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-The Project Gutenberg eBook of Il mio cadavere, by Francesco Mastriani
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and
-most other parts of the world at no cost and with almost no restrictions
-whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms
-of the Project Gutenberg License included with this eBook or online at
-www.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you
-will have to check the laws of the country where you are located before
-using this eBook.
-
-Title: Il mio cadavere
-
-Author: Francesco Mastriani
-
-Release Date: January 30, 2021 [eBook #64421]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-Produced by: Barbara Magni and the Online Distributed Proofreading Team at
- http://www.pgdp.net (This file was produced from images made
- available by The Internet Archive)
-
-*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK IL MIO CADAVERE ***
-
- FRANCESCO MASTRIANI
-
- PARTE PRIMA
-
- ROMANZI
-
-
-
-
- Proprietà letteraria, dell'editore Cav. Gennaro Salvati acquistata
- con rogito per notar Tucci.
-
- FRANCESCO MASTRIANI
-
-
- IL MIO CADAVERE
-
-
- ROMANZO
-
- IV
-
-
-
- NAPOLI
- STAB. TIP. CAV. GENNARO SALVATI
- (Casa Editrice)
- Maddalenella degli Spagnoli, 19
-
-
-
-
-Parte Prima
-
- Timor mortis conturbat me.
- SALMI.
-
-
-
-
-I.
-
-LA FAMIGLIA DELLO STRADIERE
-
-
-Se un viandante qualunque, trattovi per casualità o per vaghezza di
-solitarie meditazioni, in sull'imbrunire d'una bella sera di està
-dell'anno 1826 si fosse trovato a scendere pei greppi posti a ridosso
-del Real Albergo de' Poveri e di _S. Maria degli Angioli alle Croci_,
-si sarebbe certamente soffermato passando da costa a un povero abituro,
-diruto in gran parte per le scosse del tremuoto detto di S. Anna,
-avvenuto nella sera del 26 luglio 1805. La cagione che avrebbe indotto
-il supposto passeggiatore a fermarsi dappresso a quell'abituro, era, il
-sentirsi in una stanza del secondo ed ultimo piano, quello propriamente
-che dava le viste di essere il più danneggiato, voci di pianto che
-avrebbero straziato un macigno: quelle voci erano la più parte di donne
-e di fanciulli; ed, alle smozzicate parole, ai moncherini di frasi che
-si mischiavano ai singulti d'un pianto che parea di disperazione, si
-capiva che una cara persona di quella famiglia era morta o moribonda.
-Ed in fatti, un uomo era presso a spirare.
-
-Quest'uomo era il capo di quella famiglia.
-
-Inoltriamoci nell'interno del misero abituro. Spettacol sublime e
-commovente! La religione, che sorregge gli ultimi istanti della vita di
-un padre; che gli sta per dischiudere le porte del cielo; la religione
-che sola rimane accanto al capezzale del moribondo, anello divino che
-congiugne il tempo alla eternità; la religione, che vive nelle lagrime,
-volgeasi benanche ai superstiti per mitigarne il dolore acerbissimo.
-
-Un sacerdote stava dappresso all'infermo vegliardo, ed in pari tempo
-che iva ravviando al cielo i pensieri dell'uomo giunto all'estremo
-della sua carriera, egli era prodigo di affettuose parole e di cure
-amorevolissime verso i costui figliuoletti, disacerbando e acquietando
-l'esagerata escandescenza di un dolore che non conosce limite nè freno.
-
-Era questo ministro di Dio giovane ancora, perocchè parea che sol di
-fresco avesse varcato i trent'anni. Nelle sue sembianze, cosparse
-di pallidezza leggeasi un'anima di angiolo, e massime negli occhi
-che erano pregni, di una pietà incommensurabile. Per due notti e tre
-lunghissimi giorni di estate quel venerando ecclesiastico non si era
-dipartito da quella casa, in cui parea che tolta si fosse la nobile
-missione di surrogare appo quella famigliuola le paterne cure, di cui i
-miserelli figli eran privi, e per mancanza di madre e per l'infermità
-del genitore. Egli somministrava i medicamenti all'ammalato, e li
-facea comprare col proprio danaro; riconfortava quello a sperare nel
-cielo, ad aver fiducia nell'arte salutare; e quando lo infermo, per
-trista convinzione, dimenando il capo rigettava ogni argomento di
-speranza, Padre Ambrogio (così nomavasi il reverendo) gli tenea diverso
-linguaggio: parlavagli delle miserie dell'umana vita, del nobil fine
-dell'uomo creato a più alti ed immortali destini, il riconsolava,
-mettendogli dinanzi agli occhi la tenerissima e sacra memoria che di
-lui avrebbero serbato i suoi figliuoli, l'onorato nome che ei lasciava
-loro, il compianto generale e le preci che lo avrebbero accompagnato
-allo eterno riposo, e da ultimo quel santo uomo il rassicurava
-sull'avvenire dei fanciulli, promettendogli di non abbandonarli giammai
-e di aver per essi le sollecitudini amorose e le cure di un padre.
-
-Nè a quest'officio pietoso, ma tristo, limitavasi Padre Ambrogio;
-sibbene, ne' momenti in cui il moribondo avea meno bisogno dell'opera
-sua e della sua assistenza, quel sacerdote era tutto d'attorno a'
-fanciulli. E quel generoso attingeva nei tesori della sua pietà
-argomenti di conforto pei più grandetti che comprendeano l'amarissima
-perdita che tra poco avrebbero fatta, e di distrazione al più piccolo,
-il quale sovente piangeva in veggendo piangere, ma nulla comprendea
-della ragione di quel pianto, o vagamente, l'attribuiva alla malattia
-del babbo.
-
-Padre Ambrogio era una di quelle creature, perle della umanità,
-le quali sembrano aver ricevuto dal cielo l'esclusivo incarico di
-rappresentare la Carità in sulla terra, non già quella carità monca
-e superba che si tien contenta e soddisfatta nel gittare dall'alto
-l'obolo della limosina, ma che consola, ravviva, si piega, si umilia:
-quella carità che pone ad atto la vera e sola eguaglianza cristiana tra
-gli uomini, quella che provviene da vicendevole amore. Padre Ambrogio
-comprendeva tutta la altezza del suo divino ministero; abnegazione
-intera, dilicata, ragionata a pro della umanità sofferente. Additando
-il cielo, porto supremo di salute, ei leniva i mali della terra;
-parlava agli umili e ai poveri della loro grandezza innanzi agli occhi
-dell'Eterno; ai superbi mostrava il nulla del fasto umano, la vanità
-dei beni mondani: i dissoluti poneva al cospetto della vergogna dei
-loro vizii; aveva in copia grandissima argomenti e parole per ogni
-miseria, per ogni debolezza; amava gli uomini quando più eran ciechi di
-mente o gravati di mali o caduti all'imo dell'obbrobrio.
-
-Cinque figliuoli rimaneano deserti dei loro genitori, due donne e tre
-maschi.
-
-Lucia era la secondogenita. Benchè non ancora arrivata al quarto
-lustro di sua età, questa fanciulla avea tutto il senno e la prudenza
-d'una donna; era ella in qualche modo la madre dei suoi fratelli: e il
-governo della famiglia veniva retto da colei che vi mettea una tale
-accuratezza una tal pazienza e tanto amore, che spesso ella privava
-sè medesima di qualche cosa per non farne difettare i fratellini. Una
-sensibilità eccessiva formava il complesso del suo carattere, come la
-pietà era tutta la anima sua, la vita sua. Lucia non potea vivere senza
-consacrarsi a ben fare, senza innumerevoli sacrificii giornalieri,
-senza dar corso a quel fiume di amorevolezza che le traboccava dal
-cuore. Iddio l'avea creata per amare e soffrire, e i suoi giorni non
-furono infatti che il continuo esercizio di questo duplice destino
-della donna. Lucia non era bella di volto, se si guardi alla regolarità
-delle fattezze, ma gli occhi suoi erano la più sublime espressione
-dell'anima umana. Non si potea guardarli senza sentirsi piovere
-sul cuore torrenti di dolcezza: eran belli oltre ogni credere, e
-diffondeano su tutta la sua persona l'incantesimo che ne derivava.
-
-Abbiam detto che Lucia era la secondogenita; chi dunque era il
-primogenito?
-
-Il primo figliuolo di Giacomo era un idiota, il cui vero nome era
-Giovanni, ma che veniva comunemente addimandato per ischerzo _Uccello_,
-imperocchè il tapino nel camminare, non potendo ben sorreggersi su i
-piedi, equilibravasi stendendo in certo modo le braccia e appuntando i
-gomiti, a guisa delle ali di uccello. Una lunga e tormentosa malattia
-da lui sofferta nella fanciullezza, per cui scampò di morte quasi per
-prodigio, gli avea affranto per forma il sistema nervoso e muscolare,
-che, oltre all'avergli storte le dita dei due piedi e della mano
-sinistra, ed isviata la pupilla dal suo centro regolare, gli aveva
-tolto interamente l'uso delle facoltà intellettuali. Uccello (d'ora in
-appresso così il chiameremo), essendo eziandio balbo e scilinguatello,
-malamente articolava i suoni e le parole; ed era curioso il sentirlo
-a parlare quando si adirava contro qualcuno, chè in questo caso più
-che pel consueto lo scilinguagnolo gl'imbrogliava o arroncigliava
-siffattamente le parole con la bava che gli veniva in copia alla bocca
-che era un vero fuoco d'artificio.
-
-Il mal caduco, che frequentemente colpiva l'infelice, si aggiungea per
-rendere estremamente misera questa creatura.
-
-Per compire il ritratto d'Uccello dobbiam notare, che, quantunque
-in età di ventitre a ventiquattro anni, era bassa la sua statura e
-privo di lanugine il suo volto, sì che parea non esser giunto per anco
-all'adolescenza. Ad ogni minima opposizione alla sua volontà infantile,
-per qualsivoglia tenue contraggenio, ei piangeva dirottamente siccome
-fanno i bambini; e tosto allietava il volto e mandava un suono come di
-riso quando gli si dava il trastullo o il cibo che chiedeva. Mirabil
-disposizione della Provvidenza! Uccello in questi momenti che otteneva
-quello che bramava era felice, compiutamente felice, come l'ambizioso
-che aggiugne e tiene l'intento suo, come l'avaro da costa al cassettino
-dei suoi tesori, come l'amante nelle braccia della sua amata.
-
-Uccello aveva nel suo idiotismo una singolare simpatia per Lucia più
-che per l'altra sorella e per gli altri fratelli. Oh come era felice
-il povero idiota allora che gli riusciva rubare un bacio alla sorella
-prediletta! Come ne gioiva! Come ribaltava quel morto cuore quando
-se la stringea sul petto! Ben è vero che rare volte si arrischiava a
-far questo, per l'invincibile timidezza che gl'ispirava il contegno
-serio di Lucia; ma, se talvolta la vedea meno pensierosa del solito,
-se la sorprendeva a sorridere per le goffaggini che egli balbettava,
-oh... allora non sapeva resistere, e le si gettava al collo come un
-cagnolino. Quando ciò faceva l'idiota, Lucia incominciava dall'andare
-in collera, indi rabbonavasi, e finiva non poche volte con imprimere
-un bacio sulla fronte stretta e compressa del miserello, il quale non
-rifiniva in questo caso di saltare per la gioia e di dire tante cose e
-sì in fretta che la sorella niente ne capiva.
-
-Gli altri tre figliuoli di Giacomo lo stradiere erano una giovinetta di
-circa quindici anni a nome Marietta, e due fanciulli chiamati Giuseppe
-e Andrea.
-
-Marietta, fanciulla vispa e leggiera, più bella di Lucia, avea occhi
-cilestri e capelli biondi. La più strana e notevole differenza era tra
-queste due sorelle. Comechè entrambe compassionevoli, buone, e dotate a
-dovizia di cuore eccellente, la Marietta affogava i generosi e nobili
-istinti del suo cuore sotto una pazza e stravagante allegria, che
-trasmodava insino all'insolenza. Ella non era già dissimile dagli altri
-suoi fratellini nel ruzzar fragoroso, nello starnazzare su e giù per la
-casa, nel tormentare la vecchia fantesca, tipo di pazienza verso quelle
-creature. La Marietta non si facea scrupolo di dar la baia agli amici
-di suo padre, ed in ispecialità ai più brutti, di spingere i fratelli
-addosso ai pezzenti; sovente con una mano porgeva al mendico l'obolo
-o il pane della carità, coll'altra gli tirava di dietro gli stracci
-di abiti, sganasciandosi dalle risa assieme ai suoi piccoli complici.
-Ammiravansi tutti come facilmente questa giovinetta, che si abbandonava
-a tutta la naturale gaiezza del suo temperamento, ponea subito freno
-alle sue fanciullaggini allora che pareale che queste dispiacessero
-alla sorella; e come in copiose lagrime tosto rompesse, se dal padre o
-da Lucia le venisse qualche volta severa ammonizione o rimproccio.
-
-Era tra le due sorelle quella differenza che passa tra la pietà
-dolcissima, trista, dilicata, e la bontà spensierata, pazzognola,
-indiscreta.
-
-Veggendo unite la Lucia pallida, dagli occhi e dai capelli neri, con
-quel corpo alto, leggermente curvato, quasi debil canna che si chini a
-sorreggere l'alga debolissima, e la Marietta, vivace, spirante salute
-e allegrezza, di bassa e complessa statura; avresti detto esser quelle
-due fanciulle le immagini perfette dell'aurora bionda e ridente,
-ripiena di speranze e di vita, e della sera, bella del pari, ma
-scolorata e malinconica per ricordanze e rammarichi.
-
-Un altro sentimento contribuiva a far più spiccare la differenza
-fisica e morale delle due sorelle: l'amore, che è tutta la vita d'una
-donna, tutto il suo avvenire, tormento dolcissimo delle anime nobili,
-e gentili, mondo interminabile di commozioni violente, in cui regna un
-solo essere, l'oggetto amato.
-
-Lucia amava. Verremo più tardi ampiamente parlando di un tale
-amore, onde Iddio voleva provare tutta la sublime rassegnazione di
-quell'anima.
-
-La sera gittava già le sue ombre in quella casa dove la morte si
-apprestava a cancellar dal libro della vita il nome di Giacomo lo
-stradiere.
-
-Oh quanto ci duole di dover presentare ai nostri lettori quest'uomo nei
-momenti estremi di una vita povera, ma onesta e intemerata, modello di
-saggezza, di carità, di evangelica morale, modello, che sebbene si vada
-rendendo sempre più raro tra le classi bisognose della società, non
-manca di rialzare a quando a quando la dignità dell'uomo anche sotto la
-più dura fatica e nello stato più dimesso ed umile.
-
-Da lunghi anni Giacomo Fritzheim, svizzero di origine, esercitava
-l'officio di stradiere nelle Regie Dogane di Napoli. Uom robusto e
-laborioso, di non comune intelligenza e istruzione, e d'una probità a
-tutta pruova, egli era amato da' suoi superiori, rispettato da' suoi
-compagni, idolatrato dalla famiglia. La moglie, morta per effetto
-di parto prematuro, era così buona e compassionevole, che il più bel
-giorno della sua vita fu quello in cui il marito, reduce da un piccol
-viaggio fatto nell'interno del reame, le recava a casa un fanciullino
-di quattro in cinque anni, raccolto di notte nel mezzo di un bosco,
-morto di freddo e singhiozzante per pianto convulsivo.
-
-Fin dal giorno in cui Giacomo perdè l'amata compagna, ch'era tanta
-parte di sua vita, si era abbandonato a quella invincibile tristezza
-che opprime i cuori virtuosi e appassionati quando morte gli strazia
-nei loro affetti più cari.
-
-Giacomo parea non portare il peso della vita che per sostenere gli
-innocenti figliuoli, tenerelli ancora e bisognosi di ogni aiuto: parea
-come se di repente altri venti anni gli si fossero accresciuti in sulle
-spalle, che al presente eran curvate come ad un vecchio ottagenario;
-i suoi capelli, che innanzi della morte della moglie conservavano
-ancora il colore della giovinezza, imbiancarono tosto, e parte caddero
-precedendo nella terra quella testa veneranda, che verso di essa
-chinavasi ogni giorno vieppiù. Quelle labbra su cui la calma della
-coscienza richiamava spesso il riso della gioia, or si negavano ad ogni
-sorriso; e, soltanto nei momenti in cui vedea raccolti intorno a sè
-gli amati figliuoli, l'anima gli si schiudeva ad una dolce mestizia, la
-quale bentosto volgeasi in tristezza per lo scorgere ch'ei facea sulla
-impensierita fronte della diletta figliuola Lucia la malinconia di una
-vergine passione.
-
-Da qualche tempo Giacomo, quasi presago della sua prossima fine, si
-staccava a malincuore dal seno della propria famiglia, per la quale il
-suo amore sembrava centuplicato; i suoi occhi che già tante lagrime
-aveano sparse pel figlio Giovanni e poscia per la perdita della
-consorte, ora si umettavan di continuo; e, rimirando con tenerezza
-estrema i suoi figli, spesso il buon padre piangeva di soppiatto,
-e particolarmente per la Lucia ed Uccello, come i più miseri, la
-prima per troppa squisita tempera della sua fibra, il secondo per la
-imperfezione delle sue morali e fisiche facoltà. Lucia era infelice
-perchè troppo sensitiva; Uccello perchè privo di quel senso divino che
-rende l'uomo superiore al bruto.
-
-Già da alquanti mesi, prima di esser ridotto alle porte del sepolcro,
-Giacomo si lagnava di una fiacchezza eccessiva per tutte le membra per
-la quale gli riesciva faticoso qualunque movimento ei si facesse; ed
-or, nascesse da ignoto e ascoso male che ivagli già serpeggiando pel
-sangue, or fosse effetto di quella specie di abbandono di ogni cosa
-terrena che prende gli uomini vicini al loro termine, il dabbenuomo
-facea sforzi inauditi per recarsi al suo posto di stradiere, perchè
-zelantissimo del proprio dovere. Ma un mattino il buon Giacomo non potè
-levarsi di letto; una strana enfiagione gli si era manifestata negli
-_arti_ inferiori; il giorno appresso, questa enfiagione sparì, ma sul
-volto dell'infermo apparvero certe macchie di rosso vivido; il respiro
-era difficile e affannoso.
-
-La gotta, che era stata per lo passato la consueta malattia di Giacomo,
-gli era questa volta piombata nel petto.
-
-Dopo alcuni giorni d'infruttuosi rimedii, lo stato dell'infermo fu
-dichiarato inguaribile.
-
-Nel momento da cui diam principio a questa trista narrazione, il
-medico non avea dato che poche altre ore di vita al misero Giacomo,
-il quale già si era cogli aiuti della religione fortificato al solenne
-passaggio.
-
-Nella camera dov'è il letto dell'infermo è raccolta tutta la costui
-famiglia. Non ostante le parole e i conforti di Padre Ambrogio, il
-comune dolore disfogavasi in un lagrimar comune. Tutti quei cari
-figliuoli non voleano staccarsi un sol momento dal letto paterno.
-
-Una candela di sego messa sovra un vecchio cassettone illuminava la
-camera, la quale sarebbe rimasta al buio, a dispetto di un lumicino
-acceso in un bicchiere dinanzi ad un quadro della Madonna del Carmine,
-e che, per essersi quasi tutto l'olio consumato, andava bruciando
-la rotellina di carta, schizzando e friggendo sull'acqua che si era
-scoperta sotto l'olio strutto. Lucia, col volto bianchissimo come panno
-lavato, coi lunghi capelli rabbuffati su per la fronte e le spalle,
-non si era da due giorni ristorata nè di cibo nè di sonno. Distesa
-a metà del corpo sul letto del padre, ella non muoveva i suoi occhi
-ardenti di lacrime dagli occhi del genitore, il quale, non potendo più
-reggersi nè dall'uno nè dall'altro de' fianchi, era in qualche modo
-costretto a guardar sempre lei. Nondimeno ei girava talvolta inquieto
-le pupille, quasi avesse richiesto di qualcuno assente, e poscia
-ritornava a fissare uno sguardo ineffabile sulla figliuola carissima; e
-quello sguardo era di un amore d'un'ansietà che l'umano linguaggio non
-potrebbe tradurre nè far comprendere.
-
-Marietta, quella fanciulla sì leggiera, sì spensierata, piangeva a
-dirotte lagrime. Ella teneva abbracciati i suoi due fratelli, i quali
-piangevano come lei, e le domandavano perchè da qualche ora il babbo
-più non parlava e più non si lagnava... Marietta, invece di rispondere,
-singhiozzando baciava Andrea, il più piccolo dei fratelli.
-
-Padre Ambrogio più non impediva lo sfogo di quel giusto dolore,
-ma facea comprendere alla Marietta che il suo pianto e quello dei
-fanciulli avrebbe trafitto il cuore del povero vecchio e distolto i
-suoi pensieri dall'eternità.
-
-A tal ragione la Marietta non si acchetava, ma muovea co' fratelli
-nella stanza contigua; dove più libero dava il corso alle lagrime.
-
-Presso l'uscio della camera, dov'era l'infermo, si fermava di tempo
-in tempo Uccello, chiedeva con volto stupido e sorridente se il padre
-fosse morto, e quindi tornava ai suoi balocchi nella cucina, vale
-a dire tornava a ruzzar con due gatti, che formavano tutto il suo
-divertimento, e che egli amava sopra ogni cosa al mondo.
-
-Erano le dieci della sera, cioè due ore di notte all'italiana.
-
-Padre Ambrogio, seduto appo il capezzale del moribondo, recitava
-ad alta voce le orazioni che accompagnano la dipartita delle anime
-cristiane, quando l'infermo, fatto uno sforzo violento, alzò il capo e
-con distinta voce disse due volte:
-
-— Daniele... Daniele...
-
-Era questo il nome del suo figlioccio, del trovatello da lui allevato,
-ed ora giovine di circa ventidue anni. Ah! Da due giorni che il misero
-vecchio non avea fatto altro che dimandare di Daniele; il quale erasi
-mandato a cercare nella sua abitazione; gli si era fatto dire che
-il padre Giacomo era gravemente infermo e vicino forse a trapassare.
-Daniele aveva risposto che sarebbesi affrettato a vederlo, a dipendere
-dai desiderii di lui; ma intanto non appariva.
-
-Padre Ambrogio osservò sul volto dell'infermo, quando costui ebbe
-proferito due volte il nome di Daniele, un'angosciosa ansietà mista ad
-un dolore profondissimo. Tutto comprese l'ecclesiastico, che conosceva
-la storia di questa famiglia, ed esclamò fra sè medesimo:
-
-— Oh l'ingrato! l'ingrato! Iddio abbia pietà di lui!
-
-Voltosi poi verso l'infermo gli disse:
-
-— State di animo sereno, Giacomo; Daniele non tarderà a venire;
-il poveretto non ha saputo che quest'oggi che il vostro male si è
-aggravato... Egli verrà... siatene certo, egli verrà.
-
-Dette queste parole, Padre Ambrogio gittò uno sguardo furtivo su Lucia,
-e il suo cuore fu straziato.
-
-Questa misera fanciulla aveva nascosto il capo nel piumaccio che era su
-i piedi del padre, e singhiozzava con un pianto convulsivo.
-
-Non ci era più luogo a dubitare: Daniele più non l'amava!
-
-Non erano scorsi pochi minuti da che Giacomo avea parlato, ed un
-personaggio si presentò alla soglia di quella camera.
-
-Egli era Daniele.
-
-
-
-
-II.
-
-IL GIURAMENTO
-
-
-Singolare contrasto offrivano le vestimenta e l'aspetto del nuovo
-arrivato con lo stato quasi indigente di quella casa.
-
-Era Daniele un giovine di statura altetta, di volto piuttosto bruno,
-di folti capelli bene allustrati e tagliati a leggiadra zazzerina; gli
-occhi parimente scuri e malinconici acquistavano un'espressione di cupa
-intelligenza per l'inarcare ch'ei facea sovente le nere sopracciglia;
-non avea nè baffi nè barba.
-
-Il suo vestito era de' più ricercati e di gusto per que' tempi. Un
-soprabito alla prussiana e da cavalcare color verde salice; calzoni
-bianchi a mezza gamba, stivali con gli sproni, cappello bigio.
-
-Daniele avea lasciato alla porta di quel modesto abituro il suo cavallo
-morello, sul quale era venuto. Diremo nel prosieguo di questa storia
-perchè in età giovanile e in pochi anni di esercizio della professione
-di maestro di musica, Daniele fosse già padrone di una modica
-agiatezza.
-
-Non si creda che Daniele avesse preferito di venire a cavallo per
-affrettare il suo arrivo alla casa dello stradiere; però ch'egli non
-si era dato la minima premura di accorrere presso il suo benefattore
-moribondo e presso la fanciulla che ardentemente lo amava. Per due
-giorni il giovine non avea pensato neppure per sogno alla infermità
-di Giacomo, all'amor di Lucia, alle iterate richieste che di lui
-avea fatte colui che per oltre a quindici anni lo avea nutrito col
-proprio pane e lo avea amato come un altro suo figlio. Daniele non
-ci avea pensato nemmanco per un momento: dappoichè un pensiero fitto
-come un chiodo gli si era messo nel capo, e gli dava cruccio, smania
-indicibile, indurimento di cuore, indifferenza su gli altrui mali.
-
-Nel giorno da cui abbiam cominciata questa storia, Daniele verso le 23
-ore italiane, fornito il giro delle sue lezioni di musica, per disviare
-alquanto la tristezza che l'opprimeva, era andato a passeggiare a
-cavallo verso il Campo di Marte. Al ritorno, in passando d'accosto al
-Real Albergo de' Poveri, gli venne ricordato di Giacomo lo stradiere,
-che dimorava alle spalle di questo Stabilimento di carità, dov'egli
-forse sarebbe stato gittato qual trovatello, se quel generoso non
-gli avesse dato ricetto, sostentamento, educazione nella propria casa
-tra gli altri suoi figli amandolo al pari di questi. Allora soltanto
-ricordò che parecchie volte il suo morente benefattore lo avea mandato
-a chiamare.
-
-«Andiamo, diss'egli seco medesimo dando al suo cavallo la direzione
-della casa di Fritzheim, se egli è vero quel che mi si è detto, il buon
-uomo non ha molti dimani a vedere. Incominciavo un poco a seccarmi de'
-suoi continui rimproveri. È vero che di molto io gli sono debitore,
-ma alla fin fine qualche cosa ho fatto anch'io per lui da qualche
-anno a questa parte; non gli ho mandato denaro? Non ho fatto di bei
-regalucci a Lucia? Ma or che ci penso; par che costei abbia preso in
-sul serio le nostre fanciullaggini amorose. Che diascine! Men ci vuole
-che una testolina come la sua per creder vero a vent'anni quello che
-si è detto a quindici. Follie! Or più che mai questa chimerica unione
-sarebbe impossibile. Quand'anco io non avessi qui in questo mio cuore
-scolpita quella cara immagine di Emma, che mi divora a fuoco lento,
-io non acconsentirei giammai ad essere lo sposo di Lucia. Che direbbe
-la società di me? Che direbbero i miei amici? Sposare la figlia di uno
-stradiere! Ed io mi esporrei con tal matrimonio a render nota a tutti
-la mia storia, perocchè, non ci cade alcun dubbio, al domani delle mie
-nozze si saprebbe nel paese che Daniele de' Rimini non è che figlio
-della sventura o della colpa, raccolto per carità dal padre della
-sposa! Ignominia! Un tal segreto vorrei che rimanesse un mistero per
-tutti. Se il padre Giacomo il portasse tutto con sè nella tomba!... Oh
-se Emma penetrasse!... Dio, Dio, non mi esporre a tal rossore!... Ella
-così superba de' suoi natali, così ricca... ricca e nobile! Ecco...
-ecco la felicità, il sogno ardente della mia vita! Ed io sposerei
-Lucia, povera, oscura, _ignobile_, figlia d'un _vile_ stradiere! No
-no..... Quando io non era ancora conosciuto, quando non mi era ancora
-slanciato nel mondo, avrei forse potuto sposarla, imperocchè tutti
-avrebbero ignorato l'oscura mia origine, ma ora! Io ho fatto tanto
-per innalzarmi, ho gittato sudori e lagrime sul pianoforte, sono
-impallidito su i capilavori musicali, non solo per amore a quest'arte,
-che spero per altro abbandonare non sì tosto avrò raggranellato un
-po' d'oro, ma bensì per farmi una strada alla fortuna, per vedere di
-pormi ad un certo livello con quegli giovanotti miei amici, che non
-si starebbero dal darmi la beffa per questo ridicolo matrimonio ch'io
-farei a contraggenio, e che distruggerebbe per sempre ogni speranza di
-possedere quel tesoro di grazie che m'innamora, e quella dote onde io
-cesserei di essere una creatura mercenaria. Oh.... che ignobil cosa
-è il lavorare per vivere! Qual differenza tra Emma e Lucia! Ma che
-dico! Non sono io scemo di senno per istabilire un paragone tra queste
-due donne! Un paragone tra Emma e Lucia! È lo stesso che paragonare
-l'eleganza alla goffaggine, la farfalla alla mosca, la ricchezza alla
-miseria. Che compiuta educazione! Che linguaggio elevato, che nobiltà
-di sentire! e che bellezza! Oh quelle forme del suo corpo! quei
-capelli! quegli occhi!! Oh la mia testa, la mia povera testa!
-
-Ciò dicendo, Daniele, il cui carattere da questo breve soliloquio i
-nostri lettori potranno in parte conoscere, era giunto all'abituro di
-Giacomo, sotto il cui tetto egli avea per molti anni riposato.
-
-Nell'entrar che fece Daniele nella camera dell'infermo, Lucia si era
-incontanente alzata da su il letto del padre, avea fatto per correre
-incontro al giovine, ma a mezzo la camera sentì fiaccarsi le ginocchia,
-e quelle lagrime che fino all'arrivo di Daniele erano rimaste
-premute nel petto, quivi costretto dall'acerbità d'un doppio spasimo,
-rifluirono tutte in un momento alle ciglia della fanciulla per un
-ritorno di tenerezza e Lucia pianse per qualche minuto con quell'impeto
-irrefrenabile, che suol succedere ad una sì lunga compressione.
-
-Oh quanto diceva quel pianto!
-
-Daniele era rimasto alcun poco sulla soglia di quella camera, freddo
-spettatore della scena di tristezza che gli si offriva; poscia, senza
-rivolgere una sola parola a Lucia, si era inoltrato verso il letto
-di Giacomo, chinando leggermente il capo dalla parte ov'era seduto
-Padre Ambrogio. Maria, Giuseppe e Andrea lo avevano salutato con
-affettuosità, se gli eran messi d'intorno; un raggio di gioia brillò
-su quei volti infantili; la presenza di Daniele era per essi di buono
-augurio; eglino tutti aveano rifuso addosso a questo giovine quella
-espansione di affetto e di stima che l'idiotismo d'Uccello aveva in
-certo modo respinto e deviato.
-
-Nel venire Daniele, Uccello si era recato nelle braccia i suoi mici ed
-era corso a far festa _al Contino_.
-
-Era questo il nome che in famiglia si era dato al fanciullo Daniele,
-alludendo alle costui maniere riservate e schife non meno che al
-grandissimo livore dal quale insino dalla più tenera età questi era
-preso per l'invidia che gli eccitavano i fanciulli meglio vestiti
-o che passeggiassero in carozza o che fossero possessori di più bei
-giocarelli.
-
-— Guarda, Lucia, disse Uccello alla sorella alzando con le punte delle
-dita le falde del soprabito di Daniele, guarda che bell'abito ha il
-Contino, bada che non se lo imbratti vicino a noi altri!
-
-Queste parole, che l'idiota avea detto in tutta l'ingenua volgarità
-della sua favella, fecero apparire tutt'i colori sul volto di Daniele,
-il quale con un mezzo sorriso rispose battendo lievemente colla frusta
-sul capo dell'idiota:
-
-— Non temere, Uccello, noi non ci faremo bruttar da nessuno; e poi non
-ci è paura, tu mi guardi le spalle.
-
-Così fatte celie scambiate tra Daniele e Uccello presso al letto del
-moribondo rattristarono padre Ambrogio e Lucia.
-
-Vi fu un momento di silenzio agghiacciato... Giacomo avea gli occhi
-chiusi, e la voce di Daniele non ancora aveagli colpito l'orecchio.
-
-Padre Ambrogio si affrettò di far conoscere all'infermo l'arrivo del
-suo figlioccio con tanta ansia aspettato; onde, alzata alcun poco la
-voce, e fattosi più dappresso all'orecchio di lui dissegli:
-
-— Signor Giacomo, il vostro Daniele è qui.
-
-Il volto cadaverico del vecchio si animò subitamente, dischiuse gli
-occhi ne' quali brillò un raggio di viva gioia, e quelle pupille
-andarono in cerca di Daniele, e si affisarono su lui. Giacomo
-distese la destra al giovine, il quale senza torsi i guanti, se
-l'accostò alle labbra e vi lasciò cadere un freddo bacio, sfiorando
-appena l'epidermide di quella mano, quasi timoroso che gli si fosse
-appiccato il male del vecchio, e schifo di baciar la mano di un onesto
-gabelliere.
-
-Erano molti anni dacchè Daniele non baciava la mano del suo benefattore.
-
-Nello sguardo immobile del vecchio, in quella scintilla di fuoco che,
-attraverso le nebbie della morte, dardeggiava dagli occhi vitrei di
-Giacomo, fissi su Daniele, era un lacerante rimprovero, un dolore
-cocentissimo ma rassegnato, una speranza viva, ardente, una preghiera
-affettuosa, un comando.
-
-Padre Ambrogio leggeva in quello sguardo queste diverse passioni,
-questo linguaggio misto di tanti affetti, di tante commozioni; e
-procurò di richiamare i pensieri dell'infermo a quella pacatezza che
-debbon serbare gli uomini che stanno in procinto di elevarsi su tutti
-gli umani affetti e passioni. Daniele era distratto, preoccupato, stava
-così come se si fosse trovato in una casa straniera, indifferente.
-
-— Signor Giacomo, disse Padre Ambrogio, vi avea pur detto che questo
-caro giovine si sarebbe affrettato di venire a baciarvi la mano e ad
-accorrere a' vostri desiderii: egli è qua, compatitelo perchè oggi
-soltanto egli ha saputo essersi aggravato il vostro male.
-
-Il buon prete avea poggiato la voce sulle parole _oggi soltanto_ per
-farle ben notare a Daniele, il quale gittò su lui uno sguardo furtivo e
-disse anch'egli:
-
-— Si, signore, soltanto oggi m'è stato detto che voi eravate infermo.
-
-Daniele non avea detto _papà Giacomo_, siccome per lo addietro chiamava
-il suo benefattore. Questa parola _signore_ avea messo il ghiaccio di
-morte nel cuore di Lucia.
-
-Giacomo avea concentrate tutte le forze della sua vita in questo
-supremo momento, in cui egli voleva assicurare la pace e la felicità
-della figliuola. La mano del vecchio avea cercato quella di Daniele
-e non la lasciava: il pugno dell'infermo avea acquistato una forza
-straordinaria di cui lo stato di prostrazione in che lo aveva gettato
-il morbo parea che il rendesse incapace. Questa pressura indicava
-abbastanza l'ardente desiderio che il vecchio aveva avuto di riveder
-Daniele e il timore che questi si allontanasse.
-
-Daniele sembrava portar con impazienza quello sguardo e quello
-imprigionamento della mano.
-
-Passò qualche minuto.
-
-Giacomo alzò il capo e fe' segno lo avessero adagiato su qualche
-cuscino per potersi reggere a certa altezza dal letto: un eccitamento
-estremo gli avea dato un'apparenza di salute e di forza.
-
-— Un sorso di sidro, chiese il vecchio con voce distinta.
-
-Era questa la consueta bevanda, di cui usava nello stato di sanità, e
-che gli dava soddisfazione, ilarità, lucidezza di mente; onde quasi mai
-mancavane qualche boccia nella famiglia, comunque povera.
-
-Lucia corse, col cuore palpitante di speranza, ad aprire un vecchio
-armadio, dov'era riposto un avanzo di caraffa di sidro inglese, ne
-versò tre dita in un bicchiere, ed il recò al padre, accostandoglielo
-alle aride e scolorate labbra.
-
-Giacomo bevve con ansia; ma la deglutizione opravasi con difficoltà,
-per modo che fu impossibile al misero vecchio di tranguggiare il
-bramato refrigerio che gli rimase in sulla lingua; tanto più che quella
-bevanda non è così fluida e potabile come l'acqua.
-
-Giacomo gittò un profondo sospiro, scostò leggiermente dalla bocca
-il bicchiere e la mano che glielo porgeva, e volse gli occhi al cielo
-facendo tacita offerta a Dio delle sue sofferenze: il cuor di Lucia ne
-fu trapassato: nascose il suo capo dietro quello del padre e pianse la
-miserella, ma divorando nel cuore le amare lagrime che le strappava lo
-stato del genitore.
-
-Giacomo non era uscito dal suo abbattimento per due giorni continui;
-poche e indistinte parole avea proferito in questo tempo, pochi segni
-avea dato di vita e di avvedimento. Ma ora un pensiere, un proponimento
-parea dargli una fittizia energia. Comechè privo del refrigerio che
-sperava ottener dal sidro, ei raccoglieva quasi per forza intorno al
-cuore la vita che gli fuggiva. Oh l'amor paterno! Chi può dire fin dove
-questa onnipossente affezione dell'animo può imperare sulla caduca,
-argilla? Chi può segnare i limiti della sua forza? L'amor paterno
-commove ed agita ancora il cuore di un cadavere pochi istanti di poi
-che morte vi ha soffiato il gelido suo alito: l'amor paterno è un
-raggio dell'anima immortale che rimane ancora attaccato alla famiglia,
-quando il corpo del padre rientra nella creta che il produsse.
-
-Giacomo fe' cenno a Daniele di avvicinarsigli più, imperocchè non potea
-parlare che a stento e con voce fiacchissima.
-
-Daniele, Lucia e Padre Ambrogio si strinsero al letto dell'infermo per
-udirne le parole. Marietta e gli altri due fanciulli intorniarono quei
-tre: e tutti pendevano con trambasciata ansietà dalle labbra del capo
-della famiglia.
-
-— Daniele, disse il vecchio, ricordi tu quel che eri e quel che ora sei?
-
-— Lo ricordo, rispose questi, alcun poco turbato da simile
-interrogazione.
-
-— Ti rammenti di quella notte in cui ti raccolsi morto di fame e di
-freddo sopra una felce nelle boscaglie della Sila in Calabria?...
-Pensa, figlio mio che ivi saresti immancabilmente perito; le tue membra
-quasi nude erano intorpidite dal gelo onde eran tutti coperti que'
-boschi deserti e quelle valli; i tuoi occhi eran chiusi, ed appena
-uscia dal tuo petto un fioco gemito che si perdea ne' lunghi urli del
-vento tra gli scheletri della vegetazione. Fu la Provvidenza che guidò
-i miei passi in quel bosco tetrissimo: io avea smarrito il mio cammino,
-o per dir meglio, Iddio volle che io mi fossi per poco allontanato
-dalla strada regolare per menarmi a dar vita ad una innocente creatura.
-In questo supremo istante della mia vita che si spegne, benedico la
-Provvidenza che mi fece degno di esercitare la carità e di salvar da
-morte un caro fanciullo, ch'io poscia ho amato qual mio figlio, e che
-ora amo con tutta la tenerezza paterna, quanto amo queste infelici
-creature che la mia morte lascerà diserte e abbandonate nel mondo.
-
-Dagli occhi del vecchio cadde una lagrima, che restò fredda e
-impiombata sulla sua guancia.
-
-A quelle parole, non si udì che un pianto universale. Daniele era
-commosso.
-
-Dopo pochi momenti di silenzio, Giacomo riprese:
-
-— Ho dovuto richiamare questa ricordanza, mio caro Daniele, non per
-vantare titoli alla tua gratitudine, della quale non ho mai dubitato,
-e di cui mi hai dato prove non equivoche; bensì per ottener da te tutto
-lo affetto di un figlio in questo momento ch'è per me sì solenne. Se tu
-ami ch'io dorma in pace il sonno della tomba, se vuoi che io chiuda gli
-occhi benedicendo quell'istante in cui per la prima volta i tuoi gemiti
-infantili colpirono le mie orecchie, togli dal mio animo ogni dubbio
-sulle tue rette intenzioni a riguardo di questa misera fanciulla che
-tanto ti ama...
-
-Quest'ultima parte fu piuttosto indovinata dagli astanti anzi che
-profferita dal vecchio, tanta fu la commozione ambasciosa che gli
-oppresse il petto. Daniele impallidì e chinò gli occhi, interamente
-ombreggiati dalle folte sopracciglia, che diventarono due archi
-nerissimi; Lucia si sentiva scoppiare il petto; il cuore le palpitava
-con tal violenza che un lividor di morte le imbiancò le labbra
-semiaperte; gli occhi della fanciulla non si arrischiarono a riguardar
-Daniele, e fu per bene di lei, che se quell'adorabile creatura avesse
-gittato uno sguardo sul suo amato, avrebbe letto sul costui volto la
-più chiara smentita delle parole del padre.
-
-— Si avvicina il mio termine, figli miei... Ringrazio la Provvidenza
-che mi concede la forza di parlare e di rivolgervi le mie estreme
-parole. Daniele, Lucia, Iddio non ha permesso ch'io fossi testimone
-della vostra felicità... Io avea ben ragione, mio caro figlio, di
-spingerti ad affrettare questa bramata unione... L'innocenza e la virtù
-fecero dapprima nascere il vostro amore; l'affetto fraterno si voltò
-ne' vostri cuori in un sentimento più dolce, che crebbe col crescer
-dell'età. Dio benedisse l'amor vostro, come l'ho benedetto anch'io.
-Daniele, misero figlio della sventura o della colpa, infelice creatura
-defraudata del più caro degli umani retaggi, l'amor paterno, il cielo
-ha colmato un tal vuoto; tu sei idolatrato da quest'angioletta. Una
-brillante carriera ti si apre dinanzi; così giovane hai ottenuto quello
-che pochi o nessuno alla tua età giunge ad ottenere: riputazione e
-fortuna, e ben le meriti per la tua abilità nell'arte musicale, per
-la quale tanto genio appalesasti fin dalla tua fanciullezza. Possa
-il cielo sempre più render prospere le tue fatiche, ad alleviarti le
-quali, avrai al tuo fianco questa cara creatura.... La misteriosa mano
-che oggi provvede a' tuoi bisogni o a' tuoi piaceri potrà un giorno
-ritirarsi da te, senza che tu abbi a sentire dolorosamente una tal
-perdita.
-
-Giacomo ebbe d'uopo d'interrompersi per qualche momento... Gli astanti,
-ed in particolar modo Daniele, e Lucia, erano diversamente agitati e
-commossi.
-
-— Daniele, ripigliò il vecchio, il tempo stringe ed io non posso
-abusare di questi preziosi momenti che Iddio mi concede. Io non dubito
-della lealtà delle tue intenzioni, tel ripeto; ben mi è noto il tuo
-cuore, e so che l'opera mia non fu seminata in ingrato terreno... Ma
-ho bisogno, nel licenziarmi da voi, figli miei, di essere pienamente
-sicuro dell'avvenire della mia Lucia... Chieggo da te un giuramento,
-Daniele.
-
-— Un giuramento! esclamò questi, che era ben lontano da una simile idea.
-
-— Si, figlio mio, un giuramento solenne che tu farai su quel
-Crocifisso, presente Padre Ambrogio e gli altri figli miei: giurerai di
-sposare quanto prima la dilettissima Lucia... Un tal giuramento nulla
-può costarti; esso non serve che a render paga e soddisfatta l'anima
-mia io andrò a raggiungere la mia amatissima compagna, la madre vostra,
-figli miei, e di lassù le nostre benedizioni vi accompagneranno sempre
-e dappertutto. Or via, non si perda più tempo. Son due giorni che ti ho
-aspettato, Daniele, e credeva che Dio non mi accordasse il piacere di
-vederti, per dileguare dal mio povero cuore ogni dubbiezza.
-
-Un Crocifisso di avorio era in cima del letto, all'altezza della mano
-di Giacomo, il quale, toltolo dal muro, il consegnò a Padre Ambrogio e
-gli disse:
-
-— Padre, ricevete il giuramento di Daniele, ed implorate le celesti
-benedizioni sul capo dei figli miei.
-
-Padre Ambrogio si alzò. Il suo volto era grave e solenne; con la destra
-ei teneva il Crocifisso, con la sinistra toccò la spalla di Daniele,
-figgendogli in volto uno sguardo severo ma ripieno di bontà.
-
-— Daniele, Iddio vi ascolta e vi giudica; ponetevi in ginocchi, figlio
-mio, e proferite con me il solenne giuramento che vostro padre, il
-vostro benefattore, chiede da voi, per abbandonare in calma ogni
-pensiero della terra e rivolgere tutta l'anima sua alla patria celeste.
-
-Lucia s'inginocchiò e con essa tutti gli altri fratelli... In fondo
-alla camera si vedea genuflessa anche la vecchia fantesca, biasciando
-preci e facendosi cadere di grosse lagrime sulle aggrenzite guance.
-
-Daniele ebbe un momento di titubanza.... Egli era rimasto all'impiedi,
-mentre tutta la famiglia... era genuflessa. Un pallore di morte avea
-coperta la bruna sua faccia... Questa titubanza non durò che momenti.
-
-Daniele piegò a terra il ginocchio dritto e chinò il capo per non
-lasciare scorgere il suo turbamento.
-
-Padre Ambrogio spiegò la sua mano sul capo del giovine.
-
-— Daniele, giurate voi nel nome dell'Eterno Dio e su questo segno
-dall'Umana Redenzione di sposare quanto prima in legittimo matrimonio
-Lucia Fritzheim, figliuola di Giacomo?
-
-A questa interrogazione successero pochi momenti di silenzio. Padre
-Ambrogio riprese:
-
-— Pensate, Daniele, pria di giurare... Or siete libero ancora; un
-momento dopo, la vostra vita è eternamente avvinta a quella di questa
-fanciulla.
-
-Daniele non rispose. Il vecchio Giacomo, Lucia, tutti trepidavano.
-Questi minuti secondi erano spine acerbissime per quella sventurata
-famiglia.
-
-Il ministro di Dio replicò la formola del giuramento:
-
-— Daniele, giurate voi nel nome dell'Eterno Dio e su questo segno
-dell'Umana Redenzione di sposare quanto prima in legittimo matrimonio
-Lucia Fritzheim, figliuola di Giacomo?
-
-— Lo giuro, rispose Daniele con voce distinta ma rauca e profonda.
-
-— Ti benedica Iddio! esclamò il prete.
-
-Tutti si alzarono... Giacomo piangeva di tenerezza, di consolazione: il
-cuore del vecchio infermo si dilatava; parea che la vita e la salute
-gli tornassero; il suo volto si rischiarò; i suoi occhi brillarono
-ancora sotto i vapori della morte.
-
-— Avvicinati a me, figlio mio, Daniele, qua... qua sul mio cuore,
-fa che ti abbracci; che io baci i tuoi capelli, la tua fronte. Oh
-perdona, perdonami, figlio mio... per poco io aveva dubitato di te;
-tel confesso... Io credevo che più non amassi la mia Lucia... Che ne
-sarebbe stato di questa infelice che tanto ti ama?... Appressati anche
-tu, Lucia, qua, qua ch'io vi stringa entrambi sul mio petto... Oh... or
-muoio contento!... Grazie, grazie, mio Dio, che mi hai fatto degno di
-tanta felicità!... Ah!.. la vista mi si abbuia... Sorreggetemi, figli
-miei... mie cari fi...
-
-Giacomo cadde estenuato e privo di sensi in su i guanciali...
-
-Lucia era rimasta nelle braccia del padre, nel cui seno avea nascosto
-il capo.
-
-Daniele si era allontanato dal letto del vecchio. Nessuna lagrima avea
-bagnato i suoi occhi... Egli raggiustava freddamente e ravviava in sul
-dritto lato della fronte i capelli che, stando egli nelle braccia del
-padre, aveano smarrita la loro studiata drizzatura.
-
-
-
-
-III.
-
-LE ULTIME PAROLE
-
-
-Le diverse e violenti commozioni alle quali Giacomo era stato in preda
-lo avevano abbattuto, stremandogli quel poco di forza vitale che egli
-aveva attinta nello immenso amore che portava ai suoi figli. Quella
-tensione eccessiva dei nervi nello stato in cui egli si trovava lo
-aveva affranto a tale modo che per poco tempo fu creduto morto.
-
-Padre Ambrogio aveva dapprima con bei modi allontanato i teneri
-figliuoli dalle sponde del paterno letto, facendo a sè medesimo la
-più dura violenza, perciocchè alla vista delle gelide mortali spoglie
-del vecchio il dabben ministro della chiesa avea sentito dilacerarsi
-il cuore nè più nè meno che se quel corpo giacente fosse stato di suo
-padre: laonde ei comprendeva quale e quanto esser doveva il dolore dei
-figliuoli, e come la cessazione di quella vita così cara doveva farlo
-scoppiare qual repentina folgore.
-
-Le sembianze del vecchio si erano imbianchite come i capelli che gli
-ombreggiavan le tempia; nessun segno rivelava in lui la vita.
-
-Padre Ambrogio tastò il polso del giacente e il suo volto si rischiarò.
-
-— Non è che un deliquio, ei disse; ben presto ricupererà il sentimento.
-
-E gli pose sotto le narici un'ampollina di etere vivificante.
-
-Lucia, Marietta e Giuseppe eran seduti d'intorno al letto del genitore,
-ma ad una certa distanza, così avendo disposto Padre Ambrogio.
-
-Daniele stava all'impiedi, presso ad un terrazzino aperto, dal quale
-facea vagar gli occhi distratti su i lontani colli di Poggioreale e di
-Capodichino.
-
-La luna si levava intera e vermiglia dietro quei colli e sprolungava
-una larga fascia di bianca luce sui cipressi di S. Maria del Pianto
-quasi lenzuolo mortuario. Varii lumi apparivano e sparivano tra
-gli alberi di quella mesta campagna: era la pietosa processione che
-accompagna con le preci divote lo scendere d'un uomo nel suo ultimo
-asilo.
-
-Uno spettacolo sì tristo e che avea tanta relazione con le presenti
-circostanze non commoveva per nulla il cuor di Daniele, che, svagando
-lo sguardo lungi dal luogo ove trovavasi, cercava di sfuggire alle
-opprimenti riflessioni che si affacciavano al pensiero. In pari tempo,
-altre idee, altre immagini affatto opposte si presentavano alla sua
-mente, idee ripiene di vita, immagini ridenti, di giovinezza, di
-piaceri. Egli pensava che era quella l'ora consueta in cui soleva
-trovarsi quasi ogni sera tra crocchi brillanti di gai giovinotti, di
-bellissime donne; avrebbe dato una metà della sua vita per potersi
-involare da quella casa ov'eran la morte e la tristezza, e spiccare
-un volo al Palazzo S... dove tutto era felicità, e dove egli forse era
-aspettato da Emma!
-
-Eran le undici della sera. Il silenzio regnava in quella solitaria
-contrada siccome in quella casa.
-
-Giacomo rimaneva tuttavia nell'immobilità di morte, contuttochè la sua
-respirazione fosse talmente concitata da udirsi una maniera di rantolo
-nel cavo del suo petto.
-
-Lucia, poscia ch'ebbe riprovveduto di olio il lumicino che si era quasi
-spento dinanzi alla sacra immagine, si era avvicinata a Daniele...
-Nelle sembianze di lei scorgeasi al presente una tristezza più
-rassegnata, più tranquilla, non perchè lo stato del genitore le desse
-argomento di speranza, ma perchè Daniele era là... Negli affanni e
-nelle sventure la presenza di chi si ama rattempra e lenisce la pena,
-è balsamo al cuore sofferente. D'altra parte, non era il giovine da
-considerarsi ora come sposo di lei?
-
-— Daniele, dissegli timidamente la giovinetta, rimarrai con noi questa
-notte? Nostro padre è così felice nel vederti al suo fianco, in mezzo
-a noi... Vedi, io son quasi sicura che... ciò gli fa del bene; hai
-osservato con quanta passione ei ti guardava pocanzi? Se sapessi quante
-volte il poveretto ha chiesto di te in questi due giorni in cui non
-sei venuto da noi!... non ti parlo di quello che hai fatto soffrire al
-mio cuore, lo sa quella Vergine del Carmine, la quale ho pregata tanto
-tanto di farmi morire appresso a mio padre, se mai tu... più non mi
-amassi.
-
-La fanciulla portò ai suoi occhi il lembo del grembialetto e
-singhiozzando si andava rasciugando le grosse lagrime che il ricordo
-del suo dolore le richiamava alle ciglia; poi dette un crollo al capo
-per rimandar sulle tempia i lunghi capelli che le si erano staccati sul
-volto e rizzò la faccia pallidissima guardando lui con tenerezza.
-
-Il riverbero della luna rischiarava quelle delicate fattezze e quegli
-occhi, il cui nero lucidissimo ora vie più spiccava su quel fondo sì
-bianco. Lucia in questo momento sembrò bellissima a Daniele, il quale,
-presala per mano, menolla in sul terrazzino, e stette alcun tempo in
-silenzio contemplandola.
-
-Era nel centro del terrazzino un cesto di gelsomino che iva ravvolgendo
-le sue foglioline tra i bastoncelli della ringhiera, ed era tutto
-coperto di bianchi fiorellini che esalavano un profumo soave tanto che
-tutta la casa ne veniva imbalsamata.
-
-— Prendi, amica mia, le disse Daniele spiccando uno di quei candidi
-fiorellini e dandoglielo, stasera tu rassembri davvero a questo
-fiore... Come sei bella! Oh, non dubitare, io non ti lascerò più; non
-sono io oggimai lo sposo tuo? Non mi appartieni tu forse?
-
-Uno scroscio di risa fu udito in quel momento, Lucia arrossì tutta, e
-ratta s'involò dal terrazzino.
-
-Uccello si era ficcato nell'ombra dietro alla pianticella del
-gelsomino; aveva udito le parole di Daniele, e nel suo ingenuo
-idiotismo avea riso.
-
-Oh! quel riso era la più mordace ironia di quelle parole che non
-esalavano dal cuore del perfido giovine.
-
-Daniele esclamò nel venir dentro alla camera!
-
-— Maledetto idiota! Io lo detesto come il mio cattivo destino.
-
-Il rantolo di Giacomo diveniva sempre più forte, più oppressivo; i
-suoi occhi a metà dischiusi erano iniettati di quell'umore livido,
-biancastro che annunzia l'ora estrema.
-
-Padre Ambrogio avea ripreso, presso il moribondo, il tristo ufficio di
-assistente.
-
-Tutta la famiglia era immersa in uno stato di angosciosa aspettativa:
-pallidi, muti, inanimati, quei figliuoli non trovavansi neanche più
-lagrime in su gli occhi.
-
-Daniele si era messo a sedere al fianco di Lucia: non per questo era
-pago e tranquillo a segno che non si leggesse sul volto distratto
-una febbrile impazienza: se si fosse gittato uno sguardo in fondo
-di quel cuore, sarebbesi notato con raccapriccio un desiderio vivo,
-ardentissimo della morte di Giacomo. Sì fa d'uopo confessarlo; Daniele
-contava i minuti secondi per la brama di sentir morto quell'uomo che
-con la sua lenta agonia gli toglieva un'ora di piacere ed il condannava
-a star lontano dalla donna che egli amava.
-
-Ah! pur troppo questo cuore umano è tale impasto di contraddizioni
-malvage, di barbare tendenze ed in pari tempo di slanci di sublime
-affetto e di sacrificii inauditi che l'uomo ha sempre di che rimanere
-stupefatto e avvilito nella contemplazione dell'uomo. Vi sono, nel
-fondo dell'anima, certe cloache di turpitudini siccome certe miniere di
-eroismo che renderanno sempre l'umana creatura il soggetto più curioso
-delle investigazioni dei filosofi i quali finiscono col confessare la
-loro piena ignoranza su queste arcane contraddizioni.
-
-Poco stante, non ne potendo più per l'estrema impazienza che il
-vinceva, e stanco di più aspettare, Daniele si rizzò subitamente in piè
-e disse a Lucia queste poche ed aspre parole:
-
-— Mia cara, tuo padre non morrà per ora; è affare di domani; intanto
-io debbo andar via; nulla ho detto al mio domestico, il quale mi
-aspetta... D'altra parte, ho quaggiù il mio cavallo, e fa d'uopo che il
-faccia ristorare di qualche cibo.
-
-Ciò dicendo, carezzandosi i capelli in sulla tempia dritta, e
-riprendendo il suo cappello, si disponeva, senz'altro, a lasciare
-quella casa: avea già dato due passi inverso l'uscio, quando, non già
-Lucia ch'era rimasta stupefatta e annientata da tanta barbara fattezza,
-ma sibbene Marietta s'interpose tra l'uscio e lui.
-
-— Oh! Daniele; tu non andrai via, n'è vero? Tu non ci abbandonerai
-questa notte: papà può spirare da un momento all'altro, non è così,
-padre Ambrogio? Abbi pietà del nostro dolore; se ci ami ancora, se
-ami la mia povera sorella, tu non andrai via! Ormai è tardi, questa
-campagna è mal sicura... Tu hai da fare sì lungo cammino... No,
-Daniele, non andartene per questa notte..... Vedi, noi abbiam paura a
-star sole.
-
-— In verità, non vorrei andarmene, rispose Daniele, ma non posso
-trattenermi; vi dico che egli è difficile che papà Giacomo se ne vada
-stanotte: non senti? ei dorme profondamente, non fa che russare.
-
-— Russare! interloquì il sacerdote, a cui tanta durezza di cuore
-cagionava un dolor profondo: signor Daniele, _vostro padre_ si muore;
-ei non ha che pochi minuti di vita: non vogliate abbandonarlo in tal
-momento... Egli vel comanda anche morto.
-
-— Signore, ripeto, che io non posso trattenermi: tornerò domattina ben
-per tempo, allo spuntar del giorno. Intanto se c'è bisogno di danaro,
-eccone.
-
-E traeva dalla tasca del soprabito un elegante borsellino di seta a
-maglie, ne cavava una moneta, gittandola con superbia e con fastidio
-sul cassettone. Era un pezzo di dodici carlini che ribaltò su quel
-mobile, e urtò nel bicchiere ove era riposto il lumicino che si spense
-affogando nell'olio rovesciato.
-
-Lucia mandò un grido di disperata angoscia.
-
-Padre Ambrogio si alzò pacatamente, raccolse dal cassettone la moneta,
-e, consegnandola al giovine, gli disse con paterna bontà:
-
-— Prendete, signore; per ora questa disgraziata famiglia ha d'uopo
-di pietà, di amore, di aiuti affettuosi; ha bisogno di cuore e non di
-metallo. Riprendete la vostra piastra: se ci sarà bisogno di danaro,
-posso pel momento provvedervi io stesso. Unisco le mie preghiere a
-quelle di queste infelici creature acciocchè vi compiaciate rimanere
-in questa casa durante questa notte, ch'è già scorsa quasi della metà.
-Pensate che il misero Giacomo non vedrà la dimane; egli forse, innanzi
-di spirare, può chieder di voi: pensate che quest'uomo è stato per voi
-non solo un padre, ma un amico, un vero amico. Si provvederà poi pel
-vostro cavallo, non temete. Rimanete, non abbandonate questa infelice
-famiglia in questa ora tremenda.
-
-— Mi duole dovermi ricusare a' vostri comandi, rispose Daniele, ma è
-impossibile ch'io mi trattenga più a lungo. Sarò qui domani all'alba...
-Addio.
-
-Non fu più possibile trattenerlo.
-
-Egli avea varcata la soglia della porta senza neanche gittare uno
-sguardo al vecchio moribondo e alla sua fidanzata, che rimaneva come
-istupidita e schiacciata dalla disperazione.
-
-Un solo individuo avea la faccia sorridente nel mezzo di que' gruppi
-di dolore: Uccello; un lampo di gioia stravagante brillava sulla sua
-stupida fisonomia. Egli girava qua e là per la camera, schioppettava
-con la mano, guardava sovente verso l'uscio delle scale, e rideva...
-rideva con quel riso corto e a colpetti.
-
-Di botto, Daniele si presenta di bel nuovo in sul limitare della camera.
-
-Ei getta d'intorno a sè uno sguardo furioso.
-
-— Chi ha ferita la gamba del mio cavallo? grida con voce stentorea, e
-con gli occhi fiammeggianti di rabbia e di vendetta.
-
-— Io, risponde Uccello ridendo sempre, come quando solea fare qualche
-burla alla vecchia fantesca e di cui prendea tanto sollazzo.
-
-— Tu! esclama Daniele ruggendo qual leone.
-
-Ed alzava la frusta per colpire l'infelice idiota.
-
-Padre Ambrogio s'interpose e fermò il braccio di quel furibondo.
-
-Un grido intanto era partito dal letto ove giaceva il moriente.
-
-Era Giacomo che tutto avea udito, tutto compreso!...
-
-Oh spettacolo terribile! Il vecchio avea levato il capo dal cuscino
-come da una tomba: sembrava una larva, un fantasma.
-
-— Ingrato!... ingrato!... mormorava il misero con voce soffocata dai
-singulti della morte... Iddio mi aprì gli occhi in sull'orlo... della
-fossa... Tu vuoi... colpir mio figlio Giovanni... come già... mi hai
-distrutta... mia figlia Lucia... Va, figlio del peccato... Tu tradisci
-un moribondo. Va... ingrato... se tu mediti io spergiuro... Iddio ti
-punisca!..
-
-Lucia manda un urlo disperato... il sacerdote immantinente chiama alla
-calma il moribondo che si mostra pentito dell'ira subitanea in cui
-la ferocia di Daniele lo avea gittato... guarda il crocifisso e tenta
-di dire qualche cosa, ma non può finire una parola, che termina in un
-singulto profondo. Il misero era ricascato in su i guanciali.
-
-Egli era morto!
-
-Pochi momenti dopo questa scena di spavento, nella camera ove giaceva
-il cadavere di Giacomo non era altri che Padre Ambrogio, che recitava
-d'accanto al morto la seguente prece:
-
-«Onnipotente Iddio, col quale vivono coloro che muoiono nel Signore,
-e col quale le anime de' fedeli, poi che libere sono dal fardello
-della carne, sono nella gioia e nella felicità, noi ti ringraziamo
-dal profondo del nostro cuore per esserti piaciuto di liberare questo
-nostro fratello dalle miserie di questo mondo di peccati: e non
-tralasciamo di pregare la tua misericordiosa bontà di ammetter lui ben
-presto nel novero de' tuoi eletti.»
-
-Non dobbiamo trasandare di osservare che Uccello, per impedire la
-partenza di Daniele, di soppiatto armatosi della sciabola di suo padre,
-che n'era provvisto come militare doganiere, avea ferita la gamba
-del cavallo del giovine, senza che alcuno della famiglia addato se ne
-fosse.
-
-Uccello aveva avuto bastante lucidezza di mente per comprendere che
-Daniele non avrebbe potuto andarsene a piedi alla sua abitazione che
-era ben lungi di quella strada; e che gli sarebbe stato impossibile di
-trovare una carrozza in quella via solitaria e ad un'ora si avanzata
-della notte.
-
-
-
-
-IV.
-
-UNO SGUARDO INDIETRO
-
-
-È necessario toccar qualche cosa che alla storia di questo giovine si
-riferisce, innanzi di proseguire il nostro racconto.
-
-Daniele, in tutto il tempo ch'era stato in casa di Giacomo lo
-stradiere, non si distingueva dagli altri figliuoli di questo dabben
-uomo, sì per l'amore onde corrispondeva ai beneficii di quella
-famiglia, sì pei modi rispettosi e umili, ch'ei teneva inverso Giacomo
-e la costui consorte; i quali siffattamente lo amavano, che a tutt'i
-vicini e agli amici soleano dire che Iddio avea mandato loro quel
-caro fanciullo in compenso dell'infelice Uccello, miseramente privo
-d'intendimento. Daniele era un giovinetto affettuoso benchè un poco
-troppo serio per la sua età, perciò che mai o rarissime volte si
-abbandonava ai giuochi e ai divertimenti degli altri figli di Giacomo
-ei se ne stava in disparte; e mentre quelle creature baloccavansi in un
-modo o in un altro, egli avea paura di bruttarsi le vesti o le mani.
-Giacomo e la moglie queste tendenze così singolari in un fanciullo
-attribuivano ad una certa natural propensione ch'egli avesse per la
-nettezza e l'appariscenza della persona, mentre quelle altro non erano
-che un istinto di superiorità su gli altri fanciulli, i quali, non
-badando a tenersi puliti, meno belli di lui o meno decentemente si
-mostravano a coloro che venivano a far visita al signor Giacomo.
-
-Questa tendenza che in sul principio pareva tanto innocente e
-commendevole, prese bentosto il suo vero aspetto allora che il
-fanciullo crebbe in età. Ben presto Giacomo discoprì nel trovatello
-un vizio radicale del cuore e si adoperò a correggerlo, a drizzarlo
-a bene, ma fu tutto indarno; il vizio era nel sangue del fanciullo:
-quanto più egli diventava adulto e grandetto, tanto più in lui si
-appalesava la passione della vanità. Oltracciò, Daniele aveva un
-sentimento che molto si avvicinava all'odio per l'infelice Uccello:
-sentimento ch'ei non dissimulava ne' momenti in cui si trovava
-solo coll'idiota, però che non si facea scrupolo di beffarlo, di
-maltrattarlo con epiteti ingiuriosi, e sovente di batterlo. Il misero
-Uccello piangeva, ma non si arrischiava a dire al babbo il motivo
-del suo pianto, che se questo avesse fatto, non gli mancavano altre
-più forti battiture, con cui quel cattivello di Daniele vendicavasi
-dei rimproveri che gli venivano da Giacomo. Un fatto narreremo il
-quale, sebbene puerile, ebbe influenza grandissima nello sviluppo di
-quell'odio che Daniele nutriva per l'infelice Uccello.
-
-Solevano que' fanciulli presso che in ogni sera sollazzarsi con
-qualcuno di quei giuochi infantili, di cui si conservano poscia
-gratissime ricordanze tra i quali i più frequentemente messi in
-opera erano i giuochi delle merenducce, della mosca cieca, del capo
-a nascondere, dei pilastri, del guancialino d'oro, dell'oca, delle
-capannelle, del buffetto ed altri consimili. La più grande ilarità
-soleva regnare tra quelle care ed innocenti creature. Il più delle
-volte Daniele non prendeva parte a questi giuochi e si accontentava
-di starsene a rimirarli; ma talvolta, istigato dai suoi fratelli (così
-chiamavansi tra loro) e premurato dalla madre, il _Contino_ (abbiam già
-detto perchè un tal nome fu posto a Daniele) degnavasi di onorare il
-giuoco colla sua presenza.
-
-Un giorno, si scherzava alla mosca cieca. Furon tirate le sorti a
-chi dovea pel primo bendarsi gli occhi: toccò a Daniele: ciascuno,
-fuggendo, ruzzando, ridendo, il percuoteva con un fazzoletto, con uno
-sciugamano o con altro panno avvolto... Daniele si voltava e rivoltava
-per acchiappar qualcuno, ma tutti se la sbiettavano con garbo, sicchè
-l'impazienza e il dispetto cominciavano a dominare nel Contino,
-allora che sentissi applicata in sulle spalle una violenta percossa
-accompagnata da uno scoppio di risa universale: era stato Uccello
-che avea fatto il colpo, e poscia, per non essere afferrato, si era
-appiattato sotto un tavolino. Ma alle grida di _viva Uccello_, Daniele
-avea conosciuto chi lo aveva colpito sì fortemente, e pensando quegli
-averlo fatto per istizza o per malvagità, fu preso da tanta rabbia e da
-tanta sete di vendetta, che tra sè deliberò di avernelo a far pentire
-se gli venisse sotto.
-
-Perchè, studiata ben la posizione e dissimulando il meglio che seppe,
-si pose freddamente a girar per la stanza, poi che con destro movimento
-ebbesi cacciato un poco più su degli occhi la benda che gli nascondeva
-i suoi avversari. Non andò guari, ch'essendo tornato in giuoco Uccello,
-fu preso di mira dal perfido Daniele, il quale, acchiappatolo tra
-le risa degli altri e tra le baie che si davano all'inesperto, lo
-stramazzò al suolo e con pugni e calci così fattamente il rendette
-malconcio che in copia usciva al miserello il sangue dal naso e dalla
-bocca. Il giuoco ebbe termine: Lucia e Marietta cercarono di occultare
-il misfatto, ma, accorsi alle strida Giacomo e la moglie, Giuseppe
-fu sollecito di narrar loro l'accaduto. Giacomo rimase stupefatto e
-addolorato di tanta malvagia indole del trovatello, e, per castigarlo,
-non gli fece per qualche tempo abiti nuovi, tremendo castigo per
-quell'indole vana e orgogliosa.
-
-Daniele rimase così vulnerato della punizione inflittagli, che il suo
-carattere ne addivenne più cupo, e più duro il suo cuore. D'allora
-in poi più non rivolse la parola ad Uccello, pel quale se gli erano
-accresciuti l'antipatia e l'odio.
-
-Intanto ei diveniva grandetto; era già arrivato al tredicesimo anno,
-allora che Giacomo, accortosi dell'estrema inclinazione e attitudine
-che il giovinetto appalesava per la musica, il pose a studiare
-quest'arte con un suo parente. Questi ebbe ben per tempo posto amore
-addosso al giovinetto, poi che scorto ebbe in lui un vero genio
-e rarissimo. La natura lo aveva chiamato alla musica. Stranezza
-incomprensibile! Quest'arte, che richiede sensibilità squisita, tempera
-di animo affettuosa e soave, era attecchita in un cuore mal formato e
-proclive alle più tristi passioni.
-
-Gli elogi che il giovinetto Daniele riportava, dovunque facevasi udire
-a suonare il piano-forte, il suo contegno nobile e altero, quella
-sostenutezza di modi e di linguaggio, sì poco in armonia col suo stato
-e colla sua origine, ed anche quei suoi occhi malinconici ma espressivi
-e intelligenti, gittarono a poco a poco nel cuore di Lucia i germi
-di una passione che si fece gigante. Daniele si avvide prestissimo
-dell'amore di Lucia, e la sua vanità fu lusingata e soddisfatta: egli
-non le corrispose per amore, ma per compiacenza di sè medesimo per
-talento di tiranneggiare una creatura a lui sottoposta, per desiderio
-di dominio. E s'infinse così bene, e simulò tanto la passione, che
-l'innocente donzella il credette innamorato morto, siccome il credette
-Giacomo in appresso.
-
-Lucia era tutt'altra; la sua adolescenza e il suo amore l'aveano
-trasformata: di quindici in sedici anni essa era sì malinconica, sì
-appassionata e sensitiva, che il padre, avveggendosi esser cagione di
-tanta malinconia la passione che già la struggeva, stimò conveniente
-di allontanare Daniele dalla famiglia. Oltracciò, morta la cara sua
-moglie, chi poteva oggimai guardar l'innocenza di Lucia? Onde estimò
-necessario di rimuovere ogni cagione, e partirsi dal giovinetto, il
-quale, dal canto suo, mal sembrava portare la dimora dello stradiere,
-essendosegli accresciuti nell'animo la vanità e il desiderio di esser
-distinto.
-
-Giacomo iva da qualche tempo pensando al modo come provvedere
-all'esistenza di Daniele, allora che lo avrebbe allontanato dalla sua
-famiglia, quando uno strano avvenimento venne a troncare ogni dubbiezza
-ed ogni imbarazzo. Un bel mattino, si presentò in casa di Fritzheim un
-giovine di bell'aspetto e di belle maniere, decentemente vestito, il
-quale con accento straniero ma in buono italiano, dimandò di parlare al
-padrone della casa.
-
-— Siete voi il Signor Giacomo Fritzheim? chiese poscia che questi se
-gli fu presentato.
-
-— Per lo appunto, rispose lo stradiere, a che posso servirla?
-
-— Non avete voi, molti anni fa, raccolto nel bosco della Sila un
-fanciullo che ivi era abbandonato e moriente?
-
-Giacomo restò interdetto: guardò con attenzione la persona che gli avea
-fatta quella inattesa interrogazione e cercò d'indovinare se colui che
-gli parlava potesse essere il padre di Daniele, che avea già diciotto
-anni compiti; per lo che rispose:
-
-— Sì, signore, sono io a cui la Provvidenza volle concedere la grazia
-di salvare un'innocente creatura, ed arricchire la mia famiglia con un
-altro figlio.
-
-— Mi giova conoscere con precisione l'epoca in cui ciò avvenne, disse
-quello straniero, il quale avea nella mano una carta su cui sovente
-gittava gli occhi.
-
-— Io non so, signore, rispose l'onesto gabelliere, quale interesse
-possiate avere nell'indagare un fatto sul quale io non dovrei dare
-ragguagli che ad un'autorità riconosciuta; ma qualunque sia la cagione
-che vi muove, vi avverto che nessuno al mondo potrà strappare dal mio
-fianco un giovinetto sul quale vanto ormai i dritti di padre.
-
-— Non dubitate, sig. Fritzheim; ben lungi dal farvi del male o dallo
-svellere dal fianco vostro il giovane, che forma l'oggetto delle
-mie investigazioni, io son venuto per più bella opera. Piacciavi di
-rispondere, senza tema, alle mie dimande. In che anno e in che giorno
-trovaste voi nelle boscaglie della Sila il fanciullo?
-
-— Nella notte del 24 gennaio 1809, rispose Giacomo.
-
-L'incognito gittò novellamente lo sguardo in sulla carta che avea
-nelle mani; fece col capo un atto affermativo e di soddisfazione, indi
-prosegui:
-
-— Sta bene: potreste ora indicarmi con precisione il sito ove trovaste
-il bambino?
-
-— Il trovai in una selva di abeti e di pini, sopra una larga felce, a
-qualche miglio da S. Vincenzo, e non molto lungi dal Neto.
-
-Altra occhiata fu data da quell'uomo alla carta e altro segno di
-approvazione.
-
-— Ricordate gli abiti che aveva addosso il bambino?
-
-— Me li ricordo benissimo, poichè li conservo ancora, soggiunse lo
-stradiere: vesticina di albagio color tabacco, calzoncini di panno
-turchino, calzerotti di cotone colorati, scarpine con becchetti senza
-laccetti, e berretto di castoro nero con tettino di cuoio.
-
-— Perfettamente, ripigliò l'incognito col riso della gioia e della
-soddisfazione in sulle labbra: or non mi resta che farvi un'ultima
-interrogazione. Che nome disse di avere il bambino?
-
-— Daniele, replicò Giacomo.
-
-— Non ci occorre altro, è desso! Eccomi ora ad adempiere alla mia
-parte, sig. Fritzheim: questa è una polizza di duemila ducati ch'io
-sono incaricato di consegnarvi per ricompensa della vostra bell'opera e
-per le cure paterne di cui foste prodigo verso il fanciullo Daniele.
-
-Ciò dicendo, l'incognito traeva dal taccuino una polizza sul Banco di
-Napoli, e la porgeva al gabelliere; ma questi si ritrasse indietro, e
-dimandò stupefatto.
-
-— Chi v'incarica di ciò, o signore?
-
-— Non posso dirlo; è questo un segreto che ho giurato di serbare.
-
-— Suo padre o forse sua madre?
-
-— Non rispondo, o signore...
-
-— Ebbene, a chiunque v'incarica di ciò, signore, voi risponderete
-ch'io ho ricusato di prender questo danaro; un padre non si fa pagare
-delle cure ch'ei prodigalizza a suo figlio, e padre io mi estimo
-inverso Daniele. Io son povero, signore, ma non mi avvilisco a ricever
-guiderdone da una incognita mano e per un'opera onde io risento la più
-cara soddisfazione dell'anima mia.
-
-L'incognito non credeva a' suoi orecchi; pareagli che lo stradiere non
-avesse parlato da senno, e tornò a dirgli:
-
-— Sig. Fritzheim, questi duemila ducati sono vostri, interamente
-vostri; non vi si danno per compenso alcuno; voi seguirete ad essere il
-padre di Daniele; parmi che non vi sia ragione di ricusare.
-
-— Ed io ripeto che non accetterò mai questo danaro; non l'accetterei
-neanche se mi venisse dalle mani medesime del padre di Daniele; pensate
-se voglio accettarlo da una mano che si nasconde.
-
-— Ebbene, io vi ammiro, sig. Fritzheim: la rigida probità del vostro
-animo già mi era nota. Vi confesso nondimeno che un simil rifiuto è al
-di sopra di ogni previsione; io però non insisterò più oltre, ma la mia
-commissione non si limita a questo, sig. Fritzheim, e questa volta vi
-avverto che un vostro rifiuto sarebbe inutile.
-
-— Di che si tratta ancora? dimandò Giacomo con leggiero aggrottar di
-ciglia.
-
-— Si tratta che io sono incaricato di passare questa somma di duemila
-ducati a Daniele. Non si era preveduto il vostro rifiuto, sibbene il
-caso in cui non vi avessi trovato, capite!
-
-E l'incognito fece un gesto col quale intendeva dire: nel caso in cui
-vi avessi trovato morto.
-
-— La cosa è differente, disse Giacomo, non posso oppormi a tutto ciò
-che può contribuire alla felicità di Daniele.
-
-— Lodato Iddio! esclamò l'incognito; compiacetevi di chiamare il vostro
-figlioccio.
-
-Giacomo entrò nelle stanze contigue e poco stante tornava con Daniele.
-
-Il giovine salutò col capo l'incognito; il quale rispose con bel garbo
-e guardandolo fisamente.
-
-— Alla buon'ora! osservò tra sè l'incognito, eccone uno che gli
-rassomiglia! Bel giovinotto, voi siete nato sotto una buona stella;
-la fortuna vi arride; d'ora in poi non dovete pensare ad altro che a
-divertirvi.
-
-— Come a dire? chiese il giovine estremamente maravigliato.
-
-— Eccovi una polizza di ducati duemila; essa è vostra.
-
-— Mia!! esclamò Daniele con gli occhi lampeggianti di gioia.
-
-— Sì Signore, vostra; questa polizza è pagabile al porgitore, e la
-firma è ben nota al Banco.
-
-Daniele che aveva afferrato con avidità quel pezzo di carta che per
-lui era una fortuna enorme, gittò gli occhi sulla firma per conoscere
-il nome di colui che il rendea ricco. Quella polizza avea sul dorso il
-nome di _Maurizio Barkley_.
-
-— E questo nome signore? dimandò Daniele.
-
-— Non posso rispondere a nessuna vostra interrogazione, signor Daniele.
-Ma io non ho ancora finito di adempiere al mio incarico. Eccovi un
-altro polizzino di cinquanta ducati: ogni mese avrete una simil somma.
-
-È singolare! soggiunse Giacomo, cui un tal mistero facea balestrare il
-cervello.
-
-— E voi stesso verrete a portarmi in ogni fin di mese una polizza di
-cinquanta ducati? domandò Daniele.
-
-— Io stesso, o un altro in vece mia.
-
-Daniele gittò parimente gli occhi sul polizzino, e lo stesso nome
-_Maurizio Barkley_ eravi scritto.
-
-— Favoritemi una ricevuta, sig. Daniele. Per la prima volta il sig.
-Giacomo Fritzheim mi sarà garante della vostra firma...
-
-Daniele firmò DANIELE FRITZHEIM. Fa d'uopo notare che soltanto da poco
-tempo di poi che uscì dalla casa di Giacomo, Daniele si era dato il
-fittizio cognome di _dei Rimini_. Giacomo appose la sua firma sotto
-quella del giovine.
-
-— Or non ci è bisogno di altro; son davvero contento di aver fatto
-la vostra conoscenza, sig. Fritzheim, e la vostra benanche, bel
-giovinotto. Addio, a rivederci al mese venturo.
-
-Il forestiere non diede il tempo a nissuno dei due di soggiungere una
-sola parola, e sparì senza lasciare un'orma sola d'investigazione.
-
-È superfluo il dire che simile avvenimento cangiò al tutto lo stato
-di Daniele, il quale fece subitamente istanze di separarsi da Giacomo,
-sotto pretesto di dovere abitare nel centro della capitale per meglio
-darsi a' suoi studi musicali. Giacomo, benchè con estremo dolore, dovè
-acconsentire ad una tale separazione per le ragioni da noi dette più
-sopra e che ogni giorno si rendevano sempre più forti.
-
-Daniele adunque si congedò un bel mattino da quella tenerissima
-famiglia. Rinunziamo a dipingere il dolore di Lucia nel dì che Daniele
-abbandonò quella casa. L'acerbezza del suo cordoglio non venne mitigata
-che dalla sua angelica rassegnazione a' voleri di suo padre, e dalla
-promessa fattale dal suo diletto di venire a trovarla ogni giorno.
-
-Daniele, oggimai libero di sè medesimo, indipendente, e padrone di una
-somma che per lui era un principio di fortuna, tolse in fitto dapprima
-un quartierotto alla strada Foria. In sulle prime ei tenne la sua
-parola, recandosi ogni giorno in casa di Giacomo; ma ogni dì crescea
-pure la sua vanità e il suo desiderio ardentissimo di divenir ricco;
-onde, ogni altra passione, ogni altro suo pensiero taceva nel suo animo
-sotto l'impero di quella sola dominante. Tuttochè l'incognito straniero
-non avesse giammai mancato di portare egli stesso, in ogni fine di
-mese, la polizza di ducati cinquanta al nostro Daniele, questi spendea
-più che non comportassero le sue facoltà, epperò non bastandogli quella
-somma mensuale ei si era dato alle lezioni di musica, le quali in gran
-numero e di nobili famiglie i suoi amici procacciavangli.
-
-Non tralasciamo di dire che il primo uso fatto da Daniele de' duemila
-ducati venutigli dal cielo, fu di ammobigliare con eleganza la sua
-casa e di comprare un cavallo: il tenere un cavallo era stato sempre
-uno dei sogni della sua vita. Guari non andò e il giovin bellimbusto
-incominciò a trovar noioso e plebeo l'amore di Lucia, tanto che per
-avere un plausibile pretesto di porre qualche intervallo tra le sue
-visite, deliberò andarsene a dimorare alla riviera di Chiaia, anche
-perchè è questa la contrada ove maggiormente bazzica ed abita la
-nobiltà napolitana e massime gli stranieri. Questa ferita fu anche
-asprissima al cuor della misera figliuola di Giacomo, che pur sempre
-cotanto amava quell'ingrato: ma ella, buona siccom'era e indulgente e
-amorevole, si persuase che la sola necessità di meglio provvedere a'
-bisogni della vita avesse indotto Daniele ad allontanarsi tanto da lei.
-Ciò nulla manco, Daniele non lasciava mai passar due giorni di seguito
-senza tornare a _S. Maria degli Angeli alle Croci_: e questo confortava
-la miserella a sperare, tanto più ch'egli avea già promesso al padre
-d'impalmarla non sì tosto meglio si fosse dato a conoscere nella
-Capitale. E quando gli facea qualche premura di affrettarsi a sposare
-l'onesta e cara giovinetta, egli adduceva or la troppo giovanile sua
-età, ora i suoi studi che non gli permettevano pensare ad altro pel
-momento, or s'appigliava al partito di procrastinar sempre sotto l'un
-pretesto o l'altro.
-
-E ciò durava da varii anni, quando a troncare ogni dubbiezza, a
-infrangere ogni proponimento, ad allontanare per sempre il cuor di
-Daniele dalla famiglia Fritzheim, avvenne il caso della presentazione
-di lui qual maestro di piano-forte della nobile giovinetta spagnuola
-Emma, figliuola del duca di Gonzalvo.
-
-Qui ci fermiamo, bastandoci il già detto. Nel prosieguo di questa
-storia verremo allargandoci sul carattere di Emma, sulla parte e sulla
-influenza funesta che questa donna si ebbe su gli avvenimenti che
-narriamo.
-
-
-
-
-V.
-
-IL CUORE DI UN PRETE
-
-
-Daniele adunque abitava alla Riviera di Chiaia.
-
-Il suo quartiere, composto di poche stanze, ma tutte con eleganza
-addobbate, guardava, per un lungo terrazzo, sulla villa Reale. Due
-erano le principali stanze del nostro celibe maestro di musica,
-il salottino da conversazione e lo studio, vale a dire lo stanzino
-dov'egli solea dar lezioni di piano-forte. Queste due stanze erano
-contigue e strette l'una all'altra sicchè era mestieri passar pel
-salottino per entrare nello studio. L'addobbamento di queste due stanze
-avea qualche cosa di troppo splendido pel modesto stato di maestro di
-musica, e dava subitamente a divedere nel padron di casa quella smania
-d'imitare le maniere ed il fasto dei nobili e dei ricchi. Per porre la
-sua casa sovra un piede aristocratico, Daniele avea contratto non pochi
-debiti, cui egli soddisfaceva il meglio che poteva, perciò che sarebbe
-morto di vergogna se nella capitale si fosse buccinato esser egli stato
-perseguitato dai creditori.
-
-Il salottino, messo con paramenti di Francia, era un vero mazzolino
-di fiori per freschezza, per profumi, per colori. Il palco, a fondo
-bianco venato avea nel mezzo una bella dipintura rappresentante il
-gruppo delle tre Grazie; una piccola ma gentil lumiera di bronzo dorato
-sorreggente dodici torchietti scendeva a mezzo la stanza, per via di un
-largo cordone, il cui capo fingeva di esser sostenuto dalle tre Grazie.
-Un caminetto alla foggia inglese era scavato in fondo del salottino;
-aveva un paracenere di ottone indorato con fregi a rilievo, ed altri
-a retina di ferro. Nella stagione estiva il suo vano era chiuso o
-meglio velato da un telaio sul quale eran dipinte parecchie caricature
-e scherzi e fiori e frutte. Intorno a questo caminetto era un mezzo
-cerchio di sedie imbottite e coperte di raso bianco, di seggioloni
-a ruote con ispalliere ricurve indietro, di sedie a bracciuoli, di
-poltrone a molle. A piè della più parte di queste sedie eran seggioline
-e panchettine, similmente imbottite, da appoggiarvisi i piedi, cassette
-da sputare, arnese tanto necessario a' fumatori, principalmente là dove
-di be' tappeti covrono il pavimento, siccome in casa di Daniele nella
-stagione invernale. Un gran sofà era situato alla parete opposta al
-caminetto; questo canapè con doppio rullo era coperto di raso cilestre
-ed avea la spalliera e i bracciuoli lavorati con intagli ed ornamenti
-finissimi. Un tondo di mogano a lastra di marmo era situato nel mezzo
-del salotto, zeppo di tutte quelle figurine di marmo, di stucco, di
-alabastro che popolano i salotti e che sembrano ivi dimenticate dal
-padron di casa. Questo mondo di lilliputti preziosi che si accalcano
-sovra un tondo o sovra una mensola rivelano le passioni infantili
-degli uomini dell'era nostra, i quali a somiglianza dei bimbi, prendono
-diletto nei balocchi e nei giocarelli. Non poteva la moda inventar cosa
-più adatta all'indole puerile del secolo nel quale viviamo.
-
-Lo studio di Daniele era più semplice. Un divanetto rosso da un lato
-avea dinanzi a sè un deschetto da colezione; più lungi uno scaffale di
-bel lavoro su ciascun palchetto del quale eran gittati alla rinfusa
-libri e carte di musica. In altro lato di questa stanza, aderente al
-muro, una scrivania ad una sola cassetta, coperta parimente di libri,
-di carte di musica e di arnesi da scrittoio, tra i quali primeggiava
-per gusto e per lusso il ricapito da scrivere tutto in oro, di cui
-ciascuna parte, cioè il calamaio, il polverino, il pennaiuolo o il
-vasetto da cialde, rappresentava un differente animale, e congegnato in
-maniera che ciascun animale adempiva al suo diverso officio di fornir
-quello che si aveva in corpo. Il piano-forte compiva l'ammobigliamento
-di quella stanza: magnifico strumento di artefice tedesco. Queste
-due stanze comunicavano tra loro non pure per mezzo dell'uscio di
-entrata comune, ma eziandio per mezzo del lungo terrazzo di cui abbiam
-parlato più sopra. Eleganti cortine di finissima mussolina velavano
-la luce nella estiva stagione e temperavano il freddo nell'inverno.
-Un'affettazione di studiata imitazione, un desiderio di far mostra di
-agiatezza, un'apparenza di lusso, eran questi i caratteri specchiati di
-questa casa. Da qualche tempo nondimeno tutto pareva quivi negletto e
-abbandonato, mentre ordinariamente la massima cura metteasi da Daniele
-per tener tutto pulito, ordinato e appariscente.
-
-Abbiam dovuto un poco allargarci su questi inetti particolari,
-acciocchè più spiccatamente apparisca il carattere del personaggio di
-tanta importanza nella storia che abbiam preso a narrare.
-
-Otto giorni sono scorsi dalla morte di Giacomo. Eran le dieci d'un
-mattino di domenica, quando una violenta scampanellata fece accorrere
-all'uscio da scala un giovin domestico ch'era al servizio dell'elegante
-maestro di musica. Daniele ritornava in sua casa da una breve
-passeggiata che avea fatta nella Villa Reale. Egli era più del solito
-abbattuto pallido, di pessimo umore.
-
-Insin dal dì della morte di Giacomo, il giovin Daniele non era più
-tornato in quella casa dove avea passata la sua giovinezza. Il suo
-giuramento, le ultime parole del vecchio, la disperazione di Lucia si
-presentavano a quando a quando nel suo animo per gittarvi un'ombra
-tetrissima: ma tosto venivan cotali funeste immagini cancellate
-dal turbine dei piaceri e dalla presenza o dalla immagine di Emma.
-Questo per tanto si aggiugnea agli altri argomenti di tristezza che
-oppressavano il petto di lui, tra i quali non ultimo la sete divorante
-ch'ei sentiva di ricchezze e di onori. Nel ritirarsi ch'ei fece quel
-dì, erasi gittato in una poltrona del salotto, sprofondandosi nei
-suoi cupi pensieri, allora che un personaggio si presentò agli occhi
-suoi, senza farsi annunziare. Questi era Padre Ambrogio. Daniele non
-potè frenare, in veggendo il sacerdote, un moto di spiacimento: egli
-non si aspettava quella visita. A Padre Ambrogio non era sfuggita
-l'impressione poco piacevole da lui fatta sull'animo del giovine, ma
-non si scuorò per questo, imperocchè l'avea preveduta, anzi, ei si
-attendeva di non esser ricevuto; epperò, infingendo col domestico di
-Daniele essere in grande intrinsechezza con costui, non avea voluto
-farsi annunziare. Il buon prete salutò con composta umiltà l'altero
-signorotto, che non si era neanche alzato dalla sua poltrona.
-
-— A che debbo servirla? chiese questi secco al reverendo, senza nemmeno
-offrirgli da sedere.
-
-— Vi chieggo scusa se vi disturbo; imploro dalla vostra cavalleresca
-cortesia pochi minuti di udienza.
-
-Questa specie di fina ironia, di cui si sarebbe accorto ogni altro il
-cui lume d'intelletto non fosse stato offuscato dalla vanità, sedusse
-l'animo del giovanotto, il quale rispose con volto meno burbanzoso:
-
-— Si segga, signor Abate.
-
-Padre Ambrogio si sedè dirimpetto a Daniele.
-
-— Il motivo che qui mi mena, riprese quegli, è sì grave, o signore,
-ch'io non ho temuto commettere un'indiscrezione per adempire ad un
-dovere altissimo del mio ministero.
-
-— Di che si tratta? chiese il giovine chinando gli occhi.
-
-— Si tratta che io promisi a Giacomo Fritzheim, poco prima della sua
-morte, di avere pei suoi figli l'affetto e le cure di un padre; ed io
-_non manco alle promesse_, signor Daniele.
-
-— Me ne compiaccio infinitamente, disse questi ferito alquanto dalle
-ultime parole del prete.
-
-— Or dunque, signor Daniele, la sorte di Lucia mi commuove
-profondamente. Dal dì della morte del padre la tapinella è in preda ad
-una febbre nervosa che minaccia di voltarsi a male. La trista scena
-ch'ebbe luogo pochi istanti pria che spirasse il buon Giacomo e le
-costui ultime parole le cagionarono un delirio violento che per buona
-ventura è cessato, lasciandole impertanto nel capo una confusione
-spaventevole per la sua ragione. E voi l'avete abbandonata, signor
-Daniele, mentre una vostra parola avrebbe gittato in quel cuore la
-speranza e la vita? Voi l'avete abbandonata appunto allora che suo
-padre l'abbandonava, da Dio chiamato, come spero, alla gloria celeste,
-e allora che un dubbio crudele su i vostri sentimenti lacerava l'animo
-di quella infelice! Voi avete, signor Daniele, deposto nelle mie mani
-un giuramento ed eravate libero di non profferirlo. Io non dubito che
-voi lo manterrete. Se, oltre la religione, l'amore non ve ne fa una
-legge l'onore vel comanda; voi siete un gentiluomo, l'onore è sacro
-per voi... Venite adunque, venite a rassicurare quella misera, venite
-a spargere su quel povero cuore una goccia di balsamo: vel chieggo in
-nome di Dio, dell'onore, dell'umanità.
-
-Daniele, senza dar segno di minima commozione, suonò un campanello
-d'oro che aveva a distanza di mano, e al domestico che si presentò sul
-limitar della porta disse in lingua francese, perocchè francese era il
-domestico:
-
-— Non è venuto questa mattina alle nove il Marchesino?
-
-— No, signore.
-
-— Va bene. Come sta il mio cavallo?
-
-— Sta meglio, signorino; ieri ha camminato un poco e parea che più non
-zoppicasse.
-
-— Avete fatto accomodare il fusto della sella?
-
-— Signorsì.
-
-— E gli staffili?
-
-— Nuovi, signore, al tutto nuovi, perchè il cuoio era consumato ai
-vecchi.
-
-— Bene; e le sguance?
-
-— Tutto a nuovo, signore.
-
-— Benissimo; accendete un candelotto pel sigaro. Eccomi a voi, signor
-Abate, riprese con massima freddezza l'insolente trovatello; scusate se
-vi ho interrotto.. Voi dunque dicevate che...
-
-E Daniele accendevasi il sigaro, come se si fosse trattato della più
-indifferente conversazione.
-
-Una lagrima spuntò sulle ciglia del sacerdote. Tanta perversità di
-animo superava qualunque antiveggenza.
-
-— Veggo che il vostro cavallo vi sta più a cuore che la povera Lucia,
-signore. Non ho più a dirvi che una sola parola: Dio salverà Lucia e le
-darà la forza di strapparsi dal cuore una passione cotanto infelice; ma
-Dio confonde anche i perversi, e guai... guai all'uomo che si fa giuoco
-della vita del suo simile!
-
-Padre Ambrogio si alzò... Non mai questo venerabil servo del Signore
-era stato visto così commosso ed agitato; il suo volto era pallido, i
-suoi occhi bagnati di lagrime.
-
-— Non voglio esservi più importuno, o signore; io vado via, ritorno
-presso quella sventurata che considero come mia figlia. Ah! voi non
-potete comprendere quello che ora soffre il mio cuore. Avea sperato
-ritornare presso quella buona creatura arrecandole una parola di
-speranza e di conforto; io le avea promesso di ritornar con voi...
-Con quale ansia non mi aspetterà la misera? E dovrò dirle che Daniele,
-l'amor suo, la sua vita, più non è per lei! Che ogni speranza è finita!
-Ah signore, ripeto, che voi non potete, comprendere quel che soffre al
-presente questo mio cuore!...
-
-Padre Ambrogio piangeva... Daniele non avea cessato di fumare con una
-placidezza spaventevole.
-
-— Voi siete un uomo eccellente, signor Abate, si fece indi a dire
-intermezzando frequenti buffi di fumo tra le sue parole; e mi dispiace
-che prendiate sì viva premura di questo _affare_, cui penserò io di
-_rimediare_ al miglior modo. Vi sono talune _circostanze_, taluni
-_riguardi_ che mi impediscono per ora di sposar Lucia. Ho _promesso_
-di sposarla tra un anno... e si vedrà... ma, pel suo meglio crederei
-che si acconciasse a dismettere questa idea; anzi voi, sig. Abate,
-cercate di persuaderla a non più pensarci: sono cose da fanciulli,
-sono parole che si scambiano alla prima età. Vi assicuro che se avessi
-saputo che tanto in sul serio quella giovinetta avesse preso le cose,
-mi sarei astenuto di corrisponderle... Con tutto ciò, io son sicuro
-che ella mi dimenticherà col tempo, si sanno le arti delle donne,
-convulsioni, malattie, stiramenti di cuore; lagrime, e poi finiscono
-con adattarsi ad altri amanti. Lucia farà lo stesso, siatene certo:
-io me ne intendo un poco in materia di donne: le donne e la musica
-sono state la mia passione... Persuadetevi, sig. Abate, che nulla di
-più vero del proverbio: _L'amore fa passare il tempo, e il tempo fa
-passar l'amore_... Io le voglio del bene a Lucia, e le farò del bene
-sempre che potrò... Ma, in quanto a matrimonio, non è possibile. Io
-sono slanciato nel mondo, frequento la miglior società di Napoli, e un
-matrimonio _ignobile_ mi ruinerebbe nei miei _affari_... Questa società
-in cui viviamo è così _esigente_! Beato voi, signor Abate, che non ci
-siete in contatto! Se sapeste quello che vi si soffre! I sacrificii che
-si fanno per conservarsi in una certa _sfera_ di riputazione... Io lo
-so, per mia mala ventura, che sono tanto ricercato e da pertutto!
-
-Qui Daniele si alzò e riprese, quasi per accomiatare il sacerdote:
-
-— Ritornate adunque da lei, e ditele da parte mia che non mi
-dimenticherò di lei, che verrò a trovarla non sì tosto le mie faccende
-mel permetteranno, e che faccia capitale di me in ogni emergenza; ma
-sopratutto fatele ben comprendere, signor Abate, che _provvegga ai suoi
-casi_ il meglio che può, che non rifiuti, per me, qualche altro partito
-_a lei più conveniente e più adatto_, e che io sarò pienamente felice
-quando saprò ch'ella è del pari felice con un compagno più degno di
-lei... A rivederci adunque, Padre Ambrogio, non posso goder più a lungo
-della vostra compagnia, stante che le mie faccende mi chiamano altrove.
-
-Daniele fece un leggiero inchino di testa e si inoltrò verso l'uscio,
-come per indicarne il cammino a Padre Ambrogio, il quale, senza più
-aggiungere una parola, profondamente addolorato si partia di quella
-casa per tornare colà dove LA CARITÀ il chiamava a tergere le lagrime
-di una misera famiglia e a pianger con essa.
-
-
-
-
-Parte Seconda
-
-
-
-
-I.
-
-EMMA
-
-
-Lasciando per poco la sventurata famiglia dello stradiere, inoltriamoci
-in quella vita rumorosa, gaia, splendida di movimento, di cerimonie, di
-convenienze e di piaceri che si addimanda la vita del gran mondo.
-
-Che cosa è la vita del gran mondo? È un circolo matematico dentro il
-quale si aggira quella porzione della società che sembra straniera
-al retaggio di miserie lasciato all'uman genere dalla colpa de' primi
-genitori. In questo circolo segnato dalla verga di quella fata che ha
-nome civiltà non è ammesso chiunque è sottoposto alla dura legge del
-lavoro, perciocchè la sola fatica che vi si sopporta, che vi si tollera
-è il piacere. Fiori, profumi, dolcezze, canti, seta, oro, squisitezze
-di ogni maniera, allettamenti di ogni sorta sono gli elementi vitali
-dell'atmosfera di questa vita del gran mondo, siccome l'azoto e
-l'ossigeno sono gli elementi respirabili della vita comune. Qui nulla
-troverete che non sia strettamente sottoposto a un codice severo che
-ha un milione di leggi ignote al volgo, e che costituisce in gran
-parte la scienza della vita del gran mondo; qui il linguaggio non ha
-niente di comune con le ordinarie favelle; tutto riceve denominazioni
-particolari, epiteti e aggiunti di nuovo conio: tutto in somma portar
-debbe l'approvazione e l'impronta di quella dispotica dea del gran
-mondo che si chiama la _Moda_.
-
-Non si dimanda se in Napoli, in questa regina del Mediterraneo, in
-questa incantevole villa del mondo, dove tutto respira il piacere,
-dove l'aria è profumo, dove il cielo è un sorriso, dove l'inverno è la
-stagione dei fiori, dove ogni voce è un canto, e ogni canto un'armonia,
-non si dimanda se in Napoli la vita del gran mondo è brillante e
-animata al pari di quella delle altre capitali di Europa. Aggiungi che
-la nobiltà napolitana alla perfetta cognizione delle leggi dell'alta
-società accoppia un gusto squisitissimo per le lettere e per le arti,
-che essa coltiva ed incoraggia splendidamente: e questo delicato gusto
-per le arti ravvicina l'aristocrazia del merito a quella della nascita
-e delle ricchezze, sì che le porte dorate dei grandi non sono chiuse
-all'artista, che si ebbe in retaggio l'ispirazione ed il genio. D'altra
-parte, la vita del gran mondo è dappertutto la stessa; le sue leggi, i
-suoi usi, i suoi pregiudizii sono dappertutto presso che i medesimi in
-Europa.
-
-La casa del Duca di Gonzalvo era nell'anno 1826 la più rinomata
-per isplendidezza di servizio; per l'eleganza e pel fasto del suo
-trattamento, per le persone che la frequentavano. Il duca di Gonzalvo,
-discendente d'illustre lignaggio e di una delle primarie famiglie
-nobili di Andalusia, abitava da parecchi anni in Napoli. Egli era
-stato per molto tempo governatore o capo politico di quella bella
-provincia delle Spagne, quando la rivoluzione del 1820 il toglieva da
-quel posto eminente, accusandolo di troppo attaccamento ai principi
-della pura monarchia ed alle gloriose tradizioni di quel governo che
-per tanti secoli avea formata la grandezza, la felicità e la possanza
-dell'iberica penisola e dei suoi estesi domini transatlantici. Il Duca
-Gonzalvo, sbalzato dal potere, e già tristo per gravissima sventura di
-famiglia, non soffrì di più rimanere in un paese, nel quale infinite
-e amare memorie lo avrebbero assalito ad ogni momento: ondechè fermò
-di abbandonare la Spagna, e trasferirsi colla famiglia in Napoli, dove
-risiedevano alcuni suoi larghi parenti, e dove l'amenità del clima,
-la salubrità dell'aria e la bontà degli abitanti lo invitavano a
-stabilirsi. Il Duca di Gonzalvo era un uomo in su i cinquant'anni, ma
-non ne addimostrava più di quaranta, sendone la persona alta, complessa
-e ben formata: i capelli eran tuttavia nerissimi e ricciuti siccome
-i baffi e il pizzo ch'ei portava lunghissimi e puntuti alla maniera
-spagnuola. La sua carnagione era bruna, belle le fattezze del volto;
-e la sua andatura avea qualche cosa di maestoso e d'autorevole. Sempre
-serio, misurato e cerimonioso era il suo linguaggio, in cui nondimeno
-trapelava sempre quell'alterigia, che forma il fondo del carattere
-spagnuolo. Gli avvenimenti politici del suo paese non meno che le
-disgrazie della sua famiglia avean lasciato nel suo temperamento una
-certa soverchia bile, per cui sovente era soggetto a moti irrefrenabili
-d'ira: allora quel suo bruno volto diveniva di brace, quei suoi
-occhi neri schizzavan fuoco, e quell'uomo avea tutta l'ardenza della
-giovinezza congiunta alla forza della virilità.
-
-La famiglia del Duca di Gonzalvo si componea della moglie; donna di
-cuore compassionevole a' miseri ma estremamente altiera e severa in sul
-capitolo della nobiltà. Questa donna aveva ereditato dal padre ingenti
-ricchezze, possessioni senza fine, di cui gran parte avea formato la
-sua dote: il superbo castello moresco di Santiago nell'Andalusia era
-proprietà di lei co' titoli e privilegi annessi. La _Senora Duquesa
-Isabel de Gonzalvo y Monreal-Santiago_ avea toccato i 55 anni.
-Sebbene macerata dal cordoglio di veder tolto dal potere il consorte,
-ella potea dirsi ancor bella, essendosi la sua lunga capellatura
-conservata ancora intatta dalle ingiurie del tempo, e i suoi occhi
-non avendo affatto perduta quella vivacità e quella espressione che
-aveano tanti cuori umiliato. Or tutto l'orgoglio di questa donna era
-riposto nell'unica figliuola, erede d'immense dovizie, in Emma bellezza
-singolare, di cui ci studieremo di adombrare, per quanto è possibile,
-il ritratto.
-
-Questa giovinetta, cui vent'anni appena infioravano la vita, era una
-di quelle bellezze che non si trovano tranne che sotto il cielo della
-Spagna, ed in ispezialità nell'Andalusia; bellezze vigorose, spiranti
-tempestose passioni, bellezze che sconvolgono subitamente la ragione a
-chiunque per la prima fiata le contempla: l'incanto è negli occhi loro;
-fiamma d'amore son le loro labbra; il comando è stampato sulla loro
-fronte.
-
-Come faremo a dipingere Emma colle parole ordinarie? In quale lingua
-troveremo le immagini equivalenti per farla raffigurare ai nostri
-lettori? Oh se eglino la vedessero siccome la veggiamo noi! Ci sentiamo
-palpitare il cuore in parlandone, tremar la penna scrivendone, vorremmo
-che le febbrili sensazioni che l'immagine di questa donna ci desta,
-passassero tutte quante ne' nostri lettori, per vie più svegliare in
-essi la simpatia per questo personaggio della nostra storia. Emma era
-il tipo della bellezza andalusa: carnagione e colori di miniatura,
-occhi di lustrino splendidissimo, sguardo elettrico, sopracciglia di
-velluto, labbra alquanto larghette, bottoni di rosa orientale, denti
-di una bianchezza abbagliante, sorriso di baiadera, lunghe le chiome e
-di un ebano fulgidissimo, cui ella solea portare divise e scinte dietro
-gli orecchi, ovvero raggomitolate in grandi giri sulla coppa del capo.
-
-Ma siffatti particolari del volto di Emma erano un nulla a paragone
-delle fattezze del suo corpo, modello di grazia, di avvenenza, di
-proporzioni; era nel complesso delle sue fattezze qualche cosa che
-sospingeva a riguardarla in estasi di simpatia. Se ella affissava
-qualcuno, lo sguardo di lei lasciava un incendio nel cervello di chi
-ella avea guardato, siccome interviene allora che si dirizzano gli
-occhi al sole, che lascia nel capo del riguardante una confusione
-spaventevole di luce e di colori. Ella avea certe maniere di volgere il
-capo, di chinar le lunghe ciglia, di fissare obliquamente quegli occhi
-di odalisca, avea certe maniere di movimenti, di gesti, ch'erano una
-grazia singolare; ci era da smarrire il senno.
-
-Qual'era il carattere morale di questa donzella? Ah! Perchè non possiam
-dire di lei quel che dicevano di Lucia, buona, semplice, modesta,
-riserbatissima con tutto che sensibilissima! Emma era nel morale quel
-che può essere una donna sì ben favorita dal cielo in dono di bellezza.
-Ella era così bella, così ricca, così giovane, fornita a dovizia degli
-appannaggi della più compiuta educazione! Quale altro sentimento potea
-dominare in lei, all'infuora d'un amore ardentissimo di sè medesima?
-
-Farfalla dalle ali dorate, ella svolazzava libera, leggiera,
-spensierata e felice in su i fiori della vita, di cui non conosceva
-altro che le delizie e quella specie di cara languidezza che tien
-dietro a' piaceri. Unica figliuola, ella era idolatrata da' suoi
-genitori, i quali non avevano altra volontà che la sua, altro amore che
-di lei, altri pensieri che per lei, di cui andavano superbi più che di
-tutte le loro ricchezze e possedimenti.
-
-Le undici battevano ad un magnifico orologio da mensola, allora che
-Emma si alzava dal suo letto verginale. Due bellissime stanze nel
-quartiere del palazzo S..... erano destinate esclusivamente a lei; una
-serviva per sua camera da letto e l'altra per stanza di abbigliamento.
-Due cameriere, una napolitana e l'altra francese, erano addette a
-servir lei particolarmente. Non trascuriamo di dire che Emma parlava
-colla stessa faciltà lo spagnuolo, l'italiano e il francese: il suo
-accento straniero, la sua voce nervosa, il modo di parlare a tratti
-e con cadenze aveano tali incanti e tal prestigio che non si poteva
-ascoltarla senza esserne preso. In parlando l'italiano o il francese,
-ella faceva sentire quella graziosa lievissima sibilazione del ce
-ci spagnuoli: il che aggiungea vaghezza estrema al suo discorso.
-Ogni dì, non si tosto svegliata e tuttora in letto, Emma tirava la
-cordicina di un campanello, e subitamente le si affacciava una delle
-due cameriere. La giovinetta si facea dare i giornali di moda, i nuovi
-romanzi, le lettere delle sue amiche, la grammatica di lingua inglese
-ch'ella studiava, e mezz'ora o poco più trascorrer facea in simiglianti
-occupazioni. Prima della colezione, ella andava ad abbracciare suo
-padre e sua madre, e dopo, la musica assorbiva gran parte della sua
-mattinata.
-
-Ella si era vestita con incantevole semplicità, e, l'ora della lezione
-di musica avvicinandosi, era ita nel salotto contiguo al gran salone
-da ballo per ripassare sul piano-forte una ballata nazionale spagnuola.
-Era un canto curioso, strano, ma ripieno di vita e di brio: la ballata
-era così concepita:
-
- Anche franja de velludo
- En la terciada mantilla;
- Aire recio, gesto crudo,
- Soberana pantorrilla:
- Alma atroz, sal espanola;
- Alza, ola;
- Vale un mundo mi manola!
-
- Con primor se calza el piè
- Digno de regio tapiz;
- Con un dulce no sè què
- En aquella cicatriz
- Que tiene junto a la jola;
- Alza, ola,
- Vale un mundo mi manola!
-
- Que calidad! y como cruje
- Se baila jota o fandango;
- Y que aire en cada empuje
- Y que gloria de remango!
- A la mas leve cabriola
- Alza, ola;
- Vale un mundo mi manola;
-
-Non aveva Emma terminato di ripassare questa ballata, quando le fu
-annunziato il suo maestro, Daniele entrava nel salotto.
-
-
-
-
-II.
-
-LA LEZIONE
-
-
-Il giovine era vestito nella più elegante maniera; il gusto più fino
-avea dettato la norma del suo abbigliamento, il quale non usciva però
-dalla più stretta semplicità. Entrando nel salotto dov'era quella
-incantevol creatura, Daniele rabbruscò la fronte e raggrottò le ciglia,
-dappoichè Emma non si era, secondo il solito, levata d'in su la sedia
-per andarlo a ricevere; la giovinetta pareva assorta interamente nello
-studio di quella ballata spagnuola.
-
-— Buon giorno, maestro, gli disse, io vi aspettava con impazienza;
-non so se io abbia indovinato questo ritornello ch'è assai gentile ma
-difficile.
-
-— Vediamo, Duchessina, a voi nulla può esser difficile.
-
-— Davvero vi dico che non raggiungerò mai la semplicità e la grazia
-di questo canto; ho paura che nol canterò sabato alla serata di Lady
-Boston.
-
-— In questo caso io mi attirerei l'odio e l'animosità di tutti,
-Duchessina, perocchè a me si attribuirebbe la colpa di non avervi fatto
-cantare questa ballata.
-
-— Vi assicuro che non la canterei se non avessi ciò promesso a tutte le
-mie amiche.
-
-— Ed al Visconte di Boisrouge, Duchessina, soggiunse cupamente Daniele,
-affisando i suoi occhi torbidi in volto alla giovinetta.
-
-— Ebbene, sì, vel confesso; anche a costui l'ho promesso: sapete che
-questi è uno dei miei ammiratori, disse ridendo la fanciulla, mostrando
-quei due filari di denti nivei ed ugualissimi.
-
-— Ammiratore! Duchessina, e chi non è vostro ammiratore? Dategli
-piuttosto un altro titolo.
-
-— E quale?
-
-— Quello di vostro amante.
-
-— Gli è vero, rispose Emma, e dei più noiosi.
-
-— Non tanto, Duchessina; mi permetto di ricordarvi che lunedì sera alla
-festa di Madama A.... voi cantaste con tanta espressione con lui il
-duetto del _Tancredi_, che tutti invidiarono la sorte del Visconte...
-
-— Oh! ben sapete che io cerco sempre di porre un poco di anima in
-quello che canto; non posso vincere il mio temperamento. D'altra parte,
-quel duetto è tanto bello!
-
-— Io lo detesto, Duchessina.
-
-— Lo detestate! e perchè?
-
-— Non so, lo detesto tanto che ho giurato di non più accompagnarne il
-canto in qualsivoglia riunione.
-
-— Eppure, voi medesimo mi diceste che quel duetto vi piaceva
-estremamente, e foste voi, se ben ricordate, che mel faceste imparare.
-
-— Oh, Duchessina, se io avessi supposto che...
-
-— Che cosa, maestro?
-
-— Non so, volea dire che... che... io detesto quel duetto da lunedì
-sera.
-
-Daniele abbassò gli occhi: sul suo volto era apparsa una leggiera tinta
-di vermiglio. Emma finse di non comprendere la significazione di quelle
-parole e trasse a caso un accordo dalla tastiera.
-
-— Volete aver la bontà di riascoltar questo pezzo?
-
-— Io vi ascolto, Duchessina.
-
-Emma cominciò a cantare la ballata spagnuola. Era nella voce della
-giovinetta un tale incanto, una tale voluttà che avrebbe sconvolta la
-ragione del più freddo uditore: avea certe corde che andavano a toccare
-il fondo del cuore, e rimescolarvi le passioni: avea certi tuoni di
-contralto, certe modulazioni, certe cadenze che avrebbero fatto cader
-un teatro per gli applausi, se quella donna fosse stata artista. Quella
-voce, quell'accento, quel canto ti mettevano il fremito in tutte le
-fibre del corpo, ti faceano impallidire per tempesta di commozioni.
-
-Non sappiam dire quello che accadeva nel cuor di Daniele in udendo
-cantare quella ballata. Senza dire della divorante passione che lo
-struggeva per quella fanciulla e gli mettea la febbre nei polsi ogni
-qual volta l'udiva semplicemente a parlare, egli provava un sentimento
-indefinibile tutte le fiate che udiva parole spagnuole. Egli stesso
-non sapea rendersi di ciò ragione, ma era un nembo di rimembranze
-indistinte, un sogno lontano che gli si riaffacciava alla mente, un
-altro cielo, un'altra terra ch'ei vedeva attraverso confuse immagini:
-era forse la lingua che in culla egli udiva susurrarglisi all'orecchio,
-e che forse ei medesimo balbettava quando era bambinetto di due in tre
-anni. Certo si è che quel canto e le parole di quella lingua facevano
-sull'animo di Daniele tale impressione ch'ei si sentiva toccare il
-cervello e diventar pazzo. Aggiugni che nel cumulo delle ricordanze
-velatissime che gli si presentavano al pensiero, ei vedeva una casa
-splendidissima e tanti vaghi oggetti che non giungeva a distinguere:
-tra l'altro, raffigurava in mezzo alla sua memoria una donna bellissima
-che sempre il baciava, e che gli diceva appunto tante cose in quella
-lingua che or egli ritrovava sulle labbra di quella bella creatura,
-che gli sedeva allato. E quando Emma ebbe terminato di cantare, Daniele
-rimaneva tuttavia nella immobilità di statua, assorto in una sola idea
-che gli dava rovello e che il faceva uscir di senno. Egli pensava...
-pensava che forse egli era nato RICCO E NOBILE!
-
-— Ebbene, maestro, non avete nulla da osservare, nulla da correggere
-nel modo di cantare questa ballata? chiesegli Emma.
-
-— Nulla, Duchessina. Quando io vi ascolto, io non sono più su questa
-terra, il sapete. L'arte sterile e pedante è fulminata dal vostro
-genio. Quando io vi ascolto non sono più vostro maestro, ma vostro
-ammiratore.
-
-— Voi mi lusingate troppo, maestro; ho paura che non mi guastiate.
-
-— Ed io vi guasterei davvero se facessi la minima pedantesca
-osservazione a quello che avete cantato. Noi abbiamo cambiato le nostre
-parti, Duchessina; voi siete che insegnate ed io che apprendo. Se
-sapeste quante ascose bellezze artistiche mi rivela il vostro canto!
-Non vi parlo dell'impressione che in me produce, di quello che io
-sento... Duchessina, io sarò costretto di rinunziare al piacere di
-udirvi.
-
-— Che vuol dir questo? domandò la giovinetta abbassando quelle sue
-lunghe ciglia.
-
-— Vuol dire che star vicino a voi un'ora o due, qui, in questo salotto,
-colla mia sedia così vicina alla vostra, vedervi così dappresso,
-gustare io solo la immensa delizia di sentirvi a cantare, trattenermi
-con voi da solo a solo, udir le vostre parole, guardare i vostri
-occhi... è troppo crudel prova pel mio povero cuore... nol posso, no,
-Duchessina... Mille altri invidiano la mia sorte, eppure io sono più
-infelice assai di loro tutti... Perdonate, l'ardita franchezza del mio
-linguaggio, e compatite ai mali che voi fate.
-
-— Non v'intendo, signore. Non è la vostra professione quella di maestro
-di musica? Non sono io la vostra discepola? Non debbo al vostro merito
-impareggiabile quel poco che so? In quanto all'effetto che produce in
-voi il mio canto, siccome voi dite, l'attribuisco alla bella tempera
-dell'animo vostro si ben formato. D'altra parte, è vero che il canto
-suol produrre di strani effetti sul cuore degl'innamorati.
-
-Daniele fece un balzo in sulla sedia, trasalì, si scolorò, ed indi il
-suo volto diventò fiamma ardentissima.
-
-— Che! Duchessina, balbettò egli, avreste voi letto nell'anima mia?
-
-— Non propriamente, nell'anima vostra, rispose sorridendo la
-giovinetta, ma qualche cosa ho indovinato da questo biglietto che vi
-consegno. Ieri sera voi non veniste alla nostra conversazione, e ieri
-sera appunto avreste trovato qui qualche cosa che vi avrebbe fatto
-estremo piacere. Or bene, eccovi il biglietto; via, non arrossite; è
-così naturale alla vostra età il far l'amore!
-
-Emma traeva dal seno una carta piegata in forma di lettera e la
-consegnava all'attonito giovine, il quale vi gittò con ambasciosa
-avidità gli occhi e lesse sulla sopraccarta: DANIELE DE' RIMINI — DA
-LUCIA FRITZHEIM. Daniele impallidì: le sue labbra s'imbiancarono come
-quelle di un morto, e rimase lungo tempo con quella lettera in mano
-senza sapersi risolvere ad aprirla. Egli era atterrato! Avea fatto
-tanto per nascondere ad Emma i suoi amori con Lucia, per tema che non
-le fosse giunta all'orecchio la bassa sua origine!
-
-— Ebbene, maestro, a che pensate adesso? Non vi affrettate a leggere
-quello che vi scrive la vostra bella? Ora su, andiamo, ve ne dò il
-permesso.
-
-— Duchessina, rispose con rauca voce il giovine mal nascondendo il
-turbamento e l'ira ond'era preso, permettete ch'io vi dica esservi
-di gran lunga ingannata nelle vostre supposizioni. Questa donna che
-mi scrive, questa donna che voi credete mia innamorata, non è che una
-avventuriera.... una straniera ch'io ho conosciuta per casualità; il
-suo cognome v'indica che essa non appartiene a questo paese. Io non
-so come abbia avuto l'ardire di scrivermi dopo che l'ho dispregiata,
-dopo che non ho voluto cadere nei lacci delle sue seduzioni.... Ma già
-conosco quello che questa donna mi chiede, Duchessina. Non è amore quel
-che questa disgraziata mi chiede, ma sibbene del pane... del pane.
-
-Ciò dicendo, l'infame trovatello intascava la lettera senza neppure
-dischiuderla, per tema che ad Emma non fosse nata la curiosità di
-gittarvi lo sguardo.
-
-— In questo caso vi chieggo scusa, maestro che una tal donna fosse
-vostra innamorata. Vi assicuro che mi dispiace di essermi ingannata:
-non so perchè, ma quel nome avea destato in me una certa simpatia,
-anche perchè mi si disse ieri sera che un fanciullo di circa dieci
-anni in undici anni avea recata quella lettera. Il poveretto era
-stato dapprima alla vostra abitazione alla _Riviera di Chiaia_, dove
-gli avean detto che forse vi avrebbero trovato qui. La mia cameriera
-soggiunse che quel miserello si pose a piangere quando seppe che non
-eravate qui; sembrava afflittissimo e stanco a morte, perocchè avea
-fatto cammino a piedi, e diceva di esser partito nientemeno che da una
-strada lontana lontana; se ben mi ricordo, da _S. Maria degli Angeli
-alle croci_ vicino al Real Albergo dei poveri! Queste ultime parole
-agghiacciarono il cuore di Daniele. Emma sapeva ormai la dimora di
-Lucia! Un'orma era segnata per discoprire il tutto! Daniele si morse le
-labbra: i suoi occhi gittavano veleno di collera.
-
-— Intrighi, bugie, Duchessina: nulla di vero di quanto asserì quel
-fanciullo, al quale era stata forse insegnata una parte per commuover
-la gente di questa casa e carpirvi del danaro. Bricconi di pitocchi!
-Ei bisogna far cacciare dai vostri servi quel fanciullo, se si
-presenta di bel nuovo o qualunque altro venga in nome di questa
-intrigante avventuriera; i loro piedi brutterebbero la vostra casa;
-le loro parole contaminerebbero gli orecchi della vostra gente.
-Non mi arrecherebbe maraviglia se ardisse venir qui la stessa Lucia
-Fritzheim! Oh, Duchessina, ella ingannerebbe i più astuti. Se vedeste
-che sembiante d'innocenza! Che modi ingenui propri di un cuor gentile
-e virtuoso! Ma or siete avvertita, e non darete nella pania, siccome
-non vi cascheranno i vostri servi. Ma che dico! Ei bisogna, vi ripeto,
-ei bisogna far cacciare costoro senz'ascoltarli! Oh se vostro padre
-o vostra madre sapessero che donna è cotesta Lucia Fritzheim, non
-saprebbero abbastanza rammaricarsi che voi abbiate conservato un suo
-biglietto.
-
-— Ma io ignorava tutto ciò, disse la fanciulla vagamente colorandosi di
-rosso nel volto.
-
-— Abbastanza ci siamo occupati di questa sciagurata. Che il suo nome
-non contamini più le vostre labbra, Duchessina, fatemi l'onore di
-credere che nè il cuore nè il mio pensiero scendono tanto giù.
-
-Sul sembiante di Daniele eran dipinti il dispetto, la collera, il
-livore. Emma credette scorgervi un sentimento di giusto sdegno.
-
-— Dite bene, maestro, non parliamo più di ciò. Non potete credere come
-mi fa male il sentir certe cose. Oh che brutta cosa è la menzogna,
-l'ipocrisia, il tradimento!
-
-Daniele stravolse gli occhi come se avesse avuto sul capo un colpo di
-mazza. Per buona ventura, Emma nol guardò in quel momento, dappoichè
-avea di bel nuovo spiegato sul leggio del piano-forte la prima pagina
-della ballata spagnuola.
-
-— Voi dunque, maestro, m'incoraggiate a cantare questa ballata sabato
-sera da Lady Boston?
-
-— Se v'incoraggio, Duchessina! Che cosa volete ch'io vi dica? Voi
-la canterete, se vi piace, e se l'avete promesso a quella ragunata e
-al visconte di Boisrouge; voi la canterete, e farete impazzare tutti
-quei signori. Ma per me, voi lo sapete; io vorrei che voi non cantaste
-giammai nelle ragunate... Io sono geloso, Duchessina.
-
-— Geloso! esclamò la giovinetta sorridendo.
-
-— Sì, geloso; o per dir meglio, egoista. Vorrei sentirvi io
-solo; vorrei che nessuno altro provasse quella gioia ch'io provo
-nell'ascoltarvi. Io so bene, Emma, che nessuno può in quei momenti
-sentir quello che sento io; ma pure, allora che gitto uno sguardo sul
-circolo de' vostri uditori, e veggo i loro volti infiammati, i loro
-occhi scintillanti, e indovino i palpiti dei loro cuori, a me pare che
-tutti debbano adorarvi siccome... siccome si adorano gli angioli come
-voi.
-
-Daniele non disse _siccome vi adoro io_, ma Emma il comprese e sorrise.
-Da molto tempo la giovinetta si era accorta dell'amore di Daniele per
-lei, e ne gioiva. Daniele era per lei una _vittima_ ch'ella attaccava
-al carro dei suoi continui trionfi, e cui si compiaceva di turbare.
-
-— Sempre cortese e galante è il vostro linguaggio maestro. Se non
-sapessi che siete sincero, vi crederei adulatore...
-
-Dopo qualche momento di silenzio, Emma riprese:
-
-— Avrò un bel coraggio sabato sera per pormi a cantare. Sapete chi
-canterà da Lady Boston?
-
-— Chiunque altro non potrà che sfigurare al vostro paragone.
-
-— Anche se quest'altro o quest'altra fosse la signora Pasta?
-
-— Ebbene, anche la signora Pasta non potrebbe che stare in seconda riga
-a petto vostro, Duchessina.
-
-— Oh! oh! convenite che questo è troppo. La signora Pasta è la prima
-cantante che oggi sia in Italia.
-
-— Non niego il suo merito, ma guai a lei, vi ripeto, se voi calcaste le
-scene per una sola sera!
-
-— Tregua ai complimenti, signor maestro, e permettete ch'io vi dimandi
-che cosa canterete voi: ricordatevi che sabato scorso prometteste di
-farvi udire, e sarebbe scortesia il mancare.
-
-— Io non mancherò; ho promesso di cantare... e canterò per la prima
-volta in casa di Lady Boston.
-
-— Vi hanno ammirato come esimio suonatore; avranno l'agio di ammirarvi
-come esimio cantante. Che pezzo canterete?
-
-— Un pezzo di mio componimento: farete le grandi meraviglie se vi dirò
-che anch'io ho composto le parole di questo pezzo.
-
-— Davvero! sclamò la giovinetta, ecco che ogni giorno discopro in voi
-nuovi pregi e novelle doti; non sapevo che foste anche poeta.
-
-— Duchessina, quando si ha nel cuore una profonda passione, si diviene
-poeta senza volerlo.
-
-Emma chinò gli occhi sulla tastiera; e, fingendo spensieratezza,
-soggiunse:
-
-— Ed è una romanza quella che avete composta?
-
-— Non so quello che è; soltanto so che le parole e la musica sono
-esalate dalla profondità dell'anima mia.
-
-— Avete almeno dato un titolo a questo vostro componimento?
-
-— Sì, Duchessina, il titolo è, _Un colpevole amore_.
-
-— Perchè _colpevole_? dimandò la fanciulla.
-
-— Perchè è colpa in me l'amore; ei mi fa d'uopo idolatrare.
-
-Emma si alzò e sorridendo disse a Daniele:
-
-— Sedetevi qui, signor maestro, e fatemi udire il vostro _colpevole
-amore_.
-
-Il giovine si sentì profondamente umiliato da questa specie di sottile
-e beffarda ironia.
-
-— Non posso, Duchessina: in questo momento ci è troppa differenza e
-troppa distanza tra le nostre anime perchè voi possiate appieno gustare
-il mio componimento; l'anima mia è trista, assai trista, e la vostra è
-gaia, sorridente, felice. Non pertanto, poichè lo volete, io canterò,
-vi farò sentire il mio componimento e aspetterò dal vostro labbro la
-mia sentenza... cioè se potrò arrischiarmi a cantarlo da Lady Boston.
-
-Daniele si sedè al piano-forte e cantò la seguente romanza:
-
- Ah non mai, non mai saprete
- Del mio amor qual'è l'oggetto,
- Se anche un regno mi darete,
- Non sarà ch'io v'apra il cor.
- Resterà sepolto in petto
- Il segreto del mio amor.
-
- Muto il labbro non si affida
- Rivelar la fiamma ascosa;
- Sia ch'io pianga, sia ch'io rida,
- Chiuso è a tutti il mio penar;
- Chè a se stesso il cor non osa
- La sua colpa confessar.
-
- Se colei che m'innamora
- Semplicetta a me sorride,
- Il mio volto si scolora,
- E l'incendio in me si fa;
- Ma l'arcano che mi uccide
- Ella stessa ignorerà.
-
- Come è nato l'amor mio,
- Quale ha speme non so dire;
- Ardentissimo un desio
- Sol mi va rodendo il sen.
- Ah potessi nel morire
- Quanto io l'amo dirle almen!
-
-Daniele avea cantata questa romanza con tale accento di disperata
-passione che Emma non potè nascondere il suo turbamento. Il giovine
-avea una bellissima voce di baritono, al che si aggiungeva un modo di
-cantare così perfetto e tant'arte che il suo canto innamorava. Pensate
-quale e quanta espressione fu da lui posta questa fiata nel pezzo di
-musica, in cui ritratto avea le sofferenze del proprio cuore.
-
-— Magnifico! sublime! esclamò la fanciulla; voi sarete l'eroe della
-serata di sabato; ma badate che tutti useranno l'indiscrezione di
-chiedervi il nome dell'oggetto da voi amato.
-
-— Indarno il chiederanno, Duchessina.
-
-— Ebbene, maestro, ditemi la sola lettera iniziale del suo nome; ditela
-a me sola, vi prometto che non la paleserò a nessuno.
-
-— Che mi chiedete, Duchessina!
-
-— La sola lettera iniziale; pensate ch'egli è impossibile conoscere un
-nome da una lettera.
-
-— Ebbene, io vi dirò una lettera del suo nome e vel lascerò indovinare;
-ma allora peserà su voi la responsabilità del mio segreto discoperto.
-
-— Dite dunque.
-
-Daniele trasse di tasca una piccola matita e con mano tremante segnò
-sulla carta di musica della sua romanza la lettera M.
-
-Ah! indovino, esclamò l'astuta giovinetta per torturare l'amante, e
-quasi che non avesse compreso che questa M era tutto il proprio nome;
-indovino di che si tratta; voi amate _Lady Maria Boston_: avete ragione
-di aver intitolato la vostra romanza _un colpevole amore_, perchè
-questa donna è maritata.
-
-Daniele pallidissimo e turbato stava per rispondere quando sì presentò
-nel salotto la Duchessa di Gonzalvo madre di Emma. La lezione cessò, e
-la conversazione si aggirò su cose indifferenti.
-
-
-
-
-III.
-
-DUE AMICI DI DANIELE
-
-
-Daniele tornando a casa era in uno stato che facea paura; si sentiva
-umiliato agli occhi suoi stessi in quella specie d'indifferenza con
-cui era trattato da Emma: il suo amor proprio, la sua vanità, la
-sua passione, tutto era ferito, ulcerato nell'anima sua — Durante il
-cammino dal palazzo S.... alla _Riviera di Chiaia_, parea demente,
-parlava solo, urtava tutti, prendeva una strada per un'altra.
-
-— Questo tormento non può durare, diceva tra sè stralunando gli occhi
-e gesteggiando come un attore che reciti un monologo violento — no,
-non può durare; io mi ucciderò se Emma non corrisponderà al mio amore.
-Bisogna ch'io me le dichiari apertamente.... Allora vedremo, se potrà
-sfuggire destramente alle mie dichiarazioni.... Se ella è ricca, nol
-potrò anche io diventare? Non è questa l'ardente speranza della mia
-vita? Non gitto sudori, non mi ammazzo forse per acquistare un po'
-d'oro? D'altra parte, che bisogno ha ella di sposare un ricco, quando
-ha tante ricchezze? La sua mano farà ricco l'uomo ch'ella sposerà.
-La sua nobiltà! Ecco... ecco l'ostacolo di ferro, impossibile a
-sormontare... Eppure, chi sa! se io giungessi ad innamorarla di me;
-se ella mi amasse, i suoi genitori farebbero la volontà di lei...
-Potrei sperare... Oh! perchè ho conosciuto questa donna? La mia salute
-deteriora ogni giorno: ho abbandonato tutti i miei amici, tutte quelle
-famiglie che avrebbero potuto essermi utili.... Non è possibile ch'io
-viva più con tal serpe nell'anima; bisogna finirla; o Emma sarà mia o
-io mi ucciderò o ucciderò lei, perocchè non potrei sopportar l'idea che
-un altro la possedesse!... No, non è possibile che io mi strugga a tal
-modo; io le aprirò tutto il mio cuore, mi getterò alle sue ginocchia,
-implorerò l'amor suo e la pregherò che mi dia la morte.
-
-Così parlando il forsennato era giunto alla sua abitazione. Nell'entrar
-che fece nel suo salottino, trovò sdraiati presso il camminetto il
-Marchesino Gustavo che leggeva, e un altro giovine suo amico, per nome
-Stefanello, anche di nobil famiglia. Daniele aveva invitato a pranzo
-questi due amici.
-
-— Oh, bravo, maestro! farsi aspettare un'ora, è proprio dell'ultima
-eleganza! disse il Marchesino, gittando le sue lunghe gambe sovra
-un'altra poltrona che gli stava di contro.
-
-— Perdono, amici miei, ho avuto impacci per le mani: ben sapete le
-seccature annesse alla mia professione.
-
-— Che hai? ti veggo in fronte una cera lunatica, alla Jacopo Ortis; che
-ti è accaduto?
-
-— Niente... propriamente niente; ho lavorato molto, sono stanco.
-
-— Non me la darai ad intendere, discolo di prima sfera, riprese
-il Marchesino, qui ci è sotto roba femminile... Un tradimento, eh?
-Buffoneria l'accuorarsi per le donne... Ma già, alla tua età si crede
-ancora a quelle pappolate di fedeltà, di costanza di amore eterno, di
-un tugurio ma con lui, e a tante altre graziose parole di questo conio,
-belle invenzioni del secolo passato, ma che ora sono rancide o uscite
-di moda come Madame Colbran... Ricordati che
-
- Femmina è cosa mobil per natura:
- Solca nelle onde, e nelle arene semina
- Chi pone sue speranze in cor di femina.
-
-Ecco per esempio, quando tu sei venuto, io stava leggendo questo
-vecchio fascicolo dell'_Utile Passatempo_[1]. Ascolta questo
-aneddotuccio; «Veniva consigliato un padre di aspettare che suo figlio
-fosse più saggio per dargli moglie. Il vostro consiglio, rispose, non
-mi pare troppo buono, poichè se mio figlio diventa saggio, temo che più
-non si abbia ad ammogliare».
-
-Mentre il Marchesino era intento a leggere, Daniele distratto e
-visibilmente contrariato dalle parole dei signorotti, andava lasciando
-in sul tondo del salottino quegli oggetti che soglionsi portare addosso
-nell'uscir di casa, come orologio, borsellino, denaro, portafogli,
-guanti ed altri simiglianti amminicoli di acconciatura. Il Marchesino
-Gustavo era un giovine d'un trent'anni o più, faccia comune e volgare,
-tagliata nel mezzo da due mustacchietti incerati, e terminata da un
-meschino gruppetto di peli in sul mento. Il suo vestito consisteva in
-un soprabito per mattino con altissimo bavero secondo la moda di quel
-tempo, in un corpetto di casimiro a corazza, in calzoni alla cosacca
-a righe. I suoi capelli eran folti e ricciuti. Essere della specie più
-comune, questo individuo non aveva altro pensiero, altra occupazione,
-altra cura che di _ammazzare il tempo_, secondo il linguaggio di simil
-razza di gente. Un buon pranzo o una buona cena era l'apogeo della sua
-poesia.
-
-Un poco più ci piace dilungarci sul ritratto di Stefanello, offrendo
-questi un tipo curioso ed una specialità sociale che è andata sempre
-più crescendo cogli anni e che ora ammorba la nostra società. Questo
-tipo terribile da' francesi chiamato _fat_, dagl'inglesi ironicamente
-_beau_, è una specie di serpe da' guanti bianchi che striscia su i
-mattoni incerati dei salotti. Non credete però ch'ei sia terribile pel
-fascino irresistibile dello sguardo, ma perchè morde leccando, e le sue
-morsicature sono sempre mortali: un'arma possente e omicida è per lui
-la parola.
-
-Entrate in una sala in cui sono molte dame e molti uomini, in cui
-si balli o si conversi, siete certo di trovare quest'essere sdraiato
-sovra i cuscini di un canapè, con una mano lisciante i ben composti
-capelli, e con l'altra ficcata oziosamente nella tasca del calzone:
-vicino a lui per lo più siede un altro della medesima pasta, e
-discorrono sbadigliando di donne e di amori, di conquiste fatte e da
-fare, di _buone fortune_ e di altre simiglianti materie. Quest'uomo
-innocentissimo di condotta è però da fuggire come un appestato, e da
-non ammettersi mai in propria casa: la sua smania è di credersi un Don
-Giovanni, un Lovelace, di tenersi un bel seduttore, mentre forse in
-vita sua non ebbe mai la buona ventura d'essere stato corrisposto in
-amore. Egli vi dirà spiattellatamente d'essere stato felice innamorato
-della vostra innamorata, e vel dirà con sogghigno amabile a fior di
-labbra, con una grazia tutta particolare, con una proprietà di vocaboli
-da trarre chiunque in inganno. Voi aggiusterete fede alle sue parole;
-andrete in furore contro la vostra bella, contro tutte le donne;
-giurerete di abbandonarla, di non più vederla, mentre quella poverina
-non avrà neanco guardato il nostro bellimbusto. Tutte le donne, niuna
-esclusa, appartengono di diritto a quest'uomo: egli le domina tutte, e
-la loro sorte dipende da una sua formidabile parola. Tapina di quella
-fanciulla che per caso si trova a fissar lo sguardo su lui per qualche
-momento: ella è pazzamente presa di lui; tutto il mondo in un attimo il
-saprà.
-
-Quest'essere è facile a riconoscersi tra mille; pochi peli in faccia,
-vista corta, capelli lunghi; il suo vestito è sempre ricercato alla
-moda, pieno di profumi. Suole egli eziandio portar sempre addosso un
-taccuino, nel quale sono rinchiuse una decina di letterine galanti
-ricevute da una decina di belle abbandonate da lui; non giureremmo che
-quelle letterine sono autografe, anzi nol vorremmo neppure asserire;
-egli le mostra continuamente ai suoi amici: in altra taschetta del
-portafogli stanno poi certi altri bigliettini di suo pugno e senza
-indirizzo, i quali egli tiene sempre pronti per valersene all'uopo.
-Quest'ente così futile perchè leggiero, e nello stesso tempo non
-meno pericoloso per la stessa leggerezza, dovrebb'essere bandito dal
-grembo della società come un disturbatore della domestica quiete ed un
-avvelenatore di cuori. Di tal natura per lo appunto era Stefanello.
-
-— Il Marchesino ha ragione, disse questi zufolando tra i denti un
-motivo del _Barbiere di Siviglia_; il sentimentalismo è fuor di moda,
-mio caro maestro; fa come fo io, gitto la scintilla dell'incendio
-e passa. Per essere amato dalle donne, è necessario disprezzarle;
-io conto mille conquiste ottenute solo con quest'arma possente del
-disprezzo.
-
-— Le vostre congetture sono erronee, amici, disse Daniele — il
-mio malumore non proviene da donne; non sono io un collegiale da
-rattristarmi per tanto.
-
-— E pure tu dimagrisci a vista come un innamorato morto, soggiunse il
-marchesino — non mangi più, non bevi più, non vieni più con noi alla
-Favorita la domenica. Che diascine ti coglie?
-
-— Non istò bene, amici miei, soffro coi nervi, ma spero di ricuperar
-ben presto la sanità ed il buon umore.
-
-Uno scoppio di risa accolse queste parole.
-
-— Ah! ah! soffre coi nervi! malattia alla moda, morbo generico e di
-_buon tuono_...
-
-— È probabile che soffra d'isterismo, riprese ridendo Stefanello.
-
-Daniele intanto avea lasciato sopra il canapè il suo piccolo mantello;
-e si era anch'egli gettato a sedere in mezzo a' suoi amici. Era in sul
-finir del mese di novembre. Il camminetto era acceso, perocchè il tempo
-era secco e freddo. Si aspettava che il pranzo fosse servito.
-
-— Scommetto che non hai udita la _Niobe_ di Pacini, disse il Marchesino
-agitando i pezzi di legno nel camminetto.
-
-— Oh! l'ho udita tre volte, rispose Daniele, e sempre con ugual
-piacere; è un'opera magnifica.
-
-— La Pasta è inarrivabile nella sua parte, esclamò Stefanello
-appoggiando le spalle al davanzale del camminetto: ella è un prodigio!
-Che anima e che arte! Come ha indovinato lo spirito del suo canto! Nel
-suo duetto con la Unger strappa il cuore degli spettatori!
-
-— Già tu sei uno de' più teneri ammiratori di questa prima donna,
-osservò il Marchesino ci è da scommettere ch'ella è presa pazzamente di
-te.
-
-— Oh! non parliam di questo; soggiunse lo spezzacuore con lieve sorriso
-di trionfo, ne ho veduto a cascar ben altre a' miei piedi, e che
-bellezze! Io sono ristucco del genere teatrale; son fortezze troppo
-facili ad esser espugnate.
-
-— Via, via, sappiamo di che sei capace, gran seduttore, tornò a dire
-il Marchesino... È certo impertanto che le lodi alla Pasta nella
-tua bocca diventano sospette. Già il teatro S. Carlo è divenuto per
-quest'attrice un campo di guelfi e di ghibellini. Per me dico, e mi
-richiamo al parere del mio professore qui presente, che la Pasta quando
-si abbandona agl'impulsi della sua natura è grande, è sorprendente; ma
-che casca talvolta nell'esagerato per ispirito d'imitazione. Riguardo
-poi al suo canto, è indubitato che nei suoi passaggi dai tuoni gravi ai
-medii ella non pone molta faciltà e pieghevolezza. Non è vero, maestro?
-
-Daniele, a cui quest'ultima interrogazione era diretta, si contentò
-di fare un segno affermativo col capo. Egli non era uscito dalla
-sua pensierosa concentrazione. Intanto i due convitati di Daniele
-incominciavano a trovar troppo lungo l'indugio del pranzo: aveano già
-consumato parecchi sigari per ciascuno; aveano in gran parte esaurito
-tutti i futili subbietti di conversazione; si posero però a passeggiare
-smaniosi pel salottino.
-
-— Il tuo cuoco è un carnefice questa mattina, osservò il Marchesino.
-
-— Ci vorrà dare un pranzo al tutto diplomatico il nostro Daniele, disse
-Stefanello, ed ecco perchè ci farà attendere fino alle cinque.
-
-— Sta benissimo, riprese il primo, e mentre egli si ostina nel suo
-taciturno sentimentalismo, noi ridurremo in cenere un altro sigaro.
-
-Il Marchesino cavò di tasca un elegante porta-sigari, ne cacciò un
-tubetto di foglie americane e si pose alla ricerca d'un pezzo di carta
-per accenderlo.
-
-— Oh! una lettera non aperta! esclamò egli mettendo le mani addosso
-alla lettera di Lucia Fritzheim, che Daniele avea gittata in sul tondo
-in uno cogli altri oggetti ch'erasi tolti di tasca.
-
-Daniele si ricordò di quella lettera e corse per istrapparla dalle mani
-del suo amico, ma questi ne avea già letto l'indirizzo ed il nome di
-colei che la scriveva.
-
-— L'ho trovata! L'ho trovata! esclamava il Marchesino in aria di
-trionfo, e saltando sopra una sedia per non farsi carpire il suo
-bottino; ecco il segreto di Daniele; qui sta l'_affare_ leggasi.
-
-Anche Stefanello si era messo dalla parte del Marchesino per impedire a
-Daniele di toccar la lettera.
-
-Ebbe luogo una lotta furiosa. Daniele si dibatteva come un leone
-per non far leggere la lettera che avrebbe potuto discoprire le sue
-relazioni colla famiglia dello stradiere; ma egli era uno contro due
-e non poteva a lungo durare nel conflitto. Gli riuscì pertanto di
-afferrar la lettera, la quale fu lacerata in due parti, di cui una
-restò nelle mani de' due amici e un'altra in quelle di Daniele. Questi
-si affrettò di gittare nelle fiamme del camminetto quel pezzo che gli
-era rimasto nelle mani.
