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-The Project Gutenberg eBook of Diana degli Embriaci, by Antonio Giulio
-Barrili
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and
-most other parts of the world at no cost and with almost no restrictions
-whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms
-of the Project Gutenberg License included with this eBook or online at
-www.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you
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-using this eBook.
-
-Title: Diana degli Embriaci
- Storia del XII secolo
-
-Author: Antonio Giulio Barrili
-
-Release Date: January 28, 2021 [eBook #64411]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-Produced by: Barbara Magni and the Online Distributed Proofreading Team at
- http://www.pgdp.net (This file was produced from images made
- available by The Internet Archive)
-
-*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK DIANA DEGLI EMBRIACI ***
-
- DIANA DEGLI EMBRIACI
-
-
- STORIA DEL XII SECOLO
-
- DI
-
- ANTON GIULIO BARRILI
-
-
- _Seconda edizione_
-
-
-
- MILANO
- FRATELLI TREVES, EDITORI
- 1882.
-
-
-
-
- Proprietà letteraria.
-
- Tip. Fratelli Treves.
-
-
-
-
-DIANA DEGLI EMBRIACI
-
-
-
-
-CAPITOLO PRIMO.
-
-Ero aspetta Leandro.
-
-
-Era il 20 di ottobre dell'anno 1101 dopo il parto della Vergine, giusta
-la frase notarile dei tempi, ed era una giornata bellissima, rallegrata
-da un cielo senza nuvole e dai tiepidi raggi di un sole che pareva di
-primavera. Miracolo, questo, che accade di sovente in Liguria, ove la
-limpidezza del firmamento e la mitezza del clima fanno credere talvolta
-che il vecchio Saturno, o chi per lui, volti a rovescio, non una, ma
-cinque o sei pagine del calendario.
-
-Le case di Genova, biancastre nello intonaco delle mura e nelle lavagne
-distese sui tetti, splendevano a quel saluto amoroso del sole; ma più
-di tutte splendeva la torre degli Embriaci, la regina delle torri
-genovesi, superba de' suoi cento e ventisei piedi d'altezza, delle
-sue pietre riquadrate alla foggia romana e del triplice giro delle sue
-caditoie sporgenti.
-
-Ora, se i lettori benevoli si degnano di seguirmi su quella torre,
-che offre certamente la più bella tra le vedute della città, io farò
-loro assai volentieri da cicerone, e mostrerò che cosa fosse Genova,
-nell'anno di grazia 1101, cioè a dire centosettantasei anni dopo
-l'edificazione della seconda cinta di mura.
-
-La prima cinta, siccome è noto, si ristringeva al colle di Sarzano
-(_fundus Sergianus_) e suoi dintorni, formando un quadrato irregolare,
-due lati del quale si bagnavano in mare, e gli altri due si
-prolungavano dentro terra, andando a chiudersi, verso tramontana, in
-cuspide di freccia, alla porta di Sant'Andrea, una delle cinque per cui
-si entrava in città. Senonchè, nell'anno 925, si conobbe che la vecchia
-cinta era strettina parecchio, di guisa che i cittadini già avevano
-incominciato a rizzar le case di fuori. E allora i consoli fecero una
-giunta alla derrata, prolungando le mura verso ponente, in modo da
-poter chiudere nel nuovo giro la chiesa cattedrale di San Lorenzo, le
-case su cui fu murato più tardi il palazzo del Comune, e tutte le altre
-verso il mare, dove, tra una chiesa ed una porta (il luogo dicevasi
-appunto San Pietro della Porta), aveva a costituirsi il centro del
-traffico genovese, sotto il nome famoso di piazza de' Bianchi.
-
-Come vedete, la città non era spaziosa. Per contro, le case salivano
-in su, come altrettante torri di Babele, per dare la scalata al
-firmamento; e le strade non vedevano, la più parte, che una breve lista
-di cielo, mentre tante altre non ne vedevano affatto.
-
-Fortunati erano gli abitanti del colle di Sarzano, e più fortunati
-ancora gli Embriaci, la cui torre, sebbene eretta a mezzo il pendìo,
-si alzava smisuratamente, signoreggiando la sommità delle colline
-circostanti e del mare vicino. La torre minacciosa presentava i suoi
-quattro spigoli ai quattro punti cardinali, quasi volesse sfidarli
-a battaglia. A levante vedeva Carignano (_fundus Carinianus_) su
-cui erano ancora da nascere le case dei Fieschi e de' Sauli; più
-presso, ma sempre dallo stesso lato, il vasto colmo di Sarzano, che le
-schierava dinanzi le torri del vecchio Castello, insieme colle case
-dell'arcivescovato. Da settentrione le si affrontavano i monti e le
-colline digradanti ad anfiteatro fino alla chiesa di Santo Stefano e
-a quella di Sant'Ambrogio, ove la lunga ospitalità del V secolo al
-clero ambrosiano avea ristretti gli antichi vincoli di fratellanza
-tra genovesi e milanesi. Da ponente andavano man mano allungandosi le
-coste dei monti, lasciando tra le loro falde e il mare un largo campo
-alle sparse ville, donde torreggiavano i campanili di San Giovanni di
-Piè, di San Siro e di Nostra Signora delle Vigne, coi loro cappelli
-di pietra. Lascio pensare ai lettori come avesse a destare l'invidia
-universale messer Guglielmo Embriaco, padrone di quella torre e delle
-case sottoposte.
-
-Per molte altre ragioni egli era del resto invidiato, quel degno
-capitano ed ottimate di Genova. E i lettori sullodati le sapranno tutte
-per filo e per segno, se non darà loro fastidio lo attendere.
-
-Nella mattina del 20 ottobre dell'anno 1101 (ripeto la data per non
-avere a tornarci più su) una bella fanciulla, dalle forme elette e
-dal leggiadro portamento, stava ritta sull'alto della torre che ho
-detto, facendosi solecchio con una mano, tesa in arco sulle ciglia,
-mentre coll'altra si appoggiava lievemente alla merlata, ond'era cinto
-tutto intorno il terrazzo. E il sole, mentre spaziava a sua posta in
-capricciosi riflessi tra le bionde chiome della fanciulla, rammorbidiva
-la sua luce sul volto roseo, segnandone senza rigidezza i graziosi
-contorni, e lasciando la sua giusta parte di efficacia al profondo
-bagliore di due occhi pericolosamente turchini.
-
-Ho detto pericolosamente turchini, e non mi disdico. Se forse
-l'ardimento della frase non trova grazia presso i castigati scrittori,
-io so, per contro, di aver dalla mia le ombre di tutti i genovesi
-che vissero nei primi trent'anni del dodicesimo secolo e si sentirono
-feriti dagli occhi inconsapevoli della bella Diana degli Embriaci.
-
-Tornando alla mia descrizione (brevissima, non dubitate, e appena quel
-tanto che può parer necessario ai più frettolosi) vi dirò che una veste
-di lana bianca le si stringeva alla vita, scendendo in larghe pieghe
-dal fianco, senz'altro ornamento che una molle cintura di cuoio. I
-capegli, non rattenuti da reticella, o trecciera, apparivano poco meno
-che sciolti, e in dorate anella le ricadevano sul collo. Così semplice
-nella sua foggia di vestire, ma ricca di grazie naturali, ella era
-la più leggiadra figura di donna che si potesse immaginare sognando.
-Laonde, non ho mestieri di dirvi se facesse dar volta al cervello dei
-giovani cavalieri, quando essi la vedevano scendere, accompagnata dalle
-sue donne, per recarsi a pregare nella chiesuola vicina di San Cosmo, o
-nell'altra, poco più lunge, di San Pietro alla Porta.
-
-Diana, dal canto suo, non badava ad alcuno; e non già per infinta
-verecondia, chè ai tempi suoi le istitutrici forastiere e i monasteri
-del Sacro Cuore erano ancora di là da venire, sibbene perchè il cuore
-della bella Diana era in Terra Santa, dove stava suo padre, dove
-stavano i fratelli. E siccome il cuore delle fanciulle (così dispose
-provvidamente la divina bontà) non può contentarsi ai soli affetti di
-casa, è ragionevole il credere che in Terra Santa ci fosse qualchedun
-altro, il quale tenesse la miglior parte di quel cuoricino in amorosa
-custodia.
-
-Una supposizione di questa fatta servirebbe anco a chiarirvi perchè la
-fanciulla, che da parecchi mesi soleva passare ogni giorno lunghe ore
-sull'alto di quella torre, guardando con mesta assiduità sul mare, là
-dalle parti di levante, da alcuni giorni usasse guardarvi con ansia
-irrequieta, e stancasse i suoi begli occhi azzurri su quelle liste
-luminose segnate dal sole là dove il mare sembra confondersi col cielo,
-e dove sogliono apparir le navi a guisa di punti neri.
-
-E di punti neri ella ne aveva scorto quella mattina più d'uno; i quali
-erano venuti a mano a mano ingrossando e già davano sembianza d'una
-armata in viaggio. Al momento in cui la mia storia incomincia, quei
-legni erano già a due tratti di balestra dalla punta del Faro, e un
-occhio esercitato nelle cose marinaresche ne poteva distinguere le
-insegne.
-
-La pratica navale stava per l'appunto a fianco di Diana, ad una
-rispettosa distanza, sotto la forma di un uomo a cui le molte rughe
-segnate sul viso davano un'età fra i cinquanta e i sessanta, sebbene
-i capelli neri e lucenti mostrassero la loro ostinatezza nel volerne
-confessare una quarantina soltanto. Il vecchio teneva la sua berretta
-in mano; era vestito d'un saio, stretto ai fianchi da una larga cintura
-di cuoio, donde pendeva una rispettabile daga. A compiere il ritratto,
-dirò che portava raso il mento e le guancie, come un vecchio nostromo
-delle Riviere ligustiche; la qual cosa faceva spiccar meglio uno
-sfregio che dal fronte gli scendeva giù lungo la guancia, e colla sua
-tinta di rosso acceso mostrava di non essere antico.
-
-— Ecco, — diceva egli, proseguendo un discorso che già durava da un
-pezzo tra lui e la giovine signora, — si ravvisano già tutte. Le son
-proprio ventisette, con sei navi per giunta, nè più, nè meno, di quante
-ne partirono un anno fa, il primo giorno d'agosto. Ecco la _Embriaca_,
-madonna; vedete come è superba di portare il vostro gran genitore, il
-valoroso messer Guglielmo, Testa di maglio! —
-
-Testa di maglio, era il soprannome dato dai genovesi a messer Guglielmo
-Embriaco, per la sua forza erculea e per l'uso che ne aveva fatto in
-certo frangente. Si raccontava che nella presa di Gerusalemme, rottasi
-a lui la spada fra le mani, il forte uomo si gettasse col capo innanzi
-dove più grande era la ressa dei Saraceni, e colla cervice, rivestita
-com'era dall'elmo di ferro, rompesse bravamente l'ostacolo.
-
-— Maledetta ferita! — proseguiva il vecchio. — Se ella non mi avesse
-inchiodato sul letto quando i nostri partivano per la seconda giostra,
-io ora potrei esser là, di ritorno, con messer Guglielmo, a far la
-mia buona figura a capo dei balestrieri. I miei compagni tornano da
-accoccarle a quei cani d'infedeli; io, invece, sono stato qui a mondar
-nespole.
-
-— Mio povero Anselmo, e non potresti anco avervi lasciato la vita? E
-che sarebbe allora di tua moglie?
-
-— Mia moglie! — borbottò il vecchio balestriere. — Non è ella al vostro
-servizio, madonna? D'altra parte non son morto in Antiochia e non
-c'era pericolo che io morissi poi. Vi so dir io che il colpo era bene
-assestato. Cane d'un Saracino! Fortuna che ho avuto ancora il tempo a
-rendergli tre pani per coppia.
-
-— Anselmo, — interruppe Diana, — tu devi conoscere tutte le galere che
-entrano. Potresti dirmene i nomi?
-
-— Oh perdonate, madonna! Raccontavo le mie prodezze per la millesima
-volta. Ecco, quella che viene prima delle altre è l'_Embriaca_. Dietro
-a lei c'è la _Raschiera_ e la _Mallona_. Quell'altre due più lontane,
-verso mezzogiorno, sono la _Marina_ e la _Caffara_. Quella laggiù,
-che pare non voglia spiccarsi ancora dal promontorio di Carignano,
-dev'essere la _Pomella_. Poverina, è carica d'anni e di gloria! Essa
-è quella che sette anni addietro ha portato in Terra Santa il conte
-Goffredo di Buglione, quando il degno uomo è andato a buscarsi quella
-brutta ceffata dal custode del Santo Sepolcro. Questa poi, a poggia
-della _Mallona_, è la _Spinola_, comandata da vostro cugino, il buon
-messer Lamberto.
-
-— E non vedi tu.... poichè siamo tra cugini.... non vedi tu la
-_Carmandina_?
-
-— Aspettate, ci guardo. Dovrebb'essere quell'altra là.
-
-— Dove?
-
-— La penultima, che vien di conserva con quella di vostro zio, il
-console Amico Brusco. La riconosco al suo castello di poppa, più
-rilevato degli altri.
-
-— È una ventura, — soggiunse Diana, quasi parlando a sè stessa, — è una
-ventura che tutti tornino a casa. Beate le famiglie che vedranno i lor
-cari!
-
-— Sicuro! — ripigliò il balestriere, sorridendo, — e tra essi il
-leggiadro Arrigo di Carmandino.
-
-— Anselmo!
-
-— Scusate, madonna, la mia rozza sincerità. Qualche volta mi vien
-voglia di mordermi la lingua.... e forse sarebbe meglio. Ma che volete?
-Bisogna che dica pane al pane, io! E non vi ho forse veduta alta tanto
-e palleggiata sulle mie braccia?
-
-— Sì, mio povero Anselmo, gli è vero, e so che tu ci ami tutti, quanti
-siamo della nostra casa.
-
-— Tutti, davvero. E come non si avrebbe da voler bene a voi, a messere
-Guglielmo, vostro padre, a messer Ugo, vostro fratello, e da baciare
-dove passate?
-
-— Tu dimentichi qualcheduno! — esclamò la fanciulla, con accento di
-rimprovero, temperato dall'atto amorevole con cui posò la sua bella
-mano sulla spalla del balestriere.
-
-— Ah sì; messere Nicolao. Che farci, madonna? Gli è un prode cavaliere,
-non lo nego, ma io non posso mandar giù quel Gandolfo del Moro, che lo
-ha stregato, coi suoi occhi torvi e i suoi capegli arruffati. —
-
-A quel nome, profferito dal suo fedel servitore, la fanciulla degli
-Embriaci si era fatta pallida in viso, e Anselmo sentì la sua mano
-delicata tremargli sull'òmero.
-
-— Vedete se non ho ragione! — continuò egli. — Anche a voi, solo quel
-nome ha fatto sgomento. —
-
-Mentre la sua giovine signora cercava le parole per rispondergli, un
-lungo grido si levò per l'aria. Le prime galere entravano nel piccolo
-porto di Genova, e il popolo, che si era accalcato alla riva e lungo
-le mura alle Grazie, faceva le prime accoglienze festose ai reduci di
-Palestina.
-
-— Scendiamo, Anselmo; — disse la fanciulla. — Corri tu primo, e fa
-schierare nel portico tutta la famiglia, perchè sia degnamente onorato
-il mio gran padre e signore. —
-
-Il balestriero fu sollecito ad obbedire, e disparve tosto per
-l'abbaino. La bella Diana gli tenne dietro, dopo aver dato un ultimo
-sguardo alla Carmandina, che si era avvicinata anch'essa alla punta del
-Faro.
-
-
-
-
-CAPITOLO II.
-
-Qui si narra di Arrigo da Carmandino, come pigliasse la croce per gli
-occhi d'una donna.
-
-
-Prima di andar oltre nel racconto, e mentre Genova, affollata sul molo,
-festeggia l'arrivo dei suoi crociati da Cesarea, vi dirò qualche cosa
-di Arrigo da Carmandino, e dei suoi primi amori colla bella Diana.
-
-Arrigo da Carmandino era il più giovine di tre fratelli, chiarissimi
-per nobiltà di sangue e per amore della loro terra. Prendevano essi
-il nome dal borgo di Carmandino, in Polcevera, e i loro antenati
-erano d'una medesima stirpe coi signori delle Isole e con quelli di
-Manesseno, più noti pel soprannome di Spinola, donde si spiccavano
-appunto allora i rami gloriosi degli Embriaci, dei Castello e dei
-Brusco, mentre da essi, i Carmandino, si spiccavano gli Avvocati, i
-Lusii, i Pevere, i Mari, i Serra e gli Usodimare.
-
-Rammentate, lettori umanissimi, che siamo all'alba dei Comuni e delle
-spartizioni un po' chiare, quando i nomi proprii, le professioni, gli
-stessi nomignoli dati dal volgo, incominciano a distinguere i varii
-rami, e questi a lor volta fan ceppo.
-
-Tutta quella nobiltà consolare era derivata dalla feudale, che, non
-avendo più Franchi, nè Longobardi, a cui chiedere l'investitura,
-ripeteva, poco prima del Mille, i suoi diritti dal Vescovo, ultima
-autorità rimasta in piedi per mezzo a quella gran confusione.
-
-Vedete, infatti; Ido, il capostipite di tante famiglie, era visconte
-nel 952, con larga signoria nei pressi di Genova, segnatamente
-nella valle di Polcevera. Ebbe tre figli, un Oberto Visconte, un
-Migesio, donde venne il casato delle Isole, e un altro Oberto, detto
-di Manesseno. Dal primo dei tre, per una genealogia di Ido, Ingo,
-Rainfredo, e Ingo da capo, scendiamo ai tre fratelli, Gandolfo, Ido
-ed Arrigo, avvocato il primo del monastero di Santo Stefano, futuro
-console il secondo, crociato il terzo e uno dei principali personaggi
-della mia storia.
-
-Torniamo indietro fino al capostipite; lasciamo da banda il suo
-secondogenito Migesio, e andando a cercare il terzogenito, Oberto
-di Manesseno, lo vediamo padre a Belo Visconte, da cui nacque un
-Guido, che fu il primo ad assumere il nome di Spinola, uomo la cui
-liberalità e la magnificenza andavano famose per tutta Liguria. Narra
-il Giustiniani (e gli s'ha a credere, in mancanza d'altre autorità) che
-questo messer Guido usasse onorare gli ospiti suoi facendo spillare
-da più botti parecchie sorte di vino. Ora, in vernacolo genovese,
-_spinolare_ è lo stesso che l'italiano _spillare_, e dicesi spinola
-lo zipolo con cui si chiude la cannella delle botti. Per tal modo
-il visconte Guido fu chiamato lo Spinola, e uno zipolo diventò nome
-ed anche insegna di casato, perchè da quel tempo in poi la famiglia
-la portò _d'oro, con una fascia scaccata di rosso e d'argento di tre
-file, sormontata da una spina di botte, di rosso, in palo_. Notate la
-mia sbardellata scienza araldica, mentre io proseguo la genealogia,
-raccontandovi che questo messer Guido ebbe sette figliuoli, un Oberto,
-un Guido ed un Ansaldo, che si adoprarono a perpetuare il nome degli
-Spinola; un Primo, che tolse il nome di Castello e fu davvero il primo
-di tal casato; un Guglielmo, che fu capostipite ai Medici ed agli
-Alineri; un Amico, che assunse il soprannome di Brusco e fece anch'egli
-la sua brava razza a parte; finalmente un nuovo Guglielmo, il più
-glorioso di tutti, distinto col nome di Embriaco e salutato dai suoi
-soldati col nomignolo, che già conoscete, di Testa di maglio.
-
-E adesso che vi ho dato un cenno bastevole di tutte queste parentele,
-torno ad Arrigo. Egli era per fermo uno dei più leggiadri cavalieri
-di Genova, e non avreste trovato chi lo agguagliasse in trattar lancia
-e spada, o cavalcare in giostra e gualdana. Neanco poteva dirsi fosse
-digiuno di studi; chè anzi in cotesto egli era andato più oltre che non
-comportassero le costumanze d'allora. Mite era dell'animo, ma pronto a
-metter fuori la spada contro ogni atto che gli paresse iniquo, laonde
-non è a dire come egli avesse il cuore aperto ad ogni affetto generoso.
-
-A ventidue anni, Arrigo non aveva ancora amato. A chi gli toccava di
-ciò, egli solea dire che il suo cuore avrebbe dato ad una donna, ma per
-sempre, e che però non si sarebbe innamorato al primo uscio. Arrigo
-aveva ragione, sebbene molte vaghe gentildonne tenessero contraria
-sentenza; e lo aspettare fu bene, imperocchè diede agio al caso di
-condurlo una certa mattina alla chiesa di San Pietro alla Porta, ove
-per la prima volta s'avvenne in quella rara bellezza della fanciulla
-degli Embriaci.
-
-Quel giorno, le sue preghiere non andarono tutte all'altare, ed egli
-adorò il creatore nella sua creatura. Quegli occhi azzurri non si erano
-pure fissati su lui, quantunque egli si mettesse a bello studio accanto
-alla pila dell'acquasanta, quando Diana fu per uscire di chiesa;
-ma Arrigo non si diede per vinto, e da quel giorno gli fu caro aver
-perduto la pace dell'anima. Dovunque la donna andasse, Arrigo era;
-dovunque fosse, non indugiava ad apparire; di guisa che, finalmente,
-ella ebbe ad avvedersi di quel costante amatore, e il suo cuoricino
-incominciò ad accogliere una immagine d'uomo, il suo labbro a mormorare
-un nome, allorquando ella udiva, di nottetempo, sotto i veroni della
-sua casa, certe ballate in provenzale, che era la lingua amorosa di
-tutti, e parte principale della educazione dei giovani.
-
-Se Arrigo avesse continuato di quella forma nei suoi lai di troviere,
-forse i posteri avrebbero parlato meno di Folchetto, suo concittadino,
-che doveva salire più tardi in tanta rinomanza nell'arte. Ma i canti
-di Arrigo ebbero fine ben presto. La voce improvvisa di Pietro Eremita
-aveva scosso l'Europa. Quel pazzo sublime, che, senza pure saperlo,
-dovea col suo grido dare indirizzo nuovo alla storia, era venuto in
-Occidente a raccontare la caduta di Gerusalemme in balìa dei Saraceni
-feroci e le crudeltà patite dai pellegrini, che andavano a pregare
-sulla tomba del Cristo.
-
-La cosa era grave, più grave che non si argomenti ai dì nostri. Al
-sepolcro del Nazareno andavano i peccatori di tutta Europa a purgarsi
-dei loro misfatti, e in quei tempi non ancora usciti dalla barbarie,
-una simile derrata abbondava anzi che no. Premeva alla chiesa, premeva
-alla Cristianità tutta quanta, che la via di Gerusalemme non fosse
-impedita. Le città marinare avevano inoltre bisogno di allargare i loro
-traffichi, e l'Oriente era l'_Aurea Chersonesus_ per essi. Vi erano
-poi gli uomini di lancia e spada, vaghi di nuove imprese, infastiditi
-delle guerricciuole di casa, signori di poca terra, o di nessuna, tutti
-travagliati da una gran sete di possanza e di gloria.
-
-Cotesto vi chiarirà come la voce del monaco dovesse essere udita
-da un capo all'altro d'Europa, e come scaldar l'animo di chierici e
-laici, d'uomini di cappa e uomini di spada. A cavallo su d'una mula,
-che meriterebbe di essere glorificata dalla storia, non foss'altro,
-per le sue lunghe e faticose trottate, Pietro ne andava di città
-in città, di terra in terra, col crocifissso in pugno, predicando,
-piangendo, ed incitando i Cristiani a liberare il Santo Sepolcro. Un
-pietoso entusiasmo, che andava spesso oltre i confini della pazzia,
-rispose alle concitate orazioni del monaco; le popolazioni intiere si
-schieravano sulle sue orme, chiedendo la guerra santa ai loro signori;
-ed a questi si destavano arcani desiderii, ribollivano alte ambizioni
-nel petto.
-
-Il concilio di Chiaramonte, radunato nel 1095 sotto la presidenza di
-Urbano II, deliberò che la guerra santa si facesse. La piccola città
-di Chiaramonte non bastava a capire tutta quella pioggia di principi e
-di vescovi, di ambasciatori, di baroni e di frati, che erano accorsi
-al concilio. Una cronaca di quel tempo narra che, a mezzo novembre,
-le città e borgate dei dintorni erano così piene di popolo, che fu
-mestieri di rizzar tende pei campi e recarsi in santa pace un freddo,
-che non usava misericordia ai cristiani.
-
-A quel concilio si presentò anche Goffredo, duca di Bouillon, che
-doveva capitanare più tardi i crociati. Il prode soldato, pochi mesi
-addietro, era andato in Terra Santa col conte di Fiandra ed altri
-pellegrini della sua levatura. Passati in Genova, si erano imbarcati
-sopra una nave chiamata _Pomella_, e approdati al porto di Joppe
-avevano proseguito il viaggio per alla volta di Gerusalemme. Si erano
-presentati alla porta del Sepolcro; ma i Saraceni che vi stavano
-a custodia ne avevano negato loro l'accesso, volendo che pagassero
-prima un bisanto per ciascheduno. I nostri gran signori non avevano
-quattrini; il tesoriere della comitiva era rimasto indietro un buon
-tratto di strada. Si venne a parole, e il pio Goffredo vi buscò
-una fiera ceffata, di cui si sarebbe fatta subitanea vendetta, se i
-cristiani non fossero stati così pochi e così numerosi i Saraceni.
-
-Questo narrava Goffredo; e gli animi sempre più s'infiammarono. Urbano
-impartiva l'indulgenza plenaria a chiunque, pentito e confessato, si
-votasse all'impresa. «Dio lo vuole! Dio lo vuole!» Fu questo il grido
-dei baroni, quando Urbano ebbe finito di parlare; e tutti si gettarono
-ai piedi dei padri del Concilio, per ricevere i due scampoli di lana
-vermiglia, assestati in forma di croce e cuciti sull'òmero. Di quelle
-croci ne furono distribuite oltre un milione. Ventura pei lanaiuoli,
-e non per la nobile impresa, che fu ben lungi dal raccogliere un così
-gran numero di combattenti.
-
-A Genova, il popolo si commosse a sua volta per l'arrivo di Ugo,
-vescovo di Grenoble, e di Guglielmo, vescovo di Orange, i quali,
-caldi ancora degli entusiasmi di Chiaramonte, venivano ai genovesi per
-invitarli alla crociata, e parlavano alla gente dalle gradinate delle
-chiese, distribuendo le insegne vermiglie a quanti le chiedevano, che
-molti furono e dei più riputati cavalieri di Liguria. Fra i primi che
-pigliarono la croce furono Anselmo Rascherio, Dodone degli Avvocati,
-Lanfranco Rosa, Opizzone Musso, Oberto de Marini, Ingo Flaòno,
-Nascenzio Astore, Guglielmo di Buonsignore e Oberto Basso delle Isole.
-
-Tornando colla mente a que' giorni di altissima concitazione di
-spiriti, è agevole immaginare quale onda di popolo traesse a San Siro
-e a Santo Stefano, intorno a quelle gradinate donde i due vescovi
-arringavano la moltitudine. Nobili e popolani, uomini e donne, vecchi e
-fanciulli, tutti si accalcavano a quei sacri spettacoli, tutti volevano
-la guerra santa, tutti avrebbero voluto la croce.
-
-Ma il Papa non chiedeva a Genova guerrieri soltanto. Genova, già
-potente sul mare, doveva fornire navi e marinai per condurre un grosso
-di crociati d'Occidente in Soria; e mentre i cavalieri e il popolo
-minuto s'infiammavano per la guerra santa, non sognando che botte da
-orbi ai Saracini, i Consoli vedevano in quella spedizione lontana e
-gloriosa, la sorgente delle nuove fortune di Genova.
-
-Anche Guglielmo Embriaco, il nobile figlio di Guido Spinola, il
-consanguineo degli Avvocati, dei Marini e degli Isola che ho nominati
-poc'anzi, aveva posta la croce vermiglia sulla cappa bianca, e il suo
-fratel maggiore, Primo di Castello, aveva imitato l'esempio. Ora egli
-avvenne che un di quei giorni, Diana pregasse il padre di condurla a
-vedere il vescovo di Grenoble, che dalla gradinata di Santo Stefano
-teneva discorso ai fedeli. E messere Guglielmo, da quel padre amoroso
-che egli era, condusse la figliuola, con gran corteggio dei suoi
-famigliari, fuor della porta di Sant'Andrea, fino ai piedi dell'erta su
-cui sorgeva la chiesa del protomartire, tutta listata di marmo bianco e
-pietra nera di Promontorio, giusta il costume d'allora.
-
-Il popolo accolse con liete grida il nuovo crociato, e Arrigo da
-Carmandino (vedete se la fortuna non aiuta gl'innamorati) ebbe in
-sorte di far luogo presso di sè a messer Guglielmo e alla sua bella
-figliuola.
-
-L'Embriaco salutò cortesemente il Carmandino, e questi si fece tutto
-rosso, nel ricambiarlo della sua cortesia. Gli occhi di Diana si erano
-incontrati nei suoi; Diana lo aveva salutato per la prima volta, e
-Arrigo aveva sentito il sangue rifluirgli al cuore, chè mai gli era
-parso di aver provato altrettanta allegrezza.
-
-Il tacere più oltre sarebbe stato disdicevole. Guglielmo conosceva
-Arrigo per un gentil cavaliere, del sangue di Ido Visconte, da cui,
-come ho detto più sopra, scendevano anche i signori di Manesseno.
-E Carmandini ed Embriaci avrebbero potuto vantare un dugento anni
-di certa genealogia, che era già molto per quei tempi, se allora,
-più che da un lungo ordine di avi, non si fosse reputato più bello
-derivar fama dalle opere proprie. E nemmeno allora si usavano stemmi
-a contraddistinguere le casate. Ogni cavaliere inalberava l'emblema
-che più gli andasse a grado, per essere riconosciuto in giostra, o in
-battaglia. Soltanto dopo la prima crociata, l'emblema, illustrato sui
-campi di guerra, parve degno d'essere perpetuato, ad onore di tutto
-il lignaggio. Così ad esempio gli Embriaci lo portarono d'oro, con tre
-leoni rampanti di nero; i Carmandini ebbero lo scudo partito di nero e
-d'argento, con un leone rampante _dall'uno all'altro_.
-
-Torniamo ad Arrigo. Il giovane, dopo una breve pausa, che gli fu
-necessaria per trovar le parole, e arrossendo da capo, come potete
-immaginare cercando tra le memorie della vostra giovinezza il caso
-consimile, si fece animo a dir qualche cosa.
-
-— Messer Guglielmo, — cominciò egli, — voi dunque partite, per
-andarvene in Terra Santa a sostenere il buon nome dei cavalieri
-genovesi?
-
-— Come sapete; — rispose con nobile modestia l'Embriaco; — vo a fare
-il debito mio e nulla più. Per quanto è di sostenere il buon nome di
-Genova, voi mi fate, messer Arrigo da Carmandino, troppo gagliarde le
-spalle. Sono dei primi pel buon volere, non già per l'efficacia delle
-opere.
-
-— Messer Guglielmo, consentite, che, per amore di verità, io pensi di
-voi l'una cosa e l'altra. Così voi mi credeste degno di combattere al
-fianco vostro, come io vi seguirei di buon grado, avendolo per somma
-grazia ed augurio fortunato. —
-
-La lode dei buoni è grato conforto agli ottimi; e questo è tanto vero,
-e lo fu tanto in ogni tempo, che a Guglielmo Embriaco le parole di
-Arrigo da Carmandino toccarono il cuore. Egli non rispose nulla; ma,
-presa la mano del giovine, la strinse con indicibile affetto. Diana
-alzò, per guardare Arrigo, i suoi begli occhi azzurri; e traluceva da
-quegli occhi un sorriso di cielo.
-
-Che cuore fu il vostro, che dolci pensieri vi passarono pel capo,
-messere Arrigo da Carmandino, quando sentiste la stretta di quella mano
-paterna e la virtù di quello sguardo virgineo? Per fermo i vicini,
-in quel momento, videro sulla vostra fronte un'aureola, come quella
-dei santi, poichè hanno goduto l'aspetto di Dio. E Diana stessa, la
-leggiadra Diana, ebbe sicuramente a vedere alcunchè di simile, perchè
-tenne a lungo i grandi occhi fissi su di voi, in atto di compiacenza e
-di meraviglia.
-
-— Arrigo da Carmandino, — disse, dopo brevi istanti, il padre della
-fanciulla, — voi siete un nobil garzone e degno d'esser amato da quanti
-vi conoscono. Non avete voi ancor presa la croce?
-
-— No, messere; — rispose turbato il giovine. — Il desiderio me ne aveva
-colto fin dal primo giorno che il venerando vescovo di Grenoble arringò
-il popolo dalla gradinata di San Siro. Ho tardato, per timore non già,
-sibbene....
-
-— V'intendo, messere; — ripigliò con amichevole festività l'Embriaco;
-— aspettavate la fascia di zendado trapunta dalla donna dei vostri
-pensieri.
-
-— Non vi apponete che a mezzo; — rispose Arrigo, facendosi rosso
-per la terza volta. — La donna che io amo, dopo Dio e la mia fede
-di cavaliere, è cosa troppo alta per me, e forse io non potrò sperar
-mai di portarne i colori. Soltanto avrei desiderato che ella sapesse
-del mio disegno, per leggere nei suoi occhi un saluto. Ma lasciatemi
-andare; — soggiunse il giovane, dopo aver dato una timida occhiata a
-Diana; — io non potrei rimanere più oltre al fianco vostro, senza la
-croce vermiglia sul petto. —
-
-E dette queste parole, Arrigo si mosse con giovanile baldanza verso la
-chiesa. Il popolo fece largo al cavaliere, sapendo che non si correva
-tanto in fretta verso il buon vescovo di Grenoble, se non per avere il
-segno della crociata. E infatti, pochi istanti dopo, il giovine Arrigo
-era ai piedi di Ugo, diceva il suo nome e tornava benedetto, coi due
-scampoli di scarlatto incrociati, verso il luogo dove aveva lasciato
-Guglielmo Embriaco e la sua celeste figliuola. Tutti gli astanti,
-che conoscevano il terzogenito di Ingo e di Rainoisa (una tra le più
-belle gentildonne di Genova, alla quale egli somigliava moltissimo) lo
-salutarono con lunghi evviva; ma il suo trionfo egli lo gustò tutto
-intiero negli occhi raggianti della bellissima fanciulla e nel bacio
-del padre di lei.
-
-— Siate il ben venuto, — gli disse questi, — tra i cavalieri di Cristo.
-Ora è tempo di tornarcene alle case nostre. Arrigo, venite un tratto
-con noi?
-
-Il giovane innamorato non se lo fece dire due volte. E la sua gioia
-fu al colmo, allorquando l'Embriaco, postagli una mano sulla spalla,
-mentre le donne andavano innanzi per la via di Macagnana, donde si
-giungeva alle case di messer Guglielmo, gli susurrò all'orecchio queste
-parole:
-
-— Arrigo di Carmandino, io so tutto, ho tutto veduto. Volete voi essere
-mio figlio, come Ugo e Nicolao? —
-
-
-
-
-CAPITOLO III.
-
-Breve anzi che no pei lettori, ma sugoso per Arrigo da Carmandino.
-
-
-Come la brigata fu giunta alle case degli Embriaci, il giovine Arrigo
-tolse commiato, non senza promettere a messer Guglielmo che sarebbe
-andato a visitarlo. Il lettore intenderà che Arrigo dicesse al padre,
-ma che il discorso, nella sostanza, andasse alla bella figliuola. Ed io
-glielo lascierò credere, sebbene avrei buono in mano per dimostrare che
-l'ossequio ad un uomo come l'Embriaco c'entrava per la sua parte.
-
-Arrigo, dunque, tornò una e più volte in quella casa; e, bisogna
-dirlo a sua lode, ogni qualvolta ei metteva il piede sul limitare, il
-cuore gli batteva forte, come gli era battuto alla prima. Soltanto
-gli uomini della nostra generazione stracca possono affogare la
-delicatezza dell'affetto nelle acque morte della consuetudine; laonde
-a me, figliuolo del mio secolo, non fa gran senso vedere un amico mio
-passeggiare con aria uggiosa accanto alla moglie, non ricordando più
-i giorni ch'egli era tutto fuoco e fiamma per lei, ed affrettava col
-desiderio l'ora in cui gli fosse dato vederla, fanciulla ancora, in
-quella conversazione, dove si era introdotto con tanta fatica.
-
-Ogni giorno, al cadere del sole, il nostro giovane era al fianco di
-messer Guglielmo, il quale si ristorava, conversando con Diana ed
-Arrigo, dalle quotidiane fatiche per l'allestimento del suo naviglio.
-L'ospite toccava di sovente il liuto, alla maniera dei trovatori,
-cantando qualche cobla o serventese nella lingua di Provenza; e Diana,
-che avea risaputo il discorso fatto da suo padre ad Arrigo, si sentiva
-la più felice tra le donne.
-
-La sua allegrezza era, a dir vero, turbata dal pensiero della
-partenza di Arrigo. Ogni giorno ella udiva dalla bocca del padre come
-andassero solleciti gli apprestamenti navali, e non era quella per
-fermo una consolazione per lei. Ma non s'ha a credere, per altro,
-che la fanciulla degli Embriaci fosse una delle nostre Malvine, che
-dànno negli spasimi per ogni cosa, e si strappano i capegli dalla
-disperazione. Diana avrebbe commesso un peccato mortale a strappare
-i suoi, che erano bellissimi, e, nata di padre guerriero e marinaio,
-in tempi d'avventure e di zuffe continue, si sarebbe mostrata indegna
-del proprio sangue, se troppo si fosse doluta che il suo fidanzato
-partisse, per andare in Soria, a romper lancie contro le schiere
-infedeli.
-
-La bella Diana, scambio di pregare, lavorava assiduamente a metter
-punti d'oro su d'una fascia di seta. Nessuno le aveva chiesto per qual
-santo ella usasse tanta diligenza, ma lo indovinavano tutti. In casa
-di messer Guglielmo non si era anche annunziato solennemente; ma tutti
-sapevano, congiunti, amici e famigliari, che non si poteva dare nè
-immaginare una coppia meglio combinata di quella.
-
-Un uomo solo se ne rodeva, un uomo solo guardava di mal occhio il
-trapunto di madonna Diana. Gandolfo del Moro era amico di Nicolao,
-il primogenito di Guglielmo Embriaco, e Nicolao gli aveva promesso
-di aiutarlo presso il padre suo ad ottenere la mano della sorella.
-Perciò quell'altro si tenne sicuro del fatto suo; e quando tra
-giovani cavalieri si lodavano le grazie della bella Diana, invidiando
-anticipatamente il fortunato mortale che l'avrebbe condotta in moglie,
-messer Gandolfo tronfiava, faceva la ruota, come a dire: «invidiatemi
-pure, io sono quel desso.» Ma durò poco la sua gloria, ed egli si trovò
-scavalcato, mentre si credea fermo più che mai sull'arcione. Arrigo
-da Carmandino s'era fatto avanti, e gli era bastato presentarsi, per
-vincere. Gandolfo del Moro non volle già persuadersi che il cuore di
-Diana fosse libero di darsi a cui più gli piacesse, e tutta la sua
-rabbia si volse contro di Arrigo, come se Arrigo gli avesse rubato una
-cosa che apparteneva a lui, a lui, Gandolfo del Moro.
-
-Il nostro geloso aveva pensato da prima di romperla apertamente con
-Arrigo e disfarsene con un buon colpo di spada. Ma il Carmandino era
-un osso duro da rodere, e Gandolfo era certo di averne la peggio.
-Allora gli venne fatto un nuovo disegno, che gli parve il migliore,
-tanto che volle mandarlo subito ad effetto, appostando due ribaldi in
-una viottola presso la torre dei Della Volta (che ancora non avevano
-assunto il nome di Cattanei), da dove il Carmandino, tornando da casa
-gli Embriaci, soleva passare ogni sera. Senonchè, la mattina dopo
-l'agguato, si trovò un morto sulla strada, e il superstite non ardì
-ritentare la prova.
