, con un'arte sì soave, che fin da cento leghe accorrevano per -udirla. L'origine d'Irsaugo era già antica al decimo secolo. - -San Gallo, il monastero della Germania meridionale, vedea sempre più -ingrossar la sua biblioteca per cura di quei religiosi che attendevano -principalmente, con mirabil pazienza, a trascrivere i libri, giovando -infinitamente così al progresso delle umane cognizioni. E chi non ama -di frugar nelle reliquie di San Gallo, il vero monasterio dell'età -carolina? Il Mabillon, quel dotto viaggiatore, lo ha descritto qual -era sotto Lodovico il Pio, e ci si veggono, com'ei dice in quel suo -semplice linguaggio, _scuole dentro e scuole fuori_, l'ammaestramento -pe' monaci, l'educazione per tutti. Le sette arti liberali eran come -il grande albero del sapere. Nell'ore solitarie, colà sulle rive -del lago di Costanza, que' monaci si davano ai lavori di mano, con -l'attitudine di quegli alpigiani, che pensano, considerano e lavorano -ad un tempo in cospetto di Dio. Colà visse, nel nono secolo, un monaco, -di nome Sintrano, il quale, dice la leggenda, fu eccellente pittore, -intagliatore e sonatore d'ogni sorta di strumenti. Laonde l'intaglio -non sarebbe un'invenzione del secolo decimoquinto, ma sì apparterrebbe -ad uno dei più rimoti periodi alemanni, al medio evo germanico. In -grembo pure a quel monastero venne formandosi l'imaginazione pittoresca -e novelliera del monaco di San Gallo, il cronista che, per ordine di -Carlo il Calvo, compose la storia di Carlomagno. Fra quelle mura molto -si perdonava, però che la scienza purificava la licenza mondana, e la -leggenda del figlio di Chiburgo[143] mostra che indulgenza si avesse -per gli uomini letterati e scienziati. - -Mentre le scuole di Fulda e di San Gallo eran tutte germaniche, quelle -di Magonza e di Metz serbavano, come a dire, un misto di origine -austrasia e neustrasia: Magonza, in riva del Reno, fondazione di san -Bonifazio, d'ond'egli era partito per andar a convertire i Sassoni, -gli Alemanni, i Bavari, ebbe un ragguardevol numero di maestri e -dottori, fra' quali il sapiente Lullo, successore di san Bonifazio. -In quella scuola parlavasi il greco, e parecchi monaci sapevano -anche l'ebraico; e da quel santo monastero nascevano le scuole di -Paderborna, di Metz, di Verdun; Metz famosa principalmente pe' suoi -gramatici, e Verdun pe' suoi copisti. Le quali scuole alemanne tutte -furono eziandio rinomate, pel canto ecclesiastico, però che a Metz, a -Fulda, a San Gallo, applicavan di proposito alle antifone e agli inni, -avendo già fin da quel tempo gli Alemanni quel loro profondo sentire -nell'arte della musica. In mezzo a quelle solitudini, quando tutto -intorno era silenzio, essi amavano di farsi udir in coro, accompagnati -dall'organo. La voce dei Franchi era stridula, nè avea la dolcezza di -quella dei Greci, o l'accento facile degli Italiani; ma gli Alemanni -avean di bellissime note basse e suoni gravi e solenni, ed eran sublimi -maestri a musicar quegl'inni de' morti o di rendimento di grazie, che -innalzavansi a Dio in mezzo al rimbombo degli organi nella cattedrale. - -Di questo modo la triplice nazione _germanica, austrasia e neustriaca_, -veniva a perfezion riprodotta dalle scuole monastiche. Restava -l'Italia, e il regno de' Longobardi, la cui nazione era rappresentata -dalla scuola di Montecassino, dove la scienza era spinta all'ultimo -apice della perfezione, dappoi che san Benedetto gli avea dato le sue -regole. Posto tra la civiltà greca e la civiltà latina, il monastero di -Montecassino in sè ricevea il doppio riflesso di Roma e di Bisanzio, -e in mezzo alle pubbliche tempeste, era rimasto in piedi come un -monumento religioso de' tempi antichi: la sua ricchissima biblioteca -durava illesa dai guasti della barbarie; ci si trovavano Bibbie scritte -a caratteri d'oro, testi preziosi al pari di quelli di Costantinopoli, -i libri della scuola alessandrina, la filosofia d'Aristotile; ed -Omero e Cicerone ci aveano il culto loro, a par dei padri della -Chiesa. Montecassino fu il potente istruttore degli ordini monastici, -l'archetipo sul quale tutti si foggiarono, e quest'azion sua fu tanto -più viva e grande, quanto che tutti i monaci erano stretti da una -dolce e invariabile fraternità tra loro. Formavan essi come un'ampia -repubblica: se un frate di San Benedetto aveva a far viaggio, trovava -ospitalità in ogni luogo e protezione; potea scorrere le biblioteche, -assistere alle scuole; e le più volte i monasteri erano succursali o -colonie fondate dalle chiese madri. Pe' monaci non ci era patria; un -frate dell'Inghilterra veniva nella Neustria o nell'Austrasia, ed un -frate dell'Aquitania andava a ricoverarsi nell'ospital ricetto d'una -badia lombarda o italiana. Quindi nascer dovea quella scambievole, -scientifica azione d'una badia sull'altra. Quando un monastero -aveva un gran tesoro di scienza, esso lo donava e accomunava; -tutte le fondazioni religiose aveano il medesimo grado; ci aveano -monaci messaggeri, che andavano a cambiar le pergamene, a portare i -manoscritti o a ristorar gli studi da una solitudine all'altra. - -Tale si fu lo spirito letterario di quel tempo. Carlomagno volle -accentrarlo nelle sue mani, ma esso non dovea sopravvivere a quel -sublime impulso, e spento l'imperatore, gli studi anch'essi doveano -sparire con lui. In fatti, il principio del regno di Lodovico Pio offre -ancora qualche bell'ingegno nelle scienze e nelle lettere, come a dire, -Incmaro, arcivescovo di Reims, lo scrittore che celebrò col pomposo -suo stile le usanze e le consuetudini del palazzo di Carlomagno; -Agobardo, arcivescovo di Lione, più ancora statista che letterato, non -essendovi a que' tempi avvenimento di qualche rilievo, di cui non si -trovi mescolato il suo nome; Pascasio Radberto, che serba un'indole -sodamente scolastica, e coltiva gli studi come studi, applicando a ciò -ch'essi hanno di più liberale ed attivo; Anscario, vescovo viaggiatore, -il predicator che corre ad apprendere alle nazioni selvagge la -religione cristiana e la civiltà, il san Bonifazio della Scandinavia. -Ma qualunque siano cotesti uomini d'ingegno e di vaglia, non puoi far -di non avvederti che il sapere e gli studi, favoriti sotto l'impero di -Carlomagno, sono già in pieno decadimento sotto Lodovico Pio. Le scuole -non hanno più il loro valore, gli studi il loro ardore; le popolazioni -sono tornate al loro stato d'ignoranza, e ciò procede da più cagioni. - -Egli avvenne dell'opera letteraria di Carlomagno il medesimo che delle -politiche sue concezioni; l'unità era collegata alla sua persona, -ma non era punto nelle idee e nelle costumanze di quella società; -chiuso che fu nella tomba l'imperatore, non v'ebbe più scienza, più -istruzione, chè il popolo non la desiderava. Il servo poteva egli -desiderare la luce? L'uomo d'armi disprezzava i libri, anche cristiani -e devoti, o solo li apprezzava per ispogliarli dei carbonchi onde fuori -splendevano; ben più caro ad essi era combattere e agitarsi nei campi, -e però che importar poteva ai conti ed ai leudi del progresso della -scienza? Non un solo si nomina di quegli uomini di ferro che abbia -messo in carta un pensiero; laonde l'impulso fu tutto di Carlomagno -in persona, e dopo lui tornarono al rozzo istituto della conquista, a -spogliarsi l'un l'altro, a guerreggiarsi da castello a castello. - -Gli studi disparvero nello sminuzzamento dell'impero; non v'ebbe più -centro, più movimento ordinatore, e se pur taluno qua e là attese -ancora alle lettere, più non v'ebbe quell'ardente inclinazione allo -studio che signoreggiò il regno di Carlomagno. E d'altra parte il tempo -era egli fatto al tranquillo progresso del sapere? Carlomagno aveva -bensì preparato per un tal quale ordine amministrativo la pace o la -tregua generale della società, sì che studiar potevasi liberamente e -sicuramente senza paura delle violenze de' soldati e dei prepotenti, -con quella pacatezza di mente e franchezza di vita che lo studio -richiede; ma questa pace si dileguò nella subita e forte agitazione -che seco trasse la fine di Carlomagno. La società fu rotta in mille -frammenti, e il sistema feudale cominciò a imperar come codice della -generazione; nè l'impero fu sol messo in brani, ma ciascuno di questi -brani ancora fu partito in contadi, ed in sì picciole signorie, che -esser non ci potè oramai più comunicazione d'idee, nè d'ingegni, -e non pur di governo: i conti divennero l'uno straniero all'altro, -ed ogni castello fu un principato. Costantinopoli e Roma, che erano -state in corrispondenza con Carlomagno per aprirgli i tesori immensi -dell'antichità, furono indi interamente ignote alla società feudale, -e appena si sapeva ch'esse erano al mondo, però che quegli uomini -violenti sprezzavano le umane discipline. In fatti, a che potean elleno -giovar loro? L'arte sola della guerra venne perfezionandosi, perchè -essa era un bisogno per tutti. Laonde il decimo secolo non ebbe alcuna -correlazione colla fine del secolo ottavo e col principio del nono: -tutto disparve, e si perdè nell'abisso. - -Ma il monastero almeno rimarrà nobil fonte di scienza, e in sicuro -dal mondo e dalle sue scosse, i monaci si daranno pazientemente -a copiare i manoscritti, e ad insegnar nelle loro modeste scuole? -Mainò: il decadimento è ivi altrettanto rapido e grande quanto nella -società generale, e ciò dipende dalle calamità che gravano così sulle -fondazioni ecclesiastiche come sul popolo. Le età che precedettero -il secolo nono avean veduto le istituzioni monastiche venire assai -prosperando, e l'Ordine di San Benedetto risplendere in ogni luogo; la -pace silenziosa del chiostro avea favorito le scuole scientifiche, e -abbiam poc'anzi veduto come generalizzato si fosse l'amor di quelle. -Ma spento Carlomagno, anche la pace della solitudine più non dura, -e insiem con quella del mondo se ne va sotto la doppia invasion dei -Normanni e dei Saraceni. I Normanni, crudeli avversari dei monasteri, -atterrano gli altari, ardon le mura, spogliano l'arche; pur dianzi -vedeansi edificar ricche celle ancora e chiese solidamente costrutte, -ed ora i Normanni non lasciano pietra più sopra pietra, sgozzano -i religiosi o li costringono a celarsi nei sotterranei. I più de' -monasteri situati a riva de' fiumi o nelle vaste pianure che circondan -la Senna, la Loira e la Saona, furon di questo modo posti a sacco, -intantochè al Mezzodì i Mori e i Saraceni penetravano fino al Rodano. -Come trovar tempo da meditare e applicare a lavori scientifici in mezzo -a queste desolazioni? Come aver agio de studiare quando le voraci -fiamme faceano scrollar le pareti? Che altro da far rimaneva a quei -poveri frati se non implorare con lugubri litanie la misericordia di -Dio contro le stragi dei Normanni? Ond'è che spesso, nel bel mezzo -di qualche grave studio, il monaco sospendea tutt'a un tratto il -libro che avea cominciato a trascrivere, il testo forse di Cicerone e -d'Ovidio, per gridare con lamentevol voce: «Ah! ci libera dal furor dei -Normanni, _Libera nos a furore Normannorum_.» E questo era il lamento -di tutta quella trista e sconsolata generazione; che se pure i monaci -aveano nella lunga lor notte alcun momento di tregua, ei si facevano a -scriver qualche tetra e funebre leggenda, però che tutto era tristezza -intorno di loro, o tremanti in faccia al pericolo da cui eran quasi per -miracolo scampati, descrivevano la traslazione delle reliquie, ed era -ben d'uopo tenerne memoria, però che quando i Barbari s'avvicinavano -ad un monastero, la gran cura di que' devoti padri era il salvar -l'arca delle reliquie, e trasportarla come potevano da una solitudine -all'altra, e trafugarla in luoghi ignoti. Quest'era il santo viaggio -che i monaci descrivevano col cuore oppresso e con le lagrime agli -occhi: a ogni passo eran miracoli, a ogni pericolo lamentazioni, e i -Bollandisti ci hanno conservato moltissime di quelle relazioni, storia -dolorosa dei terrori di quell'età. - -Di questo modo l'impero di Carlomagno è un periodo circoscritto così -per le lettere come per la costituzione politica, nulla di quanto -precede al par che nulla di quanto vien dopo può con esso compararsi, -gli è un tempo di eccezione che tutto si attiene ad un uomo, e che -svanisce con lui. Il movimento scientifico non era altrimenti negli -spiriti, nè v'ha ingegno quaggiù che abbia facoltà di trarre un tutto -da nulla, chè questo sarebbe uno degli attributi di Dio. Ben può uno -farsi compagni alcuni uomini eletti che trascinano e signoreggiano per -poco la civiltà, ma quando una generazione non ha in sè l'impressione -di certe idee, non si può farle nascere. Il desiderio e il bisogno -degli studi erano appena superficiali, l'ingegno letterario in pochi -uomini appena, intantochè la moltitudine se ne restava ignorante fra -il doppio servaggio del corpo e dello spirito. D'onde procede che -ogni cosa, dopo il regno di Carlomagno, fu di nuovo sepolta nelle -tenebre. Quanto ci avea di bisantino e di romano nell'opera dell'impero -d'Occidente disparve; nè il periodo letterario del duodecimo e del -decimoterzo secolo, sotto Filippo Augusto, ebbe più correlazione -alcuna con gli studi dei tempi carlinghi: la è una letteratura nuova, -allettante, nazionale, cavalleresca, che nasce dalla feudalità. -Qualcosa di strano e di fantastico erasi pur creato sotto l'impero -di Carlomagno; ma fu come se tu dicessi un vivo lampo che appar nelle -tenebre: illumina per un istante con grande bagliore d'intorno, ma poi -ch'egli è svanito la notte divien più fitta e intera di prima. Simile -appunto si fu la prima epoca carolina! - - - - -CAPITOLO XIII. - -QUANTO RIMASE IN PIEDI DELL'OPERA DI CARLOMAGNO. - - 1.º Leggi. — Avanzi della legge salica. — Ripense. — Borgognona. — - Longobardica. — Sassone. — I Capitolari. — Incremento del diritto - ecclesiastico. — Decretali. — Dionigi il Picciolo. — Isidoro - Mercatore. — Prima origine del diritto feudale. — Ultime vestigia - delle leggi carlinghe. - - 2.º Instituzioni. — Le Assemblee. — Quali diventano. — Come - composte alla fine del regno di Carlomagno. — I Conti. — I due - regni d'Aquitania e d'Italia. — Ordinamento del Conti. — I _missi - dominici_ o messi regii. — Stato delle persone. — I Vescovi. — Gli - Abbati. — Gli Uomini liberi. — Diverse nature d'uomini liberi e di - servi. - - 3.º Quali divenissero i popoli alla morte di Carlomagno. — L'impero - di Bisanzio. — Il califfato. — Gli Alemanni. — I Sassoni. — I - Frisoni. — Gli Italiani. — I Longobardi. — Gli Aquitani. — I Goti. - — La vera Francia. — Invasioni dei Normanni. - - 4.º Che avvenisse del commercio. — Comunicazioni fra popolo e - popolo. — Disertamento delle campagne. — Distruzione dei monumenti - carlinghi. — Strazio delle arti. - - 5.º Avanzi della famiglia di Carlomagno. — Morte dei due più abili - figli suoi. — Carlo e Pipino. — Lodovico il Pio, solo superstite, - infemminito dalla meridionale sua residenza. — Scontentezza - suscitata dall'associazione di lui alla corona, e sua esaltazione. - -SECOLO NONO. - - -D'una fatica si compiace principalmente l'animo nei gravi studi -della filosofia e della storia, e quella è d'indagar che fine abbia -avuto l'opera d'un grand'uomo, e di che frutto fosse apportatrice -al mondo. Ogni fatto aver debbe, a così dire, la sua genealogia, il -suo passato, il suo avvenire; chè anche quando un sovrano intelletto -vi ha abbagliato, far non potete di non chiedere quali orme abbia -lasciato del suo passaggio nella vita, e in certo modo, di che a lui -vada debitore il genere umano. Ma ohimè! ci sono tempi pur troppi -negli annali del mondo, che nulla lasciarono dopo di sè, e che amiam -tuttavia di contemplare, come se si leggesse un poema epico! Tale si -è appunto l'aspetto sotto cui ci facciamo ora ad esaminare il regno -di Carlomagno. Dove son l'orme sue, e quali sono l'impronte da lui -lasciate nella società con le sue leggi, gli alti suoi, la sua volontà, -la sua forza? Malagevole assunto, ma pur necessario a dar l'ultimo -compimento alla storia dell'imperator d'Occidente. - -Le leggi di Carlomagno, quali trovate le abbiamo nei capitolari, hanno -due grandi intenti: o mirano a confermar la legislazione anteriore, -svolgendola e coordinandola con certe nuove disposizioni, o procedono -da idee inerenti al sistema carlingo, il che forma due ben distinti -diritti, l'uno ch'altro non è se non la confermazione del passato, -l'altro che appartiene al presente. Le leggi particolari a ciascuna -delle barbare popolazioni intatte rimasero sotto i Carolingi, salvo -alcune poche modificazioni comandate dai capitolari. Ci avea pur -sempre la _legge salica_, nata in mezzo alla Germania, e compilata da -Teoderico re d'Austrasia, la quale, tutta posando sulla composizione, -durò, come diritto particolare de' Franchi, anche sotto l'impero di -Carlomagno, e poco rileva che la tribù loro si mescolasse nella più -general costituzione dell'impero d'Occidente, chè privilegio era -delle nazioni soggette a Carlomagno conservare il proprio codice -e le instituzioni insieme della patria loro. La legge salica passò -dunque per mezzo alla legislazion dell'impero, pochissimo contraendo -del carlingo concetto, e lasciò qualche orma di sè fino al secolo -dodicesimo, siccome varie scritture comprovano; ma poi si dileguò a -somiglianza dei capitolari stessi sotto il diritto delle leggi feudali. - -La legge ripense, a par del codice salico, impressa d'un'ammirabil -semplicità, conservò sotto ai Carolingi la naturale rozzezza sua, -nè le addizioni che Carlomagno vi fece[144] punto le tolsero del suo -carattere di personalità, cui conservar seppe insieme con l'origine -franca, che vale quanto dir la composizione. I capitolari medesimi -soggiacquero a questo diritto. In fatti su quai cardini posavano la -legge salica e la ripense? su questi che ogni delitto scontar potevasi -con un'ammenda pagabile al fisco, e per composizione e risarcimento -al danneggiato. Ora questa legislazione era interamente favorevole -all'erario, però che schiudendo un largo campo alle ammende e taglie, -il fisco arricchivasi con l'applicazione della medesima legge. Il -che giovar dovette a mantener lungamente le dette due leggi, avendo -il fisco interesse ad esercitarle, siccome quelle che costituivano -la sua ricchezza, e formavano una parte delle sue rendite. Se non -che le tracce, come dicevamo, della legge salica e della ripense non -vanno oltre il secolo duodecimo, in cui si confondono con gli statuti -municipali: e d'altra parte la personalità poteva ella durare, mentre -le nazioni primitive svanivano? Sotto i Carolingi distinguevansi bensì -ancora i Franchi, i Borgognoni, i Longobardi, gli Aquitani, ma indi -queste distinzioni spariscono, chè nuove forme nella società succedono -alle antiche; i popoli non vengono più classificati per origine, ma -sì per legge e patrimonio, e ci sono nobili, borghesi, servi, grandi -vassalli, censuarii, valvassori. - -La legge burgundica, o de' Borgognoni, passò più ratta che non quella -dei Franchi, benchè amendue queste popolazioni avessero una stessa -origine. La monarchia de' Borgognoni fu di brevissima durata, nè orma -più se ne trova dopo i regni di Gondebaldo e di Sigismondo. Or questa -legge, che non posava intieramente sul principio delle composizioni, -ammetteva le pene afflittive, non affatto nell'interesse del fisco, -onde meglio così venne a mescolarsi e confondersi col diritto romano. -La legge salica era tutta distinguitrice, e creava ordini e gradi. -Il codice burgundico all'incontro, più benigno ai vinti, regolava -gl'interessi dei Romani e dei Borgognoni con un grande sentimento di -equità: se insorgeva quistione o lite, essa veniva giudicata da un -tribunale di giurati composto metà di Borgognoni e metà di Romani. Il -che ci spiega come le tracce di questa legislazione si dileguassero più -facilmente che non quelle della legge salica. La stessa osservazione -vuole applicarsi al codice dei Visigoti, il quale dominato dalle leggi -ecclesiastiche, e deliberato dai vescovi, si mantenne entro i principii -della giurisprudenza romana. Noi lo vediamo sparire quasi al tutto -fin dal regno di Carlomagno; i capitolari non l'accennano pure, e al -formarsi del ducato d'Aquitania, e poi da questo medesimo ducato, -del regno di Lodovico, esso vien meno e cade: i concilii l'aveano -preparato, e i concilii lo struggono, tanto che al secolo undecimo non -si fa più menzione di leggi gotiche, governato già il mezzodì della -Francia dal codice teodosiano. Il medesimo avvenne della legislazione -longobardica: in fatti come durar poteva il codice dei Longobardi, in -tanta vicinanza che si trovavan di Roma, dei papi e di Costantinopoli? -Nel tempo che Carlomagno fece sue giunte a quelle leggi, esse eran -già quasi al tutto cadute in disuso. Vinti e soggiogati dai Franchi i -Longobardi non avean niente più a promettersi da esse, nè interesse -più a lasciarsi governar dal codice loro. Sassoni, Bavari, Alemanni -tutti eran caduti sotto il giogo del vincitore, ma pur tutti questi -popoli aveano maggior vigoria ed alterezza che non i Longobardi; e -però l'Alemanno conservò la sua legge, il Sassone ripigliò la silvestre -independenza sua, il Bavaro i suoi duchi. Questi separaronsi anzi dalla -Francia fin dal tempo di Lodovico Pio. - -Queste diverse legislazioni furono, nell'inoltrar dei popoli verso -il medio evo, assorbite da altre forme ed altre consuetudini che -trionfarono so quelle. La prima a crescere fu la potenza delle leggi -ecclesiastiche: false o vere sieno le decretali dei papi, o mentite -le compilazioni di Dionigi il Picciolo, questa non è la vera quistione -istorica, ma ciò che la filosofia stabilir dee, si è se le decretali, -qualunque sia la vera origin loro, rendessero sì o no a quel tempo -grande servigio alla legislazione ed alla podestà. Al medio evo il -concetto loro fu giusto e forte, e nel generale sminuzzamento della -società la raccolta delle decretali fu di non poco giovamento ai -costumi e alle leggi. Talun disse già che le decretali affermavano -l'assoluta sovranità di Roma e la dittatura de' papi: questo che fa? -Non era forse la Chiesa romana che, in que' tempi di confusione e di -disordine, dava con la dittatura sua le mosse all'incivilimento del -mondo? Le decretali imponevano una moglie sola, stringevano i vincoli -tra' padri e figli, proclamavano massime più benigne per lo schiavo, -repressioni più forti per l'uomo carnale e violento. Questi statuti del -popolo cader fecero i capitolari, e insiem le leggi barbare che aveano -contratta un'indole egoistica e troppo personale: la legislazione si -venne aggentilendo col porsi universale sotto il comando d'una podestà -morale, che era il papa. - -Il diritto romano, che non avea cessato mai di dominare sopra una -gran massa di popoli nelle Gallie, pigliò quella preponderanza che -sempre appartiene a' principii eterni del giusto e dell'ingiusto; -abbattè le leggi barbariche; i capitolari cadder d'ogni forza di -rincontro alle regole potenti del codice teodosiano; le decretali -assorbirono i concilii. Ma quelli che interamente distrussero la -legislazione di Carlomagno furono gli statuti locali o municipali, e -sopra tutto, il diritto feudale che nacque nella confusione del nono e -del decimo secolo. L'esistenza di simili statuti è incontrovertibile, -anche nell'apice della potenza imperiale di Carlomagno, il quale, -nell'atto che stava preparando l'orditura dell'opera sua, trovava in -questi statuti un ostacolo all'unità amministrativa cui intendeva. In -questa o quella città, in questa o quella provincia, ci avea questo o -quell'antico statuto, gallico o franco, romano o celtico, che regolava -lo spirito delle transazioni, le pratiche della vita, e Carlomagno -cedeva più d'una volta in cospetto alle picciole consuetudini de' -luoghi. - -E non è cosa naturale che il diritto municipale trionfasse al secolo -decimo, in tempo che sì grande era la confusione, e che la forza -centrifica se ne andava? Se le leggi generali non proteggevano la -società, era ben d'uopo che le leggi locali guarentissero le sostanze -e le persone; onde si fece, come dire, un diritto privato in ogni -città, in ogni distretto, e in questo general disordine il concetto -dell'unità, a cui avean dato forma i capitolari, soggiacque; e il -diritto feudale venne in breve a surrogarsi a tutte le antecedenti -legislazioni. E così avvenir doveva, però che questo diritto era in -correlazione coi costumi e con le consuetudini: posava sulla gerarchia -degli averi e delle persone, e innanzi tutto, sulla pratica del -combattimento giudiziario. Non si parlò quindi più di capitolari; nuove -idee erano sorte nella società, e nuovi doveri parean sorgere così pel -signore come pel vassallo; rotta era la lunga catena delle tradizioni, -vennero in campo gli alti feudatari, i vassalli, i valvassori, tutte -cose ignote sotto il regno di Carlomagno; le decretali formarono il -diritto ecclesiastico, regolato già dai concilii e dai capitolari; gli -editti dei re del terzo lignaggio non ebbero più nulla a che fare con -la legislazione anteriore. Chi segue la storia degli ultimi Carolingi, -vede la legislazione dei capitolari venir meno e cadere; sotto Lodovico -Pio hanno ancor forza, si spengono sotto Carlo il Calvo: fannosi rari, -perchè l'impero va in minuzzoli, e non ci posson quindi più essere -principii generali. - -Tuttavia si vuol confessare che questa legislazione non è intieramente -morta per tutti, poichè se la Francia, com'era costituita sotto -la terza schiatta, estranea rimanevasi al diritto dei capitolari, -il medesimo non avveniva in Àlemagna. L'esaltazione dei Carolingi -fu un invader che gli Austrasii fecer la Neustria; i fieri figli -del Reno, del Veser e dell'Elba, vennero a stabilirsi nelle città -neustriane; Carlomagno era il capo lor naturale, il loro creato; essi -lo circondavano dell'amor loro, della loro ammirazione, ond'è che al -cader dell'impero d'Occidente gli Austrasii conservano i capitolari; -e se morta è la progenie del gran Carlo, le sue leggi, le sue -instituzioni ancor sopravvivono. In Germania le decretali non furono -altrimenti accettate come leggi ecclesiastiche, chè i contrasti fra -la casa di Svevia ed i papi impedirono al diritto romano di pigliare -una preponderanza naturale fra quella nazione. Le leggi feudali non -preparavan ivi quello sminuzzamento del suolo che si vide in Francia; -tutto sul Reno rimase carlingo: Carlo Martello era uscito d'Austrasia, -e le leggi de' suoi figli tornavano all'Austrasia. Mentre i capitolari -non sono oramai più per la Francia che una curiosità storica, un -monumento di erudizione degno di studio, in Germania sono entrati -all'incontro per la più parte nel diritto positivo; Goldasto li ha -raccolti nelle sue _Costituzioni imperiali_, e da essi traggon origine -que' solenni decreti delle diete che reggono la nazione alemanna anche -a' tempi moderni. Nella Francia soggetta alla stirpe dei Capeti, i -capitolari esser non potevano che una memoria della conquista; in -Germania, essi erano in vece la legge naturale degli Alemanni, che li -conservarono come uno dei fondamenti del loro diritto pubblico, e come -un'antica reliquia degna della loro venerazione. - -E le assemblee politiche del campo di maggio, che divenner elle in -sulla fine del regno di Carlomagno? Per fin che durò quest'impero, -concetto d'uno sfolgorato ingegno, esse conservarono una certa -grandezza, e conti e leudi assiduamente vi concorrevano, perchè -ivi aveasi a foggiar i capitolari, a dare il proprio assenso alle -spedizioni lontane, e prepararsi a seguir il principe alla guerra, nè -fino a che l'impero durò nell'unità sua, siffatte adunanze cessaron -d'essere frequenti e regolari. Secondo che Incmaro scrive, v'era piena -libertà di suffragi; i capitolari venivano passati o rifiutati, ed -i chierici e i leudi votavano separatamente. In che si scorgono le -orme intere dei placiti di guerra che tenevansi nelle foreste antiche -della Germania. Nè coteste politiche assemblee del campo di maggio -perirono altrimenti con Carlomagno: chè anzi durarono col medesimo -colore di libertà sotto Lodovico Pio, ed i conti non solo avean obbligo -d'intervenirvi, siccome i più degni rappresentanti dell'imperatore, -ma sì ancora di condur seco dodici scabini de' più notabili, eletti -da ogni contado, deputati veri, che venivano ad assistere a' placiti -ed a partecipar del governo dell'impero; i proprietari liberi de' beni -allodiali eran quelli che eleggevano gli scabini, e già sì ampiamente -stabilite eran le basi della rappresentanza nazionale, che al tempo di -Carlo il Calvo, sotto del quale i campi di maggio ancora continuavano, -era massima confermata: _La legge farsi per consenso del popolo e -per costituzione del re_[145]. Le assemblee cessano, e si perdono -al tempo di Carlomanno[146]; invano tu cercheresti a que' giorni i -consigli di guerra, i congressi politici de' leudi e de' vescovi; -tutto è confusione e le instituzioni carlinghe son cadute in ogni -luogo. Da indi in poi ci ha una specie di sospensione nelle due grandi -scaturigini della legislazione carlinga, i concilii e i capitolari: non -v'è più diritto fermo, non forma più consacrata dalla consuetudine. E -come esser ci poteano assemblee generali, se il territorio ne andava -in brani per modo che ogni governator di provincia diventava conte e -signore della terra ch'ei possedeva? - -Due supreme instituzioni aveano contrassegnato l'impero di Carlomagno, -quelle dir vogliamo dei regni d'Italia e d'Aquitania, l'un dato a -Pipino, l'altro a Lodovico; or che divennero queste due sovranità, -subordinate all'impero, dopo la morte di lui? Seguitaron esse ancora -l'opera loro? Carlomagno era stato indotto a crear di siffatte -monarchie dipendenti dal suo scettro, non tanto dall'intenzione -di dividere il suo retaggio e sminuzzarlo, quanto dal desiderio di -assicurare l'azione di un reggimento supremo. Pipino, re d'Italia, -moriva prima ancor che suo padre fosse giunto all'età cadente e -fiacca, onde questi confidava il regno a Bernardo, un de' bastardi -di Pipino (chè a que' tempi ben poco divario c'era fra bastardo e -figlio legittimo) volendo così l'imperatore stabilire oltre l'Alpi -il diritto ereditario, e serbare in qualche modo le vestigia della -monarchia longobarda. Questo regno d'Italia sopravvisse pochi anni al -suo fondatore, poi perì per tre potenti cagioni, e son queste: prima -di tutto sì grande era il desiderio degl'imperatori di Germania di -regnar di qua dai monti, che ben s'affrettarono a spezzar la corona di -ferro in fronte ai successori di Pipino, e continuo era il passaggio -in Italia dei loro armati. E come avrebbe questa potuto conservare i -suoi principi, che aveano tutta la forza loro da Carlomagno, mentre -la stirpe di quest'ultimo in Francia già decadeva? I papi, d'altra -parte, intimi amici dei Carolingi, non aveano più interesse alcuno a -sostenere i re d'Italia, deboli sì da non potersi da essi prometter -più aiuto nè protezione. Aggiungasi per terza cagione, che già sorgeva -nelle città lombarde la voglia di affrancarsi e farsi libere; ognuna -volea diventare repubblica; quale era mossa alla politica libertà dal -commercio, e quale dalla ricchezza territoriale, e intanto che nei -paesi meramente feudali la terra stringevasi nella gerarchia dei feudi, -in Italia le città le une dalle altre si separavano, e con perpetue -gare fra esse contendevano. - -La monarchia d'Aquitania periva naturalmente per l'esaltazione di -Lodovico all'impero. Questo regno non componevasi altrimenti di un solo -elemento, e laddove in Italia non ci eran che due razze, i Longobardi -e i naturali del paese, antichi popoli del Lazio con qualche Greco -frammistovi, in Aquitania, all'incontro, con mal composti legami, -s'univano ben dieci e più frazioni di popoli: i Goti, i Guasconi, -gli Aquitani, gli Alverniani, i Saraceni, le quali nazioni tutte, -insiem strette a forza, doveano tender naturalmente a sgropparsi. -Comprendeva il regno d'Aquitania le terre che si stendono dalla Loira -fino all'Ebro, e fu in appresso confidato a Pipino I, figliuolo di -Lodovico Pio, poi passò in quell'altro Pipino che combattè insiem coi -Normanni contro Carlo il Calvo. In mezzo a quella strana confusione -che indi succede, nessuna orma più resta del regno d'Aquitania; tutte -quelle popolazioni si dividono e suddividono; si vengono formando -duchi d'Aquitania e di Guascogna, e conti di Tolosa e d'Alvernia; e la -costituzion di quel regno sparisce insiem con l'impero, conseguenza di -quel gran disordine che accompagna la fine della seconda progenie. - -In tanto sconvolgimento del suolo che fu del sistema amministrativo -di Carlo? Tre erano i fondamenti su cui detto sistema posava: 1.º -L'ordinamento militare confidato a uomini di guerra che sotto il nome -di duchi o governatori delle marche (_marchis marchiones_ da cui venne -_marchese_) difendevano il territorio, e apparecchiavano il bisogno -alla guerra. 2.º I conti, magistrati civili che governavano i distretti -a simiglianza degli antichi prefetti di Roma. 3.º I messi regi, -_missi dominici_, l'istituzione dei quali fu sì lata ed attiva sotto -Carlomagno. Fin dal regno di Carlo il Calvo dileguarsi e sparir si -veggono al tutto le ultime vestigia di questo sistema; un rivolgimento -viene operandosi: quei duchi, quei conti, quei governatori delle -marche, che ubbidivano ad ogni minimo cenno dell'imperatore, proclamano -adesso la personale independenza loro: mutano i loro titoli; quelli che -testè altro non erano che magistrati revocabili, diventano feudatari -independenti; qual di loro assume la sovranità effettiva delle terre -da esso governate, quale la trasmette ben anco in eredità a' figli -suoi. Donde tutti que' vassalli che appena conservano qualche segno di -rispetto verso la corona, benchè da lei fosse proceduta ogni podestà -loro. In tale sminuzzamento d'autorità, che forza poteva restare ai -messi regi, a questi magistrati principali d'un potere centrificato? -La prima condizione, l'essenza medesima di cotali delegati del -principe, poggiava sull'autorità unica dell'imperatore; essi erano i -suoi procuratori con mandato di raccogliere e unir insieme le porzioni -spartite dell'autorità sua. Or dunque, allor che questa autorità si -dilegua, allor che non v'ha più centro amministrativo, l'uffizio dei -messi regi divien, come a dire, una superfetazione politica in un -sistema che più non serba unità; onde avviene che a mezzo della seconda -progenie già più non è vestigio della forma politica di questo grande -impero carlingo. - -Questa mutazione e questo decadimento riferivansi specialmente agli -averi e alle persone, per l'eterne divisioni stabilite in questa -parte del diritto romano. Gli averi soggiacean, di quei giorni, ad un -notabile rivolgimento nelle condizioni del possesso: sotto Carlomagno -distinguevansi innanzi tratto gli allodii, o terre libere possedute -da un Franco o da un Romano, e i benefizi conceduti dal fisco; la -terra libera non avea nessuna gravezza tranne quella del servigio -militare, e ad essa tutte si riferiscono le discipline imposte dai -capitolari; i benefizi non procedevano altrimenti da un'origine cogli -allodii, ma erano quasi sempre un dono, una concessione; il signor -diretto, per farsi suo questo o quello, gli donava una terra fiscale; -e chi accettava un benefizio incontrava più stretti doveri verso il -re. Allodii e benefizi, tale si era la divisione delle terre sotto -l'impero del secondo lignaggio, e benefizi furono anche spesso quei -vasti poderi, sì ben condotti, dei Carolingi. Ma, in sul mancare -di esso secondo lignaggio, questo stato della proprietà si viene -modificando; colui che tiene il benefizio dalla corona, si scioglie -in breve da ogni dovere, e vuol esserne padrone assoluto, a imitazione -dei conti e dei governatori che son rimasti in pieno potere del paese -da essi governato. Carlomagno avea costretto gli animi a stringersi -e raccogliersi intorno all'impero; ora la natural reazione vuole -che ogni cosa si sciolga e si separi: quindi il benefizio confondesi -con l'allodio o, per dir meglio, l'allodio interamente dispare per -confondersi nel reggimento feudale[147]. Al tempo sicuro di Carlomagno, -il possessor dell'allodio aveva interesse in mantenere la libertà sua e -la franchigia della terra; ma nel disordine e nello scadimento d'ogni -podestà, egli trovavasi isolato su quel suolo traballante; e in qual -modo avrebb'egli potuto, così solo, difendersi contro le correrie dei -Normanni, e la prepotenza dei superbi feudatari? Ond'è che allora il -possessor dell'allodio venne naturalmente a porsi sotto la salvaguardia -e la protezione di un superiore. La distinzione adunque degli allodii e -dei benefizi sparisce nel secolo decimo, nè ci ha più che feudi e terre -feudali; chi possiede il _dominium_ o dominio, chi il tenimento, vale a -dire il godimento reale della terra, mercè servitudi e livelli; tutto -consiste in reciproche obbligazioni, tutto riducesi a gerarchia; agli -allodii e benefizi della prima stirpe succedono i feudi e retrofeudi; -al semplice dovere annesso alla proprietà vengono sostituite mille -bizzarre consuetudini; dove il servigio militare e dove un obbligo -d'onore; l'uno riceve un feudo perchè adempia all'ufizio di coppiere, -l'altro perchè venga, in qualità di scudiero, a bardar il cavallo di -battaglia del signore; e se l'uom che riceve un feudo non è nobile, -l'obbligo suo si cambia in censo, il che val quanto dire ch'ei paga il -più delle volte un livello in danaro. - -Nè le possessioni della Chiesa punto si sottrassero a questo repentino -rivolgimento, chè indarno essa invocava per sua protezione i miracoli, -oramai più non dandosi ascolto alle leggende che difendevan gli averi -e i poderi; troppo brutale è la generazione; troppo in balía alle sue -rapaci inclinazioni; e a volersi difendere è bisogno di mura oramai e -di ferreo braccio. Ond'è che i monasteri, i vescovadi, le cattedrali -prendono loro avvocati o vidami, che sono i naturali difensori dei beni -ecclesiastici: se v'ha nella contrada un conte che metta paura per le -sue azioni, e minacci da lunga ora la religiosa solitudine, l'abbate -a lui si rivolge, chiedendogli s'ei voglia essere il protettore o il -difensor della Chiesa, nè picciolo è l'util ch'egli n'avrebbe, però che -per prima cosa la badia gli dà in feudo una terra del suo dominio, poi -alcuna volta gli assicura eziandio de' livelli in danaro, si obbliga di -pregare per lui in tutte le necessità della vita, e poi gli concede una -tomba sotto il tetto del monastero, chè a quei tempi non era benefizio -troppo comune quello di potere riposarsi in pace nel sepolcro, chè la -guerra non aveva rispetto neppure alle ossa dei morti. Colui dunque -che facevasi protettore della badia, era sicuro di trovar il letto -dell'eterno suo riposo sotto quelle lunghe e marmoree volte; ond'è che -noi vediamo ancora nelle antiche badie quei prodi cavalieri distesi sul -loro monumento: essi furono, vivendo, avvocati e vidami della chiesa, e -la chiesa concedè loro l'ultimo tetto ospitale. - -Lo stato delle persone fu da quel tempo in poi regolato a seconda -dell'avere, laddove, durante il governo di Carlomagno, i popoli -distinguevansi piuttosto per razze, per origini, e per la propria -loro singola condizione. Franchi, Longobardi, Romani, tali si erano -le principali separazioni in cui partivasi la società, le popolazioni -erano suddivise ancora, ed ognuna avea la sua legge. Se non che, -i capitolari accennano ad una distinzione di gradi; il titolo di -_nobiles_ era antico, e derivava fin dalle foreste della Germania; la -division legale era principalmente fra gli uomini liberi o franchi ed -i servi, distinzione questa d'origine insiem germanica e romana. Ma la -gerarchia dei gradi, a proprio dire, e la separazione degli ordini, -non vennero altramente che dal reggimento feudale, nato allo scadere -dei Carolingi. In quel tempo cominciò a comparir l'alta e la mezzana -nobiltà; l'una formata dai gran vassalli con titoli di conti, di duchi, -di marchesi e di governatori; l'altra distinta non più che dal nome di -_fideles milites_ ma pur non si vuol credere che anche questi semplici -valvassori non fossero talvolta uomini d'alto stato, chè abbiamo esempi -di conti d'Evreux e conti di Chartres semplici censuari. Non v'erano -ancor arme nè imprese a distinguere i casati, chè il blasone non era -nato ancora; ma si potean portar segni e simboli, coi quali un nobile -faceasi conoscere in battaglia. I feudi soli aveano i contrassegni -caratteristici della nobiltà, e il blasone venne solo sotto i primi -regnanti della terza stirpe. - -I cherici erano, quanto al grado, collocati in una gerarchia tanto -alta, per lo meno, quanto quella della nobiltà; e cosa che si vuol -particolarmente notare, come caratteristica della seconda stirpe, si -è che nella gerarchia la dignità episcopale medesima, non era a gran -pezzo sì splendida come la costituzione dell'abbazia. A principiare -dalle grandi fondazioni di san Benedetto, gli abbati hanno la -preminenza sui vescovi; gli ordini monastici hanno podestà intera; in -che consiste appunto la forza morale della società; nel monastero ci -sono dignità schierate per ordine, non altramente che nella società -universale medesima: tu ci trovi l'abbate, il decano, il cantore, gli -arcidiaconi, il cameriere o cubiculario, tanto che ti par d'essere -alla corte del principe con le sue dignità feudali. Gli abbati, più -potenti dei metropolitani, esercitavano, sotto la seconda stirpe, -un'azione grandissima nel governo; ma poi le cose si vanno sotto la -terza mutando, e i vescovi acquistano presso i Capeti sempre maggior -consistenza. - -Gli uomini liberi costituiscono nel periodo carlingo gli ordini -generali della società, non essendo la servitù che un'eccezione, come -si può veder nei capitolari, che chiamano continuamente gli scabini -e i buonomini ad avere cooperazione nei placiti del conte: Franchi, -Romani, Borgognoni erano liberi, e con essoloro chiunque trattava le -armi, nè alcuno potea sottometterli al servaggio. Ma poi, allo scader -dei Carolingi, i più dei proprietari liberi sono chiamati uomini -_potestatis_, che dir volea sotto la signoria d'un padrone, avvenendo -degli uomini quel che dei feudi. Finchè ci fu nella società protezione -per tutti, ci fu desiderio egualmente e volontà di restar libero, -ma poi che nell'innondazione dei Normanni gli uomini liberi si vider -soli e senza protezione, un grande numero di essi acconsentì a dare la -libertà per acquistarsi il patrocinio di qualche potente padrone. - -Molti adunque si fecero volontariamente servi di questa o quella -chiesa, di questo o quel signore; l'uom libero non ebbe più diritti, -la gerarchia divenne infinita; vi furon indi quelli che chiamavansi -_ospiti_, e vivean sotto la protezione di un monastero o d'un signore, -che li assisteva della potenza sua; i _colliberti_, servi men servi -degli altri, liberi del collo, perchè tenevano il mezzo tra la servitù -assoluta e la libertà; gli _agricoli_ o _ruricoli_, specie di contadini -coloni, liberi o servi; i servi stessi divisi in _mancipii_, e in -alcune carte chiamati uomini soltanto, familiari in alcune altre; -poi vi erano i servi dei boschi ed i servi del dominio. Al tempo de' -Carolingi i servi son tutti soggetti alla regola del diritto romano, -che non consente loro il possedere, anzi dan fino il peculio loro al -padrone. Ma al decimo secolo anch'essi cominciano a possedere, e noi -li vediamo aver terre, esercitare impieghi, diventar custodi delle -foreste, castaldi delle ville, e fin reggitori di villaggi; tutti -pagano un testatico, un censo, e sono, come dir, l'accessorio e la -pertinenza del podere, però che nella vendita di un feudo vi son di -pieno diritto compresi; essi possono contrar matrimonio, e la Chiesa -riconosce la legittimità del sacramento. L'uomo libero che sposava -una serva, diveniva issoffatto servo ancor esso, contrariamente al -diritto romano, e questa nuova condition sua non cessava che con la -manomissione. In processo di tempo il servo divenne artigiano, e i -mestieri scossero il giogo imposto dalle leggi franche della conquista. - -Nel forte dell'attività e della gloria sua, Carlomagno erasi trovato in -comunicazione con parecchie civiltà, e la conquista gli avea posto in -mano mille debellati popoli e vinti. Ora è da veder quali diventassero -questi popoli, e qual fosse la sorte di tutti quelli uniti all'impero -suo. - -Carlomagno morir vide papa Adriano, l'amico suo, il confidente -intimissimo de' suoi disegni intorno all'Italia, ed egli stesso avea -scritto il di lui epitafio; ed ecco, per una compensazione della -provvidenza, Leone sopravvivere all'attempato imperatore, per celebrare -la gloria di lui, e rendergli le onoranze funebri in Roma, la metropoli -del mondo cristiano, dove, col suono di tutte le campane, annunziavansi -quelle pompe solenni, chè l'impero d'Occidente avea perduto il suo -signore. Leone era stato partecipe dei disegni di quest'ultimo, avea -raccolti i fatti principali del suo regno, e alcuni anche si vedeano -scolpiti sul mosaico del palazzo di Laterano. In mezzo pure alla chiesa -di Santa Susanna, vedevasi un monumento curioso della scuola greca, -rappresentante Leone III che recava una chiesa sulla palma della mano, -siccome incontrasi in varie pitture del medio evo, ed a fianco di lui -Carlomagno vestito alla foggia de' Longobardi, con folta barba e con la -spada che gli pende a lato[148]. - -Leone pianse il protettore della romana sede, poi anch'egli morì -nell'anno 816, ed ebbe a successore Stefano IV, nato di patrizi. La -fedeltà dei pontefici verso l'impero d'Occidente non fu interrotta, e -ne prestaron solenne giuramento nelle basiliche a Lodovico, figlio di -Carlomagno; anzi l'anno medesimo della sua esaltazione, Stefano venne -in Francia, e sacrò esso Lodovico nella cattedrale di Reims, consumando -in questo viaggio ed ufizio il suo pontificato, che durò sette mesi -appena. Pasquale, suo successore, di patria egualmente Romano, provò -un poco a scuotersi di dosso la signoria dell'impero, e infatti, di -mano in mano che Lodovico Pio andava infiacchendo, più facil diveniva -questa separazione del papato dall'impero, però che i pontefici -essendosi collegati coi Carolingi, solo per esser da questi difesi -contro i Longobardi ed i Greci, come tosto divenivano impotenti a ciò -fare, quelli tornavano nella sovranità loro assoluta. Noi vediam quindi -Pasquale far pronunziare sentenze capitali senza ricorrere all'autorità -imperiale. Uomo ragguardevolissimo era questo Pasquale, e ammiratore -delle scienze e delle arti, dava ricovero ai Greci che fuggivan di -Costantinopoli per la quistione delle imagini. - -Dopo di lui Roma si sciolse definitivamente dai Carolingi, sì che -Lotario trovossi costretto ricorrere al foro della cristianità, per far -riconoscere la vacillante autorità sua, e mentre l'impero d'Occidente -n'andava in pezzi e briciole, i papi mutavano le pratiche loro coi -Carolingi, non essendo questi più per essi nè uno strumento di luce, nè -una molla di civiltà. Gran danno fu pel medio evo questo allentamento -momentaneo e logoramento dei vincoli tra il pontificato e i popoli -della Gallia, chè più non v'ebbe indi innanzi nè podestà, nè concetto -morale: da Roma riverberavano gli ultimi raggi della civiltà antica, ma -poi che la feudalità venne a render materiali tutti gli elementi della -podestà, essa Roma non ebbe più niente a che fare con quella società, -e non troviamo ormai più nè carteggio di papi, nè epistole degne di -prender luogo nel codice carolingo; le tenebre sono universali, fino a -che Gregorio VII fortemente ripigli e stringa l'intellettuale e moral -dittatura della società, alla fine del secolo undecimo. Gregorio VII -è, dopo Carlomagno, colui che pensò più di proposito alla suprema -centrificazione del potere. - -A volger l'occhio verso Costantinopoli, ivi pur si vede a poco a poco -dileguarsi le comunicazioni fra' due imperi; gli annali bisantini -più non parlano di quel grande diadema d'Occidente che splendeva in -fronte a un sol uomo, e pure, pochi anni appena erano corsi dal dì, che -tra Niceforo e Carlomagno erano stati di reciproco consenso segnati -i confini dei due imperi, che s'eran fermate sopra basi regolari le -corrispondenze dei sovrani e dei popoli, e che le greche ambascerie -eran venute a cercar Carlomagno, fino alla sua corte d'Aquisgrana. -Niceforo avea preceduto alla tomba Carlomagno; ben contento, in vita, -mentre era tutto nella sua guerra co' Bulgari, d'aver potuto conchiuder -un trattato di buona concordia coll'impero d'Occidente; il regno -brevissimo di Staurazio suo figlio non alterò punto l'accordo fra i -due Stati, e rinunziata ch'egli ebbe la corona, ne fu cinto Michele -Curopolata in tempo che il grande imperatore ancora vivea; e quand'egli -morì, governava l'impero bisantino Leone V, il quale eletto in campo -dai soldati, tutte rivolse le forze sue contra i Bulgari, poi, al par -di tutti coloro che uscivan della gente siriaca, si pose a perseguitare -le imagini ed a fare in pezzi i capolavori dell'arte, finchè i Greci, -sollevati, l'ucciser di ferro a Costantinopoli in una sedizione. -In queste commozioni, ch'ebber fine con l'esaltazione al trono di -Michele il Balbo, appena è parola dei successori di Carlomagno; le -comunicazioni fra i due imperi non erano state più che momentanee: -troppo differente era la civiltà dell'uno da quella dell'altro, e se -Greci e Occidentali si eran fra loro accostati, ciò era solo avvenuto -così esternamente, chè in sostanza restavano anzi cordiali nemici. -Appena ivi rimase, coll'andar del tempo, qualche lieve reminiscenza -dei trattati di Carlomagno con l'Oriente, nè più s'ode far menzione -di Costantinopoli, se non al tempo delle crociate, quando i Franchi, -alla vista di Bisanzio, forman concetto della sua grandezza, poi, per -forza di conquista s'impadroniscono di quella corona, e ne cingono un -conte della loro nazione. Antichi erano gli odii fra i due popoli, e -un pretesto bastò a farli scoppiare, e Roberto di Parigi ben dir poteva -dell'imperatore Alessio Comneno: «Chi è questo villano che sta seduto, -mentre tanti gentiluomini sono in piedi?» - -Durante il regno di Carlomagno, gl'imperi d'Occidente e d'Oriente -si toccavano coi confini, il che aiutava la corrispondenza fra i due -imperatori. Da altra cagione movea la lega coi califfi; lo splendor -della fama di Carlomagno aveva indotto Arun-al-Raschild a mandargli -ambasciadori e presenti, e la respettiva condizione dell'impero -di Occidente e del califfato riguardo alla Grecia, era cagione di -queste amorevolezze, chè amendue erano emuli di lei. Aronne avea -preceduto di quattr'anni Carlomagno al sepolcro, e precedutolo pure -nell'esempio di dividere, per testamento, il suo vasto impero fra i -tre figli suoi. Amino, il primogenito, assunse la dignità di califfo, -e principe effemminato com'egli era, si diede in preda a tutte le -voluttà del serraglio, finchè perì in una congiura militare, chè appena -contava l'età di ventott'anni. Gli succedette Mammuno, il secondo dei -fratelli, nell'anno appunto che morì Carlomagno; e il regno suo fu, -più che da altro, occupato dalle polemiche tra setta e setta; egli si -chiarì contro gli Abassidi, e quindi rivoluzioni sopra rivoluzioni. -E nondimeno l'epoca del suo califfato non è senza splendore, chè la -letteratura orientale prese sotto di lui un far largo, ed a lui fu -dovuta la traduzione in arabo degli antichi filosofi greci. Gli annali -dei poeti e degli altri scrittori della sua nazione dicono ch'ei -trattava con eguale benignità Cristiani e Musulmani soggetti all'impero -suo; e noi, per le istorie nostre, abbiamo memoria ch'ei conservò -qualche corrispondenza di politica e di commercio con Lodovico Pio, -e che al pari del suo predecessore Aronne, mandò inviati alla corte -d'Aquisgrana. - -Dopo Mammuno tutto finisce e sciogliesi quanto a comunicazioni -diplomatiche con l'impero d'Occidente; ed eccone la ragione: A tener -vive le pratiche e i trattati fra popolo e popolo è mestieri che -la podestà sia ben ferma in seggio, e sicura della sua durata; ora, -finchè lo scettro d'Occidente fu in mano d'un uom potente, le calde -menti orientali, fortemente percosse da tanto splendore, salutarono -Carlomagno, e i califfi poterono a lui venire per inchinare la -possanza sua, e far trattati con lui; ma poi che quest'impero fu -caduto in basso, poi che null'altro ebbe a presentar che rottami, -chi avrebbe ancor voluto conchiuder trattati con esso, e concedergli -privilegi? Onde i califfi si sciolsero dall'Occidente; gli odii e le -nimicizie religiose si risvegliarono; Gerusalemme e il sepolcro di -Cristo provarono i rigori dell'islamismo; i Cristiani furon soggetti -a severa vigilanza, e questi, a rincontro, tutti sdegnati, giurarono -la liberazione del grande Sepolcro. Non vi saran dunque d'ora innanzi -tra l'Oriente e l'Occidente se non pratiche ostili e di guerra; già -nell'amor dei pellegrinaggi si vengono apparecchiando le crociate, -le quali scoppiarono in breve con grande fracasso, chè quei due -sovrani spiriti, di Carlomagno e di Arun-al-Raschild, più non vivono -per comunicarsi a vicenda il lume loro. Di questo modo rasciutte si -trovano le maggiori sorgenti di civiltà per l'Occidente, che erano le -comunicazioni con Roma, con Costantinopoli e col califfato; e le Gallie -ricadon nella loro solitudine fino all'ora dello svegliarsi. - -L'impero di Carlomagno componevasi di elementi diversi, di varii popoli -da lui conquistati, o domati, o ereditati da Pipino suo padre. Or -quali divenner dopo lui questi popoli, e quali segni serbarono della -civiltà carolinga? Gli Alemanni furon quelli da cui Carlomagno derivò -la fonte più pura della forza militare; essi lo aveano seguito e re -e imperatore in tutte le guerre, ed eran uomini di gagliardía e di -lena, e fedeli a ogni cenno di Carlomagno, però che anch'egli è della -stirpe loro. Ond'è che anche morto lui gli Alemanni non cessarono di -formar corpo di nazione, e conservarono quasi per rammemorazione la -dignità imperiale; e, nell'ampia spartigione di Verdun, ebbero Lotario -per loro caposignore. Il salterio in lettere d'oro della badia di -Sant'Uberto ce lo rappresenta di alta e veramente alemanna statura, -seduto sur un'antica seggiola, le cui braccia sono formate da un leone -e da una leonessa, calzato di bende in croce, coperto d'una clamide -annodata sovra la spalla, con la corona in capo, la spada nella guaina, -e con un lungo bastone in mano a foggia di scettro. Cotesto Lotario -è quell'imperator di Germania che conserva la dignità quale fu per -Carlomagno istituita da papa Leone. Fra i disordini della seconda -stirpe la Germania va in pezzi anch'essa con tutto l'impero: i Bavari -formano una nazione spartata, che ha suoi duchi o re; Lodovico il -Germanico divien signore di tutte le terre situate sul Reno, e questa -presa di possesso delle provincie è la prima base del diritto pubblico -alemanno. I Bavari, sempre fedeli a Carlomagno, ubbidiscono a Lodovico -perch'egli è di quel sacro lignaggio, e alla Baviera si congiunge la -sovranità della Pannonia e della Carinzia, e l'omaggio dei Boemi e dei -Moravi. Ci sono già re di Baviera e duchi di Lorena o di Sassonia: -la Germania pur essa incontra la sorte comune a tutta l'Europa; lo -spartimento dei principati diviene il cardine della sua politica -costituzione, ma pur nondimeno essa è e rimane carlinga. I Sassoni soli -mostrano di non accomunare il generale amore e l'alta ammirazione che -la Germania porta al grande imperatore; però che conservano un rancore -che va tramandandosi e perpetuandosi di generazione in generazione: -vivo e lungo durò fra loro l'odio per Carlomagno e la venerazione per -Vittichindo, e ben si potè dispergere e sperperare quei popoli, ma non -ispegnere in loro l'antica avversione. Questo risentimento del passato -ferve parimenti nei Frisoni, nè appena l'imperatore ha chiuso gli -occhi, si spiccano dall'impero, e formano un ducato a parte, per unirsi -in appresso a que' conti d'Olanda che serbano per sì lungo tempo la -natía loro salvatichezza. Carlomagno, vedendo nel futuro, avea sparsi -i suoi conti per tutta la Frisia, soggettandoli al governo d'un duca, -che aveva il carico delle cose militari; Lotario aveva indi avuto la -signoria di quella provincia fino alla Mosa, affinch'egli la difendesse -contro i Normanni; poi andava a cader nelle mani d'un de' potenti -capi delle popolazioni scandinave, di nome Gottifredo. Ed eccola fatta -parte della Dania; nel qual tempo la Frisia soggiacque a una paurosa -catastrofe: il mare gonfiossi, e rigurgitò il Reno per mezzo alle -terre, sì che una parte della popolazione fu inghiottita dall'acque: -tempo veramente calamitoso e fatale! Tuttavia, questi popoli alemanni, -quanti sono dal settentrione al mezzodì, amici o nemici, serbarono -profonde rimembranze di Carlomagno, e dir potevasi che il sangue -carolino scorreva in quasi tutte le vene dei principi, e duchi, e conti -de' paesi bagnati dall'Elba, dal Reno e dal Veser. Ivi serbavansi -i loro silvestri costumi, la consuetudine della giustizia loro, la -tradizione della loro istoria. E tu, nobil casa d'Absburgo, qual è -il primo de' tuoi antenati? E non reca egli in fronte il sigillo del -grande imperador d'Occidente? E tu, degna prosapia regale di Baviera, -non ti congiungi tu agli Arnoldi e ai Carlomanni, ch'ebber Carlomagno -per antenato? - -I popoli d'Italia o i Longobardi, che per la conquista al di là -dell'Alpi furono i primi uniti all'impero, se ne spiccarono con la -medesima facilità, nè altre orme ivi si trovano del passaggio dei -Carolingi, che i monumenti sparsi qua e là per le città; e questo -periodo della gente longobarda viene a poco a poco a confondersi con -gli usi della gente primitiva. Al secolo nono non c'è più luogo a -distinzione fra queste due razze; l'Italia vede nascere mille diversi -principati; mentre i papi conservano il patrimonio di San Pietro, -contendendolo agli imperatori della casa di Svevia, Milano conserva -una tumultuosa independenza, e gli abitanti della Lombardia, ubbidito -per poco ai re, ne scuotono fra breve il potere. Non v'ha maggiore -sminuzzamento di quello delle dette popolazioni italiche nel nono e nel -decimo secolo; continua v'è la guerra civile, come se tu fossi al primo -nascimento del Lazio o al tempo delle prime guerre di Roma. Ai quattro -lati della penisola, e in mezzo al generale trambusto, spuntano le -repubbliche di Venezia, di Pisa, di Genova e d'Amalfi; ogni provincia -diventa una signoria; qua i duchi del Friuli rivivono in una schiatta -di vassalli quasi barbari sotto i nomi di Cadaloaco e di Balderico: -colà un conte palatino, di nome Adalardo, s'impadronisce del ducato di -Spoleti; nuovi duchi di Benevento escono d'una famiglia lombarda, che -si stabilisce in quell'antico principato; e questi alti signori feudali -fanno accanita guerra contro Napoli, città greca in uno ed italica, che -più tardi diventerà normanna, ed ora ha suoi duchi sotto la protezione, -benchè solo di nome, degli imperatori di Costantinopoli. - -Curiosa è la storia dei Napolitani alla fine del regno di Carlomagno, -quando quei popoli riottosi, in mezzo alle subite e frequenti loro -sollevazioni, sono continuamente minacciati dai Saraceni d'Africa, che -agognano la Sicilia e il bellissimo sito di Napoli, intanto che da -Gaeta e da Amalfi, porti principali di quel paese, i loro intrepidi -mercatanti armano bastimenti ed escono fieramente in corso contro -agl'infedeli. Di quando in quando ci sono anche patrizi greci d'una -tal qual vigoria, e la storia ci ha conservato il nome del patrizio -Gregorio, che sperdè la flotta dei Saraceni, però che si vuol notare -aver sempre i Greci conservata in mare una incontrastabile superiorità. -Non v'era popolo più turbolento a que' giorni del napolitano: e ben -altro che starsi a godere il sole tranquillamente sdraiati in sulla -sabbia d'un golfo sì bello, quegli abitanti si agitano in discordie -civili, ammazzano i duchi e i vescovi loro, e sono continuamente -in guerra co' papi, co' Greci, co' Mori, co' Saraceni, finchè son -costretti cedere sotto il braccio conquistatore dei Normanni, -che vengono nel decimo secolo a insignorirsi di Napoli e della -Sicilia[149]. - -Le croniche di Carlomagno dicono ch'egli possedette una parte della -Sicilia, la Corsica, la Sardegna e le isole Baleari: or come questo? -a titolo di alto signor feudale, o semplicemente di protettore? -Tutte le quali ubertose isole si spiccaron dall'impero suo quasi -all'istante medesimo della sua morte, senza che pur orma vi restasse -delle sue leggi, nè del suo governo. In fatti avvenne egli mai che i -conti franchi dell'età carlinga possedessero interamente quell'isole -del Mediterraneo di continuo minacciate dalle flotte dei Mori e -dei Saraceni? Ad esercitare una reale sovranità sulle terre bagnate -e interchiuse dal Mediterraneo era bisogno d'una flotta numerosa; -e Carlomagno bene avrebbe potuto conquistarle con un'ardimentosa -spedizione, o vincerle con una inaspettata correria, ma non conservar -nè la Sardegna, nè la Corsica, nè la Sicilia, nè le isole Baleariche, -senza l'aiuto d'una gran forza di mare, ch'ei non avea. Ond'è -ch'elle rimasero esposte a tutte le piraterie dei Mori, delle quali -si legge nelle cronache la dolorosa descrizione. Talvolta i pirati, -precipitandosi sulle coste della Sicilia o della Sardegna, rapivan le -vergini che venivano ad attigner acqua alla fontana, o s'avvicinavano -alla riva; tal altra i Barbari spogliavano le arche ed i reliquari -d'oro, a imitazione dei Normanni, che lo stesso facevano sulle coste -settentrionali: dove si piantavano in qualche parte della contrada, -conservando la signoria delle città, e innalzando torri a mantenersi -nella possession del paese; e dove s'impadronivano di tutta la terra, -come fecer dell'isole Baleari. Se non che spesso le popolazioni, -sollevandosi alla voce del vescovo o del conte loro, si scagliavano -sui pirati, e si liberavano da sè, senza soccorso nè appoggio altrui. -Qualunque fosse la sorte di quei paesi, fatto è che alla morte di -Carlomagno non fecero più parte effettiva dell'impero suo, nè v'ha -più traccia di questo, e appena è che si trovi qualche memoria -dell'imperatore nelle canzoni nazionali e nelle croniche popolari. - -Questi Saraceni che vengono a disertar le isole del Mediterraneo, -appartengono a quella medesima razza che conquistò la Spagna, dove -l'impero carlingo s'è allargato fino all'Ebro; e Barcellona, Saragozza, -Pamplona, Tortosa, Huesca sono in mano ai conti franchi. Oh quanto -mutati s'erano i tempi dopo quell'audace invasion de' Saraceni fino -a Poitiers! Ma dopo la morte di Carlomagno che avvien egli delle -possessioni franche al di là dei Pirenei? I Saraceni approfittaron -senza dubbio del decadimento della seconda stirpe per incominciar di -nuovo le loro invasioni? No; le conquiste di Carlomagno non aveano -per nulla mutata la prima condizione dei popoli, e dai documenti -storici risulta ch'egli avea principalmente adoperato la razza gotica -a mantener la dominazione delle provincie prima soggette ai Saraceni; -accorta politica questa sua, con la quale imponeva il governo dei vinti -agli umiliati conquistatori. - -Se non che allo scomporsi dell'impero que' conti goti vollero anch'essi -rendersi independenti, e indarno si fa per metterli al dovere, ch'essi -trovan chi li aiuta e nei Saraceni di Spagna, ed in quella razza di -Guasconi che conserva la nativa sua libertà. Egli è giusto dire di -Lodovico Pio che la Spagna gli sta particolarmente a cuore; allevato -come ei fu in quelle meridionali provincie, e fatta parecchie volte -la guerra di là dai Pirenei, egli si fa indi protettore dei Cristiani -nelle Asturie, fra i monti dell'Aragona, e fin anco nell'Estremadura. -Morto lui, la gente saracina riprende un po' di lena, e torna alle sue -correrie, onde Abderamo, che regna in Cordova, può a ragione inviare -alla sua diletta città versi in coi millanta il valore di sè e delle -genti sue. - -I Saraceni armano la flotta loro, e corseggiano minacciosi fin sotto a -Marsiglia; fu a quel tempo che la leggenda racconta di santa Eusebia, -badessa d'un pio monastero affiliato a San Vittore. Aveva essa quaranta -suore in altrettante celle, e all'apparir dei Saraceni sulla spiaggia, -tutte, per non rimanere esposte alle passioni brutali dei Barbari, si -mozzarono il naso, tanto avean più a schifo la bruttezza del peccato -che quella del volto! Le popolazioni gotiche intanto approfittarono, -per liberarsi, di questo nuovo impulso che spingeva i Saraceni al -di fuori, e dappertutto insorgevano insieme coi conti di Castiglia e -d'Aragona, per correre all'independenza, ingaggiando gagliardamente -la guerra coi Saraceni. In breve avrem quindi dei duchi di Navarra, -di Guascogna e d'Aquitania, mentre l'opera di Carlomagno si va per -modo spezzando a mezzodì, che vedremo re e duchi di Provenza della -schiatta germanica, ed un regno d'Arli unito all'impero di Lamagna. -In quel tempo di confusione non v'ha distinzione alcuna di titoli: -regni, ducati, contee hanno, per così dire, la medesima prerogativa; -in vano trovar vorresti una monarchia; l'impero di Carlomagno ha tutto -assorbito in sè, e dopo esso più non restano che rottami e frammenti di -titoli e di dignità. - -Nel tempo che l'opera carlinga tutta se ne va a soqquadro, la Francia, -la nobil Francia si spicca dall'impero, che resta germanico, e -costituisce la sua nazionalità personale, e appena conserva qualche -lontana comunicazione con l'Alemagna ad oriente, con la Frisia e -l'Olanda a settentrione, con la Spagna ed anche con l'Aquitania a -mezzogiorno. La Francia non ha più nulla di carolino, nè i Capeti -punto raccolgono la successione di quelle massime e forme; i conti -di Parigi niente han di comune con la schiatta germanica; Filippo -Augusto differisce da Carlomagno: egli è un altro tipo, un'altra -civiltà; l'ordinamento della monarchia francese componesi con altro -concetto che con quel dell'impero: egli è, per così dire, un frutto -del luogo; la Francia si ricostituisce con le condizioni d'una vita -novella e cogli elementi d'una vigorosa esistenza. In quest'opera, -che ha principio da Carlo il Calvo, essa è sconvolta da due tremendi -flagelli: le invasioni dei Normanni e quelle degli Ungari. Se non che, -come sempre avviene tra le nazioni che fanno di ordinarsi, le invasioni -de' Normanni che disertano le provincie, si trasformano ed ordinano -esse pure, e da flagelli che prima erano, diventano elementi di forza -e di vita. Lo stabilimento dei Normanni nella Neustria è un de' fatti -più notabili della storia; ritemperò esso la nazion franca di più -vigorosa complessione, la ristorò di giovin sangue, e fu come se tu -dicessi un ramo nuovo innestato sopra un vecchio tronco: i discendenti -dei Sassoni vennero a gittare una colonia nella Neustria in quella -guisa che Carlomagno avea gittato colonie di Franchi nella Sassonia. -E non faceasi forse tutto a que' dì per colonie? E l'esaltazione de' -Carolingi non fu ella una colonia austrasia fra la Senna e la Mosa? I -duchi di Normandia divennero i più fermi sostegni del trono dei Capeti, -fino a che divenuti anch'essi re d'Inghilterra, tornano alle antiche -gare con la corona di Francia. - -Il secondo flagello, come detto è, che gravò sui Carolingi in sul -loro cadere, fu l'invasione degli Ungari, popolo errante che mostrasi -in arme nella Borgogna e nell'Austrasia. E' non cercan costoro una -stabil dimora, ma danno il sacco; e poi, a modo di tutte le altre genti -tartare, si sbandano, e se ne vanno carichi di bottino. Di che origin -sono questi Ungari? E non son eglino forse un'altra reazione dei popoli -domati già da Carlomagno, un rottame dell'edifizio carlingo che cade -sul popolo franco? Sì, sono. Quegli Schiavoni, quegli abitanti della -Pannonia, quegli Unni che pagavano tributo a Carlomagno, allo spirar -suo vengono fieramente a sedersi sulle ruine dell'edifizio medesimo. -Oh che doloroso spettacolo la distruzione di quest'opera! Imparate, o -conquistatori, che forzar volete la natura delle cose: passate, e tutti -fanno indi a ruffa raffa delle vostre spoglie, principi, popoli, tribù, -a chi più ne coglie... - -In mezzo a tanto disordine di tempi come cercar le tracce del -commercio e dell'industria? Carlomagno, non già che concedesse -speciale protezione al commercio, ma ne aveva col suo modo di governo -aiutato l'incremento. Tutto che sia grandioso e forte, impronta -della natura sua la società civile; l'impero era ordinato in modo che -assicurava prima d'ogn'altra cosa la centralità del potere, l'immunità -d'ogni persona, la custodia delle pubbliche strade; al di fuori, le -corrispondenze diplomatiche apparecchiavano quelle del commercio; cose -tutte che procedevano da un ordinato governo fatto a dare la spinta -sulla via del progresso, e la vita politica alla nazione; ma quand'esso -ebbe a cadere, tutto fu disordine e confusione; non v'ebbe più lusso, -nè più traffico, però che le vie di comunicazione non erano più -sicure; i Normanni correvano le provincie, i popoli fuggivano, su ogni -luogo eminente si rizzavano torri, ma se queste valevano a protegger -gl'inermi abitanti, divenivano altresì il riparo dei signori, i quali -svaligiavano i mercatanti che s'attentavano di viaggiar soli. - -Le relazioni di quei tempi ci fanno una dolorosa e lagrimevol pittura -di questo stato sociale, in cui non era più orma di quel tempo glorioso -dell'impero d'Occidente, quando le grandi carovane dei mercanti, -partendo dalla Siria, da Roma, dalla Scandinavia e dall'Inghilterra, -venivano ad attendarsi nelle fiere e nei landitti di San Dionigi: -chè oramai nessuno vuole perigliarsi più per quelle vie infestate dai -Normanni e dalla gente da guerra. Oh quanto desolata è la società del -secolo nono! Tutta quella generazione prorompe in grida di dolore; -i monasteri cantano le lamentazioni di Geremia per implorare la -misericordia di Dio, e non sono ancora trent'anni che Carlomagno -dorme l'eterno sonno! Le instituzioni dell'imperatore d'Occidente non -penetrarono altrimenti nelle viscere di questa società, che rimase -sempre la stessa; nulla in essa è mutato, nè bisogni, nè passioni, nè -costumi; quanto egli fece a pro del commercio, tutto è morto insieme -col suo regno; le vie di comunicazione sono interrotte, incompiuti -rimangono i canali. - -Quel tanto ch'ei far potè pel commercio, non si stende al futuro; -tutto, dopo lui, si urta e si spezza; nè la cosa potrebb'essere -altramente, quando non si può andar da una città all'altra senza -grosse scorte e per carovane; i lupi vengono a torme ad urlare fino -alle porte delle città, sì che ognuno si chiude e vive entro i suoi -domestici lari. Il secolo undecimo è sì ignorante in geografia, che -i Normanni non sanno come sia configurato l'Angiò, e ancor meno la -Borgogna e l'Isola di Francia. Onde, chi pensar potrebbe ai negozi del -commercio? Essi quindi si limitano al bisogni giornalieri; le vesti di -bigello si tessono dentro a' monasteri; si foggia qualche strumento -per l'agricoltura; l'uomo tiensi alla terra siccome alla grande sua -nutrice, sì che tu diresti quella società una famiglia di schiavi, con -tutti al piè la catena che li lega al campanile della parrocchia. Orsù, -aspettiamo per veder rinascere e rifiorire il commercio, che sorga nel -secolo decimo l'ardente amor de' pellegrinaggi; ed ecco allora allato -di quegli uomini servi, di quegli appartati solitari, levarsi numerose -bande, composte di nobili, di plebei, di preti, di monaci, tutti muover -per una sola meta, la liberazione del sepolcro di Cristo; avviarsi per -l'Alpi, attraversare l'Italia, e quali imbarcarsi a Marsiglia, quali a -Venezia, a Pisa o ad Amalfi, passare per mezzo alla Grecia, e salutata -Costantinopoli, giunger finalmente nella Siria lontana. E in questo -lungo tragitto quante nuove cose si affacciano alla vista loro! Le -arti nascenti, le città trafficanti, però che se la centrificazione -predisposta da Carlomagno non riesce se non ad un fine, e mal certo -anche questo, gli sforzi individuali di alcune di quelle comuni -ottengono di moltiplicar le dovizie del traffico: raro è che un poter -troppo assoluto possa qualcosa in quest'elemento di ogni ricchezza; -il despota è troppo imperioso nei voleri suoi, troppo superbo ne' suoi -comandari; il commercio in vece ama di correr libero, spontaneo, e chi -l'imbriglia, lo strozza. Mirate di rincontro agli sforzi di Carlomagno, -lo spontaneo impulso che si vien manifestando a Marsiglia, a Venezia, -ad Amalfi, e in mezzo alle ruine dell'impero contemplate le città -repubblicane innalzarsi all'apice del loro splendore[150]. E delle -instituzioni mercantili di Carlomagno che resta? L'unità del peso e -della moneta se ne va, la gabella delle merci cade in dimenticanza, -ogni città ha i suoi statuti particolari, ogni repubblica le sue -cause in sè di grandezza e di decadimento, ma tutto estraneo resta al -concetto carolino. - -Quel tremendo turbine di barbarie seco travolge indi l'arti appena -nate; tutto sotto lo scettro di Carlomagno tendea verso una certa -perfezione; i Greci e i Romani, grandi educatori del genere umano, -compieron di belle opere. In fatti v'ha egli cosa che pareggiar si -possa ai manoscritti del secolo nono, ed a quei caratteri sì chiari -e belli che li diresti stampati? Pigliamo un messale o un codice -teodosiano di Carlomagno e di Lodovico Pio: che scrittura nitida! che -disegni tratteggiati all'antica! Quelle lettere, sopra tutto, color di -porpora o di splendidissimo paonazzo, scritte sur una bella pergamena, -che conserva la finezza e saldezza sua dopo ancora che i secoli l'hanno -abbrunita! - -Ma che resta di quest'arte carolingica, incoraggiata già dal gran -Carlo, poi che soggiacque alle agitazioni della seconda stirpe? Un -nonnulla. Le carte diventano inintelligibili, la scrittura s'imbroglia, -nè più orma serba dell'antica chiarezza; non v'è più perizia negli -operai: tutto palesa che siam tornati alle barbarie, che per poco fu -nelle Gallie diradata. L'arte diviene ancor qual era al principio della -prima stirpe; il Franco torna Franco; il Barbaro ripiglia l'antica -sua scorza: il punto luminoso sparisce, e tutto ricade nelle tenebre. -E in che modo l'arte avrebbe potuto fiorire, quando le vie rotte non -consentivano più l'andare da una città all'altra, e quindi toglievano -tutte quelle vicendevoli comunicazioni onde artisti e dotti hanno -bisogno per contraccambiarsi i loro lumi. Al tempo di Carlomagno gli -artisti poteano salutar Roma e Costantinopoli, raccoglier come reliquie -preziose gli ammaestramenti d'un'altra età; ma in sullo scadere dei -Carolingi altro innanzi a sè non aveano che la terra coperta di brume, -il cielo tenebroso e tetro, le invernali notti, il suon delle campane, -le strida degli uccelli da preda, e una natura che avea sol voce ad -annunziar la peste, la fame o la morte!... - -In mezzo a così rapida ed intera distruzione dell'opera, che accadeva -degli altri rottami? e i rampolli della famiglia carlinga sopravvivevan -eglino ancora alla ruina dello smisurato edifizio eretto da Carlomagno? -Niuna famiglia certamente fu più numerosa di quella dell'imperatore: -rigogliosi furono i rami che mise la pianta germanica, e figli e -figliuole circondarono il vecchio signore, chè s'egli ebbe parecchie -mogli, si fu per averne una discendenza, a modo di Davide e dei -patriarchi; ed esse gliela porgono, ed ei nascer si vede l'un dopo -l'altro Carlo, Pipino e Lodovico. Il solo de' figliuoli suoi di cui -egli abbia a dolersi, è il primogenito, bello di volto e difforme -di corpo, Pipino il Gobbo, che si ribella insiem coi Bavari e con -Tassillone; ma Carlomagno il fa radere, e coronato con la tonsura in -un monastero di San Benedetto, non s'ha oramai più a temere di lui, ed -impotenti sono le sue cospirazioni. - -Se non che la morte si scaglia su questa famiglia, e trae l'un -dopo l'altro, Carlo e il secondo Pipino, al sepolcro, con funerale -accompagnatura di armigeri, e con poeti che scrivono i loro epitafi. E -per verità questi giovani erano due menti robuste, e intelletti capaci, -e braccia potenti a sostener l'edifizio carolino. Già li vedemmo, -fanciulli ancora, in mezzo alle battaglie; Carlo o Carlotto seguir suo -padre in quasi tutte le guerre della Germania, e Pipino fare in persona -le spedizioni d'Italia contro gli Unni ed i Barbari. I quali due -figliuoli, sì degni del glorioso padre loro, e sì atti a succedergli, -muoiono pochi anni prima ch'egli scenda nel sepolcro; che se avessero -potuto regnar dopo di lui, l'impero forse si sarebbe consolidato in tre -grandi frazioni nelle mani loro ferme e capaci di reggerlo: a Carlo -il regno d'Austrasia, l'Alemagna, la Fiandra, la Frisia, il Reno, -l'Elba, la Mosa; a Pipino l'Italia, le popolazioni degli Unni, degli -Avari e le isole del Mediterraneo; a Lodovico Pio il regno d'Aquitania -ed i popoli dalla Loira all'Ebro. Difficile certamente sarebbe stato -di mantenere unito un impero composto di popoli sì diversi e di sì -contrari elementi; ma egli è da considerar che Carlo, il primogenito, -era tedesco di costumi e d'origine, che Pipino avea passata sua vita -fra le Alpi e gli Apennini, e che Lodovico era benvoluto in Aquitania, -della quale avea preso gli usi e i costumi[151]. - -Tre grandi monarchie adunque sarebbero nate da quel gigantesco -impero; ma il sol de' figliuoli sopravvissuto a Carlomagno è Lodovico -d'Aquitania, l'ultimo nato, il quale non è altrimenti un giovine -inetto, e bene il mostrò governando con man forte i paesi dalla Loira -ai Pirenei. Egli fece la guerra con buon successo; merito suo fu la -conservazione di tutta la frontiera meridionale; a lui fu dovuto -il compimento del sistema delle città e torri fortificate a riva -de!l'Ebro; egli s'è abituato già alle cure del regno, molti sono i suoi -capitolari, e mostrano ch'egli conosce l'arte di bene amministrare e -governare; ha fatto suo tirocinio nella podestà regia, e moltiplicato -i diplomi, spargendoli per dove egli passava, Carlomagno, finalmente, -sentendosi vecchio, lo ha fatto compagno suo nell'impero; e nonostante -tutto ciò, quest'impero, ereditato da un glorioso genitore, cade, e va -in pezzi, a così dire, nelle sue mani. - -Fu sola debolezza di carattere che cagionò questa ruina, o vi -cooperarono e l'affrettarono altre cagioni? - -Lodovico erasi certamente infiacchito nella corte sua d'Aquitania, -chè nè la gente pure del nord resister sapeva all'influenza di quei -sì molli costumi e di quel calido sole; allevato in mezzo a città -quasi intieramente romane, i suoi consiglieri, i suoi amici sono -poco men che tutti Goti o Aquitani; con essi ei muove alla guerra, -ad essi affida il governo, e quando viene alla corte d'Aquisgrana -per assumere la participazion dell'impero, i conti e i cherici delle -meridionali provincie ve lo accompagnano, e parla la lingua loro, e usa -abitualmente il latino, nè sa pur pronunziare il tedesco, sì che gli -antichi cronisti ne lo riprendono. I leudi che circondano Carlomagno, -oramai vecchio e spossato, portano lunghe vesti, ed hanno aspetto -rigido e grave, intantochè i nobili del seguito di Lodovico sono gai -e piacevoli come istrioni, vestono succinto, appena hanno indizio -di barba; e ciò che più offende i leudi, si è che Lodovico anch'esso -veste alla foggia di quei meridionali, quasi a testificar ch'egli è re -ancora di quei popoli avversi alla razza germanica. Onde i mali umori -e le cagioni che moltiplicano da bel principio le difficoltà intorno a -Lodovico Pio, il quale, fatto imperatore, non è altrimenti servito con -quella devozione e quel timore che inspirar sapeva il gran Carlo, ora -chiuso nella tomba[152]. In somma, Lodovico è un uomo del mezzodì, e -come potrebbero i conti del Reno e della Mosa altro che a malincuore -ubbidirgli? La monarchia carlinga aveva avuto suo fondamento da una -grande invasione della razza austrasia nella Neustria; Carlo Martello -e Pipino aveano abbandonato le selve della Turingia per venirsi a -impadronire della prefettura palatina di Neustria; dopo di che s'erano -messa in fronte la corona de' Merovei: natural corso era questo, il -settentrione veniva al mezzodì, e i Germani lasciavano le secolari -foreste loro per gittarsi sulla civiltà romana; cosa era questa che -avvenir si vedea da cinque secoli; Carlomagno avea condotto a fine -l'opera tentata dall'avolo e dal padre suo; dato assetto alla civiltà -franca; i popoli meridionali avean ricevuto conti e leudi nati in -Isvevia e in Lorena; ma l'esaltazione di Lodovico Pio a mutar venne -questa condizione. Or che vien egli a fare alla corte d'Aquisgrana -quest'aquitano Lodovico, con quelle sue vesti corte, con quella sua -barba rasa, con que' suoi saltimbanchi di Tolosa e di Arli, con quegli -Spagnuoli suoi di Barcellona? Parlan eglino forse la lingua tedesca o -sassone? partecipan eglino dei sentimenti altieri e inesorabili dei -leudi del Reno e della Mosa? Quell'effeminato signore, quel cherico -della Garonna e della Loira non dee a lungo regnare sugl'indomiti -Franchi.... Non già per questo i Carolingi furon chiamati a succedere -ai figli di Meroveo. Ed ecco qui una delle intime cagioni del -decadimento della seconda stirpe. - -A far indi intera la confusione in questa famiglia, alcuni bastardi, -dimenticati, scendono in campo con l'armi alla mano, per dimandar la -parte loro nel patrimonio della corona e del fisco, chè i Carolingi -ebbero pur di tal prodi figliuoli, i quali, senza nome e senza fortuna, -tentarono di formarsi uno stato. Dappoi che lo scettro non è più in -mano di Carlomagno, ne' suoi palazzi e ne' suoi poderi è un disordine -da non dire: qua un bastardo si collega co' Barbari per combattere il -nuovo imperatore; colà insorge un figlio mal contento della parte sua; -le figliuole del medesimo Carlomagno, che molte sono, si mescolano in -questo moto disordinato, e con la scostumata lor vita fanno lo scandalo -delle corti plenarie. La madre di Carlomagno fu una casta donna, -e caste pure furon le mogli sue, ma le figliuole non han pur orma -dell'indole pudica delle donne germaniche, e in vano vengono chiuse qua -e là ne' monasteri, chè elle n'escon per gittarsi di nuovo nel mondo. -A que' tempi le ferrate porte delle badie non di rado spalancavansi -all'impeto di quei figli, di quei giovani forzati a ricever la -tonsura, i quali, sprigionandosi a un tratto dal chiostro, pigliavano -la spada per tentare di nuovo il riconquisto del proprio retaggio; -nè si contentavan solo di ridomandare il patrimonio, ma si mettevano -altresì a capo dei Normanni o dei Saraceni, che invadevan la patria. -Il regno di Carlo il Calvo vide appunto un di questi figli, più che -altri animoso, di nome Pipino, il gran ribelle narrato dalle croniche, -uomo ardente, instancabile. Costui entra in lega coi Saraceni: e che -importa a lui della sua fede! Ed anche è voce ch'ei sia miscredente; -egli ora invoca e ottiene dagli alcaidi quell'aiuto che dianzi invocava -e otteneva dai Danesi e dagli Scandinavi, guidandoli in Bretagna. Egli -è certamente un fellone e un traditor del suo principe e della sua -nazione, ma pur non ha chi il pareggi in prodezza e in prontezza, e ben -si vede che bolle nelle sue vene il sangue di Carlomagno. - -Benchè questa famiglia non lasci dopo di sè che indegni successori, -pur tal si è lo splendore ch'essa trae seco, che tutta la progenie -principesca di Lamagna va superba di questa chiara origine. In fatti, -aver nelle vene il sangue di Carlomagno si è la maggior nobiltà che sia -mai. Noverar per antenati Tassillone, duca di Baviera, Bernardo, re -d'Italia, e Lotario, imperatore, si è il più bel blasone di Lamagna. -Quei draghi figurati negli stendardi, que' cimieri, quegli elmetti di -ferro, quegli scudi, con l'altre armadure, erano memorie carlinghe, -e formavano il vanto di chi ereditate l'avea: sul Reno, sul Danubio e -sull'Elba, tu non vedevi nè i fiordalisi di Francia, nè i merli senza -becco, nè le pacifiche croci dei pellegrini; no, il blasone di Germania -era qualcosa di più duro, qualcosa che teneva delle scoscese montagne, -dei fiumi impetuosi, delle foreste d'Austrasia e delle Ardenne. I due -blasoni dei Carli e dei Capeti non ebber alcuna rassomiglianza tra -loro; ben gli scudi e i cosciali di quella cavalleria si scontraron più -tardi nell'agone, e v'ebber di molte lance e spade spezzate. A Bouvines -si rinnovò l'antica contesa fra Neustri ed Austrasi, ma in quei giorni -la Francia trovato avea, in un con la forza della sua nazione, un re -potente in Filippo Augusto, che incominciava il periodo di grandezza -per la monarchia dei Capeti. - - - - -RICAPITOLAZIONE. - -PERIODO DELL'ORDINAMENTO. - -768 — 814. - - -Cosa malagevole, in tanta confusione dei tempi, si è lo sceverare -distintamente ciò che appartiene all'ordinamento d'un grande impero, -da ciò che si concerne alle conquiste militari che l'hanno creato o -raffermato. Se non che in Carlomagno ci sono manifestamente due supreme -doti personali, genio di guerra e mente alta di Stato. Laonde ogni -cosa procede sotto di lui progressivamente e con un certo ordine; -la conquista è compiuta quando appunto appare al mondo l'impero -d'Occidente; e la legislazione principia quando l'imperatore è -incoronato a Roma da papa Leone. Fino a quel giorno l'opera militare fu -sì faticosa per Carlomagno, ch'egli applicar non potè ad altre cure: ei -pensava a reggere, più che non a crear una stabile legislazione; ma da -ch'egli è imperatore, i concetti in lui di legislatore ingrandiscono e -si riempiono de' suoi vasti destini. - -In quest'andamento dell'impero d'Occidente ci sono instituzioni -tolte a prestito, e ci sono concetti d'istinto; le instituzioni -tolte a prestito vengon da Costantinopoli e da Roma, dalla Chiesa e -dal codice teodosiano; i concetti d'istinto derivano dalla forza e -dalla rigogliosa potenza propria degli uomini boreali. Centrificare -l'autorità è pensier che viene naturalmente ad ogni valent'uomo, -ampliare la podestà è cosa sì naturale, che non è d'uopo raccoglierne -il pensiero per trasmissione. Carlomagno non si fa già a mutar lo stato -sociale, ma se lo reca in mano per governarlo; in molte cose egli altro -non è che il continuator del passato, e nel fare i suoi capitolari -egli è costretto di sottoporsi alle leggi barbariche, ed anche di -sancirle cogli atti suoi. Quanto alla legge salica, esempigrazia, si -può dir ch'egli si contenta di darne una seconda edizione corretta; a -quella dei Ripensi poche sono e insensibili le modificazioni ch'egli -v'aggiunge: il codice longobardico si rimane intatto, e ben è vero -ch'ei distrugge la nazion sassone, ma non istà per questo di conservar -lo spirito delle sue istituzioni. «Concesso ad ognuno di vivere -secondo la sua legge;» tale si era la gran massima dei codici primitivi -dall'imperatore promulgata. - -Così, quest'uom supremo non sa intieramente spiccarsi dal passato; -indarno egli si prova d'indirizzar la società per nuove vie, chè le -consuetudini, i costumi, le leggi se gli attraversano, e la legislazion -sua appena ne tocca la superficie. S'egli avesse voluto distrugger -la personalità del codice franco, del longobardo o del bavaro: «Olà, -imperatore, gli avrebbero detto i leudi, cotesto è patrimonio nostro, -come tuo patrimonio è lo scettro: lascialo stare.» No mai, quegli -altieri conti, quegli uomini liberi, quegli Austrasi comati, non -avrebbero, nelle adunanze del campo di maggio, aderito ad accettar un -capitolare che avesse intaccato il sistema delle composizioni, la sola -penalità che i Franchi riconoscevano, la legge che regolava i gradi -loro e la gerarchia. Necessità fu quindi all'imperatore arrestarsi -dinanzi a questi impedimenti; chè anche gli uomini sovrani non sono mai -al tutto padroni di dar libero corso ai loro concetti, e mille ignote -voci attutiscono la loro: «Oh perchè, chiederà taluno fra sè, si sono -eglino fermati a mezzo dell'opera?» nè sa, costui, quanto strazio, -quanti travagli, quante debolezze, quante picciole cose si attraversano -fra un uomo e il suo destino, fra la volontà sua e l'esecuzione. - -Le instituzioni di Carlomagno si riferiscono a diversi ordini d'idee -che compongono il governo e l'amministrazione d'un popolo; ma prima, -siccome pare, egli è tutto in un pensiero, nella fondazione, cioè, -dell'impero; egli cinger vuole la fronte dell'alloro dei Cesari: già -patrizio è, e perchè non augusto ancora? Pensiero questo che non gli -vien tanto per istinto, quanto per imitazione. In fatti, i Franchi -conoscevano forse in mezzo alle loro foreste il titolo d'imperatore? -No, che essi aveano i loro _heretogz_ e i loro _konnug_ come gli -Anglosassoni, nè ad essi eran giunte le tradizioni augustali di Roma e -di Costantinopoli. Mal compresa era tra i Franchi l'idea d'un impero, -essendo che la legge salica e i codici barbarici, in generale, non -altro posavano che sovra una continua divisione dell'autorità, sullo -spartimento dell'autorità regia e delle terre. Qualunque concetto di -unione e di coesione era quindi alieno dai Barbari, laddove l'impero -posava sopra una gran mistione di nazioni, e di popoli tutti confusi -sotto una medesima spada e uno scettro medesimo. - -Ed ecco da quell'istante principiare il contrasto tra la creazione -romana e la consuetudine barbara. L'impero provasi a tutto unificare: -la legge salica inclina a tutto dividere. Carlomagno volle a forza -spingere, ed a colpi, a così dir, di manopola, i popoli ad accostarsi e -confondersi tra loro, ed i popoli assoggettar non si vogliono a questo -giogo. D'onde tutta rivelasi la forza delle consuetudini; l'impero mai -non s'intrinseca nei costumi delle domate popolazioni; egli è per esse -un'idea che si riman pelle pelle, e che svanirà, perch'ella non è nei -loro costumi e nel sangue loro. Volere unir ciò che è diviso, è opera -sopra la forza umana, e tanta è questa potenza della salica e franca -consuetudine nella division del retaggio, che Carlomagno medesimo -l'accetta, quand'ha a lasciare l'eredità sua. Nell'anno 800 l'impero -poggia sul fondamento di una vastissima centrificazione, e sei anni -presso eccoti il capitolare di Thionville, che divide l'impero in tre -grandi porzioni: l'una per Carlo, l'altra per Pipino, la terza per -Lodovico. - -Nessuna delle creazioni, comprese le amministrative, di Carlomagno -serbar può una perfetta centralità: in fatti, fa egli per corroborare -la podestà ed ampliare l'autorità de' suoi _missi dominici_, o messi -regii?