-
-Gli altri due lessero il seguente moncherino di lettera:
-
- «Daniele, Daniele mio,
-
- Corre già il quarto mese che mi hai ab......... giorni ora per
- ora, minuto per min........... sun rimprovero; sono rassegnata
- alla........... altra... Iddio ti renda felice... Io sto
- m........... forse aver pietà di me togliendomi............
- divenga lo sposo di un'altra. Il med............ Ambrogio ch'io
- entro nel primo grado di ti.......... intorno al mio letto
- essi mi credevano........... ti ho amato, Daniele, e quanto ti
- am............ più non sarò su questa terra. Io ti sciol...........
- ti perdono la morte che mi dai. Soltan........... prima parola
- di amore che ci scamb............ che non abbandoni la mia
- infelice famig........... i miei fratelli e soprattutto che
- non............ per quella povera creatura di Uccel............
- sarai felice a fianco della don.............. Addio... addio... per
- sempre............. parlar di me che un'altra sola v............
- per caso annunziata la mia mor............. giorno della tua
- vita, siccome il dì............ stato per me il più felice...
- ad.............. Daniele, Daniele mio... _Lucia_».
-
-Non avevano il Marchesino e Stefanello terminato questi brani di
-lettera, di cui ogni parola avea fatto tremare il cuor di Daniele per
-tema che non vi si trovasse qualche inattesa rivelazione, quando il
-servo, presentatosi sull'uscio del salotto, disse:
-
-— Il pranzo è all'ordine, signori.
-
-I due amici rimisero tra il fumo delle vivande e tra i prelibati vini,
-il fare i loro comenti sulla lettera singolare che aveano discoperta.
-
-
-
-
-IV.
-
-LA SERATA DI LADY BOSTON
-
-
-Lady Mary Boston era una della più ricche e festose Inglesi
-che dimorassero in Napoli in quel tempo. Figlia e sposa di Pari
-d'Inghilterra, giovane e bella, questa donna sapeva godersi la vita.
-Ella avea comprato una casa in sulla Riviera di Chiaia in cui veniva
-a passare la stagione dei balli e delle feste. Nell'està ritornava
-a Londra, dov'era aspettata con premura da quell'aristocrazia che
-ritrovava nei salotti della vaga Lady le più efficaci e dilettose
-distrazioni alle cure della politica e dei pubblici negozi.
-Incominciando dal mese di novembre, ogni sabato Lady Boston riuniva
-nelle sue splendide mura quanti uomini e donne illustri erano in
-Napoli, di ogni favella e di ogni classe, purchè la celebrità fosse il
-titolo d'introduzione appo lei. Gli scienziati, gli uomini di lettere,
-gli artisti più ragguardevoli trovavano generoso e nobile accoglimento
-in quella casa, ch'era benanche il ritrovo di tutta la nobiltà europea.
-Walter-Scott, Chateaubriand, Bulwer e altri mille colossi della
-letteratura inglese, francese e italiana erano venuti a visitare le
-sale della celebre Lady Boston, e vi si erano intrattenuti in qualche
-sabato a sera. È superfluo il dire che il fiore de' cantanti erano
-invitati, come tutti gli altri, a queste periodiche riunioni colla
-solita e semplice formola di:
-
-_Lady Mary Boston à l'honneur de prèvenir Mr. N. N. qu'elle est chez
-elle tous les samedis a 8 heures du soir — Riviera di Chiaia — Palais
-P..._
-
-La magnificenza degli addobbi e dell'illuminazione, il lusso delle
-credenze, l'ordine e la disposizione del divertimento, la scelta
-degl'invitati e la estrema eleganza degli abbigliamenti avean fatto
-la rinomanza europea delle serate di Lady Boston; tantochè a Londra,
-a Parigi, a Milano se ne discorreva; e i nobili di queste capitali
-traevano espressamente in Napoli per godere di queste serate. Lady
-Boston non aveva che una sola rivale per isplendidezza di trattamento,
-ed era Madame A... ma, secondo il giudizio degl'intenditori, costei
-perdeva nella lotta, e non arrivò mai a levarsi a quel grido cui
-pervenne la Britanna. L'inverno dell'anno 1826-27 comechè turbato
-da frequenti uragani e da piogge continue, fu al certo uno dei più
-brillanti e animati che rallegrassero la nostra Napoli. L'affluenza
-dei forestieri era grandissima. Il teatro S. Carlo nell'apogeo della
-sua gloria, diretto dal Nestore degl'impresari, dal Barbaja, formava
-la delizia del mondo musicale e il più gran vanto delle belle arti
-napolitane. Ogni sera era un trionfo di compositori e di artisti: ogni
-sera una fronda si aggiungeva alla corona di allori che cingeva le
-chiome di quegli artisti che sono fino ad oggi rimasti impareggiati.
-E la serata del sabato, al quale abbiamo accennato nei precedenti
-capitoli, fu la più brillante di tutto l'inverno.
-
-Due grandi artisti cantavano per l'ultima volta ne' salotti di Lady
-Boston prima di partire per Vienna, dov'erano scritturati, la Lalande e
-Lablache. Erano anche invitati a cantare la Pasta e Rubini.
-
-Non è a dire la folla che ingombrava i salotti della nobile inglese,
-folla deliziosa, spirante la gioia, il piacere, susurrante parole
-dolcissime. Non ci arrischieremo a dipingere questa festa; ogni parola
-sarebbe dammeno del vero, ogni epiteto non sarebbe corrispondente, e
-ogni descrizione riescirebbe languida e monca a petto della realtà;
-lasciamola però interamente immaginare a' nostri lettori, contentandoci
-di dire che in quelle sale cosparse di luce, di profumi di diamanti,
-di fiori e armonie, contenevansi meglio che mille persone, di cui
-ciascuno era una celebrità, un'illustrazione, una gloria, o al più
-poco un tesoro animato. Contrasto singolare facea colla splendidezza
-di quell'ostello un cielo tempestoso che batteva con onde di pioggia i
-cristalli di quei terrazzini.
-
-Le più lussose ed eleganti acconciature sottoposte al più severo codice
-della moda di Parigi facevano vaga mostra di sè. L'età delle donne
-spariva sotto le mani degli abili pettinatori e delle sarte parigine:
-la bellezza, la grazia, la salute, l'amore erano _dipinti_ in su tutti
-i volti, scolpiti su tutte le fronti. Un mormorio che si perdeva come
-un'onda di fila in fila, di crocchio in crocchio, di sala in sala,
-accoglieva l'entrare di ogni nuova arrivata; il suo nome, i suoi
-titoli, le sue relazioni ed i suoi amori erano buccinati in un baleno
-e promulgati dappertutto. Il sorriso accoglieva tutti e la gioia gli
-aspettava.
-
-Ma un grido di ammirazione piuttosto che un mormorio passò di labbro
-in labbro, ed un lampo di gelosia sfolgorò negli sguardi di tutte le
-donne. Emma di Gonzalvo appariva nel gran salone.
-
-Ella entrava appoggiata al braccio del Duca suo padre: aveva al suo
-fianco il visconte di Boisrouge. Seguitavala la Duchessa di Gonzalvo al
-braccio di un plenipotenziario straniero. Emma era stata in un attimo
-giudicata la più bella tra tutte quelle bellissime donne: ella era
-dunque la sovrana della danza.
-
-La sua acconciatura era tutto ciò che si può immaginare di più vago
-insiememente e di più semplice per una festa di ballo. I suoi capelli,
-ordinati in quel modo ingenuo e gentile addimandato in allora _alla
-Vergine_, erano coronati da un festone di rose in diamanti... Contro la
-sconcia moda di quel tempo, Emma portava una veste di velo inglese la
-cui vita era bassa onde le forme leggiadrissime di lei si disegnavano
-con tanta grazia e avvenenza, che questa novella ardita foggia di
-vestire incominciò da allora a bandire la moda delle vite alte e dei
-grandi scolli. Emma avea dunque dato il colpo mortale alla moda di
-Parigi. Era impossibile avvicinarla: un cerchio spessissimo di giovani
-aveva attorniata questa dea, contendendosi una parola di lei, un
-sorriso, uno sguardo. Emma era andata a sedersi vicino alla madre, alla
-sua sinistra era seduto il Grande Ammiraglio Conte di L... amicissimo
-del Duca di Gonzalvo.
-
-Non ancora si era dato principio al canto... Le _tablettes_ di ballo di
-Emma erano già ripiene d'inviti per le contradanze francesi e inglesi,
-e pel valzer francese e tedesco. La conversazione era universale e
-animata nei diversi gruppi: gli uomini discorreano di politica, di
-arti, di cavalli e di cani; le donne di mode e di amori. Le sale erano
-gremite di tanta gente che più non si distinguevano le persone.
-
-Di repente fu fatto silenzio in mezzo a' gruppi, e tutta la folla
-sparpagliata nelle numerose e vaste sale si agglomerò appo gli usci
-indorati del salotto da canto. Madame Lalande apriva la serata colla
-cavatina della _Olimpia_ del maestro napolitano Carlo Conti. La Lalande
-vien ricordata con amore tra le cultrici dell'arte melodrammatica:
-la sua voce argentina, robusta ed agile, il suo bel metodo di canto
-lasciarono sulle scene d'Italia e dell'estero non periture ricordanze.
-L'Accademia filarmonica di Bologna l'annoverava tra i suoi membri,
-siccome avea fatto della Colbran e della Giorgi, lodata da Pietro
-Giordani. Dopo Madame Lalande, la celebre Pasta cantava coll'egregio
-tenore signor Winter il duetto tanto applaudito della _Medea_ del
-Maestro Mayer. Gli applausi che interruppero a quando a quando questo
-pezzo, e che scoppiarono con violenza alla fine di esso, furono la più
-sincera espressione di quella soddisfazione che i due valenti artisti
-lasciavano negli animi de' loro uditori.
-
-La Pasta era di bella persona, di volto espressivo; i suoi occhi grandi
-e loquaci comandavano l'entusiasmo. In quella parte di _Medea_ non meno
-che nell'altra di _Desdemona_ nell'_Otello_ di Rossini, questa donna
-avea fatto gustare per la prima volta in sulle scene d'Italia il genere
-declamato, che oggi è venuto in tanta reputazione e successo, benchè a
-discapito del buon canto italiano.
-
-Luigi Lablache, il colosso dei bassi, l'artista modello, l'uomo
-dai polmoni di ferro, dal petto cannone, dalla voce portentosa che
-facea tremar la volta di S. Carlo come il cuore dei suoi uditori, il
-cantante-atleta, numero uno nei secoli, il contemporaneo di de Marini e
-il suo più illustre rivale melodrammatico; Luigi Lablache, gloria tutta
-nostra, il cantore delle opere di Rossini, in procinto di abbandonar
-Napoli pel teatro italiano di Vienna, si faceva udire in quel sabato
-a sera nella sala di Lady Boston coll'_aria_ di _Figaro_ nel _Barbiere
-di Siviglia_. Quando ebbe terminato di cantare, un solo uomo non aveva
-applaudito a furore. Rincantucciato in un angolo della sala, egli
-piangea. Quest'uomo era Domenico Barbaja.
-
-La Pasta e Rubini cantarono poscia il duetto finale di _Otello_. Non
-mai questi due grandi artisti avean posto tanto fuoco e tanta verità
-nelle rispettive loro parti. Rubini era grande, inarrivabile, facea
-fremere e raccapricciare; la possente sua voce scuotea le fibre più
-recondite del cuore. Che diressi della Pasta, che si trovava nel
-suo vero genere in quel canto di declamazione, in cui tanto ella si
-distingueva che le avea fatto acquistare una riputazione superiore ad
-ogni elogio? Dopo questo duetto, il programma della serata annunziava
-un intervallo, che fu speso nei più lauti e delicati rinfreschi. Emma
-aprì la seconda parte della serata. Non è dicibile con quale ansia si
-udiva a cantare questa giovinetta; una delle poche dilettanti che si
-ascoltavano da Lady Boston. Presso al piano-forte ov'ella cantava eran
-raccolti gli artisti da noi summenzionati e un grandissimo stuolo di
-ammiratori della bella Andalusa. L'aria spagnuola fu cantata da lei con
-quelle grazie, con quell'accento, di cui abbiamo parlato altrove. Il
-suo canto fu coverto da rumorose esplosioni di applausi: si richiese
-la replica della ballata. Madame Lalande e la Pasta abbracciarono la
-giovinetta e la baciarono con tenerezza, con trasporto.
-
-Per dieci minuti poi che il canto era cessato si udiva ancora il
-mormorio di sorpresa e di ammirazione che si sprolungava in tutte le
-sale. Lablache e Rubini cantarono il duetto del _Barbiere di Siviglia_.
-Passeranno secoli prima che un'altra coppia di artisti pari a quella
-faccia udire un duetto simigliante a questo del _Barbiere_. Il giovine
-maestro Daniele de' Rimini dovea por termine alla parte cantabile
-della serata colla sua romanza, e con un _pot-pourri_ sulla _Niobe_
-del Pacini, la quale richiamava ogni sera gran folla di spettatori a S.
-Carlo.
-
-Daniele era pallidissimo ed agitato: ciò nulla di manco cantò la
-sua romanza con anima, con passione: mai la sua voce non era stata
-così forte e commovente; molti paragonarono le sue agilità a quelle
-di Tamburrini. Era la prima volta ch'egli veniva udito a cantare da
-Lady Boston: destò maraviglia, simpatia, riportò un vero trionfo.
-E quando le agilissime e portentose sue mani oprarono prodigi sul
-piano-forte, quando le più grandi malagevolezze furono da lui superate
-con quell'ardimento, di cui si spaventa la mezzanità, Daniele diventò
-l'eroe della serata. Tutti bramarono di conoscerlo, di avvicinarlo;
-si dimandò del suo nome, delle sue relazioni, dei suoi parenti; i
-nobili più schifiltosi non isdegnarono di stringergli la mano, di
-profferirglisi.
-
-Le donne erano soggiogate, e guatavano il giovinotto maestro con un
-sentimento d'ammirazione e di simpatia, dappoichè quella sua voce
-in cui trapelava una commozione profonda avea toccato tutt'i cuori.
-Il bel sesso cercava indovinare chi potesse essere l'oggetto del
-_colpevole amore_ dell'esimio pianista, e già ivasi bisbigliando nella
-sala il nome di Emma; perocchè in un baleno si era saputo che la casa
-del Duca di Gonzalvo era quella che maggiormente era frequentata
-dal giovine maestro. Tutti gli occhi si portarono sulla figliuola
-del Duca, la quale si studiava di nascondere il suo turbamento con
-un'affettazione d'indifferenza e d'ilarità. Fu questo un bel momento
-per Daniele. La sua vanità era soddisfatta! Negli occhi suoi, fissi
-sopra Emma, lampeggiava il contento di essere a quel modo l'oggetto
-della universale attenzione... Egli cercava intanto discoprire in sul
-sembiante della fanciulla un sintomo qualunque di propensione per lui.
-A mala pena rispondeva alle congratulazioni che se gli volgeano; a
-stento non si mostrava scortese e zotico.
-
-Stando a tal guisa con tutta l'anima sua alla vedetta di un'ombra di
-amore negli occhi di Emma, non si era accorto di un personaggio che gli
-si era appressato. Questi il chiamò per nome, e gli disse:
-
-— Permettete che aggiunga le mie alle congratulazioni degli altri,
-signor Daniele.
-
-Udendo la voce di questo personaggio Daniele fece un balzo sopra
-sè stesso, e imbiancò in volto come per morte veggendosi allato
-l'incognito straniero che recavagli in fin di mese la polizza di ducati
-cinquanta.
-
-— Voi qui, signore! sclamò atterrito Daniele.
-
-— Non temete di nulla; io non parlerò, ve ne fo solenne promessa.
-
-Lo straniero strinse la mano di Daniele che trovò febbricitante, e si
-allontanò dalla sala, per recarsi vicino al Duca di Gonzalvo, seduto ad
-una partita di _whist_.
-
-Il ballo cominciava.
-
-
-
-
-V.
-
-UN MILIONE
-
-
-Il dì vegnente Daniele si alzò di buon mattino: non aveva chiuso gli
-occhi per un sol momento durante l'intiera notte; un'idea fissa, un
-proponimento decisivo avealo tenuto desto; egli volea finirla una volta
-per sempre collo stato di martirio nel quale si trovava.
-
-— Tra poche ore la mia sorte sarà decisa, diceva tra sè medesimo,
-sdraiato sopra un seggiolone accosto al suo letto, e avvolto in ampia
-veste da camera: tra poche ore io saprò se mi conviene nutrire qualche
-speranza di possedere Emma, o se mi sarà d'uopo abbandonare questo
-paese e forse anche la vita... Sento che non ho la forza di vivere
-senza di Emma... Quel mio trionfo d'ieri sera non sembrò che avesse
-fatto la minima impressione su lei; mi rivolse soltanto alcune frasi
-gelate e comuni strappate dalla convenienza; parvemi anche più fredda
-verso di me; sembrava che mi evitasse, che poco mi avesse conosciuto...
-Feci benissimo a non ballar mai con lei; se ella è superba e sdegnosa,
-io non sono meno di lei: se io sono povero e oscuro, non soffro di
-essere dispregiato da nessuno. Lasciai a tutti quegli effeminati
-giovanotti l'onore di contendersi un valser o una contradanza con lei:
-io non sono fatto per immischiarmi nelle folle, non mi acconto alla
-razza degl'imbelli che pullulano in tutte le sale; non mi soddisfa la
-mezza luce; a me bisogna o lo splendor del sole o le tenebre fitte...
-Emma è per me il sole, la vita, la felicità... o Emma o la morte... Sì,
-questa mattina tutto dovrà decidersi... ogni ulteriore indugio potrebbe
-nuocermi.
-
-Verso le undici del mattino dello stesso giorno, Daniele saliva le
-scale del palazzo S... e si faceva annunziare al Duca di Gonzalvo.
-
-I domestici del Duca furono sorpresi di veder Daniele presentarsi di
-domenica e chieder del Duca, che pochissime volte egli avea veduto.
-
-— Ho qualche cosa di segreto a comunicargli, disse Daniele al cameriere.
-
-— Tutta la famiglia è ancora in letto, rispose il cameriere — Se il
-signor maestro vuole aspettare, Sua Eccellenza non potrà indugiare a
-levarsi.
-
-— Aspetterò, soggiunse Daniele.
-
-E si sedè in uno stanzino recondito del quartiere dove pel consueto il
-Duca ascoltava le persone che gli erano dirette per raccomandazioni,
-o che venivano a parlargli di negozii e di faccende particolari. In
-questo stanzino era un ritratto intero del Duca: quel ritratto era
-stato fatto ventitrè anni fa, e quando il Duca non avea che un 27 anni.
-
-Abbiamo detto che pochissime volte Daniele avea veduto il Duca, vale a
-dire, il giorno in cui venne presentato a costui qual maestro di Emma,
-e qualche altra volta nelle serate di Lady Boston dove il vedeva alla
-sfuggita: perocchè il Duca raramente compariva nel gran salone da ballo
-o nel salotto da canto. Però Daniele non avea giammai avuto l'agio di
-affissare con attenzione le sembianze di questo personaggio.
-
-Quel ritratto colpì incontanente il giovin pianista: quello sguardo,
-quelle fattezze del volto, quei basettoni che a guisa di doppio fuso
-prostendevansi sul labbro superiore, e quel pizzo lungo, dritto che gli
-scendeva insino alla gala della camicia; quella faccia insomma non era
-nuova per Daniele: essa disegnavasi nella sua memoria come un riverbero
-di lontanissimo passato; ma dove, ma quando, ma come Daniele avea
-veduto quel personaggio? Non era possibile deciferare il tempo e il
-luogo. Un mondo di congetture formava il giovine; cercava di coordinare
-le sperperate ricordanze della sua infanzia; si sforzava di diradare la
-nebbia onde si avvolgeva il passato, ma nel suo capo era una confusione
-spaventevole, un subbuglio di ricordi, di immagini, di sogni, cosicchè
-di tutta la fatica che egli si dava non ricavava altro frutto che
-quello di conoscere aver veduto altrove il Duca di Gonzalvo. Se non che
-la costui immagine si associava nella sua mente a quella di un altro
-uomo assai più bello e più giovine, di cui non conservava eziandio
-che un debolissimo ricordo. Il Duca di Gonzalvo avvolto in magnifica
-veste da camera entrava in quello studietto nel momento in cui Daniele
-era tutto e cogli occhi e col pensiero in sul ritratto del nobile
-spagnuolo.
-
-— Eccomi a voi, signor de' Rimini, a che debbo attribuire il piacere
-di una vostra visita! Siete forse venuto a ricevere le mie personali
-congratulazioni per la vostra somma valentia nell'arte musicale?
-
-— Non pecco di tanta vanità, signor Duca. Ieri sera quei signori
-furono assai indulgenti verso di me, ed io debbo attribuire a mero
-incoraggiamento le lodi che si piacquero prodigalizzarmi.
-
-— Cotesta modestia vi onora, signor de' Rimini. Qual'è dunque il motivo
-che mi procura il piacere di vedervi questa mane?
-
-Il Duca di Gonzalvo si era seduto. Daniele mostrava nell'alterazione
-della sua fisonomia l'agitazione che il possedeva.
-
-— Signor Duca, incominciò il giovine lentamente e misurando le sue
-parole, prima d'ogni altra cosa, perdonerete la mia indiscrezione
-se ardisco di domandarvi in qual paese è stato fatto questo vostro
-magnifico ritratto.
-
-— Ah! è un bel ritratto, n'è vero? Benchè io sia cangiato dagli anni,
-credo che mi rassomigli ancora.
-
-— Perfettamente, signor Duca, e mi permetterete di dirvi che pochissima
-differenza vi è in oggi tra questo ritratto e il suo originale.
-
-— Così dicono tutti per lusingarmi, ma hanno un bel dire; ventitre anni
-non passano sulle spalle di un uomo senza lasciarvi un ricordo poco
-piacevole... Ebbene, questa dipintura è stata fatta in Siviglia, in un
-sol giorno, da un abilissimo artista Italiano... Oh! questo ritratto mi
-ricorda sventure per le quali sanguina ancora il mio cuore.
-
-— Duolmi di aver ritoccate le vostre dolorose rimembranze, signor Duca;
-ma pure, ancorchè dovessi arrecarvi dispiacimento, mi arrischierò a
-domandarvi se in Siviglia, presso a poco nel tempo in cui fu fatta
-questa dipintura, voi non avevate un parente, un amico che spesso
-frequentava la vostra casa, o in casa del quale voi traevate?
-
-Simigliante interrogazione fece rabbruscar la fronte del Duca, il quale
-guardò fisamente e con sospetto il suo interrogatore, e non rispose che
-dopo qualche momento.
-
-— Non so qual premura possiate avere, signor de' Rimini, a ricercarmi
-d'una cosa e d'un tempo ch'io vorrei dimenticare... Non saprei
-rispondere con precisione a quello di che mi richiedete... Nel 1803 io
-aveva molti amici ed un immenso numero di nemici, perocchè il posto
-onorevole e l'alta carica civile ch'io avea ottenuto nella giovanile
-età di 27 anni mi avevano procacciato migliaia di gelosi ed invidi: in
-quell'anno per me cotanto funesto fui costretto di abbandonar Siviglia
-dove la mia vita era mal sicura, essendo per infame tradimento caduto
-in sospetto al mio governo. La mia partenza fu così precipitata che
-appena ebbi il tempo di farmi ritrarre su quella tela e mandare il
-mio ritratto al Castello di Santiago, poco discosto da Siviglia, e
-dove dimorava la mia fidanzata, Isabella di Monreal, che ora è mia
-moglie. Nessun'amico mi accompagnò nel tristo viaggio, tranne un
-fedel domestico e mia sorella che volle seguirmi, non ostante le
-più vive rimostranze ch'io le feci, mettendole dinanzi agli occhi la
-malagevolezza e i pericoli del viaggio in sull'Atlantico e sovra un
-piccol legnetto commerciale. Ma ella rimanea sola ed esposta forse alle
-persecuzioni dei miei nemici; sicchè io stesso non potetti rifiutarmi a
-tali possenti ragioni, e meco la menai colà dove il destino chiamavala
-ad una serie d'irreparabili sventure. Sciagurata sorella!.. Voi mi
-parlate di amici, signor de' Rimini! Or bene, io n'ebbi due; uno che
-per invidia cercò di togliermi la vita civile, denunziandomi come
-venduto a' nemici del mio paese, e che mi costringeva ad abbandonare la
-nativa mia terra: e un altro che mi offriva una splendida ospitalità
-e un asilo sulle frontiere della Francia, che mi abbracciava con
-effusione di cuore, per piantarmi più tardi un coltello nel seno...
-Quest'uomo s'involò alla mia vendetta; io non l'ho più riveduto e il
-credo morto; almeno ne ho speranza, che se mi fosse dato di sapere
-dov'ei si asconde, andrei a trafiggerlo avvegnacchè egli stesse
-all'estremità del mondo.
-
-Gli occhi del Duca di Gonzalvo balenavano di furore; due corde di fuoco
-erano state toccate nel profondo dell'anima sua, i due tradimenti
-che tuttavia gli amareggiavano la vita. Daniele si pentì di aver
-ridestato così fatte amare ricordanze in quell'uomo irascibile: egli
-era disanimato per quello che formava lo scopo principale della sua
-visita; ma era nel tempo stesso risolutissimo di por fine allo stato
-di sofferenze in cui lo gittavano l'amore, la gelosia, il desiderio
-d'ingrandirsi; pensò dunque di non frapporre più indugio alla dimanda
-che voleva fare al Duca. Lasciandogli però il tempo di calmarsi dalla
-collera che aveano eccitata in lui quelle imprudenti reminiscenze, così
-gli parlò:
-
-— Perdono, sig. Duca, mille volte perdono di essere stato io
-l'involontaria cagione di aver risvegliato in voi di tali tristi
-memorie; vi giuro che se avessi saputo dovervi cagionare il minimo
-dispiacimento, non avrei ardito dare sfogo ad una indiscreta
-curiosità... Ora, lo scopo della mia visita è tutt'altro, signor
-Duca: esso vi sorprenderà pel suo ardimento; ma la schietta probità
-del vostro rifiuto non mi umilierà, dappoichè soltanto la colpa deve
-arrossire.
-
-— Di che si tratta? dimandò il Duca con serenità, poichè era ben
-lontano dal supporre quello che formava l'obbietto della dimanda di
-Daniele — Parlate con confidenza, signor de' Rimini, e state sicuro di
-trovare in me un amico.
-
-— Ne sono sicurissimo, signor Duca, e ciò non ostante io temo, perchè
-troppo audace può sembrarvi la mia dimanda.
-
-— Parlate dunque, disse quegli con leggiera impazienza.
-
-— Ebbene, signor Duca, vi chiedo la mano di vostra figlia, rispose
-Daniele renduto altero e sicuro dalla propria audacia.
-
-Il Duca di Gonzalvo si alzò per un moto di estrema sorpresa: il suo
-sguardo fulminò lo sguardo di Daniele, che fu costretto di chinar gli
-occhi.
-
-— Voi, signore! voi mi chiedete la mano di mia figlia!
-
-— Io, signor Duca.
-
-Il nobile spagnuolo dette una sonora spalmata sopra un tavolino di
-mogano che gli stava d'allato; il suo volto era acceso di sdegno.
-
-— Sono io dunque caduto tanto giù da incoraggiare un simile insulto!
-esclamò furibondo: il Duca di Gonzalvo non è più dunque che un essere
-della specie più comune! il mio cognome è dunque quel che ci è di
-più plebeo e di più fangoso al mondo? Un maestro di musica vuole
-apparentarsi con me? un uomo che vive di salarii!! Ma come! ma quando
-ho io incoraggiato simigliante audacia? Il Duca di Gonzalvo, uno de'
-più illustri nomi della Spagna, il sangue più nobile dell'Andalusia, si
-fonderebbe col sangue della più mercenaria borghesia! Ma è da senno che
-voi mi fate una tale proposta, signor mio?
-
-— Da senno, signor Duca, rispose Daniele, il cui amor proprio ferito
-dalle aspre parole del nobile si era rialzato con orgoglio.
-
-— E quali sono, di grazia, i beni e i titoli che voi offrite per
-pretendere alla mano della Duchessina Emma di Gonzalvo? chiese il Duca
-con voce renduta sempre più rauca per collera.
-
-— I titoli che vi presento, sig. Duca, sono quelli di cui andar deve
-orgoglioso ogni uomo di onore: essi non sono di quelli che l'intrigo,
-l'ambizione, la vanità, la corruttela procacciano ad un nome, come
-una cornice d'oro ad una vana immagine, i miei titoli sono quelli
-che nessun re può darmi o togliere, i miei titoli, signor Duca, sono
-quelli ch'io tramando a' miei figli e non già quelli che ricevo dai
-miei genitori; i miei titol sono il genio e l'onestà. In quanto a' miei
-beni, essi non han timore d'incendio, di terremoto o di confisca; i
-miei beni io li porto sulle punte delle mie dita... E se questi titoli
-e questi beni non sono di quelli che possono appagarvi, signor Duca, ve
-ne offro un altro che vale più di tutti gli onori accumulati sovra un
-nome: vi offro la mia giovinezza e l'ardente fede che ho nell'avvenire.
-
-Lo sguardo di Daniele balenava; le sue guance erano infiammate; egli
-era stato colpito nel più vivo dell'anima sua, nel suo amor proprio. Il
-Duca fu scosso dal carattere energico e ardito del giovine.
-
-— Attribuisco all'ardore della vostra giovinezza, rispose questi meno
-sdegnosamente, la stolta speranza che vi ha illuso, e perdono alla
-vostra fanciullezza l'audacia delle vostre parole; ma comprenderete che
-io dovrò privarmi del piacere di più ricevervi in mia casa. Provvederò
-per un altro maestro a mia figlia, e non commetterò novellamente
-l'imprudenza di porle a fianco un giovanotto. Spero che non abbiate
-fatto trasparire minimamente ad Emma cotesta follia che vi è sorta nel
-cervello.
-
-— Sicchè voi, signor Duca, mi ricusate per vostro genero?
-
-— Non avreste giammai dovuto concepire sì chimerica speranza, rispose
-il Duca in atto di accomiatare il giovine. Ciò per altro non toglie
-ch'io avrò sempre per voi quella benevolenza di cui spero vi renderete
-più degno, rinunziando finanche alla ricordanza di una tale insensata
-proposta. Avrò cura di farvi pervenire al vostro domicilio gli onorarii
-che vi sono dovuti per le lezioni a mia figlia.
-
-Il Duca si accingeva ad abbandonare quella conversazione.
-
-— Un momento, signore, di grazia, un momento. Degnatevi di ascoltarmi
-pochi altri minuti, e poscia ci saremo separati per qualche tempo.
-
-— Che avete ancora a dirmi?
-
-— Poche altre parole signor Duca. Dareste voi vostra figlia ad un uomo
-che le recasse una fortuna considerabile?
-
-— E che non avesse altro che quello di esser ricco? chiese il Duca.
-
-— Sì, signore, soggiunse Daniele, ricco, solamente ricco.
-
-— Ebbene, rispose il Duca, se quest'uomo fosse un milionario, io lo
-preferirei certamente a sposo di mia figlia. UN MILIONE rappresenta
-dieci generazioni di nobiltà. Un milione, è una potenza, è uno Stato, è
-una grandezza.
-
-— UN MILIONE!!! disse cupamente scoraggiato il giovane pianista.
-
-— Ebbene, disse sorridendo il Duca, avete voi da offrirmi un milione,
-signor de' Rimini?
-
-Daniele stette alcun poco in silenzio, indi rispose:
-
-— Tra due anni, signore, tra due anni forse... Mi date voi la vostra
-solenne parola di onore di aspettare due anni prima d'impegnare la
-sorte di vostra figlia?
-
-Il Duca il guardò quasi trasognato; sospettò per un momento che il
-cervello di Daniele avesse dato di volta; ma sulle costui sembianze non
-appariva il minimo segno di alterazione mentale.
-
-— Voi dunque dite...
-
-— Che tra due anni io potrei offrirvi un milione.
-
-— Ed io vi aspetto, disse ridendo il Duca.
-
-— Sul mio onore, soggiunse il Duca, sempre ridendo.
-
-— Ebbene, disse gravemente Daniele, oggi siamo al dì 17 dicembre 1826.
-Permettete che io me ne faccia un ricordo sopra un pezzo di carta.
-
-Sul tavolino era l'occorrente da scrivere. Daniele segnò queste poche
-parole:
-
-_Oggi io Duca di Gonzalvo prometto sul mio onore a Daniele dei Rimini
-di non prendere veruno impegno di matrimonio per mia figlia Emma prima
-che spirino due anni dalla data di questo giorno — Napoli, 17 dicembre
-1826._
-
-— Firmate, signor Duca, disse Daniele presentandogli la carta.
-
-Il Duca, dopo di aver titubato per qualche momento guardò Daniele con
-sembianza di pietà, ed appose la firma a quella scritta, quasi per
-compassione dello stato di mente del giovane pianista.
-
-— Siete contento, signore? dimandò il nobile sorridendo.
-
-— Contentissimo. A rivederci, signor Duca; a rivederci al 1828.
-
-Daniele spariva. Il Duca, entrando nelle sue stanze esclamava tra sè:
-
-— Povero Daniele! Chi lo avrebbe creduto! Egli è folle!
-
-
-
-
-VI.
-
-UN TENTATIVO
-
-
-Qual'era il proponimento di Daniele? In che modo sperava egli diventar
-milionario in due anni? Noi nol sapremmo dire e forse egli medesimo non
-era venuto ancora in nessuna deliberazione. Nei caratteri come il suo,
-le risoluzioni vengono sempre appresso agli atti di audacia; eglino
-non pensano che dopo il fatto. Daniele era andato dal Duca di Gonzalvo
-risoluto di fargli la proposta di aspettare qualche anno, sperando di
-accumulare in questo tempo una piccola fortuna; ma non avrebbe giammai
-potuto supporre che quegli avesse chiesto un milione. Una così enorme
-dimanda che il Duca avea fatta quasi per burlarsi di lui non fece che
-esaltare e pizzicare la superbia del giovanotto, il quale, accettando
-quella proposta, avea inteso umiliare il nobile e dargli di sè la
-più alta opinione. Daniele era però fermo di ritornar milionario dal
-Duca di Gonzalvo o di por fine a' proprii giorni; egli aveva innanzi
-a sè due anni. Che cosa non si può fare in due anni? Quali e quanti
-avvenimenti non possono accadere da mutare al postutto lo stato di
-un uomo! Un avvenire di due anni nelle mani di un uomo della tempera
-di Daniele è un secolo, è un tesoro. Le anime volgari, gli uomini
-vegetali, le macchine a respirazione non veggono nel futuro che una
-scempia e materiale ripetizione degli stessi atti della vita, degli
-stessi abiti, dei medesimi noiosi e bassi godimenti sensuali, delle
-stesse miserie ed infermità; ma il genio, l'ardimento, l'elevatezza
-delle ispirazioni percorrono in un giorno il volgere di un anno, e in
-un anno il volgere di un secolo. Simiglianti all'aquila che fende le
-nubi e sfida i nembi e guarda all'altezza del sole, mentre, la nottola
-e il gufo non sanno elevarsi una spanna dalla terra, gli uomini di
-genio percorrono colla vastità dei loro poderosi pensieri uno spazio
-immenso, mirano all'universo come al solo campo dove prender debbono
-il volo: il tempo e la distanza, i due possenti nemici dell'umana
-attività, spariscono dinanzi alla forza morale di questi uomini: la
-ricchezza, la gloria, il potere, le tre mete degli umani desideri,
-sono raggiunte soltanto da questi uomini, pei quali la creta onde sono
-impastati, le miserie attaccate alla vita sono un impaccio e non mai
-un ostacolo. I prodigi dell'industria umana non sono dovuti che alla
-eterna irrequietezza di questi uomini che non possono capire ne' loro
-materiali e mortali involucri.
-
-La prima cosa a cui Daniele pensò fu di provvedersi di passaporto per
-l'estero. Egli capiva che bisognava subitamente uscire dal proprio
-paese e porsi in una sfera di attività febbrile, bisognava visitar
-Parigi, Londra, Berlino, Vienna, valicare l'Atlantico e trasportarsi
-agli Stati-Uniti; a Nuova York, a Washington, a Filadelfia. Il suo
-primo proponimento fu quello di dare accademia in tutt'i paesi che
-avrebbe percorsi, spendere in lezioni le ore del giorno e della notte,
-stringere amicizia colle più ricche e nobili famiglie. Oltre a ciò,
-egli avea deciso di vivere in que' due anni il più economicamente che
-gli fosse possibile, di non ispendere un soldo al di là di quello
-ch'era strettamente necessario: avea tutto calcolato, tutto messo
-in bilancio; ma il risultamento dei suoi calcoli era scoraggiante,
-dappoichè con tutto questo, al capo de' due anni, essendogli amica la
-fortuna e senza impreviste disgrazie, egli non si avrebbe trovato che
-una somma lontanissima dal milione. Ancora che avesse guadagnato mille
-scudi al giorno (il che era da porsi tra le più chimeriche speranze)
-non arrivava a compire l'enorme cifra del milione. Ciò nondimeno egli
-era sicuro di ammassare una somma considerabile: ma la sua alterigia
-si arrovellava all'idea di presentarsi al Duca di Gonzalvo, spirati i
-due anni, senza quella cifra altissima, che il nobile gli avea gittato
-in faccia quasi per ischernirlo ed umiliarlo. Daniele era deciso di
-affidarsi alla ventura, di abbandonarsi agli eventi, di trarre partito
-da tutto e da tutti: era fermo di abbracciare ogni traffico, ogni
-speculazione atta ad accrescere il suo peculio, di arrischiarsi anche
-al giuoco della Borsa: si sentiva nel petto la ispirazione di diventar
-ricco: il pensiero di una viltà che sarebbe rimasta nel più profondo
-mistero, di un delitto che sarebbe rimasto sepolto nelle più fitte
-tenebre non lo spaventava: tutto avrebbe sacrificato al piacere di
-presentarsi milionario al Duca di Gonzalvo e sposare quella superba di
-Emma.
-
-Egli avea fermato di partire al primo dell'anno 1827: pochi giorni gli
-avanzavano ch'ei spese in visite di congedo e in aggiustare le sue
-faccende; non volle più rivedere Emma: il sentimento di vanità e di
-orgoglio che in lui era superiore a quello dell'amore, comandogli di
-allontanarsi da Napoli, senza riporre il piede in quella casa, da cui
-il Duca di Gonzalvo l'aveva formalmente espulso: egli non dovea più
-ritornarvi che milionario. Si contentò di mandare al Duca due righe in
-cui gli dava notizia della sua prossima partenza da Napoli.
-
-Alla vigilia della sua partenza, vale a dire, al 31 dicembre di quello
-anno 1826, Daniele ebbe la solita visita dello straniero che gli
-portava nell'ultimo giorno di ogni mese la polizza di cinquanta ducati.
-Alla vista di quest'uomo un ardito pensiero attraversò la mente di
-Daniele. Abbiam detto che ormai questo giovine più non indietreggiava
-dinanzi a nessun ardimento, a nessuna sconvenienza, a nessuna bassezza:
-uno solo era lo scopo a cui dovea mirare, la ricchezza: qualunque mezzo
-era ottimo. Daniele fece entrare lo straniero nel suo studietto, di cui
-serrò l'uscio a doppio giro di chiave, ficcandosi questa in saccoccia:
-ebbe eziandio la precauzione di situarsi colle spalle al terrazzo
-che poteva offrire un facile scampo allo straniero. Dicemmo altrove
-che quel terrazzo rispondeva benanche nel salotto di dov'era agevole
-raggiungere l'uscio di scala. Lo straniero fu sorpreso di questo
-insolito ricevimento fattogli dal giovine pianista, ma nessun segno
-di timore apparì sul suo sembiante affatto tranquillo e sorridente:
-il suo volto era al tutto privo di barba al modo inglese. Egli rimase
-all'impiedi dirimpetto a Daniele, che si era comodamente rovesciato
-sopra una seggiola.
-
-— Piacciavi di sedervi, signore; avrei qualche cosa da dirvi, cominciò
-Daniele visibilmente agitato.
-
-Lo straniero si sedè dopo aver lasciata la polizza in sulla scrivania
-del giovine, e disse seccamente:
-
-— Vi ascolto.
-
-— Io sono persuaso che mio padre o mia madre è quegli che vi manda da
-me ogni mese.
-
-Daniele aspettò invano una risposta; lo straniero non aprì la bocca, nè
-fece segno alcuno, dal quale il giovine avesse potuto trarre la minima
-congettura; sicchè, dopo alcuni secondi proseguì:
-
-— Chiunque si sia de' due, e in qualunque luogo si trovi, io sono
-arcideciso di andare a gittarmi nelle sue braccia: un padre o una madre
-non può aver la forza di respingere il proprio figliuolo. Voi mi darete
-l'indirizzo di questa persona che pensa alla mia sorte.
-
-— Fin dal primo momento ch'ebbi il piacere di conoscervi, mio caro
-Daniele, vi dissi che non avrei potuto rispondere a nessuna vostra
-interrogazione.
-
-— Ciò si vedrà, riprese Daniele: io sono risoluto, risolutissimo di
-sapere il nome e l'indirizzo della persona che provvede alla mia vita.
-Voi non avete il diritto di nasconderla alla mia riconoscenza.
-
-— E voi non avete il diritto d'interrogarmi, signor Daniele.
-
-— Se non ne ho il diritto, ne ho pertanto la forza, rispose il giovine;
-voi non uscirete di questa casa, senz'avermi rivelato quanto vi
-chieggo.
-
-Lo straniero sorrise: neppur l'ombra della collera era nell'espressione
-del suo volto.
-
-— Mi permetterete di farvi considerare, bel giovinotto, che la ragione
-non vi assiste in quello che ora dite e in quel che pretendete di fare.
-Prima di tutto, sappiate una volta per sempre, e tenetelo bene a mente,
-ch'io non vi dirò niente, assolutamente niente, quando anche la vostra
-follia vi spingesse ad assassinarmi: se io non parlo essendo vivo,
-pensate se potrò farlo essendo morto. Voi quindi non guadagnereste
-altro, uccidendomi, che passare alla Corte Criminale, ovvero rimanendo
-celato il vostro delitto, non otterreste altro che perdere i cinquanta
-ducati ch'io ho la bontà di recarvi in ogni fin di mese. Poi, vi fo
-riflettere che, ammesso ancora ch'io mi lasciassi sedurre dalle vostre
-parole o intimidire dalle vostre minacce, non mi costerebbe gran
-fatica l'inventare un personaggio e un sito, e liberarmi della vostra
-importunità mandandovi ben lungi in cerca di un uomo che non trovereste
-giammai. Oltre a questo, sono nel dovere di dirvi che ogni passo che
-voi dareste per iscovrire il vostro benefattore vi farebbe perdere la
-costui benevolenza. Vi lascio da ultimo amichevolmente considerare che
-io sono uno di quei pochi, pei quali voi siete sempre Daniele Fritzheim
-e non già Daniele de' Rimini vale a dire ch'io conosco esser voi un
-trovatello: un atto di violenza che commettereste contro di me potrebbe
-spingermi a divulgare il segreto della vostra nascita.
-
-— Voi nol farete, o signore, interruppe vivamente Daniele, il quale
-vedea sfuggirsi di mano il colpo che avea meditato.
-
-— Io nol farò, sempre che voi vi comporterete meco da onesto
-galantuomo. Rinunziate al pensiero di voler conoscere il vostro
-benefattore, e questi vi amerà dippiù; e forse un giorno...
-
-— Ebbene? esclamò Daniele cui un lampo di speranza balenò negli occhi.
-
-— Ebbene! chi sa! forse un giorno egli stesso chiederà di voi.
-
-— Ma ditemi, ditemi, di grazia, signore, è egli ricco? è nobile?
-
-— Non m'interrogate: ben sapete che non posso rispondervi... Ma il
-tempo stringe: abbiate la bontà di farmi la solita quietanza, dappoichè
-ho molte faccende ancora da disbrigare.
-
-Daniele, con malissima voglia accontentandosi delle ragioni addotte
-dallo straniero, si alzò e andò a scrivere la quietanza che consegnogli
-dicendogli:
-
-— Eccovi, signore, la quietanza. È questa l'ultima volta che ci vedremo
-in questa casa e in Napoli. Domani io parto.
-
-— Lo so, rispose freddamente lo straniero.
-
-— Ah! lo sapete! E chi ve l'ha detto?
-
-— Il Duca di Gonzalvo.
-
-— Egli stesso!
-
-— Egli stesso, ripetè quegli come un eco di Daniele.
-
-— Sicchè voi, soggiunse questi, frequentate sovente la sua casa?
-
-— Quasi ogni giorno.
-
-— Siete suo intrinseco?
-
-— Intrinsechissimo.
-
-— E vedete spesso la Duchessina?
-
-— Non tanto: ella mi guarda con diffidenza, e sembra che mal vegga la
-mia presenza in casa del padre.
-
-Lo straniero si alzò per rompere a quel punto una conversazione ch'egli
-non aveva voglia di proseguire.
-
-— Indicatemi, signor Daniele, ripigliò questi, cacciando di tasca
-un portafoglio, indicatemi il paese in cui bramate che vi capiti la
-polizza del mese venturo.
-
-— Pel mese venturo io sarò a Londra, rispose il giovine.
-
-Mentre lo straniero segnava colla matite alcune parole nel taccuino,
-Daniele a cui era sorta nella mente un'idea subitanea, si slanciò
-sull'incognito e con mano vigorosa gli strappò il portafoglio.
-
-— A tuo dispetto saprò chi tu sei e chi t'invia, gridò Daniele con
-occhio demente. In pari tempo suonò con forza un campanello e, aperto
-l'uscio, gridò al soccorso.
-
-Il suo domestico accorse.
-
-— Liberatemi da quest'uomo, gridò Daniele in francese, ei vuole
-assassinarmi, vuole impadronirsi del mio portafoglio.
-
-Il servo si mosse per porre le mani addosso allo straniero, ma si vide
-appuntate in sul volto le canne di due pistole.
-
-— Sciagurati, esclamò l'incognito senza il minimo segno di alterazione
-della fisonomia, un passo che diate verso di me vi costerà la vita. Giù
-il portafoglio, signor Fritzheim, o il vostro cervello salterà in aria.
-
-Non ci era da dubitar minimamente che lo straniero non avesse fatto
-seguire l'atto alla parola. Daniele gittò a terra il taccuino.
-L'incognito vi pose subitamente il piè sopra e comandò al servo di
-sgombrargli l'uscio, tenendo sempre tutti e due a linea delle sue
-pistole. Il servo obbedì. Lo straniero intascò il portafoglio.
-
-— Quest'atto insensato di violenza mi costringe a privarmi del piacere
-di rivedervi, signor Daniele. Avrò cura di farvi pervenire per altre
-mani la solita polizza che ora vi siete messo a grave rischio di
-perdere.
-
-Il domani, all'ora che Daniele si accingeva a salire nella diligenza
-per Roma, una donna, pallida ed emaciata dalle sofferenze, vestita
-miseramente, e tutta cosparsa di lagrime, se gli fece incontro.
-
-— Lucia!! esclamò Daniele stupefatto.
-
-— Ho voluto vederti per l'ultima volta; Daniele, rispose costei...
-perdona... io ti amo tanto.
-
-Gli occhi di Daniele si bagnarono di lagrime.
-
-— Lucia!... Povera fanciulla!... odiami... odiami... io non merito
-l'amor tuo. In quale stato ti ho ridotta!
-
-Daniele le strinse la mano.
-
-— Grazie, grazie, Daniele... or son felice! ti ho veduto, mi hai
-stretta la mano... Dio ti benedica!...
-
-Daniele avrebbe voluto abbracciarla; il suo cuore era gonfio. Per la
-prima volta egli sentiva un'estrema tenerezza per quella giovinetta.
-
-— Lucia... Lucia mia...
-
-Non potè proseguire, perocchè il conduttore facea schioccare la frusta,
-la diligenza era in sul punto di partire.
-
-— Addio... addio, sorella mia, esclamò Daniele saltando in fretta sul
-montatoio della carrozza.
-
-— Addio... addio, Daniele, rispondea questa debolmente, perchè sentiasi
-venir manco; il suo volto era addivenuto bianco come cera.
-
-Un uomo era corso a sorreggere la misera tra le sue braccia. Egli era
-Padre Ambrogio.
-
-Seduto nella diligenza che avea preso il galoppo, Daniele piangeva!!
-
-
-
-
-Parte Terza
-
-
-
-
-I.
-
-UN CAVALIERE DEL FIRMAMENTO[2]
-
-
-Manheim è indubitabilmente una delle più belle città dell'Alemagna.
-Situata al confluente di due fiumi, il Neckar ed il Reno, e in sulla
-dritta sponda di quest'ultimo, essa offre a' viaggiatori una delle
-viste più dilettose. Ameni giardini, nei quali furono convertiti gli
-antichi bastioni distrutti dai Francesi, circondano la sua forma ovale,
-a guisa di un vago mazzettino di fiori, nel cui mezzo pompeggisi una
-gentil magnolia. Manheim, residenza di delizie del Gran Duca di Baden,
-città rivale di Carlsruhe, pulita, ben fabbricata, tranquilla, dalle
-larghe e belle strade, dalle case simmetriche come le idee nella testa
-di un Tedesco, Manheim ricorda subitamente al forestiere che per la
-prima volta la visita, i poemi di Goethe e i racconti di Hoffman e di
-Werther. Un filosofo che volesse passar la sua vita tra i libri e le
-meditazioni non potrebbe scegliere in tutta la Germania un paese più
-acconcio allo studio. Le lunghe file di acacie che orlano i pubblici
-passeggi di questa città vi spargono un profumo soavissimo che dà
-all'anima freschezza di concepimenti e serenità di passioni.
-
-Situato in una delle più amene posizioni di questa famosa città di
-Manheim, e interamente segregato dagli altri edificii, vedesi sbucciar
-da un gruppo di poggetti di vigne un casinetto a pietre bianche e
-rosse, di gotica struttura ma di recenti adorni: una villa pensile
-si prostende ai suoi piedi, dove la mattina in sull'alba si radunano
-di numerose frotte di augelli, e v'intuonano un concerto di voci
-leggiadrissimo e tale che la mente d'un viaggiatore napolitano ritorna
-tosto con tenerezza a' siti incantati del suo paese, sviscerato amor
-di natura. Una cascatella artificiale e tortuosa, balzando sopra una
-scala di grotticelle e di nicchie di conchiglie, si va a perdere in
-pioggia finissima, la quale, refratta da' raggi del sole, rassembra
-in lontananza una sottil trama d'argento. Quel casinetto a due piani
-comanda un'estesissima veduta del Reno e delle sue rive seminate di
-paesetti.
-
-Nulla di più vago, di più pittoresco, di più atto a molcere i sensi e
-l'animo quanto l'aspetto di questo solitario ridotto della pace e della
-serenità. Lo sguardo vi si fissa con piacere, con amore e si addentra
-col pensiero nei vialetti di quella villa, nel fitto di quegli alberi
-dalle ombre più ristoranti, nel concavo di quegli scavi artificiosi,
-misteriosi ritrovi di amore, e nell'interno di quegli appartamenti
-freschi e leggiadri ne' quali la mente si figura un essere felice.
-Questo casino colle sue adiacenze viene addimandato il comprensorio di
-_Schoene Aussicht_ (Belvedere).
-
-Ed in fatti, un essere privilegiato abitava da parecchi anni in quel
-remoto casinetto, che egli avea comprato con la villa e colle altre
-delizie circostanti. Era un Inglese, per quel che nel paese se ne
-diceva, benchè taluni asserissero che ei fosse il Baronetto Edmondo
-Brighton, ed altri il Conte di Sierra Blonda. Quali il suo titolo ed
-il suo nome si fossero, gli è certo che sul conto di costui correvano
-le voci più contraddittorie, più assurde; e quantunque il proverbio
-dica _vox populi vox Dei_, ci era da giurare che niente di vero
-conteneasi nelle dicerie degli abitanti di Manheim in sul proprietario
-di _Schoene Aussicht_. Come in fatti conciliare e sposar tra esse
-le voci che facevano a calci? Come credere, per esempio, che questo
-personaggio fosse ad un tempo spagnuolo ed inglese? che possedesse
-tanto danaro da potersi comprare tutta la città di Manheim, e che
-poi vivesse come il più modesto borghese? che fosse un uomo dedito
-agli studi ed alla meditazione, mentre si asseriva in pari tempo
-esser egli interamente abbandonato a' piaceri, ed averne fatte tante
-e poi tante in sua giovinezza da scandalizzare il nuovo e il vecchio
-continente? Chi diceva che il Baronetto aveva avuto niente meno che
-quattro mogli e quindici figli; chi giurava che quegli era celibe e
-che non avea figliuoli: chi affermava esser vedovo, e che la defunta
-moglie aveagli portato in dote tant'oro da gittarne nel Reno: alcuni
-bisbigliavano sotto voce e in aria di mistero che il nuovo proprietario
-di _Schoene Aussicht_ aveva avvelenata la moglie per isposare una bella
-andalusa. Ma egli è necessario deciferare il vero tra mezzo a tanto
-guazzabuglio di cose: noi però ci studieremo di dare al lettore sul
-nuovo personaggio che viene a prender posto nella nostra storia tutt'i
-ragguagli indispensabili per ben conoscerlo e giudicarlo.
-
-Non eran discordi le opinioni sul titolo e sul nome del proprietario
-di _Schoene Aussicht_, dappoichè questi era nel medesimo tempo il
-Baronetto Edmondo-Isacco Brighton ed il Conte di Sierra Blonda. Aveva
-ereditato il primo titolo qual figliuolo cadetto d'una delle primarie
-famiglie di Yorkshire in Inghilterra, ed il secondo titolo gli era
-stato venduto assieme alle immense possessioni da lui acquistate nel
-mezzogiorno della Spagna, dov'era dimorato per molti anni. Ed ecco in
-qualche modo accordate benanche le voci stravaganti ch'ei fosse ad un
-tempo inglese e spagnuolo, imperocchè, se inglese era per nascita, era
-spagnuolo di adozione, avendo passata nella Spagna gran parte della sua
-vita. Ed era nel carattere e nelle fattezze di quest'uomo un singolar
-mescuglio del sangue iberico e britannico; a tutta la flemma inglese
-egli accoppiava le calde passioni degli Algarvi: era ad un tempo il Don
-Juan di Byron e il Faust di Goethe.
-
-Nel tempo in cui il presentiamo a' nostri lettori, il Baronetto non
-era più giovane, ma era ben lontano dall'essere vecchio; di statura
-regolare, di giusta complessione e vigorosa; il suo volto, a metà
-coverto da densa e lunga barba, nella quale si scorgeano appena
-pochi fili di argento, era leggiermente colorato di quel vermiglio
-che annunzia un rigoglio di salute: i suoi occhi castagno cupo erano
-grandi e pregni di anima; la sua testa era calva sul pendio della
-fronte, e il resto del cranio era coverto anzi che nascosto da capelli
-rasi e monchi. Egli era in tutta l'estensione della parola quel che
-dicesi un bell'uomo. Il Baronetto era stato nella sua giovinezza il
-modello della _gentry fashion_, vale a dire il più compito cavaliere:
-egli avea libato a centellini le delizie della vita. A simiglianza
-del _Child-Harold_, poi che ebbe sorvolato in tutta l'Europa e in
-gran parte l'America, egli avea fissato la sua dimora nella Spagna e
-propriamente in quelle terre di fuoco, nell'Andalusia, dove ogni cuore
-è un vulcano. Qualche cosa del cielo di Africa è del cielo della Spagna
-meridionale, che sembra quasi dar la mano alla terra dei Negri. Ci
-è tra l'Andalusia e l'Africa uno stretto rapporto: quasi due sorelle
-strappate a viva forza dalle braccia l'una dell'altra, queste due terre
-par che si congiungano di soppiatto sotto il canale di Gibilterra. Il
-suolo, le acque, la coltura sono le stesse al di qua e al di là dello
-stretto: Ceuta è spagnuola come Cadice è africana.
-
-Il Baronetto avea comprata, nel cuor delle Algarve, siccome abbiam
-detto più sopra, una vasta tenuta addimandata di _Sierra Blonda_,
-imperocchè situata a piedi di una montagna su cui era una arena
-biondissima. Questa Contea, abbandonata da secoli per l'aridità delle
-sue terre infuocate, era composta di casamenti a metà bruciati nelle
-guerre moresche e di grandi estensioni di terreno, dette _despoblados_
-(spopolati) nelle quali il pensiero si rattrista come nei deserti.
-Questa tenuta col titolo annesso era costato al Baronetto seicentomila
-pezzi duri. In tutta la Spagna egli era conosciuto ormai sotto il nome
-di Conte di Sierra Blonda. Quando, dopo lunga fatica, un uomo perviene
-alla cima della Montagna Bionda, e volge uno sguardo intorno a sè,
-l'anima sua è presa da spavento e da tristezza, scorgendo in sul capo
-un cielo ardente, e intorno intorno alla montagna uno spazio immenso
-arido e solitario, balze a picco, rifugio di uccelli di rapina, pendici
-scoscesi in su le quali neppure un'ombra di vegetazione, se togli nel
-fondo di qualche valle, dove, accanto un fiume o ad un ruscello, si
-vede spuntare un filo di verdura e qualche abitazione che attesta la
-vita e l'industria. Che cosa aveva indotto il Baronetto ad acquistare
-questo deserto? Niente altro che il capriccio e quella specie di
-stravagantissima ECCENTRICITÀ che formava il nucleo del suo carattere
-e della sua vita. A venti anni, padrone di sè medesimo e di una
-fortuna incalcolabile, egli si era fatta una legge d'inventar sempre
-nuovi piaceri, nuovi divertimenti, di uscire dai sollazzi comuni, di
-assaporare con gusto e raffinatezza tutto il pizzicante della vita.
-Egli non faceva niente di quello che avrebbero fatto gli altri giovani
-dell'età sua e nel suo stato, anzi faceva appunto il contrario.
-Edmondo avea renduto animatissimo quel deserto; giuochi, balli,
-festini, gozzoviglie rallegravano giorno e notte gli appartamenti
-del signorotto, i quali avea fatto addobbare con tutto il lusso e le
-comodità.
-
-Tra gli altri stranissimi divertimenti ch'ei soleva prendersi, dobbiam
-notare il seguente: Egli faceva riempir di mobili un casamento e
-adornarlo come per festa di ballo: le suppellettili più costose ne
-fregiavano le sale: si facea poscia chiamare un centinaio di vagabondi,
-di ladri e di uomini facinorosi. A un dato segno ch'ei dava, il fuoco
-era appiccato al casamento; il saccheggio era comandato; e quegli
-uomini, a rischio della vita che sovente vi perdevano, si gittavano
-nelle fiamme per ispogliar le sale del meglio che vi si conteneva.
-Edmondo godeasi un così fatto spettacolo, ad una certa distanza,
-e nel mezzo dei suoi numerosi amici e compagni di follie, i quali
-sgangheravansi dalle risa, e mettevano alte e selvagge strida di
-esultanza in veggendo gran parte dei saccheggiatori venir fuora da
-quelle crollanti mura col volto e colle mani annerite ed arse: come
-sciami d'immondi animali ch'escono dalla putredine e dalla corruzione.
-
-Il Baronetto Edmondo si avvezzava con siffatti passatempi alla più
-cinica durezza di cuore. Quando gli si parlava di sentimento, di amore
-appassionato e gentile, ei rispondeva che tutto ciò è buono per quella
-gente che ama di pascersi d'illusioni, ma che la vita presenta un
-campo di piaceri positivi e reali sì vasto da non esserci bisogno di
-foggiarne fittizi e ideali. Un uomo, ei diceva, può cogliere i frutti
-saporosi dell'albero dell'umana vita, senza perdere il tempo a odorarne
-i fiori.
-
-Ci sembra superfluo il dire quanto un uomo di questa tempera
-deplorevole dovess'essere pericoloso per la pace domestica delle
-famiglie. Edmondo era pazzo per le donne andaluse. Allorchè gli
-si metteva innanzi la bellezza delle donne inglesi, ei ricorreva
-subitamente all'autorità di Byron, suo autor favorito, e rispondeva coi
-versi del _Child-Harold_.
-
- «Who round the North for paler dames would seek?
- «How poor their forms appear! how languid, wan, and weak!»[3].
-
-Aggiungi che il giovin Baronetto era bellissimo del volto e della
-persona, la quale aveva acquistato proporzioni, forme e vigore negli
-esercizi cavallereschi e nella tempestosa ginnastica di una vita
-consacrata solamente a' piaceri. Egli avea fatto rivivere, a grande
-scandalo della civiltà dei tempi, l'antica razza de' _Cavalieri del
-Firmamento_. Eran costoro nel numero di dieci, regolati e condotti da
-Edmondo: vestiti tutti a un modo, bene armati e avvolti in mantelli
-azzurri screziati di stelle d'oro, simbolo del Firmamento, uscivano a
-cavallo da Sierra Blonda in sulla sera e percorrevano i dintorni, in
-caccia di avventure. Qualunque donna capitasse ad imbattersi in questi
-pazzi giovinastri era subitamente rapita, a qualsivoglia classe della
-società fosse appartenuta. Ne conseguitavano lotte, duelli e risse.
-Un tanto scandalo non poteva a lungo durare. Non ostante i potenti
-rapporti e aderenze, una ordinanza reale decretava il bando ai novelli
-Cavalieri del Firmamento. Edmondo e i suoi amici dovettero esiliare, il
-Baronetto si recò a Bajonna, sulla frontiera della Francia; il titolo
-di _Cavaliere del Firmamento_ gli era rimasto.
-
-Durante la sua dimora nell'Andalusia, il Baronetto Edmondo Brighton
-avea stretto amicizia col Duca di Gonzalvo, capo politico di quella
-provincia, il quale per qualche tempo avea nascosto e coperto agli
-occhi del governo le triste scorrerie del signorotto inglese e dei
-suoi. Il Duca di Gonzalvo era ben lontano dal supporre che un giorno si
-sarebbe pentito di aver conceduto la sua amicizia e confidenza a quel
-giovine dissipato e di pessimo cuore.
-
-Edmondo andava spesso a Siviglia per visitare il Duca, e questi lo
-accoglieva sempre con quell'amorevolezza che gl'ispirava il carattere
-disinvolto del Baronetto, non meno che le costui espressioni caldissime
-di affetto. Ma lo scopo delle frequenti visite di Edmondo non era
-già l'amicizia, bensì l'amore, essendosi fortemente invaghito della
-sorella del Duca, Juanita, fanciulla di rara bellezza e di bollenti
-passioni. Il Baronetto si abbandonò a quest'amore e con iscopo
-infernale, perciocchè abborriva finanche l'idea del matrimonio. Ma la
-condanna di esilio che lo bandiva dal territorio della Spagna venne,
-per buona ventura, a rompere il filo dei suoi criminosi proponimenti.
-Edmondo partì per Bajonna, lasciando nel cuore di Juanita il fuoco di
-una vergine passione, e la speranza d'una prossima unione. Ma innanzi
-di partire per Bajonna, il perfido Baronetto aveva ordita una trama
-diabolica per far cadere Juanita ne' lacci della seduzione. Nel 1803,
-il Duca di Gonzalvo fu costretto di abbandonar Siviglia, per essere
-caduto in sospetto del suo governo; e scelse per rifugio l'ostello
-del Baronetto Edmondo che allora dimorava a Bajonna, e che lo aveva
-invitato a trasferirsi quivi colla sorella. Il Duca ignorava gli amori
-dei due giovani, e menava egli stesso l'innocente colomba sotto le
-spirali del serpe affascinante.
-
-
-
-
-II.
-
-LA SERPE MORALE
-
-
-Juanita cadde nella rete che le fu tesa con astuzia infernale. Diremo
-a suo tempo in che modo il Duca stesso fu tratto in agguato, e quali si
-furono le funeste conseguenze di una colpa, cui la disgraziata giovine
-credette emendare colla morte. Sul capo del suo seduttore piombava
-intanto una maledizione orribile. L'onore oltraggiato, i più sacri
-legami di natura calpestati, l'amicizia tradita e vulnerata nel cuore
-chiamavan giustizia innanzi al Cielo. Noi scorgiamo sempre nelle fila
-degli umani avvenimenti il dito di Dio. Si addensino pure le più fitte
-tenebre in sul delitto: si eluda pure la giustizia degli uomini; si
-addormenti la rea coscienza nei rumori delle feste e nelle febbrili
-commozioni di concitati piaceri; la spada di Damocle penderà sempre
-in sulla testa del malvagio, e le parole del convito di Baldassarre si
-riprodurranno in tutt'i banchetti dell'empio. Edmondo sfuggì vilmente
-alla vendetta del Duca di Gonzalvo. Un istante dappoi che questi
-discoprì l'orrendo segreto che macchiava l'onore del suo casato, il
-Baronetto era già lungi dal teatro de' suoi disordini. Egli abbandonava
-per la seconda volta l'Europa, senza lasciare neppure un'ombra
-d'indagine sul paese ove intendeva trasferirsi.
-
-La bella e vasta isola di Cuba in America accoglieva il Cavaliere del
-Firmamento sotto altro nome. Ivi Edmondo non pensò ad altro che ad
-ammassare enormi ricchezze, mercè l'ignobil traffico degli schiavi. In
-pochi anni la sua fortuna, in gran parte dissipata dalle stravaganze
-della sua vita, si rifece e crebbe cotanto che ascese a circa quaranta
-milioni di reali di Spagna, vale a dire a oltre due milioni di piastre.
-Egli era il più gran proprietario di schiavi in tutta l'isola. Tra
-mille di questi esseri infelici raccolti in sulle coste dell'Africa,
-dobbiam notarne uno che diventò carissimo a Edmondo, e meritossi in
-prosieguo tutta la costui confidenza. La ragione di questa predilezione
-si fu la seguente: Edmondo volle dare un giorno a' Cubani lo spettacolo
-di una lotta di tori, sì comune in Ispagna. Egli avea fatto bandire
-in tutta l'isola che Sir Falstaff (fattizio nome ch'ei si era dato)
-si esponeva per divertimento nel circo a combattere contro un toro
-furioso. Al giorno indicato una folla straordinaria ingombrò il recinto
-formato di mattoni con rilievi di pietra, a somiglianza del circo
-di Jeres in Ispagna. Rizzavasi in mezzo all'arena un palo terminato
-da una specie di loggetta, su la quale si vedea saltellare e fare di
-mille smorfie e piacevolezze un grande orang-utang, vestito da buffone
-de' mezzi tempi, e ligato alla pertica da una catena tanto lunga da
-permettere che l'animale descrivesse un cerchio attorno al palo. Le
-vestimenta dell'orang-utang erano del rosso più cupo ad oggetto di
-stizzire il toro con quel colore di sangue. Dopo vari combattimenti
-eseguiti da schiavi, e varii giuochetti di forza e di agilità, il
-programma annunziava la comparsa di Sir Falstaff. Questi si presentò
-vestito alla _picador_ (picchiere); aveva al suo fianco un _matador_
-(uccisore), giovanetto schiavo vestito alla turca, con calzoni alla
-mammalucca, con un sole raggiante nelle spalle, e col turbante a
-foggia di pasticcio. Erano entrambi armati di lunghe picche, e lo
-schiavo portava inoltre nella sinistra mano l'arma terribile domandata
-la _mezza luna_, la quale è una specie di semicerchio di acutissimo
-acciaio posto alla punta d'una lancia e fatto a forma di ronca: un tale
-strumento serve in particolar modo a tagliare i grandi alberi.
-
-Un toro giovane e vigoroso fu slanciato nel mezzo del circo. I due
-combattenti si erano ritirati per poco per dare il tempo alla bestia di
-inferocirsi alla vista del rosso orang-utang. Ed infatti, il toro, in
-veggendo quel colore addosso alla scimia, mandò un muggito spaventevole
-e si scagliò sovra quell'animale, il quale con un salto fortissimo
-raggiunse la loggetta della pertica, di dove si divertiva a dar la baia
-al furioso nemico. Grandi scrosci di risa che partivano dai seggi degli
-spettatori accoglievano le strida formidabili e feroci del toro che con
-estrema rabbia faceva rapidamente il giro del palo e poscia guardava
-con occhio di sangue al suo motteggiatore avversario, e dava di
-violente cornate nel mezzo della salda pertica, facendola traballare,
-a grande spavento dell'orang-utang, e a grande soddisfazione degli
-spettatori, i quali sganasciavansi dalle risa nel vedere la paurosa
-espressione della faccia dell'orang-utang ogni volta che il toro
-dava di cozzo nella pertica. E forse guari non sarebbe andato che il
-palo sarebbe caduto sotto i replicati urti della bestia selvaggia,
-se, nel momento in cui questa più sembrava aizzata, e di più feroci
-muggiti facea risuonare l'aere del circo, non fossero apparsi i due
-combattenti.
-
-Alle risa generali successe ben presto un gran silenzio: ognuno tremava
-per l'imprudente Sir Falstaff. Il toro, non appena ebbe scorti i
-due nuovi suoi avversari, si slanciò contro di loro con l'impeto del
-furore eccitato in esso dalle smorfie e dagli abiti dell'orang-utang.
-Edmondo lo aspettava a piè fermo, e, quando la bestia fu a certa
-distanza, egli le cacciò ne' fianchi la sua picca con mirabile coraggio
-ed agilità... Il toro mise un ruggito spaventevole, e, quantunque
-un rivo di sangue uscisse dall'aperta ferita, la rabbia lo spinse
-contro il suo avversario. Edmondo era indietreggiato per tener sempre
-l'animale a distanza della sua lancia, ma questa volta il toro diede
-un balzo sì terribile e tortuoso che Edmondo spezzò la picca tra le
-corna dell'animale senza ferirlo: era finita pel signorotto inglese,
-senza la prontezza dello schiavo che con un colpo della _mezza luna_
-troncò le gambe al toro nè più nè meno che se fossero stati due sottili
-stinchetti o due rami. Allora la bestia venne uccisa senza pericolo.
-
-Edmondo era debitore della sua vita al suo schiavo. Fin da quel momento
-gli tolse tutt'i segni di schiavitù e sel tenne come il più caro dei
-suoi amici. Questo schiavo era nato ne' possedimenti inglesi: il colore
-del suo volto era di un pallido olivastro, per modo che pochissimo
-differiva dal volto comune degli Europei: una grande intelligenza,
-una cupa sensibilità, un coraggio di leone e una fedeltà a tutta
-pruova costituivano i pregi di questo giovine che diventò l'anima di
-Edmondo. Maurizio Barkley era il suo nome, che abbiamo visto figurare
-sulle polizze mensuali portate a Daniele dall'incognito straniero, il
-quale altro non era che lo stesso Maurizio. Questo schiavo avea pel
-suo padrone cotanto affetto e venerazione, che rifiutò la libertà che
-quegli voleva concedergli in premio della sua virtù: non ricusò per
-altro l'istruzione che Edmondo gli fece dare, per sempre più rialzarne
-la dignità di uomo.
-
-Il Duca di Gonzalvo avea scoverto il ritiro di Edmondo, così che
-questi non fu più sicuro della sua vita in Cuba; partì accompagnato
-da Maurizio Barkley. Dopo parecchi anni di viaggi, il Baronetto si
-fissò a Manheim, dove avea comprata la tenuta di _Schoene Aussicht_
-e dove abbiam fatto la sua conoscenza. Una compiuta trasformazione
-si era operata nel Baronetto. La sua giovinezza era sparita e con
-essa tutte le illusioni de' piaceri, di cui era sazio e ristucco. La
-vita ch'egli avea sì follemente dissipata e schernita gli diventò
-così cara, che risolvette di vivere il resto de' suoi giorni nella
-più riposata felicità e nella più esemplare saggezza. Non ostante
-le orgie, gli stravizzi e le strambezze di ogni ragione, alle quali
-si era abbandonato nella sua giovinezza, la sua salute di ferro non
-era giammai venuta manco: egli avea innanzi a sè, secondo tutte le
-probabilità, altri quaranta o cinquant'anni di vita e una immensa
-fortuna; fermò adunque di passare questi altri anni in modo da
-procacciarsi tutt'i più dilicati piaceri, senza mai più mettere a
-repentaglio la sanità del suo corpo. L'odio del Duca di Gonzalvo e
-la vendetta che questi avea giurato contro il Baronetto, davano a
-costui grandissimo pensiero e rattristamento. Quantunque fosse stato
-quasi impossibile di scoprire il suo ritiro a Manheim, ed anche più
-impossibile di penetrare nei suoi appartamenti, pure egli temeva
-sempre un agguato; laonde, saputo che il Duca viveva in Napoli colla
-sua famiglia, pensò di mandare in questa città il fedelissimo Maurizio
-Barkley ad oggetto d'insinuarsi destramente nella casa del nobile
-spagnuolo, di cattivarsene la benevolenza, e cercare di scoprire se
-quegli avesse formato qualche disegno contro di lui Baronetto. Riuscì
-alle astuzie di Barkley di introdursi nella casa del Duca di Gonzalvo e
-diventare uno de' suoi intrinseci amici. Maurizio scriveva al Baronetto
-tutto ciò che il Duca pensava ed operava, e rassicuravalo pienamente,
-dicendogli che il nobile spagnuolo non conosceva per niente essersi il
-Baronetto ritirato a Manheim.
-
-I nostri lettori ricorderanno di aver veduto Maurizio Barkley alla
-festa di Lady Boston a Napoli, alla quale era stato presentato dallo
-stesso Duca di Gonzalvo. Un altro scopo e un'altra missione avea il
-soggiorno di Barkley in Napoli, oltre quello di spiare i pensieri del
-Duca. Diremo altrove quali erano questo scopo e questa missione.
-
-Edmondo menava in quel solitario ritiro di Manheim la vita
-riposatissima di un vero filosofo sibarita. Al disordine della
-sregolatezza era succeduto l'ordine più perfetto: tutto era pensato e
-sistemato secondo le regole della stretta igiene. Un esperto medico
-di Francoforte veniva a visitarlo di tempo in tempo e gli assegnava
-la qualità del cibo, del riposo, del sonno, dell'esercizio. Per
-premunirsi contro i pericolosi effetti delle variazioni atmosferiche,
-egli si era avvezzato a sottoporsi ogni giorno, in levarsi dal letto,
-allo _showerbath_ (bagno a pioggia) sì comune in Inghilterra e in
-Germania. Edmondo usciva dalla nicchia verticale del bagno a pioggia
-con una vigoria di salute, con una freschezza di mente, con un'alacrità
-di appetito, che il ringiovanivano di venti anni. Egli facea la
-sua colezione, indi passeggiava nella sua villa o si dava a' lavori
-campestri; più tardi gustava i piaceri della lettura, e poscia sedeva
-ad uno squisitissimo desinare inaffiato dal vin del Reno e dallo Xeres.
-Dopo pranzo, usciva a cavallo infino a sera, giunta la quale ei libava
-le delizie d'una parca cena in compagnia di pochi e scelti amici dotti
-e filosofi.
-
-Una parte della villa di _Schoene Aussicht_ era coltivata a gentile
-orticello. Edmondo, affin di procacciarsi un salutare esercizio,
-dava opera, come abbiam detto, a' campestri lavori nei quali trovava
-l'incanto di puri ed innocenti piaceri al tutto nuovi per lui.
-Nell'inverno egli formava diversi vivai, intrecciava i tralci delle
-viti e li copriva di terra per non farli offendere dal gelo, passava
-in rivista i seminati e curava di sviare le acque stagnanti; facea
-preparare e concimare il terreno; nella primavera ordinava seminature
-e piantagioni, sarchiava egli stesso le nocive propaggini: nell'està
-la mietitura richiamava tutta la sua sollecitudine, e la famiglia
-dei fiori tutto il suo amore; poneva all'ombra le viole, badava con
-diligenza agli adacquamenti: nell'autunno trapiantava le mammole; era
-tutto d'attorno agli alveari, cavandone il mele e la cera, e nettando
-le arnie da ogni immondizia; stava ben attento alla maturità dei semi
-autunnali per raccoglierli e farli prosciugare per conservarli.
-
-In simiglianti occupazioni Edmondo spendeva parecchie ore, e sempre ne
-risentiva grandissimo sollievo. Egli avea studiato in America l'arte
-delle piantagioni; avea però non poche cognizioni di agricoltura Nella
-isola di Cuba, oltre al traffico degli schiavi, le piantagioni dello
-zucchero, del cotone e del tabacco erano state le principali vene della
-sua ricchezza. Quasi ogni mese egli facea fare enormi carichi di cotone
-e di zucchero ai vapori armati pel Mississipi, e vendeva i prodotti
-delle sue terre ai paesi che si trovano lungo la corrente di questo
-interminabile fiume. Nuova Orleans era il centro, nel quale venivano
-a confluire i capitali di Edmondo, che vi teneva la sua principale
-amministrazione.
-
-La conversazione del Baronetto era delle più piacevoli ed istruttive,
-ed i suoi discorsi erano pieni di quella trista esperienza che danno
-i disinganni della vita. Egli avea tanto viaggiato; avea veduto tanti
-lontani paesi; era stato in mezzo alle più alte classi sociali,
-avea trattato gli uomini celebri di tutta Europa; ed oggi era al
-caso di ragionare con aggiustatezza di molte cose. Edmondo parlava
-con grandissima facilità molte lingue europee e varie orientali,
-tra le quali l'araba. Nella sua solitudine di _Schoene Aussicht_,
-egli coltivava le lettere e le scienze morali; leggeva quasi tutti i
-principali giornali che si pubblicavano nel mondo, e la sera faceva
-cogli amici i suoi comenti su qualche subbietto politico, morale,
-economico o industriale. Le ore serotine ch'ei passava ragionando
-di filosofia e di lettere erano le più belle della sua giornata.
-Molte volte si pentiva di aver dissipata la sua giovinezza, e diceva
-che il filosofo di _Schoene Aussicht_ avea maledetto il Cavaliere
-del Firmamento. Ma era egli parimenti pentito degli errori e delle
-follie della passata sua vita? Si doleva dei mali gravissimi che
-avea cagionati a tante disgraziate famiglie? Mal potremmo dirlo,
-imperocchè sulle ruine di quell'anima non ispirava l'alito dolcissimo
-e vivificante della grazia celeste. La saggezza umana, ch'è follia
-dinanzi agli occhi di Dio quando è confidente in sè sola ed orgogliosa,
-e l'età, l'inesorabile medicina della febbre delle passioni, aveano
-soltanto influito a cangiar quell'uomo; benchè la cagione precipua
-del mutamento che si era fatto in Edmondo fosse il segreto della
-Provvidenza, di che or diremo.
-
-Edmondo era stanco del passato ma non pentito. La sua anima era un
-vulcano estinto da cui esala tuttora un'afa mortale. Egli era sempre
-materialista.
-
-Ciò nulla di manco, non era possibile il credere che il proprietario di
-_Schoene Aussicht_ fosse il medesimo uomo che il Baronetto Brighton, il
-Conte di Sierra Blonda, e Sir Falstaff. Tra questi ultimi e il primo
-ci era quella barriera che separa la saggezza dalla follia. Edmondo
-era tutt'altro uomo da quello che era stato nella sua giovinezza.
-Abbiam detto che la precipua cagione del suo cambiamento era il
-segreto della Provvidenza. Che cosa dunque aveva oprato una tale
-straordinaria trasformazione? Un pensiero che era la serpe morale posta
-da Dio nel cuor di quest'uomo che tanto aveva oltraggiato le Divine
-sue leggi. Questo pensiero era la PAURA DELLA MORTE. Edmondo perciò
-non era felice. Mirabil castigo della Divina giustizia! Attraverso
-le delizie ond'ei si circondava, e nello stato della più perfetta
-sanità, quell'uomo avea molto spesso e quasi ogni giorno momenti di
-tristezza e di disperazione pensando che un dì egli doveva abbandonar
-la vita. Quando l'ora della sua morte fosse suonata, i suoi milioni
-non l'avrebber ritardata neppur d'un minuto! Orrendo pensiero che il
-rendea tristo e taciturno per ore intere, sepolto nella più desolante
-melanconia: Non era tanto il pensiero di dover finire che gli dava
-rovello e tristezza, quanto un altro pensiero che ne derivava qual
-conseguenza. Edmondo era preso da raccapriccio e da orrore pensando
-che il suo corpo nutrito con tanta ricercatezza, godente di tutte le
-dolcezze della salute e delle dovizie, conservato con quanto ci è di
-meglio nei regni vegetali ed animali, il corpo ch'egli tanto amava ed
-al quale prodigalizzava le più tenere cure, sarebbe stato un giorno
-abbandonato a pasto dei vermi della terra!!
-
-Edmondo fremeva, e non rare volte rompeva in codarde lagrime pensando
-al suo CADAVERE!!
-
-
-
-
-III.
-
-LE NOTTI DI EDMONDO
-
-
-Il proprietario di _Schoene Aussicht_ diveniva ogni giorno vie più
-tristo e impensierito: a stento i suoi amici il traevano qualche volta
-dalla concentrazione in cui cadeva. Edmondo incominciava a fastidiarsi
-benanche di quegli innocenti piaceri che avean dato alla sua anima
-serenità di sentimenti della natura. La sua conversazione languiva
-per difetto di attenzione in lui; poco parlava, e pochissimo parea
-che prestasse ascolto a' ragionamenti de' suoi dotti visitatori, a'
-quali non isfuggì lo stato del Baronetto, e più volte il richiesero
-della cagione della sua ipocondria. Colui dava sempre vaghe risposte, e
-negava che avesse motivi di essere sovra pensieri, ovvero adduceva per
-causa qualche disavventura immaginaria. Ma il sorriso non più ispuntava
-in sul labbro di Edmondo, la cui salute incominciò a risentirsi
-della prostrazione del suo spirito. E quanto più egli si accorgeva
-di dar giù nella salute, tanto più crescevano in lui le apprensioni,
-l'abbattimento, i fantasmi della morte e le agonie d'una debolezza di
-spirito singolare e straordinaria. Invece di procacciarsi distrazioni,
-egli prendea diletto ad immergersi nel fitto pensiero che il torturava.
-È questo appunto uno de' più strani fenomeni dell'umana natura,
-che cioè l'uomo trovi una certa voluttà nel pensare continuamente a
-quelle cose che più gli danno argomento di pena e di melanconia. Lo
-sventurato si attacca alla sua sventura, si ammoglia con essa, la tiene
-strettamente abbracciata con sè: vi s'inebbria fino alla mattezza:
-ogni distrazione gli riesce pesante, amara, importabile. Egli ama
-soltanto di sentir parlare della sua sventura; detesta chiunque cerca
-di strapparlo per poco dall'idolo suo, e maledice quella mano che si
-studia di arrecargli balsamo e sollievo.
-
-Oh se la malinconia di Edmondo fosse stata figlia del pentimento! Oh se
-il pensiero della morte fosse stato ispirato in lui dalla religione!
-Egli sarebbe stato felice, pienamente felice, imperocchè vi ha nella
-vita de' momenti in cui l'anima sente il bisogno di contristarsi, in
-cui, esaurito quel circolo limitato di usuali svagamenti, essa non può
-trovare un godimento che nella tristezza; non già quella tetra ch'è
-figlia di gravi infortunii, o cagionata da tormentosi rimorsi, il cui
-solo falso raggio di speranza è il nulla della morte, e che ama di
-pascersi nelle tenebre della notte o fra gli orrori delle tombe; non
-già quella disperata e funesta in cui cade il cuor d'un padre o d'una
-madre nel veder languire gli amati figliuoli nella miseria, o da altra
-simigliante sventura oppressi; ma sibbene quella cara e misteriosa
-tristezza che nasce nell'anima dall'innato amore del sublime e del
-bello; quel sacro dolore, che diffondono sul cuore le pagine de'
-salmi o le tenere carte Davidiche: quella tristezza a cui ne invita
-il racconto di qualche nobile azione, di qualche compassionevole
-avvenimento; quella dolcissima tristezza infine, di che inebbriano la
-nostr'anima il patetico suono delle onde del mare, il mormorio delle
-vergini foreste, un gemito dell'aura nel silenzio della sera quando si
-medita sulle ruine coverte di edera e di muschio, un raggio di luna che
-segna sul terreno la croce di selvaggia tomba.
-
-Avvi un'altra sorta di tristezza, necessaria all'anima, come la
-medicina al corpo infermo, ed è questa la tristezza del pentimento.
-Ah! chi mai non sentì una volta almeno in vita la necessità di questa
-tristezza? Augusta figlia della religione, sublime tristezza del
-pentimento, tu sei sacra come la voce della virtù, inviolabile come
-l'innocenza, soave come la speranza; per te l'uomo volge atterrito uno
-sguardo al passato, ed interroga gli anni scorsi nell'obblio della
-vita; è per te che un raggio di calma penetra il cuore dell'uomo
-colpevole, e diffonde sulla sua anima quella beata tranquillità
-dell'innocenza, a cui sortilla il Creatore.
-
-Ma il codardo affanno di Edmondo non provveniva, siccome dicemmo, dal
-pentimento. Una idea fissa e terribile il perseguitava, un'immagine che
-gli mettea il ribrezzo e lo spavento nell'anima: il suo Cadavere!
-
-Edmondo facea paura a sè medesimo, appunto come gli avrebbe fatto
-paura il suo cadavere, se egli lo avesse veduto. Questa fissazione
-era in lui mantenuta ed eccitata dal continuo riguardar ch'ei faceva
-sovra i dipinti di un gran volume di anatomia e di osteologia, nel
-quale erano varie grandi tavole con disegni dello scheletro e del
-corpo umano spogliato de' suoi naturali tegumenti. Oltre di che,
-il forsennato si abbandonava con delizia alla lettura de' libri più
-tristi e malinconici. Di notte tempo, e quando la natura, e gli uomini
-riposano, quando l'infelice che ha pianto ritrova nelle braccia del
-sonno il conforto e la calma, quando nessun esterno oggetto colpiva più
-i suoi sensi, Edmondo si mettea col pensiero faccia a faccia col suo
-Cadavere. Avvolto nelle seriche sue coperte, colle pupille spalancate,
-fisse sulla lampada d'oro che rischiarava la vasta sua camera da letto,
-immobile e freddo, il milionario immergeva il tremante pensiero nelle
-visceri della terra, e con orribile minutezza s'immaginava al vivo
-la dimora del proprio corpo colà dove tutto è silenzio e oscurità.
-Ci sforzeremo di ritrarre, per quanto ci sarà possibile con parole,
-le immagini che si affacciavano alla mente di quell'uomo nelle ore
-notturne, e quando il sonno fuggiva dai suoi occhi deliranti.
-
-Edmondo si vedea disteso in angusta bara ricoperta da sei palmi di
-terreno: l'aria, lo spazio e la luce erano scomparsi: ei si sentiva
-in sul petto il peso della terra, sulla quale più non dovea riporre
-il piede, quella terra su cui egli avea signoreggiato col suo oro, e
-che pareva tanto angusta all'ardenza de' suoi piaceri. Le voci degli
-uomini, i canti serotini, le parole dolcissime di amore e di amicizia
-più non colpivano le sue orecchie: nessun rumore! nessuna voce!! Il
-silenzio, assoluto, eterno, il circondava! Edmondo si sentiva consumar
-la carne: e le ossa, che prima erano ascose, discoprirsi a poco a
-poco. La corruzione, figlia della morte, abbrancava la sua preda; e i
-vermini, figli della corruzione, se ne impossessavano e penetravano a
-schiere, a migliaia nell'organismo in isfacelo. L'organismo del corpo,
-la più bella opera della natura, il capolavoro della Creazione, la
-lunga e penosa fattura delle visceri d'una madre, quell'organismo che
-dava sussulti di amore, di tenerezza, d'ineffabili angosce al cuore
-de' genitori; che per tanti anni la natura avea protetto contro le
-esterne ingiurie della materia bruta, quell'organismo tessuto con tanta
-profonda saggezza divina, miracolo quotidiano, magistero sublime,
-perfezione della materia, marciva qual succida poltiglia, pasto
-d'immondi animali senza nome, ignoti forse all'uomo vivo.
-
-SE DOMANI MI CERCHERAI PIÙ NON SARÒ: Queste sacre parole faceano
-raccapricciare e rizzare i capelli al milionario. Egli guardava
-attorno a sè con ispavento, interrogava i palpiti del suo cuore, i
-battiti del suo polso, per assicurarsi della vita. La lampada d'oro che
-illuminava la camera prendeva strane forme a' suoi occhi, e le ombre
-che sprolungava in sulle pareti si trasformavano in oggetti sepolcrali.
-Il pensiero di Edmondo era fisso, inchiodato alla bara, e la fissazione
-era tale, e l'esaltamento della fantasia era così grande che il
-misero si credea già divenuto cadavere. Un'agghiacciata immobilità lo
-colpiva: i suoi occhi più non iscorgeano la fosca luce che ondeggiava
-incerta e ombrosa in sulle sue pupille, quasi trasparenza di un funebre
-lenzuolo: le sue braccia e le sue gambe sembravano rifiutarsi alla
-sua volontà, sorprese dal ghiaccio di morte. Edmondo si ridestava con
-balzo convulsivo di questa tremenda illusione; si alzava a metà sul
-suo letto, pallido, cogli occhi stralunati, colla barba che parea
-sollevarsi di spavento come i peli dell'istrice: egli afferrava la
-corda di un campanello e con violenza estrema suonava al soccorso;
-e comandava al cameriere di accendere i torchietti dei doppieri in
-sulle mensole, di schiudere le imposte dei terrazzini, di starsi
-vicino a lui, di fargli udire la sua voce. Il cameriere eseguiva,
-stupefatto dalla stranezza de' comandi del suo padrone. Qualche volta
-i lumi rimanevano accesi per l'intera notte e non erano spenti che
-in sull'alba, ora in cui sulle stanche pupille di Edmondo scendeva
-il ristoro del sonno. L'infelice più non dormiva che colla luce del
-giorno.
-
-Simiglianti notturni fantasimi erano più terribili ancora quando il
-misero era preso dalla paura che cagionavagli il pensiero di essere
-sepolto prima ch'ei fosse in realtà spirato. Gli esempi che si citavano
-di persone, le quali, per apparenza di morte, erano state portate alla
-tomba ancora viventi faceano sollalzare i capelli del ricco Baronetto,
-e gli metteano la febbre nelle vene, il delirio nella ragione. Egli
-leggeva sempre un'opera tedesca intitolata, _La morte apparente_, nella
-quale con molti argomenti si dimostra la facilità di esser tratti in
-inganno su gli esterni segni di morte.
-
-Talune notti Edmondo, non potendo trovar calma nel letto in cui vedea
-la tomba, e sul quale ei pensava che dovea rimaner cadavere prima di
-essere trasportato all'ultimo soggiorno, si alzava, si vestiva, e dava
-di lunghi passi nella sua camera, stordendosi col rumore delle proprie
-pedate. Coverto da lunga veste di camera, colle braccia incrociate,
-quella sua lunga barba nera spiccava in sul volto pallidissimo e
-dava alla sua persona l'apparenza di un fantasma che percorresse quel
-vasto appartamento. Alcune altre volte egli si addormentava sovra una
-poltrona; ma non sì tosto avea chiuso le palpebre, sogni terribili
-se gli affacciavano all'egra fantasia. Gli sembrava di esser tolto di
-peso dalla poltrona dalle braccia di due nerboruti becchini, i quali il
-deponevano in una cassa mortuaria a dispetto delle alte strida ch'ei
-gittava, e gl'inchiodavano sul capo un coverchio di ferro. E mentre
-que' barbari si accingevano a porlo nella bara, ei vedeva tanta gente
-nella sua camera, e tra le altre persone distingueva due donne e tre
-giovani robusti e pieni di vita, che si affrettavano ad aprire gli
-armadi e i cassettini per impadronirsi del suo oro. Ci era benanche
-una donna dalle chiome sparse sulle spalle, dagli occhi bellissimi e
-neri come la notte, la quale rideva... rideva a sganascio dappresso
-al cadavere di lui, e mostravagli una larga ferita che si era fatta
-nel seno, e additavagli un bambino macilento che le giaceva ai piedi.
-Il rumore e le grida di esultanza che risuonavano in quel vasto
-appartamento soffocavano i gemiti di lui che si dibatteva sotto i pugni
-de' becchini.
-
-Edmondo si svegliava da questi sogni con un batticuore insopportabile,
-e più non potea richiudere le palpebre, anzi temeva di riprender sonno
-per non essere novellamente torturato da larve di tal natura.
-
-Da oltre un anno, Edmondo era vittima della sua fantasia. La sua
-fissazione lo avea talmente ridotto a male ch'egli si affrettava a
-grandi passi verso quello stato, cui tanto temeva. Il milionario parea
-che avesse fretta di divenir cadavere. Eragli nonpertanto rimasto
-bastante filo di ragione per fargli concepir rossore della sua propria
-debolezza, sì che mai non ebbe il coraggio di svelare la cagione delle
-sue sofferenze. Ma si avvide ben presto che bisognava trovar rimedio a
-tanto male; fermò quindi di vincere la ripugnanza ch'egli aveva a far
-palese la strana causa del deterioramento della sua salute. Il domani,
-ben per tempo, scrisse al suo medico di recarsi sul momento a _Schoene
-Aussicht_.
-
-
-
-
-IV.
-
-UN RIMEDIO
-
-
-Il domani, nella prim'ora del mattino, il Dottor Weiss di Francoforte
-si faceva annunziare al Baronetto Brighton. Costui si era da qualche
-ora alzato dal letto ch'era divenuto per lui più tormentoso di uno
-spinaio. Una limpida giornata di giugno incominciava il lungo suo
-corso. Un fresco venticello baciava le cime delle acacie, correva
-allegro e pazzognolo lunghesso i viottoli ombrosi della villa di
-_Schoene Aussicht_, e rapiva i primi profumi dei fiori, trasportandone
-gran parte nella camera da letto di Edmondo, il terrazzino della quale
-era dischiuso.
-
-Il milionario si era appoggiato alla ringhiera del terrazzo: il sereno
-del cielo, le balsamiche aurette di primavera, il concerto degli
-augelli, il tremolare delle fronde, aveano per poco discacciata la
-negra nebbia che premea l'anima di Edmondo, ed avean dato a' suoi
-pensieri altro avviamento non così malinconoso. L'annunzio della
-visita del medico gli giunse grato come foriero di guarigione. Edmondo
-fece entrare il Dottor Weiss in un gentil salottino di conversazione,
-attiguo alla camera da letto, ed ei pure entrovvi e si sedè, invitando
-il medico a far lo stesso.
-
-— Vi trovo molto cangiato dal giorno in cui ebbi ultimamente l'onore
-di visitarvi, signor Conte, cominciò il medico — Non sono che quindici
-giorni all'incirca, e rinvengo sul vostro volto le orme di una
-devastazione che mi dà pensiero e pena. Che vi è accaduto in questo
-lievissimo tempo?
-
-— Non so, Dottore, rispose Edmondo, ma io sto male, malissimo; sono
-più di dieci giorni che il sonno sembra fuggire dagli occhi miei, o,
-se talvolta una cascaggine mi sorprende e un filo di sonno si stende
-sulle mie stanche palpebre, è peggio, perciocchè uno sciame d'immondi
-fantasimi mi vola sul capo, strarnazzando le ali su tutto il mio corpo.
-E non ci è modo di sottrarmi a questa orrenda pressione che mi uccide,
-che mi conduce alla tomba, che mi rende cadavere!... cadavere!
-
-Pronunziando queste due ultime parole, il Baronetto fremè: il suo
-sembiante s'infoscò talmente che il medico ne fu sorpreso e guardollo
-fisamente.
-
-— Datemi il vostro polso, signor Conte.
-
-Dopo di aver esplorato il polso del Conte per qualche momento, il
-medico disse, come se avesse parlato fra sè:
-
-— È strano! il polso è convulso!
-
-E tornò a riguardar negli occhi l'infermo, procurando scavargli i
-pensieri e lo stato dell'anima.
-
-— Una violenta e tormentosa passione vi agita, signor Conte, gli disse
-indi a poco; le profonde occhiaie solcate sul vostro volto, i battiti
-irregolari e convulsi del vostro polso, i fantasmi della vostra mente;
-tutto mi rivela che voi siete sotto l'impero di un patema di animo.
-La vostra infermità non è di quelle che caggion sotto l'esplorazione
-dell'arte; fa d'uopo ricercarne altrove l'origine: emmi d'uopo di tutta
-la vostra illimitata confidenza. Parlatemi francamente, signor Conte;
-pensate ch'io sono per voi qualche cosa di più di un medico, son vostro
-amico.
-
-Il Dottor Weiss distese la mano al Baronetto, il quale gliela strinse
-macchinalmente, e disse dopo pochi momenti:
-
-— Dottore, io vi estimo amico e de' più leali, e però non avrò onta
-di palesarvi quello che soffro, a patto che le mie parole rimangano
-sepolte in voi. Un'invincibile ripugnanza mi ha finora tenuto
-dall'aprirvi l'animo mio. Mi promettete di non rivelare ad alcuno
-quanto sarò per dirvi? Io mi confido all'amico, e aspetto dal medico la
-mia salvezza.
-
-— Parlate liberamente, signor Conte, vi giuro che serberò il segreto.
-
-— Ebbene, Dottore, sappiate che da oltre a un anno uno strano fantasma
-avvelena la mia vita. La notte sopratutto, la notte io gemo sotto la
-pressione di questo incubo morale che mi strugge, che mi succhia il
-sangue nelle vene, che mi spinge a grandi passi alla tomba.
-
-— Qual'è mai cotesto fantasma? chiese con premura il medico.
-
-— Il mio cadavere! rispose cupamente il Conte e abbandonando il capo
-sul petto, compreso dal più mortale scoraggiamento.
-
-— Il vostro cadavere! sclamò il Dottore in atto di chi non ben
-comprenda, quello che gli si dica; non vi capisco, signor Conte; mi fa
-mestieri intendere più chiaramente l'indole di un tale fantasma.
-
-— Ah! Dottore, non vedete ch'io soffro a parlarne? Come farò per farmi
-comprendere? Non vi ho detto abbastanza allora che vi ho nominato il
-mio crudel nemico, il vampiro che mi consuma la carne, che scopre le
-mie ossa, che rode i miei visceri, e che mi annienta... mi distrugge?
-Il mio cadavere! Egli è... là, sempre rimpetto a me, con quegli occhi
-socchiusi e velati dalle tenebre della morte, colla bocca spalancata,
-livido... immobile come un pezzo di cera; il mio cadavere abbandonato
-sul letto dell'estrema agonia!... Vedete quelle persone che passano
-da costa ad esso; sembran paurose di svegliarne il sonno!... Chiunque
-se gli avvicina rattiene il fiato per tema di fiutare le putride
-esalazioni di quel corpo, sul quale incomincia la seconda opera
-della natura, il lavoro di decomposizione. Gli elementi dell'aria
-atmosferica, quegli elementi che per tanti anni han lavorato a
-conservar la vita, ora si affrettano a ripigliarsi il frutto dell'opera
-loro, appropriandosi le molecole che si staccano da quelle ruine di
-organizzazione. Ogni minuto secondo, strappa o disfà una fibra di
-quel corpo il quale perde... sempre senza mai più acquistare. Tutta
-la natura si gitta, come uccello di rapina, su quel suo figlio, alla
-cui conservazione ella avea fatto concorrere tutte le sue forze; ed
-ora si affretta a disfare quel dilicato tessuto... Nelle tenebre si
-compirà questo lavoro di decomposizione, siccome nelle tenebre si era
-compito il lavoro di formazione: le visceri di una madre crearono, le
-visceri della terra consumeranno: nove mesi ci vollero per formarlo,
-e forse NOVE MESI ci vogliono per disformarlo interamente: quel primo
-tempo fu contato co' palpiti di un amore ineffabile, l'amor materno;
-il secondo tempo chi mai l'ha calcolato? Oh... il mio Cadavere!... le
-visceri del mio amore, abbandonato da tutti e da tutto! abbandonato
-alla terra, sua crudel nemica, alla creta che lo abbranca per farne
-creta, a' vermini che ne fanno la loro abitazione! E chi sa dirmi
-quello che soffrirà il mio povero cadavere? Chi conosce i misteri della
-tomba? Non può forse avvenire che l'antica magione del pensiero risenta
-l'orrore del sepolcro? Chi mi assicura che il cadavere non soffra nel
-vedersi strappato da' beni della vita, da quanto egli ha amato in sulla
-terra? Oh! il sonno della morte sarebbe men duro se i nostri corpi non
-rimanessero esposti agli orribili ospiti delle visceri della terra! Se
-potessimo in morendo avere la dolce consolazione di sapere che coloro
-i quali ci hanno amati non abbandoneranno le nostre spoglie! Il mio
-Cadavere!... il mio povero Cadavere abbandonato da tutti!... da tutti!
-
-Edmondo ruppe in lagrime, come un bambino.
-
-Il Dottor Weiss aveva attentamente seguito le parole del Baronetto,
-la cui eloquenza era eccitata dal favorito soggetto della sua
-orribile fissazione. Non ci era più dubbio! Il medico avea tutto
-compreso, tranne una cosa, che dovea pur formare il perno delle sue
-argomentazioni. In che stato si trovava la coscienza del Conte? Gli
-è vero che la fissazione di lui e i fantasmi, che il maceravano non
-erano dell'indole di quelli che soglion morder l'anima dei rei; ciò non
-per tanto una tale angosciosa fiacchezza di spirito in un uomo forte,
-vigoroso, che avea veduto il mondo, che aveva arrischiata tante volte
-la vita, che era stanco e sazio di tutti i piaceri: una tale fiacchezza
-di spirito era inconcepibile senza una prepotente cagione morale, la
-cui mala radice era forse nella coscienza di lui. Ad ogni modo, lo
-stato di Edmondo era tanto deplorabile in quanto che l'infermità non
-era del genere di quelle che vanno sottoposte alla disamina e curagione
-dell'arte medica; ei bisognava operare sul morale e trovar rimedi
-nella filosofia e nella religione. Edmondo era ricaduto nel suo cupo
-abbattimento, dal quale il Dottor Weiss si affrettò di trarlo.
-
-— Tutto ho compreso, signor Conte, dissegli il medico: trista è la
-situazione dell'anima vostra, ma non è da disperare. Prima di tutto,
-permettete che vi faccia un'interrogazione. Vi ricordo che in questo
-momento io sono amico vostro, e che entrambi dobbiamo cercare una
-via che ci guidi alla desiderata guarigione. In che stato si trova la
-vostra coscienza?
-
-— Che intendete dire, Dottore? dimandò esterrefatto il Conte, credendo
-che il medico volesse disporlo per l'ultimo viaggio.
-
-— Intendo dire, soggiunse questi, che la riparazione di qualche male
-involontario da voi cagionato potrebbe essere il più efficace rimedio
-contro i fantasmi che vi assediano. Una buona coscienza è il miglior
-guanciale su cui si trovi leggero il sonno e ristorante.
-
-Edmondo abbassò il capo e nulla disse. Questa volta egli avea compreso
-il vero sentimento delle parole del Dottore.
-
-— Signor Conte, ripigliò questi che dal silenzio dell'infermo avea
-già sospettato non esser monda di colpe la coscienza di lui — non è
-mio intento il voler entrare ne' segreti della vostra vita. Iddio solo
-scruta i cuori e giudica gli uomini: ma è mio debito di rischiarare la
-vostra mente sulle probabili origini del funesto e straordinario malore
-di cui siete vittima. Se la radice del male stesse nel vostro organismo
-e nelle funzioni che ne dipendono, io sarei obbligato di cercare con
-accuratezza la cagione di un tale disordine per apportarvi salutari
-medicamenti; ma la serpe non istà nel vostro organismo, signor Conte,
-bensì là... nel fondo della vostra anima, dove non è dato all'occhio
-umano di addentrarsi. A me basta l'aver su questo richiamata la vostra
-attenzione. Mi permetterò di farvi eziandio osservare che la via del
-pentimento è la più bella che vi si offra e la più atta a ridonarvi
-la pace smarrita e a bandire le tristi e lugubri immagini, sotto il
-cui impero voi soccombete. Siete ancora giovine, ricco e di valida
-salute; avete ancora innanzi a voi una lunga serie di anni. Se una
-colpa ha bruttata la vostra coscienza, se una follia giovanile vi
-pesa in sul cuore, volgete al cielo il vostro sguardo, implorate la
-Divina clemenza, riparate, se è possibile, al male che avete fatto;
-se l'innocenza è bella, il pentimento è più nobile; l'anima vi si
-ritempera, vi si fortifica e vi attinge la calma e la gioia. Che se
-niun rimordimento è nel vostro cuore, se una singolare attitudine
-ipocondrica del vostro spirito è la cagione del tristo fantasma che
-tormenta le vostre notti, non saprei indicarvi altro rimedio più
-efficace che la distrazione.
-
-— La distrazione! mormorò tristamente il Baronetto, e dove trovarla? E
-l'anima mia non si rifiuta forse ad ogni maniera di svagamento?
-
-— Fa d'uopo sforzarsi alla distrazione, signor Conte; ei bisogna
-che non istiate solo in nessun'ora del giorno, e se è possibile,
-della notte: bisogna che vi mettiate nell'attività de' piaceri, che
-frequentiate le riunioni, i teatri. Oltre a ciò, vi propongo un rimedio
-della cui riuscita molto mi riprometto; esso vi costerà un po' d'oro.
-
-— Dell'oro? E che non darei per riacquistar la mia salute e la
-tranquillità del mio spirito? Parlate, parlate. Di che si tratta? Che
-debbo fare?
-
-— Ebbene, signor Conte, il rimedio ch'io vi propongo è il seguente:
-Abbiamo a Manheim un giovine pianista italiano che ha destato in pochi
-mesi l'ammirazione e la simpatia di Europa. Egli ha dato accademie a
-Parigi, a Londra, a Berlino, a Vienna: ier sera si è fatto udire in
-questo teatro di Manheim, ed ha prodotto tale entusiasmo, che pochi
-suonatori possono vantare un sì bel successo. Voi gli scriverete,
-signor Conte, e lo inviterete a passar con voi un mese o due: i soavi
-accordi ch'ei sa trarre dal piano-forte avranno forza di strapparvi
-dai vostri bui pensieri: la sua compagnia vi rallegrerà, quasi novello
-Davide porrà in fuga la malinconia del nuovo Saulle.
-
-— Che nome ha questo giovine?
-
-— Daniele de' Rimini.
-
-— E credete che la musica sarà capace di ridonarmi la serenità
-dell'animo? Credete che le armonie del piano-forte varranno ad
-allontanare dalla mia mente l'immagine del mio Cadavare?
-
-— Io lo spero, signor Conte.
-
-— Ebbene io tenterò questo mezzo: dimani il giovine pianista italiano
-Daniele de' Rimini avrà stanza in questo casino.
-
-Un servo pose termine alla conversazione, annunziando che il bagno a
-pioggia era pronto.
-
-La sera di questo giorno, Daniele de' Rimini riportò un altro trionfo.
-Dopo l'accademia, gli abitanti di Manheim, trasportati di entusiasmo
-pel suonatore italiano, l'aveano accompagnato infino all'albergo
-dov'egli avea stanza. Correndo la stagione de' bagni, Manheim era
-zeppa di forestieri, e il teatro era de' più animati e brillanti.
-Daniele, siccome abbiamo accennato, aveva in pochi mesi percorso
-le prime capitali di Europa: la fama il precedeva dappertutto, e un
-trionfo lo aspettava in ogni paese in cui si faceva udire a suonare.
-La sua giovinezza, l'avvenente malinconia del suo volto parlavano in
-suo favore anche prima che ponesse le mani sui tasti del piano-forte.
-La qual cosa il giovine non sì tosto incominciava, gli uditori erano
-rapiti e incantati dalla magia degli accordi, dalla dolce mestizia de'
-motivi delle opere italiane, a' quali Daniele dava una veste di armonie
-al tutto corrispondenti e flebili. Il genio o l'ambizione, animava le
-dita di quel giovine? L'uno e l'altra. Il genio era mezzo; l'ambizione,
-o, per dir meglio, l'avidità dell'oro la molla delle sue ispirazioni.
-Daniele era partito il 1 gennaio da Napoli, povero e oscuro. Cinque
-mesi appena erano scorsi ed egli avea già acquistato celebrità; ma il
-suo peculio non arrivava per ora che ad una somma tenuissima, Daniele
-era scoraggiato, ma non disperava; gli restava ancora a percorrere
-altra metà dell'Europa e tutta l'America settentrionale: i viaggi
-assorbivano gran parte dei suoi guadagni.
-
-Il domani della seconda accademia data a Manheim un domestico in gran
-livrea consegnava a Daniele il seguente biglietto:
-
-«Il Baronetto Edmondo-Isacco Brighton, Conte di Sierra Blonda, prega il
-sig. Daniele de' Rimini di favorirlo questa mattina nella sua proprietà
-di _Schoene Aussicht_».
-
-Dopo un'ora, Daniele de' Rimini si trovava alla presenza di Edmondo.
-
-
-
-
-V.
-
-LA RICCHEZZA
-
-
-Dicemmo che il casino del Baronetto era composto di due piani. Nel
-secondo egli dormiva, essendo esso la consueta sua abitazione; in
-questo era una stanza decorata con tutto ciò che può allietare i
-sensi, e fornita di quanto è necessario per le comodità della vita.
-Era questa la stanza, in cui il Baronetto passava la maggior parte dei
-suoi giorni, e dove la sera riunivansi gli amici per prendere il tè e
-per abbandonarsi agli allettamenti della conversazione. Questa stanza
-riguardava i più ameni paesetti e villaggi alemanni che attorniano
-le rive del Reno: due ampie finestre si aprivano a mezzogiorno e ad
-oriente. Questa stanza, dal colore de' suoi paramenti, era chiamata la
-_Camera verde_.
-
-Il secondo piano rispondeva al primo per via di una magnifica scala
-interna di marmo greco a tre branche, su ciascun pianerottolo delle
-quali era una statua de' più rinomati artisti, e vasi di fiori odorosi
-e di piante fiorite di cedri o di oleandri: ringhiere e bracciuoli del
-più fulgido cristallo inglese e del più capriccioso disegno ornavano le
-branche di questa scalinata, a piè della quale un'illusione di giardino
-guidava al quartiere del lusso, ch'era appunto il primo piano.
-
-Non ci allungheremo a dipingere alla immaginazione de' nostri lettori
-la splendidezza di questa magione da fate. Conciossiacchè piccole le
-camere, ciascuna era un gioiello di civetteria, di eleganza, di gusto;
-ciascuna riuniva in sè sola il _comfortable_ d'una casa inglese.
-Visitando quella scacchiera di stanze, tutte eguali, rettangolari,
-forbitissime, ma silenziose e deserte, ti si apprendeva all'animo
-un senso di mestizia, pensando che in quelle fulgide e ricche pareti
-non suonava il rumore sì grato agli orecchi di Dio, il rumore della
-famiglia. Quella solitudine e quel silenzio ti piombavan pesanti sul
-cuore come se avessi visitato l'interno di un principesco mausoleo.
-
-Rarissime volte il Baronetto scendeva al primo piano. Nei primi anni
-della sua dimora a _Schoene Aussicht_, e quando il filosofo non avea
-del tutto dimenticato il Cavaliere del Firmamento, quel primo piano
-era designato ad accogliere qualche pellegrina visita, o qualcuno dei
-vecchi amici di follie di Sierra Blonda, comecchè questo caso fosse più
-raro, a cagione della cautela che Edmondo metteva a tener celato il suo
-ritiro. Ma da un pezzo il primo appartamento di _Schoene Aussicht_ non
-riceveva più ospiti di genere equivoco, ed ora si contava parecchi anni
-dacchè lo stesso padrone non vi poneva il piede. Nondimeno il quartiere
-era mantenuto con la massima nettezza, come se ogni giorno avesse
-dovuto accogliere un cospicuo personaggio.
-
-Questo primo piano era quello appunto che il Baronetto ordinava a
-residenza del giovine pianista italiano, ed in esso propriamente volle
-riceverlo per la prima volta.
-
-Era in questo appartamento un salottino messo con un lusso così
-sfacciato e con sì incredibile magnificenza che nell'entrarvi l'occhio
-vi rimaneva abbagliato. L'adornamento di questo salotto era costato
-al Baronetto un denaro che avrebbe potuto formare la fortuna di
-cento famiglie. Diremo soltanto che molti mobili ivi contenuti erano
-di oro massiccio, e che vi erano due seggiole d'avorio, a forma
-di baldacchini, lavorate sul gusto cinese, e ricoperte da cuscini
-orientali. Edmondo avea voluto profondere enormi somme nell'addobbo di
-questo primo piano, ed in particolar modo di quel salotto per quella
-eccentricità che formava sempre il fondo del suo carattere, e per
-vaghezza di contemplare raccolte in piccolo spazio le meraviglie del
-lusso e delle arti. La ricchezza pompeggiavasi in tutto il suo orgoglio
-in quel ricinto dove l'oggetto più misero, più fragile, più perituro,
-più dappoco che vi si vedesse era per lo appunto il padrone di tante
-dovizie. E bene faceva Edmondo ad entrare di rado e quasi non mai in
-quel salotto, che tacitamente lo scherniva e gli additava i sei palmi
-di fetido terreno, che gli erano destinati per ultimo asilo.
-
-In questo salotto Edmondo ricevè Daniele.
-
-Perchè si era così affrettato il giovine pianista ad accorrere
-all'invito del Baronetto? Perchè già gli era giunto all'orecchio il
-suono delle grandi ricchezze del solitario di _Schoene Aussicht_, e
-Daniele non credè a' propri occhi nel leggere il biglietto del nobile.
-Il suo cuore gli diceva ch'era quella un'occasione propizia; che forse
-il Conte di Sierra Blonda avrebbe potuto esser per lui una sorgente di
-fortuna; che forse quell'uomo il quale vivea lontano dai rumori della
-città e de' divertimenti sarebbe per lo meno un filosofo amico delle
-arti e incoraggiatore splendido dei giovani artisti. Checchè avesse
-tra sè pensato il nostro Daniele, il fatto è che volò come un fulmine
-all'invito che gli sopraggiunse caro per quanto inaspettato.
-
-Rinunziamo a dipingere la maraviglia di Daniele veggendosi introdotto
-in quella casa e proprio in quel tempietto d'oro, di cui abbiam
-parlato: il colse un capogiro una vertigine: era quel salotto il
-riverbero dell'anima sua, lo specchio de' suoi ardenti desideri:
-quell'oro riflettevasi a sprazzi di fuoco nel suo cervello, e
-rimescolava le sue idee e confondeva la sua ragione nè più nè meno
-che se fosse stato un barilotto di poderosissimo vino. Tanta fu la
-luce che balenò da quel salotto che Daniele non vide il Baronetto, il
-quale, vestito a nero, era seduto sovra un piccolo canapè a forma di
-conchiglia. Edmondo era così pallido, così emaciato, che il suo volto
-parea dileguarsi in sulla nera barba che gli scendeva insino al petto.
-La voce del Baronetto trasse Daniele dall'estasi in cui era immerso, e
-chiamò i suoi sguardi attoniti sul nume di quel tempietto.
-
-— Sedete, bel giovane. Non siete voi l'egregio pianista signor Daniele
-de' Rimini?
-
-Edmondo avea parlato in francese; era nell'accento e nella voce di
-quest'uomo qualche cosa di cupo e di affannoso che colpì all'istante
-il giovine artista, il quale con leggiero imbarazzo rispose chinando i
-begli occhi:
-
-— Perdonate, signor Baronetto, al mio imbarazzo e al mio stupore,
-cagione della scortesia che ho commessa nel non riverirvi appena son
-qui entrato. Le arti umili e dimesse veggonsi confuse alla presenza
-di tanto splendore. D'altra parte, vi confesso che io mi aspettava di
-entrare nell'ostello della filosofia, perocchè il grido delle vostre
-estese cognizioni..
-
-— E non vi siete ingannato, interruppe il Baronetto, nel credere che
-avreste trovato in me un filosofo, il quale per altro ha la sventura di
-esser ricco! Ma, di grazia, accomodatevi signor de' Rimini.
-
-Daniele salutò col capo e con molta osservanza il Baronetto, e si sedè
-in faccia a lui sovra altro divanetto a forma di sfinge, ripetendo tra
-sè con estremo stupore, e come se avesse cercato di capire il senso di
-un paradosso; _il quale per altro ha la sventura di esser ricco!!_
-
-Edmondo avea fitto lo sguardo sul sembiante di Daniele e massime
-negli occhi che gli avean fatto una impressione gratissima. Fin dal
-primo affacciarglisi del giovine italiano, il Baronetto avea provato
-un subitaneo sentimento di simpatia; onde trasse lieto augurio pel
-tentativo di curagione che gli era stato consigliato dal Dottor
-Weiss. Daniele era davvero un vago e gentil giovanotto. Un leggiero
-accrescimento di salute congiunto alla situazione in cui trovavasi
-colorava il suo volto di una tinta di rosa. I viaggi avean data alla
-sua complessione maggior vigoria e a tutta la sua persona un'aria di
-più gran distinzione. Questa volta due leggiadre basette coronavano le
-sue labbra, andandosi a congiungere con un semicerchio di barba che gli
-circondava il mento; il suo sguardo era animato dalla vivacità della
-giovinezza, della salute e del genio.
-
-— La fama della vostra somma abilità nell'arte musicale è giunta infino
-al mio solitario ritiro, disse Edmondo guardando sempre con compiacenza
-il giovine italiano: la mia salute non mi permette di andare al teatro
-ed avere il piacere di sentirvi a suonare; ed io anelava di conoscervi:
-ecco la ragione per cui vi ho pregato di onorarmi.
-
-— Che dice mai, signor Baronetto! Ascrivo ad un particolar favore
-della mia sorte l'avermi procacciato un tal piacere ed onore, rispose
-Daniele, a cui le parole del Conte faceano un effetto gradevolissimo.
-
-— Fuori cerimonie, signor de' Rimini, io sono filosofo e voi siete
-artista; la filosofia e le arti si vantano di schiettezza; la ragione
-e la verità sono le loro basi, io dunque vi parlerò il linguaggio
-dell'affetto più che quello delle convenienze.
-
-— Dell'affetto! signor Conte! esclamò Daniele trasalendo di gioia.
-
-— Sì, dell'affetto. E pria di tutto, vi confesso ch'io trovo nella
-vostra fisonomia qualche cosa che m'innamora di voi. Non so perchè,
-ma in entrando in questo salotto, le vostre sembianze mi han tocco
-profondamente.
-
-— Ebbene, signor Baronetto, dal canto mio vi confesserò parimente che
-la vostra voce e la vostra fisonomia han fatto in me un'impressione
-così grata, ch'io non dimenticherò in tutta la mia vita la vostra
-persona. Ma un tal piacere mi viene amareggiato dalle parole che testè
-mi avete dette, signor Conte.
-
-— E quali?
-
-— Che lo stato della vostra salute v'impedisce di uscire.
-
-— È vero; io soffro, bel giovanotto, soffro assai; ma chi sa! forse
-dovrò a voi, se non l'intera mia guarigione, qualche ora almeno di
-sollievo.
-
-— Deh! piaccia al cielo ch'io possa avere il piacere di contribuire al
-ricuperamento della vostra salute!
-
-— Ne ho speranza, e sopratutto da pochi momenti a questa parte. La
-vostra sola presenza ha già prodotto in me un effetto salutare. Che età
-avete, bel giovine?
-
-— Sto nel ventesimo terzo anno della vita.
-
-— Così giovine, e già pieno di gloria!
-
-— La gloria! ripigliò il pianista, la gloria! L'è gran bella cosa la
-gloria, è vero, ma non basta alla felicità dell'uomo in su la terra. Oh
-se io fossi ricco!
-
-— Oh! che mai dite! ricco! Ebbene; guardate, mirate il mio volto; son
-io felice? Eppure io sono due volte milionario.
-
-— Due volte milionario! esclamò Daniele con occhi di fuoco, e il suo
-petto si gonfiò, e dalla sua bocca, dalle sue narici il fiato usciva
-con impeto. La trista corda dell'anima sua era tocca.
-
-— Sì, due volte milionario, ripetè il Baronetto, e ciò non ostante io
-sono la più misera creatura che sia nel mondo.
-
-— Voi, signore!
-
-— Io, io propriamente, io darei la metà di quanto posseggo, purchè
-dormissi una sola notte il sonno che si dorme alla vostra età e colla
-vostra salute.
-
-— Oh mio Dio! tanto dunque voi soffrite, signor Conte!
-
-— Tanto io soffro! ripetè come un'eco sepolcrale il Baronetto.
-
-Ebbero luogo tra quei due personaggi pochi momenti di silenzio. Edmondo
-riprese.
-
-— Vi farò una proposta, signor de' Rimini, e voglio sperare che
-l'accettiate.
-
-— L'accetto, signor Conte, rispose Daniele con fermezza.
-
-— Anche prima di sapere di che si tratta.
-
-— Qualunque cosa mi proponiate, io l'accetto, tornò a dire il giovine
-con risolutezza.
-
-— Ed io vi ringrazio con tutta l'anima, signor de' Rimini, e spero non
-essere ingrato alla premura che mi dimostrate. Io dunque vi propongo
-di passare un mese in questa città di Manheim, e, se non vi dispiace,
-in questo casino. Vedete quanto ardisco sperare da voi! Rinunziare ad
-un mese di trionfi, e adattarvi a viver con un povero infermo qual sono
-io!
-
-— Un mese! esclamò quasi tra sè Daniele.
-
-— Un mese, due o tre, il tempo che vi piacerà. E giacchè intendo
-godermi io solo le vostre accademie, è giusto ch'io le paghi. Vi offro
-dunque trentamila franchi al mese.
-
-— Trentamila franchi al mese! ripetè con occhi di pazzo il pianista, il
-suo cuore fece un balzo terribile. E ditemi, signor Conte, trentamila
-franchi al mese che somma fanno a capo di un anno?
-
-— Trecento sessantamila franchi, rispose Edmondo, vale a dire circa
-63,000 piastre di Spagna.
-
-— Non basta!!! esclamò scoraggiato Daniele, e quasi avesse risposto ad
-una interrogazione che avea fatto a sè medesimo.
-
-Edmondo fu estremamente sorpreso da quella parola, ch'egli credette
-diretta a sè.
-
-— Così giovane e così assetato di ricchezze! esclamò tra sè il
-Baronetto; è inconcepibile!
-
-Daniele capi l'errore che avea commesso, arrossì tutto, e si affrettò a
-dire.
-
-— Perdonate, signor Conte, non a voi era diretta quella parola che
-testè mi è sfuggita dalle labbra. La somma che voi mi proponete è una
-fortuna immensa per un povero artista qual io sono, ma io non posso
-rimanere sì a lungo in Germania. Mi permettete adunque ch'io accetti
-solamente per un mese, e mi darete quella somma che vorrete.
-
-— Sia dunque per un mese, disse Edmondo: a contare da questo giorno,
-n'è vero?
-
-— Da domani, signor Conte.
-
-— Ebbene, domani vi aspetto: questo appartamento vi sarà assegnato; le
-mie carrozze e i miei servi sono a vostra disposizione fin da questo
-momento.
-
-Daniele era per accommiatarsi dal Baronetto, quando nel salotto entrò
-il dottor Weiss. Edmondo prese per la mano il giovane italiano, e,
-presentandolo al medico, disse:
-
-— Dottore, ecco il signor de' Rimini, il RIMEDIO che mi avete proposto.
-Egli è mio ospite per un mese.
-
-— Davvero! Voi, signor de' Rimini...
-
-Il medico s'interruppe, indi ripigliò:
-
-— Ma, è strano! è curioso! è incredibile! Signor Conte, questo
-giovinotto vi rassomiglia a capello: quegli occhi sono i vostri, quella
-fronte è la vostra, quel naso è il vostro... Ah! ah! ci sarebbe da
-scommettere che il signor de' Rimini vi è figlio!
-
-Questo scherzo fu una scossa elettrica per quei due personaggi, che si
-guardarono, arrossirono e impallidirono, come se quella parola gittata
-così per celia fosse stata una inattesa rivelazione.
-
-
-
-
-VI.
-
-L'ARTISTA
-
-
-Il giorno appresso, Daniele era stabilito al primo piano del casino di
-_Schoene Aussicht_. Il Baronetto avea posto agli ordini del giovine
-pianista le migliori delle sue carozze e due scelti domestici, uno
-tedesco e l'altro francese. Il più splendido e principesco servizio
-era ai comandi di Daniele, il quale era trattato come un ospite regale.
-La colezione gli era recata nel suo appartamento, il pranzo era comune
-col Baronetto, così avendo disposto lo stesso Daniele. Edmondo gli avea
-lasciata intera libertà, sicchè il giovine era padrone assoluto di sè
-medesimo in tutto il corso del giorno. Ma al cadere delle tenebre, e in
-sull'ora del pranzo, il Baronetto il facea pregare di salire al secondo
-piano.
-
-Dopo il pranzo, Edmondo facea servire il tè nella camera verde, ove
-si riduceva assieme a Daniele, e dove, coricato sulla magnifica sedia
-a foggia di letto, si abbandonava al piacere di sentire a suonare il
-giovine pianista. Un preziosissimo pianoforte era stato trasportato
-nella camera verde. Pochi momenti dopo di aver preso il tè Daniele si
-sedeva innanzi allo strumento ch'ei toccava con tanta perfezione, e
-traeva da que' tasti sublimi e patetici accordi.
-
-Alcune volte Daniele suonava pezzi di grandi maestri da lui variati
-co' colori della più ricca fantasia. Era un torrente di melodie or
-piane e soavi come le cantilene religiose di vergini romite, or gravi
-e solenni come le preci dei morti salmeggiate in una chiesa lontana,
-or vivaci e liete come l'inno della speranza: era un concerto di
-accordi non mai uditi, or vibrati e veementi come i palpiti delle
-giovanili passioni, or dimessi e pacati come il mormorio del vento
-sulle acque d'un ruscello. Alcune altre volte Daniele sposava il canto
-all'armonia strumentale: e allora quella sua voce era una potenza di
-affetti inesprimibili, la sua anima parea soggiogata dalle commozioni.
-Quel canto limpidissimo, soave, tutto cuore, tutto passioni, eco
-dell'anima, quel canto italiano ispirato da un cielo innamorato, quel
-canto, delizia della vita, storia sublime delle segrete sofferenze del
-genio peregrino in sulla terra, il canto di Rubini, di Lablache, di
-Basadonna, si ritrovava in terra straniera sulle labbra di Daniele, e
-andava a toccare i più nascosti penetrali nel cuore di Edmondo, che
-pallido affannoso, tremante ascoltava le note dolcissime che, come
-effluvii divini, partivano dal cuore più che dalle laringi del giovine
-artista.
-
-Edmondo sembrava men tristo del consueto: dormiva talvolta sonni
-placidi. Ma il lugubre fantasma non cessava di assalirlo di quando
-in quando, e alcune volte ne' momenti stessi in cui suonava Daniele.
-L'incanto della musica spariva di botto, e le note basse del
-piano-forte prendevano agli orecchi di lui il solenne e terribil
-carattere de' rintocchi della squilla di morte.
-
-Una sera, Daniele cantò la romanza del _colpevole amore_, ch'egli avea
-cantata sei mesi fa, nella sala di Lady Boston a Napoli. Sì grande fu
-la commozione onde l'artista fu preso al ricordo della donna ch'egli
-amava, che non potè terminar la romanza; le lagrime gli bagnavano il
-volto. Inconcepibile contraddizione del cuore umano! Quel giovine, nei
-momenti in cui non era ispirato dal genio musicale, avea l'anima dura
-e malvagia: la sua condotta verso Lucia n'è una pruova. Ma nei momenti
-in cui era favorito dalla ispirazione, Daniele era tutt'altro uomo. Chi
-avesse giudicato di quel cuore negl'istanti in cui egli era artista,
-sarebbesi formato di lui l'opinione d'uomo sensitivo e virtuoso.
-Edmondo fu profondamente commosso dall'accento con cui il giovine
-avea cantato il suo _colpevole amore_; di talchè veggendo che quegli
-non poteva più proseguire per l'effetto delle proprie commozioni, gli
-domandò:
-
-— Voi amate, Daniele?
-
-— Amo, signor Conte, amo la più vaga creatura che sia sulla terra, ella
-ispira i miei componimenti, dà l'impulso alle mie dita. La speranza di
-possederla m'incoraggia alle più ardue fatiche.
-
-— In che paese si trova al presente cotesta fanciulla?
-
-— In Napoli.
-
-— Quantunque voi diciate che non paleserete il nome di lei ancora
-che vi si desse un regno, disse sorridendo il Conte, pure userò
-l'indiscrezione di dimandarvi a qual famiglia appartiene la donna che
-amate.
-
-— È la figlia di un nobile e superbo spagnuolo, che si è
-volontariamente esiliato dalla sua patria poscia che le vicende
-politiche lo ebbero spogliato del potere.
-
-— Il nome di costui? chiese il Baronetto con ansietà.
-
-— Il Duca di Gonzalvo.
-
-— Ah! egli! esclamò Edmondo: e voi siete il fidanzato di sua figlia?
-
-— Volesse il cielo che il fossi!... Ma voi conoscete il Duca di
-Gonzalvo?
-
-— Sì, rispose con tristezza il Baronetto, l'ho conosciuto in Ispagna:
-uomo protervo, ambizioso, avaro!
-
-— È vero pur troppo quanto dite, signor Conte. Ambizioso, avaro e
-superbo! Oh! perchè sua figlia è un idolo di bellezza! Perchè ho avuto
-debolezza di amarla!
-
-— Rifiuta egli forse di rendervi felice?
-
-— Ebbene sì signor Conte, rispose ii giovine con abbattimento, ei
-ricusa. Il giorno in cui gli chiesi la mano di sua figlia, il superbo
-mi umiliò con ogni maniera d'ingiurie.
-
-— E quale speranza nutrite ancora di possederla?
-
-— Nulla posso nascondere a voi, signor Conte: la benevolenza di cui mi
-onorate e il vostro rispettabile carattere m'ispirano un'illimitata
-fiducia. Vi dirò adunque che io strappai al Duca di Gonzalvo la
-promessa d'attendere due anni prima d'impegnare la sorte di Emma sua
-figlia.
-
-— E condiscese il Duca ad aspettar questo tempo?
-
-— Condiscese, però che io gli promisi di ritornare..... dopo due
-anni..... di tornare....
-
-Daniele avea vergogna di confessare il folle ardimento della sua
-proposizione.
-
-— Ebbene, di ritornar che cosa? dimandò il Baronetto.
-
-— Di ritornar..... milionario, rispose il giovine arrossendo e
-abbassando il capo.
-
-Edmondo sorrise.
-
-— Milionario! esclamò questi, e su che speravate accumulare in due anni
-una tal favolosa fortuna?
-
-— Nol so io medesimo, signor Conte, speravo negli eventi, nella mia
-stella, e soprattutto nella febbrile operosità che mi avrebbe data la
-mia passione per Emma.
-
-— E quanto avete guadagnato finora nel giro dello vostre accademie?
-
-— Pochissimo, signor Conte, quasi niente; le spese dei viaggi assorbono
-tutto. Mi avveggo pur troppo che la mia proposizione fu dettata da
-impeto giovanile, dallo sdegno in cui mi posero le umilianti parole di
-quel superbo... Ma non mi fo più illusione, signor Conte; i due anni
-passeranno, ed io non avrò potuto metter su che un meschino capitale
-appena bastante per vivere indipendentemente dal capriccio della sorte.
-Oh... ci vuol ben altro che note musicali per diventar milionario, non
-è vero signor Conte?
-
-— Verissimo, mio caro Daniele. La vostra proposizione fu troppo ardita
-ed inconsiderata: ciò nulla di meno....
-
-Edmondo si fermò di repente; i suoi occhi erano animati, brillanti,
-il suo volto avea preso un carattere di vivacità straordinaria. Un
-pensiero al certo gli era volato per la mente al quale ei si era
-fermato con compiacenza e con delizia. Daniele avea notato il subitaneo
-cangiamento della fisonomia del Conte. La reticenza che avea seguita
-alla frase _ciò nulla di meno_ avea fatto balzar di speranza il cuore
-del giovane pianista.
-
-— Ebbene, signor Conte, voi dicevate... _ciò nulla di meno_.
-
-— Sì, rispose Edmondo io diceva... Non bisogna disperare... chi sa!
-Ditemi, Daniele, avete voi coraggio?
-
-— Se ho coraggio! Mettetemi alla pruova, signor Conte, e vedrete se ho
-coraggio anche di affrontar la morte!
-
-Daniele guardava attentamente il volto e gli occhi del Conte ne' quali
-si dipingeva quasi una specie di abberrazione mentale.
-
-— A che questa interrogazione, signor Conte?
-
-— Domani vel dirò... Domani parleremo a lungo... Io forse vi sarò
-debitore d'una ETERNA obbligazione, e voi forse dovrete a me... la
-vostra fortuna...
-
-Edmondo si alzò: il suo volto raggiava di insolita gioia.
-
-— Buona sera, Daniele, buona sera, gli disse stringendogli la mano,
-buona sera, figlio mio, a domani... a domani... Chi sa! domani forse la
-vostra sorte è cangiata!
-
-Il Baronetto si ritirò. Daniele rimase trasognato. Eppure, quella
-parola che il Conte avea profferita, quel _figlio mio_ avea scossa
-l'anima del giovine!
-
-
-
-
-VII.
-
-LE CONDIZIONI
-
-
-Si figurino i nostri lettori con qual e quanta impazienza Daniele
-aspettò il giorno vegnente. Le parole erano state chiare e precise:
-_Domani forse la vostra sorte è cangiata_, avea detto.... _Io forse
-vi sarò debitore d'una eterna obbligazione, e voi forse dovrete a me
-la vostra fortuna_. Daniele avea mandato il cervello a sparviero in
-tutto il corso della notte per trovare il bandolo della matassa; ma
-neppure una congettura, una supposizione avea egli potuto formarsi su
-tal proposito. Che specie di servigi poteva egli prestare al Conte? Che
-d'uopo avea questo milionario dell'opera sua? Nessun giorno della sua
-vita era stato atteso con tanta bramosia quanto quel domani, il quale
-dovea risolvere un problema di tanta importanza.
-
-E il domani, in sull'alba, Daniele si gittò dal letto, e aspettò con
-ansia febbrile la chiamata del Baronetto. Quanto gli sembrarono eterni
-quei momenti! Non fu che verso le undici che il Baronetto fece pregare
-Daniele di salir da lui.
-
-Edmondo fece entrare il giovine nella camera verde, di cui fece
-chiudere gli usci, ordinando ai servi che per qualsivoglia cagione non
-avessero ardito di venire a sturbare il colloquio ch'egli dovea tenere
-col suo ospite.
-
-Daniele trovò Edmondo seduto presso un tavolino, sul quale era un
-volume con molto lusso ligato e il ricapito da scrivere. Egli fe' cenno
-a Daniele di sedersi. Alcuni momenti passarono senza che nessuno de'
-due avesse rotto il silenzio. Edmondo incominciò:
-
-— Questo colloquio che ci accingiamo a tenere signor de' Rimini, è
-d'una estrema importanza per entrambi. Esso può decidere della mia
-vita, siccome della vostra immensa fortuna. È un contratto ch'io vi
-proporrò.
-
-— Io vi ascolto, signor Conte, e non so dirvi con quanta impazienza ho
-aspettato questo momento. Parlate, signor Conte, ed abbiate in me la
-confidenza che potreste avere in un vostro figliuolo.
-
-Daniele abbassò gli occhi e arrossì. Edmondo conficcò l'ardente e cupo
-suo sguardo in sul volto del giovine, e seguitò:
-
-— Pria di tutto, ei fa d'uopo rivelarvi, signor Daniele, ch'egli è più
-di un anno ch'io soffro. La strana e tremenda natura del mio male non
-ammette rimedii fisici: io dispero della guarigione, tranne che voi
-non acconsentiate a quanto io vi proporrò. Vi confesso che coll'enorme
-guiderdone ch'io darò all'opera vostra potrei trovare mille altri che
-si presterebbero al mio volere: ma nessuno al certo potrebbe ispirarmi
-l'amore e la fiducia che voi m'ispirate. Già ve l'ho detto; fin dal
-primo istante in cui vi ho veduto, hommi sentito una inesplicabile
-simpatia per voi, la quale è venuta ad esser rafforzata dalla strana
-rassomiglianza ch'è nelle nostre fattezze del volto.
-
-— Ed io sono oltre ogni credere felice, disse Daniele, di portare sul
-mio volto una guarentigia del vostro affetto.
-
-— Di cui or ora vi darò una pruova grandissima. Ma badate, Daniele
-badate ch'io chieggo da voi un sacrifizio enorme, inaudito. Nessun
-figlio, per quanto amore avesse al padre, si è mai sottoposto alla dura
-pruova alla quale io vi chiamo, dandovi in compenso tutto quanto io
-posseggo.
-
-Daniele si sentì dare un tuffo di sangue al cervello; le orecchie gli
-zufolarono; la vista gli si annebbiò.
-
-— Tutto quanto voi possedete, signor Conte! ripetè il misero
-schiacciato dal peso della propria felicità.
-
-— Sì, Daniele ecco... ecco il mio testamento, disse Edmondo
-mostrandogli sul tavolino un foglio di carta; ecco il mio testamento
-scritto di proprio pugno questa notte, alla presenza del MIO CAD...
-
-Edmondo s'interruppe. Daniele era così sbalordito, così stupefatto da
-quel che sentiva, che non fece la minima attenzione a questa reticenza
-del Baronetto. Quel foglio di carta che Edmondo gli aveva additato come
-testamento sconcertava la sua ragione, imbrogliava le sue idee.
-
-— Il vostro testamento! signor Conte... il vostro testamento!
-
-— Sì, ed uno solo è l'erede di tutte le mie ricchezze, Daniele de'
-Rimini.
-
-Questo colpo era troppo forte pel giovane: gli occhi se gli abbuiarono,
-la ragione gli vacillò.
-
-— Oh... che mai dite! Signor Conte! vostro erede!... erede universale!!
-Due volte milionario come voi! E chi sono io dunque! E che cosa ho
-fatto per meritarmi tanto amor vostro?
-
-— Nulla ancora avete fatto, ma molto dovrete fare?
-
-— Dite, signor Conte, per carità, parlate; che cosa debbo fare per
-dimostrarvi la mia gratitudine? Come sdebitarmi con voi di tanta pruova
-di affetto? Parlate, la mia vita è vostra.
-
-— Ascoltate, signor de' Rimini, ascoltatemi attentamente. Vi dirò
-poscia le condizioni ch'io pongo all'eredità che vi lascio.
-
-«Sappiate dunque che da qualche tempo io sono travagliato giorno
-e notte da un pensiero che mi dà morte. Tutt'i mezzi ho tentato
-per fugare questo fantasma che mi strugge, ma tutto indarno. Voi
-maraviglierete della stranezza del mio male, ma per quanto si voglia
-strano, esso non è men vero terribile... Ebbene, io non so perchè,
-m'immagino che morrò di morte apparente, e che sarò tratto alla tomba
-ancor vivo!
-
-Daniele fece un movimento di sorpresa, cui Edmondo non badò punto e
-prosegui:
-
-— Capite voi, signore, tutto il terribile di simigliante pensiero?
-
-Esser sepolto vivo! Destarsi nelle tenebre, chiuso in ferrea bara! Aver
-la certezza che nessuno potrà aiutarti, che nessuno potrà udire la tua
-voce. Mancarti l'aria! sentirti scoppiare i polmoni! E quel coverchio
-di piombo che non cede a sovraumani sforzi che fai per dischiuderlo!
-Inesorabile come l'eternità! Esser morto ed avere il sentimento e
-le angosce della vita! Esser vivo cogli orrori della morte! Sentirsi
-morire lentamente e tra gli strazii di una volontà impossente! Sentirsi
-estinguere e pensare che forse su quei pochi palmi di terreno che ti
-covrono si trova qualche essere umano il quale potrebbe aiutarti se
-arrivasse a udire la tua voce!....
-
-Viver sepolto, mentre si piange forse in sulla tua tomba! Oh! questo
-pensiero è troppo atroce, n'è vero signore? Non è cosa orribile il
-pensarci soltanto?
-
-— Non ci è dubbio, rispose Daniele, sempre più attonito dalle parole
-del Conte; ma fa d'uopo considerare, signor Baronetto, che simili casi
-non sono che rarissimi...
-
-— Rarissimi!... rarissimi, voi dite! Oh! è vero, rarissimi sono i casi
-conosciuti, ma quanti milioni di questi casi non han potuto accadere,
-rimasti miseramente ignoti e sepolti negli orribili segreti della
-tomba! Rarissimi! voi dite! E siete forse andato voi a verificare i
-misteri del sepolcro? Quando si son gittati sei palmi di terreno sovra
-una bara, chi ha mai pensato di andare ad esplorare se l'uomo rinchiuso
-in quella bara sia ridesto all'apparente sonno di morte? Oh quante
-volte forse, quante volte una tenera sposa, un figlio inconsolabile
-si strugge in lagrime, mentre il misero consorte, il padre amatissimo
-muore nella più orrenda disperazione che mente umana possa concepire,
-quella di esser sepolto vivo! Rarissimi voi dite questi casi! ed avete
-voi, mai nel silenzio della notte, messo l'orecchio sulla terra dei
-morti? Oh quante volte il gemito dell'aura notturna tra i cipressi
-d'una tomba è l'eco di un gemito che si perde nelle visceri della
-terra! Oh quante volte le preci che risuonano sopra un feretro di
-fresco aperto, invece d'implorare dal cielo la requie eterna ad un
-morto, accompagnano l'agonia straziante d'un moribondo! Voi credete
-che tali casi siano rarissimi? Or bene io dico che su cento persone
-che vengono sepolte, un trenta almeno vengono menate ancora vive alla
-tomba. Leggete, leggete, signore, quest'opera tedesca sulla _Morte
-apparente_, e vedete in quante maniere si può esser tratti in inganno
-dai segni apparenti della morte. Migliaia di esempi troverete in
-quest'opera di persone che furon credute morte e che in fatti non lo
-erano! La morte apparente è sì comune, massime, ne' vecchi! Ebbene, io
-ho provveduto a questo: ho provveduto benanche all'avvenire del mio
-cadavere, a quest'ente che gli uomini abbandonano come cosa che più
-loro non appartenga. Si pensa a figli, si pensa alla moglie, a parenti,
-agli amici, a' servi ed al proprio cadavere non si pensa. Incredibile
-cecità! Ma io vi ho pensato, e consacro tutte le mie ricchezze alla
-felicità del mio cadavere. Ascoltate, ascoltate a quali condizioni io
-vi nomino mio erede universale.
-
-Edmondo prese dal tavolino il suo testamento e lesse con ferma voce ma
-cupa e sepolcrale:
-
-«Di tutti i suddetti miei beni mobili ed immobili co' titoli annessi,
-in mancanza di eredi legittimi, lascio mio erede universale il giovine
-Daniele de' Rimini, di Napoli, esercente la professione di pianista.
-Ma il detto Daniele de' Rimini non potrà esser messo in possesso de'
-miei beni se non mostrerà legalmente di aver adempito alla seguenti
-condizioni:
-
- 1º In qualunque paese si trovi il detto Daniele de' Rimini
- nel tempo della mia morte, dovrà, dietro avviso, trasferirsi
- immediatamente a Manheim, in questa proprietà di _Schoene
- Aussicht_.
-
- 2º È mia precisa volontà che il MIO CADAVERE sia imbalsamato col
- nuovo metodo di iniezione alle carotidi. Questa operazione dovrà
- esser fatta dal mio medico dottor Weiss di Francoforte varii giorni
- dopo che io non avrò dato più segni di vita, e dietro i più esatti
- e scrupolosi esperimenti per accertarsi della VERA mia morte.
- Per tale operazione gli si darà in compenso la somma di diecimila
- fiorini.
-
- 3º È anche mia precisa volontà che il MIO CADAVERE, dopo
- l'imbalsamazione, rimanga nella camera verde del secondo piano
- della mia proprietà di _Schoene Aussicht_.
-
- 4º Il signor Daniele de' Rimini, mio erede ed esecutore
- testamentario, dovrà essere il CUSTODE DEL MIO CADAVERE durante
- NOVE MESI, a contare dal giorno della mia morte.
-
- 5º Il mio cadavere sarà vestito con quella proprietà e decenza che
- si convengono al rango ed alle ricchezze del Baronetto Brighton,
- Conte di Sierra Blonda. Ogni giorno se gli cambierà la biancheria,
- ed ogni settimana i vestiti.
-
- 6º Due volte al giorno il signor Daniele de' Rimini recherà egli
- stesso al mio cadavere, nel cospetto de' servi testimoni, il caffè,
- e in quelle stesse ore in cui soglio prenderlo al presente.
