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If you are not located in the United States, you -will have to check the laws of the country where you are located before -using this eBook. - -Title: Il mio cadavere - -Author: Francesco Mastriani - -Release Date: January 30, 2021 [eBook #64421] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -Produced by: Barbara Magni and the Online Distributed Proofreading Team at - http://www.pgdp.net (This file was produced from images made - available by The Internet Archive) - -*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK IL MIO CADAVERE *** - - FRANCESCO MASTRIANI - - PARTE PRIMA - - ROMANZI - - - - - Proprietà letteraria, dell'editore Cav. Gennaro Salvati acquistata - con rogito per notar Tucci. - - FRANCESCO MASTRIANI - - - IL MIO CADAVERE - - - ROMANZO - - IV - - - - NAPOLI - STAB. TIP. CAV. GENNARO SALVATI - (Casa Editrice) - Maddalenella degli Spagnoli, 19 - - - - -Parte Prima - - Timor mortis conturbat me. - SALMI. - - - - -I. - -LA FAMIGLIA DELLO STRADIERE - - -Se un viandante qualunque, trattovi per casualità o per vaghezza di -solitarie meditazioni, in sull'imbrunire d'una bella sera di està -dell'anno 1826 si fosse trovato a scendere pei greppi posti a ridosso -del Real Albergo de' Poveri e di _S. Maria degli Angioli alle Croci_, -si sarebbe certamente soffermato passando da costa a un povero abituro, -diruto in gran parte per le scosse del tremuoto detto di S. Anna, -avvenuto nella sera del 26 luglio 1805. La cagione che avrebbe indotto -il supposto passeggiatore a fermarsi dappresso a quell'abituro, era, il -sentirsi in una stanza del secondo ed ultimo piano, quello propriamente -che dava le viste di essere il più danneggiato, voci di pianto che -avrebbero straziato un macigno: quelle voci erano la più parte di donne -e di fanciulli; ed, alle smozzicate parole, ai moncherini di frasi che -si mischiavano ai singulti d'un pianto che parea di disperazione, si -capiva che una cara persona di quella famiglia era morta o moribonda. -Ed in fatti, un uomo era presso a spirare. - -Quest'uomo era il capo di quella famiglia. - -Inoltriamoci nell'interno del misero abituro. Spettacol sublime e -commovente! La religione, che sorregge gli ultimi istanti della vita di -un padre; che gli sta per dischiudere le porte del cielo; la religione -che sola rimane accanto al capezzale del moribondo, anello divino che -congiugne il tempo alla eternità; la religione, che vive nelle lagrime, -volgeasi benanche ai superstiti per mitigarne il dolore acerbissimo. - -Un sacerdote stava dappresso all'infermo vegliardo, ed in pari tempo -che iva ravviando al cielo i pensieri dell'uomo giunto all'estremo -della sua carriera, egli era prodigo di affettuose parole e di cure -amorevolissime verso i costui figliuoletti, disacerbando e acquietando -l'esagerata escandescenza di un dolore che non conosce limite nè freno. - -Era questo ministro di Dio giovane ancora, perocchè parea che sol di -fresco avesse varcato i trent'anni. Nelle sue sembianze, cosparse -di pallidezza leggeasi un'anima di angiolo, e massime negli occhi -che erano pregni, di una pietà incommensurabile. Per due notti e tre -lunghissimi giorni di estate quel venerando ecclesiastico non si era -dipartito da quella casa, in cui parea che tolta si fosse la nobile -missione di surrogare appo quella famigliuola le paterne cure, di cui i -miserelli figli eran privi, e per mancanza di madre e per l'infermità -del genitore. Egli somministrava i medicamenti all'ammalato, e li -facea comprare col proprio danaro; riconfortava quello a sperare nel -cielo, ad aver fiducia nell'arte salutare; e quando lo infermo, per -trista convinzione, dimenando il capo rigettava ogni argomento di -speranza, Padre Ambrogio (così nomavasi il reverendo) gli tenea diverso -linguaggio: parlavagli delle miserie dell'umana vita, del nobil fine -dell'uomo creato a più alti ed immortali destini, il riconsolava, -mettendogli dinanzi agli occhi la tenerissima e sacra memoria che di -lui avrebbero serbato i suoi figliuoli, l'onorato nome che ei lasciava -loro, il compianto generale e le preci che lo avrebbero accompagnato -allo eterno riposo, e da ultimo quel santo uomo il rassicurava -sull'avvenire dei fanciulli, promettendogli di non abbandonarli giammai -e di aver per essi le sollecitudini amorose e le cure di un padre. - -Nè a quest'officio pietoso, ma tristo, limitavasi Padre Ambrogio; -sibbene, ne' momenti in cui il moribondo avea meno bisogno dell'opera -sua e della sua assistenza, quel sacerdote era tutto d'attorno a' -fanciulli. E quel generoso attingeva nei tesori della sua pietà -argomenti di conforto pei più grandetti che comprendeano l'amarissima -perdita che tra poco avrebbero fatta, e di distrazione al più piccolo, -il quale sovente piangeva in veggendo piangere, ma nulla comprendea -della ragione di quel pianto, o vagamente, l'attribuiva alla malattia -del babbo. - -Padre Ambrogio era una di quelle creature, perle della umanità, -le quali sembrano aver ricevuto dal cielo l'esclusivo incarico di -rappresentare la Carità in sulla terra, non già quella carità monca -e superba che si tien contenta e soddisfatta nel gittare dall'alto -l'obolo della limosina, ma che consola, ravviva, si piega, si umilia: -quella carità che pone ad atto la vera e sola eguaglianza cristiana tra -gli uomini, quella che provviene da vicendevole amore. Padre Ambrogio -comprendeva tutta la altezza del suo divino ministero; abnegazione -intera, dilicata, ragionata a pro della umanità sofferente. Additando -il cielo, porto supremo di salute, ei leniva i mali della terra; -parlava agli umili e ai poveri della loro grandezza innanzi agli occhi -dell'Eterno; ai superbi mostrava il nulla del fasto umano, la vanità -dei beni mondani: i dissoluti poneva al cospetto della vergogna dei -loro vizii; aveva in copia grandissima argomenti e parole per ogni -miseria, per ogni debolezza; amava gli uomini quando più eran ciechi di -mente o gravati di mali o caduti all'imo dell'obbrobrio. - -Cinque figliuoli rimaneano deserti dei loro genitori, due donne e tre -maschi. - -Lucia era la secondogenita. Benchè non ancora arrivata al quarto -lustro di sua età, questa fanciulla avea tutto il senno e la prudenza -d'una donna; era ella in qualche modo la madre dei suoi fratelli: e il -governo della famiglia veniva retto da colei che vi mettea una tale -accuratezza una tal pazienza e tanto amore, che spesso ella privava -sè medesima di qualche cosa per non farne difettare i fratellini. Una -sensibilità eccessiva formava il complesso del suo carattere, come la -pietà era tutta la anima sua, la vita sua. Lucia non potea vivere senza -consacrarsi a ben fare, senza innumerevoli sacrificii giornalieri, -senza dar corso a quel fiume di amorevolezza che le traboccava dal -cuore. Iddio l'avea creata per amare e soffrire, e i suoi giorni non -furono infatti che il continuo esercizio di questo duplice destino -della donna. Lucia non era bella di volto, se si guardi alla regolarità -delle fattezze, ma gli occhi suoi erano la più sublime espressione -dell'anima umana. Non si potea guardarli senza sentirsi piovere -sul cuore torrenti di dolcezza: eran belli oltre ogni credere, e -diffondeano su tutta la sua persona l'incantesimo che ne derivava. - -Abbiam detto che Lucia era la secondogenita; chi dunque era il -primogenito? - -Il primo figliuolo di Giacomo era un idiota, il cui vero nome era -Giovanni, ma che veniva comunemente addimandato per ischerzo _Uccello_, -imperocchè il tapino nel camminare, non potendo ben sorreggersi su i -piedi, equilibravasi stendendo in certo modo le braccia e appuntando i -gomiti, a guisa delle ali di uccello. Una lunga e tormentosa malattia -da lui sofferta nella fanciullezza, per cui scampò di morte quasi per -prodigio, gli avea affranto per forma il sistema nervoso e muscolare, -che, oltre all'avergli storte le dita dei due piedi e della mano -sinistra, ed isviata la pupilla dal suo centro regolare, gli aveva -tolto interamente l'uso delle facoltà intellettuali. Uccello (d'ora in -appresso così il chiameremo), essendo eziandio balbo e scilinguatello, -malamente articolava i suoni e le parole; ed era curioso il sentirlo -a parlare quando si adirava contro qualcuno, chè in questo caso più -che pel consueto lo scilinguagnolo gl'imbrogliava o arroncigliava -siffattamente le parole con la bava che gli veniva in copia alla bocca -che era un vero fuoco d'artificio. - -Il mal caduco, che frequentemente colpiva l'infelice, si aggiungea per -rendere estremamente misera questa creatura. - -Per compire il ritratto d'Uccello dobbiam notare, che, quantunque -in età di ventitre a ventiquattro anni, era bassa la sua statura e -privo di lanugine il suo volto, sì che parea non esser giunto per anco -all'adolescenza. Ad ogni minima opposizione alla sua volontà infantile, -per qualsivoglia tenue contraggenio, ei piangeva dirottamente siccome -fanno i bambini; e tosto allietava il volto e mandava un suono come di -riso quando gli si dava il trastullo o il cibo che chiedeva. Mirabil -disposizione della Provvidenza! Uccello in questi momenti che otteneva -quello che bramava era felice, compiutamente felice, come l'ambizioso -che aggiugne e tiene l'intento suo, come l'avaro da costa al cassettino -dei suoi tesori, come l'amante nelle braccia della sua amata. - -Uccello aveva nel suo idiotismo una singolare simpatia per Lucia più -che per l'altra sorella e per gli altri fratelli. Oh come era felice -il povero idiota allora che gli riusciva rubare un bacio alla sorella -prediletta! Come ne gioiva! Come ribaltava quel morto cuore quando -se la stringea sul petto! Ben è vero che rare volte si arrischiava a -far questo, per l'invincibile timidezza che gl'ispirava il contegno -serio di Lucia; ma, se talvolta la vedea meno pensierosa del solito, -se la sorprendeva a sorridere per le goffaggini che egli balbettava, -oh... allora non sapeva resistere, e le si gettava al collo come un -cagnolino. Quando ciò faceva l'idiota, Lucia incominciava dall'andare -in collera, indi rabbonavasi, e finiva non poche volte con imprimere -un bacio sulla fronte stretta e compressa del miserello, il quale non -rifiniva in questo caso di saltare per la gioia e di dire tante cose e -sì in fretta che la sorella niente ne capiva. - -Gli altri tre figliuoli di Giacomo lo stradiere erano una giovinetta di -circa quindici anni a nome Marietta, e due fanciulli chiamati Giuseppe -e Andrea. - -Marietta, fanciulla vispa e leggiera, più bella di Lucia, avea occhi -cilestri e capelli biondi. La più strana e notevole differenza era tra -queste due sorelle. Comechè entrambe compassionevoli, buone, e dotate a -dovizia di cuore eccellente, la Marietta affogava i generosi e nobili -istinti del suo cuore sotto una pazza e stravagante allegria, che -trasmodava insino all'insolenza. Ella non era già dissimile dagli altri -suoi fratellini nel ruzzar fragoroso, nello starnazzare su e giù per la -casa, nel tormentare la vecchia fantesca, tipo di pazienza verso quelle -creature. La Marietta non si facea scrupolo di dar la baia agli amici -di suo padre, ed in ispecialità ai più brutti, di spingere i fratelli -addosso ai pezzenti; sovente con una mano porgeva al mendico l'obolo -o il pane della carità, coll'altra gli tirava di dietro gli stracci -di abiti, sganasciandosi dalle risa assieme ai suoi piccoli complici. -Ammiravansi tutti come facilmente questa giovinetta, che si abbandonava -a tutta la naturale gaiezza del suo temperamento, ponea subito freno -alle sue fanciullaggini allora che pareale che queste dispiacessero -alla sorella; e come in copiose lagrime tosto rompesse, se dal padre o -da Lucia le venisse qualche volta severa ammonizione o rimproccio. - -Era tra le due sorelle quella differenza che passa tra la pietà -dolcissima, trista, dilicata, e la bontà spensierata, pazzognola, -indiscreta. - -Veggendo unite la Lucia pallida, dagli occhi e dai capelli neri, con -quel corpo alto, leggermente curvato, quasi debil canna che si chini a -sorreggere l'alga debolissima, e la Marietta, vivace, spirante salute -e allegrezza, di bassa e complessa statura; avresti detto esser quelle -due fanciulle le immagini perfette dell'aurora bionda e ridente, -ripiena di speranze e di vita, e della sera, bella del pari, ma -scolorata e malinconica per ricordanze e rammarichi. - -Un altro sentimento contribuiva a far più spiccare la differenza -fisica e morale delle due sorelle: l'amore, che è tutta la vita d'una -donna, tutto il suo avvenire, tormento dolcissimo delle anime nobili, -e gentili, mondo interminabile di commozioni violente, in cui regna un -solo essere, l'oggetto amato. - -Lucia amava. Verremo più tardi ampiamente parlando di un tale -amore, onde Iddio voleva provare tutta la sublime rassegnazione di -quell'anima. - -La sera gittava già le sue ombre in quella casa dove la morte si -apprestava a cancellar dal libro della vita il nome di Giacomo lo -stradiere. - -Oh quanto ci duole di dover presentare ai nostri lettori quest'uomo nei -momenti estremi di una vita povera, ma onesta e intemerata, modello di -saggezza, di carità, di evangelica morale, modello, che sebbene si vada -rendendo sempre più raro tra le classi bisognose della società, non -manca di rialzare a quando a quando la dignità dell'uomo anche sotto la -più dura fatica e nello stato più dimesso ed umile. - -Da lunghi anni Giacomo Fritzheim, svizzero di origine, esercitava -l'officio di stradiere nelle Regie Dogane di Napoli. Uom robusto e -laborioso, di non comune intelligenza e istruzione, e d'una probità a -tutta pruova, egli era amato da' suoi superiori, rispettato da' suoi -compagni, idolatrato dalla famiglia. La moglie, morta per effetto -di parto prematuro, era così buona e compassionevole, che il più bel -giorno della sua vita fu quello in cui il marito, reduce da un piccol -viaggio fatto nell'interno del reame, le recava a casa un fanciullino -di quattro in cinque anni, raccolto di notte nel mezzo di un bosco, -morto di freddo e singhiozzante per pianto convulsivo. - -Fin dal giorno in cui Giacomo perdè l'amata compagna, ch'era tanta -parte di sua vita, si era abbandonato a quella invincibile tristezza -che opprime i cuori virtuosi e appassionati quando morte gli strazia -nei loro affetti più cari. - -Giacomo parea non portare il peso della vita che per sostenere gli -innocenti figliuoli, tenerelli ancora e bisognosi di ogni aiuto: parea -come se di repente altri venti anni gli si fossero accresciuti in sulle -spalle, che al presente eran curvate come ad un vecchio ottagenario; -i suoi capelli, che innanzi della morte della moglie conservavano -ancora il colore della giovinezza, imbiancarono tosto, e parte caddero -precedendo nella terra quella testa veneranda, che verso di essa -chinavasi ogni giorno vieppiù. Quelle labbra su cui la calma della -coscienza richiamava spesso il riso della gioia, or si negavano ad ogni -sorriso; e, soltanto nei momenti in cui vedea raccolti intorno a sè -gli amati figliuoli, l'anima gli si schiudeva ad una dolce mestizia, la -quale bentosto volgeasi in tristezza per lo scorgere ch'ei facea sulla -impensierita fronte della diletta figliuola Lucia la malinconia di una -vergine passione. - -Da qualche tempo Giacomo, quasi presago della sua prossima fine, si -staccava a malincuore dal seno della propria famiglia, per la quale il -suo amore sembrava centuplicato; i suoi occhi che già tante lagrime -aveano sparse pel figlio Giovanni e poscia per la perdita della -consorte, ora si umettavan di continuo; e, rimirando con tenerezza -estrema i suoi figli, spesso il buon padre piangeva di soppiatto, -e particolarmente per la Lucia ed Uccello, come i più miseri, la -prima per troppa squisita tempera della sua fibra, il secondo per la -imperfezione delle sue morali e fisiche facoltà. Lucia era infelice -perchè troppo sensitiva; Uccello perchè privo di quel senso divino che -rende l'uomo superiore al bruto. - -Già da alquanti mesi, prima di esser ridotto alle porte del sepolcro, -Giacomo si lagnava di una fiacchezza eccessiva per tutte le membra per -la quale gli riesciva faticoso qualunque movimento ei si facesse; ed -or, nascesse da ignoto e ascoso male che ivagli già serpeggiando pel -sangue, or fosse effetto di quella specie di abbandono di ogni cosa -terrena che prende gli uomini vicini al loro termine, il dabbenuomo -facea sforzi inauditi per recarsi al suo posto di stradiere, perchè -zelantissimo del proprio dovere. Ma un mattino il buon Giacomo non potè -levarsi di letto; una strana enfiagione gli si era manifestata negli -_arti_ inferiori; il giorno appresso, questa enfiagione sparì, ma sul -volto dell'infermo apparvero certe macchie di rosso vivido; il respiro -era difficile e affannoso. - -La gotta, che era stata per lo passato la consueta malattia di Giacomo, -gli era questa volta piombata nel petto. - -Dopo alcuni giorni d'infruttuosi rimedii, lo stato dell'infermo fu -dichiarato inguaribile. - -Nel momento da cui diam principio a questa trista narrazione, il -medico non avea dato che poche altre ore di vita al misero Giacomo, -il quale già si era cogli aiuti della religione fortificato al solenne -passaggio. - -Nella camera dov'è il letto dell'infermo è raccolta tutta la costui -famiglia. Non ostante le parole e i conforti di Padre Ambrogio, il -comune dolore disfogavasi in un lagrimar comune. Tutti quei cari -figliuoli non voleano staccarsi un sol momento dal letto paterno. - -Una candela di sego messa sovra un vecchio cassettone illuminava la -camera, la quale sarebbe rimasta al buio, a dispetto di un lumicino -acceso in un bicchiere dinanzi ad un quadro della Madonna del Carmine, -e che, per essersi quasi tutto l'olio consumato, andava bruciando -la rotellina di carta, schizzando e friggendo sull'acqua che si era -scoperta sotto l'olio strutto. Lucia, col volto bianchissimo come panno -lavato, coi lunghi capelli rabbuffati su per la fronte e le spalle, -non si era da due giorni ristorata nè di cibo nè di sonno. Distesa -a metà del corpo sul letto del padre, ella non muoveva i suoi occhi -ardenti di lacrime dagli occhi del genitore, il quale, non potendo più -reggersi nè dall'uno nè dall'altro de' fianchi, era in qualche modo -costretto a guardar sempre lei. Nondimeno ei girava talvolta inquieto -le pupille, quasi avesse richiesto di qualcuno assente, e poscia -ritornava a fissare uno sguardo ineffabile sulla figliuola carissima; e -quello sguardo era di un amore d'un'ansietà che l'umano linguaggio non -potrebbe tradurre nè far comprendere. - -Marietta, quella fanciulla sì leggiera, sì spensierata, piangeva a -dirotte lagrime. Ella teneva abbracciati i suoi due fratelli, i quali -piangevano come lei, e le domandavano perchè da qualche ora il babbo -più non parlava e più non si lagnava... Marietta, invece di rispondere, -singhiozzando baciava Andrea, il più piccolo dei fratelli. - -Padre Ambrogio più non impediva lo sfogo di quel giusto dolore, -ma facea comprendere alla Marietta che il suo pianto e quello dei -fanciulli avrebbe trafitto il cuore del povero vecchio e distolto i -suoi pensieri dall'eternità. - -A tal ragione la Marietta non si acchetava, ma muovea co' fratelli -nella stanza contigua; dove più libero dava il corso alle lagrime. - -Presso l'uscio della camera, dov'era l'infermo, si fermava di tempo -in tempo Uccello, chiedeva con volto stupido e sorridente se il padre -fosse morto, e quindi tornava ai suoi balocchi nella cucina, vale -a dire tornava a ruzzar con due gatti, che formavano tutto il suo -divertimento, e che egli amava sopra ogni cosa al mondo. - -Erano le dieci della sera, cioè due ore di notte all'italiana. - -Padre Ambrogio, seduto appo il capezzale del moribondo, recitava -ad alta voce le orazioni che accompagnano la dipartita delle anime -cristiane, quando l'infermo, fatto uno sforzo violento, alzò il capo e -con distinta voce disse due volte: - -— Daniele... Daniele... - -Era questo il nome del suo figlioccio, del trovatello da lui allevato, -ed ora giovine di circa ventidue anni. Ah! Da due giorni che il misero -vecchio non avea fatto altro che dimandare di Daniele; il quale erasi -mandato a cercare nella sua abitazione; gli si era fatto dire che -il padre Giacomo era gravemente infermo e vicino forse a trapassare. -Daniele aveva risposto che sarebbesi affrettato a vederlo, a dipendere -dai desiderii di lui; ma intanto non appariva. - -Padre Ambrogio osservò sul volto dell'infermo, quando costui ebbe -proferito due volte il nome di Daniele, un'angosciosa ansietà mista ad -un dolore profondissimo. Tutto comprese l'ecclesiastico, che conosceva -la storia di questa famiglia, ed esclamò fra sè medesimo: - -— Oh l'ingrato! l'ingrato! Iddio abbia pietà di lui! - -Voltosi poi verso l'infermo gli disse: - -— State di animo sereno, Giacomo; Daniele non tarderà a venire; -il poveretto non ha saputo che quest'oggi che il vostro male si è -aggravato... Egli verrà... siatene certo, egli verrà. - -Dette queste parole, Padre Ambrogio gittò uno sguardo furtivo su Lucia, -e il suo cuore fu straziato. - -Questa misera fanciulla aveva nascosto il capo nel piumaccio che era su -i piedi del padre, e singhiozzava con un pianto convulsivo. - -Non ci era più luogo a dubitare: Daniele più non l'amava! - -Non erano scorsi pochi minuti da che Giacomo avea parlato, ed un -personaggio si presentò alla soglia di quella camera. - -Egli era Daniele. - - - - -II. - -IL GIURAMENTO - - -Singolare contrasto offrivano le vestimenta e l'aspetto del nuovo -arrivato con lo stato quasi indigente di quella casa. - -Era Daniele un giovine di statura altetta, di volto piuttosto bruno, -di folti capelli bene allustrati e tagliati a leggiadra zazzerina; gli -occhi parimente scuri e malinconici acquistavano un'espressione di cupa -intelligenza per l'inarcare ch'ei facea sovente le nere sopracciglia; -non avea nè baffi nè barba. - -Il suo vestito era de' più ricercati e di gusto per que' tempi. Un -soprabito alla prussiana e da cavalcare color verde salice; calzoni -bianchi a mezza gamba, stivali con gli sproni, cappello bigio. - -Daniele avea lasciato alla porta di quel modesto abituro il suo cavallo -morello, sul quale era venuto. Diremo nel prosieguo di questa storia -perchè in età giovanile e in pochi anni di esercizio della professione -di maestro di musica, Daniele fosse già padrone di una modica -agiatezza. - -Non si creda che Daniele avesse preferito di venire a cavallo per -affrettare il suo arrivo alla casa dello stradiere; però ch'egli non -si era dato la minima premura di accorrere presso il suo benefattore -moribondo e presso la fanciulla che ardentemente lo amava. Per due -giorni il giovine non avea pensato neppure per sogno alla infermità -di Giacomo, all'amor di Lucia, alle iterate richieste che di lui -avea fatte colui che per oltre a quindici anni lo avea nutrito col -proprio pane e lo avea amato come un altro suo figlio. Daniele non -ci avea pensato nemmanco per un momento: dappoichè un pensiero fitto -come un chiodo gli si era messo nel capo, e gli dava cruccio, smania -indicibile, indurimento di cuore, indifferenza su gli altrui mali. - -Nel giorno da cui abbiam cominciata questa storia, Daniele verso le 23 -ore italiane, fornito il giro delle sue lezioni di musica, per disviare -alquanto la tristezza che l'opprimeva, era andato a passeggiare a -cavallo verso il Campo di Marte. Al ritorno, in passando d'accosto al -Real Albergo de' Poveri, gli venne ricordato di Giacomo lo stradiere, -che dimorava alle spalle di questo Stabilimento di carità, dov'egli -forse sarebbe stato gittato qual trovatello, se quel generoso non -gli avesse dato ricetto, sostentamento, educazione nella propria casa -tra gli altri suoi figli amandolo al pari di questi. Allora soltanto -ricordò che parecchie volte il suo morente benefattore lo avea mandato -a chiamare. - -«Andiamo, diss'egli seco medesimo dando al suo cavallo la direzione -della casa di Fritzheim, se egli è vero quel che mi si è detto, il buon -uomo non ha molti dimani a vedere. Incominciavo un poco a seccarmi de' -suoi continui rimproveri. È vero che di molto io gli sono debitore, -ma alla fin fine qualche cosa ho fatto anch'io per lui da qualche -anno a questa parte; non gli ho mandato denaro? Non ho fatto di bei -regalucci a Lucia? Ma or che ci penso; par che costei abbia preso in -sul serio le nostre fanciullaggini amorose. Che diascine! Men ci vuole -che una testolina come la sua per creder vero a vent'anni quello che -si è detto a quindici. Follie! Or più che mai questa chimerica unione -sarebbe impossibile. Quand'anco io non avessi qui in questo mio cuore -scolpita quella cara immagine di Emma, che mi divora a fuoco lento, -io non acconsentirei giammai ad essere lo sposo di Lucia. Che direbbe -la società di me? Che direbbero i miei amici? Sposare la figlia di uno -stradiere! Ed io mi esporrei con tal matrimonio a render nota a tutti -la mia storia, perocchè, non ci cade alcun dubbio, al domani delle mie -nozze si saprebbe nel paese che Daniele de' Rimini non è che figlio -della sventura o della colpa, raccolto per carità dal padre della -sposa! Ignominia! Un tal segreto vorrei che rimanesse un mistero per -tutti. Se il padre Giacomo il portasse tutto con sè nella tomba!... Oh -se Emma penetrasse!... Dio, Dio, non mi esporre a tal rossore!... Ella -così superba de' suoi natali, così ricca... ricca e nobile! Ecco... -ecco la felicità, il sogno ardente della mia vita! Ed io sposerei -Lucia, povera, oscura, _ignobile_, figlia d'un _vile_ stradiere! No -no..... Quando io non era ancora conosciuto, quando non mi era ancora -slanciato nel mondo, avrei forse potuto sposarla, imperocchè tutti -avrebbero ignorato l'oscura mia origine, ma ora! Io ho fatto tanto -per innalzarmi, ho gittato sudori e lagrime sul pianoforte, sono -impallidito su i capilavori musicali, non solo per amore a quest'arte, -che spero per altro abbandonare non sì tosto avrò raggranellato un -po' d'oro, ma bensì per farmi una strada alla fortuna, per vedere di -pormi ad un certo livello con quegli giovanotti miei amici, che non -si starebbero dal darmi la beffa per questo ridicolo matrimonio ch'io -farei a contraggenio, e che distruggerebbe per sempre ogni speranza di -possedere quel tesoro di grazie che m'innamora, e quella dote onde io -cesserei di essere una creatura mercenaria. Oh.... che ignobil cosa -è il lavorare per vivere! Qual differenza tra Emma e Lucia! Ma che -dico! Non sono io scemo di senno per istabilire un paragone tra queste -due donne! Un paragone tra Emma e Lucia! È lo stesso che paragonare -l'eleganza alla goffaggine, la farfalla alla mosca, la ricchezza alla -miseria. Che compiuta educazione! Che linguaggio elevato, che nobiltà -di sentire! e che bellezza! Oh quelle forme del suo corpo! quei -capelli! quegli occhi!! Oh la mia testa, la mia povera testa! - -Ciò dicendo, Daniele, il cui carattere da questo breve soliloquio i -nostri lettori potranno in parte conoscere, era giunto all'abituro di -Giacomo, sotto il cui tetto egli avea per molti anni riposato. - -Nell'entrar che fece Daniele nella camera dell'infermo, Lucia si era -incontanente alzata da su il letto del padre, avea fatto per correre -incontro al giovine, ma a mezzo la camera sentì fiaccarsi le ginocchia, -e quelle lagrime che fino all'arrivo di Daniele erano rimaste -premute nel petto, quivi costretto dall'acerbità d'un doppio spasimo, -rifluirono tutte in un momento alle ciglia della fanciulla per un -ritorno di tenerezza e Lucia pianse per qualche minuto con quell'impeto -irrefrenabile, che suol succedere ad una sì lunga compressione. - -Oh quanto diceva quel pianto! - -Daniele era rimasto alcun poco sulla soglia di quella camera, freddo -spettatore della scena di tristezza che gli si offriva; poscia, senza -rivolgere una sola parola a Lucia, si era inoltrato verso il letto -di Giacomo, chinando leggermente il capo dalla parte ov'era seduto -Padre Ambrogio. Maria, Giuseppe e Andrea lo avevano salutato con -affettuosità, se gli eran messi d'intorno; un raggio di gioia brillò -su quei volti infantili; la presenza di Daniele era per essi di buono -augurio; eglino tutti aveano rifuso addosso a questo giovine quella -espansione di affetto e di stima che l'idiotismo d'Uccello aveva in -certo modo respinto e deviato. - -Nel venire Daniele, Uccello si era recato nelle braccia i suoi mici ed -era corso a far festa _al Contino_. - -Era questo il nome che in famiglia si era dato al fanciullo Daniele, -alludendo alle costui maniere riservate e schife non meno che al -grandissimo livore dal quale insino dalla più tenera età questi era -preso per l'invidia che gli eccitavano i fanciulli meglio vestiti -o che passeggiassero in carozza o che fossero possessori di più bei -giocarelli. - -— Guarda, Lucia, disse Uccello alla sorella alzando con le punte delle -dita le falde del soprabito di Daniele, guarda che bell'abito ha il -Contino, bada che non se lo imbratti vicino a noi altri! - -Queste parole, che l'idiota avea detto in tutta l'ingenua volgarità -della sua favella, fecero apparire tutt'i colori sul volto di Daniele, -il quale con un mezzo sorriso rispose battendo lievemente colla frusta -sul capo dell'idiota: - -— Non temere, Uccello, noi non ci faremo bruttar da nessuno; e poi non -ci è paura, tu mi guardi le spalle. - -Così fatte celie scambiate tra Daniele e Uccello presso al letto del -moribondo rattristarono padre Ambrogio e Lucia. - -Vi fu un momento di silenzio agghiacciato... Giacomo avea gli occhi -chiusi, e la voce di Daniele non ancora aveagli colpito l'orecchio. - -Padre Ambrogio si affrettò di far conoscere all'infermo l'arrivo del -suo figlioccio con tanta ansia aspettato; onde, alzata alcun poco la -voce, e fattosi più dappresso all'orecchio di lui dissegli: - -— Signor Giacomo, il vostro Daniele è qui. - -Il volto cadaverico del vecchio si animò subitamente, dischiuse gli -occhi ne' quali brillò un raggio di viva gioia, e quelle pupille -andarono in cerca di Daniele, e si affisarono su lui. Giacomo -distese la destra al giovine, il quale senza torsi i guanti, se -l'accostò alle labbra e vi lasciò cadere un freddo bacio, sfiorando -appena l'epidermide di quella mano, quasi timoroso che gli si fosse -appiccato il male del vecchio, e schifo di baciar la mano di un onesto -gabelliere. - -Erano molti anni dacchè Daniele non baciava la mano del suo benefattore. - -Nello sguardo immobile del vecchio, in quella scintilla di fuoco che, -attraverso le nebbie della morte, dardeggiava dagli occhi vitrei di -Giacomo, fissi su Daniele, era un lacerante rimprovero, un dolore -cocentissimo ma rassegnato, una speranza viva, ardente, una preghiera -affettuosa, un comando. - -Padre Ambrogio leggeva in quello sguardo queste diverse passioni, -questo linguaggio misto di tanti affetti, di tante commozioni; e -procurò di richiamare i pensieri dell'infermo a quella pacatezza che -debbon serbare gli uomini che stanno in procinto di elevarsi su tutti -gli umani affetti e passioni. Daniele era distratto, preoccupato, stava -così come se si fosse trovato in una casa straniera, indifferente. - -— Signor Giacomo, disse Padre Ambrogio, vi avea pur detto che questo -caro giovine si sarebbe affrettato di venire a baciarvi la mano e ad -accorrere a' vostri desiderii: egli è qua, compatitelo perchè oggi -soltanto egli ha saputo essersi aggravato il vostro male. - -Il buon prete avea poggiato la voce sulle parole _oggi soltanto_ per -farle ben notare a Daniele, il quale gittò su lui uno sguardo furtivo e -disse anch'egli: - -— Si, signore, soltanto oggi m'è stato detto che voi eravate infermo. - -Daniele non avea detto _papà Giacomo_, siccome per lo addietro chiamava -il suo benefattore. Questa parola _signore_ avea messo il ghiaccio di -morte nel cuore di Lucia. - -Giacomo avea concentrate tutte le forze della sua vita in questo -supremo momento, in cui egli voleva assicurare la pace e la felicità -della figliuola. La mano del vecchio avea cercato quella di Daniele -e non la lasciava: il pugno dell'infermo avea acquistato una forza -straordinaria di cui lo stato di prostrazione in che lo aveva gettato -il morbo parea che il rendesse incapace. Questa pressura indicava -abbastanza l'ardente desiderio che il vecchio aveva avuto di riveder -Daniele e il timore che questi si allontanasse. - -Daniele sembrava portar con impazienza quello sguardo e quello -imprigionamento della mano. - -Passò qualche minuto. - -Giacomo alzò il capo e fe' segno lo avessero adagiato su qualche -cuscino per potersi reggere a certa altezza dal letto: un eccitamento -estremo gli avea dato un'apparenza di salute e di forza. - -— Un sorso di sidro, chiese il vecchio con voce distinta. - -Era questa la consueta bevanda, di cui usava nello stato di sanità, e -che gli dava soddisfazione, ilarità, lucidezza di mente; onde quasi mai -mancavane qualche boccia nella famiglia, comunque povera. - -Lucia corse, col cuore palpitante di speranza, ad aprire un vecchio -armadio, dov'era riposto un avanzo di caraffa di sidro inglese, ne -versò tre dita in un bicchiere, ed il recò al padre, accostandoglielo -alle aride e scolorate labbra. - -Giacomo bevve con ansia; ma la deglutizione opravasi con difficoltà, -per modo che fu impossibile al misero vecchio di tranguggiare il -bramato refrigerio che gli rimase in sulla lingua; tanto più che quella -bevanda non è così fluida e potabile come l'acqua. - -Giacomo gittò un profondo sospiro, scostò leggiermente dalla bocca -il bicchiere e la mano che glielo porgeva, e volse gli occhi al cielo -facendo tacita offerta a Dio delle sue sofferenze: il cuor di Lucia ne -fu trapassato: nascose il suo capo dietro quello del padre e pianse la -miserella, ma divorando nel cuore le amare lagrime che le strappava lo -stato del genitore. - -Giacomo non era uscito dal suo abbattimento per due giorni continui; -poche e indistinte parole avea proferito in questo tempo, pochi segni -avea dato di vita e di avvedimento. Ma ora un pensiere, un proponimento -parea dargli una fittizia energia. Comechè privo del refrigerio che -sperava ottener dal sidro, ei raccoglieva quasi per forza intorno al -cuore la vita che gli fuggiva. Oh l'amor paterno! Chi può dire fin dove -questa onnipossente affezione dell'animo può imperare sulla caduca, -argilla? Chi può segnare i limiti della sua forza? L'amor paterno -commove ed agita ancora il cuore di un cadavere pochi istanti di poi -che morte vi ha soffiato il gelido suo alito: l'amor paterno è un -raggio dell'anima immortale che rimane ancora attaccato alla famiglia, -quando il corpo del padre rientra nella creta che il produsse. - -Giacomo fe' cenno a Daniele di avvicinarsigli più, imperocchè non potea -parlare che a stento e con voce fiacchissima. - -Daniele, Lucia e Padre Ambrogio si strinsero al letto dell'infermo per -udirne le parole. Marietta e gli altri due fanciulli intorniarono quei -tre: e tutti pendevano con trambasciata ansietà dalle labbra del capo -della famiglia. - -— Daniele, disse il vecchio, ricordi tu quel che eri e quel che ora sei? - -— Lo ricordo, rispose questi, alcun poco turbato da simile -interrogazione. - -— Ti rammenti di quella notte in cui ti raccolsi morto di fame e di -freddo sopra una felce nelle boscaglie della Sila in Calabria?... -Pensa, figlio mio che ivi saresti immancabilmente perito; le tue membra -quasi nude erano intorpidite dal gelo onde eran tutti coperti que' -boschi deserti e quelle valli; i tuoi occhi eran chiusi, ed appena -uscia dal tuo petto un fioco gemito che si perdea ne' lunghi urli del -vento tra gli scheletri della vegetazione. Fu la Provvidenza che guidò -i miei passi in quel bosco tetrissimo: io avea smarrito il mio cammino, -o per dir meglio, Iddio volle che io mi fossi per poco allontanato -dalla strada regolare per menarmi a dar vita ad una innocente creatura. -In questo supremo istante della mia vita che si spegne, benedico la -Provvidenza che mi fece degno di esercitare la carità e di salvar da -morte un caro fanciullo, ch'io poscia ho amato qual mio figlio, e che -ora amo con tutta la tenerezza paterna, quanto amo queste infelici -creature che la mia morte lascerà diserte e abbandonate nel mondo. - -Dagli occhi del vecchio cadde una lagrima, che restò fredda e -impiombata sulla sua guancia. - -A quelle parole, non si udì che un pianto universale. Daniele era -commosso. - -Dopo pochi momenti di silenzio, Giacomo riprese: - -— Ho dovuto richiamare questa ricordanza, mio caro Daniele, non per -vantare titoli alla tua gratitudine, della quale non ho mai dubitato, -e di cui mi hai dato prove non equivoche; bensì per ottener da te tutto -lo affetto di un figlio in questo momento ch'è per me sì solenne. Se tu -ami ch'io dorma in pace il sonno della tomba, se vuoi che io chiuda gli -occhi benedicendo quell'istante in cui per la prima volta i tuoi gemiti -infantili colpirono le mie orecchie, togli dal mio animo ogni dubbio -sulle tue rette intenzioni a riguardo di questa misera fanciulla che -tanto ti ama... - -Quest'ultima parte fu piuttosto indovinata dagli astanti anzi che -profferita dal vecchio, tanta fu la commozione ambasciosa che gli -oppresse il petto. Daniele impallidì e chinò gli occhi, interamente -ombreggiati dalle folte sopracciglia, che diventarono due archi -nerissimi; Lucia si sentiva scoppiare il petto; il cuore le palpitava -con tal violenza che un lividor di morte le imbiancò le labbra -semiaperte; gli occhi della fanciulla non si arrischiarono a riguardar -Daniele, e fu per bene di lei, che se quell'adorabile creatura avesse -gittato uno sguardo sul suo amato, avrebbe letto sul costui volto la -più chiara smentita delle parole del padre. - -— Si avvicina il mio termine, figli miei... Ringrazio la Provvidenza -che mi concede la forza di parlare e di rivolgervi le mie estreme -parole. Daniele, Lucia, Iddio non ha permesso ch'io fossi testimone -della vostra felicità... Io avea ben ragione, mio caro figlio, di -spingerti ad affrettare questa bramata unione... L'innocenza e la virtù -fecero dapprima nascere il vostro amore; l'affetto fraterno si voltò -ne' vostri cuori in un sentimento più dolce, che crebbe col crescer -dell'età. Dio benedisse l'amor vostro, come l'ho benedetto anch'io. -Daniele, misero figlio della sventura o della colpa, infelice creatura -defraudata del più caro degli umani retaggi, l'amor paterno, il cielo -ha colmato un tal vuoto; tu sei idolatrato da quest'angioletta. Una -brillante carriera ti si apre dinanzi; così giovane hai ottenuto quello -che pochi o nessuno alla tua età giunge ad ottenere: riputazione e -fortuna, e ben le meriti per la tua abilità nell'arte musicale, per -la quale tanto genio appalesasti fin dalla tua fanciullezza. Possa -il cielo sempre più render prospere le tue fatiche, ad alleviarti le -quali, avrai al tuo fianco questa cara creatura.... La misteriosa mano -che oggi provvede a' tuoi bisogni o a' tuoi piaceri potrà un giorno -ritirarsi da te, senza che tu abbi a sentire dolorosamente una tal -perdita. - -Giacomo ebbe d'uopo d'interrompersi per qualche momento... Gli astanti, -ed in particolar modo Daniele, e Lucia, erano diversamente agitati e -commossi. - -— Daniele, ripigliò il vecchio, il tempo stringe ed io non posso -abusare di questi preziosi momenti che Iddio mi concede. Io non dubito -della lealtà delle tue intenzioni, tel ripeto; ben mi è noto il tuo -cuore, e so che l'opera mia non fu seminata in ingrato terreno... Ma -ho bisogno, nel licenziarmi da voi, figli miei, di essere pienamente -sicuro dell'avvenire della mia Lucia... Chieggo da te un giuramento, -Daniele. - -— Un giuramento! esclamò questi, che era ben lontano da una simile idea. - -— Si, figlio mio, un giuramento solenne che tu farai su quel -Crocifisso, presente Padre Ambrogio e gli altri figli miei: giurerai di -sposare quanto prima la dilettissima Lucia... Un tal giuramento nulla -può costarti; esso non serve che a render paga e soddisfatta l'anima -mia io andrò a raggiungere la mia amatissima compagna, la madre vostra, -figli miei, e di lassù le nostre benedizioni vi accompagneranno sempre -e dappertutto. Or via, non si perda più tempo. Son due giorni che ti ho -aspettato, Daniele, e credeva che Dio non mi accordasse il piacere di -vederti, per dileguare dal mio povero cuore ogni dubbiezza. - -Un Crocifisso di avorio era in cima del letto, all'altezza della mano -di Giacomo, il quale, toltolo dal muro, il consegnò a Padre Ambrogio e -gli disse: - -— Padre, ricevete il giuramento di Daniele, ed implorate le celesti -benedizioni sul capo dei figli miei. - -Padre Ambrogio si alzò. Il suo volto era grave e solenne; con la destra -ei teneva il Crocifisso, con la sinistra toccò la spalla di Daniele, -figgendogli in volto uno sguardo severo ma ripieno di bontà. - -— Daniele, Iddio vi ascolta e vi giudica; ponetevi in ginocchi, figlio -mio, e proferite con me il solenne giuramento che vostro padre, il -vostro benefattore, chiede da voi, per abbandonare in calma ogni -pensiero della terra e rivolgere tutta l'anima sua alla patria celeste. - -Lucia s'inginocchiò e con essa tutti gli altri fratelli... In fondo -alla camera si vedea genuflessa anche la vecchia fantesca, biasciando -preci e facendosi cadere di grosse lagrime sulle aggrenzite guance. - -Daniele ebbe un momento di titubanza.... Egli era rimasto all'impiedi, -mentre tutta la famiglia... era genuflessa. Un pallore di morte avea -coperta la bruna sua faccia... Questa titubanza non durò che momenti. - -Daniele piegò a terra il ginocchio dritto e chinò il capo per non -lasciare scorgere il suo turbamento. - -Padre Ambrogio spiegò la sua mano sul capo del giovine. - -— Daniele, giurate voi nel nome dell'Eterno Dio e su questo segno -dall'Umana Redenzione di sposare quanto prima in legittimo matrimonio -Lucia Fritzheim, figliuola di Giacomo? - -A questa interrogazione successero pochi momenti di silenzio. Padre -Ambrogio riprese: - -— Pensate, Daniele, pria di giurare... Or siete libero ancora; un -momento dopo, la vostra vita è eternamente avvinta a quella di questa -fanciulla. - -Daniele non rispose. Il vecchio Giacomo, Lucia, tutti trepidavano. -Questi minuti secondi erano spine acerbissime per quella sventurata -famiglia. - -Il ministro di Dio replicò la formola del giuramento: - -— Daniele, giurate voi nel nome dell'Eterno Dio e su questo segno -dell'Umana Redenzione di sposare quanto prima in legittimo matrimonio -Lucia Fritzheim, figliuola di Giacomo? - -— Lo giuro, rispose Daniele con voce distinta ma rauca e profonda. - -— Ti benedica Iddio! esclamò il prete. - -Tutti si alzarono... Giacomo piangeva di tenerezza, di consolazione: il -cuore del vecchio infermo si dilatava; parea che la vita e la salute -gli tornassero; il suo volto si rischiarò; i suoi occhi brillarono -ancora sotto i vapori della morte. - -— Avvicinati a me, figlio mio, Daniele, qua... qua sul mio cuore, -fa che ti abbracci; che io baci i tuoi capelli, la tua fronte. Oh -perdona, perdonami, figlio mio... per poco io aveva dubitato di te; -tel confesso... Io credevo che più non amassi la mia Lucia... Che ne -sarebbe stato di questa infelice che tanto ti ama?... Appressati anche -tu, Lucia, qua, qua ch'io vi stringa entrambi sul mio petto... Oh... or -muoio contento!... Grazie, grazie, mio Dio, che mi hai fatto degno di -tanta felicità!... Ah!.. la vista mi si abbuia... Sorreggetemi, figli -miei... mie cari fi... - -Giacomo cadde estenuato e privo di sensi in su i guanciali... - -Lucia era rimasta nelle braccia del padre, nel cui seno avea nascosto -il capo. - -Daniele si era allontanato dal letto del vecchio. Nessuna lagrima avea -bagnato i suoi occhi... Egli raggiustava freddamente e ravviava in sul -dritto lato della fronte i capelli che, stando egli nelle braccia del -padre, aveano smarrita la loro studiata drizzatura. - - - - -III. - -LE ULTIME PAROLE - - -Le diverse e violenti commozioni alle quali Giacomo era stato in preda -lo avevano abbattuto, stremandogli quel poco di forza vitale che egli -aveva attinta nello immenso amore che portava ai suoi figli. Quella -tensione eccessiva dei nervi nello stato in cui egli si trovava lo -aveva affranto a tale modo che per poco tempo fu creduto morto. - -Padre Ambrogio aveva dapprima con bei modi allontanato i teneri -figliuoli dalle sponde del paterno letto, facendo a sè medesimo la -più dura violenza, perciocchè alla vista delle gelide mortali spoglie -del vecchio il dabben ministro della chiesa avea sentito dilacerarsi -il cuore nè più nè meno che se quel corpo giacente fosse stato di suo -padre: laonde ei comprendeva quale e quanto esser doveva il dolore dei -figliuoli, e come la cessazione di quella vita così cara doveva farlo -scoppiare qual repentina folgore. - -Le sembianze del vecchio si erano imbianchite come i capelli che gli -ombreggiavan le tempia; nessun segno rivelava in lui la vita. - -Padre Ambrogio tastò il polso del giacente e il suo volto si rischiarò. - -— Non è che un deliquio, ei disse; ben presto ricupererà il sentimento. - -E gli pose sotto le narici un'ampollina di etere vivificante. - -Lucia, Marietta e Giuseppe eran seduti d'intorno al letto del genitore, -ma ad una certa distanza, così avendo disposto Padre Ambrogio. - -Daniele stava all'impiedi, presso ad un terrazzino aperto, dal quale -facea vagar gli occhi distratti su i lontani colli di Poggioreale e di -Capodichino. - -La luna si levava intera e vermiglia dietro quei colli e sprolungava -una larga fascia di bianca luce sui cipressi di S. Maria del Pianto -quasi lenzuolo mortuario. Varii lumi apparivano e sparivano tra -gli alberi di quella mesta campagna: era la pietosa processione che -accompagna con le preci divote lo scendere d'un uomo nel suo ultimo -asilo. - -Uno spettacolo sì tristo e che avea tanta relazione con le presenti -circostanze non commoveva per nulla il cuor di Daniele, che, svagando -lo sguardo lungi dal luogo ove trovavasi, cercava di sfuggire alle -opprimenti riflessioni che si affacciavano al pensiero. In pari tempo, -altre idee, altre immagini affatto opposte si presentavano alla sua -mente, idee ripiene di vita, immagini ridenti, di giovinezza, di -piaceri. Egli pensava che era quella l'ora consueta in cui soleva -trovarsi quasi ogni sera tra crocchi brillanti di gai giovinotti, di -bellissime donne; avrebbe dato una metà della sua vita per potersi -involare da quella casa ov'eran la morte e la tristezza, e spiccare -un volo al Palazzo S... dove tutto era felicità, e dove egli forse era -aspettato da Emma! - -Eran le undici della sera. Il silenzio regnava in quella solitaria -contrada siccome in quella casa. - -Giacomo rimaneva tuttavia nell'immobilità di morte, contuttochè la sua -respirazione fosse talmente concitata da udirsi una maniera di rantolo -nel cavo del suo petto. - -Lucia, poscia ch'ebbe riprovveduto di olio il lumicino che si era quasi -spento dinanzi alla sacra immagine, si era avvicinata a Daniele... -Nelle sembianze di lei scorgeasi al presente una tristezza più -rassegnata, più tranquilla, non perchè lo stato del genitore le desse -argomento di speranza, ma perchè Daniele era là... Negli affanni e -nelle sventure la presenza di chi si ama rattempra e lenisce la pena, -è balsamo al cuore sofferente. D'altra parte, non era il giovine da -considerarsi ora come sposo di lei? - -— Daniele, dissegli timidamente la giovinetta, rimarrai con noi questa -notte? Nostro padre è così felice nel vederti al suo fianco, in mezzo -a noi... Vedi, io son quasi sicura che... ciò gli fa del bene; hai -osservato con quanta passione ei ti guardava pocanzi? Se sapessi quante -volte il poveretto ha chiesto di te in questi due giorni in cui non -sei venuto da noi!... non ti parlo di quello che hai fatto soffrire al -mio cuore, lo sa quella Vergine del Carmine, la quale ho pregata tanto -tanto di farmi morire appresso a mio padre, se mai tu... più non mi -amassi. - -La fanciulla portò ai suoi occhi il lembo del grembialetto e -singhiozzando si andava rasciugando le grosse lagrime che il ricordo -del suo dolore le richiamava alle ciglia; poi dette un crollo al capo -per rimandar sulle tempia i lunghi capelli che le si erano staccati sul -volto e rizzò la faccia pallidissima guardando lui con tenerezza. - -Il riverbero della luna rischiarava quelle delicate fattezze e quegli -occhi, il cui nero lucidissimo ora vie più spiccava su quel fondo sì -bianco. Lucia in questo momento sembrò bellissima a Daniele, il quale, -presala per mano, menolla in sul terrazzino, e stette alcun tempo in -silenzio contemplandola. - -Era nel centro del terrazzino un cesto di gelsomino che iva ravvolgendo -le sue foglioline tra i bastoncelli della ringhiera, ed era tutto -coperto di bianchi fiorellini che esalavano un profumo soave tanto che -tutta la casa ne veniva imbalsamata. - -— Prendi, amica mia, le disse Daniele spiccando uno di quei candidi -fiorellini e dandoglielo, stasera tu rassembri davvero a questo -fiore... Come sei bella! Oh, non dubitare, io non ti lascerò più; non -sono io oggimai lo sposo tuo? Non mi appartieni tu forse? - -Uno scroscio di risa fu udito in quel momento, Lucia arrossì tutta, e -ratta s'involò dal terrazzino. - -Uccello si era ficcato nell'ombra dietro alla pianticella del -gelsomino; aveva udito le parole di Daniele, e nel suo ingenuo -idiotismo avea riso. - -Oh! quel riso era la più mordace ironia di quelle parole che non -esalavano dal cuore del perfido giovine. - -Daniele esclamò nel venir dentro alla camera! - -— Maledetto idiota! Io lo detesto come il mio cattivo destino. - -Il rantolo di Giacomo diveniva sempre più forte, più oppressivo; i -suoi occhi a metà dischiusi erano iniettati di quell'umore livido, -biancastro che annunzia l'ora estrema. - -Padre Ambrogio avea ripreso, presso il moribondo, il tristo ufficio di -assistente. - -Tutta la famiglia era immersa in uno stato di angosciosa aspettativa: -pallidi, muti, inanimati, quei figliuoli non trovavansi neanche più -lagrime in su gli occhi. - -Daniele si era messo a sedere al fianco di Lucia: non per questo era -pago e tranquillo a segno che non si leggesse sul volto distratto -una febbrile impazienza: se si fosse gittato uno sguardo in fondo -di quel cuore, sarebbesi notato con raccapriccio un desiderio vivo, -ardentissimo della morte di Giacomo. Sì fa d'uopo confessarlo; Daniele -contava i minuti secondi per la brama di sentir morto quell'uomo che -con la sua lenta agonia gli toglieva un'ora di piacere ed il condannava -a star lontano dalla donna che egli amava. - -Ah! pur troppo questo cuore umano è tale impasto di contraddizioni -malvage, di barbare tendenze ed in pari tempo di slanci di sublime -affetto e di sacrificii inauditi che l'uomo ha sempre di che rimanere -stupefatto e avvilito nella contemplazione dell'uomo. Vi sono, nel -fondo dell'anima, certe cloache di turpitudini siccome certe miniere di -eroismo che renderanno sempre l'umana creatura il soggetto più curioso -delle investigazioni dei filosofi i quali finiscono col confessare la -loro piena ignoranza su queste arcane contraddizioni. - -Poco stante, non ne potendo più per l'estrema impazienza che il -vinceva, e stanco di più aspettare, Daniele si rizzò subitamente in piè -e disse a Lucia queste poche ed aspre parole: - -— Mia cara, tuo padre non morrà per ora; è affare di domani; intanto -io debbo andar via; nulla ho detto al mio domestico, il quale mi -aspetta... D'altra parte, ho quaggiù il mio cavallo, e fa d'uopo che il -faccia ristorare di qualche cibo. - -Ciò dicendo, carezzandosi i capelli in sulla tempia dritta, e -riprendendo il suo cappello, si disponeva, senz'altro, a lasciare -quella casa: avea già dato due passi inverso l'uscio, quando, non già -Lucia ch'era rimasta stupefatta e annientata da tanta barbara fattezza, -ma sibbene Marietta s'interpose tra l'uscio e lui. - -— Oh! Daniele; tu non andrai via, n'è vero? Tu non ci abbandonerai -questa notte: papà può spirare da un momento all'altro, non è così, -padre Ambrogio? Abbi pietà del nostro dolore; se ci ami ancora, se -ami la mia povera sorella, tu non andrai via! Ormai è tardi, questa -campagna è mal sicura... Tu hai da fare sì lungo cammino... No, -Daniele, non andartene per questa notte..... Vedi, noi abbiam paura a -star sole. - -— In verità, non vorrei andarmene, rispose Daniele, ma non posso -trattenermi; vi dico che egli è difficile che papà Giacomo se ne vada -stanotte: non senti? ei dorme profondamente, non fa che russare. - -— Russare! interloquì il sacerdote, a cui tanta durezza di cuore -cagionava un dolor profondo: signor Daniele, _vostro padre_ si muore; -ei non ha che pochi minuti di vita: non vogliate abbandonarlo in tal -momento... Egli vel comanda anche morto. - -— Signore, ripeto, che io non posso trattenermi: tornerò domattina ben -per tempo, allo spuntar del giorno. Intanto se c'è bisogno di danaro, -eccone. - -E traeva dalla tasca del soprabito un elegante borsellino di seta a -maglie, ne cavava una moneta, gittandola con superbia e con fastidio -sul cassettone. Era un pezzo di dodici carlini che ribaltò su quel -mobile, e urtò nel bicchiere ove era riposto il lumicino che si spense -affogando nell'olio rovesciato. - -Lucia mandò un grido di disperata angoscia. - -Padre Ambrogio si alzò pacatamente, raccolse dal cassettone la moneta, -e, consegnandola al giovine, gli disse con paterna bontà: - -— Prendete, signore; per ora questa disgraziata famiglia ha d'uopo -di pietà, di amore, di aiuti affettuosi; ha bisogno di cuore e non di -metallo. Riprendete la vostra piastra: se ci sarà bisogno di danaro, -posso pel momento provvedervi io stesso. Unisco le mie preghiere a -quelle di queste infelici creature acciocchè vi compiaciate rimanere -in questa casa durante questa notte, ch'è già scorsa quasi della metà. -Pensate che il misero Giacomo non vedrà la dimane; egli forse, innanzi -di spirare, può chieder di voi: pensate che quest'uomo è stato per voi -non solo un padre, ma un amico, un vero amico. Si provvederà poi pel -vostro cavallo, non temete. Rimanete, non abbandonate questa infelice -famiglia in questa ora tremenda. - -— Mi duole dovermi ricusare a' vostri comandi, rispose Daniele, ma è -impossibile ch'io mi trattenga più a lungo. Sarò qui domani all'alba... -Addio. - -Non fu più possibile trattenerlo. - -Egli avea varcata la soglia della porta senza neanche gittare uno -sguardo al vecchio moribondo e alla sua fidanzata, che rimaneva come -istupidita e schiacciata dalla disperazione. - -Un solo individuo avea la faccia sorridente nel mezzo di que' gruppi -di dolore: Uccello; un lampo di gioia stravagante brillava sulla sua -stupida fisonomia. Egli girava qua e là per la camera, schioppettava -con la mano, guardava sovente verso l'uscio delle scale, e rideva... -rideva con quel riso corto e a colpetti. - -Di botto, Daniele si presenta di bel nuovo in sul limitare della camera. - -Ei getta d'intorno a sè uno sguardo furioso. - -— Chi ha ferita la gamba del mio cavallo? grida con voce stentorea, e -con gli occhi fiammeggianti di rabbia e di vendetta. - -— Io, risponde Uccello ridendo sempre, come quando solea fare qualche -burla alla vecchia fantesca e di cui prendea tanto sollazzo. - -— Tu! esclama Daniele ruggendo qual leone. - -Ed alzava la frusta per colpire l'infelice idiota. - -Padre Ambrogio s'interpose e fermò il braccio di quel furibondo. - -Un grido intanto era partito dal letto ove giaceva il moriente. - -Era Giacomo che tutto avea udito, tutto compreso!... - -Oh spettacolo terribile! Il vecchio avea levato il capo dal cuscino -come da una tomba: sembrava una larva, un fantasma. - -— Ingrato!... ingrato!... mormorava il misero con voce soffocata dai -singulti della morte... Iddio mi aprì gli occhi in sull'orlo... della -fossa... Tu vuoi... colpir mio figlio Giovanni... come già... mi hai -distrutta... mia figlia Lucia... Va, figlio del peccato... Tu tradisci -un moribondo. Va... ingrato... se tu mediti io spergiuro... Iddio ti -punisca!.. - -Lucia manda un urlo disperato... il sacerdote immantinente chiama alla -calma il moribondo che si mostra pentito dell'ira subitanea in cui -la ferocia di Daniele lo avea gittato... guarda il crocifisso e tenta -di dire qualche cosa, ma non può finire una parola, che termina in un -singulto profondo. Il misero era ricascato in su i guanciali. - -Egli era morto! - -Pochi momenti dopo questa scena di spavento, nella camera ove giaceva -il cadavere di Giacomo non era altri che Padre Ambrogio, che recitava -d'accanto al morto la seguente prece: - -«Onnipotente Iddio, col quale vivono coloro che muoiono nel Signore, -e col quale le anime de' fedeli, poi che libere sono dal fardello -della carne, sono nella gioia e nella felicità, noi ti ringraziamo -dal profondo del nostro cuore per esserti piaciuto di liberare questo -nostro fratello dalle miserie di questo mondo di peccati: e non -tralasciamo di pregare la tua misericordiosa bontà di ammetter lui ben -presto nel novero de' tuoi eletti.» - -Non dobbiamo trasandare di osservare che Uccello, per impedire la -partenza di Daniele, di soppiatto armatosi della sciabola di suo padre, -che n'era provvisto come militare doganiere, avea ferita la gamba -del cavallo del giovine, senza che alcuno della famiglia addato se ne -fosse. - -Uccello aveva avuto bastante lucidezza di mente per comprendere che -Daniele non avrebbe potuto andarsene a piedi alla sua abitazione che -era ben lungi di quella strada; e che gli sarebbe stato impossibile di -trovare una carrozza in quella via solitaria e ad un'ora si avanzata -della notte. - - - - -IV. - -UNO SGUARDO INDIETRO - - -È necessario toccar qualche cosa che alla storia di questo giovine si -riferisce, innanzi di proseguire il nostro racconto. - -Daniele, in tutto il tempo ch'era stato in casa di Giacomo lo -stradiere, non si distingueva dagli altri figliuoli di questo dabben -uomo, sì per l'amore onde corrispondeva ai beneficii di quella -famiglia, sì pei modi rispettosi e umili, ch'ei teneva inverso Giacomo -e la costui consorte; i quali siffattamente lo amavano, che a tutt'i -vicini e agli amici soleano dire che Iddio avea mandato loro quel -caro fanciullo in compenso dell'infelice Uccello, miseramente privo -d'intendimento. Daniele era un giovinetto affettuoso benchè un poco -troppo serio per la sua età, perciò che mai o rarissime volte si -abbandonava ai giuochi e ai divertimenti degli altri figli di Giacomo -ei se ne stava in disparte; e mentre quelle creature baloccavansi in un -modo o in un altro, egli avea paura di bruttarsi le vesti o le mani. -Giacomo e la moglie queste tendenze così singolari in un fanciullo -attribuivano ad una certa natural propensione ch'egli avesse per la -nettezza e l'appariscenza della persona, mentre quelle altro non erano -che un istinto di superiorità su gli altri fanciulli, i quali, non -badando a tenersi puliti, meno belli di lui o meno decentemente si -mostravano a coloro che venivano a far visita al signor Giacomo. - -Questa tendenza che in sul principio pareva tanto innocente e -commendevole, prese bentosto il suo vero aspetto allora che il -fanciullo crebbe in età. Ben presto Giacomo discoprì nel trovatello -un vizio radicale del cuore e si adoperò a correggerlo, a drizzarlo -a bene, ma fu tutto indarno; il vizio era nel sangue del fanciullo: -quanto più egli diventava adulto e grandetto, tanto più in lui si -appalesava la passione della vanità. Oltracciò, Daniele aveva un -sentimento che molto si avvicinava all'odio per l'infelice Uccello: -sentimento ch'ei non dissimulava ne' momenti in cui si trovava -solo coll'idiota, però che non si facea scrupolo di beffarlo, di -maltrattarlo con epiteti ingiuriosi, e sovente di batterlo. Il misero -Uccello piangeva, ma non si arrischiava a dire al babbo il motivo -del suo pianto, che se questo avesse fatto, non gli mancavano altre -più forti battiture, con cui quel cattivello di Daniele vendicavasi -dei rimproveri che gli venivano da Giacomo. Un fatto narreremo il -quale, sebbene puerile, ebbe influenza grandissima nello sviluppo di -quell'odio che Daniele nutriva per l'infelice Uccello. - -Solevano que' fanciulli presso che in ogni sera sollazzarsi con -qualcuno di quei giuochi infantili, di cui si conservano poscia -gratissime ricordanze tra i quali i più frequentemente messi in -opera erano i giuochi delle merenducce, della mosca cieca, del capo -a nascondere, dei pilastri, del guancialino d'oro, dell'oca, delle -capannelle, del buffetto ed altri consimili. La più grande ilarità -soleva regnare tra quelle care ed innocenti creature. Il più delle -volte Daniele non prendeva parte a questi giuochi e si accontentava -di starsene a rimirarli; ma talvolta, istigato dai suoi fratelli (così -chiamavansi tra loro) e premurato dalla madre, il _Contino_ (abbiam già -detto perchè un tal nome fu posto a Daniele) degnavasi di onorare il -giuoco colla sua presenza. - -Un giorno, si scherzava alla mosca cieca. Furon tirate le sorti a -chi dovea pel primo bendarsi gli occhi: toccò a Daniele: ciascuno, -fuggendo, ruzzando, ridendo, il percuoteva con un fazzoletto, con uno -sciugamano o con altro panno avvolto... Daniele si voltava e rivoltava -per acchiappar qualcuno, ma tutti se la sbiettavano con garbo, sicchè -l'impazienza e il dispetto cominciavano a dominare nel Contino, -allora che sentissi applicata in sulle spalle una violenta percossa -accompagnata da uno scoppio di risa universale: era stato Uccello -che avea fatto il colpo, e poscia, per non essere afferrato, si era -appiattato sotto un tavolino. Ma alle grida di _viva Uccello_, Daniele -avea conosciuto chi lo aveva colpito sì fortemente, e pensando quegli -averlo fatto per istizza o per malvagità, fu preso da tanta rabbia e da -tanta sete di vendetta, che tra sè deliberò di avernelo a far pentire -se gli venisse sotto. - -Perchè, studiata ben la posizione e dissimulando il meglio che seppe, -si pose freddamente a girar per la stanza, poi che con destro movimento -ebbesi cacciato un poco più su degli occhi la benda che gli nascondeva -i suoi avversari. Non andò guari, ch'essendo tornato in giuoco Uccello, -fu preso di mira dal perfido Daniele, il quale, acchiappatolo tra -le risa degli altri e tra le baie che si davano all'inesperto, lo -stramazzò al suolo e con pugni e calci così fattamente il rendette -malconcio che in copia usciva al miserello il sangue dal naso e dalla -bocca. Il giuoco ebbe termine: Lucia e Marietta cercarono di occultare -il misfatto, ma, accorsi alle strida Giacomo e la moglie, Giuseppe -fu sollecito di narrar loro l'accaduto. Giacomo rimase stupefatto e -addolorato di tanta malvagia indole del trovatello, e, per castigarlo, -non gli fece per qualche tempo abiti nuovi, tremendo castigo per -quell'indole vana e orgogliosa. - -Daniele rimase così vulnerato della punizione inflittagli, che il suo -carattere ne addivenne più cupo, e più duro il suo cuore. D'allora -in poi più non rivolse la parola ad Uccello, pel quale se gli erano -accresciuti l'antipatia e l'odio. - -Intanto ei diveniva grandetto; era già arrivato al tredicesimo anno, -allora che Giacomo, accortosi dell'estrema inclinazione e attitudine -che il giovinetto appalesava per la musica, il pose a studiare -quest'arte con un suo parente. Questi ebbe ben per tempo posto amore -addosso al giovinetto, poi che scorto ebbe in lui un vero genio -e rarissimo. La natura lo aveva chiamato alla musica. Stranezza -incomprensibile! Quest'arte, che richiede sensibilità squisita, tempera -di animo affettuosa e soave, era attecchita in un cuore mal formato e -proclive alle più tristi passioni. - -Gli elogi che il giovinetto Daniele riportava, dovunque facevasi udire -a suonare il piano-forte, il suo contegno nobile e altero, quella -sostenutezza di modi e di linguaggio, sì poco in armonia col suo stato -e colla sua origine, ed anche quei suoi occhi malinconici ma espressivi -e intelligenti, gittarono a poco a poco nel cuore di Lucia i germi -di una passione che si fece gigante. Daniele si avvide prestissimo -dell'amore di Lucia, e la sua vanità fu lusingata e soddisfatta: egli -non le corrispose per amore, ma per compiacenza di sè medesimo per -talento di tiranneggiare una creatura a lui sottoposta, per desiderio -di dominio. E s'infinse così bene, e simulò tanto la passione, che -l'innocente donzella il credette innamorato morto, siccome il credette -Giacomo in appresso. - -Lucia era tutt'altra; la sua adolescenza e il suo amore l'aveano -trasformata: di quindici in sedici anni essa era sì malinconica, sì -appassionata e sensitiva, che il padre, avveggendosi esser cagione di -tanta malinconia la passione che già la struggeva, stimò conveniente -di allontanare Daniele dalla famiglia. Oltracciò, morta la cara sua -moglie, chi poteva oggimai guardar l'innocenza di Lucia? Onde estimò -necessario di rimuovere ogni cagione, e partirsi dal giovinetto, il -quale, dal canto suo, mal sembrava portare la dimora dello stradiere, -essendosegli accresciuti nell'animo la vanità e il desiderio di esser -distinto. - -Giacomo iva da qualche tempo pensando al modo come provvedere -all'esistenza di Daniele, allora che lo avrebbe allontanato dalla sua -famiglia, quando uno strano avvenimento venne a troncare ogni dubbiezza -ed ogni imbarazzo. Un bel mattino, si presentò in casa di Fritzheim un -giovine di bell'aspetto e di belle maniere, decentemente vestito, il -quale con accento straniero ma in buono italiano, dimandò di parlare al -padrone della casa. - -— Siete voi il Signor Giacomo Fritzheim? chiese poscia che questi se -gli fu presentato. - -— Per lo appunto, rispose lo stradiere, a che posso servirla? - -— Non avete voi, molti anni fa, raccolto nel bosco della Sila un -fanciullo che ivi era abbandonato e moriente? - -Giacomo restò interdetto: guardò con attenzione la persona che gli avea -fatta quella inattesa interrogazione e cercò d'indovinare se colui che -gli parlava potesse essere il padre di Daniele, che avea già diciotto -anni compiti; per lo che rispose: - -— Sì, signore, sono io a cui la Provvidenza volle concedere la grazia -di salvare un'innocente creatura, ed arricchire la mia famiglia con un -altro figlio. - -— Mi giova conoscere con precisione l'epoca in cui ciò avvenne, disse -quello straniero, il quale avea nella mano una carta su cui sovente -gittava gli occhi. - -— Io non so, signore, rispose l'onesto gabelliere, quale interesse -possiate avere nell'indagare un fatto sul quale io non dovrei dare -ragguagli che ad un'autorità riconosciuta; ma qualunque sia la cagione -che vi muove, vi avverto che nessuno al mondo potrà strappare dal mio -fianco un giovinetto sul quale vanto ormai i dritti di padre. - -— Non dubitate, sig. Fritzheim; ben lungi dal farvi del male o dallo -svellere dal fianco vostro il giovane, che forma l'oggetto delle -mie investigazioni, io son venuto per più bella opera. Piacciavi di -rispondere, senza tema, alle mie dimande. In che anno e in che giorno -trovaste voi nelle boscaglie della Sila il fanciullo? - -— Nella notte del 24 gennaio 1809, rispose Giacomo. - -L'incognito gittò novellamente lo sguardo in sulla carta che avea -nelle mani; fece col capo un atto affermativo e di soddisfazione, indi -prosegui: - -— Sta bene: potreste ora indicarmi con precisione il sito ove trovaste -il bambino? - -— Il trovai in una selva di abeti e di pini, sopra una larga felce, a -qualche miglio da S. Vincenzo, e non molto lungi dal Neto. - -Altra occhiata fu data da quell'uomo alla carta e altro segno di -approvazione. - -— Ricordate gli abiti che aveva addosso il bambino? - -— Me li ricordo benissimo, poichè li conservo ancora, soggiunse lo -stradiere: vesticina di albagio color tabacco, calzoncini di panno -turchino, calzerotti di cotone colorati, scarpine con becchetti senza -laccetti, e berretto di castoro nero con tettino di cuoio. - -— Perfettamente, ripigliò l'incognito col riso della gioia e della -soddisfazione in sulle labbra: or non mi resta che farvi un'ultima -interrogazione. Che nome disse di avere il bambino? - -— Daniele, replicò Giacomo. - -— Non ci occorre altro, è desso! Eccomi ora ad adempiere alla mia -parte, sig. Fritzheim: questa è una polizza di duemila ducati ch'io -sono incaricato di consegnarvi per ricompensa della vostra bell'opera e -per le cure paterne di cui foste prodigo verso il fanciullo Daniele. - -Ciò dicendo, l'incognito traeva dal taccuino una polizza sul Banco di -Napoli, e la porgeva al gabelliere; ma questi si ritrasse indietro, e -dimandò stupefatto. - -— Chi v'incarica di ciò, o signore? - -— Non posso dirlo; è questo un segreto che ho giurato di serbare. - -— Suo padre o forse sua madre? - -— Non rispondo, o signore... - -— Ebbene, a chiunque v'incarica di ciò, signore, voi risponderete -ch'io ho ricusato di prender questo danaro; un padre non si fa pagare -delle cure ch'ei prodigalizza a suo figlio, e padre io mi estimo -inverso Daniele. Io son povero, signore, ma non mi avvilisco a ricever -guiderdone da una incognita mano e per un'opera onde io risento la più -cara soddisfazione dell'anima mia. - -L'incognito non credeva a' suoi orecchi; pareagli che lo stradiere non -avesse parlato da senno, e tornò a dirgli: - -— Sig. Fritzheim, questi duemila ducati sono vostri, interamente -vostri; non vi si danno per compenso alcuno; voi seguirete ad essere il -padre di Daniele; parmi che non vi sia ragione di ricusare. - -— Ed io ripeto che non accetterò mai questo danaro; non l'accetterei -neanche se mi venisse dalle mani medesime del padre di Daniele; pensate -se voglio accettarlo da una mano che si nasconde. - -— Ebbene, io vi ammiro, sig. Fritzheim: la rigida probità del vostro -animo già mi era nota. Vi confesso nondimeno che un simil rifiuto è al -di sopra di ogni previsione; io però non insisterò più oltre, ma la mia -commissione non si limita a questo, sig. Fritzheim, e questa volta vi -avverto che un vostro rifiuto sarebbe inutile. - -— Di che si tratta ancora? dimandò Giacomo con leggiero aggrottar di -ciglia. - -— Si tratta che io sono incaricato di passare questa somma di duemila -ducati a Daniele. Non si era preveduto il vostro rifiuto, sibbene il -caso in cui non vi avessi trovato, capite! - -E l'incognito fece un gesto col quale intendeva dire: nel caso in cui -vi avessi trovato morto. - -— La cosa è differente, disse Giacomo, non posso oppormi a tutto ciò -che può contribuire alla felicità di Daniele. - -— Lodato Iddio! esclamò l'incognito; compiacetevi di chiamare il vostro -figlioccio. - -Giacomo entrò nelle stanze contigue e poco stante tornava con Daniele. - -Il giovine salutò col capo l'incognito; il quale rispose con bel garbo -e guardandolo fisamente. - -— Alla buon'ora! osservò tra sè l'incognito, eccone uno che gli -rassomiglia! Bel giovinotto, voi siete nato sotto una buona stella; -la fortuna vi arride; d'ora in poi non dovete pensare ad altro che a -divertirvi. - -— Come a dire? chiese il giovine estremamente maravigliato. - -— Eccovi una polizza di ducati duemila; essa è vostra. - -— Mia!! esclamò Daniele con gli occhi lampeggianti di gioia. - -— Sì Signore, vostra; questa polizza è pagabile al porgitore, e la -firma è ben nota al Banco. - -Daniele che aveva afferrato con avidità quel pezzo di carta che per -lui era una fortuna enorme, gittò gli occhi sulla firma per conoscere -il nome di colui che il rendea ricco. Quella polizza avea sul dorso il -nome di _Maurizio Barkley_. - -— E questo nome signore? dimandò Daniele. - -— Non posso rispondere a nessuna vostra interrogazione, signor Daniele. -Ma io non ho ancora finito di adempiere al mio incarico. Eccovi un -altro polizzino di cinquanta ducati: ogni mese avrete una simil somma. - -È singolare! soggiunse Giacomo, cui un tal mistero facea balestrare il -cervello. - -— E voi stesso verrete a portarmi in ogni fin di mese una polizza di -cinquanta ducati? domandò Daniele. - -— Io stesso, o un altro in vece mia. - -Daniele gittò parimente gli occhi sul polizzino, e lo stesso nome -_Maurizio Barkley_ eravi scritto. - -— Favoritemi una ricevuta, sig. Daniele. Per la prima volta il sig. -Giacomo Fritzheim mi sarà garante della vostra firma... - -Daniele firmò DANIELE FRITZHEIM. Fa d'uopo notare che soltanto da poco -tempo di poi che uscì dalla casa di Giacomo, Daniele si era dato il -fittizio cognome di _dei Rimini_. Giacomo appose la sua firma sotto -quella del giovine. - -— Or non ci è bisogno di altro; son davvero contento di aver fatto -la vostra conoscenza, sig. Fritzheim, e la vostra benanche, bel -giovinotto. Addio, a rivederci al mese venturo. - -Il forestiere non diede il tempo a nissuno dei due di soggiungere una -sola parola, e sparì senza lasciare un'orma sola d'investigazione. - -È superfluo il dire che simile avvenimento cangiò al tutto lo stato -di Daniele, il quale fece subitamente istanze di separarsi da Giacomo, -sotto pretesto di dovere abitare nel centro della capitale per meglio -darsi a' suoi studi musicali. Giacomo, benchè con estremo dolore, dovè -acconsentire ad una tale separazione per le ragioni da noi dette più -sopra e che ogni giorno si rendevano sempre più forti. - -Daniele adunque si congedò un bel mattino da quella tenerissima -famiglia. Rinunziamo a dipingere il dolore di Lucia nel dì che Daniele -abbandonò quella casa. L'acerbezza del suo cordoglio non venne mitigata -che dalla sua angelica rassegnazione a' voleri di suo padre, e dalla -promessa fattale dal suo diletto di venire a trovarla ogni giorno. - -Daniele, oggimai libero di sè medesimo, indipendente, e padrone di una -somma che per lui era un principio di fortuna, tolse in fitto dapprima -un quartierotto alla strada Foria. In sulle prime ei tenne la sua -parola, recandosi ogni giorno in casa di Giacomo; ma ogni dì crescea -pure la sua vanità e il suo desiderio ardentissimo di divenir ricco; -onde, ogni altra passione, ogni altro suo pensiero taceva nel suo animo -sotto l'impero di quella sola dominante. Tuttochè l'incognito straniero -non avesse giammai mancato di portare egli stesso, in ogni fine di -mese, la polizza di ducati cinquanta al nostro Daniele, questi spendea -più che non comportassero le sue facoltà, epperò non bastandogli quella -somma mensuale ei si era dato alle lezioni di musica, le quali in gran -numero e di nobili famiglie i suoi amici procacciavangli. - -Non tralasciamo di dire che il primo uso fatto da Daniele de' duemila -ducati venutigli dal cielo, fu di ammobigliare con eleganza la sua -casa e di comprare un cavallo: il tenere un cavallo era stato sempre -uno dei sogni della sua vita. Guari non andò e il giovin bellimbusto -incominciò a trovar noioso e plebeo l'amore di Lucia, tanto che per -avere un plausibile pretesto di porre qualche intervallo tra le sue -visite, deliberò andarsene a dimorare alla riviera di Chiaia, anche -perchè è questa la contrada ove maggiormente bazzica ed abita la -nobiltà napolitana e massime gli stranieri. Questa ferita fu anche -asprissima al cuor della misera figliuola di Giacomo, che pur sempre -cotanto amava quell'ingrato: ma ella, buona siccom'era e indulgente e -amorevole, si persuase che la sola necessità di meglio provvedere a' -bisogni della vita avesse indotto Daniele ad allontanarsi tanto da lei. -Ciò nulla manco, Daniele non lasciava mai passar due giorni di seguito -senza tornare a _S. Maria degli Angeli alle Croci_: e questo confortava -la miserella a sperare, tanto più ch'egli avea già promesso al padre -d'impalmarla non sì tosto meglio si fosse dato a conoscere nella -Capitale. E quando gli facea qualche premura di affrettarsi a sposare -l'onesta e cara giovinetta, egli adduceva or la troppo giovanile sua -età, ora i suoi studi che non gli permettevano pensare ad altro pel -momento, or s'appigliava al partito di procrastinar sempre sotto l'un -pretesto o l'altro. - -E ciò durava da varii anni, quando a troncare ogni dubbiezza, a -infrangere ogni proponimento, ad allontanare per sempre il cuor di -Daniele dalla famiglia Fritzheim, avvenne il caso della presentazione -di lui qual maestro di piano-forte della nobile giovinetta spagnuola -Emma, figliuola del duca di Gonzalvo. - -Qui ci fermiamo, bastandoci il già detto. Nel prosieguo di questa -storia verremo allargandoci sul carattere di Emma, sulla parte e sulla -influenza funesta che questa donna si ebbe su gli avvenimenti che -narriamo. - - - - -V. - -IL CUORE DI UN PRETE - - -Daniele adunque abitava alla Riviera di Chiaia. - -Il suo quartiere, composto di poche stanze, ma tutte con eleganza -addobbate, guardava, per un lungo terrazzo, sulla villa Reale. Due -erano le principali stanze del nostro celibe maestro di musica, -il salottino da conversazione e lo studio, vale a dire lo stanzino -dov'egli solea dar lezioni di piano-forte. Queste due stanze erano -contigue e strette l'una all'altra sicchè era mestieri passar pel -salottino per entrare nello studio. L'addobbamento di queste due stanze -avea qualche cosa di troppo splendido pel modesto stato di maestro di -musica, e dava subitamente a divedere nel padron di casa quella smania -d'imitare le maniere ed il fasto dei nobili e dei ricchi. Per porre la -sua casa sovra un piede aristocratico, Daniele avea contratto non pochi -debiti, cui egli soddisfaceva il meglio che poteva, perciò che sarebbe -morto di vergogna se nella capitale si fosse buccinato esser egli stato -perseguitato dai creditori. - -Il salottino, messo con paramenti di Francia, era un vero mazzolino -di fiori per freschezza, per profumi, per colori. Il palco, a fondo -bianco venato avea nel mezzo una bella dipintura rappresentante il -gruppo delle tre Grazie; una piccola ma gentil lumiera di bronzo dorato -sorreggente dodici torchietti scendeva a mezzo la stanza, per via di un -largo cordone, il cui capo fingeva di esser sostenuto dalle tre Grazie. -Un caminetto alla foggia inglese era scavato in fondo del salottino; -aveva un paracenere di ottone indorato con fregi a rilievo, ed altri -a retina di ferro. Nella stagione estiva il suo vano era chiuso o -meglio velato da un telaio sul quale eran dipinte parecchie caricature -e scherzi e fiori e frutte. Intorno a questo caminetto era un mezzo -cerchio di sedie imbottite e coperte di raso bianco, di seggioloni -a ruote con ispalliere ricurve indietro, di sedie a bracciuoli, di -poltrone a molle. A piè della più parte di queste sedie eran seggioline -e panchettine, similmente imbottite, da appoggiarvisi i piedi, cassette -da sputare, arnese tanto necessario a' fumatori, principalmente là dove -di be' tappeti covrono il pavimento, siccome in casa di Daniele nella -stagione invernale. Un gran sofà era situato alla parete opposta al -caminetto; questo canapè con doppio rullo era coperto di raso cilestre -ed avea la spalliera e i bracciuoli lavorati con intagli ed ornamenti -finissimi. Un tondo di mogano a lastra di marmo era situato nel mezzo -del salotto, zeppo di tutte quelle figurine di marmo, di stucco, di -alabastro che popolano i salotti e che sembrano ivi dimenticate dal -padron di casa. Questo mondo di lilliputti preziosi che si accalcano -sovra un tondo o sovra una mensola rivelano le passioni infantili -degli uomini dell'era nostra, i quali a somiglianza dei bimbi, prendono -diletto nei balocchi e nei giocarelli. Non poteva la moda inventar cosa -più adatta all'indole puerile del secolo nel quale viviamo. - -Lo studio di Daniele era più semplice. Un divanetto rosso da un lato -avea dinanzi a sè un deschetto da colezione; più lungi uno scaffale di -bel lavoro su ciascun palchetto del quale eran gittati alla rinfusa -libri e carte di musica. In altro lato di questa stanza, aderente al -muro, una scrivania ad una sola cassetta, coperta parimente di libri, -di carte di musica e di arnesi da scrittoio, tra i quali primeggiava -per gusto e per lusso il ricapito da scrivere tutto in oro, di cui -ciascuna parte, cioè il calamaio, il polverino, il pennaiuolo o il -vasetto da cialde, rappresentava un differente animale, e congegnato in -maniera che ciascun animale adempiva al suo diverso officio di fornir -quello che si aveva in corpo. Il piano-forte compiva l'ammobigliamento -di quella stanza: magnifico strumento di artefice tedesco. Queste -due stanze comunicavano tra loro non pure per mezzo dell'uscio di -entrata comune, ma eziandio per mezzo del lungo terrazzo di cui abbiam -parlato più sopra. Eleganti cortine di finissima mussolina velavano -la luce nella estiva stagione e temperavano il freddo nell'inverno. -Un'affettazione di studiata imitazione, un desiderio di far mostra di -agiatezza, un'apparenza di lusso, eran questi i caratteri specchiati di -questa casa. Da qualche tempo nondimeno tutto pareva quivi negletto e -abbandonato, mentre ordinariamente la massima cura metteasi da Daniele -per tener tutto pulito, ordinato e appariscente. - -Abbiam dovuto un poco allargarci su questi inetti particolari, -acciocchè più spiccatamente apparisca il carattere del personaggio di -tanta importanza nella storia che abbiam preso a narrare. - -Otto giorni sono scorsi dalla morte di Giacomo. Eran le dieci d'un -mattino di domenica, quando una violenta scampanellata fece accorrere -all'uscio da scala un giovin domestico ch'era al servizio dell'elegante -maestro di musica. Daniele ritornava in sua casa da una breve -passeggiata che avea fatta nella Villa Reale. Egli era più del solito -abbattuto pallido, di pessimo umore. - -Insin dal dì della morte di Giacomo, il giovin Daniele non era più -tornato in quella casa dove avea passata la sua giovinezza. Il suo -giuramento, le ultime parole del vecchio, la disperazione di Lucia si -presentavano a quando a quando nel suo animo per gittarvi un'ombra -tetrissima: ma tosto venivan cotali funeste immagini cancellate -dal turbine dei piaceri e dalla presenza o dalla immagine di Emma. -Questo per tanto si aggiugnea agli altri argomenti di tristezza che -oppressavano il petto di lui, tra i quali non ultimo la sete divorante -ch'ei sentiva di ricchezze e di onori. Nel ritirarsi ch'ei fece quel -dì, erasi gittato in una poltrona del salotto, sprofondandosi nei -suoi cupi pensieri, allora che un personaggio si presentò agli occhi -suoi, senza farsi annunziare. Questi era Padre Ambrogio. Daniele non -potè frenare, in veggendo il sacerdote, un moto di spiacimento: egli -non si aspettava quella visita. A Padre Ambrogio non era sfuggita -l'impressione poco piacevole da lui fatta sull'animo del giovine, ma -non si scuorò per questo, imperocchè l'avea preveduta, anzi, ei si -attendeva di non esser ricevuto; epperò, infingendo col domestico di -Daniele essere in grande intrinsechezza con costui, non avea voluto -farsi annunziare. Il buon prete salutò con composta umiltà l'altero -signorotto, che non si era neanche alzato dalla sua poltrona. - -— A che debbo servirla? chiese questi secco al reverendo, senza nemmeno -offrirgli da sedere. - -— Vi chieggo scusa se vi disturbo; imploro dalla vostra cavalleresca -cortesia pochi minuti di udienza. - -Questa specie di fina ironia, di cui si sarebbe accorto ogni altro il -cui lume d'intelletto non fosse stato offuscato dalla vanità, sedusse -l'animo del giovanotto, il quale rispose con volto meno burbanzoso: - -— Si segga, signor Abate. - -Padre Ambrogio si sedè dirimpetto a Daniele. - -— Il motivo che qui mi mena, riprese quegli, è sì grave, o signore, -ch'io non ho temuto commettere un'indiscrezione per adempire ad un -dovere altissimo del mio ministero. - -— Di che si tratta? chiese il giovine chinando gli occhi. - -— Si tratta che io promisi a Giacomo Fritzheim, poco prima della sua -morte, di avere pei suoi figli l'affetto e le cure di un padre; ed io -_non manco alle promesse_, signor Daniele. - -— Me ne compiaccio infinitamente, disse questi ferito alquanto dalle -ultime parole del prete. - -— Or dunque, signor Daniele, la sorte di Lucia mi commuove -profondamente. Dal dì della morte del padre la tapinella è in preda ad -una febbre nervosa che minaccia di voltarsi a male. La trista scena -ch'ebbe luogo pochi istanti pria che spirasse il buon Giacomo e le -costui ultime parole le cagionarono un delirio violento che per buona -ventura è cessato, lasciandole impertanto nel capo una confusione -spaventevole per la sua ragione. E voi l'avete abbandonata, signor -Daniele, mentre una vostra parola avrebbe gittato in quel cuore la -speranza e la vita? Voi l'avete abbandonata appunto allora che suo -padre l'abbandonava, da Dio chiamato, come spero, alla gloria celeste, -e allora che un dubbio crudele su i vostri sentimenti lacerava l'animo -di quella infelice! Voi avete, signor Daniele, deposto nelle mie mani -un giuramento ed eravate libero di non profferirlo. Io non dubito che -voi lo manterrete. Se, oltre la religione, l'amore non ve ne fa una -legge l'onore vel comanda; voi siete un gentiluomo, l'onore è sacro -per voi... Venite adunque, venite a rassicurare quella misera, venite -a spargere su quel povero cuore una goccia di balsamo: vel chieggo in -nome di Dio, dell'onore, dell'umanità. - -Daniele, senza dar segno di minima commozione, suonò un campanello -d'oro che aveva a distanza di mano, e al domestico che si presentò sul -limitar della porta disse in lingua francese, perocchè francese era il -domestico: - -— Non è venuto questa mattina alle nove il Marchesino? - -— No, signore. - -— Va bene. Come sta il mio cavallo? - -— Sta meglio, signorino; ieri ha camminato un poco e parea che più non -zoppicasse. - -— Avete fatto accomodare il fusto della sella? - -— Signorsì. - -— E gli staffili? - -— Nuovi, signore, al tutto nuovi, perchè il cuoio era consumato ai -vecchi. - -— Bene; e le sguance? - -— Tutto a nuovo, signore. - -— Benissimo; accendete un candelotto pel sigaro. Eccomi a voi, signor -Abate, riprese con massima freddezza l'insolente trovatello; scusate se -vi ho interrotto.. Voi dunque dicevate che... - -E Daniele accendevasi il sigaro, come se si fosse trattato della più -indifferente conversazione. - -Una lagrima spuntò sulle ciglia del sacerdote. Tanta perversità di -animo superava qualunque antiveggenza. - -— Veggo che il vostro cavallo vi sta più a cuore che la povera Lucia, -signore. Non ho più a dirvi che una sola parola: Dio salverà Lucia e le -darà la forza di strapparsi dal cuore una passione cotanto infelice; ma -Dio confonde anche i perversi, e guai... guai all'uomo che si fa giuoco -della vita del suo simile! - -Padre Ambrogio si alzò... Non mai questo venerabil servo del Signore -era stato visto così commosso ed agitato; il suo volto era pallido, i -suoi occhi bagnati di lagrime. - -— Non voglio esservi più importuno, o signore; io vado via, ritorno -presso quella sventurata che considero come mia figlia. Ah! voi non -potete comprendere quello che ora soffre il mio cuore. Avea sperato -ritornare presso quella buona creatura arrecandole una parola di -speranza e di conforto; io le avea promesso di ritornar con voi... -Con quale ansia non mi aspetterà la misera? E dovrò dirle che Daniele, -l'amor suo, la sua vita, più non è per lei! Che ogni speranza è finita! -Ah signore, ripeto, che voi non potete, comprendere quel che soffre al -presente questo mio cuore!... - -Padre Ambrogio piangeva... Daniele non avea cessato di fumare con una -placidezza spaventevole. - -— Voi siete un uomo eccellente, signor Abate, si fece indi a dire -intermezzando frequenti buffi di fumo tra le sue parole; e mi dispiace -che prendiate sì viva premura di questo _affare_, cui penserò io di -_rimediare_ al miglior modo. Vi sono talune _circostanze_, taluni -_riguardi_ che mi impediscono per ora di sposar Lucia. Ho _promesso_ -di sposarla tra un anno... e si vedrà... ma, pel suo meglio crederei -che si acconciasse a dismettere questa idea; anzi voi, sig. Abate, -cercate di persuaderla a non più pensarci: sono cose da fanciulli, -sono parole che si scambiano alla prima età. Vi assicuro che se avessi -saputo che tanto in sul serio quella giovinetta avesse preso le cose, -mi sarei astenuto di corrisponderle... Con tutto ciò, io son sicuro -che ella mi dimenticherà col tempo, si sanno le arti delle donne, -convulsioni, malattie, stiramenti di cuore; lagrime, e poi finiscono -con adattarsi ad altri amanti. Lucia farà lo stesso, siatene certo: -io me ne intendo un poco in materia di donne: le donne e la musica -sono state la mia passione... Persuadetevi, sig. Abate, che nulla di -più vero del proverbio: _L'amore fa passare il tempo, e il tempo fa -passar l'amore_... Io le voglio del bene a Lucia, e le farò del bene -sempre che potrò... Ma, in quanto a matrimonio, non è possibile. Io -sono slanciato nel mondo, frequento la miglior società di Napoli, e un -matrimonio _ignobile_ mi ruinerebbe nei miei _affari_... Questa società -in cui viviamo è così _esigente_! Beato voi, signor Abate, che non ci -siete in contatto! Se sapeste quello che vi si soffre! I sacrificii che -si fanno per conservarsi in una certa _sfera_ di riputazione... Io lo -so, per mia mala ventura, che sono tanto ricercato e da pertutto! - -Qui Daniele si alzò e riprese, quasi per accomiatare il sacerdote: - -— Ritornate adunque da lei, e ditele da parte mia che non mi -dimenticherò di lei, che verrò a trovarla non sì tosto le mie faccende -mel permetteranno, e che faccia capitale di me in ogni emergenza; ma -sopratutto fatele ben comprendere, signor Abate, che _provvegga ai suoi -casi_ il meglio che può, che non rifiuti, per me, qualche altro partito -_a lei più conveniente e più adatto_, e che io sarò pienamente felice -quando saprò ch'ella è del pari felice con un compagno più degno di -lei... A rivederci adunque, Padre Ambrogio, non posso goder più a lungo -della vostra compagnia, stante che le mie faccende mi chiamano altrove. - -Daniele fece un leggiero inchino di testa e si inoltrò verso l'uscio, -come per indicarne il cammino a Padre Ambrogio, il quale, senza più -aggiungere una parola, profondamente addolorato si partia di quella -casa per tornare colà dove LA CARITÀ il chiamava a tergere le lagrime -di una misera famiglia e a pianger con essa. - - - - -Parte Seconda - - - - -I. - -EMMA - - -Lasciando per poco la sventurata famiglia dello stradiere, inoltriamoci -in quella vita rumorosa, gaia, splendida di movimento, di cerimonie, di -convenienze e di piaceri che si addimanda la vita del gran mondo. - -Che cosa è la vita del gran mondo? È un circolo matematico dentro il -quale si aggira quella porzione della società che sembra straniera -al retaggio di miserie lasciato all'uman genere dalla colpa de' primi -genitori. In questo circolo segnato dalla verga di quella fata che ha -nome civiltà non è ammesso chiunque è sottoposto alla dura legge del -lavoro, perciocchè la sola fatica che vi si sopporta, che vi si tollera -è il piacere. Fiori, profumi, dolcezze, canti, seta, oro, squisitezze -di ogni maniera, allettamenti di ogni sorta sono gli elementi vitali -dell'atmosfera di questa vita del gran mondo, siccome l'azoto e -l'ossigeno sono gli elementi respirabili della vita comune. Qui nulla -troverete che non sia strettamente sottoposto a un codice severo che -ha un milione di leggi ignote al volgo, e che costituisce in gran -parte la scienza della vita del gran mondo; qui il linguaggio non ha -niente di comune con le ordinarie favelle; tutto riceve denominazioni -particolari, epiteti e aggiunti di nuovo conio: tutto in somma portar -debbe l'approvazione e l'impronta di quella dispotica dea del gran -mondo che si chiama la _Moda_. - -Non si dimanda se in Napoli, in questa regina del Mediterraneo, in -questa incantevole villa del mondo, dove tutto respira il piacere, -dove l'aria è profumo, dove il cielo è un sorriso, dove l'inverno è la -stagione dei fiori, dove ogni voce è un canto, e ogni canto un'armonia, -non si dimanda se in Napoli la vita del gran mondo è brillante e -animata al pari di quella delle altre capitali di Europa. Aggiungi che -la nobiltà napolitana alla perfetta cognizione delle leggi dell'alta -società accoppia un gusto squisitissimo per le lettere e per le arti, -che essa coltiva ed incoraggia splendidamente: e questo delicato gusto -per le arti ravvicina l'aristocrazia del merito a quella della nascita -e delle ricchezze, sì che le porte dorate dei grandi non sono chiuse -all'artista, che si ebbe in retaggio l'ispirazione ed il genio. D'altra -parte, la vita del gran mondo è dappertutto la stessa; le sue leggi, i -suoi usi, i suoi pregiudizii sono dappertutto presso che i medesimi in -Europa. - -La casa del Duca di Gonzalvo era nell'anno 1826 la più rinomata -per isplendidezza di servizio; per l'eleganza e pel fasto del suo -trattamento, per le persone che la frequentavano. Il duca di Gonzalvo, -discendente d'illustre lignaggio e di una delle primarie famiglie -nobili di Andalusia, abitava da parecchi anni in Napoli. Egli era -stato per molto tempo governatore o capo politico di quella bella -provincia delle Spagne, quando la rivoluzione del 1820 il toglieva da -quel posto eminente, accusandolo di troppo attaccamento ai principi -della pura monarchia ed alle gloriose tradizioni di quel governo che -per tanti secoli avea formata la grandezza, la felicità e la possanza -dell'iberica penisola e dei suoi estesi domini transatlantici. Il Duca -Gonzalvo, sbalzato dal potere, e già tristo per gravissima sventura di -famiglia, non soffrì di più rimanere in un paese, nel quale infinite -e amare memorie lo avrebbero assalito ad ogni momento: ondechè fermò -di abbandonare la Spagna, e trasferirsi colla famiglia in Napoli, dove -risiedevano alcuni suoi larghi parenti, e dove l'amenità del clima, -la salubrità dell'aria e la bontà degli abitanti lo invitavano a -stabilirsi. Il Duca di Gonzalvo era un uomo in su i cinquant'anni, ma -non ne addimostrava più di quaranta, sendone la persona alta, complessa -e ben formata: i capelli eran tuttavia nerissimi e ricciuti siccome -i baffi e il pizzo ch'ei portava lunghissimi e puntuti alla maniera -spagnuola. La sua carnagione era bruna, belle le fattezze del volto; -e la sua andatura avea qualche cosa di maestoso e d'autorevole. Sempre -serio, misurato e cerimonioso era il suo linguaggio, in cui nondimeno -trapelava sempre quell'alterigia, che forma il fondo del carattere -spagnuolo. Gli avvenimenti politici del suo paese non meno che le -disgrazie della sua famiglia avean lasciato nel suo temperamento una -certa soverchia bile, per cui sovente era soggetto a moti irrefrenabili -d'ira: allora quel suo bruno volto diveniva di brace, quei suoi -occhi neri schizzavan fuoco, e quell'uomo avea tutta l'ardenza della -giovinezza congiunta alla forza della virilità. - -La famiglia del Duca di Gonzalvo si componea della moglie; donna di -cuore compassionevole a' miseri ma estremamente altiera e severa in sul -capitolo della nobiltà. Questa donna aveva ereditato dal padre ingenti -ricchezze, possessioni senza fine, di cui gran parte avea formato la -sua dote: il superbo castello moresco di Santiago nell'Andalusia era -proprietà di lei co' titoli e privilegi annessi. La _Senora Duquesa -Isabel de Gonzalvo y Monreal-Santiago_ avea toccato i 55 anni. -Sebbene macerata dal cordoglio di veder tolto dal potere il consorte, -ella potea dirsi ancor bella, essendosi la sua lunga capellatura -conservata ancora intatta dalle ingiurie del tempo, e i suoi occhi -non avendo affatto perduta quella vivacità e quella espressione che -aveano tanti cuori umiliato. Or tutto l'orgoglio di questa donna era -riposto nell'unica figliuola, erede d'immense dovizie, in Emma bellezza -singolare, di cui ci studieremo di adombrare, per quanto è possibile, -il ritratto. - -Questa giovinetta, cui vent'anni appena infioravano la vita, era una -di quelle bellezze che non si trovano tranne che sotto il cielo della -Spagna, ed in ispezialità nell'Andalusia; bellezze vigorose, spiranti -tempestose passioni, bellezze che sconvolgono subitamente la ragione a -chiunque per la prima fiata le contempla: l'incanto è negli occhi loro; -fiamma d'amore son le loro labbra; il comando è stampato sulla loro -fronte. - -Come faremo a dipingere Emma colle parole ordinarie? In quale lingua -troveremo le immagini equivalenti per farla raffigurare ai nostri -lettori? Oh se eglino la vedessero siccome la veggiamo noi! Ci sentiamo -palpitare il cuore in parlandone, tremar la penna scrivendone, vorremmo -che le febbrili sensazioni che l'immagine di questa donna ci desta, -passassero tutte quante ne' nostri lettori, per vie più svegliare in -essi la simpatia per questo personaggio della nostra storia. Emma era -il tipo della bellezza andalusa: carnagione e colori di miniatura, -occhi di lustrino splendidissimo, sguardo elettrico, sopracciglia di -velluto, labbra alquanto larghette, bottoni di rosa orientale, denti -di una bianchezza abbagliante, sorriso di baiadera, lunghe le chiome e -di un ebano fulgidissimo, cui ella solea portare divise e scinte dietro -gli orecchi, ovvero raggomitolate in grandi giri sulla coppa del capo. - -Ma siffatti particolari del volto di Emma erano un nulla a paragone -delle fattezze del suo corpo, modello di grazia, di avvenenza, di -proporzioni; era nel complesso delle sue fattezze qualche cosa che -sospingeva a riguardarla in estasi di simpatia. Se ella affissava -qualcuno, lo sguardo di lei lasciava un incendio nel cervello di chi -ella avea guardato, siccome interviene allora che si dirizzano gli -occhi al sole, che lascia nel capo del riguardante una confusione -spaventevole di luce e di colori. Ella avea certe maniere di volgere il -capo, di chinar le lunghe ciglia, di fissare obliquamente quegli occhi -di odalisca, avea certe maniere di movimenti, di gesti, ch'erano una -grazia singolare; ci era da smarrire il senno. - -Qual'era il carattere morale di questa donzella? Ah! Perchè non possiam -dire di lei quel che dicevano di Lucia, buona, semplice, modesta, -riserbatissima con tutto che sensibilissima! Emma era nel morale quel -che può essere una donna sì ben favorita dal cielo in dono di bellezza. -Ella era così bella, così ricca, così giovane, fornita a dovizia degli -appannaggi della più compiuta educazione! Quale altro sentimento potea -dominare in lei, all'infuora d'un amore ardentissimo di sè medesima? - -Farfalla dalle ali dorate, ella svolazzava libera, leggiera, -spensierata e felice in su i fiori della vita, di cui non conosceva -altro che le delizie e quella specie di cara languidezza che tien -dietro a' piaceri. Unica figliuola, ella era idolatrata da' suoi -genitori, i quali non avevano altra volontà che la sua, altro amore che -di lei, altri pensieri che per lei, di cui andavano superbi più che di -tutte le loro ricchezze e possedimenti. - -Le undici battevano ad un magnifico orologio da mensola, allora che -Emma si alzava dal suo letto verginale. Due bellissime stanze nel -quartiere del palazzo S..... erano destinate esclusivamente a lei; una -serviva per sua camera da letto e l'altra per stanza di abbigliamento. -Due cameriere, una napolitana e l'altra francese, erano addette a -servir lei particolarmente. Non trascuriamo di dire che Emma parlava -colla stessa faciltà lo spagnuolo, l'italiano e il francese: il suo -accento straniero, la sua voce nervosa, il modo di parlare a tratti -e con cadenze aveano tali incanti e tal prestigio che non si poteva -ascoltarla senza esserne preso. In parlando l'italiano o il francese, -ella faceva sentire quella graziosa lievissima sibilazione del ce -ci spagnuoli: il che aggiungea vaghezza estrema al suo discorso. -Ogni dì, non si tosto svegliata e tuttora in letto, Emma tirava la -cordicina di un campanello, e subitamente le si affacciava una delle -due cameriere. La giovinetta si facea dare i giornali di moda, i nuovi -romanzi, le lettere delle sue amiche, la grammatica di lingua inglese -ch'ella studiava, e mezz'ora o poco più trascorrer facea in simiglianti -occupazioni. Prima della colezione, ella andava ad abbracciare suo -padre e sua madre, e dopo, la musica assorbiva gran parte della sua -mattinata. - -Ella si era vestita con incantevole semplicità, e, l'ora della lezione -di musica avvicinandosi, era ita nel salotto contiguo al gran salone -da ballo per ripassare sul piano-forte una ballata nazionale spagnuola. -Era un canto curioso, strano, ma ripieno di vita e di brio: la ballata -era così concepita: - - Anche franja de velludo - En la terciada mantilla; - Aire recio, gesto crudo, - Soberana pantorrilla: - Alma atroz, sal espanola; - Alza, ola; - Vale un mundo mi manola! - - Con primor se calza el piè - Digno de regio tapiz; - Con un dulce no sè què - En aquella cicatriz - Que tiene junto a la jola; - Alza, ola, - Vale un mundo mi manola! - - Que calidad! y como cruje - Se baila jota o fandango; - Y que aire en cada empuje - Y que gloria de remango! - A la mas leve cabriola - Alza, ola; - Vale un mundo mi manola; - -Non aveva Emma terminato di ripassare questa ballata, quando le fu -annunziato il suo maestro, Daniele entrava nel salotto. - - - - -II. - -LA LEZIONE - - -Il giovine era vestito nella più elegante maniera; il gusto più fino -avea dettato la norma del suo abbigliamento, il quale non usciva però -dalla più stretta semplicità. Entrando nel salotto dov'era quella -incantevol creatura, Daniele rabbruscò la fronte e raggrottò le ciglia, -dappoichè Emma non si era, secondo il solito, levata d'in su la sedia -per andarlo a ricevere; la giovinetta pareva assorta interamente nello -studio di quella ballata spagnuola. - -— Buon giorno, maestro, gli disse, io vi aspettava con impazienza; -non so se io abbia indovinato questo ritornello ch'è assai gentile ma -difficile. - -— Vediamo, Duchessina, a voi nulla può esser difficile. - -— Davvero vi dico che non raggiungerò mai la semplicità e la grazia -di questo canto; ho paura che nol canterò sabato alla serata di Lady -Boston. - -— In questo caso io mi attirerei l'odio e l'animosità di tutti, -Duchessina, perocchè a me si attribuirebbe la colpa di non avervi fatto -cantare questa ballata. - -— Vi assicuro che non la canterei se non avessi ciò promesso a tutte le -mie amiche. - -— Ed al Visconte di Boisrouge, Duchessina, soggiunse cupamente Daniele, -affisando i suoi occhi torbidi in volto alla giovinetta. - -— Ebbene, sì, vel confesso; anche a costui l'ho promesso: sapete che -questi è uno dei miei ammiratori, disse ridendo la fanciulla, mostrando -quei due filari di denti nivei ed ugualissimi. - -— Ammiratore! Duchessina, e chi non è vostro ammiratore? Dategli -piuttosto un altro titolo. - -— E quale? - -— Quello di vostro amante. - -— Gli è vero, rispose Emma, e dei più noiosi. - -— Non tanto, Duchessina; mi permetto di ricordarvi che lunedì sera alla -festa di Madama A.... voi cantaste con tanta espressione con lui il -duetto del _Tancredi_, che tutti invidiarono la sorte del Visconte... - -— Oh! ben sapete che io cerco sempre di porre un poco di anima in -quello che canto; non posso vincere il mio temperamento. D'altra parte, -quel duetto è tanto bello! - -— Io lo detesto, Duchessina. - -— Lo detestate! e perchè? - -— Non so, lo detesto tanto che ho giurato di non più accompagnarne il -canto in qualsivoglia riunione. - -— Eppure, voi medesimo mi diceste che quel duetto vi piaceva -estremamente, e foste voi, se ben ricordate, che mel faceste imparare. - -— Oh, Duchessina, se io avessi supposto che... - -— Che cosa, maestro? - -— Non so, volea dire che... che... io detesto quel duetto da lunedì -sera. - -Daniele abbassò gli occhi: sul suo volto era apparsa una leggiera tinta -di vermiglio. Emma finse di non comprendere la significazione di quelle -parole e trasse a caso un accordo dalla tastiera. - -— Volete aver la bontà di riascoltar questo pezzo? - -— Io vi ascolto, Duchessina. - -Emma cominciò a cantare la ballata spagnuola. Era nella voce della -giovinetta un tale incanto, una tale voluttà che avrebbe sconvolta la -ragione del più freddo uditore: avea certe corde che andavano a toccare -il fondo del cuore, e rimescolarvi le passioni: avea certi tuoni di -contralto, certe modulazioni, certe cadenze che avrebbero fatto cader -un teatro per gli applausi, se quella donna fosse stata artista. Quella -voce, quell'accento, quel canto ti mettevano il fremito in tutte le -fibre del corpo, ti faceano impallidire per tempesta di commozioni. - -Non sappiam dire quello che accadeva nel cuor di Daniele in udendo -cantare quella ballata. Senza dire della divorante passione che lo -struggeva per quella fanciulla e gli mettea la febbre nei polsi ogni -qual volta l'udiva semplicemente a parlare, egli provava un sentimento -indefinibile tutte le fiate che udiva parole spagnuole. Egli stesso -non sapea rendersi di ciò ragione, ma era un nembo di rimembranze -indistinte, un sogno lontano che gli si riaffacciava alla mente, un -altro cielo, un'altra terra ch'ei vedeva attraverso confuse immagini: -era forse la lingua che in culla egli udiva susurrarglisi all'orecchio, -e che forse ei medesimo balbettava quando era bambinetto di due in tre -anni. Certo si è che quel canto e le parole di quella lingua facevano -sull'animo di Daniele tale impressione ch'ei si sentiva toccare il -cervello e diventar pazzo. Aggiugni che nel cumulo delle ricordanze -velatissime che gli si presentavano al pensiero, ei vedeva una casa -splendidissima e tanti vaghi oggetti che non giungeva a distinguere: -tra l'altro, raffigurava in mezzo alla sua memoria una donna bellissima -che sempre il baciava, e che gli diceva appunto tante cose in quella -lingua che or egli ritrovava sulle labbra di quella bella creatura, -che gli sedeva allato. E quando Emma ebbe terminato di cantare, Daniele -rimaneva tuttavia nella immobilità di statua, assorto in una sola idea -che gli dava rovello e che il faceva uscir di senno. Egli pensava... -pensava che forse egli era nato RICCO E NOBILE! - -— Ebbene, maestro, non avete nulla da osservare, nulla da correggere -nel modo di cantare questa ballata? chiesegli Emma. - -— Nulla, Duchessina. Quando io vi ascolto, io non sono più su questa -terra, il sapete. L'arte sterile e pedante è fulminata dal vostro -genio. Quando io vi ascolto non sono più vostro maestro, ma vostro -ammiratore. - -— Voi mi lusingate troppo, maestro; ho paura che non mi guastiate. - -— Ed io vi guasterei davvero se facessi la minima pedantesca -osservazione a quello che avete cantato. Noi abbiamo cambiato le nostre -parti, Duchessina; voi siete che insegnate ed io che apprendo. Se -sapeste quante ascose bellezze artistiche mi rivela il vostro canto! -Non vi parlo dell'impressione che in me produce, di quello che io -sento... Duchessina, io sarò costretto di rinunziare al piacere di -udirvi. - -— Che vuol dir questo? domandò la giovinetta abbassando quelle sue -lunghe ciglia. - -— Vuol dire che star vicino a voi un'ora o due, qui, in questo salotto, -colla mia sedia così vicina alla vostra, vedervi così dappresso, -gustare io solo la immensa delizia di sentirvi a cantare, trattenermi -con voi da solo a solo, udir le vostre parole, guardare i vostri -occhi... è troppo crudel prova pel mio povero cuore... nol posso, no, -Duchessina... Mille altri invidiano la mia sorte, eppure io sono più -infelice assai di loro tutti... Perdonate, l'ardita franchezza del mio -linguaggio, e compatite ai mali che voi fate. - -— Non v'intendo, signore. Non è la vostra professione quella di maestro -di musica? Non sono io la vostra discepola? Non debbo al vostro merito -impareggiabile quel poco che so? In quanto all'effetto che produce in -voi il mio canto, siccome voi dite, l'attribuisco alla bella tempera -dell'animo vostro si ben formato. D'altra parte, è vero che il canto -suol produrre di strani effetti sul cuore degl'innamorati. - -Daniele fece un balzo in sulla sedia, trasalì, si scolorò, ed indi il -suo volto diventò fiamma ardentissima. - -— Che! Duchessina, balbettò egli, avreste voi letto nell'anima mia? - -— Non propriamente, nell'anima vostra, rispose sorridendo la -giovinetta, ma qualche cosa ho indovinato da questo biglietto che vi -consegno. Ieri sera voi non veniste alla nostra conversazione, e ieri -sera appunto avreste trovato qui qualche cosa che vi avrebbe fatto -estremo piacere. Or bene, eccovi il biglietto; via, non arrossite; è -così naturale alla vostra età il far l'amore! - -Emma traeva dal seno una carta piegata in forma di lettera e la -consegnava all'attonito giovine, il quale vi gittò con ambasciosa -avidità gli occhi e lesse sulla sopraccarta: DANIELE DE' RIMINI — DA -LUCIA FRITZHEIM. Daniele impallidì: le sue labbra s'imbiancarono come -quelle di un morto, e rimase lungo tempo con quella lettera in mano -senza sapersi risolvere ad aprirla. Egli era atterrato! Avea fatto -tanto per nascondere ad Emma i suoi amori con Lucia, per tema che non -le fosse giunta all'orecchio la bassa sua origine! - -— Ebbene, maestro, a che pensate adesso? Non vi affrettate a leggere -quello che vi scrive la vostra bella? Ora su, andiamo, ve ne dò il -permesso. - -— Duchessina, rispose con rauca voce il giovine mal nascondendo il -turbamento e l'ira ond'era preso, permettete ch'io vi dica esservi -di gran lunga ingannata nelle vostre supposizioni. Questa donna che -mi scrive, questa donna che voi credete mia innamorata, non è che una -avventuriera.... una straniera ch'io ho conosciuta per casualità; il -suo cognome v'indica che essa non appartiene a questo paese. Io non -so come abbia avuto l'ardire di scrivermi dopo che l'ho dispregiata, -dopo che non ho voluto cadere nei lacci delle sue seduzioni.... Ma già -conosco quello che questa donna mi chiede, Duchessina. Non è amore quel -che questa disgraziata mi chiede, ma sibbene del pane... del pane. - -Ciò dicendo, l'infame trovatello intascava la lettera senza neppure -dischiuderla, per tema che ad Emma non fosse nata la curiosità di -gittarvi lo sguardo. - -— In questo caso vi chieggo scusa, maestro che una tal donna fosse -vostra innamorata. Vi assicuro che mi dispiace di essermi ingannata: -non so perchè, ma quel nome avea destato in me una certa simpatia, -anche perchè mi si disse ieri sera che un fanciullo di circa dieci -anni in undici anni avea recata quella lettera. Il poveretto era -stato dapprima alla vostra abitazione alla _Riviera di Chiaia_, dove -gli avean detto che forse vi avrebbero trovato qui. La mia cameriera -soggiunse che quel miserello si pose a piangere quando seppe che non -eravate qui; sembrava afflittissimo e stanco a morte, perocchè avea -fatto cammino a piedi, e diceva di esser partito nientemeno che da una -strada lontana lontana; se ben mi ricordo, da _S. Maria degli Angeli -alle croci_ vicino al Real Albergo dei poveri! Queste ultime parole -agghiacciarono il cuore di Daniele. Emma sapeva ormai la dimora di -Lucia! Un'orma era segnata per discoprire il tutto! Daniele si morse le -labbra: i suoi occhi gittavano veleno di collera. - -— Intrighi, bugie, Duchessina: nulla di vero di quanto asserì quel -fanciullo, al quale era stata forse insegnata una parte per commuover -la gente di questa casa e carpirvi del danaro. Bricconi di pitocchi! -Ei bisogna far cacciare dai vostri servi quel fanciullo, se si -presenta di bel nuovo o qualunque altro venga in nome di questa -intrigante avventuriera; i loro piedi brutterebbero la vostra casa; -le loro parole contaminerebbero gli orecchi della vostra gente. -Non mi arrecherebbe maraviglia se ardisse venir qui la stessa Lucia -Fritzheim! Oh, Duchessina, ella ingannerebbe i più astuti. Se vedeste -che sembiante d'innocenza! Che modi ingenui propri di un cuor gentile -e virtuoso! Ma or siete avvertita, e non darete nella pania, siccome -non vi cascheranno i vostri servi. Ma che dico! Ei bisogna, vi ripeto, -ei bisogna far cacciare costoro senz'ascoltarli! Oh se vostro padre -o vostra madre sapessero che donna è cotesta Lucia Fritzheim, non -saprebbero abbastanza rammaricarsi che voi abbiate conservato un suo -biglietto. - -— Ma io ignorava tutto ciò, disse la fanciulla vagamente colorandosi di -rosso nel volto. - -— Abbastanza ci siamo occupati di questa sciagurata. Che il suo nome -non contamini più le vostre labbra, Duchessina, fatemi l'onore di -credere che nè il cuore nè il mio pensiero scendono tanto giù. - -Sul sembiante di Daniele eran dipinti il dispetto, la collera, il -livore. Emma credette scorgervi un sentimento di giusto sdegno. - -— Dite bene, maestro, non parliamo più di ciò. Non potete credere come -mi fa male il sentir certe cose. Oh che brutta cosa è la menzogna, -l'ipocrisia, il tradimento! - -Daniele stravolse gli occhi come se avesse avuto sul capo un colpo di -mazza. Per buona ventura, Emma nol guardò in quel momento, dappoichè -avea di bel nuovo spiegato sul leggio del piano-forte la prima pagina -della ballata spagnuola. - -— Voi dunque, maestro, m'incoraggiate a cantare questa ballata sabato -sera da Lady Boston? - -— Se v'incoraggio, Duchessina! Che cosa volete ch'io vi dica? Voi -la canterete, se vi piace, e se l'avete promesso a quella ragunata e -al visconte di Boisrouge; voi la canterete, e farete impazzare tutti -quei signori. Ma per me, voi lo sapete; io vorrei che voi non cantaste -giammai nelle ragunate... Io sono geloso, Duchessina. - -— Geloso! esclamò la giovinetta sorridendo. - -— Sì, geloso; o per dir meglio, egoista. Vorrei sentirvi io -solo; vorrei che nessuno altro provasse quella gioia ch'io provo -nell'ascoltarvi. Io so bene, Emma, che nessuno può in quei momenti -sentir quello che sento io; ma pure, allora che gitto uno sguardo sul -circolo de' vostri uditori, e veggo i loro volti infiammati, i loro -occhi scintillanti, e indovino i palpiti dei loro cuori, a me pare che -tutti debbano adorarvi siccome... siccome si adorano gli angioli come -voi. - -Daniele non disse _siccome vi adoro io_, ma Emma il comprese e sorrise. -Da molto tempo la giovinetta si era accorta dell'amore di Daniele per -lei, e ne gioiva. Daniele era per lei una _vittima_ ch'ella attaccava -al carro dei suoi continui trionfi, e cui si compiaceva di turbare. - -— Sempre cortese e galante è il vostro linguaggio maestro. Se non -sapessi che siete sincero, vi crederei adulatore... - -Dopo qualche momento di silenzio, Emma riprese: - -— Avrò un bel coraggio sabato sera per pormi a cantare. Sapete chi -canterà da Lady Boston? - -— Chiunque altro non potrà che sfigurare al vostro paragone. - -— Anche se quest'altro o quest'altra fosse la signora Pasta? - -— Ebbene, anche la signora Pasta non potrebbe che stare in seconda riga -a petto vostro, Duchessina. - -— Oh! oh! convenite che questo è troppo. La signora Pasta è la prima -cantante che oggi sia in Italia. - -— Non niego il suo merito, ma guai a lei, vi ripeto, se voi calcaste le -scene per una sola sera! - -— Tregua ai complimenti, signor maestro, e permettete ch'io vi dimandi -che cosa canterete voi: ricordatevi che sabato scorso prometteste di -farvi udire, e sarebbe scortesia il mancare. - -— Io non mancherò; ho promesso di cantare... e canterò per la prima -volta in casa di Lady Boston. - -— Vi hanno ammirato come esimio suonatore; avranno l'agio di ammirarvi -come esimio cantante. Che pezzo canterete? - -— Un pezzo di mio componimento: farete le grandi meraviglie se vi dirò -che anch'io ho composto le parole di questo pezzo. - -— Davvero! sclamò la giovinetta, ecco che ogni giorno discopro in voi -nuovi pregi e novelle doti; non sapevo che foste anche poeta. - -— Duchessina, quando si ha nel cuore una profonda passione, si diviene -poeta senza volerlo. - -Emma chinò gli occhi sulla tastiera; e, fingendo spensieratezza, -soggiunse: - -— Ed è una romanza quella che avete composta? - -— Non so quello che è; soltanto so che le parole e la musica sono -esalate dalla profondità dell'anima mia. - -— Avete almeno dato un titolo a questo vostro componimento? - -— Sì, Duchessina, il titolo è, _Un colpevole amore_. - -— Perchè _colpevole_? dimandò la fanciulla. - -— Perchè è colpa in me l'amore; ei mi fa d'uopo idolatrare. - -Emma si alzò e sorridendo disse a Daniele: - -— Sedetevi qui, signor maestro, e fatemi udire il vostro _colpevole -amore_. - -Il giovine si sentì profondamente umiliato da questa specie di sottile -e beffarda ironia. - -— Non posso, Duchessina: in questo momento ci è troppa differenza e -troppa distanza tra le nostre anime perchè voi possiate appieno gustare -il mio componimento; l'anima mia è trista, assai trista, e la vostra è -gaia, sorridente, felice. Non pertanto, poichè lo volete, io canterò, -vi farò sentire il mio componimento e aspetterò dal vostro labbro la -mia sentenza... cioè se potrò arrischiarmi a cantarlo da Lady Boston. - -Daniele si sedè al piano-forte e cantò la seguente romanza: - - Ah non mai, non mai saprete - Del mio amor qual'è l'oggetto, - Se anche un regno mi darete, - Non sarà ch'io v'apra il cor. - Resterà sepolto in petto - Il segreto del mio amor. - - Muto il labbro non si affida - Rivelar la fiamma ascosa; - Sia ch'io pianga, sia ch'io rida, - Chiuso è a tutti il mio penar; - Chè a se stesso il cor non osa - La sua colpa confessar. - - Se colei che m'innamora - Semplicetta a me sorride, - Il mio volto si scolora, - E l'incendio in me si fa; - Ma l'arcano che mi uccide - Ella stessa ignorerà. - - Come è nato l'amor mio, - Quale ha speme non so dire; - Ardentissimo un desio - Sol mi va rodendo il sen. - Ah potessi nel morire - Quanto io l'amo dirle almen! - -Daniele avea cantata questa romanza con tale accento di disperata -passione che Emma non potè nascondere il suo turbamento. Il giovine -avea una bellissima voce di baritono, al che si aggiungeva un modo di -cantare così perfetto e tant'arte che il suo canto innamorava. Pensate -quale e quanta espressione fu da lui posta questa fiata nel pezzo di -musica, in cui ritratto avea le sofferenze del proprio cuore. - -— Magnifico! sublime! esclamò la fanciulla; voi sarete l'eroe della -serata di sabato; ma badate che tutti useranno l'indiscrezione di -chiedervi il nome dell'oggetto da voi amato. - -— Indarno il chiederanno, Duchessina. - -— Ebbene, maestro, ditemi la sola lettera iniziale del suo nome; ditela -a me sola, vi prometto che non la paleserò a nessuno. - -— Che mi chiedete, Duchessina! - -— La sola lettera iniziale; pensate ch'egli è impossibile conoscere un -nome da una lettera. - -— Ebbene, io vi dirò una lettera del suo nome e vel lascerò indovinare; -ma allora peserà su voi la responsabilità del mio segreto discoperto. - -— Dite dunque. - -Daniele trasse di tasca una piccola matita e con mano tremante segnò -sulla carta di musica della sua romanza la lettera M. - -Ah! indovino, esclamò l'astuta giovinetta per torturare l'amante, e -quasi che non avesse compreso che questa M era tutto il proprio nome; -indovino di che si tratta; voi amate _Lady Maria Boston_: avete ragione -di aver intitolato la vostra romanza _un colpevole amore_, perchè -questa donna è maritata. - -Daniele pallidissimo e turbato stava per rispondere quando sì presentò -nel salotto la Duchessa di Gonzalvo madre di Emma. La lezione cessò, e -la conversazione si aggirò su cose indifferenti. - - - - -III. - -DUE AMICI DI DANIELE - - -Daniele tornando a casa era in uno stato che facea paura; si sentiva -umiliato agli occhi suoi stessi in quella specie d'indifferenza con -cui era trattato da Emma: il suo amor proprio, la sua vanità, la -sua passione, tutto era ferito, ulcerato nell'anima sua — Durante il -cammino dal palazzo S.... alla _Riviera di Chiaia_, parea demente, -parlava solo, urtava tutti, prendeva una strada per un'altra. - -— Questo tormento non può durare, diceva tra sè stralunando gli occhi -e gesteggiando come un attore che reciti un monologo violento — no, -non può durare; io mi ucciderò se Emma non corrisponderà al mio amore. -Bisogna ch'io me le dichiari apertamente.... Allora vedremo, se potrà -sfuggire destramente alle mie dichiarazioni.... Se ella è ricca, nol -potrò anche io diventare? Non è questa l'ardente speranza della mia -vita? Non gitto sudori, non mi ammazzo forse per acquistare un po' -d'oro? D'altra parte, che bisogno ha ella di sposare un ricco, quando -ha tante ricchezze? La sua mano farà ricco l'uomo ch'ella sposerà. -La sua nobiltà! Ecco... ecco l'ostacolo di ferro, impossibile a -sormontare... Eppure, chi sa! se io giungessi ad innamorarla di me; -se ella mi amasse, i suoi genitori farebbero la volontà di lei... -Potrei sperare... Oh! perchè ho conosciuto questa donna? La mia salute -deteriora ogni giorno: ho abbandonato tutti i miei amici, tutte quelle -famiglie che avrebbero potuto essermi utili.... Non è possibile ch'io -viva più con tal serpe nell'anima; bisogna finirla; o Emma sarà mia o -io mi ucciderò o ucciderò lei, perocchè non potrei sopportar l'idea che -un altro la possedesse!... No, non è possibile che io mi strugga a tal -modo; io le aprirò tutto il mio cuore, mi getterò alle sue ginocchia, -implorerò l'amor suo e la pregherò che mi dia la morte. - -Così parlando il forsennato era giunto alla sua abitazione. Nell'entrar -che fece nel suo salottino, trovò sdraiati presso il camminetto il -Marchesino Gustavo che leggeva, e un altro giovine suo amico, per nome -Stefanello, anche di nobil famiglia. Daniele aveva invitato a pranzo -questi due amici. - -— Oh, bravo, maestro! farsi aspettare un'ora, è proprio dell'ultima -eleganza! disse il Marchesino, gittando le sue lunghe gambe sovra -un'altra poltrona che gli stava di contro. - -— Perdono, amici miei, ho avuto impacci per le mani: ben sapete le -seccature annesse alla mia professione. - -— Che hai? ti veggo in fronte una cera lunatica, alla Jacopo Ortis; che -ti è accaduto? - -— Niente... propriamente niente; ho lavorato molto, sono stanco. - -— Non me la darai ad intendere, discolo di prima sfera, riprese -il Marchesino, qui ci è sotto roba femminile... Un tradimento, eh? -Buffoneria l'accuorarsi per le donne... Ma già, alla tua età si crede -ancora a quelle pappolate di fedeltà, di costanza di amore eterno, di -un tugurio ma con lui, e a tante altre graziose parole di questo conio, -belle invenzioni del secolo passato, ma che ora sono rancide o uscite -di moda come Madame Colbran... Ricordati che - - Femmina è cosa mobil per natura: - Solca nelle onde, e nelle arene semina - Chi pone sue speranze in cor di femina. - -Ecco per esempio, quando tu sei venuto, io stava leggendo questo -vecchio fascicolo dell'_Utile Passatempo_[1]. Ascolta questo -aneddotuccio; «Veniva consigliato un padre di aspettare che suo figlio -fosse più saggio per dargli moglie. Il vostro consiglio, rispose, non -mi pare troppo buono, poichè se mio figlio diventa saggio, temo che più -non si abbia ad ammogliare». - -Mentre il Marchesino era intento a leggere, Daniele distratto e -visibilmente contrariato dalle parole dei signorotti, andava lasciando -in sul tondo del salottino quegli oggetti che soglionsi portare addosso -nell'uscir di casa, come orologio, borsellino, denaro, portafogli, -guanti ed altri simiglianti amminicoli di acconciatura. Il Marchesino -Gustavo era un giovine d'un trent'anni o più, faccia comune e volgare, -tagliata nel mezzo da due mustacchietti incerati, e terminata da un -meschino gruppetto di peli in sul mento. Il suo vestito consisteva in -un soprabito per mattino con altissimo bavero secondo la moda di quel -tempo, in un corpetto di casimiro a corazza, in calzoni alla cosacca -a righe. I suoi capelli eran folti e ricciuti. Essere della specie più -comune, questo individuo non aveva altro pensiero, altra occupazione, -altra cura che di _ammazzare il tempo_, secondo il linguaggio di simil -razza di gente. Un buon pranzo o una buona cena era l'apogeo della sua -poesia. - -Un poco più ci piace dilungarci sul ritratto di Stefanello, offrendo -questi un tipo curioso ed una specialità sociale che è andata sempre -più crescendo cogli anni e che ora ammorba la nostra società. Questo -tipo terribile da' francesi chiamato _fat_, dagl'inglesi ironicamente -_beau_, è una specie di serpe da' guanti bianchi che striscia su i -mattoni incerati dei salotti. Non credete però ch'ei sia terribile pel -fascino irresistibile dello sguardo, ma perchè morde leccando, e le sue -morsicature sono sempre mortali: un'arma possente e omicida è per lui -la parola. - -Entrate in una sala in cui sono molte dame e molti uomini, in cui -si balli o si conversi, siete certo di trovare quest'essere sdraiato -sovra i cuscini di un canapè, con una mano lisciante i ben composti -capelli, e con l'altra ficcata oziosamente nella tasca del calzone: -vicino a lui per lo più siede un altro della medesima pasta, e -discorrono sbadigliando di donne e di amori, di conquiste fatte e da -fare, di _buone fortune_ e di altre simiglianti materie. Quest'uomo -innocentissimo di condotta è però da fuggire come un appestato, e da -non ammettersi mai in propria casa: la sua smania è di credersi un Don -Giovanni, un Lovelace, di tenersi un bel seduttore, mentre forse in -vita sua non ebbe mai la buona ventura d'essere stato corrisposto in -amore. Egli vi dirà spiattellatamente d'essere stato felice innamorato -della vostra innamorata, e vel dirà con sogghigno amabile a fior di -labbra, con una grazia tutta particolare, con una proprietà di vocaboli -da trarre chiunque in inganno. Voi aggiusterete fede alle sue parole; -andrete in furore contro la vostra bella, contro tutte le donne; -giurerete di abbandonarla, di non più vederla, mentre quella poverina -non avrà neanco guardato il nostro bellimbusto. Tutte le donne, niuna -esclusa, appartengono di diritto a quest'uomo: egli le domina tutte, e -la loro sorte dipende da una sua formidabile parola. Tapina di quella -fanciulla che per caso si trova a fissar lo sguardo su lui per qualche -momento: ella è pazzamente presa di lui; tutto il mondo in un attimo il -saprà. - -Quest'essere è facile a riconoscersi tra mille; pochi peli in faccia, -vista corta, capelli lunghi; il suo vestito è sempre ricercato alla -moda, pieno di profumi. Suole egli eziandio portar sempre addosso un -taccuino, nel quale sono rinchiuse una decina di letterine galanti -ricevute da una decina di belle abbandonate da lui; non giureremmo che -quelle letterine sono autografe, anzi nol vorremmo neppure asserire; -egli le mostra continuamente ai suoi amici: in altra taschetta del -portafogli stanno poi certi altri bigliettini di suo pugno e senza -indirizzo, i quali egli tiene sempre pronti per valersene all'uopo. -Quest'ente così futile perchè leggiero, e nello stesso tempo non -meno pericoloso per la stessa leggerezza, dovrebb'essere bandito dal -grembo della società come un disturbatore della domestica quiete ed un -avvelenatore di cuori. Di tal natura per lo appunto era Stefanello. - -— Il Marchesino ha ragione, disse questi zufolando tra i denti un -motivo del _Barbiere di Siviglia_; il sentimentalismo è fuor di moda, -mio caro maestro; fa come fo io, gitto la scintilla dell'incendio -e passa. Per essere amato dalle donne, è necessario disprezzarle; -io conto mille conquiste ottenute solo con quest'arma possente del -disprezzo. - -— Le vostre congetture sono erronee, amici, disse Daniele — il -mio malumore non proviene da donne; non sono io un collegiale da -rattristarmi per tanto. - -— E pure tu dimagrisci a vista come un innamorato morto, soggiunse il -marchesino — non mangi più, non bevi più, non vieni più con noi alla -Favorita la domenica. Che diascine ti coglie? - -— Non istò bene, amici miei, soffro coi nervi, ma spero di ricuperar -ben presto la sanità ed il buon umore. - -Uno scoppio di risa accolse queste parole. - -— Ah! ah! soffre coi nervi! malattia alla moda, morbo generico e di -_buon tuono_... - -— È probabile che soffra d'isterismo, riprese ridendo Stefanello. - -Daniele intanto avea lasciato sopra il canapè il suo piccolo mantello; -e si era anch'egli gettato a sedere in mezzo a' suoi amici. Era in sul -finir del mese di novembre. Il camminetto era acceso, perocchè il tempo -era secco e freddo. Si aspettava che il pranzo fosse servito. - -— Scommetto che non hai udita la _Niobe_ di Pacini, disse il Marchesino -agitando i pezzi di legno nel camminetto. - -— Oh! l'ho udita tre volte, rispose Daniele, e sempre con ugual -piacere; è un'opera magnifica. - -— La Pasta è inarrivabile nella sua parte, esclamò Stefanello -appoggiando le spalle al davanzale del camminetto: ella è un prodigio! -Che anima e che arte! Come ha indovinato lo spirito del suo canto! Nel -suo duetto con la Unger strappa il cuore degli spettatori! - -— Già tu sei uno de' più teneri ammiratori di questa prima donna, -osservò il Marchesino ci è da scommettere ch'ella è presa pazzamente di -te. - -— Oh! non parliam di questo; soggiunse lo spezzacuore con lieve sorriso -di trionfo, ne ho veduto a cascar ben altre a' miei piedi, e che -bellezze! Io sono ristucco del genere teatrale; son fortezze troppo -facili ad esser espugnate. - -— Via, via, sappiamo di che sei capace, gran seduttore, tornò a dire -il Marchesino... È certo impertanto che le lodi alla Pasta nella -tua bocca diventano sospette. Già il teatro S. Carlo è divenuto per -quest'attrice un campo di guelfi e di ghibellini. Per me dico, e mi -richiamo al parere del mio professore qui presente, che la Pasta quando -si abbandona agl'impulsi della sua natura è grande, è sorprendente; ma -che casca talvolta nell'esagerato per ispirito d'imitazione. Riguardo -poi al suo canto, è indubitato che nei suoi passaggi dai tuoni gravi ai -medii ella non pone molta faciltà e pieghevolezza. Non è vero, maestro? - -Daniele, a cui quest'ultima interrogazione era diretta, si contentò -di fare un segno affermativo col capo. Egli non era uscito dalla -sua pensierosa concentrazione. Intanto i due convitati di Daniele -incominciavano a trovar troppo lungo l'indugio del pranzo: aveano già -consumato parecchi sigari per ciascuno; aveano in gran parte esaurito -tutti i futili subbietti di conversazione; si posero però a passeggiare -smaniosi pel salottino. - -— Il tuo cuoco è un carnefice questa mattina, osservò il Marchesino. - -— Ci vorrà dare un pranzo al tutto diplomatico il nostro Daniele, disse -Stefanello, ed ecco perchè ci farà attendere fino alle cinque. - -— Sta benissimo, riprese il primo, e mentre egli si ostina nel suo -taciturno sentimentalismo, noi ridurremo in cenere un altro sigaro. - -Il Marchesino cavò di tasca un elegante porta-sigari, ne cacciò un -tubetto di foglie americane e si pose alla ricerca d'un pezzo di carta -per accenderlo. - -— Oh! una lettera non aperta! esclamò egli mettendo le mani addosso -alla lettera di Lucia Fritzheim, che Daniele avea gittata in sul tondo -in uno cogli altri oggetti ch'erasi tolti di tasca. - -Daniele si ricordò di quella lettera e corse per istrapparla dalle mani -del suo amico, ma questi ne avea già letto l'indirizzo ed il nome di -colei che la scriveva. - -— L'ho trovata! L'ho trovata! esclamava il Marchesino in aria di -trionfo, e saltando sopra una sedia per non farsi carpire il suo -bottino; ecco il segreto di Daniele; qui sta l'_affare_ leggasi. - -Anche Stefanello si era messo dalla parte del Marchesino per impedire a -Daniele di toccar la lettera. - -Ebbe luogo una lotta furiosa. Daniele si dibatteva come un leone -per non far leggere la lettera che avrebbe potuto discoprire le sue -relazioni colla famiglia dello stradiere; ma egli era uno contro due -e non poteva a lungo durare nel conflitto. Gli riuscì pertanto di -afferrar la lettera, la quale fu lacerata in due parti, di cui una -restò nelle mani de' due amici e un'altra in quelle di Daniele. Questi -si affrettò di gittare nelle fiamme del camminetto quel pezzo che gli -era rimasto nelle mani. - -Gli altri due lessero il seguente moncherino di lettera: - - «Daniele, Daniele mio, - - Corre già il quarto mese che mi hai ab......... giorni ora per - ora, minuto per min........... sun rimprovero; sono rassegnata - alla........... altra... Iddio ti renda felice... Io sto - m........... forse aver pietà di me togliendomi............ - divenga lo sposo di un'altra. Il med............ Ambrogio ch'io - entro nel primo grado di ti.......... intorno al mio letto - essi mi credevano........... ti ho amato, Daniele, e quanto ti - am............ più non sarò su questa terra. Io ti sciol........... - ti perdono la morte che mi dai. Soltan........... prima parola - di amore che ci scamb............ che non abbandoni la mia - infelice famig........... i miei fratelli e soprattutto che - non............ per quella povera creatura di Uccel............ - sarai felice a fianco della don.............. Addio... addio... per - sempre............. parlar di me che un'altra sola v............ - per caso annunziata la mia mor............. giorno della tua - vita, siccome il dì............ stato per me il più felice... - ad.............. Daniele, Daniele mio... _Lucia_». - -Non avevano il Marchesino e Stefanello terminato questi brani di -lettera, di cui ogni parola avea fatto tremare il cuor di Daniele per -tema che non vi si trovasse qualche inattesa rivelazione, quando il -servo, presentatosi sull'uscio del salotto, disse: - -— Il pranzo è all'ordine, signori. - -I due amici rimisero tra il fumo delle vivande e tra i prelibati vini, -il fare i loro comenti sulla lettera singolare che aveano discoperta. - - - - -IV. - -LA SERATA DI LADY BOSTON - - -Lady Mary Boston era una della più ricche e festose Inglesi -che dimorassero in Napoli in quel tempo. Figlia e sposa di Pari -d'Inghilterra, giovane e bella, questa donna sapeva godersi la vita. -Ella avea comprato una casa in sulla Riviera di Chiaia in cui veniva -a passare la stagione dei balli e delle feste. Nell'està ritornava -a Londra, dov'era aspettata con premura da quell'aristocrazia che -ritrovava nei salotti della vaga Lady le più efficaci e dilettose -distrazioni alle cure della politica e dei pubblici negozi. -Incominciando dal mese di novembre, ogni sabato Lady Boston riuniva -nelle sue splendide mura quanti uomini e donne illustri erano in -Napoli, di ogni favella e di ogni classe, purchè la celebrità fosse il -titolo d'introduzione appo lei. Gli scienziati, gli uomini di lettere, -gli artisti più ragguardevoli trovavano generoso e nobile accoglimento -in quella casa, ch'era benanche il ritrovo di tutta la nobiltà europea. -Walter-Scott, Chateaubriand, Bulwer e altri mille colossi della -letteratura inglese, francese e italiana erano venuti a visitare le -sale della celebre Lady Boston, e vi si erano intrattenuti in qualche -sabato a sera. È superfluo il dire che il fiore de' cantanti erano -invitati, come tutti gli altri, a queste periodiche riunioni colla -solita e semplice formola di: - -_Lady Mary Boston à l'honneur de prèvenir Mr. N. N. qu'elle est chez -elle tous les samedis a 8 heures du soir — Riviera di Chiaia — Palais -P..._ - -La magnificenza degli addobbi e dell'illuminazione, il lusso delle -credenze, l'ordine e la disposizione del divertimento, la scelta -degl'invitati e la estrema eleganza degli abbigliamenti avean fatto -la rinomanza europea delle serate di Lady Boston; tantochè a Londra, -a Parigi, a Milano se ne discorreva; e i nobili di queste capitali -traevano espressamente in Napoli per godere di queste serate. Lady -Boston non aveva che una sola rivale per isplendidezza di trattamento, -ed era Madame A... ma, secondo il giudizio degl'intenditori, costei -perdeva nella lotta, e non arrivò mai a levarsi a quel grido cui -pervenne la Britanna. L'inverno dell'anno 1826-27 comechè turbato -da frequenti uragani e da piogge continue, fu al certo uno dei più -brillanti e animati che rallegrassero la nostra Napoli. L'affluenza -dei forestieri era grandissima. Il teatro S. Carlo nell'apogeo della -sua gloria, diretto dal Nestore degl'impresari, dal Barbaja, formava -la delizia del mondo musicale e il più gran vanto delle belle arti -napolitane. Ogni sera era un trionfo di compositori e di artisti: ogni -sera una fronda si aggiungeva alla corona di allori che cingeva le -chiome di quegli artisti che sono fino ad oggi rimasti impareggiati. -E la serata del sabato, al quale abbiamo accennato nei precedenti -capitoli, fu la più brillante di tutto l'inverno. - -Due grandi artisti cantavano per l'ultima volta ne' salotti di Lady -Boston prima di partire per Vienna, dov'erano scritturati, la Lalande e -Lablache. Erano anche invitati a cantare la Pasta e Rubini. - -Non è a dire la folla che ingombrava i salotti della nobile inglese, -folla deliziosa, spirante la gioia, il piacere, susurrante parole -dolcissime. Non ci arrischieremo a dipingere questa festa; ogni parola -sarebbe dammeno del vero, ogni epiteto non sarebbe corrispondente, e -ogni descrizione riescirebbe languida e monca a petto della realtà; -lasciamola però interamente immaginare a' nostri lettori, contentandoci -di dire che in quelle sale cosparse di luce, di profumi di diamanti, -di fiori e armonie, contenevansi meglio che mille persone, di cui -ciascuno era una celebrità, un'illustrazione, una gloria, o al più -poco un tesoro animato. Contrasto singolare facea colla splendidezza -di quell'ostello un cielo tempestoso che batteva con onde di pioggia i -cristalli di quei terrazzini. - -Le più lussose ed eleganti acconciature sottoposte al più severo codice -della moda di Parigi facevano vaga mostra di sè. L'età delle donne -spariva sotto le mani degli abili pettinatori e delle sarte parigine: -la bellezza, la grazia, la salute, l'amore erano _dipinti_ in su tutti -i volti, scolpiti su tutte le fronti. Un mormorio che si perdeva come -un'onda di fila in fila, di crocchio in crocchio, di sala in sala, -accoglieva l'entrare di ogni nuova arrivata; il suo nome, i suoi -titoli, le sue relazioni ed i suoi amori erano buccinati in un baleno -e promulgati dappertutto. Il sorriso accoglieva tutti e la gioia gli -aspettava. - -Ma un grido di ammirazione piuttosto che un mormorio passò di labbro -in labbro, ed un lampo di gelosia sfolgorò negli sguardi di tutte le -donne. Emma di Gonzalvo appariva nel gran salone. - -Ella entrava appoggiata al braccio del Duca suo padre: aveva al suo -fianco il visconte di Boisrouge. Seguitavala la Duchessa di Gonzalvo al -braccio di un plenipotenziario straniero. Emma era stata in un attimo -giudicata la più bella tra tutte quelle bellissime donne: ella era -dunque la sovrana della danza. - -La sua acconciatura era tutto ciò che si può immaginare di più vago -insiememente e di più semplice per una festa di ballo. I suoi capelli, -ordinati in quel modo ingenuo e gentile addimandato in allora _alla -Vergine_, erano coronati da un festone di rose in diamanti... Contro la -sconcia moda di quel tempo, Emma portava una veste di velo inglese la -cui vita era bassa onde le forme leggiadrissime di lei si disegnavano -con tanta grazia e avvenenza, che questa novella ardita foggia di -vestire incominciò da allora a bandire la moda delle vite alte e dei -grandi scolli. Emma avea dunque dato il colpo mortale alla moda di -Parigi. Era impossibile avvicinarla: un cerchio spessissimo di giovani -aveva attorniata questa dea, contendendosi una parola di lei, un -sorriso, uno sguardo. Emma era andata a sedersi vicino alla madre, alla -sua sinistra era seduto il Grande Ammiraglio Conte di L... amicissimo -del Duca di Gonzalvo. - -Non ancora si era dato principio al canto... Le _tablettes_ di ballo di -Emma erano già ripiene d'inviti per le contradanze francesi e inglesi, -e pel valzer francese e tedesco. La conversazione era universale e -animata nei diversi gruppi: gli uomini discorreano di politica, di -arti, di cavalli e di cani; le donne di mode e di amori. Le sale erano -gremite di tanta gente che più non si distinguevano le persone. - -Di repente fu fatto silenzio in mezzo a' gruppi, e tutta la folla -sparpagliata nelle numerose e vaste sale si agglomerò appo gli usci -indorati del salotto da canto. Madame Lalande apriva la serata colla -cavatina della _Olimpia_ del maestro napolitano Carlo Conti. La Lalande -vien ricordata con amore tra le cultrici dell'arte melodrammatica: -la sua voce argentina, robusta ed agile, il suo bel metodo di canto -lasciarono sulle scene d'Italia e dell'estero non periture ricordanze. -L'Accademia filarmonica di Bologna l'annoverava tra i suoi membri, -siccome avea fatto della Colbran e della Giorgi, lodata da Pietro -Giordani. Dopo Madame Lalande, la celebre Pasta cantava coll'egregio -tenore signor Winter il duetto tanto applaudito della _Medea_ del -Maestro Mayer. Gli applausi che interruppero a quando a quando questo -pezzo, e che scoppiarono con violenza alla fine di esso, furono la più -sincera espressione di quella soddisfazione che i due valenti artisti -lasciavano negli animi de' loro uditori. - -La Pasta era di bella persona, di volto espressivo; i suoi occhi grandi -e loquaci comandavano l'entusiasmo. In quella parte di _Medea_ non meno -che nell'altra di _Desdemona_ nell'_Otello_ di Rossini, questa donna -avea fatto gustare per la prima volta in sulle scene d'Italia il genere -declamato, che oggi è venuto in tanta reputazione e successo, benchè a -discapito del buon canto italiano. - -Luigi Lablache, il colosso dei bassi, l'artista modello, l'uomo -dai polmoni di ferro, dal petto cannone, dalla voce portentosa che -facea tremar la volta di S. Carlo come il cuore dei suoi uditori, il -cantante-atleta, numero uno nei secoli, il contemporaneo di de Marini e -il suo più illustre rivale melodrammatico; Luigi Lablache, gloria tutta -nostra, il cantore delle opere di Rossini, in procinto di abbandonar -Napoli pel teatro italiano di Vienna, si faceva udire in quel sabato -a sera nella sala di Lady Boston coll'_aria_ di _Figaro_ nel _Barbiere -di Siviglia_. Quando ebbe terminato di cantare, un solo uomo non aveva -applaudito a furore. Rincantucciato in un angolo della sala, egli -piangea. Quest'uomo era Domenico Barbaja. - -La Pasta e Rubini cantarono poscia il duetto finale di _Otello_. Non -mai questi due grandi artisti avean posto tanto fuoco e tanta verità -nelle rispettive loro parti. Rubini era grande, inarrivabile, facea -fremere e raccapricciare; la possente sua voce scuotea le fibre più -recondite del cuore. Che diressi della Pasta, che si trovava nel -suo vero genere in quel canto di declamazione, in cui tanto ella si -distingueva che le avea fatto acquistare una riputazione superiore ad -ogni elogio? Dopo questo duetto, il programma della serata annunziava -un intervallo, che fu speso nei più lauti e delicati rinfreschi. Emma -aprì la seconda parte della serata. Non è dicibile con quale ansia si -udiva a cantare questa giovinetta; una delle poche dilettanti che si -ascoltavano da Lady Boston. Presso al piano-forte ov'ella cantava eran -raccolti gli artisti da noi summenzionati e un grandissimo stuolo di -ammiratori della bella Andalusa. L'aria spagnuola fu cantata da lei con -quelle grazie, con quell'accento, di cui abbiamo parlato altrove. Il -suo canto fu coverto da rumorose esplosioni di applausi: si richiese -la replica della ballata. Madame Lalande e la Pasta abbracciarono la -giovinetta e la baciarono con tenerezza, con trasporto. - -Per dieci minuti poi che il canto era cessato si udiva ancora il -mormorio di sorpresa e di ammirazione che si sprolungava in tutte le -sale. Lablache e Rubini cantarono il duetto del _Barbiere di Siviglia_. -Passeranno secoli prima che un'altra coppia di artisti pari a quella -faccia udire un duetto simigliante a questo del _Barbiere_. Il giovine -maestro Daniele de' Rimini dovea por termine alla parte cantabile -della serata colla sua romanza, e con un _pot-pourri_ sulla _Niobe_ -del Pacini, la quale richiamava ogni sera gran folla di spettatori a S. -Carlo. - -Daniele era pallidissimo ed agitato: ciò nulla di manco cantò la -sua romanza con anima, con passione: mai la sua voce non era stata -così forte e commovente; molti paragonarono le sue agilità a quelle -di Tamburrini. Era la prima volta ch'egli veniva udito a cantare da -Lady Boston: destò maraviglia, simpatia, riportò un vero trionfo. -E quando le agilissime e portentose sue mani oprarono prodigi sul -piano-forte, quando le più grandi malagevolezze furono da lui superate -con quell'ardimento, di cui si spaventa la mezzanità, Daniele diventò -l'eroe della serata. Tutti bramarono di conoscerlo, di avvicinarlo; -si dimandò del suo nome, delle sue relazioni, dei suoi parenti; i -nobili più schifiltosi non isdegnarono di stringergli la mano, di -profferirglisi. - -Le donne erano soggiogate, e guatavano il giovinotto maestro con un -sentimento d'ammirazione e di simpatia, dappoichè quella sua voce -in cui trapelava una commozione profonda avea toccato tutt'i cuori. -Il bel sesso cercava indovinare chi potesse essere l'oggetto del -_colpevole amore_ dell'esimio pianista, e già ivasi bisbigliando nella -sala il nome di Emma; perocchè in un baleno si era saputo che la casa -del Duca di Gonzalvo era quella che maggiormente era frequentata -dal giovine maestro. Tutti gli occhi si portarono sulla figliuola -del Duca, la quale si studiava di nascondere il suo turbamento con -un'affettazione d'indifferenza e d'ilarità. Fu questo un bel momento -per Daniele. La sua vanità era soddisfatta! Negli occhi suoi, fissi -sopra Emma, lampeggiava il contento di essere a quel modo l'oggetto -della universale attenzione... Egli cercava intanto discoprire in sul -sembiante della fanciulla un sintomo qualunque di propensione per lui. -A mala pena rispondeva alle congratulazioni che se gli volgeano; a -stento non si mostrava scortese e zotico. - -Stando a tal guisa con tutta l'anima sua alla vedetta di un'ombra di -amore negli occhi di Emma, non si era accorto di un personaggio che gli -si era appressato. Questi il chiamò per nome, e gli disse: - -— Permettete che aggiunga le mie alle congratulazioni degli altri, -signor Daniele. - -Udendo la voce di questo personaggio Daniele fece un balzo sopra -sè stesso, e imbiancò in volto come per morte veggendosi allato -l'incognito straniero che recavagli in fin di mese la polizza di ducati -cinquanta. - -— Voi qui, signore! sclamò atterrito Daniele. - -— Non temete di nulla; io non parlerò, ve ne fo solenne promessa. - -Lo straniero strinse la mano di Daniele che trovò febbricitante, e si -allontanò dalla sala, per recarsi vicino al Duca di Gonzalvo, seduto ad -una partita di _whist_. - -Il ballo cominciava. - - - - -V. - -UN MILIONE - - -Il dì vegnente Daniele si alzò di buon mattino: non aveva chiuso gli -occhi per un sol momento durante l'intiera notte; un'idea fissa, un -proponimento decisivo avealo tenuto desto; egli volea finirla una volta -per sempre collo stato di martirio nel quale si trovava. - -— Tra poche ore la mia sorte sarà decisa, diceva tra sè medesimo, -sdraiato sopra un seggiolone accosto al suo letto, e avvolto in ampia -veste da camera: tra poche ore io saprò se mi conviene nutrire qualche -speranza di possedere Emma, o se mi sarà d'uopo abbandonare questo -paese e forse anche la vita... Sento che non ho la forza di vivere -senza di Emma... Quel mio trionfo d'ieri sera non sembrò che avesse -fatto la minima impressione su lei; mi rivolse soltanto alcune frasi -gelate e comuni strappate dalla convenienza; parvemi anche più fredda -verso di me; sembrava che mi evitasse, che poco mi avesse conosciuto... -Feci benissimo a non ballar mai con lei; se ella è superba e sdegnosa, -io non sono meno di lei: se io sono povero e oscuro, non soffro di -essere dispregiato da nessuno. Lasciai a tutti quegli effeminati -giovanotti l'onore di contendersi un valser o una contradanza con lei: -io non sono fatto per immischiarmi nelle folle, non mi acconto alla -razza degl'imbelli che pullulano in tutte le sale; non mi soddisfa la -mezza luce; a me bisogna o lo splendor del sole o le tenebre fitte... -Emma è per me il sole, la vita, la felicità... o Emma o la morte... Sì, -questa mattina tutto dovrà decidersi... ogni ulteriore indugio potrebbe -nuocermi. - -Verso le undici del mattino dello stesso giorno, Daniele saliva le -scale del palazzo S... e si faceva annunziare al Duca di Gonzalvo. - -I domestici del Duca furono sorpresi di veder Daniele presentarsi di -domenica e chieder del Duca, che pochissime volte egli avea veduto. - -— Ho qualche cosa di segreto a comunicargli, disse Daniele al cameriere. - -— Tutta la famiglia è ancora in letto, rispose il cameriere — Se il -signor maestro vuole aspettare, Sua Eccellenza non potrà indugiare a -levarsi. - -— Aspetterò, soggiunse Daniele. - -E si sedè in uno stanzino recondito del quartiere dove pel consueto il -Duca ascoltava le persone che gli erano dirette per raccomandazioni, -o che venivano a parlargli di negozii e di faccende particolari. In -questo stanzino era un ritratto intero del Duca: quel ritratto era -stato fatto ventitrè anni fa, e quando il Duca non avea che un 27 anni. - -Abbiamo detto che pochissime volte Daniele avea veduto il Duca, vale a -dire, il giorno in cui venne presentato a costui qual maestro di Emma, -e qualche altra volta nelle serate di Lady Boston dove il vedeva alla -sfuggita: perocchè il Duca raramente compariva nel gran salone da ballo -o nel salotto da canto. Però Daniele non avea giammai avuto l'agio di -affissare con attenzione le sembianze di questo personaggio. - -Quel ritratto colpì incontanente il giovin pianista: quello sguardo, -quelle fattezze del volto, quei basettoni che a guisa di doppio fuso -prostendevansi sul labbro superiore, e quel pizzo lungo, dritto che gli -scendeva insino alla gala della camicia; quella faccia insomma non era -nuova per Daniele: essa disegnavasi nella sua memoria come un riverbero -di lontanissimo passato; ma dove, ma quando, ma come Daniele avea -veduto quel personaggio? Non era possibile deciferare il tempo e il -luogo. Un mondo di congetture formava il giovine; cercava di coordinare -le sperperate ricordanze della sua infanzia; si sforzava di diradare la -nebbia onde si avvolgeva il passato, ma nel suo capo era una confusione -spaventevole, un subbuglio di ricordi, di immagini, di sogni, cosicchè -di tutta la fatica che egli si dava non ricavava altro frutto che -quello di conoscere aver veduto altrove il Duca di Gonzalvo. Se non che -la costui immagine si associava nella sua mente a quella di un altro -uomo assai più bello e più giovine, di cui non conservava eziandio -che un debolissimo ricordo. Il Duca di Gonzalvo avvolto in magnifica -veste da camera entrava in quello studietto nel momento in cui Daniele -era tutto e cogli occhi e col pensiero in sul ritratto del nobile -spagnuolo. - -— Eccomi a voi, signor de' Rimini, a che debbo attribuire il piacere -di una vostra visita! Siete forse venuto a ricevere le mie personali -congratulazioni per la vostra somma valentia nell'arte musicale? - -— Non pecco di tanta vanità, signor Duca. Ieri sera quei signori -furono assai indulgenti verso di me, ed io debbo attribuire a mero -incoraggiamento le lodi che si piacquero prodigalizzarmi. - -— Cotesta modestia vi onora, signor de' Rimini. Qual'è dunque il motivo -che mi procura il piacere di vedervi questa mane? - -Il Duca di Gonzalvo si era seduto. Daniele mostrava nell'alterazione -della sua fisonomia l'agitazione che il possedeva. - -— Signor Duca, incominciò il giovine lentamente e misurando le sue -parole, prima d'ogni altra cosa, perdonerete la mia indiscrezione -se ardisco di domandarvi in qual paese è stato fatto questo vostro -magnifico ritratto. - -— Ah! è un bel ritratto, n'è vero? Benchè io sia cangiato dagli anni, -credo che mi rassomigli ancora. - -— Perfettamente, signor Duca, e mi permetterete di dirvi che pochissima -differenza vi è in oggi tra questo ritratto e il suo originale. - -— Così dicono tutti per lusingarmi, ma hanno un bel dire; ventitre anni -non passano sulle spalle di un uomo senza lasciarvi un ricordo poco -piacevole... Ebbene, questa dipintura è stata fatta in Siviglia, in un -sol giorno, da un abilissimo artista Italiano... Oh! questo ritratto mi -ricorda sventure per le quali sanguina ancora il mio cuore. - -— Duolmi di aver ritoccate le vostre dolorose rimembranze, signor Duca; -ma pure, ancorchè dovessi arrecarvi dispiacimento, mi arrischierò a -domandarvi se in Siviglia, presso a poco nel tempo in cui fu fatta -questa dipintura, voi non avevate un parente, un amico che spesso -frequentava la vostra casa, o in casa del quale voi traevate? - -Simigliante interrogazione fece rabbruscar la fronte del Duca, il quale -guardò fisamente e con sospetto il suo interrogatore, e non rispose che -dopo qualche momento. - -— Non so qual premura possiate avere, signor de' Rimini, a ricercarmi -d'una cosa e d'un tempo ch'io vorrei dimenticare... Non saprei -rispondere con precisione a quello di che mi richiedete... Nel 1803 io -aveva molti amici ed un immenso numero di nemici, perocchè il posto -onorevole e l'alta carica civile ch'io avea ottenuto nella giovanile -età di 27 anni mi avevano procacciato migliaia di gelosi ed invidi: in -quell'anno per me cotanto funesto fui costretto di abbandonar Siviglia -dove la mia vita era mal sicura, essendo per infame tradimento caduto -in sospetto al mio governo. La mia partenza fu così precipitata che -appena ebbi il tempo di farmi ritrarre su quella tela e mandare il -mio ritratto al Castello di Santiago, poco discosto da Siviglia, e -dove dimorava la mia fidanzata, Isabella di Monreal, che ora è mia -moglie. Nessun'amico mi accompagnò nel tristo viaggio, tranne un -fedel domestico e mia sorella che volle seguirmi, non ostante le -più vive rimostranze ch'io le feci, mettendole dinanzi agli occhi la -malagevolezza e i pericoli del viaggio in sull'Atlantico e sovra un -piccol legnetto commerciale. Ma ella rimanea sola ed esposta forse alle -persecuzioni dei miei nemici; sicchè io stesso non potetti rifiutarmi a -tali possenti ragioni, e meco la menai colà dove il destino chiamavala -ad una serie d'irreparabili sventure. Sciagurata sorella!.. Voi mi -parlate di amici, signor de' Rimini! Or bene, io n'ebbi due; uno che -per invidia cercò di togliermi la vita civile, denunziandomi come -venduto a' nemici del mio paese, e che mi costringeva ad abbandonare la -nativa mia terra: e un altro che mi offriva una splendida ospitalità -e un asilo sulle frontiere della Francia, che mi abbracciava con -effusione di cuore, per piantarmi più tardi un coltello nel seno... -Quest'uomo s'involò alla mia vendetta; io non l'ho più riveduto e il -credo morto; almeno ne ho speranza, che se mi fosse dato di sapere -dov'ei si asconde, andrei a trafiggerlo avvegnacchè egli stesse -all'estremità del mondo. - -Gli occhi del Duca di Gonzalvo balenavano di furore; due corde di fuoco -erano state toccate nel profondo dell'anima sua, i due tradimenti -che tuttavia gli amareggiavano la vita. Daniele si pentì di aver -ridestato così fatte amare ricordanze in quell'uomo irascibile: egli -era disanimato per quello che formava lo scopo principale della sua -visita; ma era nel tempo stesso risolutissimo di por fine allo stato -di sofferenze in cui lo gittavano l'amore, la gelosia, il desiderio -d'ingrandirsi; pensò dunque di non frapporre più indugio alla dimanda -che voleva fare al Duca. Lasciandogli però il tempo di calmarsi dalla -collera che aveano eccitata in lui quelle imprudenti reminiscenze, così -gli parlò: - -— Perdono, sig. Duca, mille volte perdono di essere stato io -l'involontaria cagione di aver risvegliato in voi di tali tristi -memorie; vi giuro che se avessi saputo dovervi cagionare il minimo -dispiacimento, non avrei ardito dare sfogo ad una indiscreta -curiosità... Ora, lo scopo della mia visita è tutt'altro, signor -Duca: esso vi sorprenderà pel suo ardimento; ma la schietta probità -del vostro rifiuto non mi umilierà, dappoichè soltanto la colpa deve -arrossire. - -— Di che si tratta? dimandò il Duca con serenità, poichè era ben -lontano dal supporre quello che formava l'obbietto della dimanda di -Daniele — Parlate con confidenza, signor de' Rimini, e state sicuro di -trovare in me un amico. - -— Ne sono sicurissimo, signor Duca, e ciò non ostante io temo, perchè -troppo audace può sembrarvi la mia dimanda. - -— Parlate dunque, disse quegli con leggiera impazienza. - -— Ebbene, signor Duca, vi chiedo la mano di vostra figlia, rispose -Daniele renduto altero e sicuro dalla propria audacia. - -Il Duca di Gonzalvo si alzò per un moto di estrema sorpresa: il suo -sguardo fulminò lo sguardo di Daniele, che fu costretto di chinar gli -occhi. - -— Voi, signore! voi mi chiedete la mano di mia figlia! - -— Io, signor Duca. - -Il nobile spagnuolo dette una sonora spalmata sopra un tavolino di -mogano che gli stava d'allato; il suo volto era acceso di sdegno. - -— Sono io dunque caduto tanto giù da incoraggiare un simile insulto! -esclamò furibondo: il Duca di Gonzalvo non è più dunque che un essere -della specie più comune! il mio cognome è dunque quel che ci è di -più plebeo e di più fangoso al mondo? Un maestro di musica vuole -apparentarsi con me? un uomo che vive di salarii!! Ma come! ma quando -ho io incoraggiato simigliante audacia? Il Duca di Gonzalvo, uno de' -più illustri nomi della Spagna, il sangue più nobile dell'Andalusia, si -fonderebbe col sangue della più mercenaria borghesia! Ma è da senno che -voi mi fate una tale proposta, signor mio? - -— Da senno, signor Duca, rispose Daniele, il cui amor proprio ferito -dalle aspre parole del nobile si era rialzato con orgoglio. - -— E quali sono, di grazia, i beni e i titoli che voi offrite per -pretendere alla mano della Duchessina Emma di Gonzalvo? chiese il Duca -con voce renduta sempre più rauca per collera. - -— I titoli che vi presento, sig. Duca, sono quelli di cui andar deve -orgoglioso ogni uomo di onore: essi non sono di quelli che l'intrigo, -l'ambizione, la vanità, la corruttela procacciano ad un nome, come -una cornice d'oro ad una vana immagine, i miei titoli sono quelli -che nessun re può darmi o togliere, i miei titoli, signor Duca, sono -quelli ch'io tramando a' miei figli e non già quelli che ricevo dai -miei genitori; i miei titol sono il genio e l'onestà. In quanto a' miei -beni, essi non han timore d'incendio, di terremoto o di confisca; i -miei beni io li porto sulle punte delle mie dita... E se questi titoli -e questi beni non sono di quelli che possono appagarvi, signor Duca, ve -ne offro un altro che vale più di tutti gli onori accumulati sovra un -nome: vi offro la mia giovinezza e l'ardente fede che ho nell'avvenire. - -Lo sguardo di Daniele balenava; le sue guance erano infiammate; egli -era stato colpito nel più vivo dell'anima sua, nel suo amor proprio. Il -Duca fu scosso dal carattere energico e ardito del giovine. - -— Attribuisco all'ardore della vostra giovinezza, rispose questi meno -sdegnosamente, la stolta speranza che vi ha illuso, e perdono alla -vostra fanciullezza l'audacia delle vostre parole; ma comprenderete che -io dovrò privarmi del piacere di più ricevervi in mia casa. Provvederò -per un altro maestro a mia figlia, e non commetterò novellamente -l'imprudenza di porle a fianco un giovanotto. Spero che non abbiate -fatto trasparire minimamente ad Emma cotesta follia che vi è sorta nel -cervello. - -— Sicchè voi, signor Duca, mi ricusate per vostro genero? - -— Non avreste giammai dovuto concepire sì chimerica speranza, rispose -il Duca in atto di accomiatare il giovine. Ciò per altro non toglie -ch'io avrò sempre per voi quella benevolenza di cui spero vi renderete -più degno, rinunziando finanche alla ricordanza di una tale insensata -proposta. Avrò cura di farvi pervenire al vostro domicilio gli onorarii -che vi sono dovuti per le lezioni a mia figlia. - -Il Duca si accingeva ad abbandonare quella conversazione. - -— Un momento, signore, di grazia, un momento. Degnatevi di ascoltarmi -pochi altri minuti, e poscia ci saremo separati per qualche tempo. - -— Che avete ancora a dirmi? - -— Poche altre parole signor Duca. Dareste voi vostra figlia ad un uomo -che le recasse una fortuna considerabile? - -— E che non avesse altro che quello di esser ricco? chiese il Duca. - -— Sì, signore, soggiunse Daniele, ricco, solamente ricco. - -— Ebbene, rispose il Duca, se quest'uomo fosse un milionario, io lo -preferirei certamente a sposo di mia figlia. UN MILIONE rappresenta -dieci generazioni di nobiltà. Un milione, è una potenza, è uno Stato, è -una grandezza. - -— UN MILIONE!!! disse cupamente scoraggiato il giovane pianista. - -— Ebbene, disse sorridendo il Duca, avete voi da offrirmi un milione, -signor de' Rimini? - -Daniele stette alcun poco in silenzio, indi rispose: - -— Tra due anni, signore, tra due anni forse... Mi date voi la vostra -solenne parola di onore di aspettare due anni prima d'impegnare la -sorte di vostra figlia? - -Il Duca il guardò quasi trasognato; sospettò per un momento che il -cervello di Daniele avesse dato di volta; ma sulle costui sembianze non -appariva il minimo segno di alterazione mentale. - -— Voi dunque dite... - -— Che tra due anni io potrei offrirvi un milione. - -— Ed io vi aspetto, disse ridendo il Duca. - -— Sul mio onore, soggiunse il Duca, sempre ridendo. - -— Ebbene, disse gravemente Daniele, oggi siamo al dì 17 dicembre 1826. -Permettete che io me ne faccia un ricordo sopra un pezzo di carta. - -Sul tavolino era l'occorrente da scrivere. Daniele segnò queste poche -parole: - -_Oggi io Duca di Gonzalvo prometto sul mio onore a Daniele dei Rimini -di non prendere veruno impegno di matrimonio per mia figlia Emma prima -che spirino due anni dalla data di questo giorno — Napoli, 17 dicembre -1826._ - -— Firmate, signor Duca, disse Daniele presentandogli la carta. - -Il Duca, dopo di aver titubato per qualche momento guardò Daniele con -sembianza di pietà, ed appose la firma a quella scritta, quasi per -compassione dello stato di mente del giovane pianista. - -— Siete contento, signore? dimandò il nobile sorridendo. - -— Contentissimo. A rivederci, signor Duca; a rivederci al 1828. - -Daniele spariva. Il Duca, entrando nelle sue stanze esclamava tra sè: - -— Povero Daniele! Chi lo avrebbe creduto! Egli è folle! - - - - -VI. - -UN TENTATIVO - - -Qual'era il proponimento di Daniele? In che modo sperava egli diventar -milionario in due anni? Noi nol sapremmo dire e forse egli medesimo non -era venuto ancora in nessuna deliberazione. Nei caratteri come il suo, -le risoluzioni vengono sempre appresso agli atti di audacia; eglino -non pensano che dopo il fatto. Daniele era andato dal Duca di Gonzalvo -risoluto di fargli la proposta di aspettare qualche anno, sperando di -accumulare in questo tempo una piccola fortuna; ma non avrebbe giammai -potuto supporre che quegli avesse chiesto un milione. Una così enorme -dimanda che il Duca avea fatta quasi per burlarsi di lui non fece che -esaltare e pizzicare la superbia del giovanotto, il quale, accettando -quella proposta, avea inteso umiliare il nobile e dargli di sè la -più alta opinione. Daniele era però fermo di ritornar milionario dal -Duca di Gonzalvo o di por fine a' proprii giorni; egli aveva innanzi -a sè due anni. Che cosa non si può fare in due anni? Quali e quanti -avvenimenti non possono accadere da mutare al postutto lo stato di -un uomo! Un avvenire di due anni nelle mani di un uomo della tempera -di Daniele è un secolo, è un tesoro. Le anime volgari, gli uomini -vegetali, le macchine a respirazione non veggono nel futuro che una -scempia e materiale ripetizione degli stessi atti della vita, degli -stessi abiti, dei medesimi noiosi e bassi godimenti sensuali, delle -stesse miserie ed infermità; ma il genio, l'ardimento, l'elevatezza -delle ispirazioni percorrono in un giorno il volgere di un anno, e in -un anno il volgere di un secolo. Simiglianti all'aquila che fende le -nubi e sfida i nembi e guarda all'altezza del sole, mentre, la nottola -e il gufo non sanno elevarsi una spanna dalla terra, gli uomini di -genio percorrono colla vastità dei loro poderosi pensieri uno spazio -immenso, mirano all'universo come al solo campo dove prender debbono -il volo: il tempo e la distanza, i due possenti nemici dell'umana -attività, spariscono dinanzi alla forza morale di questi uomini: la -ricchezza, la gloria, il potere, le tre mete degli umani desideri, -sono raggiunte soltanto da questi uomini, pei quali la creta onde sono -impastati, le miserie attaccate alla vita sono un impaccio e non mai -un ostacolo. I prodigi dell'industria umana non sono dovuti che alla -eterna irrequietezza di questi uomini che non possono capire ne' loro -materiali e mortali involucri. - -La prima cosa a cui Daniele pensò fu di provvedersi di passaporto per -l'estero. Egli capiva che bisognava subitamente uscire dal proprio -paese e porsi in una sfera di attività febbrile, bisognava visitar -Parigi, Londra, Berlino, Vienna, valicare l'Atlantico e trasportarsi -agli Stati-Uniti; a Nuova York, a Washington, a Filadelfia. Il suo -primo proponimento fu quello di dare accademia in tutt'i paesi che -avrebbe percorsi, spendere in lezioni le ore del giorno e della notte, -stringere amicizia colle più ricche e nobili famiglie. Oltre a ciò, -egli avea deciso di vivere in que' due anni il più economicamente che -gli fosse possibile, di non ispendere un soldo al di là di quello -ch'era strettamente necessario: avea tutto calcolato, tutto messo -in bilancio; ma il risultamento dei suoi calcoli era scoraggiante, -dappoichè con tutto questo, al capo de' due anni, essendogli amica la -fortuna e senza impreviste disgrazie, egli non si avrebbe trovato che -una somma lontanissima dal milione. Ancora che avesse guadagnato mille -scudi al giorno (il che era da porsi tra le più chimeriche speranze) -non arrivava a compire l'enorme cifra del milione. Ciò nondimeno egli -era sicuro di ammassare una somma considerabile: ma la sua alterigia -si arrovellava all'idea di presentarsi al Duca di Gonzalvo, spirati i -due anni, senza quella cifra altissima, che il nobile gli avea gittato -in faccia quasi per ischernirlo ed umiliarlo. Daniele era deciso di -affidarsi alla ventura, di abbandonarsi agli eventi, di trarre partito -da tutto e da tutti: era fermo di abbracciare ogni traffico, ogni -speculazione atta ad accrescere il suo peculio, di arrischiarsi anche -al giuoco della Borsa: si sentiva nel petto la ispirazione di diventar -ricco: il pensiero di una viltà che sarebbe rimasta nel più profondo -mistero, di un delitto che sarebbe rimasto sepolto nelle più fitte -tenebre non lo spaventava: tutto avrebbe sacrificato al piacere di -presentarsi milionario al Duca di Gonzalvo e sposare quella superba di -Emma. - -Egli avea fermato di partire al primo dell'anno 1827: pochi giorni gli -avanzavano ch'ei spese in visite di congedo e in aggiustare le sue -faccende; non volle più rivedere Emma: il sentimento di vanità e di -orgoglio che in lui era superiore a quello dell'amore, comandogli di -allontanarsi da Napoli, senza riporre il piede in quella casa, da cui -il Duca di Gonzalvo l'aveva formalmente espulso: egli non dovea più -ritornarvi che milionario. Si contentò di mandare al Duca due righe in -cui gli dava notizia della sua prossima partenza da Napoli. - -Alla vigilia della sua partenza, vale a dire, al 31 dicembre di quello -anno 1826, Daniele ebbe la solita visita dello straniero che gli -portava nell'ultimo giorno di ogni mese la polizza di cinquanta ducati. -Alla vista di quest'uomo un ardito pensiero attraversò la mente di -Daniele. Abbiam detto che ormai questo giovine più non indietreggiava -dinanzi a nessun ardimento, a nessuna sconvenienza, a nessuna bassezza: -uno solo era lo scopo a cui dovea mirare, la ricchezza: qualunque mezzo -era ottimo. Daniele fece entrare lo straniero nel suo studietto, di cui -serrò l'uscio a doppio giro di chiave, ficcandosi questa in saccoccia: -ebbe eziandio la precauzione di situarsi colle spalle al terrazzo -che poteva offrire un facile scampo allo straniero. Dicemmo altrove -che quel terrazzo rispondeva benanche nel salotto di dov'era agevole -raggiungere l'uscio di scala. Lo straniero fu sorpreso di questo -insolito ricevimento fattogli dal giovine pianista, ma nessun segno -di timore apparì sul suo sembiante affatto tranquillo e sorridente: -il suo volto era al tutto privo di barba al modo inglese. Egli rimase -all'impiedi dirimpetto a Daniele, che si era comodamente rovesciato -sopra una seggiola. - -— Piacciavi di sedervi, signore; avrei qualche cosa da dirvi, cominciò -Daniele visibilmente agitato. - -Lo straniero si sedè dopo aver lasciata la polizza in sulla scrivania -del giovine, e disse seccamente: - -— Vi ascolto. - -— Io sono persuaso che mio padre o mia madre è quegli che vi manda da -me ogni mese. - -Daniele aspettò invano una risposta; lo straniero non aprì la bocca, nè -fece segno alcuno, dal quale il giovine avesse potuto trarre la minima -congettura; sicchè, dopo alcuni secondi proseguì: - -— Chiunque si sia de' due, e in qualunque luogo si trovi, io sono -arcideciso di andare a gittarmi nelle sue braccia: un padre o una madre -non può aver la forza di respingere il proprio figliuolo. Voi mi darete -l'indirizzo di questa persona che pensa alla mia sorte. - -— Fin dal primo momento ch'ebbi il piacere di conoscervi, mio caro -Daniele, vi dissi che non avrei potuto rispondere a nessuna vostra -interrogazione. - -— Ciò si vedrà, riprese Daniele: io sono risoluto, risolutissimo di -sapere il nome e l'indirizzo della persona che provvede alla mia vita. -Voi non avete il diritto di nasconderla alla mia riconoscenza. - -— E voi non avete il diritto d'interrogarmi, signor Daniele. - -— Se non ne ho il diritto, ne ho pertanto la forza, rispose il giovine; -voi non uscirete di questa casa, senz'avermi rivelato quanto vi -chieggo. - -Lo straniero sorrise: neppur l'ombra della collera era nell'espressione -del suo volto. - -— Mi permetterete di farvi considerare, bel giovinotto, che la ragione -non vi assiste in quello che ora dite e in quel che pretendete di fare. -Prima di tutto, sappiate una volta per sempre, e tenetelo bene a mente, -ch'io non vi dirò niente, assolutamente niente, quando anche la vostra -follia vi spingesse ad assassinarmi: se io non parlo essendo vivo, -pensate se potrò farlo essendo morto. Voi quindi non guadagnereste -altro, uccidendomi, che passare alla Corte Criminale, ovvero rimanendo -celato il vostro delitto, non otterreste altro che perdere i cinquanta -ducati ch'io ho la bontà di recarvi in ogni fin di mese. Poi, vi fo -riflettere che, ammesso ancora ch'io mi lasciassi sedurre dalle vostre -parole o intimidire dalle vostre minacce, non mi costerebbe gran -fatica l'inventare un personaggio e un sito, e liberarmi della vostra -importunità mandandovi ben lungi in cerca di un uomo che non trovereste -giammai. Oltre a questo, sono nel dovere di dirvi che ogni passo che -voi dareste per iscovrire il vostro benefattore vi farebbe perdere la -costui benevolenza. Vi lascio da ultimo amichevolmente considerare che -io sono uno di quei pochi, pei quali voi siete sempre Daniele Fritzheim -e non già Daniele de' Rimini vale a dire ch'io conosco esser voi un -trovatello: un atto di violenza che commettereste contro di me potrebbe -spingermi a divulgare il segreto della vostra nascita. - -— Voi nol farete, o signore, interruppe vivamente Daniele, il quale -vedea sfuggirsi di mano il colpo che avea meditato. - -— Io nol farò, sempre che voi vi comporterete meco da onesto -galantuomo. Rinunziate al pensiero di voler conoscere il vostro -benefattore, e questi vi amerà dippiù; e forse un giorno... - -— Ebbene? esclamò Daniele cui un lampo di speranza balenò negli occhi. - -— Ebbene! chi sa! forse un giorno egli stesso chiederà di voi. - -— Ma ditemi, ditemi, di grazia, signore, è egli ricco? è nobile? - -— Non m'interrogate: ben sapete che non posso rispondervi... Ma il -tempo stringe: abbiate la bontà di farmi la solita quietanza, dappoichè -ho molte faccende ancora da disbrigare. - -Daniele, con malissima voglia accontentandosi delle ragioni addotte -dallo straniero, si alzò e andò a scrivere la quietanza che consegnogli -dicendogli: - -— Eccovi, signore, la quietanza. È questa l'ultima volta che ci vedremo -in questa casa e in Napoli. Domani io parto. - -— Lo so, rispose freddamente lo straniero. - -— Ah! lo sapete! E chi ve l'ha detto? - -— Il Duca di Gonzalvo. - -— Egli stesso! - -— Egli stesso, ripetè quegli come un eco di Daniele. - -— Sicchè voi, soggiunse questi, frequentate sovente la sua casa? - -— Quasi ogni giorno. - -— Siete suo intrinseco? - -— Intrinsechissimo. - -— E vedete spesso la Duchessina? - -— Non tanto: ella mi guarda con diffidenza, e sembra che mal vegga la -mia presenza in casa del padre. - -Lo straniero si alzò per rompere a quel punto una conversazione ch'egli -non aveva voglia di proseguire. - -— Indicatemi, signor Daniele, ripigliò questi, cacciando di tasca -un portafoglio, indicatemi il paese in cui bramate che vi capiti la -polizza del mese venturo. - -— Pel mese venturo io sarò a Londra, rispose il giovine. - -Mentre lo straniero segnava colla matite alcune parole nel taccuino, -Daniele a cui era sorta nella mente un'idea subitanea, si slanciò -sull'incognito e con mano vigorosa gli strappò il portafoglio. - -— A tuo dispetto saprò chi tu sei e chi t'invia, gridò Daniele con -occhio demente. In pari tempo suonò con forza un campanello e, aperto -l'uscio, gridò al soccorso. - -Il suo domestico accorse. - -— Liberatemi da quest'uomo, gridò Daniele in francese, ei vuole -assassinarmi, vuole impadronirsi del mio portafoglio. - -Il servo si mosse per porre le mani addosso allo straniero, ma si vide -appuntate in sul volto le canne di due pistole. - -— Sciagurati, esclamò l'incognito senza il minimo segno di alterazione -della fisonomia, un passo che diate verso di me vi costerà la vita. Giù -il portafoglio, signor Fritzheim, o il vostro cervello salterà in aria. - -Non ci era da dubitar minimamente che lo straniero non avesse fatto -seguire l'atto alla parola. Daniele gittò a terra il taccuino. -L'incognito vi pose subitamente il piè sopra e comandò al servo di -sgombrargli l'uscio, tenendo sempre tutti e due a linea delle sue -pistole. Il servo obbedì. Lo straniero intascò il portafoglio. - -— Quest'atto insensato di violenza mi costringe a privarmi del piacere -di rivedervi, signor Daniele. Avrò cura di farvi pervenire per altre -mani la solita polizza che ora vi siete messo a grave rischio di -perdere. - -Il domani, all'ora che Daniele si accingeva a salire nella diligenza -per Roma, una donna, pallida ed emaciata dalle sofferenze, vestita -miseramente, e tutta cosparsa di lagrime, se gli fece incontro. - -— Lucia!! esclamò Daniele stupefatto. - -— Ho voluto vederti per l'ultima volta; Daniele, rispose costei... -perdona... io ti amo tanto. - -Gli occhi di Daniele si bagnarono di lagrime. - -— Lucia!... Povera fanciulla!... odiami... odiami... io non merito -l'amor tuo. In quale stato ti ho ridotta! - -Daniele le strinse la mano. - -— Grazie, grazie, Daniele... or son felice! ti ho veduto, mi hai -stretta la mano... Dio ti benedica!... - -Daniele avrebbe voluto abbracciarla; il suo cuore era gonfio. Per la -prima volta egli sentiva un'estrema tenerezza per quella giovinetta. - -— Lucia... Lucia mia... - -Non potè proseguire, perocchè il conduttore facea schioccare la frusta, -la diligenza era in sul punto di partire. - -— Addio... addio, sorella mia, esclamò Daniele saltando in fretta sul -montatoio della carrozza. - -— Addio... addio, Daniele, rispondea questa debolmente, perchè sentiasi -venir manco; il suo volto era addivenuto bianco come cera. - -Un uomo era corso a sorreggere la misera tra le sue braccia. Egli era -Padre Ambrogio. - -Seduto nella diligenza che avea preso il galoppo, Daniele piangeva!! - - - - -Parte Terza - - - - -I. - -UN CAVALIERE DEL FIRMAMENTO[2] - - -Manheim è indubitabilmente una delle più belle città dell'Alemagna. -Situata al confluente di due fiumi, il Neckar ed il Reno, e in sulla -dritta sponda di quest'ultimo, essa offre a' viaggiatori una delle -viste più dilettose. Ameni giardini, nei quali furono convertiti gli -antichi bastioni distrutti dai Francesi, circondano la sua forma ovale, -a guisa di un vago mazzettino di fiori, nel cui mezzo pompeggisi una -gentil magnolia. Manheim, residenza di delizie del Gran Duca di Baden, -città rivale di Carlsruhe, pulita, ben fabbricata, tranquilla, dalle -larghe e belle strade, dalle case simmetriche come le idee nella testa -di un Tedesco, Manheim ricorda subitamente al forestiere che per la -prima volta la visita, i poemi di Goethe e i racconti di Hoffman e di -Werther. Un filosofo che volesse passar la sua vita tra i libri e le -meditazioni non potrebbe scegliere in tutta la Germania un paese più -acconcio allo studio. Le lunghe file di acacie che orlano i pubblici -passeggi di questa città vi spargono un profumo soavissimo che dà -all'anima freschezza di concepimenti e serenità di passioni. - -Situato in una delle più amene posizioni di questa famosa città di -Manheim, e interamente segregato dagli altri edificii, vedesi sbucciar -da un gruppo di poggetti di vigne un casinetto a pietre bianche e -rosse, di gotica struttura ma di recenti adorni: una villa pensile -si prostende ai suoi piedi, dove la mattina in sull'alba si radunano -di numerose frotte di augelli, e v'intuonano un concerto di voci -leggiadrissimo e tale che la mente d'un viaggiatore napolitano ritorna -tosto con tenerezza a' siti incantati del suo paese, sviscerato amor -di natura. Una cascatella artificiale e tortuosa, balzando sopra una -scala di grotticelle e di nicchie di conchiglie, si va a perdere in -pioggia finissima, la quale, refratta da' raggi del sole, rassembra -in lontananza una sottil trama d'argento. Quel casinetto a due piani -comanda un'estesissima veduta del Reno e delle sue rive seminate di -paesetti. - -Nulla di più vago, di più pittoresco, di più atto a molcere i sensi e -l'animo quanto l'aspetto di questo solitario ridotto della pace e della -serenità. Lo sguardo vi si fissa con piacere, con amore e si addentra -col pensiero nei vialetti di quella villa, nel fitto di quegli alberi -dalle ombre più ristoranti, nel concavo di quegli scavi artificiosi, -misteriosi ritrovi di amore, e nell'interno di quegli appartamenti -freschi e leggiadri ne' quali la mente si figura un essere felice. -Questo casino colle sue adiacenze viene addimandato il comprensorio di -_Schoene Aussicht_ (Belvedere). - -Ed in fatti, un essere privilegiato abitava da parecchi anni in quel -remoto casinetto, che egli avea comprato con la villa e colle altre -delizie circostanti. Era un Inglese, per quel che nel paese se ne -diceva, benchè taluni asserissero che ei fosse il Baronetto Edmondo -Brighton, ed altri il Conte di Sierra Blonda. Quali il suo titolo ed -il suo nome si fossero, gli è certo che sul conto di costui correvano -le voci più contraddittorie, più assurde; e quantunque il proverbio -dica _vox populi vox Dei_, ci era da giurare che niente di vero -conteneasi nelle dicerie degli abitanti di Manheim in sul proprietario -di _Schoene Aussicht_. Come in fatti conciliare e sposar tra esse -le voci che facevano a calci? Come credere, per esempio, che questo -personaggio fosse ad un tempo spagnuolo ed inglese? che possedesse -tanto danaro da potersi comprare tutta la città di Manheim, e che -poi vivesse come il più modesto borghese? che fosse un uomo dedito -agli studi ed alla meditazione, mentre si asseriva in pari tempo -esser egli interamente abbandonato a' piaceri, ed averne fatte tante -e poi tante in sua giovinezza da scandalizzare il nuovo e il vecchio -continente? Chi diceva che il Baronetto aveva avuto niente meno che -quattro mogli e quindici figli; chi giurava che quegli era celibe e -che non avea figliuoli: chi affermava esser vedovo, e che la defunta -moglie aveagli portato in dote tant'oro da gittarne nel Reno: alcuni -bisbigliavano sotto voce e in aria di mistero che il nuovo proprietario -di _Schoene Aussicht_ aveva avvelenata la moglie per isposare una bella -andalusa. Ma egli è necessario deciferare il vero tra mezzo a tanto -guazzabuglio di cose: noi però ci studieremo di dare al lettore sul -nuovo personaggio che viene a prender posto nella nostra storia tutt'i -ragguagli indispensabili per ben conoscerlo e giudicarlo. - -Non eran discordi le opinioni sul titolo e sul nome del proprietario -di _Schoene Aussicht_, dappoichè questi era nel medesimo tempo il -Baronetto Edmondo-Isacco Brighton ed il Conte di Sierra Blonda. Aveva -ereditato il primo titolo qual figliuolo cadetto d'una delle primarie -famiglie di Yorkshire in Inghilterra, ed il secondo titolo gli era -stato venduto assieme alle immense possessioni da lui acquistate nel -mezzogiorno della Spagna, dov'era dimorato per molti anni. Ed ecco in -qualche modo accordate benanche le voci stravaganti ch'ei fosse ad un -tempo inglese e spagnuolo, imperocchè, se inglese era per nascita, era -spagnuolo di adozione, avendo passata nella Spagna gran parte della sua -vita. Ed era nel carattere e nelle fattezze di quest'uomo un singolar -mescuglio del sangue iberico e britannico; a tutta la flemma inglese -egli accoppiava le calde passioni degli Algarvi: era ad un tempo il Don -Juan di Byron e il Faust di Goethe. - -Nel tempo in cui il presentiamo a' nostri lettori, il Baronetto non -era più giovane, ma era ben lontano dall'essere vecchio; di statura -regolare, di giusta complessione e vigorosa; il suo volto, a metà -coverto da densa e lunga barba, nella quale si scorgeano appena -pochi fili di argento, era leggiermente colorato di quel vermiglio -che annunzia un rigoglio di salute: i suoi occhi castagno cupo erano -grandi e pregni di anima; la sua testa era calva sul pendio della -fronte, e il resto del cranio era coverto anzi che nascosto da capelli -rasi e monchi. Egli era in tutta l'estensione della parola quel che -dicesi un bell'uomo. Il Baronetto era stato nella sua giovinezza il -modello della _gentry fashion_, vale a dire il più compito cavaliere: -egli avea libato a centellini le delizie della vita. A simiglianza -del _Child-Harold_, poi che ebbe sorvolato in tutta l'Europa e in -gran parte l'America, egli avea fissato la sua dimora nella Spagna e -propriamente in quelle terre di fuoco, nell'Andalusia, dove ogni cuore -è un vulcano. Qualche cosa del cielo di Africa è del cielo della Spagna -meridionale, che sembra quasi dar la mano alla terra dei Negri. Ci -è tra l'Andalusia e l'Africa uno stretto rapporto: quasi due sorelle -strappate a viva forza dalle braccia l'una dell'altra, queste due terre -par che si congiungano di soppiatto sotto il canale di Gibilterra. Il -suolo, le acque, la coltura sono le stesse al di qua e al di là dello -stretto: Ceuta è spagnuola come Cadice è africana. - -Il Baronetto avea comprata, nel cuor delle Algarve, siccome abbiam -detto più sopra, una vasta tenuta addimandata di _Sierra Blonda_, -imperocchè situata a piedi di una montagna su cui era una arena -biondissima. Questa Contea, abbandonata da secoli per l'aridità delle -sue terre infuocate, era composta di casamenti a metà bruciati nelle -guerre moresche e di grandi estensioni di terreno, dette _despoblados_ -(spopolati) nelle quali il pensiero si rattrista come nei deserti. -Questa tenuta col titolo annesso era costato al Baronetto seicentomila -pezzi duri. In tutta la Spagna egli era conosciuto ormai sotto il nome -di Conte di Sierra Blonda. Quando, dopo lunga fatica, un uomo perviene -alla cima della Montagna Bionda, e volge uno sguardo intorno a sè, -l'anima sua è presa da spavento e da tristezza, scorgendo in sul capo -un cielo ardente, e intorno intorno alla montagna uno spazio immenso -arido e solitario, balze a picco, rifugio di uccelli di rapina, pendici -scoscesi in su le quali neppure un'ombra di vegetazione, se togli nel -fondo di qualche valle, dove, accanto un fiume o ad un ruscello, si -vede spuntare un filo di verdura e qualche abitazione che attesta la -vita e l'industria. Che cosa aveva indotto il Baronetto ad acquistare -questo deserto? Niente altro che il capriccio e quella specie di -stravagantissima ECCENTRICITÀ che formava il nucleo del suo carattere -e della sua vita. A venti anni, padrone di sè medesimo e di una -fortuna incalcolabile, egli si era fatta una legge d'inventar sempre -nuovi piaceri, nuovi divertimenti, di uscire dai sollazzi comuni, di -assaporare con gusto e raffinatezza tutto il pizzicante della vita. -Egli non faceva niente di quello che avrebbero fatto gli altri giovani -dell'età sua e nel suo stato, anzi faceva appunto il contrario. -Edmondo avea renduto animatissimo quel deserto; giuochi, balli, -festini, gozzoviglie rallegravano giorno e notte gli appartamenti -del signorotto, i quali avea fatto addobbare con tutto il lusso e le -comodità. - -Tra gli altri stranissimi divertimenti ch'ei soleva prendersi, dobbiam -notare il seguente: Egli faceva riempir di mobili un casamento e -adornarlo come per festa di ballo: le suppellettili più costose ne -fregiavano le sale: si facea poscia chiamare un centinaio di vagabondi, -di ladri e di uomini facinorosi. A un dato segno ch'ei dava, il fuoco -era appiccato al casamento; il saccheggio era comandato; e quegli -uomini, a rischio della vita che sovente vi perdevano, si gittavano -nelle fiamme per ispogliar le sale del meglio che vi si conteneva. -Edmondo godeasi un così fatto spettacolo, ad una certa distanza, -e nel mezzo dei suoi numerosi amici e compagni di follie, i quali -sgangheravansi dalle risa, e mettevano alte e selvagge strida di -esultanza in veggendo gran parte dei saccheggiatori venir fuora da -quelle crollanti mura col volto e colle mani annerite ed arse: come -sciami d'immondi animali ch'escono dalla putredine e dalla corruzione. - -Il Baronetto Edmondo si avvezzava con siffatti passatempi alla più -cinica durezza di cuore. Quando gli si parlava di sentimento, di amore -appassionato e gentile, ei rispondeva che tutto ciò è buono per quella -gente che ama di pascersi d'illusioni, ma che la vita presenta un -campo di piaceri positivi e reali sì vasto da non esserci bisogno di -foggiarne fittizi e ideali. Un uomo, ei diceva, può cogliere i frutti -saporosi dell'albero dell'umana vita, senza perdere il tempo a odorarne -i fiori. - -Ci sembra superfluo il dire quanto un uomo di questa tempera -deplorevole dovess'essere pericoloso per la pace domestica delle -famiglie. Edmondo era pazzo per le donne andaluse. Allorchè gli -si metteva innanzi la bellezza delle donne inglesi, ei ricorreva -subitamente all'autorità di Byron, suo autor favorito, e rispondeva coi -versi del _Child-Harold_. - - «Who round the North for paler dames would seek? - «How poor their forms appear! how languid, wan, and weak!»[3]. - -Aggiungi che il giovin Baronetto era bellissimo del volto e della -persona, la quale aveva acquistato proporzioni, forme e vigore negli -esercizi cavallereschi e nella tempestosa ginnastica di una vita -consacrata solamente a' piaceri. Egli avea fatto rivivere, a grande -scandalo della civiltà dei tempi, l'antica razza de' _Cavalieri del -Firmamento_. Eran costoro nel numero di dieci, regolati e condotti da -Edmondo: vestiti tutti a un modo, bene armati e avvolti in mantelli -azzurri screziati di stelle d'oro, simbolo del Firmamento, uscivano a -cavallo da Sierra Blonda in sulla sera e percorrevano i dintorni, in -caccia di avventure. Qualunque donna capitasse ad imbattersi in questi -pazzi giovinastri era subitamente rapita, a qualsivoglia classe della -società fosse appartenuta. Ne conseguitavano lotte, duelli e risse. -Un tanto scandalo non poteva a lungo durare. Non ostante i potenti -rapporti e aderenze, una ordinanza reale decretava il bando ai novelli -Cavalieri del Firmamento. Edmondo e i suoi amici dovettero esiliare, il -Baronetto si recò a Bajonna, sulla frontiera della Francia; il titolo -di _Cavaliere del Firmamento_ gli era rimasto. - -Durante la sua dimora nell'Andalusia, il Baronetto Edmondo Brighton -avea stretto amicizia col Duca di Gonzalvo, capo politico di quella -provincia, il quale per qualche tempo avea nascosto e coperto agli -occhi del governo le triste scorrerie del signorotto inglese e dei -suoi. Il Duca di Gonzalvo era ben lontano dal supporre che un giorno si -sarebbe pentito di aver conceduto la sua amicizia e confidenza a quel -giovine dissipato e di pessimo cuore. - -Edmondo andava spesso a Siviglia per visitare il Duca, e questi lo -accoglieva sempre con quell'amorevolezza che gl'ispirava il carattere -disinvolto del Baronetto, non meno che le costui espressioni caldissime -di affetto. Ma lo scopo delle frequenti visite di Edmondo non era -già l'amicizia, bensì l'amore, essendosi fortemente invaghito della -sorella del Duca, Juanita, fanciulla di rara bellezza e di bollenti -passioni. Il Baronetto si abbandonò a quest'amore e con iscopo -infernale, perciocchè abborriva finanche l'idea del matrimonio. Ma la -condanna di esilio che lo bandiva dal territorio della Spagna venne, -per buona ventura, a rompere il filo dei suoi criminosi proponimenti. -Edmondo partì per Bajonna, lasciando nel cuore di Juanita il fuoco di -una vergine passione, e la speranza d'una prossima unione. Ma innanzi -di partire per Bajonna, il perfido Baronetto aveva ordita una trama -diabolica per far cadere Juanita ne' lacci della seduzione. Nel 1803, -il Duca di Gonzalvo fu costretto di abbandonar Siviglia, per essere -caduto in sospetto del suo governo; e scelse per rifugio l'ostello -del Baronetto Edmondo che allora dimorava a Bajonna, e che lo aveva -invitato a trasferirsi quivi colla sorella. Il Duca ignorava gli amori -dei due giovani, e menava egli stesso l'innocente colomba sotto le -spirali del serpe affascinante. - - - - -II. - -LA SERPE MORALE - - -Juanita cadde nella rete che le fu tesa con astuzia infernale. Diremo -a suo tempo in che modo il Duca stesso fu tratto in agguato, e quali si -furono le funeste conseguenze di una colpa, cui la disgraziata giovine -credette emendare colla morte. Sul capo del suo seduttore piombava -intanto una maledizione orribile. L'onore oltraggiato, i più sacri -legami di natura calpestati, l'amicizia tradita e vulnerata nel cuore -chiamavan giustizia innanzi al Cielo. Noi scorgiamo sempre nelle fila -degli umani avvenimenti il dito di Dio. Si addensino pure le più fitte -tenebre in sul delitto: si eluda pure la giustizia degli uomini; si -addormenti la rea coscienza nei rumori delle feste e nelle febbrili -commozioni di concitati piaceri; la spada di Damocle penderà sempre -in sulla testa del malvagio, e le parole del convito di Baldassarre si -riprodurranno in tutt'i banchetti dell'empio. Edmondo sfuggì vilmente -alla vendetta del Duca di Gonzalvo. Un istante dappoi che questi -discoprì l'orrendo segreto che macchiava l'onore del suo casato, il -Baronetto era già lungi dal teatro de' suoi disordini. Egli abbandonava -per la seconda volta l'Europa, senza lasciare neppure un'ombra -d'indagine sul paese ove intendeva trasferirsi. - -La bella e vasta isola di Cuba in America accoglieva il Cavaliere del -Firmamento sotto altro nome. Ivi Edmondo non pensò ad altro che ad -ammassare enormi ricchezze, mercè l'ignobil traffico degli schiavi. In -pochi anni la sua fortuna, in gran parte dissipata dalle stravaganze -della sua vita, si rifece e crebbe cotanto che ascese a circa quaranta -milioni di reali di Spagna, vale a dire a oltre due milioni di piastre. -Egli era il più gran proprietario di schiavi in tutta l'isola. Tra -mille di questi esseri infelici raccolti in sulle coste dell'Africa, -dobbiam notarne uno che diventò carissimo a Edmondo, e meritossi in -prosieguo tutta la costui confidenza. La ragione di questa predilezione -si fu la seguente: Edmondo volle dare un giorno a' Cubani lo spettacolo -di una lotta di tori, sì comune in Ispagna. Egli avea fatto bandire -in tutta l'isola che Sir Falstaff (fattizio nome ch'ei si era dato) -si esponeva per divertimento nel circo a combattere contro un toro -furioso. Al giorno indicato una folla straordinaria ingombrò il recinto -formato di mattoni con rilievi di pietra, a somiglianza del circo -di Jeres in Ispagna. Rizzavasi in mezzo all'arena un palo terminato -da una specie di loggetta, su la quale si vedea saltellare e fare di -mille smorfie e piacevolezze un grande orang-utang, vestito da buffone -de' mezzi tempi, e ligato alla pertica da una catena tanto lunga da -permettere che l'animale descrivesse un cerchio attorno al palo. Le -vestimenta dell'orang-utang erano del rosso più cupo ad oggetto di -stizzire il toro con quel colore di sangue. Dopo vari combattimenti -eseguiti da schiavi, e varii giuochetti di forza e di agilità, il -programma annunziava la comparsa di Sir Falstaff. Questi si presentò -vestito alla _picador_ (picchiere); aveva al suo fianco un _matador_ -(uccisore), giovanetto schiavo vestito alla turca, con calzoni alla -mammalucca, con un sole raggiante nelle spalle, e col turbante a -foggia di pasticcio. Erano entrambi armati di lunghe picche, e lo -schiavo portava inoltre nella sinistra mano l'arma terribile domandata -la _mezza luna_, la quale è una specie di semicerchio di acutissimo -acciaio posto alla punta d'una lancia e fatto a forma di ronca: un tale -strumento serve in particolar modo a tagliare i grandi alberi. - -Un toro giovane e vigoroso fu slanciato nel mezzo del circo. I due -combattenti si erano ritirati per poco per dare il tempo alla bestia di -inferocirsi alla vista del rosso orang-utang. Ed infatti, il toro, in -veggendo quel colore addosso alla scimia, mandò un muggito spaventevole -e si scagliò sovra quell'animale, il quale con un salto fortissimo -raggiunse la loggetta della pertica, di dove si divertiva a dar la baia -al furioso nemico. Grandi scrosci di risa che partivano dai seggi degli -spettatori accoglievano le strida formidabili e feroci del toro che con -estrema rabbia faceva rapidamente il giro del palo e poscia guardava -con occhio di sangue al suo motteggiatore avversario, e dava di -violente cornate nel mezzo della salda pertica, facendola traballare, -a grande spavento dell'orang-utang, e a grande soddisfazione degli -spettatori, i quali sganasciavansi dalle risa nel vedere la paurosa -espressione della faccia dell'orang-utang ogni volta che il toro -dava di cozzo nella pertica. E forse guari non sarebbe andato che il -palo sarebbe caduto sotto i replicati urti della bestia selvaggia, -se, nel momento in cui questa più sembrava aizzata, e di più feroci -muggiti facea risuonare l'aere del circo, non fossero apparsi i due -combattenti. - -Alle risa generali successe ben presto un gran silenzio: ognuno tremava -per l'imprudente Sir Falstaff. Il toro, non appena ebbe scorti i -due nuovi suoi avversari, si slanciò contro di loro con l'impeto del -furore eccitato in esso dalle smorfie e dagli abiti dell'orang-utang. -Edmondo lo aspettava a piè fermo, e, quando la bestia fu a certa -distanza, egli le cacciò ne' fianchi la sua picca con mirabile coraggio -ed agilità... Il toro mise un ruggito spaventevole, e, quantunque -un rivo di sangue uscisse dall'aperta ferita, la rabbia lo spinse -contro il suo avversario. Edmondo era indietreggiato per tener sempre -l'animale a distanza della sua lancia, ma questa volta il toro diede -un balzo sì terribile e tortuoso che Edmondo spezzò la picca tra le -corna dell'animale senza ferirlo: era finita pel signorotto inglese, -senza la prontezza dello schiavo che con un colpo della _mezza luna_ -troncò le gambe al toro nè più nè meno che se fossero stati due sottili -stinchetti o due rami. Allora la bestia venne uccisa senza pericolo. - -Edmondo era debitore della sua vita al suo schiavo. Fin da quel momento -gli tolse tutt'i segni di schiavitù e sel tenne come il più caro dei -suoi amici. Questo schiavo era nato ne' possedimenti inglesi: il colore -del suo volto era di un pallido olivastro, per modo che pochissimo -differiva dal volto comune degli Europei: una grande intelligenza, -una cupa sensibilità, un coraggio di leone e una fedeltà a tutta -pruova costituivano i pregi di questo giovine che diventò l'anima di -Edmondo. Maurizio Barkley era il suo nome, che abbiamo visto figurare -sulle polizze mensuali portate a Daniele dall'incognito straniero, il -quale altro non era che lo stesso Maurizio. Questo schiavo avea pel -suo padrone cotanto affetto e venerazione, che rifiutò la libertà che -quegli voleva concedergli in premio della sua virtù: non ricusò per -altro l'istruzione che Edmondo gli fece dare, per sempre più rialzarne -la dignità di uomo. - -Il Duca di Gonzalvo avea scoverto il ritiro di Edmondo, così che -questi non fu più sicuro della sua vita in Cuba; partì accompagnato -da Maurizio Barkley. Dopo parecchi anni di viaggi, il Baronetto si -fissò a Manheim, dove avea comprata la tenuta di _Schoene Aussicht_ -e dove abbiam fatto la sua conoscenza. Una compiuta trasformazione -si era operata nel Baronetto. La sua giovinezza era sparita e con -essa tutte le illusioni de' piaceri, di cui era sazio e ristucco. La -vita ch'egli avea sì follemente dissipata e schernita gli diventò -così cara, che risolvette di vivere il resto de' suoi giorni nella -più riposata felicità e nella più esemplare saggezza. Non ostante -le orgie, gli stravizzi e le strambezze di ogni ragione, alle quali -si era abbandonato nella sua giovinezza, la sua salute di ferro non -era giammai venuta manco: egli avea innanzi a sè, secondo tutte le -probabilità, altri quaranta o cinquant'anni di vita e una immensa -fortuna; fermò adunque di passare questi altri anni in modo da -procacciarsi tutt'i più dilicati piaceri, senza mai più mettere a -repentaglio la sanità del suo corpo. L'odio del Duca di Gonzalvo e -la vendetta che questi avea giurato contro il Baronetto, davano a -costui grandissimo pensiero e rattristamento. Quantunque fosse stato -quasi impossibile di scoprire il suo ritiro a Manheim, ed anche più -impossibile di penetrare nei suoi appartamenti, pure egli temeva -sempre un agguato; laonde, saputo che il Duca viveva in Napoli colla -sua famiglia, pensò di mandare in questa città il fedelissimo Maurizio -Barkley ad oggetto d'insinuarsi destramente nella casa del nobile -spagnuolo, di cattivarsene la benevolenza, e cercare di scoprire se -quegli avesse formato qualche disegno contro di lui Baronetto. Riuscì -alle astuzie di Barkley di introdursi nella casa del Duca di Gonzalvo e -diventare uno de' suoi intrinseci amici. Maurizio scriveva al Baronetto -tutto ciò che il Duca pensava ed operava, e rassicuravalo pienamente, -dicendogli che il nobile spagnuolo non conosceva per niente essersi il -Baronetto ritirato a Manheim. - -I nostri lettori ricorderanno di aver veduto Maurizio Barkley alla -festa di Lady Boston a Napoli, alla quale era stato presentato dallo -stesso Duca di Gonzalvo. Un altro scopo e un'altra missione avea il -soggiorno di Barkley in Napoli, oltre quello di spiare i pensieri del -Duca. Diremo altrove quali erano questo scopo e questa missione. - -Edmondo menava in quel solitario ritiro di Manheim la vita -riposatissima di un vero filosofo sibarita. Al disordine della -sregolatezza era succeduto l'ordine più perfetto: tutto era pensato e -sistemato secondo le regole della stretta igiene. Un esperto medico -di Francoforte veniva a visitarlo di tempo in tempo e gli assegnava -la qualità del cibo, del riposo, del sonno, dell'esercizio. Per -premunirsi contro i pericolosi effetti delle variazioni atmosferiche, -egli si era avvezzato a sottoporsi ogni giorno, in levarsi dal letto, -allo _showerbath_ (bagno a pioggia) sì comune in Inghilterra e in -Germania. Edmondo usciva dalla nicchia verticale del bagno a pioggia -con una vigoria di salute, con una freschezza di mente, con un'alacrità -di appetito, che il ringiovanivano di venti anni. Egli facea la -sua colezione, indi passeggiava nella sua villa o si dava a' lavori -campestri; più tardi gustava i piaceri della lettura, e poscia sedeva -ad uno squisitissimo desinare inaffiato dal vin del Reno e dallo Xeres. -Dopo pranzo, usciva a cavallo infino a sera, giunta la quale ei libava -le delizie d'una parca cena in compagnia di pochi e scelti amici dotti -e filosofi. - -Una parte della villa di _Schoene Aussicht_ era coltivata a gentile -orticello. Edmondo, affin di procacciarsi un salutare esercizio, -dava opera, come abbiam detto, a' campestri lavori nei quali trovava -l'incanto di puri ed innocenti piaceri al tutto nuovi per lui. -Nell'inverno egli formava diversi vivai, intrecciava i tralci delle -viti e li copriva di terra per non farli offendere dal gelo, passava -in rivista i seminati e curava di sviare le acque stagnanti; facea -preparare e concimare il terreno; nella primavera ordinava seminature -e piantagioni, sarchiava egli stesso le nocive propaggini: nell'està -la mietitura richiamava tutta la sua sollecitudine, e la famiglia -dei fiori tutto il suo amore; poneva all'ombra le viole, badava con -diligenza agli adacquamenti: nell'autunno trapiantava le mammole; era -tutto d'attorno agli alveari, cavandone il mele e la cera, e nettando -le arnie da ogni immondizia; stava ben attento alla maturità dei semi -autunnali per raccoglierli e farli prosciugare per conservarli. - -In simiglianti occupazioni Edmondo spendeva parecchie ore, e sempre ne -risentiva grandissimo sollievo. Egli avea studiato in America l'arte -delle piantagioni; avea però non poche cognizioni di agricoltura Nella -isola di Cuba, oltre al traffico degli schiavi, le piantagioni dello -zucchero, del cotone e del tabacco erano state le principali vene della -sua ricchezza. Quasi ogni mese egli facea fare enormi carichi di cotone -e di zucchero ai vapori armati pel Mississipi, e vendeva i prodotti -delle sue terre ai paesi che si trovano lungo la corrente di questo -interminabile fiume. Nuova Orleans era il centro, nel quale venivano -a confluire i capitali di Edmondo, che vi teneva la sua principale -amministrazione. - -La conversazione del Baronetto era delle più piacevoli ed istruttive, -ed i suoi discorsi erano pieni di quella trista esperienza che danno -i disinganni della vita. Egli avea tanto viaggiato; avea veduto tanti -lontani paesi; era stato in mezzo alle più alte classi sociali, -avea trattato gli uomini celebri di tutta Europa; ed oggi era al -caso di ragionare con aggiustatezza di molte cose. Edmondo parlava -con grandissima facilità molte lingue europee e varie orientali, -tra le quali l'araba. Nella sua solitudine di _Schoene Aussicht_, -egli coltivava le lettere e le scienze morali; leggeva quasi tutti i -principali giornali che si pubblicavano nel mondo, e la sera faceva -cogli amici i suoi comenti su qualche subbietto politico, morale, -economico o industriale. Le ore serotine ch'ei passava ragionando -di filosofia e di lettere erano le più belle della sua giornata. -Molte volte si pentiva di aver dissipata la sua giovinezza, e diceva -che il filosofo di _Schoene Aussicht_ avea maledetto il Cavaliere -del Firmamento. Ma era egli parimenti pentito degli errori e delle -follie della passata sua vita? Si doleva dei mali gravissimi che -avea cagionati a tante disgraziate famiglie? Mal potremmo dirlo, -imperocchè sulle ruine di quell'anima non ispirava l'alito dolcissimo -e vivificante della grazia celeste. La saggezza umana, ch'è follia -dinanzi agli occhi di Dio quando è confidente in sè sola ed orgogliosa, -e l'età, l'inesorabile medicina della febbre delle passioni, aveano -soltanto influito a cangiar quell'uomo; benchè la cagione precipua -del mutamento che si era fatto in Edmondo fosse il segreto della -Provvidenza, di che or diremo. - -Edmondo era stanco del passato ma non pentito. La sua anima era un -vulcano estinto da cui esala tuttora un'afa mortale. Egli era sempre -materialista. - -Ciò nulla di manco, non era possibile il credere che il proprietario di -_Schoene Aussicht_ fosse il medesimo uomo che il Baronetto Brighton, il -Conte di Sierra Blonda, e Sir Falstaff. Tra questi ultimi e il primo -ci era quella barriera che separa la saggezza dalla follia. Edmondo -era tutt'altro uomo da quello che era stato nella sua giovinezza. -Abbiam detto che la precipua cagione del suo cambiamento era il -segreto della Provvidenza. Che cosa dunque aveva oprato una tale -straordinaria trasformazione? Un pensiero che era la serpe morale posta -da Dio nel cuor di quest'uomo che tanto aveva oltraggiato le Divine -sue leggi. Questo pensiero era la PAURA DELLA MORTE. Edmondo perciò -non era felice. Mirabil castigo della Divina giustizia! Attraverso -le delizie ond'ei si circondava, e nello stato della più perfetta -sanità, quell'uomo avea molto spesso e quasi ogni giorno momenti di -tristezza e di disperazione pensando che un dì egli doveva abbandonar -la vita. Quando l'ora della sua morte fosse suonata, i suoi milioni -non l'avrebber ritardata neppur d'un minuto! Orrendo pensiero che il -rendea tristo e taciturno per ore intere, sepolto nella più desolante -melanconia: Non era tanto il pensiero di dover finire che gli dava -rovello e tristezza, quanto un altro pensiero che ne derivava qual -conseguenza. Edmondo era preso da raccapriccio e da orrore pensando -che il suo corpo nutrito con tanta ricercatezza, godente di tutte le -dolcezze della salute e delle dovizie, conservato con quanto ci è di -meglio nei regni vegetali ed animali, il corpo ch'egli tanto amava ed -al quale prodigalizzava le più tenere cure, sarebbe stato un giorno -abbandonato a pasto dei vermi della terra!! - -Edmondo fremeva, e non rare volte rompeva in codarde lagrime pensando -al suo CADAVERE!! - - - - -III. - -LE NOTTI DI EDMONDO - - -Il proprietario di _Schoene Aussicht_ diveniva ogni giorno vie più -tristo e impensierito: a stento i suoi amici il traevano qualche volta -dalla concentrazione in cui cadeva. Edmondo incominciava a fastidiarsi -benanche di quegli innocenti piaceri che avean dato alla sua anima -serenità di sentimenti della natura. La sua conversazione languiva -per difetto di attenzione in lui; poco parlava, e pochissimo parea -che prestasse ascolto a' ragionamenti de' suoi dotti visitatori, a' -quali non isfuggì lo stato del Baronetto, e più volte il richiesero -della cagione della sua ipocondria. Colui dava sempre vaghe risposte, e -negava che avesse motivi di essere sovra pensieri, ovvero adduceva per -causa qualche disavventura immaginaria. Ma il sorriso non più ispuntava -in sul labbro di Edmondo, la cui salute incominciò a risentirsi -della prostrazione del suo spirito. E quanto più egli si accorgeva -di dar giù nella salute, tanto più crescevano in lui le apprensioni, -l'abbattimento, i fantasmi della morte e le agonie d'una debolezza di -spirito singolare e straordinaria. Invece di procacciarsi distrazioni, -egli prendea diletto ad immergersi nel fitto pensiero che il torturava. -È questo appunto uno de' più strani fenomeni dell'umana natura, -che cioè l'uomo trovi una certa voluttà nel pensare continuamente a -quelle cose che più gli danno argomento di pena e di melanconia. Lo -sventurato si attacca alla sua sventura, si ammoglia con essa, la tiene -strettamente abbracciata con sè: vi s'inebbria fino alla mattezza: -ogni distrazione gli riesce pesante, amara, importabile. Egli ama -soltanto di sentir parlare della sua sventura; detesta chiunque cerca -di strapparlo per poco dall'idolo suo, e maledice quella mano che si -studia di arrecargli balsamo e sollievo. - -Oh se la malinconia di Edmondo fosse stata figlia del pentimento! Oh se -il pensiero della morte fosse stato ispirato in lui dalla religione! -Egli sarebbe stato felice, pienamente felice, imperocchè vi ha nella -vita de' momenti in cui l'anima sente il bisogno di contristarsi, in -cui, esaurito quel circolo limitato di usuali svagamenti, essa non può -trovare un godimento che nella tristezza; non già quella tetra ch'è -figlia di gravi infortunii, o cagionata da tormentosi rimorsi, il cui -solo falso raggio di speranza è il nulla della morte, e che ama di -pascersi nelle tenebre della notte o fra gli orrori delle tombe; non -già quella disperata e funesta in cui cade il cuor d'un padre o d'una -madre nel veder languire gli amati figliuoli nella miseria, o da altra -simigliante sventura oppressi; ma sibbene quella cara e misteriosa -tristezza che nasce nell'anima dall'innato amore del sublime e del -bello; quel sacro dolore, che diffondono sul cuore le pagine de' -salmi o le tenere carte Davidiche: quella tristezza a cui ne invita -il racconto di qualche nobile azione, di qualche compassionevole -avvenimento; quella dolcissima tristezza infine, di che inebbriano la -nostr'anima il patetico suono delle onde del mare, il mormorio delle -vergini foreste, un gemito dell'aura nel silenzio della sera quando si -medita sulle ruine coverte di edera e di muschio, un raggio di luna che -segna sul terreno la croce di selvaggia tomba. - -Avvi un'altra sorta di tristezza, necessaria all'anima, come la -medicina al corpo infermo, ed è questa la tristezza del pentimento. -Ah! chi mai non sentì una volta almeno in vita la necessità di questa -tristezza? Augusta figlia della religione, sublime tristezza del -pentimento, tu sei sacra come la voce della virtù, inviolabile come -l'innocenza, soave come la speranza; per te l'uomo volge atterrito uno -sguardo al passato, ed interroga gli anni scorsi nell'obblio della -vita; è per te che un raggio di calma penetra il cuore dell'uomo -colpevole, e diffonde sulla sua anima quella beata tranquillità -dell'innocenza, a cui sortilla il Creatore. - -Ma il codardo affanno di Edmondo non provveniva, siccome dicemmo, dal -pentimento. Una idea fissa e terribile il perseguitava, un'immagine che -gli mettea il ribrezzo e lo spavento nell'anima: il suo Cadavere! - -Edmondo facea paura a sè medesimo, appunto come gli avrebbe fatto -paura il suo cadavere, se egli lo avesse veduto. Questa fissazione -era in lui mantenuta ed eccitata dal continuo riguardar ch'ei faceva -sovra i dipinti di un gran volume di anatomia e di osteologia, nel -quale erano varie grandi tavole con disegni dello scheletro e del -corpo umano spogliato de' suoi naturali tegumenti. Oltre di che, -il forsennato si abbandonava con delizia alla lettura de' libri più -tristi e malinconici. Di notte tempo, e quando la natura, e gli uomini -riposano, quando l'infelice che ha pianto ritrova nelle braccia del -sonno il conforto e la calma, quando nessun esterno oggetto colpiva più -i suoi sensi, Edmondo si mettea col pensiero faccia a faccia col suo -Cadavere. Avvolto nelle seriche sue coperte, colle pupille spalancate, -fisse sulla lampada d'oro che rischiarava la vasta sua camera da letto, -immobile e freddo, il milionario immergeva il tremante pensiero nelle -visceri della terra, e con orribile minutezza s'immaginava al vivo -la dimora del proprio corpo colà dove tutto è silenzio e oscurità. -Ci sforzeremo di ritrarre, per quanto ci sarà possibile con parole, -le immagini che si affacciavano alla mente di quell'uomo nelle ore -notturne, e quando il sonno fuggiva dai suoi occhi deliranti. - -Edmondo si vedea disteso in angusta bara ricoperta da sei palmi di -terreno: l'aria, lo spazio e la luce erano scomparsi: ei si sentiva -in sul petto il peso della terra, sulla quale più non dovea riporre -il piede, quella terra su cui egli avea signoreggiato col suo oro, e -che pareva tanto angusta all'ardenza de' suoi piaceri. Le voci degli -uomini, i canti serotini, le parole dolcissime di amore e di amicizia -più non colpivano le sue orecchie: nessun rumore! nessuna voce!! Il -silenzio, assoluto, eterno, il circondava! Edmondo si sentiva consumar -la carne: e le ossa, che prima erano ascose, discoprirsi a poco a -poco. La corruzione, figlia della morte, abbrancava la sua preda; e i -vermini, figli della corruzione, se ne impossessavano e penetravano a -schiere, a migliaia nell'organismo in isfacelo. L'organismo del corpo, -la più bella opera della natura, il capolavoro della Creazione, la -lunga e penosa fattura delle visceri d'una madre, quell'organismo che -dava sussulti di amore, di tenerezza, d'ineffabili angosce al cuore -de' genitori; che per tanti anni la natura avea protetto contro le -esterne ingiurie della materia bruta, quell'organismo tessuto con tanta -profonda saggezza divina, miracolo quotidiano, magistero sublime, -perfezione della materia, marciva qual succida poltiglia, pasto -d'immondi animali senza nome, ignoti forse all'uomo vivo. - -SE DOMANI MI CERCHERAI PIÙ NON SARÒ: Queste sacre parole faceano -raccapricciare e rizzare i capelli al milionario. Egli guardava -attorno a sè con ispavento, interrogava i palpiti del suo cuore, i -battiti del suo polso, per assicurarsi della vita. La lampada d'oro che -illuminava la camera prendeva strane forme a' suoi occhi, e le ombre -che sprolungava in sulle pareti si trasformavano in oggetti sepolcrali. -Il pensiero di Edmondo era fisso, inchiodato alla bara, e la fissazione -era tale, e l'esaltamento della fantasia era così grande che il -misero si credea già divenuto cadavere. Un'agghiacciata immobilità lo -colpiva: i suoi occhi più non iscorgeano la fosca luce che ondeggiava -incerta e ombrosa in sulle sue pupille, quasi trasparenza di un funebre -lenzuolo: le sue braccia e le sue gambe sembravano rifiutarsi alla -sua volontà, sorprese dal ghiaccio di morte. Edmondo si ridestava con -balzo convulsivo di questa tremenda illusione; si alzava a metà sul -suo letto, pallido, cogli occhi stralunati, colla barba che parea -sollevarsi di spavento come i peli dell'istrice: egli afferrava la -corda di un campanello e con violenza estrema suonava al soccorso; -e comandava al cameriere di accendere i torchietti dei doppieri in -sulle mensole, di schiudere le imposte dei terrazzini, di starsi -vicino a lui, di fargli udire la sua voce. Il cameriere eseguiva, -stupefatto dalla stranezza de' comandi del suo padrone. Qualche volta -i lumi rimanevano accesi per l'intera notte e non erano spenti che -in sull'alba, ora in cui sulle stanche pupille di Edmondo scendeva -il ristoro del sonno. L'infelice più non dormiva che colla luce del -giorno. - -Simiglianti notturni fantasimi erano più terribili ancora quando il -misero era preso dalla paura che cagionavagli il pensiero di essere -sepolto prima ch'ei fosse in realtà spirato. Gli esempi che si citavano -di persone, le quali, per apparenza di morte, erano state portate alla -tomba ancora viventi faceano sollalzare i capelli del ricco Baronetto, -e gli metteano la febbre nelle vene, il delirio nella ragione. Egli -leggeva sempre un'opera tedesca intitolata, _La morte apparente_, nella -quale con molti argomenti si dimostra la facilità di esser tratti in -inganno su gli esterni segni di morte. - -Talune notti Edmondo, non potendo trovar calma nel letto in cui vedea -la tomba, e sul quale ei pensava che dovea rimaner cadavere prima di -essere trasportato all'ultimo soggiorno, si alzava, si vestiva, e dava -di lunghi passi nella sua camera, stordendosi col rumore delle proprie -pedate. Coverto da lunga veste di camera, colle braccia incrociate, -quella sua lunga barba nera spiccava in sul volto pallidissimo e -dava alla sua persona l'apparenza di un fantasma che percorresse quel -vasto appartamento. Alcune altre volte egli si addormentava sovra una -poltrona; ma non sì tosto avea chiuso le palpebre, sogni terribili -se gli affacciavano all'egra fantasia. Gli sembrava di esser tolto di -peso dalla poltrona dalle braccia di due nerboruti becchini, i quali il -deponevano in una cassa mortuaria a dispetto delle alte strida ch'ei -gittava, e gl'inchiodavano sul capo un coverchio di ferro. E mentre -que' barbari si accingevano a porlo nella bara, ei vedeva tanta gente -nella sua camera, e tra le altre persone distingueva due donne e tre -giovani robusti e pieni di vita, che si affrettavano ad aprire gli -armadi e i cassettini per impadronirsi del suo oro. Ci era benanche -una donna dalle chiome sparse sulle spalle, dagli occhi bellissimi e -neri come la notte, la quale rideva... rideva a sganascio dappresso -al cadavere di lui, e mostravagli una larga ferita che si era fatta -nel seno, e additavagli un bambino macilento che le giaceva ai piedi. -Il rumore e le grida di esultanza che risuonavano in quel vasto -appartamento soffocavano i gemiti di lui che si dibatteva sotto i pugni -de' becchini. - -Edmondo si svegliava da questi sogni con un batticuore insopportabile, -e più non potea richiudere le palpebre, anzi temeva di riprender sonno -per non essere novellamente torturato da larve di tal natura. - -Da oltre un anno, Edmondo era vittima della sua fantasia. La sua -fissazione lo avea talmente ridotto a male ch'egli si affrettava a -grandi passi verso quello stato, cui tanto temeva. Il milionario parea -che avesse fretta di divenir cadavere. Eragli nonpertanto rimasto -bastante filo di ragione per fargli concepir rossore della sua propria -debolezza, sì che mai non ebbe il coraggio di svelare la cagione delle -sue sofferenze. Ma si avvide ben presto che bisognava trovar rimedio a -tanto male; fermò quindi di vincere la ripugnanza ch'egli aveva a far -palese la strana causa del deterioramento della sua salute. Il domani, -ben per tempo, scrisse al suo medico di recarsi sul momento a _Schoene -Aussicht_. - - - - -IV. - -UN RIMEDIO - - -Il domani, nella prim'ora del mattino, il Dottor Weiss di Francoforte -si faceva annunziare al Baronetto Brighton. Costui si era da qualche -ora alzato dal letto ch'era divenuto per lui più tormentoso di uno -spinaio. Una limpida giornata di giugno incominciava il lungo suo -corso. Un fresco venticello baciava le cime delle acacie, correva -allegro e pazzognolo lunghesso i viottoli ombrosi della villa di -_Schoene Aussicht_, e rapiva i primi profumi dei fiori, trasportandone -gran parte nella camera da letto di Edmondo, il terrazzino della quale -era dischiuso. - -Il milionario si era appoggiato alla ringhiera del terrazzo: il sereno -del cielo, le balsamiche aurette di primavera, il concerto degli -augelli, il tremolare delle fronde, aveano per poco discacciata la -negra nebbia che premea l'anima di Edmondo, ed avean dato a' suoi -pensieri altro avviamento non così malinconoso. L'annunzio della -visita del medico gli giunse grato come foriero di guarigione. Edmondo -fece entrare il Dottor Weiss in un gentil salottino di conversazione, -attiguo alla camera da letto, ed ei pure entrovvi e si sedè, invitando -il medico a far lo stesso. - -— Vi trovo molto cangiato dal giorno in cui ebbi ultimamente l'onore -di visitarvi, signor Conte, cominciò il medico — Non sono che quindici -giorni all'incirca, e rinvengo sul vostro volto le orme di una -devastazione che mi dà pensiero e pena. Che vi è accaduto in questo -lievissimo tempo? - -— Non so, Dottore, rispose Edmondo, ma io sto male, malissimo; sono -più di dieci giorni che il sonno sembra fuggire dagli occhi miei, o, -se talvolta una cascaggine mi sorprende e un filo di sonno si stende -sulle mie stanche palpebre, è peggio, perciocchè uno sciame d'immondi -fantasimi mi vola sul capo, strarnazzando le ali su tutto il mio corpo. -E non ci è modo di sottrarmi a questa orrenda pressione che mi uccide, -che mi conduce alla tomba, che mi rende cadavere!... cadavere! - -Pronunziando queste due ultime parole, il Baronetto fremè: il suo -sembiante s'infoscò talmente che il medico ne fu sorpreso e guardollo -fisamente. - -— Datemi il vostro polso, signor Conte. - -Dopo di aver esplorato il polso del Conte per qualche momento, il -medico disse, come se avesse parlato fra sè: - -— È strano! il polso è convulso! - -E tornò a riguardar negli occhi l'infermo, procurando scavargli i -pensieri e lo stato dell'anima. - -— Una violenta e tormentosa passione vi agita, signor Conte, gli disse -indi a poco; le profonde occhiaie solcate sul vostro volto, i battiti -irregolari e convulsi del vostro polso, i fantasmi della vostra mente; -tutto mi rivela che voi siete sotto l'impero di un patema di animo. -La vostra infermità non è di quelle che caggion sotto l'esplorazione -dell'arte; fa d'uopo ricercarne altrove l'origine: emmi d'uopo di tutta -la vostra illimitata confidenza. Parlatemi francamente, signor Conte; -pensate ch'io sono per voi qualche cosa di più di un medico, son vostro -amico. - -Il Dottor Weiss distese la mano al Baronetto, il quale gliela strinse -macchinalmente, e disse dopo pochi momenti: - -— Dottore, io vi estimo amico e de' più leali, e però non avrò onta -di palesarvi quello che soffro, a patto che le mie parole rimangano -sepolte in voi. Un'invincibile ripugnanza mi ha finora tenuto -dall'aprirvi l'animo mio. Mi promettete di non rivelare ad alcuno -quanto sarò per dirvi? Io mi confido all'amico, e aspetto dal medico la -mia salvezza. - -— Parlate liberamente, signor Conte, vi giuro che serberò il segreto. - -— Ebbene, Dottore, sappiate che da oltre a un anno uno strano fantasma -avvelena la mia vita. La notte sopratutto, la notte io gemo sotto la -pressione di questo incubo morale che mi strugge, che mi succhia il -sangue nelle vene, che mi spinge a grandi passi alla tomba. - -— Qual'è mai cotesto fantasma? chiese con premura il medico. - -— Il mio cadavere! rispose cupamente il Conte e abbandonando il capo -sul petto, compreso dal più mortale scoraggiamento. - -— Il vostro cadavere! sclamò il Dottore in atto di chi non ben -comprenda, quello che gli si dica; non vi capisco, signor Conte; mi fa -mestieri intendere più chiaramente l'indole di un tale fantasma. - -— Ah! Dottore, non vedete ch'io soffro a parlarne? Come farò per farmi -comprendere? Non vi ho detto abbastanza allora che vi ho nominato il -mio crudel nemico, il vampiro che mi consuma la carne, che scopre le -mie ossa, che rode i miei visceri, e che mi annienta... mi distrugge? -Il mio cadavere! Egli è... là, sempre rimpetto a me, con quegli occhi -socchiusi e velati dalle tenebre della morte, colla bocca spalancata, -livido... immobile come un pezzo di cera; il mio cadavere abbandonato -sul letto dell'estrema agonia!... Vedete quelle persone che passano -da costa ad esso; sembran paurose di svegliarne il sonno!... Chiunque -se gli avvicina rattiene il fiato per tema di fiutare le putride -esalazioni di quel corpo, sul quale incomincia la seconda opera -della natura, il lavoro di decomposizione. Gli elementi dell'aria -atmosferica, quegli elementi che per tanti anni han lavorato a -conservar la vita, ora si affrettano a ripigliarsi il frutto dell'opera -loro, appropriandosi le molecole che si staccano da quelle ruine di -organizzazione. Ogni minuto secondo, strappa o disfà una fibra di -quel corpo il quale perde... sempre senza mai più acquistare. Tutta -la natura si gitta, come uccello di rapina, su quel suo figlio, alla -cui conservazione ella avea fatto concorrere tutte le sue forze; ed -ora si affretta a disfare quel dilicato tessuto... Nelle tenebre si -compirà questo lavoro di decomposizione, siccome nelle tenebre si era -compito il lavoro di formazione: le visceri di una madre crearono, le -visceri della terra consumeranno: nove mesi ci vollero per formarlo, -e forse NOVE MESI ci vogliono per disformarlo interamente: quel primo -tempo fu contato co' palpiti di un amore ineffabile, l'amor materno; -il secondo tempo chi mai l'ha calcolato? Oh... il mio Cadavere!... le -visceri del mio amore, abbandonato da tutti e da tutto! abbandonato -alla terra, sua crudel nemica, alla creta che lo abbranca per farne -creta, a' vermini che ne fanno la loro abitazione! E chi sa dirmi -quello che soffrirà il mio povero cadavere? Chi conosce i misteri della -tomba? Non può forse avvenire che l'antica magione del pensiero risenta -l'orrore del sepolcro? Chi mi assicura che il cadavere non soffra nel -vedersi strappato da' beni della vita, da quanto egli ha amato in sulla -terra? Oh! il sonno della morte sarebbe men duro se i nostri corpi non -rimanessero esposti agli orribili ospiti delle visceri della terra! Se -potessimo in morendo avere la dolce consolazione di sapere che coloro -i quali ci hanno amati non abbandoneranno le nostre spoglie! Il mio -Cadavere!... il mio povero Cadavere abbandonato da tutti!... da tutti! - -Edmondo ruppe in lagrime, come un bambino. - -Il Dottor Weiss aveva attentamente seguito le parole del Baronetto, -la cui eloquenza era eccitata dal favorito soggetto della sua -orribile fissazione. Non ci era più dubbio! Il medico avea tutto -compreso, tranne una cosa, che dovea pur formare il perno delle sue -argomentazioni. In che stato si trovava la coscienza del Conte? Gli -è vero che la fissazione di lui e i fantasmi, che il maceravano non -erano dell'indole di quelli che soglion morder l'anima dei rei; ciò non -per tanto una tale angosciosa fiacchezza di spirito in un uomo forte, -vigoroso, che avea veduto il mondo, che aveva arrischiata tante volte -la vita, che era stanco e sazio di tutti i piaceri: una tale fiacchezza -di spirito era inconcepibile senza una prepotente cagione morale, la -cui mala radice era forse nella coscienza di lui. Ad ogni modo, lo -stato di Edmondo era tanto deplorabile in quanto che l'infermità non -era del genere di quelle che vanno sottoposte alla disamina e curagione -dell'arte medica; ei bisognava operare sul morale e trovar rimedi -nella filosofia e nella religione. Edmondo era ricaduto nel suo cupo -abbattimento, dal quale il Dottor Weiss si affrettò di trarlo. - -— Tutto ho compreso, signor Conte, dissegli il medico: trista è la -situazione dell'anima vostra, ma non è da disperare. Prima di tutto, -permettete che vi faccia un'interrogazione. Vi ricordo che in questo -momento io sono amico vostro, e che entrambi dobbiamo cercare una -via che ci guidi alla desiderata guarigione. In che stato si trova la -vostra coscienza? - -— Che intendete dire, Dottore? dimandò esterrefatto il Conte, credendo -che il medico volesse disporlo per l'ultimo viaggio. - -— Intendo dire, soggiunse questi, che la riparazione di qualche male -involontario da voi cagionato potrebbe essere il più efficace rimedio -contro i fantasmi che vi assediano. Una buona coscienza è il miglior -guanciale su cui si trovi leggero il sonno e ristorante. - -Edmondo abbassò il capo e nulla disse. Questa volta egli avea compreso -il vero sentimento delle parole del Dottore. - -— Signor Conte, ripigliò questi che dal silenzio dell'infermo avea -già sospettato non esser monda di colpe la coscienza di lui — non è -mio intento il voler entrare ne' segreti della vostra vita. Iddio solo -scruta i cuori e giudica gli uomini: ma è mio debito di rischiarare la -vostra mente sulle probabili origini del funesto e straordinario malore -di cui siete vittima. Se la radice del male stesse nel vostro organismo -e nelle funzioni che ne dipendono, io sarei obbligato di cercare con -accuratezza la cagione di un tale disordine per apportarvi salutari -medicamenti; ma la serpe non istà nel vostro organismo, signor Conte, -bensì là... nel fondo della vostra anima, dove non è dato all'occhio -umano di addentrarsi. A me basta l'aver su questo richiamata la vostra -attenzione. Mi permetterò di farvi eziandio osservare che la via del -pentimento è la più bella che vi si offra e la più atta a ridonarvi -la pace smarrita e a bandire le tristi e lugubri immagini, sotto il -cui impero voi soccombete. Siete ancora giovine, ricco e di valida -salute; avete ancora innanzi a voi una lunga serie di anni. Se una -colpa ha bruttata la vostra coscienza, se una follia giovanile vi -pesa in sul cuore, volgete al cielo il vostro sguardo, implorate la -Divina clemenza, riparate, se è possibile, al male che avete fatto; -se l'innocenza è bella, il pentimento è più nobile; l'anima vi si -ritempera, vi si fortifica e vi attinge la calma e la gioia. Che se -niun rimordimento è nel vostro cuore, se una singolare attitudine -ipocondrica del vostro spirito è la cagione del tristo fantasma che -tormenta le vostre notti, non saprei indicarvi altro rimedio più -efficace che la distrazione. - -— La distrazione! mormorò tristamente il Baronetto, e dove trovarla? E -l'anima mia non si rifiuta forse ad ogni maniera di svagamento? - -— Fa d'uopo sforzarsi alla distrazione, signor Conte; ei bisogna -che non istiate solo in nessun'ora del giorno, e se è possibile, -della notte: bisogna che vi mettiate nell'attività de' piaceri, che -frequentiate le riunioni, i teatri. Oltre a ciò, vi propongo un rimedio -della cui riuscita molto mi riprometto; esso vi costerà un po' d'oro. - -— Dell'oro? E che non darei per riacquistar la mia salute e la -tranquillità del mio spirito? Parlate, parlate. Di che si tratta? Che -debbo fare? - -— Ebbene, signor Conte, il rimedio ch'io vi propongo è il seguente: -Abbiamo a Manheim un giovine pianista italiano che ha destato in pochi -mesi l'ammirazione e la simpatia di Europa. Egli ha dato accademie a -Parigi, a Londra, a Berlino, a Vienna: ier sera si è fatto udire in -questo teatro di Manheim, ed ha prodotto tale entusiasmo, che pochi -suonatori possono vantare un sì bel successo. Voi gli scriverete, -signor Conte, e lo inviterete a passar con voi un mese o due: i soavi -accordi ch'ei sa trarre dal piano-forte avranno forza di strapparvi -dai vostri bui pensieri: la sua compagnia vi rallegrerà, quasi novello -Davide porrà in fuga la malinconia del nuovo Saulle. - -— Che nome ha questo giovine? - -— Daniele de' Rimini. - -— E credete che la musica sarà capace di ridonarmi la serenità -dell'animo? Credete che le armonie del piano-forte varranno ad -allontanare dalla mia mente l'immagine del mio Cadavare? - -— Io lo spero, signor Conte. - -— Ebbene io tenterò questo mezzo: dimani il giovine pianista italiano -Daniele de' Rimini avrà stanza in questo casino. - -Un servo pose termine alla conversazione, annunziando che il bagno a -pioggia era pronto. - -La sera di questo giorno, Daniele de' Rimini riportò un altro trionfo. -Dopo l'accademia, gli abitanti di Manheim, trasportati di entusiasmo -pel suonatore italiano, l'aveano accompagnato infino all'albergo -dov'egli avea stanza. Correndo la stagione de' bagni, Manheim era -zeppa di forestieri, e il teatro era de' più animati e brillanti. -Daniele, siccome abbiamo accennato, aveva in pochi mesi percorso -le prime capitali di Europa: la fama il precedeva dappertutto, e un -trionfo lo aspettava in ogni paese in cui si faceva udire a suonare. -La sua giovinezza, l'avvenente malinconia del suo volto parlavano in -suo favore anche prima che ponesse le mani sui tasti del piano-forte. -La qual cosa il giovine non sì tosto incominciava, gli uditori erano -rapiti e incantati dalla magia degli accordi, dalla dolce mestizia de' -motivi delle opere italiane, a' quali Daniele dava una veste di armonie -al tutto corrispondenti e flebili. Il genio o l'ambizione, animava le -dita di quel giovine? L'uno e l'altra. Il genio era mezzo; l'ambizione, -o, per dir meglio, l'avidità dell'oro la molla delle sue ispirazioni. -Daniele era partito il 1 gennaio da Napoli, povero e oscuro. Cinque -mesi appena erano scorsi ed egli avea già acquistato celebrità; ma il -suo peculio non arrivava per ora che ad una somma tenuissima, Daniele -era scoraggiato, ma non disperava; gli restava ancora a percorrere -altra metà dell'Europa e tutta l'America settentrionale: i viaggi -assorbivano gran parte dei suoi guadagni. - -Il domani della seconda accademia data a Manheim un domestico in gran -livrea consegnava a Daniele il seguente biglietto: - -«Il Baronetto Edmondo-Isacco Brighton, Conte di Sierra Blonda, prega il -sig. Daniele de' Rimini di favorirlo questa mattina nella sua proprietà -di _Schoene Aussicht_». - -Dopo un'ora, Daniele de' Rimini si trovava alla presenza di Edmondo. - - - - -V. - -LA RICCHEZZA - - -Dicemmo che il casino del Baronetto era composto di due piani. Nel -secondo egli dormiva, essendo esso la consueta sua abitazione; in -questo era una stanza decorata con tutto ciò che può allietare i -sensi, e fornita di quanto è necessario per le comodità della vita. -Era questa la stanza, in cui il Baronetto passava la maggior parte dei -suoi giorni, e dove la sera riunivansi gli amici per prendere il tè e -per abbandonarsi agli allettamenti della conversazione. Questa stanza -riguardava i più ameni paesetti e villaggi alemanni che attorniano -le rive del Reno: due ampie finestre si aprivano a mezzogiorno e ad -oriente. Questa stanza, dal colore de' suoi paramenti, era chiamata la -_Camera verde_. - -Il secondo piano rispondeva al primo per via di una magnifica scala -interna di marmo greco a tre branche, su ciascun pianerottolo delle -quali era una statua de' più rinomati artisti, e vasi di fiori odorosi -e di piante fiorite di cedri o di oleandri: ringhiere e bracciuoli del -più fulgido cristallo inglese e del più capriccioso disegno ornavano le -branche di questa scalinata, a piè della quale un'illusione di giardino -guidava al quartiere del lusso, ch'era appunto il primo piano. - -Non ci allungheremo a dipingere alla immaginazione de' nostri lettori -la splendidezza di questa magione da fate. Conciossiacchè piccole le -camere, ciascuna era un gioiello di civetteria, di eleganza, di gusto; -ciascuna riuniva in sè sola il _comfortable_ d'una casa inglese. -Visitando quella scacchiera di stanze, tutte eguali, rettangolari, -forbitissime, ma silenziose e deserte, ti si apprendeva all'animo -un senso di mestizia, pensando che in quelle fulgide e ricche pareti -non suonava il rumore sì grato agli orecchi di Dio, il rumore della -famiglia. Quella solitudine e quel silenzio ti piombavan pesanti sul -cuore come se avessi visitato l'interno di un principesco mausoleo. - -Rarissime volte il Baronetto scendeva al primo piano. Nei primi anni -della sua dimora a _Schoene Aussicht_, e quando il filosofo non avea -del tutto dimenticato il Cavaliere del Firmamento, quel primo piano -era designato ad accogliere qualche pellegrina visita, o qualcuno dei -vecchi amici di follie di Sierra Blonda, comecchè questo caso fosse più -raro, a cagione della cautela che Edmondo metteva a tener celato il suo -ritiro. Ma da un pezzo il primo appartamento di _Schoene Aussicht_ non -riceveva più ospiti di genere equivoco, ed ora si contava parecchi anni -dacchè lo stesso padrone non vi poneva il piede. Nondimeno il quartiere -era mantenuto con la massima nettezza, come se ogni giorno avesse -dovuto accogliere un cospicuo personaggio. - -Questo primo piano era quello appunto che il Baronetto ordinava a -residenza del giovine pianista italiano, ed in esso propriamente volle -riceverlo per la prima volta. - -Era in questo appartamento un salottino messo con un lusso così -sfacciato e con sì incredibile magnificenza che nell'entrarvi l'occhio -vi rimaneva abbagliato. L'adornamento di questo salotto era costato -al Baronetto un denaro che avrebbe potuto formare la fortuna di -cento famiglie. Diremo soltanto che molti mobili ivi contenuti erano -di oro massiccio, e che vi erano due seggiole d'avorio, a forma -di baldacchini, lavorate sul gusto cinese, e ricoperte da cuscini -orientali. Edmondo avea voluto profondere enormi somme nell'addobbo di -questo primo piano, ed in particolar modo di quel salotto per quella -eccentricità che formava sempre il fondo del suo carattere, e per -vaghezza di contemplare raccolte in piccolo spazio le meraviglie del -lusso e delle arti. La ricchezza pompeggiavasi in tutto il suo orgoglio -in quel ricinto dove l'oggetto più misero, più fragile, più perituro, -più dappoco che vi si vedesse era per lo appunto il padrone di tante -dovizie. E bene faceva Edmondo ad entrare di rado e quasi non mai in -quel salotto, che tacitamente lo scherniva e gli additava i sei palmi -di fetido terreno, che gli erano destinati per ultimo asilo. - -In questo salotto Edmondo ricevè Daniele. - -Perchè si era così affrettato il giovine pianista ad accorrere -all'invito del Baronetto? Perchè già gli era giunto all'orecchio il -suono delle grandi ricchezze del solitario di _Schoene Aussicht_, e -Daniele non credè a' propri occhi nel leggere il biglietto del nobile. -Il suo cuore gli diceva ch'era quella un'occasione propizia; che forse -il Conte di Sierra Blonda avrebbe potuto esser per lui una sorgente di -fortuna; che forse quell'uomo il quale vivea lontano dai rumori della -città e de' divertimenti sarebbe per lo meno un filosofo amico delle -arti e incoraggiatore splendido dei giovani artisti. Checchè avesse -tra sè pensato il nostro Daniele, il fatto è che volò come un fulmine -all'invito che gli sopraggiunse caro per quanto inaspettato. - -Rinunziamo a dipingere la maraviglia di Daniele veggendosi introdotto -in quella casa e proprio in quel tempietto d'oro, di cui abbiam -parlato: il colse un capogiro una vertigine: era quel salotto il -riverbero dell'anima sua, lo specchio de' suoi ardenti desideri: -quell'oro riflettevasi a sprazzi di fuoco nel suo cervello, e -rimescolava le sue idee e confondeva la sua ragione nè più nè meno -che se fosse stato un barilotto di poderosissimo vino. Tanta fu la -luce che balenò da quel salotto che Daniele non vide il Baronetto, il -quale, vestito a nero, era seduto sovra un piccolo canapè a forma di -conchiglia. Edmondo era così pallido, così emaciato, che il suo volto -parea dileguarsi in sulla nera barba che gli scendeva insino al petto. -La voce del Baronetto trasse Daniele dall'estasi in cui era immerso, e -chiamò i suoi sguardi attoniti sul nume di quel tempietto. - -— Sedete, bel giovane. Non siete voi l'egregio pianista signor Daniele -de' Rimini? - -Edmondo avea parlato in francese; era nell'accento e nella voce di -quest'uomo qualche cosa di cupo e di affannoso che colpì all'istante -il giovine artista, il quale con leggiero imbarazzo rispose chinando i -begli occhi: - -— Perdonate, signor Baronetto, al mio imbarazzo e al mio stupore, -cagione della scortesia che ho commessa nel non riverirvi appena son -qui entrato. Le arti umili e dimesse veggonsi confuse alla presenza -di tanto splendore. D'altra parte, vi confesso che io mi aspettava di -entrare nell'ostello della filosofia, perocchè il grido delle vostre -estese cognizioni.. - -— E non vi siete ingannato, interruppe il Baronetto, nel credere che -avreste trovato in me un filosofo, il quale per altro ha la sventura di -esser ricco! Ma, di grazia, accomodatevi signor de' Rimini. - -Daniele salutò col capo e con molta osservanza il Baronetto, e si sedè -in faccia a lui sovra altro divanetto a forma di sfinge, ripetendo tra -sè con estremo stupore, e come se avesse cercato di capire il senso di -un paradosso; _il quale per altro ha la sventura di esser ricco!!_ - -Edmondo avea fitto lo sguardo sul sembiante di Daniele e massime -negli occhi che gli avean fatto una impressione gratissima. Fin dal -primo affacciarglisi del giovine italiano, il Baronetto avea provato -un subitaneo sentimento di simpatia; onde trasse lieto augurio pel -tentativo di curagione che gli era stato consigliato dal Dottor -Weiss. Daniele era davvero un vago e gentil giovanotto. Un leggiero -accrescimento di salute congiunto alla situazione in cui trovavasi -colorava il suo volto di una tinta di rosa. I viaggi avean data alla -sua complessione maggior vigoria e a tutta la sua persona un'aria di -più gran distinzione. Questa volta due leggiadre basette coronavano le -sue labbra, andandosi a congiungere con un semicerchio di barba che gli -circondava il mento; il suo sguardo era animato dalla vivacità della -giovinezza, della salute e del genio. - -— La fama della vostra somma abilità nell'arte musicale è giunta infino -al mio solitario ritiro, disse Edmondo guardando sempre con compiacenza -il giovine italiano: la mia salute non mi permette di andare al teatro -ed avere il piacere di sentirvi a suonare; ed io anelava di conoscervi: -ecco la ragione per cui vi ho pregato di onorarmi. - -— Che dice mai, signor Baronetto! Ascrivo ad un particolar favore -della mia sorte l'avermi procacciato un tal piacere ed onore, rispose -Daniele, a cui le parole del Conte faceano un effetto gradevolissimo. - -— Fuori cerimonie, signor de' Rimini, io sono filosofo e voi siete -artista; la filosofia e le arti si vantano di schiettezza; la ragione -e la verità sono le loro basi, io dunque vi parlerò il linguaggio -dell'affetto più che quello delle convenienze. - -— Dell'affetto! signor Conte! esclamò Daniele trasalendo di gioia. - -— Sì, dell'affetto. E pria di tutto, vi confesso ch'io trovo nella -vostra fisonomia qualche cosa che m'innamora di voi. Non so perchè, -ma in entrando in questo salotto, le vostre sembianze mi han tocco -profondamente. - -— Ebbene, signor Baronetto, dal canto mio vi confesserò parimente che -la vostra voce e la vostra fisonomia han fatto in me un'impressione -così grata, ch'io non dimenticherò in tutta la mia vita la vostra -persona. Ma un tal piacere mi viene amareggiato dalle parole che testè -mi avete dette, signor Conte. - -— E quali? - -— Che lo stato della vostra salute v'impedisce di uscire. - -— È vero; io soffro, bel giovanotto, soffro assai; ma chi sa! forse -dovrò a voi, se non l'intera mia guarigione, qualche ora almeno di -sollievo. - -— Deh! piaccia al cielo ch'io possa avere il piacere di contribuire al -ricuperamento della vostra salute! - -— Ne ho speranza, e sopratutto da pochi momenti a questa parte. La -vostra sola presenza ha già prodotto in me un effetto salutare. Che età -avete, bel giovine? - -— Sto nel ventesimo terzo anno della vita. - -— Così giovine, e già pieno di gloria! - -— La gloria! ripigliò il pianista, la gloria! L'è gran bella cosa la -gloria, è vero, ma non basta alla felicità dell'uomo in su la terra. Oh -se io fossi ricco! - -— Oh! che mai dite! ricco! Ebbene; guardate, mirate il mio volto; son -io felice? Eppure io sono due volte milionario. - -— Due volte milionario! esclamò Daniele con occhi di fuoco, e il suo -petto si gonfiò, e dalla sua bocca, dalle sue narici il fiato usciva -con impeto. La trista corda dell'anima sua era tocca. - -— Sì, due volte milionario, ripetè il Baronetto, e ciò non ostante io -sono la più misera creatura che sia nel mondo. - -— Voi, signore! - -— Io, io propriamente, io darei la metà di quanto posseggo, purchè -dormissi una sola notte il sonno che si dorme alla vostra età e colla -vostra salute. - -— Oh mio Dio! tanto dunque voi soffrite, signor Conte! - -— Tanto io soffro! ripetè come un'eco sepolcrale il Baronetto. - -Ebbero luogo tra quei due personaggi pochi momenti di silenzio. Edmondo -riprese. - -— Vi farò una proposta, signor de' Rimini, e voglio sperare che -l'accettiate. - -— L'accetto, signor Conte, rispose Daniele con fermezza. - -— Anche prima di sapere di che si tratta. - -— Qualunque cosa mi proponiate, io l'accetto, tornò a dire il giovine -con risolutezza. - -— Ed io vi ringrazio con tutta l'anima, signor de' Rimini, e spero non -essere ingrato alla premura che mi dimostrate. Io dunque vi propongo -di passare un mese in questa città di Manheim, e, se non vi dispiace, -in questo casino. Vedete quanto ardisco sperare da voi! Rinunziare ad -un mese di trionfi, e adattarvi a viver con un povero infermo qual sono -io! - -— Un mese! esclamò quasi tra sè Daniele. - -— Un mese, due o tre, il tempo che vi piacerà. E giacchè intendo -godermi io solo le vostre accademie, è giusto ch'io le paghi. Vi offro -dunque trentamila franchi al mese. - -— Trentamila franchi al mese! ripetè con occhi di pazzo il pianista, il -suo cuore fece un balzo terribile. E ditemi, signor Conte, trentamila -franchi al mese che somma fanno a capo di un anno? - -— Trecento sessantamila franchi, rispose Edmondo, vale a dire circa -63,000 piastre di Spagna. - -— Non basta!!! esclamò scoraggiato Daniele, e quasi avesse risposto ad -una interrogazione che avea fatto a sè medesimo. - -Edmondo fu estremamente sorpreso da quella parola, ch'egli credette -diretta a sè. - -— Così giovane e così assetato di ricchezze! esclamò tra sè il -Baronetto; è inconcepibile! - -Daniele capi l'errore che avea commesso, arrossì tutto, e si affrettò a -dire. - -— Perdonate, signor Conte, non a voi era diretta quella parola che -testè mi è sfuggita dalle labbra. La somma che voi mi proponete è una -fortuna immensa per un povero artista qual io sono, ma io non posso -rimanere sì a lungo in Germania. Mi permettete adunque ch'io accetti -solamente per un mese, e mi darete quella somma che vorrete. - -— Sia dunque per un mese, disse Edmondo: a contare da questo giorno, -n'è vero? - -— Da domani, signor Conte. - -— Ebbene, domani vi aspetto: questo appartamento vi sarà assegnato; le -mie carrozze e i miei servi sono a vostra disposizione fin da questo -momento. - -Daniele era per accommiatarsi dal Baronetto, quando nel salotto entrò -il dottor Weiss. Edmondo prese per la mano il giovane italiano, e, -presentandolo al medico, disse: - -— Dottore, ecco il signor de' Rimini, il RIMEDIO che mi avete proposto. -Egli è mio ospite per un mese. - -— Davvero! Voi, signor de' Rimini... - -Il medico s'interruppe, indi ripigliò: - -— Ma, è strano! è curioso! è incredibile! Signor Conte, questo -giovinotto vi rassomiglia a capello: quegli occhi sono i vostri, quella -fronte è la vostra, quel naso è il vostro... Ah! ah! ci sarebbe da -scommettere che il signor de' Rimini vi è figlio! - -Questo scherzo fu una scossa elettrica per quei due personaggi, che si -guardarono, arrossirono e impallidirono, come se quella parola gittata -così per celia fosse stata una inattesa rivelazione. - - - - -VI. - -L'ARTISTA - - -Il giorno appresso, Daniele era stabilito al primo piano del casino di -_Schoene Aussicht_. Il Baronetto avea posto agli ordini del giovine -pianista le migliori delle sue carozze e due scelti domestici, uno -tedesco e l'altro francese. Il più splendido e principesco servizio -era ai comandi di Daniele, il quale era trattato come un ospite regale. -La colezione gli era recata nel suo appartamento, il pranzo era comune -col Baronetto, così avendo disposto lo stesso Daniele. Edmondo gli avea -lasciata intera libertà, sicchè il giovine era padrone assoluto di sè -medesimo in tutto il corso del giorno. Ma al cadere delle tenebre, e in -sull'ora del pranzo, il Baronetto il facea pregare di salire al secondo -piano. - -Dopo il pranzo, Edmondo facea servire il tè nella camera verde, ove -si riduceva assieme a Daniele, e dove, coricato sulla magnifica sedia -a foggia di letto, si abbandonava al piacere di sentire a suonare il -giovine pianista. Un preziosissimo pianoforte era stato trasportato -nella camera verde. Pochi momenti dopo di aver preso il tè Daniele si -sedeva innanzi allo strumento ch'ei toccava con tanta perfezione, e -traeva da que' tasti sublimi e patetici accordi. - -Alcune volte Daniele suonava pezzi di grandi maestri da lui variati -co' colori della più ricca fantasia. Era un torrente di melodie or -piane e soavi come le cantilene religiose di vergini romite, or gravi -e solenni come le preci dei morti salmeggiate in una chiesa lontana, -or vivaci e liete come l'inno della speranza: era un concerto di -accordi non mai uditi, or vibrati e veementi come i palpiti delle -giovanili passioni, or dimessi e pacati come il mormorio del vento -sulle acque d'un ruscello. Alcune altre volte Daniele sposava il canto -all'armonia strumentale: e allora quella sua voce era una potenza di -affetti inesprimibili, la sua anima parea soggiogata dalle commozioni. -Quel canto limpidissimo, soave, tutto cuore, tutto passioni, eco -dell'anima, quel canto italiano ispirato da un cielo innamorato, quel -canto, delizia della vita, storia sublime delle segrete sofferenze del -genio peregrino in sulla terra, il canto di Rubini, di Lablache, di -Basadonna, si ritrovava in terra straniera sulle labbra di Daniele, e -andava a toccare i più nascosti penetrali nel cuore di Edmondo, che -pallido affannoso, tremante ascoltava le note dolcissime che, come -effluvii divini, partivano dal cuore più che dalle laringi del giovine -artista. - -Edmondo sembrava men tristo del consueto: dormiva talvolta sonni -placidi. Ma il lugubre fantasma non cessava di assalirlo di quando -in quando, e alcune volte ne' momenti stessi in cui suonava Daniele. -L'incanto della musica spariva di botto, e le note basse del -piano-forte prendevano agli orecchi di lui il solenne e terribil -carattere de' rintocchi della squilla di morte. - -Una sera, Daniele cantò la romanza del _colpevole amore_, ch'egli avea -cantata sei mesi fa, nella sala di Lady Boston a Napoli. Sì grande fu -la commozione onde l'artista fu preso al ricordo della donna ch'egli -amava, che non potè terminar la romanza; le lagrime gli bagnavano il -volto. Inconcepibile contraddizione del cuore umano! Quel giovine, nei -momenti in cui non era ispirato dal genio musicale, avea l'anima dura -e malvagia: la sua condotta verso Lucia n'è una pruova. Ma nei momenti -in cui era favorito dalla ispirazione, Daniele era tutt'altro uomo. Chi -avesse giudicato di quel cuore negl'istanti in cui egli era artista, -sarebbesi formato di lui l'opinione d'uomo sensitivo e virtuoso. -Edmondo fu profondamente commosso dall'accento con cui il giovine -avea cantato il suo _colpevole amore_; di talchè veggendo che quegli -non poteva più proseguire per l'effetto delle proprie commozioni, gli -domandò: - -— Voi amate, Daniele? - -— Amo, signor Conte, amo la più vaga creatura che sia sulla terra, ella -ispira i miei componimenti, dà l'impulso alle mie dita. La speranza di -possederla m'incoraggia alle più ardue fatiche. - -— In che paese si trova al presente cotesta fanciulla? - -— In Napoli. - -— Quantunque voi diciate che non paleserete il nome di lei ancora -che vi si desse un regno, disse sorridendo il Conte, pure userò -l'indiscrezione di dimandarvi a qual famiglia appartiene la donna che -amate. - -— È la figlia di un nobile e superbo spagnuolo, che si è -volontariamente esiliato dalla sua patria poscia che le vicende -politiche lo ebbero spogliato del potere. - -— Il nome di costui? chiese il Baronetto con ansietà. - -— Il Duca di Gonzalvo. - -— Ah! egli! esclamò Edmondo: e voi siete il fidanzato di sua figlia? - -— Volesse il cielo che il fossi!... Ma voi conoscete il Duca di -Gonzalvo? - -— Sì, rispose con tristezza il Baronetto, l'ho conosciuto in Ispagna: -uomo protervo, ambizioso, avaro! - -— È vero pur troppo quanto dite, signor Conte. Ambizioso, avaro e -superbo! Oh! perchè sua figlia è un idolo di bellezza! Perchè ho avuto -debolezza di amarla! - -— Rifiuta egli forse di rendervi felice? - -— Ebbene sì signor Conte, rispose ii giovine con abbattimento, ei -ricusa. Il giorno in cui gli chiesi la mano di sua figlia, il superbo -mi umiliò con ogni maniera d'ingiurie. - -— E quale speranza nutrite ancora di possederla? - -— Nulla posso nascondere a voi, signor Conte: la benevolenza di cui mi -onorate e il vostro rispettabile carattere m'ispirano un'illimitata -fiducia. Vi dirò adunque che io strappai al Duca di Gonzalvo la -promessa d'attendere due anni prima d'impegnare la sorte di Emma sua -figlia. - -— E condiscese il Duca ad aspettar questo tempo? - -— Condiscese, però che io gli promisi di ritornare..... dopo due -anni..... di tornare.... - -Daniele avea vergogna di confessare il folle ardimento della sua -proposizione. - -— Ebbene, di ritornar che cosa? dimandò il Baronetto. - -— Di ritornar..... milionario, rispose il giovine arrossendo e -abbassando il capo. - -Edmondo sorrise. - -— Milionario! esclamò questi, e su che speravate accumulare in due anni -una tal favolosa fortuna? - -— Nol so io medesimo, signor Conte, speravo negli eventi, nella mia -stella, e soprattutto nella febbrile operosità che mi avrebbe data la -mia passione per Emma. - -— E quanto avete guadagnato finora nel giro dello vostre accademie? - -— Pochissimo, signor Conte, quasi niente; le spese dei viaggi assorbono -tutto. Mi avveggo pur troppo che la mia proposizione fu dettata da -impeto giovanile, dallo sdegno in cui mi posero le umilianti parole di -quel superbo... Ma non mi fo più illusione, signor Conte; i due anni -passeranno, ed io non avrò potuto metter su che un meschino capitale -appena bastante per vivere indipendentemente dal capriccio della sorte. -Oh... ci vuol ben altro che note musicali per diventar milionario, non -è vero signor Conte? - -— Verissimo, mio caro Daniele. La vostra proposizione fu troppo ardita -ed inconsiderata: ciò nulla di meno.... - -Edmondo si fermò di repente; i suoi occhi erano animati, brillanti, -il suo volto avea preso un carattere di vivacità straordinaria. Un -pensiero al certo gli era volato per la mente al quale ei si era -fermato con compiacenza e con delizia. Daniele avea notato il subitaneo -cangiamento della fisonomia del Conte. La reticenza che avea seguita -alla frase _ciò nulla di meno_ avea fatto balzar di speranza il cuore -del giovane pianista. - -— Ebbene, signor Conte, voi dicevate... _ciò nulla di meno_. - -— Sì, rispose Edmondo io diceva... Non bisogna disperare... chi sa! -Ditemi, Daniele, avete voi coraggio? - -— Se ho coraggio! Mettetemi alla pruova, signor Conte, e vedrete se ho -coraggio anche di affrontar la morte! - -Daniele guardava attentamente il volto e gli occhi del Conte ne' quali -si dipingeva quasi una specie di abberrazione mentale. - -— A che questa interrogazione, signor Conte? - -— Domani vel dirò... Domani parleremo a lungo... Io forse vi sarò -debitore d'una ETERNA obbligazione, e voi forse dovrete a me... la -vostra fortuna... - -Edmondo si alzò: il suo volto raggiava di insolita gioia. - -— Buona sera, Daniele, buona sera, gli disse stringendogli la mano, -buona sera, figlio mio, a domani... a domani... Chi sa! domani forse la -vostra sorte è cangiata! - -Il Baronetto si ritirò. Daniele rimase trasognato. Eppure, quella -parola che il Conte avea profferita, quel _figlio mio_ avea scossa -l'anima del giovine! - - - - -VII. - -LE CONDIZIONI - - -Si figurino i nostri lettori con qual e quanta impazienza Daniele -aspettò il giorno vegnente. Le parole erano state chiare e precise: -_Domani forse la vostra sorte è cangiata_, avea detto.... _Io forse -vi sarò debitore d'una eterna obbligazione, e voi forse dovrete a me -la vostra fortuna_. Daniele avea mandato il cervello a sparviero in -tutto il corso della notte per trovare il bandolo della matassa; ma -neppure una congettura, una supposizione avea egli potuto formarsi su -tal proposito. Che specie di servigi poteva egli prestare al Conte? Che -d'uopo avea questo milionario dell'opera sua? Nessun giorno della sua -vita era stato atteso con tanta bramosia quanto quel domani, il quale -dovea risolvere un problema di tanta importanza. - -E il domani, in sull'alba, Daniele si gittò dal letto, e aspettò con -ansia febbrile la chiamata del Baronetto. Quanto gli sembrarono eterni -quei momenti! Non fu che verso le undici che il Baronetto fece pregare -Daniele di salir da lui. - -Edmondo fece entrare il giovine nella camera verde, di cui fece -chiudere gli usci, ordinando ai servi che per qualsivoglia cagione non -avessero ardito di venire a sturbare il colloquio ch'egli dovea tenere -col suo ospite. - -Daniele trovò Edmondo seduto presso un tavolino, sul quale era un -volume con molto lusso ligato e il ricapito da scrivere. Egli fe' cenno -a Daniele di sedersi. Alcuni momenti passarono senza che nessuno de' -due avesse rotto il silenzio. Edmondo incominciò: - -— Questo colloquio che ci accingiamo a tenere signor de' Rimini, è -d'una estrema importanza per entrambi. Esso può decidere della mia -vita, siccome della vostra immensa fortuna. È un contratto ch'io vi -proporrò. - -— Io vi ascolto, signor Conte, e non so dirvi con quanta impazienza ho -aspettato questo momento. Parlate, signor Conte, ed abbiate in me la -confidenza che potreste avere in un vostro figliuolo. - -Daniele abbassò gli occhi e arrossì. Edmondo conficcò l'ardente e cupo -suo sguardo in sul volto del giovine, e seguitò: - -— Pria di tutto, ei fa d'uopo rivelarvi, signor Daniele, ch'egli è più -di un anno ch'io soffro. La strana e tremenda natura del mio male non -ammette rimedii fisici: io dispero della guarigione, tranne che voi -non acconsentiate a quanto io vi proporrò. Vi confesso che coll'enorme -guiderdone ch'io darò all'opera vostra potrei trovare mille altri che -si presterebbero al mio volere: ma nessuno al certo potrebbe ispirarmi -l'amore e la fiducia che voi m'ispirate. Già ve l'ho detto; fin dal -primo istante in cui vi ho veduto, hommi sentito una inesplicabile -simpatia per voi, la quale è venuta ad esser rafforzata dalla strana -rassomiglianza ch'è nelle nostre fattezze del volto. - -— Ed io sono oltre ogni credere felice, disse Daniele, di portare sul -mio volto una guarentigia del vostro affetto. - -— Di cui or ora vi darò una pruova grandissima. Ma badate, Daniele -badate ch'io chieggo da voi un sacrifizio enorme, inaudito. Nessun -figlio, per quanto amore avesse al padre, si è mai sottoposto alla dura -pruova alla quale io vi chiamo, dandovi in compenso tutto quanto io -posseggo. - -Daniele si sentì dare un tuffo di sangue al cervello; le orecchie gli -zufolarono; la vista gli si annebbiò. - -— Tutto quanto voi possedete, signor Conte! ripetè il misero -schiacciato dal peso della propria felicità. - -— Sì, Daniele ecco... ecco il mio testamento, disse Edmondo -mostrandogli sul tavolino un foglio di carta; ecco il mio testamento -scritto di proprio pugno questa notte, alla presenza del MIO CAD... - -Edmondo s'interruppe. Daniele era così sbalordito, così stupefatto da -quel che sentiva, che non fece la minima attenzione a questa reticenza -del Baronetto. Quel foglio di carta che Edmondo gli aveva additato come -testamento sconcertava la sua ragione, imbrogliava le sue idee. - -— Il vostro testamento! signor Conte... il vostro testamento! - -— Sì, ed uno solo è l'erede di tutte le mie ricchezze, Daniele de' -Rimini. - -Questo colpo era troppo forte pel giovane: gli occhi se gli abbuiarono, -la ragione gli vacillò. - -— Oh... che mai dite! Signor Conte! vostro erede!... erede universale!! -Due volte milionario come voi! E chi sono io dunque! E che cosa ho -fatto per meritarmi tanto amor vostro? - -— Nulla ancora avete fatto, ma molto dovrete fare? - -— Dite, signor Conte, per carità, parlate; che cosa debbo fare per -dimostrarvi la mia gratitudine? Come sdebitarmi con voi di tanta pruova -di affetto? Parlate, la mia vita è vostra. - -— Ascoltate, signor de' Rimini, ascoltatemi attentamente. Vi dirò -poscia le condizioni ch'io pongo all'eredità che vi lascio. - -«Sappiate dunque che da qualche tempo io sono travagliato giorno -e notte da un pensiero che mi dà morte. Tutt'i mezzi ho tentato -per fugare questo fantasma che mi strugge, ma tutto indarno. Voi -maraviglierete della stranezza del mio male, ma per quanto si voglia -strano, esso non è men vero terribile... Ebbene, io non so perchè, -m'immagino che morrò di morte apparente, e che sarò tratto alla tomba -ancor vivo! - -Daniele fece un movimento di sorpresa, cui Edmondo non badò punto e -prosegui: - -— Capite voi, signore, tutto il terribile di simigliante pensiero? - -Esser sepolto vivo! Destarsi nelle tenebre, chiuso in ferrea bara! Aver -la certezza che nessuno potrà aiutarti, che nessuno potrà udire la tua -voce. Mancarti l'aria! sentirti scoppiare i polmoni! E quel coverchio -di piombo che non cede a sovraumani sforzi che fai per dischiuderlo! -Inesorabile come l'eternità! Esser morto ed avere il sentimento e -le angosce della vita! Esser vivo cogli orrori della morte! Sentirsi -morire lentamente e tra gli strazii di una volontà impossente! Sentirsi -estinguere e pensare che forse su quei pochi palmi di terreno che ti -covrono si trova qualche essere umano il quale potrebbe aiutarti se -arrivasse a udire la tua voce!.... - -Viver sepolto, mentre si piange forse in sulla tua tomba! Oh! questo -pensiero è troppo atroce, n'è vero signore? Non è cosa orribile il -pensarci soltanto? - -— Non ci è dubbio, rispose Daniele, sempre più attonito dalle parole -del Conte; ma fa d'uopo considerare, signor Baronetto, che simili casi -non sono che rarissimi... - -— Rarissimi!... rarissimi, voi dite! Oh! è vero, rarissimi sono i casi -conosciuti, ma quanti milioni di questi casi non han potuto accadere, -rimasti miseramente ignoti e sepolti negli orribili segreti della -tomba! Rarissimi! voi dite! E siete forse andato voi a verificare i -misteri del sepolcro? Quando si son gittati sei palmi di terreno sovra -una bara, chi ha mai pensato di andare ad esplorare se l'uomo rinchiuso -in quella bara sia ridesto all'apparente sonno di morte? Oh quante -volte forse, quante volte una tenera sposa, un figlio inconsolabile -si strugge in lagrime, mentre il misero consorte, il padre amatissimo -muore nella più orrenda disperazione che mente umana possa concepire, -quella di esser sepolto vivo! Rarissimi voi dite questi casi! ed avete -voi, mai nel silenzio della notte, messo l'orecchio sulla terra dei -morti? Oh quante volte il gemito dell'aura notturna tra i cipressi -d'una tomba è l'eco di un gemito che si perde nelle visceri della -terra! Oh quante volte le preci che risuonano sopra un feretro di -fresco aperto, invece d'implorare dal cielo la requie eterna ad un -morto, accompagnano l'agonia straziante d'un moribondo! Voi credete -che tali casi siano rarissimi? Or bene io dico che su cento persone -che vengono sepolte, un trenta almeno vengono menate ancora vive alla -tomba. Leggete, leggete, signore, quest'opera tedesca sulla _Morte -apparente_, e vedete in quante maniere si può esser tratti in inganno -dai segni apparenti della morte. Migliaia di esempi troverete in -quest'opera di persone che furon credute morte e che in fatti non lo -erano! La morte apparente è sì comune, massime, ne' vecchi! Ebbene, io -ho provveduto a questo: ho provveduto benanche all'avvenire del mio -cadavere, a quest'ente che gli uomini abbandonano come cosa che più -loro non appartenga. Si pensa a figli, si pensa alla moglie, a parenti, -agli amici, a' servi ed al proprio cadavere non si pensa. Incredibile -cecità! Ma io vi ho pensato, e consacro tutte le mie ricchezze alla -felicità del mio cadavere. Ascoltate, ascoltate a quali condizioni io -vi nomino mio erede universale. - -Edmondo prese dal tavolino il suo testamento e lesse con ferma voce ma -cupa e sepolcrale: - -«Di tutti i suddetti miei beni mobili ed immobili co' titoli annessi, -in mancanza di eredi legittimi, lascio mio erede universale il giovine -Daniele de' Rimini, di Napoli, esercente la professione di pianista. -Ma il detto Daniele de' Rimini non potrà esser messo in possesso de' -miei beni se non mostrerà legalmente di aver adempito alla seguenti -condizioni: - - 1º In qualunque paese si trovi il detto Daniele de' Rimini - nel tempo della mia morte, dovrà, dietro avviso, trasferirsi - immediatamente a Manheim, in questa proprietà di _Schoene - Aussicht_. - - 2º È mia precisa volontà che il MIO CADAVERE sia imbalsamato col - nuovo metodo di iniezione alle carotidi. Questa operazione dovrà - esser fatta dal mio medico dottor Weiss di Francoforte varii giorni - dopo che io non avrò dato più segni di vita, e dietro i più esatti - e scrupolosi esperimenti per accertarsi della VERA mia morte. - Per tale operazione gli si darà in compenso la somma di diecimila - fiorini. - - 3º È anche mia precisa volontà che il MIO CADAVERE, dopo - l'imbalsamazione, rimanga nella camera verde del secondo piano - della mia proprietà di _Schoene Aussicht_. - - 4º Il signor Daniele de' Rimini, mio erede ed esecutore - testamentario, dovrà essere il CUSTODE DEL MIO CADAVERE durante - NOVE MESI, a contare dal giorno della mia morte. - - 5º Il mio cadavere sarà vestito con quella proprietà e decenza che - si convengono al rango ed alle ricchezze del Baronetto Brighton, - Conte di Sierra Blonda. Ogni giorno se gli cambierà la biancheria, - ed ogni settimana i vestiti. - - 6º Due volte al giorno il signor Daniele de' Rimini recherà egli - stesso al mio cadavere, nel cospetto de' servi testimoni, il caffè, - e in quelle stesse ore in cui soglio prenderlo al presente. - - 7º Ogni sera, dopo l'ora del tè, il signor Daniele de' Rimini - suonerà, alla presenza del mio cadavere, un pezzo a piano-forte e - canterà un'aria di sua scelta. Il mio cadavere sarà adagiato sulla - sedia a foggia di letto, ch'è nella camera verde. - - 8º La più minuta e scrupolosa cura sarà messa dal signor Daniele - de' Rimini a tener mondo il mio corpo da qualsiasi impurità della - corruzione. - - 9º Il signor Daniele de' Rimini, di concerto col dottor Weiss, - provvederà a' mezzi di purificar l'aere della camera verde ed - allontanar le cattive esalazioni