-
-Arrigo aveva indovinato donde gli venisse il colpo, ma non fece motto
-ad alcuno di quel suo rischio notturno, contentandosi da quella sera
-in poi di girar largo ai canti per esser pronto ad ogni evento e non
-lasciarsi cogliere alla sprovveduta. In quanto a messer Gandolfo, si
-può argomentar di leggieri che non andasse attorno a menar vanto della
-disfatta.
-
-Intanto, l'armata genovese era in assetto per prendere il mare. La
-partenza fu assegnata pei primi di luglio del 1097, sotto il comando di
-Guglielmo Embriaco. Erano dodici galere armate di tutto punto, piene di
-cavalieri e di arcadori, scelti tra i riputati di Liguria, e le seguiva
-un sandalo, nave oneraria di quei tempi. Padroni di quelle galere
-erano i cittadini che ho nominati più sopra, uomini prodi e navigatori
-esercitati nella caccia continua ai pirati, che infestavano allora il
-Tirreno.
-
-Questo, come ho detto, avveniva nel 1097. Capi dei Crociati erano
-(lo accennerò brevemente per chi non ne avesse ricordo) Goffredo di
-Buglione, duca di Lorena, Baldovino ed Eustachio, fratelli di lui, Ugo
-fratello del re di Francia, due Roberti, l'uno figlio al re inglese
-e duca di Normandia, l'altro conte di Fiandra, Raimondo conte di
-Tolosa e Stefano conte di Bles, tutti seguiti da un numero stragrande
-di Tedeschi, Francesi, Inglesi, Scozzesi, Italiani. Non andarono
-Spagnuoli, perchè, travagliati da guerra continua coi Mori, si potea
-dire che avessero la Crociata in casa. Ugo, passato in Italia, aveva
-rappattumati i due fratelli normanni, Boemondo di Taranto e Ruggero di
-Puglia, in discordia tra loro pel principato di Melfi. Con essi e con
-Tancredi, nipote a Ruggero, partivano ventimila uomini; anch'essi gente
-italiana.
-
-Giunti per vie diverse a Costantinopoli, passato il Bosforo e calati
-in Bitinia, i Crociati espugnavano in cinquantadue giorni la città
-di Nicea; donde spartivano l'esercito in due corpi, l'uno destinato a
-correre la Licia e la Panfilia, l'altro a penetrare in Cilicia, dove
-occupava Tarso, Malmistro, seguitando poi alla volta d'Antiochia,
-capitale della Siria, a dodici miglia dal mare, dove era il porto detto
-allora di San Simeone. Colà approdavano i Genovesi, mentre l'esercito
-si travagliava nel difficile assedio. Ma di questo a suo luogo;
-rifacciamoci ora al porto di Genova, dove sta l'armata, sul punto di
-salpare le ancore.
-
-La sera innanzi la partenza, Arrigo fu, come di consueto, alla casa di
-messer Guglielmo. L'Embriaco stava a consiglio coi notabili della città
-presso il vescovo di Ciriaco, e non v'ebbe che Diana a ricevere Arrigo.
-
-— Madonna, — le disse il giovane, — domani si parte.
-
-— Lo so; — rispose Diana, chinando i suoi begli occhi a terra, per
-nascondere due lagrime. — Addio dunque, messere! Il cielo v'abbia
-in custodia, e laggiù, tra le donne di Sion, che hanno fama di tanta
-bellezza, non vi faccia dimenticare di me.
-
-— Oh, non temete! — esclamò egli con accento solenne. — Voi dovete
-credere, madonna, che Arrigo da Carmandino vi terrà la sua fede, come
-credete in Dio e nella lealtà del vostro genitore. Io vi amo, Diana,
-come la più santa cosa che al mondo sia, e un amore cosiffatto non può
-affievolirsi per volger di tempo nel mio cuore, dove esso rimarrà come
-sacro suggello ad ogni cosa che io pensi o faccia in futuro. Io, per
-contro, — soggiunse egli umilmente, — so quanto poco valgo al paragone
-delle grazie vostre, e temo.... temo che gli occhi di Diana degli
-Embriaci non abbiano a cadere su altri, migliori a gran pezza di me.
-
-— Perdonatemi, Arrigo! — ripigliò la fanciulla, dicendo assai più cogli
-occhi supplichevoli che non facesse colle parole. — La donna che vi
-ama voleva celarvi le sue lagrime e nella confusione non ha trovato
-miglior cosa a dirvi che una scortesia. Ma non so parlare, io, come si
-dovrebbe parlare ad un uomo come voi; tutto il meglio dei miei pensieri
-mi resta qui, dentro il cuore. Ora sappiate che qui dentro c'è pure, e
-ben custodita, l'alterezza del sangue d'Ido Visconte, donde scendiamo
-ambedue, e la figlia di Guglielmo non può amare che un prode. O come
-vorreste, messere, che mentre mio padre, mio zio Primo di Castello,
-i miei fratelli, e con essi il fiore dei cavalieri di Genova, fossero
-in Terra Santa a sostenere il buon nome della nostra città (la frase
-è vostra, messer Arrigo), io potessi volger gli occhi intorno.... o al
-basso, — aggiunse ella prontamente, — per guardare i rimasti? —
-
-Diana aveva profferito queste ultime parole con molta veemenza. Era
-forse quella la prima volta che sotto i sembianti della fanciulla
-trasparisse la donna. Del resto il momento era solenne, e amore è gran
-maestro d'eloquenza per tutti. Anche Arrigo fu eloquente a rispondere.
-
-— Di ciò non dubitavo io punto; e voi, madonna, non dubitate di Arrigo.
-Son vissuto finora senza amare altra donna fuor quella da cui nacqui;
-vivrò il restante della mia vita non amando che voi. —
-
-Non ripeterò ai lettori tutto ciò che, seguendo un bandolo così bene
-avviato, andavano dipanando i due giovani in quell'amoroso colloquio.
-Chi non è stato innamorato? E chi dunque non sa che cosa potessero
-dirsi quei due nobili cuori, in un momento solenne, che era il primo e
-poteva anche esser l'ultimo delle loro espansioni?
-
-Diana trasse fuor da uno stipo la fascia di seta, trapunta di sua mano,
-la baciò e la porse ad Arrigo; il quale la prese divotamente, come vi
-sarà facile argomentare, baciandola a sua volta.
-
-Il giorno seguente, sul far dell'aurora, le galere salparono le ancore,
-sciolsero i provesi e si misero alla via. Tutta Genova era sulla
-spiaggia a salutare i suoi cari.
-
-Il mare era cheto e scintillava tremolando ai primi raggi del sole,
-apparso allora allora di là dall'azzurro promontorio di Portofino.
-Una brezza leggiera spirava da ponente, come impromessa di fortunato
-viaggio alle galere della croce.
-
-Diana accompagnò fino al lido il padre, lo zio Primo di Castello e il
-fratello Ugo e Nicolao. Gandolfo del Moro partiva anch'egli per Terra
-Santa, e stava al fianco dell'amico. Ma Diana nol vide, o nol curò; ben
-vide Arrigo, che stava al fianco di suo padre.
-
-La fanciulla si sentìa venir meno; pure, si fece animo, fino a tanto
-i suoi le furono vicini. L'addio di Guglielmo Embriaco fu quello
-d'un padre e d'un eroe; il che vuol dire che egli non ebbe vergogna
-di bagnare con una lagrima amorosa il candido fronte della sua bella
-figliuola.
-
-— Le vostre preghiere, madonna, ci portino ventura. —
-
-Furono queste le ultime parole di Arrigo; a cui Diana rispose con
-un gesto eloquente, alzando gli occhi al cielo, quasi lo chiamasse a
-testimonio del voto.
-
-Ella stette colà, ritta, immobile, senza lagrime, sulla punta del molo,
-fino a tanto le galere non si dileguarono sull'orizzonte. La povera
-derelitta aveva la morte nel cuore.
-
-Quando fu giunta alle sue case, nella sua fida cameretta, le forze
-l'abbandonarono, e pianse, pianse lungamente, colla faccia ascosa
-sul guanciale del suo letticciuolo. Indi, alzati gli occhi ad una
-immagine di Maria, che pendeva dalla parete, e che la volgare credenza
-attribuiva al pennello di San Luca, si fece a pregarla in tal guisa:
-
-— Madre santa, essi vanno a riscattare il sepolcro del vostro divino
-figliuolo. Ma qui rimane una donna, una povera donna, senza padre,
-senza fratelli, senza.... Oh Maria, madre d'amore, fate voi che
-ritornino! —
-
-
-
-
-CAPITOLO IV.
-
-Delle prodezze di Arrigo e dei sottili accorgimenti di messere
-Guglielmo Embriaco.
-
-
-I crociati genovesi mi pigliano per sopraccarico, ed io me ne vado con
-essi in Sorìa; non già per farmi cronista delle loro intraprese, chè i
-consoli non me ne hanno commesso l'ufficio, sibbene per poter scrivere
-qualche pagina di storia ai lettori, in quella parte che si ragguarda
-alla mia narrazione.
-
-Le galere, partite da Genova sui primi di luglio, giunsero in ottobre
-al porto di San Simeone, presso Antiochia, dove allora, espugnata
-Nicea, stavano ad oste i cristiani. Già da quattro mesi l'esercito
-stringeva d'assedio quella città, ma senza alcun pro, imperocchè si
-difettava di artiglierie. Allora, siccome è noto, portavano questo nome
-tutte le macchine da trarre e ingegni di guerra, come a dire le torri
-di legno, le briccole, gli arieti, le testuggini, i gatti ed altri
-arnesi consimili.
-
-Laonde, non è a dire come tornasse grato a messer Goffredo Buglione
-e a tutti gli altri baroni della crociata l'arrivo dei genovesi, che
-si sapeva essere in cosiffatte materie espertissimi. Tosto fu mandato
-incontro ad essi buon numero di cavalieri, per salutare i nuovi
-compagni e affrettare la loro venuta al campo latino.
-
-Messer Guglielmo, a cui già si può dire che le mani formicolassero,
-accolse lietamente i messaggieri dell'esercito e lasciato il fratel
-suo, Primo di Castello, col figlio Nicolao, al comando dell'armata,
-mosse alla volta del campo con grossa schiera dei suoi e con un
-drappello di maestri da operare in ogni specie di legnami e congegni
-ferrati.
-
-Quell'aiuto portò i suoi frutti; i quali tuttavia, per la fortezza del
-luogo, che era difeso da doppia cerchia di mura, e per la validissima
-resistenza degli assediati, non giunsero a maturità che nell'ultimo
-giorno di maggio del seguente anno 1098. Appunto in questo lungo
-frattempo, i genovesi ebbero a patir grandemente delle loro navi. Ed
-ecco in qual modo.
-
-La campagna, tutto intorno ad Antiochia e all'oste dei cristiani, era
-mal sicura, per le continue scorrerie degl'infedeli, ed anco (rincresce
-il dirlo) di molti fedeli, datisi al lucroso mestiere di ladroni, che
-forse aveano già esercitato ne' loro paesi. Non tutti avean preso la
-croce per amore di Cristo; c'erano baroni, che agognavano impadronirsi
-di qualche città in Sorìa, la quale li confortasse della povertà di
-loro castellanie in Occidente, e c'erano avventurieri, che dopo avere
-ribaldeggiato per tutta l'Europa, venivano a cercare miglior fortuna in
-Terra Santa.
-
-Così stando le cose e non potendosi distogliere dall'esercito una parte
-di soldatesche, le comunicazioni degli assediati col mare poteano dirsi
-interrotte, salvo nei casi eccezionali dello approvvigionamento, per
-cui si spiccavano grossi drappelli fino al porto di San Simeone. E
-quivi un bel giorno corse la voce, che lo esercito dei cristiani fosse
-stato disfatto, parte uccisi, o prigioni, e tutti gli altri sbandati
-per la campagna, senza speranza di poter guadagnare la spiaggia. La
-nuova era stata recata da due capitani d'oltremonte, i quali, una notte
-in cui gli assediati erano usciti dalla città e piombato in mezzo ai
-cristiani, sopraffatti dalla paura, avean preso la fuga e giù a spron
-battuto erano giunti fino al mare.
-
-Il fratello e il figlio dell'Embriaco non sapeano che farsi, se lasciar
-le navi per andare in traccia dei superstiti e morire con essi, o
-salvare almeno l'armata, mettendosi al largo. Mentre così stavano
-incerti, non dando retta a Gandolfo del Moro, il quale parteggiava
-caldamente per un ritorno sollecito, ecco giungere alla spiaggia, dalle
-parti d'Ascalona, numerose schiere di Saracini, i quali accennavano di
-muovere alla volta d'Antiochia. Lo sbarco era fatto impossibile ormai;
-la perdita dei compagni più che sicura. Prevalse allora il consiglio
-di Gandolfo, e le galere genovesi usciron dal porto, per ritornarsene
-mestamente in Liguria.
-
-Per colmo di sventura, sui primi giorni di navigazione, l'armata fu
-colta da una fiera burrasca, così che fu mestieri pigliar terra a
-Mirrea, nell'Asia Minore, sottoposta allora al dominio dell'imperatore
-Alessio, quel tale che amava i Crociati come il fumo negli occhi
-e s'augurava di vederli cader tutti quanti sotto le scimitarre dei
-seguaci di Macone.
-
-A guardare le cose dal lato suo, il Bizantino non aveva poi tutti i
-torti del mondo. Tra quei fieri baroni d'Occidente, che andavano al
-conquisto di Gerusalemme, ce n'erano parecchi, e dei più riputati, pei
-quali il sepolcro di Cristo era un pretesto e nient'altro. A costoro
-era entrato in mente che, facendo il loro tornaconto, facevano ad un
-tempo quel della fede. Però, giunti appena a Costantinopoli, facilmente
-si scordavano di Gerusalemme, pensando che la conquista dell'impero
-di Oriente sarebbe stata la cosa più agevole e più utile del mondo.
-E già aveano proposto il colpo a Goffredo di Buglione; ma quell'anima
-onesta non volle sentirne altro, e costrinse anzi tutti quei principi e
-baroni a rendere omaggio all'imperatore Alessio per tutte le terre che
-avrebbero conquistate.
-
-Narra per l'appunto un cronista, che, mentre giuravano, uno di essi,
-conte di vecchia nobiltà, fu così ardito da andare a sedersi sul trono
-imperiale, e il povero Alessio non gli disse verbo, ben conoscendo
-l'oltracotanza dei Franchi. Il conte Baldovino, fratel di Goffredo,
-fece star su l'insolente, dicendogli che non era costume di sedersi in
-tal guisa a fianco degl'imperatori. L'altro obbedì, ma non si ristette
-dal guardare in cagnesco il monarca, dicendo nella sua lingua: «_Voyez
-ce rustre, qui est assis, lorsque tant de braves capitaines sont
-debout!_» L'imperatore si fe' voltare in greco quelle parole. Egli
-dice, spiegò l'interprete: vedete quel villano che sta seduto, mentre
-tanti prodi capitani son ritti in piè! Allora Alessio fece chiamare
-costui e gli chiese il suo nome. — «Son Francese, rispose questi, e
-dei più nobili. Nella mia terra egli c'è, sull'incontro di tre vie,
-una chiesa antica, dove ognuno che abbia voglia di combattere entra a
-pregare il Signore Iddio ed aspetta il suo avversario. Io ho avuto un
-bello aspettare; nessuno ha ardito venirci.»
-
-Alessio Comneno non volle udire di più, e non si tenne sicuro fino a
-tanto non ebbe mandato in Asia l'ultimo di quei capitani Fracassa. Io
-torno al racconto.
-
-A Mirrea non c'era presidio di Greci e le galere c'entrarono come in
-casa loro. Così mi sembra che s'abbia a dire, poichè non dissimilmente
-pensarono i nuovi arrivati che andasse la bisogna, non si peritando
-di portar via dalla chiesa di San Nicolao le venerate reliquie di San
-Giovanni Battista, colà custodite da quei bravi calogèri.
-
-Taluno dei moderni miscredenti penserà che quei monaci spacciassero
-una frottola ai Genovesi; e battezzassero quelle ceneri col nome di
-Precursore, a bella posta per farsele prendere e liberarsi da quegli
-ospiti un tal poco prepotenti che dovevano essere i nostri antenati.
-Ma per siffatta gente ci sono i documenti che parlano. Nell'Archivio di
-Genova si conservano le lettere di Alessandro III e di Innocenzo IV, le
-quali rendono testimonianza certissima che quelle non fossero ceneri da
-bucato, ma le vere ed autentiche reliquie del Battista. Carta canta e
-villan dorme; così dice il proverbio.
-
-L'armata giunse a Genova; ma la sua lunga dimora nel porto di Mirrea
-aveva fatto sì che la infausta notizia di cui era portatrice alla
-patria, fosse preceduta da più recenti e lieti messaggi del campo
-cristiano: come la paura di alcuni fuggiaschi avesse fatto correre
-la voce d'una sconfitta e come l'avesse poi malamente conformata la
-presenza di alcuni drappelli saracini innanzi al porto di San Simeone.
-L'arrivo delle galere non recò dunque nessun lutto in città, e quando
-per contro si riseppe che portavano le sante reliquie del Precursore,
-fu una gran festa da per tutto, e v'ebbe chi ringraziò la Provvidenza
-dell'errore, aggiungendo esser vero verissimo che tutto il male non
-vien per nuocere. E poco mancò che il vescovo Ciriaco non gridasse
-il Nicolao, collo zio Primo e con Gandolfo del Moro, salvatori della
-patria.
-
-Il buon vecchio ebbe cionondimeno tanta gioia, che morì poco dopo,
-e gli successe Airaldo Guaraco, o Guarco, il quale resse la chiesa
-diciassette anni, _et fue uomo di grande dottrina per li suoi tempi._
-
-Quando le galere fecero ritorno in Soria, Antiochia era espugnata da
-mesi parecchi, e i Crociati erano già passati per la famosa valle di
-Giosafat, gridando: «Jerusalem!» alla vista della santa città.
-
-Messer Guglielmo Embriaco, appena i messaggeri vennero a dirgli che due
-galere dell'armata genovese, la quale stava dalle parti d'Antiochia,
-erano giunte a Joppe ad aspettare i suoi comandi, lasciò Arrigo da
-Carmandino a capo delle schiere genovesi in sua vece, e corse al mare,
-seguito dal figlio Ugo e da una compagnia di balestrieri.
-
-Il Carmandino, del quale ho taciuto finora per la necessità di tirare
-innanzi il racconto, s'aveva guadagnato molta rinomanza in mezzo
-ai Crociati d'ogni nazione, per le prodezze sue non meno che per la
-saviezza dei consigli. Durando l'assedio d'Antiochia, uno dei capi
-saracini, cavalier generoso e insofferente di indugi, era uscito dalla
-città sfidando a singolare combattimento quello dei cavalieri cristiani
-che si fosse sentito da tanto. La novità della cosa, più che la fama
-del guerriero, la quale era del resto grandissima, avean fatto rimanere
-un tratto incerti i baroni crociati, e di quell'istante fece suo pro'
-il Carmandino per andar contro all'araldo e raccogliere primo il guanto
-di Bahr-Ibn, chè così avea nome il Saracino.
-
-La giostra si tenne il giorno di poi, su d'una spianata in riva
-all'Oronte, presenti i capi dell'esercito latino da una banda, e quei
-degl'infedeli dall'altra. Guglielmo Embriaco avea di sua mano indossata
-la maglia d'acciaio al diletto giovane e serratagli la gorgiera
-dell'elmetto sul collo.
-
-L'assalto fu violento da ambe le parti; ma Arrigo da Carmandino
-stette fermo in arcioni. La sua lancia si era spezzata contro l'elmo
-dell'avversario, che ne ebbe come uno stordimento al capo, e fu appena
-a tempo di trarre la spada, quando Arrigo tornò a briglia sciolta sopra
-di lui. Il cozzo dei ferri durò lunga pezza, chè bene combattevano
-ambedue; finalmente il Saracino toccò un colpo sì fiero, che gli ruppe
-l'elmetto e aperse ancora una lunga ferita sul fronte. In quanto ad
-Arrigo, egli aveva l'armatura rotta in due o tre punti e spargeva
-anch'egli il suo sangue per due ferite, fortunatamente non gravi.
-
-Il cavalier saracino si diede per vinto. La sorte delle armi lo avea
-fatto prigioniero del Cristiano; ma il Carmandino non volle saperne
-di riscatto, e come Bahr-Ibn fu risanato, egli lo rimandò libero in
-Antiochia, non chiedendo altro da lui se non che si astenesse dal
-combattere contro i Cristiani fino all'espugnazione della città, o
-altrimenti alla levata dell'assedio. Là qual cosa essendo giusta,
-secondo le costumanze guerresche d'allora, fu giurata dal Saracino,
-che si partì dal campo, commosso per tanta gentilezza d'animo, e quasi
-contento d'essere stato vinto alla prova dell'armi da un cavaliere
-siffatto.
-
-Torniamo ora a Guglielmo Embriaco, che abbiamo lasciato sulla strada di
-Joppe. Giunto colà, ebbe a mala pena il tempo di salire a bordo della
-galera padrona, e di chiedere novelle ai suoi della amata figliuola,
-che i marinai in vedetta sui calcesi annunziarono la presenza di molte
-vele dalla parte del mezzogiorno.
-
-L'Embriaco salì tosto sul castello di poppa per osservarle, e conobbe
-esser quelle di parte nemica. Le navi dei latini erano infatti a
-tramontana, nel porto di San Simeone, e quest'altre venivano da
-Ascalona, dove sapevasi raccolta l'armata del soldano d'Egitto. Messer
-Guglielmo, colla prontezza d'occhio del marinaio, non istette molto ad
-intendere com'egli s'avesse davanti tutte le forze navali del Soldano,
-e, prima di scendere dal castello di poppa, aveva già formato il suo
-disegno nell'animo.
-
-Passarono tre quarti d'ora, in cui le navi degli egiziani non fecero
-che avvicinarsi a furia di remi, dacchè il vento spirava poco propizio
-alla loro venuta. I marinai genovesi stavano affacciati alle scale
-di fuori banda e lunghesso le impavesate, guardando con ansietà quei
-legni, il cui numero si accresceva man mano che si facean più vicini, e
-non levavano gli occhi da quella parte se non per guatare all'Embriaco,
-che stavasi ritto, colle braccia incrociate sul petto e le ciglia
-aggrottate.
-
-Lo stato delle due galere non era per fermo il migliore del mondo.
-Erano esse ben armate e difese da uomini gagliardi, sotto il comando di
-un prode capitano; ma che cosa avrebbe potuto il valore contro quelle
-trenta navi saracene, le quali non aveano che a presentarsi in lizza
-per vincere?
-
-Questi ed altri somiglianti erano i pensieri della marinaresca; ma
-egli bisognerà dire a sua gloria, che nessuno pensava alla resa. Già
-tutti si disponevano a combattere disperatamente e a farsi ammazzare
-sull'arrembata.
-
-Messer Guglielmo non aveva ancora aperto bocca. Quando le navi nemiche
-non furono più che a tre tiri di balestra, egli fe' voltare la prora a
-tramontana e comandò la voga arrancata, accennando ai Saracini di voler
-prender il largo e fuggire.
-
-Le galere, cedendo all'impulso dei remi, pigliarono l'abbrivo in alto
-mare. Allora il capitano dei Saracini si tenne sicuro di vincere,
-e comandò che le sue navi s'avanzassero in modo da formare un largo
-cerchio sul mare, dentro cui sarebbero côlti i fuggiaschi, come fiere
-in caccia.
-
-Dal canto loro, gli uomini delle due galere non avevano capito nulla
-di quella mossa dell'Embriaco, la quale pareva ad essi il colmo della
-temerità. Gandolfo del Moro fu il primo a dirne il suo giudizio ad alta
-voce, affermando che di tal guisa e' sarebbero caduti prigioni in meno
-di un'ora.
-
-Ma messer Guglielmo, niente turbato, si volse, e crollando le spalle,
-disse a Gandolfo queste due sole parole:
-
-— Avete paura? —
-
-Era questa la frase consueta dell'Embriaco in simili casi, e non s'era
-dato mai che ella non costringesse i contradittori al silenzio. Però
-Gandolfo non ardì rispondere altro, se non poche parole confuse, colle
-quali cercava di colorire alla meglio il senso della sua osservazione.
-
-— Non temete! — soggiunse allora Guglielmo. — Non passerà mezz'ora
-che noi saremo tutti in salvo, e senza colpo ferire. Vedete come que'
-cani si dispongono a darci la caccia! Quel povero capitano ha creduto
-che io volessi sfuggirgli in alto mare e subito allarga le sue ali
-per metterci in mezzo, senza avvedersi che sparpaglia i suoi legni e
-non potrà più farsi udire quando ci avrà altri comandi a dare. Suvvia,
-figliuoli! nel nome di San Giorgio! Leva remi! Orza, al timone! Vira di
-bordo! La prua contro terra! Forza nei remi! Arranca! Benissimo, così;
-e adesso, buon dì ai Saracini! Che ve ne pare, Gandolfo? Saremo noi
-fatti prigioni in mezz'ora? —
-
-Dalle parole del capitano i lettori hanno già indovinato il suo
-stratagemma qual fosse: divider le forze dell'armata nemica, e, quando
-ella si fosse impacciata in que' movimenti disgregati per dargli
-caccia, voltar la prora a terra e lasciare i Saracini scornati. Appena
-le ciurme trapelarono l'ardito disegno, levarono un grido di giubilo e
-si diedero con maggior lena a stringere la voga.
-
-Ma questa non era che la prima parte del disegno di Guglielmo Embriaco.
-La seconda era dieci cotanti più malagevole. Importava di sfuggire ai
-Saracini, facendo getto delle galere e salvando tutto ciò che potea
-tornar utile al campo latino. In quelle due galere erano molti maestri
-d'operare, con gran copia di strumenti ed attrezzi, dei quali messer
-Guglielmo sapea per prova il difetto nei quotidiani lavori d'assedio.
-
-— Fermi a' banchi, i rematori! — prese egli da capo a gridare. — Tutti
-gli altri si tengano saldi al sartiame e dove possono meglio! Ora,
-figliuoli, raccomandiamoci a San Giorgio il valente, e avanti contro la
-spiaggia! —
-
-Un nuovo scoppio di evviva accolse questo comando di Guglielmo
-Embriaco. Le due galere volarono sui flutti, e le chiglie vennero in
-breve ora a rompere sulla ghiaia del lido, entro cui si affondarono
-fino a mezzo della loro lunghezza, tanto era stata la violenza
-dell'urto. Molti dei marinai, sebbene si tenessero parati a quel colpo,
-stramazzarono sulla tolda.
-
-Ma, grazie a San Giorgio il valente, nessuno si acciaccò tanto da
-dover rimanere supino, e tutti, anche coloro che aveano le membra
-indolenzite, gridarono a squarciagola, esaltando lo stratagemma di
-messere Guglielmo.
-
-Ben s'erano avveduti gli Egizii dell'inganno in cui li avea tratti il
-Cristiano; ma già gli era tardi per rimediarvi, e non tornava d'alcun
-pro mordersi le labbra. Il capitano, con tutti quei legni che potevano
-obbedirgli, mise la prua sulla terra e giù alla disperata, con gran
-forza di remi e di bestemmie. Senonchè, giunti a un trar di balestra
-dal lido, i Saracini videro fallita ogni loro speranza. I Genovesi,
-profittando di un'ora di tempo che era corsa tra lo arenamento e
-l'arrivo dei nemici, avevano fatto un salto a terra, tagliando il
-sartiame e portando seco tutte le vele, i ferramenti, i congegni, le
-macchine, e ogni altra cosa che mettesse conto trar via. Sulla spiaggia
-si vedevano ancora tutte le cose salvate, ma v'erano a custodia i
-bravi Genovesi, con molti degli abitanti di Joppe, i quali, scaldati
-dall'esempio, avrebbero voluto menar le mani ancor essi.
-
-Il nemico si provò a pigliar terra; ma non sì tosto il primo
-sandalo, carico d'armati, fu per avvicinarsi alla riva, i balestrieri
-dell'Embriaco presero a sfolgorarlo con tiri così ben aggiustati, che
-freddarono molti Maomettani e persuasero il loro capitano a tornarsene
-dond'era venuto.
-
-E così, per sottile accorgimento dell'Embriaco, furono salve le vite di
-tanti valentuomini e maestri d'operare in arnesi di guerra, con tutti i
-loro strumenti preziosi.
-
-Il giorno appresso, giungevano al campo latino, accolti dalle grida
-d'esultanza di tutto l'esercito e dalle congratulazioni di Goffredo
-Buglione. Questi grandemente pregiava i Genovesi che costituivano nel
-suo campo ciò che oggi si chiamerebbe il genio e l'artiglieria, mentre
-tutte quelle schiere, venute di Francia e d'altri luoghi d'Europa, non
-erano che cavalieri e fantaccini.
-
-Laonde, le cose della guerra, che pareano difficilissime prima,
-sembrarono un nulla dopo l'arrivo di que' nuovi artefici. Fu assegnato
-loro l'alloggiamento tra quella eletta di cavalieri e di balestrieri
-che erano rimasti sotto il comando di Arrigo da Carmandino e la
-gente guidata dal conte di Tolosa; intanto fu deliberato di metter
-subito mano alla costruzione di due grosse torri di legno, le quali
-sovrastassero, colle loro merlate, alle mura della città assediata.
-
-
-
-
-CAPITOLO V.
-
-Di una gran torre di legno, che comandò a molte torri di pietra.
-
-
-Era nei pressi di Gerusalemme una selva, non molto fitta, per
-verità, la quale fu spogliata interamente dei suoi alberi, per quelle
-costruzioni che l'Embriaco disegnava di fare. Nessuno aveva pensato,
-prima di lui, a cavar profitto da quella boscaglia; di guisa che non si
-aveano, per le necessità dello assedio, che poche macchine, costrutte
-da artefici mal destri.
-
-Questa volta gli artefici sono valenti per ogni maniera di congegni, e
-il capo, disegnatore ed operatore ad un tempo, è lo illustre messere
-Guglielmo. In quella che una parte dei suoi manovali preparano
-catapulte, baliste, arieti ed altri arnesi minori, il maggior numero
-suda intorno ad un'opera, non meno maravigliosa, e in pari tempo, più
-vera del famoso cavallo di Troia; vo' dire la torre murale, che servirà
-d'esemplare ad altre due di pari grandezza, tutta intessuta di pino e
-di abete e fasciata di cuoio, per ischermirsi dal bitume infiammato,
-con cui le genti assediate usavano allora respingere gli assalti.
-
-Quella gran mole è il capolavoro di Guglielmo Embriaco. Ella si
-scommette e si ricompone, si tien ritta e si snoda, a talento dei
-difensori, tanto ne sono ben condotte e piene d'artifizio le mille
-giunture. Il piano più basso è aperto da due lati, per dar passaggio e
-libertà di moto ad una trave smisurata, col capo a foggia di montone,
-la quale ha l'ufficio di scuotere le mura dalle fondamenta; mentre la
-parte superiore della torre è congegnata in modo da potersi piegare a
-guisa di ponte sui merli, e dal corpo della macchina si spinge subito
-in su una nuova torre, che sopraggiudica quel ponte improvvisato, e
-vi scarica all'uopo i suoi combattenti. Un centinaio di saldissime
-ruote, cerchiate di ferro, sostengono quella macchina enorme e le danno
-facilità di movimenti, a malgrado del suo peso e del soprassello degli
-armati.
-
-In breve spazio di tempo la torre è compiuta, e due altre, siccome ho
-già detto, di egual forma e capacità, le tengono dietro.
-
-Tutto il campo traeva ogni giorno a contemplare questa meraviglia dei
-Genovesi. Dal canto loro, i Saracini, che dall'alto delle mura vedevano
-ogni mattina gran salmerie di legname essere portate dai camelli nel
-campo latino, si beccavano il cervello per indovinarne la cagione, e
-avendola finalmente risaputa, non riuscivano a capacitarsi del perchè
-s'innalzassero quelle moli, le quali (pensavano essi) non avrieno
-potuto esser tratte un palmo più lunge dal loro cantiere.
-
-Ma gl'infedeli aveano fallato il conto. Nella giornata del 3 di luglio
-dell'anno 1099 _dopo la fruttifera_ _incarnazione_ fu un continuo trar
-di baliste e di briccole, che rovinarono le mura in luoghi parecchi;
-laonde la notte fu tutta spesa dagli assediati nel riparare i loro
-danni e afforzare i punti che l'esperienza avea chiarito più deboli.
-
-L'aurora del giorno quarto spuntò, e grande fu il turbamento dei
-Pagani, quando s'avvidero che le torri non erano più al loro luogo
-consueto, ma stavano in quella vece sotto alle mura. Grida di stupore
-e di spavento salutarono la molesta vicinanza di quelle smisurate
-macchine, le quali erano collocate in guisa da offendere la città per
-tre lati, mentre lo spazio che correva tra ognuna di esse, era colmato
-degli altri arnesi minori, tutti pronti a battaglia.
-
-Alle grida dei Saracini rispondono quelle dei Crociati, e l'assalto
-incomincia. E qui, sebbene non sia còmpito mio, non posso resistere
-ad una voglia spasimata che mi ha preso, di raccontarvi, se non tutti,
-almeno parecchi dei particolari di quella gloriosa giornata.
-
-Si fa un gran parlare delle nostre moderne artiglierie, e non a
-torto, imperocchè le palle scagliate a forza di fuoco traggono più
-lontano e fanno più larga la breccia. Ma le artiglierie di messere
-Guglielmo non eran troppo da meno, in quanto allo spettacolo che esse
-davano di sè. L'aria era oscurata da nugoli di dardi e verrettoni che
-scagliavano i Saracini; ma il danno era poco; le schiere latine si
-tenevano ancora distanti, e gli uomini delle macchine si stavano bene
-al riparo. Per contro, questi ultimi fornivano più larga bisogna; gli
-arieti scrollavano le mura con impeto grandissimo, e la terra ad ogni
-colpo traballava sotto i piedi ai difensori di quelle. Dall'interno
-delle torri, che si levavano al paro della cresta delle mura, uscivano
-fischiando le frecce dei balestrieri e non cadevano in fallo. Dall'alto
-poi di quelle moli, ruinavano giù sui merli e ballatoi del nemico
-grosse palle di marmo e globi di pece infiammata, che sgominavano,
-rompevano, bruciavano ovunque cadessero.
-
-Mentre questa gragnuola piombava sui Saracini, le mura per lunghi
-tratti s'erano sfaldate al cozzo degli arieti e all'urto dei sassi,
-scagliati da più che cento tra briccole e baliste. Allora parve
-acconcio al Buglione di far innoltrare il nerbo delle sue schiere,
-sotto il riparo dei gatti, che erano macchine intessute di legno e di
-vimini, fino ai piè delle mura. E il cenno fu eseguito; tra i rottami
-ammonticchiati, la grandine dei sassi, dei verrettoni e del bitume
-acceso, l'oste cristiana si lanciò alla scalata.
-
-Il vento, levatosi impetuoso pur dianzi, le tornò di grande vantaggio,
-imperocchè gli assediati non poteano molto servirsi delle fiaccole che
-scagliavano sui nemici, e quelle dei Cristiani, così secondate dalla
-bufera, andavano facilmente sulle mura e ardevano i sacchi di strame,
-le stuoie e gli altri ripari, che i Saracini v'andavano sospendendo man
-mano, per ammorzare i colpi delle baliste.
-
-L'incendio in breve ora si propagò; nè l'acqua valeva a frenarlo. Il
-fumo e l'ardore acciecavano, soffocavano gl'infedeli, lasciando una
-parte di muro senza alcuna difesa. Di ciò si giovarono gli assalitori
-per uguagliare il terreno, facendo piana la strada a quella torre,
-che era comandata dall'Embriaco in persona, e che fu tosto avvicinata
-cosiffattamente al parapetto, da poter tentare la gettata del ponte.
-
-Cotesto disegnava di fare l'Embriaco; ma gli bisognò vincere da prima
-un ostacolo nuovo. Era piantata sulle mura una grossa antenna, a cui
-gli assediati avevano sospesa per traverso una trave ferrata, e con
-questa pigliavano a sfrombolare di replicati colpi la torre. L'Embriaco
-non si perdette d'animo. Fe' dar di mano alle falci murali, che stavano
-piantate ai fianchi della torre, e, studiato il momento che quel
-poderoso arnese tornava a picchiare il gran colpo, quattro falci alzate
-ad un tempo colsero al passaggio la gomena di sostegno, e il tronco
-inerte cadde con grande rimbombo sul parapetto, pestando nella caduta i
-suoi medesimi serventi, che già se ne ripromettevano il trionfo contro
-la macchina nemica.
-
-Allora l'Embriaco potè mandare il suo disegno ad effetto. La cima della
-torre, snodata da un fianco, cadde dall'altro sulla opposta muraglia e
-i Pagani non poterono più farle impedimento.
-
-— Messer lo duca, — disse allora l'Embriaco a Goffredo di Buglione, che
-era salito sulla torre per esser pronto a balzare nella santa città, —
-il ponte è fatto, e, sebbene io m'abbia un gran desiderio di corrervi
-su, debbo pur cedervi il passo. Non sarà mai detto che Guglielmo
-Embriaco abbia voluto andar primo, dov'era il più prode e nobil
-guerriero della Cristianità.
-
-Il Buglione non rispose a quelle parole, ma un riso ineffabile si
-dipinse sul suo volto inspirato. Abbracciò e baciò sulla fronte
-l'Embriaco, rialzò la ventaglia dell'elmo, e s'innoltrò colla mazza in
-alto, lungo il cammino coperto. Frattanto, dall'ultimo ripiano della
-torre, che era stato mandato su, in luogo dell'altro arrovesciato sulle
-mura, gli arcadori genovesi con spessi colpi tenean lontani i nemici.
-
-L'Embriaco, che per la sua grande modestia, non aveva voluto esser
-primo, si gettò sulle orme di Goffredo, e dietro a loro corsero spediti
-i più valenti cavalieri dell'esercito.
-
-In quel mezzo, Arrigo da Carmandino, che stava colla sua gente a
-guardia della seconda torre, si struggeva di avere e rimanersi degli
-ultimi. E mentre Primo, il fratello dell'Embriaco, faceva con grande
-difficoltà innoltrare la sua gran mole di legno, egli, insofferente
-d'indugi, messe fuori una proposta, che trovò subitamente eco tra i più
-animosi. Anselmo Rascherio, Gontardo Brusco, Ingo Flaòno lo seguono, e
-con essi una ventina di cavalieri appiedati, facendosi sotto le mura
-con scale e rampini, e schermendosi dai colpi nemici colle targhe
-levate in alto e raccolte a mo' di testuggine. La muraglia, come si è
-detto, era sfaldata in più luoghi e rotta pel gran trarre di baliste e
-montoni. S'inerpicano per le macerie ammonticchiate, gettano i rampini
-alla merlata, appoggiano le scale, e su lestamente di piuolo in piuolo.
-Altri del campo li seguono a torme, infiammati dal nobile esempio,
-anelanti di afferrare la cima. Parecchie scale, già gremite di uomini,
-sono divelte dal muro; vanno ruzzoloni i soldati nella polvere e nel
-sangue; ma si rialzano, rimettono in piedi le scale, tornano più feroci
-all'assalto. Di questa guisa giungon parecchi sulla cresta del muro;
-Arrigo è il primo di tutti; le pietre, le lancie appuntate, i fendenti
-delle spade, fan mala prova su lui, che para quella tempesta di colpi
-collo scudo levato.
-
-Afferrare i merli, balzare in piè sulla feritoia e impugnare la mazza
-ferrata, fu un punto solo per lui. I primi che si fecero a contendergli
-il terreno, stramazzarono sotto la furia di quell'arma, menata a
-cerchio dal braccio giovanile. Frattanto una diecina dei suoi avevano
-agio a salire, e quel tratto di spalto fu ben presto spazzato dai
-suoi difensori. Il Carmandino gittò allora la mazza, e, strappata la
-bandiera dalle mani dell'alfiere che lo aveva seguito, sguainò la sua
-lama poderosa, e corse, volò da quel lato, dove la torre di messere
-Guglielmo, piegatasi a foggia di ponte, vomitava soldati sul baluardo.