-
- 7º Ogni sera, dopo l'ora del tè, il signor Daniele de' Rimini
- suonerà, alla presenza del mio cadavere, un pezzo a piano-forte e
- canterà un'aria di sua scelta. Il mio cadavere sarà adagiato sulla
- sedia a foggia di letto, ch'è nella camera verde.
-
- 8º La più minuta e scrupolosa cura sarà messa dal signor Daniele
- de' Rimini a tener mondo il mio corpo da qualsiasi impurità della
- corruzione.
-
- 9º Il signor Daniele de' Rimini, di concerto col dottor Weiss,
- provvederà a' mezzi di purificar l'aere della camera verde ed
- allontanar le cattive esalazioni del mio cadavere.
-
- 10º Mi si useranno tutti que' riguardi e quelle attenzioni che sono
- dovute al mio stato, e che mi si userebbero se io fossi vivo.
-
- 11º Passato il tempo de' nove mesi, il signor Daniele de' Rimini
- farà porre il mio corpo in una cassa di bronzo dorato di cui egli
- solo conserverà la chiave, e mi farà riposare nella mia villa di
- _Schoene Aussicht_, in un apposito mausoleo che vi farà costruire.
- Egli si obbliga parimente di visitare di tempo in tempo le mie
- spoglie mortali, le quali io raccomando alla sua sollecitudine ed
- alle sue cure.
-
- 12º Mancandosi dal signor Daniele de' Rimini ad una sola delle
- condizioni da me poste, la cui esecuzione dovrà esser legalmente
- verificata e consegnata in apposito atto di cancelleria, s'intende
- il signor Daniele de' Rimini scaduto dal diritto di eredità, ed in
- sua vece, de' miei beni si farà l'uso che indicherò qui appresso.
-
- 13º Nel caso che il signor Daniele de' Rimini, durante il corso
- dei nove mesi, cadesse ammalato e non potesse quindi adempiere
- personalmente agli obblighi giornalieri da me impostigli, potrà
- affidarne l'esecuzione a persona di sua piena fiducia, e sempre
- sotto la sua diretta responsabilità. Il caso della sua malattia
- dovrà per altro essere legalmente verificato con attestati
- di esperti medici, a capo dei quali il mio dottor Weiss di
- Francoforte.
-
- 14º Da ultimo, nel caso in cui il signor Daniele de' Rimini morisse
- prima di me, questo testamento rimane di fatto annullato, e sarà da
- me provveduto diversamente alla divisione dei miei beni.
-
- 15º Se il signor Daniele de' Rimini morisse nel corso dei nove
- mesi, potrà delegare altra persona di sua scelta a continuare
- l'adempimento dei presenti obblighi; ma le disposizioni
- testamentarie del signor de' Rimini non avranno vigore se non
- spirato il termine di nove mesi, e verificata in piena regola
- l'esecuzione della mia volontà.
-
- Il testamento conteneva altre disposizioni che Edmondo stimò
- inutile di leggere al giovine pianista, trattandosi di cose
- secondarie e di rito legale.
-
-Daniele avea prestato attento l'orecchio alle strane condizioni che
-il Baronetto avea posto al possedimento della sua eredità. Durante
-la lettura del testamento, molte fiate sospinse gli occhi attoniti
-sul sembiante del milionario, perocchè sospettava non essere il
-costui cervello nel naturale suo sesto. Ma niente rivelava in Edmondo
-alterazione di mente; e le condizioni del suo testamento, avvegnachè
-non mai intese, eran dettate con molta regolarità e ponderazione.
-Si scorgeva che quel soggetto avea per molto tempo formicolato nel
-cervello di lui, ed era in particolar modo originato dalla strana paura
-di essere sepolto vivo. D'altra parte, essendo inglese il Baronetto,
-non poteva arrecar maraviglia una strambezza di questo genere, essendo
-pur troppo noto che nella vita privata gl'inglesi escono sempre dalle
-vie comuni ed amano di segnalarsi per fatti singolari e bizzarri.
-Dopo alcuni momenti di silenzio, Edmondo che avea fitto uno sguardo
-indagatore negli occhi di Daniele, dimandandogli:
-
-— Or bene, signor de' Rimini, sarete voi il mio erede? Accettate voi le
-condizioni del mio testamento?
-
-— LE ACCETTO, rispose con fermezza il giovine che si era fatto
-pallidissimo.
-
-Edmondo mise un piccol grido di gioia, si alzò e corse ad abbracciar
-Daniele.
-
-— Grazie, grazie, figliuol mio: ora la mia guarigione è assicurata,
-ora le mie notti non saranno più turbate da orrendi fantasmi: or son
-felice, sì, felice; e a te debbo la mia felicità.
-
-Daniele era rimasto qual trasognato.
-
-— Eccovi milionario, prosegui il Conte, eccovi due volte milionario.
-Questa casa è vostra, le mie proprietà sono vostre. D'ora in poi io vi
-considero qual figlio mio. Andate, andate dal superbo Duca di Gonzalvo
-e ditegli che tra dieci, venti o trent'anni voi lo schiaccerete sotto
-mucchi d'oro.
-
-— Tra dieci, venti o trent'anni! Ed Emma? mormorava tra sè costernato
-il pianista, e guardava distratto il Baronetto sul cui volto brillavano
-raggi di gioia.
-
-
-
-
-Parte Quarta
-
-
-
-
-I.
-
-LA CAVALCATA
-
-
-Allontaniamo per poco il nostro sguardo da _Schoene Aussicht_,
-dove, poscia che il contratto di morte fu chiuso, tutto fu profonda
-tranquillità per alquanti giorni, e ritorniamo al palazzo S... dove
-lasciammo quella perla delle fanciulle, Emma di Gonzalvo.
-
-Esaminiamo un poco i suoi sentimenti e scrutiamo i suoi pensieri color
-di rosa che si aggirano in quella bellissima testolina modello e su per
-quella fronte più bianca dell'alabastro. Oh com'è difficile di poter
-leggere in quel cuore! il sorriso è sempre su quelle labbra tanto più
-eloquenti quanto men loquaci; il piacere è sempre in quegli occhi neri
-come la morte ch'essi mettono nel cuore. Non direm già il dolore, ma la
-tristezza è straniera a quella natura vulcanica, se non è quella dolce
-mestizia di cui talvolta si ammanta l'eburnea sua fronte per vaghezza
-di sentimenti, per civetteria, per moda. Ella sa che l'astro della
-notte è più bello allora che una diafana sfoglia di nugoletta ne vela
-la bianca luce.
-
-Eppure, infin dal dì della partenza di Daniele, il velo di malinconia
-che si scorgea sulle incantevoli sembianze di Emma non era più edifizio
-di civetteria, ma l'era naturale. Amava ella il giovine pianista? È
-difficile il rispondere a tal domanda. Andate a formare un raziocinio
-su i sentimenti di una fanciulla di quella fatta! Ci si perde la
-bussola se non la testa. In quanto a noi, confessiamo che non sappiamo
-quel che sente e quel che pensa la bellissima Andalusa, e che non
-altro possiam dire che dal giorno in cui Daniele postergava il paese
-ov'ella abitava, Emma non parve così allegra, così spensierata. Non
-v'immaginate però che quel gioiello di donna si fosse dimagrita pel
-pensier di Daniele, o che moltissima malinconia le desse la costui
-lontananza. Emma sentiva un vuoto ne' suoi trionfi giornalieri:
-un adoratore di meno non facea gran cosa al numero, ma spiaceva
-all'amor proprio di lei. Dobbiamo anche aggiungere in confidenza che,
-quantunque ella ben si tenesse dal dimostrarlo, sentiva non per tanto
-una propensione e una simpatia pel giovine artista, dallo sguardo di
-fuoco, dalla fronte ripiena di genio e di malinconia: le frasi monche
-ma ardenti, i sospiri ch'esalavano dall'imo del cuore, la pallidezza
-mortale onde si covriva il bel volto di lui quando le stava dappresso:
-tutto ciò, sebbene leggiera, facea vie più ogni giorno impressione
-sull'animo della giovinetta che non era alla fin fine di carta o
-di stucco, e dàgli, dàgli anche una statua si risente. Ond'è che la
-figliuola del Duca di Gonzalvo nella compiacenza che libava ogni dì
-nel sentirsi cotanto amata succhiava a poco a poco quel velenuccio
-che si chiama amore. Gli è vero che l'amor di Emma, il sommo amore,
-l'amore appassionato non poteva attecchire, dappoichè a capo di tutte
-le passioni, siccome in altro luogo mentovammo, era una cieca e pagana
-adorazione di se medesima: Emma era amante riamata di sè stessa.
-
-Ciò nulla di meno, la fanciulla avea adesso nel corso del giorno
-qualche momento di malumore, di rabbruscamento di ciglia; pigliava a
-male certe cose che dinanzi non le sfioravano neppur l'epidermide;
-s'incolleriva e riscaldava per nessun motivo ed erasi fatta
-insopportabile verso tutti quei suoi schiavi dai guanti bianchi che
-avean messo a' suoi piedi i loro cuori e la loro vita. Emma sdegnava
-tutti gli omaggi e trovava noioso il coro di lodi che s'innalzava
-attorno a lei dovunque ella mostravasi: questa bisbetica stizza le
-accresceva qualche volta il malumore e la noia. Ai teatri ella era
-distratta, fastidiosa di tutte le opere, e giudice inesorabile de'
-poveri artisti; nelle riunioni si piaceva a torturare gli spasimanti
-che la circondavano o a gittare nei loro petti la fiamma della gelosia.
-
-Emma non sapea rendere a sè medesima ragione di questa asprezza nel
-proprio carattere; ma noi crediamo di non ingannarci attribuendola
-all'assenza del maestro di musica: e viene a rinforzarci in questa
-credenza il pensare che la bella spagnuola non ignorava il colloquio
-che Daniele si ebbe col padre di lei qualche giorno pria di partire.
-Emma in un momento di tenerezza avea strappato al Duca di Gonzalvo
-il segreto di quell'abboccamento; nè il Duca avea gran motivo di
-nasconderlo alla figliuola, però ch'egli stimava matto il pianista,
-e come tale se ne rideva e beffava, dicendo che avea voluto guarire
-o accrescere la mattezza di lui promettendogli di aspettare due anni
-prima di maritar la figlia. Emma dunque sapeva che Daniele l'avea
-chiesta in isposa, e che avea promesso di ritornar milionario dopo due
-anni. Non ostante i motteggi e i sarcasmi del padre, il quale tenea
-per fermo aver Daniele perduto il senno, ella non vedea un proposito
-da demente nella promessa del giovine. Conciossiacchè impossibile
-le sembrasse che il suo amante ritornasse col possedimento di tanta
-fortuna, non sapea dismettere il pensiero che quegli avea dovuto
-poggiare su qualche fondamento la strana proposta, il cui ardimento
-sollecitava l'amor proprio di lei. Soltanto l'averlo pensato era per
-lei un titolo all'ammirazione e alla simpatia per quel caro giovane.
-
-Per la prima volta in sua vita un pensiero angoscioso le venne
-alla mente, un pensiero di gelosia. Fintantochè Daniele era in
-Napoli, ella era sicura che costui non avrebbe potuto innammorarsi
-d'altra donna; troppo ella era conscia delle proprie attrattive
-per credere alla possibilità di un altro amore nel cuore di quel
-suo appassionato amatore. E quand'anche un'altra donna lo avesse
-per poco di sè invaghito, bastava per ricondurlo ai suoi piedi uno
-sguardo, una parola, un detto. Emma dunque non ebbe mai l'idea che
-Daniele veggendola quasi ogni giorno, avesse potuto prendersi di
-altra bellezza, imperocchè con tante adulazioni la superbetta era
-stata educata, che quasi era certa che in Napoli nessuna donna potea
-superarla in avvenenza e beltà. Ma fuori Napoli? Per quanto amore
-Daniele si avesse per lei, egli era giovine, e a ventidue anni le
-passioni, le immagini sono fugaci; agli occhi di un giovine dal cuore
-sì ardente ogni donna è bella, ed ogni bella è amante; le reminiscenze
-non reggono a fronte delle impressioni; e una donna lontana, anche
-bella quanto si può immaginare, perde sempre a paragone di una donna
-presente e innamorata, anche di bellezza inferiore.
-
-Emma avrebbe desiderato che Daniele avesse avuto trentacinque anni
-invece di ventidue: ella comprendea che a trentacinque anni le passioni
-sono profonde e incancellabili, e che la distanza e il tempo vie più
-le accende invece di spegnerle; comprendea che in quella seconda età
-dell'uomo le reminiscenze hanno più forza delle impressioni, e che un
-amante in quest'età non pecca facilmente d'incostanza. Emma pensava a
-queste cose, cui per lo addietro giammai non avea pensato, e sentiva, a
-suo dispetto, un certo pizzicore di gelosia.
-
-Emma dunque amava Daniele? E noi ripetiamo che nol sappiamo, ma siamo
-inchinati a credere di sì; bensì nol vorremmo asserire su la nostra
-responsabilità, e non facciamo ch'enunciare un nostro modo di vedere,
-e non già un fatto reale. Talune volte, quando stava sola massimamente,
-con quel bel capo abbandonato sulla palma della mano dritta, con quegli
-occhi malinconici fissi come la mente nel passato, ella pensava che
-un giorno una donna avea scritto a Daniele. Ella non avea dimenticato
-la più minuta particolarità di quel fatto; ricordava nomarsi quella
-donna Lucia Fritzheim; che Daniela avea detto di aver dispregiata: e di
-non aver voluto cadere ne' lacci delle seduzioni di lei. Questa donna
-dunque era bella! Lucia ricordava che Daniele avea detto posseder colei
-un sembiante d'innocenza e modi ingenui e proprii d'un cuor gentile e
-virtuoso, ma artefatti e tali da ingannare i più esperti.
-
-Non so perchè, ma nell'animo di Emma surse il pensiero che questa non
-fosse la verità, che Daniele avesse voluto nascondere agli occhi di
-lei un intrigo. E questo pensiero andava acquistando maggior forza ed
-evidenza a seconda che la giovinetta si riduceva a mente le più piccole
-cose che accompagnarono quel fatto. Un fanciullo misero, dall'aspetto
-onesto e gentile, avea portato il biglietto: il miserello era stato
-dapprima all'abitazione di Daniele alla Riviera di Chiaia, e di là
-mandato a Toledo al Palazzo S... dove il maestro di musica solea
-venire: il ragazzo erasi posto a piangere quando gli fu detto che il
-giovine non era al Palazzo S..
-
-Simiglianti particolarità davano certezza alla fanciulla di essere
-stata ingannata, e un bel mattino le venne alla mente un'idea
-singolare. Emma pensò di andare a trovare Lucia, la cui abitazione essa
-ricordava benissimo.
-
-— Se ella è un'intrigante avventuriera, pensava tra sè la nobil
-giovinetta, io mi sarò accertata di ciò, e più non penserò a questa
-sciagurata: se, al converso, ella è una vittima del tradimento di
-Daniele, sarà questa benanche un'importante scoperta che potrà influire
-sul mio avvenire.
-
-Queste cose volgeva in sua mente la giovinetta, però che, bisogna
-dirlo, il pensiero di Daniele incominciava a diventare per lei quel che
-dicesi propriamente una passioncella. La risoluzione di andare a trovar
-Lucia era presa; bisognava pensare al modo di mandarla ad effetto.
-A tante cose pensò la fanciulla, ma tutte presentavano di forti
-difficoltà ed ostacoli. Imperciocchè, dato il caso che la Fritzheim
-fosse stata in realtà un'avventuriera, siccome l'avea dipinta Daniele,
-come avrebbe fatto Emma per nascondere la vergogna di tal visita?
-Dopo aver molto pensato e ripensato, Emma si fermò da ultimo sovra un
-disegno che le parve il migliore di quanti le si erano presentati alla
-mente.
-
-Da parecchi giorni si trattava nelle solite ed intrinseche riunioni
-della sera di prendersi il divertimento di una cavalcata al Campo di
-Marte. Varii distinti cavalieri, amicissimi del Duca di Gonzalvo, e
-due o tre dame, amiche di Emma dovean comporre la brigata. Emma avea
-sempre differita questa passeggiata or per un pretesto or per un
-altro, non sentendosi l'animo sereno abbastanza per abbandonarsi ai
-consueti sollazzi; ma le parve giunto il momento di recarla ad effetto,
-dappoicchè era nel pensier di lei di allontanarsi dalla brigata allora
-che sarebbero giunti presso al Real Albergo de' poveri, adducendo il
-pretesto di dover adempiere ad un atto di carità ch'ella volea fosse
-rimasto segreto, epperò volerlo adempiere senz'alcun testimone: avrebbe
-dissimulata la distanza, dicendo che la casa dov'ella recavasi non era
-discosta che pochi passi: avrebbe intanto dato di sprone al cavallo e
-divorata la via per tornar più presto a raggiungere la comitiva. Un tal
-proponimento non era scevro di difficoltà, ma ella si ripromettea di
-superarle sul fatto. La cavalcata fu fissata pel primo giorno di sereno
-che offrisse il verno già decrescente. Ed in effetti, un bel mattino
-la nobil comitiva si avviava dal palazzo S... su svelti e bei cavalli
-inglesi di puro sangue, con molto lusso ed eleganza bardamentati.
-
-Emma, in grazioso e maschile abbigliamento all'amazzone, cavalcava un
-gentile e nobil destriero bianco come la spuma del mare. L'incantevol
-persona della giovinetta spagnuola si disegnava con fierezza sotto
-le spoglie austere della moda inglese, ma più bella appariva, più
-seducente agli occhi degli estasiati che la circuivano. A' suoi fianchi
-caracollava con grazia estrema e con superba andatura il visconte di
-Boisrouge, abile maneggiatore di cavalli. La cavalcata era giunta
-all'Orto Botanico, ed Emma, arrossendo, annunziò, facendo le veci
-di essersene pur lì ricordato, di dover visitare una misera famiglia
-raccomandatole da una delle sue amiche. Non ostante le più vive premure
-ed istanze, Emma si allontanò dalla brigata, e non sì tosto videsi
-fuori la vista de' suoi compagni, diè di sprone al cavallo e sparì
-dietro gli alberi che orlano il viale di S. Maria degli Angeli alle
-Croci. Emma avea detto alla comitiva di aspettarla dappresso al Real
-Albergo de' Poveri ch'ella non avrebbe indugiato più di pochi minuti.
-Il cavallo di Emma si era messo di carriera: ella incitavalo colla
-voce, colla frusta e cogli sproni, perocchè sentivasi alle spalle il
-galoppo di un altro cavallo che la seguiva.
-
-La fanciulla sospettò che alcuno de' compagni si fosse quegli che
-seguitavala, e nella preoccupazione in cui la metteva l'apprensione
-di esser discoperta, e per guardare indietro, non badò ad un burrone
-che tagliava la strada, ed era appena pochi passi discosta dal fossato
-in cui sarebbe stata inghiottita insieme col suo cavallo, quando il
-cavaliere che la seguiva, facendo fare un balzo terribile al proprio
-corsiere, si caccia innanzi a quello della fanciulla per arrestarne il
-corso impetuoso. E riuscì in fatti a salvare la giovinetta dall'orrenda
-caduta, ma l'urto fu così veemente, e l'azione così rapida, che il
-cavaliere fu balzato di sella e stramazzò a terra, andando a piombar
-col capo sopra un piccolo macigno ch'era messo in sull'orlo del
-fossato.
-
-Emma mise uno strido acutissimo e si gittò dal cavallo per andare
-a soccorrere il suo salvatore, nel quale, a sua grande sorpresa,
-riconobbe il signor Maurizio Barkley, dal cui capo grondava in copia il
-sangue.
-
-
-
-
-II.
-
-LA VISITA
-
-
-Accennammo altrove che Emma nutriva un certo istinto di diffidenza per
-Maurizio Barkley. Ella non sapea propriamente rendersi conto di tale
-ripugnanza, anzi non poche volte facea forza a sè medesima per vincere
-un così ingiusto sentimento, anche perchè sapea che suo padre riponeva
-nel signor Barkley intera fiducia; ma il mistero onde quest'inglese
-circondava la propria vita, la oscurità della sua origine e delle
-sue relazioni, quella specie di altiera taciturnità irremovibile, e
-quello sguardo freddo ma ostinato e penetrante, avean fatto sull'animo
-della giovinetta, fin dal primo giorno in cui lo vide, una sinistra
-impressione che l'era rimasta in appresso voltata in leggera antipatia.
-Il contegno di Barkley verso di lei era stato sempre grave e poco
-manieroso: quando le più entusiastiche ovazioni erano prodigalizzate
-alla dea de' salotti, Maurizio non mischiava le sue frasi di
-ammirazione e di rapimento a quelle dello stormo elegante che si facea
-dattorno, quando, per casualità, rimanevan soli o vicini, Maurizio
-non le dirizzava nessuna di quelle parole di adorazione che soleano
-risuonare agli orecchi di lei. Per così fatte ragioni Emma sentiva
-per Barkley contraggenio e dispetto. Ma ora questi sentimenti erano
-di botto disparsi, cedendo il luogo alla sorpresa, al compiacimento,
-alla riconoscenza. Emma era estremamente maravigliata di veder colà
-il signor Barkley, il quale non formava parte della comitiva; ed era
-ricolma di ammirazione e di gratitudine pel coraggio, per la prontezza,
-per l'eroismo onde colui, a rischio della propria vita l'avea salvata
-dal precipizio.
-
-Il sangue grondava a Maurizio da una larga ferita apertasegli dietro
-al capo. Egli avea perduto l'uso de' sensi, era pallidissimo, e sulle
-sue labbra era sparso il lividore di morte. Emma si trovava nella
-situazione più angosciosa; avrebbe voluto chiamare al soccorso, volare
-da' suoi compagni che l'aspettavano, per raccontar loro il tristo
-accaduto; ma non volea lasciare, neppure per un momento, il misero e
-generoso giovine che giaceva a terra senza dar segni di vita. Emma
-dimandò l'aiuto di alcuni villici che erano di passaggio, e un di
-costoro, adagiato Maurizio in sul macigno, ne sostenne, il capo, mentre
-l'altro era corso per un poco di acqua. Gli occhi della fanciulla erano
-bagnati di lagrime. Ella si adoperava a rattenere, col suo fazzoletto
-rinforzato a molti doppi, il sangue che fluiva e gemeva sotto il
-grumo che vi si era incrostato tra i capelli. Intanto il contadino
-era tornato con una brocca d'acqua limpidissima. Emma avea fatto uno
-sdruscio nella sua sottana e ne avea formato una pezzuola il cui becco
-immerse nell'acqua ed applicò in sulla ferita per farla ristagnare. Il
-freddo dell'acqua richiamò a vita Maurizio, il quale aprì gli occhi,
-e veduto Emma che con la più amorosa sollecitudine gli era sopra, e la
-cui mano riposava assieme col becco della pezzuola in sulla sua fronte,
-lo sguardo gli balenò di piacere, ed il volto ch'era smorto e livido si
-accese di subita fiamma.
-
-— Grazie, mormorò con fioca voce, grazie, Duchessina, quanta bontà!
-Voi stessa avete voluto curare la mia ferita! ed avete avuto ragione,
-perchè la vostra mano è il più dolce balsamo che si fosse potuto
-applicare sovr'essa.
-
-— Oh, signor Barkley, rispose Emma arrossando, come potrò esprimervi
-la mia graditudine? A voi debbo la vita, perocchè sarei senza altro
-precipitata in questo orribile fossato, senza il vostro coraggio e la
-vostra prontezza. Ma come vi siete trovato qui? Voi non facevate parte
-della nostra comitiva.
-
-— È vero, Duchessina, voi non mi troverete giammai nel cerchio di
-coloro che prendon parte ai vostri divertimenti; ma quando un pericolo
-vi minaccia, quando una sventura sta per colpirvi, siate certa che
-troverete al vostro fianco Maurizio Barkley.
-
-Emma guardò stupefatto il giovine inglese. Le nobili e generose parole
-che questi avea profferite non erano dettate da vanitosa ostentazione,
-dappoichè egli avea dato testè una prova irrefragabile della sincerità
-de' suoi detti. Ma a qual sentimento attribuire tanta annegazione? Ecco
-la sciarada di cui Emma s'imbrogliava a trovare il motto.
-
-— Ben mi è nota la nobiltà del vostro animo, signor Barkley, ed essa
-giustifica pienamente la fiducia che mio padre ha in voi, e l'amicizia
-che vi professa. Ed oh quanto più egli vi estimerà ora che saprà
-esservi io debitrice della vita!
-
-— A che parlarne, Duchessina? Non sono io oltremodo felice e compensato
-della dolce pietà che la mia ferita ha saputo destare nel vostro
-bell'animo? Oh se avessi ogni giorno l'occasione di arrischiare la mia
-vita per salvare la vostra!
-
-Emma era sempre più sorpresa delle parole di Barkley, e tanto più
-ne sentiva maraviglia, essendo ella convinta che l'espressioni di
-quell'uomo non erano foggiate per vaghezza di complimenti o per
-affettare uno spirito eroico e cavalleresco, dal quale abborriva il
-suo carattere franco e altero. Questo breve scambio di parole avveniva
-stando la giovinetta chinata pressocchè sulle ginocchia di Maurizio;
-la mano dritta di lei tenea compressa in sulla fronte dell'inglese la
-pezzuola bagnata, mentre la sinistra aiutava a sostenere le spalle del
-ferito. Maurizio si sollalzò un poco dal macigno, sì che la sinistra
-mano della fanciulla abbandonò per poco la sua posizione. Barkley
-prese nelle sue, la mano della giovinetta, se l'accostò alle labbra, e
-v'impresse un bacio. Emma trasalì, e, per un movimento inconsiderato,
-si scostò dall'inglese.
-
-— Che fate, signore! esclamò ella.
-
-— Bacio quella mano che mi dà la vita, rispose Maurizio. Grazie,
-Duchessina, grazie delle vostre cure; mi sento forte abbastanza da
-tornare a casa. Prendete, buona gente, soggiunse poi dando a ciascuno
-de' due villici una moneta d'oro, prendete questo piccol segno della
-mia gratitudine; non ho più bisogno dell'opera vostra.
-
-I due contadini stupefatti di tanta generosità non rifinivano di
-guardare: con occhi spalangati or la moneta or il donatore: e quando
-si furono accertati che la cosa non era una finzione, ma bensì la più
-consolante realtà, si partirono, colmando di benedizioni il forestiero
-e la dama. Maurizio ed Emma restaron soli.
-
-— Volete raggiungere la comitiva, o volete recarvi da Lucia Fritzheim?
-chiese Barkley.
-
-Non si può dire da quanta sorpresa fu colta Emma a queste parole. In
-che modo Maurizio conosceva il segreto di lei?
-
-— Che! signore! esclamò la fanciulla, e chi vi ha detto ch'io mi recava
-da questa donna?
-
-— Nessuno, Duchessina, perocchè voi avete nascosto a tutti il vostro
-proponimento.
-
-— E voi, signore, come avete letto nel mio pensiero? Chi vi ha rivelato
-il nome di questa donna?
-
-— Perdonate, Duchessina, ma questo è il mio segreto: soltanto vi posso
-dire ch'io conosco questa fanciulla, che si chiama Lucia Fritzheim.
-
-— Fanciulla! come! Ella è dunque una fanciulla di onesta famiglia, n'è
-vero?
-
-— Lucia Fritzheim è la virtù personificata, Duchessina, rispose con
-solennità il giovine inglese, e suo padre era l'anima più bella, il
-cuore più nobile che sia stato al mondo.
-
-— Ed è straniera questa famiglia? dimandò sempre più maravigliata Emma.
-
-— Giacomo Fritzheim era svizzero di origine Lucia è nata in Napoli.
-
-— Ed è bella? chiese la giovinetta.
-
-— La sua virtù la rende assai più bella di ch'è in effetti.
-
-— Ed è povera, n'è vero?
-
-— Poverissima, e massime dopo la morte del padre.
-
-— Andiamo, signor Barkley, accompagnatemi da lei. Il mio soverchio
-indugio sarà presso gli amici giustificato dalla vostra presenza.
-Io dirò che in quella casa dove mi son recata per una limosina ho
-incontrato voi, al quale io avea dato appuntamento. Racconterò il
-vostro atto eroico col quale mi avete salvata la vita; troveremo
-pretesti e sotterfugi per colorare la nostra tardanza. Venite,
-Maurizio, indicatemi l'abitazione di Lucia Fritzheim; andiamo a
-spargere il conforto della carità là dove la più nera perfidia ha
-sparso il dolore, la miseria, e volea spargere l'ignominia; andiamo,
-signor Maurizio; compite la vostra opera; salvatemi il cuore dopo
-avermi salvata la vita.
-
-— Io vi accompagnerò, Duchessina, ma non salirò sulla casa di Lucia
-Fritzheim; vi aspetterò a qualche distanza: andate a trovar Lucia; le
-vostre due anime sono fatte per intendersi e amarsi.
-
-La caduta di Maurizio non solamente avea cagionato la sua ferita al
-capo, ma gli avea fatto parecchie contusioni alla sinistra gamba;
-ondechè mal potea reggersi in piedi e a stento potea camminare. Emma lo
-aiutò a montare a cavallo; indi ella balzò sul suo bianco destriero, e
-a lenti passi entrambi s'incamminarono alla volta della casa di Lucia.
-
-C'incombe il debito di far notare a' nostri lettori che Maurizio
-Barkley aveva a certa distanza seguita la cavalcata, e che veggendo
-Emma discostarsi dalla comitiva ella sola, si era affrettato a
-raggiungerla. Per qual ragione Maurizio avea voluto seguir la
-cavalcata? È questo un segreto che il tempo ci spiegherà. Giunti
-che furono all'abituro di Lucia, Maurizio si fermò, lo additò alla
-fanciulla, e disse ch'egli avrebbe aspettato a pochi passi di distanza
-co' due cavalli. Emma montò sola le gradinate, Marietta venne ad
-aprirle l'uscio di scala. La fanciulla rimase attonita nel vedersi
-dinanzi quella bella dama in abito da cavalcare.
-
-— Siete voi Lucia Fritzheim? dimandò Emma.
-
-— Io sono sua sorella, signora, rispose Marietta arrossendo fin nel
-bianco degli occhi.
-
-— E non è in casa vostra sorella?
-
-— Oh, sì, signora, rispose con tristezza la fanciulla, ella non esce da
-lunga pezza; è così mal ridotta!
-
-— Bramo vederla, soggiunse Emma, ho qualche cosa da dirle.
-
-— Entri dunque, signora; perdonerà la poca decenza della nostra casa;
-siamo poveri orfani che viviamo colle fatiche delle nostre braccia.
-
-Entrando in quella casa, la figliuola del Duca di Gonzalvo fu commossa
-insino alle lagrime scorgendo la più commiserevole miseria. Quasi tutte
-le suppellettili erano state vendute: le bianche pareti, imbrattate
-dagli scherzi di Uccello, si presentavano squallide e nude: qualche
-sedia, un letticciuolo di asserelle, un vecchio armadio componevano
-gli arnesi di quella prima camera dove si era trattenuta la giovinetta
-andalusa. Marietta avea fatto sedere la nobil dama, ed era ita ad
-avvertire il resto della famiglia dell'onore inaspettato. Emma udì
-dalla stanza contigua un rumore di oggetti da tavola che venivano
-gittati in fretta in fretta in qualche cassettone, un affaccendarsi
-per ripulire sommariamente e spazzare la stanza; udì il bisbigliare
-di molte voci, e a capo di pochi momenti, ella fu fatta entrare nella
-camera dove stava Lucia Fritzheim. Il volto di Lucia era bianco come
-carta. Emma si avanzò verso di lei e la prese per mano, guardandola con
-occhi velati di pianto.
-
-— Perdono, disse la figlia di Giacomo, mille volte perdono, bella dama,
-se ha atteso pochi momenti; noi prendevamo un boccone quando ella ci ha
-onorati.
-
-— Sono dolente di avervi disturbata, carina: voi dunque siete Lucia
-Fritzheim?
-
-— Per lo appunto, signora, e questi che vedete a me d'intorno sono i
-miei fratelli e mia sorella.
-
-Uccello, Giuseppe e Andrea fecero una riverenza alla nobil dama, e
-sottovoce si dicevano l'uno all'altro:
-
-— Quanto è bella! E che bel vestito! Oh la dev'essere la figliuola o
-la sposa di qualche principe! Guarda, Giuseppe, come son belli quei
-bottoni! Guarda, Andrea, quella frusta!
-
-Emma e Lucia si guardarono per qualche tempo senza profferire parola;
-entrambe erano dominate da forti emozioni, e specialmente Emma sentiva
-una pietà profonda per tanta virtù congiunta a tanta sventura.
-
-— A chi ho l'onore di parlare? dimandò Lucia che non si saziava di
-contemplare l'incantevole bellezza della dama che le stava presente.
-
-— Alla vostra amica Emma di Gonzalvo.
-
-— Emma di Gonzalvo! esclamò Lucia, e gli occhi le si velarono d'una
-nebbia mortale.
-
-Marietta e i fratelli corsero dappresso a lei.
-
-— Voi, signorina, voi la figliuola del Duca di Gonzalvo? Povera Lucia!
-esclamò Marietta rompendo in lagrime.
-
-— Voi dunque conoscevate il mio nome? dimandò Emma con voce commossa.
-
-— Oh signora! se sapeste quante lagrime il vostro nome ha fatto
-scorrere dagli occhi della mia sventurata sorella!
-
-Lucia si era rimessa immantinente; il suo volto avea preso
-un'espressione di nobiltà e di fierezza.
-
-— E che brama da me Emma di Gonzalvo? Vuol forse umiliarmi colla
-sua bellezza e col suo fasto, dopo di avermi ridotta qual sono, uno
-scheletro, dopo di aver tolto a questi innocenti il pane che io dava
-loro colle mie fatiche, e cui non posso più dare per lo stato della
-mia salute? Guardate, signorina, guardate lo squallore e la miseria di
-questa casa, di questa onesta famiglia, è tutta opera vostra; ma spero
-che Dio mi darà la forza di soffocare nel mio cuore l'amore che egli
-stesso vi fece nascere. Oh! or che vi ho veduta, l'ultimo barlume di
-speranza è fuggito. La vostra bellezza assolve lo spergiuro... Ebbene,
-Emma di Gonzalvo, io vi perdono tutto il male involontario che avete
-fatto a me e a questa misera famiglia; io vi perdono dal fondo del
-mio cuore, come imploro da Dio perdono sul capo dello spergiuro... Oh,
-mio Dio, quanto è bella! quanto saranno felici! Ma ella non può amarlo
-quanto l'ho amato io! no, non è possibile!
-
-Due grosse lagrime scapparono da' begli occhi della sventurata
-fanciulla. Emma corse ad abbracciarla: i suoi occhi nuotavano parimente
-nelle lagrime.
-
-— Lucia Fritzheim, le vostre parole mi hanno squarciato il cuore, ma io
-non le merito. Giuro sul mio onore che mai dal mio labbro è uscita una
-sola parola che avesse potuto incoraggiare l'amor di Daniele per me:
-io ignorava ch'egli fosse ligato a voi da un giuramento; e, quando la
-vostra lettera giunse in casa mia, quando quella lettera cadde sotto
-gli occhi del vostro amante, ei nulla mi disse, nulla. Ma Daniele de'
-Rimini non ha l'anima che avete voi, Lucia Fritzheim! Faccia il cielo
-che egli apprenda a conoscervi! La vostra sorte mi commuove e mi tocca
-nel vivo dell'anima. Posso io sperare che accetterete la mia amicizia,
-Lucia Fritzheim?
-
-La figliuola del Duca di Gonzalvo stese la mano alla figliuola di
-Giacomo lo Stradiere, la quale vi si abbandonò sopra con tutta la
-testa, vi stampò mille baci e bagnolla di pianto. Emma se la strinse
-al cuore, e poscia la baciò sul volto con estrema tenerezza. Marietta
-e gli altri fratelli circondarono la nobil fanciulla, piangevano,
-ridevano, e volevano anch'essi aver la loro parte di quegli
-abbracciamenti. Emma li abbracciò tutti. Fu questo un bel momento!
-
-Sul cuore di Lucia fluiva un torrente di gioia. Da tanto tempo la
-miserella non gustava un piacere sì vivo! La sua anima si apriva
-alla felicità dell'amicizia: la sua sensibilità si sfaceva sotto il
-calore di questo divino sentimento. Sul volto della donzella andalusa
-sfolgorava una gioia sì pura che tutte le sue sembianze ne erano
-irradiate. Era forse la prima volta che i suoi occhi nuotavano in
-lagrime di tenerezza: era quello il più sublime piacere ch'ella avesse
-mai gustato in sua vita.
-
-— Io debbo andar via, disse Emma dopo qualche minuto di commozioni,
-sono aspettata da una comitiva di amici, a' quali ho nascosto, sotto un
-pretesto, lo scopo della mia visita.
-
-— Ah! esclamò Lucia, chi sa se ci rivedremo mai più! Una barriera
-insormontabile ci divide.
-
-— E quale? dimandò Emma con tristezza.
-
-— Il nostro stato, rispose Lucia.
-
-— Questa barriera, che l'ingiusta fortuna avea posta tra noi è stata
-già superata dalla nostra amicizia. Noi ci rivedremo, e ci rivedremo
-spesso.
-
-— Iddio possa colmarvi di felicità, incantevole creatura! esclamò Lucia.
-
-— Qua la tua mano, Lucia, la tua puranche, gentil fanciulla, disse
-Emma rivolgendosi a Marietta, la quale afferrò la mano della generosa
-donzella e con effusione di cuore la baciò più volte.
-
-— La vostra anima è bella come il vostro volto, disse la sorella di
-Lucia.
-
-— No, non posso partirmi di questa casa, ripigliò Emma se prima non
-ricevo un pegno della vostra amicizia.
-
-— Un pegno! E quale? chiese Lucia. Parlate, Duchessina, la mia vita è
-vostra.
-
-— Il pegno ch'io vi domando, soggiunse la figlia del Duca, è che
-accettiate questo ricordo mio.
-
-Emma avea tratto dal proprio dito un prezioso anello di brillanti, e
-l'offriva alla misera fanciulla.
-
-— Non crederò che mi siate amica se non accettate questo anello,
-simbolo del legame fortissimo che unirà d'ora in poi i nostri cuori.
-
-Lucia non oppose resistenza, Emma le passò al dito il prezioso anello.
-La figliuola di Giacomo era soffocata da tante commozioni.
-
-Emma era partita tra le benedizioni di quelle innocenti creature, le
-quali aveanla accompagnata fino alla prima branca dello scale. Nel
-ritornar che fecero sul misero abituro, Marietta guardò per caso in
-sul tavolo, a cui si era momentaneamente appoggiata la Duchessina di
-Gonzalvo. Ella mise un grido di sorpresa. Una borsa ripiena di monete
-d'oro riposava sul tavolo.
-
-Emma si affrettò a raggiungere Maurizio Barkley che l'aspettava a
-qualche distanza. Ella montò in fretta sul corsiere, ed a fianco del
-giovine inglese disparve nella polvere che lo scalpitar de' cavalli
-avea sollevata. Prima di sparire, Emma avea agitato il suo fazzoletto
-per salutare Lucia e i fratelli che, aggruppati sul terrazzino
-della loro casa, risposero congiungendo le loro mani al cielo, quasi
-implorando da Dio ogni grazia e benedizione sulla virtuosa e bellissima
-donzella.
-
-
-
-
-III.
-
-MAURIZIO BARKLEY
-
-
-Nell'immensa varietà delle anime, studio interminabile del filosofo
-e dell'artista, subbietto inesauribile di meditazioni, s'incontrano
-non di rado talune individualità così caratteristiche e singolari
-da richiamare tutta l'attenzione dell'osservatore. Sono uomini che
-si elevano, col volo delle loro aspirazioni, alle più alte regioni
-dell'umanità; la virtù è tutto per essi, il mondo nulla; la società
-in cui vivono non ha la forza d'incepparne il nobil pensiero colla
-trivialità delle regole e delle convenienze o colle infinite esigenze
-meschine di giornalieri bisogni: la virtù è la loro esistenza, non
-già quella virtù di convenzione e di uso, ma quella che agli occhi
-dell'uomo volgare è un eroismo giornaliero, e che tanto è più sublime
-quanto più oscura e dispregiatrice di vana gloria. La terra ove
-poggiano il piede non ha per essi più attrattive ed importanza del
-ramuscello su cui l'augelletto si ferma un momento per librare il volo;
-il frale è per essi l'involucro esoso dal quale ardono di sprigionarsi.
-
-Nel novero di questi uomini era Maurizio Barkley, il quale seppe
-elevarsi sopra l'ignobilità della sua razza. Nel mondo morale avviene
-lo stesso che nel mondo fisico. Le apparenti irregolarità, ch'eccitano
-la nostra collera, che fan profferire giudizii torti e temerarii,
-che confondono la nostra scienza futile e vanitosa, sembran tali
-per la ragione che noi le veggiamo da un punto solo e colla limitata
-estensione della nostra vista.
-
-Tutto può parere irregolare agli occhi dell'uomo: tutto è livello agli
-occhi di Dio.
-
-Le grandi anime combattono più delle altre coi corpi, ne' quali son
-ristrette: la deformità, le malattie o la miseria stringono ne' loro
-ceppi crudeli i più nobili istinti: le intelligenze non s'innalzano
-che sulle ruine della propria creta. L'ingegno che crea deve scendere
-dalla sua altezza per provvedere al tozzo di pane che dee soddisfare
-alla richiesta dello stomaco; e sovente quel tozzo di pane non sarà
-ottenuto che a forza di umiliazioni, d'improbe fatiche, di sofferenze.
-La società venera l'ingegno, lo ammira; ma lo lascia perir di fame.
-L'ignoranza spesso accompagna le ricchezze; gli onori del mondo sono
-presso il corredo del vizio; e la virtù si trova anche più sovente
-sotto i cenci.
-
-La più nobile anima era nel corpo della più vile creatura, nel corpo
-d'uno schiavo: Maurizio Barkley, l'_abbietta mercanzia_ comprata
-con pochi scellini, l'ultimo e più dispregevole dei _Chattels_[4]
-acquistati dal Baronetto Edmondo Brighton, avea ricevuto da Dio
-un'anima sublime. Il nome di Maurizio Barkley fu dato a questo schiavo
-dallo stesso Edmondo, poscia che quegli lo ebbe salvato da sicura morte
-nel Circo di Cuba. Il nome che si avea Maurizio per lo addietro altro
-non era che _Quickeye_ (occhio celere) per l'acutezza della sua vista,
-onde rendeva importanti servigi nella caccia delle bestie feroci.
-
-Maurizio era nato nella Colonia del Capo nella Cafreria: i suoi
-genitori, schiavi probabilmente, erano sconosciuti. All'età di sei
-anni appena egli fu venduto ad un mercante di schiavi e trasportato
-nelle Indie inglesi a Patma, capitale del Bahor all'occidente di
-Bengala. Le maschie fattezze del suo volto, l'estremo coraggio che
-fin dall'infanzia aveva appalesato, la somma intelligenza che lo
-distingueva il resero caro al suo padrone, che giammai non volle
-disfarsene a qualunque prezzo. Ma alla costui morte Maurizio venne
-imbarcato, assieme ad altre centinaia d'infelici suoi compagni, e
-menato in America, dove fu comprato dal Baronetto Brighton.
-
-Dicemmo che dopo l'avvenimento della lotta col toro, Edmondo, che aveva
-scoperto in Maurizio il cuore più nobile ed elevato, lo innalzò alla
-dignità di uomo, gli tolse il soprannome di _Quickeye_, e tutt'i segni
-della schiavitù; gli diede il nome di Barkley, voleva dargli la libertà
-che questi ricusò per affetto straordinario ed immenso che portava al
-suo padrone. Ma Edmondo il considerava come uomo libero, e gli pose
-anch'egli amore addosso. A se lo avvinse come tenerissimo amico, e gli
-accordò la più illimitata fiducia, raccontandogli tutta la trascorsa
-sua vita e le follie della sua giovinezza.
-
-Abbiam detto in altro luogo che oltre all'incarico di vegliare su
-i passi del Duca di Gonzalvo a Napoli, Maurizio avea ricevuto dal
-Baronetto un'altra missione. E qual si era questa? La più dilicata,
-la più nobile, la più scrupolosa che fosse stata mai affidata ad un
-uomo al mondo. Maurizio aveva da molti anni l'incarico di badare al
-sostentamento di cinque creature, figli naturali di Edmondo, e di cui
-egli conosceva perfettamente la dimora e lo stato di vita.
-
-In che modo Maurizio adempiva a questa singolare e bizzarra missione,
-a cui il Baronetto l'avea destinato per sedare alquanto i rimorsi
-della propria coscienza? Maurizio riceveva ogni mese una somma, metà
-della quale serviva pe' suoi bisogni e per mantenersi con tutto
-il decoro d'un ricco _gentleman_ (condizione indispensabile pel
-disimpegno del suo mandato presso il Duca di Gonzalvo) e l'altra
-metà era destinata al sostentamento de' cinque giovanetti, frutti
-delle giovanili follie di Edmondo, e per pagare gli agenti subalterni
-della fiducia di esso Maurizio. Questi cinque giovanetti, tra i quali
-era Daniele, e di cui due eran donne ricevevano la somma mensuale
-di cinquanta ducati. Maurizio teneva un agente di sua confidenza
-in ciascun paese ove dimorava uno de' figli del Baronetto. Prima di
-fissarsi in Napoli, Maurizio aveva personalmente visitato, secondo le
-indicazioni ricevute dallo stesso Baronetto, ciascun fanciullo al cui
-sostentamento egli dovea badare, ed erasi con la massima scrupolosità
-accertato dell'identità degl'individui. Con quanta dilicatezza ei
-dovesse diportarsi a tal riguardo e con qual circospezione, è ben
-facile immaginare, tanto più se ponesi mente allo stretto divieto
-ch'egli avea di far conoscere la provvenienza del sussidio mensuale
-ch'ei recava o facea recare a' figli del Baronetto. Benchè Maurizio
-avesse prescelto per agenti subalterni uomini di una probità a tutta
-pruova, li teneva però perfettamente al buio su tutto ciò che non
-era pratica di amministrazione; ei si serviva di questi uomini come
-di semplici braccia, come di strumenti meccanici e non intelligenti.
-Ogni mese Maurizio riceveva le cinque ricevute da' cinque individui
-che riscuotevano il denaro, e quelle ricevute ei mandava fedelmente al
-Baronetto, il quale vedeva a tal modo ogni mese la scrittura de' suoi
-figli, ed il suo cuore era almeno in ciò pago nel conoscere che questi
-innocenti non pativano difetto de' mezzi di vita.
-
-Durante la dimora di Daniele a Manheim e nella casa del Baronetto,
-questi ricevè una volta da Maurizio Barkley, tra le altre quietanze
-dei suoi figli, quella benanche di Daniele, tranne che questa portava
-per cognome Fritzheim e non de' Rimini, imperocchè, se ben ricordano
-i nostri lettori, la prima volta che Daniele firmò la ricevuta de'
-cinquanta ducati, egli stava ancora in casa di Giacomo lo stradiere, e
-non si era dato ancora il fattizio cognome di de' Rimini. Oh se Edmondo
-avesse potuto sospettare che il giovin pianista italiano Daniele de'
-Rimini che albergava nella sua medesima abitazione ed al quale egli
-avea posto addosso tanto amore, altri non era che Daniele Fritzheim,
-suo figlio, frutto dell'infame seduzione sulla persona della sventurata
-Juanita di Gonzalvo! Ed oh! se Daniele, nel ricevere da ignota mano nel
-ricco ostello di Manheim la consueta polizza, avesse potuto supporre,
-che il vero donatore di quel danaro mensuale altri non era che il
-Baronetto Edmondo, Conte di Sierra Blonda, suo padre! Per qual cagione
-Edmondo avea formalmente vietato a Maurizio Barkley di rivelar giammai
-ai propri figli, e per qualsivoglia circostanza, il suo nome, le sue
-qualità, il suo ritiro e i vincoli di natura? Edmondo avea fatto tanti
-sventurati, avea portato il disonore in tante famiglie; ch'ei voleva,
-risarcendo in parte il male che avea fatto, rimanere ignoto a tutti,
-abbandonarsi senza disturbi alla vita riposata e tranquilla che si
-riprometteva di menare nel ritiro di Manheim. D'altra parte, ei temeva
-le private vendette, gli odii, le gelosie: temeva le rappresaglie de'
-suoi tanti nemici. Tra il suo passato e il suo avvenire egli avea posto
-una barriera, che volea non fosse valicata neppure dalla più nobile e
-sacra passione, l'amor paterno.
-
-Un'altra circostanza dobbiamo ricordare ai nostri lettori, perchè
-nulla rimanga a tal riguardo senza spiegazione. Allora che Daniele si
-presentò per la prima volta agli occhi di Maurizio Barkley, questi
-pronunziò le seguenti parole _Alla buon'ora! Eccone uno che gli
-rassomiglia!_ Ora non è più necessario spiegare il sentimento di questa
-frase. Maurizio alludeva alle sembianze degli altri quattro figli
-di Edmondo, dalle quali non avea potuto trarre nessun argomento di
-somiglianza.
-
-Quando Maurizio ricevè in Napoli la quietanza di Daniele in data di
-Manheim, ei fu sorpreso del caso bizzarro il quale riuniva nello stesso
-paese il padre ed il figlio; ma nulla sapeva ancora che il pianista
-dimorasse _Schoene Aussicht_, vale a dire nella medesima abitazione
-del Baronetto. Laonde non sappiam dire da quanta maraviglia ei fosse
-preso nel ricevere dallo stesso Baronetto una lettera in cui questi
-gli dava notizia di aver dato ospitalità al pianista italiano Daniele
-de' Rimini. Maurizio ben conosceva chi era Daniele de' Rimini. Da
-questo momento oltre ogni credere dilicata e difficile addivenne la
-posizione del povero Maurizio. Doveva egli rivelare al genitore la
-dimora del figlio nella propria casa? Maurizio non prese a questo
-riguardo alcuna risoluzione, aspettò un'altra lettera dal Baronetto per
-potersi decidere a qualche passo. Ogni giorno Maurizio andava in casa
-del Duca di Gonzalvo, e questi lo ricevea sempre colle dimostrazioni
-della più grande amicizia, imperocchè il Duca avea sperimentato nel
-giovine inglese una esemplare probità ed un carattere franco, leale ed
-integerrimo. Edmondo, colle sue estese relazioni, avea fatto scrivere
-per Maurizio una possente lettera di raccomandazione da Spagna al Duca
-di Gonzalvo in Napoli, e questa lettera fu il mezzo d'introduzione per
-Barkley nella casa del nobile spagnuolo; il quale accordogli in seguito
-sì fattamente la sua fiducia che le porte della sua casa erano aperte
-in ogni ora del giorno all'Esquire Maurizio Barkley.
-
-E quasi tutt'i giorni Maurizio vedeva Emma; spesso intrattenevasi con
-lei, non ostante quella specie di ripugnanza che la figliuola del
-Duca di Gonzalvo mal dissimulava contro di lui. Ma la condotta, le
-parole dello Esquire Barkley erano irreprensibili, ed Emma non ebbe
-giammai a dolersi della minima infrazione che quegli avesse commessa
-alle leggi del buon vivere. Ciò non pertanto la fanciulla andalusa
-era sovente imbarazzata dallo sguardo di acciaio di Maurizio, il quale
-sembrava voler penetrare nelle più recondite latebre del cuor di lei.
-La fisonomia dell'inglese, ordinariamente fredda e marmorea, acquistava
-dappresso a lei un'espressione indefinibile; que' suoi occhi africani
-lucevano come due pugnali, e il colore del suo volto da olivastro
-diveniva bianco. Emma ammirava talvolta il complesso della testa di
-Maurizio, che aveva qualche cosa di straordinario e di eccezionale.
-I suoi capelli folti, duri e ricci gli tempestavano le tempia e la
-parte posteriore del collo come ispida foresta, e le sue sopracciglia
-ingrossate dall'ardente sole della Cafseria si spiegavano come due
-archi terribili su le due nere frecce degli occhi; era nell'espressione
-e nel taglio del suo capo qualche cosa del leone.
-
-Nelle fattezze di quest'uomo era la natura selvaggia e indomita unita a
-quella impronta di nobiltà che la virtù solamente può dare agli uomini.
-Nel tempo stesso la schiavitù avea lasciato il suo marchio indelebile
-nel carattere di lui cupo, aspro e sospettoso; quell'anima ardente nata
-per amare era stata defraudata financo del più caro sentimento, l'amor
-filiale. La più brutale condizione era stata imposta a quell'uomo, nel
-cuor del quale, fin dalla più tenera infanzia, era stata distillata
-ogni più bassa e truce passione, le quali per altro non aveano potuto
-attecchirvi.
-
-Abbiam detto che Maurizio vedeva Emma quasi ogni giorno. Quell'uomo
-ch'era arrivato all'età di trentadue anni nella maggior severità
-di pudore, e che non pertanto sentiva nel petto le fiamme del cielo
-africano; quell'uomo che sentiva ribollirsi il sangue al solo udir
-parlare d'amore non potea veder Emma tutt'i giorni senza rimanere
-attossicato dagli occhi della spagnuola. Ben presto una passione cupa
-si scavò un passaggio nella sua anima come una mina nelle visceri della
-terra. E questa passione crebbe, crebbe alimentata da tutta la volontà
-dello stesso Maurizio, il quale trovava in essa la più grande felicità
-della sua vita. Stranezza incomprensibile! Maurizio era felice nel suo
-amore sepolcrale: nessun raggio di speranza balenava su esso; e questo
-appunto alimentava la nascosta sua fiamma. Giammai non gli venne al
-pensiero l'idea d'una corrispondenza di Emma! però che questa idea
-era per lui un assoluto impossibile. Intanto egli era felice di amare
-Emma: era questo amore il suo culto, migliore assai di quel barbaro
-_feticismo_ che gli avevano insegnato colle nerbate della schiavitù.
-Questo solitario amore, dava a Maurizio le più singolari tendenze.
-Sovente egli si recava ne' luoghi più remoti e campestri, visitava
-i villaggi che circondano Napoli, montava l'erta del Vesuvio o de'
-Camaldoli, ed ivi, seduto su qualche collina, o alla vista del mare,
-egli si abbandonava a tutta la malinconica tenerezza della sua anima.
-In così fatte interne conversazioni egli si apriva interamente a sè
-stesso, e si piaceva di confidare all'aura del cielo i sentimenti del
-proprio cuore. L'immagine di Emma era la sua compagnia: quell'immagine
-cara prendeva agli occhi di lui forme eteree e leggiere; rivestiva
-i colori della nugoletta indorata che attraversava la tacita volta
-del cielo, nella forma di sottil nebbia si piegava sulle onde del
-mare, quasi per udirne i segreti, si raccoglieva sotto l'ombra di un
-platano, o si sfumava colla luce nel lontano orizzonte. Chi può dire le
-strane visioni di un'anima vergine e selvaggia che ama coll'ardore de'
-deserti, e che è continuamente costretta a ripiegarsi sovra sè medesima
-per mancanza di eco? Alcune volte la vulcanica passione di Maurizio
-scoppiava dal suo seno come tremenda eruzione, e allora i suoi occhi
-infiammati di lagrime giravano come quelli dell'affamato leone che
-percorre la vastità del deserto senza trovare di che satollare la sua
-fame; allora lo schiavo facea rimbombare le solitudini de' campi con
-gridi terribili e disperati: allora tutto gli era insopportabile, il
-moto e la quiete, la compagnia e la solitudine, la luce e le tenebre.
-Ma questi momenti di debolezza eran rari, perchè l'anima di Maurizio
-era forte come il suo corpo vergine ed avvezzo alle più orrende
-privazioni.
-
-Maurizio avea nascosto nel più profondo dell'anima il segreto del suo
-amore; era impossibile all'occhio più destro e indagatore lo scoprire
-la passione ardentissima che bolliva nel petto di lui. La stessa Emma,
-lungi d'addarsene minimamente, non iscorgeva nel _gentleman_ che un
-freddo egoista. Ma dal dì che Maurizio l'ebbe salva da sicuro pericolo
-di vita, Emma il risguardava con altr'occhio, ed il tenne in istima
-di amico sincero e leale. Fu quello certamente il più bel giorno della
-vita di Maurizio. Ed or cade in acconcio il dire ch'egli, inosservato,
-seguiva sempre Emma dovunque costei si recava: e quel giorno della
-cavalcata fu sul principio un tristo giorno per lui, dappoichè Maurizio
-vedeva a fianco di Emma i più leggiadri cavalieri! ogni parola che la
-fanciulla volgeva a qualcuno di loro era dardo al cuore dell'Africano.
-Da lungi egli non perdeva mai d'occhio ciascun movimento di lei. Abbiam
-già detto ch'egli possedeva tal vista acuta, che tra gli schiavi suoi
-compagni si era meritato il nome di _Quickeye_ (occhio celere).
-
-Non così tosto Maurizio ebbe veduto Emma discostarsi dalla comitiva
-e prendere sola la via di _S. Maria degli Angeli alle Croci_, pensò
-subitamente, con quella penetrazione che soltanto l'amore sa dare;
-che la fanciulla andava a trovare Lucia Fritzheim. Già Maurizio
-conosceva la faccenda della lettera di Lucia capitata nelle mani di
-Emma, conosceva la strana proposta di Daniele al Duca di Gonzalvo,
-e sospettava l'inclinazione di Emma pel giovine pianista. Con una
-parola Maurizio poteva distruggere tutto l'edificio delle speranze di
-Daniele. Quand'anche il Duca di Gonzalvo avesse avuto in pensiero di
-aspettar davvero i due anni promessi: quand'anche Daniele fosse tornato
-milionario ed amante riamato di Emma, una sola parola annientava ogni
-unione tra Daniele ed Emma. Bastava che Maurizio avesse detto al Duca
-di Gonzalvo esser Daniele figlio naturale del Conte di Sierra Blonda,
-cui tanto il Duca detestava e contro il quale avea giurato mortal
-vendetta. Ma lo schiavo di Patna avea l'anima nobile. Alla festa di
-Lady Boston, egli avea promesso a Daniele di non parlare, e questa
-promessa era sacra per lui; il pensiero di violarla giammai non era
-entrato nella sua mente. Avvegnacchè ardentemente egli amasse la
-giovinetta spagnuola, e sapesse che a costei le premure di Daniele non
-erano indifferenti, Maurizio non si lasciò sfuggir giammai una parola
-che avesse potuto umiliare l'amante agli occhi dell'amata. Eppure sa
-il cielo quanto soffriva il cuore di lui allora che Emma, dissimulando
-la sua agitazione, gli parlava del giovine pianista, del costui genio
-musicale, delle brillanti qualità dello spirito di lui. Maurizio
-disprezzava nel suo interno il trovatello, tipo d'ingratitudine,
-d'infedeltà e di slealtà; e ciò non per tanto nol degradava agli occhi
-di lei, sembrandogli codardia il valersi di un segreto per fargli
-perdere la stima della donna amata. Benchè rivale, Maurizio disprezzava
-Daniele, e troppo egli era nobile e altero d'animo per abbassarsi
-ad una inutile soperchieria. E diciamo inutile, perchè Maurizio non
-isperava di acquistarsi giammai l'amore di Emma, ed il pensiero d'una
-corrispondenza di affetti era lontanissimo dalla sua mente.
-
-Ma dal giorno in cui Maurizio ebbe la somma ventura di esporre la
-propria vita per sottrarre l'adorata andalusa da terribile pericolo,
-nell'animo di lui avvolgeansi costantemente le parole profferite da
-Emma nell'avviarsi alla casa di Lucia Fritzheim. Questa fanciulla avea
-detto: SALVATEMI IL CUORE DOPO DI AVERMI SALVATA LA VITA! Emma dunque
-amava!!
-
-Maurizio ricordava eziandio che la figliuola di Gonzalvo avea
-detto: _Andiamo a spargere il conforto della carità là dove la più
-nera perfidia ha sparso il dolore, la miseria, e voleva spargere
-l'ignominia!_
-
-Non ci era dubbio: quella _nera perfidia_ non potea sulle labbra di
-Emma riferirsi ad altri che a Daniele. Ella dunque sapea di essere
-stata ingannata da costui sul conto di Lucia Fritzheim. Maurizio
-interrogò freddamente sè stesso; dimandò alla sua coscienza quello
-ch'egli dovea fare per _salvare il cuore di Emma_. Tradir Daniele? Non
-mai.
-
-Maurizio pensò varii giorni su quel che dovea fare: e un bel mattino,
-una fredda risoluzione era presa.
-
-A che si era determinato Maurizio Barkley?
-
-
-
-
-IV.
-
-L'ARDITA MENZOGNA
-
-
-Maurizio fermò di andare a trovar Lucia Fritzheim. Pochi giorni
-appena erano scorsi dalla visita di Emma alla figliuola di Giacomo lo
-Stradiere. Nell'abitazione di Lucia tutto era cangiato di aspetto: la
-tristezza e la miseria erano in parte scomparse, tutto al presente
-era ripulito, rassettato; varie suppellettili nuove vi si vedeano,
-e le vecchie erano raffazzonate. Egli è tempo di dire che, dopo il
-crudele abbandono di Daniele e gl'infruttuosi tentativi di Padre
-Ambrogio, Lucia era stata colpita in sul principio da acuta febbre
-nervosa, e poscia da un lento morbo di languore che avea minacciato di
-strascinarla alla tomba, Padre Ambrogio avea prodigalizzato all'inferma
-i tesori della cristiana carità. I nostri lettori conoscono una parte
-della lettera che Lucia scrisse a Daniele: c'incumbe ora il debito di
-farla loro conoscere per intero: essa era del tenor seguente:
-
- «Daniele, Daniele mio.
-
- «Corre già il quarto mese che mi hai abbandonata, ho contato questi
- orribili giorni ora per ora, minuto per minuto. Non ti rivolgo
- nessun rimprovero; sono rassegnata alla mia sorte... Mi è noto
- che ami un'altra!... Iddio ti renda felicità. Io sto male, male
- assai: il cielo vorrà forse aver pietà di me togliendomi da questa
- vita, prima che tu divenga lo sposo di un'altra. Il medico della
- parrocchia ha detto a Padre Ambrogio ch'io entro nel primo grado
- di tisi: ho inteso bisbigliar ciò intorno al mio letto, essi mi
- credevano addormentata! Oh quanto ti ho amato!... Io ti sciolgo dal
- tuo giuramento, Daniele, e ti perdono la morte che mi dai. Soltanto
- ti prego, in nome della prima parola di amore che ci scambiammo,
- in nome di mio padre, che non abbandoni la mia infelice famiglia,
- la mia cara sorella, i miei fratelli, e soprattutto che non abbi
- più odio per quella povera creatura di Uccello... Sovvengati di
- loro quando sarai felice a fianco della donna del tuo cuore...
- Addio, addio... non udrai più a parlar di me che un'altra sola
- volta, quando cioè ti sarà per caso annunziata la mia morte... sarà
- questo il più bel giorno della tua vita, siccome il dì della mia
- morte sarà stato per me il più felice... Addio, addio, per l'ultima
- volta, Daniele, Daniele mio.
-
- _Lucia Fritzheim._
-
-È noto il crudel destino ch'ebbe questa lettera: una parte di essa fu
-dannata alle fiamme, e un'altra servì a rallegrare il pranzo di Daniele
-e de' suoi amici.
-
-Indarno la misera Lucia aspettò una risposta; questa non venne, siccome
-più non venne l'ingrato Daniele. Noi non abbiamo voluto risparmiare a'
-nostri lettori il quadro delle sofferenze di Lucia, di quell'anima sì
-candida e bella. La religione e l'amor fraterno alleviarono soltanto
-in parte i suoi dolori. L'orrenda infermità ond'ella era minacciata fu
-rimossa mercè le paterne cure ed il senno di Padre Ambrogio, il quale,
-oltre alla personale assistenza, provvide per medici e per rimedi; e
-Dio gli concedè il sommo piacere di veder salva Lucia dall'inesorabile
-consunzione.
-
-Dopo l'abboccamento ch'ebbe con Daniele, Padre Ambrogio, sperando
-sempre che questi sarebbesi ravveduto, nol perdè mai di vista, e
-s'informò della sua condotta, delle sue amicizie e relazioni: non
-indugiò quindi a scoprire che il giovine era perdutamente innamorato di
-nobil damina, la quale seppe esser la figliuola del Duca di Gonzalvo.
-Padre Ambrogio, per isvellere dal cuor di Lucia la sciagurata passione
-per Daniele, stimò rivelarle i novelli amori del giovine, confortandola
-a sbandire ormai dal suo cuore quel perfido, indegno di essere più
-oltre l'oggetto dell'amor di lei. A Lucia non produsse gran colpo
-una tale rivelazione, dappoichè non ostante le grandi precauzioni
-che Daniele aveva usate per nascondere i suoi novelli amori, già la
-miserella qualche cosa ne sapea, e già sospettava che al Palazzo S...
-dove la sua lettera era capitata, dovesse dimorar la donzella che le
-rapiva il cuore del suo amante.
-
-Lucia tracannò l'amaro calice senza mettere un lamento: ella offrì al
-cielo, con nobile slancio di rassegnazione, il suo dolore, ed il pregò
-ferventemente che le desse la forza di sopravvivere a tanto spasimo,
-non per amore ch'ella portasse alla vita, oramai rendutalesi amara e
-pesante, ma per non togliere alla sua disgraziata famiglia l'ultimo
-braccio che le avanzava. Ella sentiva il dovere di vivere non per sè,
-ma pei suoi. E le sue preci furono esaudite dalla Provvidenza. Lucia
-ripigliò la sua forza, e comechè affranta dalle sofferenze, pareva
-attingere nell'amore della propria famiglia il coraggio e la vigoria.
-
-Ella non potea soffocare nel suo cuore una passione ch'era divenuta
-una parte vitale della sua esistenza; ma si tenea paga di amare Daniele
-nel fondo dell'anima. Lucia avrebbe potuto fare impallidire il perfido
-nel cospetto medesimo della sua vaga, avrebbe potuto gittare nel mezzo
-dei due amanti la parola _trovatello_ qual barriera insormontabile
-tra loro; ma Lucia, al pari di Maurizio Barkley, avea l'animo troppo
-elevato e il cuore troppo ben formato per discendere ad una vendetta
-che avrebbe renduto infelice il suo amante senza render lei meno
-sventurata. Lucia fece di meglio assai; fece quello che la religione
-insegna: perdonò ed amò.
-
-Stando a tal modo le cose, un mattino Padre Ambrogio, che mal si
-studiava di nascondere il suo turbamento, vinto dalle istanze di Lucia
-e di Marietta, confessò di aver saputo che Daniele si accingeva a
-partire per l'estero, e che gli era stato impossibile di scoprire quale
-scopo si avea tal partenza, qual motivo l'avea determinata. Facendo
-ciò palese, Padre Ambrogio restò maravigliato non poco nello scorgere
-sul volto della fanciulla, a vece di un dolor profondo, una certa
-espressione come di gran gioia. E siccome egli non facea mistero delle
-impressioni che provava, dimandò a Lucia perchè quella notizia, invece
-di contristarla, sembrava le desse soddisfazione. Lucia gli confessò
-ch'ella preferiva di saper lontano il suo amante e forse per sempre,
-anzichè di saperlo in Napoli e al fianco di un'altra donna. Oh! se la
-tapinella avesse conosciuto lo scopo del viaggio di Daniele!
-
-Ma in pari tempo ch'ella confessava esser più contenta che Daniele
-partisse piuttosto che saperlo accanto alla figliuola del Duca di
-Gonzalvo, i suoi occhi si bagnavano di lagrime, le sue affilate gote
-s'imbiancavano, ed il suo petto si gonfiava come la marea vicina a
-frangersi in sulla spiaggia. E le sue lagrime erano richiamate eziandio
-da quelle di Marietta che scorrevano senza ritegno su per le belle
-guance della fanciulla, la quale frattanto non lasciava di rimprocciar
-la sorella perchè piangesse mentre avea detto di aver piacere della
-partenza di quel birbante (questo era l'epiteto che Marietta solea
-dare a Daniele). Lucia più non pianse, ma fermò di veder Daniele per
-l'ultima volta, innanzi che questi abbandonasse Napoli.
-
-Si conosce come allora che il giovine si accingeva a salir sulla
-diligenza che dovea menarlo lungi da Napoli, la fanciulla si slanciò,
-con impeto irresistibile, verso di lui, e gli si mostrò. È noto lo
-scontro de' due amanti. Lucia avea veduto vagare una lagrima negli
-occhi di Daniele: ella era meno infelice!
-
-Dal dì della partenza dell'amato giovine, Lucia non era men trista
-e sofferente che per lo addietro, ma più tranquilla e interamente
-rassegnata. La tristezza del suo cuore veniva per altro accresciuta
-dalla povertà ch'ella vedeva ogni dì vie più invadere la famiglia.
-Quantunque tanto ella quanto Marietta facessero ogni opera e si
-ammazzassero di lavoro, il frutto delle loro fatiche a mala pena
-bastava per uno scarso nutrimento. Padre Ambrogio non cessava, sia con
-procacciar lavori alle due fanciulle, sia con delicate sovvenzioni
-che egli sapea nascondere con arte, rifondendo del suo sul meschino
-prodotto dei lavori ch'egli stesso lor dava a fare, non cessava di
-provvedere al sostentamento di quella famiglia, della quale egli avea
-promesso a Giacomo di essere secondo padre. Commovente e splendido
-esempio di virtù! Oh perchè gli uomini come Padre Ambrogio son così
-rari nella società corrotta e decrepita in cui viviamo!
-
-La visita di Emma aveva interamente cangiato l'aspetto delle cose.
-Erano circa le undici di un bel mattino lucido e sereno. Maurizio era
-andato a piedi alla dimora dell'onesta famiglia. Egli era vestito colla
-più grande semplicità: portava un soprabito bigio; lunghi stivali colle
-rivolte, cappello a larghe tese, e una giannetta d'ebano nelle mani. I
-fratellini di Lucia erano usciti a diporto nei dintorni colla vecchia
-fantesca, così che in casa non erano che Lucia, Marietta e Uccello.
-
-Marietta era occupata a rimendare e ricucire calze, camice ed altri
-panni pertinenti ai fratelli: sopra una sedia, ad una traversa della
-quale appoggiava i piedi, ella teneva un patuffolo di panni che dovea
-passare in rivista, e su cui gittava con impazienza lo sguardo, però
-che la vispa fanciulla avrebbe preferito di andare un poco a scorrazzar
-per la campagna in compagnia dei fratelli. Ad ogni punto ella dava
-un'occhiata al lavoro, e mille d'intorno, guardava distratta al di là
-della finestra e mandava di grossi sospiri. Spesso rimaneva coll'ago
-in mano senza far niente, o si metteva a guardar con amore la sorella
-ch'era tutta in sul lavoro. Marietta era tanto felice nel veder sul
-volto di Lucia rinati in parte i color della salute! E se Lucia alzava
-gli occhi, Marietta ripigliava il suo compito e ritornava all'opera
-sorridendo, ma allora era ruina tutto quello che faceva; s'imbrogliava
-a infilare l'ago, si scordava di fare il nodo della gugliata, si
-pungeva le dita ovvero, se stava rimendando le calze, facea scappar
-le maglie e scavalcarle, si facea cader la bacchetta e i ferruzzini.
-Lucia sorrideva, dappoichè ben sapea come l'amasse quella cara sorella,
-il cui solo difetto era nella troppa leggerezza del temperamento.
-Lucia avea posto mano ad un paio di calzoncini nuovi di Andrea, il più
-piccolo dei fratelli: ella ne avea fatto l'imbastitura, e si accingeva
-a cucirli. Non si può dire il bene immenso che la visita di Emma avea
-fatta a tutta questa famiglia. Quanto poco ci vuole per rialzare i
-sofferenti dal loro abbattimento! Lucia non era più così trista come
-per lo addietro; la sua famigliuola avea ormai un appoggio, un'amica. A
-seconda ch'ella si sentiva restituita alla salute, ella ne provava una
-indicibile felicità, perocchè poteva, colla fatica delle suo braccia,
-sovvenire ai bisogni de' fratelli.
-
-Le due sorelle erano così occupate. Una fascia di sole illuminava i
-loro lineamenti e andava a scherzare sulla sedia situata nel mezzo di
-quelle due fanciulle. In un angolo della stanza era seduto Uccello
-davanti ad una tavola su cui si vedea spiegato un grande abbicci.
-L'idiota si sforzava di apparare a conoscere le lettere, imperocchè
-Padre Ambrogio gli avea promesso un bel regalo se imparasse in
-pochi giorni l'alfabeto. Uccello avea mandato a memoria il nome di
-ciascuna lettera, ma non sapeva ancora farne l'applicazione alla
-figura. Egli si facea di grosse risate senza motivo, e sfregavasi le
-mani ogni volta che indovinava a chiamare una di quelle lettere. Di
-tempo in tempo, annoiato di cantar, sempre la stessa canzone su quel
-maledetto scartabello che gli stava dinanzi, si alzava e veniva ad
-equilibrarsi in sulla spalliera della sedia di Marietta, a giuocare
-co' gatti mollemente sdraiati al sole, a perseguitar qualche mosca,
-o a trastullarsi colle proprie dita divenute per lui dieci balocchi
-gentili e graziosi. Una modesta tirata di campanello fece ristar dal
-lavoro le due fanciulle e correre alla porta Uccello che, dopo molte
-lezioni e molti sforzi, aveva appreso ad aprirla. Le due sorelle
-furono estremamente sorprese nel vedersi dinanzi un uomo ch'esse
-non conoscevano, mentre credevano che fossero i due fratelli i quali
-tornassero dalla passeggiata unitamente alla vecchia fantesca che gli
-avea accompagnati.
-
-Maurizio Barkley salutò col capo le due fanciulle a rimase col cappello
-in mano e all'impiedi.
-
-— Scusate, signorine, egli disse, se ardisco presentarmi senza forse
-essere personalmente conosciuto da voi. Eppure ho avuto l'onore di
-godere la stima di vostro padre.
-
-— Il vostro nome signore? dimandò Lucia.
-
-— Maurizio Barkley.
-
-A tal nome le due fanciulle fecero un moto di sorpresa.
-
-— Ma noi conosciamo un tal nome, n'è vero, Lucia? disse Marietta.
-
-— Certamente, era questo il nome che figurava sulle polizze che Daniele
-riceveva ogni mese.
-
-— E che tuttavia riceve, osservò Maurizio sorridendo.
-
-— Voi dunque, signore, siete l'ignoto benefattore di Daniele?
-
-— Non io propriamente, signorina... ma su questo vi prego di non
-interrogarmi: avrei il rammarico di dovermi rifiutare alle vostre
-inchieste. Bastivi il conoscere esser io quel Maurizio Barkley il cui
-nome figura sulle polizze che Daniele riceve in ogni fin di mese.
-
-Mentre Maurizio parlava, Marietta era ita a prendere una sedia e l'avea
-offerta all'Esquire, che si sedè presso le due fanciulle, come se fosse
-amico intrinseco di casa.
-
-Lucia dimandogli:
-
-— Poichè voi, signore, avete detto che Daniele riceve ancora il
-sussidio mensuale, la cui provvenienza non potete rivelarci, voi però
-dovete conoscere dove al presente egli si trova.
-
-— Daniele è in Germania, signorina.
-
-— In Germania! esclamò Marietta; è lontano, non è vero, signore?
-
-— Non lo è mai abbastanza per la vostra pace, rispose Maurizio,
-affissando gli occhi in quelli di Lucia, la cui commozione si
-appalesava dai moti irregolari del seno e della estrema pallidezza del
-volto.
-
-— Egli sta bene dove sta, e speriamo che se ne vada a capo del mondo,
-disse Marietta, guardando di soppiatto la sorella per vedere che
-sensazione le producessero queste parole.
-
-Maurizio sorrise e guardò con compiacenza Marietta, la cui vivacità si
-tradiva in ogni sua parola e gesto. Lucia avrebbe voluto fare un mondo
-di domande a Maurizio, ma la trattenea un certo timore di conoscere
-cose che le avrebbero arrecato dolore grandissimo: nello stesso tempo
-ella vergognavasi di fare tali domande alla presenza della sorella, cui
-avea promesso di non mai parlare di Daniele.
-
-— Sento il dovere, signorine, disse Maurizio dopo qualche momento
-di silenzio, di dichiarare lo scopo della mia visita. Io sono il
-messaggiero della vostra amica la Duchessina Emma di Gonzalvo.
-
-Un raggio di gioia sfavillò su i volti delle due sorelle
-
-— La Duchessina! esclamò Lucia.
-
-— Quella celeste creatura! disse Marietta.
-
-Ed entrambe guardarono con avidità negli occhi di Maurizio, quasi
-avessero voluto conoscere anticipatamente ciò che questi dovea dir
-loro.
-
-— Ella stessa, rispose Barkley, ella m'incarica di darvi un attestato
-della sua sincera amicizia.
-
-— Abbiamo forse bisogno per ciò di altri attestati, di altre prove
-disse Lucia a cui già gli occhi si velavano di lagrime di tenerezza. Oh
-perchè vuol ella opprimerci di bontà!
-
-— Chi ha imparato una volta a conoscervi, adorabili fanciulle,
-disse Maurizio, non farà mai abbastanza per dimostrarvi la sua
-affettuosa amicizia. Emma ha un torto da riparare con voi, Lucia; ella
-involontariamente vi ha rapito il cuore di Daniele, ed oggi ella viene,
-per mezzo mio, se non a restituirvelo (poichè ciò non è in suo potere),
-a rendervi almeno la sicurezza e la pace. Io sono incaricato di farvi
-la confessione che la Duchessina Emma di Gonzalvo ama un altro, che non
-è Daniele, e dal quale ella è corrisposta con un'indicibile adorazione.
-Questa confessione rimanga per altro, sepolta ne' vostri cuori,
-signorine; Emma non vuol per ora che nessuno al mondo sappia i suoi
-sentimenti.
-
-— Ah! ti ringrazio, mio Dio, ti ringrazio, esclamò Lucia giungendo le
-mani e volgendo al cielo i suoi begli occhi.
-
-— Oh benedetta! benedetta! sclamò Marietta. Or sì ch'ella merita di
-essere adorata! Beato, beato quell'uomo ch'è il suo amante! Oh come
-costui deve andar superbo e felice di essere amato da quel sole di
-bellezza!
-
-— E chi è costui? dimandò Lucia.
-
-— MAURIZIO BARKLEY! disse questi chinando gli occhi e impallidendo.
-
-— Voi! voi, signore!! Oh siate felice, signor Barkley, chè ben lo
-merita il vostro nobil cuore!
-
-Maurizio si affrettò d'interrompere una conversazione che diveniva
-pericolosa e delicata per lui. Poco stante, egli si accomiatava dalle
-due sorelle. Ma innanzi ch'ei fosse partito, Lucia lo avea pregato di
-manifestare alla nobile amica i suoi sentimenti di riconoscenza, di
-stima e di affetto. Nel discendere le scale di quella casa, Maurizio
-dicea tra sè:
-
-— Ho fatto il mio dovere; le ho salvato il cuore... Dio faccia il resto!
-
-Nella stessa mattina, e non sì tosto di ritorno da _S. Maria degli
-Angeli alle Croci_, Maurizio recossi al palazzo S... e chiese di
-parlare alla Duchessina. Emma il ricevè, siccome solea da qualche
-tempo, colle dimostrazioni della più confidenziale amicizia. Maurizio
-era pallido, ma tranquillo secondo il consueto.
-
-— Vengo dalla vostra amica, da Lucia Fritzheim.
-
-— Ah! esclamò Emma, vi ringrazio davvero, signor Barkley; volea
-pregarvi appunto questa mattina di recarvi da lei per informarvi della
-sua salute che mi è sì cara.
-
-— Vedete, Duchessina, ch'io antivengo ai vostri desiderii. Ma ho
-fatto molto di più che informarmi della sua salute: le ho interamente
-restituita la pace del cuore, rassicurandola su i vostri sentimenti a
-riguardo di Daniele. E per rimuovere dall'animo di lei ogni sospetto,
-mi son fatto ardito di dirle che altri occupava il cuor vostro.
-
-— Che! signore!
-
-— Ora, Duchessina, voi avete l'obbligo di non più pensare a Daniele:
-se questo era dianzi generosità in voi, al presente è dovere; io vi ho
-fatto una legge di sacrificare all'amicizia un avanzo di affetto per
-un uomo che ne è indegno. Ricordatevi che voi mi avete comandato di
-salvarvi il cuore.
-
-— Ed avete fatto bene, signor Barkley, e ve ne ringrazio... Voi dunque
-avete detto a Lucia Fritzheim che il mio cuore..
-
-— Era avvinto ad altro amore, Duchessina.
-
-Emma sorrise e abbassò gli occhi.
-
-— Scommetto che mi avete trovato anche un amante, disse sorridendo la
-fanciulla.
-
-— Si, Duchessina, rispose Maurizio con visibile turbamento, ho detto
-che voi amavate...
-
-— Chi mai? interruppe Emma aggrottando le ciglia.
-
-— Maurizio Barkley! questi rispose con voce appena sensibile.
-
-— Voi! voi stesso! esclamò Emma arrossendo di viva fiamma.
-
-— Io stesso, Duchessina; imploro tutto il vostro perdono per questa
-ardita menzogna. Quella fanciulla mi ha chiesto il nome del vostro
-amante. Chi poteva io nominare senza compromettervi? Gli è certo che se
-io avessi nominato qualunque altro, non solamente avrei commessa la più
-imperdonabile imprudenza e temerità, ma la menzogna cessava di essere
-innocente. Posso sperare di aver ottenuto il vostro perdono?
-
-Emma, cogli occhi bassi, gli stese la mano.
-
-— Amico generoso! diss'ella, avete salvato me e Lucia; vi perdono e vi
-ringrazio.
-
-Maurizio baciò la mano della nobil fanciulla e si ritrasse, dicendo tra
-sè stesso:
-
-— E me chi salverà, se non Dio?
-
-
-
-
-Parte Quinta
-
-
-
-
-I.
-
-LOTTA INTERNA
-
-
-Dal giorno in cui tra il Baronetto e Daniele era stato conchiuso il
-bizzarro contratto, per lo quale costui si obbligava ad essere il
-custode del cadavere di quello, lo stato morale di questi due uomini
-erasi al tutto cambiato: il Baronetto, restituito alla salute e alla
-tranquillità, avea ripreso le consuete sue occupazioni; era tornato
-a' suoi campestri lavori; avea richiamato intorno a sè gli amici,
-di cui si era dinanzi disgustato a cagione della infermità del suo
-spirito; avea ripigliato i suoi studi, le sue faccende; era insomma
-ridivenuto quello stesso uomo ch'era qualche anno addietro. Egli amava
-sempre Daniele, e sempre con piacere il vedeva a sè d'accanto; ma ora
-mutato era l'aspetto delle cose: ed il Baronetto più non sentiva la
-necessità delle melodie del giovine pianista per iscacciar dall'anima
-que' fantasmi che al presente più non venivano ad assediarlo. Anzi, è
-mestieri confessare che l'aspetto di Daniele cagionava piuttosto una
-spiacevole sensazione in Edmondo, dappoichè questi non vedeva ormai
-nel giovine italiano che l'uomo destinato a vegliare sulle sue spoglie
-mortali. Ciò non vuol dire che Edmondo disamasse Daniele, verso il
-quale si sentiva attratto da una forza prepotente; ma il _guardiano_
-della morte non poteva non far nascere un sentimento di ripugnanza
-nell'animo del Baronetto.
-
-Dal canto suo, Daniele, a vece di esser lieto della prodigiosa fortuna
-che un giorno gli sarebbe spettata, sembrava più impensierito che per
-lo passato: egli era sempre distratto taciturno, o inconcludente. Nel
-cospetto di Edmondo, egli forzava di mostrarsi men rabbruscato e più
-ameno, ma ora, non così di frequente ei vedeva il Baronetto, e la sera
-quando questi era nel cerchio dei suoi amici, Daniele non appariva che
-un istante nella camera verde, e tosto dileguavasi per abbandonarsi
-alla solitudine de' suoi pensieri, o per trovare nel teatro Manheim
-distrazioni e svagamenti.
-
-Il mese era scorso dacchè ei si trovava a _Schoene Aussicht_: il
-Baronetto, fedele alla sua promessa, gli avea dato una cambiale di
-trentamila franchi pagabile a vista e tratta sopra un banchiere di
-Manheim. Nel dargli questo denaro, il Baronetto avea detto sorridendo:
-Ecco una piccolissima anticipazione su quello che il _mio cadavere_ vi
-darà. Daniele era libero di seguitare i viaggi e di tornare a Napoli.
-Edmondo non faceva più nessuna istanza per ritenerlo altro tempo
-a _Schoene Aussicht_: intanto il giovine pianista non sapea venire
-in nessuna risoluzione. Egli non volea più seguitare i suoi viaggi,
-imperocchè ne comprendea l'inutilità. D'altra parte, non era egli ormai
-l'erede d'immense ricchezze? Che bisogno avea di ammazzarsi di lavoro,
-nella certezza di non poter mai conseguire quel milione, che egli vedea
-rifulgere nell'avvenire? Ritornare a Napoli? Questo proponimento era
-ben lontano dall'animo suo, perocchè Daniele non volea riporre il piede
-nel paese dov'era Emma, se prima non diventasse milionario.
-
-Intanto egli sentiva la necessità di allontanarsi immantinente da
-_Schoene Aussicht_. Ogni dì che ei prolungava il suo soggiorno in
-questo luogo, l'animo suo si faceva più nero e il suo volto più
-pallido. Nell'aureo appartamento dov'egli avea stanza, nel letto di
-seta dov'ei si gittava per riposare, Daniele più non trovava il riposo
-e la quiete; il sonno ch'era tornato sulle ciglia di Edmondo, fuggiva
-dagli occhi di lui. Daniele volea fare il possibile per involarsi a
-sè medesimo, per non trovarsi faccia a faccia coi proprii pensieri,
-ma frattanto ei non sapea abbandonar la poltrona sulla quale rimanea
-lunghe ora nella più assoluta immobilità.
-
-Che cosa aveva operato un sì strano cangiamento in Daniele? Un'idea
-infernale che gli si era presentata al pensiero come luce sinistra.
-Dapprima egli avea rigettata quest'idea con tutte le forze dell'anima
-sua, aveva fremuto nel pensarvi; ma quell'idea che dapprima se gli era
-mostrata rivestita di orrore, incominciò per così dire, a dimesticarsi
-con lui. Quest'idea era un DELITTO!
-
-La nostra penna rifugge dal palesare quello a cui pensava Daniele
-per accorciare il termine della sua aspettativa e per far sparire
-la distanza che lo separava dall'oggetto dei suoi desiderii! Il suo
-petto balzava al pensiero di volare, due volte milionario, dal Duca
-di Gonsalvo, non appena spirati due anni. Un ostacolo si frapponeva
-al compimento de' suoi voti, una vita! Un uomo doveva diventare
-CADAVERE perchè avesse potuto afferrare quella felicità che gli si
-mostrava lungi con tutti gl'incanti della seduzione. Due milioni
-ed Emma! E per ottenere questa felicità bastava un momento, un sol
-momento di coraggio, di ardire!! — Quando un uomo è giunto a passare i
-quarant'anni, non ha vivuto abbastanza, e massime quando quest'uomo ha
-goduto sino alla sazietà di tutte le delizie della vita? Che cosa sono
-gli anni che seguono, se non che una serie di malanni e di miserie? Che
-cosa sono in rispetto all'eternità venti o trenta anni di più che un
-uomo strascina in sulla terra? E che cosa è la vita di un uomo nella
-immensità della creazione? Che cosa è una esistenza nel mezzo delle
-generazioni? — Così fatti atroci pensieri si aggiravano nel capo del
-giovine pianista, mentre che altri pensieri di diverso genere, immagini
-seducenti di piacere, di gioie, di delizie compivano la orrenda
-persuasione.
-
-Quando una funesta idea si presenta allo spirito umano, le passioni
-ch'essa fomenta sono sì scaltritamente inventrici di arzigogoli e di
-false ragioni ch'egli è estremamente difficile di non rimaner presi
-nella pania. Daniele combattè con forza l'orribil pensiere che tanto
-più diventava pericoloso quanto più perdeva del suo orrore; ma ciò
-nonostante, ogni volta ch'ei pensava ad Emma, a' due anni che sarebbero
-spirati, all'immensa eredità che lo aspettava, a que due stuzzicanti
-milioni che l'invitavano a fruirne pria del tempo, alla gioia sovrumana
-di presentarsi così ricco e sì pieno di fastigi al superbo Duca di
-Gonzalvo ed alla altiera sua figliuola; quando Daniele pensava a queste
-cose, il demone del delitto soffiava nell'anima di lui i più nefandi
-propositi, cancellava ogni buon proponimento, e lo sciagurato giovane
-era da capo con quella cupa taciturnità che suol precedere l'attuazione
-di un gran delitto. Dal momento che questa idea infernale si era
-insignorita dell'animo di Daniele, i colori della salute disparvero
-dal suo volto. Egli più non sapea trovare una nota sul pianoforte, cui
-raramente si accostava, parlava solo, amava le solitarie passeggiate,
-s'internava nei più folti viali della villa di _Schoene Aussicht_, ed
-il suo sguardo avea preso un'espressione strana ed incomprensibile.
-
-Non sappiam dire qual effetto ormai producesse in lui l'aspetto di
-Edmondo. Daniele evitava d'imbattersi nel Baronetto, di cui più non
-potea sostenere le occhiate, quasi avesse temuto che questi indovinasse
-i suoi pensieri. Edmondo avea notato la metamorfosi che si era operata
-nel giovine pianista, e l'attribuiva interamente agli amori di lui,
-alla tristezza della lontananza dall'oggetto amato, e sovente il
-ritoccava sorridendo su questo tasto: al che Daniele rispondeva parole
-vaghe, e tosto, sotto un pretesto, tornava alla sua solitudine, dove
-covava disegni tenebrosi e mortali. Per buona ventura, il delitto
-meditato non offriva una facile esecuzione: era quasi impossibile di
-FARE SPARIRE DAL MONDO IL BARONETTO senza lasciare orma del misfatto.
-Ben s'intende che l'impunità era la prima condizione che Daniele avea
-posto a calcolo nel perfido attentato, al quale giorno e notte stava
-sopra col pensiere, ma l'impunità non è così facile, e, per ammirabile
-disposizione della Divina giustizia, l'uomo che ha commesso un delitto
-il porta dovunque stampato in sulla fronte anche quando gli è riuscito
-di sperderne ogni traccia.
-
-Daniele pensava; Uccider di pugnale? Niente di più agevole ad
-eseguirsi, ma in pari tempo niente di più facile a discoprirsi.
-Assassinando il Baronetto di notte e nel proprio letto si avrebbe
-potuto congetturare un assassinio commesso da ladri. Ma intanto la
-giustizia si sarebbe posta in sulle tracce dell'assassino; avrebbe
-cominciato dall'impadronirsi di tutte le persone residenti a _Schoene
-Aussicht_, e certamente la singolarità del testamento di Edmondo
-avrebbe chiamato i sospetti sulla persona dell'erede, il quale, non
-appartenendo al defunto per nessun vincolo di sangue; presentava
-probabili induzioni di reato. D'altra parte, se egli, Daniele, fosse
-caduto nelle mani della giustizia, anche per semplici sospetti, in che
-modo avrebbe potuto adempiere ai patti del testamento, e porsi quindi
-in possesso della eredità? Bisognava dunque rinunziare ad ogni idea di
-assassinio per mezzo del pugnale.
-
-Uccider di veleno? Ciò presentava, è vero, minor facilità di
-scoprimento, ma difficoltà moltissima di esecuzione. Come procurarsi
-il veleno? a chi fidarsi? Aver complici del delitto? Oltre a ciò, dal
-momento che nell'animo del Baronetto fosse sorto il pensiere di essere
-stato avvelenato, non avrebbe egli subitamente sospettato il futuro
-suo erede quale autore dell'avvelenamento? L'autopsia richiesta forse
-dall'autorità, a malgrado del testamento del defunto, non avrebbe
-annientata l'eredità, annientandone le condizioni? E non poteva il
-moribondo Baronetto, in un momento di chiaroveggenza, distruggere il
-testamento? Ma la difficoltà che superava tutte le altre pel compimento
-di questo delitto si era il procacciarsi il veleno, senza eccitare
-sospetti nella persona che lo avrebbe venduto. Aggiungi a tutto questo
-l'impossibilità di nascondere il proprio turbamento alla presenza
-del moribondo, del dott. Weiss, dei servi che sarebbero accorsi per
-prestare all'infermo ogni possibile soccorso e rimedio. Bisognava
-dunque non pensare ad una morte per avvelenamento.
-
-Uccidere con istrangolamento? Era rischioso e terribile: Daniele non
-avea per questo nè forza nè coraggio. Prescindendo da ciò, questo
-genere di morte presentava la stessa faciltà di discoprimento che
-l'assassinio per pugnale. La scienza avrebbe immantinente rivelato il
-delitto, e la giustizia non avrebbe tardato a trovare il delinquente.
-Era dunque mestieri di smettere anche questa idea la quale, bisogna
-dirlo, facea fremere lo stesso Daniele.
-
-L'impossibilità dell'esecuzione avea scoraggiato il giovine, il quale
-tenne ciò come avvertimento del cielo, e parea deciso a rinunziare ad
-un proponimento sì terribile. D'altra parte, il patibolo o i ferri non
-mancavano a quando a quando di mostrarsi da lungi all'atterrita mente
-del giovine, ch'era preso allora da salutare orrore del misfatto che
-avea concepito.
-
-Comunque la sua ragione fosse a tal guisa annebbiata dalle
-passioni, il cuor di Daniele sentiva sempre un certo incomprensibile
-attaccamento pel Baronetto; e il pensiere di assassinarlo, tra le
-tante insormontabili difficoltà che presentava, si avea quella di dover
-soffocare quel tenero sentimento inesplicabile che Daniele provava per
-quell'uomo che gli avea dato così splendida ospitalità e che, morendo,
-il lasciava erede di tutte le sue ricchezze. E questo sentimento fu
-così forte che Daniele, rientrato in sè medesimo, ebbe bastante vigoria
-di volontà per iscacciar dall'animo il pensiere di tanto delitto;
-anzi, per vincere una volta per sempre la tentazione, risolvette di
-abbandonare quella casa e quel paese, e di affidare l'avvenire agli
-eventi. Daniele avea risoluto di congedarsi dal Baronetto.
-
-— A capo di due anni, egli dicea tra se, tornerò a Napoli, mi recherò
-dal Duca di Gonzalvo, e gli porterò una lettera del Baronetto, in
-cui questi mi riconosce per suo erede. La tardanza dell'eredità sarà
-compensata dalla prodigiosa cifra di due milioni e da' titoli, di cui
-mi porrò in possesso alla morte del testatore. Vedremo se quel superbo
-Gonzalvo sarà soddisfatto e pago di ciò.
-
-Daniele non volle più oltre indugiare a porre ad effetto la buona
-risoluzione che avea preso, e che temeva ad ogni istante di sentir
-vacillare in sè medesimo. Nello stesso giorno, egli salì dal Baronetto
-per accomiatarsi da lui e per pregarlo di volergli scrivere quella
-lettera pel Duca di Gonzalvo, ignorando le relazioni ch'erano passate
-tra questi due personaggi.
-
-
-
-
-II.
-
-L'UPAS
-
-
-Abbiam fatto più volte comprendere che il nostro principale scopo in
-queste narrazioni si è di fissare l'attenzione dei nostri lettori sulla
-più importante verità morale:
-
-LA MANO DELLA PROVVIDENZA NEI FATTI DELL'UMANA VITA.
-
-Quell'infinità di romanzi che si svolgono nella società degli uomini,
-di cui la maggior parte rimane ascosa agli occhi della storia che
-tocca soltanto i fastigi sociali, non sono, siccome noi crediamo; che
-dimostrazioni più o meno evidenti di quella verità che si appalesa
-almeno chiaroveggente.
-
-Ci par di vedere che i delitti ben sovente sieno la doppia punizione
-inflitta dal cielo a due colpe rimaste celate agli occhi dell'umana
-giustizia. Nell'ordine morale, l'impunità non è per nessuno; il solo
-pentimento, accompagnato da una intera vita di volontarii sacrificii,
-riscatta una colpa.
-
-Edmondo era solo nella stanza da studio. Seduto vicino alla sua
-scrivania, egli avea risposto ad una lettera di Maurizio Barkley. Nel
-momento in cui Daniele si presentò nello studio, il Baronetto aveva
-appunto terminata la sua lettera e vi stava apponendo il suo suggello.
-
-— Oh! buon giorno, caro Daniele, dissegli Edmondo sorridendo e
-stendendogli la mano, a che debbo attribuire l'onore d'una vostra
-visita?
-
-— Perdonate, signor Baronetto, se vengo per poco ad interrompere le
-vostre occupazioni.
-
-— Ma che dite mai! È un piacere che mi date... Mi occupavo a sbrigare
-il mio corriere, anzi vi chieggo il permesso di spedire questa lettera.
-
-Daniele s'inchinò e si sedè accosto alla scrivania. Edmondo suonò
-il campanello, ed al servo che si presentò sotto l'uscio consegnò la
-lettera pel corriere di Napoli.
-
-— Eccomi sbrigato, soggiunse indi; questa mattina io sono veramente
-felice, imperocchè con quella lettera che ho spedita nel vostro paese,
-a Napoli, mi sono sdebitato di un antico dovere di gratitudine, e,
-oltre a ciò, ho il piacere di vedervi in un'ora in cui non siete solito
-di favorirmi di vostre visite.
-
-— Quanta bontà, signor Baronetto!
-
-— E sempre accigliato, mio caro Daniele! sempre pensieroso! Noi abbiamo
-interamente cangiate le nostre parti: per lo passato eravate voi che
-spargevate un poco di sollievo sulla mia tristezza; ed oggi son io
-che adempio verso di voi a tale ufficio. Peccato che non sono artista
-anch'io, e del vostro genio! Ma qual differenza tra le cagioni della
-nostra malinconia! Io non era innammorato, e nol sono mai, per mia
-disgrazia: dev'esser ben dolce cosa il pensare all'oggetto amato, n'è
-vero Daniele?
-
-— V'ingannate, signor Baronetto, se credete che sia l'amore la
-cagione del mio malumore. Non niego che gran parte esso vi abbia, ma è
-tutt'altro il motivo che m'impedisce di abbandonarmi alle distrazioni
-proprie della mia età.
-
-— Non voglio essere indiscreto, mio caro Daniele, ma vi ricordo che in
-me avete un amico e sincero; spero avervene date prove sufficienti.
-
-— E indelebili, signor Baronetto; ed io mi sono risoluto di non abusare
-più a lungo della vostra bontà. La mia ulteriore dimora a _Schoene
-Aussicht_ sembra interamente inutile; così permetterete che domani io
-mi accomiati da voi.
-
-— Così presto! esclamò Edmondo il quale non si aspettava a questa
-risoluzione del giovine: ed è questo forse l'oggetto della vostra
-visita di questa mattina?
-
-— Per lo appunto, signor Baronetto, rispose Daniele abbassando gli
-occhi.
-
-— E perchè una tale risoluzione?
-
-— Perchè credo inutile di esservi più a lungo di peso; spirato è il
-mese da che mi trovo a Manheim, e, quantunque le nostre relazioni non
-sieno più le stesse di quelle ch'erano nei primi giorni ch'io ebbi
-l'onore di ricevere da voi così splendida ospitalità, pure non possono
-minimamente influire sul mio ulteriore soggiorno a _Schoene Aussicht_.
-
-— È superfluo il dire, riprese Edmondo, quanto piacere mi farebbe di
-tenervi nella mia casa qualche altro tempo; ma non voglio avversare la
-vostra volontà, e voi siete libero di fare quello che più vi converrà.
-Gli obblighi scambievoli che ci siamo imposti e la natura del mio
-testamento hanno stabilito tra noi vincoli che hanno qualche cosa dì
-più della semplice amicizia. Laonde, in qualsivoglia evento della
-vostra vita, in qualunque contingenza imbarazzante in cui possiate
-trovarvi; mio caro Daniele, pensate che sarà per me uno dei più be'
-giorni della mia vita quello in cui potrò prestarvi un tenue servigio e
-darvi un attestato del mio inalterabile affetto.
-
-— Ebbene, signor Conte, si affrettò a dire Daniele, io mi varrò della
-vostra benevolenza innanzi ch'io parta ed avrò il coraggio di chiedervi
-una grazia.
-
-— Bravo! esclamò Edmondo; ecco quel che si chiama vero affetto e vera
-stima: andiamo su parlate francamente, giovanotto, siccome parlereste a
-vostro padre.
-
-— La grazia ch'io vi chieggo, signor Conte, disse Daniele arrossendo,
-si è di scrivermi una lettera pel Duca di Gonzalvo.
-
-— Pel Duca di Gonzalvo!
-
-— Sì, signor Conte: in questa lettera voi gli darete l'assicurazione
-della vostra volontà di nominarmi vostro erede universale. Munito di
-questa scritta, io ritornerò da lui con altro animo, e sarà lo stesso
-come se io me gli presentassi milionario.
-
-Edmondo sorrise, e dopo alcuni momenti di silenzio, disse:
-
-— Questo che mi dimandi, figlio mio, è assolutamente impossibile.
-
-— Impossibile! esclamò sorpreso il giovine.
-
-— Impossibile, replicò Edmondo.
-
-— E per qual ragione, di grazia? chiese Daniele.
-
-— Non posso dirtene la ragione, mio caro Daniele: dicoti soltanto
-che tra me e il Duca di Gonzalvo avvi una barriera mortale: le nostre
-relazioni sono rotte per sempre; ti prego anzi, mio caro figliuolo,
-per quanto hai di più sacro, di non parlar giammai di me al Duca di
-Gonzalvo nè rivelargli giammai il luogo del mio ritiro. Sarà questa una
-pruova a cui pongo il tuo affetto per me.
-
-— Io dunque non potrò giammai dirgli, che sono destinato ad essere
-l'erede del Baronetto Edmondo Brighton, Conte di Sierra Blonda?
-
-— Glielo dirai un giorno dopo della mia morte, se colui vivrà ancora!
-
-Daniele chinò il capo in atto di scoraggiamento e si tacque immerso ne'
-suoi cupi pensieri. Il demone del delitto fece di bel nuovo balenare
-una luce di sangue nella mente del giovine! Gli occhi di Daniele si
-erano fissati distrattamente in sulla scrivania del Baronetto, così
-che sembrava ch'egli leggesse la soprascritta d'un libro che ivi stava,
-mentre il pensiere del giovine era ben lungi dall'occuparsi di libri.
-
-Edmondo per disviare la conversazione dal tristo subbietto al quale si
-era incamminata, disse a Daniele:
-
-— Questo libro su cui voi gittate gli occhi, mio caro Daniele, è
-tutto scritto di mio proprio pugno. Sono memorie della mia vita da me
-gittate in questo scartafaccio: osservazioni importanti da me raccolte
-ne' miei viaggi; ragguagli su talune rarità ch'io conservo. Ieri sera
-per lo appunto, rileggendo alcune notizie sull'isola di Giava, dov'io
-rimasi per pochi giorni, ricordai di dover conservare alcune fronde
-di un albero che cresce in questa isola chiamato l'_Upas_ ovvero _The
-Poisontree_ (l'albero del veleno). Voglio farvi udire le notizie da me
-raccolte su questo terribile vegetale.
-
-Edmondo aprì il manoscritto ad una pagina che egli avea segnata con un
-pezzettino di carta e lesse le seguenti cose[5]:
-
-«Quest'albero è nativo di Giava; arriva ad una considerabile altezza,
-giungendo talvolta ottanta piedi. Si sviluppa da esso in gran copia
-un succo o gomma, ch'è il più mortale veleno; di questo fanno uso
-gl'indigeni per avvelenare le punte delle loro frecce e delle altri
-armi. Gli effluvi ch'esalano da quest'albero sono talmente omicidi, che
-nè un animale nè una pianta possono resistere alla sua influenza. La
-gomma viene estratta per mezzo de' rei condannati a morte. Quando la
-sentenza è pronunziata contro qualcuno di loro, il giudice gli dimanda
-se vuol morire per le mani del carnefice, ovvero salire sull'Upas per
-raccogliere una scatoletta di gomma. I condannati sogliono preferire
-ciò, perchè hanno così una lontana probabilità di salvarsi. Prima
-di avvicinarsi all'albero fatale, ricevono tutte le corrispondenti
-istruzioni per rendere l'operazione meno pericolosa. Pel consueto,
-simiglianti istruzioni vengon loro somministrate da un sacerdote, il
-quale adempie verso di loro anche al sacro ufficio di prepararli a
-morire. I condannati sogliono montar sull'albero, col capo coverto
-da un berretto di cuoio e da una maschera con occhi di vetro; eglino
-sono parimente provvisti di guanti di cuoio. I condannati evitano con
-grandissima cura il contatto delle fronde, le quali, ad un semplice
-tocco su qualunque parte nuda del corpo danno la morte. Gl'indigeni
-non solamente avvelenano le loro armi col succo di questa pianta, ma
-benanche le sorgenti e i serbatoi di acqua, quando veggono avvicinarsi
-un nemico. Gli Olandesi perdettero la metà del loro esercito per un
-siffatto avvelenamento e da quel tempo in poi, essi han sempre menato
-con loro una quantità di pesci vivi, i quali essi gittan nell'acqua
-alcune ore prima di arrischiarsi a berla. Una foglia dell'Upas
-applicata sulla fronte di un uomo gli cagiona istantaneamente la morte,
-quasi senza ch'egli senta di morire. Essa ha la facoltà di arrestare
-immediatamente il corso del sangue ed i moti del cuore. La polvere
-delle foglie secche dell'Upas è così terribile che bastano pochi atomi
-di essa per dar la morte.»
-
-Daniele avea seguita la lettura di questo passo con un'attenzione
-indicibile; nessuna particolarità gli era sfuggita. È impossibile
-descrivere l'espressione della sua fisonomia durante la lettura de'
-ragguagli che abbiam citati. Il genio del male avea suggerito a Edmondo
-il pensiero di leggere quella pagina del suo manoscritto.
-
-Il Baronetto Edmondo Brighton avea letto la propria sentenza di morte.
-La soluzione del problema che Daniele cercava da vari giorni era
-trovata!
-
-— E voi conservate le foglie di quest'albero? chiese con occhi di pazzo
-Daniele.
-
-— Ciò vi fa maraviglia! disse Edmondo ingannato sulla vera e terribile
-significazione della dimanda del giovine, ebbene, io conservo le foglie
-di quest'albero, le quali si saranno al presente ridotte a polvere.
-QUESTO MIO CAPRICCIO COSTÒ LA VITA A DUE MIEI SCHIAVI; ma io voleva ad
-ogni costo possedere un sì prezioso veleno.
-
-Daniele guardò a terra cupo e concentrato, e disse ferocemente tra sè:
-
-— Ah! tu facesti morire due schiavi per ottenere questo prezioso
-veleno! Ebbene TU MORRAI PER ESSO! Ben dicesti che questo veleno è
-_prezioso_... prezioso per me!
-
-Daniele soggiunse ad alta voce, e quasi avesse fatta una domanda
-indifferente:
-
-— E dove tenete conservato, signor Conte, un oggetto così pericoloso?
-
-— In una scatola di argento a doppio fondo nel forziere della camera
-verde; sulla scatoletta è scritto in francese. _L'indiscreto che mi
-aprirà, e toccherà all'oggetto che contengo, sarà punito di morte
-istantanea._
-
-— E come faceste per porre in quella scatola le foglie fatali?
-
-— Le feci ivi porre dagli schiavi con ogni possibile precauzione senza
-che le avessero toccate.
-
-— Suppongo che conserviate gelosamente la chiave di quella scatola,
-dimandò destramente Daniele.
-
-— Ben s'intende; essa è nel fondo d'uno di questi cassettini, rispose
-improvvidamente il Baronetto.
-
-La giustizia Divina dettava le sue risposte.
-
-Daniele sapea quello che gli era necessario; non volle più fare
-nessun'altra interrogazione per non far nascere sospetti nell'animo di
-Edmondo, il quale era ben lontano da simili supposizioni.
-
-La conversazione seguitò su cose indifferenti, Daniele si studiò di
-nascondere l'agitazione e il turbamento che gli dava la premeditazione
-dell'enorme delitto che aveva in pensiere.
-
-— Così che avete risoluto abbandonarmi domani? disse il Baronetto,
-ripigliando il pristino subbietto della conversazione.
-
-— Domani, se avrò l'opportunità di trovare un posto nella diligenza per
-Darmstadt, dove intendo trasferirmi.
-
-— Domani dunque vi ringrazierò, mio caro Daniele, di quanto avete fatto
-per ridonare al mio spirito la tranquillità ch'io aveva smarrita.
-
-— Oh sì, domani mi ringrazierete! disse Daniele con ironia, cui il
-Baronetto prese per complimento.
-
-— Ma fin da ora vi auguro buona fortuna, figliuol mio, buona in amore,
-già s'intende, perchè al resto penseremo noi, non è vero?
-
-— Quanto vi debbo, signor Baronetto! esclamò Daniele ipocritamente
-abbassando lo sguardo in cui già balenava la perfidia dell'anima.
-
-Egli si era alzato: la vista della sua futura vittima gli facea male al
-cuore.
-
-— A domani dunque, disse Edmondo stendendogli di bel nuovo la mano che
-questa volta Daniele non ebbe la forza di toccare, e, abbassando gli
-occhi, finse di non averla veduta.
-
-— A domani, signor Baronetto, replicò il giovine a voce bassa e rauca.
-
-— E non ci vedremo questa sera nel solito circolo degli amici? chiese
-Edmondo; pensate ch'è l'ultima sera che avremo il bene di possedervi
-tra noi; non dovete mancare!
-
-— Non mancherò, signor Baronetto, non mancherò questa sera.
-
-Daniele s'inchinò, e lasciò quella stanza, aggiungendo tra sè con
-incredibil ferocia.
-
-— E NON MANCHERÒ QUESTA NOTTE!
-
-
-
-
-III.
-
-E SE DOMANI MI CERCHERAI PIÙ NON SARÒ
-
-
-La sera di questo giorno i soliti amici di Edmondo si radunarono
-nella camera verde. Eran la maggior parte letterati tedeschi, artisti
-fiamminghi, proprietarii de' dintorni e qualche Inglese dimorante a
-Manheim. Spesso interveniva il Dottor Weiss. Alle nove si prendeva il
-tè. La conversazione era delle più istruttive; si ragionava d'arti, di
-politica, di filosofia, di scienza, di morale.
-
-Per mala ventura, quasi tutti gli amici di Edmondo, al par di lui,
-erano seguaci di quella paradossale filosofia alemanna, che tanto
-contribuì a travolgere le idee e a gittarle nel vacuo della _ragion
-pura_, parodia della ragion naturale. Le teorie del filosofo di
-Conisberga faceano a quel tempo gran rumore in Germania e in Europa:
-ci fu la moda del filosofare alla Kant come di vestire alla Francese.
-L'Italia soltanto non si lasciò impòrre dal gran nome del maestro della
-novella scuola alemanna, rigettò le speciose dottrine che puzzavano
-di ateismo, e si tenne a quel ragionare che rischiara e non confonde,
-che analizza e non distrugge, che siegue il corso naturale delle idee
-e non straripa nelle fantasticherie della follia: che esamina, non
-dogmatizza, che si fortifica colla rivelazione e non si perde nello
-scetticismo. Mentre la Germania delirava con Hegel e con Fichte,
-l'Italia ragionava con Vico e Galluppi.
-
-Vari furon i subbietti della conversazione, e tra gli altri quello
-che maggiormente alimentò la controversia e sostenne la disputa si fu
-quello della possibilità che ha la scienza di estendere i limiti della
-vita umana. Molto e lungamente si ragionò su questo argomento. Quegli
-che fe' sfoggio di maggior eloquenza si fu il Baronetto, il quale
-dimostrò che allora soltanto la civiltà avrà raggiunto l'apice della
-perfezione, quando la scienza avrà scoverto il modo di rendere l'uomo
-più valido contro i perpetui assalti della morte, e più comune la vita
-centenaria.
-
-In sul tardi della sera si presentò Daniele. Il suo aspetto: era sereno
-all'apparenza, tranne che un profondo osservatore avrebbe scorto nella
-corrugazione nervosa della fronte di lui e nel livido pallore del suo
-volto una sinistra preoccupazione.
-
-Il giovine pianista fu accolto, come sempre, coi segni del più gran
-compiacimento. Il Baronetto avea già detto alla comitiva che Daniele
-sarebbe partito il domani per Darmstadt; epperò il ricevimento che
-questi si ebbe fu più espansivo del solito. Tutti gli amici di Edmondo
-si alzarono e fecero a Daniele le loro parti di condoglianza pel
-suo allontanamento da Manheim, ed i loro auguri pei suoi ulteriori
-successi. Daniele rispondeva parole smozzicate, inconcludenti. Questo
-attribuivasi alla naturale commozione di un uomo, che si vede l'oggetto
-di tante dimostrazioni d'amicizia, e che, modesto, vuol respingere
-la troppa esagerazione delle lodi. Il Baronetto volle celebrare
-festosamente l'ultima sera che Daniele passava a _Schoene Aussicht_.
-Una magnifica tavola a tè fu imbandita verso le undici. Tutto ciò che
-la cucina francese, italiana e tedesca sa inventare di più prelibato
-in fatto di dolci, di pasticci e di altre squisite vivande si trovava
-sulle credenze; le quali, quasi sotto il tocco d'una verga affatata,
-comparvero agli occhi della brigata. Il vin del Reno scintillò in un
-baleno nelle grandi coppe verdi destinate ad allietare la comitiva.
-La filosofia, la scienza e le arti si abbracciarono e si confusero
-sotto le frequenti libazioni: tutte le opinioni presero un colore,
-quello del vino; tutti gli occhi espressero un sol sentimento, quello
-dell'allegria.
-
-Daniele bevve poco: non fu possibile d'indurlo a suonare. Non ostante
-le più vive istanze e preghiere, egli si rifiutò ostinatamente,
-adducendo per iscusa non essere il suo spirito abbastanza tranquillo
-per trarre dal piano-forte la benchè minima frase musicale.
-
-Il giovine pianista si ritirò prestissimo, dicendo che il domani si
-doveva alzare ben per tempo per ordinare i preparativi della partenza.
-Gli amici di Edmondo lo abbracciarono di bel nuovo, e gli augurarono
-ogni possibile felicità.
-
-Il Baronetto gli strinse cordialmente la mano, e gli disse:
-
-— A domani, mio caro Daniele, domani faremo il nostro addio; buona
-notte e buon riposo.
-
-Dopo non guari, gli amici del Baronetto si accomiatarono da lui,
-augurandogli una notte tranquilla ed una più felice dimane. Edmondo
-si ritirò nella sua camera da letto. Era già passata la mezzanotte. Il
-suo capo era leggiermente sconcertato dal vino del Reno bevuto in non
-discreta quantità. Ma da tanto tempo egli non si abbandonava alle gioie
-della cena! Da tanto tempo non pasceva cogli amici una serata a tavola,
-libando i piaceri di Bacco e di Minerva ad un tempo, dappoichè egli
-solo avea saputo accordare le due cose più opposte e ricalcitranti.
-Filosofia ed orgia. D'altra parte, egli avea voluto festeggiare
-l'ultima sera del soggiorno di Daniele a Manheim. La tristezza, la
-concentrazione del giovine italiano non erano sfuggite al Baronetto, il
-quale, ingannandosi sulla loro origine e significazione, avea creduto
-d'indovinarne la cagione nell'affetto del giovine e nel rammarico di
-doversi separare da lui. Nell'entrare nella sua camera da letto, il
-cameriere gli consegnò una lettera che il corriere avea recato d'Italia
-qualche ora innanzi. Era una lettera di Maurizio Barkley concepita in
-questi termini;
-
- «Signor Baronetto — In questo momento ho ricevuto la vostra
- lettera, nella quale mi mettete a parte dello strano testamento
- che avete fatto e della persona da voi scelta per vostro erede,
- nel caso che adempirà alle condizioni che già avete imposte. Voi mi
- dite che questa persona ha accettato il patto, e che ora i vostri
- sonni son placidi e non più turbati da strane e lugubre fantasime.
- Il mio cuore ne è sollevato, però che il pensiero delle vostre
- sofferenze morali mi torturava, e veniva ad aggiungersi agli altri
- motivi di tristezza che ha il mio cuore. Sento però il dovere di
- farvi ora un'importante rivelazione; dappoichè forse un giorno mi
- fareste il rimprovero di avervi serbato il segreto sopra un fatto
- di tanto momento. Le vostre relazioni colla persona che dovea
- essere vostro erede cangiano interamente l'aspetto delle cose; mi
- affretto dunque a dirvi che Daniele dei Rimini, il giovine pianista
- italiano, vostro ospite a _Schoene Aussicht_, che avete nominato
- vostro erede, e che dovrà essere il custode del vostro cadavere,
- Daniele de' Rimini è la stessa identica persona di Daniele
- Fritzheim; vostro figlio!
-
- «Questo importante segreto è ora nelle vostre mani, signor
- Baronetto: a voi lo rivelo, non a lui; fate quello che credete;
- non ispetta a me darvi consigli. Soltanto non posso celarvi che
- fareste bene a discoprirvi al figliuol vostro, e dare sfogo al
- vostro amor paterno: non posso dirvi perchè opinò così. Aspetto i
- vostri comandi. Vi rinnovo la preghiera che vi diedi coll'ultima
- mia lettera: vi dirò le ragioni della mia richiesta. Mi dite di
- aver pensato a me nel vostro testamento: vi ringrazio dal profondo
- del mio cuore; ma spero non vedere il giorno in cui sarà data
- esecuzione alla vostra ultima volontà. Iddio mi concederà la grazia
- di morire prima di voi.
-
- Il vostro schiavo
- «MAURIZIO BARKLEY»
-
-Chi può dire l'effetto che produsse questa lettera sul cuore di
-Edmondo! Era questa la più forte sensazione ch'egli avesse provata nel
-corso di sua vita! Daniele era suo figlio! Daniele era là, al primo
-piano, poco da lui discosto! Alquanti scalini, ed il padre avrebbe
-abbracciato il figlio! Edmondo ebbe come un capogiro, una vertigine; il
-suo cuore, le sue vene, la sua testa erano in ebollizione. Gli fu forza
-rileggere molte volte la lettera di Maurizio per poterla comprendere,
-il Baronetto non era sicuro della realtà delle cose, credeva essere
-sotto l'impero dell'ubbriachezza. Ci fu un momento che stimò una
-menzogna lo scritto del suo schiavo. Ma il carattere di Maurizio,
-grave, probo, nemico di ogni simulazione, il persuase che il contenuto
-della lettera fosse vero.
-
-Il primo movimento ch'egli fece fu di correre verso l'uscio per andare
-al primo piano, per volare da suo figlio, dal caro suo figlio, e dirgli
-tutto, e abbracciarlo, e ritenerlo sempre con sè. Ma si rattenne
-poscia, e pensò che gli avrebbe fatto al domani questa inaspettata
-rivelazione.
-
-«Quando mio figlio verrà da me per congedarsi, io gli mostrerò questa
-lettera, lo stringerò tra le mie braccia, e gli dirò: Ora neppur la
-morte potrà rompere i vincoli che ci uniscono!. Ma con qual fronte
-mi mostrerò a mio figlio? Oh! se egli mi dimanderà di sua madre!...
-No... no, nulla gli dirò ancora... domani, con un pretesto, cercherò di
-trattenerlo con me per qualche tempo ancora... Mio figlio! Mio figlio!
-il figlio dell'infelice Juanita!... O Ente supremo, che reggi il mondo,
-questa è opera della tua mano onniponente!... Qual luce rischiara
-l'anima mia! Qual raggio divino tocca il marmoreo mio cuore!!! I miei
-figli; e figli miei... Dove sono? Che vengano, che io gli abbracci
-tutti e cinque, ch'io li senta qui sul mio cuore: Daniele, Federico,
-Eduardo, Luigia, Estella... non più divisi da me! Infelici creature
-da me abbandonate, oh mi perdonerete voi, n'è vero? Io vi opprimerò di
-tenerezza, di felicità: a forza d'amore cercherò di farvi dimenticare
-i torti che ho avuti verso di voi. Domani io più non sarò lo stesso
-uomo di quello che fui! Domani sarà per me giorno di luce e di verità!
-l'alba che sorgerà sarà per me l'alba di un'altra vita!... E tu,
-Maurizio Barkley, virtù incomparabile, tu mi salvasti la vita, ed or mi
-salvi l'anima. Dio mi ti fece incontrare nel cammino della colpa perchè
-tu mi avessi dischiuse le porte del cielo».
-
-Edmondo s'inginocchiò nel mezzo della sua camera da letto, congiunse le
-mani, e, cogli occhi rivolti al cielo, profferì la seguente preghiera:
-
-«Dio d'immensa misericordia e bontà, le cui leggi per tanto tempo
-ho calpestate e infrante, perdona le colpe della passata mia vita, e
-accetto il mio avvenire in espiazione dei miei peccati. Sorreggi col
-possente tuo ausilio le risoluzioni che tu m'ispiri questa notte, e
-feconda il mio pentimento co' tesori della tua grazia Celeste».
-
-Edmondo restò circa un quarto d'ora genuflesso orando col pensiero.
-Indi si alzò, si svestì dei suoi panni, accese la lampada d'oro
-a fianco del suo letto, e si coricò. Per la prima volta il segno
-della Croce passò sulla fronte e sul petto di quell'uomo. Col capo
-abbandonato in su i guanciali, Edmondo pensava:
-
-«Che felicità sarà la mia nel vedermi in mezzo a' miei figliuoli! Che
-nuova e dolce esistenza sarà questa! Con quanto amore li contemplerò
-seduti alla mia mensa! Io li legittimerò tutti e cinque: darò loro il
-mio nome e le mie ricchezze; farò che ritrovino sul paterno mio seno
-quelle gioie di cui la loro infanzia è stata defraudata. E le loro
-madri!... Infelici... Dio m'ispirerà sulla loro sorte... Com'esser
-debbono gentili e belli i miei figliuoli! E Daniele che tanto mi
-rassomiglia: Ah! ora comprendo l'inesplicabile simpatia che il costui
-sembiante eccitò in me fin dal primo momento che il vidi. Ora comprendo
-i moti del mio cuore. Quelle sue labbra sono dell'infelice Juanita!
-Figli, figli miei, e come ho potuto tenervi per tanti anni discosti da
-me! O cuor mio, non ribaltar così nel mio povero petto! E mio figlio
-è là, nella stessa mia casa, ed io l'ho tenuto più di un mese con
-me! Che aspetto gentile! che genio in quegli occhi!... Ed io volea
-farne il custode del mio cadavere!... Follia! follia! Domani lacererò
-lo _stolto testamento, figlio dei lugubri fantasmi che assediavano
-la mia rea coscienza_. Quando Iddio mi chiamerà ad altra vita, le
-mie spoglie mortali riposeranno in pace nella mia villa di _Schoene
-Aussicht_: i miei figli mi chiuderanno gli occhi... Morire nella grazia
-di Dio, in calma colla mia coscienza in mezzo ai miei figliuoli, non
-sarà questa la più bella delle morti? Lasciare un'eredità di affetti
-non val meglio che lasciare per nove mesi il disgustoso spettacolo
-d'un cadavere che desterà ribrezzo ed orrore in tutti quelli che il
-riguarderanno?... Richiamerò con me il mio caro Maurizio Barkley, al
-quale io debbo tanto che e sarà per me più che un amico, un fratello...
-Virtù impareggiabile, come sublime, Iddio ti avea posto al mio fianco
-per ispirarmi tutti i più dolci sentimenti, e per dischiudermi la via
-del pentimento. Maurizio Barkley, tu che mi hai conservato i figli,
-che spesso mi parlavi di loro, tu che non lasciavi mezzo intanto
-per cercare di commuovere il ferreo mio cuore, tu al quale io dovrò
-la felicità di una piena riconciliazione con me medesimo, Iddio ti
-benedica, com'io ti benedico, e come benedico per la prima volta nel
-Divino suo nome i miei cinque figli, Daniele, Federico, Eduardo, Luigia
-e Estella».
-
-Pronunziando queste ultime parole, una calma celeste si sparse sulla
-sua nobile fisonomia: la natura reclamò i suoi dritti; il sonno
-si abbattè sulle stanche palpebre. Edmondo si addormentò pentito e
-tranquillo... per non più ridestarsi!
-
-Eran due ore dopo la mezzanotte. Tutti i domestici del Baronetto
-erano immersi nel sonno. Un cameriere inglese, il più fido dei suoi
-camerieri, avea il suo letto poche stanze appresso a quella dove
-riposava il suo padrone. Essendo interna la comunicazione dal primo al
-secondo piano, una semplice bussola li dividea. Daniele avea lasciata
-aperta questa bussola... Egli era penetrato al secondo piano, senza
-aver bisogno di schiudere una porta. L'oscurità più fitta invadeva
-tutto il resto delle stanze dov'erano i dormienti. Daniele avea
-studiato tutte le posizioni, tutti i passaggi, tutt'i corridoi che
-menavano alla camera verde. Giunto in essa, per procurarsi un poco di
-luce egli non ebbe bisogno di far altro che aprire le imposte d'una
-finestra. Una luna limpidissima rischiarava l'orizzonte: i suoi raggi
-gittarono nella camera verde tanta luce quanta bastava per l'operazione
-che dovea far Daniele.
-
-Durante il banchetto della sera precedente e nella confusione cagionata
-dal vino, Daniele si era destramente accostato al forziere indicato
-il mattino dal Baronetto, e ne avea involata la chiave ch'era ivi,
-avendo il Baronetto tolto di là alcuni oggetti che gli eran serviti pel
-festino della sera.
-
-La scatoletta d'argento, che contenea la fatale polvere dell'Upas,
-fu tolta dal forziere. Un'astuzia infernale che altrove narreremo,
-avea prestato i mezzi a Daniele d'impadronirsi della chiave della
-scatoletta. Come aprirla e toccare la polvere mortale? Era questo il
-grande ostacolo, che Daniele superò, essendosi provveduto d'un lungo
-bastone, alla cui borchia avea attaccato un pezzettino di carta a forma
-di cono. Deposto a terra il cassettino, e, datovi un giro di chiave,
-col pomo del bastone sollevò il coverchio, e coll'altra estremità
-della mazza fece entrar nel cono di carta una quantità di quegli atomi
-distruttori. Durante quest'operazione egli si era chiuso ermeticamente
-la bocca e le narici con un fazzoletto.
-
-Senza fare il minimo rumore, Daniele penetrò nella camera da letto di
-Edmondo, e stette qualche tempo immobile sotto l'uscio per accertarsi
-che questi era immerso nel sonno.
-
-Assicuratosi di ciò, il perfido si avvicinò al letto dell'infelice;
-colla propria persona nascose la luce che veniva dalla lampada; si celò
-interamente il viso col fazzoletto, tranne gli occhi, e con mano ferma
-accostò la borchia del bastone alle labbra del dormiente. Il cono di
-carta scaricò la sua polvere!
-
-Edmondo mise un rantolo soffocato, strinse i denti e i pugni, stravolse
-gli occhi.
-
-EGLI ERA CADAVERE!
-
-Daniele rimase immobile, tremante, senza respirare, a fianco della
-sua vittima. La morte era stata così rapida, così istantanea, ch'egli
-non credea che il Baronetto fosse estinto. Il singulto che questi avea
-messo avea fatto gelare il sangue nelle vene del suo assassino. Passò
-un quarto d'ora, a capo del quale Daniele alzò la lampada sul volto
-di Edmondo, Daniele fremè! Gli occhi del Baronetto erano spalancati
-e terribili! Non ci era dubbio! Egli era morto!... Le sue labbra eran
-nere come la sua barba...
-
-Accertatosi di aver fatto il colpo, Daniele si diede a sperdere ogni
-orma dell'assassinio.
-
-Corse alla scrivania dell'estinto, e lacerò quella pagina delle costui
-memorie dove si parlava dell'Upas. Ritornò alla camera verde, prese
-la scatola del veleno ben chiusa, e la portò seco per farla sparire il
-giorno appresso.
-
-Poco stante, Daniele era nel suo letto... Egli si preparava a
-rappresentare la sua parte nel comune dolore che avrebbe eccitata nel
-dì vegnente la notizia della improvvisa morte del Baronetto Edmondo
-Brighton, Conte di Sierra Blonda, e proprietario della vasta tenuta di
-_Schoene Aussicht_.
-
-
-
-
-IV.
-
-IL TESTAMENTO
-
-
-Il domani, verso le nove del mattino, confusione e terrore nel casino
-di _Schoene Aussicht_. In un attimo, tutta la città di Manheim fu piena
-della trista notizia della improvvisa morte del Conte di Sierra Blonda,
-avvenuta, come si dicea, per un colpo di apoplessia fulminante.
-
-Un'ora dopo che si era diffusa la trista nuova il casino fu tutto
-ingombro di gente. Gli amici di Edmondo, varii medici, parecchie
-persone ragguardevoli di Manheim, e grande stormo di curiosi
-penetrarono negli splendidi appartamenti, dove il giorno innanzi
-un uomo, ricolmo di vita, di salute, di tutt'i beni che si possono
-godere su questa terra, ragionava lietamente cogli amici sul modo di
-procacciarsi la più lunga e avventurata serie di anni. Il Dottor Weiss
-si diede ad esaminare il cadavere del Baronetto. Nessun carattere di
-apoplessia presentava l'estinto.
-
-Il Dottor Weiss interrogò gli altri colleghi; si tenne consulto
-sulle spoglie esanimi del Conte; due ore di discussione non avea
-fruttato nessun risultamento: la scienza esauriva le sue congetture,
-e perdeva la sua logica sovra un genere di morte che offriva nuovi
-caratteri e specialità straordinarie. Il Baronetto non era morto
-per istrangolamento, però che i segni esterni di questa morte sono:
-enfiatura del collo e della faccia, la quale è cosparsa di lividore
-nerastro; tumefazione della lingua, che pel consueto suole uscir di
-bocca; occhi rossi e sporgenti: estremità fredda e di color violaceo.
-Qualcuno appena di questi segni rinvenivasi sul capo di Edmondo. Si
-passò eziandio in discussione se egli fosse morto per mefitismo, e
-si ricusò questa supposizione come assurda, non pure per non essersi
-trovata cagione alcuna di viziamento d'aria nella camera dov'egli
-giaceva, ma neanche gl'indizii cadaverici che attestano tal causa
-di estinzione. La maggior probabilità poggiava sull'opinione che il
-Baronetto fosse morto per una specie di sorda asfissia o per una
-terribile colica cieca. In fatti, un indizio di questa morte suol
-ricavarsi dall'annerimento de' labbri.
-
-Il pensiere che il Baronetto fosse stato avvelenato non lasciò di
-presentarsi vagamente nell'animo del Dottor Weiss, il quale rivolse con
-astuzia molte interrogazioni ai camerieri e a' domestici.
-
-Ma il Baronetto avea cenato assieme a' suoi amici, e dopo cena non
-avea preso neppure un bicchier d'acqua: la cena era stata innocua,
-dappoichè le altre persone che n'ebbero parte non aveano sofferto
-alcun male. D'altra parte, i segni caratteristici di un avvelenamento
-non si erano affacciati sul cadavere del Baronetto, la nerezza delle
-labbra era un fenomeno nuovo e strano, ma non bastava di per sè
-solo a fare argomentare una morte per avvelenamento. Questa idea fu
-bandita, e si pensò tosto a far eseguire le ultime volontà del defunto.
-Il dottor Weiss conosceva l'esistenza del testamento, però che il
-Baronetto gliene avea molte volte parlato, per riguardo all'articolo
-dell'imbalsamazione, il quale, siccome è noto a' lettori era così
-concepito:
-
-«È mia precisa volontà che il _mio cadavere_ sia imbalsamato col nuovo
-metodo d'iniezione alle carotidi. Questa operazione dovrà esser fatta
-dal mio medico dottor Weiss di Francoforte varii giorni dopo ch'io
-non avrò dato più segni di vita, e dietro i più esatti e scrupolosi
-esperimenti per accertarsi della vera mia morte. Per tale operazione
-gli si darà in compenso la somma di diecimila fiorini».
-
-Questo articolo era stato letto al dott. Weiss fin dal giorno che il
-Baronetto lo scrisse, e indi riletto altre volte, quando il misero era
-oppresso da' fantasmi della morte apparente.
-
-Noi non osiamo asserirlo per rispetto, che abbiamo all'umana dignità,
-ma non possiamo astenerci dal formare una trista congettura. Quella
-cifra di diecimila fiorini era troppo prevaricante; e forse il dottor
-Weiss sacrificò i suoi sospetti di avvelenamento alla paura di perdere
-un guiderdone che si sarebbe sfumato. Se si fosse dato peso all'idea
-dell'avvelenamento, e se questo sospetto fosse stato ventilato,
-l'autorità avrebbe richiesto un'autopsia cadaverica; ed allora
-l'imbalsamazione non avrebbe avuto più luogo.
-
-Affrettiamoci a dire che Daniele simulò in modo ammirabile la sorpresa,
-il dolore... La sua agitazione, la sua estrema pallidezza, la bieca
-espressione del suo sguardo ingannarono tutti. Il suo trionfo era
-pressocchè assicurato. L'impunità gli sorrideva, e con essa l'avvenire
-colmo di delizie e di piacere. Ma Dio avea già stampato su quella
-fronte il marchio della riprovazione. Innanzi tutto, le autorità locali
-di Manheim richiesero l'immediata lettura del testamento. Già si era
-presentato a _Schoene Aussicht_ il notaro nelle cui mani il testamento
-era stato depositato. Tutti si prepararono ad ascoltare l'_ultima
-volontà_ dell'estinto milionario.
-
-L'_ultima volontà_! Ah! non era quella l'ultima volontà dell'infelice
-e pentito Edmondo! Egli avea sepolto per sempre con sè il suo vero
-testamento!
-
-A mezzo giorno si diè lettura legale dell'atto olografo, essendosi
-affrettata quest'operazione ad istanza del dottor Weiss, il quale avea
-detto ai commessari del governo di Manheim esser necessaria la pronta
-lettura del testamento per ragioni che si sarebbero palesate nello
-stesso scritto del Baronetto. Il cadavere di Edmondo, da lui destinato
-a rappresentare una parte importante nelle condizioni di eredità,
-giaceva tuttavia nudo nel proprio letto, coverto interamente da una
-coltre di seta di Persia.
-
-In quali mani andaveno a ricadere le immense ricchezze del Conte di
-Sierra Blonda? Quali n'eran gli eredi? Questa dimanda ciascuno volgeva
-a sè stesso con più o meno perplessa curiosità, a seconda della
-maggiore o minore probabilità che ciascuno credeva di avere ad una
-parte dell'eredità.
-
-Oltre di cento persone ingombravano quella camera. Quando il notaro
-fe' segno che si accingeva a leggere, un silenzio profondo ebbe
-luogo. I primi articoli del testamento erano l'enumerazione dei beni
-e delle ricchezze del Baronetto, dei suoi crediti, delle sue immense
-possessioni e dei suoi capitali versati su quasi tutta le Banche
-d'Europa.
-
-Era una fortuna prodigiosa! DUE MILIONI E QUATTROCENTOMILA PIASTRE DI
-SPAGNA, vale a dire, la rendita annuale di CENTOVENTIMILA COLONNATI,
-alla modesta ragione del cinque per cento. Questa fortuna era calcolata
-senza gl'innumerevoli crediti che il Baronetto vantava su molti
-cospicui banchieri di Londra, di Parigi, di Madrid, di Calcutta e di
-altri paesi. Non possiamo dipingere la sorpresa che colpì tutti gli
-astanti allora che il notaio lesse il seguente articolo:
-
-«Di tutt'i suddetti miei beni mobili ed immobili coi titoli annessi,
-in mancanza di eredi legittimi, lascio mio erede universale il giovine
-Daniele de' Rimini, di Napoli, esercente la professione di pianista».
-
-Tutti gli sguardi si volsero immediatamente verso Daniele, dagli occhi
-del quale lampeggiava una gioia superba e feroce. Un lungo mormorio
-interruppe la lettura. Ciascuno dimandava al suo vicino chi era quel
-giovine, donde era venuto, e quali relazioni eran passate tra lui e
-il Baronetto, per far decider questo a nominarlo erede universale di
-tutte le proprie ricchezze. In moltissimi surse il pensiero che il
-giovine italiano fosse figliuolo naturale del defunto, e che questi
-avesse voluto, morendo, fare ammenda del passato. Ma e perchè non
-legittimarlo? Il vasto campo delle congetture si diradò ed il silenzio
-più profondo si ristabilì, quando il notaio seguitò la lettura del
-testamento.
-
-La maraviglia degli astanti si accresceva ad ogni parola di quel
-testamento straordinario. Con somma attenzione si prestava ascolto alle
-condizioni che il Baronetto metteva al possesso della sua eredità.
-
-Un grido di sorpresa e di orrore, seguito da un subuglio indicibile, si
-udì alle parole;
-
-«Il signor Daniele de' Rimini, mio erede ed esecutore testamentario,
-dovrà essere il custode del mio cadavere durante nove mesi a contare
-dal giorno della mia morte.»
-
-Non era più possibile di proseguire la lettura, sì grande era la
-confusione ed il vocio che si sparsero tra i diversi crocchi. Tutti
-gli occhi eran volti a Daniele, il quale poco pensiere parea prendersi
-di quanto si diceva intorno a lui. Ogni articolo di quelle strane e
-terribili condizioni facea raccapricciare gli astanti. L'articolo
-undecimo delle condizioni prevedeva il caso in cui da Daniele si
-fosse mancato ad uno degli obblighi impostigli, e il dichiarava, ciò
-accadendo, scaduto dal diritto di eredità.
-
-Il testamento conteneva nel seguito altre disposizioni, di cui citeremo
-le seguenti come le più importanti:
-
-«Articolo 12º Lascio al mio schiavo Maurizio Barkley, in segno di
-riconoscenza, di amicizia e di affetto, la rendita annuale di Duemila
-piastre, ed il mio feudo a Yorkshire in Inghilterra denominato _The
-Raven Spot_ (il sito del corvo).»
-
-Daniele fece un salto sovra se stesso: il nome di Maurizio Barkley
-avea colpito le sue orecchie.. Maurizio Barkley era lo schiavo del
-Baronetto.
-
-Una luce terribile strisciò sul cervello del giovine: il notaio
-proseguì:
-
-«Art. 21. Lascio un capitale di Dodicimila piastre da distribuirsi ai
-seguenti cinque individui,
-
-Federico Lennois, di Parigi.
-
-Eduardo Horms, di Glascovia.
-
-Daniele Fritzheim, di Napoli.
-
-Luigia Aldinelli, di Pisa.
-
-Estrella Encinar, di Cadice.
-
-«Affido a Maurizio Barkley l'esecuzione di questa mia disposizione,
-conoscendo egli una per una le cennate cinque persone e le loro
-rispettive dimore.»
-
-Questa volta un grido si fece udire nella stanza, ma un solo l'avea
-gittato! Daniele! Egli era fuori di sè! i capelli gli si eran sollevati
-sul capo; le labbra gli tremavano convulse; gli occhi schizzavangli
-fuori come per furiosa demenza. Il segreto cercato da tanti anni era
-scoperto! L'ignota mano che il beneficava era trovata!
-
-L'orribil luce che avea per un tratto schiarata la mente dello
-sciagurato giovine gl'incendiava in pari tempo la testa e il cuore.
-Un'idea, una parola si avvoltolava nel capo di quel misero, una idea,
-una parola che il rendean matto: PARRICIDA!
-
-Egli tremava di questo orrendo fatto. Intanto il grido ch'egli
-avea messo avea richiamato intorno a lui l'attenzione universale.
-Nessuno potea spiegarsi lo stato di agitazione, di turbamento, di
-estrema sofferenza in cui vedean Daniele; epperò mille supposizioni
-si formavano, mille pensieri e mille congetture; ma in nessuno
-entrò minimamente il sospetto che Daniele si fosse l'assassino del
-milionario, non offrendo il cadavere alcun segno di morte procurata
-da esterna violenza, ed avendo i medici rigettata come assurda ed
-improbabile l'idea di un avvelenamento. Altre disposizioni conteneva il
-testamento, di piccoli legati a favore de' suoi domestici. Il Baronetto
-raccomandava al suo erede ed esecutore testamentario di ritenere per
-amministratore la stessa persona, di cui egli si era servito, e la
-quale era un americano di comprovata probità. Da ultimo, il testamento
-conteneva le disposizioni che avrebbero dovuto aver luogo nel caso
-previsto di una mancanza di Daniele a' suoi obblighi. I suggelli furono
-apposti alle carte del Baronetto; un minuto _inventario_ fu formato di
-tutte le suppellettili di _Schoene Aussicht_. Daniele non doveva essere
-posto in possesso di tutto, che dopo compiti i nove mesi. L'Autorità
-procedè a quei provvedimenti che sono richiesti per garentire l'esatto
-adempimento della volontà del testatore.
-
-Il dottor Weiss, incaricato della imbalsamazione, si apprestò a far
-paghi i desiderii del suo defunto amico, il quale gli avea con tutto
-il calore dell'amicizia raccomandato di assicurarsi bene della realtà
-della sua morte. Il dottor Weiss volle rimaner solo col cadavere del
-Baronetto. Egli cominciò da prima ad esplorare se fosse incominciata
-la latente insensibil putrefazione delle parti mobili del corpo, primo
-segno che caratterizza la morte. L'organismo di Edmondo era intatto,
-epperò non era impossibile che un resto di vitalità si nascondesse
-in uno de' precipui organi destinati a conservar la vita. Con ogni
-minutezza ei procedè in tal dilicata disamina. Egli è certo che,
-quando un principio di vitalità rimane concentrato nelle più intime
-parti dell'organizzazione, non può sfuggire allo sguardo profondo e
-indagatore dell'uomo dell'arte; imperocchè in questo caso la fisonomia
-del creduto estinto offre indizii e caratteri che sono ben diversi da
-quelli che si scorgono su i volti dei veri morti.
-
-Il dottor Weiss notò l'incipiente sfiguramento de' lineamenti del
-volto del Baronetto; l'espressione morale della fisonomia sparisce
-sotto il marchio della morte. Tutte le fisonomie de' cadaveri hanno
-una sola espressione, la serenità. Nel volto de' morti apparenti
-i vasi capillari ed il sistema linfatico hanno un movimento benchè
-esilissimo, e le cellulari un certo turgore, che mantiene alla persona
-il suo aspetto abituale. Ne' cadaveri un color plumbeo si spande sulle
-forme del volto: la pallidezza è tetra e si avvicina al giallognolo.
-Il dottor Weiss pose il termometro al contatto delle parti vitali
-del corpo del Baronetto! un freddo glaciale abbassò leggermente il
-mercurio. Un altro segno caratteristico della morte vera, secondo
-Nysten, è la inflessibile rigidezza dei muscoli. E i muscoli del
-Baronetto eran duri come legno.
-
-Il dottor Weiss osservò che gli occhi di Edmondo, comunque trovati
-aperti in tutta la loro ampiezza, eran privi di ogni moto, ed
-incominciavano a diventare a poco a poco affossati, nebbiosi e
-flaccidi. Era quasi impossibile di abbassare la palpebra superiore. Il
-medico alzò la mano del Baronetto, nè riunì le dita, e passò un lume
-dietro ad esse; nessuna trasparenza vi si notò, come vi si osserva ne'
-vivi.
-
-Le palme delle mani e le piante dei piedi avean preso un color giallo
-carico. Gli sfinteri eran rimasti aperti e dilatati senza veruna
-elasticità. Il dottor Weiss non lasciò alcun tentativo per accertarsi
-della morte effettiva del Baronetto; egli operò eziandio parecchie
-forti fregagioni sulla cute dell'estinto, ma questa non si arrossì
-affatto, nè si riscaldò. Finalmente, per esaurire tutt'i mezzi di cui
-l'arte si vale per iscoprire la vitalità ne' morti apparenti, il medico
-tedesco fece uso del più sicuro di tutti, quello cioè dello stimolo
-elettrico[6].
-
-La più compiuta certezza era ormai nell'anima del dottor Weiss
-sulla morte del Baronetto, dal cui corpo cominciava ad esalare quel
-nauseante odore, specifico dei cadaveri, e che annunzia l'incipiente
-decomposizione. Il dottor Weiss, comechè pienamente sicuro della morte
-del Baronetto, volle per altro, lasciar passare l'intera giornata
-e la notte consecutiva, prima di accingersi all'operazione della
-imbalsamazione. E il dì vegnente, a prim'ora del giorno, egli vi si
-apprestò.