del mio cadavere. - - 10º Mi si useranno tutti que' riguardi e quelle attenzioni che sono - dovute al mio stato, e che mi si userebbero se io fossi vivo. - - 11º Passato il tempo de' nove mesi, il signor Daniele de' Rimini - farà porre il mio corpo in una cassa di bronzo dorato di cui egli - solo conserverà la chiave, e mi farà riposare nella mia villa di - _Schoene Aussicht_, in un apposito mausoleo che vi farà costruire. - Egli si obbliga parimente di visitare di tempo in tempo le mie - spoglie mortali, le quali io raccomando alla sua sollecitudine ed - alle sue cure. - - 12º Mancandosi dal signor Daniele de' Rimini ad una sola delle - condizioni da me poste, la cui esecuzione dovrà esser legalmente - verificata e consegnata in apposito atto di cancelleria, s'intende - il signor Daniele de' Rimini scaduto dal diritto di eredità, ed in - sua vece, de' miei beni si farà l'uso che indicherò qui appresso. - - 13º Nel caso che il signor Daniele de' Rimini, durante il corso - dei nove mesi, cadesse ammalato e non potesse quindi adempiere - personalmente agli obblighi giornalieri da me impostigli, potrà - affidarne l'esecuzione a persona di sua piena fiducia, e sempre - sotto la sua diretta responsabilità. Il caso della sua malattia - dovrà per altro essere legalmente verificato con attestati - di esperti medici, a capo dei quali il mio dottor Weiss di - Francoforte. - - 14º Da ultimo, nel caso in cui il signor Daniele de' Rimini morisse - prima di me, questo testamento rimane di fatto annullato, e sarà da - me provveduto diversamente alla divisione dei miei beni. - - 15º Se il signor Daniele de' Rimini morisse nel corso dei nove - mesi, potrà delegare altra persona di sua scelta a continuare - l'adempimento dei presenti obblighi; ma le disposizioni - testamentarie del signor de' Rimini non avranno vigore se non - spirato il termine di nove mesi, e verificata in piena regola - l'esecuzione della mia volontà. - - Il testamento conteneva altre disposizioni che Edmondo stimò - inutile di leggere al giovine pianista, trattandosi di cose - secondarie e di rito legale. - -Daniele avea prestato attento l'orecchio alle strane condizioni che -il Baronetto avea posto al possedimento della sua eredità. Durante -la lettura del testamento, molte fiate sospinse gli occhi attoniti -sul sembiante del milionario, perocchè sospettava non essere il -costui cervello nel naturale suo sesto. Ma niente rivelava in Edmondo -alterazione di mente; e le condizioni del suo testamento, avvegnachè -non mai intese, eran dettate con molta regolarità e ponderazione. -Si scorgeva che quel soggetto avea per molto tempo formicolato nel -cervello di lui, ed era in particolar modo originato dalla strana paura -di essere sepolto vivo. D'altra parte, essendo inglese il Baronetto, -non poteva arrecar maraviglia una strambezza di questo genere, essendo -pur troppo noto che nella vita privata gl'inglesi escono sempre dalle -vie comuni ed amano di segnalarsi per fatti singolari e bizzarri. -Dopo alcuni momenti di silenzio, Edmondo che avea fitto uno sguardo -indagatore negli occhi di Daniele, dimandandogli: - -— Or bene, signor de' Rimini, sarete voi il mio erede? Accettate voi le -condizioni del mio testamento? - -— LE ACCETTO, rispose con fermezza il giovine che si era fatto -pallidissimo. - -Edmondo mise un piccol grido di gioia, si alzò e corse ad abbracciar -Daniele. - -— Grazie, grazie, figliuol mio: ora la mia guarigione è assicurata, -ora le mie notti non saranno più turbate da orrendi fantasmi: or son -felice, sì, felice; e a te debbo la mia felicità. - -Daniele era rimasto qual trasognato. - -— Eccovi milionario, prosegui il Conte, eccovi due volte milionario. -Questa casa è vostra, le mie proprietà sono vostre. D'ora in poi io vi -considero qual figlio mio. Andate, andate dal superbo Duca di Gonzalvo -e ditegli che tra dieci, venti o trent'anni voi lo schiaccerete sotto -mucchi d'oro. - -— Tra dieci, venti o trent'anni! Ed Emma? mormorava tra sè costernato -il pianista, e guardava distratto il Baronetto sul cui volto brillavano -raggi di gioia. - - - - -Parte Quarta - - - - -I. - -LA CAVALCATA - - -Allontaniamo per poco il nostro sguardo da _Schoene Aussicht_, -dove, poscia che il contratto di morte fu chiuso, tutto fu profonda -tranquillità per alquanti giorni, e ritorniamo al palazzo S... dove -lasciammo quella perla delle fanciulle, Emma di Gonzalvo. - -Esaminiamo un poco i suoi sentimenti e scrutiamo i suoi pensieri color -di rosa che si aggirano in quella bellissima testolina modello e su per -quella fronte più bianca dell'alabastro. Oh com'è difficile di poter -leggere in quel cuore! il sorriso è sempre su quelle labbra tanto più -eloquenti quanto men loquaci; il piacere è sempre in quegli occhi neri -come la morte ch'essi mettono nel cuore. Non direm già il dolore, ma la -tristezza è straniera a quella natura vulcanica, se non è quella dolce -mestizia di cui talvolta si ammanta l'eburnea sua fronte per vaghezza -di sentimenti, per civetteria, per moda. Ella sa che l'astro della -notte è più bello allora che una diafana sfoglia di nugoletta ne vela -la bianca luce. - -Eppure, infin dal dì della partenza di Daniele, il velo di malinconia -che si scorgea sulle incantevoli sembianze di Emma non era più edifizio -di civetteria, ma l'era naturale. Amava ella il giovine pianista? È -difficile il rispondere a tal domanda. Andate a formare un raziocinio -su i sentimenti di una fanciulla di quella fatta! Ci si perde la -bussola se non la testa. In quanto a noi, confessiamo che non sappiamo -quel che sente e quel che pensa la bellissima Andalusa, e che non -altro possiam dire che dal giorno in cui Daniele postergava il paese -ov'ella abitava, Emma non parve così allegra, così spensierata. Non -v'immaginate però che quel gioiello di donna si fosse dimagrita pel -pensier di Daniele, o che moltissima malinconia le desse la costui -lontananza. Emma sentiva un vuoto ne' suoi trionfi giornalieri: -un adoratore di meno non facea gran cosa al numero, ma spiaceva -all'amor proprio di lei. Dobbiamo anche aggiungere in confidenza che, -quantunque ella ben si tenesse dal dimostrarlo, sentiva non per tanto -una propensione e una simpatia pel giovine artista, dallo sguardo di -fuoco, dalla fronte ripiena di genio e di malinconia: le frasi monche -ma ardenti, i sospiri ch'esalavano dall'imo del cuore, la pallidezza -mortale onde si covriva il bel volto di lui quando le stava dappresso: -tutto ciò, sebbene leggiera, facea vie più ogni giorno impressione -sull'animo della giovinetta che non era alla fin fine di carta o -di stucco, e dàgli, dàgli anche una statua si risente. Ond'è che la -figliuola del Duca di Gonzalvo nella compiacenza che libava ogni dì -nel sentirsi cotanto amata succhiava a poco a poco quel velenuccio -che si chiama amore. Gli è vero che l'amor di Emma, il sommo amore, -l'amore appassionato non poteva attecchire, dappoichè a capo di tutte -le passioni, siccome in altro luogo mentovammo, era una cieca e pagana -adorazione di se medesima: Emma era amante riamata di sè stessa. - -Ciò nulla di meno, la fanciulla avea adesso nel corso del giorno -qualche momento di malumore, di rabbruscamento di ciglia; pigliava a -male certe cose che dinanzi non le sfioravano neppur l'epidermide; -s'incolleriva e riscaldava per nessun motivo ed erasi fatta -insopportabile verso tutti quei suoi schiavi dai guanti bianchi che -avean messo a' suoi piedi i loro cuori e la loro vita. Emma sdegnava -tutti gli omaggi e trovava noioso il coro di lodi che s'innalzava -attorno a lei dovunque ella mostravasi: questa bisbetica stizza le -accresceva qualche volta il malumore e la noia. Ai teatri ella era -distratta, fastidiosa di tutte le opere, e giudice inesorabile de' -poveri artisti; nelle riunioni si piaceva a torturare gli spasimanti -che la circondavano o a gittare nei loro petti la fiamma della gelosia. - -Emma non sapea rendere a sè medesima ragione di questa asprezza nel -proprio carattere; ma noi crediamo di non ingannarci attribuendola -all'assenza del maestro di musica: e viene a rinforzarci in questa -credenza il pensare che la bella spagnuola non ignorava il colloquio -che Daniele si ebbe col padre di lei qualche giorno pria di partire. -Emma in un momento di tenerezza avea strappato al Duca di Gonzalvo -il segreto di quell'abboccamento; nè il Duca avea gran motivo di -nasconderlo alla figliuola, però ch'egli stimava matto il pianista, -e come tale se ne rideva e beffava, dicendo che avea voluto guarire -o accrescere la mattezza di lui promettendogli di aspettare due anni -prima di maritar la figlia. Emma dunque sapeva che Daniele l'avea -chiesta in isposa, e che avea promesso di ritornar milionario dopo due -anni. Non ostante i motteggi e i sarcasmi del padre, il quale tenea -per fermo aver Daniele perduto il senno, ella non vedea un proposito -da demente nella promessa del giovine. Conciossiacchè impossibile -le sembrasse che il suo amante ritornasse col possedimento di tanta -fortuna, non sapea dismettere il pensiero che quegli avea dovuto -poggiare su qualche fondamento la strana proposta, il cui ardimento -sollecitava l'amor proprio di lei. Soltanto l'averlo pensato era per -lei un titolo all'ammirazione e alla simpatia per quel caro giovane. - -Per la prima volta in sua vita un pensiero angoscioso le venne -alla mente, un pensiero di gelosia. Fintantochè Daniele era in -Napoli, ella era sicura che costui non avrebbe potuto innammorarsi -d'altra donna; troppo ella era conscia delle proprie attrattive -per credere alla possibilità di un altro amore nel cuore di quel -suo appassionato amatore. E quand'anche un'altra donna lo avesse -per poco di sè invaghito, bastava per ricondurlo ai suoi piedi uno -sguardo, una parola, un detto. Emma dunque non ebbe mai l'idea che -Daniele veggendola quasi ogni giorno, avesse potuto prendersi di -altra bellezza, imperocchè con tante adulazioni la superbetta era -stata educata, che quasi era certa che in Napoli nessuna donna potea -superarla in avvenenza e beltà. Ma fuori Napoli? Per quanto amore -Daniele si avesse per lei, egli era giovine, e a ventidue anni le -passioni, le immagini sono fugaci; agli occhi di un giovine dal cuore -sì ardente ogni donna è bella, ed ogni bella è amante; le reminiscenze -non reggono a fronte delle impressioni; e una donna lontana, anche -bella quanto si può immaginare, perde sempre a paragone di una donna -presente e innamorata, anche di bellezza inferiore. - -Emma avrebbe desiderato che Daniele avesse avuto trentacinque anni -invece di ventidue: ella comprendea che a trentacinque anni le passioni -sono profonde e incancellabili, e che la distanza e il tempo vie più -le accende invece di spegnerle; comprendea che in quella seconda età -dell'uomo le reminiscenze hanno più forza delle impressioni, e che un -amante in quest'età non pecca facilmente d'incostanza. Emma pensava a -queste cose, cui per lo addietro giammai non avea pensato, e sentiva, a -suo dispetto, un certo pizzicore di gelosia. - -Emma dunque amava Daniele? E noi ripetiamo che nol sappiamo, ma siamo -inchinati a credere di sì; bensì nol vorremmo asserire su la nostra -responsabilità, e non facciamo ch'enunciare un nostro modo di vedere, -e non già un fatto reale. Talune volte, quando stava sola massimamente, -con quel bel capo abbandonato sulla palma della mano dritta, con quegli -occhi malinconici fissi come la mente nel passato, ella pensava che -un giorno una donna avea scritto a Daniele. Ella non avea dimenticato -la più minuta particolarità di quel fatto; ricordava nomarsi quella -donna Lucia Fritzheim; che Daniela avea detto di aver dispregiata: e di -non aver voluto cadere ne' lacci delle seduzioni di lei. Questa donna -dunque era bella! Lucia ricordava che Daniele avea detto posseder colei -un sembiante d'innocenza e modi ingenui e proprii d'un cuor gentile e -virtuoso, ma artefatti e tali da ingannare i più esperti. - -Non so perchè, ma nell'animo di Emma surse il pensiero che questa non -fosse la verità, che Daniele avesse voluto nascondere agli occhi di -lei un intrigo. E questo pensiero andava acquistando maggior forza ed -evidenza a seconda che la giovinetta si riduceva a mente le più piccole -cose che accompagnarono quel fatto. Un fanciullo misero, dall'aspetto -onesto e gentile, avea portato il biglietto: il miserello era stato -dapprima all'abitazione di Daniele alla Riviera di Chiaia, e di là -mandato a Toledo al Palazzo S... dove il maestro di musica solea -venire: il ragazzo erasi posto a piangere quando gli fu detto che il -giovine non era al Palazzo S.. - -Simiglianti particolarità davano certezza alla fanciulla di essere -stata ingannata, e un bel mattino le venne alla mente un'idea -singolare. Emma pensò di andare a trovare Lucia, la cui abitazione essa -ricordava benissimo. - -— Se ella è un'intrigante avventuriera, pensava tra sè la nobil -giovinetta, io mi sarò accertata di ciò, e più non penserò a questa -sciagurata: se, al converso, ella è una vittima del tradimento di -Daniele, sarà questa benanche un'importante scoperta che potrà influire -sul mio avvenire. - -Queste cose volgeva in sua mente la giovinetta, però che, bisogna -dirlo, il pensiero di Daniele incominciava a diventare per lei quel che -dicesi propriamente una passioncella. La risoluzione di andare a trovar -Lucia era presa; bisognava pensare al modo di mandarla ad effetto. -A tante cose pensò la fanciulla, ma tutte presentavano di forti -difficoltà ed ostacoli. Imperciocchè, dato il caso che la Fritzheim -fosse stata in realtà un'avventuriera, siccome l'avea dipinta Daniele, -come avrebbe fatto Emma per nascondere la vergogna di tal visita? -Dopo aver molto pensato e ripensato, Emma si fermò da ultimo sovra un -disegno che le parve il migliore di quanti le si erano presentati alla -mente. - -Da parecchi giorni si trattava nelle solite ed intrinseche riunioni -della sera di prendersi il divertimento di una cavalcata al Campo di -Marte. Varii distinti cavalieri, amicissimi del Duca di Gonzalvo, e -due o tre dame, amiche di Emma dovean comporre la brigata. Emma avea -sempre differita questa passeggiata or per un pretesto or per un -altro, non sentendosi l'animo sereno abbastanza per abbandonarsi ai -consueti sollazzi; ma le parve giunto il momento di recarla ad effetto, -dappoicchè era nel pensier di lei di allontanarsi dalla brigata allora -che sarebbero giunti presso al Real Albergo de' poveri, adducendo il -pretesto di dover adempiere ad un atto di carità ch'ella volea fosse -rimasto segreto, epperò volerlo adempiere senz'alcun testimone: avrebbe -dissimulata la distanza, dicendo che la casa dov'ella recavasi non era -discosta che pochi passi: avrebbe intanto dato di sprone al cavallo e -divorata la via per tornar più presto a raggiungere la comitiva. Un tal -proponimento non era scevro di difficoltà, ma ella si ripromettea di -superarle sul fatto. La cavalcata fu fissata pel primo giorno di sereno -che offrisse il verno già decrescente. Ed in effetti, un bel mattino -la nobil comitiva si avviava dal palazzo S... su svelti e bei cavalli -inglesi di puro sangue, con molto lusso ed eleganza bardamentati. - -Emma, in grazioso e maschile abbigliamento all'amazzone, cavalcava un -gentile e nobil destriero bianco come la spuma del mare. L'incantevol -persona della giovinetta spagnuola si disegnava con fierezza sotto -le spoglie austere della moda inglese, ma più bella appariva, più -seducente agli occhi degli estasiati che la circuivano. A' suoi fianchi -caracollava con grazia estrema e con superba andatura il visconte di -Boisrouge, abile maneggiatore di cavalli. La cavalcata era giunta -all'Orto Botanico, ed Emma, arrossendo, annunziò, facendo le veci -di essersene pur lì ricordato, di dover visitare una misera famiglia -raccomandatole da una delle sue amiche. Non ostante le più vive premure -ed istanze, Emma si allontanò dalla brigata, e non sì tosto videsi -fuori la vista de' suoi compagni, diè di sprone al cavallo e sparì -dietro gli alberi che orlano il viale di S. Maria degli Angeli alle -Croci. Emma avea detto alla comitiva di aspettarla dappresso al Real -Albergo de' Poveri ch'ella non avrebbe indugiato più di pochi minuti. -Il cavallo di Emma si era messo di carriera: ella incitavalo colla -voce, colla frusta e cogli sproni, perocchè sentivasi alle spalle il -galoppo di un altro cavallo che la seguiva. - -La fanciulla sospettò che alcuno de' compagni si fosse quegli che -seguitavala, e nella preoccupazione in cui la metteva l'apprensione -di esser discoperta, e per guardare indietro, non badò ad un burrone -che tagliava la strada, ed era appena pochi passi discosta dal fossato -in cui sarebbe stata inghiottita insieme col suo cavallo, quando il -cavaliere che la seguiva, facendo fare un balzo terribile al proprio -corsiere, si caccia innanzi a quello della fanciulla per arrestarne il -corso impetuoso. E riuscì in fatti a salvare la giovinetta dall'orrenda -caduta, ma l'urto fu così veemente, e l'azione così rapida, che il -cavaliere fu balzato di sella e stramazzò a terra, andando a piombar -col capo sopra un piccolo macigno ch'era messo in sull'orlo del -fossato. - -Emma mise uno strido acutissimo e si gittò dal cavallo per andare -a soccorrere il suo salvatore, nel quale, a sua grande sorpresa, -riconobbe il signor Maurizio Barkley, dal cui capo grondava in copia il -sangue. - - - - -II. - -LA VISITA - - -Accennammo altrove che Emma nutriva un certo istinto di diffidenza per -Maurizio Barkley. Ella non sapea propriamente rendersi conto di tale -ripugnanza, anzi non poche volte facea forza a sè medesima per vincere -un così ingiusto sentimento, anche perchè sapea che suo padre riponeva -nel signor Barkley intera fiducia; ma il mistero onde quest'inglese -circondava la propria vita, la oscurità della sua origine e delle -sue relazioni, quella specie di altiera taciturnità irremovibile, e -quello sguardo freddo ma ostinato e penetrante, avean fatto sull'animo -della giovinetta, fin dal primo giorno in cui lo vide, una sinistra -impressione che l'era rimasta in appresso voltata in leggera antipatia. -Il contegno di Barkley verso di lei era stato sempre grave e poco -manieroso: quando le più entusiastiche ovazioni erano prodigalizzate -alla dea de' salotti, Maurizio non mischiava le sue frasi di -ammirazione e di rapimento a quelle dello stormo elegante che si facea -dattorno, quando, per casualità, rimanevan soli o vicini, Maurizio -non le dirizzava nessuna di quelle parole di adorazione che soleano -risuonare agli orecchi di lei. Per così fatte ragioni Emma sentiva -per Barkley contraggenio e dispetto. Ma ora questi sentimenti erano -di botto disparsi, cedendo il luogo alla sorpresa, al compiacimento, -alla riconoscenza. Emma era estremamente maravigliata di veder colà -il signor Barkley, il quale non formava parte della comitiva; ed era -ricolma di ammirazione e di gratitudine pel coraggio, per la prontezza, -per l'eroismo onde colui, a rischio della propria vita l'avea salvata -dal precipizio. - -Il sangue grondava a Maurizio da una larga ferita apertasegli dietro -al capo. Egli avea perduto l'uso de' sensi, era pallidissimo, e sulle -sue labbra era sparso il lividore di morte. Emma si trovava nella -situazione più angosciosa; avrebbe voluto chiamare al soccorso, volare -da' suoi compagni che l'aspettavano, per raccontar loro il tristo -accaduto; ma non volea lasciare, neppure per un momento, il misero e -generoso giovine che giaceva a terra senza dar segni di vita. Emma -dimandò l'aiuto di alcuni villici che erano di passaggio, e un di -costoro, adagiato Maurizio in sul macigno, ne sostenne, il capo, mentre -l'altro era corso per un poco di acqua. Gli occhi della fanciulla erano -bagnati di lagrime. Ella si adoperava a rattenere, col suo fazzoletto -rinforzato a molti doppi, il sangue che fluiva e gemeva sotto il -grumo che vi si era incrostato tra i capelli. Intanto il contadino -era tornato con una brocca d'acqua limpidissima. Emma avea fatto uno -sdruscio nella sua sottana e ne avea formato una pezzuola il cui becco -immerse nell'acqua ed applicò in sulla ferita per farla ristagnare. Il -freddo dell'acqua richiamò a vita Maurizio, il quale aprì gli occhi, -e veduto Emma che con la più amorosa sollecitudine gli era sopra, e la -cui mano riposava assieme col becco della pezzuola in sulla sua fronte, -lo sguardo gli balenò di piacere, ed il volto ch'era smorto e livido si -accese di subita fiamma. - -— Grazie, mormorò con fioca voce, grazie, Duchessina, quanta bontà! -Voi stessa avete voluto curare la mia ferita! ed avete avuto ragione, -perchè la vostra mano è il più dolce balsamo che si fosse potuto -applicare sovr'essa. - -— Oh, signor Barkley, rispose Emma arrossando, come potrò esprimervi -la mia graditudine? A voi debbo la vita, perocchè sarei senza altro -precipitata in questo orribile fossato, senza il vostro coraggio e la -vostra prontezza. Ma come vi siete trovato qui? Voi non facevate parte -della nostra comitiva. - -— È vero, Duchessina, voi non mi troverete giammai nel cerchio di -coloro che prendon parte ai vostri divertimenti; ma quando un pericolo -vi minaccia, quando una sventura sta per colpirvi, siate certa che -troverete al vostro fianco Maurizio Barkley. - -Emma guardò stupefatto il giovine inglese. Le nobili e generose parole -che questi avea profferite non erano dettate da vanitosa ostentazione, -dappoichè egli avea dato testè una prova irrefragabile della sincerità -de' suoi detti. Ma a qual sentimento attribuire tanta annegazione? Ecco -la sciarada di cui Emma s'imbrogliava a trovare il motto. - -— Ben mi è nota la nobiltà del vostro animo, signor Barkley, ed essa -giustifica pienamente la fiducia che mio padre ha in voi, e l'amicizia -che vi professa. Ed oh quanto più egli vi estimerà ora che saprà -esservi io debitrice della vita! - -— A che parlarne, Duchessina? Non sono io oltremodo felice e compensato -della dolce pietà che la mia ferita ha saputo destare nel vostro -bell'animo? Oh se avessi ogni giorno l'occasione di arrischiare la mia -vita per salvare la vostra! - -Emma era sempre più sorpresa delle parole di Barkley, e tanto più -ne sentiva maraviglia, essendo ella convinta che l'espressioni di -quell'uomo non erano foggiate per vaghezza di complimenti o per -affettare uno spirito eroico e cavalleresco, dal quale abborriva il -suo carattere franco e altero. Questo breve scambio di parole avveniva -stando la giovinetta chinata pressocchè sulle ginocchia di Maurizio; -la mano dritta di lei tenea compressa in sulla fronte dell'inglese la -pezzuola bagnata, mentre la sinistra aiutava a sostenere le spalle del -ferito. Maurizio si sollalzò un poco dal macigno, sì che la sinistra -mano della fanciulla abbandonò per poco la sua posizione. Barkley -prese nelle sue, la mano della giovinetta, se l'accostò alle labbra, e -v'impresse un bacio. Emma trasalì, e, per un movimento inconsiderato, -si scostò dall'inglese. - -— Che fate, signore! esclamò ella. - -— Bacio quella mano che mi dà la vita, rispose Maurizio. Grazie, -Duchessina, grazie delle vostre cure; mi sento forte abbastanza da -tornare a casa. Prendete, buona gente, soggiunse poi dando a ciascuno -de' due villici una moneta d'oro, prendete questo piccol segno della -mia gratitudine; non ho più bisogno dell'opera vostra. - -I due contadini stupefatti di tanta generosità non rifinivano di -guardare: con occhi spalangati or la moneta or il donatore: e quando -si furono accertati che la cosa non era una finzione, ma bensì la più -consolante realtà, si partirono, colmando di benedizioni il forestiero -e la dama. Maurizio ed Emma restaron soli. - -— Volete raggiungere la comitiva, o volete recarvi da Lucia Fritzheim? -chiese Barkley. - -Non si può dire da quanta sorpresa fu colta Emma a queste parole. In -che modo Maurizio conosceva il segreto di lei? - -— Che! signore! esclamò la fanciulla, e chi vi ha detto ch'io mi recava -da questa donna? - -— Nessuno, Duchessina, perocchè voi avete nascosto a tutti il vostro -proponimento. - -— E voi, signore, come avete letto nel mio pensiero? Chi vi ha rivelato -il nome di questa donna? - -— Perdonate, Duchessina, ma questo è il mio segreto: soltanto vi posso -dire ch'io conosco questa fanciulla, che si chiama Lucia Fritzheim. - -— Fanciulla! come! Ella è dunque una fanciulla di onesta famiglia, n'è -vero? - -— Lucia Fritzheim è la virtù personificata, Duchessina, rispose con -solennità il giovine inglese, e suo padre era l'anima più bella, il -cuore più nobile che sia stato al mondo. - -— Ed è straniera questa famiglia? dimandò sempre più maravigliata Emma. - -— Giacomo Fritzheim era svizzero di origine Lucia è nata in Napoli. - -— Ed è bella? chiese la giovinetta. - -— La sua virtù la rende assai più bella di ch'è in effetti. - -— Ed è povera, n'è vero? - -— Poverissima, e massime dopo la morte del padre. - -— Andiamo, signor Barkley, accompagnatemi da lei. Il mio soverchio -indugio sarà presso gli amici giustificato dalla vostra presenza. -Io dirò che in quella casa dove mi son recata per una limosina ho -incontrato voi, al quale io avea dato appuntamento. Racconterò il -vostro atto eroico col quale mi avete salvata la vita; troveremo -pretesti e sotterfugi per colorare la nostra tardanza. Venite, -Maurizio, indicatemi l'abitazione di Lucia Fritzheim; andiamo a -spargere il conforto della carità là dove la più nera perfidia ha -sparso il dolore, la miseria, e volea spargere l'ignominia; andiamo, -signor Maurizio; compite la vostra opera; salvatemi il cuore dopo -avermi salvata la vita. - -— Io vi accompagnerò, Duchessina, ma non salirò sulla casa di Lucia -Fritzheim; vi aspetterò a qualche distanza: andate a trovar Lucia; le -vostre due anime sono fatte per intendersi e amarsi. - -La caduta di Maurizio non solamente avea cagionato la sua ferita al -capo, ma gli avea fatto parecchie contusioni alla sinistra gamba; -ondechè mal potea reggersi in piedi e a stento potea camminare. Emma lo -aiutò a montare a cavallo; indi ella balzò sul suo bianco destriero, e -a lenti passi entrambi s'incamminarono alla volta della casa di Lucia. - -C'incombe il debito di far notare a' nostri lettori che Maurizio -Barkley aveva a certa distanza seguita la cavalcata, e che veggendo -Emma discostarsi dalla comitiva ella sola, si era affrettato a -raggiungerla. Per qual ragione Maurizio avea voluto seguir la -cavalcata? È questo un segreto che il tempo ci spiegherà. Giunti -che furono all'abituro di Lucia, Maurizio si fermò, lo additò alla -fanciulla, e disse ch'egli avrebbe aspettato a pochi passi di distanza -co' due cavalli. Emma montò sola le gradinate, Marietta venne ad -aprirle l'uscio di scala. La fanciulla rimase attonita nel vedersi -dinanzi quella bella dama in abito da cavalcare. - -— Siete voi Lucia Fritzheim? dimandò Emma. - -— Io sono sua sorella, signora, rispose Marietta arrossendo fin nel -bianco degli occhi. - -— E non è in casa vostra sorella? - -— Oh, sì, signora, rispose con tristezza la fanciulla, ella non esce da -lunga pezza; è così mal ridotta! - -— Bramo vederla, soggiunse Emma, ho qualche cosa da dirle. - -— Entri dunque, signora; perdonerà la poca decenza della nostra casa; -siamo poveri orfani che viviamo colle fatiche delle nostre braccia. - -Entrando in quella casa, la figliuola del Duca di Gonzalvo fu commossa -insino alle lagrime scorgendo la più commiserevole miseria. Quasi tutte -le suppellettili erano state vendute: le bianche pareti, imbrattate -dagli scherzi di Uccello, si presentavano squallide e nude: qualche -sedia, un letticciuolo di asserelle, un vecchio armadio componevano -gli arnesi di quella prima camera dove si era trattenuta la giovinetta -andalusa. Marietta avea fatto sedere la nobil dama, ed era ita ad -avvertire il resto della famiglia dell'onore inaspettato. Emma udì -dalla stanza contigua un rumore di oggetti da tavola che venivano -gittati in fretta in fretta in qualche cassettone, un affaccendarsi -per ripulire sommariamente e spazzare la stanza; udì il bisbigliare -di molte voci, e a capo di pochi momenti, ella fu fatta entrare nella -camera dove stava Lucia Fritzheim. Il volto di Lucia era bianco come -carta. Emma si avanzò verso di lei e la prese per mano, guardandola con -occhi velati di pianto. - -— Perdono, disse la figlia di Giacomo, mille volte perdono, bella dama, -se ha atteso pochi momenti; noi prendevamo un boccone quando ella ci ha -onorati. - -— Sono dolente di avervi disturbata, carina: voi dunque siete Lucia -Fritzheim? - -— Per lo appunto, signora, e questi che vedete a me d'intorno sono i -miei fratelli e mia sorella. - -Uccello, Giuseppe e Andrea fecero una riverenza alla nobil dama, e -sottovoce si dicevano l'uno all'altro: - -— Quanto è bella! E che bel vestito! Oh la dev'essere la figliuola o -la sposa di qualche principe! Guarda, Giuseppe, come son belli quei -bottoni! Guarda, Andrea, quella frusta! - -Emma e Lucia si guardarono per qualche tempo senza profferire parola; -entrambe erano dominate da forti emozioni, e specialmente Emma sentiva -una pietà profonda per tanta virtù congiunta a tanta sventura. - -— A chi ho l'onore di parlare? dimandò Lucia che non si saziava di -contemplare l'incantevole bellezza della dama che le stava presente. - -— Alla vostra amica Emma di Gonzalvo. - -— Emma di Gonzalvo! esclamò Lucia, e gli occhi le si velarono d'una -nebbia mortale. - -Marietta e i fratelli corsero dappresso a lei. - -— Voi, signorina, voi la figliuola del Duca di Gonzalvo? Povera Lucia! -esclamò Marietta rompendo in lagrime. - -— Voi dunque conoscevate il mio nome? dimandò Emma con voce commossa. - -— Oh signora! se sapeste quante lagrime il vostro nome ha fatto -scorrere dagli occhi della mia sventurata sorella! - -Lucia si era rimessa immantinente; il suo volto avea preso -un'espressione di nobiltà e di fierezza. - -— E che brama da me Emma di Gonzalvo? Vuol forse umiliarmi colla -sua bellezza e col suo fasto, dopo di avermi ridotta qual sono, uno -scheletro, dopo di aver tolto a questi innocenti il pane che io dava -loro colle mie fatiche, e cui non posso più dare per lo stato della -mia salute? Guardate, signorina, guardate lo squallore e la miseria di -questa casa, di questa onesta famiglia, è tutta opera vostra; ma spero -che Dio mi darà la forza di soffocare nel mio cuore l'amore che egli -stesso vi fece nascere. Oh! or che vi ho veduta, l'ultimo barlume di -speranza è fuggito. La vostra bellezza assolve lo spergiuro... Ebbene, -Emma di Gonzalvo, io vi perdono tutto il male involontario che avete -fatto a me e a questa misera famiglia; io vi perdono dal fondo del -mio cuore, come imploro da Dio perdono sul capo dello spergiuro... Oh, -mio Dio, quanto è bella! quanto saranno felici! Ma ella non può amarlo -quanto l'ho amato io! no, non è possibile! - -Due grosse lagrime scapparono da' begli occhi della sventurata -fanciulla. Emma corse ad abbracciarla: i suoi occhi nuotavano parimente -nelle lagrime. - -— Lucia Fritzheim, le vostre parole mi hanno squarciato il cuore, ma io -non le merito. Giuro sul mio onore che mai dal mio labbro è uscita una -sola parola che avesse potuto incoraggiare l'amor di Daniele per me: -io ignorava ch'egli fosse ligato a voi da un giuramento; e, quando la -vostra lettera giunse in casa mia, quando quella lettera cadde sotto -gli occhi del vostro amante, ei nulla mi disse, nulla. Ma Daniele de' -Rimini non ha l'anima che avete voi, Lucia Fritzheim! Faccia il cielo -che egli apprenda a conoscervi! La vostra sorte mi commuove e mi tocca -nel vivo dell'anima. Posso io sperare che accetterete la mia amicizia, -Lucia Fritzheim? - -La figliuola del Duca di Gonzalvo stese la mano alla figliuola di -Giacomo lo Stradiere, la quale vi si abbandonò sopra con tutta la -testa, vi stampò mille baci e bagnolla di pianto. Emma se la strinse -al cuore, e poscia la baciò sul volto con estrema tenerezza. Marietta -e gli altri fratelli circondarono la nobil fanciulla, piangevano, -ridevano, e volevano anch'essi aver la loro parte di quegli -abbracciamenti. Emma li abbracciò tutti. Fu questo un bel momento! - -Sul cuore di Lucia fluiva un torrente di gioia. Da tanto tempo la -miserella non gustava un piacere sì vivo! La sua anima si apriva -alla felicità dell'amicizia: la sua sensibilità si sfaceva sotto il -calore di questo divino sentimento. Sul volto della donzella andalusa -sfolgorava una gioia sì pura che tutte le sue sembianze ne erano -irradiate. Era forse la prima volta che i suoi occhi nuotavano in -lagrime di tenerezza: era quello il più sublime piacere ch'ella avesse -mai gustato in sua vita. - -— Io debbo andar via, disse Emma dopo qualche minuto di commozioni, -sono aspettata da una comitiva di amici, a' quali ho nascosto, sotto un -pretesto, lo scopo della mia visita. - -— Ah! esclamò Lucia, chi sa se ci rivedremo mai più! Una barriera -insormontabile ci divide. - -— E quale? dimandò Emma con tristezza. - -— Il nostro stato, rispose Lucia. - -— Questa barriera, che l'ingiusta fortuna avea posta tra noi è stata -già superata dalla nostra amicizia. Noi ci rivedremo, e ci rivedremo -spesso. - -— Iddio possa colmarvi di felicità, incantevole creatura! esclamò Lucia. - -— Qua la tua mano, Lucia, la tua puranche, gentil fanciulla, disse -Emma rivolgendosi a Marietta, la quale afferrò la mano della generosa -donzella e con effusione di cuore la baciò più volte. - -— La vostra anima è bella come il vostro volto, disse la sorella di -Lucia. - -— No, non posso partirmi di questa casa, ripigliò Emma se prima non -ricevo un pegno della vostra amicizia. - -— Un pegno! E quale? chiese Lucia. Parlate, Duchessina, la mia vita è -vostra. - -— Il pegno ch'io vi domando, soggiunse la figlia del Duca, è che -accettiate questo ricordo mio. - -Emma avea tratto dal proprio dito un prezioso anello di brillanti, e -l'offriva alla misera fanciulla. - -— Non crederò che mi siate amica se non accettate questo anello, -simbolo del legame fortissimo che unirà d'ora in poi i nostri cuori. - -Lucia non oppose resistenza, Emma le passò al dito il prezioso anello. -La figliuola di Giacomo era soffocata da tante commozioni. - -Emma era partita tra le benedizioni di quelle innocenti creature, le -quali aveanla accompagnata fino alla prima branca dello scale. Nel -ritornar che fecero sul misero abituro, Marietta guardò per caso in -sul tavolo, a cui si era momentaneamente appoggiata la Duchessina di -Gonzalvo. Ella mise un grido di sorpresa. Una borsa ripiena di monete -d'oro riposava sul tavolo. - -Emma si affrettò a raggiungere Maurizio Barkley che l'aspettava a -qualche distanza. Ella montò in fretta sul corsiere, ed a fianco del -giovine inglese disparve nella polvere che lo scalpitar de' cavalli -avea sollevata. Prima di sparire, Emma avea agitato il suo fazzoletto -per salutare Lucia e i fratelli che, aggruppati sul terrazzino -della loro casa, risposero congiungendo le loro mani al cielo, quasi -implorando da Dio ogni grazia e benedizione sulla virtuosa e bellissima -donzella. - - - - -III. - -MAURIZIO BARKLEY - - -Nell'immensa varietà delle anime, studio interminabile del filosofo -e dell'artista, subbietto inesauribile di meditazioni, s'incontrano -non di rado talune individualità così caratteristiche e singolari -da richiamare tutta l'attenzione dell'osservatore. Sono uomini che -si elevano, col volo delle loro aspirazioni, alle più alte regioni -dell'umanità; la virtù è tutto per essi, il mondo nulla; la società -in cui vivono non ha la forza d'incepparne il nobil pensiero colla -trivialità delle regole e delle convenienze o colle infinite esigenze -meschine di giornalieri bisogni: la virtù è la loro esistenza, non -già quella virtù di convenzione e di uso, ma quella che agli occhi -dell'uomo volgare è un eroismo giornaliero, e che tanto è più sublime -quanto più oscura e dispregiatrice di vana gloria. La terra ove -poggiano il piede non ha per essi più attrattive ed importanza del -ramuscello su cui l'augelletto si ferma un momento per librare il volo; -il frale è per essi l'involucro esoso dal quale ardono di sprigionarsi. - -Nel novero di questi uomini era Maurizio Barkley, il quale seppe -elevarsi sopra l'ignobilità della sua razza. Nel mondo morale avviene -lo stesso che nel mondo fisico. Le apparenti irregolarità, ch'eccitano -la nostra collera, che fan profferire giudizii torti e temerarii, -che confondono la nostra scienza futile e vanitosa, sembran tali -per la ragione che noi le veggiamo da un punto solo e colla limitata -estensione della nostra vista. - -Tutto può parere irregolare agli occhi dell'uomo: tutto è livello agli -occhi di Dio. - -Le grandi anime combattono più delle altre coi corpi, ne' quali son -ristrette: la deformità, le malattie o la miseria stringono ne' loro -ceppi crudeli i più nobili istinti: le intelligenze non s'innalzano -che sulle ruine della propria creta. L'ingegno che crea deve scendere -dalla sua altezza per provvedere al tozzo di pane che dee soddisfare -alla richiesta dello stomaco; e sovente quel tozzo di pane non sarà -ottenuto che a forza di umiliazioni, d'improbe fatiche, di sofferenze. -La società venera l'ingegno, lo ammira; ma lo lascia perir di fame. -L'ignoranza spesso accompagna le ricchezze; gli onori del mondo sono -presso il corredo del vizio; e la virtù si trova anche più sovente -sotto i cenci. - -La più nobile anima era nel corpo della più vile creatura, nel corpo -d'uno schiavo: Maurizio Barkley, l'_abbietta mercanzia_ comprata -con pochi scellini, l'ultimo e più dispregevole dei _Chattels_[4] -acquistati dal Baronetto Edmondo Brighton, avea ricevuto da Dio -un'anima sublime. Il nome di Maurizio Barkley fu dato a questo schiavo -dallo stesso Edmondo, poscia che quegli lo ebbe salvato da sicura morte -nel Circo di Cuba. Il nome che si avea Maurizio per lo addietro altro -non era che _Quickeye_ (occhio celere) per l'acutezza della sua vista, -onde rendeva importanti servigi nella caccia delle bestie feroci. - -Maurizio era nato nella Colonia del Capo nella Cafreria: i suoi -genitori, schiavi probabilmente, erano sconosciuti. All'età di sei -anni appena egli fu venduto ad un mercante di schiavi e trasportato -nelle Indie inglesi a Patma, capitale del Bahor all'occidente di -Bengala. Le maschie fattezze del suo volto, l'estremo coraggio che -fin dall'infanzia aveva appalesato, la somma intelligenza che lo -distingueva il resero caro al suo padrone, che giammai non volle -disfarsene a qualunque prezzo. Ma alla costui morte Maurizio venne -imbarcato, assieme ad altre centinaia d'infelici suoi compagni, e -menato in America, dove fu comprato dal Baronetto Brighton. - -Dicemmo che dopo l'avvenimento della lotta col toro, Edmondo, che aveva -scoperto in Maurizio il cuore più nobile ed elevato, lo innalzò alla -dignità di uomo, gli tolse il soprannome di _Quickeye_, e tutt'i segni -della schiavitù; gli diede il nome di Barkley, voleva dargli la libertà -che questi ricusò per affetto straordinario ed immenso che portava al -suo padrone. Ma Edmondo il considerava come uomo libero, e gli pose -anch'egli amore addosso. A se lo avvinse come tenerissimo amico, e gli -accordò la più illimitata fiducia, raccontandogli tutta la trascorsa -sua vita e le follie della sua giovinezza. - -Abbiam detto in altro luogo che oltre all'incarico di vegliare su -i passi del Duca di Gonzalvo a Napoli, Maurizio avea ricevuto dal -Baronetto un'altra missione. E qual si era questa? La più dilicata, -la più nobile, la più scrupolosa che fosse stata mai affidata ad un -uomo al mondo. Maurizio aveva da molti anni l'incarico di badare al -sostentamento di cinque creature, figli naturali di Edmondo, e di cui -egli conosceva perfettamente la dimora e lo stato di vita. - -In che modo Maurizio adempiva a questa singolare e bizzarra missione, -a cui il Baronetto l'avea destinato per sedare alquanto i rimorsi -della propria coscienza? Maurizio riceveva ogni mese una somma, metà -della quale serviva pe' suoi bisogni e per mantenersi con tutto -il decoro d'un ricco _gentleman_ (condizione indispensabile pel -disimpegno del suo mandato presso il Duca di Gonzalvo) e l'altra -metà era destinata al sostentamento de' cinque giovanetti, frutti -delle giovanili follie di Edmondo, e per pagare gli agenti subalterni -della fiducia di esso Maurizio. Questi cinque giovanetti, tra i quali -era Daniele, e di cui due eran donne ricevevano la somma mensuale -di cinquanta ducati. Maurizio teneva un agente di sua confidenza -in ciascun paese ove dimorava uno de' figli del Baronetto. Prima di -fissarsi in Napoli, Maurizio aveva personalmente visitato, secondo le -indicazioni ricevute dallo stesso Baronetto, ciascun fanciullo al cui -sostentamento egli dovea badare, ed erasi con la massima scrupolosità -accertato dell'identità degl'individui. Con quanta dilicatezza ei -dovesse diportarsi a tal riguardo e con qual circospezione, è ben -facile immaginare, tanto più se ponesi mente allo stretto divieto -ch'egli avea di far conoscere la provvenienza del sussidio mensuale -ch'ei recava o facea recare a' figli del Baronetto. Benchè Maurizio -avesse prescelto per agenti subalterni uomini di una probità a tutta -pruova, li teneva però perfettamente al buio su tutto ciò che non -era pratica di amministrazione; ei si serviva di questi uomini come -di semplici braccia, come di strumenti meccanici e non intelligenti. -Ogni mese Maurizio riceveva le cinque ricevute da' cinque individui -che riscuotevano il denaro, e quelle ricevute ei mandava fedelmente al -Baronetto, il quale vedeva a tal modo ogni mese la scrittura de' suoi -figli, ed il suo cuore era almeno in ciò pago nel conoscere che questi -innocenti non pativano difetto de' mezzi di vita. - -Durante la dimora di Daniele a Manheim e nella casa del Baronetto, -questi ricevè una volta da Maurizio Barkley, tra le altre quietanze -dei suoi figli, quella benanche di Daniele, tranne che questa portava -per cognome Fritzheim e non de' Rimini, imperocchè, se ben ricordano -i nostri lettori, la prima volta che Daniele firmò la ricevuta de' -cinquanta ducati, egli stava ancora in casa di Giacomo lo stradiere, e -non si era dato ancora il fattizio cognome di de' Rimini. Oh se Edmondo -avesse potuto sospettare che il giovin pianista italiano Daniele de' -Rimini che albergava nella sua medesima abitazione ed al quale egli -avea posto addosso tanto amore, altri non era che Daniele Fritzheim, -suo figlio, frutto dell'infame seduzione sulla persona della sventurata -Juanita di Gonzalvo! Ed oh! se Daniele, nel ricevere da ignota mano nel -ricco ostello di Manheim la consueta polizza, avesse potuto supporre, -che il vero donatore di quel danaro mensuale altri non era che il -Baronetto Edmondo, Conte di Sierra Blonda, suo padre! Per qual cagione -Edmondo avea formalmente vietato a Maurizio Barkley di rivelar giammai -ai propri figli, e per qualsivoglia circostanza, il suo nome, le sue -qualità, il suo ritiro e i vincoli di natura? Edmondo avea fatto tanti -sventurati, avea portato il disonore in tante famiglie; ch'ei voleva, -risarcendo in parte il male che avea fatto, rimanere ignoto a tutti, -abbandonarsi senza disturbi alla vita riposata e tranquilla che si -riprometteva di menare nel ritiro di Manheim. D'altra parte, ei temeva -le private vendette, gli odii, le gelosie: temeva le rappresaglie de' -suoi tanti nemici. Tra il suo passato e il suo avvenire egli avea posto -una barriera, che volea non fosse valicata neppure dalla più nobile e -sacra passione, l'amor paterno. - -Un'altra circostanza dobbiamo ricordare ai nostri lettori, perchè -nulla rimanga a tal riguardo senza spiegazione. Allora che Daniele si -presentò per la prima volta agli occhi di Maurizio Barkley, questi -pronunziò le seguenti parole _Alla buon'ora! Eccone uno che gli -rassomiglia!_ Ora non è più necessario spiegare il sentimento di questa -frase. Maurizio alludeva alle sembianze degli altri quattro figli -di Edmondo, dalle quali non avea potuto trarre nessun argomento di -somiglianza. - -Quando Maurizio ricevè in Napoli la quietanza di Daniele in data di -Manheim, ei fu sorpreso del caso bizzarro il quale riuniva nello stesso -paese il padre ed il figlio; ma nulla sapeva ancora che il pianista -dimorasse _Schoene Aussicht_, vale a dire nella medesima abitazione -del Baronetto. Laonde non sappiam dire da quanta maraviglia ei fosse -preso nel ricevere dallo stesso Baronetto una lettera in cui questi -gli dava notizia di aver dato ospitalità al pianista italiano Daniele -de' Rimini. Maurizio ben conosceva chi era Daniele de' Rimini. Da -questo momento oltre ogni credere dilicata e difficile addivenne la -posizione del povero Maurizio. Doveva egli rivelare al genitore la -dimora del figlio nella propria casa? Maurizio non prese a questo -riguardo alcuna risoluzione, aspettò un'altra lettera dal Baronetto per -potersi decidere a qualche passo. Ogni giorno Maurizio andava in casa -del Duca di Gonzalvo, e questi lo ricevea sempre colle dimostrazioni -della più grande amicizia, imperocchè il Duca avea sperimentato nel -giovine inglese una esemplare probità ed un carattere franco, leale ed -integerrimo. Edmondo, colle sue estese relazioni, avea fatto scrivere -per Maurizio una possente lettera di raccomandazione da Spagna al Duca -di Gonzalvo in Napoli, e questa lettera fu il mezzo d'introduzione per -Barkley nella casa del nobile spagnuolo; il quale accordogli in seguito -sì fattamente la sua fiducia che le porte della sua casa erano aperte -in ogni ora del giorno all'Esquire Maurizio Barkley. - -E quasi tutt'i giorni Maurizio vedeva Emma; spesso intrattenevasi con -lei, non ostante quella specie di ripugnanza che la figliuola del -Duca di Gonzalvo mal dissimulava contro di lui. Ma la condotta, le -parole dello Esquire Barkley erano irreprensibili, ed Emma non ebbe -giammai a dolersi della minima infrazione che quegli avesse commessa -alle leggi del buon vivere. Ciò non pertanto la fanciulla andalusa -era sovente imbarazzata dallo sguardo di acciaio di Maurizio, il quale -sembrava voler penetrare nelle più recondite latebre del cuor di lei. -La fisonomia dell'inglese, ordinariamente fredda e marmorea, acquistava -dappresso a lei un'espressione indefinibile; que' suoi occhi africani -lucevano come due pugnali, e il colore del suo volto da olivastro -diveniva bianco. Emma ammirava talvolta il complesso della testa di -Maurizio, che aveva qualche cosa di straordinario e di eccezionale. -I suoi capelli folti, duri e ricci gli tempestavano le tempia e la -parte posteriore del collo come ispida foresta, e le sue sopracciglia -ingrossate dall'ardente sole della Cafseria si spiegavano come due -archi terribili su le due nere frecce degli occhi; era nell'espressione -e nel taglio del suo capo qualche cosa del leone. - -Nelle fattezze di quest'uomo era la natura selvaggia e indomita unita a -quella impronta di nobiltà che la virtù solamente può dare agli uomini. -Nel tempo stesso la schiavitù avea lasciato il suo marchio indelebile -nel carattere di lui cupo, aspro e sospettoso; quell'anima ardente nata -per amare era stata defraudata financo del più caro sentimento, l'amor -filiale. La più brutale condizione era stata imposta a quell'uomo, nel -cuor del quale, fin dalla più tenera infanzia, era stata distillata -ogni più bassa e truce passione, le quali per altro non aveano potuto -attecchirvi. - -Abbiam detto che Maurizio vedeva Emma quasi ogni giorno. Quell'uomo -ch'era arrivato all'età di trentadue anni nella maggior severità -di pudore, e che non pertanto sentiva nel petto le fiamme del cielo -africano; quell'uomo che sentiva ribollirsi il sangue al solo udir -parlare d'amore non potea veder Emma tutt'i giorni senza rimanere -attossicato dagli occhi della spagnuola. Ben presto una passione cupa -si scavò un passaggio nella sua anima come una mina nelle visceri della -terra. E questa passione crebbe, crebbe alimentata da tutta la volontà -dello stesso Maurizio, il quale trovava in essa la più grande felicità -della sua vita. Stranezza incomprensibile! Maurizio era felice nel suo -amore sepolcrale: nessun raggio di speranza balenava su esso; e questo -appunto alimentava la nascosta sua fiamma. Giammai non gli venne al -pensiero l'idea d'una corrispondenza di Emma! però che questa idea -era per lui un assoluto impossibile. Intanto egli era felice di amare -Emma: era questo amore il suo culto, migliore assai di quel barbaro -_feticismo_ che gli avevano insegnato colle nerbate della schiavitù. -Questo solitario amore, dava a Maurizio le più singolari tendenze. -Sovente egli si recava ne' luoghi più remoti e campestri, visitava -i villaggi che circondano Napoli, montava l'erta del Vesuvio o de' -Camaldoli, ed ivi, seduto su qualche collina, o alla vista del mare, -egli si abbandonava a tutta la malinconica tenerezza della sua anima. -In così fatte interne conversazioni egli si apriva interamente a sè -stesso, e si piaceva di confidare all'aura del cielo i sentimenti del -proprio cuore. L'immagine di Emma era la sua compagnia: quell'immagine -cara prendeva agli occhi di lui forme eteree e leggiere; rivestiva -i colori della nugoletta indorata che attraversava la tacita volta -del cielo, nella forma di sottil nebbia si piegava sulle onde del -mare, quasi per udirne i segreti, si raccoglieva sotto l'ombra di un -platano, o si sfumava colla luce nel lontano orizzonte. Chi può dire le -strane visioni di un'anima vergine e selvaggia che ama coll'ardore de' -deserti, e che è continuamente costretta a ripiegarsi sovra sè medesima -per mancanza di eco? Alcune volte la vulcanica passione di Maurizio -scoppiava dal suo seno come tremenda eruzione, e allora i suoi occhi -infiammati di lagrime giravano come quelli dell'affamato leone che -percorre la vastità del deserto senza trovare di che satollare la sua -fame; allora lo schiavo facea rimbombare le solitudini de' campi con -gridi terribili e disperati: allora tutto gli era insopportabile, il -moto e la quiete, la compagnia e la solitudine, la luce e le tenebre. -Ma questi momenti di debolezza eran rari, perchè l'anima di Maurizio -era forte come il suo corpo vergine ed avvezzo alle più orrende -privazioni. - -Maurizio avea nascosto nel più profondo dell'anima il segreto del suo -amore; era impossibile all'occhio più destro e indagatore lo scoprire -la passione ardentissima che bolliva nel petto di lui. La stessa Emma, -lungi d'addarsene minimamente, non iscorgeva nel _gentleman_ che un -freddo egoista. Ma dal dì che Maurizio l'ebbe salva da sicuro pericolo -di vita, Emma il risguardava con altr'occhio, ed il tenne in istima -di amico sincero e leale. Fu quello certamente il più bel giorno della -vita di Maurizio. Ed or cade in acconcio il dire ch'egli, inosservato, -seguiva sempre Emma dovunque costei si recava: e quel giorno della -cavalcata fu sul principio un tristo giorno per lui, dappoichè Maurizio -vedeva a fianco di Emma i più leggiadri cavalieri! ogni parola che la -fanciulla volgeva a qualcuno di loro era dardo al cuore dell'Africano. -Da lungi egli non perdeva mai d'occhio ciascun movimento di lei. Abbiam -già detto ch'egli possedeva tal vista acuta, che tra gli schiavi suoi -compagni si era meritato il nome di _Quickeye_ (occhio celere). - -Non così tosto Maurizio ebbe veduto Emma discostarsi dalla comitiva -e prendere sola la via di _S. Maria degli Angeli alle Croci_, pensò -subitamente, con quella penetrazione che soltanto l'amore sa dare; -che la fanciulla andava a trovare Lucia Fritzheim. Già Maurizio -conosceva la faccenda della lettera di Lucia capitata nelle mani di -Emma, conosceva la strana proposta di Daniele al Duca di Gonzalvo, -e sospettava l'inclinazione di Emma pel giovine pianista. Con una -parola Maurizio poteva distruggere tutto l'edificio delle speranze di -Daniele. Quand'anche il Duca di Gonzalvo avesse avuto in pensiero di -aspettar davvero i due anni promessi: quand'anche Daniele fosse tornato -milionario ed amante riamato di Emma, una sola parola annientava ogni -unione tra Daniele ed Emma. Bastava che Maurizio avesse detto al Duca -di Gonzalvo esser Daniele figlio naturale del Conte di Sierra Blonda, -cui tanto il Duca detestava e contro il quale avea giurato mortal -vendetta. Ma lo schiavo di Patna avea l'anima nobile. Alla festa di -Lady Boston, egli avea promesso a Daniele di non parlare, e questa -promessa era sacra per lui; il pensiero di violarla giammai non era -entrato nella sua mente. Avvegnacchè ardentemente egli amasse la -giovinetta spagnuola, e sapesse che a costei le premure di Daniele non -erano indifferenti, Maurizio non si lasciò sfuggir giammai una parola -che avesse potuto umiliare l'amante agli occhi dell'amata. Eppure sa -il cielo quanto soffriva il cuore di lui allora che Emma, dissimulando -la sua agitazione, gli parlava del giovine pianista, del costui genio -musicale, delle brillanti qualità dello spirito di lui. Maurizio -disprezzava nel suo interno il trovatello, tipo d'ingratitudine, -d'infedeltà e di slealtà; e ciò non per tanto nol degradava agli occhi -di lei, sembrandogli codardia il valersi di un segreto per fargli -perdere la stima della donna amata. Benchè rivale, Maurizio disprezzava -Daniele, e troppo egli era nobile e altero d'animo per abbassarsi -ad una inutile soperchieria. E diciamo inutile, perchè Maurizio non -isperava di acquistarsi giammai l'amore di Emma, ed il pensiero d'una -corrispondenza di affetti era lontanissimo dalla sua mente. - -Ma dal giorno in cui Maurizio ebbe la somma ventura di esporre la -propria vita per sottrarre l'adorata andalusa da terribile pericolo, -nell'animo di lui avvolgeansi costantemente le parole profferite da -Emma nell'avviarsi alla casa di Lucia Fritzheim. Questa fanciulla avea -detto: SALVATEMI IL CUORE DOPO DI AVERMI SALVATA LA VITA! Emma dunque -amava!! - -Maurizio ricordava eziandio che la figliuola di Gonzalvo avea -detto: _Andiamo a spargere il conforto della carità là dove la più -nera perfidia ha sparso il dolore, la miseria, e voleva spargere -l'ignominia!_ - -Non ci era dubbio: quella _nera perfidia_ non potea sulle labbra di -Emma riferirsi ad altri che a Daniele. Ella dunque sapea di essere -stata ingannata da costui sul conto di Lucia Fritzheim. Maurizio -interrogò freddamente sè stesso; dimandò alla sua coscienza quello -ch'egli dovea fare per _salvare il cuore di Emma_. Tradir Daniele? Non -mai. - -Maurizio pensò varii giorni su quel che dovea fare: e un bel mattino, -una fredda risoluzione era presa. - -A che si era determinato Maurizio Barkley? - - - - -IV. - -L'ARDITA MENZOGNA - - -Maurizio fermò di andare a trovar Lucia Fritzheim. Pochi giorni -appena erano scorsi dalla visita di Emma alla figliuola di Giacomo lo -Stradiere. Nell'abitazione di Lucia tutto era cangiato di aspetto: la -tristezza e la miseria erano in parte scomparse, tutto al presente -era ripulito, rassettato; varie suppellettili nuove vi si vedeano, -e le vecchie erano raffazzonate. Egli è tempo di dire che, dopo il -crudele abbandono di Daniele e gl'infruttuosi tentativi di Padre -Ambrogio, Lucia era stata colpita in sul principio da acuta febbre -nervosa, e poscia da un lento morbo di languore che avea minacciato di -strascinarla alla tomba, Padre Ambrogio avea prodigalizzato all'inferma -i tesori della cristiana carità. I nostri lettori conoscono una parte -della lettera che Lucia scrisse a Daniele: c'incumbe ora il debito di -farla loro conoscere per intero: essa era del tenor seguente: - - «Daniele, Daniele mio. - - «Corre già il quarto mese che mi hai abbandonata, ho contato questi - orribili giorni ora per ora, minuto per minuto. Non ti rivolgo - nessun rimprovero; sono rassegnata alla mia sorte... Mi è noto - che ami un'altra!... Iddio ti renda felicità. Io sto male, male - assai: il cielo vorrà forse aver pietà di me togliendomi da questa - vita, prima che tu divenga lo sposo di un'altra. Il medico della - parrocchia ha detto a Padre Ambrogio ch'io entro nel primo grado - di tisi: ho inteso bisbigliar ciò intorno al mio letto, essi mi - credevano addormentata! Oh quanto ti ho amato!... Io ti sciolgo dal - tuo giuramento, Daniele, e ti perdono la morte che mi dai. Soltanto - ti prego, in nome della prima parola di amore che ci scambiammo, - in nome di mio padre, che non abbandoni la mia infelice famiglia, - la mia cara sorella, i miei fratelli, e soprattutto che non abbi - più odio per quella povera creatura di Uccello... Sovvengati di - loro quando sarai felice a fianco della donna del tuo cuore... - Addio, addio... non udrai più a parlar di me che un'altra sola - volta, quando cioè ti sarà per caso annunziata la mia morte... sarà - questo il più bel giorno della tua vita, siccome il dì della mia - morte sarà stato per me il più felice... Addio, addio, per l'ultima - volta, Daniele, Daniele mio. - - _Lucia Fritzheim._ - -È noto il crudel destino ch'ebbe questa lettera: una parte di essa fu -dannata alle fiamme, e un'altra servì a rallegrare il pranzo di Daniele -e de' suoi amici. - -Indarno la misera Lucia aspettò una risposta; questa non venne, siccome -più non venne l'ingrato Daniele. Noi non abbiamo voluto risparmiare a' -nostri lettori il quadro delle sofferenze di Lucia, di quell'anima sì -candida e bella. La religione e l'amor fraterno alleviarono soltanto -in parte i suoi dolori. L'orrenda infermità ond'ella era minacciata fu -rimossa mercè le paterne cure ed il senno di Padre Ambrogio, il quale, -oltre alla personale assistenza, provvide per medici e per rimedi; e -Dio gli concedè il sommo piacere di veder salva Lucia dall'inesorabile -consunzione. - -Dopo l'abboccamento ch'ebbe con Daniele, Padre Ambrogio, sperando -sempre che questi sarebbesi ravveduto, nol perdè mai di vista, e -s'informò della sua condotta, delle sue amicizie e relazioni: non -indugiò quindi a scoprire che il giovine era perdutamente innamorato di -nobil damina, la quale seppe esser la figliuola del Duca di Gonzalvo. -Padre Ambrogio, per isvellere dal cuor di Lucia la sciagurata passione -per Daniele, stimò rivelarle i novelli amori del giovine, confortandola -a sbandire ormai dal suo cuore quel perfido, indegno di essere più -oltre l'oggetto dell'amor di lei. A Lucia non produsse gran colpo -una tale rivelazione, dappoichè non ostante le grandi precauzioni -che Daniele aveva usate per nascondere i suoi novelli amori, già la -miserella qualche cosa ne sapea, e già sospettava che al Palazzo S... -dove la sua lettera era capitata, dovesse dimorar la donzella che le -rapiva il cuore del suo amante. - -Lucia tracannò l'amaro calice senza mettere un lamento: ella offrì al -cielo, con nobile slancio di rassegnazione, il suo dolore, ed il pregò -ferventemente che le desse la forza di sopravvivere a tanto spasimo, -non per amore ch'ella portasse alla vita, oramai rendutalesi amara e -pesante, ma per non togliere alla sua disgraziata famiglia l'ultimo -braccio che le avanzava. Ella sentiva il dovere di vivere non per sè, -ma pei suoi. E le sue preci furono esaudite dalla Provvidenza. Lucia -ripigliò la sua forza, e comechè affranta dalle sofferenze, pareva -attingere nell'amore della propria famiglia il coraggio e la vigoria. - -Ella non potea soffocare nel suo cuore una passione ch'era divenuta -una parte vitale della sua esistenza; ma si tenea paga di amare Daniele -nel fondo dell'anima. Lucia avrebbe potuto fare impallidire il perfido -nel cospetto medesimo della sua vaga, avrebbe potuto gittare nel mezzo -dei due amanti la parola _trovatello_ qual barriera insormontabile -tra loro; ma Lucia, al pari di Maurizio Barkley, avea l'animo troppo -elevato e il cuore troppo ben formato per discendere ad una vendetta -che avrebbe renduto infelice il suo amante senza render lei meno -sventurata. Lucia fece di meglio assai; fece quello che la religione -insegna: perdonò ed amò. - -Stando a tal modo le cose, un mattino Padre Ambrogio, che mal si -studiava di nascondere il suo turbamento, vinto dalle istanze di Lucia -e di Marietta, confessò di aver saputo che Daniele si accingeva a -partire per l'estero, e che gli era stato impossibile di scoprire quale -scopo si avea tal partenza, qual motivo l'avea determinata. Facendo -ciò palese, Padre Ambrogio restò maravigliato non poco nello scorgere -sul volto della fanciulla, a vece di un dolor profondo, una certa -espressione come di gran gioia. E siccome egli non facea mistero delle -impressioni che provava, dimandò a Lucia perchè quella notizia, invece -di contristarla, sembrava le desse soddisfazione. Lucia gli confessò -ch'ella preferiva di saper lontano il suo amante e forse per sempre, -anzichè di saperlo in Napoli e al fianco di un'altra donna. Oh! se la -tapinella avesse conosciuto lo scopo del viaggio di Daniele! - -Ma in pari tempo ch'ella confessava esser più contenta che Daniele -partisse piuttosto che saperlo accanto alla figliuola del Duca di -Gonzalvo, i suoi occhi si bagnavano di lagrime, le sue affilate gote -s'imbiancavano, ed il suo petto si gonfiava come la marea vicina a -frangersi in sulla spiaggia. E le sue lagrime erano richiamate eziandio -da quelle di Marietta che scorrevano senza ritegno su per le belle -guance della fanciulla, la quale frattanto non lasciava di rimprocciar -la sorella perchè piangesse mentre avea detto di aver piacere della -partenza di quel birbante (questo era l'epiteto che Marietta solea -dare a Daniele). Lucia più non pianse, ma fermò di veder Daniele per -l'ultima volta, innanzi che questi abbandonasse Napoli. - -Si conosce come allora che il giovine si accingeva a salir sulla -diligenza che dovea menarlo lungi da Napoli, la fanciulla si slanciò, -con impeto irresistibile, verso di lui, e gli si mostrò. È noto lo -scontro de' due amanti. Lucia avea veduto vagare una lagrima negli -occhi di Daniele: ella era meno infelice! - -Dal dì della partenza dell'amato giovine, Lucia non era men trista -e sofferente che per lo addietro, ma più tranquilla e interamente -rassegnata. La tristezza del suo cuore veniva per altro accresciuta -dalla povertà ch'ella vedeva ogni dì vie più invadere la famiglia. -Quantunque tanto ella quanto Marietta facessero ogni opera e si -ammazzassero di lavoro, il frutto delle loro fatiche a mala pena -bastava per uno scarso nutrimento. Padre Ambrogio non cessava, sia con -procacciar lavori alle due fanciulle, sia con delicate sovvenzioni -che egli sapea nascondere con arte, rifondendo del suo sul meschino -prodotto dei lavori ch'egli stesso lor dava a fare, non cessava di -provvedere al sostentamento di quella famiglia, della quale egli avea -promesso a Giacomo di essere secondo padre. Commovente e splendido -esempio di virtù! Oh perchè gli uomini come Padre Ambrogio son così -rari nella società corrotta e decrepita in cui viviamo! - -La visita di Emma aveva interamente cangiato l'aspetto delle cose. -Erano circa le undici di un bel mattino lucido e sereno. Maurizio era -andato a piedi alla dimora dell'onesta famiglia. Egli era vestito colla -più grande semplicità: portava un soprabito bigio; lunghi stivali colle -rivolte, cappello a larghe tese, e una giannetta d'ebano nelle mani. I -fratellini di Lucia erano usciti a diporto nei dintorni colla vecchia -fantesca, così che in casa non erano che Lucia, Marietta e Uccello. - -Marietta era occupata a rimendare e ricucire calze, camice ed altri -panni pertinenti ai fratelli: sopra una sedia, ad una traversa della -quale appoggiava i piedi, ella teneva un patuffolo di panni che dovea -passare in rivista, e su cui gittava con impazienza lo sguardo, però -che la vispa fanciulla avrebbe preferito di andare un poco a scorrazzar -per la campagna in compagnia dei fratelli. Ad ogni punto ella dava -un'occhiata al lavoro, e mille d'intorno, guardava distratta al di là -della finestra e mandava di grossi sospiri. Spesso rimaneva coll'ago -in mano senza far niente, o si metteva a guardar con amore la sorella -ch'era tutta in sul lavoro. Marietta era tanto felice nel veder sul -volto di Lucia rinati in parte i color della salute! E se Lucia alzava -gli occhi, Marietta ripigliava il suo compito e ritornava all'opera -sorridendo, ma allora era ruina tutto quello che faceva; s'imbrogliava -a infilare l'ago, si scordava di fare il nodo della gugliata, si -pungeva le dita ovvero, se stava rimendando le calze, facea scappar -le maglie e scavalcarle, si facea cader la bacchetta e i ferruzzini. -Lucia sorrideva, dappoichè ben sapea come l'amasse quella cara sorella, -il cui solo difetto era nella troppa leggerezza del temperamento. -Lucia avea posto mano ad un paio di calzoncini nuovi di Andrea, il più -piccolo dei fratelli: ella ne avea fatto l'imbastitura, e si accingeva -a cucirli. Non si può dire il bene immenso che la visita di Emma avea -fatta a tutta questa famiglia. Quanto poco ci vuole per rialzare i -sofferenti dal loro abbattimento! Lucia non era più così trista come -per lo addietro; la sua famigliuola avea ormai un appoggio, un'amica. A -seconda ch'ella si sentiva restituita alla salute, ella ne provava una -indicibile felicità, perocchè poteva, colla fatica delle suo braccia, -sovvenire ai bisogni de' fratelli. - -Le due sorelle erano così occupate. Una fascia di sole illuminava i -loro lineamenti e andava a scherzare sulla sedia situata nel mezzo di -quelle due fanciulle. In un angolo della stanza era seduto Uccello -davanti ad una tavola su cui si vedea spiegato un grande abbicci. -L'idiota si sforzava di apparare a conoscere le lettere, imperocchè -Padre Ambrogio gli avea promesso un bel regalo se imparasse in -pochi giorni l'alfabeto. Uccello avea mandato a memoria il nome di -ciascuna lettera, ma non sapeva ancora farne l'applicazione alla -figura. Egli si facea di grosse risate senza motivo, e sfregavasi le -mani ogni volta che indovinava a chiamare una di quelle lettere. Di -tempo in tempo, annoiato di cantar, sempre la stessa canzone su quel -maledetto scartabello che gli stava dinanzi, si alzava e veniva ad -equilibrarsi in sulla spalliera della sedia di Marietta, a giuocare -co' gatti mollemente sdraiati al sole, a perseguitar qualche mosca, -o a trastullarsi colle proprie dita divenute per lui dieci balocchi -gentili e graziosi. Una modesta tirata di campanello fece ristar dal -lavoro le due fanciulle e correre alla porta Uccello che, dopo molte -lezioni e molti sforzi, aveva appreso ad aprirla. Le due sorelle -furono estremamente sorprese nel vedersi dinanzi un uomo ch'esse -non conoscevano, mentre credevano che fossero i due fratelli i quali -tornassero dalla passeggiata unitamente alla vecchia fantesca che gli -avea accompagnati. - -Maurizio Barkley salutò col capo le due fanciulle a rimase col cappello -in mano e all'impiedi. - -— Scusate, signorine, egli disse, se ardisco presentarmi senza forse -essere personalmente conosciuto da voi. Eppure ho avuto l'onore di -godere la stima di vostro padre. - -— Il vostro nome signore? dimandò Lucia. - -— Maurizio Barkley. - -A tal nome le due fanciulle fecero un moto di sorpresa. - -— Ma noi conosciamo un tal nome, n'è vero, Lucia? disse Marietta. - -— Certamente, era questo il nome che figurava sulle polizze che Daniele -riceveva ogni mese. - -— E che tuttavia riceve, osservò Maurizio sorridendo. - -— Voi dunque, signore, siete l'ignoto benefattore di Daniele? - -— Non io propriamente, signorina... ma su questo vi prego di non -interrogarmi: avrei il rammarico di dovermi rifiutare alle vostre -inchieste. Bastivi il conoscere esser io quel Maurizio Barkley il cui -nome figura sulle polizze che Daniele riceve in ogni fin di mese. - -Mentre Maurizio parlava, Marietta era ita a prendere una sedia e l'avea -offerta all'Esquire, che si sedè presso le due fanciulle, come se fosse -amico intrinseco di casa. - -Lucia dimandogli: - -— Poichè voi, signore, avete detto che Daniele riceve ancora il -sussidio mensuale, la cui provvenienza non potete rivelarci, voi però -dovete conoscere dove al presente egli si trova. - -— Daniele è in Germania, signorina. - -— In Germania! esclamò Marietta; è lontano, non è vero, signore? - -— Non lo è mai abbastanza per la vostra pace, rispose Maurizio, -affissando gli occhi in quelli di Lucia, la cui commozione si -appalesava dai moti irregolari del seno e della estrema pallidezza del -volto. - -— Egli sta bene dove sta, e speriamo che se ne vada a capo del mondo, -disse Marietta, guardando di soppiatto la sorella per vedere che -sensazione le producessero queste parole. - -Maurizio sorrise e guardò con compiacenza Marietta, la cui vivacità si -tradiva in ogni sua parola e gesto. Lucia avrebbe voluto fare un mondo -di domande a Maurizio, ma la trattenea un certo timore di conoscere -cose che le avrebbero arrecato dolore grandissimo: nello stesso tempo -ella vergognavasi di fare tali domande alla presenza della sorella, cui -avea promesso di non mai parlare di Daniele. - -— Sento il dovere, signorine, disse Maurizio dopo qualche momento -di silenzio, di dichiarare lo scopo della mia visita. Io sono il -messaggiero della vostra amica la Duchessina Emma di Gonzalvo. - -Un raggio di gioia sfavillò su i volti delle due sorelle - -— La Duchessina! esclamò Lucia. - -— Quella celeste creatura! disse Marietta. - -Ed entrambe guardarono con avidità negli occhi di Maurizio, quasi -avessero voluto conoscere anticipatamente ciò che questi dovea dir -loro. - -— Ella stessa, rispose Barkley, ella m'incarica di darvi un attestato -della sua sincera amicizia. - -— Abbiamo forse bisogno per ciò di altri attestati, di altre prove -disse Lucia a cui già gli occhi si velavano di lagrime di tenerezza. Oh -perchè vuol ella opprimerci di bontà! - -— Chi ha imparato una volta a conoscervi, adorabili fanciulle, -disse Maurizio, non farà mai abbastanza per dimostrarvi la sua -affettuosa amicizia. Emma ha un torto da riparare con voi, Lucia; ella -involontariamente vi ha rapito il cuore di Daniele, ed oggi ella viene, -per mezzo mio, se non a restituirvelo (poichè ciò non è in suo potere), -a rendervi almeno la sicurezza e la pace. Io sono incaricato di farvi -la confessione che la Duchessina Emma di Gonzalvo ama un altro, che non -è Daniele, e dal quale ella è corrisposta con un'indicibile adorazione. -Questa confessione rimanga per altro, sepolta ne' vostri cuori, -signorine; Emma non vuol per ora che nessuno al mondo sappia i suoi -sentimenti. - -— Ah! ti ringrazio, mio Dio, ti ringrazio, esclamò Lucia giungendo le -mani e volgendo al cielo i suoi begli occhi. - -— Oh benedetta! benedetta! sclamò Marietta. Or sì ch'ella merita di -essere adorata! Beato, beato quell'uomo ch'è il suo amante! Oh come -costui deve andar superbo e felice di essere amato da quel sole di -bellezza! - -— E chi è costui? dimandò Lucia. - -— MAURIZIO BARKLEY! disse questi chinando gli occhi e impallidendo. - -— Voi! voi, signore!! Oh siate felice, signor Barkley, chè ben lo -merita il vostro nobil cuore! - -Maurizio si affrettò d'interrompere una conversazione che diveniva -pericolosa e delicata per lui. Poco stante, egli si accomiatava dalle -due sorelle. Ma innanzi ch'ei fosse partito, Lucia lo avea pregato di -manifestare alla nobile amica i suoi sentimenti di riconoscenza, di -stima e di affetto. Nel discendere le scale di quella casa, Maurizio -dicea tra sè: - -— Ho fatto il mio dovere; le ho salvato il cuore... Dio faccia il resto! - -Nella stessa mattina, e non sì tosto di ritorno da _S. Maria degli -Angeli alle Croci_, Maurizio recossi al palazzo S... e chiese di -parlare alla Duchessina. Emma il ricevè, siccome solea da qualche -tempo, colle dimostrazioni della più confidenziale amicizia. Maurizio -era pallido, ma tranquillo secondo il consueto. - -— Vengo dalla vostra amica, da Lucia Fritzheim. - -— Ah! esclamò Emma, vi ringrazio davvero, signor Barkley; volea -pregarvi appunto questa mattina di recarvi da lei per informarvi della -sua salute che mi è sì cara. - -— Vedete, Duchessina, ch'io antivengo ai vostri desiderii. Ma ho -fatto molto di più che informarmi della sua salute: le ho interamente -restituita la pace del cuore, rassicurandola su i vostri sentimenti a -riguardo di Daniele. E per rimuovere dall'animo di lei ogni sospetto, -mi son fatto ardito di dirle che altri occupava il cuor vostro. - -— Che! signore! - -— Ora, Duchessina, voi avete l'obbligo di non più pensare a Daniele: -se questo era dianzi generosità in voi, al presente è dovere; io vi ho -fatto una legge di sacrificare all'amicizia un avanzo di affetto per -un uomo che ne è indegno. Ricordatevi che voi mi avete comandato di -salvarvi il cuore. - -— Ed avete fatto bene, signor Barkley, e ve ne ringrazio... Voi dunque -avete detto a Lucia Fritzheim che il mio cuore.. - -— Era avvinto ad altro amore, Duchessina. - -Emma sorrise e abbassò gli occhi. - -— Scommetto che mi avete trovato anche un amante, disse sorridendo la -fanciulla. - -— Si, Duchessina, rispose Maurizio con visibile turbamento, ho detto -che voi amavate... - -— Chi mai? interruppe Emma aggrottando le ciglia. - -— Maurizio Barkley! questi rispose con voce appena sensibile. - -— Voi! voi stesso! esclamò Emma arrossendo di viva fiamma. - -— Io stesso, Duchessina; imploro tutto il vostro perdono per questa -ardita menzogna. Quella fanciulla mi ha chiesto il nome del vostro -amante. Chi poteva io nominare senza compromettervi? Gli è certo che se -io avessi nominato qualunque altro, non solamente avrei commessa la più -imperdonabile imprudenza e temerità, ma la menzogna cessava di essere -innocente. Posso sperare di aver ottenuto il vostro perdono? - -Emma, cogli occhi bassi, gli stese la mano. - -— Amico generoso! diss'ella, avete salvato me e Lucia; vi perdono e vi -ringrazio. - -Maurizio baciò la mano della nobil fanciulla e si ritrasse, dicendo tra -sè stesso: - -— E me chi salverà, se non Dio? - - - - -Parte Quinta - - - - -I. - -LOTTA INTERNA - - -Dal giorno in cui tra il Baronetto e Daniele era stato conchiuso il -bizzarro contratto, per lo quale costui si obbligava ad essere il -custode del cadavere di quello, lo stato morale di questi due uomini -erasi al tutto cambiato: il Baronetto, restituito alla salute e alla -tranquillità, avea ripreso le consuete sue occupazioni; era tornato -a' suoi campestri lavori; avea richiamato intorno a sè gli amici, -di cui si era dinanzi disgustato a cagione della infermità del suo -spirito; avea ripigliato i suoi studi, le sue faccende; era insomma -ridivenuto quello stesso uomo ch'era qualche anno addietro. Egli amava -sempre Daniele, e sempre con piacere il vedeva a sè d'accanto; ma ora -mutato era l'aspetto delle cose: ed il Baronetto più non sentiva la -necessità delle melodie del giovine pianista per iscacciar dall'anima -que' fantasmi che al presente più non venivano ad assediarlo. Anzi, è -mestieri confessare che l'aspetto di Daniele cagionava piuttosto una -spiacevole sensazione in Edmondo, dappoichè questi non vedeva ormai -nel giovine italiano che l'uomo destinato a vegliare sulle sue spoglie -mortali. Ciò non vuol dire che Edmondo disamasse Daniele, verso il -quale si sentiva attratto da una forza prepotente; ma il _guardiano_ -della morte non poteva non far nascere un sentimento di ripugnanza -nell'animo del Baronetto. - -Dal canto suo, Daniele, a vece di esser lieto della prodigiosa fortuna -che un giorno gli sarebbe spettata, sembrava più impensierito che per -lo passato: egli era sempre distratto taciturno, o inconcludente. Nel -cospetto di Edmondo, egli forzava di mostrarsi men rabbruscato e più -ameno, ma ora, non così di frequente ei vedeva il Baronetto, e la sera -quando questi era nel cerchio dei suoi amici, Daniele non appariva che -un istante nella camera verde, e tosto dileguavasi per abbandonarsi -alla solitudine de' suoi pensieri, o per trovare nel teatro Manheim -distrazioni e svagamenti. - -Il mese era scorso dacchè ei si trovava a _Schoene Aussicht_: il -Baronetto, fedele alla sua promessa, gli avea dato una cambiale di -trentamila franchi pagabile a vista e tratta sopra un banchiere di -Manheim. Nel dargli questo denaro, il Baronetto avea detto sorridendo: -Ecco una piccolissima anticipazione su quello che il _mio cadavere_ vi -darà. Daniele era libero di seguitare i viaggi e di tornare a Napoli. -Edmondo non faceva più nessuna istanza per ritenerlo altro tempo -a _Schoene Aussicht_: intanto il giovine pianista non sapea venire -in nessuna risoluzione. Egli non volea più seguitare i suoi viaggi, -imperocchè ne comprendea l'inutilità. D'altra parte, non era egli ormai -l'erede d'immense ricchezze? Che bisogno avea di ammazzarsi di lavoro, -nella certezza di non poter mai conseguire quel milione, che egli vedea -rifulgere nell'avvenire? Ritornare a Napoli? Questo proponimento era -ben lontano dall'animo suo, perocchè Daniele non volea riporre il piede -nel paese dov'era Emma, se prima non diventasse milionario. - -Intanto egli sentiva la necessità di allontanarsi immantinente da -_Schoene Aussicht_. Ogni dì che ei prolungava il suo soggiorno in -questo luogo, l'animo suo si faceva più nero e il suo volto più -pallido. Nell'aureo appartamento dov'egli avea stanza, nel letto di -seta dov'ei si gittava per riposare, Daniele più non trovava il riposo -e la quiete; il sonno ch'era tornato sulle ciglia di Edmondo, fuggiva -dagli occhi di lui. Daniele volea fare il possibile per involarsi a -sè medesimo, per non trovarsi faccia a faccia coi proprii pensieri, -ma frattanto ei non sapea abbandonar la poltrona sulla quale rimanea -lunghe ora nella più assoluta immobilità. - -Che cosa aveva operato un sì strano cangiamento in Daniele? Un'idea -infernale che gli si era presentata al pensiero come luce sinistra. -Dapprima egli avea rigettata quest'idea con tutte le forze dell'anima -sua, aveva fremuto nel pensarvi; ma quell'idea che dapprima se gli era -mostrata rivestita di orrore, incominciò per così dire, a dimesticarsi -con lui. Quest'idea era un DELITTO! - -La nostra penna rifugge dal palesare quello a cui pensava Daniele -per accorciare il termine della sua aspettativa e per far sparire -la distanza che lo separava dall'oggetto dei suoi desiderii! Il suo -petto balzava al pensiero di volare, due volte milionario, dal Duca -di Gonsalvo, non appena spirati due anni. Un ostacolo si frapponeva -al compimento de' suoi voti, una vita! Un uomo doveva diventare -CADAVERE perchè avesse potuto afferrare quella felicità che gli si -mostrava lungi con tutti gl'incanti della seduzione. Due milioni -ed Emma! E per ottenere questa felicità bastava un momento, un sol -momento di coraggio, di ardire!! — Quando un uomo è giunto a passare i -quarant'anni, non ha vivuto abbastanza, e massime quando quest'uomo ha -goduto sino alla sazietà di tutte le delizie della vita? Che cosa sono -gli anni che seguono, se non che una serie di malanni e di miserie? Che -cosa sono in rispetto all'eternità venti o trenta anni di più che un -uomo strascina in sulla terra? E che cosa è la vita di un uomo nella -immensità della creazione? Che cosa è una esistenza nel mezzo delle -generazioni? — Così fatti atroci pensieri si aggiravano nel capo del -giovine pianista, mentre che altri pensieri di diverso genere, immagini -seducenti di piacere, di gioie, di delizie compivano la orrenda -persuasione. - -Quando una funesta idea si presenta allo spirito umano, le passioni -ch'essa fomenta sono sì scaltritamente inventrici di arzigogoli e di -false ragioni ch'egli è estremamente difficile di non rimaner presi -nella pania. Daniele combattè con forza l'orribil pensiere che tanto -più diventava pericoloso quanto più perdeva del suo orrore; ma ciò -nonostante, ogni volta ch'ei pensava ad Emma, a' due anni che sarebbero -spirati, all'immensa eredità che lo aspettava, a que due stuzzicanti -milioni che l'invitavano a fruirne pria del tempo, alla gioia sovrumana -di presentarsi così ricco e sì pieno di fastigi al superbo Duca di -Gonzalvo ed alla altiera sua figliuola; quando Daniele pensava a queste -cose, il demone del delitto soffiava nell'anima di lui i più nefandi -propositi, cancellava ogni buon proponimento, e lo sciagurato giovane -era da capo con quella cupa taciturnità che suol precedere l'attuazione -di un gran delitto. Dal momento che questa idea infernale si era -insignorita dell'animo di Daniele, i colori della salute disparvero -dal suo volto. Egli più non sapea trovare una nota sul pianoforte, cui -raramente si accostava, parlava solo, amava le solitarie passeggiate, -s'internava nei più folti viali della villa di _Schoene Aussicht_, ed -il suo sguardo avea preso un'espressione strana ed incomprensibile. - -Non sappiam dire qual effetto ormai producesse in lui l'aspetto di -Edmondo. Daniele evitava d'imbattersi nel Baronetto, di cui più non -potea sostenere le occhiate, quasi avesse temuto che questi indovinasse -i suoi pensieri. Edmondo avea notato la metamorfosi che si era operata -nel giovine pianista, e l'attribuiva interamente agli amori di lui, -alla tristezza della lontananza dall'oggetto amato, e sovente il -ritoccava sorridendo su questo tasto: al che Daniele rispondeva parole -vaghe, e tosto, sotto un pretesto, tornava alla sua solitudine, dove -covava disegni tenebrosi e mortali. Per buona ventura, il delitto -meditato non offriva una facile esecuzione: era quasi impossibile di -FARE SPARIRE DAL MONDO IL BARONETTO senza lasciare orma del misfatto. -Ben s'intende che l'impunità era la prima condizione che Daniele avea -posto a calcolo nel perfido attentato, al quale giorno e notte stava -sopra col pensiere, ma l'impunità non è così facile, e, per ammirabile -disposizione della Divina giustizia, l'uomo che ha commesso un delitto -il porta dovunque stampato in sulla fronte anche quando gli è riuscito -di sperderne ogni traccia. - -Daniele pensava; Uccider di pugnale? Niente di più agevole ad -eseguirsi, ma in pari tempo niente di più facile a discoprirsi. -Assassinando il Baronetto di notte e nel proprio letto si avrebbe -potuto congetturare un assassinio commesso da ladri. Ma intanto la -giustizia si sarebbe posta in sulle tracce dell'assassino; avrebbe -cominciato dall'impadronirsi di tutte le persone residenti a _Schoene -Aussicht_, e certamente la singolarità del testamento di Edmondo -avrebbe chiamato i sospetti sulla persona dell'erede, il quale, non -appartenendo al defunto per nessun vincolo di sangue; presentava -probabili induzioni di reato. D'altra parte, se egli, Daniele, fosse -caduto nelle mani della giustizia, anche per semplici sospetti, in che -modo avrebbe potuto adempiere ai patti del testamento, e porsi quindi -in possesso della eredità? Bisognava dunque rinunziare ad ogni idea di -assassinio per mezzo del pugnale. - -Uccider di veleno? Ciò presentava, è vero, minor facilità di -scoprimento, ma difficoltà moltissima di esecuzione. Come procurarsi -il veleno? a chi fidarsi? Aver complici del delitto? Oltre a ciò, dal -momento che nell'animo del Baronetto fosse sorto il pensiere di essere -stato avvelenato, non avrebbe egli subitamente sospettato il futuro -suo erede quale autore dell'avvelenamento? L'autopsia richiesta forse -dall'autorità, a malgrado del testamento del defunto, non avrebbe -annientata l'eredità, annientandone le condizioni? E non poteva il -moribondo Baronetto, in un momento di chiaroveggenza, distruggere il -testamento? Ma la difficoltà che superava tutte le altre pel compimento -di questo delitto si era il procacciarsi il veleno, senza eccitare -sospetti nella persona che lo avrebbe venduto. Aggiungi a tutto questo -l'impossibilità di nascondere il proprio turbamento alla presenza -del moribondo, del dott. Weiss, dei servi che sarebbero accorsi per -prestare all'infermo ogni possibile soccorso e rimedio. Bisognava -dunque non pensare ad una morte per avvelenamento. - -Uccidere con istrangolamento? Era rischioso e terribile: Daniele non -avea per questo nè forza nè coraggio. Prescindendo da ciò, questo -genere di morte presentava la stessa faciltà di discoprimento che -l'assassinio per pugnale. La scienza avrebbe immantinente rivelato il -delitto, e la giustizia non avrebbe tardato a trovare il delinquente. -Era dunque mestieri di smettere anche questa idea la quale, bisogna -dirlo, facea fremere lo stesso Daniele. - -L'impossibilità dell'esecuzione avea scoraggiato il giovine, il quale -tenne ciò come avvertimento del cielo, e parea deciso a rinunziare ad -un proponimento sì terribile. D'altra parte, il patibolo o i ferri non -mancavano a quando a quando di mostrarsi da lungi all'atterrita mente -del giovine, ch'era preso allora da salutare orrore del misfatto che -avea concepito. - -Comunque la sua ragione fosse a tal guisa annebbiata dalle -passioni, il cuor di Daniele sentiva sempre un certo incomprensibile -attaccamento pel Baronetto; e il pensiere di assassinarlo, tra le -tante insormontabili difficoltà che presentava, si avea quella di dover -soffocare quel tenero sentimento inesplicabile che Daniele provava per -quell'uomo che gli avea dato così splendida ospitalità e che, morendo, -il lasciava erede di tutte le sue ricchezze. E questo sentimento fu -così forte che Daniele, rientrato in sè medesimo, ebbe bastante vigoria -di volontà per iscacciar dall'animo il pensiere di tanto delitto; -anzi, per vincere una volta per sempre la tentazione, risolvette di -abbandonare quella casa e quel paese, e di affidare l'avvenire agli -eventi. Daniele avea risoluto di congedarsi dal Baronetto. - -— A capo di due anni, egli dicea tra se, tornerò a Napoli, mi recherò -dal Duca di Gonzalvo, e gli porterò una lettera del Baronetto, in -cui questi mi riconosce per suo erede. La tardanza dell'eredità sarà -compensata dalla prodigiosa cifra di due milioni e da' titoli, di cui -mi porrò in possesso alla morte del testatore. Vedremo se quel superbo -Gonzalvo sarà soddisfatto e pago di ciò. - -Daniele non volle più oltre indugiare a porre ad effetto la buona -risoluzione che avea preso, e che temeva ad ogni istante di sentir -vacillare in sè medesimo. Nello stesso giorno, egli salì dal Baronetto -per accomiatarsi da lui e per pregarlo di volergli scrivere quella -lettera pel Duca di Gonzalvo, ignorando le relazioni ch'erano passate -tra questi due personaggi. - - - - -II. - -L'UPAS - - -Abbiam fatto più volte comprendere che il nostro principale scopo in -queste narrazioni si è di fissare l'attenzione dei nostri lettori sulla -più importante verità morale: - -LA MANO DELLA PROVVIDENZA NEI FATTI DELL'UMANA VITA. - -Quell'infinità di romanzi che si svolgono nella società degli uomini, -di cui la maggior parte rimane ascosa agli occhi della storia che -tocca soltanto i fastigi sociali, non sono, siccome noi crediamo; che -dimostrazioni più o meno evidenti di quella verità che si appalesa -almeno chiaroveggente. - -Ci par di vedere che i delitti ben sovente sieno la doppia punizione -inflitta dal cielo a due colpe rimaste celate agli occhi dell'umana -giustizia. Nell'ordine morale, l'impunità non è per nessuno; il solo -pentimento, accompagnato da una intera vita di volontarii sacrificii, -riscatta una colpa. - -Edmondo era solo nella stanza da studio. Seduto vicino alla sua -scrivania, egli avea risposto ad una lettera di Maurizio Barkley. Nel -momento in cui Daniele si presentò nello studio, il Baronetto aveva -appunto terminata la sua lettera e vi stava apponendo il suo suggello. - -— Oh! buon giorno, caro Daniele, dissegli Edmondo sorridendo e -stendendogli la mano, a che debbo attribuire l'onore d'una vostra -visita? - -— Perdonate, signor Baronetto, se vengo per poco ad interrompere le -vostre occupazioni. - -— Ma che dite mai! È un piacere che mi date... Mi occupavo a sbrigare -il mio corriere, anzi vi chieggo il permesso di spedire questa lettera. - -Daniele s'inchinò e si sedè accosto alla scrivania. Edmondo suonò -il campanello, ed al servo che si presentò sotto l'uscio consegnò la -lettera pel corriere di Napoli. - -— Eccomi sbrigato, soggiunse indi; questa mattina io sono veramente -felice, imperocchè con quella lettera che ho spedita nel vostro paese, -a Napoli, mi sono sdebitato di un antico dovere di gratitudine, e, -oltre a ciò, ho il piacere di vedervi in un'ora in cui non siete solito -di favorirmi di vostre visite. - -— Quanta bontà, signor Baronetto! - -— E sempre accigliato, mio caro Daniele! sempre pensieroso! Noi abbiamo -interamente cangiate le nostre parti: per lo passato eravate voi che -spargevate un poco di sollievo sulla mia tristezza; ed oggi son io -che adempio verso di voi a tale ufficio. Peccato che non sono artista -anch'io, e del vostro genio! Ma qual differenza tra le cagioni della -nostra malinconia! Io non era innammorato, e nol sono mai, per mia -disgrazia: dev'esser ben dolce cosa il pensare all'oggetto amato, n'è -vero Daniele? - -— V'ingannate, signor Baronetto, se credete che sia l'amore la -cagione del mio malumore. Non niego che gran parte esso vi abbia, ma è -tutt'altro il motivo che m'impedisce di abbandonarmi alle distrazioni -proprie della mia età. - -— Non voglio essere indiscreto, mio caro Daniele, ma vi ricordo che in -me avete un amico e sincero; spero avervene date prove sufficienti. - -— E indelebili, signor Baronetto; ed io mi sono risoluto di non abusare -più a lungo della vostra bontà. La mia ulteriore dimora a _Schoene -Aussicht_ sembra interamente inutile; così permetterete che domani io -mi accomiati da voi. - -— Così presto! esclamò Edmondo il quale non si aspettava a questa -risoluzione del giovine: ed è questo forse l'oggetto della vostra -visita di questa mattina? - -— Per lo appunto, signor Baronetto, rispose Daniele abbassando gli -occhi. - -— E perchè una tale risoluzione? - -— Perchè credo inutile di esservi più a lungo di peso; spirato è il -mese da che mi trovo a Manheim, e, quantunque le nostre relazioni non -sieno più le stesse di quelle ch'erano nei primi giorni ch'io ebbi -l'onore di ricevere da voi così splendida ospitalità, pure non possono -minimamente influire sul mio ulteriore soggiorno a _Schoene Aussicht_. - -— È superfluo il dire, riprese Edmondo, quanto piacere mi farebbe di -tenervi nella mia casa qualche altro tempo; ma non voglio avversare la -vostra volontà, e voi siete libero di fare quello che più vi converrà. -Gli obblighi scambievoli che ci siamo imposti e la natura del mio -testamento hanno stabilito tra noi vincoli che hanno qualche cosa dì -più della semplice amicizia. Laonde, in qualsivoglia evento della -vostra vita, in qualunque contingenza imbarazzante in cui possiate -trovarvi; mio caro Daniele, pensate che sarà per me uno dei più be' -giorni della mia vita quello in cui potrò prestarvi un tenue servigio e -darvi un attestato del mio inalterabile affetto. - -— Ebbene, signor Conte, si affrettò a dire Daniele, io mi varrò della -vostra benevolenza innanzi ch'io parta ed avrò il coraggio di chiedervi -una grazia. - -— Bravo! esclamò Edmondo; ecco quel che si chiama vero affetto e vera -stima: andiamo su parlate francamente, giovanotto, siccome parlereste a -vostro padre. - -— La grazia ch'io vi chieggo, signor Conte, disse Daniele arrossendo, -si è di scrivermi una lettera pel Duca di Gonzalvo. - -— Pel Duca di Gonzalvo! - -— Sì, signor Conte: in questa lettera voi gli darete l'assicurazione -della vostra volontà di nominarmi vostro erede universale. Munito di -questa scritta, io ritornerò da lui con altro animo, e sarà lo stesso -come se io me gli presentassi milionario. - -Edmondo sorrise, e dopo alcuni momenti di silenzio, disse: - -— Questo che mi dimandi, figlio mio, è assolutamente impossibile. - -— Impossibile! esclamò sorpreso il giovine. - -— Impossibile, replicò Edmondo. - -— E per qual ragione, di grazia? chiese Daniele. - -— Non posso dirtene la ragione, mio caro Daniele: dicoti soltanto -che tra me e il Duca di Gonzalvo avvi una barriera mortale: le nostre -relazioni sono rotte per sempre; ti prego anzi, mio caro figliuolo, -per quanto hai di più sacro, di non parlar giammai di me al Duca di -Gonzalvo nè rivelargli giammai il luogo del mio ritiro. Sarà questa una -pruova a cui pongo il tuo affetto per me. - -— Io dunque non potrò giammai dirgli, che sono destinato ad essere -l'erede del Baronetto Edmondo Brighton, Conte di Sierra Blonda? - -— Glielo dirai un giorno dopo della mia morte, se colui vivrà ancora! - -Daniele chinò il capo in atto di scoraggiamento e si tacque immerso ne' -suoi cupi pensieri. Il demone del delitto fece di bel nuovo balenare -una luce di sangue nella mente del giovine! Gli occhi di Daniele si -erano fissati distrattamente in sulla scrivania del Baronetto, così -che sembrava ch'egli leggesse la soprascritta d'un libro che ivi stava, -mentre il pensiere del giovine era ben lungi dall'occuparsi di libri. - -Edmondo per disviare la conversazione dal tristo subbietto al quale si -era incamminata, disse a Daniele: - -— Questo libro su cui voi gittate gli occhi, mio caro Daniele, è -tutto scritto di mio proprio pugno. Sono memorie della mia vita da me -gittate in questo scartafaccio: osservazioni importanti da me raccolte -ne' miei viaggi; ragguagli su talune rarità ch'io conservo. Ieri sera -per lo appunto, rileggendo alcune notizie sull'isola di Giava, dov'io -rimasi per pochi giorni, ricordai di dover conservare alcune fronde -di un albero che cresce in questa isola chiamato l'_Upas_ ovvero _The -Poisontree_ (l'albero del veleno). Voglio farvi udire le notizie da me -raccolte su questo terribile vegetale. - -Edmondo aprì il manoscritto ad una pagina che egli avea segnata con un -pezzettino di carta e lesse le seguenti cose[5]: - -«Quest'albero è nativo di Giava; arriva ad una considerabile altezza, -giungendo talvolta ottanta piedi. Si sviluppa da esso in gran copia -un succo o gomma, ch'è il più mortale veleno; di questo fanno uso -gl'indigeni per avvelenare le punte delle loro frecce e delle altri -armi. Gli effluvi ch'esalano da quest'albero sono talmente omicidi, che -nè un animale nè una pianta possono resistere alla sua influenza. La -gomma viene estratta per mezzo de' rei condannati a morte. Quando la -sentenza è pronunziata contro qualcuno di loro, il giudice gli dimanda -se vuol morire per le mani del carnefice, ovvero salire sull'Upas per -raccogliere una scatoletta di gomma. I condannati sogliono preferire -ciò, perchè hanno così una lontana probabilità di salvarsi. Prima -di avvicinarsi all'albero fatale, ricevono tutte le corrispondenti -istruzioni per rendere l'operazione meno pericolosa. Pel consueto, -simiglianti istruzioni vengon loro somministrate da un sacerdote, il -quale adempie verso di loro anche al sacro ufficio di prepararli a -morire. I condannati sogliono montar sull'albero, col capo coverto -da un berretto di cuoio e da una maschera con occhi di vetro; eglino -sono parimente provvisti di guanti di cuoio. I condannati evitano con -grandissima cura il contatto delle fronde, le quali, ad un semplice -tocco su qualunque parte nuda del corpo danno la morte. Gl'indigeni -non solamente avvelenano le loro armi col succo di questa pianta, ma -benanche le sorgenti e i serbatoi di acqua, quando veggono avvicinarsi -un nemico. Gli Olandesi perdettero la metà del loro esercito per un -siffatto avvelenamento e da quel tempo in poi, essi han sempre menato -con loro una quantità di pesci vivi, i quali essi gittan nell'acqua -alcune ore prima di arrischiarsi a berla. Una foglia dell'Upas -applicata sulla fronte di un uomo gli cagiona istantaneamente la morte, -quasi senza ch'egli senta di morire. Essa ha la facoltà di arrestare -immediatamente il corso del sangue ed i moti del cuore. La polvere -delle foglie secche dell'Upas è così terribile che bastano pochi atomi -di essa per dar la morte.» - -Daniele avea seguita la lettura di questo passo con un'attenzione -indicibile; nessuna particolarità gli era sfuggita. È impossibile -descrivere l'espressione della sua fisonomia durante la lettura de' -ragguagli che abbiam citati. Il genio del male avea suggerito a Edmondo -il pensiero di leggere quella pagina del suo manoscritto. - -Il Baronetto Edmondo Brighton avea letto la propria sentenza di morte. -La soluzione del problema che Daniele cercava da vari giorni era -trovata! - -— E voi conservate le foglie di quest'albero? chiese con occhi di pazzo -Daniele. - -— Ciò vi fa maraviglia! disse Edmondo ingannato sulla vera e terribile -significazione della dimanda del giovine, ebbene, io conservo le foglie -di quest'albero, le quali si saranno al presente ridotte a polvere. -QUESTO MIO CAPRICCIO COSTÒ LA VITA A DUE MIEI SCHIAVI; ma io voleva ad -ogni costo possedere un sì prezioso veleno. - -Daniele guardò a terra cupo e concentrato, e disse ferocemente tra sè: - -— Ah! tu facesti morire due schiavi per ottenere questo prezioso -veleno! Ebbene TU MORRAI PER ESSO! Ben dicesti che questo veleno è -_prezioso_... prezioso per me! - -Daniele soggiunse ad alta voce, e quasi avesse fatta una domanda -indifferente: - -— E dove tenete conservato, signor Conte, un oggetto così pericoloso? - -— In una scatola di argento a doppio fondo nel forziere della camera -verde; sulla scatoletta è scritto in francese. _L'indiscreto che mi -aprirà, e toccherà all'oggetto che contengo, sarà punito di morte -istantanea._ - -— E come faceste per porre in quella scatola le foglie fatali? - -— Le feci ivi porre dagli schiavi con ogni possibile precauzione senza -che le avessero toccate. - -— Suppongo che conserviate gelosamente la chiave di quella scatola, -dimandò destramente Daniele. - -— Ben s'intende; essa è nel fondo d'uno di questi cassettini, rispose -improvvidamente il Baronetto. - -La giustizia Divina dettava le sue risposte. - -Daniele sapea quello che gli era necessario; non volle più fare -nessun'altra interrogazione per non far nascere sospetti nell'animo di -Edmondo, il quale era ben lontano da simili supposizioni. - -La conversazione seguitò su cose indifferenti, Daniele si studiò di -nascondere l'agitazione e il turbamento che gli dava la premeditazione -dell'enorme delitto che aveva in pensiere. - -— Così che avete risoluto abbandonarmi domani? disse il Baronetto, -ripigliando il pristino subbietto della conversazione. - -— Domani, se avrò l'opportunità di trovare un posto nella diligenza per -Darmstadt, dove intendo trasferirmi. - -— Domani dunque vi ringrazierò, mio caro Daniele, di quanto avete fatto -per ridonare al mio spirito la tranquillità ch'io aveva smarrita. - -— Oh sì, domani mi ringrazierete! disse Daniele con ironia, cui il -Baronetto prese per complimento. - -— Ma fin da ora vi auguro buona fortuna, figliuol mio, buona in amore, -già s'intende, perchè al resto penseremo noi, non è vero? - -— Quanto vi debbo, signor Baronetto! esclamò Daniele ipocritamente -abbassando lo sguardo in cui già balenava la perfidia dell'anima. - -Egli si era alzato: la vista della sua futura vittima gli facea male al -cuore. - -— A domani dunque, disse Edmondo stendendogli di bel nuovo la mano che -questa volta Daniele non ebbe la forza di toccare, e, abbassando gli -occhi, finse di non averla veduta. - -— A domani, signor Baronetto, replicò il giovine a voce bassa e rauca. - -— E non ci vedremo questa sera nel solito circolo degli amici? chiese -Edmondo; pensate ch'è l'ultima sera che avremo il bene di possedervi -tra noi; non dovete mancare! - -— Non mancherò, signor Baronetto, non mancherò questa sera. - -Daniele s'inchinò, e lasciò quella stanza, aggiungendo tra sè con -incredibil ferocia. - -— E NON MANCHERÒ QUESTA NOTTE! - - - - -III. - -E SE DOMANI MI CERCHERAI PIÙ NON SARÒ - - -La sera di questo giorno i soliti amici di Edmondo si radunarono -nella camera verde. Eran la maggior parte letterati tedeschi, artisti -fiamminghi, proprietarii de' dintorni e qualche Inglese dimorante a -Manheim. Spesso interveniva il Dottor Weiss. Alle nove si prendeva il -tè. La conversazione era delle più istruttive; si ragionava d'arti, di -politica, di filosofia, di scienza, di morale. - -Per mala ventura, quasi tutti gli amici di Edmondo, al par di lui, -erano seguaci di quella paradossale filosofia alemanna, che tanto -contribuì a travolgere le idee e a gittarle nel vacuo della _ragion -pura_, parodia della ragion naturale. Le teorie del filosofo di -Conisberga faceano a quel tempo gran rumore in Germania e in Europa: -ci fu la moda del filosofare alla Kant come di vestire alla Francese. -L'Italia soltanto non si lasciò impòrre dal gran nome del maestro della -novella scuola alemanna, rigettò le speciose dottrine che puzzavano -di ateismo, e si tenne a quel ragionare che rischiara e non confonde, -che analizza e non distrugge, che siegue il corso naturale delle idee -e non straripa nelle fantasticherie della follia: che esamina, non -dogmatizza, che si fortifica colla rivelazione e non si perde nello -scetticismo. Mentre la Germania delirava con Hegel e con Fichte, -l'Italia ragionava con Vico e Galluppi. - -Vari furon i subbietti della conversazione, e tra gli altri quello -che maggiormente alimentò la controversia e sostenne la disputa si fu -quello della possibilità che ha la scienza di estendere i limiti della -vita umana. Molto e lungamente si ragionò su questo argomento. Quegli -che fe' sfoggio di maggior eloquenza si fu il Baronetto, il quale -dimostrò che allora soltanto la civiltà avrà raggiunto l'apice della -perfezione, quando la scienza avrà scoverto il modo di rendere l'uomo -più valido contro i perpetui assalti della morte, e più comune la vita -centenaria. - -In sul tardi della sera si presentò Daniele. Il suo aspetto: era sereno -all'apparenza, tranne che un profondo osservatore avrebbe scorto nella -corrugazione nervosa della fronte di lui e nel livido pallore del suo -volto una sinistra preoccupazione. - -Il giovine pianista fu accolto, come sempre, coi segni del più gran -compiacimento. Il Baronetto avea già detto alla comitiva che Daniele -sarebbe partito il domani per Darmstadt; epperò il ricevimento che -questi si ebbe fu più espansivo del solito. Tutti gli amici di Edmondo -si alzarono e fecero a Daniele le loro parti di condoglianza pel -suo allontanamento da Manheim, ed i loro auguri pei suoi ulteriori -successi. Daniele rispondeva parole smozzicate, inconcludenti. Questo -attribuivasi alla naturale commozione di un uomo, che si vede l'oggetto -di tante dimostrazioni d'amicizia, e che, modesto, vuol respingere -la troppa esagerazione delle lodi. Il Baronetto volle celebrare -festosamente l'ultima sera che Daniele passava a _Schoene Aussicht_. -Una magnifica tavola a tè fu imbandita verso le undici. Tutto ciò che -la cucina francese, italiana e tedesca sa inventare di più prelibato -in fatto di dolci, di pasticci e di altre squisite vivande si trovava -sulle credenze; le quali, quasi sotto il tocco d'una verga affatata, -comparvero agli occhi della brigata. Il vin del Reno scintillò in un -baleno nelle grandi coppe verdi destinate ad allietare la comitiva. -La filosofia, la scienza e le arti si abbracciarono e si confusero -sotto le frequenti libazioni: tutte le opinioni presero un colore, -quello del vino; tutti gli occhi espressero un sol sentimento, quello -dell'allegria. - -Daniele bevve poco: non fu possibile d'indurlo a suonare. Non ostante -le più vive istanze e preghiere, egli si rifiutò ostinatamente, -adducendo per iscusa non essere il suo spirito abbastanza tranquillo -per trarre dal piano-forte la benchè minima frase musicale. - -Il giovine pianista si ritirò prestissimo, dicendo che il domani si -doveva alzare ben per tempo per ordinare i preparativi della partenza. -Gli amici di Edmondo lo abbracciarono di bel nuovo, e gli augurarono -ogni possibile felicità. - -Il Baronetto gli strinse cordialmente la mano, e gli disse: - -— A domani, mio caro Daniele, domani faremo il nostro addio; buona -notte e buon riposo. - -Dopo non guari, gli amici del Baronetto si accomiatarono da lui, -augurandogli una notte tranquilla ed una più felice dimane. Edmondo -si ritirò nella sua camera da letto. Era già passata la mezzanotte. Il -suo capo era leggiermente sconcertato dal vino del Reno bevuto in non -discreta quantità. Ma da tanto tempo egli non si abbandonava alle gioie -della cena! Da tanto tempo non pasceva cogli amici una serata a tavola, -libando i piaceri di Bacco e di Minerva ad un tempo, dappoichè egli -solo avea saputo accordare le due cose più opposte e ricalcitranti. -Filosofia ed orgia. D'altra parte, egli avea voluto festeggiare -l'ultima sera del soggiorno di Daniele a Manheim. La tristezza, la -concentrazione del giovine italiano non erano sfuggite al Baronetto, il -quale, ingannandosi sulla loro origine e significazione, avea creduto -d'indovinarne la cagione nell'affetto del giovine e nel rammarico di -doversi separare da lui. Nell'entrare nella sua camera da letto, il -cameriere gli consegnò una lettera che il corriere avea recato d'Italia -qualche ora innanzi. Era una lettera di Maurizio Barkley concepita in -questi termini; - - «Signor Baronetto — In questo momento ho ricevuto la vostra - lettera, nella quale mi mettete a parte dello strano testamento - che avete fatto e della persona da voi scelta per vostro erede, - nel caso che adempirà alle condizioni che già avete imposte. Voi mi - dite che questa persona ha accettato il patto, e che ora i vostri - sonni son placidi e non più turbati da strane e lugubre fantasime. - Il mio cuore ne è sollevato, però che il pensiero delle vostre - sofferenze morali mi torturava, e veniva ad aggiungersi agli altri - motivi di tristezza che ha il mio cuore. Sento però il dovere di - farvi ora un'importante rivelazione; dappoichè forse un giorno mi - fareste il rimprovero di avervi serbato il segreto sopra un fatto - di tanto momento. Le vostre relazioni colla persona che dovea - essere vostro erede cangiano interamente l'aspetto delle cose; mi - affretto dunque a dirvi che Daniele dei Rimini, il giovine pianista - italiano, vostro ospite a _Schoene Aussicht_, che avete nominato - vostro erede, e che dovrà essere il custode del vostro cadavere, - Daniele de' Rimini è la stessa identica persona di Daniele - Fritzheim; vostro figlio! - - «Questo importante segreto è ora nelle vostre mani, signor - Baronetto: a voi lo rivelo, non a lui; fate quello che credete; - non ispetta a me darvi consigli. Soltanto non posso celarvi che - fareste bene a discoprirvi al figliuol vostro, e dare sfogo al - vostro amor paterno: non posso dirvi perchè opinò così. Aspetto i - vostri comandi. Vi rinnovo la preghiera che vi diedi coll'ultima - mia lettera: vi dirò le ragioni della mia richiesta. Mi dite di - aver pensato a me nel vostro testamento: vi ringrazio dal profondo - del mio cuore; ma spero non vedere il giorno in cui sarà data - esecuzione alla vostra ultima volontà. Iddio mi concederà la grazia - di morire prima di voi. - - Il vostro schiavo - «MAURIZIO BARKLEY» - -Chi può dire l'effetto che produsse questa lettera sul cuore di -Edmondo! Era questa la più forte sensazione ch'egli avesse provata nel -corso di sua vita! Daniele era suo figlio! Daniele era là, al primo -piano, poco da lui discosto! Alquanti scalini, ed il padre avrebbe -abbracciato il figlio! Edmondo ebbe come un capogiro, una vertigine; il -suo cuore, le sue vene, la sua testa erano in ebollizione. Gli fu forza -rileggere molte volte la lettera di Maurizio per poterla comprendere, -il Baronetto non era sicuro della realtà delle cose, credeva essere -sotto l'impero dell'ubbriachezza. Ci fu un momento che stimò una -menzogna lo scritto del suo schiavo. Ma il carattere di Maurizio, -grave, probo, nemico di ogni simulazione, il persuase che il contenuto -della lettera fosse vero. - -Il primo movimento ch'egli fece fu di correre verso l'uscio per andare -al primo piano, per volare da suo figlio, dal caro suo figlio, e dirgli -tutto, e abbracciarlo, e ritenerlo sempre con sè. Ma si rattenne -poscia, e pensò che gli avrebbe fatto al domani questa inaspettata -rivelazione. - -«Quando mio figlio verrà da me per congedarsi, io gli mostrerò questa -lettera, lo stringerò tra le mie braccia, e gli dirò: Ora neppur la -morte potrà rompere i vincoli che ci uniscono!. Ma con qual fronte -mi mostrerò a mio figlio? Oh! se egli mi dimanderà di sua madre!... -No... no, nulla gli dirò ancora... domani, con un pretesto, cercherò di -trattenerlo con me per qualche tempo ancora... Mio figlio! Mio figlio! -il figlio dell'infelice Juanita!... O Ente supremo, che reggi il mondo, -questa è opera della tua mano onniponente!... Qual luce rischiara -l'anima mia! Qual raggio divino tocca il marmoreo mio cuore!!! I miei -figli; e figli miei... Dove sono? Che vengano, che io gli abbracci -tutti e cinque, ch'io li senta qui sul mio cuore: Daniele, Federico, -Eduardo, Luigia, Estella... non più divisi da me! Infelici creature -da me abbandonate, oh mi perdonerete voi, n'è vero? Io vi opprimerò di -tenerezza, di felicità: a forza d'amore cercherò di farvi dimenticare -i torti che ho avuti verso di voi. Domani io più non sarò lo stesso -uomo di quello che fui! Domani sarà per me giorno di luce e di verità! -l'alba che sorgerà sarà per me l'alba di un'altra vita!... E tu, -Maurizio Barkley, virtù incomparabile, tu mi salvasti la vita, ed or mi -salvi l'anima. Dio mi ti fece incontrare nel cammino della colpa perchè -tu mi avessi dischiuse le porte del cielo». - -Edmondo s'inginocchiò nel mezzo della sua camera da letto, congiunse le -mani, e, cogli occhi rivolti al cielo, profferì la seguente preghiera: - -«Dio d'immensa misericordia e bontà, le cui leggi per tanto tempo -ho calpestate e infrante, perdona le colpe della passata mia vita, e -accetto il mio avvenire in espiazione dei miei peccati. Sorreggi col -possente tuo ausilio le risoluzioni che tu m'ispiri questa notte, e -feconda il mio pentimento co' tesori della tua grazia Celeste». - -Edmondo restò circa un quarto d'ora genuflesso orando col pensiero. -Indi si alzò, si svestì dei suoi panni, accese la lampada d'oro -a fianco del suo letto, e si coricò. Per la prima volta il segno -della Croce passò sulla fronte e sul petto di quell'uomo. Col capo -abbandonato in su i guanciali, Edmondo pensava: - -«Che felicità sarà la mia nel vedermi in mezzo a' miei figliuoli! Che -nuova e dolce esistenza sarà questa! Con quanto amore li contemplerò -seduti alla mia mensa! Io li legittimerò tutti e cinque: darò loro il -mio nome e le mie ricchezze; farò che ritrovino sul paterno mio seno -quelle gioie di cui la loro infanzia è stata defraudata. E le loro -madri!... Infelici... Dio m'ispirerà sulla loro sorte... Com'esser -debbono gentili e belli i miei figliuoli! E Daniele che tanto mi -rassomiglia: Ah! ora comprendo l'inesplicabile simpatia che il costui -sembiante eccitò in me fin dal primo momento che il vidi. Ora comprendo -i moti del mio cuore. Quelle sue labbra sono dell'infelice Juanita! -Figli, figli miei, e come ho potuto tenervi per tanti anni discosti da -me! O cuor mio, non ribaltar così nel mio povero petto! E mio figlio -è là, nella stessa mia casa, ed io l'ho tenuto più di un mese con -me! Che aspetto gentile! che genio in quegli occhi!... Ed io volea -farne il custode del mio cadavere!... Follia! follia! Domani lacererò -lo _stolto testamento, figlio dei lugubri fantasmi che assediavano -la mia rea coscienza_. Quando Iddio mi chiamerà ad altra vita, le -mie spoglie mortali riposeranno in pace nella mia villa di _Schoene -Aussicht_: i miei figli mi chiuderanno gli occhi... Morire nella grazia -di Dio, in calma colla mia coscienza in mezzo ai miei figliuoli, non -sarà questa la più bella delle morti? Lasciare un'eredità di affetti -non val meglio che lasciare per nove mesi il disgustoso spettacolo -d'un cadavere che desterà ribrezzo ed orrore in tutti quelli che il -riguarderanno?... Richiamerò con me il mio caro Maurizio Barkley, al -quale io debbo tanto che e sarà per me più che un amico, un fratello... -Virtù impareggiabile, come sublime, Iddio ti avea posto al mio fianco -per ispirarmi tutti i più dolci sentimenti, e per dischiudermi la via -del pentimento. Maurizio Barkley, tu che mi hai conservato i figli, -che spesso mi parlavi di loro, tu che non lasciavi mezzo intanto -per cercare di commuovere il ferreo mio cuore, tu al quale io dovrò -la felicità di una piena riconciliazione con me medesimo, Iddio ti -benedica, com'io ti benedico, e come benedico per la prima volta nel -Divino suo nome i miei cinque figli, Daniele, Federico, Eduardo, Luigia -e Estella». - -Pronunziando queste ultime parole, una calma celeste si sparse sulla -sua nobile fisonomia: la natura reclamò i suoi dritti; il sonno -si abbattè sulle stanche palpebre. Edmondo si addormentò pentito e -tranquillo... per non più ridestarsi! - -Eran due ore dopo la mezzanotte. Tutti i domestici del Baronetto -erano immersi nel sonno. Un cameriere inglese, il più fido dei suoi -camerieri, avea il suo letto poche stanze appresso a quella dove -riposava il suo padrone. Essendo interna la comunicazione dal primo al -secondo piano, una semplice bussola li dividea. Daniele avea lasciata -aperta questa bussola... Egli era penetrato al secondo piano, senza -aver bisogno di schiudere una porta. L'oscurità più fitta invadeva -tutto il resto delle stanze dov'erano i dormienti. Daniele avea -studiato tutte le posizioni, tutti i passaggi, tutt'i corridoi che -menavano alla camera verde. Giunto in essa, per procurarsi un poco di -luce egli non ebbe bisogno di far altro che aprire le imposte d'una -finestra. Una luna limpidissima rischiarava l'orizzonte: i suoi raggi -gittarono nella camera verde tanta luce quanta bastava per l'operazione -che dovea far Daniele. - -Durante il banchetto della sera precedente e nella confusione cagionata -dal vino, Daniele si era destramente accostato al forziere indicato -il mattino dal Baronetto, e ne avea involata la chiave ch'era ivi, -avendo il Baronetto tolto di là alcuni oggetti che gli eran serviti pel -festino della sera. - -La scatoletta d'argento, che contenea la fatale polvere dell'Upas, -fu tolta dal forziere. Un'astuzia infernale che altrove narreremo, -avea prestato i mezzi a Daniele d'impadronirsi della chiave della -scatoletta. Come aprirla e toccare la polvere mortale? Era questo il -grande ostacolo, che Daniele superò, essendosi provveduto d'un lungo -bastone, alla cui borchia avea attaccato un pezzettino di carta a forma -di cono. Deposto a terra il cassettino, e, datovi un giro di chiave, -col pomo del bastone sollevò il coverchio, e coll'altra estremità -della mazza fece entrar nel cono di carta una quantità di quegli atomi -distruttori. Durante quest'operazione egli si era chiuso ermeticamente -la bocca e le narici con un fazzoletto. - -Senza fare il minimo rumore, Daniele penetrò nella camera da letto di -Edmondo, e stette qualche tempo immobile sotto l'uscio per accertarsi -che questi era immerso nel sonno. - -Assicuratosi di ciò, il perfido si avvicinò al letto dell'infelice; -colla propria persona nascose la luce che veniva dalla lampada; si celò -interamente il viso col fazzoletto, tranne gli occhi, e con mano ferma -accostò la borchia del bastone alle labbra del dormiente. Il cono di -carta scaricò la sua polvere! - -Edmondo mise un rantolo soffocato, strinse i denti e i pugni, stravolse -gli occhi. - -EGLI ERA CADAVERE! - -Daniele rimase immobile, tremante, senza respirare, a fianco della -sua vittima. La morte era stata così rapida, così istantanea, ch'egli -non credea che il Baronetto fosse estinto. Il singulto che questi avea -messo avea fatto gelare il sangue nelle vene del suo assassino. Passò -un quarto d'ora, a capo del quale Daniele alzò la lampada sul volto -di Edmondo, Daniele fremè! Gli occhi del Baronetto erano spalancati -e terribili! Non ci era dubbio! Egli era morto!... Le sue labbra eran -nere come la sua barba... - -Accertatosi di aver fatto il colpo, Daniele si diede a sperdere ogni -orma dell'assassinio. - -Corse alla scrivania dell'estinto, e lacerò quella pagina delle costui -memorie dove si parlava dell'Upas. Ritornò alla camera verde, prese -la scatola del veleno ben chiusa, e la portò seco per farla sparire il -giorno appresso. - -Poco stante, Daniele era nel suo letto... Egli si preparava a -rappresentare la sua parte nel comune dolore che avrebbe eccitata nel -dì vegnente la notizia della improvvisa morte del Baronetto Edmondo -Brighton, Conte di Sierra Blonda, e proprietario della vasta tenuta di -_Schoene Aussicht_. - - - - -IV. - -IL TESTAMENTO - - -Il domani, verso le nove del mattino, confusione e terrore nel casino -di _Schoene Aussicht_. In un attimo, tutta la città di Manheim fu piena -della trista notizia della improvvisa morte del Conte di Sierra Blonda, -avvenuta, come si dicea, per un colpo di apoplessia fulminante. - -Un'ora dopo che si era diffusa la trista nuova il casino fu tutto -ingombro di gente. Gli amici di Edmondo, varii medici, parecchie -persone ragguardevoli di Manheim, e grande stormo di curiosi -penetrarono negli splendidi appartamenti, dove il giorno innanzi -un uomo, ricolmo di vita, di salute, di tutt'i beni che si possono -godere su questa terra, ragionava lietamente cogli amici sul modo di -procacciarsi la più lunga e avventurata serie di anni. Il Dottor Weiss -si diede ad esaminare il cadavere del Baronetto. Nessun carattere di -apoplessia presentava l'estinto. - -Il Dottor Weiss interrogò gli altri colleghi; si tenne consulto -sulle spoglie esanimi del Conte; due ore di discussione non avea -fruttato nessun risultamento: la scienza esauriva le sue congetture, -e perdeva la sua logica sovra un genere di morte che offriva nuovi -caratteri e specialità straordinarie. Il Baronetto non era morto -per istrangolamento, però che i segni esterni di questa morte sono: -enfiatura del collo e della faccia, la quale è cosparsa di lividore -nerastro; tumefazione della lingua, che pel consueto suole uscir di -bocca; occhi rossi e sporgenti: estremità fredda e di color violaceo. -Qualcuno appena di questi segni rinvenivasi sul capo di Edmondo. Si -passò eziandio in discussione se egli fosse morto per mefitismo, e -si ricusò questa supposizione come assurda, non pure per non essersi -trovata cagione alcuna di viziamento d'aria nella camera dov'egli -giaceva, ma neanche gl'indizii cadaverici che attestano tal causa -di estinzione. La maggior probabilità poggiava sull'opinione che il -Baronetto fosse morto per una specie di sorda asfissia o per una -terribile colica cieca. In fatti, un indizio di questa morte suol -ricavarsi dall'annerimento de' labbri. - -Il pensiere che il Baronetto fosse stato avvelenato non lasciò di -presentarsi vagamente nell'animo del Dottor Weiss, il quale rivolse con -astuzia molte interrogazioni ai camerieri e a' domestici. - -Ma il Baronetto avea cenato assieme a' suoi amici, e dopo cena non -avea preso neppure un bicchier d'acqua: la cena era stata innocua, -dappoichè le altre persone che n'ebbero parte non aveano sofferto -alcun male. D'altra parte, i segni caratteristici di un avvelenamento -non si erano affacciati sul cadavere del Baronetto, la nerezza delle -labbra era un fenomeno nuovo e strano, ma non bastava di per sè -solo a fare argomentare una morte per avvelenamento. Questa idea fu -bandita, e si pensò tosto a far eseguire le ultime volontà del defunto. -Il dottor Weiss conosceva l'esistenza del testamento, però che il -Baronetto gliene avea molte volte parlato, per riguardo all'articolo -dell'imbalsamazione, il quale, siccome è noto a' lettori era così -concepito: - -«È mia precisa volontà che il _mio cadavere_ sia imbalsamato col nuovo -metodo d'iniezione alle carotidi. Questa operazione dovrà esser fatta -dal mio medico dottor Weiss di Francoforte varii giorni dopo ch'io -non avrò dato più segni di vita, e dietro i più esatti e scrupolosi -esperimenti per accertarsi della vera mia morte. Per tale operazione -gli si darà in compenso la somma di diecimila fiorini». - -Questo articolo era stato letto al dott. Weiss fin dal giorno che il -Baronetto lo scrisse, e indi riletto altre volte, quando il misero era -oppresso da' fantasmi della morte apparente. - -Noi non osiamo asserirlo per rispetto, che abbiamo all'umana dignità, -ma non possiamo astenerci dal formare una trista congettura. Quella -cifra di diecimila fiorini era troppo prevaricante; e forse il dottor -Weiss sacrificò i suoi sospetti di avvelenamento alla paura di perdere -un guiderdone che si sarebbe sfumato. Se si fosse dato peso all'idea -dell'avvelenamento, e se questo sospetto fosse stato ventilato, -l'autorità avrebbe richiesto un'autopsia cadaverica; ed allora -l'imbalsamazione non avrebbe avuto più luogo. - -Affrettiamoci a dire che Daniele simulò in modo ammirabile la sorpresa, -il dolore... La sua agitazione, la sua estrema pallidezza, la bieca -espressione del suo sguardo ingannarono tutti. Il suo trionfo era -pressocchè assicurato. L'impunità gli sorrideva, e con essa l'avvenire -colmo di delizie e di piacere. Ma Dio avea già stampato su quella -fronte il marchio della riprovazione. Innanzi tutto, le autorità locali -di Manheim richiesero l'immediata lettura del testamento. Già si era -presentato a _Schoene Aussicht_ il notaro nelle cui mani il testamento -era stato depositato. Tutti si prepararono ad ascoltare l'_ultima -volontà_ dell'estinto milionario. - -L'_ultima volontà_! Ah! non era quella l'ultima volontà dell'infelice -e pentito Edmondo! Egli avea sepolto per sempre con sè il suo vero -testamento! - -A mezzo giorno si diè lettura legale dell'atto olografo, essendosi -affrettata quest'operazione ad istanza del dottor Weiss, il quale avea -detto ai commessari del governo di Manheim esser necessaria la pronta -lettura del testamento per ragioni che si sarebbero palesate nello -stesso scritto del Baronetto. Il cadavere di Edmondo, da lui destinato -a rappresentare una parte importante nelle condizioni di eredità, -giaceva tuttavia nudo nel proprio letto, coverto interamente da una -coltre di seta di Persia. - -In quali mani andaveno a ricadere le immense ricchezze del Conte di -Sierra Blonda? Quali n'eran gli eredi? Questa dimanda ciascuno volgeva -a sè stesso con più o meno perplessa curiosità, a seconda della -maggiore o minore probabilità che ciascuno credeva di avere ad una -parte dell'eredità. - -Oltre di cento persone ingombravano quella camera. Quando il notaro -fe' segno che si accingeva a leggere, un silenzio profondo ebbe -luogo. I primi articoli del testamento erano l'enumerazione dei beni -e delle ricchezze del Baronetto, dei suoi crediti, delle sue immense -possessioni e dei suoi capitali versati su quasi tutta le Banche -d'Europa. - -Era una fortuna prodigiosa! DUE MILIONI E QUATTROCENTOMILA PIASTRE DI -SPAGNA, vale a dire, la rendita annuale di CENTOVENTIMILA COLONNATI, -alla modesta ragione del cinque per cento. Questa fortuna era calcolata -senza gl'innumerevoli crediti che il Baronetto vantava su molti -cospicui banchieri di Londra, di Parigi, di Madrid, di Calcutta e di -altri paesi. Non possiamo dipingere la sorpresa che colpì tutti gli -astanti allora che il notaio lesse il seguente articolo: - -«Di tutt'i suddetti miei beni mobili ed immobili coi titoli annessi, -in mancanza di eredi legittimi, lascio mio erede universale il giovine -Daniele de' Rimini, di Napoli, esercente la professione di pianista». - -Tutti gli sguardi si volsero immediatamente verso Daniele, dagli occhi -del quale lampeggiava una gioia superba e feroce. Un lungo mormorio -interruppe la lettura. Ciascuno dimandava al suo vicino chi era quel -giovine, donde era venuto, e quali relazioni eran passate tra lui e -il Baronetto, per far decider questo a nominarlo erede universale di -tutte le proprie ricchezze. In moltissimi surse il pensiero che il -giovine italiano fosse figliuolo naturale del defunto, e che questi -avesse voluto, morendo, fare ammenda del passato. Ma e perchè non -legittimarlo? Il vasto campo delle congetture si diradò ed il silenzio -più profondo si ristabilì, quando il notaio seguitò la lettura del -testamento. - -La maraviglia degli astanti si accresceva ad ogni parola di quel -testamento straordinario. Con somma attenzione si prestava ascolto alle -condizioni che il Baronetto metteva al possesso della sua eredità. - -Un grido di sorpresa e di orrore, seguito da un subuglio indicibile, si -udì alle parole; - -«Il signor Daniele de' Rimini, mio erede ed esecutore testamentario, -dovrà essere il custode del mio cadavere durante nove mesi a contare -dal giorno della mia morte.» - -Non era più possibile di proseguire la lettura, sì grande era la -confusione ed il vocio che si sparsero tra i diversi crocchi. Tutti -gli occhi eran volti a Daniele, il quale poco pensiere parea prendersi -di quanto si diceva intorno a lui. Ogni articolo di quelle strane e -terribili condizioni facea raccapricciare gli astanti. L'articolo -undecimo delle condizioni prevedeva il caso in cui da Daniele si -fosse mancato ad uno degli obblighi impostigli, e il dichiarava, ciò -accadendo, scaduto dal diritto di eredità. - -Il testamento conteneva nel seguito altre disposizioni, di cui citeremo -le seguenti come le più importanti: - -«Articolo 12º Lascio al mio schiavo Maurizio Barkley, in segno di -riconoscenza, di amicizia e di affetto, la rendita annuale di Duemila -piastre, ed il mio feudo a Yorkshire in Inghilterra denominato _The -Raven Spot_ (il sito del corvo).» - -Daniele fece un salto sovra se stesso: il nome di Maurizio Barkley -avea colpito le sue orecchie.. Maurizio Barkley era lo schiavo del -Baronetto. - -Una luce terribile strisciò sul cervello del giovine: il notaio -proseguì: - -«Art. 21. Lascio un capitale di Dodicimila piastre da distribuirsi ai -seguenti cinque individui, - -Federico Lennois, di Parigi. - -Eduardo Horms, di Glascovia. - -Daniele Fritzheim, di Napoli. - -Luigia Aldinelli, di Pisa. - -Estrella Encinar, di Cadice. - -«Affido a Maurizio Barkley l'esecuzione di questa mia disposizione, -conoscendo egli una per una le cennate cinque persone e le loro -rispettive dimore.» - -Questa volta un grido si fece udire nella stanza, ma un solo l'avea -gittato! Daniele! Egli era fuori di sè! i capelli gli si eran sollevati -sul capo; le labbra gli tremavano convulse; gli occhi schizzavangli -fuori come per furiosa demenza. Il segreto cercato da tanti anni era -scoperto! L'ignota mano che il beneficava era trovata! - -L'orribil luce che avea per un tratto schiarata la mente dello -sciagurato giovine gl'incendiava in pari tempo la testa e il cuore. -Un'idea, una parola si avvoltolava nel capo di quel misero, una idea, -una parola che il rendean matto: PARRICIDA! - -Egli tremava di questo orrendo fatto. Intanto il grido ch'egli -avea messo avea richiamato intorno a lui l'attenzione universale. -Nessuno potea spiegarsi lo stato di agitazione, di turbamento, di -estrema sofferenza in cui vedean Daniele; epperò mille supposizioni -si formavano, mille pensieri e mille congetture; ma in nessuno -entrò minimamente il sospetto che Daniele si fosse l'assassino del -milionario, non offrendo il cadavere alcun segno di morte procurata -da esterna violenza, ed avendo i medici rigettata come assurda ed -improbabile l'idea di un avvelenamento. Altre disposizioni conteneva il -testamento, di piccoli legati a favore de' suoi domestici. Il Baronetto -raccomandava al suo erede ed esecutore testamentario di ritenere per -amministratore la stessa persona, di cui egli si era servito, e la -quale era un americano di comprovata probità. Da ultimo, il testamento -conteneva le disposizioni che avrebbero dovuto aver luogo nel caso -previsto di una mancanza di Daniele a' suoi obblighi. I suggelli furono -apposti alle carte del Baronetto; un minuto _inventario_ fu formato di -tutte le suppellettili di _Schoene Aussicht_. Daniele non doveva essere -posto in possesso di tutto, che dopo compiti i nove mesi. L'Autorità -procedè a quei provvedimenti che sono richiesti per garentire l'esatto -adempimento della volontà del testatore. - -Il dottor Weiss, incaricato della imbalsamazione, si apprestò a far -paghi i desiderii del suo defunto amico, il quale gli avea con tutto -il calore dell'amicizia raccomandato di assicurarsi bene della realtà -della sua morte. Il dottor Weiss volle rimaner solo col cadavere del -Baronetto. Egli cominciò da prima ad esplorare se fosse incominciata -la latente insensibil putrefazione delle parti mobili del corpo, primo -segno che caratterizza la morte. L'organismo di Edmondo era intatto, -epperò non era impossibile che un resto di vitalità si nascondesse -in uno de' precipui organi destinati a conservar la vita. Con ogni -minutezza ei procedè in tal dilicata disamina. Egli è certo che, -quando un principio di vitalità rimane concentrato nelle più intime -parti dell'organizzazione, non può sfuggire allo sguardo profondo e -indagatore dell'uomo dell'arte; imperocchè in questo caso la fisonomia -del creduto estinto offre indizii e caratteri che sono ben diversi da -quelli che si scorgono su i volti dei veri morti. - -Il dottor Weiss notò l'incipiente sfiguramento de' lineamenti del -volto del Baronetto; l'espressione morale della fisonomia sparisce -sotto il marchio della morte. Tutte le fisonomie de' cadaveri hanno -una sola espressione, la serenità. Nel volto de' morti apparenti -i vasi capillari ed il sistema linfatico hanno un movimento benchè -esilissimo, e le cellulari un certo turgore, che mantiene alla persona -il suo aspetto abituale. Ne' cadaveri un color plumbeo si spande sulle -forme del volto: la pallidezza è tetra e si avvicina al giallognolo. -Il dottor Weiss pose il termometro al contatto delle parti vitali -del corpo del Baronetto! un freddo glaciale abbassò leggermente il -mercurio. Un altro segno caratteristico della morte vera, secondo -Nysten, è la inflessibile rigidezza dei muscoli. E i muscoli del -Baronetto eran duri come legno. - -Il dottor Weiss osservò che gli occhi di Edmondo, comunque trovati -aperti in tutta la loro ampiezza, eran privi di ogni moto, ed -incominciavano a diventare a poco a poco affossati, nebbiosi e -flaccidi. Era quasi impossibile di abbassare la palpebra superiore. Il -medico alzò la mano del Baronetto, nè riunì le dita, e passò un lume -dietro ad esse; nessuna trasparenza vi si notò, come vi si osserva ne' -vivi. - -Le palme delle mani e le piante dei piedi avean preso un color giallo -carico. Gli sfinteri eran rimasti aperti e dilatati senza veruna -elasticità. Il dottor Weiss non lasciò alcun tentativo per accertarsi -della morte effettiva del Baronetto; egli operò eziandio parecchie -forti fregagioni sulla cute dell'estinto, ma questa non si arrossì -affatto, nè si riscaldò. Finalmente, per esaurire tutt'i mezzi di cui -l'arte si vale per iscoprire la vitalità ne' morti apparenti, il medico -tedesco fece uso del più sicuro di tutti, quello cioè dello stimolo -elettrico[6]. - -La più compiuta certezza era ormai nell'anima del dottor Weiss -sulla morte del Baronetto, dal cui corpo cominciava ad esalare quel -nauseante odore, specifico dei cadaveri, e che annunzia l'incipiente -decomposizione. Il dottor Weiss, comechè pienamente sicuro della morte -del Baronetto, volle per altro, lasciar passare l'intera giornata -e la notte consecutiva, prima di accingersi all'operazione della -imbalsamazione. E il dì vegnente, a prim'ora del giorno, egli vi si -apprestò. - -Molti giovani studenti di medicina, moltissimi curiosi, la maggior -parte degli amici di Edmondo, e quasi tutti i suoi domestici vollero -assistere all'operazione. Daniele era nel numero. Muniti dei necessarii -strumenti e degli agenti chimici che sono richiesti, il Dottor Weiss -eseguì l'imbalsamazione con profonda sagacia ed esattezza. Egli -polverizzò due libbre di arsenico colorandolo con un poco di cinabro -o minio, per ottenere il colore del sangue; e sciolse il tutto in -una quantità d'acqua naturale! eseguì poscia l'incisione verticale -alla sinistra arteria carotide, e v'iniettò la composizione che -abbiam cennata; legò il segmento superiore dell'arteria recisa non -sì tosto vide da questa comparire il materiale iniettato. Il resto -dell'operazione fu fatto con pari accortezza e sagacia[7]. Terminata -l'operazione, il dottor Weiss, rivoltosi al cadavere del Baronetto, gli -disse: - -— Eccoti pago, infelice mio amico; ho adempito al mio debito! ti ho -strappato alla corruzione. - -Voltosi poscia a Daniele, che pallido, stralunato, immobile, era stato -presente all'imbalsamazione, gli disse: - -— Ora spetta a voi, signor custode della morte; consegno a voi il -cadavere del Conte di Sierra Blonda in ottimo stato, esso si manterrà -fresco, flessibile, e naturalmente colorito. A voi, dunque, signor -Daniele de' Rimini, incominciate il vostro ufficio! i nove mesi -principiano: l'eredità vi aspetta! - -Dette poscia un'occhiata all'orologio, e con sarcasmo soggiunse: - -— Sono le otto: andiamo, signor de' Rimini, il Baronetto attende il suo -caffè! - - - - -V. - -LA CAMERA VERDE - - -È anche mia precisa volontà che il MIO CADAVERE dopo l'imbalsamazione, -rimanga nella camera verde del secondo piano della mia proprietà di -_Schoene Aussicht_. - -«Il mio cadavere sarà vestito con quella proprietà e decenza che si -convengono al rango ed alle ricchezze del Baronetto Brighton, Conte -di Sierra Blonda. Ogni giorno se gli cambierà la biancheria, ed ogni -settimana i vestiti. - -«Due volte al giorno il signor Daniele de' Rimini recherà egli stesso -al mio cadavere, nel cospetto de' servi testimoni, il caffè e in quelle -stesse ore in cui soglio prenderlo al presente». - -Era ormai tempo di eseguire le dette prescrizioni del Baronetto. - -A quella parola che il dottor Weiss avea diretta con sarcasmo a -Daniele, ricordandogli di dover porgere il caffè al morto, la comitiva -raccapricciò. Tutti guardarono con una certa angosciosa ansietà il -giovine italiano che doveva adempire a quell'ufficio sì tristo e -ridevole a un tempo. Ma Daniele non indietreggiò innanzi all'orrore -che gli ispirava ormai quel cadavere: egli non doveva vacillare un -momento. Eran cominciati i nove mesi, a capo dei quali erano la fortuna -e la felicità. Daniele comandò a' servi che allestissero il caffè. Una -febbrile energia invadeva le fibre dell'erede... Egli più non capiva -quello che veniva buccinato nei diversi gruppi sperperati nella camera; -il suo volto era livido, ma la vivacità del delirio era nei suoi occhi; -la coscienza della propria situazione non l'avea per altro abbandonato. -Il caffè fu recato nella solita coppa d'oro in cui il Baronetto solea -prenderlo. Daniele tolse di mano ai servi il vassoio d'argento sul -quale era la tazza ricolma di caffè, e con piè fermo si accostò al -letto su cui giaceva l'estinto. Il vassoio non pertanto traballava -nelle mani del perfido. Giunto alla sponda del letto, Daniele, con voce -tremante e appena sensibile, dimandò al cadavere: - -— Signor Baronetto, vuole il caffè? - -Dagli occhi del morto parve che balenasse uno sguardo elettrico e -fulminante. Daniele vacillò, le ginocchia mancarongli... ei cadde e -con esso il vassoio colla tazza. Si corse in suo aiuto, ma egli si -rimise ben presto, balbettò alcune frasi di giustificazione, e chiese -un bicchiere d'acqua però che si sentiva ardere il petto e mancare il -respiro. - -Prima di esporre a' nostri lettori il quadro terribile che pur ci è -forza di ritrarre, vale a dire: IL FIGLIO PARRICIDA ALLA PRESENZA DEL -CADAVERE DEL PADRE — dobbiamo sdebitarci di una promessa, ch'è quella -di narrare il modo che tenne Daniele per involare dalla scrivania di -Edmondo la chiave della scatoletta contenente la polvere di Upas. - -Nel corso del giorno in cui Daniele avea meditato l'enorme delitto, poi -che si ebbe congedato dal Baronetto dicendogli che il domani sarebbe -partito per Darmstadt, il mandò a pregare che essendo quello l'ultimo -giorno della sua dimora a _Schoene Aussicht_, voleva riavere il piacere -di pranzare con lui. È a notarsi che, dal momento in cui nell'animo -di Daniele era nato il funesto pensiero di por termine a' giorni del -Baronetto, egli non ebbe più la forza di sedersi alla medesima mensa -con lui; di che si scusò, adducendo per pretesto che la sua salute non -consentiva che avesse pranzato in sul tardi. Il Baronetto accolse con -estremo piacere il desiderio del giovine e il tenne quale attestato -del suo affetto. Daniele pranzò col Baronetto: egli seppe abbastanza -infingersi, bensì non tanto che la cupa preoccupazione del suo pensiero -non trasparisse: ma Edmondo ne spiegò la ragione pel rammarico che il -giovine dovea sentire per la prossima sua partenza. Poche parole disse -Daniele durante il desinare, e pochissimo mangiò. Alquanti giorni -innanzi, Edmondo, in una delle serali conversazioni che tenea cogli -amici, avea detto di aver ricevuto da un suo corrispondente delle -Indie la narrazione di un conflitto avvenuto nel Ponjab tra gl'Indiani -e la guarnigione inglese. Daniele, a pranzo, fece cadere astutamente -il discorso su questo fatto, e pregò il Baronetto di leggergli la -lettera del corrispondente; il perfido giovine sapea che il Baronetto -tenea questa lettera in uno de' cassettini della scrivania, e che -una sola chiave aprivali tutti. Edmondo, di nulla sospettando, volea -chiamare il suo cameriere per fargli prendere dalla scrivania la -lettera; ma Daniele si offrì di recarsi egli medesimo nello studio per -prenderla. Edmondo gli affidò la chiave. Daniele tornò colla lettera -del corrispondente delle Indie. Egli avea già involata la piccola -chiave che dovea servire a schiudere la scatoletta dell'Upas. Alzati -di tavola, Edmondo abbracciò Daniele e tornò a pregarlo che la sera -non fosse mancato alla solita riunione degli amici. E Daniele tornò a -promettere che non sarebbe mancato la sera, siccome avea promesso in sè -medesimo di non mancare la notte! Il compimento dell'infame delitto è -già noto. Dopo aver somministrato il caffè al cadavere del Baronetto, -Daniele si accinse ad eseguire le condizioni impostegli. Il cadavere -di Edmondo fu vestito con quella proprietà e decenza ch'egli avea -raccomandate. Il suo abito era tutto nero, così avendo egli disposto -negli articoli suppletorii del suo testamento. Il cadavere dovea per -l'intera durata de' nove mesi portare il lutto della propria morte. -Egli avea comandato eziandio che ogni settimana se gli indossassero -abiti nuovi. Il sarto francese fu incaricato di fornire ogni sabato le -vestimenta nuove del Conte di Sierra Blonda. Daniele dovea vestire e -spogliare il Baronetto, adempiendo verso lui all'ufficio di cameriere. - -«La più minuta e scrupolosa cura sarà messa dal signor Daniele -dei Rimini a tener mondo il mio corpo da qualsiasi impurità della -corruzione.» - -Quest'articolo delle condizioni facea fremere Daniele. Egli è vero che -per effetto dell'imbalsamazione la putrefazione interna cadaverica -è impedita, ma è egli mai possibile, senza le più assidue cure, -impedire che si formi su qualche parte del _corpo morto_ un principio -d'impurità? E ogni giorno la biancheria doveva esser cambiata al -cadavere! - -Il Baronetto avea benanche disposto che ogni giorno il suo parrucchiere -dovesse recarsi, come al solito, a _Schoene Aussicht_, per prender -cura del suo capo e della sua barba. La paga del parrucchiere era -triplicata. E il primo giorno, in fatti, dopo l'imbalsamazione, -i capelli del Baronetto furono lisciati, scrinati ammorbiditi con -finissimi olii e pomate; la sua barba fu pettinata ed allustrata, -raccorciandosi i peli disuguali e livellandosi così bene come -se il Baronetto avesse dovuto trarre a qualche festa di ballo. -Così acconciatosi e vestito a bruno, il Conte di Sierra Blonda fu -trasportato nella Camera verde, secondo le disposizioni del testamento. -Egli venne adagiato sovra una delle magnifiche seggiole d'avorio a -forma di baldacchino. Era questa sedia interamente coperta da soffici -cuscini orientali, a disegni cinesi di color scarlatto. Nappe di fili -d'oro scendevano da una specie di tettino della sedia, lavorato ed -intagliato con tanta ricercatezza e con tanta minuta fatica che quel -tettino era un capolavoro di scultura. I piedi di questa seggiola, -non più lunghi di un palmo, rappresentavano quattro piccole pagodi con -bambocci cinesi nell'interno, figuranti alcuni mandarini che fumavano. -Il cadavere era coricato anzicchè seduto su questa seggiola, tranne -che il busto era sollevato e appoggiato a morbidi cuscini. Le braccia -del Baronetto erano adagiate in sul corpo in una positura semplice e -naturale. Le mani erano intrecciate senza stento l'una nell'altra. - -Nell'entrare in quella camera era impossibile il ravvisare un cadavare -nell'uomo che riposava leggiadramente su quello splendido divano -cinese. Il volto del Baronetto non era dissimile da quello ch'era -quando era vivo, anzi una leggiera tinta di vermiglio si sfumava -in sulle gote, effetto della preparazione del minio, ch'era entrato -nella composizione dell'imbalsamazione. Nell'atteggiamento di quel -corpo, nella giacitura del capo alquanto inchinato a destra, quasi che -avesse guardato, dalla dischiusa finestra, gl'incanti paesaggi che si -disegnavano sulle rive del Reno, in quegli occhi vagamente socchiusi, -come per evitare la troppa luce che veniva dal giorno sereno e ricco -di sole; in tutta la sua persona insomma nulla era che non avesse -perfettamente simulata la vita. - -Illusione spaventevole che metteva ad ogni istante il ghiaccio e la -morte nel cuor di Daniele! - -Il dubbio terribile che dalla lettura del testamento era nato -nell'animo dell'assassino di Edmondo diventò orrenda certezza per una -di quelle circostanze che la Provvidenza fa nascere al bisogno quando -intende premiare o punire. Edmondo solea ricevere gli amici con tutta -la splendidezza ed il fasto d'un milionario. Pel consueto, egli era -vestito con giubba nera. E quella sera, ultima della sua vita, egli -aveva indossato una giubba nuova. Daniele stimò per la prima volta -vestire il cadavere con quel medesimo abito: e nel passarlo in sul -corpo dell'estinto, si avvide di una carta ch'era nella tasca della -giubba. Egli se ne impossessò. Era la lettera di Maurizio Barkley la -quale contenea la rivelazione della vera entità di Daniele de' Rimini. -È indicibile il furore da cui fu preso il perfido Daniele alla lettura -di quella lettera... Egli versò segrete lagrime di disperazione; si -strappò i capelli; la sua ragione si confondeva! - -«Da quanto tempo mio padre era conscio del segreto? dimandava a sè -stesso il forsennato... Io forse l'uccisi nel momento in cui egli -sognava di stringermi al suo cuore!... Oh, ne son sicuro! Mio padre non -avrebbe indugiato a palesarsi a me, a riconoscermi, a legittimarmi!... -Mio padre! mio padre! Io ho ucciso mio padre! l'ho vilmente assassinato -nel proprio suo letto, come fanno i ladri per impossessarsi d'un -tesoro! ed io mi sono seduto alla sua mensa! Molte volte mi chiamò -suo figlio!... La prepotente voce del sangue parlava in me! Ed io -l'ho soffocata! Maledetto il momento che conobbi Emma di Gonzalvo!... -Maledetto il momento che posi il piede a Manheim!... No, questa lettera -è d'una data recentissima; essa non ha potuto arrivare che ieri!... -ieri sera forse!! Mentre io meditava il delitto e mi accingeva a -compirlo, mio padre sapea di avere in me un figliuolo!... All'alba -forse egli sarebbe corso da me per abbracciarmi!... Ed io ho sepolto -per sempre nel petto di mio padre un avvenire di amore, una vita di -felicità! - -Tutto quel primo giorno di adempimento dei patti, Daniele non rimase -che pochi momenti da solo col cadavere del Baronetto. Quasi tutti gli -abitanti di Manheim si recavano a _Schoene Aussicht_ e dimandavano -il permesso di entrare nella camera verde. Daniele, in qualità di -esecutore testamentario, era ormai la sola volontà che dominasse a -_Schoene Aussicht_: egli però permise agli abitanti di Manheim di -trarsi la curiosità di vedere _il morto in funzione_, siccome nel paese -diceasi. Il fatto è che quegli abitanti guardavano con più sorpresa il -giovine italiano che il cadavere del Baronetto. Non si tosto Daniele -entrava nella camera verde, un bisbiglio si levava, e tutti gli occhi -eran volti verso di lui. «Ecco, ecco, il CUSTODE DELLA MORTE,» si -sentiva susurrare con mistero e paura. Daniele fu costretto di proibire -l'ingresso a tutti i curiosi; e questo fu peggio per lui, perchè così -era lasciato solo nella camera verde. E questa solitudine diventò -orribile allora che le tenebre caddero sulla terra. La camera verde -era rischiarata da un gran globo d'alabastro, che spandeva in quella -stanza una luce vaporosa e fantastica. Entrando ivi di sera, Daniele -gittò un'occhiata sul Baronetto, ed un brivido gli corse per le ossa. -L'illusione era completa! - -A malgrado dell'estrema ripugnanza che egli sentiva a guardare il -cadavere in sul volto, Daniele rimase lunga pezza a contemplarlo. Parea -che quegli occhi, renduti immobili per morte, si drizzassero a lui con -orrenda espressione... Strani fantasmi, stranissime larve si aggiravano -in quei momenti per la fantasia dello sciagurato giovine. Tra le altre -cose, un continuo buccinamento gli stava nelle orecchie: sentiva sempre -la voce del Baronetto, che gli ripeteva con sarcasmo le parole che gli -disse non appena fu conchiuso il funesto contratto: _D'ora in poi io vi -considero qual figlio mio!..._ Indi ricordava quello che il Baronetto -gli disse innanzi di conchiudere il contratto: _Io vi sarò debitore -d'una eterna obbligazione!