[153] Fatica gittata, chè questo suo concetto di centrale -ordinamento a nulla riesce: i messi regii son sempre in guerra coi -conti, coi magistrati d'ogni distretto, e indarno l'imperatore tanto -gli spalleggia ne' suoi capitolari, indarno ei cambia metodo all'uopo -di meglio sublimarli, chè ad altro anzi non riesce che ad indebolire -l'autorità dei conti e dei governatori delle marche e delle frontiere. -Finchè attiva e forte è la volontà che mette innanzi e protegge i messi -regii, eglino sono ubbiditi, e imagine come son dell'imperatore, alcun -che conservano della potenza sua; ma poi ch'egli è morto, anch'essi -languono, e dopo Lodovico Pio non se ne trova più fatta menzione. -Questo avviene, perchè stranieri alle consuetudini del governo ed -agli usi amministrativi della nazion franca, della longobarda e della -gotica, sono, a così dire, un'instituzione straordinaria, la quale -finir dee con le circostanze che la produssero. - -Le due monarchie da Carlomagno instituite in Aquitania e in Italia, -si conformano certamente, più che non l'instituzione di cui abbiamo -dianzi parlato, ai costumi di quel tempo; le nazioni barbare han già -famigliare il titolo di _rex_, e il trovano buono; solo che Carlomagno -di troppo ancora allarga i confini della sua ripartigione. Infatti, -potevasi egli fondare un regno italico in mezzo a venti popoli di -origini diverse, che se ne contendevano il suolo? E questo re d'Italia -poteva egli esser forte tanto da farsi rispettar dai Napolitani, da -Roma, dai Longobardi, dai Greci, per non comprendervi eziandio gli Unni -della Pannonia? L'Italia era, per lo meno, tanto sminuzzata in popoli -e governi, quanto le Gallie, e soggiacer doveva alla medesima sorte, -e il regno suo appicciolirsi come quel d'Ugo Capeto e di Roberto, sì -se tutto perir non dovea sotto il cozzo di tante diverse popolazioni. -Il regno d'Aquitania era meglio congegnato; dalla Loira all'Ebro -ci avea una popolazione naturale del paese, che tutta parlava una -medesima lingua, e di cui Cantabri e Goti formavano, a così dire, il -primo strato. Ond'è che vediam Lodovico Pio fare ottima prova come re -d'Aquitania, diventarvi un della nazione, esservi ubbidito ed amato, -in ogni luogo moltiplicarsi e dominare gli editti suoi; ma poi giunge -il tempo dello sminuzzamento: Lodovico, chiamato all'impero, più non -risiede nelle sue città e ville meridionali, e allora sì grande ed -intera è la confusione, che nulla più resta d'intatto e d'ordinato; -l'opera va in pezzi, l'edifizio crolla, e tutto ne trema intorno e si -scommuove il terreno. - -I capitolari, che contrassegnano il periodo legislativo di Carlomagno, -furon essi un codice regolare e finito, siccome furon le ampie -compilazioni di Teodosio e di Giustiniano? V'ebb'egli qualche Ulpiano, -o Triboniano germanico o franco, chiamato a stringere il fascio delle -leggi carlinghe? Mainò; i capitolari vennero l'un dopo l'altro, e non -già spontaneamente e ad un solo tratto; alcuni di essi altro non sono -che la confermazione di leggi anteriori, intantochè altri svolgono -una teorica amministrativa in miglior consonanza coll'impero. Ma -l'uniformità si è principalmente l'intento cui mirano i capitolari; -pensiero del resto che non è punto nuovo, e che sorge naturalmente in -tutte le menti supreme, e soprattutto in quelle che pendono al potere -assoluto; il ridurre a codice le leggi, è un concetto semplice, che -viene e piace a quanti amano un forte potere. I grandi monumenti della -legislazione tutti procedono da un pensier dittatorio: così il codice -civile come i capitolari, così gli editti di Luigi XI come quelli di -Luigi XIV, così le provvisioni del Richelieu come gli atti del Comitato -di Salute pubblica. L'unità e la semplificazione altro non sono che -l'imagine della podestà orientale, cui solo il genio può ampliare -e volgere in vantaggio dell'umanità. Lo statuto locale è paterno, e -il governo del municipio corrisponde a quello della famiglia, e pur -non dimeno, quand'è a fare un codice, sempre si fa a danno delle -private consuetudini. Tutto di necessità ceder dee ad una potente -centrificazione, però che mandato è dell'uom supremo cacciare, anche -a forza, un paese verso le vie sconosciute e grandi della civiltà, -foss'anco a scapito degli usi privati e della domestica felicità; -così, e non altrimenti, l'unità nazionale vien sempre a surrogar sè -stessa alla frazion locale. Ma una differenza ci ha tra i tempi di -Carlomagno ed i nostri, ed è che al secolo ottavo l'idea della podestà -era debole, e grandissima la potenza d'ogni individuo: onde avvenne -che la centralità disparve in cospetto allo sminuzzamento d'ogni terra -e d'ogni gruppo d'uomini: laddove oggidì, all'incontro, ci sono state -tante spezzature, tanti attriti di opinioni e d'interessi, e sì pochi -aggregamenti, che si desidera, quasi per istinto, una podestà forte, e -che l'universalità dei codici ha potuto occupare il luogo degli statuti -municipali morti già da gran tempo. - -Nell'ottavo e nel nono secolo la dittatura non altro esser potea mai -che un'imagine di forza materiale, tutto essendo ancor sì confuso -nella Chiesa e nella società, chè sorgerne non poteva una podestà da -tutti accettata, se quella non era della conquista. Il papato, che -salì al sommo della potenza sua verso la fine del secolo undecimo, per -l'impulso che ad esso diedero le crociate e Gregorio VII, era ancor -vigorosamente combattuto; Adriano e Leone erano uomini valenti sì, ma -pur sempre esposti alle sollevazioni dei Romani, alle invasioni dei -Greci e dei Napolitani, tanto che furon costretti abbandonare l'Italia -per andar a cercare un asilo al di là delle Alpi, e ad implorar -soccorso da Pipino e da Carlomagno. Ora, un potere che implora il -braccio altrui, non è forte mai, e presto è a crollare alla prima -scossa. L'autorità dei papi ebbe aiuto e incremento dal persister -ch'essi fecero nel proposito di voler governare la società; questa -tenacità fece la forza loro, e smisurata in questo fu l'opera loro -intellettuale. Adriano e Leone compreser forse meglio d'ogn'altro -ciò che facea di bisogno alla generazione per tenerla nei termini, -e però dieder la dittatura di Carlomagno agli uomini da guerra, e la -coronarono con la creazione dell'impero d'Occidente; quanto poi a ciò -che concerne la Chiesa, intento di Adriano e di Leone fu di assicurarsi -il potere assoluto in man propria. Grandi erano gli effetti ch'eglino -ottener potevano dalla creazione d'un impero; lo scisma d'Occidente -poteva aver fine pel matrimonio di Carlomagno con una imperatrice -di Costantinopoli: Irene proteggeva le imagini, egli il papato; nè -questo gran disegno d'un parentado che avrebbe avuto per conseguenza -la cessazion dello scisma, fu mai dal pontificato messo al tutto in -disparte, e quando non più di Carlomagno stesso, trattavasi dei figli -suoi. I papi volean togliere la separazione delle due Chiese, e questo -maritaggio sarebbe divenuto il simbolo della loro unione. - -Roma, poi che ha creata la suprema dittatura per Carlomagno, -cingendogli in fronte la corona, se ne serve non solo per corroborare -la podestà sua, ma sì ancora per ispegnere le eresie. In ogni -luogo sono indizi di una sollevazione filosofica contro le opinioni -cattoliche: a Costantinopoli ferve la quistion delle imagini: gente -barbara ivi atterrar vuole il culto delle arti, da cui vengono sì -dolci sensazioni alla mente ed al cuore: i papi prendono a difender le -imagini, a proteggerle, e fattisi di questo modo padroni degli affetti -del popolo, più forti ne divengono a combatter contro le eresie, fredde -disputatrici, che travaglian la Chiesa, e invocano il braccio secolare -di Carlomagno, pronto sempre a colpire dove sia da secondare la volontà -di Roma. Quindi noi lo vediamo, e come re e come imperatore, presiedere -i concilii, condannare Elipando e Felice, essere lo strumento in somma -di cui si servono i papi per mansuefare il mondo cristiano. - -Nelle pratiche sue col papato, il figliuol di Pipino si mostrò più -destro e forte che non un imperatore dei tempi moderni, il quale, nato -al par di Carlomagno in mezzo agli accampamenti, e capo esso pure -d'uomini d'armi, procacciar volendosi la forza morale e religiosa, -non ebbe a gran pezzo l'accortezza che il Barbaro seco recò dalle sue -foreste, e in vece di sublimare il papa, come fe' Carlomagno, si studiò -di atterrarlo, e gli ritolse Roma, laddove i Carolingi l'aveano donata -ad Adriano ed a Leone: onde ne conseguì che l'impero moderno, non -sostenuto dalla forza morale, crollò, colpa questo capitale difetto. -Ma forsechè attribuir deesi questa differenza di procedere alla -differenza dei tempi; questa società non era sì intimamente religiosa -come quella, ed i cuori erano manco temprati alle credenze cattoliche; -e tuttavia Roma riuscì trionfante contro del forte, appunto perchè in -fatto di politica non si vuol tanto ridurre in pezzi gli strumenti, -quanto saperne usare con sagacità: Adriano e Leone aveano protetto -l'impero morale di Carlomagno, e questi ne li ricompensò; Pio VII avea -consacrato Napoleone, avealo presentato al mondo cristiano pel vero -imperatore, pel signore legittimo; ed a che pro conculcare un povero -vecchio, spogliandolo della diletta sua Roma? - -Il sistema politico e amministrativo di Carlomagno, fondato com'era -su elementi positivi, molto pure accostasi a quello che s'è veduto nei -tempi moderni: al sommo della gerarchia, l'imperatore potente, onorato, -riverito, in corrispondenza co' papi, e per mezzo della guerra o de' -suoi legati in comunicazione con le circostanti civiltà, e sotto a lui -re e duchi militari, che gli rendono omaggio e vengono a' suoi placiti; -due assemblee o corti plenarie ogni anno, l'una per discutere intorno -alle spedizioni lontane, l'altra per approvare i capitolari e gli atti -legislativi; poi de' conti incaricati, come governatori permanenti -e rettori delle provincie, dell'amministrazione della giustizia e di -tutta la podestà imperiale, e intorno a questi conti, altre assemblee -locali, sotto buonomini, maggiorenti eletti dai medesimi abitanti, i -quali tengono le Assise, giudican le liti, fanno il ripartimento dei -redditi. E quando un capitolare è passato nell'assemblea generale, -viene comunicato a' conti, che anch'essi lo comunicano alle assemblee -locali, le quali ne eseguiscono i comandamenti, e, affinchè nessuno -di questi ordigni si rompa o si fermi, ci sono anche qui i _missi -dominici_, commissari straordinari che vanno dappertutto a invigilare. -Nel quale sistema ci ha, come ognun vede, un misto del governo romano, -forte e potente com'egli era, e della libertà germanica, che posa sulle -assemblee e sulla pubblica rappresentanza. - -Il sistema de' Capeti, che succedette a quel dei Carolingi, niente -ha con ciò di comune, la feudalità rannoda ivi le istituzioni a idee -territoriali, e forma, come a dire, una gran marmorea catena, che -dalla torre del Louvre si stende fino al castello del valvassore; -ordine nuovo di doveri, che distrusse le instituzioni dei capitolari. -Dappoi che la rivoluzione del 1789 ha distrutta la gerarchia feudale, -ritornasi al concetto carlingo, che pur aveva alcun che di romano. -Qual diversità ci fu egli tra i prefetti ed i conti di Carlomagno? -tra i messi regii, i rappresentanti in deputazione e i commissari -straordinari dell'imperatore Napoleone? E per più d'un nodo anche -si concatenarono i due sistemi municipali, le Assise, i giurati, le -assemblee, e di nuovo apparve l'uniformità dei codici. Tutte le podestà -hanno il medesimo istinto, e se hanno società a governare, adoperano i -medesimi modi. - -E quanto alla scienza, fu ella in Carlomagno inclinazione o arte di -governo? Fatto sta ch'egli la protesse, che il suo secolo si scosta -da quanto lo precede e da quanto lo segue, chè egli fece ogni poter -suo per diffondere i lumi e promuovere gli studi; ma pur troppo ogni -suo sforzo fu vano con una società da cui non era compreso. E tuttavia -Carlomagno persevera; egli aggruppa e stringe fra loro gl'ingegni, e si -compiace di trovarsi in mezzo a loro; ella è cosa che si vede spesso -tra gli uomini nati a reggere e ad imperare questo sollevarsi ch'ei -fanno nelle lettere, dalle fatiche della guerra e del governo! Cesare -scrive i suoi _commentarii_, espressione d'una mente supremamente -politica; Carlomagno fa versi nella sua lingua nativa, chè i -conquistatori barbarici godevano d'udir narrare l'eroiche imprese della -patria, e l'imperatore gl'imita[154]. Egli negli ozii suoi inclinava -alla scienza, e ben te ne avvedi alle sue sollecitudini per lei; nè -la sua è solo protezione, ma ben piuttosto vocazione; carteggia coi -dotti, li convoca, li stringe intorno a sè, li ricolma de' suoi favori, -delle amorevolezze sue; però che alle sue personali inclinazioni -s'accoppia in questo l'intendimento suo politico; essendo la scienza -sostanzialmente romana ed ecclesiastica, egli non ha già a temere dei -cherici, chè per mezzo del papa ei si tiene soggetti; ma il pericolo -dell'opera sua sta nell'impetuosità de' suoi leudi e nelle commozioni -degli uomini da guerra, che abbatter possono la sua dinastia; ora -i cherici mansuefanno questi animi troppo fieri, e li rendono più -inchinevoli ad ubbidire: la scienza, gli studi penetrar possono fra -quella razza soldatesca, e allora tutto fia terminato; e l'impero -durerà imperturbato in lui e nella famiglia sua. - -Al qual uopo il veggiamo non protegger tanto la gerarchia episcopale, -quanto i monasteri; i vescovi anzi sono da lui compressi e tenuti a -segno, chè troppo potenti erano, troppo mescolati nelle cose civili, -la gerarchia loro era troppo gallica e attinente per ogni punto -ai municipii; ond'è che Carlomagno ama meglio protegger le badie e -spalleggiare l'autorità delle immense comunità di San Benedetto. Le -badie sono esenti da qualunque giurisdizione episcopale, e dipendon -solo da Roma, che è tutta di Carlomagno; e in mezzo a queste badie -si compiono i grandi atti della vita; le servon di prigione di Stato -pei re balzati dal trono, pe' conti, pe' leudi, de' quali Carlomagno -abbatter vuole il potere; esse proteggono il sepolcro dei vivi e -dei morti, quindi la grandezza che loro ne viene; sono asili sempre -aperti, e gli abbati intervengono, col loro pastorale in mano, ai -consigli e alle solenni assemblee, per ivi fare spalla all'autorità -dell'imperatore. Quindi è che, mentre Carlomagno, e più ancora il -figlio suo, si trovano spesso in contrasto con l'episcopato, non hanno -all'incontro mai di che dolersi d'alcun abbate dell'ordine di San -Benedetto. - -Tutta questa amministrazione era ordinata ad apparecchiar la leva -delle gravezze e delle milizie, le due parti essenziali del governo. -Il fisco è l'oggetto delle più vive sollecitudini di Carlomagno; -quindi ei ne regola l'entrate, quindi ei fa che ad ogni sei mesi -versati sieno i redditi de' suoi poderi o in derrate, o in danaro, o -in servigi; ed essendochè la composizione e l'ammenda formano il forte -delle sue rendite, ei se ne piglia assidua cura ne' suoi capitolari: -«Chiunque commetta un'azione colpevole dee pagare un'ammenda;» non più -pene afflittive, assai raro la morte, ma sempre la confiscazione e la -composizione, sempre soldi e denarii d'oro. Più spesso ancora il fisco -viene arricchito dalle spoglie dei popoli vinti, Carlomagno è simile a -quei re barbari, che dopo la vittoria se ne stanno assisi nella tenda -loro col bottino ai piedi, in atto di partirlo fra' loro fedeli. E -il bottino in fatti, in quarantatrè anni ch'egli ebbe di guerra, è -bellissimo, chè, s'egli ebbe a chè far coi Sassoni, popolo povero e -senz'agi, egli conquistò pure l'Italia e i Longobardi, soggettò gli -Unni e svaligiò i loro palazzi, e gli Unni aveano svaligiato il mondo! -Poi, varcati i Pirenei, trovossi avere in sua balía le ricchezze -accumulate dei Goti e dei Saraceni. Ond'è che a saziare i suoi -guerrieri egli non ebbe, come già Carlo Martello, bisogno di spogliare -i cherici, ma sì modo a tutto arricchire e fecondare. Non poche -fra le chiese vanno debitrici a lui della lor fondazione; al tocco -della sua mano sorsero i monumenti delle arti; per cura sua venner -da Costantinopoli i manoscritti, i messali, i reliquarii, e sua egli -fece l'arte greca col chiamare intorno a sè gli artefici di Roma e di -Bisanzio. - -Tale si è l'opera in cui travagliossi per tutta la vita un sol uomo, -opera di smisurati effetti. Chè, a dir tutto, se la Roma dei patrizi e -degli imperatori raccoglie più ampi territorii, essa tuttavia non viene -che mano mano ampliandosi, ed essa dee la potenza sua alla sua paziente -politica; l'ordinamento che viene svolgendosi da Romolo fino ai Cesari, -è infinito sì, ma pur ci voglion de' secoli, e tutte queste cose si -succedono, e l'una vien dopo l'altra; laddove Carlomagno procede a -passo di gigante, immagina ad un tratto l'ordinamento dell'impero -a quel modo che ad un tratto ne fa la conquista, poche sono le -modificazioni a cui va soggetto il suo governo: il sistema dei conti, -esempigrazia, e dei messi regii si riferisce all'originario concetto -della podestà sua, e tutto ciò che è nella gerarchia loro, altro non è -che un accessorio, del quale ei può sicuramente maneggiare gli ordigni. - -Nella storia dei tempi noi vediamo che quel che presto si fa, presto -anche cade. Vano è il fischiar del turbine contro la quercia che si -sprofonda con le radici nelle viscere della terra, e solo ne agita le -frondi; ma l'albero carlingo appena tocca la superficie del suolo; il -gigante del Reno e della Mosa abusò, se così può dirsi, dell'ardor -di sua giovinezza, e presto verrà per lui la decrepità. Che altro -sopravviver poteva a quest'opera? Il titolo d'imperatore; ma questo -titolo non era di origine franca; romano era desso, nè veniva da lui! -Questa dignità della porpora ricomparirà nei tempi siccome simbolo -d'una podestà forte, risplenderà in fronte ad altri principi, nè questi -ne andran debitori a Carlomagno. Ma e la dignità regia? Essa pure stava -per passare in un nuovo lignaggio, per lasciare l'impronta romana, per -farsi tutta feudale: altre idee stavano per sorgere sotto il regno dei -Capeti e altre leggi; i municipii si cambieranno in comuni; i coloni in -contadini e borghesi; i conti e leudi in alti feudatari, proprietari -effettivi, sovrani del _dominio_ e del territorio; gli arcivescovi -ed i vescovi diventeranno pari e baroni, e le assemblee del campo di -maggio, semplici corti feudali. I capitolari, in mezzo a questa notte -dei secoli, spariranno, e succederanno ad essi le instituzioni di San -Luigi, il codice feudale di Gerusalemme e i libri di giurisprudenza di -Beaumaucir. - -Ma e d'onde avviene che, in mezzo alla ruina d'ogni opera sua, -Carlomagno duri ancor sì splendido di fama tra i posteri? D'onde -avviene che citato venisse nelle corti plenarie come fonte ed origine -d'ogni grandezza? d'onde avviene che tanti monumenti si attribuiscono -alla sua gran mente? Che ci sono rupi e grotte d'Orlando, e torri -Magne e fari Carolini? come avviene che questa memoria siasi di secolo -in secolo ingigantita? Ottone imperatore visita, primo di tutti, il -monumento di Carlomagno, e vi contempla riverente il gran principe con -l'occhio pallido e fiso, coricato nell'arca, coperto dell'auree sue -vesti, con lo scettro in mano e col volume degli Evangeli ai piedi; -fin dal secolo duodecimo Carlomagno è il subbietto di tutte le canzoni -eroiche, di tutte le gloriose memorie delle popolazioni; egli è l'eroe -di mille maravigliose avventure. Al secolo decimoquinto il Pulci, il -Bojardo, l'Ariosto lo cantano in poemi nazionali: «O voi. Orlando, -Angelica, Rinaldo, Marfisa, Astolfo dalla lancia d'oro, Merlino, -venite ad attorniar di splendido corteo il vostro sire!» A quel -tempo i giuochi e passatempi delle corti medesime rammentano tuttavia -Carlomagno ed i suoi paladini; le carte stesse da giuoco rappresentano -insiem con l'imperatore in lunga barba l'imagine d'Ildegarda e d'Uggero -il Danese, e quando Carlo VI, nei lucidi intervalli della sua pazzia, -giocava con que' suoi grandi tarocchi, ogni volta che tra il cavaliere -della coppa, la mala morte e il re di denari imbattevasi in Carlomagno, -non dimenticava di farsi per venerazione il segno della croce! - -E Carlo Quinto, che pure agogna l'impero del mondo, non vien anch'esso -a visitare in Aquisgrana il sepolcro del grande suo antecessore? Egli -discende in quello, il misura, si prostra e legger vorrebbe il proprio -destino nel misterioso libro che giace presso l'imperatore ivi corcato. -Intanto i secoli proseguono il loro corso, e un altro conquistatore, -un altissimo sovrano, domatore di popoli al pari di Carlomagno, e al -par di lui legislatore e reggitore di varie nazioni, viene anch'esso -ad inchinarsi dinanzi a quella gran tomba, e vuol essere consacrato -con la spada di Carlomagno, e portare la sua corona, e toccar con le -proprie mani il suo tesoro; poi s'adagia nella sua marmorea sedia, -quasi a indurne la grandezza dell'edifizio da lui innalzato, e ordina -che il sepolcro sia ristaurato, e il misura a vedere s'egli è fatto a -suo dosso, e vuol farvi rinfrescar quell'antica iscrizione che vi si -leggeva ai dì passati: «Sotto questo monumento giace il corpo di Carlo, -magno e ortodosso imperatore, che ampliò nobilmente e felicemente -resse il regno de' Franchi per anni quarantasette. Morì settuagenario -l'anno dell'incarnazione del Signore 814, indizione VII, a dì 28 -gennaio[155][156].» - -E in mezzo a questi grandi nomi e a queste splendide celebrità, io -povero pellegrino farmi a scriver questa cronica di Carlomagno! Nè io -ebbi già l'arroganza di misurar quella tomba, nè la vanità di toccare -le sue reliquie, solo mi posi a pregare inginocchiato su quella pietra -sepolcrale, non altro vedendo attraverso tutte le grandezze di quel -monumento che la morte, e dicendo come Alcuino: «Quando l'uomo è morto, -altro romor più non resta se non il sordo brulichio del verme che rode -il suo cadavere; altro suono non riman più dopo noi, se non quello -della tromba finale, che a tutti, grandi e piccoli, griderà: — Che hai -tu fatto per Dio, per la giustizia e per l'umanità!» - - - FINE DEL SECONDO ED ULTIMO VOLUME. - - - - -AVVERTIMENTO AI LETTORI - - -Nel sommario del capitolo XVII leggasi _Ferraù_ e non Ferracì, com'è -stampato. Nella nota del Traduttore, appiè della pagina 64, vol. II, -leggasi _Policleto_ e non Polignoto. Alla pagina 79 dello stesso -volume, linea 43, leggasi _mansi_[157] in luogo di mense, e così -ogni volta che ivi torna la stessa parola. Gli altri scorsi di minore -importanza si lasciano rettificare al colto lettore. - - - - -INDICE - -DEL SECONDO ED ULTIMO VOLUME. - - - PERIODO DELL'ORDINAMENTO Pag. 1 - - CAPITOLO I. — CORRISPONDENZE DIPLOMATICHE DI CARLOMAGNO - RE E IMPERATORE. — Pratiche con Roma. — Ragioni della - lega. Papa Stefano. — Papa Adriano. — Carteggio. — Epistole - di Adriano. — Vigilanza sull'Italia. — Papa Leone. — Nuovi - legami con la santa sede. — Condizioni respettive - dell'Impero e del papato. — Corrispondenza cogli imperatori - di Costantinopoli. — Costantino Copronimo. — Leone - IV. — Costantino ed Irene. — Disegno di accostamento fra - i due imperi. — Lega e proposta di nozze. — Niceforo. — - Trattato de' confini. — Negoziati diplomatici coi - califfi. — Arun-al-Raschild. — Pratiche cogli emiri saraceni - di Spagna. — Colle tribù erranti. — Coll'ettarchia - anglo-sassone e i re di Scozia. — (768-814) » 3 - CAPITOLO II. — PRIMO PERIODO DEI CAPITOLARI DI - CARLOMAGNO. — Classificazione dei capitolari. — Son - essi tolti dal diritto romano? — Fonte ed origine del - diritto germanico. — Ordinamento della Chiesa. — Formole - ecclesiastiche. — I vescovi. — Riforma. — Capitolari di - Francoforte, dei conti, su Tassillone duca di Baviera. — - Il gran capitolare _De villis_. — Diritto domestico. — - Spirito generale della prima epoca dei capitolari. — - (769-800) » 24 - CAPITOLO III. — OPERE PUBBLICHE, COMMERCIO, INDUSTRIA. — - Delle grandi opere che si riferiscono a Carlomagno. — - Torri. — Fari. — Campi militari o valli. — Chiese. — La - cattedrale d'Aquisgrana. — Tradizioni intorno alle chiese - di Colonia e di Magonza. — Il gran ponte sul Reno. — Il - gran canale. — Congiunzione del Danubio col Reno. — - Commercio. — Unità delle monete. — Il _maximum_, o tariffa - delle merci e delle derrate. — Lusso. — Pellicce. — - Gioje. — Fiere e mercati. — Marineria. — Ponti. — - Costruzion delle navi. — Custodi dei porti e dei fiumi. — - Stato delle compagnie dei barcaiuoli. — (768-814) » 38 - CAPITOLO IV. — STATO DELLE SCIENZE E DELLE LETTERE SOTTO - CARLOMAGNO. — Indole scientifica di Carlomagno. — Suo - spirito germanico. — Sua inclinazione per la letteratura - greca e romana. — Le tre menti del sapere. — Alcuino - sassone, Teodolfo lombardo, Landrado germano. — Protezione - alle lettere. — Filosofia. — Astronomia. — Geografia. — - Grammatica. — Poesia. — Musica. — Storia e cronache. — - Canzoni eroiche. — Pratica generale dell'agricoltura. — - Tendenza letteraria. — I dotti. — Le scuole. — Costumi ed - usi dei dotti alla corte di Carlomagno. — Carteggio di - questo principe. — Alcuni frammenti delle sue lettere. — - (768-814) » 48 - CAPITOLO V. — LA CHIESA E LE SUE COSTITUZIONI SOTTO - CARLOMAGNO. — Conflitto per l'unità. — Eresie. — Le due - principali. — Gl'iconoclasti. — La dottrina di Felice da - Urgel. — I libri carolini. — I vescovi. — Gli abbati. — - Aspetto dei grandi monasteri. — La regola. — Le cronache. — - I cartolari. — Le mense ecclesiastiche. — Abbozzo della - famiglia monacale. — Le terre ed i servi. — (768-814.) » 63 - CAPITOLO VI. — L'INSTITUZIONE PRINCIPALE DEI _MISSI - DOMINICI_. — Origine dei _missi dominici_. — Mobilità dei - magistrati. — Giuramento dei vassalli. — Tributi. — Ufizio - dei _missi_. — Capitolari ond'è ad essi affidata - l'esecuzione. — Toccasi della giustizia. — Delle persone. — - Delitti pubblici e privati. — Giurisdizione assoluta sui - placiti, sui conti e sui giudici. — Soprantendenza sui - monasteri. — Sulle mense reali. — Relazioni dei _missi - dominici_ all'imperatore. — Teodolfo, un di questi nel - Mezzodì. — Poema intorno alle sue rimembranze. — (802-811) » 74 - CAPITOLO VII. — USI E COSTUMI DEL REGNO DI CARLOMAGNO. — La - vita cristiana. — Il battesimo. — Il matrimonio. — Le carte - testamentarie. — La morte. — Le corti plenarie. — I - banchetti. — Le cacce. — La vita delle foreste. — Vestimenta - e lingua. — La tedesca. — La franca. — La romanza. — - Relazioni di Carlomagno co' leudi. — I vescovi. — Gli - abbati. — Forme delle epistole. — Dei sigilli. — Consuetudini - del palazzo per la sottoscrizione delle carte e diplomi. — - Monete. — Misure. — (768-814) » 83 - CAPITOLO VIII. — ULTIMO PERIODO DEI CAPITOLARI. — I - capitolari legislativi. — Personalità delle leggi barbare, - franche, saliche, ripensi, lombarde, visigote, romane. — - Capitolare addizionale alle leggi saliche e ripensi. — - Analisi del _Poliptico dell'abbate Irminone_. — Giurisdizione - dei conti e del vescovi. — Placiti degli scabini e dei - centurioni. — Capitolari circa la milizia. — Forma delle - dimande all'imperatore. — Rescritti. — Somiglianza - e dissomiglianza tra i sinodi e i placiti. — Indole - generale della legislazione di Carlomagno. — (800-814) » 94 - CAPITOLO IX. — FAMIGLIA DI CARLOMAGNO E GLI ULTIMI TRE ANNI - DELLA SUA VITA. — Mogli di Carlomagno. — Imeltruda. — - Desiderata o Ermengarda. — Ildegarda. — Fastrada. — - Luitgarda. — Figli. — Pipino soprannominato il _Gobbo_. — - Congiura di lui contro il padre. — Carlo. — Pipino - re d'Italia. — Lodovico re d'Aquitania. — Figlie. — Altre - figliuole. — Emma e la leggenda di Eginardo. — Ultimi anni - di Carlomagno. — Sua stanza in Aquisgrana. — Accordo con gli - Schiavoni e i Danesi. — Testamento di Carlomagno. — - Spartizion dell'impero. — Suoi patimenti. — Sua morte. — - Considerasi il modo suo di governo. — Forza e debolezza - dell'impero. — (768-814) » 105 - CAPITOLO X. — LA CITTÀ E IL DRITTO PRIVATO CARLINGO. — La - città romana, la gallica, la franca, la germanica, la - longobarda, la gotica. — Il vescovo. — I difensori. — I - collegi delle arti. — I conti. — I giudici. — I vidami. — - I prevosti. — Gli avvocati. — I centurioni. — Gli scabini. — - I buoni uomini. — Diritto privato. — La vendita. — Atti - di manumissione. — La locazione. — Il testamento. — Formole - e processure. — Il giuramento. — La testimonianza. — Le - prove del fuoco e dell'acqua. — Azione della Chiesa. — - Origine del diritto feudale. — (768-814) » 122 - CAPITOLO XI. — CRONICHE, CARTE, DIPLOMI E MONUMENTI DEL REGNO - DI CARLOMAGNO. — Le quattro maggiori fonti delle tradizioni - istoriche. — Le croniche intorno a Carlomagno. — Gli - _Annali d'Eginardo_. — I _Fatti a la gesta dell'imperatore_ - del monaco di San Gallo. — La _Cronaca di San Dionigi_. — Il - _Poeta sassone_. — L'arcivescovo Turpino. — Le vite dei - santi. — Le leggende. — Carte. — Diplomi. — Esame del - cartolare di Sithieu. — Carteggio dei papi. — Canzoni eroiche - e croniche in verso. — Tradizioni verbali. — Pellegrinaggio - sulle rive del Reno. — Riputazione di Carlomagno appo il - popolo alemanno. — Leggenda intorno a lui come santo. — Culto - alla imagine di lui. — (768-814) » 134 - CAPITOLO XII. — INDOLE E CARATTERE LETTERARIA DEL PERIODO - CARLINGO. — Opere letterarie di Carlomagno. — Frammenti - delle sue lettere. — Suoi versi. — Biografia - d'Angilberto. — Landrado, arcivescovo di Lione. — - Agobardo. — Turpino, arcivescovo di Reims. — Teodolfo, - vescovo d'Orleans. — Adalardo, abbate di Corbia. — Angesiso, - abbate di Fontenelle. — Felice, vescovo di Urgel. — San - Benedetto d'Aniano. — Altri scrittori oscuri. — Gli studi - alla fine dell'impero di Carlomagno. — Quanto ei fece a - favor delle lettere e delle scienze. — Teologia. — - Filosofia. — Scuole e biblioteche monastiche. — Prototipi - della scienza germanica. — San Gallo. — Fulda. — Magonza. — - Scuole dell'Austrasia. — Metz. — Verdun. — Scuole della - Neustria. — San Germano di Parigi. — Corbia. — San Martino di - Tours. — Scuole italiche. — Montecassino. — Morte del diacono - Paolo, Lombardo. — Inizio del secolo letterario di Lodovico, - figliuolo di Carlomagno. — Incmaro, arcivescovo di Reims. — - Lupo, abbate di Ferrieres. — Pascasio Radberto. — - (800-814) » 149 - CAPITOLO XIII. — QUANTO RIMASE IN PIEDI DELL'OPERA DI - CARLOMAGNO. — 1.º Leggi. — Avanzi della legge salica. — - Ripense. — Borgognona. — Longobardica. — Sassone. — I - Capitolari. — Incremento del diritto ecclesiastico. — - Decretali. — Dionigi il Picciolo. — Isidoro Mercatore. — - Prima origine del diritto feudale. — Ultime vestigia delle - leggi carlinghe. — 2.º Istituzioni. — Le Assemblee. Quali - diventano. — Come composte alla fine del regno di - Carlomagno. — I conti. — I due regni d'Aquitania e - d'Italia. — Ordinamento dei conti. — I _missi dominici_ o - messi regii. — Stato delle persone. — I vescovi. — Gli - abbati. — Gli uomini liberi. — Diverse nature d'uomini - liberi e di servi. — 3.º Quali divenissero i popoli alla - morte di Carlomagno. — L'impero di Bisanzio. — Il - califfato. — Gli Alemanni. — I Sassoni. — I Frisoni. — - Gli Italiani. — I Longobardi. — Gli Aquitani. — I Goti. — La - vera Francia. — Invasioni dei Normanni. — 4.º Che avvenisse - del commercio. — Comunicazioni fra popolo e popolo. — - Disertamento delle campagne. — Distruzione del monumenti - carlinghi. — Strazio delle arti. — 5.º Avanzi della famiglia - di Carlomagno. — Morte dei due più abili figli suoi. — Carlo - e Pipino. — Lodovico il Pio, solo superstite, infemminito - dalla meridionale sua residenza. — Scontentezza suscitata - dall'associazione di lui alla corona, e sua esaltazione. — - (Secolo nono) » 171 - - RICAPITOLAZIONE. PERIODO DELL'ORDINAMENTO (768-814) » 197 - - - - -NOTE: - - -[1] Stefano I governò la Chiesa dall'anno 752 al 757; Stefano II -fu eletto papa nel 768 e morì nel 772, ed Adriano occupò la sedia -pontificia dal 772 al 795. - -[2] Notisi che qui non si parla di Roma, come bene avverte il Muratori, -ma del Castello di Felicità, che credesi esser la Città di Castello -d'oggidì. _Il Traduttore_. - -[3] Questo Reginaldo era, come appar chiaro, un conte di razza franca, -che conservava l'indole sua anticlericale come Carlo Martello. Ch'ei -fosse per avventura il medesimo che l'altiero e inesorabile Rinaldo di -Montalbano, della famiglia meridionale d'Amone?[4] Questa lettera è la -VII del _Cod. Carol._ - -[4] Come poteva costui essere Rinaldo di Montalbano, se nella medesima -lettera di papa Adriano è detto ch'egli era fin dai tempi del re -Desiderio seminatore di discordie e di liti? In fatti egli era stato, -come dice il Muratori, _Gastaldo_ nella stessa terra di _Felicità_, -per conto di quest'ultimo re, e fu poi da Carlomagno creato conte di -Chiusi. Laonde, anzichè di origine franca, è verisimile ch'ei fosse -di coloro che tradirono il re dei Longobardi, ed avesse, nella detta -promozione, il premio del suo tradimento. _Il Traduttore_. - -[5] Per tutte queste contese de' Lombardi e Napolitani co' papi, -consultisi il Muratori: _Annal. ital. medii aevi, ad ann._ 774-795. - -[6] I Napolitani erano a que' dì in pieno accordo co' Greci, e -servivano d'ausiliari agli imperatori di Bisanzio. La Sicilia era -soggetta ad un patrizio greco; ma le irruzioni dei Saraceni non -lasciavano pure un momento in pace quegli abitanti. (V. Muratori -_Dissert. de Ital. medii aevi_ V.) - -[7] Notammo già che in queste epistole i papi usavano la seconda -persona nel numero dei più: _Excellentia vestra_. - -[8] _Codex Carol_. Epist. XIX. - -[9] Alla foggia delle processioni greche. - -[10] _Codex Carolin._ Epist. XXXI. - -[11] - - _Post Patrem lacrymans Carolus haec carmina scripsi._ - _Tu mihi dulcis amor: te modo piango Pater_... - _Nomina jungo simul titulis clarissima nostra;_ - _Adrianus, Carolus; Rex, ego tuque Pater_... - _Tum memor esto tui nati, Pater optime, posco,_ - _Cum Patre dic natus pergat et iste tuus._ - -[12] Gl'Imperatori di Costantinopoli non davano altro nome che quello -di figliuolo agli altri principi. - -[13] I Greci tornarono ancora in legazione, come si pare dalle -_Croniche di San Dionigi_. - -[14] La corrispondenza del califfi con la schiatta carlinga comincia -fin dal regno di Pipino. Vedi il Continuatore di Fredegario ad ann. -763. - -[15] Quest'orologio servì certo di modello a tutti gli altri che si -veggono in quasi tutte le cattedrali del medio evo[16]. - -[16] L'Ughelli nell'_Italia sacra_, e il Maffei nella _Verona -illustrata_, attribuiscono, non senza buone ragioni, l'invenzione degli -orologi a ruota a Pacifico, arcidiacono di Verona, che vuolsi nato nel -778 e morto nell'846. _Il Traduttore._ - -[17] _Monach. S. Galli_ lib. II. Qui il poetico cronista si -lascia trasportar dal genio suo descrittivo, a cui andiam debitori -dell'ammirabil pittura, che segue, d'una caccia di Carlo nelle selve -delle Ardenne o della Svevia. - -[18] Di quest'animale abbiamo una vivissima descrizione nella Istoria -del Giambullari, lib. IV, p. 201, edizione del Belloni, 1827. _Il -Traduttore._ - -[19] Il monaco di San Gallo altro non fa qui che scrivere una formal -querela contro que' conti e governatori, e porla in bocca agli -ambasciatori di Arun. - -[20] Ci restan parecchie canzoni eroiche intorno alla _Conquista di -Gerusalemme_ fatta da Carlomagno, e se ne può veder una originale nei -manoscritti della Bilioteca reale, n. 7192, in fol.; ed un'altra nella -Biblioteca dell'Arsenale; belle lettere, n. 165 in fol. - -[21] A me sembra fuor d'ogni dubbio che dalla voce araba _emir_ -o _amir_, a cui aggiungevano l'articolo al, sia venuta in origine -la nostra di _Almirante_, poi _Ammirante_, e infine _Ammiraglio_, -come tenne anche il Muratori. Infatti gli antichi Italiani, del par -che tutti gli altri Europei, conobbero per lo più in questi emiri -i capitani delle flotte saracene, che vennero ad invadere i liti -della Spagna, della Sicilia, e così via. Che più? la _Cronaca di -san Dionigi_, nominando in quel suo antichissimo francese un di -questi emiri, il chiama amiraus che ognun vede quanto s'appresti -all'ammiraglio nostro. Il Gherardini, con l'usata dottrina sua, ha -riferito tutte le opinioni dei lessicografi, intorno all'origine di -questa parola, senza chiarirsi per alcuna. _Il Traduttore_ - -[22] Il che mi ha fatto rinunziar al pensiero di compilar un Codice -carolino nell'ordine delle materie, com'è usato nelle _Istituzioni_ di -Giustiniano e nelle _Pandette_ del Pothier, opera che, oltre all'essere -sostanzialmente arbitraria, darebbe altresì una falsissima cognizione -dei capitolari e della civiltà che gli ha prodotti. Dappoi che il Pertz -ha pubblicato il suo _Corpus Juris_ carolino il Belusio dee parere -incompiuto; ma pure si vuol saper grado a questo primo compilatore, -d'aver separato i concilii dai capitolari. - -[23] Capitolare del marzo 779. - -[24] _Solvat bannum._ - -[25] _Casata_, picciola casa con alcune terre attinenti. Vedi la -_Polyptyque d'Irminon_, pubblicata dal Guérard; Parigi. - -[26] _Mancipia._ - -[27] _Servus._ - -[28] 779. - -[29] La fame che logorò in quest'anno la generazione. - -[30] Di qui l'origin sassone della tassa de' poveri. - -[31] In Inghilterra sono ancora in uso i pubblici digiuni. - -[32] Difficilissimo sopra tutto fu ad estirpar nei monasteri l'uso -della caccia. - -[33] È questa una superstizione germanica che si trova negli usi di -quella nazione. - -[34] _Capitul._ 789. È cosa importantissima di ben notare la diversità -delle condizioni nel Franco, nel Romano e nel Gallo. Appunto dalla -diversità delle composizioni e delle ammende si stabilisce nel diritto -pubblico di quel tempo la distinzione degli ordini. Il Montesquieu -ha trattato con grande magistero questo soggetto. _Esprit des Lois -XXVIII._ - -[35] Per le monete e le misure dei Carolingi, si vuol consultare -Leblanc, _Trattato delle monete_ e il glossario del Guérard nella -_Politica dell'abate Irminons_. - -[36] _Capitul., ann._ 787. - -[37] Parmi bene di notar qui che l'amministrazione delle tenute regie -era cosa importantissima nel modo adottato da Carlomagno, poichè -quest'era la parte principale della pubblica entrata. - -[38] Tale si era la legge sassone, e fu accettata anche dalla -legislazione inglese, che puniva di morte il furto commesso ne' campi. -Sol da pochi anni in qua fu ivi modificato il codice penale. - -[39] La legge franca ammetteva la redenzione delle pene corporali per -mezzo della composizione. - -[40] Giudice qui si piglia nel senso di conte. - -[41] Anche l'astinenza imposta fino all'esecuzione degli ordini sovrani -era tolta dalla legislazione sassone. - -[42] Non so perchè l'autore qui traduce _mais_, che al tempo di -Carlomagno non era certo ancor coltivato in Europa. _Il Traduttore._ - -[43] Ho di nuovo indagato che intender vogliono i capitolari per -_casata_, ed è chiaro che, secondo il Polyptyque dell'abate Irminone -non era altrimenti che una masseria, però che questa comprendeva -parecchie casate. A parer mio la _casata_ era una casa o capanna, -l'abitazione d'una famiglia, d'onde venne la voce italiana casa[44]. - -[44] Cicerone, Terenzio e Seneca usarono _casa_ a significar l'umile -tetto de' poveri, ed è ben più probabile che di là venga la _casa_ dei -capitolari e la _casa_ degl'Italiani. _Il Traduttore._ - -[45] È una legge di precauzione contro il dissodar delle terre, chè -la foresta era il nido della libertà e della vita germanica. Vedi il -Ducange alla voce _forest_. - -[46] _Capitul. De villis_, ann. 800. - -[47] Il capitolare _De villis_ reca la data dell'800, l'anno istesso -in cui Carlomagno effettuò il gran suo disegno della ristaurazione -dell'Impero d'Occidente; e così accanto alla porpora de' Cesari la -minuta coltivazione degli orti! - -[48] Tutte queste ruine carlinghe sono spoglie d'ornati, e veder se ne -possono alcuni avanzi ancora a Poitiers ed a San Benedetto alla Loira. - -[49] E il porfido non è marmo forse? _Il Traduttore._ - -[50] Mi fu detto che un insigne scultore, cui fu allogata la statua -di Carlomagno per la Camera del Pari, recatosi ad Aquisgrana per -misurar le ossa dell'Imperatore, le trovasse pari a quelle d'un uomo di -statura ordinaria. Forse l'artefice fu tratto in inganno, però che gli -avanzi del cranio e della mano, se son veramente di Carlomagno, paiono -sterminati. - -[51] Veggasi la canzone eroica di _Rinaldo di Montalbano_ e la leggenda -sulla cattedrale di Colonia. Anche Malagigi s'era fatto muratore, e -Carlomagno portava per umiltà grossissimi petroni. - -[52] _Monach. S. Galli_, lib. I. - -[53] Carlomagno trovavasi a Ratisbona l'anno 794. - -[54] Gli abitanti additano un picciol argine, che procede sino al -villaggio di Dettenheim, e dicono esser un avanzo del gran canale di -Carlomagno. - -[55] _Monach. S. Gall._ lib. II. Questo varrà a dar un indizio del -vestir lussurioso di que' tempi, e dell'estensione del commercio con -Bisanzio. Quelle sontuose vesti dei leudi e dei baroni venivano da -Roma, da Venezia e da Costantinopoli. - -[56] Il Muratori, accennando pur questo fatto, dice che avvenne mentre -Carlo trovavasi alla conquista del Friuli. _Il Traduttore._ - -[57] Ho scorso tutti i diplomi dati da Carlomagno che ancor ci -rimangono negli _Archivi del regno_, e tutti recano il monogramma di -_Karolus_ assai bene formato. Ma chi non sa che il più delle volte -erano i _cancellarii_ e gli _scribi_ che segnavan pure il monogramma -del principe? - -[58] Eginardo afferma che il medesimo imperatore _delectabatur in -libris sancti Augustini_! - -[59] Alcuin. _Epist._ 4. - -[60] I nomi di _Est_, _Ovest_, _Sud_ e _Nord_, dati ai punti cardinali, -e che durano anche oggidì nella geografia, ci vengono appunto dai tempi -di Carlomagno. _Il Traduttore._ - -[61] _Monach. S. Galli_, lib. I. - -[62] Appunto Carlomagno erasi dato questo santo e regio nome; cosa che -l'autore non si curò di notare. Egli dimenticò pur d'accennare fra i -dotti da quel principe protetti e favoriti, Sigulfo collega d'Alcuino, -Pietro Pisano, il gran Paolino d'Aquileia, Angilberto e parecchi altri. -_Il Traduttore._ - -[63] Alcuino grandemente si duole di questa scarsezza di libri -_Epistol._ 1 e 70. Ma pur Carlomagno aveva una copiosissima libreria -tratta in gran parte da Roma e da Costantinopoli, ed Alcuino si lagna -di non averla in sua balía. _Epist._ 10. - -[64] E l'autore non ha affermato, a pag. 50, che i libri d'Aristotile -non furono a quei tempi conosciuti se non per le traduzioni degli -Arabi? _Il Traduttore._ - -[65] Il monogramma del secondo lignaggio è quasi sempre il medesimo sì -per Lodovico il Pio e Carlo il Calvo, come per Carlomagno. Esso è pur -sempre il - - a - usKro - l - -ovvero la croce greca - - ka|r - ——|—— - lus|o - -[66] La versione francese di questa lettera è alquanto intralciata -e confusa, nè avendo noi sott'occhi il testo latino, abbiam potuto -chiarirla più di così. _Il Traduttore._ - -[67] _Castaldii_, lo stesso che castellani. Questa voce, passata nella -lingua italiana, si è poi venuta, come tante altre, mutando, sì che ora -_castaldo_ non altro significa più fra noi che fattore di villa. _Il -Traduttore._ - -[68] Queste lettere di Carlomagno, danno tuttavia a conoscere il -sistema giudiziario ecclesiastico, e per poco non dissi feudale dal -periodo carlingo. Ci ha pure due frammenti di lettere indiritte a Paolo -Diacono, pubblicati dal Fabbricio. Una di esse principia con questi -versi: - - _Parvula rex Carolus seniori carmina Paulo,_ - _Dilecto fratri, mittit honore pio._ - (Fabricius, _Bibliot. Med. et infim. latinit._, l. 3.) - -[69] _Sorties des ciseaux d'Apelle et de Phidias_: così il testo. Forse -l'autore volle nominar Policleto, o Lisippo, o qualch'altro di que' -grandi scultori, perchè Apelle tutti sanno essere stato eccellentissimo -pittore, e non istatuario mai. _Il Traduttore._ - -[70] Notisi che il concilio di Francoforte non fu in questa parte -approvato dalla Chiesa. _Il Traduttore._ - -[71] Ognun già s'avvede che l'autore accenna qui, senza nominarlo, al -camposanto di Pisa. _Il Traduttore._ - -[72] Come leggevasi nell'epitafio d'Alcuino, a Tours, nella chiesa di -San Martino: - - _Quod nunc es fueram_... - _Et quod nunc ego sum, tuque futurus eris._ - _Delicias mundi casso sectabar amore:_ - _Nunc cinis et pulvis, vermibus atque cibus._ - -[73] I cartolari pigliarono il loro nome da _charta_ (diploma); infatti -essi comprendono la maggior parte dei diplomi de' monasteri. - -[74] _Centralisation_. Mi son giovato, nel render questa parola, -dell'esempio di ottimi scrittori, come sono il Salvini, il Magalotti, -l'Algarotti, il Gozzi e tanti altri, che recarono nel nostro idioma -voci di altri stranieri, temperandole in modo che paresser natíe. -Abbiamo _unificare_, ridurre in unità, con molti altri verbi di -questa natura; e perchè negherem la cittadinanza a _centrificare_, -loro fratel carnale, quando un altro non ne abbiamo che spieghi così -a punto la cosa che si vuol significare? E ammesso il verbo, ammetter -si deggiono pure i suoi derivati, e dar quindi salvocondotto anche a -_centrificazione_. Ricordiamoci che ogni lingua ferma è lingua morta. -_Il Traduttore_. - -[75] In alcuni luoghi più sopra ho tradotto _plaid_, il _placitum_ -dell'infima latinità, in _udienza_, perchè in fatti cotesti _placiti_ -altro non erano che udienze solenni dei principi o de' suoi tribunali. -Ora, tuttavia che trattasi di proposito di questa instituzione, parmi -bene additarla con l'antiquato suo nome; e chi ne vuol sapere più oltre -vegga il Ducange alla voce _placita_. _Il Traduttore_. - -[76] Questo mirava a impedire i falsi giuramenti per ubbriachezza. - -[77] Questa necessità di muovere alla guerra, lasciando la moglie o la -figlia in custodia di due vassalli, fu cagione che venisse nel codice -penale contemplato il caso che il vassallo facesse ingiuria alla donna -del suo signore. In Inghilterra, dove si è conservata la legge feudale, -v'è pena di morte per l'adulterio con la regina. (V. _Statutes of -Treasons_, 96, Edouard. III.) - -[78] Questo punto è in perfetta contradizione col precedente, dov'anzi -è detto di recare tutte le cause innanzi a loro; ma, non avendo potuto -procurarci il testo latino, ci convenne lasciar la contradizione, -anzichè rimediarla con parole di nostro capo. _Il Traduttore_. - -[79] _Elemosina pro remissione peccatorum._ Tale si era la formola -consueta. - -[80] Il testo dice _huit siécles aprés_, ma è scorso di penna o di -stampa, in cui l'autore cadde anche alla faccia 402 del primo volume. -Un critico della _Revue de Paris_ gli fece gran colpa anche di questo -errore, ma la colpa è sua, chè non vide, com'esso era già avvertito e -corretto appiè del volume stesso. _Il Traduttore._ - -[81] _Poeta Saxo_, lib. II. - -[82] Pare da ciò che le donne de' tempi di Carlomagno si tignesser le -carni e il viso di belletto, come le matrone romane. - -[83] _Meloniceo, quo malvarum stamine conficitur._ (Nota dei -Benedettini). - -[84] L'autore addita qui gli ufiziali del palazzo, ora co' loro nomi, -ed ora col soprannomi che solitamente fra loro si davano i famigliari -di Carlomagno. Così Alcuino chiama ne' suoi versi, a quando a quando, -il re Carlo _Davidde_, Angilberto, _Omero_, Ribodio, _Macario_, e -via via. In questo componimento di Teodolfo, i nomi di _Tirsi_, di -_Lentulo_, di _Menalca_, e parecchi altri, non sono altrimenti nomi -propri, ma imaginati. - -[85] _Flacco_ e _Calliopeo_ erano i nomi accademici d'Alcuino. _Il -Traduttore._ - -[86] Costui era certamente il nano di Carlomagno. - -[87] E di due Napoleone. _Il Traduttore._ - -[88] _Ostroniwint_ (Est); _Suudunstroni_ (Sud-Est); _Sundroni_ (Sud); -_Nordromi_ (Nord); _Westnordromi_ (Nord-Ovest); tutte parole d'origine -sassone. - -[89] Qui l'autore riporta due storielle d'un topo imbalsamato e d'una -verga d'oro, narrate dal monaco a disdoro d'un vescovo, che noi abbiamo -intralasciate siccome scurrili e disdicevoli alla dignità della storia. -_Il Traduttore_. - -[90] La legge salica, la ripense, la borgundica e la visigotica -furono i quattro maggiori codici dei Barbari. Le leggi longobardiche -appartenevano più particolarmente all'Italia. - -[91] La legge salica e la ripense non eran, di loro natura, imparziali, -e stabilivano alcune distinzioni tra i Franchi e i Romani, anche solo -che fossero commensali, o seguaci del re: _Si Romanus homo conviva -regis fuerit_; pel Romano benestante, _qui res in pago ubi remanet -proprias habet_, la composizione era solo di cento soldi. - -[92] Non ho mai potuto trovar l'origin vera di questa parola _breve_, -a significar terra o tenuta, e tuttavia pigliar non la si può che in -questo senso[93]. - -[93] I Latini usarono _brevia_, al plurale, a significar secche, renai, -un luogo sterile in somma: egli è quindi probabile che indi venisse -il nome di _breve_ ad una terra o tenuta de' monaci, che prima era -brutta ed incolta e poco men che un renaio; se pur non si volle, per la -picciolezza del podere, far un'antitesi al _latifundium_ dei Romani, od -anche, più probabilmente, applicare alla cosa il nome del modo in che -veniva acquistata, da che, a quei tempi, chiamavansi _Brevi_ (_Breves -recordationis_) gli atti che a' dì nostri si chiamano istromenti o -scritture. _Il Traduttore._ - -[94] La _corvee_, dalla voce latina _curvada_ o _curvata_, che viene -dal Guérard spiegata nel modo seguente: _opera agrestis plerumque -unius diei, maxime aratoria, ad sationes agrorum faciendas, a rusticis -dominis præstita_. (_Glossarium peculiare_.) - -[95] _Specimen Breviarii rerum fiscalium Karoli Magni_ in I. G. -_Eckardi_, _Comment. de rebus Franc. orient._ t. II., pag. 902-910. - -[96] Questa biblioteca religiosa non altro conteneva che i libri -dell'Antico e del Nuovo Testamento. (_Appendix_, p. 297.) - -[97] «Le manomissioni si faceano o per carta, o per testamento, o dal -vescovo pubblicamente in _cornu altaris_.» Così il cavaliere Luigi -Cibrario, alla pag. 64, vol. I. seconda edizione della pregevolissima -opera sua intorno all'_Economia politica del medio evo_. _Il -Traduttore._ - -[98] Vedesi chiaro qui che la terra costituisce il debito del servigio; -i benefizi e le mense obbligano altrui alla milizia. - -[99] _Centenier._ Così traduce l'autore il _centenarius_ dei -capitolari, che significava un capo e giudice di cento, e chiamavasi -anche con altro nome, _sculdassius_. A me parve di voltarlo in -centurione, per accostarmi all'uso di non pochi comuni d'Italia, che -sotto questo titolo serbarono per gran tempo que' magistrati. _Il -Traduttore._ - -[100] _Capitular._, ad ann. 810. Veggansi i capitoli X e XIII di -quest'opera. - -[101] La legge _gombeta_, compilata da Gondebaldo, era speciale ai -Borgognoni, e durò per tempo lunghissimo; tanto che la si trova usata -anche sotto Lodovico Pio, come risulta dalle epistole d'Agobardo. - -[102] Questo capitolare è un'appendice a quell'altro anteriore _de -Villis_. - -[103] Lidi o liti, o leuti e leudi, chiamavansi dai Franchi e dagli -Alemanni, que' censuari, che dai Longobardi erano chiamali aldioni. - -[104] Questo terzo al re, era quell'ammenda che chiamavasi fredo[105], -e pagavasi al signore. La legge ripense avea stabilito il _fredo_ al -terzo, come sta scritto nel cap. 88. - -[105] Fredo, secondo il Cibrario, nell'opera sua soprallodata, -significava l'ammenda della composizione in generale, di cui una parte -andava all'offeso od ai suoi eredi, e una parte al fisco: e oltre al -nome di _fredus_, avea quello ancora di _leudus_, e l'altro germanico -di _warigelt_. _Il Traduttore._ - -[106] Ildegarda morì dell'anno 782. - -[107] Fastrada uscì di vita nel 794. - -[108] A dì 4 giugno, come reca il libro de' Morti. - -[109] Il Muratori afferma che il figlio deputato da Carlomagno a farsi -incontro a papa Leone fu Pipino, re d'Italia. _Il Traduttore._ - -[110] Berta fu madre dello storico Nitardo, che scrisse gli _Annali_ -del suo tempo. - -[111] Carlomagno ebbe ancora molti altri bastardi, fra' quali Ugo, -abbate di San Quintino, che fu ucciso in una battaglia contro i -Saracini, a dì 7 giugno 844, e Dragone, vescovo di Metz, morto nel 855. - -[112] Il P. Bouquet nota che nessuna cronica parla di questa figlia -Emma; Eginardo non la nomina punto, e Lodovico il Pio, nel concedere, -in certo diploma, un feudo a Eginardo ed alla moglie sua, non accenna -punto ch'ella fosse sua sorella. - -[113] Veggasi quel che dice Eginardo stesso, e Nitardo dogo di lui, -intorno ai costumi liberissimi delle figlie di Carlomagno. - -[114] Eginardo ebbe in fatti una legazione a Roma. - -[115] Indubitato si è che Eginardo ebbe Emma o Imma per moglie, la -quale da Lupo, abbate di Ferriere, è chiamata _nobilissima fœmina_. Il -Mabillon crede che l'avventura sia vera. Il P. Bouquet la contraddice; -e il P. Rivet non la mette pure in dubbio. - -[116] Il P. Bouquet, _Hist. Gall. Collect_. t. V, pag. 383. Eginardo si -fece indi monaco, ed il suo carteggio, pubblicato dai Benedettini nel -t. VI della loro grande raccolta, è curiosissimo. - -[117] Eginardo fu abate prima di Fontenelle, poi di San Pietro e San -Bavone, a Gand, e fondò la badia di Selingestad, nella sua propria -terra di Mulenheim. - -[118] La _Cronaca di San Dionigi_ nomina ventidue metropoli carlinghe. -Le quali metropoli erano i centri delle grandi divisioni dell'impero, -ritraenti anch'esse delle memorie di Roma. (V. _Gall. Christ. in -prælat._) - -[119] Il diritto romano dichiarava nullo il testamento non fatto in -presenza di testimoni. Tutti quelli qui notati appartengono, siccome -pare, alla schiatta franca e germanica. - -[120] E il medesimo non vien pur di presente succedendo, dopo la caduta -di Napoleone? - -[121] Da _major_ i Francesi han fatto _maire_, che gli Italiani -chiamarono _il Podestà_ e anticamente e più gramaticalmente, _la -Podestà_. _Il Traduttore_. - -[122] Si trovano esempi di duello giudiziario sotto i primi re -merovingi (_Greg. Turon._ lib. VII, c. 19, lib. X, c. 10), e sembra che -fosse usato frequentemente, più che altrove in Borgogna. Lo crediamo -altresì stabilito dalla legge alemannica o sveva (_Baluze_, lib. I, -pag. 80). In Lombardia poi fu sempre popolare, e Luitprando, re del -Longobardi, dice in una delle sue leggi: «_Incerti sumus de judicio -Dei, al quosdam audivimus per pugnam sine juxta causa suam causam -perdere. Sed propter consuetudinem gentis nostræ Longobardorum legem -impiam vetare non possumus._» — Muratori, _Script. rerum Italicarum_, -t. II, p. 65. - -[123] La stessa ragione naturale dovea mostrare ai principi ed ai -popoli l'incertezza e la brutalità di questa forma di giudizio, sì che -fin dai primi tempi della sua instituzione vediamo parecchie città in -Inghilterra, e in Germania, noverar tra i loro privilegi l'esenzione -dal duello giudiziale. Ci sembra poi che l'autore si apponga in fatto, -citando gli esempi dell'Iliade; però che ivi sono zuffe e combattimenti -fra due sì, ma in guerra, e non già disfide e duelli premeditati a -vendicare un'offesa. _Il Traduttore._ - -[124] In fatti, quasi tutte le canzoni eroiche, che hanno per soggetto -Carlomagno e i suoi paladini, furono composte nel duodecimo secolo. -(Veggasi quel che io ne dico nel mio lavoro intorno a _Filippo -Augusto_.) - -[125] A maggiore schiarimento di questo luogo servano le seguenti -parole del Cibrario (opera citata), intorno alle condizioni del -cronisti del medio evo e al modo con che si sdebitavano dell'uffizio -loro. «I re, i vescovi, i comuni soleano, del metter in cronica i loro -fatti, dar pubblico incarico a qualche persona sciente di lettere, e -d'ordinario a un monaco. Un monaco di San Dionigi metteva in cronaca le -gesta de' re di Francia, e quando combatteva alcuna battaglia campale, -il re, con lettere chiuse indirizzate all'abate, lo ragguagliava -del successo e del numero del morti... I re d'Inghilterra aveano un -cronista che abitava nel medesimo palazzo con loro, e tenea ragione -giorno per giorno dalle loro buone o cattive azioni e delle altre cose -degne di memoria. Per passar ogni pericolo d'adulazione, il registro -che contenea tali memorie, non era aperto che dopo la morte dal re e -de' suoi figliuoli. - -«In quasi tutti i monasteri principali, il più saputo del monaci tenea -un simile registro, e finito un regno, lo presentava al capitolo -generale, dov'era esaminato, e poi fatto ridurre in cronaca.» _Il -Traduttore_. - -[126] _Scriptorium_, chiamavasi a que' tempi ne' monasteri il luogo -dove i monaci si chiudevano a scriver le loro croniche ed a copiare i -codici antichi; e però mi è parso meglio sostituir questo termine al -_labeur_ (fatica o lavoro) dell'autore. _Il Traduttore._ - -[127] Gli Annali di _Fulda_ van sino all'anno 882. Il Frelier ha -trovato alcuni manoscritti che gli sprolungano fino al 900. - -[128] Il P. Bouquet ha pubblicato questo passo di Giovanni Diacono, -come documento di storia importantissimo. - -[129] Benedetto, diacono delle chiesa di Magonza, ne informa del modo -in che compilati erano questi capitolari. Eran solitamente i più dotti -del clero, che li coordinavano, per indi sottoporli all'imperatore. V. -Baluze, _Capit._ t. I, p. 803-806. - -[130] _Collect. concil._ t. VII, p. 1047; _Hispan._ t. III, p. 110 114. - -[131] La lettera per l'istituzione delle scuole è circolare, e reca la -data dell'anno 787. Baluze, t. I, p. 201-204. - -[132] Già fu notato più sopra che questi eran soprannomi accademici -con cui si chiamavan fra loro i dotti alla corte di Carlomagno. _Il -Traduttore._ - -[133] Vogliono i dotti che certa medaglia, rappresentante un cocchio -tratto da un leone e da un bue, si riferisca a questa concordanza delle -Scritture composta da Carlomagno. (Benedict. _Hist. litter._ t. IV, p. -410; Fabric. lib. III, p. 915) - -[134] _Eternum et sempiternum, immortale et perpetuum sæculum, aevum, -et tempus._ Alcuin., p. 765-770. - -[135] _De ratione animæ._ - -[136] L'autore chiama sempre questo vescovo col nome di _Leidrade_, -scostandosi da Felice d'Urgel, che il chiama ora _Laidracus_ ed ora -_Leidacus_, e da Alcuino che gli dà il nome di _Leobradus_. Io ho -seguito il Muratori ed il Bettinelli che lo chiamano _Landrado_. -Mi ha fatto gran maraviglia il non trovar nella _Storia della -letteratura italiana_ del diligentissimo Tiraboschi pure una parola -di quest'autore, che, per esser nato alle porte d'Italia, e vissuto a -Roma gran tempo, poteva trovar luogo colà dov'ei parla d'Alcuino, di -Eginardo, ecc. _Il Traduttore._ - -[137] Anche Odelberto, arcivescovo di Milano, compose per questa -occasione il suo libro, _De baptismo_, che ancor ci rimane, e abbiam -tuttora la lettera da lui scritta in proposito a Carlomagno. _Il -Traduttore._ - -[138] Il Tiraboschi lo fa scozzese, ed opina che due ne fossero ad -un tempo del medesimo nome e della medesima nazione. (_Stor. della -letterat. ital._, vol. V, lib. III. c. 1, § XIX e seguenti; Milano -1826.) _Il Traduttore._ - -[139] Tale si è l'opinione che sostenne fermamente il Boulas: t. I, -pag. 91[140]. - -[140] Questa è pur l'opinione del nostro Bettinelli nel suo -_Risorgimento d'Italia_: e il Gatti, storico dell'Università di Pavia, -attribuisce a Carlomagno anche la fondazione di questa; in che fu -vittoriosamente combattuto dal Tiraboschi, _Storia della letteratura -italiana_, vol. V, lib. III. _Il Traduttore._ - -[141] _Doctor egregius et insignis floruit historiografus et poeta, -atque omnium artium nobilissimus auctor_[142]. Mabill. lib. 36, n. 49. -Duchesnel, l. II, n. 560; _Trith. Cron. Hirsang._, pag. 31. - -[142] L'autore ha tradotto l'ultima frase: _et auteur dans tous les -arts_; parmi più giusto l'interpretar qui la voce _auctor_ nel senso di -aumentatore o favoreggiatore, chè un autore o scrittore in tutte l'arti -sarebbe una maraviglia ai tempi nostri, non che al secolo nono. _Il -Traduttore._ - -[143] Volone, figliuolo del conte di Chiburgo, fu monaco -scostumatissimo, ma gli fu fatta grazia a cagione del suo sapere. - -[144] V. il cap. VII di questo volume. - -[145] _Lex consensu populi fit, constitutione regis. Recueil des hist._ -t. VII. p. 656. Massima liberalissima, come ognun vede; se non che -qui non si vuol prender la parola _populus_ in quel senso assoluto in -cui fu interpretata dal Mably nel tempo in cui regnavano le opinioni -democratiche. - -[146] Non sappiamo se intenda parlar di Carlomanno figlio di Lodovico -il Balbo, o di Carlomanno figlio di Lodovico il Germanico, però che -amendue regnarono in sul dissolversi dell'Impero. E d'altra parte, -le assemblee del campo di maggio eran già finite al tempo di Carlo il -Calvo, successore di Lodovico Pio, come l'attestano il P. Daniel, il -Mably e altri storici francesi. _Il Traduttore._ - -[147] Totale è la confusione al decimo secolo, e spesso la voce -_allodium_ è usata ad indicare il _feudum_. Marcolfo, lib. I, form. 13, -riferisce parecchi esempi di allodii dati al re e caposignore per indi -riceverli in benefizi. La parola _feodum_ o _feudum_ non trovasi in -generale adoperata che al decimo ad all'undecimo secolo. - -[148] Il Ferrario nell'opera sua, da noi più volte citata, intorno agli -antichi romanzi di cavalleria, ha recato i disegni di questi mosaici, -ma essi non sono appien conformi alla descrizione che ne fa il nostro -autore. _Il Traduttore._ - -[149] Leggi undecimo secolo, però che l'occupazione dei Normanni -avvenne dopo il mille. _Il Traduttore_. - -[150] Pisa ed Amalfi avean già banchi nella Siria, e il nome franco -v'era rispettato. - -[151] Del resto tale si era, press'a poco, la divisione preparata da -Lodovico Pio, se non che fu affidata a mani inette, e ideata da un -principe debole. - -[152] Tutto lo studio di Lodovico Pio nel suo regno consiste nel farsi -accettare dalla popolazione germanica, chè dell'amor degli Aquitani -egli è sicuro. - -[153] Il chiarissimo signor Menini trattando, non è guari, -nell'Appendice della Gazzetta di Milano, della presente opera del -signor Capefigue, e della mia traduzione, alla quale fu cortese di -lodi, ch'io mi tengo care, come di giudice competente e sincero, pose -innanzi l'autorità del Leo, per la quale Carlomagno discenderebbe -da famiglia Italiana, e i _messi regii_ non sarebbero instituzione -di questo principe, ma sì più antica. Quanto alla prima di queste -opinioni, benchè l'amor di patria ce la farebbe di buon grado -accettare, l'amor della verità ci muove ad aspettar prima di saper da -quali fonti quel dotto istorico la traesse. Anche le leggende fanno -discendere Carlomagno da un papa italiano, ma ognun sa ch'esse non -meritano in argomento di storia alcuna fede. E d'altra parte si sa -esser impossibile, prima dell'undecimo secolo, trovar la genealogia di -nessuna famiglia. Quanto all'opinione che riguarda i _messi regii_, -ci piace di creder piuttosto al Muratori, il quale ne' suoi _Annali -d'Italia_, all'anno 808, parla lungamente di questi magistrati -ambulatori, e ne fa primo istitutore Carlomagno; ribadendo così -quant'egli avea detto innanzi e provato in una sua dissertazione sul -medesimo soggetto nelle _Antichità Italiche_. E chi mai può vantare -maggior dottrina e diligenza in siffatte indagini di quell'illustre -Italiano? _Il Traduttore._ - -[154] Qui era luogo di notare che anche Napoleone, a somiglianza di -Cesare e di Carlomagno, dettava per ricrearsi, se non dalle fatiche -della guerra e del governo, di ben altri più duri travagli, la -maravigliosa sua storia: - - Oh quante volte ai posteri - Narrar sè stesso imprese, - E sulle eterne pagine - Cadde la stanca man! - -_Il Traduttore._ - -[155] L'autore traduce, erratamente ci pare, _dans les calendes de -fevrier_, che dir vorrebbero il dì primo di febbraio. - -[156] _Sub hoc conditorio situm est corpus Karoli Magni atque ortodoxi -imperatoris, qui regnum Francorum nobiliter ampliavit, et per annos -XLVII feliciter rexit. Decessit septuagenarius anno ab incarnationis -Domini DCCCXIV, indictione VII, V calend. februarias._ - -[157] Il Traduttore, ingannato dal testo, che dice _mense_ e _menses_, -laddove, seguendo il Ducange, dir dovea _manse_ e _manses_, tradusse -mensa e mense: ma poi s'accorse, troppo tardi, perchè il foglio era già -tirato, che accennavasi al _mansus_ dei tempi feudali, che significa -podere. - - - - - -Nota del Trascrittore - -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo -senza annotazione minimi errori tipografici. Le correzioni indicate -nell'Avvertimento ai lettori (pag. 208) sono state riportate nel testo. - -*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK STORIA DI CARLOMAGNO VOL. 2/2 *** - -Updated editions will replace the previous one--the old editions will -be renamed. - -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the -United States without permission and without paying copyright -royalties. Special rules, set forth in the General Terms of Use part -of this license, apply to copying and distributing Project -Gutenberg-tm electronic works to protect the PROJECT GUTENBERG-tm -concept and trademark. Project Gutenberg is a registered trademark, -and may not be used if you charge for an eBook, except by following -the terms of the trademark license, including paying royalties for use -of the Project Gutenberg trademark. 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You may copy it, give it away or re-use it under the terms -of the Project Gutenberg License included with this eBook or online -at <a href="https://www.gutenberg.org">www.gutenberg.org</a>. 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DI VINCENZO GUGLIELMINI. -</p> -<hr class="mid" /> -</div> - -<div class="somm"> -<hr /> -<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p> -<hr /> -</div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_1">[1]</span> -</p> - -<h2 id="ordinamento"> -PERIODO DELL'ORDINAMENTO.</h2> - -<div class="blockint"> -<p> -I Franchi son governati in moltissimi luoghi da -leggi differentissime; onde Carlo, avvedutosi -del male, fatto imperatore, attese ad ampliar le -leggi stesse, ed a correggere i loro difetti e le -loro pregiudizievoli troppo late applicazioni. -</p> - -<p class="indr"> -(<i>Eginhard</i>, De vita Carol.) -</p> -</div> -</div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_3">[3]</span> -</p> - -<p class="title"> -STORIA DI CARLOMAGNO -</p> - -<h2 id="cap1">CAPITOLO I. -<span class="smaller">CORRISPONDENZE DIPLOMATICHE DI CARLOMAGNO RE E IMPERATORE.</span></h2> -</div> - -<div class="blockquote"> -<p> -Pratiche con Roma. — Ragioni della lega. — Papa Stefano. — Papa Adriano. — Carteggio. — Epistole -di Adriano. — Vigilanza sull'Italia. — Papa Leone. — Nuovi -legami con la santa sede. — Condizioni respettive dell'impero e -del papato. — Corrispondenza cogli imperatori di Costantinopoli. — Costantino -Copronimo. — Leone IV. — Costantino ed Irene. — Disegno di accostamento -fra i due imperi. — Lega e proposta di nozze. — Niceforo. — Trattato de' confini. — Negoziati -diplomatici coi califfi. — Arun-al-Raschild. — Pratiche cogli -emiri saraceni di Spagna. — Colle tribù erranti. — Coll'ettarchia anglo-sassone -e i re di Scozia. -</p> -</div> - -<p class="yrs"> -768 — 814. -</p> - -<p> -I re merovingi aveano concentrato il politico loro commercio nella -nazion franca, nella salica e nella ripense, chè assorti nelle discordie -e guerre intestine, furon rare volte in commercio co' popoli dell'antica -civiltà. I re di Neustria o d'Austrasia, e quei d'Aquitania o di Borgogna, -tra lor contendevansi il possesso delle città e delle provincie, ma -quanto alle loro comunicazioni col grande impero d'oriente, con Costantinopoli -e col califfato, appena è che se ne trovino di lontanissime e -irregolari. Ei sono, come dire, altrettanti capi barbarici, che chieggono -dall'imperatore questa o quella dignità di palazzo; popoli appena iniziati -nella civiltà, che imitano le forme e le pompe dei principi più -inoltrati nel lusso e negli splendori del trono. Il medesimo dir non -si può della schiatta carlinga dopo Carlo Martello, chè questo lignaggio -conduce a fine una grand'opera; Carlomagno fonda un impero -che può per ampiezza contendere col califfato e colla monarchia dei -<span class="pagenum" id="Page_4">[4]</span> -Greci: e come re e come imperatore attiva è la sua corrispondenza, -nè solo ei riceve gli omaggi e i tributi dei vinti, ma tiene ancor pratiche -regolari co' papi, cogli imperadori d'oriente e coi califfi. -</p> - -<p> -Le pratiche dei Carolingi sono innanzi tratto naturalmente co' papi, -tanto che il pontificato e il nuovo lignaggio hanno stretto fra loro -quasi un patto inviolabile, da cui, esso secondo lignaggio, riconosce il -suo colore di civiltà e di legislazione romana. Stefano I, che consacrò -Pipino, intimava la scomunica contro chiunque osasse portare -la mano sulla costui corona, mentre in rincambio, Pipino donava -alla santa sede ampie e ricche possessioni temporali, le sue città, il -suo esarcato, Ravenna, Rimini e Bologna. Stefano II poi andò debitore -a Carlomagno dell'ampliazione de' suoi dominii e della protezione -conceduta alla cattedra di san Pietro contra i Longobardi; -schiatta sì spesso a quella infesta, che fu dai Franchi domata; e questa -continuazione di buoni uffizi fra Roma e Carlomagno si fa più -grande ancora e più calda dopo l'esaltazione di papa Adriano. -</p> - -<p> -Uscito quest'ultimo dalle grandi famiglie romane, discendeva da -senatori e da consoli, e il suo palazzo risplendeva delle imagini loro<a class="tag" id="tag1" href="#note1">[1]</a>; -astiava i Longobardi, e i Longobardi astiavano lui, ed erede -come egli era delle antiche opinioni romane sul principato della città -eterna, avrebbe voluto domar l'Italia con le chiavi di san Pietro, come -un tempo gl'imperatori l'aveano domata con le insegne dei centurioni -e dei tribuni; la mitra pontificale succedeva alla corona d'alloro -dei Cesari. Adriano e Carlomagno vivono fra loro in istretta -e confidente intimità; e poi che quest'ultimo è consacrato re dei -Longobardi, prende gli stati della santa sede sotto la protezione della -sua spada, nè alcuno osa più toccarli, Greco, Italiano o Saraceno -ch'ei sia. A rincontro Adriano, esercita pel re de' Franchi attentissima -vigilanza sull'Italia; gli notifica i fatti tutti che posson turbare -la possanza sua in questa parte; se un conte o un vescovo lombardo -prepara qualche sedizione, Adriano tosto s'affretta di darne avviso -all'amico; egli è il vigile agente della monarchia de' Franchi; gli -interessi sono fra loro comuni. Le epistole dal papa indiritte al figliuolo -e protettor suo il re de' Franchi, sono molte e tutte relative -all'ordinamento dell'Italia e allo spirito sedizioso e impaziente dei Longobardi, -i quali egli ora denunzia come sciolti da ogni freno di costumatezza, -ed ora come nimici della religione cattolica, e avversari implacabili -di san Pietro, e del vessillo suo che splendeva sul Vaticano. -Adriano testifica in una di esse a Carlomagno, l'esultanza sua per tutto -il bene che egli fa alla Chiesa, e per le sue buone intenzioni verso -<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span> -di lei: «Mio buono ed egregio figliuolo e re signore, instituito da -Dio. Io ti prego istantemente, come s'io fossi dinanzi a te in persona, -di far dare compimento a ciò che tu hai promesso al principe -degli Apostoli per salute dell'anima tua, ed affinchè Dio protegga il -tuo regno; e il principe degli Apostoli ti assista di maggior patrocinio -presso Sua Divina Maestà. Solo per l'aiuto di san Pietro, guardiano -del paradiso, tu se' venuto a capo di tutti i desiderii tuoi; -ad egli t'impetrò da Dio la vittoria ed il possesso del regno dei -Longobardi; però abbi sempre fede grandissima in lui chè a sua -intercessione, il Signore farà inchinar sotto a' tuoi piedi tutte l'altre -barbare nazioni ecc.» -</p> - -<p> -E di simil tenore son tutte l'altre epistole; tutte congratulazioni -con Carlomagno pe' suoi gloriosi trionfi; egli è l'ottimo figliuolo, -il re d'Italia per volere di Dio; egli è colui, sotto la cui grande -spada ripara il patrimonio di san Pietro. Se vi ha qualche malvagio, -qualche iniquo che turbi la sicurtà pontificia, Adriano tosto ne scrive -a Carlomagno per ottenere ch'ei sia cacciato dall'Italia, invocando -pur sempre i diritti di Roma in nome del principe degli Apostoli, -affine d'imprimer negli uomini, con questa prosopopeia, un maggiore -rispetto per gli uomini potenti e bellicosi. «Noi abbiamo a dolerci -con la magnificenza tua, dolce e caro figliuolo, di Reginaldo, -uomo iniquo che semina zizzania, e muove gli uomini al male. Costui -cerca per ogni modo di fare offesa alla Santa Chiesa di Dio ed -a noi, e fa ogni poter suo per ispogliare empiamente san Pietro di -quanto tu gli fosti liberale per salvezza dell'anima tua, e vorrebbe -farselo suo; egli è pur venuto co' suoi nella città nostra<a class="tag" id="tag2" href="#note2">[2]</a>, e n'ha -menati via gli abitanti. Non credendo io che tu n'abbia fatto dono -per l'esaltazione di questo duca Reginaldo, ti prego istantemente -che, per amor del buon apostolo san Pietro, tu non lasci a costui -fermar piede in Italia<a class="tag" id="tag3" href="#note3">[3]</a>.» -</p> - -<p> -Nè solo Adriano si tien contento al corrisponder per lettere, ma -sì ancora egli fa continua istanza a Carlomagno perchè gli mandi i -<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span> -suoi <i>missi dominici</i>, saper volendo ogni pensiero e volere del caro -suo figliuolo, il re dei Franchi; e insiste pure per avere suoi deputati, -nè venendo essi, il papa stesso gli manda egli alcuni vescovi -in legazione per conferire con lui<a class="tag" id="tag5" href="#note5">[5]</a>. -</p> - -<p> -Appresso papa Adriano invita Carlomagno, amico suo, a venir -prestamente in Italia, ch'egli ha uopo di vederlo, e conferire con -lui. Desiderata è la presenza in Roma di Carlomagno, tanto più che -il pontefice si vede minacciato da molti malevoli, fra i quali gli addita -pur sempre i Greci, i Longobardi, i Napolitani che stringono e -accerchiano il patrimonio di san Pietro, per usurparselo<a class="tag" id="tag6" href="#note6">[6]</a>. «Salutando -la tua benevolenza, noi ti annunziamo con queste lettere come i rei -Napolitani, collegatisi coi Greci odiati da Dio, ascoltando i mali consigli -d'Arigiso, duca di Benevento, si sono di furto impadroniti della -città di Terracina, soggetta dianzi al dominio di San Pietro ed alla -podestà tua. Noi non abbiamo voluto far nulla in simil contingenza, -senz'aver prima i consigli tuoi, e però supplichiamo l'eccellenza tua<a class="tag" id="tag7" href="#note7">[7]</a> d'inviarci, -al più presto, Volfrino, sì che trovandosi qui verso le calende di -agosto, egli possa, mercè gli ordini tuoi, muover coi Toscani, cogli -Spoletini, ed anche coi tristi Beneventani, e ricuperar la detta città -di Terracina, ed insiem con essa Gaeta o Napoli, affin di rendere -a san Pietro quanto appartiene al suo patrimonio nel territorio di -Napoli stessa. Abbiamo nel giorno di Pasqua avuto un parlamento -con Pietro, l'inviato degli scaltri Napolitani, e chiestogli quanto appartiene -a san Pietro in quel tenitorio, gli abbiam significato il desiderio -nostro di veder quei popoli soggettarsi alla potenza tua, e dimandato -quindici statichi tra i figliuoli dei più nobili fra loro e della -città di Terracina; ed egli vi aderiva a patto che fossero confidati alle -mani del patrizio di Sicilia. Se non che non abbiam voluto nulla -conchiudere senza il consiglio tuo, volendo noi solo trattare per util -tuo, e sapendo quanto infidi son costoro nei loro disegni, però che pur -sempre hanno pratiche vive con Arigiso, duca di Benevento, il quale -riceve messi ogni giorno dal patrizio della Sicilia. Oltre di che, io -so di buon luogo che essi aspettano i figliuoli del reo Desiderio, per -combatter poi tutti uniti contro di noi e contro di te. Ti scongiuriamo -adunque di venire in aiuto nostro, chè da te solo e dall'apostolo san -<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span> -Pietro aspettiam forza e valore. Poco c'importa della città di Terracina, -ma non vorremmo che diventasse occasione ai Beneventani di -sottrarsi all'impero tuo. Laonde noi ti preghiamo di aiutarci al più -presto, affinchè così tu meriti di regnare eternamente coi santi». -</p> - -<p> -Adriano è il Romano antico che si affatica d'ampliare e consolidare -il patrimonio di san Pietro, però che, erede com'egli è delle -memorie del patriziato, altro non vuole in fine che assicurare il dominio -di Roma sopra l'Italia; questa preminenza è la meta dei desiderii -suoi; egli è tutto invasato in Roma, ne' suoi monumenti, nei -suoi circhi, nelle sue basiliche; Roma fu l'antica metropoli del Lazio, -e tale esser dee ancor sotto i papi. Dalle grandi cose Adriano -discende alle più minute, tanto che ei dimanda pure a Carlomagno -i materiali a innalzar le sue basiliche; la costruzione dei monumenti -pubblici era cura, come si legge nella storia romana, dei consoli e degli -imperatori, come uno dei doveri dell'edilità, onde il pontefice pur -vi pon cura, e scrive: «Poi che ci hai fatto sapere, carissimo ed -eccellentissimo figliuolo, esser tu contento di aderire alla dimanda -nostra in proposito dei travi necessarii ai ristauri della santa chiesa, -noi ti preghiamo di far ch'essi giungano belli e ammanniti alla -chiesa di San Pietro verso il tempo delle calende d'agosto. Quanto -alla volta o cornice, che vuol pure essere ristorata nella basilica del -detto apostolo, converrebbe innanzi mandar un maestro che vedesse -qual genere di legname richieggasi a ripristinarla nello stato che -era anticamente; il qual maestro si renderà dappoi a Spoleto, e cercarvi -questo legname, perchè non ne abbiamo in paese di acconcio -all'uopo. Ma il santissimo fratello nostro, l'arcivescovo Volcaro, non -si dia fretta di venire fino a che il legname non sia ben secco, perchè -se fosse ancor verde non sapremmo che farne». -</p> - -<p> -Ampie, ricche e fruttuose terre, e vaste e popolose città sono i -doni che Adriano, il romano patrizio, procacciar vuole all'eterna sua -città; egli è il papa più devoto che mai fosse alla potenza ed alle -memorie dei Romani, e quindi, alla foggia di un console antico, -egli a chieder si fa a Carlomagno ch'ei liberar voglia la terra dei -Sabini, mentre i malvagi gl'impediscon di prenderne possesso<a class="tag" id="tag8" href="#note8">[8]</a>. -</p> - -<p> -Adriano manda poi reliquie, bandiere conteste di seta e d'oro, e -ossa di martiri a Carlomagno, a cui pur sta a cuore l'innalzamento -delle basiliche. Padrone, com'egli è, delle grandi selve della Turingia, -e del settentrione dell'Europa, egli possiede di forti travi, senza -dei quali rizzar non si possono gli edifizii di Roma. Noi lo vediam -quindi mandar legname e stagno e marmo per ristaurare la chiesa -di San Pietro che tanto fu danneggiata dagli acquazzoni di primavera, -<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span> -intanto ch'ei pure chiede per sè, come fu detto, alcuni mosaici, -avanzi della civiltà greca in Ravenna, per le barbare sue città -della Gallia. L'Italia tutta invoca la presenza di Carlomagno; i Beneventani -si ribellano, e turbar possono di nuovo la pace del pontificato. -«Se i Beneventani ricusano di sottomettersi agli ordini tuoi, -manda l'esercito alle calende di maggio, e vieni a fare una correria -contro di loro. Che se un esercito non li tiene in dovere dal mese -di maggio fino a settembre, quel tristissimo di Arigiso si proverà -a qualcosa contro di te, mosso, come sarà, dalle suggestioni dei -Greci, però che ha seco, come ognun sa, i legati loro, ed altri -ne tiene a Napoli. A te spetta il risolvere sul da farsi, e noi siamo -confidentissimi nel tuo potentissimo giudicio. Piacciati dunque di por -mano all'opera con la maggior celerità che puoi, così per la tua -come per la nostra salute». -</p> - -<p> -Ogni buona ventura di Carlomagno, le sue vittorie, i suoi trionfi, -son celebrati a Roma come festa del pontificato medesimo. Carlo ha -vinto i Bavari, e il papa se ne congratula di cuore con lui. «Ma e -i Greci infidi non saranno anch'eglino posti a dovere, e castigati -delle tante insidie che tendono a Carlomagno? I Greci sono sempre -d'accordo coi duchi o coi conti longobardi o beneventani, gli assecondano -nelle sediziose lor mire, ed assaltano il pontificato e la -podestà di Carlomagno in Italia. Di grandissimo contento ci furon -le tue lettere di vittoria, e abbiam reso grazie a Dio, leggendovi che -la tua salute e quella della regina, nostra signora, e de' tuoi figli, è -pur sempre buona. Caro ci fu soprattutto l'intendere la soggezion -dei Bavari, che noi ti avevamo già predetta e augurata. Ora, io credo -che ti ricorderai di quanto ti dicevamo nelle precedenti nostre lettere -intorno a certi Capuani venuti a noi, ai quali giurar facemmo -innanzi all'arca di san Pietro d'esser fedeli all'apostolo di Dio ed -alla regale eccellenza tua. Or bene, dopo fatto il giuramento, un di -loro, Gregorio prete, ci chiese di parlarci in disparte, dicendo che -dopo fatto un simil giuramento ei non poteva più nulla tenerci -celato. Lo interrogammo a farlo spiegare in modo più chiaro, ed -egli allora ci raccontò come in quella che il gran re Carlo si partiva -da Capua, l'anno scorso, Arigiso duca mandasse legati a Costantino -imperatore, dimandandogli aiuto e protezione, e nel medesimo -tempo l'onore del patriziato, e tutto intero il ducato di Napoli; -e il pregasse inoltre di mandar con forte schiera di armati il cugino -suo Adelgiso, promettendo di sottomettersi all'autorità dell'imperatore, -ed anche agli usi dei Greci, così nella tosatura dei capelli, -come nel vestire». -</p> - -<p> -Papa Adriano non sa darsi pace all'udir questa lega dei Greci -<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span> -con Arigiso, il rappresentante dei re longobardi. «O diletto mio -figliuolo, egli scrive a Carlomagno, Costantino ha mandato due suoi -domestici del palazzo a conferire il patriziato ad Arigiso, i quali portavan -seco vesti d'oro, una spada, un pettine ed un par di cesoie, -per dar effetto a quanto costui avea promesso, dicendo che si sarebbe -sottomesso a farsi tosare i capelli ed a vestire all'uso dei -Greci. Essi domandaron, di più, Romoaldo, figliuol d'Arigiso, in -ostaggio. Quanto ad Adelgiso, l'imperatore adduceva non avere potuto -mandarglielo, perchè avviato l'avea con un esercito contra Trevigi -o Ravenna. Se non che, al giunger loro, e' trovarono sconciati -i loro disegni dalle mani di Dio e dall'aiuto degli Apostoli, perchè -Arigiso, ed insieme con lui suo figlio Valdone, erano morti, e i Beneventani -non vollero in alcun modo riceverli, mentre Azzone, tuo -fido legato, stava in Salerno. Partitone poi questo diacono, se ne -andarono a prenderli per terra sul tenitoro greco, e gli ammisero -in città, dove passarono tre giorni in parlamenti con Adelberga, vedova -di Arigiso, e coi Beneventani, i quali dicean loro: — Noi abbiamo -mandato deputati al re Carlo per chiedergli che ei ci dia Grimoaldo -per duca, e fattagli la medesima istanza per mezzo del diacono -Azzone; rimanetene dunque a Napoli fino a che Grimoaldo arrivi, e -quel che suo padre Arigiso non potè fare, sì il farà esso Grimoaldo, -come sia in possesso delle dignità che gli pervengono; si assoggetterà -all'autorità imperiale, come promise suo padre, e adempirà tutte -l'altre profferte sue. Ond'è ch'essi ricondussero i due messi imperiali -per terra e in gran pompa fino a Napoli, e che i Napolitani gli -accolsero a processione, recando in fronte stendardi e pitture<a class="tag" id="tag9" href="#note9">[9]</a>; ed ivi -essi dimorano, godendo in fantasia della vittoria che speran d'ottenere, -e tramano insidie contro gli stessi Napolitani, insieme con -Stefano vescovo e Costantino, al quale mandarono avviso della morte -d'Arigiso e di suo figlio, aspettando gli ordini suoi intorno a ciò -che far deggiano. Nelle quali cose tutte, figliuolo eccellentissimo, -che Dio abbia in custodia, risplender fate la saggia potenza vostra, -tanto per la esaltazion della madre vostra spirituale, la Santa Chiesa -romana, e per la nostra salute, quanto per la sicurtà del vostro -reame<a class="tag" id="tag10" href="#note10">[10]</a>.» -</p> - -<p> -Tali sono i sensi, quasi sempre, del carteggio di Adriano con Carlomagno; -sono due podestà che se l'intendon tra loro, due interessi -che si collegano, due menti che procedono di concordia a ristaurar -l'unità della Chiesa e dell'impero. E però alla morte di -Adriano, Carlomagno lo piange come amico suo, e detta i versi del -<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span> -suo epitaffio, scolpito in lettere d'oro sulla sua tomba, e il capo, il -gran re degli Austrasii, diventa poeta latino: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Lagrimando sul padre, io Carlo questi</p> -<p class="i02"> Versi dettai. Te piango,</p> -<p class="i02"> Mio amore, e mio consiglio,</p> -<p class="i02"> E i chiari nomi nostri ho insiem contesti.</p> -<p class="i02"> Adriano e Carlo; io re, tu padre. Ah! il figlio</p> -<p class="i02"> Ti rimembra, te 'n priego, e fa che tosto</p> -<p class="i02"> Ei venga al padre accosto<a class="tag" id="tag11" href="#note11">[11]</a>.</p> -</div></div> - -<p> -Adriano papa apparecchiò l'esaltazione di Carlomagno all'impero, -e Leone la compie; Leone che ha maggior uopo ancor d'Adriano -della protezione di lui, però che l'altro avea per sè il popolo romano, -i patrizii, i discendenti dei senatori; la famiglia sua era potente, -e sui gonfaloni leggevasi la lista de' suoi antenati. Papa -Leone, all'incontro, è in avversione al popolo di Roma, ond'egli -invoca in aiuto suo il patriziato del signor dei Franchi, e l'antica -città vede sventolare i vessilli della gente boreale. Leone viene a trovar -re Carlo fino in mezzo alle sue corti plenarie del Reno, della -Mosella e dell'Elba, e prostrasi dinanzi al monarca che passa tosto -in Italia per proteggere il papato. In quegli ultimi parlamenti decretata -è la ricostruzion dell'impero d'Occidente; questa dignità lusinga -l'orgoglio di Carlomagno, chè per essa è innalzato al grado -dei Cesari e degli Augusti, illustre pur tuttavia per tutto il mondo, -intanto che Leone si vede protetto dall'impero d'Occidente, da lui -posto e acclamato nelle mani di Carlomagno, il quale, fatto oramai -principe e signore di Roma, può co' suoi Franchi raffermare il pontificato -contro le turbazioni e le sommosse popolari sì frequenti per -lo spirito sedizioso dei Romani. -</p> - -<p> -Da questo momento le pratiche fra gl'imperatori e i papi vanno -acquistando forma più regolare; nell'ordine materiale l'imperatore è -tutto; nell'ordine morale il capo è il papa; i concilii governano il -mondo cattolico; l'imperatore regna su tutte le terre che compongon -l'impero, e le bolle medesime recan la data della sua esaltazione. -Carlomagno e Leone si dan mano, si spalleggiano scambievolmente, -<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span> -e siffatta è l'union loro, sì costante l'intimità, che le canzoni eroiche -e i romanzi di cavalleria fingono che Leone fosse un bastardo -di Carlomagno; idea tutta feudale, tradizione germanica fatta a giustificar -tutti quegli infiniti donativi di terre che l'imperatore fece al -pontefice. Questa confusion dell'impero e del papato fu in appresso -la cagion movente delle grandi contese fra gl'imperatori germanici -ed i successori di Leone al pontificato. Come infatti sceverar ciò che -era d'ordine spirituale da ciò che era d'ordine temporale nel patto -dei Carolingi coi pontefici? Ond'è che i discendenti della casa di -Svevia si fecer più volte a rivendicare i diritti di Carlomagno, ed i -papi a rintuzzar le pretensioni di quegli Alemanni che, coperti di -ferro, calavano dal Tirolo fin sotto le mura di Roma. Il decimo secolo -e l'undecimo furon tutti pieni di queste contese fra papi e imperatori, -originate dalle donazioni di Carlomagno. -</p> - -<p> -L'inconcussa dignità degl'imperatori di Costantinopoli e la porporata -vanità loro avean per più secoli tenuto a vile la famiglia dei -Merovei, siccome quella che regnava sui Barbari in una parte lontana -dalle loro frontiere; e quei greci regnanti, ricevendo a ogni poco -umili memoriali di questi capi franchi, con che chiedevano il pallio -del consolato o qualche dignità di palazzo, concedean loro i titoli di -capi e re tributarii, a dir degli scribi, coperti d'oro. Quindi è che, -allo stabilirsi del lignaggio carlingo, gli annali dell'impero appena -ne parlano nella quistione delle immagini, al tempo che Leone -l'Isaurico e Costantino Copronimo scrissero a Carlo Martello ed a -Pipino, stimolandoli a mettere in pezzi quei falsi simboli, ed a fare, -ad esempio loro, man bassa dei reliquarii d'oro. In tutto il resto i -Franchi andavano confusi con gli altri Barbari ond'era cerchiato -l'impero, e con tutte le altre torme di popoli e di tribù. Appena è -che si trovi orma della corrispondenza dei Carolingi coi Greci, ed -appena uno o due storici toccan di quel Carlo che era succeduto ai -prefetti di palazzo dei Franchi. Più tardi tuttavia, fu ben forza fare -stima della possanza di questo Barbaro, che già sovrastava, per le sue -conquiste, alle possessioni dei Greci. -</p> - -<p> -A Costantino Copronimo era succeduto Leone IV, nè l'esaltazione -di questo nuovo imperatore fu contrassegnata da alcun rivolgimento -di palazzo, chè la quistion delle immagini tutte assorbiva le menti. -Leone IV metteva in pezzi i bassorilievi d'oro e i reliquarii d'argento -per levarne le pietre preziose che ornavano i santuarii, e le -leggende raccontano ch'egli s'impadronì d'una corona d'oro, di -smeraldi e di brillanti, appesa all'altare di Santa Sofia, e che, all'accostarsi -questa corona alla fronte, essa lo scottò come un carbone -acceso. Leone IV morì, lasciando a succedergli nell'imperio un -<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span> -fanciullo, di nome Costantino, e l'imperatrice Irene, che lasciò gran -memoria di sè negli annali del Basso Impero. Donna forte costei e -inesorabile, dopo aver, secondo l'uso dei Greci, fatto senza pietà -mutilare i parenti di suo marito, competitori di lei nella corona, -tenne il figliuol suo in grandissima suggezione, poi quando fu divenuto -maggiore, il fece deporre per regnar sola. Amante delle arti, -anzichè intimar guerra alle immagini ne allargò ed accrebbe il culto, -e a lei si debbe la conservazione dei monumenti bisantini. -</p> - -<p> -Al regno d'Irene si vuol pur annodare i primi vincoli d'intimità -fra Carlomagno e l'impero d'Oriente, chè, senza dubbio, essi ebbero -principio alle invasioni delle provincie lombarde e dell'esarcato di -Ravenna, e all'occupazione dei feudi del Friuli, di Benevento e di -Spoleti per parte dei conti franchi; se non che allora tenean della -conquista e della guerra, chè queste terre eran prima possedute dai -Greci, e formavano, un secolo innanzi non intero, altrettante pertinenze -dell'impero d'Oriente, insieme con l'Adriatico greco, e solo -le avevano svelte alla corona d'oro degli imperatori, le conquiste -dei Longobardi. Irene ebbe pratiche d'amistà con Carlomagno re -dei Franchi quand'egli fu incoronato a Monza, e gli annali dicono -ch'ella profferse per isposo il figliuol suo Costantino ad una -delle figlie di quello, chiamata Geltrude, e che anche celebrate furono -le sponsalizie. Le canzoni eroiche narran pure che Irene, <i>imperatrice -di corona</i>, profferto avea la sua mano a Carlomagno, il quale avrebbe -così aggiunta una figlia della Grecia all'altre sue donne franche -e germane, e congiunto le due corone imperiali. Leone III fu l'ardente -promotore di queste nozze, però che i papi, simboli veri del -principio d'unità, cessar voleano le contese di religione tra l'Oriente -e l'Occidente, e l'unione o mistica o naturale d'Irene con Carlomagno -sarebbe stata come il termine dello scisma mercè la reintegrazione -del mondo romano. -</p> - -<p> -Se non che tutto questo fu sconciato per le segrete mene dei -principi longobardi rifuggiti alla corte di Costantinopoli; anzi vi -ebbe un'intimazion di guerra fra i Greci ed i Latini; e Giovanni, -logoteta della milizia greca, dalla Sicilia venne ad approdar nel regno -di Taranto e di Napoli, per indi cacciare i Franchi dall'Italia; -ma nelle prime schermaglie, i Greci, sgominati, la diedero a gambe -innanzi alle lance dei Franchi, e Giovanni fu preso e messo a morte -per ordine di Carlomagno. I Greci, sì culti, sì snervati dalla civiltà, -non valevan più nulla per soldati, ora come avrebbon essi potuto -combattere contro gli uomini del Nord, contro quei Franchi d'Austrasia -più valenti dei Bulgari ond'era minacciata la loro metropoli? -Irene, la protettrice delle immagini, la donna artista, non rinunziò -<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span> -punto per questo al disegno di sposar suo figlio Costantino Porfirogenito -a Geltrude, e mandò un'ambasceria greca che venne a -trovar Carlomagno ad Aquisgrana, dove furon celebrate nuove sponsalizie, -e tanto è vero che queste nozze furono convenute indi a breve -tempo, che gl'inviati greci lasciarono a Geltrude un eunuco dottissimo -per istruirla dei costumi e degli usi di Bisanzio, e così della -lingua ch'ella parlar doveva ai ministri del palazzo. Le quali pratiche -fra Irene e Carlomagno continuarono fino a che una nuova -rivoluzione abbattè l'autorità dell'imperatrice, e lo storico Teofane -afferma che ancora trattassi di congiungere i due imperi. «Alcuni -apocrisarii, egli dice, furono inviati affin di congiungere Irene in -matrimonio con Carlomagno, e unire in un solo gl'imperi d'Oriente -e d'Occidente; ma Azzio, cui stava a cuore d'assicurar l'impero al -proprio fratello, sconciò questo disegno». Un fecondissimo avvenimento -sarebbe stato questo maritaggio dell'imperator d'Occidente -coll'imperatrìce d'Oriente, poichè per esso sarebbe stato ricomposto il -romano impero negli ampli suoi confini, e i Barbari distrutto non -avrebbero gli ultimi avanzi dell'antica civiltà. Se non che nel corso -dei tempi raro è che le cose si ricompongano sotto le medesime forme: -ciò che cade più non risorge, e quando un edifizio è crollato, -niuno può far di raccorne sì a punto i rottami da rifarlo grande e -forte in tutto come prima, nè più ridonar si può la vita a chi è spento. -</p> - -<p> -La rivoluzione del palazzo di Bisanzio, che spezzava lo scettro in -mano ad Irene, sollevava all'onor della porpora un uom di guerra, -Niceforo, che fu dai soldati alzato in sugli scudi, come si vede nelle -miniature dei tempi, e fu dal patriarca coronato in Santa Sofia. -Irene, trattata prima con riverenza, siccome sposa di Leone e madre -di Costantino Porfirogenito, fu indi chiusa in un monastero, e colei -che pur dianzi avea grado e podestà d'imperatrice, andò a finir cattiva -e confinata nell'isola di Lesbo. Una lettera dei legati franchi -a Costantinopoli narra questa revoluzione domestica, nella quale sostennero -Irene finchè poterono, siccome alleata di Carlomagno, ma poi -terminato il moto, abbandonaron Costantinopoli per venire a riferir -di presenza all'imperatore gli avvenimenti che agitato aveano l'impero -d'Oriente, e i motivi politici ond'era stata mossa l'esaltazione -di Niceforo. -</p> - -<p> -La possanza di Carlomagno era tale che Niceforo ben comprese -dover egli cercare, innanzi tutto, l'amistà sua;le frontiere dell'uno toccavan -quelle dell'altro e grande era il timor delle irruzioni dei Franchi -coronate sempre dalla vittoria. Per acquistarsi quindi l'amicizia e la -grazia di Carlomagno, Niceforo gli mandò una solenne ambasceria; -ed esperti oratori, com'eran quei Greci, giustificar doveano l'esaltazione -<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span> -del signor loro, e i motivi ond'era stato svelto lo scettro di mano -ad Irene, amica dell'imperator dei Franchi. Il monaco di San Gallo, -vivace cronista, segue, passo per passo, gli ambasciatori greci, che -vengono a salutar Carlomagno a nome di Niceforo. I Franchi aveano -grandemente in dispregio questa razza bisantina; i vescovi da Carlo -mandati a Costantinopoli raccontavan mille istorie intorno alle bizzarre -usanze dei Greci, e queste istorie giravano di bocca in bocca, e -il buon monaco di San Gallo le racconta a questo modo: «Nel tempo -della guerra contro i Sassoni, Carlo mandò suoi legati all'imperatore -di Costantinopoli, il quale si fece a dimandar loro se gli stati di Carlo -suo figliuolo<a class="tag" id="tag12" href="#note12">[12]</a> erano in pace, o turbati dalle nazioni vicine; e -avendo il capo dell'ambasceria risposto che tutti erano in pace, salvo -un certo popolo, chiamato i Sassoni, che infestava con le sue depredazioni -le frontiere di Francia: — Oh cielo! rispose quel principe che -marciva nell'ozio, e non era punto fatto alla guerra, e perchè il diletto -figliuol mio si affatica egli a combattere sì picciol nemico, -senza fama nè valore? Io dono a te stesso questa nazione con tutto -ciò che possiede! — Tornato in patria, l'ambasciatore riferì questo -discorso a Carlo, il quale gli rispose queste parole: — Ben più avrebbe -fatto per te quest'imperatore, se t'avesse donato un buon mantello -per un sì lungo viaggio». -</p> - -<p> -I vescovi mandati da Carlomagno nell'impero di Costantinopoli, essendo -stati, come vedesi, male accolti, se l'avean legata al dito, e il -monaco di San Gallo non manca di soggiunger appresso, come -i Franchi se ne vendicarono. «Poco di poi l'imperator greco mandò -anch'esso suoi ambasciatori al glorioso Carlo, e si abbattè appunto -che in quell'occasione si trovasser con lui il medesimo vescovo ed -il duca di cui è detto, i quali, all'udir annunziare la venuta di quei -legati, suggerirono al saggio monarca di farli condurre attraverso -alle Alpi per vie impraticabili tanto che logorato e consumato avessero -al tutto quanto seco portavano, e fosser così obbligati di presentarsi -a lui già ridotti in pessimo arnese. Poi, quand'ei furono arrivati, il -vescovo e il compagno suo fecer sedere il conestabile in mezzo a -tutti i suoi dipendenti, e sovra un seggio elevato per modo che far -non si potea di non prendere quest'uffiziale per l'imperatore. Onde -gli ambasciatori, come tosto lo videro, si prosternarono a terra per -adorarlo, ma ributtati dai servitori di Carlo, furon costretti a passar -nelle altre stanze più innanzi, ove, avvisato il conte del palazzo che -parlava ai grandi raccolti intorno a sè, credendolo il principe, di -nuovo si precipitarono a terra. Cacciati più innanzi e schiaffeggiati -<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span> -dagli astanti, che andavan loro dicendo: — Questi non è l'imperatore, — andarono -oltre, e trovarono il siniscalco della tavola reale -attorniato da tutti i famigli, coperti di abiti ricchissimi, nè più dubitando -che colui non fosse il re, eccoli di nuovo a terra. Cacciati anche -da questo luogo, videro in un salone tutta la gente di servigio -della camera reale intorno al loro capo, e per allora si tennero certi -che quello esser dovesse veramente il primo dei mortali. Ma quell'uffiziale -li tolse da questa credenza, e promise loro di fare ogni poter -suo in un coi primi della corte, per ottenere ad essi, se far si potea, -la grazia d'essere ammessi alla presenza dell'imperatore augusto. -Alcuni di quelli che trovavansi con lui, ebbero intanto commissione -d'introdurli in gran cerimonia. -</p> - -<p> -«Carlo, il più illustre dei re, sfolgorante come il sole al suo sorgere, -e tutto splendiente d'oro e di gemme, stavasene assiso presso -una finestra che mandava gran luce, appoggiato ad Ettore, che tale era -il nome del vescovo da lui già mandato a Costantinopoli. Intorno -all'imperatore erano schierati a cerchio, a simiglianza della milizia -celeste, i suoi tre figliuoli da lui assunti a compagni già nell'impero, -le sue tre figlie con la madre loro, splendide di virtù in uno e di -bellezza; e prelati d'aspetto e di merito senza pari; e abati illustri -per la nobiltà del pari che per la santità loro, e duchi, appetto dei -quali tal non fu in antico lo stesso Giosuè nel campo di Galgala. Questa -schiera, al par di quella che ributtò Ciro e gli Assirii suoi -dalle mura di Samaria, avrebbe potuto, come se avesse avuto Davide -nel mezzo, giustamente cantare: O re e popoli tutti della terra, o -principi tutti e giudici della terra, garzoni e donzelle, vecchi e fanciulli, -lodate tutti il nome del Signore! — Gli ambasciatori greci, -colti da stupore, si sentirono venir meno; e usciti di conoscenza, -caddero muti e svenuti al suolo. L'imperatore, con tutta benignità, -li fece alzar da terra, e procurò di rincorarli alquanto con parole di -conforto; ma quando poi videro colmato di tanti onori quell'Ettore -che i Greci trattato aveano con tanta sgarbatezza e disprezzo, presi -da nuovo spavento, ricaddero a terra, nè si levarono finchè il principe -ebbe giurato loro, pel re de' Cieli, che non sarebbe lor fatto -male alcuno. Rassicurati da questa promessa, cominciarono a mostrar -maggiore fidanza; ma, ritornati che furono alla patria loro, non posero -mai più piede nel nostro paese<a class="tag" id="tag13" href="#note13">[13]</a>. -</p> - -<p> -«Qui è il luogo di raccontar come l'illustre Carlo avea intorno a -sè uomini sapienti in ogni cosa. Dopo celebrato il mattutino in presenza -dell'imperatore, quei Greci, nell'ottava di Natale, cantavano -<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span> -in segreto e nella lingua loro alcuni salmi in onore di Dio, quando -il re, che stava nascosto in una stanza vicina, rapito dalla dolcezza -della loro poesia, impose a' suoi cherici di non por cibo in bocca finchè -recato non gli avessero quelle antifone voltate in latino; quindi -è che tutte son d'uno stile, e che in una di esse trovasi scritto <i>conteruit</i> -in luogo di <i>contrivit</i>. Quegli stessi ambasciatori avean portato -seco istromenti d'ogni sorta, che veduti furtivamente insiem con le -altre cose rare che coloro aveano, furon dagli artieri del sagace Carlo, -con gran diligenza imitati. Segnalaronsi essi principalmente nella -contraffazione d'un organo, quel mirabile istromento che, per mezzo -di vagelli di rame e mantici di pelli taurine, cacciando l'aria, come -per incantesimo, in canne pur di rame, eguaglia co' suoi ruggiti il -rombo del tuono, e con la sua dolcezza i lievi suoni della lira. Non -è questo il luogo nè il tempo di raccontare dove fu posto quest'organo, -nè quanto ei durasse, nè come andasse a male insieme con -mille altre cose preziose che lo Stato perdette». -</p> - -<p> -D'onde sono a notarsi i due sentimenti che inspirava a quei giorni -l'aspetto della civiltà bisantina; prima un alto disprezzo per la viltà -e doppiezza dei Greci, non avendo gli uomini forti e vigorosi che -dimoravan sulla terra di Francia, e nelle cittadi a riva del Reno e -della Mosella, stima veruna per quegli sciagurati eunuchi, quei giullari -coperti di seta che difender non sapeano con la lancia e la spada -la città loro; poi lo stupore e l'abbagliamento quasi, da cui eran -presi a quella inoltrata civiltà, a quei mirabili monumenti, a quei -progressi dell'industria, a quelle maraviglie della scultura, all'udire -un organo armonioso, al vedere un dipinto di vivace colorito, un -ricco reliquiario, o la porpora di quelle città loro sontuose. Questi -due sì opposti sentimenti si manifestano nelle croniche; se parlano -dei Greci come uomini, sono parole di spregio e d'astio di razza -contro razza; se parlano all'incontro dello spettacolo ch'offre Bisanzio -co' suoi monumenti, co' suoi giardini, con le sue statue, co' suoi -vasti ippodromi, allora son tutti entusiasmo, e gli stessi monaci latini -non posson far di non restare maravigliati a una civiltà che somiglia -ad una bella statua d'avorio, tutta cosparsa d'oro e di gemme. -La detta ambasceria di Niceforo a Carlomagno non avea sol commissione -di appiccar pratiche per la confederazione tra i due imperi, -ma sì ancora di stabilire i confini dell'una e l'altra frontiera in modo -esatto e permanente; il che implicava la ricognizion pura e semplice -del titolo d'imperatore d'Occidente nella persona di Carlomagno. In -alcuni frammenti che ci rimangono, si vede anzi il cambiamento che -viene operandosi nella diplomatica corrispondenza del gran principe -austrasio cogli imperatori bisantini. Egli non è più <i>rex</i> soltanto, ma -<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span> -<i>basileus</i> e talvolta anche <i>imperator</i>; nè egli chiama più il signore -che regna in Bisanzio col nome di padre, ma sì con quel di fratello; -egli non è più tributario loro, ma loro eguale, cambiamento decisivo -nelle forme, ed a Costantinopoli le forme erano tutto. -</p> - -<p> -I limiti dei due imperi vennero, quanto all'Italia, assegnati sulle -frontiere della Puglia, del ducato di Taranto e di Napoli; sull'Adriatico, -alla Venezia, alla Dalmazia, all'Istria; verso il Danubio i -territorii venner divisi per le nazioni barbare accampate nelle lande -dal Danubio fino al Volga. La quale contrazione fu fatta non senza -una certa giustizia ed equità, e l'effetto suo più significativo fu la -ricognizione d'un impero d'Occidente, salutato dai Cesari di Costantinopoli -come un rinnovamento di quel tempo in cui fu diviso il -mondo romano, con due sedi in due grandi capitali città, Roma -e Costantinopoli. E poichè le idee sopravvivono alle cose, e quest'imperio -romano avea lasciato tante gloriose memorie de' suoi Augusti -e de' suoi Cesari, non è maraviglia che uomini anche di stirpe germanica -ad onor si recassero di ristaurar l'impero con le reliquie -della civiltà da esso lasciate in retaggio alla terra. Il titolo d'imperator -d'Occidente avea lasciato gran fama anche tra le barbare nazioni, -e lo splendor di Carlomagno non ebbe ad esserne che più -sfolgorante tra le generazioni. -</p> - -<p> -La rinomanza di quest'imperatore e lo strepito delle conquiste e -maraviglie sue, erano pur penetrati in Oriente, dove, l'anno dell'Egira -170 e di Cristo 786, seguì l'esaltazione d'un gran califfo di -nome Arun-al-Raschild, o il Giustiziere, e Abulfeda racconta le guerre -de' suoi primi anni che gli assicurarono il califfato. Le civiltà dell'India, -della Persia e della Grecia operato avevano sulla nazione -araba, e se ne trovavano tracce in ogni luogo. Gli Arabi non erano -altrimenti un popolo creatore, ma sì imitatore, che ripetea le tradizioni -persiane, indiane e greche; traduttori com'essi erano degli -studi bisantini, ed esperti copiatori dell'architettura e dell'arti dell'Indostan, -o dei monumenti sassanidi, ed eredi della scuola alessandrina, -e' non sapevan da sè stessi nulla creare, ma destri erano -in contraffare, imitare, tradurre. Dal dì della sua esaltazione Arun -era in guerra cogli imperatori, quindi non è strano ch'ei cercasse -l'alleanza di Carlomagno, nè questa politica dispiacer doveva ai Franchi -d'Occidente<a class="tag" id="tag14" href="#note14">[14]</a>, sì avversi com'erano ai Greci di Bisanzio. Riferiscon -le cronache che il califfo mandò legati a Carlomagno con un -presente di nuova foggia, ed era un orologio sul far bisantino, con -tutta quella finezza e pazienza di lavoro che gli Arabi in grado -<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span> -supremo posseggono. Il quadrante era composto di dodici porticine che -formavan la divisione delle ore; ogni porta restava aperta, poi all'ora -duodecima, dodici piccioletti cavalieri, uscendo insieme, facevano il -giro del quadrante, e chiudevan tutte le porte, e ogni giorno così. -Questo lavoro, tutto d'avorio, ad ammirazione di tutta la corte di Carlomagno, -fu collocato nella cattedrale di Compiegne<a class="tag" id="tag15" href="#note15">[15]</a>. -</p> - -<p> -Il monaco di San Gallo che scrive d'ogni novella, non lasciò di -narrar, con tutti i suoi particolari, la venuta degli ambasciatori d'Arun, -e le pratiche appiccatesi tra il califfato e il nuovo imperator -d'Occidente. «Alcuni ambasciatori furono inviati all'imperatore dalla -Persia, i quali pensarono di far meglio approdando ai lidi d'Italia, -mossi anche dal grido di Roma che sapevano esser soggetta all'impero -di Carlo. Ma essi furono accolti con sospetto dai vescovi della -Campania, della Toscana, della Romagna, della Liguria, e finalmente -della Borgogna e della Gallia, e altresì dagli abati e dai conti, cui -fecero manifesto il motivo del loro viaggio, e da alcuni di essi non furon -voluti ricevere, finchè dopo corso un anno, quegli sciagurati, -stracchi e spossati dal lungo viaggio, vennero in Aquisgrana a trovar -quest'imperatore tanto famoso per le sue virtù, se non che, giunti -essendo appunto e annunziati al principe nella settimana più solenne -della quaresima, fu differita l'udienza loro fino alla vigilia di Pasqua. -Ed in questa festività, la maggiore di tutto l'anno, essendo l'incomparabil -principe vestito d'ornamenti senza pari, fece introdurre -alla sua presenza i legati di quella nazione, un tempo spavento dell'universo, -e il massimo Carlo apparve loro tanto più maestoso d'ogn'altro -mortale, che si persuasero di non aver mai prima di lui -veduto nè re nè imperatore. Gli accolse egli benignamente, e concedette -loro la grazia insigne di poter, come i suoi proprii figliuoli, andar -dove più volessero, di esaminare ogni cosa, d'informarsi e pigliar -nota di checchè si fosse. Rapiti dal contento, a tutte le ricchezze dell'Oriente -anteposero il bene di non dipartirsi dall'imperatore, di contemplarlo -e ammirarlo continuo. Saliti dunque nella tribuna che -sopraggiudica intorno la basilica, e di là guardando ora il clero ed -or la milizia, ma pur sempre ritornando cogli occhi sul principe, nè -potendo, nell'eccesso della loro esultanza, trattenersi dalle liete loro -acclamazioni, battevano palma a palma, e prorompevano: — Fin qui -noi non abbiam veduto che uomini di terra; ma ora sì che ne -<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span> -vediamo uno d'oro. — Poi, appressandosi a ciascun dei grandi, ammiravano -la novità delle vesti o dell'armi loro; di nuovo indi tornando -all'imperatore, come al più degno dei loro omaggi. Passata -così la notte del sabato santo e la domenica vegnente a tutto veder -nella chiesa, furono in questo santissimo dì convitati al sontuoso -banchetto del munificentissimo Carlo, insiem coi grandi della Francia, -anzi dell'Europa; ma stupefatti a quanto vedevano, si levaron di -tavola quasi digiuni. Ed ecco che il giorno appresso, all'istante in cui -l'Aurora, lasciando il letto di Titone, dispensava la luce del sole<a class="tag" id="tag17" href="#note17">[17]</a>, -Carlo, insofferente del pigro riposo, muove per la foresta in caccia -del bufalo e dell'uro<a class="tag" id="tag18" href="#note18">[18]</a>, conducendo seco i legati; ma quei poveri -Persiani alla vista di quelle immani belve, colti da grandissimo spavento, -si danno alla fuga. Intanto il prode Carlo, che non sa che sia -timore, cavalcando un velocissimo corridore, raggiunge una di quelle -fiere, trae la spada, e fa per troncarle il capo; ma il colpo non va -pieno, e il feroce animale rompe il calzare del re insiem con le strisce -che lo legano, e gli sfrega con la ponta delle corna la parte dinanzi -della gamba tanto da farlo poi alquanto zoppicare, e infuriato -per la tocca ferita, fugge tra piante e balze per una macchia foltissima. -Tutti i cacciatori vogliono spogliarsi a gara dei loro calzari, -per servirne il loro signore, ma egli non lo consente, dicendo: — Io -vo' mostrarmi in questo stato a Ildegarda». -</p> - -<p> -Or nell'antica cronaca, l'imperatrice Ildegarda è la sposa diletta, -la sollecita compagna di Carlomagno; essa non l'aveva tuttavia seguito -in questa fiera caccia nelle selve della Germania, ed erasene restata -in villa od in corte. «Intanto Isimbardo, figliuolo di Varino, -prosegue il cronista, avea inseguito la belva, nè osando avvicinarsele -troppo, le scagliò contro il suo giavellotto, cogliendola tra la giuntura -della spalla ed il petto fino al cuore, indi la presentò ancor palpitante -all'imperatore, il quale, senza pur mostrar d'avvedersene, lasciando -a' suoi compagni di caccia il corpo dell'animale, tornossene -al suo palazzo, ed ivi fatta chiamar la regina, e mostratole il lacerato -suo calzare, le disse: — Che meriterebbe colui che m'ha liberato dal -nemico da cui io ebbi questa ferita? — Ogni ben del mondo, rispose -la principessa. — L'imperatore allora le raccontò l'accaduto, -e fatte recare in testimonio le tremende corna della fiera, fu veduta -la regina sciogliersi in lagrime, mandar profondi sospiri, e percuotersi -<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span> -il petto con ambe le pugna. Inteso poi che Isimbardo, in disgrazia -a quei giorni del suo signore, e spogliato d'ogni onor suo, era -quello il cui braccio avea liberato l'imperatore da un sì formidabil -nemico, precipitatasi ai piedi del marito, ottenne da lui che allo stesso -Isimbardo fosse restituita ogni cosa toltagli, nè contenta ella a questo, -gli fece di sua mano larghissimi doni. I Persiani offrirono ancora -all'imperatore un elefante con alcune scimie, balsamo, nardo, -essenze diverse, aromi, profumi e droghe medicinali d'ogni sorta, -tanto che parea n'avessero vuotato l'Oriente per empirne l'Occidente. -Frattanto essendosi alquanto più addomesticati coll'imperatore, -avvenne che un giorno in cui erano più allegri del solito e riscaldati -da vin generoso, essi rivolsero, motteggiando, queste parole all'imperatore, -il quale, temperantissimo, era in tutto il suo senno: — Certo, -imperatore, la vostra potenza è grande, ma pur meno assai di quanto -la fama divulgò nei regni dell'Oriente. — A che Carlo, dissimulando -l'interno suo corruccio, rispose ridendo: — E a quale proposito dite -voi questo, figliuoli miei? e da che vi fu suggerito questo pensiero? — Ed -essi allora, tornando ai primi tempi del loro viaggio, gli raccontarono -per filo e per segno tutto ciò che ad essi era intervenuto nelle -regioni al di qua dei mari, dicendo: — Noi Persiani, Medi, Armeni, -Indiani ed Eleniti, vi temiam tutti più che il nostro medesimo signore -Arun. Che direm poi dei Macedoni e dei Greci, i quali paventano -la vostra grandezza, come più atta ad opprimerli dell'onde del mar -Ionio in tempesta? Quanto agl'isolani tutti, fra mezzo a cui siamo -passati, ei si mostrano siffattamente solleciti e devoti a vostro servigio, -da crederli pasciuti nel vostro palazzo e gratificati dai vostri -più magnifici e onorevoli benefizi. Ma i grandi all'incontro del vostro -paese non ci sembrano troppo vogliosi di piacervi, se non in presenza -vostra; prova ne sia, che quando noi, per via, gli abbiamo -pregati si degnassero di far qualche cosa per noi, a riguardo della -vostra persona, che noi venivamo a cercar sì da lontano, eglino ci -han congedati senz'ascoltarci ed a mani vuote.» Udita la qual cosa -l'imperatore privò di tutte le loro cariche ed onori i conti e gli abbati, -ai quali presentati si erano gli ambasciatori<a class="tag" id="tag19" href="#note19">[19]</a>; quanto ai vescovi, -essi furon da lui condannati a forti ammende, dopo di che ordinò -che i legati fossero condotti con grandissimi onori e attentissime sollecitudini -sino alle frontiere del loro paese. -</p> - -<p> -Queste pratiche tra l'imperatore d'Occidente e i califfi posavano -particolarmente sulla scambievole necessità d'invigilare i sovrani di -Bisanzio; naturalissima invero era l'ammirazion dei califfi per Carlomagno, -<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span> -ma anche l'interesse avea la sua parte in questi uffizi tra -sovrano e sovrano. Il monaco di San Gallo prosegue indi a dir delle -altre maravigliose ambascerie, che vennero a complir coll'imperatore -alle sue diete d'Aquisgrana, e massime di certi legati d'un re -d'Affrica, che gli recarono in presente un leone della Libia, uh orso -della Numidia, del ferro d'Iberia, della porpora di Tiro e altre ricche -derrate di quella contrada; e racconta, come Carlo in contraccambio -sovvenne, per fin che visse, quei Libii, poverissimi com'erano in terre -coltivabili, delle ricchezze che somministra l'Europa, in grani, vino, -olio, e li sfamò con man liberale, conservandoli così eternamente a -sè fedeli e devoti, senza bisogno di soggettarli a vergognosi tributi. -Indi tocca d'una legazione dallo stesso Carlo mandata in Persia con -suoi doni pel re, poi torna di nuovo al califfo Arun, dicendo com'egli -volea dar tutto sè stesso e il suo regno in mano di Carlomagno, -tanto andò preso alla grandezza e potenza sua. Ora, quantunque -la storia non debba tenere per pretta verità ogni detto del -monaco di San Gallo, sì entusiasta pel suo principe, non è tuttavia -men vero, che tutto ciò non serva a provar l'importanza, che -oramai i califfi e gl'imperatori d'Occidente ponevano nei vincoli -fra loro, avversi come gli uni e gli altri avevano i Greci; oltre i -quali i califfi aveano per avversarii gli Arabi di Spagna, che i Franchi -annoveravano parimenti fra i loro nemici. Laonde Carlomagno ed -Arun-al-Raschild non aveano alcun opposto interesse; che se la diversa -credenza religiosa formava ostacolo alla stretta intimità loro, -pur continuamente la politica e il commercio li raccostavano, ed aveansi -scambievolmente in rispetto. I due imperi anche non si toccavano da -nessuna parte, e Carlomagno trovava nell'amistà di Arun un modo -a spaziare colle sue navi, ed a potere assecondar lo spirito di pellegrinaggio, -che di que' giorni volgevasi verso la Siria. Vero è bene -che Arun-al-Raschild non cedè altrimenti la signoria della Palestina a -Carlomagno, chè la fu questa una di quelle tradizioni delle croniche, -da porsi fra i romanzi di cavalleria<a class="tag" id="tag20" href="#note20">[20]</a>; ma pur sempre sussiste che -egli concedè ai pellegrini libero il passo per a Gerusalemme. Queste -consuetudini di pellegrinaggio erano famigliari all'Oriente, dove un -sepolcro muover faceva intere generazioni, e i costumi di quei popoli -erranti vi facean comuni i viaggi da un capo all'altro del -deserto per atti di religione e di pietà. Furon concessi privilegi e prerogative -da una parte e dall'altra, Carlomagno ed Arun fecero accordo -<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span> -per condursi con la stessa politica verso i Greci, e la moral -preminenza dell'imperatore occidentale in Oriente ascese sì alto, che -al regno suo si riferisce l'origine della maggior parte delle patenti -di commercio e dei privilegi mercantili de' Francesi nella Siria. -</p> - -<p> -Così da re come da imperatore, Carlomagno aveva sue corrispondenze -cogli emiri di Spagna, coi conti di Castiglia, coi vassalli e con -le popolazioni ond'erano attorniati gli sterminati suoi dominii d'occidente, -sì che scorrendo i diplomi e le pergamene, tu resti maravigliato -a tanta moltitudine di omaggi, che vengono a riverir l'imperatore. -Ora sono gli emiri<a class="tag" id="tag21" href="#note21">[21]</a> o alcaidi di Catalogna o del Guadalquivir, che, -carichi di presenti, vengono a dichiararsi vassalli suoi in mezzo alle -sue corti plenarie; ora sono capi di tribù e duchi e conti che concorrono -a schierarsi d'intorno alla suprema autorità dell'imperatore. -Il nome di Carlomagno è sì famoso per tutto il mondo, che appena -egli si mostra in questo o quel luogo, tosto a lui vengono i visitatori -d'ogni paese, e il regno suo è siffattamente avventurato e forte, che appena -ci ha una sola disfatta veramente deplorabile, quella di Roncisvalle. -Nè le pratiche che si stabiliscon fra gli emiri, gli alcaidi, -i conti di Castiglia e Carlomagno, chiamar si possono corrispondenze -diplomatiche; bensì sono omaggi feudali e sommissioni per -tributi e donativi; le sole corrispondenze solenni, e da pari a pari -son quelle che egli ha cogli imperatori di Costantinopoli e coi califfi -di Persia. -</p> - -<p> -Ci ha qualche diploma che testimonia pur le corrispondenze di Carlomagno -coi capi, <i>reges</i> o condottieri dell'ettarchia sassone, e particolarmente -con Offa, re di Scozia, che, a quanto pare, era amico -dell'imperatore. L'Inghilterra, con tutti i suoi ripartimenti e sminuzzamenti -infiniti, avea avuto il privilegio di mandar quasi tutti i più -potenti convertitori di popoli che scorrevano la Germania a predicarvi -la legge di Cristo. Questi sacerdoti, Bonifazio in capo di lista, -che venivano dalla Gran Bretagna, per annunziare la fede al mondo, -aveano un non so quale ardimento e coraggio, come tutte le popolazioni -sassoniche; quindi è ch'eglino attraversavano sicuramente la -Belgica e la Neustria, per portarsi sulle rive dell'Elba. Carlomagno -<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span> -poi ponea gran cura a protegger questi predicatori, stromenti come -erano operosissimi per la conversione della Sassonia, e li esorta e -prega continuamente di visitar le provincie dell'impero suo, e vuol -che seguasi l'esempio sì prevalente di san Bonifazio, e che i predicatori -cristiani vengano a raffermar la conquista; infatti queste comunicazioni -co' sacerdoti anglosassoni, prepararon quell'altre più ampie -che si stabilirono in sul finire de' Carolingi. Ma fino al regno d'Alfredo -il Grande, nulla si fa di qualche momento in Inghilterra; la -razza sassone vivea ne' suoi campi militari, frastagliata in ettarchia, -senza maggiore unità di quella che ci avea nell'Austrasia e nella -Neustria innanzi all'esaltazione di Carlomagno, e il cercar ivi regolari -comunicazioni, sarebbe un medesimo che mostrarsi ignari dello -spirito dei tempi e della storia. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span> -</p> - -<h2 id="cap2">CAPITOLO II. -<span class="smaller">PRIMO PERIODO DEI CAPITOLARI DI CARLOMAGNO.</span></h2> -</div> - -<div class="blockquote"> -<p> -Classificazione dei capitolari. — Son essi tolti dal diritto romano? — Fonte -ed origine del diritto germanico. — Ordinamento della Chiesa. — Formole ecclesiastiche. — I -vescovi. — Riforma. — Capitolari di Francoforte, dei conti, su -Tassillone duca di Baviera. — Il gran capitolare <i>De villis</i>. — Diritto domestico. — Spirito -generale della prima epoca dei capitolari. -</p> -</div> - -<p class="yrs"> -769 — 800. -</p> - -<p> -I capitolari di Carlomagno, ampia espressione degli usi e dei costumi -dell'ottavo e del nono secolo, non appartengono tutti al medesimo -tempo, e chiare vi appariscon le tracce del progresso di sua -possanza, e i periodi, d'uno in altro, della grandezza sua. Quand'egli -è soltanto re dei Franchi, non ispiega l'antiveggenza di quand'egli -è imperator d'Occidente, e gli avvedimenti suoi nell'arte del governare, -vengon crescendo insieme con la podestà sua. Il tempo dell'ordinamento -amministrativo per lui, come si vede chiaro, è dappoichè -egli ha vestito la porpora imperiale, ultima meta della sua ambizione. -In questi ampii codici, chiamati capitolari, non ha veruna filosofica -classificazione; le provvisioni legislative ci sono mescolate insieme -e confuse, onde fallace sostanzialmente sarebbe ed arbitraria -ogni divisione per ordine di materie. I capitolari contengono principii -confusi: la Chiesa, la giustizia, l'amministrazione, il diritto comune -ci sono del continuo frammescolati; non c'è ordine di materie, -come se queste leggi fosser venute l'una dopo l'altra senza disegno -d'unità, e nondimeno l'unità è il fine del governo di Carlomagno<a class="tag" id="tag22" href="#note22">[22]</a>. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span> -</p> - -<p> -In leggendo applicatamente e ponderatamente questi capitolari, tu -non puoi fare di non domandare a te stesso s'ei furono tolti dal diritto -romano, dalle basiliche, dai codici teodosiano e giustinianeo, che -di quei giorni imperavano ad una parte dei popoli, a quelli dell'Italia, -ciò è, e della Gallia meridionale; ma non trovasi maggior -vestigio di questa legislazione che non si trovi negli editti della terza -schiatta. Certo, i codici dei popoli presentano sempre identiche disposizioni, -chè i medesimi principii appartengono a tutte l'età, nè -una nazione n'ha il privilegio sull'altra, o una generazione se li -conserva a guisa di tabernacolo, legge universale, com'è, scritta negli -animi; ma nei capitolari non si scorge alcuna orma ben profonda del -diritto romano, e quanto al governo della Chiesa e dei cherici, son -canoni dei concilii ivi gettati così alla rinfusa. Quanto alle provvisioni -civili, esse traggon dell'origine alemanna, sono un diritto pubblico -proprio a quelle nazioni, e vengono da quella lunga concatenazione -di costumi e di consuetudini, che parte dal primo incominciar -della conquista; poche tracce lasciò ivi il diritto romano, i capitolari -non ne raccolgono frammento alcuno, non ne rivelano alcuna chiosa, -alcuna reminiscenza, e serbano il diritto germanico nella purezza sua. -</p> - -<p> -L'Alemagna aveva le sue consuetudini, le sue leggi, e le conservò -fino a quel tempo, e tuttavia le conserva; venuti da origine germanica, -i capitolari son rimasti germanici; non se ne trova orma nella -legislazione francese; gli editti dei re della terza schiatta, non che -tôr nulla da essi, non li citano pure, e' son pe' Capeti come un diritto -morto. All'incontro, di là dall'Elba fino al Reno, i capitolari -hanno posto in ogni luogo il frutto loro; essi son fonte tuttavia di -più d'una patria legislazione, ed anche a' tempi moderni da essi -trae lo spirito delle diete. Non è a dubitar punto ch'essi deliberati -non fossero in pubblica adunanza dai conti e dai leudi, quanto alle -provvisioni che si riferiscono al governo militare, o dai vescovi e -cherici, quand'era a regolar il diritto civile ed ecclesiastico. V'ebber -taluni, cui parve notarvi due ordini ben distinti, la nobiltà ed il clero, -in atto già di votar sopra due banchi separati; ma pur nessun indizio -ci ha per istabilir siffatte distinzioni: i capitolari comprendono -in sè le provvisioni ecclesiastiche e civili in un ordine solo, ed è cosa -probabile che gli uomini d'arme non fossero altro, consultati, che per -le spedizioni lontane, dov'era ad acquistar gloria e guadagno. Aveasi -egli ad ire in Lombardia a far in pezzi il trono di Desiderio, o -a muover contra i Sassoni in quella guerra di trentatrè anni? indispensabile -era allora il parer dei duchi, dei conti e dei leudi, e questi -partiti poneansi nelle adunate di primavera o d'autunno. La material -compilazione dei capitolari, era in sostanza lavoro dei cherici; poco -<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span> -divario ci ha tra le disposizioni ecclesiastiche delle leggi di Carlomagno -e quelle dei concilii, sì che i Benedettini ne allogarono parecchie -nei <i>Concilia Galliae</i>, e con ragione, non portando essi l'intitolazione -di Carlomagno, se non in quella forma che i concilii di -Bisanzio portano il nome dell'imperatore d'Oriente. -</p> - -<p> -Cosa importantissima sopra tutte è il far conoscere questi ampli -codici di leggi e di pubblica amministrazione. Molto s'è parlato invero -dei capitolari, e furono commentati, e vari sistemi si succedetter -l'uno all'altro a spiegarli; ma pochi gli hanno letti, e niuno gli ha -in corpo tradotti, affin di recarli a cognizione di tutti, e pur nondimeno -questo è un lavoro che in sè compendia tutta la storia carolina; -e valga il vero, puoi tu aver piena contezza d'un'epoca, se -non ne sai la legislazione, e non ti erudisci delle sue consuetudini, -de' suoi costumi e delle leggi sue generali? -</p> - -<p> -Il primo capitolare di Carlomagno, dato in una dieta o concilio dell'anno -769, abbraccia un gran corpo di provvisioni di polizia civile -ed ecclesiastica. «Carlo, per la grazia di Dio, re dei Franchi, difensor -devoto di Santa Chiesa e sostegno in tutto della Sede apostolica. -Per esortazione dei nostri fedeli e consiglio dei vescovi, e altri preti, -noi facciamo espresso divieto ad ogni vescovo e prete, servo di Dio, -di portare le armi, combattere e seguire gli eserciti, o muover contro -il nemico, eccetto quelli tuttavia, che sono chiamati a compiere il -loro divin ministero, cantar la messa e portar le reliquie dei santi, -a che due vescovi, accompagnati dai sacerdoti attinenti alle cappelle, -basteranno. Ciascun capo avrà seco un prete per confessare e penitenziar -le sue genti. I preti non versin sangue nè di pagani, nè di -cristiani, ed anche facciam loro divieto di cacciare per le foreste e -uscire con cani, falchi e astori. Chi di loro tenga più donne seco, o -versi il sangue dei cristiani o dei pagani, o trasgredisca i canoni, -sia privato del sacerdozio, perch'egli allora è più corrotto d'un secolare. -Ordiniamo ancora che il vescovo usi, secondo i canoni, tutta -la sollecitudine pel bene della sua diocesi, in che dovrà essere aiutato -dal conte, il quale, come difensor della Chiesa, ch'egli è, invigilar -dee affinchè il popolo di Dio non eserciti alcuna pratica pagana, -niuna sozzura del gentilesimo, come sono i profani sacrilegii dei morti, -gli amuleti, gli auguri, i sortilegi, i sacrifizi delle vittime e tutte -quelle pagane cerimonie, che alcuni stolti far sogliono nelle chiese, -sotto l'invocazione dei santi martiri e confessori di Dio. Il vescovo -farà ogn'anno un giro nella sua diocesi, ponendo cura di cresimare -il popolo e amministrarlo. Il prete sia, in obbedienza dei sacri canoni, -soggetto al vescovo della diocesi in cui dimora, ed a quaresima gli renda -conto del modo con che adempiè il suo ministero, dei battesimi -<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span> -da lui fatti, delle condizioni della fede cattolica e delle orazioni e -messe da lui dette. Sarà pur debito dei preti, aver l'occhio aperto -sugli incestuosi e altri colpevoli, ponendo ben cura che non muoiano -in istato di colpa, per tema che Cristo non rimproveri un giorno -a loro stessi la perdita di queste anime. Sieno pure attenti a non -lasciar morire gl'infermi e i contriti, senza l'olio santo, la riconciliazione -ed il viatico. Eglino osserveranno il digiuno della quaresima, -e il faranno osservare al popolo.» -</p> - -<p> -Questi statuti di polizia, meramente clericali, si trovano frammisti -a leggi di governo e d'ordine politico. «Tutti assister debbono -alle grandi udienze che si tengono, la prima in estate e la seconda -in autunno. Quanto all'altre, non vi è obbligo di rendervisi, se non -quando uno v'è chiamato da necessità o n'ebbe ordine del re. Se il -re o alcuno de' suoi fedeli, comandi di far orazione per qualsivoglia -motivo, ognuno dee tosto ubbidire. I preti non deggiono celebrare, -se non in luogo consacrato, quando non sia per viaggio, e chi fa -altrimenti incorra nella perdita del grado. Chi fra essi compier non -sappia, secondo i riti, gli uffizi del suo ministero, nè ponga, secondo -il voler del suo vescovo, tutte le facoltà della sua mente ad -apprenderli, sprezzando di questo modo i canoni, sia sospeso dall'uffizio -suo, fino a che interamente corretto. Chi ammonito più volte -dal suo vescovo a meglio addottrinarsi, non l'avrà fatto, sia privato -del ministero, e perda la chiesa, perchè colui che ignora la legge di -Dio, non può insegnarla e predicarla agli altri. Niun giudice si arroghi -di molestare un prete, un diacono, un cherico, per minimo -che sia il grado di lui, e meno ancora si arroghi di condannarlo -contro il parere del vescovo. A niun secolare sia lecito impossessarsi -e tenere la chiesa o i beni particolari d'un vescovo; chi fa questo, -sia sequestrato dalla carità e comunione universale, finchè abbia -restituito capitale e interessi.» -</p> - -<p> -I quali statuti, già dissi, poco diversan dalle leggi generali dei -Concilii; la Chiesa si è quella che Carlomagno ordinar vuole dall'alto -della possanza sua, però che la Chiesa è il principio d'ogni regola -e d'ogni forza morale. «Nell'anno undecimo del regno felicissimo -del nostro gloriosissimo re Carlo, il mese di marzo, i vescovi, gli -abbati, gli uomini illustri ed i conti, congregatisi in assemblea sinodale -col piissimo signor nostro, hanno fatto con la volontà di Dio -un capitolare intorno a cose opportune e decretato ch'ei sia pubblicato<a class="tag" id="tag23" href="#note23">[23]</a>: -I vescovi suffraganei saranno, secondo i canoni, soggetti ai -loro metropolitani, i quali avranno libera facoltà di mutare e correggere, -quanto ad essi parrà dover esser mutato e corretto nel loro -<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span> -ministero. I conventi dei regolari, e principalmente quei delle donne, -dovranno rigorosamente osservar la regola loro, e le badesse abitar nei -loro chiostri. Ai vescovi è commesso di corregger gli uomini licenziosi -ed i vedovi della loro diocesi. Niun vescovo possa nè ricever nè -ordinare in qualunque grado siasi il cherico soggetto ad altro vescovo. -Ognuno paghi la sua decima, nè possa esserne dispensato se -non solo per ordine del suo vescovo.» -</p> - -<p> -Gli statuti dell'ordine penale si confondean pur essi con le discipline -della Chiesa; il cristianesimo era la formola della podestà, onde -il capitolare che regola la giurisdizione dei vescovi, pronunzia spesso -insieme la penalità pe' delitti. «Quanto agli omicidi e agli altri rei -condannati a morte, se alcun d'essi ripari in una chiesa, non gli -sarà per questo fatta grazia, ma sì negata ogni sorta di cibo. I giudici -presenteranno i ladri all'udienza del conte, pena la perdita del -benefizio e della carica al trasgressore; e s'egli non ha benefizio, pagherà -il bando<a class="tag" id="tag24" href="#note24">[24]</a>. Anche i vassalli nostri che manchino a questa disciplina, -perderanno i benefizi e le cariche loro. Gli spergiuri perderanno -una mano. Se colui che accusa un altro di spergiuro, chieda -il combattimento, e n'esca vincitore, il vinto sia posto in croce; se al -contrario il vincitore sia colui che ha giurato, l'accusatore medesimo patirà -la pena che volle far infliggere all'altro. I conti non potranno essere -molestati per aver castigati i malfattori, però che far si dee buona -giustizia. Nondimeno se alcun d'essi abbia fatto danno ad alcuno -per odio o malevolenza, o gli abbia negato giustizia, sarà tenuto -pagargli un risarcimento proporzionato al danno recatogli. I capitolari -che il padre e signor nostro il re Pipino statuì ne' suoi consigli -e ne' suoi sinodi, sono da noi conservati.» -</p> - -<p> -I capitolari trattano altresì dell'imposta, mitissima ai tempi dei -carolingi, procedendo i redditi del fisco dal patrimonio privato e -dalle composizioni d'ammende. Quanto all'imposta per sè stessa, -ecco che statuisce il capitolare. «Si paghi un soldo per ogni cinquanta -casate<a class="tag" id="tag25" href="#note25">[25]</a>, un mezzo soldo per trenta ed un terzo di soldo per venti. -Le patenti che concedono allodii, saran rinovate, o dove non ne sieno, -ne saranno scritte. Differenza si farà tra quelle di siffatte patenti che -furono fatte sulla parola nostra, e quelle concedute per libera volontà -e che si riferiscono ai beni ecclesiastici. Niuno manchi al servizio -regio. Niuno faccia giuramento d'unirsi in congreghe per congiurare, -e coloro che entrano in congregazioni o per le limosine, o per gl'incendii, -o pe' naufragi, non pronunzino per ciò giuramento alcuno. -<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span> -Vietato l'assalire in bande i viaggiatori che si recano al palazzo del -re o altrove; vietato pure a chiunque il togliere il fieno d'un altro -nei tempi in che questo è proibito, quando pur ei non si trovi in -cammino contro il nemico, o non sia inviato da noi; il trasgressore -sarà punito. Non si levino i tributi aboliti, se non in quei luoghi -dov'erano ab antico stabiliti. Non si potranno vendere schiavi<a class="tag" id="tag26" href="#note26">[26]</a>, se -non in presenza del vescovo, del conte, dell'arcidiacono, del capitano, -del vice signore o del giudice di esso conte: nè si potranno -vendere fuor dei confini; il contraffattore pagherà tante volte il bando -(la multa) quanti sieno gli schiavi venduti; se non ha danaro, darà -la persona sua in pegno al conte, e sarà suo servo<a class="tag" id="tag27" href="#note27">[27]</a> finchè abbia -pagato. Niuno potrà vender corazze fuori del regno. Il conte che nell'uffizio -suo abbia fatta qualche ingiustizia, riceverà in casa i nostri -messi, finchè sia fatta giustizia; se chi commise l'ingiustizia sia uno -dei nostri vassalli, il conte allora e il nostro messo si porranno in -casa sua, per vivervi alle sue spese fino alla riparazione. Se alcuno -non si contenta di ricevere il prezzo assegnato per un omicidio, mandatelo -a noi che il faremo condurre in luogo dove non potrà più -nuocere a persona, e lo stesso sia di chi pagar non volesse il prezzo -medesimo. Quanto ai ladri, essi non debbon punirsi di morte al primo -fallo, ma sarà loro cavato un occhio; abbian mozzo il naso al secondo, -e se son colti in fallo una terza volta senza che si sieno corretti, -ch'essi muoiano. Vietato ad ogni giudice pubblico il ricever -danaro da un ladro incarcerato, e se alcuno il facesse, perda la sua -carica. Finalmente chi distrugge una chiesa, muoia». -</p> - -<p> -E sempre questo gran codice penale di Carlomagno si mesce e confonde -con le leggi della Chiesa; i concilii e i capitolari muovon da -un solo e medesimo concetto, ed a regolar queste comuni disposizioni, -il consiglio regio componesi di leudi, di conti, di vescovi, di -abati, d'uomini da guerra e d'uomini da chiesa. Talvolta pure i -vescovi fanno da soli, e si congregano per un medesimo impulso. Ecco -altri capitolari promulgati in queste adunanze, e che tener potrebbonsi -per altrettanti canoni<a class="tag" id="tag28" href="#note28">[28]</a>. «Ogni vescovo canterà tre messe e tre -salmi, l'una pel re, l'altra per l'esercito, l'altra per la presente -tribolazione<a class="tag" id="tag29" href="#note29">[29]</a>. I vescovi, i monaci, le monache, i canonici osseveran -pure il digiuno per due giorni, e così i proprietarii delle case e gli -abbienti; ogni vescovo e abbate o badessa alimentar dovrà quattro -poveri serventi fino al tempo delle messi; quelli che tanti alimentar -<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span> -non ne potessero, ne alimenteran tre, due, uno, secondo le loro sostanze<a class="tag" id="tag30" href="#note30">[30]</a>. -I conti più ricchi daranno in limosina una libbra d'argento, -gli altri una mezza libbra. Anche i vassalli daranno un mezza libbra -ogni ducento casate, cinque soldi ogni cento ed un'oncia ogni cinquanta -o ogni trenta. Essi osserveranno il digiuno per due giorni, -insiem cogli uomini loro e tutti quelli che farlo potranno<a class="tag" id="tag31" href="#note31">[31]</a>. Se alcuno -dei conti volesse mai redimersi da questi digiuni, paghi tre -oncie, un'oncia e mezzo o un soldo almeno, a seconda delle sue -sostanze. Tutto ciò, se a Dio piaccia, sia in pro del re, dell'esercito -de' Franchi, e pe' mali presenti, effettuato prima della festa di -San Giovanni.» -</p> - -<p> -Questo capitolare, come ben si vede, è un atto pubblico di penitenza, -un voto dell'esercito per ottenere la cessazione d'un flagello, -e conti e vescovi si sottomettono a far elemosina, per invocare la -misericordia di Dio. Ma Carlomagno è re che attende sopra tutto ad -ordinar la polizia e la giustizia, forza della quale non si può far -senza fra un popolo di soldati, onde ancora ne' suoi capitolari: -«I conti ascolteran per le prime le cause dei pupilli e degli orfanelli, -nè andranno a caccia o a convito i giorni in cui debbon tenere -udienza. Il giuramento di fedeltà ch'essi prestar debbono a noi ed -ai figli nostri sarà in questa forma: Con queste parole io prometto -di star senza frode e senza mala intenzione a servigio del re Carlo -mio signore e de' suoi figliuoli, fedele com'io sono e sarò per tutta -la vita ai medesimi. È interdetto alle badesse uscir de' loro monasteri, -e fare ogn'altra cosa ad esse non lecita; i loro chiostri siano -ben chiusi, ed elle non iscrivano nè mandino lettere d'amore. Niuno -si faccia lecito di cercar le predizioni dell'avvenire nel salterio, nel -Vangelo, o di fare in qualsiasi altro modo altre indovinazioni. Niuno -offenda per danaro le regole instituite a conservazion della legge. -Tutti concorrer deggiono alla chiesa nei giorni di festa e nelle domeniche, -e nessuno chiamerà preti a farsi dire la messa in casa. -Ognuno si astenga rigorosamente dall'ubbriachezza, e i vescovi e gli -abbati dal recar la discordia così nelle case private come nelle pubbliche. -I monaci e quelli che appartengono al sacerdozio, non si -frammettano di faccende secolari. Ai vescovi, agli abbati e alle badesse -non è lecito tener mute di cani, nè falchi o astori tampoco<a class="tag" id="tag32" href="#note32">[32]</a>. I -poveri stesi per le vie e per le piazze, vadano alla chiesa, e si amministrerà -loro la confessione. Si copriran di tettoie e palchi gli -altari affine di preservarli. Non si battezzino le campane, nè si appicchino -<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span> -brevi in cima alle pertiche in occasione di mal tempo e gragnuola<a class="tag" id="tag33" href="#note33">[33]</a>. -I nostri inviati s'informino del modo in cui sono governati -i benefizi, e ce ne diano avviso. Finalmente, i lebbrosi non si -mescolino fra 'l popolo.» -</p> - -<p> -Questi codici, comechè sempre confusi nelle loro disposizioni, ci -fan tuttavia conoscere le consuetudini di quel tempo, la libertà dell'uomo -civile e i costumi degli ecclesiastici; la legge penale è lo specchio -veridico in cui una generazion si riflette, e la legge reprime le -cattive azioni, che di frequente si commettono tra la società, ma -non castiga altrimenti una compiuta depravazione. Ora ecco parole -ancora di Carlomagno in un capitolare: «È voler nostro che chi -vuol torre qualche cosa da un luogo, farlo non possa, se non coll'assistenza -di sei o sette testimoni, essendochè il giuramento dei -Romani non vale se non è confermato da cinque o sei altre testimonianze<a class="tag" id="tag34" href="#note34">[34]</a>. -Chi trova un tesoro sotterrato in un podere ecclesiastico, -ne deve il terzo al vescovo; se sia un Longobardo o qualunque altro -che, scavando di suo proprio senno, l'abbia trovato e n'abbia avuto -la quarta parte dal padrone del luogo, le tre altre parti sieno a noi -inviate e nessuno ardisca opporsi al nostro volere.» -</p> - -<p> -Ecco di presente un solenne giudizio feudale: nelle vendette sue di -capo signore, Carlomagno ha fulminato il duca Tassillone di Baviera, -i Franchi hanno dato il guasto alle terre dei Bavari, ed un -consesso d'uomini d'armi e di conti e di vescovi è già ragunato pel -giudizio a Francoforte, innanzi ai quali è citato Tassillone; or ecco -le parole del consesso: «Abbiam fatto il seguente capitolare intorno -a Tassillone cugino del re Carlo, che fu duca di Baviera. Tassillone -presentossi alla dieta, chiedendo perdono dei falli da lui commessi, -tanto contra il re Pipino e il reame dei Franchi, quanto contra il re -Carlo, piissimo nostro signore. Egli avea già mancato alla fede giurata, -ma ci chiese grazia per questo, lasciando ogni ira e risentimento -suo, e abbandonando tutti i diritti che egli e i figliuoli suoi, maschi -e femmine, aver potessero sul ducato di Baviera, che avrebbe dovuto -legittimamente appartenergli, ed a tor di mezzo ogni lite in avvenire, -ne fece ampia rinuncia, raccomandando i suoi figli e le sue figlie alla -misericordia del re. Onde il re e signor nostro, tocco da compassione -per lui, gli perdonò i suoi falli, lo restituì nella sua grazia, e lo prese -<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span> -in grande affezione, facendogli sperar di più la misericordia di Dio. -Indi fatte tre copie di questo capitolare, tutte del medesimo tenore, -una ne fu custodita in palazzo, un'altra ne fu consegnata a Tassillone -nel monastero dov'è egli ritirato, e la terza conservasi religiosamente -nella santa cappella del palazzo. In questa medesima dieta -di Francoforte, il piissimo nostro signore ha proibito, di consenso del -Concilio, ad ognuno, o ecclesiastico o laico, di vendere i grani a -prezzo maggiore della tariffa pubblicamente assegnata e stabilita, sia -tempo d'abbondanza o tempo di carestia. L'avena si pagherà un danajo -il moggio, due il moggio l'orzo, tre la segale, quattro il -frumento<a class="tag" id="tag35" href="#note35">[35]</a>. Se vendasi il grano converso in pane, si daran per un -danajo dodici pani di frumento, ciascuno del peso di due libbre; al -prezzo medesimo quindici pani di segale, venti di orzo e venticinque -d'avena, ciascun del medesimo peso. I grani del re saran venduti -al prezzo d'un danajo l'avena, ogni due moggia, e così l'orzo, due -denari la segale, tre denari il frumento. Chiunque tien benefizi da -noi, invigilar dee che nessuno de' suoi schiavi muoia di fame, nè -vender potrà, ai prezzi assegnati, se non il superfluo alla casa.» -</p> - -<p> -Dopo questo capitolare, che statuisce una specie di tariffa o meta pel -prezzo dei grani, Carlomagno si fa a regolar il valore del denario carolino, -perchè s'egli ha fermo il prezzo delle derrate, gl'importa pur di -stabilir il valsente della moneta, chè le son cose le quali si dan mano<a class="tag" id="tag36" href="#note36">[36]</a>. -Poi assegnato il maggior prezzo dei grani e il valor dei denari, egli -statuisce con leggi speciali i diritti dei venditori e dei compratori. -Infatti questa tassazione assoluta del prezzo delle derrate, si è quella -che nei tempi difficili accenna, senza più, la dittatura suprema. -</p> - -<p> -Ma l'atto più ampio, più particolareggiato della sollecitudine regia, -quello che mostra in Carlomagno la maggior cura per una buona -amministrazion civile, si è il <i>capitolare de villis</i>, intorno all'azienda -dei poderi del regio dominio. Fu egli fatto per solo volere di Carlomagno, -o regolato in una dieta? Quest'editto, l'opera prediletta -di Carlomagno, fu scritto dal segretario o scrivano suo. «Noi vogliamo, -dice il principe, che le ville da noi stabilite servano a noi -soli e non ad altrui<a class="tag" id="tag37" href="#note37">[37]</a>. I nostri servitori vi saranno con essonoi alloggiati, -ed i giudici si guarderanno dal convertirli in servi loro, nè -potranno obbligarli a far per essi alcun servizio, nè lavoro di sorte -<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span> -alcuna, nè ricever da essi alcun presente, come sarebber cavalli, buoi, -vacche, verri, castrati, porcelletti, agnelli, nè altre cose, come ortaggi, -mele, pollame o uova. Se alcun de' nostri servitori commetta -qualche fraude per furto o negligenza, la paghi col capo<a class="tag" id="tag38" href="#note38">[38]</a>; per gli -altri falli ei sia frustato secondo la legge, eccetto il caso d'omicidio -e d'incendio, in cui si può dare riparazione. Abbiasi ben cura di fare -giustizia ad ognuno secondo la propria legge. Quanto alle riparazioni -a noi dovute, i servi nostri sieno flagellati. I Franchi domiciliati nei -nostri poderi e nelle nostre ville, saranno soggetti alle proprie lor leggi, -e quanto essi daranno a riparazione delle colpe loro, rientrerà nell'erario -nostro<a class="tag" id="tag39" href="#note39">[39]</a>. Ognuno de' nostri giudici si renda ne' luoghi da lui -governati al tempo delle opere, vale a dire, verso la stagione in cui si -semina, si ara, si miete, si fan seccare i fieni e si vendemmia, e invigilino, -affinchè tutto sia fatto bene e a dovere. Noi vogliam pure -che i nostri giudici dian la decima di tutte le rendite nostre alle chiese -situate nei nostri poderi<a class="tag" id="tag40" href="#note40">[40]</a>. Essi abbiano pur cura de' nostri vigneti, e li -facciano prosperare, ponendo poi il vino in buon vasellame, e avendo -tutta la cura che non vada a male. E ne facciano comperare pe' nostri -valletti e trasportar nelle nostre ville, e quando accada che ne -abbian proveduto più del bisogno, ce lo faccian prima sapere per gli -ordini nostri in proposito. Ci mandino pure i nostri ceppi di vite, e -faccian portare il vino che ci è dovuto nei nostri cellieri. Vogliamo altresì -che ogni giudice tenga ne' luoghi dove esercita la sua giustizia, -moggia, sestarii e misure per lo liquido e pel grano, simili a quelle che -noi serbiamo nel proprio nostro palazzo. Gli uffiziali nostri, le guardie -de' nostri boschi e de' nostri cellieri, i nostri palafrenieri ed i nostri -esattori invigileranno, affinchè nei nostri poderi si paghino i tributi. -Nè alcun giudice potrà levar tributi per sè o pe' suoi cani sulla nostra -gente o sugli stranieri. Abbiasi grandissima cura de' nostri stalloni, nè -si lascino troppo a lungo dimorar nello stesso luogo, chè forse non -perdano così le lor buone qualità, e se alcun d'essi viene a morire, ci -sia fatto sapere a tempo opportuno, prima della stagione che si suol -far coprire le cavalle, e queste sieno diligentemente custodite, e i -puledri sieno a tempi loro spoppati. Se gli stalloni sono troppi insieme, -si sbranchino, e se ne formi un armento appartato. I puledri -ci sieno tutti mandati a palazzo per la festa di san Martino d'inverno. -Noi vogliamo che adempiasi tutto ciò che noi o la regina avremo -<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span> -ordinato, o che ordineranno in nome nostro il nostro siniscalco e il -nostro cantiniere; e chiunque per negligenza non l'abbia adempiuto, -si asterrà dal bere dal momento in cui gli sia intimato, fino a che -sia venuto a chiederci perdono alla presenza nostra o della regina. Se -il giudice che doveva eseguir l'ordine, trovavasi in campo, in giro, in -messaggio o dove che sia, e l'ordine sia dato a' suoi subalterni, vengano -essi a piedi al palazzo, astenendosi da bere e mangiare insino -a tanto che abbiano esposte le ragioni onde furono impediti d'obbedire, -e abbiano ricevuto il castigo loro sul dorso o in qualunque altro -modo fosse per piacere a noi o alla regina<a class="tag" id="tag41" href="#note41">[41]</a>.» -</p> - -<p> -Questa cura e questa vigilanza sul celliere e sulle razze sotto gli ordini -del cantiniere e del siniscalco, si stendono a tutte l'altre cose, -ai giudici, ai giurati, ai leudi, agli uomini liberi ed ai servi, ai frutti -pur anco della terra; Carlomagno porta l'attenta sollecitudine d'un -fittaiuolo nell'amministrazione delle sue terre, ben sapendo egli che -esse formano la rendita sua più certa. «Le nostre galline e le oche -abbiano tanta farina che basti loro e della migliore, ecc.» Poi nell'operosa -sua sollecitudine, si piglia pensiero dei banchetti del sovrano, e -dar vuole alla sua tavola la sontuosità e la splendidezza delle sue corti -plenarie. Il banchetto era una delle condizioni feudali, il capo signore -era tenuto all'ospitalità verso a' suoi leudi, ed a raccogliergli intorno -alla tavola rotonda nelle sue regie ville o nelle grandi sue diete. «Ogni -giudice acquistar faccia nel circuito dei dominii quanto è necessario -alla nostra tavola, invigilando affinchè tutto sia di buona qualità e -assortito con gusto e diligenza, e faccia impastar pan fresco tutti i -giorni per nostro uso, e tutto ciò che ci vien dato, sia buono del pari, -così la farina come il grano<a class="tag" id="tag42" href="#note42">[42]</a>. Alle calende di settembre ci verrà fatto -sapere se i nostri armenti sieno stati o no bene pasciuti. I maggiordomi -non avranno a lor dipendenza più terre che visitar non ne possono -e sopravvedere in un giorno. V'abbia sempre fuoco acceso nelle -case<a class="tag" id="tag43" href="#note43">[43]</a>, e vi si faccia la guardia per sicurezza, ecc.» -</p> - -<p> -E' ti parrebbe, al leggere questo capitolare, di vivere ai tempi -<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span> -dell'Iliade, e d'assistere a quegli sterminati pasti d'Ajace e di Diomede, -dove rosolavansi i buoi ad un fuoco ardente. La mensa feudale era -un de' maggiori obblighi dell'alto signore, e Carlomagno n'ha cura -particolare; vuole che i grandi piatti di cacciagione sieno inondati di -vin del Reno, quand'egli torna stanco dalla caccia in lontane foreste; -e le foreste pure son segno alle sue sollecitudini. «Le nostre selve -sieno ben custodite, e fatte tagliare quand'è bisogno, e non si lascino -dilatare i campi a danno del bosco<a class="tag" id="tag45" href="#note45">[45]</a>. Abbiasi cura egualmente -delle nostre bestie selvagge, ed anche i nostri sparvieri ed astori sieno -usati a vantaggio nostro. E se qualcuno dei nostri giudici o maggiordomi -o dei loro uomini, lasci andare, per ingrassarlo, un suo porco -in alcuno dei nostri boschi, sia tenuto perciò a pagare una decima, -per buon esempio d'altrui. Abbiasi pur l'occhio attento a' nostri campi, -alle nostre messi, ai nostri prati. I giudici riceveranno le uova ed i -pollastri dalle mani de' nostri servi, e faranno vendere quelli che -avanzano al nostro bisogno. Ci sarà in ogni villa un numero sufficiente -di cignali femmine, di pavoni, di fagiani, d'uccelli acquatici, -di pernici e di tortori; e gli edifizi dei nostri palazzi, con le siepi che -li fasciano, sieno bene guardati. Le stalle, le cucine, i mulini ed i -torchi sieno tenuti in buona condizione, affinchè i nostri uffiziali possano -pulitamente adempier l'uffizio loro. In ogni camera delle nostre -ville ci sieno letta, materassi, guanciali di piuma, coperte e lenzuola; -ci debbon pur essere tappeti sui banchi e vasi di rame, di piombo, di -ferro, di legno; alari, catene, treppiedi, asce o scuri, succhielli ed -ogni sorta d'utensili, sì che non ci sia bisogno d'andarne in prestito. -I giudici abbiano pure tutte le armi ed armature che si portano contra -'l nemico, e le tengano in buono stato, poi tornati dal campo, le -rimettano nelle ville. Proveggan essi ancora il nostro gineceo di tutto -quanto il necessario: lino, lana, guado, minio, robbia, pettini, strettoi -e tutta l'altra minutaglia che ci fa di bisogno. A quaresima si faran -due parti dei legumi, del formaggio, del burro, del mele, della mostarda, -dell'aceto, del miglio, del pane, del fien secco e in erba, dei -navoni, della cicoria, del pesce preso ne' vivai; una parte per noi e -l'altra pel vescovo. Ciascun giudice avrà nel circuito delle terre commesse -al suo governo, operai pratici di lavorare il ferro, l'oro e l'argento, -ed esperti calzolai, tornitori, carpentieri, legnaiuoli, sartori, -uccellatori e uomini abili a far la cervogia, il sidro di poma e di pere, -e tutti gli altri liquori; e abbiano pasticcieri da impastar torte, e fabbricatori -di reti, e tanti altri operai, che troppo lungo sarebbe l'enumerar -qui tutti<a class="tag" id="tag46" href="#note46">[46]</a>.» -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span> -</p> - -<p> -Così queste ville, regie fondazioni, piantate sovra sì ampie basi, -erano, come oggidì si chiamerebbero, poderi modelli veri, che racchiudevano -operai d'ogni fatta, e servi e coloni sotto il reggimento -d'un conte o d'un giudice, che corrispondea direttamente coll'imperatore. -Facean questi poderi il reddito più grosso della corona, ed insieme -co' monasteri diedero origine a borgate e villaggi; ond'è che -Carlomagno pigliavasi cura grandissima per mantenerli in buona forma -e condizione, come si può veder negli altri provvedimenti di questo -medesimo capitolare, circa la loro conservazione. Il podere, o la villa, -giacea, per solito, in mezzo a qualche spaziosa foresta, dove il sovrano -veniva a soggiornare in tempo d'inverno nelle sue cacce a -sant'Uberto, il patrono degli animosi cacciatori. L'educazione dei -cani, dei falchi, degli sparvieri era oggetto delle maggiori regali -sollecitudini, però che i cani erano delle razze bellissime di Scozia e -di Germania, danesi e svevi dal corto pelo e molossi dal dente aguzzo. -«Quel giudice a cui sieno commessi i nostri cani novelli (così -lo stesso capitolare), li pascerà del suo o li confiderà a' suoi subalterni -i <i>maggiori</i>, i <i>decani</i>, i <i>cellarii</i>, i quali avranno cura pur di ben -pascerli; che se o noi o la regina ordinassimo di allevarli del nostro -in alcuna delle nostre ville, il giudice allora sceglierà un uomo che -n'abbia cura. Il giudice farà che i nostri servi, ne' giorni di servigio, -abbiano tre libbre di cera e sei libbre quei servi che si trovassero nel -luogo da noi abitato il giorno di sant'Andrea, e lo stesso il giorno -della mezza quaresima. Egli ci farà pur sapere ogui anno a Natale, -per nostro lume, ogni cosa intorno a' nostri bovi e boattieri, a' nostri -schiavi e bifolchi, e così l'entrate da lui levate sui campi, sul -vino e in qualunque altro modo, le scritture fatte e sciolte, le bestie -prese dalla mandria nel bosco, e il ritratto delle ammende imposte; -ci renderà conto di quanto riguarda la marineria e i navigli degli uomini -liberi e de' centurioni che servono nei nostri allodii, dei mercati, -dei vigneti, del fieno, di quanto concerne i boschi, i legnami, le pietre -e gli altri materiali, e di tutto ciò che ci torni utile sapere sul fatto -dei legumi, del miglio, del pane, della lana, del lino, della canapa, -della frutta, delle noci e nocciuole, degli arbusti piantati o tagliati, -degli orti, delle pecchie, de' vivai, de' cuoi, delle pelli, delle carni, -del mele, della cera, del sego, delle bevande, come sono il vin cotto, -l'idromele, l'aceto, la cervogia, il vin vecchio e nuovo; e ci diran -delle galline, dell'uova, delle oche, dell'anitre, e finalmente di quanto -fecero i pescatori, i manifattori, i carpentieri, i calzolai, i tornitori, -i sellai, i lavoratori del ferro e del piombo e gli esattori delle imposte<a class="tag" id="tag47" href="#note47">[47]</a>.» -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span> -</p> - -<p> -Alla lettura di quest'ampio capitolare <i>De villis</i>, sì minuto, sì specificato, -ben tu puoi farti, senza più, giustissimo e gravissimo concetto della -domestica amministrazione di Carlomagno, poichè ivi egli intende a -stabilire i suoi redditi e ad ordinar le sue colonie fiscali, una delle più -meravigliose creazioni di quei tempi. Le ville non eran già solo masserie -di campagna più o manco estese, ma formavano una intera colonia, -ed eran picciole società composte d'operai d'ogni mestiere, i -quali, sotto il reggimento d'un delegato del fisco, lavoravano pel ben -comune e pel profitto del padrone, specie di tradizioni, così, della famiglia -romana ed unione di schiavi e di liberti. Il capitolare <i>De villis</i> -è una delle opere più compiute di Carlomagno, perch'esso comprende -l'amministrazione d'ognuna delle sue tenute, e ci fa penetrar nella -vita interna della società; l'operaio del pari che il cultore, apparteneva -al fisco regio, e tutti concorrevan con l'opera loro al miglioramento -del podere. Codesti capitolari ci rivelano eziandio lo stato dei beni -stabili a que' tempi, la condizione dei servi e degli uomini liberi, -il genere di coltura delle terre, chè i Galli erano grandi agricoltori, -e dopo aver confusi i metodi loro con le tradizioni di Roma, -gli aveano indi via più perfezionati pel commercio loro cogli Arabi. -Le ville erano il patrimonio dei re, ed aveano coloni ed altri operai -per la terra, artieri che fabbricavano l'armi per la guerra o costruivano -bottame per la vendemmia; ogn'uomo aveva il suo stato, ogni -uomo della tenuta il suo impiego; le più dell'entrate raccoglievansi -in natura; il signore riceveva il vin delle sue ville, i ricolti de' suoi -campi, le carni de' suoi castrati e de' suoi maiali, dei quali tenea -conto ad uno per uno, perchè ne avea bisogno ne' suoi conviti, quando -a ribocco sgorgava entro la tazza feudale il vin del Reno e della -Mosella. Laonde ognuno di questi poderi, era un corpo, un insieme -che raccoglieva, come in una città, tutte le arti e tutti i mestieri. -</p> - -<p> -L'atto onde sono sì mirabilmente ordinate le ville carlinghe, non -è a proprio dire, un capitolare, ma sì una regola composta e data -fuori da Carlomagno per l'azienda del suo medesimo patrimonio, e -quand'ei fa compilar quest'ampio codice d'amministrazione, altro -ancor non è che il re de' Franchi, nè ancor la corona imperiale gli -ha cinta la fronte; è il tempo ch'egli si prende ancor più pensiero -dell'ordinamento de' suoi poderi, che dell'impero suo. Tale si era la -consuetudine dei Franchi della prima schiatta: e' s'applicavano a -bene amministrare l'entrate del loro patrimonio, tanto ragguardevoli -a que' tempi, da rendere insensibile quasi l'imposta generale. L'entrate -del fisco consistevano principalmente in livelli, in contribuzioni, -<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span> -in natura, in servitù per le pubbliche vie, in biada, vino, armi -per la guerra e per le corti regie, ed in servigi personali. Da ultimo -i redditi del signore crescevano di pochi soldi o denari d'argento -imposti agli uomini liberi ed obbligati a mantener lo splendore -della corona. -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap3">CAPITOLO III. -<span class="smaller">OPERE PUBBLICHE, COMMERCIO, INDUSTRIA.</span></h2> -</div> - -<div class="blockquote"> -<p> -Delle grandi opere che si riferiscono a Carlomagno. — Torri. — Fari. — Campi, -militari o valli. — Chiese. — La cattedrale d'Aquisgrana. — Tradizioni intorno -alle chiese di Colonia e di Magonza. — Il gran ponte sul Reno. — Il gran canale. — Congiunzione -del Danubio col Reno. — Commercio. — Unità delle monete. — Il -maximum, o tariffa delle merci e delle derrate. — Lusso. — Pellicce. — Gioje. — Fiere -e mercati. — Marineria. — Ponti. — Costruzion delle navi. — Custodi -dei porti e dei fiumi. — Stato delle compagnie de' barcaiuoli. -</p> -</div> - -<p class="yrs"> -768 — 814. -</p> - -<p> -Quando un grand'uomo ha con la sua fama signoreggiato una generazione, -le tradizioni popolari gli attribuiscono tutte le grandi cose -avvenute al tempo suo, e in lui concentrano le opere fatte prima da -altre razze già estinte, ed è come il simbolo delle maraviglie d'una -civiltà trapassata. Se ci ha un tempio in sfasciumi, se ruine di monumenti, -le son cose tutte lasciate da quest'uomo passando nella vita; -intorno a lui si annodano tutti gli avvenimenti, tutte le pompe d'un -secolo. Tale a noi presentasi appunto la memoria di Carlomagno! Scorrete -le città del Reno e del Meno, Magonza, Francoforte, Colonia, -Aquisgrana, le città tedesche o belgiche, ogni muraglia diroccata, -ogni palazzo che cade, ogni chiesa che ruina, a udir la gente, furono -edifizi di Carlomagno; nella Francia meridionale ben anco, attribuite -gli sono le ampie e quadrate torri dell'arte romana, testimonio -la torre Magna di Nimes. Dalle balze de' Pirenei, che ancor ripetono -<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span> -Roncisvalle, fino alla Sassonia, dove sì popolare è ancora il nome di -Vittichindo, non v'ha che questa sola tradizione. Carlomagno ha tutto -fatto; egli è il fondatore di tutto che v'ha di più solido e forte nell'ottavo -e nel nono secolo. -</p> - -<p> -Difficilissimo adunque si è nelle indagini storiche diffinire il vero -o il falso di tutte queste tradizioni; Carlomagno fu il grande edificatore -de' pubblici monumenti, non è chi ne dubiti, chè egli attinto -avea dalle memorie romane il bisogno di lasciar dopo di sè lunghe -vestigia del suo nome, e le sue faccende coi Longobardi, le sue corrispondenze -con la Grecia gli avevano dato il genio e i modi a compiere -grandiose opere d'arte. A vantaggiare il sistema suo militare, -egli si diede innanzi tratto a rizzar gagliarde torri e campi trincerati, -o valli, alla foggia delle legioni, a difender le sue frontiere contro le -irruzioni dei popoli vicini, e ancor se ne trovano vestigi, che alla -forma loro palesan la data dell'ottavo e del nono secolo. Le quali -torri sono costrutte come quelle quadrate che i Romani piantavano -nei paesi conquistati, a mantenere in soggezione i popoli vinti, e si -compongono di quattro forti muraglie, alcuna delle quali munita di -merli, con isfogate aperture<a class="tag" id="tag48" href="#note48">[48]</a>. Allato a queste torri, sulla marina, sorgevano -fari ad esplorar il mare, alcuni dei quali, come il poeta sassone -e il monaco di San Gallo riferiscono, furon da Carlomagno fatti costruire -in modo che si mandavan segni l'un l'altro ad annunziar la -presenza delle flotte nemiche. In progresso di tempo poi, quando le -tremende invasioni dei Normanni minacciaron tutte le frontiere della -Gallia ed i fiumi che ne fecondano le terre, quelle torri, qua e là -piantate, furon destinate a preservare il paese dai pirati scandinavi, -e quando, ai giorni del decadimento, le furon poste in non cale, i -Normanni penetrar poterono fino ai monasteri e alle città della Senna -e della Loira, funesta depredazione che contristò tutto il secolo nono. -</p> - -<p> -Carlomagno attende poi principalmente ad edificar cappelle e basiliche, -però che il cristianesimo è il suo perno di civiltà, il nerbo del -suo governo, onde, non che proteggere i monasteri, dotarli di tesori, -e arricchirli d'entrate, ne fabbrica e fonda di nuovi. Padrone com'egli -è delle miniere e delle foreste germaniche, egli invia a Roma lo stagno, -il piombo, il legname necessari alle chiese del mondo cristiano. -Ma la cattedrale, per cui ha maggior tenerezza, è quella da lui edificata -in Aquisgrana; quindi egli spoglia Ravenna de' suoi marmi e -del suo porfido<a class="tag" id="tag49" href="#note49">[49]</a> per costruirne la cappella reale dov'egli viene ogni -dì solenne ad orare, e dove sarà rizzato il suo mausoleo. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span> -</p> - -<p> -Chi visita quell'antica città ci trova in ogni luogo le vestigia di Carlomagno; -quell'acque, che bollenti ivi corrono in quell'ampio serbatoio, -dove l'operaio discende ogni giorno per bever nella tazza di -cuoio a tutti comune, come il pecchero del medio evo, furono scoverte -da Carlomagno, ed egli edificar fece quella piscina ove i poveri -malati andavano a cercar la guarigione, ed ove egli stesso amava -di bagnarsi. Quella cattedrale, che è il vanto e il gioiello della città -più ancor vetusta di Colonia, fu fatta edificar dall'imperatore, egli -stesso ne pose le fondamenta, ed ivi tuttor si veggono il sedile di -gelida pietra, dov'egli si assise, il tesoro tutto splendido della memoria -sua, e la tomba dove l'uom gigantesco<a class="tag" id="tag50" href="#note50">[50]</a> volle esser deposto, -al di sotto della gran cupola di marmo. La cattedrale d'Aquisgrana -è anteriore all'arte gotica, vi campeggia lo stile bisantino, e nulla -v'ha della scuola moresca o di quei piccioli ghiribizzi del secolo decimoterzo; -ci sono invero alcune addizioni fattevi col tempo, e che -l'ignoranza ad aggiunger venne alla semplicità della basilica; ma il -concetto di questo monumento appartiene al secolo nono, e la pietà -delle generazioni ha sottratto queste reliquie al dente del tempo che -tutto stritola e consuma. -</p> - -<p> -Magonza, Colonia, Francoforte, anch'esse vogliono aver tutte cattedrali -e monumenti pubblici procedenti da Carlomagno. Per le popolazioni -germaniche, l'augusto imperatore è un conquistatore, un -legislatore, un santo; la grandezza sua non fu, sol per esse, passeggera -sopra la terra, ma ella sfolgora ben anco in cielo in mezzo agli -angioli, ai confessori ed ai martiri. In quei paesi del Reno dove le -compagnie dei muratori fecero sì grandi cose, noi troviam Carlomagno -scritto fra i capi loro, e le tradizioni il rappresentano, e con -esso Rinaldo di Montalbano, e Orlando e gli altri più famosi paladini, -in atto di cambiar tutti i loro nobili manti nel povero vestito -dell'operaio, per dar mano ad innalzar cattedrali, e ad edificar monasteri<a class="tag" id="tag51" href="#note51">[51]</a>. -Rinaldo, con la squadra in mano, portò anch'esso i suoi -gran petroni per la basilica, e queste favolose tradizioni, insieme con -le leggende intorno ai fatti degli angioli e dei santi, giovano a spiegare -la maggior parte delle opere maravigliose di Colonia, di Magonza, -di Francoforte e d'Aquisgrana. Cattedrali, castelli fortificati -<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span> -sui poggi del Reno, torri solitarie, tutti questi monumenti si riferiscono -alla storia di Carlomagno; ogni filo d'erba che spunta sulle -ruine di Fulda, ti ripete il nome del grande imperatore. -</p> - -<p> -Fra queste smisurate opere, che si attribuiscono ad un sol uomo, -sono alcuni disegni accennati dalle croniche, i quali mostrar possono -fino a che segno giungesse di attività la mente di Carlomagno. Le -tradizioni riferiscono ch'egli aveva fatto costruire un ampio ponte -sul Reno<a class="tag" id="tag52" href="#note52">[52]</a> di rimpetto a Magonza, gli archi del quale furono portati -via in una crescenza del fiume, con dolor grande di lui, che -fece rifarneli di legno. Chi osservi la larghezza del fiume a Magonza, -e la rapidità della corrente, non potrà far di non persuadersi -che se il genio dell'imperatore godea di vincer le difficoltà -opposte dalla natura, e non guardava agli ostacoli, l'arte dell'operaio -dovea pure esser già portata ad una gran perfezione. La -solidità delle cattedrali e degli altri edificii comprova la grandezza a -cui l'arte era pervenuta; nè però Carlomagno avea solo a disposizion -sua uomini di razza germanica, pazienti e laboriosi, ma sì pure -gli artieri longobardi, che aveano ereditato parte del gusto e delle tradizioni -dell'antica Roma, e insiem con essi i Greci, che nelle opere -d'industria non aveano pari. Le macchine da guerra erano spinte ad -una gran perfezione, e in ciò pure i Romani erano i maestri di tutti, -sia per innalzar una torre, sia per render salda una muraglia. Quel -ponte del Reno, di faccia a Magonza, ricostruito su pile di legno e -di pietra, rimase incendiato per l'imprudenza dei barcaiuoli, nè Carlomagno, -già volgendo il suo regno alla fine, fu in tempo più -di rifarlo. -</p> - -<p> -Ben più vasto e gigantesco disegno ancora, e tal che forse gareggia -con le opere moderne più belle, si fu quello che Carlomagno formò di -congiungere, con un largo canale, il Reno e il Danubio, con Ratisbona -da un capo e Magonza dall'altro. Sfuggita non era l'importanza di -simil canale all'imperatore, il quale volea congiungere il Baltico al -Mar Nero, in modo da navigar giù pel Reno e pel Meno dall'Oceano -fino a Costantinopoli. Com'ei videsi padron delle terre che si stendono -dalla Belgica all'Ungheria, si pose a vagheggiar questo disegno; -la distanza fra Magonza e Ratisbona è d'un centinaio di leghe -o in quel torno; i canali di Druso e di Corbulone, il primo che -congiunge il Reno all'Issel, e il secondo il Reno alla Mosa, gli danno -l'orma d'un'opera più grandiosa, che farebbe abbracciar tra loro, -come due fratelli, il Danubio ed il Reno. Egli stesso, recasi sulla -faccia del luogo, scandaglia i fiumi, conosce la possibilità dell'opera -evidentissimamente, e poi vi pon mano. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span> -</p> - -<p> -Chi scorre oltre Ratisbona un tre leghe, nel suo contado, trova un -fiume, non troppo grande, chiamato anche ai dì nostri l'Altmul, il -quale ha sue sorgenti presso Rattemburgo nella Franconia; oggidì -esso non è in ogni parte navigabile, perchè tutte quelle belle campagne -n'han tratto rigagnoli, ed assorbono le sue acque. Andando in -su per questo fiume il tratto di sette leghe, trovasi poco lunge la -Riza, la quale di nuovo incontrasi in Franconia sotto il nome di Renitz, -e passando a Norimberga, si gitta per la via di Bamberga -nel Meno. Ora in questa tratta di fiumi, che viene a brevissime distanze -annodandosi come una bella lista d'argento, non aveasi a contrastar -se non contro alcuni ostacoli del terreno, e contro la difficoltà -di navigare in acque che non dappertutto serbano l'uguale profondità. -Dal Reno al Meno elle si confondono in un ampio letto, e dal Meno -al Renitz il corso era piano ancor più, e di questo andare giungevasi -fino a Norimberga: la difficoltà del lavoro stava solo nell'aprire una -via alle acque dell'Altmul alla Renitz, e appunto questa fu la via che -venne schiusa col canale della larghezza di venti piedi, che l'imperatore -scavar fece con infaticabile attività. -</p> - -<p> -Gli annali di Fulda ci recano alcuni particolari intorno a questi -ragguardevoli lavori, e il poeta sassone gli ha celebrati ne' suoi versi, -dove chiama questo canale col nome di <i>grande, anzi grandissimo -fosso</i>, in fatti in alcune parti esso avea quasi trecento piedi di larghezza, -a guisa d'un ampio bacino. Nel compierlo ebbesi a cozzare -contro le irruzioni dei Sassoni, e, cosa più difficil da vincere ancora, -contro gli scoscendimenti del terreno. Ad incuorar gli operai che vi -lavoravano, Carlomagno fece in persona il viaggio del canale che -aprir volea, e imbarcatosi a Ratisbona<a class="tag" id="tag53" href="#note53">[53]</a>, dal Danubio entrò nell'Altmul, -per salirlo, fino al canale, in un fragilissimo navicello; nè quello essendo -per anche compiuto, si condusse per terra fino alla Renitz, -dove di nuovo imbarcatosi, seguitò il corso del fiume, sino a che fu -entrato nel Meno, d'onde venne a fermarsi per alcun tempo a Virzburgo, -e poi a Francoforte, dove tenne una dieta solenne. Anche ai dì nostri -veder si possono alcune vestigia di questo canale, o meglio di -quest'ampio cavamento di terra, il quale non è oramai più che un -fosso; in fatti il villaggio situato ivi presso serba tuttora il nome di -<i>Graben</i>, che in lingua tedesca significa fosso<a class="tag" id="tag54" href="#note54">[54]</a>. A Carlomagno si vuol -pure attribuire l'edificazione di quei palazzi e la fondazione di quelle -masserie, che ancor si trovano in Baviera e in Sassonia, e formarono -il soggetto de' suoi capitolari. Parecchie di queste residenze, in mezzo -<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span> -alle fitte foreste della Gallia, vere borgate che poi si mutarono in -città, erano state edificate dai re merovingi; Carlomagno le aveva -quindi allargate d'assai, ed ancor durano a Francoforte alcune vestigia -dei palazzi carlinghi, e in Francia parecchie città van debitrici -dell'origin loro a queste ville o colonie reali. -</p> - -<p> -Parlando di questi primi tempi, in cui le idee non si manifestano -mai chiaramente, dir non si può in modo assoluto che Carlomagno -proteggesse il commercio; e' sarebbe questo uno di quei sistemi che -in istoria non s'hanno a proclamare appunto per la fallacità loro. Il -commercio nasce e cresce da sè medesimo, nè si crea, così come non -si governa. La regolare amministrazione di Carlomagno favoreggiò -bensì pratiche più attive e più sicure; i conti, i giudici, i <i>missi dominici</i> -cessar fecero la maggior parte di quelle rapine e di quelle -depredazioni che impedivano le comunicazioni da città a città e da -provincia a provincia. Avendo Carlomagno avuto politiche corrispondenze -con la Grecia, coi Longobardi, coi califfi e coi Saraceni, seguir -ne dovette una più attiva frequenza nelle comunicazioni e una maggior -sicurezza nel commercio reciproco, sì che si trasportarono, senza -tema, le spezierie della Siria, i tappeti di Bagdad, le sete di Costantinopoli, -i reliquari d'oro, le manifatture d'avorio, i vini di Spagna -e i profumi dell'Arabia; il qual commercio era la conseguenza delle -pratiche coll'Oriente e delle nuove vie aperte fra popolo e popolo. -Quella tra queste che tenevano i devoti pellegrini, ci mostra che le navi -dei Franchi visitavano già le città della Siria nel nono secolo. Se non -che, principe di razza germanica com'egli era, Carlomagno aveva -troppo da fare in assicurar la sua conquista, e consolidare l'impero -suo, onde poco pensiero pigliavasi del commercio, e animo tutto militare -e avverso al lusso, proibiva gli abiti sfarzosi ed i ricchi ornamenti -delle corti plenarie, sfogo naturale ai prodotti dell'industria, -chè un impero senza lusso è la morte del traffico. -</p> - -<p> -Pur nondimeno in alcuni de' suoi capitolari l'imperatore statuisce -certe discipline, che si riferiscono all'amministrazione più ancora che -all'incremento del traffico; egli stabilir vuole l'unità delle monete e -delle misure in mezzo a que' popoli sì diversi di leggi e di costumi, -e però assegna il valor della libbra d'argento e del danaio, e li divide -e suddivide, affinchè questa base divenga comune a tutti i contratti; -egli vorrebbe che non ci fosse se non una sola moneta in tutta l'ampiezza -dell'impero suo, e questa unità procedente da un principio -semplice, gli sta grandemente a cuore, ne tratta in tre o quattro capitolari, -e cosa ancor più curiosa, si è che in questi atti ritrovasi la -prima idea del <i>maximum</i>, o della meta, o tariffa, o tassazione del -prezzo alle merci e derrate, come chiamar si voglia, che poi fu dopo -<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span> -secoli, messo in opera nei tempi grossi della rivoluzione francese. Infatti -il pensier d'una tassazione del prezzo alle merci e la fissazion d'una -meta, oltre la quale ecceder non possa, appartener dee di necessità ad un -governo forte e violento, che non guarda ad interesse alcuno di privati, -purchè giunga all'ordinamento sociale ch'ei si propone. Il lusso, quella -gran molla delle transazioni commerciali, è da lui proscritto con quella -schernevole brutalità, che spesso caratterizza la podestà sua. Le cronache -ci conservarono infatti alcuni tratti di scherno, usati da Carlomagno -verso i suoi baroni, e il monaco di San Gallo, quel poetico -narratore dei tempi antichi, ci racconta lo stratagemma che l'imperatore -usò per distorre i suoi cortigiani dal vestir sontuoso. «In un -certo giorno di festa, dice il cronista, Carlo dopo la celebrazion della -messa, disse a' suoi: — Non ci lasciamo annighittir in un riposo che ci -condurrebbe alla scioperaggine, e andiamo così vestiti come siamo, a -caccia, finchè ci venga fatta preda di qualche fiera. — La giornata -era fredda e provigginosa, e Carlo aveva indosso un abito di pelle di -castrato, che non valea più del sarrocchino, di cui piacque alla divina -Sapienza si coprisse le spalle san Martino, per aver le braccia nude -e spedite a celebrare il santo sacrifizio. Gli altri grandi, venuti pur -or di Pavia, ove i Veneziani aveano di fresco recato dalle contrade -oltremare tutte le ricchezze dell'Oriente, erano abbigliati, come a' dì -solenni, d'abiti tutti carichi di pelurie d'augelli di Fenicia, contornate -di seta, e di piume del collo, del dorso e della coda de' pavoni, -cui arricchivano la tiria porpora e frange di scorza di cedro<a class="tag" id="tag55" href="#note55">[55]</a>; sovra -alcuni di essi splendevano stoffe trapunte, sovr'altri pellicce di ghiri. -In quest'arnese corsero le selve, onde ne tornarono tutti stracciati dai -rami degli alberi, dai rovi e dalle spine, trapassati dalla piova e lordi -dal sangue delle belve e dalle sozzure dei corpi loro. — Nessuno, disse -allor Carlomagno, cangi vestito, finchè non è l'ora del mettersi a -letto, che le vesti, così addosso, si rasciugheranno meglio. — A quest'ordine -ognuno, più sollecito del corpo, che dei vestimenti che il -coprivano, si pose a cercar fuoco per iscaldarsi; poi come furono ritornati -e dimorati col re fino a notte scura, li congedò e andarono -a' loro quartieri; dove al levarsi di dosso quelle sottili pellicce e finissime -stoffe, che al fuoco s'erano tutte raggrinzate e contratte, le videro -andare in pezzi, facendo uno scroscio simile a quel di aride bacchette -spezzate, onde que' poveretti piangevano e sospiravano al veder così -andar a male tanta spesa in una sola giornata. Avendo l'imperatore -ad essi ingiunto di presentarsi a lui il mattino vegnente con gli stessi -<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span> -vestiti, ubbidirono, ma tutti allora, anzichè far bella comparita ne' loro -abiti nuovi, mettevano schifo, coperti com'erano di stracci tutti sozzi -e scoloriti. Carlo intanto, chè accortissimo era, comandava ad un suo -cameriere, di nettare un poco il suo abito e recarglielo, e fatto questo, -prendendolo tra le sue mani, e mostrandolo tutto pulito e intatto agli -astanti: — O stoltissimi, disse, che siete! qual è ora il più prezioso -e più utile de' nostri vestiti? Il mio che mi costò un soldo, o i vostri -che vi costarono non che libbre d'argento di peso, parecchi talenti? — Ed -essi precipitaronsi coi volti contro terra, sostener non potendo -il terribile suo sdegno<a class="tag" id="tag56" href="#note56">[56]</a>. E sì costante fu Carlomagno nel dar -di tali esempi pel corso di tutta la vita sua, che niun di quelli ch'ei -degnava di ammettere nella grazia ed intimità sua, si ardì mai di -portare in campo e contra il nemico altro indumento, che l'armi sue -e vesti di lana e di lino. Che se alcuno di grado inferiore ed ignaro -di questa prammatica, presentavasi a lui in abito di seta e arricchito -d'oro e d'argento, lo proverbiava forte, e accomiatavalo corretto, ed -anche reso più saggio con queste parole: — O uom tutto d'oro! o -uom tutto d'argento! o uom di scarlatto! e non ti basta, sciaurato, -di perir solo in battaglia, che vuoi anche lasciar in mano ai nemici -queste ricchezze, con le quali era meglio redimer l'anima tua, perch'essi -ne facciano ornamento agl'idoli del gentilesimo?» -</p> - -<p> -Fra' signori franchi erasi diffuso l'amor delle pellicce, delle stoffe, -de' manti lunghi, da fibbiagli d'oro, e già sotto l'impero di Carlomagno -si riproducevano i tempi tanto sfarzosi e orientali del re Dagoberto; -i conti e i giudici amavano di sfoggiarla; le donne tutte -coperte di bende d'oro, portavano braccialetti, quali usavansi nelle -pubbliche cerimonie a Bisanzio; nei palazzi venivan moltiplicandosi le -suppellettili d'avorio; i libri dell'antico e nuovo Testamento erano -riccamente guerniti e adorni di miniature i manoscritti; i Franchi -portavano guanti di pelle di daino e corone in capo; i baroni -e i conti comparivano anche nelle diete e consigli fregiati di belle -gioie; i vescovi portavano pastorali e mitre e cappe d'oro. -</p> - -<p> -I baratti e le compere delle merci faceansi nelle fiere, mercati e -landitti licenziati e assegnati dai diplomi, e perchè le vie erano poco -sicure, i mercatanti ci venivano per carovane. Alcuni di tali mercati e -landitti tenevansi attorno alle cattedrali, dove a provvedersi venivano i -nobili, i monasteri ed il popolo minuto, e godevano di gran riputazione; -ivi si ponevano in mostra le merci e le pietre preziose, e ci si vedeano -attruppati sotto a tende i mercanti sassoni, lombardi, bretoni, greci, -saraceni e principalmente ebrei sotto la protezione del santo patrono -<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span> -del luogo e del pastoral abbaziale. Tutte le merci erano franche -d'ogni gabella, salvo il livello al monastero che prestava il luogo. -Varii sono i diplomi di Carlomagno che autorizzano questi mercati, -dove, secondo l'antiche consuetudini, si vendea d'ogni cosa, fin anco -il servo comprato in Sassonia o in Bretagna, e raso come i servi di -Dio ne' monasteri; soggetto questo delle continue doglianze degli -uomini santi e pietosi, i quali patir non potevano questo traffico di -carne umana; e bello è legger l'esortazioni dei vescovi con che si -studiavano di persuadere i cristiani a desister da quella scellerata -consuetudine. -</p> - -<p> -I trasporti delle mercanzie facevansi per acqua o per le strade maestre -ed altre vie, di cui ci rimangon tuttora le vestigia; i Romani aveano -tagliata la Gallia in mille selciate vie, utili monumenti della grandezza -loro, e le merci erano a traverso di queste trasportate sulle fiere e -sui mercati, esenti, per via, dal pedaggio e da mille altre gabelle -stabilite dall'uso a profitto del conte o del vescovo. Quando queste -mercanzie procedevano da paesi lontani, erano imbarcate e navigate -sopra legni a mille remi, i più de' quali, sassoni, danesi o frisoni, venivan -dal Baltico, ed erano lunghe barcacce in forma di piroghe, sì che -resister potessero contro le fortune di mare. Queste barche erano moresche -o longobarde o greche nel Mediterraneo, ed ivi elle s'accostavano -alle galere romane; Marsiglia nel Mediterraneo, e Venezia nell'Adriatico, -erano già rinomate pel traffico loro, e le flotte greche -erano in grido per la forza e l'armamento loro, siccome quelle che, -mercè il fuoco greco o lavorato, resister sapevano agli assalti de' -Saracini. -</p> - -<p> -Carlomagno volle aver pure la sua marineria, onde fece cavar porti, e -Bologna di Francia a lui dee il suo ingrandimento, e la fondazione del -faro che annunzia alle navi la terra vicina. La marineria del secolo nono -era in un militare e mercantile; l'imperatore avea già compreso che l'impero -suo era a mezzodì e a tramontana ugualmente minacciato dalle -navi sassoni e saracene, e il timor di questo danno appalesasi nello -spirito delle sue leggi e delle sue provvisioni; egli se ne sgomenta e -le vede dappertutto; al quale proposito il monaco di San Gallo racconta -il fatto di quelle barche dei Normanni da lui fatte cacciare -dal porto d'una città della Gallia narbonese, e del suo pianto prevedendo -i mali che coloro avrebbero, in progresso di tempo, recato -all'impero suo, di che già più sopra s'è toccato. Se non che la Gallia -narbonese era più esposta alle correrie dei Saraceni, che non a quelle -dei Normanni, però che gli Scandinavi tentato ancor non aveano il -Mediterraneo, laddove i Mori, arditi al par di quelli, depredavan -con le flotte loro la Provenza e la Settimania; e coloro che l'imperatore -<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span> -pigliò per Normanni, erano forse Mori di Spagna o d'Affrica, -grandissima essendo la confusione che regna intorno a questo -proposito nelle cronache; nè in mezzo alle grandi tribolazioni di quei -tempi, non ben sapevasi d'onde procedesse il male; il provavano, e ne -accagionavan sempre la causa principale; nel tempo che il monaco di -San Gallo scriveva, i Normanni erano il maggior flagello della generazione, -ed essa attribuiva loro tutti i mali che su lei traboccavano. -</p> - -<p> -Ad evitar queste depredazioni, Carlomagno fondò un doppio ordine -di fortificazioni alle foci de' fiumi, per dove i Saraceni e i Normanni -penetrar potevano nelle maggiori città, e fece rizzar fari e torri e -ponti militari ad ogni sbocco de' fiumi che metteano capo nell'Oceano, -nel Mediterraneo e nell'Adriatico: sul Reno, sulla Loira, sulla Senna, -sulla Gironda e sul Rodano; ed a presidio di queste fortificazioni, -esser ci dovea, sotto gli ordini d'ogni conte, una squadra di piccioli -legni, che guardasse la foce, e la difendesse contra tutti gli assalti -del nemico. Poi, certi operai formati in maestranze o compagnie, i -quali si trovano nei diplomi indicati sotto il nome di <i>nautes</i>, ebbero -il carico di costruirvi ponti muniti di torri, dove stavano guardie -armate ad impedire il passo ai pirati normanni e saracini. I detti -legni dovean proteggere le picciole barche mercantili, che navigavano -da un porto all'altro. Così, poi che Carlomagno vide il pericolo che -gli sovrastava per mare, provvide tosto a difendersi contro le correrie -dei nuovi Barbari, e in ogni cosa diè compimento a' concetti -suoi, niente lasciando a mezzo. Se non che queste diverse precauzioni -riuscivano piuttosto a un ordinamento militare, che ad una ragionevole -proiezione pel commercio, chè gli argomenti dell'industria e -le transazioni del traffico non giungono per lo più, se non ai tempi -di più inoltrata civiltà. Carlomagno era più che altro, un guerriero -ed un barbaro tagliato alla germanica, e benchè dai papi Adriano e -Leone spinto a poco a poco verso la civiltà romana, ei conserva sino -alla fine le inclinazioni e consuetudini dell'origine sua; non gli fa di -bisogno, esempigrazia, più che un mantello di lontra, e una pelle di -castrato per coprirsi; e ad amministrare e regger l'impero da lui fondato, -non vuole altro aiuto che quel dei lampeggianti occhi suoi e -della ferrea sua mano; si fa beffe del lusso, vuole che i suoi leudi -perseverino nell'antica e soldatesca semplicità loro, temendo di vederli -ammollire, e serba la splendidezza pe' giorni solenni, quando ei vuole -a tutti manifestare ch'egli è l'erede dell'imperio romano, e ch'ei -può gareggiare in lustro coi principi che regnano a Bisanzio! -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span> -</p> - -<h2 id="cap4">CAPITOLO IV. -<span class="smaller">STATO DELLE SCIENZE E DELLE LETTERE SOTTO CARLOMAGNO.</span></h2> -</div> - -<div class="blockquote"> -<p> -Indole scientifica di Carlomagno. — Suo spirito germanico. — Sua inclinazione -per la letteratura greca e romana. — Le tre menti del sapere. — Alcuino sassone, -Teodolfo lombardo. Landrado germano. — Protezione alle lettere. — Filosofia. — Astronomia. — Geografia. — Grammatica. — Poesia. — Musica. — Storia -e cronache. — Canzoni eroiche. — Pratica generale dell'agricoltura. — Tendenza -letteraria. — I dotti. — Le scuole. — Costumi ed usi dei dotti alla -corte di Carlomagno. — Carteggio di questo principe. — Alcuni frammenti delle -sue lettere. -</p> -</div> - -<p class="yrs"> -768 — 814. -</p> - -<p> -Carlomagno è uomo, come vediam dalla storia, d'indole evidentemente -scientifica. Spesso di mezzo alle civiltà primitive emergon uomini che -corrono con indicibile ardore verso lo studio, ed avviene allora che -nell'opere loro si mesce un non so che di rozzo, di selvatico, di strano, -che ritrae della prima loro educazione. Ben è vero che Carlomagno ama -con entusiasmo gli studi romani, ma in sostanza egli resta pur sempre -germanico. Eginardo narra ch'ei seppe appena accozzar le lettere e -comporre a stento i caratteri del suo nome di <i>Karolus</i><a class="tag" id="tag57" href="#note57">[57]</a>, scritto appiè -degli ordini e dei diplomi. Studia egli la scienza romana per genio, -o solo per dare maggior lustro e profondità all'opera sua? Uomo di -guerra e di conquista, egli ha nondimeno compreso tutto il profitto -ch'ei trar può dall'educazion latina, — a voler aggentilire i costumi -e gli spiriti; egli vide l'Italia, i suoi monumenti, le sue grandezze; -egli udì la sua lingua, la sua musica; e qual pro cavar non puossi -pe' popoli dalla grande educazion romana o bisantina? Egli è in -amistà co' papi, i quali hanno intorno vescovi e abbati che parlano -<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span> -la lingua greca o latina, e scrivono in latino, egli condur vuole la -doppia mossa della Chiesa e della scienza, e al par di tutte le menti -sovrane, ei domina e regge ogni cosa che tocchi. -</p> - -<p> -Tre uomini gli dan mano ad eseguire i suoi disegni di scientifico -ordinamento; Alcuino, Teodolfo e Landrado, i quali appo lui rappresentano -tre civiltà, tre lingue, tre popoli; Alcuino è sassone di stirpe, -come san Bonifazio, parla l'idioma di quei popoli da Carlomagno -domati fino alle rive dell'Elba, ed ha la viva ed ardente loro imaginazione; -Teodolfo è lombardo, e rappresenta al di là dell'Alpi la -letteratura latina, la civiltà di Milano, di Ravenna e di Roma; Landrado -è uomo di patria germanica, e conserva e perpetua il profondo, -solido e certo sapere. Alcuino è un cherico di fortissimi studi, come -tutto il chiericato anglosassone di quel tempo, ed ha fatto laboriose -e feconde indagini intorno alla Sacra Scrittura, alla grammatica, alla -rettorica e scritto assai. -</p> - -<p> -Teodolfo è il poeta degl'Italiani; le più dell'opere sue sono in -versi, egli tutto descrive nella sua bella lingua, e vedesi ch'egli -ha studiato Orazio, Virgilio e Ovidio pure. Un dei <i>missi dominici</i>, -com'egli era, di Carlomagno, nelle provincie meridionali, lo spiritoso -viaggio a Brindisi gli suggerisce il pensiero di descrivere in versi i -luoghi da lui visitati nella sua legazione, e il fa con singolar magistero. -La pittura ch'egli ivi porge della Settimania e della Provenza, -è briosa, colorita, nè visita pure una città senza tutte riferirne a minuto -le origini, gli usi, i costumi. Landrado, faticoso scrittore, come -son tutti quelli di razza germanica, ha continuo carteggio cogli abbati, -ammaestra i cherici, le donne, i fanciulli, ad esempio di san Girolamo, -raffronta e punteggia le opere della Sacra Scrittura, e tutto pazienza, -rettifica i caratteri merovingi, ad essi dando forma più pura e più studiata, -che in prima non avevano. Alcuino è pur esso un grande correttore -e punteggiator del greco e del latino; critico sodo e paziente, -corregge gli errori de' manoscritti biblici; poi apprende l'ebraico, il -siriaco, ed è siffattamente immedesimato con Roma, ch'ei dà il titolo di -<i>Pandette</i> alla raccolta delle opere sue; il suo lavoro intorno alla Bibbia -è solenne, però che la Bibbia è il gran libro dei popoli, e tutta -la generazione vi applica: nelle badie si commentano i salmi, le monache -stesse sillogizzano intorno al senso dei libri sacri, e la badessa -di certo monastero della Neustria, in carteggio con Alcuino, gli dice -come le gravi sull'animo quella sentenza del profeta: <i>tutti gli uomini -sono mendaci</i>. A somiglianza dei primi padri della Chiesa, Alcuino è -in corrispondenza epistolare con le donne consacrate alla vita monastica, -e abbiamo di quel dotto abbate un trattato indiritto alla vergine -Eulalia; quelle giovinette, votatesi alla solitudine, si stimavano forti -<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span> -sì da leggere sant'Agostino<a class="tag" id="tag58" href="#note58">[58]</a>, ed Alcuino ne fece un ristretto per uso -loro<a class="tag" id="tag59" href="#note59">[59]</a>. -</p> - -<p> -Teodolfo insegna con pari ardore, e compendia e commenta e fa ristretti -anch'esso ad uso dei laici, e difficil molto essendo l'interpretazione -dei libri sacri. Alcuino e Teodolfo la pongono a ragguaglio -di tutti per via di compendii in lingua latina ed anche in lingua -volgare. Tutte queste menti si vengono concitando sotto il forte e -generoso impulso di Carlomagno, che le anima e protegge; Alcuino -è guiderdonato con ricche abbazie, Teodolfo è promosso al vescovado -d'Orleans, Lanfranco ottiene la metropolitana di Lione; tutti si fanno -stromenti a Carlomagno per illuminarlo e sublimarlo; l'uno gl'insegna -le lettere, l'altro il latino ed il greco, ed egli tien con tutti loro intimo -e familiare carteggio. -</p> - -<p> -La teologia è la scienza di quell'età, è il fondamento d'ogni discussione. -I dommi cattolici non son eglino la base di quella società? -Tutto la fede religiosa comprende, e mal conoscerebbe lo spirito di -quel secolo, chi credesse ivi all'azione della filosofia, foss'anche speculativa, -al tutto estranea a quella credente generazione. Se non che -alcuni libri di greci sofisti incominciavano sotto i Carolingi a penetrar -nell'impero franco, e le compilazioni che sotto il pseudonimo di -Dionigi l'Areopagita comparvero, precedettero d'oltre ad un secolo -le dottrine dello Scoto. Io non voglio magnificar l'altezza degli scoprimenti -del tempo antico, chè anzi chi suppor volesse un'ampia libertà -d'indagini a quel tempo di forza e di cattolicismo, mostrerebbe di non -sapere che cotali ardimenti dell'ingegno non sarebbero stati pure compresi -a que' giorni, dove le teoriche religiose medesime aveano alcun -che di materiale, e le controversie tutte versavano intorno al culto delle -immagini. Tuttavia le pratiche con Costantinopoli favoreggiar dovettero -il progresso della filosofia, benchè rarissime si trovin le citazioni -dei libri d'Aristotile, i quali non furono, a dir proprio, conosciuti, -se non per le arabe traduzioni del secolo nono. Ella è cosa incontrovertibile -che la compilazione sotto il falso nome di Dionigi l'Areopagita, -diffusasi in Occidente verso il regno di Carlo il Calvo, operò -potentemente sugli studi filosofici; lo Scoto venne solo a compierli, -nel secolo duodecimo; e il mondo attinse il primo lume alle faci del -greco sapere, che conserva vasi nelle scuole di Costantinopoli; poi gli -Arabi recaronvi le traduzioni della scuola alessandrina col suo sincretismo, -finchè due secoli dopo il medio evo accolse le teoriche dello -Scoto, capo della filosofia scozzese e maestro della scienza. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span> -</p> - -<p> -Del resto, in Occidente, i progressi non erano nè grandi nè vigorosi; -e valga il vero, si può egli dare il nome di astronomia ai calcoli -per fissare le date ed ai computi ecclesiastici delle feste mobili? In -fatto d'astronomia disputavasi intorno al sistema aristotelico, intorno -alla scuola alessandrina, intorno al sistema tolemaico; Teodolfo ed -Alcuino eran di diversa opinione; quegli volea che l'anno astronomico -principiasse a settembre; questi ponea quel ch'egli chiamava -il <i>salto della luna</i> in novembre. Singolari son le teoriche da Alcuino -esposte intorno al sistema lunare; al tempo che la luna accostasi a -quel salto astronomico, di cui tanto ragionano i dotti di quel secolo, -egli segna sulla carta certe figure, che poi manda a Carlomagno, e questi -discute con lui per farlo persuaso dell'esattezza delle sue proprie -osservazioni, e lo regala d'imperfetti stromenti tolti dalla civiltà egiziana -e romana. Non altrimenti che appresso tutte le primitive nazioni, -quei dotti e quei sapienti molto osservano il movimento ed i fenomeni -degli astri; al principio del secolo nono v'ebbe un lungo ecclisse di sole, -che spaventò tutte quelle generazioni; il monaco d'Angouleme, che -meritossi il titolo d'astronomo, prenunziò la congiunzione di Mercurio -col sole nell'anno 807, e nel mese di febbraio fu veduto in -cielo quel fenomeno che annunziava, al dir dei contemporanei, lo -scontro di eserciti in guerra, e forse altro non era che un'aurora -boreale, tinta in rossiccio. La discussione scentifica posossi quindi fra -le memorie della scuola alessandrina ed i libri meramente della scuola -greca aristotelica; ogn'anno, quand'aveasi a determinare la Pasqua secondo -il rito del concilio Niceno, sorgeano vive discissioni procedenti da -calcoli astronomici; l'astronomia era fatta scienza indispensabil pe' cherici: -«un sacerdote di Dio dee saper fare i conti» dice un dei capitolari -di Carlomagno. Il libro del Computo ecclesiastico, ingiunto dai concilii -ai preti e nei monasteri, diviene il fondamento così d'ogni scienza, -e gli astronomi furono preposti a tutti gli altri maestri, per la ragione -che le feste ecclesiastiche dipendevano dalle combinazioni dei -numeri e dei tempi. -</p> - -<p> -Negli studi del medio evo trovasi sempre unita all'astronomia la -geografia, scienza, della quale aveasi sotto Carlomagno imperfettissima -cognizione; vero è che Teodolfo, sempre studioso, erasi provato a -comporre un globo sferico con tutti i segni dello zodiaco, ma la spiegazione -ch'egli ne dà è priva d'ogni esattezza. Egli si pare che in questa -scuola domini la teoria di Tolomeo sulla forma della terra; ma non -ben se la intendono intorno alle basi d'un sistema sferico: Alcuino -pone per principio che la terra è quadrata, e il mondo, a dir suo, -è fermo su quattro punti cardinali<a class="tag" id="tag60" href="#note60">[60]</a>, e diviso in tre parti, Europa, Affrica -<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span> -ed Indie, le quali sono da lui descritte in modo vago, come uno -spazio immenso dalla parte di Oriente. Tutto ciò che sapevasi a -que' giorni di geografia, veniva dai pellegrini e dai vescovi viaggiatori, -che andavano a predicar la fede tra i Barbari; le città e le provincie -erano rozzamente segnate sopra qualche pergamena o papiro, -e tutto ciò che serbavasi del mondo antico, era tolto dalla scuola romana -o bisantina. -</p> - -<p> -La scienza nondimeno forma tutta l'occupazione di quegli uomini -che scoprir vogliono i riposti misteri suoi, e Teodolfo, il poeta italiano, -uomo di fantasia, la rappresenta sotto l'imagin d'un albero, co' suoi -rami madornati e coi fioriti suoi ramoscelli di mille colori; la grammatica -forma la radice, da un lato esce la rettorica, dall'altro sorge -la dialettica con tutto il rigoglio d'un lussureggiante rampollo, poi -vengon, come tre sorelle strettamente abbracciate, la musica, la geometria -e l'astronomia; e questo simbolo viene da Teodolfo svolto non -senza un certo ardimento di pensiero. In tempo che gli altri sapienti -altro non fanno che applicarsi alla Sacra Scrittura e allo studio dei -salmi e dei libri biblici, egli confessa di gustar un interno diletto al -leggere, e meditare gli autori pagani, e negli opuscoli suoi continua -è la citazione de' bei versi di Virgilio e delle commedie di Terenzio. -Anche i versi del sassone Alcuino san dello studio degli antichi; celebra -l'arrivo di papa Leone in Francia, e usa la lingua poetica nello -scriver epitafi e descriver l'oriuolo a polvere del Tempo, che corre -presso all'eternità, intanto ch'egli biasima coloro i quali troppo si dedicano -agli autori profani e a Virgilio principalmente, e ch'ei dice ad un -suo discepolo: «tu sei troppo virgiliano,» e che ad un vescovo amico -suo rimprovera la soverchia passione di lui per l'Eneide. In qualche -monastero a que' giorni parlavasi il greco; v'erano scuole in cui -veniva pubblicamente insegnato, e il latino era la lingua comune della -Chiesa. Non è quindi maraviglia che gli antichi fossero letti e consultati -quai maestri in letteratura e in poesia. Carlomagno medesimo non -isdegnò il meccanismo de' versi latini, come vedemmo nel tenero epitafio -suo di papa Adriano, ed anch'egli usava quella poetica lingua -nelle sue epistole a Paolo Diacono. -</p> - -<p> -Dettava pur versi nella patria favella, e spesso ancora in tedesco -e in idioma germanico; facea raccogliere le tradizioni degli antenati, -e voleva che gli scaldi e i poeti serbassero le memorie del passato e -le vittorie degli avi. Di qui forse l'origine di quelle canzoni eroiche, -onde ci restano oggidì ampie reliquie; se non che il tempo ha distrutto -gli originali di questi monumenti in lingua barbarica, e poche -parole appena, poche frasi sparse qua e là nelle iscrizioni latine, additano -la lingua che parlavasi nel secolo ottavo; niuno tuttavia -<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span> -negar può che non vi fossero a quei tempi tradizioni e leggende scritte -nel sermone della patria, alcune delle quali tradizioni mescolavansi -con la vita dei santi. Le canzoni eroiche e i romanzi di cavalleria -furono attinti a queste prime fonti; l'imaginazione dei trovatori -vi lavorò sopra di ampie epopee, ma la sostanza di questa poesia vien -da quelle leggende, di cui fan menzione le cronache, da quei canti in -lingua teutonica, che a gran diligenza si raccoglievano per ordine -di Carlomagno. Quei primi canti disparvero, perchè al tutto estranei -alla vita solitaria dei monaci ed allo spirito loro di conservazione; le -croniche, all'incontro, si son tramandate d'età in età, con la cura e -la religione d'un sacro monumento; la lingua del chiostro fu la latina, -quella del campo la tedesca; le croniche appartenevano all'ordine -monastico, le canzoni eroiche all'ordine militare; le une furono conservate -all'ombra delle solitudini; le altre si dileguarono, come il -suono delle grandi battaglie, in preda ai venti delle generazioni. -</p> - -<p> -Le canzoni eroiche si recitavano a gran voce in battaglia e nelle -corti dei feudatari, ma nessun antico manoscritto ci pervenne con le -note e le scale segnate come in quelli venuti dappoi; pur nondimeno -non è a dubitar che siffatte canzoni non fosser cantate, e il nome loro -medesimo ce lo insegna. E le poesie omeriche non furono anch'esse -cantate per le campagne della Grecia? Le <i>cantilene giocolari</i>, come -Alcuino le chiama, erano in contrapposizione col canto della Chiesa, -grave e solenne; e recitavansi su arie allegre da menestrelli e trovatori, -laddove gl'inni cattolici procedeano da due origini, dal canto -gallico, che teneva un certo che di druidico e di selvaggio, e dal -canto fermo romano o greco, e v'ebbe tra le due scuole vivo ed ardente -contrasto, chè la Chiesa delle Gallie serbar voleva i suoi canti. -</p> - -<p> -Carlomagno inchinava per la forma romana, siccome la più soave -e appropriata agli inni di gioia, e il monaco di San Gallo ci narra -come lo dilettassero gl'inni cantati, e com'ei volesse che i cherici ripetessero -ad alta e sonora voce le lezioni della cattedrale<a class="tag" id="tag61" href="#note61">[61]</a>, e come -spesso a quelle assistesse, accennando egli stesso col dito o con la -punta del bastone ognuno a cui toccava la volta sua di cantare. -</p> - -<p> -Il canto fermo scritto consisteva nel metter sulla parola degli inni -o dei salmi alcuni piccioli quadretti di note, le cui code stendevansi -in alto o in basso; i fanciulli scolpivano, cantando, le sillabe, ed i -cherici facevano il basso, intantochè l'imperatore mostrava, sorridendo, -la contentezza sua nell'udire il perfetto accordo di quelle voci. -Un giorno, tanto gli piacque il canto dei Greci, che ordinò si cantassero -sul medesimo tuono le parole latine. Dalla Grecia pure venne, -come già dicemmo, quel magnifico istrumento, maraviglia di tutta la -<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span> -generazione, l'organo dir vogliamo, che fu a Carlomagno mandato -dall'imperatore di Costantinopoli, a quel modo che gli fu dal califfo -di Bagdad mandato l'orologio meccanico. Fino a quel tempo i Franchi -non avean conosciuto che certi strumenti a corda ed a fiato, ma -poi che udirono quei mille suoni, che rimbombando si diffondeano -per la cattedrale, come le mille voci del giudizio finale, quando -quelle canne, artificiosamente ordinate, ad esprimer si fecero tutte le -passioni del cuore e dell'anima, i cherici rinunziarono quasi spontaneamente -all'arpa ed alle tibie romane. L'organo è lo strumento sacro -che meglio s'accordi con le aspirazioni religiose; l'organo e gli -inni sono l'espression vera dell'evo medio, e quelli che meglio di -ogn'altra cosa interpretare a noi ne possono i vivi e profondi affetti, -le misteriose angosce, il pio simbolismo. -</p> - -<p> -Accanto alla musica veniva la pittura, ma non viva ancora che per -la tradizione di Roma e di Bisanzio, nessun'arte speciale essendovi -che riferir si possa al regno di Carlo, non più che al tempo dei Merovei; -tutto toglievasi dalle scuole di Costantinopoli o di Roma, e le -informi pitture, quali son quelle che oggidì s'incontrano in alcuni -rari manoscritti, come a dire nella Bibbia di Carlo il Calvo, le coperte -d'avorio, i finimenti di rame, d'argento e d'oro, incastonati, -e le lettere, che pur sono un lavoro d'arte, niente hanno di originale; -la pittura, la cesellatura, la miniatura venivano dai Bisantini. La -forma secca germanica appare all'incontro più profondamente segnata -nelle opere dell'architettura, ivi dominando la scuola lombarda -con le pesanti e solide sue fondamenta. Qualche rara reliquia ci -porge ancora un indizio dell'architettura carlinga, come a Poitiers -alcune muraglie tuttora in piedi, e ad Aquisgrana alcuni avanzi del -coro della cattedrale, a cui si adoperarono massi di solida pietra, e -le colonne di porfido tolte a Ravenna; ma sono monumenti che mai -non appartengono ad un'età solamente, trovandovisi innestate le colonne -e i mosaici dei tempi anteriori. In Aquisgrana, esempigrazia, ci -son rottami del palazzo imperiale di Ravenna, e mosaici ancor più -curiosi; la badia poi di San Ricchieri, come fu descritta dal Padre -Mabillon, riconosceva l'origine sua dal secolo ottavo. Ogni giorno -intanto ne porta qualche resto dei monumenti dell'antichità, sì che in -breve non avremo dell'età carlinga altro che polvere. -</p> - -<p> -Questo quanto alle arti. Quanto alle scienze gravi, le scuole monastiche -tenevano il primo luogo, favorite, a tutto potere, da Carlomagno. -A cui non era giunto il grido, nella Francia neustriaca, delle -scuole di Corbia, di Fontenelles, di Ferrieres, di San Dionigi e di -San Germano? Così nell'Austrasia nessuna scuola contender poteva il -primato a quelle di Fulda e di San Gallo, fondate da Carlomagno. -<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span> -In Italia, il monastero di Montecassino possedeva il meglio dell'antico -sapere; ivi tutto insegnavasi, e specialmente l'interpretazione della -Scrittura. Lo studio del diritto canonico ristringevasi ai concilii antichi; -il diritto civile desumevasi dai capitolari e dalla legge salica -e ripense; alcune città e popolazioni della Gallia erano governate -dal diritto romano. Considerati come opera in corpo, i capitolari sono -un bel monumento di diritto civile, e tal che può mettersi allato del -codice teodosiano e del giustinianeo: considerati, parte per parte, il -diritto non era ivi una dottrina, ma tutti formavano una raccolta di -editti di polizia sociale, tali da richieder più obbedienza che studio. -</p> - -<p> -La scienza della medicina era al grado medesimo d'imperfezione; -solo gli scritti d'Ippocrate aveano alquanto rischiarata la pratica; -aveasi cognizione dei semplici, per quanto Plinio ne insegna, e ci -aveano alcune scuole per apprender la medicina come arte, e i capitolari -ne fanno menzione, laddove ingiungono di mandare i fanciulli -a simili scuole. Tale a que' tempi si era la credenza nei sortilegi e -nelle malíe, che ognuno comprenderà facilmente come trascurata esser -vi dovesse la scienza vera; non istudiavasi punto a que' giorni, ma -si credeva. Le Regole fatte per gli ordini religiosi di San Benedetto -imponevano che in ogni convento ci fosse un fratello medico ed una -spezieria, ed a' tempi cavallereschi ci ebber leggende intorno a meravigliose -guarigioni, che lo studio de' semplici altro non era che un -passatempo di quelle nobili castellane. Recavansi dalla Siria balsamo, -unguenti, droghe e medicamenti già belli e preparati, eseguivansi -gli aforismi d'Ippocrate, regolati con qualche tradizione della scuola -alessandrina. Tutto poi si faceva senza disamina, senza osservazione; -si pigliavano i fatti com'erano, e quando la cronica riferiva un avvenimento, -la generazione ci prestava intera fede; leggende, pergamene, -documenti, tutto ammettevasi per verità fondamentale. Non ci ha -spirito di critica in checchè sia; chè quella generazione, tutta di credenza -e di fede, non ragiona punto, ma ubbidisce; e se pure ella discute, -sì il fa intorno a parole; nè parimenti ella s'inabissa punto -nelle interpretazioni de' sensi scritturali; quanto alla scienza razionale, -ella non c'intende nulla, e la vita per lei altro non è che una gran -leggenda. -</p> - -<p> -In sul primo fervore di una tal quale ristaurazione degli studi romani, -vediamo nei dotti dell'ottavo secolo una gioia innocente; studiando -i tempi passati, contemplan essi coll'ardor de' neofiti i belli -avanzi dell'antichità, s'ingolfano con entusiasmo negli studi, e quest'ammirazione -in loro dei tempi antichi è sì ardente, che i vescovi, -abbati e cherici, studiosi delle scienze, si danno scambievolmente i -nomi dei poeti e degli oratori antichi che degni giudican del culto -<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span> -loro, e dl questo nodo Davide il salmista ed Omero il cantor delle -sublimi rapsodie prestano i nomi loro ai letterati dell'ottavo e del -nono secolo; Carlomagno forma una specie d'areopago e d'accademia, -nella quale ciascuno toglie a prestito un nome: Davidde<a class="tag" id="tag62" href="#note62">[62]</a>, Samuele, -Oniaste, Omero, Virgilio; nè oramai più si chiamano che con questi -soprannomi. Tale si è l'indole di tutti i tempi di risorgimento, e il -carattere delle età in cui cominciasi a studiare; ognun gittasi con -ardore ed entusiasmo verso le cose del passato, sempre nuove per -chi le ha innanzi neglette. Le rarità dei libri sì in papiro come in -pergamena, era motivo che venissero bramosamente cercati<a class="tag" id="tag63" href="#note63">[63]</a>, pagatosi -come le reliquie sacre e facevasi il giro dell'Italia e della -Grecia per pur raccoglierne alcuno. E' non furono gli Arabi a tramandar, -come fu scritto, i più degli autori greci per imperfette traduzioni, -ma essi venner dirittamente da Costantinopoli, e ci son -manoscritti che recano ancora l'impronta degli studi greci. Le comunicazioni -con Costantinopoli furono frequentissime sotto Carlomagno, -e ancor più a' tempi de' pellegrinaggi; d'altra parte il greco -era in uso nelle scuole monastiche; onde perchè ricorrere agli Arabi, -per aver da loro una traduzion di seconda mano? Ben dagli Arabi -venir poterono alcuni libri di geometria e di cabalistica, padroni come -essi erano d'Alessandria; ma quanto agli autori principali della Grecia -ed ai poeti latini dell'antichità, essi erano pienamente conosciuti dalla -generazione letterata dell'ottavo e del nono secolo<a class="tag" id="tag64" href="#note64">[64]</a>. -</p> - -<p> -Grande fu a que' tempi l'influenza delle scuole bisantine su tutte -le forme e lo spirito della scienza, tanto che fino i caratteri merovingi, -informi così come sono, e in cui son mescolate l'orme della -sassonica origin loro, spariscono anch'essi quasi del tutto per dar -luogo alle lettere con tanta perfezione formate, che sono nelle bolle -di Roma e nei papiri di Costantinopoli. Le poche scritture e diplomi -che ci rimangono del secolo nono, sono tratteggiate a perfezione, e -i caratteri loro s'accostano per poco a quegli ammirabili manoscritti -del nono e del decimo secolo, fra i quali primeggia il codice a penna di -Gregorio Nazianzeno, bel monumento d'arte, posseduto dalla Biblioteca -reale, lavoro di pazienza e di perizia che più non rifarebbesi ai -nostri tempi svagati. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span> -</p> - -<p> -Carlomagno fu il centro di tutto questo scientifico movimento; -tutto, tutto egli raccolse intorno alla grandezza sua, e intantochè certe -cronache dicono ch'egli a stento accozzar sapeva le sue lettere, altri -monumenti ce lo presentano per l'illuminato protettore dei dotti. Non -ci rimangono firme di sua mano, chè ne' suoi diplomi, accanto alla -sua bolla e sigillo, trovasi il suo monogramma sì, ma pur sempre -tratteggiato dal suo scrivano o cancelliere, conforme usavano i principi -del secondo lignaggio<a class="tag" id="tag65" href="#note65">[65]</a>. Nè v'ha punto contraddizione in questa -medesimezza d'un principe ignorante per sè stesso, e protettor nondimeno -delle scienze e degli studi; questo capo, questo Barbaro, ama, -al par di tutti i conquistatori, la poesia, e si fa cantar dagli scaldi -le storie della patria, chè Carlomagno pure sapeva, al par d'ogni -altro re che fondar volle un grande sistema di governo, l'azione -dall'antica letteratura esercitata sulla compagnia civile; egli resta -germanico sì, per l'indole sua, per la sua forza, per l'origine sua; ma -quanto al pensare, egli studia di farsi Romano. Nelle militari sue spedizioni -accompagnar si fa dai leudi, dai conti suoi; ma quand'egli ha -a ordinar l'impero, a far leggi di buon governo, chiama in aiuto ed -appoggio suo i cherici, e solerte e proveduto, com'egli è in ogni -cosa, tien corrispondenza con tutti. Pochi sono i monumenti scritti -venuti da lui di prima mano, nè altro più abbiamo di suo che poche -lettere, ma son fattura d'un uomo che riempiè della sua fama il -medio evo, e però la storia raccoglier dee, come sacre reliquie, tutto -che vien da un'origine si sublime. V'ha sempre dell'oro in mezzo -a questa polvere, e della grandezza sempre in mezzo a queste ruine! -</p> - -<p> -La badia di Fulda, gran fondazione del secolo ottavo, è la stanza -prediletta del principe d'Austrasia, non altrimenti che la badia di -Montecassino è la fondazione dei re longobardi; e Carlomagno gode -poi di carteggiar con quegli abbati, che con la mitra in capo, e col -pastorale in mano, venner tante volte ad accoglierlo: «Tu dèi dunque -sapere, scrive quindi a Bogolfo, abbate di Fulda, aver noi pensato, -insiem coi nostri fedeli, esser utile che nelle chiese e nei monasteri, -di cui Dio ci ha confidato il supremo governo, ognun dei -cherici attenda non solo ad osservare una vita disciplinata, ed a praticare -gli ufizi della nostra santa religione, ma sì ancora, se il Signore -gli abbia dotati delle necessarie facoltà, ad istruirsi nello -studio delle belle lettere, come regola onesta e difesa dei lor buoni -costumi. Così pure vogliamo che lo studio e la dottrina giovino loro -<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span> -a purgare il discorso, onde, con la vita loro esemplare e con la piacevol -maniera del dire, adempiano i comandamenti di Dio, però che -scritto è: — Sarete assolti o dannati secondo le vostre parole. — Nell'occasione -dell'averci, quest'anno, parecchi monasteri fatto sapere -ch'essi indirizzavan per noi fervide orazioni al cielo, ci siamo -accorti, per le lettere loro, che, se retto è l'animo, scorretto è lo stile, -e che tradur non possono, senza sconcio, per iscritto, i buoni -pensieri che ad essi vien suggerendo la loro devozione per noi. Or -questo loro scorretto scrivere ci ha messo in timore, che dalla scarsa -loro dottrina sieno impediti a ben comprendere il testo della Sacra -Scrittura, ben sapendo noi che, se gli errori di lingua sono dannosi, -quelli che falsano il senso son più dannosi ancora. Laonde noi vi -esortiamo a non trascurar le belle lettere non solo, ma sì ancora ad -applicarvi diligentemente a studiare e scrivere i misteri della Scrittura, -affin di poterli facilmente comprendere.» -</p> - -<p> -Nella qual epistola, opera certamente di Alcuino, si appalesa l'amore -alle lettere di Carlomagno, volendo egli che i cherici studino -e scrivano con eleganza e correzione di stile. Dai campi della Sassonia -scrive indi ad Adriano: «Signor nostro: Re Carlo, vostro figlio, e la -figlia vostra e nostra donna Fastrada, figlio e figlia di Nostro Signore, -e tutta la casa vostra vi salutano; tutti i preti, i vescovi, gli abbati -e tutta la congregazione devota in Dio, e così tutta la generalità -del popolo franco vi salutano. Il figliuol vostro vi rende grazie -dei legati che gli mandaste e delle dolci vostre lettere, con cui lo -fate certo della prospera conservazione di vostra salute.» Carlomagno -soggiorna indi nel monastero di Fulda, e d'ivi carteggia con -la regina Fastrada, una delle donne sue, intorno all'astinenza e al -digiuno. «Con l'aiuto di Dio (così egli), noi abbiam fatto per tre -giorni orazione, principiando alle none di settembre, per impetrare -da Dio misericordioso pace, vittoria, salute, ed insieme un prospero -viaggio, e per supplicarlo d'aiutarci sempre e sostenerci e difenderci. -I nostri preti ordinarono a tutti quelli che per età e per salute -fare il potessero, d'astenersi dalla carne e dal vino, e per ottenere -licenza di bere alcun po' di vino per questi tre giorni, i più -ricchi e facoltosi di noi donarono, secondo le forze loro, ma non manco -di un danajo; oltre di che ognuno fece anche limosine, più o meno -abbondanti, secondo il suo stato. Ciascun prete disse una messa, -salvo gli impediti da malattia, e quei cherici che sapevano i salmi, -ne recitaron cinquanta, restando a piè nudi intantochè oravano. Tale -si è il comandamento dei sacerdoti, a cui tutti abbiamo stimato conveniente -di sottometterci, ed è voler nostro che tu faccia il medesimo -coi nostri fedeli. Quanto a te ed a ciò che per la tua debolezza -ti si può concedere, ci rimettiamo nella prudenza tua.» -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span> -</p> - -<p> -Egli ti par di udire un antico imperatore di Roma, Cesare, per cagion -d'esempio, che ragioni con la moglie sua, degna matrona romana, -de' suoi pontefici e della celebrazione delle pubbliche feste. -Carlomagno è il custode della polizia dell'impero suo, quindi egli -invigila gli uomini d'arme, i cherici, e però ch'egli conosce tutta -la podestà della Chiesa, se ne fa correttore e guardiano, e scrive anche -in parti lontane a far che non abbia danno nelle cose sue; testimonio -quant'egli scrive qui appresso al re Offa. «Un prete scozzese, -che dimorò qualche tempo vicino a noi nella parrocchia di -Ildeboldo, vescovo di Colonia, secondo la denuncia del suo accusatore, -peccò, mangiando carne in quaresima. Se non che i nostri preti, -non avendo trovata l'accusa bastevolmente provata, non vollero -sentenziarlo; ma pur nullameno, più non gli consentono, a cagion -del suo fallo, d'abitar nel luogo di sua dimora, onde il volgo ignorante -non abbia a vilipendere l'onore del sacerdozio, e lo scandalo -non conduca forse altri ad infrangere la santità del digiuno; rimessolo -al tribunal del vescovo, innanzi a cui fece i suoi voti al Signore. -Noi ti preghiam quindi d'ordinare ch'egli sia ricondotto al suo -paese per esser ivi giudicato: chè ivi pure osservar si dee la purità -dei costumi e la costanza della fede in grembo alla Chiesa di Dio, -sì che quest'unica, perfetta e immacolata colomba dall'ali d'argento -e dalla coda dorata, sfolgorar vi debba di tutto il suo splendore<a class="tag" id="tag66" href="#note66">[66]</a>.» -</p> - -<p> -Questa universal vigilanza della Chiesa doveva esser costantemente -sostenuta da fermi atti del principe; calde controversie agitavano i -vescovi, gli abbati ed i monaci; in più d'un luogo la stretta disciplina -era posta in non cale; dove l'ignoranza, e dove la passione -dei cherici; poi il viver rotto e romoroso dei monasteri. L'abbate di -San Martino e i suoi monaci obbedir non volevano al vescovo, credendosi -sciolti da ogni giurisdizione dell'Ordinario, onde Carlomagno -scrive loro in questi severi termini: «Il vescovo Teodolfo si lagna, -in una sua lettera, dei modi poco convenevoli coi quali avete trattata -la sua gente, nè ancor tanto di questo, quanto del poco rispetto -che aveste al vescovo della città vostra, e del disprezzo da voi dimostrato -per gl'imperiali nostri comandamenti. Or questi comandamenti, -da noi fatti scrivere sotto l'autorità del nostro nome, v'imponevano -di restituir nelle mani di questo vescovo un cherico, che, -fuggito di prigione, erasi venuto a ricoverar nella basilica di San -Martino; nè questo era punto un comando ingiusto. Ci siam fatte -rilegger amendue le lettere, la vostra e quella di Teodolfo, e abbiam -<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span> -trovato nelle vostre parole maggiore acerbità ed ira, e niun sentimento -di carità verso di lui; egli pare che ivi vogliate piuttosto difendere -il reo, ed accusare il vescovo, e dar a intender che si possa e -anzi si debba metterlo in istato d'accusa, laddove le leggi umane e -le divine tutte s'accordano in proibire al reo d'accusare nessuno. -Indarno voi lo scusate, adducendo ch'egli ha interposto appello dinanzi -a noi, facendovi appoggio della massima che ogni accusato e -sentenziato dinanzi al popolo della sua città, ha il diritto anch'esso -d'accusare altrui e di richiamarsene a Cesare. Voi citate ad esempio -san Paolo che, accusato dal popolo innanzi a' principi giudei, fece -appello a Cesare, e fu mandato dai principi stessi dinanzi a lui per -essere giudicato; ma questo non ha niente a che fare col caso presente. -L'apostolo Paolo era accusato sì, ma non giudicato, quando -appellò a Cesare, e fu a lui rimesso; laddove questo ribaldo prete, -accusato e sentenziato, s'è trafugato dal suo carcere per rifuggirsi -in una basilica, non ostante la legge che gliene interdiceva l'entrata -fino a penitenza compiuta, e solo adesso, benchè dicasi ch'ei continua -nella peccaminosa sua vita, egli ricorre a Cesare, ad imitazione -dell'apostolo Paolo. Ma, come Paolo altresì, indarno egli sarà venuto -ad invocar Cesare, perchè noi comandiamo ch'egli sia rimesso nelle -mani di colui dalla cui forza s'è sottratto, a lui solo spettando, parli -vero o falso il colpevole, tradurlo dinanzi a noi, nè occorre che per -un uom siffatto sia niente innovato negli ordini nostri. Non sappiamo -poi abbastanza stupirci della temerità vostra nell'opporsi, -soli, agli atti della nostra autorità. Già dovete saper quante mormorazioni -si son fatte, e non senza ragione, sul vostro modo di vivere; -infatti, ora vi chiamate monaci, ora canonici, e talvolta non siete nè -l'un l'altro; sicchè vegliando al vostro bene, e toglier volendo la -mala vostra riputazione, vi avevamo scelto un maestro e un rettore -atto a mostrarvi con le sue parole e i suoi precetti la retta via, e -fattolo venir da lontan paese, ed uom religioso e di santa vita come -egli era, ci confidavamo che gli esempi suoi vi potesser correggere. -Ma, ohimè! tutto fu contro alla speranza nostra, e il demonio ha -trovato in voi quasi altrettanti ministri a seminar la zizzania fra i -sapienti e i dottori della Chiesa, e ad indurre in peccato d'ira e d'invidia -queglino stessi che castigare e corregger dovrebbero i peccatori. -Se non che, speriamo, Dio non vorrà permetter ch'essi cedano -alle maligne vostre suggestioni. Quanto a voi, spregiatori degli ordini -nostri, canonici o monaci che vi chiamiate, verrete a quella -delle nostre grandi udienze, che vi sarà dal presente nostro messo -assegnata; nè vi giovi a sollevarvi dall'obbligo di comparire ad -espiar l'inaudita temerità vostra la lettera in cui tentate di giustificare -la vostra ribellione.» -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span> -</p> - -<p> -In questa lettera Carlomagno tutta manifesta l'ira sua, e il subitano -e forte suo risentimento; l'Austrasio, che vuole tutto soggetto, -si maraviglia che vi sia chi ardisca resistere agli imperiali suoi comandi; -detto il suo volere, ognuno ubbidir dee, e quel ch'egli dice -agli abbati, dice anche ai re, imperando su tutti. «Mi è venuto all'orecchio, -scrive egli a Pipino re d'Italia, suo figlio, che alcuni duchi -e subalterni loro, castaldi<a class="tag" id="tag67" href="#note67">[67]</a>, vicarii, centurioni, e i loro ufiziali, -come sono i falconieri, i cacciatori e altri siffatti, nello scorrer qua -e là le provincie da essi abitate, levano tasse non che sugli uomini -liberi, sulle chiese di Dio, sui monasteri dei frati e suore, sugli -ospizii, sul popolo e sugli operai che lavorano le vigne, i campi ed -i prati delle chiese, di questi ultimi anche servendosi per far costruire -gli edifizi loro, continuamente privandoli della carne e del -vin loro, contro ogni giustizia, con mille altre angherie di cui gli -opprimono. Onde è, caro figliuol mio, che ti mandiam questa lettera, -acciò che tu applichi tutta la cura e la prudenza tua a riparare -il male. Ci fu detto altresì che in alcuni luoghi, certuni de' nostri -soggetti e de' tuoi, pretendono esser nullo il partecipar che abbiam -fatto loro di vari capitolari scritti nella legge, e sotto simil pretesto -ricusino di ubbidir loro ed averli per leggi. Ora, tu sai i discorsi -che noi medesimi abbiam tenuti teco sul proposito di questi capitolari, -onde ti preghiamo di farli conoscere ed eseguire in tutto il -regno da Dio confidato alla tua vigilanza, e ti raccomandiamo di -provedere affinchè facciasi quanto abbiamo ordinato così intorno -all'uccisione dei vescovi e dei preti, come all'altre cose. Intanto, in -riguardo a' preti, ci par conveniente, che se il prete sia nato libero, -si triplichi l'ammenda imposta dalla legge, e il medesimo s'egli sia -stato anche solo ferito. Se poi v'ha dubbio ch'ei sia nato servo, si -faranno indagini sull'origine sua per sapere se debbasi o no far pagare -triplicata l'ammenda. Così facciaci anche rispetto ai diaconi.» -</p> - -<p> -Tanto per la legge politica; ecco ora una lettera di Carlomagno -intorno alla predicazione della parola divina, perchè egli signoreggiar -vuole eziandio la dottrina, la parte morale dell'uomo, l'intelletto. -La lettera è indiritta al vescovo di Liegi. «La paternità vostra -tenga bene in mente quanto le abbiam più volte detto in consiglio, -circa le predicazioni nella Santa Chiesa di Dio, ed il modo in cui -ella doveva predicare, ed istruire il popolo secondo l'autorità dei -sacri canoni. Per prima cosa, in quanto riguarda la legge cattolica, -noi le dicevamo, sia debito a chi imparar non ne può di più, recitare -<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span> -almeno a memoria l'Orazione dominicale ed il Simbolo della -fede, quali gli Apostoli ce li hanno insegnati, nè ad alcuno sia lecito -levare dal fonte battesimale niun fanciullo, senz'aver prima recitato, -alla presenza di vostra paternità o d'alcun de' suoi preti, l'Orazione -dominicale ed il Simbolo. Se non che avendo nel giorno dell'Apparizione -del Signore trovato parecchie persone che volean far battezzare -dei fanciulli, noi abbiamo ordinato che ognuna di esse, fosse -appartatamente e diligentemente esaminata per vedere se, come dicemmo, -tutte sapessero l'Orazione domenicale e il Simbolo, e ne furon -trovate parecchie che non sapevan nè l'una nè l'altro; onde -allora fu da noi ordinato che venisse loro impedito di levare nessuno -dal sacro fonte, finchè imparato non avessero, sì da recitarle a mente, -le dette due orazioni, il che fu cagione a molti di grande vergogna. -Ed appresso, eccellentissimo vescovo, ci parve bene di ordinare un -digiuno, e che ognun si astenesse dal vino e dalla carne, digiunando -fino all'ora nona, eccettuati quelli ai quali non è consentito -farlo dall'età o dalle infermità loro.» -</p> - -<p> -Tutto si mescola e confonde in questi tempi, e mentre Carlomagno -impone i digiuni e le penitenze come un vescovo, ordina pure agli -abbati di seguirlo alla guerra coi loro armigeri, e un armamento all'abbate -Folrado, uomo di scienza. «Tu verrai, così gli scrive, co' -tuoi armigeri al luogo assegnato, perchè d'indi muover tu possa -verso qualunque altro luogo noi saper ti facessimo, a mano armata, -cioè con armi, arnesi, munizioni da bocca, vesti, tutto ciò insomma -che fa di bisogno in guerra. Ognuno de' tuoi cavalieri abbia scudo, -lancia, spada, mezza spada, il suo arco, il suo turcasso, le sue frecce; -ogni tuo carro contenga scuri, asce, cunei, pale di ferro, e tutti gli -altri arnesi utili contro il nemico. E di questi arnesi e munizioni da -bocca ve n'abbia per tre mesi, e dell'armi e degli abiti in quantità -sufficiente per mezzo l'anno. Tanto ti ordiniamo perchè tu il faccia -eseguire, e perchè tu ti rechi pacificamente al luogo assegnato, cioè -senza toccar nulla per via, salvo il fieno, la legna e l'acqua di cui -tu possa avere bisogno<a class="tag" id="tag68" href="#note68">[68]</a>.» -</p> - -<p> -Questi frammenti delle epistole di Carlomagno da lui scritte o da' -suoi scrivani e segretari, danno meglio a conoscer l'indole del conquistatore, -del re, dell'imperatore, che non tutti i sistemi e le classificazioni -<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span> -dei tempi moderni; bello è veder l'imagine dell'uomo -ne' suoi propri scritti, che ivi è tutto trasfuso il pensar suo. Invano -tu ivi cercheresti alcuna division filosofica, ogni cosa essendovi insiem -mista e confusa; le leggi civili coi canoni ecclesiastici, i capitolari -coi concilii. La possanza di Carlomagno tutto domina dal governo -generale della società, sino alla disciplina della Chiesa e -all'amministrazione domestica del palazzo. Con la lettura di questo -carteggio epistolare di Carlomagno tu puoi formarti concetto dell'indole -e della podestà sua, la quale podestà è un misto di attribuzioni -politiche e religiose, una creazione selvaggia che tien della -terra, della scienza e della barbarie, gli è il caos sbrogliato dalla -mente d'un supremo intelletto, il solo, in tant'opera, superiore al suo -secolo, con una società intorno che resiste al vigoroso impulso suo. -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap5">CAPITOLO V. -<span class="smaller">LA CHIESA E LE SUE COSTITUZIONI SOTTO CARLOMAGNO.</span></h2> -</div> - -<div class="blockquote"> -<p> -Conflitto per l'unità. — Eresie. — Le due principali. — Gl'iconoclasti. — La -dottrina di Felice da Urgel. — I libri carolini. — I vescovi. — Gli abbati. — Aspetto -dei grandi monasteri. — La Regola. — Le cronache. — I cartolari. — Le -mense ecclesiastiche. — Abbozzo della famiglia monacale. — Le terre ed i servi. -</p> -</div> - -<p class="yrs"> -768 — 814. -</p> - -<p> -La grand'opera di Carlomagno si congiunge sostanzialmente con -la podestà e l'unità della Chiesa; la corona imperiale sorge accanto -alla mitria pontificia, la spada presso al pastorale; i capitolari sono -una perfetta confusione del diritto civile con la legge ecclesiastica. -Ai primi secoli del periodo franco, l'universalità della Chiesa non è -principio ammesso dappertutto; ella va debitrice del suo splendor temporale -e dell'indole sua di sovranità secolare principalmente a Carlomagno, -alle pratiche di quest'ultimo ed all'intimità sua con -<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span> -Adriano e Leone papi; donde avvien poi una specie di ristaurazione -di quelle due podestà del pontificato e dell'impero, l'una delle quali -tende sempre all'unità sua per istabilirsi su quella pietra da cui la -Chiesa dee sollevarsi tutta rigogliosa di maestà e di vigore; l'altra -attende ad ordinare il governo e la società materiale. Leone saluta -l'impero in Carlomagno, e l'imperatore protegge questo pontefice -doppiamente minacciato, e dal popolo di Roma e dalla moral ribellione -dell'eresia; accordo misterioso che non ebbe a durar se non -un tempo, però che il pontificato e l'impero si separarono, e ricominciò -il naturale conflitto tra il soldato ed il cherico che già era -fin dal nascere della doppia podestà dei papi. Come reprimer passioni -che bollivano nel cuor dell'uomo prepotente e brutale, e strappargli -dalle avide labbra la tazza del banchetto, e farlo soggetto alla -castità, alla sobrietà, alla temperanza? -</p> - -<p> -L'unità della Chiesa risultava dalla dottrina sua; i papi possedevano -in sè l'autorità dell'interpretazione, e i concilii l'applicavano -come legge civile. L'eresia era una separazione dalle dottrine fondamentali, -una specie di sminuzzamento del potere; l'ingegno non s'arresta, -ma procede innanzi sempre con un'azion violenta che arde e -divora, e rintuzza l'autorità perch'essa vuol comandargli; quindi -nasce l'amor della disamina che in un'ardente e fisicosa immaginazione -va senza posa operando, e questo travaglio ingenera l'eresia. -Due grandi turbazioni ebbe la Chiesa a quei giorni, l'una recatale -dagli iconoclasti, distruttori delle imagini e delle statue, l'altra da -Felice da Urgel, il quale interpretando in senso stretto il Simbolo niceno, -negava la natura spirituale e divina del Figliuolo di Dio. -</p> - -<p> -L'eresia degli iconoclasti, che fu come una rappresaglia delle barbarie, -non voleva il culto delle imagini, e que' salvatichi settatori -manomettevano brutalmente i capolavori delle arti, invocando l'antica -avversion de' cristiani contro all'idolatria e a quell'olimpo popolato -di Dei con belle forme d'oro e d'avorio uscite degli scarpelli d'Apelle<a class="tag" id="tag69" href="#note69">[69]</a> -e di Fidia; il culto delle imagini, a dir loro, altro non era -che un rinovare l'idolatria. L'ingordigia d'alcuni de' greci imperatori -trovar pur volle imagini, materie d'oro e d'argento, e rubini, -e altre pietre preziose da gittar come spoglie ai soldati; Carlo Martello -dava i feudi e le mense della Chiesa alle sue genti, e gl'imperatori -di Bisanzio distribuivan fra le loro gli aurei ornamenti dei -reliquiari e degli altari. Il popolo minuto, sempre credente e sempre -<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span> -artista, che vuol dar corpo alle idee sue, in ciò ch'egli ama e venera, -in Dio e negli spiriti celesti, era fautore ardentissimo delle -imagini, chè al leggere o all'udire di qualche divota leggenda, gli -nascea il desiderio di vedersela tutta, e bella foggiata sotto agli occhi, e -voleva scolpirla, dipingerla per indi prostrarsegli innanzi, però che -aveva l'amore e il culto del bello. Il terzo Concilio niceno accolse -una dottrina di mezzo che posava sopra buoni principii; non si voleva, -secondo esso, adorar le imagini, e offrir loro le stesse preghiere -che a Dio ma potevasi, anzi dovevasi onorarle come rappresentazioni -d'un pio pensiero, e una specie di leggenda marmorea. I libri -carolini attribuiti a Carlomagno, e di cui per avventura fu autore Alcuino, -sono anch'essi rivolti contro la materiale adorazione delle -imagini, ed ivi si par che l'imperatore accetti egli pure, ma in senso -circoscritto, alcuna delle massime degli iconoclasti. Nato egli in -mezzo alle foreste, era cresciuto nell'idea d'un culto senza imagini, -e certo colui che atterrato aveva in Sassonia l'idolo colossale d'Irminsul, -sentir doveva qualche ripugnanza per quei santi di marmo, e -per quei dipinti che rappresentavano la storia sacra. -</p> - -<p> -Nel suo carteggio coi papi Adriano e Leone, Carlomagno viene a -poco a poco ricredendosi dell'opinione sua eretica, promulgata dal -concilio di Francoforte<a class="tag" id="tag70" href="#note70">[70]</a>, e «s'egli scrisse, ivi dice, contro il concilio -di Nicea, si fu perch'ei non ne comprese bene il senso». Infatti -esso concilio non ingiungeva altrimenti d'adorare le imagini alla -maniera degli antichi Greci, e conforme al culto de' pagani per gli -Dei dell'Olimpo, nè di offrir loro sacrifizi, come all'Apollo dei gentili, -o all'Ercole dalle forti membra, o alla Venere di Pafo; mainò; -il culto de' santi altro esser non dovea che l'adorazione di Dio stesso, -e la venerazione verso coloro che aveano praticati e rigorosamente -osservati i precetti del cristianesimo; i santi erano i servi di Cristo, -ed onoravansi come discepoli suoi, nè si adoravano. Queste dottrine, -esposte da Adriano in una bella difesa dell'arte, cioè della scultura -e della pittura, ricreder fecero Carlomagno delle sue germaniche opinioni -contra le imagini. I libri carolini divenivano quindi senza scopo, -e furono dismessi come un'antica dottrina caduta in disuso dopo -l'interpretazione delle parole del concilio di Nicea. Il culto delle -imagini prevalse, nel medio evo, perchè si confaceva col genio del popolo; -i templi vuoti ben potevano acconciarsi alle meditazioni dei filosofi, -ma il volgo avea bisogno della sua Madonna in manto celeste, -del suo Cristo che il guardasse fiso e benigno, del Padre Eterno dal -guardo severo, di san Pietro che cammina sull'acque, di Paolo, l'Apostolo -<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span> -della Grecia, e contemplar volea l'inferno in atto d'ingoiare i reprobi, -e il cielo sempre aperto ai tribolati ed ai poveri di questo mondo. -Queste imagini allettavano i fedeli nelle chiese, destavano in essi sentimenti -di devozione, e confortavano il popolo con l'aspetto d'un avvenir -di perdono pel giusto, e di tremende pene pel reo. Questo culto -delle imagini produsse i bei dipinti, e creò i capolavori dell'Italia, -principiando dai freschi del Campo Santo<a class="tag" id="tag71" href="#note71">[71]</a>, fino al <i>Giudizio universale</i> -di Michelangelo, nella cappella Sistina. -</p> - -<p> -Mentre l'eresia degli iconoclasti va dileguandosi e perdendosi, -sorgon quasi al tempo medesimo le dottrine di Felice da Urgel, le -quali dottrine non erano, checchè ne scrivan taluni, sue originali, ma -sì di Elipando, vescovo di Toledo, nato sotto quel medesimo sole di -Spagna, che divampar fece più volte le fantasie de' Visigoti, e erano -un tralignamento e deterioramento delle dottrine ariane. In mezzo ai -Saraceni di Spagna, ed in tempo che era d'uopo liberare il paese con -la forza e l'unità cattolica, l'apparizion di questa dottrina mosse un -gran sollevamento e una funesta guerra civile; Felice da Urgel, si fece -propugnatore dell'eresia, concetta nei termini qui appresso. Il simbolo -degli Apostoli diceva: «Cristo figliuolo procede dal padre come sua -carne e sangue suo.» Nè Felice negava, come gli Ariani, la divinità -di Gesù Cristo, ma dicea che egli era sol figliuolo di Dio per adozione, -modo filosofico di spiegar il mistero della Trinità che confonde -la mente. Elipando, già vecchio, austero di costumi, cristiano e vescovo, -scriveva assai, nè la perdonava, con l'aguzza sua penna, a chiunque -facevasi a contender con lui nella dottrina. Felice, all'incontro, era -giovine, d'indole soave, trattoso, senza macchia, assisteva alle preci -con iscrupolosa pietà, e digiunava con grandissimo rigore. -</p> - -<p> -I due eresiarchi fecero, con la loro predicazione, smisurati progressi -nelle provincie meridionali, dove l'arianesimo avea, già tempo, signoreggiato -le menti ed i cuori. Ma trovarono un valorosissimo avversario -alla loro predicazione in papa Adriano, che conservar volea -l'unità della Chiesa in questo conflitto di dottrine e di passioni, ed -in quel modo che combattuto avea gl'iconoclasti, si chiariva contra -l'eresia di Felice, la quale fu eziandio condannata dal concilio narbonense, -a cui convennero i vescovi della Gallia meridionale. Era bisogno -attraversarsi al contagio che già dilatavasi per tutte le città e -fra il popolo della campagna; e l'avversario più formidabile dell'eresia, -quello che la ferì al cuore, si fu Carlomagno, il quale vedeva in essa -una reazione del Mezzogiorno contra il Settentrione. In mezzo dunque -alle sue vittorie su i Sassoni, egli convocò un concilio in Ratisbona, -<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span> -dov'ei comparve col severo suo cipiglio, e con quell'occhio di bragia -che tremar faceva i più animosi guerrieri. Felice presentossi umilmente, -s'inginocchiò dinanzi all'imperatore e ai padri, ed attese la sua -sentenza. «Felice, gli disse Carlomagno, ritratti tu quanto hai scritto? -Spiega le tue dottrine.» E Felice, tutto tremante, svolse le sue dottrine -sull'Incarnazione, che inorridir fecero, siccome la storia del concilio -riferisce «Assai male, disse l'imperatore, ma pur vanne a Roma -ad aggiustarla col papa.» Felice, in obbedienza, partissi per Roma, -dove, inginocchiatosi dinanzi Adriano, fece la sua ritrattazione nella -chiesa di san Pietro. -</p> - -<p> -Elipando non seppe come lui acquistarsi il merito del pentimento, -chè vecchio pervicace com'egli era, scrisse anzi parecchi libri a difender -la sua dottrina; la quale facendo sempre maggiori progressi, che -rendean testimonio del rinforzare ogni dì più dell'eresia, Carlomagno -convocò un nuovo concilio a Francoforte, ci venne in persona con -bellicoso apparato, e di nuovo intender vi fe' la sua voce. «Santi vescovi, -diss'egli, da un anno in qua che questo pessimo lievito dell'eresia, -si va più che mai dilatando, l'errore ha penetrato fino nei più rimoti -distretti del nostro regno; onde io credo necessario di stirpar dalla -radice questa mala pianta con una censura dommatica». Il concilio -di Francoforte dichiarò infatti, che la dottrina di Felice era una sinistra -e diabolica inspirazione. Grande sconvolgimento recò nella Chiesa -la predicazione di questa eresia, e occupò tutto il pontificato di papa -Adriano, quell'accorto Romano che aveva a difendersi nel medesimo -tempo contra i Greci, i Longobardi e la rapace ambizione del principe -de' Franchi. Tutte le eresie del medio evo, non altramente che -nella prima Chiesa, si riferivan pur sempre o a qualche scuola filosofica -del mondo antico o al sincretismo della scuola alessandrina, perpetuo -conflitto tra le idee ed i principii che costantemente dividono gl'intelletti: -l'autorità, la disamina, l'unità, lo sminuzzamento. Le forme -sole si cambiano, ma le idee restano sempre le stesse, e i principii -passano invariabili a traverso dei secoli, solo pigliando veste nuova. -Così Felice da Urgel rinovava peritosamente le dottrine di Nestorio -e degli Ariani, e siccome in quei paesi meridionali le fantasie corron -dietro a tutte le novità, così la setta degli Albigesi, collegar potrebbesi -con queste prime predicazioni del detto Felice, chè già il terreno -era preparato per ogni sorta di nuovi semi. -</p> - -<p> -L'ordinamento locale delle chiese riferivasi a due sistemi: 1.º alle -metropolitane ed alle suffraganee, governate dagli arcivescovi e vescovi, -capi spirituali di tutta la provincia; 2.º ai principali ordini religiosi, -i più de' quali sottrarsi volevano alla giurisdizione episcopale. Continuo -è nel medio evo il contrasto di questi privilegi, e Carlomagno -<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span> -invan si prova, ne' suoi capitolari, a ordinarli; i vescovi si affatican -di tener soggette all'autorità loro le badie, e queste di sottrarsene -co' privilegi dei papi. I quali privilegi venivano stabiliti da bolle e -diplomi, che celebravano la grandezza dell'istituzione, però che quando -una pia fondazione acquistava odore di santità, e le reliquie traevano -intere popolazioni a prostrarsi dinanzi a questo o quel martire, i -papi concedevano a gara immunità a quei monasteri, e di tutte -la prima era quella di francarli dalla giurisdizione dei vescovi; ed -allora tutta l'autorità concentravasi nell'abbate, e la mitra e la croce -abbaziale ponevansi alla pari con la mitra e la croce episcopale. Le -badie di questo modo si governavano da sè, indipendenti e solo -soggette alla regola loro; di questo modo i monasteri di San Dionigi -e le pie solitudini di Sant'Omer e di Fontenelle venivano sciolte, per -bolle pontificie, dalla giurisdizione dei vescovi, intantochè altre, come -a dir San Martino di Tours e San Bertino, aver volevano gli stessi -privilegi. Grandissima era la riputazione e l'autorità degli abbati, pii -pastori di quelle benedettine colonie, confidate quasi sempre al reggimento -d'uomini di gran sapere, e chiarissimi in letteratura. Alcuino, -il luminare de' tempi carlinghi, ottenne quasi nel tempo medesimo -le abbazie di Ferneres nel Gatinese, di San Lupo a Troyes, e il picciol -monastero di San Josse a San Ponthieu; poi più tardi, in sul -sommo de' suoi meriti, quando insegnava umane lettere nel palazzo -di Carlomagno, ne fu rimunerato con l'abbazia di San Martino di -Tours. -</p> - -<p> -Se tu ne togli alcuni pochi abbati, di bellicosa natura, che accompagnavano -il principe alla guerra, regnava ne' monasteri un'altissima -santità di costumi, e una gran semplicità di vita; su di che -leggasi la leggenda di san Benedetto d'Aniano che fondò la pia sua -religione in mezzo al deserto, la vita di sant'Adalardo, abbate di -Corbia, tenerissimo cultor delle lettere, e ricoglitore della più ricca -biblioteca dei monasteri nel medio evo; smisurata era la riputazion -loro nel mondo cattolico, e l'episcopato medesimo ebbe spesso a toglier -massime ed esempi da questi pii fondatori degli ordini religiosi. -Due personaggi sopra tutti eminenti aveva l'episcopato: Teodolfo l'uno, -promosso alla cattedrale vescovile di Orleans, ed un dei <i>missi dominici</i> -più zelanti nell'entrar del secolo nono. Aveva costui bastante pratica -del mondo, chè nato nobile fra i Longobardi, erasi sposato a una fanciulla -di nome Gisela, della quale rimasto indi vedovo, si consacrò -al sacerdozio, ed ottenne il vescovado d'Orleans. Ei fu il cherico, a -così dire, politico, del regno di Carlomagno, periodo pontificale piuttosto -che episcopale, però che la podestà dei vescovi non venne a -dismisura crescendo se non sotto Lodovico Pio; le tradizioni vogliono -<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span> -altresì che Teodolfo fosse un de' compilatori dei capitolari. -L'altro di questi più eminenti personaggi dell'episcopato fu Agobardo, -che splendè principalmente sotto il predetto Lodovico, ma che -pur appartiene, per gli anni suoi giovanili, al regno di Carlomagno. -Egli era uomo fortissimo e sapientissimo, e gli <i>Annali di Lione</i> lo -ripongon tra i vescovi più ardenti favoreggiatori dell'umana cultura. -Noi lo vedremo in breve sopra campo più vasto. -</p> - -<p> -Gli studi adunque si concentravano nei monasteri, e tutto apparecchiavasi -sotto la protezione delle badie, e nella silenziosa solitudine -del chiostro. Che se pure in talun di quei ricchi monasteri udivasi -il latrato dei cani, e lo squittito dei falchi, misto allo strepito -dell'armi, dir deesi tuttavia, per amor del vero, che le più di quelle -colonie, attendevano a coltivare i campi e le scienze. Molte anche furono -riformate da Carlomagno, e i cherici regolari, costretti alla vita -monastica, ebbero a sottomettersi alle discipline della Regola di San -Benedetto. I monasteri erano a que' tempi come società appartate, con -loro leggi e consuetudini, loro sostanze e serventi; gli <i>Annali Benedettini</i> -ci recano innanzi il mirabile ordinamento delle grandi famiglie -di San Dionigi, di San Marino, di San Germano e di Fontenelle, -intantochè gli avanzi tuttora in piedi di quelle solitudini dar ci possono -indizio della forma di quei monumenti al deserto. La badia era -per lo più edificata in mezzo ad una foresta, incolta, tetra, fra gli -urli de' lupi, però che le città non ispiravano divoti e malinconici -pensieri, e il sito era quasi sempre appiè d'una collina, o alla sponda -d'una riviera. Ivi tutta la colonia poneva mano all'opera; rizzavansi -celle accanto l'una dell'altra, senza distinzione, per segno di fratellanza, -poi, fra breve, una porzione della selva cadeva sotto la scure, e quegli -operosi fraticelli vi disegnavano un orticello da seminarvi i legumi, -nè i più superbi e nobili fra loro, i figli stessi dei re, sdegnavano -punto questa coltivazion del verziere, e vi passavan ore dolcissime a -veder crescere le maraviglie di Dio; ogni monaco viveva in comunità, -ma pure aveva il suo orticello per proprio sollievo; le celle -sorgevano ad una ad una, come le arnie dell'api, fatte, dice Agobardo -arcivescovo di Lione, a distillarvi il mele dell'orazione e dello studio; -alte muraglie segregavano quindi il monastero dal mondo, e ne facevan -come una città di Dio, in salvo dalle passioni. O nobili ed antiche -badie di Corbia, di Jumieges, di Fontenelle, come i vostri avanzi rendono -ancor testimonio della pietà di Batilde, vostra regal fondatrice, -di Batilde, che da schiava della Sassonia fu sublimata al trono dei -Franchi! In questi avanzi più che altrove, è da cercar l'instituzione -della vita monastica, chè ivi è tuttora in piedi l'umile refettorio, in -cui, durante il grave e tacito desinare, un monaco leggeva le massime -<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span> -della Scrittura, ovver le leggende de' Santi, a quel modo che i re -legger si facevan le gesta dei passati, mentre girava intorno la tazza -traboccante del vino di San Greal! -</p> - -<p> -In mezzo alle celle sorgeva la sacra cappella, che i monaci ornavano -come il gioiello della lor solitudine: gli uni scolpivano l'oro -dell'arca benedetta, gli altri formavano i legni nell'officina del convento, -chi tesseva lino, e chi tagliava tonache di bigello; il monastero -era il modello di tutta la contrada, il centro dell'industria e -delle arti; vi s'insegnavano i metodi, le varie coltivazioni, l'arte d'irrigare -e svolgere i terreni, di fecondar le selve e i deserti. A due cose -principalmente attendeva la grandiosa istituzione di San Benedetto, -allo studio e al dissodar le terre. Lo studio poneva sua stanza nell'ampie -biblioteche e nelle scuole attinenti a ciascun monastero. — Vedi tu -quel giovin monacello, colla fronte coronata di pochi e radi capegli -neri, tutto circondato di manoscritti e codici antichi? Egli va pazientemente -copiandoli, miniandoli d'oro, di carmino, d'azzurro, ei passa -così gli anni della sua vita a compiere, un sudatissimo lavoro, a ben -punteggiare ed a correggere i testi, a leggere ed a raffrontare Omero -e Virgilio, ed i Salmi, opera ancor più stupenda. — Io per me non -posi mai l'occhio o la mano su alcuno di questi manoscritti miniati -del medio evo, senza sentirmi dentro profondamente commosso; tutta -una vita fu consumata in questo lavoro; queste pitture, ora quasi appien -cancellate, furon tratteggiate dalla paziente mano d'un povero padricciuolo, -con davanti a sè l'oriuolo a polvere che versava le ore, e un -teschio da morto appiè della croce, che lo guardava coi vuoti occhi -suoi, e dirgli pareva fuor degli eburnei denti della sua bocca: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">«Quale or tu sei, tal io pur era; e quale</p> -<p class="i02"> Ora son io tal tu sarai. Con vano</p> -<p class="i02"> Disío, del mondo seguitai le gioie:</p> -<p class="i02"> Or son cenere e polve, e ai vermi pasto.<a class="tag" id="tag72" href="#note72">[72]</a>»</p> -</div></div> - -<p> -Quante cose morte furon risuscitate in quelle solitudini! E quante -passioni vi furon morte, e quante dolorose istorie del cuore umano! -Mille affetti ci si fanno incontro, sotto le oscure ed umide vôlte delle -basiliche cristiane; quelle antifone, quel canto fermo, quei suoni lamentosi -dell'organo, quel contrasto dell'armonia che passar ci fa -dall'arpa degli angeli ai ringhii dei dannati, tutto questo fu creazione, -<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span> -e non senza grandezza certo e magnificenza, di quell'età solitaria -e silenziosa. Quelle generazioni se ne sono andate; esse compirono -il dover loro, a noi ora a compiere il nostro! chè morto un secolo, -altri ne succedono a ricominciare un'opera non mai finita, come -il masso d'Issione che sempre scende, e risale al luogo dond'è partito. -Nel passar da una generazione all'altra non si veggono che ruine e -distruzioni, tristo spettacolo che parla eloquente all'anima commossa, -come ti avvien nelle campagne di Roma, se inciampi in un fusto di -colonna coperto dall'edera, o nelle ruine d'un tempio accanto ai -cipressi della villa Adriana. -</p> - -<p> -Le scuole monastiche sempre si collegano con la Regola degli ordini -religiosi di San Benedetto; ivi si dettavano istruzioni ai cherici novelli, -alla gioventù del popolo, e a que' monaci che s'innalzavano dalla -terra per combattere moralmente contro la gente da spada e da guerra. -In coteste scuole monastiche insegnavasi la gramatica, la lettura dei -libri sacri, le tradizioni della Scrittura, le opere antiche, Sant'Agostino, -San Girolamo, valenti padri della Chiesa che commossero il mondo -coi loro scritti. Esse scuole erano salite in tanto grido a' tempi di Carlomagno, -che venivan dalla Sassonia, dall'Inghilterra, dalla Germania -a San Martino di Tours, a Jumieges, a San Benedetto alla Loira, per -istudiare sotto i maestri che dettavano a' cherici novelli, e v'era ben -anco una scuola di canto grave e severo pel rito gallico, e pel sassone, -più dolce, o più sonoro, a seconda del metodo greco o del romano. -Questa scuola monacale pel canto, antichissima com'era, procedeva -dai primi tempi della Chiesa; facevasi scelta di petti robusti per farli -cantare i tormenti dell'inferno, o i lamenti de' salmi penitenziali; e -raccoglievansi le voci innocenti della puerizia, a imitazion de' cori dei -leviti a Gerusalemme, per intuonar gl'inni delle vergini di Sion e le -lodi di Jehova; l'ufizio de' cantori nelle cattedrali ben è atto a ricordar -quale stima si facesse del canto fermo ecclesiastico. A questi -ammaestramenti pe' cherici s'aggiungano alcuni lievi rudimenti di -geometria, d'astronomia, e di prosodia latina, e si farà concetto appieno -dell'educazion delle scuole monastiche, dove la scienza fu perpetuamente -e santamente conservata. -</p> - -<p> -Il secondo precetto di San Benedetto era questo: «Fratelli, coltivate -la terra, lavorate, arate.» E appunto da esso procedevano que' grandi -coltivamenti delle foreste e dei deserti. I Bollandisti, quegli infaticabili -ricoglitori delle antiche leggende, ci hanno dato a conoscer la vita -intima di quei fondatori dei monasteri, che ritiravansi in orridi deserti -fra i bronchi e gli spini, allargavan le loro colonie a Mezzodì, sotto -que' soli ardenti, ed aveano a combattere contra il velenoso serpente, -la vipera acquattata sotto le pietre, la molesta salamandra, e l'aspide -<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span> -mortale, celato fra l'erba fiorita. Al settentrione in vece, que' poveri -padri aveano a difendersi contra i lupi, che a branchi scorrevano la -pianura; contra il terribil cignale, e l'astutissima volpe che facea la -guerra al pollaio e alla greggia. Poi que' buoni religiosi contrastavano, -con invitta perseveranza, contra una ingrata natura, rompevano, -a forza di marra, lo steril macigno, e spianavano l'incolto terreno, -nè eran usi scegliere il miglior suolo, ma tale essi il facevano, e in -breve bei vigneti, prati condotti ad arte e verzieri, succedevano a -quelle balze selvagge. Ogni monaco era ortolano, e al primo tocco del -mattutino, ognuno ponevasi al lavoro; poi ci tornava dopo le preci, -senza lasciarsi mai scorare da impedimento che fosse; tutti, come dice -frate Adalberto, fino a notte sudavano, e quando poi la terra intorno -al monastero era ben coltivata, qualche famiglia di coloni veniva a -lavorar con loro, ed a viver sotto le loro leggi. Il servo che fuggiva -dal maggiordomo troppo disumano del feudatario, riparava nel monastero, -sotto la protezione delle immunità sue, all'ombra del pastoral -dell'abbate, nè ad alcuno era lecito penetrare in quel santo asilo; il medesimo -scherano fermavasi pauroso sulla soglia per tema di non aver -petrificati i piedi, però che mille leggende raccontavansi di chi avea posto -la mano nel bene altrui: un tale avea fatto per rapir certa trave da -una chiesa, e le sue mani v'eran rimaste appiccate, ad esempio dei -violenti che non rispettano l'avere altrui; un altro era stato sì ardito -da romper con man profana i sigilli d'un'arca, ed ecco che un tremito -improvviso gli avea prese le membra, con bava che gli uscia -di bocca, e così, finchè il Santo medesimo era venuto a perdonargli. -Maravigliose leggende, che in que' tempi di violenza frenavano la -mano del forte e del brutale. -</p> - -<p> -Oh quante anime lacerate dal dolore ricoveravano in quelle solitudini -del deserto! quanti venivano nei monasteri a cercar porto dopo le -tempeste della vita! I servi ivi eran quasi tutti volontari, sì dolce era -il reggimento di Dio, nè alcuno attentavasi d'affligger con battiture -le loro spalle gravate di tante fatiche. Il pastorale era una verga proteggitrice, -non punitrice. -</p> - -<p> -Poi, fra breve, accanto alle badie sorgevan villaggi sotto la loro -speciale giurisdizione, ed esse concedevano tratti più o men grandi -di terra da coltivare ai servi e ai coloni, senza fitto nè livello di -sorta. Ogni monastero possedeva di ampie tenute, procedenti alcune -dai doni di re o baroni, e altre dall'industria stessa dei monaci -nel dissodare e coltivare la terra. Presto mi avverrà, con l'analisi del -Poliptico d'Irminone, di narrar tutta questa innumerabil famiglia -di monasteri, la coltivazion delle terre, la quantità dei servi che le -abitavano, la differenza fra i coloni ed i servi sotto schiavitù, la -<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span> -diversa natura dei terreni, la loro girevole varietà, i loro frutti, le -gravezze loro. La gran famiglia dei monaci di San Germano, di San -Martino di Tours, di Fulda, di Jumieges, di San Benedetto, propagginavan -colonie sino ai confini dell'Italia e de' Pirenei; gli abbati -eran veri sovrani, ma buoni e paterni, indipendenti dai vescovi; ma -non sì tosto traviavan dalla Regola, il papa scrivea loro di rientrar -nella disciplina, santa non essendo la vita monacale presso a Dio, -se non per l'umiltà e fraternità universale. E che cosa era infatti il -monastero sotto i Carolingi? non altro che una gran congregazione -di fratelli tutti eguali sotto un abbate, dittatore, il più delle volte, elettivo, -che riduce così a realtà que' grandi principii di governo: l'eguaglianza, -la fraternità, la gerarchia, l'elezione, la podestà forte e -grande sotto una regola, una gran carta comune. -</p> - -<p> -Lo storico che voglia formarsi un giusto concetto di questo periodo -del medio evo, dee ad uno ad uno squadernar i cartolari delle -badie, e quegli archivi rosi dal tempo; chè ivi si trovano tutti gli -affetti, tutte le consuetudini della vita fra quell'antica società: ivi la -nota del battesimo che lancia l'uomo nella vita, ivi del matrimonio -che lo congiunge alla donna, ivi della morte inesorabile che a tutti ed -a tutto lo svelle. Nei cartolari si trovan pure i contratti per la vendita -d'un servo, l'emancipazione di uno schiavo, la donazione d'un campo, -l'allegagione, la misura dei terreni, il fitto. La cronica ci narra -i fatti generali della storia, i fenomeni della natura, il turbine che -svettò i campanili, il vento che fece suonar le campane, i lupi che a -grandi torme scesero alla pianura; la cronica raccoglie le memorie -dei combattimenti, delle spedizioni militari, dei costumi, delle usanze -de' cavalieri; la pia leggenda ci racconta la vita di qualche povera -pastorella, da Dio recata a grande stato per insegnare agli uomini -il rispetto dovuto al seno verginale della fanciulla e alla castità della -donna; il diploma e il cartolare son come il ragguaglio di questa -vita pubblica<a class="tag" id="tag73" href="#note73">[73]</a>. Leggete: qua una pia dama, di nome Ildegarda, o -Berta, o Batilde, dona ad un monastero un tratto di terreno, con livello -in danaro, per averne in cambio orazioni propiziatorie dopo la -morte sua; colà il leudo, il conte, il re, tremendi potentati, si ricordano -l'eguaglianza del sepolcro e la morte che viene, e parendo loro -d'udir suonare la campana de' morti, in mezzo alle loro corti bandite, -s'affrettano a dettare ne' cartolari: «Vogliamo che sien celebrate -messe pel riposo dell'anima nostra, e fatta elemosina ai -poveri.» E questa voce elemosina si trova in quasi tutte quelle -pergamene. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span> -</p> - -<p> -Nell'età del vigore e della vita, impeto e passioni violente: nell'età -della vecchiaia e della decrepitezza, debolezza e pentimento, e -quindi l'aspergersi di cenere che quei cavalieri faceano, appoggiati -sull'elsa della spada foggiata in forma di croce. E tuttor li veggiamo, -quei prodi paladini, nelle loro marmoree figure, smozzicate dal tempo -o dalla mano degli uomini, chè noi non abbiamo a cosa del mondo -avuto rispetto, ed immemore troppo de' suoi padri la presente generazione -ha frugato con sacrilega mano fin entro alle tombe. Dio -non voglia ch'ella sia rimeritata con egual misura! -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap6">CAPITOLO VI. -<span class="smaller">L'INSTITUZIONE PRINCIPALE DEI <i>MISSI DOMINICI</i>.</span></h2> -</div> - -<div class="blockquote"> -<p> -Origine dei <i>missi dominici</i>. — Mobilità dei magistrati. — Giuramento dei -vassalli. — Tributi. — Ufizio dei <i>missi</i>. — Capitolari ond'è ad essi affidata -l'esecuzione. — Toccasi della giustizia. — Delle persone. — Delitti pubblici e -privati. — Giurisdizione assoluta sui placiti, sui conti e sui giudici. — Soprantendenza -sui monasteri. — Sulle mense reali. — Relazioni dei <i>missi dominici</i> -all'imperatore. — Teodolfo, un di questi nel Mezzodì. — Poema intorno alle -sue rimembranze. -</p> -</div> - -<p class="yrs"> -802 — 811. -</p> - -<p> -Nell'instituzione dei <i>missi dominici</i>, o messi, o inviati regi, ristringonsi -la mente amministrativa, e la formula personale, se così mi è -lecito dire, di Carlomagno. I conti, i difensori delle marche o frontiere -ed i duchi, altro non sono che uomini da guerra introdotti nella -gerarchia ad amministrar le rendite, la giustizia, ed a difendere il -territorio; laddove i <i>missi dominici</i> formano il fondamento di tutto -l'edifizio politico dei carolingi; nessun atto di rilievo si fa senza di -loro, e rappresentanti lo stesso imperatore, riproducono la podestà sua -in tutti i luoghi, che, onorati della sua confidenza, discorrono. La -<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span> -quale smisurata autorità loro si spiega per la medesima costituzion -dell'impero da Carlomagno governato, il quale impero non ha nè -confini ben fermi, nè limitazioni delle provincie esattamente segnate, -laonde tutto incerto essendo e indeterminato, è bisogno d'una specie -di magistrato ambulatorio, d'un'autorità girovaga che esamini -in nome del principe lo stato del paese, i diritti e gl'interessi di tutti, -e tali appunto son gli ufizi dei <i>missi dominici</i>; messi del padrone, -uomini della sua casa, che gli fan relazione di quant'ebbero a vedere -nel loro politico itinerario; hanno essi facoltà d'inquisire, di giudicare, -di sospendere, di sentenziare su tutte le questioni che si agitano nei -placiti reali. -</p> - -<p> -Siffatta instituzione non piglia, a dir vero, grandezza e consistenza -se non al tempo in cui Carlomagno è sublimato all'impero, poichè -fin a tanto che in fronte a innumerabili eserciti gli convenne andar -conquistando in Sassonia, in Lombardia, su' Pirenei, all'Ebro, egli -non potè se non indirettamente applicarsi all'interna amministrazione. -Ma coronato ch'egli è a Roma, e con la palla in man dell'impero, -ei dee naturalmente ordinar le provincie, collegarle ad un centro -comune, ed a questo unire l'instituzione dei <i>missi dominici</i>, che -erano quasi sempre eletti fra i vescovi e i conti. Il primo capitolare -intorno a questi commissari regi, reca la data del secondo anno -dell'impero, e tratta d'una generale inspezione delle provincie. «Il -serenissimo e cristianissimo Carlo imperatore (così il capitolare) fatta -una scelta de' più prudenti e savii signori della sua corte, così arcivescovi, -vescovi ed abbati come laici, gli ha mandati in giro pel suo -regno, a invigilar che i suoi sudditi vivano secondo la retta disciplina, -a quelli commettendo d'informarsi e fargli quindi sapere, ciò -che esser vi può nelle leggi di contrario al bene e alla giustizia, -per opporvi riparo con l'aiuto di Dio, e affinchè niuno, possa, come -di frequente avviene, andar contro la legge scritta, e recar pregiudizio -alle chiese di Dio, ai poveri, alle vedove, agli orfani, nè ad -alcun altro cristiano. Così pure affinchè ognuno conducasi con prudenza -e giustizia, e attenda alle cose sue e della sua professione, -lasciando da parte l'amor dell'illecito guadagno. Affinchè, similmente, -le religiose sieno ben custodite, i laici e i secolari vivano onestamente -secondo le leggi loro, senza commetter delitti; affinchè tutti, in somma, -vivano in pace e carità. Questi messi han pur carico di cercare diligentemente -se vi sia chi abbia a richiamarsi di qualche ingiustizia, a serbar -così la giurata fede, ed a rendere a tutti piena giustizia; e se mai -avvenga qualche caso, che neppur con l'aiuto del conte della provincia -abbiano potuto renderla, scrivano di ciò in chiari termini nei -brevi che indirizzeranno all'imperatore. Nè lusinghe, nè doni, nè -<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span> -parenti, nè timor di potenti li trattengano principalmente dal render -giustizia. L'imperatore ordina altresì, che ogni uomo del suo regno, -sia ecclesiastico, sia laico, rinovi al sovrano il giuramento fattogli -quando non era se non re, e questo a principiar dell'età di dodici anni, -ed a tutti sarà pubblicamente spiegato il valore di esso giuramento che -gli obbliga a serbar fede all'imperatore tutto il tempo del viver loro, -a non introdurre nemici nell'impero suo, ed a non lasciar che si -commetta contro di lui infedeltà veruna.» -</p> - -<p> -Cotesti ordini dati ai messi regi intorno al giuramento di fedeltà -si riferiscono, come pare, alla originaria fondazione dell'impero, al -passaggio dalla semplice dignità di re a quella d'imperatore. Ivi -Carlomagno raccomanda pure a' suoi messi di assumere il giuramento -solenne che stringe i popoli all'impero, con una formola sacramentale -da lui medesimo imposta; e dall'età compiuta di dodici anni, -fino all'ultima vecchiezza, tutti prestar deggiono indistintamente -questo giuramento al nuovo imperatore; conti, leudi e vescovi, che -sieno, assoluto comando ai messi imperiali d'esigerlo da tutti. -</p> - -<p> -All'esaltazione all'impero tien dietro un ordine a tutti i missi -di scorrer le terre da essi dipendenti con istruzioni generali intorno -al buon governo, o come oggi si dice, alla polizia del popolo. «Niuno, -ivi è detto, s'attenti d'appropriarsi i servi, i confini, il terreno, nè -altro che appartiene all'imperatore, e nè tampoco faccia di trafugargli -o nascondergli i suoi servi fuggitivi, che falsamente e ingiustamente -si spaccian per liberi, ecc.» Le quali istruzioni e provvisioni -amplissime, sovr'ogni punto di polizia, sono una maniera di ordinamento -amministrativo nell'esaltazione dell'imperatore, chè dopo il -giuramento ben era d'uopo far conoscere i voleri del nuovo signore, e -consolidar l'azione dell'invigilanza sua su tutto l'impero. Poi, stabilito -quest'ordinamento politico, seguono tosto le provvisioni intorno -al clero, però che i due ordini civile ed ecclesiastico sempre si mescolano -e confondono insieme. «I vescovi, gli abbati, e le abbadesse, -abbian loro avvocati, e vice signori, e centurioni versati nelle leggi, -amanti della giustizia, pacifici e buoni, che mirino in tutta pace e -concordia a terminar le liti secondo la legge. I conti e i centurioni -chiamino tutti dinanzi a loro, per rendere a tutti giustizia, e tengano -per subalterni persone che osservino fedelmente la legge, che non -opprimano i poveri nè tampoco nascondano per promesse o doni, nè -per qualunque altra ragione, i ladri, gli omicidi, gli adulteri, gli -stregoni, gl'incantatori, le indovine; ma anzi li palesino affinchè sieno -puniti secondo la legge, e il popolo cristiano sia liberato da siffatte -molestie.» Con molte altre simili provvisioni, in tutte le quali v'ha -qualcosa che sa dell'ospitalità germanica, ivi il principe essendo il -<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span> -padre comune, il protettore dei deboli, e l'imperatore parlandovi -parole paternali che ricordano le foreste di Lamagna, e quelle antiche -quercie ospitali. Del resto la potente autorità sua dee a tutto provvedere, -e però egli prosegue: «Ognuno si tenga pronto a ricevere -gli ordini nostri, e se taluno adduca in pretesto non essersi trovato -pronto al momento in cui giunse il nostro ordine, sia tradotto al -nostro palazzo. Ognuno porga aiuto ai nostri messi affinchè si faccia -buona giustizia. Lo spergiuro sia severissimamente vietato, necessario -essendo di estirpar dal grembo della cristianità quest'abbominevol -delitto; s'egli è provato che taluno abbia giurato il falso, perda la -mano diritta, e sia privato del suo patrimonio, fino ad ulterior nostra -decisione.» Lo spergiuro infatti è un gran delitto in una legislazione -che tanto si posa sul giuramento. -</p> - -<p> -Poi vengono le leggi intorno alla custodia delle foreste, e luoghi -di passatempo e bandite dall'imperatore, e tutte queste leggi sono -severissime, come suole nelle civiltà primitive, e confidate alla vigilanza -dei messi regi. -</p> - -<p> -I <i>missi dominici</i> eran dunque, come si vede, gli organi e i ministri -d'una grande centrificazione<a class="tag" id="tag74" href="#note74">[74]</a> che avea per nocciolo, a così dire, -l'imperatore. Carlomagno vuol tutto sapere, tutto conoscere da sè -stesso, poichè trovandosi a fronte d'una civiltà mezzo barbarica e -imperfetta, gli convien tutto senza posa ridurre all'unità con un'attenta -soprantendenza. Tre anni appresso un'altra commissione viene -affidata a que' regi ufiziali, e quella è di recare i capitolari dell'imperatore -in tutte le provincie, e inculcarne l'osservanza. Un articolo -sembra ivi speciale pe' Bavari, da lui pur dianzi assoggettati all'impero -suo, quello in cui vuol che rispettati sieno gli usi loro e privilegi; -conservando così il conquistatore le leggi dei duchi di quel -paese, benchè spogliati della signoria loro, in quel modo che già -ebbe a conservar le leggi dei Longobardi, dei Visigoti e dei Sassoni -stessi. -</p> - -<p> -Questi capitolari, che intitolar si possono dell'esaltazione all'impero, -sono affidati, per l'esecuzione, a messi regi tolti fra iconti ed i -vescovi, a ognun de' quali l'imperatore medesimo addita l'itinerario -<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span> -suo, in questi termini: «L'arcivescovo Magno e il conte Gotifredo -si recheran dapprima da Orleans alla Saona, per la più corta, poi si -renderanno a Troyes e nel contado di questa città, indi a Langres -e da Langres a Besanzone in Borgogna, poi di quivi ad Autun e -alla Loira fino ad Orleans. Fardolfo e Stefano scorreranno il contado -di Parigi, le terre di Melun, Etampes, Chartres e il Poissy. I vescovi -Mainardo e Madelgando scorreranno il Maine, il Bessinese, il Cotentino, -l'Avranchino, il territorio d'Evreux, e su questa medesima riva -della Senna, il territorio pure di Reims.» Nei capitolari non abbiamo -altri nomi di messi che i sopraddetti, ma non è tuttavia men certo -che tutto il territorio dell'impero fu visitato da questi deputati imperiali, -assegnata a ciascuno la sua particolar giurisdizione. -</p> - -<p> -Nell'anno medesimo, un'altra general commissione viene affidata -ai missi dominici che scorrer deggion l'impero, e il capitolare ad -essi indiritto è dato da Carlomagno dal palazzo di Nimega, in mezzo -alle solitudini e alle selve del Vaalla. Il qual capitolare, tutto speciale -siccome quello che si riferisce a' tempi di carestia, comprende il principio -delle due grandi provvisioni di cui ho più sopra parlato, l'uniformità -dei pesi e delle misure, e il maximum, o per lo meno la -tassazion regolare del prezzo de' grani. Un altro capitolare, indiritto -pur esso ai messi regi, comprende discipline ancor più generali sui -placiti<a class="tag" id="tag75" href="#note75">[75]</a>, sulle diete e sulle imposte. «Nessuno, eccetto gli scabini e -vassalli del conte, sia obbligato presentarsi al placito, se non ha -cause da far giudicare; e i nostri messi usino misericordia inverso -di tutti. I testimoni vengano al placito ancor digiuni<a class="tag" id="tag76" href="#note76">[76]</a>, come già ordinammo -nei precedenti capitolari, e se mangiarono, non possano più -render testimonianza, nè prestar giuramento, e prima di farli giurare -sieno appartatamente interrogati.» E così via in questo capitolare, si -vien tutto ordinando ciò che si riferisce alla buona e retta amministrazione -della giustizia, salvo colà dove si ammette il combattimento -giudiziario fra l'accusato di giuramento falso e l'accusatore; ma era -la consuetudine dei tempi in cui la forza prevaleva alla ragione. -</p> - -<p> -Ma se da una parte Carlomagno vuol che a tutti sia resa giustizia, -egli dall'altra desidera di non essere in casa noiato con ingiuste -doglianze, e però i litiganti non deggiono a lui ricorrere se -non per forti e gravi cagioni. «I nostri messi e i conti ci faccian -<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span> -sapere i litiganti rei di menzogna perchè sieno puniti. Le cause -che si riferiscono alla proprietà o alla libertà delle persone, non debbono -conchiudersi dinanzi ai vicarii o centurioni, ma sibbene alla -presenza dei messi imperiali o del conte, ecc.» Poi a queste formole -generali di diritto, che gl'inviati o messi regi seco recavano, come -il sunto delle sovrane intenzioni, Carlomagno aggiungeva peculiari istruzioni -atte ad indirizzarli, e tenerli a segno nell'ufizio loro. Essi dovean -poi principalmente informarsi delle cagioni onde non pochi pretendevano -esser esenti dalla milizia, e tutte egli le riassume nelle sue istruzioni -a loro; indi, a far che siffatti grandi abusi nel militare servigio -non si rinovino, tocca, in un capitolare, ai messi medesimi indirizzato, -delle leggi che al detto servigio si riferivano, con le seguenti -parole. «Ogni uomo libero che possegga quattro mansi del suo, o -dategli in beneficio da qualche altro, sia pronto a muovere insiem -col suo signore, contro il nemico. A chi non possiede più di tre -mansi, un uomo aggiungasi che sia possessore di una, se la intendano -fra di loro, e basta che un solo di essi rendasi al campo. Chi -ha due mansi verrà accompagnato con chi ne abbia altri due, ed essi -pure si acconcin fra loro in modo che un solo si muova; e così si -accompagneranno e acconcieranno quattro possessori d'un manso -solo per ciascuno, affinchè l'un solo di essi abbia a partire. Chiunque -sarà convinto di non aver voluto acconciarsi con un altro, o muovere -contra il nemico, dovrà pagare un'ammenda, secondo la legge. Se -alcuno adduce essere rimasto a casa per ordine del conte, del vicario -o del centurione, e aver a questi contato il danaro che gli sarebbe -convenuto adoperar nell'allestirsi per la guerra, i nostri messi faranno -indagini a scoprir se sia vero, e quando sì, condannino all'ammenda -colui che avrà dato all'uomo licenza di restarsene, sia pur -esso un conte, un vicario, l'avvocato d'un vescovo o d'un abbate. -Da quest'ordine e dall'ammenda, sieno esenti i due uomini dal conte -lasciati a casa in custodia della moglie, e i due altri ancora rimasti -a guardia delle sue sostanze o per utile nostro e servigio<a class="tag" id="tag77" href="#note77">[77]</a>. -Per lo stesso motivo noi vogliamo che oltre ai due nominati da lasciare -in custodia della sua donna, il conte ne lasci altri due in ciascuna -delle sue possessioni; ma tutti gli altri debbon seguirli alla -guerra. I vescovi e gli abbati pure non dovranno tener seco a casa -se non due dei laici loro. Tutta la nostra gente, e quella dei vescovi -<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span> -e degli abbati, che possiede beni del suo o in benefizi, marciar dee -contra il nemico ad ogni comando nostro, salvo quelli a cui abbiam -conceduto di rimanersene co' loro signori, e se v'ha chi abbia pagato -danaro per cansarsene, o sia restato a casa con permissione del suo -signore, paghi, come dicemmo, un'ammenda al nostro fisco. Così pure -vogliamo che i nostri messi faccian pagare ammende a tutti coloro, -sien conti, vicarii o centurioni, che dovean marciare contro al nemico, -e nol fecero. Di questo capitolare saran fatte quattro copie, una delle -quali da serbarsi in mano dei regi messi, ed un'altra da consegnarsi -al conte nel cui governo dovrà essere eseguito, affinchè nè gli uni nè -l'altro facciano cosa in contrario agli ordini nostri. I messi che comandano -l'esercito, avranno la terza copia, e la quarta sarà conservata -dal nostro cancelliere.» -</p> - -<p> -Or che tu hai conosciuta questa sì vasta legislazione intorno ai -missi dominici, puoi anche aver curiosità d'informarti, con l'esame -degli antichi documenti, del modo con cui quelli adempievano l'ufizio -loro; ci restano in fatti ancora alcune relazioni dei medesimi, -nelle quali è da cercare la storia dell'amministrazione di Carlomagno. -Ecco dunque le formole che questi <i>missi dominici</i>, investiti d'una -smisurata podestà com'erano, usavano coi conti, e cogli abbati, legittimi -possessori dei benefizi. «Adalardo, Folrado, Unroco, ed Orcolfo, <i>messi</i> -dell'imperatore, salutano nel Signore il conte dilettissimo. Non è ignoto -alla bontà vostra che l'imperatore mandò noi, Radone, Folrado, ed -Unroco in questa legazione, per fare quel più che crederemo opportuno, -secondo la volontà di Dio e la sua. Se non che Radone, essendo -caduto infermo s'è trovato impedito a formar parte di questa deputazione, -in tempo che più che mai sentir facevasi il bisogno della presenza -sua, onde piacque al nostro imperatore d'aggiungere a noi Adalardo ed -Orcolfo, affinchè tutti, di compagnia, abbiamo a metterci all'opera, -secondo la volontà di Dio e la sua, come testè abbiamo detto. Entrati -adunque in questa legazione, noi vi mandiamo questa lettera, ordinandovi, -per parte dell'imperatore, e pregandovi, per parte nostra, di -provedere in tutti i modi possibili a tutte le cose che da voi dipendono, -tanto a quelle che riguardano il culto di Dio e il servigio del -signor nostro, quanto a quelle che riguardano la salute e difesa del -popolo cristiano, comandato essendo così a noi come a tutti gli altri -messi, di dargli relazione verso la metà d'aprile, del modo in cui -saranno stati eseguiti gli ordini suoi, affin ch'ei dar possa le meritate -lodi a coloro che gli abbiano adempiuti, e riprender severamente -quelli che ad essi si sien mostrati recalcitranti e ribelli. -E che potremmo noi dirvi di più? Egli vuole che non solo gli riferiamo -in che siasi contravvenuto agli ordini suoi, ma ben anche gli -<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span> -additiamo coloro, dalla cui negligenza aiutate furono simili contravvenzioni. -Noi quindi vi ammoniamo a rileggere i capitolari, a -ricordarvi degli ordini avuti in voce, ed a porre in tutto il vostro -zelo, sì che non abbiate se non ricompense a ricevere tanto da Dio, -quanto dal vostro potentissimo signore. Noi vi ordiniamo altresì, ed -esortiamo, insieme con tutti i vostri subordinati e cogli abitanti della -vostra provincia, d'essere obbedienti al vostro vescovo, sia egli presente, -o aver vi faccia gli ordini suoi, senza por trascuranza nell'eseguirli; -e il medesimo fate negli obblighi vostri verso l'imperatore e -in tutto ciò che vi fu ordinato in iscritto ovvero in voce. Rendete la -giustizia alle chiese, alle vedove, agli orfani, a tutti insomma, senza -male preoccupazioni, senza trarne ingiusto profitto, senza indugio -fuorchè il necessario, in forma intera e irreprensibile, giustamente e rettamente, -sia che la cosa riguardi voi medesimi, sia che essa riguardi -alcuno dei vostri dipendenti o tutt'altra persona. I ribelli o scredenti -agli ordini vostri, e coloro che sottometter non si volessero alla -giustizia vostra, sieno da voi fatti incarcerare, qualunque sia il numero -loro, e se fa d'uopo, mandateli a noi, o diteci il bisogno, quando -saremo insiem raccolti, sì che noi possiamo metter in pratica contro -di loro i comandi avuti dall'imperatore. Se v'ha qualcosa negli ordini -da voi ricevuti di che non siete ben certi, mandateci in diligenza -qualche uomo intelligente, che noi glielo spiegheremo, affinchè vi sia -fatto chiaro, e lo mandiate con l'aiuto di Dio ad esecuzione. Badate -bene altresì, che non si trovi alcun di voi, o della vostra contea, che -dica: <i>Zitto! zitto! lasciamo passare i messi, e poi ci faremo -giustizia tra noi</i>. La giustizia non dee esser così soprattenuta nel -suo corso, anzi fate che le cause tutte sieno recate innanzi a noi. -Perchè se tanta sia la tristizia vostra, e abbiate prodotto, sino alla -nostra venuta quelle cause che voi avreste potuto giudicar senza l'aiuto -nostro, sappiate che renderemo di voi rigorosissime informazioni<a class="tag" id="tag78" href="#note78">[78]</a>. -Conservate questa lettera, e leggetela spesso affinchè ella vi serva -d'istruzione, e dir possiate d'aver operato appunto siccome vi fu da -noi scritto.» -</p> - -<p> -Non v'ha cosa che meglio di queste contemporanee scritture manifesti -l'andamento e il merito dell'amministrazione di Carlomagno; -sono avanzi di leggi e monumenti venerandi, entro i quali cercar si -debbono i costumi, gli usi e le consuetudini di que' tempi; i capitolari -e le istruzioni date ad un di questi messi appien vi narrano il -<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span> -vero spirito dell'amministrazione politica dell'ottavo e del nono secolo. -Uomini ben potenti eran cotesti messi regi, però che la podestà loro -non avea limiti, e comandavano ai conti con l'autorità che tenean -dall'imperatore, ed erano imagine quasi e simbolo dell'unità carolina. -Il più eminente di questi grandi magistrati ambulatorii si fu il vescovo -d'Orleans, del quale toccai già più sopra, di nome Teodolfo, -che fu da Carlomagno deputato a formar parte della legazione, l'anno -811 mandata a visitar tutte le città meridionali, a veder se i placiti -erano ben condotti, se a dovere le Assise, se l'entrate del fisco erano -regolarmente raccolte, se le città romane conservavano i loro privilegi -o i loro municipii, se le chiese stavano soggette alla disciplina. -Teodolfo era una mente amministrativa di grandissimo valore, uomo -di segnalata dottrina, e per l'origine sua apparteneva alla scuola -italica insieme e longobarda. I suoi scritti, que' pure in verso, hanno -un colore politico; scorse egli le due Narbonesi, dove compose il suo -poema col titolo: <i>Esortazioni ai giudici</i>, per confortarli a rendere -altrui buona giustizia, ed a dare a tutti il suo. La più ragguardevole -tuttavia dell'opere sue si è la relazione di genere amministrativo, -della sua legazione nelle due Narbonesi; egli ha tutto visto e visitato, -e porge un sunto delle sue impressioni all'imperatore. In un poema -poi sulla sua legazione nelle provincie meridionali, raccoglie pure le -sue rimembranze; egli vide Nimes con le sue antichità, Beziers co' -suoi Ebrei, Marsiglia con le sue istituzioni municipali, e vuole che -il suo viaggio resti a memoria, onde toglie a prestito per esso un -profano e virgiliano linguaggio. -</p> - -<p> -Quanto alle relazioni scritte dai messi regi all'imperatore intorno -al governo in generale, esse venivano lette ad alta voce nei placiti -e nelle adunanze del campo di maggio, dove l'alto signore raccoglieva -i suoi leudi e conti e uomini d'armi. Per mezzo dei <i>missi -dominici</i> Carlomagno era informato d'ogni menomo accidente della -pubblica amministrazione, e sapeva le consuetudini e le forze dell'impero -suo dall'Ebro fino al Danubio. I capitolari erano la gran legge -che tutto riduceva ad uniformità; i conti erano magistrati stabili sì -da non potersi usar di loro ad applicar la legge fuori de' luoghi -ove risedevano; era dunque bisogno di procuratori che scorressero -tutto l'impero, con la piena confidenza del principe, nè questi esser -doveano uomini de' municipii o delle provincie, ma sì delegati propri -dell'imperatore che seco recassero lo spirito di unificazione dei capitolari. -Ogni volta che fu mestieri d'imprimere un certo vigoroso impulso -sulla superficie d'alcun vasto impero, fu anche mestieri d'aver -ricorso a questi siffatti delegati speciali e commissari straordinari -che si pongono in un più alto cerchio dei magistrati locali, sempre -impressionati dello spirito circoscritto dei distretti da essi amministrati. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span> -</p> - -<h2 id="cap7">CAPITOLO VII. -<span class="smaller">USI E COSTUMI DEL REGNO DI CARLOMAGNO.</span></h2> -</div> - -<div class="blockquote"> -<p> -La vita cristiana. — Il battesimo. — Il matrimonio. — Le carte testamentarie. — La -morte. — Le corti plenarie. — I banchetti. — Le cacce. — La vita delle -foreste. — Vestimenta e lingua. — La tedesca. — La franca. — La romanza. — Relazioni -di Carlomagno co' leudi. — I vescovi. — Gli abbati. — Forme delle epistole. — Dei -sigilli. — Consuetudini del palazzo per la sottoscrizione delle carte -e diplomi. — Monete. — Misure. -</p> -</div> - -<p class="yrs"> -768 — 814. -</p> - -<p> -Le memorie della vita privata d'un popolo sono sparsamente comprese -nelle tradizioni e nelle leggende, specchio fedele de' suoi costumi -e delle sue consuetudini; le croniche generali sono sterili, e narrano -bensì, per ordine di tempi, le gesta del re o dell'imperatore, le -guerre lontane, le spedizioni militari; ma del viver domestico, dei -costumi e degli usi della società, appena toccano, e il cronichista vi -passa per mezzo senza nulla dirne, non essendo uficio suo raccontar -le cose comuni, la vita del castello o anche del monastero. Carlomagno, -conquistator della Lombardia, de' Pirenei e della Sassonia, è il -soggetto del suo racconto, e gli annalisti, come sono i monaci di -San Dionigi, di Fulda, o di San Bertino, altro non vi dicono se non -che egli passò le feste di Natale ad Aquisgrana, e celebrò la Pasqua -a Magonza, e indarno ivi a cercar vi fareste come nascano, vivano e -muoiano i conti, i leudi, il Franco, il Romano, l'uom libero, il -servo, chè di tutto ciò neppur motto. -</p> - -<p> -A' tempi carlinghi tuttavia talun di que' cronisti narrò la vita -pubblica e privata dell'imperatore, ed Eginardo stesso, suo biografo, -suo cancelliere e suo cherico, tenne scrupolosamente dietro -alle gesta di lui, e le raccontò a servigio dei contemporanei e dei -posteri. Il monaco di San Gallo, cui la storia tiene in dispregio più -che non dovrebbe, è quello fra' cronichisti, che meglio narri d'ogni -<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span> -altro le condizioni della vita privata degli uomini d'arme, e dei cherici, -e accostandosi egli a' leggendari, ritrae dello spirito loro, e si -intrattiene sui più piccioli accidenti, dove appunto stanno i costumi -di quel tempo. Il cronista sassone usa nelle solenni sue descrizioni e -nelle relazioni delle corti plenarie, dei castelli, e della vita di corte -la forma poetica, e poeta com'egli è di viva ed ardente imaginazione, -gode di ridir le pompe della famiglia carolina. Dopo Eginardo, il -monaco di San Gallo e il poeta sassone, non si vuol cercar gli usi -di quella società se non nelle leggende, nelle scritture e nei diplomi, -documenti che soli vi guidano nella parte intima di quelle generazioni; -e bello, parmi, vederle così appien dipinte con le vesti, con le -usanze, con le passioni loro e le loro opinioni. -</p> - -<p> -In mezzo a quella tutta religiosa generazione la Chiesa disciplinava -la vita dalla nascita fino alla morte. Il battesimo iniziava l'uomo -nella vita morale e religiosa della società; non sempre il ministravano -a' fanciulli, agli adulti sì, ed osservavasi la consuetudine seguita -già nei primi tempi del cristianesimo verso i neofiti, che venivano -ad inginocchiarsi appiè del battistero dimandando l'acqua benedetta. -Tra quelle popolazioni, pur dianzi convertite, tuttodì avveniva -che uomini, a mezzo già della vita, si presentassero per esser fatti -cristiani, e il battesimo era pure un segno di sommessione e d'ubbidienza -alle leggi dell'impero; così quando i Sassoni, i Danesi, i Frisoni -si sottomettevano al tributo, il battesimo era il primo pegno ch'ei -davano della ubbidienza loro; donde l'uso di situar il battistero fuor -della Chiesa, affinchè accorrer vi potesse la moltitudine. Nelle basiliche -poi non sorgeva esso di que' giorni fra gl'intercolunnii, ma sì -nel peristilio, con una cattedra in cui saliva un cherico ad esortar -i novelli cristiani ad osservare i comandamenti di Dio e del principe. -E però l'infrazione di questo patto era delitto di azione pubblica, -e quelli fra i Sassoni e i Danesi che si scioglievan dal vincolo -del battesimo, erano reputati ribelli, chè conversione e sommessione -eran tutt'uno. Quindi le leggi politiche e gli atti, che punivan -di morte il Sassone che violava gli obblighi contratti col battesimo. -</p> - -<p> -Il matrimonio, secondo atto della vita cristiana, nulla serbato avea -della sua casta unità, nè rado era il vedere più donne attinenti al -medesimo principe, leudo o conte, sotto un medesimo tetto. Le passioni -signoreggiavano i cuori di quegli uomini violenti, e quando -una donna era lor venuta a noia, la gittavano come una tazza dopo -tracannatone il vin del Reno o della Mosa che conteneva; il Franco, -tutto inteso nelle guerre e spedizioni lontane, pigliava a grado suo -una concubina, ripudiava la moglie legittima, o la serbava, dandole -un'altra compagna. Le contese fra i papi ed i re, fra i vescovi ed i -<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span> -conti, spesso non aveano altra cagione, che il disegno in quelli di -frenar le passioni della concupiscenza e del sangue; i papi principalmente -instavano coi re e conti perchè abbandonassero le concubine -ond'era macchiato il loro talamo nuziale, e si facevano scudo -alla debolezza della donna contro la sfrenatezza di quegli uomini -rotti, che la cacciavan da sè come tosto saziata fosse la loro passione. -Le leggende ci narrano pietose istorie di povere mogli abbandonate -dal prepotente marito preso d'altro amorazzo; e l'unità del matrimonio -fu pel cristianesimo, al medio evo, la conquista più malagevole, -chè quando la passion bolle, la morale è impotente, e languida -è la sua voce in mezzo alle tempeste dell'imaginazione e dei sensi. I -cherici stessi non erano esenti da questa tendenza verso il concubinato, -e ne fan fede i canoni dei concilii che li richiamano al loro -dovere. Ammirabil fu in ciò la potenza dei papi, che soli condussero -a fine il grande incivilimento dei costumi in grembo alla Chiesa; -rimbombar facendo il terribil grido della morte, eglino ricordavano -alle genti altro non esser la vita che un breve passo verso l'eternità, -e in mezzo a quelle sensuali delizie scagliavano le imagini -dell'inferno. -</p> - -<p> -Quanto più le passioni eran vive, strepitose, impetuose in mezzo -al vigor della vita, e tanto più il pensier della religione giungea -peritoso e fiacco alle soglie della morte, e curiosissimo, in effetto, è lo -studio delle carte testamentarie, sì varie e moltiplici come furono al -medio evo. In que' caratteri, vergati all'avvicinar della morte, cercar -si vuole l'ora del pentimento di que' guerrieri chè a nulla aveano -avuto rispetto nella gioventù loro, e venivano a morir sulla cenere. -Le quali carte e formole testamentarie quasi sempre si risolvono in pie -donazioni; ora vediamo il barone fondare un romitorio al deserto -perchè si preghi per l'anima sua; ora fare un lascio ai poveri infermi, -in espiazione dei ladroneggi e dei disordini d'una vita sfrenata<a class="tag" id="tag79" href="#note79">[79]</a>. -Spesso ancora la scritta testamentaria è l'atto di qualche pia donna, -di nome Ildegarda, o Emma, o Batilde, che edifica un monastero, -dove si faccia orazione, e dove, in commemorazione della Santa Maddalena, -donzelle e madri tergano i piedi ai pellegrini di Cristo. Giammai -non v'ebbe più rapido trapasso dai pensieri sensuali alla mortificazione -e alla penitenza; quel fiero leudo spregiatore dei santi, che -pur ora empiea la sacra tribuna de' suoi falchi, e il battistero de' suoi -cani, saccheggiatore di arche sante, quel turculento soldato di Carlo -Martello, veniva in fin di morte a pentirsi, e tutto dava, fin l'abito -suo, a' poveri monaci per ottener l'ultima sua dimora nella basilica, -dove scolpivasi in rilievo la figura sua su quelle lapidi, quale ancor -<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span> -la vediamo dieci secoli dopo<a class="tag" id="tag80" href="#note80">[80]</a> a dispetto dei guasti del tempo, quel -gran verme che rode la pietra, in quella guisa che il verme del sepolcro -rode il cadavere. -</p> - -<p> -La vita di tutta quella generazione era o privata o pubblica, e -passava quindi o alle guerre lontane, o nelle grandi tenute e stabili -del fisco, o nei monasteri; ogni stagione dell'anno aveva la sua solenne -rappresentazione, la sua corte plenaria; il lusso e la magnificenza -splendevano in ogni luogo. A simili ragunate convenivano i -conti, i leudi, i vescovi, e tutti quelli che dipendevano dall'alto -signore, e nelle cristiane solennità della Pasqua, della Pentecoste, o del -Natale. Carlomagno tener solea le sue diete in Aquisgrana, sede sua -prediletta, raccogliendovi Galli, Franchi, Germani a splendide feste -ed a latranti cacce nelle ampie selve della Mosa e del Reno. -</p> - -<p> -La Germania infatti facea sua grande occupazione della caccia, nè -cosa udir puossi più vera, più evidente, più di que' tempi, della descrizione -che il poeta sassone fa di quelle nobili corti plenarie raccolte -dall'imperatore nelle sue reggie, al momento che i latrati dei -cani e gli strilli de' falchi annunzian la caccia. «Uso è di Carlomagno -(così il poeta) abbandonarsi, nelle foreste, ai dolci passatempi -dalla campagna<a class="tag" id="tag81" href="#note81">[81]</a>; ivi egli sguinzaglia i suoi cani ad inseguir le fiere, -e tra il fitto degli alberi atterra i cervi a frecciate. Al primo levar -del sole, i giovani più cari al re corrono verso il bosco, mentre i -nobili signori stan già raccolti alle soglie del palazzo, alle cui dorate -cime s'innalza grande strepito sì che quasi turba l'aere d'intorno; il -guaito risponde al guaito, il cavallo risponde all'annitrio del cavallo; -i servi da piè si vanno l'un l'altro chiamando, e i valletti, pronti a -seguire i passi del loro signore, si schierano dietro di lui. Il destriero -che portar dee l'imperatore, tutto coperto d'oro e d'altri preziosi -metalli, par che trionfi, e scuote irrequieto la testa, quasi a chieder -licenza di correre a grado suo per campi e per monti. Ci son giovani -che recano bolzoni guerniti di ferree punte, e reti di maglie a -quattro fili, ed altri che conducono accoppiati al guinzaglio veltri -latranti e furibondi mastin. Da ultimo vien re Carlo con cinta la -fronte d'un ricco diadema d'oro; il volto suo risplende di lume -sovrumano, e la statura sua sopravanza quella di quanti gli stanno -d'intorno; i più sublimi in dignità fra i duchi e i conti lo seguono. -Le porte della città si spalancano, i corni fan rintronar l'aere da -<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span> -lunge, e i giovani sbrigliano i cavalli al galoppo. La reina stessa, la -bella Luitgarda, lasciando finalmente il superbo letto, s'inoltra in -mezzo al corteo che l'accompagna; tinta ha la gola d'un vivissimo -color di rosa<a class="tag" id="tag82" href="#note82">[82]</a>, e i capelli annodati da bende purpuree, che le cingon -le tempia, la clamide stretta al corpo da fila d'oro, e la testa coperta -d'un tocco. Lo splendor del suo diadema d'oro e delle sue vesti -di porpora si confonde con quel delle gioie ond'ha ornato il collo. -Le giovinette e care sue figlie l'attorniano, e il destriero intanto va -sotto di lei balzellando. Il resto della gioventù aspetta fuori i figli -del re, dei quali ecco finalmente apparir Carlo, somigliante sì al padre -nel nome, nelle fattezze e nei modi; e dopo lui Pipino con le tempia -cinte d'un luminoso metallo, in groppa ad un generoso corsiero, -ed in mezzo a numerosa comitiva; dietro a lui viene il Consiglio, -e i corni udir fanno il loro frastuono che giunge fino alle nubi. -Si avanzano quindi le figlie del re; Rotrude la prima, coi capegli -framezzati di filze d'amatiste, sulle quali brillano altre pietre preziose, -disposte senza disegno, per dar luogo alla splendida corona -di cui ha ornata la fronte, e al bel velo annodato da un filo d'oro. -Viene indi Berta, in mezzo alle sue figliuole, e nella voce, nello -spirito, nel portamento, nel sembiante tutta il padre: ella reca in -capo un magnifico diadema; ha le chiome intrecciate di fila d'oro, -il seno coperto di rare e preziose pellicce, le vesti coperte di perle, -ed anche le maniche tempestate di brillanti. Dopo di lei si fa innanzi -Gisela, splendida di modestia, in mezzo a un drappello di giovinette -vergini, vestita d'una roba tinta in malva<a class="tag" id="tag83" href="#note83">[83]</a>, e col velo adorno -di vistosi galani di porpora. Adelaide, che segue a lei dappresso, è -tutta sfolgorante delle ricche gioie ond'è coperta; con un serico manto -che le scende dagli omeri, con la clamide annodata da un fibbiaglio -d'oro, guernito di fitte perle, e colla fronte ornata d'una corona -similmente di perle. Il focoso palafreno la porta negli opachi recessi -dove si nascondono i cervi. Vedi che s'avanza pur la bella Teodrada, -con le chiome aggruppate da lacci d'oro, con un ricco monile di -smeraldi cinta la gola, e di sofocleo coturno calzata il bel piede. -Viene ultima Ilrude, a cui la sorte assegnò questo luogo in coda -della comitiva. Tutti finalmente sono raccolti: si lasciano i cani, i -cavalieri accerchiano la selva, il cignale è scovato, i cacciatori s'imboscano; -Carlo si avventa sul cignale incalzato dai cani, e gl'immerge -la spada nel fianco, intantochè i figli suoi, da un alto circostante -poggio, godon di quello spettacolo. Indi egli comanda che -<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span> -si entri di nuovo in caccia, e si atterrano altri cignali assai. All'ultimo -si giunge ad un luogo del bosco, dove furon, per questa -occasione, così d'improvviso, rizzati padiglioni e fontane, ed ivi -Carlo, radunati i vegliardi, i provetti e le caste verginette, li fa tutti -sedere a mensa, ordinando di mescer loro il falerno a ribocco. Intanto -il Sol fugge, e la notte copre dell'ombre sue tutto il creato.» -</p> - -<p> -Questa bella descrizione d'una caccia carolina, all'ottavo o al nono -secolo, è una delle più curiose pitture che dar si possano delle -grandi corti plenarie: essa ci porta in mezzo alla famiglia stessa -dell'imperatore, alle sue donne, alle figlie sue, a' suoi sollazzi e alle -pratiche della sua casa. Tutte quelle gemme, tutto quell'oro, di che -risplendono le figlie regali, fanno contrasto con ciò che ci narran le -cronache intorno al vestir consueto, semplice tanto, di Carlomagno. -A quei tempi la vita pubblica era tutto, il capo signore tutto prestava -sè stesso a' vassalli suoi; gli accoglieva pomposamente, dovea -loro ospitalità alla foggia degli antichi, e banchettarli imperialmente, -con le tazze d'amatista, che passavano in giro, con pavoni, con le -membra del cervo palpitante, con la testa del cignale, e con vin del -Reno a fiumi. -</p> - -<p> -Teodolfo vescovo, il poeta per eccellenza, ci descrive uno di questi -regali banchetti, alla corte di Francoforte, nei seguenti termini: «Già -i grandi ufiziali del palazzo<a class="tag" id="tag84" href="#note84">[84]</a> arrivano, ed ognuno è sollecito a compier -l'ufizio suo. Tirsi, pronto sempre al servigio del suo signore, -è tutto lesto, ed ha piedi, e cuore, e mani sempre in moto. Egli -porge l'orecchio alle suppliche che gli vengon da ogni parte rivolte, -fa le viste di non intenderne alcune, altre ne ascolta volontieri, ed -a chi concede l'entrata, a chi la nega. Questo zelante servitore si -tien sempre accanto al trono, tutto prudenza ed ossequio. Ecco il -vescovo, dal cui volto, candido come il suo cuore, traspare la contentezza -dell'animo. Vien egli per benedire il cibo e la bevanda del -re, e per mangiare anch'egli, se il re così vuole. Anche Flacco<a class="tag" id="tag85" href="#note85">[85]</a> è -qui, Flacco, la vera gloria dei nostri poeti, famoso per l'ingegno e -per le opere, che spiega i sacri dommi della Scrittura, e si ride di -ogni malagevolezza del verso. Poi v'è Ricolfo dalla grossa voce, di -mente svegliata, di elegante parlare. Ei dimorò lungo tempo in regioni -lontane, ma almeno non ebbe a tornarne a man vuota. E per -<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span> -te pure, amabile Omero, avrei canti dolcissimi, se tu fossi qui, ma -tu se' lontano, e la mia musa si tace. L'accorto Escambaldo v'è anch'esso -venuto, con le doppie sue tabelle in mano; le mani, che gli -pendono ai fianchi, stanno per ivi raccoglier le vostre parole, e le -ridiranno senza ch'ei parli. Lentulo reca un cesto di poma, Lentulo, -anima fida, di pronto ingegno, ma di tarde membra. Nardino corre -da un luogo all'altro, simile a una formica, con instancabil piede<a class="tag" id="tag86" href="#note86">[86]</a>; -un ospite industre abita l'angusta sua casetta, e un gran cuore anima -il suo picciol corpicciuolo, onde ora tu lo vedi intento nel libro che -ei reca in mano, ed ora in atto d'aguzzare il dardo che dee dar -morte allo Scozzese. Frisidio prete vien poi, a fianco di Ocolfo, compagno -suo, uomini semplici amendue, ma dottissimi. Insieme accompagnati -Escambaldo, Nardino ed Ocolfo far potrebbono a meraviglia -i tre piedi d'un desco, però che quantunque uno di loro sia più -grosso degli altri, son tutti d'una medesima grandezza. Giunge indi -Menalca, tergendosi la fronte bagnata di sudore, entra e rientra spesso -fra panattieri e cuochi, recando cautamente le imbandigioni, ch'ei passa -dinanzi al re; Eppino, il coppiere, viene anch'esso, portando vasi -preziosi che chiudono vini squisiti. Tutti i convitati siedono intorno -intorno alla regia mensa; la gioia regna in tutti i volti, nè sì tosto Alcuino -avrà benedetto i commensali, ognuno parteciperà del convito.» -</p> - -<p> -Questi splendidi conviti si tenevano solo a' giorni solenni dell'anno, -però che, se deesi prestar fede a Eginardo, Carlomagno era per -costume il più frugale degli uomini. Egli non mangiava solitamente -più di quattro leggerissimi piatti<a class="tag" id="tag87" href="#note87">[87]</a>, comechè avesse una statura di -sette piedi, ed un ventre trionfale. A somiglianza di tutti gli uomini -di razza germanica, gli piacea la carne arrosto, perchè rinforza il -corpo e dà vigore alle membra; affaticava molto, sì che gli era tolto -il digiunare, anche in quaresima, ed avea preso in Italia l'uso di -dormir, dopo il pasto, di pien meriggio, e questo sonno meriggiano -miglior gli parea che quel della notte, uso, com'era spesso, a levarsi -fra quella, e porsi al lavoro co' suoi segretari. Le vesti e gli abbigliamenti -dell'imperatore e de' suoi leudi niente aveano di sfarzoso, -eccettochè nelle feste solenni, delle quali ho parlato; l'inverno portava, -di solito, una pelle di lontra foltissima per difendersi dal freddo; -nelle miniature poi del <i>messale</i> di Carlo il Calvo, lo abbiamo dipinto -in clamide, con alcuni ornamenti tolti da quelli della corte di Costantinopoli, -chè i Barbari amano essi pure il lusso, quand'hanno a -mostrarsi agli occhi della moltitudine. -</p> - -<p> -Nelle sue pratiche cotidiane Carlomagno era sobrio, siccome gode -<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span> -di dire Eginardo, e la testimonianza sua, non ostante il favore che -ei mostra spesso pel principe e signor suo, ha un tal colore di verità -da non poterla rifiutare. «Sobrio nel mangiare, così egli, ma più -sobrio ancora nel bere, aborriva l'ubriachezza in chichessia, non dico -poi in sè stesso e ne' suoi. Quanto al cibo, ei non potea tanto privarsene -quanto avrebbe voluto, e di frequente lagnavasi che il digiuno -lo molestava. Non dava, se non assai raramente, grandi banchetti, -alle feste principali soltanto, e allora convitava gran numero -di persone. Ne' suoi pasti cotidiani non si servivano mai più di quattro -piatti, oltre l'arrosto, che era dai cacciatori recato in sullo schidone, -e di questo egli era più ghiotto che d'ogn'altra vivanda. Durante il -pranzo si facea recitare a memoria o leggere, più volontieri che altro, -le storie e le croniche dei tempi passati. Gli piacevano pure assai -le opere di sant'Agostino, e particolarmente quella che ha per -titolo <i>la città di Dio</i>. Era sifattamente astemio del vino e d'ogni -altra specie di liquori spiritosi che non bevea più di tre volte in tutto -il suo desinare. In estate, dopo il pasto meridiano, mangiava qualche -po' di frutta, beveva un tratto, poi si spogliava delle vesti e della -calzatura, come facea la sera per andare a letto, e riposava un due -o tre ore, uso com'egli era, non che ad interromper, destandosi, -quattro o cinque fiate il sonno della notte, ma ben anche a levarsi -del tutto. Nè solo egli ricevea gli amici mentre si calzava e vestiva, -ma se il conte del palazzo gli avea a render conto di qualche causa -in cui non si potesse giudicare senz'ordine suo, facea pur issoffatto -introdurre le parti, informavasi della quistione, e sentenziava, come -s'egli sedesse in tribunale; e non bastandogli di sbrigare in quei -momenti le cause, spediva quanto avea a fare tra 'l giorno, e dava -gli ordini a' suoi ministri.» -</p> - -<p> -In tutti i dipinti della Germania a riva del Reno, che ritraggono -Carlomagno, noi lo vediamo pur sempre sotto le medesime forme, -con la statura medesima, col medesimo piglio; un gigante cioè, con -la sua clamide, il suo manto reale, la palla del mondo, la spada e -lo scettro in mano, e la corona in fronte: il quale non è forse tanto -il ritratto fisico di Carlomagno, quanto il concetto che il mondo -erasi fatto della sua grandezza, ed un sunto delle tradizioni contemporanee -che passano di secolo in secolo. Il Carlomagno delle leggende -e delle croniche è fatto sullo stesso modello, e quasi dissi, col -medesimo bronzo; a Monza egli è tale quale ad Aquisgrana, in sul -Reno, sull'Elba, alle Alpi ed a' Pirenei. Alemanno, Lombardo o Sassone -egli è sempre qualcosa al di sopra dell'umanità. -</p> - -<p> -Non pertanto quelle diverse nazioni raccolte in un solo impero conservaron -le costumanze loro e le loro leggi, nè i capitolari, esperimento -<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span> -com'ei sono d'unità per la legislazione, ottener mai non poterono -questo fine. La lingua comune e volgare era la romanza, miscuglio -di latino e di gallo, unito a qualche frase sassonica, e parlavasi generalmente -nelle città, nei contadi fra i servi; ma il tempo appena -ci conservò qualche sparso frammento di questa lingua primitiva; i -sermoni più antichi che si abbiano, appartengono al decimo secolo, -poichè i concili ordinavano predicazioni in lingua volgare, a farsi -meglio intender dal popolo. Il latino era usato dai cherici nelle loro -corrispondenze con Roma, centro e grande unità che conservava -e perpetuava la coesione fra le diverse molecole della cristianità; i -concilii, la legislazione, i capitolari, tutto fu scritto in latino. La lingua -tedesca o germanica fu pur essa gelosamente conservata da tutti -gli uomini d'arme che seguivan Carlomagno alla guerra, ed ei pure -si dilettava di parlarla, e d'udir recitare, in questo idioma della -patria, le gesta degli antenati; la tedesca era la sua lingua usuale, -chè germanico di costumi e d'origine, quest'imperatore non era -nè gallo nè latino, e tutto in lui sapea delle costumanze alemanne. -In fatti, quand'egli ha a dare i nomi ai mesi dell'anno, appicca -loro epiteti di origine sassonica, e gennaio è detto il mese dell'inverno; -febbraio, del fango; marzo, della primavera; aprile, della Pasqua; -maggio, dell'amore; al mese di giugno dà un nome sassone, -d'ignoto significato; luglio è il mese del fieno; agosto quel -delle messi; settembre e ottobre, della vendemmia; novembre, dell'autunno; -dicembre pure ha un nome sassone d'ignota significazione. -Anche a distinguere i venti, ei toglie altre parole dell'idioma -sassone<a class="tag" id="tag88" href="#note88">[88]</a>, chè la lingua barbara gli piace, e la parla usualmente, nè -per altro mantiene la pratica della lingua latina, e lo studio della -greca, se non perch'ei fondar vuole un imperio romano sugli elementi -delle consuetudini di Bisanzio e della città eterna. -</p> - -<p> -Nelle sue relazioni coi leudi, Carlomagno anch'egli parla la lingua -tedesca che usasi ne' suoi palazzi; duchi, conti, <i>missi dominici</i>, tutti -accorrono alla sua chiamata, ed egli tutti li raduna nelle sue corti -plenarie, alle grandi solennità di Pasqua e Natale; colà egli ascolta i -rapporti loro, e sa quanto avviene in ogni provincia. L'adunanza delibera -s'egli è a far guerra o pace, se a muovere ai confini dell'impero, -se a compiere qualche nuova spedizione. Il popolo ha pur voce -nei capitolari, e sotto il nome di popolo si dee intendere i grandi, -i vescovi, i cherici, i conti, i leudi, i Franchi che assistevano alle -corti plenarie, però che il popolo vero altro non è che la gallica turba -dei merciaiuoli, dei servi, degli affrancati, che vivevano del tutto estranei -alle pubbliche cose. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span> -</p> - -<p> -La vita attiva non è altrimenti pel colono, ma sì per lo leudo, pel -conte, pel vescovo, pel cherico, per tutti coloro che muovono alla -guerra, o signoreggiano la generazione con le dottrine religiose. -L'imperatore avea bisogno degli uomini d'arme per le spedizioni -lontane, e dei cherici per le preci, per la predicazione, per l'ordine, -per la disciplina: d'onde l'usar suo sì frequente coi conti e coi -vescovi, e il parlar famigliarmente con loro, come con la sua gente -di casa. Ei regola la polizia, e quando il zelo comincia a raffreddarsi -ei lo rinfoca, e scrive ad uno de' suoi conti: «Adelardo, tu non facesti -il dover tuo, e ti sei quindi meritato il mio sdegno.» Ed a questo -o quel vescovo: «Tu non osservi i sacri canoni, tel dico io.» -Il monaco di San Gallo narra, nella sua poetica relazione, ben venti -fatti circa il modo che tenea Carlomagno a invigilare sui portamenti -dei conti e dei vescovi<a class="tag" id="tag89" href="#note89">[89]</a>. -</p> - -<p> -Abbiam detto che la lingua usuale di Carlomagno era la tedesca, -ma pure il carteggio suo il teneva in latino; se non che i suoi scritti -e le sue lettere non erano vergate da lui, essendo in ogni villa e palazzo -scrivani o segretari che ponevano in carta i voleri dell'imperatore, -i diplomi o i capitolari. Carlo tratteggiava assai male le lettere, -ma disegnava a perfezione il suo monogramma; il nome Karolus si -comprendea quasi tutto in una sola k, l'a in sulla destra, l'r in cima, -l'o sulla sinistra, e lus appiè del monogramma. Il segretario -cancelliere scriveva il diploma, e questo semplice monogramma, in -un col sigillo, bastava a significar i voleri dell'imperatore. Rarissime -volte era nel sigillo impressa l'effigie di Carlomagno, chè anzi usavasi -quasi sempre un cammeo antico, con l'effigie di Aureliano, di Traiano, -di Marco Aurelio, e talvolta ben anco d'un'antica deità, che improntavasi -appiè del rescritto o del diploma; uso questo introdotto fin -dal tempo de' Merovei. Sì belle eran poi queste imagini romane, -che gli artefici franchi non si sarebbero attentati di cambiarle. -</p> - -<p> -Gli atti promulgati da Carlomagno son tanti, che impossibil sarebbe -di tutti annoverarli, ed a pena toccar si può per sommi capi -d'alcuni di essi. Ed ecco presentarcisi primo un diploma, con cui egli -elegge a messo regio Olderico, a sentenziar le cause de' monasteri in -Italia. Poi un altro, con che fonda il monastero di Neustad, e piglia -sotto la sua protezione le badie di San Dionigi e di San Martino, -grandiose fondazioni di quel tempo. Dalle grandi cose passa indi alle -più piccole, e ad un soldato gregario, di nome Giovanni, che combattè -da prode contro i Saraceni, concede un gran feudo nel borgo -<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span> -di Narbona; e conferma le immunità loro alle chiese del Mans, i suoi -privilegi a San Martino di Tours, e le donazioni fatte da sua sorella -Gisela al monastero di San Dionigi; poi edifica e dota il monastero -di Eresburgo, ed ancora concede a San Martino di Tours due legni -per navigar la Loira e la Vienna; comanda che restituiscasi a San -Vincenzo di Macon quanto gli fu ingiustamente carpito; assegna le -formole al giuramento di fedeltà per tutti i monaci e canonici; conferma -i privilegi della chiesa d'Osnabruc, sgrava certi monasteri d'ogni -gabella di navigazione e di trasporto, e li regala d'alcune foreste. -Queste carte, quasi tutte appoggiate alle medesime ragioni di pietà, -hanno una formola generale, che ripetesi in tutti gli atti carolini, e -siccome recano indistintamente la data del regno d'Italia o di Francia, -o dell'impero d'Occidente di Carlomagno, così ci ha in queste date -grandissima confusione. -</p> - -<p> -Le monete del suo regno sono rarissime, chè ben poche scamparono -ai guasti del tempo, e consistono in alcuni danai d'oro o d'argento, -con l'impronta della città, solo che sur una o due si discerne un'effigie -che può esser presa per quella dell'imperatore. I conti facevansi -per soldi, lire e denari; la lira era di dodici once romane d'argento, -e dividevasi in venti soldi, e il soldo in dodici denari; e quanto ai pesi, -ben è vero che s'eran conservate quasi da per tutto le denominazioni -romane, ma pure ogni luogo aveva le sue; facevasi il conto a misure, -come si vede ne' capitolari; il sestaro, lo staio, il piede, si veggono -accennati a fondamento de' calcoli agrarii; e l'aripenno e la mensa -eran le misure del terreno, siccome abbiamo dal Poliptico dell'abbate -Irminone. Il prezzo facevasi generalmente in soldi, la lira era una -specie di moneta di convenzione, che figurava nelle scritture; nè v'era -altra moneta effettiva che il soldo e il danaio, però che la lira sarebbe -stata una di troppo peso; tutti i contratti facevansi a soldi. -</p> - -<p> -Al tempo di Carlomagno furon pur coniate alquante medaglie, a -celebrare i grandi avvenimenti, come quelli sarebbero della caduta de' -Longobardi, e dell'esaltazione all'impero del re franco, due fatti che -si collegano con le tradizioni di Roma. A Roma era l'uso di tramandar -nel bronzo le memorie degli eventi, e intanto che il trionfatore scorreva -le vie principali, si coniavan medaglie in commemorazione, onde -che Carlomagno, uso toglier dai Romani quanto riferivasi alle memorie, -alla magnificenza, alla porpora, non trascura nè in questo le forme -antiche. Ed è a notar qui che la schiatta carolina ben poco trae dalle -instituzioni e consuetudini de' Merovei; la creazione d'un impero -d'Occidente, tramuta, a così dir, le antiche costumanze della monarchia; -una nuova era comincia sotto il doppio impero delle idee germaniche, -quanto alla forza materiale, e delle forme romane, quanto alla potenza -<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span> -storica e morale. E' non trattasi già più dell'antica Neustria e dell'Austrasia, -ma d'un impero d'Occidente, di cui la Francia non è -altro più che una frazione; tanto che quando quest'impero ebbe a -cadere, furon de' rottami suoi composti diversi principati, ognuno sotto -ad un re; i Carlinghi non furon da nulla preceduti, che somigliar -potesse all'opera loro, e questa tutta perì insiem con loro. L'eredità -delle consuetudini, delle leggi, dei costumi dell'impero dura ben più -in Germania che in Francia; in sul Reno tutto ancor sente della schiatta -carlinga; in Francia, all'incontro, i Capeti non furono se non conti -franchi, che si fecero re dei Franchi. E che avean eglino di comune -con Carlomagno? -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap8">CAPITOLO VIII. -<span class="smaller">ULTIMO PERIODO DEI CAPITOLARI.</span></h2> -</div> - -<div class="blockquote"> -<p> -I capitolari legislativi. — Personalità delle leggi barbare, franche, saliche, -ripensi, lombarde, visigote, romane. — Capitolare addizionale alle leggi saliche -e ripensi. — Analisi del <i>Poliptico dell'abbate Irminone</i>. Giurisdizione dei conti -e dei vescovi. Placiti degli scabini e dei centurioni. — Capitolari circa la milizia. — Forma -delle dimande all'imperatore. — Rescritti. — Somiglianza e dissomiglianza -tra i sinodi e i placiti. — Indole generale della legislazione di Carlomagno. -</p> -</div> - -<p class="yrs"> -800 — 814. -</p> - -<p> -I capitolari di Carlomagno non tutti derivano dal medesimo principio, -nè tutti hanno il medesimo intento; alcuni, meramente domestici, -non altro comprendono che l'amministrazione dei dominii regi, e si -riferiscono alla disciplina, all'economia dei palazzi, delle tenute, delle -colonie che compongono il reddito maggiore del principe; altri, che -sanno di origine ecclesiastica, non sono che concilii nazionali deliberati -dai vescovi, i quali attingon lo spirito loro dai principii generali -<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span> -della Chiesa; i più finalmente di essi capitolari mirano più specialmente -a regolar la legge civile, vale a dire lo stato delle persone, -leudi, uomini d'arme, coloni o servi che fossero; indi a stabilire la -qualificazione delle proprietà, in allodio, benefizio o dominio, divenendo -per siffatto modo, come se tu dicessi, il supplimento al codice -d'ognuna di quelle barbare nazioni. -</p> - -<p> -Delle quali nazioni la maggior passione era quella di governarsi -con le proprie leggi; niente v'era che affezionasse le persone al suolo, -nè v'erano statuti o leggi territoriali, chè le popolazioni, correndo da -un luogo in l'altro, seco portavan le leggi loro, nella guisa che gli -antichi le are de' loro Dei. Il vasto impero di Carlomagno comprendeva -popoli diversi, ognun de' quali aveva il suo diritto scritto; i -Longobardi, le loro leggi particolari deliberate nelle diete di Pavia o -di Milano; i Bavari, il codice teodosiano e il giustinianeo; i Salii e -i Ripensi, quelle due grandi famiglie della gente franca, le loro -leggi personali; i Romani ed i Sassoni invocavano essi pure una legislazione -speciale, per modo che ognuno era governato secondo il -proprio suo codice e diritto. La legislazione era, per così dire, a scelta -di chi volea: e un uomo libero potea dichiararsi soggetto alla legge -che a lui meglio tornasse; il diritto fra que' popoli era tutto personale, -e il Franco, l'Alemanno, il Gallo, il Longobardo, il Romano, il leudo, -il cherico, dir poteva: «Questa è la mia legge; io sto a questa, nè -altra io ne voglio.» -</p> - -<p> -Se non che la mente di Carlomagno, sì alta era, e per conseguenza -sì assoluta, da non sapersi tenere dal tentar una tal quale uniformità -nella legislazione, e a questo intendono parecchi de' suoi capitolari, -i cui statuti si applicano a tutti i sudditi dell'impero senza distinzione -d'origine. Ma nello stato di sminuzzamento dei popoli barbari, -superbi com'eran essi delle loro consuetudini, erculea fatica quella -si era d'annodare in un medesimo tessuto, e coordinare tante leggi -diverse e codici particolari; onde se i capitolari mirarono all'uniformità, -a Carlomagno fu forza spesso d'avere anche rispetto ai codici -di questa o quella nazione; di che son prova evidentissima i due -capitolari da lui promulgati per appendice alla legge salica e alla -ripense. Recano essi la data dell'anno terzo del suo regno in titolo -d'imperatore, cioè dell'anno 803, dal palazzo di Francoforte, la residenza -sua tutta germanica, e trattano specialmente della composizione, -fondamento e principio d'espiazione per qualsivoglia delitto. -«Qui hanno principio (così il testo) i capitolari che il signor nostro, -Carlo imperatore, ha ordinato fossero aggiunti alla legge salica, -l'anno di Nostro Signore Gesù Cristo 803, e terzo della -sua esaltazione all'impero. Chi avrà ucciso il sottodiacono pagherà -<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span> -trecento soldi, quattrocento chi un diacono; per un prete se ne pagheranno -seicento, per un vescovo novecento, quattrocento per un -monaco;» e così via discorrendo altre taglie per la composizione. I -quali statuti altrimenti non si dipartono dal principio fondamentale -della legge salica, che stima la vita a prezzo di denaro; ogni delitto -si sconta per componimento, ogni asilo è inviolabile; tale si è la -massima sua, solo che Carlomagno si studia di accordar questo gran -privilegio della legge salica con la polizia generale dell'impero, e -perciò appunto ei non consente la composizione per delitti di troppo -odiosa natura, e dice, continuando: «Se alcuno, per timore di cader -in ischiavitù, uccida il padre, la madre, la zia, lo zio, il patrigno o -qualunque altro de' suoi parenti, da cui sospetti poter essere ridotto -in servitù, muoia, senz'altro, e i figli suoi, con tutta la sua famiglia, -sieno schiavi; s'egli nega il fatto, sia sottomesso al giudizio di Dio -per mezzo del ferro rovente, ecc.» -</p> - -<p> -In queste addizioni alla legge salica, Carlomagno entra nello spirito -generale dei codici barbari, li rispetta nelle massime loro generali, -che sono la composizione, l'asilo e la giurisdizione, solo ei fa di -assoggettarle a certe restrizioni di polizia, a certe regole che più non -ne consentano tutti gli abusi. Il medesimo spirito regna nelle giunte -sue alla legge ripense, secondo codice dei Franchi<a class="tag" id="tag90" href="#note90">[90]</a>: «Se un uomo -libero trafigge un altro uomo libero, l'ammenda sia di quindici soldi. -Per un uomo del re, fiscale, ecclesiastico ch'egli sia, e per un -leudo ucciso si paghino cento soldi<a class="tag" id="tag91" href="#note91">[91]</a>. Se un uomo sia impotente a -pagare il suo debito, nè abbia chi stia pagatore per lui, darà sè -stesso in pegno al suo creditore finchè questo sia pagato; o paghi -soldi seicento, o giuri, e con essolui giurino dodici testimoni. Che -se l'attore accettar non voglia il giuramento dei dodici, ed ei combatta -contro il reo con la croce, lo scudo o il bastone ecc.» -</p> - -<p> -In tutti codesti articoli addizionali alle due grandi diramazioni -della legislazione franca, Carlomagno rispetta la massima generale -delta composizione, fondamento di tutte le leggi barbare, regolate -sempre sullo stato delle persone e sulle lor condizioni. La composizione -costituisce la gerarchia; se non che l'imperatore vi mesce qualche -disposizione tolta dalle leggi romane e dalle consuetudini germaniche; -<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span> -v'introduce la pena di morte nei casi odiosi, la schiavitù per -l'assassinio domestico, reminiscenza della legge giulia; conserva il -diritto d'asilo, anche sotto il portico della chiesa, in contemplazione -dei diritti canonici, ed ammette il giuramento, il combattimento singolare -e le prove per via degli elementi. Ma non sia vero ch'ei -muti lo spirito delle leggi antiche, chè, quantunque potentissimo, -tanto di forza ei non avrebbe; egli s'inchina alle consuetudini stabilite; -solo si studia di piegarle per metterle in accordo con la legislazione -generale dell'impero suo, non volendo che queste leggi -particolari ne turbino l'armonia. Lo stato delle persone e delle sostanze -poco varia sotto Carlomagno; le dinastie cambiar possono sì, -ma ciò che appartiene alla famiglia ed al suolo si perpetua; dalla -composizione pur sempre risulta lo stato delle persone; l'ammenda più -o men forte addita il grado; l'omicidio non è punito di morte, e il -prezzo della composizione varia secondo l'uomo ucciso, leudo, vescovo, -cherico, monaco, Franco, Gallo o Romano. -</p> - -<p> -In quanto alle terre, la feudalità regolare con la sua gerarchia non -è altrimenti assoluta; ma ci son Franchi già che si raccomandano per -gli allodii e benefizi, poi coloni, e servi, e uomini liberi. Le quali -diverse qualità si scoprono nei diplomi e altri documenti contemporanei, -il più proprio dei quali a ben apprendere lo stato delle -persone e delle sostanze a' tempi carolini, si è il <i>Poliptico dell'abbate -Irminone</i>, cioè il libro antico dei censi della badia di San -Germano ai Prati, uno de' più ricchi monasteri di que' tempi medesimi. -San Germano avea molto acquistato e molto avuto in dono -da re, conti e donne pie; avea terre immense, ben coltivate e verdeggianti, -ed i monaci suoi principalmente applicavansi all'irrigazione -dei prati, che giacevano intorno alle torri della badia, d'onde -il nome a lei di <i>pratensis</i>, antico al par della prima schiatta. San -Germano possedeva venticinque grandi tenute, indicata ognuna con -la voce latina <i>breve</i><a class="tag" id="tag92" href="#note92">[92]</a>, raccolte tutte intorno al monastero, o anche -sparse qua e là dal Reno al mare. Se grande era la riputazione della -badia, se l'arca de' suoi martiri risplendea di Voti, il monastero ne -avea gran frutto, e i fedeli lo ricolmavan di doni. Le venticinque -mense della badia erano abitate da coloni, liberi o servi, soggetti a -<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span> -canoni sì miti, ch'essi eran per loro un segno di vassallaggio, anzichè -un pagamento di oneroso livello. Ecco qui appresso alcuni frammenti -del gran libro dei censi della badia, da cui stanno per iscaturire -i tempi antichi, con la famiglia, il suolo, la proprietà, tutto ciò in -somma che costituisce la società intera; e badisi ch'egli è un libro -dell'ottavo o del nono secolo. «Godeboldo, colono di San Germano, -ha due figliuoli, l'un di nome Godelildo, l'altro Amaltrude, tiene -una mensa ingenua, e paga due moggia di vino, tre galline e quindici -uova all'anno. Valate, colono, e la moglie sua Framengilda, con -due figliuoli, hanno anch'essi una mensa ingenua, e pagano similmente -due moggia di vino, tre galline e quindici uova.» Volete saper -ora la condizion dello schiavo? «Eureboldo, servo di San Germano, -che tiene a livello una terra lavoratía, pagar deve un pollastro -e cinque uova per settimana. Siclebolda, serva, che ha cinque bunaria -di terra e un aripenno di vigna dar dee quattro misure di frumento. -Adremaro, ligio di San Germano, che tiene un binario di terra -lavoratía, un aripenno di vigna ed uno e mezzo di prato, pagar ne -deve due misure.» -</p> - -<p> -La più curiosa delle indicazioni che porge il libro dei censi di San -Germano si riferisce alla gran tenuta di Palaiseau o Palazzuolo, una -delle più belle possessioni della badia, che, consacrata al patrocinio -di san Martino, aveva un maniero dominicale o feudale, con una gran -masseria e tutte le sue pertinenze. Dividevasi questa tenuta in colti -dell'estensione di duecento ottantasette binari, dove seminar si potevano -mille cinquecento moggia di frumento; ci avean cento ventisette -aripenni (parola d'onde venne il nostro <i>arpent</i>) di vigneto, che dar -poteva ottocento moggia di vino; cento aripenni di prato, da cui -raccoglier potevansi cento cinquanta carra di fieno; bosco abbastanza -per pascere un centinaio di verri; tre mulini da grano, il cui censo -sommar poteva a centocinquantaquattro misure; una chiesa ben fabbricata -e sei albergherie. In quest'ampia colonia moltissimi eran gli -uomini della badia, soggetti ad un dolcissimo reggimento e ad un -vassallaggio de' più benigni, siccome il censo di Palazzuolo dimostra. -Valafredo, colono, con sua moglie Eudimia e due figliuoli, godevan -di due mense ingenue, senz'altro canone che un bue, quattro danai, -due moggia di vino, una pecora col suo agnello, e con l'obbligo di -coltivar l'inverno quattro ternature di terra, di soddisfare alle servitù -rusticali<a class="tag" id="tag94" href="#note94">[94]</a>, di far le vetture e di dar oltracciò all'abbate tre pollastri -e quindici uova. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span> -</p> - -<p> -Grande è l'ordine che regna nell'azienda di tutti quegli poderi abbaziali, -ed il <i>Poliptico d'Irminone</i> offre in fatto di amministrazione -un modello di regolarità e d'esattezza; tutto ivi è notato con minuta -scrupolosità; fatto cenno d'ogni uovo nella partita di dare e avere, -contato ogni pollo. Quest'azienda domestica del monastero ci ricorda -l'amplissimo e minutissimo capitolare di Carlomagno intorno all'amministrazione -delle mense reali, a que' giorni il reddito più netto del -patrimonio regio; nè punto è da maravigliare che i cartolari regi o -abbaziali ne trattino sì specialmente, chè questo era per essi il libro -del tesoro. Nel curioso frammento intitolato: <i>Breve saggio delle cose -fiscali di Carlomagno</i><a class="tag" id="tag95" href="#note95">[95]</a>, trovasi pure un documento che comprova -con qual diligenza venisse registrato tutto ciò che si apparteneva al -regio demanio. I <i>missi dominici</i> avean fra l'altre anche questa soprintendenza -nei viaggi loro amministrativi, e in certa visita ch'ei -fecero nella badia di Stephanswert, sulla Mosa, distesero un minutissimo -ed esattissimo inventario di quanto avean veduto nella chiesa e -nella mensa regia. «Noi abbiam trovato, ivi dicono, un altar d'oro -e d'argento, con reliquario indorato ed ornato di pietre preziose e -di cristallo, una crocetta con lamine d'argento, con altre croci ancora, -alcune corone, alcune palle di cristallo e due calici d'argento.» E -tutte queste cose preziose eran dai messi regi stimate e pesate, affinchè -nulla ne fosse trafugato, e con esse inventariavasi, volume per volume, -la biblioteca<a class="tag" id="tag96" href="#note96">[96]</a>, e così le vesti e i paramenti. Indi i messi regi -passavano ai poderi, e vi numeravano gli agnelli, le pecore, i buoi, -e con diligente e sottile fiscalità facevano il conto dei canoni e livelli. -Che se insorgeva qualche quistione sulla natura e sul diritto -della proprietà, facevansi in tal caso di grandi inquisizioni intorno -all'origine del diritto, e s'interrogavano gli anziani del luogo, e -dopo siffatte inquisizioni i messi regi sentenziavano sui diritti del -fisco e dei particolari, la voce pubblica e la testimonianza dei vecchi -stando per prova dell'usucapione e del possesso. -</p> - -<p> -Da questi antichi documenti della storia resulta dunque che i più -de' censi o redditi degli stabili si pagavano in derrate; per moggia -di vino, misure di frumento, polli nelle grandi solennità, uova, pesce -del vivaio, ed oltracciò pochi soldi o danai pagati annualmente dal -colono. In queste grandi tenute ciascuno esercitava la sua professione; -ci eran de' coloni che possedevano un mulino, de' servi fabbri ferrai, -de' carpentieri, degli operai in ogni maniera d'arti meccaniche; tutto -<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span> -facevasi in quelle monastiche colonie, il panno, il bigello, le vestimenta -per tutti, e meglio che tenute e casali, erano città e industri borgate. -Nessuna imposta pagavasi, oltre la decima in derrate, e la servitù era sì -lieve, che non pochi possessori di allodii si davano per pietà o per -interesse al monastero. Validissimo era in fatti il patrocinio della -Chiesa; nè però sosteneva che un cristiano ricomperato dal sangue -di Gesù Cristo rimanesse schiavo, che anzi frequentissime eran le manumissioni -nelle basiliche, appiè degli altari<a class="tag" id="tag97" href="#note97">[97]</a>, e l'abbate era contentissimo -ogni volta che, parato della sua cappa, e col baston pastorale -in mano, pronunziar potea, dopo la messa, quelle parole: -«Isemberto, ovvero Igonaldo, tu se' libero, e da servo, divenuto colono -della badia.» -</p> - -<p> -Il maggiore e più stringente obbligo della proprietà sotto il secondo -lignaggio era il servizio militare: chi possedea qualche brano -del territorio era tenuto difenderlo, nè ci era pur un uomo libero, possessore -di benefizi, che accorrer non dovesse sotto le insegne al bando del -caposignore. Il maggior documento che si abbia intorno al servizio militare -a quei tempi, si è un capitolare di Carlomagno, in cui esso è regolato -con inesorabile severità, poichè il militare servizio era la legge -dei benefizi e il fondamento della costituzione dei Franchi. Il qual -capitolare fu da lui dato il settimo anno del regno suo come imperatore, -dal palazzo d'Aquisgrana, nel tempo cioè che finite ancor non -erano le guerre più sanguinose, e che all'impero sovrastava qualche -potente irruzione degli Unni, o altro impeto dei Barbari. Al quale -improvviso e tremendo pericolo ovviar si dovea con gran forza; e -però l'imperatore comanda che: «Chiunque possiede benefizi muova -contro il nemico. Ogni uomo libero che possegga cinque mense, dee -venire alla nostra convocazione, e così chi ne abbia quattro o anche -tre sole<a class="tag" id="tag98" href="#note98">[98]</a>. Di due uomini, possessore ciascuno di due mense, l'uno -dovrà marciare contro il nemico; se due uomini parimenti, l'un sia -possessore di due mense, l'altro di una sola, si uniscano insieme per -aiutarsi scambievolmente, e parta colui che il potrà fare con maggiore -vantaggio. Coloro che non posseggono più d'una mensa s'accompagneranno -a tre a tre, e a sei a sei quelli che la metà d'una mensa, -e uno parta. Gli altri poveri tanto, che l'aver loro non ecceda il valore -di cinque soldi, faran che parta il sesto fra essi, a cui si daranno -cinque soldi. A niuno è lecito abbandonare in guerra il suo -<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span> -signore. Tutti i nostri fidi conti si apparecchin dunque, il meglio -che possano, alla guerra, con loro uomini, carri e donativi, per venire -al nostro placito. I nostri <i>messi</i> stieno con l'occhio aperto sovra -ciascuno dei nostri vassalli, e ad essi comandino, in nostro nome, -di venire al nostro placito coi loro uomini e carri, si che tutti abbiano -a seguirci, senza che alcuno rimanga indietro, e si trovino raccolti -al Reno pel mese d'agosto: così ordinando noi, all'uopo che anche -quei che dimoramo oltre la Senna, eseguir possano i comandi nostri. -Noi vogliamo e ordiniamo ancora che i conti non interrompano i -loro placiti, e non ne accorcino il tempo per darsi alla caccia o ad -altri passatempi. Se ci sia bisogno d'aiuto ai confini della Spagna -o del paese degli Avari, facciasi marciare un Sassone ogni sei, e se -questo avvenga sulle frontiere della Boemia, uno ogni tre; tutti poi -prenderanno le armi a difendere il paese contro gli Slavi Sorabi. È -voler nostro che tutti i conti e vassalli nostri, e possessori dei benefizi, -e gli uomini a cavallo del paese de' Frisoni, convengano al nostro -placito. Quanto ai poverissimi, un solo ogni sette sarà obbligato -di venir bene in armi, come sopra.» -</p> - -<p> -Tanto rigore nel militare servigio mostrando il pericolo imminente -di qualche grande invasione, ci pare di dover riferire questo capitolare -al tempo che i Barbari, con fiero sollevamento, minacciaron di -tremenda rappresaglia l'impero. Carlomagno torna qualch'anno appresso -alla milizia, e la viene imponendo e regolando, pur sempre -con la medesima severità, chè da quello viene ogni diritto e -potenza sua. Il servizio militare, imposto si strettamente da Carlomagno, -era l'essenzial condizione del possedere. In una società in fatti, -che abbia la conquista per legge, è d'uopo che quanti partecipano -dei profitti del possedere, sieno presti sempre a difendere la costituzione -del paese. Il secondo degli obblighi imposti a tutti coloro che -possedevano, si era quello della giurisdizione; cioè ad ogni leudo o -libero colono di comparire innanzi al placito del conte ogni volta che -chiamato vi fosse, o come giurato, o come scabino, o come <i>rachimburgo</i>, -o come centurione<a class="tag" id="tag99" href="#note99">[99]</a>. Il placito o l'udienza del conte era la -giurisdizion comune e consueta; i messi regi teneano assise e udienze -passeggere; i conti, tribunali stabili e permanenti. In questi così -fatti placiti sentenziavansi le quistioni tutte intorno ai beni e alle -persone, ciascuna delle parti era giudicata secondo la sua propria -legge, e alcuna volta secondo gli statuti del luogo. La Chiesa sola -<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span> -avea giurisdizione universale e assoluta, procedente dai concilii. Il -placito del conte tenevasi a certi tempi dell'anno, nè alcun dei citati -poteva cansarsi dal comparire; le cause sulle persone e sugli averi -venivano giudicate sulla dichiarazione degli scabini, dei giurati, -dei giudici, dei vicari, dei centurioni, tutti eletti a voce di popolo; -nessuna distinzione a quei tempi ci avea, nessuna classificazione nelle -magistrature che sentenziavano intorno alle sostanze o alle persone; -chè anzi i medesimi magistrati esercitavano promiscuamente gli ufizi -municipali e giudiziari, sotto il nome di buoni uomini, di savi, di -giurati e di scabini. -</p> - -<p> -Il popolo attivo, sotto il lignaggio carlingo, è in ogni luogo, ed -il consenso suo è necessario nella promulgazione delle leggi; ma, -come detto è, per questo popolo intender si vuole i leudi, i conti, i -vescovi, i cherici, i Franchi. Il vasto ordinamento de' capitolari, appunto -ha suo compimento nel chiudersi dell'impero di Carlomagno, -il quale, benchè spossato e malaticcio, nè altiero più di quello spirito -che atterriva col solo sguardo, pure dà opera a nuove leggi pe' Franchi; -liberi son questi ultimi e grandi, ed è bisogno di capitolari che -li distinguan dagli altri popoli che ubbidiscono all'imperatore. «Carlo -augusto e serenissimo imperatore<a class="tag" id="tag100" href="#note100">[100]</a>, coronato da Dio, grande e pacifico, -col consiglio e consenso de' vescovi, abbati, conti, duchi e di -tutti i fedeli della Chiesa cristiana, ha stabilito i seguenti capitolari, -risedendo nel suo palazzo, e conformandosi: alla legge salica, romana -e <i>gombeta</i><a class="tag" id="tag101" href="#note101">[101]</a>, affinchè ognuno de' sudditi suoi si conduca secondo -questi ordini segnati di sua mano, e sia sollecito di porli ad esecuzione.» -E seguitando, viene in questo capitolare, imponendo vari doveri ai -vescovi pel buon reggimento delle loro diocesi; e così a quelli che -godono benefizi, e al vicario o centurione, raccomanda d'essere attento -ad incamerare le eredità vacanti, e nota quelle che si devolvono senz'altro, -al fisco, e quell'altre, di cui solo esso ha ragione a una parte; -poi ricorda ai vicari il dovere di tener uomini che dien la caccia ai -lupi, con alcune immunità e rimunerazioni a questi uomini; poi tocca -di varie provisioni della milizia e della guerra; ingiunge alcuni obblighi -ai conti ed altri ai loro vassalli; accenna i doveri dei guardaboschi; -assegna le qualità che aver debbono i coloni delle sue -tenute; ordina di condurre abitanti nelle foreste dove siano residenze -reali, di farvi orti e vigneti, di stirparne il bosco, sì che il podere diventi -sempre migliore<a class="tag" id="tag102" href="#note102">[102]</a>; comanda che si dia lana e lino da lavorare -<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span> -alle donne che servono nelle sue case, e finisce confermando il diritto -di guerra privata, quello che durò più a lungo di tutti fra i posteri, -con le seguenti parole: «Se alcuno de' nostri fedeli combatter voglia -un suo nemico, chiami seco a dargli aiuto un de' pari suoi, e se questi -ricusa o si mostri renitente, gli sia tolto il suo benefizio, per darlo -a chi si sarà serbato fedele.» -</p> - -<p> -Quest'ampia legislazione reca la data dell'ultimo anno di Carlomagno, -ed è appunto in mezzo all'ultima infermità sua, al dileguarsi -della vita, ch'ei riprende l'antico vigor suo per promulgare questa -lunga serie di leggi, che regolano i doveri dei Franchi. Al mese di -settembre dell'anno 813, tiene un placito o tribunale di giustizia nella -prediletta sua città d'Aquisgrana, e di consentimento de' suoi fedeli, -vi promulga gli ultimi suoi capitolari. «Sia noto a tutti (così ivi è -detto) che noi pure seguiamo le leggi comuni agli altri Franchi, in -quanto concerne alle cause ecclesiastiche e dei servi di Dio. Chi uccide -un Franco, paghi seicento soldi all'erario regio, e soldi duecento di -risarcimento. Chi uccide un uomo libero, paghi duecento soldi, ed un -terzo di soprappiù al re. Chi ucciderà un lido<a class="tag" id="tag103" href="#note103">[103]</a>, darà cento soldi ed -un terzo di soprappiù al re<a class="tag" id="tag104" href="#note104">[104]</a>. Chi ucciderà uno schiavo, darà soldi -cinquanta ed un terzo di soprappiù al re. Chi ucciderà un conte nel -suo contado, o un messo regio nell'esercizio della sua legazione, pagherà -un'ammenda triplice in correlazione con la condizion dell'ucciso. -Chi ucciderà un vagabondo, pagherà al re soldi cinquanta. Se -alcuno sostenga che un uomo libero è suo servo, quest'ultimo giuri, -insiem con dodici suoi prossimani, sulle reliquie dei santi, ch'egli è -libero, o altrimenti si assogetti alla servitù. Chi vuole emancipare un -servo con la manumissione, il conduca alla chiesa, ed ivi gli conceda -la libertà. Chi fu fatto libero con una scritta o in altro modo, ripari -nei poderi del re, nè sia più servo di chi l'ha affrancato. L'uomo emancipato -per una scritta è libero come qualunque altro Franco, e s'egli abbia -bisogno di protezione, la dimandi a tutt'altro signore, che a quello -da cui ebbe la libertà. Chiunque assale un Franco, senza ch'egli abbia -fatto fallo, pagherà dodici soldi e tre all'erario regio. Chi avrà preso un -Franco pe' capegli, pagherà dodici soldi e quattro all'erario regio; -<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span> -(i capelli biondi e ondeggianti sugli omeri al Franco eran l'insegna della -libertà). Chi gli avrà fatto perder sangue senza colpa sua, darà dodici -soldi e quattro all'erario. Chi manometta il patrimonio d'un Franco, -pagherà sei soldi, e quattro all'erario. Ad un uom libero si daranno a -risarcimento soldi otto e quattro all'erario; ad un lido, quattro -soldi e altrettanti all'erario; ad un servo due soldi e quattro all'erario.» -Poi viene a stabilire le diverse ammende o multe pe' rubamenti -e altre per disobbedienza a certi ordini superiori, e termina col -seguente statuto: «Se un Franco, ha due figliuoli maschi, e li lasci -eredi delle sue foreste, delle sue terre, de' suoi schiavi e delle sue -greggie, le figlie pure sieno eredi della madre.» Tale si è la regola -della legge salica: la parte ha da essere uguale tra fratello e sorella; -la figlia è chiamata a succeder nel feudo; tutti i figli d'un medesimo -padre hanno egual diritto all'eredità sua, fosse pure d'una corona. -</p> - -<p> -Quest'ultimo capitolare, quasi unicamente destinato alla legislazione -dei Franchi, sembra opera d'un'assemblea, in cui i conti e i -vescovi di questa nazione abbiano avuto maggior parte che altri. Carlomagno -siede nel suo palazzo d'Aquisgrana, una delle città d'Austrasia, -primo nido dei Carolingi: i Bavari e i Sassoni, domati dalla -conquista, son due famiglie germaniche che a Carlomagno oramai appartengono -per diritto d'alta signoria; ond'è che affievolito, l'imperatore, -vuol farsi appoggio dei Franchi, de' suoi più valenti guerrieri, -de' suoi leudi più fidi, quindi è largo con essi di concessioni; -l'intento suo è di perpetuare la corona nella propria famiglia, d'assieparla -di conti e di vescovi franchi, e pensa quindi ad ampliar la legge -salica e la ripense, e a porvi alquanto più d'ordine e d'unità. Tale si -è tutta la cura degli ultimi anni suoi. Ora si vuol ripigliar questo -scorcio dell'imperial sua vita, e veder quale fu il suo lignaggio, e -che fine avessero le sue testamentarie predisposizioni in quell'impero -da lui con tante cure e fatiche fondato. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span> -</p> - -<h2 id="cap9">CAPITOLO IX. -<span class="smaller">FAMIGLIA DI CARLOMAGNO E GLI ULTIMI TRE ANNI DELLA SUA VITA.</span></h2> -</div> - -<div class="blockquote"> -<p> -Mogli di Carlomagno. — Imeltruda. — Desiderata o Ermengarda. — Ildegarda. — Fastrada. — Luitgarda. — Figli. — Pipino -soprannominato il <i>Gobbo</i>. — Congiura -di lui contro il padre. — Carlo. — Pipino re d'Italia. — Lodovico re -d'Aquitania. — Figlie. — Altre figliuole. — Emma e la leggenda di Eginardo. — Ultimi -anni di Carlomagno. — Sua stanza in Aquisgrana. — Accordo con gli -Schiavoni e i Danesi. — Testamento di Carlomagno. — Spartizion dell'impero. — Suoi -patimenti. — Sua morte. — Considerasi il modo suo di governo. — Forza -e debolezza dell'impero. -</p> -</div> - -<p class="yrs"> -768 — 814. -</p> - -<p> -I cronisti religiosi, custodi della castità del tetto domestico, acconciaron -la vita di Carlomagno in modo da schierare per ordine di -tempi le mogli che l'imperatore si tenne in casa dorante il lungo -suo regno. Eglino non si attentaron di dire che questo principe di -vigorosa natura e d'ardenti e robuste passioni, ebbe sei o sette mogli -ad un tempo, alla maniera degli Austrasii, venuti dalle rive del Reno -e dell'Elba; ma la storia, solenne e veridica, non ammette punto siffatte -reticenze e distinzioni: no, Carlomagno non ebbe rispetto mai all'unità -del matrimonio. La prima sposa sua, dai Benedettini vituperata col -nome di concubina, chiamavasi Imeltruda o Imiltrude, d'ignota origine, -che abitò i palazzi d'Aquisgrana e di Magonza, seguì Carlomagno -nella prima sua spedizione, e gli porse un figlio di nome Pipino e di -soprannome il <i>Gobbo</i>. Ella viveva tuttavia quando Carlomagno sposò -Desiderata o Ermengarda, figlia di Desiderio re dei Longobardi, la -quale ei non tenne seco che un anno appena. Eginardo stesso non -sa spiegar questo procedere del suo signore. Perchè ripudiare Ermengarda? -Il monaco di San Gallo ne adduce a motivo: «ch'essa era -incapace a procreare figliuoli.» Anche Adalardo, pronipote di Pipino -ed un dei leudi della corte, insorge contro questo divorzio in certa -sua lettera di singolar caldezza, nè sa comprendere qual cagione -<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span> -abbia potuto far cacciare una sposa sì bella e pudica. «Ildegarda, la -terza moglie, usciva d'una illustre casa di Svevia, e moltissime sono -le pie fondazioni che si riconoscono da questa nobile Alemanna, la -quale, vissuta undici anni sposa castissima e in dolce unione col suo -potente signore<a class="tag" id="tag106" href="#note106">[106]</a>, morì, e Paolo diacono, a quei giorni vescovo di -Metz, le scrisse l'epitafio.» Carlomagno condusse indi in moglie Fastrada, -figliuola del conte Rodolfo, Franco di nazione, e fu colei che -ebbe maggior impero d'ogni altra sull'animo del consorte; per lei -furon composte le litanie nelle quali pregasi per l'imperatore e i -<i>sacratissimi</i> suoi figli, Carlo, Pipino e Lodovico<a class="tag" id="tag107" href="#note107">[107]</a>. Di questo modo -l'imperatore ebbe una moglie lombarda, una germanica ed una franca, -quasi a conformarsi e corrispondere alle tre maggiori nazioni da -lui governate. Finalmente, al fianco suo, nei palazzi d'Aquisgrana, di -Liegi e di Francoforte, regnar fece Luitgarda, la quale morì poi nel -monastero di San Martino di Tours<a class="tag" id="tag108" href="#note108">[108]</a>. Le quali spose vissero simultaneamente -in nodo coniugale con Carlomagno, nè dice giusto chi le -fa l'una all'altra succedere, chè l'imperatore, a par de' suoi conti e -leudi, prendeva e lasciava una povera donna, come la sua pelle di -lontra o il suo manto di porpora delle corti plenarie. -</p> - -<p> -Dall'union sua con Imeltruda Carlomagno ebbe, com'è detto, Pipino -il Gobbo, suo primo nato, che da fanciullo era bellissimo di -volto, e avea bionda la capigliatura, e nobile e gentil guardo che -bene additava l'origine sua, ma era mal fatto della persona e tutto -rattratto. Intrepido com'era costui di natura e operosissimo, si diede -ad audacissime imprese, e paventando di non avere la parte sua della -paterna eredità, tramò una congiura contro il padre. Ritornando -questi dalle sue guerre di Pannonia, era venuto per passar l'inverno -in Baviera, quando seppe di questa cospirazione del figlio con alcuni -grandi della sua corte, per usurpargli la corona e partecipar del retaggio; -e avendo bisogno di far rispettare l'ancor contrastata podestà -sua, sì da non poter lasciare impunito un tanto attentato. -Pipino fu raso in una corte plenaria e costretto ad abbracciare lo -stato monastico nel convento di Prumia, intantochè i suoi complici, -condannati all'esilio, aveano abbacinati gli occhi nella forma -che usavasi alla corte di Costantinopoli, poichè le costumanze di Bisanzio -già si diffondevano per le corti d'Occidente, e ci aveano rivoluzioni -di palazzo e crudeltà di eunuchi, nè il cavar gli occhi ad un -leudo era punto negli usi dei Franchi. -</p> - -<p> -Il gran lignaggio di Carlomagno non si attenne quindi più che a -<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span> -tre figli, i quali, tutti e tre da lui fatti compagni nell'opera sua, lo -assecondarono nello svolgimento dei politici suoi pensamenti. Il maggiore -fu quel Carlo o Carlotto di cui parlano le croniche e i romanzi -cavallereschi, degno e forte appoggio di Carlomagno, benchè i baroni -si studiassero di renderlo spregevole e odioso appunto perchè -egli era il figliuolo ben amato del loro signore. Ebbe corta ma operosissima -vita, e alcuni documenti il fanno figliuolo d'Ildegarda, mentre -altri dicono che ei fu bastardo e parto di concubina. Egli era nato -nell'anno 772, nè era giunto ancora all'anno suo dodicesimo, che già -seguiva il padre nella guerra contro i Sassoni; il che era per quei -giovani Franchi un dovere; dopo la prima educazione, la guerra, nè -ci avea scusa d'età. Or questo giovinetto seppe farsi glorioso di -buon'ora, poichè posto a capitano d'una schiera d'Austrasii, ch'ei -guidava in persona, ruppe i Sassoni in battaglia, dopo di che egli -sparisce per cinque anni dai campi militari, nè le croniche altro più -parlan di lui, se non colà dove accennano che fu da suo padre mandato -a reggere i popoli del Maine. A qual ragione gli fu confidato -questo governo? Doveva egli re essere o duca? E in quei tempi di -confusione che le dignità non aveano ancora lor grado distinto, duca -o re non significava egualmente conduttore d'eserciti? «Spesso, dicono -i Benedettini, le provincie e i ducati dipendenti dalla corona -pigliano il nome di regni, e <i>regno</i> è usato altresì a significare un -semplice ducato.» La podestà del duca era di que' giorni amplissima. -«Noi ti confidiamo questo ducato affinchè tu mantenga la disciplina -nel soldati e la sicurtà sulle frontiere.» Laonde, poco importa sapere -se il figliuol beniamino di Carlomagno fu re o duca; basti ch'ei governò -le provincie del miluogo, l'antica Neustria, siccome evidentemente -si pare. -</p> - -<p> -Poi ritorna in campo il giovine Carlo, al fianco sempre del padre -nelle guerre contro gli Unni, in Baviera, in Sassonia, con questo accomunando -i riposi delle corti plenarie e le fatiche del campo, sempre -il più caro de' figliuoli suoi, e accompagnalo a Roma quand'ei va -ad assumervi la corona imperiale; ivi dal pontefice è consacrato re, a -quel modo che il padre suo è consacrato imperatore; e d'indi in poi -il giovine piglia quel titolo, e gli scrivono: «All'illustrissimo, onorevolissimo -e nobilissimo Carlo il giovane.» Alcuino, in una delle -sue epistole, gli dice: «Ho udito che il papa, di consentimento di -Carlomagno, vi ha confidato il titolo di re, ponendovi in fronte la -corona, insegna di questa dignità, e io mi congratulo assai dell'onore -che vi procaccia siffatto titolo non solo, ma e della podestà che -l'accompagna.» Teodolfo, vescovo d'Orleans, anch'ei gl'indirizza -versi di lode: in tutte le grandi spedizioni è parola del giovine Carlo: -<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span> -egli è deputato a venire incontro a papa Leone<a class="tag" id="tag109" href="#note109">[109]</a>; e Alcuino, il -gran consigliere della famiglia carolina, di nuovo gli scrive: «Abbiate -per fedeli e leudi vostri uomini saggi, accorti, pii, timorati di Dio, -che si lascin governare dalla giustizia e dalla verità, non dalla cupidigia... -Nè lasciate che la dignità vostra sia macchiata dalle inique -azioni dei malvagi, che abusar vorrebbero del vostro nome.» I quali -consigli danno necessariamente a supporre che al giovin Carlo fosse -effettivamente commesso il governo d'uno Stato, e che il nome di re -in lui non fosse altrimenti un semplice titolo d'onore. Carlotto muove -da ultimo contro gli Slavi, e capitanando, sotto il supremo comando -dell'imperatore, gli Austrasii, fa rizzar castelli e fortezze sull'Elba, nè -mai depone l'armi se non alla morte sua che avvien tre anni prima -di quella del padre. -</p> - -<p> -Tale si fu la vita di Carlo, il primogenito dei figliuoli di Carlomagno, -almeno per quanto ritrar si può dai diplomi e dalle croniche. Già -dissi più sopra che le canzoni eroiche gli diedero altro destino. Innanzi -tratto, secondo esse, Carlo, come parto ch'egli è della nobile -Ildegarda, non è altrimenti figlio legittimo di Carlomagno, ma bastardo; -il quale troppo soggetto è, troppo ubbidiente, da far che i trovieri, -rappresentanti come sono del genio riottoso e contumace dei grandi -vassalli di Francia, contro di non lui si sollevino; e però alcuni -di loro lo fanno un dappoco, altri un traditore e un ribaldo, a cui il -padre perdona ogni sorta di capricci e di gofferie. A udir costoro, -egli oltraggia i più prodi fra i paladini, egli è in dispregio appo -tutti nelle corti plenarie, egli è come un altro Ganalone di Maganza -infido al pari di lui, se non che meno scaltro, e per giunta un accattabrighe, -a segno che egli punge Rinaldo di Montalbano, chiamandolo -figlio di putta, onde questi gli fracassa il cranio con un colpo -di scacchiere. -</p> - -<p> -Pipino, il secondogenito dei figliuoli dell'imperatore, nasceva cinque -anni dopo Carlo, e al dir della cronica, da una madre medesima, -Ildegarda, e la vita sua fu operosa al par di quella del fratello. Tutti -i figli del grande imperatore avean titolo di nobilissimo, e il meritavano -per le gloriose opere loro. Pipino incomincia la vita sua militare -più giovinetto ancora di Carlo, e già re d'Italia a quattr'anni -d'età, ei muove agli undici contro gli Avari, accompagnato dal conte -Berlinghieri o Berengario, datogli a guida dal padre suo; d'onde si -vede come questi giovani di razza germanica esser dovean forti per -tempo. Tre anni dopo Pipino trovasi nel ducato di Benevento, e -di colà il padre suo gli commette le spedizioni in Pannonia, sulla -<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span> -Drava e sul Danubio, fortunatissimo in tutte; e già vedemmo dalle -croniche celebrato il ricco bottino da lui preso agli Unni e recato -alla corte plenaria di Aquisgrana. Giunto all'età di ventun anno, il -vediam governare il regno d'Italia; se non che il padre, poco di lui -soddisfatto, e temendo per avventura di non lasciare ai figli suoi troppo -libero il freno, gli dà una guida in Adalardo, abbate di Corbeia; e -l'animoso principe, degno di sì gran genitore, si travaglia in continue -guerre di terra e di mare; caccia in persona i Saracini dall'isola di -Corsica, e batte i Veneziani per modo che quei mercatanti repubblicani -sono costretti riparare in Rialto, l'isola ridente e incantata cui -l'Adriatico bagna co' flutti suoi, finchè la morte viene a rapirlo in -età di soli trentaquattr'anni. -</p> - -<p> -Altro figliuolo adunque non rimane a Carlomagno, che Lodovico -il re d'Aquitania, il principe meridionale, la cui vita militare comincia -al vestir la toga virile. Infatti noi vediamo quest'ultimo de' suoi -figli far solennemente nell'anno 791, tredicesimo dell'età sua, il primo -suo militar tirocinio nella guerra al Danubio sotto il comando del re -suo padre, poi volar di colà in Aquitania, farvi leva d'un esercito, e -condurlo in Italia ad aiuto di suo fratello Pipino. Ecco dunque tre -figli che tutti e tre, fanciulli ancora, si cacciano in mezzo alle battaglie, -siccome richiede il dover loro, chè a voler comandare ai Franchi -è d'uopo sprezzare ogni sorta di pericoli. Ben vede Carlomagno che -eglino esser deggiono i suoi luogotenenti naturali, i partecipi del -pensier suo, ma pur li fa sopravvedere, ed ombroso dell'indipendenza -loro, gli affida a tutori, li fa seguir passo per passo dai conti franchi, -gl'indirizza con lettere continue, nè li lascia far cosa di rilievo -senza consiglio o comando suo. In certi casi anche disapprova il -fatto da loro, e ad essi scrive in termini duri e imperativi. Lodovico, -esempigrazia, ha nominato un conte che non gli garba, ed ei lo -cassa. Pipino non si conduce a senno suo, e gli pone addosso un -tutore; un'altra volta, scontento del modo in cui Lodovico amministra -le finanze del regno d'Aquitania, vi manda suoi commessarii -a ricoverare i beni del fisco. Un diploma del 795 ci porge un altro -esempio dell'autorità che Carlomagno esercitava negli Stati de' suoi -figliuoli; da quello apparendo che un Franco, a cui Lodovico re d'Aquitania -avea donato certa terra da coltivare nel proprio reame, fu -obbligato di ottener la confermazione del dono da Carlomagno stesso, -che gliela concesse ad istanza del re suo figliuolo. Ed in ogni cosa -si vede questa soprantendenza dell'imperatore sul governo de' suoi, -chè tutte le menti supreme son così fatte, concetto ch'esse abbiano -qualche gran disegno, raro accolgono i consigli, nè mai le opposizioni -degli altri, e se taluno esce dal cerchio delle idee da loro -<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span> -segnato, lo sterminano; se alcuna volontà si attraversa alla loro, la -scrollano. Ogni grande intelletto altro non vuol che strumenti, nè sostiene -uguali e molto men superiori. -</p> - -<p> -Le figlie dell'imperatore furono in maggior numero che i figli maschi. -Abitavan elle ne' suoi palazzi, sotto gli occhi suoi, e sempre ei -si mostrò tenerissimo verso di queste fanciulle, alle quali le croniche -danno i seguenti nomi: Rotrude, che fu per pochi dì fidanzata all'imperatore -Costantino Porfirogenito, e poi maritata a Roricone, conte -del Maine; Berta<a class="tag" id="tag110" href="#note110">[110]</a>, la seconda, che fu sposa ad Angilberto; dopo di -queste si trovano nelle carte i nomi di Teodala e d'Eltruda, figlie pur -esse di Carlomagno, e abbadessa l'una d'Argenteuil, l'altra di Marmoutier<a class="tag" id="tag111" href="#note111">[111]</a>. -Ma la più famosa tra queste figliuole, colei che lasciò lunghe -tracce nelle memorie dei leggendari, si fu Imma o Emma, che -dalla tradizione si dà per amante e consorte a Eginardo, lo storico, il -cancelliere di Carlomagno, che diligentissimo raccolse ogni minimo -fatto del suo signore. Il racconto di questa patetica leggenda trovasi -appunto nella cronica del monastero di Lauresheim, pia fondazione -di Eginardo, posta nella diocesi di Vormazia, in mezzo alle dilettose -e amene montagne d'Eidelberga, dove religiosamente serbavasi quanto -render potea cara al popolo la memoria del suo fondatore. -</p> - -<p> -Ecco ora la tenera storia della leggenda di Emma<a class="tag" id="tag112" href="#note112">[112]</a> e d'Eginardo, -tal quale dalla cronica è riferita: «Eginardo, arcicappellano e segretario -di Carlo imperatore, siccome colui che onoratissimamente esercitava -l'ufizio suo in corte, era da tutti ben voluto, ma sopra tutto -dalla figliuola dell'imperatore medesimo, di nome Emma, e già fidanzata -al re dei Greci, che lo amava di ardentissimo amore; il quale -in brevissimo tempo era venuto in amendue a dismisura crescendo, ma -temendo l'ira del re, non s'attentavano di pur mirarsi in viso. Se non -che Amore, sagacissimo, di tutto trionfa; e quell'orrevolissimo uomo, -acceso di tanto fuoco senza ristoro, non osando indirizzarsi per messaggeri -alla donzella, fattosi animo, tutt'a un tratto recossi, nel bel -mezzo della notte, nascostamente alle sue stanze, dove picchiato pian -piano, e come avesse ordine di parlarle da parte del re, ottenne licenza -di entrare. Trovatosi indi solo con lei, seppe tanto piacerle coi -segreti suoi ragionari, che dopo vari vicendevoli abbracciamenti, gli -<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span> -fu dato cogliere il tanto desiderato frutto dell'amor suo<a class="tag" id="tag113" href="#note113">[113]</a>. Ma ecco -che volendo, all'appressar del giorno, tornarsene fra le ultime ombre -della notte, s'avvede esser d'improvviso caduto un gran nevazio, -onde non s'attenta d'uscire per tema che l'orme del piede -non palesino il suo segreto. Amendue dunque si rimangon chiusi, -tutti angosciati pensando a quanto avean fatto; quando nel consigliarsi -tra il turbamento loro, intorno a ciò che far doveano, la vezzosa -donzella, fatta coraggiosa dall'amore, pose innanzi un suo partito, e -disse: che curvandosi ella il terrebbe in ispalla, il porterebbe innanzi -giorno fin presso alla sua dimora, e ritornerebbe poi, ricalcando diligentissimamente -le stesse orme; alle proprie stanze. Ora avvenne, -per voler divino, siccome pare, che l'imperatore, avendo passato in -veglia quella notte, levatosi prima del giorno, si ponesse a guardar -dalle finestre del suo palazzo, e vedesse la figlia sua camminar lentamente -e con passo malfermo sotto il suo carico, e poi depostolo, -ripigliar frettolosa l'orme sue. Ma dopo di averli amendue tenuti -d'occhio per un pezzo, côlto in uno d'ammirazione e di dolore, -e stimando che ciò non fosse accaduto senza disposizione del cielo, -raffrenossi, e tacque intorno a quanto aveva veduto. Eginardo -intanto, straziato dal suo fallo, e ben sapendo che in un modo o nell'altro -la cosa verrebbe all'orecchio del re suo signore, prese, dopo -molto dubitare, un partito, ed andò all'imperatore, pregandolo in ginocchio, -di affidargli una legazione, sotto pretesto che i grandi -e moltiplici servigi suoi non erano stati ancora convenevolmente ricompensati<a class="tag" id="tag114" href="#note114">[114]</a>. -Alle quali parole il re, senza dare indizio di saper quanto -sapeva, si tacque alcun poco; poi assicurando Eginardo che avrebbe -dato in breve risposta alla sua dimanda, gli assegnò un giorno per venire -a riceverla. Dopo di che convocò tosto i suoi consiglieri, i baroni -del regno e gli altri della sua corte, e ragunato che fu questo splendido -consesso, cominciò dicendo che la maestà imperiale era stata sfacciatamente -oltraggiata dall'amor di sua figlia pel proprio suo segretario, -onde era grandemente offeso e turbato. Gli astanti a questo -dire rimasero stupefatti, e alcuni di loro, mostrando di pur dubitarne, -tanto la cosa era temeraria ed inaudita, il re la fece loro -toccar con mano, raccontando quel che veduto aveva con gli occhi -suoi propri, e si fece a dimandar loro consiglio in proposito. Diverse -furon quindi le sentenze contro l'audace autore del fatto; chi voleva -ch'ei fosse sottoposto a un castigo senza esempio; chi esiliato, -e chi punito con altre pene, parlando ciascuno a seconda della passione -<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span> -che il movea. Certi altri tuttavia, tanto clementi più quanto più -savi, dopo essersi stretti a consiglio tra loro, supplicarono istantemente -il re d'esaminare da sè questa faccenda, e giudicar secondo -la prudenza che avea ricevuto da Dio. -</p> - -<p> -«Visto ch'ebbe il re l'amore che ognun gli portava, e scelto fra -i vari pareri quello a cui voleva attenersi, fecesi a parlar loro di questo -modo: — Voi sapete gli uomini andar soggetti a vari casi, -e accader cose spesso che cominciano male e finiscono in bene. Non ci -disperiamo adunque, ma in questo fatto che per la novità e gravità -sua ha sorpassato la prudenza nostra, cerchiamo anzi piamente e rispettiamo -i fini della Providenza che mai non s'inganna, e sa convertire -il male in bene. Io non assoggetterò dunque per questa condannabile -azione il mio segretario ad un castigo, il quale non farebbe -se non accrescere il disonore di mia figlia anzichè cancellarlo; meglio -stimando e più dicevole alla dignità del nostro impero il perdonare -alla gioventù loro, e congiungerli in legittimo matrimonio, dando -così all'impudica colpa loro una veste d'onestà. — Alle quali parole -del re tutti assai si rallegrarono, altamente lodando la magnanimità -e la clemenza sua. Fu quindi introdotto Eginardo, e il re, salutandolo, -gli disse con piglio benigno: — Voi ci avete mosso lagnanza -perchè la regia nostra munificenza non abbia per anco degnamente -rimunerato i vostri servigi: ma, per dir vero, ne dovete dar colpa alla -negligenza vostra, perchè quantunque avvolto in tante brighe, delle -quali io solo porto il peso, se avessi saputa cosa che vi piacesse, -avrei conceduto con essa il premio dovuto al vostro servire. Ma per -non trattenervi più in parole, farò sul fatto cessare ogni vostra lagnanza -con un magnifico dono, e volendo avervi sempre fedele a -me, come per lo passato, vi concedo in isposa la figlia mia<a class="tag" id="tag115" href="#note115">[115]</a>, la vostra -portatrice, colei che, succignendo le vesti, si mostrò sì mansueta -a portarvi. — Poi tosto, per comando del re, fu fatta entrare in mezzo -a numeroso corteo la figlia sua, coperto il volto di bel rossore, e il -padre mise la sua mano in quella di Eginardo con una ricca dote in -terre, oro ed argento a dovizia, e altre robe preziose. Morto poi il -padre, anche Lodovico, piissimo imperatore, fece dono a Eginardo -della signoria di Michlenstad, e dell'altra di Mulenheim, che ora si -chiama Seligenstad<a class="tag" id="tag116" href="#note116">[116]</a>.» -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span> -</p> - -<p> -La storia d'Emma e d'Eginardo è fors'ella pure una di quelle -cotali leggende cavalleresche, di quelle tradizioni dei paesi in riva -al Reno, che sì piacevolmente dilettano l'imaginazione del viaggiatore -mentre scorre la Turingia e la Svevia, framezzo alle ruine di quegli -alpestri castelli, o lunghesso le acque del fiume che attraversano -le antiche città di Strasburgo, Magonza e Colonia? I critici di maggior -senno, combattono l'autenticità di questa leggenda; prima di -tutti, essi dicono, non trovarsi punto questo nome d'Imma o d'Emma -nella lunga lista delle figlie di Carlomagno, tutte nominate nei -diplomi e nelle croniche; ma e queste croniche stesse non dicon pure -che: «L'imperatore ebbe ancora molti figliuoli naturali ch'esse non -nominano?» Poi gli stessi critici aggiungono, che Eginardo medesimo -non fa pur parola ne' suoi annali della tenera avventura sua; ma -quand'egli scrisse gli annali, era uomo di tutta santità e la memoria -dell'amor suo per una donna conturbava l'anima dell'uomo divenuto -austero e religioso, del fondatore d'una badia<a class="tag" id="tag117" href="#note117">[117]</a>. Del resto i palazzi di -Carlomagno erano popolati de' figli suoi, e il superbo imperatore mitissimo -era con essi, e quegli occhi suoi, sì spesso sfolgoranti di -sdegno e di furore, tosto si rabbonacciavano alla vista loro, e sappiamo -che le figlie sue, libere troppo e scostumate, gli empievan la -reggia di scandali, tanto che dopo la morte di lui, il medesimo Lodovico, -suo figlio, non può fare di non dolersi del vivere licenzioso delle -proprie sorelle; altro punto questo di rassomiglianza tra Carlomagno -ed Augusto, e con l'antica famiglia dei Cesari di Roma. La tenerezza -dell'imperatore germanico per le sue figlie passò il segno, e le croniche -toccano di triste e incestuose loro passioni, che travagliaron la vita -del comune padre e signore. -</p> - -<p> -L'imperatore, attempatosi, elesse per sua stabil dimora il palazzo -d'Aquisgrana, laddove quand'egli era giovine, e sentiva bollirsi il -sangue nelle vene, non avea residenza ferma, e mostravasi in ogni -luogo, sul Reno, sul Meno, in Baviera, in Ischiavonia, o ben anche -sull'Ebro; indole impaziente in un corpo vigoroso ed attivo egli godea -d'abitare i monti e le rive dei fiumi; ma di mano in mano ch'egli -s'inoltra negli anni quella vigoría e quell'attività lo abbandonano, e -allora il luogo del suo soggiorno è Aquisgrana; chè assalito com'è -da frequenti spasmi reumatici, contratti nei tempi delle sue regie -cacce framezzo ai boschi, e logorato dagli esercizi d'ogni sorta cui -si diede senza riguardo in tempo di sua gioventù, or ch'egli è vecchio -ne patisce, e ha bisogno di bagni caldi e dell'acque minerali -che scaturiscono ad Aquisgrana, dove fatta costrurre un'ampia vasca -<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span> -di marmo, si tuffava tutto in quell'onda gorgogliante, per fortificare -le debili sue membra, e nuotando in quei bagni come un figlio del -Reno e dell'Elba, vi rimanea gl'interi giorni a tentar di rinvigorire -il corpo già fiacco e indolenzito, accorgendosi oramai che la vecchiaia -lo stringe, e ch'egli non è più il medesimo uomo. -</p> - -<p> -Poi, ordinato ch'egli ha il suo vasto impero, Carlomagno attende -più specialmente ad apparecchiarsi il cammin della morte, ai doveri -suoi religiosi; moltiplica le carte di donazione ai monasteri e alle -chiese; edifica, innalza, costruisce, e tutto intento a cercar modi con che -perpetuare l'opera sua, trovasi in procinto già di lasciare un immenso -retaggio. Ma l'impero potrà egli durare ancora? Molti pericoli tuttavia -gli sovrastanno; i popoli del Nord, per poco rintuzzati, non -sono altrimenti sottomessi; gli Scandinavi serbano pur sempre la -loro fierezza e il desiderio di vendicarsi; i Sassoni fremono sotto il -giogo, onde, in cospetto della tomba, una viva inquietudine s'impadronisce -di Carlomagno, che ha misurato il pericolo e avuto bisogno -di ferrea mano ad arrestare il sollevamento dei Barbari contro il -grande impero da lui fondato. Ivi è l'immensa, l'inevitabil causa di -sua dissoluzione; ei ben se 'l vede, e vuole impedirla, onde s'accinge a -nuove guerre, e disciplina i Sassoni, e promulga capitolari; i Danesi -minacciano le sue frontiere, e l'imperatore, che non si sente più -forza per combattere, vuole che i suoi conti e leudi trattin d'accordo -con loro; vuole e desidera una pace, una tregua, una determinazion -di confini: la Baviera, la Sassonia, la Frisia fanno parte dell'impero -suo, e i Danesi rimangono nella penisola della Giutlandia; vorrebbe -ivi rattenerli, ma il potrà egli? -</p> - -<p> -No; la vasta centrificazione da lui fondata dee cessare con lui; egli -ha rispinto le nazioni scandinave fin entro al Baltico, rincacciati -gli Unni fino al di là del Danubio, ma quei popoli bellicosi si vendicheranno -sui figli suoi. Un trattato con gli Schiavoni è l'ultimo -atto diplomatico della sua vita, tutto vien fatto oramai da' suoi messi, -chè giunto è il momento in cui il pensier della morte occupa il grande -imperatore più che le vane cose del mondo, e sceglie il luogo dell'eterna -sua dimora, la sua casa funerale, sotto la cupola della cappella -da lui edificata in Aquisgrana, cui tanto gli piacque ornar dei -marmi ravignani, e d'arche d'oro, e di pietre preziose. Il suo monumento, -costrutto di larghe pietre, sarà di otto piedi, ed ivi, coricato -ed avvolto nelle imperiali sue vesti, fermo e con le mani giunte -in atto d'orazione, aspetterà la grande sveglia del giudizio finale. -Alcun tempo prima della sua morte ei detta il suo testamento, poi lo -ritocca e rivede, chè quando s'è a stento costruita qualche grand'opera, -si vuol pur tramandarla per ultima disposizione, con quelle -condizioni che a noi sopravviver la facciano. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span> -</p> - -<p> -Strana cosa! Quell'imperatore, che ha consumato la vita a costituir -l'unità, si lascia prendere in morte dal pensiero di romperla in pezzi! -Le consuetudini delle merovingiche spartigioni durano tuttavia, e il -concetto della centrificazione dileguasi e sparisce dalla mente di Carlomagno, -poichè il suo testamento altro in fine non è che un ampio -ripartimento, non solo degli Stati della monarchia, ma sì ancora delle -masserizie e ricchezze sue, ch'ei va distribuendo fra i poveri e le -chiese. Anche quest'ultimo atto della sua vita ci fu trasmesso da -Eginardo, cancelliere di lui. «Tre anni prima della sua morte (così -quest'ultimo) egli dispose la divisione de' suoi tesori, del suo argento, -della sua guardaroba e d'ogni altra sua suppellettile in presenza -dei famigliari e ministri suoi, e questo volle affinchè dopo la morte -sua la spartigion di tutte le robe da lui fatta e da essi approvata -fosse appieno eseguita. Poi consegnò le ultime sue volontà intorno -alle cose che di questo modo intendea fossero distribuite, in uno scritto -sommario, del quale ecco lo spirito e il testo letterale: — In nome -di Dio onnipotente, Padre, Figliuolo e Spirito Santo. Qui principia -la descrizione e distribuzione ordinata dal gloriosissimo e piissimo -signore, Carlo imperatore augusto, dei tesori e dell'argento trovati in -questo medesimo giorno nelle sue stanze l'anno ottocento undecimo -dell'incarnazione di Nostro Signore Gesù Cristo, quarantesimoterzo -del regno di questo principe sulla Francia, trentesimosesto del suo -regno sull'Italia, e undecimo dell'impero, indizione quarta. Seguono -esse qui sotto, quali, dopo maturo consiglio, egli le deliberò -e fece con approvazione del Signore. E prima di tutto e principalmente -ei volle provedere, affinchè la distribuzione delle elemosine, che -i Cristiani usan di fare solennemente di parte dei loro beni, sia per lui -e del danaro suo, fatta con ordine e giustizia; poi, affinchè gli eredi -suoi conoscer possano chiaramente e senz'alcuna ambiguità quanto -a ciascun d'essi appartener dee, e mettersi in possesso delle singole -loro porzioni, senza contese nè liti. Al quale intendimento e fine egli -ha in prima diviso in tre parti tutti i mobili e le robe, come oro, -argento, pietre preziose e ornamenti reali, che, come detto è, si troveranno -questo giorno nelle sue stanze, poi suddividendo ancor queste -parti, ne ha distribuito due in ventuna porzione, onde ciascuna delle -ventuna città, riconosciute nel suo regno per altrettante metropoli<a class="tag" id="tag118" href="#note118">[118]</a> -riceva, a titolo d'elemosina, per le mani de' suoi eredi ed amici, una -di queste porzioni. L'arcivescovo che reggerà in quel tempo questa o -quella metropolitana, dovrà, com'abbia avuto la porzione appartenente -<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span> -alla sua chiesa, partirla co' suoi suffraganei per modo che il terzo -resti a quella, e gli altri due terzi dividansi tra i suffraganei -stessi. Ognuna di queste porzioni formate con le due prime parti, e -in numero di ventuna, pari a quello delle città riconosciute per metropoli, -è separata dall'altre e rinchiusa appartatamente in un armadio -col nome della città a cui dee esser data. I nomi delle metropoli, -a cui debbono farsi queste limosine o largizioni, sono: Roma, Ravenna, -Milano, Frejus, Gratz, Colonia, Magonza, <i>Giovavo</i> (oggi Salisburgo), -Treveri, Sens, Besanzone, Lione, Rouen, Reims, Arli, Vienna, -Moustier in Tarantasia, Embrun, Bordò, Tours e Bourges. Quanto -alla parte ch'egli ha decretato conservarsi intiera, è intenzion sua, -che a differenza delle altre suddivise, come fu detto, in porzioni, e -chiuse sotto il suo sigillo, ella serva ai bisogni cotidiani, e resti come -cosa non obbligata da voto alcuno in man del proprietario, e ciò per -fin che duri la vita di questo, ed in quanto egli giudichi necessario -l'uso di essa per sè; dopo la sua morte poi, o nel caso di sua volontaria -rinunzia ai beni del secolo, questa parte sarà divisa in -quattro porzioni: la prima da aggiungersi alle ventuna di cui più -sopra è detto; la seconda da appartenere ai figli e alle figliuole del -testatore, o ai figli e figliuole de' suoi figli, dividendola fra essi secondo -ragione ed equità; la terza da distribuirsi ai poveri secondo l'uso dei -Cristiani; e la quarta da ripartirsi nello stesso modo, ed a titolo di -elemosina, tra i servitori e le serve del palazzo, ad assicurare il sostentamento -loro. Alla terza parte intiera del totale, che a par delle -due altre, consiste in oro e in argento, si aggiungeranno tutte le -masserizie di rame, di ferro e d'altri metalli, i vasi, gli arnesi, le armi, -le vesti, i mobili tutti di molto e di poco prezzo, acconci a diversi -usi, come sono tende, coperte, tappeti, panni grossi, cuoja, selle e -tutto ciò che nel dì della morte del testatore sarà trovato nelle sue -stanze e nella sua guardaroba; e ciò a fine che le suddivisioni di -questa parte sieno più grosse, e un maggior numero di persone participar -possano delle limosine. Quanto alla sua cappella, vale a dire a -tutto ciò che serve alle cerimonie, ecclesiastiche egli ha ordinato, -che così quel ch'egli medesimo ha fatto fare o acquistato, come -quello che gli è venuto in eredità dal padre, resti intatto, nè sia soggetto -a divisione. Che se tuttavia ci fossero vasi, libri od altri ornamenti -che certo sia non essere stati da lui donati alla detta cappella, -chi li volesse potrà comperarli e serbarli per sè, pagandone il prezzo -al giusto valore. Lo stesso sia dei libri in buon numero da lui raccolti -nella sua biblioteca; chi li volesse potrà comperarli a giusto -prezzo, e il ritratto ne verrà distribuito ai poveri. Fra i suoi tesori -e il suo argento ci son tre tavole di quest'ultimo metallo, ed una -<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span> -d'oro assai grande e d'un peso ragguardevole. Quella fra le prime, -di forma quadrata, con su disegnata la città di Costantinopoli, sia -recata, così ordinando il testatore, alla basilica del beato apostolo -Pietro in Roma, insieme con gli altri doni che le sono assegnati; -l'altra, di forma rotonda, col disegno della città di Roma, sarà consegnata -al vescovo della chiesa di Ravenna; la terza, superiore d'assai -alle altre per la finezza del lavoro, e per la gravità del peso, cinta -di tre cerchi, in cui è figurato in picciolo e con diligenza l'universo, -verrà, insieme con la tavola d'oro, che fu notata per la quarta, messa -in cumulo con la terza parte da dividere fra' suoi eredi e in limosine. -Quest'atto e queste disposizioni furono dall'imperatore fatte e -ordinate in presenza di quanti vescovi, abbati e conti raccoglier potè -in tal giorno d'intorno a sè, e ne seguono i nomi: Ildebaldo, Ricolfo, -Arno, Volfero, Bernoino, Landrado, Giovanni, Teodolfo, Jesse, -Azzone e Valgando vescovi; Fregiso, Aldoino, Angilberto ed Irminio, -abbati; Vala, Meginario, Ottolfo, Stefano, Unroco, Burcardo, Meginardo, -Attone, Ricvino, Eddone, Ercangario, Geroldo, Bera, Ildigerno -e Rocolfo, conti<a class="tag" id="tag119" href="#note119">[119]</a>.» -</p> - -<p> -Questo testamento, di forma tutta romana, posa intieramente sul -concetto, quanto più dir si possa assoluto, del ripartimento, nè tien -punto della politica unità di cui Carlomagno improntar voleva l'opera -sua; singolar contraddizione! passar l'intera vita a porre ad effetto -il divisamento d'un grande impero, ed al momento della morte, -scioglierlo e annichilarlo con quello dello sminuzzamento! Ma omai -la morte avanzavasi a gran passi, e con essa la vecchiezza e la infermità. -Ei non vuole che il titolo d'imperatore perisca, e però chiamar -fa in Aquisgrana suo figlio Lodovico, re d'Aquitania, il solo -che gli rimanesse degli avuti da Ildegarda, la più amata delle sue -donne, ed ivi raccolti in corte plenaria tutti i conti franchi, i vescovi, -i leudi, i cherici, e ogn'altro che dar potea consistenza e pompa a -una grande solennità, si assume, col comun consentimento, a compagno, -nel titolo d'imperatore il detto Lodovico, e fattolo come tal -riconoscere e gridare, gli mette con le fiacche sue mani, la corona in -fronte e dice: Ecco, d'ora innanzi, l'imperatore e l'Augusto. «Poi, -rimandato il figlio in Aquitania, segue a raccontare Eginardo, il re, -secondo il suo costume, se ne va, quantunque spossato dalla vecchiezza, -a cacciare nei dintorni della sua residenza d'Aquisgrana, dove ritorna -in novembre a passar l'inverno, dopo aver consumato lo scorcio -dell'autunno in quell'esercizio. Nel mese di gennaio fu indi preso da -<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span> -violenta febbre, e si pose a letto, astenendosi da ogni cibo, persuaso -che la dieta avrebbe vinta o almen mitigata la malattia; ma alla febbre -si aggiunse quella doglia di costa, detta grecamente pleuritide, -e il re continuando pur sempre a non prender cibo, nè con altro -oramai più sostentandosi che con qualche sorso d'una pozione, passò -di vita dopo ricevuto il viatico, nel settimo giorno della sua malattia, -il dì 28 gennaio, nell'ora terza, e nell'anno settantaduesimo della sua -vita, e quarantasettesimo del suo regno.» -</p> - -<p> -Di questo modo cessò Carlo imperatore, e quasi ad una con lui, -l'opera sua, con tanta fatica compiuta. Siccome poi a tutte le morti -d'un grande le cronache assegnar vogliono vari prodigi che annunziaron -l'ultimo termine di quella vita potente, così in sul dileguarsi -di Carlomagno v'ebbero frequenti eclissi di sole e di luna, e videsi -per sette giorni una macchia nera nel sole; e un portico che abbracciava -il palazzo, rovinò tutto ad un tratto, e il ponte di Magonza -fu arso in tre ore. Un giorno ancora, l'imperatore vide una grande -striscia di fuoco, che fendendo le nubi, correva dall'Occidente all'Oriente, -e il cavallo suo cadde in aperta campagna, gittandolo a terra -con grande scossa, sì che la fibbia d'oro che tenea la sella si ruppe, -e così la cintura della spada, e il suo giavellotto fu trovato ben dieci -piedi entro terra. Ad Aquisgrana si sentirono parecchie scosse di -tremuoto, e la palla dorata che ornava la cupola della cappella, fu -colpita dal fulmine, e nella iscrizione a caratteri rossi, fatta por dall'imperatore -nell'edificar la basilica, e che dicea: «<i>Carlo principe</i>, -nell'anno che egli morì;» la parola <i>principe</i> erasi per modo scancellata -che non poteasi più leggere. A Roma medesimamente la morte -di Cesare fu annunziata da una cometa e da altri sinistri presagi. -Ai quali segni, avendoli per altrettanti avvisi del cielo, Carlomagno -tutto s'immerse nel pensier della morte, e poi ch'ebbe ricevuti i sacramenti, -si stese sulla cenere, e morì in penitenza come già Davide -e Salomone. Passato ch'ei fu, la campana della chiesa d'Aquisgrana -diede il segno dell'esequie sue solenni, e fu sepolto nel monumento -da esso fattosi rizzar sotto gli occhi suoi, e accostumatosi da lungo -tempo al pensier della morte, corcavasi tranquillamente nell'ultima -sua dimora. -</p> - -<p> -Eterna rimase indi fra i popoli la memoria di Carlomagno, nè sol -come signor supremo e imperatore, ma sì ancor come santo, e i breviarii -della Chiesa germanica, conservano ancora certe orazioni a san -Carlomagno; tale si è l'effetto dell'ammirazione e della gratitudine -dei popoli, nè il progresso dei tempi altro fa se non mutarne le forme. -Al medio evo, quando un uomo avea sfolgorato in mezzo a ogni maniera -di gloria, era fatto santo, e la Chiesa il collocava nel suo -<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span> -panteone, nè certo alcuno meritava più quest'onore del principe che -fondò la potenza e la costituzione germanica. Vero è però, che in -quest'entusiasmo per un'umana creatura, la Chiesa non perdea mai -d'occhio lo scopo morale, però ch'ella compier ben sapeva ogni mandato -suo. Carlomagno non aveva in vita osservato mai troppa castità -nei domestici suoi costumi; egli, all'usanza di tutti i Germani, avea -prese e lasciate le mogli a suo libito, e parecchie concubine aveano -accomunato il letto con lui; or la Chiesa gli perdonerebbe ella queste -scostumatezze? E non ci sarebbe anche qui qualche leggenda -composta a far trionfare l'unità del matrimonio? e l'uomo carnale, -perchè grande e potente, avrebbe libero l'adulterio e il concubinato? -Mainò; la Chiesa aveva anche in ciò le sue giustizie, nè la perdonava -a niuno, per grande e forte ch'ei fosse, e a quel modo che quando -Carlo Martello spogliò i pacifici coloni ed i cherici dei beni loro per -distribuirli a' suoi guerrieri, si ebbe una spaventosa leggenda che lo -infamò, e inseguì la violenza fin dentro al sepolcro, così, col medesimo -rigore frecciossi il concubinato nell'alto personaggio di Carlomagno -stesso, e un santo monaco, di nome Vettino, ebbe una visione -alcuni anni dopo la morte di lui, nella quale gli comparve il signor -dei Franchi in mezzo alle ardenti fiamme del purgatorio, e questo -per aver carnalmente peccato con più mogli ad un tempo e concubine. -Ben poteva la Chiesa innalzar Carlomagno, ma non volea nel -medesimo tempo che quest'esempio dell'uom prepotente, che sprezzava -le leggi della morale, avesse pur troppo ad operar sui costumi -della intera società cristiana. -</p> - -<p> -Curiosissimo e rarissimo è nella storia il caso di quest'impero carolino, -smisurata fondazione, preparata innanzi con tante cure e fatiche, -che cade e si scioglie quasi subito dopo la morte del fondatore. -Nulla predisposto avea quest'ampio concetto, e nulla ne rimase poi -che la robusta mano di colui che il teneva, si trovò inaridita nel -sepolcro. Carlomagno passa per mezzo alle generazioni, senza lasciare -altre orme che una lunga striscia di gloria, e un'incancellabile ricordanza; -nè gli elementi della società di que' tempi, e lo sminuzzamento -feudale che a gran passi avanzavasi, consentivano punto una podestà -centrale e suprema. Carlomagno avea fatto violenza alla natura stessa -delle consuetudini di tanti e sì diversi popoli, da lui a viva forza, -raccolti sotto lo scettro suo; egli voleva l'unità; e tutto intorno a -lui inchinava alla divisione; egli avea innalzato un gran monumento -sì, ma caduche ne erano le fondamenta. -</p> - -<p> -Piacemi di ripeter questa grande verità storica: spesso nella vita -della società appare un uomo di mente suprema, ed egli può far -trionfare un'idea grande, gigantesca, far forza a tutti gl'interessi, a -<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span> -tutte le consuetudini; egli ha una meta, e cammina diritto ver quella; -fin ch'ei vive, e regna, e ha la forza in mano, la società si curva, e -può patire e immolarsi, per così dire, a questo grande idolo; ma -non sì tosto questo forzato culto svanisce, e l'uomo che ha concetto -il gran pensiero è sotterra, ella ritorna, per moto naturale, alle sue -consuetudini, e ogni popolo ripiglia le sue leggi ed i suoi costumi<a class="tag" id="tag120" href="#note120">[120]</a>. -Così avvenne dell'impero di Carlomagno, egli accozzò e raccolse insieme -mille diversi popoli, e li tenne fermamente sotto il suo freno, -tanto ch'ei consumò tutta la vita a reprimer continuamente nazioni -che si agitavano, e quasi gli fuggivan di mano. In somma, l'opera da -lui creata era tutta personale: le forme dell'impero di Costantinopoli, -e l'ordinamento centrale d'un impero d'Occidente erano cose estranee -agli usi germanici, ed appo i Franchi, tante eran le leggi, e tanti -i capi, quanti i popoli. Dove anche Lodovico Pio fosse stato un -uomo di mente altissima, sarebbesi egualmente formata contro di lui -una reazione di sminuzzamento e dispergimento, se mi si passi questo -modo di dire. Il fascio di tante e sì diverse nazioni era mal costrutto, -nè i capitolari erano un legame bastante. Quei principii di -unità e di centralità ceder doveano innanzi ad ogni contratta consuetudine, -chè non si pestan mica i popoli così a profitto d'un'idea; -cessa colui che l'ha concetta, e l'uso rimane, tanto egli è potente! -</p> - -<p> -La creazione d'un impero d'Occidente, concetto d'un uomo di -mente altissima, non istette perchè mancavano gli elementi primi. Le -memorie di Roma non erano forti sì da contrastar contro gli usi locali e -l'amministrazione, tutta a ritaglio, delle nazioni germaniche; l'istituzione -ambulatoria dei <i>messi regii</i> mirava bensì a introdurre la centrificazione -del governo, ma ella non durò che brevissimo tempo. I capitolari stessi, -leggi generali com'erano, si trovaron costretti a riconoscere il principio -della personalità delle consuetudini, e la rispettarono, contenti -a poche addizioni; nè i messi dovean cozzar cogli usi antichi de' luoghi, -i quali usi moltiplici erano e per ogni dove, come nella civiltà -primitiva; in una parte la comune dei Galli, in un'altra il municipio -romano, e dove un monastero co' suoi diritti regolati da un diploma, -e dove un altro dipendente dalla giurisdizione del vescovo. Il gran -fine della centrificazione, quello è di tutto piegare e ridurre a un'idea -ferma, ed ecco che proprio in questa società s'incontrano mille intoppi, -sì che Carlomagno è obbligato ben anco di ammetter le leggi -dei Sassoni, dei Franchi, dei Romani, dei Longobardi. Or come fondar -così un governo che procede da un'idea comune? Allato dunque -dell'unità ci ha un dissolvente; un impero alla foggia romana in -mezzo alle popolazioni germaniche non era altrimenti possibile, perchè -<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span> -come porre ad esecuzione questo gran concetto che avea per fine -il governo del mondo, per mezzo dei Barbari che tagliavano ogni dì -questo nodo dell'impero col fendente della loro spada? Unire era la -massima de' Romani, disciogliere era il costume dei Franchi, e niuno -cambiar può le inclinazioni dei popoli. E lo stesso potentissimo imperatore -può egli levarsi d'intorno interamente la scorza germanica? -Egli non trovasi ad agio suo se non nella vita errante, l'impero, in -sulle prime, altro non è per lui che un gran cumulo di conquiste; e -il rimanente vien come frutto dell'avere studiato del mondo romano; -l'amor suo per le grandi cose gli fa nascere il desiderio d'applicare, -a quella barbara società, le massime dell'impero de' Cesari; l'amistà -sua coi papi gliene porge i modi, e il capo degli Austrasii è -salutato col nome d'imperatore e d'Augusto. Ma questo titolo in lui -non si assume, nè da lui si trasmette se non nominativamente, però -che Lodovico Pio vede in breve sfuggirgli di mano lo scettro pesante -troppo che Carlomagno gli avea confidato nella dieta d'Aquisgrana. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span> -</p> - -<h2 id="cap10">CAPITOLO X. -<span class="smaller">LA CITTÀ E IL DIRITTO PRIVATO CARLINGO.</span></h2> -</div> - -<div class="blockquote"> -<p> -La città romana, la gallica, la franca, la germanica, la longobarda, la gotica. — Il -vescovo. — I difensori. — I collegi delle arti. — I conti. — I giudici. — I -vidami — I prevosti. — Gli avvocati. — I centurioni. — Gli scabini. — I -buoni uomini — Diritto privato. — La vendita. — Atti di manumissione. — La -locazione. — Il testamento. — Formole e processure. — Il giuramento. — La -testimonianza. — Le prove del fuoco e dell'acqua. — Azione della Chiesa. — Origine -del diritto feudale. -</p> -</div> - -<p class="yrs"> -768 — 814. -</p> - -<p> -L'imperatore d'Occidente moriva, e quali orme lasciava egli mai del -suo governamento, quali istituzioni durar doveano dopo di lui? L'impero -suo abbracciava tante e sì diverse popolazioni, ch'egli è troppo -difficile notar sicuramente e sceverare le istituzioni private di ciascuno -dei popoli che ubbidivano a' suoi capitolari. Ben si può nel corso -dei secoli trovar le orme di quelle lagrimevoli inondazioni de' popoli -che vengono l'un dopo l'altro a distruggere le civiltà; ed anche raccoglier -si possono gli atti principali della legislazione politica del -passato; ma i fatti della vita privata dove trovarli, e come coglier le -domestiche consuetudini delle nazioni? Or dunque ch'io ho accompagnato -il vecchio imperatore fino alla tomba sua d'Aquisgrana, -parmi cosa essenziale cercare il popolo e la città in mezzo a questa -confusione, e doversi risvegliare, a dir così, le consuetudini del diritto -privato caroliniano; e alla guisa che fan gli antiquari, i quali -spesso riedificano gli antichi monumenti, come a dire il Partenone di -Atene e i templi egiziani, e compongono superbi frontoni con pochi -rottami di marmo e con la polvere delle doriche colonne; così io mi farò -ardito di fare il medesimo lavoro quanto ai costumi privati del secolo -ottavo, e di rivolgere per l'ultima volta quella spenta civiltà. -</p> - -<p> -Queste città, che noi vediamo oggidì sì frequenti di popolo, sì ricche -di edifizi, ebber quasi tutte un'origine antica che collegasi con le -morte generazioni; da Roma ebbero principio le più delle maggiori -<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span> -città, recando essa in ogni luogo le sue leggi e la sua politica dominazione. -Suo sistema fu sempre quello delle colonie militari; in ogni -punto dove le sue legioni recavan le armi, esse fondavano città, ed -edificavano per l'eternità. Pigliate ad esempio l'antica città d'Arli, superba -de' suoi circhi e de' suoi teatri che si specchian nel Rodano; essa -riconosce la sua fondazione dai veterani della sesta legione. Così Beziers, -sotto l'ardente sole della Settimania, fu anch'essa un alloggiamento della -settima legione, e così Frejus, così Orange, ornata tuttavia dell'arco -suo trionfale, furono edificazioni di quei veterani, signori del mondo. -Ben cento città delle Gallie riconoscono l'origine loro dalla -grande città, dalla <i>urbs Roma</i>, tuttor sì magnifica nelle memorie sue. -La colonia romana era generalmente piantata in una pianura in -mezzo a un suolo ridente, non lungi da qualche fiume d'altero corso: -le città, edificate alla stretta, largheggiavano nei monumenti pubblici, -nei circhi, nei teatri dove sedean comunemente venti migliaia di spettatori; -ivi era il pensier della patria, la grandigia del nome romano; il -bagno, il convito, il foro costituivano la vita sociale. -</p> - -<p> -La Gallia era di questo modo coperta di città romane, ma poi quanto -mutata d'aspetto! Solo chi lasciando il romoroso soggiorno di Napoli -e la via di Toledo, assordata dalla stridula voce dei Lazzaroni, siasi -talvolta avviato per la strada di Torre del Greco o di Portici, per -dirizzare indi il solitario suo cammino verso le rovine di Pompei, -coperte dalle lave del Vesuvio, può formarsi un giusto concetto della -città romana con la sua via sparsa di tumuli, le sue case magnifiche, -i suoi bagni, i suoi triclinii, i suoi mosaici, i suoi freschi, dipinti con -sì vivaci e splendidi colori! Chi scorre il tempio di Giove, con quelle -sue superbe colonne, il foro, i teatri, le cantine piene d'anfore, ben può -dir seco stesso: «Tali esser doveano le colonie d'Aquisgrana, d'Auxerre, -della greca Marsiglia, di Narbona e di Nimes!» -</p> - -<p> -Allato della città romana, tu trovavi dal Reno alla Loira ed al Rodano, -sparsa una moltitudine di città di origine affatto gallica, che -la vita presso alle foreste era grata a quelle celtiche popolazioni che -innanzi abitavano l'ancor vergine suolo. Le descrizioni che ce ne rimangono, -dipingon queste galliche città, come strette, rannicchiate, informi, -con rozzi edifizi, somiglianti a quegli ammassi di pietre che s'incontrano -ancora in Sardegna, e si additano col nome di <i>monumenti ciclopici</i>: -non erano tanto città quanto borghi e villaggi in cui raccoglievansi -le popolazioni sotto il loro capo. La casa gallica non altro era che -una capanna, ed i templi eran costrutti di pietre, con sovrapposti -sterminati macigni, ai quali si dà tuttavia il nome di <i>tavole delle fate</i>. -Le città erano quasi tutte situate presso a un bosco solitario, all'ombra -folta degli alberi; infatti l'annosa quercia, coperta di vischio e -<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span> -della ruggine dei tempi, non era forse l'albero sacro? Poche eran le -città, che al tempo dei Carolingi, ancor durassero nella loro originale -purezza; pur nondimeno alcune borgate in Bretagna conservato -aveano l'incolto aspetto e l'impronta dell'antica patria gallica. -I capitolari fanno anche menzione delle città che si governavano con -la originaria legge delle Gallie. -</p> - -<p> -I Franchi, solerte e bellicosa gente, non situarono altrimenti le città -loro nella pianura bagnata e fecondata dal fiume; ma diedero la preferenza -alla regione alpestre, alle balze scoscese, che consentivan loro -d'innalzar muraglie inaccessibili e torri dove giunger non potesse il -dardo nimico benchè da vigoroso braccio scagliato. Vivendo essi di -guerra, come viveano, più che altro cercar doveano la difesa, e quindi -alloggiavano, come l'aquila e il falco, in sul sommo de' monti. Ond'è -che quasi in ogni luogo dove duri qualche orma del passaggio dei -Franchi della Neustria e dell'Austrasia, tu vedi qualche resto di muro -in cima alle rupi, sotto alle quali, coll'andar del tempo, si venne formando -un pacifico villaggio. Le vie di queste città franche erano -strette, le case stipate: alcune fonti, saltando di sasso in sasso, -attraversavano rapidamente le vie; le mure antiche eran costrutte col -cemento romano, la chiesa formava il centro; una piazza comune -serviva a raccogliere gli abitanti; qualche resto d'ampio selciato, nascosto -sotto i veprai, addita tuttora l'antica via romana; appena è -qualche traccia di sentiero su quel ripido pendio, nè su quegli alti -gioghi altro più vedi che qualche uccello da preda volare, mandando -acute strida, tra le fessure e i rottami delle muraglie appiccate ai fianchi -del monte. -</p> - -<p> -La città germanica molto non diversava dalla città franca; i due -popoli derivavano infatti dalla stessa origine, nè l'Austrasio punto -distinguevasi dall'Alemanno schietto; essi erano, come dir, due vecchi -fratelli che si prendevan per mano. Il Franco tuttavia erasi meglio -stabilito nelle Gallie che non i popoli germanici sulla terra, però che -i Sassoni, ancora si ricoveravano sotto la tenda, nè avevano città -proprie, e amavano di stabilirsi con le famiglie e gli armenti, in questa -o quella situazione, sì che il viver loro, era più che altro, un continuo -campeggiare. In Germania, le fondazioni monastiche furono i -primi elementi delle città politiche e commerciali, testimonio Magonza, -la sede vescovile di san Bonifazio. Appo i Longobardi, siccome -quelli che aveano un'indole più colta, la città prese un andamento -rapido, nè mai tribù alcuna ebbe, più facilmente di que' popoli, a provar -l'azione delle idee civili. Se in Lamagna dir si può che tutte le -città riconobber l'origine loro dalla predicazione cristiana, il medesimo -non è a dirsi dei Longobardi, i quali molto crearono, e stabilirono -<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span> -e fondarono; Milano e Pavia furon quasi opera loro; i monumenti -d'architettura pigliarono per essi una forma speciale e originale, sorta -di miscuglio dello stile romano e del gotico concetto. I Longobardi -e i Visigoti furon le due frazioni dei popoli barbari che più si segnalarono -per la somma facilità degli edifici loro, e per l'accettazione -delle usanze romane. -</p> - -<p> -Il governo dei vescovi visigoti fu un modello d'ordine e di costituzione. -Le città della Settimania risplendettero al pari delle medesime -antiche città fondate da Roma, senza nulla di barbaro, salvo l'arianesimo -che fu inesorabile contro i monumenti dell'arti belle; se non -che quando i Saraceni vennero con le loro invasioni a minacciar -quelle contrade, i difensori fecero riparo a sè di quelle ruine, e gli antichi -templi di Giove e di Venere della città di Arli servirono a ristaurar -le mura per difesa della città; il marmo dei circhi fu adoperato a -edificar le chiese; le statue degli dei furono infrante, e i sepolcri romani -serviron di deposito alle ossa del vescovo, o del santo martire. -Così le città della Gotia restaron romane, solo il bisogno della difesa -e lo spirito cristiano, modificandone così un poco l'antica struttura; -le contrade si fecero anguste e più tortuose; le mura furono innalzate -a spese dei monumenti antichi, e la via dei sepolcri servì al cimitero -cristiano. Anche l'influenza dei Saracini dovette modificare alquanto -il primo aspetto delle città romane, della Gotia, chè i costumi dell'Oriente -fanno desiderar l'ombra, in quella guisa che l'Arabo cerca -il rezzo della palma nel deserto, e quindi per difendersi dal sole si -ebbe ricorso alla forma quasi orientale delle case che vicendevolmente -prestavansi l'ombre dei tetti loro, e si piantarono ruine sopra ruine, -però che ciascuna invasione era un guasto. I Saraceni introdussero -nelle città del Mezzodì e della Spagna l'architettura dei minaretti e -delle moschee, che il secolo decimoterzo vide perfezionata. -</p> - -<p> -Numerose popolazioni eransi ricoverate in queste città, e il metodo -delle ville carolingiche avea raccolto grandissima moltitudine di operai -ed altri uomini di diverse professioni, che in quei poderi lavoravano -d'ogni mestiero; ma pur l'artiere preferiva il domicilio della città, siccome -quella che godea vari privilegi, ed era difesa da mura. Ciascuna città -infatti, aveva i suoi magistrati, i suoi difensori, i suoi collegi delle arti, -con preminenza dell'autorità episcopale sull'altre autorità tutte. Bello sarebbe -descriver la storia dell'episcopato nei tre primi secoli delle barbariche -invasioni; il vescovo era il conservatore del diritto municipale, l'uomo -tutto città, il magistrato vigilante che la preservava da ogni flagello, -il suo procuratore, il suo negoziatore; all'avanzarsi degl'inesorabili -vincitori, il vescovo usciva incontro a que' Barbari, trattava e patteggiava -pe' cittadini, e tanta era l'efficacia della sagace sua mediazione, -<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span> -ch'egli ottenea quasi sempre di far sotto il pastorale inchinare il capo -ai più altieri Sicambri. Leggete le storie di Prudenzio, di Sidonio -Apollinare, di san Remigio, e vedrete que' nobili magistrati del gallico -municipio difender la città, i suoi privilegi, e salvar più d'una -volta la libertà e la civiltà del popolo. -</p> - -<p> -Il vescovo, in questa sua prevalenza nella città, era sussidiato da -una quantità di ufiziali eletti fra le varie condizioni del popolo, che -sotto il titolo di <i>difensori</i> e d'<i>avvocati</i>, tutti concorrevano a formare -il municipio romano; nè punto è a dubitare che un difensore del municipio -ci fosse pure al tempo de' Carolingi, quel medesimo che poi sotto la -terza stirpe prese il nome di <i>maire</i><a class="tag" id="tag121" href="#note121">[121]</a>. Insiem con esso i centurioni, i giurati, -eletti del popolo, amministravano la cosa pubblica, a modo dei -tempi antichi delle colonie, intanto che i conti erano i rappresentanti -dell'imperatore, e i pubblici magistrati, ad imitazion dei prefetti del -reggimento romano. Coteste forme municipali erano in ogni luogo -sotto i Carolingi ben prima del sedizioso irrompere del Comune, -ed erano pe' cittadini un aggravio piuttosto che un privilegio, non -potendo alcuno esimersi dagli obblighi della curia sotto i vidami, i -prevosti, gli scabini, i buoni uomini o i savi, che tutti esercitavano -press'a poco i medesimi ufizi. La massa del popolo avea conservato -le consuetudini romane; ciascun individuo manteneva la personalità -sua, e reggevasi con la sua legge; solo la division generale, sotto i -centurioni e i decurioni, rimanea come forma di governo pel corpo -della società, chè ben era necessario vi fosse, accanto della podestà -municipale, un'autorità che venisse a confinar coi conti e coi messi -regi, delegati del principe. -</p> - -<p> -La personalità delle leggi seco traeva sostanzialmente quella delle -consuetudini; poche tra le formole municipali son quelle che si dipartano -dalle regole proclamate dal codice teodosiano, e tutte ne serbano -il colore. Gli atti della vita e dell'avere procedevano dai -codici promulgati dai Romani, e ti basta legger le carte e i diplomi -di quei tempi, per indi persuaderti che il diritto teodosiano regola -pur sempre le private transazioni, quelle in ispezialità che si riferiscono -alla terra. I codici, secondo che essi furon dai giuristi classificati, -comprendono tre parti distinte: 1.