-
-Molti giovani studenti di medicina, moltissimi curiosi, la maggior
-parte degli amici di Edmondo, e quasi tutti i suoi domestici vollero
-assistere all'operazione. Daniele era nel numero. Muniti dei necessarii
-strumenti e degli agenti chimici che sono richiesti, il Dottor Weiss
-eseguì l'imbalsamazione con profonda sagacia ed esattezza. Egli
-polverizzò due libbre di arsenico colorandolo con un poco di cinabro
-o minio, per ottenere il colore del sangue; e sciolse il tutto in
-una quantità d'acqua naturale! eseguì poscia l'incisione verticale
-alla sinistra arteria carotide, e v'iniettò la composizione che
-abbiam cennata; legò il segmento superiore dell'arteria recisa non
-sì tosto vide da questa comparire il materiale iniettato. Il resto
-dell'operazione fu fatto con pari accortezza e sagacia[7]. Terminata
-l'operazione, il dottor Weiss, rivoltosi al cadavere del Baronetto, gli
-disse:
-
-— Eccoti pago, infelice mio amico; ho adempito al mio debito! ti ho
-strappato alla corruzione.
-
-Voltosi poscia a Daniele, che pallido, stralunato, immobile, era stato
-presente all'imbalsamazione, gli disse:
-
-— Ora spetta a voi, signor custode della morte; consegno a voi il
-cadavere del Conte di Sierra Blonda in ottimo stato, esso si manterrà
-fresco, flessibile, e naturalmente colorito. A voi, dunque, signor
-Daniele de' Rimini, incominciate il vostro ufficio! i nove mesi
-principiano: l'eredità vi aspetta!
-
-Dette poscia un'occhiata all'orologio, e con sarcasmo soggiunse:
-
-— Sono le otto: andiamo, signor de' Rimini, il Baronetto attende il suo
-caffè!
-
-
-
-
-V.
-
-LA CAMERA VERDE
-
-
-È anche mia precisa volontà che il MIO CADAVERE dopo l'imbalsamazione,
-rimanga nella camera verde del secondo piano della mia proprietà di
-_Schoene Aussicht_.
-
-«Il mio cadavere sarà vestito con quella proprietà e decenza che si
-convengono al rango ed alle ricchezze del Baronetto Brighton, Conte
-di Sierra Blonda. Ogni giorno se gli cambierà la biancheria, ed ogni
-settimana i vestiti.
-
-«Due volte al giorno il signor Daniele de' Rimini recherà egli stesso
-al mio cadavere, nel cospetto de' servi testimoni, il caffè e in quelle
-stesse ore in cui soglio prenderlo al presente».
-
-Era ormai tempo di eseguire le dette prescrizioni del Baronetto.
-
-A quella parola che il dottor Weiss avea diretta con sarcasmo a
-Daniele, ricordandogli di dover porgere il caffè al morto, la comitiva
-raccapricciò. Tutti guardarono con una certa angosciosa ansietà il
-giovine italiano che doveva adempire a quell'ufficio sì tristo e
-ridevole a un tempo. Ma Daniele non indietreggiò innanzi all'orrore
-che gli ispirava ormai quel cadavere: egli non doveva vacillare un
-momento. Eran cominciati i nove mesi, a capo dei quali erano la fortuna
-e la felicità. Daniele comandò a' servi che allestissero il caffè. Una
-febbrile energia invadeva le fibre dell'erede... Egli più non capiva
-quello che veniva buccinato nei diversi gruppi sperperati nella camera;
-il suo volto era livido, ma la vivacità del delirio era nei suoi occhi;
-la coscienza della propria situazione non l'avea per altro abbandonato.
-Il caffè fu recato nella solita coppa d'oro in cui il Baronetto solea
-prenderlo. Daniele tolse di mano ai servi il vassoio d'argento sul
-quale era la tazza ricolma di caffè, e con piè fermo si accostò al
-letto su cui giaceva l'estinto. Il vassoio non pertanto traballava
-nelle mani del perfido. Giunto alla sponda del letto, Daniele, con voce
-tremante e appena sensibile, dimandò al cadavere:
-
-— Signor Baronetto, vuole il caffè?
-
-Dagli occhi del morto parve che balenasse uno sguardo elettrico e
-fulminante. Daniele vacillò, le ginocchia mancarongli... ei cadde e
-con esso il vassoio colla tazza. Si corse in suo aiuto, ma egli si
-rimise ben presto, balbettò alcune frasi di giustificazione, e chiese
-un bicchiere d'acqua però che si sentiva ardere il petto e mancare il
-respiro.
-
-Prima di esporre a' nostri lettori il quadro terribile che pur ci è
-forza di ritrarre, vale a dire: IL FIGLIO PARRICIDA ALLA PRESENZA DEL
-CADAVERE DEL PADRE — dobbiamo sdebitarci di una promessa, ch'è quella
-di narrare il modo che tenne Daniele per involare dalla scrivania di
-Edmondo la chiave della scatoletta contenente la polvere di Upas.
-
-Nel corso del giorno in cui Daniele avea meditato l'enorme delitto, poi
-che si ebbe congedato dal Baronetto dicendogli che il domani sarebbe
-partito per Darmstadt, il mandò a pregare che essendo quello l'ultimo
-giorno della sua dimora a _Schoene Aussicht_, voleva riavere il piacere
-di pranzare con lui. È a notarsi che, dal momento in cui nell'animo
-di Daniele era nato il funesto pensiero di por termine a' giorni del
-Baronetto, egli non ebbe più la forza di sedersi alla medesima mensa
-con lui; di che si scusò, adducendo per pretesto che la sua salute non
-consentiva che avesse pranzato in sul tardi. Il Baronetto accolse con
-estremo piacere il desiderio del giovine e il tenne quale attestato
-del suo affetto. Daniele pranzò col Baronetto: egli seppe abbastanza
-infingersi, bensì non tanto che la cupa preoccupazione del suo pensiero
-non trasparisse: ma Edmondo ne spiegò la ragione pel rammarico che il
-giovine dovea sentire per la prossima sua partenza. Poche parole disse
-Daniele durante il desinare, e pochissimo mangiò. Alquanti giorni
-innanzi, Edmondo, in una delle serali conversazioni che tenea cogli
-amici, avea detto di aver ricevuto da un suo corrispondente delle
-Indie la narrazione di un conflitto avvenuto nel Ponjab tra gl'Indiani
-e la guarnigione inglese. Daniele, a pranzo, fece cadere astutamente
-il discorso su questo fatto, e pregò il Baronetto di leggergli la
-lettera del corrispondente; il perfido giovine sapea che il Baronetto
-tenea questa lettera in uno de' cassettini della scrivania, e che
-una sola chiave aprivali tutti. Edmondo, di nulla sospettando, volea
-chiamare il suo cameriere per fargli prendere dalla scrivania la
-lettera; ma Daniele si offrì di recarsi egli medesimo nello studio per
-prenderla. Edmondo gli affidò la chiave. Daniele tornò colla lettera
-del corrispondente delle Indie. Egli avea già involata la piccola
-chiave che dovea servire a schiudere la scatoletta dell'Upas. Alzati
-di tavola, Edmondo abbracciò Daniele e tornò a pregarlo che la sera
-non fosse mancato alla solita riunione degli amici. E Daniele tornò a
-promettere che non sarebbe mancato la sera, siccome avea promesso in sè
-medesimo di non mancare la notte! Il compimento dell'infame delitto è
-già noto. Dopo aver somministrato il caffè al cadavere del Baronetto,
-Daniele si accinse ad eseguire le condizioni impostegli. Il cadavere
-di Edmondo fu vestito con quella proprietà e decenza ch'egli avea
-raccomandate. Il suo abito era tutto nero, così avendo egli disposto
-negli articoli suppletorii del suo testamento. Il cadavere dovea per
-l'intera durata de' nove mesi portare il lutto della propria morte.
-Egli avea comandato eziandio che ogni settimana se gli indossassero
-abiti nuovi. Il sarto francese fu incaricato di fornire ogni sabato le
-vestimenta nuove del Conte di Sierra Blonda. Daniele dovea vestire e
-spogliare il Baronetto, adempiendo verso lui all'ufficio di cameriere.
-
-«La più minuta e scrupolosa cura sarà messa dal signor Daniele
-dei Rimini a tener mondo il mio corpo da qualsiasi impurità della
-corruzione.»
-
-Quest'articolo delle condizioni facea fremere Daniele. Egli è vero che
-per effetto dell'imbalsamazione la putrefazione interna cadaverica
-è impedita, ma è egli mai possibile, senza le più assidue cure,
-impedire che si formi su qualche parte del _corpo morto_ un principio
-d'impurità? E ogni giorno la biancheria doveva esser cambiata al
-cadavere!
-
-Il Baronetto avea benanche disposto che ogni giorno il suo parrucchiere
-dovesse recarsi, come al solito, a _Schoene Aussicht_, per prender
-cura del suo capo e della sua barba. La paga del parrucchiere era
-triplicata. E il primo giorno, in fatti, dopo l'imbalsamazione,
-i capelli del Baronetto furono lisciati, scrinati ammorbiditi con
-finissimi olii e pomate; la sua barba fu pettinata ed allustrata,
-raccorciandosi i peli disuguali e livellandosi così bene come
-se il Baronetto avesse dovuto trarre a qualche festa di ballo.
-Così acconciatosi e vestito a bruno, il Conte di Sierra Blonda fu
-trasportato nella Camera verde, secondo le disposizioni del testamento.
-Egli venne adagiato sovra una delle magnifiche seggiole d'avorio a
-forma di baldacchino. Era questa sedia interamente coperta da soffici
-cuscini orientali, a disegni cinesi di color scarlatto. Nappe di fili
-d'oro scendevano da una specie di tettino della sedia, lavorato ed
-intagliato con tanta ricercatezza e con tanta minuta fatica che quel
-tettino era un capolavoro di scultura. I piedi di questa seggiola,
-non più lunghi di un palmo, rappresentavano quattro piccole pagodi con
-bambocci cinesi nell'interno, figuranti alcuni mandarini che fumavano.
-Il cadavere era coricato anzicchè seduto su questa seggiola, tranne
-che il busto era sollevato e appoggiato a morbidi cuscini. Le braccia
-del Baronetto erano adagiate in sul corpo in una positura semplice e
-naturale. Le mani erano intrecciate senza stento l'una nell'altra.
-
-Nell'entrare in quella camera era impossibile il ravvisare un cadavare
-nell'uomo che riposava leggiadramente su quello splendido divano
-cinese. Il volto del Baronetto non era dissimile da quello ch'era
-quando era vivo, anzi una leggiera tinta di vermiglio si sfumava
-in sulle gote, effetto della preparazione del minio, ch'era entrato
-nella composizione dell'imbalsamazione. Nell'atteggiamento di quel
-corpo, nella giacitura del capo alquanto inchinato a destra, quasi che
-avesse guardato, dalla dischiusa finestra, gl'incanti paesaggi che si
-disegnavano sulle rive del Reno, in quegli occhi vagamente socchiusi,
-come per evitare la troppa luce che veniva dal giorno sereno e ricco
-di sole; in tutta la sua persona insomma nulla era che non avesse
-perfettamente simulata la vita.
-
-Illusione spaventevole che metteva ad ogni istante il ghiaccio e la
-morte nel cuor di Daniele!
-
-Il dubbio terribile che dalla lettura del testamento era nato
-nell'animo dell'assassino di Edmondo diventò orrenda certezza per una
-di quelle circostanze che la Provvidenza fa nascere al bisogno quando
-intende premiare o punire. Edmondo solea ricevere gli amici con tutta
-la splendidezza ed il fasto d'un milionario. Pel consueto, egli era
-vestito con giubba nera. E quella sera, ultima della sua vita, egli
-aveva indossato una giubba nuova. Daniele stimò per la prima volta
-vestire il cadavere con quel medesimo abito: e nel passarlo in sul
-corpo dell'estinto, si avvide di una carta ch'era nella tasca della
-giubba. Egli se ne impossessò. Era la lettera di Maurizio Barkley la
-quale contenea la rivelazione della vera entità di Daniele de' Rimini.
-È indicibile il furore da cui fu preso il perfido Daniele alla lettura
-di quella lettera... Egli versò segrete lagrime di disperazione; si
-strappò i capelli; la sua ragione si confondeva!
-
-«Da quanto tempo mio padre era conscio del segreto? dimandava a sè
-stesso il forsennato... Io forse l'uccisi nel momento in cui egli
-sognava di stringermi al suo cuore!... Oh, ne son sicuro! Mio padre non
-avrebbe indugiato a palesarsi a me, a riconoscermi, a legittimarmi!...
-Mio padre! mio padre! Io ho ucciso mio padre! l'ho vilmente assassinato
-nel proprio suo letto, come fanno i ladri per impossessarsi d'un
-tesoro! ed io mi sono seduto alla sua mensa! Molte volte mi chiamò
-suo figlio!... La prepotente voce del sangue parlava in me! Ed io
-l'ho soffocata! Maledetto il momento che conobbi Emma di Gonzalvo!...
-Maledetto il momento che posi il piede a Manheim!... No, questa lettera
-è d'una data recentissima; essa non ha potuto arrivare che ieri!...
-ieri sera forse!! Mentre io meditava il delitto e mi accingeva a
-compirlo, mio padre sapea di avere in me un figliuolo!... All'alba
-forse egli sarebbe corso da me per abbracciarmi!... Ed io ho sepolto
-per sempre nel petto di mio padre un avvenire di amore, una vita di
-felicità!
-
-Tutto quel primo giorno di adempimento dei patti, Daniele non rimase
-che pochi momenti da solo col cadavere del Baronetto. Quasi tutti gli
-abitanti di Manheim si recavano a _Schoene Aussicht_ e dimandavano
-il permesso di entrare nella camera verde. Daniele, in qualità di
-esecutore testamentario, era ormai la sola volontà che dominasse a
-_Schoene Aussicht_: egli però permise agli abitanti di Manheim di
-trarsi la curiosità di vedere _il morto in funzione_, siccome nel paese
-diceasi. Il fatto è che quegli abitanti guardavano con più sorpresa il
-giovine italiano che il cadavere del Baronetto. Non si tosto Daniele
-entrava nella camera verde, un bisbiglio si levava, e tutti gli occhi
-eran volti verso di lui. «Ecco, ecco, il CUSTODE DELLA MORTE,» si
-sentiva susurrare con mistero e paura. Daniele fu costretto di proibire
-l'ingresso a tutti i curiosi; e questo fu peggio per lui, perchè così
-era lasciato solo nella camera verde. E questa solitudine diventò
-orribile allora che le tenebre caddero sulla terra. La camera verde
-era rischiarata da un gran globo d'alabastro, che spandeva in quella
-stanza una luce vaporosa e fantastica. Entrando ivi di sera, Daniele
-gittò un'occhiata sul Baronetto, ed un brivido gli corse per le ossa.
-L'illusione era completa!
-
-A malgrado dell'estrema ripugnanza che egli sentiva a guardare il
-cadavere in sul volto, Daniele rimase lunga pezza a contemplarlo. Parea
-che quegli occhi, renduti immobili per morte, si drizzassero a lui con
-orrenda espressione... Strani fantasmi, stranissime larve si aggiravano
-in quei momenti per la fantasia dello sciagurato giovine. Tra le altre
-cose, un continuo buccinamento gli stava nelle orecchie: sentiva sempre
-la voce del Baronetto, che gli ripeteva con sarcasmo le parole che gli
-disse non appena fu conchiuso il funesto contratto: _D'ora in poi io vi
-considero qual figlio mio!..._ Indi ricordava quello che il Baronetto
-gli disse innanzi di conchiudere il contratto: _Io vi sarò debitore
-d'una eterna obbligazione!_
-
-«ETERNA! ETERNA! — I capelli si alzavano sul capo di Daniele;... i suoi
-occhi si affissavano con indicibile espressione sul sembiante di suo
-padre...
-
-«Dov'è al presente la tua anima, o padre mio, pensava lo sciagurato
-immobile sul cadavere,.. perduta forse! ETERNAMENTE PERDUTA!... e per
-mia cagione! Ed io l'ho spinta all'eterna perdizione! O padre mio, tu
-riposavi con tanta placidezza allora che l'infame mio braccio ti aprì
-in un baleno l'eternità!»
-
-Daniele non piangeva; ma una lagrima secca e disperata, una lagrima di
-fuoco si era fermata nel mezzo della sua vitrea pupilla, e la camera
-verde gli sembrò dipinta a rosso; e gli parve che le braccia di suo
-padre si muovessero per dimandargli soccorso. Allora ei si trovò sulle
-labbra certe parole antiche, che gli avevano insegnate quando era
-bambino... Daniele compitò macchinalmente una prece.
-
-Le nove della sera battevano all'orologio. Il cameriere inglese si
-allacciò in sull'uscio della camera verde e disse a Daniele:
-
-— Signor de' Rimini, è l'ora del tè.
-
-Daniele fu scosso come da uno stimolo elettrico: con faccia stupida
-chiese al cameriere che cosa bramava, il cameriere ripetè la formola.
-
-Era convenuto che ogni azione di Daniele, relativa alle condizioni del
-testamento, doveva esser fatta alla presenza del cameriere inglese
-e di due altri testimonii, i quali firmavano ogni sera il verbale
-della giornata. E questo, per attestare, alla fine dei nove mesi
-l'adempimento degli obblighi imposti all'erede. Daniele tornò in se
-ebbe rossore di sè medesimo, pensò ad Emma e al Duca di Gonzalvo,
-riprese coraggio, si alzò e si dispose a porgere il tè al Baronetto.
-
-«Ogni sera, dopo l'ora del tè, il signor Daniele de' Rimini suonerà,
-alla presenza del mio cadavere, un pezzo a piano-forte e canterà
-un'aria di sua scelta.»
-
-E quest'ora terribile era giunta! E non solamente il cadavere del
-Baronetto ma tre altre persone doveano ascoltare quella musica e
-quel canto, i tre testimoni! Daniele, coll'occhio delirante, col
-vòlto pallidissimo, coll'anima lacerata a brani dal rimorso, si sedè
-al piano-forte. Il cadavere del padre gli era di rimpetto. Daniele
-fece sforzo incredibile nel porre le mani sulla tastiera: egli non
-si ricordava niente più, avea smarrito le regole dell'armonia, del
-contrappunto, non riconosceva più i tasti!! Ma di botto, la sua faccia
-s'irradiò, i suoi occhi scintillarono, la sua testa tremò... Una
-melodia dolcissima.... celeste.. straziante esalò da quella tastiera.
-Gli occhi de' tre testimoni si empirono di lagrime!... Era il _Requiem_
-di Mozart quello che Daniele avea sonato!
-
-Sopraggiunta la notte, Daniele ordinò che il suo letto fosse
-trasportato nella stanza contigua alla camera verde. Nonostante il
-ribrezzo che gl'ispirava la prossimità del cadavere, egli non volea per
-tanto discostarsene in nessuna ora del giorno e della notte, imperocchè
-temeva che qualcheduno di quelli che aspiravano all'eredità del
-Baronetto avesse involato o fatto sparire il prezioso deposito, della
-cui custodia e conservazione esso Daniele era incaricato. La camera
-verde avea due usci, per l'un dei quali si andava allo studio del
-Baronetto e ad altre stanze, e per l'altro si riusciva sulla villetta.
-Di entrambi questi usci, ben chiusi, Daniele conservò le chiavi. Egli
-non volle far rimanere altro lume nella camera verde, durante la notte,
-che quella stessa lampada d'oro che soleva rischiarare la stanza da
-letto di Edmondo. Daniele accese dunque a fianco del Baronetto il
-lume; serrò con molta cura le finestre e le porte; dette un'occhiata al
-cadavere, e rimase a mezzo la camera, colpito da un pensiero che gli
-andò a toccare le più recondite fibre del cuore. Daniele era solo al
-cospetto di suo padre!
-
-L'anima di costui il vedeva e l'udiva... Daniele pensò gittarsi a piede
-del cadavere di suo padre, sciogliersi in amare lagrime di pentimento,
-chiedergli perdono di avergli data la morte, non conoscendo esser lui
-suo padre; implorarne la benedizione. Un quarto d'ora all'incirca restò
-il giovine battagliando con sè medesimo; ma ogni volta che lo sguardo
-si portava sulla vittima, parea che questi il respingesse. Daniele non
-ebbe la forza di mandare ad effetto il suo proponimento, e poco stante,
-gittando un altro sguardo di angoscia sul cadavere, come se avesse
-voluto dargli la buona notte, si ritirò nella stanza contigua, dove
-avea fatto preparare il suo letto. Daniele, com'è a supporsi, non potè
-chiudere gli occhi per tutta la notte. Sebbene l'uscio che il separava
-dalla camera verde fosse chiuso a chiave, ad ogni momento sembrava allo
-sciagurato giovine che quella porta si aprisse, e che il Baronetto
-redivivo gli comparisse dinanzi per opprimerlo dei più strazianti
-rimproveri. Qualche volta Daniele, cascando a sonno per stanchezza, si
-destava poco di poi a soprassalto, col petto affannoso, colla faccia
-livida e cogli occhi smarriti; spalancava gli occhi, si poneva a
-sedere in letto, e volgeva lo sguardo atterrito intorno a se. Egli avea
-sognato che suo padre stesse seduto alla sponda del letto.
-
-Altre volte il misero, non si tosto, dopo lunghe ore di agitazione,
-giungeva a prender sonno, sentiva nell'orecchio la voce del
-padre, e gittava uno strido altissimo, e si svegliava per non più
-raddormentarsi. Una notte, mentr'ei vegliava, secondo il consueto, e
-tenea rivolto lo sguardo sull'uscio della camera verde, vide di repente
-sparir la luce che rischiarava quella stanza!...
-
-La lampada era spenta!
-
-Daniele solea farla provvedere di tant'olio da poter durare la luce per
-molte notti. Come dunque si era spenta quella lampada? Lo sciagurato
-giovine fu preso da strani timori; volle alzarsi per trarre nella
-stanza del cadavere, ma non bastogli a tanto il coraggio; e stava
-con un violento battito di cuore. Mentre così rimanea perplesso ed
-insonne, Daniele porse attento l'udito... Un lamento fioco, indistinto,
-un pianto soffocato partiva dalla camera verde!! Fu così terribile
-l'illusione, che Daniele, balzato di letto, corse precipitosamente a
-destare i servi, e narrò loro lo strano fenomeno che avea colpito le
-sue orecchie. Si entrò con lumi accesi nella camera verde; si ricercò
-della cagione del lamento... Nulla si era mosso in quella stanza...
-Il Baronetto era sempre al suo posto, ironico e beffardo simulacro di
-vita!
-
-Così Daniele avea passato circa una ventina di notti. Egli non era più
-riconoscibile: profonde occhiaie gli si erano scavate in sul volto! La
-sanità del suo corpo era perduta, la sua ragione era vicina a perdersi.
-Eppure, egli attingeva forza, energia e coraggio pensando all'avvenire,
-pensando alla sospirata fine di quei nove mesi, che dovevano partorire
-la FELICITÀ. LA FELICITÀ! Ecco L'OMBRA dell'uomo in sulla terra; essa è
-sempre indietro o innanzi a lui! La felicità non è che in Dio. La virtù
-soltanto avvicina l'uomo a Dio, e la morte sola fa sparire la distanza
-che li separa.
-
-Fra gli altri fantasmi che confondeano la ragione e abbattevano
-la salute di Daniele, ogni giorno, nel primo entrare ch'ei faceva
-nella camera verde, pareagli che il Baronetto non si trovasse in
-quella medesima posizione in cui era la sera precedente. I camerieri
-si burlavano di queste allucinazioni di Daniele e si ingegnavano
-di richiamarlo alla ragione; ma tutto indarno, perocchè quelle
-allucinazioni erano figlie della rea coscienza. Ammirabil disegno. Il
-cadavere del Baronetto ch'era stata la serpe morale la quale avea roso
-le notti di Edmondo, era parimente il verme che rodeva le notti di
-Daniele. Per colpire le coscienze colpevoli, Dio si vale ben sovente
-delle loro stesse immaginazioni. In qualche notte, Daniele distraeva
-le sue veglie rimandando il pensiero a' tempi della sua fanciullezza.
-Allora egli pensava con orgoglio all'alta sua nascita, pensava con
-tenerezza alla madre sua di cui l'immagine se gli piangea ben viva alla
-mente; e cercava di adunare e collegare tutte le più lontane e sparse
-reminiscenze per trarne qualche illazione o spiega. Talvolta egli
-pensava con lacerante rammarico a' giorni tranquilli e felici della
-sua adolescenza passata sotto il tetto di Giacomo Fritzheim; ricordava
-l'amor tenerissimo della virtuosa Lucia; rimembrava le notti di
-placidissimo riposo che il ristoravano.. E un orrendo paragone il facea
-disperare!
-
-Il riposo della virtù sotto l'umil tetto del povero: l'insonnia del
-delitto sotto le dorate volte del ricco palagio!
-
-
-Erano scorse alquante settimane dal dì della morte del Baronetto.
-Una sera, dopo l'ora del tè, e dopo aver suonato il pezzo di musica
-e cantata un'aria, che per lo più era una melodia tristissima o
-una preghiera, Daniele era rimasto seduto al suo posto, vicino al
-piano-forte, abbattuto dagli sforzi di coraggio che tuttodì faceva,
-non meno che dalle veglie, da' rimorsi e dalle sofferenze morali.
-Egli era solo: i testimoni si erano ritirati. Il globo d'alabastro
-schiarava la camera e l'immobil fisonomia del Baronetto. Daniele, collo
-sguardo fisso sul cadavere di suo padre, era sepolto nella tristezza
-più desolante. Gli occhi del cadavere il faceano fremere, ma pure un
-fascino terribile, una forza inesplicabile costringevanlo a guardar
-sempre la faccia del padre. L'oscillante e vaporosa luce del globo
-d'alabastro disegnava stranamente gli angoli del volto del morto, e
-dava alla sua fisonomia qualche cosa di mobile e di vivo: quelle labbra
-pareano sogghignare, pareano socchiudersi per parlare. Daniele era
-agghiacciato di spavento, eppure non avea la forza di abbandonar quella
-camera. Di botto, la sedia a letto, su cui era adagiato il cadavere, si
-mosse, come se questo avesse fatto uno sforzo per levarsi.
-
-Orribile a dirsi!! Il braccio destro del cadavere si alzò! Daniele mise
-un grido fortissimo e chiuse gli occhi. — L'UPAS!! L'UPAS!! CHE FACESTI
-DELL'UPAS?
-
-Daniele gittava gridi orribili!... I servi accorsero... e trovarono il
-giovine mortalmente svenuto.
-
-[Illustration]
-
-
-
-
-VI.
-
-L'AMICO
-
-
-Un uomo avea mosso il braccio del cadavere e profferito quelle parole.
-Egli era Maurizio Barkley!
-
-Diamo la spiegazione di questa che all'apparenza può sembrare stranezza
-di Maurizio.
-
-Nove giorni dopo la morte del Baronetto, Maurizio leggeva nelle
-_Notizie diverse_ di un giornale francese:
-
-«Ci viene scritto da Baden che nella città di Manheim è morto alcuni
-giorni fa il proprietario della bella tenuta di _Schoene Aussicht_.
-Egli è stato trovato estinto nel proprio letto, dopo aver passata la
-sera precedente a banchettare cogli amici. Egli ha lasciata una fortuna
-stragrande ad un giovine italiano, a patto che questi custodisca il
-cadavere di lui per nove mesi, nella stessa abitazione di _Schoene
-Aussicht_. La strambezza e la originalità di un tal testamento formano
-il subbietto di tutte le conversazioni».
-
-Confessiamo di non trovare espressioni bastevoli a dipingere la
-sorpresa e il dolore del buon Maurizio a tal nuova inaspettata!
-Allorchè egli attendeva con ansia una risposta all'ultima lettera
-scritta al Baronetto, gli giunge, per via indiretta, la notizia della
-costui misteriosa morte! Non sappiamo dire quante volte Maurizio
-rilesse le parole del giornale francese, quasi non credendo agli occhi
-propri. Maurizio amava il Baronetto, l'amava con tanta appassionata
-venerazione, che avrebbe mille volte sacrificata la propria vita per
-lui. I trascorsi della vita di Edmondo, le costui follie, i pericoli
-incessanti a' quali si esponeva, erano cagioni di gravi cordogli
-all'animo del nobile schiavo, il quale, con tutto quel poco d'influenza
-che avea sul cuore del Baronetto, ingegnavasi di rimenarlo ad un
-tenor di vita meno esposto a pericoli ed a rimorsi. Edmondo ricambiò
-l'affetto dello schiavo con altrettanto attaccamento, e, poscia che
-questi l'ebbe cansato da morte imminente, Edmondo ringraziò il cielo di
-avergli conceduto un vero amico, e come tale sel tenne appresso a sè in
-prosieguo di tempo, affidandogli, siccome altrove dicemmo, gl'incarichi
-più difficili e dilicati.
-
-Maurizio, prima di concepire l'ardente passione per Emma di Gonzalvo,
-non sentiva altro amore che pel Baronetto. E anche la sua passione
-per Emma non attenuò per niente o indebolì il suo amore per Edmondo.
-Era questo amore radicato nell'animo integro dell'Africano, così che
-se gli era renduto un elemento di vita. Maurizio amava il Baronetto
-siccome amava l'aria e la luce, con quell'amore cioè che più non
-si avverte, sendosi fatto abituale e intrinseco all'esistenza, con
-quell'amore placido, uguale, costante, inalterabile. Il Baronetto era
-per lui più che un padrone, più che un amico, più che un padre; era
-un nume! Maurizio era felice nell'amare Edmondo e dimostrarglielo con
-un attaccamento e con una fedeltà a tutta prova, siccome era felice
-nell'amare la figliuola del Duca di Gonzalvo e nasconderglielo. Alla
-notizia della morte del Baronetto, Maurizio non avea pianto, non avea
-messo gemiti e grida, siccome suol disfogarsi un acerbissimo dolore:
-il suo primo movimento fu porre la mano sopra uno stiletto inglese che
-portava sempre addosso. Ma nel puntare il pugnale contro il proprio
-petto, due pensieri il rattennero: la notizia poteva esser non vera
-o almeno esagerata; se vera, un delitto era stato commesso e a lui
-spettava il vendicarlo.
-
-L'Africano possedeva uno sguardo morale, acuto e penetrante al pari
-del suo sguardo fisico. Ratto come il baleno, il suo pensiero corse a
-Daniele, e indovinò in questi l'autore della improvvisa e arcana morte
-del Baronetto. Maurizio sapea quali tristi passioni albergassero nel
-cuor del giovine pianista, e come l'avidità dell'oro spegnesse in lui
-ogni altro buon sentimento; sapea che questi avea promesso di ritornar
-milionario dopo due anni per impalmare Emma di Gonzalvo; e fin dal
-momento che il Baronetto gli scrisse di aver conchiuso col pianista
-quella specie di funesto contratto di morte, Maurizio temè gli agguati
-di Daniele, tanto che si affrettò di scrivere a Edmondo la lettera
-che questi ricevè poche ore prima di miseramente morire. Ricordiamo il
-seguente passo di questa lettera:
-
-«Questo importante segreto è ora nelle vostre mani, signor Baronetto:
-a voi lo rivelo, e non a lui; fate quello che credete, non ispetta
-a me darvi consigli. Soltanto non posso celarvi che fareste bene a
-discoprirvi al figliuol vostro e dare sfogo al vostro amor paterno:
-_non posso dirvi il perchè opino così_.»
-
-Maurizio _opinava così_ perchè suspicava quello che appunto era
-avvenuto! Nello stesso giorno in cui Maurizio aveva letto la notizia
-della morte del Baronetto nei pubblici fogli, giunsegli una lettera
-dell'amministratore Americano che gli dava i tristi ragguagli di questa
-morte non meno che delle disposizioni testamentarie del defunto, della
-sua imbalsamazione, del cominciato adempimento delle condizioni di
-eredità; e soggiungeva in un _postscriptum_:
-
-«Il _Custode della morte_ sembrava essere stato vivamente colpito dalla
-improvvisa catastrofe del Conte: il suo cervello sembra averne patito.»
-
-Ciò bastava per confermare i sospetti di Maurizio. Il rimorso era che
-sconcertava la ragione di Daniele. Maurizio rimase lunga pezza immerso
-nel più profondo dolore, ma ora egli aveva un dovere a compiere: volare
-a _Schoene Aussicht_, obbedire all'ultima volontà del Baronetto,
-trovar le orme del delitto, e vendicarlo. Lungamente egli pensò al
-come il perfido giovine avea potuto dar morte al Conte: pose a tortura
-il cervello per indovinare il modo che il Daniele avea tenuto per
-ischiudere impunemente una tomba: passò in rivista tutt'i veleni più
-segreti, e da ultimo il pensiero dell'Upas gli sfolgorò alla mente
-come luce improvvisa. Maurizio conosceva che il Baronetto conservava le
-foglie dell'Upas, però ch'egli stesso era stato testimone della morte
-de' due schiavi nell'isola di Giava, i quali avean perduta la vita nel
-togliere dall'albero omicida le fronde che dovean servire ad arricchire
-il piccolo museo di curiosità del milionario. All'infuora di questo,
-Edmondo avea letto le sue _Memorie_ al suo amico Barkley, nelle quali
-eran notate le velenose qualità della pianta _Bohon-Upas_. Daniele
-dunque si era servito dell'Upas per uccidere Edmondo.
-
-Maurizio era stupefatto di sorpresa, di dolore. In che modo Daniele
-avea potuto impossessarsi del veleno? Ecco il mistero che restava
-a schiarire. Il più importante a farsi era di volare a Manheim.
-Nessun obbligo il trattenea più a Napoli: era finita la sua missione
-presso il Duca di Gonzalvo... Maurizio si affrettò a recarsi colà
-dove il chiamava un tristo dovere. Egli dette in fretta un addio al
-Duca, ad Emma, che si mostraron addolorati pel suo allontanamento da
-Napoli: promise di ritornar presto; nulla rivelò della cagione della
-sua repentina partenza, e soltanto disse che dovea trasferirsi in
-Inghilterra per mettersi in possesso di una eredità.
-
-Dopo dieci giorni Maurizio era a _Schoene Aussicht_: Egli arrivò
-al casino nelle ore vespertine: aveva il suo proponimento: non si
-fece vedere che al solo amministratore Americano, cui pregò di tener
-nascosto il suo arrivo a tutti, e particolarmente al giovine de'
-Rimini. Con ogni possibile cautela Maurizio entrò nello studio del
-Baronetto, e si diede a ricercare lo scritto in cui questi avea gittate
-le memorie della sua vita. La prima cosa che andò a trovare in quelle
-memorie si fu il viaggio di Edmondo nella Meganesia; il suo soggiorno
-nell'isola di Giava. La pagina che conteneva i ragguagli sull'albero
-_Bohon-Upas_ era disparsa!
-
-Non cadeva più dubbio! Maurizio pensò di fare in qualche modo
-confessare tacitamente il delitto allo stesso delinquente.
-
-«Se Daniele è innocente, pensava l'amico di Edmondo, la parola Upas non
-debbe cagionargli alcuna commozione; al contrario, se egli è colpevole,
-siccome tutto il rivela, questa parola debbe di necessità produrre in
-lui sbigottimento e terrore.»
-
-Pensato a questo, Maurizio aspettò il momento, in cui il giovine si
-fosse trovato al cospetto del cadavere della sua vittima. Terminato
-il pezzo di musica e l'aria cantata da Daniele, e allora che i servi
-testimoni si furono ritirati, Maurizio era destramente entrato nella
-camera verde, per mezzo dell'uscio della villetta. Favorito dalle ombre
-della sera e dalla preoccupazione del giovine, egli si era con ogni
-precauzione celato dietro la sedia a letto ove giaceva il cadavere. È
-da notarsi che la spalliera di questa sedia era situata quasi di contro
-all'uscio che metteva nella villetta, così ch'era difficile di scorgere
-il personaggio ch'era entrato, e che rimaneva a tal modo nascosto agli
-occhi del giovine. Alle grida di profondissimo terrore che Daniele
-avea messe, Maurizio si accertò della realtà del delitto, e la sua
-bell'anima ne fu lacerata.
-
-Dicemmo che Daniele fu trovato da' servi mortalmente svenuto. Egli fu
-trasportato privo di sentimento sul suo letto, dove gli vennero usate
-le cure che il suo stato richiedeva. Maurizio rimase solo col cadavere
-del Baronetto. Non mai di afflizione più profonda si vide cosparso
-il sembiante dell'Africano. Egli rimase gran tempo a contemplare quel
-cadavere, che gli disbranava il cuore: si gittò poscia a' piedi di lui,
-e su quelle fredde mani fe' cadere un diluvio di baci e di lagrime.
-
-Virtù rara e sublime! Maurizio poteva con una sola parola vendicare il
-Baronetto, annientare il frutto del delitto di Daniele, consegnandolo
-all'autorità sotto il peso di sospetti ben fondati; e poteva egli
-solo, Maurizio, mettersi in possesso dell'intera eredità di Edmondo:
-dappoichè era detto nel testamento che, qualora dal giovine de' Rimini
-si fosse mancato agli obblighi impostigli, l'eredità ricadeva tutta su
-Maurizio Barkley, ritenendosi per tanto tutte le altre disposizioni a
-favore delle persone nominate nel testamento. Aggiungi che Maurizio,
-distruggendo l'avvenire di Daniele, distruggeva in lui un potente
-rivale in amore. Ma il Cafro pensava che denunziando il giovine alla
-giustizia, egli denunziava il figlio del suo amico il Baronetto!
-D'altra parte, non avendo pruove evidentissime del misfatto, ma
-soltanto semplici induzioni e sospetti, la giustizia avrebbe tenuta
-così fatta denunzia come figlia della brama di mettersi in possesso
-della eredità del milionario, privandone, sotto il peso di un'accusa
-capitale, il giovine pianista. Maurizio fermò adunque di non palesare
-ad anima viva i sospetti, che per lui erano lampante certezza, e di
-abbandonare il parricida alle mani di Dio. Maurizio si affrettò di
-eseguire la volontà del Baronetto e gli ordini, di cui questi lo aveva
-incaricato.
-
-In quella sera stessa egli andò dal notaio di Edmondo per aggiustare
-tutte le faccende riguardanti le disposizioni testamentarie. Prima
-di ogni altra cosa, Maurizio volea provvedere al più presto al
-sostentamento dei figli del suo amico, distribuendo il capitale
-lasciato loro in retaggio. Tranne Daniele e Eduardo, gli altri tre
-figli di Edmondo, eran poveri, e fino a quel momento eran vivuti coi
-mensili assegnamenti che il padre facea lor capitare.
-
-Era d'uopo congedare gli agenti posti agli ordini di esso Maurizio:
-essendo ormai inutile l'opera di costoro. Barkley doveva a volo recarsi
-a Parigi, a Glascovia, a Pisa e a Cadice, volendo per l'ultima volta
-rivedere i figli del suo amico, rivelare ad essi il segreto che per
-tanti anni avea lor tenuto nascosto, e consegnare a ciascuno la parte
-del retaggio paterno che gli spettava. Maurizio avrebbe offerto a
-ciascuno di loro i suoi servigi, e gli avrebbe pregati di far capitale
-di lui in ogni rincontro e circostanza della loro vita, essendo egli
-stato il più fedel servo e affettuoso amico del padre loro. Oltre a
-ciò, Maurizio dovea fare una corsa in Inghilterra per prender possesso
-del feudo lasciatogli dal Baronetto a Yorkshire, e denominato, siccome
-accennammo, _The Raven-Spot_.
-
-Prima di allontanarsi per sempre da _Schoene Aussicht_, Maurizio
-avrebbe voluto dilucidare un dubbio che il tormentava. Aveva il
-Baronetto ricevuto, pria di morire, la lettera nella quale se gli facea
-la rivelazione di essere Daniele dei Rimini suo figlio? a malgrado di
-tutte le sue dimande e indagini, Maurizio non avea potuto dileguare
-il suo dubbio e venire in chiaro di un fatto che avrebbe forse potuto
-allontanare da Edmondo il crudel destino che lo avea colpito. Pel dì
-vegnente, a prim'ora del giorno, Maurizio avea stabilito di abbandonar
-per sempre Manheim e _Schoene Aussicht_, luoghi che ad ogni passo gli
-ricordavano il disgraziato suo amico. Ed in fatti, in sull'alba, egli
-trasse nella camera verde per lo stesso uscio della villetta, per lo
-quale era entrato il giorno innanzi. Daniele abbattuto da febbre e
-da delirio nella notte, non avea pensato, come al solito di chiudere
-le porte di quella camera e conservarsene le chiavi. Maurizio volle
-rivedere per l'ultima volta il suo amico, il Baronetto e dargli
-un eterno addio. Entrato però nella camera verde, il Cafro baciò
-rispettosamente la mano del cadavere, e stette a guardarlo con muta
-espressione di profondissimo dolore. Mentre così egli stavasi, l'uscio
-della stanza contigua si dischiuse, e Daniele si affacciò sulla soglia,
-pallido, emaciato, tremante per acuta febbre, e coverto appena da
-una veste da camera. Egli avea sentito rumore nella stanza ove era il
-cadavere, ed alla febbricitante fantasia corse il pensiero che alcuno
-involasse il deposito che dovea fruttargli l'eredità; era però balzato
-dal letto, si era gittato addosso quella veste, e veniva ad impedire
-che gli fosse rubato il cadavere. Daniele rimase stupito veggendo
-Maurizio Barkley.
-
-— Voi qui, signore! ebbe appena la forza di balbettare.
-
-— Son venuto a trovarvi, signor Daniele, perchè ho qualche cosa
-per voi, disse freddamente Maurizio mettendo la mano in tasca e
-consegnandogli una cambiale.
-
-«Eccovi la parte di eredità che vi spetta, signor _Daniele Fritzheim_;
-vostro padre m'incarica di darvi queste duemila e quattrocento piastre,
-quinta parte delle dodicimila che debbo distribuire tra voi e gli altri
-quattro fratelli vostri... Via su, non arrossite, signor Fritzheim,
-e aggiungete questa piccola somma a due milioni che toccheranno al
-_Custode della morte_, Daniele dei Rimini, al quale direte da parte
-mia che adempia esattamente agli obblighi impostigli, perchè Emma, sua
-cugina, lo aspetta».
-
-Maurizio uscì da quella stanza presto come un baleno, senza dare il
-tempo al giovine di rispondere una sola parola. Daniele rimase appo la
-soglia... Un'altra parola avea colpito le sue orecchie, un'altra parola
-che contribuiva maggiormente a porre lo scompiglio e la morte in quella
-povera ragione.
-
-Emma era sua cugina.
-
-
-
-
-Parte Sesta
-
-
-
-
-I.
-
-JUANITA
-
-
-Ci corre debito verso i nostri lettori di rischiararli rapidamente
-sovra alcuni punti tuttavia scuri della nostra narrazione, ed in
-ispecialità su la miserevol fine della madre di Daniele, Juanita de
-Gonzalvo.
-
-Al capitolo I. della Parte terza, in toccando la vita del Baronetto,
-dicemmo come, durante la sua dimora nell'Andalusia, egli avesse
-stretto amicizia col Duca di Gonzalvo, capo politico di quella
-provincia, il quale, imprudentemente concedendo favore e protezione
-alle scorrerie e alle scappate dei cavalieri del Firmamento, avea per
-qualche tempo nascosto e coperto agli occhi del governo di Madrid le
-follie di Edmondo e compagni. Dicemmo che il Duca di Gonzalvo aveva
-una sorella, giovinetta di straordinaria bellezza e d'indole franca,
-espansiva, appassionata. Era Juanita il più bel fiore di Siviglia;
-non vi era giovine _hidalgo_ nel paese, il quale non sospirasse per
-la bella germana del governatore. Novella Rosina, ella era l'oggetto
-dell'ammirazione e dei voti di un gran numero di Lindori: battaglie di
-serenate, di fiori, di biglietti simbolici, gare di sospiri e di dolci
-parole, guerre di dichiarazioni: tutto ciò divertiva la fanciulla, ma
-nessun cavaliere avea fatto ancora profonda impressione sull'anima
-di lei, infino a tanto che i suoi occhi s'imbatterono in quelli del
-giovine inglese, di trista rinomanza nel paese, del nuovo Don Juan,
-cav. del Firmamento.
-
-È curiosa e deplorabile ad un tempo la propensione che si hanno le
-donne in generale per gli uomini di reprensibili costumi, i quali
-hannosi acquistato un certo nome di avventurieri e girovaghi. In
-concorrenza, un giovine dabbene e costumato perde per lo più nello
-spirito delle donne, a paragone di un galante scioperato. Ciò vuol dire
-che, per lo più, le donne, hanno la fantasia più impressionevole del
-cuore, e caggion però negli agguati che vengon tesi alla loro vanità.
-Ma il pentimento tien dietro a tali inconsiderate simpatie.
-
-Juanita s'invaghì di Edmondo: tutti invidiarono la sorte del nuovo
-Almaviva, compassionando interamente quella della sconsigliata
-fanciulla. Il giovine Conte di Sierra Blonda traeva ogni giorno a
-casa di Gonzalvo, dov'era ben accolto dall'amico e dall'amante; ma
-egli simulava con l'uno e con l'altra. Edmondo mal soffriva l'altera
-probità del capo politico di Siviglia; ciò non pertanto se gli mostrava
-affettuoso, e ascoltava con infinta docilità le amichevoli suggestioni
-del nobil Duca, il quale, con ogni maniera di dolci rimproveri,
-ingegnavasi a quegli ammonimenti fraterni, per indurre il Duca a
-scusare la sua condotta appo il governo centrale, che fulminava da
-Madrid contro la comitiva dei cavalieri del Firmamento.
-
-Ben più agevol si era il persuader Juanita, buona credula, confidente
-appassionata fino al delirio. Edmondo le avea detto ch'egli non
-poteva parlar di nozze al Duca, fratello di lei, perocchè avea dato
-imprudentemente promessa di matrimonio a una giovinetta di Cadice.
-
-— Se per poco si buccina il nostro amore, diceva il Baronetto alla
-sorella del Duca, io sono perduto. Già il governo mi minaccia; già
-mi tien d'occhio, e senza la protezione di tuo fratello, a quest'ora
-già sarei fuori de' confini di Spagna. Fa però tener d'uopo per ora
-celato a tutti il nostro amore, e sovrammodo al Duca tuo fratello, così
-sospettoso e che non ha di me il miglior concetto del mondo. Usiamo
-grande circospezione e prudenza. Verrà il tempo, e non lontano, che
-potrem disvelare agli occhi del mondo il nostro affetto: fidati a me
-che ti amo quanto la pupilla degli occhi miei. D'altra parte, se io
-mi aprissi a tuo fratello noi non potremmo sì facilmente vederci, come
-di presente, ad ogni ora del giorno: forse ei mi proibirebbe la soglia
-di questa casa, infino a tanto ch'io non divenissi tuo sposo. E allora
-potremmo noi vivere, lontani l'uno dall'altra?
-
-A questa rete infernale venia colta la misera donzella, che amava
-con quell'abbandono e con quella confidenza onde amano le fanciulle
-sensitive. Frattanto la voce d'una perfidia senza pari commessa dal
-Baronetto a Cadice giunse all'orecchio del governo unitamente a'
-richiami d'una onesta famiglia oltraggiata. Il governo era stanco
-di udir richiami e doglianze. Non ostante l'alta protezione di cui
-godevano i cavalieri del Firmamento, un decreto di bando emanò da
-Madrid. Il Conte di Sierra Blonda e i suoi amici doveano tra otto
-giorni valicar le frontiere della penisola spagnuola.
-
-Edmondo era furioso, non perchè costretto ad abbandonare il teatro
-delle sue follie, ma perchè non avea potuto ancora far di Juanita
-un'altra sua vittima. Ma quando si trattava di criminosi proponimenti,
-la sua fantasia era fertile di diabolici trovati. Edmondo rinvenne il
-modo col quale, anche lontano, poteva avvicinare a sè la disgraziata
-giovinetta.
-
-Il Baronetto aveva un giorno presentato un suo amico al Duca di
-Gonzalvo: era quest'amico, o per meglio dire, questo complice di
-Edmondo, un giovine spagnuolo di costumi viziosi e d'indole maligna.
-Questi si era, per avidità di danaro, venduto in anima e corpo al
-Baronetto, e serviva alle costui follie con zelo e fedeltà degna di
-miglior causa. Il Duca avea stretta con confidenza la mano di questo
-uomo, siccome quella del Baronetto, e stimava entrambi leali e ben nati
-cavalieri. La sua casa era aperta ai due amici: una fiducia illimitata
-lor veniva accordata. Egli e il suo complice si congedarono dal Duca
-di Gonzalvo, il quale, gli abbracciò col volto bagnato di lagrime, e
-manifestò loro il più profondo cordoglio per la condanna che li aveva
-colpiti. Più strazianti ancora si furono gli addio di Edmondo e di
-Juanita, la quale non potè, alla presenza del fratello, disfogare tutto
-quel dolore che le cagionava la partenza del suo amato. Gli è vero che
-il giorno dinanzi, Edmondo l'avea in segreto rassicurato che le sarebbe
-rimasto fedele insino alla morte, confortandola a sperare nell'avvenire
-e negli aventi, e nella promessa che ei le dava di sposarla non si
-presto ritornava a porre il piede in Ispagna.
-
-Edmondo e il suo amico doveano attraversare quasi tutta la Spagna
-per trasferirsi a Bajonna, sulle frontiere della Francia, per dove
-intendevano muovere, e dove il Baronetto possedeva un piccol feudo.
-
-Giunti a Madrid, l'amico di Edmondo si presentò all'autorità, e
-pronunziò una di quelle parole che bastano a troncare una vita
-civile: era una orribil calunnia politica contro il Duca di Gonzalvo,
-governatore d'Andalusia. Una falsa scritta ben congegnata fu recata
-a luce e il Duca fu accusato d'intelligenza co' nemici del paese e
-di clandestina corrispondenza coll'uomo che avea già ripieno il mondo
-colla fama delle sue gesta militari. Il giorno appresso, un dispaccio
-telegrafico da Madrid ordinava la dimissione del Duca di Gonzalvo dalla
-sua carica, e il pronto suo sgombero dal territorio spagnuolo. Il Duca
-fu colpito senza conoscere che cosa avea cagionata la sua condanna: non
-valsero le sue proteste, le sue giustificazioni: l'ordine era preciso
-ed inappellabile. Il nobile spagnuolo fu ferito nell'anima; versò
-lagrime amare! perocchè non tanto gli dava cruccio la perdita della
-sua carica e l'esilio al quale era condannato, quanto il pensare alla
-macchia che avrebbe bruttato il suo cognome, venuto per secoli in gran
-grido di attaccamento e fedeltà ai Monarchi delle Spagne.
-
-Non osiamo dipingere gli eccessi della sua collera, quando da Madrid
-gli venne comunicata la cagione del suo bando e l'infame calunnia che
-lo avea prodotto. Il Duca si abbandonò a tal furore che gittava urli
-disperati ed imprecazioni atroci contro l'ignoto nemico che lo avea
-vilmente calunniato. Oh se egli avesse saputo chi era il vero autore
-del tradimento! Frattanto giunsegli una lettera di Edmondo, colla quale
-questi, dicendogli di aver conosciuta la disgrazia di lui, invitavalo a
-venire a Bajonna, insieme a sua sorella, e gli offriva la propria casa
-per soggiorno.
-
-Il Duca fu commosso da questo ch'ei credeva sincero attestato di
-amicizia, e non ebbe difficoltà di accettare l'offerta di ospitalità
-che gli faceva il Conte di Sierra Blonda, suo amico. L'ex-capo politico
-di Andalusia dovea partire immantinente: le sue istanze di recarsi
-a Madrid furono rigettate. Il Duca era allora promesso sposo della
-giovanetta Isabella di Monreal, che abitava coi suoi genitori nel
-castello di Santiago, poco discosto dal capoluogo della provincia.
-Egli scrisse alla sua fidanzata la disgrazia che lo avea colpito, di
-cui giurò di essere innocente. Ignaro del proprio destino, egli volle
-mandare alla sua promessa sposa un pegno del suo amore e della sua
-fedeltà, e le regalò il proprio ritratto che un pittore italiano gli
-fece in tutta fretta: era quello appunto che avea fatto impressione a
-Daniele.
-
-Il Duca si separò con dolore da' pochi amici che gli erano rimasti
-divoti dopo la sua disgrazia, e s'imbarcò a Cadice sopra un piccolo
-legno commerciale, colla sorella Juanita che avea voluto partecipare
-alla sua sorte, e con un fedel domestico che non volle dividersi dai
-suoi padroni. Tutta la provincia di Andalusia rimpianse la perdita
-del buon governatore, e stimò, com'era, calunnia l'accusa che avea
-provocato l'esilio.
-
-Nell'entrare sotto il tetto del suo amante, Juanita si credè felice e,
-stimò arrivato il momento in cui i suoi voti sarebbero stati esauditi.
-Nessun ostacolo più si frapponeva alle sospirate nozze! Edmondo nulla
-più aveva a temere da quella famiglia di Cadice, nel seno della quale
-egli avea portata la sventura. Più saldi vincoli di amicizia e di
-fratellanza stringeva ormai tra lui ed il Duca l'ospitalità generosa
-offerta ed accettata con piena fiducia ed amore.
-
-Fin dal primo giorno che Juanita si trovò sotto il tetto di Edmondo, il
-pregò con tutta la forza che sapea ispirarle l'amore, di svelare alla
-fine al Duca il loro affetto e chiederla in isposa. Edmondo promise di
-appagare al più presto il desiderio di lei, ch'era puranche, com'ei
-diceva, il suo più ardente voto. Intanto, un mese passò, passaron
-due passaron tre mesi; Edmondo nulla avea detto al Duca di Gonzalvo,
-trovando sempre nuovi pretesti al suo silenzio...
-
-Juanita sperava, e amava! Edmondo aspettava!!
-
-E l'ora che il perfido aspettava non tardò a giungere!.. E l'ora della
-colpa fu al tempo stesso il germe dell'ora del castigo.
-
-L'OSPITALITÀ TRADITA CON UN DELITTO a Bajonna, additava L'OSPITALITÀ
-TRADITA CON UN DELITTO a Manheim!
-
-JUANITA SEDOTTA diveniva la madre di DANIELE PARRICIDA!!...
-
-
-Tiriamo un velo densissimo sulle funeste conseguenze di una colpa,
-sulla quale Juanita pianse a lagrime di sangue. Inauditi sacrifici
-di ogni giorno, di ogni ora, di ogni minuto; palpiti orribili di
-paura, di vergogna; sussulti di speranza, angoscie di cuor tradito
-nella sua piena annegazione; preghiere fervidissime rigettate dal più
-duro cinismo; amarissime lagrime divorate nel segreto delle notti;
-apprensioni terribili; ecco la storia di questa misera esistenza di
-donna. Juanita s'infermò, la sua malattia fu avventurosa, perocchè
-essa, celando la colpa, allontanava la vendetta del Duca che sarebbe
-piombata terribile su lei e sul perfido amico.
-
-Dopo un anno della dimora del Duca di Gonzalvo e di Juanita
-nell'ostello del Baronetto a Bajonna, un bambino apparì in quella casa.
-Daniele fu detto esser figlio di una cameriera ch'era stata presa a'
-servigi di Juanita. Per molto tempo durò la simulazione.
-
-Edmondo avea gittato l'ipocrita maschera. Ogni speranza era morta nel
-cuor di Juanita! La disperazione avrebbe indotto la misera donzella
-a porre un termine ai propri giorni, se un poderoso sentimento non
-l'avesse obbligata a vivere, l'amor materno.
-
-Ma un giorno, orribil giorno! tutto fu discoperto agli occhi del
-nobile Duca di Gonzalvo. Uno slancio di amor materno avea tradita
-la sciagurata Juanita! Il Duca si abbandonò a tutti gli eccessi di
-un furore che non conosceva alcun limite. La mano del fratello avea
-colpito l'infelice vittima del più vil tradimento. Ella fu salva per
-miracolo dall'ira del nobile che aveva una benda di sangue innanzi
-agli occhi. Edmondo si era codardamente involato alla vendetta dello
-spagnuolo.
-
-La madre eziandio fuggì col fanciullo, scampato per prodigio al
-furore del Duca. Per ben tre anni Juanita errò in Francia e in Italia;
-comprando la sua vita e quella del figlio colle fatiche delle proprie
-braccia. Sovente lo scherno o l'ingiuria accoglievano le sue istanze
-per ottener lavoro. Intanto per le vicende de' tempi e per la fortuna
-delle armi francesi in Ispagna, la condanna del Duca di Gonzalvo era
-annullata. Juanita, tenendo per certo il ritorno del Duca suo fratello
-in Siviglia, concepì la speranza di un perdono per un fallo, di cui
-ella stessa era stata la più misera vittima, e che già aveva espiato
-con parecchi anni di abbandono, di miseria e di crudeli fatiche,
-Juanita deliberò di far ritorno in Ispagna. Ella si trovava allora
-nelle nostre Calabrie.
-
-Per mandare ad atto il suo proponimento, ella scrisse una lettera
-commoventissima ad un vecchio amico della sua famiglia, implorandone
-i buoni uffici appo il fratello, e pregandolo di mandarle del denaro
-per intraprendere il lungo viaggio. In questa lettera essa gli
-raccontava la serie dolorosa delle sue sciagure, i giorni di miseria
-e di vagabondaggio ch'era stata costretta a menare per sostentare il
-pargoletto figliuolo, e faceva tal quadro tristissimo della propria
-situazione da dover muovere anche un macigno.
-
-Dopo non pochi mesi giunse una risposta a questa lettera. Il vecchio
-amico della nobil famiglia di Gonzalvo le scriveva: essere il Duca
-tuttavia fuori della sua patria, non avendo voluto profittare della
-grazia concedutagli, per rimaner fedele e devoto al suo legittimo
-Sovrano. Soggiungeva la lettera che il Duca si era ammogliato da
-parecchi anni con Isabella di Monreal, la quale avea voluto seguir
-la sorte di suo marito, e che avea fatto porre nelle condizioni
-del matrimonio di non dover giammai il Duca suo marito accogliere
-novellamente in casa la sciagurata Juanita, disonore della propria
-famiglia. L'amico esortava nella lettera la disgraziata giovine a
-dismetter l'idea di andar giammai a raggiungere il fratello, dal quale
-non avrebbe ricevuto accoglimento veruno; sconsigliavala parimente a
-ritornare in Ispagna, dove il suo nome era esecrato e dove non avrebbe
-incontrato che ingiurie e abbandono da tutti gli antichi amici della
-sua casa. Tutta la lettera era dettata con una durezza di cuore che
-si spingea fino al sarcasmo e alla derisione. Il cuore di Juanita fu
-trapassato da acuta freccia essa si tenne abbandonata da Dio e dagli
-uomini. Allora che ricordava i giorni della sua innocenza, gli agi,
-gli onori, i piaceri, l'amore della sua famiglia, ed ora si vedea
-caduta all'imo della sventura e della prostrazione, l'infelice facea
-risuonar l'aere del suo meschino abituro con grida e pianti altissimi,
-che faceano gridare e piangere il fanciulletto Daniele, senza che
-avesse compreso la ragione di quelle lagrime e di quei gemiti. La
-madre stringeva al seno l'innocente figliuolo, il divorava di baci, ed
-alle infantili dimande di lui non sapea rispondere che con lagrime e
-carezze.
-
-Era l'anno 1809, e per le nostre contrade tempi di politiche sciagure.
-Le Calabrie, messe qualche anno addietro in istato di guerra, erano
-tuttavia il teatro di frequenti deplorabili fatti. Juanita lucrava il
-sostentamento suo e del figliuoletto, dandosi a' lavori più umili.
-Ella abitava una casipola posta a piè d'una montagnuola. Ne' primi
-giorni di quell'anno 1809, la misera fu colta dal vajuolo. Chi può
-narrare le angosce di quel cuore di madre che vedea mancare il pane
-al figlio, e non potea procacciargliene, affranta com'era dal male,
-abbandonata da tutti e pel timore del contagio ond'eran presi i vicini
-abitanti, e pei tempi che si erano rotti piovosissimi e tetri. Un
-giorno, la derelitta non potendo più resistere al pianto del fanciullo
-che chiedeva del pane, il mandò con un suo biglietto a una donna che
-dimorava poco distante, e ch'era di compassionevol cuore; pregandola
-di aver pietà dell'innocente fanciullo e dargli qualche moneta,
-ch'ella le avrebbe immancabilmente restituita non appena rimessa in
-salute. Quel fanciullino era così bello, così gentile, così nobil
-di volto! il piccolo messaggiere partì non senza aver ricevuto dalla
-sventurata madre un milione di baci e di raccomandazioni. Si trattava
-di attraversare una strada non più lunga di un quarto di miglio. La
-madre aspettava con grande e perplessa ansietà..... Daniele più non
-tornò! Il fanciullo era stato rapito da alcuni facinorosi e condotto in
-altra provincia delle Calabrie. Lasciamo immaginare a' nostri lettori
-la disperazione dell'infelice madre e tutto ciò che fece per trovare le
-orme dello smarrito figliuolo. Tutto fu inutile!
-
-Giunse una mattina alle orecchie della sventurata che un fanciullo
-era stato trovato estinto in un vicino bosco. Colma era la tazza
-della sventura! Juanita perdè la ragione! La mattina del 25 gennaio
-di quell'anno 1809, il cadavere d'una donna fu visto galleggiare
-sulle acque del fiume Basento. La notte precedente, Juanita vi si
-era gittata. Inesplicabili decreti di Dio! In quella medesima notte,
-Giacomo Fritzheim, reduce da un piccol viaggio fatto nell'interno del
-reame per commissione, ed avendo smarrito il cammino, s'imbatteva, in
-una selva della Sila, nel fanciullino, e seco il menava a Napoli, dopo
-aver fatto le debite dichiarazioni alle autorità del paese. Il figlio
-era trovato, ma troppo tardi! Daniele, di peso e d'incomodo a' suoi
-rapitori, era stato da essi abbandonato nelle boscaglie della Sila.
-
-Molti anni dopo la morte di Juanita, tutta la sua tristissima storia
-fu nota al Baronetto Edmondo, origine di tante miserie e sciagure.
-E quando, credendo di fare ammenda delle sue colpe, volle pensare
-al sostentamento de' propri figli, Maurizio Barkley, incaricato di
-questo pietoso uffizio, non ebbe bisogno che di prendere da' registri
-municipali i connotati lasciativi dalla deposizione di Giacomo
-Fritzheim, per porsi sulle tracce del figliuolo di Edmondo.
-
-Il Duca di Gonzalvo seppe la crudel tragedia della sorella, ed ebbe
-un gran pentimento della inflessibile durezza del proprio carattere.
-Egli era frattanto tornato nel 1815 a Siviglia, investito novellamente
-del suo pristino potere e dell'alta carica che dinanzi vi occupava.
-Gli avvenimenti politici del 1820 il toglievan d'ufficio, dacchè egli
-era accusato di troppo attaccamento all'antica forma del governo della
-Spagna. Il Duca di Gonzalvo, già padre della bella Emma, nel cui amore
-egli era felice, traeva con la sua famiglia a soggiornare in Napoli.
-
-Questi rapidi cenni bastano a rannodare con lucidezza gli avvenimenti
-che abbiam preso a narrare, ed al cui sviluppo ormai ci accostiamo.
-
-
-
-
-II.
-
-IL RITORNO
-
-
-Qualche tempo è scorso dagli avvenimenti che abbiamo narrati nella
-quinta parte di questo racconto.
-
-Erano le dieci del mattino d'una rigida giornata d'inverno. Nel palazzo
-di S... a Toledo tutto annunziava che la notte durava ancora: chiusi
-i terrazzini e le finestre della camera da letto; i servi oziosi
-nelle sale; il silenzio nell'interno de' vasti appartamenti. Una
-elegantissima carrozza chiusa, al cui timone erano attaccati quattro
-superbi cavalli inglesi, si fermò dinanzi al portone del Palazzo S...
-
-La cassetta di questa carrozza era difesa dalle ingiurie del verno da
-un ricchissimo copertone sul quale sedevano il cocchiere e un valletto,
-entrambi vestiti a nero con grandissima decenza. Al seggiolo del
-servitore stava sdraiato un gigante _cacciatore_ dalla barba foltissima
-e colle solite armi proprie della sua carica. Arrivata la carrozza
-al portone, costui smontò dal suo seggiolo e si fece dappresso ai
-cristalli dello sportello per prendere i comandi del padrone. Intanto
-il portinaio del Palazzo S... veduto quella carrozza di gran signore
-fermarsi alla bocca del portone, stimò suo dovere inoltrarsi fin presso
-al montatoio del cocchio per sapere chi era il proprietario di que'
-magnifici quattro cavalli inglesi, e che si volesse. La tendina che
-copriva nell'interno lo sportello fu scostata alquanto, e una faccia
-pallidissima si mostrò dietro di essa. Poco stante, i cristalli furono
-abbassati, e una voce partì dalla carrozza per trasmettere un ordine.
-Il _cacciatore_ chiese al guardaportone se il Duca di Gonzalvo era in
-casa. Dietro l'affermativa, il predellino fu abbassato, e un uomo venne
-fuora della carrozza ed entrò nel portone. Quell'uomo era Daniele.
-
-Era impossibile di riconoscerlo. Un pallor plumbeo covriva le sue
-guance, il cui lividore maggiormente risaltava sulla barba nera che
-di presente gli chiudeva la faccia in ogni verso. La sclerotica degli
-occhi, da bianca, era divenuta affatto gialla, e due cerchi neri, come
-due ferri di cavallo, solcavangli l'altezza delle gote. Qualche cosa di
-stralunato e di infermiccio era nel suo sguardo incerto e sospettoso.
-Piuttosto che un giovine di venticinque anni, l'aria della sua persona
-ne dava a credere trentacinque o quaranta. I suoi lunghi capelli
-erano già bigi! il delitto avea gittato la prematura canizie su quel
-giovine capo: le sue spalle erano bastantemente ricurve. Daniele avea
-puntualmente adempito ai patti della eredità del Baronetto! i nove
-mesi di crudeli sofferenze fisiche e morali erano spirati. Non diremo
-nove mesi, ma nove anni eran passati pel figlio di Edmondo, contati
-colla febbrile impazienza di tutte le più veementi passioni, onde può
-essere agitato il cuore umano. Quei nove mesi erano stati una lunga
-e tormentosa tensione di tutte le facoltà dell'animo di quel giovine;
-la sua vita e la sua ragione erano state attaccate ad un sol filo: la
-passione dell'oro. Prima di conseguire l'eredità, il pensiero di Emma
-era secondario in lui; ma, dopo, la passione per l'Andalusa si alzò a
-prima potenza nel suo cuore.
-
-Noi non tenteremo di rimuginare nella melma di quel cuore e rimestarvi
-le passioni odiose che il fanno pulsare e vivere. Sfuggito all'umana
-giustizia, Daniele è sotto l'invisibil PROCESSO d'un'altra giustizia,
-alla quale nessun reo può sottrarsi. Noi però non oseremo gittare
-un'occhiata nel fondo di quel cuore, caos tenebroso e terribile, su cui
-è sospeso il fulmine di Dio. Questa volta Daniele non fu introdotto
-nel modesto stanzino da studio del Duca di Gonzalvo, bensì nel gran
-salotto, di ricevimento. Nel riporre il piede in quella casa, l'antico
-maestro di Emma fu preso da una forte vertigine e dovè appoggiarsi
-contro un muro per non cadere. Entrando nel salotto, ei disse al
-cameriere di annunziare al Duca di Gonzalvo _un signore che dee
-parlargli per negozi d'importanza_. Egli volea sorprendere il Duca alla
-sprovvista.
-
-Siccome accennammo la famiglia di Gonzalvo era tuttavia a letto, però
-conveniva a Daniele di aspettare: ei si sedè sovra un canapè, e si
-abbandonò alle profonde meditazioni che gl'ispirava la sua situazione.
-Tutto quanto gli era accaduto sembravagli un sogno strano e orrendo?
-Non per tanto egli tornava ricco, ricchissimo! La sete ardente della
-sua giovinezza era appagata! Due volte milionario!! Quest'idea non era
-più per lui l'oasi lontana, inaccessibile a' suoi passi, meta favolosa
-delle sue febbrili aspirazioni; e sibbene era una realtà, un fatto!
-il più ricco tra i giovani! Tra pochi momenti avrebbe riveduta Emma di
-Gonzalvo, la superba spagnuola, che aveva affettato disprezzo per lui
-meschino maestro di musica! Tra pochi momenti avrebbe riveduto quel
-Duca orgoglioso e altero che tanto lo aveva umiliato in quell'ultimo
-abboccamento ch'egli si ebbe con lui! Daniele mormorava tra i denti con
-sogghigno:
-
-— Ah! Signor Duca di Gonzalvo, voi dicevate che una _stolta speranza
-mi aveva illuso: perdonavate alla mia fanciullezza l'audacia delle
-mie parole_, chiamaste _insulto_ la mia proposta di matrimonio!
-Ah... Signor Duca, gli è vero che allora io non aveva due milioni
-da offrirvi; ma io allora era giovine, avea genio, speranze, ERA
-INNOCENTE!! Oggi, io vengo a portarvi il MILIONE che voi mi chiedete
-per mezzo della mano di Emma! _Un milione rappresenta dieci generazioni
-di nobiltà; un milione è una potenza, una grandezza, uno stato._ Furon
-queste le vostre parole, signor Duca! Ed eccovi soddisfatto! Io ritorno
-milionario, siccome vi promisi.
-
-La faccia di Daniele si allividì maggiormente, ed egli soggiunse
-cupamente, e con infernale sarcasmo.
-
-— Ma voi, signor Duca, dimenticaste di aggiungere queste altre parole
-ch'io soggiungo alle vostre: UN MILIONE RAPPRESENTA ANCORA DIECI
-GENERAZIONI DI COSCIENZE IMPURE; UN MILIONE È UN MARCHIO D'IGNOMINIA
-PER LA FRONTE DI UN UOMO.
-
-Poco di poi Daniele ripigliava sempre tra sè:
-
-— _Direte da parte mia a Daniele de' Rimini che adempia esattamente
-agli obblighi impostigli, perchè Emma sua cugina, lo aspetta!_ Che
-intese dire quell'uomo? Emma mia cugina! Eppure, sempre che penso allo
-strano rapporto delle mie reminiscenze infantili, sempre che penso
-all'impressione che fece in me quel ritratto del Duca, che io vidi
-in questa casa in quell'ultimo giorno che io qui venni, non so perchè
-trovo spiegabile il mistero di questa parentela! Emma, mia cugina! E il
-Duca che mi colmava di umiliazioni e d'ingiurie è dunque mio zio! mio
-padre gli era dunque fratello, o mia madre sorella! Quando ricordo la
-spiacevole impressione che il nome di Gonzalvo produceva sull'animo di
-mio padre, non posso che sempre più convincermi delle relazioni che han
-dovuto passare tra loro!.. Ma questo mistero tra poco sarà schiarato!
-Tra poco il superbo spagnuolo dovrà in ogni modo umiliarsi al mio
-cospetto! Oh il denaro è pur la gran potenza! Ora io mi sento grande
-quanto le più grandi sommità sociali, mi sento forte, ardito, superiore
-a tutti... Ora si che si può vivere!
-
-Ciò dicendo, un urto di tosse cupa e profonda si fece udire dalla
-cavità del suo petto; e due fiammelle di rosso carico apparvero sulle
-sue gote. In questo, il Duca di Gonzalvo entrò nel gran salotto di
-ricevimento. Daniele si alzò, chinò la testa, e nulla disse, aspettando
-che il Duca l'avesse riconosciuto.
-
-— Chi è il signore, e che cosa brama? chiese il nobile tenendosi
-all'impiedi.
-
-— Non ho il bene, signor Duca di essere da lei riconosciuto? disse
-Daniele, fissando gli occhi sul volto di lui.
-
-Il Duca il ragguardò con grande attenzione, cercando di richiamare
-le sue rimembranze, ma non potè risovvenirsi di quel personaggio che
-gli stava dinanzi. Daniele era del tutto cangiato; la sua barba, il
-suo pallore cinereo, l'aria del suo volto, le spalle alquanto ricurve
-ne avean fatto un altro uomo, per modo che non pure al Duca ma a
-chiunque altro più intrinseco col giovine, sarebbe stato impossibile il
-riconoscerlo.
-
-— Non ricordo di lei, disse freddamente il Duca di Gonzalvo.
-
-— Allora aiuterò le rimembranze di lei, signor Duca, pronunziando il
-mio nome che forse non le sarà uscito di memoria. Io sono Daniele de'
-Rimini.
-
-— Daniele de' Rimini! ripetè il nobile, e stette per qualche tempo in
-cerca de' propri pensieri.
-
-— Non ricorda il mio nome, signor Duca? Ricorderà io spero, il maestro
-di piano-forte di sua figlia Emma.
-
-Il Duca ebbe un soprassalto di sorpresa.
-
-— Ah! voi, signore! Voi, Daniele de' Rimini, quel giovine ch'ebbe la
-follia d'innamorarsi di mia figlia!
-
-— Per lo appunto, signor Duca, io sono quel desso!
-
-— Ah! bravo! mi fa veramente piacere di rivedervi, signore; piacciavi
-di accomodarvi. E da quanto tempo siete di ritorno in Napoli?
-
-— Da pochi giorni, signor Duca, rispose Daniele sedendo sovra una
-poltrona.
-
-Il Duca si era seduto, e sembrava lietissimo di rivedere il giovine
-pianista.
-
-— Vi ringrazio davvero di esservi ricordato di noi, mio caro de'
-Rimini; eh, come si sta? Vi confesso che vi trovo molto cambiato, tanto
-che mi è stato malagevole di riconoscervi. Avete forse sofferto qualche
-malattia?
-
-— Sì, signor Duca, molto ho sofferto, ho avuto malattie mortali; eppure
-il vivo desiderio di mantenere la mia promessa verso di voi me le ha
-fatto superare... Oh! io temeva tanto di morire prima di questo giorno!
-
-— Voi avete una promessa verso di me? dimandò il Duca maravigliato.
-
-— Sì, signor Duca, siccome voi pure l'avete verso di me. Io non ho
-dimenticato la mia, ma veggo pur troppo che voi avete obliata la
-vostra.
-
-Il nobile incominciava a comprendere; egli era estremamente sorpreso,
-ma non era sicuro della sanità della mente nel giovine, per maniera che
-il ragguardava con sospetto misto a dolore.
-
-— Mi avveggo che non mi avete ancora compreso, signor Duca: cercherò
-di farmi comprendere meglio. Oggi, signor Duca, siamo a MERCOLEDÌ 17
-DICEMBRE 1828.
-
-— Or bene? chiese il nobile sempre più maravigliato.
-
-— Or bene compiacetevi di gittare un'occhiata su questa carta.
-
-Daniele trasse da un elegante portafogli un fogliettino di carta e il
-consegnò al Duca; il quale con indicibile sorpresa lesse:
-
-_Oggi io Duca di Gonzalvo prometto sul mio onore a Daniele de' Rimini
-di non prender verun impegno di matrimonio per mia figlia Emma prima
-che spirino due anni dalla data di questo giorno. Napoli 17 dicembre
-1826_ — DUCA DI GONZALVO.
-
-Il volto del Duca diventò pallidissimo come cera.
-
-— Che vuol dire questo? dimandò egli con turbamento.
-
-— Vuol dire, signor Duca, ch'io vengo a reclamare da lei l'adempimento
-delle sue promesse.
-
-— Delle mie promesse?
-
-— Si signor Duca, il prezzo che voi metteste alla mano di vostra figlia
-era enorme; io non poteva allora offrirvelo: presi due anni di tempo e
-non ho mancato alla mia parola. IO SONO MILIONARIO, signor Duca.
-
-— Voi, voi, milionario!
-
-— Per lo appunto, e vengo a chiedervi la mano di vostra figlia.
-
-Il Duca non dubitò più che Daniele fosse demente.
-
-— E dove l'avete il milione? dimandò con sarcasmo il padre di Emma.
-
-— Su quasi tutte le banche di Europa, rispose il giovine. Se vi
-compiacerete di passare al mio studio, strada Toledo, Palazzo M... vi
-si darà minuta contezza de' miei beni.
-
-— Al vostro studio!
-
-— Eccovi il mio indirizzo, signor Duca.
-
-Daniele cavò dal portafogli una cartellina e la consegnò nelle mani
-del nobile, il quale vi gittò distratto un'occhiata. Quella cartellina
-conteneva le seguenti parole:
-
-_Il Conte di Sierra Blonda — Strada Toledo, Palazzo M._
-
-Il Duca mise un grido altissimo; afferrò Daniele per ambo le braccia,
-il guardò con occhio di matto.
-
-— Il Conte di Sierra Blonda! Il Conte di Sierra Blonda!! Dov'è costui?
-Dov'è l'infame? Che rapporto avete voi col Conte di Sierra Blonda? Chi
-siete voi? Come questo abborrito nome si trova in su questa cartella?
-Chi siete? parlate.
-
-— Sono il suo erede.
-
-— Erede!!... Egli è dunque morto!
-
-— Morto!! ripetè Daniele.
-
-Il Duca ricadde estenuato e affranto in sulla sedia.
-
-— E dove, dov'è morto l'infame?
-
-— A Manheim, in Germania.
-
-— In Europa! così vicino!! mormorò il Duca... E voi, signore, chi siete
-voi che avete ereditato le ricchezze e i titoli di quel ribaldo?
-
-— Io sono... SUO FIGLIO.
-
-— Suo figlio! E la madre vostra... chi era ella?
-
-— L'ignoro, signor Duca, conosco soltanto che mia madre era spagnuola.
-
-— Spagnuola!... Ma il vostro cognome non è dei Rimini?
-
-— Lo era, signor Duca, due anni fa; io sono Daniele Brighton, Conte di
-Sierra Blonda.
-
-Il Duca sembrava un forsennato. Questa scoperta inaspettata gli avea
-posta la febbre nei polsi... Daniele forse era suo nipote, figlio della
-sventurata Juanita, figlio dell'abborrito Edmondo. Il nobile si era
-coperto la fronte con ambo le mani, e si era sepolto nei suoi pensieri,
-cercando di strigare il caos che si era formato nella sua mente.
-Daniele frattanto, dopo alcuni momenti di silenzio, ripigliava;
-
-— Quali che sieno state le relazioni passate tra voi e mio padre,
-signor Duca, non potranno mai influire sul reciproco adempimento delle
-nostre promesse. Oggi io sono milionario e nobile, e ripeto vengo a
-dimandarvi la mano di vostra figlia.
-
-Il Duca alzò il capo, e guardò Daniele in maniera come se non l'avesse
-compreso. Daniele ripetè:
-
-— Non avete nessuna risposta a darmi, signor Duca?
-
-— Voi mi chiedete la mano di mia figlia?
-
-— Per lo appunto.
-
-— Voi dunque ignorate che mia figlia è MARITATA?
-
-Daniele si levò di botto, come, per lo scatto di una molla.
-
-— Maritata!! Emma maritata!
-
-Il Duca fu spaventato dalla feroce espressione degli occhi del giovine.
-
-— Ella è maritata, vi ripeto.
-
-Daniele mise un sordo gemito, indi fu assalito da una tosse violenta e
-terribile, che durò alcuni minuti, a capo de' quali disse al Duca con
-voce appena sensibile:
-
-— Uomo senza onore vil creatura!.... Maritata!.... E chi è l'indegno
-ch'ella ha sposato?
-
-— Ecco lo sposo di mia figlia, disse il Duca additando un uomo ch'era
-apparso sulla soglia del salotto.
-
-— Maurizio Barkley! esclamò Daniele, e una fiamma di furore gli
-incendiò la faccia.
-
-
-
-
-III.
-
-LO SCHIAVO
-
-
-Innanzi tutto spieghiamo in che modo era avvenuto il matrimonio tra
-Maurizio ed Emma.
-
-Già motivammo le ragioni che a poco a poco persuasero la figlia del
-Duca a disamar Daniele. Un giorno ch'ella era in compagnia di Lucia
-costei le palesò la storia del giovin trovatello; le disse come
-Daniele era stato educato insieme con lei; le narrò fil per filo la
-storia dei loro innocenti e fanciulleschi amori, ond'ella concepì in
-appresso tanta passione; non le nascose il giuramento che Daniele avea
-profferito al letto di morte del suo secondo padre e benefattore; e
-soltanto non disse motto riguardo al sussidio mensuale ch'egli ricevea
-da misteriosa mano, avendole proibito Maurizio di palesar questo alla
-Duchessina. Maurizio era divenuto l'amico più intimo della giovinetta
-Lucia: quelle due anime nobili e gentili si erano ravvicinate nella
-simpatia della virtù. Lucia trovò, un fratello in Maurizio. Molte
-volte la fanciulla il pregò di rivelarle il nascimento di Daniele; ma
-egli, anche dopo la morte del Baronetto serbò il segreto su questo
-particolare, aspettando che gli avvenimenti avessero rischiarato un
-fatto, sul quale non volea gittare alcuna luce, però ch'ei temeva
-giustamente di perdere l'amicizia del Duca di Gonzalvo e di Emma, se
-avesse fatto conoscere le relazioni che eran passate tra lui ed il
-Baronetto Brighton.
-
-Ritornato in Napoli, dopo il viaggio rapidissimo che avea fatto in
-diversi paesi di Europa per eseguire l'ultima volontà di Edmondo,
-Maurizio mantenne il più assoluto silenzio su gli avvenimenti ch'erano
-accaduti a Manheim. Riveduto con estremo piacere dal Duca di Gonzalvo
-e da Emma, la sua passione per la giovine Andalusa si accrebbe a
-tale, che gli fu impossibile di nasconderla più a lungo agli occhi
-della nobile giovinetta: Emma il comprese, ed il suo cuore indovinò
-ch'ella era da gran tempo amata. Il cuore di Emma era libero. Maurizio
-era il modello della virtù sulla terra: non passava giorno in cui
-quel generoso amico non le desse novello argomento di stima e di
-ammirazione, tanto che agli occhi di lei nessun uomo avrebbe mai potuto
-arrivare all'altezza cui si era messo l'Esquire Barkley. Egli non era
-nè ricco, nè nobile, ma la sua anima era una miniera inesauribile di
-ricchezze e di nobiltà. Tutti gli uomini sembravano ad Emma o troppo
-effeminati, o infinti, o pieni di basse e volgari passioni, o troppo
-invasi d'amor proprio e tronfi di sè stessi. Ella finì col disprezzare
-tutti gli adoratori che le facean cerchio, e non tenne in pregio che il
-solo Maurizio.
-
-Dal momento che la figliuola del Duca si accorse di essere amata
-dall'inglese, ella non si abbandonò più verso di lui a quelle
-espressioni di amicizia a cui dianzi abbandonavasi. Maurizio si avvide
-di essersi tradito, di essere stato compreso, e da questo istante i
-suoi giorni non furono che una continua trepidazione. Nel cospetto di
-lei, egli allibiva, arrossava, confondevasi, tremava! Un giorno Lucia
-Fritzheim era in casa di Emma. Queste due tenerissime amiche si vedeano
-ben sovente, e la loro affettuosa intrinsechezza avea in qualche modo
-fatto sparire la distanza che la fortuna avea messa tra loro. In mentre
-che le due fanciulle stavano col cuor sulle labbra raccontandosi tutte
-quelle piccole avventure di famiglia che formano l'ordinario subbietto
-delle conversazioni donnesche, Maurizio si presentò... Il suo volto era
-scolorato, i suoi occhi erano bagnati di pianto.
-
-— Io parto, diss'egli seccamente alle due fanciulle.
-
-— Partite!! esclamaron queste con maraviglia e dolore.
-
-— Sì, signorine, parto per l'Inghilterra.
-
-— Un'altra volta? disse Emma, a cui tutto il sangue era sparito dalle
-sembianze ed era ito a piombarle sul cuore, cagionandole un palpito che
-le serrava il respiro.
-
-— E quando ritornerete? dimandò Lucia.
-
-— Non tornerò più, mormorò cupamente l'Africano, figgendo con disperata
-angoscia i due strali dei suoi occhi su quelli della fanciulla, che
-egli amava ormai con amore da scoppiarne.
-
-Emma comprese tutto quel baleno, e, per una di quelle risoluzioni
-istantanee che sono il retaggio esclusivo dei cuori nobili e sensitivi,
-ella si alzò e disse:
-
-— Avete dunque obbliato ch'io vi amo, signor Barkley!
-
-A queste inaspettate parole, Maurizio restò in sulle prime stupefatto
-dalla gioia... Ma subitamente un tristo pensiero se gli affacciò
-nell'animo. Egli suppose che Emma avesse pronunziata quella frase per
-secondare, alla presenza di Lucia, la menzogna ch'egli avea detto a
-questa giovinetta per isbandir da lei ogni sentimento di gelosia.
-
-Maurizio rimanea però confuso e mutolo. Emma il prese per la mano, il
-guardò negli occhi con una espressione da farlo impazzar d'amore, e gli
-disse con quella voce ch'ella sola possedea, voce ammaliatrice:
-
-— Voi non partirete, non è vero, Maurizio? Voi non partirete, se mi
-amate.
-
-Maurizio non rispose che cadendo alle ginocchia della giovinetta, ed
-esclamando con un accento di passione estrema:
-
-— O Emma se tu fingi, uccidimi, e così almeno io rimarrò eternamente
-nella terra ove tu sei.
-
-Due mesi dopo di questa scena, Maurizio Barkley era lo sposo di Emma
-di Gonzalvo. Il Duca e la Duchessa erano stati vinti e soggiogati
-dall'ascendente che il Barkley avea preso sul loro animo, e non
-avean saputo resistere alla volontà della diletta figliuola. Un tal
-matrimonio sorprese tutti; le più assurde voci corsero nel paese e
-ne' crocchi della nobiltà sulle ragioni che avevano indotto l'altero
-spagnuolo a dar sua figlia ad uno sconosciuto straniero; e tutti
-ammiravansi del come la superba moglie del Duca, così severa in
-sull'articolo di nobiltà, fosse condiscesa ad una unione che non
-offriva, da parte dello sposo, almeno una mezza dozzina di blasoni e
-di titoli. E noi stessi saremmo maravigliati d'un tal matrimonio e non
-sapremmo spiegarcelo, se non guardassimo ad altre considerazioni di
-gran lunga più alte, e non ne trovassimo la ragione in quelle arcane
-fila che ordisce la Provvidenza affinchè la virtù non vada priva di
-ricompensa.
-
-MAURIZIO BARKLEY SPOSO DI EMMA DI GONZALVO ci sembra l'umana soluzione
-d'un problema provvidenziale.
-
-Maurizio era dunque apparso in sul limitare dell'uscio del salotto di
-ricevimento. Se la rabbia, il dolore e la sorpresa di Daniele furon
-grandi, non minore fu lo stupore del Barkley nel ravvisare il figliuolo
-di Edmondo. Daniele rimase per qualche istante muto e fulminato da
-quell'impensato avvenimento. Egli guardava con occhi di tigre affamata
-lo sposo di Emma, ed un affanno il prese... Il respiro gli usciva
-a sbruffi concitati dalla bocca e dalle narici. Poco stante, ei si
-lanciava su Maurizio, il ghermiva per ambo le braccia, e, con voce
-strozzata da violentissima rabbia, diceagli.
-
-— Maurizio Barkley, io so tu chi sei. Indarno ti ascondi sotto le tue
-vesti d'un'affettata probità, e covri l'infame tuo volto colla maschera
-dell'educazione: io ti conosco.
-
-Appresso di questo, Daniele, tenendo sempre stretti nei suoi pugni di
-acciaio i due avambracci di Barkley, si voltava inverso il Duca, e gli
-dicea:
-
-— Signor Duca, IL CIELO VI PUNISCE DEL VOSTRO ORGOGLIO e della mancanza
-alle vostre solenni promesse. Voi avete data vostra figlia in isposa al
-MIO SCHIAVO QUICKEYE!
-
-— Che! Che cosa dite mai! esclamò con voce di folgore il nobile
-spagnuolo.
-
-— Dico ripigliò Daniele, che questi è un Cafro mio schiavo comprato da
-mio padre in America tra un carico di schiavi provvenienti da Bahor. Il
-nome di Maurizio Barkley gli fu dato dallo stesso mio padre.
-
-— È vero quanto costui dice? dimandò il Duca esterrefatto al genero.
-
-— È vero, rispose Maurizio con pacatezza.
-
-Il Duca fe' velo delle mani alla faccia e restò atterrato: non mai
-umiliazione maggiore quel superbo avea sofferto. D'improvviso i
-suoi occhi s'incendiano di fuoco, tutta la sua persona trema per
-compressione d'ira che sta per iscoppiar terribile.
-
-— Sciagurato, ei grida, mi pagherai colla vita l'agguato al quale mi
-hai colto.
-
-Ciò dicendo, si spingea matto di rabbia contro Maurizio, ma Daniele il
-rattenne, dicendo:
-
-— Frenate la vostra collera, signor Duca, un tal matrimonio è nullo; io
-lo distruggo.
-
-— Che! sarebbe possibile! esclamò di Gonzalvo.
-
-— Gli schiavi non possono contrarre matrimonio senza il permesso dei
-loro padroni. Oltre a ciò essi non possono torre in moglie una donna
-libera.
-
-— Cielo, ti ringrazio; mia figlia è salva almeno! tornò ad esclamar di
-Gonzalvo; indi, rivolto a Maurizio, gli disse con voce soffocata dalla
-rabbia:
-
-— Vilissimo schiavo, la tua perfidia senza pari sarà punita: tu darai
-severo conto alle leggi della tua condotta verso di me... Esci, esci
-dalla mia presenza, e preparati al castigo dovuto alla tua infame
-dissimulazione.
-
-— Costui mi appartiene, disse Daniele, egli è mio schiavo, mi seguirà;
-a me spetta il punirlo; andiamo. Ci rivedremo tra poco, signor Duca: ma
-fin da questo momento Emma è libera!
-
-— Figlia! Figlia mia! sposa di uno schiavo!! O vergogna incancellabile!
-o macchia esecrata che avvelenerà il resto dei miei giorni! Signore,
-ripongo il mio decoro nelle vostre mani, disse poscia a Daniele, fate
-che al più presto un tal matrimonio sia dichiarato nullo, e disponete
-di me, della mia vita, delle mie sostanze, della figlia mia.
-
-— Io so quello che debbo fare, rispose Daniele con ghigno feroce, e
-si appressava a menar seco Maurizio, quando costui, dato un forte e
-terribile crollo di braccia, fece barcollare e stramazzar Daniele;
-afferrò colle due mani che gli erano rimaste libere, il polso di
-Daniele e quelle del Duca, e con ferma voce e pacata disse:
-
-— Fermatevi, e ascoltatemi entrambi! Tocca ora a me di parlare. Figlio
-di Juanita di Gonzalvo, io non sono tuo schiavo, nè sono più lo schiavo
-di alcuno. Prima di contrarre matrimonio, chiesi ed ottenni la libertà
-da Edmondo Brighton, tuo padre: ne conservo l'autentico attestato che
-all'uopo farò valere. Fratello di Juanita di Gonzalvo, non vergognarti
-di aver dato tua figlia in legittima sposa ad un uomo libero e da bene.
-Se il cielo mi fe' nascere schiavo, nessuna viltà contaminò mai la mia
-vita, nessuna colpa bruttò la mia coscienza; la mia fronte è pura e
-serena, i miei sonni son placidi. Nato nella più brutale condizione,
-seppi, colla sola virtù, infrangere i ceppi del servaggio ed innalzarmi
-su tutte quelle misere creature, miei compagni di sventura, ed
-umana mercanzia. Oggi io non sono che l'Esquire Maurizio Barkley,
-proprietario di _Raven-Spot_ in Inghilterra, e mi credo tanto superiore
-a voi altri quanto la farfalla su i vermi schifosi della terra. Se io
-non sono nobile per nascimento, non porto un nome disonorato: i miei
-figli andranno superbi del padre loro, e non dovranno arrossare per
-l'origine di certi titoli più ignominiosi del marchio di schiavitù
-di cui mi fate una colpa. Se io non sono ricco quanto voi, non ho
-guardato a vista un cadavere per nove mesi, nè mi sono sporco le mani
-con ignobili e vergognose transazioni. Se io non vi ho portato un
-milione, signor Duca, vi reco in vece la più sicura guarentigia della
-felicità di vostra figlia, la mia vita incontaminata e la purezza dei
-miei sentimenti. Se la vostra stolta superbia si offende e si addolora
-all'idea di aver data vostra figlia in isposa ad un uomo ch'è stato
-uno schiavo, il vostro amor paterno dee rallegrarsi al pensiero di
-non aver oggimai nulla a temere per la felicità di lei. Ricordatevi,
-signor Duca, che l'uomo a cui avete dato gli epiteti di _vilissimo_ e
-d'_infame_ è quello stesso che salvò la figlia vostra da sicura morte.
-E tu, Daniele, sappi che senza il coraggio e l'affetto dello schiavo
-Quickeye, tu non saresti ora milionario, perocchè tuo padre sarebbe
-morto prima nell'Isola di Cuba. E sappiate l'uno e l'altro che, se
-giammai un pericolo minaccerà i vostri giorni, immancabilmente mi
-troverete al vostro fianco. Oggi io sono libero, indipendente, forte e
-felice; se mi accettate per amico, lo sarò franco, sincero, devoto; se
-mi volete nemico, io vi disprezzo entrambi com'esseri deboli e inermi,
-incapaci di lottar meco. Pensateci, signor Duca; e tu, Daniele, pensa
-che io potrei schiacciarti con una sola parola: ascoltala e fremi.
-
-Maurizio si accostò all'orecchio di Daniele e profferì questo solo
-motto: UPAS.
-
-Daniele gittò un grido selvaggio; una tosse orribile il colse e gli
-lacerò il petto. Maurizio era sparito.
-
-Dopo alcuni momenti, il nuovo Conte di Sierra Blonda era trasportato
-nel suo palazzo a Toledo in uno stato che agghiacciava il cuore dei
-suoi servi. Condotto privo di sensi al suo domicilio, dopo la crisi
-violenta e terribile che lo avea assalito in casa del Duca di Gonzalvo,
-e messo a letto incontanente, Daniele restò come persona morta per
-tutto il resto di quella giornata, e per metà della notte.
-
-In sull'una, l'etico dischiuse gli occhi. Due uomini vegghiavano al
-capezzale del suo letto; Padre Ambrogio e Maurizio.
-
-
-
-
-IV.
-
-QUI AMAT DIVITIAS, FRUCTUM NON CAPIET EX EIS
-
-
-Per maggior dilucidazione di questi avvenimenti, ricordiamo che
-il mattino della orrenda notte in cui fu commesso l'assassinio del
-Baronetto, allora che Daniele entrò nel costui studio, trovò che questi
-era occupato a suggellare una lettera per Maurizio Barkley. Ricordiamo
-le parole del Baronetto, il quale avea detto al suo ospite: _Questa
-mattina io sono veramente felice, imperciocchè con quella lettera che
-ho spedita nel vostro paese, a Napoli, mi sono sdebitato di un antico
-dovere di gratitudine_.
-
-Quella lettera era la libertà di Maurizio, che questi avea dimandata,
-avendo già qualche lontana speranza di sposare la figliuola di
-Gonzalvo. Ricordiamo eziandio che nella lettera che Maurizio avea
-scritta al Baronetto per rivelargli l'entità di Daniele, e che quegli
-avea ricevuta qualche ora innanzi di morire, erano queste parole:
-_Vi rinnovo la preghiera che vi diedi coll'ultima mia lettera: vi
-dirò le ragioni della mia richiesta_. Si comprende oramai qual era la
-_preghiera_, di Maurizio e quali le _ragioni_ di essa.
-
-I medici chiamati ad assistere Daniele, dichiararono offrire il suo
-male pochissima speranza di salvezza. Padre Ambrogio e Maurizio non
-si erano, neppure per un momento, allontanati dal letto dell'infermo,
-il quale sembrava compreso di stupefazione: poco o nulla intendeva.
-A quando a quando figgeva lo sguardo in sul volto del sacerdote e di
-Maurizio, e nulla dicea; pur nondimeno parea tocco di riconoscenza per
-le cure di cui gli eran prodighi quei due uomini. Un giorno era scorso
-dal momento che Daniele fu tratto semivivo al suo domicilio, quando
-stretta la mano di Padre Ambrogio gli disse:
-
-— Padre, imploro da voi una grazia.
-
-Eran queste le prime parole che Daniele avea pronunziate dopo la crisi
-violenta da cui fu assalito.
-
-— Lodato Iddio! esclamò il sacerdote, egli ne riconosce! Parla,
-figliuol mio; noi qui siamo a servirti a tutto quello che può
-contribuire alla tua guarigione.
-
-— La mia guarigione!
-
-Daniele sorrise amaramente. Egli era rassegnato.
-
-— Padre, ripigliò con voce debolissima, io più non mi lusingo sul
-mio stato; sento che la vita mi sfugge: la giustizia di Dio mi ha
-raggiunto!... Possa la mia morte espiare il mio delitto!
-
-— Il tuo delitto!
-
-— Sì, Padre, tutto vi rivelerò tra poco, se Dio assisterà la mia
-ragione e mi farà la grazia di farmi confessare i falli della mia vita.
-Ma, prima di tutto, intendo mantenere il giuramento da me fatto al
-letto di morte del mio benefattore.
-
-— Che! esclamò Padre Ambrogio colle lagrime agli occhi; sarebbe
-possibile! Dio di bontà, compi l'opera tua.
-
-— Sì, Padre; la grazia, che io imploro da voi si è quella di far sì
-ch'io sposi fra ventiquattr'ore Lucia Fritzheim.
-
-— Il cielo ti benedica, figliuol mio, e ti ridoni la salute del corpo,
-come quella dell'anima. Io corro ad annunziare alla povera Lucia
-questa suprema felicità... Oh se sapessi quante volte ella ha mandato a
-prender conto della tua salute!
-
-— Andate, Padre mio, andate: fate che io rivegga al più presto
-quell'angiolo! Oh se non mi fossi giammai allontanato dal suo fianco!
-
-Una lagrima cadde dagli occhi di Daniele. Padre Ambrogio se lo strinse
-al cuore, e volò da Lucia per menarla da colui ch'ella amava sempre, a
-malgrado dell'abbandono e del tradimento fattole.
-
-Daniele restò solo con Maurizio. È inesplicabile l'impressione che
-facea sull'infermo l'aspetto del marito di Emma. Dal primo istante
-che Daniele lo avea veduto alla sponda del suo letto, aveva provato un
-sentimento di ripulsione e di odio, ma a poco a poco un tal sentimento
-era scomparso, ed ora Daniele il guardava come si guarda un amico.
-Soltanto nella mente del giovine risuonava ancora l'orrenda parola che
-colui gli avea susurrata all'orecchio in casa del Duca di Gonzalvo;
-quella parola che avea cagionato la crisi mortale pel figlio di Edmondo
-formava per lui un mistero profondo e tenebroso.
-
-Daniele fece uno sforzo violento, raccolse l'energia della mancante sua
-vita, guardò fisamente in volto a Maurizio, e gli disse:
-
-— Maurizio Barkley, la dissimulazione è ormai inutile; e, quando la
-giustizia di Dio colpisce un uomo, questi non ha più a temere della
-giustizia degli uomini. Io mi accosto alla mia fine... Dite, Maurizio
-Barkley, il mio delitto vi è noto?
-
-— Sì, rispose Barkley, abbassando gli occhi.
-
-— Voi dunque sapete...
-
-— Che il mio infelice amico Edmondo Brighton fu da voi avvelenato colle
-foglie dell'upas.
-
-Daniele si nascose il volto nelle mani, e stette qualche tempo in
-silenzio.
-
-— E voi non rivelaste ad alcuno i vostri sospetti? chiese Daniele.
-
-— A nessuno.
-
-Daniele gli stese la mano e mormorò tra i denti:
-
-— Uomo raro! virtù incomprensibile! mi perdonerai tutti gli oltraggi
-che ti ho fatti?
-
-Maurizio strinse quella mano scottante e vi appoggiò la fronte senza
-dir niente.
-
-Il palazzo M... era assediato in ogni ora del giorno dagli antichi
-amici di Daniele e da uno stormo di gente che le ricchezze del nuovo
-milionario richiamavano d'intorno a lui. Ma a pochi si dava l'accesso
-nella camera ove giaceva l'infermo, avendo così ordinato il suo medico.
-Un'ora dopo ch'era uscito dalla stanza di Daniele, Padre Ambrogio vi
-tornava ansante e trafelato.
-
-Entrando ivi, egli si accostò al giovine ammalato e sotto voce gli
-disse.
-
-— Lucia è qui!
-
-Daniele ebbe un soprassalto di gioia, spalancò gli occhi, mandò
-un grido fioco, e le lagrime sgorgarongli dagli occhi con impeto
-irrefrenabile. Lucia era già alla sponda del suo letto.
-
-
-
-
-V.
-
-LE NOZZE
-
-
-Lucia, prese tra le sue mani la destra di Daniele, l'inondò colle sue
-lagrime. Le violente commozioni che soffriva le avean fatto un tal nodo
-alla gola, ch'ella non potè pronunziare una sola parola; pur nondimeno
-il suo pianto narrava abbastanza la piena di affetti che mettea
-sossopra la sua anima. Ella rivedea, dopo due anni, l'uomo ch'era stato
-la prima e l'unica passione della sua giovinezza; il rivedea ridotto
-alle porte della tomba, a tanto che poche altre ore parea che gli
-avanzassero di vita.
-
-Alla vista di Daniele, sulle cui sembianze erasi già sparso il
-giallognolo pallor di morte, Lucia provò tal stringimento di cuore e
-tale ambascia che la sua faccia era divenuta bianchissima. Tutt'i falli
-dell'amato giovine ella avea dimenticato; ed avrebbe dato con suprema
-gioia il resto della propria vita per rimirar Daniele in quel medesimo
-stato di salute in cui era quando partì. Quel che provava il cuore
-del figliuolo di Edmondo non tenteremo di esporre. Soltanto diremo
-che la presenza di quella fanciulla aveagli cagionato tale tempesta
-di emozioni, di rammarichi e di rimorsi, che il suo guardo era rimasto
-per qualche tempo fisso al cielo, come se ne avesse implorata tutta la
-misericordia. Daniele e Lucia furono lasciati soli.
-
-La conversazione ch'ebbe luogo tra loro, le parole strazianti di
-affetti che furono ricambiate fra que' due sono per noi un mistero
-che non cercheremo di scoprire, imperciocchè rispettiamo la voce del
-pentimento ch'esala dal cuore di un moribondo.
-
-Un quarto d'ora dopo, Lucia entrava cogli occhi smarriti e deliranti
-nella stanza contigua dov'erano raccolti gli amici di Daniele, e
-annunziava loro che l'ammalato era stato sovrappreso da un deliquio che
-facea spavento.
-
-Tutti gli aiuti furono apprestati all'infelice giovine che fu trovato
-moriente. I medici dichiararono che qualche ora appena restava di vita
-all'infermo. Un tale annunzio fu per tutti un colpo di fulmine. Si
-mandò a chiamare un notaro per ricevere dalla bocca del moribondo le
-ultime volontà testamentarie. Si dette ordine per le subitanee nozze
-di Lucia con Daniele, il quale voleva adempiere a questo atto non
-solamente per mantenere il giuramento solenne profferito al cospetto di
-Dio, innanzi al quale tra poco sarebbe venuto, ma bensì per lasciare
-alla legittima moglie tutt'i suoi beni e ricchezze, quasi ammenda de'
-mali che le avea fatti. Egli aveva eziandio manifestato il desiderio di
-rivedere i fratelli e la sorella di Lucia. Fu spedita una carrozza di
-esso Daniele per andare a prendere la famiglia di Fritzheim.
-
-Tutto il palazzo M.... fu messo in movimento grandissimo. L'arrivo
-del milionario, le sue avventure e la sua prossima fine formavano
-il subbietto di tutte le conversazioni della capitale; in tutti era
-eccitata la curiosità, sicchè le porte e i dintorni di quel palazzo
-erano affollati da ogni maniera di gente, ora per servigi, ora per
-interrogazioni, ora per visite, ora per mera curiosità. Molte persone
-che nessuno conosceva si erano introdotte nel quartiere del Conte di
-Sierra Blonda, e ne ingombravano le sale e le stanze interne: qualcuno
-si era avanzato finanche nella camera da letto. Nessun comando veniva
-più eseguito, dappoichè il solo padrone della casa era Daniele, e
-questi non era più nel caso di significare la sua volontà.
-
-Tutto quello che accadeva intorno a lui non colpiva più i suoi sensi,
-e soltanto riverberava nel suo cervello a guisa del mormorio delle
-lontane onde del mare. Gl'interessi e le cose della terra più nol
-toccavano tutto ormai gli era straniero: il mondo si allontanava con
-grande velocità da lui, come que' paesaggi indorati dalla luce del sole
-che si allontanano dagli occhi dell'esule mentre abbandona la nativa
-sua terra.
-
-Allorchè Lucia, pallidissima e sfinita da crudeli commozioni, era
-venuta nella stanza contigua a quella dov'era l'infermo, a fin di
-chieder soccorso, tutti coloro che si trovavano in quella camera, erano
-affluiti dappresso a Daniele. Ma Daniele non dava altro segno di vita
-che il girare lentissimo delle smorte pupille. Egli avea perduta per
-sempre la parola: la voce era spenta. L'ultima frase che avea detta a
-Lucia era stata:
-
-— Non abbandonarmi anche tu, Lucia... il mondo mi abbandona! Addio...
-per sempre... io moro!
-
-E da quel momento la voce fu morta!!
-
-Giunse il notaro; giunsero gli ufficiali dello stato civile per le
-formalità del matrimonio.
-
-Daniele, mercè l'assistenza efficace di quel santo uomo di Padre
-Ambrogio, già si era preparato, col divino ausilio della religione,
-all'eterno viaggio.
-
-Irreparabile sventura! Il milionario non avea fatto alcun testamento,
-ed ora ei non poteva in nessun modo manifestare la sua volontà.
-
-L'ora terribile era suonata!
-
-Veggendo che non ci era tempo da perdere, si pensò di strappare almeno
-un cenno dal moribondo col quale avesse manifestato di sposare Lucia.
-Ciò sarebbe bastato perchè la sventurata giovinetta fosse considerata
-qual vedova del milionario: era ad ogni modo una maniera di testamento.
-
-La stanza dell'infermo era gremita di gente. Non vi era cuore che non
-palpitasse per la misera donzella, la cui commovente fisonomia, il
-cui pallore e le cui virtù le aveano attirato l'amore di tutti. Si
-desiderava con ansia che il matrimonio avesse luogo.
-
-Gli ufficiali dello stato civile si erano seduti. Uno di loro,
-accostandosi al letto del moribondo, dimandò ad alta voce:
-
-— Signor Daniele de' Rimini-Brighton, Conte di Sierra Blonda volete
-voi sposare in legittimo matrimonio Lucia Fritzheim, figliuola del fu
-Giacomo?
-
-Dalle labbra di Daniele parti un suono indistinto; le pupille si
-voltarono al cielo e vi rimasero immobili. Non era già una parola o
-una voce quella che era uscita dalle labbra del moriente; era bensì
-un singulto breve... profondo... Si ripetè l'interrogazione... La più
-assoluta immobilità avea colpito il giacente. Furono brevi momenti di
-silenzio agghiacciante. Padre Ambrogio si avvicinò a Daniele, gli toccò
-il polso, gli pose la mano in sul petto.
-
-— Morto! esclamò il prete con accento di pietà straziante.
-
-— Morto!! ripeterono tutti compresi d'orrore.
-
-Un silenzio di stupefazione successe tra i gruppi presenti a questo
-desolante spettacolo, Lucia avea messo un grido come se un pugnale
-le avesse tocco il fondo del cuore. Intanto il notaio e gli impiegati
-municipali, alzati, disponevansi a partire quando un giovine forestiero
-ch'era in uno dei crocchi di curiosi, si avanzò verso di loro e disse
-in francese:
-
-— Fermatevi, signori, la vostra presenza in questo luogo non sarà stata
-inutile.
-
-Questo giovine forestiero, quantunque avesse parlato in francese,
-lasciava scorgere dal suo accento ch'egli non era nato in Francia:
-si comprendeva subitamente ch'ei si serviva di questa lingua non
-conoscendo l'idioma del paese. Bello e gentile era il suo aspetto,
-biondi i capelli e la sottile lanugine della barba; vivo lo sguardo che
-dardeggiava da due occhi cerulei; nobile il portamento e soave, siccome
-sogliono averlo i giovani di alta educazione e di cuore ben formato. Da
-due giorni questo viaggiatore si era presentato al palazzo M... ed avea
-significato il desiderio di vedere il giovine Conte di Sierra Blonda.
-La nobiltà e l'avvenenza del suo volto parlavano in suo favore, sicchè
-non si trovò la menoma difficoltà a farlo entrare in quella casa, tanto
-più che assiem con lui penetravano quivi altri sconosciuti, ai quali
-non si badò essendo tutt'i familiari e domestici di Daniele in gravi
-e solenni faccende per la dolorosa catastrofe ond'era stato colpito il
-loro padrone.
-
-Entrando nell'appartamento di Daniele, lo sconosciuto s'imbattè
-in Maurizio Barkley: la sorpresa e il piacere di entrambi furon
-grandissimi; eglino si abbracciarono e si baciarono con effusione di
-cuore.
-
-Poscia, lo straniero pregò Maurizio di non rivelar per ora a nessuno il
-suo nome. Barkley gliel promise, ed il menò nella stanza dove giaceva
-Daniele.
-
-Venuto di presso al letto dell'ammalato, lo straniero per lunga pezza
-il ragguardò con un sentimento di pietà profonda, e fece appresso una
-quantità d'interrogazioni a Maurizio, col quale sembrava essere in
-istretta amicizia.
-
-Egli era stato presente a tutto; avea con premura aspettato l'arrivo
-di Lucia Fritzheim; avea fatto taciti e ferventi voti nel suo cuore
-per la felicità della virtuosa fanciulla; avea palpitato d'ansia
-nel solenne momento in cui la figlia del gabelliere sarebbe divenuta
-Contessa di Sierra Blonda; imperocchè l'animo di lui era stato tocco
-dal commovente racconto fattogli da Maurizio delle sublimi virtù di
-lei e della nobil rassegnazione ond'ella avea sopportato l'abbandono e
-l'oblio del suo fidanzato. Un altro momento, e Lucia avrebbe ricevuto
-il guiderdone dovuto alle sue virtù. Nell'animo del giovin forestiere
-nacque tosto una risoluzione ardita ma felice, certo ispiratagli dalla
-Provvidenza. Dietro l'impulso istantaneo di questa risoluzione, egli si
-era inoltrato inverso l'uscio della camera, avea fermato gli ufficiali
-dello stato civile, ed avea pronunziato le parole che abbiamo riferite.
-
-Lo straniero si avvicinò quindi a Lucia e prendendole la mano con
-sembiante affettuoso: — Gentil giovinetta, le disse, il tuo infelice
-stato, l'elevatezza del tuo animo, il tuo dolore han fatto in me
-un'impressione ch'io non so dirti. Il mio primo pensiero, giungendo
-in questa città, è stato di conoscerti, dappoicchè fin nelle lontane
-regioni donde io sono partito mi furon fatti da Maurizio Barkley gli
-elogi della tua virtù impareggiabile; la tua storia mi è nota, come
-quella del disgraziato giovine che tu hai amato. Già da molti anni
-tu hai appreso a soffrire e a rassegnarti. Iddio ti ha chiamata, a
-quest'ultima pruova: alza dunque la nobil fronte, rasciuga le lagrime.
-Ormai non ti resta che a pregare l'eterna pace all'anima del tuo
-Daniele. Ma il cielo non ha permesso un precipitato matrimonio, sul
-quale forse sarebbero corsi i più scellerati comenti del mondo, e che
-avrebbe gittata un'ombra sulla tua incontaminata virtù: ti avrebbero,
-se non di altro, accusata di cupidigia e d'ambizione. LA PROVVIDENZA
-DISNODA MEGLIO DEGLI UOMINI I DRAMMI DELLA VITA. Essa non permise che
-tu portassi un nome non puro di macchie; non permise che la fede del
-tuo imeneo fossero i ceri della morte... Lucia Fritzheim, al subblime
-tuo cuore conviensi un cuor puro e vergine di affetti; alla tua mano
-ardente di giovinezza conviensi una mano parimente giovane e forte, e
-non già quella di un cadavere. Io ti offro il mio cuore, la mia mano, e
-il mio nome ch'è pur quello di Daniele. Io sono Eduardo Horms-Brighton
-di Glascovia, figlio di Edmondo Brighton, e fratello di Daniele. Chiamo
-in testimonio della verità de' miei detti Dio primamente, e poscia il
-mio amico e nobil uomo Maurizio Barkley.
-
-Un lungo mormorio di sorpresa e di ammirazione passò tra i diversi
-gruppi degli astanti.
-
-Lucia qual trasognata guardava il giovin forestiere e Maurizio sul cui
-volto lampeggiava un raggio di gioia. Oppressa da tante rapidissime
-emozioni, ella svenne tra le braccia della sorella Mariella e dei
-fratelli ch'erano accorsi ad abbracciarla.
-
-La sera di questo giorno, l'appartamento di Daniele era vestito di
-magnifici lugubri parati, e le sue spoglie esanimi riposavano su
-splendidissimo feretro. Cento torchi lunghissimi e tetri proiettavano
-la loro sinistra luce sui neri lenzuoli di morte che coprivan gli usci
-e le pareti di quasi tutte le stanze.
-
-Per qualche ora nella camera dov'era il morto si erano udite le preci
-ed il pianto dei fratelli di Lucia. Padre Ambrogio facea lor ripetere
-sacri salmi. Uccello guardava il cadavere di Daniele con occhio stupido
-e selvaggio; ei sorrideva e non dicea motto. Cessata la preghiera, egli
-si accostò a Padre Ambrogio, e, ridendo gli disse:
-
-— Padre Ambrogio, ora, il _contino_ non può più battermi n'è vero?
-
-Il sacerdote gli comandò silenzio, e seco trasse l'idiota fuori di
-quella stanza, non senza fare la più trista considerazione sulle parole
-profferite da Uccello, che portavano in sè il marchio della Divina
-giustizia.
-
-I nostri lettori ricorderanno che fin dal tempo in cui Daniele era in
-casa di Giacomo, quei fanciulli gli aven dato il titolo di _contino_.
-Il futuro avea forse lampeggiato su quelle anime innocenti?
-
-
-Maurizio Barkley vegliò tutta la notte a fianco del Cadavere di
-Daniele. Egli rimanea lunghe ore in contemplazione di quelle spoglie, e
-nella sua mente si aggiravano pensieri strani, indicibili, e che per lo
-addietro non si erano mai presentati al suo spirito.
-
-Maurizio non potea staccare i suoi occhi dall'estinto Daniele. Una
-strana ed orrenda illusione colpiva i sensi e l'anima di lui, e facea
-balenare alla sua mente una celeste luce che gli rilevava i misteri
-della Provvidenza e della giustizia di Dio.
-
-IL CADAVERE DI DANIELE RASSOMIGLIAVA IN TUTTO AL CADAVERE DI EDMONDO!
-Era lo stesso CONTE DI SIERRA BLONDA!
-
-Era la stessa faccia, la stessa barba, lo stesso abito nero, gli stessi
-occhi semiaperti, lo stesso nerore delle labbra!
-
-Altro non mancava per la compiuta illusione che la CAMERA VERDE e il
-CUSTODE.
-
-La bell'anima di Maurizio fu tocca dalla luce cristiana!!!
-
-
-Il domani, per tempissimo, le sale e le stanze dell'appartamento del
-Conte di Sierra Blonda erano deserte.
-
-Una donna, vestita di grammaglie, piangeva a dirotte lagrime sul corpo
-di Daniele.
-
-Era Emma Barkley di Gonzalvo!
-
-
-
-
-RIEPILOGO
-
-
-Le grandi ricchezze del Conte di Sierra Blonda, per mancanza di
-testamento, erano entrate sotto il dominio della Legge. Nate da mala
-radice, esse aveano portato amaro frutto. Dio le disperdeva.
-
-Sei mesi dopo la morte di Daniele, la famiglia Fritzheim non era più
-povera. Eduardo Horms, ricco di virtù e di dovizie, era lo sposo di
-Lucia, ed aveva ritirato presso di sè i fratelli e la sorella di lei.
-
-Maurizio Barkley ed Emma sua moglie s'imbarcavano per l'Inghilterra;
-mentre Eduardo Horms, colla sua nuova famiglia recavasi a Parigi ov'era
-aspettato da FEDERICO LENNOIS, altro figlio di Edmondo[8].
-
-
-
-
-INDICE
-
-
- Parte Prima
-
- I. _La famiglia dello stradiere_ Pag. 5
- II. _Il Giuramento_ » 12
- III. _Le ultime parole_ » 20
- IV. _Uno sguardo indietro_ » 25
- V. _Il cuore di un prete_ » 32
-
- Parte Seconda
-
- I. _Emma_ » 37
- II. _La lezione_ » 41
- III. _Due amici di Daniele_ » 48
- IV. _La serata di Lady Boston_ » 54
- V. _Un milione_ » 59
- VI. _Un tentativo_ » 65
-
- Parte Terza
-
- I. _Un cavaliere del firmamento_ » 70
- II. _La serpe morale_ » 75
- III. _Le notti di Edmondo_ » 80
- IV. _Un rimedio_ » 84
- V. _La ricchezza_ » 89
- VI. _L'artista_ » 94
- VII. _Le condizioni_ » 98
-
- Parte Quarta
-
- I. _La cavalcata_ » 104
- II. _La visita_ » 109
- III. _Maurizio Barkley_ » 118
- IV. _L'ardita menzogna_ » 123
-
- Parte Quinta
-
- I. _Lotta interna_ » 130
- II. _L'Upas_ » 135
- III. _E se domani mi cercherai più non sarò_ » 140
- IV. _Il testamento_ » 146
- V. _La camera verde_ » 152
- VI. _L'amico_ » 160
-
- Parte Sesta
-
- I. _Juanita_ » 165
- II. _Il ritorno_ » 171
- III. _Lo schiavo_ » 177
- IV. _Qui amat divitias fructum non capiet ex eis_ » 182
- V. _Le nozze_ » 185
-
-
-
-
-NOTE:
-
-
-[1] Questa operetta periodica, raccolta letteraria, artistica e di
-articoli di moda, pubblicavasi in Napoli con molto buon successo nel
-tempo degli avvenimenti del nostro racconto.
-
-[2] Era così chiamato nelle Spagne nei mezzi tempi una comitiva di
-giovani di alta nascita e ricchi, i quali andavano la notte in cerca di
-avventure.
-
-[3] Chi potrebbe, in paragone delle spagnuole, cercare le pallide
-bellezze dei Nord? Come le loro forme, rispetto a quelle sembrano
-povere, deboli e languide!
-
-[4] Chiamansi Chattels in generale i beni d'una persona, cui può
-lasciare in retaggio, e più particolarmente con tal denominazione
-s'intendono nelle colonie inglesi gli schiavi comprati o generati da
-altri schiavi.
-
-[5] La maggior parte delle seguenti notizie son vere e attinte da
-opere di viaggiatori inglesi di grande reputazione: alcune di esse sono
-letteralmente tradotte da dette opere.
-
-[6] Dagli esperimenti di tutt'i moderni fisici risulta che
-l'elettricità idrometallica devesi riguardare come un nuovo ed
-infallibile termometro per dar giudizio della morte o della vitalità
-ancor latente, tanto in una parte, quanto nell'intero corpo; e per
-conseguenza le correnti elettriche sono reputate oggidì di grande
-soccorso nelle paralisie, ed in tutte le malattie nelle quali il
-solido vivo abbisogna di forte stimolo. In fatti, se l'acupuntura
-istituita contemporaneamente, con due aghi partenti da due lamine,
-che si tocchino, una di rame, l'altra di zinco, non produca alcun
-risentimento, alcun movimento fibrillare nemmen quando si comprenda nel
-circolo e nell'arco il diaframma od il cuore, allora si può ritenere
-che ogni eccitabilità è spenta. PIETRO MANNI — _Manuale per le cure delle asfissie._
-
-[7] È superfluo il ricordare che la scienza va debitrice di questo bel
-metodo d'imbalsamazione al nostro professor Tranchina.
-
-[8] FEDERICO LENNOIS è il protagonista e il titolo di altra nostra
-narrazione che fa seguito a questa.
-
-
-
-
-
-Nota del Trascrittore
-
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
-senza annotazione minimi errori tipografici.
-
-*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK IL MIO CADAVERE ***
-
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- </head>
-<body>
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-<div style='text-align:center; font-size:1.2em; font-weight:bold'>The Project Gutenberg eBook of Il mio cadavere, by Francesco Mastriani</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and
-most other parts of the world at no cost and with almost no restrictions
-whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms
-of the Project Gutenberg License included with this eBook or online
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-country where you are located before using this eBook.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin-top:1em; margin-bottom:1em; margin-left:2em; text-indent:-2em'>Title: Il mio cadavere</div>
-
-<div style='display:block; margin-top:1em; margin-bottom:1em; margin-left:2em; text-indent:-2em'>Author: Francesco Mastriani</div>
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-<div style='display:block; margin:1em 0'>Release Date: January 30, 2021 [eBook #64421]</div>
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-<div style='display:block; margin:1em 0'>Language: Italian</div>
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-<div style='display:block; margin:1em 0'>Character set encoding: UTF-8</div>
-
-<div style='display:block; margin-left:2em; text-indent:-2em'>Produced by: Barbara Magni and the Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was produced from images made available by The Internet Archive)</div>
-
-<div style='margin-top:2em; margin-bottom:4em'>*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK IL MIO CADAVERE ***</div>
-
-<div class="booktitle">
-<h1>
-IL MIO CADAVERE
-</h1>
-</div>
-
-<hr class="silver" />
-
-<div class="titlepage">
-<p class="x-large">
-FRANCESCO MASTRIANI
-</p>
-
-<p class="pad2 large">
-PARTE PRIMA
-</p>
-
-<p class="pad2 large">
-ROMANZI
-</p>
-</div>
-
-<div class="verso">
-<hr class="mid" />
-<p>
-Proprietà letteraria, dell'editore Cav. Gennaro Salvati acquistata
-con rogito per notar Tucci.
-</p>
-<hr class="mid" />
-</div>
-
-<div class="titlepage">
-<p class="x-large">
-FRANCESCO MASTRIANI
-</p>
-
-<p class="pad2 main-t">
-IL MIO CADAVERE
-</p>
-
-<p class="pad1 large">
-ROMANZO
-</p>
-
-<p class="pad1">
-IV
-</p>
-
-<p class="pad4">
-<span class="large">NAPOLI</span><br />
-<span class="small">STAB. TIP. CAV. GENNARO SALVATI<br />
-(Casa Editrice)<br />
-Maddalenella degli Spagnoli, 19</span>
-</p>
-</div>
-
-<div class="somm">
-<hr />
-<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p>
-<hr />
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span>
-</p>
-
-<h2>Parte Prima</h2>
-
-<div class="poem-container">
-<div class="poem inl"><div class="stanza">
-<p class="i01">Timor mortis conturbat me.</p>
-<p class="i06"> <span class="smcap">Salmi.</span></p>
-</div>
-</div>
-</div>
-
-<h3 id="cap1-1">I.
-<span class="smaller">LA FAMIGLIA DELLO STRADIERE</span></h3>
-</div>
-
-<p>
-Se un viandante qualunque, trattovi per casualità o per vaghezza
-di solitarie meditazioni, in sull'imbrunire d'una bella sera
-di està dell'anno 1826 si fosse trovato a scendere pei greppi
-posti a ridosso del Real Albergo de' Poveri e di <i>S. Maria degli
-Angioli alle Croci</i>, si sarebbe certamente soffermato passando da
-costa a un povero abituro, diruto in gran parte per le scosse del tremuoto
-detto di S. Anna, avvenuto nella sera del 26 luglio 1805. La cagione
-che avrebbe indotto il supposto passeggiatore a fermarsi dappresso
-a quell'abituro, era, il sentirsi in una stanza del secondo ed ultimo
-piano, quello propriamente che dava le viste di essere il più danneggiato,
-voci di pianto che avrebbero straziato un macigno: quelle voci erano la
-più parte di donne e di fanciulli; ed, alle smozzicate parole, ai moncherini
-di frasi che si mischiavano ai singulti d'un pianto che parea di disperazione,
-si capiva che una cara persona di quella famiglia era morta o
-moribonda. Ed in fatti, un uomo era presso a spirare.
-</p>
-
-<p>
-Quest'uomo era il capo di quella famiglia.
-</p>
-
-<p>
-Inoltriamoci nell'interno del misero abituro. Spettacol sublime e
-commovente! La religione, che sorregge gli ultimi istanti della vita di
-un padre; che gli sta per dischiudere le porte del cielo; la religione che
-sola rimane accanto al capezzale del moribondo, anello divino che congiugne
-il tempo alla eternità; la religione, che vive nelle lagrime, volgeasi
-benanche ai superstiti per mitigarne il dolore acerbissimo.
-</p>
-
-<p>
-Un sacerdote stava dappresso all'infermo vegliardo, ed in pari
-tempo che iva ravviando al cielo i pensieri dell'uomo giunto all'estremo
-della sua carriera, egli era prodigo di affettuose parole e di cure amorevolissime
-verso i costui figliuoletti, disacerbando e acquietando l'esagerata
-escandescenza di un dolore che non conosce limite nè freno.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span>
-</p>
-
-<p>
-Era questo ministro di Dio giovane ancora, perocchè parea che sol
-di fresco avesse varcato i trent'anni. Nelle sue sembianze, cosparse di
-pallidezza leggeasi un'anima di angiolo, e massime negli occhi che erano
-pregni, di una pietà incommensurabile. Per due notti e tre lunghissimi
-giorni di estate quel venerando ecclesiastico non si era dipartito da
-quella casa, in cui parea che tolta si fosse la nobile missione di surrogare
-appo quella famigliuola le paterne cure, di cui i miserelli figli eran
-privi, e per mancanza di madre e per l'infermità del genitore. Egli somministrava
-i medicamenti all'ammalato, e li facea comprare col proprio
-danaro; riconfortava quello a sperare nel cielo, ad aver fiducia nell'arte
-salutare; e quando lo infermo, per trista convinzione, dimenando il capo
-rigettava ogni argomento di speranza, Padre Ambrogio (così nomavasi
-il reverendo) gli tenea diverso linguaggio: parlavagli delle miserie
-dell'umana vita, del nobil fine dell'uomo creato a più alti ed immortali
-destini, il riconsolava, mettendogli dinanzi agli occhi la tenerissima e
-sacra memoria che di lui avrebbero serbato i suoi figliuoli, l'onorato nome
-che ei lasciava loro, il compianto generale e le preci che lo avrebbero
-accompagnato allo eterno riposo, e da ultimo quel santo uomo il
-rassicurava sull'avvenire dei fanciulli, promettendogli di non abbandonarli
-giammai e di aver per essi le sollecitudini amorose e le cure di un
-padre.
-</p>
-
-<p>
-Nè a quest'officio pietoso, ma tristo, limitavasi Padre Ambrogio;
-sibbene, ne' momenti in cui il moribondo avea meno bisogno dell'opera
-sua e della sua assistenza, quel sacerdote era tutto d'attorno a' fanciulli.
-E quel generoso attingeva nei tesori della sua pietà argomenti di conforto
-pei più grandetti che comprendeano l'amarissima perdita che tra
-poco avrebbero fatta, e di distrazione al più piccolo, il quale sovente
-piangeva in veggendo piangere, ma nulla comprendea della ragione di
-quel pianto, o vagamente, l'attribuiva alla malattia del babbo.
-</p>
-
-<p>
-Padre Ambrogio era una di quelle creature, perle della umanità, le
-quali sembrano aver ricevuto dal cielo l'esclusivo incarico di rappresentare
-la Carità in sulla terra, non già quella carità monca e superba
-che si tien contenta e soddisfatta nel gittare dall'alto l'obolo della limosina,
-ma che consola, ravviva, si piega, si umilia: quella carità che pone
-ad atto la vera e sola eguaglianza cristiana tra gli uomini, quella che
-provviene da vicendevole amore. Padre Ambrogio comprendeva tutta la
-altezza del suo divino ministero; abnegazione intera, dilicata, ragionata
-a pro della umanità sofferente. Additando il cielo, porto supremo di salute,
-ei leniva i mali della terra; parlava agli umili e ai poveri della loro
-grandezza innanzi agli occhi dell'Eterno; ai superbi mostrava il nulla
-del fasto umano, la vanità dei beni mondani: i dissoluti poneva al cospetto
-della vergogna dei loro vizii; aveva in copia grandissima argomenti
-e parole per ogni miseria, per ogni debolezza; amava gli uomini
-quando più eran ciechi di mente o gravati di mali o caduti all'imo dell'obbrobrio.
-</p>
-
-<p>
-Cinque figliuoli rimaneano deserti dei loro genitori, due donne e tre
-maschi.
-</p>
-
-<p>
-Lucia era la secondogenita. Benchè non ancora arrivata al quarto
-<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span>
-lustro di sua età, questa fanciulla avea tutto il senno e la prudenza d'una
-donna; era ella in qualche modo la madre dei suoi fratelli: e il governo
-della famiglia veniva retto da colei che vi mettea una tale accuratezza
-una tal pazienza e tanto amore, che spesso ella privava sè medesima di
-qualche cosa per non farne difettare i fratellini. Una sensibilità eccessiva
-formava il complesso del suo carattere, come la pietà era tutta la
-anima sua, la vita sua. Lucia non potea vivere senza consacrarsi a ben
-fare, senza innumerevoli sacrificii giornalieri, senza dar corso a quel fiume
-di amorevolezza che le traboccava dal cuore. Iddio l'avea creata per
-amare e soffrire, e i suoi giorni non furono infatti che il continuo esercizio
-di questo duplice destino della donna. Lucia non era bella di volto,
-se si guardi alla regolarità delle fattezze, ma gli occhi suoi erano la più
-sublime espressione dell'anima umana. Non si potea guardarli senza
-sentirsi piovere sul cuore torrenti di dolcezza: eran belli oltre ogni credere,
-e diffondeano su tutta la sua persona l'incantesimo che ne derivava.
-</p>
-
-<p>
-Abbiam detto che Lucia era la secondogenita; chi dunque era il primogenito?
-</p>
-
-<p>
-Il primo figliuolo di Giacomo era un idiota, il cui vero nome era
-Giovanni, ma che veniva comunemente addimandato per ischerzo <i>Uccello</i>,
-imperocchè il tapino nel camminare, non potendo ben sorreggersi
-su i piedi, equilibravasi stendendo in certo modo le braccia e appuntando
-i gomiti, a guisa delle ali di uccello. Una lunga e tormentosa malattia
-da lui sofferta nella fanciullezza, per cui scampò di morte quasi per
-prodigio, gli avea affranto per forma il sistema nervoso e muscolare,
-che, oltre all'avergli storte le dita dei due piedi e della mano sinistra,
-ed isviata la pupilla dal suo centro regolare, gli aveva tolto interamente
-l'uso delle facoltà intellettuali. Uccello (d'ora in appresso così il chiameremo),
-essendo eziandio balbo e scilinguatello, malamente articolava i
-suoni e le parole; ed era curioso il sentirlo a parlare quando si adirava
-contro qualcuno, chè in questo caso più che pel consueto lo scilinguagnolo
-gl'imbrogliava o arroncigliava siffattamente le parole con la bava
-che gli veniva in copia alla bocca che era un vero fuoco d'artificio.
-</p>
-
-<p>
-Il mal caduco, che frequentemente colpiva l'infelice, si aggiungea
-per rendere estremamente misera questa creatura.
-</p>
-
-<p>
-Per compire il ritratto d'Uccello dobbiam notare, che, quantunque
-in età di ventitre a ventiquattro anni, era bassa la sua statura e privo
-di lanugine il suo volto, sì che parea non esser giunto per anco all'adolescenza.
-Ad ogni minima opposizione alla sua volontà infantile, per
-qualsivoglia tenue contraggenio, ei piangeva dirottamente siccome fanno
-i bambini; e tosto allietava il volto e mandava un suono come di riso
-quando gli si dava il trastullo o il cibo che chiedeva. Mirabil disposizione
-della Provvidenza! Uccello in questi momenti che otteneva quello che
-bramava era felice, compiutamente felice, come l'ambizioso che aggiugne
-e tiene l'intento suo, come l'avaro da costa al cassettino dei suoi
-tesori, come l'amante nelle braccia della sua amata.
-</p>
-
-<p>
-Uccello aveva nel suo idiotismo una singolare simpatia per Lucia
-più che per l'altra sorella e per gli altri fratelli. Oh come era felice il
-povero idiota allora che gli riusciva rubare un bacio alla sorella prediletta!
-<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span>
-Come ne gioiva! Come ribaltava quel morto cuore quando se la
-stringea sul petto! Ben è vero che rare volte si arrischiava a far questo,
-per l'invincibile timidezza che gl'ispirava il contegno serio di Lucia;
-ma, se talvolta la vedea meno pensierosa del solito, se la sorprendeva
-a sorridere per le goffaggini che egli balbettava, oh... allora non
-sapeva resistere, e le si gettava al collo come un cagnolino. Quando ciò
-faceva l'idiota, Lucia incominciava dall'andare in collera, indi rabbonavasi,
-e finiva non poche volte con imprimere un bacio sulla fronte stretta
-e compressa del miserello, il quale non rifiniva in questo caso di saltare
-per la gioia e di dire tante cose e sì in fretta che la sorella niente ne
-capiva.
-</p>
-
-<p>
-Gli altri tre figliuoli di Giacomo lo stradiere erano una giovinetta di
-circa quindici anni a nome Marietta, e due fanciulli chiamati Giuseppe e
-Andrea.
-</p>
-
-<p>
-Marietta, fanciulla vispa e leggiera, più bella di Lucia, avea occhi
-cilestri e capelli biondi. La più strana e notevole differenza era tra queste
-due sorelle. Comechè entrambe compassionevoli, buone, e dotate a
-dovizia di cuore eccellente, la Marietta affogava i generosi e nobili istinti
-del suo cuore sotto una pazza e stravagante allegria, che trasmodava insino
-all'insolenza. Ella non era già dissimile dagli altri suoi fratellini
-nel ruzzar fragoroso, nello starnazzare su e giù per la casa, nel tormentare
-la vecchia fantesca, tipo di pazienza verso quelle creature. La Marietta
-non si facea scrupolo di dar la baia agli amici di suo padre, ed in
-ispecialità ai più brutti, di spingere i fratelli addosso ai pezzenti; sovente
-con una mano porgeva al mendico l'obolo o il pane della carità, coll'altra
-gli tirava di dietro gli stracci di abiti, sganasciandosi dalle risa assieme
-ai suoi piccoli complici. Ammiravansi tutti come facilmente questa
-giovinetta, che si abbandonava a tutta la naturale gaiezza del suo
-temperamento, ponea subito freno alle sue fanciullaggini allora che pareale
-che queste dispiacessero alla sorella; e come in copiose lagrime
-tosto rompesse, se dal padre o da Lucia le venisse qualche volta severa
-ammonizione o rimproccio.
-</p>
-
-<p>
-Era tra le due sorelle quella differenza che passa tra la pietà dolcissima,
-trista, dilicata, e la bontà spensierata, pazzognola, indiscreta.
-</p>
-
-<p>
-Veggendo unite la Lucia pallida, dagli occhi e dai capelli neri, con
-quel corpo alto, leggermente curvato, quasi debil canna che si chini a
-sorreggere l'alga debolissima, e la Marietta, vivace, spirante salute e
-allegrezza, di bassa e complessa statura; avresti detto esser quelle due
-fanciulle le immagini perfette dell'aurora bionda e ridente, ripiena di
-speranze e di vita, e della sera, bella del pari, ma scolorata e malinconica
-per ricordanze e rammarichi.
-</p>
-
-<p>
-Un altro sentimento contribuiva a far più spiccare la differenza fisica
-e morale delle due sorelle: l'amore, che è tutta la vita d'una donna,
-tutto il suo avvenire, tormento dolcissimo delle anime nobili, e gentili,
-mondo interminabile di commozioni violente, in cui regna un solo
-essere, l'oggetto amato.
-</p>
-
-<p>
-Lucia amava. Verremo più tardi ampiamente parlando di un tale
-amore, onde Iddio voleva provare tutta la sublime rassegnazione di quell'anima.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span>
-</p>
-
-<p>
-La sera gittava già le sue ombre in quella casa dove la morte si apprestava
-a cancellar dal libro della vita il nome di Giacomo lo stradiere.
-</p>
-
-<p>
-Oh quanto ci duole di dover presentare ai nostri lettori quest'uomo
-nei momenti estremi di una vita povera, ma onesta e intemerata, modello
-di saggezza, di carità, di evangelica morale, modello, che sebbene
-si vada rendendo sempre più raro tra le classi bisognose della società,
-non manca di rialzare a quando a quando la dignità dell'uomo anche sotto
-la più dura fatica e nello stato più dimesso ed umile.
-</p>
-
-<p>
-Da lunghi anni Giacomo Fritzheim, svizzero di origine, esercitava
-l'officio di stradiere nelle Regie Dogane di Napoli. Uom robusto e laborioso,
-di non comune intelligenza e istruzione, e d'una probità a tutta
-pruova, egli era amato da' suoi superiori, rispettato da' suoi compagni,
-idolatrato dalla famiglia. La moglie, morta per effetto di parto prematuro,
-era così buona e compassionevole, che il più bel giorno della sua
-vita fu quello in cui il marito, reduce da un piccol viaggio fatto nell'interno
-del reame, le recava a casa un fanciullino di quattro in cinque
-anni, raccolto di notte nel mezzo di un bosco, morto di freddo e singhiozzante
-per pianto convulsivo.
-</p>
-
-<p>
-Fin dal giorno in cui Giacomo perdè l'amata compagna, ch'era
-tanta parte di sua vita, si era abbandonato a quella invincibile tristezza
-che opprime i cuori virtuosi e appassionati quando morte gli strazia nei
-loro affetti più cari.
-</p>
-
-<p>
-Giacomo parea non portare il peso della vita che per sostenere gli
-innocenti figliuoli, tenerelli ancora e bisognosi di ogni aiuto: parea come
-se di repente altri venti anni gli si fossero accresciuti in sulle spalle,
-che al presente eran curvate come ad un vecchio ottagenario; i suoi capelli,
-che innanzi della morte della moglie conservavano ancora il colore
-della giovinezza, imbiancarono tosto, e parte caddero precedendo nella
-terra quella testa veneranda, che verso di essa chinavasi ogni giorno
-vieppiù. Quelle labbra su cui la calma della coscienza richiamava spesso
-il riso della gioia, or si negavano ad ogni sorriso; e, soltanto nei momenti
-in cui vedea raccolti intorno a sè gli amati figliuoli, l'anima gli
-si schiudeva ad una dolce mestizia, la quale bentosto volgeasi in tristezza
-per lo scorgere ch'ei facea sulla impensierita fronte della diletta figliuola
-Lucia la malinconia di una vergine passione.
-</p>
-
-<p>
-Da qualche tempo Giacomo, quasi presago della sua prossima fine,
-si staccava a malincuore dal seno della propria famiglia, per la quale il
-suo amore sembrava centuplicato; i suoi occhi che già tante lagrime aveano
-sparse pel figlio Giovanni e poscia per la perdita della consorte,
-ora si umettavan di continuo; e, rimirando con tenerezza estrema i suoi
-figli, spesso il buon padre piangeva di soppiatto, e particolarmente per
-la Lucia ed Uccello, come i più miseri, la prima per troppa squisita tempera
-della sua fibra, il secondo per la imperfezione delle sue morali e
-fisiche facoltà. Lucia era infelice perchè troppo sensitiva; Uccello perchè
-privo di quel senso divino che rende l'uomo superiore al bruto.
-</p>
-
-<p>
-Già da alquanti mesi, prima di esser ridotto alle porte del sepolcro,
-Giacomo si lagnava di una fiacchezza eccessiva per tutte le membra per
-la quale gli riesciva faticoso qualunque movimento ei si facesse; ed or,
-<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span>
-nascesse da ignoto e ascoso male che ivagli già serpeggiando pel sangue,
-or fosse effetto di quella specie di abbandono di ogni cosa terrena
-che prende gli uomini vicini al loro termine, il dabbenuomo facea sforzi
-inauditi per recarsi al suo posto di stradiere, perchè zelantissimo del
-proprio dovere. Ma un mattino il buon Giacomo non potè levarsi di letto;
-una strana enfiagione gli si era manifestata negli <i>arti</i> inferiori; il giorno
-appresso, questa enfiagione sparì, ma sul volto dell'infermo apparvero
-certe macchie di rosso vivido; il respiro era difficile e affannoso.
-</p>
-
-<p>
-La gotta, che era stata per lo passato la consueta malattia di Giacomo,
-gli era questa volta piombata nel petto.
-</p>
-
-<p>
-Dopo alcuni giorni d'infruttuosi rimedii, lo stato dell'infermo fu
-dichiarato inguaribile.
-</p>
-
-<p>
-Nel momento da cui diam principio a questa trista narrazione, il
-medico non avea dato che poche altre ore di vita al misero Giacomo, il
-quale già si era cogli aiuti della religione fortificato al solenne passaggio.
-</p>
-
-<p>
-Nella camera dov'è il letto dell'infermo è raccolta tutta la costui
-famiglia. Non ostante le parole e i conforti di Padre Ambrogio, il comune
-dolore disfogavasi in un lagrimar comune. Tutti quei cari figliuoli
-non voleano staccarsi un sol momento dal letto paterno.
-</p>
-
-<p>
-Una candela di sego messa sovra un vecchio cassettone illuminava
-la camera, la quale sarebbe rimasta al buio, a dispetto di un lumicino
-acceso in un bicchiere dinanzi ad un quadro della Madonna del Carmine,
-e che, per essersi quasi tutto l'olio consumato, andava bruciando la rotellina
-di carta, schizzando e friggendo sull'acqua che si era scoperta
-sotto l'olio strutto. Lucia, col volto bianchissimo come panno lavato,
-coi lunghi capelli rabbuffati su per la fronte e le spalle, non si era da due
-giorni ristorata nè di cibo nè di sonno. Distesa a metà del corpo sul letto
-del padre, ella non muoveva i suoi occhi ardenti di lacrime dagli occhi
-del genitore, il quale, non potendo più reggersi nè dall'uno nè dall'altro
-de' fianchi, era in qualche modo costretto a guardar sempre lei. Nondimeno
-ei girava talvolta inquieto le pupille, quasi avesse richiesto di qualcuno
-assente, e poscia ritornava a fissare uno sguardo ineffabile sulla figliuola
-carissima; e quello sguardo era di un amore d'un'ansietà che
-l'umano linguaggio non potrebbe tradurre nè far comprendere.
-</p>
-
-<p>
-Marietta, quella fanciulla sì leggiera, sì spensierata, piangeva a dirotte
-lagrime. Ella teneva abbracciati i suoi due fratelli, i quali piangevano
-come lei, e le domandavano perchè da qualche ora il babbo più non
-parlava e più non si lagnava... Marietta, invece di rispondere, singhiozzando
-baciava Andrea, il più piccolo dei fratelli.
-</p>
-
-<p>
-Padre Ambrogio più non impediva lo sfogo di quel giusto dolore,
-ma facea comprendere alla Marietta che il suo pianto e quello dei fanciulli
-avrebbe trafitto il cuore del povero vecchio e distolto i suoi pensieri
-dall'eternità.
-</p>
-
-<p>
-A tal ragione la Marietta non si acchetava, ma muovea co' fratelli
-nella stanza contigua; dove più libero dava il corso alle lagrime.
-</p>
-
-<p>
-Presso l'uscio della camera, dov'era l'infermo, si fermava di tempo
-in tempo Uccello, chiedeva con volto stupido e sorridente se il padre
-fosse morto, e quindi tornava ai suoi balocchi nella cucina, vale a dire
-<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span>
-tornava a ruzzar con due gatti, che formavano tutto il suo divertimento,
-e che egli amava sopra ogni cosa al mondo.
-</p>
-
-<p>
-Erano le dieci della sera, cioè due ore di notte all'italiana.
-</p>
-
-<p>
-Padre Ambrogio, seduto appo il capezzale del moribondo, recitava
-ad alta voce le orazioni che accompagnano la dipartita delle anime cristiane,
-quando l'infermo, fatto uno sforzo violento, alzò il capo e con
-distinta voce disse due volte:
-</p>
-
-<p>
-— Daniele... Daniele...