-
-Colà appunto Goffredo di Buglione, Eustachio conte di Bologna, suo
-fratello, e l'Embriaco, pugnavano valorosamente contro uno stuolo di
-Saracini, che facevano ressa per rovesciarli dalla merlata. L'arrivo
-del Carmandino colla sua gente sul fianco degl'infedeli, mutò le sorti
-della pugna. I Saracini mietuti cadevano e il ponte coperto dava adito
-a sempre nuovi combattenti. La bandiera della croce sventolò finalmente
-vittoriosa sovra un monte di cadaveri.
-
-Da un altro lato, il valoroso Tancredi, principe di Taranto, entrava
-nella città, facendo aspro governo dell'oste pagana. Alle ore tre dopo
-il meriggio, per le mura cadenti, per le porte sfondate, l'esercito
-cristiano irrompeva in città, gridando: «Dio lo vuole!» e Gerusalemme,
-dopo quattrocento novant'anni di servitù, era perduta pei Saracini.
-
-Non è mio còmpito narrare per filo e per segno tutto ciò che avvenne
-di poi; nè la espugnazione della torre di David, nella quale s'erano
-chiusi i Saracini, aspettando soccorsi del soldano d'Egitto, o di
-Babilonia, siccome dicevasi allora, dando il nome di Babilonia alla
-città del Cairo; nè la battaglia combattuta sul piano di Ramnula, che
-fiaccò le corna e l'orgoglio al sopraggiunto aiutatore, assicurando
-così la conquista di Sion. Per tutti questi negozi rimando i lettori
-agli ultimi canti del poema di Torquato, del sommo e sommamente
-infelice Torquato, i quali valgono da soli tutta la prosa che io potrei
-buttar giù, vivendo cent'anni. Ora Iddio tolga che l'una cosa e l'altra
-mi avvenga; molesta la prima ad ogni ragion di scaffali; l'altra
-molestissima a me.
-
-Questo solo dirò, che i crociati genovesi, com'erano stati gagliardi
-all'assedio, così furono alla giornata di Ramnula, e messer Guglielmo
-s'ebbe la miglior parte dei tesori del Soldano, oro, argento, gemme
-e tessuti d'altissimo pregio; laonde, come fu l'ora di tornarsene in
-patria, gli bisognò comperare una galèa per allogarvi il bottino. Le
-sue navi, s'è detto, eran andate a rompere sulla spiaggia di Joppe, in
-quella giornata che campò i Genovesi dall'urto di tutta quanta l'armata
-del Soldano d'Egitto.
-
-— Il Babilonese me l'ha pagate a misura di carbone, le mie povere
-galere! — disse messer Guglielmo, ridendo, in quella che col fratello,
-con Arrigo e coi superstiti concittadini, s'imbarcava nel porto di San
-Simeone, memore di tante lor gesta.
-
-Imperocchè, nè egli, nè altri dei Genovesi, avea voluto rimanere in
-Soria. A Goffredo di Buglione, fatto re di Gerusalemme, il quale gli
-profferiva la signoria d'una provincia, per farlo pari a tanti altri
-baroni che meglio s'erano adoperati alla liberazione della santa città,
-l'Embriaco aveva risposto, scusandosi: — Noi siamo marinari; i feudi
-nostri sono sul mare, ed hanno bisogno di specchiarvisi, come le torri
-di Genova nostra.
-
-— Orbene, — aveva soggiunto Goffredo, — qui la bisogna non è finita;
-tornate, messere Guglielmo; tornate con maggior numero dei vostri, che
-so per prova quanto valgano, non pure come arcadori, mastri d'operare
-ed espugnatori di ròcche, ma eziandio come cavalieri di lancia e
-spada — (e queste parole rivolte in parte ad Arrigo di Carmandino,
-rallegrarono il paterno cuore dell'Embriaco); — tornate presto e a voi
-commetteremo di restituire alla Croce quanto è di spiaggia da Biblo ad
-Ascalona.
-
-— E lo farò, — rispose Guglielmo; — coll'aiuto di Dio e del valoroso
-barone San Giorgio, lo farò. Nulla è ormai che ci abbia a tornar
-malagevole, sotto gli auspici vostri.
-
-— Tornate dunque sollecito, — disse sorridendo il Buglione d'un suo
-malinconico riso, — imperocchè io sento tal cosa qua dentro, — (ed
-accennava il petto) — che non mi concederà di attendere a lungo. Non
-vi turbate, messere Guglielmo; quel che ho vissuto mi basterà per
-mandarmi contento. Chi più avventurato di me, se, la mercè vostra e di
-tanti prodi cavalieri, ho potuto liberare il sepolcro di Cristo dalla
-ignominia del culto di Macone? Ben potrei ora, alla guisa di Simeone,
-intuonare il _Nunc dimittis servum tuum_, e senza esser notato di
-immodestia. —
-
-Indi a due giorni le schiere genovesi, assottigliate di molto, ma
-liete, superbe, inebbriate dalla vittoria, scioglievano le vele dalla
-spiaggia di Palestina.
-
-
-
-
-CAPITOLO VI.
-
-Che è tutto un miscuglio, come la minestra maritata di Anselmo.
-
-
-Fu venturoso il tragitto. Le galere genovesi giunsero alle patrie
-rive, e salutarono le tre torri del Castello la mattina del 24 dicembre
-1099. Poco più sotto di quelle, sul culmine di un'altra torre, Arrigo
-da Carmandino, la mercè di quella seconda vista che aiuta gli amanti,
-scorse alcunchè di bianco, che gli fe' battere il cuore. Egli si
-rimaneva immobile, estatico, sul castello di poppa, cogli occhi intenti
-a quel bianco, allorchè sentì una mano posarsi dolcemente sulla sua
-spalla.
-
-— Non pare anche a voi, Arrigo, che sia Diana, lassù? —
-
-Così parlava Guglielmo; e Arrigo non gli rispose; ma si fe' rosso
-in volto come una brace, vedendo scoverto il segreto della sua
-contemplazione amorosa.
-
-Il popolo salutò festante i reduci vincitori; il focolare domestico
-esultò di raccogliere a sè dintorno i suoi cari per la festa
-tradizionale di Ceppo. In molte case furono pianti e sospiri; ma la
-fede ha virtù di tergere le lagrime e di racconsolare i cuori, nella
-speranza d'un ricongiungimento che più non patisca offese dalla fortuna
-o dal tempo. E non erano martiri della fede, gli estinti? Non erano
-saliti al cielo colla palma del trionfo? Questo ed altro di somigliante
-disse il clero dai pergami, per modo che i superstiti si gloriarono
-dei caduti, e la città tutta quanta si rinfiammò ad altre imprese per
-l'anno vegnente.
-
-Messere Guglielmo recava per l'appunto lettere di Goffredo Buglione e
-del patriarca Damberto ai consoli e al popolo tutto di Genova, nelle
-quali, narrata la espugnazione d'Antiochia e di Gerusalemme, era fatto
-invito ai Genovesi di accorrere in Terra Santa con più validi aiuti.
-Come fossero accolte dal popolo, argomenti il lettore, riconducendosi
-coll'animo a quei tempi e a quella novità d'imprese, in cui,
-tornaconto, religione e carità cittadina avevano la sua parte.
-
-Nella assenza dei crociati, Genova s'era guasta colle discordie.
-Nobili di prosapia romana, uomini nuovi saliti a possanza consolare,
-altri venuti dal contado, quali investiti di feudi vescovili, quali
-di feudi imperiali, mal potevano durare in pace, ove un più grave
-negozio non fosse venuto a disviare le menti. Epperò, nel furiar delle
-parti, s'era dismesso il consolato; che era il terzo d'indole laica
-consentito alla città, poichè s'era liberata dalla intromissione del
-vescovo nelle cose civili. Amico Brusco, Moro di Piazzalunga, Guido di
-Rustico del Riso, Pagano della Volta, Ansaldo del Brasile, Bonomato
-del Molo, essendo usciti di carica, il comando era divenuto una _res
-nullius_, in preda ai più audaci, o ai più scaltri. Ma l'annunzio dei
-fortissimi fatti, scaldando tutti i cittadini di nobile entusiasmo, li
-ridusse prontamente a più fraterni consigli e i valentuomini sopradetti
-tornarono di buon grado in ufficio.
-
-La nuova crociata fu bandita in città, senza mestieri di legati
-pontificii; nel giro di pochi dì, ottomila uomini, il fiore della
-gioventù genovese, pigliarono la croce, laonde fu mestieri allestire
-ventisette galere. Fu questo l'esercito, ma, poichè giungevano d'ogni
-parte pellegrini, desiderosi di accorrere in Terra Santa, alle galere
-si aggiunsero sei navi onerarie, le quali andassero di conserva con
-quella ragguardevole armata.
-
-E non contenti di andare eglino stessi, i Genovesi spedirono le lettere
-gerosolimitane in volta per le città e castella di Lombardia, dove
-tutti gli animi si accesero di pari entusiasmo, e laici e chierici,
-il vescovo di Milano, il conte di Briandate, molti conti e marchesi
-e grand'oste con essi, andarono per la via di Costantinopoli, dove
-occorse loro ciò che vedremo più avanti.
-
-In città fu un grande rimescolìo, un'ansia, un'ebbrezza universale,
-fino alle calende d'agosto del 1100. Sei mesi erano pur necessari
-a tanti apprestamenti di guerra; che anzi è da dire, l'operosità
-genovese, diventata proverbiale in processo di tempo, non aver mai
-fatto più cose in più breve spazio di tempo d'allora. Invero, tutti
-ardeano di fare, e tra i reduci dal conquisto di Gerusalemme e i
-rimasti a casa era una gara nobilissima di scriversi alla seconda
-impresa, e di aiutarla con ogni possa, perchè non patisse ritardo.
-
-Chi si doleva di tanta furia era il povero Anselmo, costretto a rimaner
-tra le donnicciuole, a mondar nespole, siccome egli diceva, per cagione
-della ferita toccata sotto le mura d'Antiochia. Quella ferita, se i
-lettori rammentano, gli aveva lasciato un brutto sfregio dall'alto del
-fronte fino al basso della guancia, e in quella istessa maniera che gli
-dava ad ogni tratto molestia e gli impediva di tornare uomo valido in
-Soria, già fin da quella prima spedizione gli avea tolto di proseguire
-la guerra e di fare a Gerusalemme quel che aveva fatto ad Antiochia.
-Fin d'allora, curato e rappezzato alla meglio, egli era stato
-consigliato da messere Guglielmo, che molto lo amava, a tornarsene
-coi primo sandalo che salpasse dal porto di San Simeone alla volta di
-Genova; ma lui duro, incocciato a restare.
-
-— Non mi volete uomo d'armi? — diceva. — Orbene, tenetemi come un
-servo, come un di quei cani senza nome, che seguono il campo, e un
-tantino più utile di quelle povere bestie, le quali non sanno far
-altro che leccar le scodelle ai vostri balestrieri, perchè io potrò
-almanco mutarmi in cuoco e dispensiere, ed ammannirvi quel po' di cibo,
-guadagnato con tanti disagi e stenti ogni giorno. —
-
-Nè ci fu verso di smuoverlo; così volle, così rimase, consentendolo il
-suo gran capitano.
-
-Ed era egli, il povero balestriere, che, dolorandogli il capo
-maledettamente per quello strappo non bene rammarginato ancora, si
-pigliava il carico della mensa frugale dell'Embriaco, in quei lunghi
-e fastidiosi giorni dello assedio di Sion. Bisognava vederlo, di costa
-alla tenda, con tutte quelle bende intorno alla fronte, che lo faceano
-parere da lunge un Saracino ribaldo, rattizzare il fuoco tra due
-grosse pietre innalzate a foggia e dignità di fornello, e invigilar lo
-schidione, e rimestare in un certo paiuolo fuligginoso i suoi orridi
-manicaretti, che agli affamati guerrieri avevano a parere le più
-ghiotte cose del mondo!
-
-Ma spesso occorreva (tanto è vero che l'uomo si stucca, perfino
-dell'ottimo) che le dotte invenzioni d'Anselmo non ottenessero neanco
-una parola d'encomio e che i suoi dozzinanti si lasciassero andare
-a troppo fervide giaculatorie all'erbe, alle ortaglie, financo alla
-cicerbita e al terracrèpolo della memorata Liguria. Fu questa per
-giorni parecchi una spina al cuore del povero cuoco; ma come fare?
-dov'erano a trovarsi i camangiari, in quegli aridi campi della Terra
-Promessa?
-
-Basta, l'uomo è per natura ingegnoso e la necessità suole aguzzare
-l'ingegno. Ora, Anselmo, a cui la necessità stringeva i fianchi,
-tanto si rigirò, tanto corse, che finalmente scovò il fatto suo.
-Dovunque fosse una pozza, un acquitrino, uno sgocciolo di rupe, anche
-a doverselo trovare con ore ed ore di cammino, il nostro balestriere
-correva, e raccattava erbucce d'ogni forma e sapore, le quali e'
-sceglieva con molta cura e saggiava, innanzi di metterle a mazzo. E un
-bel dì, tornati da sudare intorno a quelle torri di legno, che aveano
-a far breccia nelle mura dell'assediata città, i commensali di messere
-Guglielmo furono grandemente solleticati dalla vista e dalla fragranza
-d'un certo miscuglio a guazzo, che arieggiava la famosa minestra
-maritata, delizia dei figli di Giano, quando sono a casa, e loro eterno
-sospiro, quando il cieco caso, o la ferrea necessità, li tien lontani
-dalla cucina domestica.
-
-Quella volta, le lodi al cuoco furono universali e solenni; il grido
-d'ammirazione e di giubilo poco mancò non si mutasse in _Tedeum_.
-E a chi dei lettori notasse i miei crociati di grossolani appetiti,
-risponderei che essi non erano da più, nè da meno degli eroi d'Omero,
-gente cavalleresca se altra fu mai, pratica dello Stige come del latte
-di Teti, o di Venere; uomini pei quali si scomodavano talvolta dai
-seggi celesti Iride messaggiera e Minerva pugnace, ma che pure amavano
-mangiare di tratto in tratto il loro quarto di bue, inaffiandolo con
-quattro o cinque sorsate di quello di Samo.
-
-E pensate che anco il Buglione, il pro' Buglione, il pio Goffredo,
-non si sarà pasciuto neppur lui di rugiada! Io so, per esempio, che
-allorquando i commensali di messere Guglielmo già stavano seduti
-all'umile desco, e adoravano il grato fumo della minestra che venia
-scodellando Anselmo, il buon duca venne per caso a passare di là, e i
-nostri valorosi, con quella cortese entratura che è consentita dalla
-comunanza del vivere, lo trattennero e gli proffersero di partecipare
-al frugale banchetto.
-
-Non poteva indugiarsi a lungo il duca, chè le necessità dell'alto
-ufficio lo chiamavano oltre; ma volendo pure usar cortesia a quel
-prode uomo dell'Embriaco, fe' sosta di pochi istanti, e dimandato di
-quella novità dei camangiari, e saputolo, si degnò di assaggiarne,
-soggiungendo nella sua lingua che la era una saporitissima cosa.
-
-Argomentate l'allegrezza e in pari tempo la confusione del cuoco.
-Anch'egli volle dire la sua, in quella lingua che tutti, qual più, qual
-meno, masticavano allora nel campo crociato; ma non gli venne altro
-alle labbra se non questo: _Le preux Bouillon!... le preux Bouillon!..._
-
-— _Hè bien, quoi d'étrange?_ — ripigliò il buon duca, percuotendo
-amorevolmente la spalla allo sfregiato balestriere. — _Le preux
-Bouillon!... a tâtè de ta soupe, et, foi de chevalier, il la trouve
-excellente_. —
-
-Ciò detto, e tolto commiato da messere Guglielmo, inforcò prontamente
-l'arcione e via a galoppo, mentre Anselmo, che non capiva nella pelle,
-andava tuttavia ripetendo: _le preux Bouillon! le preux Bouillon!_
-
-Dopo quel giorno, quando occorreva che i commensali dell'Embriaco
-volessero dal cuoco quel tale miscuglio innominato d'erbucce, non
-c'era che a dirgli:_ preux Bouillon_! ed egli capiva senz'altro.
-Questa è, lettori, l'origine del _preboggion_, che io metto qui in
-vernacolo genovese, non essendoci nella lingua italiana il vocabolo
-corrispondente, a dinotare questa mala minestra di bietole, cappucci
-bislacchi, prezzemolo ed altri camangiari d'ogni generazione, mescolati
-col riso, ch'è un vero guazzabuglio; e ciò per l'appunto significa la
-parola preboggion, almeno in traslato.
-
-Questa è l'origine, ho detto; ma badate, le mie parole non sono
-evangelio, e tutti, ahimè, siamo fallibili in questo povero mondo.
-
-E adesso, dati gli spiccioli della prima spedizione dei Crociati
-genovesi, che già avevamo narrata in di grosso, ci asterremo dal
-raccontarvi la seconda, a cui si conviene altro storico, che non starà
-molto a giungere in scena.
-
-Si aggiunga che il tempo stringe. Diana è già scesa dall'alto della
-torre, donde per la seconda volta ha veduto giungere a riva le galere
-della Croce; e Guglielmo Embriaco, questa volta vincitore di Cesarea,
-e senza aiuto d'altre braccia, all'infuori delle genovesi, scende a
-terra dinanzi alla porta di San Pietro, in capo al Mandracchio, tra gli
-evviva di tutto un popolo accalcato, sulla curva spiaggia, arrampicato
-su per le antenne delle navi, appollaiato sul ciglio delle mura.
-
-L'ingresso in città volle il suo tempo. Egli non era agevole, con
-tutta quella ressa di popolo festante, condurre speditamente entro
-le mura ottomila uomini; chè tanti n'erano tornati incolumi da quella
-seconda impresa di Terra Santa. Messere Guglielmo, lasciata una parte
-dei marinai a custodia delle galere, pigliati con sè i maggiori e una
-scorta pei camelli, che doveano portare al vescovo la decima delle
-prede di guerra ed altri preziosi donativi alla chiesa e al comune,
-aveva dato licenza a tutti gli altri di sparpagliarsi a lor posta,
-e tornarsene ognuno alle case sue. Senonchè, nessuno aveva usato
-di quella liberalità del capitano, quantunque a tutti la famiglia
-premesse, e ognuno portasse con sè, spoglie opime della vittoria, due
-libbre di pepe e quarantotto soldi di pittavini (così detti perchè
-coniati nel Poitou, là dalle parti di Francia) che non erano una
-spregevol moneta, dacchè ogni soldo era d'oro e quarantotto di quei
-soldi facevano una libbra e due oncie di quel nobilissimo metallo.
-
-Il bottino era stato lautissimo in Cesarea, come può rilevarsi dal
-conto di quelle ottomila parti, alle quali bisognerà aggiungere quelle
-dei comandanti, il quinto assegnato alle galere e la decima prelevata
-pel vescovo. Nè, se ottimi erano i pittavini, il pepe era da meno.
-Derrata preziosa oggidì, bene aveva ad essere preziosissima in quei
-tempi, chè essa era di tanto più rara, e la si mettea da pertutto, a
-conforto di più saldi palati che ora non siano in Europa.
-
-A farla breve, i nostri crociati non avevano a lagnarsi della
-fortuna, e considerato il prezzo dell'oro in quel secolo, poteano
-anche consolarsi d'aver faticato un anno per la gloria. Nè quello era
-il tutto, dappoichè la presa di Cesarea ben altro aveva fruttato ai
-Genovesi; e ne faceva solenne testimonianza un camello, più gelosamente
-custodito degli altri, la cui soma, ravvolta in un drappo di Balsòra,
-dovea racchiudere alcun che di maraviglioso.
-
-Ma di cotesta meraviglia lascieremo le primizie ai consoli e al vescovo
-Airaldo, i quali attendevano in pompa magna l'Embriaco; queglino alla
-porta Marina, insieme coi maggiorenti della città; questi, coi suoi
-diaconi, sotto il vestibolo della gran chiesa di San Lorenzo. La era
-una festa, una solennità, che mai la maggiore, nemmeno per l'arrivo
-delle ceneri del Battista, ottenute tre anni addietro, siccome ho
-raccontato. Epperò s'intenderà come i reduci soldati dell'Embriaco non
-avessero voluto saperne d'andarsene spartitamente alle case loro, e si
-fossero tenuti in ordinanza, per esser parte di quel trionfo massimo
-che Genova preparava ai suoi figli.
-
-Ed era bello il vederli, abbronzati dal sole di Palestina, sfilare in
-lunghi drappelli rilucenti e sonanti dalla Porta Marina alla piazza che
-fu poscia dei Banchi, dinanzi all'antica chiesuola di San Pietro, in
-mezzo alla moltitudine che si accalcava plaudente sul loro passaggio,
-che irrompeva gridando da ogni via, che si affacciava dai veroni, che
-appariva dalle altane, che s'aggrappava ai comignoli dei tetti, pur
-di vedere, di salutare con un evviva i crociati genovesi. Viva San
-Giorgio! gridavano i soldati, rendendo al fortissimo barone, come lo si
-chiamava in quei tempi, l'onore delle loro vittorie; viva San Giorgio!
-e commossi dal plauso popolare, alzavano in aria, percuotevano l'una
-contro l'altra, le balestre, le lancie, le spade. Intanto le campane
-delle venti chiese di Genova (chè tante ne aveva allora edificate
-la pietà cittadina) suonavano confusamente a festa, ed era tutto uno
-scampanìo, un grido, un frastuono, in mezzo al quale non fu pur dato
-di udire la tromba del cintraco, che annunziava la presenza dei consoli
-sulla gradinata di San Pietro alla Porta.
-
-Ma bene lo udì messere Guglielmo, che modesto in tanta gloria, e
-schermendosi come meglio poteva dalla ressa degli ammiratori, procedeva
-primo tra tutti, badando ad ogni cosa e ad ogni cosa provvedendo,
-giusta il debito di buon capitano. Giunto egli sulla piazza e veduti i
-consoli raunati sotto il vessillo del comune, corse loro incontro; essi
-del pari incontro a lui, chè non volevano esser vinti in cortesia, e
-tutti, l'un dopo l'altro, vollero stringerlo al seno e baciarlo su ambe
-le guancie, Amico Brusco, Mauro di Pizzalunga, Guido di Rustico del
-Riso, Pagano della Volta, Ansaldo del Brasile e Bonomato del Molo.
-
-Indi, precedendo i consoli, e messere Guglielmo tra essi, la schiera
-s'inoltrò per la via dei Fabbri, donde, svoltata in Campetto, salì
-per la via degli Scudai, che metteva alla piazzetta di San Lorenzo. Fu
-colà un entusiasmo da non dirsi a parole; quei bravi artefici erano in
-visibilio; ritti sulle soglie delle loro botteghe, ammiravano quelle
-maglie, quelle targhe e quegli elmetti, opera loro, e applaudivano, e
-n'aveano ben donde. Di quelle armature che passavano dinanzi a loro,
-nessuna vedevasi sana; segno che il soldato avea fatto il debito suo,
-combattendo, e l'armatura del pari, poichè, con tutti quei danni, avea
-pur restituito incolume il suo possessore.
-
-Qui raddoppiarono gli evviva a San Giorgio, che certo ebbe a sentirne
-il rimbombo dal cielo; e assai lungamente, imperocchè, per un'ora, se
-non forse di più, quelle grida echeggiarono. Nè poteva esser diverso,
-chè il corteggio era lungo oltremodo, non pure pel numero de' Crociati,
-ma eziandio delle loro salmerie e di quelle strane bestie gibbose
-che recavano la parte del bottino dovuta alla Chiesa. Gli ultimi
-erano tuttavia alla porta Marina, che già messere Guglielmo saliva la
-gradinata di San Lorenzo e sotto il vestibolo del tempio maggiore di
-Genova era accolto tra le braccia del vescovo Airaldo.
-
-Qui sarebbe il caso di sciorinare un po' di erudizione ammuffita
-intorno alla prima fra le cattedrali italiane, che, sebbene non fosse
-ancora tanto ampia nè tanto vistosa come appare ai dì nostri, era già
-allora una cosa compiuta, coi suoi tre portali a sesto acuto, che
-sfondavano in mezzo a fasci di colonnette di marmi svariati, quali
-avvolte a spira, quali ritte a sembianza di pali, che salissero a
-sostenere un pergolato. Ma queste cose oramai le si leggono in tutte
-le guide, ed io me ne lavo le mani, da gran signore, nel catino di
-Cesarea, preziosissimo tra tutti i doni che Guglielmo Embriaco ha
-recato alla patria.
-
-Vi ho detto per l'appunto di un certo cammello, la cui soma era
-coperta da un drappo di Balsòra. Il gran capitano aveva chiuso là
-dentro una scodella di smeraldo, trovata coll'altre ricchezze nel
-sacco di Cesarea, e creduta comunemente un avanzo del tesoro di Erode
-Ascalonita, quel tale che ordinò la memoranda strage degl'innocenti.
-Era voce che in quella scodella il Nazareno avesse mangiato l'agnello
-pasquale; la qual cosa, se vera, non si accorderebbe troppo col
-ritrovamento del prezioso cimelio in Cesarea e colla sua leggenda
-erodiana.
-
-La vista di quella gemma smisurata fece inarcare le ciglia al buon
-vescovo, ai diaconi e ai consoli radunati sotto il vestibolo del
-tempio. Che si fa celia? Una meraviglia di smeraldo simile non si era
-mai veduta a Genova, nè altrove; e nessuno aveva presente il testo di
-Plinio, dove dice di smeraldi anco più grossi e più finamente lavorati,
-per toglier pregio a quel vaso, d'un bel verde trasparente, ottagono e
-largo almeno tre spanne. «Il quale nondimeno (è Monsignor Giustiniani
-che parla), se fosse quello dell'agnello pasquale di Cristo, la quale
-cosa io non nego nè affermo, ovvero che in esso da quell'evangelico
-Nicodemo fosse stato riposto al tempo della Passione il prezioso
-sangue del Salvator nostro, come pare, secondo alcuni, che si legga
-negli annali degli Inglesi, saria da preporre a tutti gli smeraldi
-_etiam_ coadunati insieme, e a tutte l'altre gioie e tesori che mai si
-trovassero nel mondo.»
-
-Ma basti di ciò. Il famoso smeraldo, rapito sul finire del secolo
-scorso dagli agenti dell'Impero francese, si ruppe in viaggio, e si
-dimostrò qual era veramente, un catino di vetro colorato. Ragione per
-cui i rapitori non fecero poi tante difficoltà a restituircelo.
-
-La tarda scoperta non deve far ridere i nepoti irriverenti alle spalle
-di messere Guglielmo Embriaco e di tutti i suoi contemporanei, che
-credettero nella preziosità del sacro catino. Scemato il valore venale
-di questa reliquia, essa rimase (lo dirò coll'Alizeri) un meraviglioso
-esempio dell'antico magistero nella vetraria; e non iscade per nulla il
-pregio che gli è derivato dall'antichità e dalla storia.
-
-— Richiama pure il tuo servo, o Signore, — esclamò il vescovo Airoldo,
-levando le palme al cielo, innanzi di abbracciare l'Embriaco, — perchè
-gli occhi miei hanno veduto il tuo nuovo trionfo.
-
-— Padre mio, — rispose Guglielmo, — coll'aiuto di Dio i Genovesi
-compiranno altre laudabili imprese, e avranno mestieri perciò delle
-vostre benedizioni.
-
-— Noi siamo impazienti, — soggiunse uno dei consoli, — di udire dalle
-vostre labbra, messere Guglielmo, il racconto della spedizione che ha
-fruttato tanta gloria e tante ricchezze alla patria.
-
-— Non dalle mie, messer Pagano della Volta; — rispose l'Embriaco. — È
-qui tra i miei cavalieri un giovane, che sa molto di lettere, ed ha già
-scritto un cenno delle cose da noi operate; e voi dovete conoscerlo.
-
-— Io? ditemi il suo nome, vi prego.
-
-— Un vostro congiunto, nato da vostra sorella Giulia e da Rustico di
-Caschifellone. Caffaro, — proseguì messer Guglielmo, volgendosi alla
-brigata di gentiluomini che lo aveva seguito sotto il vestibolo, —
-mostrate a vostro zio, e agli altri onorandissimi consoli, che Genova
-avrà quind'innanzi uno storico delle sue gesta, e uscito dalle file dei
-suoi migliori soldati.
-
-
-
-
-CAPITOLO VII.
-
-La presentazione del primo annalista di Genova.
-
-
-Le parole di messer Guglielmo Embriaco fecero inventar rosso come
-una fravola il viso d'un giovane, a mala pena ventenne, che era nella
-sua comitiva. Consideriamolo un tratto, mentre gli occhi di tutti gli
-astanti sono rivolti su di lui.
-
-Il giovane vestiva come tutti gli uomini d'arme del suo tempo: camicia
-di maglia d'acciaio, che scendeva fino al ginocchio, e cappuccio,
-anch'esso di maglia, arrovesciato sugli omeri, perchè non aveva
-elmo, ma in quella vece una semplice berretta d'ormesino rosso, donde
-uscivano in lucide anella i capegli biondi, incoronando un viso più
-allungato che tondeggiante, ma così fresco e gentile, che sarebbe
-parso di fanciulla, se le guancie e il labbro superiore, coi primi
-peli morbidi ond'erano ornati, non avessero fatto alla bella prima una
-testimonianza contraria. Del resto, lo si poteva credere un guerriero,
-che avesse vergogna di mostrarsi tale in mezzo a tante facce d'uomini
-prodi, abbronzate dal sole dei campi di battaglia e fatte ruvide dalla
-vita sul mare, alla spruzzaglia dei marosi e al fischio dei venti;
-perchè, come l'elmo era messo da banda, così anche la maglia si teneva
-nascosta sotto una tunica di lana bianca, ornata sul petto di una
-modesta croce vermiglia.
-
-All'invito di messer Guglielmo, accolto da lui come fosse un comando,
-il giovane uscì fuori dal gruppo, andando alla volta dei consoli.
-
-Pagano si mosse incontro a lui e lo baciò su ambedue le guance; indi,
-tenendolo stretto fra le sue braccia e guardandolo amorevolmente negli
-occhi, gli disse:
-
-— Eccoti qui, ragazzo mio! Sei partito fanciullo e torni uomo. Sarà
-felice tua madre, quando ti vedrà salir l'erta di Caschifellone!
-
-— Ah, non sono a Genova, i miei? — chiese il giovane, leggermente
-turbato dalle ultime parole di suo zio.
-
-— No, sono in Polcevera. Il castellano ha gli obblighi del suo ufficio,
-che passano avanti a ogni cosa.
-
-— È giusto; — disse il crociato. — Partirò dunque subito, se voi e
-messere Guglielmo me ne date licenza.
-
-— Pare che ti rincresca; di' su! — gli susurrò nell'orecchio lo zio. —
-Avresti per avventura qualche bel viso di donna da rivedere?
-
-— Zio!
-
-— Eh, non ti far rosso, via! Che cosa ci sarebbe di male?
-
-— Sì, ho per l'appunto da vedere... qualcheduno; — rispose il giovine
-tutto confuso.
-
-— Qualcheduna, vorrai dire.
-
-— E sia, qualcheduna, ma non per me. Ho una imbasciata da fare.
-
-— Fàlla prima e poi corri da' tuoi.
-
-— Poterlo! — mormorò il giovane. — Non conosco la donna a cui debbo
-parlare.
-
-— Che cosa mi narri tu ora?
-
-— Storia pretta, mio zio.
-
-— A proposito di storia, non dimentichiamo che ci hai da leggere
-quella delle vostre prodezze in Terra Santa; — ripigliò Pagano della
-Volta, alzando la voce, poichè i suoi colleghi di consolato si erano
-avvicinati per stringere la mano al suo valoroso nipote.
-
-— A voi dunque, messer Caffaro di Caschifellone; — disse il console
-Amico Brusco, uno dei sette figli di Guido Spinola e perciò fratello
-dell'Embriaco; — leggete il racconto delle imprese a cui avete
-partecipato. Il santissimo Airaldo ve ne prega, e i consoli tutti, per
-mia bocca, ugualmente.
-
-— Qui? — balbettò il giovane, facendosi piccin piccino nella sua cotta
-di maglia.
-
-— E perchè no? — disse un altro personaggio, grave all'aspetto, che
-era il diacono Sallustio, consigliere del vescovo. — Tutto quanto voi
-narrerete, messer Caffaro, è gloria della croce, ed è ragione che si
-ascolti nella casa di Dio. —
-
-Un mormorio di approvazione accolse le parole del vecchio Sallustio.
-La cosa non dee recare meraviglia ai lettori, se ricorderanno che il
-duomo di San Lorenzo, essendo una cosa medesima col Comune, era appunto
-il luogo da ciò. Diventato secolare il governo, i consoli, tuttochè
-non fossero più gli scabini del vescovo, in ossequio alla sua venerata
-autorità usavano amministrare la giustizia e tenere i parlamenti sotto
-il vestibolo del tempio.
-
-Colà, all'ombra della graticola di marmo, su cui era raffigurato il
-martire Lorenzo, si facevano adunque i decreti consolari, si ricevevano
-gli atti di cittadinanza e di vassallaggio di principi e popoli,
-si davano le investiture, si manomettevano i servi, si pubblicavano
-le leggi a suon di tromba dal cintraco, si deliberavano le imprese,
-si bandivano le guerre, si conchiudevano le paci, si stringevano le
-alleanze, si celebravano le vittorie.
-
-Aggiungerò che il Duomo di San Lorenzo era compreso in ogni trattato,
-che i feudatarii e i vassalli giuravano fedeltà ed obbedienza ad
-esso, e che in ogni disposizione testamentaria dovevasi rammentar la
-sua fabbrica. Fu insomma il monumento più glorioso del nuovo Comune,
-ordinato sugli avanzi della curia romana e della barbarie feudale,
-e durò a lungo come il palladio della libertà genovese. Le sue case
-contigue e le sue torri, se occupate, davano il dominio di tutto lo
-Stato agli occupatori; e i Ghibellini più d'una volta minacciarono
-d'appiccarvi il fuoco. Ma forse prevalse la reverenza ad un miracolo
-dell'arte italiana, prevalse quel culto della forma, che s'infiltra a
-poco a poco negli animi più rozzi, _nec sinit esse feros_.
-
-Il giovane Caffaro, così caldamente pregato dai maggiorenti della
-città, pose mano al suo cartolaro; e alla presenza del vescovo, dei
-consoli e dei capitani, lesse la sua narrazione, semplice, disadorna,
-ma veritiera e scevra di tutte quelle esagerazioni che la pedissequa
-cura degli esemplari antichi doveva ficcare nel latino di quattro
-secoli dopo.
-
-È questo un dirvi chiaro che il racconto del giovine gentiluomo era
-dettato in quella lingua, giusta il costume d'allora. E perchè riesca
-chiara anche la narrazione dei fatti, io vi compendierò lo scritto
-in volgare, avvertendo che questa, se Dio vuole, sarà l'ultima
-indigestione di storia che farete per colpa mia.
-
-Si torna indietro fino al capitolo sesto, dove ho già detto delle
-ventisette galere partite nel 1100 per la seconda spedizione di Terra
-Santa, con sei navi cariche di pellegrini d'ogni nazione. Giunti nel
-porto di Laodicea, città della Siria e soggetta ad Alessio imperatore
-di Costantinopoli, vi si trattennero per tutta la seguente invernata.
-Morto era il pio Buglione di peste, nel mese di giugno, non essendo
-vissuto che un anno nell'amministrazione del regno di Gerusalemme. Ed
-essendo ridotto in ischiavitù Boemondo, figlio a Roberto Guiscardo,
-duca di Puglia, que' paesi, conquistati con tanta fatica ai Saracini,
-erano abbandonati in balìa di sè stessi. Li ebbero in tutela i
-Genovesi, che si può dire capitassero davvero in buon punto; e
-d'accordo col vescovo Maurizio, legato del Papa, mandarono a Baldovino,
-fratello dell'estinto Goffredo e a Tancredi, cugino di Boemondo, perchè
-assumessero, quegli, la corona di Gerusalemme, questi il principato di
-Antiochia. Consentì Baldovino, a patto che i Genovesi lo aiutassero.
-E così avvenne che, cavalcando alla volta di Sion, incontrati tremila
-Saracini, nel distretto di Bairut, li ruppe e procedette senz'altro
-contrasto fino a Gerusalemme.
-
-Arrideva la fortuna ai Genovesi. Nella quaresima dello stesso anno 1101
-partivano essi di Laodicea, colle galere, le navi e tutto l'esercito,
-costeggiando le città marittime infino a Caiffa, anticamente denominata
-Porfiria, che era de' Cristiani. Colà, per un violento fortunale,
-tirarono le galere in terra; il che tolse loro di potersi misurare,
-come avrebbero voluto, coll'armata del Soldano d'Egitto, forte di
-quaranta vele, che, sbattuta dal vento impetuoso, passò davanti alla
-costa, andando fino al porto di Ascalona.
-
-Messer Guglielmo Embriaco rammentava ancora il primo incontro avuto
-cogli Egiziani, e volendo ricattarsi della perdita di due galere, che
-ho già raccontato ai lettori, fece quella medesima notte prendere il
-mare ad una parte dei suoi legni, per dar caccia al nemico. Ma fu tanta
-la rabbia del mare, che, giunti alle viste dei Saracini e già disposti
-a far arme in coperta, ne furono separati senz'altra speranza, e
-l'armata nemica ebbe campo a salvarsi.
-
-— Sarà per un'altra volta! — disse l'Embriaco. E celebrata nelle acque
-di Porfiria la festa della domenica delle Palme, navigò verso Joppe;
-nella quale città gli venne incontro il re Baldovino colle bandiere
-spiegate e salutò l'armata e l'esercito con alto suono di trombe.
-
-Colà, tirate in secco le navi, si sbarcarono i cavalieri e le ciurme.
-Baldovino volle i suoi Genovesi a Gerusalemme, dove entrarono, per la
-seconda volta il mercoledì santo, e dove, poi ch'ebbero digiunato tutto
-il giorno e la notte sopra il sabato, si recarono a visitare il Santo
-Sepolcro, aspettando che dal cielo, come era fama, si facesse scorgere
-in quel dì il lume di Cristo; fuoco miracoloso «disceso visibilmente
-dal cielo, il quale si vedeva accendere tutte le lampade che sogliono
-stare appese intorno al sepolcro.»
-
-Ma per tutto quel giorno, nè la notte appresso, il santo lume non
-si mostrò, quantunque tutti lo dimandassero con lagrime, sospiri
-e _Kirie eleison_ a perdita di fiato. Il patriarca Damberto, già
-vescovo di Pisa, li esortò allora a recarsi tutti nel tempio di
-Salomone, imperocchè Dio aveva promesso di consentire ogni dono a chi
-lo supplicasse con mondo cuore sull'ingresso del tempio. Andarono, a
-piedi scalzi, divotamente pregando, visitarono il tempio, chiedendo
-l'aspettato miracolo, a conforto della pietosa curiosità, indi
-ritornarono al Santo Sepolcro. L'accenditore era pronto e i nostri
-buoni antenati ebbero la grazia. Il vescovo Maurizio e il patriarca
-Damberto furono i primi, come era giusto, a veder scendere il lume in
-due lampade, che sogliono stare nell'ultima camera del Santo Sepolcro.
-«E diffusa la voce per la città, poichè la maggior parte erano andati a
-desinare, subito ognuno corse al tempio del Santo Sepolcro, e in quella
-meridiana luce furono vedute essere accese le sedici lampade che erano
-di fuori intorno al Santo Sepolcro, l'una dopo l'altra; e si vedevano a
-modo d'un fumo affogato ed ardente, che veniva dal cielo, ed ascendeva
-per l'acqua e per l'olio insino allo stoppino della lampada, e facevalo
-scintillare tre volte, e restava il lucignolo acceso.»
-
-Non sono io che racconto; è Caffaro giovinetto e pieno di fede.