_ - -«ETERNA! ETERNA! — I capelli si alzavano sul capo di Daniele;... i suoi -occhi si affissavano con indicibile espressione sul sembiante di suo -padre... - -«Dov'è al presente la tua anima, o padre mio, pensava lo sciagurato -immobile sul cadavere,.. perduta forse! ETERNAMENTE PERDUTA!... e per -mia cagione! Ed io l'ho spinta all'eterna perdizione! O padre mio, tu -riposavi con tanta placidezza allora che l'infame mio braccio ti aprì -in un baleno l'eternità!» - -Daniele non piangeva; ma una lagrima secca e disperata, una lagrima di -fuoco si era fermata nel mezzo della sua vitrea pupilla, e la camera -verde gli sembrò dipinta a rosso; e gli parve che le braccia di suo -padre si muovessero per dimandargli soccorso. Allora ei si trovò sulle -labbra certe parole antiche, che gli avevano insegnate quando era -bambino... Daniele compitò macchinalmente una prece. - -Le nove della sera battevano all'orologio. Il cameriere inglese si -allacciò in sull'uscio della camera verde e disse a Daniele: - -— Signor de' Rimini, è l'ora del tè. - -Daniele fu scosso come da uno stimolo elettrico: con faccia stupida -chiese al cameriere che cosa bramava, il cameriere ripetè la formola. - -Era convenuto che ogni azione di Daniele, relativa alle condizioni del -testamento, doveva esser fatta alla presenza del cameriere inglese -e di due altri testimonii, i quali firmavano ogni sera il verbale -della giornata. E questo, per attestare, alla fine dei nove mesi -l'adempimento degli obblighi imposti all'erede. Daniele tornò in se -ebbe rossore di sè medesimo, pensò ad Emma e al Duca di Gonzalvo, -riprese coraggio, si alzò e si dispose a porgere il tè al Baronetto. - -«Ogni sera, dopo l'ora del tè, il signor Daniele de' Rimini suonerà, -alla presenza del mio cadavere, un pezzo a piano-forte e canterà -un'aria di sua scelta.» - -E quest'ora terribile era giunta! E non solamente il cadavere del -Baronetto ma tre altre persone doveano ascoltare quella musica e -quel canto, i tre testimoni! Daniele, coll'occhio delirante, col -vòlto pallidissimo, coll'anima lacerata a brani dal rimorso, si sedè -al piano-forte. Il cadavere del padre gli era di rimpetto. Daniele -fece sforzo incredibile nel porre le mani sulla tastiera: egli non -si ricordava niente più, avea smarrito le regole dell'armonia, del -contrappunto, non riconosceva più i tasti!! Ma di botto, la sua faccia -s'irradiò, i suoi occhi scintillarono, la sua testa tremò... Una -melodia dolcissima.... celeste.. straziante esalò da quella tastiera. -Gli occhi de' tre testimoni si empirono di lagrime!... Era il _Requiem_ -di Mozart quello che Daniele avea sonato! - -Sopraggiunta la notte, Daniele ordinò che il suo letto fosse -trasportato nella stanza contigua alla camera verde. Nonostante il -ribrezzo che gl'ispirava la prossimità del cadavere, egli non volea per -tanto discostarsene in nessuna ora del giorno e della notte, imperocchè -temeva che qualcheduno di quelli che aspiravano all'eredità del -Baronetto avesse involato o fatto sparire il prezioso deposito, della -cui custodia e conservazione esso Daniele era incaricato. La camera -verde avea due usci, per l'un dei quali si andava allo studio del -Baronetto e ad altre stanze, e per l'altro si riusciva sulla villetta. -Di entrambi questi usci, ben chiusi, Daniele conservò le chiavi. Egli -non volle far rimanere altro lume nella camera verde, durante la notte, -che quella stessa lampada d'oro che soleva rischiarare la stanza da -letto di Edmondo. Daniele accese dunque a fianco del Baronetto il -lume; serrò con molta cura le finestre e le porte; dette un'occhiata al -cadavere, e rimase a mezzo la camera, colpito da un pensiero che gli -andò a toccare le più recondite fibre del cuore. Daniele era solo al -cospetto di suo padre! - -L'anima di costui il vedeva e l'udiva... Daniele pensò gittarsi a piede -del cadavere di suo padre, sciogliersi in amare lagrime di pentimento, -chiedergli perdono di avergli data la morte, non conoscendo esser lui -suo padre; implorarne la benedizione. Un quarto d'ora all'incirca restò -il giovine battagliando con sè medesimo; ma ogni volta che lo sguardo -si portava sulla vittima, parea che questi il respingesse. Daniele non -ebbe la forza di mandare ad effetto il suo proponimento, e poco stante, -gittando un altro sguardo di angoscia sul cadavere, come se avesse -voluto dargli la buona notte, si ritirò nella stanza contigua, dove -avea fatto preparare il suo letto. Daniele, com'è a supporsi, non potè -chiudere gli occhi per tutta la notte. Sebbene l'uscio che il separava -dalla camera verde fosse chiuso a chiave, ad ogni momento sembrava allo -sciagurato giovine che quella porta si aprisse, e che il Baronetto -redivivo gli comparisse dinanzi per opprimerlo dei più strazianti -rimproveri. Qualche volta Daniele, cascando a sonno per stanchezza, si -destava poco di poi a soprassalto, col petto affannoso, colla faccia -livida e cogli occhi smarriti; spalancava gli occhi, si poneva a -sedere in letto, e volgeva lo sguardo atterrito intorno a se. Egli avea -sognato che suo padre stesse seduto alla sponda del letto. - -Altre volte il misero, non si tosto, dopo lunghe ore di agitazione, -giungeva a prender sonno, sentiva nell'orecchio la voce del -padre, e gittava uno strido altissimo, e si svegliava per non più -raddormentarsi. Una notte, mentr'ei vegliava, secondo il consueto, e -tenea rivolto lo sguardo sull'uscio della camera verde, vide di repente -sparir la luce che rischiarava quella stanza!... - -La lampada era spenta! - -Daniele solea farla provvedere di tant'olio da poter durare la luce per -molte notti. Come dunque si era spenta quella lampada? Lo sciagurato -giovine fu preso da strani timori; volle alzarsi per trarre nella -stanza del cadavere, ma non bastogli a tanto il coraggio; e stava -con un violento battito di cuore. Mentre così rimanea perplesso ed -insonne, Daniele porse attento l'udito... Un lamento fioco, indistinto, -un pianto soffocato partiva dalla camera verde!! Fu così terribile -l'illusione, che Daniele, balzato di letto, corse precipitosamente a -destare i servi, e narrò loro lo strano fenomeno che avea colpito le -sue orecchie. Si entrò con lumi accesi nella camera verde; si ricercò -della cagione del lamento... Nulla si era mosso in quella stanza... -Il Baronetto era sempre al suo posto, ironico e beffardo simulacro di -vita! - -Così Daniele avea passato circa una ventina di notti. Egli non era più -riconoscibile: profonde occhiaie gli si erano scavate in sul volto! La -sanità del suo corpo era perduta, la sua ragione era vicina a perdersi. -Eppure, egli attingeva forza, energia e coraggio pensando all'avvenire, -pensando alla sospirata fine di quei nove mesi, che dovevano partorire -la FELICITÀ. LA FELICITÀ! Ecco L'OMBRA dell'uomo in sulla terra; essa è -sempre indietro o innanzi a lui! La felicità non è che in Dio. La virtù -soltanto avvicina l'uomo a Dio, e la morte sola fa sparire la distanza -che li separa. - -Fra gli altri fantasmi che confondeano la ragione e abbattevano -la salute di Daniele, ogni giorno, nel primo entrare ch'ei faceva -nella camera verde, pareagli che il Baronetto non si trovasse in -quella medesima posizione in cui era la sera precedente. I camerieri -si burlavano di queste allucinazioni di Daniele e si ingegnavano -di richiamarlo alla ragione; ma tutto indarno, perocchè quelle -allucinazioni erano figlie della rea coscienza. Ammirabil disegno. Il -cadavere del Baronetto ch'era stata la serpe morale la quale avea roso -le notti di Edmondo, era parimente il verme che rodeva le notti di -Daniele. Per colpire le coscienze colpevoli, Dio si vale ben sovente -delle loro stesse immaginazioni. In qualche notte, Daniele distraeva -le sue veglie rimandando il pensiero a' tempi della sua fanciullezza. -Allora egli pensava con orgoglio all'alta sua nascita, pensava con -tenerezza alla madre sua di cui l'immagine se gli piangea ben viva alla -mente; e cercava di adunare e collegare tutte le più lontane e sparse -reminiscenze per trarne qualche illazione o spiega. Talvolta egli -pensava con lacerante rammarico a' giorni tranquilli e felici della -sua adolescenza passata sotto il tetto di Giacomo Fritzheim; ricordava -l'amor tenerissimo della virtuosa Lucia; rimembrava le notti di -placidissimo riposo che il ristoravano.. E un orrendo paragone il facea -disperare! - -Il riposo della virtù sotto l'umil tetto del povero: l'insonnia del -delitto sotto le dorate volte del ricco palagio! - - -Erano scorse alquante settimane dal dì della morte del Baronetto. -Una sera, dopo l'ora del tè, e dopo aver suonato il pezzo di musica -e cantata un'aria, che per lo più era una melodia tristissima o -una preghiera, Daniele era rimasto seduto al suo posto, vicino al -piano-forte, abbattuto dagli sforzi di coraggio che tuttodì faceva, -non meno che dalle veglie, da' rimorsi e dalle sofferenze morali. -Egli era solo: i testimoni si erano ritirati. Il globo d'alabastro -schiarava la camera e l'immobil fisonomia del Baronetto. Daniele, collo -sguardo fisso sul cadavere di suo padre, era sepolto nella tristezza -più desolante. Gli occhi del cadavere il faceano fremere, ma pure un -fascino terribile, una forza inesplicabile costringevanlo a guardar -sempre la faccia del padre. L'oscillante e vaporosa luce del globo -d'alabastro disegnava stranamente gli angoli del volto del morto, e -dava alla sua fisonomia qualche cosa di mobile e di vivo: quelle labbra -pareano sogghignare, pareano socchiudersi per parlare. Daniele era -agghiacciato di spavento, eppure non avea la forza di abbandonar quella -camera. Di botto, la sedia a letto, su cui era adagiato il cadavere, si -mosse, come se questo avesse fatto uno sforzo per levarsi. - -Orribile a dirsi!! Il braccio destro del cadavere si alzò! Daniele mise -un grido fortissimo e chiuse gli occhi. — L'UPAS!! L'UPAS!! CHE FACESTI -DELL'UPAS? - -Daniele gittava gridi orribili!... I servi accorsero... e trovarono il -giovine mortalmente svenuto. - -[Illustration] - - - - -VI. - -L'AMICO - - -Un uomo avea mosso il braccio del cadavere e profferito quelle parole. -Egli era Maurizio Barkley! - -Diamo la spiegazione di questa che all'apparenza può sembrare stranezza -di Maurizio. - -Nove giorni dopo la morte del Baronetto, Maurizio leggeva nelle -_Notizie diverse_ di un giornale francese: - -«Ci viene scritto da Baden che nella città di Manheim è morto alcuni -giorni fa il proprietario della bella tenuta di _Schoene Aussicht_. -Egli è stato trovato estinto nel proprio letto, dopo aver passata la -sera precedente a banchettare cogli amici. Egli ha lasciata una fortuna -stragrande ad un giovine italiano, a patto che questi custodisca il -cadavere di lui per nove mesi, nella stessa abitazione di _Schoene -Aussicht_. La strambezza e la originalità di un tal testamento formano -il subbietto di tutte le conversazioni». - -Confessiamo di non trovare espressioni bastevoli a dipingere la -sorpresa e il dolore del buon Maurizio a tal nuova inaspettata! -Allorchè egli attendeva con ansia una risposta all'ultima lettera -scritta al Baronetto, gli giunge, per via indiretta, la notizia della -costui misteriosa morte! Non sappiamo dire quante volte Maurizio -rilesse le parole del giornale francese, quasi non credendo agli occhi -propri. Maurizio amava il Baronetto, l'amava con tanta appassionata -venerazione, che avrebbe mille volte sacrificata la propria vita per -lui. I trascorsi della vita di Edmondo, le costui follie, i pericoli -incessanti a' quali si esponeva, erano cagioni di gravi cordogli -all'animo del nobile schiavo, il quale, con tutto quel poco d'influenza -che avea sul cuore del Baronetto, ingegnavasi di rimenarlo ad un -tenor di vita meno esposto a pericoli ed a rimorsi. Edmondo ricambiò -l'affetto dello schiavo con altrettanto attaccamento, e, poscia che -questi l'ebbe cansato da morte imminente, Edmondo ringraziò il cielo di -avergli conceduto un vero amico, e come tale sel tenne appresso a sè in -prosieguo di tempo, affidandogli, siccome altrove dicemmo, gl'incarichi -più difficili e dilicati. - -Maurizio, prima di concepire l'ardente passione per Emma di Gonzalvo, -non sentiva altro amore che pel Baronetto. E anche la sua passione -per Emma non attenuò per niente o indebolì il suo amore per Edmondo. -Era questo amore radicato nell'animo integro dell'Africano, così che -se gli era renduto un elemento di vita. Maurizio amava il Baronetto -siccome amava l'aria e la luce, con quell'amore cioè che più non -si avverte, sendosi fatto abituale e intrinseco all'esistenza, con -quell'amore placido, uguale, costante, inalterabile. Il Baronetto era -per lui più che un padrone, più che un amico, più che un padre; era -un nume! Maurizio era felice nell'amare Edmondo e dimostrarglielo con -un attaccamento e con una fedeltà a tutta prova, siccome era felice -nell'amare la figliuola del Duca di Gonzalvo e nasconderglielo. Alla -notizia della morte del Baronetto, Maurizio non avea pianto, non avea -messo gemiti e grida, siccome suol disfogarsi un acerbissimo dolore: -il suo primo movimento fu porre la mano sopra uno stiletto inglese che -portava sempre addosso. Ma nel puntare il pugnale contro il proprio -petto, due pensieri il rattennero: la notizia poteva esser non vera -o almeno esagerata; se vera, un delitto era stato commesso e a lui -spettava il vendicarlo. - -L'Africano possedeva uno sguardo morale, acuto e penetrante al pari -del suo sguardo fisico. Ratto come il baleno, il suo pensiero corse a -Daniele, e indovinò in questi l'autore della improvvisa e arcana morte -del Baronetto. Maurizio sapea quali tristi passioni albergassero nel -cuor del giovine pianista, e come l'avidità dell'oro spegnesse in lui -ogni altro buon sentimento; sapea che questi avea promesso di ritornar -milionario dopo due anni per impalmare Emma di Gonzalvo; e fin dal -momento che il Baronetto gli scrisse di aver conchiuso col pianista -quella specie di funesto contratto di morte, Maurizio temè gli agguati -di Daniele, tanto che si affrettò di scrivere a Edmondo la lettera -che questi ricevè poche ore prima di miseramente morire. Ricordiamo il -seguente passo di questa lettera: - -«Questo importante segreto è ora nelle vostre mani, signor Baronetto: -a voi lo rivelo, e non a lui; fate quello che credete, non ispetta -a me darvi consigli. Soltanto non posso celarvi che fareste bene a -discoprirvi al figliuol vostro e dare sfogo al vostro amor paterno: -_non posso dirvi il perchè opino così_.» - -Maurizio _opinava così_ perchè suspicava quello che appunto era -avvenuto! Nello stesso giorno in cui Maurizio aveva letto la notizia -della morte del Baronetto nei pubblici fogli, giunsegli una lettera -dell'amministratore Americano che gli dava i tristi ragguagli di questa -morte non meno che delle disposizioni testamentarie del defunto, della -sua imbalsamazione, del cominciato adempimento delle condizioni di -eredità; e soggiungeva in un _postscriptum_: - -«Il _Custode della morte_ sembrava essere stato vivamente colpito dalla -improvvisa catastrofe del Conte: il suo cervello sembra averne patito.» - -Ciò bastava per confermare i sospetti di Maurizio. Il rimorso era che -sconcertava la ragione di Daniele. Maurizio rimase lunga pezza immerso -nel più profondo dolore, ma ora egli aveva un dovere a compiere: volare -a _Schoene Aussicht_, obbedire all'ultima volontà del Baronetto, -trovar le orme del delitto, e vendicarlo. Lungamente egli pensò al -come il perfido giovine avea potuto dar morte al Conte: pose a tortura -il cervello per indovinare il modo che il Daniele avea tenuto per -ischiudere impunemente una tomba: passò in rivista tutt'i veleni più -segreti, e da ultimo il pensiero dell'Upas gli sfolgorò alla mente -come luce improvvisa. Maurizio conosceva che il Baronetto conservava le -foglie dell'Upas, però ch'egli stesso era stato testimone della morte -de' due schiavi nell'isola di Giava, i quali avean perduta la vita nel -togliere dall'albero omicida le fronde che dovean servire ad arricchire -il piccolo museo di curiosità del milionario. All'infuora di questo, -Edmondo avea letto le sue _Memorie_ al suo amico Barkley, nelle quali -eran notate le velenose qualità della pianta _Bohon-Upas_. Daniele -dunque si era servito dell'Upas per uccidere Edmondo. - -Maurizio era stupefatto di sorpresa, di dolore. In che modo Daniele -avea potuto impossessarsi del veleno? Ecco il mistero che restava -a schiarire. Il più importante a farsi era di volare a Manheim. -Nessun obbligo il trattenea più a Napoli: era finita la sua missione -presso il Duca di Gonzalvo... Maurizio si affrettò a recarsi colà -dove il chiamava un tristo dovere. Egli dette in fretta un addio al -Duca, ad Emma, che si mostraron addolorati pel suo allontanamento da -Napoli: promise di ritornar presto; nulla rivelò della cagione della -sua repentina partenza, e soltanto disse che dovea trasferirsi in -Inghilterra per mettersi in possesso di una eredità. - -Dopo dieci giorni Maurizio era a _Schoene Aussicht_: Egli arrivò -al casino nelle ore vespertine: aveva il suo proponimento: non si -fece vedere che al solo amministratore Americano, cui pregò di tener -nascosto il suo arrivo a tutti, e particolarmente al giovine de' -Rimini. Con ogni possibile cautela Maurizio entrò nello studio del -Baronetto, e si diede a ricercare lo scritto in cui questi avea gittate -le memorie della sua vita. La prima cosa che andò a trovare in quelle -memorie si fu il viaggio di Edmondo nella Meganesia; il suo soggiorno -nell'isola di Giava. La pagina che conteneva i ragguagli sull'albero -_Bohon-Upas_ era disparsa! - -Non cadeva più dubbio! Maurizio pensò di fare in qualche modo -confessare tacitamente il delitto allo stesso delinquente. - -«Se Daniele è innocente, pensava l'amico di Edmondo, la parola Upas non -debbe cagionargli alcuna commozione; al contrario, se egli è colpevole, -siccome tutto il rivela, questa parola debbe di necessità produrre in -lui sbigottimento e terrore.» - -Pensato a questo, Maurizio aspettò il momento, in cui il giovine si -fosse trovato al cospetto del cadavere della sua vittima. Terminato -il pezzo di musica e l'aria cantata da Daniele, e allora che i servi -testimoni si furono ritirati, Maurizio era destramente entrato nella -camera verde, per mezzo dell'uscio della villetta. Favorito dalle ombre -della sera e dalla preoccupazione del giovine, egli si era con ogni -precauzione celato dietro la sedia a letto ove giaceva il cadavere. È -da notarsi che la spalliera di questa sedia era situata quasi di contro -all'uscio che metteva nella villetta, così ch'era difficile di scorgere -il personaggio ch'era entrato, e che rimaneva a tal modo nascosto agli -occhi del giovine. Alle grida di profondissimo terrore che Daniele -avea messe, Maurizio si accertò della realtà del delitto, e la sua -bell'anima ne fu lacerata. - -Dicemmo che Daniele fu trovato da' servi mortalmente svenuto. Egli fu -trasportato privo di sentimento sul suo letto, dove gli vennero usate -le cure che il suo stato richiedeva. Maurizio rimase solo col cadavere -del Baronetto. Non mai di afflizione più profonda si vide cosparso -il sembiante dell'Africano. Egli rimase gran tempo a contemplare quel -cadavere, che gli disbranava il cuore: si gittò poscia a' piedi di lui, -e su quelle fredde mani fe' cadere un diluvio di baci e di lagrime. - -Virtù rara e sublime! Maurizio poteva con una sola parola vendicare il -Baronetto, annientare il frutto del delitto di Daniele, consegnandolo -all'autorità sotto il peso di sospetti ben fondati; e poteva egli -solo, Maurizio, mettersi in possesso dell'intera eredità di Edmondo: -dappoichè era detto nel testamento che, qualora dal giovine de' Rimini -si fosse mancato agli obblighi impostigli, l'eredità ricadeva tutta su -Maurizio Barkley, ritenendosi per tanto tutte le altre disposizioni a -favore delle persone nominate nel testamento. Aggiungi che Maurizio, -distruggendo l'avvenire di Daniele, distruggeva in lui un potente -rivale in amore. Ma il Cafro pensava che denunziando il giovine alla -giustizia, egli denunziava il figlio del suo amico il Baronetto! -D'altra parte, non avendo pruove evidentissime del misfatto, ma -soltanto semplici induzioni e sospetti, la giustizia avrebbe tenuta -così fatta denunzia come figlia della brama di mettersi in possesso -della eredità del milionario, privandone, sotto il peso di un'accusa -capitale, il giovine pianista. Maurizio fermò adunque di non palesare -ad anima viva i sospetti, che per lui erano lampante certezza, e di -abbandonare il parricida alle mani di Dio. Maurizio si affrettò di -eseguire la volontà del Baronetto e gli ordini, di cui questi lo aveva -incaricato. - -In quella sera stessa egli andò dal notaio di Edmondo per aggiustare -tutte le faccende riguardanti le disposizioni testamentarie. Prima -di ogni altra cosa, Maurizio volea provvedere al più presto al -sostentamento dei figli del suo amico, distribuendo il capitale -lasciato loro in retaggio. Tranne Daniele e Eduardo, gli altri tre -figli di Edmondo, eran poveri, e fino a quel momento eran vivuti coi -mensili assegnamenti che il padre facea lor capitare. - -Era d'uopo congedare gli agenti posti agli ordini di esso Maurizio: -essendo ormai inutile l'opera di costoro. Barkley doveva a volo recarsi -a Parigi, a Glascovia, a Pisa e a Cadice, volendo per l'ultima volta -rivedere i figli del suo amico, rivelare ad essi il segreto che per -tanti anni avea lor tenuto nascosto, e consegnare a ciascuno la parte -del retaggio paterno che gli spettava. Maurizio avrebbe offerto a -ciascuno di loro i suoi servigi, e gli avrebbe pregati di far capitale -di lui in ogni rincontro e circostanza della loro vita, essendo egli -stato il più fedel servo e affettuoso amico del padre loro. Oltre a -ciò, Maurizio dovea fare una corsa in Inghilterra per prender possesso -del feudo lasciatogli dal Baronetto a Yorkshire, e denominato, siccome -accennammo, _The Raven-Spot_. - -Prima di allontanarsi per sempre da _Schoene Aussicht_, Maurizio -avrebbe voluto dilucidare un dubbio che il tormentava. Aveva il -Baronetto ricevuto, pria di morire, la lettera nella quale se gli facea -la rivelazione di essere Daniele dei Rimini suo figlio? a malgrado di -tutte le sue dimande e indagini, Maurizio non avea potuto dileguare -il suo dubbio e venire in chiaro di un fatto che avrebbe forse potuto -allontanare da Edmondo il crudel destino che lo avea colpito. Pel dì -vegnente, a prim'ora del giorno, Maurizio avea stabilito di abbandonar -per sempre Manheim e _Schoene Aussicht_, luoghi che ad ogni passo gli -ricordavano il disgraziato suo amico. Ed in fatti, in sull'alba, egli -trasse nella camera verde per lo stesso uscio della villetta, per lo -quale era entrato il giorno innanzi. Daniele abbattuto da febbre e -da delirio nella notte, non avea pensato, come al solito di chiudere -le porte di quella camera e conservarsene le chiavi. Maurizio volle -rivedere per l'ultima volta il suo amico, il Baronetto e dargli -un eterno addio. Entrato però nella camera verde, il Cafro baciò -rispettosamente la mano del cadavere, e stette a guardarlo con muta -espressione di profondissimo dolore. Mentre così egli stavasi, l'uscio -della stanza contigua si dischiuse, e Daniele si affacciò sulla soglia, -pallido, emaciato, tremante per acuta febbre, e coverto appena da -una veste da camera. Egli avea sentito rumore nella stanza ove era il -cadavere, ed alla febbricitante fantasia corse il pensiero che alcuno -involasse il deposito che dovea fruttargli l'eredità; era però balzato -dal letto, si era gittato addosso quella veste, e veniva ad impedire -che gli fosse rubato il cadavere. Daniele rimase stupito veggendo -Maurizio Barkley. - -— Voi qui, signore! ebbe appena la forza di balbettare. - -— Son venuto a trovarvi, signor Daniele, perchè ho qualche cosa -per voi, disse freddamente Maurizio mettendo la mano in tasca e -consegnandogli una cambiale. - -«Eccovi la parte di eredità che vi spetta, signor _Daniele Fritzheim_; -vostro padre m'incarica di darvi queste duemila e quattrocento piastre, -quinta parte delle dodicimila che debbo distribuire tra voi e gli altri -quattro fratelli vostri... Via su, non arrossite, signor Fritzheim, -e aggiungete questa piccola somma a due milioni che toccheranno al -_Custode della morte_, Daniele dei Rimini, al quale direte da parte -mia che adempia esattamente agli obblighi impostigli, perchè Emma, sua -cugina, lo aspetta». - -Maurizio uscì da quella stanza presto come un baleno, senza dare il -tempo al giovine di rispondere una sola parola. Daniele rimase appo la -soglia... Un'altra parola avea colpito le sue orecchie, un'altra parola -che contribuiva maggiormente a porre lo scompiglio e la morte in quella -povera ragione. - -Emma era sua cugina. - - - - -Parte Sesta - - - - -I. - -JUANITA - - -Ci corre debito verso i nostri lettori di rischiararli rapidamente -sovra alcuni punti tuttavia scuri della nostra narrazione, ed in -ispecialità su la miserevol fine della madre di Daniele, Juanita de -Gonzalvo. - -Al capitolo I. della Parte terza, in toccando la vita del Baronetto, -dicemmo come, durante la sua dimora nell'Andalusia, egli avesse -stretto amicizia col Duca di Gonzalvo, capo politico di quella -provincia, il quale, imprudentemente concedendo favore e protezione -alle scorrerie e alle scappate dei cavalieri del Firmamento, avea per -qualche tempo nascosto e coperto agli occhi del governo di Madrid le -follie di Edmondo e compagni. Dicemmo che il Duca di Gonzalvo aveva -una sorella, giovinetta di straordinaria bellezza e d'indole franca, -espansiva, appassionata. Era Juanita il più bel fiore di Siviglia; -non vi era giovine _hidalgo_ nel paese, il quale non sospirasse per -la bella germana del governatore. Novella Rosina, ella era l'oggetto -dell'ammirazione e dei voti di un gran numero di Lindori: battaglie di -serenate, di fiori, di biglietti simbolici, gare di sospiri e di dolci -parole, guerre di dichiarazioni: tutto ciò divertiva la fanciulla, ma -nessun cavaliere avea fatto ancora profonda impressione sull'anima -di lei, infino a tanto che i suoi occhi s'imbatterono in quelli del -giovine inglese, di trista rinomanza nel paese, del nuovo Don Juan, -cav. del Firmamento. - -È curiosa e deplorabile ad un tempo la propensione che si hanno le -donne in generale per gli uomini di reprensibili costumi, i quali -hannosi acquistato un certo nome di avventurieri e girovaghi. In -concorrenza, un giovine dabbene e costumato perde per lo più nello -spirito delle donne, a paragone di un galante scioperato. Ciò vuol dire -che, per lo più, le donne, hanno la fantasia più impressionevole del -cuore, e caggion però negli agguati che vengon tesi alla loro vanità. -Ma il pentimento tien dietro a tali inconsiderate simpatie. - -Juanita s'invaghì di Edmondo: tutti invidiarono la sorte del nuovo -Almaviva, compassionando interamente quella della sconsigliata -fanciulla. Il giovine Conte di Sierra Blonda traeva ogni giorno a -casa di Gonzalvo, dov'era ben accolto dall'amico e dall'amante; ma -egli simulava con l'uno e con l'altra. Edmondo mal soffriva l'altera -probità del capo politico di Siviglia; ciò non pertanto se gli mostrava -affettuoso, e ascoltava con infinta docilità le amichevoli suggestioni -del nobil Duca, il quale, con ogni maniera di dolci rimproveri, -ingegnavasi a quegli ammonimenti fraterni, per indurre il Duca a -scusare la sua condotta appo il governo centrale, che fulminava da -Madrid contro la comitiva dei cavalieri del Firmamento. - -Ben più agevol si era il persuader Juanita, buona credula, confidente -appassionata fino al delirio. Edmondo le avea detto ch'egli non -poteva parlar di nozze al Duca, fratello di lei, perocchè avea dato -imprudentemente promessa di matrimonio a una giovinetta di Cadice. - -— Se per poco si buccina il nostro amore, diceva il Baronetto alla -sorella del Duca, io sono perduto. Già il governo mi minaccia; già -mi tien d'occhio, e senza la protezione di tuo fratello, a quest'ora -già sarei fuori de' confini di Spagna. Fa però tener d'uopo per ora -celato a tutti il nostro amore, e sovrammodo al Duca tuo fratello, così -sospettoso e che non ha di me il miglior concetto del mondo. Usiamo -grande circospezione e prudenza. Verrà il tempo, e non lontano, che -potrem disvelare agli occhi del mondo il nostro affetto: fidati a me -che ti amo quanto la pupilla degli occhi miei. D'altra parte, se io -mi aprissi a tuo fratello noi non potremmo sì facilmente vederci, come -di presente, ad ogni ora del giorno: forse ei mi proibirebbe la soglia -di questa casa, infino a tanto ch'io non divenissi tuo sposo. E allora -potremmo noi vivere, lontani l'uno dall'altra? - -A questa rete infernale venia colta la misera donzella, che amava -con quell'abbandono e con quella confidenza onde amano le fanciulle -sensitive. Frattanto la voce d'una perfidia senza pari commessa dal -Baronetto a Cadice giunse all'orecchio del governo unitamente a' -richiami d'una onesta famiglia oltraggiata. Il governo era stanco -di udir richiami e doglianze. Non ostante l'alta protezione di cui -godevano i cavalieri del Firmamento, un decreto di bando emanò da -Madrid. Il Conte di Sierra Blonda e i suoi amici doveano tra otto -giorni valicar le frontiere della penisola spagnuola. - -Edmondo era furioso, non perchè costretto ad abbandonare il teatro -delle sue follie, ma perchè non avea potuto ancora far di Juanita -un'altra sua vittima. Ma quando si trattava di criminosi proponimenti, -la sua fantasia era fertile di diabolici trovati. Edmondo rinvenne il -modo col quale, anche lontano, poteva avvicinare a sè la disgraziata -giovinetta. - -Il Baronetto aveva un giorno presentato un suo amico al Duca di -Gonzalvo: era quest'amico, o per meglio dire, questo complice di -Edmondo, un giovine spagnuolo di costumi viziosi e d'indole maligna. -Questi si era, per avidità di danaro, venduto in anima e corpo al -Baronetto, e serviva alle costui follie con zelo e fedeltà degna di -miglior causa. Il Duca avea stretta con confidenza la mano di questo -uomo, siccome quella del Baronetto, e stimava entrambi leali e ben nati -cavalieri. La sua casa era aperta ai due amici: una fiducia illimitata -lor veniva accordata. Egli e il suo complice si congedarono dal Duca -di Gonzalvo, il quale, gli abbracciò col volto bagnato di lagrime, e -manifestò loro il più profondo cordoglio per la condanna che li aveva -colpiti. Più strazianti ancora si furono gli addio di Edmondo e di -Juanita, la quale non potè, alla presenza del fratello, disfogare tutto -quel dolore che le cagionava la partenza del suo amato. Gli è vero che -il giorno dinanzi, Edmondo l'avea in segreto rassicurato che le sarebbe -rimasto fedele insino alla morte, confortandola a sperare nell'avvenire -e negli aventi, e nella promessa che ei le dava di sposarla non si -presto ritornava a porre il piede in Ispagna. - -Edmondo e il suo amico doveano attraversare quasi tutta la Spagna -per trasferirsi a Bajonna, sulle frontiere della Francia, per dove -intendevano muovere, e dove il Baronetto possedeva un piccol feudo. - -Giunti a Madrid, l'amico di Edmondo si presentò all'autorità, e -pronunziò una di quelle parole che bastano a troncare una vita -civile: era una orribil calunnia politica contro il Duca di Gonzalvo, -governatore d'Andalusia. Una falsa scritta ben congegnata fu recata -a luce e il Duca fu accusato d'intelligenza co' nemici del paese e -di clandestina corrispondenza coll'uomo che avea già ripieno il mondo -colla fama delle sue gesta militari. Il giorno appresso, un dispaccio -telegrafico da Madrid ordinava la dimissione del Duca di Gonzalvo dalla -sua carica, e il pronto suo sgombero dal territorio spagnuolo. Il Duca -fu colpito senza conoscere che cosa avea cagionata la sua condanna: non -valsero le sue proteste, le sue giustificazioni: l'ordine era preciso -ed inappellabile. Il nobile spagnuolo fu ferito nell'anima; versò -lagrime amare! perocchè non tanto gli dava cruccio la perdita della -sua carica e l'esilio al quale era condannato, quanto il pensare alla -macchia che avrebbe bruttato il suo cognome, venuto per secoli in gran -grido di attaccamento e fedeltà ai Monarchi delle Spagne. - -Non osiamo dipingere gli eccessi della sua collera, quando da Madrid -gli venne comunicata la cagione del suo bando e l'infame calunnia che -lo avea prodotto. Il Duca si abbandonò a tal furore che gittava urli -disperati ed imprecazioni atroci contro l'ignoto nemico che lo avea -vilmente calunniato. Oh se egli avesse saputo chi era il vero autore -del tradimento! Frattanto giunsegli una lettera di Edmondo, colla quale -questi, dicendogli di aver conosciuta la disgrazia di lui, invitavalo a -venire a Bajonna, insieme a sua sorella, e gli offriva la propria casa -per soggiorno. - -Il Duca fu commosso da questo ch'ei credeva sincero attestato di -amicizia, e non ebbe difficoltà di accettare l'offerta di ospitalità -che gli faceva il Conte di Sierra Blonda, suo amico. L'ex-capo politico -di Andalusia dovea partire immantinente: le sue istanze di recarsi -a Madrid furono rigettate. Il Duca era allora promesso sposo della -giovanetta Isabella di Monreal, che abitava coi suoi genitori nel -castello di Santiago, poco discosto dal capoluogo della provincia. -Egli scrisse alla sua fidanzata la disgrazia che lo avea colpito, di -cui giurò di essere innocente. Ignaro del proprio destino, egli volle -mandare alla sua promessa sposa un pegno del suo amore e della sua -fedeltà, e le regalò il proprio ritratto che un pittore italiano gli -fece in tutta fretta: era quello appunto che avea fatto impressione a -Daniele. - -Il Duca si separò con dolore da' pochi amici che gli erano rimasti -divoti dopo la sua disgrazia, e s'imbarcò a Cadice sopra un piccolo -legno commerciale, colla sorella Juanita che avea voluto partecipare -alla sua sorte, e con un fedel domestico che non volle dividersi dai -suoi padroni. Tutta la provincia di Andalusia rimpianse la perdita -del buon governatore, e stimò, com'era, calunnia l'accusa che avea -provocato l'esilio. - -Nell'entrare sotto il tetto del suo amante, Juanita si credè felice e, -stimò arrivato il momento in cui i suoi voti sarebbero stati esauditi. -Nessun ostacolo più si frapponeva alle sospirate nozze! Edmondo nulla -più aveva a temere da quella famiglia di Cadice, nel seno della quale -egli avea portata la sventura. Più saldi vincoli di amicizia e di -fratellanza stringeva ormai tra lui ed il Duca l'ospitalità generosa -offerta ed accettata con piena fiducia ed amore. - -Fin dal primo giorno che Juanita si trovò sotto il tetto di Edmondo, il -pregò con tutta la forza che sapea ispirarle l'amore, di svelare alla -fine al Duca il loro affetto e chiederla in isposa. Edmondo promise di -appagare al più presto il desiderio di lei, ch'era puranche, com'ei -diceva, il suo più ardente voto. Intanto, un mese passò, passaron -due passaron tre mesi; Edmondo nulla avea detto al Duca di Gonzalvo, -trovando sempre nuovi pretesti al suo silenzio... - -Juanita sperava, e amava! Edmondo aspettava!! - -E l'ora che il perfido aspettava non tardò a giungere!.. E l'ora della -colpa fu al tempo stesso il germe dell'ora del castigo. - -L'OSPITALITÀ TRADITA CON UN DELITTO a Bajonna, additava L'OSPITALITÀ -TRADITA CON UN DELITTO a Manheim! - -JUANITA SEDOTTA diveniva la madre di DANIELE PARRICIDA!!... - - -Tiriamo un velo densissimo sulle funeste conseguenze di una colpa, -sulla quale Juanita pianse a lagrime di sangue. Inauditi sacrifici -di ogni giorno, di ogni ora, di ogni minuto; palpiti orribili di -paura, di vergogna; sussulti di speranza, angoscie di cuor tradito -nella sua piena annegazione; preghiere fervidissime rigettate dal più -duro cinismo; amarissime lagrime divorate nel segreto delle notti; -apprensioni terribili; ecco la storia di questa misera esistenza di -donna. Juanita s'infermò, la sua malattia fu avventurosa, perocchè -essa, celando la colpa, allontanava la vendetta del Duca che sarebbe -piombata terribile su lei e sul perfido amico. - -Dopo un anno della dimora del Duca di Gonzalvo e di Juanita -nell'ostello del Baronetto a Bajonna, un bambino apparì in quella casa. -Daniele fu detto esser figlio di una cameriera ch'era stata presa a' -servigi di Juanita. Per molto tempo durò la simulazione. - -Edmondo avea gittato l'ipocrita maschera. Ogni speranza era morta nel -cuor di Juanita! La disperazione avrebbe indotto la misera donzella -a porre un termine ai propri giorni, se un poderoso sentimento non -l'avesse obbligata a vivere, l'amor materno. - -Ma un giorno, orribil giorno! tutto fu discoperto agli occhi del -nobile Duca di Gonzalvo. Uno slancio di amor materno avea tradita -la sciagurata Juanita! Il Duca si abbandonò a tutti gli eccessi di -un furore che non conosceva alcun limite. La mano del fratello avea -colpito l'infelice vittima del più vil tradimento. Ella fu salva per -miracolo dall'ira del nobile che aveva una benda di sangue innanzi -agli occhi. Edmondo si era codardamente involato alla vendetta dello -spagnuolo. - -La madre eziandio fuggì col fanciullo, scampato per prodigio al -furore del Duca. Per ben tre anni Juanita errò in Francia e in Italia; -comprando la sua vita e quella del figlio colle fatiche delle proprie -braccia. Sovente lo scherno o l'ingiuria accoglievano le sue istanze -per ottener lavoro. Intanto per le vicende de' tempi e per la fortuna -delle armi francesi in Ispagna, la condanna del Duca di Gonzalvo era -annullata. Juanita, tenendo per certo il ritorno del Duca suo fratello -in Siviglia, concepì la speranza di un perdono per un fallo, di cui -ella stessa era stata la più misera vittima, e che già aveva espiato -con parecchi anni di abbandono, di miseria e di crudeli fatiche, -Juanita deliberò di far ritorno in Ispagna. Ella si trovava allora -nelle nostre Calabrie. - -Per mandare ad atto il suo proponimento, ella scrisse una lettera -commoventissima ad un vecchio amico della sua famiglia, implorandone -i buoni uffici appo il fratello, e pregandolo di mandarle del denaro -per intraprendere il lungo viaggio. In questa lettera essa gli -raccontava la serie dolorosa delle sue sciagure, i giorni di miseria -e di vagabondaggio ch'era stata costretta a menare per sostentare il -pargoletto figliuolo, e faceva tal quadro tristissimo della propria -situazione da dover muovere anche un macigno. - -Dopo non pochi mesi giunse una risposta a questa lettera. Il vecchio -amico della nobil famiglia di Gonzalvo le scriveva: essere il Duca -tuttavia fuori della sua patria, non avendo voluto profittare della -grazia concedutagli, per rimaner fedele e devoto al suo legittimo -Sovrano. Soggiungeva la lettera che il Duca si era ammogliato da -parecchi anni con Isabella di Monreal, la quale avea voluto seguir -la sorte di suo marito, e che avea fatto porre nelle condizioni -del matrimonio di non dover giammai il Duca suo marito accogliere -novellamente in casa la sciagurata Juanita, disonore della propria -famiglia. L'amico esortava nella lettera la disgraziata giovine a -dismetter l'idea di andar giammai a raggiungere il fratello, dal quale -non avrebbe ricevuto accoglimento veruno; sconsigliavala parimente a -ritornare in Ispagna, dove il suo nome era esecrato e dove non avrebbe -incontrato che ingiurie e abbandono da tutti gli antichi amici della -sua casa. Tutta la lettera era dettata con una durezza di cuore che -si spingea fino al sarcasmo e alla derisione. Il cuore di Juanita fu -trapassato da acuta freccia essa si tenne abbandonata da Dio e dagli -uomini. Allora che ricordava i giorni della sua innocenza, gli agi, -gli onori, i piaceri, l'amore della sua famiglia, ed ora si vedea -caduta all'imo della sventura e della prostrazione, l'infelice facea -risuonar l'aere del suo meschino abituro con grida e pianti altissimi, -che faceano gridare e piangere il fanciulletto Daniele, senza che -avesse compreso la ragione di quelle lagrime e di quei gemiti. La -madre stringeva al seno l'innocente figliuolo, il divorava di baci, ed -alle infantili dimande di lui non sapea rispondere che con lagrime e -carezze. - -Era l'anno 1809, e per le nostre contrade tempi di politiche sciagure. -Le Calabrie, messe qualche anno addietro in istato di guerra, erano -tuttavia il teatro di frequenti deplorabili fatti. Juanita lucrava il -sostentamento suo e del figliuoletto, dandosi a' lavori più umili. -Ella abitava una casipola posta a piè d'una montagnuola. Ne' primi -giorni di quell'anno 1809, la misera fu colta dal vajuolo. Chi può -narrare le angosce di quel cuore di madre che vedea mancare il pane -al figlio, e non potea procacciargliene, affranta com'era dal male, -abbandonata da tutti e pel timore del contagio ond'eran presi i vicini -abitanti, e pei tempi che si erano rotti piovosissimi e tetri. Un -giorno, la derelitta non potendo più resistere al pianto del fanciullo -che chiedeva del pane, il mandò con un suo biglietto a una donna che -dimorava poco distante, e ch'era di compassionevol cuore; pregandola -di aver pietà dell'innocente fanciullo e dargli qualche moneta, -ch'ella le avrebbe immancabilmente restituita non appena rimessa in -salute. Quel fanciullino era così bello, così gentile, così nobil -di volto! il piccolo messaggiere partì non senza aver ricevuto dalla -sventurata madre un milione di baci e di raccomandazioni. Si trattava -di attraversare una strada non più lunga di un quarto di miglio. La -madre aspettava con grande e perplessa ansietà..... Daniele più non -tornò! Il fanciullo era stato rapito da alcuni facinorosi e condotto in -altra provincia delle Calabrie. Lasciamo immaginare a' nostri lettori -la disperazione dell'infelice madre e tutto ciò che fece per trovare le -orme dello smarrito figliuolo. Tutto fu inutile! - -Giunse una mattina alle orecchie della sventurata che un fanciullo -era stato trovato estinto in un vicino bosco. Colma era la tazza -della sventura! Juanita perdè la ragione! La mattina del 25 gennaio -di quell'anno 1809, il cadavere d'una donna fu visto galleggiare -sulle acque del fiume Basento. La notte precedente, Juanita vi si -era gittata. Inesplicabili decreti di Dio! In quella medesima notte, -Giacomo Fritzheim, reduce da un piccol viaggio fatto nell'interno del -reame per commissione, ed avendo smarrito il cammino, s'imbatteva, in -una selva della Sila, nel fanciullino, e seco il menava a Napoli, dopo -aver fatto le debite dichiarazioni alle autorità del paese. Il figlio -era trovato, ma troppo tardi! Daniele, di peso e d'incomodo a' suoi -rapitori, era stato da essi abbandonato nelle boscaglie della Sila. - -Molti anni dopo la morte di Juanita, tutta la sua tristissima storia -fu nota al Baronetto Edmondo, origine di tante miserie e sciagure. -E quando, credendo di fare ammenda delle sue colpe, volle pensare -al sostentamento de' propri figli, Maurizio Barkley, incaricato di -questo pietoso uffizio, non ebbe bisogno che di prendere da' registri -municipali i connotati lasciativi dalla deposizione di Giacomo -Fritzheim, per porsi sulle tracce del figliuolo di Edmondo. - -Il Duca di Gonzalvo seppe la crudel tragedia della sorella, ed ebbe -un gran pentimento della inflessibile durezza del proprio carattere. -Egli era frattanto tornato nel 1815 a Siviglia, investito novellamente -del suo pristino potere e dell'alta carica che dinanzi vi occupava. -Gli avvenimenti politici del 1820 il toglievan d'ufficio, dacchè egli -era accusato di troppo attaccamento all'antica forma del governo della -Spagna. Il Duca di Gonzalvo, già padre della bella Emma, nel cui amore -egli era felice, traeva con la sua famiglia a soggiornare in Napoli. - -Questi rapidi cenni bastano a rannodare con lucidezza gli avvenimenti -che abbiam preso a narrare, ed al cui sviluppo ormai ci accostiamo. - - - - -II. - -IL RITORNO - - -Qualche tempo è scorso dagli avvenimenti che abbiamo narrati nella -quinta parte di questo racconto. - -Erano le dieci del mattino d'una rigida giornata d'inverno. Nel palazzo -di S... a Toledo tutto annunziava che la notte durava ancora: chiusi -i terrazzini e le finestre della camera da letto; i servi oziosi -nelle sale; il silenzio nell'interno de' vasti appartamenti. Una -elegantissima carrozza chiusa, al cui timone erano attaccati quattro -superbi cavalli inglesi, si fermò dinanzi al portone del Palazzo S... - -La cassetta di questa carrozza era difesa dalle ingiurie del verno da -un ricchissimo copertone sul quale sedevano il cocchiere e un valletto, -entrambi vestiti a nero con grandissima decenza. Al seggiolo del -servitore stava sdraiato un gigante _cacciatore_ dalla barba foltissima -e colle solite armi proprie della sua carica. Arrivata la carrozza -al portone, costui smontò dal suo seggiolo e si fece dappresso ai -cristalli dello sportello per prendere i comandi del padrone. Intanto -il portinaio del Palazzo S... veduto quella carrozza di gran signore -fermarsi alla bocca del portone, stimò suo dovere inoltrarsi fin presso -al montatoio del cocchio per sapere chi era il proprietario di que' -magnifici quattro cavalli inglesi, e che si volesse. La tendina che -copriva nell'interno lo sportello fu scostata alquanto, e una faccia -pallidissima si mostrò dietro di essa. Poco stante, i cristalli furono -abbassati, e una voce partì dalla carrozza per trasmettere un ordine. -Il _cacciatore_ chiese al guardaportone se il Duca di Gonzalvo era in -casa. Dietro l'affermativa, il predellino fu abbassato, e un uomo venne -fuora della carrozza ed entrò nel portone. Quell'uomo era Daniele. - -Era impossibile di riconoscerlo. Un pallor plumbeo covriva le sue -guance, il cui lividore maggiormente risaltava sulla barba nera che -di presente gli chiudeva la faccia in ogni verso. La sclerotica degli -occhi, da bianca, era divenuta affatto gialla, e due cerchi neri, come -due ferri di cavallo, solcavangli l'altezza delle gote. Qualche cosa di -stralunato e di infermiccio era nel suo sguardo incerto e sospettoso. -Piuttosto che un giovine di venticinque anni, l'aria della sua persona -ne dava a credere trentacinque o quaranta. I suoi lunghi capelli -erano già bigi! il delitto avea gittato la prematura canizie su quel -giovine capo: le sue spalle erano bastantemente ricurve. Daniele avea -puntualmente adempito ai patti della eredità del Baronetto! i nove -mesi di crudeli sofferenze fisiche e morali erano spirati. Non diremo -nove mesi, ma nove anni eran passati pel figlio di Edmondo, contati -colla febbrile impazienza di tutte le più veementi passioni, onde può -essere agitato il cuore umano. Quei nove mesi erano stati una lunga -e tormentosa tensione di tutte le facoltà dell'animo di quel giovine; -la sua vita e la sua ragione erano state attaccate ad un sol filo: la -passione dell'oro. Prima di conseguire l'eredità, il pensiero di Emma -era secondario in lui; ma, dopo, la passione per l'Andalusa si alzò a -prima potenza nel suo cuore. - -Noi non tenteremo di rimuginare nella melma di quel cuore e rimestarvi -le passioni odiose che il fanno pulsare e vivere. Sfuggito all'umana -giustizia, Daniele è sotto l'invisibil PROCESSO d'un'altra giustizia, -alla quale nessun reo può sottrarsi. Noi però non oseremo gittare -un'occhiata nel fondo di quel cuore, caos tenebroso e terribile, su cui -è sospeso il fulmine di Dio. Questa volta Daniele non fu introdotto -nel modesto stanzino da studio del Duca di Gonzalvo, bensì nel gran -salotto, di ricevimento. Nel riporre il piede in quella casa, l'antico -maestro di Emma fu preso da una forte vertigine e dovè appoggiarsi -contro un muro per non cadere. Entrando nel salotto, ei disse al -cameriere di annunziare al Duca di Gonzalvo _un signore che dee -parlargli per negozi d'importanza_. Egli volea sorprendere il Duca alla -sprovvista. - -Siccome accennammo la famiglia di Gonzalvo era tuttavia a letto, però -conveniva a Daniele di aspettare: ei si sedè sovra un canapè, e si -abbandonò alle profonde meditazioni che gl'ispirava la sua situazione. -Tutto quanto gli era accaduto sembravagli un sogno strano e orrendo? -Non per tanto egli tornava ricco, ricchissimo! La sete ardente della -sua giovinezza era appagata! Due volte milionario!! Quest'idea non era -più per lui l'oasi lontana, inaccessibile a' suoi passi, meta favolosa -delle sue febbrili aspirazioni; e sibbene era una realtà, un fatto! -il più ricco tra i giovani! Tra pochi momenti avrebbe riveduta Emma di -Gonzalvo, la superba spagnuola, che aveva affettato disprezzo per lui -meschino maestro di musica! Tra pochi momenti avrebbe riveduto quel -Duca orgoglioso e altero che tanto lo aveva umiliato in quell'ultimo -abboccamento ch'egli si ebbe con lui! Daniele mormorava tra i denti con -sogghigno: - -— Ah! Signor Duca di Gonzalvo, voi dicevate che una _stolta speranza -mi aveva illuso: perdonavate alla mia fanciullezza l'audacia delle -mie parole_, chiamaste _insulto_ la mia proposta di matrimonio! -Ah... Signor Duca, gli è vero che allora io non aveva due milioni -da offrirvi; ma io allora era giovine, avea genio, speranze, ERA -INNOCENTE!! Oggi, io vengo a portarvi il MILIONE che voi mi chiedete -per mezzo della mano di Emma! _Un milione rappresenta dieci generazioni -di nobiltà; un milione è una potenza, una grandezza, uno stato._ Furon -queste le vostre parole, signor Duca! Ed eccovi soddisfatto! Io ritorno -milionario, siccome vi promisi. - -La faccia di Daniele si allividì maggiormente, ed egli soggiunse -cupamente, e con infernale sarcasmo. - -— Ma voi, signor Duca, dimenticaste di aggiungere queste altre parole -ch'io soggiungo alle vostre: UN MILIONE RAPPRESENTA ANCORA DIECI -GENERAZIONI DI COSCIENZE IMPURE; UN MILIONE È UN MARCHIO D'IGNOMINIA -PER LA FRONTE DI UN UOMO. - -Poco di poi Daniele ripigliava sempre tra sè: - -— _Direte da parte mia a Daniele de' Rimini che adempia esattamente -agli obblighi impostigli, perchè Emma sua cugina, lo aspetta!_ Che -intese dire quell'uomo? Emma mia cugina! Eppure, sempre che penso allo -strano rapporto delle mie reminiscenze infantili, sempre che penso -all'impressione che fece in me quel ritratto del Duca, che io vidi -in questa casa in quell'ultimo giorno che io qui venni, non so perchè -trovo spiegabile il mistero di questa parentela! Emma, mia cugina! E il -Duca che mi colmava di umiliazioni e d'ingiurie è dunque mio zio! mio -padre gli era dunque fratello, o mia madre sorella! Quando ricordo la -spiacevole impressione che il nome di Gonzalvo produceva sull'animo di -mio padre, non posso che sempre più convincermi delle relazioni che han -dovuto passare tra loro!.. Ma questo mistero tra poco sarà schiarato! -Tra poco il superbo spagnuolo dovrà in ogni modo umiliarsi al mio -cospetto! Oh il denaro è pur la gran potenza! Ora io mi sento grande -quanto le più grandi sommità sociali, mi sento forte, ardito, superiore -a tutti... Ora si che si può vivere! - -Ciò dicendo, un urto di tosse cupa e profonda si fece udire dalla -cavità del suo petto; e due fiammelle di rosso carico apparvero sulle -sue gote. In questo, il Duca di Gonzalvo entrò nel gran salotto di -ricevimento. Daniele si alzò, chinò la testa, e nulla disse, aspettando -che il Duca l'avesse riconosciuto. - -— Chi è il signore, e che cosa brama? chiese il nobile tenendosi -all'impiedi. - -— Non ho il bene, signor Duca di essere da lei riconosciuto? disse -Daniele, fissando gli occhi sul volto di lui. - -Il Duca il ragguardò con grande attenzione, cercando di richiamare -le sue rimembranze, ma non potè risovvenirsi di quel personaggio che -gli stava dinanzi. Daniele era del tutto cangiato; la sua barba, il -suo pallore cinereo, l'aria del suo volto, le spalle alquanto ricurve -ne avean fatto un altro uomo, per modo che non pure al Duca ma a -chiunque altro più intrinseco col giovine, sarebbe stato impossibile il -riconoscerlo. - -— Non ricordo di lei, disse freddamente il Duca di Gonzalvo. - -— Allora aiuterò le rimembranze di lei, signor Duca, pronunziando il -mio nome che forse non le sarà uscito di memoria. Io sono Daniele de' -Rimini. - -— Daniele de' Rimini! ripetè il nobile, e stette per qualche tempo in -cerca de' propri pensieri. - -— Non ricorda il mio nome, signor Duca? Ricorderà io spero, il maestro -di piano-forte di sua figlia Emma. - -Il Duca ebbe un soprassalto di sorpresa. - -— Ah! voi, signore! Voi, Daniele de' Rimini, quel giovine ch'ebbe la -follia d'innamorarsi di mia figlia! - -— Per lo appunto, signor Duca, io sono quel desso! - -— Ah! bravo! mi fa veramente piacere di rivedervi, signore; piacciavi -di accomodarvi. E da quanto tempo siete di ritorno in Napoli? - -— Da pochi giorni, signor Duca, rispose Daniele sedendo sovra una -poltrona. - -Il Duca si era seduto, e sembrava lietissimo di rivedere il giovine -pianista. - -— Vi ringrazio davvero di esservi ricordato di noi, mio caro de' -Rimini; eh, come si sta? Vi confesso che vi trovo molto cambiato, tanto -che mi è stato malagevole di riconoscervi. Avete forse sofferto qualche -malattia? - -— Sì, signor Duca, molto ho sofferto, ho avuto malattie mortali; eppure -il vivo desiderio di mantenere la mia promessa verso di voi me le ha -fatto superare... Oh! io temeva tanto di morire prima di questo giorno! - -— Voi avete una promessa verso di me? dimandò il Duca maravigliato. - -— Sì, signor Duca, siccome voi pure l'avete verso di me. Io non ho -dimenticato la mia, ma veggo pur troppo che voi avete obliata la -vostra. - -Il nobile incominciava a comprendere; egli era estremamente sorpreso, -ma non era sicuro della sanità della mente nel giovine, per maniera che -il ragguardava con sospetto misto a dolore. - -— Mi avveggo che non mi avete ancora compreso, signor Duca: cercherò -di farmi comprendere meglio. Oggi, signor Duca, siamo a MERCOLEDÌ 17 -DICEMBRE 1828. - -— Or bene? chiese il nobile sempre più maravigliato. - -— Or bene compiacetevi di gittare un'occhiata su questa carta. - -Daniele trasse da un elegante portafogli un fogliettino di carta e il -consegnò al Duca; il quale con indicibile sorpresa lesse: - -_Oggi io Duca di Gonzalvo prometto sul mio onore a Daniele de' Rimini -di non prender verun impegno di matrimonio per mia figlia Emma prima -che spirino due anni dalla data di questo giorno. Napoli 17 dicembre -1826_ — DUCA DI GONZALVO. - -Il volto del Duca diventò pallidissimo come cera. - -— Che vuol dire questo? dimandò egli con turbamento. - -— Vuol dire, signor Duca, ch'io vengo a reclamare da lei l'adempimento -delle sue promesse. - -— Delle mie promesse? - -— Si signor Duca, il prezzo che voi metteste alla mano di vostra figlia -era enorme; io non poteva allora offrirvelo: presi due anni di tempo e -non ho mancato alla mia parola. IO SONO MILIONARIO, signor Duca. - -— Voi, voi, milionario! - -— Per lo appunto, e vengo a chiedervi la mano di vostra figlia. - -Il Duca non dubitò più che Daniele fosse demente. - -— E dove l'avete il milione? dimandò con sarcasmo il padre di Emma. - -— Su quasi tutte le banche di Europa, rispose il giovine. Se vi -compiacerete di passare al mio studio, strada Toledo, Palazzo M... vi -si darà minuta contezza de' miei beni. - -— Al vostro studio! - -— Eccovi il mio indirizzo, signor Duca. - -Daniele cavò dal portafogli una cartellina e la consegnò nelle mani -del nobile, il quale vi gittò distratto un'occhiata. Quella cartellina -conteneva le seguenti parole: - -_Il Conte di Sierra Blonda — Strada Toledo, Palazzo M._ - -Il Duca mise un grido altissimo; afferrò Daniele per ambo le braccia, -il guardò con occhio di matto. - -— Il Conte di Sierra Blonda! Il Conte di Sierra Blonda!! Dov'è costui? -Dov'è l'infame? Che rapporto avete voi col Conte di Sierra Blonda? Chi -siete voi? Come questo abborrito nome si trova in su questa cartella? -Chi siete? parlate. - -— Sono il suo erede. - -— Erede!!... Egli è dunque morto! - -— Morto!! ripetè Daniele. - -Il Duca ricadde estenuato e affranto in sulla sedia. - -— E dove, dov'è morto l'infame? - -— A Manheim, in Germania. - -— In Europa! così vicino!! mormorò il Duca... E voi, signore, chi siete -voi che avete ereditato le ricchezze e i titoli di quel ribaldo? - -— Io sono... SUO FIGLIO. - -— Suo figlio! E la madre vostra... chi era ella? - -— L'ignoro, signor Duca, conosco soltanto che mia madre era spagnuola. - -— Spagnuola!... Ma il vostro cognome non è dei Rimini? - -— Lo era, signor Duca, due anni fa; io sono Daniele Brighton, Conte di -Sierra Blonda. - -Il Duca sembrava un forsennato. Questa scoperta inaspettata gli avea -posta la febbre nei polsi... Daniele forse era suo nipote, figlio della -sventurata Juanita, figlio dell'abborrito Edmondo. Il nobile si era -coperto la fronte con ambo le mani, e si era sepolto nei suoi pensieri, -cercando di strigare il caos che si era formato nella sua mente. -Daniele frattanto, dopo alcuni momenti di silenzio, ripigliava; - -— Quali che sieno state le relazioni passate tra voi e mio padre, -signor Duca, non potranno mai influire sul reciproco adempimento delle -nostre promesse. Oggi io sono milionario e nobile, e ripeto vengo a -dimandarvi la mano di vostra figlia. - -Il Duca alzò il capo, e guardò Daniele in maniera come se non l'avesse -compreso. Daniele ripetè: - -— Non avete nessuna risposta a darmi, signor Duca? - -— Voi mi chiedete la mano di mia figlia? - -— Per lo appunto. - -— Voi dunque ignorate che mia figlia è MARITATA? - -Daniele si levò di botto, come, per lo scatto di una molla. - -— Maritata!! Emma maritata! - -Il Duca fu spaventato dalla feroce espressione degli occhi del giovine. - -— Ella è maritata, vi ripeto. - -Daniele mise un sordo gemito, indi fu assalito da una tosse violenta e -terribile, che durò alcuni minuti, a capo de' quali disse al Duca con -voce appena sensibile: - -— Uomo senza onore vil creatura!.... Maritata!.... E chi è l'indegno -ch'ella ha sposato? - -— Ecco lo sposo di mia figlia, disse il Duca additando un uomo ch'era -apparso sulla soglia del salotto. - -— Maurizio Barkley! esclamò Daniele, e una fiamma di furore gli -incendiò la faccia. - - - - -III. - -LO SCHIAVO - - -Innanzi tutto spieghiamo in che modo era avvenuto il matrimonio tra -Maurizio ed Emma. - -Già motivammo le ragioni che a poco a poco persuasero la figlia del -Duca a disamar Daniele. Un giorno ch'ella era in compagnia di Lucia -costei le palesò la storia del giovin trovatello; le disse come -Daniele era stato educato insieme con lei; le narrò fil per filo la -storia dei loro innocenti e fanciulleschi amori, ond'ella concepì in -appresso tanta passione; non le nascose il giuramento che Daniele avea -profferito al letto di morte del suo secondo padre e benefattore; e -soltanto non disse motto riguardo al sussidio mensuale ch'egli ricevea -da misteriosa mano, avendole proibito Maurizio di palesar questo alla -Duchessina. Maurizio era divenuto l'amico più intimo della giovinetta -Lucia: quelle due anime nobili e gentili si erano ravvicinate nella -simpatia della virtù. Lucia trovò, un fratello in Maurizio. Molte -volte la fanciulla il pregò di rivelarle il nascimento di Daniele; ma -egli, anche dopo la morte del Baronetto serbò il segreto su questo -particolare, aspettando che gli avvenimenti avessero rischiarato un -fatto, sul quale non volea gittare alcuna luce, però ch'ei temeva -giustamente di perdere l'amicizia del Duca di Gonzalvo e di Emma, se -avesse fatto conoscere le relazioni che eran passate tra lui ed il -Baronetto Brighton. - -Ritornato in Napoli, dopo il viaggio rapidissimo che avea fatto in -diversi paesi di Europa per eseguire l'ultima volontà di Edmondo, -Maurizio mantenne il più assoluto silenzio su gli avvenimenti ch'erano -accaduti a Manheim. Riveduto con estremo piacere dal Duca di Gonzalvo -e da Emma, la sua passione per la giovine Andalusa si accrebbe a -tale, che gli fu impossibile di nasconderla più a lungo agli occhi -della nobile giovinetta: Emma il comprese, ed il suo cuore indovinò -ch'ella era da gran tempo amata. Il cuore di Emma era libero. Maurizio -era il modello della virtù sulla terra: non passava giorno in cui -quel generoso amico non le desse novello argomento di stima e di -ammirazione, tanto che agli occhi di lei nessun uomo avrebbe mai potuto -arrivare all'altezza cui si era messo l'Esquire Barkley. Egli non era -nè ricco, nè nobile, ma la sua anima era una miniera inesauribile di -ricchezze e di nobiltà. Tutti gli uomini sembravano ad Emma o troppo -effeminati, o infinti, o pieni di basse e volgari passioni, o troppo -invasi d'amor proprio e tronfi di sè stessi. Ella finì col disprezzare -tutti gli adoratori che le facean cerchio, e non tenne in pregio che il -solo Maurizio. - -Dal momento che la figliuola del Duca si accorse di essere amata -dall'inglese, ella non si abbandonò più verso di lui a quelle -espressioni di amicizia a cui dianzi abbandonavasi. Maurizio si avvide -di essersi tradito, di essere stato compreso, e da questo istante i -suoi giorni non furono che una continua trepidazione. Nel cospetto di -lei, egli allibiva, arrossava, confondevasi, tremava! Un giorno Lucia -Fritzheim era in casa di Emma. Queste due tenerissime amiche si vedeano -ben sovente, e la loro affettuosa intrinsechezza avea in qualche modo -fatto sparire la distanza che la fortuna avea messa tra loro. In mentre -che le due fanciulle stavano col cuor sulle labbra raccontandosi tutte -quelle piccole avventure di famiglia che formano l'ordinario subbietto -delle conversazioni donnesche, Maurizio si presentò... Il suo volto era -scolorato, i suoi occhi erano bagnati di pianto. - -— Io parto, diss'egli seccamente alle due fanciulle. - -— Partite!! esclamaron queste con maraviglia e dolore. - -— Sì, signorine, parto per l'Inghilterra. - -— Un'altra volta? disse Emma, a cui tutto il sangue era sparito dalle -sembianze ed era ito a piombarle sul cuore, cagionandole un palpito che -le serrava il respiro. - -— E quando ritornerete? dimandò Lucia. - -— Non tornerò più, mormorò cupamente l'Africano, figgendo con disperata -angoscia i due strali dei suoi occhi su quelli della fanciulla, che -egli amava ormai con amore da scoppiarne. - -Emma comprese tutto quel baleno, e, per una di quelle risoluzioni -istantanee che sono il retaggio esclusivo dei cuori nobili e sensitivi, -ella si alzò e disse: - -— Avete dunque obbliato ch'io vi amo, signor Barkley! - -A queste inaspettate parole, Maurizio restò in sulle prime stupefatto -dalla gioia... Ma subitamente un tristo pensiero se gli affacciò -nell'animo. Egli suppose che Emma avesse pronunziata quella frase per -secondare, alla presenza di Lucia, la menzogna ch'egli avea detto a -questa giovinetta per isbandir da lei ogni sentimento di gelosia. - -Maurizio rimanea però confuso e mutolo. Emma il prese per la mano, il -guardò negli occhi con una espressione da farlo impazzar d'amore, e gli -disse con quella voce ch'ella sola possedea, voce ammaliatrice: - -— Voi non partirete, non è vero, Maurizio? Voi non partirete, se mi -amate. - -Maurizio non rispose che cadendo alle ginocchia della giovinetta, ed -esclamando con un accento di passione estrema: - -— O Emma se tu fingi, uccidimi, e così almeno io rimarrò eternamente -nella terra ove tu sei. - -Due mesi dopo di questa scena, Maurizio Barkley era lo sposo di Emma -di Gonzalvo. Il Duca e la Duchessa erano stati vinti e soggiogati -dall'ascendente che il Barkley avea preso sul loro animo, e non -avean saputo resistere alla volontà della diletta figliuola. Un tal -matrimonio sorprese tutti; le più assurde voci corsero nel paese e -ne' crocchi della nobiltà sulle ragioni che avevano indotto l'altero -spagnuolo a dar sua figlia ad uno sconosciuto straniero; e tutti -ammiravansi del come la superba moglie del Duca, così severa in -sull'articolo di nobiltà, fosse condiscesa ad una unione che non -offriva, da parte dello sposo, almeno una mezza dozzina di blasoni e -di titoli. E noi stessi saremmo maravigliati d'un tal matrimonio e non -sapremmo spiegarcelo, se non guardassimo ad altre considerazioni di -gran lunga più alte, e non ne trovassimo la ragione in quelle arcane -fila che ordisce la Provvidenza affinchè la virtù non vada priva di -ricompensa. - -MAURIZIO BARKLEY SPOSO DI EMMA DI GONZALVO ci sembra l'umana soluzione -d'un problema provvidenziale. - -Maurizio era dunque apparso in sul limitare dell'uscio del salotto di -ricevimento. Se la rabbia, il dolore e la sorpresa di Daniele furon -grandi, non minore fu lo stupore del Barkley nel ravvisare il figliuolo -di Edmondo. Daniele rimase per qualche istante muto e fulminato da -quell'impensato avvenimento. Egli guardava con occhi di tigre affamata -lo sposo di Emma, ed un affanno il prese... Il respiro gli usciva -a sbruffi concitati dalla bocca e dalle narici. Poco stante, ei si -lanciava su Maurizio, il ghermiva per ambo le braccia, e, con voce -strozzata da violentissima rabbia, diceagli. - -— Maurizio Barkley, io so tu chi sei. Indarno ti ascondi sotto le tue -vesti d'un'affettata probità, e covri l'infame tuo volto colla maschera -dell'educazione: io ti conosco. - -Appresso di questo, Daniele, tenendo sempre stretti nei suoi pugni di -acciaio i due avambracci di Barkley, si voltava inverso il Duca, e gli -dicea: - -— Signor Duca, IL CIELO VI PUNISCE DEL VOSTRO ORGOGLIO e della mancanza -alle vostre solenni promesse. Voi avete data vostra figlia in isposa al -MIO SCHIAVO QUICKEYE! - -— Che! Che cosa dite mai! esclamò con voce di folgore il nobile -spagnuolo. - -— Dico ripigliò Daniele, che questi è un Cafro mio schiavo comprato da -mio padre in America tra un carico di schiavi provvenienti da Bahor. Il -nome di Maurizio Barkley gli fu dato dallo stesso mio padre. - -— È vero quanto costui dice? dimandò il Duca esterrefatto al genero. - -— È vero, rispose Maurizio con pacatezza. - -Il Duca fe' velo delle mani alla faccia e restò atterrato: non mai -umiliazione maggiore quel superbo avea sofferto. D'improvviso i -suoi occhi s'incendiano di fuoco, tutta la sua persona trema per -compressione d'ira che sta per iscoppiar terribile. - -— Sciagurato, ei grida, mi pagherai colla vita l'agguato al quale mi -hai colto. - -Ciò dicendo, si spingea matto di rabbia contro Maurizio, ma Daniele il -rattenne, dicendo: - -— Frenate la vostra collera, signor Duca, un tal matrimonio è nullo; io -lo distruggo. - -— Che! sarebbe possibile! esclamò di Gonzalvo. - -— Gli schiavi non possono contrarre matrimonio senza il permesso dei -loro padroni. Oltre a ciò essi non possono torre in moglie una donna -libera. - -— Cielo, ti ringrazio; mia figlia è salva almeno! tornò ad esclamar di -Gonzalvo; indi, rivolto a Maurizio, gli disse con voce soffocata dalla -rabbia: - -— Vilissimo schiavo, la tua perfidia senza pari sarà punita: tu darai -severo conto alle leggi della tua condotta verso di me... Esci, esci -dalla mia presenza, e preparati al castigo dovuto alla tua infame -dissimulazione. - -— Costui mi appartiene, disse Daniele, egli è mio schiavo, mi seguirà; -a me spetta il punirlo; andiamo. Ci rivedremo tra poco, signor Duca: ma -fin da questo momento Emma è libera! - -— Figlia! Figlia mia! sposa di uno schiavo!! O vergogna incancellabile! -o macchia esecrata che avvelenerà il resto dei miei giorni! Signore, -ripongo il mio decoro nelle vostre mani, disse poscia a Daniele, fate -che al più presto un tal matrimonio sia dichiarato nullo, e disponete -di me, della mia vita, delle mie sostanze, della figlia mia. - -— Io so quello che debbo fare, rispose Daniele con ghigno feroce, e -si appressava a menar seco Maurizio, quando costui, dato un forte e -terribile crollo di braccia, fece barcollare e stramazzar Daniele; -afferrò colle due mani che gli erano rimaste libere, il polso di -Daniele e quelle del Duca, e con ferma voce e pacata disse: - -— Fermatevi, e ascoltatemi entrambi! Tocca ora a me di parlare. Figlio -di Juanita di Gonzalvo, io non sono tuo schiavo, nè sono più lo schiavo -di alcuno. Prima di contrarre matrimonio, chiesi ed ottenni la libertà -da Edmondo Brighton, tuo padre: ne conservo l'autentico attestato che -all'uopo farò valere. Fratello di Juanita di Gonzalvo, non vergognarti -di aver dato tua figlia in legittima sposa ad un uomo libero e da bene. -Se il cielo mi fe' nascere schiavo, nessuna viltà contaminò mai la mia -vita, nessuna colpa bruttò la mia coscienza; la mia fronte è pura e -serena, i miei sonni son placidi. Nato nella più brutale condizione, -seppi, colla sola virtù, infrangere i ceppi del servaggio ed innalzarmi -su tutte quelle misere creature, miei compagni di sventura, ed -umana mercanzia. Oggi io non sono che l'Esquire Maurizio Barkley, -proprietario di _Raven-Spot_ in Inghilterra, e mi credo tanto superiore -a voi altri quanto la farfalla su i vermi schifosi della terra. Se io -non sono nobile per nascimento, non porto un nome disonorato: i miei -figli andranno superbi del padre loro, e non dovranno arrossare per -l'origine di certi titoli più ignominiosi del marchio di schiavitù -di cui mi fate una colpa. Se io non sono ricco quanto voi, non ho -guardato a vista un cadavere per nove mesi, nè mi sono sporco le mani -con ignobili e vergognose transazioni. Se io non vi ho portato un -milione, signor Duca, vi reco in vece la più sicura guarentigia della -felicità di vostra figlia, la mia vita incontaminata e la purezza dei -miei sentimenti. Se la vostra stolta superbia si offende e si addolora -all'idea di aver data vostra figlia in isposa ad un uomo ch'è stato -uno schiavo, il vostro amor paterno dee rallegrarsi al pensiero di -non aver oggimai nulla a temere per la felicità di lei. Ricordatevi, -signor Duca, che l'uomo a cui avete dato gli epiteti di _vilissimo_ e -d'_infame_ è quello stesso che salvò la figlia vostra da sicura morte. -E tu, Daniele, sappi che senza il coraggio e l'affetto dello schiavo -Quickeye, tu non saresti ora milionario, perocchè tuo padre sarebbe -morto prima nell'Isola di Cuba. E sappiate l'uno e l'altro che, se -giammai un pericolo minaccerà i vostri giorni, immancabilmente mi -troverete al vostro fianco. Oggi io sono libero, indipendente, forte e -felice; se mi accettate per amico, lo sarò franco, sincero, devoto; se -mi volete nemico, io vi disprezzo entrambi com'esseri deboli e inermi, -incapaci di lottar meco. Pensateci, signor Duca; e tu, Daniele, pensa -che io potrei schiacciarti con una sola parola: ascoltala e fremi. - -Maurizio si accostò all'orecchio di Daniele e profferì questo solo -motto: UPAS. - -Daniele gittò un grido selvaggio; una tosse orribile il colse e gli -lacerò il petto. Maurizio era sparito. - -Dopo alcuni momenti, il nuovo Conte di Sierra Blonda era trasportato -nel suo palazzo a Toledo in uno stato che agghiacciava il cuore dei -suoi servi. Condotto privo di sensi al suo domicilio, dopo la crisi -violenta e terribile che lo avea assalito in casa del Duca di Gonzalvo, -e messo a letto incontanente, Daniele restò come persona morta per -tutto il resto di quella giornata, e per metà della notte. - -In sull'una, l'etico dischiuse gli occhi. Due uomini vegghiavano al -capezzale del suo letto; Padre Ambrogio e Maurizio. - - - - -IV. - -QUI AMAT DIVITIAS, FRUCTUM NON CAPIET EX EIS - - -Per maggior dilucidazione di questi avvenimenti, ricordiamo che -il mattino della orrenda notte in cui fu commesso l'assassinio del -Baronetto, allora che Daniele entrò nel costui studio, trovò che questi -era occupato a suggellare una lettera per Maurizio Barkley. Ricordiamo -le parole del Baronetto, il quale avea detto al suo ospite: _Questa -mattina io sono veramente felice, imperciocchè con quella lettera che -ho spedita nel vostro paese, a Napoli, mi sono sdebitato di un antico -dovere di gratitudine_. - -Quella lettera era la libertà di Maurizio, che questi avea dimandata, -avendo già qualche lontana speranza di sposare la figliuola di -Gonzalvo. Ricordiamo eziandio che nella lettera che Maurizio avea -scritta al Baronetto per rivelargli l'entità di Daniele, e che quegli -avea ricevuta qualche ora innanzi di morire, erano queste parole: -_Vi rinnovo la preghiera che vi diedi coll'ultima mia lettera: vi -dirò le ragioni della mia richiesta_. Si comprende oramai qual era la -_preghiera_, di Maurizio e quali le _ragioni_ di essa. - -I medici chiamati ad assistere Daniele, dichiararono offrire il suo -male pochissima speranza di salvezza. Padre Ambrogio e Maurizio non -si erano, neppure per un momento, allontanati dal letto dell'infermo, -il quale sembrava compreso di stupefazione: poco o nulla intendeva. -A quando a quando figgeva lo sguardo in sul volto del sacerdote e di -Maurizio, e nulla dicea; pur nondimeno parea tocco di riconoscenza per -le cure di cui gli eran prodighi quei due uomini. Un giorno era scorso -dal momento che Daniele fu tratto semivivo al suo domicilio, quando -stretta la mano di Padre Ambrogio gli disse: - -— Padre, imploro da voi una grazia. - -Eran queste le prime parole che Daniele avea pronunziate dopo la crisi -violenta da cui fu assalito. - -— Lodato Iddio! esclamò il sacerdote, egli ne riconosce! Parla, -figliuol mio; noi qui siamo a servirti a tutto quello che può -contribuire alla tua guarigione. - -— La mia guarigione! - -Daniele sorrise amaramente. Egli era rassegnato. - -— Padre, ripigliò con voce debolissima, io più non mi lusingo sul -mio stato; sento che la vita mi sfugge: la giustizia di Dio mi ha -raggiunto!... Possa la mia morte espiare il mio delitto! - -— Il tuo delitto! - -— Sì, Padre, tutto vi rivelerò tra poco, se Dio assisterà la mia -ragione e mi farà la grazia di farmi confessare i falli della mia vita. -Ma, prima di tutto, intendo mantenere il giuramento da me fatto al -letto di morte del mio benefattore. - -— Che! esclamò Padre Ambrogio colle lagrime agli occhi; sarebbe -possibile! Dio di bontà, compi l'opera tua. - -— Sì, Padre; la grazia, che io imploro da voi si è quella di far sì -ch'io sposi fra ventiquattr'ore Lucia Fritzheim. - -— Il cielo ti benedica, figliuol mio, e ti ridoni la salute del corpo, -come quella dell'anima. Io corro ad annunziare alla povera Lucia -questa suprema felicità... Oh se sapessi quante volte ella ha mandato a -prender conto della tua salute! - -— Andate, Padre mio, andate: fate che io rivegga al più presto -quell'angiolo! Oh se non mi fossi giammai allontanato dal suo fianco! - -Una lagrima cadde dagli occhi di Daniele. Padre Ambrogio se lo strinse -al cuore, e volò da Lucia per menarla da colui ch'ella amava sempre, a -malgrado dell'abbandono e del tradimento fattole. - -Daniele restò solo con Maurizio. È inesplicabile l'impressione che -facea sull'infermo l'aspetto del marito di Emma. Dal primo istante -che Daniele lo avea veduto alla sponda del suo letto, aveva provato un -sentimento di ripulsione e di odio, ma a poco a poco un tal sentimento -era scomparso, ed ora Daniele il guardava come si guarda un amico. -Soltanto nella mente del giovine risuonava ancora l'orrenda parola che -colui gli avea susurrata all'orecchio in casa del Duca di Gonzalvo; -quella parola che avea cagionato la crisi mortale pel figlio di Edmondo -formava per lui un mistero profondo e tenebroso. - -Daniele fece uno sforzo violento, raccolse l'energia della mancante sua -vita, guardò fisamente in volto a Maurizio, e gli disse: - -— Maurizio Barkley, la dissimulazione è ormai inutile; e, quando la -giustizia di Dio colpisce un uomo, questi non ha più a temere della -giustizia degli uomini. Io mi accosto alla mia fine... Dite, Maurizio -Barkley, il mio delitto vi è noto? - -— Sì, rispose Barkley, abbassando gli occhi. - -— Voi dunque sapete... - -— Che il mio infelice amico Edmondo Brighton fu da voi avvelenato colle -foglie dell'upas. - -Daniele si nascose il volto nelle mani, e stette qualche tempo in -silenzio. - -— E voi non rivelaste ad alcuno i vostri sospetti? chiese Daniele. - -— A nessuno. - -Daniele gli stese la mano e mormorò tra i denti: - -— Uomo raro! virtù incomprensibile! mi perdonerai tutti gli oltraggi -che ti ho fatti? - -Maurizio strinse quella mano scottante e vi appoggiò la fronte senza -dir niente. - -Il palazzo M... era assediato in ogni ora del giorno dagli antichi -amici di Daniele e da uno stormo di gente che le ricchezze del nuovo -milionario richiamavano d'intorno a lui. Ma a pochi si dava l'accesso -nella camera ove giaceva l'infermo, avendo così ordinato il suo medico. -Un'ora dopo ch'era uscito dalla stanza di Daniele, Padre Ambrogio vi -tornava ansante e trafelato. - -Entrando ivi, egli si accostò al giovine ammalato e sotto voce gli -disse. - -— Lucia è qui! - -Daniele ebbe un soprassalto di gioia, spalancò gli occhi, mandò -un grido fioco, e le lagrime sgorgarongli dagli occhi con impeto -irrefrenabile. Lucia era già alla sponda del suo letto. - - - - -V. - -LE NOZZE - - -Lucia, prese tra le sue mani la destra di Daniele, l'inondò colle sue -lagrime. Le violente commozioni che soffriva le avean fatto un tal nodo -alla gola, ch'ella non potè pronunziare una sola parola; pur nondimeno -il suo pianto narrava abbastanza la piena di affetti che mettea -sossopra la sua anima. Ella rivedea, dopo due anni, l'uomo ch'era stato -la prima e l'unica passione della sua giovinezza; il rivedea ridotto -alle porte della tomba, a tanto che poche altre ore parea che gli -avanzassero di vita. - -Alla vista di Daniele, sulle cui sembianze erasi già sparso il -giallognolo pallor di morte, Lucia provò tal stringimento di cuore e -tale ambascia che la sua faccia era divenuta bianchissima. Tutt'i falli -dell'amato giovine ella avea dimenticato; ed avrebbe dato con suprema -gioia il resto della propria vita per rimirar Daniele in quel medesimo -stato di salute in cui era quando partì. Quel che provava il cuore -del figliuolo di Edmondo non tenteremo di esporre. Soltanto diremo -che la presenza di quella fanciulla aveagli cagionato tale tempesta -di emozioni, di rammarichi e di rimorsi, che il suo guardo era rimasto -per qualche tempo fisso al cielo, come se ne avesse implorata tutta la -misericordia. Daniele e Lucia furono lasciati soli. - -La conversazione ch'ebbe luogo tra loro, le parole strazianti di -affetti che furono ricambiate fra que' due sono per noi un mistero -che non cercheremo di scoprire, imperciocchè rispettiamo la voce del -pentimento ch'esala dal cuore di un moribondo. - -Un quarto d'ora dopo, Lucia entrava cogli occhi smarriti e deliranti -nella stanza contigua dov'erano raccolti gli amici di Daniele, e -annunziava loro che l'ammalato era stato sovrappreso da un deliquio che -facea spavento. - -Tutti gli aiuti furono apprestati all'infelice giovine che fu trovato -moriente. I medici dichiararono che qualche ora appena restava di vita -all'infermo. Un tale annunzio fu per tutti un colpo di fulmine. Si -mandò a chiamare un notaro per ricevere dalla bocca del moribondo le -ultime volontà testamentarie. Si dette ordine per le subitanee nozze -di Lucia con Daniele, il quale voleva adempiere a questo atto non -solamente per mantenere il giuramento solenne profferito al cospetto di -Dio, innanzi al quale tra poco sarebbe venuto, ma bensì per lasciare -alla legittima moglie tutt'i suoi beni e ricchezze, quasi ammenda de' -mali che le avea fatti. Egli aveva eziandio manifestato il desiderio di -rivedere i fratelli e la sorella di Lucia. Fu spedita una carrozza di -esso Daniele per andare a prendere la famiglia di Fritzheim. - -Tutto il palazzo M.... fu messo in movimento grandissimo. L'arrivo -del milionario, le sue avventure e la sua prossima fine formavano -il subbietto di tutte le conversazioni della capitale; in tutti era -eccitata la curiosità, sicchè le porte e i dintorni di quel palazzo -erano affollati da ogni maniera di gente, ora per servigi, ora per -interrogazioni, ora per visite, ora per mera curiosità. Molte persone -che nessuno conosceva si erano introdotte nel quartiere del Conte di -Sierra Blonda, e ne ingombravano le sale e le stanze interne: qualcuno -si era avanzato finanche nella camera da letto. Nessun comando veniva -più eseguito, dappoichè il solo padrone della casa era Daniele, e -questi non era più nel caso di significare la sua volontà. - -Tutto quello che accadeva intorno a lui non colpiva più i suoi sensi, -e soltanto riverberava nel suo cervello a guisa del mormorio delle -lontane onde del mare. Gl'interessi e le cose della terra più nol -toccavano tutto ormai gli era straniero: il mondo si allontanava con -grande velocità da lui, come que' paesaggi indorati dalla luce del sole -che si allontanano dagli occhi dell'esule mentre abbandona la nativa -sua terra. - -Allorchè Lucia, pallidissima e sfinita da crudeli commozioni, era -venuta nella stanza contigua a quella dov'era l'infermo, a fin di -chieder soccorso, tutti coloro che si trovavano in quella camera, erano -affluiti dappresso a Daniele. Ma Daniele non dava altro segno di vita -che il girare lentissimo delle smorte pupille. Egli avea perduta per -sempre la parola: la voce era spenta. L'ultima frase che avea detta a -Lucia era stata: - -— Non abbandonarmi anche tu, Lucia... il mondo mi abbandona! Addio... -per sempre... io moro! - -E da quel momento la voce fu morta!! - -Giunse il notaro; giunsero gli ufficiali dello stato civile per le -formalità del matrimonio. - -Daniele, mercè l'assistenza efficace di quel santo uomo di Padre -Ambrogio, già si era preparato, col divino ausilio della religione, -all'eterno viaggio. - -Irreparabile sventura! Il milionario non avea fatto alcun testamento, -ed ora ei non poteva in nessun modo manifestare la sua volontà. - -L'ora terribile era suonata! - -Veggendo che non ci era tempo da perdere, si pensò di strappare almeno -un cenno dal moribondo col quale avesse manifestato di sposare Lucia. -Ciò sarebbe bastato perchè la sventurata giovinetta fosse considerata -qual vedova del milionario: era ad ogni modo una maniera di testamento. - -La stanza dell'infermo era gremita di gente. Non vi era cuore che non -palpitasse per la misera donzella, la cui commovente fisonomia, il -cui pallore e le cui virtù le aveano attirato l'amore di tutti. Si -desiderava con ansia che il matrimonio avesse luogo. - -Gli ufficiali dello stato civile si erano seduti. Uno di loro, -accostandosi al letto del moribondo, dimandò ad alta voce: - -— Signor Daniele de' Rimini-Brighton, Conte di Sierra Blonda volete -voi sposare in legittimo matrimonio Lucia Fritzheim, figliuola del fu -Giacomo? - -Dalle labbra di Daniele parti un suono indistinto; le pupille si -voltarono al cielo e vi rimasero immobili. Non era già una parola o -una voce quella che era uscita dalle labbra del moriente; era bensì -un singulto breve... profondo... Si ripetè l'interrogazione... La più -assoluta immobilità avea colpito il giacente. Furono brevi momenti di -silenzio agghiacciante. Padre Ambrogio si avvicinò a Daniele, gli toccò -il polso, gli pose la mano in sul petto. - -— Morto! esclamò il prete con accento di pietà straziante. - -— Morto!! ripeterono tutti compresi d'orrore. - -Un silenzio di stupefazione successe tra i gruppi presenti a questo -desolante spettacolo, Lucia avea messo un grido come se un pugnale -le avesse tocco il fondo del cuore. Intanto il notaio e gli impiegati -municipali, alzati, disponevansi a partire quando un giovine forestiero -ch'era in uno dei crocchi di curiosi, si avanzò verso di loro e disse -in francese: - -— Fermatevi, signori, la vostra presenza in questo luogo non sarà stata -inutile. - -Questo giovine forestiero, quantunque avesse parlato in francese, -lasciava scorgere dal suo accento ch'egli non era nato in Francia: -si comprendeva subitamente ch'ei si serviva di questa lingua non -conoscendo l'idioma del paese. Bello e gentile era il suo aspetto, -biondi i capelli e la sottile lanugine della barba; vivo lo sguardo che -dardeggiava da due occhi cerulei; nobile il portamento e soave, siccome -sogliono averlo i giovani di alta educazione e di cuore ben formato. Da -due giorni questo viaggiatore si era presentato al palazzo M... ed avea -significato il desiderio di vedere il giovine Conte di Sierra Blonda. -La nobiltà e l'avvenenza del suo volto parlavano in suo favore, sicchè -non si trovò la menoma difficoltà a farlo entrare in quella casa, tanto -più che assiem con lui penetravano quivi altri sconosciuti, ai quali -non si badò essendo tutt'i familiari e domestici di Daniele in gravi -e solenni faccende per la dolorosa catastrofe ond'era stato colpito il -loro padrone. - -Entrando nell'appartamento di Daniele, lo sconosciuto s'imbattè -in Maurizio Barkley: la sorpresa e il piacere di entrambi furon -grandissimi; eglino si abbracciarono e si baciarono con effusione di -cuore. - -Poscia, lo straniero pregò Maurizio di non rivelar per ora a nessuno il -suo nome. Barkley gliel promise, ed il menò nella stanza dove giaceva -Daniele. - -Venuto di presso al letto dell'ammalato, lo straniero per lunga pezza -il ragguardò con un sentimento di pietà profonda, e fece appresso una -quantità d'interrogazioni a Maurizio, col quale sembrava essere in -istretta amicizia. - -Egli era stato presente a tutto; avea con premura aspettato l'arrivo -di Lucia Fritzheim; avea fatto taciti e ferventi voti nel suo cuore -per la felicità della virtuosa fanciulla; avea palpitato d'ansia -nel solenne momento in cui la figlia del gabelliere sarebbe divenuta -Contessa di Sierra Blonda; imperocchè l'animo di lui era stato tocco -dal commovente racconto fattogli da Maurizio delle sublimi virtù di -lei e della nobil rassegnazione ond'ella avea sopportato l'abbandono e -l'oblio del suo fidanzato. Un altro momento, e Lucia avrebbe ricevuto -il guiderdone dovuto alle sue virtù. Nell'animo del giovin forestiere -nacque tosto una risoluzione ardita ma felice, certo ispiratagli dalla -Provvidenza. Dietro l'impulso istantaneo di questa risoluzione, egli si -era inoltrato inverso l'uscio della camera, avea fermato gli ufficiali -dello stato civile, ed avea pronunziato le parole che abbiamo riferite. - -Lo straniero si avvicinò quindi a Lucia e prendendole la mano con -sembiante affettuoso: — Gentil giovinetta, le disse, il tuo infelice -stato, l'elevatezza del tuo animo, il tuo dolore han fatto in me -un'impressione ch'io non so dirti. Il mio primo pensiero, giungendo -in questa città, è stato di conoscerti, dappoicchè fin nelle lontane -regioni donde io sono partito mi furon fatti da Maurizio Barkley gli -elogi della tua virtù impareggiabile; la tua storia mi è nota, come -quella del disgraziato giovine che tu hai amato. Già da molti anni -tu hai appreso a soffrire e a rassegnarti. Iddio ti ha chiamata, a -quest'ultima pruova: alza dunque la nobil fronte, rasciuga le lagrime. -Ormai non ti resta che a pregare l'eterna pace all'anima del tuo -Daniele. Ma il cielo non ha permesso un precipitato matrimonio, sul -quale forse sarebbero corsi i più scellerati comenti del mondo, e che -avrebbe gittata un'ombra sulla tua incontaminata virtù: ti avrebbero, -se non di altro, accusata di cupidigia e d'ambizione. LA PROVVIDENZA -DISNODA MEGLIO DEGLI UOMINI I DRAMMI DELLA VITA. Essa non permise che -tu portassi un nome non puro di macchie; non permise che la fede del -tuo imeneo fossero i ceri della morte... Lucia Fritzheim, al subblime -tuo cuore conviensi un cuor puro e vergine di affetti; alla tua mano -ardente di giovinezza conviensi una mano parimente giovane e forte, e -non già quella di un cadavere. Io ti offro il mio cuore, la mia mano, e -il mio nome ch'è pur quello di Daniele. Io sono Eduardo Horms-Brighton -di Glascovia, figlio di Edmondo Brighton, e fratello di Daniele. Chiamo -in testimonio della verità de' miei detti Dio primamente, e poscia il -mio amico e nobil uomo Maurizio Barkley. - -Un lungo mormorio di sorpresa e di ammirazione passò tra i diversi -gruppi degli astanti. - -Lucia qual trasognata guardava il giovin forestiere e Maurizio sul cui -volto lampeggiava un raggio di gioia. Oppressa da tante rapidissime -emozioni, ella svenne tra le braccia della sorella Mariella e dei -fratelli ch'erano accorsi ad abbracciarla. - -La sera di questo giorno, l'appartamento di Daniele era vestito di -magnifici lugubri parati, e le sue spoglie esanimi riposavano su -splendidissimo feretro. Cento torchi lunghissimi e tetri proiettavano -la loro sinistra luce sui neri lenzuoli di morte che coprivan gli usci -e le pareti di quasi tutte le stanze. - -Per qualche ora nella camera dov'era il morto si erano udite le preci -ed il pianto dei fratelli di Lucia. Padre Ambrogio facea lor ripetere -sacri salmi. Uccello guardava il cadavere di Daniele con occhio stupido -e selvaggio; ei sorrideva e non dicea motto. Cessata la preghiera, egli -si accostò a Padre Ambrogio, e, ridendo gli disse: - -— Padre Ambrogio, ora, il _contino_ non può più battermi n'è vero? - -Il sacerdote gli comandò silenzio, e seco trasse l'idiota fuori di -quella stanza, non senza fare la più trista considerazione sulle parole -profferite da Uccello, che portavano in sè il marchio della Divina -giustizia. - -I nostri lettori ricorderanno che fin dal tempo in cui Daniele era in -casa di Giacomo, quei fanciulli gli aven dato il titolo di _contino_. -Il futuro avea forse lampeggiato su quelle anime innocenti? - - -Maurizio Barkley vegliò tutta la notte a fianco del Cadavere di -Daniele. Egli rimanea lunghe ore in contemplazione di quelle spoglie, e -nella sua mente si aggiravano pensieri strani, indicibili, e che per lo -addietro non si erano mai presentati al suo spirito. - -Maurizio non potea staccare i suoi occhi dall'estinto Daniele. Una -strana ed orrenda illusione colpiva i sensi e l'anima di lui, e facea -balenare alla sua mente una celeste luce che gli rilevava i misteri -della Provvidenza e della giustizia di Dio. - -IL CADAVERE DI DANIELE RASSOMIGLIAVA IN TUTTO AL CADAVERE DI EDMONDO! -Era lo stesso CONTE DI SIERRA BLONDA! - -Era la stessa faccia, la stessa barba, lo stesso abito nero, gli stessi -occhi semiaperti, lo stesso nerore delle labbra! - -Altro non mancava per la compiuta illusione che la CAMERA VERDE e il -CUSTODE. - -La bell'anima di Maurizio fu tocca dalla luce cristiana!!! - - -Il domani, per tempissimo, le sale e le stanze dell'appartamento del -Conte di Sierra Blonda erano deserte. - -Una donna, vestita di grammaglie, piangeva a dirotte lagrime sul corpo -di Daniele. - -Era Emma Barkley di Gonzalvo! - - - - -RIEPILOGO - - -Le grandi ricchezze del Conte di Sierra Blonda, per mancanza di -testamento, erano entrate sotto il dominio della Legge. Nate da mala -radice, esse aveano portato amaro frutto. Dio le disperdeva. - -Sei mesi dopo la morte di Daniele, la famiglia Fritzheim non era più -povera. Eduardo Horms, ricco di virtù e di dovizie, era lo sposo di -Lucia, ed aveva ritirato presso di sè i fratelli e la sorella di lei. - -Maurizio Barkley ed Emma sua moglie s'imbarcavano per l'Inghilterra; -mentre Eduardo Horms, colla sua nuova famiglia recavasi a Parigi ov'era -aspettato da FEDERICO LENNOIS, altro figlio di Edmondo[8]. - - - - -INDICE - - - Parte Prima - - I. _La famiglia dello stradiere_ Pag. 5 - II. _Il Giuramento_ » 12 - III. _Le ultime parole_ » 20 - IV. _Uno sguardo indietro_ » 25 - V. _Il cuore di un prete_ » 32 - - Parte Seconda - - I. _Emma_ » 37 - II. _La lezione_ » 41 - III. _Due amici di Daniele_ » 48 - IV. _La serata di Lady Boston_ » 54 - V. _Un milione_ » 59 - VI. _Un tentativo_ » 65 - - Parte Terza - - I. _Un cavaliere del firmamento_ » 70 - II. _La serpe morale_ » 75 - III. _Le notti di Edmondo_ » 80 - IV. _Un rimedio_ » 84 - V. _La ricchezza_ » 89 - VI. _L'artista_ » 94 - VII. _Le condizioni_ » 98 - - Parte Quarta - - I. _La cavalcata_ » 104 - II. _La visita_ » 109 - III. _Maurizio Barkley_ » 118 - IV. _L'ardita menzogna_ » 123 - - Parte Quinta - - I. _Lotta interna_ » 130 - II. _L'Upas_ » 135 - III. _E se domani mi cercherai più non sarò_ » 140 - IV. _Il testamento_ » 146 - V. _La camera verde_ » 152 - VI. _L'amico_ » 160 - - Parte Sesta - - I. _Juanita_ » 165 - II. _Il ritorno_ » 171 - III. _Lo schiavo_ » 177 - IV. _Qui amat divitias fructum non capiet ex eis_ » 182 - V. _Le nozze_ » 185 - - - - -NOTE: - - -[1] Questa operetta periodica, raccolta letteraria, artistica e di -articoli di moda, pubblicavasi in Napoli con molto buon successo nel -tempo degli avvenimenti del nostro racconto. - -[2] Era così chiamato nelle Spagne nei mezzi tempi una comitiva di -giovani di alta nascita e ricchi, i quali andavano la notte in cerca di -avventure. - -[3] Chi potrebbe, in paragone delle spagnuole, cercare le pallide -bellezze dei Nord? Come le loro forme, rispetto a quelle sembrano -povere, deboli e languide! - -[4] Chiamansi Chattels in generale i beni d'una persona, cui può -lasciare in retaggio, e più particolarmente con tal denominazione -s'intendono nelle colonie inglesi gli schiavi comprati o generati da -altri schiavi. - -[5] La maggior parte delle seguenti notizie son vere e attinte da -opere di viaggiatori inglesi di grande reputazione: alcune di esse sono -letteralmente tradotte da dette opere. - -[6] Dagli esperimenti di tutt'i moderni fisici risulta che -l'elettricità idrometallica devesi riguardare come un nuovo ed -infallibile termometro per dar giudizio della morte o della vitalità -ancor latente, tanto in una parte, quanto nell'intero corpo; e per -conseguenza le correnti elettriche sono reputate oggidì di grande -soccorso nelle paralisie, ed in tutte le malattie nelle quali il -solido vivo abbisogna di forte stimolo. In fatti, se l'acupuntura -istituita contemporaneamente, con due aghi partenti da due lamine, -che si tocchino, una di rame, l'altra di zinco, non produca alcun -risentimento, alcun movimento fibrillare nemmen quando si comprenda nel -circolo e nell'arco il diaframma od il cuore, allora si può ritenere -che ogni eccitabilità è spenta. PIETRO MANNI — _Manuale per le cure delle asfissie._ - -[7] È superfluo il ricordare che la scienza va debitrice di questo bel -metodo d'imbalsamazione al nostro professor Tranchina. - -[8] FEDERICO LENNOIS è il protagonista e il titolo di altra nostra -narrazione che fa seguito a questa. - - - - - -Nota del Trascrittore - -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo -senza annotazione minimi errori tipografici. - -*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK IL MIO CADAVERE *** - -Updated editions will replace the previous one--the old editions will -be renamed. - -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the -United States without permission and without paying copyright -royalties. 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Redistribution is subject to the trademark -license, especially commercial redistribution. - -START: FULL LICENSE - -THE FULL PROJECT GUTENBERG LICENSE -PLEASE READ THIS BEFORE YOU DISTRIBUTE OR USE THIS WORK - -To protect the Project Gutenberg-tm mission of promoting the free -distribution of electronic works, by using or distributing this work -(or any other work associated in any way with the phrase "Project -Gutenberg"), you agree to comply with all the terms of the Full -Project Gutenberg-tm License available with this file or online at -www.gutenberg.org/license. - -Section 1. General Terms of Use and Redistributing Project -Gutenberg-tm electronic works - -1.A. By reading or using any part of this Project Gutenberg-tm -electronic work, you indicate that you have read, understand, agree to -and accept all the terms of this license and intellectual property -(trademark/copyright) agreement. 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Hart was the originator of the Project -Gutenberg-tm concept of a library of electronic works that could be -freely shared with anyone. For forty years, he produced and -distributed Project Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of -volunteer support. - -Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed -editions, all of which are confirmed as not protected by copyright in -the U.S. unless a copyright notice is included. Thus, we do not -necessarily keep eBooks in compliance with any particular paper -edition. - -Most people start at our website which has the main PG search -facility: www.gutenberg.org - -This website includes information about Project Gutenberg-tm, -including how to make donations to the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to -subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks. diff --git a/old/64421-0.zip b/old/64421-0.zip Binary files differdeleted file mode 100644 index 7869b95..0000000 --- a/old/64421-0.zip +++ /dev/null diff --git a/old/64421-h.zip b/old/64421-h.zip Binary files differdeleted file mode 100644 index 9082b94..0000000 --- a/old/64421-h.zip +++ /dev/null diff --git a/old/64421-h/64421-h.htm b/old/64421-h/64421-h.htm deleted file mode 100644 index 3852a71..0000000 --- a/old/64421-h/64421-h.htm +++ /dev/null @@ -1,13301 +0,0 @@ -<!DOCTYPE html PUBLIC "-//W3C//DTD XHTML 1.1//EN" -"http://www.w3.org/TR/xhtml11/DTD/xhtml11.dtd"> - -<html xmlns="http://www.w3.org/1999/xhtml" xml:lang="it"> -<head> - <meta http-equiv="content-type" content="text/html; 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You may copy it, give it away or re-use it under the terms -of the Project Gutenberg License included with this eBook or online -at <a href="https://www.gutenberg.org">www.gutenberg.org</a>. If you -are not located in the United States, you will have to check the laws of the -country where you are located before using this eBook. -</div> - -<div style='display:block; margin-top:1em; margin-bottom:1em; margin-left:2em; text-indent:-2em'>Title: Il mio cadavere</div> - -<div style='display:block; margin-top:1em; margin-bottom:1em; margin-left:2em; text-indent:-2em'>Author: Francesco Mastriani</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'>Release Date: January 30, 2021 [eBook #64421]</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'>Language: Italian</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'>Character set encoding: UTF-8</div> - -<div style='display:block; margin-left:2em; text-indent:-2em'>Produced by: Barbara Magni and the Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was produced from images made available by The Internet Archive)</div> - -<div style='margin-top:2em; margin-bottom:4em'>*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK IL MIO CADAVERE ***</div> - -<div class="booktitle"> -<h1> -IL MIO CADAVERE -</h1> -</div> - -<hr class="silver" /> - -<div class="titlepage"> -<p class="x-large"> -FRANCESCO MASTRIANI -</p> - -<p class="pad2 large"> -PARTE PRIMA -</p> - -<p class="pad2 large"> -ROMANZI -</p> -</div> - -<div class="verso"> -<hr class="mid" /> -<p> -Proprietà letteraria, dell'editore Cav. Gennaro Salvati acquistata -con rogito per notar Tucci. -</p> -<hr class="mid" /> -</div> - -<div class="titlepage"> -<p class="x-large"> -FRANCESCO MASTRIANI -</p> - -<p class="pad2 main-t"> -IL MIO CADAVERE -</p> - -<p class="pad1 large"> -ROMANZO -</p> - -<p class="pad1"> -IV -</p> - -<p class="pad4"> -<span class="large">NAPOLI</span><br /> -<span class="small">STAB. TIP. CAV. GENNARO SALVATI<br /> -(Casa Editrice)<br /> -Maddalenella degli Spagnoli, 19</span> -</p> -</div> - -<div class="somm"> -<hr /> -<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p> -<hr /> -</div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span> -</p> - -<h2>Parte Prima</h2> - -<div class="poem-container"> -<div class="poem inl"><div class="stanza"> -<p class="i01">Timor mortis conturbat me.</p> -<p class="i06"> <span class="smcap">Salmi.</span></p> -</div> -</div> -</div> - -<h3 id="cap1-1">I. -<span class="smaller">LA FAMIGLIA DELLO STRADIERE</span></h3> -</div> - -<p> -Se un viandante qualunque, trattovi per casualità o per vaghezza -di solitarie meditazioni, in sull'imbrunire d'una bella sera -di està dell'anno 1826 si fosse trovato a scendere pei greppi -posti a ridosso del Real Albergo de' Poveri e di <i>S. Maria degli -Angioli alle Croci</i>, si sarebbe certamente soffermato passando da -costa a un povero abituro, diruto in gran parte per le scosse del tremuoto -detto di S. Anna, avvenuto nella sera del 26 luglio 1805. La cagione -che avrebbe indotto il supposto passeggiatore a fermarsi dappresso -a quell'abituro, era, il sentirsi in una stanza del secondo ed ultimo -piano, quello propriamente che dava le viste di essere il più danneggiato, -voci di pianto che avrebbero straziato un macigno: quelle voci erano la -più parte di donne e di fanciulli; ed, alle smozzicate parole, ai moncherini -di frasi che si mischiavano ai singulti d'un pianto che parea di disperazione, -si capiva che una cara persona di quella famiglia era morta o -moribonda. Ed in fatti, un uomo era presso a spirare. -</p> - -<p> -Quest'uomo era il capo di quella famiglia. -</p> - -<p> -Inoltriamoci nell'interno del misero abituro. Spettacol sublime e -commovente! La religione, che sorregge gli ultimi istanti della vita di -un padre; che gli sta per dischiudere le porte del cielo; la religione che -sola rimane accanto al capezzale del moribondo, anello divino che congiugne -il tempo alla eternità; la religione, che vive nelle lagrime, volgeasi -benanche ai superstiti per mitigarne il dolore acerbissimo. -</p> - -<p> -Un sacerdote stava dappresso all'infermo vegliardo, ed in pari -tempo che iva ravviando al cielo i pensieri dell'uomo giunto all'estremo -della sua carriera, egli era prodigo di affettuose parole e di cure amorevolissime -verso i costui figliuoletti, disacerbando e acquietando l'esagerata -escandescenza di un dolore che non conosce limite nè freno. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span> -</p> - -<p> -Era questo ministro di Dio giovane ancora, perocchè parea che sol -di fresco avesse varcato i trent'anni. Nelle sue sembianze, cosparse di -pallidezza leggeasi un'anima di angiolo, e massime negli occhi che erano -pregni, di una pietà incommensurabile. Per due notti e tre lunghissimi -giorni di estate quel venerando ecclesiastico non si era dipartito da -quella casa, in cui parea che tolta si fosse la nobile missione di surrogare -appo quella famigliuola le paterne cure, di cui i miserelli figli eran -privi, e per mancanza di madre e per l'infermità del genitore. Egli somministrava -i medicamenti all'ammalato, e li facea comprare col proprio -danaro; riconfortava quello a sperare nel cielo, ad aver fiducia nell'arte -salutare; e quando lo infermo, per trista convinzione, dimenando il capo -rigettava ogni argomento di speranza, Padre Ambrogio (così nomavasi -il reverendo) gli tenea diverso linguaggio: parlavagli delle miserie -dell'umana vita, del nobil fine dell'uomo creato a più alti ed immortali -destini, il riconsolava, mettendogli dinanzi agli occhi la tenerissima e -sacra memoria che di lui avrebbero serbato i suoi figliuoli, l'onorato nome -che ei lasciava loro, il compianto generale e le preci che lo avrebbero -accompagnato allo eterno riposo, e da ultimo quel santo uomo il -rassicurava sull'avvenire dei fanciulli, promettendogli di non abbandonarli -giammai e di aver per essi le sollecitudini amorose e le cure di un -padre. -</p> - -<p> -Nè a quest'officio pietoso, ma tristo, limitavasi Padre Ambrogio; -sibbene, ne' momenti in cui il moribondo avea meno bisogno dell'opera -sua e della sua assistenza, quel sacerdote era tutto d'attorno a' fanciulli. -E quel generoso attingeva nei tesori della sua pietà argomenti di conforto -pei più grandetti che comprendeano l'amarissima perdita che tra -poco avrebbero fatta, e di distrazione al più piccolo, il quale sovente -piangeva in veggendo piangere, ma nulla comprendea della ragione di -quel pianto, o vagamente, l'attribuiva alla malattia del babbo. -</p> - -<p> -Padre Ambrogio era una di quelle creature, perle della umanità, le -quali sembrano aver ricevuto dal cielo l'esclusivo incarico di rappresentare -la Carità in sulla terra, non già quella carità monca e superba -che si tien contenta e soddisfatta nel gittare dall'alto l'obolo della limosina, -ma che consola, ravviva, si piega, si umilia: quella carità che pone -ad atto la vera e sola eguaglianza cristiana tra gli uomini, quella che -provviene da vicendevole amore. Padre Ambrogio comprendeva tutta la -altezza del suo divino ministero; abnegazione intera, dilicata, ragionata -a pro della umanità sofferente. Additando il cielo, porto supremo di salute, -ei leniva i mali della terra; parlava agli umili e ai poveri della loro -grandezza innanzi agli occhi dell'Eterno; ai superbi mostrava il nulla -del fasto umano, la vanità dei beni mondani: i dissoluti poneva al cospetto -della vergogna dei loro vizii; aveva in copia grandissima argomenti -e parole per ogni miseria, per ogni debolezza; amava gli uomini -quando più eran ciechi di mente o gravati di mali o caduti all'imo dell'obbrobrio. -</p> - -<p> -Cinque figliuoli rimaneano deserti dei loro genitori, due donne e tre -maschi. -</p> - -<p> -Lucia era la secondogenita. Benchè non ancora arrivata al quarto -<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span> -lustro di sua età, questa fanciulla avea tutto il senno e la prudenza d'una -donna; era ella in qualche modo la madre dei suoi fratelli: e il governo -della famiglia veniva retto da colei che vi mettea una tale accuratezza -una tal pazienza e tanto amore, che spesso ella privava sè medesima di -qualche cosa per non farne difettare i fratellini. Una sensibilità eccessiva -formava il complesso del suo carattere, come la pietà era tutta la -anima sua, la vita sua. Lucia non potea vivere senza consacrarsi a ben -fare, senza innumerevoli sacrificii giornalieri, senza dar corso a quel fiume -di amorevolezza che le traboccava dal cuore. Iddio l'avea creata per -amare e soffrire, e i suoi giorni non furono infatti che il continuo esercizio -di questo duplice destino della donna. Lucia non era bella di volto, -se si guardi alla regolarità delle fattezze, ma gli occhi suoi erano la più -sublime espressione dell'anima umana. Non si potea guardarli senza -sentirsi piovere sul cuore torrenti di dolcezza: eran belli oltre ogni credere, -e diffondeano su tutta la sua persona l'incantesimo che ne derivava. -</p> - -<p> -Abbiam detto che Lucia era la secondogenita; chi dunque era il primogenito? -</p> - -<p> -Il primo figliuolo di Giacomo era un idiota, il cui vero nome era -Giovanni, ma che veniva comunemente addimandato per ischerzo <i>Uccello</i>, -imperocchè il tapino nel camminare, non potendo ben sorreggersi -su i piedi, equilibravasi stendendo in certo modo le braccia e appuntando -i gomiti, a guisa delle ali di uccello. Una lunga e tormentosa malattia -da lui sofferta nella fanciullezza, per cui scampò di morte quasi per -prodigio, gli avea affranto per forma il sistema nervoso e muscolare, -che, oltre all'avergli storte le dita dei due piedi e della mano sinistra, -ed isviata la pupilla dal suo centro regolare, gli aveva tolto interamente -l'uso delle facoltà intellettuali. Uccello (d'ora in appresso così il chiameremo), -essendo eziandio balbo e scilinguatello, malamente articolava i -suoni e le parole; ed era curioso il sentirlo a parlare quando si adirava -contro qualcuno, chè in questo caso più che pel consueto lo scilinguagnolo -gl'imbrogliava o arroncigliava siffattamente le parole con la bava -che gli veniva in copia alla bocca che era un vero fuoco d'artificio. -</p> - -<p> -Il mal caduco, che frequentemente colpiva l'infelice, si aggiungea -per rendere estremamente misera questa creatura. -</p> - -<p> -Per compire il ritratto d'Uccello dobbiam notare, che, quantunque -in età di ventitre a ventiquattro anni, era bassa la sua statura e privo -di lanugine il suo volto, sì che parea non esser giunto per anco all'adolescenza. -Ad ogni minima opposizione alla sua volontà infantile, per -qualsivoglia tenue contraggenio, ei piangeva dirottamente siccome fanno -i bambini; e tosto allietava il volto e mandava un suono come di riso -quando gli si dava il trastullo o il cibo che chiedeva. Mirabil disposizione -della Provvidenza! Uccello in questi momenti che otteneva quello che -bramava era felice, compiutamente felice, come l'ambizioso che aggiugne -e tiene l'intento suo, come l'avaro da costa al cassettino dei suoi -tesori, come l'amante nelle braccia della sua amata. -</p> - -<p> -Uccello aveva nel suo idiotismo una singolare simpatia per Lucia -più che per l'altra sorella e per gli altri fratelli. Oh come era felice il -povero idiota allora che gli riusciva rubare un bacio alla sorella prediletta! -<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span> -Come ne gioiva! Come ribaltava quel morto cuore quando se la -stringea sul petto! Ben è vero che rare volte si arrischiava a far questo, -per l'invincibile timidezza che gl'ispirava il contegno serio di Lucia; -ma, se talvolta la vedea meno pensierosa del solito, se la sorprendeva -a sorridere per le goffaggini che egli balbettava, oh... allora non -sapeva resistere, e le si gettava al collo come un cagnolino. Quando ciò -faceva l'idiota, Lucia incominciava dall'andare in collera, indi rabbonavasi, -e finiva non poche volte con imprimere un bacio sulla fronte stretta -e compressa del miserello, il quale non rifiniva in questo caso di saltare -per la gioia e di dire tante cose e sì in fretta che la sorella niente ne -capiva. -</p> - -<p> -Gli altri tre figliuoli di Giacomo lo stradiere erano una giovinetta di -circa quindici anni a nome Marietta, e due fanciulli chiamati Giuseppe e -Andrea. -</p> - -<p> -Marietta, fanciulla vispa e leggiera, più bella di Lucia, avea occhi -cilestri e capelli biondi. La più strana e notevole differenza era tra queste -due sorelle. Comechè entrambe compassionevoli, buone, e dotate a -dovizia di cuore eccellente, la Marietta affogava i generosi e nobili istinti -del suo cuore sotto una pazza e stravagante allegria, che trasmodava insino -all'insolenza. Ella non era già dissimile dagli altri suoi fratellini -nel ruzzar fragoroso, nello starnazzare su e giù per la casa, nel tormentare -la vecchia fantesca, tipo di pazienza verso quelle creature. La Marietta -non si facea scrupolo di dar la baia agli amici di suo padre, ed in -ispecialità ai più brutti, di spingere i fratelli addosso ai pezzenti; sovente -con una mano porgeva al mendico l'obolo o il pane della carità, coll'altra -gli tirava di dietro gli stracci di abiti, sganasciandosi dalle risa assieme -ai suoi piccoli complici. Ammiravansi tutti come facilmente questa -giovinetta, che si abbandonava a tutta la naturale gaiezza del suo -temperamento, ponea subito freno alle sue fanciullaggini allora che pareale -che queste dispiacessero alla sorella; e come in copiose lagrime -tosto rompesse, se dal padre o da Lucia le venisse qualche volta severa -ammonizione o rimproccio. -</p> - -<p> -Era tra le due sorelle quella differenza che passa tra la pietà dolcissima, -trista, dilicata, e la bontà spensierata, pazzognola, indiscreta. -</p> - -<p> -Veggendo unite la Lucia pallida, dagli occhi e dai capelli neri, con -quel corpo alto, leggermente curvato, quasi debil canna che si chini a -sorreggere l'alga debolissima, e la Marietta, vivace, spirante salute e -allegrezza, di bassa e complessa statura; avresti detto esser quelle due -fanciulle le immagini perfette dell'aurora bionda e ridente, ripiena di -speranze e di vita, e della sera, bella del pari, ma scolorata e malinconica -per ricordanze e rammarichi. -</p> - -<p> -Un altro sentimento contribuiva a far più spiccare la differenza fisica -e morale delle due sorelle: l'amore, che è tutta la vita d'una donna, -tutto il suo avvenire, tormento dolcissimo delle anime nobili, e gentili, -mondo interminabile di commozioni violente, in cui regna un solo -essere, l'oggetto amato. -</p> - -<p> -Lucia amava. Verremo più tardi ampiamente parlando di un tale -amore, onde Iddio voleva provare tutta la sublime rassegnazione di quell'anima. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span> -</p> - -<p> -La sera gittava già le sue ombre in quella casa dove la morte si apprestava -a cancellar dal libro della vita il nome di Giacomo lo stradiere. -</p> - -<p> -Oh quanto ci duole di dover presentare ai nostri lettori quest'uomo -nei momenti estremi di una vita povera, ma onesta e intemerata, modello -di saggezza, di carità, di evangelica morale, modello, che sebbene -si vada rendendo sempre più raro tra le classi bisognose della società, -non manca di rialzare a quando a quando la dignità dell'uomo anche sotto -la più dura fatica e nello stato più dimesso ed umile. -</p> - -<p> -Da lunghi anni Giacomo Fritzheim, svizzero di origine, esercitava -l'officio di stradiere nelle Regie Dogane di Napoli. Uom robusto e laborioso, -di non comune intelligenza e istruzione, e d'una probità a tutta -pruova, egli era amato da' suoi superiori, rispettato da' suoi compagni, -idolatrato dalla famiglia. La moglie, morta per effetto di parto prematuro, -era così buona e compassionevole, che il più bel giorno della sua -vita fu quello in cui il marito, reduce da un piccol viaggio fatto nell'interno -del reame, le recava a casa un fanciullino di quattro in cinque -anni, raccolto di notte nel mezzo di un bosco, morto di freddo e singhiozzante -per pianto convulsivo. -</p> - -<p> -Fin dal giorno in cui Giacomo perdè l'amata compagna, ch'era -tanta parte di sua vita, si era abbandonato a quella invincibile tristezza -che opprime i cuori virtuosi e appassionati quando morte gli strazia nei -loro affetti più cari. -</p> - -<p> -Giacomo parea non portare il peso della vita che per sostenere gli -innocenti figliuoli, tenerelli ancora e bisognosi di ogni aiuto: parea come -se di repente altri venti anni gli si fossero accresciuti in sulle spalle, -che al presente eran curvate come ad un vecchio ottagenario; i suoi capelli, -che innanzi della morte della moglie conservavano ancora il colore -della giovinezza, imbiancarono tosto, e parte caddero precedendo nella -terra quella testa veneranda, che verso di essa chinavasi ogni giorno -vieppiù. Quelle labbra su cui la calma della coscienza richiamava spesso -il riso della gioia, or si negavano ad ogni sorriso; e, soltanto nei momenti -in cui vedea raccolti intorno a sè gli amati figliuoli, l'anima gli -si schiudeva ad una dolce mestizia, la quale bentosto volgeasi in tristezza -per lo scorgere ch'ei facea sulla impensierita fronte della diletta figliuola -Lucia la malinconia di una vergine passione. -</p> - -<p> -Da qualche tempo Giacomo, quasi presago della sua prossima fine, -si staccava a malincuore dal seno della propria famiglia, per la quale il -suo amore sembrava centuplicato; i suoi occhi che già tante lagrime aveano -sparse pel figlio Giovanni e poscia per la perdita della consorte, -ora si umettavan di continuo; e, rimirando con tenerezza estrema i suoi -figli, spesso il buon padre piangeva di soppiatto, e particolarmente per -la Lucia ed Uccello, come i più miseri, la prima per troppa squisita tempera -della sua fibra, il secondo per la imperfezione delle sue morali e -fisiche facoltà. Lucia era infelice perchè troppo sensitiva; Uccello perchè -privo di quel senso divino che rende l'uomo superiore al bruto. -</p> - -<p> -Già da alquanti mesi, prima di esser ridotto alle porte del sepolcro, -Giacomo si lagnava di una fiacchezza eccessiva per tutte le membra per -la quale gli riesciva faticoso qualunque movimento ei si facesse; ed or, -<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span> -nascesse da ignoto e ascoso male che ivagli già serpeggiando pel sangue, -or fosse effetto di quella specie di abbandono di ogni cosa terrena -che prende gli uomini vicini al loro termine, il dabbenuomo facea sforzi -inauditi per recarsi al suo posto di stradiere, perchè zelantissimo del -proprio dovere. Ma un mattino il buon Giacomo non potè levarsi di letto; -una strana enfiagione gli si era manifestata negli <i>arti</i> inferiori; il giorno -appresso, questa enfiagione sparì, ma sul volto dell'infermo apparvero -certe macchie di rosso vivido; il respiro era difficile e affannoso. -</p> - -<p> -La gotta, che era stata per lo passato la consueta malattia di Giacomo, -gli era questa volta piombata nel petto. -</p> - -<p> -Dopo alcuni giorni d'infruttuosi rimedii, lo stato dell'infermo fu -dichiarato inguaribile. -</p> - -<p> -Nel momento da cui diam principio a questa trista narrazione, il -medico non avea dato che poche altre ore di vita al misero Giacomo, il -quale già si era cogli aiuti della religione fortificato al solenne passaggio. -</p> - -<p> -Nella camera dov'è il letto dell'infermo è raccolta tutta la costui -famiglia. Non ostante le parole e i conforti di Padre Ambrogio, il comune -dolore disfogavasi in un lagrimar comune. Tutti quei cari figliuoli -non voleano staccarsi un sol momento dal letto paterno. -</p> - -<p> -Una candela di sego messa sovra un vecchio cassettone illuminava -la camera, la quale sarebbe rimasta al buio, a dispetto di un lumicino -acceso in un bicchiere dinanzi ad un quadro della Madonna del Carmine, -e che, per essersi quasi tutto l'olio consumato, andava bruciando la rotellina -di carta, schizzando e friggendo sull'acqua che si era scoperta -sotto l'olio strutto. Lucia, col volto bianchissimo come panno lavato, -coi lunghi capelli rabbuffati su per la fronte e le spalle, non si era da due -giorni ristorata nè di cibo nè di sonno. Distesa a metà del corpo sul letto -del padre, ella non muoveva i suoi occhi ardenti di lacrime dagli occhi -del genitore, il quale, non potendo più reggersi nè dall'uno nè dall'altro -de' fianchi, era in qualche modo costretto a guardar sempre lei. Nondimeno -ei girava talvolta inquieto le pupille, quasi avesse richiesto di qualcuno -assente, e poscia ritornava a fissare uno sguardo ineffabile sulla figliuola -carissima; e quello sguardo era di un amore d'un'ansietà che -l'umano linguaggio non potrebbe tradurre nè far comprendere. -</p> - -<p> -Marietta, quella fanciulla sì leggiera, sì spensierata, piangeva a dirotte -lagrime. Ella teneva abbracciati i suoi due fratelli, i quali piangevano -come lei, e le domandavano perchè da qualche ora il babbo più non -parlava e più non si lagnava... Marietta, invece di rispondere, singhiozzando -baciava Andrea, il più piccolo dei fratelli. -</p> - -<p> -Padre Ambrogio più non impediva lo sfogo di quel giusto dolore, -ma facea comprendere alla Marietta che il suo pianto e quello dei fanciulli -avrebbe trafitto il cuore del povero vecchio e distolto i suoi pensieri -dall'eternità. -</p> - -<p> -A tal ragione la Marietta non si acchetava, ma muovea co' fratelli -nella stanza contigua; dove più libero dava il corso alle lagrime. -</p> - -<p> -Presso l'uscio della camera, dov'era l'infermo, si fermava di tempo -in tempo Uccello, chiedeva con volto stupido e sorridente se il padre -fosse morto, e quindi tornava ai suoi balocchi nella cucina, vale a dire -<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span> -tornava a ruzzar con due gatti, che formavano tutto il suo divertimento, -e che egli amava sopra ogni cosa al mondo. -</p> - -<p> -Erano le dieci della sera, cioè due ore di notte all'italiana. -</p> - -<p> -Padre Ambrogio, seduto appo il capezzale del moribondo, recitava -ad alta voce le orazioni che accompagnano la dipartita delle anime cristiane, -quando l'infermo, fatto uno sforzo violento, alzò il capo e con -distinta voce disse due volte: -</p> - -<p> -— Daniele... Daniele... -</p> - -<p> -Era questo il nome del suo figlioccio, del trovatello da lui allevato, -ed ora giovine di circa ventidue anni. Ah! Da due giorni che il misero -vecchio non avea fatto altro che dimandare di Daniele; il quale erasi -mandato a cercare nella sua abitazione; gli si era fatto dire che il padre -Giacomo era gravemente infermo e vicino forse a trapassare. Daniele -aveva risposto che sarebbesi affrettato a vederlo, a dipendere dai desiderii -di lui; ma intanto non appariva. -</p> - -<p> -Padre Ambrogio osservò sul volto dell'infermo, quando costui ebbe -proferito due volte il nome di Daniele, un'angosciosa ansietà mista ad -un dolore profondissimo. Tutto comprese l'ecclesiastico, che conosceva -la storia di questa famiglia, ed esclamò fra sè medesimo: -</p> - -<p> -— Oh l'ingrato! l'ingrato! Iddio abbia pietà di lui! -</p> - -<p> -Voltosi poi verso l'infermo gli disse: -</p> - -<p> -— State di animo sereno, Giacomo; Daniele non tarderà a venire; -il poveretto non ha saputo che quest'oggi che il vostro male si è aggravato... -Egli verrà... siatene certo, egli verrà. -</p> - -<p> -Dette queste parole, Padre Ambrogio gittò uno sguardo furtivo su -Lucia, e il suo cuore fu straziato. -</p> - -<p> -Questa misera fanciulla aveva nascosto il capo nel piumaccio che -era su i piedi del padre, e singhiozzava con un pianto convulsivo. -</p> - -<p> -Non ci era più luogo a dubitare: Daniele più non l'amava! -</p> - -<p> -Non erano scorsi pochi minuti da che Giacomo avea parlato, ed un -personaggio si presentò alla soglia di quella camera. -</p> - -<p> -Egli era Daniele. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span></p> - -<h3 id="cap2-1">II. -<span class="smaller">IL GIURAMENTO</span></h3> -</div> - -<p> -Singolare contrasto offrivano le vestimenta e l'aspetto del nuovo -arrivato con lo stato quasi indigente di quella casa. -</p> - -<p> -Era Daniele un giovine di statura altetta, di volto piuttosto -bruno, di folti capelli bene allustrati e tagliati a leggiadra zazzerina; -gli occhi parimente scuri e malinconici acquistavano un'espressione -di cupa intelligenza per l'inarcare ch'ei facea sovente le nere sopracciglia; -non avea nè baffi nè barba. -</p> - -<p> -Il suo vestito era de' più ricercati e di gusto per que' tempi. Un soprabito -alla prussiana e da cavalcare color verde salice; calzoni bianchi -a mezza gamba, stivali con gli sproni, cappello bigio. -</p> - -<p> -Daniele avea lasciato alla porta di quel modesto abituro il suo cavallo -morello, sul quale era venuto. Diremo nel prosieguo di questa storia -perchè in età giovanile e in pochi anni di esercizio della professione -di maestro di musica, Daniele fosse già padrone di una modica agiatezza. -</p> - -<p> -Non si creda che Daniele avesse preferito di venire a cavallo per -affrettare il suo arrivo alla casa dello stradiere; però ch'egli non si era -dato la minima premura di accorrere presso il suo benefattore moribondo -e presso la fanciulla che ardentemente lo amava. Per due giorni il giovine -non avea pensato neppure per sogno alla infermità di Giacomo, all'amor -di Lucia, alle iterate richieste che di lui avea fatte colui che per oltre -a quindici anni lo avea nutrito col proprio pane e lo avea amato come -un altro suo figlio. Daniele non ci avea pensato nemmanco per un momento: -dappoichè un pensiero fitto come un chiodo gli si era messo nel -capo, e gli dava cruccio, smania indicibile, indurimento di cuore, indifferenza -su gli altrui mali. -</p> - -<p> -Nel giorno da cui abbiam cominciata questa storia, Daniele verso -le 23 ore italiane, fornito il giro delle sue lezioni di musica, per disviare -alquanto la tristezza che l'opprimeva, era andato a passeggiare a cavallo -verso il Campo di Marte. Al ritorno, in passando d'accosto al Real Albergo -de' Poveri, gli venne ricordato di Giacomo lo stradiere, che dimorava -<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span> -alle spalle di questo Stabilimento di carità, dov'egli forse sarebbe -stato gittato qual trovatello, se quel generoso non gli avesse dato ricetto, -sostentamento, educazione nella propria casa tra gli altri suoi figli amandolo -al pari di questi. Allora soltanto ricordò che parecchie volte il -suo morente benefattore lo avea mandato a chiamare. -</p> - -<p> -«Andiamo, diss'egli seco medesimo dando al suo cavallo la direzione -della casa di Fritzheim, se egli è vero quel che mi si è detto, il buon -uomo non ha molti dimani a vedere. Incominciavo un poco a seccarmi -de' suoi continui rimproveri. È vero che di molto io gli sono debitore, ma -alla fin fine qualche cosa ho fatto anch'io per lui da qualche anno a questa -parte; non gli ho mandato denaro? Non ho fatto di bei regalucci a Lucia? -Ma or che ci penso; par che costei abbia preso in sul serio le nostre -fanciullaggini amorose. Che diascine! Men ci vuole che una testolina come -la sua per creder vero a vent'anni quello che si è detto a quindici. Follie! -Or più che mai questa chimerica unione sarebbe impossibile. Quand'anco -io non avessi qui in questo mio cuore scolpita quella cara immagine di -Emma, che mi divora a fuoco lento, io non acconsentirei giammai ad essere -lo sposo di Lucia. Che direbbe la società di me? Che direbbero i miei -amici? Sposare la figlia di uno stradiere! Ed io mi esporrei con tal matrimonio -a render nota a tutti la mia storia, perocchè, non ci cade alcun -dubbio, al domani delle mie nozze si saprebbe nel paese che Daniele de' Rimini -non è che figlio della sventura o della colpa, raccolto per carità -dal padre della sposa! Ignominia! Un tal segreto vorrei che rimanesse -un mistero per tutti. Se il padre Giacomo il portasse tutto con sè nella -tomba!... Oh se Emma penetrasse!... Dio, Dio, non mi esporre a tal -rossore!... Ella così superba de' suoi natali, così ricca... ricca e nobile! -Ecco... ecco la felicità, il sogno ardente della mia vita! Ed io sposerei -Lucia, povera, oscura, <i>ignobile</i>, figlia d'un <i>vile</i> stradiere! No no..... -Quando io non era ancora conosciuto, quando non mi era ancora slanciato -nel mondo, avrei forse potuto sposarla, imperocchè tutti avrebbero ignorato -l'oscura mia origine, ma ora! Io ho fatto tanto per innalzarmi, ho -gittato sudori e lagrime sul pianoforte, sono impallidito su i capilavori -musicali, non solo per amore a quest'arte, che spero per altro abbandonare -non sì tosto avrò raggranellato un po' d'oro, ma bensì per farmi -una strada alla fortuna, per vedere di pormi ad un certo livello con quegli -giovanotti miei amici, che non si starebbero dal darmi la beffa per questo -ridicolo matrimonio ch'io farei a contraggenio, e che distruggerebbe -per sempre ogni speranza di possedere quel tesoro di grazie che m'innamora, -e quella dote onde io cesserei di essere una creatura mercenaria. -Oh.... che ignobil cosa è il lavorare per vivere! Qual differenza tra Emma -e Lucia! Ma che dico! Non sono io scemo di senno per istabilire un paragone -tra queste due donne! Un paragone tra Emma e Lucia! È lo stesso -che paragonare l'eleganza alla goffaggine, la farfalla alla mosca, la ricchezza -alla miseria. Che compiuta educazione! Che linguaggio elevato, -che nobiltà di sentire! e che bellezza! Oh quelle forme del suo corpo! -quei capelli! quegli occhi!! Oh la mia testa, la mia povera testa! -</p> - -<p> -Ciò dicendo, Daniele, il cui carattere da questo breve soliloquio i -nostri lettori potranno in parte conoscere, era giunto all'abituro di Giacomo, -sotto il cui tetto egli avea per molti anni riposato. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span> -</p> - -<p> -Nell'entrar che fece Daniele nella camera dell'infermo, Lucia si era -incontanente alzata da su il letto del padre, avea fatto per correre incontro -al giovine, ma a mezzo la camera sentì fiaccarsi le ginocchia, e -quelle lagrime che fino all'arrivo di Daniele erano rimaste premute nel -petto, quivi costretto dall'acerbità d'un doppio spasimo, rifluirono tutte -in un momento alle ciglia della fanciulla per un ritorno di tenerezza e Lucia -pianse per qualche minuto con quell'impeto irrefrenabile, che suol -succedere ad una sì lunga compressione. -</p> - -<p> -Oh quanto diceva quel pianto! -</p> - -<p> -Daniele era rimasto alcun poco sulla soglia di quella camera, freddo -spettatore della scena di tristezza che gli si offriva; poscia, senza rivolgere -una sola parola a Lucia, si era inoltrato verso il letto di Giacomo, -chinando leggermente il capo dalla parte ov'era seduto Padre Ambrogio. -Maria, Giuseppe e Andrea lo avevano salutato con affettuosità, se gli eran -messi d'intorno; un raggio di gioia brillò su quei volti infantili; la -presenza di Daniele era per essi di buono augurio; eglino tutti aveano rifuso -addosso a questo giovine quella espansione di affetto e di stima che -l'idiotismo d'Uccello aveva in certo modo respinto e deviato. -</p> - -<p> -Nel venire Daniele, Uccello si era recato nelle braccia i suoi mici -ed era corso a far festa <i>al Contino</i>. -</p> - -<p> -Era questo il nome che in famiglia si era dato al fanciullo Daniele, -alludendo alle costui maniere riservate e schife non meno che al grandissimo -livore dal quale insino dalla più tenera età questi era preso per l'invidia -che gli eccitavano i fanciulli meglio vestiti o che passeggiassero in -carozza o che fossero possessori di più bei giocarelli. -</p> - -<p> -— Guarda, Lucia, disse Uccello alla sorella alzando con le punte -delle dita le falde del soprabito di Daniele, guarda che bell'abito ha il Contino, -bada che non se lo imbratti vicino a noi altri! -</p> - -<p> -Queste parole, che l'idiota avea detto in tutta l'ingenua volgarità -della sua favella, fecero apparire tutt'i colori sul volto di Daniele, il quale -con un mezzo sorriso rispose battendo lievemente colla frusta sul capo -dell'idiota: -</p> - -<p> -— Non temere, Uccello, noi non ci faremo bruttar da nessuno; e -poi non ci è paura, tu mi guardi le spalle. -</p> - -<p> -Così fatte celie scambiate tra Daniele e Uccello presso al letto del -moribondo rattristarono padre Ambrogio e Lucia. -</p> - -<p> -Vi fu un momento di silenzio agghiacciato... Giacomo avea gli occhi -chiusi, e la voce di Daniele non ancora aveagli colpito l'orecchio. -</p> - -<p> -Padre Ambrogio si affrettò di far conoscere all'infermo l'arrivo del -suo figlioccio con tanta ansia aspettato; onde, alzata alcun poco la voce, -e fattosi più dappresso all'orecchio di lui dissegli: -</p> - -<p> -— Signor Giacomo, il vostro Daniele è qui. -</p> - -<p> -Il volto cadaverico del vecchio si animò subitamente, dischiuse gli -occhi ne' quali brillò un raggio di viva gioia, e quelle pupille andarono in -cerca di Daniele, e si affisarono su lui. Giacomo distese la destra al giovine, -il quale senza torsi i guanti, se l'accostò alle labbra e vi lasciò cadere -un freddo bacio, sfiorando appena l'epidermide di quella mano, -quasi timoroso che gli si fosse appiccato il male del vecchio, e schifo di -baciar la mano di un onesto gabelliere. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span> -</p> - -<p> -Erano molti anni dacchè Daniele non baciava la mano del suo benefattore. -</p> - -<p> -Nello sguardo immobile del vecchio, in quella scintilla di fuoco che, -attraverso le nebbie della morte, dardeggiava dagli occhi vitrei di Giacomo, -fissi su Daniele, era un lacerante rimprovero, un dolore cocentissimo -ma rassegnato, una speranza viva, ardente, una preghiera affettuosa, -un comando. -</p> - -<p> -Padre Ambrogio leggeva in quello sguardo queste diverse passioni, -questo linguaggio misto di tanti affetti, di tante commozioni; e procurò -di richiamare i pensieri dell'infermo a quella pacatezza che debbon serbare -gli uomini che stanno in procinto di elevarsi su tutti gli umani affetti -e passioni. Daniele era distratto, preoccupato, stava così come se si -fosse trovato in una casa straniera, indifferente. -</p> - -<p> -— Signor Giacomo, disse Padre Ambrogio, vi avea pur detto che -questo caro giovine si sarebbe affrettato di venire a baciarvi la mano e -ad accorrere a' vostri desiderii: egli è qua, compatitelo perchè oggi soltanto -egli ha saputo essersi aggravato il vostro male. -</p> - -<p> -Il buon prete avea poggiato la voce sulle parole <i>oggi soltanto</i> per -farle ben notare a Daniele, il quale gittò su lui uno sguardo furtivo e disse -anch'egli: -</p> - -<p> -— Si, signore, soltanto oggi m'è stato detto che voi eravate infermo. -</p> - -<p> -Daniele non avea detto <i>papà Giacomo</i>, siccome per lo addietro chiamava -il suo benefattore. Questa parola <i>signore</i> avea messo il ghiaccio di -morte nel cuore di Lucia. -</p> - -<p> -Giacomo avea concentrate tutte le forze della sua vita in questo supremo -momento, in cui egli voleva assicurare la pace e la felicità della -figliuola. La mano del vecchio avea cercato quella di Daniele e non la lasciava: -il pugno dell'infermo avea acquistato una forza straordinaria di -cui lo stato di prostrazione in che lo aveva gettato il morbo parea che il -rendesse incapace. Questa pressura indicava abbastanza l'ardente desiderio -che il vecchio aveva avuto di riveder Daniele e il timore che questi -si allontanasse. -</p> - -<p> -Daniele sembrava portar con impazienza quello sguardo e quello imprigionamento -della mano. -</p> - -<p> -Passò qualche minuto. -</p> - -<p> -Giacomo alzò il capo e fe' segno lo avessero adagiato su qualche cuscino -per potersi reggere a certa altezza dal letto: un eccitamento estremo -gli avea dato un'apparenza di salute e di forza. -</p> - -<p> -— Un sorso di sidro, chiese il vecchio con voce distinta. -</p> - -<p> -Era questa la consueta bevanda, di cui usava nello stato di sanità, -e che gli dava soddisfazione, ilarità, lucidezza di mente; onde quasi mai -mancavane qualche boccia nella famiglia, comunque povera. -</p> - -<p> -Lucia corse, col cuore palpitante di speranza, ad aprire un vecchio -armadio, dov'era riposto un avanzo di caraffa di sidro inglese, ne versò -tre dita in un bicchiere, ed il recò al padre, accostandoglielo alle aride e -scolorate labbra. -</p> - -<p> -Giacomo bevve con ansia; ma la deglutizione opravasi con difficoltà, -per modo che fu impossibile al misero vecchio di tranguggiare il bramato -<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span> -refrigerio che gli rimase in sulla lingua; tanto più che quella bevanda -non è così fluida e potabile come l'acqua. -</p> - -<p> -Giacomo gittò un profondo sospiro, scostò leggiermente dalla bocca -il bicchiere e la mano che glielo porgeva, e volse gli occhi al cielo facendo -tacita offerta a Dio delle sue sofferenze: il cuor di Lucia ne fu trapassato: -nascose il suo capo dietro quello del padre e pianse la miserella, -ma divorando nel cuore le amare lagrime che le strappava lo stato del genitore. -</p> - -<p> -Giacomo non era uscito dal suo abbattimento per due giorni continui; -poche e indistinte parole avea proferito in questo tempo, pochi segni avea -dato di vita e di avvedimento. Ma ora un pensiere, un proponimento parea -dargli una fittizia energia. Comechè privo del refrigerio che sperava -ottener dal sidro, ei raccoglieva quasi per forza intorno al cuore la vita -che gli fuggiva. Oh l'amor paterno! Chi può dire fin dove questa onnipossente -affezione dell'animo può imperare sulla caduca, argilla? Chi può -segnare i limiti della sua forza? L'amor paterno commove ed agita ancora -il cuore di un cadavere pochi istanti di poi che morte vi ha soffiato -il gelido suo alito: l'amor paterno è un raggio dell'anima immortale che -rimane ancora attaccato alla famiglia, quando il corpo del padre rientra -nella creta che il produsse. -</p> - -<p> -Giacomo fe' cenno a Daniele di avvicinarsigli più, imperocchè non -potea parlare che a stento e con voce fiacchissima. -</p> - -<p> -Daniele, Lucia e Padre Ambrogio si strinsero al letto dell'infermo -per udirne le parole. Marietta e gli altri due fanciulli intorniarono quei -tre: e tutti pendevano con trambasciata ansietà dalle labbra del capo -della famiglia. -</p> - -<p> -— Daniele, disse il vecchio, ricordi tu quel che eri e quel che ora -sei? -</p> - -<p> -— Lo ricordo, rispose questi, alcun poco turbato da simile interrogazione. -</p> - -<p> -— Ti rammenti di quella notte in cui ti raccolsi morto di fame e di -freddo sopra una felce nelle boscaglie della Sila in Calabria?... Pensa, -figlio mio che ivi saresti immancabilmente perito; le tue membra quasi -nude erano intorpidite dal gelo onde eran tutti coperti que' boschi deserti -e quelle valli; i tuoi occhi eran chiusi, ed appena uscia dal tuo petto un -fioco gemito che si perdea ne' lunghi urli del vento tra gli scheletri della -vegetazione. Fu la Provvidenza che guidò i miei passi in quel bosco tetrissimo: -io avea smarrito il mio cammino, o per dir meglio, Iddio volle -che io mi fossi per poco allontanato dalla strada regolare per menarmi -a dar vita ad una innocente creatura. In questo supremo istante della -mia vita che si spegne, benedico la Provvidenza che mi fece degno di esercitare -la carità e di salvar da morte un caro fanciullo, ch'io poscia -ho amato qual mio figlio, e che ora amo con tutta la tenerezza paterna, -quanto amo queste infelici creature che la mia morte lascerà diserte e -abbandonate nel mondo. -</p> - -<p> -Dagli occhi del vecchio cadde una lagrima, che restò fredda e impiombata -sulla sua guancia. -</p> - -<p> -A quelle parole, non si udì che un pianto universale. Daniele era -commosso. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span> -</p> - -<p> -Dopo pochi momenti di silenzio, Giacomo riprese: -</p> - -<p> -— Ho dovuto richiamare questa ricordanza, mio caro Daniele, non -per vantare titoli alla tua gratitudine, della quale non ho mai dubitato, e -di cui mi hai dato prove non equivoche; bensì per ottener da te tutto lo -affetto di un figlio in questo momento ch'è per me sì solenne. Se tu ami -ch'io dorma in pace il sonno della tomba, se vuoi che io chiuda gli occhi -benedicendo quell'istante in cui per la prima volta i tuoi gemiti infantili -colpirono le mie orecchie, togli dal mio animo ogni dubbio sulle -tue rette intenzioni a riguardo di questa misera fanciulla che tanto ti -ama... -</p> - -<p> -Quest'ultima parte fu piuttosto indovinata dagli astanti anzi che -profferita dal vecchio, tanta fu la commozione ambasciosa che gli oppresse -il petto. Daniele impallidì e chinò gli occhi, interamente ombreggiati -dalle folte sopracciglia, che diventarono due archi nerissimi; Lucia si -sentiva scoppiare il petto; il cuore le palpitava con tal violenza che un -lividor di morte le imbiancò le labbra semiaperte; gli occhi della fanciulla -non si arrischiarono a riguardar Daniele, e fu per bene di lei, che -se quell'adorabile creatura avesse gittato uno sguardo sul suo amato, -avrebbe letto sul costui volto la più chiara smentita delle parole del padre. -</p> - -<p> -— Si avvicina il mio termine, figli miei... Ringrazio la Provvidenza -che mi concede la forza di parlare e di rivolgervi le mie estreme parole. -Daniele, Lucia, Iddio non ha permesso ch'io fossi testimone della vostra -felicità... Io avea ben ragione, mio caro figlio, di spingerti ad affrettare -questa bramata unione... L'innocenza e la virtù fecero dapprima nascere -il vostro amore; l'affetto fraterno si voltò ne' vostri cuori in un sentimento -più dolce, che crebbe col crescer dell'età. Dio benedisse l'amor -vostro, come l'ho benedetto anch'io. Daniele, misero figlio della sventura -o della colpa, infelice creatura defraudata del più caro degli umani -retaggi, l'amor paterno, il cielo ha colmato un tal vuoto; tu sei idolatrato -da quest'angioletta. Una brillante carriera ti si apre dinanzi; così -giovane hai ottenuto quello che pochi o nessuno alla tua età giunge ad -ottenere: riputazione e fortuna, e ben le meriti per la tua abilità nell'arte -musicale, per la quale tanto genio appalesasti fin dalla tua fanciullezza. -Possa il cielo sempre più render prospere le tue fatiche, ad alleviarti le -quali, avrai al tuo fianco questa cara creatura.... La misteriosa mano che -oggi provvede a' tuoi bisogni o a' tuoi piaceri potrà un giorno ritirarsi da -te, senza che tu abbi a sentire dolorosamente una tal perdita. -</p> - -<p> -Giacomo ebbe d'uopo d'interrompersi per qualche momento... Gli -astanti, ed in particolar modo Daniele, e Lucia, erano diversamente agitati -e commossi. -</p> - -<p> -— Daniele, ripigliò il vecchio, il tempo stringe ed io non posso abusare -di questi preziosi momenti che Iddio mi concede. Io non dubito della -lealtà delle tue intenzioni, tel ripeto; ben mi è noto il tuo cuore, e so che -l'opera mia non fu seminata in ingrato terreno... Ma ho bisogno, nel licenziarmi -da voi, figli miei, di essere pienamente sicuro dell'avvenire -della mia Lucia... Chieggo da te un giuramento, Daniele. -</p> - -<p> -— Un giuramento! esclamò questi, che era ben lontano da una simile -idea. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span> -</p> - -<p> -— Si, figlio mio, un giuramento solenne che tu farai su quel Crocifisso, -presente Padre Ambrogio e gli altri figli miei: giurerai di sposare -quanto prima la dilettissima Lucia... Un tal giuramento nulla può -costarti; esso non serve che a render paga e soddisfatta l'anima mia io -andrò a raggiungere la mia amatissima compagna, la madre vostra, figli -miei, e di lassù le nostre benedizioni vi accompagneranno sempre e -dappertutto. Or via, non si perda più tempo. Son due giorni che ti ho aspettato, -Daniele, e credeva che Dio non mi accordasse il piacere di vederti, -per dileguare dal mio povero cuore ogni dubbiezza. -</p> - -<p> -Un Crocifisso di avorio era in cima del letto, all'altezza della mano -di Giacomo, il quale, toltolo dal muro, il consegnò a Padre Ambrogio e -gli disse: -</p> - -<p> -— Padre, ricevete il giuramento di Daniele, ed implorate le celesti -benedizioni sul capo dei figli miei. -</p> - -<p> -Padre Ambrogio si alzò. Il suo volto era grave e solenne; con la -destra ei teneva il Crocifisso, con la sinistra toccò la spalla di Daniele, -figgendogli in volto uno sguardo severo ma ripieno di bontà. -</p> - -<p> -— Daniele, Iddio vi ascolta e vi giudica; ponetevi in ginocchi, figlio -mio, e proferite con me il solenne giuramento che vostro padre, il -vostro benefattore, chiede da voi, per abbandonare in calma ogni pensiero -della terra e rivolgere tutta l'anima sua alla patria celeste. -</p> - -<p> -Lucia s'inginocchiò e con essa tutti gli altri fratelli... In fondo alla -camera si vedea genuflessa anche la vecchia fantesca, biasciando preci -e facendosi cadere di grosse lagrime sulle aggrenzite guance. -</p> - -<p> -Daniele ebbe un momento di titubanza.... Egli era rimasto all'impiedi, -mentre tutta la famiglia... era genuflessa. Un pallore di morte avea -coperta la bruna sua faccia... Questa titubanza non durò che momenti. -</p> - -<p> -Daniele piegò a terra il ginocchio dritto e chinò il capo per non lasciare -scorgere il suo turbamento. -</p> - -<p> -Padre Ambrogio spiegò la sua mano sul capo del giovine. -</p> - -<p> -— Daniele, giurate voi nel nome dell'Eterno Dio e su questo segno -dall'Umana Redenzione di sposare quanto prima in legittimo matrimonio -Lucia Fritzheim, figliuola di Giacomo? -</p> - -<p> -A questa interrogazione successero pochi momenti di silenzio. Padre -Ambrogio riprese: -</p> - -<p> -— Pensate, Daniele, pria di giurare... Or siete libero ancora; un -momento dopo, la vostra vita è eternamente avvinta a quella di questa -fanciulla. -</p> - -<p> -Daniele non rispose. Il vecchio Giacomo, Lucia, tutti trepidavano. -Questi minuti secondi erano spine acerbissime per quella sventurata famiglia. -</p> - -<p> -Il ministro di Dio replicò la formola del giuramento: -</p> - -<p> -— Daniele, giurate voi nel nome dell'Eterno Dio e su questo segno -dell'Umana Redenzione di sposare quanto prima in legittimo matrimonio -Lucia Fritzheim, figliuola di Giacomo? -</p> - -<p> -— Lo giuro, rispose Daniele con voce distinta ma rauca e profonda. -</p> - -<p> -— Ti benedica Iddio! esclamò il prete. -</p> - -<p> -Tutti si alzarono... Giacomo piangeva di tenerezza, di consolazione: -<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span> -il cuore del vecchio infermo si dilatava; parea che la vita e la salute gli -tornassero; il suo volto si rischiarò; i suoi occhi brillarono ancora sotto -i vapori della morte. -</p> - -<p> -— Avvicinati a me, figlio mio, Daniele, qua... qua sul mio cuore, -fa che ti abbracci; che io baci i tuoi capelli, la tua fronte. Oh perdona, -perdonami, figlio mio... per poco io aveva dubitato di te; tel confesso... -Io credevo che più non amassi la mia Lucia... Che ne sarebbe stato di -questa infelice che tanto ti ama?... Appressati anche tu, Lucia, qua, qua -ch'io vi stringa entrambi sul mio petto... Oh... or muoio contento!... -Grazie, grazie, mio Dio, che mi hai fatto degno di tanta felicità!... Ah!.. -la vista mi si abbuia... Sorreggetemi, figli miei... mie cari fi... -</p> - -<p> -Giacomo cadde estenuato e privo di sensi in su i guanciali... -</p> - -<p> -Lucia era rimasta nelle braccia del padre, nel cui seno avea nascosto -il capo. -</p> - -<p> -Daniele si era allontanato dal letto del vecchio. Nessuna lagrima -avea bagnato i suoi occhi... Egli raggiustava freddamente e ravviava in -sul dritto lato della fronte i capelli che, stando egli nelle braccia del padre, -aveano smarrita la loro studiata drizzatura. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span></p> - -<h3 id="cap3-1">III. -<span class="smaller">LE ULTIME PAROLE</span></h3> -</div> - -<p> -Le diverse e violenti commozioni alle quali Giacomo era stato -in preda lo avevano abbattuto, stremandogli quel poco di forza -vitale che egli aveva attinta nello immenso amore che portava ai -suoi figli. Quella tensione eccessiva dei nervi nello stato in cui -egli si trovava lo aveva affranto a tale modo che per poco tempo fu creduto -morto. -</p> - -<p> -Padre Ambrogio aveva dapprima con bei modi allontanato i teneri figliuoli -dalle sponde del paterno letto, facendo a sè medesimo la più dura -violenza, perciocchè alla vista delle gelide mortali spoglie del vecchio il -dabben ministro della chiesa avea sentito dilacerarsi il cuore nè più nè -meno che se quel corpo giacente fosse stato di suo padre: laonde ei comprendeva -quale e quanto esser doveva il dolore dei figliuoli, e come la -cessazione di quella vita così cara doveva farlo scoppiare qual repentina -folgore. -</p> - -<p> -Le sembianze del vecchio si erano imbianchite come i capelli che -gli ombreggiavan le tempia; nessun segno rivelava in lui la vita. -</p> - -<p> -Padre Ambrogio tastò il polso del giacente e il suo volto si rischiarò. -</p> - -<p> -— Non è che un deliquio, ei disse; ben presto ricupererà il sentimento. -</p> - -<p> -E gli pose sotto le narici un'ampollina di etere vivificante. -</p> - -<p> -Lucia, Marietta e Giuseppe eran seduti d'intorno al letto del genitore, -ma ad una certa distanza, così avendo disposto Padre Ambrogio. -</p> - -<p> -Daniele stava all'impiedi, presso ad un terrazzino aperto, dal quale -facea vagar gli occhi distratti su i lontani colli di Poggioreale e di Capodichino. -</p> - -<p> -La luna si levava intera e vermiglia dietro quei colli e sprolungava -una larga fascia di bianca luce sui cipressi di S. Maria del Pianto quasi -lenzuolo mortuario. Varii lumi apparivano e sparivano tra gli alberi di -quella mesta campagna: era la pietosa processione che accompagna con -le preci divote lo scendere d'un uomo nel suo ultimo asilo. -</p> - -<p> -Uno spettacolo sì tristo e che avea tanta relazione con le presenti -circostanze non commoveva per nulla il cuor di Daniele, che, svagando -<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span> -lo sguardo lungi dal luogo ove trovavasi, cercava di sfuggire alle opprimenti -riflessioni che si affacciavano al pensiero. In pari tempo, altre idee, -altre immagini affatto opposte si presentavano alla sua mente, idee ripiene -di vita, immagini ridenti, di giovinezza, di piaceri. Egli pensava -che era quella l'ora consueta in cui soleva trovarsi quasi ogni sera tra -crocchi brillanti di gai giovinotti, di bellissime donne; avrebbe dato una -metà della sua vita per potersi involare da quella casa ov'eran la morte -e la tristezza, e spiccare un volo al Palazzo S... dove tutto era felicità, -e dove egli forse era aspettato da Emma! -</p> - -<p> -Eran le undici della sera. Il silenzio regnava in quella solitaria contrada -siccome in quella casa. -</p> - -<p> -Giacomo rimaneva tuttavia nell'immobilità di morte, contuttochè la -sua respirazione fosse talmente concitata da udirsi una maniera di rantolo -nel cavo del suo petto. -</p> - -<p> -Lucia, poscia ch'ebbe riprovveduto di olio il lumicino che si era -quasi spento dinanzi alla sacra immagine, si era avvicinata a Daniele... -Nelle sembianze di lei scorgeasi al presente una tristezza più rassegnata, -più tranquilla, non perchè lo stato del genitore le desse argomento di -speranza, ma perchè Daniele era là... Negli affanni e nelle sventure la -presenza di chi si ama rattempra e lenisce la pena, è balsamo al cuore -sofferente. D'altra parte, non era il giovine da considerarsi ora come -sposo di lei? -</p> - -<p> -— Daniele, dissegli timidamente la giovinetta, rimarrai con noi -questa notte? Nostro padre è così felice nel vederti al suo fianco, in mezzo -a noi... Vedi, io son quasi sicura che... ciò gli fa del bene; hai osservato -con quanta passione ei ti guardava pocanzi? Se sapessi quante volte -il poveretto ha chiesto di te in questi due giorni in cui non sei venuto da -noi!... non ti parlo di quello che hai fatto soffrire al mio cuore, lo sa -quella Vergine del Carmine, la quale ho pregata tanto tanto di farmi morire -appresso a mio padre, se mai tu... più non mi amassi. -</p> - -<p> -La fanciulla portò ai suoi occhi il lembo del grembialetto e singhiozzando -si andava rasciugando le grosse lagrime che il ricordo del suo dolore -le richiamava alle ciglia; poi dette un crollo al capo per rimandar -sulle tempia i lunghi capelli che le si erano staccati sul volto e rizzò la -faccia pallidissima guardando lui con tenerezza. -</p> - -<p> -Il riverbero della luna rischiarava quelle delicate fattezze e quegli -occhi, il cui nero lucidissimo ora vie più spiccava su quel fondo sì bianco. -Lucia in questo momento sembrò bellissima a Daniele, il quale, presala -per mano, menolla in sul terrazzino, e stette alcun tempo in silenzio contemplandola. -</p> - -<p> -Era nel centro del terrazzino un cesto di gelsomino che iva ravvolgendo -le sue foglioline tra i bastoncelli della ringhiera, ed era tutto coperto -di bianchi fiorellini che esalavano un profumo soave tanto che tutta -la casa ne veniva imbalsamata. -</p> - -<p> -— Prendi, amica mia, le disse Daniele spiccando uno di quei candidi -fiorellini e dandoglielo, stasera tu rassembri davvero a questo fiore... -Come sei bella! Oh, non dubitare, io non ti lascerò più; non sono io oggimai -lo sposo tuo? Non mi appartieni tu forse? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span> -</p> - -<p> -Uno scroscio di risa fu udito in quel momento, Lucia arrossì tutta, -e ratta s'involò dal terrazzino. -</p> - -<p> -Uccello si era ficcato nell'ombra dietro alla pianticella del gelsomino; -aveva udito le parole di Daniele, e nel suo ingenuo idiotismo -avea riso. -</p> - -<p> -Oh! quel riso era la più mordace ironia di quelle parole che non -esalavano dal cuore del perfido giovine. -</p> - -<p> -Daniele esclamò nel venir dentro alla camera! -</p> - -<p> -— Maledetto idiota! Io lo detesto come il mio cattivo destino. -</p> - -<p> -Il rantolo di Giacomo diveniva sempre più forte, più oppressivo; i -suoi occhi a metà dischiusi erano iniettati di quell'umore livido, biancastro -che annunzia l'ora estrema. -</p> - -<p> -Padre Ambrogio avea ripreso, presso il moribondo, il tristo ufficio -di assistente. -</p> - -<p> -Tutta la famiglia era immersa in uno stato di angosciosa aspettativa: -pallidi, muti, inanimati, quei figliuoli non trovavansi neanche più lagrime -in su gli occhi. -</p> - -<p> -Daniele si era messo a sedere al fianco di Lucia: non per questo era -pago e tranquillo a segno che non si leggesse sul volto distratto una febbrile -impazienza: se si fosse gittato uno sguardo in fondo di quel cuore, -sarebbesi notato con raccapriccio un desiderio vivo, ardentissimo della -morte di Giacomo. Sì fa d'uopo confessarlo; Daniele contava i minuti secondi -per la brama di sentir morto quell'uomo che con la sua lenta agonia -gli toglieva un'ora di piacere ed il condannava a star lontano dalla -donna che egli amava. -</p> - -<p> -Ah! pur troppo questo cuore umano è tale impasto di contraddizioni -malvage, di barbare tendenze ed in pari tempo di slanci di sublime affetto -e di sacrificii inauditi che l'uomo ha sempre di che rimanere stupefatto e -avvilito nella contemplazione dell'uomo. Vi sono, nel fondo dell'anima, -certe cloache di turpitudini siccome certe miniere di eroismo che renderanno -sempre l'umana creatura il soggetto più curioso delle investigazioni -dei filosofi i quali finiscono col confessare la loro piena ignoranza -su queste arcane contraddizioni. -</p> - -<p> -Poco stante, non ne potendo più per l'estrema impazienza che il -vinceva, e stanco di più aspettare, Daniele si rizzò subitamente in piè e -disse a Lucia queste poche ed aspre parole: -</p> - -<p> -— Mia cara, tuo padre non morrà per ora; è affare di domani; intanto -io debbo andar via; nulla ho detto al mio domestico, il quale mi -aspetta... D'altra parte, ho quaggiù il mio cavallo, e fa d'uopo che il -faccia ristorare di qualche cibo. -</p> - -<p> -Ciò dicendo, carezzandosi i capelli in sulla tempia dritta, e riprendendo -il suo cappello, si disponeva, senz'altro, a lasciare quella casa: -avea già dato due passi inverso l'uscio, quando, non già Lucia ch'era -rimasta stupefatta e annientata da tanta barbara fattezza, ma sibbene -Marietta s'interpose tra l'uscio e lui. -</p> - -<p> -— Oh! Daniele; tu non andrai via, n'è vero? Tu non ci abbandonerai -questa notte: papà può spirare da un momento all'altro, non è così, -padre Ambrogio? Abbi pietà del nostro dolore; se ci ami ancora, se ami -<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span> -la mia povera sorella, tu non andrai via! Ormai è tardi, questa campagna -è mal sicura... Tu hai da fare sì lungo cammino... No, Daniele, non -andartene per questa notte..... Vedi, noi abbiam paura a star sole. -</p> - -<p> -— In verità, non vorrei andarmene, rispose Daniele, ma non posso -trattenermi; vi dico che egli è difficile che papà Giacomo se ne vada stanotte: -non senti? ei dorme profondamente, non fa che russare. -</p> - -<p> -— Russare! interloquì il sacerdote, a cui tanta durezza di cuore cagionava -un dolor profondo: signor Daniele, <i>vostro padre</i> si muore; ei -non ha che pochi minuti di vita: non vogliate abbandonarlo in tal momento... -Egli vel comanda anche morto. -</p> - -<p> -— Signore, ripeto, che io non posso trattenermi: tornerò domattina -ben per tempo, allo spuntar del giorno. Intanto se c'è bisogno di danaro, -eccone. -</p> - -<p> -E traeva dalla tasca del soprabito un elegante borsellino di seta -a maglie, ne cavava una moneta, gittandola con superbia e con fastidio -sul cassettone. Era un pezzo di dodici carlini che ribaltò su quel mobile, -e urtò nel bicchiere ove era riposto il lumicino che si spense affogando -nell'olio rovesciato. -</p> - -<p> -Lucia mandò un grido di disperata angoscia. -</p> - -<p> -Padre Ambrogio si alzò pacatamente, raccolse dal cassettone la moneta, -e, consegnandola al giovine, gli disse con paterna bontà: -</p> - -<p> -— Prendete, signore; per ora questa disgraziata famiglia ha d'uopo -di pietà, di amore, di aiuti affettuosi; ha bisogno di cuore e non di metallo. -Riprendete la vostra piastra: se ci sarà bisogno di danaro, posso -pel momento provvedervi io stesso. Unisco le mie preghiere a quelle di -queste infelici creature acciocchè vi compiaciate rimanere in questa casa -durante questa notte, ch'è già scorsa quasi della metà. Pensate che il -misero Giacomo non vedrà la dimane; egli forse, innanzi di spirare, può -chieder di voi: pensate che quest'uomo è stato per voi non solo un padre, -ma un amico, un vero amico. Si provvederà poi pel vostro cavallo, non -temete. Rimanete, non abbandonate questa infelice famiglia in questa ora -tremenda. -</p> - -<p> -— Mi duole dovermi ricusare a' vostri comandi, rispose Daniele, -ma è impossibile ch'io mi trattenga più a lungo. Sarò qui domani all'alba... -Addio. -</p> - -<p> -Non fu più possibile trattenerlo. -</p> - -<p> -Egli avea varcata la soglia della porta senza neanche gittare uno -sguardo al vecchio moribondo e alla sua fidanzata, che rimaneva come -istupidita e schiacciata dalla disperazione. -</p> - -<p> -Un solo individuo avea la faccia sorridente nel mezzo di que' gruppi -di dolore: Uccello; un lampo di gioia stravagante brillava sulla sua stupida -fisonomia. Egli girava qua e là per la camera, schioppettava con la -mano, guardava sovente verso l'uscio delle scale, e rideva... rideva con -quel riso corto e a colpetti. -</p> - -<p> -Di botto, Daniele si presenta di bel nuovo in sul limitare della camera. -</p> - -<p> -Ei getta d'intorno a sè uno sguardo furioso. -</p> - -<p> -— Chi ha ferita la gamba del mio cavallo? grida con voce stentorea, -e con gli occhi fiammeggianti di rabbia e di vendetta. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span> -</p> - -<p> -— Io, risponde Uccello ridendo sempre, come quando solea fare -qualche burla alla vecchia fantesca e di cui prendea tanto sollazzo. -</p> - -<p> -— Tu! esclama Daniele ruggendo qual leone. -</p> - -<p> -Ed alzava la frusta per colpire l'infelice idiota. -</p> - -<p> -Padre Ambrogio s'interpose e fermò il braccio di quel furibondo. -</p> - -<p> -Un grido intanto era partito dal letto ove giaceva il moriente. -</p> - -<p> -Era Giacomo che tutto avea udito, tutto compreso!... -</p> - -<p> -Oh spettacolo terribile! Il vecchio avea levato il capo dal cuscino -come da una tomba: sembrava una larva, un fantasma. -</p> - -<p> -— Ingrato!... ingrato!... mormorava il misero con voce soffocata -dai singulti della morte... Iddio mi aprì gli occhi in sull'orlo... della -fossa... Tu vuoi... colpir mio figlio Giovanni... come già... mi hai distrutta... -mia figlia Lucia... Va, figlio del peccato... Tu tradisci un moribondo. -Va... ingrato... se tu mediti io spergiuro... Iddio ti punisca!.. -</p> - -<p> -Lucia manda un urlo disperato... il sacerdote immantinente chiama -alla calma il moribondo che si mostra pentito dell'ira subitanea in -cui la ferocia di Daniele lo avea gittato... guarda il crocifisso e tenta -di dire qualche cosa, ma non può finire una parola, che termina in un -singulto profondo. Il misero era ricascato in su i guanciali. -</p> - -<p> -Egli era morto! -</p> - -<p> -Pochi momenti dopo questa scena di spavento, nella camera ove -giaceva il cadavere di Giacomo non era altri che Padre Ambrogio, che -recitava d'accanto al morto la seguente prece: -</p> - -<p> -«Onnipotente Iddio, col quale vivono coloro che muoiono nel Signore, -e col quale le anime de' fedeli, poi che libere sono dal fardello -della carne, sono nella gioia e nella felicità, noi ti ringraziamo dal profondo -del nostro cuore per esserti piaciuto di liberare questo nostro fratello -dalle miserie di questo mondo di peccati: e non tralasciamo di pregare -la tua misericordiosa bontà di ammetter lui ben presto nel novero -de' tuoi eletti.» -</p> - -<p> -Non dobbiamo trasandare di osservare che Uccello, per impedire -la partenza di Daniele, di soppiatto armatosi della sciabola di suo padre, -che n'era provvisto come militare doganiere, avea ferita la gamba del -cavallo del giovine, senza che alcuno della famiglia addato se ne fosse. -</p> - -<p> -Uccello aveva avuto bastante lucidezza di mente per comprendere -che Daniele non avrebbe potuto andarsene a piedi alla sua abitazione che -era ben lungi di quella strada; e che gli sarebbe stato impossibile di trovare -una carrozza in quella via solitaria e ad un'ora si avanzata della -notte. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span></p> - -<h3 id="cap4-1">IV. -<span class="smaller">UNO SGUARDO INDIETRO</span></h3> -</div> - -<p> -È necessario toccar qualche cosa che alla storia di questo giovine -si riferisce, innanzi di proseguire il nostro racconto. -</p> - -<p> -Daniele, in tutto il tempo ch'era stato in casa di Giacomo -lo stradiere, non si distingueva dagli altri figliuoli di questo -dabben uomo, sì per l'amore onde corrispondeva ai beneficii di quella -famiglia, sì pei modi rispettosi e umili, ch'ei teneva inverso Giacomo e -la costui consorte; i quali siffattamente lo amavano, che a tutt'i vicini e -agli amici soleano dire che Iddio avea mandato loro quel caro fanciullo -in compenso dell'infelice Uccello, miseramente privo d'intendimento. -Daniele era un giovinetto affettuoso benchè un poco troppo serio per la -sua età, perciò che mai o rarissime volte si abbandonava ai giuochi e ai -divertimenti degli altri figli di Giacomo ei se ne stava in disparte; e -mentre quelle creature baloccavansi in un modo o in un altro, egli avea -paura di bruttarsi le vesti o le mani. Giacomo e la moglie queste tendenze -così singolari in un fanciullo attribuivano ad una certa natural propensione -ch'egli avesse per la nettezza e l'appariscenza della persona, -mentre quelle altro non erano che un istinto di superiorità su gli altri -fanciulli, i quali, non badando a tenersi puliti, meno belli di lui o meno -decentemente si mostravano a coloro che venivano a far visita al signor -Giacomo. -</p> - -<p> -Questa tendenza che in sul principio pareva tanto innocente e commendevole, -prese bentosto il suo vero aspetto allora che il fanciullo crebbe -in età. Ben presto Giacomo discoprì nel trovatello un vizio radicale del -cuore e si adoperò a correggerlo, a drizzarlo a bene, ma fu tutto indarno; -il vizio era nel sangue del fanciullo: quanto più egli diventava adulto e -grandetto, tanto più in lui si appalesava la passione della vanità. Oltracciò, -Daniele aveva un sentimento che molto si avvicinava all'odio per l'infelice -Uccello: sentimento ch'ei non dissimulava ne' momenti in cui si -trovava solo coll'idiota, però che non si facea scrupolo di beffarlo, di -maltrattarlo con epiteti ingiuriosi, e sovente di batterlo. Il misero Uccello -<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span> -piangeva, ma non si arrischiava a dire al babbo il motivo del suo pianto, -che se questo avesse fatto, non gli mancavano altre più forti battiture, con -cui quel cattivello di Daniele vendicavasi dei rimproveri che gli venivano -da Giacomo. Un fatto narreremo il quale, sebbene puerile, ebbe influenza -grandissima nello sviluppo di quell'odio che Daniele nutriva per l'infelice -Uccello. -</p> - -<p> -Solevano que' fanciulli presso che in ogni sera sollazzarsi con qualcuno -di quei giuochi infantili, di cui si conservano poscia gratissime ricordanze -tra i quali i più frequentemente messi in opera erano i giuochi -delle merenducce, della mosca cieca, del capo a nascondere, dei pilastri, -del guancialino d'oro, dell'oca, delle capannelle, del buffetto ed altri consimili. -La più grande ilarità soleva regnare tra quelle care ed innocenti -creature. Il più delle volte Daniele non prendeva parte a questi giuochi e -si accontentava di starsene a rimirarli; ma talvolta, istigato dai suoi fratelli -(così chiamavansi tra loro) e premurato dalla madre, il <i>Contino</i> (abbiam -già detto perchè un tal nome fu posto a Daniele) degnavasi di onorare -il giuoco colla sua presenza. -</p> - -<p> -Un giorno, si scherzava alla mosca cieca. Furon tirate le sorti a chi -dovea pel primo bendarsi gli occhi: toccò a Daniele: ciascuno, fuggendo, -ruzzando, ridendo, il percuoteva con un fazzoletto, con uno sciugamano -o con altro panno avvolto... Daniele si voltava e rivoltava per acchiappar -qualcuno, ma tutti se la sbiettavano con garbo, sicchè l'impazienza e il -dispetto cominciavano a dominare nel Contino, allora che sentissi applicata -in sulle spalle una violenta percossa accompagnata da uno scoppio -di risa universale: era stato Uccello che avea fatto il colpo, e poscia, per -non essere afferrato, si era appiattato sotto un tavolino. Ma alle grida di -<i>viva Uccello</i>, Daniele avea conosciuto chi lo aveva colpito sì fortemente, -e pensando quegli averlo fatto per istizza o per malvagità, fu preso da -tanta rabbia e da tanta sete di vendetta, che tra sè deliberò di avernelo a -far pentire se gli venisse sotto. -</p> - -<p> -Perchè, studiata ben la posizione e dissimulando il meglio che seppe, -si pose freddamente a girar per la stanza, poi che con destro movimento -ebbesi cacciato un poco più su degli occhi la benda che gli nascondeva -i suoi avversari. Non andò guari, ch'essendo tornato in giuoco Uccello, -fu preso di mira dal perfido Daniele, il quale, acchiappatolo tra le risa degli -altri e tra le baie che si davano all'inesperto, lo stramazzò al suolo e -con pugni e calci così fattamente il rendette malconcio che in copia usciva -al miserello il sangue dal naso e dalla bocca. Il giuoco ebbe termine: Lucia -e Marietta cercarono di occultare il misfatto, ma, accorsi alle strida -Giacomo e la moglie, Giuseppe fu sollecito di narrar loro l'accaduto. Giacomo -rimase stupefatto e addolorato di tanta malvagia indole del trovatello, -e, per castigarlo, non gli fece per qualche tempo abiti nuovi, tremendo -castigo per quell'indole vana e orgogliosa. -</p> - -<p> -Daniele rimase così vulnerato della punizione inflittagli, che il suo -carattere ne addivenne più cupo, e più duro il suo cuore. D'allora in poi -più non rivolse la parola ad Uccello, pel quale se gli erano accresciuti -l'antipatia e l'odio. -</p> - -<p> -Intanto ei diveniva grandetto; era già arrivato al tredicesimo anno, -<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span> -allora che Giacomo, accortosi dell'estrema inclinazione e attitudine che -il giovinetto appalesava per la musica, il pose a studiare quest'arte con -un suo parente. Questi ebbe ben per tempo posto amore addosso al giovinetto, -poi che scorto ebbe in lui un vero genio e rarissimo. La natura lo -aveva chiamato alla musica. Stranezza incomprensibile! Quest'arte, che -richiede sensibilità squisita, tempera di animo affettuosa e soave, era attecchita -in un cuore mal formato e proclive alle più tristi passioni. -</p> - -<p> -Gli elogi che il giovinetto Daniele riportava, dovunque facevasi udire -a suonare il piano-forte, il suo contegno nobile e altero, quella sostenutezza -di modi e di linguaggio, sì poco in armonia col suo stato e colla -sua origine, ed anche quei suoi occhi malinconici ma espressivi e intelligenti, -gittarono a poco a poco nel cuore di Lucia i germi di una passione -che si fece gigante. Daniele si avvide prestissimo dell'amore di -Lucia, e la sua vanità fu lusingata e soddisfatta: egli non le corrispose -per amore, ma per compiacenza di sè medesimo per talento di tiranneggiare -una creatura a lui sottoposta, per desiderio di dominio. E s'infinse -così bene, e simulò tanto la passione, che l'innocente donzella il credette -innamorato morto, siccome il credette Giacomo in appresso. -</p> - -<p> -Lucia era tutt'altra; la sua adolescenza e il suo amore l'aveano -trasformata: di quindici in sedici anni essa era sì malinconica, sì appassionata -e sensitiva, che il padre, avveggendosi esser cagione di tanta -malinconia la passione che già la struggeva, stimò conveniente di allontanare -Daniele dalla famiglia. Oltracciò, morta la cara sua moglie, chi -poteva oggimai guardar l'innocenza di Lucia? Onde estimò necessario di -rimuovere ogni cagione, e partirsi dal giovinetto, il quale, dal canto suo, -mal sembrava portare la dimora dello stradiere, essendosegli accresciuti -nell'animo la vanità e il desiderio di esser distinto. -</p> - -<p> -Giacomo iva da qualche tempo pensando al modo come provvedere -all'esistenza di Daniele, allora che lo avrebbe allontanato dalla sua famiglia, -quando uno strano avvenimento venne a troncare ogni dubbiezza ed -ogni imbarazzo. Un bel mattino, si presentò in casa di Fritzheim un giovine -di bell'aspetto e di belle maniere, decentemente vestito, il quale con -accento straniero ma in buono italiano, dimandò di parlare al padrone -della casa. -</p> - -<p> -— Siete voi il Signor Giacomo Fritzheim? chiese poscia che questi -se gli fu presentato. -</p> - -<p> -— Per lo appunto, rispose lo stradiere, a che posso servirla? -</p> - -<p> -— Non avete voi, molti anni fa, raccolto nel bosco della Sila un -fanciullo che ivi era abbandonato e moriente? -</p> - -<p> -Giacomo restò interdetto: guardò con attenzione la persona che gli -avea fatta quella inattesa interrogazione e cercò d'indovinare se colui che -gli parlava potesse essere il padre di Daniele, che avea già diciotto anni -compiti; per lo che rispose: -</p> - -<p> -— Sì, signore, sono io a cui la Provvidenza volle concedere la grazia -di salvare un'innocente creatura, ed arricchire la mia famiglia con -un altro figlio. -</p> - -<p> -— Mi giova conoscere con precisione l'epoca in cui ciò avvenne, -disse quello straniero, il quale avea nella mano una carta su cui sovente -gittava gli occhi. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span> -</p> - -<p> -— Io non so, signore, rispose l'onesto gabelliere, quale interesse -possiate avere nell'indagare un fatto sul quale io non dovrei dare ragguagli -che ad un'autorità riconosciuta; ma qualunque sia la cagione che -vi muove, vi avverto che nessuno al mondo potrà strappare dal mio -fianco un giovinetto sul quale vanto ormai i dritti di padre. -</p> - -<p> -— Non dubitate, sig. Fritzheim; ben lungi dal farvi del male o dallo -svellere dal fianco vostro il giovane, che forma l'oggetto delle mie investigazioni, -io son venuto per più bella opera. Piacciavi di rispondere, -senza tema, alle mie dimande. In che anno e in che giorno trovaste voi -nelle boscaglie della Sila il fanciullo? -</p> - -<p> -— Nella notte del 24 gennaio 1809, rispose Giacomo. -</p> - -<p> -L'incognito gittò novellamente lo sguardo in sulla carta che avea -nelle mani; fece col capo un atto affermativo e di soddisfazione, indi -prosegui: -</p> - -<p> -— Sta bene: potreste ora indicarmi con precisione il sito ove trovaste -il bambino? -</p> - -<p> -— Il trovai in una selva di abeti e di pini, sopra una larga felce, a -qualche miglio da S. Vincenzo, e non molto lungi dal Neto. -</p> - -<p> -Altra occhiata fu data da quell'uomo alla carta e altro segno di approvazione. -</p> - -<p> -— Ricordate gli abiti che aveva addosso il bambino? -</p> - -<p> -— Me li ricordo benissimo, poichè li conservo ancora, soggiunse lo -stradiere: vesticina di albagio color tabacco, calzoncini di panno turchino, -calzerotti di cotone colorati, scarpine con becchetti senza laccetti, e berretto -di castoro nero con tettino di cuoio. -</p> - -<p> -— Perfettamente, ripigliò l'incognito col riso della gioia e della -soddisfazione in sulle labbra: or non mi resta che farvi un'ultima interrogazione. -Che nome disse di avere il bambino? -</p> - -<p> -— Daniele, replicò Giacomo. -</p> - -<p> -— Non ci occorre altro, è desso! Eccomi ora ad adempiere alla mia -parte, sig. Fritzheim: questa è una polizza di duemila ducati ch'io sono -incaricato di consegnarvi per ricompensa della vostra bell'opera e per -le cure paterne di cui foste prodigo verso il fanciullo Daniele. -</p> - -<p> -Ciò dicendo, l'incognito traeva dal taccuino una polizza sul Banco -di Napoli, e la porgeva al gabelliere; ma questi si ritrasse indietro, e dimandò -stupefatto. -</p> - -<p> -— Chi v'incarica di ciò, o signore? -</p> - -<p> -— Non posso dirlo; è questo un segreto che ho giurato di serbare. -</p> - -<p> -— Suo padre o forse sua madre? -</p> - -<p> -— Non rispondo, o signore... -</p> - -<p> -— Ebbene, a chiunque v'incarica di ciò, signore, voi risponderete -ch'io ho ricusato di prender questo danaro; un padre non si fa pagare -delle cure ch'ei prodigalizza a suo figlio, e padre io mi estimo inverso -Daniele. Io son povero, signore, ma non mi avvilisco a ricever guiderdone -da una incognita mano e per un'opera onde io risento la più cara -soddisfazione dell'anima mia. -</p> - -<p> -L'incognito non credeva a' suoi orecchi; pareagli che lo stradiere -non avesse parlato da senno, e tornò a dirgli: -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span> -</p> - -<p> -— Sig. Fritzheim, questi duemila ducati sono vostri, interamente -vostri; non vi si danno per compenso alcuno; voi seguirete ad essere il -padre di Daniele; parmi che non vi sia ragione di ricusare. -</p> - -<p> -— Ed io ripeto che non accetterò mai questo danaro; non l'accetterei -neanche se mi venisse dalle mani medesime del padre di Daniele; -pensate se voglio accettarlo da una mano che si nasconde. -</p> - -<p> -— Ebbene, io vi ammiro, sig. Fritzheim: la rigida probità del vostro -animo già mi era nota. Vi confesso nondimeno che un simil rifiuto -è al di sopra di ogni previsione; io però non insisterò più oltre, ma la -mia commissione non si limita a questo, sig. Fritzheim, e questa volta -vi avverto che un vostro rifiuto sarebbe inutile. -</p> - -<p> -— Di che si tratta ancora? dimandò Giacomo con leggiero aggrottar -di ciglia. -</p> - -<p> -— Si tratta che io sono incaricato di passare questa somma di duemila -ducati a Daniele. Non si era preveduto il vostro rifiuto, sibbene il -caso in cui non vi avessi trovato, capite! -</p> - -<p> -E l'incognito fece un gesto col quale intendeva dire: nel caso in cui -vi avessi trovato morto. -</p> - -<p> -— La cosa è differente, disse Giacomo, non posso oppormi a tutto -ciò che può contribuire alla felicità di Daniele. -</p> - -<p> -— Lodato Iddio! esclamò l'incognito; compiacetevi di chiamare il -vostro figlioccio. -</p> - -<p> -Giacomo entrò nelle stanze contigue e poco stante tornava con Daniele. -</p> - -<p> -Il giovine salutò col capo l'incognito; il quale rispose con bel garbo -e guardandolo fisamente. -</p> - -<p> -— Alla buon'ora! osservò tra sè l'incognito, eccone uno che gli -rassomiglia! Bel giovinotto, voi siete nato sotto una buona stella; la fortuna -vi arride; d'ora in poi non dovete pensare ad altro che a divertirvi. -</p> - -<p> -— Come a dire? chiese il giovine estremamente maravigliato. -</p> - -<p> -— Eccovi una polizza di ducati duemila; essa è vostra. -</p> - -<p> -— Mia!! esclamò Daniele con gli occhi lampeggianti di gioia. -</p> - -<p> -— Sì Signore, vostra; questa polizza è pagabile al porgitore, e la -firma è ben nota al Banco. -</p> - -<p> -Daniele che aveva afferrato con avidità quel pezzo di carta che per -lui era una fortuna enorme, gittò gli occhi sulla firma per conoscere il -nome di colui che il rendea ricco. Quella polizza avea sul dorso il nome -di <i>Maurizio Barkley</i>. -</p> - -<p> -— E questo nome signore? dimandò Daniele. -</p> - -<p> -— Non posso rispondere a nessuna vostra interrogazione, signor -Daniele. Ma io non ho ancora finito di adempiere al mio incarico. Eccovi -un altro polizzino di cinquanta ducati: ogni mese avrete una simil somma. -</p> - -<p> -È singolare! soggiunse Giacomo, cui un tal mistero facea balestrare -il cervello. -</p> - -<p> -— E voi stesso verrete a portarmi in ogni fin di mese una polizza -di cinquanta ducati? domandò Daniele. -</p> - -<p> -— Io stesso, o un altro in vece mia. -</p> - -<p> -Daniele gittò parimente gli occhi sul polizzino, e lo stesso nome -<i>Maurizio Barkley</i> eravi scritto. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span> -</p> - -<p> -— Favoritemi una ricevuta, sig. Daniele. Per la prima volta il sig. -Giacomo Fritzheim mi sarà garante della vostra firma... -</p> - -<p> -Daniele firmò <span class="smcap">Daniele Fritzheim</span>. Fa d'uopo notare che soltanto -da poco tempo di poi che uscì dalla casa di Giacomo, Daniele si era dato -il fittizio cognome di <i>dei Rimini</i>. Giacomo appose la sua firma sotto -quella del giovine. -</p> - -<p> -— Or non ci è bisogno di altro; son davvero contento di aver fatto -la vostra conoscenza, sig. Fritzheim, e la vostra benanche, bel giovinotto. -Addio, a rivederci al mese venturo. -</p> - -<p> -Il forestiere non diede il tempo a nissuno dei due di soggiungere -una sola parola, e sparì senza lasciare un'orma sola d'investigazione. -</p> - -<p> -È superfluo il dire che simile avvenimento cangiò al tutto lo stato -di Daniele, il quale fece subitamente istanze di separarsi da Giacomo, -sotto pretesto di dovere abitare nel centro della capitale per meglio darsi -a' suoi studi musicali. Giacomo, benchè con estremo dolore, dovè acconsentire -ad una tale separazione per le ragioni da noi dette più sopra e -che ogni giorno si rendevano sempre più forti. -</p> - -<p> -Daniele adunque si congedò un bel mattino da quella tenerissima -famiglia. Rinunziamo a dipingere il dolore di Lucia nel dì che Daniele -abbandonò quella casa. L'acerbezza del suo cordoglio non venne mitigata -che dalla sua angelica rassegnazione a' voleri di suo padre, e dalla promessa -fattale dal suo diletto di venire a trovarla ogni giorno. -</p> - -<p> -Daniele, oggimai libero di sè medesimo, indipendente, e padrone di -una somma che per lui era un principio di fortuna, tolse in fitto dapprima -un quartierotto alla strada Foria. In sulle prime ei tenne la sua parola, -recandosi ogni giorno in casa di Giacomo; ma ogni dì crescea pure -la sua vanità e il suo desiderio ardentissimo di divenir ricco; onde, ogni -altra passione, ogni altro suo pensiero taceva nel suo animo sotto l'impero -di quella sola dominante. Tuttochè l'incognito straniero non avesse -giammai mancato di portare egli stesso, in ogni fine di mese, la polizza -di ducati cinquanta al nostro Daniele, questi spendea più che non comportassero -le sue facoltà, epperò non bastandogli quella somma mensuale -ei si era dato alle lezioni di musica, le quali in gran numero e di nobili -famiglie i suoi amici procacciavangli. -</p> - -<p> -Non tralasciamo di dire che il primo uso fatto da Daniele de' duemila -ducati venutigli dal cielo, fu di ammobigliare con eleganza la sua -casa e di comprare un cavallo: il tenere un cavallo era stato sempre uno -dei sogni della sua vita. Guari non andò e il giovin bellimbusto incominciò -a trovar noioso e plebeo l'amore di Lucia, tanto che per avere un -plausibile pretesto di porre qualche intervallo tra le sue visite, deliberò -andarsene a dimorare alla riviera di Chiaia, anche perchè è questa la -contrada ove maggiormente bazzica ed abita la nobiltà napolitana e massime -gli stranieri. Questa ferita fu anche asprissima al cuor della misera -figliuola di Giacomo, che pur sempre cotanto amava quell'ingrato: ma -ella, buona siccom'era e indulgente e amorevole, si persuase che la sola -necessità di meglio provvedere a' bisogni della vita avesse indotto Daniele -ad allontanarsi tanto da lei. Ciò nulla manco, Daniele non lasciava -mai passar due giorni di seguito senza tornare a <i>S. Maria degli Angeli -<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span> -alle Croci</i>: e questo confortava la miserella a sperare, tanto più ch'egli -avea già promesso al padre d'impalmarla non sì tosto meglio si fosse -dato a conoscere nella Capitale. E quando gli facea qualche premura -di affrettarsi a sposare l'onesta e cara giovinetta, egli adduceva or la -troppo giovanile sua età, ora i suoi studi che non gli permettevano pensare -ad altro pel momento, or s'appigliava al partito di procrastinar -sempre sotto l'un pretesto o l'altro. -</p> - -<p> -E ciò durava da varii anni, quando a troncare ogni dubbiezza, a infrangere -ogni proponimento, ad allontanare per sempre il cuor di Daniele -dalla famiglia Fritzheim, avvenne il caso della presentazione di lui -qual maestro di piano-forte della nobile giovinetta spagnuola Emma, figliuola -del duca di Gonzalvo. -</p> - -<p> -Qui ci fermiamo, bastandoci il già detto. Nel prosieguo di questa -storia verremo allargandoci sul carattere di Emma, sulla parte e sulla -influenza funesta che questa donna si ebbe su gli avvenimenti che narriamo. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span></p> - -<h3 id="cap5-1">V. -<span class="smaller">IL CUORE DI UN PRETE</span></h3> -</div> - -<p> -Daniele adunque abitava alla Riviera di Chiaia. -</p> - -<p> -Il suo quartiere, composto di poche stanze, ma tutte con -eleganza addobbate, guardava, per un lungo terrazzo, sulla -villa Reale. Due erano le principali stanze del nostro celibe -maestro di musica, il salottino da conversazione e lo studio, vale a dire -lo stanzino dov'egli solea dar lezioni di piano-forte. Queste due stanze -erano contigue e strette l'una all'altra sicchè era mestieri passar pel salottino -per entrare nello studio. L'addobbamento di queste due stanze -avea qualche cosa di troppo splendido pel modesto stato di maestro di -musica, e dava subitamente a divedere nel padron di casa quella smania -d'imitare le maniere ed il fasto dei nobili e dei ricchi. Per porre la sua -casa sovra un piede aristocratico, Daniele avea contratto non pochi debiti, -cui egli soddisfaceva il meglio che poteva, perciò che sarebbe morto -di vergogna se nella capitale si fosse buccinato esser egli stato perseguitato -dai creditori. -</p> - -<p> -Il salottino, messo con paramenti di Francia, era un vero mazzolino -di fiori per freschezza, per profumi, per colori. Il palco, a fondo bianco -venato avea nel mezzo una bella dipintura rappresentante il gruppo delle -tre Grazie; una piccola ma gentil lumiera di bronzo dorato sorreggente -dodici torchietti scendeva a mezzo la stanza, per via di un largo cordone, -il cui capo fingeva di esser sostenuto dalle tre Grazie. Un caminetto alla -foggia inglese era scavato in fondo del salottino; aveva un paracenere -di ottone indorato con fregi a rilievo, ed altri a retina di ferro. Nella -stagione estiva il suo vano era chiuso o meglio velato da un telaio sul -quale eran dipinte parecchie caricature e scherzi e fiori e frutte. Intorno -a questo caminetto era un mezzo cerchio di sedie imbottite e coperte di -raso bianco, di seggioloni a ruote con ispalliere ricurve indietro, di sedie -a bracciuoli, di poltrone a molle. A piè della più parte di queste sedie -eran seggioline e panchettine, similmente imbottite, da appoggiarvisi i -piedi, cassette da sputare, arnese tanto necessario a' fumatori, principalmente -<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span> -là dove di be' tappeti covrono il pavimento, siccome in casa di -Daniele nella stagione invernale. Un gran sofà era situato alla parete -opposta al caminetto; questo canapè con doppio rullo era coperto di raso -cilestre ed avea la spalliera e i bracciuoli lavorati con intagli ed ornamenti -finissimi. Un tondo di mogano a lastra di marmo era situato nel -mezzo del salotto, zeppo di tutte quelle figurine di marmo, di stucco, di -alabastro che popolano i salotti e che sembrano ivi dimenticate dal padron -di casa. Questo mondo di lilliputti preziosi che si accalcano sovra un tondo -o sovra una mensola rivelano le passioni infantili degli uomini dell'era -nostra, i quali a somiglianza dei bimbi, prendono diletto nei balocchi e -nei giocarelli. Non poteva la moda inventar cosa più adatta all'indole -puerile del secolo nel quale viviamo. -</p> - -<p> -Lo studio di Daniele era più semplice. Un divanetto rosso da un lato -avea dinanzi a sè un deschetto da colezione; più lungi uno scaffale di bel -lavoro su ciascun palchetto del quale eran gittati alla rinfusa libri e carte -di musica. In altro lato di questa stanza, aderente al muro, una scrivania -ad una sola cassetta, coperta parimente di libri, di carte di musica e di -arnesi da scrittoio, tra i quali primeggiava per gusto e per lusso il ricapito -da scrivere tutto in oro, di cui ciascuna parte, cioè il calamaio, il -polverino, il pennaiuolo o il vasetto da cialde, rappresentava un differente -animale, e congegnato in maniera che ciascun animale adempiva al suo -diverso officio di fornir quello che si aveva in corpo. Il piano-forte compiva -l'ammobigliamento di quella stanza: magnifico strumento di artefice -tedesco. Queste due stanze comunicavano tra loro non pure per mezzo -dell'uscio di entrata comune, ma eziandio per mezzo del lungo terrazzo -di cui abbiam parlato più sopra. Eleganti cortine di finissima mussolina -velavano la luce nella estiva stagione e temperavano il freddo nell'inverno. -Un'affettazione di studiata imitazione, un desiderio di far mostra -di agiatezza, un'apparenza di lusso, eran questi i caratteri specchiati di -questa casa. Da qualche tempo nondimeno tutto pareva quivi negletto e -abbandonato, mentre ordinariamente la massima cura metteasi da Daniele -per tener tutto pulito, ordinato e appariscente. -</p> - -<p> -Abbiam dovuto un poco allargarci su questi inetti particolari, acciocchè -più spiccatamente apparisca il carattere del personaggio di tanta -importanza nella storia che abbiam preso a narrare. -</p> - -<p> -Otto giorni sono scorsi dalla morte di Giacomo. Eran le dieci d'un -mattino di domenica, quando una violenta scampanellata fece accorrere -all'uscio da scala un giovin domestico ch'era al servizio dell'elegante -maestro di musica. Daniele ritornava in sua casa da una breve passeggiata -che avea fatta nella Villa Reale. Egli era più del solito abbattuto -pallido, di pessimo umore. -</p> - -<p> -Insin dal dì della morte di Giacomo, il giovin Daniele non era più -tornato in quella casa dove avea passata la sua giovinezza. Il suo giuramento, -le ultime parole del vecchio, la disperazione di Lucia si presentavano -a quando a quando nel suo animo per gittarvi un'ombra tetrissima: -ma tosto venivan cotali funeste immagini cancellate dal turbine dei -piaceri e dalla presenza o dalla immagine di Emma. Questo per tanto si -aggiugnea agli altri argomenti di tristezza che oppressavano il petto di -<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span> -lui, tra i quali non ultimo la sete divorante ch'ei sentiva di ricchezze e di -onori. Nel ritirarsi ch'ei fece quel dì, erasi gittato in una poltrona del salotto, -sprofondandosi nei suoi cupi pensieri, allora che un personaggio si -presentò agli occhi suoi, senza farsi annunziare. Questi era Padre Ambrogio. -Daniele non potè frenare, in veggendo il sacerdote, un moto di spiacimento: -egli non si aspettava quella visita. A Padre Ambrogio non era -sfuggita l'impressione poco piacevole da lui fatta sull'animo del giovine, -ma non si scuorò per questo, imperocchè l'avea preveduta, anzi, ei si attendeva -di non esser ricevuto; epperò, infingendo col domestico di Daniele -essere in grande intrinsechezza con costui, non avea voluto farsi annunziare. -Il buon prete salutò con composta umiltà l'altero signorotto, che -non si era neanche alzato dalla sua poltrona. -</p> - -<p> -— A che debbo servirla? chiese questi secco al reverendo, senza -nemmeno offrirgli da sedere. -</p> - -<p> -— Vi chieggo scusa se vi disturbo; imploro dalla vostra cavalleresca -cortesia pochi minuti di udienza. -</p> - -<p> -Questa specie di fina ironia, di cui si sarebbe accorto ogni altro il cui -lume d'intelletto non fosse stato offuscato dalla vanità, sedusse l'animo -del giovanotto, il quale rispose con volto meno burbanzoso: -</p> - -<p> -— Si segga, signor Abate. -</p> - -<p> -Padre Ambrogio si sedè dirimpetto a Daniele. -</p> - -<p> -— Il motivo che qui mi mena, riprese quegli, è sì grave, o signore, -ch'io non ho temuto commettere un'indiscrezione per adempire ad un dovere -altissimo del mio ministero. -</p> - -<p> -— Di che si tratta? chiese il giovine chinando gli occhi. -</p> - -<p> -— Si tratta che io promisi a Giacomo Fritzheim, poco prima della -sua morte, di avere pei suoi figli l'affetto e le cure di un padre; ed io <i>non -manco alle promesse</i>, signor Daniele. -</p> - -<p> -— Me ne compiaccio infinitamente, disse questi ferito alquanto dalle -ultime parole del prete. -</p> - -<p> -— Or dunque, signor Daniele, la sorte di Lucia mi commuove profondamente. -Dal dì della morte del padre la tapinella è in preda ad una -febbre nervosa che minaccia di voltarsi a male. La trista scena ch'ebbe -luogo pochi istanti pria che spirasse il buon Giacomo e le costui ultime -parole le cagionarono un delirio violento che per buona ventura è cessato, -lasciandole impertanto nel capo una confusione spaventevole per la sua -ragione. E voi l'avete abbandonata, signor Daniele, mentre una vostra -parola avrebbe gittato in quel cuore la speranza e la vita? Voi l'avete abbandonata -appunto allora che suo padre l'abbandonava, da Dio chiamato, -come spero, alla gloria celeste, e allora che un dubbio crudele su i vostri -sentimenti lacerava l'animo di quella infelice! Voi avete, signor Daniele, -deposto nelle mie mani un giuramento ed eravate libero di non profferirlo. -Io non dubito che voi lo manterrete. Se, oltre la religione, l'amore -non ve ne fa una legge l'onore vel comanda; voi siete un gentiluomo, -l'onore è sacro per voi... Venite adunque, venite a rassicurare quella -misera, venite a spargere su quel povero cuore una goccia di balsamo: -vel chieggo in nome di Dio, dell'onore, dell'umanità. -</p> - -<p> -Daniele, senza dar segno di minima commozione, suonò un campanello -<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span> -d'oro che aveva a distanza di mano, e al domestico che si presentò -sul limitar della porta disse in lingua francese, perocchè francese era -il domestico: -</p> - -<p> -— Non è venuto questa mattina alle nove il Marchesino? -</p> - -<p> -— No, signore. -</p> - -<p> -— Va bene. Come sta il mio cavallo? -</p> - -<p> -— Sta meglio, signorino; ieri ha camminato un poco e parea che -più non zoppicasse. -</p> - -<p> -— Avete fatto accomodare il fusto della sella? -</p> - -<p> -— Signorsì. -</p> - -<p> -— E gli staffili? -</p> - -<p> -— Nuovi, signore, al tutto nuovi, perchè il cuoio era consumato ai -vecchi. -</p> - -<p> -— Bene; e le sguance? -</p> - -<p> -— Tutto a nuovo, signore. -</p> - -<p> -— Benissimo; accendete un candelotto pel sigaro. Eccomi a voi, -signor Abate, riprese con massima freddezza l'insolente trovatello; scusate -se vi ho interrotto.. Voi dunque dicevate che... -</p> - -<p> -E Daniele accendevasi il sigaro, come se si fosse trattato della più -indifferente conversazione. -</p> - -<p> -Una lagrima spuntò sulle ciglia del sacerdote. Tanta perversità di -animo superava qualunque antiveggenza. -</p> - -<p> -— Veggo che il vostro cavallo vi sta più a cuore che la povera -Lucia, signore. Non ho più a dirvi che una sola parola: Dio salverà -Lucia e le darà la forza di strapparsi dal cuore una passione cotanto infelice; -ma Dio confonde anche i perversi, e guai... guai all'uomo che si -fa giuoco della vita del suo simile! -</p> - -<p> -Padre Ambrogio si alzò... Non mai questo venerabil servo del Signore -era stato visto così commosso ed agitato; il suo volto era pallido, -i suoi occhi bagnati di lagrime. -</p> - -<p> -— Non voglio esservi più importuno, o signore; io vado via, ritorno -presso quella sventurata che considero come mia figlia. Ah! voi non potete -comprendere quello che ora soffre il mio cuore. Avea sperato ritornare -presso quella buona creatura arrecandole una parola di speranza e -di conforto; io le avea promesso di ritornar con voi... Con quale ansia -non mi aspetterà la misera? E dovrò dirle che Daniele, l'amor suo, la -sua vita, più non è per lei! Che ogni speranza è finita! Ah signore, ripeto, -che voi non potete, comprendere quel che soffre al presente questo -mio cuore!... -</p> - -<p> -Padre Ambrogio piangeva... Daniele non avea cessato di fumare con -una placidezza spaventevole. -</p> - -<p> -— Voi siete un uomo eccellente, signor Abate, si fece indi a dire -intermezzando frequenti buffi di fumo tra le sue parole; e mi dispiace -che prendiate sì viva premura di questo <i>affare</i>, cui penserò io di <i>rimediare</i> -al miglior modo. Vi sono talune <i>circostanze</i>, taluni <i>riguardi</i> che -mi impediscono per ora di sposar Lucia. Ho <i>promesso</i> di sposarla tra un -anno... e si vedrà... ma, pel suo meglio crederei che si acconciasse a -dismettere questa idea; anzi voi, sig. Abate, cercate di persuaderla a -<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span> -non più pensarci: sono cose da fanciulli, sono parole che si scambiano -alla prima età. Vi assicuro che se avessi saputo che tanto in sul serio -quella giovinetta avesse preso le cose, mi sarei astenuto di corrisponderle... -Con tutto ciò, io son sicuro che ella mi dimenticherà col tempo, -si sanno le arti delle donne, convulsioni, malattie, stiramenti di cuore; -lagrime, e poi finiscono con adattarsi ad altri amanti. Lucia farà lo stesso, -siatene certo: io me ne intendo un poco in materia di donne: le donne -e la musica sono state la mia passione... Persuadetevi, sig. Abate, che -nulla di più vero del proverbio: <i>L'amore fa passare il tempo, e il tempo -fa passar l'amore</i>... Io le voglio del bene a Lucia, e le farò del bene -sempre che potrò... Ma, in quanto a matrimonio, non è possibile. Io sono -slanciato nel mondo, frequento la miglior società di Napoli, e un matrimonio -<i>ignobile</i> mi ruinerebbe nei miei <i>affari</i>... Questa società in cui viviamo -è così <i>esigente</i>! Beato voi, signor Abate, che non ci siete in contatto! -Se sapeste quello che vi si soffre! I sacrificii che si fanno per -conservarsi in una certa <i>sfera</i> di riputazione... Io lo so, per mia mala -ventura, che sono tanto ricercato e da pertutto! -</p> - -<p> -Qui Daniele si alzò e riprese, quasi per accomiatare il sacerdote: -</p> - -<p> -— Ritornate adunque da lei, e ditele da parte mia che non mi dimenticherò -di lei, che verrò a trovarla non sì tosto le mie faccende mel -permetteranno, e che faccia capitale di me in ogni emergenza; ma sopratutto -fatele ben comprendere, signor Abate, che <i>provvegga ai suoi -casi</i> il meglio che può, che non rifiuti, per me, qualche altro partito <i>a -lei più conveniente e più adatto</i>, e che io sarò pienamente felice quando -saprò ch'ella è del pari felice con un compagno più degno di lei... A rivederci -adunque, Padre Ambrogio, non posso goder più a lungo della -vostra compagnia, stante che le mie faccende mi chiamano altrove. -</p> - -<p> -Daniele fece un leggiero inchino di testa e si inoltrò verso l'uscio, -come per indicarne il cammino a Padre Ambrogio, il quale, senza più -aggiungere una parola, profondamente addolorato si partia di quella casa -per tornare colà dove <span class="smcap lowercase">LA CARITÀ</span> il chiamava a tergere le lagrime di una -misera famiglia e a pianger con essa. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span> -</p> - -<h2>Parte Seconda</h2> - -<h3 id="cap1-2">I. -<span class="smaller">EMMA</span></h3> -</div> - -<p> -Lasciando per poco la sventurata famiglia dello stradiere, inoltriamoci -in quella vita rumorosa, gaia, splendida di movimento, -di cerimonie, di convenienze e di piaceri che si addimanda -la vita del gran mondo. -</p> - -<p> -Che cosa è la vita del gran mondo? È un circolo matematico dentro -il quale si aggira quella porzione della società che sembra straniera al -retaggio di miserie lasciato all'uman genere dalla colpa de' primi genitori. -In questo circolo segnato dalla verga di quella fata che ha nome civiltà -non è ammesso chiunque è sottoposto alla dura legge del lavoro, -perciocchè la sola fatica che vi si sopporta, che vi si tollera è il piacere. -Fiori, profumi, dolcezze, canti, seta, oro, squisitezze di ogni maniera, -allettamenti di ogni sorta sono gli elementi vitali dell'atmosfera di questa -vita del gran mondo, siccome l'azoto e l'ossigeno sono gli elementi respirabili -della vita comune. Qui nulla troverete che non sia strettamente -sottoposto a un codice severo che ha un milione di leggi ignote al volgo, -e che costituisce in gran parte la scienza della vita del gran mondo; qui -il linguaggio non ha niente di comune con le ordinarie favelle; tutto riceve -denominazioni particolari, epiteti e aggiunti di nuovo conio: tutto -in somma portar debbe l'approvazione e l'impronta di quella dispotica -dea del gran mondo che si chiama la <i>Moda</i>. -</p> - -<p> -Non si dimanda se in Napoli, in questa regina del Mediterraneo, in -questa incantevole villa del mondo, dove tutto respira il piacere, dove -l'aria è profumo, dove il cielo è un sorriso, dove l'inverno è la stagione -dei fiori, dove ogni voce è un canto, e ogni canto un'armonia, non si dimanda -se in Napoli la vita del gran mondo è brillante e animata al pari -di quella delle altre capitali di Europa. Aggiungi che la nobiltà napolitana -alla perfetta cognizione delle leggi dell'alta società accoppia un gusto -<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span> -squisitissimo per le lettere e per le arti, che essa coltiva ed incoraggia -splendidamente: e questo delicato gusto per le arti ravvicina l'aristocrazia -del merito a quella della nascita e delle ricchezze, sì che le porte -dorate dei grandi non sono chiuse all'artista, che si ebbe in retaggio l'ispirazione -ed il genio. D'altra parte, la vita del gran mondo è dappertutto -la stessa; le sue leggi, i suoi usi, i suoi pregiudizii sono dappertutto -presso che i medesimi in Europa. -</p> - -<p> -La casa del Duca di Gonzalvo era nell'anno 1826 la più rinomata per -isplendidezza di servizio; per l'eleganza e pel fasto del suo trattamento, -per le persone che la frequentavano. Il duca di Gonzalvo, discendente d'illustre -lignaggio e di una delle primarie famiglie nobili di Andalusia, abitava -da parecchi anni in Napoli. Egli era stato per molto tempo governatore o -capo politico di quella bella provincia delle Spagne, quando la rivoluzione -del 1820 il toglieva da quel posto eminente, accusandolo di troppo attaccamento -ai principi della pura monarchia ed alle gloriose tradizioni di -quel governo che per tanti secoli avea formata la grandezza, la felicità e -la possanza dell'iberica penisola e dei suoi estesi domini transatlantici. -Il Duca Gonzalvo, sbalzato dal potere, e già tristo per gravissima sventura -di famiglia, non soffrì di più rimanere in un paese, nel quale infinite -e amare memorie lo avrebbero assalito ad ogni momento: ondechè fermò -di abbandonare la Spagna, e trasferirsi colla famiglia in Napoli, dove risiedevano -alcuni suoi larghi parenti, e dove l'amenità del clima, la salubrità -dell'aria e la bontà degli abitanti lo invitavano a stabilirsi. Il Duca -di Gonzalvo era un uomo in su i cinquant'anni, ma non ne addimostrava -più di quaranta, sendone la persona alta, complessa e ben formata: i capelli -eran tuttavia nerissimi e ricciuti siccome i baffi e il pizzo ch'ei portava -lunghissimi e puntuti alla maniera spagnuola. La sua carnagione era -bruna, belle le fattezze del volto; e la sua andatura avea qualche cosa di -maestoso e d'autorevole. Sempre serio, misurato e cerimonioso era il suo -linguaggio, in cui nondimeno trapelava sempre quell'alterigia, che forma -il fondo del carattere spagnuolo. Gli avvenimenti politici del suo paese -non meno che le disgrazie della sua famiglia avean lasciato nel suo temperamento -una certa soverchia bile, per cui sovente era soggetto a moti -irrefrenabili d'ira: allora quel suo bruno volto diveniva di brace, quei -suoi occhi neri schizzavan fuoco, e quell'uomo avea tutta l'ardenza della -giovinezza congiunta alla forza della virilità. -</p> - -<p> -La famiglia del Duca di Gonzalvo si componea della moglie; donna -di cuore compassionevole a' miseri ma estremamente altiera e severa in -sul capitolo della nobiltà. Questa donna aveva ereditato dal padre ingenti -ricchezze, possessioni senza fine, di cui gran parte avea formato la sua -dote: il superbo castello moresco di Santiago nell'Andalusia era proprietà -di lei co' titoli e privilegi annessi. La <i>Senora Duquesa Isabel de Gonzalvo y -Monreal-Santiago</i> avea toccato i 55 anni. Sebbene macerata dal cordoglio -di veder tolto dal potere il consorte, ella potea dirsi ancor bella, -essendosi la sua lunga capellatura conservata ancora intatta dalle ingiurie -del tempo, e i suoi occhi non avendo affatto perduta quella vivacità e -quella espressione che aveano tanti cuori umiliato. Or tutto l'orgoglio di -questa donna era riposto nell'unica figliuola, erede d'immense dovizie, in -<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span> -Emma bellezza singolare, di cui ci studieremo di adombrare, per quanto -è possibile, il ritratto. -</p> - -<p> -Questa giovinetta, cui vent'anni appena infioravano la vita, era una -di quelle bellezze che non si trovano tranne che sotto il cielo della Spagna, -ed in ispezialità nell'Andalusia; bellezze vigorose, spiranti tempestose -passioni, bellezze che sconvolgono subitamente la ragione a chiunque per -la prima fiata le contempla: l'incanto è negli occhi loro; fiamma d'amore -son le loro labbra; il comando è stampato sulla loro fronte. -</p> - -<p> -Come faremo a dipingere Emma colle parole ordinarie? In quale lingua -troveremo le immagini equivalenti per farla raffigurare ai nostri lettori? -Oh se eglino la vedessero siccome la veggiamo noi! Ci sentiamo palpitare -il cuore in parlandone, tremar la penna scrivendone, vorremmo -che le febbrili sensazioni che l'immagine di questa donna ci desta, passassero -tutte quante ne' nostri lettori, per vie più svegliare in essi la simpatia -per questo personaggio della nostra storia. Emma era il tipo della -bellezza andalusa: carnagione e colori di miniatura, occhi di lustrino -splendidissimo, sguardo elettrico, sopracciglia di velluto, labbra alquanto -larghette, bottoni di rosa orientale, denti di una bianchezza abbagliante, -sorriso di baiadera, lunghe le chiome e di un ebano fulgidissimo, cui ella -solea portare divise e scinte dietro gli orecchi, ovvero raggomitolate in -grandi giri sulla coppa del capo. -</p> - -<p> -Ma siffatti particolari del volto di Emma erano un nulla a paragone -delle fattezze del suo corpo, modello di grazia, di avvenenza, di proporzioni; -era nel complesso delle sue fattezze qualche cosa che sospingeva -a riguardarla in estasi di simpatia. Se ella affissava qualcuno, lo sguardo -di lei lasciava un incendio nel cervello di chi ella avea guardato, siccome -interviene allora che si dirizzano gli occhi al sole, che lascia nel capo del -riguardante una confusione spaventevole di luce e di colori. Ella avea -certe maniere di volgere il capo, di chinar le lunghe ciglia, di fissare obliquamente -quegli occhi di odalisca, avea certe maniere di movimenti, di -gesti, ch'erano una grazia singolare; ci era da smarrire il senno. -</p> - -<p> -Qual'era il carattere morale di questa donzella? Ah! Perchè non possiam -dire di lei quel che dicevano di Lucia, buona, semplice, modesta, riserbatissima -con tutto che sensibilissima! Emma era nel morale quel che -può essere una donna sì ben favorita dal cielo in dono di bellezza. Ella -era così bella, così ricca, così giovane, fornita a dovizia degli appannaggi -della più compiuta educazione! Quale altro sentimento potea dominare in -lei, all'infuora d'un amore ardentissimo di sè medesima? -</p> - -<p> -Farfalla dalle ali dorate, ella svolazzava libera, leggiera, spensierata -e felice in su i fiori della vita, di cui non conosceva altro che le delizie -e quella specie di cara languidezza che tien dietro a' piaceri. Unica -figliuola, ella era idolatrata da' suoi genitori, i quali non avevano altra -volontà che la sua, altro amore che di lei, altri pensieri che per lei, di -cui andavano superbi più che di tutte le loro ricchezze e possedimenti. -</p> - -<p> -Le undici battevano ad un magnifico orologio da mensola, allora che -Emma si alzava dal suo letto verginale. Due bellissime stanze nel quartiere -del palazzo S..... erano destinate esclusivamente a lei; una serviva -per sua camera da letto e l'altra per stanza di abbigliamento. Due cameriere, -<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span> -una napolitana e l'altra francese, erano addette a servir lei particolarmente. -Non trascuriamo di dire che Emma parlava colla stessa faciltà -lo spagnuolo, l'italiano e il francese: il suo accento straniero, la -sua voce nervosa, il modo di parlare a tratti e con cadenze aveano tali -incanti e tal prestigio che non si poteva ascoltarla senza esserne preso. -In parlando l'italiano o il francese, ella faceva sentire quella graziosa -lievissima sibilazione del ce ci spagnuoli: il che aggiungea vaghezza estrema -al suo discorso. Ogni dì, non si tosto svegliata e tuttora in letto, -Emma tirava la cordicina di un campanello, e subitamente le si affacciava -una delle due cameriere. La giovinetta si facea dare i giornali di moda, -i nuovi romanzi, le lettere delle sue amiche, la grammatica di lingua inglese -ch'ella studiava, e mezz'ora o poco più trascorrer facea in simiglianti -occupazioni. Prima della colezione, ella andava ad abbracciare -suo padre e sua madre, e dopo, la musica assorbiva gran parte della sua -mattinata. -</p> - -<p> -Ella si era vestita con incantevole semplicità, e, l'ora della lezione -di musica avvicinandosi, era ita nel salotto contiguo al gran salone da -ballo per ripassare sul piano-forte una ballata nazionale spagnuola. Era -un canto curioso, strano, ma ripieno di vita e di brio: la ballata era così -concepita: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Anche franja de velludo</p> -<p class="i02"> En la terciada mantilla;</p> -<p class="i02"> Aire recio, gesto crudo,</p> -<p class="i02"> Soberana pantorrilla:</p> -<p class="i02"> Alma atroz, sal espanola;</p> -<p class="i02"> Alza, ola;</p> -<p class="i02"> Vale un mundo mi manola!</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Con primor se calza el piè</p> -<p class="i02"> Digno de regio tapiz;</p> -<p class="i02"> Con un dulce no sè què</p> -<p class="i02"> En aquella cicatriz</p> -<p class="i02"> Que tiene junto a la jola;</p> -<p class="i02"> Alza, ola,</p> -<p class="i02"> Vale un mundo mi manola!</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Que calidad! y como cruje</p> -<p class="i02"> Se baila jota o fandango;</p> -<p class="i02"> Y que aire en cada empuje</p> -<p class="i02"> Y que gloria de remango!</p> -<p class="i02"> A la mas leve cabriola</p> -<p class="i02"> Alza, ola;</p> -<p class="i02"> Vale un mundo mi manola;</p> -</div></div> - -<p> -Non aveva Emma terminato di ripassare questa ballata, quando le -fu annunziato il suo maestro, Daniele entrava nel salotto. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span></p> - -<h3 id="cap2-2">II. -<span class="smaller">LA LEZIONE</span></h3> -</div> - -<p> -Il giovine era vestito nella più elegante maniera; il gusto più -fino avea dettato la norma del suo abbigliamento, il quale non -usciva però dalla più stretta semplicità. Entrando nel salotto -dov'era quella incantevol creatura, Daniele rabbruscò la fronte -e raggrottò le ciglia, dappoichè Emma non si era, secondo il solito, levata -d'in su la sedia per andarlo a ricevere; la giovinetta pareva assorta -interamente nello studio di quella ballata spagnuola. -</p> - -<p> -— Buon giorno, maestro, gli disse, io vi aspettava con impazienza; -non so se io abbia indovinato questo ritornello ch'è assai gentile ma -difficile. -</p> - -<p> -— Vediamo, Duchessina, a voi nulla può esser difficile. -</p> - -<p> -— Davvero vi dico che non raggiungerò mai la semplicità e la grazia -di questo canto; ho paura che nol canterò sabato alla serata di Lady -Boston. -</p> - -<p> -— In questo caso io mi attirerei l'odio e l'animosità di tutti, Duchessina, -perocchè a me si attribuirebbe la colpa di non avervi fatto -cantare questa ballata. -</p> - -<p> -— Vi assicuro che non la canterei se non avessi ciò promesso a -tutte le mie amiche. -</p> - -<p> -— Ed al Visconte di Boisrouge, Duchessina, soggiunse cupamente -Daniele, affisando i suoi occhi torbidi in volto alla giovinetta. -</p> - -<p> -— Ebbene, sì, vel confesso; anche a costui l'ho promesso: sapete -che questi è uno dei miei ammiratori, disse ridendo la fanciulla, mostrando -quei due filari di denti nivei ed ugualissimi. -</p> - -<p> -— Ammiratore! Duchessina, e chi non è vostro ammiratore? Dategli -piuttosto un altro titolo. -</p> - -<p> -— E quale? -</p> - -<p> -— Quello di vostro amante. -</p> - -<p> -— Gli è vero, rispose Emma, e dei più noiosi. -</p> - -<p> -— Non tanto, Duchessina; mi permetto di ricordarvi che lunedì -<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span> -sera alla festa di Madama A.... voi cantaste con tanta espressione con -lui il duetto del <i>Tancredi</i>, che tutti invidiarono la sorte del Visconte... -</p> - -<p> -— Oh! ben sapete che io cerco sempre di porre un poco di anima -in quello che canto; non posso vincere il mio temperamento. D'altra -parte, quel duetto è tanto bello! -</p> - -<p> -— Io lo detesto, Duchessina. -</p> - -<p> -— Lo detestate! e perchè? -</p> - -<p> -— Non so, lo detesto tanto che ho giurato di non più accompagnarne -il canto in qualsivoglia riunione. -</p> - -<p> -— Eppure, voi medesimo mi diceste che quel duetto vi piaceva -estremamente, e foste voi, se ben ricordate, che mel faceste imparare. -</p> - -<p> -— Oh, Duchessina, se io avessi supposto che... -</p> - -<p> -— Che cosa, maestro? -</p> - -<p> -— Non so, volea dire che... che... io detesto quel duetto da lunedì -sera. -</p> - -<p> -Daniele abbassò gli occhi: sul suo volto era apparsa una leggiera -tinta di vermiglio. Emma finse di non comprendere la significazione di -quelle parole e trasse a caso un accordo dalla tastiera. -</p> - -<p> -— Volete aver la bontà di riascoltar questo pezzo? -</p> - -<p> -— Io vi ascolto, Duchessina. -</p> - -<p> -Emma cominciò a cantare la ballata spagnuola. Era nella voce della -giovinetta un tale incanto, una tale voluttà che avrebbe sconvolta la ragione -del più freddo uditore: avea certe corde che andavano a toccare il -fondo del cuore, e rimescolarvi le passioni: avea certi tuoni di contralto, -certe modulazioni, certe cadenze che avrebbero fatto cader un teatro per -gli applausi, se quella donna fosse stata artista. Quella voce, quell'accento, -quel canto ti mettevano il fremito in tutte le fibre del corpo, ti faceano -impallidire per tempesta di commozioni. -</p> - -<p> -Non sappiam dire quello che accadeva nel cuor di Daniele in udendo -cantare quella ballata. Senza dire della divorante passione che lo struggeva -per quella fanciulla e gli mettea la febbre nei polsi ogni qual volta -l'udiva semplicemente a parlare, egli provava un sentimento indefinibile -tutte le fiate che udiva parole spagnuole. Egli stesso non sapea rendersi -di ciò ragione, ma era un nembo di rimembranze indistinte, un sogno -lontano che gli si riaffacciava alla mente, un altro cielo, un'altra terra -ch'ei vedeva attraverso confuse immagini: era forse la lingua che in -culla egli udiva susurrarglisi all'orecchio, e che forse ei medesimo -balbettava quando era bambinetto di due in tre anni. Certo si è che quel -canto e le parole di quella lingua facevano sull'animo di Daniele tale -impressione ch'ei si sentiva toccare il cervello e diventar pazzo. Aggiugni -che nel cumulo delle ricordanze velatissime che gli si presentavano -al pensiero, ei vedeva una casa splendidissima e tanti vaghi oggetti che -non giungeva a distinguere: tra l'altro, raffigurava in mezzo alla sua -memoria una donna bellissima che sempre il baciava, e che gli diceva -appunto tante cose in quella lingua che or egli ritrovava sulle labbra di -quella bella creatura, che gli sedeva allato. E quando Emma ebbe terminato -di cantare, Daniele rimaneva tuttavia nella immobilità di statua, -assorto in una sola idea che gli dava rovello e che il faceva uscir di senno. -Egli pensava... pensava che forse egli era nato <span class="smcap lowercase">RICCO E NOBILE</span>! -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span> -</p> - -<p> -— Ebbene, maestro, non avete nulla da osservare, nulla da correggere -nel modo di cantare questa ballata? chiesegli Emma. -</p> - -<p> -— Nulla, Duchessina. Quando io vi ascolto, io non sono più su questa -terra, il sapete. L'arte sterile e pedante è fulminata dal vostro genio. -Quando io vi ascolto non sono più vostro maestro, ma vostro ammiratore. -</p> - -<p> -— Voi mi lusingate troppo, maestro; ho paura che non mi guastiate. -</p> - -<p> -— Ed io vi guasterei davvero se facessi la minima pedantesca osservazione -a quello che avete cantato. Noi abbiamo cambiato le nostre -parti, Duchessina; voi siete che insegnate ed io che apprendo. Se sapeste -quante ascose bellezze artistiche mi rivela il vostro canto! Non vi -parlo dell'impressione che in me produce, di quello che io sento... Duchessina, -io sarò costretto di rinunziare al piacere di udirvi. -</p> - -<p> -— Che vuol dir questo? domandò la giovinetta abbassando quelle -sue lunghe ciglia. -</p> - -<p> -— Vuol dire che star vicino a voi un'ora o due, qui, in questo salotto, -colla mia sedia così vicina alla vostra, vedervi così dappresso, gustare -io solo la immensa delizia di sentirvi a cantare, trattenermi con voi -da solo a solo, udir le vostre parole, guardare i vostri occhi... è troppo -crudel prova pel mio povero cuore... nol posso, no, Duchessina... Mille -altri invidiano la mia sorte, eppure io sono più infelice assai di loro tutti... -Perdonate, l'ardita franchezza del mio linguaggio, e compatite ai mali -che voi fate. -</p> - -<p> -— Non v'intendo, signore. Non è la vostra professione quella di maestro -di musica? Non sono io la vostra discepola? Non debbo al vostro merito -impareggiabile quel poco che so? In quanto all'effetto che produce in -voi il mio canto, siccome voi dite, l'attribuisco alla bella tempera dell'animo -vostro si ben formato. D'altra parte, è vero che il canto suol produrre -di strani effetti sul cuore degl'innamorati. -</p> - -<p> -Daniele fece un balzo in sulla sedia, trasalì, si scolorò, ed indi il suo -volto diventò fiamma ardentissima. -</p> - -<p> -— Che! Duchessina, balbettò egli, avreste voi letto nell'anima mia? -</p> - -<p> -— Non propriamente, nell'anima vostra, rispose sorridendo la giovinetta, -ma qualche cosa ho indovinato da questo biglietto che vi consegno. -Ieri sera voi non veniste alla nostra conversazione, e ieri sera appunto -avreste trovato qui qualche cosa che vi avrebbe fatto estremo piacere. -Or bene, eccovi il biglietto; via, non arrossite; è così naturale alla -vostra età il far l'amore! -</p> - -<p> -Emma traeva dal seno una carta piegata in forma di lettera e la consegnava -all'attonito giovine, il quale vi gittò con ambasciosa avidità gli -occhi e lesse sulla sopraccarta: <span class="smcap lowercase">DANIELE DE' RIMINI — DA LUCIA FRITZHEIM</span>. -Daniele impallidì: le sue labbra s'imbiancarono come quelle di un morto, -e rimase lungo tempo con quella lettera in mano senza sapersi risolvere -ad aprirla. Egli era atterrato! Avea fatto tanto per nascondere ad Emma i -suoi amori con Lucia, per tema che non le fosse giunta all'orecchio la -bassa sua origine! -</p> - -<p> -— Ebbene, maestro, a che pensate adesso? Non vi affrettate a leggere -<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span> -quello che vi scrive la vostra bella? Ora su, andiamo, ve ne dò il -permesso. -</p> - -<p> -— Duchessina, rispose con rauca voce il giovine mal nascondendo -il turbamento e l'ira ond'era preso, permettete ch'io vi dica esservi di -gran lunga ingannata nelle vostre supposizioni. Questa donna che mi -scrive, questa donna che voi credete mia innamorata, non è che una avventuriera.... -una straniera ch'io ho conosciuta per casualità; il suo cognome -v'indica che essa non appartiene a questo paese. Io non so come -abbia avuto l'ardire di scrivermi dopo che l'ho dispregiata, dopo che non -ho voluto cadere nei lacci delle sue seduzioni.... Ma già conosco quello -che questa donna mi chiede, Duchessina. Non è amore quel che questa -disgraziata mi chiede, ma sibbene del pane... del pane. -</p> - -<p> -Ciò dicendo, l'infame trovatello intascava la lettera senza neppure -dischiuderla, per tema che ad Emma non fosse nata la curiosità di gittarvi -lo sguardo. -</p> - -<p> -— In questo caso vi chieggo scusa, maestro che una tal donna fosse -vostra innamorata. Vi assicuro che mi dispiace di essermi ingannata: -non so perchè, ma quel nome avea destato in me una certa simpatia, anche -perchè mi si disse ieri sera che un fanciullo di circa dieci anni in undici -anni avea recata quella lettera. Il poveretto era stato dapprima alla -vostra abitazione alla <i>Riviera di Chiaia</i>, dove gli avean detto che forse -vi avrebbero trovato qui. La mia cameriera soggiunse che quel miserello -si pose a piangere quando seppe che non eravate qui; sembrava afflittissimo -e stanco a morte, perocchè avea fatto cammino a piedi, e diceva di -esser partito nientemeno che da una strada lontana lontana; se ben mi -ricordo, da <i>S. Maria degli Angeli alle croci</i> vicino al Real Albergo dei -poveri! Queste ultime parole agghiacciarono il cuore di Daniele. Emma -sapeva ormai la dimora di Lucia! Un'orma era segnata per discoprire il -tutto! Daniele si morse le labbra: i suoi occhi gittavano veleno di collera. -</p> - -<p> -— Intrighi, bugie, Duchessina: nulla di vero di quanto asserì quel -fanciullo, al quale era stata forse insegnata una parte per commuover la -gente di questa casa e carpirvi del danaro. Bricconi di pitocchi! Ei bisogna -far cacciare dai vostri servi quel fanciullo, se si presenta di bel nuovo -o qualunque altro venga in nome di questa intrigante avventuriera; i loro -piedi brutterebbero la vostra casa; le loro parole contaminerebbero gli -orecchi della vostra gente. Non mi arrecherebbe maraviglia se ardisse venir -qui la stessa Lucia Fritzheim! Oh, Duchessina, ella ingannerebbe i -più astuti. Se vedeste che sembiante d'innocenza! Che modi ingenui -propri di un cuor gentile e virtuoso! Ma or siete avvertita, e non darete -nella pania, siccome non vi cascheranno i vostri servi. Ma che dico! Ei -bisogna, vi ripeto, ei bisogna far cacciare costoro senz'ascoltarli! Oh se -vostro padre o vostra madre sapessero che donna è cotesta Lucia Fritzheim, -non saprebbero abbastanza rammaricarsi che voi abbiate conservato -un suo biglietto. -</p> - -<p> -— Ma io ignorava tutto ciò, disse la fanciulla vagamente colorandosi -di rosso nel volto. -</p> - -<p> -— Abbastanza ci siamo occupati di questa sciagurata. Che il suo -nome non contamini più le vostre labbra, Duchessina, fatemi l'onore di -credere che nè il cuore nè il mio pensiero scendono tanto giù. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span> -</p> - -<p> -Sul sembiante di Daniele eran dipinti il dispetto, la collera, il livore. -Emma credette scorgervi un sentimento di giusto sdegno. -</p> - -<p> -— Dite bene, maestro, non parliamo più di ciò. Non potete credere -come mi fa male il sentir certe cose. Oh che brutta cosa è la menzogna, -l'ipocrisia, il tradimento! -</p> - -<p> -Daniele stravolse gli occhi come se avesse avuto sul capo un colpo -di mazza. Per buona ventura, Emma nol guardò in quel momento, dappoichè -avea di bel nuovo spiegato sul leggio del piano-forte la prima pagina -della ballata spagnuola. -</p> - -<p> -— Voi dunque, maestro, m'incoraggiate a cantare questa ballata sabato -sera da Lady Boston? -</p> - -<p> -— Se v'incoraggio, Duchessina! Che cosa volete ch'io vi dica? Voi -la canterete, se vi piace, e se l'avete promesso a quella ragunata e al visconte -di Boisrouge; voi la canterete, e farete impazzare tutti quei signori. -Ma per me, voi lo sapete; io vorrei che voi non cantaste giammai nelle -ragunate... Io sono geloso, Duchessina. -</p> - -<p> -— Geloso! esclamò la giovinetta sorridendo. -</p> - -<p> -— Sì, geloso; o per dir meglio, egoista. Vorrei sentirvi io solo; vorrei -che nessuno altro provasse quella gioia ch'io provo nell'ascoltarvi. -Io so bene, Emma, che nessuno può in quei momenti sentir quello che -sento io; ma pure, allora che gitto uno sguardo sul circolo de' vostri uditori, -e veggo i loro volti infiammati, i loro occhi scintillanti, e indovino i -palpiti dei loro cuori, a me pare che tutti debbano adorarvi siccome... siccome -si adorano gli angioli come voi. -</p> - -<p> -Daniele non disse <i>siccome vi adoro io</i>, ma Emma il comprese e sorrise. -Da molto tempo la giovinetta si era accorta dell'amore di Daniele -per lei, e ne gioiva. Daniele era per lei una <i>vittima</i> ch'ella attaccava al -carro dei suoi continui trionfi, e cui si compiaceva di turbare. -</p> - -<p> -— Sempre cortese e galante è il vostro linguaggio maestro. Se non -sapessi che siete sincero, vi crederei adulatore... -</p> - -<p> -Dopo qualche momento di silenzio, Emma riprese: -</p> - -<p> -— Avrò un bel coraggio sabato sera per pormi a cantare. Sapete chi -canterà da Lady Boston? -</p> - -<p> -— Chiunque altro non potrà che sfigurare al vostro paragone. -</p> - -<p> -— Anche se quest'altro o quest'altra fosse la signora Pasta? -</p> - -<p> -— Ebbene, anche la signora Pasta non potrebbe che stare in seconda -riga a petto vostro, Duchessina. -</p> - -<p> -— Oh! oh! convenite che questo è troppo. La signora Pasta è la prima -cantante che oggi sia in Italia. -</p> - -<p> -— Non niego il suo merito, ma guai a lei, vi ripeto, se voi calcaste -le scene per una sola sera! -</p> - -<p> -— Tregua ai complimenti, signor maestro, e permettete ch'io vi dimandi -che cosa canterete voi: ricordatevi che sabato scorso prometteste -di farvi udire, e sarebbe scortesia il mancare. -</p> - -<p> -— Io non mancherò; ho promesso di cantare... e canterò per la -prima volta in casa di Lady Boston. -</p> - -<p> -— Vi hanno ammirato come esimio suonatore; avranno l'agio di ammirarvi -come esimio cantante. Che pezzo canterete? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span> -</p> - -<p> -— Un pezzo di mio componimento: farete le grandi meraviglie se vi -dirò che anch'io ho composto le parole di questo pezzo. -</p> - -<p> -— Davvero! sclamò la giovinetta, ecco che ogni giorno discopro in -voi nuovi pregi e novelle doti; non sapevo che foste anche poeta. -</p> - -<p> -— Duchessina, quando si ha nel cuore una profonda passione, si diviene -poeta senza volerlo. -</p> - -<p> -Emma chinò gli occhi sulla tastiera; e, fingendo spensieratezza, soggiunse: -</p> - -<p> -— Ed è una romanza quella che avete composta? -</p> - -<p> -— Non so quello che è; soltanto so che le parole e la musica sono -esalate dalla profondità dell'anima mia. -</p> - -<p> -— Avete almeno dato un titolo a questo vostro componimento? -</p> - -<p> -— Sì, Duchessina, il titolo è, <i>Un colpevole amore</i>. -</p> - -<p> -— Perchè <i>colpevole</i>? dimandò la fanciulla. -</p> - -<p> -— Perchè è colpa in me l'amore; ei mi fa d'uopo idolatrare. -</p> - -<p> -Emma si alzò e sorridendo disse a Daniele: -</p> - -<p> -— Sedetevi qui, signor maestro, e fatemi udire il vostro <i>colpevole -amore</i>. -</p> - -<p> -Il giovine si sentì profondamente umiliato da questa specie di sottile -e beffarda ironia. -</p> - -<p> -— Non posso, Duchessina: in questo momento ci è troppa differenza -e troppa distanza tra le nostre anime perchè voi possiate appieno gustare -il mio componimento; l'anima mia è trista, assai trista, e la vostra è -gaia, sorridente, felice. Non pertanto, poichè lo volete, io canterò, vi farò -sentire il mio componimento e aspetterò dal vostro labbro la mia sentenza... -cioè se potrò arrischiarmi a cantarlo da Lady Boston. -</p> - -<p> -Daniele si sedè al piano-forte e cantò la seguente romanza: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Ah non mai, non mai saprete</p> -<p class="i02"> Del mio amor qual'è l'oggetto,</p> -<p class="i02"> Se anche un regno mi darete,</p> -<p class="i02"> Non sarà ch'io v'apra il cor.</p> -<p class="i03"> Resterà sepolto in petto</p> -<p class="i03"> Il segreto del mio amor.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Muto il labbro non si affida</p> -<p class="i02"> Rivelar la fiamma ascosa;</p> -<p class="i02"> Sia ch'io pianga, sia ch'io rida,</p> -<p class="i02"> Chiuso è a tutti il mio penar;</p> -<p class="i03"> Chè a se stesso il cor non osa</p> -<p class="i03"> La sua colpa confessar.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Se colei che m'innamora</p> -<p class="i02"> Semplicetta a me sorride,</p> -<p class="i02"> Il mio volto si scolora,</p> -<p class="i02"> E l'incendio in me si fa;</p> -<p class="i03"> Ma l'arcano che mi uccide</p> -<p class="i03"> Ella stessa ignorerà.</p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span></p> - -</div><div class="stanza"> -<p class="i01">Come è nato l'amor mio,</p> -<p class="i02"> Quale ha speme non so dire;</p> -<p class="i02"> Ardentissimo un desio</p> -<p class="i02"> Sol mi va rodendo il sen.</p> -<p class="i03"> Ah potessi nel morire</p> -<p class="i03"> Quanto io l'amo dirle almen!</p> -</div></div> - -<p> -Daniele avea cantata questa romanza con tale accento di disperata -passione che Emma non potè nascondere il suo turbamento. Il giovine -avea una bellissima voce di baritono, al che si aggiungeva un modo di -cantare così perfetto e tant'arte che il suo canto innamorava. Pensate -quale e quanta espressione fu da lui posta questa fiata nel pezzo di musica, -in cui ritratto avea le sofferenze del proprio cuore. -</p> - -<p> -— Magnifico! sublime! esclamò la fanciulla; voi sarete l'eroe della -serata di sabato; ma badate che tutti useranno l'indiscrezione di chiedervi -il nome dell'oggetto da voi amato. -</p> - -<p> -— Indarno il chiederanno, Duchessina. -</p> - -<p> -— Ebbene, maestro, ditemi la sola lettera iniziale del suo nome; ditela -a me sola, vi prometto che non la paleserò a nessuno. -</p> - -<p> -— Che mi chiedete, Duchessina! -</p> - -<p> -— La sola lettera iniziale; pensate ch'egli è impossibile conoscere -un nome da una lettera. -</p> - -<p> -— Ebbene, io vi dirò una lettera del suo nome e vel lascerò indovinare; -ma allora peserà su voi la responsabilità del mio segreto discoperto. -</p> - -<p> -— Dite dunque. -</p> - -<p> -Daniele trasse di tasca una piccola matita e con mano tremante segnò -sulla carta di musica della sua romanza la lettera M. -</p> - -<p> -Ah! indovino, esclamò l'astuta giovinetta per torturare l'amante, -e quasi che non avesse compreso che questa M era tutto il proprio nome; -indovino di che si tratta; voi amate <i>Lady Maria Boston</i>: avete ragione -di aver intitolato la vostra romanza <i>un colpevole amore</i>, perchè questa -donna è maritata. -</p> - -<p> -Daniele pallidissimo e turbato stava per rispondere quando sì presentò -nel salotto la Duchessa di Gonzalvo madre di Emma. La lezione -cessò, e la conversazione si aggirò su cose indifferenti. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span></p> - -<h3 id="cap3-2">III. -<span class="smaller">DUE AMICI DI DANIELE</span></h3> -</div> - -<p> -Daniele tornando a casa era in uno stato che facea paura; si sentiva -umiliato agli occhi suoi stessi in quella specie d'indifferenza -con cui era trattato da Emma: il suo amor proprio, la -sua vanità, la sua passione, tutto era ferito, ulcerato nell'anima -sua — Durante il cammino dal palazzo S.... alla <i>Riviera di Chiaia</i>, -parea demente, parlava solo, urtava tutti, prendeva una strada per un'altra. -</p> - -<p> -— Questo tormento non può durare, diceva tra sè stralunando gli occhi -e gesteggiando come un attore che reciti un monologo violento — no, -non può durare; io mi ucciderò se Emma non corrisponderà al mio amore. -Bisogna ch'io me le dichiari apertamente.... Allora vedremo, se potrà -sfuggire destramente alle mie dichiarazioni.... Se ella è ricca, nol potrò -anche io diventare? Non è questa l'ardente speranza della mia vita? Non -gitto sudori, non mi ammazzo forse per acquistare un po' d'oro? D'altra -parte, che bisogno ha ella di sposare un ricco, quando ha tante ricchezze? -La sua mano farà ricco l'uomo ch'ella sposerà. La sua nobiltà! Ecco... -ecco l'ostacolo di ferro, impossibile a sormontare... Eppure, chi sa! se -io giungessi ad innamorarla di me; se ella mi amasse, i suoi genitori -farebbero la volontà di lei... Potrei sperare... Oh! perchè ho conosciuto -questa donna? La mia salute deteriora ogni giorno: ho abbandonato tutti -i miei amici, tutte quelle famiglie che avrebbero potuto essermi utili.... -Non è possibile ch'io viva più con tal serpe nell'anima; bisogna finirla; -o Emma sarà mia o io mi ucciderò o ucciderò lei, perocchè non potrei -sopportar l'idea che un altro la possedesse!... No, non è possibile che -io mi strugga a tal modo; io le aprirò tutto il mio cuore, mi getterò alle -sue ginocchia, implorerò l'amor suo e la pregherò che mi dia la morte. -</p> - -<p> -Così parlando il forsennato era giunto alla sua abitazione. Nell'entrar -che fece nel suo salottino, trovò sdraiati presso il camminetto il Marchesino -Gustavo che leggeva, e un altro giovine suo amico, per nome Stefanello, -anche di nobil famiglia. Daniele aveva invitato a pranzo questi -due amici. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span> -</p> - -<p> -— Oh, bravo, maestro! farsi aspettare un'ora, è proprio dell'ultima -eleganza! disse il Marchesino, gittando le sue lunghe gambe sovra un'altra -poltrona che gli stava di contro. -</p> - -<p> -— Perdono, amici miei, ho avuto impacci per le mani: ben sapete -le seccature annesse alla mia professione. -</p> - -<p> -— Che hai? ti veggo in fronte una cera lunatica, alla Jacopo Ortis; -che ti è accaduto? -</p> - -<p> -— Niente... propriamente niente; ho lavorato molto, sono stanco. -</p> - -<p> -— Non me la darai ad intendere, discolo di prima sfera, riprese il -Marchesino, qui ci è sotto roba femminile... Un tradimento, eh? Buffoneria -l'accuorarsi per le donne... Ma già, alla tua età si crede ancora a -quelle pappolate di fedeltà, di costanza di amore eterno, di un tugurio ma -con lui, e a tante altre graziose parole di questo conio, belle invenzioni -del secolo passato, ma che ora sono rancide o uscite di moda come Madame -Colbran... Ricordati che -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Femmina è cosa mobil per natura:</p> -<p class="i01">Solca nelle onde, e nelle arene semina</p> -<p class="i01">Chi pone sue speranze in cor di femina.</p> -</div></div> - -<p> -Ecco per esempio, quando tu sei venuto, io stava leggendo questo -vecchio fascicolo dell'<i>Utile Passatempo</i><a class="tag" id="tag1" href="#note1">[1]</a>. Ascolta questo aneddotuccio; -«Veniva consigliato un padre di aspettare che suo figlio fosse più saggio -per dargli moglie. Il vostro consiglio, rispose, non mi pare troppo -buono, poichè se mio figlio diventa saggio, temo che più non si abbia ad -ammogliare». -</p> - -<p> -Mentre il Marchesino era intento a leggere, Daniele distratto e visibilmente -contrariato dalle parole dei signorotti, andava lasciando in sul -tondo del salottino quegli oggetti che soglionsi portare addosso nell'uscir -di casa, come orologio, borsellino, denaro, portafogli, guanti ed altri simiglianti -amminicoli di acconciatura. Il Marchesino Gustavo era un giovine -d'un trent'anni o più, faccia comune e volgare, tagliata nel mezzo -da due mustacchietti incerati, e terminata da un meschino gruppetto di -peli in sul mento. Il suo vestito consisteva in un soprabito per mattino -con altissimo bavero secondo la moda di quel tempo, in un corpetto di -casimiro a corazza, in calzoni alla cosacca a righe. I suoi capelli eran -folti e ricciuti. Essere della specie più comune, questo individuo non -aveva altro pensiero, altra occupazione, altra cura che di <i>ammazzare il -tempo</i>, secondo il linguaggio di simil razza di gente. Un buon pranzo o -una buona cena era l'apogeo della sua poesia. -</p> - -<p> -Un poco più ci piace dilungarci sul ritratto di Stefanello, offrendo -questi un tipo curioso ed una specialità sociale che è andata sempre più -crescendo cogli anni e che ora ammorba la nostra società. Questo tipo -terribile da' francesi chiamato <i>fat</i>, dagl'inglesi ironicamente <i>beau</i>, è una -<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span> -specie di serpe da' guanti bianchi che striscia su i mattoni incerati dei -salotti. Non credete però ch'ei sia terribile pel fascino irresistibile dello -sguardo, ma perchè morde leccando, e le sue morsicature sono sempre -mortali: un'arma possente e omicida è per lui la parola. -</p> - -<p> -Entrate in una sala in cui sono molte dame e molti uomini, in cui -si balli o si conversi, siete certo di trovare quest'essere sdraiato sovra -i cuscini di un canapè, con una mano lisciante i ben composti capelli, e -con l'altra ficcata oziosamente nella tasca del calzone: vicino a lui per -lo più siede un altro della medesima pasta, e discorrono sbadigliando di -donne e di amori, di conquiste fatte e da fare, di <i>buone fortune</i> e di altre -simiglianti materie. Quest'uomo innocentissimo di condotta è però da -fuggire come un appestato, e da non ammettersi mai in propria casa: la -sua smania è di credersi un Don Giovanni, un Lovelace, di tenersi un bel -seduttore, mentre forse in vita sua non ebbe mai la buona ventura d'essere -stato corrisposto in amore. Egli vi dirà spiattellatamente d'essere -stato felice innamorato della vostra innamorata, e vel dirà con sogghigno -amabile a fior di labbra, con una grazia tutta particolare, con una proprietà -di vocaboli da trarre chiunque in inganno. Voi aggiusterete fede -alle sue parole; andrete in furore contro la vostra bella, contro tutte le -donne; giurerete di abbandonarla, di non più vederla, mentre quella poverina -non avrà neanco guardato il nostro bellimbusto. Tutte le donne, -niuna esclusa, appartengono di diritto a quest'uomo: egli le domina tutte, -e la loro sorte dipende da una sua formidabile parola. Tapina di quella -fanciulla che per caso si trova a fissar lo sguardo su lui per qualche momento: -ella è pazzamente presa di lui; tutto il mondo in un attimo il -saprà. -</p> - -<p> -Quest'essere è facile a riconoscersi tra mille; pochi peli in faccia, -vista corta, capelli lunghi; il suo vestito è sempre ricercato alla moda, -pieno di profumi. Suole egli eziandio portar sempre addosso un taccuino, -nel quale sono rinchiuse una decina di letterine galanti ricevute da -una decina di belle abbandonate da lui; non giureremmo che quelle letterine -sono autografe, anzi nol vorremmo neppure asserire; egli le mostra -continuamente ai suoi amici: in altra taschetta del portafogli stanno -poi certi altri bigliettini di suo pugno e senza indirizzo, i quali egli tiene -sempre pronti per valersene all'uopo. Quest'ente così futile perchè leggiero, -e nello stesso tempo non meno pericoloso per la stessa leggerezza, -dovrebb'essere bandito dal grembo della società come un disturbatore -della domestica quiete ed un avvelenatore di cuori. Di tal natura per lo -appunto era Stefanello. -</p> - -<p> -— Il Marchesino ha ragione, disse questi zufolando tra i denti un -motivo del <i>Barbiere di Siviglia</i>; il sentimentalismo è fuor di moda, mio -caro maestro; fa come fo io, gitto la scintilla dell'incendio e passa. Per -essere amato dalle donne, è necessario disprezzarle; io conto mille conquiste -ottenute solo con quest'arma possente del disprezzo. -</p> - -<p> -— Le vostre congetture sono erronee, amici, disse Daniele — il mio -malumore non proviene da donne; non sono io un collegiale da rattristarmi -per tanto. -</p> - -<p> -— E pure tu dimagrisci a vista come un innamorato morto, soggiunse -<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span> -il marchesino — non mangi più, non bevi più, non vieni più con -noi alla Favorita la domenica. Che diascine ti coglie? -</p> - -<p> -— Non istò bene, amici miei, soffro coi nervi, ma spero di ricuperar -ben presto la sanità ed il buon umore. -</p> - -<p> -Uno scoppio di risa accolse queste parole. -</p> - -<p> -— Ah! ah! soffre coi nervi! malattia alla moda, morbo generico e -di <i>buon tuono</i>... -</p> - -<p> -— È probabile che soffra d'isterismo, riprese ridendo Stefanello. -</p> - -<p> -Daniele intanto avea lasciato sopra il canapè il suo piccolo mantello; -e si era anch'egli gettato a sedere in mezzo a' suoi amici. Era in sul finir -del mese di novembre. Il camminetto era acceso, perocchè il tempo era -secco e freddo. Si aspettava che il pranzo fosse servito. -</p> - -<p> -— Scommetto che non hai udita la <i>Niobe</i> di Pacini, disse il Marchesino -agitando i pezzi di legno nel camminetto. -</p> - -<p> -— Oh! l'ho udita tre volte, rispose Daniele, e sempre con ugual -piacere; è un'opera magnifica. -</p> - -<p> -— La Pasta è inarrivabile nella sua parte, esclamò Stefanello appoggiando -le spalle al davanzale del camminetto: ella è un prodigio! Che -anima e che arte! Come ha indovinato lo spirito del suo canto! Nel suo -duetto con la Unger strappa il cuore degli spettatori! -</p> - -<p> -— Già tu sei uno de' più teneri ammiratori di questa prima donna, -osservò il Marchesino ci è da scommettere ch'ella è presa pazzamente -di te. -</p> - -<p> -— Oh! non parliam di questo; soggiunse lo spezzacuore con lieve -sorriso di trionfo, ne ho veduto a cascar ben altre a' miei piedi, e che -bellezze! Io sono ristucco del genere teatrale; son fortezze troppo facili -ad esser espugnate. -</p> - -<p> -— Via, via, sappiamo di che sei capace, gran seduttore, tornò a dire -il Marchesino... È certo impertanto che le lodi alla Pasta nella tua bocca -diventano sospette. Già il teatro S. Carlo è divenuto per quest'attrice un -campo di guelfi e di ghibellini. Per me dico, e mi richiamo al parere del -mio professore qui presente, che la Pasta quando si abbandona agl'impulsi -della sua natura è grande, è sorprendente; ma che casca talvolta -nell'esagerato per ispirito d'imitazione. Riguardo poi al suo canto, è indubitato -che nei suoi passaggi dai tuoni gravi ai medii ella non pone molta -faciltà e pieghevolezza. Non è vero, maestro? -</p> - -<p> -Daniele, a cui quest'ultima interrogazione era diretta, si contentò -di fare un segno affermativo col capo. Egli non era uscito dalla sua pensierosa -concentrazione. Intanto i due convitati di Daniele incominciavano -a trovar troppo lungo l'indugio del pranzo: aveano già consumato parecchi -sigari per ciascuno; aveano in gran parte esaurito tutti i futili -subbietti di conversazione; si posero però a passeggiare smaniosi pel -salottino. -</p> - -<p> -— Il tuo cuoco è un carnefice questa mattina, osservò il Marchesino. -</p> - -<p> -— Ci vorrà dare un pranzo al tutto diplomatico il nostro Daniele, -disse Stefanello, ed ecco perchè ci farà attendere fino alle cinque. -</p> - -<p> -— Sta benissimo, riprese il primo, e mentre egli si ostina nel suo -taciturno sentimentalismo, noi ridurremo in cenere un altro sigaro. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span> -</p> - -<p> -Il Marchesino cavò di tasca un elegante porta-sigari, ne cacciò un -tubetto di foglie americane e si pose alla ricerca d'un pezzo di carta per -accenderlo. -</p> - -<p> -— Oh! una lettera non aperta! esclamò egli mettendo le mani addosso -alla lettera di Lucia Fritzheim, che Daniele avea gittata in sul tondo in -uno cogli altri oggetti ch'erasi tolti di tasca. -</p> - -<p> -Daniele si ricordò di quella lettera e corse per istrapparla dalle mani -del suo amico, ma questi ne avea già letto l'indirizzo ed il nome di colei -che la scriveva. -</p> - -<p> -— L'ho trovata! L'ho trovata! esclamava il Marchesino in aria di -trionfo, e saltando sopra una sedia per non farsi carpire il suo bottino; -ecco il segreto di Daniele; qui sta l'<i>affare</i> leggasi. -</p> - -<p> -Anche Stefanello si era messo dalla parte del Marchesino per impedire -a Daniele di toccar la lettera. -</p> - -<p> -Ebbe luogo una lotta furiosa. Daniele si dibatteva come un leone per non -far leggere la lettera che avrebbe potuto discoprire le sue relazioni colla -famiglia dello stradiere; ma egli era uno contro due e non poteva a lungo -durare nel conflitto. Gli riuscì pertanto di afferrar la lettera, la quale fu -lacerata in due parti, di cui una restò nelle mani de' due amici e un'altra -in quelle di Daniele. Questi si affrettò di gittare nelle fiamme del camminetto -quel pezzo che gli era rimasto nelle mani. -</p> - -<p> -Gli altri due lessero il seguente moncherino di lettera: -</p> - -<div class="poem"> -<div class="stanza"> -<p class="i01"> -«Daniele, Daniele mio, -</p> -</div> - -<div class="stanza"> -<p class="i01">Corre già il quarto mese che mi hai ab.........</p> -<p class="i01">giorni ora per ora, minuto per min...........</p> -<p class="i01">sun rimprovero; sono rassegnata alla...........</p> -<p class="i01">altra... Iddio ti renda felice... Io sto m...........</p> -<p class="i01">forse aver pietà di me togliendomi............</p> -<p class="i01">divenga lo sposo di un'altra. Il med............</p> -<p class="i01">Ambrogio ch'io entro nel primo grado di ti..........</p> -<p class="i01">intorno al mio letto essi mi credevano...........</p> -<p class="i01">ti ho amato, Daniele, e quanto ti am............</p> -<p class="i01">più non sarò su questa terra. Io ti sciol...........</p> -<p class="i01">ti perdono la morte che mi dai. Soltan...........</p> -<p class="i01">prima parola di amore che ci scamb............</p> -<p class="i01">che non abbandoni la mia infelice famig...........</p> -<p class="i01">i miei fratelli e soprattutto che non............</p> -<p class="i01">per quella povera creatura di Uccel............</p> -<p class="i01">sarai felice a fianco della don..............</p> -<p class="i01">Addio... addio... per sempre.............</p> -<p class="i01">parlar di me che un'altra sola v............</p> -<p class="i01">per caso annunziata la mia mor.............</p> -<p class="i01">giorno della tua vita, siccome il dì............</p> -<p class="i01">stato per me il più felice... ad..............</p> -<p class="i01">Daniele, Daniele mio... <i>Lucia</i>».</p> -</div> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span> -</p> - -<p> -Non avevano il Marchesino e Stefanello terminato questi brani di -lettera, di cui ogni parola avea fatto tremare il cuor di Daniele per tema -che non vi si trovasse qualche inattesa rivelazione, quando il servo, presentatosi -sull'uscio del salotto, disse: -</p> - -<p> -— Il pranzo è all'ordine, signori. -</p> - -<p> -I due amici rimisero tra il fumo delle vivande e tra i prelibati vini, -il fare i loro comenti sulla lettera singolare che aveano discoperta. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span></p> - -<h3 id="cap4-2">IV. -<span class="smaller">LA SERATA DI LADY BOSTON</span></h3> -</div> - -<p> -Lady Mary Boston era una della più ricche e festose Inglesi che -dimorassero in Napoli in quel tempo. Figlia e sposa di Pari -d'Inghilterra, giovane e bella, questa donna sapeva godersi la -vita. Ella avea comprato una casa in sulla Riviera di Chiaia -in cui veniva a passare la stagione dei balli e delle feste. Nell'està ritornava -a Londra, dov'era aspettata con premura da quell'aristocrazia che -ritrovava nei salotti della vaga Lady le più efficaci e dilettose distrazioni -alle cure della politica e dei pubblici negozi. Incominciando dal mese di -novembre, ogni sabato Lady Boston riuniva nelle sue splendide mura -quanti uomini e donne illustri erano in Napoli, di ogni favella e di ogni -classe, purchè la celebrità fosse il titolo d'introduzione appo lei. Gli scienziati, -gli uomini di lettere, gli artisti più ragguardevoli trovavano generoso -e nobile accoglimento in quella casa, ch'era benanche il ritrovo di -tutta la nobiltà europea. Walter-Scott, Chateaubriand, Bulwer e altri -mille colossi della letteratura inglese, francese e italiana erano venuti a -visitare le sale della celebre Lady Boston, e vi si erano intrattenuti in -qualche sabato a sera. È superfluo il dire che il fiore de' cantanti erano -invitati, come tutti gli altri, a queste periodiche riunioni colla solita e -semplice formola di: -</p> - -<p> -<i>Lady Mary Boston à l'honneur de prèvenir Mr. N. N. qu'elle est -chez elle tous les samedis a 8 heures du soir — Riviera di Chiaia — Palais -P...</i> -</p> - -<p> -La magnificenza degli addobbi e dell'illuminazione, il lusso delle -credenze, l'ordine e la disposizione del divertimento, la scelta degl'invitati -e la estrema eleganza degli abbigliamenti avean fatto la rinomanza -europea delle serate di Lady Boston; tantochè a Londra, a Parigi, a Milano -se ne discorreva; e i nobili di queste capitali traevano espressamente -in Napoli per godere di queste serate. Lady Boston non aveva che -una sola rivale per isplendidezza di trattamento, ed era Madame A... ma, -secondo il giudizio degl'intenditori, costei perdeva nella lotta, e non arrivò -<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span> -mai a levarsi a quel grido cui pervenne la Britanna. L'inverno dell'anno -1826-27 comechè turbato da frequenti uragani e da piogge continue, -fu al certo uno dei più brillanti e animati che rallegrassero la nostra -Napoli. L'affluenza dei forestieri era grandissima. Il teatro S. Carlo -nell'apogeo della sua gloria, diretto dal Nestore degl'impresari, dal Barbaja, -formava la delizia del mondo musicale e il più gran vanto delle belle -arti napolitane. Ogni sera era un trionfo di compositori e di artisti: ogni -sera una fronda si aggiungeva alla corona di allori che cingeva le chiome -di quegli artisti che sono fino ad oggi rimasti impareggiati. E la serata -del sabato, al quale abbiamo accennato nei precedenti capitoli, fu la più -brillante di tutto l'inverno. -</p> - -<p> -Due grandi artisti cantavano per l'ultima volta ne' salotti di Lady -Boston prima di partire per Vienna, dov'erano scritturati, la Lalande e -Lablache. Erano anche invitati a cantare la Pasta e Rubini. -</p> - -<p> -Non è a dire la folla che ingombrava i salotti della nobile inglese, -folla deliziosa, spirante la gioia, il piacere, susurrante parole dolcissime. -Non ci arrischieremo a dipingere questa festa; ogni parola sarebbe dammeno -del vero, ogni epiteto non sarebbe corrispondente, e ogni descrizione -riescirebbe languida e monca a petto della realtà; lasciamola però -interamente immaginare a' nostri lettori, contentandoci di dire che in -quelle sale cosparse di luce, di profumi di diamanti, di fiori e armonie, -contenevansi meglio che mille persone, di cui ciascuno era una celebrità, -un'illustrazione, una gloria, o al più poco un tesoro animato. Contrasto -singolare facea colla splendidezza di quell'ostello un cielo tempestoso che -batteva con onde di pioggia i cristalli di quei terrazzini. -</p> - -<p> -Le più lussose ed eleganti acconciature sottoposte al più severo codice -della moda di Parigi facevano vaga mostra di sè. L'età delle donne -spariva sotto le mani degli abili pettinatori e delle sarte parigine: la bellezza, -la grazia, la salute, l'amore erano <i>dipinti</i> in su tutti i volti, scolpiti -su tutte le fronti. Un mormorio che si perdeva come un'onda di fila -in fila, di crocchio in crocchio, di sala in sala, accoglieva l'entrare di -ogni nuova arrivata; il suo nome, i suoi titoli, le sue relazioni ed i suoi -amori erano buccinati in un baleno e promulgati dappertutto. Il sorriso -accoglieva tutti e la gioia gli aspettava. -</p> - -<p> -Ma un grido di ammirazione piuttosto che un mormorio passò di labbro -in labbro, ed un lampo di gelosia sfolgorò negli sguardi di tutte le -donne. Emma di Gonzalvo appariva nel gran salone. -</p> - -<p> -Ella entrava appoggiata al braccio del Duca suo padre: aveva al suo -fianco il visconte di Boisrouge. Seguitavala la Duchessa di Gonzalvo al -braccio di un plenipotenziario straniero. Emma era stata in un attimo giudicata -la più bella tra tutte quelle bellissime donne: ella era dunque la -sovrana della danza. -</p> - -<p> -La sua acconciatura era tutto ciò che si può immaginare di più vago -insiememente e di più semplice per una festa di ballo. I suoi capelli, ordinati -in quel modo ingenuo e gentile addimandato in allora <i>alla Vergine</i>, -erano coronati da un festone di rose in diamanti... Contro la sconcia moda -di quel tempo, Emma portava una veste di velo inglese la cui vita era bassa -onde le forme leggiadrissime di lei si disegnavano con tanta grazia e avvenenza, -<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span> -che questa novella ardita foggia di vestire incominciò da allora -a bandire la moda delle vite alte e dei grandi scolli. Emma avea dunque -dato il colpo mortale alla moda di Parigi. Era impossibile avvicinarla: -un cerchio spessissimo di giovani aveva attorniata questa dea, contendendosi -una parola di lei, un sorriso, uno sguardo. Emma era andata a sedersi -vicino alla madre, alla sua sinistra era seduto il Grande Ammiraglio -Conte di L... amicissimo del Duca di Gonzalvo. -</p> - -<p> -Non ancora si era dato principio al canto... Le <i>tablettes</i> di ballo di -Emma erano già ripiene d'inviti per le contradanze francesi e inglesi, e -pel valzer francese e tedesco. La conversazione era universale e animata -nei diversi gruppi: gli uomini discorreano di politica, di arti, di cavalli e -di cani; le donne di mode e di amori. Le sale erano gremite di tanta gente -che più non si distinguevano le persone. -</p> - -<p> -Di repente fu fatto silenzio in mezzo a' gruppi, e tutta la folla sparpagliata -nelle numerose e vaste sale si agglomerò appo gli usci indorati -del salotto da canto. Madame Lalande apriva la serata colla cavatina della -<i>Olimpia</i> del maestro napolitano Carlo Conti. La Lalande vien ricordata -con amore tra le cultrici dell'arte melodrammatica: la sua voce argentina, -robusta ed agile, il suo bel metodo di canto lasciarono sulle scene -d'Italia e dell'estero non periture ricordanze. L'Accademia filarmonica -di Bologna l'annoverava tra i suoi membri, siccome avea fatto della Colbran -e della Giorgi, lodata da Pietro Giordani. Dopo Madame Lalande, la -celebre Pasta cantava coll'egregio tenore signor Winter il duetto tanto -applaudito della <i>Medea</i> del Maestro Mayer. Gli applausi che interruppero -a quando a quando questo pezzo, e che scoppiarono con violenza alla fine -di esso, furono la più sincera espressione di quella soddisfazione che i due -valenti artisti lasciavano negli animi de' loro uditori. -</p> - -<p> -La Pasta era di bella persona, di volto espressivo; i suoi occhi grandi -e loquaci comandavano l'entusiasmo. In quella parte di <i>Medea</i> non meno -che nell'altra di <i>Desdemona</i> nell'<i>Otello</i> di Rossini, questa donna avea -fatto gustare per la prima volta in sulle scene d'Italia il genere declamato, -che oggi è venuto in tanta reputazione e successo, benchè a discapito -del buon canto italiano. -</p> - -<p> -Luigi Lablache, il colosso dei bassi, l'artista modello, l'uomo dai polmoni -di ferro, dal petto cannone, dalla voce portentosa che facea tremar -la volta di S. Carlo come il cuore dei suoi uditori, il cantante-atleta, numero -uno nei secoli, il contemporaneo di de Marini e il suo più illustre -rivale melodrammatico; Luigi Lablache, gloria tutta nostra, il cantore -delle opere di Rossini, in procinto di abbandonar Napoli pel teatro italiano -di Vienna, si faceva udire in quel sabato a sera nella sala di Lady -Boston coll'<i>aria</i> di <i>Figaro</i> nel <i>Barbiere di Siviglia</i>. Quando ebbe terminato -di cantare, un solo uomo non aveva applaudito a furore. Rincantucciato -in un angolo della sala, egli piangea. Quest'uomo era Domenico -Barbaja. -</p> - -<p> -La Pasta e Rubini cantarono poscia il duetto finale di <i>Otello</i>. Non -mai questi due grandi artisti avean posto tanto fuoco e tanta verità nelle -rispettive loro parti. Rubini era grande, inarrivabile, facea fremere e raccapricciare; -la possente sua voce scuotea le fibre più recondite del cuore. -<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span> -Che diressi della Pasta, che si trovava nel suo vero genere in quel canto -di declamazione, in cui tanto ella si distingueva che le avea fatto acquistare -una riputazione superiore ad ogni elogio? Dopo questo duetto, il programma -della serata annunziava un intervallo, che fu speso nei più lauti -e delicati rinfreschi. Emma aprì la seconda parte della serata. Non è dicibile -con quale ansia si udiva a cantare questa giovinetta; una delle poche -dilettanti che si ascoltavano da Lady Boston. Presso al piano-forte -ov'ella cantava eran raccolti gli artisti da noi summenzionati e un grandissimo -stuolo di ammiratori della bella Andalusa. L'aria spagnuola fu -cantata da lei con quelle grazie, con quell'accento, di cui abbiamo parlato -altrove. Il suo canto fu coverto da rumorose esplosioni di applausi: -si richiese la replica della ballata. Madame Lalande e la Pasta abbracciarono -la giovinetta e la baciarono con tenerezza, con trasporto. -</p> - -<p> -Per dieci minuti poi che il canto era cessato si udiva ancora il mormorio -di sorpresa e di ammirazione che si sprolungava in tutte le sale. -Lablache e Rubini cantarono il duetto del <i>Barbiere di Siviglia</i>. Passeranno -secoli prima che un'altra coppia di artisti pari a quella faccia udire -un duetto simigliante a questo del <i>Barbiere</i>. Il giovine maestro Daniele -de' Rimini dovea por termine alla parte cantabile della serata colla sua -romanza, e con un <i>pot-pourri</i> sulla <i>Niobe</i> del Pacini, la quale richiamava -ogni sera gran folla di spettatori a S. Carlo. -</p> - -<p> -Daniele era pallidissimo ed agitato: ciò nulla di manco cantò la sua -romanza con anima, con passione: mai la sua voce non era stata così forte -e commovente; molti paragonarono le sue agilità a quelle di Tamburrini. -Era la prima volta ch'egli veniva udito a cantare da Lady Boston: destò -maraviglia, simpatia, riportò un vero trionfo. E quando le agilissime e -portentose sue mani oprarono prodigi sul piano-forte, quando le più grandi -malagevolezze furono da lui superate con quell'ardimento, di cui si spaventa -la mezzanità, Daniele diventò l'eroe della serata. Tutti bramarono -di conoscerlo, di avvicinarlo; si dimandò del suo nome, delle sue relazioni, -dei suoi parenti; i nobili più schifiltosi non isdegnarono di stringergli la -mano, di profferirglisi. -</p> - -<p> -Le donne erano soggiogate, e guatavano il giovinotto maestro con un -sentimento d'ammirazione e di simpatia, dappoichè quella sua voce in cui -trapelava una commozione profonda avea toccato tutt'i cuori. Il bel sesso -cercava indovinare chi potesse essere l'oggetto del <i>colpevole amore</i> dell'esimio -pianista, e già ivasi bisbigliando nella sala il nome di Emma; perocchè -in un baleno si era saputo che la casa del Duca di Gonzalvo era -quella che maggiormente era frequentata dal giovine maestro. Tutti gli -occhi si portarono sulla figliuola del Duca, la quale si studiava di nascondere -il suo turbamento con un'affettazione d'indifferenza e d'ilarità. Fu -questo un bel momento per Daniele. La sua vanità era soddisfatta! Negli -occhi suoi, fissi sopra Emma, lampeggiava il contento di essere a quel -modo l'oggetto della universale attenzione... Egli cercava intanto discoprire -in sul sembiante della fanciulla un sintomo qualunque di propensione -per lui. A mala pena rispondeva alle congratulazioni che se gli volgeano; -a stento non si mostrava scortese e zotico. -</p> - -<p> -Stando a tal guisa con tutta l'anima sua alla vedetta di un'ombra di -<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span> -amore negli occhi di Emma, non si era accorto di un personaggio che gli -si era appressato. Questi il chiamò per nome, e gli disse: -</p> - -<p> -— Permettete che aggiunga le mie alle congratulazioni degli altri, -signor Daniele. -</p> - -<p> -Udendo la voce di questo personaggio Daniele fece un balzo sopra -sè stesso, e imbiancò in volto come per morte veggendosi allato l'incognito -straniero che recavagli in fin di mese la polizza di ducati cinquanta. -</p> - -<p> -— Voi qui, signore! sclamò atterrito Daniele. -</p> - -<p> -— Non temete di nulla; io non parlerò, ve ne fo solenne promessa. -</p> - -<p> -Lo straniero strinse la mano di Daniele che trovò febbricitante, e si -allontanò dalla sala, per recarsi vicino al Duca di Gonzalvo, seduto ad -una partita di <i>whist</i>. -</p> - -<p> -Il ballo cominciava. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span></p> - -<h3 id="cap5-2">V. -<span class="smaller">UN MILIONE</span></h3> -</div> - -<p> -Il dì vegnente Daniele si alzò di buon mattino: non aveva chiuso -gli occhi per un sol momento durante l'intiera notte; un'idea -fissa, un proponimento decisivo avealo tenuto desto; egli volea -finirla una volta per sempre collo stato di martirio nel quale si -trovava. -</p> - -<p> -— Tra poche ore la mia sorte sarà decisa, diceva tra sè medesimo, -sdraiato sopra un seggiolone accosto al suo letto, e avvolto in ampia veste -da camera: tra poche ore io saprò se mi conviene nutrire qualche -speranza di possedere Emma, o se mi sarà d'uopo abbandonare questo -paese e forse anche la vita... Sento che non ho la forza di vivere senza -di Emma... Quel mio trionfo d'ieri sera non sembrò che avesse fatto la -minima impressione su lei; mi rivolse soltanto alcune frasi gelate e comuni -strappate dalla convenienza; parvemi anche più fredda verso di me; -sembrava che mi evitasse, che poco mi avesse conosciuto... Feci benissimo -a non ballar mai con lei; se ella è superba e sdegnosa, io non sono -meno di lei: se io sono povero e oscuro, non soffro di essere dispregiato -da nessuno. Lasciai a tutti quegli effeminati giovanotti l'onore di contendersi -un valser o una contradanza con lei: io non sono fatto per immischiarmi -nelle folle, non mi acconto alla razza degl'imbelli che pullulano -in tutte le sale; non mi soddisfa la mezza luce; a me bisogna o lo splendor -del sole o le tenebre fitte... Emma è per me il sole, la vita, la felicità... -o Emma o la morte... Sì, questa mattina tutto dovrà decidersi... -ogni ulteriore indugio potrebbe nuocermi. -</p> - -<p> -Verso le undici del mattino dello stesso giorno, Daniele saliva le -scale del palazzo S... e si faceva annunziare al Duca di Gonzalvo. -</p> - -<p> -I domestici del Duca furono sorpresi di veder Daniele presentarsi -di domenica e chieder del Duca, che pochissime volte egli avea veduto. -</p> - -<p> -— Ho qualche cosa di segreto a comunicargli, disse Daniele al cameriere. -</p> - -<p> -— Tutta la famiglia è ancora in letto, rispose il cameriere — Se il -<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span> -signor maestro vuole aspettare, Sua Eccellenza non potrà indugiare a -levarsi. -</p> - -<p> -— Aspetterò, soggiunse Daniele. -</p> - -<p> -E si sedè in uno stanzino recondito del quartiere dove pel consueto -il Duca ascoltava le persone che gli erano dirette per raccomandazioni, -o che venivano a parlargli di negozii e di faccende particolari. In questo -stanzino era un ritratto intero del Duca: quel ritratto era stato fatto ventitrè -anni fa, e quando il Duca non avea che un 27 anni. -</p> - -<p> -Abbiamo detto che pochissime volte Daniele avea veduto il Duca, -vale a dire, il giorno in cui venne presentato a costui qual maestro di -Emma, e qualche altra volta nelle serate di Lady Boston dove il vedeva -alla sfuggita: perocchè il Duca raramente compariva nel gran salone da -ballo o nel salotto da canto. Però Daniele non avea giammai avuto l'agio -di affissare con attenzione le sembianze di questo personaggio. -</p> - -<p> -Quel ritratto colpì incontanente il giovin pianista: quello sguardo, -quelle fattezze del volto, quei basettoni che a guisa di doppio fuso prostendevansi -sul labbro superiore, e quel pizzo lungo, dritto che gli scendeva -insino alla gala della camicia; quella faccia insomma non era nuova per -Daniele: essa disegnavasi nella sua memoria come un riverbero di lontanissimo -passato; ma dove, ma quando, ma come Daniele avea veduto quel -personaggio? Non era possibile deciferare il tempo e il luogo. Un mondo -di congetture formava il giovine; cercava di coordinare le sperperate ricordanze -della sua infanzia; si sforzava di diradare la nebbia onde si avvolgeva -il passato, ma nel suo capo era una confusione spaventevole, un -subbuglio di ricordi, di immagini, di sogni, cosicchè di tutta la fatica che -egli si dava non ricavava altro frutto che quello di conoscere aver veduto -altrove il Duca di Gonzalvo. Se non che la costui immagine si associava -nella sua mente a quella di un altro uomo assai più bello e più giovine, -di cui non conservava eziandio che un debolissimo ricordo. Il Duca di -Gonzalvo avvolto in magnifica veste da camera entrava in quello studietto -nel momento in cui Daniele era tutto e cogli occhi e col pensiero in sul -ritratto del nobile spagnuolo. -</p> - -<p> -— Eccomi a voi, signor de' Rimini, a che debbo attribuire il piacere -di una vostra visita! Siete forse venuto a ricevere le mie personali congratulazioni -per la vostra somma valentia nell'arte musicale? -</p> - -<p> -— Non pecco di tanta vanità, signor Duca. Ieri sera quei signori furono -assai indulgenti verso di me, ed io debbo attribuire a mero incoraggiamento -le lodi che si piacquero prodigalizzarmi. -</p> - -<p> -— Cotesta modestia vi onora, signor de' Rimini. Qual'è dunque il -motivo che mi procura il piacere di vedervi questa mane? -</p> - -<p> -Il Duca di Gonzalvo si era seduto. Daniele mostrava nell'alterazione -della sua fisonomia l'agitazione che il possedeva. -</p> - -<p> -— Signor Duca, incominciò il giovine lentamente e misurando le sue -parole, prima d'ogni altra cosa, perdonerete la mia indiscrezione se ardisco -di domandarvi in qual paese è stato fatto questo vostro magnifico -ritratto. -</p> - -<p> -— Ah! è un bel ritratto, n'è vero? Benchè io sia cangiato dagli -anni, credo che mi rassomigli ancora. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span> -</p> - -<p> -— Perfettamente, signor Duca, e mi permetterete di dirvi che pochissima -differenza vi è in oggi tra questo ritratto e il suo originale. -</p> - -<p> -— Così dicono tutti per lusingarmi, ma hanno un bel dire; ventitre -anni non passano sulle spalle di un uomo senza lasciarvi un ricordo poco -piacevole... Ebbene, questa dipintura è stata fatta in Siviglia, in un sol -giorno, da un abilissimo artista Italiano... Oh! questo ritratto mi ricorda -sventure per le quali sanguina ancora il mio cuore. -</p> - -<p> -— Duolmi di aver ritoccate le vostre dolorose rimembranze, signor -Duca; ma pure, ancorchè dovessi arrecarvi dispiacimento, mi arrischierò -a domandarvi se in Siviglia, presso a poco nel tempo in cui fu fatta questa -dipintura, voi non avevate un parente, un amico che spesso frequentava -la vostra casa, o in casa del quale voi traevate? -</p> - -<p> -Simigliante interrogazione fece rabbruscar la fronte del Duca, il -quale guardò fisamente e con sospetto il suo interrogatore, e non rispose -che dopo qualche momento. -</p> - -<p> -— Non so qual premura possiate avere, signor de' Rimini, a ricercarmi -d'una cosa e d'un tempo ch'io vorrei dimenticare... Non saprei -rispondere con precisione a quello di che mi richiedete... Nel 1803 io aveva -molti amici ed un immenso numero di nemici, perocchè il posto -onorevole e l'alta carica civile ch'io avea ottenuto nella giovanile età di -27 anni mi avevano procacciato migliaia di gelosi ed invidi: in quell'anno -per me cotanto funesto fui costretto di abbandonar Siviglia dove la mia -vita era mal sicura, essendo per infame tradimento caduto in sospetto al -mio governo. La mia partenza fu così precipitata che appena ebbi il tempo -di farmi ritrarre su quella tela e mandare il mio ritratto al Castello di -Santiago, poco discosto da Siviglia, e dove dimorava la mia fidanzata, -Isabella di Monreal, che ora è mia moglie. Nessun'amico mi accompagnò -nel tristo viaggio, tranne un fedel domestico e mia sorella che volle -seguirmi, non ostante le più vive rimostranze ch'io le feci, mettendole -dinanzi agli occhi la malagevolezza e i pericoli del viaggio in sull'Atlantico -e sovra un piccol legnetto commerciale. Ma ella rimanea sola ed -esposta forse alle persecuzioni dei miei nemici; sicchè io stesso non potetti -rifiutarmi a tali possenti ragioni, e meco la menai colà dove il destino -chiamavala ad una serie d'irreparabili sventure. Sciagurata sorella!.. -Voi mi parlate di amici, signor de' Rimini! Or bene, io n'ebbi due; -uno che per invidia cercò di togliermi la vita civile, denunziandomi come -venduto a' nemici del mio paese, e che mi costringeva ad abbandonare la -nativa mia terra: e un altro che mi offriva una splendida ospitalità e un -asilo sulle frontiere della Francia, che mi abbracciava con effusione di -cuore, per piantarmi più tardi un coltello nel seno... Quest'uomo s'involò -alla mia vendetta; io non l'ho più riveduto e il credo morto; almeno -ne ho speranza, che se mi fosse dato di sapere dov'ei si asconde, andrei -a trafiggerlo avvegnacchè egli stesse all'estremità del mondo. -</p> - -<p> -Gli occhi del Duca di Gonzalvo balenavano di furore; due corde di -fuoco erano state toccate nel profondo dell'anima sua, i due tradimenti -che tuttavia gli amareggiavano la vita. Daniele si pentì di aver ridestato -così fatte amare ricordanze in quell'uomo irascibile: egli era disanimato -per quello che formava lo scopo principale della sua visita; ma era nel -<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span> -tempo stesso risolutissimo di por fine allo stato di sofferenze in cui lo -gittavano l'amore, la gelosia, il desiderio d'ingrandirsi; pensò dunque -di non frapporre più indugio alla dimanda che voleva fare al Duca. Lasciandogli -però il tempo di calmarsi dalla collera che aveano eccitata in -lui quelle imprudenti reminiscenze, così gli parlò: -</p> - -<p> -— Perdono, sig. Duca, mille volte perdono di essere stato io l'involontaria -cagione di aver risvegliato in voi di tali tristi memorie; vi giuro -che se avessi saputo dovervi cagionare il minimo dispiacimento, non avrei -ardito dare sfogo ad una indiscreta curiosità... Ora, lo scopo della mia -visita è tutt'altro, signor Duca: esso vi sorprenderà pel suo ardimento; -ma la schietta probità del vostro rifiuto non mi umilierà, dappoichè soltanto -la colpa deve arrossire. -</p> - -<p> -— Di che si tratta? dimandò il Duca con serenità, poichè era ben -lontano dal supporre quello che formava l'obbietto della dimanda di Daniele — Parlate -con confidenza, signor de' Rimini, e state sicuro di trovare -in me un amico. -</p> - -<p> -— Ne sono sicurissimo, signor Duca, e ciò non ostante io temo, perchè -troppo audace può sembrarvi la mia dimanda. -</p> - -<p> -— Parlate dunque, disse quegli con leggiera impazienza. -</p> - -<p> -— Ebbene, signor Duca, vi chiedo la mano di vostra figlia, rispose -Daniele renduto altero e sicuro dalla propria audacia. -</p> - -<p> -Il Duca di Gonzalvo si alzò per un moto di estrema sorpresa: il suo -sguardo fulminò lo sguardo di Daniele, che fu costretto di chinar gli -occhi. -</p> - -<p> -— Voi, signore! voi mi chiedete la mano di mia figlia! -</p> - -<p> -— Io, signor Duca. -</p> - -<p> -Il nobile spagnuolo dette una sonora spalmata sopra un tavolino di -mogano che gli stava d'allato; il suo volto era acceso di sdegno. -</p> - -<p> -— Sono io dunque caduto tanto giù da incoraggiare un simile insulto! -esclamò furibondo: il Duca di Gonzalvo non è più dunque che un essere -della specie più comune! il mio cognome è dunque quel che ci è di -più plebeo e di più fangoso al mondo? Un maestro di musica vuole apparentarsi -con me? un uomo che vive di salarii!! Ma come! ma quando ho -io incoraggiato simigliante audacia? Il Duca di Gonzalvo, uno de' più illustri -nomi della Spagna, il sangue più nobile dell'Andalusia, si fonderebbe -col sangue della più mercenaria borghesia! Ma è da senno che voi mi -fate una tale proposta, signor mio? -</p> - -<p> -— Da senno, signor Duca, rispose Daniele, il cui amor proprio ferito -dalle aspre parole del nobile si era rialzato con orgoglio. -</p> - -<p> -— E quali sono, di grazia, i beni e i titoli che voi offrite per pretendere -alla mano della Duchessina Emma di Gonzalvo? chiese il Duca con -voce renduta sempre più rauca per collera. -</p> - -<p> -— I titoli che vi presento, sig. Duca, sono quelli di cui andar deve -orgoglioso ogni uomo di onore: essi non sono di quelli che l'intrigo, l'ambizione, -la vanità, la corruttela procacciano ad un nome, come una cornice -d'oro ad una vana immagine, i miei titoli sono quelli che nessun re -può darmi o togliere, i miei titoli, signor Duca, sono quelli ch'io tramando -a' miei figli e non già quelli che ricevo dai miei genitori; i miei titol -<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span> -sono il genio e l'onestà. In quanto a' miei beni, essi non han timore d'incendio, -di terremoto o di confisca; i miei beni io li porto sulle punte delle -mie dita... E se questi titoli e questi beni non sono di quelli che possono -appagarvi, signor Duca, ve ne offro un altro che vale più di tutti gli onori -accumulati sovra un nome: vi offro la mia giovinezza e l'ardente fede che -ho nell'avvenire. -</p> - -<p> -Lo sguardo di Daniele balenava; le sue guance erano infiammate; -egli era stato colpito nel più vivo dell'anima sua, nel suo amor proprio. -Il Duca fu scosso dal carattere energico e ardito del giovine. -</p> - -<p> -— Attribuisco all'ardore della vostra giovinezza, rispose questi meno -sdegnosamente, la stolta speranza che vi ha illuso, e perdono alla vostra -fanciullezza l'audacia delle vostre parole; ma comprenderete che io dovrò -privarmi del piacere di più ricevervi in mia casa. Provvederò per un -altro maestro a mia figlia, e non commetterò novellamente l'imprudenza -di porle a fianco un giovanotto. Spero che non abbiate fatto trasparire -minimamente ad Emma cotesta follia che vi è sorta nel cervello. -</p> - -<p> -— Sicchè voi, signor Duca, mi ricusate per vostro genero? -</p> - -<p> -— Non avreste giammai dovuto concepire sì chimerica speranza, rispose -il Duca in atto di accomiatare il giovine. Ciò per altro non toglie -ch'io avrò sempre per voi quella benevolenza di cui spero vi renderete -più degno, rinunziando finanche alla ricordanza di una tale insensata -proposta. Avrò cura di farvi pervenire al vostro domicilio gli onorarii che -vi sono dovuti per le lezioni a mia figlia. -</p> - -<p> -Il Duca si accingeva ad abbandonare quella conversazione. -</p> - -<p> -— Un momento, signore, di grazia, un momento. Degnatevi di ascoltarmi -pochi altri minuti, e poscia ci saremo separati per qualche tempo. -</p> - -<p> -— Che avete ancora a dirmi? -</p> - -<p> -— Poche altre parole signor Duca. Dareste voi vostra figlia ad un -uomo che le recasse una fortuna considerabile? -</p> - -<p> -— E che non avesse altro che quello di esser ricco? chiese il Duca. -</p> - -<p> -— Sì, signore, soggiunse Daniele, ricco, solamente ricco. -</p> - -<p> -— Ebbene, rispose il Duca, se quest'uomo fosse un milionario, io -lo preferirei certamente a sposo di mia figlia. <span class="smcap">Un milione</span> rappresenta -dieci generazioni di nobiltà. Un milione, è una potenza, è uno Stato, è una -grandezza. -</p> - -<p> -— <span class="smcap">Un milione</span>!!! disse cupamente scoraggiato il giovane pianista. -</p> - -<p> -— Ebbene, disse sorridendo il Duca, avete voi da offrirmi un milione, -signor de' Rimini? -</p> - -<p> -Daniele stette alcun poco in silenzio, indi rispose: -</p> - -<p> -— Tra due anni, signore, tra due anni forse... Mi date voi la vostra -solenne parola di onore di aspettare due anni prima d'impegnare la sorte -di vostra figlia? -</p> - -<p> -Il Duca il guardò quasi trasognato; sospettò per un momento che il -cervello di Daniele avesse dato di volta; ma sulle costui sembianze non -appariva il minimo segno di alterazione mentale. -</p> - -<p> -— Voi dunque dite... -</p> - -<p> -— Che tra due anni io potrei offrirvi un milione. -</p> - -<p> -— Ed io vi aspetto, disse ridendo il Duca. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span> -</p> - -<p> -— Sul mio onore, soggiunse il Duca, sempre ridendo. -</p> - -<p> -— Ebbene, disse gravemente Daniele, oggi siamo al dì 17 dicembre -1826. Permettete che io me ne faccia un ricordo sopra un pezzo di carta. -</p> - -<p> -Sul tavolino era l'occorrente da scrivere. Daniele segnò queste poche -parole: -</p> - -<p> -<i>Oggi io Duca di Gonzalvo prometto sul mio onore a Daniele dei -Rimini di non prendere veruno impegno di matrimonio per mia figlia -Emma prima che spirino due anni dalla data di questo giorno — Napoli, -17 dicembre 1826.</i> -</p> - -<p> -— Firmate, signor Duca, disse Daniele presentandogli la carta. -</p> - -<p> -Il Duca, dopo di aver titubato per qualche momento guardò Daniele -con sembianza di pietà, ed appose la firma a quella scritta, quasi per -compassione dello stato di mente del giovane pianista. -</p> - -<p> -— Siete contento, signore? dimandò il nobile sorridendo. -</p> - -<p> -— Contentissimo. A rivederci, signor Duca; a rivederci al 1828. -</p> - -<p> -Daniele spariva. Il Duca, entrando nelle sue stanze esclamava tra sè: -</p> - -<p> -— Povero Daniele! Chi lo avrebbe creduto! Egli è folle! -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span></p> - -<h3 id="cap6-2">VI. -<span class="smaller">UN TENTATIVO</span></h3> -</div> - -<p> -Qual'era il proponimento di Daniele? In che modo sperava egli -diventar milionario in due anni? Noi nol sapremmo dire e forse -egli medesimo non era venuto ancora in nessuna deliberazione. -Nei caratteri come il suo, le risoluzioni vengono sempre -appresso agli atti di audacia; eglino non pensano che dopo il fatto. Daniele -era andato dal Duca di Gonzalvo risoluto di fargli la proposta di -aspettare qualche anno, sperando di accumulare in questo tempo una piccola -fortuna; ma non avrebbe giammai potuto supporre che quegli avesse -chiesto un milione. Una così enorme dimanda che il Duca avea fatta -quasi per burlarsi di lui non fece che esaltare e pizzicare la superbia del -giovanotto, il quale, accettando quella proposta, avea inteso umiliare il -nobile e dargli di sè la più alta opinione. Daniele era però fermo di ritornar -milionario dal Duca di Gonzalvo o di por fine a' proprii giorni; egli -aveva innanzi a sè due anni. Che cosa non si può fare in due anni? Quali -e quanti avvenimenti non possono accadere da mutare al postutto lo stato -di un uomo! Un avvenire di due anni nelle mani di un uomo della tempera -di Daniele è un secolo, è un tesoro. Le anime volgari, gli uomini -vegetali, le macchine a respirazione non veggono nel futuro che una -scempia e materiale ripetizione degli stessi atti della vita, degli stessi -abiti, dei medesimi noiosi e bassi godimenti sensuali, delle stesse miserie -ed infermità; ma il genio, l'ardimento, l'elevatezza delle ispirazioni -percorrono in un giorno il volgere di un anno, e in un anno il volgere di -un secolo. Simiglianti all'aquila che fende le nubi e sfida i nembi e guarda -all'altezza del sole, mentre, la nottola e il gufo non sanno elevarsi una -spanna dalla terra, gli uomini di genio percorrono colla vastità dei loro -poderosi pensieri uno spazio immenso, mirano all'universo come al solo -campo dove prender debbono il volo: il tempo e la distanza, i due possenti -nemici dell'umana attività, spariscono dinanzi alla forza morale di -questi uomini: la ricchezza, la gloria, il potere, le tre mete degli umani -desideri, sono raggiunte soltanto da questi uomini, pei quali la creta onde -<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span> -sono impastati, le miserie attaccate alla vita sono un impaccio e non mai -un ostacolo. I prodigi dell'industria umana non sono dovuti che alla eterna -irrequietezza di questi uomini che non possono capire ne' loro materiali -e mortali involucri. -</p> - -<p> -La prima cosa a cui Daniele pensò fu di provvedersi di passaporto -per l'estero. Egli capiva che bisognava subitamente uscire dal proprio -paese e porsi in una sfera di attività febbrile, bisognava visitar Parigi, -Londra, Berlino, Vienna, valicare l'Atlantico e trasportarsi agli Stati-Uniti; -a Nuova York, a Washington, a Filadelfia. Il suo primo proponimento -fu quello di dare accademia in tutt'i paesi che avrebbe percorsi, -spendere in lezioni le ore del giorno e della notte, stringere amicizia colle -più ricche e nobili famiglie. Oltre a ciò, egli avea deciso di vivere in -que' due anni il più economicamente che gli fosse possibile, di non ispendere -un soldo al di là di quello ch'era strettamente necessario: avea -tutto calcolato, tutto messo in bilancio; ma il risultamento dei suoi calcoli -era scoraggiante, dappoichè con tutto questo, al capo de' due anni, -essendogli amica la fortuna e senza impreviste disgrazie, egli non si -avrebbe trovato che una somma lontanissima dal milione. Ancora che -avesse guadagnato mille scudi al giorno (il che era da porsi tra le più -chimeriche speranze) non arrivava a compire l'enorme cifra del milione. -Ciò nondimeno egli era sicuro di ammassare una somma considerabile: -ma la sua alterigia si arrovellava all'idea di presentarsi al Duca di Gonzalvo, -spirati i due anni, senza quella cifra altissima, che il nobile gli -avea gittato in faccia quasi per ischernirlo ed umiliarlo. Daniele era deciso -di affidarsi alla ventura, di abbandonarsi agli eventi, di trarre partito -da tutto e da tutti: era fermo di abbracciare ogni traffico, ogni speculazione -atta ad accrescere il suo peculio, di arrischiarsi anche al giuoco -della Borsa: si sentiva nel petto la ispirazione di diventar ricco: il pensiero -di una viltà che sarebbe rimasta nel più profondo mistero, di un delitto -che sarebbe rimasto sepolto nelle più fitte tenebre non lo spaventava: -tutto avrebbe sacrificato al piacere di presentarsi milionario al Duca -di Gonzalvo e sposare quella superba di Emma. -</p> - -<p> -Egli avea fermato di partire al primo dell'anno 1827: pochi giorni -gli avanzavano ch'ei spese in visite di congedo e in aggiustare le sue faccende; -non volle più rivedere Emma: il sentimento di vanità e di orgoglio -che in lui era superiore a quello dell'amore, comandogli di allontanarsi -da Napoli, senza riporre il piede in quella casa, da cui il Duca di -Gonzalvo l'aveva formalmente espulso: egli non dovea più ritornarvi che -milionario. Si contentò di mandare al Duca due righe in cui gli dava notizia -della sua prossima partenza da Napoli. -</p> - -<p> -Alla vigilia della sua partenza, vale a dire, al 31 dicembre di quello -anno 1826, Daniele ebbe la solita visita dello straniero che gli portava -nell'ultimo giorno di ogni mese la polizza di cinquanta ducati. Alla vista -di quest'uomo un ardito pensiero attraversò la mente di Daniele. Abbiam -detto che ormai questo giovine più non indietreggiava dinanzi a nessun -ardimento, a nessuna sconvenienza, a nessuna bassezza: uno solo era lo -scopo a cui dovea mirare, la ricchezza: qualunque mezzo era ottimo. -Daniele fece entrare lo straniero nel suo studietto, di cui serrò l'uscio a doppio -<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span> -giro di chiave, ficcandosi questa in saccoccia: ebbe eziandio la precauzione -di situarsi colle spalle al terrazzo che poteva offrire un facile -scampo allo straniero. Dicemmo altrove che quel terrazzo rispondeva -benanche nel salotto di dov'era agevole raggiungere l'uscio di scala. Lo -straniero fu sorpreso di questo insolito ricevimento fattogli dal giovine -pianista, ma nessun segno di timore apparì sul suo sembiante affatto -tranquillo e sorridente: il suo volto era al tutto privo di barba al modo -inglese. Egli rimase all'impiedi dirimpetto a Daniele, che si era comodamente -rovesciato sopra una seggiola. -</p> - -<p> -— Piacciavi di sedervi, signore; avrei qualche cosa da dirvi, cominciò -Daniele visibilmente agitato. -</p> - -<p> -Lo straniero si sedè dopo aver lasciata la polizza in sulla scrivania -del giovine, e disse seccamente: -</p> - -<p> -— Vi ascolto. -</p> - -<p> -— Io sono persuaso che mio padre o mia madre è quegli che vi -manda da me ogni mese. -</p> - -<p> -Daniele aspettò invano una risposta; lo straniero non aprì la bocca, -nè fece segno alcuno, dal quale il giovine avesse potuto trarre la minima -congettura; sicchè, dopo alcuni secondi proseguì: -</p> - -<p> -— Chiunque si sia de' due, e in qualunque luogo si trovi, io sono arcideciso -di andare a gittarmi nelle sue braccia: un padre o una madre -non può aver la forza di respingere il proprio figliuolo. Voi mi darete -l'indirizzo di questa persona che pensa alla mia sorte. -</p> - -<p> -— Fin dal primo momento ch'ebbi il piacere di conoscervi, mio caro -Daniele, vi dissi che non avrei potuto rispondere a nessuna vostra interrogazione. -</p> - -<p> -— Ciò si vedrà, riprese Daniele: io sono risoluto, risolutissimo di -sapere il nome e l'indirizzo della persona che provvede alla mia vita. -Voi non avete il diritto di nasconderla alla mia riconoscenza. -</p> - -<p> -— E voi non avete il diritto d'interrogarmi, signor Daniele. -</p> - -<p> -— Se non ne ho il diritto, ne ho pertanto la forza, rispose il giovine; -voi non uscirete di questa casa, senz'avermi rivelato quanto vi chieggo. -</p> - -<p> -Lo straniero sorrise: neppur l'ombra della collera era nell'espressione -del suo volto. -</p> - -<p> -— Mi permetterete di farvi considerare, bel giovinotto, che la ragione -non vi assiste in quello che ora dite e in quel che pretendete di fare. -Prima di tutto, sappiate una volta per sempre, e tenetelo bene a mente, -ch'io non vi dirò niente, assolutamente niente, quando anche la vostra -follia vi spingesse ad assassinarmi: se io non parlo essendo vivo, pensate -se potrò farlo essendo morto. Voi quindi non guadagnereste altro, -uccidendomi, che passare alla Corte Criminale, ovvero rimanendo celato -il vostro delitto, non otterreste altro che perdere i cinquanta ducati ch'io -ho la bontà di recarvi in ogni fin di mese. Poi, vi fo riflettere che, ammesso -ancora ch'io mi lasciassi sedurre dalle vostre parole o intimidire -dalle vostre minacce, non mi costerebbe gran fatica l'inventare un personaggio -e un sito, e liberarmi della vostra importunità mandandovi ben -lungi in cerca di un uomo che non trovereste giammai. Oltre a questo, -sono nel dovere di dirvi che ogni passo che voi dareste per iscovrire il -<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span> -vostro benefattore vi farebbe perdere la costui benevolenza. Vi lascio da -ultimo amichevolmente considerare che io sono uno di quei pochi, pei -quali voi siete sempre Daniele Fritzheim e non già Daniele de' Rimini -vale a dire ch'io conosco esser voi un trovatello: un atto di violenza che -commettereste contro di me potrebbe spingermi a divulgare il segreto -della vostra nascita. -</p> - -<p> -— Voi nol farete, o signore, interruppe vivamente Daniele, il quale -vedea sfuggirsi di mano il colpo che avea meditato. -</p> - -<p> -— Io nol farò, sempre che voi vi comporterete meco da onesto galantuomo. -Rinunziate al pensiero di voler conoscere il vostro benefattore, -e questi vi amerà dippiù; e forse un giorno... -</p> - -<p> -— Ebbene? esclamò Daniele cui un lampo di speranza balenò negli -occhi. -</p> - -<p> -— Ebbene! chi sa! forse un giorno egli stesso chiederà di voi. -</p> - -<p> -— Ma ditemi, ditemi, di grazia, signore, è egli ricco? è nobile? -</p> - -<p> -— Non m'interrogate: ben sapete che non posso rispondervi... Ma -il tempo stringe: abbiate la bontà di farmi la solita quietanza, dappoichè -ho molte faccende ancora da disbrigare. -</p> - -<p> -Daniele, con malissima voglia accontentandosi delle ragioni addotte -dallo straniero, si alzò e andò a scrivere la quietanza che consegnogli -dicendogli: -</p> - -<p> -— Eccovi, signore, la quietanza. È questa l'ultima volta che ci vedremo -in questa casa e in Napoli. Domani io parto. -</p> - -<p> -— Lo so, rispose freddamente lo straniero. -</p> - -<p> -— Ah! lo sapete! E chi ve l'ha detto? -</p> - -<p> -— Il Duca di Gonzalvo. -</p> - -<p> -— Egli stesso! -</p> - -<p> -— Egli stesso, ripetè quegli come un eco di Daniele. -</p> - -<p> -— Sicchè voi, soggiunse questi, frequentate sovente la sua casa? -</p> - -<p> -— Quasi ogni giorno. -</p> - -<p> -— Siete suo intrinseco? -</p> - -<p> -— Intrinsechissimo. -</p> - -<p> -— E vedete spesso la Duchessina? -</p> - -<p> -— Non tanto: ella mi guarda con diffidenza, e sembra che mal vegga -la mia presenza in casa del padre. -</p> - -<p> -Lo straniero si alzò per rompere a quel punto una conversazione -ch'egli non aveva voglia di proseguire. -</p> - -<p> -— Indicatemi, signor Daniele, ripigliò questi, cacciando di tasca un -portafoglio, indicatemi il paese in cui bramate che vi capiti la polizza del -mese venturo. -</p> - -<p> -— Pel mese venturo io sarò a Londra, rispose il giovine. -</p> - -<p> -Mentre lo straniero segnava colla matite alcune parole nel taccuino, -Daniele a cui era sorta nella mente un'idea subitanea, si slanciò sull'incognito -e con mano vigorosa gli strappò il portafoglio. -</p> - -<p> -— A tuo dispetto saprò chi tu sei e chi t'invia, gridò Daniele con -occhio demente. In pari tempo suonò con forza un campanello e, aperto -l'uscio, gridò al soccorso. -</p> - -<p> -Il suo domestico accorse. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span> -</p> - -<p> -— Liberatemi da quest'uomo, gridò Daniele in francese, ei vuole -assassinarmi, vuole impadronirsi del mio portafoglio. -</p> - -<p> -Il servo si mosse per porre le mani addosso allo straniero, ma si -vide appuntate in sul volto le canne di due pistole. -</p> - -<p> -— Sciagurati, esclamò l'incognito senza il minimo segno di alterazione -della fisonomia, un passo che diate verso di me vi costerà la vita. -Giù il portafoglio, signor Fritzheim, o il vostro cervello salterà in aria. -</p> - -<p> -Non ci era da dubitar minimamente che lo straniero non avesse fatto -seguire l'atto alla parola. Daniele gittò a terra il taccuino. L'incognito -vi pose subitamente il piè sopra e comandò al servo di sgombrargli l'uscio, -tenendo sempre tutti e due a linea delle sue pistole. Il servo obbedì. -Lo straniero intascò il portafoglio. -</p> - -<p> -— Quest'atto insensato di violenza mi costringe a privarmi del piacere -di rivedervi, signor Daniele. Avrò cura di farvi pervenire per altre -mani la solita polizza che ora vi siete messo a grave rischio di perdere. -</p> - -<p> -Il domani, all'ora che Daniele si accingeva a salire nella diligenza -per Roma, una donna, pallida ed emaciata dalle sofferenze, vestita miseramente, -e tutta cosparsa di lagrime, se gli fece incontro. -</p> - -<p> -— Lucia!! esclamò Daniele stupefatto. -</p> - -<p> -— Ho voluto vederti per l'ultima volta; Daniele, rispose costei... -perdona... io ti amo tanto. -</p> - -<p> -Gli occhi di Daniele si bagnarono di lagrime. -</p> - -<p> -— Lucia!... Povera fanciulla!... odiami... odiami... io non -merito l'amor tuo. In quale stato ti ho ridotta! -</p> - -<p> -Daniele le strinse la mano. -</p> - -<p> -— Grazie, grazie, Daniele... or son felice! ti ho veduto, mi hai -stretta la mano... Dio ti benedica!... -</p> - -<p> -Daniele avrebbe voluto abbracciarla; il suo cuore era gonfio. Per la -prima volta egli sentiva un'estrema tenerezza per quella giovinetta. -</p> - -<p> -— Lucia... Lucia mia... -</p> - -<p> -Non potè proseguire, perocchè il conduttore facea schioccare la frusta, -la diligenza era in sul punto di partire. -</p> - -<p> -— Addio... addio, sorella mia, esclamò Daniele saltando in fretta -sul montatoio della carrozza. -</p> - -<p> -— Addio... addio, Daniele, rispondea questa debolmente, perchè -sentiasi venir manco; il suo volto era addivenuto bianco come cera. -</p> - -<p> -Un uomo era corso a sorreggere la misera tra le sue braccia. Egli -era Padre Ambrogio. -</p> - -<p> -Seduto nella diligenza che avea preso il galoppo, Daniele piangeva!! -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span> -</p> - -<h2>Parte Terza</h2> - -<h3 id="cap1-3">I. -<span class="smaller">UN CAVALIERE DEL FIRMAMENTO<a class="tag" id="tag2" href="#note2">[2]</a></span></h3> -</div> - -<p> -Manheim è indubitabilmente una delle più belle città dell'Alemagna. -Situata al confluente di due fiumi, il Neckar ed il Reno, -e in sulla dritta sponda di quest'ultimo, essa offre a' viaggiatori -una delle viste più dilettose. Ameni giardini, nei quali -furono convertiti gli antichi bastioni distrutti dai Francesi, circondano la -sua forma ovale, a guisa di un vago mazzettino di fiori, nel cui mezzo -pompeggisi una gentil magnolia. Manheim, residenza di delizie del Gran -Duca di Baden, città rivale di Carlsruhe, pulita, ben fabbricata, tranquilla, -dalle larghe e belle strade, dalle case simmetriche come le idee nella testa -di un Tedesco, Manheim ricorda subitamente al forestiere che per la -prima volta la visita, i poemi di Goethe e i racconti di Hoffman e di Werther. -Un filosofo che volesse passar la sua vita tra i libri e le meditazioni -non potrebbe scegliere in tutta la Germania un paese più acconcio -allo studio. Le lunghe file di acacie che orlano i pubblici passeggi di questa -città vi spargono un profumo soavissimo che dà all'anima freschezza -di concepimenti e serenità di passioni. -</p> - -<p> -Situato in una delle più amene posizioni di questa famosa città di -Manheim, e interamente segregato dagli altri edificii, vedesi sbucciar da -un gruppo di poggetti di vigne un casinetto a pietre bianche e rosse, di -gotica struttura ma di recenti adorni: una villa pensile si prostende ai -suoi piedi, dove la mattina in sull'alba si radunano di numerose frotte di -augelli, e v'intuonano un concerto di voci leggiadrissimo e tale che la -mente d'un viaggiatore napolitano ritorna tosto con tenerezza a' siti incantati -del suo paese, sviscerato amor di natura. Una cascatella artificiale -e tortuosa, balzando sopra una scala di grotticelle e di nicchie di conchiglie, -si va a perdere in pioggia finissima, la quale, refratta da' raggi del -sole, rassembra in lontananza una sottil trama d'argento. Quel casinetto -<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span> -a due piani comanda un'estesissima veduta del Reno e delle sue rive seminate -di paesetti. -</p> - -<p> -Nulla di più vago, di più pittoresco, di più atto a molcere i sensi e -l'animo quanto l'aspetto di questo solitario ridotto della pace e della serenità. -Lo sguardo vi si fissa con piacere, con amore e si addentra col pensiero -nei vialetti di quella villa, nel fitto di quegli alberi dalle ombre più -ristoranti, nel concavo di quegli scavi artificiosi, misteriosi ritrovi di amore, -e nell'interno di quegli appartamenti freschi e leggiadri ne' quali -la mente si figura un essere felice. Questo casino colle sue adiacenze -viene addimandato il comprensorio di <i>Schoene Aussicht</i> (Belvedere). -</p> - -<p> -Ed in fatti, un essere privilegiato abitava da parecchi anni in quel -remoto casinetto, che egli avea comprato con la villa e colle altre delizie -circostanti. Era un Inglese, per quel che nel paese se ne diceva, benchè -taluni asserissero che ei fosse il Baronetto Edmondo Brighton, ed altri -il Conte di Sierra Blonda. Quali il suo titolo ed il suo nome si fossero, -gli è certo che sul conto di costui correvano le voci più contraddittorie, -più assurde; e quantunque il proverbio dica <i>vox populi vox Dei</i>, ci era da -giurare che niente di vero conteneasi nelle dicerie degli abitanti di Manheim -in sul proprietario di <i>Schoene Aussicht</i>. Come in fatti conciliare e -sposar tra esse le voci che facevano a calci? Come credere, per esempio, -che questo personaggio fosse ad un tempo spagnuolo ed inglese? che possedesse -tanto danaro da potersi comprare tutta la città di Manheim, e che -poi vivesse come il più modesto borghese? che fosse un uomo dedito agli -studi ed alla meditazione, mentre si asseriva in pari tempo esser egli interamente -abbandonato a' piaceri, ed averne fatte tante e poi tante in sua -giovinezza da scandalizzare il nuovo e il vecchio continente? Chi diceva -che il Baronetto aveva avuto niente meno che quattro mogli e quindici -figli; chi giurava che quegli era celibe e che non avea figliuoli: chi affermava -esser vedovo, e che la defunta moglie aveagli portato in dote tant'oro -da gittarne nel Reno: alcuni bisbigliavano sotto voce e in aria di -mistero che il nuovo proprietario di <i>Schoene Aussicht</i> aveva avvelenata -la moglie per isposare una bella andalusa. Ma egli è necessario deciferare -il vero tra mezzo a tanto guazzabuglio di cose: noi però ci studieremo -di dare al lettore sul nuovo personaggio che viene a prender posto -nella nostra storia tutt'i ragguagli indispensabili per ben conoscerlo e -giudicarlo. -</p> - -<p> -Non eran discordi le opinioni sul titolo e sul nome del proprietario di -<i>Schoene Aussicht</i>, dappoichè questi era nel medesimo tempo il Baronetto -Edmondo-Isacco Brighton ed il Conte di Sierra Blonda. Aveva ereditato il -primo titolo qual figliuolo cadetto d'una delle primarie famiglie di Yorkshire -in Inghilterra, ed il secondo titolo gli era stato venduto assieme alle -immense possessioni da lui acquistate nel mezzogiorno della Spagna, dov'era -dimorato per molti anni. Ed ecco in qualche modo accordate benanche -le voci stravaganti ch'ei fosse ad un tempo inglese e spagnuolo, -imperocchè, se inglese era per nascita, era spagnuolo di adozione, avendo -passata nella Spagna gran parte della sua vita. Ed era nel carattere e -nelle fattezze di quest'uomo un singolar mescuglio del sangue iberico e -britannico; a tutta la flemma inglese egli accoppiava le calde passioni degli -Algarvi: era ad un tempo il Don Juan di Byron e il Faust di Goethe. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span> -</p> - -<p> -Nel tempo in cui il presentiamo a' nostri lettori, il Baronetto non era -più giovane, ma era ben lontano dall'essere vecchio; di statura regolare, -di giusta complessione e vigorosa; il suo volto, a metà coverto da densa -e lunga barba, nella quale si scorgeano appena pochi fili di argento, era -leggiermente colorato di quel vermiglio che annunzia un rigoglio di salute: -i suoi occhi castagno cupo erano grandi e pregni di anima; la sua -testa era calva sul pendio della fronte, e il resto del cranio era coverto -anzi che nascosto da capelli rasi e monchi. Egli era in tutta l'estensione -della parola quel che dicesi un bell'uomo. Il Baronetto era stato nella sua -giovinezza il modello della <i>gentry fashion</i>, vale a dire il più compito cavaliere: -egli avea libato a centellini le delizie della vita. A simiglianza -del <i>Child-Harold</i>, poi che ebbe sorvolato in tutta l'Europa e in gran parte -l'America, egli avea fissato la sua dimora nella Spagna e propriamente -in quelle terre di fuoco, nell'Andalusia, dove ogni cuore è un vulcano. -Qualche cosa del cielo di Africa è del cielo della Spagna meridionale, che -sembra quasi dar la mano alla terra dei Negri. Ci è tra l'Andalusia e l'Africa -uno stretto rapporto: quasi due sorelle strappate a viva forza dalle -braccia l'una dell'altra, queste due terre par che si congiungano di soppiatto -sotto il canale di Gibilterra. Il suolo, le acque, la coltura sono le -stesse al di qua e al di là dello stretto: Ceuta è spagnuola come Cadice -è africana. -</p> - -<p> -Il Baronetto avea comprata, nel cuor delle Algarve, siccome abbiam -detto più sopra, una vasta tenuta addimandata di <i>Sierra Blonda</i>, imperocchè -situata a piedi di una montagna su cui era una arena biondissima. -Questa Contea, abbandonata da secoli per l'aridità delle sue terre infuocate, -era composta di casamenti a metà bruciati nelle guerre moresche -e di grandi estensioni di terreno, dette <i>despoblados</i> (spopolati) nelle quali -il pensiero si rattrista come nei deserti. Questa tenuta col titolo annesso -era costato al Baronetto seicentomila pezzi duri. In tutta la Spagna egli -era conosciuto ormai sotto il nome di Conte di Sierra Blonda. Quando, dopo -lunga fatica, un uomo perviene alla cima della Montagna Bionda, e volge -uno sguardo intorno a sè, l'anima sua è presa da spavento e da tristezza, -scorgendo in sul capo un cielo ardente, e intorno intorno alla montagna -uno spazio immenso arido e solitario, balze a picco, rifugio di uccelli di -rapina, pendici scoscesi in su le quali neppure un'ombra di vegetazione, -se togli nel fondo di qualche valle, dove, accanto un fiume o ad un ruscello, -si vede spuntare un filo di verdura e qualche abitazione che attesta -la vita e l'industria. Che cosa aveva indotto il Baronetto ad acquistare -questo deserto? Niente altro che il capriccio e quella specie di stravagantissima -<span class="smcap lowercase">ECCENTRICITÀ</span> che formava il nucleo del suo carattere e della sua -vita. A venti anni, padrone di sè medesimo e di una fortuna incalcolabile, -egli si era fatta una legge d'inventar sempre nuovi piaceri, nuovi divertimenti, -di uscire dai sollazzi comuni, di assaporare con gusto e raffinatezza -tutto il pizzicante della vita. Egli non faceva niente di quello che avrebbero -fatto gli altri giovani dell'età sua e nel suo stato, anzi faceva appunto il -contrario. Edmondo avea renduto animatissimo quel deserto; giuochi, -balli, festini, gozzoviglie rallegravano giorno e notte gli appartamenti del -signorotto, i quali avea fatto addobbare con tutto il lusso e le comodità. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span> -</p> - -<p> -Tra gli altri stranissimi divertimenti ch'ei soleva prendersi, dobbiam -notare il seguente: Egli faceva riempir di mobili un casamento e -adornarlo come per festa di ballo: le suppellettili più costose ne fregiavano -le sale: si facea poscia chiamare un centinaio di vagabondi, di ladri -e di uomini facinorosi. A un dato segno ch'ei dava, il fuoco era appiccato -al casamento; il saccheggio era comandato; e quegli uomini, a rischio della -vita che sovente vi perdevano, si gittavano nelle fiamme per ispogliar le -sale del meglio che vi si conteneva. Edmondo godeasi un così fatto spettacolo, -ad una certa distanza, e nel mezzo dei suoi numerosi amici e compagni -di follie, i quali sgangheravansi dalle risa, e mettevano alte e selvagge -strida di esultanza in veggendo gran parte dei saccheggiatori venir -fuora da quelle crollanti mura col volto e colle mani annerite ed arse: -come sciami d'immondi animali ch'escono dalla putredine e dalla corruzione. -</p> - -<p> -Il Baronetto Edmondo si avvezzava con siffatti passatempi alla più -cinica durezza di cuore. Quando gli si parlava di sentimento, di amore -appassionato e gentile, ei rispondeva che tutto ciò è buono per quella -gente che ama di pascersi d'illusioni, ma che la vita presenta un campo -di piaceri positivi e reali sì vasto da non esserci bisogno di foggiarne -fittizi e ideali. Un uomo, ei diceva, può cogliere i frutti saporosi dell'albero -dell'umana vita, senza perdere il tempo a odorarne i fiori. -</p> - -<p> -Ci sembra superfluo il dire quanto un uomo di questa tempera deplorevole -dovess'essere pericoloso per la pace domestica delle famiglie. -Edmondo era pazzo per le donne andaluse. Allorchè gli si metteva innanzi -la bellezza delle donne inglesi, ei ricorreva subitamente all'autorità -di Byron, suo autor favorito, e rispondeva coi versi del <i>Child-Harold</i>. -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">«Who round the North for paler dames would seek?</p> -<p class="i01">«How poor their forms appear! how languid, wan, and weak!»<a class="tag" id="tag3" href="#note3">[3]</a>.</p> -</div></div> - -<p> -Aggiungi che il giovin Baronetto era bellissimo del volto e della persona, -la quale aveva acquistato proporzioni, forme e vigore negli esercizi -cavallereschi e nella tempestosa ginnastica di una vita consacrata solamente -a' piaceri. Egli avea fatto rivivere, a grande scandalo della civiltà -dei tempi, l'antica razza de' <i>Cavalieri del Firmamento</i>. Eran costoro nel -numero di dieci, regolati e condotti da Edmondo: vestiti tutti a un modo, -bene armati e avvolti in mantelli azzurri screziati di stelle d'oro, simbolo -del Firmamento, uscivano a cavallo da Sierra Blonda in sulla sera e percorrevano -i dintorni, in caccia di avventure. Qualunque donna capitasse -ad imbattersi in questi pazzi giovinastri era subitamente rapita, a qualsivoglia -classe della società fosse appartenuta. Ne conseguitavano lotte, -duelli e risse. Un tanto scandalo non poteva a lungo durare. Non ostante -i potenti rapporti e aderenze, una ordinanza reale decretava il bando ai -novelli Cavalieri del Firmamento. Edmondo e i suoi amici dovettero esiliare, -il Baronetto si recò a Bajonna, sulla frontiera della Francia; il titolo -di <i>Cavaliere del Firmamento</i> gli era rimasto. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span> -</p> - -<p> -Durante la sua dimora nell'Andalusia, il Baronetto Edmondo Brighton -avea stretto amicizia col Duca di Gonzalvo, capo politico di quella -provincia, il quale per qualche tempo avea nascosto e coperto agli occhi -del governo le triste scorrerie del signorotto inglese e dei suoi. Il Duca -di Gonzalvo era ben lontano dal supporre che un giorno si sarebbe pentito -di aver conceduto la sua amicizia e confidenza a quel giovine dissipato e -di pessimo cuore. -</p> - -<p> -Edmondo andava spesso a Siviglia per visitare il Duca, e questi lo -accoglieva sempre con quell'amorevolezza che gl'ispirava il carattere -disinvolto del Baronetto, non meno che le costui espressioni caldissime -di affetto. Ma lo scopo delle frequenti visite di Edmondo non era già l'amicizia, -bensì l'amore, essendosi fortemente invaghito della sorella del -Duca, Juanita, fanciulla di rara bellezza e di bollenti passioni. Il Baronetto -si abbandonò a quest'amore e con iscopo infernale, perciocchè abborriva -finanche l'idea del matrimonio. Ma la condanna di esilio che lo -bandiva dal territorio della Spagna venne, per buona ventura, a rompere -il filo dei suoi criminosi proponimenti. Edmondo partì per Bajonna, lasciando -nel cuore di Juanita il fuoco di una vergine passione, e la speranza -d'una prossima unione. Ma innanzi di partire per Bajonna, il perfido -Baronetto aveva ordita una trama diabolica per far cadere Juanita -ne' lacci della seduzione. Nel 1803, il Duca di Gonzalvo fu costretto di -abbandonar Siviglia, per essere caduto in sospetto del suo governo; e -scelse per rifugio l'ostello del Baronetto Edmondo che allora dimorava -a Bajonna, e che lo aveva invitato a trasferirsi quivi colla sorella. Il -Duca ignorava gli amori dei due giovani, e menava egli stesso l'innocente -colomba sotto le spirali del serpe affascinante. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span></p> - -<h3 id="cap2-3">II. -<span class="smaller">LA SERPE MORALE</span></h3> -</div> - -<p> -Juanita cadde nella rete che le fu tesa con astuzia infernale. Diremo -a suo tempo in che modo il Duca stesso fu tratto in agguato, -e quali si furono le funeste conseguenze di una colpa, cui la disgraziata -giovine credette emendare colla morte. Sul capo del suo -seduttore piombava intanto una maledizione orribile. L'onore oltraggiato, -i più sacri legami di natura calpestati, l'amicizia tradita e vulnerata nel -cuore chiamavan giustizia innanzi al Cielo. Noi scorgiamo sempre nelle -fila degli umani avvenimenti il dito di Dio. Si addensino pure le più fitte -tenebre in sul delitto: si eluda pure la giustizia degli uomini; si addormenti -la rea coscienza nei rumori delle feste e nelle febbrili commozioni -di concitati piaceri; la spada di Damocle penderà sempre in sulla testa del -malvagio, e le parole del convito di Baldassarre si riprodurranno in tutt'i -banchetti dell'empio. Edmondo sfuggì vilmente alla vendetta del Duca di -Gonzalvo. Un istante dappoi che questi discoprì l'orrendo segreto che -macchiava l'onore del suo casato, il Baronetto era già lungi dal teatro -de' suoi disordini. Egli abbandonava per la seconda volta l'Europa, senza -lasciare neppure un'ombra d'indagine sul paese ove intendeva trasferirsi. -</p> - -<p> -La bella e vasta isola di Cuba in America accoglieva il Cavaliere -del Firmamento sotto altro nome. Ivi Edmondo non pensò ad altro che -ad ammassare enormi ricchezze, mercè l'ignobil traffico degli schiavi. -In pochi anni la sua fortuna, in gran parte dissipata dalle stravaganze -della sua vita, si rifece e crebbe cotanto che ascese a circa quaranta milioni -di reali di Spagna, vale a dire a oltre due milioni di piastre. Egli era -il più gran proprietario di schiavi in tutta l'isola. Tra mille di questi esseri -infelici raccolti in sulle coste dell'Africa, dobbiam notarne uno che -diventò carissimo a Edmondo, e meritossi in prosieguo tutta la costui -confidenza. La ragione di questa predilezione si fu la seguente: Edmondo -volle dare un giorno a' Cubani lo spettacolo di una lotta di tori, sì comune -in Ispagna. Egli avea fatto bandire in tutta l'isola che Sir Falstaff (fattizio -nome ch'ei si era dato) si esponeva per divertimento nel circo a -<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span> -combattere contro un toro furioso. Al giorno indicato una folla straordinaria -ingombrò il recinto formato di mattoni con rilievi di pietra, a somiglianza -del circo di Jeres in Ispagna. Rizzavasi in mezzo all'arena un -palo terminato da una specie di loggetta, su la quale si vedea saltellare -e fare di mille smorfie e piacevolezze un grande orang-utang, vestito da -buffone de' mezzi tempi, e ligato alla pertica da una catena tanto lunga da -permettere che l'animale descrivesse un cerchio attorno al palo. Le vestimenta -dell'orang-utang erano del rosso più cupo ad oggetto di stizzire -il toro con quel colore di sangue. Dopo vari combattimenti eseguiti da -schiavi, e varii giuochetti di forza e di agilità, il programma annunziava -la comparsa di Sir Falstaff. Questi si presentò vestito alla <i>picador</i> (picchiere); -aveva al suo fianco un <i>matador</i> (uccisore), giovanetto schiavo -vestito alla turca, con calzoni alla mammalucca, con un sole raggiante -nelle spalle, e col turbante a foggia di pasticcio. Erano entrambi armati -di lunghe picche, e lo schiavo portava inoltre nella sinistra mano l'arma -terribile domandata la <i>mezza luna</i>, la quale è una specie di semicerchio -di acutissimo acciaio posto alla punta d'una lancia e fatto a forma di -ronca: un tale strumento serve in particolar modo a tagliare i grandi -alberi. -</p> - -<p> -Un toro giovane e vigoroso fu slanciato nel mezzo del circo. I due -combattenti si erano ritirati per poco per dare il tempo alla bestia di inferocirsi -alla vista del rosso orang-utang. Ed infatti, il toro, in veggendo -quel colore addosso alla scimia, mandò un muggito spaventevole e si scagliò -sovra quell'animale, il quale con un salto fortissimo raggiunse la -loggetta della pertica, di dove si divertiva a dar la baia al furioso nemico. -Grandi scrosci di risa che partivano dai seggi degli spettatori accoglievano -le strida formidabili e feroci del toro che con estrema rabbia faceva -rapidamente il giro del palo e poscia guardava con occhio di sangue al -suo motteggiatore avversario, e dava di violente cornate nel mezzo della -salda pertica, facendola traballare, a grande spavento dell'orang-utang, -e a grande soddisfazione degli spettatori, i quali sganasciavansi dalle risa -nel vedere la paurosa espressione della faccia dell'orang-utang ogni volta -che il toro dava di cozzo nella pertica. E forse guari non sarebbe andato -che il palo sarebbe caduto sotto i replicati urti della bestia selvaggia, se, -nel momento in cui questa più sembrava aizzata, e di più feroci muggiti -facea risuonare l'aere del circo, non fossero apparsi i due combattenti. -</p> - -<p> -Alle risa generali successe ben presto un gran silenzio: ognuno tremava -per l'imprudente Sir Falstaff. Il toro, non appena ebbe scorti i due -nuovi suoi avversari, si slanciò contro di loro con l'impeto del furore eccitato -in esso dalle smorfie e dagli abiti dell'orang-utang. Edmondo lo -aspettava a piè fermo, e, quando la bestia fu a certa distanza, egli le cacciò -ne' fianchi la sua picca con mirabile coraggio ed agilità... Il toro mise -un ruggito spaventevole, e, quantunque un rivo di sangue uscisse dall'aperta -ferita, la rabbia lo spinse contro il suo avversario. Edmondo era indietreggiato -per tener sempre l'animale a distanza della sua lancia, ma questa -volta il toro diede un balzo sì terribile e tortuoso che Edmondo spezzò -la picca tra le corna dell'animale senza ferirlo: era finita pel signorotto -inglese, senza la prontezza dello schiavo che con un colpo della <i>mezza -<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span> -luna</i> troncò le gambe al toro nè più nè meno che se fossero stati due sottili -stinchetti o due rami. Allora la bestia venne uccisa senza pericolo. -</p> - -<p> -Edmondo era debitore della sua vita al suo schiavo. Fin da quel momento -gli tolse tutt'i segni di schiavitù e sel tenne come il più caro dei -suoi amici. Questo schiavo era nato ne' possedimenti inglesi: il colore -del suo volto era di un pallido olivastro, per modo che pochissimo differiva -dal volto comune degli Europei: una grande intelligenza, una cupa -sensibilità, un coraggio di leone e una fedeltà a tutta pruova costituivano -i pregi di questo giovine che diventò l'anima di Edmondo. Maurizio Barkley -era il suo nome, che abbiamo visto figurare sulle polizze mensuali -portate a Daniele dall'incognito straniero, il quale altro non era che lo -stesso Maurizio. Questo schiavo avea pel suo padrone cotanto affetto e -venerazione, che rifiutò la libertà che quegli voleva concedergli in premio -della sua virtù: non ricusò per altro l'istruzione che Edmondo gli -fece dare, per sempre più rialzarne la dignità di uomo. -</p> - -<p> -Il Duca di Gonzalvo avea scoverto il ritiro di Edmondo, così che -questi non fu più sicuro della sua vita in Cuba; partì accompagnato da -Maurizio Barkley. Dopo parecchi anni di viaggi, il Baronetto si fissò a -Manheim, dove avea comprata la tenuta di <i>Schoene Aussicht</i> e dove abbiam -fatto la sua conoscenza. Una compiuta trasformazione si era operata -nel Baronetto. La sua giovinezza era sparita e con essa tutte le illusioni -de' piaceri, di cui era sazio e ristucco. La vita ch'egli avea sì follemente -dissipata e schernita gli diventò così cara, che risolvette di vivere -il resto de' suoi giorni nella più riposata felicità e nella più esemplare -saggezza. Non ostante le orgie, gli stravizzi e le strambezze di ogni -ragione, alle quali si era abbandonato nella sua giovinezza, la sua salute -di ferro non era giammai venuta manco: egli avea innanzi a sè, secondo -tutte le probabilità, altri quaranta o cinquant'anni di vita e una immensa -fortuna; fermò adunque di passare questi altri anni in modo da procacciarsi -tutt'i più dilicati piaceri, senza mai più mettere a repentaglio la -sanità del suo corpo. L'odio del Duca di Gonzalvo e la vendetta che questi -avea giurato contro il Baronetto, davano a costui grandissimo pensiero e -rattristamento. Quantunque fosse stato quasi impossibile di scoprire il -suo ritiro a Manheim, ed anche più impossibile di penetrare nei suoi appartamenti, -pure egli temeva sempre un agguato; laonde, saputo che il -Duca viveva in Napoli colla sua famiglia, pensò di mandare in questa -città il fedelissimo Maurizio Barkley ad oggetto d'insinuarsi destramente -nella casa del nobile spagnuolo, di cattivarsene la benevolenza, e cercare -di scoprire se quegli avesse formato qualche disegno contro di lui Baronetto. -Riuscì alle astuzie di Barkley di introdursi nella casa del Duca di -Gonzalvo e diventare uno de' suoi intrinseci amici. Maurizio scriveva al -Baronetto tutto ciò che il Duca pensava ed operava, e rassicuravalo pienamente, -dicendogli che il nobile spagnuolo non conosceva per niente -essersi il Baronetto ritirato a Manheim. -</p> - -<p> -I nostri lettori ricorderanno di aver veduto Maurizio Barkley alla -festa di Lady Boston a Napoli, alla quale era stato presentato dallo stesso -Duca di Gonzalvo. Un altro scopo e un'altra missione avea il soggiorno -di Barkley in Napoli, oltre quello di spiare i pensieri del Duca. Diremo -altrove quali erano questo scopo e questa missione. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span> -</p> - -<p> -Edmondo menava in quel solitario ritiro di Manheim la vita riposatissima -di un vero filosofo sibarita. Al disordine della sregolatezza era -succeduto l'ordine più perfetto: tutto era pensato e sistemato secondo le -regole della stretta igiene. Un esperto medico di Francoforte veniva a -visitarlo di tempo in tempo e gli assegnava la qualità del cibo, del riposo, -del sonno, dell'esercizio. Per premunirsi contro i pericolosi effetti delle -variazioni atmosferiche, egli si era avvezzato a sottoporsi ogni giorno, -in levarsi dal letto, allo <i>showerbath</i> (bagno a pioggia) sì comune in Inghilterra -e in Germania. Edmondo usciva dalla nicchia verticale del bagno -a pioggia con una vigoria di salute, con una freschezza di mente, con -un'alacrità di appetito, che il ringiovanivano di venti anni. Egli facea la -sua colezione, indi passeggiava nella sua villa o si dava a' lavori campestri; -più tardi gustava i piaceri della lettura, e poscia sedeva ad uno squisitissimo -desinare inaffiato dal vin del Reno e dallo Xeres. Dopo pranzo, -usciva a cavallo infino a sera, giunta la quale ei libava le delizie d'una -parca cena in compagnia di pochi e scelti amici dotti e filosofi. -</p> - -<p> -Una parte della villa di <i>Schoene Aussicht</i> era coltivata a gentile orticello. -Edmondo, affin di procacciarsi un salutare esercizio, dava opera, -come abbiam detto, a' campestri lavori nei quali trovava l'incanto di puri -ed innocenti piaceri al tutto nuovi per lui. Nell'inverno egli formava diversi -vivai, intrecciava i tralci delle viti e li copriva di terra per non farli -offendere dal gelo, passava in rivista i seminati e curava di sviare le acque -stagnanti; facea preparare e concimare il terreno; nella primavera -ordinava seminature e piantagioni, sarchiava egli stesso le nocive propaggini: -nell'està la mietitura richiamava tutta la sua sollecitudine, e la famiglia -dei fiori tutto il suo amore; poneva all'ombra le viole, badava con -diligenza agli adacquamenti: nell'autunno trapiantava le mammole; era -tutto d'attorno agli alveari, cavandone il mele e la cera, e nettando le -arnie da ogni immondizia; stava ben attento alla maturità dei semi autunnali -per raccoglierli e farli prosciugare per conservarli. -</p> - -<p> -In simiglianti occupazioni Edmondo spendeva parecchie ore, e sempre -ne risentiva grandissimo sollievo. Egli avea studiato in America l'arte -delle piantagioni; avea però non poche cognizioni di agricoltura Nella -isola di Cuba, oltre al traffico degli schiavi, le piantagioni dello zucchero, -del cotone e del tabacco erano state le principali vene della sua ricchezza. -Quasi ogni mese egli facea fare enormi carichi di cotone e di zucchero -ai vapori armati pel Mississipi, e vendeva i prodotti delle sue terre ai paesi -che si trovano lungo la corrente di questo interminabile fiume. Nuova Orleans -era il centro, nel quale venivano a confluire i capitali di Edmondo, -che vi teneva la sua principale amministrazione. -</p> - -<p> -La conversazione del Baronetto era delle più piacevoli ed istruttive, -ed i suoi discorsi erano pieni di quella trista esperienza che danno i disinganni -della vita. Egli avea tanto viaggiato; avea veduto tanti lontani -paesi; era stato in mezzo alle più alte classi sociali, avea trattato gli uomini -celebri di tutta Europa; ed oggi era al caso di ragionare con aggiustatezza -di molte cose. Edmondo parlava con grandissima facilità molte -lingue europee e varie orientali, tra le quali l'araba. Nella sua solitudine -di <i>Schoene Aussicht</i>, egli coltivava le lettere e le scienze morali; leggeva -<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span> -quasi tutti i principali giornali che si pubblicavano nel mondo, e la sera -faceva cogli amici i suoi comenti su qualche subbietto politico, morale, -economico o industriale. Le ore serotine ch'ei passava ragionando di filosofia -e di lettere erano le più belle della sua giornata. Molte volte si -pentiva di aver dissipata la sua giovinezza, e diceva che il filosofo di <i>Schoene -Aussicht</i> avea maledetto il Cavaliere del Firmamento. Ma era egli parimenti -pentito degli errori e delle follie della passata sua vita? Si doleva -dei mali gravissimi che avea cagionati a tante disgraziate famiglie? Mal -potremmo dirlo, imperocchè sulle ruine di quell'anima non ispirava l'alito -dolcissimo e vivificante della grazia celeste. La saggezza umana, ch'è -follia dinanzi agli occhi di Dio quando è confidente in sè sola ed orgogliosa, -e l'età, l'inesorabile medicina della febbre delle passioni, aveano soltanto -influito a cangiar quell'uomo; benchè la cagione precipua del mutamento -che si era fatto in Edmondo fosse il segreto della Provvidenza, di che or -diremo. -</p> - -<p> -Edmondo era stanco del passato ma non pentito. La sua anima era -un vulcano estinto da cui esala tuttora un'afa mortale. Egli era sempre -materialista. -</p> - -<p> -Ciò nulla di manco, non era possibile il credere che il proprietario -di <i>Schoene Aussicht</i> fosse il medesimo uomo che il Baronetto Brighton, -il Conte di Sierra Blonda, e Sir Falstaff. Tra questi ultimi e il primo ci -era quella barriera che separa la saggezza dalla follia. Edmondo era -tutt'altro uomo da quello che era stato nella sua giovinezza. Abbiam detto -che la precipua cagione del suo cambiamento era il segreto della Provvidenza. -Che cosa dunque aveva oprato una tale straordinaria trasformazione? -Un pensiero che era la serpe morale posta da Dio nel cuor di -quest'uomo che tanto aveva oltraggiato le Divine sue leggi. Questo pensiero -era la <span class="smcap">Paura della morte</span>. Edmondo perciò non era felice. Mirabil -castigo della Divina giustizia! Attraverso le delizie ond'ei si circondava, -e nello stato della più perfetta sanità, quell'uomo avea molto spesso -e quasi ogni giorno momenti di tristezza e di disperazione pensando che -un dì egli doveva abbandonar la vita. Quando l'ora della sua morte fosse -suonata, i suoi milioni non l'avrebber ritardata neppur d'un minuto! Orrendo -pensiero che il rendea tristo e taciturno per ore intere, sepolto nella -più desolante melanconia: Non era tanto il pensiero di dover finire che gli -dava rovello e tristezza, quanto un altro pensiero che ne derivava qual -conseguenza. Edmondo era preso da raccapriccio e da orrore pensando -che il suo corpo nutrito con tanta ricercatezza, godente di tutte le dolcezze -della salute e delle dovizie, conservato con quanto ci è di meglio -nei regni vegetali ed animali, il corpo ch'egli tanto amava ed al quale -prodigalizzava le più tenere cure, sarebbe stato un giorno abbandonato -a pasto dei vermi della terra!! -</p> - -<p> -Edmondo fremeva, e non rare volte rompeva in codarde lagrime pensando -al suo <span class="smcap lowercase">CADAVERE</span>!! -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span></p> - -<h3 id="cap3-3">III. -<span class="smaller">LE NOTTI DI EDMONDO</span></h3> -</div> - -<p> -Il proprietario di <i>Schoene Aussicht</i> diveniva ogni giorno vie più -tristo e impensierito: a stento i suoi amici il traevano qualche -volta dalla concentrazione in cui cadeva. Edmondo incominciava -a fastidiarsi benanche di quegli innocenti piaceri che avean dato -alla sua anima serenità di sentimenti della natura. La sua conversazione -languiva per difetto di attenzione in lui; poco parlava, e pochissimo parea -che prestasse ascolto a' ragionamenti de' suoi dotti visitatori, a' quali non -isfuggì lo stato del Baronetto, e più volte il richiesero della cagione della -sua ipocondria. Colui dava sempre vaghe risposte, e negava che avesse -motivi di essere sovra pensieri, ovvero adduceva per causa qualche disavventura -immaginaria. Ma il sorriso non più ispuntava in sul labbro di -Edmondo, la cui salute incominciò a risentirsi della prostrazione del suo -spirito. E quanto più egli si accorgeva di dar giù nella salute, tanto -più crescevano in lui le apprensioni, l'abbattimento, i fantasmi della -morte e le agonie d'una debolezza di spirito singolare e straordinaria. Invece -di procacciarsi distrazioni, egli prendea diletto ad immergersi nel -fitto pensiero che il torturava. È questo appunto uno de' più strani fenomeni -dell'umana natura, che cioè l'uomo trovi una certa voluttà nel pensare -continuamente a quelle cose che più gli danno argomento di pena e -di melanconia. Lo sventurato si attacca alla sua sventura, si ammoglia -con essa, la tiene strettamente abbracciata con sè: vi s'inebbria fino alla -mattezza: ogni distrazione gli riesce pesante, amara, importabile. Egli -ama soltanto di sentir parlare della sua sventura; detesta chiunque cerca -di strapparlo per poco dall'idolo suo, e maledice quella mano che si studia -di arrecargli balsamo e sollievo. -</p> - -<p> -Oh se la malinconia di Edmondo fosse stata figlia del pentimento! -Oh se il pensiero della morte fosse stato ispirato in lui dalla religione! -Egli sarebbe stato felice, pienamente felice, imperocchè vi ha nella vita -de' momenti in cui l'anima sente il bisogno di contristarsi, in cui, esaurito -quel circolo limitato di usuali svagamenti, essa non può trovare un -<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span> -godimento che nella tristezza; non già quella tetra ch'è figlia di gravi infortunii, -o cagionata da tormentosi rimorsi, il cui solo falso raggio di speranza -è il nulla della morte, e che ama di pascersi nelle tenebre della -notte o fra gli orrori delle tombe; non già quella disperata e funesta in -cui cade il cuor d'un padre o d'una madre nel veder languire gli amati -figliuoli nella miseria, o da altra simigliante sventura oppressi; ma sibbene -quella cara e misteriosa tristezza che nasce nell'anima dall'innato -amore del sublime e del bello; quel sacro dolore, che diffondono sul cuore -le pagine de' salmi o le tenere carte Davidiche: quella tristezza a cui ne -invita il racconto di qualche nobile azione, di qualche compassionevole -avvenimento; quella dolcissima tristezza infine, di che inebbriano la nostr'anima -il patetico suono delle onde del mare, il mormorio delle vergini -foreste, un gemito dell'aura nel silenzio della sera quando si medita -sulle ruine coverte di edera e di muschio, un raggio di luna che segna -sul terreno la croce di selvaggia tomba. -</p> - -<p> -Avvi un'altra sorta di tristezza, necessaria all'anima, come la medicina -al corpo infermo, ed è questa la tristezza del pentimento. Ah! chi -mai non sentì una volta almeno in vita la necessità di questa tristezza? -Augusta figlia della religione, sublime tristezza del pentimento, tu sei sacra -come la voce della virtù, inviolabile come l'innocenza, soave come la -speranza; per te l'uomo volge atterrito uno sguardo al passato, ed interroga -gli anni scorsi nell'obblio della vita; è per te che un raggio di calma -penetra il cuore dell'uomo colpevole, e diffonde sulla sua anima quella -beata tranquillità dell'innocenza, a cui sortilla il Creatore. -</p> - -<p> -Ma il codardo affanno di Edmondo non provveniva, siccome dicemmo, -dal pentimento. Una idea fissa e terribile il perseguitava, un'immagine -che gli mettea il ribrezzo e lo spavento nell'anima: il suo Cadavere! -</p> - -<p> -Edmondo facea paura a sè medesimo, appunto come gli avrebbe -fatto paura il suo cadavere, se egli lo avesse veduto. Questa fissazione -era in lui mantenuta ed eccitata dal continuo riguardar ch'ei faceva sovra -i dipinti di un gran volume di anatomia e di osteologia, nel quale erano -varie grandi tavole con disegni dello scheletro e del corpo umano spogliato -de' suoi naturali tegumenti. Oltre di che, il forsennato si abbandonava -con delizia alla lettura de' libri più tristi e malinconici. Di notte -tempo, e quando la natura, e gli uomini riposano, quando l'infelice che -ha pianto ritrova nelle braccia del sonno il conforto e la calma, quando -nessun esterno oggetto colpiva più i suoi sensi, Edmondo si mettea col -pensiero faccia a faccia col suo Cadavere. Avvolto nelle seriche sue coperte, -colle pupille spalancate, fisse sulla lampada d'oro che rischiarava -la vasta sua camera da letto, immobile e freddo, il milionario immergeva -il tremante pensiero nelle visceri della terra, e con orribile minutezza -s'immaginava al vivo la dimora del proprio corpo colà dove tutto è silenzio -e oscurità. Ci sforzeremo di ritrarre, per quanto ci sarà possibile con -parole, le immagini che si affacciavano alla mente di quell'uomo nelle ore -notturne, e quando il sonno fuggiva dai suoi occhi deliranti. -</p> - -<p> -Edmondo si vedea disteso in angusta bara ricoperta da sei palmi di -terreno: l'aria, lo spazio e la luce erano scomparsi: ei si sentiva in sul -petto il peso della terra, sulla quale più non dovea riporre il piede, quella -<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span> -terra su cui egli avea signoreggiato col suo oro, e che pareva tanto angusta -all'ardenza de' suoi piaceri. Le voci degli uomini, i canti serotini, -le parole dolcissime di amore e di amicizia più non colpivano le sue orecchie: -nessun rumore! nessuna voce!! Il silenzio, assoluto, eterno, il circondava! -Edmondo si sentiva consumar la carne: e le ossa, che prima -erano ascose, discoprirsi a poco a poco. La corruzione, figlia della morte, -abbrancava la sua preda; e i vermini, figli della corruzione, se ne impossessavano -e penetravano a schiere, a migliaia nell'organismo in isfacelo. -L'organismo del corpo, la più bella opera della natura, il capolavoro -della Creazione, la lunga e penosa fattura delle visceri d'una madre, -quell'organismo che dava sussulti di amore, di tenerezza, d'ineffabili -angosce al cuore de' genitori; che per tanti anni la natura avea protetto -contro le esterne ingiurie della materia bruta, quell'organismo tessuto -con tanta profonda saggezza divina, miracolo quotidiano, magistero sublime, -perfezione della materia, marciva qual succida poltiglia, pasto -d'immondi animali senza nome, ignoti forse all'uomo vivo. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Se domani mi cercherai più non sarò</span>: Queste sacre parole faceano -raccapricciare e rizzare i capelli al milionario. Egli guardava attorno a -sè con ispavento, interrogava i palpiti del suo cuore, i battiti del suo polso, -per assicurarsi della vita. La lampada d'oro che illuminava la camera -prendeva strane forme a' suoi occhi, e le ombre che sprolungava in sulle -pareti si trasformavano in oggetti sepolcrali. Il pensiero di Edmondo era -fisso, inchiodato alla bara, e la fissazione era tale, e l'esaltamento della -fantasia era così grande che il misero si credea già divenuto cadavere. -Un'agghiacciata immobilità lo colpiva: i suoi occhi più non iscorgeano -la fosca luce che ondeggiava incerta e ombrosa in sulle sue pupille, quasi -trasparenza di un funebre lenzuolo: le sue braccia e le sue gambe sembravano -rifiutarsi alla sua volontà, sorprese dal ghiaccio di morte. Edmondo -si ridestava con balzo convulsivo di questa tremenda illusione; si -alzava a metà sul suo letto, pallido, cogli occhi stralunati, colla barba che -parea sollevarsi di spavento come i peli dell'istrice: egli afferrava la -corda di un campanello e con violenza estrema suonava al soccorso; e -comandava al cameriere di accendere i torchietti dei doppieri in sulle -mensole, di schiudere le imposte dei terrazzini, di starsi vicino a lui, di -fargli udire la sua voce. Il cameriere eseguiva, stupefatto dalla stranezza -de' comandi del suo padrone. Qualche volta i lumi rimanevano accesi per -l'intera notte e non erano spenti che in sull'alba, ora in cui sulle stanche -pupille di Edmondo scendeva il ristoro del sonno. L'infelice più non -dormiva che colla luce del giorno. -</p> - -<p> -Simiglianti notturni fantasimi erano più terribili ancora quando il -misero era preso dalla paura che cagionavagli il pensiero di essere sepolto -prima ch'ei fosse in realtà spirato. Gli esempi che si citavano di -persone, le quali, per apparenza di morte, erano state portate alla tomba -ancora viventi faceano sollalzare i capelli del ricco Baronetto, e gli metteano -la febbre nelle vene, il delirio nella ragione. Egli leggeva sempre -un'opera tedesca intitolata, <i>La morte apparente</i>, nella quale con molti argomenti -si dimostra la facilità di esser tratti in inganno su gli esterni -segni di morte. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span> -</p> - -<p> -Talune notti Edmondo, non potendo trovar calma nel letto in cui -vedea la tomba, e sul quale ei pensava che dovea rimaner cadavere prima -di essere trasportato all'ultimo soggiorno, si alzava, si vestiva, e -dava di lunghi passi nella sua camera, stordendosi col rumore delle proprie -pedate. Coverto da lunga veste di camera, colle braccia incrociate, -quella sua lunga barba nera spiccava in sul volto pallidissimo e dava alla -sua persona l'apparenza di un fantasma che percorresse quel vasto appartamento. -Alcune altre volte egli si addormentava sovra una poltrona; -ma non sì tosto avea chiuso le palpebre, sogni terribili se gli affacciavano -all'egra fantasia. Gli sembrava di esser tolto di peso dalla poltrona -dalle braccia di due nerboruti becchini, i quali il deponevano in una -cassa mortuaria a dispetto delle alte strida ch'ei gittava, e gl'inchiodavano -sul capo un coverchio di ferro. E mentre que' barbari si accingevano -a porlo nella bara, ei vedeva tanta gente nella sua camera, e tra -le altre persone distingueva due donne e tre giovani robusti e pieni di -vita, che si affrettavano ad aprire gli armadi e i cassettini per impadronirsi -del suo oro. Ci era benanche una donna dalle chiome sparse sulle -spalle, dagli occhi bellissimi e neri come la notte, la quale rideva... rideva -a sganascio dappresso al cadavere di lui, e mostravagli una larga -ferita che si era fatta nel seno, e additavagli un bambino macilento che -le giaceva ai piedi. Il rumore e le grida di esultanza che risuonavano in -quel vasto appartamento soffocavano i gemiti di lui che si dibatteva sotto -i pugni de' becchini. -</p> - -<p> -Edmondo si svegliava da questi sogni con un batticuore insopportabile, -e più non potea richiudere le palpebre, anzi temeva di riprender -sonno per non essere novellamente torturato da larve di tal natura. -</p> - -<p> -Da oltre un anno, Edmondo era vittima della sua fantasia. La sua -fissazione lo avea talmente ridotto a male ch'egli si affrettava a grandi -passi verso quello stato, cui tanto temeva. Il milionario parea che avesse -fretta di divenir cadavere. Eragli nonpertanto rimasto bastante filo di -ragione per fargli concepir rossore della sua propria debolezza, sì che -mai non ebbe il coraggio di svelare la cagione delle sue sofferenze. Ma -si avvide ben presto che bisognava trovar rimedio a tanto male; fermò -quindi di vincere la ripugnanza ch'egli aveva a far palese la strana causa -del deterioramento della sua salute. Il domani, ben per tempo, scrisse -al suo medico di recarsi sul momento a <i>Schoene Aussicht</i>. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span></p> - -<h3 id="cap4-3">IV. -<span class="smaller">UN RIMEDIO</span></h3> -</div> - -<p> -Il domani, nella prim'ora del mattino, il Dottor Weiss di Francoforte -si faceva annunziare al Baronetto Brighton. Costui si -era da qualche ora alzato dal letto ch'era divenuto per lui più -tormentoso di uno spinaio. Una limpida giornata di giugno incominciava -il lungo suo corso. Un fresco venticello baciava le cime delle -acacie, correva allegro e pazzognolo lunghesso i viottoli ombrosi della -villa di <i>Schoene Aussicht</i>, e rapiva i primi profumi dei fiori, trasportandone -gran parte nella camera da letto di Edmondo, il terrazzino della -quale era dischiuso. -</p> - -<p> -Il milionario si era appoggiato alla ringhiera del terrazzo: il sereno -del cielo, le balsamiche aurette di primavera, il concerto degli augelli, -il tremolare delle fronde, aveano per poco discacciata la negra nebbia che -premea l'anima di Edmondo, ed avean dato a' suoi pensieri altro avviamento -non così malinconoso. L'annunzio della visita del medico gli giunse -grato come foriero di guarigione. Edmondo fece entrare il Dottor Weiss -in un gentil salottino di conversazione, attiguo alla camera da letto, ed -ei pure entrovvi e si sedè, invitando il medico a far lo stesso. -</p> - -<p> -— Vi trovo molto cangiato dal giorno in cui ebbi ultimamente l'onore -di visitarvi, signor Conte, cominciò il medico — Non sono che quindici -giorni all'incirca, e rinvengo sul vostro volto le orme di una devastazione -che mi dà pensiero e pena. Che vi è accaduto in questo lievissimo -tempo? -</p> - -<p> -— Non so, Dottore, rispose Edmondo, ma io sto male, malissimo; -sono più di dieci giorni che il sonno sembra fuggire dagli occhi miei, o, -se talvolta una cascaggine mi sorprende e un filo di sonno si stende sulle -mie stanche palpebre, è peggio, perciocchè uno sciame d'immondi fantasimi -mi vola sul capo, strarnazzando le ali su tutto il mio corpo. E non -ci è modo di sottrarmi a questa orrenda pressione che mi uccide, che mi -conduce alla tomba, che mi rende cadavere!... cadavere! -</p> - -<p> -Pronunziando queste due ultime parole, il Baronetto fremè: il suo -<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span> -sembiante s'infoscò talmente che il medico ne fu sorpreso e guardollo -fisamente. -</p> - -<p> -— Datemi il vostro polso, signor Conte. -</p> - -<p> -Dopo di aver esplorato il polso del Conte per qualche momento, il -medico disse, come se avesse parlato fra sè: -</p> - -<p> -— È strano! il polso è convulso! -</p> - -<p> -E tornò a riguardar negli occhi l'infermo, procurando scavargli i -pensieri e lo stato dell'anima. -</p> - -<p> -— Una violenta e tormentosa passione vi agita, signor Conte, gli -disse indi a poco; le profonde occhiaie solcate sul vostro volto, i battiti -irregolari e convulsi del vostro polso, i fantasmi della vostra mente; -tutto mi rivela che voi siete sotto l'impero di un patema di animo. La -vostra infermità non è di quelle che caggion sotto l'esplorazione dell'arte; -fa d'uopo ricercarne altrove l'origine: emmi d'uopo di tutta la vostra illimitata -confidenza. Parlatemi francamente, signor Conte; pensate ch'io -sono per voi qualche cosa di più di un medico, son vostro amico. -</p> - -<p> -Il Dottor Weiss distese la mano al Baronetto, il quale gliela strinse -macchinalmente, e disse dopo pochi momenti: -</p> - -<p> -— Dottore, io vi estimo amico e de' più leali, e però non avrò onta -di palesarvi quello che soffro, a patto che le mie parole rimangano sepolte -in voi. Un'invincibile ripugnanza mi ha finora tenuto dall'aprirvi -l'animo mio. Mi promettete di non rivelare ad alcuno quanto sarò per -dirvi? Io mi confido all'amico, e aspetto dal medico la mia salvezza. -</p> - -<p> -— Parlate liberamente, signor Conte, vi giuro che serberò il segreto. -</p> - -<p> -— Ebbene, Dottore, sappiate che da oltre a un anno uno strano fantasma -avvelena la mia vita. La notte sopratutto, la notte io gemo sotto la -pressione di questo incubo morale che mi strugge, che mi succhia il sangue -nelle vene, che mi spinge a grandi passi alla tomba. -</p> - -<p> -— Qual'è mai cotesto fantasma? chiese con premura il medico. -</p> - -<p> -— Il mio cadavere! rispose cupamente il Conte e abbandonando il -capo sul petto, compreso dal più mortale scoraggiamento. -</p> - -<p> -— Il vostro cadavere! sclamò il Dottore in atto di chi non ben comprenda, -quello che gli si dica; non vi capisco, signor Conte; mi fa mestieri -intendere più chiaramente l'indole di un tale fantasma. -</p> - -<p> -— Ah! Dottore, non vedete ch'io soffro a parlarne? Come farò per -farmi comprendere? Non vi ho detto abbastanza allora che vi ho nominato -il mio crudel nemico, il vampiro che mi consuma la carne, che scopre -le mie ossa, che rode i miei visceri, e che mi annienta... mi distrugge? -Il mio cadavere! Egli è... là, sempre rimpetto a me, con quegli occhi -socchiusi e velati dalle tenebre della morte, colla bocca spalancata, -livido... immobile come un pezzo di cera; il mio cadavere abbandonato -sul letto dell'estrema agonia!... Vedete quelle persone che passano da -costa ad esso; sembran paurose di svegliarne il sonno!... Chiunque se -gli avvicina rattiene il fiato per tema di fiutare le putride esalazioni di -quel corpo, sul quale incomincia la seconda opera della natura, il lavoro -di decomposizione. Gli elementi dell'aria atmosferica, quegli elementi -che per tanti anni han lavorato a conservar la vita, ora si affrettano a -<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span> -ripigliarsi il frutto dell'opera loro, appropriandosi le molecole che si -staccano da quelle ruine di organizzazione. Ogni minuto secondo, strappa -o disfà una fibra di quel corpo il quale perde... sempre senza mai più -acquistare. Tutta la natura si gitta, come uccello di rapina, su quel suo -figlio, alla cui conservazione ella avea fatto concorrere tutte le sue forze; -ed ora si affretta a disfare quel dilicato tessuto... Nelle tenebre si compirà -questo lavoro di decomposizione, siccome nelle tenebre si era compito -il lavoro di formazione: le visceri di una madre crearono, le visceri -della terra consumeranno: nove mesi ci vollero per formarlo, e forse -NOVE MESI ci vogliono per disformarlo interamente: quel primo tempo fu -contato co' palpiti di un amore ineffabile, l'amor materno; il secondo -tempo chi mai l'ha calcolato? Oh... il mio Cadavere!... le visceri del mio -amore, abbandonato da tutti e da tutto! abbandonato alla terra, sua crudel -nemica, alla creta che lo abbranca per farne creta, a' vermini che -ne fanno la loro abitazione! E chi sa dirmi quello che soffrirà il mio povero -cadavere? Chi conosce i misteri della tomba? Non può forse avvenire -che l'antica magione del pensiero risenta l'orrore del sepolcro? -Chi mi assicura che il cadavere non soffra nel vedersi strappato da' beni -della vita, da quanto egli ha amato in sulla terra? Oh! il sonno della -morte sarebbe men duro se i nostri corpi non rimanessero esposti agli -orribili ospiti delle visceri della terra! Se potessimo in morendo avere -la dolce consolazione di sapere che coloro i quali ci hanno amati non abbandoneranno -le nostre spoglie! Il mio Cadavere!... il mio povero Cadavere -abbandonato da tutti!... da tutti! -</p> - -<p> -Edmondo ruppe in lagrime, come un bambino. -</p> - -<p> -Il Dottor Weiss aveva attentamente seguito le parole del Baronetto, -la cui eloquenza era eccitata dal favorito soggetto della sua orribile fissazione. -Non ci era più dubbio! Il medico avea tutto compreso, tranne -una cosa, che dovea pur formare il perno delle sue argomentazioni. In che -stato si trovava la coscienza del Conte? Gli è vero che la fissazione di lui -e i fantasmi, che il maceravano non erano dell'indole di quelli che soglion -morder l'anima dei rei; ciò non per tanto una tale angosciosa fiacchezza -di spirito in un uomo forte, vigoroso, che avea veduto il mondo, che aveva -arrischiata tante volte la vita, che era stanco e sazio di tutti i piaceri: una -tale fiacchezza di spirito era inconcepibile senza una prepotente cagione -morale, la cui mala radice era forse nella coscienza di lui. Ad ogni modo, -lo stato di Edmondo era tanto deplorabile in quanto che l'infermità non -era del genere di quelle che vanno sottoposte alla disamina e curagione -dell'arte medica; ei bisognava operare sul morale e trovar rimedi nella -filosofia e nella religione. Edmondo era ricaduto nel suo cupo abbattimento, -dal quale il Dottor Weiss si affrettò di trarlo. -</p> - -<p> -— Tutto ho compreso, signor Conte, dissegli il medico: trista è la -situazione dell'anima vostra, ma non è da disperare. Prima di tutto, permettete -che vi faccia un'interrogazione. Vi ricordo che in questo momento -io sono amico vostro, e che entrambi dobbiamo cercare una via che ci -guidi alla desiderata guarigione. In che stato si trova la vostra coscienza? -</p> - -<p> -— Che intendete dire, Dottore? dimandò esterrefatto il Conte, credendo -che il medico volesse disporlo per l'ultimo viaggio. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span> -</p> - -<p> -— Intendo dire, soggiunse questi, che la riparazione di qualche male -involontario da voi cagionato potrebbe essere il più efficace rimedio contro -i fantasmi che vi assediano. Una buona coscienza è il miglior guanciale -su cui si trovi leggero il sonno e ristorante. -</p> - -<p> -Edmondo abbassò il capo e nulla disse. Questa volta egli avea compreso -il vero sentimento delle parole del Dottore. -</p> - -<p> -— Signor Conte, ripigliò questi che dal silenzio dell'infermo avea già -sospettato non esser monda di colpe la coscienza di lui — non è mio intento -il voler entrare ne' segreti della vostra vita. Iddio solo scruta i cuori -e giudica gli uomini: ma è mio debito di rischiarare la vostra mente sulle -probabili origini del funesto e straordinario malore di cui siete vittima. -Se la radice del male stesse nel vostro organismo e nelle funzioni che ne -dipendono, io sarei obbligato di cercare con accuratezza la cagione di un -tale disordine per apportarvi salutari medicamenti; ma la serpe non istà -nel vostro organismo, signor Conte, bensì là... nel fondo della vostra -anima, dove non è dato all'occhio umano di addentrarsi. A me basta -l'aver su questo richiamata la vostra attenzione. Mi permetterò di farvi -eziandio osservare che la via del pentimento è la più bella che vi si offra -e la più atta a ridonarvi la pace smarrita e a bandire le tristi e lugubri -immagini, sotto il cui impero voi soccombete. Siete ancora giovine, ricco -e di valida salute; avete ancora innanzi a voi una lunga serie di anni. Se -una colpa ha bruttata la vostra coscienza, se una follia giovanile vi pesa -in sul cuore, volgete al cielo il vostro sguardo, implorate la Divina clemenza, -riparate, se è possibile, al male che avete fatto; se l'innocenza -è bella, il pentimento è più nobile; l'anima vi si ritempera, vi si fortifica -e vi attinge la calma e la gioia. Che se niun rimordimento è nel vostro -cuore, se una singolare attitudine ipocondrica del vostro spirito è la cagione -del tristo fantasma che tormenta le vostre notti, non saprei indicarvi -altro rimedio più efficace che la distrazione. -</p> - -<p> -— La distrazione! mormorò tristamente il Baronetto, e dove trovarla? -E l'anima mia non si rifiuta forse ad ogni maniera di svagamento? -</p> - -<p> -— Fa d'uopo sforzarsi alla distrazione, signor Conte; ei bisogna che -non istiate solo in nessun'ora del giorno, e se è possibile, della notte: bisogna -che vi mettiate nell'attività de' piaceri, che frequentiate le riunioni, -i teatri. Oltre a ciò, vi propongo un rimedio della cui riuscita molto mi -riprometto; esso vi costerà un po' d'oro. -</p> - -<p> -— Dell'oro? E che non darei per riacquistar la mia salute e la tranquillità -del mio spirito? Parlate, parlate. Di che si tratta? Che debbo fare? -</p> - -<p> -— Ebbene, signor Conte, il rimedio ch'io vi propongo è il seguente: -Abbiamo a Manheim un giovine pianista italiano che ha destato in pochi -mesi l'ammirazione e la simpatia di Europa. Egli ha dato accademie a -Parigi, a Londra, a Berlino, a Vienna: ier sera si è fatto udire in questo -teatro di Manheim, ed ha prodotto tale entusiasmo, che pochi suonatori -possono vantare un sì bel successo. Voi gli scriverete, signor Conte, e -lo inviterete a passar con voi un mese o due: i soavi accordi ch'ei sa -trarre dal piano-forte avranno forza di strapparvi dai vostri bui pensieri: -la sua compagnia vi rallegrerà, quasi novello Davide porrà in fuga la malinconia -del nuovo Saulle. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span> -</p> - -<p> -— Che nome ha questo giovine? -</p> - -<p> -— Daniele de' Rimini. -</p> - -<p> -— E credete che la musica sarà capace di ridonarmi la serenità dell'animo? -Credete che le armonie del piano-forte varranno ad allontanare -dalla mia mente l'immagine del mio Cadavare? -</p> - -<p> -— Io lo spero, signor Conte. -</p> - -<p> -— Ebbene io tenterò questo mezzo: dimani il giovine pianista italiano -Daniele de' Rimini avrà stanza in questo casino. -</p> - -<p> -Un servo pose termine alla conversazione, annunziando che il bagno -a pioggia era pronto. -</p> - -<p> -La sera di questo giorno, Daniele de' Rimini riportò un altro trionfo. -Dopo l'accademia, gli abitanti di Manheim, trasportati di entusiasmo pel -suonatore italiano, l'aveano accompagnato infino all'albergo dov'egli avea -stanza. Correndo la stagione de' bagni, Manheim era zeppa di forestieri, -e il teatro era de' più animati e brillanti. Daniele, siccome abbiamo accennato, -aveva in pochi mesi percorso le prime capitali di Europa: la fama -il precedeva dappertutto, e un trionfo lo aspettava in ogni paese in cui si -faceva udire a suonare. La sua giovinezza, l'avvenente malinconia del suo -volto parlavano in suo favore anche prima che ponesse le mani sui tasti -del piano-forte. La qual cosa il giovine non sì tosto incominciava, gli uditori -erano rapiti e incantati dalla magia degli accordi, dalla dolce mestizia -de' motivi delle opere italiane, a' quali Daniele dava una veste di armonie -al tutto corrispondenti e flebili. Il genio o l'ambizione, animava le -dita di quel giovine? L'uno e l'altra. Il genio era mezzo; l'ambizione, o, -per dir meglio, l'avidità dell'oro la molla delle sue ispirazioni. Daniele -era partito il 1 gennaio da Napoli, povero e oscuro. Cinque mesi appena -erano scorsi ed egli avea già acquistato celebrità; ma il suo peculio non -arrivava per ora che ad una somma tenuissima, Daniele era scoraggiato, -ma non disperava; gli restava ancora a percorrere altra metà dell'Europa -e tutta l'America settentrionale: i viaggi assorbivano gran parte dei suoi -guadagni. -</p> - -<p> -Il domani della seconda accademia data a Manheim un domestico in -gran livrea consegnava a Daniele il seguente biglietto: -</p> - -<p> -«Il Baronetto Edmondo-Isacco Brighton, Conte di Sierra Blonda, -prega il sig. Daniele de' Rimini di favorirlo questa mattina nella sua proprietà -di <i>Schoene Aussicht</i>». -</p> - -<p> -Dopo un'ora, Daniele de' Rimini si trovava alla presenza di Edmondo. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span></p> - -<h3 id="cap5-3">V. -<span class="smaller">LA RICCHEZZA</span></h3> -</div> - -<p> -Dicemmo che il casino del Baronetto era composto di due piani. -Nel secondo egli dormiva, essendo esso la consueta sua abitazione; -in questo era una stanza decorata con tutto ciò che -può allietare i sensi, e fornita di quanto è necessario per le -comodità della vita. Era questa la stanza, in cui il Baronetto passava la -maggior parte dei suoi giorni, e dove la sera riunivansi gli amici per -prendere il tè e per abbandonarsi agli allettamenti della conversazione. -Questa stanza riguardava i più ameni paesetti e villaggi alemanni che attorniano -le rive del Reno: due ampie finestre si aprivano a mezzogiorno -e ad oriente. Questa stanza, dal colore de' suoi paramenti, era chiamata -la <i>Camera verde</i>. -</p> - -<p> -Il secondo piano rispondeva al primo per via di una magnifica scala -interna di marmo greco a tre branche, su ciascun pianerottolo delle quali -era una statua de' più rinomati artisti, e vasi di fiori odorosi e di piante -fiorite di cedri o di oleandri: ringhiere e bracciuoli del più fulgido cristallo -inglese e del più capriccioso disegno ornavano le branche di questa -scalinata, a piè della quale un'illusione di giardino guidava al quartiere -del lusso, ch'era appunto il primo piano. -</p> - -<p> -Non ci allungheremo a dipingere alla immaginazione de' nostri lettori -la splendidezza di questa magione da fate. Conciossiacchè piccole le -camere, ciascuna era un gioiello di civetteria, di eleganza, di gusto; ciascuna -riuniva in sè sola il <i>comfortable</i> d'una casa inglese. Visitando quella -scacchiera di stanze, tutte eguali, rettangolari, forbitissime, ma silenziose -e deserte, ti si apprendeva all'animo un senso di mestizia, pensando -che in quelle fulgide e ricche pareti non suonava il rumore sì -grato agli orecchi di Dio, il rumore della famiglia. Quella solitudine e -quel silenzio ti piombavan pesanti sul cuore come se avessi visitato l'interno -di un principesco mausoleo. -</p> - -<p> -Rarissime volte il Baronetto scendeva al primo piano. Nei primi anni -della sua dimora a <i>Schoene Aussicht</i>, e quando il filosofo non avea del -<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span> -tutto dimenticato il Cavaliere del Firmamento, quel primo piano era designato -ad accogliere qualche pellegrina visita, o qualcuno dei vecchi amici -di follie di Sierra Blonda, comecchè questo caso fosse più raro, a -cagione della cautela che Edmondo metteva a tener celato il suo ritiro. -Ma da un pezzo il primo appartamento di <i>Schoene Aussicht</i> non riceveva -più ospiti di genere equivoco, ed ora si contava parecchi anni dacchè lo -stesso padrone non vi poneva il piede. Nondimeno il quartiere era mantenuto -con la massima nettezza, come se ogni giorno avesse dovuto accogliere -un cospicuo personaggio. -</p> - -<p> -Questo primo piano era quello appunto che il Baronetto ordinava a -residenza del giovine pianista italiano, ed in esso propriamente volle riceverlo -per la prima volta. -</p> - -<p> -Era in questo appartamento un salottino messo con un lusso così -sfacciato e con sì incredibile magnificenza che nell'entrarvi l'occhio vi -rimaneva abbagliato. L'adornamento di questo salotto era costato al Baronetto -un denaro che avrebbe potuto formare la fortuna di cento famiglie. -Diremo soltanto che molti mobili ivi contenuti erano di oro massiccio, -e che vi erano due seggiole d'avorio, a forma di baldacchini, lavorate -sul gusto cinese, e ricoperte da cuscini orientali. Edmondo avea -voluto profondere enormi somme nell'addobbo di questo primo piano, ed -in particolar modo di quel salotto per quella eccentricità che formava -sempre il fondo del suo carattere, e per vaghezza di contemplare raccolte -in piccolo spazio le meraviglie del lusso e delle arti. La ricchezza -pompeggiavasi in tutto il suo orgoglio in quel ricinto dove l'oggetto più -misero, più fragile, più perituro, più dappoco che vi si vedesse era per -lo appunto il padrone di tante dovizie. E bene faceva Edmondo ad entrare -di rado e quasi non mai in quel salotto, che tacitamente lo scherniva e -gli additava i sei palmi di fetido terreno, che gli erano destinati per ultimo -asilo. -</p> - -<p> -In questo salotto Edmondo ricevè Daniele. -</p> - -<p> -Perchè si era così affrettato il giovine pianista ad accorrere all'invito -del Baronetto? Perchè già gli era giunto all'orecchio il suono delle -grandi ricchezze del solitario di <i>Schoene Aussicht</i>, e Daniele non credè -a' propri occhi nel leggere il biglietto del nobile. Il suo cuore gli diceva -ch'era quella un'occasione propizia; che forse il Conte di Sierra Blonda -avrebbe potuto esser per lui una sorgente di fortuna; che forse quell'uomo -il quale vivea lontano dai rumori della città e de' divertimenti sarebbe -per lo meno un filosofo amico delle arti e incoraggiatore splendido dei -giovani artisti. Checchè avesse tra sè pensato il nostro Daniele, il fatto -è che volò come un fulmine all'invito che gli sopraggiunse caro per -quanto inaspettato. -</p> - -<p> -Rinunziamo a dipingere la maraviglia di Daniele veggendosi introdotto -in quella casa e proprio in quel tempietto d'oro, di cui abbiam parlato: -il colse un capogiro una vertigine: era quel salotto il riverbero -dell'anima sua, lo specchio de' suoi ardenti desideri: quell'oro riflettevasi -a sprazzi di fuoco nel suo cervello, e rimescolava le sue idee e confondeva -la sua ragione nè più nè meno che se fosse stato un barilotto -di poderosissimo vino. Tanta fu la luce che balenò da quel salotto che -<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span> -Daniele non vide il Baronetto, il quale, vestito a nero, era seduto sovra -un piccolo canapè a forma di conchiglia. Edmondo era così pallido, così -emaciato, che il suo volto parea dileguarsi in sulla nera barba che gli -scendeva insino al petto. La voce del Baronetto trasse Daniele dall'estasi -in cui era immerso, e chiamò i suoi sguardi attoniti sul nume di -quel tempietto. -</p> - -<p> -— Sedete, bel giovane. Non siete voi l'egregio pianista signor Daniele -de' Rimini? -</p> - -<p> -Edmondo avea parlato in francese; era nell'accento e nella voce di -quest'uomo qualche cosa di cupo e di affannoso che colpì all'istante il -giovine artista, il quale con leggiero imbarazzo rispose chinando i begli -occhi: -</p> - -<p> -— Perdonate, signor Baronetto, al mio imbarazzo e al mio stupore, -cagione della scortesia che ho commessa nel non riverirvi appena son -qui entrato. Le arti umili e dimesse veggonsi confuse alla presenza di -tanto splendore. D'altra parte, vi confesso che io mi aspettava di entrare -nell'ostello della filosofia, perocchè il grido delle vostre estese cognizioni.. -</p> - -<p> -— E non vi siete ingannato, interruppe il Baronetto, nel credere -che avreste trovato in me un filosofo, il quale per altro ha la sventura -di esser ricco! Ma, di grazia, accomodatevi signor de' Rimini. -</p> - -<p> -Daniele salutò col capo e con molta osservanza il Baronetto, e si -sedè in faccia a lui sovra altro divanetto a forma di sfinge, ripetendo -tra sè con estremo stupore, e come se avesse cercato di capire il senso -di un paradosso; <i>il quale per altro ha la sventura di esser ricco!!</i> -</p> - -<p> -Edmondo avea fitto lo sguardo sul sembiante di Daniele e massime -negli occhi che gli avean fatto una impressione gratissima. Fin dal primo -affacciarglisi del giovine italiano, il Baronetto avea provato un subitaneo -sentimento di simpatia; onde trasse lieto augurio pel tentativo di -curagione che gli era stato consigliato dal Dottor Weiss. Daniele era -davvero un vago e gentil giovanotto. Un leggiero accrescimento di salute -congiunto alla situazione in cui trovavasi colorava il suo volto di una tinta -di rosa. I viaggi avean data alla sua complessione maggior vigoria e a -tutta la sua persona un'aria di più gran distinzione. Questa volta due leggiadre -basette coronavano le sue labbra, andandosi a congiungere con -un semicerchio di barba che gli circondava il mento; il suo sguardo era -animato dalla vivacità della giovinezza, della salute e del genio. -</p> - -<p> -— La fama della vostra somma abilità nell'arte musicale è giunta -infino al mio solitario ritiro, disse Edmondo guardando sempre con compiacenza -il giovine italiano: la mia salute non mi permette di andare al -teatro ed avere il piacere di sentirvi a suonare; ed io anelava di conoscervi: -ecco la ragione per cui vi ho pregato di onorarmi. -</p> - -<p> -— Che dice mai, signor Baronetto! Ascrivo ad un particolar favore -della mia sorte l'avermi procacciato un tal piacere ed onore, rispose Daniele, -a cui le parole del Conte faceano un effetto gradevolissimo. -</p> - -<p> -— Fuori cerimonie, signor de' Rimini, io sono filosofo e voi siete artista; -la filosofia e le arti si vantano di schiettezza; la ragione e la verità -sono le loro basi, io dunque vi parlerò il linguaggio dell'affetto più che -quello delle convenienze. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span> -</p> - -<p> -— Dell'affetto! signor Conte! esclamò Daniele trasalendo di gioia. -</p> - -<p> -— Sì, dell'affetto. E pria di tutto, vi confesso ch'io trovo nella vostra -fisonomia qualche cosa che m'innamora di voi. Non so perchè, ma -in entrando in questo salotto, le vostre sembianze mi han tocco profondamente. -</p> - -<p> -— Ebbene, signor Baronetto, dal canto mio vi confesserò parimente -che la vostra voce e la vostra fisonomia han fatto in me un'impressione -così grata, ch'io non dimenticherò in tutta la mia vita la vostra persona. -Ma un tal piacere mi viene amareggiato dalle parole che testè mi avete -dette, signor Conte. -</p> - -<p> -— E quali? -</p> - -<p> -— Che lo stato della vostra salute v'impedisce di uscire. -</p> - -<p> -— È vero; io soffro, bel giovanotto, soffro assai; ma chi sa! forse -dovrò a voi, se non l'intera mia guarigione, qualche ora almeno di sollievo. -</p> - -<p> -— Deh! piaccia al cielo ch'io possa avere il piacere di contribuire -al ricuperamento della vostra salute! -</p> - -<p> -— Ne ho speranza, e sopratutto da pochi momenti a questa parte. La -vostra sola presenza ha già prodotto in me un effetto salutare. Che età -avete, bel giovine? -</p> - -<p> -— Sto nel ventesimo terzo anno della vita. -</p> - -<p> -— Così giovine, e già pieno di gloria! -</p> - -<p> -— La gloria! ripigliò il pianista, la gloria! L'è gran bella cosa la -gloria, è vero, ma non basta alla felicità dell'uomo in su la terra. Oh se -io fossi ricco! -</p> - -<p> -— Oh! che mai dite! ricco! Ebbene; guardate, mirate il mio volto; -son io felice? Eppure io sono due volte milionario. -</p> - -<p> -— Due volte milionario! esclamò Daniele con occhi di fuoco, e il -suo petto si gonfiò, e dalla sua bocca, dalle sue narici il fiato usciva con -impeto. La trista corda dell'anima sua era tocca. -</p> - -<p> -— Sì, due volte milionario, ripetè il Baronetto, e ciò non ostante io -sono la più misera creatura che sia nel mondo. -</p> - -<p> -— Voi, signore! -</p> - -<p> -— Io, io propriamente, io darei la metà di quanto posseggo, purchè -dormissi una sola notte il sonno che si dorme alla vostra età e colla vostra -salute. -</p> - -<p> -— Oh mio Dio! tanto dunque voi soffrite, signor Conte! -</p> - -<p> -— Tanto io soffro! ripetè come un'eco sepolcrale il Baronetto. -</p> - -<p> -Ebbero luogo tra quei due personaggi pochi momenti di silenzio. Edmondo -riprese. -</p> - -<p> -— Vi farò una proposta, signor de' Rimini, e voglio sperare che -l'accettiate. -</p> - -<p> -— L'accetto, signor Conte, rispose Daniele con fermezza. -</p> - -<p> -— Anche prima di sapere di che si tratta. -</p> - -<p> -— Qualunque cosa mi proponiate, io l'accetto, tornò a dire il giovine -con risolutezza. -</p> - -<p> -— Ed io vi ringrazio con tutta l'anima, signor de' Rimini, e spero -non essere ingrato alla premura che mi dimostrate. Io dunque vi propongo -<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span> -di passare un mese in questa città di Manheim, e, se non vi dispiace, -in questo casino. Vedete quanto ardisco sperare da voi! Rinunziare ad un -mese di trionfi, e adattarvi a viver con un povero infermo qual sono io! -</p> - -<p> -— Un mese! esclamò quasi tra sè Daniele. -</p> - -<p> -— Un mese, due o tre, il tempo che vi piacerà. E giacchè intendo -godermi io solo le vostre accademie, è giusto ch'io le paghi. Vi offro dunque -trentamila franchi al mese. -</p> - -<p> -— Trentamila franchi al mese! ripetè con occhi di pazzo il pianista, -il suo cuore fece un balzo terribile. E ditemi, signor Conte, trentamila -franchi al mese che somma fanno a capo di un anno? -</p> - -<p> -— Trecento sessantamila franchi, rispose Edmondo, vale a dire -circa 63,000 piastre di Spagna. -</p> - -<p> -— Non basta!!! esclamò scoraggiato Daniele, e quasi avesse risposto -ad una interrogazione che avea fatto a sè medesimo. -</p> - -<p> -Edmondo fu estremamente sorpreso da quella parola, ch'egli credette -diretta a sè. -</p> - -<p> -— Così giovane e così assetato di ricchezze! esclamò tra sè il Baronetto; -è inconcepibile! -</p> - -<p> -Daniele capi l'errore che avea commesso, arrossì tutto, e si affrettò -a dire. -</p> - -<p> -— Perdonate, signor Conte, non a voi era diretta quella parola che -testè mi è sfuggita dalle labbra. La somma che voi mi proponete è una -fortuna immensa per un povero artista qual io sono, ma io non posso rimanere -sì a lungo in Germania. Mi permettete adunque ch'io accetti solamente -per un mese, e mi darete quella somma che vorrete. -</p> - -<p> -— Sia dunque per un mese, disse Edmondo: a contare da questo -giorno, n'è vero? -</p> - -<p> -— Da domani, signor Conte. -</p> - -<p> -— Ebbene, domani vi aspetto: questo appartamento vi sarà assegnato; -le mie carrozze e i miei servi sono a vostra disposizione fin da questo -momento. -</p> - -<p> -Daniele era per accommiatarsi dal Baronetto, quando nel salotto entrò -il dottor Weiss. Edmondo prese per la mano il giovane italiano, e, -presentandolo al medico, disse: -</p> - -<p> -— Dottore, ecco il signor de' Rimini, il RIMEDIO che mi avete proposto. -Egli è mio ospite per un mese. -</p> - -<p> -— Davvero! Voi, signor de' Rimini... -</p> - -<p> -Il medico s'interruppe, indi ripigliò: -</p> - -<p> -— Ma, è strano! è curioso! è incredibile! Signor Conte, questo giovinotto -vi rassomiglia a capello: quegli occhi sono i vostri, quella fronte -è la vostra, quel naso è il vostro... Ah! ah! ci sarebbe da scommettere -che il signor de' Rimini vi è figlio! -</p> - -<p> -Questo scherzo fu una scossa elettrica per quei due personaggi, che -si guardarono, arrossirono e impallidirono, come se quella parola gittata -così per celia fosse stata una inattesa rivelazione. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span></p> - -<h3 id="cap6-3">VI. -<span class="smaller">L'ARTISTA</span></h3> -</div> - -<p> -Il giorno appresso, Daniele era stabilito al primo piano del casino -di <i>Schoene Aussicht</i>. Il Baronetto avea posto agli ordini del -giovine pianista le migliori delle sue carozze e due scelti domestici, -uno tedesco e l'altro francese. Il più splendido e principesco -servizio era ai comandi di Daniele, il quale era trattato come un -ospite regale. La colezione gli era recata nel suo appartamento, il pranzo -era comune col Baronetto, così avendo disposto lo stesso Daniele. Edmondo -gli avea lasciata intera libertà, sicchè il giovine era padrone assoluto -di sè medesimo in tutto il corso del giorno. Ma al cadere delle tenebre, -e in sull'ora del pranzo, il Baronetto il facea pregare di salire al -secondo piano. -</p> - -<p> -Dopo il pranzo, Edmondo facea servire il tè nella camera verde, ove -si riduceva assieme a Daniele, e dove, coricato sulla magnifica sedia a -foggia di letto, si abbandonava al piacere di sentire a suonare il giovine -pianista. Un preziosissimo pianoforte era stato trasportato nella camera -verde. Pochi momenti dopo di aver preso il tè Daniele si sedeva innanzi -allo strumento ch'ei toccava con tanta perfezione, e traeva da que' tasti sublimi -e patetici accordi. -</p> - -<p> -Alcune volte Daniele suonava pezzi di grandi maestri da lui variati -co' colori della più ricca fantasia. Era un torrente di melodie or piane e -soavi come le cantilene religiose di vergini romite, or gravi e solenni -come le preci dei morti salmeggiate in una chiesa lontana, or vivaci e -liete come l'inno della speranza: era un concerto di accordi non mai uditi, -or vibrati e veementi come i palpiti delle giovanili passioni, or dimessi e -pacati come il mormorio del vento sulle acque d'un ruscello. Alcune altre -volte Daniele sposava il canto all'armonia strumentale: e allora quella -sua voce era una potenza di affetti inesprimibili, la sua anima parea soggiogata -dalle commozioni. Quel canto limpidissimo, soave, tutto cuore, tutto -passioni, eco dell'anima, quel canto italiano ispirato da un cielo innamorato, -quel canto, delizia della vita, storia sublime delle segrete sofferenze -<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span> -del genio peregrino in sulla terra, il canto di Rubini, di Lablache, di -Basadonna, si ritrovava in terra straniera sulle labbra di Daniele, e andava -a toccare i più nascosti penetrali nel cuore di Edmondo, che pallido -affannoso, tremante ascoltava le note dolcissime che, come effluvii divini, -partivano dal cuore più che dalle laringi del giovine artista. -</p> - -<p> -Edmondo sembrava men tristo del consueto: dormiva talvolta sonni -placidi. Ma il lugubre fantasma non cessava di assalirlo di quando in -quando, e alcune volte ne' momenti stessi in cui suonava Daniele. L'incanto -della musica spariva di botto, e le note basse del piano-forte prendevano -agli orecchi di lui il solenne e terribil carattere de' rintocchi della -squilla di morte. -</p> - -<p> -Una sera, Daniele cantò la romanza del <i>colpevole amore</i>, ch'egli -avea cantata sei mesi fa, nella sala di Lady Boston a Napoli. Sì grande -fu la commozione onde l'artista fu preso al ricordo della donna ch'egli -amava, che non potè terminar la romanza; le lagrime gli bagnavano il volto. -Inconcepibile contraddizione del cuore umano! Quel giovine, nei momenti -in cui non era ispirato dal genio musicale, avea l'anima dura e malvagia: -la sua condotta verso Lucia n'è una pruova. Ma nei momenti in cui -era favorito dalla ispirazione, Daniele era tutt'altro uomo. Chi avesse giudicato -di quel cuore negl'istanti in cui egli era artista, sarebbesi formato -di lui l'opinione d'uomo sensitivo e virtuoso. Edmondo fu profondamente -commosso dall'accento con cui il giovine avea cantato il suo <i>colpevole amore</i>; -di talchè veggendo che quegli non poteva più proseguire per l'effetto -delle proprie commozioni, gli domandò: -</p> - -<p> -— Voi amate, Daniele? -</p> - -<p> -— Amo, signor Conte, amo la più vaga creatura che sia sulla terra, -ella ispira i miei componimenti, dà l'impulso alle mie dita. La speranza -di possederla m'incoraggia alle più ardue fatiche. -</p> - -<p> -— In che paese si trova al presente cotesta fanciulla? -</p> - -<p> -— In Napoli. -</p> - -<p> -— Quantunque voi diciate che non paleserete il nome di lei ancora -che vi si desse un regno, disse sorridendo il Conte, pure userò l'indiscrezione -di dimandarvi a qual famiglia appartiene la donna che amate. -</p> - -<p> -— È la figlia di un nobile e superbo spagnuolo, che si è volontariamente -esiliato dalla sua patria poscia che le vicende politiche lo ebbero -spogliato del potere. -</p> - -<p> -— Il nome di costui? chiese il Baronetto con ansietà. -</p> - -<p> -— Il Duca di Gonzalvo. -</p> - -<p> -— Ah! egli! esclamò Edmondo: e voi siete il fidanzato di sua figlia? -</p> - -<p> -— Volesse il cielo che il fossi!... Ma voi conoscete il Duca di Gonzalvo? -</p> - -<p> -— Sì, rispose con tristezza il Baronetto, l'ho conosciuto in Ispagna: -uomo protervo, ambizioso, avaro! -</p> - -<p> -— È vero pur troppo quanto dite, signor Conte. Ambizioso, avaro -e superbo! Oh! perchè sua figlia è un idolo di bellezza! Perchè ho avuto -debolezza di amarla! -</p> - -<p> -— Rifiuta egli forse di rendervi felice? -</p> - -<p> -— Ebbene sì signor Conte, rispose ii giovine con abbattimento, ei ricusa. -<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span> -Il giorno in cui gli chiesi la mano di sua figlia, il superbo mi umiliò -con ogni maniera d'ingiurie. -</p> - -<p> -— E quale speranza nutrite ancora di possederla? -</p> - -<p> -— Nulla posso nascondere a voi, signor Conte: la benevolenza di -cui mi onorate e il vostro rispettabile carattere m'ispirano un'illimitata -fiducia. Vi dirò adunque che io strappai al Duca di Gonzalvo la promessa -d'attendere due anni prima d'impegnare la sorte di Emma sua figlia. -</p> - -<p> -— E condiscese il Duca ad aspettar questo tempo? -</p> - -<p> -— Condiscese, però che io gli promisi di ritornare..... dopo due -anni..... di tornare.... -</p> - -<p> -Daniele avea vergogna di confessare il folle ardimento della sua proposizione. -</p> - -<p> -— Ebbene, di ritornar che cosa? dimandò il Baronetto. -</p> - -<p> -— Di ritornar..... milionario, rispose il giovine arrossendo e abbassando -il capo. -</p> - -<p> -Edmondo sorrise. -</p> - -<p> -— Milionario! esclamò questi, e su che speravate accumulare in due -anni una tal favolosa fortuna? -</p> - -<p> -— Nol so io medesimo, signor Conte, speravo negli eventi, nella -mia stella, e soprattutto nella febbrile operosità che mi avrebbe data la -mia passione per Emma. -</p> - -<p> -— E quanto avete guadagnato finora nel giro dello vostre accademie? -</p> - -<p> -— Pochissimo, signor Conte, quasi niente; le spese dei viaggi assorbono -tutto. Mi avveggo pur troppo che la mia proposizione fu dettata -da impeto giovanile, dallo sdegno in cui mi posero le umilianti parole di -quel superbo... Ma non mi fo più illusione, signor Conte; i due anni passeranno, -ed io non avrò potuto metter su che un meschino capitale appena -bastante per vivere indipendentemente dal capriccio della sorte. Oh... -ci vuol ben altro che note musicali per diventar milionario, non è vero -signor Conte? -</p> - -<p> -— Verissimo, mio caro Daniele. La vostra proposizione fu troppo -ardita ed inconsiderata: ciò nulla di meno.... -</p> - -<p> -Edmondo si fermò di repente; i suoi occhi erano animati, brillanti, -il suo volto avea preso un carattere di vivacità straordinaria. Un pensiero -al certo gli era volato per la mente al quale ei si era fermato con compiacenza -e con delizia. Daniele avea notato il subitaneo cangiamento della -fisonomia del Conte. La reticenza che avea seguita alla frase <i>ciò nulla -di meno</i> avea fatto balzar di speranza il cuore del giovane pianista. -</p> - -<p> -— Ebbene, signor Conte, voi dicevate... <i>ciò nulla di meno</i>. -</p> - -<p> -— Sì, rispose Edmondo io diceva... Non bisogna disperare... chi sa! -Ditemi, Daniele, avete voi coraggio? -</p> - -<p> -— Se ho coraggio! Mettetemi alla pruova, signor Conte, e vedrete -se ho coraggio anche di affrontar la morte! -</p> - -<p> -Daniele guardava attentamente il volto e gli occhi del Conte ne' quali -si dipingeva quasi una specie di abberrazione mentale. -</p> - -<p> -— A che questa interrogazione, signor Conte? -</p> - -<p> -— Domani vel dirò... Domani parleremo a lungo... Io forse vi sarò -debitore d'una <span class="smcap lowercase">ETERNA</span> obbligazione, e voi forse dovrete a me... la vostra -fortuna... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span> -</p> - -<p> -Edmondo si alzò: il suo volto raggiava di insolita gioia. -</p> - -<p> -— Buona sera, Daniele, buona sera, gli disse stringendogli la mano, -buona sera, figlio mio, a domani... a domani... Chi sa! domani forse la -vostra sorte è cangiata! -</p> - -<p> -Il Baronetto si ritirò. Daniele rimase trasognato. Eppure, quella parola -che il Conte avea profferita, quel <i>figlio mio</i> avea scossa l'anima del -giovine! -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span></p> - -<h3 id="cap7-3">VII. -<span class="smaller">LE CONDIZIONI</span></h3> -</div> - -<p> -Si figurino i nostri lettori con qual e quanta impazienza Daniele -aspettò il giorno vegnente. Le parole erano state chiare e precise: -<i>Domani forse la vostra sorte è cangiata</i>, avea detto.... -<i>Io forse vi sarò debitore d'una eterna obbligazione, e voi forse -dovrete a me la vostra fortuna</i>. Daniele avea mandato il cervello a sparviero -in tutto il corso della notte per trovare il bandolo della matassa; -ma neppure una congettura, una supposizione avea egli potuto formarsi -su tal proposito. Che specie di servigi poteva egli prestare al Conte? Che -d'uopo avea questo milionario dell'opera sua? Nessun giorno della sua -vita era stato atteso con tanta bramosia quanto quel domani, il quale dovea -risolvere un problema di tanta importanza. -</p> - -<p> -E il domani, in sull'alba, Daniele si gittò dal letto, e aspettò con -ansia febbrile la chiamata del Baronetto. Quanto gli sembrarono eterni -quei momenti! Non fu che verso le undici che il Baronetto fece pregare -Daniele di salir da lui. -</p> - -<p> -Edmondo fece entrare il giovine nella camera verde, di cui fece chiudere -gli usci, ordinando ai servi che per qualsivoglia cagione non avessero -ardito di venire a sturbare il colloquio ch'egli dovea tenere col suo -ospite. -</p> - -<p> -Daniele trovò Edmondo seduto presso un tavolino, sul quale era un -volume con molto lusso ligato e il ricapito da scrivere. Egli fe' cenno a -Daniele di sedersi. Alcuni momenti passarono senza che nessuno de' due -avesse rotto il silenzio. Edmondo incominciò: -</p> - -<p> -— Questo colloquio che ci accingiamo a tenere signor de' Rimini, è -d'una estrema importanza per entrambi. Esso può decidere della mia -vita, siccome della vostra immensa fortuna. È un contratto ch'io vi proporrò. -</p> - -<p> -— Io vi ascolto, signor Conte, e non so dirvi con quanta impazienza -ho aspettato questo momento. Parlate, signor Conte, ed abbiate in me la -confidenza che potreste avere in un vostro figliuolo. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span> -</p> - -<p> -Daniele abbassò gli occhi e arrossì. Edmondo conficcò l'ardente e -cupo suo sguardo in sul volto del giovine, e seguitò: -</p> - -<p> -— Pria di tutto, ei fa d'uopo rivelarvi, signor Daniele, ch'egli è più -di un anno ch'io soffro. La strana e tremenda natura del mio male non -ammette rimedii fisici: io dispero della guarigione, tranne che voi non -acconsentiate a quanto io vi proporrò. Vi confesso che coll'enorme guiderdone -ch'io darò all'opera vostra potrei trovare mille altri che si presterebbero -al mio volere: ma nessuno al certo potrebbe ispirarmi l'amore -e la fiducia che voi m'ispirate. Già ve l'ho detto; fin dal primo istante in -cui vi ho veduto, hommi sentito una inesplicabile simpatia per voi, la -quale è venuta ad esser rafforzata dalla strana rassomiglianza ch'è nelle -nostre fattezze del volto. -</p> - -<p> -— Ed io sono oltre ogni credere felice, disse Daniele, di portare sul -mio volto una guarentigia del vostro affetto. -</p> - -<p> -— Di cui or ora vi darò una pruova grandissima. Ma badate, Daniele -badate ch'io chieggo da voi un sacrifizio enorme, inaudito. Nessun figlio, -per quanto amore avesse al padre, si è mai sottoposto alla dura pruova -alla quale io vi chiamo, dandovi in compenso tutto quanto io posseggo. -</p> - -<p> -Daniele si sentì dare un tuffo di sangue al cervello; le orecchie -gli zufolarono; la vista gli si annebbiò. -</p> - -<p> -— Tutto quanto voi possedete, signor Conte! ripetè il misero schiacciato -dal peso della propria felicità. -</p> - -<p> -— Sì, Daniele ecco... ecco il mio testamento, disse Edmondo mostrandogli -sul tavolino un foglio di carta; ecco il mio testamento scritto -di proprio pugno questa notte, alla presenza del <span class="smcap lowercase">MIO CAD</span>... -</p> - -<p> -Edmondo s'interruppe. Daniele era così sbalordito, così stupefatto -da quel che sentiva, che non fece la minima attenzione a questa reticenza -del Baronetto. Quel foglio di carta che Edmondo gli aveva additato come -testamento sconcertava la sua ragione, imbrogliava le sue idee. -</p> - -<p> -— Il vostro testamento! signor Conte... il vostro testamento! -</p> - -<p> -— Sì, ed uno solo è l'erede di tutte le mie ricchezze, Daniele de' Rimini. -</p> - -<p> -Questo colpo era troppo forte pel giovane: gli occhi se gli abbuiarono, -la ragione gli vacillò. -</p> - -<p> -— Oh... che mai dite! Signor Conte! vostro erede!... erede universale!! -Due volte milionario come voi! E chi sono io dunque! E che cosa -ho fatto per meritarmi tanto amor vostro? -</p> - -<p> -— Nulla ancora avete fatto, ma molto dovrete fare? -</p> - -<p> -— Dite, signor Conte, per carità, parlate; che cosa debbo fare per -dimostrarvi la mia gratitudine? Come sdebitarmi con voi di tanta pruova -di affetto? Parlate, la mia vita è vostra. -</p> - -<p> -— Ascoltate, signor de' Rimini, ascoltatemi attentamente. Vi dirò -poscia le condizioni ch'io pongo all'eredità che vi lascio. -</p> - -<p> -«Sappiate dunque che da qualche tempo io sono travagliato giorno -e notte da un pensiero che mi dà morte. Tutt'i mezzi ho tentato per fugare -questo fantasma che mi strugge, ma tutto indarno. Voi maraviglierete -della stranezza del mio male, ma per quanto si voglia strano, esso -non è men vero terribile... Ebbene, io non so perchè, m'immagino che -morrò di morte apparente, e che sarò tratto alla tomba ancor vivo! -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span> -</p> - -<p> -Daniele fece un movimento di sorpresa, cui Edmondo non badò punto -e prosegui: -</p> - -<p> -— Capite voi, signore, tutto il terribile di simigliante pensiero? -</p> - -<p> -Esser sepolto vivo! Destarsi nelle tenebre, chiuso in ferrea bara! -Aver la certezza che nessuno potrà aiutarti, che nessuno potrà udire la -tua voce. Mancarti l'aria! sentirti scoppiare i polmoni! E quel coverchio -di piombo che non cede a sovraumani sforzi che fai per dischiuderlo! -Inesorabile come l'eternità! Esser morto ed avere il sentimento e le angosce -della vita! Esser vivo cogli orrori della morte! Sentirsi morire lentamente -e tra gli strazii di una volontà impossente! Sentirsi estinguere -e pensare che forse su quei pochi palmi di terreno che ti covrono si trova -qualche essere umano il quale potrebbe aiutarti se arrivasse a udire la -tua voce!.... -</p> - -<p> -Viver sepolto, mentre si piange forse in sulla tua tomba! Oh! questo -pensiero è troppo atroce, n'è vero signore? Non è cosa orribile il pensarci -soltanto? -</p> - -<p> -— Non ci è dubbio, rispose Daniele, sempre più attonito dalle parole -del Conte; ma fa d'uopo considerare, signor Baronetto, che simili casi -non sono che rarissimi... -</p> - -<p> -— Rarissimi!... rarissimi, voi dite! Oh! è vero, rarissimi sono i -casi conosciuti, ma quanti milioni di questi casi non han potuto accadere, -rimasti miseramente ignoti e sepolti negli orribili segreti della tomba! -Rarissimi! voi dite! E siete forse andato voi a verificare i misteri del sepolcro? -Quando si son gittati sei palmi di terreno sovra una bara, chi ha -mai pensato di andare ad esplorare se l'uomo rinchiuso in quella bara sia -ridesto all'apparente sonno di morte? Oh quante volte forse, quante volte -una tenera sposa, un figlio inconsolabile si strugge in lagrime, mentre il -misero consorte, il padre amatissimo muore nella più orrenda disperazione -che mente umana possa concepire, quella di esser sepolto vivo! Rarissimi -voi dite questi casi! ed avete voi, mai nel silenzio della notte, -messo l'orecchio sulla terra dei morti? Oh quante volte il gemito dell'aura -notturna tra i cipressi d'una tomba è l'eco di un gemito che si perde -nelle visceri della terra! Oh quante volte le preci che risuonano sopra -un feretro di fresco aperto, invece d'implorare dal cielo la requie eterna -ad un morto, accompagnano l'agonia straziante d'un moribondo! Voi credete -che tali casi siano rarissimi? Or bene io dico che su cento persone che -vengono sepolte, un trenta almeno vengono menate ancora vive alla tomba. -Leggete, leggete, signore, quest'opera tedesca sulla <i>Morte apparente</i>, e -vedete in quante maniere si può esser tratti in inganno dai segni apparenti -della morte. Migliaia di esempi troverete in quest'opera di persone -che furon credute morte e che in fatti non lo erano! La morte apparente -è sì comune, massime, ne' vecchi! Ebbene, io ho provveduto a questo: ho -provveduto benanche all'avvenire del mio cadavere, a quest'ente che gli -uomini abbandonano come cosa che più loro non appartenga. Si pensa a -figli, si pensa alla moglie, a parenti, agli amici, a' servi ed al proprio cadavere -non si pensa. Incredibile cecità! Ma io vi ho pensato, e consacro -tutte le mie ricchezze alla felicità del mio cadavere. Ascoltate, ascoltate -a quali condizioni io vi nomino mio erede universale. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span> -</p> - -<p> -Edmondo prese dal tavolino il suo testamento e lesse con ferma voce -ma cupa e sepolcrale: -</p> - -<p> -«Di tutti i suddetti miei beni mobili ed immobili co' titoli annessi, in -mancanza di eredi legittimi, lascio mio erede universale il giovine Daniele -de' Rimini, di Napoli, esercente la professione di pianista. Ma il detto Daniele -de' Rimini non potrà esser messo in possesso de' miei beni se non -mostrerà legalmente di aver adempito alla seguenti condizioni: -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -1º In qualunque paese si trovi il detto Daniele de' Rimini nel tempo -della mia morte, dovrà, dietro avviso, trasferirsi immediatamente a Manheim, -in questa proprietà di <i>Schoene Aussicht</i>. -</p> - -<p> -2º È mia precisa volontà che il MIO CADAVERE sia imbalsamato -col nuovo metodo di iniezione alle carotidi. Questa operazione dovrà esser -fatta dal mio medico dottor Weiss di Francoforte varii giorni dopo -che io non avrò dato più segni di vita, e dietro i più esatti e scrupolosi -esperimenti per accertarsi della VERA mia morte. Per tale operazione -gli si darà in compenso la somma di diecimila fiorini. -</p> - -<p> -3º È anche mia precisa volontà che il <span class="smcap lowercase">MIO CADAVERE</span>, dopo l'imbalsamazione, -rimanga nella camera verde del secondo piano della mia proprietà -di <i>Schoene Aussicht</i>. -</p> - -<p> -4º Il signor Daniele de' Rimini, mio erede ed esecutore testamentario, -dovrà essere il <span class="smcap lowercase">CUSTODE DEL MIO CADAVERE</span> durante <span class="smcap lowercase">NOVE MESI</span>, a contare -dal giorno della mia morte. -</p> - -<p> -5º Il mio cadavere sarà vestito con quella proprietà e decenza che -si convengono al rango ed alle ricchezze del Baronetto Brighton, Conte -di Sierra Blonda. Ogni giorno se gli cambierà la biancheria, ed ogni settimana -i vestiti. -</p> - -<p> -6º Due volte al giorno il signor Daniele de' Rimini recherà egli stesso -al mio cadavere, nel cospetto de' servi testimoni, il caffè, e in quelle stesse -ore in cui soglio prenderlo al presente. -</p> - -<p> -7º Ogni sera, dopo l'ora del tè, il signor Daniele de' Rimini suonerà, -alla presenza del mio cadavere, un pezzo a piano-forte e canterà -un'aria di sua scelta. Il mio cadavere sarà adagiato sulla sedia a foggia -di letto, ch'è nella camera verde. -</p> - -<p> -8º La più minuta e scrupolosa cura sarà messa dal signor Daniele -de' Rimini a tener mondo il mio corpo da qualsiasi impurità della corruzione. -</p> - -<p> -9º Il signor Daniele de' Rimini, di concerto col dottor Weiss, provvederà -a' mezzi di purificar l'aere della camera verde ed allontanar le -cattive esalazioni del mio cadavere. -</p> - -<p> -10º Mi si useranno tutti que' riguardi e quelle attenzioni che sono -dovute al mio stato, e che mi si userebbero se io fossi vivo. -</p> - -<p> -11º Passato il tempo de' nove mesi, il signor Daniele de' Rimini farà -porre il mio corpo in una cassa di bronzo dorato di cui egli solo conserverà -la chiave, e mi farà riposare nella mia villa di <i>Schoene Aussicht</i>, -in un apposito mausoleo che vi farà costruire. Egli si obbliga parimente -di visitare di tempo in tempo le mie spoglie mortali, le quali io raccomando -alla sua sollecitudine ed alle sue cure. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span> -</p> - -<p> -12º Mancandosi dal signor Daniele de' Rimini ad una sola delle condizioni -da me poste, la cui esecuzione dovrà esser legalmente verificata e -consegnata in apposito atto di cancelleria, s'intende il signor Daniele -de' Rimini scaduto dal diritto di eredità, ed in sua vece, de' miei beni si -farà l'uso che indicherò qui appresso. -</p> - -<p> -13º Nel caso che il signor Daniele de' Rimini, durante il corso dei -nove mesi, cadesse ammalato e non potesse quindi adempiere personalmente -agli obblighi giornalieri da me impostigli, potrà affidarne l'esecuzione -a persona di sua piena fiducia, e sempre sotto la sua diretta responsabilità. -Il caso della sua malattia dovrà per altro essere legalmente -verificato con attestati di esperti medici, a capo dei quali il mio dottor -Weiss di Francoforte. -</p> - -<p> -14º Da ultimo, nel caso in cui il signor Daniele de' Rimini morisse -prima di me, questo testamento rimane di fatto annullato, e sarà da me -provveduto diversamente alla divisione dei miei beni. -</p> - -<p> -15º Se il signor Daniele de' Rimini morisse nel corso dei nove mesi, -potrà delegare altra persona di sua scelta a continuare l'adempimento dei -presenti obblighi; ma le disposizioni testamentarie del signor de' Rimini -non avranno vigore se non spirato il termine di nove mesi, e verificata -in piena regola l'esecuzione della mia volontà. -</p> -</div> - -<p> -Il testamento conteneva altre disposizioni che Edmondo stimò inutile -di leggere al giovine pianista, trattandosi di cose secondarie e di rito legale. -</p> - -<p> -Daniele avea prestato attento l'orecchio alle strane condizioni che il -Baronetto avea posto al possedimento della sua eredità. Durante la lettura -del testamento, molte fiate sospinse gli occhi attoniti sul sembiante -del milionario, perocchè sospettava non essere il costui cervello nel naturale -suo sesto. Ma niente rivelava in Edmondo alterazione di mente; e -le condizioni del suo testamento, avvegnachè non mai intese, eran dettate -con molta regolarità e ponderazione. Si scorgeva che quel soggetto avea -per molto tempo formicolato nel cervello di lui, ed era in particolar modo -originato dalla strana paura di essere sepolto vivo. D'altra parte, essendo -inglese il Baronetto, non poteva arrecar maraviglia una strambezza di -questo genere, essendo pur troppo noto che nella vita privata gl'inglesi -escono sempre dalle vie comuni ed amano di segnalarsi per fatti singolari -e bizzarri. Dopo alcuni momenti di silenzio, Edmondo che avea fitto -uno sguardo indagatore negli occhi di Daniele, dimandandogli: -</p> - -<p> -— Or bene, signor de' Rimini, sarete voi il mio erede? Accettate voi -le condizioni del mio testamento? -</p> - -<p> -— <span class="smcap">Le accetto</span>, rispose con fermezza il giovine che si era fatto pallidissimo. -</p> - -<p> -Edmondo mise un piccol grido di gioia, si alzò e corse ad abbracciar -Daniele. -</p> - -<p> -— Grazie, grazie, figliuol mio: ora la mia guarigione è assicurata, -ora le mie notti non saranno più turbate da orrendi fantasmi: or son felice, -sì, felice; e a te debbo la mia felicità. -</p> - -<p> -Daniele era rimasto qual trasognato. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span> -</p> - -<p> -— Eccovi milionario, prosegui il Conte, eccovi due volte milionario. -Questa casa è vostra, le mie proprietà sono vostre. D'ora in poi io vi considero -qual figlio mio. Andate, andate dal superbo Duca di Gonzalvo e ditegli -che tra dieci, venti o trent'anni voi lo schiaccerete sotto mucchi d'oro. -</p> - -<p> -— Tra dieci, venti o trent'anni! Ed Emma? mormorava tra sè costernato -il pianista, e guardava distratto il Baronetto sul cui volto brillavano -raggi di gioia. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span> -</p> - -<h2>Parte Quarta</h2> - -<h3 id="cap1-4">I. -<span class="smaller">LA CAVALCATA</span></h3> -</div> - -<p> -Allontaniamo per poco il nostro sguardo da <i>Schoene Aussicht</i>, -dove, poscia che il contratto di morte fu chiuso, tutto fu profonda -tranquillità per alquanti giorni, e ritorniamo al palazzo -S... dove lasciammo quella perla delle fanciulle, Emma di Gonzalvo. -</p> - -<p> -Esaminiamo un poco i suoi sentimenti e scrutiamo i suoi pensieri -color di rosa che si aggirano in quella bellissima testolina modello e su -per quella fronte più bianca dell'alabastro. Oh com'è difficile di poter leggere -in quel cuore! il sorriso è sempre su quelle labbra tanto più eloquenti -quanto men loquaci; il piacere è sempre in quegli occhi neri come -la morte ch'essi mettono nel cuore. Non direm già il dolore, ma la tristezza -è straniera a quella natura vulcanica, se non è quella dolce mestizia -di cui talvolta si ammanta l'eburnea sua fronte per vaghezza di -sentimenti, per civetteria, per moda. Ella sa che l'astro della notte è più -bello allora che una diafana sfoglia di nugoletta ne vela la bianca luce. -</p> - -<p> -Eppure, infin dal dì della partenza di Daniele, il velo di malinconia -che si scorgea sulle incantevoli sembianze di Emma non era più edifizio -di civetteria, ma l'era naturale. Amava ella il giovine pianista? È difficile -il rispondere a tal domanda. Andate a formare un raziocinio su i sentimenti -di una fanciulla di quella fatta! Ci si perde la bussola se non la -testa. In quanto a noi, confessiamo che non sappiamo quel che sente e -quel che pensa la bellissima Andalusa, e che non altro possiam dire che -dal giorno in cui Daniele postergava il paese ov'ella abitava, Emma non -parve così allegra, così spensierata. Non v'immaginate però che quel -gioiello di donna si fosse dimagrita pel pensier di Daniele, o che moltissima -malinconia le desse la costui lontananza. Emma sentiva un vuoto -ne' suoi trionfi giornalieri: un adoratore di meno non facea gran cosa al -numero, ma spiaceva all'amor proprio di lei. Dobbiamo anche aggiungere -in confidenza che, quantunque ella ben si tenesse dal dimostrarlo, sentiva -<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span> -non per tanto una propensione e una simpatia pel giovine artista, -dallo sguardo di fuoco, dalla fronte ripiena di genio e di malinconia: le -frasi monche ma ardenti, i sospiri ch'esalavano dall'imo del cuore, la -pallidezza mortale onde si covriva il bel volto di lui quando le stava dappresso: -tutto ciò, sebbene leggiera, facea vie più ogni giorno impressione -sull'animo della giovinetta che non era alla fin fine di carta o di stucco, -e dàgli, dàgli anche una statua si risente. Ond'è che la figliuola del Duca -di Gonzalvo nella compiacenza che libava ogni dì nel sentirsi cotanto amata -succhiava a poco a poco quel velenuccio che si chiama amore. Gli -è vero che l'amor di Emma, il sommo amore, l'amore appassionato non -poteva attecchire, dappoichè a capo di tutte le passioni, siccome in altro -luogo mentovammo, era una cieca e pagana adorazione di se medesima: -Emma era amante riamata di sè stessa. -</p> - -<p> -Ciò nulla di meno, la fanciulla avea adesso nel corso del giorno qualche -momento di malumore, di rabbruscamento di ciglia; pigliava a male -certe cose che dinanzi non le sfioravano neppur l'epidermide; s'incolleriva -e riscaldava per nessun motivo ed erasi fatta insopportabile verso -tutti quei suoi schiavi dai guanti bianchi che avean messo a' suoi piedi i -loro cuori e la loro vita. Emma sdegnava tutti gli omaggi e trovava noioso -il coro di lodi che s'innalzava attorno a lei dovunque ella mostravasi: -questa bisbetica stizza le accresceva qualche volta il malumore e la noia. -Ai teatri ella era distratta, fastidiosa di tutte le opere, e giudice inesorabile -de' poveri artisti; nelle riunioni si piaceva a torturare gli spasimanti -che la circondavano o a gittare nei loro petti la fiamma della gelosia. -</p> - -<p> -Emma non sapea rendere a sè medesima ragione di questa asprezza -nel proprio carattere; ma noi crediamo di non ingannarci attribuendola -all'assenza del maestro di musica: e viene a rinforzarci in questa credenza -il pensare che la bella spagnuola non ignorava il colloquio che Daniele -si ebbe col padre di lei qualche giorno pria di partire. Emma in un -momento di tenerezza avea strappato al Duca di Gonzalvo il segreto di -quell'abboccamento; nè il Duca avea gran motivo di nasconderlo alla figliuola, -però ch'egli stimava matto il pianista, e come tale se ne rideva -e beffava, dicendo che avea voluto guarire o accrescere la mattezza di lui -promettendogli di aspettare due anni prima di maritar la figlia. Emma -dunque sapeva che Daniele l'avea chiesta in isposa, e che avea promesso -di ritornar milionario dopo due anni. Non ostante i motteggi e i sarcasmi -del padre, il quale tenea per fermo aver Daniele perduto il senno, ella -non vedea un proposito da demente nella promessa del giovine. Conciossiacchè -impossibile le sembrasse che il suo amante ritornasse col possedimento -di tanta fortuna, non sapea dismettere il pensiero che quegli avea -dovuto poggiare su qualche fondamento la strana proposta, il cui ardimento -sollecitava l'amor proprio di lei. Soltanto l'averlo pensato era per -lei un titolo all'ammirazione e alla simpatia per quel caro giovane. -</p> - -<p> -Per la prima volta in sua vita un pensiero angoscioso le venne alla -mente, un pensiero di gelosia. Fintantochè Daniele era in Napoli, ella era -sicura che costui non avrebbe potuto innammorarsi d'altra donna; troppo -ella era conscia delle proprie attrattive per credere alla possibilità di un -altro amore nel cuore di quel suo appassionato amatore. E quand'anche -<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span> -un'altra donna lo avesse per poco di sè invaghito, bastava per ricondurlo -ai suoi piedi uno sguardo, una parola, un detto. Emma dunque non ebbe -mai l'idea che Daniele veggendola quasi ogni giorno, avesse potuto prendersi -di altra bellezza, imperocchè con tante adulazioni la superbetta era -stata educata, che quasi era certa che in Napoli nessuna donna potea superarla -in avvenenza e beltà. Ma fuori Napoli? Per quanto amore Daniele -si avesse per lei, egli era giovine, e a ventidue anni le passioni, le immagini -sono fugaci; agli occhi di un giovine dal cuore sì ardente ogni donna -è bella, ed ogni bella è amante; le reminiscenze non reggono a fronte -delle impressioni; e una donna lontana, anche bella quanto si può immaginare, -perde sempre a paragone di una donna presente e innamorata, -anche di bellezza inferiore. -</p> - -<p> -Emma avrebbe desiderato che Daniele avesse avuto trentacinque -anni invece di ventidue: ella comprendea che a trentacinque anni le passioni -sono profonde e incancellabili, e che la distanza e il tempo vie più -le accende invece di spegnerle; comprendea che in quella seconda età dell'uomo -le reminiscenze hanno più forza delle impressioni, e che un amante -in quest'età non pecca facilmente d'incostanza. Emma pensava a queste -cose, cui per lo addietro giammai non avea pensato, e sentiva, a suo dispetto, -un certo pizzicore di gelosia. -</p> - -<p> -Emma dunque amava Daniele? E noi ripetiamo che nol sappiamo, -ma siamo inchinati a credere di sì; bensì nol vorremmo asserire su la -nostra responsabilità, e non facciamo ch'enunciare un nostro modo di vedere, -e non già un fatto reale. Talune volte, quando stava sola massimamente, -con quel bel capo abbandonato sulla palma della mano dritta, con -quegli occhi malinconici fissi come la mente nel passato, ella pensava che -un giorno una donna avea scritto a Daniele. Ella non avea dimenticato -la più minuta particolarità di quel fatto; ricordava nomarsi quella donna -Lucia Fritzheim; che Daniela avea detto di aver dispregiata: e di non -aver voluto cadere ne' lacci delle seduzioni di lei. Questa donna dunque -era bella! Lucia ricordava che Daniele avea detto posseder colei un sembiante -d'innocenza e modi ingenui e proprii d'un cuor gentile e virtuoso, -ma artefatti e tali da ingannare i più esperti. -</p> - -<p> -Non so perchè, ma nell'animo di Emma surse il pensiero che questa -non fosse la verità, che Daniele avesse voluto nascondere agli occhi -di lei un intrigo. E questo pensiero andava acquistando maggior forza ed -evidenza a seconda che la giovinetta si riduceva a mente le più piccole -cose che accompagnarono quel fatto. Un fanciullo misero, dall'aspetto -onesto e gentile, avea portato il biglietto: il miserello era stato dapprima -all'abitazione di Daniele alla Riviera di Chiaia, e di là mandato a Toledo -al Palazzo S... dove il maestro di musica solea venire: il ragazzo erasi -posto a piangere quando gli fu detto che il giovine non era al Palazzo S.. -</p> - -<p> -Simiglianti particolarità davano certezza alla fanciulla di essere stata -ingannata, e un bel mattino le venne alla mente un'idea singolare. Emma -pensò di andare a trovare Lucia, la cui abitazione essa ricordava benissimo. -</p> - -<p> -— Se ella è un'intrigante avventuriera, pensava tra sè la nobil giovinetta, -io mi sarò accertata di ciò, e più non penserò a questa sciagurata: -<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span> -se, al converso, ella è una vittima del tradimento di Daniele, sarà -questa benanche un'importante scoperta che potrà influire sul mio avvenire. -</p> - -<p> -Queste cose volgeva in sua mente la giovinetta, però che, bisogna -dirlo, il pensiero di Daniele incominciava a diventare per lei quel che dicesi -propriamente una passioncella. La risoluzione di andare a trovar -Lucia era presa; bisognava pensare al modo di mandarla ad effetto. A -tante cose pensò la fanciulla, ma tutte presentavano di forti difficoltà ed -ostacoli. Imperciocchè, dato il caso che la Fritzheim fosse stata in realtà -un'avventuriera, siccome l'avea dipinta Daniele, come avrebbe fatto -Emma per nascondere la vergogna di tal visita? Dopo aver molto pensato -e ripensato, Emma si fermò da ultimo sovra un disegno che le parve il -migliore di quanti le si erano presentati alla mente. -</p> - -<p> -Da parecchi giorni si trattava nelle solite ed intrinseche riunioni -della sera di prendersi il divertimento di una cavalcata al Campo di Marte. -Varii distinti cavalieri, amicissimi del Duca di Gonzalvo, e due o tre dame, -amiche di Emma dovean comporre la brigata. Emma avea sempre -differita questa passeggiata or per un pretesto or per un altro, non sentendosi -l'animo sereno abbastanza per abbandonarsi ai consueti sollazzi; -ma le parve giunto il momento di recarla ad effetto, dappoicchè era nel pensier -di lei di allontanarsi dalla brigata allora che sarebbero giunti presso -al Real Albergo de' poveri, adducendo il pretesto di dover adempiere ad un -atto di carità ch'ella volea fosse rimasto segreto, epperò volerlo adempiere -senz'alcun testimone: avrebbe dissimulata la distanza, dicendo che la -casa dov'ella recavasi non era discosta che pochi passi: avrebbe intanto -dato di sprone al cavallo e divorata la via per tornar più presto a raggiungere -la comitiva. Un tal proponimento non era scevro di difficoltà, ma ella -si ripromettea di superarle sul fatto. La cavalcata fu fissata pel primo -giorno di sereno che offrisse il verno già decrescente. Ed in effetti, un -bel mattino la nobil comitiva si avviava dal palazzo S... su svelti e bei -cavalli inglesi di puro sangue, con molto lusso ed eleganza bardamentati. -</p> - -<p> -Emma, in grazioso e maschile abbigliamento all'amazzone, cavalcava -un gentile e nobil destriero bianco come la spuma del mare. L'incantevol -persona della giovinetta spagnuola si disegnava con fierezza -sotto le spoglie austere della moda inglese, ma più bella appariva, più -seducente agli occhi degli estasiati che la circuivano. A' suoi fianchi caracollava -con grazia estrema e con superba andatura il visconte di Boisrouge, -abile maneggiatore di cavalli. La cavalcata era giunta all'Orto Botanico, -ed Emma, arrossendo, annunziò, facendo le veci di essersene pur -lì ricordato, di dover visitare una misera famiglia raccomandatole da una -delle sue amiche. Non ostante le più vive premure ed istanze, Emma si -allontanò dalla brigata, e non sì tosto videsi fuori la vista de' suoi compagni, -diè di sprone al cavallo e sparì dietro gli alberi che orlano il viale -di S. Maria degli Angeli alle Croci. Emma avea detto alla comitiva di -aspettarla dappresso al Real Albergo de' Poveri ch'ella non avrebbe indugiato -più di pochi minuti. Il cavallo di Emma si era messo di carriera: -ella incitavalo colla voce, colla frusta e cogli sproni, perocchè sentivasi -alle spalle il galoppo di un altro cavallo che la seguiva. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span> -</p> - -<p> -La fanciulla sospettò che alcuno de' compagni si fosse quegli che seguitavala, -e nella preoccupazione in cui la metteva l'apprensione di esser -discoperta, e per guardare indietro, non badò ad un burrone che tagliava -la strada, ed era appena pochi passi discosta dal fossato in cui sarebbe -stata inghiottita insieme col suo cavallo, quando il cavaliere che la seguiva, -facendo fare un balzo terribile al proprio corsiere, si caccia innanzi -a quello della fanciulla per arrestarne il corso impetuoso. E riuscì in fatti -a salvare la giovinetta dall'orrenda caduta, ma l'urto fu così veemente, -e l'azione così rapida, che il cavaliere fu balzato di sella e stramazzò a -terra, andando a piombar col capo sopra un piccolo macigno ch'era messo -in sull'orlo del fossato. -</p> - -<p> -Emma mise uno strido acutissimo e si gittò dal cavallo per andare a -soccorrere il suo salvatore, nel quale, a sua grande sorpresa, riconobbe -il signor Maurizio Barkley, dal cui capo grondava in copia il sangue. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span></p> - -<h3 id="cap2-4">II. -<span class="smaller">LA VISITA</span></h3> -</div> - -<p> -Accennammo altrove che Emma nutriva un certo istinto di diffidenza -per Maurizio Barkley. Ella non sapea propriamente rendersi -conto di tale ripugnanza, anzi non poche volte facea forza -a sè medesima per vincere un così ingiusto sentimento, anche -perchè sapea che suo padre riponeva nel signor Barkley intera fiducia; -ma il mistero onde quest'inglese circondava la propria vita, la oscurità -della sua origine e delle sue relazioni, quella specie di altiera taciturnità -irremovibile, e quello sguardo freddo ma ostinato e penetrante, avean fatto -sull'animo della giovinetta, fin dal primo giorno in cui lo vide, una sinistra -impressione che l'era rimasta in appresso voltata in leggera antipatia. -Il contegno di Barkley verso di lei era stato sempre grave e poco -manieroso: quando le più entusiastiche ovazioni erano prodigalizzate alla -dea de' salotti, Maurizio non mischiava le sue frasi di ammirazione e di -rapimento a quelle dello stormo elegante che si facea dattorno, quando, per -casualità, rimanevan soli o vicini, Maurizio non le dirizzava nessuna di -quelle parole di adorazione che soleano risuonare agli orecchi di lei. Per -così fatte ragioni Emma sentiva per Barkley contraggenio e dispetto. Ma -ora questi sentimenti erano di botto disparsi, cedendo il luogo alla sorpresa, -al compiacimento, alla riconoscenza. Emma era estremamente -maravigliata di veder colà il signor Barkley, il quale non formava parte -della comitiva; ed era ricolma di ammirazione e di gratitudine pel coraggio, -per la prontezza, per l'eroismo onde colui, a rischio della propria -vita l'avea salvata dal precipizio. -</p> - -<p> -Il sangue grondava a Maurizio da una larga ferita apertasegli dietro -al capo. Egli avea perduto l'uso de' sensi, era pallidissimo, e sulle sue -labbra era sparso il lividore di morte. Emma si trovava nella situazione -più angosciosa; avrebbe voluto chiamare al soccorso, volare da' suoi compagni -che l'aspettavano, per raccontar loro il tristo accaduto; ma non -volea lasciare, neppure per un momento, il misero e generoso giovine che -giaceva a terra senza dar segni di vita. Emma dimandò l'aiuto di alcuni -villici che erano di passaggio, e un di costoro, adagiato Maurizio in -<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span> -sul macigno, ne sostenne, il capo, mentre l'altro era corso per un poco di -acqua. Gli occhi della fanciulla erano bagnati di lagrime. Ella si adoperava -a rattenere, col suo fazzoletto rinforzato a molti doppi, il sangue che -fluiva e gemeva sotto il grumo che vi si era incrostato tra i capelli. Intanto -il contadino era tornato con una brocca d'acqua limpidissima. Emma -avea fatto uno sdruscio nella sua sottana e ne avea formato una pezzuola -il cui becco immerse nell'acqua ed applicò in sulla ferita per farla -ristagnare. Il freddo dell'acqua richiamò a vita Maurizio, il quale aprì -gli occhi, e veduto Emma che con la più amorosa sollecitudine gli era sopra, -e la cui mano riposava assieme col becco della pezzuola in sulla sua -fronte, lo sguardo gli balenò di piacere, ed il volto ch'era smorto e livido -si accese di subita fiamma. -</p> - -<p> -— Grazie, mormorò con fioca voce, grazie, Duchessina, quanta bontà! -Voi stessa avete voluto curare la mia ferita! ed avete avuto ragione, perchè -la vostra mano è il più dolce balsamo che si fosse potuto applicare -sovr'essa. -</p> - -<p> -— Oh, signor Barkley, rispose Emma arrossando, come potrò esprimervi -la mia graditudine? A voi debbo la vita, perocchè sarei senza altro -precipitata in questo orribile fossato, senza il vostro coraggio e la vostra -prontezza. Ma come vi siete trovato qui? Voi non facevate parte della nostra -comitiva. -</p> - -<p> -— È vero, Duchessina, voi non mi troverete giammai nel cerchio -di coloro che prendon parte ai vostri divertimenti; ma quando un pericolo -vi minaccia, quando una sventura sta per colpirvi, siate certa che troverete -al vostro fianco Maurizio Barkley. -</p> - -<p> -Emma guardò stupefatto il giovine inglese. Le nobili e generose parole -che questi avea profferite non erano dettate da vanitosa ostentazione, -dappoichè egli avea dato testè una prova irrefragabile della sincerità -de' suoi detti. Ma a qual sentimento attribuire tanta annegazione? Ecco -la sciarada di cui Emma s'imbrogliava a trovare il motto. -</p> - -<p> -— Ben mi è nota la nobiltà del vostro animo, signor Barkley, ed essa -giustifica pienamente la fiducia che mio padre ha in voi, e l'amicizia che -vi professa. Ed oh quanto più egli vi estimerà ora che saprà esservi io -debitrice della vita! -</p> - -<p> -— A che parlarne, Duchessina? Non sono io oltremodo felice e -compensato della dolce pietà che la mia ferita ha saputo destare nel vostro -bell'animo? Oh se avessi ogni giorno l'occasione di arrischiare la mia -vita per salvare la vostra! -</p> - -<p> -Emma era sempre più sorpresa delle parole di Barkley, e tanto più ne -sentiva maraviglia, essendo ella convinta che l'espressioni di quell'uomo -non erano foggiate per vaghezza di complimenti o per affettare uno spirito -eroico e cavalleresco, dal quale abborriva il suo carattere franco e altero. -Questo breve scambio di parole avveniva stando la giovinetta chinata pressocchè -sulle ginocchia di Maurizio; la mano dritta di lei tenea compressa -in sulla fronte dell'inglese la pezzuola bagnata, mentre la sinistra aiutava -a sostenere le spalle del ferito. Maurizio si sollalzò un poco dal macigno, -sì che la sinistra mano della fanciulla abbandonò per poco la sua posizione. -Barkley prese nelle sue, la mano della giovinetta, se l'accostò alle -<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span> -labbra, e v'impresse un bacio. Emma trasalì, e, per un movimento inconsiderato, -si scostò dall'inglese. -</p> - -<p> -— Che fate, signore! esclamò ella. -</p> - -<p> -— Bacio quella mano che mi dà la vita, rispose Maurizio. Grazie, Duchessina, -grazie delle vostre cure; mi sento forte abbastanza da tornare -a casa. Prendete, buona gente, soggiunse poi dando a ciascuno de' due -villici una moneta d'oro, prendete questo piccol segno della mia gratitudine; -non ho più bisogno dell'opera vostra. -</p> - -<p> -I due contadini stupefatti di tanta generosità non rifinivano di guardare: -con occhi spalangati or la moneta or il donatore: e quando si furono -accertati che la cosa non era una finzione, ma bensì la più consolante -realtà, si partirono, colmando di benedizioni il forestiero e la dama. Maurizio -ed Emma restaron soli. -</p> - -<p> -— Volete raggiungere la comitiva, o volete recarvi da Lucia Fritzheim? -chiese Barkley. -</p> - -<p> -Non si può dire da quanta sorpresa fu colta Emma a queste parole. -In che modo Maurizio conosceva il segreto di lei? -</p> - -<p> -— Che! signore! esclamò la fanciulla, e chi vi ha detto ch'io mi recava -da questa donna? -</p> - -<p> -— Nessuno, Duchessina, perocchè voi avete nascosto a tutti il vostro -proponimento. -</p> - -<p> -— E voi, signore, come avete letto nel mio pensiero? Chi vi ha rivelato -il nome di questa donna? -</p> - -<p> -— Perdonate, Duchessina, ma questo è il mio segreto: soltanto vi -posso dire ch'io conosco questa fanciulla, che si chiama Lucia Fritzheim. -</p> - -<p> -— Fanciulla! come! Ella è dunque una fanciulla di onesta famiglia, -n'è vero? -</p> - -<p> -— Lucia Fritzheim è la virtù personificata, Duchessina, rispose -con solennità il giovine inglese, e suo padre era l'anima più bella, il cuore -più nobile che sia stato al mondo. -</p> - -<p> -— Ed è straniera questa famiglia? dimandò sempre più maravigliata -Emma. -</p> - -<p> -— Giacomo Fritzheim era svizzero di origine Lucia è nata in Napoli. -</p> - -<p> -— Ed è bella? chiese la giovinetta. -</p> - -<p> -— La sua virtù la rende assai più bella di ch'è in effetti. -</p> - -<p> -— Ed è povera, n'è vero? -</p> - -<p> -— Poverissima, e massime dopo la morte del padre. -</p> - -<p> -— Andiamo, signor Barkley, accompagnatemi da lei. Il mio soverchio -indugio sarà presso gli amici giustificato dalla vostra presenza. Io -dirò che in quella casa dove mi son recata per una limosina ho incontrato -voi, al quale io avea dato appuntamento. Racconterò il vostro atto eroico -col quale mi avete salvata la vita; troveremo pretesti e sotterfugi per -colorare la nostra tardanza. Venite, Maurizio, indicatemi l'abitazione di -Lucia Fritzheim; andiamo a spargere il conforto della carità là dove la -più nera perfidia ha sparso il dolore, la miseria, e volea spargere l'ignominia; -andiamo, signor Maurizio; compite la vostra opera; salvatemi -il cuore dopo avermi salvata la vita. -</p> - -<p> -— Io vi accompagnerò, Duchessina, ma non salirò sulla casa di Lucia -<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span> -Fritzheim; vi aspetterò a qualche distanza: andate a trovar Lucia; -le vostre due anime sono fatte per intendersi e amarsi. -</p> - -<p> -La caduta di Maurizio non solamente avea cagionato la sua ferita -al capo, ma gli avea fatto parecchie contusioni alla sinistra gamba; ondechè -mal potea reggersi in piedi e a stento potea camminare. Emma lo -aiutò a montare a cavallo; indi ella balzò sul suo bianco destriero, e a -lenti passi entrambi s'incamminarono alla volta della casa di Lucia. -</p> - -<p> -C'incombe il debito di far notare a' nostri lettori che Maurizio Barkley -aveva a certa distanza seguita la cavalcata, e che veggendo Emma discostarsi -dalla comitiva ella sola, si era affrettato a raggiungerla. Per qual -ragione Maurizio avea voluto seguir la cavalcata? È questo un segreto che -il tempo ci spiegherà. Giunti che furono all'abituro di Lucia, Maurizio si -fermò, lo additò alla fanciulla, e disse ch'egli avrebbe aspettato a pochi -passi di distanza co' due cavalli. Emma montò sola le gradinate, Marietta -venne ad aprirle l'uscio di scala. La fanciulla rimase attonita nel vedersi -dinanzi quella bella dama in abito da cavalcare. -</p> - -<p> -— Siete voi Lucia Fritzheim? dimandò Emma. -</p> - -<p> -— Io sono sua sorella, signora, rispose Marietta arrossendo fin nel -bianco degli occhi. -</p> - -<p> -— E non è in casa vostra sorella? -</p> - -<p> -— Oh, sì, signora, rispose con tristezza la fanciulla, ella non esce -da lunga pezza; è così mal ridotta! -</p> - -<p> -— Bramo vederla, soggiunse Emma, ho qualche cosa da dirle. -</p> - -<p> -— Entri dunque, signora; perdonerà la poca decenza della nostra -casa; siamo poveri orfani che viviamo colle fatiche delle nostre braccia. -</p> - -<p> -Entrando in quella casa, la figliuola del Duca di Gonzalvo fu commossa -insino alle lagrime scorgendo la più commiserevole miseria. Quasi -tutte le suppellettili erano state vendute: le bianche pareti, imbrattate -dagli scherzi di Uccello, si presentavano squallide e nude: qualche sedia, -un letticciuolo di asserelle, un vecchio armadio componevano gli arnesi -di quella prima camera dove si era trattenuta la giovinetta andalusa. -Marietta avea fatto sedere la nobil dama, ed era ita ad avvertire il resto -della famiglia dell'onore inaspettato. Emma udì dalla stanza contigua un -rumore di oggetti da tavola che venivano gittati in fretta in fretta in qualche -cassettone, un affaccendarsi per ripulire sommariamente e spazzare -la stanza; udì il bisbigliare di molte voci, e a capo di pochi momenti, ella -fu fatta entrare nella camera dove stava Lucia Fritzheim. Il volto di Lucia -era bianco come carta. Emma si avanzò verso di lei e la prese per mano, -guardandola con occhi velati di pianto. -</p> - -<p> -— Perdono, disse la figlia di Giacomo, mille volte perdono, bella -dama, se ha atteso pochi momenti; noi prendevamo un boccone quando -ella ci ha onorati. -</p> - -<p> -— Sono dolente di avervi disturbata, carina: voi dunque siete Lucia -Fritzheim? -</p> - -<p> -— Per lo appunto, signora, e questi che vedete a me d'intorno sono -i miei fratelli e mia sorella. -</p> - -<p> -Uccello, Giuseppe e Andrea fecero una riverenza alla nobil dama, e -sottovoce si dicevano l'uno all'altro: -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span> -</p> - -<p> -— Quanto è bella! E che bel vestito! Oh la dev'essere la figliuola -o la sposa di qualche principe! Guarda, Giuseppe, come son belli quei -bottoni! Guarda, Andrea, quella frusta! -</p> - -<p> -Emma e Lucia si guardarono per qualche tempo senza profferire parola; -entrambe erano dominate da forti emozioni, e specialmente Emma -sentiva una pietà profonda per tanta virtù congiunta a tanta sventura. -</p> - -<p> -— A chi ho l'onore di parlare? dimandò Lucia che non si saziava -di contemplare l'incantevole bellezza della dama che le stava presente. -</p> - -<p> -— Alla vostra amica Emma di Gonzalvo. -</p> - -<p> -— Emma di Gonzalvo! esclamò Lucia, e gli occhi le si velarono -d'una nebbia mortale. -</p> - -<p> -Marietta e i fratelli corsero dappresso a lei. -</p> - -<p> -— Voi, signorina, voi la figliuola del Duca di Gonzalvo? Povera Lucia! -esclamò Marietta rompendo in lagrime. -</p> - -<p> -— Voi dunque conoscevate il mio nome? dimandò Emma con voce -commossa. -</p> - -<p> -— Oh signora! se sapeste quante lagrime il vostro nome ha fatto -scorrere dagli occhi della mia sventurata sorella! -</p> - -<p> -Lucia si era rimessa immantinente; il suo volto avea preso un'espressione -di nobiltà e di fierezza. -</p> - -<p> -— E che brama da me Emma di Gonzalvo? Vuol forse umiliarmi -colla sua bellezza e col suo fasto, dopo di avermi ridotta qual sono, uno -scheletro, dopo di aver tolto a questi innocenti il pane che io dava loro -colle mie fatiche, e cui non posso più dare per lo stato della mia salute? -Guardate, signorina, guardate lo squallore e la miseria di questa casa, -di questa onesta famiglia, è tutta opera vostra; ma spero che Dio mi darà -la forza di soffocare nel mio cuore l'amore che egli stesso vi fece nascere. -Oh! or che vi ho veduta, l'ultimo barlume di speranza è fuggito. La -vostra bellezza assolve lo spergiuro... Ebbene, Emma di Gonzalvo, io vi -perdono tutto il male involontario che avete fatto a me e a questa misera -famiglia; io vi perdono dal fondo del mio cuore, come imploro da Dio -perdono sul capo dello spergiuro... Oh, mio Dio, quanto è bella! quanto -saranno felici! Ma ella non può amarlo quanto l'ho amato io! no, non è -possibile! -</p> - -<p> -Due grosse lagrime scapparono da' begli occhi della sventurata fanciulla. -Emma corse ad abbracciarla: i suoi occhi nuotavano parimente -nelle lagrime. -</p> - -<p> -— Lucia Fritzheim, le vostre parole mi hanno squarciato il cuore, -ma io non le merito. Giuro sul mio onore che mai dal mio labbro è -uscita una sola parola che avesse potuto incoraggiare l'amor di Daniele -per me: io ignorava ch'egli fosse ligato a voi da un giuramento; e, -quando la vostra lettera giunse in casa mia, quando quella lettera cadde -sotto gli occhi del vostro amante, ei nulla mi disse, nulla. Ma Daniele -de' Rimini non ha l'anima che avete voi, Lucia Fritzheim! Faccia il cielo -che egli apprenda a conoscervi! La vostra sorte mi commuove e mi tocca -nel vivo dell'anima. Posso io sperare che accetterete la mia amicizia, -Lucia Fritzheim? -</p> - -<p> -La figliuola del Duca di Gonzalvo stese la mano alla figliuola di Giacomo -<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span> -lo Stradiere, la quale vi si abbandonò sopra con tutta la testa, vi -stampò mille baci e bagnolla di pianto. Emma se la strinse al cuore, e -poscia la baciò sul volto con estrema tenerezza. Marietta e gli altri fratelli -circondarono la nobil fanciulla, piangevano, ridevano, e volevano -anch'essi aver la loro parte di quegli abbracciamenti. Emma li abbracciò -tutti. Fu questo un bel momento! -</p> - -<p> -Sul cuore di Lucia fluiva un torrente di gioia. Da tanto tempo la -miserella non gustava un piacere sì vivo! La sua anima si apriva alla -felicità dell'amicizia: la sua sensibilità si sfaceva sotto il calore di questo -divino sentimento. Sul volto della donzella andalusa sfolgorava una -gioia sì pura che tutte le sue sembianze ne erano irradiate. Era forse la -prima volta che i suoi occhi nuotavano in lagrime di tenerezza: era quello -il più sublime piacere ch'ella avesse mai gustato in sua vita. -</p> - -<p> -— Io debbo andar via, disse Emma dopo qualche minuto di commozioni, -sono aspettata da una comitiva di amici, a' quali ho nascosto, sotto -un pretesto, lo scopo della mia visita. -</p> - -<p> -— Ah! esclamò Lucia, chi sa se ci rivedremo mai più! Una barriera -insormontabile ci divide. -</p> - -<p> -— E quale? dimandò Emma con tristezza. -</p> - -<p> -— Il nostro stato, rispose Lucia. -</p> - -<p> -— Questa barriera, che l'ingiusta fortuna avea posta tra noi è stata -già superata dalla nostra amicizia. Noi ci rivedremo, e ci rivedremo spesso. -</p> - -<p> -— Iddio possa colmarvi di felicità, incantevole creatura! esclamò -Lucia. -</p> - -<p> -— Qua la tua mano, Lucia, la tua puranche, gentil fanciulla, disse -Emma rivolgendosi a Marietta, la quale afferrò la mano della generosa -donzella e con effusione di cuore la baciò più volte. -</p> - -<p> -— La vostra anima è bella come il vostro volto, disse la sorella di -Lucia. -</p> - -<p> -— No, non posso partirmi di questa casa, ripigliò Emma se prima -non ricevo un pegno della vostra amicizia. -</p> - -<p> -— Un pegno! E quale? chiese Lucia. Parlate, Duchessina, la mia -vita è vostra. -</p> - -<p> -— Il pegno ch'io vi domando, soggiunse la figlia del Duca, è che accettiate -questo ricordo mio. -</p> - -<p> -Emma avea tratto dal proprio dito un prezioso anello di brillanti, e -l'offriva alla misera fanciulla. -</p> - -<p> -— Non crederò che mi siate amica se non accettate questo anello, -simbolo del legame fortissimo che unirà d'ora in poi i nostri cuori. -</p> - -<p> -Lucia non oppose resistenza, Emma le passò al dito il prezioso anello. -La figliuola di Giacomo era soffocata da tante commozioni. -</p> - -<p> -Emma era partita tra le benedizioni di quelle innocenti creature, le -quali aveanla accompagnata fino alla prima branca dello scale. Nel ritornar -che fecero sul misero abituro, Marietta guardò per caso in sul tavolo, -a cui si era momentaneamente appoggiata la Duchessina di Gonzalvo. Ella -mise un grido di sorpresa. Una borsa ripiena di monete d'oro riposava -sul tavolo. -</p> - -<p> -Emma si affrettò a raggiungere Maurizio Barkley che l'aspettava a -<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span> -qualche distanza. Ella montò in fretta sul corsiere, ed a fianco del giovine -inglese disparve nella polvere che lo scalpitar de' cavalli avea sollevata. -Prima di sparire, Emma avea agitato il suo fazzoletto per salutare Lucia -e i fratelli che, aggruppati sul terrazzino della loro casa, risposero congiungendo -le loro mani al cielo, quasi implorando da Dio ogni grazia e -benedizione sulla virtuosa e bellissima donzella. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span></p> - -<h3 id="cap3-4">III. -<span class="smaller">MAURIZIO BARKLEY</span></h3> -</div> - -<p> -Nell'immensa varietà delle anime, studio interminabile del filosofo -e dell'artista, subbietto inesauribile di meditazioni, s'incontrano -non di rado talune individualità così caratteristiche -e singolari da richiamare tutta l'attenzione dell'osservatore. -Sono uomini che si elevano, col volo delle loro aspirazioni, alle più alte -regioni dell'umanità; la virtù è tutto per essi, il mondo nulla; la società -in cui vivono non ha la forza d'incepparne il nobil pensiero colla trivialità -delle regole e delle convenienze o colle infinite esigenze meschine di -giornalieri bisogni: la virtù è la loro esistenza, non già quella virtù di -convenzione e di uso, ma quella che agli occhi dell'uomo volgare è un -eroismo giornaliero, e che tanto è più sublime quanto più oscura e dispregiatrice -di vana gloria. La terra ove poggiano il piede non ha per -essi più attrattive ed importanza del ramuscello su cui l'augelletto si ferma -un momento per librare il volo; il frale è per essi l'involucro esoso -dal quale ardono di sprigionarsi. -</p> - -<p> -Nel novero di questi uomini era Maurizio Barkley, il quale seppe -elevarsi sopra l'ignobilità della sua razza. Nel mondo morale avviene lo -stesso che nel mondo fisico. Le apparenti irregolarità, ch'eccitano la nostra -collera, che fan profferire giudizii torti e temerarii, che confondono -la nostra scienza futile e vanitosa, sembran tali per la ragione che noi le -veggiamo da un punto solo e colla limitata estensione della nostra vista. -</p> - -<p> -Tutto può parere irregolare agli occhi dell'uomo: tutto è livello agli -occhi di Dio. -</p> - -<p> -Le grandi anime combattono più delle altre coi corpi, ne' quali son -ristrette: la deformità, le malattie o la miseria stringono ne' loro ceppi -crudeli i più nobili istinti: le intelligenze non s'innalzano che sulle ruine -della propria creta. L'ingegno che crea deve scendere dalla sua altezza -per provvedere al tozzo di pane che dee soddisfare alla richiesta dello stomaco; -e sovente quel tozzo di pane non sarà ottenuto che a forza di umiliazioni, -d'improbe fatiche, di sofferenze. La società venera l'ingegno, lo -<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span> -ammira; ma lo lascia perir di fame. L'ignoranza spesso accompagna le -ricchezze; gli onori del mondo sono presso il corredo del vizio; e la virtù -si trova anche più sovente sotto i cenci. -</p> - -<p> -La più nobile anima era nel corpo della più vile creatura, nel corpo -d'uno schiavo: Maurizio Barkley, l'<i>abbietta mercanzia</i> comprata con pochi -scellini, l'ultimo e più dispregevole dei <i>Chattels</i><a class="tag" id="tag4" href="#note4">[4]</a> acquistati dal -Baronetto Edmondo Brighton, avea ricevuto da Dio un'anima sublime. -Il nome di Maurizio Barkley fu dato a questo schiavo dallo stesso Edmondo, -poscia che quegli lo ebbe salvato da sicura morte nel Circo di Cuba. Il -nome che si avea Maurizio per lo addietro altro non era che <i>Quickeye</i> -(occhio celere) per l'acutezza della sua vista, onde rendeva importanti -servigi nella caccia delle bestie feroci. -</p> - -<p> -Maurizio era nato nella Colonia del Capo nella Cafreria: i suoi genitori, -schiavi probabilmente, erano sconosciuti. All'età di sei anni appena -egli fu venduto ad un mercante di schiavi e trasportato nelle Indie -inglesi a Patma, capitale del Bahor all'occidente di Bengala. Le maschie -fattezze del suo volto, l'estremo coraggio che fin dall'infanzia aveva appalesato, -la somma intelligenza che lo distingueva il resero caro al suo -padrone, che giammai non volle disfarsene a qualunque prezzo. Ma alla -costui morte Maurizio venne imbarcato, assieme ad altre centinaia d'infelici -suoi compagni, e menato in America, dove fu comprato dal Baronetto -Brighton. -</p> - -<p> -Dicemmo che dopo l'avvenimento della lotta col toro, Edmondo, che -aveva scoperto in Maurizio il cuore più nobile ed elevato, lo innalzò alla -dignità di uomo, gli tolse il soprannome di <i>Quickeye</i>, e tutt'i segni della -schiavitù; gli diede il nome di Barkley, voleva dargli la libertà che questi -ricusò per affetto straordinario ed immenso che portava al suo padrone. -Ma Edmondo il considerava come uomo libero, e gli pose anch'egli amore -addosso. A se lo avvinse come tenerissimo amico, e gli accordò la più -illimitata fiducia, raccontandogli tutta la trascorsa sua vita e le follie della -sua giovinezza. -</p> - -<p> -Abbiam detto in altro luogo che oltre all'incarico di vegliare su i -passi del Duca di Gonzalvo a Napoli, Maurizio avea ricevuto dal Baronetto -un'altra missione. E qual si era questa? La più dilicata, la più nobile, -la più scrupolosa che fosse stata mai affidata ad un uomo al mondo. -Maurizio aveva da molti anni l'incarico di badare al sostentamento di cinque -creature, figli naturali di Edmondo, e di cui egli conosceva perfettamente -la dimora e lo stato di vita. -</p> - -<p> -In che modo Maurizio adempiva a questa singolare e bizzarra missione, -a cui il Baronetto l'avea destinato per sedare alquanto i rimorsi -della propria coscienza? Maurizio riceveva ogni mese una somma, metà -della quale serviva pe' suoi bisogni e per mantenersi con tutto il decoro -d'un ricco <i>gentleman</i> (condizione indispensabile pel disimpegno del suo -mandato presso il Duca di Gonzalvo) e l'altra metà era destinata al sostentamento -<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span> -de' cinque giovanetti, frutti delle giovanili follie di Edmondo, -e per pagare gli agenti subalterni della fiducia di esso Maurizio. Questi -cinque giovanetti, tra i quali era Daniele, e di cui due eran donne ricevevano -la somma mensuale di cinquanta ducati. Maurizio teneva un agente -di sua confidenza in ciascun paese ove dimorava uno de' figli del Baronetto. -Prima di fissarsi in Napoli, Maurizio aveva personalmente visitato, -secondo le indicazioni ricevute dallo stesso Baronetto, ciascun fanciullo -al cui sostentamento egli dovea badare, ed erasi con la massima scrupolosità -accertato dell'identità degl'individui. Con quanta dilicatezza ei dovesse -diportarsi a tal riguardo e con qual circospezione, è ben facile immaginare, -tanto più se ponesi mente allo stretto divieto ch'egli avea di -far conoscere la provvenienza del sussidio mensuale ch'ei recava o facea -recare a' figli del Baronetto. Benchè Maurizio avesse prescelto per agenti -subalterni uomini di una probità a tutta pruova, li teneva però perfettamente -al buio su tutto ciò che non era pratica di amministrazione; ei si -serviva di questi uomini come di semplici braccia, come di strumenti meccanici -e non intelligenti. Ogni mese Maurizio riceveva le cinque ricevute -da' cinque individui che riscuotevano il denaro, e quelle ricevute ei mandava -fedelmente al Baronetto, il quale vedeva a tal modo ogni mese la -scrittura de' suoi figli, ed il suo cuore era almeno in ciò pago nel conoscere -che questi innocenti non pativano difetto de' mezzi di vita. -</p> - -<p> -Durante la dimora di Daniele a Manheim e nella casa del Baronetto, -questi ricevè una volta da Maurizio Barkley, tra le altre quietanze dei -suoi figli, quella benanche di Daniele, tranne che questa portava per cognome -Fritzheim e non de' Rimini, imperocchè, se ben ricordano i nostri -lettori, la prima volta che Daniele firmò la ricevuta de' cinquanta ducati, -egli stava ancora in casa di Giacomo lo stradiere, e non si era dato ancora -il fattizio cognome di de' Rimini. Oh se Edmondo avesse potuto sospettare -che il giovin pianista italiano Daniele de' Rimini che albergava -nella sua medesima abitazione ed al quale egli avea posto addosso tanto -amore, altri non era che Daniele Fritzheim, suo figlio, frutto dell'infame -seduzione sulla persona della sventurata Juanita di Gonzalvo! Ed oh! se -Daniele, nel ricevere da ignota mano nel ricco ostello di Manheim la consueta -polizza, avesse potuto supporre, che il vero donatore di quel danaro -mensuale altri non era che il Baronetto Edmondo, Conte di Sierra Blonda, -suo padre! Per qual cagione Edmondo avea formalmente vietato a Maurizio -Barkley di rivelar giammai ai propri figli, e per qualsivoglia circostanza, -il suo nome, le sue qualità, il suo ritiro e i vincoli di natura? -Edmondo avea fatto tanti sventurati, avea portato il disonore in tante famiglie; -ch'ei voleva, risarcendo in parte il male che avea fatto, rimanere -ignoto a tutti, abbandonarsi senza disturbi alla vita riposata e tranquilla -che si riprometteva di menare nel ritiro di Manheim. D'altra parte, ei -temeva le private vendette, gli odii, le gelosie: temeva le rappresaglie -de' suoi tanti nemici. Tra il suo passato e il suo avvenire egli avea posto -una barriera, che volea non fosse valicata neppure dalla più nobile e sacra -passione, l'amor paterno. -</p> - -<p> -Un'altra circostanza dobbiamo ricordare ai nostri lettori, perchè -nulla rimanga a tal riguardo senza spiegazione. Allora che Daniele si -<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span> -presentò per la prima volta agli occhi di Maurizio Barkley, questi pronunziò -le seguenti parole <i>Alla buon'ora! Eccone uno che gli rassomiglia!</i> -Ora non è più necessario spiegare il sentimento di questa frase. Maurizio -alludeva alle sembianze degli altri quattro figli di Edmondo, dalle -quali non avea potuto trarre nessun argomento di somiglianza. -</p> - -<p> -Quando Maurizio ricevè in Napoli la quietanza di Daniele in data di -Manheim, ei fu sorpreso del caso bizzarro il quale riuniva nello stesso -paese il padre ed il figlio; ma nulla sapeva ancora che il pianista dimorasse -<i>Schoene Aussicht</i>, vale a dire nella medesima abitazione del Baronetto. -Laonde non sappiam dire da quanta maraviglia ei fosse preso nel -ricevere dallo stesso Baronetto una lettera in cui questi gli dava notizia -di aver dato ospitalità al pianista italiano Daniele de' Rimini. Maurizio -ben conosceva chi era Daniele de' Rimini. Da questo momento oltre ogni -credere dilicata e difficile addivenne la posizione del povero Maurizio. Doveva -egli rivelare al genitore la dimora del figlio nella propria casa? Maurizio -non prese a questo riguardo alcuna risoluzione, aspettò un'altra -lettera dal Baronetto per potersi decidere a qualche passo. Ogni giorno -Maurizio andava in casa del Duca di Gonzalvo, e questi lo ricevea sempre -colle dimostrazioni della più grande amicizia, imperocchè il Duca -avea sperimentato nel giovine inglese una esemplare probità ed un carattere -franco, leale ed integerrimo. Edmondo, colle sue estese relazioni, -avea fatto scrivere per Maurizio una possente lettera di raccomandazione -da Spagna al Duca di Gonzalvo in Napoli, e questa lettera fu il mezzo -d'introduzione per Barkley nella casa del nobile spagnuolo; il quale accordogli -in seguito sì fattamente la sua fiducia che le porte della sua casa -erano aperte in ogni ora del giorno all'Esquire Maurizio Barkley. -</p> - -<p> -E quasi tutt'i giorni Maurizio vedeva Emma; spesso intrattenevasi -con lei, non ostante quella specie di ripugnanza che la figliuola del Duca -di Gonzalvo mal dissimulava contro di lui. Ma la condotta, le parole -dello Esquire Barkley erano irreprensibili, ed Emma non ebbe giammai -a dolersi della minima infrazione che quegli avesse commessa alle leggi -del buon vivere. Ciò non pertanto la fanciulla andalusa era sovente imbarazzata -dallo sguardo di acciaio di Maurizio, il quale sembrava voler -penetrare nelle più recondite latebre del cuor di lei. La fisonomia dell'inglese, -ordinariamente fredda e marmorea, acquistava dappresso a lei -un'espressione indefinibile; que' suoi occhi africani lucevano come due -pugnali, e il colore del suo volto da olivastro diveniva bianco. Emma ammirava -talvolta il complesso della testa di Maurizio, che aveva qualche -cosa di straordinario e di eccezionale. I suoi capelli folti, duri e ricci gli -tempestavano le tempia e la parte posteriore del collo come ispida foresta, -e le sue sopracciglia ingrossate dall'ardente sole della Cafseria si spiegavano -come due archi terribili su le due nere frecce degli occhi; era -nell'espressione e nel taglio del suo capo qualche cosa del leone. -</p> - -<p> -Nelle fattezze di quest'uomo era la natura selvaggia e indomita unita -a quella impronta di nobiltà che la virtù solamente può dare agli uomini. -Nel tempo stesso la schiavitù avea lasciato il suo marchio indelebile nel -carattere di lui cupo, aspro e sospettoso; quell'anima ardente nata per -amare era stata defraudata financo del più caro sentimento, l'amor filiale. -<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span> -La più brutale condizione era stata imposta a quell'uomo, nel cuor del -quale, fin dalla più tenera infanzia, era stata distillata ogni più bassa e -truce passione, le quali per altro non aveano potuto attecchirvi. -</p> - -<p> -Abbiam detto che Maurizio vedeva Emma quasi ogni giorno. Quell'uomo -ch'era arrivato all'età di trentadue anni nella maggior severità di pudore, -e che non pertanto sentiva nel petto le fiamme del cielo africano; -quell'uomo che sentiva ribollirsi il sangue al solo udir parlare d'amore -non potea veder Emma tutt'i giorni senza rimanere attossicato dagli occhi -della spagnuola. Ben presto una passione cupa si scavò un passaggio -nella sua anima come una mina nelle visceri della terra. E questa passione -crebbe, crebbe alimentata da tutta la volontà dello stesso Maurizio, -il quale trovava in essa la più grande felicità della sua vita. Stranezza -incomprensibile! Maurizio era felice nel suo amore sepolcrale: nessun -raggio di speranza balenava su esso; e questo appunto alimentava la nascosta -sua fiamma. Giammai non gli venne al pensiero l'idea d'una corrispondenza -di Emma! però che questa idea era per lui un assoluto impossibile. -Intanto egli era felice di amare Emma: era questo amore il suo -culto, migliore assai di quel barbaro <i>feticismo</i> che gli avevano insegnato -colle nerbate della schiavitù. Questo solitario amore, dava a Maurizio le -più singolari tendenze. Sovente egli si recava ne' luoghi più remoti e campestri, -visitava i villaggi che circondano Napoli, montava l'erta del Vesuvio -o de' Camaldoli, ed ivi, seduto su qualche collina, o alla vista del -mare, egli si abbandonava a tutta la malinconica tenerezza della sua anima. -In così fatte interne conversazioni egli si apriva interamente a sè -stesso, e si piaceva di confidare all'aura del cielo i sentimenti del proprio -cuore. L'immagine di Emma era la sua compagnia: quell'immagine -cara prendeva agli occhi di lui forme eteree e leggiere; rivestiva i -colori della nugoletta indorata che attraversava la tacita volta del cielo, -nella forma di sottil nebbia si piegava sulle onde del mare, quasi per -udirne i segreti, si raccoglieva sotto l'ombra di un platano, o si sfumava -colla luce nel lontano orizzonte. Chi può dire le strane visioni di un'anima -vergine e selvaggia che ama coll'ardore de' deserti, e che è continuamente -costretta a ripiegarsi sovra sè medesima per mancanza di eco? -Alcune volte la vulcanica passione di Maurizio scoppiava dal suo seno -come tremenda eruzione, e allora i suoi occhi infiammati di lagrime giravano -come quelli dell'affamato leone che percorre la vastità del deserto -senza trovare di che satollare la sua fame; allora lo schiavo facea rimbombare -le solitudini de' campi con gridi terribili e disperati: allora tutto -gli era insopportabile, il moto e la quiete, la compagnia e la solitudine, -la luce e le tenebre. Ma questi momenti di debolezza eran rari, perchè -l'anima di Maurizio era forte come il suo corpo vergine ed avvezzo alle -più orrende privazioni. -</p> - -<p> -Maurizio avea nascosto nel più profondo dell'anima il segreto del -suo amore; era impossibile all'occhio più destro e indagatore lo scoprire -la passione ardentissima che bolliva nel petto di lui. La stessa -Emma, lungi d'addarsene minimamente, non iscorgeva nel <i>gentleman</i> -che un freddo egoista. Ma dal dì che Maurizio l'ebbe salva da sicuro pericolo -di vita, Emma il risguardava con altr'occhio, ed il tenne in istima -<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span> -di amico sincero e leale. Fu quello certamente il più bel giorno della vita -di Maurizio. Ed or cade in acconcio il dire ch'egli, inosservato, seguiva -sempre Emma dovunque costei si recava: e quel giorno della cavalcata -fu sul principio un tristo giorno per lui, dappoichè Maurizio vedeva a -fianco di Emma i più leggiadri cavalieri! ogni parola che la fanciulla volgeva -a qualcuno di loro era dardo al cuore dell'Africano. Da lungi egli -non perdeva mai d'occhio ciascun movimento di lei. Abbiam già detto -ch'egli possedeva tal vista acuta, che tra gli schiavi suoi compagni si era -meritato il nome di <i>Quickeye</i> (occhio celere). -</p> - -<p> -Non così tosto Maurizio ebbe veduto Emma discostarsi dalla comitiva -e prendere sola la via di <i>S. Maria degli Angeli alle Croci</i>, pensò -subitamente, con quella penetrazione che soltanto l'amore sa dare; che -la fanciulla andava a trovare Lucia Fritzheim. Già Maurizio conosceva la -faccenda della lettera di Lucia capitata nelle mani di Emma, conosceva -la strana proposta di Daniele al Duca di Gonzalvo, e sospettava l'inclinazione -di Emma pel giovine pianista. Con una parola Maurizio poteva distruggere -tutto l'edificio delle speranze di Daniele. Quand'anche il Duca -di Gonzalvo avesse avuto in pensiero di aspettar davvero i due anni promessi: -quand'anche Daniele fosse tornato milionario ed amante riamato -di Emma, una sola parola annientava ogni unione tra Daniele ed Emma. -Bastava che Maurizio avesse detto al Duca di Gonzalvo esser Daniele figlio -naturale del Conte di Sierra Blonda, cui tanto il Duca detestava e -contro il quale avea giurato mortal vendetta. Ma lo schiavo di Patna avea -l'anima nobile. Alla festa di Lady Boston, egli avea promesso a Daniele -di non parlare, e questa promessa era sacra per lui; il pensiero di violarla -giammai non era entrato nella sua mente. Avvegnacchè ardentemente -egli amasse la giovinetta spagnuola, e sapesse che a costei le premure -di Daniele non erano indifferenti, Maurizio non si lasciò sfuggir -giammai una parola che avesse potuto umiliare l'amante agli occhi dell'amata. -Eppure sa il cielo quanto soffriva il cuore di lui allora che Emma, -dissimulando la sua agitazione, gli parlava del giovine pianista, del -costui genio musicale, delle brillanti qualità dello spirito di lui. Maurizio -disprezzava nel suo interno il trovatello, tipo d'ingratitudine, d'infedeltà -e di slealtà; e ciò non per tanto nol degradava agli occhi di lei, sembrandogli -codardia il valersi di un segreto per fargli perdere la stima -della donna amata. Benchè rivale, Maurizio disprezzava Daniele, e troppo -egli era nobile e altero d'animo per abbassarsi ad una inutile soperchieria. -E diciamo inutile, perchè Maurizio non isperava di acquistarsi -giammai l'amore di Emma, ed il pensiero d'una corrispondenza di affetti -era lontanissimo dalla sua mente. -</p> - -<p> -Ma dal giorno in cui Maurizio ebbe la somma ventura di esporre la propria -vita per sottrarre l'adorata andalusa da terribile pericolo, nell'animo -di lui avvolgeansi costantemente le parole profferite da Emma nell'avviarsi -alla casa di Lucia Fritzheim. Questa fanciulla avea detto: <span class="smcap lowercase">SALVATEMI -IL CUORE DOPO DI AVERMI SALVATA LA VITA!</span> Emma dunque amava!! -</p> - -<p> -Maurizio ricordava eziandio che la figliuola di Gonzalvo avea detto: -<i>Andiamo a spargere il conforto della carità là dove la più nera perfidia -ha sparso il dolore, la miseria, e voleva spargere l'ignominia!</i> -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span> -</p> - -<p> -Non ci era dubbio: quella <i>nera perfidia</i> non potea sulle labbra di -Emma riferirsi ad altri che a Daniele. Ella dunque sapea di essere stata -ingannata da costui sul conto di Lucia Fritzheim. Maurizio interrogò -freddamente sè stesso; dimandò alla sua coscienza quello ch'egli dovea -fare per <i>salvare il cuore di Emma</i>. Tradir Daniele? Non mai. -</p> - -<p> -Maurizio pensò varii giorni su quel che dovea fare: e un bel mattino, -una fredda risoluzione era presa. -</p> - -<p> -A che si era determinato Maurizio Barkley? -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span></p> - -<h3 id="cap4-4">IV. -<span class="smaller">L'ARDITA MENZOGNA</span></h3> -</div> - -<p> -Maurizio fermò di andare a trovar Lucia Fritzheim. Pochi giorni -appena erano scorsi dalla visita di Emma alla figliuola di -Giacomo lo Stradiere. Nell'abitazione di Lucia tutto era cangiato -di aspetto: la tristezza e la miseria erano in parte -scomparse, tutto al presente era ripulito, rassettato; varie suppellettili -nuove vi si vedeano, e le vecchie erano raffazzonate. Egli è tempo di dire -che, dopo il crudele abbandono di Daniele e gl'infruttuosi tentativi di Padre -Ambrogio, Lucia era stata colpita in sul principio da acuta febbre -nervosa, e poscia da un lento morbo di languore che avea minacciato di -strascinarla alla tomba, Padre Ambrogio avea prodigalizzato all'inferma -i tesori della cristiana carità. I nostri lettori conoscono una parte della -lettera che Lucia scrisse a Daniele: c'incumbe ora il debito di farla loro -conoscere per intero: essa era del tenor seguente: -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -«Daniele, Daniele mio. -</p> - -<p> -«Corre già il quarto mese che mi hai abbandonata, ho contato questi -orribili giorni ora per ora, minuto per minuto. Non ti rivolgo nessun -rimprovero; sono rassegnata alla mia sorte... Mi è noto che ami -un'altra!... Iddio ti renda felicità. Io sto male, male assai: il cielo -vorrà forse aver pietà di me togliendomi da questa vita, prima che tu -divenga lo sposo di un'altra. Il medico della parrocchia ha detto a Padre -Ambrogio ch'io entro nel primo grado di tisi: ho inteso bisbigliar -ciò intorno al mio letto, essi mi credevano addormentata! Oh quanto ti -ho amato!... Io ti sciolgo dal tuo giuramento, Daniele, e ti perdono la -morte che mi dai. Soltanto ti prego, in nome della prima parola di amore -che ci scambiammo, in nome di mio padre, che non abbandoni -la mia infelice famiglia, la mia cara sorella, i miei fratelli, e soprattutto -che non abbi più odio per quella povera creatura di Uccello... Sovvengati -di loro quando sarai felice a fianco della donna del tuo cuore... -Addio, addio... non udrai più a parlar di me che un'altra sola volta, -quando cioè ti sarà per caso annunziata la mia morte... sarà questo il -<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span> -più bel giorno della tua vita, siccome il dì della mia morte sarà stato -per me il più felice... Addio, addio, per l'ultima volta, Daniele, Daniele -mio. -</p> - -<p class="indr"> -<i>Lucia Fritzheim.</i> -</p> -</div> - -<p> -È noto il crudel destino ch'ebbe questa lettera: una parte di essa fu -dannata alle fiamme, e un'altra ervì a rallegrare il pranzo di Daniele -e de' suoi amici. -</p> - -<p> -Indarno la misera Lucia aspettò una risposta; questa non venne, -siccome più non venne l'ingrato Daniele. Noi non abbiamo voluto risparmiare -a' nostri lettori il quadro delle sofferenze di Lucia, di quell'anima -sì candida e bella. La religione e l'amor fraterno alleviarono soltanto in -parte i suoi dolori. L'orrenda infermità ond'ella era minacciata fu rimossa -mercè le paterne cure ed il senno di Padre Ambrogio, il quale, -oltre alla personale assistenza, provvide per medici e per rimedi; e Dio -gli concedè il sommo piacere di veder salva Lucia dall'inesorabile consunzione. -</p> - -<p> -Dopo l'abboccamento ch'ebbe con Daniele, Padre Ambrogio, sperando -sempre che questi sarebbesi ravveduto, nol perdè mai di vista, e -s'informò della sua condotta, delle sue amicizie e relazioni: non indugiò -quindi a scoprire che il giovine era perdutamente innamorato di nobil -damina, la quale seppe esser la figliuola del Duca di Gonzalvo. Padre -Ambrogio, per isvellere dal cuor di Lucia la sciagurata passione per Daniele, -stimò rivelarle i novelli amori del giovine, confortandola a sbandire -ormai dal suo cuore quel perfido, indegno di essere più oltre l'oggetto -dell'amor di lei. A Lucia non produsse gran colpo una tale rivelazione, -dappoichè non ostante le grandi precauzioni che Daniele aveva usate per -nascondere i suoi novelli amori, già la miserella qualche cosa ne sapea, -e già sospettava che al Palazzo S... dove la sua lettera era capitata, dovesse -dimorar la donzella che le rapiva il cuore del suo amante. -</p> - -<p> -Lucia tracannò l'amaro calice senza mettere un lamento: ella offrì -al cielo, con nobile slancio di rassegnazione, il suo dolore, ed il pregò -ferventemente che le desse la forza di sopravvivere a tanto spasimo, non -per amore ch'ella portasse alla vita, oramai rendutalesi amara e pesante, -ma per non togliere alla sua disgraziata famiglia l'ultimo braccio che le -avanzava. Ella sentiva il dovere di vivere non per sè, ma pei suoi. E le -sue preci furono esaudite dalla Provvidenza. Lucia ripigliò la sua forza, -e comechè affranta dalle sofferenze, pareva attingere nell'amore della -propria famiglia il coraggio e la vigoria. -</p> - -<p> -Ella non potea soffocare nel suo cuore una passione ch'era divenuta -una parte vitale della sua esistenza; ma si tenea paga di amare Daniele -nel fondo dell'anima. Lucia avrebbe potuto fare impallidire il perfido nel -cospetto medesimo della sua vaga, avrebbe potuto gittare nel mezzo dei -due amanti la parola <i>trovatello</i> qual barriera insormontabile tra loro; ma -Lucia, al pari di Maurizio Barkley, avea l'animo troppo elevato e il cuore -troppo ben formato per discendere ad una vendetta che avrebbe renduto -infelice il suo amante senza render lei meno sventurata. Lucia fece di -meglio assai; fece quello che la religione insegna: perdonò ed amò. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span> -</p> - -<p> -Stando a tal modo le cose, un mattino Padre Ambrogio, che mal si -studiava di nascondere il suo turbamento, vinto dalle istanze di Lucia e -di Marietta, confessò di aver saputo che Daniele si accingeva a partire -per l'estero, e che gli era stato impossibile di scoprire quale scopo si -avea tal partenza, qual motivo l'avea determinata. Facendo ciò palese, -Padre Ambrogio restò maravigliato non poco nello scorgere sul volto -della fanciulla, a vece di un dolor profondo, una certa espressione come -di gran gioia. E siccome egli non facea mistero delle impressioni che -provava, dimandò a Lucia perchè quella notizia, invece di contristarla, -sembrava le desse soddisfazione. Lucia gli confessò ch'ella preferiva di -saper lontano il suo amante e forse per sempre, anzichè di saperlo in -Napoli e al fianco di un'altra donna. Oh! se la tapinella avesse conosciuto -lo scopo del viaggio di Daniele! -</p> - -<p> -Ma in pari tempo ch'ella confessava esser più contenta che Daniele -partisse piuttosto che saperlo accanto alla figliuola del Duca di Gonzalvo, -i suoi occhi si bagnavano di lagrime, le sue affilate gote s'imbiancavano, -ed il suo petto si gonfiava come la marea vicina a frangersi in sulla -spiaggia. E le sue lagrime erano richiamate eziandio da quelle di Marietta -che scorrevano senza ritegno su per le belle guance della fanciulla, -la quale frattanto non lasciava di rimprocciar la sorella perchè piangesse -mentre avea detto di aver piacere della partenza di quel birbante (questo -era l'epiteto che Marietta solea dare a Daniele). Lucia più non pianse, -ma fermò di veder Daniele per l'ultima volta, innanzi che questi abbandonasse -Napoli. -</p> - -<p> -Si conosce come allora che il giovine si accingeva a salir sulla diligenza -che dovea menarlo lungi da Napoli, la fanciulla si slanciò, con impeto -irresistibile, verso di lui, e gli si mostrò. È noto lo scontro de' due -amanti. Lucia avea veduto vagare una lagrima negli occhi di Daniele: -ella era meno infelice! -</p> - -<p> -Dal dì della partenza dell'amato giovine, Lucia non era men trista -e sofferente che per lo addietro, ma più tranquilla e interamente rassegnata. -La tristezza del suo cuore veniva per altro accresciuta dalla povertà -ch'ella vedeva ogni dì vie più invadere la famiglia. Quantunque -tanto ella quanto Marietta facessero ogni opera e si ammazzassero di lavoro, -il frutto delle loro fatiche a mala pena bastava per uno scarso nutrimento. -Padre Ambrogio non cessava, sia con procacciar lavori alle -due fanciulle, sia con delicate sovvenzioni che egli sapea nascondere con -arte, rifondendo del suo sul meschino prodotto dei lavori ch'egli stesso -lor dava a fare, non cessava di provvedere al sostentamento di quella -famiglia, della quale egli avea promesso a Giacomo di essere secondo -padre. Commovente e splendido esempio di virtù! Oh perchè gli uomini -come Padre Ambrogio son così rari nella società corrotta e decrepita in -cui viviamo! -</p> - -<p> -La visita di Emma aveva interamente cangiato l'aspetto delle cose. -Erano circa le undici di un bel mattino lucido e sereno. Maurizio era andato -a piedi alla dimora dell'onesta famiglia. Egli era vestito colla più -grande semplicità: portava un soprabito bigio; lunghi stivali colle rivolte, -cappello a larghe tese, e una giannetta d'ebano nelle mani. I fratellini -<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span> -di Lucia erano usciti a diporto nei dintorni colla vecchia fantesca, così -che in casa non erano che Lucia, Marietta e Uccello. -</p> - -<p> -Marietta era occupata a rimendare e ricucire calze, camice ed altri -panni pertinenti ai fratelli: sopra una sedia, ad una traversa della quale -appoggiava i piedi, ella teneva un patuffolo di panni che dovea passare in -rivista, e su cui gittava con impazienza lo sguardo, però che la vispa fanciulla -avrebbe preferito di andare un poco a scorrazzar per la campagna -in compagnia dei fratelli. Ad ogni punto ella dava un'occhiata al lavoro, -e mille d'intorno, guardava distratta al di là della finestra e mandava di -grossi sospiri. Spesso rimaneva coll'ago in mano senza far niente, o si -metteva a guardar con amore la sorella ch'era tutta in sul lavoro. Marietta -era tanto felice nel veder sul volto di Lucia rinati in parte i color -della salute! E se Lucia alzava gli occhi, Marietta ripigliava il suo compito -e ritornava all'opera sorridendo, ma allora era ruina tutto quello che -faceva; s'imbrogliava a infilare l'ago, si scordava di fare il nodo della -gugliata, si pungeva le dita ovvero, se stava rimendando le calze, facea -scappar le maglie e scavalcarle, si facea cader la bacchetta e i ferruzzini. -Lucia sorrideva, dappoichè ben sapea come l'amasse quella cara sorella, -il cui solo difetto era nella troppa leggerezza del temperamento. -Lucia avea posto mano ad un paio di calzoncini nuovi di Andrea, il più -piccolo dei fratelli: ella ne avea fatto l'imbastitura, e si accingeva a cucirli. -Non si può dire il bene immenso che la visita di Emma avea fatta -a tutta questa famiglia. Quanto poco ci vuole per rialzare i sofferenti dal -loro abbattimento! Lucia non era più così trista come per lo addietro; la -sua famigliuola avea ormai un appoggio, un'amica. A seconda ch'ella si -sentiva restituita alla salute, ella ne provava una indicibile felicità, perocchè -poteva, colla fatica delle suo braccia, sovvenire ai bisogni de' fratelli. -</p> - -<p> -Le due sorelle erano così occupate. Una fascia di sole illuminava i -loro lineamenti e andava a scherzare sulla sedia situata nel mezzo di -quelle due fanciulle. In un angolo della stanza era seduto Uccello davanti -ad una tavola su cui si vedea spiegato un grande abbicci. L'idiota si sforzava -di apparare a conoscere le lettere, imperocchè Padre Ambrogio gli -avea promesso un bel regalo se imparasse in pochi giorni l'alfabeto. Uccello -avea mandato a memoria il nome di ciascuna lettera, ma non sapeva -ancora farne l'applicazione alla figura. Egli si facea di grosse risate -senza motivo, e sfregavasi le mani ogni volta che indovinava a chiamare -una di quelle lettere. Di tempo in tempo, annoiato di cantar, sempre -la stessa canzone su quel maledetto scartabello che gli stava dinanzi, si -alzava e veniva ad equilibrarsi in sulla spalliera della sedia di Marietta, -a giuocare co' gatti mollemente sdraiati al sole, a perseguitar qualche -mosca, o a trastullarsi colle proprie dita divenute per lui dieci balocchi -gentili e graziosi. Una modesta tirata di campanello fece ristar dal lavoro -le due fanciulle e correre alla porta Uccello che, dopo molte lezioni e -molti sforzi, aveva appreso ad aprirla. Le due sorelle furono estremamente -sorprese nel vedersi dinanzi un uomo ch'esse non conoscevano, -mentre credevano che fossero i due fratelli i quali tornassero dalla passeggiata -unitamente alla vecchia fantesca che gli avea accompagnati. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span> -</p> - -<p> -Maurizio Barkley salutò col capo le due fanciulle a rimase col cappello -in mano e all'impiedi. -</p> - -<p> -— Scusate, signorine, egli disse, se ardisco presentarmi senza forse -essere personalmente conosciuto da voi. Eppure ho avuto l'onore di godere -la stima di vostro padre. -</p> - -<p> -— Il vostro nome signore? dimandò Lucia. -</p> - -<p> -— Maurizio Barkley. -</p> - -<p> -A tal nome le due fanciulle fecero un moto di sorpresa. -</p> - -<p> -— Ma noi conosciamo un tal nome, n'è vero, Lucia? disse Marietta. -</p> - -<p> -— Certamente, era questo il nome che figurava sulle polizze che -Daniele riceveva ogni mese. -</p> - -<p> -— E che tuttavia riceve, osservò Maurizio sorridendo. -</p> - -<p> -— Voi dunque, signore, siete l'ignoto benefattore di Daniele? -</p> - -<p> -— Non io propriamente, signorina... ma su questo vi prego di non -interrogarmi: avrei il rammarico di dovermi rifiutare alle vostre inchieste. -Bastivi il conoscere esser io quel Maurizio Barkley il cui nome figura sulle -polizze che Daniele riceve in ogni fin di mese. -</p> - -<p> -Mentre Maurizio parlava, Marietta era ita a prendere una sedia e -l'avea offerta all'Esquire, che si sedè presso le due fanciulle, come se -fosse amico intrinseco di casa. -</p> - -<p> -Lucia dimandogli: -</p> - -<p> -— Poichè voi, signore, avete detto che Daniele riceve ancora il sussidio -mensuale, la cui provvenienza non potete rivelarci, voi però dovete -conoscere dove al presente egli si trova. -</p> - -<p> -— Daniele è in Germania, signorina. -</p> - -<p> -— In Germania! esclamò Marietta; è lontano, non è vero, signore? -</p> - -<p> -— Non lo è mai abbastanza per la vostra pace, rispose Maurizio, -affissando gli occhi in quelli di Lucia, la cui commozione si appalesava -dai moti irregolari del seno e della estrema pallidezza del volto. -</p> - -<p> -— Egli sta bene dove sta, e speriamo che se ne vada a capo del -mondo, disse Marietta, guardando di soppiatto la sorella per vedere che -sensazione le producessero queste parole. -</p> - -<p> -Maurizio sorrise e guardò con compiacenza Marietta, la cui vivacità -si tradiva in ogni sua parola e gesto. Lucia avrebbe voluto fare un mondo -di domande a Maurizio, ma la trattenea un certo timore di conoscere cose -che le avrebbero arrecato dolore grandissimo: nello stesso tempo ella -vergognavasi di fare tali domande alla presenza della sorella, cui avea -promesso di non mai parlare di Daniele. -</p> - -<p> -— Sento il dovere, signorine, disse Maurizio dopo qualche momento -di silenzio, di dichiarare lo scopo della mia visita. Io sono il messaggiero -della vostra amica la Duchessina Emma di Gonzalvo. -</p> - -<p> -Un raggio di gioia sfavillò su i volti delle due sorelle -</p> - -<p> -— La Duchessina! esclamò Lucia. -</p> - -<p> -— Quella celeste creatura! disse Marietta. -</p> - -<p> -Ed entrambe guardarono con avidità negli occhi di Maurizio, quasi -avessero voluto conoscere anticipatamente ciò che questi dovea dir loro. -</p> - -<p> -— Ella stessa, rispose Barkley, ella m'incarica di darvi un attestato -della sua sincera amicizia. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span> -</p> - -<p> -— Abbiamo forse bisogno per ciò di altri attestati, di altre prove -disse Lucia a cui già gli occhi si velavano di lagrime di tenerezza. Oh -perchè vuol ella opprimerci di bontà! -</p> - -<p> -— Chi ha imparato una volta a conoscervi, adorabili fanciulle, disse -Maurizio, non farà mai abbastanza per dimostrarvi la sua affettuosa amicizia. -Emma ha un torto da riparare con voi, Lucia; ella involontariamente -vi ha rapito il cuore di Daniele, ed oggi ella viene, per mezzo mio, -se non a restituirvelo (poichè ciò non è in suo potere), a rendervi almeno -la sicurezza e la pace. Io sono incaricato di farvi la confessione che la -Duchessina Emma di Gonzalvo ama un altro, che non è Daniele, e dal -quale ella è corrisposta con un'indicibile adorazione. Questa confessione -rimanga per altro, sepolta ne' vostri cuori, signorine; Emma non vuol -per ora che nessuno al mondo sappia i suoi sentimenti. -</p> - -<p> -— Ah! ti ringrazio, mio Dio, ti ringrazio, esclamò Lucia giungendo -le mani e volgendo al cielo i suoi begli occhi. -</p> - -<p> -— Oh benedetta! benedetta! sclamò Marietta. Or sì ch'ella merita di -essere adorata! Beato, beato quell'uomo ch'è il suo amante! Oh come costui -deve andar superbo e felice di essere amato da quel sole di bellezza! -</p> - -<p> -— E chi è costui? dimandò Lucia. -</p> - -<p> -— <span class="smcap">Maurizio Barkley!</span> disse questi chinando gli occhi e impallidendo. -</p> - -<p> -— Voi! voi, signore!! Oh siate felice, signor Barkley, chè ben lo -merita il vostro nobil cuore! -</p> - -<p> -Maurizio si affrettò d'interrompere una conversazione che diveniva -pericolosa e delicata per lui. Poco stante, egli si accomiatava dalle due -sorelle. Ma innanzi ch'ei fosse partito, Lucia lo avea pregato di manifestare -alla nobile amica i suoi sentimenti di riconoscenza, di stima e di -affetto. Nel discendere le scale di quella casa, Maurizio dicea tra sè: -</p> - -<p> -— Ho fatto il mio dovere; le ho salvato il cuore... Dio faccia il resto! -</p> - -<p> -Nella stessa mattina, e non sì tosto di ritorno da <i>S. Maria degli Angeli -alle Croci</i>, Maurizio recossi al palazzo S... e chiese di parlare alla -Duchessina. Emma il ricevè, siccome solea da qualche tempo, colle dimostrazioni -della più confidenziale amicizia. Maurizio era pallido, ma tranquillo -secondo il consueto. -</p> - -<p> -— Vengo dalla vostra amica, da Lucia Fritzheim. -</p> - -<p> -— Ah! esclamò Emma, vi ringrazio davvero, signor Barkley; volea -pregarvi appunto questa mattina di recarvi da lei per informarvi della -sua salute che mi è sì cara. -</p> - -<p> -— Vedete, Duchessina, ch'io antivengo ai vostri desiderii. Ma ho -fatto molto di più che informarmi della sua salute: le ho interamente restituita -la pace del cuore, rassicurandola su i vostri sentimenti a riguardo -di Daniele. E per rimuovere dall'animo di lei ogni sospetto, mi son fatto -ardito di dirle che altri occupava il cuor vostro. -</p> - -<p> -— Che! signore! -</p> - -<p> -— Ora, Duchessina, voi avete l'obbligo di non più pensare a Daniele: -se questo era dianzi generosità in voi, al presente è dovere; io vi ho fatto -una legge di sacrificare all'amicizia un avanzo di affetto per un uomo che -ne è indegno. Ricordatevi che voi mi avete comandato di salvarvi il cuore. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span> -</p> - -<p> -— Ed avete fatto bene, signor Barkley, e ve ne ringrazio... Voi dunque -avete detto a Lucia Fritzheim che il mio cuore.. -</p> - -<p> -— Era avvinto ad altro amore, Duchessina. -</p> - -<p> -Emma sorrise e abbassò gli occhi. -</p> - -<p> -— Scommetto che mi avete trovato anche un amante, disse sorridendo -la fanciulla. -</p> - -<p> -— Si, Duchessina, rispose Maurizio con visibile turbamento, ho -detto che voi amavate... -</p> - -<p> -— Chi mai? interruppe Emma aggrottando le ciglia. -</p> - -<p> -— Maurizio Barkley! questi rispose con voce appena sensibile. -</p> - -<p> -— Voi! voi stesso! esclamò Emma arrossendo di viva fiamma. -</p> - -<p> -— Io stesso, Duchessina; imploro tutto il vostro perdono per questa -ardita menzogna. Quella fanciulla mi ha chiesto il nome del vostro amante. -Chi poteva io nominare senza compromettervi? Gli è certo che se io -avessi nominato qualunque altro, non solamente avrei commessa la più -imperdonabile imprudenza e temerità, ma la menzogna cessava di essere -innocente. Posso sperare di aver ottenuto il vostro perdono? -</p> - -<p> -Emma, cogli occhi bassi, gli stese la mano. -</p> - -<p> -— Amico generoso! diss'ella, avete salvato me e Lucia; vi perdono -e vi ringrazio. -</p> - -<p> -Maurizio baciò la mano della nobil fanciulla e si ritrasse, dicendo -tra sè stesso: -</p> - -<p> -— E me chi salverà, se non Dio? -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span> -</p> - -<h2>Parte Quinta</h2> - -<h3 id="cap1-5">I. -<span class="smaller">LOTTA INTERNA</span></h3> -</div> - -<p> -Dal giorno in cui tra il Baronetto e Daniele era stato conchiuso -il bizzarro contratto, per lo quale costui si obbligava ad essere -il custode del cadavere di quello, lo stato morale di questi due -uomini erasi al tutto cambiato: il Baronetto, restituito alla salute -e alla tranquillità, avea ripreso le consuete sue occupazioni; era tornato -a' suoi campestri lavori; avea richiamato intorno a sè gli amici, di -cui si era dinanzi disgustato a cagione della infermità del suo spirito; -avea ripigliato i suoi studi, le sue faccende; era insomma ridivenuto -quello stesso uomo ch'era qualche anno addietro. Egli amava sempre -Daniele, e sempre con piacere il vedeva a sè d'accanto; ma ora mutato -era l'aspetto delle cose: ed il Baronetto più non sentiva la necessità delle -melodie del giovine pianista per iscacciar dall'anima que' fantasmi che -al presente più non venivano ad assediarlo. Anzi, è mestieri confessare -che l'aspetto di Daniele cagionava piuttosto una spiacevole sensazione -in Edmondo, dappoichè questi non vedeva ormai nel giovine italiano che -l'uomo destinato a vegliare sulle sue spoglie mortali. Ciò non vuol dire -che Edmondo disamasse Daniele, verso il quale si sentiva attratto da una -forza prepotente; ma il <i>guardiano</i> della morte non poteva non far nascere -un sentimento di ripugnanza nell'animo del Baronetto. -</p> - -<p> -Dal canto suo, Daniele, a vece di esser lieto della prodigiosa fortuna -che un giorno gli sarebbe spettata, sembrava più impensierito che per lo -passato: egli era sempre distratto taciturno, o inconcludente. Nel cospetto -di Edmondo, egli forzava di mostrarsi men rabbruscato e più ameno, -ma ora, non così di frequente ei vedeva il Baronetto, e la sera quando -questi era nel cerchio dei suoi amici, Daniele non appariva che un istante -nella camera verde, e tosto dileguavasi per abbandonarsi alla solitudine -<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span> -de' suoi pensieri, o per trovare nel teatro Manheim distrazioni e svagamenti. -</p> - -<p> -Il mese era scorso dacchè ei si trovava a <i>Schoene Aussicht</i>: il Baronetto, -fedele alla sua promessa, gli avea dato una cambiale di trentamila -franchi pagabile a vista e tratta sopra un banchiere di Manheim. Nel dargli -questo denaro, il Baronetto avea detto sorridendo: Ecco una piccolissima -anticipazione su quello che il <i>mio cadavere</i> vi darà. Daniele era libero -di seguitare i viaggi e di tornare a Napoli. Edmondo non faceva più -nessuna istanza per ritenerlo altro tempo a <i>Schoene Aussicht</i>: intanto il -giovine pianista non sapea venire in nessuna risoluzione. Egli non volea -più seguitare i suoi viaggi, imperocchè ne comprendea l'inutilità. D'altra -parte, non era egli ormai l'erede d'immense ricchezze? Che bisogno avea -di ammazzarsi di lavoro, nella certezza di non poter mai conseguire quel -milione, che egli vedea rifulgere nell'avvenire? Ritornare a Napoli? Questo -proponimento era ben lontano dall'animo suo, perocchè Daniele non volea -riporre il piede nel paese dov'era Emma, se prima non diventasse -milionario. -</p> - -<p> -Intanto egli sentiva la necessità di allontanarsi immantinente da -<i>Schoene Aussicht</i>. Ogni dì che ei prolungava il suo soggiorno in questo -luogo, l'animo suo si faceva più nero e il suo volto più pallido. Nell'aureo -appartamento dov'egli avea stanza, nel letto di seta dov'ei si gittava per -riposare, Daniele più non trovava il riposo e la quiete; il sonno ch'era tornato -sulle ciglia di Edmondo, fuggiva dagli occhi di lui. Daniele volea -fare il possibile per involarsi a sè medesimo, per non trovarsi faccia a -faccia coi proprii pensieri, ma frattanto ei non sapea abbandonar la poltrona -sulla quale rimanea lunghe ora nella più assoluta immobilità. -</p> - -<p> -Che cosa aveva operato un sì strano cangiamento in Daniele? Un'idea -infernale che gli si era presentata al pensiero come luce sinistra. -Dapprima egli avea rigettata quest'idea con tutte le forze dell'anima sua, -aveva fremuto nel pensarvi; ma quell'idea che dapprima se gli era mostrata -rivestita di orrore, incominciò per così dire, a dimesticarsi con -lui. Quest'idea era un <span class="smcap lowercase">DELITTO</span>! -</p> - -<p> -La nostra penna rifugge dal palesare quello a cui pensava Daniele -per accorciare il termine della sua aspettativa e per far sparire la distanza -che lo separava dall'oggetto dei suoi desiderii! Il suo petto balzava -al pensiero di volare, due volte milionario, dal Duca di Gonsalvo, -non appena spirati due anni. Un ostacolo si frapponeva al compimento -de' suoi voti, una vita! Un uomo doveva diventare <span class="smcap lowercase">CADAVERE</span> perchè avesse -potuto afferrare quella felicità che gli si mostrava lungi con tutti gl'incanti -della seduzione. Due milioni ed Emma! E per ottenere questa felicità -bastava un momento, un sol momento di coraggio, di ardire!! — Quando -un uomo è giunto a passare i quarant'anni, non ha vivuto abbastanza, -e massime quando quest'uomo ha goduto sino alla sazietà di tutte -le delizie della vita? Che cosa sono gli anni che seguono, se non che una -serie di malanni e di miserie? Che cosa sono in rispetto all'eternità venti -o trenta anni di più che un uomo strascina in sulla terra? E che cosa è -la vita di un uomo nella immensità della creazione? Che cosa è una esistenza -nel mezzo delle generazioni? — Così fatti atroci pensieri si aggiravano -<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span> -nel capo del giovine pianista, mentre che altri pensieri di diverso -genere, immagini seducenti di piacere, di gioie, di delizie compivano la -orrenda persuasione. -</p> - -<p> -Quando una funesta idea si presenta allo spirito umano, le passioni -ch'essa fomenta sono sì scaltritamente inventrici di arzigogoli e di false -ragioni ch'egli è estremamente difficile di non rimaner presi nella pania. -Daniele combattè con forza l'orribil pensiere che tanto più diventava pericoloso -quanto più perdeva del suo orrore; ma ciò nonostante, ogni -volta ch'ei pensava ad Emma, a' due anni che sarebbero spirati, all'immensa -eredità che lo aspettava, a que due stuzzicanti milioni che l'invitavano -a fruirne pria del tempo, alla gioia sovrumana di presentarsi così ricco -e sì pieno di fastigi al superbo Duca di Gonzalvo ed alla altiera sua figliuola; -quando Daniele pensava a queste cose, il demone del delitto soffiava -nell'anima di lui i più nefandi propositi, cancellava ogni buon proponimento, -e lo sciagurato giovane era da capo con quella cupa taciturnità che suol -precedere l'attuazione di un gran delitto. Dal momento che questa idea -infernale si era insignorita dell'animo di Daniele, i colori della salute -disparvero dal suo volto. Egli più non sapea trovare una nota sul pianoforte, -cui raramente si accostava, parlava solo, amava le solitarie passeggiate, -s'internava nei più folti viali della villa di <i>Schoene Aussicht</i>, -ed il suo sguardo avea preso un'espressione strana ed incomprensibile. -</p> - -<p> -Non sappiam dire qual effetto ormai producesse in lui l'aspetto di -Edmondo. Daniele evitava d'imbattersi nel Baronetto, di cui più non -potea sostenere le occhiate, quasi avesse temuto che questi indovinasse -i suoi pensieri. Edmondo avea notato la metamorfosi che si era operata -nel giovine pianista, e l'attribuiva interamente agli amori di lui, alla tristezza -della lontananza dall'oggetto amato, e sovente il ritoccava sorridendo -su questo tasto: al che Daniele rispondeva parole vaghe, e tosto, -sotto un pretesto, tornava alla sua solitudine, dove covava disegni tenebrosi -e mortali. Per buona ventura, il delitto meditato non offriva una -facile esecuzione: era quasi impossibile di <span class="smcap lowercase">FARE SPARIRE DAL MONDO IL -BARONETTO</span> senza lasciare orma del misfatto. Ben s'intende che l'impunità -era la prima condizione che Daniele avea posto a calcolo nel perfido -attentato, al quale giorno e notte stava sopra col pensiere, ma l'impunità -non è così facile, e, per ammirabile disposizione della Divina giustizia, -l'uomo che ha commesso un delitto il porta dovunque stampato in sulla -fronte anche quando gli è riuscito di sperderne ogni traccia. -</p> - -<p> -Daniele pensava; Uccider di pugnale? Niente di più agevole ad eseguirsi, -ma in pari tempo niente di più facile a discoprirsi. Assassinando -il Baronetto di notte e nel proprio letto si avrebbe potuto congetturare -un assassinio commesso da ladri. Ma intanto la giustizia si sarebbe posta -in sulle tracce dell'assassino; avrebbe cominciato dall'impadronirsi -di tutte le persone residenti a <i>Schoene Aussicht</i>, e certamente la singolarità -del testamento di Edmondo avrebbe chiamato i sospetti sulla persona -dell'erede, il quale, non appartenendo al defunto per nessun vincolo -di sangue; presentava probabili induzioni di reato. D'altra parte, se -egli, Daniele, fosse caduto nelle mani della giustizia, anche per semplici -<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span> -sospetti, in che modo avrebbe potuto adempiere ai patti del testamento, -e porsi quindi in possesso della eredità? Bisognava dunque rinunziare -ad ogni idea di assassinio per mezzo del pugnale. -</p> - -<p> -Uccider di veleno? Ciò presentava, è vero, minor facilità di scoprimento, -ma difficoltà moltissima di esecuzione. Come procurarsi il veleno? -a chi fidarsi? Aver complici del delitto? Oltre a ciò, dal momento -che nell'animo del Baronetto fosse sorto il pensiere di essere stato avvelenato, -non avrebbe egli subitamente sospettato il futuro suo erede -quale autore dell'avvelenamento? L'autopsia richiesta forse dall'autorità, -a malgrado del testamento del defunto, non avrebbe annientata l'eredità, -annientandone le condizioni? E non poteva il moribondo Baronetto, -in un momento di chiaroveggenza, distruggere il testamento? Ma -la difficoltà che superava tutte le altre pel compimento di questo delitto -si era il procacciarsi il veleno, senza eccitare sospetti nella persona che -lo avrebbe venduto. Aggiungi a tutto questo l'impossibilità di nascondere -il proprio turbamento alla presenza del moribondo, del dott. Weiss, -dei servi che sarebbero accorsi per prestare all'infermo ogni possibile -soccorso e rimedio. Bisognava dunque non pensare ad una morte per -avvelenamento. -</p> - -<p> -Uccidere con istrangolamento? Era rischioso e terribile: Daniele -non avea per questo nè forza nè coraggio. Prescindendo da ciò, questo -genere di morte presentava la stessa faciltà di discoprimento che l'assassinio -per pugnale. La scienza avrebbe immantinente rivelato il delitto, -e la giustizia non avrebbe tardato a trovare il delinquente. Era dunque -mestieri di smettere anche questa idea la quale, bisogna dirlo, facea fremere -lo stesso Daniele. -</p> - -<p> -L'impossibilità dell'esecuzione avea scoraggiato il giovine, il quale -tenne ciò come avvertimento del cielo, e parea deciso a rinunziare ad un -proponimento sì terribile. D'altra parte, il patibolo o i ferri non mancavano -a quando a quando di mostrarsi da lungi all'atterrita mente del giovine, -ch'era preso allora da salutare orrore del misfatto che avea concepito. -</p> - -<p> -Comunque la sua ragione fosse a tal guisa annebbiata dalle passioni, -il cuor di Daniele sentiva sempre un certo incomprensibile attaccamento -pel Baronetto; e il pensiere di assassinarlo, tra le tante insormontabili -difficoltà che presentava, si avea quella di dover soffocare quel -tenero sentimento inesplicabile che Daniele provava per quell'uomo che -gli avea dato così splendida ospitalità e che, morendo, il lasciava erede -di tutte le sue ricchezze. E questo sentimento fu così forte che Daniele, -rientrato in sè medesimo, ebbe bastante vigoria di volontà per iscacciar -dall'animo il pensiere di tanto delitto; anzi, per vincere una volta per -sempre la tentazione, risolvette di abbandonare quella casa e quel paese, -e di affidare l'avvenire agli eventi. Daniele avea risoluto di congedarsi -dal Baronetto. -</p> - -<p> -— A capo di due anni, egli dicea tra se, tornerò a Napoli, mi recherò -dal Duca di Gonzalvo, e gli porterò una lettera del Baronetto, in -cui questi mi riconosce per suo erede. La tardanza dell'eredità sarà compensata -dalla prodigiosa cifra di due milioni e da' titoli, di cui mi porrò -<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span> -in possesso alla morte del testatore. Vedremo se quel superbo Gonzalvo -sarà soddisfatto e pago di ciò. -</p> - -<p> -Daniele non volle più oltre indugiare a porre ad effetto la buona risoluzione -che avea preso, e che temeva ad ogni istante di sentir vacillare -in sè medesimo. Nello stesso giorno, egli salì dal Baronetto per accomiatarsi -da lui e per pregarlo di volergli scrivere quella lettera pel Duca -di Gonzalvo, ignorando le relazioni ch'erano passate tra questi due personaggi. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span></p> - -<h3 id="cap2-5">II. -<span class="smaller">L'UPAS</span></h3> -</div> - -<p> -Abbiam fatto più volte comprendere che il nostro principale -scopo in queste narrazioni si è di fissare l'attenzione dei nostri -lettori sulla più importante verità morale: -</p> - -<p> -LA MANO DELLA PROVVIDENZA NEI FATTI DELL'UMANA -VITA. -</p> - -<p> -Quell'infinità di romanzi che si svolgono nella società degli uomini, -di cui la maggior parte rimane ascosa agli occhi della storia che tocca -soltanto i fastigi sociali, non sono, siccome noi crediamo; che dimostrazioni -più o meno evidenti di quella verità che si appalesa almeno chiaroveggente. -</p> - -<p> -Ci par di vedere che i delitti ben sovente sieno la doppia punizione -inflitta dal cielo a due colpe rimaste celate agli occhi dell'umana giustizia. -Nell'ordine morale, l'impunità non è per nessuno; il solo pentimento, -accompagnato da una intera vita di volontarii sacrificii, riscatta una -colpa. -</p> - -<p> -Edmondo era solo nella stanza da studio. Seduto vicino alla sua -scrivania, egli avea risposto ad una lettera di Maurizio Barkley. Nel momento -in cui Daniele si presentò nello studio, il Baronetto aveva appunto -terminata la sua lettera e vi stava apponendo il suo suggello. -</p> - -<p> -— Oh! buon giorno, caro Daniele, dissegli Edmondo sorridendo e -stendendogli la mano, a che debbo attribuire l'onore d'una vostra visita? -</p> - -<p> -— Perdonate, signor Baronetto, se vengo per poco ad interrompere -le vostre occupazioni. -</p> - -<p> -— Ma che dite mai! È un piacere che mi date... Mi occupavo a sbrigare -il mio corriere, anzi vi chieggo il permesso di spedire questa lettera. -</p> - -<p> -Daniele s'inchinò e si sedè accosto alla scrivania. Edmondo suonò -il campanello, ed al servo che si presentò sotto l'uscio consegnò la lettera -pel corriere di Napoli. -</p> - -<p> -— Eccomi sbrigato, soggiunse indi; questa mattina io sono veramente -felice, imperocchè con quella lettera che ho spedita nel vostro -paese, a Napoli, mi sono sdebitato di un antico dovere di gratitudine, e, -<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span> -oltre a ciò, ho il piacere di vedervi in un'ora in cui non siete solito di -favorirmi di vostre visite. -</p> - -<p> -— Quanta bontà, signor Baronetto! -</p> - -<p> -— E sempre accigliato, mio caro Daniele! sempre pensieroso! Noi -abbiamo interamente cangiate le nostre parti: per lo passato eravate -voi che spargevate un poco di sollievo sulla mia tristezza; ed oggi son -io che adempio verso di voi a tale ufficio. Peccato che non sono artista -anch'io, e del vostro genio! Ma qual differenza tra le cagioni della nostra -malinconia! Io non era innammorato, e nol sono mai, per mia disgrazia: -dev'esser ben dolce cosa il pensare all'oggetto amato, n'è vero Daniele? -</p> - -<p> -— V'ingannate, signor Baronetto, se credete che sia l'amore la cagione -del mio malumore. Non niego che gran parte esso vi abbia, ma è -tutt'altro il motivo che m'impedisce di abbandonarmi alle distrazioni -proprie della mia età. -</p> - -<p> -— Non voglio essere indiscreto, mio caro Daniele, ma vi ricordo -che in me avete un amico e sincero; spero avervene date prove sufficienti. -</p> - -<p> -— E indelebili, signor Baronetto; ed io mi sono risoluto di non abusare -più a lungo della vostra bontà. La mia ulteriore dimora a <i>Schoene -Aussicht</i> sembra interamente inutile; così permetterete che domani io -mi accomiati da voi. -</p> - -<p> -— Così presto! esclamò Edmondo il quale non si aspettava a questa -risoluzione del giovine: ed è questo forse l'oggetto della vostra visita di -questa mattina? -</p> - -<p> -— Per lo appunto, signor Baronetto, rispose Daniele abbassando -gli occhi. -</p> - -<p> -— E perchè una tale risoluzione? -</p> - -<p> -— Perchè credo inutile di esservi più a lungo di peso; spirato è il -mese da che mi trovo a Manheim, e, quantunque le nostre relazioni non -sieno più le stesse di quelle ch'erano nei primi giorni ch'io ebbi l'onore -di ricevere da voi così splendida ospitalità, pure non possono minimamente -influire sul mio ulteriore soggiorno a <i>Schoene Aussicht</i>. -</p> - -<p> -— È superfluo il dire, riprese Edmondo, quanto piacere mi farebbe -di tenervi nella mia casa qualche altro tempo; ma non voglio avversare -la vostra volontà, e voi siete libero di fare quello che più vi converrà. -Gli obblighi scambievoli che ci siamo imposti e la natura del mio testamento -hanno stabilito tra noi vincoli che hanno qualche cosa dì più della -semplice amicizia. Laonde, in qualsivoglia evento della vostra vita, in -qualunque contingenza imbarazzante in cui possiate trovarvi; mio caro -Daniele, pensate che sarà per me uno dei più be' giorni della mia vita -quello in cui potrò prestarvi un tenue servigio e darvi un attestato del -mio inalterabile affetto. -</p> - -<p> -— Ebbene, signor Conte, si affrettò a dire Daniele, io mi varrò della -vostra benevolenza innanzi ch'io parta ed avrò il coraggio di chiedervi -una grazia. -</p> - -<p> -— Bravo! esclamò Edmondo; ecco quel che si chiama vero affetto -e vera stima: andiamo su parlate francamente, giovanotto, siccome parlereste -a vostro padre. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span> -</p> - -<p> -— La grazia ch'io vi chieggo, signor Conte, disse Daniele arrossendo, -si è di scrivermi una lettera pel Duca di Gonzalvo. -</p> - -<p> -— Pel Duca di Gonzalvo! -</p> - -<p> -— Sì, signor Conte: in questa lettera voi gli darete l'assicurazione -della vostra volontà di nominarmi vostro erede universale. Munito di -questa scritta, io ritornerò da lui con altro animo, e sarà lo stesso come -se io me gli presentassi milionario. -</p> - -<p> -Edmondo sorrise, e dopo alcuni momenti di silenzio, disse: -</p> - -<p> -— Questo che mi dimandi, figlio mio, è assolutamente impossibile. -</p> - -<p> -— Impossibile! esclamò sorpreso il giovine. -</p> - -<p> -— Impossibile, replicò Edmondo. -</p> - -<p> -— E per qual ragione, di grazia? chiese Daniele. -</p> - -<p> -— Non posso dirtene la ragione, mio caro Daniele: dicoti soltanto -che tra me e il Duca di Gonzalvo avvi una barriera mortale: le nostre -relazioni sono rotte per sempre; ti prego anzi, mio caro figliuolo, per -quanto hai di più sacro, di non parlar giammai di me al Duca di Gonzalvo -nè rivelargli giammai il luogo del mio ritiro. Sarà questa una pruova a -cui pongo il tuo affetto per me. -</p> - -<p> -— Io dunque non potrò giammai dirgli, che sono destinato ad essere -l'erede del Baronetto Edmondo Brighton, Conte di Sierra Blonda? -</p> - -<p> -— Glielo dirai un giorno dopo della mia morte, se colui vivrà ancora! -</p> - -<p> -Daniele chinò il capo in atto di scoraggiamento e si tacque immerso -ne' suoi cupi pensieri. Il demone del delitto fece di bel nuovo balenare -una luce di sangue nella mente del giovine! Gli occhi di Daniele si erano -fissati distrattamente in sulla scrivania del Baronetto, così che sembrava -ch'egli leggesse la soprascritta d'un libro che ivi stava, mentre il pensiere -del giovine era ben lungi dall'occuparsi di libri. -</p> - -<p> -Edmondo per disviare la conversazione dal tristo subbietto al quale -si era incamminata, disse a Daniele: -</p> - -<p> -— Questo libro su cui voi gittate gli occhi, mio caro Daniele, è tutto -scritto di mio proprio pugno. Sono memorie della mia vita da me gittate -in questo scartafaccio: osservazioni importanti da me raccolte ne' miei -viaggi; ragguagli su talune rarità ch'io conservo. Ieri sera per lo appunto, -rileggendo alcune notizie sull'isola di Giava, dov'io rimasi per -pochi giorni, ricordai di dover conservare alcune fronde di un albero che -cresce in questa isola chiamato l'<i>Upas</i> ovvero <i>The Poisontree</i> (l'albero -del veleno). Voglio farvi udire le notizie da me raccolte su questo terribile -vegetale. -</p> - -<p> -Edmondo aprì il manoscritto ad una pagina che egli avea segnata -con un pezzettino di carta e lesse le seguenti cose<a class="tag" id="tag5" href="#note5">[5]</a>: -</p> - -<p> -«Quest'albero è nativo di Giava; arriva ad una considerabile altezza, -giungendo talvolta ottanta piedi. Si sviluppa da esso in gran copia un -succo o gomma, ch'è il più mortale veleno; di questo fanno uso gl'indigeni -per avvelenare le punte delle loro frecce e delle altri armi. Gli effluvi -<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span> -ch'esalano da quest'albero sono talmente omicidi, che nè un animale -nè una pianta possono resistere alla sua influenza. La gomma viene estratta -per mezzo de' rei condannati a morte. Quando la sentenza è pronunziata contro -qualcuno di loro, il giudice gli dimanda se vuol morire per le mani del -carnefice, ovvero salire sull'Upas per raccogliere una scatoletta di gomma. -I condannati sogliono preferire ciò, perchè hanno così una lontana -probabilità di salvarsi. Prima di avvicinarsi all'albero fatale, ricevono -tutte le corrispondenti istruzioni per rendere l'operazione meno pericolosa. -Pel consueto, simiglianti istruzioni vengon loro somministrate da -un sacerdote, il quale adempie verso di loro anche al sacro ufficio di prepararli -a morire. I condannati sogliono montar sull'albero, col capo coverto -da un berretto di cuoio e da una maschera con occhi di vetro; eglino -sono parimente provvisti di guanti di cuoio. I condannati evitano con -grandissima cura il contatto delle fronde, le quali, ad un semplice tocco -su qualunque parte nuda del corpo danno la morte. Gl'indigeni non solamente -avvelenano le loro armi col succo di questa pianta, ma benanche -le sorgenti e i serbatoi di acqua, quando veggono avvicinarsi un nemico. -Gli Olandesi perdettero la metà del loro esercito per un siffatto avvelenamento -e da quel tempo in poi, essi han sempre menato con loro una -quantità di pesci vivi, i quali essi gittan nell'acqua alcune ore prima di -arrischiarsi a berla. Una foglia dell'Upas applicata sulla fronte di un -uomo gli cagiona istantaneamente la morte, quasi senza ch'egli senta di -morire. Essa ha la facoltà di arrestare immediatamente il corso del sangue -ed i moti del cuore. La polvere delle foglie secche dell'Upas è così -terribile che bastano pochi atomi di essa per dar la morte.» -</p> - -<p> -Daniele avea seguita la lettura di questo passo con un'attenzione indicibile; -nessuna particolarità gli era sfuggita. È impossibile descrivere -l'espressione della sua fisonomia durante la lettura de' ragguagli che abbiam -citati. Il genio del male avea suggerito a Edmondo il pensiero di -leggere quella pagina del suo manoscritto. -</p> - -<p> -Il Baronetto Edmondo Brighton avea letto la propria sentenza di -morte. La soluzione del problema che Daniele cercava da vari giorni era -trovata! -</p> - -<p> -— E voi conservate le foglie di quest'albero? chiese con occhi di -pazzo Daniele. -</p> - -<p> -— Ciò vi fa maraviglia! disse Edmondo ingannato sulla vera e terribile -significazione della dimanda del giovine, ebbene, io conservo le foglie -di quest'albero, le quali si saranno al presente ridotte a polvere. -<span class="smcap">Questo mio capriccio costò la vita a due miei schiavi</span>; ma io voleva ad -ogni costo possedere un sì prezioso veleno. -</p> - -<p> -Daniele guardò a terra cupo e concentrato, e disse ferocemente tra sè: -</p> - -<p> -— Ah! tu facesti morire due schiavi per ottenere questo prezioso -veleno! Ebbene <span class="smcap lowercase">TU MORRAI PER ESSO</span>! Ben dicesti che questo veleno è <i>prezioso</i>... -prezioso per me! -</p> - -<p> -Daniele soggiunse ad alta voce, e quasi avesse fatta una domanda -indifferente: -</p> - -<p> -— E dove tenete conservato, signor Conte, un oggetto così pericoloso? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span> -</p> - -<p> -— In una scatola di argento a doppio fondo nel forziere della camera -verde; sulla scatoletta è scritto in francese. <i>L'indiscreto che mi aprirà, -e toccherà all'oggetto che contengo, sarà punito di morte istantanea.</i> -</p> - -<p> -— E come faceste per porre in quella scatola le foglie fatali? -</p> - -<p> -— Le feci ivi porre dagli schiavi con ogni possibile precauzione -senza che le avessero toccate. -</p> - -<p> -— Suppongo che conserviate gelosamente la chiave di quella scatola, -dimandò destramente Daniele. -</p> - -<p> -— Ben s'intende; essa è nel fondo d'uno di questi cassettini, rispose -improvvidamente il Baronetto. -</p> - -<p> -La giustizia Divina dettava le sue risposte. -</p> - -<p> -Daniele sapea quello che gli era necessario; non volle più fare nessun'altra -interrogazione per non far nascere sospetti nell'animo di Edmondo, -il quale era ben lontano da simili supposizioni. -</p> - -<p> -La conversazione seguitò su cose indifferenti, Daniele si studiò di -nascondere l'agitazione e il turbamento che gli dava la premeditazione -dell'enorme delitto che aveva in pensiere. -</p> - -<p> -— Così che avete risoluto abbandonarmi domani? disse il Baronetto, -ripigliando il pristino subbietto della conversazione. -</p> - -<p> -— Domani, se avrò l'opportunità di trovare un posto nella diligenza -per Darmstadt, dove intendo trasferirmi. -</p> - -<p> -— Domani dunque vi ringrazierò, mio caro Daniele, di quanto avete -fatto per ridonare al mio spirito la tranquillità ch'io aveva smarrita. -</p> - -<p> -— Oh sì, domani mi ringrazierete! disse Daniele con ironia, cui il -Baronetto prese per complimento. -</p> - -<p> -— Ma fin da ora vi auguro buona fortuna, figliuol mio, buona in -amore, già s'intende, perchè al resto penseremo noi, non è vero? -</p> - -<p> -— Quanto vi debbo, signor Baronetto! esclamò Daniele ipocritamente -abbassando lo sguardo in cui già balenava la perfidia dell'anima. -</p> - -<p> -Egli si era alzato: la vista della sua futura vittima gli facea male al -cuore. -</p> - -<p> -— A domani dunque, disse Edmondo stendendogli di bel nuovo la -mano che questa volta Daniele non ebbe la forza di toccare, e, abbassando -gli occhi, finse di non averla veduta. -</p> - -<p> -— A domani, signor Baronetto, replicò il giovine a voce bassa e -rauca. -</p> - -<p> -— E non ci vedremo questa sera nel solito circolo degli amici? chiese -Edmondo; pensate ch'è l'ultima sera che avremo il bene di possedervi -tra noi; non dovete mancare! -</p> - -<p> -— Non mancherò, signor Baronetto, non mancherò questa sera. -</p> - -<p> -Daniele s'inchinò, e lasciò quella stanza, aggiungendo tra sè con -incredibil ferocia. -</p> - -<p> -— <span class="smcap">E non mancherò questa notte!</span> -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span></p> - -<h3 id="cap3-5">III. -<span class="smaller">E SE DOMANI MI CERCHERAI PIÙ NON SARÒ</span></h3> -</div> - -<p> -La sera di questo giorno i soliti amici di Edmondo si radunarono -nella camera verde. Eran la maggior parte letterati tedeschi, -artisti fiamminghi, proprietarii de' dintorni e qualche Inglese -dimorante a Manheim. Spesso interveniva il Dottor Weiss. Alle -nove si prendeva il tè. La conversazione era delle più istruttive; si ragionava -d'arti, di politica, di filosofia, di scienza, di morale. -</p> - -<p> -Per mala ventura, quasi tutti gli amici di Edmondo, al par di lui, -erano seguaci di quella paradossale filosofia alemanna, che tanto contribuì -a travolgere le idee e a gittarle nel vacuo della <i>ragion pura</i>, parodia -della ragion naturale. Le teorie del filosofo di Conisberga faceano a quel -tempo gran rumore in Germania e in Europa: ci fu la moda del filosofare -alla Kant come di vestire alla Francese. L'Italia soltanto non si lasciò -impòrre dal gran nome del maestro della novella scuola alemanna, -rigettò le speciose dottrine che puzzavano di ateismo, e si tenne a quel -ragionare che rischiara e non confonde, che analizza e non distrugge, che -siegue il corso naturale delle idee e non straripa nelle fantasticherie della -follia: che esamina, non dogmatizza, che si fortifica colla rivelazione e -non si perde nello scetticismo. Mentre la Germania delirava con Hegel -e con Fichte, l'Italia ragionava con Vico e Galluppi. -</p> - -<p> -Vari furon i subbietti della conversazione, e tra gli altri quello che -maggiormente alimentò la controversia e sostenne la disputa si fu quello -della possibilità che ha la scienza di estendere i limiti della vita umana. -Molto e lungamente si ragionò su questo argomento. Quegli che fe' sfoggio -di maggior eloquenza si fu il Baronetto, il quale dimostrò che allora -soltanto la civiltà avrà raggiunto l'apice della perfezione, quando la -scienza avrà scoverto il modo di rendere l'uomo più valido contro i perpetui -assalti della morte, e più comune la vita centenaria. -</p> - -<p> -In sul tardi della sera si presentò Daniele. Il suo aspetto: era sereno -all'apparenza, tranne che un profondo osservatore avrebbe scorto -nella corrugazione nervosa della fronte di lui e nel livido pallore del suo -volto una sinistra preoccupazione. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span> -</p> - -<p> -Il giovine pianista fu accolto, come sempre, coi segni del più gran -compiacimento. Il Baronetto avea già detto alla comitiva che Daniele sarebbe -partito il domani per Darmstadt; epperò il ricevimento che questi -si ebbe fu più espansivo del solito. Tutti gli amici di Edmondo si alzarono -e fecero a Daniele le loro parti di condoglianza pel suo allontanamento -da Manheim, ed i loro auguri pei suoi ulteriori successi. Daniele rispondeva -parole smozzicate, inconcludenti. Questo attribuivasi alla naturale -commozione di un uomo, che si vede l'oggetto di tante dimostrazioni -d'amicizia, e che, modesto, vuol respingere la troppa esagerazione delle -lodi. Il Baronetto volle celebrare festosamente l'ultima sera che Daniele -passava a <i>Schoene Aussicht</i>. Una magnifica tavola a tè fu imbandita verso -le undici. Tutto ciò che la cucina francese, italiana e tedesca sa inventare -di più prelibato in fatto di dolci, di pasticci e di altre squisite vivande -si trovava sulle credenze; le quali, quasi sotto il tocco d'una verga -affatata, comparvero agli occhi della brigata. Il vin del Reno scintillò in -un baleno nelle grandi coppe verdi destinate ad allietare la comitiva. La -filosofia, la scienza e le arti si abbracciarono e si confusero sotto le frequenti -libazioni: tutte le opinioni presero un colore, quello del vino; tutti -gli occhi espressero un sol sentimento, quello dell'allegria. -</p> - -<p> -Daniele bevve poco: non fu possibile d'indurlo a suonare. Non ostante -le più vive istanze e preghiere, egli si rifiutò ostinatamente, adducendo -per iscusa non essere il suo spirito abbastanza tranquillo per trarre dal -piano-forte la benchè minima frase musicale. -</p> - -<p> -Il giovine pianista si ritirò prestissimo, dicendo che il domani si doveva -alzare ben per tempo per ordinare i preparativi della partenza. Gli -amici di Edmondo lo abbracciarono di bel nuovo, e gli augurarono ogni -possibile felicità. -</p> - -<p> -Il Baronetto gli strinse cordialmente la mano, e gli disse: -</p> - -<p> -— A domani, mio caro Daniele, domani faremo il nostro addio; buona -notte e buon riposo. -</p> - -<p> -Dopo non guari, gli amici del Baronetto si accomiatarono da lui, augurandogli -una notte tranquilla ed una più felice dimane. Edmondo si ritirò -nella sua camera da letto. Era già passata la mezzanotte. Il suo capo -era leggiermente sconcertato dal vino del Reno bevuto in non discreta -quantità. Ma da tanto tempo egli non si abbandonava alle gioie della cena! -Da tanto tempo non pasceva cogli amici una serata a tavola, libando i -piaceri di Bacco e di Minerva ad un tempo, dappoichè egli solo avea saputo -accordare le due cose più opposte e ricalcitranti. Filosofia ed orgia. -D'altra parte, egli avea voluto festeggiare l'ultima sera del soggiorno -di Daniele a Manheim. La tristezza, la concentrazione del giovine italiano -non erano sfuggite al Baronetto, il quale, ingannandosi sulla loro origine -e significazione, avea creduto d'indovinarne la cagione nell'affetto del -giovine e nel rammarico di doversi separare da lui. Nell'entrare nella -sua camera da letto, il cameriere gli consegnò una lettera che il corriere -avea recato d'Italia qualche ora innanzi. Era una lettera di Maurizio -Barkley concepita in questi termini; -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -«Signor Baronetto — In questo momento ho ricevuto la vostra lettera, -nella quale mi mettete a parte dello strano testamento che avete -<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span> -fatto e della persona da voi scelta per vostro erede, nel caso che adempirà -alle condizioni che già avete imposte. Voi mi dite che questa persona -ha accettato il patto, e che ora i vostri sonni son placidi e non più turbati -da strane e lugubre fantasime. Il mio cuore ne è sollevato, però che -il pensiero delle vostre sofferenze morali mi torturava, e veniva ad aggiungersi -agli altri motivi di tristezza che ha il mio cuore. Sento però -il dovere di farvi ora un'importante rivelazione; dappoichè forse un giorno -mi fareste il rimprovero di avervi serbato il segreto sopra un fatto di -tanto momento. Le vostre relazioni colla persona che dovea essere vostro -erede cangiano interamente l'aspetto delle cose; mi affretto dunque -a dirvi che Daniele dei Rimini, il giovine pianista italiano, vostro ospite -a <i>Schoene Aussicht</i>, che avete nominato vostro erede, e che dovrà essere -il custode del vostro cadavere, Daniele de' Rimini è la stessa identica -persona di Daniele Fritzheim; vostro figlio! -</p> - -<p> -«Questo importante segreto è ora nelle vostre mani, signor Baronetto: -a voi lo rivelo, non a lui; fate quello che credete; non ispetta a -me darvi consigli. Soltanto non posso celarvi che fareste bene a discoprirvi -al figliuol vostro, e dare sfogo al vostro amor paterno: non posso -dirvi perchè opinò così. Aspetto i vostri comandi. Vi rinnovo la preghiera -che vi diedi coll'ultima mia lettera: vi dirò le ragioni della mia richiesta. -Mi dite di aver pensato a me nel vostro testamento: vi ringrazio dal profondo -del mio cuore; ma spero non vedere il giorno in cui sarà data esecuzione -alla vostra ultima volontà. Iddio mi concederà la grazia di morire -prima di voi. -</p> - -<p class="indr"> -Il vostro schiavo<br /> -«<span class="smcap">Maurizio Barkley</span>» -</p> -</div> - -<p> -Chi può dire l'effetto che produsse questa lettera sul cuore di Edmondo! -Era questa la più forte sensazione ch'egli avesse provata nel -corso di sua vita! Daniele era suo figlio! Daniele era là, al primo piano, -poco da lui discosto! Alquanti scalini, ed il padre avrebbe abbracciato il -figlio! Edmondo ebbe come un capogiro, una vertigine; il suo cuore, le -sue vene, la sua testa erano in ebollizione. Gli fu forza rileggere molte -volte la lettera di Maurizio per poterla comprendere, il Baronetto non era -sicuro della realtà delle cose, credeva essere sotto l'impero dell'ubbriachezza. -Ci fu un momento che stimò una menzogna lo scritto del suo -schiavo. Ma il carattere di Maurizio, grave, probo, nemico di ogni simulazione, -il persuase che il contenuto della lettera fosse vero. -</p> - -<p> -Il primo movimento ch'egli fece fu di correre verso l'uscio per andare -al primo piano, per volare da suo figlio, dal caro suo figlio, e dirgli -tutto, e abbracciarlo, e ritenerlo sempre con sè. Ma si rattenne poscia, -e pensò che gli avrebbe fatto al domani questa inaspettata rivelazione. -</p> - -<p> -«Quando mio figlio verrà da me per congedarsi, io gli mostrerò -questa lettera, lo stringerò tra le mie braccia, e gli dirò: Ora neppur la -morte potrà rompere i vincoli che ci uniscono!. Ma con qual fronte mi -mostrerò a mio figlio? Oh! se egli mi dimanderà di sua madre!... No... -no, nulla gli dirò ancora... domani, con un pretesto, cercherò di trattenerlo -con me per qualche tempo ancora... Mio figlio! Mio figlio! il figlio -<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span> -dell'infelice Juanita!... O Ente supremo, che reggi il mondo, questa è -opera della tua mano onniponente!... Qual luce rischiara l'anima mia! Qual -raggio divino tocca il marmoreo mio cuore!!! I miei figli; e figli miei... -Dove sono? Che vengano, che io gli abbracci tutti e cinque, ch'io li senta -qui sul mio cuore: Daniele, Federico, Eduardo, Luigia, Estella... non -più divisi da me! Infelici creature da me abbandonate, oh mi perdonerete -voi, n'è vero? Io vi opprimerò di tenerezza, di felicità: a forza d'amore -cercherò di farvi dimenticare i torti che ho avuti verso di voi. Domani -io più non sarò lo stesso uomo di quello che fui! Domani sarà per me -giorno di luce e di verità! l'alba che sorgerà sarà per me l'alba di un'altra -vita!... E tu, Maurizio Barkley, virtù incomparabile, tu mi salvasti -la vita, ed or mi salvi l'anima. Dio mi ti fece incontrare nel cammino -della colpa perchè tu mi avessi dischiuse le porte del cielo». -</p> - -<p> -Edmondo s'inginocchiò nel mezzo della sua camera da letto, congiunse -le mani, e, cogli occhi rivolti al cielo, profferì la seguente preghiera: -</p> - -<p> -«Dio d'immensa misericordia e bontà, le cui leggi per tanto tempo -ho calpestate e infrante, perdona le colpe della passata mia vita, e accetto -il mio avvenire in espiazione dei miei peccati. Sorreggi col possente -tuo ausilio le risoluzioni che tu m'ispiri questa notte, e feconda il mio -pentimento co' tesori della tua grazia Celeste». -</p> - -<p> -Edmondo restò circa un quarto d'ora genuflesso orando col pensiero. -Indi si alzò, si svestì dei suoi panni, accese la lampada d'oro a fianco -del suo letto, e si coricò. Per la prima volta il segno della Croce passò -sulla fronte e sul petto di quell'uomo. Col capo abbandonato in su i guanciali, -Edmondo pensava: -</p> - -<p> -«Che felicità sarà la mia nel vedermi in mezzo a' miei figliuoli! Che -nuova e dolce esistenza sarà questa! Con quanto amore li contemplerò -seduti alla mia mensa! Io li legittimerò tutti e cinque: darò loro il mio -nome e le mie ricchezze; farò che ritrovino sul paterno mio seno quelle -gioie di cui la loro infanzia è stata defraudata. E le loro madri!... Infelici... -Dio m'ispirerà sulla loro sorte... Com'esser debbono gentili e belli -i miei figliuoli! E Daniele che tanto mi rassomiglia: Ah! ora comprendo -l'inesplicabile simpatia che il costui sembiante eccitò in me fin dal primo -momento che il vidi. Ora comprendo i moti del mio cuore. Quelle sue -labbra sono dell'infelice Juanita! Figli, figli miei, e come ho potuto tenervi -per tanti anni discosti da me! O cuor mio, non ribaltar così nel mio -povero petto! E mio figlio è là, nella stessa mia casa, ed io l'ho tenuto -più di un mese con me! Che aspetto gentile! che genio in quegli occhi!... -Ed io volea farne il custode del mio cadavere!... Follia! follia! Domani -lacererò lo <i>stolto testamento, figlio dei lugubri fantasmi che assediavano -la mia rea coscienza</i>. Quando Iddio mi chiamerà ad altra vita, le mie -spoglie mortali riposeranno in pace nella mia villa di <i>Schoene Aussicht</i>: -i miei figli mi chiuderanno gli occhi... Morire nella grazia di Dio, in calma -colla mia coscienza in mezzo ai miei figliuoli, non sarà questa la più -bella delle morti? Lasciare un'eredità di affetti non val meglio che lasciare -per nove mesi il disgustoso spettacolo d'un cadavere che desterà ribrezzo -ed orrore in tutti quelli che il riguarderanno?... Richiamerò con -<span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span> -me il mio caro Maurizio Barkley, al quale io debbo tanto che e sarà per -me più che un amico, un fratello... Virtù impareggiabile, come sublime, -Iddio ti avea posto al mio fianco per ispirarmi tutti i più dolci sentimenti, -e per dischiudermi la via del pentimento. Maurizio Barkley, tu che mi -hai conservato i figli, che spesso mi parlavi di loro, tu che non lasciavi -mezzo intanto per cercare di commuovere il ferreo mio cuore, tu al quale -io dovrò la felicità di una piena riconciliazione con me medesimo, Iddio -ti benedica, com'io ti benedico, e come benedico per la prima volta nel -Divino suo nome i miei cinque figli, Daniele, Federico, Eduardo, Luigia -e Estella». -</p> - -<p> -Pronunziando queste ultime parole, una calma celeste si sparse sulla -sua nobile fisonomia: la natura reclamò i suoi dritti; il sonno si abbattè -sulle stanche palpebre. Edmondo si addormentò pentito e tranquillo... -per non più ridestarsi! -</p> - -<p> -Eran due ore dopo la mezzanotte. Tutti i domestici del Baronetto erano -immersi nel sonno. Un cameriere inglese, il più fido dei suoi camerieri, -avea il suo letto poche stanze appresso a quella dove riposava il suo padrone. -Essendo interna la comunicazione dal primo al secondo piano, -una semplice bussola li dividea. Daniele avea lasciata aperta questa bussola... -Egli era penetrato al secondo piano, senza aver bisogno di schiudere -una porta. L'oscurità più fitta invadeva tutto il resto delle stanze -dov'erano i dormienti. Daniele avea studiato tutte le posizioni, tutti i passaggi, -tutt'i corridoi che menavano alla camera verde. Giunto in essa, -per procurarsi un poco di luce egli non ebbe bisogno di far altro che aprire -le imposte d'una finestra. Una luna limpidissima rischiarava l'orizzonte: -i suoi raggi gittarono nella camera verde tanta luce quanta bastava per -l'operazione che dovea far Daniele. -</p> - -<p> -Durante il banchetto della sera precedente e nella confusione cagionata -dal vino, Daniele si era destramente accostato al forziere indicato -il mattino dal Baronetto, e ne avea involata la chiave ch'era ivi, avendo -il Baronetto tolto di là alcuni oggetti che gli eran serviti pel festino della -sera. -</p> - -<p> -La scatoletta d'argento, che contenea la fatale polvere dell'Upas, fu -tolta dal forziere. Un'astuzia infernale che altrove narreremo, avea prestato -i mezzi a Daniele d'impadronirsi della chiave della scatoletta. Come -aprirla e toccare la polvere mortale? Era questo il grande ostacolo, -che Daniele superò, essendosi provveduto d'un lungo bastone, alla cui -borchia avea attaccato un pezzettino di carta a forma di cono. Deposto a -terra il cassettino, e, datovi un giro di chiave, col pomo del bastone sollevò -il coverchio, e coll'altra estremità della mazza fece entrar nel cono -di carta una quantità di quegli atomi distruttori. Durante quest'operazione -egli si era chiuso ermeticamente la bocca e le narici con un fazzoletto. -</p> - -<p> -Senza fare il minimo rumore, Daniele penetrò nella camera da letto -di Edmondo, e stette qualche tempo immobile sotto l'uscio per accertarsi -che questi era immerso nel sonno. -</p> - -<p> -Assicuratosi di ciò, il perfido si avvicinò al letto dell'infelice; colla -propria persona nascose la luce che veniva dalla lampada; si celò interamente -il viso col fazzoletto, tranne gli occhi, e con mano ferma accostò -<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span> -la borchia del bastone alle labbra del dormiente. Il cono di carta scaricò -la sua polvere! -</p> - -<p> -Edmondo mise un rantolo soffocato, strinse i denti e i pugni, stravolse -gli occhi. -</p> - -<p> -EGLI ERA CADAVERE! -</p> - -<p> -Daniele rimase immobile, tremante, senza respirare, a fianco della -sua vittima. La morte era stata così rapida, così istantanea, ch'egli non -credea che il Baronetto fosse estinto. Il singulto che questi avea messo -avea fatto gelare il sangue nelle vene del suo assassino. Passò un quarto -d'ora, a capo del quale Daniele alzò la lampada sul volto di Edmondo, -Daniele fremè! Gli occhi del Baronetto erano spalancati e terribili! Non -ci era dubbio! Egli era morto!... Le sue labbra eran nere come la sua -barba... -</p> - -<p> -Accertatosi di aver fatto il colpo, Daniele si diede a sperdere ogni -orma dell'assassinio. -</p> - -<p> -Corse alla scrivania dell'estinto, e lacerò quella pagina delle costui -memorie dove si parlava dell'Upas. Ritornò alla camera verde, prese la -scatola del veleno ben chiusa, e la portò seco per farla sparire il giorno -appresso. -</p> - -<p> -Poco stante, Daniele era nel suo letto... Egli si preparava a rappresentare -la sua parte nel comune dolore che avrebbe eccitata nel dì vegnente -la notizia della improvvisa morte del Baronetto Edmondo Brighton, -Conte di Sierra Blonda, e proprietario della vasta tenuta di <i>Schoene Aussicht</i>. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span></p> - -<h3 id="cap4-5">IV. -<span class="smaller">IL TESTAMENTO</span></h3> -</div> - -<p> -Il domani, verso le nove del mattino, confusione e terrore nel casino -di <i>Schoene Aussicht</i>. In un attimo, tutta la città di Manheim -fu piena della trista notizia della improvvisa morte del Conte -di Sierra Blonda, avvenuta, come si dicea, per un colpo di apoplessia -fulminante. -</p> - -<p> -Un'ora dopo che si era diffusa la trista nuova il casino fu tutto ingombro -di gente. Gli amici di Edmondo, varii medici, parecchie persone -ragguardevoli di Manheim, e grande stormo di curiosi penetrarono negli -splendidi appartamenti, dove il giorno innanzi un uomo, ricolmo di -vita, di salute, di tutt'i beni che si possono godere su questa terra, ragionava -lietamente cogli amici sul modo di procacciarsi la più lunga e -avventurata serie di anni. Il Dottor Weiss si diede ad esaminare il cadavere -del Baronetto. Nessun carattere di apoplessia presentava l'estinto. -</p> - -<p> -Il Dottor Weiss interrogò gli altri colleghi; si tenne consulto sulle -spoglie esanimi del Conte; due ore di discussione non avea fruttato nessun -risultamento: la scienza esauriva le sue congetture, e perdeva la -sua logica sovra un genere di morte che offriva nuovi caratteri e specialità -straordinarie. Il Baronetto non era morto per istrangolamento, però -che i segni esterni di questa morte sono: enfiatura del collo e della faccia, -la quale è cosparsa di lividore nerastro; tumefazione della lingua, -che pel consueto suole uscir di bocca; occhi rossi e sporgenti: estremità -fredda e di color violaceo. Qualcuno appena di questi segni rinvenivasi -sul capo di Edmondo. Si passò eziandio in discussione se egli fosse morto -per mefitismo, e si ricusò questa supposizione come assurda, non pure -per non essersi trovata cagione alcuna di viziamento d'aria nella camera -dov'egli giaceva, ma neanche gl'indizii cadaverici che attestano tal causa -di estinzione. La maggior probabilità poggiava sull'opinione che il Baronetto -fosse morto per una specie di sorda asfissia o per una terribile colica -cieca. In fatti, un indizio di questa morte suol ricavarsi dall'annerimento -de' labbri. -</p> - -<p> -Il pensiere che il Baronetto fosse stato avvelenato non lasciò di presentarsi -<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span> -vagamente nell'animo del Dottor Weiss, il quale rivolse con astuzia -molte interrogazioni ai camerieri e a' domestici. -</p> - -<p> -Ma il Baronetto avea cenato assieme a' suoi amici, e dopo cena non -avea preso neppure un bicchier d'acqua: la cena era stata innocua, dappoichè -le altre persone che n'ebbero parte non aveano sofferto alcun -male. D'altra parte, i segni caratteristici di un avvelenamento non si erano -affacciati sul cadavere del Baronetto, la nerezza delle labbra era un fenomeno -nuovo e strano, ma non bastava di per sè solo a fare argomentare -una morte per avvelenamento. Questa idea fu bandita, e si pensò tosto -a far eseguire le ultime volontà del defunto. Il dottor Weiss conosceva -l'esistenza del testamento, però che il Baronetto gliene avea molte volte -parlato, per riguardo all'articolo dell'imbalsamazione, il quale, siccome -è noto a' lettori era così concepito: -</p> - -<p> -«È mia precisa volontà che il <i>mio cadavere</i> sia imbalsamato col -nuovo metodo d'iniezione alle carotidi. Questa operazione dovrà esser -fatta dal mio medico dottor Weiss di Francoforte varii giorni dopo ch'io -non avrò dato più segni di vita, e dietro i più esatti e scrupolosi esperimenti -per accertarsi della vera mia morte. Per tale operazione gli si darà -in compenso la somma di diecimila fiorini». -</p> - -<p> -Questo articolo era stato letto al dott. Weiss fin dal giorno che il -Baronetto lo scrisse, e indi riletto altre volte, quando il misero era oppresso -da' fantasmi della morte apparente. -</p> - -<p> -Noi non osiamo asserirlo per rispetto, che abbiamo all'umana dignità, -ma non possiamo astenerci dal formare una trista congettura. Quella -cifra di diecimila fiorini era troppo prevaricante; e forse il dottor Weiss -sacrificò i suoi sospetti di avvelenamento alla paura di perdere un guiderdone -che si sarebbe sfumato. Se si fosse dato peso all'idea dell'avvelenamento, -e se questo sospetto fosse stato ventilato, l'autorità avrebbe -richiesto un'autopsia cadaverica; ed allora l'imbalsamazione non avrebbe -avuto più luogo. -</p> - -<p> -Affrettiamoci a dire che Daniele simulò in modo ammirabile la sorpresa, -il dolore... La sua agitazione, la sua estrema pallidezza, la bieca -espressione del suo sguardo ingannarono tutti. Il suo trionfo era pressocchè -assicurato. L'impunità gli sorrideva, e con essa l'avvenire colmo -di delizie e di piacere. Ma Dio avea già stampato su quella fronte il -marchio della riprovazione. Innanzi tutto, le autorità locali di Manheim -richiesero l'immediata lettura del testamento. Già si era presentato a -<i>Schoene Aussicht</i> il notaro nelle cui mani il testamento era stato depositato. -Tutti si prepararono ad ascoltare l'<i>ultima volontà</i> dell'estinto milionario. -</p> - -<p> -L'<i>ultima volontà</i>! Ah! non era quella l'ultima volontà dell'infelice e -pentito Edmondo! Egli avea sepolto per sempre con sè il suo vero testamento! -</p> - -<p> -A mezzo giorno si diè lettura legale dell'atto olografo, essendosi -affrettata quest'operazione ad istanza del dottor Weiss, il quale avea detto -ai commessari del governo di Manheim esser necessaria la pronta lettura -del testamento per ragioni che si sarebbero palesate nello stesso -scritto del Baronetto. Il cadavere di Edmondo, da lui destinato a rappresentare -<span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span> -una parte importante nelle condizioni di eredità, giaceva tuttavia -nudo nel proprio letto, coverto interamente da una coltre di seta di -Persia. -</p> - -<p> -In quali mani andaveno a ricadere le immense ricchezze del Conte -di Sierra Blonda? Quali n'eran gli eredi? Questa dimanda ciascuno volgeva -a sè stesso con più o meno perplessa curiosità, a seconda della maggiore -o minore probabilità che ciascuno credeva di avere ad una parte -dell'eredità. -</p> - -<p> -Oltre di cento persone ingombravano quella camera. Quando il notaro -fe' segno che si accingeva a leggere, un silenzio profondo ebbe luogo. I -primi articoli del testamento erano l'enumerazione dei beni e delle ricchezze -del Baronetto, dei suoi crediti, delle sue immense possessioni e -dei suoi capitali versati su quasi tutta le Banche d'Europa. -</p> - -<p> -Era una fortuna prodigiosa! <span class="smcap">due milioni e quattrocentomila piastre -di Spagna</span>, vale a dire, la rendita annuale di <span class="smcap lowercase">CENTOVENTIMILA COLONNATI</span>, -alla modesta ragione del cinque per cento. Questa fortuna era calcolata -senza gl'innumerevoli crediti che il Baronetto vantava su molti -cospicui banchieri di Londra, di Parigi, di Madrid, di Calcutta e di altri -paesi. Non possiamo dipingere la sorpresa che colpì tutti gli astanti allora -che il notaio lesse il seguente articolo: -</p> - -<p> -«Di tutt'i suddetti miei beni mobili ed immobili coi titoli annessi, in -mancanza di eredi legittimi, lascio mio erede universale il giovine Daniele -de' Rimini, di Napoli, esercente la professione di pianista». -</p> - -<p> -Tutti gli sguardi si volsero immediatamente verso Daniele, dagli occhi -del quale lampeggiava una gioia superba e feroce. Un lungo mormorio -interruppe la lettura. Ciascuno dimandava al suo vicino chi era quel -giovine, donde era venuto, e quali relazioni eran passate tra lui e il Baronetto, -per far decider questo a nominarlo erede universale di tutte le -proprie ricchezze. In moltissimi surse il pensiero che il giovine italiano -fosse figliuolo naturale del defunto, e che questi avesse voluto, morendo, -fare ammenda del passato. Ma e perchè non legittimarlo? Il vasto campo -delle congetture si diradò ed il silenzio più profondo si ristabilì, quando -il notaio seguitò la lettura del testamento. -</p> - -<p> -La maraviglia degli astanti si accresceva ad ogni parola di quel testamento -straordinario. Con somma attenzione si prestava ascolto alle -condizioni che il Baronetto metteva al possesso della sua eredità. -</p> - -<p> -Un grido di sorpresa e di orrore, seguito da un subuglio indicibile, -si udì alle parole; -</p> - -<p> -«Il signor Daniele de' Rimini, mio erede ed esecutore testamentario, -dovrà essere il custode del mio cadavere durante nove mesi a contare -dal giorno della mia morte.» -</p> - -<p> -Non era più possibile di proseguire la lettura, sì grande era la confusione -ed il vocio che si sparsero tra i diversi crocchi. Tutti gli occhi -eran volti a Daniele, il quale poco pensiere parea prendersi di quanto si -diceva intorno a lui. Ogni articolo di quelle strane e terribili condizioni -facea raccapricciare gli astanti. L'articolo undecimo delle condizioni -prevedeva il caso in cui da Daniele si fosse mancato ad uno degli obblighi -impostigli, e il dichiarava, ciò accadendo, scaduto dal diritto di eredità. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span> -</p> - -<p> -Il testamento conteneva nel seguito altre disposizioni, di cui citeremo -le seguenti come le più importanti: -</p> - -<p> -«Articolo 12º Lascio al mio schiavo Maurizio Barkley, in segno di -riconoscenza, di amicizia e di affetto, la rendita annuale di Duemila piastre, -ed il mio feudo a Yorkshire in Inghilterra denominato <i>The Raven Spot</i> (il sito del corvo).» -</p> - -<p> -Daniele fece un salto sovra se stesso: il nome di Maurizio Barkley -avea colpito le sue orecchie.. Maurizio Barkley era lo schiavo del Baronetto. -</p> - -<p> -Una luce terribile strisciò sul cervello del giovine: il notaio proseguì: -</p> - -<p> -«Art. 21. Lascio un capitale di Dodicimila piastre da distribuirsi -ai seguenti cinque individui, -</p> - -<p> -Federico Lennois, di Parigi. -</p> - -<p> -Eduardo Horms, di Glascovia. -</p> - -<p> -Daniele Fritzheim, di Napoli. -</p> - -<p> -Luigia Aldinelli, di Pisa. -</p> - -<p> -Estrella Encinar, di Cadice. -</p> - -<p> -«Affido a Maurizio Barkley l'esecuzione di questa mia disposizione, -conoscendo egli una per una le cennate cinque persone e le loro rispettive -dimore.» -</p> - -<p> -Questa volta un grido si fece udire nella stanza, ma un solo l'avea -gittato! Daniele! Egli era fuori di sè! i capelli gli si eran sollevati sul -capo; le labbra gli tremavano convulse; gli occhi schizzavangli fuori come -per furiosa demenza. Il segreto cercato da tanti anni era scoperto! -L'ignota mano che il beneficava era trovata! -</p> - -<p> -L'orribil luce che avea per un tratto schiarata la mente dello sciagurato -giovine gl'incendiava in pari tempo la testa e il cuore. Un'idea, -una parola si avvoltolava nel capo di quel misero, una idea, una parola -che il rendean matto: <span class="smcap">Parricida!