-</p>
-
-<p>
-Era questo il nome del suo figlioccio, del trovatello da lui allevato,
-ed ora giovine di circa ventidue anni. Ah! Da due giorni che il misero
-vecchio non avea fatto altro che dimandare di Daniele; il quale erasi
-mandato a cercare nella sua abitazione; gli si era fatto dire che il padre
-Giacomo era gravemente infermo e vicino forse a trapassare. Daniele
-aveva risposto che sarebbesi affrettato a vederlo, a dipendere dai desiderii
-di lui; ma intanto non appariva.
-</p>
-
-<p>
-Padre Ambrogio osservò sul volto dell'infermo, quando costui ebbe
-proferito due volte il nome di Daniele, un'angosciosa ansietà mista ad
-un dolore profondissimo. Tutto comprese l'ecclesiastico, che conosceva
-la storia di questa famiglia, ed esclamò fra sè medesimo:
-</p>
-
-<p>
-— Oh l'ingrato! l'ingrato! Iddio abbia pietà di lui!
-</p>
-
-<p>
-Voltosi poi verso l'infermo gli disse:
-</p>
-
-<p>
-— State di animo sereno, Giacomo; Daniele non tarderà a venire;
-il poveretto non ha saputo che quest'oggi che il vostro male si è aggravato...
-Egli verrà... siatene certo, egli verrà.
-</p>
-
-<p>
-Dette queste parole, Padre Ambrogio gittò uno sguardo furtivo su
-Lucia, e il suo cuore fu straziato.
-</p>
-
-<p>
-Questa misera fanciulla aveva nascosto il capo nel piumaccio che
-era su i piedi del padre, e singhiozzava con un pianto convulsivo.
-</p>
-
-<p>
-Non ci era più luogo a dubitare: Daniele più non l'amava!
-</p>
-
-<p>
-Non erano scorsi pochi minuti da che Giacomo avea parlato, ed un
-personaggio si presentò alla soglia di quella camera.
-</p>
-
-<p>
-Egli era Daniele.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span></p>
-
-<h3 id="cap2-1">II.
-<span class="smaller">IL GIURAMENTO</span></h3>
-</div>
-
-<p>
-Singolare contrasto offrivano le vestimenta e l'aspetto del nuovo
-arrivato con lo stato quasi indigente di quella casa.
-</p>
-
-<p>
-Era Daniele un giovine di statura altetta, di volto piuttosto
-bruno, di folti capelli bene allustrati e tagliati a leggiadra zazzerina;
-gli occhi parimente scuri e malinconici acquistavano un'espressione
-di cupa intelligenza per l'inarcare ch'ei facea sovente le nere sopracciglia;
-non avea nè baffi nè barba.
-</p>
-
-<p>
-Il suo vestito era de' più ricercati e di gusto per que' tempi. Un soprabito
-alla prussiana e da cavalcare color verde salice; calzoni bianchi
-a mezza gamba, stivali con gli sproni, cappello bigio.
-</p>
-
-<p>
-Daniele avea lasciato alla porta di quel modesto abituro il suo cavallo
-morello, sul quale era venuto. Diremo nel prosieguo di questa storia
-perchè in età giovanile e in pochi anni di esercizio della professione
-di maestro di musica, Daniele fosse già padrone di una modica agiatezza.
-</p>
-
-<p>
-Non si creda che Daniele avesse preferito di venire a cavallo per
-affrettare il suo arrivo alla casa dello stradiere; però ch'egli non si era
-dato la minima premura di accorrere presso il suo benefattore moribondo
-e presso la fanciulla che ardentemente lo amava. Per due giorni il giovine
-non avea pensato neppure per sogno alla infermità di Giacomo, all'amor
-di Lucia, alle iterate richieste che di lui avea fatte colui che per oltre
-a quindici anni lo avea nutrito col proprio pane e lo avea amato come
-un altro suo figlio. Daniele non ci avea pensato nemmanco per un momento:
-dappoichè un pensiero fitto come un chiodo gli si era messo nel
-capo, e gli dava cruccio, smania indicibile, indurimento di cuore, indifferenza
-su gli altrui mali.
-</p>
-
-<p>
-Nel giorno da cui abbiam cominciata questa storia, Daniele verso
-le 23 ore italiane, fornito il giro delle sue lezioni di musica, per disviare
-alquanto la tristezza che l'opprimeva, era andato a passeggiare a cavallo
-verso il Campo di Marte. Al ritorno, in passando d'accosto al Real Albergo
-de' Poveri, gli venne ricordato di Giacomo lo stradiere, che dimorava
-<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span>
-alle spalle di questo Stabilimento di carità, dov'egli forse sarebbe
-stato gittato qual trovatello, se quel generoso non gli avesse dato ricetto,
-sostentamento, educazione nella propria casa tra gli altri suoi figli amandolo
-al pari di questi. Allora soltanto ricordò che parecchie volte il
-suo morente benefattore lo avea mandato a chiamare.
-</p>
-
-<p>
-«Andiamo, diss'egli seco medesimo dando al suo cavallo la direzione
-della casa di Fritzheim, se egli è vero quel che mi si è detto, il buon
-uomo non ha molti dimani a vedere. Incominciavo un poco a seccarmi
-de' suoi continui rimproveri. È vero che di molto io gli sono debitore, ma
-alla fin fine qualche cosa ho fatto anch'io per lui da qualche anno a questa
-parte; non gli ho mandato denaro? Non ho fatto di bei regalucci a Lucia?
-Ma or che ci penso; par che costei abbia preso in sul serio le nostre
-fanciullaggini amorose. Che diascine! Men ci vuole che una testolina come
-la sua per creder vero a vent'anni quello che si è detto a quindici. Follie!
-Or più che mai questa chimerica unione sarebbe impossibile. Quand'anco
-io non avessi qui in questo mio cuore scolpita quella cara immagine di
-Emma, che mi divora a fuoco lento, io non acconsentirei giammai ad essere
-lo sposo di Lucia. Che direbbe la società di me? Che direbbero i miei
-amici? Sposare la figlia di uno stradiere! Ed io mi esporrei con tal matrimonio
-a render nota a tutti la mia storia, perocchè, non ci cade alcun
-dubbio, al domani delle mie nozze si saprebbe nel paese che Daniele de' Rimini
-non è che figlio della sventura o della colpa, raccolto per carità
-dal padre della sposa! Ignominia! Un tal segreto vorrei che rimanesse
-un mistero per tutti. Se il padre Giacomo il portasse tutto con sè nella
-tomba!... Oh se Emma penetrasse!... Dio, Dio, non mi esporre a tal
-rossore!... Ella così superba de' suoi natali, così ricca... ricca e nobile!
-Ecco... ecco la felicità, il sogno ardente della mia vita! Ed io sposerei
-Lucia, povera, oscura, <i>ignobile</i>, figlia d'un <i>vile</i> stradiere! No no.....
-Quando io non era ancora conosciuto, quando non mi era ancora slanciato
-nel mondo, avrei forse potuto sposarla, imperocchè tutti avrebbero ignorato
-l'oscura mia origine, ma ora! Io ho fatto tanto per innalzarmi, ho
-gittato sudori e lagrime sul pianoforte, sono impallidito su i capilavori
-musicali, non solo per amore a quest'arte, che spero per altro abbandonare
-non sì tosto avrò raggranellato un po' d'oro, ma bensì per farmi
-una strada alla fortuna, per vedere di pormi ad un certo livello con quegli
-giovanotti miei amici, che non si starebbero dal darmi la beffa per questo
-ridicolo matrimonio ch'io farei a contraggenio, e che distruggerebbe
-per sempre ogni speranza di possedere quel tesoro di grazie che m'innamora,
-e quella dote onde io cesserei di essere una creatura mercenaria.
-Oh.... che ignobil cosa è il lavorare per vivere! Qual differenza tra Emma
-e Lucia! Ma che dico! Non sono io scemo di senno per istabilire un paragone
-tra queste due donne! Un paragone tra Emma e Lucia! È lo stesso
-che paragonare l'eleganza alla goffaggine, la farfalla alla mosca, la ricchezza
-alla miseria. Che compiuta educazione! Che linguaggio elevato,
-che nobiltà di sentire! e che bellezza! Oh quelle forme del suo corpo!
-quei capelli! quegli occhi!! Oh la mia testa, la mia povera testa!
-</p>
-
-<p>
-Ciò dicendo, Daniele, il cui carattere da questo breve soliloquio i
-nostri lettori potranno in parte conoscere, era giunto all'abituro di Giacomo,
-sotto il cui tetto egli avea per molti anni riposato.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span>
-</p>
-
-<p>
-Nell'entrar che fece Daniele nella camera dell'infermo, Lucia si era
-incontanente alzata da su il letto del padre, avea fatto per correre incontro
-al giovine, ma a mezzo la camera sentì fiaccarsi le ginocchia, e
-quelle lagrime che fino all'arrivo di Daniele erano rimaste premute nel
-petto, quivi costretto dall'acerbità d'un doppio spasimo, rifluirono tutte
-in un momento alle ciglia della fanciulla per un ritorno di tenerezza e Lucia
-pianse per qualche minuto con quell'impeto irrefrenabile, che suol
-succedere ad una sì lunga compressione.
-</p>
-
-<p>
-Oh quanto diceva quel pianto!
-</p>
-
-<p>
-Daniele era rimasto alcun poco sulla soglia di quella camera, freddo
-spettatore della scena di tristezza che gli si offriva; poscia, senza rivolgere
-una sola parola a Lucia, si era inoltrato verso il letto di Giacomo,
-chinando leggermente il capo dalla parte ov'era seduto Padre Ambrogio.
-Maria, Giuseppe e Andrea lo avevano salutato con affettuosità, se gli eran
-messi d'intorno; un raggio di gioia brillò su quei volti infantili; la
-presenza di Daniele era per essi di buono augurio; eglino tutti aveano rifuso
-addosso a questo giovine quella espansione di affetto e di stima che
-l'idiotismo d'Uccello aveva in certo modo respinto e deviato.
-</p>
-
-<p>
-Nel venire Daniele, Uccello si era recato nelle braccia i suoi mici
-ed era corso a far festa <i>al Contino</i>.
-</p>
-
-<p>
-Era questo il nome che in famiglia si era dato al fanciullo Daniele,
-alludendo alle costui maniere riservate e schife non meno che al grandissimo
-livore dal quale insino dalla più tenera età questi era preso per l'invidia
-che gli eccitavano i fanciulli meglio vestiti o che passeggiassero in
-carozza o che fossero possessori di più bei giocarelli.
-</p>
-
-<p>
-— Guarda, Lucia, disse Uccello alla sorella alzando con le punte
-delle dita le falde del soprabito di Daniele, guarda che bell'abito ha il Contino,
-bada che non se lo imbratti vicino a noi altri!
-</p>
-
-<p>
-Queste parole, che l'idiota avea detto in tutta l'ingenua volgarità
-della sua favella, fecero apparire tutt'i colori sul volto di Daniele, il quale
-con un mezzo sorriso rispose battendo lievemente colla frusta sul capo
-dell'idiota:
-</p>
-
-<p>
-— Non temere, Uccello, noi non ci faremo bruttar da nessuno; e
-poi non ci è paura, tu mi guardi le spalle.
-</p>
-
-<p>
-Così fatte celie scambiate tra Daniele e Uccello presso al letto del
-moribondo rattristarono padre Ambrogio e Lucia.
-</p>
-
-<p>
-Vi fu un momento di silenzio agghiacciato... Giacomo avea gli occhi
-chiusi, e la voce di Daniele non ancora aveagli colpito l'orecchio.
-</p>
-
-<p>
-Padre Ambrogio si affrettò di far conoscere all'infermo l'arrivo del
-suo figlioccio con tanta ansia aspettato; onde, alzata alcun poco la voce,
-e fattosi più dappresso all'orecchio di lui dissegli:
-</p>
-
-<p>
-— Signor Giacomo, il vostro Daniele è qui.
-</p>
-
-<p>
-Il volto cadaverico del vecchio si animò subitamente, dischiuse gli
-occhi ne' quali brillò un raggio di viva gioia, e quelle pupille andarono in
-cerca di Daniele, e si affisarono su lui. Giacomo distese la destra al giovine,
-il quale senza torsi i guanti, se l'accostò alle labbra e vi lasciò cadere
-un freddo bacio, sfiorando appena l'epidermide di quella mano,
-quasi timoroso che gli si fosse appiccato il male del vecchio, e schifo di
-baciar la mano di un onesto gabelliere.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span>
-</p>
-
-<p>
-Erano molti anni dacchè Daniele non baciava la mano del suo benefattore.
-</p>
-
-<p>
-Nello sguardo immobile del vecchio, in quella scintilla di fuoco che,
-attraverso le nebbie della morte, dardeggiava dagli occhi vitrei di Giacomo,
-fissi su Daniele, era un lacerante rimprovero, un dolore cocentissimo
-ma rassegnato, una speranza viva, ardente, una preghiera affettuosa,
-un comando.
-</p>
-
-<p>
-Padre Ambrogio leggeva in quello sguardo queste diverse passioni,
-questo linguaggio misto di tanti affetti, di tante commozioni; e procurò
-di richiamare i pensieri dell'infermo a quella pacatezza che debbon serbare
-gli uomini che stanno in procinto di elevarsi su tutti gli umani affetti
-e passioni. Daniele era distratto, preoccupato, stava così come se si
-fosse trovato in una casa straniera, indifferente.
-</p>
-
-<p>
-— Signor Giacomo, disse Padre Ambrogio, vi avea pur detto che
-questo caro giovine si sarebbe affrettato di venire a baciarvi la mano e
-ad accorrere a' vostri desiderii: egli è qua, compatitelo perchè oggi soltanto
-egli ha saputo essersi aggravato il vostro male.
-</p>
-
-<p>
-Il buon prete avea poggiato la voce sulle parole <i>oggi soltanto</i> per
-farle ben notare a Daniele, il quale gittò su lui uno sguardo furtivo e disse
-anch'egli:
-</p>
-
-<p>
-— Si, signore, soltanto oggi m'è stato detto che voi eravate infermo.
-</p>
-
-<p>
-Daniele non avea detto <i>papà Giacomo</i>, siccome per lo addietro chiamava
-il suo benefattore. Questa parola <i>signore</i> avea messo il ghiaccio di
-morte nel cuore di Lucia.
-</p>
-
-<p>
-Giacomo avea concentrate tutte le forze della sua vita in questo supremo
-momento, in cui egli voleva assicurare la pace e la felicità della
-figliuola. La mano del vecchio avea cercato quella di Daniele e non la lasciava:
-il pugno dell'infermo avea acquistato una forza straordinaria di
-cui lo stato di prostrazione in che lo aveva gettato il morbo parea che il
-rendesse incapace. Questa pressura indicava abbastanza l'ardente desiderio
-che il vecchio aveva avuto di riveder Daniele e il timore che questi
-si allontanasse.
-</p>
-
-<p>
-Daniele sembrava portar con impazienza quello sguardo e quello imprigionamento
-della mano.
-</p>
-
-<p>
-Passò qualche minuto.
-</p>
-
-<p>
-Giacomo alzò il capo e fe' segno lo avessero adagiato su qualche cuscino
-per potersi reggere a certa altezza dal letto: un eccitamento estremo
-gli avea dato un'apparenza di salute e di forza.
-</p>
-
-<p>
-— Un sorso di sidro, chiese il vecchio con voce distinta.
-</p>
-
-<p>
-Era questa la consueta bevanda, di cui usava nello stato di sanità,
-e che gli dava soddisfazione, ilarità, lucidezza di mente; onde quasi mai
-mancavane qualche boccia nella famiglia, comunque povera.
-</p>
-
-<p>
-Lucia corse, col cuore palpitante di speranza, ad aprire un vecchio
-armadio, dov'era riposto un avanzo di caraffa di sidro inglese, ne versò
-tre dita in un bicchiere, ed il recò al padre, accostandoglielo alle aride e
-scolorate labbra.
-</p>
-
-<p>
-Giacomo bevve con ansia; ma la deglutizione opravasi con difficoltà,
-per modo che fu impossibile al misero vecchio di tranguggiare il bramato
-<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span>
-refrigerio che gli rimase in sulla lingua; tanto più che quella bevanda
-non è così fluida e potabile come l'acqua.
-</p>
-
-<p>
-Giacomo gittò un profondo sospiro, scostò leggiermente dalla bocca
-il bicchiere e la mano che glielo porgeva, e volse gli occhi al cielo facendo
-tacita offerta a Dio delle sue sofferenze: il cuor di Lucia ne fu trapassato:
-nascose il suo capo dietro quello del padre e pianse la miserella,
-ma divorando nel cuore le amare lagrime che le strappava lo stato del genitore.
-</p>
-
-<p>
-Giacomo non era uscito dal suo abbattimento per due giorni continui;
-poche e indistinte parole avea proferito in questo tempo, pochi segni avea
-dato di vita e di avvedimento. Ma ora un pensiere, un proponimento parea
-dargli una fittizia energia. Comechè privo del refrigerio che sperava
-ottener dal sidro, ei raccoglieva quasi per forza intorno al cuore la vita
-che gli fuggiva. Oh l'amor paterno! Chi può dire fin dove questa onnipossente
-affezione dell'animo può imperare sulla caduca, argilla? Chi può
-segnare i limiti della sua forza? L'amor paterno commove ed agita ancora
-il cuore di un cadavere pochi istanti di poi che morte vi ha soffiato
-il gelido suo alito: l'amor paterno è un raggio dell'anima immortale che
-rimane ancora attaccato alla famiglia, quando il corpo del padre rientra
-nella creta che il produsse.
-</p>
-
-<p>
-Giacomo fe' cenno a Daniele di avvicinarsigli più, imperocchè non
-potea parlare che a stento e con voce fiacchissima.
-</p>
-
-<p>
-Daniele, Lucia e Padre Ambrogio si strinsero al letto dell'infermo
-per udirne le parole. Marietta e gli altri due fanciulli intorniarono quei
-tre: e tutti pendevano con trambasciata ansietà dalle labbra del capo
-della famiglia.
-</p>
-
-<p>
-— Daniele, disse il vecchio, ricordi tu quel che eri e quel che ora
-sei?
-</p>
-
-<p>
-— Lo ricordo, rispose questi, alcun poco turbato da simile interrogazione.
-</p>
-
-<p>
-— Ti rammenti di quella notte in cui ti raccolsi morto di fame e di
-freddo sopra una felce nelle boscaglie della Sila in Calabria?... Pensa,
-figlio mio che ivi saresti immancabilmente perito; le tue membra quasi
-nude erano intorpidite dal gelo onde eran tutti coperti que' boschi deserti
-e quelle valli; i tuoi occhi eran chiusi, ed appena uscia dal tuo petto un
-fioco gemito che si perdea ne' lunghi urli del vento tra gli scheletri della
-vegetazione. Fu la Provvidenza che guidò i miei passi in quel bosco tetrissimo:
-io avea smarrito il mio cammino, o per dir meglio, Iddio volle
-che io mi fossi per poco allontanato dalla strada regolare per menarmi
-a dar vita ad una innocente creatura. In questo supremo istante della
-mia vita che si spegne, benedico la Provvidenza che mi fece degno di esercitare
-la carità e di salvar da morte un caro fanciullo, ch'io poscia
-ho amato qual mio figlio, e che ora amo con tutta la tenerezza paterna,
-quanto amo queste infelici creature che la mia morte lascerà diserte e
-abbandonate nel mondo.
-</p>
-
-<p>
-Dagli occhi del vecchio cadde una lagrima, che restò fredda e impiombata
-sulla sua guancia.
-</p>
-
-<p>
-A quelle parole, non si udì che un pianto universale. Daniele era
-commosso.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span>
-</p>
-
-<p>
-Dopo pochi momenti di silenzio, Giacomo riprese:
-</p>
-
-<p>
-— Ho dovuto richiamare questa ricordanza, mio caro Daniele, non
-per vantare titoli alla tua gratitudine, della quale non ho mai dubitato, e
-di cui mi hai dato prove non equivoche; bensì per ottener da te tutto lo
-affetto di un figlio in questo momento ch'è per me sì solenne. Se tu ami
-ch'io dorma in pace il sonno della tomba, se vuoi che io chiuda gli occhi
-benedicendo quell'istante in cui per la prima volta i tuoi gemiti infantili
-colpirono le mie orecchie, togli dal mio animo ogni dubbio sulle
-tue rette intenzioni a riguardo di questa misera fanciulla che tanto ti
-ama...
-</p>
-
-<p>
-Quest'ultima parte fu piuttosto indovinata dagli astanti anzi che
-profferita dal vecchio, tanta fu la commozione ambasciosa che gli oppresse
-il petto. Daniele impallidì e chinò gli occhi, interamente ombreggiati
-dalle folte sopracciglia, che diventarono due archi nerissimi; Lucia si
-sentiva scoppiare il petto; il cuore le palpitava con tal violenza che un
-lividor di morte le imbiancò le labbra semiaperte; gli occhi della fanciulla
-non si arrischiarono a riguardar Daniele, e fu per bene di lei, che
-se quell'adorabile creatura avesse gittato uno sguardo sul suo amato,
-avrebbe letto sul costui volto la più chiara smentita delle parole del padre.
-</p>
-
-<p>
-— Si avvicina il mio termine, figli miei... Ringrazio la Provvidenza
-che mi concede la forza di parlare e di rivolgervi le mie estreme parole.
-Daniele, Lucia, Iddio non ha permesso ch'io fossi testimone della vostra
-felicità... Io avea ben ragione, mio caro figlio, di spingerti ad affrettare
-questa bramata unione... L'innocenza e la virtù fecero dapprima nascere
-il vostro amore; l'affetto fraterno si voltò ne' vostri cuori in un sentimento
-più dolce, che crebbe col crescer dell'età. Dio benedisse l'amor
-vostro, come l'ho benedetto anch'io. Daniele, misero figlio della sventura
-o della colpa, infelice creatura defraudata del più caro degli umani
-retaggi, l'amor paterno, il cielo ha colmato un tal vuoto; tu sei idolatrato
-da quest'angioletta. Una brillante carriera ti si apre dinanzi; così
-giovane hai ottenuto quello che pochi o nessuno alla tua età giunge ad
-ottenere: riputazione e fortuna, e ben le meriti per la tua abilità nell'arte
-musicale, per la quale tanto genio appalesasti fin dalla tua fanciullezza.
-Possa il cielo sempre più render prospere le tue fatiche, ad alleviarti le
-quali, avrai al tuo fianco questa cara creatura.... La misteriosa mano che
-oggi provvede a' tuoi bisogni o a' tuoi piaceri potrà un giorno ritirarsi da
-te, senza che tu abbi a sentire dolorosamente una tal perdita.
-</p>
-
-<p>
-Giacomo ebbe d'uopo d'interrompersi per qualche momento... Gli
-astanti, ed in particolar modo Daniele, e Lucia, erano diversamente agitati
-e commossi.
-</p>
-
-<p>
-— Daniele, ripigliò il vecchio, il tempo stringe ed io non posso abusare
-di questi preziosi momenti che Iddio mi concede. Io non dubito della
-lealtà delle tue intenzioni, tel ripeto; ben mi è noto il tuo cuore, e so che
-l'opera mia non fu seminata in ingrato terreno... Ma ho bisogno, nel licenziarmi
-da voi, figli miei, di essere pienamente sicuro dell'avvenire
-della mia Lucia... Chieggo da te un giuramento, Daniele.
-</p>
-
-<p>
-— Un giuramento! esclamò questi, che era ben lontano da una simile
-idea.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Si, figlio mio, un giuramento solenne che tu farai su quel Crocifisso,
-presente Padre Ambrogio e gli altri figli miei: giurerai di sposare
-quanto prima la dilettissima Lucia... Un tal giuramento nulla può
-costarti; esso non serve che a render paga e soddisfatta l'anima mia io
-andrò a raggiungere la mia amatissima compagna, la madre vostra, figli
-miei, e di lassù le nostre benedizioni vi accompagneranno sempre e
-dappertutto. Or via, non si perda più tempo. Son due giorni che ti ho aspettato,
-Daniele, e credeva che Dio non mi accordasse il piacere di vederti,
-per dileguare dal mio povero cuore ogni dubbiezza.
-</p>
-
-<p>
-Un Crocifisso di avorio era in cima del letto, all'altezza della mano
-di Giacomo, il quale, toltolo dal muro, il consegnò a Padre Ambrogio e
-gli disse:
-</p>
-
-<p>
-— Padre, ricevete il giuramento di Daniele, ed implorate le celesti
-benedizioni sul capo dei figli miei.
-</p>
-
-<p>
-Padre Ambrogio si alzò. Il suo volto era grave e solenne; con la
-destra ei teneva il Crocifisso, con la sinistra toccò la spalla di Daniele,
-figgendogli in volto uno sguardo severo ma ripieno di bontà.
-</p>
-
-<p>
-— Daniele, Iddio vi ascolta e vi giudica; ponetevi in ginocchi, figlio
-mio, e proferite con me il solenne giuramento che vostro padre, il
-vostro benefattore, chiede da voi, per abbandonare in calma ogni pensiero
-della terra e rivolgere tutta l'anima sua alla patria celeste.
-</p>
-
-<p>
-Lucia s'inginocchiò e con essa tutti gli altri fratelli... In fondo alla
-camera si vedea genuflessa anche la vecchia fantesca, biasciando preci
-e facendosi cadere di grosse lagrime sulle aggrenzite guance.
-</p>
-
-<p>
-Daniele ebbe un momento di titubanza.... Egli era rimasto all'impiedi,
-mentre tutta la famiglia... era genuflessa. Un pallore di morte avea
-coperta la bruna sua faccia... Questa titubanza non durò che momenti.
-</p>
-
-<p>
-Daniele piegò a terra il ginocchio dritto e chinò il capo per non lasciare
-scorgere il suo turbamento.
-</p>
-
-<p>
-Padre Ambrogio spiegò la sua mano sul capo del giovine.
-</p>
-
-<p>
-— Daniele, giurate voi nel nome dell'Eterno Dio e su questo segno
-dall'Umana Redenzione di sposare quanto prima in legittimo matrimonio
-Lucia Fritzheim, figliuola di Giacomo?
-</p>
-
-<p>
-A questa interrogazione successero pochi momenti di silenzio. Padre
-Ambrogio riprese:
-</p>
-
-<p>
-— Pensate, Daniele, pria di giurare... Or siete libero ancora; un
-momento dopo, la vostra vita è eternamente avvinta a quella di questa
-fanciulla.
-</p>
-
-<p>
-Daniele non rispose. Il vecchio Giacomo, Lucia, tutti trepidavano.
-Questi minuti secondi erano spine acerbissime per quella sventurata famiglia.
-</p>
-
-<p>
-Il ministro di Dio replicò la formola del giuramento:
-</p>
-
-<p>
-— Daniele, giurate voi nel nome dell'Eterno Dio e su questo segno
-dell'Umana Redenzione di sposare quanto prima in legittimo matrimonio
-Lucia Fritzheim, figliuola di Giacomo?
-</p>
-
-<p>
-— Lo giuro, rispose Daniele con voce distinta ma rauca e profonda.
-</p>
-
-<p>
-— Ti benedica Iddio! esclamò il prete.
-</p>
-
-<p>
-Tutti si alzarono... Giacomo piangeva di tenerezza, di consolazione:
-<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span>
-il cuore del vecchio infermo si dilatava; parea che la vita e la salute gli
-tornassero; il suo volto si rischiarò; i suoi occhi brillarono ancora sotto
-i vapori della morte.
-</p>
-
-<p>
-— Avvicinati a me, figlio mio, Daniele, qua... qua sul mio cuore,
-fa che ti abbracci; che io baci i tuoi capelli, la tua fronte. Oh perdona,
-perdonami, figlio mio... per poco io aveva dubitato di te; tel confesso...
-Io credevo che più non amassi la mia Lucia... Che ne sarebbe stato di
-questa infelice che tanto ti ama?... Appressati anche tu, Lucia, qua, qua
-ch'io vi stringa entrambi sul mio petto... Oh... or muoio contento!...
-Grazie, grazie, mio Dio, che mi hai fatto degno di tanta felicità!... Ah!..
-la vista mi si abbuia... Sorreggetemi, figli miei... mie cari fi...
-</p>
-
-<p>
-Giacomo cadde estenuato e privo di sensi in su i guanciali...
-</p>
-
-<p>
-Lucia era rimasta nelle braccia del padre, nel cui seno avea nascosto
-il capo.
-</p>
-
-<p>
-Daniele si era allontanato dal letto del vecchio. Nessuna lagrima
-avea bagnato i suoi occhi... Egli raggiustava freddamente e ravviava in
-sul dritto lato della fronte i capelli che, stando egli nelle braccia del padre,
-aveano smarrita la loro studiata drizzatura.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span></p>
-
-<h3 id="cap3-1">III.
-<span class="smaller">LE ULTIME PAROLE</span></h3>
-</div>
-
-<p>
-Le diverse e violenti commozioni alle quali Giacomo era stato
-in preda lo avevano abbattuto, stremandogli quel poco di forza
-vitale che egli aveva attinta nello immenso amore che portava ai
-suoi figli. Quella tensione eccessiva dei nervi nello stato in cui
-egli si trovava lo aveva affranto a tale modo che per poco tempo fu creduto
-morto.
-</p>
-
-<p>
-Padre Ambrogio aveva dapprima con bei modi allontanato i teneri figliuoli
-dalle sponde del paterno letto, facendo a sè medesimo la più dura
-violenza, perciocchè alla vista delle gelide mortali spoglie del vecchio il
-dabben ministro della chiesa avea sentito dilacerarsi il cuore nè più nè
-meno che se quel corpo giacente fosse stato di suo padre: laonde ei comprendeva
-quale e quanto esser doveva il dolore dei figliuoli, e come la
-cessazione di quella vita così cara doveva farlo scoppiare qual repentina
-folgore.
-</p>
-
-<p>
-Le sembianze del vecchio si erano imbianchite come i capelli che
-gli ombreggiavan le tempia; nessun segno rivelava in lui la vita.
-</p>
-
-<p>
-Padre Ambrogio tastò il polso del giacente e il suo volto si rischiarò.
-</p>
-
-<p>
-— Non è che un deliquio, ei disse; ben presto ricupererà il sentimento.
-</p>
-
-<p>
-E gli pose sotto le narici un'ampollina di etere vivificante.
-</p>
-
-<p>
-Lucia, Marietta e Giuseppe eran seduti d'intorno al letto del genitore,
-ma ad una certa distanza, così avendo disposto Padre Ambrogio.
-</p>
-
-<p>
-Daniele stava all'impiedi, presso ad un terrazzino aperto, dal quale
-facea vagar gli occhi distratti su i lontani colli di Poggioreale e di Capodichino.
-</p>
-
-<p>
-La luna si levava intera e vermiglia dietro quei colli e sprolungava
-una larga fascia di bianca luce sui cipressi di S. Maria del Pianto quasi
-lenzuolo mortuario. Varii lumi apparivano e sparivano tra gli alberi di
-quella mesta campagna: era la pietosa processione che accompagna con
-le preci divote lo scendere d'un uomo nel suo ultimo asilo.
-</p>
-
-<p>
-Uno spettacolo sì tristo e che avea tanta relazione con le presenti
-circostanze non commoveva per nulla il cuor di Daniele, che, svagando
-<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span>
-lo sguardo lungi dal luogo ove trovavasi, cercava di sfuggire alle opprimenti
-riflessioni che si affacciavano al pensiero. In pari tempo, altre idee,
-altre immagini affatto opposte si presentavano alla sua mente, idee ripiene
-di vita, immagini ridenti, di giovinezza, di piaceri. Egli pensava
-che era quella l'ora consueta in cui soleva trovarsi quasi ogni sera tra
-crocchi brillanti di gai giovinotti, di bellissime donne; avrebbe dato una
-metà della sua vita per potersi involare da quella casa ov'eran la morte
-e la tristezza, e spiccare un volo al Palazzo S... dove tutto era felicità,
-e dove egli forse era aspettato da Emma!
-</p>
-
-<p>
-Eran le undici della sera. Il silenzio regnava in quella solitaria contrada
-siccome in quella casa.
-</p>
-
-<p>
-Giacomo rimaneva tuttavia nell'immobilità di morte, contuttochè la
-sua respirazione fosse talmente concitata da udirsi una maniera di rantolo
-nel cavo del suo petto.
-</p>
-
-<p>
-Lucia, poscia ch'ebbe riprovveduto di olio il lumicino che si era
-quasi spento dinanzi alla sacra immagine, si era avvicinata a Daniele...
-Nelle sembianze di lei scorgeasi al presente una tristezza più rassegnata,
-più tranquilla, non perchè lo stato del genitore le desse argomento di
-speranza, ma perchè Daniele era là... Negli affanni e nelle sventure la
-presenza di chi si ama rattempra e lenisce la pena, è balsamo al cuore
-sofferente. D'altra parte, non era il giovine da considerarsi ora come
-sposo di lei?
-</p>
-
-<p>
-— Daniele, dissegli timidamente la giovinetta, rimarrai con noi
-questa notte? Nostro padre è così felice nel vederti al suo fianco, in mezzo
-a noi... Vedi, io son quasi sicura che... ciò gli fa del bene; hai osservato
-con quanta passione ei ti guardava pocanzi? Se sapessi quante volte
-il poveretto ha chiesto di te in questi due giorni in cui non sei venuto da
-noi!... non ti parlo di quello che hai fatto soffrire al mio cuore, lo sa
-quella Vergine del Carmine, la quale ho pregata tanto tanto di farmi morire
-appresso a mio padre, se mai tu... più non mi amassi.
-</p>
-
-<p>
-La fanciulla portò ai suoi occhi il lembo del grembialetto e singhiozzando
-si andava rasciugando le grosse lagrime che il ricordo del suo dolore
-le richiamava alle ciglia; poi dette un crollo al capo per rimandar
-sulle tempia i lunghi capelli che le si erano staccati sul volto e rizzò la
-faccia pallidissima guardando lui con tenerezza.
-</p>
-
-<p>
-Il riverbero della luna rischiarava quelle delicate fattezze e quegli
-occhi, il cui nero lucidissimo ora vie più spiccava su quel fondo sì bianco.
-Lucia in questo momento sembrò bellissima a Daniele, il quale, presala
-per mano, menolla in sul terrazzino, e stette alcun tempo in silenzio contemplandola.
-</p>
-
-<p>
-Era nel centro del terrazzino un cesto di gelsomino che iva ravvolgendo
-le sue foglioline tra i bastoncelli della ringhiera, ed era tutto coperto
-di bianchi fiorellini che esalavano un profumo soave tanto che tutta
-la casa ne veniva imbalsamata.
-</p>
-
-<p>
-— Prendi, amica mia, le disse Daniele spiccando uno di quei candidi
-fiorellini e dandoglielo, stasera tu rassembri davvero a questo fiore...
-Come sei bella! Oh, non dubitare, io non ti lascerò più; non sono io oggimai
-lo sposo tuo? Non mi appartieni tu forse?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span>
-</p>
-
-<p>
-Uno scroscio di risa fu udito in quel momento, Lucia arrossì tutta,
-e ratta s'involò dal terrazzino.
-</p>
-
-<p>
-Uccello si era ficcato nell'ombra dietro alla pianticella del gelsomino;
-aveva udito le parole di Daniele, e nel suo ingenuo idiotismo
-avea riso.
-</p>
-
-<p>
-Oh! quel riso era la più mordace ironia di quelle parole che non
-esalavano dal cuore del perfido giovine.
-</p>
-
-<p>
-Daniele esclamò nel venir dentro alla camera!
-</p>
-
-<p>
-— Maledetto idiota! Io lo detesto come il mio cattivo destino.
-</p>
-
-<p>
-Il rantolo di Giacomo diveniva sempre più forte, più oppressivo; i
-suoi occhi a metà dischiusi erano iniettati di quell'umore livido, biancastro
-che annunzia l'ora estrema.
-</p>
-
-<p>
-Padre Ambrogio avea ripreso, presso il moribondo, il tristo ufficio
-di assistente.
-</p>
-
-<p>
-Tutta la famiglia era immersa in uno stato di angosciosa aspettativa:
-pallidi, muti, inanimati, quei figliuoli non trovavansi neanche più lagrime
-in su gli occhi.
-</p>
-
-<p>
-Daniele si era messo a sedere al fianco di Lucia: non per questo era
-pago e tranquillo a segno che non si leggesse sul volto distratto una febbrile
-impazienza: se si fosse gittato uno sguardo in fondo di quel cuore,
-sarebbesi notato con raccapriccio un desiderio vivo, ardentissimo della
-morte di Giacomo. Sì fa d'uopo confessarlo; Daniele contava i minuti secondi
-per la brama di sentir morto quell'uomo che con la sua lenta agonia
-gli toglieva un'ora di piacere ed il condannava a star lontano dalla
-donna che egli amava.
-</p>
-
-<p>
-Ah! pur troppo questo cuore umano è tale impasto di contraddizioni
-malvage, di barbare tendenze ed in pari tempo di slanci di sublime affetto
-e di sacrificii inauditi che l'uomo ha sempre di che rimanere stupefatto e
-avvilito nella contemplazione dell'uomo. Vi sono, nel fondo dell'anima,
-certe cloache di turpitudini siccome certe miniere di eroismo che renderanno
-sempre l'umana creatura il soggetto più curioso delle investigazioni
-dei filosofi i quali finiscono col confessare la loro piena ignoranza
-su queste arcane contraddizioni.
-</p>
-
-<p>
-Poco stante, non ne potendo più per l'estrema impazienza che il
-vinceva, e stanco di più aspettare, Daniele si rizzò subitamente in piè e
-disse a Lucia queste poche ed aspre parole:
-</p>
-
-<p>
-— Mia cara, tuo padre non morrà per ora; è affare di domani; intanto
-io debbo andar via; nulla ho detto al mio domestico, il quale mi
-aspetta... D'altra parte, ho quaggiù il mio cavallo, e fa d'uopo che il
-faccia ristorare di qualche cibo.
-</p>
-
-<p>
-Ciò dicendo, carezzandosi i capelli in sulla tempia dritta, e riprendendo
-il suo cappello, si disponeva, senz'altro, a lasciare quella casa:
-avea già dato due passi inverso l'uscio, quando, non già Lucia ch'era
-rimasta stupefatta e annientata da tanta barbara fattezza, ma sibbene
-Marietta s'interpose tra l'uscio e lui.
-</p>
-
-<p>
-— Oh! Daniele; tu non andrai via, n'è vero? Tu non ci abbandonerai
-questa notte: papà può spirare da un momento all'altro, non è così,
-padre Ambrogio? Abbi pietà del nostro dolore; se ci ami ancora, se ami
-<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span>
-la mia povera sorella, tu non andrai via! Ormai è tardi, questa campagna
-è mal sicura... Tu hai da fare sì lungo cammino... No, Daniele, non
-andartene per questa notte..... Vedi, noi abbiam paura a star sole.
-</p>
-
-<p>
-— In verità, non vorrei andarmene, rispose Daniele, ma non posso
-trattenermi; vi dico che egli è difficile che papà Giacomo se ne vada stanotte:
-non senti? ei dorme profondamente, non fa che russare.
-</p>
-
-<p>
-— Russare! interloquì il sacerdote, a cui tanta durezza di cuore cagionava
-un dolor profondo: signor Daniele, <i>vostro padre</i> si muore; ei
-non ha che pochi minuti di vita: non vogliate abbandonarlo in tal momento...
-Egli vel comanda anche morto.
-</p>
-
-<p>
-— Signore, ripeto, che io non posso trattenermi: tornerò domattina
-ben per tempo, allo spuntar del giorno. Intanto se c'è bisogno di danaro,
-eccone.
-</p>
-
-<p>
-E traeva dalla tasca del soprabito un elegante borsellino di seta
-a maglie, ne cavava una moneta, gittandola con superbia e con fastidio
-sul cassettone. Era un pezzo di dodici carlini che ribaltò su quel mobile,
-e urtò nel bicchiere ove era riposto il lumicino che si spense affogando
-nell'olio rovesciato.
-</p>
-
-<p>
-Lucia mandò un grido di disperata angoscia.
-</p>
-
-<p>
-Padre Ambrogio si alzò pacatamente, raccolse dal cassettone la moneta,
-e, consegnandola al giovine, gli disse con paterna bontà:
-</p>
-
-<p>
-— Prendete, signore; per ora questa disgraziata famiglia ha d'uopo
-di pietà, di amore, di aiuti affettuosi; ha bisogno di cuore e non di metallo.
-Riprendete la vostra piastra: se ci sarà bisogno di danaro, posso
-pel momento provvedervi io stesso. Unisco le mie preghiere a quelle di
-queste infelici creature acciocchè vi compiaciate rimanere in questa casa
-durante questa notte, ch'è già scorsa quasi della metà. Pensate che il
-misero Giacomo non vedrà la dimane; egli forse, innanzi di spirare, può
-chieder di voi: pensate che quest'uomo è stato per voi non solo un padre,
-ma un amico, un vero amico. Si provvederà poi pel vostro cavallo, non
-temete. Rimanete, non abbandonate questa infelice famiglia in questa ora
-tremenda.
-</p>
-
-<p>
-— Mi duole dovermi ricusare a' vostri comandi, rispose Daniele,
-ma è impossibile ch'io mi trattenga più a lungo. Sarò qui domani all'alba...
-Addio.
-</p>
-
-<p>
-Non fu più possibile trattenerlo.
-</p>
-
-<p>
-Egli avea varcata la soglia della porta senza neanche gittare uno
-sguardo al vecchio moribondo e alla sua fidanzata, che rimaneva come
-istupidita e schiacciata dalla disperazione.
-</p>
-
-<p>
-Un solo individuo avea la faccia sorridente nel mezzo di que' gruppi
-di dolore: Uccello; un lampo di gioia stravagante brillava sulla sua stupida
-fisonomia. Egli girava qua e là per la camera, schioppettava con la
-mano, guardava sovente verso l'uscio delle scale, e rideva... rideva con
-quel riso corto e a colpetti.
-</p>
-
-<p>
-Di botto, Daniele si presenta di bel nuovo in sul limitare della camera.
-</p>
-
-<p>
-Ei getta d'intorno a sè uno sguardo furioso.
-</p>
-
-<p>
-— Chi ha ferita la gamba del mio cavallo? grida con voce stentorea,
-e con gli occhi fiammeggianti di rabbia e di vendetta.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Io, risponde Uccello ridendo sempre, come quando solea fare
-qualche burla alla vecchia fantesca e di cui prendea tanto sollazzo.
-</p>
-
-<p>
-— Tu! esclama Daniele ruggendo qual leone.
-</p>
-
-<p>
-Ed alzava la frusta per colpire l'infelice idiota.
-</p>
-
-<p>
-Padre Ambrogio s'interpose e fermò il braccio di quel furibondo.
-</p>
-
-<p>
-Un grido intanto era partito dal letto ove giaceva il moriente.
-</p>
-
-<p>
-Era Giacomo che tutto avea udito, tutto compreso!...
-</p>
-
-<p>
-Oh spettacolo terribile! Il vecchio avea levato il capo dal cuscino
-come da una tomba: sembrava una larva, un fantasma.
-</p>
-
-<p>
-— Ingrato!... ingrato!... mormorava il misero con voce soffocata
-dai singulti della morte... Iddio mi aprì gli occhi in sull'orlo... della
-fossa... Tu vuoi... colpir mio figlio Giovanni... come già... mi hai distrutta...
-mia figlia Lucia... Va, figlio del peccato... Tu tradisci un moribondo.
-Va... ingrato... se tu mediti io spergiuro... Iddio ti punisca!..
-</p>
-
-<p>
-Lucia manda un urlo disperato... il sacerdote immantinente chiama
-alla calma il moribondo che si mostra pentito dell'ira subitanea in
-cui la ferocia di Daniele lo avea gittato... guarda il crocifisso e tenta
-di dire qualche cosa, ma non può finire una parola, che termina in un
-singulto profondo. Il misero era ricascato in su i guanciali.
-</p>
-
-<p>
-Egli era morto!
-</p>
-
-<p>
-Pochi momenti dopo questa scena di spavento, nella camera ove
-giaceva il cadavere di Giacomo non era altri che Padre Ambrogio, che
-recitava d'accanto al morto la seguente prece:
-</p>
-
-<p>
-«Onnipotente Iddio, col quale vivono coloro che muoiono nel Signore,
-e col quale le anime de' fedeli, poi che libere sono dal fardello
-della carne, sono nella gioia e nella felicità, noi ti ringraziamo dal profondo
-del nostro cuore per esserti piaciuto di liberare questo nostro fratello
-dalle miserie di questo mondo di peccati: e non tralasciamo di pregare
-la tua misericordiosa bontà di ammetter lui ben presto nel novero
-de' tuoi eletti.»
-</p>
-
-<p>
-Non dobbiamo trasandare di osservare che Uccello, per impedire
-la partenza di Daniele, di soppiatto armatosi della sciabola di suo padre,
-che n'era provvisto come militare doganiere, avea ferita la gamba del
-cavallo del giovine, senza che alcuno della famiglia addato se ne fosse.
-</p>
-
-<p>
-Uccello aveva avuto bastante lucidezza di mente per comprendere
-che Daniele non avrebbe potuto andarsene a piedi alla sua abitazione che
-era ben lungi di quella strada; e che gli sarebbe stato impossibile di trovare
-una carrozza in quella via solitaria e ad un'ora si avanzata della
-notte.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span></p>
-
-<h3 id="cap4-1">IV.
-<span class="smaller">UNO SGUARDO INDIETRO</span></h3>
-</div>
-
-<p>
-È necessario toccar qualche cosa che alla storia di questo giovine
-si riferisce, innanzi di proseguire il nostro racconto.
-</p>
-
-<p>
-Daniele, in tutto il tempo ch'era stato in casa di Giacomo
-lo stradiere, non si distingueva dagli altri figliuoli di questo
-dabben uomo, sì per l'amore onde corrispondeva ai beneficii di quella
-famiglia, sì pei modi rispettosi e umili, ch'ei teneva inverso Giacomo e
-la costui consorte; i quali siffattamente lo amavano, che a tutt'i vicini e
-agli amici soleano dire che Iddio avea mandato loro quel caro fanciullo
-in compenso dell'infelice Uccello, miseramente privo d'intendimento.
-Daniele era un giovinetto affettuoso benchè un poco troppo serio per la
-sua età, perciò che mai o rarissime volte si abbandonava ai giuochi e ai
-divertimenti degli altri figli di Giacomo ei se ne stava in disparte; e
-mentre quelle creature baloccavansi in un modo o in un altro, egli avea
-paura di bruttarsi le vesti o le mani. Giacomo e la moglie queste tendenze
-così singolari in un fanciullo attribuivano ad una certa natural propensione
-ch'egli avesse per la nettezza e l'appariscenza della persona,
-mentre quelle altro non erano che un istinto di superiorità su gli altri
-fanciulli, i quali, non badando a tenersi puliti, meno belli di lui o meno
-decentemente si mostravano a coloro che venivano a far visita al signor
-Giacomo.
-</p>
-
-<p>
-Questa tendenza che in sul principio pareva tanto innocente e commendevole,
-prese bentosto il suo vero aspetto allora che il fanciullo crebbe
-in età. Ben presto Giacomo discoprì nel trovatello un vizio radicale del
-cuore e si adoperò a correggerlo, a drizzarlo a bene, ma fu tutto indarno;
-il vizio era nel sangue del fanciullo: quanto più egli diventava adulto e
-grandetto, tanto più in lui si appalesava la passione della vanità. Oltracciò,
-Daniele aveva un sentimento che molto si avvicinava all'odio per l'infelice
-Uccello: sentimento ch'ei non dissimulava ne' momenti in cui si
-trovava solo coll'idiota, però che non si facea scrupolo di beffarlo, di
-maltrattarlo con epiteti ingiuriosi, e sovente di batterlo. Il misero Uccello
-<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span>
-piangeva, ma non si arrischiava a dire al babbo il motivo del suo pianto,
-che se questo avesse fatto, non gli mancavano altre più forti battiture, con
-cui quel cattivello di Daniele vendicavasi dei rimproveri che gli venivano
-da Giacomo. Un fatto narreremo il quale, sebbene puerile, ebbe influenza
-grandissima nello sviluppo di quell'odio che Daniele nutriva per l'infelice
-Uccello.
-</p>
-
-<p>
-Solevano que' fanciulli presso che in ogni sera sollazzarsi con qualcuno
-di quei giuochi infantili, di cui si conservano poscia gratissime ricordanze
-tra i quali i più frequentemente messi in opera erano i giuochi
-delle merenducce, della mosca cieca, del capo a nascondere, dei pilastri,
-del guancialino d'oro, dell'oca, delle capannelle, del buffetto ed altri consimili.
-La più grande ilarità soleva regnare tra quelle care ed innocenti
-creature. Il più delle volte Daniele non prendeva parte a questi giuochi e
-si accontentava di starsene a rimirarli; ma talvolta, istigato dai suoi fratelli
-(così chiamavansi tra loro) e premurato dalla madre, il <i>Contino</i> (abbiam
-già detto perchè un tal nome fu posto a Daniele) degnavasi di onorare
-il giuoco colla sua presenza.
-</p>
-
-<p>
-Un giorno, si scherzava alla mosca cieca. Furon tirate le sorti a chi
-dovea pel primo bendarsi gli occhi: toccò a Daniele: ciascuno, fuggendo,
-ruzzando, ridendo, il percuoteva con un fazzoletto, con uno sciugamano
-o con altro panno avvolto... Daniele si voltava e rivoltava per acchiappar
-qualcuno, ma tutti se la sbiettavano con garbo, sicchè l'impazienza e il
-dispetto cominciavano a dominare nel Contino, allora che sentissi applicata
-in sulle spalle una violenta percossa accompagnata da uno scoppio
-di risa universale: era stato Uccello che avea fatto il colpo, e poscia, per
-non essere afferrato, si era appiattato sotto un tavolino. Ma alle grida di
-<i>viva Uccello</i>, Daniele avea conosciuto chi lo aveva colpito sì fortemente,
-e pensando quegli averlo fatto per istizza o per malvagità, fu preso da
-tanta rabbia e da tanta sete di vendetta, che tra sè deliberò di avernelo a
-far pentire se gli venisse sotto.
-</p>
-
-<p>
-Perchè, studiata ben la posizione e dissimulando il meglio che seppe,
-si pose freddamente a girar per la stanza, poi che con destro movimento
-ebbesi cacciato un poco più su degli occhi la benda che gli nascondeva
-i suoi avversari. Non andò guari, ch'essendo tornato in giuoco Uccello,
-fu preso di mira dal perfido Daniele, il quale, acchiappatolo tra le risa degli
-altri e tra le baie che si davano all'inesperto, lo stramazzò al suolo e
-con pugni e calci così fattamente il rendette malconcio che in copia usciva
-al miserello il sangue dal naso e dalla bocca. Il giuoco ebbe termine: Lucia
-e Marietta cercarono di occultare il misfatto, ma, accorsi alle strida
-Giacomo e la moglie, Giuseppe fu sollecito di narrar loro l'accaduto. Giacomo
-rimase stupefatto e addolorato di tanta malvagia indole del trovatello,
-e, per castigarlo, non gli fece per qualche tempo abiti nuovi, tremendo
-castigo per quell'indole vana e orgogliosa.
-</p>
-
-<p>
-Daniele rimase così vulnerato della punizione inflittagli, che il suo
-carattere ne addivenne più cupo, e più duro il suo cuore. D'allora in poi
-più non rivolse la parola ad Uccello, pel quale se gli erano accresciuti
-l'antipatia e l'odio.
-</p>
-
-<p>
-Intanto ei diveniva grandetto; era già arrivato al tredicesimo anno,
-<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span>
-allora che Giacomo, accortosi dell'estrema inclinazione e attitudine che
-il giovinetto appalesava per la musica, il pose a studiare quest'arte con
-un suo parente. Questi ebbe ben per tempo posto amore addosso al giovinetto,
-poi che scorto ebbe in lui un vero genio e rarissimo. La natura lo
-aveva chiamato alla musica. Stranezza incomprensibile! Quest'arte, che
-richiede sensibilità squisita, tempera di animo affettuosa e soave, era attecchita
-in un cuore mal formato e proclive alle più tristi passioni.
-</p>
-
-<p>
-Gli elogi che il giovinetto Daniele riportava, dovunque facevasi udire
-a suonare il piano-forte, il suo contegno nobile e altero, quella sostenutezza
-di modi e di linguaggio, sì poco in armonia col suo stato e colla
-sua origine, ed anche quei suoi occhi malinconici ma espressivi e intelligenti,
-gittarono a poco a poco nel cuore di Lucia i germi di una passione
-che si fece gigante. Daniele si avvide prestissimo dell'amore di
-Lucia, e la sua vanità fu lusingata e soddisfatta: egli non le corrispose
-per amore, ma per compiacenza di sè medesimo per talento di tiranneggiare
-una creatura a lui sottoposta, per desiderio di dominio. E s'infinse
-così bene, e simulò tanto la passione, che l'innocente donzella il credette
-innamorato morto, siccome il credette Giacomo in appresso.
-</p>
-
-<p>
-Lucia era tutt'altra; la sua adolescenza e il suo amore l'aveano
-trasformata: di quindici in sedici anni essa era sì malinconica, sì appassionata
-e sensitiva, che il padre, avveggendosi esser cagione di tanta
-malinconia la passione che già la struggeva, stimò conveniente di allontanare
-Daniele dalla famiglia. Oltracciò, morta la cara sua moglie, chi
-poteva oggimai guardar l'innocenza di Lucia? Onde estimò necessario di
-rimuovere ogni cagione, e partirsi dal giovinetto, il quale, dal canto suo,
-mal sembrava portare la dimora dello stradiere, essendosegli accresciuti
-nell'animo la vanità e il desiderio di esser distinto.
-</p>
-
-<p>
-Giacomo iva da qualche tempo pensando al modo come provvedere
-all'esistenza di Daniele, allora che lo avrebbe allontanato dalla sua famiglia,
-quando uno strano avvenimento venne a troncare ogni dubbiezza ed
-ogni imbarazzo. Un bel mattino, si presentò in casa di Fritzheim un giovine
-di bell'aspetto e di belle maniere, decentemente vestito, il quale con
-accento straniero ma in buono italiano, dimandò di parlare al padrone
-della casa.
-</p>
-
-<p>
-— Siete voi il Signor Giacomo Fritzheim? chiese poscia che questi
-se gli fu presentato.
-</p>
-
-<p>
-— Per lo appunto, rispose lo stradiere, a che posso servirla?
-</p>
-
-<p>
-— Non avete voi, molti anni fa, raccolto nel bosco della Sila un
-fanciullo che ivi era abbandonato e moriente?
-</p>
-
-<p>
-Giacomo restò interdetto: guardò con attenzione la persona che gli
-avea fatta quella inattesa interrogazione e cercò d'indovinare se colui che
-gli parlava potesse essere il padre di Daniele, che avea già diciotto anni
-compiti; per lo che rispose:
-</p>
-
-<p>
-— Sì, signore, sono io a cui la Provvidenza volle concedere la grazia
-di salvare un'innocente creatura, ed arricchire la mia famiglia con
-un altro figlio.
-</p>
-
-<p>
-— Mi giova conoscere con precisione l'epoca in cui ciò avvenne,
-disse quello straniero, il quale avea nella mano una carta su cui sovente
-gittava gli occhi.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Io non so, signore, rispose l'onesto gabelliere, quale interesse
-possiate avere nell'indagare un fatto sul quale io non dovrei dare ragguagli
-che ad un'autorità riconosciuta; ma qualunque sia la cagione che
-vi muove, vi avverto che nessuno al mondo potrà strappare dal mio
-fianco un giovinetto sul quale vanto ormai i dritti di padre.
-</p>
-
-<p>
-— Non dubitate, sig. Fritzheim; ben lungi dal farvi del male o dallo
-svellere dal fianco vostro il giovane, che forma l'oggetto delle mie investigazioni,
-io son venuto per più bella opera. Piacciavi di rispondere,
-senza tema, alle mie dimande. In che anno e in che giorno trovaste voi
-nelle boscaglie della Sila il fanciullo?
-</p>
-
-<p>
-— Nella notte del 24 gennaio 1809, rispose Giacomo.
-</p>
-
-<p>
-L'incognito gittò novellamente lo sguardo in sulla carta che avea
-nelle mani; fece col capo un atto affermativo e di soddisfazione, indi
-prosegui:
-</p>
-
-<p>
-— Sta bene: potreste ora indicarmi con precisione il sito ove trovaste
-il bambino?
-</p>
-
-<p>
-— Il trovai in una selva di abeti e di pini, sopra una larga felce, a
-qualche miglio da S. Vincenzo, e non molto lungi dal Neto.
-</p>
-
-<p>
-Altra occhiata fu data da quell'uomo alla carta e altro segno di approvazione.
-</p>
-
-<p>
-— Ricordate gli abiti che aveva addosso il bambino?
-</p>
-
-<p>
-— Me li ricordo benissimo, poichè li conservo ancora, soggiunse lo
-stradiere: vesticina di albagio color tabacco, calzoncini di panno turchino,
-calzerotti di cotone colorati, scarpine con becchetti senza laccetti, e berretto
-di castoro nero con tettino di cuoio.
-</p>
-
-<p>
-— Perfettamente, ripigliò l'incognito col riso della gioia e della
-soddisfazione in sulle labbra: or non mi resta che farvi un'ultima interrogazione.
-Che nome disse di avere il bambino?
-</p>
-
-<p>
-— Daniele, replicò Giacomo.
-</p>
-
-<p>
-— Non ci occorre altro, è desso! Eccomi ora ad adempiere alla mia
-parte, sig. Fritzheim: questa è una polizza di duemila ducati ch'io sono
-incaricato di consegnarvi per ricompensa della vostra bell'opera e per
-le cure paterne di cui foste prodigo verso il fanciullo Daniele.
-</p>
-
-<p>
-Ciò dicendo, l'incognito traeva dal taccuino una polizza sul Banco
-di Napoli, e la porgeva al gabelliere; ma questi si ritrasse indietro, e dimandò
-stupefatto.
-</p>
-
-<p>
-— Chi v'incarica di ciò, o signore?
-</p>
-
-<p>
-— Non posso dirlo; è questo un segreto che ho giurato di serbare.
-</p>
-
-<p>
-— Suo padre o forse sua madre?
-</p>
-
-<p>
-— Non rispondo, o signore...
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene, a chiunque v'incarica di ciò, signore, voi risponderete
-ch'io ho ricusato di prender questo danaro; un padre non si fa pagare
-delle cure ch'ei prodigalizza a suo figlio, e padre io mi estimo inverso
-Daniele. Io son povero, signore, ma non mi avvilisco a ricever guiderdone
-da una incognita mano e per un'opera onde io risento la più cara
-soddisfazione dell'anima mia.
-</p>
-
-<p>
-L'incognito non credeva a' suoi orecchi; pareagli che lo stradiere
-non avesse parlato da senno, e tornò a dirgli:
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Sig. Fritzheim, questi duemila ducati sono vostri, interamente
-vostri; non vi si danno per compenso alcuno; voi seguirete ad essere il
-padre di Daniele; parmi che non vi sia ragione di ricusare.
-</p>
-
-<p>
-— Ed io ripeto che non accetterò mai questo danaro; non l'accetterei
-neanche se mi venisse dalle mani medesime del padre di Daniele;
-pensate se voglio accettarlo da una mano che si nasconde.
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene, io vi ammiro, sig. Fritzheim: la rigida probità del vostro
-animo già mi era nota. Vi confesso nondimeno che un simil rifiuto
-è al di sopra di ogni previsione; io però non insisterò più oltre, ma la
-mia commissione non si limita a questo, sig. Fritzheim, e questa volta
-vi avverto che un vostro rifiuto sarebbe inutile.
-</p>
-
-<p>
-— Di che si tratta ancora? dimandò Giacomo con leggiero aggrottar
-di ciglia.
-</p>
-
-<p>
-— Si tratta che io sono incaricato di passare questa somma di duemila
-ducati a Daniele. Non si era preveduto il vostro rifiuto, sibbene il
-caso in cui non vi avessi trovato, capite!
-</p>
-
-<p>
-E l'incognito fece un gesto col quale intendeva dire: nel caso in cui
-vi avessi trovato morto.
-</p>
-
-<p>
-— La cosa è differente, disse Giacomo, non posso oppormi a tutto
-ciò che può contribuire alla felicità di Daniele.
-</p>
-
-<p>
-— Lodato Iddio! esclamò l'incognito; compiacetevi di chiamare il
-vostro figlioccio.
-</p>
-
-<p>
-Giacomo entrò nelle stanze contigue e poco stante tornava con Daniele.
-</p>
-
-<p>
-Il giovine salutò col capo l'incognito; il quale rispose con bel garbo
-e guardandolo fisamente.
-</p>
-
-<p>
-— Alla buon'ora! osservò tra sè l'incognito, eccone uno che gli
-rassomiglia! Bel giovinotto, voi siete nato sotto una buona stella; la fortuna
-vi arride; d'ora in poi non dovete pensare ad altro che a divertirvi.
-</p>
-
-<p>
-— Come a dire? chiese il giovine estremamente maravigliato.
-</p>
-
-<p>
-— Eccovi una polizza di ducati duemila; essa è vostra.
-</p>
-
-<p>
-— Mia!! esclamò Daniele con gli occhi lampeggianti di gioia.
-</p>
-
-<p>
-— Sì Signore, vostra; questa polizza è pagabile al porgitore, e la
-firma è ben nota al Banco.
-</p>
-
-<p>
-Daniele che aveva afferrato con avidità quel pezzo di carta che per
-lui era una fortuna enorme, gittò gli occhi sulla firma per conoscere il
-nome di colui che il rendea ricco. Quella polizza avea sul dorso il nome
-di <i>Maurizio Barkley</i>.
-</p>
-
-<p>
-— E questo nome signore? dimandò Daniele.
-</p>
-
-<p>
-— Non posso rispondere a nessuna vostra interrogazione, signor
-Daniele. Ma io non ho ancora finito di adempiere al mio incarico. Eccovi
-un altro polizzino di cinquanta ducati: ogni mese avrete una simil somma.
-</p>
-
-<p>
-È singolare! soggiunse Giacomo, cui un tal mistero facea balestrare
-il cervello.
-</p>
-
-<p>
-— E voi stesso verrete a portarmi in ogni fin di mese una polizza
-di cinquanta ducati? domandò Daniele.
-</p>
-
-<p>
-— Io stesso, o un altro in vece mia.
-</p>
-
-<p>
-Daniele gittò parimente gli occhi sul polizzino, e lo stesso nome
-<i>Maurizio Barkley</i> eravi scritto.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Favoritemi una ricevuta, sig. Daniele. Per la prima volta il sig.
-Giacomo Fritzheim mi sarà garante della vostra firma...
-</p>
-
-<p>
-Daniele firmò <span class="smcap">Daniele Fritzheim</span>. Fa d'uopo notare che soltanto
-da poco tempo di poi che uscì dalla casa di Giacomo, Daniele si era dato
-il fittizio cognome di <i>dei Rimini</i>. Giacomo appose la sua firma sotto
-quella del giovine.
-</p>
-
-<p>
-— Or non ci è bisogno di altro; son davvero contento di aver fatto
-la vostra conoscenza, sig. Fritzheim, e la vostra benanche, bel giovinotto.
-Addio, a rivederci al mese venturo.
-</p>
-
-<p>
-Il forestiere non diede il tempo a nissuno dei due di soggiungere
-una sola parola, e sparì senza lasciare un'orma sola d'investigazione.
-</p>
-
-<p>
-È superfluo il dire che simile avvenimento cangiò al tutto lo stato
-di Daniele, il quale fece subitamente istanze di separarsi da Giacomo,
-sotto pretesto di dovere abitare nel centro della capitale per meglio darsi
-a' suoi studi musicali. Giacomo, benchè con estremo dolore, dovè acconsentire
-ad una tale separazione per le ragioni da noi dette più sopra e
-che ogni giorno si rendevano sempre più forti.
-</p>
-
-<p>
-Daniele adunque si congedò un bel mattino da quella tenerissima
-famiglia. Rinunziamo a dipingere il dolore di Lucia nel dì che Daniele
-abbandonò quella casa. L'acerbezza del suo cordoglio non venne mitigata
-che dalla sua angelica rassegnazione a' voleri di suo padre, e dalla promessa
-fattale dal suo diletto di venire a trovarla ogni giorno.
-</p>
-
-<p>
-Daniele, oggimai libero di sè medesimo, indipendente, e padrone di
-una somma che per lui era un principio di fortuna, tolse in fitto dapprima
-un quartierotto alla strada Foria. In sulle prime ei tenne la sua parola,
-recandosi ogni giorno in casa di Giacomo; ma ogni dì crescea pure
-la sua vanità e il suo desiderio ardentissimo di divenir ricco; onde, ogni
-altra passione, ogni altro suo pensiero taceva nel suo animo sotto l'impero
-di quella sola dominante. Tuttochè l'incognito straniero non avesse
-giammai mancato di portare egli stesso, in ogni fine di mese, la polizza
-di ducati cinquanta al nostro Daniele, questi spendea più che non comportassero
-le sue facoltà, epperò non bastandogli quella somma mensuale
-ei si era dato alle lezioni di musica, le quali in gran numero e di nobili
-famiglie i suoi amici procacciavangli.
-</p>
-
-<p>
-Non tralasciamo di dire che il primo uso fatto da Daniele de' duemila
-ducati venutigli dal cielo, fu di ammobigliare con eleganza la sua
-casa e di comprare un cavallo: il tenere un cavallo era stato sempre uno
-dei sogni della sua vita. Guari non andò e il giovin bellimbusto incominciò
-a trovar noioso e plebeo l'amore di Lucia, tanto che per avere un
-plausibile pretesto di porre qualche intervallo tra le sue visite, deliberò
-andarsene a dimorare alla riviera di Chiaia, anche perchè è questa la
-contrada ove maggiormente bazzica ed abita la nobiltà napolitana e massime
-gli stranieri. Questa ferita fu anche asprissima al cuor della misera
-figliuola di Giacomo, che pur sempre cotanto amava quell'ingrato: ma
-ella, buona siccom'era e indulgente e amorevole, si persuase che la sola
-necessità di meglio provvedere a' bisogni della vita avesse indotto Daniele
-ad allontanarsi tanto da lei. Ciò nulla manco, Daniele non lasciava
-mai passar due giorni di seguito senza tornare a <i>S. Maria degli Angeli
-<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span>
-alle Croci</i>: e questo confortava la miserella a sperare, tanto più ch'egli
-avea già promesso al padre d'impalmarla non sì tosto meglio si fosse
-dato a conoscere nella Capitale. E quando gli facea qualche premura
-di affrettarsi a sposare l'onesta e cara giovinetta, egli adduceva or la
-troppo giovanile sua età, ora i suoi studi che non gli permettevano pensare
-ad altro pel momento, or s'appigliava al partito di procrastinar
-sempre sotto l'un pretesto o l'altro.
-</p>
-
-<p>
-E ciò durava da varii anni, quando a troncare ogni dubbiezza, a infrangere
-ogni proponimento, ad allontanare per sempre il cuor di Daniele
-dalla famiglia Fritzheim, avvenne il caso della presentazione di lui
-qual maestro di piano-forte della nobile giovinetta spagnuola Emma, figliuola
-del duca di Gonzalvo.
-</p>
-
-<p>
-Qui ci fermiamo, bastandoci il già detto. Nel prosieguo di questa
-storia verremo allargandoci sul carattere di Emma, sulla parte e sulla
-influenza funesta che questa donna si ebbe su gli avvenimenti che narriamo.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span></p>
-
-<h3 id="cap5-1">V.
-<span class="smaller">IL CUORE DI UN PRETE</span></h3>
-</div>
-
-<p>
-Daniele adunque abitava alla Riviera di Chiaia.
-</p>
-
-<p>
-Il suo quartiere, composto di poche stanze, ma tutte con
-eleganza addobbate, guardava, per un lungo terrazzo, sulla
-villa Reale. Due erano le principali stanze del nostro celibe
-maestro di musica, il salottino da conversazione e lo studio, vale a dire
-lo stanzino dov'egli solea dar lezioni di piano-forte. Queste due stanze
-erano contigue e strette l'una all'altra sicchè era mestieri passar pel salottino
-per entrare nello studio. L'addobbamento di queste due stanze
-avea qualche cosa di troppo splendido pel modesto stato di maestro di
-musica, e dava subitamente a divedere nel padron di casa quella smania
-d'imitare le maniere ed il fasto dei nobili e dei ricchi. Per porre la sua
-casa sovra un piede aristocratico, Daniele avea contratto non pochi debiti,
-cui egli soddisfaceva il meglio che poteva, perciò che sarebbe morto
-di vergogna se nella capitale si fosse buccinato esser egli stato perseguitato
-dai creditori.
-</p>
-
-<p>
-Il salottino, messo con paramenti di Francia, era un vero mazzolino
-di fiori per freschezza, per profumi, per colori. Il palco, a fondo bianco
-venato avea nel mezzo una bella dipintura rappresentante il gruppo delle
-tre Grazie; una piccola ma gentil lumiera di bronzo dorato sorreggente
-dodici torchietti scendeva a mezzo la stanza, per via di un largo cordone,
-il cui capo fingeva di esser sostenuto dalle tre Grazie. Un caminetto alla
-foggia inglese era scavato in fondo del salottino; aveva un paracenere
-di ottone indorato con fregi a rilievo, ed altri a retina di ferro. Nella
-stagione estiva il suo vano era chiuso o meglio velato da un telaio sul
-quale eran dipinte parecchie caricature e scherzi e fiori e frutte. Intorno
-a questo caminetto era un mezzo cerchio di sedie imbottite e coperte di
-raso bianco, di seggioloni a ruote con ispalliere ricurve indietro, di sedie
-a bracciuoli, di poltrone a molle. A piè della più parte di queste sedie
-eran seggioline e panchettine, similmente imbottite, da appoggiarvisi i
-piedi, cassette da sputare, arnese tanto necessario a' fumatori, principalmente
-<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span>
-là dove di be' tappeti covrono il pavimento, siccome in casa di
-Daniele nella stagione invernale. Un gran sofà era situato alla parete
-opposta al caminetto; questo canapè con doppio rullo era coperto di raso
-cilestre ed avea la spalliera e i bracciuoli lavorati con intagli ed ornamenti
-finissimi. Un tondo di mogano a lastra di marmo era situato nel
-mezzo del salotto, zeppo di tutte quelle figurine di marmo, di stucco, di
-alabastro che popolano i salotti e che sembrano ivi dimenticate dal padron
-di casa. Questo mondo di lilliputti preziosi che si accalcano sovra un tondo
-o sovra una mensola rivelano le passioni infantili degli uomini dell'era
-nostra, i quali a somiglianza dei bimbi, prendono diletto nei balocchi e
-nei giocarelli. Non poteva la moda inventar cosa più adatta all'indole
-puerile del secolo nel quale viviamo.
-</p>
-
-<p>
-Lo studio di Daniele era più semplice. Un divanetto rosso da un lato
-avea dinanzi a sè un deschetto da colezione; più lungi uno scaffale di bel
-lavoro su ciascun palchetto del quale eran gittati alla rinfusa libri e carte
-di musica. In altro lato di questa stanza, aderente al muro, una scrivania
-ad una sola cassetta, coperta parimente di libri, di carte di musica e di
-arnesi da scrittoio, tra i quali primeggiava per gusto e per lusso il ricapito
-da scrivere tutto in oro, di cui ciascuna parte, cioè il calamaio, il
-polverino, il pennaiuolo o il vasetto da cialde, rappresentava un differente
-animale, e congegnato in maniera che ciascun animale adempiva al suo
-diverso officio di fornir quello che si aveva in corpo. Il piano-forte compiva
-l'ammobigliamento di quella stanza: magnifico strumento di artefice
-tedesco. Queste due stanze comunicavano tra loro non pure per mezzo
-dell'uscio di entrata comune, ma eziandio per mezzo del lungo terrazzo
-di cui abbiam parlato più sopra. Eleganti cortine di finissima mussolina
-velavano la luce nella estiva stagione e temperavano il freddo nell'inverno.
-Un'affettazione di studiata imitazione, un desiderio di far mostra
-di agiatezza, un'apparenza di lusso, eran questi i caratteri specchiati di
-questa casa. Da qualche tempo nondimeno tutto pareva quivi negletto e
-abbandonato, mentre ordinariamente la massima cura metteasi da Daniele
-per tener tutto pulito, ordinato e appariscente.
-</p>
-
-<p>
-Abbiam dovuto un poco allargarci su questi inetti particolari, acciocchè
-più spiccatamente apparisca il carattere del personaggio di tanta
-importanza nella storia che abbiam preso a narrare.
-</p>
-
-<p>
-Otto giorni sono scorsi dalla morte di Giacomo. Eran le dieci d'un
-mattino di domenica, quando una violenta scampanellata fece accorrere
-all'uscio da scala un giovin domestico ch'era al servizio dell'elegante
-maestro di musica. Daniele ritornava in sua casa da una breve passeggiata
-che avea fatta nella Villa Reale. Egli era più del solito abbattuto
-pallido, di pessimo umore.
-</p>
-
-<p>
-Insin dal dì della morte di Giacomo, il giovin Daniele non era più
-tornato in quella casa dove avea passata la sua giovinezza. Il suo giuramento,
-le ultime parole del vecchio, la disperazione di Lucia si presentavano
-a quando a quando nel suo animo per gittarvi un'ombra tetrissima:
-ma tosto venivan cotali funeste immagini cancellate dal turbine dei
-piaceri e dalla presenza o dalla immagine di Emma. Questo per tanto si
-aggiugnea agli altri argomenti di tristezza che oppressavano il petto di
-<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span>
-lui, tra i quali non ultimo la sete divorante ch'ei sentiva di ricchezze e di
-onori. Nel ritirarsi ch'ei fece quel dì, erasi gittato in una poltrona del salotto,
-sprofondandosi nei suoi cupi pensieri, allora che un personaggio si
-presentò agli occhi suoi, senza farsi annunziare. Questi era Padre Ambrogio.
-Daniele non potè frenare, in veggendo il sacerdote, un moto di spiacimento:
-egli non si aspettava quella visita. A Padre Ambrogio non era
-sfuggita l'impressione poco piacevole da lui fatta sull'animo del giovine,
-ma non si scuorò per questo, imperocchè l'avea preveduta, anzi, ei si attendeva
-di non esser ricevuto; epperò, infingendo col domestico di Daniele
-essere in grande intrinsechezza con costui, non avea voluto farsi annunziare.
-Il buon prete salutò con composta umiltà l'altero signorotto, che
-non si era neanche alzato dalla sua poltrona.
-</p>
-
-<p>
-— A che debbo servirla? chiese questi secco al reverendo, senza
-nemmeno offrirgli da sedere.
-</p>
-
-<p>
-— Vi chieggo scusa se vi disturbo; imploro dalla vostra cavalleresca
-cortesia pochi minuti di udienza.
-</p>
-
-<p>
-Questa specie di fina ironia, di cui si sarebbe accorto ogni altro il cui
-lume d'intelletto non fosse stato offuscato dalla vanità, sedusse l'animo
-del giovanotto, il quale rispose con volto meno burbanzoso:
-</p>
-
-<p>
-— Si segga, signor Abate.
-</p>
-
-<p>
-Padre Ambrogio si sedè dirimpetto a Daniele.
-</p>
-
-<p>
-— Il motivo che qui mi mena, riprese quegli, è sì grave, o signore,
-ch'io non ho temuto commettere un'indiscrezione per adempire ad un dovere
-altissimo del mio ministero.
-</p>
-
-<p>
-— Di che si tratta? chiese il giovine chinando gli occhi.
-</p>
-
-<p>
-— Si tratta che io promisi a Giacomo Fritzheim, poco prima della
-sua morte, di avere pei suoi figli l'affetto e le cure di un padre; ed io <i>non
-manco alle promesse</i>, signor Daniele.
-</p>
-
-<p>
-— Me ne compiaccio infinitamente, disse questi ferito alquanto dalle
-ultime parole del prete.
-</p>
-
-<p>
-— Or dunque, signor Daniele, la sorte di Lucia mi commuove profondamente.
-Dal dì della morte del padre la tapinella è in preda ad una
-febbre nervosa che minaccia di voltarsi a male. La trista scena ch'ebbe
-luogo pochi istanti pria che spirasse il buon Giacomo e le costui ultime
-parole le cagionarono un delirio violento che per buona ventura è cessato,
-lasciandole impertanto nel capo una confusione spaventevole per la sua
-ragione. E voi l'avete abbandonata, signor Daniele, mentre una vostra
-parola avrebbe gittato in quel cuore la speranza e la vita? Voi l'avete abbandonata
-appunto allora che suo padre l'abbandonava, da Dio chiamato,
-come spero, alla gloria celeste, e allora che un dubbio crudele su i vostri
-sentimenti lacerava l'animo di quella infelice! Voi avete, signor Daniele,
-deposto nelle mie mani un giuramento ed eravate libero di non profferirlo.
-Io non dubito che voi lo manterrete. Se, oltre la religione, l'amore
-non ve ne fa una legge l'onore vel comanda; voi siete un gentiluomo,
-l'onore è sacro per voi... Venite adunque, venite a rassicurare quella
-misera, venite a spargere su quel povero cuore una goccia di balsamo:
-vel chieggo in nome di Dio, dell'onore, dell'umanità.
-</p>
-
-<p>
-Daniele, senza dar segno di minima commozione, suonò un campanello
-<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span>
-d'oro che aveva a distanza di mano, e al domestico che si presentò
-sul limitar della porta disse in lingua francese, perocchè francese era
-il domestico:
-</p>
-
-<p>
-— Non è venuto questa mattina alle nove il Marchesino?
-</p>
-
-<p>
-— No, signore.
-</p>
-
-<p>
-— Va bene. Come sta il mio cavallo?
-</p>
-
-<p>
-— Sta meglio, signorino; ieri ha camminato un poco e parea che
-più non zoppicasse.
-</p>
-
-<p>
-— Avete fatto accomodare il fusto della sella?
-</p>
-
-<p>
-— Signorsì.
-</p>
-
-<p>
-— E gli staffili?
-</p>
-
-<p>
-— Nuovi, signore, al tutto nuovi, perchè il cuoio era consumato ai
-vecchi.
-</p>
-
-<p>
-— Bene; e le sguance?
-</p>
-
-<p>
-— Tutto a nuovo, signore.
-</p>
-
-<p>
-— Benissimo; accendete un candelotto pel sigaro. Eccomi a voi,
-signor Abate, riprese con massima freddezza l'insolente trovatello; scusate
-se vi ho interrotto.. Voi dunque dicevate che...
-</p>
-
-<p>
-E Daniele accendevasi il sigaro, come se si fosse trattato della più
-indifferente conversazione.
-</p>
-
-<p>
-Una lagrima spuntò sulle ciglia del sacerdote. Tanta perversità di
-animo superava qualunque antiveggenza.
-</p>
-
-<p>
-— Veggo che il vostro cavallo vi sta più a cuore che la povera
-Lucia, signore. Non ho più a dirvi che una sola parola: Dio salverà
-Lucia e le darà la forza di strapparsi dal cuore una passione cotanto infelice;
-ma Dio confonde anche i perversi, e guai... guai all'uomo che si
-fa giuoco della vita del suo simile!
-</p>
-
-<p>
-Padre Ambrogio si alzò... Non mai questo venerabil servo del Signore
-era stato visto così commosso ed agitato; il suo volto era pallido,
-i suoi occhi bagnati di lagrime.
-</p>
-
-<p>
-— Non voglio esservi più importuno, o signore; io vado via, ritorno
-presso quella sventurata che considero come mia figlia. Ah! voi non potete
-comprendere quello che ora soffre il mio cuore. Avea sperato ritornare
-presso quella buona creatura arrecandole una parola di speranza e
-di conforto; io le avea promesso di ritornar con voi... Con quale ansia
-non mi aspetterà la misera? E dovrò dirle che Daniele, l'amor suo, la
-sua vita, più non è per lei! Che ogni speranza è finita! Ah signore, ripeto,
-che voi non potete, comprendere quel che soffre al presente questo
-mio cuore!...
-</p>
-
-<p>
-Padre Ambrogio piangeva... Daniele non avea cessato di fumare con
-una placidezza spaventevole.
-</p>
-
-<p>
-— Voi siete un uomo eccellente, signor Abate, si fece indi a dire
-intermezzando frequenti buffi di fumo tra le sue parole; e mi dispiace
-che prendiate sì viva premura di questo <i>affare</i>, cui penserò io di <i>rimediare</i>
-al miglior modo. Vi sono talune <i>circostanze</i>, taluni <i>riguardi</i> che
-mi impediscono per ora di sposar Lucia. Ho <i>promesso</i> di sposarla tra un
-anno... e si vedrà... ma, pel suo meglio crederei che si acconciasse a
-dismettere questa idea; anzi voi, sig. Abate, cercate di persuaderla a
-<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span>
-non più pensarci: sono cose da fanciulli, sono parole che si scambiano
-alla prima età. Vi assicuro che se avessi saputo che tanto in sul serio
-quella giovinetta avesse preso le cose, mi sarei astenuto di corrisponderle...
-Con tutto ciò, io son sicuro che ella mi dimenticherà col tempo,
-si sanno le arti delle donne, convulsioni, malattie, stiramenti di cuore;
-lagrime, e poi finiscono con adattarsi ad altri amanti. Lucia farà lo stesso,
-siatene certo: io me ne intendo un poco in materia di donne: le donne
-e la musica sono state la mia passione... Persuadetevi, sig. Abate, che
-nulla di più vero del proverbio: <i>L'amore fa passare il tempo, e il tempo
-fa passar l'amore</i>... Io le voglio del bene a Lucia, e le farò del bene
-sempre che potrò... Ma, in quanto a matrimonio, non è possibile. Io sono
-slanciato nel mondo, frequento la miglior società di Napoli, e un matrimonio
-<i>ignobile</i> mi ruinerebbe nei miei <i>affari</i>... Questa società in cui viviamo
-è così <i>esigente</i>! Beato voi, signor Abate, che non ci siete in contatto!
-Se sapeste quello che vi si soffre! I sacrificii che si fanno per
-conservarsi in una certa <i>sfera</i> di riputazione... Io lo so, per mia mala
-ventura, che sono tanto ricercato e da pertutto!
-</p>
-
-<p>
-Qui Daniele si alzò e riprese, quasi per accomiatare il sacerdote:
-</p>
-
-<p>
-— Ritornate adunque da lei, e ditele da parte mia che non mi dimenticherò
-di lei, che verrò a trovarla non sì tosto le mie faccende mel
-permetteranno, e che faccia capitale di me in ogni emergenza; ma sopratutto
-fatele ben comprendere, signor Abate, che <i>provvegga ai suoi
-casi</i> il meglio che può, che non rifiuti, per me, qualche altro partito <i>a
-lei più conveniente e più adatto</i>, e che io sarò pienamente felice quando
-saprò ch'ella è del pari felice con un compagno più degno di lei... A rivederci
-adunque, Padre Ambrogio, non posso goder più a lungo della
-vostra compagnia, stante che le mie faccende mi chiamano altrove.
-</p>
-
-<p>
-Daniele fece un leggiero inchino di testa e si inoltrò verso l'uscio,
-come per indicarne il cammino a Padre Ambrogio, il quale, senza più
-aggiungere una parola, profondamente addolorato si partia di quella casa
-per tornare colà dove <span class="smcap lowercase">LA CARITÀ</span> il chiamava a tergere le lagrime di una
-misera famiglia e a pianger con essa.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span>
-</p>
-
-<h2>Parte Seconda</h2>
-
-<h3 id="cap1-2">I.
-<span class="smaller">EMMA</span></h3>
-</div>
-
-<p>
-Lasciando per poco la sventurata famiglia dello stradiere, inoltriamoci
-in quella vita rumorosa, gaia, splendida di movimento,
-di cerimonie, di convenienze e di piaceri che si addimanda
-la vita del gran mondo.
-</p>
-
-<p>
-Che cosa è la vita del gran mondo? È un circolo matematico dentro
-il quale si aggira quella porzione della società che sembra straniera al
-retaggio di miserie lasciato all'uman genere dalla colpa de' primi genitori.
-In questo circolo segnato dalla verga di quella fata che ha nome civiltà
-non è ammesso chiunque è sottoposto alla dura legge del lavoro,
-perciocchè la sola fatica che vi si sopporta, che vi si tollera è il piacere.
-Fiori, profumi, dolcezze, canti, seta, oro, squisitezze di ogni maniera,
-allettamenti di ogni sorta sono gli elementi vitali dell'atmosfera di questa
-vita del gran mondo, siccome l'azoto e l'ossigeno sono gli elementi respirabili
-della vita comune. Qui nulla troverete che non sia strettamente
-sottoposto a un codice severo che ha un milione di leggi ignote al volgo,
-e che costituisce in gran parte la scienza della vita del gran mondo; qui
-il linguaggio non ha niente di comune con le ordinarie favelle; tutto riceve
-denominazioni particolari, epiteti e aggiunti di nuovo conio: tutto
-in somma portar debbe l'approvazione e l'impronta di quella dispotica
-dea del gran mondo che si chiama la <i>Moda</i>.
-</p>
-
-<p>
-Non si dimanda se in Napoli, in questa regina del Mediterraneo, in
-questa incantevole villa del mondo, dove tutto respira il piacere, dove
-l'aria è profumo, dove il cielo è un sorriso, dove l'inverno è la stagione
-dei fiori, dove ogni voce è un canto, e ogni canto un'armonia, non si dimanda
-se in Napoli la vita del gran mondo è brillante e animata al pari
-di quella delle altre capitali di Europa. Aggiungi che la nobiltà napolitana
-alla perfetta cognizione delle leggi dell'alta società accoppia un gusto
-<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span>
-squisitissimo per le lettere e per le arti, che essa coltiva ed incoraggia
-splendidamente: e questo delicato gusto per le arti ravvicina l'aristocrazia
-del merito a quella della nascita e delle ricchezze, sì che le porte
-dorate dei grandi non sono chiuse all'artista, che si ebbe in retaggio l'ispirazione
-ed il genio. D'altra parte, la vita del gran mondo è dappertutto
-la stessa; le sue leggi, i suoi usi, i suoi pregiudizii sono dappertutto
-presso che i medesimi in Europa.
-</p>
-
-<p>
-La casa del Duca di Gonzalvo era nell'anno 1826 la più rinomata per
-isplendidezza di servizio; per l'eleganza e pel fasto del suo trattamento,
-per le persone che la frequentavano. Il duca di Gonzalvo, discendente d'illustre
-lignaggio e di una delle primarie famiglie nobili di Andalusia, abitava
-da parecchi anni in Napoli. Egli era stato per molto tempo governatore o
-capo politico di quella bella provincia delle Spagne, quando la rivoluzione
-del 1820 il toglieva da quel posto eminente, accusandolo di troppo attaccamento
-ai principi della pura monarchia ed alle gloriose tradizioni di
-quel governo che per tanti secoli avea formata la grandezza, la felicità e
-la possanza dell'iberica penisola e dei suoi estesi domini transatlantici.
-Il Duca Gonzalvo, sbalzato dal potere, e già tristo per gravissima sventura
-di famiglia, non soffrì di più rimanere in un paese, nel quale infinite
-e amare memorie lo avrebbero assalito ad ogni momento: ondechè fermò
-di abbandonare la Spagna, e trasferirsi colla famiglia in Napoli, dove risiedevano
-alcuni suoi larghi parenti, e dove l'amenità del clima, la salubrità
-dell'aria e la bontà degli abitanti lo invitavano a stabilirsi. Il Duca
-di Gonzalvo era un uomo in su i cinquant'anni, ma non ne addimostrava
-più di quaranta, sendone la persona alta, complessa e ben formata: i capelli
-eran tuttavia nerissimi e ricciuti siccome i baffi e il pizzo ch'ei portava
-lunghissimi e puntuti alla maniera spagnuola. La sua carnagione era
-bruna, belle le fattezze del volto; e la sua andatura avea qualche cosa di
-maestoso e d'autorevole. Sempre serio, misurato e cerimonioso era il suo
-linguaggio, in cui nondimeno trapelava sempre quell'alterigia, che forma
-il fondo del carattere spagnuolo. Gli avvenimenti politici del suo paese
-non meno che le disgrazie della sua famiglia avean lasciato nel suo temperamento
-una certa soverchia bile, per cui sovente era soggetto a moti
-irrefrenabili d'ira: allora quel suo bruno volto diveniva di brace, quei
-suoi occhi neri schizzavan fuoco, e quell'uomo avea tutta l'ardenza della
-giovinezza congiunta alla forza della virilità.
-</p>
-
-<p>
-La famiglia del Duca di Gonzalvo si componea della moglie; donna
-di cuore compassionevole a' miseri ma estremamente altiera e severa in
-sul capitolo della nobiltà. Questa donna aveva ereditato dal padre ingenti
-ricchezze, possessioni senza fine, di cui gran parte avea formato la sua
-dote: il superbo castello moresco di Santiago nell'Andalusia era proprietà
-di lei co' titoli e privilegi annessi. La <i>Senora Duquesa Isabel de Gonzalvo y
-Monreal-Santiago</i> avea toccato i 55 anni. Sebbene macerata dal cordoglio
-di veder tolto dal potere il consorte, ella potea dirsi ancor bella,
-essendosi la sua lunga capellatura conservata ancora intatta dalle ingiurie
-del tempo, e i suoi occhi non avendo affatto perduta quella vivacità e
-quella espressione che aveano tanti cuori umiliato. Or tutto l'orgoglio di
-questa donna era riposto nell'unica figliuola, erede d'immense dovizie, in
-<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span>
-Emma bellezza singolare, di cui ci studieremo di adombrare, per quanto
-è possibile, il ritratto.
-</p>
-
-<p>
-Questa giovinetta, cui vent'anni appena infioravano la vita, era una
-di quelle bellezze che non si trovano tranne che sotto il cielo della Spagna,
-ed in ispezialità nell'Andalusia; bellezze vigorose, spiranti tempestose
-passioni, bellezze che sconvolgono subitamente la ragione a chiunque per
-la prima fiata le contempla: l'incanto è negli occhi loro; fiamma d'amore
-son le loro labbra; il comando è stampato sulla loro fronte.
-</p>
-
-<p>
-Come faremo a dipingere Emma colle parole ordinarie? In quale lingua
-troveremo le immagini equivalenti per farla raffigurare ai nostri lettori?
-Oh se eglino la vedessero siccome la veggiamo noi! Ci sentiamo palpitare
-il cuore in parlandone, tremar la penna scrivendone, vorremmo
-che le febbrili sensazioni che l'immagine di questa donna ci desta, passassero
-tutte quante ne' nostri lettori, per vie più svegliare in essi la simpatia
-per questo personaggio della nostra storia. Emma era il tipo della
-bellezza andalusa: carnagione e colori di miniatura, occhi di lustrino
-splendidissimo, sguardo elettrico, sopracciglia di velluto, labbra alquanto
-larghette, bottoni di rosa orientale, denti di una bianchezza abbagliante,
-sorriso di baiadera, lunghe le chiome e di un ebano fulgidissimo, cui ella
-solea portare divise e scinte dietro gli orecchi, ovvero raggomitolate in
-grandi giri sulla coppa del capo.
-</p>
-
-<p>
-Ma siffatti particolari del volto di Emma erano un nulla a paragone
-delle fattezze del suo corpo, modello di grazia, di avvenenza, di proporzioni;
-era nel complesso delle sue fattezze qualche cosa che sospingeva
-a riguardarla in estasi di simpatia. Se ella affissava qualcuno, lo sguardo
-di lei lasciava un incendio nel cervello di chi ella avea guardato, siccome
-interviene allora che si dirizzano gli occhi al sole, che lascia nel capo del
-riguardante una confusione spaventevole di luce e di colori. Ella avea
-certe maniere di volgere il capo, di chinar le lunghe ciglia, di fissare obliquamente
-quegli occhi di odalisca, avea certe maniere di movimenti, di
-gesti, ch'erano una grazia singolare; ci era da smarrire il senno.
-</p>
-
-<p>
-Qual'era il carattere morale di questa donzella? Ah! Perchè non possiam
-dire di lei quel che dicevano di Lucia, buona, semplice, modesta, riserbatissima
-con tutto che sensibilissima! Emma era nel morale quel che
-può essere una donna sì ben favorita dal cielo in dono di bellezza. Ella
-era così bella, così ricca, così giovane, fornita a dovizia degli appannaggi
-della più compiuta educazione! Quale altro sentimento potea dominare in
-lei, all'infuora d'un amore ardentissimo di sè medesima?
-</p>
-
-<p>
-Farfalla dalle ali dorate, ella svolazzava libera, leggiera, spensierata
-e felice in su i fiori della vita, di cui non conosceva altro che le delizie
-e quella specie di cara languidezza che tien dietro a' piaceri. Unica
-figliuola, ella era idolatrata da' suoi genitori, i quali non avevano altra
-volontà che la sua, altro amore che di lei, altri pensieri che per lei, di
-cui andavano superbi più che di tutte le loro ricchezze e possedimenti.
-</p>
-
-<p>
-Le undici battevano ad un magnifico orologio da mensola, allora che
-Emma si alzava dal suo letto verginale. Due bellissime stanze nel quartiere
-del palazzo S..... erano destinate esclusivamente a lei; una serviva
-per sua camera da letto e l'altra per stanza di abbigliamento. Due cameriere,
-<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span>
-una napolitana e l'altra francese, erano addette a servir lei particolarmente.
-Non trascuriamo di dire che Emma parlava colla stessa faciltà
-lo spagnuolo, l'italiano e il francese: il suo accento straniero, la
-sua voce nervosa, il modo di parlare a tratti e con cadenze aveano tali
-incanti e tal prestigio che non si poteva ascoltarla senza esserne preso.
-In parlando l'italiano o il francese, ella faceva sentire quella graziosa
-lievissima sibilazione del ce ci spagnuoli: il che aggiungea vaghezza estrema
-al suo discorso. Ogni dì, non si tosto svegliata e tuttora in letto,
-Emma tirava la cordicina di un campanello, e subitamente le si affacciava
-una delle due cameriere. La giovinetta si facea dare i giornali di moda,
-i nuovi romanzi, le lettere delle sue amiche, la grammatica di lingua inglese
-ch'ella studiava, e mezz'ora o poco più trascorrer facea in simiglianti
-occupazioni. Prima della colezione, ella andava ad abbracciare
-suo padre e sua madre, e dopo, la musica assorbiva gran parte della sua
-mattinata.
-</p>
-
-<p>
-Ella si era vestita con incantevole semplicità, e, l'ora della lezione
-di musica avvicinandosi, era ita nel salotto contiguo al gran salone da
-ballo per ripassare sul piano-forte una ballata nazionale spagnuola. Era
-un canto curioso, strano, ma ripieno di vita e di brio: la ballata era così
-concepita:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Anche franja de velludo</p>
-<p class="i02"> En la terciada mantilla;</p>
-<p class="i02"> Aire recio, gesto crudo,</p>
-<p class="i02"> Soberana pantorrilla:</p>
-<p class="i02"> Alma atroz, sal espanola;</p>
-<p class="i02"> Alza, ola;</p>
-<p class="i02"> Vale un mundo mi manola!</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Con primor se calza el piè</p>
-<p class="i02"> Digno de regio tapiz;</p>
-<p class="i02"> Con un dulce no sè què</p>
-<p class="i02"> En aquella cicatriz</p>
-<p class="i02"> Que tiene junto a la jola;</p>
-<p class="i02"> Alza, ola,</p>
-<p class="i02"> Vale un mundo mi manola!</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Que calidad! y como cruje</p>
-<p class="i02"> Se baila jota o fandango;</p>
-<p class="i02"> Y que aire en cada empuje</p>
-<p class="i02"> Y que gloria de remango!</p>
-<p class="i02"> A la mas leve cabriola</p>
-<p class="i02"> Alza, ola;</p>
-<p class="i02"> Vale un mundo mi manola;</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Non aveva Emma terminato di ripassare questa ballata, quando le
-fu annunziato il suo maestro, Daniele entrava nel salotto.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span></p>
-
-<h3 id="cap2-2">II.
-<span class="smaller">LA LEZIONE</span></h3>
-</div>
-
-<p>
-Il giovine era vestito nella più elegante maniera; il gusto più
-fino avea dettato la norma del suo abbigliamento, il quale non
-usciva però dalla più stretta semplicità. Entrando nel salotto
-dov'era quella incantevol creatura, Daniele rabbruscò la fronte
-e raggrottò le ciglia, dappoichè Emma non si era, secondo il solito, levata
-d'in su la sedia per andarlo a ricevere; la giovinetta pareva assorta
-interamente nello studio di quella ballata spagnuola.
-</p>
-
-<p>
-— Buon giorno, maestro, gli disse, io vi aspettava con impazienza;
-non so se io abbia indovinato questo ritornello ch'è assai gentile ma
-difficile.
-</p>
-
-<p>
-— Vediamo, Duchessina, a voi nulla può esser difficile.
-</p>
-
-<p>
-— Davvero vi dico che non raggiungerò mai la semplicità e la grazia
-di questo canto; ho paura che nol canterò sabato alla serata di Lady
-Boston.
-</p>
-
-<p>
-— In questo caso io mi attirerei l'odio e l'animosità di tutti, Duchessina,
-perocchè a me si attribuirebbe la colpa di non avervi fatto
-cantare questa ballata.
-</p>
-
-<p>
-— Vi assicuro che non la canterei se non avessi ciò promesso a
-tutte le mie amiche.
-</p>
-
-<p>
-— Ed al Visconte di Boisrouge, Duchessina, soggiunse cupamente
-Daniele, affisando i suoi occhi torbidi in volto alla giovinetta.
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene, sì, vel confesso; anche a costui l'ho promesso: sapete
-che questi è uno dei miei ammiratori, disse ridendo la fanciulla, mostrando
-quei due filari di denti nivei ed ugualissimi.
-</p>
-
-<p>
-— Ammiratore! Duchessina, e chi non è vostro ammiratore? Dategli
-piuttosto un altro titolo.
-</p>
-
-<p>
-— E quale?
-</p>
-
-<p>
-— Quello di vostro amante.
-</p>
-
-<p>
-— Gli è vero, rispose Emma, e dei più noiosi.
-</p>
-
-<p>
-— Non tanto, Duchessina; mi permetto di ricordarvi che lunedì
-<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span>
-sera alla festa di Madama A.... voi cantaste con tanta espressione con
-lui il duetto del <i>Tancredi</i>, che tutti invidiarono la sorte del Visconte...
-</p>
-
-<p>
-— Oh! ben sapete che io cerco sempre di porre un poco di anima
-in quello che canto; non posso vincere il mio temperamento. D'altra
-parte, quel duetto è tanto bello!
-</p>
-
-<p>
-— Io lo detesto, Duchessina.
-</p>
-
-<p>
-— Lo detestate! e perchè?
-</p>
-
-<p>
-— Non so, lo detesto tanto che ho giurato di non più accompagnarne
-il canto in qualsivoglia riunione.
-</p>
-
-<p>
-— Eppure, voi medesimo mi diceste che quel duetto vi piaceva
-estremamente, e foste voi, se ben ricordate, che mel faceste imparare.
-</p>
-
-<p>
-— Oh, Duchessina, se io avessi supposto che...
-</p>
-
-<p>
-— Che cosa, maestro?
-</p>
-
-<p>
-— Non so, volea dire che... che... io detesto quel duetto da lunedì
-sera.
-</p>
-
-<p>
-Daniele abbassò gli occhi: sul suo volto era apparsa una leggiera
-tinta di vermiglio. Emma finse di non comprendere la significazione di
-quelle parole e trasse a caso un accordo dalla tastiera.
-</p>
-
-<p>
-— Volete aver la bontà di riascoltar questo pezzo?
-</p>
-
-<p>
-— Io vi ascolto, Duchessina.
-</p>
-
-<p>
-Emma cominciò a cantare la ballata spagnuola. Era nella voce della
-giovinetta un tale incanto, una tale voluttà che avrebbe sconvolta la ragione
-del più freddo uditore: avea certe corde che andavano a toccare il
-fondo del cuore, e rimescolarvi le passioni: avea certi tuoni di contralto,
-certe modulazioni, certe cadenze che avrebbero fatto cader un teatro per
-gli applausi, se quella donna fosse stata artista. Quella voce, quell'accento,
-quel canto ti mettevano il fremito in tutte le fibre del corpo, ti faceano
-impallidire per tempesta di commozioni.
-</p>
-
-<p>
-Non sappiam dire quello che accadeva nel cuor di Daniele in udendo
-cantare quella ballata. Senza dire della divorante passione che lo struggeva
-per quella fanciulla e gli mettea la febbre nei polsi ogni qual volta
-l'udiva semplicemente a parlare, egli provava un sentimento indefinibile
-tutte le fiate che udiva parole spagnuole. Egli stesso non sapea rendersi
-di ciò ragione, ma era un nembo di rimembranze indistinte, un sogno
-lontano che gli si riaffacciava alla mente, un altro cielo, un'altra terra
-ch'ei vedeva attraverso confuse immagini: era forse la lingua che in
-culla egli udiva susurrarglisi all'orecchio, e che forse ei medesimo
-balbettava quando era bambinetto di due in tre anni. Certo si è che quel
-canto e le parole di quella lingua facevano sull'animo di Daniele tale
-impressione ch'ei si sentiva toccare il cervello e diventar pazzo. Aggiugni
-che nel cumulo delle ricordanze velatissime che gli si presentavano
-al pensiero, ei vedeva una casa splendidissima e tanti vaghi oggetti che
-non giungeva a distinguere: tra l'altro, raffigurava in mezzo alla sua
-memoria una donna bellissima che sempre il baciava, e che gli diceva
-appunto tante cose in quella lingua che or egli ritrovava sulle labbra di
-quella bella creatura, che gli sedeva allato. E quando Emma ebbe terminato
-di cantare, Daniele rimaneva tuttavia nella immobilità di statua,
-assorto in una sola idea che gli dava rovello e che il faceva uscir di senno.
-Egli pensava... pensava che forse egli era nato <span class="smcap lowercase">RICCO E NOBILE</span>!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene, maestro, non avete nulla da osservare, nulla da correggere
-nel modo di cantare questa ballata? chiesegli Emma.
-</p>
-
-<p>
-— Nulla, Duchessina. Quando io vi ascolto, io non sono più su questa
-terra, il sapete. L'arte sterile e pedante è fulminata dal vostro genio.
-Quando io vi ascolto non sono più vostro maestro, ma vostro ammiratore.
-</p>
-
-<p>
-— Voi mi lusingate troppo, maestro; ho paura che non mi guastiate.
-</p>
-
-<p>
-— Ed io vi guasterei davvero se facessi la minima pedantesca osservazione
-a quello che avete cantato. Noi abbiamo cambiato le nostre
-parti, Duchessina; voi siete che insegnate ed io che apprendo. Se sapeste
-quante ascose bellezze artistiche mi rivela il vostro canto! Non vi
-parlo dell'impressione che in me produce, di quello che io sento... Duchessina,
-io sarò costretto di rinunziare al piacere di udirvi.
-</p>
-
-<p>
-— Che vuol dir questo? domandò la giovinetta abbassando quelle
-sue lunghe ciglia.
-</p>
-
-<p>
-— Vuol dire che star vicino a voi un'ora o due, qui, in questo salotto,
-colla mia sedia così vicina alla vostra, vedervi così dappresso, gustare
-io solo la immensa delizia di sentirvi a cantare, trattenermi con voi
-da solo a solo, udir le vostre parole, guardare i vostri occhi... è troppo
-crudel prova pel mio povero cuore... nol posso, no, Duchessina... Mille
-altri invidiano la mia sorte, eppure io sono più infelice assai di loro tutti...
-Perdonate, l'ardita franchezza del mio linguaggio, e compatite ai mali
-che voi fate.
-</p>
-
-<p>
-— Non v'intendo, signore. Non è la vostra professione quella di maestro
-di musica? Non sono io la vostra discepola? Non debbo al vostro merito
-impareggiabile quel poco che so? In quanto all'effetto che produce in
-voi il mio canto, siccome voi dite, l'attribuisco alla bella tempera dell'animo
-vostro si ben formato. D'altra parte, è vero che il canto suol produrre
-di strani effetti sul cuore degl'innamorati.
-</p>
-
-<p>
-Daniele fece un balzo in sulla sedia, trasalì, si scolorò, ed indi il suo
-volto diventò fiamma ardentissima.
-</p>
-
-<p>
-— Che! Duchessina, balbettò egli, avreste voi letto nell'anima mia?
-</p>
-
-<p>
-— Non propriamente, nell'anima vostra, rispose sorridendo la giovinetta,
-ma qualche cosa ho indovinato da questo biglietto che vi consegno.
-Ieri sera voi non veniste alla nostra conversazione, e ieri sera appunto
-avreste trovato qui qualche cosa che vi avrebbe fatto estremo piacere.
-Or bene, eccovi il biglietto; via, non arrossite; è così naturale alla
-vostra età il far l'amore!
-</p>
-
-<p>
-Emma traeva dal seno una carta piegata in forma di lettera e la consegnava
-all'attonito giovine, il quale vi gittò con ambasciosa avidità gli
-occhi e lesse sulla sopraccarta: <span class="smcap lowercase">DANIELE DE' RIMINI — DA LUCIA FRITZHEIM</span>.
-Daniele impallidì: le sue labbra s'imbiancarono come quelle di un morto,
-e rimase lungo tempo con quella lettera in mano senza sapersi risolvere
-ad aprirla. Egli era atterrato! Avea fatto tanto per nascondere ad Emma i
-suoi amori con Lucia, per tema che non le fosse giunta all'orecchio la
-bassa sua origine!
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene, maestro, a che pensate adesso? Non vi affrettate a leggere
-<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span>
-quello che vi scrive la vostra bella? Ora su, andiamo, ve ne dò il
-permesso.
-</p>
-
-<p>
-— Duchessina, rispose con rauca voce il giovine mal nascondendo
-il turbamento e l'ira ond'era preso, permettete ch'io vi dica esservi di
-gran lunga ingannata nelle vostre supposizioni. Questa donna che mi
-scrive, questa donna che voi credete mia innamorata, non è che una avventuriera....
-una straniera ch'io ho conosciuta per casualità; il suo cognome
-v'indica che essa non appartiene a questo paese. Io non so come
-abbia avuto l'ardire di scrivermi dopo che l'ho dispregiata, dopo che non
-ho voluto cadere nei lacci delle sue seduzioni.... Ma già conosco quello
-che questa donna mi chiede, Duchessina. Non è amore quel che questa
-disgraziata mi chiede, ma sibbene del pane... del pane.
-</p>
-
-<p>
-Ciò dicendo, l'infame trovatello intascava la lettera senza neppure
-dischiuderla, per tema che ad Emma non fosse nata la curiosità di gittarvi
-lo sguardo.
-</p>
-
-<p>
-— In questo caso vi chieggo scusa, maestro che una tal donna fosse
-vostra innamorata. Vi assicuro che mi dispiace di essermi ingannata:
-non so perchè, ma quel nome avea destato in me una certa simpatia, anche
-perchè mi si disse ieri sera che un fanciullo di circa dieci anni in undici
-anni avea recata quella lettera. Il poveretto era stato dapprima alla
-vostra abitazione alla <i>Riviera di Chiaia</i>, dove gli avean detto che forse
-vi avrebbero trovato qui. La mia cameriera soggiunse che quel miserello
-si pose a piangere quando seppe che non eravate qui; sembrava afflittissimo
-e stanco a morte, perocchè avea fatto cammino a piedi, e diceva di
-esser partito nientemeno che da una strada lontana lontana; se ben mi
-ricordo, da <i>S. Maria degli Angeli alle croci</i> vicino al Real Albergo dei
-poveri! Queste ultime parole agghiacciarono il cuore di Daniele. Emma
-sapeva ormai la dimora di Lucia! Un'orma era segnata per discoprire il
-tutto! Daniele si morse le labbra: i suoi occhi gittavano veleno di collera.
-</p>
-
-<p>
-— Intrighi, bugie, Duchessina: nulla di vero di quanto asserì quel
-fanciullo, al quale era stata forse insegnata una parte per commuover la
-gente di questa casa e carpirvi del danaro. Bricconi di pitocchi! Ei bisogna
-far cacciare dai vostri servi quel fanciullo, se si presenta di bel nuovo
-o qualunque altro venga in nome di questa intrigante avventuriera; i loro
-piedi brutterebbero la vostra casa; le loro parole contaminerebbero gli
-orecchi della vostra gente. Non mi arrecherebbe maraviglia se ardisse venir
-qui la stessa Lucia Fritzheim! Oh, Duchessina, ella ingannerebbe i
-più astuti. Se vedeste che sembiante d'innocenza! Che modi ingenui
-propri di un cuor gentile e virtuoso! Ma or siete avvertita, e non darete
-nella pania, siccome non vi cascheranno i vostri servi. Ma che dico! Ei
-bisogna, vi ripeto, ei bisogna far cacciare costoro senz'ascoltarli! Oh se
-vostro padre o vostra madre sapessero che donna è cotesta Lucia Fritzheim,
-non saprebbero abbastanza rammaricarsi che voi abbiate conservato
-un suo biglietto.
-</p>
-
-<p>
-— Ma io ignorava tutto ciò, disse la fanciulla vagamente colorandosi
-di rosso nel volto.
-</p>
-
-<p>
-— Abbastanza ci siamo occupati di questa sciagurata. Che il suo
-nome non contamini più le vostre labbra, Duchessina, fatemi l'onore di
-credere che nè il cuore nè il mio pensiero scendono tanto giù.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span>
-</p>
-
-<p>
-Sul sembiante di Daniele eran dipinti il dispetto, la collera, il livore.
-Emma credette scorgervi un sentimento di giusto sdegno.
-</p>
-
-<p>
-— Dite bene, maestro, non parliamo più di ciò. Non potete credere
-come mi fa male il sentir certe cose. Oh che brutta cosa è la menzogna,
-l'ipocrisia, il tradimento!
-</p>
-
-<p>
-Daniele stravolse gli occhi come se avesse avuto sul capo un colpo
-di mazza. Per buona ventura, Emma nol guardò in quel momento, dappoichè
-avea di bel nuovo spiegato sul leggio del piano-forte la prima pagina
-della ballata spagnuola.
-</p>
-
-<p>
-— Voi dunque, maestro, m'incoraggiate a cantare questa ballata sabato
-sera da Lady Boston?
-</p>
-
-<p>
-— Se v'incoraggio, Duchessina! Che cosa volete ch'io vi dica? Voi
-la canterete, se vi piace, e se l'avete promesso a quella ragunata e al visconte
-di Boisrouge; voi la canterete, e farete impazzare tutti quei signori.
-Ma per me, voi lo sapete; io vorrei che voi non cantaste giammai nelle
-ragunate... Io sono geloso, Duchessina.
-</p>
-
-<p>
-— Geloso! esclamò la giovinetta sorridendo.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, geloso; o per dir meglio, egoista. Vorrei sentirvi io solo; vorrei
-che nessuno altro provasse quella gioia ch'io provo nell'ascoltarvi.
-Io so bene, Emma, che nessuno può in quei momenti sentir quello che
-sento io; ma pure, allora che gitto uno sguardo sul circolo de' vostri uditori,
-e veggo i loro volti infiammati, i loro occhi scintillanti, e indovino i
-palpiti dei loro cuori, a me pare che tutti debbano adorarvi siccome... siccome
-si adorano gli angioli come voi.
-</p>
-
-<p>
-Daniele non disse <i>siccome vi adoro io</i>, ma Emma il comprese e sorrise.
-Da molto tempo la giovinetta si era accorta dell'amore di Daniele
-per lei, e ne gioiva. Daniele era per lei una <i>vittima</i> ch'ella attaccava al
-carro dei suoi continui trionfi, e cui si compiaceva di turbare.
-</p>
-
-<p>
-— Sempre cortese e galante è il vostro linguaggio maestro. Se non
-sapessi che siete sincero, vi crederei adulatore...
-</p>
-
-<p>
-Dopo qualche momento di silenzio, Emma riprese:
-</p>
-
-<p>
-— Avrò un bel coraggio sabato sera per pormi a cantare. Sapete chi
-canterà da Lady Boston?
-</p>
-
-<p>
-— Chiunque altro non potrà che sfigurare al vostro paragone.
-</p>
-
-<p>
-— Anche se quest'altro o quest'altra fosse la signora Pasta?
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene, anche la signora Pasta non potrebbe che stare in seconda
-riga a petto vostro, Duchessina.
-</p>
-
-<p>
-— Oh! oh! convenite che questo è troppo. La signora Pasta è la prima
-cantante che oggi sia in Italia.
-</p>
-
-<p>
-— Non niego il suo merito, ma guai a lei, vi ripeto, se voi calcaste
-le scene per una sola sera!
-</p>
-
-<p>
-— Tregua ai complimenti, signor maestro, e permettete ch'io vi dimandi
-che cosa canterete voi: ricordatevi che sabato scorso prometteste
-di farvi udire, e sarebbe scortesia il mancare.
-</p>
-
-<p>
-— Io non mancherò; ho promesso di cantare... e canterò per la
-prima volta in casa di Lady Boston.
-</p>
-
-<p>
-— Vi hanno ammirato come esimio suonatore; avranno l'agio di ammirarvi
-come esimio cantante. Che pezzo canterete?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Un pezzo di mio componimento: farete le grandi meraviglie se vi
-dirò che anch'io ho composto le parole di questo pezzo.
-</p>
-
-<p>
-— Davvero! sclamò la giovinetta, ecco che ogni giorno discopro in
-voi nuovi pregi e novelle doti; non sapevo che foste anche poeta.
-</p>
-
-<p>
-— Duchessina, quando si ha nel cuore una profonda passione, si diviene
-poeta senza volerlo.
-</p>
-
-<p>
-Emma chinò gli occhi sulla tastiera; e, fingendo spensieratezza, soggiunse:
-</p>
-
-<p>
-— Ed è una romanza quella che avete composta?
-</p>
-
-<p>
-— Non so quello che è; soltanto so che le parole e la musica sono
-esalate dalla profondità dell'anima mia.
-</p>
-
-<p>
-— Avete almeno dato un titolo a questo vostro componimento?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, Duchessina, il titolo è, <i>Un colpevole amore</i>.
-</p>
-
-<p>
-— Perchè <i>colpevole</i>? dimandò la fanciulla.
-</p>
-
-<p>
-— Perchè è colpa in me l'amore; ei mi fa d'uopo idolatrare.
-</p>
-
-<p>
-Emma si alzò e sorridendo disse a Daniele:
-</p>
-
-<p>
-— Sedetevi qui, signor maestro, e fatemi udire il vostro <i>colpevole
-amore</i>.
-</p>
-
-<p>
-Il giovine si sentì profondamente umiliato da questa specie di sottile
-e beffarda ironia.
-</p>
-
-<p>
-— Non posso, Duchessina: in questo momento ci è troppa differenza
-e troppa distanza tra le nostre anime perchè voi possiate appieno gustare
-il mio componimento; l'anima mia è trista, assai trista, e la vostra è
-gaia, sorridente, felice. Non pertanto, poichè lo volete, io canterò, vi farò
-sentire il mio componimento e aspetterò dal vostro labbro la mia sentenza...
-cioè se potrò arrischiarmi a cantarlo da Lady Boston.
-</p>
-
-<p>
-Daniele si sedè al piano-forte e cantò la seguente romanza:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Ah non mai, non mai saprete</p>
-<p class="i02"> Del mio amor qual'è l'oggetto,</p>
-<p class="i02"> Se anche un regno mi darete,</p>
-<p class="i02"> Non sarà ch'io v'apra il cor.</p>
-<p class="i03"> Resterà sepolto in petto</p>
-<p class="i03"> Il segreto del mio amor.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Muto il labbro non si affida</p>
-<p class="i02"> Rivelar la fiamma ascosa;</p>
-<p class="i02"> Sia ch'io pianga, sia ch'io rida,</p>
-<p class="i02"> Chiuso è a tutti il mio penar;</p>
-<p class="i03"> Chè a se stesso il cor non osa</p>
-<p class="i03"> La sua colpa confessar.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Se colei che m'innamora</p>
-<p class="i02"> Semplicetta a me sorride,</p>
-<p class="i02"> Il mio volto si scolora,</p>
-<p class="i02"> E l'incendio in me si fa;</p>
-<p class="i03"> Ma l'arcano che mi uccide</p>
-<p class="i03"> Ella stessa ignorerà.</p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span></p>
-
-</div><div class="stanza">
-<p class="i01">Come è nato l'amor mio,</p>
-<p class="i02"> Quale ha speme non so dire;</p>
-<p class="i02"> Ardentissimo un desio</p>
-<p class="i02"> Sol mi va rodendo il sen.</p>
-<p class="i03"> Ah potessi nel morire</p>
-<p class="i03"> Quanto io l'amo dirle almen!</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Daniele avea cantata questa romanza con tale accento di disperata
-passione che Emma non potè nascondere il suo turbamento. Il giovine
-avea una bellissima voce di baritono, al che si aggiungeva un modo di
-cantare così perfetto e tant'arte che il suo canto innamorava. Pensate
-quale e quanta espressione fu da lui posta questa fiata nel pezzo di musica,
-in cui ritratto avea le sofferenze del proprio cuore.
-</p>
-
-<p>
-— Magnifico! sublime! esclamò la fanciulla; voi sarete l'eroe della
-serata di sabato; ma badate che tutti useranno l'indiscrezione di chiedervi
-il nome dell'oggetto da voi amato.
-</p>
-
-<p>
-— Indarno il chiederanno, Duchessina.
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene, maestro, ditemi la sola lettera iniziale del suo nome; ditela
-a me sola, vi prometto che non la paleserò a nessuno.
-</p>
-
-<p>
-— Che mi chiedete, Duchessina!
-</p>
-
-<p>
-— La sola lettera iniziale; pensate ch'egli è impossibile conoscere
-un nome da una lettera.
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene, io vi dirò una lettera del suo nome e vel lascerò indovinare;
-ma allora peserà su voi la responsabilità del mio segreto discoperto.
-</p>
-
-<p>
-— Dite dunque.
-</p>
-
-<p>
-Daniele trasse di tasca una piccola matita e con mano tremante segnò
-sulla carta di musica della sua romanza la lettera M.
-</p>
-
-<p>
-Ah! indovino, esclamò l'astuta giovinetta per torturare l'amante,
-e quasi che non avesse compreso che questa M era tutto il proprio nome;
-indovino di che si tratta; voi amate <i>Lady Maria Boston</i>: avete ragione
-di aver intitolato la vostra romanza <i>un colpevole amore</i>, perchè questa
-donna è maritata.
-</p>
-
-<p>
-Daniele pallidissimo e turbato stava per rispondere quando sì presentò
-nel salotto la Duchessa di Gonzalvo madre di Emma. La lezione
-cessò, e la conversazione si aggirò su cose indifferenti.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span></p>
-
-<h3 id="cap3-2">III.
-<span class="smaller">DUE AMICI DI DANIELE</span></h3>
-</div>
-
-<p>
-Daniele tornando a casa era in uno stato che facea paura; si sentiva
-umiliato agli occhi suoi stessi in quella specie d'indifferenza
-con cui era trattato da Emma: il suo amor proprio, la
-sua vanità, la sua passione, tutto era ferito, ulcerato nell'anima
-sua — Durante il cammino dal palazzo S.... alla <i>Riviera di Chiaia</i>,
-parea demente, parlava solo, urtava tutti, prendeva una strada per un'altra.
-</p>
-
-<p>
-— Questo tormento non può durare, diceva tra sè stralunando gli occhi
-e gesteggiando come un attore che reciti un monologo violento — no,
-non può durare; io mi ucciderò se Emma non corrisponderà al mio amore.
-Bisogna ch'io me le dichiari apertamente.... Allora vedremo, se potrà
-sfuggire destramente alle mie dichiarazioni.... Se ella è ricca, nol potrò
-anche io diventare? Non è questa l'ardente speranza della mia vita? Non
-gitto sudori, non mi ammazzo forse per acquistare un po' d'oro? D'altra
-parte, che bisogno ha ella di sposare un ricco, quando ha tante ricchezze?
-La sua mano farà ricco l'uomo ch'ella sposerà. La sua nobiltà! Ecco...
-ecco l'ostacolo di ferro, impossibile a sormontare... Eppure, chi sa! se
-io giungessi ad innamorarla di me; se ella mi amasse, i suoi genitori
-farebbero la volontà di lei... Potrei sperare... Oh! perchè ho conosciuto
-questa donna? La mia salute deteriora ogni giorno: ho abbandonato tutti
-i miei amici, tutte quelle famiglie che avrebbero potuto essermi utili....
-Non è possibile ch'io viva più con tal serpe nell'anima; bisogna finirla;
-o Emma sarà mia o io mi ucciderò o ucciderò lei, perocchè non potrei
-sopportar l'idea che un altro la possedesse!... No, non è possibile che
-io mi strugga a tal modo; io le aprirò tutto il mio cuore, mi getterò alle
-sue ginocchia, implorerò l'amor suo e la pregherò che mi dia la morte.
-</p>
-
-<p>
-Così parlando il forsennato era giunto alla sua abitazione. Nell'entrar
-che fece nel suo salottino, trovò sdraiati presso il camminetto il Marchesino
-Gustavo che leggeva, e un altro giovine suo amico, per nome Stefanello,
-anche di nobil famiglia. Daniele aveva invitato a pranzo questi
-due amici.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Oh, bravo, maestro! farsi aspettare un'ora, è proprio dell'ultima
-eleganza! disse il Marchesino, gittando le sue lunghe gambe sovra un'altra
-poltrona che gli stava di contro.
-</p>
-
-<p>
-— Perdono, amici miei, ho avuto impacci per le mani: ben sapete
-le seccature annesse alla mia professione.
-</p>
-
-<p>
-— Che hai? ti veggo in fronte una cera lunatica, alla Jacopo Ortis;
-che ti è accaduto?
-</p>
-
-<p>
-— Niente... propriamente niente; ho lavorato molto, sono stanco.
-</p>
-
-<p>
-— Non me la darai ad intendere, discolo di prima sfera, riprese il
-Marchesino, qui ci è sotto roba femminile... Un tradimento, eh? Buffoneria
-l'accuorarsi per le donne... Ma già, alla tua età si crede ancora a
-quelle pappolate di fedeltà, di costanza di amore eterno, di un tugurio ma
-con lui, e a tante altre graziose parole di questo conio, belle invenzioni
-del secolo passato, ma che ora sono rancide o uscite di moda come Madame
-Colbran... Ricordati che
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Femmina è cosa mobil per natura:</p>
-<p class="i01">Solca nelle onde, e nelle arene semina</p>
-<p class="i01">Chi pone sue speranze in cor di femina.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Ecco per esempio, quando tu sei venuto, io stava leggendo questo
-vecchio fascicolo dell'<i>Utile Passatempo</i><a class="tag" id="tag1" href="#note1">[1]</a>. Ascolta questo aneddotuccio;
-«Veniva consigliato un padre di aspettare che suo figlio fosse più saggio
-per dargli moglie. Il vostro consiglio, rispose, non mi pare troppo
-buono, poichè se mio figlio diventa saggio, temo che più non si abbia ad
-ammogliare».
-</p>
-
-<p>
-Mentre il Marchesino era intento a leggere, Daniele distratto e visibilmente
-contrariato dalle parole dei signorotti, andava lasciando in sul
-tondo del salottino quegli oggetti che soglionsi portare addosso nell'uscir
-di casa, come orologio, borsellino, denaro, portafogli, guanti ed altri simiglianti
-amminicoli di acconciatura. Il Marchesino Gustavo era un giovine
-d'un trent'anni o più, faccia comune e volgare, tagliata nel mezzo
-da due mustacchietti incerati, e terminata da un meschino gruppetto di
-peli in sul mento. Il suo vestito consisteva in un soprabito per mattino
-con altissimo bavero secondo la moda di quel tempo, in un corpetto di
-casimiro a corazza, in calzoni alla cosacca a righe. I suoi capelli eran
-folti e ricciuti. Essere della specie più comune, questo individuo non
-aveva altro pensiero, altra occupazione, altra cura che di <i>ammazzare il
-tempo</i>, secondo il linguaggio di simil razza di gente. Un buon pranzo o
-una buona cena era l'apogeo della sua poesia.
-</p>
-
-<p>
-Un poco più ci piace dilungarci sul ritratto di Stefanello, offrendo
-questi un tipo curioso ed una specialità sociale che è andata sempre più
-crescendo cogli anni e che ora ammorba la nostra società. Questo tipo
-terribile da' francesi chiamato <i>fat</i>, dagl'inglesi ironicamente <i>beau</i>, è una
-<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span>
-specie di serpe da' guanti bianchi che striscia su i mattoni incerati dei
-salotti. Non credete però ch'ei sia terribile pel fascino irresistibile dello
-sguardo, ma perchè morde leccando, e le sue morsicature sono sempre
-mortali: un'arma possente e omicida è per lui la parola.
-</p>
-
-<p>
-Entrate in una sala in cui sono molte dame e molti uomini, in cui
-si balli o si conversi, siete certo di trovare quest'essere sdraiato sovra
-i cuscini di un canapè, con una mano lisciante i ben composti capelli, e
-con l'altra ficcata oziosamente nella tasca del calzone: vicino a lui per
-lo più siede un altro della medesima pasta, e discorrono sbadigliando di
-donne e di amori, di conquiste fatte e da fare, di <i>buone fortune</i> e di altre
-simiglianti materie. Quest'uomo innocentissimo di condotta è però da
-fuggire come un appestato, e da non ammettersi mai in propria casa: la
-sua smania è di credersi un Don Giovanni, un Lovelace, di tenersi un bel
-seduttore, mentre forse in vita sua non ebbe mai la buona ventura d'essere
-stato corrisposto in amore. Egli vi dirà spiattellatamente d'essere
-stato felice innamorato della vostra innamorata, e vel dirà con sogghigno
-amabile a fior di labbra, con una grazia tutta particolare, con una proprietà
-di vocaboli da trarre chiunque in inganno. Voi aggiusterete fede
-alle sue parole; andrete in furore contro la vostra bella, contro tutte le
-donne; giurerete di abbandonarla, di non più vederla, mentre quella poverina
-non avrà neanco guardato il nostro bellimbusto. Tutte le donne,
-niuna esclusa, appartengono di diritto a quest'uomo: egli le domina tutte,
-e la loro sorte dipende da una sua formidabile parola. Tapina di quella
-fanciulla che per caso si trova a fissar lo sguardo su lui per qualche momento:
-ella è pazzamente presa di lui; tutto il mondo in un attimo il
-saprà.
-</p>
-
-<p>
-Quest'essere è facile a riconoscersi tra mille; pochi peli in faccia,
-vista corta, capelli lunghi; il suo vestito è sempre ricercato alla moda,
-pieno di profumi. Suole egli eziandio portar sempre addosso un taccuino,
-nel quale sono rinchiuse una decina di letterine galanti ricevute da
-una decina di belle abbandonate da lui; non giureremmo che quelle letterine
-sono autografe, anzi nol vorremmo neppure asserire; egli le mostra
-continuamente ai suoi amici: in altra taschetta del portafogli stanno
-poi certi altri bigliettini di suo pugno e senza indirizzo, i quali egli tiene
-sempre pronti per valersene all'uopo. Quest'ente così futile perchè leggiero,
-e nello stesso tempo non meno pericoloso per la stessa leggerezza,
-dovrebb'essere bandito dal grembo della società come un disturbatore
-della domestica quiete ed un avvelenatore di cuori. Di tal natura per lo
-appunto era Stefanello.
-</p>
-
-<p>
-— Il Marchesino ha ragione, disse questi zufolando tra i denti un
-motivo del <i>Barbiere di Siviglia</i>; il sentimentalismo è fuor di moda, mio
-caro maestro; fa come fo io, gitto la scintilla dell'incendio e passa. Per
-essere amato dalle donne, è necessario disprezzarle; io conto mille conquiste
-ottenute solo con quest'arma possente del disprezzo.
-</p>
-
-<p>
-— Le vostre congetture sono erronee, amici, disse Daniele — il mio
-malumore non proviene da donne; non sono io un collegiale da rattristarmi
-per tanto.
-</p>
-
-<p>
-— E pure tu dimagrisci a vista come un innamorato morto, soggiunse
-<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span>
-il marchesino — non mangi più, non bevi più, non vieni più con
-noi alla Favorita la domenica. Che diascine ti coglie?
-</p>
-
-<p>
-— Non istò bene, amici miei, soffro coi nervi, ma spero di ricuperar
-ben presto la sanità ed il buon umore.
-</p>
-
-<p>
-Uno scoppio di risa accolse queste parole.
-</p>
-
-<p>
-— Ah! ah! soffre coi nervi! malattia alla moda, morbo generico e
-di <i>buon tuono</i>...
-</p>
-
-<p>
-— È probabile che soffra d'isterismo, riprese ridendo Stefanello.
-</p>
-
-<p>
-Daniele intanto avea lasciato sopra il canapè il suo piccolo mantello;
-e si era anch'egli gettato a sedere in mezzo a' suoi amici. Era in sul finir
-del mese di novembre. Il camminetto era acceso, perocchè il tempo era
-secco e freddo. Si aspettava che il pranzo fosse servito.
-</p>
-
-<p>
-— Scommetto che non hai udita la <i>Niobe</i> di Pacini, disse il Marchesino
-agitando i pezzi di legno nel camminetto.
-</p>
-
-<p>
-— Oh! l'ho udita tre volte, rispose Daniele, e sempre con ugual
-piacere; è un'opera magnifica.
-</p>
-
-<p>
-— La Pasta è inarrivabile nella sua parte, esclamò Stefanello appoggiando
-le spalle al davanzale del camminetto: ella è un prodigio! Che
-anima e che arte! Come ha indovinato lo spirito del suo canto! Nel suo
-duetto con la Unger strappa il cuore degli spettatori!
-</p>
-
-<p>
-— Già tu sei uno de' più teneri ammiratori di questa prima donna,
-osservò il Marchesino ci è da scommettere ch'ella è presa pazzamente
-di te.
-</p>
-
-<p>
-— Oh! non parliam di questo; soggiunse lo spezzacuore con lieve
-sorriso di trionfo, ne ho veduto a cascar ben altre a' miei piedi, e che
-bellezze! Io sono ristucco del genere teatrale; son fortezze troppo facili
-ad esser espugnate.
-</p>
-
-<p>
-— Via, via, sappiamo di che sei capace, gran seduttore, tornò a dire
-il Marchesino... È certo impertanto che le lodi alla Pasta nella tua bocca
-diventano sospette. Già il teatro S. Carlo è divenuto per quest'attrice un
-campo di guelfi e di ghibellini. Per me dico, e mi richiamo al parere del
-mio professore qui presente, che la Pasta quando si abbandona agl'impulsi
-della sua natura è grande, è sorprendente; ma che casca talvolta
-nell'esagerato per ispirito d'imitazione. Riguardo poi al suo canto, è indubitato
-che nei suoi passaggi dai tuoni gravi ai medii ella non pone molta
-faciltà e pieghevolezza. Non è vero, maestro?
-</p>
-
-<p>
-Daniele, a cui quest'ultima interrogazione era diretta, si contentò
-di fare un segno affermativo col capo. Egli non era uscito dalla sua pensierosa
-concentrazione. Intanto i due convitati di Daniele incominciavano
-a trovar troppo lungo l'indugio del pranzo: aveano già consumato parecchi
-sigari per ciascuno; aveano in gran parte esaurito tutti i futili
-subbietti di conversazione; si posero però a passeggiare smaniosi pel
-salottino.
-</p>
-
-<p>
-— Il tuo cuoco è un carnefice questa mattina, osservò il Marchesino.
-</p>
-
-<p>
-— Ci vorrà dare un pranzo al tutto diplomatico il nostro Daniele,
-disse Stefanello, ed ecco perchè ci farà attendere fino alle cinque.
-</p>
-
-<p>
-— Sta benissimo, riprese il primo, e mentre egli si ostina nel suo
-taciturno sentimentalismo, noi ridurremo in cenere un altro sigaro.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span>
-</p>
-
-<p>
-Il Marchesino cavò di tasca un elegante porta-sigari, ne cacciò un
-tubetto di foglie americane e si pose alla ricerca d'un pezzo di carta per
-accenderlo.
-</p>
-
-<p>
-— Oh! una lettera non aperta! esclamò egli mettendo le mani addosso
-alla lettera di Lucia Fritzheim, che Daniele avea gittata in sul tondo in
-uno cogli altri oggetti ch'erasi tolti di tasca.
-</p>
-
-<p>
-Daniele si ricordò di quella lettera e corse per istrapparla dalle mani
-del suo amico, ma questi ne avea già letto l'indirizzo ed il nome di colei
-che la scriveva.
-</p>
-
-<p>
-— L'ho trovata! L'ho trovata! esclamava il Marchesino in aria di
-trionfo, e saltando sopra una sedia per non farsi carpire il suo bottino;
-ecco il segreto di Daniele; qui sta l'<i>affare</i> leggasi.
-</p>
-
-<p>
-Anche Stefanello si era messo dalla parte del Marchesino per impedire
-a Daniele di toccar la lettera.
-</p>
-
-<p>
-Ebbe luogo una lotta furiosa. Daniele si dibatteva come un leone per non
-far leggere la lettera che avrebbe potuto discoprire le sue relazioni colla
-famiglia dello stradiere; ma egli era uno contro due e non poteva a lungo
-durare nel conflitto. Gli riuscì pertanto di afferrar la lettera, la quale fu
-lacerata in due parti, di cui una restò nelle mani de' due amici e un'altra
-in quelle di Daniele. Questi si affrettò di gittare nelle fiamme del camminetto
-quel pezzo che gli era rimasto nelle mani.
-</p>
-
-<p>
-Gli altri due lessero il seguente moncherino di lettera:
-</p>
-
-<div class="poem">
-<div class="stanza">
-<p class="i01">
-«Daniele, Daniele mio,
-</p>
-</div>
-
-<div class="stanza">
-<p class="i01">Corre già il quarto mese che mi hai ab.........</p>
-<p class="i01">giorni ora per ora, minuto per min...........</p>
-<p class="i01">sun rimprovero; sono rassegnata alla...........</p>
-<p class="i01">altra... Iddio ti renda felice... Io sto m...........</p>
-<p class="i01">forse aver pietà di me togliendomi............</p>
-<p class="i01">divenga lo sposo di un'altra. Il med............</p>
-<p class="i01">Ambrogio ch'io entro nel primo grado di ti..........</p>
-<p class="i01">intorno al mio letto essi mi credevano...........</p>
-<p class="i01">ti ho amato, Daniele, e quanto ti am............</p>
-<p class="i01">più non sarò su questa terra. Io ti sciol...........</p>
-<p class="i01">ti perdono la morte che mi dai. Soltan...........</p>
-<p class="i01">prima parola di amore che ci scamb............</p>
-<p class="i01">che non abbandoni la mia infelice famig...........</p>
-<p class="i01">i miei fratelli e soprattutto che non............</p>
-<p class="i01">per quella povera creatura di Uccel............</p>
-<p class="i01">sarai felice a fianco della don..............</p>
-<p class="i01">Addio... addio... per sempre.............</p>
-<p class="i01">parlar di me che un'altra sola v............</p>
-<p class="i01">per caso annunziata la mia mor.............</p>
-<p class="i01">giorno della tua vita, siccome il dì............</p>
-<p class="i01">stato per me il più felice... ad..............</p>
-<p class="i01">Daniele, Daniele mio...&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <i>Lucia</i>».</p>
-</div>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span>
-</p>
-
-<p>
-Non avevano il Marchesino e Stefanello terminato questi brani di
-lettera, di cui ogni parola avea fatto tremare il cuor di Daniele per tema
-che non vi si trovasse qualche inattesa rivelazione, quando il servo, presentatosi
-sull'uscio del salotto, disse:
-</p>
-
-<p>
-— Il pranzo è all'ordine, signori.
-</p>
-
-<p>
-I due amici rimisero tra il fumo delle vivande e tra i prelibati vini,
-il fare i loro comenti sulla lettera singolare che aveano discoperta.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span></p>
-
-<h3 id="cap4-2">IV.
-<span class="smaller">LA SERATA DI LADY BOSTON</span></h3>
-</div>
-
-<p>
-Lady Mary Boston era una della più ricche e festose Inglesi che
-dimorassero in Napoli in quel tempo. Figlia e sposa di Pari
-d'Inghilterra, giovane e bella, questa donna sapeva godersi la
-vita. Ella avea comprato una casa in sulla Riviera di Chiaia
-in cui veniva a passare la stagione dei balli e delle feste. Nell'està ritornava
-a Londra, dov'era aspettata con premura da quell'aristocrazia che
-ritrovava nei salotti della vaga Lady le più efficaci e dilettose distrazioni
-alle cure della politica e dei pubblici negozi. Incominciando dal mese di
-novembre, ogni sabato Lady Boston riuniva nelle sue splendide mura
-quanti uomini e donne illustri erano in Napoli, di ogni favella e di ogni
-classe, purchè la celebrità fosse il titolo d'introduzione appo lei. Gli scienziati,
-gli uomini di lettere, gli artisti più ragguardevoli trovavano generoso
-e nobile accoglimento in quella casa, ch'era benanche il ritrovo di
-tutta la nobiltà europea. Walter-Scott, Chateaubriand, Bulwer e altri
-mille colossi della letteratura inglese, francese e italiana erano venuti a
-visitare le sale della celebre Lady Boston, e vi si erano intrattenuti in
-qualche sabato a sera. È superfluo il dire che il fiore de' cantanti erano
-invitati, come tutti gli altri, a queste periodiche riunioni colla solita e
-semplice formola di:
-</p>
-
-<p>
-<i>Lady Mary Boston à l'honneur de prèvenir Mr. N. N. qu'elle est
-chez elle tous les samedis a 8 heures du soir — Riviera di Chiaia — Palais
-P...</i>
-</p>
-
-<p>
-La magnificenza degli addobbi e dell'illuminazione, il lusso delle
-credenze, l'ordine e la disposizione del divertimento, la scelta degl'invitati
-e la estrema eleganza degli abbigliamenti avean fatto la rinomanza
-europea delle serate di Lady Boston; tantochè a Londra, a Parigi, a Milano
-se ne discorreva; e i nobili di queste capitali traevano espressamente
-in Napoli per godere di queste serate. Lady Boston non aveva che
-una sola rivale per isplendidezza di trattamento, ed era Madame A... ma,
-secondo il giudizio degl'intenditori, costei perdeva nella lotta, e non arrivò
-<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span>
-mai a levarsi a quel grido cui pervenne la Britanna. L'inverno dell'anno
-1826-27 comechè turbato da frequenti uragani e da piogge continue,
-fu al certo uno dei più brillanti e animati che rallegrassero la nostra
-Napoli. L'affluenza dei forestieri era grandissima. Il teatro S. Carlo
-nell'apogeo della sua gloria, diretto dal Nestore degl'impresari, dal Barbaja,
-formava la delizia del mondo musicale e il più gran vanto delle belle
-arti napolitane. Ogni sera era un trionfo di compositori e di artisti: ogni
-sera una fronda si aggiungeva alla corona di allori che cingeva le chiome
-di quegli artisti che sono fino ad oggi rimasti impareggiati. E la serata
-del sabato, al quale abbiamo accennato nei precedenti capitoli, fu la più
-brillante di tutto l'inverno.
-</p>
-
-<p>
-Due grandi artisti cantavano per l'ultima volta ne' salotti di Lady
-Boston prima di partire per Vienna, dov'erano scritturati, la Lalande e
-Lablache. Erano anche invitati a cantare la Pasta e Rubini.
-</p>
-
-<p>
-Non è a dire la folla che ingombrava i salotti della nobile inglese,
-folla deliziosa, spirante la gioia, il piacere, susurrante parole dolcissime.
-Non ci arrischieremo a dipingere questa festa; ogni parola sarebbe dammeno
-del vero, ogni epiteto non sarebbe corrispondente, e ogni descrizione
-riescirebbe languida e monca a petto della realtà; lasciamola però
-interamente immaginare a' nostri lettori, contentandoci di dire che in
-quelle sale cosparse di luce, di profumi di diamanti, di fiori e armonie,
-contenevansi meglio che mille persone, di cui ciascuno era una celebrità,
-un'illustrazione, una gloria, o al più poco un tesoro animato. Contrasto
-singolare facea colla splendidezza di quell'ostello un cielo tempestoso che
-batteva con onde di pioggia i cristalli di quei terrazzini.
-</p>
-
-<p>
-Le più lussose ed eleganti acconciature sottoposte al più severo codice
-della moda di Parigi facevano vaga mostra di sè. L'età delle donne
-spariva sotto le mani degli abili pettinatori e delle sarte parigine: la bellezza,
-la grazia, la salute, l'amore erano <i>dipinti</i> in su tutti i volti, scolpiti
-su tutte le fronti. Un mormorio che si perdeva come un'onda di fila
-in fila, di crocchio in crocchio, di sala in sala, accoglieva l'entrare di
-ogni nuova arrivata; il suo nome, i suoi titoli, le sue relazioni ed i suoi
-amori erano buccinati in un baleno e promulgati dappertutto. Il sorriso
-accoglieva tutti e la gioia gli aspettava.
-</p>
-
-<p>
-Ma un grido di ammirazione piuttosto che un mormorio passò di labbro
-in labbro, ed un lampo di gelosia sfolgorò negli sguardi di tutte le
-donne. Emma di Gonzalvo appariva nel gran salone.
-</p>
-
-<p>
-Ella entrava appoggiata al braccio del Duca suo padre: aveva al suo
-fianco il visconte di Boisrouge. Seguitavala la Duchessa di Gonzalvo al
-braccio di un plenipotenziario straniero. Emma era stata in un attimo giudicata
-la più bella tra tutte quelle bellissime donne: ella era dunque la
-sovrana della danza.
-</p>
-
-<p>
-La sua acconciatura era tutto ciò che si può immaginare di più vago
-insiememente e di più semplice per una festa di ballo. I suoi capelli, ordinati
-in quel modo ingenuo e gentile addimandato in allora <i>alla Vergine</i>,
-erano coronati da un festone di rose in diamanti... Contro la sconcia moda
-di quel tempo, Emma portava una veste di velo inglese la cui vita era bassa
-onde le forme leggiadrissime di lei si disegnavano con tanta grazia e avvenenza,
-<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span>
-che questa novella ardita foggia di vestire incominciò da allora
-a bandire la moda delle vite alte e dei grandi scolli. Emma avea dunque
-dato il colpo mortale alla moda di Parigi. Era impossibile avvicinarla:
-un cerchio spessissimo di giovani aveva attorniata questa dea, contendendosi
-una parola di lei, un sorriso, uno sguardo. Emma era andata a sedersi
-vicino alla madre, alla sua sinistra era seduto il Grande Ammiraglio
-Conte di L... amicissimo del Duca di Gonzalvo.
-</p>
-
-<p>
-Non ancora si era dato principio al canto... Le <i>tablettes</i> di ballo di
-Emma erano già ripiene d'inviti per le contradanze francesi e inglesi, e
-pel valzer francese e tedesco. La conversazione era universale e animata
-nei diversi gruppi: gli uomini discorreano di politica, di arti, di cavalli e
-di cani; le donne di mode e di amori. Le sale erano gremite di tanta gente
-che più non si distinguevano le persone.
-</p>
-
-<p>
-Di repente fu fatto silenzio in mezzo a' gruppi, e tutta la folla sparpagliata
-nelle numerose e vaste sale si agglomerò appo gli usci indorati
-del salotto da canto. Madame Lalande apriva la serata colla cavatina della
-<i>Olimpia</i> del maestro napolitano Carlo Conti. La Lalande vien ricordata
-con amore tra le cultrici dell'arte melodrammatica: la sua voce argentina,
-robusta ed agile, il suo bel metodo di canto lasciarono sulle scene
-d'Italia e dell'estero non periture ricordanze. L'Accademia filarmonica
-di Bologna l'annoverava tra i suoi membri, siccome avea fatto della Colbran
-e della Giorgi, lodata da Pietro Giordani. Dopo Madame Lalande, la
-celebre Pasta cantava coll'egregio tenore signor Winter il duetto tanto
-applaudito della <i>Medea</i> del Maestro Mayer. Gli applausi che interruppero
-a quando a quando questo pezzo, e che scoppiarono con violenza alla fine
-di esso, furono la più sincera espressione di quella soddisfazione che i due
-valenti artisti lasciavano negli animi de' loro uditori.