-
-Dopo ciò, andarono i Genovesi alla visita dei santi luoghi. Videro
-il Giordano e tornarono a Joppe; con Baldovino deliberarono la
-espugnazione di Tiro (Assur, dicevano allora), e la condussero a buon
-fine in tre giorni. Poscia, nel mese di maggio andarono le galere
-coll'esercito all'assedio di Cesarea, detta anticamente Torre di
-Stratone, poi Cesarea, in onore di Cesare Augusto, da Erode che la
-riedificò, in ultimo Flavia da Vespasiano, che la fece colonia romana.
-Tirati i legni alla riva, i Genovesi occuparono di primo impeto il
-paese e stettero accampati nei giardini e negli orti insino alle mura
-della città. Intanto, colla usata diligenza, si diedero a fabbricare
-castella di legname ed altre macchine, per condurre innanzi l'assedio.
-
-Impensieriti da quella vista, i Saracini mandarono due messaggieri, con
-parole di pace.
-
-— La vostra legge, o Cristiani, non proibisce ella di uccidere uomini
-fatti a somiglianza di Dio, e di pigliare la roba d'altri? E nondimeno,
-voi, che siete maestri e dottori della legge cristiana, comandate alle
-vostre genti di uccider noi e di usurpare la roba nostra! —
-
-Così cavillavano i Saracini. Ma udite come rispondesse di trionfo il
-patriarca.
-
-— Noi non vogliamo già usurpare l'altrui, ma ricuperare la terra che
-fu dell'apostolo San Pietro e che appartiene a noi, come suoi vicarii
-e successori. Per quanto è dell'uccidere, Dio vuole che sia fatta
-vendetta, col coltello e colla spada, di chi fa contro alla sua legge.
-Lo ha detto il profeta: «A me si appartiene la vendetta, ed io sarò
-il pagatore; a me si appartiene far piaga e sanarla, e non è chi possa
-campare dalle mie mani.» E perciò brevemente vi diciamo che abbiate a
-restituire la città, e sarannovi salvate le persone e le robe; se no,
-Iddio vi ferirà col suo coltello, e sarete morti giustamente. —
-
-Recata questa intimazione in città, si riconobbe che con simili
-avvocati non c'era a far altro. Il Cadì, capo civile della terra,
-avrebbe voluto arrendersi, per salvare le robe. Ma per contro, l'Emiro,
-che era il comandante militare, gridò che innanzi di render la terra
-voleva si provassero le spade dei suoi uomini con quelle dei Genovesi,
-sperando egli di far partire questi ultimi dall'assedio, e con loro
-grande vergogna. E prevalse, com'era naturale, il consiglio dell'Emiro.
-
-Udita questa risoluzione, che gli parve arrogante oltre ogni credere,
-il patriarca arringò l'esercito.
-
-— «Venerdì prossimo, che è il giorno della Passione, la mattina per
-tempo, dopo che ciascuno di voi avrà comunicato e ricevuto il corpo e
-il sangue del Signore, senza castella e senza macchina alcuna, con le
-sole scale delle galere, salirete sulle mura; e se avrete fede che, non
-per virtù vostra, ma per grazia di Dio dobbiate aver vittoria della
-città, io vi annunzio e profetizzo che, prima dell'ora di sesta, Dio
-onnipotente darà in vostra mano la città, gli uomini, le ricchezze ed
-ogni altra cosa che essa contiene.» —
-
-Parlava l'entusiamo, non l'arte, e molto meno il senno militare. Ma per
-allora non era il caso di aver contraria opinione. Guglielmo Embriaco,
-pensandoci su quel tanto che può correre dal lampo al tuono, accettò
-l'invito del Pisano, ma a patto di essere il primo a tentare l'impresa,
-forse per non assistere allo sbaraglio de' suoi, se falliva. Il vescovo
-aveva a mala pena finito di parlare, che egli secondò con infiammate
-esortazioni l'audace proposito, facendo giurare l'esercito che lo
-avrebbe immantinente seguito all'assalto.
-
-— Con voi, capitano, alla morte e alla gloria! — gridò Arrigo da
-Carmandino, a cui fecero eco tutti i suoi generosi compagni.
-
-— Orbene, andate alle galere, spiccate le scale di fuori banda e
-venite. Nessun invito ha da essere tenuto più prontamente di questo,
-che ci ha fatto il patriarca Damberto. —
-
-Corsero le ciurme; tolsero le scale dai bandinetti, e via di corsa, a
-braccia tese, fino a' piè delle mura, circondati da numeroso stuolo
-di cavalieri. Guglielmo Embriaco, Testa di maglio, era il primo di
-tutti. Armato di corazza, di lancia e di spada, pose il piede sulla
-prima scala che fu accostata al muro, e si inerpicò veloce di piuolo
-in piuolo, senza pure munirsi di scudo, contro le frecce, i sassi e la
-rena infuocata, che gli avventavano sopra i nemici. L'elmo di ferro, e
-più la fortuna, schermì l'animoso condottiero, che giunse ad afferrare
-la merlata, mentre la scala, non potendo sostenere il gran numero di
-coloro che seguivano, si rompeva, facendo cadere quei volenterosi nel
-fosso.
-
-— Sire Iddio! — gridò il Carmandino, rizzandosi a stento sulle
-ginocchia. — L'ho detto io, che si saliva in troppi!
-
-— Vi siete fatto male, Arrigo? — chiese una voce accanto a lui.
-
-— Chi siete? Ah, il giovine Caffaro! Bravo, eravate dei primi anche
-voi? Non è nulla, vedete; un po' di stordimento e nient'altro. Animo,
-su, a quell'altra scala! Purchè giungiamo in tempo, e non accada
-disgrazia al capitano, che deve esser rimasto solo lassù. —
-
-Era proprio mestieri che volassero al soccorso. Trovatosi solo ed
-incolume sul parapetto, Guglielmo Embriaco pregò Iddio che si degnasse
-di aiutarlo; siccome era uomo da poter fare due cose ad un tempo, menò
-attorno la lancia, atterrando i primi che gli capitarono sotto. Una
-torre sorgeva lì presso, e l'Embriaco vi corse a riparo. Ma appunto
-allora ne usciva un Saracino, che gli si avvinghiò al petto, tentando,
-se gli veniva fatto, di soverchiarlo. Era una bisogna difficile assai,
-e alle prime strette che diede l'Embriaco per svincolarsi da lui, il
-Saracino ebbe a domandargli mercè. Gittata la lancia, inutile in quel
-frangente, messere Guglielmo aveva afferrato il nemico per un braccio,
-e così forte, che a quell'altro parve di esser còlto da una tanaglia di
-ferro.
-
-— Signore, te ne prego; — gridò egli allora con accento
-compassionevole; — lasciami andare e sarà meglio per te.
-
-— In che modo? — chiese l'Embriaco, che non coglieva il senso di quella
-esortazione.
-
-— Perchè i miei compagni verranno a liberarmi, o a vendicarmi: —
-rispose il Saracino; — e tu non farai in tempo ad entrar nella torre.
-
-— Ragioni diritto! — esclamò Guglielmo. — Va dunque, e trova un altro
-che ti perdoni la vita, come io te la perdono. —
-
-Così dicendo, lentò la stretta, sicchè il nemico potè sfuggirgli di
-mano. E corse, non dubitate, come se avesse le ali alla calcagna, e
-temesse lì per lì un mutamento di proposito.
-
-L'Embriaco già pensava a tutt'altro. La torre non era alta ed egli
-poteva sperare di giungere in pochi istanti alla sommità, donde avrebbe
-potuto vedere più largo spazio di mura. Incontanente vi entrò, salì in
-furia i due piani che mettevano alla piattaforma, e assicuratosi che
-nessuno dei difensori aveva ancora potuto seguirlo lassù, si fece al
-ballatoio, per guardare dalla parte del fosso, come volgessero le sorti
-della battaglia.
-
-Poco lunge di là si combatteva aspramente. Un manipolo di cavalieri
-aveva afferrato il ciglio delle mura e vi si teneva saldo, quantunque
-i Saracini facessero ogni sforzo per ricacciarlo indietro. Messer
-Guglielmo intese allora perchè lo avessero lasciato libero lui,
-occupati com'erano a respingere i nuovi e più numerosi assalitori.
-
-— Su, Genova, su! in nome di san Giorgio! — gridò egli allora, levando
-la spada e facendola balenare davanti agli occhi de' suoi, che avevano
-appoggiate le altre scale alla muraglia. — La città è nostra!
-
-— Guglielmo Testa di maglio! Testa di maglio è padrone delle mura! —
-gridarono mille voci dal basso. — Animo, alla scalata! —
-
-E infiammati così dalle loro stesse parole come dalla vista del capo,
-fecero impeto su per una ventina di scale ad un tempo. Tutte quelle
-file d'uomini, erette e minacciose come i serpenti di Tenedo sulla
-spiaggia di Troia, strisciarono lungo le mura, le involsero sotto
-un tessuto di lucide scaglie, che erano le loro targhe scintillanti
-al sole, ed afferrata la cima, si riversarono dentro, quasi senza
-combattere. Fu male che la città avesse una doppia cinta di mura,
-perchè pochi ardirono di resistere laggiù, parendo a tutti più facile
-di custodire utilmente un cerchio più stretto. Così ragionava la
-prudenza negli uni, la paura negli altri.
-
-Con quello sforzo simultaneo da molte parti, i Genovesi penetrarono in
-Cesarea, ma senza giungere in tempo per entrare nella seconda cinta,
-alle spalle dei difensori. Le vie strette e tortuose avevano impedito
-ai valorosi di raccapezzarsi alla lesta e di inseguire in numero
-sufficiente il nemico. Bene tentarono l'impresa i primi arrivati, ma
-senza pro, e la scortese saracinesca si chiuse con grande frastuono
-davanti agli audaci, mentre solo alcuni di loro, che si potrebbero
-chiamare i temerarii, erano riusciti ad entrare, proprio alle calcagna
-dei fuggenti.
-
-Caffaro rimase nel numero degli audaci, fuor della cinta, ai piedi
-della saracinesca, che era stata calata in quel punto. La fortuna lo
-aveva assistito; eppure egli si dolse amaramente di non esser giunto
-prima, perchè tra gli animosi che lo precedevano, e che avevano pagata
-così caramente la gloria d'essere andati avanti a tutti gli altri,
-c'era l'amico suo, il suo compagno di scalata, Arrigo da Carmandino.
-
-Povero Arrigo! Certo egli presentiva una disgrazia, quel giorno; poichè
-nel salir sulle mura, mentre erano a poca distanza dalla merlata,
-rivolgendosi a Caffaro, che gli si stringeva al fianco, mettendo il
-piede sui piuolo abbandonato da lui, gli aveva detto:
-
-Amico, ve ne prego, se io muoio, dite a madonna Diana che ho pensato a
-lei nell'ultim'ora, e che l'anima mia, con licenza di nostro Signore,
-a cui mi raccomando, andrà a dirle tutto l'amore ch'io le ho portato
-vivendo. —
-
-E Caffaro gli aveva risposto:
-
-— Amico mio, che pensieri son questi? Per l'onor vostro e di Genova,
-come pel trionfo della croce, vivrete.
-
-— E sia; accetto l'augurio; ma voi dovete promettermi...
-
-— Tutto quel che vi piace io prometto; — interruppe Caffaro.
-
-— Grazie; — ripigliò il Carmandino, respirando. — Ed ora, torniamo
-uomini! —
-
-Il resto è noto. Pochi momenti dopo erano giunti sulle mura e avevano
-fatto prodigi di valore. L'Embriaco, calato dalla torre, donde aveva
-chiamato la sua gente all'assalto, si fece sollecito a collegarli, a
-mano a mano che balzavano dentro, per piantarsi saldamente sul baluardo
-conquistato. Frattanto Arrigo da Carmandino, trascorrendo animoso ad
-inseguire i fuggenti, era stato côlto, come ho detto, entro la seconda
-cinta di mura.
-
-Quando lo seppe Gandolfo del Moro, sempre fido seguace di messer
-Nicolao e suo consigliere malaugurato, il cuore gli diede un balzo per
-allegrezza.
-
-— Ah, fosse morto! — pensò. — Di solito, questi cani infedeli non
-perdonano la vita ai prigioni. Madonna Diana, o ch'io m'inganno a
-partito, o questa le vendica tutte, e messere Arrigo il bello avrà
-finito di vogarmi sul remo. —
-
-Guglielmo Embriaco udì dalle labbra del giovine Caffaro la mala sorte
-del suo prode aiutante, ma non ebbe tempo a rammaricarsene. Già, io
-porto opinione che gli uomini d'allora piangessero poco, e lo argomento
-da ciò, che molte altre cose non facevano essi, per le quali noi siamo
-venuti a mano a mano in così fastidiosa eccellenza; verbigrazia il
-parlare. Per contro, operavano molto; laonde, se la retorica ci ha
-perso, la storia ci ha guadagnato un tanto. Ne siano ringraziati gli
-Dei.
-
-Desideroso più che mai di operare, l'Embriaco andava girando con
-occhio scrutatore intorno alla seconda cinta di mura, donde gli
-apparivano i nemici preparati ad una resistenza feroce. Già un primo
-tentativo di scalata era stato respinto, tra perchè gli assalitori
-erano in pochi e perchè messer Guglielmo non c'era, ad incuorarli colla
-voce, ad infiammarli coll'esempio. Anche i Saracini respiravano più
-liberamente, quando non avevano davanti agli occhi quel capitano dalla
-fulva capigliatura e dallo sguardo leonino, che essi ravvisavano così
-facilmente, anche da lunge, alle membra poderose e al corto mantello
-bianco, segnato dalla croce vermiglia che gli svolazzava a guisa di
-clamide romana sulla corazza di ferro.
-
-Così correndo intorno alle mura, il valoroso Testa di maglio aveva
-veduto il fatto suo, e imbattutosi in Ugo suo figlio, mentre Caffaro
-gli veniva raccontando il triste caso di Arrigo da Carmandino, mostrò
-di non avere inutilmente speso il suo tempo.
-
-— Non temete! — diss'egli, conchiudendo il suo dialogo col giovine
-Caffaro. — Se non l'hanno ucciso, vedremo di liberarlo, e ben presto.
-Guardate là, verso tramontana, come vanno salendo le mura? La collina
-non è alta, nè ripida l'ascesa; voi, del resto, con una cinquantina di
-uomini risoluti che condurrete da quella parte là, non dovete subito
-andar sotto al muro, ma girare alle falde dell'eminenza, fino a tanto
-non avrete veduto una macchia d'olivi, donde meglio coperti giungere
-al colmo. Lassù, proprio accanto al muro, è una vecchia palma, i cui
-rami pendono a dirittura sul parapetto; e voi, senza che vi dica altro,
-figliuoli miei....
-
-— Non dubitate, messer Guglielmo; — interruppe Caffaro di
-Caschifellone, — abbiamo inteso. Si cala di là sulle mura di Cesarea,
-come volevano fare i Greci dal cavallo di legno sulle mura di Troia.
-
-— Bene! — ripigliò il capitano sorridendo. — Ma badate di tenervi
-nascosti nella macchia fino a tanto non vi sarete assicurati che il
-parapetto sia sguernito di custodi. Ad ottenervi questo, ci penso io.
-Andate. —
-
-I giovani non se lo fecero dire due volte, poichè tanto all'uno quanto
-all'altro premeva di giungere, se pure fosse stato possibile, in aiuto
-ad Arrigo da Carmandino. Frattanto l'Embriaco volgeva alla parte più
-bassa del muro, e, raccolto colà il nerbo dei suoi, faceva grandi
-apparecchi alla vista dei nemici. Tutte le scale che avevano servito
-per superare il primo ostacolo alla espugnazione della città, furono
-immantinente portate davanti al secondo, e quasi tutte concentrate in
-un punto; della qual cosa molti Saracini si sbigottirono, altri presero
-argomento a sperare.
-
-— Ci assalgono in troppi da un lato solo; — diceva l'Emiro, il
-comandante della terra; — noi non correremo dunque il pericolo di
-sparpagliare le nostre forze e saremo pronti a respingerli.
-
-— E poi, signore, — chiese timidamente il Cadì, anziano della città, —
-che farai tu?
-
-— E poi, con una vigorosa sortita compiremo l'opera nostra,
-incalzandoli fino alla spiaggia e buttandoli in mare, prima che abbiano
-tempo a salir sulle navi. —
-
-Il Cadì non aveva una fede così grande nelle sorti della difesa. Uomo
-di legge e non dedito alle armi, era alieno così dalle speranze come
-dai bellici ardori del suo collega. Per altro, non ardì ripeter parola,
-e si allontanò dalle mura, per recarsi alla Moschea maggiore dove erano
-radunati i vecchi, le donne e i fanciulli, ad implorare la misericordia
-di Allà.
-
-I Cristiani, frattanto, appoggiate le scale, muovevano all'assalto,
-sostenuti da dugento scelti arcadori, che con tiri aggiustati si
-studiavano di ferire quanti Saracini si affacciassero alla merlata.
-
-Famosi erano allora gli arcadori di Liguria, e grandemente ricercati
-d'allora in poi presso tutti gli eserciti della Cristianità. La loro
-valentia del resto era nota anche in tempi più antichi, ed aveva
-giovato moltissimo ai Cartaginesi, nelle loro guerre con Roma. La
-ragione di questa eccellenza nelle armi da trarre non era difficile a
-trovarsi. Un popolo che non aveva quasi agricoltura, come quello che
-pativa difetto di suolo, dovea trarre il sostentamento dalla pesca e
-dalla caccia, e diventare perciò marinaio e arcadore.
-
-Alte grida si levarono da ambe le parti. San Giorgio e Maometto
-si contendevano il trionfo. Ora mentre i Saracini più ferocemente
-combattevano, e colle rotelle imbracciate sulla merlata, paravano
-la pioggia dei dardi adoprandosi valorosamente a ricacciare gli
-assalitori, un urlo di terrore si udì sulle mura e lo scompiglio si
-manifestò nelle file, arrestando ogni virtù di difesa.
-
-Messer Guglielmo indovinò subitamente che cosa fosse avvenuto. Ed egli
-stesso si mosse allora al secondo assalto, che non fu così validamente
-respinto come il primo. Pochi erano rimasti, fedeli al debito loro, per
-sostenere il buon nome delle armi musulmane; la più parte dei difensori
-fuggivano, si sparpagliavano a caso per le vie tortuose della città,
-tosto inseguiti, rincorsi come fiere dai soverchianti Cristiani.
-
-Anche i lettori avranno indovinato il perchè di quella fuga
-precipitosa. Il nemico era penetrato nella seconda cinta, per una via
-donde non lo aspettava nessuno. Inerpicatisi sull'albero di palma, Ugo
-Embriaco e Caffaro di Caschifellone, avevano insegnata la strada ai
-cinquanta animosi che si erano scelti a compagni. Di là, correndo al
-basso colle spade sguainate, erano piombati alle spalle dei difensori,
-in mezzo a cui fecero strage grandissima. Omero potrebbe qui rimettere
-a nuovo il suo famoso paragone del re dei deserti, balzato d'improvviso
-in mezzo alla mandria. Io non sono Omero, e colla scusa bell'e pronta
-che le similitudini piacciono poco ai moderni, mi ristringo a dire che
-i Saracini, senza indugiarsi a noverare i nuovi assalitori e temendo
-che una metà dell'esercito genovese fosse già loro alle calcagni,
-non sostennero l'urto, fuggirono, di qua, di là, ciecamente, parte
-gittando le armi, parte stringendole nei pugni convulsi, senza aver più
-l'ardimento di usarle e di vender cara la vita.
-
-Incalzati colle spade nelle reni, lasciando a centinaia i morti lungo
-le vie, corsero a rifugio verso la Moschea maggiore. Ma le porte
-erano chiuse. I mercatanti, le donne, i vecchi, i fanciulli, stavano
-raccolti là dentro, implorando la misericordia del Profeta, aspettando
-trepidanti la pietà dei vincitori.
-
-— Siamo uomini al pari di voi; — gridava il Cadì dall'alto di un
-minareto, sventolando la bianca fascia del suo turbante in segno di
-chieder pace. — Non uccidete chi non può più resistere! Perdonate agli
-inermi! —
-
-I consigli di misericordia rimasero inascoltati fino a tanto ci furono
-Saracini armati intorno alla Moschea. I Genovesi rammentavano troppo le
-minacce spavalde dell'Emiro, e giustamente pensavano che, se avessero
-dovuto dar essi indietro, non uno di loro si sarebbe salvato dalla
-rabbia dei vincitori. E poi (chi nol sa?) il sangue inebria e il ferire
-ha la sua voluttà, che travolge i sensi del soldato più umano.
-
-Giunse finalmente il Patriarca, misto di sacerdote e di guerriero, che
-quei tempi comportavano e di cui si ebbe esempio anche in secoli a noi
-più vicini. Invitato da messere Guglielmo, a cui pareva inutile oramai
-quella strage, Damberto ordinò che si concedesse la vita a quanti
-erano chiusi nel tempio, tanto più che non si trattava di armati, ma di
-paurosi mercatanti e di femmine imbelli, intorno a cui si stringevano
-vecchi cadenti e fanciulli.
-
-Quella turba si arrese, come è facile argomentare, alla prima
-intimazione. Il Cadì già ne aveva fatto la profferta ai vincitori.
-Era intorno all'ora di sesta, quando si spalancarono le porte della
-moschea, e Guglielmo Embriaco vi entrò, seguito dal patriarca Damberto,
-brandendo la spada dalla lama, per modo da far credere che portasse in
-mostra la croce.
-
-Il fiero prelato ebbe dunque ragione, colla sua profezia. Ma il
-savio capitano, tratti in disparte Caffaro di Caschifellone, ed Ugo,
-strinse loro amorevolmente la mano, ringraziandoli di averne aiutato
-l'adempimento, colla pronta esecuzione del suo stratagemma.
-
-Queste le prodezze dei Genovesi nella espugnazione di Cesarea. Per
-metter fine al racconto, bisognerà aggiungere che, alcuni giorni
-appresso, il legato del Papa e il patriarca Damberto, «dopo le debite
-purificazioni e consuete cerimonie, consacrarono la moschea maggiore in
-onore di San Pietro, e un'altra (per far piacere ai Genovesi) in onore
-di San Lorenzo; e così fu tornata la città al servizio di Cristo.»
-
-E l'armata e l'esercito si ridussero a Solino; sulla spiaggia di
-San Parlerio divisero la preda, e cavata fuori la decima del vescovo
-Airaldo e il quinto delle galere, si fece la distribuzione del resto
-per ottomila uomini, ciascuno dei quali ricevette le due libbre
-di pepe, e i quarantotto soldi del Poitou, che ho detto più sopra,
-ragguagliandone la somma ad una libbra e due once d'oro. Donde, come
-potete immaginare, grande allegrezza nel campo.
-
-Così ebbe fine il racconto del giovine Caffaro. Il quale, s'intende,
-modesto com'era, non disse nulla di sè; quantunque, avendo in pratica
-l'Eneide, si sarebbe potuto servire del «_quorum pars magna fui_» e
-senza far torto a nessuno.
-
-Il vescovo Airaldo, i consoli e tutti i capi della compagne (che cosa
-fossero le compagne dirò poi al lettore) avevano udito con ammirazione
-il racconto, volgendo spesso gli occhi da lui al valoroso Embriaco, che
-stava pensoso, a fronte china, come uomo che volesse sottrarsi alla sua
-gloria, o riandasse colla mente i fatti trascorsi, a mano a mano che
-erano narrati.
-
-Messer Guglielmo era triste. Fino a quel punto aveva posto l'animo
-negli obblighi suoi di capitano; allora, finalmente, poteva ricordarsi
-di essere padre e di non aver liete novelle per la sua bella figliuola.
-
-La fine di Arrigo da Carmandino aveva compreso di mestizia ogni cuore.
-
-— Ma proprio non sarà dato di sapere in qual modo Genova ha perduto
-questo generoso suo figlio? — chiese Pagano della Volta. — E il suo
-cadavere, almeno?
-
-— Non fu trovato; — rispose il giovine Caffaro. — Gandolfo del Moro
-afferma bensì di averlo riconosciuto in alcuni avanzi umani, mezzo
-abbrustoliti dal bitume ardente. —
-
-Raccapricciarono gli astanti, e tutti gli sguardi si rivolsero allora a
-Gandolfo del Moro.
-
-Il torvo amico di Nicolao si fece avanti d'un passo, e senza pure alzar
-gli occhi a guardare i consoli, aggiunse:
-
-— Pur troppo! Vorrei che così non fosse finito un tant'uomo. Una cosa
-sola desidero, cioè di essermi ingannato. —
-
-Per altro, è delle moltitudini di non concedere troppo larga parte
-ai rammarichi, segnatamente dove il danno dei pochi si confonde nel
-benefizio dei più. La vittoria ha una aureola che offusca ogni cosa
-d'intorno a sè. Ed anche Arrigo da Carmandino, il bel cavaliere,
-sospiro di tante donne gentili, invidia di tanti prodi uomini,
-orgoglio della sua terra natale, ebbe, in un senso fugace di pietà,
-in una parola di rimpianto, tutto quello che potesse aspettarsi dai
-sopravvissuti un estinto.
-
-— Messer Caffaro di Caschifellone, — disse Amico Brusco, il fratel
-dell'Embriaco, — voi avete fatto opera egregia, raccogliendo la storia
-della nobilissima impresa. Il comune di Genova incomincia bene, ed io,
-conoscendo il valore di tutti i suoi cittadini, son certo che non si
-fermerà così presto sulla via della gloria. È dunque giusto che abbia
-trovato, in voi prode guerriero, il suo storico. —
-
-Sallustio, il venerabile segretario di Airaldo, soggiunse:
-
-— Gravissimi istorici ebbe Roma, e certo essa ripete da questi la somma
-ventura di veder tramandato alla posterità più lontana il grido delle
-sue gesta. Procurate voi, messer Caffaro, uguale fortuna al comune di
-Genova. —
-
-Il giovine annalista si inchinò tacitamente all'invito cortese,
-che doveva riuscire un vaticinio per lui. A quelle lodi non era da
-rispondere con parole; che, anco umilissime, sarebbero sempre, dopo il
-paragone del vecchio segretario, sembrate a lui non abbastanza modeste.
-
-
-
-
-CAPITOLO VIII.
-
-Un cuore spezzato.
-
-
-Che era egli avvenuto di Arrigo da Carmandino? Era caduto vittima del
-suo temerario valore? Erano di lui quegli avanzi mezzo abbrustoliti, in
-cui temeva di averlo avvisato Gandolfo del Moro?
-
-Ricordate chi fosse Gandolfo, e pensate con che sincerità potesse egli
-aver manifestato quel suo desiderio di essersi ingannato. Caffaro, che
-bene lo conosceva e lo sapeva rivale di Arrigo, era il primo a dubitare
-di quella sincerità e di quella testimonianza. Ma un fatto era vero;
-che nella presa di Cesarea il povero Arrigo era scomparso; che era
-rimasto in balìa dei nemici, nel furore di quella disperata difesa;
-donde si poteva argomentare facilmente che lo avessero fatto a pezzi,
-vendicando su lui lo scorno di una prima sconfitta.
-
-Anch'egli, Caffaro, espugnata la seconda cinta di mura e posate le
-armi, aveva chiesto nuove del suo povero amico. Ma tra per la diversità
-della lingua, quantunque già allora i pellegrinaggi e le guerre
-avessero dato vita a quella parlata bastarda che faceva intender tra
-loro Cristiani e Saracini, e per la confusione e lo smarrimento dei
-vinti, egli non aveva potuto saper altro che questo: i pochi Genovesi,
-entrati primi nella seconda cinta, essere stati colti in mezzo e aver
-venduto cara la vita, cadendo, stremati di forze e coperti di ferite,
-su d'un mucchio di cadaveri.
-
-Niente adunque di più naturale che il loro capo fosse morto con essi, e
-che il bitume infiammato, onde usavano i difensori per respingere gli
-assalti, appiccandosi alle vesti e alle armature, avesse rosolato le
-carni dei morenti, sfigurati, resi irriconoscibili i corpi.
-
-Così pensava anche messer Guglielmo. Povera la sua figliuola! Come
-avrebbe accolto ella il messaggio?
-
-Nello avvicinarsi alle sue case, tra Macagnana e il Castello, il
-grand'uomo si smarriva d'animo, tremava in cuor suo, come avrebbe fatto
-un bambino.
-
-Diana era sulla soglia ad aspettarlo, attorniata da tutti i congiunti,
-familiari e servi di casa Embriaca. Come una giovine matrona romana,
-essa era rimasta alla custodia dei lari domestici, mentre gli uomini
-attendevano agli obblighi loro fuor dei confini della patria, e
-aveva governato il suo piccolo mondo con senno e fermezza, rafforzata
-dall'autorità del suo nome e circondata dall'ossequio di tutti.
-
-Abbracciò il padre, e confuse con quelle di lui le sue lagrime; lagrime
-d'allegrezza le sue, di mestizia e di tenerezza quelle del padre.
-Strinse di poi la mano ai fratelli, e fu lieta di non veder altri con
-uno di loro. Il fedele Gandolfo non aveva stimato prudente consiglio di
-accompagnare fin là il suo amico e protettore Nicolao.
-
-Concessa la debita parte agli affetti domestici, Diana cercò degli
-occhi Arrigo, e non lo vide nel corteggio paterno. Forse era andato
-prima alle sue case. Ma che? Bene era egli tornato una prima volta
-di Soria, e la sua prima visita era stata per le case dell'Embriaco.
-Il cuore le si strinse d'improvviso, come per presentimento d'una
-sciagura. Volse gli occhi a suo padre e vide il volto di lui impresso
-di profonda pietà. — Arrigo! Arrigo! — balbettò essa, e si sentì venir
-meno.
-
-Messer Guglielmo fu pronto a sostenerla nelle sue braccia.
-
-— Animo, figliuola mia! — le susurrò egli all'orecchio, mentre cercava
-di condurla verso le scale. — Pensate che siete del sangue d'Ido
-Visconte, e che, dove la patria è in festa, debbono tacere i privati
-dolori. Diana, fate buona custodia al cuor vostro, in questi momenti
-solenni. Io sono addolorato al pari di voi. Venite, figliuola, e
-preghiamo Iddio che accolga nella gloria celeste i martiri della sua
-fede. —
-
-La preghiera di suo padre era un comando per la nobilissima fanciulla.
-Mormorò alcune frasi sconnesse; rattenne le sue lagrime, le ricacciò
-indietro a forza, le sentì ridiscendere, gelarsi intorno al suo povero
-cuore. Non le reggevano le membra, ma il braccio del padre era saldo
-ed ella si trovò, senza pure avvedersene, nella sua fidata cameretta,
-dove aveva tanto pensato a lui, tanto pregato per lui, pel suo gentil
-fidanzato. Eppure non pianse, tanto era lo smarrimento dell'animo;
-non rispose parola alle molte ed amorevoli del padre, che, congedati
-i suoi famigliari, si era ridotto per quel giorno al fianco dell'amata
-figliuola.
-
-Muta e fredda a guisa d'un marmo, ascoltava il suo fiero genitore,
-diventato un fanciullo per lei. Cogli occhi sbarrati e l'orecchio
-intento, beveva avidamente, più che non udisse, le dolenti notizie
-della presa di Cesarea e della sparizione di Arrigo. Il valore di lui,
-la fama acquistata, l'amore e l'ossequio dei compagni d'arme, cose
-tutte che ella sapeva e che le venivano ricordate nel racconto paterno,
-erano una vana memoria oramai, raggio di un sole che si dileguava, eco
-d'un suono che era cessato. E tutte quelle parole fatte di lui, come
-voci di là dalla tomba, le rimbombavano nell'anima, davano suono come
-di corda spezzata.
-
-Povero cuore! Quale vi apparve da quel giorno la vita! Quella casa
-in cui si affaccendavano i servi, lieti pel ritorno del loro glorioso
-signore, era un chiostro per lei, un antico chiostro in rovina, tutto
-popolato di larve, che andavano e venivano, ma senza dar suono al
-suo orecchio, che gestivano e parlavano tra loro, ma in una lingua
-sconosciuta. Quella città, tutta piena di gente operosa ed allegra,
-tutta suoni e canti e rumori festosi, era un camposanto, nel quale
-ella si trovava, raccolta in un angolo, a pregare su d'una fossa, a
-piè d'una croce. La croce! la fossa! Ahimè, neppur quelle ci aveva, su
-cui raccogliere i suoi affetti desolati. Non c'era, in tutto quel mondo
-mutato, un luogo, un punto d'appoggio per lei. Diana stessa, la povera
-Diana, era una larva tra i vivi.
-
-Le avete mai sognate, quelle solitudini ignude e fredde, in cui
-si rimpicciolisce il cuore e si smarrisce il pensiero? Il cielo, i
-monti, il piano, son tutti d'un colore; non un fil d'erba su cui posar
-l'occhio; non un batter d'ali a cui tener dietro sull'orizzonte; un
-senso di freddo vi corre per tutte le fibre; il sole è spento; si
-ha la certezza che non tornerà più. Bel sole, glorioso sole, che eri
-la vita del mondo, che facevi risplendere così puramente quel cielo,
-scintillare così allegramente quel mare, e variare per tante gradazioni
-di tinte quei colli, che avevi dato impulso e dettato un inno d'amore
-a tante umili esistenze, sei morto anche tu? Ancora una reliquia del
-tuo calore, che si andrà spegnendo a grado a grado, e poi regnerà in
-terra la notte. Oggi il male, domani il peggio; in lontananza il nulla,
-l'orrido nulla!
-
-Tale apparve la vita a Diana. Non sorrisi, non carezze dei suoi,
-valsero a distogliere il suo spirito dai tetri abissi in cui si era
-sprofondato. Non piangeva: fu anzi veduta sorridere umanamente alle
-sue donne, che si facevano intorno a lei colle usate dimostrazioni
-di ossequioso affetto, e quel sorriso parve a tutti più doloroso
-del pianto. Che avveniva egli in quell'anima chiusa ad ogni
-sguardo indagatore? Si maturava la follia? O si preparava le vie lo
-struggimento della morte?
-
-Per molti giorni e settimane, quella povera mesta non accennò il
-desiderio di ritornare sul doloroso argomento. Ma ognuno, al solo
-vederla, indovinava qual cura fosse presente nell'animo della infelice
-Diana.
-
-Finalmente, un giorno, ella chiese di sapere per filo e per segno
-l'accaduto. Forse le si era snebbiata la mente e l'afflizione si era
-chetata un tratto nel suo cuore; forse una speranza le si affacciava
-allo spirito, una speranza lieve ed incerta, che un più assegnato
-racconto di tutti i particolari della espugnazione di Cesarea e un più
-diligente esame di tutti gli indizi raccolti dai compagni di Arrigo,
-avrebbe potuto rendere più salda, o far dileguare del tutto.
-
-Ugo, il diletto fratello, si fece ad esporre partitamente le cose già
-dette in breve dal padre. Diana, sebbene rabbrividendo ad ogni tratto,
-come persona colta dalla febbre, pure ascoltò attentamente, e di
-molti particolari, che le erano sfuggiti dapprima, volle ripetuto il
-racconto.
-
-— Infine, — diss'ella, quando si avvide che Ugo non aveva più altro
-a narrarle, — Arrigo da Carmandino non è stato più rinvenuto. Questo
-soltanto è accertato. —
-
-Nicolao aggiunse, rispondendo alla tacita conchiusione del ragionamento
-di lei:
-
-— Gandolfo del Moro lo ha riconosciuto tra i morti. —
-
-Il cuore della fanciulla diè un balzo violento, a quell'accenno crudele
-e al ricordo di quel nome odiato, che, dall'ultimo ritorno dei crociati
-in poi, non le era più venuto all'orecchio.
-
-— Consentite, sorella, — ripigliò Nicolao, — che il nostro amico
-Gandolfo vi racconti la cosa egli stesso. È doloroso, — soggiunse,
-notando il senso che la sua proposta aveva fatto sull'animo della
-fanciulla, — ma infine, se voi dovete sapere, e se è giusto, come io
-penso, che voi sappiate ogni cosa... —
-
-Nicolao non ebbe tempo di finir la sua frase, perchè Diana, che a
-tutta prima non aveva saputo dissimulare un senso di ripugnanza, si era
-subito ravveduta e lo interrompeva a mezzo.
-
-— Venga l'amico vostro, — diss'ella. — È ancora un omaggio alla memoria
-di Arrigo, che io ascolti chiunque mi parla di lui. —
-
-Gandolfo del Moro non era mai troppo lontano dal suo fido Nicolao,
-e giunse più sollecito che la stessa Diana, dopo essersi risoluta di
-riceverlo, non avrebbe potuto desiderare.
-
-Il giovine cavaliere dai capegli rossi e dalla torva guardatura si fece
-avanti tutto peritoso, severo all'aspetto, ma più azzimato del solito,
-colla sua gavardina di color pavonazzo aggiustata all'imbusto e colle
-calze divisate di bianco e di azzurro.
-
-— Madonna, — diss'egli, sospirando, — la perdita di un così prode
-cavaliere è un lutto universale. La cristianità ne aveva pochi che
-gli stessero a pari, nessuno che gli andasse avanti per gentilezza e
-valore. —
-
-Diana accolse le parole compunte di Gandolfo, con un gesto che voleva
-dire: — sta bene, ma venite al fatto, messere. —
-
-Così dato sesto all'esordio, Gandolfo del Moro narrò come fosse
-entrata nell'animo suo la persuasione dell'orrida fine d'Arrigo.
-Quegli avanzi umani da lui veduti erano per l'appunto in una viuzza
-angusta e tortuosa, presso alla seconda cinta di mura. Colà il valoroso
-Arrigo e i suoi compagni di sventura dovevano essere stati arrestati
-dai difensori, trovatisi allora in numero soverchiante. Le armature,
-comunque ridotte, si riconoscevano essere di cristiani, e, sebbene
-in gran parte consumati dal fuoco, si potevano ancora distinguere
-alcuni brani di sorcotta, che era la clamide portata dai cavalieri
-sulla corazza, o sulla maglia d'acciaio. Come quel pugno di valorosi
-fosse stato ridotto in tal guisa, era facile argomentare. Avevano
-combattuto disperatamente, approfittando della strettezza del passo
-per non lasciarsi cogliere in mezzo, e i nemici non erano venuti a
-capo di finirla con quella meravigliosa difesa, se non col gittare,
-dai parapetti delle logge e delle altane, bitume infiammato sui
-combattenti.
-
-Tutte queste erano prove generiche. L'indizio che colà e in quel
-modo fossero finiti parecchi dei Genovesi entrati con Arrigo entro la
-seconda cinta di mura, non poteva esser più certo. Ma chi in quegli
-avanzi miserandi, aveva riconosciuto il Carmandino?
-
-Diana fissava i suoi occhi in quegli del narratore; e questi, non
-potendo sostenerne l'incontro, chinata la fronte, terminò il suo
-discorso cogli sguardi a terra.
-
-— Guardatemi in viso; — diss'ella; — forse vi faccio paura? —
-
-Gandolfo del Moro avrebbe voluto rispondere; ma bene intese che quello
-non era il caso di venir fuori con una gentilezza, e che Diana non gli
-aveva già chiesto un detto di quella sorte. Perciò, alzate le ciglia in
-atto di obbedienza, stette a guardarla perplesso.
-
-— Giurate, — ripigliò la fanciulla con accento solenne, spiccando
-dalla parete un dittico di avorio, in cui era dipinta da un artista
-bisantino la passione di Cristo, — giurate su questa croce, che ha
-toccato le ceneri del Precursore, che voi siete certo di ciò che dite,
-e che in quegli avanzi avete riconosciuto il corpo di messere Arrigo da
-Carmandino.
-
-— Ho sempre desiderato di aver preso abbaglio, — rispose Gandolfo,
-schermendosi; — ma pur troppo mi pare che non possa essere altrimenti.
-Tra i vivi non è tornato; i morti, dell'ardita comitiva, eran quelli;
-nè altri se ne sono trovati più lunge. Di certo il povero Arrigo è
-caduto insieme co' suoi.