º le persone; 2.º gli averi; -3.º il modo di regger questi ultimi, e di trasmetterli. La qual classificazione -troppo esatta era e troppo filosofica per l'uso dei Barbari; -l'invasione avea per ogni dove gittata una grandissima confusione, -ogni popolo era affezionato a' suoi privilegi; il Franco alla legge salica -e alla ripense, il Visigoto a' suoi concilii diocesani, il Romano al -<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span> -suo codice teodosiano ed alle decretali; e pur nondimeno siffatta classificazione -reagisce sullo stato generale della società. -</p> - -<p> -La legge de' cherici, quasi sempre uniforme, veniva dai papi e dai -concilii; il tutto consistea per loro nella vita religiosa: battesimo, matrimonio -e morte. Niuno pone pur dubbio che non ci fossero a quel -tempo classi nobili; ce ne avea nelle città e nelle colonie, e ne formavano -il senato, ed esercitavano quasi sole gli ufizi supremi del municipio. -Le idee di famiglia e di trasmissione delle stirpi, potenti erano appresso -i Germani; gli uomini liberi erano tributari, o interamente -franchi. Ma senza contrasto poi, la schiavitù era dappertutto, e formava -come uno stato sociale; quando gli uomini liberi recavansi alla -guerra, i coloni e gli schiavi restavano a coltivar la terra, e i vinti erano -posti in catene dai vincitori; tale essendo a que' giorni la legge inesorabile -della vittoria. Ancor ci durano alcune formole di emancipazione o -manumissione, da cui sappiamo che quest'atto di franchigia facevasi -in chiesa o dinanzi alla curia, e per solito la formola con cui faceasi libero -lo schiavo, era questa: «In nome di Dio, e per rimedio dell'anima -mia, io voglio che questo servo sia fatto libero; onde qui dinanzi alla -chiesa, in presenza de' sacerdoti, ed appiè dell'altare io lo sciolgo da -tutti i vincoli della servitù per modo che, oggi e sempre ei sia tenuto -come nato e procreato da parenti ingenui.» Queste manumissioni -assai si multiplicarono sotto il regno di Carlomagno, in tempo -che la schiavitù era il diritto comune, l'affrancamento l'eccezione, -nè la vendita dell'uomo era per nulla contraria alla legge civile, -lo schiavo essendo cosa del padrone. In una di queste formole, quasi -contemporanea, si legge d'un bambino trovato di notte alla porta -della chiesa, il quale, mercè un prezzo pattuito, è venduto a un Franco, -che lo alleverà e il terrà poi cosa sua. L'origine di questo bambino, -ch'erasi trovato ravvolto in pannicelli <i>sanguinolenti</i>, era ignota, e -interrogatine i vicini, nessun seppe additarne il padre, onde colui -che l'avea trovato il vendeva ad un altro alle dette condizioni. -</p> - -<p> -Il matrimonio era un atto al tutto cristiano, e la Chiesa raccomandavane -l'unità, ma la legge romana consentiva il divorzio, chè secondo -i giureconsulti del Foro, la moglie altro non era che la schiava, -e anzi <i>la cosa</i> del marito. «Egli è certo, dice una formola, che questa -donna, anzichè essermi di sollievo, altro non fa che annoiarmi; noi -diventiamo l'un dì più che l'altro nemici, e però non possiamo più -vivere insieme; siam quindi venuti dinanzi ai buoni uomini (la podestà) -per separarci di comune accordo, in modo che s'io voglio tôrre -altra donna, io possa liberamente farlo, e così ella tôrre altro marito.» -Quest'atto di divorzio sì freddo, scritto in termini sì asciutti, bastava -a disciogliere il matrimonio. Oh! quanto più nobile e più soave questa -<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span> -unione quando marito e moglie viveano in comune! Essi potevano -allora farsi reciproche donazioni: «per contraccambiarci, come dicean -le carte, una vicendevole testimonianza d'amore, noi ci facciamo in -iscritto questa donazione affinchè gli eredi non abbiano nulla ad -opporre. Io t'ho sposata col consenso de' tuoi parenti e dei nostri -amici comuni, onde mi piace di donarti parte dei miei beni, il che -io fo qui in presenza della podestà civile e della Chiesa.» -</p> - -<p> -Il testamento era pur esso un atto personale della libertà, non essendo -lecito ad alcuno il testare se non era libero, e questo facevasi -in presenza di testimoni, e spesso pubblicamente, in cospetto della -città medesima. «Il presente testamento fu fatto da me, e sarà, dopo -la morte mia, riconosciuto legittimo al sigillo ch'io vi posi dinanzi ai -magistrati municipali della repubblica nella basilica di San Profetto, -da me stesso fatta edificare, e alla presenza dei nobili e del popolo.» -Dove si vede conservata la formola dei testamenti romani, il diritto -di testare essendo, per così dire, una facoltà politica che collegavasi -col diritto di città; con che spiegasi il concorso dei magistrati a ricevere -e convalidare il testamento. Il possesso d'uno stabile non traeva -seco la facoltà di tramandarlo dopo morte, e solo per indulgenza -speciale il diritto romano lasciava che il possesso continuasse anche -uscito di vita il possessore. Talvolta il testamento disponeva della totalità -de' beni con pia intenzione, e diceva: «Io Rufina, rimasta -vedova senza figliuoli, lascio al carissimo mio fratello, Eufemio abbate, -la parte dei beni avuta da mia madre, onde participare delle -sue orazioni. Al quale effetto, io, sua sorella Rufina, ho firmato il -presente testamento.» -</p> - -<p> -Il possessore dello stabile potea spodestarsene in due modi: per -trasmissione a titolo oneroso, che era la vendita, vale a dir la cessione -per prezzo della cosa posseduta, o per donazione, che era un atto consimile, -a titolo gratuito. Le formole romane regolan pur sempre le vendite -sotto la prima e la seconda stirpe, e v'intervengono con ogni lor -minuto accessorio, e con le parole sacramentali. Il codice teodosiano -regola i contratti; e il <i>cartolare di Sithieu</i>, che sale al secolo ottavo, -comprende parecchi atti di vendita, nei termini seguenti: «Al venerabile -in Cristo padre Ardrado, abbate del monastero di Sithieu compratore, -io Sigeberta venditrice. Per queste lettere fo fede io, che non -per imaginario diritto, ma per mio proprio volere, ho al medesimo -e al suo monastero venduto lo stabile chiamato <i>Frisigen</i>, riservandone -a me la misura di circa una giornata; salvo la quale, campi, case, -boschi, prati, pascoli, tutto, è come sopra da me venduto al detto -monastero pel prezzo di cento soldi d'oro, per modo che diventi interamente -proprietà sua. Che se io o alcuno de' miei eredi, ciò che -<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span> -io non credo, ricorrer volessimo contro questa vendita, essa rimanga -pur tuttavia, per cura de' magistrati, inviolabile. Fatta pubblicamente -nel monastero di Sithieu a dì 10 giugno, l'anno ventesimo del regno -di Carlo nostro gloriosissimo signore.» La quale scrittura, minutissimamente -particolarizzata, porta chiaramente l'impronta del diritto romano; -tutto ivi entro è notato, la misura, il contenuto, la derivazione, -il prezzo; d'onde si vede che il codice teodosiano e le decretali esercitavano -una grandissima autorità sui giuristi e sulle forme di quei tempi. -</p> - -<p> -La donazione spontanea, sì alle persone e sì alla Chiesa, deriva sempre -la forma sua dagli statuti dei codici stessi, e viene inscritta nel -cartolare del monastero, o nei registri pubblici della città. «Io dimando, -a voi eccellente difensore, ed a voi laudabilissimi municipali, -di render pubblica la mia donazione.» Ed i magistrati rispondevano: -«Qua la carta che hai scritta. — Eccola, è una donazione ch'io fo ad un -Musicissimo uomo.» Dopo di che il donante recitava la scritta nelle -volute forme, e se tale scritta di donazione era a favor d'un monastero, -la formola era quasi sempre la seguente: «In nome di Dio, io -e la moglie mia doniam queste cose al monastero, e ne facciamo ad -eterna memoria questa scritta:» ovvero: «Io Folberto, con questa -carta di donazione, dichiaro che pel riposo dell'anima di Ebertana mia -madre, dono un prato o una terra al monastero, ecc.» -</p> - -<p> -V'eran formole altresì pel mandato, per l'immissione in possesso -dell'eredità, e per tutti gli altri atti della vita pubblica e privata. La -società posava sopra un gran simbolismo siccome a' primi tempi di -Roma, e dove una gleba di terra significava la trasmissione del -possesso, dove una verghetta fatta in pezzi significava la rottura del -contratto o la divisione dell'eredità; l'anello era il segno del matrimonio; -non v'erano statuti scritti per la generalità, ma ognuno -avea la sua legge, e tutto era personale; appo i Franchi austrasii e -quei della Neustria, i figli ereditavano in parti eguali, intantochè il -diritto romano ammetteva la primogenitura e la facoltà illimitata nel -padre a diseredare i figliuoli. -</p> - -<p> -Le tre legislazioni, il codice romano cioè, le leggi barbariche e i -canoni ecclesiastici si facean guerra tra loro, però che ognuna di esse -avea uno spirito diverso dalle altre. Il codice romano, piglisi pur come -si vuole, era l'espressione d'una civiltà già molto inoltrata; il codice -teodosiano e il giustinianeo, le Pandette e le Instituzioni fanno -supporre un popolo che abbia già logorata l'energia della sua forza -nativa; nelle sentenze poi dei giureconsulti, la sapienza era certamente -assai, ma le formole, le eccezioni, le lunghiere erano infinite. Tutt'altramente -le leggi barbariche, nelle quali, ritraendo esse dell'antica -semplicità delle selve, poche provisioni bastavano a regolare il corso -<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span> -degli atti in quella nascente civiltà. Quanto al diritto ecclesiastico, i -canoni e quelle che appresso fur dette decretali, movevano da un principio -di umana morale, e il diritto canonico, togliendo le sue regole -generali dalle massime del codice teodosiano, le purificava con lo spirito -cristiano; quindi la legge romana ammetteva il divorzio, e il diritto -canonico non l'avrebbe mai consentito; l'usura era una facoltà legittimamente -approvata nel contratto di mutuo, e la Chiesa non -avrebbe potuto approvarla, senza porre in non cale le parole medesime -dell'Evangelio. -</p> - -<p> -In mezzo a tutti gli accidenti di questa triplice legislazione, si vuol -notare certi caratteri generali, che le distinguono l'una dall'altra. Le -leggi barbariche posano interamente sulla composizione, e da per tutto -tu trovi in quelle il prezzo del sangue e la ricompera della colpa positivamente -statuita. Non v'ha delitto che non redimasi mediante -un'ammenda o una composizione; la società non ha rispetto alcuno -ai diritti ed alla vita dell'uomo, nè l'omicidio ha pe' Barbari quell'orribile -aspetto che tra le nazioni civili. La composizione è il fondamento -altresì dei capitolari; tuttavia si voglion notar tre periodi pei -quali passa la processura nell'ottavo e nel nono secolo. Il giuramento -ha sempre il primo grado nell'ordine delle prove e delle testimonianze, -chè in mezzo alle società primitive, quando puri sono i costumi, e -semplici gli usi, il giuramento in cospetto di Dio, è una grandissima -malleveria; la fede dell'uomo vince allora il personale ed avaro interesse, -e il dir <i>giuro</i>, è solennemente obbligarsi alla verità. Ma nel corrompersi -dei costumi, chi può fidarsi ancora al giuramento? Esso non -è più una malleveria sufficiente, ed altre ne occorrono a guarentir l'interesse -pubblico e il privato. La Chiesa quindi, che in tutto interviene, -fa di ammantare il giuramento di grandi solennità, onde por freno -allo spergiuro, e conduce l'uomo a giurare a piè dell'altare e sulle sante -reliquie, con recitazione di preci, e fumo d'incensi, e spegner di faci, -e minaccia di scomunica contro chiunque osi violare il sacramento. -Nè basta: che chi giurar dee, non è già un individuo solo, ma egli ha -da essere assistito da altri suoi mallevadori, i quali tutti vengono appiè -dell'altare, e se sono Franchi, il numero n'è minore, però che la -lealtà è inerente alla vita silvestre; se sono Longobardi, Italiani, Romani, -il numero dei giuranti è maggiore, però che la fede di costoro -è vendereccia, e per essi il giurare diventa mestiere. Ond'è che -la Chiesa ne piange; non si può contar più su questa solennità del -giuramento, essa non è più bastevol garanzia dei contratti; moltiplichinsi -pure a migliaia i testimoni: che giova? Quando la fede è -ita, non c'è più riparo, e il giuramento non è oramai più che un -accessorio del processo. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span> -</p> - -<p> -Quindi nasce e svolgesi il concetto ecclesiastico delle prove, per -mezzo del fuoco e dell'acqua bollente; perocchè più fidar non potendo -nella fede umana, egli è di tutta necessità avere ricorso ad un modo -più efficace; e questo delle prove derivava specialmente dalla fede -grandissima che la generazione aveva in Dio e nella celeste giustizia -per l'assoluzione dell'innocente e la punizione del reo; sì che per lei -era impossibile che Cristo non intervenisse con un miracolo a manifestare -la verità. Infatti, le leggende non eran elle un poema epico -in onore dell'innocenza? Viveasi in un mondo maraviglioso, e le realità -della vita, troppo monotone, parean troppo volgari; Dio, i santi, i -martiri mostravansi continuamente per miracoli, onde la Chiesa inferiva -che l'innocenza sarebbesi manifestata alla prova. Tutto in quelle -memorabili solennità pigliava un aspetto di gravità cristiana. Quando -la pubblica voce accusava un ribaldo d'aver rubato l'altrui: «Stringi -questo ferro rovente, gli era detto, e se la tua mano è dura tanto da -tenerlo, segno è che Dio vuol provare la tua innocenza.» E alla donna -incolpata d'adulterio: «Vedi tu quell'anello in fondo a questa caldaia -che bolle? Immergivi la mano, e se tu il ricogli senza che l'acqua -l'offenda, tu sarai innocente.» Il reo dee tutto raccapricciare all'aspetto -del solenne apparato di queste prove, e abbiamo ancora in -alcuni salterii del medio evo, le forme e le preci che accompagnavano -le manifestazioni della giustizia di Dio, d'onde si vede che quell'atto -più tremendo era del giuramento stesso, più grave di ogni -promessa scritta, nè forse vi fu cosa mai che meglio di quella consonasse -con la grandezza e con la potenza del cattolicismo! Le prove -erano un termine medio tra il giuramento e il duello giudiziale, che -poi divenne la giurisprudenza, quasi unica, dei secoli di mezzo. -</p> - -<p> -Per gli ecclesiastici adunque, il giuramento sulle reliquie; e per le -deboli donne, le prove; ma per l'uomo da guerra, il combattimento, -chè egli non conosceva altra forma di processo, nè altro modo a vendicar -l'offese. Quanto più alto cercherete nella vita selvaggia dei Germani, -e tanto più vi si farà manifesto il principio del duello: «Tu -m'hai fatto danno o ingiuria, ed io mi vendico, nulla di più semplice; -vita contro vita; siamo del pari; ora a Dio ed alla forza del nostro -braccio a giudicare tra noi<a class="tag" id="tag122" href="#note122">[122]</a>.» La forma del combattimento singolare -<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span> -s'è insinuata in tutte le instituzioni primitive, solo, ne importa notarlo, -al medio evo, si son date a questo combattimento le regole del -processo. Due uomini, dopo una contesa d'onore o d'interesse, si -affrontavano corpo a corpo, è uso antichissimo, e l'Iliade stessa ci -reca esempi di duello e di vendette per mezzo del singolare certame; -ma cosa speciale è ai tempi caroliniani e massime alla legislazione del -secolo nono, che questo certame diventa indi una processura, con tutte -le regole sue partitamente stabilite. -</p> - -<p> -La legge romana del giuramento e la legge ecclesiastica delle prove -cadono quindi in disuso, nè di tutto ciò più altro resta che il duello -giudiziale, il quale non è solo una vendetta dell'ingiuria, ma sì pure -un mezzo di manifestar la ragione. «Tu hai usurpata la roba mia, -la mia terra, il mio feudo, ed io ti sfido.» E ora facevasi alla presenza -dei delegati del conte, ora con l'intervenimento della Chiesa -medesima, e di mano in mano veniva formandosi e svolgendosi un -codice di doveri e di eccezioni; la vedova, la donna, debole com'è, -risponder non può nello steccato, nè a tanto vale la tenera mano del -pupillo, nè alla Chiesa è lecito armare i suoi sacerdoti, onde tutti -questi esenti son dal combattere, ed elegger possono campioni e -difensori che combattan per loro. Tutta una legislazione abbiamo nel -medio evo, relativa ai campioni, ma essa non giunge alla maggior -sua perfezione prima che sotto alla terza stirpe<a class="tag" id="tag123" href="#note123">[123]</a>. -</p> - -<p> -Un certo colore di formalità caratterizza il periodo carlingo, e ci -si sente l'influsso di Roma. Noi non siamo ivi ancor giunti alla -feudalità universale, nativa, barbara; il diritto romano regge quasi -tutta quell'epoca, le carte scritte e i diplomi vi spesseggiano, tutto si -lascia e trasmette per iscritto; e quando v'è una scrittura, non v'è -più uopo di singolar certame nè di prove; nè però quegli atti sono -senza complicazioni, e le processure sono una mescolanza del codice -teodosiano e dei concilii della Chiesa. In ogni luogo dove predomina -il diritto romano, il municipio è in tal qual modo il tribunal comune -che decide tutte le cause della città; quasi tutti gli atti si fanno dinanzi -ai difensori, ai buoni uomini, agli scabini, ai rachimburghi della città. -Che se trattavasi d'un delitto interessante la società generale, il conte -interveniva, e dinanzi a questo tribunale pronunziavasi la condanna -del reo, coll'assistenza dei buoni uomini, specie di tribunale ambulante; -<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span> -la liberazione dei servi, le donazioni, i testamenti eran pur soggetti -a questa registrazione nei protocolli della città, il che ricorda il -diritto canonico, i codici romani e le forme consacrate nell'Instituta -di Giustiniano. -</p> - -<p> -Di questo modo nel periodo carlingo ancor mostravasi il contrasto -delle diverse legislazioni, e nulla ci avea d'uniforme, nulla di netto. -Il territorio non era altrimenti base invariabile al diritto privato; -ognuno aveva la sua consuetudine, ed a questa individualità delle -leggi, attribuir per avventura si dee quel ritaglio infinito di codici, -che resse più tardi il diritto delle provincie. Nello studio appunto di -queste private consuetudini e nell'esame degli usi della vita cercar -si dee la storia del medio evo; sono preziosissimi documenti, e la -vendita d'un feudo o d'un caval di battaglia, ben meglio insegna lo -spirito e i costumi d'una società, che non le più ardite e speciose -osservazioni sull'indole generale della storia. Le scritture dei cartolari -del periodo carlingo sono rilevanti invero; ma lo spirito di sistema -se n'è impadronito; la teorica s'è cacciata fin dentro alle formole di -Marcolfo, per trarne regole universali, e questa superba smania di -generalizzare, non corrisponde per nulla allo spirito semplice di un -tempo che invoca il cielo con le <i>prove</i>, e il giudizio di Dio col <i>certame -singolare</i>. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span> -</p> - -<h2 id="cap11">CAPITOLO XI. -<span class="smaller">CRONICHE, CARTE, -DIPLOMI E MONUMENTI DEL REGNO DI CARLOMAGNO.</span></h2> -</div> - -<div class="blockquote"> -<p> -Le quattro maggiori fonti delle tradizioni istoriche. — Le croniche intorno -a Carlomagno. — Gli <i>Annali d'Eginardo</i>. — I <i>Fatti e le gesta dell'imperatore</i> -del monaco di San Gallo. — La <i>Cronaca di San Dionigi</i>. — Il <i>Poeta sassone</i>. — L'arcivescovo -Turpino. — Le vite dei santi. — Le leggende. — Carte. — Diplomi. — Esame -del cartolare di Sithieu. — Carteggio dei papi. — Canzoni -eroiche e croniche in verso. — Tradizioni verbali. — Pellegrinaggio -sulle rive del Reno. — Riputazione di Carlomagno appo il popolo alemanno. — Leggenda -intorno a lui come santo. — Culto alla imagine di lui. -</p> -</div> - -<p class="yrs"> -768 — 814. -</p> - -<p> -Il nome di Carlomagno riempiè il secolo del medio evo, più grande -ancora al tempo di Filippo Angusto che fra i contemporanei<a class="tag" id="tag124" href="#note124">[124]</a>. Quel -vasto intelletto, quell'uom forte signoreggia le generazioni feudali -con la memoria delle sue conquiste, del suo governo, della gagliardia -del suo corpo, delle imprese sue maravigliose; un certo che di straordinario -si mesce al regno suo, egli è argomento a una quantità di -croniche, di leggende, di canzoni eroiche, che celebran la sua vita, -le sue parole, le sue conquiste e i suoi miracoli; esse il fanno grande -in uno e santo. Nessuno fra i re delle tre stirpi ebbe a lasciare orme -profonde come le sue nello spirito dei tempi; infiniti sono i documenti -che di lui trattano; i Benedettini raccolsero più di ottocento -frammenti che a lui si riferiscono, e la raccolta del Pertz forma da -sè sola ben tre gran volumi in <i>folio</i>, tutti sopra il solo suo regno, -dove con paziente erudizione fu ragunato tutto che riman delle memorie -intorno alla persona dell'imperatore; le croniche, le carte, le leggende, -i diplomi, i sigilli, tutto in somma (salvo la storia epica e -<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span> -romanzesca) trovasi accolto nell'opera di quel dotto paziente, e tenero -della sua patria, che conservar volle ogni più minima pietra del maestoso -edificio del primo de' Carolingi. -</p> - -<p> -Le croniche, che sono le fonti di maggior pregio da cui derivare -la storia di Carlomagno, possono ristringersi a quattro principali, e -comprendono rilevate ed esatte nozioni intorno alla vita di lui come -re e come imperadore; le prime di esse croniche, col titolo di Annali -d'Eginardo, sono, per via di congetture, anzichenò arbitrarie, attribuite -al cancelliere di Carlomagno; ma non v'è indizio a chiarircene; -sono annali monastici, scritti poco men che giorno per giorno -e tali che si distinguono anche per la forma, dall'opera non contradetta -di Eginardo: <i>La vita di Carlomagno</i>. Strano sarebbe invero -che dopo aver sì partitamente descritto i fatti e le gesta del suo -signore, Eginardo avesse raccolto, entro i termini medesimi, altri -annali, e replicato il suo biografico lavoro. Cotesti annali, correttamente -scritti, rivelano la monastica e la latina origine del loro autore, -e porgono tutti gli indizi d'un'opera contemporanea; gli avvenimenti -vi son riferiti giorno per giorno con iscrupolosa fedeltà, chè lo -scriver la storia in que' tempi era un dovere di religione, un'opera di -santità, nè allegavasi fatto alcuno che non fosse nella coscienza del -cronista, povero fraticello, che passava la vita a istruirsi e a cercar di -ciò che importar potea di sapere alle venture generazioni<a class="tag" id="tag125" href="#note125">[125]</a>. Questa -prima e maggior cronica, ch'io tengo esser opera di qualche monaco -della badia Seligenstad, fondata da Eginardo, principia dal regno di -Pipino il Breve, e giunge fino al mezzo dei tempi di Lodovico, d'onde -poi cominciano i grandi annali di San Bertino e di Fulda, continuando -così la serie delle tradizioni scritte intorno ai Carolingi, che vengon -di prima fonte dai monasteri. Gli annali sono generalmente freddi, -aridi, laconici; e accennano i fatti con quella brevità che i sommari -ed i titoli dei capi nei libri di storia; gli avvenimenti sono raccontati -<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span> -così come cascano dalla penna, senza colori, senza commenti; sono la -cronologia sacra del monastero, la serie dei tempi che scorrono dinanzi -a que' padri, come il grande oriuolo a polvere delle Ore. -</p> - -<p> -La <i>Vita di Carlomagno</i>, opera incontrastata di Eginardo, differisce -dagli annali in ciò, che questi si frammettono dei fatti generali della -società, intantochè nella vita composta dal fido amanense e cancelliere -del gran Carlo, non trattasi che della persona sua, delle sue -azioni e del suo modo di vivere; tutti ivi sono religiosamente raccolti -i fatti e detti suoi, sì che per quest'opera misurar tu puoi la -gigantesca statura sua di sette piedi, e sentir la sua voce, acutissima -in quel capacissimo petto, e apprender le prodezze del suo poderoso -braccio e le abitudini della sua vita, e tutto che fu da lui operato -dall'infanzia sua fino alla morte. Eginardo, ammiratore appassionato -di Carlomagno, ha vissuto in palazzo con lui come suo famigliare, e -gode di seguirlo alla guerra, fra mezzo alle battaglie e nella vita -privata, onde per questo rispetto, non v'è monumento che desti più -viva nè più forte curiosità dell'opera da lui lasciata, la quale fu -scritta da esso dopo la morte del suo signore, e al principio del regno -di Lodovico Pio, quasi per dare nella grandezza del padre, un grande -ammaestramento al figliuolo, e mostrare ad un imperio, che già decade, -l'opera sublime compiuta da Carlomagno. -</p> - -<p> -Dassi il nome di <i>Cronaca del monaco di San Gallo</i> (avuta in dispregio -da molti eruditi) al <i>racconto dei fatti e delle gesta</i> di Carlomagno, -scritto in quella badia di San Gallo poco distante dal lago -di Costanza, tanto al principe diletta, e il cronista chiamato col nome -di <i>monaco di San Gallo</i>, è uno scrittor di leggende di viva e poetica -imaginazione, che si piace di raccoglier tutti i fatti e l'epiche -tradizioni. Egli non è, a dir vero, autore contemporaneo, ma ogni -cosa ha cercato che referivasi a Carlomagno, e ogni cosa racconta di -buona fede, e se veduto non ha cogli occhi suoi propri, o udito co' suoi -propri orecchi quanto ei riferisce, l'ha tratto almeno da pura sorgente. -Da Vernebetto, un de' confratelli suoi, che visse alla corte di Lodovico -Pio, attinse quant'ei sa delle faccende ecclesiastiche, e da Adelberto, -un dei fidi leudi che seguirono Carlomagno nelle sue spedizioni contro -i Sassoni, gli Unni e gli Avari, egli ebbe quanto sa delle faccende -domestiche e militari. Appoggiato a queste autorità, da lui molto consultate, -il monaco di San Gallo reca una moltitudine di leggende e -di canzoni eroiche sulla vita domestica di Carlomagno come re e come -imperatore, ned egli è altrimenti un cronista grave e malinconico, siccome -il grido della notturna strige sul campanile del suo monastero; -ma facondo, novelliero, allegro, spiritoso; lo stile suo è colorito, caldo -come il vino di Reinfeld. Che di più poetico, esempigrazia, del racconto -<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span> -della guerra di Lombardia, colà dov'ei descrive quelle selve di -lance, che paiono spighe di ferro cresciute nelle campagne del Milanese! -Il monaco di San Gallo è un po' ciarliero; ma perchè volergliene -male? Nè sprezzare si dee pur la vecchierella, che girando -l'arcolaio, racconta le storielle del suo tempo, le leggende, i -fatti e le imprese d'un uomo famoso. Io per me ho caro di veder -Carlomagno quistionar coi cantori, sgridar gli ufiziali del palazzo, -rimunerar questo, minacciar quello e tutti spaventarli con lo sguardo -suo, con la sua voce acuta e stridula sì, ma sonora, e appunto in questa -forma ce 'l rappresenta il monaco di San Gallo. Nella storia, i più -curiosi non sono altrimenti i fatti; e non son eglino tutti sempre i medesimi -al par delle passioni degli uomini e degli affetti loro? L'importante -a vedersi è l'aspetto della società. Un cronista non racconta -mai cosa estranea ai costumi del suo tempo, e che altro più si dee -richieder da lui della puntual relazione dei casi della vita e degli -usi, fra i quali egli vive? Io l'ho letto e riletto, e seriamente consultato, -il monaco di San Gallo, perch'egli mi presenta Carlomagno -nella sua vita privata, con quella sua violenta giustizia, con quelle -sue germaniche passioni, con quella sua inclinazione a frammettersi -d'ogni picciola cosa; e quasi direi perch'egli m'ha fatto conoscere i -pettegolezzi della sua corte. Nella vita di un grande, le più note -generalmente sono le grandi cose; ma spesso anche abbiam bisogno -di riposarci nelle picciole. -</p> - -<p> -Il <i>poeta sassone</i>, un de' cronisti più vivaci del regno di Carlomagno, -non iscrisse altrimenti nella lingua dell'antica sua patria. -Nasceva costui da un di que' fieri Sassoni che si opposero alle armi -dell'imperatore, e che questi disperse poscia ne' monasteri. Anch'egli -visse nelle solitudini del chiostro, dove descrisse i fatti e le imprese -avvenute a' giorni suoi, in tempo che quasi tutte le maggiori comunità -monastiche noveravan fra loro qualche religioso Sassone, venuto -di lontano a cercar ivi un porto nelle tempeste che gravavano sulla -patria sua. Il poeta sassone scrisse nel deserto la sua cronica in versi, -e comecchè poco abbia studiato gli antichi, nondimeno qualche reminiscenza -v'ha di Virgilio nel suo verseggiare. Il suo forte è il genere -descrittivo, e però gode di farci assistere a tutte le pompe delle corti -plenarie, e si compiace nel dipingere queste magnificenze di Carlomagno; -descrive tutti gli avvenimenti, la venuta de' papi, le cacce, -i conviti, la corte, la famiglia dell'imperatore, e si vede ch'egli ha -serbato l'amor delle canzoni e dei poemi eroici degli scaldi e cantori -della sua patria. Forse altresì ch'egli tolse le pitture sue più vivaci -da taluna di quelle tradizioni scritte in lingua germanica, e il poeta -<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span> -sassone altro non è che un traduttore di quei canti bellicosi che animavano -i guerrieri del Reno alla battaglia. -</p> - -<p> -<i>Le Croniche di San Dionigi</i>, sì famose nei fasti della cavalleria, -niente hanno di originale, però che altro non sono se non una gran -raccolta o una ricapitolazione di annali e di tradizioni intorno a quel -tempo. I monaci nel silenzioso <i>scrittorio</i><a class="tag" id="tag126" href="#note126">[126]</a> della badia reale, non faceano -già un racconto loro proprio, almen quanto ai tempi andati, ma raccoglievano -con giudizio i migliori documenti e le tradizioni più certe -del passato; ond'è che per Carlomagno e pei Carolingi in generale, -che tanto beneficarono la <i>reale badia di San Dionigi</i>, essi tolser -gli annali attribuiti ad Eginardo, de' quali il testo loro altro non è -che una traduzione fedele ed esatta, che fu poscia in progresso di -tempo trasportata nell'antico idioma francese, e le poche incidenze -che vi si trovano sono per la più parte osservazioni fatte dai cronisti, -o tradizioni tolte da altre croniche. Tutto che a San Dionigi scrivevasi, -veniva, come dir, da un'inquisizione; niente si dicea che non fosse -prima passato per lo staccio della verità, e quando un fatto era consegnato -in quelle pagine, facea piena fede in giustizia, tanto che poi -la <i>Cronica di San Dionigi</i> divenne il giornale politico del medesimo -Carlo VI. E nondimeno in queste grandi croniche di Francia trovò -pure una nicchia la leggenda di Turpino; sì la leggenda del famoso -arcivescovo di Reims, Turpino, che gode di una sì popolare -rinomanza insieme con Carlomagno, di quel Turpino che forma pur -sempre le delizie di noi quanti siamo, amatori dei tempi antichi; di quel -Turpino sì celebrato nelle leggende dei quattro figliuoli d'Amone e -nel poema di Roncisvalle, dove il fiero vescovo, con l'elmo in capo, -e munita la mano di ferreo guanto, atterra a mazzate gl'infedeli, per -non versare il sangue umano. Tutto prova, è vero, che i fatti e le imprese -riferite in questa leggenda di Turpino, sono falsati; ma nessuno -negar può che questa istoria, scritta come fu nell'undecimo o nel -duodecimo secolo, non abbia riprodotte le tradizioni e le idee contemporanee -intorno all'impero di Carlomagno. -</p> - -<p> -Accanto alle quattro principali cronache de' tempi carlinghi vengono -a schierarsi altri antichi racconti, meno importanti, ma curiosi -del pari per la loro origine: tali sono gli annali di San Bertino, che -non si voglion punto confondere col cartolare, pia significazione dei -costumi di quel tempo; poi le gesta di Carlo il Grande, scritte in -versi in un monastero della Germania, specie di traduzione degli -<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span> -annali d'Eginardo; poi la cronica del monaco d'Angoulemme, meridionale -testimonianza dei costumi e degli usi della corte di Carlomagno. -Ai quali documenti d'antica data è da aggiungersi la cronografia -di Teofane, il solo, tra gli storici bisantini, che abbia parlato -un po' in largo dell'imperatore d'Occidente. Questo Teofane viveva -in principio del nono secolo, nè lasciava d'impacciarsi nell'opera sua -delle cose che avvenivano a Roma, della fuga di papa Stefano, e dell'esaltazione -dei Carolingi fin da Pipino. Paolo Diacono, d'origine -longobarda, com'egli è, appena concede al regno di Carlomagno e -dei Franchi qualche pagina breve e concisa al par degli annali più -aridi dei monasteri. Pur nondimeno nella sua men che compendiosa -relazione, egli non dimentica i figliuoli, la moglie, la famiglia tutta -di Carlomagno, per la cui figlia, di nome Adelaide, natagli nella -breve e luminosa sua guerra d'Italia, e morta giovinetta, lo stesso -Paolo scrisse l'epitaffio, e così per un'altra di nome Ildegarda. -</p> - -<p> -Eccoci ora agli annali di Fulda, scritti nella nobil badia carolingica, -i quali comprendono le memorie della seconda stirpe, in modo che par -ch'ivi finiscano, tanto quei monaci fuldensi erano Austrasii in anima -e in corpo! O vetusta badia, più non sorgono sul suolo tuo, pestato -dalla guerra, che meste e tacite ruine, ma pure gli annali tuoi sopravvissero -ai guasti del tempo!<a class="tag" id="tag127" href="#note127">[127]</a> Fulda e San Gallo furon le due alemanne -sorelle, che custodiron come caste figliuole gli archivi del -loro padre e benefattore. Nelle solitudini di Sant'Arnoldo di Metz, -conservavansi pure altre relazioni del regno di Carlomagno, chè ogni -fatto degno di storia era gelosamente raccolto e celebrato. Nel monastero -di San Gallo serbavasi un poema latino su Carlomagno e -sull'abboccamento suo con papa Leone, avvenimento importantissimo -per la generazione, però che indi venne la cagione e il principio di -quella grande restaurazione dell'impero d'Occidente; il papa e l'imperatore, -stretti per mano, se ne vanno a Roma, scambievolmente -prestandosi la forza loro, e un vecchio monaco di San Gallo gode di -serbarne ricordo; laddove questa fondazione d'un vastissimo impero -appena provoca l'attenzione di qualche annalista bisantino; di Costantino -Manasseo, esempigrazia, il quale, detto che papa Leone rinunziò -al governo dell'antica Roma, soggiunge: «Egli unse dalla -testa ai piedi, secondo il rito de' Giudei, il nuovo imperatore; l'antico -legame con la prisca Roma fu rotto, la spada separò la figlia -dalla madre, e Roma, sciogliendosi dalla vetustà, è tornata giovine.» -</p> - -<p> -Le <i>Vite dei Santi</i> son pur una fonte, ch'egli è mestieri consultar -continuamente chi scrive intorno alla storia del medio evo, non già -<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span> -per accettar tutto che la pietà del servo narra del padrone, a' miracoli -del quale tien dietro, ma sì per la pittura dei costumi ch'ivi trovasi -intera. E qual è il secolo che non abbia le sue leggende? Qual è l'uom -sovrano, di cui posteri e contemporanei non dican favole e novelle? -Chi non ha la sua storia romanzesca, la sua mitologia vicino alle -realità? Quando s'è riempiuto il secolo d'un nome, gli è ben d'uopo -che storici e poeti giustifichino l'ammirazion loro col raccontarne prodigi, -gli è ben d'uopo che dicano perchè posero un uomo in tanta -altezza; ond'è che se tu leggi, esempigrazia, il leggendario dei santi, -scritto dal celebre arcivescovo Iucmaro, ci trovi particolarità e fatti -della vita domestica di Carlo Martello, di Pipino e di Carlomagno; -e così l'anonimo che scrisse la vita del beato Alcuino, racconta mille -particolarità intorno alle corti plenarie e agli studi, al tempo dell'imperatore. -</p> - -<p> -Ma il più ampio, il più ragguardevole di siffatti leggendari, si è -il libro, o per così dire il poema, sì particolareggiato e rilevante, -noto sotto il titolo di <i>Miracoli di san Benedetto</i>, scritto dal franco -Aldorano, monaco di San Benedetto. Ivi, nella lunga relazione dell'innumerabili -fatiche di quell'uomo smisurato, che fondò la civiltà -e la regola in Occidente, troverete l'episodio del conte Rodolfo -e della sua concubina, sprofondata nell'inferno, racconto che assister -ci fa a tutte le larghezze ed a tutti i donativi fatti già dai re alla -badia di San Benedetto in sulla Loira, dov'essa è navigabile; curioso -documento sul commercio dell'era carolina. Leggete ancora i <i>Miracoli -di san Dionigi</i>, scritti da un pio religioso di questa badia nel nono -secolo, e per conseguente contemporanei, e vedrete che questa leggenda -è una specie di descrizione della vita civile sotto i Carolingi. -Che se poi vi piace far cognizione degli usi germanici di Carlomagno, -e sapere i silvestri costumi della Svevia, del Reno e della Mosa, scorrete -le relazioni dei <i>Miracoli di san Goaro</i>, scritti da un monaco -della badia di Prumia, fondata dall'imperatore. Qual germanica semplicità -in quelle narrazioni! Tutto ivi, per verità, si riferisce al Santo, -tutto volge a chiamar la venerazione e i doni sul monastero; ma -pure queste leggende del bosco e del deserto ci danno assai bene a -conoscere i tempi caroliniani, e in queste vite de' santi si trovan più -che altrove le particolarità della vita pubblica o privata di quelle -generazioni. Onde chi ama le cose antiche, legga i <i>Miracoli di san -Vandregisillo</i>, abbate di Fontenelle, che contengon la storia della conversione -di un Sassone; legga la <i>Vita di sant'Angilberto</i>, abbate -di San Ricchieri, e vedrà come Berta, una delle figliuole di re Carlo, -presa da grandissimo amore per Angilberto, ch'ella vedeva esser più -che qualunque altro caro a suo padre, ardentemente desiderando d'averlo -<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span> -a marito, nè attentandosi in cuor suo di dirlo al padre, fece in -modo tuttavia ch'ei lo venne a sapere. Il quale, benchè di mala voglia -vedesse la figlia sua in preda a quest'amore, pure per tema di peggio, -e considerato che Angilberto discendeva d'antica e nobil prosapia, -aderì al desiderio della figliuola, e vedrà come avutala questi in -isposa, depose l'abito sacerdotale, e lasciata la corte, venne a stabilir -la sua dimora a San Ricchieri, sdegnando le vane pompe degli -onori, per vivere in quel monastero con la sua Berta, la quale pigliò -pure il velo nel chiostro medesimo. -</p> - -<p> -La vita di Gregorio Magno, scritta da Giovanni diacono, ne rende -informati di curiosi particolari sull'introduzione del canto romano -nella Gallia, e con questi particolari appunto si viene scrivendo e -componendo la storia. «Re Carlo, scosso dalla discordanza che era -tra il canto sacro dei Romani e quel dei Galli, ne chiese la cagione, -e questi ultimi adducevano che il canto romano era stato corrotto da -arie nazionali, gli altri all'incontro sostenevano la purezza delle loro -melodie. Onde il re dimandò allora dove si trovasse l'acqua più pura, -ed ognuno affrettato essendosi di rispondere alla fonte, il re soggiunse: — Or -bene questo sia detto per noi che abbiamo fin qui bevuto -l'acqua corrotta del rigagnolo; purifichiamoci alla fonte eterna. — Lasciò -quindi presso a papa Adriano due cherici, e quando tenne che -fossero abbastanza ammaestrati, li richiamò alla sua metropoli di Metz, -d'onde purificò poi il canto di tutta la Gallia. Se non che morti, indi -a gran tempo, essi cherici, si fu avveduto che il canto ecclesiastico -nella Gallia erasi di nuovo falsato, e disse: — Torniamo di nuovo alla -fonte. — E tanto fece, che il papa, cedendo alle sue istanze, mandò in -Gallia due altri cantori, pe' quali fu provato che il canto gallico erasi -di nuovo corrotto per colpa di chi lo esercitava, benchè i cherici di -Metz fosser quelli che manco si scostavano dal canto romano; sì che -da quel tempo in poi si tiene per indubitato, che quanto il canto di -Metz s'è scostato da quel di Roma, altrettanto il canto dell'altra -Gallia s'è scostato da quello di Metz<a class="tag" id="tag128" href="#note128">[128]</a>.» -</p> - -<p> -Or mentre queste leggende e questi maravigliosi racconti, se hanno -qualche importanza, si è per l'orme che recano profondamente -impresse dei costumi di quei tempi, nelle carte, nei diplomi e -nei capitolari ci ha invece un'autenticità che più dubitar non lascia -dei fatti e degli atti della vita da essi testificati. Certo che in -generale la lettura di queste carte è arida e infeconda, siccome quella -degli atti rogati da un notaio, o trascritti negli archivi d'un tribunale; -ma per l'antiquario che raccoglie le reliquie del passato, son documenti -<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span> -atti a porgere una nozione generale delle consuetudini civili di -una società, e due sono i risultamenti che dallo studio di essi si ottengono: -prima quello di stabilir le date, sì che più dubitar non si può -che un fatto non sia proprio avvenuto al tempo assegnato, essendo -la carta o il diploma il miglior modo a stabilir tutta la serie dei -tempi d'un regno, il principio suo, il mezzo ed il fine; poi, ciò che -ancor meglio ci guida nel curioso studio del medio evo, il riferirsi -della maggior parte di questi atti alle transazioni private in mezzo -a quella generazione. In così fatte scritture trattasi spesso della vendita -d'un benefizio o d'un allodio, o anche d'un cavallo da guerra; -e dove hai un atto di donazione d'un pezzo di terra o d'un -mulino alla badia; dove una scritta di matrimonio, e dove l'emancipazione -d'un servo con le formali consuetudini d'ogni singola -nazione, in che appunto questi atti hanno un pregio storico. Il -cartolare comprende in sè la raccolta di queste carte, titoli antichissimi -a comprovar la legittima proprietà dei beni monastici, e lo -studio meditato di quelle antiche pergamene, è, a così dire, una maniera -d'iniziazione al medio evo. I capitolari, foggiati sopra più ampie -basi, sono codici che abbracciano le consuetudini generali della società; -la carta è l'atto della vita privata dal barone sino al servo; -i capitolari sono lo statuto per ogni razza, per ogni frazion sociale, -per ogni popolo, pel dominio e per la proprietà pubblica; i diplomi -procedono dai re; le carte dai conti, dagli abbati, dai borghesi ed -anche dai servi; tutti elementi che rischiarano la storia, e stabiliscono -i costumi di ciascuna età. -</p> - -<p> -Fra le reliquie di quei tempi antichi, io trascelsi un de' monumenti -più preziosi a personificare in un sol quadro l'intera vita della comunità -monastica, ed è il <i>Cartolare di San Bertino</i>, cioè la conserva -delle carte e diplomi che costituirono e arricchirono quella -grande badia. Le potenti comunità di quel tempo non eran già solo -silenziose solitudini, in cui uomini meditabondi, al sicuro dalle mondane -passioni, attendevano a coltivar la terra, ad ampliare il regno -della scienza ed a pregare, ma sì ancora corpi politici che si frammettevano -negli affari del mondo. Gli abbati, eletti quasi sempre dai -monaci e confermati dal papa, conducevan vita vigilante ed attiva, -ed esercitavano grande autorità sull'intero corpo civile. Accadeva egli -che i pontefici convocassero un concilio per dare assetto alle cose della -Chiesa, o che il sovrano bandir facesse una dieta militare del campo -di maggio? gli abbati delle principali fondazioni monastiche v'accorrevano -colla mitra in capo e la stola al collo per deliberare intorno -alle pubbliche faccende. Francati, com'essi erano, dalla giurisdizione -episcopale, tutti gli obblighi loro eran verso Roma, sorgente -<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span> -dell'unità cattolica: avean frequente, attivo carteggio co' re e coi -papi, nè trattavano solo gl'interessi de' lor monasteri, ma venivano -anche per l'esperienza loro consultati intorno ai casi della vita pubblica; -nulla faceasi anzi nel mondo senza la cooperazione o il consenso -dei capi di quelle colonie monacali che signoreggiavano la -Gallia, la Germania e l'Italia. -</p> - -<p> -I monasteri formavano di que' tempi una vera, tanto agitata, quanto -faticosa repubblica, nella quale i monaci adoperavano nella elezione -d'un abbate tutto il fervore della democrazia elettorale, con maggioranze -e minoranze, e calde ed appassionate opposizioni: nè al medesimo -abbate non era, quando eletto, troppo facile esercitar intera -l'autorità sua; e talvolta ci avean tra i monaci più vecchi di quelli -che la facean da tribuni a difendere gli antichi privilegi della badia. -L'eguaglianza più perfetta regnava dovunque tra i membri di una -stessa comunità, però che il monastero era rifugio anche ai grandi -della terra: i principi scaduti eran cacciati nei chiostri siccome fossero -prigioni di Stato, e a finir v'andarono re longobardi, capi sassoni -e conti bavari. Corbeja, San Bertino e Sant'Ovano chiusero le -ferree porte loro dietro a non pochi re di corona, i quali, confusi -colà entro fra l'innumerevole famiglia dei frati, non avean cosa che li -distinguesse dagli altri servi di Dio ricoverati dall'eremo e dalla badia. -Ora tutti questi casi e fatti erano raccolti dai monasteri, e ne -tenevano nota; e a queste note aggiungevano indi carte e allegati, -originali documenti che giustificavano le relazioni del monaco, a cui -era commessa la cura di raccogliere il cartolare, il qual monaco avea -nome, quasi dappertutto, di fratello archivista, deputato a far tesoro -d'ogni minimo titolo che si riferisse alla badia. -</p> - -<p> -Niuno v'era al medio evo che non sapesse l'antica celebrità del -monastero di Sithieu, fondato da san Bertino, non lunge da Sant'Omero. -Era san Bertino un pio monaco, nativo di Costanza sul Reno, -città romana e nido già di sapienza e di luce. Abbracciò lo stato monacale -con sant'Omero, il primo che incivilì la Fiandra, e seguíto -da parecchi devoti compagni, andossene in quella provincia, ch'ei -con essoloro toglier doveva all'ignoranza e all'idolatria. Giunti nel -paese di Terrovana, ivi per prima cosa edificarono una chiesa tutta -di muro, contro l'uso di quel tempo, che era di edificare in legno, e -la ornarono di mosaici e di colonne, e circondarono intorno di celle, -che divennero in breve tempo troppo anguste, onde ne fu spiccata -una colonia di lavoratori, la quale, guidata da san Bertino, avviossi verso -la città di Sant'Omero, dove i religiosi corsero le campagne a cercar -un ricetto e un luogo adatto alla coltura. Or mentre stavano pregando -Dio per questo, ecco venire a loro un ricco Franco, di nome Adroaldo -<span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span> -il quale già vecchio e senza eredi, mosso da devozione verso san -Pietro, donò a que' poveri monaci una villetta chiamata Sithieu; -ed essi vi lavorarono intorno sei o sette anni, e rizzaronvi una cappella; -poi coll'andar del tempo, il monastero andò sempre più ampliandosi, -finchè un'altra colonia venne a stabilirsi sur un monticello -vicino, fabbricandovi una chiesa ed un cimitero, e tutte queste succursali -formarono di poi la grande abbazia. -</p> - -<p> -La lista degli abbati di San Bertino fu indi tosto ricca di nomi illustri; -intantochè le altrui donazioni allargavano continuamente i poderi suoi. -Gli abbati erano talvolta di schiatta regale, cioè figli di prefetti palatini -e di re merovingi; ma nulla più valse a innalzarla nel concetto -de' popoli, dell'aver essa raccolto gli ultimi de' Merovei. La prole dei -re criniti fu cacciata in quella solitudine, convertito il monastero così -in una prigione politica, nè più s'udì parlare di quella progenie fulminata -dalla fortuna; San Bertino fu, come dire, il sepolcro de' Merovei, -e gli abbati, complici umilissimi del nuovo lignaggio, spensero -colà entro gli ultimi rampolli dell'antico. -</p> - -<p> -Il cartolare di San Berlino appena tocca un motto di Childerico, -l'ultimo di que' Merovei che pure aveano a quella badia conceduti -tanti privilegi. «Dopo qualche tempo, dice il cartolare, il re Childerico -avendo finita l'ultimo scorcio di sua vita nel monastero di -Sithieu, fu sepolto nella chiesa di San Bertino.» Nè una parola pur -di compassione su questa morte, nè un lamento su questo re d'una -famiglia scacciata; egli è rinchiuso, e muore come il più oscuro di -que' monacelli, e appena il suo nome è scritto nella liturgia; più anzi -si parla della storia d'un abbate, della sepoltura d'un cantore, che -d'un re scaduto, però che la Chiesa è ligia al degno figliuol di Pipino. -Onde Carlomagno anch'esso ricolma di privilegi i monaci di -Sithieu o di San Bertino. -</p> - -<p> -Le prigioni di Stato sotto l'impero di Carlomagno furono adunque -San Bertino, Corbia, Fontanella, Sant'Ovano, Fulda in Germania, e -Montecassino in Italia, tutti monasteri continuamente popolati di vinti, -sì che l'imperatore, ben servito, rimerita i sostenitori dell'autorità -sua col seguente diploma: «Carlo, per la grazia di Dio, re dei Franchi, -uomo illustre, esercitando la podestà nostra reale, confermiamo -i doni fatti dai nostri predecessori ai luoghi santi, secondo la regia -consuetudine. Venuto dunque alla nostra presenza il venerabile Ardrado, -abbate del monastero di Sithieu, edificato in onore della madre di -Dio e degli apostoli Pietro e Paolo, ricordando alla real munificenza -nostra quanto i nostri antenati fecero per le immunità del monastero, -fra le quali, per esempio, quella che nessun giudice pubblico entrar -possa nelle terre della badia a giudicare le cause, noi abbiamo confermato -<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span> -i detti privilegi in ogni cosa che vantaggiar possa il monastero.» -Ed appiedi è il sigillo del gloriosissimo Carlo; il qual sigillo, copiato -come fu nel cartolare, rappresenta un volto grave, perfettamente -delineato, con la corona in fronte; barba folta, occhio grande, naso -di forma germanica. Che sia questo il tipo carlingo? -</p> - -<p> -Pochi anni appresso, il monastero di Sithieu ottiene un altro regio -diploma, che porta in fronte: <i>De venatione sylvarum</i> (della caccia -ne' boschi); ed ivi Carlomagno prende il titolo di re dei Franchi e -dei Longobardi e di patrizio di Roma. «Noi confermiamo, ivi è detto, -per l'eterna nostra salute, i doni da noi già conceduti ai servi di -Dio; e però si fa noto ai presenti ed ai futuri, aver noi conceduto ad -Ardrado abbate, ed ai monaci del monastero di Sithieu, la facoltà di -cacciare nei boschi, così essi come la loro gente, sì che possano aver -modo ad uccider de' capriuoli, affin di servirsi delle loro pelli a coprire -i libri ed a far guanti e cinture, e questa facoltà s'intenda -concessa loro in perpetuo.» Onde, se gli abbati di San Bertino dimandavano -di poter con pelli ferine coprire i loro volumi, per difenderli -dai guasti del tempo, segno è che aveano già una libreria -ragguardevole. Infatti ancor giunto non era il trambusto che fu alla fine -del secolo nono, nè i Normanni aveano ancora saccheggiati e arsi i -monasteri. -</p> - -<p> -Non pochi erano i libri al tempo di Carlomagno, e formavano come -a dir le reliquie dell'antica sapienza e il vanto del monastero. Alcuni -di quei cataloghi, che ancor ci rimangono, comprendono non che tutte -le opere dei padri della Chiesa, come sono san Girolamo, san Paolo -e gli altri, e le antiche e sacre scritture, anche gli autori profani, -Virgilio, Orazio e fin Ovidio co' suoi poetici amori. Ci avea severissime -pene contro chi distruggesse i libri, e quella pure della scomunica, -troppo importando il salvar que' preziosi tesori dalla malizia o -negligenza altrui. Il carteggio epistolare degli abbati di San Bertino -coi papi era attivo e continuo, e godendo eglino il privilegio di dipender -direttamente, per la loro giurisdizione, dai pontefici romani, -chiedevano ad essi consigli sui negozi del mondo, ed in ogni cosa -aveano a che fare: ne' concilii, nelle adunanze pubbliche, nei placiti, -e ci venivano colla mitria in capo e il pastorale in mano. -</p> - -<p> -Vedete voi que' marmorei pontefici corcati sopra i loro monumenti -con iscrizioni dei tempi caroliniani? Sono gli antichi abbati di Sithieu, -rosi dai secoli; ma fu un tempo in cui questi uomini potenti, -all'ombra del loro monastero, contrastavano contro i re medesimi, custodivano -i re scaduti, avean giurisdizione sovrana, e regi dominii, -e una repubblica sotto il reggimento del pastorale. Bello era veder quei -monaci darsi d'attorno, all'appressarsi dell'elezione, e opporsi vivamente -<span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span> -a quell'abbate, che troppo pio avesse voluto introdur la riforma -nel monastero, ponendo innanzi i loro privilegi, a cui erano affezionati -come alla vita medesima. Ma questo nome di riforma, bene udire -il facevano i pontefici più severi e religiosi, e quando i monaci si scostavano -dalla regola austera, imposta da san Benedetto, scriveano -loro: «Emendatevi, però che l'ozio è contro la vostra Regola.» E -quando essi troppo a lungo sedevano in refettorio, o non osservavano -i digiuni comandati dalla Chiesa, o violavano i canoni dei concilii, -se si abbeveravano di vin generoso, se satollavansi co' pesci del vivaio, -o con la selvaggina del bosco, i papi li minacciavan dell'interdetto, -e venerandi custodi, come questi erano, della santità de' costumi, non -pativano nè il praticar delle donne per entro alle celle, nè la vita romorosa -della caccia per le foreste. Simili riforme erano eziandio tentate -da qualche vigile abbate o austero vescovo; ma allora che recalcitrar, -che gridare! Que' religiosi che non volean saper di riforma, -mormoravano contro l'abbate dittatore, i pochi, stretti in tempestose -leghe, con lui contrastavano, e il cartolare di San Bertino appunto a -conoscer ci dà la storia di così fatti contrasti. -</p> - -<p> -Gli annali dei monasteri sono nel medio evo la parte attiva, intellettuale, -politica della storia; ma s'ha egli a porre allo stesso ragguaglio -e dare il medesimo pregio alle canzoni eroiche, vere epopee -di quell'età? Nessuna di siffatte tradizioni, ci convien ridirlo, fu scritta -contemporaneamente al regno di Carlomagno, e fatica gittata sarebbe -il cercarvi i fatti veri della vita del grande imperatore; sono anzi -ricami intessuti sull'ordito dei fatti veri, narrati dalla cronica, dove -al tutto manca la verità in quella che chiamasi cronologia storica; -gli autori di queste canzoni eroiche pigliano un fatto, e lo acconciano -a modo loro, in quella guisa che i miniatori del medio evo dipingevano -Giuditta, Oloferne e gli altri personaggi del Nuovo Testamento, -abbigliati alla foggia che usavasi al tempo in cui miniavano! Così -fanno i trovieri, e tu vedi a piena mano profusi nelle loro canzoni -i colori, e a ogni poco descrizioni di battaglie e di costumi della -vita feudale; e poichè quanto ancor ci resta di così fatti poemi non -va più su del secolo duodecimo, gli è naturale che i trovieri da cui -furono composti, gli abbiano tinti dei costumi e degli usi de' loro -contemporanei, tutti figurandoli in persona di Carlomagno. Il fondo -di tutti questi poemi è lo stesso, solo la coloritura è diversa; le originali -canzoni eroiche schierano uno stuolo di paladini intorno a -Carlomagno, e gli formano la sua pleiade; il conte Orlando, Uggero -il Danese, Olivieri, Turpino, Ganalone di Magonza, i quattro figli di -Amone e il longobardo Astolfo, sono continuamente in campo con lui. -I quali nomi furon dai trovieri tolti alle croniche per attribuir loro -<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span> -quel maraviglioso che forma, come a dire, il fondo dei loro episodi: -le guerre dei Sassoni, dei Longobardi, dei Saraceni, o i pellegrinaggi -di Carlomagno a Gerusalemme o a Sant'Jacopo di Compostella, sono -i temi invariabili dei romanzi cavallereschi: vasto campo in cui tanti -prodi paladini si veggono e tante prodezze! Nè già è che prestar -si debba intera fede a queste cavalleresche epopee; ma nell'indagine -de' tempi antichi, tutti gli indizi e gli elementi giovano a formarsi un -giusto concetto della società. -</p> - -<p> -E chiunque ha in pregio la storia, non isdegni pur le verbali tradizioni, -che passarono d'età in età, e delle quali grande numero troverà -sulle rive del Reno e della Mosa, relative al periodo carolino. -In qualunque delle età alemanne egli vegga una statua colossale, con -la corona in capo e la spada in pugno, quello è Carlomagno; se in -vece sia un dipinto, foss'anco un avanzo d'un san Cristoforo dell'Olbein, -esso è pur Carlomagno! La polvere delle ruine ha sepolto -i monumenti da lui edificati, salvo poche reliquie che rimasero in -piedi: Carlomagno fu quello che pose la prima pietra di questo coro -della basilica d'Aquisgrana; vedete quel sepolcro coperto d'un'ampia -lapide? ivi dentro egli posava con giunte le mani; quel sedile di -pietra gli è il medesimo in cui sedeva alle corti plenarie; questo -cerchio d'oro, questa corona era quella di Carlomagno; quest'arca -benedetta chiude le sue ossa; le foreste della Mosa, della Mosella, del -Reno udivano i nitriti de' suoi cavalli e i latrati de' suoi cani; que' castelli -colà oltre, sul monte, le cui ruine si confondono coi poggi indorati dalle -viti, furon le sue dilette dimore, però ch'egli avea caro di spesso visitare -Magonza, la sede episcopale di san Bonifazio. A Francoforte ancor durano -alcune vestigia del suo palazzo; la via in riva del Reno è tutta -carlinga, e tu vi spiri un aere tutto pregno di ricordanze, che tutte -ti richiamano il grande imperator d'Occidente; le instituzioni germaniche, -le leggi, le pompe, le feste, tutto si riferisce a Carlomagno, -il fondatore di tutto ciò che v'ha d'antico e di grande in Franconia, -in Svevia, in Turingia, in Baviera, nella Belgica, dal Reno -fino alla Sala. -</p> - -<p> -Ond'è, o grande imperatore, che le generazioni del Reno ti santificarono -e posero la tua vita nelle leggende, e tu divenisti per le -semplici popolazioni dell'Alemagna san Carlomagno! Or quando a Colonia, -ad Aquisgrana, a Magonza, vedi un santo muoversi nella sua -nicchia, e odi suonar gli orologi, e gli inni rimbombar sotto quell'ampie -volte, tutto è per Carlomagno. Scorri le liturgie tedesche, e ci -troverai l'imperatore onorato qual santo; leggi la bolla d'oro, e -apprenderai che da esso derivano tutte le leggi germaniche. Le imagini -di Carlomagno son ivi adorate al pari delle reliquie; si cerca -<span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span> -ivi il suo cranio, le sue ossa, le sue pietre, le sue fondazioni, e il suo -nome riempie di superba compiacenza gli abitanti del Reno. -</p> - -<p> -Il popolo che si ristora alle tepide sorgenti d'Aquisgrana, nel discendere -gli scaglioni che mettono alla bollente fontana, e nell'appressarsi -la tazza di cuoio alle labbra, pensa a Carlomagno; quella calca -che trae al giubileo della chiesa d'Aquisgrana, nel tempo che si -espongono le reliquie alla vista di migliaia e migliaia di pellegrini -venuti di Baviera e di Svevia; quella calca che inginocchiasi e prega, -s'inginocchia e prega dinanzi al grande imperatore; e il navicellaio -del Reno, nell'intonar le sue tedesche canzoni, le tradizioni o leggende -d'amore, agitato è pur dalle memorie di Carlomagno, di Berta <i>dal -gran piè</i> sua madre, di Emma sua figlia, la nobile amante di Eginardo, -il protettore della badia di Sellinstad, le cui ruine dinanzi a -lui si dileguano fra le ultime nebbie della sera. Di questo modo se -avvien che un grande nome si stampi nella storia d'un paese, tutte -le tradizioni vengono a congiungersi a quello, ed esso diviene il -vanto, la poesia, la forza morale d'una nazione! -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span> -</p> - -<h2 id="cap12">CAPITOLO XII. -<span class="smaller">INDOLE E CARATTERE LETTERARIA DEL PERIODO CARLINGO.</span></h2> -</div> - -<div class="blockquote"> -<p> -Opere letterarie di Carlomagno. — Frammenti delle sue lettere. — Suol versi. — Biografia -d'Angilberto. — Landrado, arcivescovo di Lione. — Agobardo. — Turpino, -arcivescovo di Reims. — Teodolfo, vescovo d'Orleans. — Adalardo, -abbate di Corbia. — Angesiso, abbate di Fontenelle. — Felice, vescovo di -Urgel. — San Benedetto d'Antano. — Altri scrittori oscuri. — Gli studi alla -fine dell'Impero di Carlomagno. — Quanto ei fece a favor delle lettere e delle -scienze. — Teologia. — Filosofia. — Scuole e biblioteche monastiche. — Prototipi -della scienza germanica. — San Gallo. — Fulda. — Magonza. — Scuole dell'Austrasia. — Metz. — Verdun. — Scuole -della Neustria. — San Germano -di Parigi. — Corbia. — San Martino di Tours. — Scuole italiche. — Montecassino. — Morte -del diacono Paolo Lombardo. — Inizio del secolo letterario di -Lodovico, figliuolo di Carlomagno. — Incmaro, arcivescovo di Reims. — Lupo, -abbate di Ferrieres. — Pascasio Radberto. -</p> -</div> - -<p class="yrs"> -800 — 814. -</p> - -<p> -Privilegio degli uomini che primeggiarono nella storia, è l'assorbir -tutto lo spirito d'una età; il secolo piglia nome da loro, non v'ha -letteratura, nè poesia, nè storia, se non all'ombra della fama loro. -Tale si fu a Roma il secolo d'Augusto, e tale al medio evo, il secolo -di Carlomagno; allato alle ampie conquiste, e più alto che l'ordinamento -politico, vediamo l'impero incontrastabile del sapere, uno smisurato -universal desiderio d'ampliarlo, una prepotente inclinazione -pe' classici studi. Nel parlar ch'io feci delle gloriose guerre di Carlomagno, -ebbi a noverare i conti valorosi e forti, che gli furono compagni -nelle imprese militari; ora parmi necessario di pigliar a considerare -gli uomini che contribuirono a far procedere innanzi la -civiltà, molto più che in questo punto luminoso, situato fra la prima -e la terza stirpe, ci ha qualche illustre intelletto che si vuol togliere -all'obblivione dei secoli, e siffatto lavoro formerà il natural compimento -di questi annali. Ho a parlar di opere morte, di idee che più non -<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span> -corrispondono a nulla di quanto alletta l'attual società; ho a dir -come intere generazioni andavano alle scuole de' monasteri per ascoltarvi -sottili dissertazioni; ma oimè! manco per avventura sottili di certi -pensamenti intorno ai diritti ed alle prerogative delle moderne podestà. -</p> - -<p> -Carlomagno, a imitazione degli altri grandi uomini, signoreggiar -volea la letteratura del suo tempo con la forza medesima da lui posta a -crearsi l'impero. La natura sua fatta non era per lo studio; infatti, quasi -continuamente affaccendato nelle lunghe sue guerre, come potea trovar -il tempo da dedicare alla lettura ed alla meditazione dei libri? E nondimeno -egli lasciò varie opere messe insieme con iscrupolosa accuratezza. -I capitolari, fra queste, non sono altrimenti letterari monumenti, -nè alcun orma hanno in sè del progresso delle lettere; sono -atti legislativi, scritti di mano in mano, a seconda delle contingenze; -alcuni anche (ommessi dai compilatori e raccolti dal solo Galdasto), -benchè monumenti rari e preziosi, riputar non si deggiono, nè sono -che semplici rescritti e diplomi<a class="tag" id="tag129" href="#note129">[129]</a>; parecchi di quei valorosi conti, usciti -dalla schiatta dei Sassoni, aveano accompagnato l'imperatore alla -guerra contro i Saraceni di Spagna, ed egli, con un capitolare dettato -al suo <i>cancellarius</i>, distribuiva loro grandi tratti di terra in -Turingia, con diritto di far lavorare nelle miniere d'oro e d'argento; -o pure, l'atto da lui dettato era a favor della sua diletta città d'Aquisgrana, -di cui egli stesso ricorda l'antica origine, e gli splendidi -privilegi; o se più vuoi, in qualche altro ad esaltar si fa il titol di -nobile appo i Franchi e i Germani, o diventa poeta descrivendo i -misfatti enormi che si commettono in Francia e in Italia, e dice: «Queste -colpe han provocata la collera di Dio, la sua pazienza è giunta -al colmo, e vuole sterparle col castigo del fuoco agli sciagurati autori -di tante enormezze.» -</p> - -<p> -Nel secolo scorso fuvvi come un pellegrinaggio di dotti in cerca delle -opere di Carlomagno, e i padri Martene e Durand, benedettini, andarono -di città in città scorrendo l'Italia, per trovare le tracce dei capitolari -e i documenti dei tempi carlinghi, in che già preceduti gli avea il -padre Mabillon; e le indagini da essi fatte per le biblioteche fruttarono -fortunati scoprimenti, da cui poscia i dotti seppero trarre profitto. -Le lettere di Carlomagno furon quindi raccolte e coordinate, ed una -ve n'ha importantissima da lui dettata e indiritta ad Elipando Toletano -ed agli altri vescovi di Spagna, sul proposito dell'eresia di Felice -da Urgel, fulminata dal concilio di Francoforte. «Oh quanto -grande è il ben che viene dall'unità religiosa! E che v'ha egli di -<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span> -più ammirabile, di più santo della cattolica religione? Perchè dunque -infrangere la venerabile autorità sua? Poco era per costoro il vivere -in mezzo ai Saraceni di Spagna, che gravar vollero la propria -condizione con un errore ancor più funesto, errore unanimamente -condannato da un concilio di vescovi rappresentanti tutte le chiese -dell'impero. Orsù! accettate in pace questa sentenza dei concilii, nè -vogliate presumervi più sapienti della Chiesa universale.» Tali sono -le parole di Carlomagno in quella lettera autenticata col suo sigillo<a class="tag" id="tag130" href="#note130">[130]</a>. -</p> - -<p> -L'imperatore la fa pur da teologo in una curiosa spiegazione che -egli dà intorno a <i>Settuagesima</i>, <i>Sessagesima</i>, <i>Quinquagesima</i>, nomi -ecclesiastici delle tre domeniche che precedono la quaresima; e -questo avviene appunto in quel tempo ch'egli ha più da far come -re dei Franchi e dei Longobardi, e ch'egli attender dee a più guerre -ad un tratto. Mente in vero suprema e maravigliosa! La più curiosa -di queste lettere dimostra il suo nobile amore agli studi, volendo -egli che sieno aperte scuole in tutte le chiese. «E ponete, dice, a condur -queste scuole uomini atti.» Poi, il fiero principe, uscito dalle -foreste, si fa ad enumerar quivi lungamente i vantaggi della scienza, -madre e fonte di tutte le cose<a class="tag" id="tag131" href="#note131">[131]</a>; dove si sente già il pensare di -chi ha corso l'Italia, dell'amico d'Adriano, del patrizio di Roma! -Certo che alcuni di questi atti sono opera dei cherici che circondano -Carlomagno; ma e quel nobile impulso allo studio non viene forse -da lui? Egli vi si adopera senza posa; fa compilare una raccolta di -omelie per utile delle chiese, e vi premette una prefazione, nella -quale il proposito suo è di provar che lo studio è il primo dei doveri; -e scorre l'intiera sua vita, e se trova in essa qualche ragion -di lode, si è solo pel poco ch'egli ha fatto a pro delle scienze; a -considerarlo nella sua vita attiva tu diresti ch'egli è tutto nelle sue -conquiste, tutto atteso ad aggiunger nuove terre all'impero suo, -qua contro gli Unni, colà contro i Saraceni ed i Sassoni; e pur non -è cosa che negli scritti suoi dia a conoscere il conquistatore; tutto -ivi sente del legislatore e del principe studioso. Sì grande com'è, si -vede ch'ei si piace negli studi teologici; e cosa che non par credibile, -compone di suo un trattatello sui doni dello Spirito Santo, e -scende alle più minute disquisizioni per promovere l'amor degli -studi, ed entra in lizza solo perchè abbia maggiore importanza e -splendore. In fatti, può egli scegliere argomento più sublime a trattare, -dei doni e attributi dello Spirito Santo? «Gli antichi filosofi avean -essi ricevuto il dono dello spirito?» Carlomagno lo nega: «Però -<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span> -che ricever non si può verun di siffatti doni, senza tutti raccoglierli.» -Tal altra fiata l'imperatore depone in seno a' suoi confidenti -i grandi suoi disegni per l'avvenire; e scrive, esempigrazia, ad -Angilberto, a cui dà il misterioso nome d'Omero<a class="tag" id="tag132" href="#note132">[132]</a>, d'andar privatamente -a trovar papa Leone: «Chè troppi sconci sono nella Chiesa, -e vuolsi ad ogni modo diradicar la perniciosa zizzania della simonia.» -E per quella via gli offre il danaro necessario ad innalzare in -Roma una basilica a san Paolo. Le discussioni intorno allo spirito -formano il soggetto di un'altra lettera al papa, e quasi d'un altro trattatello -dommatico, in forma di sottile dissertazione che sembra opera -di un ecclesiastico piuttosto che di un guerriero. Il tempo presente, -con quel suo superbo sprezzo, non comprenderà certo come un potente -imperatore sia disceso a queste sottigliezze; ma il perdersi in -sottigliezze non è già il tarlo di un potere o d'un tempo solo; ogni -età ha le sue cose puerili, le sue fanciullesche dissertazioni sopra i -misteri dell'autorità; all'ottavo secolo Carlomagno fece il mestier -del teologo; in altri tempi avrebbe fatto il mestiere del politico. -</p> - -<p> -Ora eccolo poeta, in atto di scandere i versi latini, l'idioma scientifico -di quella generazione: il tradurre le opere della lingua comune -e romanza in latino era cosa che usavasi fin sotto la prima -stirpe; e la stessa canzon guerriera dei Franchi in armi era tradotta -in latino. Oltre all'affettuoso epitaffio di Adriano, addio d'un figliuolo -al padre, che vedemmo scritto da Carlomagno, egli avea pure mandato -al papa un picciolo salterio che comprende un intero poema in -lode del pontificato. Protettor com'egli era degli uomini di lettere, -amava pure o di farsi egli incontro a loro, o di chiamarli a sè; onde -a Paolo Varnefrido, o Paolo Diacono, che s'è ritirato a Montecassino -per vivervi da eremita, indirizza alcuni versi elegiaci affine d'indurlo -a venir di nuovo alla sua corte, tal che l'hai per Augusto che scriva a -Virgilio; e quando Alcuino, vecchio e logoro, si toglie dalla corte, a -lui scrive come a suo maestro e dottore: «O padre, voi vi siete ritirato -in solitudine, e buon per voi; aiutatemi con le vostre orazioni -a conseguire l'eterna salute.» Poi trovandosi a Roma, l'imperatore -detta di colà nuovi versi al solitario di Montecassino, al suo -Varnefrido, dicendogli: «Perchè non venire a trovarlo in Roma, -perchè dimenticarsi così dell'amico?» -</p> - -<p> -Poscia il potentissimo principe si converte in gramatico, e prende a fare -un lessico della lingua tedesca, con le parole latine a riscontro, lavoro -comparativo da lui piantato su larghissime basi; indi corregge di sua -mano gli esemplari della Scrittura, e convien dire ch'ei fosse pervenuto -<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span> -a un alto grado di perfezione nello studio delle lingue, se -gli annalisti suoi si curarono di notare che re e imperatore riscontrò -con grandissima diligenza i quattro Evangeli sul testo greco e la -versione siriaca<a class="tag" id="tag133" href="#note133">[133]</a>. Egli sapea dunque le lingue orientali a segno da -tradur gli Evangeli dalla lingua ebraica nella tedesca, e da critico -acuto riscontrava gli Evangelisti fra loro, li punteggiava e correggeva. -Amasi talvolta di contemplare i grandi uomini nelle picciole opere, -quando scherzano, a così dire, col destino a cui sono nati; e quindi -bello è ancora veder Carlomagno dar vita o indirizzo ai libri carolini -intorno al culto delle imagini, spiegare il senso del concilio di Francoforte, -avverso al culto delle arti, e termine di mezzo tra la dottrina -iconoclastica, che non vuole rappresentazioni di sorte alcuna, e la sentenza -di alcuni artisti greci, che sostengono l'adorazion delle imagini -essere altrettanto santa, quanto la medesima Trinità. Egli è difficile -che un uom sovrano non si frammetta delle quistioni del suo tempo, -e tanto più s'egli ha obbligo di governare la società, chè allora non -gli è lecito sequestrarsi dalle opinioni che si agitano intorno a lui, -dovendo, chi regge gli uomini, investirsi fin anco delle loro passioni. -Quanto alla lingua usuale di Carlomagno, già dicemmo essere la tedesca, -e abbiamo ancora di suo, in questo idioma, un formolario per -la confessione. Curioso è in vero veder, per istoria, l'alacre attività di -questo sovrano intelletto, che non punto spaventato da queste minuzie -e frivolezze della vita, gode anzi di travagliarsi in questo compito -letterario ch'egli insiem cogli amici e confidenti suoi ha imposto a -sè stesso. E questo è pure un tratto di rassomiglianza che la storia -trova in tutti i conquistatori; aman essi d'intrattenersi coi letterati -e con gli scienziati, nè sdegnan punto d'entrar in gravi o ameni -discorsi con loro; però ch'ei sanno, una nazione non poter esser -grande e forte, se non per l'opere dell'ingegno. Ed essi medesimi -che sarebbero mai, se la storia non s'impossessasse del loro nome? -Il nome che più illustre splenda allato di Carlomagno, in fatto di -scienze e di lettere, quello si è d'Alcuino, che fu promosso alla dignità -d'abbate di San Martino di Tours. Nasceva egli di nobili e -facoltosi parenti, l'anno 735, nella provincia di Jorc, con vari fratelli, -un de' quali fu vescovo di Salisburgo, e tanto era in lui il sapere e -l'ingegno, che si meritò il soprannome di <i>aquila</i>. Studiò fanciullo nella -fortissima e dottissima scuola di Jorc, dove insegnavasi il latino, il -greco e l'ebraico, e dove da discepolo divenne maestro, da studiante, -bibliotecario; poi fu fatto diacono di quella Chiesa, degna sorella -<span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span> -dell'altra di Cantorberì, ed amendue ufiziate dai monaci di San Benedetto. -Salito in grido ben tosto, visitò Roma e l'Italia, ivi scontrossi -in Carlomagno e il re e il sapiente subito furon d'accordo; Alcuino -promise di recarsi in Francia, tenne la sua promessa, e v'ebbe ricche -abbazie; poi si mise nello stesso palazzo di Carlomagno, e vi tenne -cattedra di scienza, siccome pare, leggendo pubblicamente sotto i -portici di quelle regie dimore, e ristorando gli studi dell'antichità con -la guerra ch'ei fece all'ignoranza insieme ed all'eresia. Nè guari -andò che, ritiratosi nella solitudine di Tours, applicossi a meditar la -Scrittura, e fece di propria mano una copia correttissima e perfetta -dell'Antico e Nuovo Testamento, da lui, con una lettera dedicatoria, -profferta a Carlomagno. Alcuino morì molto innanzi negli anni, e -nell'antica chiesa di San Martino conservossi per gran tempo l'epitaffio, -pieno di umiltà, da lui per sè stesso composto. Apprezzabili sono le -opere che di lui ci rimangono. Le sue quistioni intorno alla Genesi -sono una vera dissertazion filosofica che sa della scuola sassone del -venerabile Beda; ivi egli bravamente va discutendo su quelle parole -di Jeova: «Facciamo l'uomo a nostra imagine e somiglianza:» e -questo scritto, di tal merito che vi fu chi volle attribuirlo a sant'Ambrogio -e a sant'Agostino, fondò la prima riputazione d'Alcuino. Compose -indi un trattato sui sette salmi penitenziali, sull'uso da farne -e sui notabili precetti, che trar se ne ponno a ben vivere. «O anime -sante (così egli) cantate, cantate le laudi del Signore,» gli inni di -glorificazione. Ma e il <i>Pange lingua</i>, quel cantico sublime, è opera -di Fortunato o d'Alcuino? La quistione pende ancora indecisa dinanzi -al tribunale della critica. Poi, ancora il sassone dottore, discute -intorno all'Ecclesiaste e al Cantico dei Cantici. Che significan quelle -parole: «Ci sono sessanta regine e ottanta mogli di seconda schiera?» -In che si oppongon esse alla santa unità del matrimonio? -</p> - -<p> -Segue indi un trattato sulla Trinità santa e indivisibile, dedicato a -Carlomagno, col quale intende a raffermarlo nella fede cattolica, e -però che Carlomagno è pur sempre il simbolo per lui della protezione -e dell'invocazione, a lui scrive sotto il nome di Davide, della -differenza che passa tra l'eternità, l'immortalità e la perpetuità, tra -secolo, età e tempo<a class="tag" id="tag134" href="#note134">[134]</a>. E dopo questo si scaglia nella filosofia più sublime, -in un trattato sulla ragione dell'anima<a class="tag" id="tag135" href="#note135">[135]</a>, da lui indiritto alla -vergine Eulalia, alla quale, seguendo il genio suo poetico, manda -un'orazione in versi a Dio, con una breve istruzione e litanie, e altre -preci. Nè men potente è Alcuino dov'ei si fa controversista, e se la -<span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span> -piglia con Felice d'Urgel, dicendo: «E che cosa insegna questo eresiarca? -Forse alcun che di nuovo? No, perchè dir che Cristo è il -figliuolo adottivo di Dio, e non più, è risuscitar gli errori di Nestorio.» -E così dov'entra in controversia con Elipando, vescovo di -Toledo; e detta un libro sull'Incarnazione, difendendola e santificandola, -e ora svolge la grandezza del battesimo, e ora le maraviglie dei -Sacramenti; esalta la virtù, danna il vizio, e sentenzia che la vita ha -da essere un composto di castità e di purità. -</p> - -<p> -Fin qui Alcuino s'è tenuto nel campo della filosofia, ma d'ora innanzi -egli scorre quel delle lettere e delle scienze più amene, e l'opera -sua prima in questa materia è un trattato delle sette arti liberali, di -cui soli ci restano alcuni capitoli. Quello fra essi che tratta della gramatica, -è a forma di dialogo tra un Franco ed un Sassone che discutono -intorno alla punteggiatura, alle parole, al senso loro. Ingegnoso -è il disegno di questo dialogo, in cui il Franco e il Sassone parlano -due lingue distinte. Segue dappoi un altro trattato sulla retorica e -sulla virtù, più curioso ancora del precedente, per la qualità degli -interlocutori, che sono Alcuino stesso e Carlomagno. Il dottore ama -quivi di provocare il potente principe alle quistioni più alte della -scienza, e lo fa stare continuamente in scena, in modo che tu diresti -esser egli la sua providenza, la sua forza, la sua salvaguardia, il suo -tutto, e te lo mostra come un saputo teologo, e un dottor cattedrale. -Alcuino ha studiato le opere di Cicerone, e Aristotile stesso non gli -è ignoto; in ogni parte, a quel tempo, traspira lo studio degli antichi; -in fatti quest'accozzamento della dottrina e della virtù in un -medesimo trattato non è fors'egli un simbolo adombrato già da Cicerone -nelle sue lettere famigliari? E l'arte del ben parlare, non dee -forse aver l'origine sua nel pensiero e nel proposito di ben fare? -</p> - -<p> -Tutto negli studi d'Alcuino si riferisce a Carlomagno, protettore -ed amico suo; nulla egli scrive che a lui non sia dedicato; egli è un -maestro sempre in commercio co' suoi allievi, l'imperatore e i figliuoli -di lui: principio ed autor com'egli è della scienza, ei discende tuttavia -ad insegnare i primi rudimenti, e il suo dialogo col principe -Pipino è un modello analitico della filosofia umana e cristiana ad uso -dei giovani. E scrive la vita di san Vasto, vescovo di Arras, e compone -iscrizioni sepolcrali, chè il sepolcro era il pensiero di tutta quella -generazione. In fatto poi di lettere, nessuno ebbe a scriverne più di -Alcuino, e prezioso è il suo epistolario, molto più ch'esso addita il -progresso delle arti e delle scienze, nè v'ha nulla mai di superfluo -in questo studio dello spirito umano. Ventisei di queste lettere sono -indirizzate a Carlomagno, e trattano d'importantissimi e svariatissimi -argomenti: di storia, di giurisprudenza, d'astronomia, alcune in versi -<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span> -latini ed altre in prosa. La poesia forma il sollievo di quell'uom grave, -ed egli ama di compor inni in onore di Dio e in esaltazion dei -misteri di nostra religione. Leone III viene in Francia, ed Alcuino -scrive un lungo poema in onor suo; poi, mescendo i nomi dei santi -cristiani alle memorie di Grecia e di Roma, indirizza versi agli amici -suoi sotto i pseudonimi di Dafni e di Menalca; poi un poemetto sulla -vigilanza del gallo, poi un altro sulla tristezza e servitù del mondo, -poi un lungo poema eroico, fatto a celebrar la storia degli arcivescovi -di Jorc, e fin compone una genealogia di Cristo. Grande è la rassomiglianza -sua con sant'Ambrogio e sant'Agostino; egli è, al par di loro, -un filosofo letterato, disputatore, ingegno ameno per la forma, e scientifico -per le memorie e gli studi profondi della scuola sassone. La -storia di costui è appunto importantissima, perch'ella si mesce e confonde -con quella di Carlomagno, di cui egli è institutore, e a lui -attribuir si dee il risorgimento degli studi. -</p> - -<p> -Questa curiosa smania che trae alcuni di quegli scienziati verso -l'antichità greca e romana, manifestasi principalmente in un monaco -semplice, di nome Angilberto, ch'erasi meritato il soprannome d'Omero -del tempo suo, siccome Carlomagno il chiama nelle sue lettere. -Alcuino veniva, quasi pellegrino, dalla Sassonia; e Angilberto era della -Neustria, ed il più caro allievo e discepolo che quegli si avesse, e ben -per saggio e prudente il conobbe Carlomagno, che il diede per primicerio -a Pipino, quando fu coronato re d'Italia. Poi di colà ritornossene -in Francia; sposò Berta, propria figlia dell'imperatore, e venne -in tanto favor di questo, ch'ei fu fatto duca e governatore della Francia -littorale dalla Schelda fino alla Senna. Uomo tra i più atti agli affari -del tempo suo, com'egli era, fu adoperato nelle legazioni di -maggior rilievo; giovine ancora, e consentendolo Berta sua moglie, -ritiratosi nel convento di Centula o San Ricchieri, pigliò l'abito di -bigello come semplice monaco, e vestito di quest'umil tonaca, accompagnò -Carlomagno a Roma, quando ivi fu cinto della corona imperiale; -finalmente, rinunziato al mondo, passò di vita nel monastero -suo di San Ricchieri, dove fu sepolto, secondo l'ultimo suo volere, -alle soglie della chiesa, con un epitaffio, non tanto modesto, quanto -quel d'Alcuino. Quest'Angilberto, l'Omero della corte di Carlomagno, -fu di fatto un poeta. Indirizzò egli a Pipino, re d'Italia, parecchie -centinaia di versi, nei quali gli dipinge la gioia che provò Carlo -suo padre al rivederlo dopo un'assenza di più anni; poi Pipino, -tutto forza e valor giovanile, tornava vincitore degli Unni, e Angilberto -celebrava le sue vittorie; s'ei fondava un monumento, una chiesa, -un monastero, e Angilberto esaltava in versi queste sue fondazioni; -poi ora scriveva epitafi, ora dedicazioni di chiese, dilettandosi egli di -<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span> -scriver nel marmo quei caratteri che invitano all'orazione ed alla meditazion -della morte. -</p> - -<p> -Landrado<a class="tag" id="tag136" href="#note136">[136]</a>, un degli altri scienziati illustri, ond'era circondato -il trono di Carlomagno, era natio della Norica, e venuto indi in -Francia o nella Neustria, chiamatovi certamente da Carlomagno, a cui -piaceva di raccogliere intorno ad Alcuino tutti gli altri sapienti, ed -ivi fu in breve innalzato alle supreme dignità del secolo, siccome dice -l'autore della vita di lui, e divenne uomo utilissimo alla repubblica. Nel -tempo che apparteneva al numero di quei <i>messi regi</i>, che scorrevano le -provincie per disporle ad ubbidire agli ordini imperiali, fu eletto vescovo -di Lione; visitò la Gallia Narbonese, facendo in ogni luogo -dalle popolazioni meridionali osservare i capitolari, nè la vita sua fu -altro più che un contrastare e un vigilar continuo, a premio de' quali -suoi servigi ottenne la traslazione nella cattedrale di Lione delle -reliquie di san Cipriano, vescovo di Cartagine, che le reliquie dei -Santi formavan di que' giorni la gloria delle città e il vanto del clero -e del popolo. Gli scritti di Landrado sono manco pregevoli di quei -d'Alcuino, e consistono principalmente nelle lettere a Carlomagno, -dove rende conto del modo da lui tenuto ad amministrar la diocesi -di Lione. Egli ha pure un trattato sul battesimo, sulle sue pompe e -sulle sue cerimonie dove anche ne cerca l'origine nell'Antico Testamento. -E non gliela indicavano forse i padri della Chiesa? In un -altro scritto, viene enumerando i doveri del vescovo, che sono operare -e pregare; mentre, nella vita sua fattiva, è uomo in un politico e -letterato, e intento sempre a secondar in ogni parte il grande intento -di Carlomagno, che è il progresso dei poteri e degli studi. -</p> - -<p> -Landrado ebbe a successore, nel vescovado di Lione, un uomo ancor -di lui più famoso nella vita politica, dir vogliamo Agobardo, Goto -di nazione, ma ingegno meridionale, che, venuto a Lione, una delle -metropoli romane, per istudiar le lettere in quella cattedrale, vi fu -eletto arcivescovo nel tempo, o in quel torno, che salì al trono Lodovico -Pio. Spirito inquieto costui e sempre agitato, fu un dei capi di -quella setta di vescovi che non volevano la supremità assoluta dei -papi. L'altra metà, e più attiva, della sua vita, passò sotto il regno -di Lodovico, e certamente con quella natura sua vivace, ardente, impetuosa, -dovette avere gran parte nella lega, stretta fra i vescovi -<span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span> -ad abbassar la corona. Intanto noi vediam quest'Agobardo, già fatto -vescovo di Lione, confutar l'eresia di Felice, e acquistarsi per questo -modo grandissima riputazione; poscia, infaticabile nel proposto -suo, volger le sue forze a danno degli Ebrei, e dettar parecchi trattati -contro di essi, e scrivere all'imperatore, affinch'ei li reprima, in -tempo che avean troppa entratura alla corte. E ancora scrive un trattato -contro il duello giudiziario, però che egli è fautor delle prove -del ferro e del fuoco, e d'una certa superiorità di ragione fa mostra -in un altro suo trattato sui sortilegi, in cui vien confutando le ubbie -di cui i popoli delle Gallie son pieni, e cerca di sgannarli intorno al -poter delle stelle a cui credono. Agobardo non era certo un uom comune, -senza parlare dell'azion sua politica, la quale troverà luogo -nel regno di Lodovico Pio, chè egli appena cominciò ad illustrare la -vita sua nel tempo che Carlomagno regnava sull'Occidente. -</p> - -<p> -Turpino è invocato sempre nelle cronache cavalleresche a mallevadore -di quanto si narra; egli è come il testimonio giurato di tutte -le maraviglie. Or chi era egli questo raccontator di prodezze? Ci ebbe -infatti un arcivescovo di Reims, di nome Tilpino o Turpino, nato -verso il principio del secolo ottavo, il quale, essendo la città turbata -dalle sollevazioni del popolo, fu, in mezzo a quel tumulto, eletto a -governare la Chiesa travagliata. Grandissima fu la riputazione di cui -godette, nè poteva essere altramente, se ben sei generazioni, l'una -dopo l'altra, invocarono l'istorica sua testimonianza. Di studiosa e -pronta capacità nelle lettere, costui si adoperava continuamente, perchè -la sua cattedrale fosse proveduta di buoni libri e di manoscritti -antichi, e il monastero di San Remigio dee a Turpino l'ampia sua -biblioteca; e il libro pontificale, il più bello di quanti mai ne fossero, -ch'essa possedeva prima delle nostre turbazioni civili era pur dono -di lui. Egli visitò pure, quando arcivescovo, la metropoli del mondo -cristiano, e seppe meritarsi la confidenza dei papi; fido consigliere -dei Carolingi, ma non segretario mai de' medesimi, nè cancelliere; -delle sue gesta e dei suoi fatti al fianco di Carlo solo è discorso -nei romanzi di cavalleria. Egli morì a Reims, nè il medesimo Incmaro -sdegnò di comporgli l'epitafio. Di Turpino non abbiamo in realtà -opera niuna, ma gli viene attribuita quella famosa storia delle gesta -di Carlomagno, che fece la delizia e il vanto dei secoli di mezzo; -Turpino certamente esser dovette un luminare del tempo suo, senza -di che la generazione non si saria imaginata di attribuirgli la cronica -più popolare e più celebrata di quell'età. -</p> - -<p> -Nessuno potea stare come lavoratore a paragon di Teodolfo, che vien -dai contemporanei posto pari in merito ad Alcuino. Nasceva egli al di là -delle Alpi, in Lombardia, ed essendo il suo nome giunto fino a Carlomagno, -<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span> -mentre questi facea viaggio da Ravenna a Roma, lo chiamò, lo accarezzò, -e tanto fece che l'indusse a lasciar la patria natía per un'altra -adottiva, dove prima fu fatto abbate di Fleury, poi vescovo d'Orleans, -e insieme con Landrado e Angilberto compreso fra i messi regi, -che scorrevano le provincie, divenuto uom di stato al pari che uom di -lettere. Era dotato di mente chiara e avea metodo negli scritti, e testa -ordinativa, nella quale vedeasi l'azione del genio che avea dettato i capitolari, -poichè quell'ordine che Carlomagno poneva nel governo dell'impero -suo, Teodolfo il poneva nell'amministrazione della sua diocesi. Ci -resta di suo un capitolare o istruzione, che è una specie di regola pel -suo clero, in chi tratta specialmente del battesimo, argomento a cui -Carlomagno volea che la Chiesa rivolgesse la sua particolare attenzione. -Egli fa quindi un pomposo elogio di questo sacramento, e il -mostra per quel puro e compiuto modo di rigenerazione ch'egli è -sopra tutti; Alcuino volle restarsi fra i dommi della filosofia, Teodolfo -discende al contrario nella vita pratica. Il più eloquente de' suoi scritti -si è l'opuscolo da lui dedicato ai diversi stati di questo mondo; egli -è quivi un moralista che fa passare dinanzi a sè le vergini, i voti, le -penitenze, i servitori. In un poema appartato, sempre sollecito della -sua moral pratica, indirizza un ammaestramento ai giudici sul modo -di sentenziar nelle liti, e insegna loro come debbano condursi con -le parti, e render giustizia a tutti, affin di meritare anch'essi la giustizia -suprema. -</p> - -<p> -Teodolfo è poeta epigrammatico latino, e dice versi all'improvviso, -come fanno quasi tutti gli abbati; e alle copie splendidissime che -facea far della Bibbia, poneva in fronte brevi versi in onore delle -sacre scritture. Usavasi a que' giorni grande magnificenza in queste -copie dei messali e delle bibbie, e ancor ne durano tutte di porpora -e d'oro, e coi caratteri violetti, somiglianti al zaffiro, con mostra, -quasi a ogni riga, dell'arte greca. Teodolfo adoperò particolarmente -il suo genio poetico a comporre inni, e suo è il cantico <i>Gloria, laus -et honor</i>, che viene ancor dalla Chiesa cantato il dì delle Palme; al -qual proposto è da notarsi che i più dei cantici solenni, che ancor -risonano, accompagnati dall'organo nel tempio cattolico, furono -scritti al tempo di Carlomagno. Nulla di ciò che è grande, sfugge -all'estro poetico di Teodolfo, ed ora ei celebra la vittoria di Carlomagno -contro gli Unni, ne descrive le ricche spoglie, ed esalta il principe -per aver convertito que' popoli alla fede di Cristo; ora, in una -epistola ad Angilberto, accenna lo stato delle lettere sotto il regno -dell'imperatore; poi tocca delle sette arti liberali e degli studi scientifici -sotto allo stesso regnante, ed in tutti i suoi poemi dominar vedi -la filosofia cristiana. E ad esempio di tutti i pontefici di sovrano -<span class="pagenum" id="Page_160">[160]</span> -intelletto, Teodolfo anch'esso detta precetti che valgono a formare -i costumi e le consuetudini dei preti che vivono sotto la legge episcopale, -per modo che ogni cosa, in questi suoi poemi, si volge e -si applica alla religione, alla morale, alla teologia; teologia sottile, -a dir vero, ma qual è il secolo che non abbia le sue sottigliezze? -Nessuno ne va senza, e quando non si discute sulla natura di Dio o -dell'anima, si discute sulla latitudine degli umani poteri, argomento -certo che non è nulla più grande nè solenne di quello. -</p> - -<p> -Por si deggiono uniti come fratelli due uomini che vissero contemporaneamente, -e governarono due vaste badie, stupendi eremitaggi; Adalardo, -il primo abbate di Corbia o Corbeia; Angesiso, il secondo, abbate di -Fontenelle. Fontenelle e Corbeia! chi mai dir potrebbe la rinomanza -di questi due monasteri al secolo nono! Angesiso usciva dalla stirpe -dei Franchi nella diocesi di Lione, e fatti profittevoli studi in quella -cattedrale, giovanissimo ancora, e tutto ridondante di speranza e di vita, -consacravasi alla vita solitaria in Fontenelle sotto l'invocazione del -glorioso san Vandregisillo. Angesiso fu, più che altro, legista e compilatore, -e raccolse il primo in un sol corpo i capitolari carlinghi, -distribuendoli per ordine di materie, e raccomandandone a tutti con -egual cura l'osservanza. Ad Angesiso è pur dovuta la costituzione del -monastero di Fontenelle, che poi divenne fondamento e modello a -non poche comunità del medio evo, chè in tutte le età, accanto ai -poeti ed ai prosatori, ci sono menti positive che attendono all'ordinamento -sociale. Adalardo, abbate di Corbia, vantava nobilissimi natali, -perch'egli era figlio del conte Bernardo, il leudo più segnalato -del suo tempo, quel medesimo che varcò le Alpi e i Pirenei, guidando -gli eserciti di Carlomagno. Allevato in mezzo alle delizie ed agli ozi della -corte, le abbandonò all'età di vent'anni per farsi monaco; viaggiò in -Italia, e venne indi a sedersi al fianco di Pipino per indirizzarlo e consigliarlo -nell'arte di governare, e di là frequentissimamente passava -alle corti plenarie in Francia, però che Carlomagno avea caro di consultarlo, -tanto era l'avvedimento suo nelle pubbliche bisogna. Morì -vecchio, e la vita sua, scritta da Pascasio Radberto, è un vero documento -istorico che tutte apprende le sue fatiche e i malaugurati -sforzi suoi nella via scientifica. Adalardo fu anch'esso, al par dell'abbate -di Fontenelle, un ingegno politico e legislativo, testimonio -gli statuti suoi per l'amministrazione del monastero di Corbia, nei -quali è una specie di classificazion di persone e d'ufizi. La badia è -divisa in sei ordini: monaci, studianti, serventi, proveditori, vassalli, -ospiti e forastieri. -</p> - -<p> -Già ben oltre negli anni Adalardo compose un libro sulla forma -della corte di Carlomagno, alla foggia dei libri porporati di Bisanzio, -<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span> -dove determinato era ogni ufizio, e ogni grande collocato al suo posto -in quella gerarchia. Da ultimo scrisse dei solenni parlamenti che -tenevansi due volte l'anno, il parlamento di guerra e il parlamento -di giustizia. -</p> - -<p> -Or ecco farcisi incontro due uomini che si provaron di riuscire a -due grandi intenti: l'uno, Felice da Urgel, alla riforma del dogma, -l'altro, Benedetto d'Aniano, alla riforma dei costumi. Già detto abbiamo -più sopra quali fossero i cardini dell'eresia