-</p>
-
-<p>
-La Pasta era di bella persona, di volto espressivo; i suoi occhi grandi
-e loquaci comandavano l'entusiasmo. In quella parte di <i>Medea</i> non meno
-che nell'altra di <i>Desdemona</i> nell'<i>Otello</i> di Rossini, questa donna avea
-fatto gustare per la prima volta in sulle scene d'Italia il genere declamato,
-che oggi è venuto in tanta reputazione e successo, benchè a discapito
-del buon canto italiano.
-</p>
-
-<p>
-Luigi Lablache, il colosso dei bassi, l'artista modello, l'uomo dai polmoni
-di ferro, dal petto cannone, dalla voce portentosa che facea tremar
-la volta di S. Carlo come il cuore dei suoi uditori, il cantante-atleta, numero
-uno nei secoli, il contemporaneo di de Marini e il suo più illustre
-rivale melodrammatico; Luigi Lablache, gloria tutta nostra, il cantore
-delle opere di Rossini, in procinto di abbandonar Napoli pel teatro italiano
-di Vienna, si faceva udire in quel sabato a sera nella sala di Lady
-Boston coll'<i>aria</i> di <i>Figaro</i> nel <i>Barbiere di Siviglia</i>. Quando ebbe terminato
-di cantare, un solo uomo non aveva applaudito a furore. Rincantucciato
-in un angolo della sala, egli piangea. Quest'uomo era Domenico
-Barbaja.
-</p>
-
-<p>
-La Pasta e Rubini cantarono poscia il duetto finale di <i>Otello</i>. Non
-mai questi due grandi artisti avean posto tanto fuoco e tanta verità nelle
-rispettive loro parti. Rubini era grande, inarrivabile, facea fremere e raccapricciare;
-la possente sua voce scuotea le fibre più recondite del cuore.
-<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span>
-Che diressi della Pasta, che si trovava nel suo vero genere in quel canto
-di declamazione, in cui tanto ella si distingueva che le avea fatto acquistare
-una riputazione superiore ad ogni elogio? Dopo questo duetto, il programma
-della serata annunziava un intervallo, che fu speso nei più lauti
-e delicati rinfreschi. Emma aprì la seconda parte della serata. Non è dicibile
-con quale ansia si udiva a cantare questa giovinetta; una delle poche
-dilettanti che si ascoltavano da Lady Boston. Presso al piano-forte
-ov'ella cantava eran raccolti gli artisti da noi summenzionati e un grandissimo
-stuolo di ammiratori della bella Andalusa. L'aria spagnuola fu
-cantata da lei con quelle grazie, con quell'accento, di cui abbiamo parlato
-altrove. Il suo canto fu coverto da rumorose esplosioni di applausi:
-si richiese la replica della ballata. Madame Lalande e la Pasta abbracciarono
-la giovinetta e la baciarono con tenerezza, con trasporto.
-</p>
-
-<p>
-Per dieci minuti poi che il canto era cessato si udiva ancora il mormorio
-di sorpresa e di ammirazione che si sprolungava in tutte le sale.
-Lablache e Rubini cantarono il duetto del <i>Barbiere di Siviglia</i>. Passeranno
-secoli prima che un'altra coppia di artisti pari a quella faccia udire
-un duetto simigliante a questo del <i>Barbiere</i>. Il giovine maestro Daniele
-de' Rimini dovea por termine alla parte cantabile della serata colla sua
-romanza, e con un <i>pot-pourri</i> sulla <i>Niobe</i> del Pacini, la quale richiamava
-ogni sera gran folla di spettatori a S. Carlo.
-</p>
-
-<p>
-Daniele era pallidissimo ed agitato: ciò nulla di manco cantò la sua
-romanza con anima, con passione: mai la sua voce non era stata così forte
-e commovente; molti paragonarono le sue agilità a quelle di Tamburrini.
-Era la prima volta ch'egli veniva udito a cantare da Lady Boston: destò
-maraviglia, simpatia, riportò un vero trionfo. E quando le agilissime e
-portentose sue mani oprarono prodigi sul piano-forte, quando le più grandi
-malagevolezze furono da lui superate con quell'ardimento, di cui si spaventa
-la mezzanità, Daniele diventò l'eroe della serata. Tutti bramarono
-di conoscerlo, di avvicinarlo; si dimandò del suo nome, delle sue relazioni,
-dei suoi parenti; i nobili più schifiltosi non isdegnarono di stringergli la
-mano, di profferirglisi.
-</p>
-
-<p>
-Le donne erano soggiogate, e guatavano il giovinotto maestro con un
-sentimento d'ammirazione e di simpatia, dappoichè quella sua voce in cui
-trapelava una commozione profonda avea toccato tutt'i cuori. Il bel sesso
-cercava indovinare chi potesse essere l'oggetto del <i>colpevole amore</i> dell'esimio
-pianista, e già ivasi bisbigliando nella sala il nome di Emma; perocchè
-in un baleno si era saputo che la casa del Duca di Gonzalvo era
-quella che maggiormente era frequentata dal giovine maestro. Tutti gli
-occhi si portarono sulla figliuola del Duca, la quale si studiava di nascondere
-il suo turbamento con un'affettazione d'indifferenza e d'ilarità. Fu
-questo un bel momento per Daniele. La sua vanità era soddisfatta! Negli
-occhi suoi, fissi sopra Emma, lampeggiava il contento di essere a quel
-modo l'oggetto della universale attenzione... Egli cercava intanto discoprire
-in sul sembiante della fanciulla un sintomo qualunque di propensione
-per lui. A mala pena rispondeva alle congratulazioni che se gli volgeano;
-a stento non si mostrava scortese e zotico.
-</p>
-
-<p>
-Stando a tal guisa con tutta l'anima sua alla vedetta di un'ombra di
-<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span>
-amore negli occhi di Emma, non si era accorto di un personaggio che gli
-si era appressato. Questi il chiamò per nome, e gli disse:
-</p>
-
-<p>
-— Permettete che aggiunga le mie alle congratulazioni degli altri,
-signor Daniele.
-</p>
-
-<p>
-Udendo la voce di questo personaggio Daniele fece un balzo sopra
-sè stesso, e imbiancò in volto come per morte veggendosi allato l'incognito
-straniero che recavagli in fin di mese la polizza di ducati cinquanta.
-</p>
-
-<p>
-— Voi qui, signore! sclamò atterrito Daniele.
-</p>
-
-<p>
-— Non temete di nulla; io non parlerò, ve ne fo solenne promessa.
-</p>
-
-<p>
-Lo straniero strinse la mano di Daniele che trovò febbricitante, e si
-allontanò dalla sala, per recarsi vicino al Duca di Gonzalvo, seduto ad
-una partita di <i>whist</i>.
-</p>
-
-<p>
-Il ballo cominciava.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span></p>
-
-<h3 id="cap5-2">V.
-<span class="smaller">UN MILIONE</span></h3>
-</div>
-
-<p>
-Il dì vegnente Daniele si alzò di buon mattino: non aveva chiuso
-gli occhi per un sol momento durante l'intiera notte; un'idea
-fissa, un proponimento decisivo avealo tenuto desto; egli volea
-finirla una volta per sempre collo stato di martirio nel quale si
-trovava.
-</p>
-
-<p>
-— Tra poche ore la mia sorte sarà decisa, diceva tra sè medesimo,
-sdraiato sopra un seggiolone accosto al suo letto, e avvolto in ampia veste
-da camera: tra poche ore io saprò se mi conviene nutrire qualche
-speranza di possedere Emma, o se mi sarà d'uopo abbandonare questo
-paese e forse anche la vita... Sento che non ho la forza di vivere senza
-di Emma... Quel mio trionfo d'ieri sera non sembrò che avesse fatto la
-minima impressione su lei; mi rivolse soltanto alcune frasi gelate e comuni
-strappate dalla convenienza; parvemi anche più fredda verso di me;
-sembrava che mi evitasse, che poco mi avesse conosciuto... Feci benissimo
-a non ballar mai con lei; se ella è superba e sdegnosa, io non sono
-meno di lei: se io sono povero e oscuro, non soffro di essere dispregiato
-da nessuno. Lasciai a tutti quegli effeminati giovanotti l'onore di contendersi
-un valser o una contradanza con lei: io non sono fatto per immischiarmi
-nelle folle, non mi acconto alla razza degl'imbelli che pullulano
-in tutte le sale; non mi soddisfa la mezza luce; a me bisogna o lo splendor
-del sole o le tenebre fitte... Emma è per me il sole, la vita, la felicità...
-o Emma o la morte... Sì, questa mattina tutto dovrà decidersi...
-ogni ulteriore indugio potrebbe nuocermi.
-</p>
-
-<p>
-Verso le undici del mattino dello stesso giorno, Daniele saliva le
-scale del palazzo S... e si faceva annunziare al Duca di Gonzalvo.
-</p>
-
-<p>
-I domestici del Duca furono sorpresi di veder Daniele presentarsi
-di domenica e chieder del Duca, che pochissime volte egli avea veduto.
-</p>
-
-<p>
-— Ho qualche cosa di segreto a comunicargli, disse Daniele al cameriere.
-</p>
-
-<p>
-— Tutta la famiglia è ancora in letto, rispose il cameriere — Se il
-<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span>
-signor maestro vuole aspettare, Sua Eccellenza non potrà indugiare a
-levarsi.
-</p>
-
-<p>
-— Aspetterò, soggiunse Daniele.
-</p>
-
-<p>
-E si sedè in uno stanzino recondito del quartiere dove pel consueto
-il Duca ascoltava le persone che gli erano dirette per raccomandazioni,
-o che venivano a parlargli di negozii e di faccende particolari. In questo
-stanzino era un ritratto intero del Duca: quel ritratto era stato fatto ventitrè
-anni fa, e quando il Duca non avea che un 27 anni.
-</p>
-
-<p>
-Abbiamo detto che pochissime volte Daniele avea veduto il Duca,
-vale a dire, il giorno in cui venne presentato a costui qual maestro di
-Emma, e qualche altra volta nelle serate di Lady Boston dove il vedeva
-alla sfuggita: perocchè il Duca raramente compariva nel gran salone da
-ballo o nel salotto da canto. Però Daniele non avea giammai avuto l'agio
-di affissare con attenzione le sembianze di questo personaggio.
-</p>
-
-<p>
-Quel ritratto colpì incontanente il giovin pianista: quello sguardo,
-quelle fattezze del volto, quei basettoni che a guisa di doppio fuso prostendevansi
-sul labbro superiore, e quel pizzo lungo, dritto che gli scendeva
-insino alla gala della camicia; quella faccia insomma non era nuova per
-Daniele: essa disegnavasi nella sua memoria come un riverbero di lontanissimo
-passato; ma dove, ma quando, ma come Daniele avea veduto quel
-personaggio? Non era possibile deciferare il tempo e il luogo. Un mondo
-di congetture formava il giovine; cercava di coordinare le sperperate ricordanze
-della sua infanzia; si sforzava di diradare la nebbia onde si avvolgeva
-il passato, ma nel suo capo era una confusione spaventevole, un
-subbuglio di ricordi, di immagini, di sogni, cosicchè di tutta la fatica che
-egli si dava non ricavava altro frutto che quello di conoscere aver veduto
-altrove il Duca di Gonzalvo. Se non che la costui immagine si associava
-nella sua mente a quella di un altro uomo assai più bello e più giovine,
-di cui non conservava eziandio che un debolissimo ricordo. Il Duca di
-Gonzalvo avvolto in magnifica veste da camera entrava in quello studietto
-nel momento in cui Daniele era tutto e cogli occhi e col pensiero in sul
-ritratto del nobile spagnuolo.
-</p>
-
-<p>
-— Eccomi a voi, signor de' Rimini, a che debbo attribuire il piacere
-di una vostra visita! Siete forse venuto a ricevere le mie personali congratulazioni
-per la vostra somma valentia nell'arte musicale?
-</p>
-
-<p>
-— Non pecco di tanta vanità, signor Duca. Ieri sera quei signori furono
-assai indulgenti verso di me, ed io debbo attribuire a mero incoraggiamento
-le lodi che si piacquero prodigalizzarmi.
-</p>
-
-<p>
-— Cotesta modestia vi onora, signor de' Rimini. Qual'è dunque il
-motivo che mi procura il piacere di vedervi questa mane?
-</p>
-
-<p>
-Il Duca di Gonzalvo si era seduto. Daniele mostrava nell'alterazione
-della sua fisonomia l'agitazione che il possedeva.
-</p>
-
-<p>
-— Signor Duca, incominciò il giovine lentamente e misurando le sue
-parole, prima d'ogni altra cosa, perdonerete la mia indiscrezione se ardisco
-di domandarvi in qual paese è stato fatto questo vostro magnifico
-ritratto.
-</p>
-
-<p>
-— Ah! è un bel ritratto, n'è vero? Benchè io sia cangiato dagli
-anni, credo che mi rassomigli ancora.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Perfettamente, signor Duca, e mi permetterete di dirvi che pochissima
-differenza vi è in oggi tra questo ritratto e il suo originale.
-</p>
-
-<p>
-— Così dicono tutti per lusingarmi, ma hanno un bel dire; ventitre
-anni non passano sulle spalle di un uomo senza lasciarvi un ricordo poco
-piacevole... Ebbene, questa dipintura è stata fatta in Siviglia, in un sol
-giorno, da un abilissimo artista Italiano... Oh! questo ritratto mi ricorda
-sventure per le quali sanguina ancora il mio cuore.
-</p>
-
-<p>
-— Duolmi di aver ritoccate le vostre dolorose rimembranze, signor
-Duca; ma pure, ancorchè dovessi arrecarvi dispiacimento, mi arrischierò
-a domandarvi se in Siviglia, presso a poco nel tempo in cui fu fatta questa
-dipintura, voi non avevate un parente, un amico che spesso frequentava
-la vostra casa, o in casa del quale voi traevate?
-</p>
-
-<p>
-Simigliante interrogazione fece rabbruscar la fronte del Duca, il
-quale guardò fisamente e con sospetto il suo interrogatore, e non rispose
-che dopo qualche momento.
-</p>
-
-<p>
-— Non so qual premura possiate avere, signor de' Rimini, a ricercarmi
-d'una cosa e d'un tempo ch'io vorrei dimenticare... Non saprei
-rispondere con precisione a quello di che mi richiedete... Nel 1803 io aveva
-molti amici ed un immenso numero di nemici, perocchè il posto
-onorevole e l'alta carica civile ch'io avea ottenuto nella giovanile età di
-27 anni mi avevano procacciato migliaia di gelosi ed invidi: in quell'anno
-per me cotanto funesto fui costretto di abbandonar Siviglia dove la mia
-vita era mal sicura, essendo per infame tradimento caduto in sospetto al
-mio governo. La mia partenza fu così precipitata che appena ebbi il tempo
-di farmi ritrarre su quella tela e mandare il mio ritratto al Castello di
-Santiago, poco discosto da Siviglia, e dove dimorava la mia fidanzata,
-Isabella di Monreal, che ora è mia moglie. Nessun'amico mi accompagnò
-nel tristo viaggio, tranne un fedel domestico e mia sorella che volle
-seguirmi, non ostante le più vive rimostranze ch'io le feci, mettendole
-dinanzi agli occhi la malagevolezza e i pericoli del viaggio in sull'Atlantico
-e sovra un piccol legnetto commerciale. Ma ella rimanea sola ed
-esposta forse alle persecuzioni dei miei nemici; sicchè io stesso non potetti
-rifiutarmi a tali possenti ragioni, e meco la menai colà dove il destino
-chiamavala ad una serie d'irreparabili sventure. Sciagurata sorella!..
-Voi mi parlate di amici, signor de' Rimini! Or bene, io n'ebbi due;
-uno che per invidia cercò di togliermi la vita civile, denunziandomi come
-venduto a' nemici del mio paese, e che mi costringeva ad abbandonare la
-nativa mia terra: e un altro che mi offriva una splendida ospitalità e un
-asilo sulle frontiere della Francia, che mi abbracciava con effusione di
-cuore, per piantarmi più tardi un coltello nel seno... Quest'uomo s'involò
-alla mia vendetta; io non l'ho più riveduto e il credo morto; almeno
-ne ho speranza, che se mi fosse dato di sapere dov'ei si asconde, andrei
-a trafiggerlo avvegnacchè egli stesse all'estremità del mondo.
-</p>
-
-<p>
-Gli occhi del Duca di Gonzalvo balenavano di furore; due corde di
-fuoco erano state toccate nel profondo dell'anima sua, i due tradimenti
-che tuttavia gli amareggiavano la vita. Daniele si pentì di aver ridestato
-così fatte amare ricordanze in quell'uomo irascibile: egli era disanimato
-per quello che formava lo scopo principale della sua visita; ma era nel
-<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span>
-tempo stesso risolutissimo di por fine allo stato di sofferenze in cui lo
-gittavano l'amore, la gelosia, il desiderio d'ingrandirsi; pensò dunque
-di non frapporre più indugio alla dimanda che voleva fare al Duca. Lasciandogli
-però il tempo di calmarsi dalla collera che aveano eccitata in
-lui quelle imprudenti reminiscenze, così gli parlò:
-</p>
-
-<p>
-— Perdono, sig. Duca, mille volte perdono di essere stato io l'involontaria
-cagione di aver risvegliato in voi di tali tristi memorie; vi giuro
-che se avessi saputo dovervi cagionare il minimo dispiacimento, non avrei
-ardito dare sfogo ad una indiscreta curiosità... Ora, lo scopo della mia
-visita è tutt'altro, signor Duca: esso vi sorprenderà pel suo ardimento;
-ma la schietta probità del vostro rifiuto non mi umilierà, dappoichè soltanto
-la colpa deve arrossire.
-</p>
-
-<p>
-— Di che si tratta? dimandò il Duca con serenità, poichè era ben
-lontano dal supporre quello che formava l'obbietto della dimanda di Daniele — Parlate
-con confidenza, signor de' Rimini, e state sicuro di trovare
-in me un amico.
-</p>
-
-<p>
-— Ne sono sicurissimo, signor Duca, e ciò non ostante io temo, perchè
-troppo audace può sembrarvi la mia dimanda.
-</p>
-
-<p>
-— Parlate dunque, disse quegli con leggiera impazienza.
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene, signor Duca, vi chiedo la mano di vostra figlia, rispose
-Daniele renduto altero e sicuro dalla propria audacia.
-</p>
-
-<p>
-Il Duca di Gonzalvo si alzò per un moto di estrema sorpresa: il suo
-sguardo fulminò lo sguardo di Daniele, che fu costretto di chinar gli
-occhi.
-</p>
-
-<p>
-— Voi, signore! voi mi chiedete la mano di mia figlia!
-</p>
-
-<p>
-— Io, signor Duca.
-</p>
-
-<p>
-Il nobile spagnuolo dette una sonora spalmata sopra un tavolino di
-mogano che gli stava d'allato; il suo volto era acceso di sdegno.
-</p>
-
-<p>
-— Sono io dunque caduto tanto giù da incoraggiare un simile insulto!
-esclamò furibondo: il Duca di Gonzalvo non è più dunque che un essere
-della specie più comune! il mio cognome è dunque quel che ci è di
-più plebeo e di più fangoso al mondo? Un maestro di musica vuole apparentarsi
-con me? un uomo che vive di salarii!! Ma come! ma quando ho
-io incoraggiato simigliante audacia? Il Duca di Gonzalvo, uno de' più illustri
-nomi della Spagna, il sangue più nobile dell'Andalusia, si fonderebbe
-col sangue della più mercenaria borghesia! Ma è da senno che voi mi
-fate una tale proposta, signor mio?
-</p>
-
-<p>
-— Da senno, signor Duca, rispose Daniele, il cui amor proprio ferito
-dalle aspre parole del nobile si era rialzato con orgoglio.
-</p>
-
-<p>
-— E quali sono, di grazia, i beni e i titoli che voi offrite per pretendere
-alla mano della Duchessina Emma di Gonzalvo? chiese il Duca con
-voce renduta sempre più rauca per collera.
-</p>
-
-<p>
-— I titoli che vi presento, sig. Duca, sono quelli di cui andar deve
-orgoglioso ogni uomo di onore: essi non sono di quelli che l'intrigo, l'ambizione,
-la vanità, la corruttela procacciano ad un nome, come una cornice
-d'oro ad una vana immagine, i miei titoli sono quelli che nessun re
-può darmi o togliere, i miei titoli, signor Duca, sono quelli ch'io tramando
-a' miei figli e non già quelli che ricevo dai miei genitori; i miei titol
-<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span>
-sono il genio e l'onestà. In quanto a' miei beni, essi non han timore d'incendio,
-di terremoto o di confisca; i miei beni io li porto sulle punte delle
-mie dita... E se questi titoli e questi beni non sono di quelli che possono
-appagarvi, signor Duca, ve ne offro un altro che vale più di tutti gli onori
-accumulati sovra un nome: vi offro la mia giovinezza e l'ardente fede che
-ho nell'avvenire.
-</p>
-
-<p>
-Lo sguardo di Daniele balenava; le sue guance erano infiammate;
-egli era stato colpito nel più vivo dell'anima sua, nel suo amor proprio.
-Il Duca fu scosso dal carattere energico e ardito del giovine.
-</p>
-
-<p>
-— Attribuisco all'ardore della vostra giovinezza, rispose questi meno
-sdegnosamente, la stolta speranza che vi ha illuso, e perdono alla vostra
-fanciullezza l'audacia delle vostre parole; ma comprenderete che io dovrò
-privarmi del piacere di più ricevervi in mia casa. Provvederò per un
-altro maestro a mia figlia, e non commetterò novellamente l'imprudenza
-di porle a fianco un giovanotto. Spero che non abbiate fatto trasparire
-minimamente ad Emma cotesta follia che vi è sorta nel cervello.
-</p>
-
-<p>
-— Sicchè voi, signor Duca, mi ricusate per vostro genero?
-</p>
-
-<p>
-— Non avreste giammai dovuto concepire sì chimerica speranza, rispose
-il Duca in atto di accomiatare il giovine. Ciò per altro non toglie
-ch'io avrò sempre per voi quella benevolenza di cui spero vi renderete
-più degno, rinunziando finanche alla ricordanza di una tale insensata
-proposta. Avrò cura di farvi pervenire al vostro domicilio gli onorarii che
-vi sono dovuti per le lezioni a mia figlia.
-</p>
-
-<p>
-Il Duca si accingeva ad abbandonare quella conversazione.
-</p>
-
-<p>
-— Un momento, signore, di grazia, un momento. Degnatevi di ascoltarmi
-pochi altri minuti, e poscia ci saremo separati per qualche tempo.
-</p>
-
-<p>
-— Che avete ancora a dirmi?
-</p>
-
-<p>
-— Poche altre parole signor Duca. Dareste voi vostra figlia ad un
-uomo che le recasse una fortuna considerabile?
-</p>
-
-<p>
-— E che non avesse altro che quello di esser ricco? chiese il Duca.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, signore, soggiunse Daniele, ricco, solamente ricco.
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene, rispose il Duca, se quest'uomo fosse un milionario, io
-lo preferirei certamente a sposo di mia figlia. <span class="smcap">Un milione</span> rappresenta
-dieci generazioni di nobiltà. Un milione, è una potenza, è uno Stato, è una
-grandezza.
-</p>
-
-<p>
-— <span class="smcap">Un milione</span>!!! disse cupamente scoraggiato il giovane pianista.
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene, disse sorridendo il Duca, avete voi da offrirmi un milione,
-signor de' Rimini?
-</p>
-
-<p>
-Daniele stette alcun poco in silenzio, indi rispose:
-</p>
-
-<p>
-— Tra due anni, signore, tra due anni forse... Mi date voi la vostra
-solenne parola di onore di aspettare due anni prima d'impegnare la sorte
-di vostra figlia?
-</p>
-
-<p>
-Il Duca il guardò quasi trasognato; sospettò per un momento che il
-cervello di Daniele avesse dato di volta; ma sulle costui sembianze non
-appariva il minimo segno di alterazione mentale.
-</p>
-
-<p>
-— Voi dunque dite...
-</p>
-
-<p>
-— Che tra due anni io potrei offrirvi un milione.
-</p>
-
-<p>
-— Ed io vi aspetto, disse ridendo il Duca.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Sul mio onore, soggiunse il Duca, sempre ridendo.
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene, disse gravemente Daniele, oggi siamo al dì 17 dicembre
-1826. Permettete che io me ne faccia un ricordo sopra un pezzo di carta.
-</p>
-
-<p>
-Sul tavolino era l'occorrente da scrivere. Daniele segnò queste poche
-parole:
-</p>
-
-<p>
-<i>Oggi io Duca di Gonzalvo prometto sul mio onore a Daniele dei
-Rimini di non prendere veruno impegno di matrimonio per mia figlia
-Emma prima che spirino due anni dalla data di questo giorno — Napoli,
-17 dicembre 1826.</i>
-</p>
-
-<p>
-— Firmate, signor Duca, disse Daniele presentandogli la carta.
-</p>
-
-<p>
-Il Duca, dopo di aver titubato per qualche momento guardò Daniele
-con sembianza di pietà, ed appose la firma a quella scritta, quasi per
-compassione dello stato di mente del giovane pianista.
-</p>
-
-<p>
-— Siete contento, signore? dimandò il nobile sorridendo.
-</p>
-
-<p>
-— Contentissimo. A rivederci, signor Duca; a rivederci al 1828.
-</p>
-
-<p>
-Daniele spariva. Il Duca, entrando nelle sue stanze esclamava tra sè:
-</p>
-
-<p>
-— Povero Daniele! Chi lo avrebbe creduto! Egli è folle!
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span></p>
-
-<h3 id="cap6-2">VI.
-<span class="smaller">UN TENTATIVO</span></h3>
-</div>
-
-<p>
-Qual'era il proponimento di Daniele? In che modo sperava egli
-diventar milionario in due anni? Noi nol sapremmo dire e forse
-egli medesimo non era venuto ancora in nessuna deliberazione.
-Nei caratteri come il suo, le risoluzioni vengono sempre
-appresso agli atti di audacia; eglino non pensano che dopo il fatto. Daniele
-era andato dal Duca di Gonzalvo risoluto di fargli la proposta di
-aspettare qualche anno, sperando di accumulare in questo tempo una piccola
-fortuna; ma non avrebbe giammai potuto supporre che quegli avesse
-chiesto un milione. Una così enorme dimanda che il Duca avea fatta
-quasi per burlarsi di lui non fece che esaltare e pizzicare la superbia del
-giovanotto, il quale, accettando quella proposta, avea inteso umiliare il
-nobile e dargli di sè la più alta opinione. Daniele era però fermo di ritornar
-milionario dal Duca di Gonzalvo o di por fine a' proprii giorni; egli
-aveva innanzi a sè due anni. Che cosa non si può fare in due anni? Quali
-e quanti avvenimenti non possono accadere da mutare al postutto lo stato
-di un uomo! Un avvenire di due anni nelle mani di un uomo della tempera
-di Daniele è un secolo, è un tesoro. Le anime volgari, gli uomini
-vegetali, le macchine a respirazione non veggono nel futuro che una
-scempia e materiale ripetizione degli stessi atti della vita, degli stessi
-abiti, dei medesimi noiosi e bassi godimenti sensuali, delle stesse miserie
-ed infermità; ma il genio, l'ardimento, l'elevatezza delle ispirazioni
-percorrono in un giorno il volgere di un anno, e in un anno il volgere di
-un secolo. Simiglianti all'aquila che fende le nubi e sfida i nembi e guarda
-all'altezza del sole, mentre, la nottola e il gufo non sanno elevarsi una
-spanna dalla terra, gli uomini di genio percorrono colla vastità dei loro
-poderosi pensieri uno spazio immenso, mirano all'universo come al solo
-campo dove prender debbono il volo: il tempo e la distanza, i due possenti
-nemici dell'umana attività, spariscono dinanzi alla forza morale di
-questi uomini: la ricchezza, la gloria, il potere, le tre mete degli umani
-desideri, sono raggiunte soltanto da questi uomini, pei quali la creta onde
-<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span>
-sono impastati, le miserie attaccate alla vita sono un impaccio e non mai
-un ostacolo. I prodigi dell'industria umana non sono dovuti che alla eterna
-irrequietezza di questi uomini che non possono capire ne' loro materiali
-e mortali involucri.
-</p>
-
-<p>
-La prima cosa a cui Daniele pensò fu di provvedersi di passaporto
-per l'estero. Egli capiva che bisognava subitamente uscire dal proprio
-paese e porsi in una sfera di attività febbrile, bisognava visitar Parigi,
-Londra, Berlino, Vienna, valicare l'Atlantico e trasportarsi agli Stati-Uniti;
-a Nuova York, a Washington, a Filadelfia. Il suo primo proponimento
-fu quello di dare accademia in tutt'i paesi che avrebbe percorsi,
-spendere in lezioni le ore del giorno e della notte, stringere amicizia colle
-più ricche e nobili famiglie. Oltre a ciò, egli avea deciso di vivere in
-que' due anni il più economicamente che gli fosse possibile, di non ispendere
-un soldo al di là di quello ch'era strettamente necessario: avea
-tutto calcolato, tutto messo in bilancio; ma il risultamento dei suoi calcoli
-era scoraggiante, dappoichè con tutto questo, al capo de' due anni,
-essendogli amica la fortuna e senza impreviste disgrazie, egli non si
-avrebbe trovato che una somma lontanissima dal milione. Ancora che
-avesse guadagnato mille scudi al giorno (il che era da porsi tra le più
-chimeriche speranze) non arrivava a compire l'enorme cifra del milione.
-Ciò nondimeno egli era sicuro di ammassare una somma considerabile:
-ma la sua alterigia si arrovellava all'idea di presentarsi al Duca di Gonzalvo,
-spirati i due anni, senza quella cifra altissima, che il nobile gli
-avea gittato in faccia quasi per ischernirlo ed umiliarlo. Daniele era deciso
-di affidarsi alla ventura, di abbandonarsi agli eventi, di trarre partito
-da tutto e da tutti: era fermo di abbracciare ogni traffico, ogni speculazione
-atta ad accrescere il suo peculio, di arrischiarsi anche al giuoco
-della Borsa: si sentiva nel petto la ispirazione di diventar ricco: il pensiero
-di una viltà che sarebbe rimasta nel più profondo mistero, di un delitto
-che sarebbe rimasto sepolto nelle più fitte tenebre non lo spaventava:
-tutto avrebbe sacrificato al piacere di presentarsi milionario al Duca
-di Gonzalvo e sposare quella superba di Emma.
-</p>
-
-<p>
-Egli avea fermato di partire al primo dell'anno 1827: pochi giorni
-gli avanzavano ch'ei spese in visite di congedo e in aggiustare le sue faccende;
-non volle più rivedere Emma: il sentimento di vanità e di orgoglio
-che in lui era superiore a quello dell'amore, comandogli di allontanarsi
-da Napoli, senza riporre il piede in quella casa, da cui il Duca di
-Gonzalvo l'aveva formalmente espulso: egli non dovea più ritornarvi che
-milionario. Si contentò di mandare al Duca due righe in cui gli dava notizia
-della sua prossima partenza da Napoli.
-</p>
-
-<p>
-Alla vigilia della sua partenza, vale a dire, al 31 dicembre di quello
-anno 1826, Daniele ebbe la solita visita dello straniero che gli portava
-nell'ultimo giorno di ogni mese la polizza di cinquanta ducati. Alla vista
-di quest'uomo un ardito pensiero attraversò la mente di Daniele. Abbiam
-detto che ormai questo giovine più non indietreggiava dinanzi a nessun
-ardimento, a nessuna sconvenienza, a nessuna bassezza: uno solo era lo
-scopo a cui dovea mirare, la ricchezza: qualunque mezzo era ottimo.
-Daniele fece entrare lo straniero nel suo studietto, di cui serrò l'uscio a doppio
-<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span>
-giro di chiave, ficcandosi questa in saccoccia: ebbe eziandio la precauzione
-di situarsi colle spalle al terrazzo che poteva offrire un facile
-scampo allo straniero. Dicemmo altrove che quel terrazzo rispondeva
-benanche nel salotto di dov'era agevole raggiungere l'uscio di scala. Lo
-straniero fu sorpreso di questo insolito ricevimento fattogli dal giovine
-pianista, ma nessun segno di timore apparì sul suo sembiante affatto
-tranquillo e sorridente: il suo volto era al tutto privo di barba al modo
-inglese. Egli rimase all'impiedi dirimpetto a Daniele, che si era comodamente
-rovesciato sopra una seggiola.
-</p>
-
-<p>
-— Piacciavi di sedervi, signore; avrei qualche cosa da dirvi, cominciò
-Daniele visibilmente agitato.
-</p>
-
-<p>
-Lo straniero si sedè dopo aver lasciata la polizza in sulla scrivania
-del giovine, e disse seccamente:
-</p>
-
-<p>
-— Vi ascolto.
-</p>
-
-<p>
-— Io sono persuaso che mio padre o mia madre è quegli che vi
-manda da me ogni mese.
-</p>
-
-<p>
-Daniele aspettò invano una risposta; lo straniero non aprì la bocca,
-nè fece segno alcuno, dal quale il giovine avesse potuto trarre la minima
-congettura; sicchè, dopo alcuni secondi proseguì:
-</p>
-
-<p>
-— Chiunque si sia de' due, e in qualunque luogo si trovi, io sono arcideciso
-di andare a gittarmi nelle sue braccia: un padre o una madre
-non può aver la forza di respingere il proprio figliuolo. Voi mi darete
-l'indirizzo di questa persona che pensa alla mia sorte.
-</p>
-
-<p>
-— Fin dal primo momento ch'ebbi il piacere di conoscervi, mio caro
-Daniele, vi dissi che non avrei potuto rispondere a nessuna vostra interrogazione.
-</p>
-
-<p>
-— Ciò si vedrà, riprese Daniele: io sono risoluto, risolutissimo di
-sapere il nome e l'indirizzo della persona che provvede alla mia vita.
-Voi non avete il diritto di nasconderla alla mia riconoscenza.
-</p>
-
-<p>
-— E voi non avete il diritto d'interrogarmi, signor Daniele.
-</p>
-
-<p>
-— Se non ne ho il diritto, ne ho pertanto la forza, rispose il giovine;
-voi non uscirete di questa casa, senz'avermi rivelato quanto vi chieggo.
-</p>
-
-<p>
-Lo straniero sorrise: neppur l'ombra della collera era nell'espressione
-del suo volto.
-</p>
-
-<p>
-— Mi permetterete di farvi considerare, bel giovinotto, che la ragione
-non vi assiste in quello che ora dite e in quel che pretendete di fare.
-Prima di tutto, sappiate una volta per sempre, e tenetelo bene a mente,
-ch'io non vi dirò niente, assolutamente niente, quando anche la vostra
-follia vi spingesse ad assassinarmi: se io non parlo essendo vivo, pensate
-se potrò farlo essendo morto. Voi quindi non guadagnereste altro,
-uccidendomi, che passare alla Corte Criminale, ovvero rimanendo celato
-il vostro delitto, non otterreste altro che perdere i cinquanta ducati ch'io
-ho la bontà di recarvi in ogni fin di mese. Poi, vi fo riflettere che, ammesso
-ancora ch'io mi lasciassi sedurre dalle vostre parole o intimidire
-dalle vostre minacce, non mi costerebbe gran fatica l'inventare un personaggio
-e un sito, e liberarmi della vostra importunità mandandovi ben
-lungi in cerca di un uomo che non trovereste giammai. Oltre a questo,
-sono nel dovere di dirvi che ogni passo che voi dareste per iscovrire il
-<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span>
-vostro benefattore vi farebbe perdere la costui benevolenza. Vi lascio da
-ultimo amichevolmente considerare che io sono uno di quei pochi, pei
-quali voi siete sempre Daniele Fritzheim e non già Daniele de' Rimini
-vale a dire ch'io conosco esser voi un trovatello: un atto di violenza che
-commettereste contro di me potrebbe spingermi a divulgare il segreto
-della vostra nascita.
-</p>
-
-<p>
-— Voi nol farete, o signore, interruppe vivamente Daniele, il quale
-vedea sfuggirsi di mano il colpo che avea meditato.
-</p>
-
-<p>
-— Io nol farò, sempre che voi vi comporterete meco da onesto galantuomo.
-Rinunziate al pensiero di voler conoscere il vostro benefattore,
-e questi vi amerà dippiù; e forse un giorno...
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene? esclamò Daniele cui un lampo di speranza balenò negli
-occhi.
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene! chi sa! forse un giorno egli stesso chiederà di voi.
-</p>
-
-<p>
-— Ma ditemi, ditemi, di grazia, signore, è egli ricco? è nobile?
-</p>
-
-<p>
-— Non m'interrogate: ben sapete che non posso rispondervi... Ma
-il tempo stringe: abbiate la bontà di farmi la solita quietanza, dappoichè
-ho molte faccende ancora da disbrigare.
-</p>
-
-<p>
-Daniele, con malissima voglia accontentandosi delle ragioni addotte
-dallo straniero, si alzò e andò a scrivere la quietanza che consegnogli
-dicendogli:
-</p>
-
-<p>
-— Eccovi, signore, la quietanza. È questa l'ultima volta che ci vedremo
-in questa casa e in Napoli. Domani io parto.
-</p>
-
-<p>
-— Lo so, rispose freddamente lo straniero.
-</p>
-
-<p>
-— Ah! lo sapete! E chi ve l'ha detto?
-</p>
-
-<p>
-— Il Duca di Gonzalvo.
-</p>
-
-<p>
-— Egli stesso!
-</p>
-
-<p>
-— Egli stesso, ripetè quegli come un eco di Daniele.
-</p>
-
-<p>
-— Sicchè voi, soggiunse questi, frequentate sovente la sua casa?
-</p>
-
-<p>
-— Quasi ogni giorno.
-</p>
-
-<p>
-— Siete suo intrinseco?
-</p>
-
-<p>
-— Intrinsechissimo.
-</p>
-
-<p>
-— E vedete spesso la Duchessina?
-</p>
-
-<p>
-— Non tanto: ella mi guarda con diffidenza, e sembra che mal vegga
-la mia presenza in casa del padre.
-</p>
-
-<p>
-Lo straniero si alzò per rompere a quel punto una conversazione
-ch'egli non aveva voglia di proseguire.
-</p>
-
-<p>
-— Indicatemi, signor Daniele, ripigliò questi, cacciando di tasca un
-portafoglio, indicatemi il paese in cui bramate che vi capiti la polizza del
-mese venturo.
-</p>
-
-<p>
-— Pel mese venturo io sarò a Londra, rispose il giovine.
-</p>
-
-<p>
-Mentre lo straniero segnava colla matite alcune parole nel taccuino,
-Daniele a cui era sorta nella mente un'idea subitanea, si slanciò sull'incognito
-e con mano vigorosa gli strappò il portafoglio.
-</p>
-
-<p>
-— A tuo dispetto saprò chi tu sei e chi t'invia, gridò Daniele con
-occhio demente. In pari tempo suonò con forza un campanello e, aperto
-l'uscio, gridò al soccorso.
-</p>
-
-<p>
-Il suo domestico accorse.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Liberatemi da quest'uomo, gridò Daniele in francese, ei vuole
-assassinarmi, vuole impadronirsi del mio portafoglio.
-</p>
-
-<p>
-Il servo si mosse per porre le mani addosso allo straniero, ma si
-vide appuntate in sul volto le canne di due pistole.
-</p>
-
-<p>
-— Sciagurati, esclamò l'incognito senza il minimo segno di alterazione
-della fisonomia, un passo che diate verso di me vi costerà la vita.
-Giù il portafoglio, signor Fritzheim, o il vostro cervello salterà in aria.
-</p>
-
-<p>
-Non ci era da dubitar minimamente che lo straniero non avesse fatto
-seguire l'atto alla parola. Daniele gittò a terra il taccuino. L'incognito
-vi pose subitamente il piè sopra e comandò al servo di sgombrargli l'uscio,
-tenendo sempre tutti e due a linea delle sue pistole. Il servo obbedì.
-Lo straniero intascò il portafoglio.
-</p>
-
-<p>
-— Quest'atto insensato di violenza mi costringe a privarmi del piacere
-di rivedervi, signor Daniele. Avrò cura di farvi pervenire per altre
-mani la solita polizza che ora vi siete messo a grave rischio di perdere.
-</p>
-
-<p>
-Il domani, all'ora che Daniele si accingeva a salire nella diligenza
-per Roma, una donna, pallida ed emaciata dalle sofferenze, vestita miseramente,
-e tutta cosparsa di lagrime, se gli fece incontro.
-</p>
-
-<p>
-— Lucia!! esclamò Daniele stupefatto.
-</p>
-
-<p>
-— Ho voluto vederti per l'ultima volta; Daniele, rispose costei...
-perdona... io ti amo tanto.
-</p>
-
-<p>
-Gli occhi di Daniele si bagnarono di lagrime.
-</p>
-
-<p>
-— Lucia!... Povera fanciulla!... odiami... odiami... io non
-merito l'amor tuo. In quale stato ti ho ridotta!
-</p>
-
-<p>
-Daniele le strinse la mano.
-</p>
-
-<p>
-— Grazie, grazie, Daniele... or son felice! ti ho veduto, mi hai
-stretta la mano... Dio ti benedica!...
-</p>
-
-<p>
-Daniele avrebbe voluto abbracciarla; il suo cuore era gonfio. Per la
-prima volta egli sentiva un'estrema tenerezza per quella giovinetta.
-</p>
-
-<p>
-— Lucia... Lucia mia...
-</p>
-
-<p>
-Non potè proseguire, perocchè il conduttore facea schioccare la frusta,
-la diligenza era in sul punto di partire.
-</p>
-
-<p>
-— Addio... addio, sorella mia, esclamò Daniele saltando in fretta
-sul montatoio della carrozza.
-</p>
-
-<p>
-— Addio... addio, Daniele, rispondea questa debolmente, perchè
-sentiasi venir manco; il suo volto era addivenuto bianco come cera.
-</p>
-
-<p>
-Un uomo era corso a sorreggere la misera tra le sue braccia. Egli
-era Padre Ambrogio.
-</p>
-
-<p>
-Seduto nella diligenza che avea preso il galoppo, Daniele piangeva!!
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span>
-</p>
-
-<h2>Parte Terza</h2>
-
-<h3 id="cap1-3">I.
-<span class="smaller">UN CAVALIERE DEL FIRMAMENTO<a class="tag" id="tag2" href="#note2">[2]</a></span></h3>
-</div>
-
-<p>
-Manheim è indubitabilmente una delle più belle città dell'Alemagna.
-Situata al confluente di due fiumi, il Neckar ed il Reno,
-e in sulla dritta sponda di quest'ultimo, essa offre a' viaggiatori
-una delle viste più dilettose. Ameni giardini, nei quali
-furono convertiti gli antichi bastioni distrutti dai Francesi, circondano la
-sua forma ovale, a guisa di un vago mazzettino di fiori, nel cui mezzo
-pompeggisi una gentil magnolia. Manheim, residenza di delizie del Gran
-Duca di Baden, città rivale di Carlsruhe, pulita, ben fabbricata, tranquilla,
-dalle larghe e belle strade, dalle case simmetriche come le idee nella testa
-di un Tedesco, Manheim ricorda subitamente al forestiere che per la
-prima volta la visita, i poemi di Goethe e i racconti di Hoffman e di Werther.
-Un filosofo che volesse passar la sua vita tra i libri e le meditazioni
-non potrebbe scegliere in tutta la Germania un paese più acconcio
-allo studio. Le lunghe file di acacie che orlano i pubblici passeggi di questa
-città vi spargono un profumo soavissimo che dà all'anima freschezza
-di concepimenti e serenità di passioni.
-</p>
-
-<p>
-Situato in una delle più amene posizioni di questa famosa città di
-Manheim, e interamente segregato dagli altri edificii, vedesi sbucciar da
-un gruppo di poggetti di vigne un casinetto a pietre bianche e rosse, di
-gotica struttura ma di recenti adorni: una villa pensile si prostende ai
-suoi piedi, dove la mattina in sull'alba si radunano di numerose frotte di
-augelli, e v'intuonano un concerto di voci leggiadrissimo e tale che la
-mente d'un viaggiatore napolitano ritorna tosto con tenerezza a' siti incantati
-del suo paese, sviscerato amor di natura. Una cascatella artificiale
-e tortuosa, balzando sopra una scala di grotticelle e di nicchie di conchiglie,
-si va a perdere in pioggia finissima, la quale, refratta da' raggi del
-sole, rassembra in lontananza una sottil trama d'argento. Quel casinetto
-<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span>
-a due piani comanda un'estesissima veduta del Reno e delle sue rive seminate
-di paesetti.
-</p>
-
-<p>
-Nulla di più vago, di più pittoresco, di più atto a molcere i sensi e
-l'animo quanto l'aspetto di questo solitario ridotto della pace e della serenità.
-Lo sguardo vi si fissa con piacere, con amore e si addentra col pensiero
-nei vialetti di quella villa, nel fitto di quegli alberi dalle ombre più
-ristoranti, nel concavo di quegli scavi artificiosi, misteriosi ritrovi di amore,
-e nell'interno di quegli appartamenti freschi e leggiadri ne' quali
-la mente si figura un essere felice. Questo casino colle sue adiacenze
-viene addimandato il comprensorio di <i>Schoene Aussicht</i> (Belvedere).
-</p>
-
-<p>
-Ed in fatti, un essere privilegiato abitava da parecchi anni in quel
-remoto casinetto, che egli avea comprato con la villa e colle altre delizie
-circostanti. Era un Inglese, per quel che nel paese se ne diceva, benchè
-taluni asserissero che ei fosse il Baronetto Edmondo Brighton, ed altri
-il Conte di Sierra Blonda. Quali il suo titolo ed il suo nome si fossero,
-gli è certo che sul conto di costui correvano le voci più contraddittorie,
-più assurde; e quantunque il proverbio dica <i>vox populi vox Dei</i>, ci era da
-giurare che niente di vero conteneasi nelle dicerie degli abitanti di Manheim
-in sul proprietario di <i>Schoene Aussicht</i>. Come in fatti conciliare e
-sposar tra esse le voci che facevano a calci? Come credere, per esempio,
-che questo personaggio fosse ad un tempo spagnuolo ed inglese? che possedesse
-tanto danaro da potersi comprare tutta la città di Manheim, e che
-poi vivesse come il più modesto borghese? che fosse un uomo dedito agli
-studi ed alla meditazione, mentre si asseriva in pari tempo esser egli interamente
-abbandonato a' piaceri, ed averne fatte tante e poi tante in sua
-giovinezza da scandalizzare il nuovo e il vecchio continente? Chi diceva
-che il Baronetto aveva avuto niente meno che quattro mogli e quindici
-figli; chi giurava che quegli era celibe e che non avea figliuoli: chi affermava
-esser vedovo, e che la defunta moglie aveagli portato in dote tant'oro
-da gittarne nel Reno: alcuni bisbigliavano sotto voce e in aria di
-mistero che il nuovo proprietario di <i>Schoene Aussicht</i> aveva avvelenata
-la moglie per isposare una bella andalusa. Ma egli è necessario deciferare
-il vero tra mezzo a tanto guazzabuglio di cose: noi però ci studieremo
-di dare al lettore sul nuovo personaggio che viene a prender posto
-nella nostra storia tutt'i ragguagli indispensabili per ben conoscerlo e
-giudicarlo.
-</p>
-
-<p>
-Non eran discordi le opinioni sul titolo e sul nome del proprietario di
-<i>Schoene Aussicht</i>, dappoichè questi era nel medesimo tempo il Baronetto
-Edmondo-Isacco Brighton ed il Conte di Sierra Blonda. Aveva ereditato il
-primo titolo qual figliuolo cadetto d'una delle primarie famiglie di Yorkshire
-in Inghilterra, ed il secondo titolo gli era stato venduto assieme alle
-immense possessioni da lui acquistate nel mezzogiorno della Spagna, dov'era
-dimorato per molti anni. Ed ecco in qualche modo accordate benanche
-le voci stravaganti ch'ei fosse ad un tempo inglese e spagnuolo,
-imperocchè, se inglese era per nascita, era spagnuolo di adozione, avendo
-passata nella Spagna gran parte della sua vita. Ed era nel carattere e
-nelle fattezze di quest'uomo un singolar mescuglio del sangue iberico e
-britannico; a tutta la flemma inglese egli accoppiava le calde passioni degli
-Algarvi: era ad un tempo il Don Juan di Byron e il Faust di Goethe.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span>
-</p>
-
-<p>
-Nel tempo in cui il presentiamo a' nostri lettori, il Baronetto non era
-più giovane, ma era ben lontano dall'essere vecchio; di statura regolare,
-di giusta complessione e vigorosa; il suo volto, a metà coverto da densa
-e lunga barba, nella quale si scorgeano appena pochi fili di argento, era
-leggiermente colorato di quel vermiglio che annunzia un rigoglio di salute:
-i suoi occhi castagno cupo erano grandi e pregni di anima; la sua
-testa era calva sul pendio della fronte, e il resto del cranio era coverto
-anzi che nascosto da capelli rasi e monchi. Egli era in tutta l'estensione
-della parola quel che dicesi un bell'uomo. Il Baronetto era stato nella sua
-giovinezza il modello della <i>gentry fashion</i>, vale a dire il più compito cavaliere:
-egli avea libato a centellini le delizie della vita. A simiglianza
-del <i>Child-Harold</i>, poi che ebbe sorvolato in tutta l'Europa e in gran parte
-l'America, egli avea fissato la sua dimora nella Spagna e propriamente
-in quelle terre di fuoco, nell'Andalusia, dove ogni cuore è un vulcano.
-Qualche cosa del cielo di Africa è del cielo della Spagna meridionale, che
-sembra quasi dar la mano alla terra dei Negri. Ci è tra l'Andalusia e l'Africa
-uno stretto rapporto: quasi due sorelle strappate a viva forza dalle
-braccia l'una dell'altra, queste due terre par che si congiungano di soppiatto
-sotto il canale di Gibilterra. Il suolo, le acque, la coltura sono le
-stesse al di qua e al di là dello stretto: Ceuta è spagnuola come Cadice
-è africana.
-</p>
-
-<p>
-Il Baronetto avea comprata, nel cuor delle Algarve, siccome abbiam
-detto più sopra, una vasta tenuta addimandata di <i>Sierra Blonda</i>, imperocchè
-situata a piedi di una montagna su cui era una arena biondissima.
-Questa Contea, abbandonata da secoli per l'aridità delle sue terre infuocate,
-era composta di casamenti a metà bruciati nelle guerre moresche
-e di grandi estensioni di terreno, dette <i>despoblados</i> (spopolati) nelle quali
-il pensiero si rattrista come nei deserti. Questa tenuta col titolo annesso
-era costato al Baronetto seicentomila pezzi duri. In tutta la Spagna egli
-era conosciuto ormai sotto il nome di Conte di Sierra Blonda. Quando, dopo
-lunga fatica, un uomo perviene alla cima della Montagna Bionda, e volge
-uno sguardo intorno a sè, l'anima sua è presa da spavento e da tristezza,
-scorgendo in sul capo un cielo ardente, e intorno intorno alla montagna
-uno spazio immenso arido e solitario, balze a picco, rifugio di uccelli di
-rapina, pendici scoscesi in su le quali neppure un'ombra di vegetazione,
-se togli nel fondo di qualche valle, dove, accanto un fiume o ad un ruscello,
-si vede spuntare un filo di verdura e qualche abitazione che attesta
-la vita e l'industria. Che cosa aveva indotto il Baronetto ad acquistare
-questo deserto? Niente altro che il capriccio e quella specie di stravagantissima
-<span class="smcap lowercase">ECCENTRICITÀ</span> che formava il nucleo del suo carattere e della sua
-vita. A venti anni, padrone di sè medesimo e di una fortuna incalcolabile,
-egli si era fatta una legge d'inventar sempre nuovi piaceri, nuovi divertimenti,
-di uscire dai sollazzi comuni, di assaporare con gusto e raffinatezza
-tutto il pizzicante della vita. Egli non faceva niente di quello che avrebbero
-fatto gli altri giovani dell'età sua e nel suo stato, anzi faceva appunto il
-contrario. Edmondo avea renduto animatissimo quel deserto; giuochi,
-balli, festini, gozzoviglie rallegravano giorno e notte gli appartamenti del
-signorotto, i quali avea fatto addobbare con tutto il lusso e le comodità.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span>
-</p>
-
-<p>
-Tra gli altri stranissimi divertimenti ch'ei soleva prendersi, dobbiam
-notare il seguente: Egli faceva riempir di mobili un casamento e
-adornarlo come per festa di ballo: le suppellettili più costose ne fregiavano
-le sale: si facea poscia chiamare un centinaio di vagabondi, di ladri
-e di uomini facinorosi. A un dato segno ch'ei dava, il fuoco era appiccato
-al casamento; il saccheggio era comandato; e quegli uomini, a rischio della
-vita che sovente vi perdevano, si gittavano nelle fiamme per ispogliar le
-sale del meglio che vi si conteneva. Edmondo godeasi un così fatto spettacolo,
-ad una certa distanza, e nel mezzo dei suoi numerosi amici e compagni
-di follie, i quali sgangheravansi dalle risa, e mettevano alte e selvagge
-strida di esultanza in veggendo gran parte dei saccheggiatori venir
-fuora da quelle crollanti mura col volto e colle mani annerite ed arse:
-come sciami d'immondi animali ch'escono dalla putredine e dalla corruzione.
-</p>
-
-<p>
-Il Baronetto Edmondo si avvezzava con siffatti passatempi alla più
-cinica durezza di cuore. Quando gli si parlava di sentimento, di amore
-appassionato e gentile, ei rispondeva che tutto ciò è buono per quella
-gente che ama di pascersi d'illusioni, ma che la vita presenta un campo
-di piaceri positivi e reali sì vasto da non esserci bisogno di foggiarne
-fittizi e ideali. Un uomo, ei diceva, può cogliere i frutti saporosi dell'albero
-dell'umana vita, senza perdere il tempo a odorarne i fiori.
-</p>
-
-<p>
-Ci sembra superfluo il dire quanto un uomo di questa tempera deplorevole
-dovess'essere pericoloso per la pace domestica delle famiglie.
-Edmondo era pazzo per le donne andaluse. Allorchè gli si metteva innanzi
-la bellezza delle donne inglesi, ei ricorreva subitamente all'autorità
-di Byron, suo autor favorito, e rispondeva coi versi del <i>Child-Harold</i>.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">«Who round the North for paler dames would seek?</p>
-<p class="i01">«How poor their forms appear! how languid, wan, and weak!»<a class="tag" id="tag3" href="#note3">[3]</a>.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Aggiungi che il giovin Baronetto era bellissimo del volto e della persona,
-la quale aveva acquistato proporzioni, forme e vigore negli esercizi
-cavallereschi e nella tempestosa ginnastica di una vita consacrata solamente
-a' piaceri. Egli avea fatto rivivere, a grande scandalo della civiltà
-dei tempi, l'antica razza de' <i>Cavalieri del Firmamento</i>. Eran costoro nel
-numero di dieci, regolati e condotti da Edmondo: vestiti tutti a un modo,
-bene armati e avvolti in mantelli azzurri screziati di stelle d'oro, simbolo
-del Firmamento, uscivano a cavallo da Sierra Blonda in sulla sera e percorrevano
-i dintorni, in caccia di avventure. Qualunque donna capitasse
-ad imbattersi in questi pazzi giovinastri era subitamente rapita, a qualsivoglia
-classe della società fosse appartenuta. Ne conseguitavano lotte,
-duelli e risse. Un tanto scandalo non poteva a lungo durare. Non ostante
-i potenti rapporti e aderenze, una ordinanza reale decretava il bando ai
-novelli Cavalieri del Firmamento. Edmondo e i suoi amici dovettero esiliare,
-il Baronetto si recò a Bajonna, sulla frontiera della Francia; il titolo
-di <i>Cavaliere del Firmamento</i> gli era rimasto.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span>
-</p>
-
-<p>
-Durante la sua dimora nell'Andalusia, il Baronetto Edmondo Brighton
-avea stretto amicizia col Duca di Gonzalvo, capo politico di quella
-provincia, il quale per qualche tempo avea nascosto e coperto agli occhi
-del governo le triste scorrerie del signorotto inglese e dei suoi. Il Duca
-di Gonzalvo era ben lontano dal supporre che un giorno si sarebbe pentito
-di aver conceduto la sua amicizia e confidenza a quel giovine dissipato e
-di pessimo cuore.
-</p>
-
-<p>
-Edmondo andava spesso a Siviglia per visitare il Duca, e questi lo
-accoglieva sempre con quell'amorevolezza che gl'ispirava il carattere
-disinvolto del Baronetto, non meno che le costui espressioni caldissime
-di affetto. Ma lo scopo delle frequenti visite di Edmondo non era già l'amicizia,
-bensì l'amore, essendosi fortemente invaghito della sorella del
-Duca, Juanita, fanciulla di rara bellezza e di bollenti passioni. Il Baronetto
-si abbandonò a quest'amore e con iscopo infernale, perciocchè abborriva
-finanche l'idea del matrimonio. Ma la condanna di esilio che lo
-bandiva dal territorio della Spagna venne, per buona ventura, a rompere
-il filo dei suoi criminosi proponimenti. Edmondo partì per Bajonna, lasciando
-nel cuore di Juanita il fuoco di una vergine passione, e la speranza
-d'una prossima unione. Ma innanzi di partire per Bajonna, il perfido
-Baronetto aveva ordita una trama diabolica per far cadere Juanita
-ne' lacci della seduzione. Nel 1803, il Duca di Gonzalvo fu costretto di
-abbandonar Siviglia, per essere caduto in sospetto del suo governo; e
-scelse per rifugio l'ostello del Baronetto Edmondo che allora dimorava
-a Bajonna, e che lo aveva invitato a trasferirsi quivi colla sorella. Il
-Duca ignorava gli amori dei due giovani, e menava egli stesso l'innocente
-colomba sotto le spirali del serpe affascinante.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span></p>
-
-<h3 id="cap2-3">II.
-<span class="smaller">LA SERPE MORALE</span></h3>
-</div>
-
-<p>
-Juanita cadde nella rete che le fu tesa con astuzia infernale. Diremo
-a suo tempo in che modo il Duca stesso fu tratto in agguato,
-e quali si furono le funeste conseguenze di una colpa, cui la disgraziata
-giovine credette emendare colla morte. Sul capo del suo
-seduttore piombava intanto una maledizione orribile. L'onore oltraggiato,
-i più sacri legami di natura calpestati, l'amicizia tradita e vulnerata nel
-cuore chiamavan giustizia innanzi al Cielo. Noi scorgiamo sempre nelle
-fila degli umani avvenimenti il dito di Dio. Si addensino pure le più fitte
-tenebre in sul delitto: si eluda pure la giustizia degli uomini; si addormenti
-la rea coscienza nei rumori delle feste e nelle febbrili commozioni
-di concitati piaceri; la spada di Damocle penderà sempre in sulla testa del
-malvagio, e le parole del convito di Baldassarre si riprodurranno in tutt'i
-banchetti dell'empio. Edmondo sfuggì vilmente alla vendetta del Duca di
-Gonzalvo. Un istante dappoi che questi discoprì l'orrendo segreto che
-macchiava l'onore del suo casato, il Baronetto era già lungi dal teatro
-de' suoi disordini. Egli abbandonava per la seconda volta l'Europa, senza
-lasciare neppure un'ombra d'indagine sul paese ove intendeva trasferirsi.
-</p>
-
-<p>
-La bella e vasta isola di Cuba in America accoglieva il Cavaliere
-del Firmamento sotto altro nome. Ivi Edmondo non pensò ad altro che
-ad ammassare enormi ricchezze, mercè l'ignobil traffico degli schiavi.
-In pochi anni la sua fortuna, in gran parte dissipata dalle stravaganze
-della sua vita, si rifece e crebbe cotanto che ascese a circa quaranta milioni
-di reali di Spagna, vale a dire a oltre due milioni di piastre. Egli era
-il più gran proprietario di schiavi in tutta l'isola. Tra mille di questi esseri
-infelici raccolti in sulle coste dell'Africa, dobbiam notarne uno che
-diventò carissimo a Edmondo, e meritossi in prosieguo tutta la costui
-confidenza. La ragione di questa predilezione si fu la seguente: Edmondo
-volle dare un giorno a' Cubani lo spettacolo di una lotta di tori, sì comune
-in Ispagna. Egli avea fatto bandire in tutta l'isola che Sir Falstaff (fattizio
-nome ch'ei si era dato) si esponeva per divertimento nel circo a
-<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span>
-combattere contro un toro furioso. Al giorno indicato una folla straordinaria
-ingombrò il recinto formato di mattoni con rilievi di pietra, a somiglianza
-del circo di Jeres in Ispagna. Rizzavasi in mezzo all'arena un
-palo terminato da una specie di loggetta, su la quale si vedea saltellare
-e fare di mille smorfie e piacevolezze un grande orang-utang, vestito da
-buffone de' mezzi tempi, e ligato alla pertica da una catena tanto lunga da
-permettere che l'animale descrivesse un cerchio attorno al palo. Le vestimenta
-dell'orang-utang erano del rosso più cupo ad oggetto di stizzire
-il toro con quel colore di sangue. Dopo vari combattimenti eseguiti da
-schiavi, e varii giuochetti di forza e di agilità, il programma annunziava
-la comparsa di Sir Falstaff. Questi si presentò vestito alla <i>picador</i> (picchiere);
-aveva al suo fianco un <i>matador</i> (uccisore), giovanetto schiavo
-vestito alla turca, con calzoni alla mammalucca, con un sole raggiante
-nelle spalle, e col turbante a foggia di pasticcio. Erano entrambi armati
-di lunghe picche, e lo schiavo portava inoltre nella sinistra mano l'arma
-terribile domandata la <i>mezza luna</i>, la quale è una specie di semicerchio
-di acutissimo acciaio posto alla punta d'una lancia e fatto a forma di
-ronca: un tale strumento serve in particolar modo a tagliare i grandi
-alberi.
-</p>
-
-<p>
-Un toro giovane e vigoroso fu slanciato nel mezzo del circo. I due
-combattenti si erano ritirati per poco per dare il tempo alla bestia di inferocirsi
-alla vista del rosso orang-utang. Ed infatti, il toro, in veggendo
-quel colore addosso alla scimia, mandò un muggito spaventevole e si scagliò
-sovra quell'animale, il quale con un salto fortissimo raggiunse la
-loggetta della pertica, di dove si divertiva a dar la baia al furioso nemico.
-Grandi scrosci di risa che partivano dai seggi degli spettatori accoglievano
-le strida formidabili e feroci del toro che con estrema rabbia faceva
-rapidamente il giro del palo e poscia guardava con occhio di sangue al
-suo motteggiatore avversario, e dava di violente cornate nel mezzo della
-salda pertica, facendola traballare, a grande spavento dell'orang-utang,
-e a grande soddisfazione degli spettatori, i quali sganasciavansi dalle risa
-nel vedere la paurosa espressione della faccia dell'orang-utang ogni volta
-che il toro dava di cozzo nella pertica. E forse guari non sarebbe andato
-che il palo sarebbe caduto sotto i replicati urti della bestia selvaggia, se,
-nel momento in cui questa più sembrava aizzata, e di più feroci muggiti
-facea risuonare l'aere del circo, non fossero apparsi i due combattenti.
-</p>
-
-<p>
-Alle risa generali successe ben presto un gran silenzio: ognuno tremava
-per l'imprudente Sir Falstaff. Il toro, non appena ebbe scorti i due
-nuovi suoi avversari, si slanciò contro di loro con l'impeto del furore eccitato
-in esso dalle smorfie e dagli abiti dell'orang-utang. Edmondo lo
-aspettava a piè fermo, e, quando la bestia fu a certa distanza, egli le cacciò
-ne' fianchi la sua picca con mirabile coraggio ed agilità... Il toro mise
-un ruggito spaventevole, e, quantunque un rivo di sangue uscisse dall'aperta
-ferita, la rabbia lo spinse contro il suo avversario. Edmondo era indietreggiato
-per tener sempre l'animale a distanza della sua lancia, ma questa
-volta il toro diede un balzo sì terribile e tortuoso che Edmondo spezzò
-la picca tra le corna dell'animale senza ferirlo: era finita pel signorotto
-inglese, senza la prontezza dello schiavo che con un colpo della <i>mezza
-<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span>
-luna</i> troncò le gambe al toro nè più nè meno che se fossero stati due sottili
-stinchetti o due rami. Allora la bestia venne uccisa senza pericolo.
-</p>
-
-<p>
-Edmondo era debitore della sua vita al suo schiavo. Fin da quel momento
-gli tolse tutt'i segni di schiavitù e sel tenne come il più caro dei
-suoi amici. Questo schiavo era nato ne' possedimenti inglesi: il colore
-del suo volto era di un pallido olivastro, per modo che pochissimo differiva
-dal volto comune degli Europei: una grande intelligenza, una cupa
-sensibilità, un coraggio di leone e una fedeltà a tutta pruova costituivano
-i pregi di questo giovine che diventò l'anima di Edmondo. Maurizio Barkley
-era il suo nome, che abbiamo visto figurare sulle polizze mensuali
-portate a Daniele dall'incognito straniero, il quale altro non era che lo
-stesso Maurizio. Questo schiavo avea pel suo padrone cotanto affetto e
-venerazione, che rifiutò la libertà che quegli voleva concedergli in premio
-della sua virtù: non ricusò per altro l'istruzione che Edmondo gli
-fece dare, per sempre più rialzarne la dignità di uomo.
-</p>
-
-<p>
-Il Duca di Gonzalvo avea scoverto il ritiro di Edmondo, così che
-questi non fu più sicuro della sua vita in Cuba; partì accompagnato da
-Maurizio Barkley. Dopo parecchi anni di viaggi, il Baronetto si fissò a
-Manheim, dove avea comprata la tenuta di <i>Schoene Aussicht</i> e dove abbiam
-fatto la sua conoscenza. Una compiuta trasformazione si era operata
-nel Baronetto. La sua giovinezza era sparita e con essa tutte le illusioni
-de' piaceri, di cui era sazio e ristucco. La vita ch'egli avea sì follemente
-dissipata e schernita gli diventò così cara, che risolvette di vivere
-il resto de' suoi giorni nella più riposata felicità e nella più esemplare
-saggezza. Non ostante le orgie, gli stravizzi e le strambezze di ogni
-ragione, alle quali si era abbandonato nella sua giovinezza, la sua salute
-di ferro non era giammai venuta manco: egli avea innanzi a sè, secondo
-tutte le probabilità, altri quaranta o cinquant'anni di vita e una immensa
-fortuna; fermò adunque di passare questi altri anni in modo da procacciarsi
-tutt'i più dilicati piaceri, senza mai più mettere a repentaglio la
-sanità del suo corpo. L'odio del Duca di Gonzalvo e la vendetta che questi
-avea giurato contro il Baronetto, davano a costui grandissimo pensiero e
-rattristamento. Quantunque fosse stato quasi impossibile di scoprire il
-suo ritiro a Manheim, ed anche più impossibile di penetrare nei suoi appartamenti,
-pure egli temeva sempre un agguato; laonde, saputo che il
-Duca viveva in Napoli colla sua famiglia, pensò di mandare in questa
-città il fedelissimo Maurizio Barkley ad oggetto d'insinuarsi destramente
-nella casa del nobile spagnuolo, di cattivarsene la benevolenza, e cercare
-di scoprire se quegli avesse formato qualche disegno contro di lui Baronetto.
-Riuscì alle astuzie di Barkley di introdursi nella casa del Duca di
-Gonzalvo e diventare uno de' suoi intrinseci amici. Maurizio scriveva al
-Baronetto tutto ciò che il Duca pensava ed operava, e rassicuravalo pienamente,
-dicendogli che il nobile spagnuolo non conosceva per niente
-essersi il Baronetto ritirato a Manheim.
-</p>
-
-<p>
-I nostri lettori ricorderanno di aver veduto Maurizio Barkley alla
-festa di Lady Boston a Napoli, alla quale era stato presentato dallo stesso
-Duca di Gonzalvo. Un altro scopo e un'altra missione avea il soggiorno
-di Barkley in Napoli, oltre quello di spiare i pensieri del Duca. Diremo
-altrove quali erano questo scopo e questa missione.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span>
-</p>
-
-<p>
-Edmondo menava in quel solitario ritiro di Manheim la vita riposatissima
-di un vero filosofo sibarita. Al disordine della sregolatezza era
-succeduto l'ordine più perfetto: tutto era pensato e sistemato secondo le
-regole della stretta igiene. Un esperto medico di Francoforte veniva a
-visitarlo di tempo in tempo e gli assegnava la qualità del cibo, del riposo,
-del sonno, dell'esercizio. Per premunirsi contro i pericolosi effetti delle
-variazioni atmosferiche, egli si era avvezzato a sottoporsi ogni giorno,
-in levarsi dal letto, allo <i>showerbath</i> (bagno a pioggia) sì comune in Inghilterra
-e in Germania. Edmondo usciva dalla nicchia verticale del bagno
-a pioggia con una vigoria di salute, con una freschezza di mente, con
-un'alacrità di appetito, che il ringiovanivano di venti anni. Egli facea la
-sua colezione, indi passeggiava nella sua villa o si dava a' lavori campestri;
-più tardi gustava i piaceri della lettura, e poscia sedeva ad uno squisitissimo
-desinare inaffiato dal vin del Reno e dallo Xeres. Dopo pranzo,
-usciva a cavallo infino a sera, giunta la quale ei libava le delizie d'una
-parca cena in compagnia di pochi e scelti amici dotti e filosofi.
-</p>
-
-<p>
-Una parte della villa di <i>Schoene Aussicht</i> era coltivata a gentile orticello.
-Edmondo, affin di procacciarsi un salutare esercizio, dava opera,
-come abbiam detto, a' campestri lavori nei quali trovava l'incanto di puri
-ed innocenti piaceri al tutto nuovi per lui. Nell'inverno egli formava diversi
-vivai, intrecciava i tralci delle viti e li copriva di terra per non farli
-offendere dal gelo, passava in rivista i seminati e curava di sviare le acque
-stagnanti; facea preparare e concimare il terreno; nella primavera
-ordinava seminature e piantagioni, sarchiava egli stesso le nocive propaggini:
-nell'està la mietitura richiamava tutta la sua sollecitudine, e la famiglia
-dei fiori tutto il suo amore; poneva all'ombra le viole, badava con
-diligenza agli adacquamenti: nell'autunno trapiantava le mammole; era
-tutto d'attorno agli alveari, cavandone il mele e la cera, e nettando le
-arnie da ogni immondizia; stava ben attento alla maturità dei semi autunnali
-per raccoglierli e farli prosciugare per conservarli.
-</p>
-
-<p>
-In simiglianti occupazioni Edmondo spendeva parecchie ore, e sempre
-ne risentiva grandissimo sollievo. Egli avea studiato in America l'arte
-delle piantagioni; avea però non poche cognizioni di agricoltura Nella
-isola di Cuba, oltre al traffico degli schiavi, le piantagioni dello zucchero,
-del cotone e del tabacco erano state le principali vene della sua ricchezza.
-Quasi ogni mese egli facea fare enormi carichi di cotone e di zucchero
-ai vapori armati pel Mississipi, e vendeva i prodotti delle sue terre ai paesi
-che si trovano lungo la corrente di questo interminabile fiume. Nuova Orleans
-era il centro, nel quale venivano a confluire i capitali di Edmondo,
-che vi teneva la sua principale amministrazione.
-</p>
-
-<p>
-La conversazione del Baronetto era delle più piacevoli ed istruttive,
-ed i suoi discorsi erano pieni di quella trista esperienza che danno i disinganni
-della vita. Egli avea tanto viaggiato; avea veduto tanti lontani
-paesi; era stato in mezzo alle più alte classi sociali, avea trattato gli uomini
-celebri di tutta Europa; ed oggi era al caso di ragionare con aggiustatezza
-di molte cose. Edmondo parlava con grandissima facilità molte
-lingue europee e varie orientali, tra le quali l'araba. Nella sua solitudine
-di <i>Schoene Aussicht</i>, egli coltivava le lettere e le scienze morali; leggeva
-<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span>
-quasi tutti i principali giornali che si pubblicavano nel mondo, e la sera
-faceva cogli amici i suoi comenti su qualche subbietto politico, morale,
-economico o industriale. Le ore serotine ch'ei passava ragionando di filosofia
-e di lettere erano le più belle della sua giornata. Molte volte si
-pentiva di aver dissipata la sua giovinezza, e diceva che il filosofo di <i>Schoene
-Aussicht</i> avea maledetto il Cavaliere del Firmamento. Ma era egli parimenti
-pentito degli errori e delle follie della passata sua vita? Si doleva
-dei mali gravissimi che avea cagionati a tante disgraziate famiglie? Mal
-potremmo dirlo, imperocchè sulle ruine di quell'anima non ispirava l'alito
-dolcissimo e vivificante della grazia celeste. La saggezza umana, ch'è
-follia dinanzi agli occhi di Dio quando è confidente in sè sola ed orgogliosa,
-e l'età, l'inesorabile medicina della febbre delle passioni, aveano soltanto
-influito a cangiar quell'uomo; benchè la cagione precipua del mutamento
-che si era fatto in Edmondo fosse il segreto della Provvidenza, di che or
-diremo.
-</p>
-
-<p>
-Edmondo era stanco del passato ma non pentito. La sua anima era
-un vulcano estinto da cui esala tuttora un'afa mortale. Egli era sempre
-materialista.
-</p>
-
-<p>
-Ciò nulla di manco, non era possibile il credere che il proprietario
-di <i>Schoene Aussicht</i> fosse il medesimo uomo che il Baronetto Brighton,
-il Conte di Sierra Blonda, e Sir Falstaff. Tra questi ultimi e il primo ci
-era quella barriera che separa la saggezza dalla follia. Edmondo era
-tutt'altro uomo da quello che era stato nella sua giovinezza. Abbiam detto
-che la precipua cagione del suo cambiamento era il segreto della Provvidenza.
-Che cosa dunque aveva oprato una tale straordinaria trasformazione?
-Un pensiero che era la serpe morale posta da Dio nel cuor di
-quest'uomo che tanto aveva oltraggiato le Divine sue leggi. Questo pensiero
-era la <span class="smcap">Paura della morte</span>. Edmondo perciò non era felice. Mirabil
-castigo della Divina giustizia! Attraverso le delizie ond'ei si circondava,
-e nello stato della più perfetta sanità, quell'uomo avea molto spesso
-e quasi ogni giorno momenti di tristezza e di disperazione pensando che
-un dì egli doveva abbandonar la vita. Quando l'ora della sua morte fosse
-suonata, i suoi milioni non l'avrebber ritardata neppur d'un minuto! Orrendo
-pensiero che il rendea tristo e taciturno per ore intere, sepolto nella
-più desolante melanconia: Non era tanto il pensiero di dover finire che gli
-dava rovello e tristezza, quanto un altro pensiero che ne derivava qual
-conseguenza. Edmondo era preso da raccapriccio e da orrore pensando
-che il suo corpo nutrito con tanta ricercatezza, godente di tutte le dolcezze
-della salute e delle dovizie, conservato con quanto ci è di meglio
-nei regni vegetali ed animali, il corpo ch'egli tanto amava ed al quale
-prodigalizzava le più tenere cure, sarebbe stato un giorno abbandonato
-a pasto dei vermi della terra!!
-</p>
-
-<p>
-Edmondo fremeva, e non rare volte rompeva in codarde lagrime pensando
-al suo <span class="smcap lowercase">CADAVERE</span>!!
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span></p>
-
-<h3 id="cap3-3">III.
-<span class="smaller">LE NOTTI DI EDMONDO</span></h3>
-</div>
-
-<p>
-Il proprietario di <i>Schoene Aussicht</i> diveniva ogni giorno vie più
-tristo e impensierito: a stento i suoi amici il traevano qualche
-volta dalla concentrazione in cui cadeva. Edmondo incominciava
-a fastidiarsi benanche di quegli innocenti piaceri che avean dato
-alla sua anima serenità di sentimenti della natura. La sua conversazione
-languiva per difetto di attenzione in lui; poco parlava, e pochissimo parea
-che prestasse ascolto a' ragionamenti de' suoi dotti visitatori, a' quali non
-isfuggì lo stato del Baronetto, e più volte il richiesero della cagione della
-sua ipocondria. Colui dava sempre vaghe risposte, e negava che avesse
-motivi di essere sovra pensieri, ovvero adduceva per causa qualche disavventura
-immaginaria. Ma il sorriso non più ispuntava in sul labbro di
-Edmondo, la cui salute incominciò a risentirsi della prostrazione del suo
-spirito. E quanto più egli si accorgeva di dar giù nella salute, tanto
-più crescevano in lui le apprensioni, l'abbattimento, i fantasmi della
-morte e le agonie d'una debolezza di spirito singolare e straordinaria. Invece
-di procacciarsi distrazioni, egli prendea diletto ad immergersi nel
-fitto pensiero che il torturava. È questo appunto uno de' più strani fenomeni
-dell'umana natura, che cioè l'uomo trovi una certa voluttà nel pensare
-continuamente a quelle cose che più gli danno argomento di pena e
-di melanconia. Lo sventurato si attacca alla sua sventura, si ammoglia
-con essa, la tiene strettamente abbracciata con sè: vi s'inebbria fino alla
-mattezza: ogni distrazione gli riesce pesante, amara, importabile. Egli
-ama soltanto di sentir parlare della sua sventura; detesta chiunque cerca
-di strapparlo per poco dall'idolo suo, e maledice quella mano che si studia
-di arrecargli balsamo e sollievo.
-</p>
-
-<p>
-Oh se la malinconia di Edmondo fosse stata figlia del pentimento!
-Oh se il pensiero della morte fosse stato ispirato in lui dalla religione!
-Egli sarebbe stato felice, pienamente felice, imperocchè vi ha nella vita
-de' momenti in cui l'anima sente il bisogno di contristarsi, in cui, esaurito
-quel circolo limitato di usuali svagamenti, essa non può trovare un
-<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span>
-godimento che nella tristezza; non già quella tetra ch'è figlia di gravi infortunii,
-o cagionata da tormentosi rimorsi, il cui solo falso raggio di speranza
-è il nulla della morte, e che ama di pascersi nelle tenebre della
-notte o fra gli orrori delle tombe; non già quella disperata e funesta in
-cui cade il cuor d'un padre o d'una madre nel veder languire gli amati
-figliuoli nella miseria, o da altra simigliante sventura oppressi; ma sibbene
-quella cara e misteriosa tristezza che nasce nell'anima dall'innato
-amore del sublime e del bello; quel sacro dolore, che diffondono sul cuore
-le pagine de' salmi o le tenere carte Davidiche: quella tristezza a cui ne
-invita il racconto di qualche nobile azione, di qualche compassionevole
-avvenimento; quella dolcissima tristezza infine, di che inebbriano la nostr'anima
-il patetico suono delle onde del mare, il mormorio delle vergini
-foreste, un gemito dell'aura nel silenzio della sera quando si medita
-sulle ruine coverte di edera e di muschio, un raggio di luna che segna
-sul terreno la croce di selvaggia tomba.
-</p>
-
-<p>
-Avvi un'altra sorta di tristezza, necessaria all'anima, come la medicina
-al corpo infermo, ed è questa la tristezza del pentimento. Ah! chi
-mai non sentì una volta almeno in vita la necessità di questa tristezza?
-Augusta figlia della religione, sublime tristezza del pentimento, tu sei sacra
-come la voce della virtù, inviolabile come l'innocenza, soave come la
-speranza; per te l'uomo volge atterrito uno sguardo al passato, ed interroga
-gli anni scorsi nell'obblio della vita; è per te che un raggio di calma
-penetra il cuore dell'uomo colpevole, e diffonde sulla sua anima quella
-beata tranquillità dell'innocenza, a cui sortilla il Creatore.
-</p>
-
-<p>
-Ma il codardo affanno di Edmondo non provveniva, siccome dicemmo,
-dal pentimento. Una idea fissa e terribile il perseguitava, un'immagine
-che gli mettea il ribrezzo e lo spavento nell'anima: il suo Cadavere!
-</p>
-
-<p>
-Edmondo facea paura a sè medesimo, appunto come gli avrebbe
-fatto paura il suo cadavere, se egli lo avesse veduto. Questa fissazione
-era in lui mantenuta ed eccitata dal continuo riguardar ch'ei faceva sovra
-i dipinti di un gran volume di anatomia e di osteologia, nel quale erano
-varie grandi tavole con disegni dello scheletro e del corpo umano spogliato
-de' suoi naturali tegumenti. Oltre di che, il forsennato si abbandonava
-con delizia alla lettura de' libri più tristi e malinconici. Di notte
-tempo, e quando la natura, e gli uomini riposano, quando l'infelice che
-ha pianto ritrova nelle braccia del sonno il conforto e la calma, quando
-nessun esterno oggetto colpiva più i suoi sensi, Edmondo si mettea col
-pensiero faccia a faccia col suo Cadavere. Avvolto nelle seriche sue coperte,
-colle pupille spalancate, fisse sulla lampada d'oro che rischiarava
-la vasta sua camera da letto, immobile e freddo, il milionario immergeva
-il tremante pensiero nelle visceri della terra, e con orribile minutezza
-s'immaginava al vivo la dimora del proprio corpo colà dove tutto è silenzio
-e oscurità. Ci sforzeremo di ritrarre, per quanto ci sarà possibile con
-parole, le immagini che si affacciavano alla mente di quell'uomo nelle ore
-notturne, e quando il sonno fuggiva dai suoi occhi deliranti.
-</p>
-
-<p>
-Edmondo si vedea disteso in angusta bara ricoperta da sei palmi di
-terreno: l'aria, lo spazio e la luce erano scomparsi: ei si sentiva in sul
-petto il peso della terra, sulla quale più non dovea riporre il piede, quella
-<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span>
-terra su cui egli avea signoreggiato col suo oro, e che pareva tanto angusta
-all'ardenza de' suoi piaceri. Le voci degli uomini, i canti serotini,
-le parole dolcissime di amore e di amicizia più non colpivano le sue orecchie:
-nessun rumore! nessuna voce!! Il silenzio, assoluto, eterno, il circondava!
-Edmondo si sentiva consumar la carne: e le ossa, che prima
-erano ascose, discoprirsi a poco a poco. La corruzione, figlia della morte,
-abbrancava la sua preda; e i vermini, figli della corruzione, se ne impossessavano
-e penetravano a schiere, a migliaia nell'organismo in isfacelo.
-L'organismo del corpo, la più bella opera della natura, il capolavoro
-della Creazione, la lunga e penosa fattura delle visceri d'una madre,
-quell'organismo che dava sussulti di amore, di tenerezza, d'ineffabili
-angosce al cuore de' genitori; che per tanti anni la natura avea protetto
-contro le esterne ingiurie della materia bruta, quell'organismo tessuto
-con tanta profonda saggezza divina, miracolo quotidiano, magistero sublime,
-perfezione della materia, marciva qual succida poltiglia, pasto
-d'immondi animali senza nome, ignoti forse all'uomo vivo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Se domani mi cercherai più non sarò</span>: Queste sacre parole faceano
-raccapricciare e rizzare i capelli al milionario. Egli guardava attorno a
-sè con ispavento, interrogava i palpiti del suo cuore, i battiti del suo polso,
-per assicurarsi della vita. La lampada d'oro che illuminava la camera
-prendeva strane forme a' suoi occhi, e le ombre che sprolungava in sulle
-pareti si trasformavano in oggetti sepolcrali. Il pensiero di Edmondo era
-fisso, inchiodato alla bara, e la fissazione era tale, e l'esaltamento della
-fantasia era così grande che il misero si credea già divenuto cadavere.
-Un'agghiacciata immobilità lo colpiva: i suoi occhi più non iscorgeano
-la fosca luce che ondeggiava incerta e ombrosa in sulle sue pupille, quasi
-trasparenza di un funebre lenzuolo: le sue braccia e le sue gambe sembravano
-rifiutarsi alla sua volontà, sorprese dal ghiaccio di morte. Edmondo
-si ridestava con balzo convulsivo di questa tremenda illusione; si
-alzava a metà sul suo letto, pallido, cogli occhi stralunati, colla barba che
-parea sollevarsi di spavento come i peli dell'istrice: egli afferrava la
-corda di un campanello e con violenza estrema suonava al soccorso; e
-comandava al cameriere di accendere i torchietti dei doppieri in sulle
-mensole, di schiudere le imposte dei terrazzini, di starsi vicino a lui, di
-fargli udire la sua voce. Il cameriere eseguiva, stupefatto dalla stranezza
-de' comandi del suo padrone. Qualche volta i lumi rimanevano accesi per
-l'intera notte e non erano spenti che in sull'alba, ora in cui sulle stanche
-pupille di Edmondo scendeva il ristoro del sonno. L'infelice più non
-dormiva che colla luce del giorno.
-</p>
-
-<p>
-Simiglianti notturni fantasimi erano più terribili ancora quando il
-misero era preso dalla paura che cagionavagli il pensiero di essere sepolto
-prima ch'ei fosse in realtà spirato. Gli esempi che si citavano di
-persone, le quali, per apparenza di morte, erano state portate alla tomba
-ancora viventi faceano sollalzare i capelli del ricco Baronetto, e gli metteano
-la febbre nelle vene, il delirio nella ragione. Egli leggeva sempre
-un'opera tedesca intitolata, <i>La morte apparente</i>, nella quale con molti argomenti
-si dimostra la facilità di esser tratti in inganno su gli esterni
-segni di morte.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span>
-</p>
-
-<p>
-Talune notti Edmondo, non potendo trovar calma nel letto in cui
-vedea la tomba, e sul quale ei pensava che dovea rimaner cadavere prima
-di essere trasportato all'ultimo soggiorno, si alzava, si vestiva, e
-dava di lunghi passi nella sua camera, stordendosi col rumore delle proprie
-pedate. Coverto da lunga veste di camera, colle braccia incrociate,
-quella sua lunga barba nera spiccava in sul volto pallidissimo e dava alla
-sua persona l'apparenza di un fantasma che percorresse quel vasto appartamento.
-Alcune altre volte egli si addormentava sovra una poltrona;
-ma non sì tosto avea chiuso le palpebre, sogni terribili se gli affacciavano
-all'egra fantasia. Gli sembrava di esser tolto di peso dalla poltrona
-dalle braccia di due nerboruti becchini, i quali il deponevano in una
-cassa mortuaria a dispetto delle alte strida ch'ei gittava, e gl'inchiodavano
-sul capo un coverchio di ferro. E mentre que' barbari si accingevano
-a porlo nella bara, ei vedeva tanta gente nella sua camera, e tra
-le altre persone distingueva due donne e tre giovani robusti e pieni di
-vita, che si affrettavano ad aprire gli armadi e i cassettini per impadronirsi
-del suo oro. Ci era benanche una donna dalle chiome sparse sulle
-spalle, dagli occhi bellissimi e neri come la notte, la quale rideva... rideva
-a sganascio dappresso al cadavere di lui, e mostravagli una larga
-ferita che si era fatta nel seno, e additavagli un bambino macilento che
-le giaceva ai piedi. Il rumore e le grida di esultanza che risuonavano in
-quel vasto appartamento soffocavano i gemiti di lui che si dibatteva sotto
-i pugni de' becchini.
-</p>
-
-<p>
-Edmondo si svegliava da questi sogni con un batticuore insopportabile,
-e più non potea richiudere le palpebre, anzi temeva di riprender
-sonno per non essere novellamente torturato da larve di tal natura.
-</p>
-
-<p>
-Da oltre un anno, Edmondo era vittima della sua fantasia. La sua
-fissazione lo avea talmente ridotto a male ch'egli si affrettava a grandi
-passi verso quello stato, cui tanto temeva. Il milionario parea che avesse
-fretta di divenir cadavere. Eragli nonpertanto rimasto bastante filo di
-ragione per fargli concepir rossore della sua propria debolezza, sì che
-mai non ebbe il coraggio di svelare la cagione delle sue sofferenze. Ma
-si avvide ben presto che bisognava trovar rimedio a tanto male; fermò
-quindi di vincere la ripugnanza ch'egli aveva a far palese la strana causa
-del deterioramento della sua salute. Il domani, ben per tempo, scrisse
-al suo medico di recarsi sul momento a <i>Schoene Aussicht</i>.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span></p>
-
-<h3 id="cap4-3">IV.
-<span class="smaller">UN RIMEDIO</span></h3>
-</div>
-
-<p>
-Il domani, nella prim'ora del mattino, il Dottor Weiss di Francoforte
-si faceva annunziare al Baronetto Brighton. Costui si
-era da qualche ora alzato dal letto ch'era divenuto per lui più
-tormentoso di uno spinaio. Una limpida giornata di giugno incominciava
-il lungo suo corso. Un fresco venticello baciava le cime delle
-acacie, correva allegro e pazzognolo lunghesso i viottoli ombrosi della
-villa di <i>Schoene Aussicht</i>, e rapiva i primi profumi dei fiori, trasportandone
-gran parte nella camera da letto di Edmondo, il terrazzino della
-quale era dischiuso.
-</p>
-
-<p>
-Il milionario si era appoggiato alla ringhiera del terrazzo: il sereno
-del cielo, le balsamiche aurette di primavera, il concerto degli augelli,
-il tremolare delle fronde, aveano per poco discacciata la negra nebbia che
-premea l'anima di Edmondo, ed avean dato a' suoi pensieri altro avviamento
-non così malinconoso. L'annunzio della visita del medico gli giunse
-grato come foriero di guarigione. Edmondo fece entrare il Dottor Weiss
-in un gentil salottino di conversazione, attiguo alla camera da letto, ed
-ei pure entrovvi e si sedè, invitando il medico a far lo stesso.
-</p>
-
-<p>
-— Vi trovo molto cangiato dal giorno in cui ebbi ultimamente l'onore
-di visitarvi, signor Conte, cominciò il medico — Non sono che quindici
-giorni all'incirca, e rinvengo sul vostro volto le orme di una devastazione
-che mi dà pensiero e pena. Che vi è accaduto in questo lievissimo
-tempo?
-</p>
-
-<p>
-— Non so, Dottore, rispose Edmondo, ma io sto male, malissimo;
-sono più di dieci giorni che il sonno sembra fuggire dagli occhi miei, o,
-se talvolta una cascaggine mi sorprende e un filo di sonno si stende sulle
-mie stanche palpebre, è peggio, perciocchè uno sciame d'immondi fantasimi
-mi vola sul capo, strarnazzando le ali su tutto il mio corpo. E non
-ci è modo di sottrarmi a questa orrenda pressione che mi uccide, che mi
-conduce alla tomba, che mi rende cadavere!... cadavere!
-</p>
-
-<p>
-Pronunziando queste due ultime parole, il Baronetto fremè: il suo
-<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span>
-sembiante s'infoscò talmente che il medico ne fu sorpreso e guardollo
-fisamente.
-</p>
-
-<p>
-— Datemi il vostro polso, signor Conte.
-</p>
-
-<p>
-Dopo di aver esplorato il polso del Conte per qualche momento, il
-medico disse, come se avesse parlato fra sè:
-</p>
-
-<p>
-— È strano! il polso è convulso!
-</p>
-
-<p>
-E tornò a riguardar negli occhi l'infermo, procurando scavargli i
-pensieri e lo stato dell'anima.
-</p>
-
-<p>
-— Una violenta e tormentosa passione vi agita, signor Conte, gli
-disse indi a poco; le profonde occhiaie solcate sul vostro volto, i battiti
-irregolari e convulsi del vostro polso, i fantasmi della vostra mente;
-tutto mi rivela che voi siete sotto l'impero di un patema di animo. La
-vostra infermità non è di quelle che caggion sotto l'esplorazione dell'arte;
-fa d'uopo ricercarne altrove l'origine: emmi d'uopo di tutta la vostra illimitata
-confidenza. Parlatemi francamente, signor Conte; pensate ch'io
-sono per voi qualche cosa di più di un medico, son vostro amico.
-</p>
-
-<p>
-Il Dottor Weiss distese la mano al Baronetto, il quale gliela strinse
-macchinalmente, e disse dopo pochi momenti:
-</p>
-
-<p>
-— Dottore, io vi estimo amico e de' più leali, e però non avrò onta
-di palesarvi quello che soffro, a patto che le mie parole rimangano sepolte
-in voi. Un'invincibile ripugnanza mi ha finora tenuto dall'aprirvi
-l'animo mio. Mi promettete di non rivelare ad alcuno quanto sarò per
-dirvi? Io mi confido all'amico, e aspetto dal medico la mia salvezza.
-</p>
-
-<p>
-— Parlate liberamente, signor Conte, vi giuro che serberò il segreto.
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene, Dottore, sappiate che da oltre a un anno uno strano fantasma
-avvelena la mia vita. La notte sopratutto, la notte io gemo sotto la
-pressione di questo incubo morale che mi strugge, che mi succhia il sangue
-nelle vene, che mi spinge a grandi passi alla tomba.
-</p>
-
-<p>
-— Qual'è mai cotesto fantasma? chiese con premura il medico.
-</p>
-
-<p>
-— Il mio cadavere! rispose cupamente il Conte e abbandonando il
-capo sul petto, compreso dal più mortale scoraggiamento.
-</p>
-
-<p>
-— Il vostro cadavere! sclamò il Dottore in atto di chi non ben comprenda,
-quello che gli si dica; non vi capisco, signor Conte; mi fa mestieri
-intendere più chiaramente l'indole di un tale fantasma.
-</p>
-
-<p>
-— Ah! Dottore, non vedete ch'io soffro a parlarne? Come farò per
-farmi comprendere? Non vi ho detto abbastanza allora che vi ho nominato
-il mio crudel nemico, il vampiro che mi consuma la carne, che scopre
-le mie ossa, che rode i miei visceri, e che mi annienta... mi distrugge?
-Il mio cadavere! Egli è... là, sempre rimpetto a me, con quegli occhi
-socchiusi e velati dalle tenebre della morte, colla bocca spalancata,
-livido... immobile come un pezzo di cera; il mio cadavere abbandonato
-sul letto dell'estrema agonia!... Vedete quelle persone che passano da
-costa ad esso; sembran paurose di svegliarne il sonno!... Chiunque se
-gli avvicina rattiene il fiato per tema di fiutare le putride esalazioni di
-quel corpo, sul quale incomincia la seconda opera della natura, il lavoro
-di decomposizione. Gli elementi dell'aria atmosferica, quegli elementi
-che per tanti anni han lavorato a conservar la vita, ora si affrettano a
-<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span>
-ripigliarsi il frutto dell'opera loro, appropriandosi le molecole che si
-staccano da quelle ruine di organizzazione. Ogni minuto secondo, strappa
-o disfà una fibra di quel corpo il quale perde... sempre senza mai più
-acquistare. Tutta la natura si gitta, come uccello di rapina, su quel suo
-figlio, alla cui conservazione ella avea fatto concorrere tutte le sue forze;
-ed ora si affretta a disfare quel dilicato tessuto... Nelle tenebre si compirà
-questo lavoro di decomposizione, siccome nelle tenebre si era compito
-il lavoro di formazione: le visceri di una madre crearono, le visceri
-della terra consumeranno: nove mesi ci vollero per formarlo, e forse
-NOVE MESI ci vogliono per disformarlo interamente: quel primo tempo fu
-contato co' palpiti di un amore ineffabile, l'amor materno; il secondo
-tempo chi mai l'ha calcolato? Oh... il mio Cadavere!... le visceri del mio
-amore, abbandonato da tutti e da tutto! abbandonato alla terra, sua crudel
-nemica, alla creta che lo abbranca per farne creta, a' vermini che
-ne fanno la loro abitazione! E chi sa dirmi quello che soffrirà il mio povero
-cadavere? Chi conosce i misteri della tomba? Non può forse avvenire
-che l'antica magione del pensiero risenta l'orrore del sepolcro?
-Chi mi assicura che il cadavere non soffra nel vedersi strappato da' beni
-della vita, da quanto egli ha amato in sulla terra? Oh! il sonno della
-morte sarebbe men duro se i nostri corpi non rimanessero esposti agli
-orribili ospiti delle visceri della terra! Se potessimo in morendo avere
-la dolce consolazione di sapere che coloro i quali ci hanno amati non abbandoneranno
-le nostre spoglie! Il mio Cadavere!... il mio povero Cadavere
-abbandonato da tutti!... da tutti!
-</p>
-
-<p>
-Edmondo ruppe in lagrime, come un bambino.
-</p>
-
-<p>
-Il Dottor Weiss aveva attentamente seguito le parole del Baronetto,
-la cui eloquenza era eccitata dal favorito soggetto della sua orribile fissazione.
-Non ci era più dubbio! Il medico avea tutto compreso, tranne
-una cosa, che dovea pur formare il perno delle sue argomentazioni. In che
-stato si trovava la coscienza del Conte? Gli è vero che la fissazione di lui
-e i fantasmi, che il maceravano non erano dell'indole di quelli che soglion
-morder l'anima dei rei; ciò non per tanto una tale angosciosa fiacchezza
-di spirito in un uomo forte, vigoroso, che avea veduto il mondo, che aveva
-arrischiata tante volte la vita, che era stanco e sazio di tutti i piaceri: una
-tale fiacchezza di spirito era inconcepibile senza una prepotente cagione
-morale, la cui mala radice era forse nella coscienza di lui. Ad ogni modo,
-lo stato di Edmondo era tanto deplorabile in quanto che l'infermità non
-era del genere di quelle che vanno sottoposte alla disamina e curagione
-dell'arte medica; ei bisognava operare sul morale e trovar rimedi nella
-filosofia e nella religione. Edmondo era ricaduto nel suo cupo abbattimento,
-dal quale il Dottor Weiss si affrettò di trarlo.
-</p>
-
-<p>
-— Tutto ho compreso, signor Conte, dissegli il medico: trista è la
-situazione dell'anima vostra, ma non è da disperare. Prima di tutto, permettete
-che vi faccia un'interrogazione. Vi ricordo che in questo momento
-io sono amico vostro, e che entrambi dobbiamo cercare una via che ci
-guidi alla desiderata guarigione. In che stato si trova la vostra coscienza?
-</p>
-
-<p>
-— Che intendete dire, Dottore? dimandò esterrefatto il Conte, credendo
-che il medico volesse disporlo per l'ultimo viaggio.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Intendo dire, soggiunse questi, che la riparazione di qualche male
-involontario da voi cagionato potrebbe essere il più efficace rimedio contro
-i fantasmi che vi assediano. Una buona coscienza è il miglior guanciale
-su cui si trovi leggero il sonno e ristorante.
-</p>
-
-<p>
-Edmondo abbassò il capo e nulla disse. Questa volta egli avea compreso
-il vero sentimento delle parole del Dottore.
-</p>
-
-<p>
-— Signor Conte, ripigliò questi che dal silenzio dell'infermo avea già
-sospettato non esser monda di colpe la coscienza di lui — non è mio intento
-il voler entrare ne' segreti della vostra vita. Iddio solo scruta i cuori
-e giudica gli uomini: ma è mio debito di rischiarare la vostra mente sulle
-probabili origini del funesto e straordinario malore di cui siete vittima.
-Se la radice del male stesse nel vostro organismo e nelle funzioni che ne
-dipendono, io sarei obbligato di cercare con accuratezza la cagione di un
-tale disordine per apportarvi salutari medicamenti; ma la serpe non istà
-nel vostro organismo, signor Conte, bensì là... nel fondo della vostra
-anima, dove non è dato all'occhio umano di addentrarsi. A me basta
-l'aver su questo richiamata la vostra attenzione. Mi permetterò di farvi
-eziandio osservare che la via del pentimento è la più bella che vi si offra
-e la più atta a ridonarvi la pace smarrita e a bandire le tristi e lugubri
-immagini, sotto il cui impero voi soccombete. Siete ancora giovine, ricco
-e di valida salute; avete ancora innanzi a voi una lunga serie di anni. Se
-una colpa ha bruttata la vostra coscienza, se una follia giovanile vi pesa
-in sul cuore, volgete al cielo il vostro sguardo, implorate la Divina clemenza,
-riparate, se è possibile, al male che avete fatto; se l'innocenza
-è bella, il pentimento è più nobile; l'anima vi si ritempera, vi si fortifica
-e vi attinge la calma e la gioia. Che se niun rimordimento è nel vostro
-cuore, se una singolare attitudine ipocondrica del vostro spirito è la cagione
-del tristo fantasma che tormenta le vostre notti, non saprei indicarvi
-altro rimedio più efficace che la distrazione.
-</p>
-
-<p>
-— La distrazione! mormorò tristamente il Baronetto, e dove trovarla?
-E l'anima mia non si rifiuta forse ad ogni maniera di svagamento?
-</p>
-
-<p>
-— Fa d'uopo sforzarsi alla distrazione, signor Conte; ei bisogna che
-non istiate solo in nessun'ora del giorno, e se è possibile, della notte: bisogna
-che vi mettiate nell'attività de' piaceri, che frequentiate le riunioni,
-i teatri. Oltre a ciò, vi propongo un rimedio della cui riuscita molto mi
-riprometto; esso vi costerà un po' d'oro.
-</p>
-
-<p>
-— Dell'oro? E che non darei per riacquistar la mia salute e la tranquillità
-del mio spirito? Parlate, parlate. Di che si tratta? Che debbo fare?
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene, signor Conte, il rimedio ch'io vi propongo è il seguente:
-Abbiamo a Manheim un giovine pianista italiano che ha destato in pochi
-mesi l'ammirazione e la simpatia di Europa. Egli ha dato accademie a
-Parigi, a Londra, a Berlino, a Vienna: ier sera si è fatto udire in questo
-teatro di Manheim, ed ha prodotto tale entusiasmo, che pochi suonatori
-possono vantare un sì bel successo. Voi gli scriverete, signor Conte, e
-lo inviterete a passar con voi un mese o due: i soavi accordi ch'ei sa
-trarre dal piano-forte avranno forza di strapparvi dai vostri bui pensieri:
-la sua compagnia vi rallegrerà, quasi novello Davide porrà in fuga la malinconia
-del nuovo Saulle.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Che nome ha questo giovine?
-</p>
-
-<p>
-— Daniele de' Rimini.
-</p>
-
-<p>
-— E credete che la musica sarà capace di ridonarmi la serenità dell'animo?
-Credete che le armonie del piano-forte varranno ad allontanare
-dalla mia mente l'immagine del mio Cadavare?
-</p>
-
-<p>
-— Io lo spero, signor Conte.
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene io tenterò questo mezzo: dimani il giovine pianista italiano
-Daniele de' Rimini avrà stanza in questo casino.
-</p>
-
-<p>
-Un servo pose termine alla conversazione, annunziando che il bagno
-a pioggia era pronto.
-</p>
-
-<p>
-La sera di questo giorno, Daniele de' Rimini riportò un altro trionfo.
-Dopo l'accademia, gli abitanti di Manheim, trasportati di entusiasmo pel
-suonatore italiano, l'aveano accompagnato infino all'albergo dov'egli avea
-stanza. Correndo la stagione de' bagni, Manheim era zeppa di forestieri,
-e il teatro era de' più animati e brillanti. Daniele, siccome abbiamo accennato,
-aveva in pochi mesi percorso le prime capitali di Europa: la fama
-il precedeva dappertutto, e un trionfo lo aspettava in ogni paese in cui si
-faceva udire a suonare. La sua giovinezza, l'avvenente malinconia del suo
-volto parlavano in suo favore anche prima che ponesse le mani sui tasti
-del piano-forte. La qual cosa il giovine non sì tosto incominciava, gli uditori
-erano rapiti e incantati dalla magia degli accordi, dalla dolce mestizia
-de' motivi delle opere italiane, a' quali Daniele dava una veste di armonie
-al tutto corrispondenti e flebili. Il genio o l'ambizione, animava le
-dita di quel giovine? L'uno e l'altra. Il genio era mezzo; l'ambizione, o,
-per dir meglio, l'avidità dell'oro la molla delle sue ispirazioni. Daniele
-era partito il 1 gennaio da Napoli, povero e oscuro. Cinque mesi appena
-erano scorsi ed egli avea già acquistato celebrità; ma il suo peculio non
-arrivava per ora che ad una somma tenuissima, Daniele era scoraggiato,
-ma non disperava; gli restava ancora a percorrere altra metà dell'Europa
-e tutta l'America settentrionale: i viaggi assorbivano gran parte dei suoi
-guadagni.
-</p>
-
-<p>
-Il domani della seconda accademia data a Manheim un domestico in
-gran livrea consegnava a Daniele il seguente biglietto:
-</p>
-
-<p>
-«Il Baronetto Edmondo-Isacco Brighton, Conte di Sierra Blonda,
-prega il sig. Daniele de' Rimini di favorirlo questa mattina nella sua proprietà
-di <i>Schoene Aussicht</i>».
-</p>
-
-<p>
-Dopo un'ora, Daniele de' Rimini si trovava alla presenza di Edmondo.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span></p>
-
-<h3 id="cap5-3">V.
-<span class="smaller">LA RICCHEZZA</span></h3>
-</div>
-
-<p>
-Dicemmo che il casino del Baronetto era composto di due piani.
-Nel secondo egli dormiva, essendo esso la consueta sua abitazione;
-in questo era una stanza decorata con tutto ciò che
-può allietare i sensi, e fornita di quanto è necessario per le
-comodità della vita. Era questa la stanza, in cui il Baronetto passava la
-maggior parte dei suoi giorni, e dove la sera riunivansi gli amici per
-prendere il tè e per abbandonarsi agli allettamenti della conversazione.
-Questa stanza riguardava i più ameni paesetti e villaggi alemanni che attorniano
-le rive del Reno: due ampie finestre si aprivano a mezzogiorno
-e ad oriente. Questa stanza, dal colore de' suoi paramenti, era chiamata
-la <i>Camera verde</i>.
-</p>
-
-<p>
-Il secondo piano rispondeva al primo per via di una magnifica scala
-interna di marmo greco a tre branche, su ciascun pianerottolo delle quali
-era una statua de' più rinomati artisti, e vasi di fiori odorosi e di piante
-fiorite di cedri o di oleandri: ringhiere e bracciuoli del più fulgido cristallo
-inglese e del più capriccioso disegno ornavano le branche di questa
-scalinata, a piè della quale un'illusione di giardino guidava al quartiere
-del lusso, ch'era appunto il primo piano.
-</p>
-
-<p>
-Non ci allungheremo a dipingere alla immaginazione de' nostri lettori
-la splendidezza di questa magione da fate. Conciossiacchè piccole le
-camere, ciascuna era un gioiello di civetteria, di eleganza, di gusto; ciascuna
-riuniva in sè sola il <i>comfortable</i> d'una casa inglese. Visitando quella
-scacchiera di stanze, tutte eguali, rettangolari, forbitissime, ma silenziose
-e deserte, ti si apprendeva all'animo un senso di mestizia, pensando
-che in quelle fulgide e ricche pareti non suonava il rumore sì
-grato agli orecchi di Dio, il rumore della famiglia. Quella solitudine e
-quel silenzio ti piombavan pesanti sul cuore come se avessi visitato l'interno
-di un principesco mausoleo.
-</p>
-
-<p>
-Rarissime volte il Baronetto scendeva al primo piano. Nei primi anni
-della sua dimora a <i>Schoene Aussicht</i>, e quando il filosofo non avea del
-<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span>
-tutto dimenticato il Cavaliere del Firmamento, quel primo piano era designato
-ad accogliere qualche pellegrina visita, o qualcuno dei vecchi amici
-di follie di Sierra Blonda, comecchè questo caso fosse più raro, a
-cagione della cautela che Edmondo metteva a tener celato il suo ritiro.
-Ma da un pezzo il primo appartamento di <i>Schoene Aussicht</i> non riceveva
-più ospiti di genere equivoco, ed ora si contava parecchi anni dacchè lo
-stesso padrone non vi poneva il piede. Nondimeno il quartiere era mantenuto
-con la massima nettezza, come se ogni giorno avesse dovuto accogliere
-un cospicuo personaggio.
-</p>
-
-<p>
-Questo primo piano era quello appunto che il Baronetto ordinava a
-residenza del giovine pianista italiano, ed in esso propriamente volle riceverlo
-per la prima volta.
-</p>
-
-<p>
-Era in questo appartamento un salottino messo con un lusso così
-sfacciato e con sì incredibile magnificenza che nell'entrarvi l'occhio vi
-rimaneva abbagliato. L'adornamento di questo salotto era costato al Baronetto
-un denaro che avrebbe potuto formare la fortuna di cento famiglie.
-Diremo soltanto che molti mobili ivi contenuti erano di oro massiccio,
-e che vi erano due seggiole d'avorio, a forma di baldacchini, lavorate
-sul gusto cinese, e ricoperte da cuscini orientali. Edmondo avea
-voluto profondere enormi somme nell'addobbo di questo primo piano, ed
-in particolar modo di quel salotto per quella eccentricità che formava
-sempre il fondo del suo carattere, e per vaghezza di contemplare raccolte
-in piccolo spazio le meraviglie del lusso e delle arti. La ricchezza
-pompeggiavasi in tutto il suo orgoglio in quel ricinto dove l'oggetto più
-misero, più fragile, più perituro, più dappoco che vi si vedesse era per
-lo appunto il padrone di tante dovizie. E bene faceva Edmondo ad entrare
-di rado e quasi non mai in quel salotto, che tacitamente lo scherniva e
-gli additava i sei palmi di fetido terreno, che gli erano destinati per ultimo
-asilo.
-</p>
-
-<p>
-In questo salotto Edmondo ricevè Daniele.
-</p>
-
-<p>
-Perchè si era così affrettato il giovine pianista ad accorrere all'invito
-del Baronetto? Perchè già gli era giunto all'orecchio il suono delle
-grandi ricchezze del solitario di <i>Schoene Aussicht</i>, e Daniele non credè
-a' propri occhi nel leggere il biglietto del nobile. Il suo cuore gli diceva
-ch'era quella un'occasione propizia; che forse il Conte di Sierra Blonda
-avrebbe potuto esser per lui una sorgente di fortuna; che forse quell'uomo
-il quale vivea lontano dai rumori della città e de' divertimenti sarebbe
-per lo meno un filosofo amico delle arti e incoraggiatore splendido dei
-giovani artisti. Checchè avesse tra sè pensato il nostro Daniele, il fatto
-è che volò come un fulmine all'invito che gli sopraggiunse caro per
-quanto inaspettato.
-</p>
-
-<p>
-Rinunziamo a dipingere la maraviglia di Daniele veggendosi introdotto
-in quella casa e proprio in quel tempietto d'oro, di cui abbiam parlato:
-il colse un capogiro una vertigine: era quel salotto il riverbero
-dell'anima sua, lo specchio de' suoi ardenti desideri: quell'oro riflettevasi
-a sprazzi di fuoco nel suo cervello, e rimescolava le sue idee e confondeva
-la sua ragione nè più nè meno che se fosse stato un barilotto
-di poderosissimo vino. Tanta fu la luce che balenò da quel salotto che
-<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span>
-Daniele non vide il Baronetto, il quale, vestito a nero, era seduto sovra
-un piccolo canapè a forma di conchiglia. Edmondo era così pallido, così
-emaciato, che il suo volto parea dileguarsi in sulla nera barba che gli
-scendeva insino al petto. La voce del Baronetto trasse Daniele dall'estasi
-in cui era immerso, e chiamò i suoi sguardi attoniti sul nume di
-quel tempietto.
-</p>
-
-<p>
-— Sedete, bel giovane. Non siete voi l'egregio pianista signor Daniele
-de' Rimini?
-</p>
-
-<p>
-Edmondo avea parlato in francese; era nell'accento e nella voce di
-quest'uomo qualche cosa di cupo e di affannoso che colpì all'istante il
-giovine artista, il quale con leggiero imbarazzo rispose chinando i begli
-occhi:
-</p>
-
-<p>
-— Perdonate, signor Baronetto, al mio imbarazzo e al mio stupore,
-cagione della scortesia che ho commessa nel non riverirvi appena son
-qui entrato. Le arti umili e dimesse veggonsi confuse alla presenza di
-tanto splendore. D'altra parte, vi confesso che io mi aspettava di entrare
-nell'ostello della filosofia, perocchè il grido delle vostre estese cognizioni..
-</p>
-
-<p>
-— E non vi siete ingannato, interruppe il Baronetto, nel credere
-che avreste trovato in me un filosofo, il quale per altro ha la sventura
-di esser ricco! Ma, di grazia, accomodatevi signor de' Rimini.
-</p>
-
-<p>
-Daniele salutò col capo e con molta osservanza il Baronetto, e si
-sedè in faccia a lui sovra altro divanetto a forma di sfinge, ripetendo
-tra sè con estremo stupore, e come se avesse cercato di capire il senso
-di un paradosso; <i>il quale per altro ha la sventura di esser ricco!!</i>
-</p>
-
-<p>
-Edmondo avea fitto lo sguardo sul sembiante di Daniele e massime
-negli occhi che gli avean fatto una impressione gratissima. Fin dal primo
-affacciarglisi del giovine italiano, il Baronetto avea provato un subitaneo
-sentimento di simpatia; onde trasse lieto augurio pel tentativo di
-curagione che gli era stato consigliato dal Dottor Weiss. Daniele era
-davvero un vago e gentil giovanotto. Un leggiero accrescimento di salute
-congiunto alla situazione in cui trovavasi colorava il suo volto di una tinta
-di rosa. I viaggi avean data alla sua complessione maggior vigoria e a
-tutta la sua persona un'aria di più gran distinzione. Questa volta due leggiadre
-basette coronavano le sue labbra, andandosi a congiungere con
-un semicerchio di barba che gli circondava il mento; il suo sguardo era
-animato dalla vivacità della giovinezza, della salute e del genio.
-</p>
-
-<p>
-— La fama della vostra somma abilità nell'arte musicale è giunta
-infino al mio solitario ritiro, disse Edmondo guardando sempre con compiacenza
-il giovine italiano: la mia salute non mi permette di andare al
-teatro ed avere il piacere di sentirvi a suonare; ed io anelava di conoscervi:
-ecco la ragione per cui vi ho pregato di onorarmi.
-</p>
-
-<p>
-— Che dice mai, signor Baronetto! Ascrivo ad un particolar favore
-della mia sorte l'avermi procacciato un tal piacere ed onore, rispose Daniele,
-a cui le parole del Conte faceano un effetto gradevolissimo.
-</p>
-
-<p>
-— Fuori cerimonie, signor de' Rimini, io sono filosofo e voi siete artista;
-la filosofia e le arti si vantano di schiettezza; la ragione e la verità
-sono le loro basi, io dunque vi parlerò il linguaggio dell'affetto più che
-quello delle convenienze.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Dell'affetto! signor Conte! esclamò Daniele trasalendo di gioia.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, dell'affetto. E pria di tutto, vi confesso ch'io trovo nella vostra
-fisonomia qualche cosa che m'innamora di voi. Non so perchè, ma
-in entrando in questo salotto, le vostre sembianze mi han tocco profondamente.
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene, signor Baronetto, dal canto mio vi confesserò parimente
-che la vostra voce e la vostra fisonomia han fatto in me un'impressione
-così grata, ch'io non dimenticherò in tutta la mia vita la vostra persona.
-Ma un tal piacere mi viene amareggiato dalle parole che testè mi avete
-dette, signor Conte.
-</p>
-
-<p>
-— E quali?
-</p>
-
-<p>
-— Che lo stato della vostra salute v'impedisce di uscire.
-</p>
-
-<p>
-— È vero; io soffro, bel giovanotto, soffro assai; ma chi sa! forse
-dovrò a voi, se non l'intera mia guarigione, qualche ora almeno di sollievo.
-</p>
-
-<p>
-— Deh! piaccia al cielo ch'io possa avere il piacere di contribuire
-al ricuperamento della vostra salute!
-</p>
-
-<p>
-— Ne ho speranza, e sopratutto da pochi momenti a questa parte. La
-vostra sola presenza ha già prodotto in me un effetto salutare. Che età
-avete, bel giovine?
-</p>
-
-<p>
-— Sto nel ventesimo terzo anno della vita.
-</p>
-
-<p>
-— Così giovine, e già pieno di gloria!
-</p>
-
-<p>
-— La gloria! ripigliò il pianista, la gloria! L'è gran bella cosa la
-gloria, è vero, ma non basta alla felicità dell'uomo in su la terra. Oh se
-io fossi ricco!
-</p>
-
-<p>
-— Oh! che mai dite! ricco! Ebbene; guardate, mirate il mio volto;
-son io felice? Eppure io sono due volte milionario.
-</p>
-
-<p>
-— Due volte milionario! esclamò Daniele con occhi di fuoco, e il
-suo petto si gonfiò, e dalla sua bocca, dalle sue narici il fiato usciva con
-impeto. La trista corda dell'anima sua era tocca.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, due volte milionario, ripetè il Baronetto, e ciò non ostante io
-sono la più misera creatura che sia nel mondo.
-</p>
-
-<p>
-— Voi, signore!
-</p>
-
-<p>
-— Io, io propriamente, io darei la metà di quanto posseggo, purchè
-dormissi una sola notte il sonno che si dorme alla vostra età e colla vostra
-salute.
-</p>
-
-<p>
-— Oh mio Dio! tanto dunque voi soffrite, signor Conte!
-</p>
-
-<p>
-— Tanto io soffro! ripetè come un'eco sepolcrale il Baronetto.
-</p>
-
-<p>
-Ebbero luogo tra quei due personaggi pochi momenti di silenzio. Edmondo
-riprese.
-</p>
-
-<p>
-— Vi farò una proposta, signor de' Rimini, e voglio sperare che
-l'accettiate.
-</p>
-
-<p>
-— L'accetto, signor Conte, rispose Daniele con fermezza.
-</p>
-
-<p>
-— Anche prima di sapere di che si tratta.
-</p>
-
-<p>
-— Qualunque cosa mi proponiate, io l'accetto, tornò a dire il giovine
-con risolutezza.
-</p>
-
-<p>
-— Ed io vi ringrazio con tutta l'anima, signor de' Rimini, e spero
-non essere ingrato alla premura che mi dimostrate. Io dunque vi propongo
-<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span>
-di passare un mese in questa città di Manheim, e, se non vi dispiace,
-in questo casino. Vedete quanto ardisco sperare da voi! Rinunziare ad un
-mese di trionfi, e adattarvi a viver con un povero infermo qual sono io!
-</p>
-
-<p>
-— Un mese! esclamò quasi tra sè Daniele.
-</p>
-
-<p>
-— Un mese, due o tre, il tempo che vi piacerà. E giacchè intendo
-godermi io solo le vostre accademie, è giusto ch'io le paghi. Vi offro dunque
-trentamila franchi al mese.
-</p>
-
-<p>
-— Trentamila franchi al mese! ripetè con occhi di pazzo il pianista,
-il suo cuore fece un balzo terribile. E ditemi, signor Conte, trentamila
-franchi al mese che somma fanno a capo di un anno?
-</p>
-
-<p>
-— Trecento sessantamila franchi, rispose Edmondo, vale a dire
-circa 63,000 piastre di Spagna.
-</p>
-
-<p>
-— Non basta!!! esclamò scoraggiato Daniele, e quasi avesse risposto
-ad una interrogazione che avea fatto a sè medesimo.
-</p>
-
-<p>
-Edmondo fu estremamente sorpreso da quella parola, ch'egli credette
-diretta a sè.
-</p>
-
-<p>
-— Così giovane e così assetato di ricchezze! esclamò tra sè il Baronetto;
-è inconcepibile!
-</p>
-
-<p>
-Daniele capi l'errore che avea commesso, arrossì tutto, e si affrettò
-a dire.
-</p>
-
-<p>
-— Perdonate, signor Conte, non a voi era diretta quella parola che
-testè mi è sfuggita dalle labbra. La somma che voi mi proponete è una
-fortuna immensa per un povero artista qual io sono, ma io non posso rimanere
-sì a lungo in Germania. Mi permettete adunque ch'io accetti solamente
-per un mese, e mi darete quella somma che vorrete.
-</p>
-
-<p>
-— Sia dunque per un mese, disse Edmondo: a contare da questo
-giorno, n'è vero?
-</p>
-
-<p>
-— Da domani, signor Conte.
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene, domani vi aspetto: questo appartamento vi sarà assegnato;
-le mie carrozze e i miei servi sono a vostra disposizione fin da questo
-momento.
-</p>
-
-<p>
-Daniele era per accommiatarsi dal Baronetto, quando nel salotto entrò
-il dottor Weiss. Edmondo prese per la mano il giovane italiano, e,
-presentandolo al medico, disse:
-</p>
-
-<p>
-— Dottore, ecco il signor de' Rimini, il RIMEDIO che mi avete proposto.
-Egli è mio ospite per un mese.
-</p>
-
-<p>
-— Davvero! Voi, signor de' Rimini...
-</p>
-
-<p>
-Il medico s'interruppe, indi ripigliò:
-</p>
-
-<p>
-— Ma, è strano! è curioso! è incredibile! Signor Conte, questo giovinotto
-vi rassomiglia a capello: quegli occhi sono i vostri, quella fronte
-è la vostra, quel naso è il vostro... Ah! ah! ci sarebbe da scommettere
-che il signor de' Rimini vi è figlio!
-</p>
-
-<p>
-Questo scherzo fu una scossa elettrica per quei due personaggi, che
-si guardarono, arrossirono e impallidirono, come se quella parola gittata
-così per celia fosse stata una inattesa rivelazione.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span></p>
-
-<h3 id="cap6-3">VI.
-<span class="smaller">L'ARTISTA</span></h3>
-</div>
-
-<p>
-Il giorno appresso, Daniele era stabilito al primo piano del casino
-di <i>Schoene Aussicht</i>. Il Baronetto avea posto agli ordini del
-giovine pianista le migliori delle sue carozze e due scelti domestici,
-uno tedesco e l'altro francese. Il più splendido e principesco
-servizio era ai comandi di Daniele, il quale era trattato come un
-ospite regale. La colezione gli era recata nel suo appartamento, il pranzo
-era comune col Baronetto, così avendo disposto lo stesso Daniele. Edmondo
-gli avea lasciata intera libertà, sicchè il giovine era padrone assoluto
-di sè medesimo in tutto il corso del giorno. Ma al cadere delle tenebre,
-e in sull'ora del pranzo, il Baronetto il facea pregare di salire al
-secondo piano.
-</p>
-
-<p>
-Dopo il pranzo, Edmondo facea servire il tè nella camera verde, ove
-si riduceva assieme a Daniele, e dove, coricato sulla magnifica sedia a
-foggia di letto, si abbandonava al piacere di sentire a suonare il giovine
-pianista. Un preziosissimo pianoforte era stato trasportato nella camera
-verde. Pochi momenti dopo di aver preso il tè Daniele si sedeva innanzi
-allo strumento ch'ei toccava con tanta perfezione, e traeva da que' tasti sublimi
-e patetici accordi.
-</p>
-
-<p>
-Alcune volte Daniele suonava pezzi di grandi maestri da lui variati
-co' colori della più ricca fantasia. Era un torrente di melodie or piane e
-soavi come le cantilene religiose di vergini romite, or gravi e solenni
-come le preci dei morti salmeggiate in una chiesa lontana, or vivaci e
-liete come l'inno della speranza: era un concerto di accordi non mai uditi,
-or vibrati e veementi come i palpiti delle giovanili passioni, or dimessi e
-pacati come il mormorio del vento sulle acque d'un ruscello. Alcune altre
-volte Daniele sposava il canto all'armonia strumentale: e allora quella
-sua voce era una potenza di affetti inesprimibili, la sua anima parea soggiogata
-dalle commozioni. Quel canto limpidissimo, soave, tutto cuore, tutto
-passioni, eco dell'anima, quel canto italiano ispirato da un cielo innamorato,
-quel canto, delizia della vita, storia sublime delle segrete sofferenze
-<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span>
-del genio peregrino in sulla terra, il canto di Rubini, di Lablache, di
-Basadonna, si ritrovava in terra straniera sulle labbra di Daniele, e andava
-a toccare i più nascosti penetrali nel cuore di Edmondo, che pallido
-affannoso, tremante ascoltava le note dolcissime che, come effluvii divini,
-partivano dal cuore più che dalle laringi del giovine artista.
-</p>
-
-<p>
-Edmondo sembrava men tristo del consueto: dormiva talvolta sonni
-placidi. Ma il lugubre fantasma non cessava di assalirlo di quando in
-quando, e alcune volte ne' momenti stessi in cui suonava Daniele. L'incanto
-della musica spariva di botto, e le note basse del piano-forte prendevano
-agli orecchi di lui il solenne e terribil carattere de' rintocchi della
-squilla di morte.
-</p>
-
-<p>
-Una sera, Daniele cantò la romanza del <i>colpevole amore</i>, ch'egli
-avea cantata sei mesi fa, nella sala di Lady Boston a Napoli. Sì grande
-fu la commozione onde l'artista fu preso al ricordo della donna ch'egli
-amava, che non potè terminar la romanza; le lagrime gli bagnavano il volto.
-Inconcepibile contraddizione del cuore umano! Quel giovine, nei momenti
-in cui non era ispirato dal genio musicale, avea l'anima dura e malvagia:
-la sua condotta verso Lucia n'è una pruova. Ma nei momenti in cui
-era favorito dalla ispirazione, Daniele era tutt'altro uomo. Chi avesse giudicato
-di quel cuore negl'istanti in cui egli era artista, sarebbesi formato
-di lui l'opinione d'uomo sensitivo e virtuoso. Edmondo fu profondamente
-commosso dall'accento con cui il giovine avea cantato il suo <i>colpevole amore</i>;
-di talchè veggendo che quegli non poteva più proseguire per l'effetto
-delle proprie commozioni, gli domandò:
-</p>
-
-<p>
-— Voi amate, Daniele?
-</p>
-
-<p>
-— Amo, signor Conte, amo la più vaga creatura che sia sulla terra,
-ella ispira i miei componimenti, dà l'impulso alle mie dita. La speranza
-di possederla m'incoraggia alle più ardue fatiche.
-</p>
-
-<p>
-— In che paese si trova al presente cotesta fanciulla?
-</p>
-
-<p>
-— In Napoli.
-</p>
-
-<p>
-— Quantunque voi diciate che non paleserete il nome di lei ancora
-che vi si desse un regno, disse sorridendo il Conte, pure userò l'indiscrezione
-di dimandarvi a qual famiglia appartiene la donna che amate.
-</p>
-
-<p>
-— È la figlia di un nobile e superbo spagnuolo, che si è volontariamente
-esiliato dalla sua patria poscia che le vicende politiche lo ebbero
-spogliato del potere.
-</p>
-
-<p>
-— Il nome di costui? chiese il Baronetto con ansietà.
-</p>
-
-<p>
-— Il Duca di Gonzalvo.
-</p>
-
-<p>
-— Ah! egli! esclamò Edmondo: e voi siete il fidanzato di sua figlia?
-</p>
-
-<p>
-— Volesse il cielo che il fossi!... Ma voi conoscete il Duca di Gonzalvo?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, rispose con tristezza il Baronetto, l'ho conosciuto in Ispagna:
-uomo protervo, ambizioso, avaro!
-</p>
-
-<p>
-— È vero pur troppo quanto dite, signor Conte. Ambizioso, avaro
-e superbo! Oh! perchè sua figlia è un idolo di bellezza! Perchè ho avuto
-debolezza di amarla!
-</p>
-
-<p>
-— Rifiuta egli forse di rendervi felice?
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene sì signor Conte, rispose ii giovine con abbattimento, ei ricusa.
-<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span>
-Il giorno in cui gli chiesi la mano di sua figlia, il superbo mi umiliò
-con ogni maniera d'ingiurie.
-</p>
-
-<p>
-— E quale speranza nutrite ancora di possederla?
-</p>
-
-<p>
-— Nulla posso nascondere a voi, signor Conte: la benevolenza di
-cui mi onorate e il vostro rispettabile carattere m'ispirano un'illimitata
-fiducia. Vi dirò adunque che io strappai al Duca di Gonzalvo la promessa
-d'attendere due anni prima d'impegnare la sorte di Emma sua figlia.
-</p>
-
-<p>
-— E condiscese il Duca ad aspettar questo tempo?
-</p>
-
-<p>
-— Condiscese, però che io gli promisi di ritornare..... dopo due
-anni..... di tornare....
-</p>
-
-<p>
-Daniele avea vergogna di confessare il folle ardimento della sua proposizione.
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene, di ritornar che cosa? dimandò il Baronetto.
-</p>
-
-<p>
-— Di ritornar..... milionario, rispose il giovine arrossendo e abbassando
-il capo.
-</p>
-
-<p>
-Edmondo sorrise.
-</p>
-
-<p>
-— Milionario! esclamò questi, e su che speravate accumulare in due
-anni una tal favolosa fortuna?
-</p>
-
-<p>
-— Nol so io medesimo, signor Conte, speravo negli eventi, nella
-mia stella, e soprattutto nella febbrile operosità che mi avrebbe data la
-mia passione per Emma.
-</p>
-
-<p>
-— E quanto avete guadagnato finora nel giro dello vostre accademie?
-</p>
-
-<p>
-— Pochissimo, signor Conte, quasi niente; le spese dei viaggi assorbono
-tutto. Mi avveggo pur troppo che la mia proposizione fu dettata
-da impeto giovanile, dallo sdegno in cui mi posero le umilianti parole di
-quel superbo... Ma non mi fo più illusione, signor Conte; i due anni passeranno,
-ed io non avrò potuto metter su che un meschino capitale appena
-bastante per vivere indipendentemente dal capriccio della sorte. Oh...
-ci vuol ben altro che note musicali per diventar milionario, non è vero
-signor Conte?
-</p>
-
-<p>
-— Verissimo, mio caro Daniele. La vostra proposizione fu troppo
-ardita ed inconsiderata: ciò nulla di meno....
-</p>
-
-<p>
-Edmondo si fermò di repente; i suoi occhi erano animati, brillanti,
-il suo volto avea preso un carattere di vivacità straordinaria. Un pensiero
-al certo gli era volato per la mente al quale ei si era fermato con compiacenza
-e con delizia. Daniele avea notato il subitaneo cangiamento della
-fisonomia del Conte. La reticenza che avea seguita alla frase <i>ciò nulla
-di meno</i> avea fatto balzar di speranza il cuore del giovane pianista.
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene, signor Conte, voi dicevate... <i>ciò nulla di meno</i>.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, rispose Edmondo io diceva... Non bisogna disperare... chi sa!
-Ditemi, Daniele, avete voi coraggio?
-</p>
-
-<p>
-— Se ho coraggio! Mettetemi alla pruova, signor Conte, e vedrete
-se ho coraggio anche di affrontar la morte!
-</p>
-
-<p>
-Daniele guardava attentamente il volto e gli occhi del Conte ne' quali
-si dipingeva quasi una specie di abberrazione mentale.
-</p>
-
-<p>
-— A che questa interrogazione, signor Conte?
-</p>
-
-<p>
-— Domani vel dirò... Domani parleremo a lungo... Io forse vi sarò
-debitore d'una <span class="smcap lowercase">ETERNA</span> obbligazione, e voi forse dovrete a me... la vostra
-fortuna...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span>
-</p>
-
-<p>
-Edmondo si alzò: il suo volto raggiava di insolita gioia.
-</p>
-
-<p>
-— Buona sera, Daniele, buona sera, gli disse stringendogli la mano,
-buona sera, figlio mio, a domani... a domani... Chi sa! domani forse la
-vostra sorte è cangiata!
-</p>
-
-<p>
-Il Baronetto si ritirò. Daniele rimase trasognato. Eppure, quella parola
-che il Conte avea profferita, quel <i>figlio mio</i> avea scossa l'anima del
-giovine!
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span></p>
-
-<h3 id="cap7-3">VII.
-<span class="smaller">LE CONDIZIONI</span></h3>
-</div>
-
-<p>
-Si figurino i nostri lettori con qual e quanta impazienza Daniele
-aspettò il giorno vegnente. Le parole erano state chiare e precise:
-<i>Domani forse la vostra sorte è cangiata</i>, avea detto....
-<i>Io forse vi sarò debitore d'una eterna obbligazione, e voi forse
-dovrete a me la vostra fortuna</i>. Daniele avea mandato il cervello a sparviero
-in tutto il corso della notte per trovare il bandolo della matassa;
-ma neppure una congettura, una supposizione avea egli potuto formarsi
-su tal proposito. Che specie di servigi poteva egli prestare al Conte? Che
-d'uopo avea questo milionario dell'opera sua? Nessun giorno della sua
-vita era stato atteso con tanta bramosia quanto quel domani, il quale dovea
-risolvere un problema di tanta importanza.
-</p>
-
-<p>
-E il domani, in sull'alba, Daniele si gittò dal letto, e aspettò con
-ansia febbrile la chiamata del Baronetto. Quanto gli sembrarono eterni
-quei momenti! Non fu che verso le undici che il Baronetto fece pregare
-Daniele di salir da lui.
-</p>
-
-<p>
-Edmondo fece entrare il giovine nella camera verde, di cui fece chiudere
-gli usci, ordinando ai servi che per qualsivoglia cagione non avessero
-ardito di venire a sturbare il colloquio ch'egli dovea tenere col suo
-ospite.
-</p>
-
-<p>
-Daniele trovò Edmondo seduto presso un tavolino, sul quale era un
-volume con molto lusso ligato e il ricapito da scrivere. Egli fe' cenno a
-Daniele di sedersi. Alcuni momenti passarono senza che nessuno de' due
-avesse rotto il silenzio. Edmondo incominciò:
-</p>
-
-<p>
-— Questo colloquio che ci accingiamo a tenere signor de' Rimini, è
-d'una estrema importanza per entrambi. Esso può decidere della mia
-vita, siccome della vostra immensa fortuna. È un contratto ch'io vi proporrò.
-</p>
-
-<p>
-— Io vi ascolto, signor Conte, e non so dirvi con quanta impazienza
-ho aspettato questo momento. Parlate, signor Conte, ed abbiate in me la
-confidenza che potreste avere in un vostro figliuolo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span>
-</p>
-
-<p>
-Daniele abbassò gli occhi e arrossì. Edmondo conficcò l'ardente e
-cupo suo sguardo in sul volto del giovine, e seguitò:
-</p>
-
-<p>
-— Pria di tutto, ei fa d'uopo rivelarvi, signor Daniele, ch'egli è più
-di un anno ch'io soffro. La strana e tremenda natura del mio male non
-ammette rimedii fisici: io dispero della guarigione, tranne che voi non
-acconsentiate a quanto io vi proporrò. Vi confesso che coll'enorme guiderdone
-ch'io darò all'opera vostra potrei trovare mille altri che si presterebbero
-al mio volere: ma nessuno al certo potrebbe ispirarmi l'amore
-e la fiducia che voi m'ispirate. Già ve l'ho detto; fin dal primo istante in
-cui vi ho veduto, hommi sentito una inesplicabile simpatia per voi, la
-quale è venuta ad esser rafforzata dalla strana rassomiglianza ch'è nelle
-nostre fattezze del volto.
-</p>
-
-<p>
-— Ed io sono oltre ogni credere felice, disse Daniele, di portare sul
-mio volto una guarentigia del vostro affetto.
-</p>
-
-<p>
-— Di cui or ora vi darò una pruova grandissima. Ma badate, Daniele
-badate ch'io chieggo da voi un sacrifizio enorme, inaudito. Nessun figlio,
-per quanto amore avesse al padre, si è mai sottoposto alla dura pruova
-alla quale io vi chiamo, dandovi in compenso tutto quanto io posseggo.
-</p>
-
-<p>
-Daniele si sentì dare un tuffo di sangue al cervello; le orecchie
-gli zufolarono; la vista gli si annebbiò.
-</p>
-
-<p>
-— Tutto quanto voi possedete, signor Conte! ripetè il misero schiacciato
-dal peso della propria felicità.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, Daniele ecco... ecco il mio testamento, disse Edmondo mostrandogli
-sul tavolino un foglio di carta; ecco il mio testamento scritto
-di proprio pugno questa notte, alla presenza del <span class="smcap lowercase">MIO CAD</span>...
-</p>
-
-<p>
-Edmondo s'interruppe. Daniele era così sbalordito, così stupefatto
-da quel che sentiva, che non fece la minima attenzione a questa reticenza
-del Baronetto. Quel foglio di carta che Edmondo gli aveva additato come
-testamento sconcertava la sua ragione, imbrogliava le sue idee.
-</p>
-
-<p>
-— Il vostro testamento! signor Conte... il vostro testamento!
-</p>
-
-<p>
-— Sì, ed uno solo è l'erede di tutte le mie ricchezze, Daniele de' Rimini.
-</p>
-
-<p>
-Questo colpo era troppo forte pel giovane: gli occhi se gli abbuiarono,
-la ragione gli vacillò.
-</p>
-
-<p>
-— Oh... che mai dite! Signor Conte! vostro erede!... erede universale!!
-Due volte milionario come voi! E chi sono io dunque! E che cosa
-ho fatto per meritarmi tanto amor vostro?
-</p>
-
-<p>
-— Nulla ancora avete fatto, ma molto dovrete fare?
-</p>
-
-<p>
-— Dite, signor Conte, per carità, parlate; che cosa debbo fare per
-dimostrarvi la mia gratitudine? Come sdebitarmi con voi di tanta pruova
-di affetto? Parlate, la mia vita è vostra.
-</p>
-
-<p>
-— Ascoltate, signor de' Rimini, ascoltatemi attentamente. Vi dirò
-poscia le condizioni ch'io pongo all'eredità che vi lascio.
-</p>
-
-<p>
-«Sappiate dunque che da qualche tempo io sono travagliato giorno
-e notte da un pensiero che mi dà morte. Tutt'i mezzi ho tentato per fugare
-questo fantasma che mi strugge, ma tutto indarno. Voi maraviglierete
-della stranezza del mio male, ma per quanto si voglia strano, esso
-non è men vero terribile... Ebbene, io non so perchè, m'immagino che
-morrò di morte apparente, e che sarò tratto alla tomba ancor vivo!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span>
-</p>
-
-<p>
-Daniele fece un movimento di sorpresa, cui Edmondo non badò punto
-e prosegui:
-</p>
-
-<p>
-— Capite voi, signore, tutto il terribile di simigliante pensiero?
-</p>
-
-<p>
-Esser sepolto vivo! Destarsi nelle tenebre, chiuso in ferrea bara!
-Aver la certezza che nessuno potrà aiutarti, che nessuno potrà udire la
-tua voce. Mancarti l'aria! sentirti scoppiare i polmoni! E quel coverchio
-di piombo che non cede a sovraumani sforzi che fai per dischiuderlo!
-Inesorabile come l'eternità! Esser morto ed avere il sentimento e le angosce
-della vita! Esser vivo cogli orrori della morte! Sentirsi morire lentamente
-e tra gli strazii di una volontà impossente! Sentirsi estinguere
-e pensare che forse su quei pochi palmi di terreno che ti covrono si trova
-qualche essere umano il quale potrebbe aiutarti se arrivasse a udire la
-tua voce!....
-</p>
-
-<p>
-Viver sepolto, mentre si piange forse in sulla tua tomba! Oh! questo
-pensiero è troppo atroce, n'è vero signore? Non è cosa orribile il pensarci
-soltanto?
-</p>
-
-<p>
-— Non ci è dubbio, rispose Daniele, sempre più attonito dalle parole
-del Conte; ma fa d'uopo considerare, signor Baronetto, che simili casi
-non sono che rarissimi...
-</p>
-
-<p>
-— Rarissimi!... rarissimi, voi dite! Oh! è vero, rarissimi sono i
-casi conosciuti, ma quanti milioni di questi casi non han potuto accadere,
-rimasti miseramente ignoti e sepolti negli orribili segreti della tomba!
-Rarissimi! voi dite! E siete forse andato voi a verificare i misteri del sepolcro?
-Quando si son gittati sei palmi di terreno sovra una bara, chi ha
-mai pensato di andare ad esplorare se l'uomo rinchiuso in quella bara sia
-ridesto all'apparente sonno di morte? Oh quante volte forse, quante volte
-una tenera sposa, un figlio inconsolabile si strugge in lagrime, mentre il
-misero consorte, il padre amatissimo muore nella più orrenda disperazione
-che mente umana possa concepire, quella di esser sepolto vivo! Rarissimi
-voi dite questi casi! ed avete voi, mai nel silenzio della notte,
-messo l'orecchio sulla terra dei morti? Oh quante volte il gemito dell'aura
-notturna tra i cipressi d'una tomba è l'eco di un gemito che si perde
-nelle visceri della terra! Oh quante volte le preci che risuonano sopra
-un feretro di fresco aperto, invece d'implorare dal cielo la requie eterna
-ad un morto, accompagnano l'agonia straziante d'un moribondo! Voi credete
-che tali casi siano rarissimi? Or bene io dico che su cento persone che
-vengono sepolte, un trenta almeno vengono menate ancora vive alla tomba.
-Leggete, leggete, signore, quest'opera tedesca sulla <i>Morte apparente</i>, e
-vedete in quante maniere si può esser tratti in inganno dai segni apparenti
-della morte. Migliaia di esempi troverete in quest'opera di persone
-che furon credute morte e che in fatti non lo erano! La morte apparente
-è sì comune, massime, ne' vecchi! Ebbene, io ho provveduto a questo: ho
-provveduto benanche all'avvenire del mio cadavere, a quest'ente che gli
-uomini abbandonano come cosa che più loro non appartenga. Si pensa a
-figli, si pensa alla moglie, a parenti, agli amici, a' servi ed al proprio cadavere
-non si pensa. Incredibile cecità! Ma io vi ho pensato, e consacro
-tutte le mie ricchezze alla felicità del mio cadavere. Ascoltate, ascoltate
-a quali condizioni io vi nomino mio erede universale.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span>
-</p>
-
-<p>
-Edmondo prese dal tavolino il suo testamento e lesse con ferma voce
-ma cupa e sepolcrale:
-</p>
-
-<p>
-«Di tutti i suddetti miei beni mobili ed immobili co' titoli annessi, in
-mancanza di eredi legittimi, lascio mio erede universale il giovine Daniele
-de' Rimini, di Napoli, esercente la professione di pianista. Ma il detto Daniele
-de' Rimini non potrà esser messo in possesso de' miei beni se non
-mostrerà legalmente di aver adempito alla seguenti condizioni:
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-1º In qualunque paese si trovi il detto Daniele de' Rimini nel tempo
-della mia morte, dovrà, dietro avviso, trasferirsi immediatamente a Manheim,
-in questa proprietà di <i>Schoene Aussicht</i>.
-</p>
-
-<p>
-2º È mia precisa volontà che il MIO CADAVERE sia imbalsamato
-col nuovo metodo di iniezione alle carotidi. Questa operazione dovrà esser
-fatta dal mio medico dottor Weiss di Francoforte varii giorni dopo
-che io non avrò dato più segni di vita, e dietro i più esatti e scrupolosi
-esperimenti per accertarsi della VERA mia morte. Per tale operazione
-gli si darà in compenso la somma di diecimila fiorini.
-</p>
-
-<p>
-3º È anche mia precisa volontà che il <span class="smcap lowercase">MIO CADAVERE</span>, dopo l'imbalsamazione,
-rimanga nella camera verde del secondo piano della mia proprietà
-di <i>Schoene Aussicht</i>.
-</p>
-
-<p>
-4º Il signor Daniele de' Rimini, mio erede ed esecutore testamentario,
-dovrà essere il <span class="smcap lowercase">CUSTODE DEL MIO CADAVERE</span> durante <span class="smcap lowercase">NOVE MESI</span>, a contare
-dal giorno della mia morte.
-</p>
-
-<p>
-5º Il mio cadavere sarà vestito con quella proprietà e decenza che
-si convengono al rango ed alle ricchezze del Baronetto Brighton, Conte
-di Sierra Blonda. Ogni giorno se gli cambierà la biancheria, ed ogni settimana
-i vestiti.
-</p>
-
-<p>
-6º Due volte al giorno il signor Daniele de' Rimini recherà egli stesso
-al mio cadavere, nel cospetto de' servi testimoni, il caffè, e in quelle stesse
-ore in cui soglio prenderlo al presente.
-</p>
-
-<p>
-7º Ogni sera, dopo l'ora del tè, il signor Daniele de' Rimini suonerà,
-alla presenza del mio cadavere, un pezzo a piano-forte e canterà
-un'aria di sua scelta. Il mio cadavere sarà adagiato sulla sedia a foggia
-di letto, ch'è nella camera verde.
-</p>
-
-<p>
-8º La più minuta e scrupolosa cura sarà messa dal signor Daniele
-de' Rimini a tener mondo il mio corpo da qualsiasi impurità della corruzione.
-</p>
-
-<p>
-9º Il signor Daniele de' Rimini, di concerto col dottor Weiss, provvederà
-a' mezzi di purificar l'aere della camera verde ed allontanar le
-cattive esalazioni del mio cadavere.