-
-— No, non è vero; — gridò la fanciulla, seguendo l'impulso del cuore,
-anzi che un barlume di ragione. — Non so come ciò possa essere; ma
-Arrigo da Carmandino non è morto. Credo ai presentimenti; — soggiunse a
-mezza voce, quasi parlando per sè.
-
-Gandolfo si appigliò prontamente a quel filo.
-
-— Se credete ai presentimenti, madonna, ho fede che crederete a quelli
-di messere Arrigo non meno che ai vostri. —
-
-Diana lo guardò con occhio attonito.
-
-— Che dite voi ora? — balbettò ella, non bene intendendo il senso delle
-parole di lui.
-
-— Dico, madonna, che un amico del povero Arrigo ha un messaggio per
-voi. Egli è Caffaro di Caschifellone, suo compagno nell'assalto di
-Cesarea, fino al punto in cui la sorte li divise, dando ragione ai
-tristi presagi di Arrigo.
-
-— Come sapete voi ciò? — chiese Diana, guatandolo con occhio
-diffidente. — E come avete voi primo un messaggio, che l'amico di
-Arrigo non ha creduto opportuno di recarmi finora?
-
-— Lo ha detto poc'anzi a me; — rispose allora Nicolao, quantunque non
-fosse rivolta a lui la domanda. — Messer Caffaro di Caschifellone,
-giunto a mala pena di Sorìa, aveva dovuto recarsi in Polcevera, per
-abbracciare i suoi nel loro castello di Pontedecimo, donde è tornato
-per l'appunto stamane.
-
-— Ed ha un messaggio per me? Di Arrigo? — chiese ella, smarrita.
-
-— Di Arrigo. Egli non ardiva presentarsi qui, non essendo da voi
-conosciuto, e non ardiva domandarne licenza a nostro padre. Nè io, nè
-Gandolfo del Moro, che era con me quando Caffaro mi toccò di questo
-messaggio, avremmo osato parlarne a voi, se la necessità....
-
-— Basta, fratello; — interruppe Diana. — Venga il signore di
-Caschifellone; mio padre non troverà mal fatto che un prode cavaliero
-della croce mi rechi le ultime parole, l'ultimo saluto del mio
-fidanzato. —
-
-Quel medesimo giorno, Caffaro di Caschifellone adempiva l'ufficio
-pietoso che aveva accennato nel duomo di San Lorenzo al console Pagano
-della Volta, al fratello di sua madre.
-
-Entrò nelle stanze di madonna Diana atteggiato ad una profonda
-mestizia, ben sapendo di dover rinnovare un acerbo dolore nell'animo
-di quella gentil creatura, che egli vedeva per la prima volta, e di cui
-non aveva mirato mai la più bella.
-
-Imperocchè, lo sapete, la fanciulla degli Embriaci era un miracolo
-di bellezza, senz'altro. Caffaro, nella sua adolescenza, era vissuto
-lontano da Genova, nel castello de' suoi padri. Più tardi era passato
-in Genova, ma presso un congiunto, prete nella chiesa di San Teodoro,
-il quale lo aveva diligentemente ammaestrato nelle umane lettere,
-col proposito di farne un chierico. Ma l'uomo propone e il caso
-dispone. Caffaro di Caschifellone non doveva lasciare ai fratelli
-Oberto e Guiscardo il carico di continuare la stirpe; era destinato
-a far parlare di sè nelle istorie della sua patria. Del resto, gli
-studi fatti presso il suo consanguineo avevano a dare i loro frutti,
-poichè Caffaro di Caschifellone, soldato, ambasciatore e console,
-doveva riuscire anche uno scrittore, anzi il primo annalista d'Italia,
-nell'alba del suo risorgimento.
-
-Tutte queste parole per chiarirvi come e perchè Caffaro di
-Caschifellone non conoscesse Diana, la perla di casa Embriaca, la bella
-tra le belle di Genova. Anche visitata così aspramente dalla sventura
-e abbattuta dalle sue afflizioni, madonna Diana era sovranamente
-bella, come certe Vergini addolorate, che derivano dalla espressione
-dell'interno affanno una nuova e più efficace bellezza.
-
-Il giovane, affacciatosi appena all'uscio, e veduta la fanciulla degli
-Embriaci, avrebbe voluto ritirarsi. Ma era tardi, poichè essa pure
-aveva veduto lui; donde avvenne che rimanesse estatico a contemplarla.
-
-Tutta nel suo dolore, la fanciulla non si avvide di quella ammirazione,
-che del resto era improntata d'un ossequio profondo, e gli fe' cenno di
-avvicinarsi.
-
-— Madonna! — diss'egli, inchinandosi.
-
-— Venite, cavaliere, e non temete di parlarmi liberamente. Son forte,
-credetelo. E poi, se Arrigo da Carmandino è morto, che altro può egli
-toccarmi di più? E non deve giungermi come un refrigerio ben meritato,
-— notò ella mettendosi una mano sul cuore, con gesto d'ineffabile
-angoscia, — quella parola sua che voi mi portate di Terra Santa?
-
-— Sì, madonna, è vero ciò che voi dite; — rispose il giovane,
-facendosi animo a compiere l'ufficio suo. — Le ultime parole dei cari
-estinti sono continuazione del loro affetto ai superstiti. Arrigo da
-Carmandino, il mio sventurato e glorioso amico, pensava a voi, madonna,
-pochi istanti prima di abbandonarci. Salivamo ambedue per la medesima
-scala sulle mura di Cesarea, quando egli, a poca distanza dalla
-merlata, volgendosi a me, che mi stringevo al suo fianco, mi disse....
-Ah, le sue parole mi suonano distinte all'orecchio, come se egli
-parlasse ancora in questo momento!
-
-— Orbene, messere! Vi disse?....
-
-— «Amico mio, ve ne prego, se io muoio, dite a madonna Diana che ho
-pensato a lei nell'ultima ora, e che l'anima mia, con licenza di nostro
-Signore, a cui mi raccomando, andrà a dirle tutto l'amore che io le ho
-portato vivendo.» —
-
-Il viso della fanciulla, cosparso di un pallore mortale al cominciare
-delle parole di Arrigo, si era a mano a mano trasfigurato. Poi che ebbe
-finito di riferirle, Caffaro guardò Diana, e gli parve di non aver più
-davanti a sè una povera donna addolorata, ma una visione celeste; una
-martire sì, ma raggiante, levata sulle nubi in una gloria di spiriti.
-
-Poco stante, la trasfigurata, la martire, ridiscese sulla terra. Un
-dubbio le si era affacciato alla mente.
-
-— Avete detto questo a mio fratello Nicolao? — dimandò ella al
-messaggiero.
-
-— Non rammento, madonna.
-
-— Pensateci, messere; raccogliete i vostri ricordi, ve ne prego! —
-
-E aveva un'aria così soavemente supplichevole, così cara nella sua
-mestizia, che Caffaro ne fu intenerito.
-
-— Vidi messer Nicolao questa mane; — diss'egli. — Era coll'amico suo
-Gandolfo del Moro. Udito della vostra tristezza (ben ragionevole,
-madonna, ed ogni cuore ben nato la intende), accennai al messaggio che
-avrei avuto da compiere. E questo dissi, lo ricordo bene ora, dopo aver
-notato che Arrigo aveva il presentimento della sua morte.
-
-— E non altro diceste? non altro?
-
-— No, Messer Nicolao mi rispose che non avrebbe mai osato annunziarmi
-a voi. Ed io, in verità, non avrei creduto mai d'esser chiamato così
-presto.
-
-— Oh grazie! grazie pel bene che mi fate! — esclamò Diana, giungendo
-le palme, quasi parlasse al serafino delle sue veglie verginali. —
-Tacete, ve ne supplico, tacete quind'innanzi le parole di Arrigo....
-segnatamente le ultime.
-
-— Perchè, madonna? — dimandò il giovane, non intendendo il senso di
-quella preghiera.
-
-— Perchè? Mi chiedete il perchè? Ah, non sapevano davvero quello che
-si facessero, quando mi hanno accennato il vostro messaggio! Perchè...
-infine, a voi amico di Arrigo da Carmandino io lo dirò; quelle parole
-sue erano per me, per me sola; e qualcheduno, — soggiunse Diana,
-rabbrividendo involontariamente, — qualcheduno, in cui mio fratello
-Nicolao ripone una fede soverchia, non è degno di risaperle. Perchè
-Arrigo vive, intendete? vive, e ritornerà tra coloro che l'amano.
-
-— Madonna, e che cosa vi fa sperare?....
-
-— Sperare no, esser certa. Arrigo ha promesso di venirmi a recare
-il suo saluto di là dalla tomba, se era volontà del cielo che egli
-morisse. Arrigo non è venuto; Arrigo non è morto. —
-
-Caffaro rimase muto e triste a guardarla. Temette allora di avere col
-suo racconto lusingato una vana speranza, di aver forse dato esca ad
-una pericolosa follia, ed una profonda compassione ricercò tutte le
-fibre del suo cuore.
-
-— Madonna, — rispose egli, dopo un istante di pausa, — non vi fidate
-in questi argomenti. Le parole di Arrigo erano un saluto, un desiderio,
-non già una promessa. Ahimè, pur troppo non tornano gli estinti!
-
-— No, no, non dubitate; — gridò la fanciulla degli Embriaci. —
-Dopo quella solenne promessa, se fosse morto, sarebbe venuto, e
-Iddio misericordioso avrebbe esaudito questo voto all'anima di un
-martire della sua fede. Oh signore onnipotente, — proseguì ella,
-inginocchiandosi davanti alla immagine del Crocefisso, — voi mi avete
-dunque veduta nella mia afflizione? —
-
-E diede in uno scoppio di pianto. Erano le prime lagrime che quella
-poveretta avesse versato, dal giorno dell'annunzio fatale della morte
-di Arrigo.
-
-Caffaro di Caschifellone, giovane com'era ed inesperto delle cose
-del cuore, non poteva argomentare come fosse benefico quello sfogo
-improvviso. E si sottrasse discretamente allo spettacolo di un dolore
-che credeva di aver rinfrescato, promettendo a sè stesso di non
-far parola a nessuno del messaggio che aveva recato a quella bella
-infelice.
-
-Da quel giorno Diana non disse più verbo, non fece più atto, che
-accennasse alla memoria di Arrigo. Non tornò ilare già, nè serena, come
-era suo costume in passato; ma si mostrò tranquilla e rassegnata, umana
-con tutti, perfino con Gandolfo del Moro, che andava spesso alle case
-degli Embriaci, e incominciò a sperare, lo sciocco, di poter cancellare
-un giorno da quel cuore la immagine di Arrigo da Carmandino. Certi
-uomini hanno la insigne baldanza di credersi irresistibili; certi altri
-il torto gravissimo di credere che tutte le donne sian pari. Gandolfo
-del Moro teneva molto di questi e di quegli.
-
-La fanciulla degli Embriaci non parve accorgersi di tutte quelle rinate
-speranze. I suoi modi erano aperti e pieni di cortesia per ognuno; la
-sua anima era chiusa. Unico accenno al segreto di quell'anima, era il
-lampo fugace degli occhi e un più soave sorriso, quando si presentava
-a lei il giovine Caffaro. Il quale non pensò davvero che tanta soavità
-di grazie celestiali andasse a lui, proprio a lui. Non era Gandolfo
-del Moro, per ingannarsi a quel segno, e, memore amico del Carmandino,
-ricacciò, seppellì nel suo cuore un sentimento involontario, che, nato
-appena, minacciava di comandare alla sua stessa ragione.
-
-Passarono tre mesi. E finita la _campagna_, cioè il reggimento de' sei
-consoli che abbiamo accennati nel principio del nostro racconto, alle
-calende di febbraio del 1102, si designò un nuovo magistrato. Quattro
-furono i consoli nuovi: Guglielmo Embriaco, Guido Visconte, suo padre,
-che era stato il primo a portare il soprannome di Spinola, Guido di
-Rustico del Riso, e Ido di Carmandino, fratello maggiore del povero
-Arrigo. Era, come si vede, un consolato tra consanguinei, appartenendo
-tutti, salvo Guido del Riso, alla schiatta di Ido Visconte.
-
-Anche Guglielmo Embriaco, datosi tutto alle cose del Comune, potè
-ingannarsi intorno allo stato dell'animo di sua figlia. E un bel
-giorno, mentre ella era a mala pena tornata dalla vicina chiesa di
-Santa Maria del castello, così le parlò il suo glorioso genitore:
-
-— Figliuola mia, provvediamo al futuro. Fu triste il passato, e abbiamo
-dovuto rassegnarci ai decreti del cielo. «Dio lo vuole» fu il grido
-che ci ha condotti in Terra Santa e ci ha fatto meritar la vittoria;
-«Dio lo vuole» sia anche il nostro grido e la nostra forza nelle cose
-domestiche. —
-
-L'esordio non prometteva niente di buono a Diana, che stette in
-silenzio, ma col cuore in soprassalto, ad ascoltare la fine.
-
-Guglielmo Embriaco proseguì il suo discorso annunziando alla figliuola
-che essa doveva pensare a prender marito.
-
-— Gandolfo del Moro — diss'egli — è un gentil cavaliere; ha congiunti
-in nobile stato, attinenze poderose e castella che lo fanno desiderabil
-partito per ogni padre che abbia una figliuola da accasare. I tuoi
-fratelli lo amano come se già egli fosse della famiglia; io lo pregio
-grandemente e lo amerò come figlio, se anche tu, come spero, lo vedrai
-di buon occhio. —
-
-Al nome di Gandolfo, la fanciulla impallidì e sentì piegarsi i
-ginocchi. Resistere alla volontà di suo padre, quando si fosse
-chiaramente manifestata, sarebbe stato impossibile per lei. Sarebbe
-morta di crepacuore, ma non avrebbe ardito alzare la voce, per
-respingere la mano che a lui fosse piaciuto di unire alla sua. Per
-fortuna, le ultime parole di lui temperavano il rigore della paterna
-autorità, ed ella trovò ancora la forza di rispondergli, sebbene con
-voce tremante per la violenta commozione ond'era compresa.
-
-— Padre, il mio cuore è spezzato, nè batterà più per altr'uomo. —
-
-Messere Guglielmo fu scosso da quella confessione dolorosa.
-
-— Diana! — esclamò egli, turbato. — Dici tu il vero?
-
-— Per la santa croce di Cristo; — rispose ella con accento solenne. —
-Tu puoi uccidermi, o padre; ma io non amerò più nessuno. —
-
-Messer Guglielmo non diede risposta a sua figlia. La guardò un tratto,
-corrugando le sopracciglia, come se volesse concentrar tutta in lei la
-virtù degli occhi e penetrare nel suo cuore. Indi si mosse, andando su
-e giù per la camera a passi disuguali, che dovevano certo rispondere
-ai varii moti dell'animo. Non era già crucciato, ma pieno di rammarico,
-vedendo sua figlia, una mite fanciulla fino a quel dì, mostrarsi donna
-in quella forma di dolore che egli bene scorgeva invincibile. Povera
-Diana! Come doveva aver sofferto, per rispondere in quella guisa a suo
-padre! E come, alla saldezza della fede, alla profondità del sentire,
-egli riconosceva in quella gentil creatura il suo sangue!
-
-Diana, intanto, stava ritta ed immobile davanti a lui, bianca in viso
-come una statua di marmo, aspettando la risoluzione di suo padre.
-
-Ma egli stesso non sapeva che risolvere. Si fosse trattato di muovere
-all'assalto d'una città, di vedere, così sui due piedi, il lato debole
-d'un esercito nemico schierato in battaglia davanti a lui e di dar
-dentro con tutte le forze in quel punto, manco male, era quello il
-fatto suo, perchè il Testa di maglio vedeva giusto, pensava pronto
-e colpiva sicuro. Ma là, davanti ad una povera fanciulla, padre, non
-capitano d'eserciti, messer Guglielmo titubava, non vedeva l'uscita.
-
-— Ed ora, — diss'egli finalmente, fermandosi a un tratto, — che cosa
-intenderesti di fare? —
-
-Diana raccolse le sue forze e rispose:
-
-— Con tua licenza, padre mio, andrò in pellegrinaggio al sepolcro di
-Cristo; donde muoverò alla volta di Cesarea, in traccia di Arrigo. Se
-Arrigo è morto, e se in capo ad un anno io non avrò contezza di lui,
-fonderò un monastero là dove si narra esser egli caduto, e finirò la
-mia vita pregando per lui e per tutti. —
-
-Messer Guglielmo capì che non c'era nulla a fare e che la risoluzione
-di sua figlia era immutabile. Avrebbe egli potuto negarle il suo
-assenso paterno; ma col suo rifiuto l'avrebbe anche uccisa.
-
-Diana s'inginocchiò a' piedi del suo glorioso genitore.
-
-— Padre mio, acconsenti; — gridò; — acconsenti, te ne prego per l'amore
-che portavi un giorno ad Arrigo. —
-
-Si scosse a quella invocazione l'Embriaco, e una lagrima apparve sul
-ciglio del fiero soldato di Gerusalemme, dell'espugnatore di Assur e di
-Cesarea.
-
-— Un giorno! — ripetè egli con accento di profonda amarezza. — Dite,
-figliuola mia, che l'immagine di Arrigo non è uscita mai dal mio cuore,
-come non è uscita dal vostro. Se l'ho amato! Fanciulla, il cuore del
-guerriero ha amori così gagliardi, che una donna, non che sentirli,
-non verrebbe a capo d'intenderli. Il compagno nostro di speranze, di
-fatiche, di pericoli e di glorie.... ma sai tu, Diana, ch'egli è più
-d'un fratello per noi? Avere nel tuo campo uno che t'intenda, che ti
-risponda anche da lunge, da un altro punto della battaglia, come ti
-risponde il tuo cavallo generoso ad un toccar di sprone, ad un premere
-di ginocchio; sapere che là, dove è più grande il bisogno, combatte
-un altro te stesso, che comparirà tra breve, guidando un pugno di
-valorosi, e ti porterà la vittoria, come tu la porterai a lui; che
-fa voti per te, come tu li stai facendo per esso; e tutto ciò senza
-dubbiezze, senza timori, senza invidia (perchè là, davanti alla morte,
-non c'è invidia, sai!), questa è l'amicizia del guerriero, questa è la
-fratellanza delle armi. E posso io dimenticare Arrigo da Carmandino?
-Mio figlio Arrigo? Pensa, immagina quel che vorrai; dimentica che
-poc'anzi ti parlava un padre, costretto a consigliarti pel tuo bene
-futuro; ma non giudicare il soldato, il soldato che ha il suo culto
-immutabile nel cuore, il soldato che ti risponde: un altro Arrigo non
-c'è; nessun altri prenderà il suo posto qui dentro. —
-
-E si lasciò cadere su d'un seggiolone, il grand'uomo, e pianse come
-avrebbe pianto un bambino.
-
-— Vedi, padre, vedi? — gridò ella, esaltandosi a quelle infiammate
-parole del console; — tu lo hai amato davvero, e non potresti più
-amarne un altro in sua vece.
-
-— È vero. Ma il cuore dell'uomo può chiudersi; quello di una donna,
-di una fanciulla, come tu sei, non lo può, non lo deve. La donna, nel
-corso della vita, ha mestieri di appoggiarsi ad un uomo.
-
-— O ad una memoria; — soggiunse Diana. — Ho veduto l'edera e la vite, a
-cui siamo spesso paragonate, appoggiarsi alle rovine. E la mia scelta
-è fatta. Se Arrigo non è morto, verrà, o noi dovremo rinvenirne le
-traccie.
-
-— Le traccie! In che modo?
-
-— Chiedi a Gandolfo del Moro. Egli, a cui tanto premeva di riconoscere
-un compagno d'armi in poche ossa non consumate dalle fiamme, egli sarà
-il primo a dirti, se tu lo interroghi col medesimo sguardo con cui
-fulminavi i nemici, il primo a dirti che Arrigo vive, e che egli ne ha
-la certezza.
-
-— Che dici tu mai?
-
-— Dico, padre mio, che Arrigo, sulle mura di Cesarea, fece voto di
-poter venire in ispirito a recarmi un ultimo saluto, se era destinato
-che egli dovesse cadere. Iddio, per la cui fede egli combatteva, Iddio
-lo avrebbe esaudito; io avrei veduto lo spirito di Arrigo, se egli
-veramente fosse rimasto tra i morti. Non deridere la mia fede, o padre;
-essa è più salda che mai. Arrigo non è venuto; egli è vivo, ed io debbo
-rintracciarlo, dedicare a lui la mia vita. Non me lo avevi tu concesso
-in isposo, e non doveva egli consacrarmi la sua? —
-
-Messere Guglielmo rimase un tratto sovra pensiero.
-
-— Hai risoluto? — le chiese, dopo un istante di pausa.
-
-— Sì, padre mio; so di accorarti, ma invero non meriterei di essere tua
-figlia se pensassi altrimenti. O con lui, o su lui. —
-
-Il console piangeva, ve l'ho detto. E le sue lagrime bagnarono la pura
-fronte di sua figlia.
-
-Quel medesimo giorno l'Embriaco andò per le usate faccende alla casa
-del Comune. I quattro consoli avevano allora non pure il reggimento
-della signorìa, ma altresì quello delle controversie e delle cause
-civili, non essendo ancor l'uso, che venne pochi anni dopo, di separare
-i consoli dello Stato, o maggiori, dai consoli de' placiti.
-
-Però, quel giorno, finito di render giustizia, Guglielmo Embriaco
-invitò i suoi colleghi a radunarsi in segreto, per vedere se non fosse
-il caso di allestire una nuova armata e mandarla a guadagnare altri
-allori ed espugnare altre terre in Sorìa.
-
-
-
-
-CAPITOLO IX.
-
-Nel quale è dimostrata l'utilità del combattere a capo scoperto.
-
-
-La saracinesca era calata con alto fragore alle spalle degli animosi,
-e Arrigo da Carmandino, che li precedeva, colla spada nelle reni ai
-fuggenti nemici, non se ne era avveduto. Bene lo avvisarono i più
-tardi tra i suoi compagni, che all'improvviso rumore si erano voltati
-indietro. Ma era tardi oramai per rifarsi alla porta e costringere i
-guardiani a rialzare l'ostacolo. Un'altra schiera di Saracini giungeva
-alla riscossa, arrestava i compagni, rianimava la difesa, metteva in
-grave pericolo quel pugno d'audaci, che dovevano pentirsi, ma tardi,
-della loro temerità, con un nugolo di avversarii che li incalzavano di
-fronte e coi guardiani della porta che rumoreggiavano alle spalle.
-
-— Ammazza! ammazza! — era il grido dei Saracini.
-
-La strada angusta tornava propizia alla resistenza dei crociati. Ma
-quanto avrebbe potuto essa durare? Era da supporsi che l'esercito
-genovese, dato di cozzo nella seconda cinta, superasse l'ostacolo nuovo
-prima che i suoi compagni perduti là dentro fossero tagliati a pezzi?
-Arrigo da Carmandino aveva dato un'occhiata intorno a sè e non si
-pasceva di vane speranze. Cinque cavalieri genovesi lo avevano seguìto.
-Quanto tempo avrebber resistito sei uomini, anche valorosi come sei
-paladini di Carlomagno?
-
-— Amici, — disse Arrigo ai compagni, approfittando di un momento di
-confusione che in quella stretta rendeva impossibile ai nemici un utile
-assalto. Che si fa? Pensate voi di arrendervi?
-
-— No, piuttosto morire, mille volte morire!
-
-— Bene, preghiamo dunque il Signore che riceva le anime nostre. —
-
-E brandendo la spada sul capo, con alta voce gridò:
-
-— Difensori di Cesarea, seguaci del Profeta, noi Arrigo da Carmandino,
-Simone Gontardo, Marino della Porta, Tanclerio Burone, Vassallo
-Cavaronco, Anselmo di Zoagli, cavalieri genovesi, sfidiamo tutti voi a
-combattere, uomo contro uomo, fino a tanto ci basti la vita. Del resto,
-meglio sarebbe per voi lo arrendervi alle insegne della Croce. Infatti,
-a che vi gioverebbe la resistenza? Tutto l'esercito genovese è nelle
-mura di Cesarea, e tra poco anche la seconda cinta sarà superata e voi
-non otterreste misericordia.
-
-— Arrenditi tu per il primo, cane cristiano, — urlò uno dei Saracini,
-facendosi incontro ad Arrigo colla scimitarra levata. — Hai buona la
-lingua; vediamo se hai buono il braccio ugualmente.
-
-— Ti sia permesso di vederlo, ma non di ricordartene; — tuonò Arrigo da
-Carmandino.
-
-E serratosi addosso al nemico, prima che questi avesse tempo a
-cansarsi, con un fendente della sua spada poderosa gli spezzò l'elmo
-sul cranio.
-
-Fu quello il segnale della mischia.
-
-— San Giorgio il valente! — gridarono ad una voce i Crociati genovesi.
-— Viva San Giorgio! Ammazza i cani infedeli! —
-
-E levata la spada, si fecero avanti animosi, a vender cara la vita.
-
-Arrigo da Carmandino era il primo tra tutti, e primo si slanciò nel
-folto della fronte nemica. Rotta la spada, combattè col tronco, ed
-anche questo, che più non gli serviva, scaraventò sulla faccia del
-primo che ardì farglisi contro, oltre quel mucchio di morti e di feriti
-onde il valoroso giovane si era come asserragliata la via. Quindi,
-spiccò dal fianco la sua mazza ferrata, e, piantatosi fieramente su
-quel cumulo di carne sanguinosa e palpitante, prese a tempestare di
-colpi i suoi assalitori. Quanti, adescati dal poco numero dei nemici o
-spinti innanzi dai compagni accorrenti, si facevano sotto, tanti egli
-ne stendeva a terra, o ne rimandava acciaccati. Più disperato valore
-non si era visto mai. E i compagni di Arrigo, Simone Gontardo, Marino
-della Volta, Anselmo di Zoagli, animati dall'esempio, combattevano con
-pari fortuna al suo fianco.
-
-Tanclerio Burone e Vassallo Cavaronco, facendo testa dall'altra parte,
-impedivano che i guardiani della porta, meno numerosi e non ancora ben
-raffidati, cogliessero quel pugno di valenti alle spalle. E anch'essi,
-sebbene in due soli, fornivano lavoro per dieci.
-
-Da lunga pezza durava quella pugna disuguale, senza che i Saracini
-avessero guadagnato un palmo di terreno. E già i loro assalti
-riuscivano più lenti, poco piacendo a quella plebe di fantaccini di
-morder la polvere sotto i colpi di quei furibondi, che prendevano forza
-sovrumana dalla loro medesima disperazione. Ma appunto allora, un nuovo
-aiuto venne ai Saracini, che in quella stretta via non potevano trar
-d'arco; e fu la rena ardente, fu il bitume infiammato, che incominciò
-a piovere dall'alto delle logge circostanti sul capo ai cavalieri
-cristiani. Contro quel nuovo assalto non c'era difese nè scampo.
-Pararono alla meglio co' palvesi quella pioggia di fuoco; ma anche i
-palvesi ardevano, e i combattenti furono costretti a gittarli, restando
-scoperti sotto il rovente flagello; involti in un turbine di fiamma e
-di fumo, che li acciecava e toglieva loro il respiro.
-
-Anselmo di Zoagli e Marino della Volta caddero i primi; Simone
-Gontardo e Vassallo Cavaronco, già investiti dalla liquida fiamma, si
-avventarono ai nemici, si strinsero a corpo a corpo con loro e parecchi
-ne costrinsero a morire della loro medesima morte.
-
-Arrigo da Carmandino volse gli occhi intorno e vide che non c'era più
-nulla a sperare. Anche l'ultimo superstite de' suoi compagni, Tanclerio
-Burone, mugghiando come un toro ferito, si scagliava ferocemente
-nelle file nemiche, non d'altro desideroso che di uccidere ancora un
-Saracino, prima di cadere a sua volta, crivellato di ferite com'era.
-
-Il giovine Arrigo sanguinava anch'egli da molte piaghe per la rotta
-armatura, ma ancora non si era avveduto di nulla. L'ardore della pugna
-gli avea tolto di sentire lo spasimo. Bene sentì in quella vece che
-l'ultima sua ora suonava. Diede un pensiero a Diana, raccomandò la sua
-anima a Dio, e strappatosi l'elmo dalla fronte, a capo nudo, colla
-spada levata in aria, si calò dal sanguinoso carnaio, si gettò per
-morto in mezzo agli urlanti nemici.
-
-L'atto strano colpì di stupore i Saracini. Era egli un eroe, od un
-pazzo? Comunque fosse, non avevano agio a sincerarsene, e sdegnati
-di vedere un infedele che affrontava così baldanzosamente la morte,
-vollero punirlo di una temerità che pareva dispregio, e gli si
-strinsero addosso, non udendo la voce di uno tra loro, che doveva esser
-il comandante della Schiera, o alcun che di simigliante.
-
-— Non lo uccidete! — gridava egli accorrendo e tentando di farsi strada
-in mezzo a loro. — Non lo uccidete! —
-
-Arrigo da Carmandino era già caduto bocconi, per una larga ferita alla
-fronte.
-
-— Lo _Sciarif!_ Largo allo _Sciarif!_ — gridavano intanto i Saracini
-delle file più lontane dal luogo del combattimento. — Largo al nipote
-del Profeta! —
-
-Quelle grida ripetute di fila in fila giunsero finalmente all'orecchio
-dei forsennati. Arrigo era caduto boccheggiante nel suo sangue e non
-era più il caso d'infellonire contro un morente. Le file si apersero
-quantunque a stento, e colui che avevano chiamato col nome di _Sciarif_
-(nome che equivaleva a quello di nobile e si dava allora ai discendenti
-della famiglia di Maometto), spinse il cavallo fino ai piedi del
-giovine crociato genovese.
-
-— Non avete udita la mia voce? — diss'egli corrucciato. — Quest'uomo è
-sacro. Allà lo protegge.
-
-— Un infedele! — esclamarono i soldati.
-
-— Dice il libro: o credenti, meditate le opere vostre; non dite mai
-del primo che incontrate: costui è un infedele. Dio possiede infiniti
-tesori di misericordia; Dio solo conosce i cuori. —
-
-I soldati s'inchinarono alla parola del Profeta, e, obbedendo al cenno
-dello _Sciarif_, sollevarono da terra il ferito, con tanta cura e
-sollecitudine quanta furia avevano messo ad abbatterlo.
-
-Lo _Sciarif_ era un bel giovanotto, dal viso pallido e scarno, colla
-barba intiera e rada, gli occhi infossati e lucenti, tutto vestito di
-maglia d'acciaio, su cui era gittato un mantello di lana bianca alla
-guisa moresca. Una fascia di zendado verde, ravvolta in giro all'elmo
-acuminato dei cavalieri arabi, diceva chiaramente che egli apparteneva
-per l'appunto alla discendenza del Profeta e dava la ragione
-dell'ossequio con cui lo ascoltavano i suoi correligionarii.
-
-Lo stesso Emiro El Heddim, che era, siccome ho già detto, il comandante
-militare di Cesarea, non gli parlava che a capo chino.
-
-S'incontrarono i due capi all'entrata del castello. L'Emiro aveva in
-volto le tracce di un alto spavento.
-
-— Siamo perduti! — diss'egli a bassa voce. — Il nemico è penetrato
-nella seconda cinta. Io venivo in cerca di te, mio signore, per dirti
-che è tempo....
-
-— Taci! — interruppe lo _Sciarif_. — Se questo sarà il volere di Dio,
-andremo, senza mestieri di fuggire come cerbiatti davanti al leone. Non
-vedi? Porto un ferito con me.
-
-— Un cristiano!
-
-— Un ospite è sempre una benedizione del cielo. —
-
-E senza aspettar la risposta, entrò nell'androne della porta, dove
-i soldati avevano deposto Arrigo. Il giovane era svenuto, e a tutta
-prima lo si credette morto. Ma Zeid Ebn Assan, un vecchio arabo, che
-sapeva di medicina, dopo avergli spruzzato il viso di acqua fresca e
-fasciata colla sua cintura la fronte, assicurò che il cristiano viveva,
-e avrebbe, col permesso di Allà, potuto anche reggere ad un nuovo
-trasporto.
-
-— Hai fatto esplorare il passaggio? — chiese lo Sciarif all'Emiro.
-
-— Si, mio signore; e la cavalcata aspetta negli oliveti di Malca.
-
-— Andiamo dunque, e sia fatta la volontà del Signore; — disse il
-giovine capo. — Voi portate con ogni maggior cura il ferito; lo
-metteremo poi sul dorso d'un cammello.
-
-— Onore dei figli di Fatima, — rispose l'Emiro, — il tuo desiderio sarà
-soddisfatto. Purchè tutto ciò non faccia ritardare di troppo la marcia!
-
-— Meglio così; — disse il giovine. — Non avremo l'aria di fuggire
-al cospetto degli infedeli. Del resto, vedrai che non tenteranno
-d'inseguirci. Importa troppo a loro di non discostarsi dalla spiaggia,
-dove hanno le navi. Zeid Ebn Assan, hai tu finito?
-
-— Sì, mio signore. Dio è grande e misericordioso. —
-
-I soldati allora sollevarono di bel nuovo il ferito, che mandò un lieve
-sospiro. E preceduti dal vecchio medico, che aveva acceso una torcia
-di legno resinoso, entrarono in una stanza buia, che metteva ad una via
-sotterranea verso levante. Lo _Sciarif_ e l'Emiro rimasero gli ultimi,
-per chiuder l'ingresso. La stanza buia doveva custodire il segreto
-della sua uscita ai Cristiani, che inerpicatisi sulle mura per l'albero
-di palma scoperto dall'Embriaco, penetravano intanto nella seconda
-cinta e andavano a furia verso la moschea maggiore, intorno a cui si
-erano raccolte le ultime difese di Cesarea.
-
-Entrato cogli altri compagni d'armi nel cuor della città, Gandolfo
-del Moro si diè pensiero come tutti gli altri della sorte di Arrigo. E
-saputo che vivo non lo si trovava in nessun luogo, si diede egli stesso
-a cercarne il cadavere, con una sollecitudine, con una diligenza, che
-l'amico più intrinseco non ce ne avrebbe spesa altrettanta. Il destino
-gli avea fatto servizio, di certo; ma quel bravo Gandolfo lo avrebbe
-desiderato intiero. Gli sarebbe piaciuto, verbigrazia, di metter la
-mano sugli avanzi del prode concittadino, per render loro gli onori
-dovuti, e magari per riportarli a Genova in una custodia di vetro, come
-stinchi di santo.
-
-E il corpo d'Arrigo non pareva mica disposto a profittare di quelle
-pietose intenzioni. Infatti, non c'era verso di trovarlo. Si era
-risaputo bensì dove i primi sfortunati assalitori avessero fatto
-testa al nemico; quel carname, consumato a mezzo dal fuoco, diceva
-chiaramente che là erano rimasti. Ma tutti? E se non tutti, quali i
-caduti? Nessun lume di ciò appariva alla mente curiosa di Gandolfo del
-Moro.
-
-Notate che egli era solo a metterci tanta e così minuta attenzione.
-Gli altri tutti, non escluso il Testa di maglio, pensarono che Arrigo
-fosse rimasto tra i morti e che il suo cadavere dovesse aver corso
-la sorte di quelli de' suoi compagni. Ma Gandolfo del Moro andava più
-lungi e più addentro colle sue indagini; studiava i particolari, notava
-gl'indizi più lievi e più disparati. Per esempio, aveva saputo che
-anche l'Emiro, il comandante della difesa di Cesarea, non si trovava
-più neppur egli, nè vivo nè morto. Che fosse fuggito? Era questo il
-sospetto del Cadì, che non sapeva perdonare all'Emiro el Heddim la sua
-matta ostinazione. E se questi era fuggito, non poteva essere fuggito
-anche Arrigo?
-
-Ma come? ma perchè? Qui si smarriva l'ingegno sottile di Gandolfo del
-Moro, che tornò a Genova colla voglia, in una continua incertezza, tra
-speranza e timore.
-
-Intanto che Gandolfo del Moro e gli altri cavalieri di Genova andavano
-in traccia di Arrigo, costoro sperando e quegli temendo di trovarlo
-vivo, ma nè gli uni nè l'altro rinvenendone il cadavere, per la ragione
-semplicissima che ormai il lettore conosce, la comitiva dei fuggiaschi
-Saracini aveva traversato il passaggio sotterraneo.
-
-Metteva questo alle rovine di un tempio antico, negli oliveti di Malca,
-a levante di Cesarea, o Caisarieh, come era chiamata dagli Arabi. Già
-sacro a Venere Astarte, il tempio greco romano era abbandonato dalla
-sua divinità mezzo fenicia; le colonne erano crollate sulle lastre del
-pavimento e tutto era un ammasso di macerie, non rimanendo di intatto
-che un pozzo, donde più non si attingevano le acque lustrali, ma dove i
-pastori arabi andavano ad abbeverare gli armenti.
-
-Colà fu deposto Arrigo, ancor fuori dei sensi, e mentre lo _Sciarif_
-co' suoi cavalieri, trovati in vedetta laggiù, esplorava i dintorni
-per custodire la sua gente da un incontro col nemico (incontro del
-resto assai poco probabile, perchè i Crociati dovevano avere ben altra
-bisogna alle mani), il vecchio Zeid Ebn Assan, spogliato con ogni cura
-il giovine crociato, visitò le ferite e le spalmò de' suoi unguenti
-meravigliosi. La più grave era quella toccata da Arrigo alla fronte; ma
-il cranio appariva solamente scheggiato. Il che del resto non era poco,
-dovendosi sempre temere di una commozione troppo forte al cervello e
-di tutte le conseguenze d'una mezza frattura, in una parte così nobile
-del corpo; conseguenze più gravi a gran pezza allora, che la scienza
-chirurgica era tuttavia bambina, e l'arte empirica affatto, come vi
-sarà facile di argomentare.
-
-Il vecchio Esculapio saracino, lavata diligentemente la ferita e
-stesovi sopra il suo balsamo, rinnovò la fasciatura, ma con più garbo
-che non avesse potuto fare la prima volta, nel castello di Cesarea.
-
-— Speri? — gli chiese ansioso lo _Sciarif_, che tornava in quel mentre
-dalla sua esplorazione.
-
-— Dio è grande; — rispose il vecchio.
-
-— Sì; ma tu che cosa ne pensi? — incalzò il giovine capo, che non
-poteva contentarsi di quella mezza risposta.
-
-— Penso, — ripigliò allora Zeid Ebn Assan, — che Asrael ha posto gli
-occhi su lui, ma che i Moakkibat non si sono ancora allontanati. —
-
-Asrael era l'angelo della morte presso i seguaci di Maometto. I
-quali credevano ancora che ogni uomo fosse accompagnato da due angeli
-custodi, che notavano le opere sue, dandosi la muta ogni giorno; donde
-il loro nome di _al Moakkibat_, cioè di angeli che _si succedono_.
-
-— Spero, infine; — aggiunse il vecchio, vedendo che nemmeno l'accenno
-agli angioli spianava le sopracciglia dello _Sciarif_. — Se almeno
-potessimo fare una lunga sosta in qualche luogo!...
-
-— Riposeremo a Thaanach, — disse il giovine capo, — alle falde del
-Carmelo. —
-
-Poco stante, la cavalcata si pose in viaggio. Lo _Sciarif_ volse un
-ultimo sguardo alle mura di Cesarea, donde gli veniva all'orecchio un
-suono confuso. Erano gli estremi aneliti della resistenza, misti alle
-grida dei vincitori. Il giovine capo diede un fremito di rabbia, che
-contrastava in modo singolare colla sua affettuosa sollecitudine pel
-ferito, e spinse il cavallo al galoppo lungo le rive del Nahr el Acdar,
-il cui letto inaridito rimontava dalla foce a mezzogiorno di Cesarea
-fino alle, alture di Hadad Rimmon, ultimi contrafforti del Carmelo, che
-la cavalcata doveva costeggiare, per giungere a Thaanach, nella pianura
-di Jesreel.