</span> -</p> - -<p> -Egli tremava di questo orrendo fatto. Intanto il grido ch'egli avea -messo avea richiamato intorno a lui l'attenzione universale. Nessuno -potea spiegarsi lo stato di agitazione, di turbamento, di estrema sofferenza -in cui vedean Daniele; epperò mille supposizioni si formavano, -mille pensieri e mille congetture; ma in nessuno entrò minimamente il -sospetto che Daniele si fosse l'assassino del milionario, non offrendo il -cadavere alcun segno di morte procurata da esterna violenza, ed avendo -i medici rigettata come assurda ed improbabile l'idea di un avvelenamento. -Altre disposizioni conteneva il testamento, di piccoli legati a favore -de' suoi domestici. Il Baronetto raccomandava al suo erede ed esecutore -testamentario di ritenere per amministratore la stessa persona, -di cui egli si era servito, e la quale era un americano di comprovata probità. -Da ultimo, il testamento conteneva le disposizioni che avrebbero dovuto -aver luogo nel caso previsto di una mancanza di Daniele a' suoi -obblighi. I suggelli furono apposti alle carte del Baronetto; un minuto -<i>inventario</i> fu formato di tutte le suppellettili di <i>Schoene Aussicht</i>. Daniele -non doveva essere posto in possesso di tutto, che dopo compiti i -nove mesi. L'Autorità procedè a quei provvedimenti che sono richiesti -per garentire l'esatto adempimento della volontà del testatore. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span> -</p> - -<p> -Il dottor Weiss, incaricato della imbalsamazione, si apprestò a far -paghi i desiderii del suo defunto amico, il quale gli avea con tutto il calore -dell'amicizia raccomandato di assicurarsi bene della realtà della sua -morte. Il dottor Weiss volle rimaner solo col cadavere del Baronetto. -Egli cominciò da prima ad esplorare se fosse incominciata la latente insensibil -putrefazione delle parti mobili del corpo, primo segno che caratterizza -la morte. L'organismo di Edmondo era intatto, epperò non era -impossibile che un resto di vitalità si nascondesse in uno de' precipui organi -destinati a conservar la vita. Con ogni minutezza ei procedè in tal -dilicata disamina. Egli è certo che, quando un principio di vitalità rimane -concentrato nelle più intime parti dell'organizzazione, non può sfuggire -allo sguardo profondo e indagatore dell'uomo dell'arte; imperocchè in -questo caso la fisonomia del creduto estinto offre indizii e caratteri che -sono ben diversi da quelli che si scorgono su i volti dei veri morti. -</p> - -<p> -Il dottor Weiss notò l'incipiente sfiguramento de' lineamenti del volto -del Baronetto; l'espressione morale della fisonomia sparisce sotto il marchio -della morte. Tutte le fisonomie de' cadaveri hanno una sola espressione, -la serenità. Nel volto de' morti apparenti i vasi capillari ed il sistema -linfatico hanno un movimento benchè esilissimo, e le cellulari un -certo turgore, che mantiene alla persona il suo aspetto abituale. Ne' cadaveri -un color plumbeo si spande sulle forme del volto: la pallidezza è -tetra e si avvicina al giallognolo. Il dottor Weiss pose il termometro al -contatto delle parti vitali del corpo del Baronetto! un freddo glaciale abbassò -leggermente il mercurio. Un altro segno caratteristico della morte -vera, secondo Nysten, è la inflessibile rigidezza dei muscoli. E i muscoli -del Baronetto eran duri come legno. -</p> - -<p> -Il dottor Weiss osservò che gli occhi di Edmondo, comunque trovati -aperti in tutta la loro ampiezza, eran privi di ogni moto, ed incominciavano -a diventare a poco a poco affossati, nebbiosi e flaccidi. Era -quasi impossibile di abbassare la palpebra superiore. Il medico alzò la -mano del Baronetto, nè riunì le dita, e passò un lume dietro ad esse; -nessuna trasparenza vi si notò, come vi si osserva ne' vivi. -</p> - -<p> -Le palme delle mani e le piante dei piedi avean preso un color giallo -carico. Gli sfinteri eran rimasti aperti e dilatati senza veruna elasticità. -Il dottor Weiss non lasciò alcun tentativo per accertarsi della morte effettiva -del Baronetto; egli operò eziandio parecchie forti fregagioni sulla -cute dell'estinto, ma questa non si arrossì affatto, nè si riscaldò. Finalmente, -per esaurire tutt'i mezzi di cui l'arte si vale per iscoprire la vitalità -ne' morti apparenti, il medico tedesco fece uso del più sicuro di -tutti, quello cioè dello stimolo elettrico<a class="tag" id="tag6" href="#note6">[6]</a>. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span> -</p> - -<p> -La più compiuta certezza era ormai nell'anima del dottor Weiss -sulla morte del Baronetto, dal cui corpo cominciava ad esalare quel nauseante -odore, specifico dei cadaveri, e che annunzia l'incipiente decomposizione. -Il dottor Weiss, comechè pienamente sicuro della morte del -Baronetto, volle per altro, lasciar passare l'intera giornata e la notte -consecutiva, prima di accingersi all'operazione della imbalsamazione. E -il dì vegnente, a prim'ora del giorno, egli vi si apprestò. -</p> - -<p> -Molti giovani studenti di medicina, moltissimi curiosi, la maggior -parte degli amici di Edmondo, e quasi tutti i suoi domestici vollero assistere -all'operazione. Daniele era nel numero. Muniti dei necessarii strumenti -e degli agenti chimici che sono richiesti, il Dottor Weiss eseguì -l'imbalsamazione con profonda sagacia ed esattezza. Egli polverizzò due -libbre di arsenico colorandolo con un poco di cinabro o minio, per ottenere -il colore del sangue; e sciolse il tutto in una quantità d'acqua naturale! -eseguì poscia l'incisione verticale alla sinistra arteria carotide, -e v'iniettò la composizione che abbiam cennata; legò il segmento superiore -dell'arteria recisa non sì tosto vide da questa comparire il materiale -iniettato. Il resto dell'operazione fu fatto con pari accortezza e sagacia<a class="tag" id="tag7" href="#note7">[7]</a>. -Terminata l'operazione, il dottor Weiss, rivoltosi al cadavere -del Baronetto, gli disse: -</p> - -<p> -— Eccoti pago, infelice mio amico; ho adempito al mio debito! ti ho -strappato alla corruzione. -</p> - -<p> -Voltosi poscia a Daniele, che pallido, stralunato, immobile, era -stato presente all'imbalsamazione, gli disse: -</p> - -<p> -— Ora spetta a voi, signor custode della morte; consegno a voi il -cadavere del Conte di Sierra Blonda in ottimo stato, esso si manterrà -fresco, flessibile, e naturalmente colorito. A voi, dunque, signor Daniele -de' Rimini, incominciate il vostro ufficio! i nove mesi principiano: l'eredità -vi aspetta! -</p> - -<p> -Dette poscia un'occhiata all'orologio, e con sarcasmo soggiunse: -</p> - -<p> -— Sono le otto: andiamo, signor de' Rimini, il Baronetto attende il -suo caffè! -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span></p> - -<h3 id="cap5-5">V. -<span class="smaller">LA CAMERA VERDE</span></h3> -</div> - -<p> -È anche mia precisa volontà che il <span class="smcap lowercase">MIO CADAVERE</span> dopo l'imbalsamazione, -rimanga nella camera verde del secondo piano della -mia proprietà di <i>Schoene Aussicht</i>. -</p> - -<p> -«Il mio cadavere sarà vestito con quella proprietà e decenza -che si convengono al rango ed alle ricchezze del Baronetto Brighton, -Conte di Sierra Blonda. Ogni giorno se gli cambierà la biancheria, ed -ogni settimana i vestiti. -</p> - -<p> -«Due volte al giorno il signor Daniele de' Rimini recherà egli stesso -al mio cadavere, nel cospetto de' servi testimoni, il caffè e in quelle stesse -ore in cui soglio prenderlo al presente». -</p> - -<p> -Era ormai tempo di eseguire le dette prescrizioni del Baronetto. -</p> - -<p> -A quella parola che il dottor Weiss avea diretta con sarcasmo a Daniele, -ricordandogli di dover porgere il caffè al morto, la comitiva raccapricciò. -Tutti guardarono con una certa angosciosa ansietà il giovine italiano -che doveva adempire a quell'ufficio sì tristo e ridevole a un tempo. -Ma Daniele non indietreggiò innanzi all'orrore che gli ispirava ormai -quel cadavere: egli non doveva vacillare un momento. Eran cominciati -i nove mesi, a capo dei quali erano la fortuna e la felicità. Daniele comandò -a' servi che allestissero il caffè. Una febbrile energia invadeva le -fibre dell'erede... Egli più non capiva quello che veniva buccinato nei diversi -gruppi sperperati nella camera; il suo volto era livido, ma la vivacità -del delirio era nei suoi occhi; la coscienza della propria situazione -non l'avea per altro abbandonato. Il caffè fu recato nella solita coppa -d'oro in cui il Baronetto solea prenderlo. Daniele tolse di mano ai servi -il vassoio d'argento sul quale era la tazza ricolma di caffè, e con piè fermo -si accostò al letto su cui giaceva l'estinto. Il vassoio non pertanto -traballava nelle mani del perfido. Giunto alla sponda del letto, Daniele, -con voce tremante e appena sensibile, dimandò al cadavere: -</p> - -<p> -— Signor Baronetto, vuole il caffè? -</p> - -<p> -Dagli occhi del morto parve che balenasse uno sguardo elettrico e -<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span> -fulminante. Daniele vacillò, le ginocchia mancarongli... ei cadde e con -esso il vassoio colla tazza. Si corse in suo aiuto, ma egli si rimise ben -presto, balbettò alcune frasi di giustificazione, e chiese un bicchiere -d'acqua però che si sentiva ardere il petto e mancare il respiro. -</p> - -<p> -Prima di esporre a' nostri lettori il quadro terribile che pur ci è -forza di ritrarre, vale a dire: <span class="smcap lowercase">IL FIGLIO PARRICIDA ALLA PRESENZA DEL CADAVERE -DEL PADRE</span> — dobbiamo sdebitarci di una promessa, ch'è quella -di narrare il modo che tenne Daniele per involare dalla scrivania di Edmondo -la chiave della scatoletta contenente la polvere di Upas. -</p> - -<p> -Nel corso del giorno in cui Daniele avea meditato l'enorme delitto, -poi che si ebbe congedato dal Baronetto dicendogli che il domani sarebbe -partito per Darmstadt, il mandò a pregare che essendo quello l'ultimo -giorno della sua dimora a <i>Schoene Aussicht</i>, voleva riavere il piacere di -pranzare con lui. È a notarsi che, dal momento in cui nell'animo di Daniele -era nato il funesto pensiero di por termine a' giorni del Baronetto, -egli non ebbe più la forza di sedersi alla medesima mensa con lui; di che -si scusò, adducendo per pretesto che la sua salute non consentiva che -avesse pranzato in sul tardi. Il Baronetto accolse con estremo piacere -il desiderio del giovine e il tenne quale attestato del suo affetto. Daniele -pranzò col Baronetto: egli seppe abbastanza infingersi, bensì non tanto -che la cupa preoccupazione del suo pensiero non trasparisse: ma Edmondo -ne spiegò la ragione pel rammarico che il giovine dovea sentire per -la prossima sua partenza. Poche parole disse Daniele durante il desinare, -e pochissimo mangiò. Alquanti giorni innanzi, Edmondo, in una -delle serali conversazioni che tenea cogli amici, avea detto di aver ricevuto -da un suo corrispondente delle Indie la narrazione di un conflitto -avvenuto nel Ponjab tra gl'Indiani e la guarnigione inglese. Daniele, a -pranzo, fece cadere astutamente il discorso su questo fatto, e pregò il -Baronetto di leggergli la lettera del corrispondente; il perfido giovine -sapea che il Baronetto tenea questa lettera in uno de' cassettini della scrivania, -e che una sola chiave aprivali tutti. Edmondo, di nulla sospettando, -volea chiamare il suo cameriere per fargli prendere dalla scrivania -la lettera; ma Daniele si offrì di recarsi egli medesimo nello studio per -prenderla. Edmondo gli affidò la chiave. Daniele tornò colla lettera del -corrispondente delle Indie. Egli avea già involata la piccola chiave che -dovea servire a schiudere la scatoletta dell'Upas. Alzati di tavola, Edmondo -abbracciò Daniele e tornò a pregarlo che la sera non fosse mancato -alla solita riunione degli amici. E Daniele tornò a promettere che -non sarebbe mancato la sera, siccome avea promesso in sè medesimo -di non mancare la notte! Il compimento dell'infame delitto è già noto. -Dopo aver somministrato il caffè al cadavere del Baronetto, Daniele si -accinse ad eseguire le condizioni impostegli. Il cadavere di Edmondo fu -vestito con quella proprietà e decenza ch'egli avea raccomandate. Il suo -abito era tutto nero, così avendo egli disposto negli articoli suppletorii -del suo testamento. Il cadavere dovea per l'intera durata de' nove mesi -portare il lutto della propria morte. Egli avea comandato eziandio che -ogni settimana se gli indossassero abiti nuovi. Il sarto francese fu incaricato -di fornire ogni sabato le vestimenta nuove del Conte di Sierra -<span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span> -Blonda. Daniele dovea vestire e spogliare il Baronetto, adempiendo verso -lui all'ufficio di cameriere. -</p> - -<p> -«La più minuta e scrupolosa cura sarà messa dal signor Daniele -dei Rimini a tener mondo il mio corpo da qualsiasi impurità della corruzione.» -</p> - -<p> -Quest'articolo delle condizioni facea fremere Daniele. Egli è vero -che per effetto dell'imbalsamazione la putrefazione interna cadaverica è -impedita, ma è egli mai possibile, senza le più assidue cure, impedire -che si formi su qualche parte del <i>corpo morto</i> un principio d'impurità? -E ogni giorno la biancheria doveva esser cambiata al cadavere! -</p> - -<p> -Il Baronetto avea benanche disposto che ogni giorno il suo parrucchiere -dovesse recarsi, come al solito, a <i>Schoene Aussicht</i>, per prender -cura del suo capo e della sua barba. La paga del parrucchiere era triplicata. -E il primo giorno, in fatti, dopo l'imbalsamazione, i capelli del Baronetto -furono lisciati, scrinati ammorbiditi con finissimi olii e pomate; -la sua barba fu pettinata ed allustrata, raccorciandosi i peli disuguali e -livellandosi così bene come se il Baronetto avesse dovuto trarre a qualche -festa di ballo. Così acconciatosi e vestito a bruno, il Conte di Sierra -Blonda fu trasportato nella Camera verde, secondo le disposizioni del -testamento. Egli venne adagiato sovra una delle magnifiche seggiole -d'avorio a forma di baldacchino. Era questa sedia interamente coperta -da soffici cuscini orientali, a disegni cinesi di color scarlatto. Nappe di -fili d'oro scendevano da una specie di tettino della sedia, lavorato ed intagliato -con tanta ricercatezza e con tanta minuta fatica che quel tettino -era un capolavoro di scultura. I piedi di questa seggiola, non più lunghi -di un palmo, rappresentavano quattro piccole pagodi con bambocci cinesi -nell'interno, figuranti alcuni mandarini che fumavano. Il cadavere -era coricato anzicchè seduto su questa seggiola, tranne che il busto era -sollevato e appoggiato a morbidi cuscini. Le braccia del Baronetto erano -adagiate in sul corpo in una positura semplice e naturale. Le mani erano -intrecciate senza stento l'una nell'altra. -</p> - -<p> -Nell'entrare in quella camera era impossibile il ravvisare un cadavare -nell'uomo che riposava leggiadramente su quello splendido divano -cinese. Il volto del Baronetto non era dissimile da quello ch'era quando -era vivo, anzi una leggiera tinta di vermiglio si sfumava in sulle gote, -effetto della preparazione del minio, ch'era entrato nella composizione -dell'imbalsamazione. Nell'atteggiamento di quel corpo, nella giacitura -del capo alquanto inchinato a destra, quasi che avesse guardato, dalla -dischiusa finestra, gl'incanti paesaggi che si disegnavano sulle rive del -Reno, in quegli occhi vagamente socchiusi, come per evitare la troppa -luce che veniva dal giorno sereno e ricco di sole; in tutta la sua persona -insomma nulla era che non avesse perfettamente simulata la vita. -</p> - -<p> -Illusione spaventevole che metteva ad ogni istante il ghiaccio e la -morte nel cuor di Daniele! -</p> - -<p> -Il dubbio terribile che dalla lettura del testamento era nato nell'animo -dell'assassino di Edmondo diventò orrenda certezza per una di quelle -circostanze che la Provvidenza fa nascere al bisogno quando intende premiare -o punire. Edmondo solea ricevere gli amici con tutta la splendidezza -<span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span> -ed il fasto d'un milionario. Pel consueto, egli era vestito con giubba -nera. E quella sera, ultima della sua vita, egli aveva indossato una -giubba nuova. Daniele stimò per la prima volta vestire il cadavere con -quel medesimo abito: e nel passarlo in sul corpo dell'estinto, si avvide -di una carta ch'era nella tasca della giubba. Egli se ne impossessò. Era -la lettera di Maurizio Barkley la quale contenea la rivelazione della vera -entità di Daniele de' Rimini. È indicibile il furore da cui fu preso il perfido -Daniele alla lettura di quella lettera... Egli versò segrete lagrime di -disperazione; si strappò i capelli; la sua ragione si confondeva! -</p> - -<p> -«Da quanto tempo mio padre era conscio del segreto? dimandava a -sè stesso il forsennato... Io forse l'uccisi nel momento in cui egli sognava -di stringermi al suo cuore!... Oh, ne son sicuro! Mio padre non -avrebbe indugiato a palesarsi a me, a riconoscermi, a legittimarmi!... -Mio padre! mio padre! Io ho ucciso mio padre! l'ho vilmente assassinato -nel proprio suo letto, come fanno i ladri per impossessarsi d'un tesoro! -ed io mi sono seduto alla sua mensa! Molte volte mi chiamò suo figlio!... -La prepotente voce del sangue parlava in me! Ed io l'ho soffocata! Maledetto -il momento che conobbi Emma di Gonzalvo!... Maledetto il momento -che posi il piede a Manheim!... No, questa lettera è d'una data -recentissima; essa non ha potuto arrivare che ieri!... ieri sera forse!! -Mentre io meditava il delitto e mi accingeva a compirlo, mio padre sapea -di avere in me un figliuolo!... All'alba forse egli sarebbe corso da me per -abbracciarmi!... Ed io ho sepolto per sempre nel petto di mio padre un -avvenire di amore, una vita di felicità! -</p> - -<p> -Tutto quel primo giorno di adempimento dei patti, Daniele non rimase -che pochi momenti da solo col cadavere del Baronetto. Quasi tutti -gli abitanti di Manheim si recavano a <i>Schoene Aussicht</i> e dimandavano -il permesso di entrare nella camera verde. Daniele, in qualità di esecutore -testamentario, era ormai la sola volontà che dominasse a <i>Schoene -Aussicht</i>: egli però permise agli abitanti di Manheim di trarsi la curiosità -di vedere <i>il morto in funzione</i>, siccome nel paese diceasi. Il fatto è che -quegli abitanti guardavano con più sorpresa il giovine italiano che il cadavere -del Baronetto. Non si tosto Daniele entrava nella camera verde, -un bisbiglio si levava, e tutti gli occhi eran volti verso di lui. «Ecco, -ecco, il <span class="smcap lowercase">CUSTODE DELLA MORTE</span>,» si sentiva susurrare con mistero e paura. -Daniele fu costretto di proibire l'ingresso a tutti i curiosi; e questo fu -peggio per lui, perchè così era lasciato solo nella camera verde. E questa -solitudine diventò orribile allora che le tenebre caddero sulla terra. La -camera verde era rischiarata da un gran globo d'alabastro, che spandeva -in quella stanza una luce vaporosa e fantastica. Entrando ivi di sera, Daniele -gittò un'occhiata sul Baronetto, ed un brivido gli corse per le ossa. -L'illusione era completa! -</p> - -<p> -A malgrado dell'estrema ripugnanza che egli sentiva a guardare il -cadavere in sul volto, Daniele rimase lunga pezza a contemplarlo. Parea -che quegli occhi, renduti immobili per morte, si drizzassero a lui con orrenda -espressione... Strani fantasmi, stranissime larve si aggiravano in -quei momenti per la fantasia dello sciagurato giovine. Tra le altre cose, -un continuo buccinamento gli stava nelle orecchie: sentiva sempre la -<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span> -voce del Baronetto, che gli ripeteva con sarcasmo le parole che gli disse -non appena fu conchiuso il funesto contratto: <i>D'ora in poi io vi considero -qual figlio mio!...</i> Indi ricordava quello che il Baronetto gli disse -innanzi di conchiudere il contratto: <i>Io vi sarò debitore d'una eterna obbligazione!</i> -</p> - -<p> -«<span class="smcap">Eterna! eterna!</span> — I capelli si alzavano sul capo di Daniele;... -i suoi occhi si affissavano con indicibile espressione sul sembiante di suo -padre... -</p> - -<p> -«Dov'è al presente la tua anima, o padre mio, pensava lo sciagurato -immobile sul cadavere,.. perduta forse! <span class="smcap lowercase">ETERNAMENTE PERDUTA!</span>... -e per mia cagione! Ed io l'ho spinta all'eterna perdizione! O padre mio, -tu riposavi con tanta placidezza allora che l'infame mio braccio ti aprì -in un baleno l'eternità!» -</p> - -<p> -Daniele non piangeva; ma una lagrima secca e disperata, una lagrima -di fuoco si era fermata nel mezzo della sua vitrea pupilla, e la camera -verde gli sembrò dipinta a rosso; e gli parve che le braccia di suo -padre si muovessero per dimandargli soccorso. Allora ei si trovò sulle -labbra certe parole antiche, che gli avevano insegnate quando era bambino... -Daniele compitò macchinalmente una prece. -</p> - -<p> -Le nove della sera battevano all'orologio. Il cameriere inglese si -allacciò in sull'uscio della camera verde e disse a Daniele: -</p> - -<p> -— Signor de' Rimini, è l'ora del tè. -</p> - -<p> -Daniele fu scosso come da uno stimolo elettrico: con faccia stupida -chiese al cameriere che cosa bramava, il cameriere ripetè la formola. -</p> - -<p> -Era convenuto che ogni azione di Daniele, relativa alle condizioni -del testamento, doveva esser fatta alla presenza del cameriere inglese e -di due altri testimonii, i quali firmavano ogni sera il verbale della giornata. -E questo, per attestare, alla fine dei nove mesi l'adempimento degli -obblighi imposti all'erede. Daniele tornò in se ebbe rossore di sè medesimo, -pensò ad Emma e al Duca di Gonzalvo, riprese coraggio, si alzò -e si dispose a porgere il tè al Baronetto. -</p> - -<p> -«Ogni sera, dopo l'ora del tè, il signor Daniele de' Rimini suonerà, -alla presenza del mio cadavere, un pezzo a piano-forte e canterà un'aria -di sua scelta.» -</p> - -<p> -E quest'ora terribile era giunta! E non solamente il cadavere del -Baronetto ma tre altre persone doveano ascoltare quella musica e quel -canto, i tre testimoni! Daniele, coll'occhio delirante, col vòlto pallidissimo, -coll'anima lacerata a brani dal rimorso, si sedè al piano-forte. Il -cadavere del padre gli era di rimpetto. Daniele fece sforzo incredibile -nel porre le mani sulla tastiera: egli non si ricordava niente più, avea -smarrito le regole dell'armonia, del contrappunto, non riconosceva più -i tasti!! Ma di botto, la sua faccia s'irradiò, i suoi occhi scintillarono, la -sua testa tremò... Una melodia dolcissima.... celeste.. straziante esalò -da quella tastiera. Gli occhi de' tre testimoni si empirono di lagrime!... -Era il <i>Requiem</i> di Mozart quello che Daniele avea sonato! -</p> - -<p> -Sopraggiunta la notte, Daniele ordinò che il suo letto fosse trasportato -nella stanza contigua alla camera verde. Nonostante il ribrezzo che -gl'ispirava la prossimità del cadavere, egli non volea per tanto discostarsene -<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span> -in nessuna ora del giorno e della notte, imperocchè temeva che -qualcheduno di quelli che aspiravano all'eredità del Baronetto avesse involato -o fatto sparire il prezioso deposito, della cui custodia e conservazione -esso Daniele era incaricato. La camera verde avea due usci, per l'un dei -quali si andava allo studio del Baronetto e ad altre stanze, e per l'altro -si riusciva sulla villetta. Di entrambi questi usci, ben chiusi, Daniele conservò -le chiavi. Egli non volle far rimanere altro lume nella camera -verde, durante la notte, che quella stessa lampada d'oro che soleva rischiarare -la stanza da letto di Edmondo. Daniele accese dunque a fianco -del Baronetto il lume; serrò con molta cura le finestre e le porte; dette -un'occhiata al cadavere, e rimase a mezzo la camera, colpito da un pensiero -che gli andò a toccare le più recondite fibre del cuore. Daniele era -solo al cospetto di suo padre! -</p> - -<p> -L'anima di costui il vedeva e l'udiva... Daniele pensò gittarsi a piede -del cadavere di suo padre, sciogliersi in amare lagrime di pentimento, -chiedergli perdono di avergli data la morte, non conoscendo esser lui suo -padre; implorarne la benedizione. Un quarto d'ora all'incirca restò il giovine -battagliando con sè medesimo; ma ogni volta che lo sguardo si portava -sulla vittima, parea che questi il respingesse. Daniele non ebbe la -forza di mandare ad effetto il suo proponimento, e poco stante, gittando -un altro sguardo di angoscia sul cadavere, come se avesse voluto dargli -la buona notte, si ritirò nella stanza contigua, dove avea fatto preparare -il suo letto. Daniele, com'è a supporsi, non potè chiudere gli occhi per -tutta la notte. Sebbene l'uscio che il separava dalla camera verde fosse -chiuso a chiave, ad ogni momento sembrava allo sciagurato giovine che -quella porta si aprisse, e che il Baronetto redivivo gli comparisse dinanzi -per opprimerlo dei più strazianti rimproveri. Qualche volta Daniele, cascando -a sonno per stanchezza, si destava poco di poi a soprassalto, col -petto affannoso, colla faccia livida e cogli occhi smarriti; spalancava gli -occhi, si poneva a sedere in letto, e volgeva lo sguardo atterrito intorno -a se. Egli avea sognato che suo padre stesse seduto alla sponda del letto. -</p> - -<p> -Altre volte il misero, non si tosto, dopo lunghe ore di agitazione, -giungeva a prender sonno, sentiva nell'orecchio la voce del padre, e gittava -uno strido altissimo, e si svegliava per non più raddormentarsi. -Una notte, mentr'ei vegliava, secondo il consueto, e tenea rivolto lo -sguardo sull'uscio della camera verde, vide di repente sparir la luce che -rischiarava quella stanza!... -</p> - -<p> -La lampada era spenta! -</p> - -<p> -Daniele solea farla provvedere di tant'olio da poter durare la luce -per molte notti. Come dunque si era spenta quella lampada? Lo sciagurato -giovine fu preso da strani timori; volle alzarsi per trarre nella -stanza del cadavere, ma non bastogli a tanto il coraggio; e stava con un -violento battito di cuore. Mentre così rimanea perplesso ed insonne, Daniele -porse attento l'udito... Un lamento fioco, indistinto, un pianto soffocato -partiva dalla camera verde!! Fu così terribile l'illusione, che Daniele, -balzato di letto, corse precipitosamente a destare i servi, e narrò -loro lo strano fenomeno che avea colpito le sue orecchie. Si entrò con -lumi accesi nella camera verde; si ricercò della cagione del lamento... -<span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span> -Nulla si era mosso in quella stanza... Il Baronetto era sempre al suo -posto, ironico e beffardo simulacro di vita! -</p> - -<p> -Così Daniele avea passato circa una ventina di notti. Egli non era -più riconoscibile: profonde occhiaie gli si erano scavate in sul volto! La -sanità del suo corpo era perduta, la sua ragione era vicina a perdersi. -Eppure, egli attingeva forza, energia e coraggio pensando all'avvenire, -pensando alla sospirata fine di quei nove mesi, che dovevano partorire -la <span class="smcap">Felicità. La felicità!</span> Ecco <span class="smcap lowercase">L'OMBRA</span> dell'uomo in sulla terra; essa è -sempre indietro o innanzi a lui! La felicità non è che in Dio. La virtù soltanto -avvicina l'uomo a Dio, e la morte sola fa sparire la distanza che li -separa. -</p> - -<p> -Fra gli altri fantasmi che confondeano la ragione e abbattevano la -salute di Daniele, ogni giorno, nel primo entrare ch'ei faceva nella camera -verde, pareagli che il Baronetto non si trovasse in quella medesima -posizione in cui era la sera precedente. I camerieri si burlavano di -queste allucinazioni di Daniele e si ingegnavano di richiamarlo alla ragione; -ma tutto indarno, perocchè quelle allucinazioni erano figlie della -rea coscienza. Ammirabil disegno. Il cadavere del Baronetto ch'era stata -la serpe morale la quale avea roso le notti di Edmondo, era parimente -il verme che rodeva le notti di Daniele. Per colpire le coscienze colpevoli, -Dio si vale ben sovente delle loro stesse immaginazioni. In qualche -notte, Daniele distraeva le sue veglie rimandando il pensiero a' tempi della -sua fanciullezza. Allora egli pensava con orgoglio all'alta sua nascita, -pensava con tenerezza alla madre sua di cui l'immagine se gli piangea -ben viva alla mente; e cercava di adunare e collegare tutte le più lontane -e sparse reminiscenze per trarne qualche illazione o spiega. Talvolta -egli pensava con lacerante rammarico a' giorni tranquilli e felici della -sua adolescenza passata sotto il tetto di Giacomo Fritzheim; ricordava -l'amor tenerissimo della virtuosa Lucia; rimembrava le notti di placidissimo -riposo che il ristoravano.. E un orrendo paragone il facea disperare! -</p> - -<p> -Il riposo della virtù sotto l'umil tetto del povero: l'insonnia del delitto -sotto le dorate volte del ricco palagio! -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Erano scorse alquante settimane dal dì della morte del Baronetto. -Una sera, dopo l'ora del tè, e dopo aver suonato il pezzo di musica e -cantata un'aria, che per lo più era una melodia tristissima o una preghiera, -Daniele era rimasto seduto al suo posto, vicino al piano-forte, -abbattuto dagli sforzi di coraggio che tuttodì faceva, non meno che dalle -veglie, da' rimorsi e dalle sofferenze morali. Egli era solo: i testimoni -si erano ritirati. Il globo d'alabastro schiarava la camera e l'immobil fisonomia -del Baronetto. Daniele, collo sguardo fisso sul cadavere di suo -padre, era sepolto nella tristezza più desolante. Gli occhi del cadavere il -faceano fremere, ma pure un fascino terribile, una forza inesplicabile costringevanlo -a guardar sempre la faccia del padre. L'oscillante e vaporosa -luce del globo d'alabastro disegnava stranamente gli angoli del volto -del morto, e dava alla sua fisonomia qualche cosa di mobile e di vivo: -quelle labbra pareano sogghignare, pareano socchiudersi per parlare. -Daniele era agghiacciato di spavento, eppure non avea la forza di abbandonar -<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span> -quella camera. Di botto, la sedia a letto, su cui era adagiato il cadavere, -si mosse, come se questo avesse fatto uno sforzo per levarsi. -</p> - -<p> -Orribile a dirsi!! Il braccio destro del cadavere si alzò! Daniele mise -un grido fortissimo e chiuse gli occhi. — <span class="smcap">L'upas!! l'upas!! che facesti -dell'upas?</span> -</p> - -<p> -Daniele gittava gridi orribili!... I servi accorsero... e trovarono il -giovine mortalmente svenuto. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_160">[160]</span></p> - -<h3 id="cap6-5">VI. -<span class="smaller">L'AMICO</span></h3> -</div> - -<p> -Un uomo avea mosso il braccio del cadavere e profferito quelle -parole. Egli era Maurizio Barkley! -</p> - -<p> -Diamo la spiegazione di questa che all'apparenza può sembrare -stranezza di Maurizio. -</p> - -<p> -Nove giorni dopo la morte del Baronetto, Maurizio leggeva nelle -<i>Notizie diverse</i> di un giornale francese: -</p> - -<p> -«Ci viene scritto da Baden che nella città di Manheim è morto alcuni -giorni fa il proprietario della bella tenuta di <i>Schoene Aussicht</i>. Egli -è stato trovato estinto nel proprio letto, dopo aver passata la sera precedente -a banchettare cogli amici. Egli ha lasciata una fortuna stragrande -ad un giovine italiano, a patto che questi custodisca il cadavere di lui -per nove mesi, nella stessa abitazione di <i>Schoene Aussicht</i>. La strambezza -e la originalità di un tal testamento formano il subbietto di tutte le -conversazioni». -</p> - -<p> -Confessiamo di non trovare espressioni bastevoli a dipingere la sorpresa -e il dolore del buon Maurizio a tal nuova inaspettata! Allorchè egli -attendeva con ansia una risposta all'ultima lettera scritta al Baronetto, -gli giunge, per via indiretta, la notizia della costui misteriosa morte! Non -sappiamo dire quante volte Maurizio rilesse le parole del giornale francese, -quasi non credendo agli occhi propri. Maurizio amava il Baronetto, -l'amava con tanta appassionata venerazione, che avrebbe mille volte sacrificata -la propria vita per lui. I trascorsi della vita di Edmondo, le costui -follie, i pericoli incessanti a' quali si esponeva, erano cagioni di -gravi cordogli all'animo del nobile schiavo, il quale, con tutto quel poco -d'influenza che avea sul cuore del Baronetto, ingegnavasi di rimenarlo -ad un tenor di vita meno esposto a pericoli ed a rimorsi. Edmondo ricambiò -l'affetto dello schiavo con altrettanto attaccamento, e, poscia che -questi l'ebbe cansato da morte imminente, Edmondo ringraziò il cielo di -avergli conceduto un vero amico, e come tale sel tenne appresso a sè in -prosieguo di tempo, affidandogli, siccome altrove dicemmo, gl'incarichi -più difficili e dilicati. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span> -</p> - -<p> -Maurizio, prima di concepire l'ardente passione per Emma di Gonzalvo, -non sentiva altro amore che pel Baronetto. E anche la sua passione -per Emma non attenuò per niente o indebolì il suo amore per Edmondo. -Era questo amore radicato nell'animo integro dell'Africano, così -che se gli era renduto un elemento di vita. Maurizio amava il Baronetto -siccome amava l'aria e la luce, con quell'amore cioè che più non si avverte, -sendosi fatto abituale e intrinseco all'esistenza, con quell'amore -placido, uguale, costante, inalterabile. Il Baronetto era per lui più che -un padrone, più che un amico, più che un padre; era un nume! Maurizio -era felice nell'amare Edmondo e dimostrarglielo con un attaccamento -e con una fedeltà a tutta prova, siccome era felice nell'amare la figliuola -del Duca di Gonzalvo e nasconderglielo. Alla notizia della morte del Baronetto, -Maurizio non avea pianto, non avea messo gemiti e grida, siccome -suol disfogarsi un acerbissimo dolore: il suo primo movimento fu -porre la mano sopra uno stiletto inglese che portava sempre addosso. -Ma nel puntare il pugnale contro il proprio petto, due pensieri il rattennero: -la notizia poteva esser non vera o almeno esagerata; se vera, un -delitto era stato commesso e a lui spettava il vendicarlo. -</p> - -<p> -L'Africano possedeva uno sguardo morale, acuto e penetrante al -pari del suo sguardo fisico. Ratto come il baleno, il suo pensiero corse -a Daniele, e indovinò in questi l'autore della improvvisa e arcana morte -del Baronetto. Maurizio sapea quali tristi passioni albergassero nel cuor -del giovine pianista, e come l'avidità dell'oro spegnesse in lui ogni altro -buon sentimento; sapea che questi avea promesso di ritornar milionario -dopo due anni per impalmare Emma di Gonzalvo; e fin dal momento che -il Baronetto gli scrisse di aver conchiuso col pianista quella specie di -funesto contratto di morte, Maurizio temè gli agguati di Daniele, tanto -che si affrettò di scrivere a Edmondo la lettera che questi ricevè poche -ore prima di miseramente morire. Ricordiamo il seguente passo di questa -lettera: -</p> - -<p> -«Questo importante segreto è ora nelle vostre mani, signor Baronetto: -a voi lo rivelo, e non a lui; fate quello che credete, non ispetta -a me darvi consigli. Soltanto non posso celarvi che fareste bene a discoprirvi -al figliuol vostro e dare sfogo al vostro amor paterno: <i>non -posso dirvi il perchè opino così</i>.» -</p> - -<p> -Maurizio <i>opinava così</i> perchè suspicava quello che appunto era avvenuto! -Nello stesso giorno in cui Maurizio aveva letto la notizia della -morte del Baronetto nei pubblici fogli, giunsegli una lettera dell'amministratore -Americano che gli dava i tristi ragguagli di questa morte non -meno che delle disposizioni testamentarie del defunto, della sua imbalsamazione, -del cominciato adempimento delle condizioni di eredità; e soggiungeva -in un <i>postscriptum</i>: -</p> - -<p> -«Il <i>Custode della morte</i> sembrava essere stato vivamente colpito -dalla improvvisa catastrofe del Conte: il suo cervello sembra averne -patito.» -</p> - -<p> -Ciò bastava per confermare i sospetti di Maurizio. Il rimorso era -che sconcertava la ragione di Daniele. Maurizio rimase lunga pezza immerso -nel più profondo dolore, ma ora egli aveva un dovere a compiere: -<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span> -volare a <i>Schoene Aussicht</i>, obbedire all'ultima volontà del Baronetto, -trovar le orme del delitto, e vendicarlo. Lungamente egli pensò al come -il perfido giovine avea potuto dar morte al Conte: pose a tortura il cervello -per indovinare il modo che il Daniele avea tenuto per ischiudere -impunemente una tomba: passò in rivista tutt'i veleni più segreti, e da -ultimo il pensiero dell'Upas gli sfolgorò alla mente come luce improvvisa. -Maurizio conosceva che il Baronetto conservava le foglie dell'Upas, -però ch'egli stesso era stato testimone della morte de' due schiavi nell'isola -di Giava, i quali avean perduta la vita nel togliere dall'albero -omicida le fronde che dovean servire ad arricchire il piccolo museo di -curiosità del milionario. All'infuora di questo, Edmondo avea letto le sue -<i>Memorie</i> al suo amico Barkley, nelle quali eran notate le velenose qualità -della pianta <i>Bohon-Upas</i>. Daniele dunque si era servito dell'Upas -per uccidere Edmondo. -</p> - -<p> -Maurizio era stupefatto di sorpresa, di dolore. In che modo Daniele -avea potuto impossessarsi del veleno? Ecco il mistero che restava a -schiarire. Il più importante a farsi era di volare a Manheim. Nessun obbligo -il trattenea più a Napoli: era finita la sua missione presso il Duca -di Gonzalvo... Maurizio si affrettò a recarsi colà dove il chiamava un -tristo dovere. Egli dette in fretta un addio al Duca, ad Emma, che si mostraron -addolorati pel suo allontanamento da Napoli: promise di ritornar -presto; nulla rivelò della cagione della sua repentina partenza, e soltanto -disse che dovea trasferirsi in Inghilterra per mettersi in possesso -di una eredità. -</p> - -<p> -Dopo dieci giorni Maurizio era a <i>Schoene Aussicht</i>: Egli arrivò al -casino nelle ore vespertine: aveva il suo proponimento: non si fece vedere -che al solo amministratore Americano, cui pregò di tener nascosto -il suo arrivo a tutti, e particolarmente al giovine de' Rimini. Con ogni possibile -cautela Maurizio entrò nello studio del Baronetto, e si diede a ricercare -lo scritto in cui questi avea gittate le memorie della sua vita. La -prima cosa che andò a trovare in quelle memorie si fu il viaggio di Edmondo -nella Meganesia; il suo soggiorno nell'isola di Giava. La pagina -che conteneva i ragguagli sull'albero <i>Bohon-Upas</i> era disparsa! -</p> - -<p> -Non cadeva più dubbio! Maurizio pensò di fare in qualche modo confessare -tacitamente il delitto allo stesso delinquente. -</p> - -<p> -«Se Daniele è innocente, pensava l'amico di Edmondo, la parola Upas -non debbe cagionargli alcuna commozione; al contrario, se egli è colpevole, -siccome tutto il rivela, questa parola debbe di necessità produrre in -lui sbigottimento e terrore.» -</p> - -<p> -Pensato a questo, Maurizio aspettò il momento, in cui il giovine si -fosse trovato al cospetto del cadavere della sua vittima. Terminato il -pezzo di musica e l'aria cantata da Daniele, e allora che i servi testimoni -si furono ritirati, Maurizio era destramente entrato nella camera verde, -per mezzo dell'uscio della villetta. Favorito dalle ombre della sera e -dalla preoccupazione del giovine, egli si era con ogni precauzione celato -dietro la sedia a letto ove giaceva il cadavere. È da notarsi che la spalliera -di questa sedia era situata quasi di contro all'uscio che metteva -nella villetta, così ch'era difficile di scorgere il personaggio ch'era entrato, -<span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span> -e che rimaneva a tal modo nascosto agli occhi del giovine. Alle -grida di profondissimo terrore che Daniele avea messe, Maurizio si accertò -della realtà del delitto, e la sua bell'anima ne fu lacerata. -</p> - -<p> -Dicemmo che Daniele fu trovato da' servi mortalmente svenuto. Egli -fu trasportato privo di sentimento sul suo letto, dove gli vennero usate -le cure che il suo stato richiedeva. Maurizio rimase solo col cadavere -del Baronetto. Non mai di afflizione più profonda si vide cosparso il sembiante -dell'Africano. Egli rimase gran tempo a contemplare quel cadavere, -che gli disbranava il cuore: si gittò poscia a' piedi di lui, e su -quelle fredde mani fe' cadere un diluvio di baci e di lagrime. -</p> - -<p> -Virtù rara e sublime! Maurizio poteva con una sola parola vendicare -il Baronetto, annientare il frutto del delitto di Daniele, consegnandolo -all'autorità sotto il peso di sospetti ben fondati; e poteva egli solo, -Maurizio, mettersi in possesso dell'intera eredità di Edmondo: dappoichè -era detto nel testamento che, qualora dal giovine de' Rimini si fosse -mancato agli obblighi impostigli, l'eredità ricadeva tutta su Maurizio -Barkley, ritenendosi per tanto tutte le altre disposizioni a favore delle -persone nominate nel testamento. Aggiungi che Maurizio, distruggendo -l'avvenire di Daniele, distruggeva in lui un potente rivale in amore. Ma -il Cafro pensava che denunziando il giovine alla giustizia, egli denunziava -il figlio del suo amico il Baronetto! D'altra parte, non avendo pruove -evidentissime del misfatto, ma soltanto semplici induzioni e sospetti, la -giustizia avrebbe tenuta così fatta denunzia come figlia della brama di -mettersi in possesso della eredità del milionario, privandone, sotto il -peso di un'accusa capitale, il giovine pianista. Maurizio fermò adunque -di non palesare ad anima viva i sospetti, che per lui erano lampante certezza, -e di abbandonare il parricida alle mani di Dio. Maurizio si affrettò -di eseguire la volontà del Baronetto e gli ordini, di cui questi lo aveva -incaricato. -</p> - -<p> -In quella sera stessa egli andò dal notaio di Edmondo per aggiustare -tutte le faccende riguardanti le disposizioni testamentarie. Prima di ogni -altra cosa, Maurizio volea provvedere al più presto al sostentamento dei -figli del suo amico, distribuendo il capitale lasciato loro in retaggio. -Tranne Daniele e Eduardo, gli altri tre figli di Edmondo, eran poveri, e -fino a quel momento eran vivuti coi mensili assegnamenti che il padre -facea lor capitare. -</p> - -<p> -Era d'uopo congedare gli agenti posti agli ordini di esso Maurizio: -essendo ormai inutile l'opera di costoro. Barkley doveva a volo recarsi -a Parigi, a Glascovia, a Pisa e a Cadice, volendo per l'ultima volta rivedere -i figli del suo amico, rivelare ad essi il segreto che per tanti anni -avea lor tenuto nascosto, e consegnare a ciascuno la parte del retaggio -paterno che gli spettava. Maurizio avrebbe offerto a ciascuno di loro i -suoi servigi, e gli avrebbe pregati di far capitale di lui in ogni rincontro e -circostanza della loro vita, essendo egli stato il più fedel servo e affettuoso -amico del padre loro. Oltre a ciò, Maurizio dovea fare una corsa -in Inghilterra per prender possesso del feudo lasciatogli dal Baronetto a -Yorkshire, e denominato, siccome accennammo, <i>The Raven-Spot</i>. -</p> - -<p> -Prima di allontanarsi per sempre da <i>Schoene Aussicht</i>, Maurizio -<span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span> -avrebbe voluto dilucidare un dubbio che il tormentava. Aveva il Baronetto -ricevuto, pria di morire, la lettera nella quale se gli facea la rivelazione -di essere Daniele dei Rimini suo figlio? a malgrado di tutte le -sue dimande e indagini, Maurizio non avea potuto dileguare il suo dubbio -e venire in chiaro di un fatto che avrebbe forse potuto allontanare da -Edmondo il crudel destino che lo avea colpito. Pel dì vegnente, a prim'ora -del giorno, Maurizio avea stabilito di abbandonar per sempre Manheim -e <i>Schoene Aussicht</i>, luoghi che ad ogni passo gli ricordavano il -disgraziato suo amico. Ed in fatti, in sull'alba, egli trasse nella camera -verde per lo stesso uscio della villetta, per lo quale era entrato il giorno -innanzi. Daniele abbattuto da febbre e da delirio nella notte, non avea -pensato, come al solito di chiudere le porte di quella camera e conservarsene -le chiavi. Maurizio volle rivedere per l'ultima volta il suo amico, -il Baronetto e dargli un eterno addio. Entrato però nella camera verde, -il Cafro baciò rispettosamente la mano del cadavere, e stette a guardarlo -con muta espressione di profondissimo dolore. Mentre così egli stavasi, -l'uscio della stanza contigua si dischiuse, e Daniele si affacciò sulla soglia, -pallido, emaciato, tremante per acuta febbre, e coverto appena da -una veste da camera. Egli avea sentito rumore nella stanza ove era il -cadavere, ed alla febbricitante fantasia corse il pensiero che alcuno involasse -il deposito che dovea fruttargli l'eredità; era però balzato dal -letto, si era gittato addosso quella veste, e veniva ad impedire che gli -fosse rubato il cadavere. Daniele rimase stupito veggendo Maurizio -Barkley. -</p> - -<p> -— Voi qui, signore! ebbe appena la forza di balbettare. -</p> - -<p> -— Son venuto a trovarvi, signor Daniele, perchè ho qualche cosa -per voi, disse freddamente Maurizio mettendo la mano in tasca e consegnandogli -una cambiale. -</p> - -<p> -«Eccovi la parte di eredità che vi spetta, signor <i>Daniele Fritzheim</i>; -vostro padre m'incarica di darvi queste duemila e quattrocento piastre, -quinta parte delle dodicimila che debbo distribuire tra voi e gli altri quattro -fratelli vostri... Via su, non arrossite, signor Fritzheim, e aggiungete -questa piccola somma a due milioni che toccheranno al <i>Custode -della morte</i>, Daniele dei Rimini, al quale direte da parte mia che adempia -esattamente agli obblighi impostigli, perchè Emma, sua cugina, lo -aspetta». -</p> - -<p> -Maurizio uscì da quella stanza presto come un baleno, senza dare il -tempo al giovine di rispondere una sola parola. Daniele rimase appo la -soglia... Un'altra parola avea colpito le sue orecchie, un'altra parola -che contribuiva maggiormente a porre lo scompiglio e la morte in quella -povera ragione. -</p> - -<p> -Emma era sua cugina. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span> -</p> - -<h2>Parte Sesta</h2> - -<h3 id="cap1-6">I. -<span class="smaller">JUANITA</span></h3> -</div> - -<p> -Ci corre debito verso i nostri lettori di rischiararli rapidamente -sovra alcuni punti tuttavia scuri della nostra narrazione, ed in -ispecialità su la miserevol fine della madre di Daniele, Juanita -de Gonzalvo. -</p> - -<p> -Al capitolo I. della Parte terza, in toccando la vita del Baronetto, -dicemmo come, durante la sua dimora nell'Andalusia, egli avesse stretto -amicizia col Duca di Gonzalvo, capo politico di quella provincia, il quale, -imprudentemente concedendo favore e protezione alle scorrerie e alle -scappate dei cavalieri del Firmamento, avea per qualche tempo nascosto -e coperto agli occhi del governo di Madrid le follie di Edmondo e compagni. -Dicemmo che il Duca di Gonzalvo aveva una sorella, giovinetta di -straordinaria bellezza e d'indole franca, espansiva, appassionata. Era -Juanita il più bel fiore di Siviglia; non vi era giovine <i>hidalgo</i> nel paese, -il quale non sospirasse per la bella germana del governatore. Novella -Rosina, ella era l'oggetto dell'ammirazione e dei voti di un gran numero -di Lindori: battaglie di serenate, di fiori, di biglietti simbolici, gare di -sospiri e di dolci parole, guerre di dichiarazioni: tutto ciò divertiva la -fanciulla, ma nessun cavaliere avea fatto ancora profonda impressione -sull'anima di lei, infino a tanto che i suoi occhi s'imbatterono in quelli -del giovine inglese, di trista rinomanza nel paese, del nuovo Don Juan, -cav. del Firmamento. -</p> - -<p> -È curiosa e deplorabile ad un tempo la propensione che si hanno le -donne in generale per gli uomini di reprensibili costumi, i quali hannosi -acquistato un certo nome di avventurieri e girovaghi. In concorrenza, un -giovine dabbene e costumato perde per lo più nello spirito delle donne, -a paragone di un galante scioperato. Ciò vuol dire che, per lo più, le -donne, hanno la fantasia più impressionevole del cuore, e caggion però -negli agguati che vengon tesi alla loro vanità. Ma il pentimento tien dietro -a tali inconsiderate simpatie. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_166">[166]</span> -</p> - -<p> -Juanita s'invaghì di Edmondo: tutti invidiarono la sorte del nuovo Almaviva, -compassionando interamente quella della sconsigliata fanciulla. -Il giovine Conte di Sierra Blonda traeva ogni giorno a casa di Gonzalvo, -dov'era ben accolto dall'amico e dall'amante; ma egli simulava con l'uno -e con l'altra. Edmondo mal soffriva l'altera probità del capo politico di -Siviglia; ciò non pertanto se gli mostrava affettuoso, e ascoltava con infinta -docilità le amichevoli suggestioni del nobil Duca, il quale, con ogni -maniera di dolci rimproveri, ingegnavasi a quegli ammonimenti fraterni, -per indurre il Duca a scusare la sua condotta appo il governo centrale, -che fulminava da Madrid contro la comitiva dei cavalieri del Firmamento. -</p> - -<p> -Ben più agevol si era il persuader Juanita, buona credula, confidente -appassionata fino al delirio. Edmondo le avea detto ch'egli non poteva -parlar di nozze al Duca, fratello di lei, perocchè avea dato imprudentemente -promessa di matrimonio a una giovinetta di Cadice. -</p> - -<p> -— Se per poco si buccina il nostro amore, diceva il Baronetto alla -sorella del Duca, io sono perduto. Già il governo mi minaccia; già mi -tien d'occhio, e senza la protezione di tuo fratello, a quest'ora già sarei -fuori de' confini di Spagna. Fa però tener d'uopo per ora celato a tutti il -nostro amore, e sovrammodo al Duca tuo fratello, così sospettoso e che -non ha di me il miglior concetto del mondo. Usiamo grande circospezione -e prudenza. Verrà il tempo, e non lontano, che potrem disvelare agli occhi -del mondo il nostro affetto: fidati a me che ti amo quanto la pupilla -degli occhi miei. D'altra parte, se io mi aprissi a tuo fratello noi non potremmo -sì facilmente vederci, come di presente, ad ogni ora del giorno: -forse ei mi proibirebbe la soglia di questa casa, infino a tanto ch'io non -divenissi tuo sposo. E allora potremmo noi vivere, lontani l'uno dall'altra? -</p> - -<p> -A questa rete infernale venia colta la misera donzella, che amava -con quell'abbandono e con quella confidenza onde amano le fanciulle sensitive. -Frattanto la voce d'una perfidia senza pari commessa dal Baronetto -a Cadice giunse all'orecchio del governo unitamente a' richiami -d'una onesta famiglia oltraggiata. Il governo era stanco di udir richiami -e doglianze. Non ostante l'alta protezione di cui godevano i cavalieri del -Firmamento, un decreto di bando emanò da Madrid. Il Conte di Sierra -Blonda e i suoi amici doveano tra otto giorni valicar le frontiere della -penisola spagnuola. -</p> - -<p> -Edmondo era furioso, non perchè costretto ad abbandonare il teatro -delle sue follie, ma perchè non avea potuto ancora far di Juanita un'altra -sua vittima. Ma quando si trattava di criminosi proponimenti, la sua -fantasia era fertile di diabolici trovati. Edmondo rinvenne il modo col -quale, anche lontano, poteva avvicinare a sè la disgraziata giovinetta. -</p> - -<p> -Il Baronetto aveva un giorno presentato un suo amico al Duca di -Gonzalvo: era quest'amico, o per meglio dire, questo complice di Edmondo, -un giovine spagnuolo di costumi viziosi e d'indole maligna. Questi -si era, per avidità di danaro, venduto in anima e corpo al Baronetto, -e serviva alle costui follie con zelo e fedeltà degna di miglior causa. Il -Duca avea stretta con confidenza la mano di questo uomo, siccome quella -del Baronetto, e stimava entrambi leali e ben nati cavalieri. La sua casa era -aperta ai due amici: una fiducia illimitata lor veniva accordata. Egli e il -<span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span> -suo complice si congedarono dal Duca di Gonzalvo, il quale, gli abbracciò -col volto bagnato di lagrime, e manifestò loro il più profondo cordoglio -per la condanna che li aveva colpiti. Più strazianti ancora si furono -gli addio di Edmondo e di Juanita, la quale non potè, alla presenza del -fratello, disfogare tutto quel dolore che le cagionava la partenza del suo -amato. Gli è vero che il giorno dinanzi, Edmondo l'avea in segreto rassicurato -che le sarebbe rimasto fedele insino alla morte, confortandola a -sperare nell'avvenire e negli aventi, e nella promessa che ei le dava di -sposarla non si presto ritornava a porre il piede in Ispagna. -</p> - -<p> -Edmondo e il suo amico doveano attraversare quasi tutta la Spagna -per trasferirsi a Bajonna, sulle frontiere della Francia, per dove intendevano -muovere, e dove il Baronetto possedeva un piccol feudo. -</p> - -<p> -Giunti a Madrid, l'amico di Edmondo si presentò all'autorità, e pronunziò -una di quelle parole che bastano a troncare una vita civile: era -una orribil calunnia politica contro il Duca di Gonzalvo, governatore d'Andalusia. -Una falsa scritta ben congegnata fu recata a luce e il Duca fu accusato -d'intelligenza co' nemici del paese e di clandestina corrispondenza -coll'uomo che avea già ripieno il mondo colla fama delle sue gesta militari. -Il giorno appresso, un dispaccio telegrafico da Madrid ordinava la -dimissione del Duca di Gonzalvo dalla sua carica, e il pronto suo sgombero -dal territorio spagnuolo. Il Duca fu colpito senza conoscere che cosa -avea cagionata la sua condanna: non valsero le sue proteste, le sue giustificazioni: -l'ordine era preciso ed inappellabile. Il nobile spagnuolo fu -ferito nell'anima; versò lagrime amare! perocchè non tanto gli dava cruccio -la perdita della sua carica e l'esilio al quale era condannato, quanto il -pensare alla macchia che avrebbe bruttato il suo cognome, venuto per -secoli in gran grido di attaccamento e fedeltà ai Monarchi delle Spagne. -</p> - -<p> -Non osiamo dipingere gli eccessi della sua collera, quando da Madrid -gli venne comunicata la cagione del suo bando e l'infame calunnia -che lo avea prodotto. Il Duca si abbandonò a tal furore che gittava urli -disperati ed imprecazioni atroci contro l'ignoto nemico che lo avea vilmente -calunniato. Oh se egli avesse saputo chi era il vero autore del tradimento! -Frattanto giunsegli una lettera di Edmondo, colla quale questi, -dicendogli di aver conosciuta la disgrazia di lui, invitavalo a venire a Bajonna, -insieme a sua sorella, e gli offriva la propria casa per soggiorno. -</p> - -<p> -Il Duca fu commosso da questo ch'ei credeva sincero attestato di -amicizia, e non ebbe difficoltà di accettare l'offerta di ospitalità che gli -faceva il Conte di Sierra Blonda, suo amico. L'ex-capo politico di Andalusia -dovea partire immantinente: le sue istanze di recarsi a Madrid -furono rigettate. Il Duca era allora promesso sposo della giovanetta -Isabella di Monreal, che abitava coi suoi genitori nel castello di Santiago, -poco discosto dal capoluogo della provincia. Egli scrisse alla sua -fidanzata la disgrazia che lo avea colpito, di cui giurò di essere innocente. -Ignaro del proprio destino, egli volle mandare alla sua promessa sposa -un pegno del suo amore e della sua fedeltà, e le regalò il proprio ritratto -che un pittore italiano gli fece in tutta fretta: era quello appunto che avea -fatto impressione a Daniele. -</p> - -<p> -Il Duca si separò con dolore da' pochi amici che gli erano rimasti -<span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span> -divoti dopo la sua disgrazia, e s'imbarcò a Cadice sopra un piccolo legno -commerciale, colla sorella Juanita che avea voluto partecipare alla sua -sorte, e con un fedel domestico che non volle dividersi dai suoi padroni. -Tutta la provincia di Andalusia rimpianse la perdita del buon governatore, -e stimò, com'era, calunnia l'accusa che avea provocato l'esilio. -</p> - -<p> -Nell'entrare sotto il tetto del suo amante, Juanita si credè felice e, -stimò arrivato il momento in cui i suoi voti sarebbero stati esauditi. -Nessun ostacolo più si frapponeva alle sospirate nozze! Edmondo nulla -più aveva a temere da quella famiglia di Cadice, nel seno della quale egli -avea portata la sventura. Più saldi vincoli di amicizia e di fratellanza -stringeva ormai tra lui ed il Duca l'ospitalità generosa offerta ed accettata -con piena fiducia ed amore. -</p> - -<p> -Fin dal primo giorno che Juanita si trovò sotto il tetto di Edmondo, -il pregò con tutta la forza che sapea ispirarle l'amore, di svelare alla fine -al Duca il loro affetto e chiederla in isposa. Edmondo promise di appagare -al più presto il desiderio di lei, ch'era puranche, com'ei diceva, il -suo più ardente voto. Intanto, un mese passò, passaron due passaron tre -mesi; Edmondo nulla avea detto al Duca di Gonzalvo, trovando sempre -nuovi pretesti al suo silenzio... -</p> - -<p> -Juanita sperava, e amava! Edmondo aspettava!! -</p> - -<p> -E l'ora che il perfido aspettava non tardò a giungere!.. E l'ora della -colpa fu al tempo stesso il germe dell'ora del castigo. -</p> - -<p> -<span class="smcap">L'ospitalità tradita con un delitto</span> a Bajonna, additava <span class="smcap lowercase">L'OSPITALITÀ -TRADITA CON UN DELITTO</span> a Manheim! -</p> - -<p> -<span class="smcap">Juanita sedotta</span> diveniva la madre di <span class="smcap">Daniele parricida</span>!!... -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Tiriamo un velo densissimo sulle funeste conseguenze di una colpa, -sulla quale Juanita pianse a lagrime di sangue. Inauditi sacrifici di ogni -giorno, di ogni ora, di ogni minuto; palpiti orribili di paura, di vergogna; -sussulti di speranza, angoscie di cuor tradito nella sua piena annegazione; -preghiere fervidissime rigettate dal più duro cinismo; amarissime -lagrime divorate nel segreto delle notti; apprensioni terribili; ecco la -storia di questa misera esistenza di donna. Juanita s'infermò, la sua malattia -fu avventurosa, perocchè essa, celando la colpa, allontanava la vendetta -del Duca che sarebbe piombata terribile su lei e sul perfido amico. -</p> - -<p> -Dopo un anno della dimora del Duca di Gonzalvo e di Juanita nell'ostello -del Baronetto a Bajonna, un bambino apparì in quella casa. Daniele -fu detto esser figlio di una cameriera ch'era stata presa a' servigi -di Juanita. Per molto tempo durò la simulazione. -</p> - -<p> -Edmondo avea gittato l'ipocrita maschera. Ogni speranza era morta -nel cuor di Juanita! La disperazione avrebbe indotto la misera donzella -a porre un termine ai propri giorni, se un poderoso sentimento non -l'avesse obbligata a vivere, l'amor materno. -</p> - -<p> -Ma un giorno, orribil giorno! tutto fu discoperto agli occhi del nobile -Duca di Gonzalvo. Uno slancio di amor materno avea tradita la sciagurata -Juanita! Il Duca si abbandonò a tutti gli eccessi di un furore che non -conosceva alcun limite. La mano del fratello avea colpito l'infelice vittima -del più vil tradimento. Ella fu salva per miracolo dall'ira del nobile -<span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span> -che aveva una benda di sangue innanzi agli occhi. Edmondo si era codardamente -involato alla vendetta dello spagnuolo. -</p> - -<p> -La madre eziandio fuggì col fanciullo, scampato per prodigio al furore -del Duca. Per ben tre anni Juanita errò in Francia e in Italia; comprando -la sua vita e quella del figlio colle fatiche delle proprie braccia. -Sovente lo scherno o l'ingiuria accoglievano le sue istanze per ottener -lavoro. Intanto per le vicende de' tempi e per la fortuna delle armi francesi -in Ispagna, la condanna del Duca di Gonzalvo era annullata. Juanita, -tenendo per certo il ritorno del Duca suo fratello in Siviglia, concepì la -speranza di un perdono per un fallo, di cui ella stessa era stata la più -misera vittima, e che già aveva espiato con parecchi anni di abbandono, -di miseria e di crudeli fatiche, Juanita deliberò di far ritorno in Ispagna. -Ella si trovava allora nelle nostre Calabrie. -</p> - -<p> -Per mandare ad atto il suo proponimento, ella scrisse una lettera -commoventissima ad un vecchio amico della sua famiglia, implorandone -i buoni uffici appo il fratello, e pregandolo di mandarle del denaro per -intraprendere il lungo viaggio. In questa lettera essa gli raccontava la -serie dolorosa delle sue sciagure, i giorni di miseria e di vagabondaggio -ch'era stata costretta a menare per sostentare il pargoletto figliuolo, e -faceva tal quadro tristissimo della propria situazione da dover muovere -anche un macigno. -</p> - -<p> -Dopo non pochi mesi giunse una risposta a questa lettera. Il vecchio -amico della nobil famiglia di Gonzalvo le scriveva: essere il Duca tuttavia -fuori della sua patria, non avendo voluto profittare della grazia concedutagli, -per rimaner fedele e devoto al suo legittimo Sovrano. Soggiungeva -la lettera che il Duca si era ammogliato da parecchi anni con -Isabella di Monreal, la quale avea voluto seguir la sorte di suo marito, -e che avea fatto porre nelle condizioni del matrimonio di non dover giammai -il Duca suo marito accogliere novellamente in casa la sciagurata -Juanita, disonore della propria famiglia. L'amico esortava nella lettera -la disgraziata giovine a dismetter l'idea di andar giammai a raggiungere -il fratello, dal quale non avrebbe ricevuto accoglimento veruno; sconsigliavala -parimente a ritornare in Ispagna, dove il suo nome era esecrato -e dove non avrebbe incontrato che ingiurie e abbandono da tutti gli antichi -amici della sua casa. Tutta la lettera era dettata con una durezza di -cuore che si spingea fino al sarcasmo e alla derisione. Il cuore di Juanita -fu trapassato da acuta freccia essa si tenne abbandonata da Dio e dagli -uomini. Allora che ricordava i giorni della sua innocenza, gli agi, gli -onori, i piaceri, l'amore della sua famiglia, ed ora si vedea caduta all'imo -della sventura e della prostrazione, l'infelice facea risuonar l'aere -del suo meschino abituro con grida e pianti altissimi, che faceano gridare -e piangere il fanciulletto Daniele, senza che avesse compreso la ragione -di quelle lagrime e di quei gemiti. La madre stringeva al seno l'innocente -figliuolo, il divorava di baci, ed alle infantili dimande di lui non -sapea rispondere che con lagrime e carezze. -</p> - -<p> -Era l'anno 1809, e per le nostre contrade tempi di politiche sciagure. -Le Calabrie, messe qualche anno addietro in istato di guerra, erano -tuttavia il teatro di frequenti deplorabili fatti. Juanita lucrava il sostentamento -<span class="pagenum" id="Page_170">[170]</span> -suo e del figliuoletto, dandosi a' lavori più umili. Ella abitava -una casipola posta a piè d'una montagnuola. Ne' primi giorni di quell'anno -1809, la misera fu colta dal vajuolo. Chi può narrare le angosce di quel -cuore di madre che vedea mancare il pane al figlio, e non potea procacciargliene, -affranta com'era dal male, abbandonata da tutti e pel timore -del contagio ond'eran presi i vicini abitanti, e pei tempi che si erano rotti -piovosissimi e tetri. Un giorno, la derelitta non potendo più resistere al -pianto del fanciullo che chiedeva del pane, il mandò con un suo biglietto -a una donna che dimorava poco distante, e ch'era di compassionevol -cuore; pregandola di aver pietà dell'innocente fanciullo e dargli qualche -moneta, ch'ella le avrebbe immancabilmente restituita non appena rimessa -in salute. Quel fanciullino era così bello, così gentile, così nobil -di volto! il piccolo messaggiere partì non senza aver ricevuto dalla sventurata -madre un milione di baci e di raccomandazioni. Si trattava di attraversare -una strada non più lunga di un quarto di miglio. La madre aspettava -con grande e perplessa ansietà..... Daniele più non tornò! Il fanciullo -era stato rapito da alcuni facinorosi e condotto in altra provincia -delle Calabrie. Lasciamo immaginare a' nostri lettori la disperazione -dell'infelice madre e tutto ciò che fece per trovare le orme dello smarrito -figliuolo. Tutto fu inutile! -</p> - -<p> -Giunse una mattina alle orecchie della sventurata che un fanciullo -era stato trovato estinto in un vicino bosco. Colma era la tazza della sventura! -Juanita perdè la ragione! La mattina del 25 gennaio di quell'anno -1809, il cadavere d'una donna fu visto galleggiare sulle acque del fiume -Basento. La notte precedente, Juanita vi si era gittata. Inesplicabili decreti -di Dio! In quella medesima notte, Giacomo Fritzheim, reduce da -un piccol viaggio fatto nell'interno del reame per commissione, ed avendo -smarrito il cammino, s'imbatteva, in una selva della Sila, nel fanciullino, -e seco il menava a Napoli, dopo aver fatto le debite dichiarazioni -alle autorità del paese. Il figlio era trovato, ma troppo tardi! Daniele, di -peso e d'incomodo a' suoi rapitori, era stato da essi abbandonato nelle -boscaglie della Sila. -</p> - -<p> -Molti anni dopo la morte di Juanita, tutta la sua tristissima storia -fu nota al Baronetto Edmondo, origine di tante miserie e sciagure. E -quando, credendo di fare ammenda delle sue colpe, volle pensare al sostentamento -de' propri figli, Maurizio Barkley, incaricato di questo pietoso -uffizio, non ebbe bisogno che di prendere da' registri municipali i -connotati lasciativi dalla deposizione di Giacomo Fritzheim, per porsi -sulle tracce del figliuolo di Edmondo. -</p> - -<p> -Il Duca di Gonzalvo seppe la crudel tragedia della sorella, ed ebbe -un gran pentimento della inflessibile durezza del proprio carattere. Egli -era frattanto tornato nel 1815 a Siviglia, investito novellamente del suo -pristino potere e dell'alta carica che dinanzi vi occupava. Gli avvenimenti -politici del 1820 il toglievan d'ufficio, dacchè egli era accusato -di troppo attaccamento all'antica forma del governo della Spagna. Il Duca -di Gonzalvo, già padre della bella Emma, nel cui amore egli era felice, -traeva con la sua famiglia a soggiornare in Napoli. -</p> - -<p> -Questi rapidi cenni bastano a rannodare con lucidezza gli avvenimenti -che abbiam preso a narrare, ed al cui sviluppo ormai ci accostiamo. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_171">[171]</span></p> - -<h3 id="cap2-6">II. -<span class="smaller">IL RITORNO</span></h3> -</div> - -<p> -Qualche tempo è scorso dagli avvenimenti che abbiamo narrati -nella quinta parte di questo racconto. -</p> - -<p> -Erano le dieci del mattino d'una rigida giornata d'inverno. -Nel palazzo di S... a Toledo tutto annunziava che la notte durava -ancora: chiusi i terrazzini e le finestre della camera da letto; i servi -oziosi nelle sale; il silenzio nell'interno de' vasti appartamenti. Una -elegantissima carrozza chiusa, al cui timone erano attaccati quattro superbi -cavalli inglesi, si fermò dinanzi al portone del Palazzo S... -</p> - -<p> -La cassetta di questa carrozza era difesa dalle ingiurie del verno da -un ricchissimo copertone sul quale sedevano il cocchiere e un valletto, -entrambi vestiti a nero con grandissima decenza. Al seggiolo del servitore -stava sdraiato un gigante <i>cacciatore</i> dalla barba foltissima e colle -solite armi proprie della sua carica. Arrivata la carrozza al portone, costui -smontò dal suo seggiolo e si fece dappresso ai cristalli dello sportello -per prendere i comandi del padrone. Intanto il portinaio del Palazzo S... -veduto quella carrozza di gran signore fermarsi alla bocca del portone, -stimò suo dovere inoltrarsi fin presso al montatoio del cocchio per sapere -chi era il proprietario di que' magnifici quattro cavalli inglesi, e che -si volesse. La tendina che copriva nell'interno lo sportello fu scostata -alquanto, e una faccia pallidissima si mostrò dietro di essa. Poco stante, -i cristalli furono abbassati, e una voce partì dalla carrozza per trasmettere -un ordine. Il <i>cacciatore</i> chiese al guardaportone se il Duca di Gonzalvo -era in casa. Dietro l'affermativa, il predellino fu abbassato, e un -uomo venne fuora della carrozza ed entrò nel portone. Quell'uomo era -Daniele. -</p> - -<p> -Era impossibile di riconoscerlo. Un pallor plumbeo covriva le sue -guance, il cui lividore maggiormente risaltava sulla barba nera che di -presente gli chiudeva la faccia in ogni verso. La sclerotica degli occhi, -da bianca, era divenuta affatto gialla, e due cerchi neri, come due ferri -di cavallo, solcavangli l'altezza delle gote. Qualche cosa di stralunato e -di infermiccio era nel suo sguardo incerto e sospettoso. Piuttosto che un -<span class="pagenum" id="Page_172">[172]</span> -giovine di venticinque anni, l'aria della sua persona ne dava a credere -trentacinque o quaranta. I suoi lunghi capelli erano già bigi! il delitto -avea gittato la prematura canizie su quel giovine capo: le sue spalle -erano bastantemente ricurve. Daniele avea puntualmente adempito ai -patti della eredità del Baronetto! i nove mesi di crudeli sofferenze fisiche -e morali erano spirati. Non diremo nove mesi, ma nove anni eran passati -pel figlio di Edmondo, contati colla febbrile impazienza di tutte le più veementi -passioni, onde può essere agitato il cuore umano. Quei nove mesi -erano stati una lunga e tormentosa tensione di tutte le facoltà dell'animo -di quel giovine; la sua vita e la sua ragione erano state attaccate ad -un sol filo: la passione dell'oro. Prima di conseguire l'eredità, il pensiero -di Emma era secondario in lui; ma, dopo, la passione per l'Andalusa -si alzò a prima potenza nel suo cuore. -</p> - -<p> -Noi non tenteremo di rimuginare nella melma di quel cuore e rimestarvi -le passioni odiose che il fanno pulsare e vivere. Sfuggito all'umana -giustizia, Daniele è sotto l'invisibil <span class="smcap lowercase">PROCESSO</span> d'un'altra giustizia, -alla quale nessun reo può sottrarsi. Noi però non oseremo gittare un'occhiata -nel fondo di quel cuore, caos tenebroso e terribile, su cui è sospeso -il fulmine di Dio. Questa volta Daniele non fu introdotto nel modesto -stanzino da studio del Duca di Gonzalvo, bensì nel gran salotto, di ricevimento. -Nel riporre il piede in quella casa, l'antico maestro di Emma -fu preso da una forte vertigine e dovè appoggiarsi contro un muro per -non cadere. Entrando nel salotto, ei disse al cameriere di annunziare al -Duca di Gonzalvo <i>un signore che dee parlargli per negozi d'importanza</i>. -Egli volea sorprendere il Duca alla sprovvista. -</p> - -<p> -Siccome accennammo la famiglia di Gonzalvo era tuttavia a letto, -però conveniva a Daniele di aspettare: ei si sedè sovra un canapè, e si -abbandonò alle profonde meditazioni che gl'ispirava la sua situazione. -Tutto quanto gli era accaduto sembravagli un sogno strano e orrendo? -Non per tanto egli tornava ricco, ricchissimo! La sete ardente della sua -giovinezza era appagata! Due volte milionario!! Quest'idea non era più -per lui l'oasi lontana, inaccessibile a' suoi passi, meta favolosa delle sue -febbrili aspirazioni; e sibbene era una realtà, un fatto! il più ricco tra -i giovani! Tra pochi momenti avrebbe riveduta Emma di Gonzalvo, la superba -spagnuola, che aveva affettato disprezzo per lui meschino maestro -di musica! Tra pochi momenti avrebbe riveduto quel Duca orgoglioso e -altero che tanto lo aveva umiliato in quell'ultimo abboccamento ch'egli -si ebbe con lui! Daniele mormorava tra i denti con sogghigno: -</p> - -<p> -— Ah! Signor Duca di Gonzalvo, voi dicevate che una <i>stolta speranza -mi aveva illuso: perdonavate alla mia fanciullezza l'audacia delle -mie parole</i>, chiamaste <i>insulto</i> la mia proposta di matrimonio! Ah... Signor -Duca, gli è vero che allora io non aveva due milioni da offrirvi; ma -io allora era giovine, avea genio, speranze, <span class="smcap lowercase">ERA INNOCENTE</span>!! Oggi, io -vengo a portarvi il <span class="smcap lowercase">MILIONE</span> che voi mi chiedete per mezzo della mano di -Emma! <i>Un milione rappresenta dieci generazioni di nobiltà; un milione -è una potenza, una grandezza, uno stato.</i> Furon queste le vostre parole, -signor Duca! Ed eccovi soddisfatto! Io ritorno milionario, siccome vi -promisi. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_173">[173]</span> -</p> - -<p> -La faccia di Daniele si allividì maggiormente, ed egli soggiunse cupamente, -e con infernale sarcasmo. -</p> - -<p> -— Ma voi, signor Duca, dimenticaste di aggiungere queste altre parole -ch'io soggiungo alle vostre: <span class="smcap">Un milione rappresenta ancora dieci -generazioni di coscienze impure; un milione è un marchio d'ignominia -per la fronte di un uomo</span>. -</p> - -<p> -Poco di poi Daniele ripigliava sempre tra sè: -</p> - -<p> -— <i>Direte da parte mia a Daniele de' Rimini che adempia esattamente -agli obblighi impostigli, perchè Emma sua cugina, lo aspetta!</i> Che -intese dire quell'uomo? Emma mia cugina! Eppure, sempre che penso -allo strano rapporto delle mie reminiscenze infantili, sempre che penso -all'impressione che fece in me quel ritratto del Duca, che io vidi in questa -casa in quell'ultimo giorno che io qui venni, non so perchè trovo spiegabile -il mistero di questa parentela! Emma, mia cugina! E il Duca che -mi colmava di umiliazioni e d'ingiurie è dunque mio zio! mio padre gli -era dunque fratello, o mia madre sorella! Quando ricordo la spiacevole -impressione che il nome di Gonzalvo produceva sull'animo di mio padre, -non posso che sempre più convincermi delle relazioni che han dovuto -passare tra loro!.. Ma questo mistero tra poco sarà schiarato! Tra poco il -superbo spagnuolo dovrà in ogni modo umiliarsi al mio cospetto! Oh il -denaro è pur la gran potenza! Ora io mi sento grande quanto le più grandi -sommità sociali, mi sento forte, ardito, superiore a tutti... Ora si che si -può vivere! -</p> - -<p> -Ciò dicendo, un urto di tosse cupa e profonda si fece udire dalla cavità -del suo petto; e due fiammelle di rosso carico apparvero sulle sue -gote. In questo, il Duca di Gonzalvo entrò nel gran salotto di ricevimento. -Daniele si alzò, chinò la testa, e nulla disse, aspettando che il Duca l'avesse -riconosciuto. -</p> - -<p> -— Chi è il signore, e che cosa brama? chiese il nobile tenendosi -all'impiedi. -</p> - -<p> -— Non ho il bene, signor Duca di essere da lei riconosciuto? disse -Daniele, fissando gli occhi sul volto di lui. -</p> - -<p> -Il Duca il ragguardò con grande attenzione, cercando di richiamare -le sue rimembranze, ma non potè risovvenirsi di quel personaggio che -gli stava dinanzi. Daniele era del tutto cangiato; la sua barba, il suo pallore -cinereo, l'aria del suo volto, le spalle alquanto ricurve ne avean fatto -un altro uomo, per modo che non pure al Duca ma a chiunque altro più -intrinseco col giovine, sarebbe stato impossibile il riconoscerlo. -</p> - -<p> -— Non ricordo di lei, disse freddamente il Duca di Gonzalvo. -</p> - -<p> -— Allora aiuterò le rimembranze di lei, signor Duca, pronunziando -il mio nome che forse non le sarà uscito di memoria. Io sono Daniele -de' Rimini. -</p> - -<p> -— Daniele de' Rimini! ripetè il nobile, e stette per qualche tempo -in cerca de' propri pensieri. -</p> - -<p> -— Non ricorda il mio nome, signor Duca? Ricorderà io spero, il -maestro di piano-forte di sua figlia Emma. -</p> - -<p> -Il Duca ebbe un soprassalto di sorpresa. -</p> - -<p> -— Ah! voi, signore! Voi, Daniele de' Rimini, quel giovine ch'ebbe -la follia d'innamorarsi di mia figlia! -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_174">[174]</span> -</p> - -<p> -— Per lo appunto, signor Duca, io sono quel desso! -</p> - -<p> -— Ah! bravo! mi fa veramente piacere di rivedervi, signore; piacciavi -di accomodarvi. E da quanto tempo siete di ritorno in Napoli? -</p> - -<p> -— Da pochi giorni, signor Duca, rispose Daniele sedendo sovra una -poltrona. -</p> - -<p> -Il Duca si era seduto, e sembrava lietissimo di rivedere il giovine -pianista. -</p> - -<p> -— Vi ringrazio davvero di esservi ricordato di noi, mio caro de' Rimini; -eh, come si sta? Vi confesso che vi trovo molto cambiato, tanto -che mi è stato malagevole di riconoscervi. Avete forse sofferto qualche -malattia? -</p> - -<p> -— Sì, signor Duca, molto ho sofferto, ho avuto malattie mortali; -eppure il vivo desiderio di mantenere la mia promessa verso di voi me -le ha fatto superare... Oh! io temeva tanto di morire prima di questo -giorno! -</p> - -<p> -— Voi avete una promessa verso di me? dimandò il Duca maravigliato. -</p> - -<p> -— Sì, signor Duca, siccome voi pure l'avete verso di me. Io non ho -dimenticato la mia, ma veggo pur troppo che voi avete obliata la vostra. -</p> - -<p> -Il nobile incominciava a comprendere; egli era estremamente sorpreso, -ma non era sicuro della sanità della mente nel giovine, per maniera -che il ragguardava con sospetto misto a dolore. -</p> - -<p> -— Mi avveggo che non mi avete ancora compreso, signor Duca: -cercherò di farmi comprendere meglio. Oggi, signor Duca, siamo a <span class="smcap lowercase">MERCOLEDÌ -17 DICEMBRE 1828</span>. -</p> - -<p> -— Or bene? chiese il nobile sempre più maravigliato. -</p> - -<p> -— Or bene compiacetevi di gittare un'occhiata su questa carta. -</p> - -<p> -Daniele trasse da un elegante portafogli un fogliettino di carta e il -consegnò al Duca; il quale con indicibile sorpresa lesse: -</p> - -<p> -<i>Oggi io Duca di Gonzalvo prometto sul mio onore a Daniele de' Rimini -di non prender verun impegno di matrimonio per mia figlia Emma -prima che spirino due anni dalla data di questo giorno. Napoli 17 dicembre -1826</i> — <span class="smcap">Duca di Gonzalvo</span>. -</p> - -<p> -Il volto del Duca diventò pallidissimo come cera. -</p> - -<p> -— Che vuol dire questo? dimandò egli con turbamento. -</p> - -<p> -— Vuol dire, signor Duca, ch'io vengo a reclamare da lei l'adempimento -delle sue promesse. -</p> - -<p> -— Delle mie promesse? -</p> - -<p> -— Si signor Duca, il prezzo che voi metteste alla mano di vostra -figlia era enorme; io non poteva allora offrirvelo: presi due anni di tempo -e non ho mancato alla mia parola. <span class="smcap">Io sono milionario</span>, signor Duca. -</p> - -<p> -— Voi, voi, milionario! -</p> - -<p> -— Per lo appunto, e vengo a chiedervi la mano di vostra figlia. -</p> - -<p> -Il Duca non dubitò più che Daniele fosse demente. -</p> - -<p> -— E dove l'avete il milione? dimandò con sarcasmo il padre di Emma. -</p> - -<p> -— Su quasi tutte le banche di Europa, rispose il giovine. Se vi compiacerete -di passare al mio studio, strada Toledo, Palazzo M... vi si darà -minuta contezza de' miei beni. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span> -</p> - -<p> -— Al vostro studio! -</p> - -<p> -— Eccovi il mio indirizzo, signor Duca. -</p> - -<p> -Daniele cavò dal portafogli una cartellina e la consegnò nelle mani -del nobile, il quale vi gittò distratto un'occhiata. Quella cartellina conteneva -le seguenti parole: -</p> - -<p> -<i>Il Conte di Sierra Blonda — Strada Toledo, Palazzo M.</i> -</p> - -<p> -Il Duca mise un grido altissimo; afferrò Daniele per ambo le braccia, -il guardò con occhio di matto. -</p> - -<p> -— Il Conte di Sierra Blonda! Il Conte di Sierra Blonda!! Dov'è costui? -Dov'è l'infame? Che rapporto avete voi col Conte di Sierra Blonda? -Chi siete voi? Come questo abborrito nome si trova in su questa cartella? -Chi siete? parlate. -</p> - -<p> -— Sono il suo erede. -</p> - -<p> -— Erede!!... Egli è dunque morto! -</p> - -<p> -— Morto!! ripetè Daniele. -</p> - -<p> -Il Duca ricadde estenuato e affranto in sulla sedia. -</p> - -<p> -— E dove, dov'è morto l'infame? -</p> - -<p> -— A Manheim, in Germania. -</p> - -<p> -— In Europa! così vicino!! mormorò il Duca... E voi, signore, chi -siete voi che avete ereditato le ricchezze e i titoli di quel ribaldo? -</p> - -<p> -— Io sono... <span class="smcap lowercase">SUO FIGLIO</span>. -</p> - -<p> -— Suo figlio! E la madre vostra... chi era ella? -</p> - -<p> -— L'ignoro, signor Duca, conosco soltanto che mia madre era spagnuola. -</p> - -<p> -— Spagnuola!... Ma il vostro cognome non è dei Rimini? -</p> - -<p> -— Lo era, signor Duca, due anni fa; io sono Daniele Brighton, -Conte di Sierra Blonda. -</p> - -<p> -Il Duca sembrava un forsennato. Questa scoperta inaspettata gli -avea posta la febbre nei polsi... Daniele forse era suo nipote, figlio della -sventurata Juanita, figlio dell'abborrito Edmondo. Il nobile si era coperto -la fronte con ambo le mani, e si era sepolto nei suoi pensieri, cercando -di strigare il caos che si era formato nella sua mente. Daniele frattanto, -dopo alcuni momenti di silenzio, ripigliava; -</p> - -<p> -— Quali che sieno state le relazioni passate tra voi e mio padre, signor -Duca, non potranno mai influire sul reciproco adempimento delle -nostre promesse. Oggi io sono milionario e nobile, e ripeto vengo a dimandarvi -la mano di vostra figlia. -</p> - -<p> -Il Duca alzò il capo, e guardò Daniele in maniera come se non l'avesse -compreso. Daniele ripetè: -</p> - -<p> -— Non avete nessuna risposta a darmi, signor Duca? -</p> - -<p> -— Voi mi chiedete la mano di mia figlia? -</p> - -<p> -— Per lo appunto. -</p> - -<p> -— Voi dunque ignorate che mia figlia è <span class="smcap lowercase">MARITATA</span>? -</p> - -<p> -Daniele si levò di botto, come, per lo scatto di una molla. -</p> - -<p> -— Maritata!! Emma maritata! -</p> - -<p> -Il Duca fu spaventato dalla feroce espressione degli occhi del giovine. -</p> - -<p> -— Ella è maritata, vi ripeto. -</p> - -<p> -Daniele mise un sordo gemito, indi fu assalito da una tosse violenta -<span class="pagenum" id="Page_176">[176]</span> -e terribile, che durò alcuni minuti, a capo de' quali disse al Duca con voce -appena sensibile: -</p> - -<p> -— Uomo senza onore vil creatura!.... Maritata!.... E chi è l'indegno -ch'ella ha sposato? -</p> - -<p> -— Ecco lo sposo di mia figlia, disse il Duca additando un uomo ch'era -apparso sulla soglia del salotto. -</p> - -<p> -— Maurizio Barkley! esclamò Daniele, e una fiamma di furore gli -incendiò la faccia. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span></p> - -<h3 id="cap3-6">III. -<span class="smaller">LO SCHIAVO</span></h3> -</div> - -<p> -Innanzi tutto spieghiamo in che modo era avvenuto il matrimonio -tra Maurizio ed Emma. -</p> - -<p> -Già motivammo le ragioni che a poco a poco persuasero la -figlia del Duca a disamar Daniele. Un giorno ch'ella era in compagnia -di Lucia costei le palesò la storia del giovin trovatello; le disse -come Daniele era stato educato insieme con lei; le narrò fil per filo la -storia dei loro innocenti e fanciulleschi amori, ond'ella concepì in appresso -tanta passione; non le nascose il giuramento che Daniele avea -profferito al letto di morte del suo secondo padre e benefattore; e soltanto -non disse motto riguardo al sussidio mensuale ch'egli ricevea da -misteriosa mano, avendole proibito Maurizio di palesar questo alla Duchessina. -Maurizio era divenuto l'amico più intimo della giovinetta Lucia: -quelle due anime nobili e gentili si erano ravvicinate nella simpatia della -virtù. Lucia trovò, un fratello in Maurizio. Molte volte la fanciulla il -pregò di rivelarle il nascimento di Daniele; ma egli, anche dopo la morte -del Baronetto serbò il segreto su questo particolare, aspettando che gli -avvenimenti avessero rischiarato un fatto, sul quale non volea gittare -alcuna luce, però ch'ei temeva giustamente di perdere l'amicizia del Duca -di Gonzalvo e di Emma, se avesse fatto conoscere le relazioni che eran -passate tra lui ed il Baronetto Brighton. -</p> - -<p> -Ritornato in Napoli, dopo il viaggio rapidissimo che avea fatto in -diversi paesi di Europa per eseguire l'ultima volontà di Edmondo, Maurizio -mantenne il più assoluto silenzio su gli avvenimenti ch'erano accaduti -a Manheim. Riveduto con estremo piacere dal Duca di Gonzalvo e -da Emma, la sua passione per la giovine Andalusa si accrebbe a tale, che -gli fu impossibile di nasconderla più a lungo agli occhi della nobile giovinetta: -Emma il comprese, ed il suo cuore indovinò ch'ella era da gran -tempo amata. Il cuore di Emma era libero. Maurizio era il modello della -virtù sulla terra: non passava giorno in cui quel generoso amico non le -desse novello argomento di stima e di ammirazione, tanto che agli occhi -<span class="pagenum" id="Page_178">[178]</span> -di lei nessun uomo avrebbe mai potuto arrivare all'altezza cui si era -messo l'Esquire Barkley. Egli non era nè ricco, nè nobile, ma la sua -anima era una miniera inesauribile di ricchezze e di nobiltà. Tutti gli -uomini sembravano ad Emma o troppo effeminati, o infinti, o pieni di -basse e volgari passioni, o troppo invasi d'amor proprio e tronfi di sè -stessi. Ella finì col disprezzare tutti gli adoratori che le facean cerchio, -e non tenne in pregio che il solo Maurizio. -</p> - -<p> -Dal momento che la figliuola del Duca si accorse di essere amata -dall'inglese, ella non si abbandonò più verso di lui a quelle espressioni -di amicizia a cui dianzi abbandonavasi. Maurizio si avvide di essersi -tradito, di essere stato compreso, e da questo istante i suoi giorni non -furono che una continua trepidazione. Nel cospetto di lei, egli allibiva, -arrossava, confondevasi, tremava! Un giorno Lucia Fritzheim era in -casa di Emma. Queste due tenerissime amiche si vedeano ben sovente, -e la loro affettuosa intrinsechezza avea in qualche modo fatto sparire la -distanza che la fortuna avea messa tra loro. In mentre che le due fanciulle -stavano col cuor sulle labbra raccontandosi tutte quelle piccole -avventure di famiglia che formano l'ordinario subbietto delle conversazioni -donnesche, Maurizio si presentò... Il suo volto era scolorato, i suoi -occhi erano bagnati di pianto. -</p> - -<p> -— Io parto, diss'egli seccamente alle due fanciulle. -</p> - -<p> -— Partite!! esclamaron queste con maraviglia e dolore. -</p> - -<p> -— Sì, signorine, parto per l'Inghilterra. -</p> - -<p> -— Un'altra volta? disse Emma, a cui tutto il sangue era sparito -dalle sembianze ed era ito a piombarle sul cuore, cagionandole un palpito -che le serrava il respiro. -</p> - -<p> -— E quando ritornerete? dimandò Lucia. -</p> - -<p> -— Non tornerò più, mormorò cupamente l'Africano, figgendo con -disperata angoscia i due strali dei suoi occhi su quelli della fanciulla, che -egli amava ormai con amore da scoppiarne. -</p> - -<p> -Emma comprese tutto quel baleno, e, per una di quelle risoluzioni -istantanee che sono il retaggio esclusivo dei cuori nobili e sensitivi, ella -si alzò e disse: -</p> - -<p> -— Avete dunque obbliato ch'io vi amo, signor Barkley! -</p> - -<p> -A queste inaspettate parole, Maurizio restò in sulle prime stupefatto -dalla gioia... Ma subitamente un tristo pensiero se gli affacciò nell'animo. -Egli suppose che Emma avesse pronunziata quella frase per secondare, -alla presenza di Lucia, la menzogna ch'egli avea detto a questa giovinetta -per isbandir da lei ogni sentimento di gelosia. -</p> - -<p> -Maurizio rimanea però confuso e mutolo. Emma il prese per la -mano, il guardò negli occhi con una espressione da farlo impazzar d'amore, -e gli disse con quella voce ch'ella sola possedea, voce ammaliatrice: -</p> - -<p> -— Voi non partirete, non è vero, Maurizio? Voi non partirete, se -mi amate. -</p> - -<p> -Maurizio non rispose che cadendo alle ginocchia della giovinetta, ed -esclamando con un accento di passione estrema: -</p> - -<p> -— O Emma se tu fingi, uccidimi, e così almeno io rimarrò eternamente -nella terra ove tu sei. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span> -</p> - -<p> -Due mesi dopo di questa scena, Maurizio Barkley era lo sposo di Emma -di Gonzalvo. Il Duca e la Duchessa erano stati vinti e soggiogati dall'ascendente -che il Barkley avea preso sul loro animo, e non avean saputo -resistere alla volontà della diletta figliuola. Un tal matrimonio sorprese -tutti; le più assurde voci corsero nel paese e ne' crocchi della nobiltà sulle -ragioni che avevano indotto l'altero spagnuolo a dar sua figlia ad uno sconosciuto -straniero; e tutti ammiravansi del come la superba moglie del -Duca, così severa in sull'articolo di nobiltà, fosse condiscesa ad una unione -che non offriva, da parte dello sposo, almeno una mezza dozzina -di blasoni e di titoli. E noi stessi saremmo maravigliati d'un tal matrimonio -e non sapremmo spiegarcelo, se non guardassimo ad altre considerazioni -di gran lunga più alte, e non ne trovassimo la ragione in quelle -arcane fila che ordisce la Provvidenza affinchè la virtù non vada priva -di ricompensa. -</p> - -<p> -<span class="smcap">Maurizio Barkley sposo di Emma di Gonzalvo</span> ci sembra l'umana soluzione -d'un problema provvidenziale. -</p> - -<p> -Maurizio era dunque apparso in sul limitare dell'uscio del salotto di -ricevimento. Se la rabbia, il dolore e la sorpresa di Daniele furon grandi, -non minore fu lo stupore del Barkley nel ravvisare il figliuolo di Edmondo. -Daniele rimase per qualche istante muto e fulminato da quell'impensato -avvenimento. Egli guardava con occhi di tigre affamata lo sposo -di Emma, ed un affanno il prese... Il respiro gli usciva a sbruffi concitati -dalla bocca e dalle narici. Poco stante, ei si lanciava su Maurizio, il ghermiva -per ambo le braccia, e, con voce strozzata da violentissima rabbia, -diceagli. -</p> - -<p> -— Maurizio Barkley, io so tu chi sei. Indarno ti ascondi sotto le tue -vesti d'un'affettata probità, e covri l'infame tuo volto colla maschera dell'educazione: -io ti conosco. -</p> - -<p> -Appresso di questo, Daniele, tenendo sempre stretti nei suoi pugni -di acciaio i due avambracci di Barkley, si voltava inverso il Duca, e gli -dicea: -</p> - -<p> -— Signor Duca, <span class="smcap lowercase">IL CIELO VI PUNISCE DEL VOSTRO ORGOGLIO</span> e della -mancanza alle vostre solenni promesse. Voi avete data vostra figlia in -isposa al <span class="smcap lowercase">MIO SCHIAVO QUICKEYE</span>! -</p> - -<p> -— Che! Che cosa dite mai! esclamò con voce di folgore il nobile -spagnuolo. -</p> - -<p> -— Dico ripigliò Daniele, che questi è un Cafro mio schiavo comprato -da mio padre in America tra un carico di schiavi provvenienti da Bahor. -Il nome di Maurizio Barkley gli fu dato dallo stesso mio padre. -</p> - -<p> -— È vero quanto costui dice? dimandò il Duca esterrefatto al genero. -</p> - -<p> -— È vero, rispose Maurizio con pacatezza. -</p> - -<p> -Il Duca fe' velo delle mani alla faccia e restò atterrato: non mai umiliazione -maggiore quel superbo avea sofferto. D'improvviso i suoi occhi -s'incendiano di fuoco, tutta la sua persona trema per compressione -d'ira che sta per iscoppiar terribile. -</p> - -<p> -— Sciagurato, ei grida, mi pagherai colla vita l'agguato al quale mi -hai colto. -</p> - -<p> -Ciò dicendo, si spingea matto di rabbia contro Maurizio, ma Daniele -il rattenne, dicendo: -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_180">[180]</span> -</p> - -<p> -— Frenate la vostra collera, signor Duca, un tal matrimonio è nullo; -io lo distruggo. -</p> - -<p> -— Che! sarebbe possibile! esclamò di Gonzalvo. -</p> - -<p> -— Gli schiavi non possono contrarre matrimonio senza il permesso -dei loro padroni. Oltre a ciò essi non possono torre in moglie una donna -libera. -</p> - -<p> -— Cielo, ti ringrazio; mia figlia è salva almeno! tornò ad esclamar -di Gonzalvo; indi, rivolto a Maurizio, gli disse con voce soffocata dalla -rabbia: -</p> - -<p> -— Vilissimo schiavo, la tua perfidia senza pari sarà punita: tu darai -severo conto alle leggi della tua condotta verso di me... Esci, esci -dalla mia presenza, e preparati al castigo dovuto alla tua infame dissimulazione. -</p> - -<p> -— Costui mi appartiene, disse Daniele, egli è mio schiavo, mi seguirà; -a me spetta il punirlo; andiamo. Ci rivedremo tra poco, signor -Duca: ma fin da questo momento Emma è libera! -</p> - -<p> -— Figlia! Figlia mia! sposa di uno schiavo!! O vergogna incancellabile! -o macchia esecrata che avvelenerà il resto dei miei giorni! Signore, -ripongo il mio decoro nelle vostre mani, disse poscia a Daniele, -fate che al più presto un tal matrimonio sia dichiarato nullo, e disponete -di me, della mia vita, delle mie sostanze, della figlia mia. -</p> - -<p> -— Io so quello che debbo fare, rispose Daniele con ghigno feroce, e si -appressava a menar seco Maurizio, quando costui, dato un forte e terribile -crollo di braccia, fece barcollare e stramazzar Daniele; afferrò colle -due mani che gli erano rimaste libere, il polso di Daniele e quelle del -Duca, e con ferma voce e pacata disse: -</p> - -<p> -— Fermatevi, e ascoltatemi entrambi! Tocca ora a me di parlare. Figlio -di Juanita di Gonzalvo, io non sono tuo schiavo, nè sono più lo schiavo -di alcuno. Prima di contrarre matrimonio, chiesi ed ottenni la libertà da -Edmondo Brighton, tuo padre: ne conservo l'autentico attestato che all'uopo -farò valere. Fratello di Juanita di Gonzalvo, non vergognarti di aver dato -tua figlia in legittima sposa ad un uomo libero e da bene. Se il cielo mi -fe' nascere schiavo, nessuna viltà contaminò mai la mia vita, nessuna colpa -bruttò la mia coscienza; la mia fronte è pura e serena, i miei sonni son -placidi. Nato nella più brutale condizione, seppi, colla sola virtù, infrangere -i ceppi del servaggio ed innalzarmi su tutte quelle misere creature, -miei compagni di sventura, ed umana mercanzia. Oggi io non sono che -l'Esquire Maurizio Barkley, proprietario di <i>Raven-Spot</i> in Inghilterra, e -mi credo tanto superiore a voi altri quanto la farfalla su i vermi schifosi -della terra. Se io non sono nobile per nascimento, non porto un nome disonorato: -i miei figli andranno superbi del padre loro, e non dovranno -arrossare per l'origine di certi titoli più ignominiosi del marchio di schiavitù -di cui mi fate una colpa. Se io non sono ricco quanto voi, non ho -guardato a vista un cadavere per nove mesi, nè mi sono sporco le mani -con ignobili e vergognose transazioni. Se io non vi ho portato un milione, -signor Duca, vi reco in vece la più sicura guarentigia della felicità di vostra -figlia, la mia vita incontaminata e la purezza dei miei sentimenti. -Se la vostra stolta superbia si offende e si addolora all'idea di aver data -<span class="pagenum" id="Page_181">[181]</span> -vostra figlia in isposa ad un uomo ch'è stato uno schiavo, il vostro amor -paterno dee rallegrarsi al pensiero di non aver oggimai nulla a temere -per la felicità di lei. Ricordatevi, signor Duca, che l'uomo a cui avete -dato gli epiteti di <i>vilissimo</i> e d'<i>infame</i> è quello stesso che salvò la figlia -vostra da sicura morte. E tu, Daniele, sappi che senza il coraggio e l'affetto -dello schiavo Quickeye, tu non saresti ora milionario, perocchè tuo -padre sarebbe morto prima nell'Isola di Cuba. E sappiate l'uno e l'altro -che, se giammai un pericolo minaccerà i vostri giorni, immancabilmente -mi troverete al vostro fianco. Oggi io sono libero, indipendente, forte e -felice; se mi accettate per amico, lo sarò franco, sincero, devoto; se mi -volete nemico, io vi disprezzo entrambi com'esseri deboli e inermi, incapaci -di lottar meco. Pensateci, signor Duca; e tu, Daniele, pensa che io -potrei schiacciarti con una sola parola: ascoltala e fremi. -</p> - -<p> -Maurizio si accostò all'orecchio di Daniele e profferì questo solo -motto: <span class="smcap">Upas</span>. -</p> - -<p> -Daniele gittò un grido selvaggio; una tosse orribile il colse e gli lacerò -il petto. Maurizio era sparito. -</p> - -<p> -Dopo alcuni momenti, il nuovo Conte di Sierra Blonda era trasportato -nel suo palazzo a Toledo in uno stato che agghiacciava il cuore dei -suoi servi. Condotto privo di sensi al suo domicilio, dopo la crisi violenta -e terribile che lo avea assalito in casa del Duca di Gonzalvo, e messo a -letto incontanente, Daniele restò come persona morta per tutto il resto -di quella giornata, e per metà della notte. -</p> - -<p> -In sull'una, l'etico dischiuse gli occhi. Due uomini vegghiavano al -capezzale del suo letto; Padre Ambrogio e Maurizio. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_182">[182]</span></p> - -<h3 id="cap4-6">IV. -<span class="smaller">QUI AMAT DIVITIAS, FRUCTUM NON -CAPIET EX EIS</span></h3> -</div> - -<p> -Per maggior dilucidazione di questi avvenimenti, ricordiamo che -il mattino della orrenda notte in cui fu commesso l'assassinio -del Baronetto, allora che Daniele entrò nel costui studio, trovò -che questi era occupato a suggellare una lettera per Maurizio -Barkley. Ricordiamo le parole del Baronetto, il quale avea detto al suo -ospite: <i>Questa mattina io sono veramente felice, imperciocchè con quella -lettera che ho spedita nel vostro paese, a Napoli, mi sono sdebitato di un -antico dovere di gratitudine</i>. -</p> - -<p> -Quella lettera era la libertà di Maurizio, che questi avea dimandata, -avendo già qualche lontana speranza di sposare la figliuola di Gonzalvo. -Ricordiamo eziandio che nella lettera che Maurizio avea scritta al Baronetto -per rivelargli l'entità di Daniele, e che quegli avea ricevuta qualche -ora innanzi di morire, erano queste parole: <i>Vi rinnovo la preghiera -che vi diedi coll'ultima mia lettera: vi dirò le ragioni della mia richiesta</i>. -Si comprende oramai qual era la <i>preghiera</i>, di Maurizio e quali le -<i>ragioni</i> di essa. -</p> - -<p> -I medici chiamati ad assistere Daniele, dichiararono offrire il suo -male pochissima speranza di salvezza. Padre Ambrogio e Maurizio non -si erano, neppure per un momento, allontanati dal letto dell'infermo, il -quale sembrava compreso di stupefazione: poco o nulla intendeva. A -quando a quando figgeva lo sguardo in sul volto del sacerdote e di Maurizio, -e nulla dicea; pur nondimeno parea tocco di riconoscenza per le -cure di cui gli eran prodighi quei due uomini. Un giorno era scorso dal -momento che Daniele fu tratto semivivo al suo domicilio, quando stretta -la mano di Padre Ambrogio gli disse: -</p> - -<p> -— Padre, imploro da voi una grazia. -</p> - -<p> -Eran queste le prime parole che Daniele avea pronunziate dopo la -crisi violenta da cui fu assalito. -</p> - -<p> -— Lodato Iddio! esclamò il sacerdote, egli ne riconosce! Parla, -figliuol mio; noi qui siamo a servirti a tutto quello che può contribuire -alla tua guarigione. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_183">[183]</span> -</p> - -<p> -— La mia guarigione! -</p> - -<p> -Daniele sorrise amaramente. Egli era rassegnato. -</p> - -<p> -— Padre, ripigliò con voce debolissima, io più non mi lusingo sul -mio stato; sento che la vita mi sfugge: la giustizia di Dio mi ha raggiunto!... -Possa la mia morte espiare il mio delitto! -</p> - -<p> -— Il tuo delitto! -</p> - -<p> -— Sì, Padre, tutto vi rivelerò tra poco, se Dio assisterà la mia ragione -e mi farà la grazia di farmi confessare i falli della mia vita. Ma, -prima di tutto, intendo mantenere il giuramento da me fatto al letto di -morte del mio benefattore. -</p> - -<p> -— Che! esclamò Padre Ambrogio colle lagrime agli occhi; sarebbe -possibile! Dio di bontà, compi l'opera tua. -</p> - -<p> -— Sì, Padre; la grazia, che io imploro da voi si è quella di far sì -ch'io sposi fra ventiquattr'ore Lucia Fritzheim. -</p> - -<p> -— Il cielo ti benedica, figliuol mio, e ti ridoni la salute del corpo, -come quella dell'anima. Io corro ad annunziare alla povera Lucia questa -suprema felicità... Oh se sapessi quante volte ella ha mandato a prender -conto della tua salute! -</p> - -<p> -— Andate, Padre mio, andate: fate che io rivegga al più presto -quell'angiolo! Oh se non mi fossi giammai allontanato dal suo fianco! -</p> - -<p> -Una lagrima cadde dagli occhi di Daniele. Padre Ambrogio se lo -strinse al cuore, e volò da Lucia per menarla da colui ch'ella amava -sempre, a malgrado dell'abbandono e del tradimento fattole. -</p> - -<p> -Daniele restò solo con Maurizio. È inesplicabile l'impressione che -facea sull'infermo l'aspetto del marito di Emma. Dal primo istante che -Daniele lo avea veduto alla sponda del suo letto, aveva provato un sentimento -di ripulsione e di odio, ma a poco a poco un tal sentimento era -scomparso, ed ora Daniele il guardava come si guarda un amico. Soltanto -nella mente del giovine risuonava ancora l'orrenda parola che colui gli -avea susurrata all'orecchio in casa del Duca di Gonzalvo; quella parola -che avea cagionato la crisi mortale pel figlio di Edmondo formava per lui -un mistero profondo e tenebroso. -</p> - -<p> -Daniele fece uno sforzo violento, raccolse l'energia della mancante -sua vita, guardò fisamente in volto a Maurizio, e gli disse: -</p> - -<p> -— Maurizio Barkley, la dissimulazione è ormai inutile; e, quando -la giustizia di Dio colpisce un uomo, questi non ha più a temere della -giustizia degli uomini. Io mi accosto alla mia fine... Dite, Maurizio Barkley, -il mio delitto vi è noto? -</p> - -<p> -— Sì, rispose Barkley, abbassando gli occhi. -</p> - -<p> -— Voi dunque sapete... -</p> - -<p> -— Che il mio infelice amico Edmondo Brighton fu da voi avvelenato -colle foglie dell'upas. -</p> - -<p> -Daniele si nascose il volto nelle mani, e stette qualche tempo in -silenzio. -</p> - -<p> -— E voi non rivelaste ad alcuno i vostri sospetti? chiese Daniele. -</p> - -<p> -— A nessuno. -</p> - -<p> -Daniele gli stese la mano e mormorò tra i denti: -</p> - -<p> -— Uomo raro! virtù incomprensibile! mi perdonerai tutti gli oltraggi -che ti ho fatti? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_184">[184]</span> -</p> - -<p> -Maurizio strinse quella mano scottante e vi appoggiò la fronte senza -dir niente. -</p> - -<p> -Il palazzo M... era assediato in ogni ora del giorno dagli antichi amici -di Daniele e da uno stormo di gente che le ricchezze del nuovo milionario -richiamavano d'intorno a lui. Ma a pochi si dava l'accesso nella -camera ove giaceva l'infermo, avendo così ordinato il suo medico. Un'ora -dopo ch'era uscito dalla stanza di Daniele, Padre Ambrogio vi tornava -ansante e trafelato. -</p> - -<p> -Entrando ivi, egli si accostò al giovine ammalato e sotto voce gli -disse. -</p> - -<p> -— Lucia è qui! -</p> - -<p> -Daniele ebbe un soprassalto di gioia, spalancò gli occhi, mandò un -grido fioco, e le lagrime sgorgarongli dagli occhi con impeto irrefrenabile. -Lucia era già alla sponda del suo letto. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_185">[185]</span></p> - -<h3 id="cap5-6">V. -<span class="smaller">LE NOZZE</span></h3> -</div> - -<p> -Lucia, prese tra le sue mani la destra di Daniele, l'inondò colle -sue lagrime. Le violente commozioni che soffriva le avean fatto -un tal nodo alla gola, ch'ella non potè pronunziare una sola -parola; pur nondimeno il suo pianto narrava abbastanza la -piena di affetti che mettea sossopra la sua anima. Ella rivedea, dopo due -anni, l'uomo ch'era stato la prima e l'unica passione della sua giovinezza; -il rivedea ridotto alle porte della tomba, a tanto che poche altre -ore parea che gli avanzassero di vita. -</p> - -<p> -Alla vista di Daniele, sulle cui sembianze erasi già sparso il giallognolo -pallor di morte, Lucia provò tal stringimento di cuore e tale ambascia -che la sua faccia era divenuta bianchissima. Tutt'i falli dell'amato -giovine ella avea dimenticato; ed avrebbe dato con suprema gioia -il resto della propria vita per rimirar Daniele in quel medesimo stato di -salute in cui era quando partì. Quel che provava il cuore del figliuolo di -Edmondo non tenteremo di esporre. Soltanto diremo che la presenza di -quella fanciulla aveagli cagionato tale tempesta di emozioni, di rammarichi -e di rimorsi, che il suo guardo era rimasto per qualche tempo fisso -al cielo, come se ne avesse implorata tutta la misericordia. Daniele e -Lucia furono lasciati soli. -</p> - -<p> -La conversazione ch'ebbe luogo tra loro, le parole strazianti di affetti -che furono ricambiate fra que' due sono per noi un mistero che non -cercheremo di scoprire, imperciocchè rispettiamo la voce del pentimento -ch'esala dal cuore di un moribondo. -</p> - -<p> -Un quarto d'ora dopo, Lucia entrava cogli occhi smarriti e deliranti -nella stanza contigua dov'erano raccolti gli amici di Daniele, e annunziava -loro che l'ammalato era stato sovrappreso da un deliquio che facea -spavento. -</p> - -<p> -Tutti gli aiuti furono apprestati all'infelice giovine che fu trovato -moriente. I medici dichiararono che qualche ora appena restava di vita -all'infermo. Un tale annunzio fu per tutti un colpo di fulmine. Si mandò -a chiamare un notaro per ricevere dalla bocca del moribondo le ultime -volontà testamentarie. Si dette ordine per le subitanee nozze di Lucia con -<span class="pagenum" id="Page_186">[186]</span> -Daniele, il quale voleva adempiere a questo atto non solamente per mantenere -il giuramento solenne profferito al cospetto di Dio, innanzi al quale -tra poco sarebbe venuto, ma bensì per lasciare alla legittima moglie tutt'i -suoi beni e ricchezze, quasi ammenda de' mali che le avea fatti. Egli aveva -eziandio manifestato il desiderio di rivedere i fratelli e la sorella di -Lucia. Fu spedita una carrozza di esso Daniele per andare a prendere la -famiglia di Fritzheim. -</p> - -<p> -Tutto il palazzo M.... fu messo in movimento grandissimo. L'arrivo -del milionario, le sue avventure e la sua prossima fine formavano il subbietto -di tutte le conversazioni della capitale; in tutti era eccitata la curiosità, -sicchè le porte e i dintorni di quel palazzo erano affollati da ogni -maniera di gente, ora per servigi, ora per interrogazioni, ora per visite, -ora per mera curiosità. Molte persone che nessuno conosceva si erano -introdotte nel quartiere del Conte di Sierra Blonda, e ne ingombravano -le sale e le stanze interne: qualcuno si era avanzato finanche nella camera -da letto. Nessun comando veniva più eseguito, dappoichè il solo -padrone della casa era Daniele, e questi non era più nel caso di significare -la sua volontà. -</p> - -<p> -Tutto quello che accadeva intorno a lui non colpiva più i suoi sensi, -e soltanto riverberava nel suo cervello a guisa del mormorio delle lontane -onde del mare. Gl'interessi e le cose della terra più nol toccavano -tutto ormai gli era straniero: il mondo si allontanava con grande velocità -da lui, come que' paesaggi indorati dalla luce del sole che si allontanano -dagli occhi dell'esule mentre abbandona la nativa sua terra. -</p> - -<p> -Allorchè Lucia, pallidissima e sfinita da crudeli commozioni, era -venuta nella stanza contigua a quella dov'era l'infermo, a fin di chieder -soccorso, tutti coloro che si trovavano in quella camera, erano affluiti -dappresso a Daniele. Ma Daniele non dava altro segno di vita che il girare -lentissimo delle smorte pupille. Egli avea perduta per sempre la -parola: la voce era spenta. L'ultima frase che avea detta a Lucia era -stata: -</p> - -<p> -— Non abbandonarmi anche tu, Lucia... il mondo mi abbandona! -Addio... per sempre... io moro! -</p> - -<p> -E da quel momento la voce fu morta!! -</p> - -<p> -Giunse il notaro; giunsero gli ufficiali dello stato civile per le formalità -del matrimonio. -</p> - -<p> -Daniele, mercè l'assistenza efficace di quel santo uomo di Padre -Ambrogio, già si era preparato, col divino ausilio della religione, all'eterno -viaggio. -</p> - -<p> -Irreparabile sventura! Il milionario non avea fatto alcun testamento, -ed ora ei non poteva in nessun modo manifestare la sua volontà. -</p> - -<p> -L'ora terribile era suonata! -</p> - -<p> -Veggendo che non ci era tempo da perdere, si pensò di strappare -almeno un cenno dal moribondo col quale avesse manifestato di sposare -Lucia. Ciò sarebbe bastato perchè la sventurata giovinetta fosse considerata -qual vedova del milionario: era ad ogni modo una maniera di testamento. -</p> - -<p> -La stanza dell'infermo era gremita di gente. Non vi era cuore che -<span class="pagenum" id="Page_187">[187]</span> -non palpitasse per la misera donzella, la cui commovente fisonomia, il -cui pallore e le cui virtù le aveano attirato l'amore di tutti. Si desiderava -con ansia che il matrimonio avesse luogo. -</p> - -<p> -Gli ufficiali dello stato civile si erano seduti. Uno di loro, accostandosi -al letto del moribondo, dimandò ad alta voce: -</p> - -<p> -— Signor Daniele de' Rimini-Brighton, Conte di Sierra Blonda volete -voi sposare in legittimo matrimonio Lucia Fritzheim, figliuola del fu -Giacomo? -</p> - -<p> -Dalle labbra di Daniele parti un suono indistinto; le pupille si voltarono -al cielo e vi rimasero immobili. Non era già una parola o una voce -quella che era uscita dalle labbra del moriente; era bensì un singulto -breve... profondo... Si ripetè l'interrogazione... La più assoluta immobilità -avea colpito il giacente. Furono brevi momenti di silenzio agghiacciante. -Padre Ambrogio si avvicinò a Daniele, gli toccò il polso, gli pose -la mano in sul petto. -</p> - -<p> -— Morto! esclamò il prete con accento di pietà straziante. -</p> - -<p> -— Morto!! ripeterono tutti compresi d'orrore. -</p> - -<p> -Un silenzio di stupefazione successe tra i gruppi presenti a questo -desolante spettacolo, Lucia avea messo un grido come se un pugnale le -avesse tocco il fondo del cuore. Intanto il notaio e gli impiegati municipali, -alzati, disponevansi a partire quando un giovine forestiero ch'era -in uno dei crocchi di curiosi, si avanzò verso di loro e disse in francese: -</p> - -<p> -— Fermatevi, signori, la vostra presenza in questo luogo non sarà -stata inutile. -</p> - -<p> -Questo giovine forestiero, quantunque avesse parlato in francese, -lasciava scorgere dal suo accento ch'egli non era nato in Francia: si -comprendeva subitamente ch'ei si serviva di questa lingua non conoscendo -l'idioma del paese. Bello e gentile era il suo aspetto, biondi i capelli -e la sottile lanugine della barba; vivo lo sguardo che dardeggiava da due -occhi cerulei; nobile il portamento e soave, siccome sogliono averlo i -giovani di alta educazione e di cuore ben formato. Da due giorni questo -viaggiatore si era presentato al palazzo M... ed avea significato il desiderio -di vedere il giovine Conte di Sierra Blonda. La nobiltà e l'avvenenza -del suo volto parlavano in suo favore, sicchè non si trovò la menoma -difficoltà a farlo entrare in quella casa, tanto più che assiem con lui penetravano -quivi altri sconosciuti, ai quali non si badò essendo tutt'i familiari -e domestici di Daniele in gravi e solenni faccende per la dolorosa -catastrofe ond'era stato colpito il loro padrone. -</p> - -<p> -Entrando nell'appartamento di Daniele, lo sconosciuto s'imbattè in -Maurizio Barkley: la sorpresa e il piacere di entrambi furon grandissimi; -eglino si abbracciarono e si baciarono con effusione di cuore. -</p> - -<p> -Poscia, lo straniero pregò Maurizio di non rivelar per ora a nessuno -il suo nome. Barkley gliel promise, ed il menò nella stanza dove giaceva -Daniele. -</p> - -<p> -Venuto di presso al letto dell'ammalato, lo straniero per lunga pezza -il ragguardò con un sentimento di pietà profonda, e fece appresso una quantità -d'interrogazioni a Maurizio, col quale sembrava essere in istretta amicizia. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_188">[188]</span> -</p> - -<p> -Egli era stato presente a tutto; avea con premura aspettato l'arrivo -di Lucia Fritzheim; avea fatto taciti e ferventi voti nel suo cuore per la -felicità della virtuosa fanciulla; avea palpitato d'ansia nel solenne momento -in cui la figlia del gabelliere sarebbe divenuta Contessa di Sierra Blonda; -imperocchè l'animo di lui era stato tocco dal commovente racconto fattogli -da Maurizio delle sublimi virtù di lei e della nobil rassegnazione ond'ella -avea sopportato l'abbandono e l'oblio del suo fidanzato. Un altro -momento, e Lucia avrebbe ricevuto il guiderdone dovuto alle sue virtù. -Nell'animo del giovin forestiere nacque tosto una risoluzione ardita ma -felice, certo ispiratagli dalla Provvidenza. Dietro l'impulso istantaneo di -questa risoluzione, egli si era inoltrato inverso l'uscio della camera, avea -fermato gli ufficiali dello stato civile, ed avea pronunziato le parole che -abbiamo riferite. -</p> - -<p> -Lo straniero si avvicinò quindi a Lucia e prendendole la mano con -sembiante affettuoso: — Gentil giovinetta, le disse, il tuo infelice stato, -l'elevatezza del tuo animo, il tuo dolore han fatto in me un'impressione -ch'io non so dirti. Il mio primo pensiero, giungendo in questa città, è -stato di conoscerti, dappoicchè fin nelle lontane regioni donde io sono -partito mi furon fatti da Maurizio Barkley gli elogi della tua virtù impareggiabile; -la tua storia mi è nota, come quella del disgraziato giovine che -tu hai amato. Già da molti anni tu hai appreso a soffrire e a rassegnarti. -Iddio ti ha chiamata, a quest'ultima pruova: alza dunque la nobil -fronte, rasciuga le lagrime. Ormai non ti resta che a pregare l'eterna pace -all'anima del tuo Daniele. Ma il cielo non ha permesso un precipitato matrimonio, -sul quale forse sarebbero corsi i più scellerati comenti del mondo, -e che avrebbe gittata un'ombra sulla tua incontaminata virtù: ti avrebbero, -se non di altro, accusata di cupidigia e d'ambizione. <span class="smcap">La Provvidenza -disnoda meglio degli uomini i drammi della vita.</span> Essa non permise che -tu portassi un nome non puro di macchie; non permise che la fede del -tuo imeneo fossero i ceri della morte... Lucia Fritzheim, al subblime tuo -cuore conviensi un cuor puro e vergine di affetti; alla tua mano ardente -di giovinezza conviensi una mano parimente giovane e forte, e non già -quella di un cadavere. Io ti offro il mio cuore, la mia mano, e il mio nome -ch'è pur quello di Daniele. Io sono Eduardo Horms-Brighton di Glascovia, -figlio di Edmondo Brighton, e fratello di Daniele. Chiamo in testimonio -della verità de' miei detti Dio primamente, e poscia il mio amico e -nobil uomo Maurizio Barkley. -</p> - -<p> -Un lungo mormorio di sorpresa e di ammirazione passò tra i diversi -gruppi degli astanti. -</p> - -<p> -Lucia qual trasognata guardava il giovin forestiere e Maurizio sul -cui volto lampeggiava un raggio di gioia. Oppressa da tante rapidissime -emozioni, ella svenne tra le braccia della sorella Mariella e dei fratelli -ch'erano accorsi ad abbracciarla. -</p> - -<p> -La sera di questo giorno, l'appartamento di Daniele era vestito di magnifici -lugubri parati, e le sue spoglie esanimi riposavano su splendidissimo -feretro. Cento torchi lunghissimi e tetri proiettavano la loro sinistra -luce sui neri lenzuoli di morte che coprivan gli usci e le pareti di -quasi tutte le stanze. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_189">[189]</span> -</p> - -<p> -Per qualche ora nella camera dov'era il morto si erano udite le preci -ed il pianto dei fratelli di Lucia. Padre Ambrogio facea lor ripetere sacri -salmi. Uccello guardava il cadavere di Daniele con occhio stupido e selvaggio; -ei sorrideva e non dicea motto. Cessata la preghiera, egli si accostò -a Padre Ambrogio, e, ridendo gli disse: -</p> - -<p> -— Padre Ambrogio, ora, il <i>contino</i> non può più battermi n'è vero? -</p> - -<p> -Il sacerdote gli comandò silenzio, e seco trasse l'idiota fuori di quella -stanza, non senza fare la più trista considerazione sulle parole profferite -da Uccello, che portavano in sè il marchio della Divina giustizia. -</p> - -<p> -I nostri lettori ricorderanno che fin dal tempo in cui Daniele era in -casa di Giacomo, quei fanciulli gli aven dato il titolo di <i>contino</i>. Il futuro -avea forse lampeggiato su quelle anime innocenti? -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Maurizio Barkley vegliò tutta la notte a fianco del Cadavere di Daniele. -Egli rimanea lunghe ore in contemplazione di quelle spoglie, e nella sua -mente si aggiravano pensieri strani, indicibili, e che per lo addietro non -si erano mai presentati al suo spirito. -</p> - -<p> -Maurizio non potea staccare i suoi occhi dall'estinto Daniele. Una -strana ed orrenda illusione colpiva i sensi e l'anima di lui, e facea balenare -alla sua mente una celeste luce che gli rilevava i misteri della Provvidenza -e della giustizia di Dio. -</p> - -<p> -IL CADAVERE DI DANIELE RASSOMIGLIAVA IN TUTTO AL -CADAVERE DI EDMONDO! Era lo stesso <span class="smcap">Conte di Sierra Blonda</span>! -</p> - -<p> -Era la stessa faccia, la stessa barba, lo stesso abito nero, gli stessi -occhi semiaperti, lo stesso nerore delle labbra! -</p> - -<p> -Altro non mancava per la compiuta illusione che la <span class="smcap lowercase">CAMERA VERDE</span> -e il <span class="smcap lowercase">CUSTODE</span>. -</p> - -<p> -La bell'anima di Maurizio fu tocca dalla luce cristiana!!! -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Il domani, per tempissimo, le sale e le stanze dell'appartamento -del Conte di Sierra Blonda erano deserte. -</p> - -<p> -Una donna, vestita di grammaglie, piangeva a dirotte lagrime sul -corpo di Daniele. -</p> - -<p> -Era Emma Barkley di Gonzalvo! -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_190">[190]</span></p> - -<h3 id="epilogo">RIEPILOGO</h3> -</div> - -<p> -Le grandi ricchezze del Conte di Sierra Blonda, per mancanza -di testamento, erano entrate sotto il dominio della Legge. Nate -da mala radice, esse aveano portato amaro frutto. Dio le disperdeva. -</p> - -<p> -Sei mesi dopo la morte di Daniele, la famiglia Fritzheim non era -più povera. Eduardo Horms, ricco di virtù e di dovizie, era lo sposo di -Lucia, ed aveva ritirato presso di sè i fratelli e la sorella di lei. -</p> - -<p> -Maurizio Barkley ed Emma sua moglie s'imbarcavano per l'Inghilterra; -mentre Eduardo Horms, colla sua nuova famiglia recavasi a Parigi -ov'era aspettato da FEDERICO LENNOIS, altro figlio di Edmondo<a class="tag" id="tag8" href="#note8">[8]</a>. -</p> - -<hr class="silver" /> - -<div class="somm"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_191">[191]</span> -</p> - -<h2><a id="indice" href="#indfront"> -INDICE</a></h2> - -<table class="indice" summary=""> - <tr> - <td colspan="3" class="center">Parte Prima</td> - </tr> - <tr> - <td> </td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">I.</td> <td><i>La famiglia dello stradiere</i></td> <td class="pag"><a href="#cap1-1">Pag. 5</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">II.</td> <td><i>Il Giuramento</i></td> <td class="pag"><a href="#cap2-1">12</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">III.</td> <td><i>Le ultime parole</i></td> <td class="pag"><a href="#cap3-1">20</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">IV.</td> <td><i>Uno sguardo indietro</i></td> <td class="pag"><a href="#cap4-1">25</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">V.</td> <td><i>Il cuore di un prete</i></td> <td class="pag"><a href="#cap5-1">32</a></td> - </tr> - <tr> - <td> </td> - </tr> - <tr> - <td colspan="3" class="center">Parte Seconda</td> - </tr> - <tr> - <td> </td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">I.</td> <td><i>Emma</i></td> <td class="pag"><a href="#cap1-2">37</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">II.</td> <td><i>La lezione</i></td> <td class="pag"><a href="#cap2-2">41</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">III.</td> <td><i>Due amici di Daniele</i></td> <td class="pag"><a href="#cap3-2">48</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">IV.</td> <td><i>La serata di Lady Boston</i></td> <td class="pag"><a href="#cap4-2">54</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">V.</td> <td><i>Un milione</i></td> <td class="pag"><a href="#cap5-2">59</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">VI.</td> <td><i>Un tentativo</i></td> <td class="pag"><a href="#cap6-2">65</a></td> - </tr> - <tr> - <td> </td> - </tr> - <tr> - <td colspan="3" class="center">Parte Terza</td> - </tr> - <tr> - <td> </td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">I.</td> <td><i>Un cavaliere del firmamento</i></td> <td class="pag"><a href="#cap1-3">70</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">II.</td> <td><i>La serpe morale</i></td> <td class="pag"><a href="#cap2-3">75</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">III.</td> <td><i>Le notti di Edmondo</i></td> <td class="pag"><a href="#cap3-3">80</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">IV.</td> <td><i>Un rimedio</i></td> <td class="pag"><a href="#cap4-3">84</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">V.</td> <td><i>La ricchezza</i></td> <td class="pag"><a href="#cap5-3">89</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">VI.</td> <td><i>L'artista</i></td> <td class="pag"><a href="#cap6-3">94</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">VII.</td> <td><i>Le condizioni</i></td> <td class="pag"><a href="#cap7-3">98</a></td> - </tr> - <tr> - <td> </td> - </tr> - <tr> - <td colspan="3" class="center">Parte Quarta</td> - </tr> - <tr> - <td> </td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">I.</td> <td><i>La cavalcata</i></td> <td class="pag"><a href="#cap1-4">104</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">II.</td> <td><i>La visita</i></td> <td class="pag"><a href="#cap2-4">109</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">III.</td> <td><i>Maurizio Barkley</i></td> <td class="pag"><a href="#cap3-4">118</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">IV.</td> <td><i>L'ardita menzogna</i></td> <td class="pag"><a href="#cap4-4">123</a></td> - </tr> - <tr> - <td><span class="pagenum" id="Page_192">[192]</span></td> - </tr> - <tr> - <td> </td> - </tr> - <tr> - <td colspan="3" class="center">Parte Quinta</td> - </tr> - <tr> - <td> </td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">I.</td> <td><i>Lotta interna</i></td> <td class="pag"><a href="#cap1-5">130</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">II.</td> <td><i>L'Upas</i></td> <td class="pag"><a href="#cap2-5">135</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">III.</td> <td><i>E se domani mi cercherai più non sarò</i></td> <td class="pag"><a href="#cap3-5">140</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">IV.</td> <td><i>Il testamento</i></td> <td class="pag"><a href="#cap4-5">146</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">V.</td> <td><i>La camera verde</i></td> <td class="pag"><a href="#cap5-5">152</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">VI.</td> <td><i>L'amico</i></td> <td class="pag"><a href="#cap6-5">160</a></td> - </tr> - <tr> - <td> </td> - </tr> - <tr> - <td colspan="3" class="center">Parte Sesta</td> - </tr> - <tr> - <td> </td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">I.</td> <td><i>Juanita</i></td> <td class="pag"><a href="#cap1-6">165</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">II.</td> <td><i>Il ritorno</i></td> <td class="pag"><a href="#cap2-6">171</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">III.</td> <td><i>Lo schiavo</i></td> <td class="pag"><a href="#cap3-6">177</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">IV.</td> <td><i>Qui amat divitias fructum non capiet ex eis</i></td> <td class="pag"><a href="#cap4-6">182</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">V.</td> <td><i>Le nozze</i></td> <td class="pag"><a href="#cap5-6">185</a></td> - </tr> -</table> -<hr /> -</div> - -<div class="footnotes"> - -<h2> -NOTE: -</h2> - -<div class="footnote" id="note1"> -<p><span class="label"><a href="#tag1">1</a>. </span>Questa operetta periodica, raccolta letteraria, artistica e di articoli di moda, -pubblicavasi in Napoli con molto buon successo nel tempo degli avvenimenti del nostro -racconto.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note2"> -<p><span class="label"><a href="#tag2">2</a>. </span>Era così chiamato nelle Spagne nei mezzi tempi una comitiva di giovani di alta -nascita e ricchi, i quali andavano la notte in cerca di avventure.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note3"> -<p><span class="label"><a href="#tag3">3</a>. </span>Chi potrebbe, in paragone delle spagnuole, cercare le pallide bellezze dei Nord? -Come le loro forme, rispetto a quelle sembrano povere, deboli e languide!</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note4"> -<p><span class="label"><a href="#tag4">4</a>. </span>Chiamansi Chattels in generale i beni d'una persona, cui può lasciare in retaggio, -e più particolarmente con tal denominazione s'intendono nelle colonie inglesi -gli schiavi comprati o generati da altri schiavi.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note5"> -<p><span class="label"><a href="#tag5">5</a>. </span>La maggior parte delle seguenti notizie son vere e attinte da opere di viaggiatori -inglesi di grande reputazione: alcune di esse sono letteralmente tradotte da -dette opere.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note6"> -<p><span class="label"><a href="#tag6">6</a>. </span>Dagli esperimenti di tutt'i moderni fisici risulta che l'elettricità idrometallica -devesi riguardare come un nuovo ed infallibile termometro per dar giudizio della morte o -della vitalità ancor latente, tanto in una parte, quanto nell'intero corpo; e per conseguenza -le correnti elettriche sono reputate oggidì di grande soccorso nelle paralisie, ed -in tutte le malattie nelle quali il solido vivo abbisogna di forte stimolo. In fatti, se -l'acupuntura istituita contemporaneamente, con due aghi partenti da due lamine, che -si tocchino, una di rame, l'altra di zinco, non produca alcun risentimento, alcun movimento -fibrillare nemmen quando si comprenda nel circolo e nell'arco il diaframma -od il cuore, allora si può ritenere che ogni eccitabilità è spenta. -<span class="smcap">Pietro Manni</span> — <i>Manuale per le cure delle asfissie.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note7"> -<p><span class="label"><a href="#tag7">7</a>. </span>È superfluo il ricordare che la scienza va debitrice di questo bel metodo d'imbalsamazione -al nostro professor Tranchina.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note8"> -<p><span class="label"><a href="#tag8">8</a>. </span>FEDERICO LENNOIS è il protagonista e il titolo di altra nostra narrazione che -fa seguito a questa.</p> -</div> -</div> - -<div class="tnote"> -<p class="tntitle"> -Nota del Trascrittore -</p> - -<p> -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione -minimi errori tipografici. -</p> - -<p class="covernote"> -Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio. -</p> -</div> - -<div style='display:block; margin-top:4em'>*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK IL MIO CADAVERE ***</div> -<div style='display:block; margin:1em 0'> -Updated editions will replace the previous one—the old editions will -be renamed. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United -States without permission and without paying copyright -royalties. 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By reading or using any part of this Project Gutenberg™ -electronic work, you indicate that you have read, understand, agree to -and accept all the terms of this license and intellectual property -(trademark/copyright) agreement. If you do not agree to abide by all -the terms of this agreement, you must cease using and return or -destroy all copies of Project Gutenberg™ electronic works in your -possession. If you paid a fee for obtaining a copy of or access to a -Project Gutenberg™ electronic work and you do not agree to be bound -by the terms of this agreement, you may obtain a refund from the person -or entity to whom you paid the fee as set forth in paragraph 1.E.8. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -1.B. “Project Gutenberg” is a registered trademark. It may only be -used on or associated in any way with an electronic work by people who -agree to be bound by the terms of this agreement. 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If any disclaimer or limitation set forth in this agreement -violates the law of the state applicable to this agreement, the -agreement shall be interpreted to make the maximum disclaimer or -limitation permitted by the applicable state law. The invalidity or -unenforceability of any provision of this agreement shall not void the -remaining provisions. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -1.F.6. 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Information about the Mission of Project Gutenberg™ -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -Project Gutenberg™ is synonymous with the free distribution of -electronic works in formats readable by the widest variety of -computers including obsolete, old, middle-aged and new computers. It -exists because of the efforts of hundreds of volunteers and donations -from people in all walks of life. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -Volunteers and financial support to provide volunteers with the -assistance they need are critical to reaching Project Gutenberg™’s -goals and ensuring that the Project Gutenberg™ collection will -remain freely available for generations to come. In 2001, the Project -Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure -and permanent future for Project Gutenberg™ and future -generations. To learn more about the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation and how your efforts and donations can help, see -Sections 3 and 4 and the Foundation information page at www.gutenberg.org. -</div> - -<div style='display:block; font-size:1.1em; margin:1em 0; font-weight:bold'> -Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non-profit -501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the -state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal -Revenue Service. The Foundation’s EIN or federal tax identification -number is 64-6221541. Contributions to the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation are tax deductible to the full extent permitted by -U.S. federal laws and your state’s laws. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -The Foundation’s business office is located at 809 North 1500 West, -Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887. Email contact links and up -to date contact information can be found at the Foundation’s website -and official page at www.gutenberg.org/contact -</div> - -<div style='display:block; font-size:1.1em; margin:1em 0; font-weight:bold'> -Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg Literary Archive Foundation -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -Project Gutenberg™ depends upon and cannot survive without widespread -public support and donations to carry out its mission of -increasing the number of public domain and licensed works that can be -freely distributed in machine-readable form accessible by the widest -array of equipment including outdated equipment. Many small donations -($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt -status with the IRS. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -The Foundation is committed to complying with the laws regulating -charities and charitable donations in all 50 states of the United -States. Compliance requirements are not uniform and it takes a -considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up -with these requirements. We do not solicit donations in locations -where we have not received written confirmation of compliance. To SEND -DONATIONS or determine the status of compliance for any particular state -visit <a href="https://www.gutenberg.org/donate/">www.gutenberg.org/donate</a>. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -While we cannot and do not solicit contributions from states where we -have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition -against accepting unsolicited donations from donors in such states who -approach us with offers to donate. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -International donations are gratefully accepted, but we cannot make -any statements concerning tax treatment of donations received from -outside the United States. U.S. laws alone swamp our small staff. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -Please check the Project Gutenberg web pages for current donation -methods and addresses. 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Thus, we do not -necessarily keep eBooks in compliance with any particular paper -edition. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -Most people start at our website which has the main PG search -facility: <a href="https://www.gutenberg.org">www.gutenberg.org</a>. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -This website includes information about Project Gutenberg™, -including how to make donations to the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to -subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks. -</div> - -</body> -</html> diff --git a/old/64421-h/images/cover.jpg b/old/64421-h/images/cover.jpg Binary files differdeleted file mode 100644 index 9881e02..0000000 --- a/old/64421-h/images/cover.jpg +++ /dev/null |