-</p>
-
-<p>
-10º Mi si useranno tutti que' riguardi e quelle attenzioni che sono
-dovute al mio stato, e che mi si userebbero se io fossi vivo.
-</p>
-
-<p>
-11º Passato il tempo de' nove mesi, il signor Daniele de' Rimini farà
-porre il mio corpo in una cassa di bronzo dorato di cui egli solo conserverà
-la chiave, e mi farà riposare nella mia villa di <i>Schoene Aussicht</i>,
-in un apposito mausoleo che vi farà costruire. Egli si obbliga parimente
-di visitare di tempo in tempo le mie spoglie mortali, le quali io raccomando
-alla sua sollecitudine ed alle sue cure.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span>
-</p>
-
-<p>
-12º Mancandosi dal signor Daniele de' Rimini ad una sola delle condizioni
-da me poste, la cui esecuzione dovrà esser legalmente verificata e
-consegnata in apposito atto di cancelleria, s'intende il signor Daniele
-de' Rimini scaduto dal diritto di eredità, ed in sua vece, de' miei beni si
-farà l'uso che indicherò qui appresso.
-</p>
-
-<p>
-13º Nel caso che il signor Daniele de' Rimini, durante il corso dei
-nove mesi, cadesse ammalato e non potesse quindi adempiere personalmente
-agli obblighi giornalieri da me impostigli, potrà affidarne l'esecuzione
-a persona di sua piena fiducia, e sempre sotto la sua diretta responsabilità.
-Il caso della sua malattia dovrà per altro essere legalmente
-verificato con attestati di esperti medici, a capo dei quali il mio dottor
-Weiss di Francoforte.
-</p>
-
-<p>
-14º Da ultimo, nel caso in cui il signor Daniele de' Rimini morisse
-prima di me, questo testamento rimane di fatto annullato, e sarà da me
-provveduto diversamente alla divisione dei miei beni.
-</p>
-
-<p>
-15º Se il signor Daniele de' Rimini morisse nel corso dei nove mesi,
-potrà delegare altra persona di sua scelta a continuare l'adempimento dei
-presenti obblighi; ma le disposizioni testamentarie del signor de' Rimini
-non avranno vigore se non spirato il termine di nove mesi, e verificata
-in piena regola l'esecuzione della mia volontà.
-</p>
-</div>
-
-<p>
-Il testamento conteneva altre disposizioni che Edmondo stimò inutile
-di leggere al giovine pianista, trattandosi di cose secondarie e di rito legale.
-</p>
-
-<p>
-Daniele avea prestato attento l'orecchio alle strane condizioni che il
-Baronetto avea posto al possedimento della sua eredità. Durante la lettura
-del testamento, molte fiate sospinse gli occhi attoniti sul sembiante
-del milionario, perocchè sospettava non essere il costui cervello nel naturale
-suo sesto. Ma niente rivelava in Edmondo alterazione di mente; e
-le condizioni del suo testamento, avvegnachè non mai intese, eran dettate
-con molta regolarità e ponderazione. Si scorgeva che quel soggetto avea
-per molto tempo formicolato nel cervello di lui, ed era in particolar modo
-originato dalla strana paura di essere sepolto vivo. D'altra parte, essendo
-inglese il Baronetto, non poteva arrecar maraviglia una strambezza di
-questo genere, essendo pur troppo noto che nella vita privata gl'inglesi
-escono sempre dalle vie comuni ed amano di segnalarsi per fatti singolari
-e bizzarri. Dopo alcuni momenti di silenzio, Edmondo che avea fitto
-uno sguardo indagatore negli occhi di Daniele, dimandandogli:
-</p>
-
-<p>
-— Or bene, signor de' Rimini, sarete voi il mio erede? Accettate voi
-le condizioni del mio testamento?
-</p>
-
-<p>
-— <span class="smcap">Le accetto</span>, rispose con fermezza il giovine che si era fatto pallidissimo.
-</p>
-
-<p>
-Edmondo mise un piccol grido di gioia, si alzò e corse ad abbracciar
-Daniele.
-</p>
-
-<p>
-— Grazie, grazie, figliuol mio: ora la mia guarigione è assicurata,
-ora le mie notti non saranno più turbate da orrendi fantasmi: or son felice,
-sì, felice; e a te debbo la mia felicità.
-</p>
-
-<p>
-Daniele era rimasto qual trasognato.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Eccovi milionario, prosegui il Conte, eccovi due volte milionario.
-Questa casa è vostra, le mie proprietà sono vostre. D'ora in poi io vi considero
-qual figlio mio. Andate, andate dal superbo Duca di Gonzalvo e ditegli
-che tra dieci, venti o trent'anni voi lo schiaccerete sotto mucchi d'oro.
-</p>
-
-<p>
-— Tra dieci, venti o trent'anni! Ed Emma? mormorava tra sè costernato
-il pianista, e guardava distratto il Baronetto sul cui volto brillavano
-raggi di gioia.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span>
-</p>
-
-<h2>Parte Quarta</h2>
-
-<h3 id="cap1-4">I.
-<span class="smaller">LA CAVALCATA</span></h3>
-</div>
-
-<p>
-Allontaniamo per poco il nostro sguardo da <i>Schoene Aussicht</i>,
-dove, poscia che il contratto di morte fu chiuso, tutto fu profonda
-tranquillità per alquanti giorni, e ritorniamo al palazzo
-S... dove lasciammo quella perla delle fanciulle, Emma di Gonzalvo.
-</p>
-
-<p>
-Esaminiamo un poco i suoi sentimenti e scrutiamo i suoi pensieri
-color di rosa che si aggirano in quella bellissima testolina modello e su
-per quella fronte più bianca dell'alabastro. Oh com'è difficile di poter leggere
-in quel cuore! il sorriso è sempre su quelle labbra tanto più eloquenti
-quanto men loquaci; il piacere è sempre in quegli occhi neri come
-la morte ch'essi mettono nel cuore. Non direm già il dolore, ma la tristezza
-è straniera a quella natura vulcanica, se non è quella dolce mestizia
-di cui talvolta si ammanta l'eburnea sua fronte per vaghezza di
-sentimenti, per civetteria, per moda. Ella sa che l'astro della notte è più
-bello allora che una diafana sfoglia di nugoletta ne vela la bianca luce.
-</p>
-
-<p>
-Eppure, infin dal dì della partenza di Daniele, il velo di malinconia
-che si scorgea sulle incantevoli sembianze di Emma non era più edifizio
-di civetteria, ma l'era naturale. Amava ella il giovine pianista? È difficile
-il rispondere a tal domanda. Andate a formare un raziocinio su i sentimenti
-di una fanciulla di quella fatta! Ci si perde la bussola se non la
-testa. In quanto a noi, confessiamo che non sappiamo quel che sente e
-quel che pensa la bellissima Andalusa, e che non altro possiam dire che
-dal giorno in cui Daniele postergava il paese ov'ella abitava, Emma non
-parve così allegra, così spensierata. Non v'immaginate però che quel
-gioiello di donna si fosse dimagrita pel pensier di Daniele, o che moltissima
-malinconia le desse la costui lontananza. Emma sentiva un vuoto
-ne' suoi trionfi giornalieri: un adoratore di meno non facea gran cosa al
-numero, ma spiaceva all'amor proprio di lei. Dobbiamo anche aggiungere
-in confidenza che, quantunque ella ben si tenesse dal dimostrarlo, sentiva
-<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span>
-non per tanto una propensione e una simpatia pel giovine artista,
-dallo sguardo di fuoco, dalla fronte ripiena di genio e di malinconia: le
-frasi monche ma ardenti, i sospiri ch'esalavano dall'imo del cuore, la
-pallidezza mortale onde si covriva il bel volto di lui quando le stava dappresso:
-tutto ciò, sebbene leggiera, facea vie più ogni giorno impressione
-sull'animo della giovinetta che non era alla fin fine di carta o di stucco,
-e dàgli, dàgli anche una statua si risente. Ond'è che la figliuola del Duca
-di Gonzalvo nella compiacenza che libava ogni dì nel sentirsi cotanto amata
-succhiava a poco a poco quel velenuccio che si chiama amore. Gli
-è vero che l'amor di Emma, il sommo amore, l'amore appassionato non
-poteva attecchire, dappoichè a capo di tutte le passioni, siccome in altro
-luogo mentovammo, era una cieca e pagana adorazione di se medesima:
-Emma era amante riamata di sè stessa.
-</p>
-
-<p>
-Ciò nulla di meno, la fanciulla avea adesso nel corso del giorno qualche
-momento di malumore, di rabbruscamento di ciglia; pigliava a male
-certe cose che dinanzi non le sfioravano neppur l'epidermide; s'incolleriva
-e riscaldava per nessun motivo ed erasi fatta insopportabile verso
-tutti quei suoi schiavi dai guanti bianchi che avean messo a' suoi piedi i
-loro cuori e la loro vita. Emma sdegnava tutti gli omaggi e trovava noioso
-il coro di lodi che s'innalzava attorno a lei dovunque ella mostravasi:
-questa bisbetica stizza le accresceva qualche volta il malumore e la noia.
-Ai teatri ella era distratta, fastidiosa di tutte le opere, e giudice inesorabile
-de' poveri artisti; nelle riunioni si piaceva a torturare gli spasimanti
-che la circondavano o a gittare nei loro petti la fiamma della gelosia.
-</p>
-
-<p>
-Emma non sapea rendere a sè medesima ragione di questa asprezza
-nel proprio carattere; ma noi crediamo di non ingannarci attribuendola
-all'assenza del maestro di musica: e viene a rinforzarci in questa credenza
-il pensare che la bella spagnuola non ignorava il colloquio che Daniele
-si ebbe col padre di lei qualche giorno pria di partire. Emma in un
-momento di tenerezza avea strappato al Duca di Gonzalvo il segreto di
-quell'abboccamento; nè il Duca avea gran motivo di nasconderlo alla figliuola,
-però ch'egli stimava matto il pianista, e come tale se ne rideva
-e beffava, dicendo che avea voluto guarire o accrescere la mattezza di lui
-promettendogli di aspettare due anni prima di maritar la figlia. Emma
-dunque sapeva che Daniele l'avea chiesta in isposa, e che avea promesso
-di ritornar milionario dopo due anni. Non ostante i motteggi e i sarcasmi
-del padre, il quale tenea per fermo aver Daniele perduto il senno, ella
-non vedea un proposito da demente nella promessa del giovine. Conciossiacchè
-impossibile le sembrasse che il suo amante ritornasse col possedimento
-di tanta fortuna, non sapea dismettere il pensiero che quegli avea
-dovuto poggiare su qualche fondamento la strana proposta, il cui ardimento
-sollecitava l'amor proprio di lei. Soltanto l'averlo pensato era per
-lei un titolo all'ammirazione e alla simpatia per quel caro giovane.
-</p>
-
-<p>
-Per la prima volta in sua vita un pensiero angoscioso le venne alla
-mente, un pensiero di gelosia. Fintantochè Daniele era in Napoli, ella era
-sicura che costui non avrebbe potuto innammorarsi d'altra donna; troppo
-ella era conscia delle proprie attrattive per credere alla possibilità di un
-altro amore nel cuore di quel suo appassionato amatore. E quand'anche
-<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span>
-un'altra donna lo avesse per poco di sè invaghito, bastava per ricondurlo
-ai suoi piedi uno sguardo, una parola, un detto. Emma dunque non ebbe
-mai l'idea che Daniele veggendola quasi ogni giorno, avesse potuto prendersi
-di altra bellezza, imperocchè con tante adulazioni la superbetta era
-stata educata, che quasi era certa che in Napoli nessuna donna potea superarla
-in avvenenza e beltà. Ma fuori Napoli? Per quanto amore Daniele
-si avesse per lei, egli era giovine, e a ventidue anni le passioni, le immagini
-sono fugaci; agli occhi di un giovine dal cuore sì ardente ogni donna
-è bella, ed ogni bella è amante; le reminiscenze non reggono a fronte
-delle impressioni; e una donna lontana, anche bella quanto si può immaginare,
-perde sempre a paragone di una donna presente e innamorata,
-anche di bellezza inferiore.
-</p>
-
-<p>
-Emma avrebbe desiderato che Daniele avesse avuto trentacinque
-anni invece di ventidue: ella comprendea che a trentacinque anni le passioni
-sono profonde e incancellabili, e che la distanza e il tempo vie più
-le accende invece di spegnerle; comprendea che in quella seconda età dell'uomo
-le reminiscenze hanno più forza delle impressioni, e che un amante
-in quest'età non pecca facilmente d'incostanza. Emma pensava a queste
-cose, cui per lo addietro giammai non avea pensato, e sentiva, a suo dispetto,
-un certo pizzicore di gelosia.
-</p>
-
-<p>
-Emma dunque amava Daniele? E noi ripetiamo che nol sappiamo,
-ma siamo inchinati a credere di sì; bensì nol vorremmo asserire su la
-nostra responsabilità, e non facciamo ch'enunciare un nostro modo di vedere,
-e non già un fatto reale. Talune volte, quando stava sola massimamente,
-con quel bel capo abbandonato sulla palma della mano dritta, con
-quegli occhi malinconici fissi come la mente nel passato, ella pensava che
-un giorno una donna avea scritto a Daniele. Ella non avea dimenticato
-la più minuta particolarità di quel fatto; ricordava nomarsi quella donna
-Lucia Fritzheim; che Daniela avea detto di aver dispregiata: e di non
-aver voluto cadere ne' lacci delle seduzioni di lei. Questa donna dunque
-era bella! Lucia ricordava che Daniele avea detto posseder colei un sembiante
-d'innocenza e modi ingenui e proprii d'un cuor gentile e virtuoso,
-ma artefatti e tali da ingannare i più esperti.
-</p>
-
-<p>
-Non so perchè, ma nell'animo di Emma surse il pensiero che questa
-non fosse la verità, che Daniele avesse voluto nascondere agli occhi
-di lei un intrigo. E questo pensiero andava acquistando maggior forza ed
-evidenza a seconda che la giovinetta si riduceva a mente le più piccole
-cose che accompagnarono quel fatto. Un fanciullo misero, dall'aspetto
-onesto e gentile, avea portato il biglietto: il miserello era stato dapprima
-all'abitazione di Daniele alla Riviera di Chiaia, e di là mandato a Toledo
-al Palazzo S... dove il maestro di musica solea venire: il ragazzo erasi
-posto a piangere quando gli fu detto che il giovine non era al Palazzo S..
-</p>
-
-<p>
-Simiglianti particolarità davano certezza alla fanciulla di essere stata
-ingannata, e un bel mattino le venne alla mente un'idea singolare. Emma
-pensò di andare a trovare Lucia, la cui abitazione essa ricordava benissimo.
-</p>
-
-<p>
-— Se ella è un'intrigante avventuriera, pensava tra sè la nobil giovinetta,
-io mi sarò accertata di ciò, e più non penserò a questa sciagurata:
-<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span>
-se, al converso, ella è una vittima del tradimento di Daniele, sarà
-questa benanche un'importante scoperta che potrà influire sul mio avvenire.
-</p>
-
-<p>
-Queste cose volgeva in sua mente la giovinetta, però che, bisogna
-dirlo, il pensiero di Daniele incominciava a diventare per lei quel che dicesi
-propriamente una passioncella. La risoluzione di andare a trovar
-Lucia era presa; bisognava pensare al modo di mandarla ad effetto. A
-tante cose pensò la fanciulla, ma tutte presentavano di forti difficoltà ed
-ostacoli. Imperciocchè, dato il caso che la Fritzheim fosse stata in realtà
-un'avventuriera, siccome l'avea dipinta Daniele, come avrebbe fatto
-Emma per nascondere la vergogna di tal visita? Dopo aver molto pensato
-e ripensato, Emma si fermò da ultimo sovra un disegno che le parve il
-migliore di quanti le si erano presentati alla mente.
-</p>
-
-<p>
-Da parecchi giorni si trattava nelle solite ed intrinseche riunioni
-della sera di prendersi il divertimento di una cavalcata al Campo di Marte.
-Varii distinti cavalieri, amicissimi del Duca di Gonzalvo, e due o tre dame,
-amiche di Emma dovean comporre la brigata. Emma avea sempre
-differita questa passeggiata or per un pretesto or per un altro, non sentendosi
-l'animo sereno abbastanza per abbandonarsi ai consueti sollazzi;
-ma le parve giunto il momento di recarla ad effetto, dappoicchè era nel pensier
-di lei di allontanarsi dalla brigata allora che sarebbero giunti presso
-al Real Albergo de' poveri, adducendo il pretesto di dover adempiere ad un
-atto di carità ch'ella volea fosse rimasto segreto, epperò volerlo adempiere
-senz'alcun testimone: avrebbe dissimulata la distanza, dicendo che la
-casa dov'ella recavasi non era discosta che pochi passi: avrebbe intanto
-dato di sprone al cavallo e divorata la via per tornar più presto a raggiungere
-la comitiva. Un tal proponimento non era scevro di difficoltà, ma ella
-si ripromettea di superarle sul fatto. La cavalcata fu fissata pel primo
-giorno di sereno che offrisse il verno già decrescente. Ed in effetti, un
-bel mattino la nobil comitiva si avviava dal palazzo S... su svelti e bei
-cavalli inglesi di puro sangue, con molto lusso ed eleganza bardamentati.
-</p>
-
-<p>
-Emma, in grazioso e maschile abbigliamento all'amazzone, cavalcava
-un gentile e nobil destriero bianco come la spuma del mare. L'incantevol
-persona della giovinetta spagnuola si disegnava con fierezza
-sotto le spoglie austere della moda inglese, ma più bella appariva, più
-seducente agli occhi degli estasiati che la circuivano. A' suoi fianchi caracollava
-con grazia estrema e con superba andatura il visconte di Boisrouge,
-abile maneggiatore di cavalli. La cavalcata era giunta all'Orto Botanico,
-ed Emma, arrossendo, annunziò, facendo le veci di essersene pur
-lì ricordato, di dover visitare una misera famiglia raccomandatole da una
-delle sue amiche. Non ostante le più vive premure ed istanze, Emma si
-allontanò dalla brigata, e non sì tosto videsi fuori la vista de' suoi compagni,
-diè di sprone al cavallo e sparì dietro gli alberi che orlano il viale
-di S. Maria degli Angeli alle Croci. Emma avea detto alla comitiva di
-aspettarla dappresso al Real Albergo de' Poveri ch'ella non avrebbe indugiato
-più di pochi minuti. Il cavallo di Emma si era messo di carriera:
-ella incitavalo colla voce, colla frusta e cogli sproni, perocchè sentivasi
-alle spalle il galoppo di un altro cavallo che la seguiva.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span>
-</p>
-
-<p>
-La fanciulla sospettò che alcuno de' compagni si fosse quegli che seguitavala,
-e nella preoccupazione in cui la metteva l'apprensione di esser
-discoperta, e per guardare indietro, non badò ad un burrone che tagliava
-la strada, ed era appena pochi passi discosta dal fossato in cui sarebbe
-stata inghiottita insieme col suo cavallo, quando il cavaliere che la seguiva,
-facendo fare un balzo terribile al proprio corsiere, si caccia innanzi
-a quello della fanciulla per arrestarne il corso impetuoso. E riuscì in fatti
-a salvare la giovinetta dall'orrenda caduta, ma l'urto fu così veemente,
-e l'azione così rapida, che il cavaliere fu balzato di sella e stramazzò a
-terra, andando a piombar col capo sopra un piccolo macigno ch'era messo
-in sull'orlo del fossato.
-</p>
-
-<p>
-Emma mise uno strido acutissimo e si gittò dal cavallo per andare a
-soccorrere il suo salvatore, nel quale, a sua grande sorpresa, riconobbe
-il signor Maurizio Barkley, dal cui capo grondava in copia il sangue.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span></p>
-
-<h3 id="cap2-4">II.
-<span class="smaller">LA VISITA</span></h3>
-</div>
-
-<p>
-Accennammo altrove che Emma nutriva un certo istinto di diffidenza
-per Maurizio Barkley. Ella non sapea propriamente rendersi
-conto di tale ripugnanza, anzi non poche volte facea forza
-a sè medesima per vincere un così ingiusto sentimento, anche
-perchè sapea che suo padre riponeva nel signor Barkley intera fiducia;
-ma il mistero onde quest'inglese circondava la propria vita, la oscurità
-della sua origine e delle sue relazioni, quella specie di altiera taciturnità
-irremovibile, e quello sguardo freddo ma ostinato e penetrante, avean fatto
-sull'animo della giovinetta, fin dal primo giorno in cui lo vide, una sinistra
-impressione che l'era rimasta in appresso voltata in leggera antipatia.
-Il contegno di Barkley verso di lei era stato sempre grave e poco
-manieroso: quando le più entusiastiche ovazioni erano prodigalizzate alla
-dea de' salotti, Maurizio non mischiava le sue frasi di ammirazione e di
-rapimento a quelle dello stormo elegante che si facea dattorno, quando, per
-casualità, rimanevan soli o vicini, Maurizio non le dirizzava nessuna di
-quelle parole di adorazione che soleano risuonare agli orecchi di lei. Per
-così fatte ragioni Emma sentiva per Barkley contraggenio e dispetto. Ma
-ora questi sentimenti erano di botto disparsi, cedendo il luogo alla sorpresa,
-al compiacimento, alla riconoscenza. Emma era estremamente
-maravigliata di veder colà il signor Barkley, il quale non formava parte
-della comitiva; ed era ricolma di ammirazione e di gratitudine pel coraggio,
-per la prontezza, per l'eroismo onde colui, a rischio della propria
-vita l'avea salvata dal precipizio.
-</p>
-
-<p>
-Il sangue grondava a Maurizio da una larga ferita apertasegli dietro
-al capo. Egli avea perduto l'uso de' sensi, era pallidissimo, e sulle sue
-labbra era sparso il lividore di morte. Emma si trovava nella situazione
-più angosciosa; avrebbe voluto chiamare al soccorso, volare da' suoi compagni
-che l'aspettavano, per raccontar loro il tristo accaduto; ma non
-volea lasciare, neppure per un momento, il misero e generoso giovine che
-giaceva a terra senza dar segni di vita. Emma dimandò l'aiuto di alcuni
-villici che erano di passaggio, e un di costoro, adagiato Maurizio in
-<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span>
-sul macigno, ne sostenne, il capo, mentre l'altro era corso per un poco di
-acqua. Gli occhi della fanciulla erano bagnati di lagrime. Ella si adoperava
-a rattenere, col suo fazzoletto rinforzato a molti doppi, il sangue che
-fluiva e gemeva sotto il grumo che vi si era incrostato tra i capelli. Intanto
-il contadino era tornato con una brocca d'acqua limpidissima. Emma
-avea fatto uno sdruscio nella sua sottana e ne avea formato una pezzuola
-il cui becco immerse nell'acqua ed applicò in sulla ferita per farla
-ristagnare. Il freddo dell'acqua richiamò a vita Maurizio, il quale aprì
-gli occhi, e veduto Emma che con la più amorosa sollecitudine gli era sopra,
-e la cui mano riposava assieme col becco della pezzuola in sulla sua
-fronte, lo sguardo gli balenò di piacere, ed il volto ch'era smorto e livido
-si accese di subita fiamma.
-</p>
-
-<p>
-— Grazie, mormorò con fioca voce, grazie, Duchessina, quanta bontà!
-Voi stessa avete voluto curare la mia ferita! ed avete avuto ragione, perchè
-la vostra mano è il più dolce balsamo che si fosse potuto applicare
-sovr'essa.
-</p>
-
-<p>
-— Oh, signor Barkley, rispose Emma arrossando, come potrò esprimervi
-la mia graditudine? A voi debbo la vita, perocchè sarei senza altro
-precipitata in questo orribile fossato, senza il vostro coraggio e la vostra
-prontezza. Ma come vi siete trovato qui? Voi non facevate parte della nostra
-comitiva.
-</p>
-
-<p>
-— È vero, Duchessina, voi non mi troverete giammai nel cerchio
-di coloro che prendon parte ai vostri divertimenti; ma quando un pericolo
-vi minaccia, quando una sventura sta per colpirvi, siate certa che troverete
-al vostro fianco Maurizio Barkley.
-</p>
-
-<p>
-Emma guardò stupefatto il giovine inglese. Le nobili e generose parole
-che questi avea profferite non erano dettate da vanitosa ostentazione,
-dappoichè egli avea dato testè una prova irrefragabile della sincerità
-de' suoi detti. Ma a qual sentimento attribuire tanta annegazione? Ecco
-la sciarada di cui Emma s'imbrogliava a trovare il motto.
-</p>
-
-<p>
-— Ben mi è nota la nobiltà del vostro animo, signor Barkley, ed essa
-giustifica pienamente la fiducia che mio padre ha in voi, e l'amicizia che
-vi professa. Ed oh quanto più egli vi estimerà ora che saprà esservi io
-debitrice della vita!
-</p>
-
-<p>
-— A che parlarne, Duchessina? Non sono io oltremodo felice e
-compensato della dolce pietà che la mia ferita ha saputo destare nel vostro
-bell'animo? Oh se avessi ogni giorno l'occasione di arrischiare la mia
-vita per salvare la vostra!
-</p>
-
-<p>
-Emma era sempre più sorpresa delle parole di Barkley, e tanto più ne
-sentiva maraviglia, essendo ella convinta che l'espressioni di quell'uomo
-non erano foggiate per vaghezza di complimenti o per affettare uno spirito
-eroico e cavalleresco, dal quale abborriva il suo carattere franco e altero.
-Questo breve scambio di parole avveniva stando la giovinetta chinata pressocchè
-sulle ginocchia di Maurizio; la mano dritta di lei tenea compressa
-in sulla fronte dell'inglese la pezzuola bagnata, mentre la sinistra aiutava
-a sostenere le spalle del ferito. Maurizio si sollalzò un poco dal macigno,
-sì che la sinistra mano della fanciulla abbandonò per poco la sua posizione.
-Barkley prese nelle sue, la mano della giovinetta, se l'accostò alle
-<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span>
-labbra, e v'impresse un bacio. Emma trasalì, e, per un movimento inconsiderato,
-si scostò dall'inglese.
-</p>
-
-<p>
-— Che fate, signore! esclamò ella.
-</p>
-
-<p>
-— Bacio quella mano che mi dà la vita, rispose Maurizio. Grazie, Duchessina,
-grazie delle vostre cure; mi sento forte abbastanza da tornare
-a casa. Prendete, buona gente, soggiunse poi dando a ciascuno de' due
-villici una moneta d'oro, prendete questo piccol segno della mia gratitudine;
-non ho più bisogno dell'opera vostra.
-</p>
-
-<p>
-I due contadini stupefatti di tanta generosità non rifinivano di guardare:
-con occhi spalangati or la moneta or il donatore: e quando si furono
-accertati che la cosa non era una finzione, ma bensì la più consolante
-realtà, si partirono, colmando di benedizioni il forestiero e la dama. Maurizio
-ed Emma restaron soli.
-</p>
-
-<p>
-— Volete raggiungere la comitiva, o volete recarvi da Lucia Fritzheim?
-chiese Barkley.
-</p>
-
-<p>
-Non si può dire da quanta sorpresa fu colta Emma a queste parole.
-In che modo Maurizio conosceva il segreto di lei?
-</p>
-
-<p>
-— Che! signore! esclamò la fanciulla, e chi vi ha detto ch'io mi recava
-da questa donna?
-</p>
-
-<p>
-— Nessuno, Duchessina, perocchè voi avete nascosto a tutti il vostro
-proponimento.
-</p>
-
-<p>
-— E voi, signore, come avete letto nel mio pensiero? Chi vi ha rivelato
-il nome di questa donna?
-</p>
-
-<p>
-— Perdonate, Duchessina, ma questo è il mio segreto: soltanto vi
-posso dire ch'io conosco questa fanciulla, che si chiama Lucia Fritzheim.
-</p>
-
-<p>
-— Fanciulla! come! Ella è dunque una fanciulla di onesta famiglia,
-n'è vero?
-</p>
-
-<p>
-— Lucia Fritzheim è la virtù personificata, Duchessina, rispose
-con solennità il giovine inglese, e suo padre era l'anima più bella, il cuore
-più nobile che sia stato al mondo.
-</p>
-
-<p>
-— Ed è straniera questa famiglia? dimandò sempre più maravigliata
-Emma.
-</p>
-
-<p>
-— Giacomo Fritzheim era svizzero di origine Lucia è nata in Napoli.
-</p>
-
-<p>
-— Ed è bella? chiese la giovinetta.
-</p>
-
-<p>
-— La sua virtù la rende assai più bella di ch'è in effetti.
-</p>
-
-<p>
-— Ed è povera, n'è vero?
-</p>
-
-<p>
-— Poverissima, e massime dopo la morte del padre.
-</p>
-
-<p>
-— Andiamo, signor Barkley, accompagnatemi da lei. Il mio soverchio
-indugio sarà presso gli amici giustificato dalla vostra presenza. Io
-dirò che in quella casa dove mi son recata per una limosina ho incontrato
-voi, al quale io avea dato appuntamento. Racconterò il vostro atto eroico
-col quale mi avete salvata la vita; troveremo pretesti e sotterfugi per
-colorare la nostra tardanza. Venite, Maurizio, indicatemi l'abitazione di
-Lucia Fritzheim; andiamo a spargere il conforto della carità là dove la
-più nera perfidia ha sparso il dolore, la miseria, e volea spargere l'ignominia;
-andiamo, signor Maurizio; compite la vostra opera; salvatemi
-il cuore dopo avermi salvata la vita.
-</p>
-
-<p>
-— Io vi accompagnerò, Duchessina, ma non salirò sulla casa di Lucia
-<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span>
-Fritzheim; vi aspetterò a qualche distanza: andate a trovar Lucia;
-le vostre due anime sono fatte per intendersi e amarsi.
-</p>
-
-<p>
-La caduta di Maurizio non solamente avea cagionato la sua ferita
-al capo, ma gli avea fatto parecchie contusioni alla sinistra gamba; ondechè
-mal potea reggersi in piedi e a stento potea camminare. Emma lo
-aiutò a montare a cavallo; indi ella balzò sul suo bianco destriero, e a
-lenti passi entrambi s'incamminarono alla volta della casa di Lucia.
-</p>
-
-<p>
-C'incombe il debito di far notare a' nostri lettori che Maurizio Barkley
-aveva a certa distanza seguita la cavalcata, e che veggendo Emma discostarsi
-dalla comitiva ella sola, si era affrettato a raggiungerla. Per qual
-ragione Maurizio avea voluto seguir la cavalcata? È questo un segreto che
-il tempo ci spiegherà. Giunti che furono all'abituro di Lucia, Maurizio si
-fermò, lo additò alla fanciulla, e disse ch'egli avrebbe aspettato a pochi
-passi di distanza co' due cavalli. Emma montò sola le gradinate, Marietta
-venne ad aprirle l'uscio di scala. La fanciulla rimase attonita nel vedersi
-dinanzi quella bella dama in abito da cavalcare.
-</p>
-
-<p>
-— Siete voi Lucia Fritzheim? dimandò Emma.
-</p>
-
-<p>
-— Io sono sua sorella, signora, rispose Marietta arrossendo fin nel
-bianco degli occhi.
-</p>
-
-<p>
-— E non è in casa vostra sorella?
-</p>
-
-<p>
-— Oh, sì, signora, rispose con tristezza la fanciulla, ella non esce
-da lunga pezza; è così mal ridotta!
-</p>
-
-<p>
-— Bramo vederla, soggiunse Emma, ho qualche cosa da dirle.
-</p>
-
-<p>
-— Entri dunque, signora; perdonerà la poca decenza della nostra
-casa; siamo poveri orfani che viviamo colle fatiche delle nostre braccia.
-</p>
-
-<p>
-Entrando in quella casa, la figliuola del Duca di Gonzalvo fu commossa
-insino alle lagrime scorgendo la più commiserevole miseria. Quasi
-tutte le suppellettili erano state vendute: le bianche pareti, imbrattate
-dagli scherzi di Uccello, si presentavano squallide e nude: qualche sedia,
-un letticciuolo di asserelle, un vecchio armadio componevano gli arnesi
-di quella prima camera dove si era trattenuta la giovinetta andalusa.
-Marietta avea fatto sedere la nobil dama, ed era ita ad avvertire il resto
-della famiglia dell'onore inaspettato. Emma udì dalla stanza contigua un
-rumore di oggetti da tavola che venivano gittati in fretta in fretta in qualche
-cassettone, un affaccendarsi per ripulire sommariamente e spazzare
-la stanza; udì il bisbigliare di molte voci, e a capo di pochi momenti, ella
-fu fatta entrare nella camera dove stava Lucia Fritzheim. Il volto di Lucia
-era bianco come carta. Emma si avanzò verso di lei e la prese per mano,
-guardandola con occhi velati di pianto.
-</p>
-
-<p>
-— Perdono, disse la figlia di Giacomo, mille volte perdono, bella
-dama, se ha atteso pochi momenti; noi prendevamo un boccone quando
-ella ci ha onorati.
-</p>
-
-<p>
-— Sono dolente di avervi disturbata, carina: voi dunque siete Lucia
-Fritzheim?
-</p>
-
-<p>
-— Per lo appunto, signora, e questi che vedete a me d'intorno sono
-i miei fratelli e mia sorella.
-</p>
-
-<p>
-Uccello, Giuseppe e Andrea fecero una riverenza alla nobil dama, e
-sottovoce si dicevano l'uno all'altro:
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Quanto è bella! E che bel vestito! Oh la dev'essere la figliuola
-o la sposa di qualche principe! Guarda, Giuseppe, come son belli quei
-bottoni! Guarda, Andrea, quella frusta!
-</p>
-
-<p>
-Emma e Lucia si guardarono per qualche tempo senza profferire parola;
-entrambe erano dominate da forti emozioni, e specialmente Emma
-sentiva una pietà profonda per tanta virtù congiunta a tanta sventura.
-</p>
-
-<p>
-— A chi ho l'onore di parlare? dimandò Lucia che non si saziava
-di contemplare l'incantevole bellezza della dama che le stava presente.
-</p>
-
-<p>
-— Alla vostra amica Emma di Gonzalvo.
-</p>
-
-<p>
-— Emma di Gonzalvo! esclamò Lucia, e gli occhi le si velarono
-d'una nebbia mortale.
-</p>
-
-<p>
-Marietta e i fratelli corsero dappresso a lei.
-</p>
-
-<p>
-— Voi, signorina, voi la figliuola del Duca di Gonzalvo? Povera Lucia!
-esclamò Marietta rompendo in lagrime.
-</p>
-
-<p>
-— Voi dunque conoscevate il mio nome? dimandò Emma con voce
-commossa.
-</p>
-
-<p>
-— Oh signora! se sapeste quante lagrime il vostro nome ha fatto
-scorrere dagli occhi della mia sventurata sorella!
-</p>
-
-<p>
-Lucia si era rimessa immantinente; il suo volto avea preso un'espressione
-di nobiltà e di fierezza.
-</p>
-
-<p>
-— E che brama da me Emma di Gonzalvo? Vuol forse umiliarmi
-colla sua bellezza e col suo fasto, dopo di avermi ridotta qual sono, uno
-scheletro, dopo di aver tolto a questi innocenti il pane che io dava loro
-colle mie fatiche, e cui non posso più dare per lo stato della mia salute?
-Guardate, signorina, guardate lo squallore e la miseria di questa casa,
-di questa onesta famiglia, è tutta opera vostra; ma spero che Dio mi darà
-la forza di soffocare nel mio cuore l'amore che egli stesso vi fece nascere.
-Oh! or che vi ho veduta, l'ultimo barlume di speranza è fuggito. La
-vostra bellezza assolve lo spergiuro... Ebbene, Emma di Gonzalvo, io vi
-perdono tutto il male involontario che avete fatto a me e a questa misera
-famiglia; io vi perdono dal fondo del mio cuore, come imploro da Dio
-perdono sul capo dello spergiuro... Oh, mio Dio, quanto è bella! quanto
-saranno felici! Ma ella non può amarlo quanto l'ho amato io! no, non è
-possibile!
-</p>
-
-<p>
-Due grosse lagrime scapparono da' begli occhi della sventurata fanciulla.
-Emma corse ad abbracciarla: i suoi occhi nuotavano parimente
-nelle lagrime.
-</p>
-
-<p>
-— Lucia Fritzheim, le vostre parole mi hanno squarciato il cuore,
-ma io non le merito. Giuro sul mio onore che mai dal mio labbro è
-uscita una sola parola che avesse potuto incoraggiare l'amor di Daniele
-per me: io ignorava ch'egli fosse ligato a voi da un giuramento; e,
-quando la vostra lettera giunse in casa mia, quando quella lettera cadde
-sotto gli occhi del vostro amante, ei nulla mi disse, nulla. Ma Daniele
-de' Rimini non ha l'anima che avete voi, Lucia Fritzheim! Faccia il cielo
-che egli apprenda a conoscervi! La vostra sorte mi commuove e mi tocca
-nel vivo dell'anima. Posso io sperare che accetterete la mia amicizia,
-Lucia Fritzheim?
-</p>
-
-<p>
-La figliuola del Duca di Gonzalvo stese la mano alla figliuola di Giacomo
-<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span>
-lo Stradiere, la quale vi si abbandonò sopra con tutta la testa, vi
-stampò mille baci e bagnolla di pianto. Emma se la strinse al cuore, e
-poscia la baciò sul volto con estrema tenerezza. Marietta e gli altri fratelli
-circondarono la nobil fanciulla, piangevano, ridevano, e volevano
-anch'essi aver la loro parte di quegli abbracciamenti. Emma li abbracciò
-tutti. Fu questo un bel momento!
-</p>
-
-<p>
-Sul cuore di Lucia fluiva un torrente di gioia. Da tanto tempo la
-miserella non gustava un piacere sì vivo! La sua anima si apriva alla
-felicità dell'amicizia: la sua sensibilità si sfaceva sotto il calore di questo
-divino sentimento. Sul volto della donzella andalusa sfolgorava una
-gioia sì pura che tutte le sue sembianze ne erano irradiate. Era forse la
-prima volta che i suoi occhi nuotavano in lagrime di tenerezza: era quello
-il più sublime piacere ch'ella avesse mai gustato in sua vita.
-</p>
-
-<p>
-— Io debbo andar via, disse Emma dopo qualche minuto di commozioni,
-sono aspettata da una comitiva di amici, a' quali ho nascosto, sotto
-un pretesto, lo scopo della mia visita.
-</p>
-
-<p>
-— Ah! esclamò Lucia, chi sa se ci rivedremo mai più! Una barriera
-insormontabile ci divide.
-</p>
-
-<p>
-— E quale? dimandò Emma con tristezza.
-</p>
-
-<p>
-— Il nostro stato, rispose Lucia.
-</p>
-
-<p>
-— Questa barriera, che l'ingiusta fortuna avea posta tra noi è stata
-già superata dalla nostra amicizia. Noi ci rivedremo, e ci rivedremo spesso.
-</p>
-
-<p>
-— Iddio possa colmarvi di felicità, incantevole creatura! esclamò
-Lucia.
-</p>
-
-<p>
-— Qua la tua mano, Lucia, la tua puranche, gentil fanciulla, disse
-Emma rivolgendosi a Marietta, la quale afferrò la mano della generosa
-donzella e con effusione di cuore la baciò più volte.
-</p>
-
-<p>
-— La vostra anima è bella come il vostro volto, disse la sorella di
-Lucia.
-</p>
-
-<p>
-— No, non posso partirmi di questa casa, ripigliò Emma se prima
-non ricevo un pegno della vostra amicizia.
-</p>
-
-<p>
-— Un pegno! E quale? chiese Lucia. Parlate, Duchessina, la mia
-vita è vostra.
-</p>
-
-<p>
-— Il pegno ch'io vi domando, soggiunse la figlia del Duca, è che accettiate
-questo ricordo mio.
-</p>
-
-<p>
-Emma avea tratto dal proprio dito un prezioso anello di brillanti, e
-l'offriva alla misera fanciulla.
-</p>
-
-<p>
-— Non crederò che mi siate amica se non accettate questo anello,
-simbolo del legame fortissimo che unirà d'ora in poi i nostri cuori.
-</p>
-
-<p>
-Lucia non oppose resistenza, Emma le passò al dito il prezioso anello.
-La figliuola di Giacomo era soffocata da tante commozioni.
-</p>
-
-<p>
-Emma era partita tra le benedizioni di quelle innocenti creature, le
-quali aveanla accompagnata fino alla prima branca dello scale. Nel ritornar
-che fecero sul misero abituro, Marietta guardò per caso in sul tavolo,
-a cui si era momentaneamente appoggiata la Duchessina di Gonzalvo. Ella
-mise un grido di sorpresa. Una borsa ripiena di monete d'oro riposava
-sul tavolo.
-</p>
-
-<p>
-Emma si affrettò a raggiungere Maurizio Barkley che l'aspettava a
-<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span>
-qualche distanza. Ella montò in fretta sul corsiere, ed a fianco del giovine
-inglese disparve nella polvere che lo scalpitar de' cavalli avea sollevata.
-Prima di sparire, Emma avea agitato il suo fazzoletto per salutare Lucia
-e i fratelli che, aggruppati sul terrazzino della loro casa, risposero congiungendo
-le loro mani al cielo, quasi implorando da Dio ogni grazia e
-benedizione sulla virtuosa e bellissima donzella.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span></p>
-
-<h3 id="cap3-4">III.
-<span class="smaller">MAURIZIO BARKLEY</span></h3>
-</div>
-
-<p>
-Nell'immensa varietà delle anime, studio interminabile del filosofo
-e dell'artista, subbietto inesauribile di meditazioni, s'incontrano
-non di rado talune individualità così caratteristiche
-e singolari da richiamare tutta l'attenzione dell'osservatore.
-Sono uomini che si elevano, col volo delle loro aspirazioni, alle più alte
-regioni dell'umanità; la virtù è tutto per essi, il mondo nulla; la società
-in cui vivono non ha la forza d'incepparne il nobil pensiero colla trivialità
-delle regole e delle convenienze o colle infinite esigenze meschine di
-giornalieri bisogni: la virtù è la loro esistenza, non già quella virtù di
-convenzione e di uso, ma quella che agli occhi dell'uomo volgare è un
-eroismo giornaliero, e che tanto è più sublime quanto più oscura e dispregiatrice
-di vana gloria. La terra ove poggiano il piede non ha per
-essi più attrattive ed importanza del ramuscello su cui l'augelletto si ferma
-un momento per librare il volo; il frale è per essi l'involucro esoso
-dal quale ardono di sprigionarsi.
-</p>
-
-<p>
-Nel novero di questi uomini era Maurizio Barkley, il quale seppe
-elevarsi sopra l'ignobilità della sua razza. Nel mondo morale avviene lo
-stesso che nel mondo fisico. Le apparenti irregolarità, ch'eccitano la nostra
-collera, che fan profferire giudizii torti e temerarii, che confondono
-la nostra scienza futile e vanitosa, sembran tali per la ragione che noi le
-veggiamo da un punto solo e colla limitata estensione della nostra vista.
-</p>
-
-<p>
-Tutto può parere irregolare agli occhi dell'uomo: tutto è livello agli
-occhi di Dio.
-</p>
-
-<p>
-Le grandi anime combattono più delle altre coi corpi, ne' quali son
-ristrette: la deformità, le malattie o la miseria stringono ne' loro ceppi
-crudeli i più nobili istinti: le intelligenze non s'innalzano che sulle ruine
-della propria creta. L'ingegno che crea deve scendere dalla sua altezza
-per provvedere al tozzo di pane che dee soddisfare alla richiesta dello stomaco;
-e sovente quel tozzo di pane non sarà ottenuto che a forza di umiliazioni,
-d'improbe fatiche, di sofferenze. La società venera l'ingegno, lo
-<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span>
-ammira; ma lo lascia perir di fame. L'ignoranza spesso accompagna le
-ricchezze; gli onori del mondo sono presso il corredo del vizio; e la virtù
-si trova anche più sovente sotto i cenci.
-</p>
-
-<p>
-La più nobile anima era nel corpo della più vile creatura, nel corpo
-d'uno schiavo: Maurizio Barkley, l'<i>abbietta mercanzia</i> comprata con pochi
-scellini, l'ultimo e più dispregevole dei <i>Chattels</i><a class="tag" id="tag4" href="#note4">[4]</a> acquistati dal
-Baronetto Edmondo Brighton, avea ricevuto da Dio un'anima sublime.
-Il nome di Maurizio Barkley fu dato a questo schiavo dallo stesso Edmondo,
-poscia che quegli lo ebbe salvato da sicura morte nel Circo di Cuba. Il
-nome che si avea Maurizio per lo addietro altro non era che <i>Quickeye</i>
-(occhio celere) per l'acutezza della sua vista, onde rendeva importanti
-servigi nella caccia delle bestie feroci.
-</p>
-
-<p>
-Maurizio era nato nella Colonia del Capo nella Cafreria: i suoi genitori,
-schiavi probabilmente, erano sconosciuti. All'età di sei anni appena
-egli fu venduto ad un mercante di schiavi e trasportato nelle Indie
-inglesi a Patma, capitale del Bahor all'occidente di Bengala. Le maschie
-fattezze del suo volto, l'estremo coraggio che fin dall'infanzia aveva appalesato,
-la somma intelligenza che lo distingueva il resero caro al suo
-padrone, che giammai non volle disfarsene a qualunque prezzo. Ma alla
-costui morte Maurizio venne imbarcato, assieme ad altre centinaia d'infelici
-suoi compagni, e menato in America, dove fu comprato dal Baronetto
-Brighton.
-</p>
-
-<p>
-Dicemmo che dopo l'avvenimento della lotta col toro, Edmondo, che
-aveva scoperto in Maurizio il cuore più nobile ed elevato, lo innalzò alla
-dignità di uomo, gli tolse il soprannome di <i>Quickeye</i>, e tutt'i segni della
-schiavitù; gli diede il nome di Barkley, voleva dargli la libertà che questi
-ricusò per affetto straordinario ed immenso che portava al suo padrone.
-Ma Edmondo il considerava come uomo libero, e gli pose anch'egli amore
-addosso. A se lo avvinse come tenerissimo amico, e gli accordò la più
-illimitata fiducia, raccontandogli tutta la trascorsa sua vita e le follie della
-sua giovinezza.
-</p>
-
-<p>
-Abbiam detto in altro luogo che oltre all'incarico di vegliare su i
-passi del Duca di Gonzalvo a Napoli, Maurizio avea ricevuto dal Baronetto
-un'altra missione. E qual si era questa? La più dilicata, la più nobile,
-la più scrupolosa che fosse stata mai affidata ad un uomo al mondo.
-Maurizio aveva da molti anni l'incarico di badare al sostentamento di cinque
-creature, figli naturali di Edmondo, e di cui egli conosceva perfettamente
-la dimora e lo stato di vita.
-</p>
-
-<p>
-In che modo Maurizio adempiva a questa singolare e bizzarra missione,
-a cui il Baronetto l'avea destinato per sedare alquanto i rimorsi
-della propria coscienza? Maurizio riceveva ogni mese una somma, metà
-della quale serviva pe' suoi bisogni e per mantenersi con tutto il decoro
-d'un ricco <i>gentleman</i> (condizione indispensabile pel disimpegno del suo
-mandato presso il Duca di Gonzalvo) e l'altra metà era destinata al sostentamento
-<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span>
-de' cinque giovanetti, frutti delle giovanili follie di Edmondo,
-e per pagare gli agenti subalterni della fiducia di esso Maurizio. Questi
-cinque giovanetti, tra i quali era Daniele, e di cui due eran donne ricevevano
-la somma mensuale di cinquanta ducati. Maurizio teneva un agente
-di sua confidenza in ciascun paese ove dimorava uno de' figli del Baronetto.
-Prima di fissarsi in Napoli, Maurizio aveva personalmente visitato,
-secondo le indicazioni ricevute dallo stesso Baronetto, ciascun fanciullo
-al cui sostentamento egli dovea badare, ed erasi con la massima scrupolosità
-accertato dell'identità degl'individui. Con quanta dilicatezza ei dovesse
-diportarsi a tal riguardo e con qual circospezione, è ben facile immaginare,
-tanto più se ponesi mente allo stretto divieto ch'egli avea di
-far conoscere la provvenienza del sussidio mensuale ch'ei recava o facea
-recare a' figli del Baronetto. Benchè Maurizio avesse prescelto per agenti
-subalterni uomini di una probità a tutta pruova, li teneva però perfettamente
-al buio su tutto ciò che non era pratica di amministrazione; ei si
-serviva di questi uomini come di semplici braccia, come di strumenti meccanici
-e non intelligenti. Ogni mese Maurizio riceveva le cinque ricevute
-da' cinque individui che riscuotevano il denaro, e quelle ricevute ei mandava
-fedelmente al Baronetto, il quale vedeva a tal modo ogni mese la
-scrittura de' suoi figli, ed il suo cuore era almeno in ciò pago nel conoscere
-che questi innocenti non pativano difetto de' mezzi di vita.
-</p>
-
-<p>
-Durante la dimora di Daniele a Manheim e nella casa del Baronetto,
-questi ricevè una volta da Maurizio Barkley, tra le altre quietanze dei
-suoi figli, quella benanche di Daniele, tranne che questa portava per cognome
-Fritzheim e non de' Rimini, imperocchè, se ben ricordano i nostri
-lettori, la prima volta che Daniele firmò la ricevuta de' cinquanta ducati,
-egli stava ancora in casa di Giacomo lo stradiere, e non si era dato ancora
-il fattizio cognome di de' Rimini. Oh se Edmondo avesse potuto sospettare
-che il giovin pianista italiano Daniele de' Rimini che albergava
-nella sua medesima abitazione ed al quale egli avea posto addosso tanto
-amore, altri non era che Daniele Fritzheim, suo figlio, frutto dell'infame
-seduzione sulla persona della sventurata Juanita di Gonzalvo! Ed oh! se
-Daniele, nel ricevere da ignota mano nel ricco ostello di Manheim la consueta
-polizza, avesse potuto supporre, che il vero donatore di quel danaro
-mensuale altri non era che il Baronetto Edmondo, Conte di Sierra Blonda,
-suo padre! Per qual cagione Edmondo avea formalmente vietato a Maurizio
-Barkley di rivelar giammai ai propri figli, e per qualsivoglia circostanza,
-il suo nome, le sue qualità, il suo ritiro e i vincoli di natura?
-Edmondo avea fatto tanti sventurati, avea portato il disonore in tante famiglie;
-ch'ei voleva, risarcendo in parte il male che avea fatto, rimanere
-ignoto a tutti, abbandonarsi senza disturbi alla vita riposata e tranquilla
-che si riprometteva di menare nel ritiro di Manheim. D'altra parte, ei
-temeva le private vendette, gli odii, le gelosie: temeva le rappresaglie
-de' suoi tanti nemici. Tra il suo passato e il suo avvenire egli avea posto
-una barriera, che volea non fosse valicata neppure dalla più nobile e sacra
-passione, l'amor paterno.
-</p>
-
-<p>
-Un'altra circostanza dobbiamo ricordare ai nostri lettori, perchè
-nulla rimanga a tal riguardo senza spiegazione. Allora che Daniele si
-<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span>
-presentò per la prima volta agli occhi di Maurizio Barkley, questi pronunziò
-le seguenti parole <i>Alla buon'ora! Eccone uno che gli rassomiglia!</i>
-Ora non è più necessario spiegare il sentimento di questa frase. Maurizio
-alludeva alle sembianze degli altri quattro figli di Edmondo, dalle
-quali non avea potuto trarre nessun argomento di somiglianza.
-</p>
-
-<p>
-Quando Maurizio ricevè in Napoli la quietanza di Daniele in data di
-Manheim, ei fu sorpreso del caso bizzarro il quale riuniva nello stesso
-paese il padre ed il figlio; ma nulla sapeva ancora che il pianista dimorasse
-<i>Schoene Aussicht</i>, vale a dire nella medesima abitazione del Baronetto.
-Laonde non sappiam dire da quanta maraviglia ei fosse preso nel
-ricevere dallo stesso Baronetto una lettera in cui questi gli dava notizia
-di aver dato ospitalità al pianista italiano Daniele de' Rimini. Maurizio
-ben conosceva chi era Daniele de' Rimini. Da questo momento oltre ogni
-credere dilicata e difficile addivenne la posizione del povero Maurizio. Doveva
-egli rivelare al genitore la dimora del figlio nella propria casa? Maurizio
-non prese a questo riguardo alcuna risoluzione, aspettò un'altra
-lettera dal Baronetto per potersi decidere a qualche passo. Ogni giorno
-Maurizio andava in casa del Duca di Gonzalvo, e questi lo ricevea sempre
-colle dimostrazioni della più grande amicizia, imperocchè il Duca
-avea sperimentato nel giovine inglese una esemplare probità ed un carattere
-franco, leale ed integerrimo. Edmondo, colle sue estese relazioni,
-avea fatto scrivere per Maurizio una possente lettera di raccomandazione
-da Spagna al Duca di Gonzalvo in Napoli, e questa lettera fu il mezzo
-d'introduzione per Barkley nella casa del nobile spagnuolo; il quale accordogli
-in seguito sì fattamente la sua fiducia che le porte della sua casa
-erano aperte in ogni ora del giorno all'Esquire Maurizio Barkley.
-</p>
-
-<p>
-E quasi tutt'i giorni Maurizio vedeva Emma; spesso intrattenevasi
-con lei, non ostante quella specie di ripugnanza che la figliuola del Duca
-di Gonzalvo mal dissimulava contro di lui. Ma la condotta, le parole
-dello Esquire Barkley erano irreprensibili, ed Emma non ebbe giammai
-a dolersi della minima infrazione che quegli avesse commessa alle leggi
-del buon vivere. Ciò non pertanto la fanciulla andalusa era sovente imbarazzata
-dallo sguardo di acciaio di Maurizio, il quale sembrava voler
-penetrare nelle più recondite latebre del cuor di lei. La fisonomia dell'inglese,
-ordinariamente fredda e marmorea, acquistava dappresso a lei
-un'espressione indefinibile; que' suoi occhi africani lucevano come due
-pugnali, e il colore del suo volto da olivastro diveniva bianco. Emma ammirava
-talvolta il complesso della testa di Maurizio, che aveva qualche
-cosa di straordinario e di eccezionale. I suoi capelli folti, duri e ricci gli
-tempestavano le tempia e la parte posteriore del collo come ispida foresta,
-e le sue sopracciglia ingrossate dall'ardente sole della Cafseria si spiegavano
-come due archi terribili su le due nere frecce degli occhi; era
-nell'espressione e nel taglio del suo capo qualche cosa del leone.
-</p>
-
-<p>
-Nelle fattezze di quest'uomo era la natura selvaggia e indomita unita
-a quella impronta di nobiltà che la virtù solamente può dare agli uomini.
-Nel tempo stesso la schiavitù avea lasciato il suo marchio indelebile nel
-carattere di lui cupo, aspro e sospettoso; quell'anima ardente nata per
-amare era stata defraudata financo del più caro sentimento, l'amor filiale.
-<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span>
-La più brutale condizione era stata imposta a quell'uomo, nel cuor del
-quale, fin dalla più tenera infanzia, era stata distillata ogni più bassa e
-truce passione, le quali per altro non aveano potuto attecchirvi.
-</p>
-
-<p>
-Abbiam detto che Maurizio vedeva Emma quasi ogni giorno. Quell'uomo
-ch'era arrivato all'età di trentadue anni nella maggior severità di pudore,
-e che non pertanto sentiva nel petto le fiamme del cielo africano;
-quell'uomo che sentiva ribollirsi il sangue al solo udir parlare d'amore
-non potea veder Emma tutt'i giorni senza rimanere attossicato dagli occhi
-della spagnuola. Ben presto una passione cupa si scavò un passaggio
-nella sua anima come una mina nelle visceri della terra. E questa passione
-crebbe, crebbe alimentata da tutta la volontà dello stesso Maurizio,
-il quale trovava in essa la più grande felicità della sua vita. Stranezza
-incomprensibile! Maurizio era felice nel suo amore sepolcrale: nessun
-raggio di speranza balenava su esso; e questo appunto alimentava la nascosta
-sua fiamma. Giammai non gli venne al pensiero l'idea d'una corrispondenza
-di Emma! però che questa idea era per lui un assoluto impossibile.
-Intanto egli era felice di amare Emma: era questo amore il suo
-culto, migliore assai di quel barbaro <i>feticismo</i> che gli avevano insegnato
-colle nerbate della schiavitù. Questo solitario amore, dava a Maurizio le
-più singolari tendenze. Sovente egli si recava ne' luoghi più remoti e campestri,
-visitava i villaggi che circondano Napoli, montava l'erta del Vesuvio
-o de' Camaldoli, ed ivi, seduto su qualche collina, o alla vista del
-mare, egli si abbandonava a tutta la malinconica tenerezza della sua anima.
-In così fatte interne conversazioni egli si apriva interamente a sè
-stesso, e si piaceva di confidare all'aura del cielo i sentimenti del proprio
-cuore. L'immagine di Emma era la sua compagnia: quell'immagine
-cara prendeva agli occhi di lui forme eteree e leggiere; rivestiva i
-colori della nugoletta indorata che attraversava la tacita volta del cielo,
-nella forma di sottil nebbia si piegava sulle onde del mare, quasi per
-udirne i segreti, si raccoglieva sotto l'ombra di un platano, o si sfumava
-colla luce nel lontano orizzonte. Chi può dire le strane visioni di un'anima
-vergine e selvaggia che ama coll'ardore de' deserti, e che è continuamente
-costretta a ripiegarsi sovra sè medesima per mancanza di eco?
-Alcune volte la vulcanica passione di Maurizio scoppiava dal suo seno
-come tremenda eruzione, e allora i suoi occhi infiammati di lagrime giravano
-come quelli dell'affamato leone che percorre la vastità del deserto
-senza trovare di che satollare la sua fame; allora lo schiavo facea rimbombare
-le solitudini de' campi con gridi terribili e disperati: allora tutto
-gli era insopportabile, il moto e la quiete, la compagnia e la solitudine,
-la luce e le tenebre. Ma questi momenti di debolezza eran rari, perchè
-l'anima di Maurizio era forte come il suo corpo vergine ed avvezzo alle
-più orrende privazioni.
-</p>
-
-<p>
-Maurizio avea nascosto nel più profondo dell'anima il segreto del
-suo amore; era impossibile all'occhio più destro e indagatore lo scoprire
-la passione ardentissima che bolliva nel petto di lui. La stessa
-Emma, lungi d'addarsene minimamente, non iscorgeva nel <i>gentleman</i>
-che un freddo egoista. Ma dal dì che Maurizio l'ebbe salva da sicuro pericolo
-di vita, Emma il risguardava con altr'occhio, ed il tenne in istima
-<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span>
-di amico sincero e leale. Fu quello certamente il più bel giorno della vita
-di Maurizio. Ed or cade in acconcio il dire ch'egli, inosservato, seguiva
-sempre Emma dovunque costei si recava: e quel giorno della cavalcata
-fu sul principio un tristo giorno per lui, dappoichè Maurizio vedeva a
-fianco di Emma i più leggiadri cavalieri! ogni parola che la fanciulla volgeva
-a qualcuno di loro era dardo al cuore dell'Africano. Da lungi egli
-non perdeva mai d'occhio ciascun movimento di lei. Abbiam già detto
-ch'egli possedeva tal vista acuta, che tra gli schiavi suoi compagni si era
-meritato il nome di <i>Quickeye</i> (occhio celere).
-</p>
-
-<p>
-Non così tosto Maurizio ebbe veduto Emma discostarsi dalla comitiva
-e prendere sola la via di <i>S. Maria degli Angeli alle Croci</i>, pensò
-subitamente, con quella penetrazione che soltanto l'amore sa dare; che
-la fanciulla andava a trovare Lucia Fritzheim. Già Maurizio conosceva la
-faccenda della lettera di Lucia capitata nelle mani di Emma, conosceva
-la strana proposta di Daniele al Duca di Gonzalvo, e sospettava l'inclinazione
-di Emma pel giovine pianista. Con una parola Maurizio poteva distruggere
-tutto l'edificio delle speranze di Daniele. Quand'anche il Duca
-di Gonzalvo avesse avuto in pensiero di aspettar davvero i due anni promessi:
-quand'anche Daniele fosse tornato milionario ed amante riamato
-di Emma, una sola parola annientava ogni unione tra Daniele ed Emma.
-Bastava che Maurizio avesse detto al Duca di Gonzalvo esser Daniele figlio
-naturale del Conte di Sierra Blonda, cui tanto il Duca detestava e
-contro il quale avea giurato mortal vendetta. Ma lo schiavo di Patna avea
-l'anima nobile. Alla festa di Lady Boston, egli avea promesso a Daniele
-di non parlare, e questa promessa era sacra per lui; il pensiero di violarla
-giammai non era entrato nella sua mente. Avvegnacchè ardentemente
-egli amasse la giovinetta spagnuola, e sapesse che a costei le premure
-di Daniele non erano indifferenti, Maurizio non si lasciò sfuggir
-giammai una parola che avesse potuto umiliare l'amante agli occhi dell'amata.
-Eppure sa il cielo quanto soffriva il cuore di lui allora che Emma,
-dissimulando la sua agitazione, gli parlava del giovine pianista, del
-costui genio musicale, delle brillanti qualità dello spirito di lui. Maurizio
-disprezzava nel suo interno il trovatello, tipo d'ingratitudine, d'infedeltà
-e di slealtà; e ciò non per tanto nol degradava agli occhi di lei, sembrandogli
-codardia il valersi di un segreto per fargli perdere la stima
-della donna amata. Benchè rivale, Maurizio disprezzava Daniele, e troppo
-egli era nobile e altero d'animo per abbassarsi ad una inutile soperchieria.
-E diciamo inutile, perchè Maurizio non isperava di acquistarsi
-giammai l'amore di Emma, ed il pensiero d'una corrispondenza di affetti
-era lontanissimo dalla sua mente.
-</p>
-
-<p>
-Ma dal giorno in cui Maurizio ebbe la somma ventura di esporre la propria
-vita per sottrarre l'adorata andalusa da terribile pericolo, nell'animo
-di lui avvolgeansi costantemente le parole profferite da Emma nell'avviarsi
-alla casa di Lucia Fritzheim. Questa fanciulla avea detto: <span class="smcap lowercase">SALVATEMI
-IL CUORE DOPO DI AVERMI SALVATA LA VITA!</span> Emma dunque amava!!
-</p>
-
-<p>
-Maurizio ricordava eziandio che la figliuola di Gonzalvo avea detto:
-<i>Andiamo a spargere il conforto della carità là dove la più nera perfidia
-ha sparso il dolore, la miseria, e voleva spargere l'ignominia!</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span>
-</p>
-
-<p>
-Non ci era dubbio: quella <i>nera perfidia</i> non potea sulle labbra di
-Emma riferirsi ad altri che a Daniele. Ella dunque sapea di essere stata
-ingannata da costui sul conto di Lucia Fritzheim. Maurizio interrogò
-freddamente sè stesso; dimandò alla sua coscienza quello ch'egli dovea
-fare per <i>salvare il cuore di Emma</i>. Tradir Daniele? Non mai.
-</p>
-
-<p>
-Maurizio pensò varii giorni su quel che dovea fare: e un bel mattino,
-una fredda risoluzione era presa.
-</p>
-
-<p>
-A che si era determinato Maurizio Barkley?
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span></p>
-
-<h3 id="cap4-4">IV.
-<span class="smaller">L'ARDITA MENZOGNA</span></h3>
-</div>
-
-<p>
-Maurizio fermò di andare a trovar Lucia Fritzheim. Pochi giorni
-appena erano scorsi dalla visita di Emma alla figliuola di
-Giacomo lo Stradiere. Nell'abitazione di Lucia tutto era cangiato
-di aspetto: la tristezza e la miseria erano in parte
-scomparse, tutto al presente era ripulito, rassettato; varie suppellettili
-nuove vi si vedeano, e le vecchie erano raffazzonate. Egli è tempo di dire
-che, dopo il crudele abbandono di Daniele e gl'infruttuosi tentativi di Padre
-Ambrogio, Lucia era stata colpita in sul principio da acuta febbre
-nervosa, e poscia da un lento morbo di languore che avea minacciato di
-strascinarla alla tomba, Padre Ambrogio avea prodigalizzato all'inferma
-i tesori della cristiana carità. I nostri lettori conoscono una parte della
-lettera che Lucia scrisse a Daniele: c'incumbe ora il debito di farla loro
-conoscere per intero: essa era del tenor seguente:
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-«Daniele, Daniele mio.
-</p>
-
-<p>
-«Corre già il quarto mese che mi hai abbandonata, ho contato questi
-orribili giorni ora per ora, minuto per minuto. Non ti rivolgo nessun
-rimprovero; sono rassegnata alla mia sorte... Mi è noto che ami
-un'altra!... Iddio ti renda felicità. Io sto male, male assai: il cielo
-vorrà forse aver pietà di me togliendomi da questa vita, prima che tu
-divenga lo sposo di un'altra. Il medico della parrocchia ha detto a Padre
-Ambrogio ch'io entro nel primo grado di tisi: ho inteso bisbigliar
-ciò intorno al mio letto, essi mi credevano addormentata! Oh quanto ti
-ho amato!... Io ti sciolgo dal tuo giuramento, Daniele, e ti perdono la
-morte che mi dai. Soltanto ti prego, in nome della prima parola di amore
-che ci scambiammo, in nome di mio padre, che non abbandoni
-la mia infelice famiglia, la mia cara sorella, i miei fratelli, e soprattutto
-che non abbi più odio per quella povera creatura di Uccello... Sovvengati
-di loro quando sarai felice a fianco della donna del tuo cuore...
-Addio, addio... non udrai più a parlar di me che un'altra sola volta,
-quando cioè ti sarà per caso annunziata la mia morte... sarà questo il
-<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span>
-più bel giorno della tua vita, siccome il dì della mia morte sarà stato
-per me il più felice... Addio, addio, per l'ultima volta, Daniele, Daniele
-mio.
-</p>
-
-<p class="indr">
-<i>Lucia Fritzheim.</i>
-</p>
-</div>
-
-<p>
-È noto il crudel destino ch'ebbe questa lettera: una parte di essa fu
-dannata alle fiamme, e un'altra ervì a rallegrare il pranzo di Daniele
-e de' suoi amici.
-</p>
-
-<p>
-Indarno la misera Lucia aspettò una risposta; questa non venne,
-siccome più non venne l'ingrato Daniele. Noi non abbiamo voluto risparmiare
-a' nostri lettori il quadro delle sofferenze di Lucia, di quell'anima
-sì candida e bella. La religione e l'amor fraterno alleviarono soltanto in
-parte i suoi dolori. L'orrenda infermità ond'ella era minacciata fu rimossa
-mercè le paterne cure ed il senno di Padre Ambrogio, il quale,
-oltre alla personale assistenza, provvide per medici e per rimedi; e Dio
-gli concedè il sommo piacere di veder salva Lucia dall'inesorabile consunzione.
-</p>
-
-<p>
-Dopo l'abboccamento ch'ebbe con Daniele, Padre Ambrogio, sperando
-sempre che questi sarebbesi ravveduto, nol perdè mai di vista, e
-s'informò della sua condotta, delle sue amicizie e relazioni: non indugiò
-quindi a scoprire che il giovine era perdutamente innamorato di nobil
-damina, la quale seppe esser la figliuola del Duca di Gonzalvo. Padre
-Ambrogio, per isvellere dal cuor di Lucia la sciagurata passione per Daniele,
-stimò rivelarle i novelli amori del giovine, confortandola a sbandire
-ormai dal suo cuore quel perfido, indegno di essere più oltre l'oggetto
-dell'amor di lei. A Lucia non produsse gran colpo una tale rivelazione,
-dappoichè non ostante le grandi precauzioni che Daniele aveva usate per
-nascondere i suoi novelli amori, già la miserella qualche cosa ne sapea,
-e già sospettava che al Palazzo S... dove la sua lettera era capitata, dovesse
-dimorar la donzella che le rapiva il cuore del suo amante.
-</p>
-
-<p>
-Lucia tracannò l'amaro calice senza mettere un lamento: ella offrì
-al cielo, con nobile slancio di rassegnazione, il suo dolore, ed il pregò
-ferventemente che le desse la forza di sopravvivere a tanto spasimo, non
-per amore ch'ella portasse alla vita, oramai rendutalesi amara e pesante,
-ma per non togliere alla sua disgraziata famiglia l'ultimo braccio che le
-avanzava. Ella sentiva il dovere di vivere non per sè, ma pei suoi. E le
-sue preci furono esaudite dalla Provvidenza. Lucia ripigliò la sua forza,
-e comechè affranta dalle sofferenze, pareva attingere nell'amore della
-propria famiglia il coraggio e la vigoria.
-</p>
-
-<p>
-Ella non potea soffocare nel suo cuore una passione ch'era divenuta
-una parte vitale della sua esistenza; ma si tenea paga di amare Daniele
-nel fondo dell'anima. Lucia avrebbe potuto fare impallidire il perfido nel
-cospetto medesimo della sua vaga, avrebbe potuto gittare nel mezzo dei
-due amanti la parola <i>trovatello</i> qual barriera insormontabile tra loro; ma
-Lucia, al pari di Maurizio Barkley, avea l'animo troppo elevato e il cuore
-troppo ben formato per discendere ad una vendetta che avrebbe renduto
-infelice il suo amante senza render lei meno sventurata. Lucia fece di
-meglio assai; fece quello che la religione insegna: perdonò ed amò.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span>
-</p>
-
-<p>
-Stando a tal modo le cose, un mattino Padre Ambrogio, che mal si
-studiava di nascondere il suo turbamento, vinto dalle istanze di Lucia e
-di Marietta, confessò di aver saputo che Daniele si accingeva a partire
-per l'estero, e che gli era stato impossibile di scoprire quale scopo si
-avea tal partenza, qual motivo l'avea determinata. Facendo ciò palese,
-Padre Ambrogio restò maravigliato non poco nello scorgere sul volto
-della fanciulla, a vece di un dolor profondo, una certa espressione come
-di gran gioia. E siccome egli non facea mistero delle impressioni che
-provava, dimandò a Lucia perchè quella notizia, invece di contristarla,
-sembrava le desse soddisfazione. Lucia gli confessò ch'ella preferiva di
-saper lontano il suo amante e forse per sempre, anzichè di saperlo in
-Napoli e al fianco di un'altra donna. Oh! se la tapinella avesse conosciuto
-lo scopo del viaggio di Daniele!
-</p>
-
-<p>
-Ma in pari tempo ch'ella confessava esser più contenta che Daniele
-partisse piuttosto che saperlo accanto alla figliuola del Duca di Gonzalvo,
-i suoi occhi si bagnavano di lagrime, le sue affilate gote s'imbiancavano,
-ed il suo petto si gonfiava come la marea vicina a frangersi in sulla
-spiaggia. E le sue lagrime erano richiamate eziandio da quelle di Marietta
-che scorrevano senza ritegno su per le belle guance della fanciulla,
-la quale frattanto non lasciava di rimprocciar la sorella perchè piangesse
-mentre avea detto di aver piacere della partenza di quel birbante (questo
-era l'epiteto che Marietta solea dare a Daniele). Lucia più non pianse,
-ma fermò di veder Daniele per l'ultima volta, innanzi che questi abbandonasse
-Napoli.
-</p>
-
-<p>
-Si conosce come allora che il giovine si accingeva a salir sulla diligenza
-che dovea menarlo lungi da Napoli, la fanciulla si slanciò, con impeto
-irresistibile, verso di lui, e gli si mostrò. È noto lo scontro de' due
-amanti. Lucia avea veduto vagare una lagrima negli occhi di Daniele:
-ella era meno infelice!
-</p>
-
-<p>
-Dal dì della partenza dell'amato giovine, Lucia non era men trista
-e sofferente che per lo addietro, ma più tranquilla e interamente rassegnata.
-La tristezza del suo cuore veniva per altro accresciuta dalla povertà
-ch'ella vedeva ogni dì vie più invadere la famiglia. Quantunque
-tanto ella quanto Marietta facessero ogni opera e si ammazzassero di lavoro,
-il frutto delle loro fatiche a mala pena bastava per uno scarso nutrimento.
-Padre Ambrogio non cessava, sia con procacciar lavori alle
-due fanciulle, sia con delicate sovvenzioni che egli sapea nascondere con
-arte, rifondendo del suo sul meschino prodotto dei lavori ch'egli stesso
-lor dava a fare, non cessava di provvedere al sostentamento di quella
-famiglia, della quale egli avea promesso a Giacomo di essere secondo
-padre. Commovente e splendido esempio di virtù! Oh perchè gli uomini
-come Padre Ambrogio son così rari nella società corrotta e decrepita in
-cui viviamo!
-</p>
-
-<p>
-La visita di Emma aveva interamente cangiato l'aspetto delle cose.
-Erano circa le undici di un bel mattino lucido e sereno. Maurizio era andato
-a piedi alla dimora dell'onesta famiglia. Egli era vestito colla più
-grande semplicità: portava un soprabito bigio; lunghi stivali colle rivolte,
-cappello a larghe tese, e una giannetta d'ebano nelle mani. I fratellini
-<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span>
-di Lucia erano usciti a diporto nei dintorni colla vecchia fantesca, così
-che in casa non erano che Lucia, Marietta e Uccello.
-</p>
-
-<p>
-Marietta era occupata a rimendare e ricucire calze, camice ed altri
-panni pertinenti ai fratelli: sopra una sedia, ad una traversa della quale
-appoggiava i piedi, ella teneva un patuffolo di panni che dovea passare in
-rivista, e su cui gittava con impazienza lo sguardo, però che la vispa fanciulla
-avrebbe preferito di andare un poco a scorrazzar per la campagna
-in compagnia dei fratelli. Ad ogni punto ella dava un'occhiata al lavoro,
-e mille d'intorno, guardava distratta al di là della finestra e mandava di
-grossi sospiri. Spesso rimaneva coll'ago in mano senza far niente, o si
-metteva a guardar con amore la sorella ch'era tutta in sul lavoro. Marietta
-era tanto felice nel veder sul volto di Lucia rinati in parte i color
-della salute! E se Lucia alzava gli occhi, Marietta ripigliava il suo compito
-e ritornava all'opera sorridendo, ma allora era ruina tutto quello che
-faceva; s'imbrogliava a infilare l'ago, si scordava di fare il nodo della
-gugliata, si pungeva le dita ovvero, se stava rimendando le calze, facea
-scappar le maglie e scavalcarle, si facea cader la bacchetta e i ferruzzini.
-Lucia sorrideva, dappoichè ben sapea come l'amasse quella cara sorella,
-il cui solo difetto era nella troppa leggerezza del temperamento.
-Lucia avea posto mano ad un paio di calzoncini nuovi di Andrea, il più
-piccolo dei fratelli: ella ne avea fatto l'imbastitura, e si accingeva a cucirli.
-Non si può dire il bene immenso che la visita di Emma avea fatta
-a tutta questa famiglia. Quanto poco ci vuole per rialzare i sofferenti dal
-loro abbattimento! Lucia non era più così trista come per lo addietro; la
-sua famigliuola avea ormai un appoggio, un'amica. A seconda ch'ella si
-sentiva restituita alla salute, ella ne provava una indicibile felicità, perocchè
-poteva, colla fatica delle suo braccia, sovvenire ai bisogni de' fratelli.
-</p>
-
-<p>
-Le due sorelle erano così occupate. Una fascia di sole illuminava i
-loro lineamenti e andava a scherzare sulla sedia situata nel mezzo di
-quelle due fanciulle. In un angolo della stanza era seduto Uccello davanti
-ad una tavola su cui si vedea spiegato un grande abbicci. L'idiota si sforzava
-di apparare a conoscere le lettere, imperocchè Padre Ambrogio gli
-avea promesso un bel regalo se imparasse in pochi giorni l'alfabeto. Uccello
-avea mandato a memoria il nome di ciascuna lettera, ma non sapeva
-ancora farne l'applicazione alla figura. Egli si facea di grosse risate
-senza motivo, e sfregavasi le mani ogni volta che indovinava a chiamare
-una di quelle lettere. Di tempo in tempo, annoiato di cantar, sempre
-la stessa canzone su quel maledetto scartabello che gli stava dinanzi, si
-alzava e veniva ad equilibrarsi in sulla spalliera della sedia di Marietta,
-a giuocare co' gatti mollemente sdraiati al sole, a perseguitar qualche
-mosca, o a trastullarsi colle proprie dita divenute per lui dieci balocchi
-gentili e graziosi. Una modesta tirata di campanello fece ristar dal lavoro
-le due fanciulle e correre alla porta Uccello che, dopo molte lezioni e
-molti sforzi, aveva appreso ad aprirla. Le due sorelle furono estremamente
-sorprese nel vedersi dinanzi un uomo ch'esse non conoscevano,
-mentre credevano che fossero i due fratelli i quali tornassero dalla passeggiata
-unitamente alla vecchia fantesca che gli avea accompagnati.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span>
-</p>
-
-<p>
-Maurizio Barkley salutò col capo le due fanciulle a rimase col cappello
-in mano e all'impiedi.
-</p>
-
-<p>
-— Scusate, signorine, egli disse, se ardisco presentarmi senza forse
-essere personalmente conosciuto da voi. Eppure ho avuto l'onore di godere
-la stima di vostro padre.
-</p>
-
-<p>
-— Il vostro nome signore? dimandò Lucia.
-</p>
-
-<p>
-— Maurizio Barkley.
-</p>
-
-<p>
-A tal nome le due fanciulle fecero un moto di sorpresa.
-</p>
-
-<p>
-— Ma noi conosciamo un tal nome, n'è vero, Lucia? disse Marietta.
-</p>
-
-<p>
-— Certamente, era questo il nome che figurava sulle polizze che
-Daniele riceveva ogni mese.
-</p>
-
-<p>
-— E che tuttavia riceve, osservò Maurizio sorridendo.
-</p>
-
-<p>
-— Voi dunque, signore, siete l'ignoto benefattore di Daniele?
-</p>
-
-<p>
-— Non io propriamente, signorina... ma su questo vi prego di non
-interrogarmi: avrei il rammarico di dovermi rifiutare alle vostre inchieste.
-Bastivi il conoscere esser io quel Maurizio Barkley il cui nome figura sulle
-polizze che Daniele riceve in ogni fin di mese.
-</p>
-
-<p>
-Mentre Maurizio parlava, Marietta era ita a prendere una sedia e
-l'avea offerta all'Esquire, che si sedè presso le due fanciulle, come se
-fosse amico intrinseco di casa.
-</p>
-
-<p>
-Lucia dimandogli:
-</p>
-
-<p>
-— Poichè voi, signore, avete detto che Daniele riceve ancora il sussidio
-mensuale, la cui provvenienza non potete rivelarci, voi però dovete
-conoscere dove al presente egli si trova.
-</p>
-
-<p>
-— Daniele è in Germania, signorina.
-</p>
-
-<p>
-— In Germania! esclamò Marietta; è lontano, non è vero, signore?
-</p>
-
-<p>
-— Non lo è mai abbastanza per la vostra pace, rispose Maurizio,
-affissando gli occhi in quelli di Lucia, la cui commozione si appalesava
-dai moti irregolari del seno e della estrema pallidezza del volto.
-</p>
-
-<p>
-— Egli sta bene dove sta, e speriamo che se ne vada a capo del
-mondo, disse Marietta, guardando di soppiatto la sorella per vedere che
-sensazione le producessero queste parole.
-</p>
-
-<p>
-Maurizio sorrise e guardò con compiacenza Marietta, la cui vivacità
-si tradiva in ogni sua parola e gesto. Lucia avrebbe voluto fare un mondo
-di domande a Maurizio, ma la trattenea un certo timore di conoscere cose
-che le avrebbero arrecato dolore grandissimo: nello stesso tempo ella
-vergognavasi di fare tali domande alla presenza della sorella, cui avea
-promesso di non mai parlare di Daniele.
-</p>
-
-<p>
-— Sento il dovere, signorine, disse Maurizio dopo qualche momento
-di silenzio, di dichiarare lo scopo della mia visita. Io sono il messaggiero
-della vostra amica la Duchessina Emma di Gonzalvo.
-</p>
-
-<p>
-Un raggio di gioia sfavillò su i volti delle due sorelle
-</p>
-
-<p>
-— La Duchessina! esclamò Lucia.
-</p>
-
-<p>
-— Quella celeste creatura! disse Marietta.
-</p>
-
-<p>
-Ed entrambe guardarono con avidità negli occhi di Maurizio, quasi
-avessero voluto conoscere anticipatamente ciò che questi dovea dir loro.
-</p>
-
-<p>
-— Ella stessa, rispose Barkley, ella m'incarica di darvi un attestato
-della sua sincera amicizia.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Abbiamo forse bisogno per ciò di altri attestati, di altre prove
-disse Lucia a cui già gli occhi si velavano di lagrime di tenerezza. Oh
-perchè vuol ella opprimerci di bontà!
-</p>
-
-<p>
-— Chi ha imparato una volta a conoscervi, adorabili fanciulle, disse
-Maurizio, non farà mai abbastanza per dimostrarvi la sua affettuosa amicizia.
-Emma ha un torto da riparare con voi, Lucia; ella involontariamente
-vi ha rapito il cuore di Daniele, ed oggi ella viene, per mezzo mio,
-se non a restituirvelo (poichè ciò non è in suo potere), a rendervi almeno
-la sicurezza e la pace. Io sono incaricato di farvi la confessione che la
-Duchessina Emma di Gonzalvo ama un altro, che non è Daniele, e dal
-quale ella è corrisposta con un'indicibile adorazione. Questa confessione
-rimanga per altro, sepolta ne' vostri cuori, signorine; Emma non vuol
-per ora che nessuno al mondo sappia i suoi sentimenti.
-</p>
-
-<p>
-— Ah! ti ringrazio, mio Dio, ti ringrazio, esclamò Lucia giungendo
-le mani e volgendo al cielo i suoi begli occhi.
-</p>
-
-<p>
-— Oh benedetta! benedetta! sclamò Marietta. Or sì ch'ella merita di
-essere adorata! Beato, beato quell'uomo ch'è il suo amante! Oh come costui
-deve andar superbo e felice di essere amato da quel sole di bellezza!
-</p>
-
-<p>
-— E chi è costui? dimandò Lucia.
-</p>
-
-<p>
-— <span class="smcap">Maurizio Barkley!</span> disse questi chinando gli occhi e impallidendo.
-</p>
-
-<p>
-— Voi! voi, signore!! Oh siate felice, signor Barkley, chè ben lo
-merita il vostro nobil cuore!
-</p>
-
-<p>
-Maurizio si affrettò d'interrompere una conversazione che diveniva
-pericolosa e delicata per lui. Poco stante, egli si accomiatava dalle due
-sorelle. Ma innanzi ch'ei fosse partito, Lucia lo avea pregato di manifestare
-alla nobile amica i suoi sentimenti di riconoscenza, di stima e di
-affetto. Nel discendere le scale di quella casa, Maurizio dicea tra sè:
-</p>
-
-<p>
-— Ho fatto il mio dovere; le ho salvato il cuore... Dio faccia il resto!
-</p>
-
-<p>
-Nella stessa mattina, e non sì tosto di ritorno da <i>S. Maria degli Angeli
-alle Croci</i>, Maurizio recossi al palazzo S... e chiese di parlare alla
-Duchessina. Emma il ricevè, siccome solea da qualche tempo, colle dimostrazioni
-della più confidenziale amicizia. Maurizio era pallido, ma tranquillo
-secondo il consueto.
-</p>
-
-<p>
-— Vengo dalla vostra amica, da Lucia Fritzheim.
-</p>
-
-<p>
-— Ah! esclamò Emma, vi ringrazio davvero, signor Barkley; volea
-pregarvi appunto questa mattina di recarvi da lei per informarvi della
-sua salute che mi è sì cara.
-</p>
-
-<p>
-— Vedete, Duchessina, ch'io antivengo ai vostri desiderii. Ma ho
-fatto molto di più che informarmi della sua salute: le ho interamente restituita
-la pace del cuore, rassicurandola su i vostri sentimenti a riguardo
-di Daniele. E per rimuovere dall'animo di lei ogni sospetto, mi son fatto
-ardito di dirle che altri occupava il cuor vostro.
-</p>
-
-<p>
-— Che! signore!
-</p>
-
-<p>
-— Ora, Duchessina, voi avete l'obbligo di non più pensare a Daniele:
-se questo era dianzi generosità in voi, al presente è dovere; io vi ho fatto
-una legge di sacrificare all'amicizia un avanzo di affetto per un uomo che
-ne è indegno. Ricordatevi che voi mi avete comandato di salvarvi il cuore.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Ed avete fatto bene, signor Barkley, e ve ne ringrazio... Voi dunque
-avete detto a Lucia Fritzheim che il mio cuore..
-</p>
-
-<p>
-— Era avvinto ad altro amore, Duchessina.
-</p>
-
-<p>
-Emma sorrise e abbassò gli occhi.
-</p>
-
-<p>
-— Scommetto che mi avete trovato anche un amante, disse sorridendo
-la fanciulla.
-</p>
-
-<p>
-— Si, Duchessina, rispose Maurizio con visibile turbamento, ho
-detto che voi amavate...
-</p>
-
-<p>
-— Chi mai? interruppe Emma aggrottando le ciglia.
-</p>
-
-<p>
-— Maurizio Barkley! questi rispose con voce appena sensibile.
-</p>
-
-<p>
-— Voi! voi stesso! esclamò Emma arrossendo di viva fiamma.
-</p>
-
-<p>
-— Io stesso, Duchessina; imploro tutto il vostro perdono per questa
-ardita menzogna. Quella fanciulla mi ha chiesto il nome del vostro amante.
-Chi poteva io nominare senza compromettervi? Gli è certo che se io
-avessi nominato qualunque altro, non solamente avrei commessa la più
-imperdonabile imprudenza e temerità, ma la menzogna cessava di essere
-innocente. Posso sperare di aver ottenuto il vostro perdono?
-</p>
-
-<p>
-Emma, cogli occhi bassi, gli stese la mano.
-</p>
-
-<p>
-— Amico generoso! diss'ella, avete salvato me e Lucia; vi perdono
-e vi ringrazio.
-</p>
-
-<p>
-Maurizio baciò la mano della nobil fanciulla e si ritrasse, dicendo
-tra sè stesso:
-</p>
-
-<p>
-— E me chi salverà, se non Dio?
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span>
-</p>
-
-<h2>Parte Quinta</h2>
-
-<h3 id="cap1-5">I.
-<span class="smaller">LOTTA INTERNA</span></h3>
-</div>
-
-<p>
-Dal giorno in cui tra il Baronetto e Daniele era stato conchiuso
-il bizzarro contratto, per lo quale costui si obbligava ad essere
-il custode del cadavere di quello, lo stato morale di questi due
-uomini erasi al tutto cambiato: il Baronetto, restituito alla salute
-e alla tranquillità, avea ripreso le consuete sue occupazioni; era tornato
-a' suoi campestri lavori; avea richiamato intorno a sè gli amici, di
-cui si era dinanzi disgustato a cagione della infermità del suo spirito;
-avea ripigliato i suoi studi, le sue faccende; era insomma ridivenuto
-quello stesso uomo ch'era qualche anno addietro. Egli amava sempre
-Daniele, e sempre con piacere il vedeva a sè d'accanto; ma ora mutato
-era l'aspetto delle cose: ed il Baronetto più non sentiva la necessità delle
-melodie del giovine pianista per iscacciar dall'anima que' fantasmi che
-al presente più non venivano ad assediarlo. Anzi, è mestieri confessare
-che l'aspetto di Daniele cagionava piuttosto una spiacevole sensazione
-in Edmondo, dappoichè questi non vedeva ormai nel giovine italiano che
-l'uomo destinato a vegliare sulle sue spoglie mortali. Ciò non vuol dire
-che Edmondo disamasse Daniele, verso il quale si sentiva attratto da una
-forza prepotente; ma il <i>guardiano</i> della morte non poteva non far nascere
-un sentimento di ripugnanza nell'animo del Baronetto.
-</p>
-
-<p>
-Dal canto suo, Daniele, a vece di esser lieto della prodigiosa fortuna
-che un giorno gli sarebbe spettata, sembrava più impensierito che per lo
-passato: egli era sempre distratto taciturno, o inconcludente. Nel cospetto
-di Edmondo, egli forzava di mostrarsi men rabbruscato e più ameno,
-ma ora, non così di frequente ei vedeva il Baronetto, e la sera quando
-questi era nel cerchio dei suoi amici, Daniele non appariva che un istante
-nella camera verde, e tosto dileguavasi per abbandonarsi alla solitudine
-<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span>
-de' suoi pensieri, o per trovare nel teatro Manheim distrazioni e svagamenti.
-</p>
-
-<p>
-Il mese era scorso dacchè ei si trovava a <i>Schoene Aussicht</i>: il Baronetto,
-fedele alla sua promessa, gli avea dato una cambiale di trentamila
-franchi pagabile a vista e tratta sopra un banchiere di Manheim. Nel dargli
-questo denaro, il Baronetto avea detto sorridendo: Ecco una piccolissima
-anticipazione su quello che il <i>mio cadavere</i> vi darà. Daniele era libero
-di seguitare i viaggi e di tornare a Napoli. Edmondo non faceva più
-nessuna istanza per ritenerlo altro tempo a <i>Schoene Aussicht</i>: intanto il
-giovine pianista non sapea venire in nessuna risoluzione. Egli non volea
-più seguitare i suoi viaggi, imperocchè ne comprendea l'inutilità. D'altra
-parte, non era egli ormai l'erede d'immense ricchezze? Che bisogno avea
-di ammazzarsi di lavoro, nella certezza di non poter mai conseguire quel
-milione, che egli vedea rifulgere nell'avvenire? Ritornare a Napoli? Questo
-proponimento era ben lontano dall'animo suo, perocchè Daniele non volea
-riporre il piede nel paese dov'era Emma, se prima non diventasse
-milionario.
-</p>
-
-<p>
-Intanto egli sentiva la necessità di allontanarsi immantinente da
-<i>Schoene Aussicht</i>. Ogni dì che ei prolungava il suo soggiorno in questo
-luogo, l'animo suo si faceva più nero e il suo volto più pallido. Nell'aureo
-appartamento dov'egli avea stanza, nel letto di seta dov'ei si gittava per
-riposare, Daniele più non trovava il riposo e la quiete; il sonno ch'era tornato
-sulle ciglia di Edmondo, fuggiva dagli occhi di lui. Daniele volea
-fare il possibile per involarsi a sè medesimo, per non trovarsi faccia a
-faccia coi proprii pensieri, ma frattanto ei non sapea abbandonar la poltrona
-sulla quale rimanea lunghe ora nella più assoluta immobilità.
-</p>
-
-<p>
-Che cosa aveva operato un sì strano cangiamento in Daniele? Un'idea
-infernale che gli si era presentata al pensiero come luce sinistra.
-Dapprima egli avea rigettata quest'idea con tutte le forze dell'anima sua,
-aveva fremuto nel pensarvi; ma quell'idea che dapprima se gli era mostrata
-rivestita di orrore, incominciò per così dire, a dimesticarsi con
-lui. Quest'idea era un <span class="smcap lowercase">DELITTO</span>!
-</p>
-
-<p>
-La nostra penna rifugge dal palesare quello a cui pensava Daniele
-per accorciare il termine della sua aspettativa e per far sparire la distanza
-che lo separava dall'oggetto dei suoi desiderii! Il suo petto balzava
-al pensiero di volare, due volte milionario, dal Duca di Gonsalvo,
-non appena spirati due anni. Un ostacolo si frapponeva al compimento
-de' suoi voti, una vita! Un uomo doveva diventare <span class="smcap lowercase">CADAVERE</span> perchè avesse
-potuto afferrare quella felicità che gli si mostrava lungi con tutti gl'incanti
-della seduzione. Due milioni ed Emma! E per ottenere questa felicità
-bastava un momento, un sol momento di coraggio, di ardire!! — Quando
-un uomo è giunto a passare i quarant'anni, non ha vivuto abbastanza,
-e massime quando quest'uomo ha goduto sino alla sazietà di tutte
-le delizie della vita? Che cosa sono gli anni che seguono, se non che una
-serie di malanni e di miserie? Che cosa sono in rispetto all'eternità venti
-o trenta anni di più che un uomo strascina in sulla terra? E che cosa è
-la vita di un uomo nella immensità della creazione? Che cosa è una esistenza
-nel mezzo delle generazioni? — Così fatti atroci pensieri si aggiravano
-<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span>
-nel capo del giovine pianista, mentre che altri pensieri di diverso
-genere, immagini seducenti di piacere, di gioie, di delizie compivano la
-orrenda persuasione.
-</p>
-
-<p>
-Quando una funesta idea si presenta allo spirito umano, le passioni
-ch'essa fomenta sono sì scaltritamente inventrici di arzigogoli e di false
-ragioni ch'egli è estremamente difficile di non rimaner presi nella pania.
-Daniele combattè con forza l'orribil pensiere che tanto più diventava pericoloso
-quanto più perdeva del suo orrore; ma ciò nonostante, ogni
-volta ch'ei pensava ad Emma, a' due anni che sarebbero spirati, all'immensa
-eredità che lo aspettava, a que due stuzzicanti milioni che l'invitavano
-a fruirne pria del tempo, alla gioia sovrumana di presentarsi così ricco
-e sì pieno di fastigi al superbo Duca di Gonzalvo ed alla altiera sua figliuola;
-quando Daniele pensava a queste cose, il demone del delitto soffiava
-nell'anima di lui i più nefandi propositi, cancellava ogni buon proponimento,
-e lo sciagurato giovane era da capo con quella cupa taciturnità che suol
-precedere l'attuazione di un gran delitto. Dal momento che questa idea
-infernale si era insignorita dell'animo di Daniele, i colori della salute
-disparvero dal suo volto. Egli più non sapea trovare una nota sul pianoforte,
-cui raramente si accostava, parlava solo, amava le solitarie passeggiate,
-s'internava nei più folti viali della villa di <i>Schoene Aussicht</i>,
-ed il suo sguardo avea preso un'espressione strana ed incomprensibile.
-</p>
-
-<p>
-Non sappiam dire qual effetto ormai producesse in lui l'aspetto di
-Edmondo. Daniele evitava d'imbattersi nel Baronetto, di cui più non
-potea sostenere le occhiate, quasi avesse temuto che questi indovinasse
-i suoi pensieri. Edmondo avea notato la metamorfosi che si era operata
-nel giovine pianista, e l'attribuiva interamente agli amori di lui, alla tristezza
-della lontananza dall'oggetto amato, e sovente il ritoccava sorridendo
-su questo tasto: al che Daniele rispondeva parole vaghe, e tosto,
-sotto un pretesto, tornava alla sua solitudine, dove covava disegni tenebrosi
-e mortali. Per buona ventura, il delitto meditato non offriva una
-facile esecuzione: era quasi impossibile di <span class="smcap lowercase">FARE SPARIRE DAL MONDO IL
-BARONETTO</span> senza lasciare orma del misfatto. Ben s'intende che l'impunità
-era la prima condizione che Daniele avea posto a calcolo nel perfido
-attentato, al quale giorno e notte stava sopra col pensiere, ma l'impunità
-non è così facile, e, per ammirabile disposizione della Divina giustizia,
-l'uomo che ha commesso un delitto il porta dovunque stampato in sulla
-fronte anche quando gli è riuscito di sperderne ogni traccia.
-</p>
-
-<p>
-Daniele pensava; Uccider di pugnale? Niente di più agevole ad eseguirsi,
-ma in pari tempo niente di più facile a discoprirsi. Assassinando
-il Baronetto di notte e nel proprio letto si avrebbe potuto congetturare
-un assassinio commesso da ladri. Ma intanto la giustizia si sarebbe posta
-in sulle tracce dell'assassino; avrebbe cominciato dall'impadronirsi
-di tutte le persone residenti a <i>Schoene Aussicht</i>, e certamente la singolarità
-del testamento di Edmondo avrebbe chiamato i sospetti sulla persona
-dell'erede, il quale, non appartenendo al defunto per nessun vincolo
-di sangue; presentava probabili induzioni di reato. D'altra parte, se
-egli, Daniele, fosse caduto nelle mani della giustizia, anche per semplici
-<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span>
-sospetti, in che modo avrebbe potuto adempiere ai patti del testamento,
-e porsi quindi in possesso della eredità? Bisognava dunque rinunziare
-ad ogni idea di assassinio per mezzo del pugnale.
-</p>
-
-<p>
-Uccider di veleno? Ciò presentava, è vero, minor facilità di scoprimento,
-ma difficoltà moltissima di esecuzione. Come procurarsi il veleno?
-a chi fidarsi? Aver complici del delitto? Oltre a ciò, dal momento
-che nell'animo del Baronetto fosse sorto il pensiere di essere stato avvelenato,
-non avrebbe egli subitamente sospettato il futuro suo erede
-quale autore dell'avvelenamento? L'autopsia richiesta forse dall'autorità,
-a malgrado del testamento del defunto, non avrebbe annientata l'eredità,
-annientandone le condizioni? E non poteva il moribondo Baronetto,
-in un momento di chiaroveggenza, distruggere il testamento? Ma
-la difficoltà che superava tutte le altre pel compimento di questo delitto
-si era il procacciarsi il veleno, senza eccitare sospetti nella persona che
-lo avrebbe venduto. Aggiungi a tutto questo l'impossibilità di nascondere
-il proprio turbamento alla presenza del moribondo, del dott. Weiss,
-dei servi che sarebbero accorsi per prestare all'infermo ogni possibile
-soccorso e rimedio. Bisognava dunque non pensare ad una morte per
-avvelenamento.
-</p>
-
-<p>
-Uccidere con istrangolamento? Era rischioso e terribile: Daniele
-non avea per questo nè forza nè coraggio. Prescindendo da ciò, questo
-genere di morte presentava la stessa faciltà di discoprimento che l'assassinio
-per pugnale. La scienza avrebbe immantinente rivelato il delitto,
-e la giustizia non avrebbe tardato a trovare il delinquente. Era dunque
-mestieri di smettere anche questa idea la quale, bisogna dirlo, facea fremere
-lo stesso Daniele.
-</p>
-
-<p>
-L'impossibilità dell'esecuzione avea scoraggiato il giovine, il quale
-tenne ciò come avvertimento del cielo, e parea deciso a rinunziare ad un
-proponimento sì terribile. D'altra parte, il patibolo o i ferri non mancavano
-a quando a quando di mostrarsi da lungi all'atterrita mente del giovine,
-ch'era preso allora da salutare orrore del misfatto che avea concepito.
-</p>
-
-<p>
-Comunque la sua ragione fosse a tal guisa annebbiata dalle passioni,
-il cuor di Daniele sentiva sempre un certo incomprensibile attaccamento
-pel Baronetto; e il pensiere di assassinarlo, tra le tante insormontabili
-difficoltà che presentava, si avea quella di dover soffocare quel
-tenero sentimento inesplicabile che Daniele provava per quell'uomo che
-gli avea dato così splendida ospitalità e che, morendo, il lasciava erede
-di tutte le sue ricchezze. E questo sentimento fu così forte che Daniele,
-rientrato in sè medesimo, ebbe bastante vigoria di volontà per iscacciar
-dall'animo il pensiere di tanto delitto; anzi, per vincere una volta per
-sempre la tentazione, risolvette di abbandonare quella casa e quel paese,
-e di affidare l'avvenire agli eventi. Daniele avea risoluto di congedarsi
-dal Baronetto.
-</p>
-
-<p>
-— A capo di due anni, egli dicea tra se, tornerò a Napoli, mi recherò
-dal Duca di Gonzalvo, e gli porterò una lettera del Baronetto, in
-cui questi mi riconosce per suo erede. La tardanza dell'eredità sarà compensata
-dalla prodigiosa cifra di due milioni e da' titoli, di cui mi porrò
-<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span>
-in possesso alla morte del testatore. Vedremo se quel superbo Gonzalvo
-sarà soddisfatto e pago di ciò.
-</p>
-
-<p>
-Daniele non volle più oltre indugiare a porre ad effetto la buona risoluzione
-che avea preso, e che temeva ad ogni istante di sentir vacillare
-in sè medesimo. Nello stesso giorno, egli salì dal Baronetto per accomiatarsi
-da lui e per pregarlo di volergli scrivere quella lettera pel Duca
-di Gonzalvo, ignorando le relazioni ch'erano passate tra questi due personaggi.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span></p>
-
-<h3 id="cap2-5">II.
-<span class="smaller">L'UPAS</span></h3>
-</div>
-
-<p>
-Abbiam fatto più volte comprendere che il nostro principale
-scopo in queste narrazioni si è di fissare l'attenzione dei nostri
-lettori sulla più importante verità morale:
-</p>
-
-<p>
-LA MANO DELLA PROVVIDENZA NEI FATTI DELL'UMANA
-VITA.
-</p>
-
-<p>
-Quell'infinità di romanzi che si svolgono nella società degli uomini,
-di cui la maggior parte rimane ascosa agli occhi della storia che tocca
-soltanto i fastigi sociali, non sono, siccome noi crediamo; che dimostrazioni
-più o meno evidenti di quella verità che si appalesa almeno chiaroveggente.
-</p>
-
-<p>
-Ci par di vedere che i delitti ben sovente sieno la doppia punizione
-inflitta dal cielo a due colpe rimaste celate agli occhi dell'umana giustizia.
-Nell'ordine morale, l'impunità non è per nessuno; il solo pentimento,
-accompagnato da una intera vita di volontarii sacrificii, riscatta una
-colpa.
-</p>
-
-<p>
-Edmondo era solo nella stanza da studio. Seduto vicino alla sua
-scrivania, egli avea risposto ad una lettera di Maurizio Barkley. Nel momento
-in cui Daniele si presentò nello studio, il Baronetto aveva appunto
-terminata la sua lettera e vi stava apponendo il suo suggello.
-</p>
-
-<p>
-— Oh! buon giorno, caro Daniele, dissegli Edmondo sorridendo e
-stendendogli la mano, a che debbo attribuire l'onore d'una vostra visita?
-</p>
-
-<p>
-— Perdonate, signor Baronetto, se vengo per poco ad interrompere
-le vostre occupazioni.
-</p>
-
-<p>
-— Ma che dite mai! È un piacere che mi date... Mi occupavo a sbrigare
-il mio corriere, anzi vi chieggo il permesso di spedire questa lettera.
-</p>
-
-<p>
-Daniele s'inchinò e si sedè accosto alla scrivania. Edmondo suonò
-il campanello, ed al servo che si presentò sotto l'uscio consegnò la lettera
-pel corriere di Napoli.
-</p>
-
-<p>
-— Eccomi sbrigato, soggiunse indi; questa mattina io sono veramente
-felice, imperocchè con quella lettera che ho spedita nel vostro
-paese, a Napoli, mi sono sdebitato di un antico dovere di gratitudine, e,
-<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span>
-oltre a ciò, ho il piacere di vedervi in un'ora in cui non siete solito di
-favorirmi di vostre visite.
-</p>
-
-<p>
-— Quanta bontà, signor Baronetto!
-</p>
-
-<p>
-— E sempre accigliato, mio caro Daniele! sempre pensieroso! Noi
-abbiamo interamente cangiate le nostre parti: per lo passato eravate
-voi che spargevate un poco di sollievo sulla mia tristezza; ed oggi son
-io che adempio verso di voi a tale ufficio. Peccato che non sono artista
-anch'io, e del vostro genio! Ma qual differenza tra le cagioni della nostra
-malinconia! Io non era innammorato, e nol sono mai, per mia disgrazia:
-dev'esser ben dolce cosa il pensare all'oggetto amato, n'è vero Daniele?
-</p>
-
-<p>
-— V'ingannate, signor Baronetto, se credete che sia l'amore la cagione
-del mio malumore. Non niego che gran parte esso vi abbia, ma è
-tutt'altro il motivo che m'impedisce di abbandonarmi alle distrazioni
-proprie della mia età.
-</p>
-
-<p>
-— Non voglio essere indiscreto, mio caro Daniele, ma vi ricordo
-che in me avete un amico e sincero; spero avervene date prove sufficienti.
-</p>
-
-<p>
-— E indelebili, signor Baronetto; ed io mi sono risoluto di non abusare
-più a lungo della vostra bontà. La mia ulteriore dimora a <i>Schoene
-Aussicht</i> sembra interamente inutile; così permetterete che domani io
-mi accomiati da voi.
-</p>
-
-<p>
-— Così presto! esclamò Edmondo il quale non si aspettava a questa
-risoluzione del giovine: ed è questo forse l'oggetto della vostra visita di
-questa mattina?
-</p>
-
-<p>
-— Per lo appunto, signor Baronetto, rispose Daniele abbassando
-gli occhi.
-</p>
-
-<p>
-— E perchè una tale risoluzione?
-</p>
-
-<p>
-— Perchè credo inutile di esservi più a lungo di peso; spirato è il
-mese da che mi trovo a Manheim, e, quantunque le nostre relazioni non
-sieno più le stesse di quelle ch'erano nei primi giorni ch'io ebbi l'onore
-di ricevere da voi così splendida ospitalità, pure non possono minimamente
-influire sul mio ulteriore soggiorno a <i>Schoene Aussicht</i>.
-</p>
-
-<p>
-— È superfluo il dire, riprese Edmondo, quanto piacere mi farebbe
-di tenervi nella mia casa qualche altro tempo; ma non voglio avversare
-la vostra volontà, e voi siete libero di fare quello che più vi converrà.
-Gli obblighi scambievoli che ci siamo imposti e la natura del mio testamento
-hanno stabilito tra noi vincoli che hanno qualche cosa dì più della
-semplice amicizia. Laonde, in qualsivoglia evento della vostra vita, in
-qualunque contingenza imbarazzante in cui possiate trovarvi; mio caro
-Daniele, pensate che sarà per me uno dei più be' giorni della mia vita
-quello in cui potrò prestarvi un tenue servigio e darvi un attestato del
-mio inalterabile affetto.
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene, signor Conte, si affrettò a dire Daniele, io mi varrò della
-vostra benevolenza innanzi ch'io parta ed avrò il coraggio di chiedervi
-una grazia.
-</p>
-
-<p>
-— Bravo! esclamò Edmondo; ecco quel che si chiama vero affetto
-e vera stima: andiamo su parlate francamente, giovanotto, siccome parlereste
-a vostro padre.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span>
-</p>
-
-<p>
-— La grazia ch'io vi chieggo, signor Conte, disse Daniele arrossendo,
-si è di scrivermi una lettera pel Duca di Gonzalvo.
-</p>
-
-<p>
-— Pel Duca di Gonzalvo!
-</p>
-
-<p>
-— Sì, signor Conte: in questa lettera voi gli darete l'assicurazione
-della vostra volontà di nominarmi vostro erede universale. Munito di
-questa scritta, io ritornerò da lui con altro animo, e sarà lo stesso come
-se io me gli presentassi milionario.
-</p>
-
-<p>
-Edmondo sorrise, e dopo alcuni momenti di silenzio, disse:
-</p>
-
-<p>
-— Questo che mi dimandi, figlio mio, è assolutamente impossibile.
-</p>
-
-<p>
-— Impossibile! esclamò sorpreso il giovine.
-</p>
-
-<p>
-— Impossibile, replicò Edmondo.
-</p>
-
-<p>
-— E per qual ragione, di grazia? chiese Daniele.
-</p>
-
-<p>
-— Non posso dirtene la ragione, mio caro Daniele: dicoti soltanto
-che tra me e il Duca di Gonzalvo avvi una barriera mortale: le nostre
-relazioni sono rotte per sempre; ti prego anzi, mio caro figliuolo, per
-quanto hai di più sacro, di non parlar giammai di me al Duca di Gonzalvo
-nè rivelargli giammai il luogo del mio ritiro. Sarà questa una pruova a
-cui pongo il tuo affetto per me.
-</p>
-
-<p>
-— Io dunque non potrò giammai dirgli, che sono destinato ad essere
-l'erede del Baronetto Edmondo Brighton, Conte di Sierra Blonda?
-</p>
-
-<p>
-— Glielo dirai un giorno dopo della mia morte, se colui vivrà ancora!
-</p>
-
-<p>
-Daniele chinò il capo in atto di scoraggiamento e si tacque immerso
-ne' suoi cupi pensieri. Il demone del delitto fece di bel nuovo balenare
-una luce di sangue nella mente del giovine! Gli occhi di Daniele si erano
-fissati distrattamente in sulla scrivania del Baronetto, così che sembrava
-ch'egli leggesse la soprascritta d'un libro che ivi stava, mentre il pensiere
-del giovine era ben lungi dall'occuparsi di libri.
-</p>
-
-<p>
-Edmondo per disviare la conversazione dal tristo subbietto al quale
-si era incamminata, disse a Daniele:
-</p>
-
-<p>
-— Questo libro su cui voi gittate gli occhi, mio caro Daniele, è tutto
-scritto di mio proprio pugno. Sono memorie della mia vita da me gittate
-in questo scartafaccio: osservazioni importanti da me raccolte ne' miei
-viaggi; ragguagli su talune rarità ch'io conservo. Ieri sera per lo appunto,
-rileggendo alcune notizie sull'isola di Giava, dov'io rimasi per
-pochi giorni, ricordai di dover conservare alcune fronde di un albero che
-cresce in questa isola chiamato l'<i>Upas</i> ovvero <i>The Poisontree</i> (l'albero
-del veleno). Voglio farvi udire le notizie da me raccolte su questo terribile
-vegetale.
-</p>
-
-<p>
-Edmondo aprì il manoscritto ad una pagina che egli avea segnata
-con un pezzettino di carta e lesse le seguenti cose<a class="tag" id="tag5" href="#note5">[5]</a>:
-</p>
-
-<p>
-«Quest'albero è nativo di Giava; arriva ad una considerabile altezza,
-giungendo talvolta ottanta piedi. Si sviluppa da esso in gran copia un
-succo o gomma, ch'è il più mortale veleno; di questo fanno uso gl'indigeni
-per avvelenare le punte delle loro frecce e delle altri armi. Gli effluvi
-<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span>
-ch'esalano da quest'albero sono talmente omicidi, che nè un animale
-nè una pianta possono resistere alla sua influenza. La gomma viene estratta
-per mezzo de' rei condannati a morte. Quando la sentenza è pronunziata contro
-qualcuno di loro, il giudice gli dimanda se vuol morire per le mani del
-carnefice, ovvero salire sull'Upas per raccogliere una scatoletta di gomma.
-I condannati sogliono preferire ciò, perchè hanno così una lontana
-probabilità di salvarsi. Prima di avvicinarsi all'albero fatale, ricevono
-tutte le corrispondenti istruzioni per rendere l'operazione meno pericolosa.
-Pel consueto, simiglianti istruzioni vengon loro somministrate da
-un sacerdote, il quale adempie verso di loro anche al sacro ufficio di prepararli
-a morire. I condannati sogliono montar sull'albero, col capo coverto
-da un berretto di cuoio e da una maschera con occhi di vetro; eglino
-sono parimente provvisti di guanti di cuoio. I condannati evitano con
-grandissima cura il contatto delle fronde, le quali, ad un semplice tocco
-su qualunque parte nuda del corpo danno la morte. Gl'indigeni non solamente
-avvelenano le loro armi col succo di questa pianta, ma benanche
-le sorgenti e i serbatoi di acqua, quando veggono avvicinarsi un nemico.
-Gli Olandesi perdettero la metà del loro esercito per un siffatto avvelenamento
-e da quel tempo in poi, essi han sempre menato con loro una
-quantità di pesci vivi, i quali essi gittan nell'acqua alcune ore prima di
-arrischiarsi a berla. Una foglia dell'Upas applicata sulla fronte di un
-uomo gli cagiona istantaneamente la morte, quasi senza ch'egli senta di
-morire. Essa ha la facoltà di arrestare immediatamente il corso del sangue
-ed i moti del cuore. La polvere delle foglie secche dell'Upas è così
-terribile che bastano pochi atomi di essa per dar la morte.»
-</p>
-
-<p>
-Daniele avea seguita la lettura di questo passo con un'attenzione indicibile;
-nessuna particolarità gli era sfuggita. È impossibile descrivere
-l'espressione della sua fisonomia durante la lettura de' ragguagli che abbiam
-citati. Il genio del male avea suggerito a Edmondo il pensiero di
-leggere quella pagina del suo manoscritto.
-</p>
-
-<p>
-Il Baronetto Edmondo Brighton avea letto la propria sentenza di
-morte. La soluzione del problema che Daniele cercava da vari giorni era
-trovata!
-</p>
-
-<p>
-— E voi conservate le foglie di quest'albero? chiese con occhi di
-pazzo Daniele.
-</p>
-
-<p>
-— Ciò vi fa maraviglia! disse Edmondo ingannato sulla vera e terribile
-significazione della dimanda del giovine, ebbene, io conservo le foglie
-di quest'albero, le quali si saranno al presente ridotte a polvere.
-<span class="smcap">Questo mio capriccio costò la vita a due miei schiavi</span>; ma io voleva ad
-ogni costo possedere un sì prezioso veleno.
-</p>
-
-<p>
-Daniele guardò a terra cupo e concentrato, e disse ferocemente tra sè:
-</p>
-
-<p>
-— Ah! tu facesti morire due schiavi per ottenere questo prezioso
-veleno! Ebbene <span class="smcap lowercase">TU MORRAI PER ESSO</span>! Ben dicesti che questo veleno è <i>prezioso</i>...
-prezioso per me!
-</p>
-
-<p>
-Daniele soggiunse ad alta voce, e quasi avesse fatta una domanda
-indifferente:
-</p>
-
-<p>
-— E dove tenete conservato, signor Conte, un oggetto così pericoloso?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span>
-</p>
-
-<p>
-— In una scatola di argento a doppio fondo nel forziere della camera
-verde; sulla scatoletta è scritto in francese. <i>L'indiscreto che mi aprirà,
-e toccherà all'oggetto che contengo, sarà punito di morte istantanea.</i>
-</p>
-
-<p>
-— E come faceste per porre in quella scatola le foglie fatali?
-</p>
-
-<p>
-— Le feci ivi porre dagli schiavi con ogni possibile precauzione
-senza che le avessero toccate.
-</p>
-
-<p>
-— Suppongo che conserviate gelosamente la chiave di quella scatola,
-dimandò destramente Daniele.
-</p>
-
-<p>
-— Ben s'intende; essa è nel fondo d'uno di questi cassettini, rispose
-improvvidamente il Baronetto.
-</p>
-
-<p>
-La giustizia Divina dettava le sue risposte.
-</p>
-
-<p>
-Daniele sapea quello che gli era necessario; non volle più fare nessun'altra
-interrogazione per non far nascere sospetti nell'animo di Edmondo,
-il quale era ben lontano da simili supposizioni.
-</p>
-
-<p>
-La conversazione seguitò su cose indifferenti, Daniele si studiò di
-nascondere l'agitazione e il turbamento che gli dava la premeditazione
-dell'enorme delitto che aveva in pensiere.
-</p>
-
-<p>
-— Così che avete risoluto abbandonarmi domani? disse il Baronetto,
-ripigliando il pristino subbietto della conversazione.
-</p>
-
-<p>
-— Domani, se avrò l'opportunità di trovare un posto nella diligenza
-per Darmstadt, dove intendo trasferirmi.
-</p>
-
-<p>
-— Domani dunque vi ringrazierò, mio caro Daniele, di quanto avete
-fatto per ridonare al mio spirito la tranquillità ch'io aveva smarrita.
-</p>
-
-<p>
-— Oh sì, domani mi ringrazierete! disse Daniele con ironia, cui il
-Baronetto prese per complimento.
-</p>
-
-<p>
-— Ma fin da ora vi auguro buona fortuna, figliuol mio, buona in
-amore, già s'intende, perchè al resto penseremo noi, non è vero?
-</p>
-
-<p>
-— Quanto vi debbo, signor Baronetto! esclamò Daniele ipocritamente
-abbassando lo sguardo in cui già balenava la perfidia dell'anima.
-</p>
-
-<p>
-Egli si era alzato: la vista della sua futura vittima gli facea male al
-cuore.
-</p>
-
-<p>
-— A domani dunque, disse Edmondo stendendogli di bel nuovo la
-mano che questa volta Daniele non ebbe la forza di toccare, e, abbassando
-gli occhi, finse di non averla veduta.
-</p>
-
-<p>
-— A domani, signor Baronetto, replicò il giovine a voce bassa e
-rauca.
-</p>
-
-<p>
-— E non ci vedremo questa sera nel solito circolo degli amici? chiese
-Edmondo; pensate ch'è l'ultima sera che avremo il bene di possedervi
-tra noi; non dovete mancare!
-</p>
-
-<p>
-— Non mancherò, signor Baronetto, non mancherò questa sera.
-</p>
-
-<p>
-Daniele s'inchinò, e lasciò quella stanza, aggiungendo tra sè con
-incredibil ferocia.
-</p>
-
-<p>
-— <span class="smcap">E non mancherò questa notte!</span>
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span></p>
-
-<h3 id="cap3-5">III.
-<span class="smaller">E SE DOMANI MI CERCHERAI PIÙ NON SARÒ</span></h3>
-</div>
-
-<p>
-La sera di questo giorno i soliti amici di Edmondo si radunarono
-nella camera verde. Eran la maggior parte letterati tedeschi,
-artisti fiamminghi, proprietarii de' dintorni e qualche Inglese
-dimorante a Manheim. Spesso interveniva il Dottor Weiss. Alle
-nove si prendeva il tè. La conversazione era delle più istruttive; si ragionava
-d'arti, di politica, di filosofia, di scienza, di morale.
-</p>
-
-<p>
-Per mala ventura, quasi tutti gli amici di Edmondo, al par di lui,
-erano seguaci di quella paradossale filosofia alemanna, che tanto contribuì
-a travolgere le idee e a gittarle nel vacuo della <i>ragion pura</i>, parodia
-della ragion naturale. Le teorie del filosofo di Conisberga faceano a quel
-tempo gran rumore in Germania e in Europa: ci fu la moda del filosofare
-alla Kant come di vestire alla Francese. L'Italia soltanto non si lasciò
-impòrre dal gran nome del maestro della novella scuola alemanna,
-rigettò le speciose dottrine che puzzavano di ateismo, e si tenne a quel
-ragionare che rischiara e non confonde, che analizza e non distrugge, che
-siegue il corso naturale delle idee e non straripa nelle fantasticherie della
-follia: che esamina, non dogmatizza, che si fortifica colla rivelazione e
-non si perde nello scetticismo. Mentre la Germania delirava con Hegel
-e con Fichte, l'Italia ragionava con Vico e Galluppi.
-</p>
-
-<p>
-Vari furon i subbietti della conversazione, e tra gli altri quello che
-maggiormente alimentò la controversia e sostenne la disputa si fu quello
-della possibilità che ha la scienza di estendere i limiti della vita umana.
-Molto e lungamente si ragionò su questo argomento. Quegli che fe' sfoggio
-di maggior eloquenza si fu il Baronetto, il quale dimostrò che allora
-soltanto la civiltà avrà raggiunto l'apice della perfezione, quando la
-scienza avrà scoverto il modo di rendere l'uomo più valido contro i perpetui
-assalti della morte, e più comune la vita centenaria.
-</p>
-
-<p>
-In sul tardi della sera si presentò Daniele. Il suo aspetto: era sereno
-all'apparenza, tranne che un profondo osservatore avrebbe scorto
-nella corrugazione nervosa della fronte di lui e nel livido pallore del suo
-volto una sinistra preoccupazione.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span>
-</p>
-
-<p>
-Il giovine pianista fu accolto, come sempre, coi segni del più gran
-compiacimento. Il Baronetto avea già detto alla comitiva che Daniele sarebbe
-partito il domani per Darmstadt; epperò il ricevimento che questi
-si ebbe fu più espansivo del solito. Tutti gli amici di Edmondo si alzarono
-e fecero a Daniele le loro parti di condoglianza pel suo allontanamento
-da Manheim, ed i loro auguri pei suoi ulteriori successi. Daniele rispondeva
-parole smozzicate, inconcludenti. Questo attribuivasi alla naturale
-commozione di un uomo, che si vede l'oggetto di tante dimostrazioni
-d'amicizia, e che, modesto, vuol respingere la troppa esagerazione delle
-lodi. Il Baronetto volle celebrare festosamente l'ultima sera che Daniele
-passava a <i>Schoene Aussicht</i>. Una magnifica tavola a tè fu imbandita verso
-le undici. Tutto ciò che la cucina francese, italiana e tedesca sa inventare
-di più prelibato in fatto di dolci, di pasticci e di altre squisite vivande
-si trovava sulle credenze; le quali, quasi sotto il tocco d'una verga
-affatata, comparvero agli occhi della brigata. Il vin del Reno scintillò in
-un baleno nelle grandi coppe verdi destinate ad allietare la comitiva. La
-filosofia, la scienza e le arti si abbracciarono e si confusero sotto le frequenti
-libazioni: tutte le opinioni presero un colore, quello del vino; tutti
-gli occhi espressero un sol sentimento, quello dell'allegria.
-</p>
-
-<p>
-Daniele bevve poco: non fu possibile d'indurlo a suonare. Non ostante
-le più vive istanze e preghiere, egli si rifiutò ostinatamente, adducendo
-per iscusa non essere il suo spirito abbastanza tranquillo per trarre dal
-piano-forte la benchè minima frase musicale.
-</p>
-
-<p>
-Il giovine pianista si ritirò prestissimo, dicendo che il domani si doveva
-alzare ben per tempo per ordinare i preparativi della partenza. Gli
-amici di Edmondo lo abbracciarono di bel nuovo, e gli augurarono ogni
-possibile felicità.
-</p>
-
-<p>
-Il Baronetto gli strinse cordialmente la mano, e gli disse:
-</p>
-
-<p>
-— A domani, mio caro Daniele, domani faremo il nostro addio; buona
-notte e buon riposo.
-</p>
-
-<p>
-Dopo non guari, gli amici del Baronetto si accomiatarono da lui, augurandogli
-una notte tranquilla ed una più felice dimane. Edmondo si ritirò
-nella sua camera da letto. Era già passata la mezzanotte. Il suo capo
-era leggiermente sconcertato dal vino del Reno bevuto in non discreta
-quantità. Ma da tanto tempo egli non si abbandonava alle gioie della cena!
-Da tanto tempo non pasceva cogli amici una serata a tavola, libando i
-piaceri di Bacco e di Minerva ad un tempo, dappoichè egli solo avea saputo
-accordare le due cose più opposte e ricalcitranti. Filosofia ed orgia.
-D'altra parte, egli avea voluto festeggiare l'ultima sera del soggiorno
-di Daniele a Manheim. La tristezza, la concentrazione del giovine italiano
-non erano sfuggite al Baronetto, il quale, ingannandosi sulla loro origine
-e significazione, avea creduto d'indovinarne la cagione nell'affetto del
-giovine e nel rammarico di doversi separare da lui. Nell'entrare nella
-sua camera da letto, il cameriere gli consegnò una lettera che il corriere
-avea recato d'Italia qualche ora innanzi. Era una lettera di Maurizio
-Barkley concepita in questi termini;
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-«Signor Baronetto — In questo momento ho ricevuto la vostra lettera,
-nella quale mi mettete a parte dello strano testamento che avete
-<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span>
-fatto e della persona da voi scelta per vostro erede, nel caso che adempirà
-alle condizioni che già avete imposte. Voi mi dite che questa persona
-ha accettato il patto, e che ora i vostri sonni son placidi e non più turbati
-da strane e lugubre fantasime. Il mio cuore ne è sollevato, però che
-il pensiero delle vostre sofferenze morali mi torturava, e veniva ad aggiungersi
-agli altri motivi di tristezza che ha il mio cuore. Sento però
-il dovere di farvi ora un'importante rivelazione; dappoichè forse un giorno
-mi fareste il rimprovero di avervi serbato il segreto sopra un fatto di
-tanto momento. Le vostre relazioni colla persona che dovea essere vostro
-erede cangiano interamente l'aspetto delle cose; mi affretto dunque
-a dirvi che Daniele dei Rimini, il giovine pianista italiano, vostro ospite
-a <i>Schoene Aussicht</i>, che avete nominato vostro erede, e che dovrà essere
-il custode del vostro cadavere, Daniele de' Rimini è la stessa identica
-persona di Daniele Fritzheim; vostro figlio!
-</p>
-
-<p>
-«Questo importante segreto è ora nelle vostre mani, signor Baronetto:
-a voi lo rivelo, non a lui; fate quello che credete; non ispetta a
-me darvi consigli. Soltanto non posso celarvi che fareste bene a discoprirvi
-al figliuol vostro, e dare sfogo al vostro amor paterno: non posso
-dirvi perchè opinò così. Aspetto i vostri comandi. Vi rinnovo la preghiera
-che vi diedi coll'ultima mia lettera: vi dirò le ragioni della mia richiesta.
-Mi dite di aver pensato a me nel vostro testamento: vi ringrazio dal profondo
-del mio cuore; ma spero non vedere il giorno in cui sarà data esecuzione
-alla vostra ultima volontà. Iddio mi concederà la grazia di morire
-prima di voi.
-</p>
-
-<p class="indr">
-Il vostro schiavo<br />
-«<span class="smcap">Maurizio Barkley</span>»
-</p>
-</div>
-
-<p>
-Chi può dire l'effetto che produsse questa lettera sul cuore di Edmondo!
-Era questa la più forte sensazione ch'egli avesse provata nel
-corso di sua vita! Daniele era suo figlio! Daniele era là, al primo piano,
-poco da lui discosto! Alquanti scalini, ed il padre avrebbe abbracciato il
-figlio! Edmondo ebbe come un capogiro, una vertigine; il suo cuore, le
-sue vene, la sua testa erano in ebollizione. Gli fu forza rileggere molte
-volte la lettera di Maurizio per poterla comprendere, il Baronetto non era
-sicuro della realtà delle cose, credeva essere sotto l'impero dell'ubbriachezza.
-Ci fu un momento che stimò una menzogna lo scritto del suo
-schiavo. Ma il carattere di Maurizio, grave, probo, nemico di ogni simulazione,
-il persuase che il contenuto della lettera fosse vero.
-</p>
-
-<p>
-Il primo movimento ch'egli fece fu di correre verso l'uscio per andare
-al primo piano, per volare da suo figlio, dal caro suo figlio, e dirgli
-tutto, e abbracciarlo, e ritenerlo sempre con sè. Ma si rattenne poscia,
-e pensò che gli avrebbe fatto al domani questa inaspettata rivelazione.
-</p>
-
-<p>
-«Quando mio figlio verrà da me per congedarsi, io gli mostrerò
-questa lettera, lo stringerò tra le mie braccia, e gli dirò: Ora neppur la
-morte potrà rompere i vincoli che ci uniscono!. Ma con qual fronte mi
-mostrerò a mio figlio? Oh! se egli mi dimanderà di sua madre!... No...
-no, nulla gli dirò ancora... domani, con un pretesto, cercherò di trattenerlo
-con me per qualche tempo ancora... Mio figlio! Mio figlio! il figlio
-<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span>
-dell'infelice Juanita!... O Ente supremo, che reggi il mondo, questa è
-opera della tua mano onniponente!... Qual luce rischiara l'anima mia! Qual
-raggio divino tocca il marmoreo mio cuore!!! I miei figli; e figli miei...
-Dove sono? Che vengano, che io gli abbracci tutti e cinque, ch'io li senta
-qui sul mio cuore: Daniele, Federico, Eduardo, Luigia, Estella... non
-più divisi da me! Infelici creature da me abbandonate, oh mi perdonerete
-voi, n'è vero? Io vi opprimerò di tenerezza, di felicità: a forza d'amore
-cercherò di farvi dimenticare i torti che ho avuti verso di voi. Domani
-io più non sarò lo stesso uomo di quello che fui! Domani sarà per me
-giorno di luce e di verità! l'alba che sorgerà sarà per me l'alba di un'altra
-vita!... E tu, Maurizio Barkley, virtù incomparabile, tu mi salvasti
-la vita, ed or mi salvi l'anima. Dio mi ti fece incontrare nel cammino
-della colpa perchè tu mi avessi dischiuse le porte del cielo».
-</p>
-
-<p>
-Edmondo s'inginocchiò nel mezzo della sua camera da letto, congiunse
-le mani, e, cogli occhi rivolti al cielo, profferì la seguente preghiera:
-</p>
-
-<p>
-«Dio d'immensa misericordia e bontà, le cui leggi per tanto tempo
-ho calpestate e infrante, perdona le colpe della passata mia vita, e accetto
-il mio avvenire in espiazione dei miei peccati. Sorreggi col possente
-tuo ausilio le risoluzioni che tu m'ispiri questa notte, e feconda il mio
-pentimento co' tesori della tua grazia Celeste».
-</p>
-
-<p>
-Edmondo restò circa un quarto d'ora genuflesso orando col pensiero.
-Indi si alzò, si svestì dei suoi panni, accese la lampada d'oro a fianco
-del suo letto, e si coricò. Per la prima volta il segno della Croce passò
-sulla fronte e sul petto di quell'uomo. Col capo abbandonato in su i guanciali,
-Edmondo pensava:
-</p>
-
-<p>
-«Che felicità sarà la mia nel vedermi in mezzo a' miei figliuoli! Che
-nuova e dolce esistenza sarà questa! Con quanto amore li contemplerò
-seduti alla mia mensa! Io li legittimerò tutti e cinque: darò loro il mio
-nome e le mie ricchezze; farò che ritrovino sul paterno mio seno quelle
-gioie di cui la loro infanzia è stata defraudata. E le loro madri!... Infelici...
-Dio m'ispirerà sulla loro sorte... Com'esser debbono gentili e belli
-i miei figliuoli! E Daniele che tanto mi rassomiglia: Ah! ora comprendo
-l'inesplicabile simpatia che il costui sembiante eccitò in me fin dal primo
-momento che il vidi. Ora comprendo i moti del mio cuore. Quelle sue
-labbra sono dell'infelice Juanita! Figli, figli miei, e come ho potuto tenervi
-per tanti anni discosti da me! O cuor mio, non ribaltar così nel mio
-povero petto! E mio figlio è là, nella stessa mia casa, ed io l'ho tenuto
-più di un mese con me! Che aspetto gentile! che genio in quegli occhi!...
-Ed io volea farne il custode del mio cadavere!... Follia! follia! Domani
-lacererò lo <i>stolto testamento, figlio dei lugubri fantasmi che assediavano
-la mia rea coscienza</i>. Quando Iddio mi chiamerà ad altra vita, le mie
-spoglie mortali riposeranno in pace nella mia villa di <i>Schoene Aussicht</i>:
-i miei figli mi chiuderanno gli occhi... Morire nella grazia di Dio, in calma
-colla mia coscienza in mezzo ai miei figliuoli, non sarà questa la più
-bella delle morti? Lasciare un'eredità di affetti non val meglio che lasciare
-per nove mesi il disgustoso spettacolo d'un cadavere che desterà ribrezzo
-ed orrore in tutti quelli che il riguarderanno?... Richiamerò con
-<span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span>
-me il mio caro Maurizio Barkley, al quale io debbo tanto che e sarà per
-me più che un amico, un fratello... Virtù impareggiabile, come sublime,
-Iddio ti avea posto al mio fianco per ispirarmi tutti i più dolci sentimenti,
-e per dischiudermi la via del pentimento. Maurizio Barkley, tu che mi
-hai conservato i figli, che spesso mi parlavi di loro, tu che non lasciavi
-mezzo intanto per cercare di commuovere il ferreo mio cuore, tu al quale
-io dovrò la felicità di una piena riconciliazione con me medesimo, Iddio
-ti benedica, com'io ti benedico, e come benedico per la prima volta nel
-Divino suo nome i miei cinque figli, Daniele, Federico, Eduardo, Luigia
-e Estella».
-</p>
-
-<p>
-Pronunziando queste ultime parole, una calma celeste si sparse sulla
-sua nobile fisonomia: la natura reclamò i suoi dritti; il sonno si abbattè
-sulle stanche palpebre. Edmondo si addormentò pentito e tranquillo...
-per non più ridestarsi!
-</p>
-
-<p>
-Eran due ore dopo la mezzanotte. Tutti i domestici del Baronetto erano
-immersi nel sonno. Un cameriere inglese, il più fido dei suoi camerieri,
-avea il suo letto poche stanze appresso a quella dove riposava il suo padrone.
-Essendo interna la comunicazione dal primo al secondo piano,
-una semplice bussola li dividea. Daniele avea lasciata aperta questa bussola...
-Egli era penetrato al secondo piano, senza aver bisogno di schiudere
-una porta. L'oscurità più fitta invadeva tutto il resto delle stanze
-dov'erano i dormienti. Daniele avea studiato tutte le posizioni, tutti i passaggi,
-tutt'i corridoi che menavano alla camera verde. Giunto in essa,
-per procurarsi un poco di luce egli non ebbe bisogno di far altro che aprire
-le imposte d'una finestra. Una luna limpidissima rischiarava l'orizzonte:
-i suoi raggi gittarono nella camera verde tanta luce quanta bastava per
-l'operazione che dovea far Daniele.
-</p>
-
-<p>
-Durante il banchetto della sera precedente e nella confusione cagionata
-dal vino, Daniele si era destramente accostato al forziere indicato
-il mattino dal Baronetto, e ne avea involata la chiave ch'era ivi, avendo
-il Baronetto tolto di là alcuni oggetti che gli eran serviti pel festino della
-sera.
-</p>
-
-<p>
-La scatoletta d'argento, che contenea la fatale polvere dell'Upas, fu
-tolta dal forziere. Un'astuzia infernale che altrove narreremo, avea prestato
-i mezzi a Daniele d'impadronirsi della chiave della scatoletta. Come
-aprirla e toccare la polvere mortale? Era questo il grande ostacolo,
-che Daniele superò, essendosi provveduto d'un lungo bastone, alla cui
-borchia avea attaccato un pezzettino di carta a forma di cono. Deposto a
-terra il cassettino, e, datovi un giro di chiave, col pomo del bastone sollevò
-il coverchio, e coll'altra estremità della mazza fece entrar nel cono
-di carta una quantità di quegli atomi distruttori. Durante quest'operazione
-egli si era chiuso ermeticamente la bocca e le narici con un fazzoletto.
-</p>
-
-<p>
-Senza fare il minimo rumore, Daniele penetrò nella camera da letto
-di Edmondo, e stette qualche tempo immobile sotto l'uscio per accertarsi
-che questi era immerso nel sonno.
-</p>
-
-<p>
-Assicuratosi di ciò, il perfido si avvicinò al letto dell'infelice; colla
-propria persona nascose la luce che veniva dalla lampada; si celò interamente
-il viso col fazzoletto, tranne gli occhi, e con mano ferma accostò
-<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span>
-la borchia del bastone alle labbra del dormiente. Il cono di carta scaricò
-la sua polvere!
-</p>
-
-<p>
-Edmondo mise un rantolo soffocato, strinse i denti e i pugni, stravolse
-gli occhi.
-</p>
-
-<p>
-EGLI ERA CADAVERE!
-</p>
-
-<p>
-Daniele rimase immobile, tremante, senza respirare, a fianco della
-sua vittima. La morte era stata così rapida, così istantanea, ch'egli non
-credea che il Baronetto fosse estinto. Il singulto che questi avea messo
-avea fatto gelare il sangue nelle vene del suo assassino. Passò un quarto
-d'ora, a capo del quale Daniele alzò la lampada sul volto di Edmondo,
-Daniele fremè! Gli occhi del Baronetto erano spalancati e terribili! Non
-ci era dubbio! Egli era morto!... Le sue labbra eran nere come la sua
-barba...
-</p>
-
-<p>
-Accertatosi di aver fatto il colpo, Daniele si diede a sperdere ogni
-orma dell'assassinio.
-</p>
-
-<p>
-Corse alla scrivania dell'estinto, e lacerò quella pagina delle costui
-memorie dove si parlava dell'Upas. Ritornò alla camera verde, prese la
-scatola del veleno ben chiusa, e la portò seco per farla sparire il giorno
-appresso.
-</p>
-
-<p>
-Poco stante, Daniele era nel suo letto... Egli si preparava a rappresentare
-la sua parte nel comune dolore che avrebbe eccitata nel dì vegnente
-la notizia della improvvisa morte del Baronetto Edmondo Brighton,
-Conte di Sierra Blonda, e proprietario della vasta tenuta di <i>Schoene Aussicht</i>.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span></p>
-
-<h3 id="cap4-5">IV.
-<span class="smaller">IL TESTAMENTO</span></h3>
-</div>
-
-<p>
-Il domani, verso le nove del mattino, confusione e terrore nel casino
-di <i>Schoene Aussicht</i>. In un attimo, tutta la città di Manheim
-fu piena della trista notizia della improvvisa morte del Conte
-di Sierra Blonda, avvenuta, come si dicea, per un colpo di apoplessia
-fulminante.
-</p>
-
-<p>
-Un'ora dopo che si era diffusa la trista nuova il casino fu tutto ingombro
-di gente. Gli amici di Edmondo, varii medici, parecchie persone
-ragguardevoli di Manheim, e grande stormo di curiosi penetrarono negli
-splendidi appartamenti, dove il giorno innanzi un uomo, ricolmo di
-vita, di salute, di tutt'i beni che si possono godere su questa terra, ragionava
-lietamente cogli amici sul modo di procacciarsi la più lunga e
-avventurata serie di anni. Il Dottor Weiss si diede ad esaminare il cadavere
-del Baronetto. Nessun carattere di apoplessia presentava l'estinto.
-</p>
-
-<p>
-Il Dottor Weiss interrogò gli altri colleghi; si tenne consulto sulle
-spoglie esanimi del Conte; due ore di discussione non avea fruttato nessun
-risultamento: la scienza esauriva le sue congetture, e perdeva la
-sua logica sovra un genere di morte che offriva nuovi caratteri e specialità
-straordinarie. Il Baronetto non era morto per istrangolamento, però
-che i segni esterni di questa morte sono: enfiatura del collo e della faccia,
-la quale è cosparsa di lividore nerastro; tumefazione della lingua,
-che pel consueto suole uscir di bocca; occhi rossi e sporgenti: estremità
-fredda e di color violaceo. Qualcuno appena di questi segni rinvenivasi
-sul capo di Edmondo. Si passò eziandio in discussione se egli fosse morto
-per mefitismo, e si ricusò questa supposizione come assurda, non pure
-per non essersi trovata cagione alcuna di viziamento d'aria nella camera
-dov'egli giaceva, ma neanche gl'indizii cadaverici che attestano tal causa
-di estinzione. La maggior probabilità poggiava sull'opinione che il Baronetto
-fosse morto per una specie di sorda asfissia o per una terribile colica
-cieca. In fatti, un indizio di questa morte suol ricavarsi dall'annerimento
-de' labbri.
-</p>
-
-<p>
-Il pensiere che il Baronetto fosse stato avvelenato non lasciò di presentarsi
-<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span>
-vagamente nell'animo del Dottor Weiss, il quale rivolse con astuzia
-molte interrogazioni ai camerieri e a' domestici.
-</p>
-
-<p>
-Ma il Baronetto avea cenato assieme a' suoi amici, e dopo cena non
-avea preso neppure un bicchier d'acqua: la cena era stata innocua, dappoichè
-le altre persone che n'ebbero parte non aveano sofferto alcun
-male. D'altra parte, i segni caratteristici di un avvelenamento non si erano
-affacciati sul cadavere del Baronetto, la nerezza delle labbra era un fenomeno
-nuovo e strano, ma non bastava di per sè solo a fare argomentare
-una morte per avvelenamento. Questa idea fu bandita, e si pensò tosto
-a far eseguire le ultime volontà del defunto. Il dottor Weiss conosceva
-l'esistenza del testamento, però che il Baronetto gliene avea molte volte
-parlato, per riguardo all'articolo dell'imbalsamazione, il quale, siccome
-è noto a' lettori era così concepito:
-</p>
-
-<p>
-«È mia precisa volontà che il <i>mio cadavere</i> sia imbalsamato col
-nuovo metodo d'iniezione alle carotidi. Questa operazione dovrà esser
-fatta dal mio medico dottor Weiss di Francoforte varii giorni dopo ch'io
-non avrò dato più segni di vita, e dietro i più esatti e scrupolosi esperimenti
-per accertarsi della vera mia morte. Per tale operazione gli si darà
-in compenso la somma di diecimila fiorini».
-</p>
-
-<p>
-Questo articolo era stato letto al dott. Weiss fin dal giorno che il
-Baronetto lo scrisse, e indi riletto altre volte, quando il misero era oppresso
-da' fantasmi della morte apparente.
-</p>
-
-<p>
-Noi non osiamo asserirlo per rispetto, che abbiamo all'umana dignità,
-ma non possiamo astenerci dal formare una trista congettura. Quella
-cifra di diecimila fiorini era troppo prevaricante; e forse il dottor Weiss
-sacrificò i suoi sospetti di avvelenamento alla paura di perdere un guiderdone
-che si sarebbe sfumato. Se si fosse dato peso all'idea dell'avvelenamento,
-e se questo sospetto fosse stato ventilato, l'autorità avrebbe
-richiesto un'autopsia cadaverica; ed allora l'imbalsamazione non avrebbe
-avuto più luogo.
-</p>
-
-<p>
-Affrettiamoci a dire che Daniele simulò in modo ammirabile la sorpresa,
-il dolore... La sua agitazione, la sua estrema pallidezza, la bieca
-espressione del suo sguardo ingannarono tutti. Il suo trionfo era pressocchè
-assicurato. L'impunità gli sorrideva, e con essa l'avvenire colmo
-di delizie e di piacere. Ma Dio avea già stampato su quella fronte il
-marchio della riprovazione. Innanzi tutto, le autorità locali di Manheim
-richiesero l'immediata lettura del testamento. Già si era presentato a
-<i>Schoene Aussicht</i> il notaro nelle cui mani il testamento era stato depositato.
-Tutti si prepararono ad ascoltare l'<i>ultima volontà</i> dell'estinto milionario.
-</p>
-
-<p>
-L'<i>ultima volontà</i>! Ah! non era quella l'ultima volontà dell'infelice e
-pentito Edmondo! Egli avea sepolto per sempre con sè il suo vero testamento!
-</p>
-
-<p>
-A mezzo giorno si diè lettura legale dell'atto olografo, essendosi
-affrettata quest'operazione ad istanza del dottor Weiss, il quale avea detto
-ai commessari del governo di Manheim esser necessaria la pronta lettura
-del testamento per ragioni che si sarebbero palesate nello stesso
-scritto del Baronetto. Il cadavere di Edmondo, da lui destinato a rappresentare
-<span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span>
-una parte importante nelle condizioni di eredità, giaceva tuttavia
-nudo nel proprio letto, coverto interamente da una coltre di seta di
-Persia.
-</p>
-
-<p>
-In quali mani andaveno a ricadere le immense ricchezze del Conte
-di Sierra Blonda? Quali n'eran gli eredi? Questa dimanda ciascuno volgeva
-a sè stesso con più o meno perplessa curiosità, a seconda della maggiore
-o minore probabilità che ciascuno credeva di avere ad una parte
-dell'eredità.
-</p>
-
-<p>
-Oltre di cento persone ingombravano quella camera. Quando il notaro
-fe' segno che si accingeva a leggere, un silenzio profondo ebbe luogo. I
-primi articoli del testamento erano l'enumerazione dei beni e delle ricchezze
-del Baronetto, dei suoi crediti, delle sue immense possessioni e
-dei suoi capitali versati su quasi tutta le Banche d'Europa.
-</p>
-
-<p>
-Era una fortuna prodigiosa! <span class="smcap">due milioni e quattrocentomila piastre
-di Spagna</span>, vale a dire, la rendita annuale di <span class="smcap lowercase">CENTOVENTIMILA COLONNATI</span>,
-alla modesta ragione del cinque per cento. Questa fortuna era calcolata
-senza gl'innumerevoli crediti che il Baronetto vantava su molti
-cospicui banchieri di Londra, di Parigi, di Madrid, di Calcutta e di altri
-paesi. Non possiamo dipingere la sorpresa che colpì tutti gli astanti allora
-che il notaio lesse il seguente articolo:
-</p>
-
-<p>
-«Di tutt'i suddetti miei beni mobili ed immobili coi titoli annessi, in
-mancanza di eredi legittimi, lascio mio erede universale il giovine Daniele
-de' Rimini, di Napoli, esercente la professione di pianista».
-</p>
-
-<p>
-Tutti gli sguardi si volsero immediatamente verso Daniele, dagli occhi
-del quale lampeggiava una gioia superba e feroce. Un lungo mormorio
-interruppe la lettura. Ciascuno dimandava al suo vicino chi era quel
-giovine, donde era venuto, e quali relazioni eran passate tra lui e il Baronetto,
-per far decider questo a nominarlo erede universale di tutte le
-proprie ricchezze. In moltissimi surse il pensiero che il giovine italiano
-fosse figliuolo naturale del defunto, e che questi avesse voluto, morendo,
-fare ammenda del passato. Ma e perchè non legittimarlo? Il vasto campo
-delle congetture si diradò ed il silenzio più profondo si ristabilì, quando
-il notaio seguitò la lettura del testamento.