-
-Il sole volgeva al tramonto e l'aria incominciava ad essere più
-respirabile. Le ore notturne furono intieramente spese nella marcia. La
-mite andatura del dromedario e i freschi aliti della notte rendevano
-meno disagevole il tragitto al povero Arrigo, sospeso tuttavia tra
-la vita e la morte. Ad ogni fermata, lo _Sciarif_ si accostava
-al dromedario su cui era accomodato il ferito, in una basterna
-improvvisata coi mantelli della carovana, e interrogava il vecchio
-Zeid, che mutava e rimutava in tutte le forme la sua prima risposta
-«Dio è grande,» aggiungendo ora il clemente, ora il misericordioso,
-e, a farla breve, la lunga fila di epiteti che il sentimento profondo
-della divinità ha inspirato agli adoratori del Corano.
-
-Spuntava il mattino e la cavalcata, già superato il valico dei monti,
-giungeva in vista di Thaanach, rosseggiante tra le palme, ai primi
-raggi del sole, che appariva in quel punto dalle lontane alture di
-Gelboà, memorande per la rotta e la morte di Saul, e dietro alle quali
-si stende la fertile pianura di Zarthan, irrigata dalle bionde acque
-del Giordano, al suo uscire dal lago di Genezareth.
-
-Lo _Sciarif_ e tutti i compagni suoi smontarono da cavallo, e
-genuflessi, colla faccia rivolta a mezzogiorno, nella direzione della
-Mecca, recitarono la loro preghiera mattutina. Dopo di che, si rimisero
-in marcia per alla volta di Thaanach. Laggiù non essendoci il pericolo
-di veder giungere Cristiani, lo _Sciarif_ disegnava di lasciare il
-ferito, affidato alle cure di Zeid e di parecchi tra i suoi più fedeli
-servitori. Egli intanto, traversata la pianura di Jesreel, sarebbe
-andato, per la via di Betlem in Galilea, fino alle mura di Acco,
-l'antico Tolemaide, portatore a quell'Emiro delle tristi novelle di
-Cesarea.
-
-Era un'altra città, un altro lembo della costa, che cadeva in mano
-ai guerrieri d'Occidente. Gli Emiri di Soria, padroni delle città
-marittime in quella confusione che avevano portato le guerre tra i
-Turchi e gli Arabi, andavano perdendo alla spicciolata i loro piccoli
-regni.
-
-La comunanza di religione aveva fatto muovere nel 1097 Kerboga,
-principe di Mosul, con ventotto emiri dell'interno dell'Asia, in
-soccorso d'Antiochia. Ma lui sconfitto, come già il turco Solimano a
-Nicea, non restava altra speranza all'Islamismo in Palestina fuorchè
-l'aiuto del Soldano d'Egitto, o di Babilonia, come dicevasi allora,
-dando erroneamente questo nome alla città del Cairo.
-
-Per altro, se il califfo fatimita d'Egitto era potente, Gerusalemme,
-la vera meta del pellegrinaggio armato dei Cristiani, era allora in
-potere dei Turchi. Sfortunatamente per questi, il retaggio di Malek
-Scià era disputato da quattro de' suoi figli. E la discordia loro e
-la debolezza che ne derivava al popolo turco, persuasero al califfo
-d'Egitto di tentare il ricupero dei possedimenti perduti in Sorìa. Era
-sul trono il fatimita Abu Cacem Ahmed el Mostala Billah, succeduto nel
-1094, lui secondogenito, coll'aiuto del suo visir El Afdhal, al padre
-Abu Temin Maad el Mostanser Billah. Crudele al segno di far morire per
-fame il fratello maggiore, Mostala Billah, o Mostalì, come fu chiamato
-più brevemente, uomo privo d'ingegno e di carattere, lasciò ogni cura
-di governo ad Afdhal. E fu questi che nel 1098 moveva al conquisto di
-Tiro e di Gerusalemme, impadronendosi della città santa un anno prima
-di Goffredo Buglione.
-
-I Fatimiti avevano appena restaurata in Palestina la loro autorità
-civile e religiosa, quando udirono dei numerosi eserciti cristiani
-passati d'Europa in Asia. Si allegrarono a tutta prima di assedii e
-combattimenti che distruggevano la possanza dei Turchi, loro giurati
-nemici. Ma quei Cristiani medesimi non erano meno avversi al Profeta,
-e, dopo espugnata Nicea ed Antiochia, dovevano condurre le loro imprese
-sul Giordano, e chi sa? fors'anco sul Nilo. Il califfo Mostalì, o
-per lui il suo audace visir, entrò allora in carteggio coi Latini,
-procurando di averne le grazie, presentandoli di cavalli, di vesti
-di seta, di vasellami, di borse d'oro e d'argento. Ma fermi stettero
-i Crociati sul rispondere che, lungi dallo esaminare i diritti di
-questo o di quello tra i settarii di Maometto, essi avevano ugualmente
-per nemico l'usurpatore di Gerusalemme, Turco od Arabo, Selgiucide o
-Fatimita, Ommiade od Abasside, che si fosse. Quindi lo consigliavano di
-consegnare senz'altri indugi la città santa e la provincia tutta alle
-armi latine, aggiungendo, non aver egli altra via per serbarsele amiche
-e sottrarsi alla rovina ond'era minacciato.
-
-Come i Crociati espugnassero Gerusalemme, non voluta restituire da
-Istikar, il luogotenente del Califfo, l'ho già raccontato ai lettori.
-Ho accennato altresì come, pochi giorni di poi, Afdhal, non giunto
-in tempo, per impedire la caduta di Gerusalemme, ma affrettatosi
-coll'ansietà di trarne vendetta, toccasse una rotta solenne nel piano
-di Ramnula. Da quel giorno in poi la difesa delle città marittime di
-Sorìa fu abbandonata agli Emiri, senz'altra speranza di validi aiuti
-contro il nuovo regno dei Franchi, adeguato in estensione, se non
-per avventura in numero d'abitanti, agli antichi regni d'Israele e di
-Giuda.
-
-Restava di poter fare assegnamento su aiuti volontari e parziali. C'era
-uno dei Fatimiti d'Egitto, che veramente poteva dirsi l'anima di tutte
-le difese saracine in Sorìa, da Antiochia a Gerusalemme, da Gerusalemme
-a Cesarea. E costui, giovine valoroso, ma capitano di piccola schiera,
-non amato dal fratello maggiore Mostalì, che volentieri gli avrebbe
-inflitto la morte di Nezer, il primogenito dei tre, invidiato dal visir
-Afdhal, cui premeva di essere solo al comando, nell'uscire dalle vinte
-mura di Cesarea, non volgeva già i suoi passi all'Egitto, sibbene ad
-Acco, dove temeva che sarebbero andati a nuova impresa i Crociati di
-Genova, che egli sapeva per prova i più pericolosi di tutti.
-
-Invero, l'esercito latino si era grandemente scemato di forze e poteva
-prevedersi il giorno che non bastasse più a mantenere la sua larga
-conquista. Dei diecimila cavalieri che Goffredo Buglione aveva condotto
-dall'Occidente, soli mille cinquecento erano giunti sotto le mura di
-Gerusalemme, e seicento, a mala pena seicento, ne rimanevano in piedi
-per difendere il nuovo regno di Sion. Undicimila fanti rimanevano col
-successore di Goffredo, dei diciottomila che questi aveva guidato in
-Sorìa. Ma se i Latini erano deboli in terra, Genova, colle sue audacie
-navali, poteva renderli ancora possenti sul mare.
-
-Perciò, temendo dei Genovesi, poco sperando dal fratello e dal suo
-ambizioso visir, e di nient'altro desideroso che di dare un indirizzo
-a tutte quelle disgraziate difese degli Emiri di Sorìa, il giovine
-_Sciarif_ muoveva con pochi cavalieri alla volta di Acco, dopo aver
-lasciato Arrigo in Thaanach, raccomandato alle cure del vecchio Zeid.
-
-— Bada, — gli disse, accomiatandosi, — la tua vita mi sta mallevadrice
-della sua.
-
-— Farò il poter mio, non dubitare. Ma se il ferito soccombesse per
-volere di Allà? — notò il vecchio servitore con voce tremebonda.
-
-— Sarebbe un indizio certo per me che Allà vuole anche la tua testa; —
-rispose lo _Sciarif_, aggrottando le ciglia.
-
-Zeid Ebn Assan s'inchinò fino a terra.
-
-— Dio è grande! — diss'egli poscia, abbandonandosi al fatalismo
-orientale.
-
-Per altro, come lo _Sciarif_ si fu allontanato, il vecchio Zeid
-non istette ad aspettare i miracoli dal cielo e si adoperò con
-ogni possa ad assicurare la vita pericolante di Arrigo. La febbre e
-l'infiammazione furono lungamente ribelli alle sue cure, ma l'arte da
-un lato e la natura dall'altro gli fecero ottenere l'intento. Zeid
-giuocava la sua testa, e lavorò colla vigilanza di un uomo che non
-voleva perderla, tanto nel proprio quanto nel figurato.
-
-Cionondimeno, se la malattia fu lunga, la convalescenza non lo fu meno,
-e il vecchio Esculapio saracino pensò che il genovese affidato alle sue
-cure, ricuperando la salute del corpo, non fosse per riavere altrimenti
-la sanità dello spirito. Per tutto quell'autunno e per l'inverno che
-seguì, Arrigo da Carmandino visse come un uomo sbalordito, e non aveva
-più memoria o discernimento di quello che potesse averne un fanciullo.
-Obbediva macchinalmente ai consigli del medico; stava ad udirlo, ma con
-aria melensa, come se non cogliesse il senso di ciò che quegli diceva;
-lo guardava fiso, ma senza intendere chi fosse colui, e come e perchè
-egli stesso si trovasse nelle sue mani.
-
-Un giorno, il vecchio Zeid, che si era rassegnato ad avere in custodia
-un povero mentecatto, pure di veder conservata sulle spalle la testa,
-accompagnava il Carmandino sulla piazza di Thaanach. E già lo aveva
-fatto sedere al sole, presso una macchia di lentischi, allorquando
-un fitto polverìo che si levava da tramontana in fondo alla pianura
-annunziò una cavalcata che si appressava rapidamente. Era lo _Sciarif_
-che ritornava da Acco. Il vecchio servitore aveva avuto più volte sue
-nuove, perchè ad ogni quindici giorni giungeva un suo messaggiero a
-Thaanach, per domandare della salute di Arrigo e vedere se egli fosse
-ancora in caso di muoversi dalla sua solitudine.
-
-Quella volta lo _Sciarif_ capitava in persona, non aspettato da Zeid,
-che lo sapeva tutto intento nelle cose di guerra.
-
-Arrigo da Carmandino stava seduto, come ho detto, all'aperto,
-bevendo istintivamente i raggi di quel benefico sole. L'ampia
-ferita, rimarginata da qualche tempo, rosseggiava sulla sua fronte,
-contrastando vivamente col pallore onde era tuttavia cosparso il suo
-volto.
-
-Il giovine diede uno sguardo distratto a quello stuolo di cavalieri,
-senza che il cuore gli battesse più forte, come avviene al guerriero
-quando vede cosa o persona che gli rammenti la prediletta sua vita. La
-luce della coscienza stentava a ritornare in quella mente offuscata.
-
-Lo ravvisò da lunge il capo della schiera, e spronato il suo cavallo
-verso di lui, fu a terra d'un balzo.
-
-— Arrigo da Carmandino, — gli disse, muovendogli incontro col sorriso
-sul volto, — non mi conoscete voi più? —
-
-Quella voce e quell'aspetto risvegliavano un ricordo lontano e confuso
-nella mente di Arrigo, che si alzò da sedere, interrogando degli occhi
-il nuovo venuto, mentre il suo spirito cercava di raccapezzarsi, ma
-senza pro.
-
-— Bahr Ibn, — ripigliava intanto quell'altro, venendo in aiuto alla
-sua memoria affievolita. — Bahr Ibn, il Saracino di Antiochia; non lo
-rammenti già più, valoroso cristiano?
-
-— Ah! — gridò Arrigo, — Antiochia! I Saracini! Bahr Ibn, il mio
-nemico?....
-
-— Che ti è debitore della sua vita; — aggiunse lo _Sciarif_. — Come son
-lieto, o soldato di Cristo, di aver potuto salvare la tua! Siamo pari,
-adesso. Vedi, rosseggia ancora la mia fronte pel colpo della tua lama
-gagliarda, come la tua fronte pel colpo toccato nella presa di Cesarea,
-e che io, pur troppo, non giunsi in tempo a sviare dal tuo capo. —
-
-Così dicendo, Bahr Ibn si toglieva l'elmetto acuminato, mostrando la
-sua cicatrice ad Arrigo.
-
-— Cesarea! — ripetè il Carmandino, a cui tornava finalmente la memoria
-del tempo trascorso. — Siamo noi padroni di Cesarea?
-
-— Sì, col volere di Allà; — rispose Bahr Ibn, chinando mestamente il
-capo. — I tuoi compagni superarono la seconda cinta poco dopo la tua
-caduta. Io e l'Emiro El Heddim ci siamo ritirati per un passaggio
-sotterraneo, portando te svenuto nelle nostre braccia.
-
-— Ma come.... tu.... — balbettò Arrigo, che non intendeva in qual modo
-fosse stato campato da morte.
-
-— Io ti ho ravvisato quando gettavi l'elmetto, per scagliarti sulle
-nostre file e cercarvi la morte dei valorosi. —
-
-Alla evocazione di quei ricordi che tanti altri ne richiamavano al suo
-pensiero, Arrigo diede in uno scoppio di pianto.
-
-— Asraele aveva già stese le sue ali su te, e la tua anima avrebbe
-dormito il gran sonno fino a che non la risvegliasse la tromba
-d'Israfil. Ma ecco, — soggiunse, additando il vecchio Zeid Ebn Assan,
-— l'uomo savio e dotto di farmachi che Allà aveva posto al mio fianco.
-Egli ha lavato le tue ferite e le ha rimarginate co' suoi balsami
-meravigliosi. Tu vivrai ancora, o Cristiano, alla gloria della tua
-terra e all'amore de' tuoi.
-
-— Grazie! — rispose Arrigo, cadendo nelle braccia del suo generoso
-nemico. — Ma dimmi, sono io libero?
-
-— Sì; partiremo questa notte per alla volta di El Kasr, dove io debbo
-recarmi, e laggiù provvederemo al tuo tragitto, se pure desideri di
-abbandonarmi così presto.
-
-— El Kasr! — esclamò il vecchio Zeid. — Tu pensi davvero, mio signore,
-di tornare in Egitto? E tuo fratello?
-
-— Mostalì ha reso la sua anima a Dio, che la ricompenserà secondo i
-suoi meriti; — disse gravemente Bahr Ibn. — Ho avuto l'annunzio in
-Acco, e son partito senza indugio. Mostalì lascia un figlio, Amar, di
-cinque anni appena....
-
-— E tu pensi?
-
-— Di assumere la tutela. Non sono io l'unico superstite dei figli di
-Mostanser Billah?
-
-— Mio signore, — ripigliò il vecchio, — non rammenti come sia possente
-El Afdhal?
-
-— Lo combatterò.
-
-— Con quali forze? E mentre i Franchi saranno pronti a trar profitto
-delle nostre discordie? —
-
-Lo _Sciarif_ rimase sopra pensieri. Troppo peso avevano gli argomenti
-del vecchio servitore, ed egli non aveva nulla da opporgli.
-
-— Potresti aver ragione; — brontolò egli, dopo alcuni istanti di pausa.
-— Ma andrò cionondimeno a vedere. Dice il libro: «L'uomo non muore
-che per volontà di Dio, secondo il termine assegnato nel volume del
-destino.» Mettiamo la nostra fiducia in Dio. Il libro dice ancora: «Se
-Dio viene in vostro aiuto, chi potrà vincervi? Se vi abbandona, chi
-potrà darvi soccorso?»
-
-— Che egli ti ascolti, mio signore! — disse Zeid inchinandosi. — E
-quando pensi di ripartire, perchè noi ci prepariamo a seguirti?
-
-— Questa notte. Il viaggio farà bene anche a te, ospite cristiano; —
-soggiunse lo _Sciarif_, volgendosi ad Arrigo da Carmandino; — ma perchè
-forse non saresti in caso di tenerti ritto in sella, monterai sulla
-nave del deserto. —
-
-Gli Arabi, siccome è noto, chiamano nave del deserto il cammello e il
-dromedario.
-
-— Amico, — disse Arrigo timidamente, — se tu volessi compiere l'opera
-tua....
-
-— Chiedi; — rispose Bahr Ibn. — Che altro posso io fare per te?
-
-— Son libero, hai detto?
-
-— Come il vento e come il mare, come la gazzella che fugge stampando a
-mala pena le orme sulla sabbia, come il leone che regna solitario nella
-pianura, sei libero.
-
-— Orbene, — ripigliò Arrigo da Carmandino, — rimandami a Cesarea.
-
-— Per far che?
-
-— Ma.... — disse il giovine crociato; — i miei compagni staranno in
-pensiero per me.
-
-— I tuoi compagni! — ripetè Bahr Ibn. — Essi hanno da lunga pezza
-abbandonato Cesarea. La città è rimasta ai Franchi, pei quali sembra
-che l'abbiano essi conquistata. —
-
-Arrigo da Carmandino rimase attonito a quell'annunzio inatteso.
-
-— E non c'è dunque più un genovese?
-
-— Neppur uno. Prima che io abbandonassi le mura di Acco, giungeva
-un mercante giudeo reduce dalla vostra conquista, ed ebbi da lui
-confermata la nuova che l'armata de' tuoi concittadini ripigliò il
-mare pochi giorni dopo la espugnazione della città. A quest'ora i tuoi
-compagni d'armi sono tutti alle loro case, e mediteranno già nuove
-imprese contro di noi. —
-
-Arrigo trasse un profondo sospiro dal petto.
-
-— E mi crederanno morto! — diss'egli. — Se almeno si trovasse una vela!
-
-— Meglio ti converrà prendere il mare a Damietta; — notò
-affettuosamente Bahr Ibn. — Io stesso ti darò la nave che dovrà
-ricondurti alla tua gente. Vedi, del resto, io ora non potrei
-accompagnarti in Cesarea senza pericolo. Nè a te converrebbe andar
-solo, colle vie piene di ladroni. E poi, dimmi, t'incresce egli tanto
-di restare per qualche tempo col tuo servo? —
-
-Arrigo gli strinse la mano in aria di ringraziamento.
-
-— Non dubitare; — proseguì il Saracino; — mentre noi andiamo verso
-l'Egitto, uno de' miei tornerà in Acco e manderà in Cesarea il mercante
-giudeo, per avvisare i Franchi che tu sei vivo. Noi stessi, per via,
-se ci imbatteremo in qualche figlio d'Israele, manderemo tue nuove a
-Gerusalemme e al porto di Giaffa, nella speranza che qualcheduno le
-rechi in Occidente ai tuoi cari. Ma certo, — soggiunse Bahr Ibn, con
-piglio risoluto, che non ammetteva contrasti, — tu giungerai alla tua
-terra prima d'ogni altro messaggio. —
-
-Arrigo da Carmandino alzò gli occhi al cielo, pregando Iddio che
-accogliesse l'augurio del suo ospite, del suo salvatore.
-
-Quella medesima notte la cavalcata dello _Sciarif_ ripartiva da
-Thaanach, prendendo la via di levante, verso i monti di Gelboà, varcati
-i quali doveva scendere nella valle di Zartan, guadare il Giordano, e
-di là, per la montagna di Galaad, andare a trovare la vecchia strada
-dei pellegrini maomettani, da Damasco alla Mecca.
-
-Col nuovo reame cristiano di Gerusalemme piantato tra il monte Carmelo
-e quello di Giuda, era quell'unica strada sicura che rimanesse ai
-Saracini, tra l'Egitto e le coste di Sorìa, che ancora per poco
-dovevano restare in poter loro.
-
-
-
-
-CAPITOLO X.
-
-Sulle tracce di Arrigo.
-
-
-Il secondo re di Gerusalemme, che fu Baldovino I, già principe di
-Edessa, non si trovava certamente, nell'estate del 1102, sopra un letto
-di rose;
-
-Già dello stato di quel nuovo regno ho fatto un brevissimo cenno
-ai lettori, ed ora, per l'intelligenza dei casi che rimangono da
-raccontare, debbo rifarmi da capo.
-
-Goffredo di Buglione, espugnata Gerusalemme e rotti gli Egiziani sulla
-pianura di Ramnula, aveva appeso alla parete del Santo Sepolcro la
-bandiera e la spada di Afdhal. I baroni che lo avevano seguito in
-Palestina, se ne tornavano la più parte alle castella d'Occidente.
-Tra essi i due Roberti, l'uno, duca di Normandia, l'altro, conte di
-Fiandra. Abbracciati per l'ultima volta i suoi compagni di fatiche
-e di gloria, il pio Goffredo li aveva accomiatati, non ritenendo con
-sè, per difendere la Palestina, che l'italiano Tancredi, con trecento
-uomini a cavallo e duemila fanti; in tutto tremila uomini o poco più,
-se si voglia considerare che ogni cavaliere armato in guerra aveva con
-sè quattro scudieri a cavallo, e questi cinque uomini si contavano per
-_una lancia_.
-
-Il fratello Baldovino essendosi assicurato un picciolo regno in Edessa
-e Boemondo di Taranto un altro in Antiochia, Goffredo di Buglione aveva
-dovuto accettare la suprema autorità in Gerusalemme; ma non aveva
-già accettato le insegne e gli onori di re, ricusando, come dice la
-prefazione delle _Assise di Gerusalemme_, di _porter corosne d'or là ou
-le roy des roys porta corosne d'épines_, e contentandosi in quella vece
-del modesto titolo di barone e difensore del Santo Sepolcro.
-
-Meno scrupoloso di lui si era addimostrato il Clero latino.
-Morto nell'ultima peste ad Antiochia il savio Ademaro, gli altri
-ecclesiastici erano saliti in orgoglio, usurpando le rendite e la
-giurisdizione del patriarca di Gerusalemme e accusando di scisma e
-d'eresia i Greci e i Cristiani d'Oriente; per modo che questi ultimi,
-Melchiti, Giacobiti, Nestoriani, i quali avevano adottato l'uso
-della lingua araba, oppressi dal ferreo giogo dei loro liberatori, si
-augurassero la tolleranza dei Califfi Fatimiti.
-
-Damberto, arcivescovo di Pisa, condottiero d'una armata de' suoi
-concittadini in Sorìa, e molto addentro nei riposti disegni della
-Corte di Roma, era stato nominato senza contrasto capo temporale e
-spirituale della chiesa d'Oriente, e da lui Goffredo e Boemondo avevano
-ricevuto l'investitura dei nuovi possedimenti. Come se ciò non bastasse
-ancora, una quarta parte di Gerusalemme e d'Antiochia furono assegnate
-alla Chiesa. Il modesto prelato riserbò a sè ogni diritto casuale sul
-rimanente, ogni qual volta, o Goffredo morisse privo di figli, o la
-conquista del Cairo, o di Damasco, gli fruttasse un regno più grande.
-
-Morto Goffredo nel 1100, gli succedette nel regno il fratel Baldovino,
-sotto cui si vennero espugnando le città della costa, e tra le prime
-Cesarea, il cui emiro, nostra conoscenza, accusavasi comunemente
-di aver propinato il veleno a Goffredo in un canestro di frutte,
-mandategli in dono. Se ciò fosse vero non saprei dirvi. L'emiro El
-Heddim è fuggito in Acco, ed ha portato il suo segreto con sè.
-
-Ora, se a Baldovino I le armate di Genova, di Venezia e di Pisa, davano
-gli aiuti necessari per espugnare le città forti della spiaggia,
-il difetto di stabili milizie terrestri gli toglieva pur troppo di
-mantenere saldamente le fatte conquiste. Bene erano state trapiantate
-in Palestina le leggi e le costumanze feudali; ma i sostegni del
-feudalismo mancavano. Il numero dei vassalli obbligati al servizio
-militare, nelle tre grandi baronie di Galilea, di Sidone e di
-Giaffa, superava di poco i seicento cavalieri. Le chiese e le città
-somministravano intorno a cinquemila sergenti, o fantaccini che si
-voglia dire. In tutto, le forze militari del nuovo regno ascendevano
-a undicimila uomini; troppo povera cosa per difendere un reame ancora
-seminato di rocche in balìa degli emiri, e insidiato a settentrione e a
-mezzogiorno da Turchi e Saracini.
-
-Si istituirono allora i cavalieri del Tempio e gli ospedalieri di San
-Giovanni, strana miscela di monachismo e di guerra, che l'ardore di
-religione fondò e che la ragione di Stato fu sollecita d'approvare.
-Arricchiti a breve andare per donazioni in gran copia (si conta che
-ottenessero fino a ventotto mila signorie), i cavalieri del Tempio
-ebbero modo di assoldare gran gente a piedi e a cavallo. Fu bene e fu
-male; bene perchè le difese di Palestina si accrebbero; male perchè la
-prosperità inorgoglì il sodalizio e lo trasse fuori di riga. Ma il bene
-e il male dei cavalieri del Tempio sono ugualmente fuori dalle ragioni
-e dai termini della mia storia modesta.
-
-Come il re Baldovino accogliesse i Genovesi ho già detto, a proposito
-della seconda spedizione fatta da essi. Argomentate dunque come egli
-ricevesse la terza, nell'anno 1102 dalla fruttifera incarnazione.
-Constava essa di quaranta galee ed era comandata dai figliuoli
-dell'Embriaco; coi quali erano cavalieri genovesi in buon dato, parte
-già illustri per la prima impresa d'Antiochia e Gerusalemme e per la
-seconda di Assur e di Cesarea, parte nuovi all'appello della croce
-e infiammati dall'esempio degli altri. Tra i primi era il giovine
-Caffaro; tra i secondi un gentile scudiero, dai capegli biondi e dal
-volto angelico.
-
- Che parea Gabriel che dicesse: ave.
-
-Dopo avere preso terra a Giaffa, che era, come sapete, il porto più
-vicino a Gerusalemme e per conseguenza il suo vero scalo marittimo, i
-capi della spedizione, cioè a dire i due figli dell'Embriaco, Caffaro
-di Caschifellone e tutti i loro gentiluomini d'arrembata, si recarono
-alla città santa, con numeroso corteo, per ossequiare il re Baldovino,
-amico di Genova, e per sciogliere il voto al Santo Sepolcro.
-
-Colà erano stati già preceduti dal grido delle opere loro. Imperocchè,
-dovete sapere che i nostri crociati della terza spedizione erano
-vogliosi di fare come i loro predecessori, e così di passata,
-rasentando la costa di Sorìa, dal porto di Laodicea verso Tiro, avevano
-espugnato due città, Accaron e Gibelletto, non senza grande effusione
-di sangue.
-
-Baldovino andò co' suoi gentiluomini ad incontrare la nobile comitiva
-fino alla porta di Ebron, detta dagli Arabi _Bab el Hallil_, e, avuta
-la lettera dei consoli del comune di Genova, mostrò di farne gran
-conto.
-
-— Mi è caro, — diss'egli, — che i Genovesi mi amino, e dimostrerò con
-certe prove quanto io sono ad essi riconoscente. Ho notato quanto
-valgano in guerra, e vedo ora che i figli non tralignano punto dai
-padri. La mia amicizia vi è assicurata, messeri; faccia il buon sire
-Iddio che io possa meritar sempre la vostra. —
-
-Fatte queste nobili parole, l'accorto Baldovino volle i gentiluomini
-genovesi ospiti suoi nella reggia e usò loro ogni maniera di cortesie.
-Molto promise ai capi della spedizione, segnatamente se lo avessero
-aiutato ancora a sottomettere altre città della costa. Tortosa
-anzitutto gli stava a cuore, per la sua vicinanza ad Antiochia, poi
-Tripoli e Biblo, detta allora Gibello, da ultimo Tolemaide, e infine
-quanti scali marittimi erano ancora in balìa degli Emiri, dal golfo
-di Laiazza fino a quel di Larissa. Egli, in compenso di tanti servigi,
-avrebbe dato in perpetuo al comune di Genova una contrada nella santa
-città di Gerusalemme; ed una nello scalo di Giaffa, oltre la terza
-parte di tutte le entrate marittime dei porti di Assur, di Cesarea ed
-anco di Tolemaide, quando questa fosse presa dalle armi cristiane.
-E perchè Baldovino correva molto innanzi cogli ambiziosi disegni,
-prometteva anche la terza parte delle entrate marittime dell'Egitto,
-se mai gli accadesse di conquistare il Cairo (Babilonia, come dicevasi
-allora) mercè l'aiuto di Genova.
-
-Del resto, entrando nella chiesa del Santo Sepolcro, il re Baldovino
-potè mostrare ai Genovesi qual fosse la sua gratitudine, e non di là da
-venire, additando loro il grand'arco dell'altar maggiore.
-
-Caffaro di Caschifellone, il cavaliere letterato che ben conoscete,
-lesse la scritta latina che correva per tutta la curva dell'arco,
-segnata in lettere d'oro: «_Præpotens Genuensium præsidium_,» come
-a dire che la conquista del Santo Sepolcro non avesse più valida
-protezione che quella dei Genovesi.
-
-Non è a dire come quella cortesia epigrafica piacesse ai figli di
-San Giorgio il valente. La lode consola, come quella che è un premio
-alle durate fatiche. Lo ha detto anche il poeta, mettendola di costa
-coll'amore di patria: _Vincit amor patriæ, laudumque immensa cupido_.
-
-Baldovino, fatte le sue promesse al comune di Genova, volle mostrarsi
-liberale con tutti, e profferì partitamente ad ognuno l'opera sua.
-
-— E voi, leggiadro scudiero? — diss'egli, volgendosi finalmente
-al biondo garzone che stava tutto umile in vista, a fianco di Ugo
-Embriaco. — Non posso io far nulla per voi?
-
-— Sire, — rispose il giovine, vincendo a stento la sua commozione, —
-io vi chiederò una scorta per giungere fino al paese di Thaanach, che
-mi dicono essere a mezza via tra Gerusalemme e Tolemaide. A Cesarea,
-dove abbiamo toccato terra, mi hanno detto che in Thaanach si trova un
-ferito genovese.
-
-— C'era diffatti, e voi me lo fate ricordare. Se non sapete il suo
-nome, potrò dirvelo io; è Arrigo da Carmandino, il valoroso Arrigo, il
-braccio destro di messere Guglielmo Embriaco.
-
-— Sire, — disse il giovine, con voce da cui trapelava il turbamento
-dell'animo, — voi sapete....
-
-— Lo so, e in modo abbastanza nuovo; — interruppe il re. — Me lo ha
-mandato a dire il fratello del soldano di Babilonia, mentre passava per
-la valle di Gerico, alle spalle del nostro piccolo reame. Egli stesso
-ha raccolto il vostro glorioso concittadino, gravemente ferito, entro
-le mura di Cesarea, e lo ha campato da morte. Ma che avete, mio bel
-giovane? Sareste per avventura un consanguineo di Arrigo?
-
-— Sire, — entrò a dire sollecito Ugo Embriaco, che incominciava a
-pentirsi di aver consentito un travestimento, pericoloso anzi che no
-per una vezzosa fanciulla, — è appunto un consanguineo di Arrigo da
-Carmandino. Ma, di grazia, sire, se avete qualche nuova del nostro
-amico e compagno d'armi, che già piangevamo perduto, degnatevi
-di darcene ragguaglio, e aggiungerete un nuovo titolo alla nostra
-gratitudine. —
-
-Baldovino raccontò allora tutto quello che aveva saputo dal messaggero
-dello _Sciarif_. E il suo racconto si accordava benissimo colle notizie
-che i suoi uditori avevano raccolte dal conte di Cesarea, il quale
-era stato informato, come potete argomentare, dal mercante giudeo.
-Senonchè, il conte, a cui poco importavano quei cenni, ne aveva
-ritenuto la minima parte; laddove il re Baldovino diceva assai più, e
-in parte chetava le angoscie, in parte le accresceva.
-
-— Benedetto sia l'infedele che ha ceduto ad un sentimento di
-cavalleresca pietà — disse Caffaro di Caschifellone. — Potessimo almeno
-sapere il suo nome!
-
-— Bar Ibn; — rispose il re; — Bar Ibn è il fratello del soldano di
-Babilonia.
-
-— Bar Ibn! — ripetè un vecchio guerriero genovese, a cui quel nome
-non giungea nuovo. — Non sarebbe egli il Saracino che sotto le mura di
-Antiochia....
-
-— Lui per l'appunto; — interruppe Baldovino, a cui tornava in mente la
-vecchia disfida; — e rimase debitore alla generosità di Arrigo della
-sua vita e della sua libertà.
-
-— Sire, — ripigliò il biondo scudiero, riconducendo a' suoi principii
-il discorso, — mi concederete voi dunque la scorta?
-
-— Questo io farò, messere, e di buon grado; — rispose Baldovino; — ma
-non già per Thaanach, nella valle di Jesrael, che Arrigo da Carmandino
-ha lasciata da parecchi mesi.
-
-— Ah! — esclamò lo scudiero, che si sentiva venir meno.
-
-— Coraggio! — bisbigliò Caffaro all'orecchio del giovane. — Il nostro
-amico è vivo e sano; è questo che importa, e a cui bisogna por mente.
-
-— Pur troppo! — pensò Gandolfo del Moro, che, come potevate
-argomentare, era sempre il compagno inseparabile di messer Nicolao.
-
-S'ha a dire per altro, a sua lode, che Gandolfo non avea più fatto
-cenno dell'amor suo, nè delle sue pretensioni alla mano della fanciulla
-degli Embriaci. Era tornato in Genova dalla impresa di Cesarea sperando
-che Arrigo fosse morto e che il tempo cancellasse l'immagine di lui nel
-cuore di Diana; ma la morte di Arrigo non si era potuta provare e il
-tempo non aveva saputo cancellar nulla. Che fare? Diana era stata in
-fil di vita; da ultimo aveva smarrita la ragione. Questo almeno pareva
-a lui, che non sapeva spiegarsi altrimenti gli atti e i propositi della
-bellissima tra le donne. Che dir poi di suo padre? Di suo padre che
-l'aveva secondata ne' suoi strani disegni? Che anche a lui avesse dato
-volta il cervello? Gandolfo del Moro non ci si raccapezzava, e già
-aveva rinunziato a cercarne l'intiero.
-
-Però si era chiuso l'amor suo nel profondo dell'anima, lo aveva
-sigillato come la mistica fontana del Cantico de' Cantici. Che cosa
-avveniva là dentro dell'amor di Gandolfo? Si trasformava purificandosi,
-o si mutava in odio? L'una cosa e l'altra erano possibili del pari.
-
-— Sì, Arrigo è vivo è sano; — proseguiva intanto il re Baldovino, che
-non poteva non udire le parole di Caffaro, altro amante senza speranza,
-ma di così nobil sentire che non lasciava dubitare un istante di lui. —
-Infatti, nel suo messaggio, che v'ho accennato poc'anzi, lo _Sciarif_
-mi aggiungeva com'egli andasse col suo prigioniero ed amico verso i
-confini d'Egitto.
-
-— D'Egitto! — ripetè Ugo Embriaco, stupefatto. — E con quale intento?
-
-— Questo non reputò necessario di dirmi; — rispose Baldovino; — ma
-questo ho potuto saper io, che debbo vigilare ogni giorno sulle cose
-del reame. La corona di Gerusalemme è grave a portare; — soggiunse
-il re, sospirando; — e Turchi da un lato ed Arabi dall'altro vogliono
-esser tenuti d'occhio senza posa. Ora sappiate, messeri, che Mostalì,
-il soldano di Babilonia, è morto da oltre un anno, lasciando erede
-un fanciullo. Bahr Ibn ebbe tardi l'annunzio di quella morte, lontano
-come era; ma certo, appena gli giunse la nuova, il suo primo pensiero
-dovette esser quello di tornare nel reame; donde lo teneva lontano
-la gelosia sospettosa del fratello, fomentata dalle calunnie del suo
-ambizioso visir. Almeno, è agevole di indovinarlo. E morto il fratello,
-poteva sperare Bahr Ibn che gli fosse più facile il ritorno? Io penso
-che no. Afdhal, che noi abbiamo sì fieramente colpito sul piano di
-Ramnula, è tuttavia potentissimo in Egitto. Del resto, — conchiuse
-Baldovino, — meglio così. Le discordie e le guerre loro dànno forza
-a noi, che coll'aiuto di nostro Signore muoveremo un giorno alla
-conquista di Babilonia. E nostro Signore mostrerà di volerci aiutare,
-se persuaderà ai nostri amici Genovesi di presentarsi colle loro navi
-invincibili alle foci del Nilo.
-
-— Sire, io vi prego di credere che la cosa andrà in tutto secondo i
-vostri disegni; — rispose prontamente Ugo Embriaco. — Il Comune udrà la
-proposta e farà ogni poter suo per compiacervi. Ma torniamo, se non vi
-spiace, a Bahr Ibn. La sorte del nostro Arrigo sta grandemente a cuore
-a tutti noi, come al console Guglielmo Embriaco, mio padre.
-
-— Ve lo credo facilmente. Troppo era amato il Carmandino da messere
-Guglielmo, il mio glorioso amico. Torniamo dunque allo _Sciarif_. I
-miei esploratori lo hanno seguitato fino alla metà del suo viaggio, che
-non fu trionfale, siccome egli sperava. Costeggiato sulla via destra il
-lago d'Asfalto, penetrò nella valle di Siddim, cercando di far gente
-tra quelle nomadi tribù del paese di Moab. Di là si volse a ponente,
-per le falde della montagna degli Amoriti, e da Sefat, ove rimase
-qualche tempo spiando il momento opportuno, mosse direttamente verso
-l'istmo egiziano. Ma Afdhal doveva essere informato delle sue mosse,
-e lo arrestò a Kattiè, disperdendo le sue bande raccogliticcie, prima
-che egli potesse, come aveva creduto, ottenere l'aiuto dell'emiro di
-Gaza. Se debbo credere alle ultime notizie dei nostri emissari, egli
-si aggira co' suoi fidi sul pianoro di Aroer, non disperando ancora
-d'impadronirsi di Gaza, che per amor suo si rivolterebbe all'Emiro, e
-volgendo sempre gli occhi bramosi all'Egitto, dove i partigiani non gli
-mancherebbero, ma dove manca in quella vece il coraggio di ribellarsi
-al dominio di Afdhal. Gli Egiziani son vili. Vi ricordate di Ramnula?
-Afdhal guidava contro di noi un esercito numeroso come quello di
-Sennacherib, di cui parlano le Sacre Carte. Ma, salvo i tremila Etiopi,
-che tennero saldo colle loro mazze di ferro, tutte quelle migliaia di
-cavalieri e di fantaccini si dileguarono al primo urto delle lancie
-cristiane. Fiacchi soldati e schiavi abbrutiti, non sanno voler
-fortemente; fanno voti per Bahr Ibn, e sopportano Afdhal.
-
-— Sire, — domandò allora Gandolfo del Moro, — voi dicevate che lo
-_Sciarif_ si trova ora....
-
-— Nei dintorni di Aroer, a mezza strada fra il lago d'Asfalto e le mura
-di Gaza.
-
-— E... — soggiunse timidamente Gandolfo, — a che distanza dalla costa?
-
-— Quattro giornate, per un buon corridore.
-
-— E come mai, così vicino al mare, il nostro Arrigo, non ha cercato di
-ritornarsene?
-
-— Lo credete voi possibile? — disse Baldovino. — Gaza e Ascalona sono
-in balìa del nemico; e sebbene quegli Emiri si astengano gelosamente da
-ogni atto che possa dispiacere a noi, temendo da un giorno all'altro le
-nostre vendette, non credo che Arrigo da Carmandino possa fidarsi di
-costoro, per andare a chiedere ciò che essi del resto non potrebbero
-dargli, una nave per ritornarsene in patria. Ma questo, messeri,
-potrete far voi, che avete quaranta galere, armate di tutto punto.
-
-— E lo faremo, per San Giorgio! — gridò Gandolfo del Moro.
-
-Il biondo scudiero diede a Gandolfo del Moro un'occhiata, da cui
-trapelavano insieme diffidenza e stupore.