di Felice da Urgel, -rinnovazione degli scismi d'Ario e dei Nestoriani. Il principio -filosofico di Felice altro non è che lo spirito; Cristo altro non è, -secondo lui, che una luminosa emanazione di questo spirito; nè -comprendere ed ammetter sapea come Dio avesse una natura materiale, -e questa carnalmente trasmetter si potesse. In tutte le età ci ha -qualche domma di morale o di filosofia, che diviene l'argomento -prediletto delle scuole, e anzi il fondamento d'ogni scientifica discussione. -E però Felice anch'esso, sottile argomentator com'egli era, -viene svolgendo i suoi principii contro i dotti e i filosofi che francheggian -la pura e santa religione cattolica; che non v'ha pure un -prelato il quale non entri in campo contro di lui. Il domma materiale -delle imagini e il domma morale dello spirito erano il pensier -di quei tempi e la formola d'opposizione contro di Roma. San Benedetto -d'Aniano, uomo meridionale al par di Felice da Urgel, fu il -ristoratore della disciplina monastica; e da paggio e coppiere nelle -corti bandite, dove splendea, divenne, in progresso di tempo, austero -riformatore degli ordini religiosi, sì che a fronte di colui che scuote -la dottrina sempre troviamo il rigido intelletto che purifica la disciplina. -Benedetto si ritirò prima nella badia di San Seino, poi nella -diocesi di Maguelone, dov'egli edificò un picciolo eremitaggio vicino -al fiumicello Aniano o Aniane, in cui ben due centinaia di -monaci vennero in breve a porsi sotto il rigore della sua regola. -</p> - -<p> -Gli ordini monastici in Occidente avean bisogno d'una costituzione -più solenne e più stabile, e d'una più stretta osservanza in -fatto di costumi, e Benedetto d'Aniano fu primo a darne l'esempio. -Fattosi promotor degli studi scientifici, volle che Aniano avesse la -sua biblioteca, nè risparmiò cura o fatica per raccoglier libri, e dare -il maggior impulso ch'egli potesse allo studio. Avea visitato l'Italia, -e portatone memorie dell'arti e dell'industria sua, onde rizzar -fece le celle d'Aniano sul modello di quelle mirabili di Montecassino; -gli altri monasteri imitarono a gara l'esempio suo, e cessò quindi la -rilassatezza dei costumi, talchè Benedetto d'Aniano fu in breve pareggiato -a san Benedetto, primo institutore degli ordini religiosi in -Occidente. L'uno in fatti ne fu il fondatore, l'altro il riformatore; -<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span> -e chi consideri che gli ordini monastici furono, al medio evo, il principio -d'ogni governo e d'ogni gerarchia; chi rammenti che i loro -statuti divennero la base delle comuni e delle comunità, non potrà -fare di non confessar che niuna istituzione fu più favorevol di questa -al sapere, e alla disciplina sociale. La maggior opera di Benedetto -d'Aniano fu la redazione degli statuti di tutti gli ordini monastici, -divisi in tre parti distinte: la prima tratta dei padri dell'Oriente che -accolser fra loro gli Antonii e i Pacomii, santi solitari del deserto, -filosofi in atto, che in faccia ai disordini dell'Egitto e della Siria, -davano l'esempio del digiuno e della mortificazion della carne; la -seconda intende a fermare e a stabilir le basi dell'ordine di San Benedetto, -suo precursore nell'ampio ordinamento monastico che posa -sopra queste massime: <i>Lavorare, orare, studiare</i>: e la terza tutta -destinata alle religiose, vergini sante che debbon raccogliersi e fuggire -dal mondo. Di questo modo san Benedetto d'Aniano è l'uom della -gerarchia, laddove Felice è l'uom della distruzione, due principii che -sono perpetuamente in guerra tra loro: da un lato la podestà e l'autorità, -dall'altro l'opposizione e la riforma. San Benedetto è tutto nella -conservazion delle regole; ei la interpreta, e concordar le fa l'una con -l'altra, onde non è maraviglia ch'ei fosse uno dei più loici oppositori -di Felice da Urgel, e ancor si conservano i suoi discorsi contro a costui, -dove il solitario non sa comprendere come abbatter si voglia il -principio e la regola, la regola fondamento e governo di tutte le -società, grandi o picciole ch'elle sieno. -</p> - -<p> -Questo periodo letterario dell'impero di Carlomagno ebbe pure -alcuni altri scrittori qual più qual meno famosa: Magnone, arcivescovo -di Seus, uno dei <i>messi regi</i> di Carlomagno, scrisse intorno al -rito del battesimo nel tempo che l'imperatore avea comandato di -spiegare e analizzare questo sacramento. Cotali scritti sul battesimo -furono dall'imperatore richiesti con una circolare da lui indiritta -nel medesimo tempo a tutti i vescovi<a class="tag" id="tag137" href="#note137">[137]</a>. Magnone fu, al par di tutti -gli altri messi regi, un giurisperito, ed a lui si debbe una raccolta -delle antiche annotazioni del diritto. -</p> - -<p> -Smaragdo, abbate di San Michele, diè in luce un'opera pregevole -di morale, intitolata la <i>Via regia</i>, e dedicata all'imperatore, nella -quale fulminava i vizi capitali e le bollenti passioni degli uomini da -guerra dei tempi suoi. E la <i>Via regia</i> facea indi seguire dal <i>Diadema -de' monaci</i> fatto a raccender la pietà già presso a spegnersi; poi, sotto -il nome di Carlomagno, l'abbate di San Michele indirizzava a papa -<span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span> -Leone uno scritto intorno alla natura dello spirito, sublime quistione -di filosofia; poi ancora spiegava i Vangeli e la messa, i due fondamenti -della fede cattolica e della politica soggezione dei popoli. Vettino, -monaco di Richenon, fu un uomo entusiasta e falotico che visse -e compiacquesi in un mondo soprannaturale. Questi è colui che vide -il purgatorio, e il cielo aperto ai beati; e questa sua visione ci fu -narrata da Valfrido Strabone, suo discepolo, però che veduto avea -pur Carlomagno in mezzo al purgatorio, in espiazione de' suoi peccati -di concupiscenza. -</p> - -<p> -Non lunge dal monastero di San Dionigi vivea un uomo noto -sotto il nome di Dungalo. D'onde veniva costui? È opinione ch'ei -fosse nativo dell'Ibernia, e in fatti l'Inghilterra e la Scozia erano -feconde a quei giorni di begl'ingegni<a class="tag" id="tag138" href="#note138">[138]</a>. Datosi all'istruzione, insegnava -filosofia ed astronomia, e in una lunga lettera a Carlomagno -vien ragionando intorno all'eclisse di sole che avvenne nell'anno 810, -e ne segna il crescere e il declinare, allegando le autorità di Platone, -di Virgilio, di Plinio e di Macrobio. Tutti i dotti di quel tempo pagavano -il loro tributo d'ammirazione a Carlomagno, onde anche -Dungalo non dimenticò di celebrare in un poema eroico le gloriose -gesta di quel principe, e di far voti per la prosperità dell'impero, e -per colui che con tanto senno e valore il reggeva. -</p> - -<p> -In questi rapidi cenni sugli uomini notevoli che illustrarono il -tempo di Carlomagno, non s'è potuto allegar se non opere che si -riferiscono al cattolicismo ed all'imperatore, nulla essendovi d'estraneo -a questi due concetti, perchè nulla v'ha d'estraneo a queste due -podestà. Quando una generazione è sotto l'impressione di certe formole, -tutto vien ivi a collimare, e chi a quel tempo non avesse pensato -alla Chiesa, sarebbe stato come straniero alle idee ed ai costumi del -popolo; chi non avesse ogni cosa riferito alla persona di Carlomagno, -non si sarebbe accorto di colui che era dal mondo intero acclamato. -L'impero e la Chiesa si tenevan per mano; il papa e l'imperatore, -doppio e misterioso potere, signoreggiavano la società, e incessante era -l'effetto dell'autorità di questi due dominanti pensieri. -</p> - -<p> -Gli è il tempo pure in cui avviene un rinnovellamento di studi, -un'azione delle menti, azione fervente, entusiastica, come suole in -ogni cosa sul principiare: l'orizzonte appar senza termini, l'avvenir -senza limiti. Oh la schietta gioia di tutti quei dotti allo scoprire l'antichità -con la sua letteratura e le sue maraviglie! Forman essi, come -a dire un'accademia intorno a Carlomagno, per modo che i dotti del -<span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span> -secolo decimosettimo vollero in questa congregazione trovar l'origine -dell'Università<a class="tag" id="tag139" href="#note139">[139]</a>; ivi si tratta di gramatica, d'astronomia, di -poesia; e bello è vederli assisi, nel palazzo d'Aquisgrana, intorno all'imperatore, -sdegnare i nomi franchi e germanici della loro schiatta, -sol degne avendo del magnanimo loro affetto Roma e la Grecia. Dameta -scrive indi ad Omero, e Davide è il protettore supremo; l'uno -è Virgilio, l'altro Orazio, ed amano di scandere i versi latini, ad essi -barbara parendo la patria favella; vivono sotto le impressioni romane: -leggende, poemi epici, epigrammi, epitafi, ogni cosa è in latino; -e pii cristiani, ferventi cattolici come sono, pure invocan le muse, -e tramezzano alle descrizioni della Chiesa le reminiscenze dell'antichità -profana. Gli armoniosi versi di Virgilio destano un ineffabile entusiasmo -in quella nascente accademia, e piangono con Ovidio, e scorrono -Roma rigenerata con Macrobio alla mano; e Omero trova settatori -in tutte le badie. -</p> - -<p> -In ogni parte di questo vastissimo impero si trovano scuole pubbliche -e monastiche, quasi metropoli dell'istruzione. La Neustria -noverava parecchie di queste scuole madri, che diffondeano il sapere -per ogni dove; la più famosa tra esse, per l'antichità sua, era quella -di San Martino di Tours, sotto la direzione di Alcuino, della quale -fu già più sopra fatta menzione; le lezioni erano pubbliche, e vi s'insegnavano -la gramatica, l'astronomia, con maraviglioso concorso di -studianti, che ci venivano fin di Germania e d'Inghilterra. Alcuino -era secondato da un giovine, di nome Sigolfo, ardente ammiratore di -Virgilio, cui egli studiava, per sua delizia, notte e giorni. Ci eran -di santi vescovi, che venivano a scuola a San Martino di Tours; le -scienze si andavano di là diffondendo per tutta la Neustria; le biblioteche -si componevano già di parecchie centinaia di volumi, nè i libri -erano punto rari, come poi divennero nel secolo decimo, che le biblioteche -de' conventi s'erano arricchite mercè dei pellegrinaggi in -Italia e in Oriente, e Carlomagno avea tratto da Costantinopoli e dalla -Siria copiosi manoscritti, onde gli autori dell'antichità cominciavano -a diventar famigliari. -</p> - -<p> -Altra scuola della Neustria era quella di Corbia, sotto il reggimento -del dotto Adalardo; a Tours dominavano, come pare, la dottrina -sassone e l'erudizione inglese, a Corbia signoreggiava l'autorità romana -del papa. Qui la biblioteca era forse più ricca di quella che avea -<span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span> -San Martino di Tours, e vi si conservava, come proprietà della badia, -un bel pontificale in lettere d'oro, sopra cartapecora, e quegli stipati -scaffali mostravano un <i>san Giovanni Grisostomo</i>, con coperta di porpora -ornata d'avorio; e molti di quei libri, confidati alla custodia -degli abbati, splendevano di pietre preziose. Le scuole insegnavano -giorno e notte la scienza sotto i celebri abbati Pascasio, -Radberto ed Anscario; nel chiuso di quelle mura fu da Robano Mauro -compilato il libro del <i>calcolo de' tempi</i>; da Corbia moveano i missionari, -cui era commesso d'andare ad insegnar la scienza e la religione -cristiana nel nord dell'Europa; e quanto curiosa e bella è la -relazione di sant'Anscario, che scorre nel nono secolo la Decia e la -Svezia! Che dir poi delle scuole di San Vasto d'Arras, di San Fleury -o di San Benedetto alla Loira, di Fontenelle, sorgente maravigliosa -dell'ecclesiastico sapere! Di Ferrieres, più celebre ancora pe' suoi -diletti studi dell'antichità profana, per l'amor suo a Cicerone e Sallustio! -Le opere di maggior eleganza e bellezza non erano estranee -alle occupazioni di que' monaci, i quali comentavano Quintiliano e -Terenzio, e aveano in convento chierichetti, ch'altro non facean che -copiare i poeti e gli oratori antichi. Tutte queste scuole della Neustria -corrispondevano con l'areopago, ond'era circondato Carlomagno, -e ci avea per la scienza un centro, siccome un re pel governo e per -la politica. -</p> - -<p> -Fulda e San Gallo furon le due metropoli degli studi germanici; -l'una quasi al settentrione, l'altra proprio al mezzodì dell'Alemagna. -Fulda pigliava la sua origine dalla predicazione cristiana di san -Bonifazio, poichè il santo vescovo, dopo d'aver predicato la religion -cristiana ai Sassoni, credette cosa indispensabile instituire un centro -delle umane scienze, per indi diffonderle in tutta la Germania; e dopo -l'episcopato di Magonza, Fulda fu la sua favorita fondazione, gittata, -per così dire, com'ei l'aveva, in mezzo ai Sassoni, come sacra -scaturigine d'insegnamenti. Rabano fu il più dotto e scienziato dei -suoi abbati, ed a lui succedette Rodolfo, monaco alemanno, storico, -poeta e nobilissimo favoreggiatore di tutte le arti<a class="tag" id="tag141" href="#note141">[141]</a>. Non disprezziamo, -per Dio, questi passati, che provocarono l'attenzione di tutto -un secolo: e chi sa mai se resterà pur briciolo dell'opere di questa -nostra generazione! Fulda ebbe pur essa le sue degne filiazioni nella -<span class="pagenum" id="Page_166">[166]</span> -scienza, al par di Corbeia, ed emanazione degli studi suoi fu pur la -scuola d'Irsaugo, nella diocesi di Spira, dove monaci di ardente fantasia -comentarono il cantico dei cantici e il libro di Tobia, dirigendone -la musica Erderico, con un'arte sì soave, che fin da cento -leghe accorrevano per udirla. L'origine d'Irsaugo era già antica al -decimo secolo. -</p> - -<p> -San Gallo, il monastero della Germania meridionale, vedea sempre -più ingrossar la sua biblioteca per cura di quei religiosi che attendevano -principalmente, con mirabil pazienza, a trascrivere i libri, -giovando infinitamente così al progresso delle umane cognizioni. E -chi non ama di frugar nelle reliquie di San Gallo, il vero monasterio -dell'età carolina? Il Mabillon, quel dotto viaggiatore, lo ha descritto -qual era sotto Lodovico il Pio, e ci si veggono, com'ei dice -in quel suo semplice linguaggio, <i>scuole dentro e scuole fuori</i>, l'ammaestramento -pe' monaci, l'educazione per tutti. Le sette arti liberali -eran come il grande albero del sapere. Nell'ore solitarie, colà sulle rive -del lago di Costanza, que' monaci si davano ai lavori di mano, con -l'attitudine di quegli alpigiani, che pensano, considerano e lavorano -ad un tempo in cospetto di Dio. Colà visse, nel nono secolo, -un monaco, di nome Sintrano, il quale, dice la leggenda, fu eccellente -pittore, intagliatore e sonatore d'ogni sorta di strumenti. -Laonde l'intaglio non sarebbe un'invenzione del secolo decimoquinto, -ma sì apparterrebbe ad uno dei più rimoti periodi alemanni, al medio -evo germanico. In grembo pure a quel monastero venne formandosi -l'imaginazione pittoresca e novelliera del monaco di San Gallo, il -cronista che, per ordine di Carlo il Calvo, compose la storia di Carlomagno. -Fra quelle mura molto si perdonava, però che la scienza -purificava la licenza mondana, e la leggenda del figlio di Chiburgo<a class="tag" id="tag143" href="#note143">[143]</a> -mostra che indulgenza si avesse per gli uomini letterati e scienziati. -</p> - -<p> -Mentre le scuole di Fulda e di San Gallo eran tutte germaniche, -quelle di Magonza e di Metz serbavano, come a dire, un misto di -origine austrasia e neustrasia: Magonza, in riva del Reno, fondazione -di san Bonifazio, d'ond'egli era partito per andar a convertire i -Sassoni, gli Alemanni, i Bavari, ebbe un ragguardevol numero di -maestri e dottori, fra' quali il sapiente Lullo, successore di san Bonifazio. -In quella scuola parlavasi il greco, e parecchi monaci sapevano -anche l'ebraico; e da quel santo monastero nascevano le scuole -di Paderborna, di Metz, di Verdun; Metz famosa principalmente pe' -suoi gramatici, e Verdun pe' suoi copisti. Le quali scuole alemanne -tutte furono eziandio rinomate, pel canto ecclesiastico, però che a -<span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span> -Metz, a Fulda, a San Gallo, applicavan di proposito alle antifone e -agli inni, avendo già fin da quel tempo gli Alemanni quel loro profondo -sentire nell'arte della musica. In mezzo a quelle solitudini, -quando tutto intorno era silenzio, essi amavano di farsi udir in coro, -accompagnati dall'organo. La voce dei Franchi era stridula, nè avea -la dolcezza di quella dei Greci, o l'accento facile degli Italiani; ma -gli Alemanni avean di bellissime note basse e suoni gravi e solenni, -ed eran sublimi maestri a musicar quegl'inni de' morti o di rendimento -di grazie, che innalzavansi a Dio in mezzo al rimbombo degli -organi nella cattedrale. -</p> - -<p> -Di questo modo la triplice nazione <i>germanica, austrasia e neustriaca</i>, -veniva a perfezion riprodotta dalle scuole monastiche. Restava -l'Italia, e il regno de' Longobardi, la cui nazione era rappresentata -dalla scuola di Montecassino, dove la scienza era spinta -all'ultimo apice della perfezione, dappoi che san Benedetto gli avea -dato le sue regole. Posto tra la civiltà greca e la civiltà latina, il monastero -di Montecassino in sè ricevea il doppio riflesso di Roma e di Bisanzio, -e in mezzo alle pubbliche tempeste, era rimasto in piedi come un -monumento religioso de' tempi antichi: la sua ricchissima biblioteca -durava illesa dai guasti della barbarie; ci si trovavano Bibbie scritte a -caratteri d'oro, testi preziosi al pari di quelli di Costantinopoli, i libri -della scuola alessandrina, la filosofia d'Aristotile; ed Omero e Cicerone -ci aveano il culto loro, a par dei padri della Chiesa. Montecassino -fu il potente istruttore degli ordini monastici, l'archetipo sul -quale tutti si foggiarono, e quest'azion sua fu tanto più viva e grande, -quanto che tutti i monaci erano stretti da una dolce e invariabile -fraternità tra loro. Formavan essi come un'ampia repubblica: se un -frate di San Benedetto aveva a far viaggio, trovava ospitalità in ogni -luogo e protezione; potea scorrere le biblioteche, assistere alle scuole; -e le più volte i monasteri erano succursali o colonie fondate dalle -chiese madri. Pe' monaci non ci era patria; un frate dell'Inghilterra -veniva nella Neustria o nell'Austrasia, ed un frate dell'Aquitania -andava a ricoverarsi nell'ospital ricetto d'una badia lombarda o italiana. -Quindi nascer dovea quella scambievole, scientifica azione -d'una badia sull'altra. Quando un monastero aveva un gran tesoro -di scienza, esso lo donava e accomunava; tutte le fondazioni religiose -aveano il medesimo grado; ci aveano monaci messaggeri, che andavano -a cambiar le pergamene, a portare i manoscritti o a ristorar gli -studi da una solitudine all'altra. -</p> - -<p> -Tale si fu lo spirito letterario di quel tempo. Carlomagno volle accentrarlo -nelle sue mani, ma esso non dovea sopravvivere a quel sublime -impulso, e spento l'imperatore, gli studi anch'essi doveano -<span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span> -sparire con lui. In fatti, il principio del regno di Lodovico Pio offre -ancora qualche bell'ingegno nelle scienze e nelle lettere, come a dire, -Incmaro, arcivescovo di Reims, lo scrittore che celebrò col pomposo suo -stile le usanze e le consuetudini del palazzo di Carlomagno; Agobardo, -arcivescovo di Lione, più ancora statista che letterato, non essendovi -a que' tempi avvenimento di qualche rilievo, di cui non si trovi mescolato -il suo nome; Pascasio Radberto, che serba un'indole sodamente -scolastica, e coltiva gli studi come studi, applicando a ciò -ch'essi hanno di più liberale ed attivo; Anscario, vescovo viaggiatore, -il predicator che corre ad apprendere alle nazioni selvagge la -religione cristiana e la civiltà, il san Bonifazio della Scandinavia. Ma -qualunque siano cotesti uomini d'ingegno e di vaglia, non puoi far -di non avvederti che il sapere e gli studi, favoriti sotto l'impero di -Carlomagno, sono già in pieno decadimento sotto Lodovico Pio. Le -scuole non hanno più il loro valore, gli studi il loro ardore; le popolazioni -sono tornate al loro stato d'ignoranza, e ciò procede da -più cagioni. -</p> - -<p> -Egli avvenne dell'opera letteraria di Carlomagno il medesimo che -delle politiche sue concezioni; l'unità era collegata alla sua persona, -ma non era punto nelle idee e nelle costumanze di quella società; -chiuso che fu nella tomba l'imperatore, non v'ebbe più scienza, più -istruzione, chè il popolo non la desiderava. Il servo poteva egli desiderare -la luce? L'uomo d'armi disprezzava i libri, anche cristiani e -devoti, o solo li apprezzava per ispogliarli dei carbonchi onde fuori -splendevano; ben più caro ad essi era combattere e agitarsi nei -campi, e però che importar poteva ai conti ed ai leudi del progresso -della scienza? Non un solo si nomina di quegli uomini di ferro che -abbia messo in carta un pensiero; laonde l'impulso fu tutto di Carlomagno -in persona, e dopo lui tornarono al rozzo istituto della conquista, -a spogliarsi l'un l'altro, a guerreggiarsi da castello a castello. -</p> - -<p> -Gli studi disparvero nello sminuzzamento dell'impero; non v'ebbe -più centro, più movimento ordinatore, e se pur taluno qua e là attese -ancora alle lettere, più non v'ebbe quell'ardente inclinazione -allo studio che signoreggiò il regno di Carlomagno. E d'altra parte -il tempo era egli fatto al tranquillo progresso del sapere? Carlomagno -aveva bensì preparato per un tal quale ordine amministrativo la pace -o la tregua generale della società, sì che studiar potevasi liberamente -e sicuramente senza paura delle violenze de' soldati e dei prepotenti, -con quella pacatezza di mente e franchezza di vita che lo studio richiede; -ma questa pace si dileguò nella subita e forte agitazione che -seco trasse la fine di Carlomagno. La società fu rotta in mille -frammenti, e il sistema feudale cominciò a imperar come codice della -<span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span> -generazione; nè l'impero fu sol messo in brani, ma ciascuno di questi -brani ancora fu partito in contadi, ed in sì picciole signorie, che -esser non ci potè oramai più comunicazione d'idee, nè d'ingegni, e -non pur di governo: i conti divennero l'uno straniero all'altro, ed -ogni castello fu un principato. Costantinopoli e Roma, che erano state -in corrispondenza con Carlomagno per aprirgli i tesori immensi dell'antichità, -furono indi interamente ignote alla società feudale, e appena -si sapeva ch'esse erano al mondo, però che quegli uomini -violenti sprezzavano le umane discipline. In fatti, a che potean elleno -giovar loro? L'arte sola della guerra venne perfezionandosi, perchè -essa era un bisogno per tutti. Laonde il decimo secolo non ebbe alcuna -correlazione colla fine del secolo ottavo e col principio del -nono: tutto disparve, e si perdè nell'abisso. -</p> - -<p> -Ma il monastero almeno rimarrà nobil fonte di scienza, e in sicuro -dal mondo e dalle sue scosse, i monaci si daranno pazientemente a -copiare i manoscritti, e ad insegnar nelle loro modeste scuole? Mainò: -il decadimento è ivi altrettanto rapido e grande quanto nella società -generale, e ciò dipende dalle calamità che gravano così sulle fondazioni -ecclesiastiche come sul popolo. Le età che precedettero il secolo -nono avean veduto le istituzioni monastiche venire assai prosperando, -e l'Ordine di San Benedetto risplendere in ogni luogo; la pace silenziosa -del chiostro avea favorito le scuole scientifiche, e abbiam -poc'anzi veduto come generalizzato si fosse l'amor di quelle. Ma -spento Carlomagno, anche la pace della solitudine più non dura, e -insiem con quella del mondo se ne va sotto la doppia invasion dei -Normanni e dei Saraceni. I Normanni, crudeli avversari dei monasteri, -atterrano gli altari, ardon le mura, spogliano l'arche; pur -dianzi vedeansi edificar ricche celle ancora e chiese solidamente costrutte, -ed ora i Normanni non lasciano pietra più sopra pietra, -sgozzano i religiosi o li costringono a celarsi nei sotterranei. I più -de' monasteri situati a riva de' fiumi o nelle vaste pianure che circondan -la Senna, la Loira e la Saona, furon di questo modo posti a -sacco, intantochè al Mezzodì i Mori e i Saraceni penetravano fino al -Rodano. Come trovar tempo da meditare e applicare a lavori scientifici -in mezzo a queste desolazioni? Come aver agio de studiare quando -le voraci fiamme faceano scrollar le pareti? Che altro da far rimaneva -a quei poveri frati se non implorare con lugubri litanie la misericordia -di Dio contro le stragi dei Normanni? Ond'è che spesso, nel bel -mezzo di qualche grave studio, il monaco sospendea tutt'a un tratto -il libro che avea cominciato a trascrivere, il testo forse di Cicerone -e d'Ovidio, per gridare con lamentevol voce: «Ah! ci libera dal furor -dei Normanni, <i>Libera nos a furore Normannorum</i>.» E questo -<span class="pagenum" id="Page_170">[170]</span> -era il lamento di tutta quella trista e sconsolata generazione; che se -pure i monaci aveano nella lunga lor notte alcun momento di tregua, -ei si facevano a scriver qualche tetra e funebre leggenda, però -che tutto era tristezza intorno di loro, o tremanti in faccia al pericolo -da cui eran quasi per miracolo scampati, descrivevano la traslazione -delle reliquie, ed era ben d'uopo tenerne memoria, però che -quando i Barbari s'avvicinavano ad un monastero, la gran cura di -que' devoti padri era il salvar l'arca delle reliquie, e trasportarla come -potevano da una solitudine all'altra, e trafugarla in luoghi ignoti. -Quest'era il santo viaggio che i monaci descrivevano col cuore oppresso -e con le lagrime agli occhi: a ogni passo eran miracoli, a -ogni pericolo lamentazioni, e i Bollandisti ci hanno conservato moltissime -di quelle relazioni, storia dolorosa dei terrori di quell'età. -</p> - -<p> -Di questo modo l'impero di Carlomagno è un periodo circoscritto -così per le lettere come per la costituzione politica, nulla di quanto -precede al par che nulla di quanto vien dopo può con esso compararsi, -gli è un tempo di eccezione che tutto si attiene ad un uomo, e -che svanisce con lui. Il movimento scientifico non era altrimenti negli -spiriti, nè v'ha ingegno quaggiù che abbia facoltà di trarre un tutto -da nulla, chè questo sarebbe uno degli attributi di Dio. Ben può uno -farsi compagni alcuni uomini eletti che trascinano e signoreggiano -per poco la civiltà, ma quando una generazione non ha in sè l'impressione -di certe idee, non si può farle nascere. Il desiderio e il -bisogno degli studi erano appena superficiali, l'ingegno letterario in -pochi uomini appena, intantochè la moltitudine se ne restava ignorante -fra il doppio servaggio del corpo e dello spirito. D'onde procede -che ogni cosa, dopo il regno di Carlomagno, fu di nuovo sepolta -nelle tenebre. Quanto ci avea di bisantino e di romano nell'opera -dell'impero d'Occidente disparve; nè il periodo letterario del -duodecimo e del decimoterzo secolo, sotto Filippo Augusto, ebbe -più correlazione alcuna con gli studi dei tempi carlinghi: la è una -letteratura nuova, allettante, nazionale, cavalleresca, che nasce dalla -feudalità. Qualcosa di strano e di fantastico erasi pur creato sotto -l'impero di Carlomagno; ma fu come se tu dicessi un vivo lampo che -appar nelle tenebre: illumina per un istante con grande bagliore -d'intorno, ma poi ch'egli è svanito la notte divien più fitta e intera -di prima. Simile appunto si fu la prima epoca carolina! -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_171">[171]</span> -</p> - -<h2 id="cap13">CAPITOLO XIII. -<span class="smaller">QUANTO RIMASE IN PIEDI DELL'OPERA DI CARLOMAGNO.</span></h2> -</div> - -<div class="blockquote"> -<p> -1.º Leggi. — Avanzi della legge salica. — Ripense. — Borgognona. — Longobardica. — Sassone. — I -Capitolari. — Incremento del diritto ecclesiastico. — Decretali. — Dionigi -il Picciolo. — Isidoro Mercatore. — Prima origine -del diritto feudale. — Ultime vestigia delle leggi carlinghe. -</p> - -<p> -2.º Instituzioni. — Le Assemblee. — Quali diventano. — Come composte -alla fine del regno di Carlomagno. — I Conti. — I due regni d'Aquitania -e d'Italia. — Ordinamento del Conti. — I <i>missi dominici</i> o messi regii. — Stato -delle persone. — I Vescovi. — Gli Abbati. — Gli Uomini liberi. — Diverse -nature d'uomini liberi e di servi. -</p> - -<p> -3.º Quali divenissero i popoli alla morte di Carlomagno. — L'impero di Bisanzio. — Il -califfato. — Gli Alemanni. — I Sassoni. — I Frisoni. — Gli Italiani. — I -Longobardi. — Gli Aquitani. — I Goti. — La vera Francia. — Invasioni -dei Normanni. -</p> - -<p> -4.º Che avvenisse del commercio. — Comunicazioni fra popolo e popolo. — Disertamento -delle campagne. — Distruzione dei monumenti carlinghi. — Strazio -delle arti. -</p> - -<p> -5.º Avanzi della famiglia di Carlomagno. — Morte dei due più abili figli -suoi. — Carlo e Pipino. — Lodovico il Pio, solo superstite, infemminito dalla -meridionale sua residenza. — Scontentezza suscitata dall'associazione di lui -alla corona, e sua esaltazione. -</p> -</div> - -<p class="yrs"> -SECOLO NONO. -</p> - -<p> -D'una fatica si compiace principalmente l'animo nei gravi studi -della filosofia e della storia, e quella è d'indagar che fine abbia -avuto l'opera d'un grand'uomo, e di che frutto fosse apportatrice al -mondo. Ogni fatto aver debbe, a così dire, la sua genealogia, il suo -passato, il suo avvenire; chè anche quando un sovrano intelletto vi ha -abbagliato, far non potete di non chiedere quali orme abbia lasciato -del suo passaggio nella vita, e in certo modo, di che a lui vada debitore -il genere umano. Ma ohimè! ci sono tempi pur troppi negli -annali del mondo, che nulla lasciarono dopo di sè, e che amiam tuttavia -di contemplare, come se si leggesse un poema epico! Tale si è -<span class="pagenum" id="Page_172">[172]</span> -appunto l'aspetto sotto cui ci facciamo ora ad esaminare il regno di -Carlomagno. Dove son l'orme sue, e quali sono l'impronte da lui -lasciate nella società con le sue leggi, gli alti suoi, la sua volontà, la -sua forza? Malagevole assunto, ma pur necessario a dar l'ultimo -compimento alla storia dell'imperator d'Occidente. -</p> - -<p> -Le leggi di Carlomagno, quali trovate le abbiamo nei capitolari, -hanno due grandi intenti: o mirano a confermar la legislazione anteriore, -svolgendola e coordinandola con certe nuove disposizioni, o -procedono da idee inerenti al sistema carlingo, il che forma due ben -distinti diritti, l'uno ch'altro non è se non la confermazione del -passato, l'altro che appartiene al presente. Le leggi particolari a ciascuna -delle barbare popolazioni intatte rimasero sotto i Carolingi, -salvo alcune poche modificazioni comandate dai capitolari. Ci avea -pur sempre la <i>legge salica</i>, nata in mezzo alla Germania, e compilata -da Teoderico re d'Austrasia, la quale, tutta posando sulla -composizione, durò, come diritto particolare de' Franchi, anche sotto -l'impero di Carlomagno, e poco rileva che la tribù loro si mescolasse -nella più general costituzione dell'impero d'Occidente, chè privilegio -era delle nazioni soggette a Carlomagno conservare il proprio -codice e le instituzioni insieme della patria loro. La legge -salica passò dunque per mezzo alla legislazion dell'impero, pochissimo -contraendo del carlingo concetto, e lasciò qualche orma di -sè fino al secolo dodicesimo, siccome varie scritture comprovano; -ma poi si dileguò a somiglianza dei capitolari stessi sotto il diritto -delle leggi feudali. -</p> - -<p> -La legge ripense, a par del codice salico, impressa d'un'ammirabil -semplicità, conservò sotto ai Carolingi la naturale rozzezza sua, nè le -addizioni che Carlomagno vi fece<a class="tag" id="tag144" href="#note144">[144]</a> punto le tolsero del suo carattere -di personalità, cui conservar seppe insieme con l'origine franca, che -vale quanto dir la composizione. I capitolari medesimi soggiacquero -a questo diritto. In fatti su quai cardini posavano la legge salica e -la ripense? su questi che ogni delitto scontar potevasi con un'ammenda -pagabile al fisco, e per composizione e risarcimento al danneggiato. -Ora questa legislazione era interamente favorevole all'erario, però che -schiudendo un largo campo alle ammende e taglie, il fisco arricchivasi -con l'applicazione della medesima legge. Il che giovar dovette a mantener -lungamente le dette due leggi, avendo il fisco interesse ad esercitarle, -siccome quelle che costituivano la sua ricchezza, e formavano una parte -delle sue rendite. Se non che le tracce, come dicevamo, della legge -salica e della ripense non vanno oltre il secolo duodecimo, in cui -si confondono con gli statuti municipali: e d'altra parte la personalità -<span class="pagenum" id="Page_173">[173]</span> -poteva ella durare, mentre le nazioni primitive svanivano? Sotto -i Carolingi distinguevansi bensì ancora i Franchi, i Borgognoni, i -Longobardi, gli Aquitani, ma indi queste distinzioni spariscono, chè -nuove forme nella società succedono alle antiche; i popoli non vengono -più classificati per origine, ma sì per legge e patrimonio, e ci -sono nobili, borghesi, servi, grandi vassalli, censuarii, valvassori. -</p> - -<p> -La legge burgundica, o de' Borgognoni, passò più ratta che non quella -dei Franchi, benchè amendue queste popolazioni avessero una stessa -origine. La monarchia de' Borgognoni fu di brevissima durata, nè -orma più se ne trova dopo i regni di Gondebaldo e di Sigismondo. -Or questa legge, che non posava intieramente sul principio delle composizioni, -ammetteva le pene afflittive, non affatto nell'interesse del -fisco, onde meglio così venne a mescolarsi e confondersi col diritto -romano. La legge salica era tutta distinguitrice, e creava ordini e gradi. -Il codice burgundico all'incontro, più benigno ai vinti, regolava gl'interessi -dei Romani e dei Borgognoni con un grande sentimento di -equità: se insorgeva quistione o lite, essa veniva giudicata da un -tribunale di giurati composto metà di Borgognoni e metà di Romani. -Il che ci spiega come le tracce di questa legislazione si dileguassero -più facilmente che non quelle della legge salica. La stessa osservazione -vuole applicarsi al codice dei Visigoti, il quale dominato dalle -leggi ecclesiastiche, e deliberato dai vescovi, si mantenne entro i principii -della giurisprudenza romana. Noi lo vediamo sparire quasi al -tutto fin dal regno di Carlomagno; i capitolari non l'accennano pure, -e al formarsi del ducato d'Aquitania, e poi da questo medesimo ducato, -del regno di Lodovico, esso vien meno e cade: i concilii l'aveano -preparato, e i concilii lo struggono, tanto che al secolo undecimo non -si fa più menzione di leggi gotiche, governato già il mezzodì della -Francia dal codice teodosiano. Il medesimo avvenne della legislazione -longobardica: in fatti come durar poteva il codice dei Longobardi, in -tanta vicinanza che si trovavan di Roma, dei papi e di Costantinopoli? -Nel tempo che Carlomagno fece sue giunte a quelle leggi, esse -eran già quasi al tutto cadute in disuso. Vinti e soggiogati dai Franchi -i Longobardi non avean niente più a promettersi da esse, nè -interesse più a lasciarsi governar dal codice loro. Sassoni, Bavari, -Alemanni tutti eran caduti sotto il giogo del vincitore, ma pur tutti -questi popoli aveano maggior vigoria ed alterezza che non i Longobardi; -e però l'Alemanno conservò la sua legge, il Sassone ripigliò la -silvestre independenza sua, il Bavaro i suoi duchi. Questi separaronsi -anzi dalla Francia fin dal tempo di Lodovico Pio. -</p> - -<p> -Queste diverse legislazioni furono, nell'inoltrar dei popoli verso il -medio evo, assorbite da altre forme ed altre consuetudini che trionfarono -<span class="pagenum" id="Page_174">[174]</span> -so quelle. La prima a crescere fu la potenza delle leggi ecclesiastiche: -false o vere sieno le decretali dei papi, o mentite le compilazioni -di Dionigi il Picciolo, questa non è la vera quistione istorica, -ma ciò che la filosofia stabilir dee, si è se le decretali, qualunque -sia la vera origin loro, rendessero sì o no a quel tempo grande -servigio alla legislazione ed alla podestà. Al medio evo il concetto -loro fu giusto e forte, e nel generale sminuzzamento della società la -raccolta delle decretali fu di non poco giovamento ai costumi e alle -leggi. Talun disse già che le decretali affermavano l'assoluta sovranità -di Roma e la dittatura de' papi: questo che fa? Non era forse la Chiesa -romana che, in que' tempi di confusione e di disordine, dava con la dittatura -sua le mosse all'incivilimento del mondo? Le decretali imponevano -una moglie sola, stringevano i vincoli tra' padri e figli, proclamavano -massime più benigne per lo schiavo, repressioni più forti -per l'uomo carnale e violento. Questi statuti del popolo cader fecero -i capitolari, e insiem le leggi barbare che aveano contratta un'indole -egoistica e troppo personale: la legislazione si venne aggentilendo -col porsi universale sotto il comando d'una podestà morale, -che era il papa. -</p> - -<p> -Il diritto romano, che non avea cessato mai di dominare sopra una -gran massa di popoli nelle Gallie, pigliò quella preponderanza che -sempre appartiene a' principii eterni del giusto e dell'ingiusto; abbattè -le leggi barbariche; i capitolari cadder d'ogni forza di rincontro alle -regole potenti del codice teodosiano; le decretali assorbirono i concilii. -Ma quelli che interamente distrussero la legislazione di Carlomagno -furono gli statuti locali o municipali, e sopra tutto, il diritto feudale -che nacque nella confusione del nono e del decimo secolo. L'esistenza -di simili statuti è incontrovertibile, anche nell'apice della potenza imperiale -di Carlomagno, il quale, nell'atto che stava preparando l'orditura -dell'opera sua, trovava in questi statuti un ostacolo all'unità -amministrativa cui intendeva. In questa o quella città, in questa o -quella provincia, ci avea questo o quell'antico statuto, gallico o franco, -romano o celtico, che regolava lo spirito delle transazioni, le pratiche -della vita, e Carlomagno cedeva più d'una volta in cospetto alle picciole -consuetudini de' luoghi. -</p> - -<p> -E non è cosa naturale che il diritto municipale trionfasse al secolo -decimo, in tempo che sì grande era la confusione, e che la forza centrifica -se ne andava? Se le leggi generali non proteggevano la società, -era ben d'uopo che le leggi locali guarentissero le sostanze e -le persone; onde si fece, come dire, un diritto privato in ogni città, -in ogni distretto, e in questo general disordine il concetto dell'unità, -a cui avean dato forma i capitolari, soggiacque; e il diritto feudale -<span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span> -venne in breve a surrogarsi a tutte le antecedenti legislazioni. E così -avvenir doveva, però che questo diritto era in correlazione coi costumi -e con le consuetudini: posava sulla gerarchia degli averi e delle persone, -e innanzi tutto, sulla pratica del combattimento giudiziario. Non -si parlò quindi più di capitolari; nuove idee erano sorte nella società, -e nuovi doveri parean sorgere così pel signore come pel vassallo; rotta -era la lunga catena delle tradizioni, vennero in campo gli alti feudatari, -i vassalli, i valvassori, tutte cose ignote sotto il regno di Carlomagno; -le decretali formarono il diritto ecclesiastico, regolato già dai -concilii e dai capitolari; gli editti dei re del terzo lignaggio non ebbero -più nulla a che fare con la legislazione anteriore. Chi segue la storia -degli ultimi Carolingi, vede la legislazione dei capitolari venir meno -e cadere; sotto Lodovico Pio hanno ancor forza, si spengono sotto -Carlo il Calvo: fannosi rari, perchè l'impero va in minuzzoli, e non -ci posson quindi più essere principii generali. -</p> - -<p> -Tuttavia si vuol confessare che questa legislazione non è intieramente -morta per tutti, poichè se la Francia, com'era costituita sotto -la terza schiatta, estranea rimanevasi al diritto dei capitolari, il medesimo -non avveniva in Àlemagna. L'esaltazione dei Carolingi fu un -invader che gli Austrasii fecer la Neustria; i fieri figli del Reno, del -Veser e dell'Elba, vennero a stabilirsi nelle città neustriane; Carlomagno -era il capo lor naturale, il loro creato; essi lo circondavano -dell'amor loro, della loro ammirazione, ond'è che al cader dell'impero -d'Occidente gli Austrasii conservano i capitolari; e se morta è la progenie -del gran Carlo, le sue leggi, le sue instituzioni ancor sopravvivono. -In Germania le decretali non furono altrimenti accettate come -leggi ecclesiastiche, chè i contrasti fra la casa di Svevia ed i papi -impedirono al diritto romano di pigliare una preponderanza naturale -fra quella nazione. Le leggi feudali non preparavan ivi quello sminuzzamento -del suolo che si vide in Francia; tutto sul Reno rimase -carlingo: Carlo Martello era uscito d'Austrasia, e le leggi de' suoi -figli tornavano all'Austrasia. Mentre i capitolari non sono oramai più -per la Francia che una curiosità storica, un monumento di erudizione -degno di studio, in Germania sono entrati all'incontro per la -più parte nel diritto positivo; Goldasto li ha raccolti nelle sue <i>Costituzioni -imperiali</i>, e da essi traggon origine que' solenni decreti -delle diete che reggono la nazione alemanna anche a' tempi moderni. -Nella Francia soggetta alla stirpe dei Capeti, i capitolari esser non -potevano che una memoria della conquista; in Germania, essi erano -in vece la legge naturale degli Alemanni, che li conservarono come -uno dei fondamenti del loro diritto pubblico, e come un'antica reliquia -degna della loro venerazione. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_176">[176]</span> -</p> - -<p> -E le assemblee politiche del campo di maggio, che divenner elle in -sulla fine del regno di Carlomagno? Per fin che durò quest'impero, -concetto d'uno sfolgorato ingegno, esse conservarono una certa grandezza, -e conti e leudi assiduamente vi concorrevano, perchè ivi aveasi -a foggiar i capitolari, a dare il proprio assenso alle spedizioni lontane, -e prepararsi a seguir il principe alla guerra, nè fino a che l'impero -durò nell'unità sua, siffatte adunanze cessaron d'essere frequenti e regolari. -Secondo che Incmaro scrive, v'era piena libertà di suffragi; i -capitolari venivano passati o rifiutati, ed i chierici e i leudi votavano -separatamente. In che si scorgono le orme intere dei placiti di guerra -che tenevansi nelle foreste antiche della Germania. Nè coteste politiche -assemblee del campo di maggio perirono altrimenti con Carlomagno: -chè anzi durarono col medesimo colore di libertà sotto Lodovico -Pio, ed i conti non solo avean obbligo d'intervenirvi, siccome -i più degni rappresentanti dell'imperatore, ma sì ancora di condur -seco dodici scabini de' più notabili, eletti da ogni contado, deputati -veri, che venivano ad assistere a' placiti ed a partecipar del governo -dell'impero; i proprietari liberi de' beni allodiali eran quelli che -eleggevano gli scabini, e già sì ampiamente stabilite eran le basi -della rappresentanza nazionale, che al tempo di Carlo il Calvo, sotto -del quale i campi di maggio ancora continuavano, era massima confermata: -<i>La legge farsi per consenso del popolo e per costituzione -del re</i><a class="tag" id="tag145" href="#note145">[145]</a>. Le assemblee cessano, e si perdono al tempo di Carlomanno<a class="tag" id="tag146" href="#note146">[146]</a>; -invano tu cercheresti a que' giorni i consigli di guerra, i -congressi politici de' leudi e de' vescovi; tutto è confusione e le instituzioni -carlinghe son cadute in ogni luogo. Da indi in poi ci ha -una specie di sospensione nelle due grandi scaturigini della legislazione -carlinga, i concilii e i capitolari: non v'è più diritto fermo, -non forma più consacrata dalla consuetudine. E come esser ci poteano -assemblee generali, se il territorio ne andava in brani per modo che -ogni governator di provincia diventava conte e signore della terra -ch'ei possedeva? -</p> - -<p> -Due supreme instituzioni aveano contrassegnato l'impero di Carlomagno, -quelle dir vogliamo dei regni d'Italia e d'Aquitania, l'un -<span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span> -dato a Pipino, l'altro a Lodovico; or che divennero queste due sovranità, -subordinate all'impero, dopo la morte di lui? Seguitaron -esse ancora l'opera loro? Carlomagno era stato indotto a crear di -siffatte monarchie dipendenti dal suo scettro, non tanto dall'intenzione -di dividere il suo retaggio e sminuzzarlo, quanto dal desiderio -di assicurare l'azione di un reggimento supremo. Pipino, re d'Italia, -moriva prima ancor che suo padre fosse giunto all'età cadente e -fiacca, onde questi confidava il regno a Bernardo, un de' bastardi di -Pipino (chè a que' tempi ben poco divario c'era fra bastardo e figlio -legittimo) volendo così l'imperatore stabilire oltre l'Alpi il diritto -ereditario, e serbare in qualche modo le vestigia della monarchia -longobarda. Questo regno d'Italia sopravvisse pochi anni al suo -fondatore, poi perì per tre potenti cagioni, e son queste: prima di -tutto sì grande era il desiderio degl'imperatori di Germania di regnar -di qua dai monti, che ben s'affrettarono a spezzar la corona di ferro -in fronte ai successori di Pipino, e continuo era il passaggio in Italia -dei loro armati. E come avrebbe questa potuto conservare i suoi -principi, che aveano tutta la forza loro da Carlomagno, mentre la -stirpe di quest'ultimo in Francia già decadeva? I papi, d'altra parte, -intimi amici dei Carolingi, non aveano più interesse alcuno a sostenere -i re d'Italia, deboli sì da non potersi da essi prometter più -aiuto nè protezione. Aggiungasi per terza cagione, che già sorgeva -nelle città lombarde la voglia di affrancarsi e farsi libere; ognuna -volea diventare repubblica; quale era mossa alla politica libertà dal -commercio, e quale dalla ricchezza territoriale, e intanto che nei paesi -meramente feudali la terra stringevasi nella gerarchia dei feudi, in -Italia le città le une dalle altre si separavano, e con perpetue gare fra -esse contendevano. -</p> - -<p> -La monarchia d'Aquitania periva naturalmente per l'esaltazione -di Lodovico all'impero. Questo regno non componevasi altrimenti di -un solo elemento, e laddove in Italia non ci eran che due razze, i -Longobardi e i naturali del paese, antichi popoli del Lazio con qualche -Greco frammistovi, in Aquitania, all'incontro, con mal composti legami, -s'univano ben dieci e più frazioni di popoli: i Goti, i Guasconi, -gli Aquitani, gli Alverniani, i Saraceni, le quali nazioni tutte, insiem -strette a forza, doveano tender naturalmente a sgropparsi. Comprendeva -il regno d'Aquitania le terre che si stendono dalla Loira fino -all'Ebro, e fu in appresso confidato a Pipino I, figliuolo di Lodovico -Pio, poi passò in quell'altro Pipino che combattè insiem coi Normanni -contro Carlo il Calvo. In mezzo a quella strana confusione -che indi succede, nessuna orma più resta del regno d'Aquitania; -tutte quelle popolazioni si dividono e suddividono; si vengono -<span class="pagenum" id="Page_178">[178]</span> -formando duchi d'Aquitania e di Guascogna, e conti di Tolosa e d'Alvernia; -e la costituzion di quel regno sparisce insiem con l'impero, -conseguenza di quel gran disordine che accompagna la fine della seconda -progenie. -</p> - -<p> -In tanto sconvolgimento del suolo che fu del sistema amministrativo -di Carlo? Tre erano i fondamenti su cui detto sistema -posava: 1.º L'ordinamento militare confidato a uomini di guerra -che sotto il nome di duchi o governatori delle marche (<i>marchis -marchiones</i> da cui venne <i>marchese</i>) difendevano il territorio, e apparecchiavano -il bisogno alla guerra. 2.º I conti, magistrati civili -che governavano i distretti a simiglianza degli antichi prefetti di -Roma. 3.º I messi regi, <i>missi dominici</i>, l'istituzione dei quali fu sì -lata ed attiva sotto Carlomagno. Fin dal regno di Carlo il Calvo -dileguarsi e sparir si veggono al tutto le ultime vestigia di questo -sistema; un rivolgimento viene operandosi: quei duchi, quei conti, -quei governatori delle marche, che ubbidivano ad ogni minimo cenno -dell'imperatore, proclamano adesso la personale independenza loro: -mutano i loro titoli; quelli che testè altro non erano che magistrati -revocabili, diventano feudatari independenti; qual di loro assume la -sovranità effettiva delle terre da esso governate, quale la trasmette -ben anco in eredità a' figli suoi. Donde tutti que' vassalli che appena -conservano qualche segno di rispetto verso la corona, benchè -da lei fosse proceduta ogni podestà loro. In tale sminuzzamento -d'autorità, che forza poteva restare ai messi regi, a questi magistrati -principali d'un potere centrificato? La prima condizione, l'essenza -medesima di cotali delegati del principe, poggiava sull'autorità -unica dell'imperatore; essi erano i suoi procuratori con mandato di -raccogliere e unir insieme le porzioni spartite dell'autorità sua. Or -dunque, allor che questa autorità si dilegua, allor che non v'ha più -centro amministrativo, l'uffizio dei messi regi divien, come a dire, una -superfetazione politica in un sistema che più non serba unità; onde -avviene che a mezzo della seconda progenie già più non è vestigio -della forma politica di questo grande impero carlingo. -</p> - -<p> -Questa mutazione e questo decadimento riferivansi specialmente agli -averi e alle persone, per l'eterne divisioni stabilite in questa parte -del diritto romano. Gli averi soggiacean, di quei giorni, ad un notabile -rivolgimento nelle condizioni del possesso: sotto Carlomagno distinguevansi -innanzi tratto gli allodii, o terre libere possedute da un -Franco o da un Romano, e i benefizi conceduti dal fisco; la terra -libera non avea nessuna gravezza tranne quella del servigio militare, -e ad essa tutte si riferiscono le discipline imposte dai capitolari; i -benefizi non procedevano altrimenti da un'origine cogli allodii, ma -<span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span> -erano quasi sempre un dono, una concessione; il signor diretto, per -farsi suo questo o quello, gli donava una terra fiscale; e chi accettava -un benefizio incontrava più stretti doveri verso il re. Allodii e benefizi, -tale si era la divisione delle terre sotto l'impero del secondo lignaggio, -e benefizi furono anche spesso quei vasti poderi, sì ben condotti, -dei Carolingi. Ma, in sul mancare di esso secondo lignaggio, -questo stato della proprietà si viene modificando; colui che tiene il -benefizio dalla corona, si scioglie in breve da ogni dovere, e vuol -esserne padrone assoluto, a imitazione dei conti e dei governatori che -son rimasti in pieno potere del paese da essi governato. Carlomagno -avea costretto gli animi a stringersi e raccogliersi intorno all'impero; -ora la natural reazione vuole che ogni cosa si sciolga e si separi: -quindi il benefizio confondesi con l'allodio o, per dir meglio, l'allodio -interamente dispare per confondersi nel reggimento feudale<a class="tag" id="tag147" href="#note147">[147]</a>. -Al tempo sicuro di Carlomagno, il possessor dell'allodio aveva interesse -in mantenere la libertà sua e la franchigia della terra; ma nel -disordine e nello scadimento d'ogni podestà, egli trovavasi isolato su -quel suolo traballante; e in qual modo avrebb'egli potuto, così solo, -difendersi contro le correrie dei Normanni, e la prepotenza dei superbi -feudatari? Ond'è che allora il possessor dell'allodio venne naturalmente -a porsi sotto la salvaguardia e la protezione di un superiore. -La distinzione adunque degli allodii e dei benefizi sparisce nel secolo -decimo, nè ci ha più che feudi e terre feudali; chi possiede il <i>dominium</i> -o dominio, chi il tenimento, vale a dire il godimento reale -della terra, mercè servitudi e livelli; tutto consiste in reciproche -obbligazioni, tutto riducesi a gerarchia; agli allodii e benefizi della -prima stirpe succedono i feudi e retrofeudi; al semplice dovere annesso -alla proprietà vengono sostituite mille bizzarre consuetudini; -dove il servigio militare e dove un obbligo d'onore; l'uno riceve -un feudo perchè adempia all'ufizio di coppiere, l'altro perchè venga, -in qualità di scudiero, a bardar il cavallo di battaglia del signore; -e se l'uom che riceve un feudo non è nobile, l'obbligo suo si cambia -in censo, il che val quanto dire ch'ei paga il più delle volte un -livello in danaro. -</p> - -<p> -Nè le possessioni della Chiesa punto si sottrassero a questo repentino -rivolgimento, chè indarno essa invocava per sua protezione i -miracoli, oramai più non dandosi ascolto alle leggende che difendevan -gli averi e i poderi; troppo brutale è la generazione; troppo in balía -<span class="pagenum" id="Page_180">[180]</span> -alle sue rapaci inclinazioni; e a volersi difendere è bisogno di mura -oramai e di ferreo braccio. Ond'è che i monasteri, i vescovadi, le cattedrali -prendono loro avvocati o vidami, che sono i naturali difensori -dei beni ecclesiastici: se v'ha nella contrada un conte che metta -paura per le sue azioni, e minacci da lunga ora la religiosa solitudine, -l'abbate a lui si rivolge, chiedendogli s'ei voglia essere il protettore -o il difensor della Chiesa, nè picciolo è l'util ch'egli n'avrebbe, -però che per prima cosa la badia gli dà in feudo una terra del suo -dominio, poi alcuna volta gli assicura eziandio de' livelli in danaro, si -obbliga di pregare per lui in tutte le necessità della vita, e poi gli -concede una tomba sotto il tetto del monastero, chè a quei tempi -non era benefizio troppo comune quello di potere riposarsi in pace -nel sepolcro, chè la guerra non aveva rispetto neppure alle ossa dei -morti. Colui dunque che facevasi protettore della badia, era sicuro -di trovar il letto dell'eterno suo riposo sotto quelle lunghe e marmoree -volte; ond'è che noi vediamo ancora nelle antiche badie quei prodi -cavalieri distesi sul loro monumento: essi furono, vivendo, avvocati -e vidami della chiesa, e la chiesa concedè loro l'ultimo tetto ospitale. -</p> - -<p> -Lo stato delle persone fu da quel tempo in poi regolato a seconda -dell'avere, laddove, durante il governo di Carlomagno, i popoli distinguevansi -piuttosto per razze, per origini, e per la propria loro -singola condizione. Franchi, Longobardi, Romani, tali si erano le principali -separazioni in cui partivasi la società, le popolazioni erano suddivise -ancora, ed ognuna avea la sua legge. Se non che, i capitolari accennano -ad una distinzione di gradi; il titolo di <i>nobiles</i> era antico, e -derivava fin dalle foreste della Germania; la division legale era principalmente -fra gli uomini liberi o franchi ed i servi, distinzione questa -d'origine insiem germanica e romana. Ma la gerarchia dei gradi, -a proprio dire, e la separazione degli ordini, non vennero altramente -che dal reggimento feudale, nato allo scadere dei Carolingi. In quel -tempo cominciò a comparir l'alta e la mezzana nobiltà; l'una formata -dai gran vassalli con titoli di conti, di duchi, di marchesi e di governatori; -l'altra distinta non più che dal nome di <i>fideles milites</i> -ma pur non si vuol credere che anche questi semplici valvassori non -fossero talvolta uomini d'alto stato, chè abbiamo esempi di conti -d'Evreux e conti di Chartres semplici censuari. Non v'erano ancor -arme nè imprese a distinguere i casati, chè il blasone non era nato -ancora; ma si potean portar segni e simboli, coi quali un nobile faceasi -conoscere in battaglia. I feudi soli aveano i contrassegni caratteristici -della nobiltà, e il blasone venne solo sotto i primi regnanti -della terza stirpe. -</p> - -<p> -I cherici erano, quanto al grado, collocati in una gerarchia tanto -<span class="pagenum" id="Page_181">[181]</span> -alta, per lo meno, quanto quella della nobiltà; e cosa che si vuol -particolarmente notare, come caratteristica della seconda stirpe, si è che -nella gerarchia la dignità episcopale medesima, non era a gran pezzo -sì splendida come la costituzione dell'abbazia. A principiare dalle -grandi fondazioni di san Benedetto, gli abbati hanno la preminenza -sui vescovi; gli ordini monastici hanno podestà intera; in che consiste -appunto la forza morale della società; nel monastero ci sono dignità -schierate per ordine, non altramente che nella società universale medesima: -tu ci trovi l'abbate, il decano, il cantore, gli arcidiaconi, il -cameriere o cubiculario, tanto che ti par d'essere alla corte del principe -con le sue dignità feudali. Gli abbati, più potenti dei metropolitani, -esercitavano, sotto la seconda stirpe, un'azione grandissima -nel governo; ma poi le cose si vanno sotto la terza mutando, e i vescovi -acquistano presso i Capeti sempre maggior consistenza. -</p> - -<p> -Gli uomini liberi costituiscono nel periodo carlingo gli ordini generali -della società, non essendo la servitù che un'eccezione, come -si può veder nei capitolari, che chiamano continuamente gli scabini -e i buonomini ad avere cooperazione nei placiti del conte: Franchi, -Romani, Borgognoni erano liberi, e con essoloro chiunque trattava -le armi, nè alcuno potea sottometterli al servaggio. Ma poi, allo -scader dei Carolingi, i più dei proprietari liberi sono chiamati uomini -<i>potestatis</i>, che dir volea sotto la signoria d'un padrone, avvenendo -degli uomini quel che dei feudi. Finchè ci fu nella società protezione -per tutti, ci fu desiderio egualmente e volontà di restar libero, -ma poi che nell'innondazione dei Normanni gli uomini liberi si vider -soli e senza protezione, un grande numero di essi acconsentì a dare -la libertà per acquistarsi il patrocinio di qualche potente padrone. -</p> - -<p> -Molti adunque si fecero volontariamente servi di questa o quella -chiesa, di questo o quel signore; l'uom libero non ebbe più diritti, -la gerarchia divenne infinita; vi furon indi quelli che chiamavansi -<i>ospiti</i>, e vivean sotto la protezione di un monastero o d'un signore, -che li assisteva della potenza sua; i <i>colliberti</i>, servi men servi degli -altri, liberi del collo, perchè tenevano il mezzo tra la servitù assoluta -e la libertà; gli <i>agricoli</i> o <i>ruricoli</i>, specie di contadini coloni, liberi -o servi; i servi stessi divisi in <i>mancipii</i>, e in alcune carte chiamati -uomini soltanto, familiari in alcune altre; poi vi erano i servi dei -boschi ed i servi del dominio. Al tempo de' Carolingi i servi son tutti -soggetti alla regola del diritto romano, che non consente loro il possedere, -anzi dan fino il peculio loro al padrone. Ma al decimo secolo -anch'essi cominciano a possedere, e noi li vediamo aver terre, -esercitare impieghi, diventar custodi delle foreste, castaldi delle ville, -e fin reggitori di villaggi; tutti pagano un testatico, un censo, e sono, -<span class="pagenum" id="Page_182">[182]</span> -come dir, l'accessorio e la pertinenza del podere, però che nella -vendita di un feudo vi son di pieno diritto compresi; essi possono -contrar matrimonio, e la Chiesa riconosce la legittimità del sacramento. -L'uomo libero che sposava una serva, diveniva issoffatto servo -ancor esso, contrariamente al diritto romano, e questa nuova condition -sua non cessava che con la manomissione. In processo di tempo -il servo divenne artigiano, e i mestieri scossero il giogo imposto -dalle leggi franche della conquista. -</p> - -<p> -Nel forte dell'attività e della gloria sua, Carlomagno erasi trovato -in comunicazione con parecchie civiltà, e la conquista gli avea posto -in mano mille debellati popoli e vinti. Ora è da veder quali diventassero -questi popoli, e qual fosse la sorte di tutti quelli uniti all'impero -suo. -</p> - -<p> -Carlomagno morir vide papa Adriano, l'amico suo, il confidente -intimissimo de' suoi disegni intorno all'Italia, ed egli stesso avea -scritto il di lui epitafio; ed ecco, per una compensazione della provvidenza, -Leone sopravvivere all'attempato imperatore, per celebrare -la gloria di lui, e rendergli le onoranze funebri in Roma, la metropoli -del mondo cristiano, dove, col suono di tutte le campane, annunziavansi -quelle pompe solenni, chè l'impero d'Occidente avea perduto -il suo signore. Leone era stato partecipe dei disegni di quest'ultimo, -avea raccolti i fatti principali del suo regno, e alcuni anche si vedeano -scolpiti sul mosaico del palazzo di Laterano. In mezzo pure -alla chiesa di Santa Susanna, vedevasi un monumento curioso della -scuola greca, rappresentante Leone III che recava una chiesa sulla -palma della mano, siccome incontrasi in varie pitture del medio evo, -ed a fianco di lui Carlomagno vestito alla foggia de' Longobardi, con -folta barba e con la spada che gli pende a lato<a class="tag" id="tag148" href="#note148">[148]</a>. -</p> - -<p> -Leone pianse il protettore della romana sede, poi anch'egli morì -nell'anno 816, ed ebbe a successore Stefano IV, nato di patrizi. La -fedeltà dei pontefici verso l'impero d'Occidente non fu interrotta, e -ne prestaron solenne giuramento nelle basiliche a Lodovico, figlio di -Carlomagno; anzi l'anno medesimo della sua esaltazione, Stefano venne -in Francia, e sacrò esso Lodovico nella cattedrale di Reims, consumando -in questo viaggio ed ufizio il suo pontificato, che durò -sette mesi appena. Pasquale, suo successore, di patria egualmente Romano, -provò un poco a scuotersi di dosso la signoria dell'impero, -e infatti, di mano in mano che Lodovico Pio andava infiacchendo, -più facil diveniva questa separazione del papato dall'impero, però -<span class="pagenum" id="Page_183">[183]</span> -che i pontefici essendosi collegati coi Carolingi, solo per esser da questi -difesi contro i Longobardi ed i Greci, come tosto divenivano impotenti -a ciò fare, quelli tornavano nella sovranità loro assoluta. Noi -vediam quindi Pasquale far pronunziare sentenze capitali senza ricorrere -all'autorità imperiale. Uomo ragguardevolissimo era questo Pasquale, -e ammiratore delle scienze e delle arti, dava ricovero ai Greci che -fuggivan di Costantinopoli per la quistione delle imagini. -</p> - -<p> -Dopo di lui Roma si sciolse definitivamente dai Carolingi, sì che -Lotario trovossi costretto ricorrere al foro della cristianità, per far -riconoscere la vacillante autorità sua, e mentre l'impero d'Occidente -n'andava in pezzi e briciole, i papi mutavano le pratiche loro coi -Carolingi, non essendo questi più per essi nè uno strumento di -luce, nè una molla di civiltà. Gran danno fu pel medio evo questo -allentamento momentaneo e logoramento dei vincoli tra il pontificato -e i popoli della Gallia, chè più non v'ebbe indi innanzi nè podestà, -nè concetto morale: da Roma riverberavano gli ultimi raggi della -civiltà antica, ma poi che la feudalità venne a render materiali tutti gli -elementi della podestà, essa Roma non ebbe più niente a che fare con -quella società, e non troviamo ormai più nè carteggio di papi, nè -epistole degne di prender luogo nel codice carolingo; le tenebre sono -universali, fino a che Gregorio VII fortemente ripigli e stringa l'intellettuale -e moral dittatura della società, alla fine del secolo undecimo. -Gregorio VII è, dopo Carlomagno, colui che pensò più di proposito -alla suprema centrificazione del potere. -</p> - -<p> -A volger l'occhio verso Costantinopoli, ivi pur si vede a poco a -poco dileguarsi le comunicazioni fra' due imperi; gli annali bisantini -più non parlano di quel grande diadema d'Occidente che splendeva -in fronte a un sol uomo, e pure, pochi anni appena erano corsi dal -dì, che tra Niceforo e Carlomagno erano stati di reciproco consenso -segnati i confini dei due imperi, che s'eran fermate sopra basi regolari -le corrispondenze dei sovrani e dei popoli, e che le greche ambascerie -eran venute a cercar Carlomagno, fino alla sua corte d'Aquisgrana. Niceforo -avea preceduto alla tomba Carlomagno; ben contento, in vita, mentre -era tutto nella sua guerra co' Bulgari, d'aver potuto conchiuder un trattato -di buona concordia coll'impero d'Occidente; il regno brevissimo di -Staurazio suo figlio non alterò punto l'accordo fra i due Stati, e rinunziata -ch'egli ebbe la corona, ne fu cinto Michele Curopolata in -tempo che il grande imperatore ancora vivea; e quand'egli morì, governava -l'impero bisantino Leone V, il quale eletto in campo dai soldati, -tutte rivolse le forze sue contra i Bulgari, poi, al par di tutti coloro -che uscivan della gente siriaca, si pose a perseguitare le imagini ed -a fare in pezzi i capolavori dell'arte, finchè i Greci, sollevati, l'ucciser -<span class="pagenum" id="Page_184">[184]</span> -di ferro a Costantinopoli in una sedizione. In queste commozioni, -ch'ebber fine con l'esaltazione al trono di Michele il Balbo, -appena è parola dei successori di Carlomagno; le comunicazioni fra -i due imperi non erano state più che momentanee: troppo differente era -la civiltà dell'uno da quella dell'altro, e se Greci e Occidentali si -eran fra loro accostati, ciò era solo avvenuto così esternamente, chè -in sostanza restavano anzi cordiali nemici. Appena ivi rimase, coll'andar -del tempo, qualche lieve reminiscenza dei trattati di Carlomagno -con l'Oriente, nè più s'ode far menzione di Costantinopoli, -se non al tempo delle crociate, quando i Franchi, alla vista di Bisanzio, -forman concetto della sua grandezza, poi, per forza di conquista -s'impadroniscono di quella corona, e ne cingono un conte -della loro nazione. Antichi erano gli odii fra i due popoli, e un pretesto -bastò a farli scoppiare, e Roberto di Parigi ben dir poteva dell'imperatore -Alessio Comneno: «Chi è questo villano che sta seduto, -mentre tanti gentiluomini sono in piedi?» -</p> - -<p> -Durante il regno di Carlomagno, gl'imperi d'Occidente e d'Oriente -si toccavano coi confini, il che aiutava la corrispondenza fra i due -imperatori. Da altra cagione movea la lega coi califfi; lo splendor -della fama di Carlomagno aveva indotto Arun-al-Raschild a mandargli -ambasciadori e presenti, e la respettiva condizione dell'impero di -Occidente e del califfato riguardo alla Grecia, era cagione di queste -amorevolezze, chè amendue erano emuli di lei. Aronne avea preceduto -di quattr'anni Carlomagno al sepolcro, e precedutolo pure nell'esempio -di dividere, per testamento, il suo vasto impero fra i tre figli suoi. -Amino, il primogenito, assunse la dignità di califfo, e principe effemminato -com'egli era, si diede in preda a tutte le voluttà del serraglio, -finchè perì in una congiura militare, chè appena contava l'età -di ventott'anni. Gli succedette Mammuno, il secondo dei fratelli, nell'anno -appunto che morì Carlomagno; e il regno suo fu, più che -da altro, occupato dalle polemiche tra setta e setta; egli si chiarì -contro gli Abassidi, e quindi rivoluzioni sopra rivoluzioni. E nondimeno -l'epoca del suo califfato non è senza splendore, chè la letteratura -orientale prese sotto di lui un far largo, ed a lui fu dovuta -la traduzione in arabo degli antichi filosofi greci. Gli annali dei poeti -e degli altri scrittori della sua nazione dicono ch'ei trattava con -eguale benignità Cristiani e Musulmani soggetti all'impero suo; e -noi, per le istorie nostre, abbiamo memoria ch'ei conservò qualche -corrispondenza di politica e di commercio con Lodovico Pio, e che -al pari del suo predecessore Aronne, mandò inviati alla corte d'Aquisgrana. -</p> - -<p> -Dopo Mammuno tutto finisce e sciogliesi quanto a comunicazioni -<span class="pagenum" id="Page_185">[185]</span> -diplomatiche con l'impero d'Occidente; ed eccone la ragione: A tener -vive le pratiche e i trattati fra popolo e popolo è mestieri che -la podestà sia ben ferma in seggio, e sicura della sua durata; ora, -finchè lo scettro d'Occidente fu in mano d'un uom potente, le calde -menti orientali, fortemente percosse da tanto splendore, salutarono -Carlomagno, e i califfi poterono a lui venire per inchinare la possanza -sua, e far trattati con lui; ma poi che quest'impero fu caduto -in basso, poi che null'altro ebbe a presentar che rottami, chi avrebbe -ancor voluto conchiuder trattati con esso, e concedergli privilegi? -Onde i califfi si sciolsero dall'Occidente; gli odii e le nimicizie religiose -si risvegliarono; Gerusalemme e il sepolcro di Cristo provarono -i rigori dell'islamismo; i Cristiani furon soggetti a severa -vigilanza, e questi, a rincontro, tutti sdegnati, giurarono la liberazione -del grande Sepolcro. Non vi saran dunque d'ora innanzi tra l'Oriente -e l'Occidente se non pratiche ostili e di guerra; già nell'amor -dei pellegrinaggi si vengono apparecchiando le crociate, le quali -scoppiarono in breve con grande fracasso, chè quei due sovrani -spiriti, di Carlomagno e di Arun-al-Raschild, più non vivono per -comunicarsi a vicenda il lume loro. Di questo modo rasciutte si trovano -le maggiori sorgenti di civiltà per l'Occidente, che erano le comunicazioni -con Roma, con Costantinopoli e col califfato; e le Gallie -ricadon nella loro solitudine fino all'ora dello svegliarsi. -</p> - -<p> -L'impero di Carlomagno componevasi di elementi diversi, di varii -popoli da lui conquistati, o domati, o ereditati da Pipino suo padre. -Or quali divenner dopo lui questi popoli, e quali segni serbarono -della civiltà carolinga? Gli Alemanni furon quelli da cui Carlomagno -derivò la fonte più pura della forza militare; essi lo aveano seguito -e re e imperatore in tutte le guerre, ed eran uomini di gagliardía e -di lena, e fedeli a ogni cenno di Carlomagno, però che anch'egli è -della stirpe loro. Ond'è che anche morto lui gli Alemanni non cessarono -di formar corpo di nazione, e conservarono quasi per rammemorazione -la dignità imperiale; e, nell'ampia spartigione di Verdun, ebbero -Lotario per loro caposignore. Il salterio in lettere d'oro della badia -di Sant'Uberto ce lo rappresenta di alta e veramente alemanna statura, -seduto sur un'antica seggiola, le cui braccia sono formate da -un leone e da una leonessa, calzato di bende in croce, coperto d'una -clamide annodata sovra la spalla, con la corona in capo, la spada -nella guaina, e con un lungo bastone in mano a foggia di scettro. -Cotesto Lotario è quell'imperator di Germania che conserva la dignità -quale fu per Carlomagno istituita da papa Leone. Fra i disordini -della seconda stirpe la Germania va in pezzi anch'essa con tutto -l'impero: i Bavari formano una nazione spartata, che ha suoi duchi -<span class="pagenum" id="Page_186">[186]</span> -o re; Lodovico il Germanico divien signore di tutte le terre situate -sul Reno, e questa presa di possesso delle provincie è la prima base -del diritto pubblico alemanno. I Bavari, sempre fedeli a Carlomagno, -ubbidiscono a Lodovico perch'egli è di quel sacro lignaggio, e alla -Baviera si congiunge la sovranità della Pannonia e della Carinzia, e -l'omaggio dei Boemi e dei Moravi. Ci sono già re di Baviera e duchi -di Lorena o di Sassonia: la Germania pur essa incontra la sorte -comune a tutta l'Europa; lo spartimento dei principati diviene il -cardine della sua politica costituzione, ma pur nondimeno essa è e -rimane carlinga. I Sassoni soli mostrano di non accomunare il generale -amore e l'alta ammirazione che la Germania porta al grande -imperatore; però che conservano un rancore che va tramandandosi e -perpetuandosi di generazione in generazione: vivo e lungo durò fra loro -l'odio per Carlomagno e la venerazione per Vittichindo, e ben si potè -dispergere e sperperare quei popoli, ma non ispegnere in loro l'antica -avversione. Questo risentimento del passato ferve parimenti nei -Frisoni, nè appena l'imperatore ha chiuso gli occhi, si spiccano dall'impero, -e formano un ducato a parte, per unirsi in appresso a -que' conti d'Olanda che serbano per sì lungo tempo la natía loro -salvatichezza. Carlomagno, vedendo nel futuro, avea sparsi i suoi conti -per tutta la Frisia, soggettandoli al governo d'un duca, che aveva il -carico delle cose militari; Lotario aveva indi avuto la signoria di -quella provincia fino alla Mosa, affinch'egli la difendesse contro i -Normanni; poi andava a cader nelle mani d'un de' potenti capi delle -popolazioni scandinave, di nome Gottifredo. Ed eccola fatta parte -della Dania; nel qual tempo la Frisia soggiacque a una paurosa catastrofe: -il mare gonfiossi, e rigurgitò il Reno per mezzo alle terre, -sì che una parte della popolazione fu inghiottita dall'acque: tempo -veramente calamitoso e fatale! Tuttavia, questi popoli alemanni, quanti -sono dal settentrione al mezzodì, amici o nemici, serbarono profonde -rimembranze di Carlomagno, e dir potevasi che il sangue carolino -scorreva in quasi tutte le vene dei principi, e duchi, e conti de' paesi -bagnati dall'Elba, dal Reno e dal Veser. Ivi serbavansi i loro silvestri -costumi, la consuetudine della giustizia loro, la tradizione della -loro istoria. E tu, nobil casa d'Absburgo, qual è il primo de' tuoi antenati? -E non reca egli in fronte il sigillo del grande imperador -d'Occidente? E tu, degna prosapia regale di Baviera, non ti congiungi -tu agli Arnoldi e ai Carlomanni, ch'ebber Carlomagno per -antenato? -</p> - -<p> -I popoli d'Italia o i Longobardi, che per la conquista al di là -dell'Alpi furono i primi uniti all'impero, se ne spiccarono con la -medesima facilità, nè altre orme ivi si trovano del passaggio dei -<span class="pagenum" id="Page_187">[187]</span> -Carolingi, che i monumenti sparsi qua e là per le città; e questo periodo -della gente longobarda viene a poco a poco a confondersi con -gli usi della gente primitiva. Al secolo nono non c'è più luogo a -distinzione fra queste due razze; l'Italia vede nascere mille diversi -principati; mentre i papi conservano il patrimonio di San Pietro, -contendendolo agli imperatori della casa di Svevia, Milano conserva -una tumultuosa independenza, e gli abitanti della Lombardia, ubbidito -per poco ai re, ne scuotono fra breve il potere. Non v'ha maggiore -sminuzzamento di quello delle dette popolazioni italiche nel -nono e nel decimo secolo; continua v'è la guerra civile, come se tu -fossi al primo nascimento del Lazio o al tempo delle prime guerre -di Roma. Ai quattro lati della penisola, e in mezzo al generale trambusto, -spuntano le repubbliche di Venezia, di Pisa, di Genova e -d'Amalfi; ogni provincia diventa una signoria; qua i duchi del Friuli -rivivono in una schiatta di vassalli quasi barbari sotto i nomi di -Cadaloaco e di Balderico: colà un conte palatino, di nome Adalardo, -s'impadronisce del ducato di Spoleti; nuovi duchi di Benevento -escono d'una famiglia lombarda, che si stabilisce in quell'antico -principato; e questi alti signori feudali fanno accanita guerra contro -Napoli, città greca in uno ed italica, che più tardi diventerà normanna, -ed ora ha suoi duchi sotto la protezione, benchè solo di nome, -degli imperatori di Costantinopoli. -</p> - -<p> -Curiosa è la storia dei Napolitani alla fine del regno di Carlomagno, -quando quei popoli riottosi, in mezzo alle subite e frequenti loro -sollevazioni, sono continuamente minacciati dai Saraceni d'Africa, che -agognano la Sicilia e il bellissimo sito di Napoli, intanto che da Gaeta -e da Amalfi, porti principali di quel paese, i loro intrepidi mercatanti -armano bastimenti ed escono fieramente in corso contro agl'infedeli. Di -quando in quando ci sono anche patrizi greci d'una tal qual vigoria, e -la storia ci ha conservato il nome del patrizio Gregorio, che sperdè la -flotta dei Saraceni, però che si vuol notare aver sempre i Greci conservata -in mare una incontrastabile superiorità. Non v'era popolo più -turbolento a que' giorni del napolitano: e ben altro che starsi a godere -il sole tranquillamente sdraiati in sulla sabbia d'un golfo sì -bello, quegli abitanti si agitano in discordie civili, ammazzano i duchi -e i vescovi loro, e sono continuamente in guerra co' papi, co' Greci, -co' Mori, co' Saraceni, finchè son costretti cedere sotto il braccio -conquistatore dei Normanni, che vengono nel decimo secolo a insignorirsi -di Napoli e della Sicilia<a class="tag" id="tag149" href="#note149">[149]</a>. -</p> - -<p> -Le croniche di Carlomagno dicono ch'egli possedette una parte -<span class="pagenum" id="Page_188">[188]</span> -della Sicilia, la Corsica, la Sardegna e le isole Baleari: or come questo? -a titolo di alto signor feudale, o semplicemente di protettore? -Tutte le quali ubertose isole si spiccaron dall'impero suo quasi all'istante -medesimo della sua morte, senza che pur orma vi restasse -delle sue leggi, nè del suo governo. In fatti avvenne egli mai che i -conti franchi dell'età carlinga possedessero interamente quell'isole -del Mediterraneo di continuo minacciate dalle flotte dei Mori e dei -Saraceni? Ad esercitare una reale sovranità sulle terre bagnate e interchiuse -dal Mediterraneo era bisogno d'una flotta numerosa; e Carlomagno -bene avrebbe potuto conquistarle con un'ardimentosa spedizione, -o vincerle con una inaspettata correria, ma non conservar nè -la Sardegna, nè la Corsica, nè la Sicilia, nè le isole Baleariche, senza -l'aiuto d'una gran forza di mare, ch'ei non avea. Ond'è ch'elle rimasero -esposte a tutte le piraterie dei Mori, delle quali si legge nelle -cronache la dolorosa descrizione. Talvolta i pirati, precipitandosi sulle -coste della Sicilia o della Sardegna, rapivan le vergini che venivano -ad attigner acqua alla fontana, o s'avvicinavano alla riva; tal altra -i Barbari spogliavano le arche ed i reliquari d'oro, a imitazione dei -Normanni, che lo stesso facevano sulle coste settentrionali: dove si -piantavano in qualche parte della contrada, conservando la signoria -delle città, e innalzando torri a mantenersi nella possession del paese; -e dove s'impadronivano di tutta la terra, come fecer dell'isole Baleari. -Se non che spesso le popolazioni, sollevandosi alla voce del vescovo -o del conte loro, si scagliavano sui pirati, e si liberavano da -sè, senza soccorso nè appoggio altrui. Qualunque fosse la sorte di -quei paesi, fatto è che alla morte di Carlomagno non fecero più parte -effettiva dell'impero suo, nè v'ha più traccia di questo, e appena -è che si trovi qualche memoria dell'imperatore nelle canzoni nazionali -e nelle croniche popolari. -</p> - -<p> -Questi Saraceni che vengono a disertar le isole del Mediterraneo, -appartengono a quella medesima razza che conquistò la Spagna, dove -l'impero carlingo s'è allargato fino all'Ebro; e Barcellona, Saragozza, -Pamplona, Tortosa, Huesca sono in mano ai conti franchi. Oh quanto -mutati s'erano i tempi dopo quell'audace invasion de' Saraceni fino -a Poitiers! Ma dopo la morte di Carlomagno che avvien egli delle -possessioni franche al di là dei Pirenei? I Saraceni approfittaron -senza dubbio del decadimento della seconda stirpe per incominciar -di nuovo le loro invasioni? No; le conquiste di Carlomagno non -aveano per nulla mutata la prima condizione dei popoli, e dai documenti -storici risulta ch'egli avea principalmente adoperato la razza -gotica a mantener la dominazione delle provincie prima soggette ai -Saraceni; accorta politica questa sua, con la quale imponeva il governo -dei vinti agli umiliati conquistatori. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_189">[189]</span> -</p> - -<p> -Se non che allo scomporsi dell'impero que' conti goti vollero anch'essi -rendersi independenti, e indarno si fa per metterli al dovere, -ch'essi trovan chi li aiuta e nei Saraceni di Spagna, ed in quella -razza di Guasconi che conserva la nativa sua libertà. Egli è giusto -dire di Lodovico Pio che la Spagna gli sta particolarmente a cuore; -allevato come ei fu in quelle meridionali provincie, e fatta parecchie -volte la guerra di là dai Pirenei, egli si fa indi protettore dei Cristiani -nelle Asturie, fra i monti dell'Aragona, e fin anco nell'Estremadura. -Morto lui, la gente saracina riprende un po' di lena, e torna -alle sue correrie, onde Abderamo, che regna in Cordova, può a ragione -inviare alla sua diletta città versi in coi millanta il valore di -sè e delle genti sue. -</p> - -<p> -I Saraceni armano la flotta loro, e corseggiano minacciosi fin sotto -a Marsiglia; fu a quel tempo che la leggenda racconta di santa Eusebia, -badessa d'un pio monastero affiliato a San Vittore. Aveva -essa quaranta suore in altrettante celle, e all'apparir dei Saraceni -sulla spiaggia, tutte, per non rimanere esposte alle passioni brutali -dei Barbari, si mozzarono il naso, tanto avean più a schifo la bruttezza -del peccato che quella del volto! Le popolazioni gotiche intanto -approfittarono, per liberarsi, di questo nuovo impulso che spingeva -i Saraceni al di fuori, e dappertutto insorgevano insieme coi conti di -Castiglia e d'Aragona, per correre all'independenza, ingaggiando gagliardamente -la guerra coi Saraceni. In breve avrem quindi dei duchi -di Navarra, di Guascogna e d'Aquitania, mentre l'opera di Carlomagno -si va per modo spezzando a mezzodì, che vedremo re e duchi -di Provenza della schiatta germanica, ed un regno d'Arli unito all'impero -di Lamagna. In quel tempo di confusione non v'ha distinzione -alcuna di titoli: regni, ducati, contee hanno, per così dire, la -medesima prerogativa; in vano trovar vorresti una monarchia; l'impero -di Carlomagno ha tutto assorbito in sè, e dopo esso più non -restano che rottami e frammenti di titoli e di dignità. -</p> - -<p> -Nel tempo che l'opera carlinga tutta se ne va a soqquadro, la -Francia, la nobil Francia si spicca dall'impero, che resta germanico, -e costituisce la sua nazionalità personale, e appena conserva qualche -lontana comunicazione con l'Alemagna ad oriente, con la Frisia e l'Olanda -a settentrione, con la Spagna ed anche con l'Aquitania a mezzogiorno. -La Francia non ha più nulla di carolino, nè i Capeti punto -raccolgono la successione di quelle massime e forme; i conti di Parigi -niente han di comune con la schiatta germanica; Filippo Augusto differisce -da Carlomagno: egli è un altro tipo, un'altra civiltà; l'ordinamento -della monarchia francese componesi con altro concetto che con quel -dell'impero: egli è, per così dire, un frutto del luogo; la Francia si -<span class="pagenum" id="Page_190">[190]</span> -ricostituisce con le condizioni d'una vita novella e cogli elementi d'una -vigorosa esistenza. In quest'opera, che ha principio da Carlo il -Calvo, essa è sconvolta da due tremendi flagelli: le invasioni dei -Normanni e quelle degli Ungari. Se non che, come sempre avviene -tra le nazioni che fanno di ordinarsi, le invasioni de' Normanni -che disertano le provincie, si trasformano ed ordinano esse pure, e da -flagelli che prima erano, diventano elementi di forza e di vita. Lo -stabilimento dei Normanni nella Neustria è un de' fatti più notabili -della storia; ritemperò esso la nazion franca di più vigorosa complessione, -la ristorò di giovin sangue, e fu come se tu dicessi un -ramo nuovo innestato sopra un vecchio tronco: i discendenti dei Sassoni -vennero a gittare una colonia nella Neustria in quella guisa che -Carlomagno avea gittato colonie di Franchi nella Sassonia. E non -faceasi forse tutto a que' dì per colonie? E l'esaltazione de' Carolingi -non fu ella una colonia austrasia fra la Senna e la Mosa? I duchi -di Normandia divennero i più fermi sostegni del trono dei Capeti, -fino a che divenuti anch'essi re d'Inghilterra, tornano alle antiche -gare con la corona di Francia. -</p> - -<p> -Il secondo flagello, come detto è, che gravò sui Carolingi in sul -loro cadere, fu l'invasione degli Ungari, popolo errante che mostrasi -in arme nella Borgogna e nell'Austrasia. E' non cercan costoro -una stabil dimora, ma danno il sacco; e poi, a modo di tutte le altre -genti tartare, si sbandano, e se ne vanno carichi di bottino. Di che -origin sono questi Ungari? E non son eglino forse un'altra reazione -dei popoli domati già da Carlomagno, un rottame dell'edifizio carlingo -che cade sul popolo franco? Sì, sono. Quegli Schiavoni, quegli -abitanti della Pannonia, quegli Unni che pagavano tributo a Carlomagno, -allo spirar suo vengono fieramente a sedersi sulle ruine dell'edifizio -medesimo. Oh che doloroso spettacolo la distruzione di quest'opera! -Imparate, o conquistatori, che forzar volete la natura delle -cose: passate, e tutti fanno indi a ruffa raffa delle vostre spoglie, -principi, popoli, tribù, a chi più ne coglie... -</p> - -<p> -In mezzo a tanto disordine di tempi come cercar le tracce del commercio -e dell'industria? Carlomagno, non già che concedesse speciale -protezione al commercio, ma ne aveva col suo modo di governo aiutato -l'incremento. Tutto che sia grandioso e forte, impronta della natura -sua la società civile; l'impero era ordinato in modo che assicurava -prima d'ogn'altra cosa la centralità del potere, l'immunità -d'ogni persona, la custodia delle pubbliche strade; al di fuori, le -corrispondenze diplomatiche apparecchiavano quelle del commercio; -cose tutte che procedevano da un ordinato governo fatto a dare la -spinta sulla via del progresso, e la vita politica alla nazione; ma -<span class="pagenum" id="Page_191">[191]</span> -quand'esso ebbe a cadere, tutto fu disordine e confusione; non v'ebbe -più lusso, nè più traffico, però che le vie di comunicazione non -erano più sicure; i Normanni correvano le provincie, i popoli fuggivano, -su ogni luogo eminente si rizzavano torri, ma se queste valevano -a protegger gl'inermi abitanti, divenivano altresì il riparo dei -signori, i quali svaligiavano i mercatanti che s'attentavano di viaggiar -soli. -</p> - -<p> -Le relazioni di quei tempi ci fanno una dolorosa e lagrimevol pittura -di questo stato sociale, in cui non era più orma di quel tempo -glorioso dell'impero d'Occidente, quando le grandi carovane dei -mercanti, partendo dalla Siria, da Roma, dalla Scandinavia e dall'Inghilterra, -venivano ad attendarsi nelle fiere e nei landitti di San -Dionigi: chè oramai nessuno vuole perigliarsi più per quelle vie infestate -dai Normanni e dalla gente da guerra. Oh quanto desolata è -la società del secolo nono! Tutta quella generazione prorompe in -grida di dolore; i monasteri cantano le lamentazioni di Geremia per -implorare la misericordia di Dio, e non sono ancora trent'anni che -Carlomagno dorme l'eterno sonno! Le instituzioni dell'imperatore -d'Occidente non penetrarono altrimenti nelle viscere di questa società, -che rimase sempre la stessa; nulla in essa è mutato, nè bisogni, nè -passioni, nè costumi; quanto egli fece a pro del commercio, tutto è -morto insieme col suo regno; le vie di comunicazione sono interrotte, -incompiuti rimangono i canali. -</p> - -<p> -Quel tanto ch'ei far potè pel commercio, non si stende al futuro; -tutto, dopo lui, si urta e si spezza; nè la cosa potrebb'essere altramente, -quando non si può andar da una città all'altra senza grosse -scorte e per carovane; i lupi vengono a torme ad urlare fino alle -porte delle città, sì che ognuno si chiude e vive entro i suoi domestici -lari. Il secolo undecimo è sì ignorante in geografia, che i Normanni -non sanno come sia configurato l'Angiò, e ancor meno la Borgogna -e l'Isola di Francia. Onde, chi pensar potrebbe ai negozi del -commercio? Essi quindi si limitano al bisogni giornalieri; le vesti -di bigello si tessono dentro a' monasteri; si foggia qualche strumento -per l'agricoltura; l'uomo tiensi alla terra siccome alla grande sua -nutrice, sì che tu diresti quella società una famiglia di schiavi, con -tutti al piè la catena che li lega al campanile della parrocchia. Orsù, -aspettiamo per veder rinascere e rifiorire il commercio, che sorga nel -secolo decimo l'ardente amor de' pellegrinaggi; ed ecco allora allato -di quegli uomini servi, di quegli appartati solitari, levarsi numerose -bande, composte di nobili, di plebei, di preti, di monaci, tutti -muover per una sola meta, la liberazione del sepolcro di Cristo; avviarsi -per l'Alpi, attraversare l'Italia, e quali imbarcarsi a Marsiglia, -<span class="pagenum" id="Page_192">[192]</span> -quali a Venezia, a Pisa o ad Amalfi, passare per mezzo alla Grecia, -e salutata Costantinopoli, giunger finalmente nella Siria lontana. E -in questo lungo tragitto quante nuove cose si affacciano alla vista -loro! Le arti nascenti, le città trafficanti, però che se la centrificazione -predisposta da Carlomagno non riesce se non ad un fine, -e mal certo anche questo, gli sforzi individuali di alcune di quelle -comuni ottengono di moltiplicar le dovizie del traffico: raro è -che un poter troppo assoluto possa qualcosa in quest'elemento di -ogni ricchezza; il despota è troppo imperioso nei voleri suoi, troppo -superbo ne' suoi comandari; il commercio in vece ama di correr libero, -spontaneo, e chi l'imbriglia, lo strozza. Mirate di rincontro agli -sforzi di Carlomagno, lo spontaneo impulso che si vien manifestando -a Marsiglia, a Venezia, ad Amalfi, e in mezzo alle ruine dell'impero -contemplate le città repubblicane innalzarsi all'apice del loro splendore<a class="tag" id="tag150" href="#note150">[150]</a>. -E delle instituzioni mercantili di Carlomagno che resta? L'unità -del peso e della moneta se ne va, la gabella delle merci cade in -dimenticanza, ogni città ha i suoi statuti particolari, ogni repubblica -le sue cause in sè di grandezza e di decadimento, ma tutto estraneo -resta al concetto carolino. -</p> - -<p> -Quel tremendo turbine di barbarie seco travolge indi l'arti appena -nate; tutto sotto lo scettro di Carlomagno tendea verso una certa -perfezione; i Greci e i Romani, grandi educatori del genere umano, -compieron di belle opere. In fatti v'ha egli cosa che pareggiar si -possa ai manoscritti del secolo nono, ed a quei caratteri sì chiari e -belli che li diresti stampati? Pigliamo un messale o un codice teodosiano -di Carlomagno e di Lodovico Pio: che scrittura nitida! che -disegni tratteggiati all'antica! Quelle lettere, sopra tutto, color di -porpora o di splendidissimo paonazzo, scritte sur una bella pergamena, -che conserva la finezza e saldezza sua dopo ancora che i secoli -l'hanno abbrunita! -</p> - -<p> -Ma che resta di quest'arte carolingica, incoraggiata già dal gran -Carlo, poi che soggiacque alle agitazioni della seconda stirpe? Un -nonnulla. Le carte diventano inintelligibili, la scrittura s'imbroglia, -nè più orma serba dell'antica chiarezza; non v'è più perizia negli -operai: tutto palesa che siam tornati alle barbarie, che per poco fu -nelle Gallie diradata. L'arte diviene ancor qual era al principio della -prima stirpe; il Franco torna Franco; il Barbaro ripiglia l'antica -sua scorza: il punto luminoso sparisce, e tutto ricade nelle tenebre. -E in che modo l'arte avrebbe potuto fiorire, quando le vie rotte non -consentivano più l'andare da una città all'altra, e quindi toglievano -tutte quelle vicendevoli comunicazioni onde artisti e dotti hanno -<span class="pagenum" id="Page_193">[193]</span> -bisogno per contraccambiarsi i loro lumi. Al tempo di Carlomagno -gli artisti poteano salutar Roma e Costantinopoli, raccoglier come -reliquie preziose gli ammaestramenti d'un'altra età; ma in sullo -scadere dei Carolingi altro innanzi a sè non aveano che la terra coperta -di brume, il cielo tenebroso e tetro, le invernali notti, il suon -delle campane, le strida degli uccelli da preda, e una natura che -avea sol voce ad annunziar la peste, la fame o la morte!... -</p> - -<p> -In mezzo a così rapida ed intera distruzione dell'opera, che accadeva -degli altri rottami? e i rampolli della famiglia carlinga sopravvivevan -eglino ancora alla ruina dello smisurato edifizio eretto da -Carlomagno? Niuna famiglia certamente fu più numerosa di quella -dell'imperatore: rigogliosi furono i rami che mise la pianta germanica, -e figli e figliuole circondarono il vecchio signore, chè s'egli -ebbe parecchie mogli, si fu per averne una discendenza, a modo di -Davide e dei patriarchi; ed esse gliela porgono, ed ei nascer si vede -l'un dopo l'altro Carlo, Pipino e Lodovico. Il solo de' figliuoli suoi -di cui egli abbia a dolersi, è il primogenito, bello di volto e difforme -di corpo, Pipino il Gobbo, che si ribella insiem coi Bavari e con Tassillone; -ma Carlomagno il fa radere, e coronato con la tonsura in -un monastero di San Benedetto, non s'ha oramai più a temere di -lui, ed impotenti sono le sue cospirazioni. -</p> - -<p> -Se non che la morte si scaglia su questa famiglia, e trae l'un dopo -l'altro, Carlo e il secondo Pipino, al sepolcro, con funerale accompagnatura -di armigeri, e con poeti che scrivono i loro epitafi. E per -verità questi giovani erano due menti robuste, e intelletti capaci, e -braccia potenti a sostener l'edifizio carolino. Già li vedemmo, fanciulli -ancora, in mezzo alle battaglie; Carlo o Carlotto seguir suo -padre in quasi tutte le guerre della Germania, e Pipino fare in persona -le spedizioni d'Italia contro gli Unni ed i Barbari. I quali due -figliuoli, sì degni del glorioso padre loro, e sì atti a succedergli, -muoiono pochi anni prima ch'egli scenda nel sepolcro; che se avessero -potuto regnar dopo di lui, l'impero forse si sarebbe consolidato -in tre grandi frazioni nelle mani loro ferme e capaci di -reggerlo: a Carlo il regno d'Austrasia, l'Alemagna, la Fiandra, la -Frisia, il Reno, l'Elba, la Mosa; a Pipino l'Italia, le popolazioni -degli Unni, degli Avari e le isole del Mediterraneo; a Lodovico -Pio il regno d'Aquitania ed i popoli dalla Loira all'Ebro. Difficile -certamente sarebbe stato di mantenere unito un impero composto -di popoli sì diversi e di sì contrari elementi; ma egli è da considerar -che Carlo, il primogenito, era tedesco di costumi e d'origine, -che Pipino avea passata sua vita fra le Alpi e gli Apennini, e che -<span class="pagenum" id="Page_194">[194]</span> -Lodovico era benvoluto in Aquitania, della quale avea preso gli usi -e i costumi<a class="tag" id="tag151" href="#note151">[151]</a>. -</p> - -<p> -Tre grandi monarchie adunque sarebbero nate da quel gigantesco -impero; ma il sol de' figliuoli sopravvissuto a Carlomagno è Lodovico -d'Aquitania, l'ultimo nato, il quale non è altrimenti un giovine -inetto, e bene il mostrò governando con man forte i paesi dalla Loira -ai Pirenei. Egli fece la guerra con buon successo; merito suo fu la -conservazione di tutta la frontiera meridionale; a lui fu dovuto il -compimento del sistema delle città e torri fortificate a riva de!l'Ebro; -egli s'è abituato già alle cure del regno, molti sono i suoi capitolari, -e mostrano ch'egli conosce l'arte di bene amministrare e governare; -ha fatto suo tirocinio nella podestà regia, e moltiplicato i diplomi, -spargendoli per dove egli passava, Carlomagno, finalmente, -sentendosi vecchio, lo ha fatto compagno suo nell'impero; e nonostante -tutto ciò, quest'impero, ereditato da un glorioso genitore, cade, e va -in pezzi, a così dire, nelle sue mani. -</p> - -<p> -Fu sola debolezza di carattere che cagionò questa ruina, o vi cooperarono -e l'affrettarono altre cagioni? -</p> - -<p> -Lodovico erasi certamente infiacchito nella corte sua d'Aquitania, -chè nè la gente pure del nord resister sapeva all'influenza di quei sì -molli costumi e di quel calido sole; allevato in mezzo a città quasi -intieramente romane, i suoi consiglieri, i suoi amici sono poco men -che tutti Goti o Aquitani; con essi ei muove alla guerra, ad essi affida -il governo, e quando viene alla corte d'Aquisgrana per assumere -la participazion dell'impero, i conti e i cherici delle meridionali -provincie ve lo accompagnano, e parla la lingua loro, e usa abitualmente -il latino, nè sa pur pronunziare il tedesco, sì che gli antichi -cronisti ne lo riprendono. I leudi che circondano Carlomagno, oramai -vecchio e spossato, portano lunghe vesti, ed hanno aspetto rigido e -grave, intantochè i nobili del seguito di Lodovico sono gai e piacevoli -come istrioni, vestono succinto, appena hanno indizio di barba; -e ciò che più offende i leudi, si è che Lodovico anch'esso veste alla -foggia di quei meridionali, quasi a testificar ch'egli è re ancora di -quei popoli avversi alla razza germanica. Onde i mali umori e le cagioni -che moltiplicano da bel principio le difficoltà intorno a Lodovico -Pio, il quale, fatto imperatore, non è altrimenti servito con quella -devozione e quel timore che inspirar sapeva il gran Carlo, ora chiuso -nella tomba<a class="tag" id="tag152" href="#note152">[152]</a>. -<span class="pagenum" id="Page_195">[195]</span> -In somma, Lodovico è un uomo del mezzodì, e come potrebbero i -conti del Reno e della Mosa altro che a malincuore ubbidirgli? La -monarchia carlinga aveva avuto suo fondamento da una grande invasione -della razza austrasia nella Neustria; Carlo Martello e Pipino -aveano abbandonato le selve della Turingia per venirsi a impadronire -della prefettura palatina di Neustria; dopo di che s'erano messa -in fronte la corona de' Merovei: natural corso era questo, il settentrione -veniva al mezzodì, e i Germani lasciavano le secolari foreste -loro per gittarsi sulla civiltà romana; cosa era questa che avvenir si -vedea da cinque secoli; Carlomagno avea condotto a fine l'opera -tentata dall'avolo e dal padre suo; dato assetto alla civiltà franca; i -popoli meridionali avean ricevuto conti e leudi nati in Isvevia e in -Lorena; ma l'esaltazione di Lodovico Pio a mutar venne questa condizione. -Or che vien egli a fare alla corte d'Aquisgrana quest'aquitano -Lodovico, con quelle sue vesti corte, con quella sua barba -rasa, con que' suoi saltimbanchi di Tolosa e di Arli, con quegli Spagnuoli -suoi di Barcellona? Parlan eglino forse la lingua tedesca o sassone? -partecipan eglino dei sentimenti altieri e inesorabili dei leudi -del Reno e della Mosa? Quell'effeminato signore, quel cherico della -Garonna e della Loira non dee a lungo regnare sugl'indomiti Franchi.... -Non già per questo i Carolingi furon chiamati a succedere -ai figli di Meroveo. Ed ecco qui una delle intime cagioni del decadimento -della seconda stirpe. -</p> - -<p> -A far indi intera la confusione in questa famiglia, alcuni bastardi, -dimenticati, scendono in campo con l'armi alla mano, per dimandar -la parte loro nel patrimonio della corona e del fisco, chè i Carolingi -ebbero pur di tal prodi figliuoli, i quali, senza nome e senza fortuna, -tentarono di formarsi uno stato. Dappoi che lo scettro non è più in -mano di Carlomagno, ne' suoi palazzi e ne' suoi poderi è un disordine -da non dire: qua un bastardo si collega co' Barbari per combattere -il nuovo imperatore; colà insorge un figlio mal contento della -parte sua; le figliuole del medesimo Carlomagno, che molte sono, si -mescolano in questo moto disordinato, e con la scostumata lor vita -fanno lo scandalo delle corti plenarie. La madre di Carlomagno fu -una casta donna, e caste pure furon le mogli sue, ma le figliuole non -han pur orma dell'indole pudica delle donne germaniche, e in vano -vengono chiuse qua e là ne' monasteri, chè elle n'escon per gittarsi -di nuovo nel mondo. A que' tempi le ferrate porte delle badie non -di rado spalancavansi all'impeto di quei figli, di quei giovani forzati -a ricever la tonsura, i quali, sprigionandosi a un tratto dal chiostro, -pigliavano la spada per tentare di nuovo il riconquisto del proprio -retaggio; nè si contentavan solo di ridomandare il patrimonio, -<span class="pagenum" id="Page_196">[196]</span> -ma si mettevano altresì a capo dei Normanni o dei Saraceni, che invadevan -la patria. Il regno di Carlo il Calvo vide appunto un di questi -figli, più che altri animoso, di nome Pipino, il gran ribelle narrato -dalle croniche, uomo ardente, instancabile. Costui entra in lega coi -Saraceni: e che importa a lui della sua fede! Ed anche è voce ch'ei -sia miscredente; egli ora invoca e ottiene dagli alcaidi quell'aiuto -che dianzi invocava e otteneva dai Danesi e dagli Scandinavi, guidandoli -in Bretagna. Egli è certamente un fellone e un traditor del -suo principe e della sua nazione, ma pur non ha chi il pareggi in -prodezza e in prontezza, e ben si vede che bolle nelle sue vene il -sangue di Carlomagno. -</p> - -<p> -Benchè questa famiglia non lasci dopo di sè che indegni successori, -pur tal si è lo splendore ch'essa trae seco, che tutta la progenie -principesca di Lamagna va superba di questa chiara origine. In -fatti, aver nelle vene il sangue di Carlomagno si è la maggior nobiltà -che sia mai. Noverar per antenati Tassillone, duca di Baviera, Bernardo, -re d'Italia, e Lotario, imperatore, si è il più bel blasone di -Lamagna. Quei draghi figurati negli stendardi, que' cimieri, quegli -elmetti di ferro, quegli scudi, con l'altre armadure, erano memorie -carlinghe, e formavano il vanto di chi ereditate l'avea: sul Reno, sul -Danubio e sull'Elba, tu non vedevi nè i fiordalisi di Francia, nè i -merli senza becco, nè le pacifiche croci dei pellegrini; no, il blasone -di Germania era qualcosa di più duro, qualcosa che teneva delle scoscese -montagne, dei fiumi impetuosi, delle foreste d'Austrasia e -delle Ardenne. I due blasoni dei Carli e dei Capeti non ebber alcuna -rassomiglianza tra loro; ben gli scudi e i cosciali di quella cavalleria -si scontraron più tardi nell'agone, e v'ebber di molte lance e spade -spezzate. A Bouvines si rinnovò l'antica contesa fra Neustri ed Austrasi, -ma in quei giorni la Francia trovato avea, in un con la forza -della sua nazione, un re potente in Filippo Augusto, che incominciava -il periodo di grandezza per la monarchia dei Capeti. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_197">[197]</span> -</p> - -<h2 id="riepilogo">RICAPITOLAZIONE. -<span class="smaller">PERIODO DELL'ORDINAMENTO.</span></h2> -</div> - -<p class="yrs"> -768 — 814. -</p> - -<p> -Cosa malagevole, in tanta confusione dei tempi, si è lo sceverare -distintamente ciò che appartiene all'ordinamento d'un grande impero, -da ciò che si concerne alle conquiste militari che l'hanno creato -o raffermato. Se non che in Carlomagno ci sono manifestamente due -supreme doti personali, genio di guerra e mente alta di Stato. Laonde -ogni cosa procede sotto di lui progressivamente e con un certo ordine; -la conquista è compiuta quando appunto appare al mondo -l'impero d'Occidente; e la legislazione principia quando l'imperatore -è incoronato a Roma da papa Leone. Fino a quel giorno l'opera -militare fu sì faticosa per Carlomagno, ch'egli applicar non potè ad -altre cure: ei pensava a reggere, più che non a crear una stabile legislazione; -ma da ch'egli è imperatore, i concetti in lui di legislatore -ingrandiscono e si riempiono de' suoi vasti destini. -</p> - -<p> -In quest'andamento dell'impero d'Occidente ci sono instituzioni -tolte a prestito, e ci sono concetti d'istinto; le instituzioni tolte a -prestito vengon da Costantinopoli e da Roma, dalla Chiesa e dal codice -teodosiano; i concetti d'istinto derivano dalla forza e dalla rigogliosa -potenza propria degli uomini boreali. Centrificare l'autorità -<span class="pagenum" id="Page_198">[198]</span> -è pensier che viene naturalmente ad ogni valent'uomo, ampliare la -podestà è cosa sì naturale, che non è d'uopo raccoglierne il pensiero -per trasmissione. Carlomagno non si fa già a mutar lo stato sociale, -ma se lo reca in mano per governarlo; in molte cose egli altro non -è che il continuator del passato, e nel fare i suoi capitolari egli è costretto -di sottoporsi alle leggi barbariche, ed anche di sancirle cogli -atti suoi. Quanto alla legge salica, esempigrazia, si può dir ch'egli si -contenta di darne una seconda edizione corretta; a quella dei Ripensi -poche sono e insensibili le modificazioni ch'egli v'aggiunge: il codice -longobardico si rimane intatto, e ben è vero ch'ei distrugge la -nazion sassone, ma non istà per questo di conservar lo spirito delle -sue istituzioni. «Concesso ad ognuno di vivere secondo la sua legge;» -tale si era la gran massima dei codici primitivi dall'imperatore -promulgata. -</p> - -<p> -Così, quest'uom supremo non sa intieramente spiccarsi dal passato; -indarno egli si prova d'indirizzar la società per nuove vie, chè le -consuetudini, i costumi, le leggi se gli attraversano, e la legislazion -sua appena ne tocca la superficie. S'egli avesse voluto distrugger -la personalità del codice franco, del longobardo o del bavaro: «Olà, -imperatore, gli avrebbero detto i leudi, cotesto è patrimonio nostro, -come tuo patrimonio è lo scettro: lascialo stare.» No mai, quegli altieri -conti, quegli uomini liberi, quegli Austrasi comati, non avrebbero, -nelle adunanze del campo di maggio, aderito ad accettar un -capitolare che avesse intaccato il sistema delle composizioni, la sola -penalità che i Franchi riconoscevano, la legge che regolava i gradi -loro e la gerarchia. Necessità fu quindi all'imperatore arrestarsi dinanzi -a questi impedimenti; chè anche gli uomini sovrani non sono -mai al tutto padroni di dar libero corso ai loro concetti, e mille ignote -voci attutiscono la loro: «Oh perchè, chiederà taluno fra sè, si sono -eglino fermati a mezzo dell'opera?» nè sa, costui, quanto strazio, -quanti travagli, quante debolezze, quante picciole cose si attraversano -fra un uomo e il suo destino, fra la volontà sua e l'esecuzione. -</p> - -<p> -Le instituzioni di Carlomagno si riferiscono a diversi ordini d'idee -che compongono il governo e l'amministrazione d'un popolo; ma -prima, siccome pare, egli è tutto in un pensiero, nella fondazione, -cioè, dell'impero; egli cinger vuole la fronte dell'alloro dei Cesari: -già patrizio è, e perchè non augusto ancora? Pensiero questo che -non gli vien tanto per istinto, quanto per imitazione. In fatti, i Franchi -conoscevano forse in mezzo alle loro foreste il titolo d'imperatore? -No, che essi aveano i loro <i>heretogz</i> e i loro <i>konnug</i> come gli -Anglosassoni, nè ad essi eran giunte le tradizioni augustali di Roma -e di Costantinopoli. Mal compresa era tra i Franchi l'idea d'un impero, -<span class="pagenum" id="Page_199">[199]</span> -essendo che la legge salica e i codici barbarici, in generale, non -altro posavano che sovra una continua divisione dell'autorità, sullo -spartimento dell'autorità regia e delle terre. Qualunque concetto di -unione e di coesione era quindi alieno dai Barbari, laddove l'impero -posava sopra una gran mistione di nazioni, e di popoli tutti confusi -sotto una medesima spada e uno scettro medesimo. -</p> - -<p> -Ed ecco da quell'istante principiare il contrasto tra la creazione -romana e la consuetudine barbara. L'impero provasi a tutto unificare: -la legge salica inclina a tutto dividere. Carlomagno volle a -forza spingere, ed a colpi, a così dir, di manopola, i popoli ad accostarsi -e confondersi tra loro, ed i popoli assoggettar non si vogliono -a questo giogo. D'onde tutta rivelasi la forza delle consuetudini; l'impero -mai non s'intrinseca nei costumi delle domate popolazioni; -egli è per esse un'idea che si riman pelle pelle, e che svanirà, -perch'ella non è nei loro costumi e nel sangue loro. Volere unir ciò -che è diviso, è opera sopra la forza umana, e tanta è questa potenza -della salica e franca consuetudine nella division del retaggio, che Carlomagno -medesimo l'accetta, quand'ha a lasciare l'eredità sua. Nell'anno -800 l'impero poggia sul fondamento di una vastissima centrificazione, -e sei anni presso eccoti il capitolare di Thionville, che -divide l'impero in tre grandi porzioni: l'una per Carlo, l'altra per -Pipino, la terza per Lodovico. -</p> - -<p> -Nessuna delle creazioni, comprese le amministrative, di Carlomagno -serbar può una perfetta centralità: in fatti, fa egli per corroborare -la podestà ed ampliare l'autorità de' suoi <i>missi dominici</i>, o messi -regii?<a class="tag" id="tag153" href="#note153">[153]</a> Fatica gittata, chè questo suo concetto di centrale ordinamento -a nulla riesce: i messi regii son sempre in guerra coi conti, -<span class="pagenum" id="Page_200">[200]</span> -coi magistrati d'ogni distretto, e indarno l'imperatore tanto gli spalleggia -ne' suoi capitolari, indarno ei cambia metodo all'uopo di meglio -sublimarli, chè ad altro anzi non riesce che ad indebolire l'autorità -dei conti e dei governatori delle marche e delle frontiere. -Finchè attiva e forte è la volontà che mette innanzi e protegge i -messi regii, eglino sono ubbiditi, e imagine come son dell'imperatore, -alcun che conservano della potenza sua; ma poi ch'egli è morto, -anch'essi languono, e dopo Lodovico Pio non se ne trova più -fatta menzione. Questo avviene, perchè stranieri alle consuetudini del -governo ed agli usi amministrativi della nazion franca, della longobarda -e della gotica, sono, a così dire, un'instituzione straordinaria, -la quale finir dee con le circostanze che la produssero. -</p> - -<p> -Le due monarchie da Carlomagno instituite in Aquitania e in Italia, -si conformano certamente, più che non l'instituzione di cui abbiamo -dianzi parlato, ai costumi di quel tempo; le nazioni barbare -han già famigliare il titolo di <i>rex</i>, e il trovano buono; solo che -Carlomagno di troppo ancora allarga i confini della sua ripartigione. -Infatti, potevasi egli fondare un regno italico in mezzo a venti popoli -di origini diverse, che se ne contendevano il suolo? E questo re d'Italia -poteva egli esser forte tanto da farsi rispettar dai Napolitani, -da Roma, dai Longobardi, dai Greci, per non comprendervi eziandio -gli Unni della Pannonia? L'Italia era, per lo meno, tanto sminuzzata -in popoli e governi, quanto le Gallie, e soggiacer doveva alla -medesima sorte, e il regno suo appicciolirsi come quel d'Ugo Capeto -e di Roberto, sì se tutto perir non dovea sotto il cozzo di tante diverse -popolazioni. Il regno d'Aquitania era meglio congegnato; dalla -Loira all'Ebro ci avea una popolazione naturale del paese, che tutta -parlava una medesima lingua, e di cui Cantabri e Goti formavano, a -così dire, il primo strato. Ond'è che vediam Lodovico Pio fare ottima -prova come re d'Aquitania, diventarvi un della nazione, esservi -ubbidito ed amato, in ogni luogo moltiplicarsi e dominare gli editti -suoi; ma poi giunge il tempo dello sminuzzamento: Lodovico, chiamato -all'impero, più non risiede nelle sue città e ville meridionali, -e allora sì grande ed intera è la confusione, che nulla più resta d'intatto -e d'ordinato; l'opera va in pezzi, l'edifizio crolla, e tutto ne -trema intorno e si scommuove il terreno. -</p> - -<p> -I capitolari, che contrassegnano il periodo legislativo di Carlomagno, -furon essi un codice regolare e finito, siccome furon le ampie -compilazioni di Teodosio e di Giustiniano? V'ebb'egli qualche Ulpiano, -o Triboniano germanico o franco, chiamato a stringere il fascio -delle leggi carlinghe? Mainò; i capitolari vennero l'un dopo l'altro, -e non già spontaneamente e ad un solo tratto; alcuni di essi -<span class="pagenum" id="Page_201">[201]</span> -altro non sono che la confermazione di leggi anteriori, intantochè altri -svolgono una teorica amministrativa in miglior consonanza coll'impero. -Ma l'uniformità si è principalmente l'intento cui mirano i -capitolari; pensiero del resto che non è punto nuovo, e che sorge naturalmente -in tutte le menti supreme, e soprattutto in quelle che pendono -al potere assoluto; il ridurre a codice le leggi, è un concetto -semplice, che viene e piace a quanti amano un forte potere. I grandi -monumenti della legislazione tutti procedono da un pensier dittatorio: -così il codice civile come i capitolari, così gli editti di Luigi XI -come quelli di Luigi XIV, così le provvisioni del Richelieu come gli -atti del Comitato di Salute pubblica. L'unità e la semplificazione -altro non sono che l'imagine della podestà orientale, cui solo il genio -può ampliare e volgere in vantaggio dell'umanità. Lo statuto locale -è paterno, e il governo del municipio corrisponde a quello della famiglia, -e pur non dimeno, quand'è a fare un codice, sempre si fa a -danno delle private consuetudini. Tutto di necessità ceder dee ad una -potente centrificazione, però che mandato è dell'uom supremo cacciare, -anche a forza, un paese verso le vie sconosciute e grandi della -civiltà, foss'anco a scapito degli usi privati e della domestica felicità; -così, e non altrimenti, l'unità nazionale vien sempre a surrogar -sè stessa alla frazion locale. Ma una differenza ci ha tra i tempi di -Carlomagno ed i nostri, ed è che al secolo ottavo l'idea della podestà -era debole, e grandissima la potenza d'ogni individuo: onde avvenne -che la centralità disparve in cospetto allo sminuzzamento d'ogni -terra e d'ogni gruppo d'uomini: laddove oggidì, all'incontro, ci -sono state tante spezzature, tanti attriti di opinioni e d'interessi, e sì -pochi aggregamenti, che si desidera, quasi per istinto, una podestà -forte, e che l'universalità dei codici ha potuto occupare il luogo degli -statuti municipali morti già da gran tempo. -</p> - -<p> -Nell'ottavo e nel nono secolo la dittatura non altro esser potea -mai che un'imagine di forza materiale, tutto essendo ancor sì confuso -nella Chiesa e nella società, chè sorgerne non poteva una podestà da -tutti accettata, se quella non era della conquista. Il papato, che salì -al sommo della potenza sua verso la fine del secolo undecimo, per -l'impulso che ad esso diedero le crociate e Gregorio VII, era ancor -vigorosamente combattuto; Adriano e Leone erano uomini valenti sì, -ma pur sempre esposti alle sollevazioni dei Romani, alle invasioni -dei Greci e dei Napolitani, tanto che furon costretti abbandonare l'Italia -per andar a cercare un asilo al di là delle Alpi, e ad implorar -soccorso da Pipino e da Carlomagno. Ora, un potere che implora il -braccio altrui, non è forte mai, e presto è a crollare alla prima scossa. -L'autorità dei papi ebbe aiuto e incremento dal persister ch'essi -<span class="pagenum" id="Page_202">[202]</span> -fecero nel proposito di voler governare la società; questa tenacità fece -la forza loro, e smisurata in questo fu l'opera loro intellettuale. -Adriano e Leone compreser forse meglio d'ogn'altro ciò che facea -di bisogno alla generazione per tenerla nei termini, e però dieder la -dittatura di Carlomagno agli uomini da guerra, e la coronarono con -la creazione dell'impero d'Occidente; quanto poi a ciò che concerne -la Chiesa, intento di Adriano e di Leone fu di assicurarsi il potere -assoluto in man propria. Grandi erano gli effetti ch'eglino ottener -potevano dalla creazione d'un impero; lo scisma d'Occidente poteva -aver fine pel matrimonio di Carlomagno con una imperatrice -di Costantinopoli: Irene proteggeva le imagini, egli il papato; nè -questo gran disegno d'un parentado che avrebbe avuto per conseguenza -la cessazion dello scisma, fu mai dal pontificato messo al tutto -in disparte, e quando non più di Carlomagno stesso, trattavasi dei -figli suoi. I papi volean togliere la separazione delle due Chiese, e -questo maritaggio sarebbe divenuto il simbolo della loro unione. -</p> - -<p> -Roma, poi che ha creata la suprema dittatura per Carlomagno, cingendogli -in fronte la corona, se ne serve non solo per corroborare -la podestà sua, ma sì ancora per ispegnere le eresie. In ogni luogo -sono indizi di una sollevazione filosofica contro le opinioni cattoliche: -a Costantinopoli ferve la quistion delle imagini: gente barbara ivi atterrar -vuole il culto delle arti, da cui vengono sì dolci sensazioni -alla mente ed al cuore: i papi prendono a difender le imagini, a proteggerle, -e fattisi di questo modo padroni degli affetti del popolo, -più forti ne divengono a combatter contro le eresie, fredde disputatrici, -che travaglian la Chiesa, e invocano il braccio secolare di -Carlomagno, pronto sempre a colpire dove sia da secondare la volontà -di Roma. Quindi noi lo vediamo, e come re e come imperatore, -presiedere i concilii, condannare Elipando e Felice, essere lo strumento -in somma di cui si servono i papi per mansuefare il mondo cristiano. -</p> - -<p> -Nelle pratiche sue col papato, il figliuol di Pipino si mostrò più destro -e forte che non un imperatore dei tempi moderni, il quale, nato -al par di Carlomagno in mezzo agli accampamenti, e capo esso pure -d'uomini d'armi, procacciar volendosi la forza morale e religiosa, -non ebbe a gran pezzo l'accortezza che il Barbaro seco recò dalle sue -foreste, e in vece di sublimare il papa, come fe' Carlomagno, si studiò -di atterrarlo, e gli ritolse Roma, laddove i Carolingi l'aveano donata -ad Adriano ed a Leone: onde ne conseguì che l'impero moderno, -non sostenuto dalla forza morale, crollò, colpa questo capitale -difetto. Ma forsechè attribuir deesi questa differenza di procedere alla -differenza dei tempi; questa società non era sì intimamente religiosa -<span class="pagenum" id="Page_203">[203]</span> -come quella, ed i cuori erano manco temprati alle credenze cattoliche; -e tuttavia Roma riuscì trionfante contro del forte, appunto perchè -in fatto di politica non si vuol tanto ridurre in pezzi gli strumenti, -quanto saperne usare con sagacità: Adriano e Leone aveano -protetto l'impero morale di Carlomagno, e questi ne li ricompensò; -Pio VII avea consacrato Napoleone, avealo presentato al mondo cristiano -pel vero imperatore, pel signore legittimo; ed a che pro conculcare -un povero vecchio, spogliandolo della diletta sua Roma? -</p> - -<p> -Il sistema politico e amministrativo di Carlomagno, fondato com'era -su elementi positivi, molto pure accostasi a quello che s'è veduto nei -tempi moderni: al sommo della gerarchia, l'imperatore potente, onorato, -riverito, in corrispondenza co' papi, e per mezzo della guerra -o de' suoi legati in comunicazione con le circostanti civiltà, e sotto a -lui re e duchi militari, che gli rendono omaggio e vengono a' suoi -placiti; due assemblee o corti plenarie ogni anno, l'una per discutere -intorno alle spedizioni lontane, l'altra per approvare i capitolari e -gli atti legislativi; poi de' conti incaricati, come governatori permanenti -e rettori delle provincie, dell'amministrazione della giustizia -e di tutta la podestà imperiale, e intorno a questi conti, altre assemblee -locali, sotto buonomini, maggiorenti eletti dai medesimi abitanti, i -quali tengono le Assise, giudican le liti, fanno il ripartimento dei -redditi. E quando un capitolare è passato nell'assemblea generale, -viene comunicato a' conti, che anch'essi lo comunicano alle assemblee -locali, le quali ne eseguiscono i comandamenti, e, affinchè nessuno di -questi ordigni si rompa o si fermi, ci sono anche qui i <i>missi dominici</i>, -commissari straordinari che vanno dappertutto a invigilare. Nel -quale sistema ci ha, come ognun vede, un misto del governo romano, -forte e potente com'egli era, e della libertà germanica, che posa sulle -assemblee e sulla pubblica rappresentanza. -</p> - -<p> -Il sistema de' Capeti, che succedette a quel dei Carolingi, niente ha -con ciò di comune, la feudalità rannoda ivi le istituzioni a idee territoriali, -e forma, come a dire, una gran marmorea catena, che -dalla torre del Louvre si stende fino al castello del valvassore; ordine -nuovo di doveri, che distrusse le instituzioni dei capitolari. -Dappoi che la rivoluzione del 1789 ha distrutta la gerarchia feudale, -ritornasi al concetto carlingo, che pur aveva alcun che di romano. -Qual diversità ci fu egli tra i prefetti ed i conti di Carlomagno? tra -i messi regii, i rappresentanti in deputazione e i commissari straordinari -dell'imperatore Napoleone? E per più d'un nodo anche si -concatenarono i due sistemi municipali, le Assise, i giurati, le assemblee, -e di nuovo apparve l'uniformità dei codici. Tutte le podestà -hanno il medesimo istinto, e se hanno società a governare, adoperano -i medesimi modi. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_204">[204]</span> -</p> - -<p> -E quanto alla scienza, fu ella in Carlomagno inclinazione o arte -di governo? Fatto sta ch'egli la protesse, che il suo secolo si scosta -da quanto lo precede e da quanto lo segue, chè egli fece ogni poter -suo per diffondere i lumi e promuovere gli studi; ma pur troppo ogni -suo sforzo fu vano con una società da cui non era compreso. E tuttavia -Carlomagno persevera; egli aggruppa e stringe fra loro gl'ingegni, -e si compiace di trovarsi in mezzo a loro; ella è cosa che si vede -spesso tra gli uomini nati a reggere e ad imperare questo sollevarsi -ch'ei fanno nelle lettere, dalle fatiche della guerra e del governo! -Cesare scrive i suoi <i>commentarii</i>, espressione d'una mente supremamente -politica; Carlomagno fa versi nella sua lingua nativa, chè i -conquistatori barbarici godevano d'udir narrare l'eroiche imprese -della patria, e l'imperatore gl'imita<a class="tag" id="tag154" href="#note154">[154]</a>. Egli negli ozii suoi inclinava -alla scienza, e ben te ne avvedi alle sue sollecitudini per lei; nè la sua -è solo protezione, ma ben piuttosto vocazione; carteggia coi dotti, li -convoca, li stringe intorno a sè, li ricolma de' suoi favori, delle amorevolezze -sue; però che alle sue personali inclinazioni s'accoppia in -questo l'intendimento suo politico; essendo la scienza sostanzialmente -romana ed ecclesiastica, egli non ha già a temere dei cherici, chè -per mezzo del papa ei si tiene soggetti; ma il pericolo dell'opera -sua sta nell'impetuosità de' suoi leudi e nelle commozioni degli uomini -da guerra, che abbatter possono la sua dinastia; ora i cherici -mansuefanno questi animi troppo fieri, e li rendono più inchinevoli -ad ubbidire: la scienza, gli studi penetrar possono fra quella razza -soldatesca, e allora tutto fia terminato; e l'impero durerà imperturbato -in lui e nella famiglia sua. -</p> - -<p> -Al qual uopo il veggiamo non protegger tanto la gerarchia episcopale, -quanto i monasteri; i vescovi anzi sono da lui compressi e -tenuti a segno, chè troppo potenti erano, troppo mescolati nelle cose -civili, la gerarchia loro era troppo gallica e attinente per ogni punto -ai municipii; ond'è che Carlomagno ama meglio protegger le badie -e spalleggiare l'autorità delle immense comunità di San Benedetto. -Le badie sono esenti da qualunque giurisdizione episcopale, e dipendon -solo da Roma, che è tutta di Carlomagno; e in mezzo a -queste badie si compiono i grandi atti della vita; le servon di prigione -di Stato pei re balzati dal trono, pe' conti, pe' leudi, de' quali -<span class="pagenum" id="Page_205">[205]</span> -Carlomagno abbatter vuole il potere; esse proteggono il sepolcro dei -vivi e dei morti, quindi la grandezza che loro ne viene; sono asili -sempre aperti, e gli abbati intervengono, col loro pastorale in mano, -ai consigli e alle solenni assemblee, per ivi fare spalla all'autorità -dell'imperatore. Quindi è che, mentre Carlomagno, e più ancora il -figlio suo, si trovano spesso in contrasto con l'episcopato, non hanno -all'incontro mai di che dolersi d'alcun abbate dell'ordine di San -Benedetto. -</p> - -<p> -Tutta questa amministrazione era ordinata ad apparecchiar la leva -delle gravezze e delle milizie, le due parti essenziali del governo. -Il fisco è l'oggetto delle più vive sollecitudini di Carlomagno; -quindi ei ne regola l'entrate, quindi ei fa che ad ogni sei mesi versati -sieno i redditi de' suoi poderi o in derrate, o in danaro, o in -servigi; ed essendochè la composizione e l'ammenda formano il -forte delle sue rendite, ei se ne piglia assidua cura ne' suoi capitolari: -«Chiunque commetta un'azione colpevole dee pagare un'ammenda;» -non più pene afflittive, assai raro la morte, ma sempre la confiscazione -e la composizione, sempre soldi e denarii d'oro. Più spesso -ancora il fisco viene arricchito dalle spoglie dei popoli vinti, Carlomagno -è simile a quei re barbari, che dopo la vittoria se ne stanno -assisi nella tenda loro col bottino ai piedi, in atto di partirlo fra' -loro fedeli. E il bottino in fatti, in quarantatrè anni ch'egli ebbe -di guerra, è bellissimo, chè, s'egli ebbe a chè far coi Sassoni, popolo -povero e senz'agi, egli conquistò pure l'Italia e i Longobardi, soggettò -gli Unni e svaligiò i loro palazzi, e gli Unni aveano svaligiato -il mondo! Poi, varcati i Pirenei, trovossi avere in sua balía le ricchezze -accumulate dei Goti e dei Saraceni. Ond'è che a saziare i suoi -guerrieri egli non ebbe, come già Carlo Martello, bisogno di spogliare -i cherici, ma sì modo a tutto arricchire e fecondare. Non poche -fra le chiese vanno debitrici a lui della lor fondazione; al tocco della -sua mano sorsero i monumenti delle arti; per cura sua venner da -Costantinopoli i manoscritti, i messali, i reliquarii, e sua egli fece -l'arte greca col chiamare intorno a sè gli artefici di Roma e di Bisanzio. -</p> - -<p> -Tale si è l'opera in cui travagliossi per tutta la vita un sol uomo, -opera di smisurati effetti. Chè, a dir tutto, se la Roma dei patrizi e -degli imperatori raccoglie più ampi territorii, essa tuttavia non viene -che mano mano ampliandosi, ed essa dee la potenza sua alla sua -paziente politica; l'ordinamento che viene svolgendosi da Romolo -fino ai Cesari, è infinito sì, ma pur ci voglion de' secoli, e tutte queste -cose si succedono, e l'una vien dopo l'altra; laddove Carlomagno -procede a passo di gigante, immagina ad un tratto l'ordinamento -dell'impero a quel modo che ad un tratto ne fa la conquista, poche -<span class="pagenum" id="Page_206">[206]</span> -sono le modificazioni a cui va soggetto il suo governo: il sistema -dei conti, esempigrazia, e dei messi regii si riferisce all'originario -concetto della podestà sua, e tutto ciò che è nella gerarchia loro, -altro non è che un accessorio, del quale ei può sicuramente maneggiare -gli ordigni. -</p> - -<p> -Nella storia dei tempi noi vediamo che quel che presto si fa, presto -anche cade. Vano è il fischiar del turbine contro la quercia che si -sprofonda con le radici nelle viscere della terra, e solo ne agita le -frondi; ma l'albero carlingo appena tocca la superficie del suolo; -il gigante del Reno e della Mosa abusò, se così può dirsi, dell'ardor -di sua giovinezza, e presto verrà per lui la decrepità. Che altro sopravviver -poteva a quest'opera? Il titolo d'imperatore; ma questo -titolo non era di origine franca; romano era desso, nè veniva da lui! -Questa dignità della porpora ricomparirà nei tempi siccome simbolo -d'una podestà forte, risplenderà in fronte ad altri principi, nè questi -ne andran debitori a Carlomagno. Ma e la dignità regia? Essa pure -stava per passare in un nuovo lignaggio, per lasciare l'impronta romana, -per farsi tutta feudale: altre idee stavano per sorgere sotto il -regno dei Capeti e altre leggi; i municipii si cambieranno in comuni; -i coloni in contadini e borghesi; i conti e leudi in alti feudatari, -proprietari effettivi, sovrani del <i>dominio</i> e del territorio; gli arcivescovi -ed i vescovi diventeranno pari e baroni, e le assemblee del -campo di maggio, semplici corti feudali. I capitolari, in mezzo a -questa notte dei secoli, spariranno, e succederanno ad essi le instituzioni -di San Luigi, il codice feudale di Gerusalemme e i libri di -giurisprudenza di Beaumaucir. -</p> - -<p> -Ma e d'onde avviene che, in mezzo alla ruina d'ogni opera sua, -Carlomagno duri ancor sì splendido di fama tra i posteri? D'onde -avviene che citato venisse nelle corti plenarie come fonte ed origine -d'ogni grandezza? d'onde avviene che tanti monumenti si attribuiscono -alla sua gran mente? Che ci sono rupi e grotte d'Orlando, e -torri Magne e fari Carolini? come avviene che questa memoria siasi -di secolo in secolo ingigantita? Ottone imperatore visita, primo di -tutti, il monumento di Carlomagno, e vi contempla riverente il gran -principe con l'occhio pallido e fiso, coricato nell'arca, coperto dell'auree -sue vesti, con lo scettro in mano e col volume degli Evangeli ai piedi; -fin dal secolo duodecimo Carlomagno è il subbietto di tutte le canzoni -eroiche, di tutte le gloriose memorie delle popolazioni; egli è -l'eroe di mille maravigliose avventure. Al secolo decimoquinto il -Pulci, il Bojardo, l'Ariosto lo cantano in poemi nazionali: «O voi. Orlando, -Angelica, Rinaldo, Marfisa, Astolfo dalla lancia d'oro, Merlino, -venite ad attorniar di splendido corteo il vostro sire!» A quel -tempo i giuochi e passatempi delle corti medesime rammentano tuttavia -<span class="pagenum" id="Page_207">[207]</span> -Carlomagno ed i suoi paladini; le carte stesse da giuoco rappresentano -insiem con l'imperatore in lunga barba l'imagine d'Ildegarda -e d'Uggero il Danese, e quando Carlo VI, nei lucidi intervalli -della sua pazzia, giocava con que' suoi grandi tarocchi, ogni volta -che tra il cavaliere della coppa, la mala morte e il re di denari imbattevasi -in Carlomagno, non dimenticava di farsi per venerazione -il segno della croce! -</p> - -<p> -E Carlo Quinto, che pure agogna l'impero del mondo, non vien -anch'esso a visitare in Aquisgrana il sepolcro del grande suo antecessore? -Egli discende in quello, il misura, si prostra e legger vorrebbe -il proprio destino nel misterioso libro che giace presso l'imperatore -ivi corcato. Intanto i secoli proseguono il loro corso, e un altro -conquistatore, un altissimo sovrano, domatore di popoli al pari di -Carlomagno, e al par di lui legislatore e reggitore di varie nazioni, -viene anch'esso ad inchinarsi dinanzi a quella gran tomba, e vuol -essere consacrato con la spada di Carlomagno, e portare la sua corona, -e toccar con le proprie mani il suo tesoro; poi s'adagia nella sua marmorea -sedia, quasi a indurne la grandezza dell'edifizio da lui innalzato, -e ordina che il sepolcro sia ristaurato, e il misura a vedere s'egli -è fatto a suo dosso, e vuol farvi rinfrescar quell'antica iscrizione che -vi si leggeva ai dì passati: «Sotto questo monumento giace il corpo -di Carlo, magno e ortodosso imperatore, che ampliò nobilmente e -felicemente resse il regno de' Franchi per anni quarantasette. Morì -settuagenario l'anno dell'incarnazione del Signore 814, indizione VII, -a dì 28 gennaio<a class="tag" id="tag155" href="#note155">[155]</a><a class="tag" id="tag156" href="#note156">[156]</a>.» -</p> - -<p> -E in mezzo a questi grandi nomi e a queste splendide celebrità, io -povero pellegrino farmi a scriver questa cronica di Carlomagno! -Nè io ebbi già l'arroganza di misurar quella tomba, nè la vanità -di toccare le sue reliquie, solo mi posi a pregare inginocchiato su -quella pietra sepolcrale, non altro vedendo attraverso tutte le grandezze -di quel monumento che la morte, e dicendo come Alcuino: -«Quando l'uomo è morto, altro romor più non resta se non il sordo -brulichio del verme che rode il suo cadavere; altro suono non riman -più dopo noi, se non quello della tromba finale, che a tutti, -grandi e piccoli, griderà: — Che hai tu fatto per Dio, per la giustizia -e per l'umanità!» -</p> - -<p class="pad2 center large"> -FINE DEL SECONDO ED ULTIMO VOLUME. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_208">[208]</span> -</p> - -<h2 id="avvertimento">AVVERTIMENTO AI LETTORI</h2> -</div> - -<p> -Nel sommario del capitolo XVII leggasi <i>Ferraù</i> e non Ferracì, com'è stampato. -Nella nota del Traduttore, appiè della pagina 64, vol. II, leggasi <i>Policleto</i> e non -Polignoto. Alla pagina 79 dello stesso volume, linea 43, leggasi <i>mansi</i><a class="tag" id="tag157" href="#note157">[157]</a> in luogo -di mense, e così ogni volta che ivi torna la stessa parola. Gli altri scorsi di minore -importanza si lasciano rettificare al colto lettore. -</p> - -<div class="somm"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_209">[209]</span> -</p> - -<h2><a id="indice" href="#indfront"> -INDICE</a> -<span class="smaller">DEL SECONDO ED ULTIMO VOLUME.</span></h2> - -<table class="indice" summary=""> - <tr> - <td>PERIODO DELL'ORDINAMENTO</td> <td class="pag"><a href="#ordinamento">Pag. 1</a></td> - </tr> - <tr> - <td> </td> - </tr> - <tr> - <td>CAPITOLO I. — <span class="smcap lowercase">CORRISPONDENZE DIPLOMATICHE DI CARLOMAGNO RE E IMPERATORE.</span> — Pratiche con Roma. — Ragioni della lega. Papa Stefano. — Papa Adriano. — Carteggio. — Epistole di Adriano. — Vigilanza sull'Italia. — Papa Leone. — Nuovi legami con la santa sede. — Condizioni respettive dell'Impero e del papato. — Corrispondenza cogli imperatori di Costantinopoli. — Costantino Copronimo. — Leone IV. — Costantino ed Irene. — Disegno di accostamento fra i due imperi. — Lega e proposta di nozze. — Niceforo. — Trattato de' confini. — Negoziati diplomatici coi califfi. — Arun-al-Raschild. — Pratiche cogli emiri saraceni di Spagna. — Colle tribù erranti. — Coll'ettarchia anglo-sassone e i re di Scozia. — (768-814)</td> <td class="pag"><a href="#cap1">3</a></td> - </tr> - <tr> - <td>CAPITOLO II. — <span class="smcap lowercase">PRIMO PERIODO DEI CAPITOLARI DI CARLOMAGNO.</span> — Classificazione dei capitolari. — Son essi tolti dal diritto romano? — Fonte ed origine del diritto germanico. — Ordinamento della Chiesa. — Formole ecclesiastiche. — I vescovi. — Riforma. — Capitolari di Francoforte, dei conti, su Tassillone duca di Baviera. — Il gran capitolare <i>De villis</i>. — Diritto domestico. — Spirito generale della prima epoca dei capitolari. — (769-800)</td> <td class="pag"><a href="#cap2">24</a></td> - </tr> - <tr> - <td>CAPITOLO III. — <span class="smcap lowercase">OPERE PUBBLICHE, COMMERCIO, INDUSTRIA.</span> — Delle grandi opere che si riferiscono a Carlomagno. — Torri. — Fari. — Campi militari o valli. — Chiese. — La cattedrale d'Aquisgrana. — Tradizioni intorno alle chiese di Colonia e di Magonza. — Il gran ponte sul Reno. — Il gran canale. — Congiunzione del Danubio col Reno. — Commercio. — Unità delle monete. — Il <i>maximum</i>, o tariffa delle merci e delle derrate. — Lusso. — Pellicce. — Gioje. — Fiere e mercati. — Marineria. — Ponti. — Costruzion delle navi. — Custodi dei porti e dei fiumi. — Stato delle compagnie dei barcaiuoli. — (768-814)</td> <td class="pag"><a href="#cap3">38</a></td> - </tr> - <tr> - <td>CAPITOLO IV. — <span class="smcap lowercase">STATO DELLE SCIENZE E DELLE LETTERE SOTTO CARLOMAGNO.</span> — Indole scientifica di Carlomagno. — Suo spirito germanico. — Sua inclinazione per la letteratura greca e romana. — Le tre menti del sapere. — Alcuino sassone, <span class="pagenum" id="Page_210">[210]</span> Teodolfo lombardo, Landrado germano. — Protezione alle lettere. — Filosofia. — Astronomia. — Geografia. — Grammatica. — Poesia. — Musica. — Storia e cronache. — Canzoni eroiche. — Pratica generale dell'agricoltura. — Tendenza letteraria. — I dotti. — Le scuole. — Costumi ed usi dei dotti alla corte di Carlomagno. — Carteggio di questo principe. — Alcuni frammenti delle sue lettere. — (768-814)</td> <td class="pag"><a href="#cap4">48</a></td> - </tr> - <tr> - <td>CAPITOLO V. — <span class="smcap lowercase">LA CHIESA E LE SUE COSTITUZIONI SOTTO CARLOMAGNO.</span> — Conflitto per l'unità. — Eresie. — Le due principali. — Gl'iconoclasti. — La dottrina di Felice da Urgel. — I libri carolini. — I vescovi. — Gli abbati. — Aspetto dei grandi monasteri. — La regola. — Le cronache. — I cartolari. — Le mense ecclesiastiche. — Abbozzo della famiglia monacale. — Le terre ed i servi. — (768-814.)</td> <td class="pag"><a href="#cap5">63</a></td> - </tr> - <tr> - <td>CAPITOLO VI. — <span class="smcap">L'INSTITUZIONE PRINCIPALE DEI <i>MISSI DOMINICI</i>.</span> — Origine dei <i>missi dominici</i>. — Mobilità dei magistrati. — Giuramento dei vassalli. — Tributi. — Ufizio dei <i>missi</i>. — Capitolari ond'è ad essi affidata l'esecuzione. — Toccasi della giustizia. — Delle persone. — Delitti pubblici e privati. — Giurisdizione assoluta sui placiti, sui conti e sui giudici. — Soprantendenza sui monasteri. — Sulle mense reali. — Relazioni dei <i>missi dominici</i> all'imperatore. — Teodolfo, un di questi nel Mezzodì. — Poema intorno alle sue rimembranze. — (802-811)</td> <td class="pag"><a href="#cap6">74</a></td> - </tr> - <tr> - <td>CAPITOLO VII. — <span class="smcap lowercase">USI E COSTUMI DEL REGNO DI CARLOMAGNO.</span> — La vita cristiana. — Il battesimo. — Il matrimonio. — Le carte testamentarie. — La morte. — Le corti plenarie. — I banchetti. — Le cacce. — La vita delle foreste. — Vestimenta e lingua. — La tedesca. — La franca. — La romanza. — Relazioni di Carlomagno co' leudi. — I vescovi. — Gli abbati. — Forme delle epistole. — Dei sigilli. — Consuetudini del palazzo per la sottoscrizione delle carte e diplomi. — Monete. — Misure. — (768-814)</td> <td class="pag"><a href="#cap7">83</a></td> - </tr> - <tr> - <td>CAPITOLO VIII. — <span class="smcap lowercase">ULTIMO PERIODO DEI CAPITOLARI.</span> — I capitolari legislativi. — Personalità delle leggi barbare, franche, saliche, ripensi, lombarde, visigote, romane. — Capitolare addizionale alle leggi saliche e ripensi. — Analisi del <i>Poliptico dell'abbate Irminone</i>. — Giurisdizione dei conti e del vescovi. — Placiti degli scabini e dei centurioni. — Capitolari circa la milizia. — Forma delle dimande all'imperatore. — Rescritti. — Somiglianza e dissomiglianza tra i sinodi e i placiti. — Indole generale della legislazione di Carlomagno. — (800-814)</td> <td class="pag"><a href="#cap8">94</a></td> - </tr> - <tr> - <td>CAPITOLO IX. — <span class="smcap lowercase">FAMIGLIA DI CARLOMAGNO E GLI ULTIMI TRE ANNI DELLA SUA VITA.</span> — Mogli di Carlomagno. — Imeltruda. — Desiderata o Ermengarda. — Ildegarda. — Fastrada. — Luitgarda. — Figli. — Pipino soprannominato il <i>Gobbo</i>. — Congiura di lui contro il padre. — Carlo. — Pipino re d'Italia. — Lodovico re d'Aquitania. — Figlie. — Altre figliuole. — Emma e la leggenda di Eginardo. — Ultimi anni di Carlomagno. — Sua stanza in Aquisgrana. — Accordo con gli Schiavoni e i Danesi. — Testamento di Carlomagno. — Spartizion dell'impero. — Suoi patimenti. — Sua morte. — Considerasi il modo suo di governo. — Forza e debolezza dell'impero. — (768-814)</td> <td class="pag"><a href="#cap9">105</a></td> - </tr> - <tr> - <td>CAPITOLO X. — <span class="smcap lowercase">LA CITTÀ E IL DRITTO PRIVATO CARLINGO.</span> — La città romana, la gallica, la franca, la germanica, la longobarda, la gotica. — Il vescovo. — I difensori. — I collegi delle arti. — I conti. — I giudici. — I vidami. — I prevosti. — Gli avvocati. — I centurioni. — Gli scabini. — I buoni uomini. — Diritto privato. — La vendita. — Atti di manumissione. — La locazione. — Il testamento. — Formole <span class="pagenum" id="Page_211">[211]</span> e processure. — Il giuramento. — La testimonianza. — Le prove del fuoco e dell'acqua. — Azione della Chiesa. — Origine del diritto feudale. — (768-814)</td> <td class="pag"><a href="#cap10">122</a></td> - </tr> - <tr> - <td>CAPITOLO XI. — <span class="smcap lowercase">CRONICHE, CARTE, DIPLOMI E MONUMENTI DEL REGNO DI CARLOMAGNO.</span> — Le quattro maggiori fonti delle tradizioni istoriche. — Le croniche intorno a Carlomagno. — Gli <i>Annali d'Eginardo</i>. — I <i>Fatti a la gesta dell'imperatore</i> del monaco di San Gallo. — La <i>Cronaca di San Dionigi</i>. — Il <i>Poeta sassone</i>. — L'arcivescovo Turpino. — Le vite dei santi. — Le leggende. — Carte. — Diplomi. — Esame del cartolare di Sithieu. — Carteggio dei papi. — Canzoni eroiche e croniche in verso. — Tradizioni verbali. — Pellegrinaggio sulle rive del Reno. — Riputazione di Carlomagno appo il popolo alemanno. — Leggenda intorno a lui come santo. — Culto alla imagine di lui. — (768-814)</td> <td class="pag"><a href="#cap11">134</a></td> - </tr> - <tr> - <td>CAPITOLO XII. — <span class="smcap lowercase">INDOLE E CARATTERE LETTERARIA DEL PERIODO CARLINGO.</span> — Opere letterarie di Carlomagno. — Frammenti delle sue lettere. — Suoi versi. — Biografia d'Angilberto. — Landrado, arcivescovo di Lione. — Agobardo. — Turpino, arcivescovo di Reims. — Teodolfo, vescovo d'Orleans. — Adalardo, abbate di Corbia. — Angesiso, abbate di Fontenelle. — Felice, vescovo di Urgel. — San Benedetto d'Aniano. — Altri scrittori oscuri. — Gli studi alla fine dell'impero di Carlomagno. — Quanto ei fece a favor delle lettere e delle scienze. — Teologia. — Filosofia. — Scuole e biblioteche monastiche. — Prototipi della scienza germanica. — San Gallo. — Fulda. — Magonza. — Scuole dell'Austrasia. — Metz. — Verdun. — Scuole della Neustria. — San Germano di Parigi. — Corbia. — San Martino di Tours. — Scuole italiche. — Montecassino. — Morte del diacono Paolo, Lombardo. — Inizio del secolo letterario di Lodovico, figliuolo di Carlomagno. — Incmaro, arcivescovo di Reims. — Lupo, abbate di Ferrieres. — Pascasio Radberto. — (800-814)</td> <td class="pag"><a href="#cap12">149</a></td> - </tr> - <tr> - <td>CAPITOLO XIII. — <span class="smcap lowercase">QUANTO RIMASE IN PIEDI DELL'OPERA DI CARLOMAGNO.</span> — 1.º Leggi. — Avanzi della legge salica. — Ripense. — Borgognona. — Longobardica. — Sassone. — I Capitolari. — Incremento del diritto ecclesiastico. — Decretali. — Dionigi il Picciolo. — Isidoro Mercatore. — Prima origine del diritto feudale. — Ultime vestigia delle leggi carlinghe. — 2.º Istituzioni. — Le Assemblee. Quali diventano. — Come composte alla fine del regno di Carlomagno. — I conti. — I due regni d'Aquitania e d'Italia. — Ordinamento dei conti. — I <i>missi dominici</i> o messi regii. — Stato delle persone. — I vescovi. — Gli abbati. — Gli uomini liberi. — Diverse nature d'uomini liberi e di servi. — 3.º Quali divenissero i popoli alla morte di Carlomagno. — L'impero di Bisanzio. — Il califfato. — Gli Alemanni. — I Sassoni. — I Frisoni. — Gli Italiani. — I Longobardi. — Gli Aquitani. — I Goti. — La vera Francia. — Invasioni dei Normanni. — 4.º Che avvenisse del commercio. — Comunicazioni fra popolo e popolo. — Disertamento delle campagne. — Distruzione del monumenti carlinghi. — Strazio delle arti. — 5.º Avanzi della famiglia di Carlomagno. — Morte dei due più abili figli suoi. — Carlo e Pipino. — Lodovico il Pio, solo superstite, infemminito dalla meridionale sua residenza. — Scontentezza suscitata dall'associazione di lui alla corona, e sua esaltazione. — (Secolo nono)</td> <td class="pag"><a href="#cap13">171</a></td> - </tr> - <tr> - <td>RICAPITOLAZIONE. <span class="smcap lowercase">PERIODO DELL'ORDINAMENTO</span> (768-814)</td> <td class="pag"><a href="#riepilogo">197</a></td> - </tr> -</table> -<hr /> -</div> - -<div class="footnotes"> - -<h2> -NOTE: -</h2> - -<div class="footnote" id="note1"> -<p><span class="label"><a href="#tag1">1</a>. </span>Stefano I governò la Chiesa dall'anno 752 al 757; Stefano II fu eletto papa -nel 768 e morì nel 772, ed Adriano occupò la sedia pontificia dal 772 al 795.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note2"> -<p><span class="label"><a href="#tag2">2</a>. </span>Notisi che qui non si parla di Roma, come bene avverte il Muratori, ma del Castello -di Felicità, che credesi esser la Città di Castello d'oggidì. <i>Il Traduttore</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note3"> -<p><span class="label"><a href="#tag3">3</a>. </span>Questo Reginaldo era, come appar chiaro, un conte di razza franca, che conservava -l'indole sua anticlericale come Carlo Martello. Ch'ei fosse per avventura il -medesimo che l'altiero e inesorabile Rinaldo di Montalbano, della famiglia meridionale -d'Amone?<a class="tag" id="tag4" href="#note4">[4]</a> Questa lettera è la VII del <i>Cod. Carol.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note4"> -<p><span class="label"><a href="#tag4">4</a>. </span>Come poteva costui essere Rinaldo di Montalbano, se nella medesima lettera di papa Adriano -è detto ch'egli era fin dai tempi del re Desiderio seminatore di discordie e di liti? In fatti egli -era stato, come dice il Muratori, <i>Gastaldo</i> nella stessa terra di <i>Felicità</i>, per conto di quest'ultimo -re, e fu poi da Carlomagno creato conte di Chiusi. Laonde, anzichè di origine franca, è verisimile -ch'ei fosse di coloro che tradirono il re dei Longobardi, ed avesse, nella detta promozione, il -premio del suo tradimento. <i>Il Traduttore</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note5"> -<p><span class="label"><a href="#tag5">5</a>. </span>Per tutte queste contese de' Lombardi e Napolitani co' papi, consultisi il Muratori: -<i>Annal. ital. medii aevi, ad ann.</i> 774-795.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note6"> -<p><span class="label"><a href="#tag6">6</a>. </span>I Napolitani erano a que' dì in pieno accordo co' Greci, e servivano d'ausiliari -agli imperatori di Bisanzio. La Sicilia era soggetta ad un patrizio greco; ma -le irruzioni dei Saraceni non lasciavano pure un momento in pace quegli abitanti. -(V. Muratori <i>Dissert. de Ital. medii aevi</i> V.)</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note7"> -<p><span class="label"><a href="#tag7">7</a>. </span>Notammo già che in queste epistole i papi usavano la seconda persona nel numero -dei più: <i>Excellentia vestra</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note8"> -<p><span class="label"><a href="#tag8">8</a>. </span><i>Codex Carol</i>. Epist. XIX.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note9"> -<p><span class="label"><a href="#tag9">9</a>. </span>Alla foggia delle processioni greche.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note10"> -<p><span class="label"><a href="#tag10">10</a>. </span><i>Codex Carolin.</i> Epist. XXXI.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note11"> -<p><span class="label"><a href="#tag11">11</a>. </span></p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>Post Patrem lacrymans Carolus haec carmina scripsi.</i></p> -<p class="i02"> <i>Tu mihi dulcis amor: te modo piango Pater</i>...</p> -<p class="i01"><i>Nomina jungo simul titulis clarissima nostra;</i></p> -<p class="i02"> <i>Adrianus, Carolus; Rex, ego tuque Pater</i>...</p> -<p class="i01"><i>Tum memor esto tui nati, Pater optime, posco,</i></p> -<p class="i02"> <i>Cum Patre dic natus pergat et iste tuus.</i></p> -</div></div> -</div> - -<div class="footnote" id="note12"> -<p><span class="label"><a href="#tag12">12</a>. </span>Gl'Imperatori di Costantinopoli non davano altro nome che quello di figliuolo -agli altri principi.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note13"> -<p><span class="label"><a href="#tag13">13</a>. </span>I Greci tornarono ancora in legazione, come si pare dalle <i>Croniche di San -Dionigi</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note14"> -<p><span class="label"><a href="#tag14">14</a>. </span>La corrispondenza del califfi con la schiatta carlinga comincia fin dal regno di -Pipino. Vedi il Continuatore di Fredegario ad ann. 763.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note15"> -<p><span class="label"><a href="#tag15">15</a>. </span>Quest'orologio servì certo di modello a tutti gli altri che si veggono in quasi -tutte le cattedrali del medio evo<a class="tag" id="tag16" href="#note16">[16]</a>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note16"> -<p><span class="label"><a href="#tag16">16</a>. </span>L'Ughelli nell'<i>Italia sacra</i>, e il Maffei nella <i>Verona illustrata</i>, attribuiscono, non senza -buone ragioni, l'invenzione degli orologi a ruota a Pacifico, arcidiacono di Verona, che vuolsi -nato nel 778 e morto nell'846. <i>Il Traduttore.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note17"> -<p><span class="label"><a href="#tag17">17</a>. </span><i>Monach. S. Galli</i> lib. II. Qui il poetico cronista si lascia trasportar dal genio -suo descrittivo, a cui andiam debitori dell'ammirabil pittura, che segue, d'una caccia -di Carlo nelle selve delle Ardenne o della Svevia.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note18"> -<p><span class="label"><a href="#tag18">18</a>. </span>Di quest'animale abbiamo una vivissima descrizione nella Istoria del Giambullari, -lib. IV, p. 201, edizione del Belloni, 1827. <i>Il Traduttore.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note19"> -<p><span class="label"><a href="#tag19">19</a>. </span>Il monaco di San Gallo altro non fa qui che scrivere una formal querela contro -que' conti e governatori, e porla in bocca agli ambasciatori di Arun.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note20"> -<p><span class="label"><a href="#tag20">20</a>. </span>Ci restan parecchie canzoni eroiche intorno alla <i>Conquista di Gerusalemme</i> -fatta da Carlomagno, e se ne può veder una originale nei manoscritti della Bilioteca -reale, n. 7192, in fol.; ed un'altra nella Biblioteca dell'Arsenale; belle lettere, -n. 165 in fol.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note21"> -<p><span class="label"><a href="#tag21">21</a>. </span>A me sembra fuor d'ogni dubbio che dalla voce araba <i>emir</i> o <i>amir</i>, a cui aggiungevano -l'articolo al, sia venuta in origine la nostra di <i>Almirante</i>, poi <i>Ammirante</i>, -e infine <i>Ammiraglio</i>, come tenne anche il Muratori. Infatti gli antichi Italiani, -del par che tutti gli altri Europei, conobbero per lo più in questi emiri i -capitani delle flotte saracene, che vennero ad invadere i liti della Spagna, della -Sicilia, e così via. Che più? la <i>Cronaca di san Dionigi</i>, nominando in quel suo -antichissimo francese un di questi emiri, il chiama amiraus che ognun vede quanto -s'appresti all'ammiraglio nostro. Il Gherardini, con l'usata dottrina sua, ha riferito -tutte le opinioni dei lessicografi, intorno all'origine di questa parola, senza chiarirsi -per alcuna. <i>Il Traduttore</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note22"> -<p><span class="label"><a href="#tag22">22</a>. </span>Il che mi ha fatto rinunziar al pensiero di compilar un Codice carolino nell'ordine -delle materie, com'è usato nelle <i>Istituzioni</i> di Giustiniano e nelle <i>Pandette</i> -del Pothier, opera che, oltre all'essere sostanzialmente arbitraria, darebbe -altresì una falsissima cognizione dei capitolari e della civiltà che gli ha prodotti. -Dappoi che il Pertz ha pubblicato il suo <i>Corpus Juris</i> carolino il Belusio dee parere -incompiuto; ma pure si vuol saper grado a questo primo compilatore, d'aver -separato i concilii dai capitolari.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note23"> -<p><span class="label"><a href="#tag23">23</a>. </span>Capitolare del marzo 779.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note24"> -<p><span class="label"><a href="#tag24">24</a>. </span><i>Solvat bannum.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note25"> -<p><span class="label"><a href="#tag25">25</a>. </span><i>Casata</i>, picciola casa con alcune terre attinenti. Vedi la <i>Polyptyque d'Irminon</i>, -pubblicata dal Guérard; Parigi.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note26"> -<p><span class="label"><a href="#tag26">26</a>. </span><i>Mancipia.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note27"> -<p><span class="label"><a href="#tag27">27</a>. </span><i>Servus.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note28"> -<p><span class="label"><a href="#tag28">28</a>. </span>779.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note29"> -<p><span class="label"><a href="#tag29">29</a>. </span>La fame che logorò in quest'anno la generazione.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note30"> -<p><span class="label"><a href="#tag30">30</a>. </span>Di qui l'origin sassone della tassa de' poveri.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note31"> -<p><span class="label"><a href="#tag31">31</a>. </span>In Inghilterra sono ancora in uso i pubblici digiuni.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note32"> -<p><span class="label"><a href="#tag32">32</a>. </span>Difficilissimo sopra tutto fu ad estirpar nei monasteri l'uso della caccia.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note33"> -<p><span class="label"><a href="#tag33">33</a>. </span>È questa una superstizione germanica che si trova negli usi di quella nazione.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note34"> -<p><span class="label"><a href="#tag34">34</a>. </span><i>Capitul.</i> 789. È cosa importantissima di ben notare la diversità delle condizioni -nel Franco, nel Romano e nel Gallo. Appunto dalla diversità delle composizioni -e delle ammende si stabilisce nel diritto pubblico di quel tempo la distinzione -degli ordini. Il Montesquieu ha trattato con grande magistero questo -soggetto. <i>Esprit des Lois XXVIII.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note35"> -<p><span class="label"><a href="#tag35">35</a>. </span>Per le monete e le misure dei Carolingi, si vuol consultare Leblanc, <i>Trattato -delle monete</i> e il glossario del Guérard nella <i>Politica dell'abate Irminons</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note36"> -<p><span class="label"><a href="#tag36">36</a>. </span><i>Capitul., ann.</i> 787.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note37"> -<p><span class="label"><a href="#tag37">37</a>. </span>Parmi bene di notar qui che l'amministrazione delle tenute regie era cosa importantissima -nel modo adottato da Carlomagno, poichè quest'era la parte principale -della pubblica entrata.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note38"> -<p><span class="label"><a href="#tag38">38</a>. </span>Tale si era la legge sassone, e fu accettata anche dalla legislazione inglese, che -puniva di morte il furto commesso ne' campi. Sol da pochi anni in qua fu ivi modificato -il codice penale.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note39"> -<p><span class="label"><a href="#tag39">39</a>. </span>La legge franca ammetteva la redenzione delle pene corporali per mezzo della -composizione.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note40"> -<p><span class="label"><a href="#tag40">40</a>. </span>Giudice qui si piglia nel senso di conte.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note41"> -<p><span class="label"><a href="#tag41">41</a>. </span>Anche l'astinenza imposta fino all'esecuzione degli ordini sovrani era tolta dalla -legislazione sassone.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note42"> -<p><span class="label"><a href="#tag42">42</a>. </span>Non so perchè l'autore qui traduce <i>mais</i>, che al tempo di Carlomagno non era -certo ancor coltivato in Europa. <i>Il Traduttore.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note43"> -<p><span class="label"><a href="#tag43">43</a>. </span>Ho di nuovo indagato che intender vogliono i capitolari per <i>casata</i>, ed è chiaro -che, secondo il Polyptyque dell'abate Irminone non era altrimenti che una masseria, -però che questa comprendeva parecchie casate. A parer mio la <i>casata</i> era -una casa o capanna, l'abitazione d'una famiglia, d'onde venne la voce italiana -casa<a class="tag" id="tag44" href="#note44">[44]</a>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note44"> -<p><span class="label"><a href="#tag44">44</a>. </span>Cicerone, Terenzio e Seneca usarono <i>casa</i> a significar l'umile tetto de' poveri, ed è ben più -probabile che di là venga la <i>casa</i> dei capitolari e la <i>casa</i> degl'Italiani. <i>Il Traduttore.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note45"> -<p><span class="label"><a href="#tag45">45</a>. </span>È una legge di precauzione contro il dissodar delle terre, chè la foresta era -il nido della libertà e della vita germanica. Vedi il Ducange alla voce <i>forest</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note46"> -<p><span class="label"><a href="#tag46">46</a>. </span><i>Capitul. De villis</i>, ann. 800.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note47"> -<p><span class="label"><a href="#tag47">47</a>. </span>Il capitolare <i>De villis</i> reca la data dell'800, l'anno istesso in cui Carlomagno -effettuò il gran suo disegno della ristaurazione dell'Impero d'Occidente; e così accanto -alla porpora de' Cesari la minuta coltivazione degli orti!</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note48"> -<p><span class="label"><a href="#tag48">48</a>. </span>Tutte queste ruine carlinghe sono spoglie d'ornati, e veder se ne possono alcuni -avanzi ancora a Poitiers ed a San Benedetto alla Loira.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note49"> -<p><span class="label"><a href="#tag49">49</a>. </span>E il porfido non è marmo forse? <i>Il Traduttore.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note50"> -<p><span class="label"><a href="#tag50">50</a>. </span>Mi fu detto che un insigne scultore, cui fu allogata la statua di Carlomagno -per la Camera del Pari, recatosi ad Aquisgrana per misurar le ossa dell'Imperatore, -le trovasse pari a quelle d'un uomo di statura ordinaria. Forse l'artefice fu -tratto in inganno, però che gli avanzi del cranio e della mano, se son veramente -di Carlomagno, paiono sterminati.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note51"> -<p><span class="label"><a href="#tag51">51</a>. </span>Veggasi la canzone eroica di <i>Rinaldo di Montalbano</i> e la leggenda sulla cattedrale -di Colonia. Anche Malagigi s'era fatto muratore, e Carlomagno portava -per umiltà grossissimi petroni.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note52"> -<p><span class="label"><a href="#tag52">52</a>. </span><i>Monach. S. Galli</i>, lib. I.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note53"> -<p><span class="label"><a href="#tag53">53</a>. </span>Carlomagno trovavasi a Ratisbona l'anno 794.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note54"> -<p><span class="label"><a href="#tag54">54</a>. </span>Gli abitanti additano un picciol argine, che procede sino al villaggio di Dettenheim, -e dicono esser un avanzo del gran canale di Carlomagno.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note55"> -<p><span class="label"><a href="#tag55">55</a>. </span><i>Monach. S. Gall.</i> lib. II. Questo varrà a dar un indizio del vestir lussurioso di -que' tempi, e dell'estensione del commercio con Bisanzio. Quelle sontuose vesti dei -leudi e dei baroni venivano da Roma, da Venezia e da Costantinopoli.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note56"> -<p><span class="label"><a href="#tag56">56</a>. </span>Il Muratori, accennando pur questo fatto, dice che avvenne mentre Carlo trovavasi -alla conquista del Friuli. <i>Il Traduttore.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note57"> -<p><span class="label"><a href="#tag57">57</a>. </span>Ho scorso tutti i diplomi dati da Carlomagno che ancor ci rimangono negli -<i>Archivi del regno</i>, e tutti recano il monogramma di <i>Karolus</i> assai bene formato. -Ma chi non sa che il più delle volte erano i <i>cancellarii</i> e gli <i>scribi</i> che segnavan -pure il monogramma del principe?</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note58"> -<p><span class="label"><a href="#tag58">58</a>. </span>Eginardo afferma che il medesimo imperatore <i>delectabatur in libris sancti Augustini</i>!</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note59"> -<p><span class="label"><a href="#tag59">59</a>. </span>Alcuin. <i>Epist.</i> 4.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note60"> -<p><span class="label"><a href="#tag60">60</a>. </span>I nomi di <i>Est</i>, <i>Ovest</i>, <i>Sud</i> e <i>Nord</i>, dati ai punti cardinali, e che durano anche -oggidì nella geografia, ci vengono appunto dai tempi di Carlomagno. <i>Il Traduttore.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note61"> -<p><span class="label"><a href="#tag61">61</a>. </span><i>Monach. S. Galli</i>, lib. I.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note62"> -<p><span class="label"><a href="#tag62">62</a>. </span>Appunto Carlomagno erasi dato questo santo e regio nome; cosa che l'autore -non si curò di notare. Egli dimenticò pur d'accennare fra i dotti da quel principe -protetti e favoriti, Sigulfo collega d'Alcuino, Pietro Pisano, il gran Paolino d'Aquileia, -Angilberto e parecchi altri. <i>Il Traduttore.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note63"> -<p><span class="label"><a href="#tag63">63</a>. </span>Alcuino grandemente si duole di questa scarsezza di libri <i>Epistol.</i> 1 e 70. Ma -pur Carlomagno aveva una copiosissima libreria tratta in gran parte da Roma e da -Costantinopoli, ed Alcuino si lagna di non averla in sua balía. <i>Epist.</i> 10.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note64"> -<p><span class="label"><a href="#tag64">64</a>. </span>E l'autore non ha affermato, a pag. 50, che i libri d'Aristotile non furono -a quei tempi conosciuti se non per le traduzioni degli Arabi? <i>Il Traduttore.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note65"> -<p><span class="label"><a href="#tag65">65</a>. </span>Il monogramma del secondo lignaggio è quasi sempre il medesimo sì per -Lodovico il Pio e Carlo il Calvo, come per Carlomagno. Esso è pur sempre il <span class="division"><span class="numerator">a</span><span class="denominator">us K ro</span><span class="division"><span class="numerator"> l</span></span></span> ovvero la croce greca <span class="division"><span class="numerator2">ka | r </span><span class="denominator">lus | o </span></span> -</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note66"> -<p><span class="label"><a href="#tag66">66</a>. </span>La versione francese di questa lettera è alquanto intralciata e confusa, nè -avendo noi sott'occhi il testo latino, abbiam potuto chiarirla più di così. <i>Il Traduttore.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note67"> -<p><span class="label"><a href="#tag67">67</a>. </span><i>Castaldii</i>, lo stesso che castellani. Questa voce, passata nella lingua italiana, si -è poi venuta, come tante altre, mutando, sì che ora <i>castaldo</i> non altro significa più -fra noi che fattore di villa. <i>Il Traduttore.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note68"> -<p><span class="label"><a href="#tag68">68</a>. </span>Queste lettere di Carlomagno, danno tuttavia a conoscere il sistema giudiziario -ecclesiastico, e per poco non dissi feudale dal periodo carlingo. Ci ha pure due -frammenti di lettere indiritte a Paolo Diacono, pubblicati dal Fabbricio. Una di -esse principia con questi versi: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>Parvula rex Carolus seniori carmina Paulo,</i></p> -<p class="i01"><i>Dilecto fratri, mittit honore pio.</i></p> -<p class="i04"> (Fabricius, <i>Bibliot. Med. et infim. latinit.</i>, l. 3.)</p> -</div></div> -</div> - -<div class="footnote" id="note69"> -<p><span class="label"><a href="#tag69">69</a>. </span><i>Sorties des ciseaux d'Apelle et de Phidias</i>: così il testo. Forse l'autore volle -nominar Policleto, o Lisippo, o qualch'altro di que' grandi scultori, perchè Apelle -tutti sanno essere stato eccellentissimo pittore, e non istatuario mai. <i>Il Traduttore.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note70"> -<p><span class="label"><a href="#tag70">70</a>. </span>Notisi che il concilio di Francoforte non fu in questa parte approvato dalla -Chiesa. <i>Il Traduttore.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note71"> -<p><span class="label"><a href="#tag71">71</a>. </span>Ognun già s'avvede che l'autore accenna qui, senza nominarlo, al camposanto -di Pisa. <i>Il Traduttore.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note72"> -<p><span class="label"><a href="#tag72">72</a>. </span>Come leggevasi nell'epitafio d'Alcuino, a Tours, nella chiesa di San Martino: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>Quod nunc es fueram</i>...</p> -<p class="i01"><i>Et quod nunc ego sum, tuque futurus eris.</i></p> -<p class="i01"><i>Delicias mundi casso sectabar amore:</i></p> -<p class="i01"><i>Nunc cinis et pulvis, vermibus atque cibus.</i></p> -</div></div> -</div> - -<div class="footnote" id="note73"> -<p><span class="label"><a href="#tag73">73</a>. </span>I cartolari pigliarono il loro nome da <i>charta</i> (diploma); infatti essi comprendono -la maggior parte dei diplomi de' monasteri.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note74"> -<p><span class="label"><a href="#tag74">74</a>. </span><i>Centralisation</i>. Mi son giovato, nel render questa parola, dell'esempio di ottimi -scrittori, come sono il Salvini, il Magalotti, l'Algarotti, il Gozzi e tanti altri, che -recarono nel nostro idioma voci di altri stranieri, temperandole in modo che paresser -natíe. Abbiamo <i>unificare</i>, ridurre in unità, con molti altri verbi di questa -natura; e perchè negherem la cittadinanza a <i>centrificare</i>, loro fratel carnale, quando -un altro non ne abbiamo che spieghi così a punto la cosa che si vuol significare? -E ammesso il verbo, ammetter si deggiono pure i suoi derivati, e dar quindi -salvocondotto anche a <i>centrificazione</i>. Ricordiamoci che ogni lingua ferma è lingua -morta. <i>Il Traduttore</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note75"> -<p><span class="label"><a href="#tag75">75</a>. </span>In alcuni luoghi più sopra ho tradotto <i>plaid</i>, il <i>placitum</i> dell'infima latinità, -in <i>udienza</i>, perchè in fatti cotesti <i>placiti</i> altro non erano che udienze solenni dei -principi o de' suoi tribunali. Ora, tuttavia che trattasi di proposito di questa instituzione, -parmi bene additarla con l'antiquato suo nome; e chi ne vuol sapere più -oltre vegga il Ducange alla voce <i>placita</i>. <i>Il Traduttore</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note76"> -<p><span class="label"><a href="#tag76">76</a>. </span>Questo mirava a impedire i falsi giuramenti per ubbriachezza.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note77"> -<p><span class="label"><a href="#tag77">77</a>. </span>Questa necessità di muovere alla guerra, lasciando la moglie o la figlia in custodia -di due vassalli, fu cagione che venisse nel codice penale contemplato il caso -che il vassallo facesse ingiuria alla donna del suo signore. In Inghilterra, dove si -è conservata la legge feudale, v'è pena di morte per l'adulterio con la regina. -(V. <i>Statutes of Treasons</i>, 96, Edouard. III.)</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note78"> -<p><span class="label"><a href="#tag78">78</a>. </span>Questo punto è in perfetta contradizione col precedente, dov'anzi è detto di -recare tutte le cause innanzi a loro; ma, non avendo potuto procurarci il testo -latino, ci convenne lasciar la contradizione, anzichè rimediarla con parole di -nostro capo. <i>Il Traduttore</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note79"> -<p><span class="label"><a href="#tag79">79</a>. </span><i>Elemosina pro remissione peccatorum.</i> Tale si era la formola consueta.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note80"> -<p><span class="label"><a href="#tag80">80</a>. </span>Il testo dice <i>huit siécles aprés</i>, ma è scorso di penna o di stampa, in cui l'autore -cadde anche alla faccia 402 del primo volume. Un critico della <i>Revue de Paris</i> -gli fece gran colpa anche di questo errore, ma la colpa è sua, chè non vide, com'esso -era già avvertito e corretto appiè del volume stesso. <i>Il Traduttore.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note81"> -<p><span class="label"><a href="#tag81">81</a>. </span><i>Poeta Saxo</i>, lib. II.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note82"> -<p><span class="label"><a href="#tag82">82</a>. </span>Pare da ciò che le donne de' tempi di Carlomagno si tignesser le carni e il -viso di belletto, come le matrone romane.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note83"> -<p><span class="label"><a href="#tag83">83</a>. </span><i>Meloniceo, quo malvarum stamine conficitur.</i> (Nota dei Benedettini).</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note84"> -<p><span class="label"><a href="#tag84">84</a>. </span>L'autore addita qui gli ufiziali del palazzo, ora co' loro nomi, ed ora col soprannomi -che solitamente fra loro si davano i famigliari di Carlomagno. Così Alcuino -chiama ne' suoi versi, a quando a quando, il re Carlo <i>Davidde</i>, Angilberto, -<i>Omero</i>, Ribodio, <i>Macario</i>, e via via. In questo componimento di Teodolfo, i nomi -di <i>Tirsi</i>, di <i>Lentulo</i>, di <i>Menalca</i>, e parecchi altri, non sono altrimenti nomi propri, -ma imaginati.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note85"> -<p><span class="label"><a href="#tag85">85</a>. </span><i>Flacco</i> e <i>Calliopeo</i> erano i nomi accademici d'Alcuino. <i>Il Traduttore.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note86"> -<p><span class="label"><a href="#tag86">86</a>. </span>Costui era certamente il nano di Carlomagno.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note87"> -<p><span class="label"><a href="#tag87">87</a>. </span>E di due Napoleone. <i>Il Traduttore.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note88"> -<p><span class="label"><a href="#tag88">88</a>. </span><i>Ostroniwint</i> (Est); <i>Suudunstroni</i> (Sud-Est); <i>Sundroni</i> (Sud); <i>Nordromi</i> (Nord); -<i>Westnordromi</i> (Nord-Ovest); tutte parole d'origine sassone.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note89"> -<p><span class="label"><a href="#tag89">89</a>. </span>Qui l'autore riporta due storielle d'un topo imbalsamato e d'una verga d'oro, -narrate dal monaco a disdoro d'un vescovo, che noi abbiamo intralasciate siccome -scurrili e disdicevoli alla dignità della storia. <i>Il Traduttore</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note90"> -<p><span class="label"><a href="#tag90">90</a>. </span>La legge salica, la ripense, la borgundica e la visigotica furono i quattro maggiori -codici dei Barbari. Le leggi longobardiche appartenevano più particolarmente -all'Italia.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note91"> -<p><span class="label"><a href="#tag91">91</a>. </span>La legge salica e la ripense non eran, di loro natura, imparziali, e stabilivano -alcune distinzioni tra i Franchi e i Romani, anche solo che fossero commensali, -o seguaci del re: <i>Si Romanus homo conviva regis fuerit</i>; pel Romano benestante, -<i>qui res in pago ubi remanet proprias habet</i>, la composizione era solo di cento -soldi.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note92"> -<p><span class="label"><a href="#tag92">92</a>. </span>Non ho mai potuto trovar l'origin vera di questa parola <i>breve</i>, a significar -terra o tenuta, e tuttavia pigliar non la si può che in questo senso<a class="tag" id="tag93" href="#note93">[93]</a>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note93"> -<p><span class="label"><a href="#tag93">93</a>. </span>I Latini usarono <i>brevia</i>, al plurale, a significar secche, renai, un luogo sterile in somma: -egli è quindi probabile che indi venisse il nome di <i>breve</i> ad una terra o tenuta de' monaci, che -prima era brutta ed incolta e poco men che un renaio; se pur non si volle, per la picciolezza del -podere, far un'antitesi al <i>latifundium</i> dei Romani, od anche, più probabilmente, applicare alla -cosa il nome del modo in che veniva acquistata, da che, a quei tempi, chiamavansi <i>Brevi</i> (<i>Breves -recordationis</i>) gli atti che a' dì nostri si chiamano istromenti o scritture. <i>Il Traduttore.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note94"> -<p><span class="label"><a href="#tag94">94</a>. </span>La <i>corvee</i>, dalla voce latina <i>curvada</i> o <i>curvata</i>, che viene dal Guérard spiegata -nel modo seguente: <i>opera agrestis plerumque unius diei, maxime aratoria, -ad sationes agrorum faciendas, a rusticis dominis præstita</i>. (<i>Glossarium peculiare</i>.)</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note95"> -<p><span class="label"><a href="#tag95">95</a>. </span><i>Specimen Breviarii rerum fiscalium Karoli Magni</i> in I. G. <i>Eckardi</i>, <i>Comment. -de rebus Franc. orient.</i> t. II., pag. 902-910.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note96"> -<p><span class="label"><a href="#tag96">96</a>. </span>Questa biblioteca religiosa non altro conteneva che i libri dell'Antico e del -Nuovo Testamento. (<i>Appendix</i>, p. 297.)</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note97"> -<p><span class="label"><a href="#tag97">97</a>. </span>«Le manomissioni si faceano o per carta, o per testamento, o dal vescovo pubblicamente -in <i>cornu altaris</i>.» Così il cavaliere Luigi Cibrario, alla pag. 64, vol. I. -seconda edizione della pregevolissima opera sua intorno all'<i>Economia politica del -medio evo</i>. <i>Il Traduttore.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note98"> -<p><span class="label"><a href="#tag98">98</a>. </span>Vedesi chiaro qui che la terra costituisce il debito del servigio; i benefizi e le -mense obbligano altrui alla milizia.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note99"> -<p><span class="label"><a href="#tag99">99</a>. </span><i>Centenier.</i> Così traduce l'autore il <i>centenarius</i> dei capitolari, che significava un -capo e giudice di cento, e chiamavasi anche con altro nome, <i>sculdassius</i>. A me parve -di voltarlo in centurione, per accostarmi all'uso di non pochi comuni d'Italia, che -sotto questo titolo serbarono per gran tempo que' magistrati. <i>Il Traduttore.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note100"> -<p><span class="label"><a href="#tag100">100</a>. </span><i>Capitular.</i>, ad ann. 810. Veggansi i capitoli X e XIII di quest'opera.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note101"> -<p><span class="label"><a href="#tag101">101</a>. </span>La legge <i>gombeta</i>, compilata da Gondebaldo, era speciale ai Borgognoni, e durò -per tempo lunghissimo; tanto che la si trova usata anche sotto Lodovico Pio, come -risulta dalle epistole d'Agobardo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note102"> -<p><span class="label"><a href="#tag102">102</a>. </span>Questo capitolare è un'appendice a quell'altro anteriore <i>de Villis</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note103"> -<p><span class="label"><a href="#tag103">103</a>. </span>Lidi o liti, o leuti e leudi, chiamavansi dai Franchi e dagli Alemanni, que' -censuari, che dai Longobardi erano chiamali aldioni.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note104"> -<p><span class="label"><a href="#tag104">104</a>. </span>Questo terzo al re, era quell'ammenda che chiamavasi fredo<a class="tag" id="tag105" href="#note105">[105]</a>, e pagavasi al -signore. La legge ripense avea stabilito il <i>fredo</i> al terzo, come sta scritto nel -cap. 88.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note105"> -<p><span class="label"><a href="#tag105">105</a>. </span>Fredo, secondo il Cibrario, nell'opera sua soprallodata, significava l'ammenda della composizione -in generale, di cui una parte andava all'offeso od ai suoi eredi, e una parte al fisco: e oltre al -nome di <i>fredus</i>, avea quello ancora di <i>leudus</i>, e l'altro germanico di <i>warigelt</i>. <i>Il Traduttore.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note106"> -<p><span class="label"><a href="#tag106">106</a>. </span>Ildegarda morì dell'anno 782.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note107"> -<p><span class="label"><a href="#tag107">107</a>. </span>Fastrada uscì di vita nel 794.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note108"> -<p><span class="label"><a href="#tag108">108</a>. </span>A dì 4 giugno, come reca il libro de' Morti.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note109"> -<p><span class="label"><a href="#tag109">109</a>. </span>Il Muratori afferma che il figlio deputato da Carlomagno a farsi incontro a papa -Leone fu Pipino, re d'Italia. <i>Il Traduttore.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note110"> -<p><span class="label"><a href="#tag110">110</a>. </span>Berta fu madre dello storico Nitardo, che scrisse gli <i>Annali</i> del suo tempo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note111"> -<p><span class="label"><a href="#tag111">111</a>. </span>Carlomagno ebbe ancora molti altri bastardi, fra' quali Ugo, abbate di San -Quintino, che fu ucciso in una battaglia contro i Saracini, a dì 7 giugno 844, e -Dragone, vescovo di Metz, morto nel 855.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note112"> -<p><span class="label"><a href="#tag112">112</a>. </span>Il P. Bouquet nota che nessuna cronica parla di questa figlia Emma; Eginardo -non la nomina punto, e Lodovico il Pio, nel concedere, in certo diploma, -un feudo a Eginardo ed alla moglie sua, non accenna punto ch'ella fosse sua sorella.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note113"> -<p><span class="label"><a href="#tag113">113</a>. </span>Veggasi quel che dice Eginardo stesso, e Nitardo dogo di lui, intorno ai costumi -liberissimi delle figlie di Carlomagno.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note114"> -<p><span class="label"><a href="#tag114">114</a>. </span>Eginardo ebbe in fatti una legazione a Roma.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note115"> -<p><span class="label"><a href="#tag115">115</a>. </span>Indubitato si è che Eginardo ebbe Emma o Imma per moglie, la quale da Lupo, -abbate di Ferriere, è chiamata <i>nobilissima fœmina</i>. Il Mabillon crede che l'avventura -sia vera. Il P. Bouquet la contraddice; e il P. Rivet non la mette pure -in dubbio.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note116"> -<p><span class="label"><a href="#tag116">116</a>. </span>Il P. Bouquet, <i>Hist. Gall. Collect</i>. t. V, pag. 383. Eginardo si fece indi monaco, -ed il suo carteggio, pubblicato dai Benedettini nel t. VI della loro grande -raccolta, è curiosissimo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note117"> -<p><span class="label"><a href="#tag117">117</a>. </span>Eginardo fu abate prima di Fontenelle, poi di San Pietro e San Bavone, a -Gand, e fondò la badia di Selingestad, nella sua propria terra di Mulenheim.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note118"> -<p><span class="label"><a href="#tag118">118</a>. </span>La <i>Cronaca di San Dionigi</i> nomina ventidue metropoli carlinghe. Le quali -metropoli erano i centri delle grandi divisioni dell'impero, ritraenti anch'esse -delle memorie di Roma. (V. <i>Gall. Christ. in prælat.</i>)</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note119"> -<p><span class="label"><a href="#tag119">119</a>. </span>Il diritto romano dichiarava nullo il testamento non fatto in presenza di testimoni. -Tutti quelli qui notati appartengono, siccome pare, alla schiatta franca e -germanica.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note120"> -<p><span class="label"><a href="#tag120">120</a>. </span>E il medesimo non vien pur di presente succedendo, dopo la caduta di Napoleone?</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note121"> -<p><span class="label"><a href="#tag121">121</a>. </span>Da <i>major</i> i Francesi han fatto <i>maire</i>, che gli Italiani chiamarono <i>il Podestà</i> -e anticamente e più gramaticalmente, <i>la Podestà</i>. <i>Il Traduttore</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note122"> -<p><span class="label"><a href="#tag122">122</a>. </span>Si trovano esempi di duello giudiziario sotto i primi re merovingi (<i>Greg. Turon.</i> -lib. VII, c. 19, lib. X, c. 10), e sembra che fosse usato frequentemente, più -che altrove in Borgogna. Lo crediamo altresì stabilito dalla legge alemannica o sveva -(<i>Baluze</i>, lib. I, pag. 80). In Lombardia poi fu sempre popolare, e Luitprando, re -del Longobardi, dice in una delle sue leggi: «<i>Incerti sumus de judicio Dei, al -quosdam audivimus per pugnam sine juxta causa suam causam perdere. Sed -propter consuetudinem gentis nostræ Longobardorum legem impiam vetare non -possumus.</i>» — Muratori, <i>Script. rerum Italicarum</i>, t. II, p. 65.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note123"> -<p><span class="label"><a href="#tag123">123</a>. </span>La stessa ragione naturale dovea mostrare ai principi ed ai popoli l'incertezza -e la brutalità di questa forma di giudizio, sì che fin dai primi tempi della sua instituzione -vediamo parecchie città in Inghilterra, e in Germania, noverar tra i loro -privilegi l'esenzione dal duello giudiziale. Ci sembra poi che l'autore si apponga in -fatto, citando gli esempi dell'Iliade; però che ivi sono zuffe e combattimenti fra -due sì, ma in guerra, e non già disfide e duelli premeditati a vendicare un'offesa. <i>Il Traduttore.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note124"> -<p><span class="label"><a href="#tag124">124</a>. </span>In fatti, quasi tutte le canzoni eroiche, che hanno per soggetto Carlomagno e -i suoi paladini, furono composte nel duodecimo secolo. (Veggasi quel che io ne -dico nel mio lavoro intorno a <i>Filippo Augusto</i>.)</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note125"> -<p><span class="label"><a href="#tag125">125</a>. </span>A maggiore schiarimento di questo luogo servano le seguenti parole del Cibrario -(opera citata), intorno alle condizioni del cronisti del medio evo e al modo con -che si sdebitavano dell'uffizio loro. «I re, i vescovi, i comuni soleano, del metter -in cronica i loro fatti, dar pubblico incarico a qualche persona sciente di lettere, -e d'ordinario a un monaco. Un monaco di San Dionigi metteva in cronaca le gesta -de' re di Francia, e quando combatteva alcuna battaglia campale, il re, con lettere -chiuse indirizzate all'abate, lo ragguagliava del successo e del numero del morti... -I re d'Inghilterra aveano un cronista che abitava nel medesimo palazzo con loro, -e tenea ragione giorno per giorno dalle loro buone o cattive azioni e delle altre -cose degne di memoria. Per passar ogni pericolo d'adulazione, il registro che contenea -tali memorie, non era aperto che dopo la morte dal re e de' suoi figliuoli. -</p> - -<p> - «In quasi tutti i monasteri principali, il più saputo del monaci tenea un simile -registro, e finito un regno, lo presentava al capitolo generale, dov'era esaminato, -e poi fatto ridurre in cronaca.» <i>Il Traduttore</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note126"> -<p><span class="label"><a href="#tag126">126</a>. </span><i>Scriptorium</i>, chiamavasi a que' tempi ne' monasteri il luogo dove i monaci si -chiudevano a scriver le loro croniche ed a copiare i codici antichi; e però mi è -parso meglio sostituir questo termine al <i>labeur</i> (fatica o lavoro) dell'autore. <i>Il Traduttore.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note127"> -<p><span class="label"><a href="#tag127">127</a>. </span>Gli Annali di <i>Fulda</i> van sino all'anno 882. Il Frelier ha trovato alcuni manoscritti -che gli sprolungano fino al 900.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note128"> -<p><span class="label"><a href="#tag128">128</a>. </span>Il P. Bouquet ha pubblicato questo passo di Giovanni Diacono, come documento -di storia importantissimo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note129"> -<p><span class="label"><a href="#tag129">129</a>. </span>Benedetto, diacono delle chiesa di Magonza, ne informa del modo in che compilati -erano questi capitolari. Eran solitamente i più dotti del clero, che li coordinavano, -per indi sottoporli all'imperatore. V. Baluze, <i>Capit.</i> t. I, p. 803-806.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note130"> -<p><span class="label"><a href="#tag130">130</a>. </span><i>Collect. concil.</i> t. VII, p. 1047; <i>Hispan.</i> t. III, p. 110 114.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note131"> -<p><span class="label"><a href="#tag131">131</a>. </span>La lettera per l'istituzione delle scuole è circolare, e reca la data dell'anno 787. -Baluze, t. I, p. 201-204.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note132"> -<p><span class="label"><a href="#tag132">132</a>. </span>Già fu notato più sopra che questi eran soprannomi accademici con cui si chiamavan -fra loro i dotti alla corte di Carlomagno. <i>Il Traduttore.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note133"> -<p><span class="label"><a href="#tag133">133</a>. </span>Vogliono i dotti che certa medaglia, rappresentante un cocchio tratto da un -leone e da un bue, si riferisca a questa concordanza delle Scritture composta da -Carlomagno. (Benedict. <i>Hist. litter.</i> t. IV, p. 410; Fabric. lib. III, p. 915)</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note134"> -<p><span class="label"><a href="#tag134">134</a>. </span><i>Eternum et sempiternum, immortale et perpetuum sæculum, aevum, et tempus.</i> -Alcuin., p. 765-770.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note135"> -<p><span class="label"><a href="#tag135">135</a>. </span><i>De ratione animæ.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note136"> -<p><span class="label"><a href="#tag136">136</a>. </span>L'autore chiama sempre questo vescovo col nome di <i>Leidrade</i>, scostandosi da -Felice d'Urgel, che il chiama ora <i>Laidracus</i> ed ora <i>Leidacus</i>, e da Alcuino che -gli dà il nome di <i>Leobradus</i>. Io ho seguito il Muratori ed il Bettinelli che lo chiamano -<i>Landrado</i>. Mi ha fatto gran maraviglia il non trovar nella <i>Storia della letteratura -italiana</i> del diligentissimo Tiraboschi pure una parola di quest'autore, che, per -esser nato alle porte d'Italia, e vissuto a Roma gran tempo, poteva trovar luogo -colà dov'ei parla d'Alcuino, di Eginardo, ecc. <i>Il Traduttore.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note137"> -<p><span class="label"><a href="#tag137">137</a>. </span>Anche Odelberto, arcivescovo di Milano, compose per questa occasione il suo -libro, <i>De baptismo</i>, che ancor ci rimane, e abbiam tuttora la lettera da lui scritta -in proposito a Carlomagno. <i>Il Traduttore.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note138"> -<p><span class="label"><a href="#tag138">138</a>. </span>Il Tiraboschi lo fa scozzese, ed opina che due ne fossero ad un tempo del -medesimo nome e della medesima nazione. (<i>Stor. della letterat. ital.</i>, vol. V, lib. III. -c. 1, § XIX e seguenti; Milano 1826.) <i>Il Traduttore.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note139"> -<p><span class="label"><a href="#tag139">139</a>. </span>Tale si è l'opinione che sostenne fermamente il Boulas: t. I, pag. 91<a class="tag" id="tag140" href="#note140">[140]</a>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note140"> -<p><span class="label"><a href="#tag140">140</a>. </span>Questa è pur l'opinione del nostro Bettinelli nel suo <i>Risorgimento d'Italia</i>: e il Gatti, -storico dell'Università di Pavia, attribuisce a Carlomagno anche la fondazione di questa; in che -fu vittoriosamente combattuto dal Tiraboschi, <i>Storia della letteratura italiana</i>, vol. V, lib. III. -<i>Il Traduttore.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note141"> -<p><span class="label"><a href="#tag141">141</a>. </span><i>Doctor egregius et insignis floruit historiografus et poeta, atque omnium artium -nobilissimus auctor</i><a class="tag" id="tag142" href="#note142">[142]</a>. Mabill. lib. 36, n. 49. Duchesnel, l. II, n. 560; <i>Trith. -Cron. Hirsang.</i>, pag. 31.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note142"> -<p><span class="label"><a href="#tag142">142</a>. </span>L'autore ha tradotto l'ultima frase: <i>et auteur dans tous les arts</i>; parmi più giusto l'interpretar -qui la voce <i>auctor</i> nel senso di aumentatore o favoreggiatore, chè un autore o scrittore in -tutte l'arti sarebbe una maraviglia ai tempi nostri, non che al secolo nono. <i>Il Traduttore.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note143"> -<p><span class="label"><a href="#tag143">143</a>. </span>Volone, figliuolo del conte di Chiburgo, fu monaco scostumatissimo, ma gli fu -fatta grazia a cagione del suo sapere.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note144"> -<p><span class="label"><a href="#tag144">144</a>. </span>V. il cap. VII di questo volume.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note145"> -<p><span class="label"><a href="#tag145">145</a>. </span><i>Lex consensu populi fit, constitutione regis. Recueil des hist.</i> t. VII. p. 656. -Massima liberalissima, come ognun vede; se non che qui non si vuol prender la -parola <i>populus</i> in quel senso assoluto in cui fu interpretata dal Mably nel tempo -in cui regnavano le opinioni democratiche.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note146"> -<p><span class="label"><a href="#tag146">146</a>. </span>Non sappiamo se intenda parlar di Carlomanno figlio di Lodovico il Balbo, o di -Carlomanno figlio di Lodovico il Germanico, però che amendue regnarono in sul -dissolversi dell'Impero. E d'altra parte, le assemblee del campo di maggio eran -già finite al tempo di Carlo il Calvo, successore di Lodovico Pio, come l'attestano -il P. Daniel, il Mably e altri storici francesi. <i>Il Traduttore.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note147"> -<p><span class="label"><a href="#tag147">147</a>. </span>Totale è la confusione al decimo secolo, e spesso la voce <i>allodium</i> è usata ad -indicare il <i>feudum</i>. Marcolfo, lib. I, form. 13, riferisce parecchi esempi di allodii -dati al re e caposignore per indi riceverli in benefizi. La parola <i>feodum</i> o <i>feudum</i> -non trovasi in generale adoperata che al decimo ad all'undecimo secolo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note148"> -<p><span class="label"><a href="#tag148">148</a>. </span>Il Ferrario nell'opera sua, da noi più volte citata, intorno agli antichi romanzi -di cavalleria, ha recato i disegni di questi mosaici, ma essi non sono appien conformi -alla descrizione che ne fa il nostro autore. <i>Il Traduttore.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note149"> -<p><span class="label"><a href="#tag149">149</a>. </span>Leggi undecimo secolo, però che l'occupazione dei Normanni avvenne dopo il -mille. <i>Il Traduttore</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note150"> -<p><span class="label"><a href="#tag150">150</a>. </span>Pisa ed Amalfi avean già banchi nella Siria, e il nome franco v'era rispettato.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note151"> -<p><span class="label"><a href="#tag151">151</a>. </span>Del resto tale si era, press'a poco, la divisione preparata da Lodovico Pio, se -non che fu affidata a mani inette, e ideata da un principe debole.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note152"> -<p><span class="label"><a href="#tag152">152</a>. </span>Tutto lo studio di Lodovico Pio nel suo regno consiste nel farsi accettare dalla -popolazione germanica, chè dell'amor degli Aquitani egli è sicuro.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note153"> -<p><span class="label"><a href="#tag153">153</a>. </span>Il chiarissimo signor Menini trattando, non è guari, nell'Appendice della Gazzetta -di Milano, della presente opera del signor Capefigue, e della mia traduzione, -alla quale fu cortese di lodi, ch'io mi tengo care, come di giudice competente e -sincero, pose innanzi l'autorità del Leo, per la quale Carlomagno discenderebbe -da famiglia Italiana, e i <i>messi regii</i> non sarebbero instituzione di questo principe, -ma sì più antica. Quanto alla prima di queste opinioni, benchè l'amor di patria -ce la farebbe di buon grado accettare, l'amor della verità ci muove ad aspettar -prima di saper da quali fonti quel dotto istorico la traesse. Anche le leggende -fanno discendere Carlomagno da un papa italiano, ma ognun sa ch'esse non meritano -in argomento di storia alcuna fede. E d'altra parte si sa esser impossibile, -prima dell'undecimo secolo, trovar la genealogia di nessuna famiglia. Quanto all'opinione -che riguarda i <i>messi regii</i>, ci piace di creder piuttosto al Muratori, il -quale ne' suoi <i>Annali d'Italia</i>, all'anno 808, parla lungamente di questi magistrati -ambulatori, e ne fa primo istitutore Carlomagno; ribadendo così quant'egli avea -detto innanzi e provato in una sua dissertazione sul medesimo soggetto nelle <i>Antichità -Italiche</i>. E chi mai può vantare maggior dottrina e diligenza in siffatte indagini -di quell'illustre Italiano? <i>Il Traduttore.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note154"> -<p><span class="label"><a href="#tag154">154</a>. </span>Qui era luogo di notare che anche Napoleone, a somiglianza di Cesare e di -Carlomagno, dettava per ricrearsi, se non dalle fatiche della guerra e del governo, -di ben altri più duri travagli, la maravigliosa sua storia: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Oh quante volte ai posteri</p> -<p class="i02"> Narrar sè stesso imprese,</p> -<p class="i02"> E sulle eterne pagine</p> -<p class="i02"> Cadde la stanca man!</p> -</div></div> - -<p> -<i>Il Traduttore.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note155"> -<p><span class="label"><a href="#tag155">155</a>. </span>L'autore traduce, erratamente ci pare, <i>dans les calendes de fevrier</i>, che dir -vorrebbero il dì primo di febbraio.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note156"> -<p><span class="label"><a href="#tag156">156</a>. </span><i>Sub hoc conditorio situm est corpus Karoli Magni atque ortodoxi imperatoris, -qui regnum Francorum nobiliter ampliavit, et per annos XLVII feliciter rexit. -Decessit septuagenarius anno ab incarnationis Domini DCCCXIV, indictione -VII, V calend. februarias.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note157"> -<p><span class="label"><a href="#tag157">157</a>. </span>Il Traduttore, ingannato dal testo, che dice <i>mense</i> e <i>menses</i>, laddove, seguendo il Ducange, -dir dovea <i>manse</i> e <i>manses</i>, tradusse mensa e mense: ma poi s'accorse, troppo tardi, -perchè il foglio era già tirato, che accennavasi al <i>mansus</i> dei tempi feudali, che significa -podere.</p> -</div> -</div> - -<div class="tnote"> -<p class="tntitle"> -Nota del Trascrittore -</p> - -<p> -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione -minimi errori tipografici. Le correzioni indicate nell'Avvertimento ai lettori (pag. <a href="#avvertimento">208</a>) sono state riportate nel testo. -</p> - -<p class="covernote"> -Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio. -</p> -</div> - -<div style='display:block; margin-top:4em'>*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK STORIA DI CARLOMAGNO VOL. 2/2 ***</div> -<div style='text-align:left'> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -Updated editions will replace the previous one—the old editions will -be renamed. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United -States without permission and without paying copyright -royalties. 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Redistribution is subject to the trademark -license, especially commercial redistribution. -</div> - -<div style='margin:0.83em 0; font-size:1.1em; text-align:center'>START: FULL LICENSE<br /> -<span style='font-size:smaller'>THE FULL PROJECT GUTENBERG LICENSE<br /> -PLEASE READ THIS BEFORE YOU DISTRIBUTE OR USE THIS WORK</span> -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -To protect the Project Gutenberg™ mission of promoting the free -distribution of electronic works, by using or distributing this work -(or any other work associated in any way with the phrase “Project -Gutenberg”), you agree to comply with all the terms of the Full -Project Gutenberg™ License available with this file or online at -www.gutenberg.org/license. -</div> - -<div style='display:block; font-size:1.1em; margin:1em 0; font-weight:bold'> -Section 1. General Terms of Use and Redistributing Project Gutenberg™ electronic works -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -1.A. 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Information about the Mission of Project Gutenberg™ -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -Project Gutenberg™ is synonymous with the free distribution of -electronic works in formats readable by the widest variety of -computers including obsolete, old, middle-aged and new computers. It -exists because of the efforts of hundreds of volunteers and donations -from people in all walks of life. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -Volunteers and financial support to provide volunteers with the -assistance they need are critical to reaching Project Gutenberg™’s -goals and ensuring that the Project Gutenberg™ collection will -remain freely available for generations to come. In 2001, the Project -Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure -and permanent future for Project Gutenberg™ and future -generations. 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Thus, we do not -necessarily keep eBooks in compliance with any particular paper -edition. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -Most people start at our website which has the main PG search -facility: <a href="https://www.gutenberg.org">www.gutenberg.org</a>. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -This website includes information about Project Gutenberg™, -including how to make donations to the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to -subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks. -</div> - -</div> - -</body> -</html> diff --git a/old/64552-h/images/cover.jpg b/old/64552-h/images/cover.jpg Binary files differdeleted file mode 100644 index f7b5ed2..0000000 --- a/old/64552-h/images/cover.jpg +++ /dev/null |