-</p>
-
-<p>
-La maraviglia degli astanti si accresceva ad ogni parola di quel testamento
-straordinario. Con somma attenzione si prestava ascolto alle
-condizioni che il Baronetto metteva al possesso della sua eredità.
-</p>
-
-<p>
-Un grido di sorpresa e di orrore, seguito da un subuglio indicibile,
-si udì alle parole;
-</p>
-
-<p>
-«Il signor Daniele de' Rimini, mio erede ed esecutore testamentario,
-dovrà essere il custode del mio cadavere durante nove mesi a contare
-dal giorno della mia morte.»
-</p>
-
-<p>
-Non era più possibile di proseguire la lettura, sì grande era la confusione
-ed il vocio che si sparsero tra i diversi crocchi. Tutti gli occhi
-eran volti a Daniele, il quale poco pensiere parea prendersi di quanto si
-diceva intorno a lui. Ogni articolo di quelle strane e terribili condizioni
-facea raccapricciare gli astanti. L'articolo undecimo delle condizioni
-prevedeva il caso in cui da Daniele si fosse mancato ad uno degli obblighi
-impostigli, e il dichiarava, ciò accadendo, scaduto dal diritto di eredità.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span>
-</p>
-
-<p>
-Il testamento conteneva nel seguito altre disposizioni, di cui citeremo
-le seguenti come le più importanti:
-</p>
-
-<p>
-«Articolo 12º Lascio al mio schiavo Maurizio Barkley, in segno di
-riconoscenza, di amicizia e di affetto, la rendita annuale di Duemila piastre,
-ed il mio feudo a Yorkshire in Inghilterra denominato <i>The Raven Spot</i> (il sito del corvo).»
-</p>
-
-<p>
-Daniele fece un salto sovra se stesso: il nome di Maurizio Barkley
-avea colpito le sue orecchie.. Maurizio Barkley era lo schiavo del Baronetto.
-</p>
-
-<p>
-Una luce terribile strisciò sul cervello del giovine: il notaio proseguì:
-</p>
-
-<p>
-«Art. 21. Lascio un capitale di Dodicimila piastre da distribuirsi
-ai seguenti cinque individui,
-</p>
-
-<p>
-Federico Lennois, di Parigi.
-</p>
-
-<p>
-Eduardo Horms, di Glascovia.
-</p>
-
-<p>
-Daniele Fritzheim, di Napoli.
-</p>
-
-<p>
-Luigia Aldinelli, di Pisa.
-</p>
-
-<p>
-Estrella Encinar, di Cadice.
-</p>
-
-<p>
-«Affido a Maurizio Barkley l'esecuzione di questa mia disposizione,
-conoscendo egli una per una le cennate cinque persone e le loro rispettive
-dimore.»
-</p>
-
-<p>
-Questa volta un grido si fece udire nella stanza, ma un solo l'avea
-gittato! Daniele! Egli era fuori di sè! i capelli gli si eran sollevati sul
-capo; le labbra gli tremavano convulse; gli occhi schizzavangli fuori come
-per furiosa demenza. Il segreto cercato da tanti anni era scoperto!
-L'ignota mano che il beneficava era trovata!
-</p>
-
-<p>
-L'orribil luce che avea per un tratto schiarata la mente dello sciagurato
-giovine gl'incendiava in pari tempo la testa e il cuore. Un'idea,
-una parola si avvoltolava nel capo di quel misero, una idea, una parola
-che il rendean matto: <span class="smcap">Parricida!</span>
-</p>
-
-<p>
-Egli tremava di questo orrendo fatto. Intanto il grido ch'egli avea
-messo avea richiamato intorno a lui l'attenzione universale. Nessuno
-potea spiegarsi lo stato di agitazione, di turbamento, di estrema sofferenza
-in cui vedean Daniele; epperò mille supposizioni si formavano,
-mille pensieri e mille congetture; ma in nessuno entrò minimamente il
-sospetto che Daniele si fosse l'assassino del milionario, non offrendo il
-cadavere alcun segno di morte procurata da esterna violenza, ed avendo
-i medici rigettata come assurda ed improbabile l'idea di un avvelenamento.
-Altre disposizioni conteneva il testamento, di piccoli legati a favore
-de' suoi domestici. Il Baronetto raccomandava al suo erede ed esecutore
-testamentario di ritenere per amministratore la stessa persona,
-di cui egli si era servito, e la quale era un americano di comprovata probità.
-Da ultimo, il testamento conteneva le disposizioni che avrebbero dovuto
-aver luogo nel caso previsto di una mancanza di Daniele a' suoi
-obblighi. I suggelli furono apposti alle carte del Baronetto; un minuto
-<i>inventario</i> fu formato di tutte le suppellettili di <i>Schoene Aussicht</i>. Daniele
-non doveva essere posto in possesso di tutto, che dopo compiti i
-nove mesi. L'Autorità procedè a quei provvedimenti che sono richiesti
-per garentire l'esatto adempimento della volontà del testatore.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span>
-</p>
-
-<p>
-Il dottor Weiss, incaricato della imbalsamazione, si apprestò a far
-paghi i desiderii del suo defunto amico, il quale gli avea con tutto il calore
-dell'amicizia raccomandato di assicurarsi bene della realtà della sua
-morte. Il dottor Weiss volle rimaner solo col cadavere del Baronetto.
-Egli cominciò da prima ad esplorare se fosse incominciata la latente insensibil
-putrefazione delle parti mobili del corpo, primo segno che caratterizza
-la morte. L'organismo di Edmondo era intatto, epperò non era
-impossibile che un resto di vitalità si nascondesse in uno de' precipui organi
-destinati a conservar la vita. Con ogni minutezza ei procedè in tal
-dilicata disamina. Egli è certo che, quando un principio di vitalità rimane
-concentrato nelle più intime parti dell'organizzazione, non può sfuggire
-allo sguardo profondo e indagatore dell'uomo dell'arte; imperocchè in
-questo caso la fisonomia del creduto estinto offre indizii e caratteri che
-sono ben diversi da quelli che si scorgono su i volti dei veri morti.
-</p>
-
-<p>
-Il dottor Weiss notò l'incipiente sfiguramento de' lineamenti del volto
-del Baronetto; l'espressione morale della fisonomia sparisce sotto il marchio
-della morte. Tutte le fisonomie de' cadaveri hanno una sola espressione,
-la serenità. Nel volto de' morti apparenti i vasi capillari ed il sistema
-linfatico hanno un movimento benchè esilissimo, e le cellulari un
-certo turgore, che mantiene alla persona il suo aspetto abituale. Ne' cadaveri
-un color plumbeo si spande sulle forme del volto: la pallidezza è
-tetra e si avvicina al giallognolo. Il dottor Weiss pose il termometro al
-contatto delle parti vitali del corpo del Baronetto! un freddo glaciale abbassò
-leggermente il mercurio. Un altro segno caratteristico della morte
-vera, secondo Nysten, è la inflessibile rigidezza dei muscoli. E i muscoli
-del Baronetto eran duri come legno.
-</p>
-
-<p>
-Il dottor Weiss osservò che gli occhi di Edmondo, comunque trovati
-aperti in tutta la loro ampiezza, eran privi di ogni moto, ed incominciavano
-a diventare a poco a poco affossati, nebbiosi e flaccidi. Era
-quasi impossibile di abbassare la palpebra superiore. Il medico alzò la
-mano del Baronetto, nè riunì le dita, e passò un lume dietro ad esse;
-nessuna trasparenza vi si notò, come vi si osserva ne' vivi.
-</p>
-
-<p>
-Le palme delle mani e le piante dei piedi avean preso un color giallo
-carico. Gli sfinteri eran rimasti aperti e dilatati senza veruna elasticità.
-Il dottor Weiss non lasciò alcun tentativo per accertarsi della morte effettiva
-del Baronetto; egli operò eziandio parecchie forti fregagioni sulla
-cute dell'estinto, ma questa non si arrossì affatto, nè si riscaldò. Finalmente,
-per esaurire tutt'i mezzi di cui l'arte si vale per iscoprire la vitalità
-ne' morti apparenti, il medico tedesco fece uso del più sicuro di
-tutti, quello cioè dello stimolo elettrico<a class="tag" id="tag6" href="#note6">[6]</a>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span>
-</p>
-
-<p>
-La più compiuta certezza era ormai nell'anima del dottor Weiss
-sulla morte del Baronetto, dal cui corpo cominciava ad esalare quel nauseante
-odore, specifico dei cadaveri, e che annunzia l'incipiente decomposizione.
-Il dottor Weiss, comechè pienamente sicuro della morte del
-Baronetto, volle per altro, lasciar passare l'intera giornata e la notte
-consecutiva, prima di accingersi all'operazione della imbalsamazione. E
-il dì vegnente, a prim'ora del giorno, egli vi si apprestò.
-</p>
-
-<p>
-Molti giovani studenti di medicina, moltissimi curiosi, la maggior
-parte degli amici di Edmondo, e quasi tutti i suoi domestici vollero assistere
-all'operazione. Daniele era nel numero. Muniti dei necessarii strumenti
-e degli agenti chimici che sono richiesti, il Dottor Weiss eseguì
-l'imbalsamazione con profonda sagacia ed esattezza. Egli polverizzò due
-libbre di arsenico colorandolo con un poco di cinabro o minio, per ottenere
-il colore del sangue; e sciolse il tutto in una quantità d'acqua naturale!
-eseguì poscia l'incisione verticale alla sinistra arteria carotide,
-e v'iniettò la composizione che abbiam cennata; legò il segmento superiore
-dell'arteria recisa non sì tosto vide da questa comparire il materiale
-iniettato. Il resto dell'operazione fu fatto con pari accortezza e sagacia<a class="tag" id="tag7" href="#note7">[7]</a>.
-Terminata l'operazione, il dottor Weiss, rivoltosi al cadavere
-del Baronetto, gli disse:
-</p>
-
-<p>
-— Eccoti pago, infelice mio amico; ho adempito al mio debito! ti ho
-strappato alla corruzione.
-</p>
-
-<p>
-Voltosi poscia a Daniele, che pallido, stralunato, immobile, era
-stato presente all'imbalsamazione, gli disse:
-</p>
-
-<p>
-— Ora spetta a voi, signor custode della morte; consegno a voi il
-cadavere del Conte di Sierra Blonda in ottimo stato, esso si manterrà
-fresco, flessibile, e naturalmente colorito. A voi, dunque, signor Daniele
-de' Rimini, incominciate il vostro ufficio! i nove mesi principiano: l'eredità
-vi aspetta!
-</p>
-
-<p>
-Dette poscia un'occhiata all'orologio, e con sarcasmo soggiunse:
-</p>
-
-<p>
-— Sono le otto: andiamo, signor de' Rimini, il Baronetto attende il
-suo caffè!
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span></p>
-
-<h3 id="cap5-5">V.
-<span class="smaller">LA CAMERA VERDE</span></h3>
-</div>
-
-<p>
-È anche mia precisa volontà che il <span class="smcap lowercase">MIO CADAVERE</span> dopo l'imbalsamazione,
-rimanga nella camera verde del secondo piano della
-mia proprietà di <i>Schoene Aussicht</i>.
-</p>
-
-<p>
-«Il mio cadavere sarà vestito con quella proprietà e decenza
-che si convengono al rango ed alle ricchezze del Baronetto Brighton,
-Conte di Sierra Blonda. Ogni giorno se gli cambierà la biancheria, ed
-ogni settimana i vestiti.
-</p>
-
-<p>
-«Due volte al giorno il signor Daniele de' Rimini recherà egli stesso
-al mio cadavere, nel cospetto de' servi testimoni, il caffè e in quelle stesse
-ore in cui soglio prenderlo al presente».
-</p>
-
-<p>
-Era ormai tempo di eseguire le dette prescrizioni del Baronetto.
-</p>
-
-<p>
-A quella parola che il dottor Weiss avea diretta con sarcasmo a Daniele,
-ricordandogli di dover porgere il caffè al morto, la comitiva raccapricciò.
-Tutti guardarono con una certa angosciosa ansietà il giovine italiano
-che doveva adempire a quell'ufficio sì tristo e ridevole a un tempo.
-Ma Daniele non indietreggiò innanzi all'orrore che gli ispirava ormai
-quel cadavere: egli non doveva vacillare un momento. Eran cominciati
-i nove mesi, a capo dei quali erano la fortuna e la felicità. Daniele comandò
-a' servi che allestissero il caffè. Una febbrile energia invadeva le
-fibre dell'erede... Egli più non capiva quello che veniva buccinato nei diversi
-gruppi sperperati nella camera; il suo volto era livido, ma la vivacità
-del delirio era nei suoi occhi; la coscienza della propria situazione
-non l'avea per altro abbandonato. Il caffè fu recato nella solita coppa
-d'oro in cui il Baronetto solea prenderlo. Daniele tolse di mano ai servi
-il vassoio d'argento sul quale era la tazza ricolma di caffè, e con piè fermo
-si accostò al letto su cui giaceva l'estinto. Il vassoio non pertanto
-traballava nelle mani del perfido. Giunto alla sponda del letto, Daniele,
-con voce tremante e appena sensibile, dimandò al cadavere:
-</p>
-
-<p>
-— Signor Baronetto, vuole il caffè?
-</p>
-
-<p>
-Dagli occhi del morto parve che balenasse uno sguardo elettrico e
-<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span>
-fulminante. Daniele vacillò, le ginocchia mancarongli... ei cadde e con
-esso il vassoio colla tazza. Si corse in suo aiuto, ma egli si rimise ben
-presto, balbettò alcune frasi di giustificazione, e chiese un bicchiere
-d'acqua però che si sentiva ardere il petto e mancare il respiro.
-</p>
-
-<p>
-Prima di esporre a' nostri lettori il quadro terribile che pur ci è
-forza di ritrarre, vale a dire: <span class="smcap lowercase">IL FIGLIO PARRICIDA ALLA PRESENZA DEL CADAVERE
-DEL PADRE</span> — dobbiamo sdebitarci di una promessa, ch'è quella
-di narrare il modo che tenne Daniele per involare dalla scrivania di Edmondo
-la chiave della scatoletta contenente la polvere di Upas.
-</p>
-
-<p>
-Nel corso del giorno in cui Daniele avea meditato l'enorme delitto,
-poi che si ebbe congedato dal Baronetto dicendogli che il domani sarebbe
-partito per Darmstadt, il mandò a pregare che essendo quello l'ultimo
-giorno della sua dimora a <i>Schoene Aussicht</i>, voleva riavere il piacere di
-pranzare con lui. È a notarsi che, dal momento in cui nell'animo di Daniele
-era nato il funesto pensiero di por termine a' giorni del Baronetto,
-egli non ebbe più la forza di sedersi alla medesima mensa con lui; di che
-si scusò, adducendo per pretesto che la sua salute non consentiva che
-avesse pranzato in sul tardi. Il Baronetto accolse con estremo piacere
-il desiderio del giovine e il tenne quale attestato del suo affetto. Daniele
-pranzò col Baronetto: egli seppe abbastanza infingersi, bensì non tanto
-che la cupa preoccupazione del suo pensiero non trasparisse: ma Edmondo
-ne spiegò la ragione pel rammarico che il giovine dovea sentire per
-la prossima sua partenza. Poche parole disse Daniele durante il desinare,
-e pochissimo mangiò. Alquanti giorni innanzi, Edmondo, in una
-delle serali conversazioni che tenea cogli amici, avea detto di aver ricevuto
-da un suo corrispondente delle Indie la narrazione di un conflitto
-avvenuto nel Ponjab tra gl'Indiani e la guarnigione inglese. Daniele, a
-pranzo, fece cadere astutamente il discorso su questo fatto, e pregò il
-Baronetto di leggergli la lettera del corrispondente; il perfido giovine
-sapea che il Baronetto tenea questa lettera in uno de' cassettini della scrivania,
-e che una sola chiave aprivali tutti. Edmondo, di nulla sospettando,
-volea chiamare il suo cameriere per fargli prendere dalla scrivania
-la lettera; ma Daniele si offrì di recarsi egli medesimo nello studio per
-prenderla. Edmondo gli affidò la chiave. Daniele tornò colla lettera del
-corrispondente delle Indie. Egli avea già involata la piccola chiave che
-dovea servire a schiudere la scatoletta dell'Upas. Alzati di tavola, Edmondo
-abbracciò Daniele e tornò a pregarlo che la sera non fosse mancato
-alla solita riunione degli amici. E Daniele tornò a promettere che
-non sarebbe mancato la sera, siccome avea promesso in sè medesimo
-di non mancare la notte! Il compimento dell'infame delitto è già noto.
-Dopo aver somministrato il caffè al cadavere del Baronetto, Daniele si
-accinse ad eseguire le condizioni impostegli. Il cadavere di Edmondo fu
-vestito con quella proprietà e decenza ch'egli avea raccomandate. Il suo
-abito era tutto nero, così avendo egli disposto negli articoli suppletorii
-del suo testamento. Il cadavere dovea per l'intera durata de' nove mesi
-portare il lutto della propria morte. Egli avea comandato eziandio che
-ogni settimana se gli indossassero abiti nuovi. Il sarto francese fu incaricato
-di fornire ogni sabato le vestimenta nuove del Conte di Sierra
-<span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span>
-Blonda. Daniele dovea vestire e spogliare il Baronetto, adempiendo verso
-lui all'ufficio di cameriere.
-</p>
-
-<p>
-«La più minuta e scrupolosa cura sarà messa dal signor Daniele
-dei Rimini a tener mondo il mio corpo da qualsiasi impurità della corruzione.»
-</p>
-
-<p>
-Quest'articolo delle condizioni facea fremere Daniele. Egli è vero
-che per effetto dell'imbalsamazione la putrefazione interna cadaverica è
-impedita, ma è egli mai possibile, senza le più assidue cure, impedire
-che si formi su qualche parte del <i>corpo morto</i> un principio d'impurità?
-E ogni giorno la biancheria doveva esser cambiata al cadavere!
-</p>
-
-<p>
-Il Baronetto avea benanche disposto che ogni giorno il suo parrucchiere
-dovesse recarsi, come al solito, a <i>Schoene Aussicht</i>, per prender
-cura del suo capo e della sua barba. La paga del parrucchiere era triplicata.
-E il primo giorno, in fatti, dopo l'imbalsamazione, i capelli del Baronetto
-furono lisciati, scrinati ammorbiditi con finissimi olii e pomate;
-la sua barba fu pettinata ed allustrata, raccorciandosi i peli disuguali e
-livellandosi così bene come se il Baronetto avesse dovuto trarre a qualche
-festa di ballo. Così acconciatosi e vestito a bruno, il Conte di Sierra
-Blonda fu trasportato nella Camera verde, secondo le disposizioni del
-testamento. Egli venne adagiato sovra una delle magnifiche seggiole
-d'avorio a forma di baldacchino. Era questa sedia interamente coperta
-da soffici cuscini orientali, a disegni cinesi di color scarlatto. Nappe di
-fili d'oro scendevano da una specie di tettino della sedia, lavorato ed intagliato
-con tanta ricercatezza e con tanta minuta fatica che quel tettino
-era un capolavoro di scultura. I piedi di questa seggiola, non più lunghi
-di un palmo, rappresentavano quattro piccole pagodi con bambocci cinesi
-nell'interno, figuranti alcuni mandarini che fumavano. Il cadavere
-era coricato anzicchè seduto su questa seggiola, tranne che il busto era
-sollevato e appoggiato a morbidi cuscini. Le braccia del Baronetto erano
-adagiate in sul corpo in una positura semplice e naturale. Le mani erano
-intrecciate senza stento l'una nell'altra.
-</p>
-
-<p>
-Nell'entrare in quella camera era impossibile il ravvisare un cadavare
-nell'uomo che riposava leggiadramente su quello splendido divano
-cinese. Il volto del Baronetto non era dissimile da quello ch'era quando
-era vivo, anzi una leggiera tinta di vermiglio si sfumava in sulle gote,
-effetto della preparazione del minio, ch'era entrato nella composizione
-dell'imbalsamazione. Nell'atteggiamento di quel corpo, nella giacitura
-del capo alquanto inchinato a destra, quasi che avesse guardato, dalla
-dischiusa finestra, gl'incanti paesaggi che si disegnavano sulle rive del
-Reno, in quegli occhi vagamente socchiusi, come per evitare la troppa
-luce che veniva dal giorno sereno e ricco di sole; in tutta la sua persona
-insomma nulla era che non avesse perfettamente simulata la vita.
-</p>
-
-<p>
-Illusione spaventevole che metteva ad ogni istante il ghiaccio e la
-morte nel cuor di Daniele!
-</p>
-
-<p>
-Il dubbio terribile che dalla lettura del testamento era nato nell'animo
-dell'assassino di Edmondo diventò orrenda certezza per una di quelle
-circostanze che la Provvidenza fa nascere al bisogno quando intende premiare
-o punire. Edmondo solea ricevere gli amici con tutta la splendidezza
-<span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span>
-ed il fasto d'un milionario. Pel consueto, egli era vestito con giubba
-nera. E quella sera, ultima della sua vita, egli aveva indossato una
-giubba nuova. Daniele stimò per la prima volta vestire il cadavere con
-quel medesimo abito: e nel passarlo in sul corpo dell'estinto, si avvide
-di una carta ch'era nella tasca della giubba. Egli se ne impossessò. Era
-la lettera di Maurizio Barkley la quale contenea la rivelazione della vera
-entità di Daniele de' Rimini. È indicibile il furore da cui fu preso il perfido
-Daniele alla lettura di quella lettera... Egli versò segrete lagrime di
-disperazione; si strappò i capelli; la sua ragione si confondeva!
-</p>
-
-<p>
-«Da quanto tempo mio padre era conscio del segreto? dimandava a
-sè stesso il forsennato... Io forse l'uccisi nel momento in cui egli sognava
-di stringermi al suo cuore!... Oh, ne son sicuro! Mio padre non
-avrebbe indugiato a palesarsi a me, a riconoscermi, a legittimarmi!...
-Mio padre! mio padre! Io ho ucciso mio padre! l'ho vilmente assassinato
-nel proprio suo letto, come fanno i ladri per impossessarsi d'un tesoro!
-ed io mi sono seduto alla sua mensa! Molte volte mi chiamò suo figlio!...
-La prepotente voce del sangue parlava in me! Ed io l'ho soffocata! Maledetto
-il momento che conobbi Emma di Gonzalvo!... Maledetto il momento
-che posi il piede a Manheim!... No, questa lettera è d'una data
-recentissima; essa non ha potuto arrivare che ieri!... ieri sera forse!!
-Mentre io meditava il delitto e mi accingeva a compirlo, mio padre sapea
-di avere in me un figliuolo!... All'alba forse egli sarebbe corso da me per
-abbracciarmi!... Ed io ho sepolto per sempre nel petto di mio padre un
-avvenire di amore, una vita di felicità!
-</p>
-
-<p>
-Tutto quel primo giorno di adempimento dei patti, Daniele non rimase
-che pochi momenti da solo col cadavere del Baronetto. Quasi tutti
-gli abitanti di Manheim si recavano a <i>Schoene Aussicht</i> e dimandavano
-il permesso di entrare nella camera verde. Daniele, in qualità di esecutore
-testamentario, era ormai la sola volontà che dominasse a <i>Schoene
-Aussicht</i>: egli però permise agli abitanti di Manheim di trarsi la curiosità
-di vedere <i>il morto in funzione</i>, siccome nel paese diceasi. Il fatto è che
-quegli abitanti guardavano con più sorpresa il giovine italiano che il cadavere
-del Baronetto. Non si tosto Daniele entrava nella camera verde,
-un bisbiglio si levava, e tutti gli occhi eran volti verso di lui. «Ecco,
-ecco, il <span class="smcap lowercase">CUSTODE DELLA MORTE</span>,» si sentiva susurrare con mistero e paura.
-Daniele fu costretto di proibire l'ingresso a tutti i curiosi; e questo fu
-peggio per lui, perchè così era lasciato solo nella camera verde. E questa
-solitudine diventò orribile allora che le tenebre caddero sulla terra. La
-camera verde era rischiarata da un gran globo d'alabastro, che spandeva
-in quella stanza una luce vaporosa e fantastica. Entrando ivi di sera, Daniele
-gittò un'occhiata sul Baronetto, ed un brivido gli corse per le ossa.
-L'illusione era completa!
-</p>
-
-<p>
-A malgrado dell'estrema ripugnanza che egli sentiva a guardare il
-cadavere in sul volto, Daniele rimase lunga pezza a contemplarlo. Parea
-che quegli occhi, renduti immobili per morte, si drizzassero a lui con orrenda
-espressione... Strani fantasmi, stranissime larve si aggiravano in
-quei momenti per la fantasia dello sciagurato giovine. Tra le altre cose,
-un continuo buccinamento gli stava nelle orecchie: sentiva sempre la
-<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span>
-voce del Baronetto, che gli ripeteva con sarcasmo le parole che gli disse
-non appena fu conchiuso il funesto contratto: <i>D'ora in poi io vi considero
-qual figlio mio!...</i> Indi ricordava quello che il Baronetto gli disse
-innanzi di conchiudere il contratto: <i>Io vi sarò debitore d'una eterna obbligazione!</i>
-</p>
-
-<p>
-«<span class="smcap">Eterna! eterna!</span> — I capelli si alzavano sul capo di Daniele;...
-i suoi occhi si affissavano con indicibile espressione sul sembiante di suo
-padre...
-</p>
-
-<p>
-«Dov'è al presente la tua anima, o padre mio, pensava lo sciagurato
-immobile sul cadavere,.. perduta forse! <span class="smcap lowercase">ETERNAMENTE PERDUTA!</span>...
-e per mia cagione! Ed io l'ho spinta all'eterna perdizione! O padre mio,
-tu riposavi con tanta placidezza allora che l'infame mio braccio ti aprì
-in un baleno l'eternità!»
-</p>
-
-<p>
-Daniele non piangeva; ma una lagrima secca e disperata, una lagrima
-di fuoco si era fermata nel mezzo della sua vitrea pupilla, e la camera
-verde gli sembrò dipinta a rosso; e gli parve che le braccia di suo
-padre si muovessero per dimandargli soccorso. Allora ei si trovò sulle
-labbra certe parole antiche, che gli avevano insegnate quando era bambino...
-Daniele compitò macchinalmente una prece.
-</p>
-
-<p>
-Le nove della sera battevano all'orologio. Il cameriere inglese si
-allacciò in sull'uscio della camera verde e disse a Daniele:
-</p>
-
-<p>
-— Signor de' Rimini, è l'ora del tè.
-</p>
-
-<p>
-Daniele fu scosso come da uno stimolo elettrico: con faccia stupida
-chiese al cameriere che cosa bramava, il cameriere ripetè la formola.
-</p>
-
-<p>
-Era convenuto che ogni azione di Daniele, relativa alle condizioni
-del testamento, doveva esser fatta alla presenza del cameriere inglese e
-di due altri testimonii, i quali firmavano ogni sera il verbale della giornata.
-E questo, per attestare, alla fine dei nove mesi l'adempimento degli
-obblighi imposti all'erede. Daniele tornò in se ebbe rossore di sè medesimo,
-pensò ad Emma e al Duca di Gonzalvo, riprese coraggio, si alzò
-e si dispose a porgere il tè al Baronetto.
-</p>
-
-<p>
-«Ogni sera, dopo l'ora del tè, il signor Daniele de' Rimini suonerà,
-alla presenza del mio cadavere, un pezzo a piano-forte e canterà un'aria
-di sua scelta.»
-</p>
-
-<p>
-E quest'ora terribile era giunta! E non solamente il cadavere del
-Baronetto ma tre altre persone doveano ascoltare quella musica e quel
-canto, i tre testimoni! Daniele, coll'occhio delirante, col vòlto pallidissimo,
-coll'anima lacerata a brani dal rimorso, si sedè al piano-forte. Il
-cadavere del padre gli era di rimpetto. Daniele fece sforzo incredibile
-nel porre le mani sulla tastiera: egli non si ricordava niente più, avea
-smarrito le regole dell'armonia, del contrappunto, non riconosceva più
-i tasti!! Ma di botto, la sua faccia s'irradiò, i suoi occhi scintillarono, la
-sua testa tremò... Una melodia dolcissima.... celeste.. straziante esalò
-da quella tastiera. Gli occhi de' tre testimoni si empirono di lagrime!...
-Era il <i>Requiem</i> di Mozart quello che Daniele avea sonato!
-</p>
-
-<p>
-Sopraggiunta la notte, Daniele ordinò che il suo letto fosse trasportato
-nella stanza contigua alla camera verde. Nonostante il ribrezzo che
-gl'ispirava la prossimità del cadavere, egli non volea per tanto discostarsene
-<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span>
-in nessuna ora del giorno e della notte, imperocchè temeva che
-qualcheduno di quelli che aspiravano all'eredità del Baronetto avesse involato
-o fatto sparire il prezioso deposito, della cui custodia e conservazione
-esso Daniele era incaricato. La camera verde avea due usci, per l'un dei
-quali si andava allo studio del Baronetto e ad altre stanze, e per l'altro
-si riusciva sulla villetta. Di entrambi questi usci, ben chiusi, Daniele conservò
-le chiavi. Egli non volle far rimanere altro lume nella camera
-verde, durante la notte, che quella stessa lampada d'oro che soleva rischiarare
-la stanza da letto di Edmondo. Daniele accese dunque a fianco
-del Baronetto il lume; serrò con molta cura le finestre e le porte; dette
-un'occhiata al cadavere, e rimase a mezzo la camera, colpito da un pensiero
-che gli andò a toccare le più recondite fibre del cuore. Daniele era
-solo al cospetto di suo padre!
-</p>
-
-<p>
-L'anima di costui il vedeva e l'udiva... Daniele pensò gittarsi a piede
-del cadavere di suo padre, sciogliersi in amare lagrime di pentimento,
-chiedergli perdono di avergli data la morte, non conoscendo esser lui suo
-padre; implorarne la benedizione. Un quarto d'ora all'incirca restò il giovine
-battagliando con sè medesimo; ma ogni volta che lo sguardo si portava
-sulla vittima, parea che questi il respingesse. Daniele non ebbe la
-forza di mandare ad effetto il suo proponimento, e poco stante, gittando
-un altro sguardo di angoscia sul cadavere, come se avesse voluto dargli
-la buona notte, si ritirò nella stanza contigua, dove avea fatto preparare
-il suo letto. Daniele, com'è a supporsi, non potè chiudere gli occhi per
-tutta la notte. Sebbene l'uscio che il separava dalla camera verde fosse
-chiuso a chiave, ad ogni momento sembrava allo sciagurato giovine che
-quella porta si aprisse, e che il Baronetto redivivo gli comparisse dinanzi
-per opprimerlo dei più strazianti rimproveri. Qualche volta Daniele, cascando
-a sonno per stanchezza, si destava poco di poi a soprassalto, col
-petto affannoso, colla faccia livida e cogli occhi smarriti; spalancava gli
-occhi, si poneva a sedere in letto, e volgeva lo sguardo atterrito intorno
-a se. Egli avea sognato che suo padre stesse seduto alla sponda del letto.
-</p>
-
-<p>
-Altre volte il misero, non si tosto, dopo lunghe ore di agitazione,
-giungeva a prender sonno, sentiva nell'orecchio la voce del padre, e gittava
-uno strido altissimo, e si svegliava per non più raddormentarsi.
-Una notte, mentr'ei vegliava, secondo il consueto, e tenea rivolto lo
-sguardo sull'uscio della camera verde, vide di repente sparir la luce che
-rischiarava quella stanza!...
-</p>
-
-<p>
-La lampada era spenta!
-</p>
-
-<p>
-Daniele solea farla provvedere di tant'olio da poter durare la luce
-per molte notti. Come dunque si era spenta quella lampada? Lo sciagurato
-giovine fu preso da strani timori; volle alzarsi per trarre nella
-stanza del cadavere, ma non bastogli a tanto il coraggio; e stava con un
-violento battito di cuore. Mentre così rimanea perplesso ed insonne, Daniele
-porse attento l'udito... Un lamento fioco, indistinto, un pianto soffocato
-partiva dalla camera verde!! Fu così terribile l'illusione, che Daniele,
-balzato di letto, corse precipitosamente a destare i servi, e narrò
-loro lo strano fenomeno che avea colpito le sue orecchie. Si entrò con
-lumi accesi nella camera verde; si ricercò della cagione del lamento...
-<span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span>
-Nulla si era mosso in quella stanza... Il Baronetto era sempre al suo
-posto, ironico e beffardo simulacro di vita!
-</p>
-
-<p>
-Così Daniele avea passato circa una ventina di notti. Egli non era
-più riconoscibile: profonde occhiaie gli si erano scavate in sul volto! La
-sanità del suo corpo era perduta, la sua ragione era vicina a perdersi.
-Eppure, egli attingeva forza, energia e coraggio pensando all'avvenire,
-pensando alla sospirata fine di quei nove mesi, che dovevano partorire
-la <span class="smcap">Felicità. La felicità!</span> Ecco <span class="smcap lowercase">L'OMBRA</span> dell'uomo in sulla terra; essa è
-sempre indietro o innanzi a lui! La felicità non è che in Dio. La virtù soltanto
-avvicina l'uomo a Dio, e la morte sola fa sparire la distanza che li
-separa.
-</p>
-
-<p>
-Fra gli altri fantasmi che confondeano la ragione e abbattevano la
-salute di Daniele, ogni giorno, nel primo entrare ch'ei faceva nella camera
-verde, pareagli che il Baronetto non si trovasse in quella medesima
-posizione in cui era la sera precedente. I camerieri si burlavano di
-queste allucinazioni di Daniele e si ingegnavano di richiamarlo alla ragione;
-ma tutto indarno, perocchè quelle allucinazioni erano figlie della
-rea coscienza. Ammirabil disegno. Il cadavere del Baronetto ch'era stata
-la serpe morale la quale avea roso le notti di Edmondo, era parimente
-il verme che rodeva le notti di Daniele. Per colpire le coscienze colpevoli,
-Dio si vale ben sovente delle loro stesse immaginazioni. In qualche
-notte, Daniele distraeva le sue veglie rimandando il pensiero a' tempi della
-sua fanciullezza. Allora egli pensava con orgoglio all'alta sua nascita,
-pensava con tenerezza alla madre sua di cui l'immagine se gli piangea
-ben viva alla mente; e cercava di adunare e collegare tutte le più lontane
-e sparse reminiscenze per trarne qualche illazione o spiega. Talvolta
-egli pensava con lacerante rammarico a' giorni tranquilli e felici della
-sua adolescenza passata sotto il tetto di Giacomo Fritzheim; ricordava
-l'amor tenerissimo della virtuosa Lucia; rimembrava le notti di placidissimo
-riposo che il ristoravano.. E un orrendo paragone il facea disperare!
-</p>
-
-<p>
-Il riposo della virtù sotto l'umil tetto del povero: l'insonnia del delitto
-sotto le dorate volte del ricco palagio!
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Erano scorse alquante settimane dal dì della morte del Baronetto.
-Una sera, dopo l'ora del tè, e dopo aver suonato il pezzo di musica e
-cantata un'aria, che per lo più era una melodia tristissima o una preghiera,
-Daniele era rimasto seduto al suo posto, vicino al piano-forte,
-abbattuto dagli sforzi di coraggio che tuttodì faceva, non meno che dalle
-veglie, da' rimorsi e dalle sofferenze morali. Egli era solo: i testimoni
-si erano ritirati. Il globo d'alabastro schiarava la camera e l'immobil fisonomia
-del Baronetto. Daniele, collo sguardo fisso sul cadavere di suo
-padre, era sepolto nella tristezza più desolante. Gli occhi del cadavere il
-faceano fremere, ma pure un fascino terribile, una forza inesplicabile costringevanlo
-a guardar sempre la faccia del padre. L'oscillante e vaporosa
-luce del globo d'alabastro disegnava stranamente gli angoli del volto
-del morto, e dava alla sua fisonomia qualche cosa di mobile e di vivo:
-quelle labbra pareano sogghignare, pareano socchiudersi per parlare.
-Daniele era agghiacciato di spavento, eppure non avea la forza di abbandonar
-<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span>
-quella camera. Di botto, la sedia a letto, su cui era adagiato il cadavere,
-si mosse, come se questo avesse fatto uno sforzo per levarsi.
-</p>
-
-<p>
-Orribile a dirsi!! Il braccio destro del cadavere si alzò! Daniele mise
-un grido fortissimo e chiuse gli occhi. — <span class="smcap">L'upas!! l'upas!! che facesti
-dell'upas?</span>
-</p>
-
-<p>
-Daniele gittava gridi orribili!... I servi accorsero... e trovarono il
-giovine mortalmente svenuto.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_160">[160]</span></p>
-
-<h3 id="cap6-5">VI.
-<span class="smaller">L'AMICO</span></h3>
-</div>
-
-<p>
-Un uomo avea mosso il braccio del cadavere e profferito quelle
-parole. Egli era Maurizio Barkley!
-</p>
-
-<p>
-Diamo la spiegazione di questa che all'apparenza può sembrare
-stranezza di Maurizio.
-</p>
-
-<p>
-Nove giorni dopo la morte del Baronetto, Maurizio leggeva nelle
-<i>Notizie diverse</i> di un giornale francese:
-</p>
-
-<p>
-«Ci viene scritto da Baden che nella città di Manheim è morto alcuni
-giorni fa il proprietario della bella tenuta di <i>Schoene Aussicht</i>. Egli
-è stato trovato estinto nel proprio letto, dopo aver passata la sera precedente
-a banchettare cogli amici. Egli ha lasciata una fortuna stragrande
-ad un giovine italiano, a patto che questi custodisca il cadavere di lui
-per nove mesi, nella stessa abitazione di <i>Schoene Aussicht</i>. La strambezza
-e la originalità di un tal testamento formano il subbietto di tutte le
-conversazioni».
-</p>
-
-<p>
-Confessiamo di non trovare espressioni bastevoli a dipingere la sorpresa
-e il dolore del buon Maurizio a tal nuova inaspettata! Allorchè egli
-attendeva con ansia una risposta all'ultima lettera scritta al Baronetto,
-gli giunge, per via indiretta, la notizia della costui misteriosa morte! Non
-sappiamo dire quante volte Maurizio rilesse le parole del giornale francese,
-quasi non credendo agli occhi propri. Maurizio amava il Baronetto,
-l'amava con tanta appassionata venerazione, che avrebbe mille volte sacrificata
-la propria vita per lui. I trascorsi della vita di Edmondo, le costui
-follie, i pericoli incessanti a' quali si esponeva, erano cagioni di
-gravi cordogli all'animo del nobile schiavo, il quale, con tutto quel poco
-d'influenza che avea sul cuore del Baronetto, ingegnavasi di rimenarlo
-ad un tenor di vita meno esposto a pericoli ed a rimorsi. Edmondo ricambiò
-l'affetto dello schiavo con altrettanto attaccamento, e, poscia che
-questi l'ebbe cansato da morte imminente, Edmondo ringraziò il cielo di
-avergli conceduto un vero amico, e come tale sel tenne appresso a sè in
-prosieguo di tempo, affidandogli, siccome altrove dicemmo, gl'incarichi
-più difficili e dilicati.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span>
-</p>
-
-<p>
-Maurizio, prima di concepire l'ardente passione per Emma di Gonzalvo,
-non sentiva altro amore che pel Baronetto. E anche la sua passione
-per Emma non attenuò per niente o indebolì il suo amore per Edmondo.
-Era questo amore radicato nell'animo integro dell'Africano, così
-che se gli era renduto un elemento di vita. Maurizio amava il Baronetto
-siccome amava l'aria e la luce, con quell'amore cioè che più non si avverte,
-sendosi fatto abituale e intrinseco all'esistenza, con quell'amore
-placido, uguale, costante, inalterabile. Il Baronetto era per lui più che
-un padrone, più che un amico, più che un padre; era un nume! Maurizio
-era felice nell'amare Edmondo e dimostrarglielo con un attaccamento
-e con una fedeltà a tutta prova, siccome era felice nell'amare la figliuola
-del Duca di Gonzalvo e nasconderglielo. Alla notizia della morte del Baronetto,
-Maurizio non avea pianto, non avea messo gemiti e grida, siccome
-suol disfogarsi un acerbissimo dolore: il suo primo movimento fu
-porre la mano sopra uno stiletto inglese che portava sempre addosso.
-Ma nel puntare il pugnale contro il proprio petto, due pensieri il rattennero:
-la notizia poteva esser non vera o almeno esagerata; se vera, un
-delitto era stato commesso e a lui spettava il vendicarlo.
-</p>
-
-<p>
-L'Africano possedeva uno sguardo morale, acuto e penetrante al
-pari del suo sguardo fisico. Ratto come il baleno, il suo pensiero corse
-a Daniele, e indovinò in questi l'autore della improvvisa e arcana morte
-del Baronetto. Maurizio sapea quali tristi passioni albergassero nel cuor
-del giovine pianista, e come l'avidità dell'oro spegnesse in lui ogni altro
-buon sentimento; sapea che questi avea promesso di ritornar milionario
-dopo due anni per impalmare Emma di Gonzalvo; e fin dal momento che
-il Baronetto gli scrisse di aver conchiuso col pianista quella specie di
-funesto contratto di morte, Maurizio temè gli agguati di Daniele, tanto
-che si affrettò di scrivere a Edmondo la lettera che questi ricevè poche
-ore prima di miseramente morire. Ricordiamo il seguente passo di questa
-lettera:
-</p>
-
-<p>
-«Questo importante segreto è ora nelle vostre mani, signor Baronetto:
-a voi lo rivelo, e non a lui; fate quello che credete, non ispetta
-a me darvi consigli. Soltanto non posso celarvi che fareste bene a discoprirvi
-al figliuol vostro e dare sfogo al vostro amor paterno: <i>non
-posso dirvi il perchè opino così</i>.»
-</p>
-
-<p>
-Maurizio <i>opinava così</i> perchè suspicava quello che appunto era avvenuto!
-Nello stesso giorno in cui Maurizio aveva letto la notizia della
-morte del Baronetto nei pubblici fogli, giunsegli una lettera dell'amministratore
-Americano che gli dava i tristi ragguagli di questa morte non
-meno che delle disposizioni testamentarie del defunto, della sua imbalsamazione,
-del cominciato adempimento delle condizioni di eredità; e soggiungeva
-in un <i>postscriptum</i>:
-</p>
-
-<p>
-«Il <i>Custode della morte</i> sembrava essere stato vivamente colpito
-dalla improvvisa catastrofe del Conte: il suo cervello sembra averne
-patito.»
-</p>
-
-<p>
-Ciò bastava per confermare i sospetti di Maurizio. Il rimorso era
-che sconcertava la ragione di Daniele. Maurizio rimase lunga pezza immerso
-nel più profondo dolore, ma ora egli aveva un dovere a compiere:
-<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span>
-volare a <i>Schoene Aussicht</i>, obbedire all'ultima volontà del Baronetto,
-trovar le orme del delitto, e vendicarlo. Lungamente egli pensò al come
-il perfido giovine avea potuto dar morte al Conte: pose a tortura il cervello
-per indovinare il modo che il Daniele avea tenuto per ischiudere
-impunemente una tomba: passò in rivista tutt'i veleni più segreti, e da
-ultimo il pensiero dell'Upas gli sfolgorò alla mente come luce improvvisa.
-Maurizio conosceva che il Baronetto conservava le foglie dell'Upas,
-però ch'egli stesso era stato testimone della morte de' due schiavi nell'isola
-di Giava, i quali avean perduta la vita nel togliere dall'albero
-omicida le fronde che dovean servire ad arricchire il piccolo museo di
-curiosità del milionario. All'infuora di questo, Edmondo avea letto le sue
-<i>Memorie</i> al suo amico Barkley, nelle quali eran notate le velenose qualità
-della pianta <i>Bohon-Upas</i>. Daniele dunque si era servito dell'Upas
-per uccidere Edmondo.
-</p>
-
-<p>
-Maurizio era stupefatto di sorpresa, di dolore. In che modo Daniele
-avea potuto impossessarsi del veleno? Ecco il mistero che restava a
-schiarire. Il più importante a farsi era di volare a Manheim. Nessun obbligo
-il trattenea più a Napoli: era finita la sua missione presso il Duca
-di Gonzalvo... Maurizio si affrettò a recarsi colà dove il chiamava un
-tristo dovere. Egli dette in fretta un addio al Duca, ad Emma, che si mostraron
-addolorati pel suo allontanamento da Napoli: promise di ritornar
-presto; nulla rivelò della cagione della sua repentina partenza, e soltanto
-disse che dovea trasferirsi in Inghilterra per mettersi in possesso
-di una eredità.
-</p>
-
-<p>
-Dopo dieci giorni Maurizio era a <i>Schoene Aussicht</i>: Egli arrivò al
-casino nelle ore vespertine: aveva il suo proponimento: non si fece vedere
-che al solo amministratore Americano, cui pregò di tener nascosto
-il suo arrivo a tutti, e particolarmente al giovine de' Rimini. Con ogni possibile
-cautela Maurizio entrò nello studio del Baronetto, e si diede a ricercare
-lo scritto in cui questi avea gittate le memorie della sua vita. La
-prima cosa che andò a trovare in quelle memorie si fu il viaggio di Edmondo
-nella Meganesia; il suo soggiorno nell'isola di Giava. La pagina
-che conteneva i ragguagli sull'albero <i>Bohon-Upas</i> era disparsa!
-</p>
-
-<p>
-Non cadeva più dubbio! Maurizio pensò di fare in qualche modo confessare
-tacitamente il delitto allo stesso delinquente.
-</p>
-
-<p>
-«Se Daniele è innocente, pensava l'amico di Edmondo, la parola Upas
-non debbe cagionargli alcuna commozione; al contrario, se egli è colpevole,
-siccome tutto il rivela, questa parola debbe di necessità produrre in
-lui sbigottimento e terrore.»
-</p>
-
-<p>
-Pensato a questo, Maurizio aspettò il momento, in cui il giovine si
-fosse trovato al cospetto del cadavere della sua vittima. Terminato il
-pezzo di musica e l'aria cantata da Daniele, e allora che i servi testimoni
-si furono ritirati, Maurizio era destramente entrato nella camera verde,
-per mezzo dell'uscio della villetta. Favorito dalle ombre della sera e
-dalla preoccupazione del giovine, egli si era con ogni precauzione celato
-dietro la sedia a letto ove giaceva il cadavere. È da notarsi che la spalliera
-di questa sedia era situata quasi di contro all'uscio che metteva
-nella villetta, così ch'era difficile di scorgere il personaggio ch'era entrato,
-<span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span>
-e che rimaneva a tal modo nascosto agli occhi del giovine. Alle
-grida di profondissimo terrore che Daniele avea messe, Maurizio si accertò
-della realtà del delitto, e la sua bell'anima ne fu lacerata.
-</p>
-
-<p>
-Dicemmo che Daniele fu trovato da' servi mortalmente svenuto. Egli
-fu trasportato privo di sentimento sul suo letto, dove gli vennero usate
-le cure che il suo stato richiedeva. Maurizio rimase solo col cadavere
-del Baronetto. Non mai di afflizione più profonda si vide cosparso il sembiante
-dell'Africano. Egli rimase gran tempo a contemplare quel cadavere,
-che gli disbranava il cuore: si gittò poscia a' piedi di lui, e su
-quelle fredde mani fe' cadere un diluvio di baci e di lagrime.
-</p>
-
-<p>
-Virtù rara e sublime! Maurizio poteva con una sola parola vendicare
-il Baronetto, annientare il frutto del delitto di Daniele, consegnandolo
-all'autorità sotto il peso di sospetti ben fondati; e poteva egli solo,
-Maurizio, mettersi in possesso dell'intera eredità di Edmondo: dappoichè
-era detto nel testamento che, qualora dal giovine de' Rimini si fosse
-mancato agli obblighi impostigli, l'eredità ricadeva tutta su Maurizio
-Barkley, ritenendosi per tanto tutte le altre disposizioni a favore delle
-persone nominate nel testamento. Aggiungi che Maurizio, distruggendo
-l'avvenire di Daniele, distruggeva in lui un potente rivale in amore. Ma
-il Cafro pensava che denunziando il giovine alla giustizia, egli denunziava
-il figlio del suo amico il Baronetto! D'altra parte, non avendo pruove
-evidentissime del misfatto, ma soltanto semplici induzioni e sospetti, la
-giustizia avrebbe tenuta così fatta denunzia come figlia della brama di
-mettersi in possesso della eredità del milionario, privandone, sotto il
-peso di un'accusa capitale, il giovine pianista. Maurizio fermò adunque
-di non palesare ad anima viva i sospetti, che per lui erano lampante certezza,
-e di abbandonare il parricida alle mani di Dio. Maurizio si affrettò
-di eseguire la volontà del Baronetto e gli ordini, di cui questi lo aveva
-incaricato.
-</p>
-
-<p>
-In quella sera stessa egli andò dal notaio di Edmondo per aggiustare
-tutte le faccende riguardanti le disposizioni testamentarie. Prima di ogni
-altra cosa, Maurizio volea provvedere al più presto al sostentamento dei
-figli del suo amico, distribuendo il capitale lasciato loro in retaggio.
-Tranne Daniele e Eduardo, gli altri tre figli di Edmondo, eran poveri, e
-fino a quel momento eran vivuti coi mensili assegnamenti che il padre
-facea lor capitare.
-</p>
-
-<p>
-Era d'uopo congedare gli agenti posti agli ordini di esso Maurizio:
-essendo ormai inutile l'opera di costoro. Barkley doveva a volo recarsi
-a Parigi, a Glascovia, a Pisa e a Cadice, volendo per l'ultima volta rivedere
-i figli del suo amico, rivelare ad essi il segreto che per tanti anni
-avea lor tenuto nascosto, e consegnare a ciascuno la parte del retaggio
-paterno che gli spettava. Maurizio avrebbe offerto a ciascuno di loro i
-suoi servigi, e gli avrebbe pregati di far capitale di lui in ogni rincontro e
-circostanza della loro vita, essendo egli stato il più fedel servo e affettuoso
-amico del padre loro. Oltre a ciò, Maurizio dovea fare una corsa
-in Inghilterra per prender possesso del feudo lasciatogli dal Baronetto a
-Yorkshire, e denominato, siccome accennammo, <i>The Raven-Spot</i>.
-</p>
-
-<p>
-Prima di allontanarsi per sempre da <i>Schoene Aussicht</i>, Maurizio
-<span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span>
-avrebbe voluto dilucidare un dubbio che il tormentava. Aveva il Baronetto
-ricevuto, pria di morire, la lettera nella quale se gli facea la rivelazione
-di essere Daniele dei Rimini suo figlio? a malgrado di tutte le
-sue dimande e indagini, Maurizio non avea potuto dileguare il suo dubbio
-e venire in chiaro di un fatto che avrebbe forse potuto allontanare da
-Edmondo il crudel destino che lo avea colpito. Pel dì vegnente, a prim'ora
-del giorno, Maurizio avea stabilito di abbandonar per sempre Manheim
-e <i>Schoene Aussicht</i>, luoghi che ad ogni passo gli ricordavano il
-disgraziato suo amico. Ed in fatti, in sull'alba, egli trasse nella camera
-verde per lo stesso uscio della villetta, per lo quale era entrato il giorno
-innanzi. Daniele abbattuto da febbre e da delirio nella notte, non avea
-pensato, come al solito di chiudere le porte di quella camera e conservarsene
-le chiavi. Maurizio volle rivedere per l'ultima volta il suo amico,
-il Baronetto e dargli un eterno addio. Entrato però nella camera verde,
-il Cafro baciò rispettosamente la mano del cadavere, e stette a guardarlo
-con muta espressione di profondissimo dolore. Mentre così egli stavasi,
-l'uscio della stanza contigua si dischiuse, e Daniele si affacciò sulla soglia,
-pallido, emaciato, tremante per acuta febbre, e coverto appena da
-una veste da camera. Egli avea sentito rumore nella stanza ove era il
-cadavere, ed alla febbricitante fantasia corse il pensiero che alcuno involasse
-il deposito che dovea fruttargli l'eredità; era però balzato dal
-letto, si era gittato addosso quella veste, e veniva ad impedire che gli
-fosse rubato il cadavere. Daniele rimase stupito veggendo Maurizio
-Barkley.
-</p>
-
-<p>
-— Voi qui, signore! ebbe appena la forza di balbettare.
-</p>
-
-<p>
-— Son venuto a trovarvi, signor Daniele, perchè ho qualche cosa
-per voi, disse freddamente Maurizio mettendo la mano in tasca e consegnandogli
-una cambiale.
-</p>
-
-<p>
-«Eccovi la parte di eredità che vi spetta, signor <i>Daniele Fritzheim</i>;
-vostro padre m'incarica di darvi queste duemila e quattrocento piastre,
-quinta parte delle dodicimila che debbo distribuire tra voi e gli altri quattro
-fratelli vostri... Via su, non arrossite, signor Fritzheim, e aggiungete
-questa piccola somma a due milioni che toccheranno al <i>Custode
-della morte</i>, Daniele dei Rimini, al quale direte da parte mia che adempia
-esattamente agli obblighi impostigli, perchè Emma, sua cugina, lo
-aspetta».
-</p>
-
-<p>
-Maurizio uscì da quella stanza presto come un baleno, senza dare il
-tempo al giovine di rispondere una sola parola. Daniele rimase appo la
-soglia... Un'altra parola avea colpito le sue orecchie, un'altra parola
-che contribuiva maggiormente a porre lo scompiglio e la morte in quella
-povera ragione.
-</p>
-
-<p>
-Emma era sua cugina.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span>
-</p>
-
-<h2>Parte Sesta</h2>
-
-<h3 id="cap1-6">I.
-<span class="smaller">JUANITA</span></h3>
-</div>
-
-<p>
-Ci corre debito verso i nostri lettori di rischiararli rapidamente
-sovra alcuni punti tuttavia scuri della nostra narrazione, ed in
-ispecialità su la miserevol fine della madre di Daniele, Juanita
-de Gonzalvo.
-</p>
-
-<p>
-Al capitolo I. della Parte terza, in toccando la vita del Baronetto,
-dicemmo come, durante la sua dimora nell'Andalusia, egli avesse stretto
-amicizia col Duca di Gonzalvo, capo politico di quella provincia, il quale,
-imprudentemente concedendo favore e protezione alle scorrerie e alle
-scappate dei cavalieri del Firmamento, avea per qualche tempo nascosto
-e coperto agli occhi del governo di Madrid le follie di Edmondo e compagni.
-Dicemmo che il Duca di Gonzalvo aveva una sorella, giovinetta di
-straordinaria bellezza e d'indole franca, espansiva, appassionata. Era
-Juanita il più bel fiore di Siviglia; non vi era giovine <i>hidalgo</i> nel paese,
-il quale non sospirasse per la bella germana del governatore. Novella
-Rosina, ella era l'oggetto dell'ammirazione e dei voti di un gran numero
-di Lindori: battaglie di serenate, di fiori, di biglietti simbolici, gare di
-sospiri e di dolci parole, guerre di dichiarazioni: tutto ciò divertiva la
-fanciulla, ma nessun cavaliere avea fatto ancora profonda impressione
-sull'anima di lei, infino a tanto che i suoi occhi s'imbatterono in quelli
-del giovine inglese, di trista rinomanza nel paese, del nuovo Don Juan,
-cav. del Firmamento.
-</p>
-
-<p>
-È curiosa e deplorabile ad un tempo la propensione che si hanno le
-donne in generale per gli uomini di reprensibili costumi, i quali hannosi
-acquistato un certo nome di avventurieri e girovaghi. In concorrenza, un
-giovine dabbene e costumato perde per lo più nello spirito delle donne,
-a paragone di un galante scioperato. Ciò vuol dire che, per lo più, le
-donne, hanno la fantasia più impressionevole del cuore, e caggion però
-negli agguati che vengon tesi alla loro vanità. Ma il pentimento tien dietro
-a tali inconsiderate simpatie.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_166">[166]</span>
-</p>
-
-<p>
-Juanita s'invaghì di Edmondo: tutti invidiarono la sorte del nuovo Almaviva,
-compassionando interamente quella della sconsigliata fanciulla.
-Il giovine Conte di Sierra Blonda traeva ogni giorno a casa di Gonzalvo,
-dov'era ben accolto dall'amico e dall'amante; ma egli simulava con l'uno
-e con l'altra. Edmondo mal soffriva l'altera probità del capo politico di
-Siviglia; ciò non pertanto se gli mostrava affettuoso, e ascoltava con infinta
-docilità le amichevoli suggestioni del nobil Duca, il quale, con ogni
-maniera di dolci rimproveri, ingegnavasi a quegli ammonimenti fraterni,
-per indurre il Duca a scusare la sua condotta appo il governo centrale,
-che fulminava da Madrid contro la comitiva dei cavalieri del Firmamento.
-</p>
-
-<p>
-Ben più agevol si era il persuader Juanita, buona credula, confidente
-appassionata fino al delirio. Edmondo le avea detto ch'egli non poteva
-parlar di nozze al Duca, fratello di lei, perocchè avea dato imprudentemente
-promessa di matrimonio a una giovinetta di Cadice.
-</p>
-
-<p>
-— Se per poco si buccina il nostro amore, diceva il Baronetto alla
-sorella del Duca, io sono perduto. Già il governo mi minaccia; già mi
-tien d'occhio, e senza la protezione di tuo fratello, a quest'ora già sarei
-fuori de' confini di Spagna. Fa però tener d'uopo per ora celato a tutti il
-nostro amore, e sovrammodo al Duca tuo fratello, così sospettoso e che
-non ha di me il miglior concetto del mondo. Usiamo grande circospezione
-e prudenza. Verrà il tempo, e non lontano, che potrem disvelare agli occhi
-del mondo il nostro affetto: fidati a me che ti amo quanto la pupilla
-degli occhi miei. D'altra parte, se io mi aprissi a tuo fratello noi non potremmo
-sì facilmente vederci, come di presente, ad ogni ora del giorno:
-forse ei mi proibirebbe la soglia di questa casa, infino a tanto ch'io non
-divenissi tuo sposo. E allora potremmo noi vivere, lontani l'uno dall'altra?
-</p>
-
-<p>
-A questa rete infernale venia colta la misera donzella, che amava
-con quell'abbandono e con quella confidenza onde amano le fanciulle sensitive.
-Frattanto la voce d'una perfidia senza pari commessa dal Baronetto
-a Cadice giunse all'orecchio del governo unitamente a' richiami
-d'una onesta famiglia oltraggiata. Il governo era stanco di udir richiami
-e doglianze. Non ostante l'alta protezione di cui godevano i cavalieri del
-Firmamento, un decreto di bando emanò da Madrid. Il Conte di Sierra
-Blonda e i suoi amici doveano tra otto giorni valicar le frontiere della
-penisola spagnuola.
-</p>
-
-<p>
-Edmondo era furioso, non perchè costretto ad abbandonare il teatro
-delle sue follie, ma perchè non avea potuto ancora far di Juanita un'altra
-sua vittima. Ma quando si trattava di criminosi proponimenti, la sua
-fantasia era fertile di diabolici trovati. Edmondo rinvenne il modo col
-quale, anche lontano, poteva avvicinare a sè la disgraziata giovinetta.
-</p>
-
-<p>
-Il Baronetto aveva un giorno presentato un suo amico al Duca di
-Gonzalvo: era quest'amico, o per meglio dire, questo complice di Edmondo,
-un giovine spagnuolo di costumi viziosi e d'indole maligna. Questi
-si era, per avidità di danaro, venduto in anima e corpo al Baronetto,
-e serviva alle costui follie con zelo e fedeltà degna di miglior causa. Il
-Duca avea stretta con confidenza la mano di questo uomo, siccome quella
-del Baronetto, e stimava entrambi leali e ben nati cavalieri. La sua casa era
-aperta ai due amici: una fiducia illimitata lor veniva accordata. Egli e il
-<span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span>
-suo complice si congedarono dal Duca di Gonzalvo, il quale, gli abbracciò
-col volto bagnato di lagrime, e manifestò loro il più profondo cordoglio
-per la condanna che li aveva colpiti. Più strazianti ancora si furono
-gli addio di Edmondo e di Juanita, la quale non potè, alla presenza del
-fratello, disfogare tutto quel dolore che le cagionava la partenza del suo
-amato. Gli è vero che il giorno dinanzi, Edmondo l'avea in segreto rassicurato
-che le sarebbe rimasto fedele insino alla morte, confortandola a
-sperare nell'avvenire e negli aventi, e nella promessa che ei le dava di
-sposarla non si presto ritornava a porre il piede in Ispagna.
-</p>
-
-<p>
-Edmondo e il suo amico doveano attraversare quasi tutta la Spagna
-per trasferirsi a Bajonna, sulle frontiere della Francia, per dove intendevano
-muovere, e dove il Baronetto possedeva un piccol feudo.
-</p>
-
-<p>
-Giunti a Madrid, l'amico di Edmondo si presentò all'autorità, e pronunziò
-una di quelle parole che bastano a troncare una vita civile: era
-una orribil calunnia politica contro il Duca di Gonzalvo, governatore d'Andalusia.
-Una falsa scritta ben congegnata fu recata a luce e il Duca fu accusato
-d'intelligenza co' nemici del paese e di clandestina corrispondenza
-coll'uomo che avea già ripieno il mondo colla fama delle sue gesta militari.
-Il giorno appresso, un dispaccio telegrafico da Madrid ordinava la
-dimissione del Duca di Gonzalvo dalla sua carica, e il pronto suo sgombero
-dal territorio spagnuolo. Il Duca fu colpito senza conoscere che cosa
-avea cagionata la sua condanna: non valsero le sue proteste, le sue giustificazioni:
-l'ordine era preciso ed inappellabile. Il nobile spagnuolo fu
-ferito nell'anima; versò lagrime amare! perocchè non tanto gli dava cruccio
-la perdita della sua carica e l'esilio al quale era condannato, quanto il
-pensare alla macchia che avrebbe bruttato il suo cognome, venuto per
-secoli in gran grido di attaccamento e fedeltà ai Monarchi delle Spagne.
-</p>
-
-<p>
-Non osiamo dipingere gli eccessi della sua collera, quando da Madrid
-gli venne comunicata la cagione del suo bando e l'infame calunnia
-che lo avea prodotto. Il Duca si abbandonò a tal furore che gittava urli
-disperati ed imprecazioni atroci contro l'ignoto nemico che lo avea vilmente
-calunniato. Oh se egli avesse saputo chi era il vero autore del tradimento!
-Frattanto giunsegli una lettera di Edmondo, colla quale questi,
-dicendogli di aver conosciuta la disgrazia di lui, invitavalo a venire a Bajonna,
-insieme a sua sorella, e gli offriva la propria casa per soggiorno.
-</p>
-
-<p>
-Il Duca fu commosso da questo ch'ei credeva sincero attestato di
-amicizia, e non ebbe difficoltà di accettare l'offerta di ospitalità che gli
-faceva il Conte di Sierra Blonda, suo amico. L'ex-capo politico di Andalusia
-dovea partire immantinente: le sue istanze di recarsi a Madrid
-furono rigettate. Il Duca era allora promesso sposo della giovanetta
-Isabella di Monreal, che abitava coi suoi genitori nel castello di Santiago,
-poco discosto dal capoluogo della provincia. Egli scrisse alla sua
-fidanzata la disgrazia che lo avea colpito, di cui giurò di essere innocente.
-Ignaro del proprio destino, egli volle mandare alla sua promessa sposa
-un pegno del suo amore e della sua fedeltà, e le regalò il proprio ritratto
-che un pittore italiano gli fece in tutta fretta: era quello appunto che avea
-fatto impressione a Daniele.
-</p>
-
-<p>
-Il Duca si separò con dolore da' pochi amici che gli erano rimasti
-<span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span>
-divoti dopo la sua disgrazia, e s'imbarcò a Cadice sopra un piccolo legno
-commerciale, colla sorella Juanita che avea voluto partecipare alla sua
-sorte, e con un fedel domestico che non volle dividersi dai suoi padroni.
-Tutta la provincia di Andalusia rimpianse la perdita del buon governatore,
-e stimò, com'era, calunnia l'accusa che avea provocato l'esilio.
-</p>
-
-<p>
-Nell'entrare sotto il tetto del suo amante, Juanita si credè felice e,
-stimò arrivato il momento in cui i suoi voti sarebbero stati esauditi.
-Nessun ostacolo più si frapponeva alle sospirate nozze! Edmondo nulla
-più aveva a temere da quella famiglia di Cadice, nel seno della quale egli
-avea portata la sventura. Più saldi vincoli di amicizia e di fratellanza
-stringeva ormai tra lui ed il Duca l'ospitalità generosa offerta ed accettata
-con piena fiducia ed amore.
-</p>
-
-<p>
-Fin dal primo giorno che Juanita si trovò sotto il tetto di Edmondo,
-il pregò con tutta la forza che sapea ispirarle l'amore, di svelare alla fine
-al Duca il loro affetto e chiederla in isposa. Edmondo promise di appagare
-al più presto il desiderio di lei, ch'era puranche, com'ei diceva, il
-suo più ardente voto. Intanto, un mese passò, passaron due passaron tre
-mesi; Edmondo nulla avea detto al Duca di Gonzalvo, trovando sempre
-nuovi pretesti al suo silenzio...
-</p>
-
-<p>
-Juanita sperava, e amava! Edmondo aspettava!!
-</p>
-
-<p>
-E l'ora che il perfido aspettava non tardò a giungere!.. E l'ora della
-colpa fu al tempo stesso il germe dell'ora del castigo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">L'ospitalità tradita con un delitto</span> a Bajonna, additava <span class="smcap lowercase">L'OSPITALITÀ
-TRADITA CON UN DELITTO</span> a Manheim!
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Juanita sedotta</span> diveniva la madre di <span class="smcap">Daniele parricida</span>!!...
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Tiriamo un velo densissimo sulle funeste conseguenze di una colpa,
-sulla quale Juanita pianse a lagrime di sangue. Inauditi sacrifici di ogni
-giorno, di ogni ora, di ogni minuto; palpiti orribili di paura, di vergogna;
-sussulti di speranza, angoscie di cuor tradito nella sua piena annegazione;
-preghiere fervidissime rigettate dal più duro cinismo; amarissime
-lagrime divorate nel segreto delle notti; apprensioni terribili; ecco la
-storia di questa misera esistenza di donna. Juanita s'infermò, la sua malattia
-fu avventurosa, perocchè essa, celando la colpa, allontanava la vendetta
-del Duca che sarebbe piombata terribile su lei e sul perfido amico.
-</p>
-
-<p>
-Dopo un anno della dimora del Duca di Gonzalvo e di Juanita nell'ostello
-del Baronetto a Bajonna, un bambino apparì in quella casa. Daniele
-fu detto esser figlio di una cameriera ch'era stata presa a' servigi
-di Juanita. Per molto tempo durò la simulazione.
-</p>
-
-<p>
-Edmondo avea gittato l'ipocrita maschera. Ogni speranza era morta
-nel cuor di Juanita! La disperazione avrebbe indotto la misera donzella
-a porre un termine ai propri giorni, se un poderoso sentimento non
-l'avesse obbligata a vivere, l'amor materno.
-</p>
-
-<p>
-Ma un giorno, orribil giorno! tutto fu discoperto agli occhi del nobile
-Duca di Gonzalvo. Uno slancio di amor materno avea tradita la sciagurata
-Juanita! Il Duca si abbandonò a tutti gli eccessi di un furore che non
-conosceva alcun limite. La mano del fratello avea colpito l'infelice vittima
-del più vil tradimento. Ella fu salva per miracolo dall'ira del nobile
-<span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span>
-che aveva una benda di sangue innanzi agli occhi. Edmondo si era codardamente
-involato alla vendetta dello spagnuolo.
-</p>
-
-<p>
-La madre eziandio fuggì col fanciullo, scampato per prodigio al furore
-del Duca. Per ben tre anni Juanita errò in Francia e in Italia; comprando
-la sua vita e quella del figlio colle fatiche delle proprie braccia.
-Sovente lo scherno o l'ingiuria accoglievano le sue istanze per ottener
-lavoro. Intanto per le vicende de' tempi e per la fortuna delle armi francesi
-in Ispagna, la condanna del Duca di Gonzalvo era annullata. Juanita,
-tenendo per certo il ritorno del Duca suo fratello in Siviglia, concepì la
-speranza di un perdono per un fallo, di cui ella stessa era stata la più
-misera vittima, e che già aveva espiato con parecchi anni di abbandono,
-di miseria e di crudeli fatiche, Juanita deliberò di far ritorno in Ispagna.
-Ella si trovava allora nelle nostre Calabrie.
-</p>
-
-<p>
-Per mandare ad atto il suo proponimento, ella scrisse una lettera
-commoventissima ad un vecchio amico della sua famiglia, implorandone
-i buoni uffici appo il fratello, e pregandolo di mandarle del denaro per
-intraprendere il lungo viaggio. In questa lettera essa gli raccontava la
-serie dolorosa delle sue sciagure, i giorni di miseria e di vagabondaggio
-ch'era stata costretta a menare per sostentare il pargoletto figliuolo, e
-faceva tal quadro tristissimo della propria situazione da dover muovere
-anche un macigno.
-</p>
-
-<p>
-Dopo non pochi mesi giunse una risposta a questa lettera. Il vecchio
-amico della nobil famiglia di Gonzalvo le scriveva: essere il Duca tuttavia
-fuori della sua patria, non avendo voluto profittare della grazia concedutagli,
-per rimaner fedele e devoto al suo legittimo Sovrano. Soggiungeva
-la lettera che il Duca si era ammogliato da parecchi anni con
-Isabella di Monreal, la quale avea voluto seguir la sorte di suo marito,
-e che avea fatto porre nelle condizioni del matrimonio di non dover giammai
-il Duca suo marito accogliere novellamente in casa la sciagurata
-Juanita, disonore della propria famiglia. L'amico esortava nella lettera
-la disgraziata giovine a dismetter l'idea di andar giammai a raggiungere
-il fratello, dal quale non avrebbe ricevuto accoglimento veruno; sconsigliavala
-parimente a ritornare in Ispagna, dove il suo nome era esecrato
-e dove non avrebbe incontrato che ingiurie e abbandono da tutti gli antichi
-amici della sua casa. Tutta la lettera era dettata con una durezza di
-cuore che si spingea fino al sarcasmo e alla derisione. Il cuore di Juanita
-fu trapassato da acuta freccia essa si tenne abbandonata da Dio e dagli
-uomini. Allora che ricordava i giorni della sua innocenza, gli agi, gli
-onori, i piaceri, l'amore della sua famiglia, ed ora si vedea caduta all'imo
-della sventura e della prostrazione, l'infelice facea risuonar l'aere
-del suo meschino abituro con grida e pianti altissimi, che faceano gridare
-e piangere il fanciulletto Daniele, senza che avesse compreso la ragione
-di quelle lagrime e di quei gemiti. La madre stringeva al seno l'innocente
-figliuolo, il divorava di baci, ed alle infantili dimande di lui non
-sapea rispondere che con lagrime e carezze.
-</p>
-
-<p>
-Era l'anno 1809, e per le nostre contrade tempi di politiche sciagure.
-Le Calabrie, messe qualche anno addietro in istato di guerra, erano
-tuttavia il teatro di frequenti deplorabili fatti. Juanita lucrava il sostentamento
-<span class="pagenum" id="Page_170">[170]</span>
-suo e del figliuoletto, dandosi a' lavori più umili. Ella abitava
-una casipola posta a piè d'una montagnuola. Ne' primi giorni di quell'anno
-1809, la misera fu colta dal vajuolo. Chi può narrare le angosce di quel
-cuore di madre che vedea mancare il pane al figlio, e non potea procacciargliene,
-affranta com'era dal male, abbandonata da tutti e pel timore
-del contagio ond'eran presi i vicini abitanti, e pei tempi che si erano rotti
-piovosissimi e tetri. Un giorno, la derelitta non potendo più resistere al
-pianto del fanciullo che chiedeva del pane, il mandò con un suo biglietto
-a una donna che dimorava poco distante, e ch'era di compassionevol
-cuore; pregandola di aver pietà dell'innocente fanciullo e dargli qualche
-moneta, ch'ella le avrebbe immancabilmente restituita non appena rimessa
-in salute. Quel fanciullino era così bello, così gentile, così nobil
-di volto! il piccolo messaggiere partì non senza aver ricevuto dalla sventurata
-madre un milione di baci e di raccomandazioni. Si trattava di attraversare
-una strada non più lunga di un quarto di miglio. La madre aspettava
-con grande e perplessa ansietà..... Daniele più non tornò! Il fanciullo
-era stato rapito da alcuni facinorosi e condotto in altra provincia
-delle Calabrie. Lasciamo immaginare a' nostri lettori la disperazione
-dell'infelice madre e tutto ciò che fece per trovare le orme dello smarrito
-figliuolo. Tutto fu inutile!
-</p>
-
-<p>
-Giunse una mattina alle orecchie della sventurata che un fanciullo
-era stato trovato estinto in un vicino bosco. Colma era la tazza della sventura!
-Juanita perdè la ragione! La mattina del 25 gennaio di quell'anno
-1809, il cadavere d'una donna fu visto galleggiare sulle acque del fiume
-Basento. La notte precedente, Juanita vi si era gittata. Inesplicabili decreti
-di Dio! In quella medesima notte, Giacomo Fritzheim, reduce da
-un piccol viaggio fatto nell'interno del reame per commissione, ed avendo
-smarrito il cammino, s'imbatteva, in una selva della Sila, nel fanciullino,
-e seco il menava a Napoli, dopo aver fatto le debite dichiarazioni
-alle autorità del paese. Il figlio era trovato, ma troppo tardi! Daniele, di
-peso e d'incomodo a' suoi rapitori, era stato da essi abbandonato nelle
-boscaglie della Sila.
-</p>
-
-<p>
-Molti anni dopo la morte di Juanita, tutta la sua tristissima storia
-fu nota al Baronetto Edmondo, origine di tante miserie e sciagure. E
-quando, credendo di fare ammenda delle sue colpe, volle pensare al sostentamento
-de' propri figli, Maurizio Barkley, incaricato di questo pietoso
-uffizio, non ebbe bisogno che di prendere da' registri municipali i
-connotati lasciativi dalla deposizione di Giacomo Fritzheim, per porsi
-sulle tracce del figliuolo di Edmondo.
-</p>
-
-<p>
-Il Duca di Gonzalvo seppe la crudel tragedia della sorella, ed ebbe
-un gran pentimento della inflessibile durezza del proprio carattere. Egli
-era frattanto tornato nel 1815 a Siviglia, investito novellamente del suo
-pristino potere e dell'alta carica che dinanzi vi occupava. Gli avvenimenti
-politici del 1820 il toglievan d'ufficio, dacchè egli era accusato
-di troppo attaccamento all'antica forma del governo della Spagna. Il Duca
-di Gonzalvo, già padre della bella Emma, nel cui amore egli era felice,
-traeva con la sua famiglia a soggiornare in Napoli.
-</p>
-
-<p>
-Questi rapidi cenni bastano a rannodare con lucidezza gli avvenimenti
-che abbiam preso a narrare, ed al cui sviluppo ormai ci accostiamo.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_171">[171]</span></p>
-
-<h3 id="cap2-6">II.
-<span class="smaller">IL RITORNO</span></h3>
-</div>
-
-<p>
-Qualche tempo è scorso dagli avvenimenti che abbiamo narrati
-nella quinta parte di questo racconto.
-</p>
-
-<p>
-Erano le dieci del mattino d'una rigida giornata d'inverno.
-Nel palazzo di S... a Toledo tutto annunziava che la notte durava
-ancora: chiusi i terrazzini e le finestre della camera da letto; i servi
-oziosi nelle sale; il silenzio nell'interno de' vasti appartamenti. Una
-elegantissima carrozza chiusa, al cui timone erano attaccati quattro superbi
-cavalli inglesi, si fermò dinanzi al portone del Palazzo S...
-</p>
-
-<p>
-La cassetta di questa carrozza era difesa dalle ingiurie del verno da
-un ricchissimo copertone sul quale sedevano il cocchiere e un valletto,
-entrambi vestiti a nero con grandissima decenza. Al seggiolo del servitore
-stava sdraiato un gigante <i>cacciatore</i> dalla barba foltissima e colle
-solite armi proprie della sua carica. Arrivata la carrozza al portone, costui
-smontò dal suo seggiolo e si fece dappresso ai cristalli dello sportello
-per prendere i comandi del padrone. Intanto il portinaio del Palazzo S...
-veduto quella carrozza di gran signore fermarsi alla bocca del portone,
-stimò suo dovere inoltrarsi fin presso al montatoio del cocchio per sapere
-chi era il proprietario di que' magnifici quattro cavalli inglesi, e che
-si volesse. La tendina che copriva nell'interno lo sportello fu scostata
-alquanto, e una faccia pallidissima si mostrò dietro di essa. Poco stante,
-i cristalli furono abbassati, e una voce partì dalla carrozza per trasmettere
-un ordine. Il <i>cacciatore</i> chiese al guardaportone se il Duca di Gonzalvo
-era in casa. Dietro l'affermativa, il predellino fu abbassato, e un
-uomo venne fuora della carrozza ed entrò nel portone. Quell'uomo era
-Daniele.
-</p>
-
-<p>
-Era impossibile di riconoscerlo. Un pallor plumbeo covriva le sue
-guance, il cui lividore maggiormente risaltava sulla barba nera che di
-presente gli chiudeva la faccia in ogni verso. La sclerotica degli occhi,
-da bianca, era divenuta affatto gialla, e due cerchi neri, come due ferri
-di cavallo, solcavangli l'altezza delle gote. Qualche cosa di stralunato e
-di infermiccio era nel suo sguardo incerto e sospettoso. Piuttosto che un
-<span class="pagenum" id="Page_172">[172]</span>
-giovine di venticinque anni, l'aria della sua persona ne dava a credere
-trentacinque o quaranta. I suoi lunghi capelli erano già bigi! il delitto
-avea gittato la prematura canizie su quel giovine capo: le sue spalle
-erano bastantemente ricurve. Daniele avea puntualmente adempito ai
-patti della eredità del Baronetto! i nove mesi di crudeli sofferenze fisiche
-e morali erano spirati. Non diremo nove mesi, ma nove anni eran passati
-pel figlio di Edmondo, contati colla febbrile impazienza di tutte le più veementi
-passioni, onde può essere agitato il cuore umano. Quei nove mesi
-erano stati una lunga e tormentosa tensione di tutte le facoltà dell'animo
-di quel giovine; la sua vita e la sua ragione erano state attaccate ad
-un sol filo: la passione dell'oro. Prima di conseguire l'eredità, il pensiero
-di Emma era secondario in lui; ma, dopo, la passione per l'Andalusa
-si alzò a prima potenza nel suo cuore.
-</p>
-
-<p>
-Noi non tenteremo di rimuginare nella melma di quel cuore e rimestarvi
-le passioni odiose che il fanno pulsare e vivere. Sfuggito all'umana
-giustizia, Daniele è sotto l'invisibil <span class="smcap lowercase">PROCESSO</span> d'un'altra giustizia,
-alla quale nessun reo può sottrarsi. Noi però non oseremo gittare un'occhiata
-nel fondo di quel cuore, caos tenebroso e terribile, su cui è sospeso
-il fulmine di Dio. Questa volta Daniele non fu introdotto nel modesto
-stanzino da studio del Duca di Gonzalvo, bensì nel gran salotto, di ricevimento.
-Nel riporre il piede in quella casa, l'antico maestro di Emma
-fu preso da una forte vertigine e dovè appoggiarsi contro un muro per
-non cadere. Entrando nel salotto, ei disse al cameriere di annunziare al
-Duca di Gonzalvo <i>un signore che dee parlargli per negozi d'importanza</i>.
-Egli volea sorprendere il Duca alla sprovvista.
-</p>
-
-<p>
-Siccome accennammo la famiglia di Gonzalvo era tuttavia a letto,
-però conveniva a Daniele di aspettare: ei si sedè sovra un canapè, e si
-abbandonò alle profonde meditazioni che gl'ispirava la sua situazione.
-Tutto quanto gli era accaduto sembravagli un sogno strano e orrendo?
-Non per tanto egli tornava ricco, ricchissimo! La sete ardente della sua
-giovinezza era appagata! Due volte milionario!! Quest'idea non era più
-per lui l'oasi lontana, inaccessibile a' suoi passi, meta favolosa delle sue
-febbrili aspirazioni; e sibbene era una realtà, un fatto! il più ricco tra
-i giovani! Tra pochi momenti avrebbe riveduta Emma di Gonzalvo, la superba
-spagnuola, che aveva affettato disprezzo per lui meschino maestro
-di musica! Tra pochi momenti avrebbe riveduto quel Duca orgoglioso e
-altero che tanto lo aveva umiliato in quell'ultimo abboccamento ch'egli
-si ebbe con lui! Daniele mormorava tra i denti con sogghigno:
-</p>
-
-<p>
-— Ah! Signor Duca di Gonzalvo, voi dicevate che una <i>stolta speranza
-mi aveva illuso: perdonavate alla mia fanciullezza l'audacia delle
-mie parole</i>, chiamaste <i>insulto</i> la mia proposta di matrimonio! Ah... Signor
-Duca, gli è vero che allora io non aveva due milioni da offrirvi; ma
-io allora era giovine, avea genio, speranze, <span class="smcap lowercase">ERA INNOCENTE</span>!! Oggi, io
-vengo a portarvi il <span class="smcap lowercase">MILIONE</span> che voi mi chiedete per mezzo della mano di
-Emma! <i>Un milione rappresenta dieci generazioni di nobiltà; un milione
-è una potenza, una grandezza, uno stato.</i> Furon queste le vostre parole,
-signor Duca! Ed eccovi soddisfatto! Io ritorno milionario, siccome vi
-promisi.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_173">[173]</span>
-</p>
-
-<p>
-La faccia di Daniele si allividì maggiormente, ed egli soggiunse cupamente,
-e con infernale sarcasmo.
-</p>
-
-<p>
-— Ma voi, signor Duca, dimenticaste di aggiungere queste altre parole
-ch'io soggiungo alle vostre: <span class="smcap">Un milione rappresenta ancora dieci
-generazioni di coscienze impure; un milione è un marchio d'ignominia
-per la fronte di un uomo</span>.
-</p>
-
-<p>
-Poco di poi Daniele ripigliava sempre tra sè:
-</p>
-
-<p>
-— <i>Direte da parte mia a Daniele de' Rimini che adempia esattamente
-agli obblighi impostigli, perchè Emma sua cugina, lo aspetta!</i> Che
-intese dire quell'uomo? Emma mia cugina! Eppure, sempre che penso
-allo strano rapporto delle mie reminiscenze infantili, sempre che penso
-all'impressione che fece in me quel ritratto del Duca, che io vidi in questa
-casa in quell'ultimo giorno che io qui venni, non so perchè trovo spiegabile
-il mistero di questa parentela! Emma, mia cugina! E il Duca che
-mi colmava di umiliazioni e d'ingiurie è dunque mio zio! mio padre gli
-era dunque fratello, o mia madre sorella! Quando ricordo la spiacevole
-impressione che il nome di Gonzalvo produceva sull'animo di mio padre,
-non posso che sempre più convincermi delle relazioni che han dovuto
-passare tra loro!.. Ma questo mistero tra poco sarà schiarato! Tra poco il
-superbo spagnuolo dovrà in ogni modo umiliarsi al mio cospetto! Oh il
-denaro è pur la gran potenza! Ora io mi sento grande quanto le più grandi
-sommità sociali, mi sento forte, ardito, superiore a tutti... Ora si che si
-può vivere!
-</p>
-
-<p>
-Ciò dicendo, un urto di tosse cupa e profonda si fece udire dalla cavità
-del suo petto; e due fiammelle di rosso carico apparvero sulle sue
-gote. In questo, il Duca di Gonzalvo entrò nel gran salotto di ricevimento.
-Daniele si alzò, chinò la testa, e nulla disse, aspettando che il Duca l'avesse
-riconosciuto.
-</p>
-
-<p>
-— Chi è il signore, e che cosa brama? chiese il nobile tenendosi
-all'impiedi.
-</p>
-
-<p>
-— Non ho il bene, signor Duca di essere da lei riconosciuto? disse
-Daniele, fissando gli occhi sul volto di lui.
-</p>
-
-<p>
-Il Duca il ragguardò con grande attenzione, cercando di richiamare
-le sue rimembranze, ma non potè risovvenirsi di quel personaggio che
-gli stava dinanzi. Daniele era del tutto cangiato; la sua barba, il suo pallore
-cinereo, l'aria del suo volto, le spalle alquanto ricurve ne avean fatto
-un altro uomo, per modo che non pure al Duca ma a chiunque altro più
-intrinseco col giovine, sarebbe stato impossibile il riconoscerlo.
-</p>
-
-<p>
-— Non ricordo di lei, disse freddamente il Duca di Gonzalvo.
-</p>
-
-<p>
-— Allora aiuterò le rimembranze di lei, signor Duca, pronunziando
-il mio nome che forse non le sarà uscito di memoria. Io sono Daniele
-de' Rimini.
-</p>
-
-<p>
-— Daniele de' Rimini! ripetè il nobile, e stette per qualche tempo
-in cerca de' propri pensieri.
-</p>
-
-<p>
-— Non ricorda il mio nome, signor Duca? Ricorderà io spero, il
-maestro di piano-forte di sua figlia Emma.
-</p>
-
-<p>
-Il Duca ebbe un soprassalto di sorpresa.
-</p>
-
-<p>
-— Ah! voi, signore! Voi, Daniele de' Rimini, quel giovine ch'ebbe
-la follia d'innamorarsi di mia figlia!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_174">[174]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Per lo appunto, signor Duca, io sono quel desso!
-</p>
-
-<p>
-— Ah! bravo! mi fa veramente piacere di rivedervi, signore; piacciavi
-di accomodarvi. E da quanto tempo siete di ritorno in Napoli?
-</p>
-
-<p>
-— Da pochi giorni, signor Duca, rispose Daniele sedendo sovra una
-poltrona.
-</p>
-
-<p>
-Il Duca si era seduto, e sembrava lietissimo di rivedere il giovine
-pianista.
-</p>
-
-<p>
-— Vi ringrazio davvero di esservi ricordato di noi, mio caro de' Rimini;
-eh, come si sta? Vi confesso che vi trovo molto cambiato, tanto
-che mi è stato malagevole di riconoscervi. Avete forse sofferto qualche
-malattia?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, signor Duca, molto ho sofferto, ho avuto malattie mortali;
-eppure il vivo desiderio di mantenere la mia promessa verso di voi me
-le ha fatto superare... Oh! io temeva tanto di morire prima di questo
-giorno!
-</p>
-
-<p>
-— Voi avete una promessa verso di me? dimandò il Duca maravigliato.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, signor Duca, siccome voi pure l'avete verso di me. Io non ho
-dimenticato la mia, ma veggo pur troppo che voi avete obliata la vostra.
-</p>
-
-<p>
-Il nobile incominciava a comprendere; egli era estremamente sorpreso,
-ma non era sicuro della sanità della mente nel giovine, per maniera
-che il ragguardava con sospetto misto a dolore.
-</p>
-
-<p>
-— Mi avveggo che non mi avete ancora compreso, signor Duca:
-cercherò di farmi comprendere meglio. Oggi, signor Duca, siamo a <span class="smcap lowercase">MERCOLEDÌ
-17 DICEMBRE 1828</span>.
-</p>
-
-<p>
-— Or bene? chiese il nobile sempre più maravigliato.
-</p>
-
-<p>
-— Or bene compiacetevi di gittare un'occhiata su questa carta.
-</p>
-
-<p>
-Daniele trasse da un elegante portafogli un fogliettino di carta e il
-consegnò al Duca; il quale con indicibile sorpresa lesse:
-</p>
-
-<p>
-<i>Oggi io Duca di Gonzalvo prometto sul mio onore a Daniele de' Rimini
-di non prender verun impegno di matrimonio per mia figlia Emma
-prima che spirino due anni dalla data di questo giorno. Napoli 17 dicembre
-1826</i> — <span class="smcap">Duca di Gonzalvo</span>.
-</p>
-
-<p>
-Il volto del Duca diventò pallidissimo come cera.
-</p>
-
-<p>
-— Che vuol dire questo? dimandò egli con turbamento.
-</p>
-
-<p>
-— Vuol dire, signor Duca, ch'io vengo a reclamare da lei l'adempimento
-delle sue promesse.
-</p>
-
-<p>
-— Delle mie promesse?
-</p>
-
-<p>
-— Si signor Duca, il prezzo che voi metteste alla mano di vostra
-figlia era enorme; io non poteva allora offrirvelo: presi due anni di tempo
-e non ho mancato alla mia parola. <span class="smcap">Io sono milionario</span>, signor Duca.
-</p>
-
-<p>
-— Voi, voi, milionario!
-</p>
-
-<p>
-— Per lo appunto, e vengo a chiedervi la mano di vostra figlia.
-</p>
-
-<p>
-Il Duca non dubitò più che Daniele fosse demente.
-</p>
-
-<p>
-— E dove l'avete il milione? dimandò con sarcasmo il padre di Emma.
-</p>
-
-<p>
-— Su quasi tutte le banche di Europa, rispose il giovine. Se vi compiacerete
-di passare al mio studio, strada Toledo, Palazzo M... vi si darà
-minuta contezza de' miei beni.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Al vostro studio!
-</p>
-
-<p>
-— Eccovi il mio indirizzo, signor Duca.
-</p>
-
-<p>
-Daniele cavò dal portafogli una cartellina e la consegnò nelle mani
-del nobile, il quale vi gittò distratto un'occhiata. Quella cartellina conteneva
-le seguenti parole:
-</p>
-
-<p>
-<i>Il Conte di Sierra Blonda — Strada Toledo, Palazzo M.</i>
-</p>
-
-<p>
-Il Duca mise un grido altissimo; afferrò Daniele per ambo le braccia,
-il guardò con occhio di matto.
-</p>
-
-<p>
-— Il Conte di Sierra Blonda! Il Conte di Sierra Blonda!! Dov'è costui?
-Dov'è l'infame? Che rapporto avete voi col Conte di Sierra Blonda?
-Chi siete voi? Come questo abborrito nome si trova in su questa cartella?
-Chi siete? parlate.
-</p>
-
-<p>
-— Sono il suo erede.
-</p>
-
-<p>
-— Erede!!... Egli è dunque morto!
-</p>
-
-<p>
-— Morto!! ripetè Daniele.
-</p>
-
-<p>
-Il Duca ricadde estenuato e affranto in sulla sedia.
-</p>
-
-<p>
-— E dove, dov'è morto l'infame?
-</p>
-
-<p>
-— A Manheim, in Germania.
-</p>
-
-<p>
-— In Europa! così vicino!! mormorò il Duca... E voi, signore, chi
-siete voi che avete ereditato le ricchezze e i titoli di quel ribaldo?
-</p>
-
-<p>
-— Io sono... <span class="smcap lowercase">SUO FIGLIO</span>.
-</p>
-
-<p>
-— Suo figlio! E la madre vostra... chi era ella?
-</p>
-
-<p>
-— L'ignoro, signor Duca, conosco soltanto che mia madre era spagnuola.
-</p>
-
-<p>
-— Spagnuola!... Ma il vostro cognome non è dei Rimini?
-</p>
-
-<p>
-— Lo era, signor Duca, due anni fa; io sono Daniele Brighton,
-Conte di Sierra Blonda.
-</p>
-
-<p>
-Il Duca sembrava un forsennato. Questa scoperta inaspettata gli
-avea posta la febbre nei polsi... Daniele forse era suo nipote, figlio della
-sventurata Juanita, figlio dell'abborrito Edmondo. Il nobile si era coperto
-la fronte con ambo le mani, e si era sepolto nei suoi pensieri, cercando
-di strigare il caos che si era formato nella sua mente. Daniele frattanto,
-dopo alcuni momenti di silenzio, ripigliava;
-</p>
-
-<p>
-— Quali che sieno state le relazioni passate tra voi e mio padre, signor
-Duca, non potranno mai influire sul reciproco adempimento delle
-nostre promesse. Oggi io sono milionario e nobile, e ripeto vengo a dimandarvi
-la mano di vostra figlia.
-</p>
-
-<p>
-Il Duca alzò il capo, e guardò Daniele in maniera come se non l'avesse
-compreso. Daniele ripetè:
-</p>
-
-<p>
-— Non avete nessuna risposta a darmi, signor Duca?
-</p>
-
-<p>
-— Voi mi chiedete la mano di mia figlia?
-</p>
-
-<p>
-— Per lo appunto.
-</p>
-
-<p>
-— Voi dunque ignorate che mia figlia è <span class="smcap lowercase">MARITATA</span>?
-</p>
-
-<p>
-Daniele si levò di botto, come, per lo scatto di una molla.
-</p>
-
-<p>
-— Maritata!! Emma maritata!
-</p>
-
-<p>
-Il Duca fu spaventato dalla feroce espressione degli occhi del giovine.
-</p>
-
-<p>
-— Ella è maritata, vi ripeto.
-</p>
-
-<p>
-Daniele mise un sordo gemito, indi fu assalito da una tosse violenta
-<span class="pagenum" id="Page_176">[176]</span>
-e terribile, che durò alcuni minuti, a capo de' quali disse al Duca con voce
-appena sensibile:
-</p>
-
-<p>
-— Uomo senza onore vil creatura!.... Maritata!.... E chi è l'indegno
-ch'ella ha sposato?
-</p>
-
-<p>
-— Ecco lo sposo di mia figlia, disse il Duca additando un uomo ch'era
-apparso sulla soglia del salotto.
-</p>
-
-<p>
-— Maurizio Barkley! esclamò Daniele, e una fiamma di furore gli
-incendiò la faccia.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span></p>
-
-<h3 id="cap3-6">III.
-<span class="smaller">LO SCHIAVO</span></h3>
-</div>
-
-<p>
-Innanzi tutto spieghiamo in che modo era avvenuto il matrimonio
-tra Maurizio ed Emma.
-</p>
-
-<p>
-Già motivammo le ragioni che a poco a poco persuasero la
-figlia del Duca a disamar Daniele. Un giorno ch'ella era in compagnia
-di Lucia costei le palesò la storia del giovin trovatello; le disse
-come Daniele era stato educato insieme con lei; le narrò fil per filo la
-storia dei loro innocenti e fanciulleschi amori, ond'ella concepì in appresso
-tanta passione; non le nascose il giuramento che Daniele avea
-profferito al letto di morte del suo secondo padre e benefattore; e soltanto
-non disse motto riguardo al sussidio mensuale ch'egli ricevea da
-misteriosa mano, avendole proibito Maurizio di palesar questo alla Duchessina.
-Maurizio era divenuto l'amico più intimo della giovinetta Lucia:
-quelle due anime nobili e gentili si erano ravvicinate nella simpatia della
-virtù. Lucia trovò, un fratello in Maurizio. Molte volte la fanciulla il
-pregò di rivelarle il nascimento di Daniele; ma egli, anche dopo la morte
-del Baronetto serbò il segreto su questo particolare, aspettando che gli
-avvenimenti avessero rischiarato un fatto, sul quale non volea gittare
-alcuna luce, però ch'ei temeva giustamente di perdere l'amicizia del Duca
-di Gonzalvo e di Emma, se avesse fatto conoscere le relazioni che eran
-passate tra lui ed il Baronetto Brighton.
-</p>
-
-<p>
-Ritornato in Napoli, dopo il viaggio rapidissimo che avea fatto in
-diversi paesi di Europa per eseguire l'ultima volontà di Edmondo, Maurizio
-mantenne il più assoluto silenzio su gli avvenimenti ch'erano accaduti
-a Manheim. Riveduto con estremo piacere dal Duca di Gonzalvo e
-da Emma, la sua passione per la giovine Andalusa si accrebbe a tale, che
-gli fu impossibile di nasconderla più a lungo agli occhi della nobile giovinetta:
-Emma il comprese, ed il suo cuore indovinò ch'ella era da gran
-tempo amata. Il cuore di Emma era libero. Maurizio era il modello della
-virtù sulla terra: non passava giorno in cui quel generoso amico non le
-desse novello argomento di stima e di ammirazione, tanto che agli occhi
-<span class="pagenum" id="Page_178">[178]</span>
-di lei nessun uomo avrebbe mai potuto arrivare all'altezza cui si era
-messo l'Esquire Barkley. Egli non era nè ricco, nè nobile, ma la sua
-anima era una miniera inesauribile di ricchezze e di nobiltà. Tutti gli
-uomini sembravano ad Emma o troppo effeminati, o infinti, o pieni di
-basse e volgari passioni, o troppo invasi d'amor proprio e tronfi di sè
-stessi. Ella finì col disprezzare tutti gli adoratori che le facean cerchio,
-e non tenne in pregio che il solo Maurizio.
-</p>
-
-<p>
-Dal momento che la figliuola del Duca si accorse di essere amata
-dall'inglese, ella non si abbandonò più verso di lui a quelle espressioni
-di amicizia a cui dianzi abbandonavasi. Maurizio si avvide di essersi
-tradito, di essere stato compreso, e da questo istante i suoi giorni non
-furono che una continua trepidazione. Nel cospetto di lei, egli allibiva,
-arrossava, confondevasi, tremava! Un giorno Lucia Fritzheim era in
-casa di Emma. Queste due tenerissime amiche si vedeano ben sovente,
-e la loro affettuosa intrinsechezza avea in qualche modo fatto sparire la
-distanza che la fortuna avea messa tra loro. In mentre che le due fanciulle
-stavano col cuor sulle labbra raccontandosi tutte quelle piccole
-avventure di famiglia che formano l'ordinario subbietto delle conversazioni
-donnesche, Maurizio si presentò... Il suo volto era scolorato, i suoi
-occhi erano bagnati di pianto.
-</p>
-
-<p>
-— Io parto, diss'egli seccamente alle due fanciulle.
-</p>
-
-<p>
-— Partite!! esclamaron queste con maraviglia e dolore.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, signorine, parto per l'Inghilterra.
-</p>
-
-<p>
-— Un'altra volta? disse Emma, a cui tutto il sangue era sparito
-dalle sembianze ed era ito a piombarle sul cuore, cagionandole un palpito
-che le serrava il respiro.
-</p>
-
-<p>
-— E quando ritornerete? dimandò Lucia.
-</p>
-
-<p>
-— Non tornerò più, mormorò cupamente l'Africano, figgendo con
-disperata angoscia i due strali dei suoi occhi su quelli della fanciulla, che
-egli amava ormai con amore da scoppiarne.
-</p>
-
-<p>
-Emma comprese tutto quel baleno, e, per una di quelle risoluzioni
-istantanee che sono il retaggio esclusivo dei cuori nobili e sensitivi, ella
-si alzò e disse:
-</p>
-
-<p>
-— Avete dunque obbliato ch'io vi amo, signor Barkley!
-</p>
-
-<p>
-A queste inaspettate parole, Maurizio restò in sulle prime stupefatto
-dalla gioia... Ma subitamente un tristo pensiero se gli affacciò nell'animo.
-Egli suppose che Emma avesse pronunziata quella frase per secondare,
-alla presenza di Lucia, la menzogna ch'egli avea detto a questa giovinetta
-per isbandir da lei ogni sentimento di gelosia.
-</p>
-
-<p>
-Maurizio rimanea però confuso e mutolo. Emma il prese per la
-mano, il guardò negli occhi con una espressione da farlo impazzar d'amore,
-e gli disse con quella voce ch'ella sola possedea, voce ammaliatrice:
-</p>
-
-<p>
-— Voi non partirete, non è vero, Maurizio? Voi non partirete, se
-mi amate.
-</p>
-
-<p>
-Maurizio non rispose che cadendo alle ginocchia della giovinetta, ed
-esclamando con un accento di passione estrema:
-</p>
-
-<p>
-— O Emma se tu fingi, uccidimi, e così almeno io rimarrò eternamente
-nella terra ove tu sei.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span>
-</p>
-
-<p>
-Due mesi dopo di questa scena, Maurizio Barkley era lo sposo di Emma
-di Gonzalvo. Il Duca e la Duchessa erano stati vinti e soggiogati dall'ascendente
-che il Barkley avea preso sul loro animo, e non avean saputo
-resistere alla volontà della diletta figliuola. Un tal matrimonio sorprese
-tutti; le più assurde voci corsero nel paese e ne' crocchi della nobiltà sulle
-ragioni che avevano indotto l'altero spagnuolo a dar sua figlia ad uno sconosciuto
-straniero; e tutti ammiravansi del come la superba moglie del
-Duca, così severa in sull'articolo di nobiltà, fosse condiscesa ad una unione
-che non offriva, da parte dello sposo, almeno una mezza dozzina
-di blasoni e di titoli. E noi stessi saremmo maravigliati d'un tal matrimonio
-e non sapremmo spiegarcelo, se non guardassimo ad altre considerazioni
-di gran lunga più alte, e non ne trovassimo la ragione in quelle
-arcane fila che ordisce la Provvidenza affinchè la virtù non vada priva
-di ricompensa.
-</p>
-
-<p>
-<span class="smcap">Maurizio Barkley sposo di Emma di Gonzalvo</span> ci sembra l'umana soluzione
-d'un problema provvidenziale.
-</p>
-
-<p>
-Maurizio era dunque apparso in sul limitare dell'uscio del salotto di
-ricevimento. Se la rabbia, il dolore e la sorpresa di Daniele furon grandi,
-non minore fu lo stupore del Barkley nel ravvisare il figliuolo di Edmondo.
-Daniele rimase per qualche istante muto e fulminato da quell'impensato
-avvenimento. Egli guardava con occhi di tigre affamata lo sposo
-di Emma, ed un affanno il prese... Il respiro gli usciva a sbruffi concitati
-dalla bocca e dalle narici. Poco stante, ei si lanciava su Maurizio, il ghermiva
-per ambo le braccia, e, con voce strozzata da violentissima rabbia,
-diceagli.
-</p>
-
-<p>
-— Maurizio Barkley, io so tu chi sei. Indarno ti ascondi sotto le tue
-vesti d'un'affettata probità, e covri l'infame tuo volto colla maschera dell'educazione:
-io ti conosco.
-</p>
-
-<p>
-Appresso di questo, Daniele, tenendo sempre stretti nei suoi pugni
-di acciaio i due avambracci di Barkley, si voltava inverso il Duca, e gli
-dicea:
-</p>
-
-<p>
-— Signor Duca, <span class="smcap lowercase">IL CIELO VI PUNISCE DEL VOSTRO ORGOGLIO</span> e della
-mancanza alle vostre solenni promesse. Voi avete data vostra figlia in
-isposa al <span class="smcap lowercase">MIO SCHIAVO QUICKEYE</span>!
-</p>
-
-<p>
-— Che! Che cosa dite mai! esclamò con voce di folgore il nobile
-spagnuolo.
-</p>
-
-<p>
-— Dico ripigliò Daniele, che questi è un Cafro mio schiavo comprato
-da mio padre in America tra un carico di schiavi provvenienti da Bahor.
-Il nome di Maurizio Barkley gli fu dato dallo stesso mio padre.
-</p>
-
-<p>
-— È vero quanto costui dice? dimandò il Duca esterrefatto al genero.
-</p>
-
-<p>
-— È vero, rispose Maurizio con pacatezza.
-</p>
-
-<p>
-Il Duca fe' velo delle mani alla faccia e restò atterrato: non mai umiliazione
-maggiore quel superbo avea sofferto. D'improvviso i suoi occhi
-s'incendiano di fuoco, tutta la sua persona trema per compressione
-d'ira che sta per iscoppiar terribile.
-</p>
-
-<p>
-— Sciagurato, ei grida, mi pagherai colla vita l'agguato al quale mi
-hai colto.
-</p>
-
-<p>
-Ciò dicendo, si spingea matto di rabbia contro Maurizio, ma Daniele
-il rattenne, dicendo:
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_180">[180]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Frenate la vostra collera, signor Duca, un tal matrimonio è nullo;
-io lo distruggo.
-</p>
-
-<p>
-— Che! sarebbe possibile! esclamò di Gonzalvo.
-</p>
-
-<p>
-— Gli schiavi non possono contrarre matrimonio senza il permesso
-dei loro padroni. Oltre a ciò essi non possono torre in moglie una donna
-libera.
-</p>
-
-<p>
-— Cielo, ti ringrazio; mia figlia è salva almeno! tornò ad esclamar
-di Gonzalvo; indi, rivolto a Maurizio, gli disse con voce soffocata dalla
-rabbia:
-</p>
-
-<p>
-— Vilissimo schiavo, la tua perfidia senza pari sarà punita: tu darai
-severo conto alle leggi della tua condotta verso di me... Esci, esci
-dalla mia presenza, e preparati al castigo dovuto alla tua infame dissimulazione.
-</p>
-
-<p>
-— Costui mi appartiene, disse Daniele, egli è mio schiavo, mi seguirà;
-a me spetta il punirlo; andiamo. Ci rivedremo tra poco, signor
-Duca: ma fin da questo momento Emma è libera!
-</p>
-
-<p>
-— Figlia! Figlia mia! sposa di uno schiavo!! O vergogna incancellabile!
-o macchia esecrata che avvelenerà il resto dei miei giorni! Signore,
-ripongo il mio decoro nelle vostre mani, disse poscia a Daniele,
-fate che al più presto un tal matrimonio sia dichiarato nullo, e disponete
-di me, della mia vita, delle mie sostanze, della figlia mia.
-</p>
-
-<p>
-— Io so quello che debbo fare, rispose Daniele con ghigno feroce, e si
-appressava a menar seco Maurizio, quando costui, dato un forte e terribile
-crollo di braccia, fece barcollare e stramazzar Daniele; afferrò colle
-due mani che gli erano rimaste libere, il polso di Daniele e quelle del
-Duca, e con ferma voce e pacata disse:
-</p>
-
-<p>
-— Fermatevi, e ascoltatemi entrambi! Tocca ora a me di parlare. Figlio
-di Juanita di Gonzalvo, io non sono tuo schiavo, nè sono più lo schiavo
-di alcuno. Prima di contrarre matrimonio, chiesi ed ottenni la libertà da
-Edmondo Brighton, tuo padre: ne conservo l'autentico attestato che all'uopo
-farò valere. Fratello di Juanita di Gonzalvo, non vergognarti di aver dato
-tua figlia in legittima sposa ad un uomo libero e da bene. Se il cielo mi
-fe' nascere schiavo, nessuna viltà contaminò mai la mia vita, nessuna colpa
-bruttò la mia coscienza; la mia fronte è pura e serena, i miei sonni son
-placidi. Nato nella più brutale condizione, seppi, colla sola virtù, infrangere
-i ceppi del servaggio ed innalzarmi su tutte quelle misere creature,
-miei compagni di sventura, ed umana mercanzia. Oggi io non sono che
-l'Esquire Maurizio Barkley, proprietario di <i>Raven-Spot</i> in Inghilterra, e
-mi credo tanto superiore a voi altri quanto la farfalla su i vermi schifosi
-della terra. Se io non sono nobile per nascimento, non porto un nome disonorato:
-i miei figli andranno superbi del padre loro, e non dovranno
-arrossare per l'origine di certi titoli più ignominiosi del marchio di schiavitù
-di cui mi fate una colpa. Se io non sono ricco quanto voi, non ho
-guardato a vista un cadavere per nove mesi, nè mi sono sporco le mani
-con ignobili e vergognose transazioni. Se io non vi ho portato un milione,
-signor Duca, vi reco in vece la più sicura guarentigia della felicità di vostra
-figlia, la mia vita incontaminata e la purezza dei miei sentimenti.
-Se la vostra stolta superbia si offende e si addolora all'idea di aver data
-<span class="pagenum" id="Page_181">[181]</span>
-vostra figlia in isposa ad un uomo ch'è stato uno schiavo, il vostro amor
-paterno dee rallegrarsi al pensiero di non aver oggimai nulla a temere
-per la felicità di lei. Ricordatevi, signor Duca, che l'uomo a cui avete
-dato gli epiteti di <i>vilissimo</i> e d'<i>infame</i> è quello stesso che salvò la figlia
-vostra da sicura morte. E tu, Daniele, sappi che senza il coraggio e l'affetto
-dello schiavo Quickeye, tu non saresti ora milionario, perocchè tuo
-padre sarebbe morto prima nell'Isola di Cuba. E sappiate l'uno e l'altro
-che, se giammai un pericolo minaccerà i vostri giorni, immancabilmente
-mi troverete al vostro fianco. Oggi io sono libero, indipendente, forte e
-felice; se mi accettate per amico, lo sarò franco, sincero, devoto; se mi
-volete nemico, io vi disprezzo entrambi com'esseri deboli e inermi, incapaci
-di lottar meco. Pensateci, signor Duca; e tu, Daniele, pensa che io
-potrei schiacciarti con una sola parola: ascoltala e fremi.
-</p>
-
-<p>
-Maurizio si accostò all'orecchio di Daniele e profferì questo solo
-motto: <span class="smcap">Upas</span>.
-</p>
-
-<p>
-Daniele gittò un grido selvaggio; una tosse orribile il colse e gli lacerò
-il petto. Maurizio era sparito.
-</p>
-
-<p>
-Dopo alcuni momenti, il nuovo Conte di Sierra Blonda era trasportato
-nel suo palazzo a Toledo in uno stato che agghiacciava il cuore dei
-suoi servi. Condotto privo di sensi al suo domicilio, dopo la crisi violenta
-e terribile che lo avea assalito in casa del Duca di Gonzalvo, e messo a
-letto incontanente, Daniele restò come persona morta per tutto il resto
-di quella giornata, e per metà della notte.
-</p>
-
-<p>
-In sull'una, l'etico dischiuse gli occhi. Due uomini vegghiavano al
-capezzale del suo letto; Padre Ambrogio e Maurizio.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_182">[182]</span></p>
-
-<h3 id="cap4-6">IV.
-<span class="smaller">QUI AMAT DIVITIAS, FRUCTUM NON
-CAPIET EX EIS</span></h3>
-</div>
-
-<p>
-Per maggior dilucidazione di questi avvenimenti, ricordiamo che
-il mattino della orrenda notte in cui fu commesso l'assassinio
-del Baronetto, allora che Daniele entrò nel costui studio, trovò
-che questi era occupato a suggellare una lettera per Maurizio
-Barkley. Ricordiamo le parole del Baronetto, il quale avea detto al suo
-ospite: <i>Questa mattina io sono veramente felice, imperciocchè con quella
-lettera che ho spedita nel vostro paese, a Napoli, mi sono sdebitato di un
-antico dovere di gratitudine</i>.
-</p>
-
-<p>
-Quella lettera era la libertà di Maurizio, che questi avea dimandata,
-avendo già qualche lontana speranza di sposare la figliuola di Gonzalvo.
-Ricordiamo eziandio che nella lettera che Maurizio avea scritta al Baronetto
-per rivelargli l'entità di Daniele, e che quegli avea ricevuta qualche
-ora innanzi di morire, erano queste parole: <i>Vi rinnovo la preghiera
-che vi diedi coll'ultima mia lettera: vi dirò le ragioni della mia richiesta</i>.
-Si comprende oramai qual era la <i>preghiera</i>, di Maurizio e quali le
-<i>ragioni</i> di essa.
-</p>
-
-<p>
-I medici chiamati ad assistere Daniele, dichiararono offrire il suo
-male pochissima speranza di salvezza. Padre Ambrogio e Maurizio non
-si erano, neppure per un momento, allontanati dal letto dell'infermo, il
-quale sembrava compreso di stupefazione: poco o nulla intendeva. A
-quando a quando figgeva lo sguardo in sul volto del sacerdote e di Maurizio,
-e nulla dicea; pur nondimeno parea tocco di riconoscenza per le
-cure di cui gli eran prodighi quei due uomini. Un giorno era scorso dal
-momento che Daniele fu tratto semivivo al suo domicilio, quando stretta
-la mano di Padre Ambrogio gli disse:
-</p>
-
-<p>
-— Padre, imploro da voi una grazia.
-</p>
-
-<p>
-Eran queste le prime parole che Daniele avea pronunziate dopo la
-crisi violenta da cui fu assalito.
-</p>
-
-<p>
-— Lodato Iddio! esclamò il sacerdote, egli ne riconosce! Parla,
-figliuol mio; noi qui siamo a servirti a tutto quello che può contribuire
-alla tua guarigione.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_183">[183]</span>
-</p>
-
-<p>
-— La mia guarigione!
-</p>
-
-<p>
-Daniele sorrise amaramente. Egli era rassegnato.
-</p>
-
-<p>
-— Padre, ripigliò con voce debolissima, io più non mi lusingo sul
-mio stato; sento che la vita mi sfugge: la giustizia di Dio mi ha raggiunto!...
-Possa la mia morte espiare il mio delitto!
-</p>
-
-<p>
-— Il tuo delitto!
-</p>
-
-<p>
-— Sì, Padre, tutto vi rivelerò tra poco, se Dio assisterà la mia ragione
-e mi farà la grazia di farmi confessare i falli della mia vita. Ma,
-prima di tutto, intendo mantenere il giuramento da me fatto al letto di
-morte del mio benefattore.
-</p>
-
-<p>
-— Che! esclamò Padre Ambrogio colle lagrime agli occhi; sarebbe
-possibile! Dio di bontà, compi l'opera tua.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, Padre; la grazia, che io imploro da voi si è quella di far sì
-ch'io sposi fra ventiquattr'ore Lucia Fritzheim.
-</p>
-
-<p>
-— Il cielo ti benedica, figliuol mio, e ti ridoni la salute del corpo,
-come quella dell'anima. Io corro ad annunziare alla povera Lucia questa
-suprema felicità... Oh se sapessi quante volte ella ha mandato a prender
-conto della tua salute!
-</p>
-
-<p>
-— Andate, Padre mio, andate: fate che io rivegga al più presto
-quell'angiolo! Oh se non mi fossi giammai allontanato dal suo fianco!
-</p>
-
-<p>
-Una lagrima cadde dagli occhi di Daniele. Padre Ambrogio se lo
-strinse al cuore, e volò da Lucia per menarla da colui ch'ella amava
-sempre, a malgrado dell'abbandono e del tradimento fattole.
-</p>
-
-<p>
-Daniele restò solo con Maurizio. È inesplicabile l'impressione che
-facea sull'infermo l'aspetto del marito di Emma. Dal primo istante che
-Daniele lo avea veduto alla sponda del suo letto, aveva provato un sentimento
-di ripulsione e di odio, ma a poco a poco un tal sentimento era
-scomparso, ed ora Daniele il guardava come si guarda un amico. Soltanto
-nella mente del giovine risuonava ancora l'orrenda parola che colui gli
-avea susurrata all'orecchio in casa del Duca di Gonzalvo; quella parola
-che avea cagionato la crisi mortale pel figlio di Edmondo formava per lui
-un mistero profondo e tenebroso.
-</p>
-
-<p>
-Daniele fece uno sforzo violento, raccolse l'energia della mancante
-sua vita, guardò fisamente in volto a Maurizio, e gli disse:
-</p>
-
-<p>
-— Maurizio Barkley, la dissimulazione è ormai inutile; e, quando
-la giustizia di Dio colpisce un uomo, questi non ha più a temere della
-giustizia degli uomini. Io mi accosto alla mia fine... Dite, Maurizio Barkley,
-il mio delitto vi è noto?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, rispose Barkley, abbassando gli occhi.
-</p>
-
-<p>
-— Voi dunque sapete...
-</p>
-
-<p>
-— Che il mio infelice amico Edmondo Brighton fu da voi avvelenato
-colle foglie dell'upas.
-</p>
-
-<p>
-Daniele si nascose il volto nelle mani, e stette qualche tempo in
-silenzio.
-</p>
-
-<p>
-— E voi non rivelaste ad alcuno i vostri sospetti? chiese Daniele.
-</p>
-
-<p>
-— A nessuno.
-</p>
-
-<p>
-Daniele gli stese la mano e mormorò tra i denti:
-</p>
-
-<p>
-— Uomo raro! virtù incomprensibile! mi perdonerai tutti gli oltraggi
-che ti ho fatti?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_184">[184]</span>
-</p>
-
-<p>
-Maurizio strinse quella mano scottante e vi appoggiò la fronte senza
-dir niente.
-</p>
-
-<p>
-Il palazzo M... era assediato in ogni ora del giorno dagli antichi amici
-di Daniele e da uno stormo di gente che le ricchezze del nuovo milionario
-richiamavano d'intorno a lui. Ma a pochi si dava l'accesso nella
-camera ove giaceva l'infermo, avendo così ordinato il suo medico. Un'ora
-dopo ch'era uscito dalla stanza di Daniele, Padre Ambrogio vi tornava
-ansante e trafelato.
-</p>
-
-<p>
-Entrando ivi, egli si accostò al giovine ammalato e sotto voce gli
-disse.
-</p>
-
-<p>
-— Lucia è qui!
-</p>
-
-<p>
-Daniele ebbe un soprassalto di gioia, spalancò gli occhi, mandò un
-grido fioco, e le lagrime sgorgarongli dagli occhi con impeto irrefrenabile.
-Lucia era già alla sponda del suo letto.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_185">[185]</span></p>
-
-<h3 id="cap5-6">V.
-<span class="smaller">LE NOZZE</span></h3>
-</div>
-
-<p>
-Lucia, prese tra le sue mani la destra di Daniele, l'inondò colle
-sue lagrime. Le violente commozioni che soffriva le avean fatto
-un tal nodo alla gola, ch'ella non potè pronunziare una sola
-parola; pur nondimeno il suo pianto narrava abbastanza la
-piena di affetti che mettea sossopra la sua anima. Ella rivedea, dopo due
-anni, l'uomo ch'era stato la prima e l'unica passione della sua giovinezza;
-il rivedea ridotto alle porte della tomba, a tanto che poche altre
-ore parea che gli avanzassero di vita.
-</p>
-
-<p>
-Alla vista di Daniele, sulle cui sembianze erasi già sparso il giallognolo
-pallor di morte, Lucia provò tal stringimento di cuore e tale ambascia
-che la sua faccia era divenuta bianchissima. Tutt'i falli dell'amato
-giovine ella avea dimenticato; ed avrebbe dato con suprema gioia
-il resto della propria vita per rimirar Daniele in quel medesimo stato di
-salute in cui era quando partì. Quel che provava il cuore del figliuolo di
-Edmondo non tenteremo di esporre. Soltanto diremo che la presenza di
-quella fanciulla aveagli cagionato tale tempesta di emozioni, di rammarichi
-e di rimorsi, che il suo guardo era rimasto per qualche tempo fisso
-al cielo, come se ne avesse implorata tutta la misericordia. Daniele e
-Lucia furono lasciati soli.
-</p>
-
-<p>
-La conversazione ch'ebbe luogo tra loro, le parole strazianti di affetti
-che furono ricambiate fra que' due sono per noi un mistero che non
-cercheremo di scoprire, imperciocchè rispettiamo la voce del pentimento
-ch'esala dal cuore di un moribondo.
-</p>
-
-<p>
-Un quarto d'ora dopo, Lucia entrava cogli occhi smarriti e deliranti
-nella stanza contigua dov'erano raccolti gli amici di Daniele, e annunziava
-loro che l'ammalato era stato sovrappreso da un deliquio che facea
-spavento.
-</p>
-
-<p>
-Tutti gli aiuti furono apprestati all'infelice giovine che fu trovato
-moriente. I medici dichiararono che qualche ora appena restava di vita
-all'infermo. Un tale annunzio fu per tutti un colpo di fulmine. Si mandò
-a chiamare un notaro per ricevere dalla bocca del moribondo le ultime
-volontà testamentarie. Si dette ordine per le subitanee nozze di Lucia con
-<span class="pagenum" id="Page_186">[186]</span>
-Daniele, il quale voleva adempiere a questo atto non solamente per mantenere
-il giuramento solenne profferito al cospetto di Dio, innanzi al quale
-tra poco sarebbe venuto, ma bensì per lasciare alla legittima moglie tutt'i
-suoi beni e ricchezze, quasi ammenda de' mali che le avea fatti. Egli aveva
-eziandio manifestato il desiderio di rivedere i fratelli e la sorella di
-Lucia. Fu spedita una carrozza di esso Daniele per andare a prendere la
-famiglia di Fritzheim.
-</p>
-
-<p>
-Tutto il palazzo M.... fu messo in movimento grandissimo. L'arrivo
-del milionario, le sue avventure e la sua prossima fine formavano il subbietto
-di tutte le conversazioni della capitale; in tutti era eccitata la curiosità,
-sicchè le porte e i dintorni di quel palazzo erano affollati da ogni
-maniera di gente, ora per servigi, ora per interrogazioni, ora per visite,
-ora per mera curiosità. Molte persone che nessuno conosceva si erano
-introdotte nel quartiere del Conte di Sierra Blonda, e ne ingombravano
-le sale e le stanze interne: qualcuno si era avanzato finanche nella camera
-da letto. Nessun comando veniva più eseguito, dappoichè il solo
-padrone della casa era Daniele, e questi non era più nel caso di significare
-la sua volontà.
-</p>
-
-<p>
-Tutto quello che accadeva intorno a lui non colpiva più i suoi sensi,
-e soltanto riverberava nel suo cervello a guisa del mormorio delle lontane
-onde del mare. Gl'interessi e le cose della terra più nol toccavano
-tutto ormai gli era straniero: il mondo si allontanava con grande velocità
-da lui, come que' paesaggi indorati dalla luce del sole che si allontanano
-dagli occhi dell'esule mentre abbandona la nativa sua terra.
-</p>
-
-<p>
-Allorchè Lucia, pallidissima e sfinita da crudeli commozioni, era
-venuta nella stanza contigua a quella dov'era l'infermo, a fin di chieder
-soccorso, tutti coloro che si trovavano in quella camera, erano affluiti
-dappresso a Daniele. Ma Daniele non dava altro segno di vita che il girare
-lentissimo delle smorte pupille. Egli avea perduta per sempre la
-parola: la voce era spenta. L'ultima frase che avea detta a Lucia era
-stata:
-</p>
-
-<p>
-— Non abbandonarmi anche tu, Lucia... il mondo mi abbandona!
-Addio... per sempre... io moro!
-</p>
-
-<p>
-E da quel momento la voce fu morta!!
-</p>
-
-<p>
-Giunse il notaro; giunsero gli ufficiali dello stato civile per le formalità
-del matrimonio.
-</p>
-
-<p>
-Daniele, mercè l'assistenza efficace di quel santo uomo di Padre
-Ambrogio, già si era preparato, col divino ausilio della religione, all'eterno
-viaggio.
-</p>
-
-<p>
-Irreparabile sventura! Il milionario non avea fatto alcun testamento,
-ed ora ei non poteva in nessun modo manifestare la sua volontà.
-</p>
-
-<p>
-L'ora terribile era suonata!
-</p>
-
-<p>
-Veggendo che non ci era tempo da perdere, si pensò di strappare
-almeno un cenno dal moribondo col quale avesse manifestato di sposare
-Lucia. Ciò sarebbe bastato perchè la sventurata giovinetta fosse considerata
-qual vedova del milionario: era ad ogni modo una maniera di testamento.
-</p>
-
-<p>
-La stanza dell'infermo era gremita di gente. Non vi era cuore che
-<span class="pagenum" id="Page_187">[187]</span>
-non palpitasse per la misera donzella, la cui commovente fisonomia, il
-cui pallore e le cui virtù le aveano attirato l'amore di tutti. Si desiderava
-con ansia che il matrimonio avesse luogo.
-</p>
-
-<p>
-Gli ufficiali dello stato civile si erano seduti. Uno di loro, accostandosi
-al letto del moribondo, dimandò ad alta voce:
-</p>
-
-<p>
-— Signor Daniele de' Rimini-Brighton, Conte di Sierra Blonda volete
-voi sposare in legittimo matrimonio Lucia Fritzheim, figliuola del fu
-Giacomo?
-</p>
-
-<p>
-Dalle labbra di Daniele parti un suono indistinto; le pupille si voltarono
-al cielo e vi rimasero immobili. Non era già una parola o una voce
-quella che era uscita dalle labbra del moriente; era bensì un singulto
-breve... profondo... Si ripetè l'interrogazione... La più assoluta immobilità
-avea colpito il giacente. Furono brevi momenti di silenzio agghiacciante.
-Padre Ambrogio si avvicinò a Daniele, gli toccò il polso, gli pose
-la mano in sul petto.
-</p>
-
-<p>
-— Morto! esclamò il prete con accento di pietà straziante.
-</p>
-
-<p>
-— Morto!! ripeterono tutti compresi d'orrore.
-</p>
-
-<p>
-Un silenzio di stupefazione successe tra i gruppi presenti a questo
-desolante spettacolo, Lucia avea messo un grido come se un pugnale le
-avesse tocco il fondo del cuore. Intanto il notaio e gli impiegati municipali,
-alzati, disponevansi a partire quando un giovine forestiero ch'era
-in uno dei crocchi di curiosi, si avanzò verso di loro e disse in francese:
-</p>
-
-<p>
-— Fermatevi, signori, la vostra presenza in questo luogo non sarà
-stata inutile.
-</p>
-
-<p>
-Questo giovine forestiero, quantunque avesse parlato in francese,
-lasciava scorgere dal suo accento ch'egli non era nato in Francia: si
-comprendeva subitamente ch'ei si serviva di questa lingua non conoscendo
-l'idioma del paese. Bello e gentile era il suo aspetto, biondi i capelli
-e la sottile lanugine della barba; vivo lo sguardo che dardeggiava da due
-occhi cerulei; nobile il portamento e soave, siccome sogliono averlo i
-giovani di alta educazione e di cuore ben formato. Da due giorni questo
-viaggiatore si era presentato al palazzo M... ed avea significato il desiderio
-di vedere il giovine Conte di Sierra Blonda. La nobiltà e l'avvenenza
-del suo volto parlavano in suo favore, sicchè non si trovò la menoma
-difficoltà a farlo entrare in quella casa, tanto più che assiem con lui penetravano
-quivi altri sconosciuti, ai quali non si badò essendo tutt'i familiari
-e domestici di Daniele in gravi e solenni faccende per la dolorosa
-catastrofe ond'era stato colpito il loro padrone.
-</p>
-
-<p>
-Entrando nell'appartamento di Daniele, lo sconosciuto s'imbattè in
-Maurizio Barkley: la sorpresa e il piacere di entrambi furon grandissimi;
-eglino si abbracciarono e si baciarono con effusione di cuore.
-</p>
-
-<p>
-Poscia, lo straniero pregò Maurizio di non rivelar per ora a nessuno
-il suo nome. Barkley gliel promise, ed il menò nella stanza dove giaceva
-Daniele.
-</p>
-
-<p>
-Venuto di presso al letto dell'ammalato, lo straniero per lunga pezza
-il ragguardò con un sentimento di pietà profonda, e fece appresso una quantità
-d'interrogazioni a Maurizio, col quale sembrava essere in istretta amicizia.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_188">[188]</span>
-</p>
-
-<p>
-Egli era stato presente a tutto; avea con premura aspettato l'arrivo
-di Lucia Fritzheim; avea fatto taciti e ferventi voti nel suo cuore per la
-felicità della virtuosa fanciulla; avea palpitato d'ansia nel solenne momento
-in cui la figlia del gabelliere sarebbe divenuta Contessa di Sierra Blonda;
-imperocchè l'animo di lui era stato tocco dal commovente racconto fattogli
-da Maurizio delle sublimi virtù di lei e della nobil rassegnazione ond'ella
-avea sopportato l'abbandono e l'oblio del suo fidanzato. Un altro
-momento, e Lucia avrebbe ricevuto il guiderdone dovuto alle sue virtù.
-Nell'animo del giovin forestiere nacque tosto una risoluzione ardita ma
-felice, certo ispiratagli dalla Provvidenza. Dietro l'impulso istantaneo di
-questa risoluzione, egli si era inoltrato inverso l'uscio della camera, avea
-fermato gli ufficiali dello stato civile, ed avea pronunziato le parole che
-abbiamo riferite.
-</p>
-
-<p>
-Lo straniero si avvicinò quindi a Lucia e prendendole la mano con
-sembiante affettuoso: — Gentil giovinetta, le disse, il tuo infelice stato,
-l'elevatezza del tuo animo, il tuo dolore han fatto in me un'impressione
-ch'io non so dirti. Il mio primo pensiero, giungendo in questa città, è
-stato di conoscerti, dappoicchè fin nelle lontane regioni donde io sono
-partito mi furon fatti da Maurizio Barkley gli elogi della tua virtù impareggiabile;
-la tua storia mi è nota, come quella del disgraziato giovine che
-tu hai amato. Già da molti anni tu hai appreso a soffrire e a rassegnarti.
-Iddio ti ha chiamata, a quest'ultima pruova: alza dunque la nobil
-fronte, rasciuga le lagrime. Ormai non ti resta che a pregare l'eterna pace
-all'anima del tuo Daniele. Ma il cielo non ha permesso un precipitato matrimonio,
-sul quale forse sarebbero corsi i più scellerati comenti del mondo,
-e che avrebbe gittata un'ombra sulla tua incontaminata virtù: ti avrebbero,
-se non di altro, accusata di cupidigia e d'ambizione. <span class="smcap">La Provvidenza
-disnoda meglio degli uomini i drammi della vita.</span> Essa non permise che
-tu portassi un nome non puro di macchie; non permise che la fede del
-tuo imeneo fossero i ceri della morte... Lucia Fritzheim, al subblime tuo
-cuore conviensi un cuor puro e vergine di affetti; alla tua mano ardente
-di giovinezza conviensi una mano parimente giovane e forte, e non già
-quella di un cadavere. Io ti offro il mio cuore, la mia mano, e il mio nome
-ch'è pur quello di Daniele. Io sono Eduardo Horms-Brighton di Glascovia,
-figlio di Edmondo Brighton, e fratello di Daniele. Chiamo in testimonio
-della verità de' miei detti Dio primamente, e poscia il mio amico e
-nobil uomo Maurizio Barkley.
-</p>
-
-<p>
-Un lungo mormorio di sorpresa e di ammirazione passò tra i diversi
-gruppi degli astanti.
-</p>
-
-<p>
-Lucia qual trasognata guardava il giovin forestiere e Maurizio sul
-cui volto lampeggiava un raggio di gioia. Oppressa da tante rapidissime
-emozioni, ella svenne tra le braccia della sorella Mariella e dei fratelli
-ch'erano accorsi ad abbracciarla.
-</p>
-
-<p>
-La sera di questo giorno, l'appartamento di Daniele era vestito di magnifici
-lugubri parati, e le sue spoglie esanimi riposavano su splendidissimo
-feretro. Cento torchi lunghissimi e tetri proiettavano la loro sinistra
-luce sui neri lenzuoli di morte che coprivan gli usci e le pareti di
-quasi tutte le stanze.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_189">[189]</span>
-</p>
-
-<p>
-Per qualche ora nella camera dov'era il morto si erano udite le preci
-ed il pianto dei fratelli di Lucia. Padre Ambrogio facea lor ripetere sacri
-salmi. Uccello guardava il cadavere di Daniele con occhio stupido e selvaggio;
-ei sorrideva e non dicea motto. Cessata la preghiera, egli si accostò
-a Padre Ambrogio, e, ridendo gli disse:
-</p>
-
-<p>
-— Padre Ambrogio, ora, il <i>contino</i> non può più battermi n'è vero?
-</p>
-
-<p>
-Il sacerdote gli comandò silenzio, e seco trasse l'idiota fuori di quella
-stanza, non senza fare la più trista considerazione sulle parole profferite
-da Uccello, che portavano in sè il marchio della Divina giustizia.
-</p>
-
-<p>
-I nostri lettori ricorderanno che fin dal tempo in cui Daniele era in
-casa di Giacomo, quei fanciulli gli aven dato il titolo di <i>contino</i>. Il futuro
-avea forse lampeggiato su quelle anime innocenti?
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Maurizio Barkley vegliò tutta la notte a fianco del Cadavere di Daniele.
-Egli rimanea lunghe ore in contemplazione di quelle spoglie, e nella sua
-mente si aggiravano pensieri strani, indicibili, e che per lo addietro non
-si erano mai presentati al suo spirito.
-</p>
-
-<p>
-Maurizio non potea staccare i suoi occhi dall'estinto Daniele. Una
-strana ed orrenda illusione colpiva i sensi e l'anima di lui, e facea balenare
-alla sua mente una celeste luce che gli rilevava i misteri della Provvidenza
-e della giustizia di Dio.
-</p>
-
-<p>
-IL CADAVERE DI DANIELE RASSOMIGLIAVA IN TUTTO AL
-CADAVERE DI EDMONDO! Era lo stesso <span class="smcap">Conte di Sierra Blonda</span>!
-</p>
-
-<p>
-Era la stessa faccia, la stessa barba, lo stesso abito nero, gli stessi
-occhi semiaperti, lo stesso nerore delle labbra!
-</p>
-
-<p>
-Altro non mancava per la compiuta illusione che la <span class="smcap lowercase">CAMERA VERDE</span>
-e il <span class="smcap lowercase">CUSTODE</span>.
-</p>
-
-<p>
-La bell'anima di Maurizio fu tocca dalla luce cristiana!!!
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Il domani, per tempissimo, le sale e le stanze dell'appartamento
-del Conte di Sierra Blonda erano deserte.
-</p>
-
-<p>
-Una donna, vestita di grammaglie, piangeva a dirotte lagrime sul
-corpo di Daniele.
-</p>
-
-<p>
-Era Emma Barkley di Gonzalvo!
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_190">[190]</span></p>
-
-<h3 id="epilogo">RIEPILOGO</h3>
-</div>
-
-<p>
-Le grandi ricchezze del Conte di Sierra Blonda, per mancanza
-di testamento, erano entrate sotto il dominio della Legge. Nate
-da mala radice, esse aveano portato amaro frutto. Dio le disperdeva.
-</p>
-
-<p>
-Sei mesi dopo la morte di Daniele, la famiglia Fritzheim non era
-più povera. Eduardo Horms, ricco di virtù e di dovizie, era lo sposo di
-Lucia, ed aveva ritirato presso di sè i fratelli e la sorella di lei.
-</p>
-
-<p>
-Maurizio Barkley ed Emma sua moglie s'imbarcavano per l'Inghilterra;
-mentre Eduardo Horms, colla sua nuova famiglia recavasi a Parigi
-ov'era aspettato da FEDERICO LENNOIS, altro figlio di Edmondo<a class="tag" id="tag8" href="#note8">[8]</a>.
-</p>
-
-<hr class="silver" />
-
-<div class="somm">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_191">[191]</span>
-</p>
-
-<h2><a id="indice" href="#indfront">
-INDICE</a></h2>
-
-<table class="indice" summary="">
- <tr>
- <td colspan="3" class="center">Parte Prima</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">I.</td> <td><i>La famiglia dello stradiere</i></td> <td class="pag"><a href="#cap1-1">Pag. 5</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">II.</td> <td><i>Il Giuramento</i></td> <td class="pag"><a href="#cap2-1">12</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">III.</td> <td><i>Le ultime parole</i></td> <td class="pag"><a href="#cap3-1">20</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">IV.</td> <td><i>Uno sguardo indietro</i></td> <td class="pag"><a href="#cap4-1">25</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">V.</td> <td><i>Il cuore di un prete</i></td> <td class="pag"><a href="#cap5-1">32</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td colspan="3" class="center">Parte Seconda</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">I.</td> <td><i>Emma</i></td> <td class="pag"><a href="#cap1-2">37</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">II.</td> <td><i>La lezione</i></td> <td class="pag"><a href="#cap2-2">41</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">III.</td> <td><i>Due amici di Daniele</i></td> <td class="pag"><a href="#cap3-2">48</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">IV.</td> <td><i>La serata di Lady Boston</i></td> <td class="pag"><a href="#cap4-2">54</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">V.</td> <td><i>Un milione</i></td> <td class="pag"><a href="#cap5-2">59</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">VI.</td> <td><i>Un tentativo</i></td> <td class="pag"><a href="#cap6-2">65</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td colspan="3" class="center">Parte Terza</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">I.</td> <td><i>Un cavaliere del firmamento</i></td> <td class="pag"><a href="#cap1-3">70</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">II.</td> <td><i>La serpe morale</i></td> <td class="pag"><a href="#cap2-3">75</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">III.</td> <td><i>Le notti di Edmondo</i></td> <td class="pag"><a href="#cap3-3">80</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">IV.</td> <td><i>Un rimedio</i></td> <td class="pag"><a href="#cap4-3">84</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">V.</td> <td><i>La ricchezza</i></td> <td class="pag"><a href="#cap5-3">89</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">VI.</td> <td><i>L'artista</i></td> <td class="pag"><a href="#cap6-3">94</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">VII.</td> <td><i>Le condizioni</i></td> <td class="pag"><a href="#cap7-3">98</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td colspan="3" class="center">Parte Quarta</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">I.</td> <td><i>La cavalcata</i></td> <td class="pag"><a href="#cap1-4">104</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">II.</td> <td><i>La visita</i></td> <td class="pag"><a href="#cap2-4">109</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">III.</td> <td><i>Maurizio Barkley</i></td> <td class="pag"><a href="#cap3-4">118</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">IV.</td> <td><i>L'ardita menzogna</i></td> <td class="pag"><a href="#cap4-4">123</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td><span class="pagenum" id="Page_192">[192]</span></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td colspan="3" class="center">Parte Quinta</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">I.</td> <td><i>Lotta interna</i></td> <td class="pag"><a href="#cap1-5">130</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">II.</td> <td><i>L'Upas</i></td> <td class="pag"><a href="#cap2-5">135</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">III.</td> <td><i>E se domani mi cercherai più non sarò</i></td> <td class="pag"><a href="#cap3-5">140</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">IV.</td> <td><i>Il testamento</i></td> <td class="pag"><a href="#cap4-5">146</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">V.</td> <td><i>La camera verde</i></td> <td class="pag"><a href="#cap5-5">152</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">VI.</td> <td><i>L'amico</i></td> <td class="pag"><a href="#cap6-5">160</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td colspan="3" class="center">Parte Sesta</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">I.</td> <td><i>Juanita</i></td> <td class="pag"><a href="#cap1-6">165</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">II.</td> <td><i>Il ritorno</i></td> <td class="pag"><a href="#cap2-6">171</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">III.</td> <td><i>Lo schiavo</i></td> <td class="pag"><a href="#cap3-6">177</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">IV.</td> <td><i>Qui amat divitias fructum non capiet ex eis</i></td> <td class="pag"><a href="#cap4-6">182</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">V.</td> <td><i>Le nozze</i></td> <td class="pag"><a href="#cap5-6">185</a></td>
- </tr>
-</table>
-<hr />
-</div>
-
-<div class="footnotes">
-
-<h2>
-NOTE:
-</h2>
-
-<div class="footnote" id="note1">
-<p><span class="label"><a href="#tag1">1</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Questa operetta periodica, raccolta letteraria, artistica e di articoli di moda,
-pubblicavasi in Napoli con molto buon successo nel tempo degli avvenimenti del nostro
-racconto.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note2">
-<p><span class="label"><a href="#tag2">2</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Era così chiamato nelle Spagne nei mezzi tempi una comitiva di giovani di alta
-nascita e ricchi, i quali andavano la notte in cerca di avventure.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note3">
-<p><span class="label"><a href="#tag3">3</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Chi potrebbe, in paragone delle spagnuole, cercare le pallide bellezze dei Nord?
-Come le loro forme, rispetto a quelle sembrano povere, deboli e languide!</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note4">
-<p><span class="label"><a href="#tag4">4</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Chiamansi Chattels in generale i beni d'una persona, cui può lasciare in retaggio,
-e più particolarmente con tal denominazione s'intendono nelle colonie inglesi
-gli schiavi comprati o generati da altri schiavi.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note5">
-<p><span class="label"><a href="#tag5">5</a>.&nbsp;&nbsp;</span>La maggior parte delle seguenti notizie son vere e attinte da opere di viaggiatori
-inglesi di grande reputazione: alcune di esse sono letteralmente tradotte da
-dette opere.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note6">
-<p><span class="label"><a href="#tag6">6</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Dagli esperimenti di tutt'i moderni fisici risulta che l'elettricità idrometallica
-devesi riguardare come un nuovo ed infallibile termometro per dar giudizio della morte o
-della vitalità ancor latente, tanto in una parte, quanto nell'intero corpo; e per conseguenza
-le correnti elettriche sono reputate oggidì di grande soccorso nelle paralisie, ed
-in tutte le malattie nelle quali il solido vivo abbisogna di forte stimolo. In fatti, se
-l'acupuntura istituita contemporaneamente, con due aghi partenti da due lamine, che
-si tocchino, una di rame, l'altra di zinco, non produca alcun risentimento, alcun movimento
-fibrillare nemmen quando si comprenda nel circolo e nell'arco il diaframma
-od il cuore, allora si può ritenere che ogni eccitabilità è spenta.
-<span class="smcap">Pietro Manni</span> — <i>Manuale per le cure delle asfissie.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note7">
-<p><span class="label"><a href="#tag7">7</a>.&nbsp;&nbsp;</span>È superfluo il ricordare che la scienza va debitrice di questo bel metodo d'imbalsamazione
-al nostro professor Tranchina.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note8">
-<p><span class="label"><a href="#tag8">8</a>.&nbsp;&nbsp;</span>FEDERICO LENNOIS è il protagonista e il titolo di altra nostra narrazione che
-fa seguito a questa.</p>
-</div>
-</div>
-
-<div class="tnote">
-<p class="tntitle">
-Nota del Trascrittore
-</p>
-
-<p>
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione
-minimi errori tipografici.
-</p>
-
-<p class="covernote">
-Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.
-</p>
-</div>
-
-<div style='display:block; margin-top:4em'>*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK IL MIO CADAVERE ***</div>
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-and permanent future for Project Gutenberg&#8482; and future
-generations. To learn more about the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation and how your efforts and donations can help, see
-Sections 3 and 4 and the Foundation information page at www.gutenberg.org.
-</div>
-
-<div style='display:block; font-size:1.1em; margin:1em 0; font-weight:bold'>
-Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non-profit
-501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the
-state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal
-Revenue Service. The Foundation&#8217;s EIN or federal tax identification
-number is 64-6221541. Contributions to the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation are tax deductible to the full extent permitted by
-U.S. federal laws and your state&#8217;s laws.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-The Foundation&#8217;s business office is located at 809 North 1500 West,
-Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887. Email contact links and up
-to date contact information can be found at the Foundation&#8217;s website
-and official page at www.gutenberg.org/contact
-</div>
-
-<div style='display:block; font-size:1.1em; margin:1em 0; font-weight:bold'>
-Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-Project Gutenberg&#8482; depends upon and cannot survive without widespread
-public support and donations to carry out its mission of
-increasing the number of public domain and licensed works that can be
-freely distributed in machine-readable form accessible by the widest
-array of equipment including outdated equipment. Many small donations
-($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
-status with the IRS.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-The Foundation is committed to complying with the laws regulating
-charities and charitable donations in all 50 states of the United
-States. Compliance requirements are not uniform and it takes a
-considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up
-with these requirements. We do not solicit donations in locations
-where we have not received written confirmation of compliance. To SEND
-DONATIONS or determine the status of compliance for any particular state
-visit <a href="https://www.gutenberg.org/donate/">www.gutenberg.org/donate</a>.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-While we cannot and do not solicit contributions from states where we
-have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
-against accepting unsolicited donations from donors in such states who
-approach us with offers to donate.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-International donations are gratefully accepted, but we cannot make
-any statements concerning tax treatment of donations received from
-outside the United States. U.S. laws alone swamp our small staff.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-Please check the Project Gutenberg web pages for current donation
-methods and addresses. Donations are accepted in a number of other
-ways including checks, online payments and credit card donations. To
-donate, please visit: www.gutenberg.org/donate
-</div>
-
-<div style='display:block; font-size:1.1em; margin:1em 0; font-weight:bold'>
-Section 5. General Information About Project Gutenberg&#8482; electronic works
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-Professor Michael S. Hart was the originator of the Project
-Gutenberg&#8482; concept of a library of electronic works that could be
-freely shared with anyone. For forty years, he produced and
-distributed Project Gutenberg&#8482; eBooks with only a loose network of
-volunteer support.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-Project Gutenberg&#8482; eBooks are often created from several printed
-editions, all of which are confirmed as not protected by copyright in
-the U.S. unless a copyright notice is included. Thus, we do not
-necessarily keep eBooks in compliance with any particular paper
-edition.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-Most people start at our website which has the main PG search
-facility: <a href="https://www.gutenberg.org">www.gutenberg.org</a>.
-</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-This website includes information about Project Gutenberg&#8482;,
-including how to make donations to the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to
-subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks.
-</div>
-
-</body>
-</html>
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