-
-Gandolfo non vide quello sguardo; ma lo sentì, e fu pronto a
-soggiungere:
-
-— Sì, Genovesi siamo anzi tutto, e il valore di Arrigo da Carmandino,
-è gloria della nostra terra. Quale de' suoi nemici, se pure egli
-potesse averne tra' suoi concittadini, non dimenticherebbe in questo
-giorno ogni privato rancore, non metterebbe volentieri a repentaglio la
-propria vita, e la propria libertà, per rivendicare la sua? Sire, voi
-dite saviamente che Arrigo deve esser libero, e che soltanto il modo
-gli manca, per ritornar sano e salvo tra' suoi. Bahr Ibn è un infedele,
-ma è principe e cavaliere, e non può avere dimenticato il debito di
-gratitudine che lo lega al nostro valoroso compagno d'armi. Resta che
-noi gli offriamo il modo di uscire dal deserto, andando in traccia di
-lui, per condurlo alla spiaggia del mare, o dentro i confini del vostro
-reame.
-
-— Ben dite, messere; — rispose il re Baldovino.
-
-— Orbene, — ripigliò Gandolfo del Moro, fermandosi all'ultima delle
-fatte proposte, — il pianoro di Aroer non è già troppo distante dai
-confini di Giudea?
-
-— Essi giungono finora alle falde della montagna di Giuda; — disse di
-rimando Baldovino. — Bèrseba a ponente e Arad a levante sono le ultime
-terre del regno.
-
-— Ottimamente, adunque! La vostra liberalità ci fornisce una scorta
-sicura per muovere di là in traccia del nostro concittadino?
-
-Il re stette alquanto sovra pensiero, quasi meditasse il miglior modo
-di appagare i suoi ospiti ed alleati, ma veramente perchè studiava la
-forma più acconcia a togliere l'asprezza d'un rifiuto.
-
-— Troppo numerosa vorrebbe essere la scorta, messeri; — diss'egli
-finalmente; — e forse basterebbero a mala pena i cavalieri della
-baronìa di Giaffa. Finora, il deserto di Giuda, che si stende da Tell
-Arad fino alle spelonche di Engaddi, è infestato da troppo frequenti
-scorrerie di Arabi ladroni, ed io non potrei consigliarvi nemmeno di
-avventurarvi con poca gente, mal pratica dei luoghi, oltre la valle di
-Ebron, nei dominii del nostro fedel barone Gerardo di Avennes.
-
-— Lasciamo in disparte questo disegno; — rispose Gandolfo inchinandosi,
-con aria rassegnata; — messere Ugo Embriaco potrà muovere almeno
-coll'armata verso le acque di Gaza?
-
-— Per far credere a quell'Emiro che noi vogliamo impadronirci della
-città, mentre poi troppo ci costerebbe il doverne custodire il
-possesso? — gridò Baldovino, a cui quest'altro disegno piaceva anche
-meno del primo. — Voi dimenticate, messer Gandolfo del Moro, che il
-nostro intento verso le contrade di mezzodì ha da essere quello di
-lasciare che i nostri nemici si indeboliscano da sè e non sospettino
-punto di noi; mentre invece dobbiamo volgere tutti i nostri sforzi
-a settentrione, dove la strada di Antiochia è meno sicura e dove
-abbiamo sempre negli occhi quel bruscolo molesto dell'isola di Arado,
-forte baluardo sul mare, che voi soli potrete ritogliere ai nemici di
-Cristo. —
-
-Le ultime parole del re andavano più particolarmente rivolte ad
-Ugo Embriaco, il quale vi assentì con un cenno del capo. L'impresa
-di Arado, o Tortosa di Sorìa come diceasi in quel tempo, era già
-concertata tra i fratelli Embriaci e il re di Gerusalemme; nè Gandolfo
-del Moro poteva ignorarlo.
-
-— E sia; — diss'egli, arrendendosi a quelle considerazioni di
-Baldovino; — ma poichè non dobbiamo neanche permettere che Arrigo
-da Carmandino, rimanga più oltre senza il conforto della patria,
-io stesso, io solo, se fa d'uopo, andrò in traccia di lui. Una
-galea, tolta al numeroso e forte naviglio di Genova, non farà troppo
-mancamento alla espugnazione di Tortosa, ed io ho fede che giungerà
-ancora in tempo per cogliere la sua parte d'allori. Una sola galea,
-nelle acque di Gaza — soggiunse egli poscia — non darà sospetto
-all'Emiro di quella terra, segnatamente se voi, sire, vi degnerete
-di darmi lettere vostre per lui, nelle quali sia chiaramente espresso
-l'intento del nostro viaggio.
-
-— Questo è assai meglio; — rispose il re; — e sarà mia cura che
-possiate giungere, provveduto d'ogni più calda raccomandazione,
-all'Emiro di Gaza. Questi infedeli, non potendoci combattere
-validamente, ci si mostrano ossequiosi oltre ogni dire, e noi riceviamo
-spesso da loro donativi ed omaggi. Donde la necessità di rispondere
-alle loro cortesie, fino a tanto non si possa fare altrimenti. A
-questo proposito, messer Gandolfo, poichè io vi vedo così determinato
-all'impresa, vi pregherò di aiutarmi in certi maneggi, pei quali si
-conviene un più lungo discorso tra noi. Questa guerra tra il fatimita
-Bahr Ibn e il visir di Babilonia giova mirabilmente ai miei fini, non
-lo dimenticate.
-
-— Intendo, sire; — disse di rimando Gandolfo; — io farò un viaggio
-e due servizi, sarò capo di una spedizione nel deserto di Cades e
-negoziatore tra i nuovi Amaleciti.
-
-— Per l'appunto; — rispose Baldovino sorridendo, — e fate assegnamento
-sulla mia gratitudine, come io sulla vostra prudenza.
-
-— Sire, farò di mostrarmi alla prova meritevole della vostra fiducia; —
-replicò Gandolfo, inchinandosi profondamente.
-
-Così ebbe fine quella conversazione, che il biondo scudiero aveva
-ascoltata con molta ansietà.
-
-Gandolfo del Moro, in tutto quel tempo, aveva con ogni studio evitato
-gli sguardi indagatori dello scudiero.
-
-Poco stante, il re Baldovino accomiatava i suoi ospiti, lasciando
-libertà ad ognuno di andare dove più gli piacesse, e non trattenendo
-che Gandolfo del Moro, per dargli le sue istruzioni. E questi, che si
-sentiva di punto in bianco cresciuto tant'alto nella stima de' suoi
-compagni, si affrettò a seguire nelle sue stanze il re Baldovino.
-
-
-
-
-CAPITOLO XI.
-
-In cui si narra di un astore che si era fatto colomba.
-
-
-Il biondo scudiero non aveva anche lasciato la sala d'udienza del
-re di Gerusalemme. Era rimasto là ritto, colle braccia prosciolte
-sui fianchi, cogli occhi fissi, ma senza guardar nulla davanti a sè,
-nell'atteggiamento di chi medita, cercando la soluzione d'un dubbio.
-Era bello, il giovine scudiero, d'una bellezza fin troppo soave e
-delicata per un uomo. La sua carnagione bianca si era leggermente
-abbronzata al sole di Palestina, e questo era bene, perchè altrimenti
-egli sarebbe apparso un po' scolorito. Ma il pallore del suo volto
-prendea lume da due occhi turchini così profondamente espressivi e da
-una doppia cascata di capegli biondi così fine e copiosa, che la sua
-vista non destava certamente pensieri di compassione amorevole, come
-accade sempre ai cuori bennati, quando s'incontrano in un bel viso
-che porti le traccie d'un interno dolore. L'armonica leggiadria delle
-forme, non potuta dissimulare affatto da una lunga tunica a crespe
-i cui lembi gli giungevano fin oltre al ginocchio, tradiva una rara
-eleganza, che a Fidia, a Prassitele, e a tanti altri felici adoratori
-della bellezza, avrebbe strappato un grido di ammirazione e destato
-in cuore il desiderio che quel biondo garzone fosse da Giove mutato in
-donna, per offrire il modello al simulacro della più castamente bella
-tra le sue divine figliuole.
-
-Senza esser Fidia, nè Prassitele, il giovine Caffaro doveva pensare
-alcun che di simigliante, perchè, essendosi a bello studio ritirato per
-l'ultimo, come fu sulla soglia, si volse ancora indietro a guardare il
-biondo e pensoso scudiero.
-
-Il silenzio che si era fatto d'intorno a lui, scosse dalla sua
-meditazione quest'ultimo. Il suo sguardo, tornato d'improvviso alle
-cose circostanti, s'incontrò allora in quello di Caffaro.
-
-— Signore di Caschifellone, — disse lo scudiero, facendo un passo verso
-di lui, — una parola, vi prego. —
-
-Caffaro tremò tutto a quella inattesa chiamata. Sapete già che il suo
-cuore non era di smalto.
-
-— Che cosa desiderate da me, Carmandino... poichè così volete esser
-chiamato? — soggiunse egli, con un mesto sorriso.
-
-— E ben fate, messere; — ripigliò lo scudiero; — questo nome ha da
-essere il mio per elezione, quando non lo sia per altro modo. Ditemi,
-avete notato l'ardore insolito e nuovo di Gandolfo del Moro?
-
-— Sì, e vi confesso, mad... Carmandino, — riprese subito,
-correggendosi, il giovine Caffaro, — vi confesso che mi ha colpito di
-stupore.
-
-— Ah, voi pure?
-
-— Certo, e non poteva essere altrimenti, vedendo lui, così freddo per
-solito, infiammarsi in quella maniera. Ma già, lo ha detto egli stesso,
-ogni privato rancore, ogni pena segreta, — e facendo questa giunta alla
-frase di Gandolfo, il giovine non potè rattenere un sospiro, — deve
-cessare davanti all'obbligo di soccorrere un prode concittadino, un
-gentil cavaliere.
-
-— E voi credete, — disse, dopo un istante di pausa, il biondo garzone,
-— che quelle parole fossero sincere?
-
-— Non so; — rispose Caffaro, sconcertato da quella domanda; — so bene
-che il mio cuore si è commosso a quelle parole, che rispondevano così
-giusto a ciò che credo e sento io medesimo. —
-
-Lo scudiero chinò la fronte, confuso.
-
-— So anche un'altra cosa; — soggiunse Caffaro a cui pareva di aver
-detto un po' troppo.
-
-— Quale? — dimandò lo scudiero, levando le ciglia e interrogando coi
-suoi grandi occhi azzurri il volto amico di Caffaro.
-
-— Che io pure andrò con Gandolfo del Moro; — rispose questi, con
-accento deliberato. — Arrigo da Carmandino era il mio compagno d'armi,
-il più caro che io m'avessi. Insieme, sulla medesima scala siamo
-saliti, abbiamo afferrato il ciglio delle mura di Cesarea. Il destino
-ha voluto che io giungessi alla saracinesca, in quel punto che essa
-si chiudeva dietro a lui; ma certo, se l'obbligo di volgermi indietro,
-per chiamare i compagni, non mi avesse trattenuto un istante, io sarei
-penetrato nella seconda cinta con lui, ed avrei corso la sua medesima
-sorte. Egli è vivo e sano, coll'aiuto del cielo ed io debbo essere dei
-primi a vederlo. —
-
-Lo scudiero era rimasto intento, palpitante, ad ascoltarlo. Ma, come
-il giovine Caffaro ebbe finito di parlare, egli si avvicinò, gli
-prese ambe le mani e le strinse tra le sue, con effusione di affetto
-fraterno.
-
-— Non sarete solo, messere! — gli disse poscia, mentre Caffaro,
-fortemente turbato, rispondeva a mala pena a quella stretta amichevole.
-
-— Che dite voi, Carmandino? — chiese questi, come si fu riavuto.
-
-Ma lo scudiero non si pigliò cura di rispondergli direttamente.
-
-— Messere, — riprese egli, — vorrei domandarvi una grazia.
-
-— Quale? Parlate, comandate al vostro servitore, al vostro amico devoto.
-
-— Desidero di avere un colloquio... Non indovinate con chi?
-
-— Non saprei. Porse con Gandolfo del Moro?
-
-— Con lui. Vedete, messere; anche voi correte col pensiero a quel nome;
-anche voi sospettate, al pari di me. —
-
-Caffaro non poteva rispondere di no, perchè infatti, anche a lui aveva
-fatto senso quel mutamento improvviso del rivale di Arrigo. Perciò,
-scambio di rispondere, pensò di sviare il discorso.
-
-— Volete parlare con lui subito?
-
-— Appena egli sarà uscito dalle stanze del re.
-
-— Dove?
-
-— Io vado là, — rispose il biondo garzone, con accento impresso di
-solenne mestizia — a pregare sul Calvario, ai piedi del santo sepolcro
-di Cristo. Vi aspetterò.
-
-— Sta bene, — disse Caffaro inchinandosi, — io rimango in
-vedetta. —
-
-Lo scudiero si allontanò, dopo avergli fatto colla sua bella mano un
-cenno d'amorevole addio.
-
-Rimasto solo, il giovane signore di Caschifellone pensò alla novità,
-o, se meglio vi torna, alla gravità del suo caso. Amava di schietta e
-salda amicizia il suo concittadino Arrigo, e si era invaghito, senza
-volerlo, sì, ma perdutamente eziandio, della bella Diana. Come se un
-simil contrasto non bastasse ancora alla infelicità di un giovinotto,
-anche più maturo e più sperimentato di lui, Caffaro di Caschifellone
-era diventato l'uomo in cui la fanciulla degli Embriaci fidasse di più,
-non esclusi i suoi fratelli medesimi. Convenite che lo stato di Caffaro
-non era il più lieto di tutti, nè, per conseguenza, il più invidiabile.
-
-Che cosa avrebbe egli fatto? Come sarebbe uscito dal ronco? Se Diana,
-ritrovato il suo Arrigo, fosse andata sposa a lui, il disgraziato
-giovane avrebbe chinato la testa alla ferrea necessità, ma non
-disegnava certamente di rimanere a Genova, spettatore della felicità di
-Arrigo, del suo ottimo amico. Se Arrigo non fosse tornato tra i suoi, e
-Diana avesse dovuto prendere il velo, come infatti aveva accennato di
-voler fare, il nostro Caffaro, disgraziato del pari, non avrebbe già
-chinato la testa, l'avrebbe perduta senz'altro. E questo si nota per
-dimostrarvi che, comunque l'andasse, il nostro povero amico si vedeva
-a mal partito. E guardate disdetta! Gli toccava anche di peggio; gli
-toccava di essere il confidente, l'aiuto, il protettore di amori che
-gli passavano il cuore.
-
-I miei lettori lo avranno osservato qualche volta nella vita; ci sono
-degli uomini a cui vanno di giusta ragione tutti i dolori e tutti
-i sacrifizi, come rondini al nido. Nessuno si avvede che soffrono;
-tutti si volgono a loro per consiglio o soccorso e non c'è caso che
-si avvedano di tormentarli. Eppure, tanto è vero che ogni spino ha
-il suo fiore, anche qui c'è la sua parte di bene. A quella incudine
-così assiduamente martellata si temprano i forti caratteri, che poscia
-domineranno il tempo loro, se la fortuna si ricorda una volta di essi,
-o alla peggio non ne saranno dominati, se avviene che la cieca dea
-passi davanti a loro, senza la limosina d'un sorriso. Nell'un caso o
-nell'altro, costoro sono uomini davvero; e chi sa? forse c'è un libro
-in cui si tien conto di ciò. E se pure non ci fosse, che importerebbe?
-La solitaria libertà dell'anima non è essa il primo dei beni e la
-ricompensa più certa?
-
-Questa è filosofia, e Caffaro di Caschifellone non era anche
-giunto allo stadio filosofico delle sue mestizie. Per fortuna, ad
-interrompergli il filo delle tristi meditazioni, uscì Gandolfo dalle
-stanze del re. Caffaro gli andò incontro, non senza un tal poco di
-titubanza, bene argomentando che il secondo colloquio non gli avrebbe
-fatto piacere come il primo.
-
-Gandolfo non lo amava di certo. La rivalità in amore, come in ogni
-altra ragione di cose, non ha mestieri di vederci chiaro; essa è
-naturalmente istintiva.
-
-Eppure, Gandolfo del Moro, vedendo il giovane che si spiccava dal suo
-posto, nel vano d'un finestra, per muovergli incontro, andò sorridendo
-verso di lui.
-
-— Messere, — diss'egli, — mi aspettavate? Che volete da me?
-
-— Due cose; — rispose Caffaro, niente raffidato da quel sorriso, che
-poteva essere simulato; — una v'ho a dire per conto mio, l'altra per
-conto d'una persona che preme ugualmente a noi tutti.
-
-— Sta bene; — disse Gandolfo, inchinandosi; — cominciamo dalla....
-
-— Dalla prima, — interruppe Caffaro, temendo che l'altro fosse per
-lasciarsi sfuggire di bocca mezza scortesia.
-
-— Stavo per dirlo; — soggiunse Gandolfo del Moro.
-
-— Io verrò con voi alla spedizione di Gaza; — ripigliò il signore di
-Caschifellone.
-
-E buttata fuori la sua proposta, stette ad aspettare ansiosamente
-l'effetto che avrebbe fatto sul suo interlocutore.
-
-— Grazie! — rispose brevemente Gandolfo, senza punto scomporsi.
-
-Caffaro rimase sconcertato. Si aspettava una cera scontenta, e vedeva
-in quella vece un amabile sorriso.
-
-— E non basta; — soggiunse egli, diffidando ancora. — Vi offro la
-mia galèa, per tentare l'impresa con voi. La _Caffara_ ha una ciurma
-numerosa e un palamento di trenta remi per lato.
-
-— Non solo, — interruppe Gandolfo, — ma è anche miglior veliera della
-_Mora_.
-
-— Non osavo dir questo; — rispose Caffaro, ringraziando con un cenno
-del capo.
-
-— Eh, non c'è niente di male a riconoscere la verità. La _Mora_
-non l'ho fatta io; l'ho comperata tal quale da Ingo di Flessa. Ha
-l'arrembata troppo pesante, che la fa beccheggiare più del consueto,
-e con mare un po' grosso c'è sempre da temere per l'alberatura. Sono
-difetti che ho riscontrato a mie spese; — soggiunse Gandolfo del Moro,
-con un accento di melanconia che non pareva tutta da padron di galèa; —
-tanto che in ogni impresa giungo sempre per l'ultimo. —
-
-La considerazione di messer Gandolfo veniva così naturalmente dal
-contesto del discorso, che Caffaro, anche rilevando l'allusione, la
-trovò affatto casuale.
-
-— Siamo dunque intesi?
-
-— Sì, messere, col permesso di Ugo Embriaco, che abbiamo tutti
-riconosciuto nostro capitano, come una continuazione dell'autorità e
-della fortuna del glorioso Testa di maglio. —
-
-Caffaro andava di meraviglia in meraviglia.
-
-— Posso dunque venir difilato alla seconda parte; — diss'egli.
-
-— Come vi piace.
-
-— Lo scudiero desidera parlarvi.
-
-— Lei? — chiese Gandolfo, non potendo reprimere un moto di stupore.
-
-— Sì; — rispose Caffaro; — non so veramente che cosa abbia a dirvi,
-ma mi ha raccomandato di avvisarvi subito, appena foste uscito dalle
-stanze del re, e voi vedete che mi sono piantato in vedetta. Lo
-scudiero Carmandino, poichè questo è il suo nome, è andato poc'anzi
-verso la chiesa del Santo Sepolcro e ci aspetta colà.
-
-— Andremo insieme? — chiese Gandolfo che aveva notato l'intenzione
-duale della particella usata da Caffaro.
-
-— Sì, se non vi dispiace; — rispose questi urbanamente.
-
-— Anzi, l'ho caro; — proruppe Gandolfo, infiammandosi ad un tratto. —
-Per qualunque cosa al mondo, non avrei amato andar solo.
-
-— Perchè? — dimandò Caffaro, inarcando le ciglia a quella uscita
-inattesa.
-
-— Messere; — disse quell'altro, senza risponder subito alla domanda; —
-voi non avete amicizia per me. —
-
-Caffaro rimase muto, chè veramente non avrebbe saputo negare.
-
-— E mi duole; — soggiunse Gandolfo.
-
-— Vi duole? — ripetè Caffaro, cercando di prender tempo. — Ma,
-anzitutto, donde lo argomentate?
-
-— Da molti indizi, e, per non dirne che uno, dalla meraviglia con
-cui mi avete chiesto perchè io non amassi andar solo, a vedere....
-lo scudiero. Se aveste amicizia per me, — incalzò Gandolfo del Moro,
-— intendereste il mio cuore e mi vedreste infelice... oh, sì, molto,
-senza fine infelice. Ora sono tranquillo, mi sono vinto, non dubitate;
-ma la prova è stata dura, e non poteva essere altrimenti. Aver
-veduta una volta la fanciulla degli Embriaci e non essersi innamorato
-perdutamente di lei, era impossibile, non solo a me, ma ad ogni uomo di
-cuore. —
-
-Caffaro pensò che Gandolfo ragionava diritto. E senza volerlo, mise
-fuori un sospiro.
-
-— Voi m'intendete ora, non è egli vero? — chiese Gandolfo.
-
-— Sì, messere, v'intendo; — rispose Caffaro, che temeva di essersi
-tradito e voleva mettere in chiaro ogni cosa. — Ma il vincersi era
-necessario per voi, come lo sarebbe stato per ogni gentiluomo, anzi,
-userò la vostra medesima frase, per ogni uomo di cuore. Farei torto a
-madonna Diana se dicessi, o pensassi, che vi sono altre donne come lei.
-Non ce n'è una, mi capite? non ce n'è una, messere Gandolfo del Moro, e
-sono io il primo a riconoscerlo. Ma è d'una donna simile il non destare
-che nobili e santi pensieri nel cuore d'un uomo, e il miglior modo
-d'amarla, dirò meglio, d'averla amata, è quello di operare nobilmente,
-anche a patto di dover soffocare nel petto l'amore che si è sentito per
-lei.
-
-— Beato chi lo ha potuto far subito, — esclamò Gandolfo del Moro,
-coll'aria di un uomo che parlasse sui generali, o solamente per
-contrapposto al suo caso particolare. — Quanto a me, ho durato, ve
-lo confesso, una battaglia più lunga; il cuore ha dato fiamme, ha
-gittato molta scoria, prima che vi si affinasse il prezioso metallo.
-Ma basti di ciò; son vincitore oramai, son vincitore, e ve ne faccia
-testimonianza l'offerta di quest'oggi. Godo che voi siate all'impresa
-con me, perchè, dopo la stima di Arrigo, non ce n'è altra che mi stia
-a cuore come la vostra. Ma perchè sono stato debole, vedete, perchè
-ho combattuto così fieramente tanti anni, mi duole oggi di dovermi
-presentare a quel ritrovo che mi avete accennato. Avrei voluto partire
-senza vedere.... nessuno; ritornare con Arrigo, con Arrigo libero
-e sano, per dire: Ecco qua, ho messo a repentaglio la mia vita coi
-ladroni e colle fiere del deserto; ma l'ho trovato, l'ho condotto alla
-sua fidanzata;» ciò detto, lasciarli ambedue felici e sparire.
-
-Gandolfo parlava con tanto ardore, che Caffaro non ebbe più modo o
-ragione di dubitare.
-
-— Voi avete un animo grande, Gandolfo del Moro; — diss'egli,
-stringendogli la mano. — Il viaggio che faremo insieme alla
-ricerca di Arrigo Carmandino avrà gioie per me, che non avrei osato
-sperare. —
-
-Uscirono ambidue taciturni dalla porta verso maestro, detta fin dai
-tempi d'Isaia la porta del campo del gualchieraio, e si avviarono per
-l'erta del Calvario.
-
-Calvario in latino, _Gulgultha_ in antico ebraico, corrispondono al
-Golgota della Vulgata, e ricordano, nella loro etimologia, che il
-monte aveva derivato il suo nome dalla somiglianza della sua cima con
-un teschio, o cranio umano denudato di capegli. Il Golgota non era per
-anche nel centro della città, come lo si vede nei giorni nostri, ma
-non si vedeva già più quel colmo tondeggiante di rupi, che gli aveva
-meritato il suo nome.
-
-Fin dal secondo secolo dell'êra volgare, Adriano aveva edificato sul
-Golgota un tempio a Venere, e i pellegrini, che in folla accorrevano
-nei primi secoli del Cristianesimo a visitare il luogo del martirio di
-Cristo, si rammaricavano di scorgere i simulacri pagani sulle cime del
-Calvario e del Moria, dove anticamente sorgeva il tempio di Salomone.
-Elena, la madre di Costantino, fece murare sul Golgota la prima chiesa
-cristiana, e il culto del santo Sepolcro ebbe principio da lei. Arso
-nel settimo secolo, il magnifico tempio fu riedificato, e dal famoso
-califfo di Bagdad, Arun al Rascid, l'eroe delle _Mille e una notte_,
-donato in giurisdizione al suo amico Carlo Magno. Ma il terribile
-Hakem, terzo califfo d'Egitto, non rispettò la vecchia politica
-dell'Abasside, e fece radere al suolo la chiesa. Più mite di lui, il
-suo successore Daher, ordinò che fosse riedificata, e Abu Tamin la vide
-condotta a termine, l'anno 1048, ma nelle proporzioni d'una meschina
-cappella.
-
-Durava in quella forma, quando sopraggiunsero i Crociati, che non
-indugiarono ad innalzare un tempio sontuoso, in quella forma che oggi
-ancora si vede, quantunque l'incendio del 1808 abbia resi necessari
-alcuni restauri, anche nella parte esteriore.
-
-Al tempo di cui narro, il nuovo tempio non era anche sorto, e la
-meschina cappella di Daher, il califfo fatimita, era tutto quello che
-i devoti cristiani potessero avere di meglio, per confortarvi la loro
-pietà. Per altro, in fondo al piccolo tempio, si vedeva già, incavato
-nel sasso, il forame sferico nel quale era stata piantata la croce del
-Nazzareno; a destra e a manca del quale, e formanti un triangolo con
-esso, i buchi per le croci minori dei due ladroni; dentro al triangolo
-la fenditura del sasso, cagionata dal tremuoto di cui raccontano gli
-Evangelii. Nel mezzo del tempio era poi la tomba di Cristo, antro
-ristretto, scavato nel macigno, secondo l'antico costume dei popoli
-orientali. Non mancava la cripta, nelle viscere del monte, colla sua
-tomba di porfido, che dicevasi contenere le ceneri del pontefice
-Melchisedec, e coll'altra assai più modesta, ma altrettanto più
-autentica, di Goffredo di Buglione.
-
-Il biondo scudiero, inginocchiato in un angolo, pregava. Davanti
-a lui, i frati del santuario, gli avevano detto essere il luogo in
-cui l'angelo aveva annunziato alle Marie la risurrezione del loro
-dolce Maestro. Ed egli, con lagrime che gli erano spremute dal cuore,
-supplicava quell'angelo, suo fratello all'aspetto, che si degnasse di
-guidare Arrigo, di restituirlo ai suoi cari, come l'angelo Raffaele
-aveva ricondotto l'adolescente Tobia.
-
-Il rumore dei passi e lo strepito delle armature tolse dal suo
-raccoglimento il giovane scudiero. Si volse allora, e, veduti i due che
-aspettava, si alzò per muovere incontro a loro.
-
-— Grazie, messere; — diss'egli a Gandolfo; — avevo qualche cosa
-a dirvi, per cui bisognava un luogo più solitario e un'ora più
-tranquilla. —
-
-Gandolfo del Moro s'inchinò, ma senza rispondere parola. Egli era
-profondamente turbato.
-
-Lo scudiero uscì dalla cappella, per una postierla che era accanto
-all'altare, e i due cavalieri lo seguirono all'aperto.
-
-Il dorso del monte era scabroso e frastagliato; qua e là si vedevano
-larghe fenditure nel masso, non intieramente colmate dalla polvere
-e dal terriccio di undici secoli, poco lunge, muti testimoni
-dell'accorgimento romano, stavano i ruderi d'un tempio a Venere, e tra
-gli architravi caduti, i capitelli infranti, le colonne rovesciate,
-crescevano le eriche e i tamarischi, inconsapevoli eleganze che la
-natura frammette alle rovine per temperarne l'orrore.
-
-Colà, presso l'attico di una colonna, che era rimasta in piedi e
-gettava un po' d'ombra sul campo, lo scudiero si fermò, e Gandolfo che
-lo seguiva, del pari.
-
-Caffaro aveva capito che la parte essenziale della conversazione
-doveva restringersi a quei due, e, quantunque fosse invitato egli pure
-ad assistervi, si trattenne alcuni passi indietro, facendo le viste
-di osservare una iscrizione latina, che correva lungo un pezzo di
-architrave, e di cogliere un ramo di quelle eriche tutte gremite di
-fiori.
-
-Lo scudiero non parve badare a quella fermata. Egli del resto poteva
-vedere, come spesso accade di vedere senza bisogno di guardare, il
-suo amico Caffaro di Caschifellone, intento a curiosare fra le rovine,
-a dieci passi dai suoi compagni. E si rivolse intanto a Gandolfo del
-Moro, che stava cogli occhi bassi davanti a lui.
-
-— Guardatemi in viso, messer Gandolfo; — diss'egli, con accento
-risoluto.
-
-Gandolfo alzò gli occhi smarriti, tentando di fissarli negli occhi del
-biondo scudiero; occhi azzurri, limpidi e scrutatori, che gli parvero
-quelli dell'angelo che indaga e misura le colpe degli uomini.
-
-— Voi dunque, — proseguì lo scudiero, — andate in traccia di Arrigo da
-Carmandino? —
-
-— Sì, — rispose timidamente Gandolfo.
-
-— Perchè? Perchè voi e non altri? —
-
-Gandolfo si armò di coraggio. Quell'incalzar di domande voleva una
-pronta e adeguata risposta.
-
-— Per essergli utile; — diss'egli di rimando. — Perchè nessun'altri ci
-ha pensato, od ha mostrato di pensarvi. E infine, — aggiunse, con un
-sospiro, — perchè sento di dover espiare qualche cosa. —
-
-Lo scudiero abbassò gli occhi a sua volta.
-
-— Sì, — continuò Gandolfo del Moro, animandosi, — espio il delitto
-di aver osato amare una donna che non poteva esser mia. Eppure, avrei
-fatto volentieri ogni sacrifizio, tentata di gran cuore ogni impresa
-più temeraria, per meritare l'amor suo. Disdegnato da lei, son divenuto
-il più infelice uomo che sia sulla terra; sono stato sul punto di
-diventare altresì il più malvagio.
-
-— Vile amore, se a tale può condurre un uomo! — esclamò lo scudiero. —
-Dovevate ricordare, messer Gandolfo, che quella donna aveva conosciuto
-Arrigo da lunga pezza e non poteva esser d'altri. Quale animo bennato
-avrebbe potuto farle una colpa di ciò?
-
-— Oh, non aggiungete più altro, lo so; — interruppe Gandolfo; — quello
-che voi mi dite ora, io me lo son ripetuto le migliaia di volte, nelle
-mie veglie disperate. Se almeno ottenessi il suo perdono! pensai. Se
-ella potesse cessare di odiarmi! Questo il fine dei miei tristi amori;
-il buon angelo ha vinto. Ma perchè nulla mi ritiene alla vita, perchè
-il meglio ch'io possa fare è di morire, utile almeno ad altri, io sono
-l'unico forse tra tutti i vostri compagni che possa tentare l'impresa
-di giungere per la via del deserto, ad Arrigo, e di ricondurlo tra'
-suoi.
-
-— Non sarete solo, — disse lo scudiero. — Caffaro di Caschifellone vi
-accompagnerà. Forse a quest'ora lo avrete già saputo dalle sue labbra.
-E anch'io sarò a parte del vostro tentativo. —
-
-Un lampo balenò dagli occhi di Gandolfo del Moro; ma non fu altro che
-un lampo. Ed egli stesso, vedendo lo sguardo indagatore dello scudiero,
-si affrettò a mostrargli intieramente l'animo suo.
-
-— Voi dubitate di me! — diss'egli, con accento improntato d'amarezza.
-
-— No, messere, — rispose quell'altro, — vi mostro come sappia anche
-correre animosamente un pericolo chi potrebbe oggi di bel nuovo amare
-la vita.
-
-— Ma pensate che il cammino è difficile; che forse non riusciremo....
-
-— Ho pensato.
-
-— E che cosa diranno i vostri d'una risoluzione così temeraria?
-
-— Diranno che appartengo ad Arrigo da Carmandino, e che ho il diritto
-di morir con lui. Dove correte un pericolo, voi e il signore di
-Caschifellone, non potrò correrne anch'io?
-
-— Sia fatto il voler vostro; — disse Gandolfo, chinando la fronte.
-
-Il biondo scudiero si mosse, e andò su d'un rialto del masso, donde si
-scorgeva la valle di Giosafat e l'erta d'un monte, di là dal torrente
-di Cedron.
-
-— Vedete laggiù quegli olivi? — diss'egli a Gandolfo.
-
-— Li vedo; — rispose questi, mentre collo sguardo interrogava a sua
-volta il suo interlocutore.
-
-— Laggiù, — prosegui lo scudiero, con accento solenne, — alle falde di
-quel monte, il redentore degli uomini fu tradito ai suoi nemici, da un
-uomo, che appunto allora lo baciava nel viso.
-
-Gandolfo del Moro diede un sobbalzo.
-
-— Che volete voi dire? — esclamò.
-
-— Che mi fido di voi; — rispose lo scudiero. — Se voi mentiste, se
-voi covaste il tradimento nell'anima, qui, sulla vetta del Calvario,
-davanti al Getsemani, ove Cristo fu preso, non lunge dal campo dal
-sangue, ove Giuda vendicò da sè stesso il cielo oltraggiato, neanche
-tutta l'acqua del sacro Giordano, neanche il pianto di tutti gli
-angioli del cielo, basterebbe a riscattare il vostro tradimento. —
-
-A quelle parole dello scudiero, Gandolfo sentì come una stretta al
-cuore; ma fece il viso dell'uomo che si sentiva sicuro di sè e non
-temeva la maledizione.
-
-Caffaro di Caschifellone, a cui quelle parole percossero l'orecchio,
-pensò al brutto senso che dovevano fare nell'animo di Gandolfo del
-Moro; ma non potè altrimenti trattenersi dal mormorare un «bene!» che
-gli sgorgava proprio dal cuore.
-
-
-
-
-CAPITOLO XII.
-
-La via del deserto.
-
-
-Molti dei miei lettori benevoli non conosceranno la città di Gaza che
-per un fatto, strano in verità, ma non sufficiente a dare un adeguato
-concetto della sua importanza topografica, voglio dire l'impresa di
-Sansone, che, colto una notte là dentro dai Filistei, i quali avevano
-chiuse le porte, diè di piglio alle imposte, le sollevò, insieme colla
-sbarra e le portò in ispalla, come se fossero il più lieve fascio di
-legna, sulla vetta del monte che è dirimpetto ad Ebron.
-
-Gaza, la forte (poichè questo significa il suo nome nella lingua
-aramea), fu una delle più ragguardevoli città di Palestina, sul
-confine meridionale dei Cananei. Formava parte della tribù di Giuda,
-ma era caduta in potere de' Filistei, che la tennero fino ai tempi di
-Ezechia. La città era lontana venti stadii (oggi si direbbe tremila
-seicento metri) dalla spiaggia del mare, edificata sopra una eminenza
-di terreno e rafforzata da un muro massiccio, che sfidò lunga pezza le
-armi fortunate e i poderosi ingegni di Alessandro il Macedone. È vero
-bensì che Gaza la forte pagò i suoi quattro mesi di resistenza con una
-carneficina universale.
-
-Tolomeo l'ebbe senza contrasto, ma dopo aver vinto Demetrio in
-battaglia, sotto le sue mura, uccidendogli cinquemila uomini e
-facendone prigioni ottomila. Antioco il Grande la distrusse, perchè
-stata fedele a Tolomeo Filopatore. Risorse poco dopo, e al tempo dei
-Maccabei resisteva virilmente all'assedio postole da Gionatan. Simone
-III, più fortunato, se ne impadronì, mise a fil di spada gli abitanti
-idolatri e ne rifece una città giudea.
-
-Distrutta una seconda volta, e da Alessandro Janneo, che l'ebbe a
-tradimento dopo dodici mesi d'assedio e le uccise in un giorno di
-vendetta tutti i suoi cinquecento senatori, fu riedificata da Gabinio,
-proconsole romano nella Siria, e da Augusto donata, come una città
-greca, ad Erode. A vicenda cananea, giudea, filistea, greca, romana,
-Gaza la forte diventò mussulmana come tante altre sue sorelle di
-Palestina, ma restò fiera come prima per le sue mura saldamente girate
-intorno al colle, e per la sua Maiuma, o porto di mare, importantissimo
-scalo, quantunque di assai difficile approdo.
-
-Al tempo di cui vi narro, la teneva l'emiro Mohammed el Kaddur, pel
-califfo fatimita d'Egitto, o più veramente pel suo visir Afdhal, e più
-ancora per sè, destreggiandosi come poteva tra i maneggi di Baldovino,
-i comandi di Afdhal e le tentazioni di Bahr Ibn.
-
-L'arrivo della _Caffara_ nella Maiuma di Gaza aveva insospettito
-l'emiro, che si recò immantinente verso la spiaggia con un fitto stuolo
-de' suoi cavalieri. Ma veduto di che si trattasse e letto il cortese
-messaggio di Baldovino, fu lieto che si offrisse una occasione così
-poco costosa di mostrare la sua benevolenza al re di Gerusalemme;
-e, fatte le più amorevoli accoglienze ai viaggiatori, diede loro una
-scorta, per andare, come disegnavano di fare, fino al deserto di Cades.
-
-Colà infatti dicevano tutti che si trovasse Bahr Ibn, coi suoi seguaci,
-in troppo scarso numero per tentare da capo una spedizione in Egitto.
-
-Lo scudiero, come potete argomentare, voleva seguire i suoi compagni
-di viaggio nella malagevole impresa. Caffaro di Caschifellone non
-avrebbe amato che la giovinezza di lui si cimentasse in quella fatica,
-e, peggio ancora, nei pericoli ond'era circondata. Almeno si fosse
-saputo con certezza in qual luogo era, e se stabilmente piantato, il
-protettore di Arrigo!
-
-Nel dubbio, e perchè l'emiro Mohammed assicurava esser libera dai
-predoni tutta la pianura di Sèfela, fu convenuto che la carovana
-sarebbe andata fino al pozzo di Rehobot, donde poi solamente alcuni più
-destri e animosi si sarebbero spinti innanzi, verso le gole di Cades.
-
-La sera stessa di quel giorno che i nostri viaggiatori erano entrati in
-Gaza, la carovana si pose in cammino verso il deserto.
-
-Abd el Rhaman, il _krebir_, o condottiero della carovana, aveva detto
-con quell'accento pacato, quasi solenne, così comune tra gli Arabi:
-
-— Se piace a Dio, o Franchi, io vi condurrò. Le vie, le conosco,
-così pure le sorgenti, e non vi accadrà di patire la sete. Infine, io
-rispondo d'ogni cosa, salvo degli eventi di Dio. —
-
-Le carovane, queste armate del deserto (sapete già che il cammello ne
-è detto poeticamente la nave), non si avventurano mai senza una guida.
-Il deserto è un mare di sabbia, ed ha, come l'altro, i suoi marosi, le
-sue tempeste, i suoi frangenti. Ogni carovana obbedisce ciecamente al
-suo condottiero, che è sempre un uomo di provata onestà e di accortezza
-non comune. Il _krebir_ dirige il suo corso guardando alle stelle;
-conosce per antica esperienza le vie, i pozzi, i pascoli, i luoghi
-pericolosi e il modo di evitarli; i capi tra cui si dovrà passare, per
-giungere alla meta; l'igiene a cui bisognerà conformarsi, i rimedii
-contro le malattie, le fratture, il morso dei serpenti e la puntura
-degli scorpioni. In quelle vaste solitudini, ove nulla sembra indicarvi
-il cammino, dove le sabbie sconvolte non serbano la traccia del
-viaggiatore, il _krebir_ ha sempre mille partiti per trovar la sua via.
-Di nottetempo, se il cielo è fosco, solamente osservando una manata
-di erba o di terriccio sabbioso, che tasta col dito, o fiuta, od anche
-accosta alla lingua, egli indovina il luogo senza dare d'un quarto di
-miglio più a destra o a mancina.
-
-Abd el Rhaman era uno strano vecchio. Il suo sguardo severo ma buono
-inspirava reverenza e la sua parola toccava il cuore. Ma se sotto la
-tenda la sua lingua era snodata e franca, quando era in cammino parlava
-breve, per via di sentenze, e le sue labbra non accennavano mai al
-sorriso. Era poi un pozzo di proverbi, una miniera di citazioni del
-Corano.
-
-— Il Profeta ha detto, «non partite che in giovedì, e sempre
-accompagnati. Soli, un demone vi segue; in due, avete due demoni che vi
-tentano; in tre, siete custoditi contro i cattivi pensieri. Ma quando
-siete in tre, sceglietevi un capo.» —
-
-Il capo della spedizione era Gandolfo del Moro. Caffaro aveva bensì
-fatto il proponimento di vigilare per tutti e su tutto; ma egli non
-poteva negare quella prova di fiducia a Gandolfo, che era stato
-il primo a disegnare l'impresa, e che, dopo tutto, si diportava
-severamente, come uomo che, entrato sulla buona via, mostrava la ferma
-risoluzione di perseverarvi.
-
-Venti cammelli, coi loro cammellieri, formavano la scorta. Ogni
-cammello portava una misura di cuscussù e due misure di datteri, un
-otre di burro e due d'acqua, insieme con una secchia di cuoio per
-abbeverare il suo laborioso portatore, e cento altre cose necessarie
-del pari ad ogni lungo viaggio, dai grossi aghi per cucire i calzari,
-fino all'esca per accendere il fuoco. E siccome per un viaggio di
-quella fatta non bastava aver provveduto alla fame e alla sete, tutti
-gli uomini della scorta procedevano armati di scimitarra e di lancia.
-Caffaro aveva inoltre levato dalla galèa un drappello di arcadori
-genovesi, che dovevano essere il nerbo della difesa in ogni occorrenza.
-
-Il pericolo di brutto incontro non era infatti lontano; niente più
-lontano, in quel deserto della Palestina, di quanto potesse esserlo in
-que' tempi ogni solitaria campagna, o strada maestra della Cristianità.
-
-A mezza giornata di cammino dalle mura di Gaza regnava la solitudine.
-Tutta la contrada arida e brulla; qua e là soltanto collinette basse
-e petrose, coronate da pochi ciuffi di lentisco, rompevano la triste
-uniformità della pianura di sabbia.
-
-Gli auspicii del viaggio erano stati buoni per gli uomini della scorta.
-Gli Arabi pongono molta attenzione a cotesto, ed hanno superstizioni in
-buon dato.
-
-«Non prendere mai cammino (dicono essi) se la prima persona in cui
-t'imbatti nell'uscire di casa è una donna brutta, o vecchia, od
-altrimenti una schiava, se vedi un corvo che vola soletto e come
-smarrito per aria, se due uomini altercano sulla via, e l'un d'essi
-grida al compagno: Dio maledica tuo padre; perchè, quand'anco tu fossi
-straniero a costoro, la maledizione potrebbe ricadere sul tuo capo.
-
-«Ma se i tuoi occhi sono rallegrati dalla vista di una giovine donna,
-o d'un bel cavaliere, o di un bel cavallo, se due corvi, il felice e
-la felice, volano insieme davanti a te; se augurii, parole o nomi di
-fausto presagio risuonano al tuo orecchio, prendi la via animoso; Dio,
-che veglia sopra i suoi servitori, li avverte sempre con un presagio,
-quando si mettono in cammino.»
-
-Tuttavia, il _krebir_ non si teneva dispensato dal seguire i dettami
-della prudenza. Al giungere della notte rizzava la sua tenda di cuoio
-sul capo dei Cristiani confidati alla sua tutela; disponeva intorno a
-essa i cavalli e i cammelli, e in giro a questi i suoi cammellieri, che
-dormivano ravvolti nei loro mantelli e coperte, listate di bianco e di
-nero.
-
-Due guardiani, destinati a vicenda, vegliavano per tutti alla sicurezza
-del campo. Ed anche su loro vegliava Abd el Rhaman. Si sarebbe potuto
-dire che il vecchio _krebir_ usasse dormire da un occhio solo. Infatti,
-d'ora in ora, si udiva la sua voce.
-
-— Guardie, dormite?
-
-— Vegliamo; — rispondevano i custodi.
-
-— Iddio benedica il nostro viaggio; — soggiungeva il _krebir_.
-
-E il silenzio tornava a regnare per un'ora sul campo.
-
-La sera del quarto giorno di cammino, la carovana si attendava accanto
-al pozzo di Rehobot. Era un luogo celebre e santificato, per gli Arabi,
-dalla pietra sepolcrale di Sidì al Hadgì, un santo mussulmano, che
-aveva fatto in suo vivente trentatrè viaggi alla Mecca, alcuni dei
-quali come condottiero della carovana dei pellegrini, che ogni anno,
-formata da varii punti di Palestina, si recava alla tomba del Profeta.
-Il pozzo di Rehobot era una delle sue stazioni consuete, e la pietà dei
-credenti aveva voluto consacrarne il ricordo, innalzando una cappella
-nel luogo ove il santo pellegrino soleva piantare ogni anno la sua
-tenda.
-
-Intorno al pozzo sorgevano alcune palme, e poco lungi si vedevano
-ruderi di antiche costruzioni. Quel luogo doveva essere stato un
-ritrovo di viandanti e di pastori fino dagli antichissimi tempi, come
-il pozzo, due giornate lontano da quello, «del Vivente che mi vede» ove
-Agar ebbe il colloquio coll'angelo, e Isacco pose la sua stabile dimora
-colla vaga figliuola di Batuele.
-
-Colà i nostri viaggiatori trovarono un'altra carovana di Arabi, che da
-Sefat scendevano verso l'Egitto.
-
-— Siate i benvenuti! — gridarono i primi occupanti. — Siamo poveri, ma
-daremo ogni cosa nostra agli _invitati di Dio_.
-
-— Grazie; — rispose Abd el Rhaman. — Il Profeta ha detto: chi sarà
-generoso otterrà venti grazie dal cielo; la sapienza, una parola
-sicura, il timor di Dio, un cuor fiorito di contentezza; non odierà
-nessuno, non sarà orgoglioso, non geloso; la tristezza si allontanerà
-da lui, egli accoglierà tutti umanamente, sarà amato da tutti; tenuto
-in pregio, quand'anche fosse di oscuri natali; le sue ricchezze si
-accresceranno, la sua vita sarà benedetta; sarà paziente, discreto,
-sempre di buon animo e non farà stima veruna dei beni terrestri; se
-gli avverrà d'inciampare, Dio lo sosterrà, le sue colpe gli saranno
-perdonate, e finalmente Dio lo custodirà da ogni male, che possa cadere
-dal cielo, o sbucar dalla terra. —
-
-Fatta questa intemerata, che i suoi correligionarii ascoltarono colla
-massima devozione, il vecchio _krebir_ domandò:
-
-— O uomini credenti in Dio, sapreste voi dirci dove si trovi lo
-_Sciarif_, il fratello del glorioso califfo del Cairo?
-
-— Bahr Ibn? — chiesero gli altri alla lor volta. — Bahr Ibn, il signore
-del deserto?
-
-— Sì, lui, il discendente del Profeta.
-
-— Noi veniamo da Aroer, dove abbiano udito parlare di lui. Ma lo
-_Sciarif_ ha abbandonato Aroer da un mese; egli ha volto i suoi passi a
-Kenat, sui confini del deserto di Zin.
-
-— A Kenat, il castello del Dai al Kebir?
-
-— Tu l'hai detto. —
-
-Il vecchio Abd el Rhaman accolse l'annunzio con una smorfia, che non
-prometteva niente di buono ai suoi compagni di viaggio.
-
-— Che cos'è questo Dai al Kebir? — domandò lo scudiero, a cui non
-sfuggiva un atto, un moto, del volto abbronzato di Abd el Rhaman.
-
-— Il capo degli Assassini, — rispose il vecchio aggrottando le ciglia;
-— intendo parlare degli Assassini occidentali, che vogliono avere anche
-qui il loro Alamut, il loro nido d'avvoltoi. —
-
-Il vocabolo _Assassino_ non aveva ancora pe' Cristiani il suo brutto
-significato, o, per dire più veramente, non risvegliava ancora l'idea
-di sicario o di ladrone. I nostri viaggiatori non dovevano dunque
-indovinare la gravità dell'annunzio, che dalla cera brusca con cui lo
-aveva accolto il loro vecchio ed esperto condottiero.
-
-Che cos'erano gli Assassini occidentali, di cui parlava Abd el Rhaman?
-Che cos'era il loro nido d'avvoltoi? Per farlo intendere ai lettori,
-che non hanno dimestichezza con queste diavolerie della storia, dovrò
-toccar brevemente degli Assassini orientali, e, quel che è peggio,
-incominciare dai parlar di tutt'altro; per esempio, del _kief_.
-
-È questo un vocabolo intraducibile nelle lingue d'Europa. La _siesta_
-degli Spagnuoli non ci ha nulla a vedere; il «dolce far niente» degli
-Italiani non ne è che una pallida immagine. Non basta far niente e
-sentirne la dolcezza; è mestieri altresì di essere penetrati fino al
-midollo dal sentimento della propria inerzia. Il _kief_ è il gaudio,
-la beatitudine paradisiaca del sentirsi annientato; è il non essere,
-introdotto, identificato, nella coscienza dell'essere.
-
-Queste parranno stranezze, ma la colpa non è mia. Ora, per giungere
-al _kief_ non c'è di meglio che il _kief_; il che sarà manifesto a
-chiunque sappia che in molti casi la lingua non ha che un vocabolo
-per esprimere l'effetto e la causa. È _kief_ ogni sostanza capace
-di produrre lo stupore dell'ebrezza; e _kief_ per eccellenza è
-l'_ascisce_, erba nel senso generico, ma, nel caso concreto, lo stelo
-del canape indiano, nella sua parte più tenera, cioè a dire le ultime
-foglie, i fiori e la semente; tutta roba che si può fumare disseccata,
-o mangiare indolcita con zucchero e burro, o bere disciolta in una
-infusione, tra due sorsate di caffè e due boccate di fumo del vostro
-_narghilè_. Scusate, lettori, vi parlo come se foste altrettanti
-discendenti d'Ismaele.
-
-L'uso dell'_ascisce_ era conosciuto in Oriente da tempi immemorabili. —
-«Lascia il vino in disparte: — cantano i poeti arabi; — prendi in sua
-vece la coppa di Haider, la coppa che esala l'odore dell'ambra e che
-brilla del verde sfolgoreggiante dello smeraldo.»
-
-Ciò premesso, per non averci a tornar su, veniamo agli _Asciscin_, che
-avrete già capito esser tutt'uno cogli Assassini. Sullo scorcio del
-decimo secolo si formò in Oriente questa setta religiosa e politica,
-che osò arrogarsi il diritto di pronunziare l'anatema contro i suoi
-avversarii, rincalzando la sua riprovazione coll'omicidio. Gli orrendi
-settari ebbero il nome dall'_ascisce_ di cui s'inebriavano gl'iniziati,
-i _fedàvi_, che avrò l'onore di farvi conoscere più intimamente tra
-poco.
-
-Quali erano le ragioni storiche della sètta? In quattro parole mi
-sbrigo. Poichè Abdallà ebbe fondata in Egitto la dinastia dei Fatimiti,
-discendenti da un Ismaele, settimo imano nella linea di Alì, che
-era stato il marito di Fatima, la bella figliuola di Maometto, si
-chiamarono Ismaeliti tutti i partigiani che negavano formalmente la
-legittimità dei Califfi ortodossi e che erano devoti alla stirpe di
-Alì, considerando che il potere sovrumano di Maometto fosse in quella
-rimasto celato. Questo arcano potere doveva manifestarsi nella persona
-d'un Messia, la cui apparizione dipendeva da certi eventi. La nuova
-dottrina, dopo avere scosso la Persia e la Siria, propagata in tutte
-le terre mussulmane da accorti missionarii, avea posto il suo centro al
-Cairo, nella grande scuola conosciuta sotto il nome di _Dar el Hakmet_,
-o casa della sapienza, coll'intento palese di sostenere i diritti dei
-califfi Fatimiti al dominio universale, e di affrettare la distruzione
-dei califfi Abassidi di Bagdad come usurpatori.
-
-La sètta aveva un capo supremo, _Dai el Dvat_, ossia direttore dei
-missionarii, e una dottrina segreta, a cui si giungeva per iniziazioni
-successive; lungo i gradi superiori della gerarchia. Avvenne che uno di
-que' _dais_, chiamato Hassan Ben Deba Homairi, parendogli troppo lento
-e timido il progredir della sètta, immaginasse di stabilirne l'impero
-con una vasta cospirazione e coll'assassinio. In gran favore al Cairo,
-potente nella scuola, propenso alle idee persiane circa la nessuna
-importanza degli atti esteriori, Hassan ammetteva che i concetti capaci
-di ingenerare la convinzione personale avessero anche il diritto di
-armare la mano dell'uomo convinto; che la guerra, fondata sul consenso
-delle moltitudini, era più incomoda, più malagevole e più micidiale
-dell'uccisione proditoria, la quale non richiede altro, fuorchè un
-braccio devoto ed audace.
-
-Così trionfava la legge del pugnale. Per svolgere più liberamente
-il suo codice nuovo. Hassan nel 1090 s'impadronì con inganno del
-castello di Ilhaamut, o il nido d'avoltoi, così chiamato per la sua
-eminente postura non lungi da Casvin, nelle montagne di Rudbar; ne
-fece una cittadella inespugnabile, dove educava i suoi sicarii, e
-da dove egli fulminava la morte a' suoi nemici, a mano a mano che li
-avea condannati. Solo e chiuso nelle sue stanze, lo _Sceik el Gebal_
-(vecchio della montagna) non uscì che due volte nei trentacinque
-anni del suo spaventoso regno, di là trasmettendo i suoi cenni a tre
-grandi priori (_Dai al Kebirs_) che comandavano in suo nome, a Gebal,
-nel Kuhistan e nella Siria, e guidando, con mente fredda e sicura,
-il pugnale dei fedàvi. Questi, il cui nome significa «coloro che si
-sacrificano» erano giovinetti comperati o rapiti nei teneri anni,
-educati a non avere altro Dio che il vecchio della montagna, altra
-volontà che la sua, pronti ad ogni sbaraglio, agguerriti in ogni
-maniera di prove.
-
-Si leggono nella storia delle crociate meravigliosi racconti intorno
-al fanatismo di quei sicarii. Il conte di Sciampagna, visitando un
-giorno il castello di Alamut, vide due uomini ad un semplice comando
-del padrone precipitarsi dall'alto di una torre, per dare a lui, come
-straniero, un giusto concetto della disciplina che regnava colà.
-Infiammati questi giovani mercè la predicazione, si addormentavano
-con un beveraggio ed erano portati a risvegliarsi in un giardino di
-delizie. Ma qui, lettori, se permettete, dò la parola al più veridico
-dei narratori, le cui storie meravigliose parvero fino ai dì nostri un
-romanzo.
-
-«Il Veglio aveva fatto fare tra due montagne in una valle il più bel
-giardino e il più grande del mondo; quivi avea tutt'i frutti e li più
-belli palagi del mondo, tutti dipinti a oro e a bestie e ad uccelli.
-Quivi era condotti; per tale veniva acqua, per tale miele e per tale
-vino. Quivi era donzelli e donzelle, gli più belli del mondo e che
-meglio sapevano cantare, suonare e ballare. E faceva lo Veglio credere
-a costoro che quello era il paradiso... perchè Maometto disse che chi
-andasse in paradiso avrebbe di belle femmine tante quante volesse,
-e quivi troverebbe fiumi di latte, di miele e di vino. I Saracini di
-quella contrada credevano veramente che quello fosse il paradiso. E
-in questo giardino non entrava se non colui che il Veglio volea fare
-assassino.
-
-«All'entrata del giardino il Veglio aveva un castello sì forte, che non
-temeva niun uomo del mondo. Il Veglio teneva in sua corte tutti giovani
-di dodici anni, che gli paressero da diventare prodi uomini. Quando
-il Veglio ne faceva mettere nel giardino a quattro, a dieci, a venti,
-faceva loro dar bere oppio; e quelli dormivano bene tre dì. E facevali
-portare nel giardino e al tempo li faceva svegliare. Quando i giovani
-si svegliavano, e si trovavano là entro, e vedevano tutte queste cose,
-veramente si credevano essere in paradiso. E queste donzelle sempre
-stavano con loro in canti e in grandi sollazzi; donde egli avevano sì
-quello che volevano, che mai per lo volere non si sarebbono partiti.
-
-«Il Veglio tiene bella corte e ricca, e fa credere a quelli della
-Montagna che così sia com'io vi ho detto. E quando egli vuol mandare
-alcuno di que' giovani in qualche luogo, fa dar loro un beveraggio per
-cui dormono, e li fa recare fuor del giardino nel suo palazzo.
-
-«Quando e' si svegliano e si trovano quivi, molto si maravigliano,
-e sono assai tristi, perchè si trovano fuori del paradiso. Eglino
-se ne vanno dinanzi al Veglio, credendo che sia un gran profeta, e
-inginocchiansi.
-
-«Egli domanda loro: donde venite?
-
-«Rispondono: dal paradiso: e gli contano quello che v'hanno veduto
-dentro, e hanno gran voglia di tornarvi.
-
-«E quando il Veglio vuol fare uccidere alcuna persona, egli fa torre
-quello lo quale sia più vigoroso, e fagli uccidere cui egli vuole; e
-coloro lo fanno volentieri, per ritornare nel paradiso.
-
-«Se scampano, ritornano al loro signore: se sono presi, vogliono
-morire, credendo ritornare al paradiso.
-
-«E quando il Veglio vuol far uccidere alcun uomo, egli prende il
-giovane e dice: va, fa' tal cosa, e questo ti fo perchè ti voglio far
-ritornare al paradiso. E gli Assassini vanno, fannolo molto volontieri.
-
-«E in questa maniera non campa niun uomo dinanzi al Veglio della
-Montagna, a cui egli la vuol fare. E sì, vi dico, che più re gli fanno
-tributo per quella paura.»
-
-Adesso, lettori umanissimi, chiuderemo i viaggi di Marco Polo, per
-dir brevemente dell'altro. Era l'_ascisce_ quell'oppiato con cui i
-capi dell'infame sètta annebbiavano l'intelletto dei loro sicarii,
-riducendoli in quello stato di stupida obbedienza, che li rendeva così
-terribili ai principi d'Asia e d'Europa. Questi esecutori dei feroci
-comandi, che erano i giovani Fedàvi, andavano vestiti di bianco, con
-berrette e cinture rosse, e armati di acute daghe; ma usavano ogni
-foggia di travestimento, allorchè erano mandati a qualche impresa
-difficile.
-
-Tra per forza d'armi e d'inganni, gli Assassini s'impadronirono in
-breve di molte castella e luoghi muniti della Persia. Il soldano Malek
-Scià li assalì, i dottori della legge li scomunicarono; ma i Fedàvi
-spargevano morti segrete fra i nemici dell'ordine; il ministro del
-sultano, Nizam-u-Malk, fu colpito di stilo; il suo signore morì poco
-dopo, improvvisamente, e di veleno, come ne corse il sospetto.
-
-Di là si sparsero nella Siria. Al tempo di cui narro, Abus Wefa, _Dai
-al Kebir_ d'Occidente, doveva passare dal castello di Kanat fino alle
-montagne presso Tripoli (Tripoli di Palestina, intendiamoci), stringer
-trattati coi Turchi, che gli cedettero alcuni distretti, e perfino
-col re di Gerusalemme, Baldovino II, essendo auspice e mediatore al
-trattato Ugo de' Pagani, un gran maestro dei Templarii!
-
-Capite che roba? Per fortuna, di questo non abbiamo a trattar noi.
-Siamo nel 1102; Hassan, il terribile _Sceik al Gebal_, è nella sua
-rocca persiana di Alamut, dove camperà ancora ventidue anni. Abu
-Wefa, il gran priore di Palestina, è tuttavia a Kanat, donde negozia
-e congiura con Afdal, l'usurpatore, e con Bahr Ibn, il pretendente
-al trono d'Egitto, coi Sultani Selgiucidi, coi reali di Gerusalemme,
-con tutti, pur di estendere il suo dominio nella Terra Santa, intorno
-al nuovo regno della Croce; disposto insomma ad allearsi con uno
-dei tanti, per vincere gli altri, e tradir tutti ad un modo. Era la
-politica del tempo; è pur troppo la politica di tutti i tempi.
-
-I nostri viaggiatori, brevemente informati di ciò che sapeva Abd
-el Rhaman intorno a questi Assassini, tennero consiglio tra loro.
-Lo scudiero voleva che si andasse tutti ugualmente, perchè gli
-Assassini, se erano davvero gli amici dello _Sciarif_ e se questi si
-era avvicinato al loro castello, non dovevano incuter timore; e infine
-perchè non erano ladroni, nè usavano andare attorno in così gran
-numero, da spaventare una schiera di gente risoluta.
-
-Ma prevalse il consiglio di Gandolfo, che si avesse a dividere la
-gente in due schiere. La prima e la più numerosa, coi cammelli e una
-parte degli arcadori, sarebbe rimasta in attesa al pozzo di Rehobot;
-egli, con una mano di uomini volenterosi e una guida araba, si sarebbe
-spinto innanzi per le gole di Cades, alla ricerca di Bahr Ibn. Un campo
-numeroso, come doveva essere quello dello _Sciarif_, non poteva mica
-nascondersi così facilmente in quei luoghi, nè viverci in guisa che se
-ne avessero a perder le tracce.
-
-Caffaro di Caschifellone aveva assentito al parere di Gandolfo. E
-voltosi al biondo scudiero, gli aveva detto:
-
-— Rimarrò dunque io, per vegliare su voi.
-
-— No, no; andate, messere; — rispose lo scudiero, con accento
-supplichevole, che non dava modo di resistergli; — andate anche voi con
-messere Gandolfo.
-
-— Ma voi? lasciarvi qui senza un amico?.... —
-
-Lo scudiero crollò la testa, in atto di chi persiste nella sua
-deliberazione e non ammette argomentazioni in contrario.
-
-— Abd el Rhaman è un brav'uomo.; diss'egli; — e non mancherà alla sua
-fede. —
-
-Il vecchio condottiero, udendo quelle parole, si fece avanti, e,
-postosi una mano sul petto, disse con accento solenne:
-
-— Quando una carovana è in viaggio, essa è in balìa del _Krebir_. Ma
-questi ne è mallevadore dinanzi alla legge e deve premunirla contro
-tutti gli eventi che non procedono da Dio. Egli paga il prezzo del
-sangue per tutti i viaggiatori che per sua colpa muoiono, si sbandano,
-sono uccisi, o scompaiono; egli è severamente punito se la carovana
-viene a patire per mancanza d'acqua, o se egli non ha saputo difenderla
-contro i ladroni del deserto. L'Emiro di Gaza ha una parola sicura,
-e un braccio lungo, che saprebbe cogliermi dovunque, se io mancassi
-al mio debito. Ma io ti giuro, o cavaliere, ti giuro per la barba
-venerabile del Profeta, che io veglierò sul capo del giovinetto, come
-gli angeli Moahibbat sul capo del figlio di Abd el Mettaleb, donde
-nacque Maometto, il nostro signore. Se io vengo meno al mio giuramento,
-possa colui che è sollecito nel fare i conti, mandarmi in un batter
-d'occhio sul ponte _al Sirat_, che è più stretto d'un capello e più
-affilato del taglio d'una spada, e piombare nello _Hawigat_, che è il
-peggiore tra tutti i gironi d'inferno, come quello che è destinato agli
-ipocriti. —
-
-Nelle loro frequenti relazioni di guerra e di pace coi Saracini, i
-Crociati avevano imparato a tenere in pregio cosiffatti giuramenti.
-Epperciò il nostro amico Caffaro di Caschifellone si acquetò facilmente
-alle promesse del vecchio. Strinse la mano al biondo scudiero, che gli
-augurò dal profondo del cuore un sollecito ritorno, e partì.
-
-Gandolfo del Moro era già balzato in sella, e dieci animosi arcadori,
-seguiti da due cammelli, colle provvigioni necessarie al viaggio,
-tenevano dietro al guidatore, scelto da Abd el Rhaman tra i migliori
-della sua scorta.
-
-
-
-
-CAPITOLO XIII.
-
-Alle strette di Cades.
-
-
-Secondo i computi del vecchio _Krebir_, l'assenza dei cavalieri non
-doveva andar oltre i cinque giorni, se lo Sciarif aveva il suo campo di
-là dalle gole di Cades, nè oltre i sette, o gli otto alla più trista,
-se era andato fino alla ròcca di Kanat.
-
-Per altro, questa seconda ipotesi, quantunque avvalorata dalle notizie
-dei viaggiatori di Sefat, pareva inaccettabile al savio condottiero. Lo
-_Sciarif_ aveva gente molta con sè; non tanta da poter tentare alcuna
-impresa di rilievo, ma sempre troppa per riuscire ospite accetto ad
-alcuno. Anche ammettendo che il _Dai al Kebir_ d'Occidente fosse in
-una certa dimestichezza con lui, non era da credere che gli Assassini
-volessero ospitarlo con tutti i suoi nella ròcca; testimonianza di
-amicizia che sarebbe stata veramente soverchia, e di confidenza che i
-tempi e gli usi d'allora non consentivano certamente.
-
-I primi cinque giorni d'aspettazione passarono; lunghi, ci s'intende,
-ma abbastanza tranquilli, anche per l'animo del biondo scudiero,
-che aveva già tanto aspettato, da saper sostenere con rassegnazione
-quell'ultima prova.
-
-Ma al sesto giorno, l'ansietà incominciò a mostrarsi sul volto di Abd
-el Rhaman; il turbamento su quello dello scudiero.
-
-Il vecchio _Krebir_ passava la giornata esplorando degli occhi
-l'orizzonte, la notte aguzzando l'orecchio a tutti i lontani rumori del
-deserto. Ma invano; la linea dell'orizzonte non appariva turbata dal
-più piccolo nembo di polvere; gli echi del deserto erano muti, e non
-ripetevano che il grido degli sciacalli, vaganti in busca di preda.
-
-Triste il settimo giorno; più triste a gran pezza l'ottavo. Già lo
-scudiero aveva fatto la proposta di lasciare il pozzo di Rehobot per
-avvicinarsi alle gole di Gades e per andare anche più oltre, fino a
-tanto non si avessero nuove dei compagni. Ma al vecchio _Krebir_ non
-parve prudente di dargli retta. A lui erano affidate le sorti della
-carovana; la vita del biondo compagno dipendeva dalla sua vigilanza.
-
-Lo scudiero non fece più motto; si chiuse nel suo dolore e aspettò, non
-più i compagni partiti, ma la sua ultima ora; chè veramente gli pareva
-dovesse scoppiargli il cuore ad ogni tratto. Seduto a piè di una palma,
-sull'ultimo lembo dell'oasi, restava lunghe ore immobile, cogli sguardi
-fissi da quella parte del deserto per dove erano spariti i cavalieri.
-E lo struggeva il pensiero di tutti i lontani, della famiglia, della
-patria abbandonata, e di Arrigo, del povero Arrigo, che doveva tenergli
-luogo d'ogni cosa più diletta, e che forse era campato da una morte
-gloriosa entro le mura di Cesarea, per soccombere oscuramente in un
-angolo ignorato della terra di Moab. E si pentiva allora, ma tardi,
-si pentiva amaramente di non aver fatto prova d'una più salda volontà,
-quando avea detto di seguire i suoi compagni di viaggio in quell'ultima
-parte della difficile impresa. Che cos'erano i pericoli a cui essi
-andavano incontro, al paragone dell'affanno, dell'ansia mortale a cui
-era in preda il suo cuore?
-
-Abd el Rhaman si provava a consolarlo; ma le sue massime orientali,
-impresse di un cupo fatalismo, facevano effetto contrario.
-
-— Ci son dieci cose nel mondo, l'una più forte dell'altra; — gli diceva
-una volta il _Krebir_; — anzi tutto le montagne; poi il ferro che
-spiana le montagne; il fuoco che liquefà il ferro; l'acqua che spegne
-il fuoco; le nubi che assorbono l'acqua; il vento che scaccia le nubi;
-l'uomo che sfida il vento; l'ebbrezza che vince l'uomo; il sonno che
-dissipa l'ebbrezza; il dolore che uccide il sonno.
-
-— Ed altre ancora; — rispose lo scudiero; — la morte che tronca il
-dolore; l'amore che trionfa della morte. —
-
-Sapeva il vecchio _Krebir_ di avere in custodia una donna?
-Dall'ossequio con cui parlava al biondo scudiero, era lecito
-argomentare che almeno almeno lo sospettasse.
-
-Del resto, non era cosa nuova nè strana a que' tempi che una donna
-andasse attorno sotto spoglie virili, e il Tasso e l'Ariosto, colle
-loro Clorinde e le loro Bradamanti, non hanno inventato nulla che
-faccia contro al vero, nè al verosimile, della storia. La Cavalleria,
-impasto di usanze nordiche e di mitologie greche, derivava dalle
-Amazzoni le sue donne guerriere, e non le considerava men donne per
-questo, come farebbe la società moderna, dopo che ha inventato tante
-capestrerie, come la cipria e il mal di nervi, e bastionata la pretesa
-debolezza d'Eva colla faldiglia, il guardinfante e il crinolino.
-
-Indovinasse, o no, il segreto dello scudiero, Abd el Rhaman capì che,
-a rimanere più oltre colà, il poverino gli sarebbe morto di crepacuore.
-Come rimediarci? Egli c'è un modo, per ingannare l'ansia mortale dello
-attendere; e questo è di andare incontro a ciò che si attende. Sia un
-conforto morale, derivato dalla speranza che si ravviva, o un benefizio
-fisico, frutto della distrazione che arreca una giusta vicenda di
-riposo e di moto, il fatto sta che l'ansia e l'affanno si chetano un
-tratto nell'andare. Lo spirito è più calmo, o almeno più arrendevole ai
-consigli della pazienza, quando può trasmettere un poco della sua furia
-alle gambe.
-
-Abd el Rhaman, da quell'uomo serio che era, chiamò prima di tutto i
-pensieri a capitolo.
-
-— Se vado e c'incoglie una disgrazia, io pago il prezzo del sangue. E
-questo prezzo non sarà di cento cammelli, secondo vuole il Corano; sarà
-la mia testa senz'altro, poichè l'emiro Mohammed pensa a conservarsi
-l'amicizia dei Franchi. —
-
-I Crociati erano allora tutti Franchi per gli Arabi, Goffredo di
-Buglione e Baldovino erano francesi, lo rammentate, e la crociata era
-stata bandita a Clermont.
-
-Ma tiriamo innanzi col soliloquio di Abd el Rhaman, che del resto non
-andrà in lungo come quello di Amleto.
-
-— Se resto, attenendomi alla buona ragione del luogo sicuro, non faccio
-niente di meglio, perchè questo povero ragazzo mi muore. Non parla, non
-mangia più.... ed io posso già dirmi un uomo spacciato. —
-
-La conseguenza di questo dilemma del vecchio _Krebir_ fu questa, che
-tra due mali si avesse a scegliere il minore. Infatti, non era mica
-detto che, allontanatisi dal pozzo ospitale di Rehobot, dovessero
-lasciare infallantemente la vita in uno scontro coi ladroni del
-deserto. Questa ribaldaglia scorazzava qua e là, un po' a tramontana,
-verso Hebron, un po' a mezzogiorno, verso i confini dell'Egitto. Ma era
-egli da credere che appunto allora, mentre lo _Sciarif_ vagava colla
-sua gente in quelle stesse regioni, i nomadi predatori fossero rimasti
-in quel vecchio teatro delle loro gesta?
-
-Questa argomentazione finì di persuadere Abd el Rhaman, che decise
-di muoversi dal pozzo di Rehobot, per andare due giornate più verso
-levante, fino alle gole di Cades, nel paese degli Edomiti.
-
-Non è a dire come il biondo scudiero accogliesse l'annunzio. Una vampa
-di allegrezza, la prima dopo tanti giorni di abbattimento, colorò le
-sue guance smorte.
-
-La carovana riprese il suo cammino interrotto. Gli arcadori genovesi,
-bene intendendo gli onesti disegni del vecchio, gli obbedirono, come
-avrebbero obbedito a messer Caffaro di Caschifellone. E questo non
-farà meraviglia, chi pensi che i Genovesi, marinai anzi tutto, non
-partecipavano a tutti i dirizzoni dell'epoca. Combattevano i Saracini,
-ma sapevano anche render giustizia alla virtù d'un nemico. Il quale,
-del resto, era Cananeo, cioè a dire consanguineo di quei Fenicii,
-con cui la gente ligure aveva avuto relazioni di traffico fino dagli
-antichissimi tempi.
-
-Abd el Rhaman non andava tuttavia senza le debite cautele. Entravano in
-una parte del deserto dove era difficile imbattersi in gente da bene.
-La strada delle carovane di Palestina per l'Egitto non appoggiava mai
-più a levante del pozzo di Rehobot, e per incontrare l'altra via dei
-pellegrini, che dalle provincie della Siria volgevano alla Mecca, era
-mestier valicare tutto il deserto di Cades, costeggiare l'ultimo lembo
-del lago Asfaltide nella valle di Siddim, e proseguire oltre un buon
-tratto nel paese di Moab.
-
-L'intervallo era sempre stato in balìa dei predoni. Per allora,
-fortunatamente, doveva essere in balìa dello _Sciarif_ e dei suoi
-alleati recenti, gli Assassini. Questo pensiero chetava un tratto
-le ansietà del vecchio condottiero. Ma c'erano sempre le strette
-di Cades da varcare, e Abd el Rhaman andava guardingo, stava sempre
-coll'orecchio teso, alla guisa delle antilopi.
-
-Al sopraggiungere della notte, disponeva il campo con una cura che
-mai non aveva usato la maggiore in sua vita. E dopo aver disposto ogni
-cosa a dovere, vigilava, non più con uno, ma con ambedue gli occhi. Il
-grido notturno alle guardie del campo si ripeteva d'ora in ora con una
-regolarità veramente ammirabile.
-
-Alle strette di Cades raddoppiò la vigilanza, ma cessarono le grida. A
-destra e a manca delle carovane si innalzavano certe colline, o cumuli
-di sabbia, non diversi dagli altri che avevano attraversati nelle
-vicinanze di Gaza, se non in questo, che i ciuffi di lentisco erano
-più spessi e prendevano aspetto di macchia. L'occhio del condottiero
-non poteva più spaziare come prima da tutti i lati dell'orizzonte;
-bisognava esplorare il terreno, scambio di guardare da lunge, e
-sopratutto bisognava tacere.
-
-— Legate le fauci ai cammelli; — diceva il vecchio ai suoi cammellieri;
-— e quando saranno sdraiati, non vi accostate a loro, affinchè non
-avvenga loro di muggire alla vista dei padroni, e di dar nell'orecchio
-al nemico. Questa notte ci contenteremo di datteri, perchè non è
-prudenza accendere il fuoco. —
-
-E agli arcadori diceva:
-
-— Parlate piano, anzi non parlate affatto. Qui davvero è da ripetere il
-nostro proverbio: la parola è d'argento, il silenzio è d'oro. —
-
-Tuttavia, nel cuor della notte, egli stesso andò contro alla sua
-legge. Un rumore gli era venuto all'orecchio, come di rami calpestati
-nella macchia vicina. Fossero sciacalli, attratti colà dalla speranza
-di preda? O leoni che lasciavano il covo, per andare in cerca di una
-fontana? Abd el Rhaman fiutò lungamente l'aria, e non gli parve che si
-trattasse di fiere. Uomini dunque?
-
-Non stette più in forse un istante; balzò fuori del campo e ad alta
-voce gridò:
-
-— Servi di Dio, ascoltate. Chi si aggira intorno a noi, s'indugia
-vicino alla morte. Egli non ci guadagnerà nulla a far ciò, e risica di
-non veder più le palme del suo villaggio. Se egli è un povero viandante
-affamato venga e gli daremo di che sfamarsi; se ha sete, si faccia
-avanti e gli daremo a bere. È ignudo? E noi lo vestiremo. È stanco?
-Riposerà, tra noi. Siamo credenti in Dio e nel Profeta, che viaggiamo
-per le nostre faccende, e non vogliamo male a nessuno. —
-
-Il silenzio della notte e la tranquillità del deserto conferivano alle
-parole del vecchio una solennità paurosa.
-
-— Era proprio necessario che tu parlassi? — chiese il biondo scudiero
-al _krebir_, quando questi fu rientrato nel campo.
-
-— Figliuol mio, — rispose Abd el Rhaman, — dice il proverbio dei ladri:
-«la notte è la parte del povero, quando egli è coraggioso.» Siamo alle
-strette di Cades, uno dei luoghi più pericolosi della Siria. Dio sa
-quante carovane ci furono saccheggiate! Se sono ladroni che spiano il
-momento opportuno per piombarci addosso, eglino sapranno oramai che
-siamo preparati a riceverli. —
-
-Gli arcadori di Genova erano già in piedi e tendevano le corde,
-per vedere se la rugiada notturna non le avesse rallentate. Anche i
-cammellieri si erano sciolti dai loro mantelli e aspettavano muti,
-colla mano sull'impugnatura delle loro spade affilate e ricurve.
-
-Tralasciando allora di rispondere allo scudiero, Abd el Rhaman
-intuonò ad alta voce il «f_atihat oul kitab_», che in lingua nostra
-significherebbe il capitolo che apre il volume, e che è per l'appunto
-il primo capitolo del Corano, ossia il libro per eccellenza. I
-Mussulmani attribuiscono ai sette versetti di questo capitolo una
-virtù meravigliosa, come i Cristiani al segno della croce, con cui
-incominciano tutte le loro preghiere.
-
-Ed ecco il _fatihat_ del vecchio condottiero, a cui rispondevano le
-voci di tutti gli Arabi suoi compagni.
-
-«Lode a Dio, signore dell'universo,
-
-«Il clemente, il misericordioso,
-
-«Sovrano nel giorno della retribuzione!
-
-«Sei tu che adoriamo, e di cui imploriamo il soccorso.
-
-«Guidaci tu nel retto sentiero;
-
-«Nel sentiero di coloro che tu ricolmi dei tuoi benefizii,
-
-«Di coloro che non sono incorsi nella tua collera e che non si sono
-smarriti.
-
-«_Amin!_»
-
-La carovana aveva a mala pena finito la sua invocazione, che un fruscio
-si udì tra i lentischi, e poco stante il rumore di alcuni passi lungo
-il pendìo della collina.
-
-Abd el Rhaman non si era dunque ingannato. Non erano belve, ma uomini,
-che vagavano nei pressi dell'accampamento.
-
-I cammellieri diedero di piglio alle lancie e snudarono le spade
-affilate e ricurve; gli arcadori incoccarono un verrettone sulla corda
-dell'arco; il biondo scudiero strinse convulsivamente la daga che gli
-pendeva al fianco e raccomandò la sua anima a Dio.
-
-Intanto il rumore dei passi si avvicinava sempre più. Abd el Rhaman
-respirò, parendogli di distinguere il calpestìo di due soli viandanti.
-
-A' piedi della collina, una voce s'udì, che dava ragione alla
-perspicacia del vecchio.
-
-— Signore della tenda, due invitati di Dio!
-
-— Siate i benvenuti, se una infermità non siede nei vostri cuori e
-una menzogna sulle vostre labbra. Ed è in questo luogo deserto che noi
-dovevamo aspettarci due ospiti? —
-
-La voce rispose con uno di quei proverbi così comuni tra gli Arabi:
-
-— La scabbia, il suo rimedio è il bitume; la povertà, il suo rimedio è
-il deserto. —
-
-Abd el Rhaman si volse ai suoi compagni di viaggio.
-
-— Sono Arabi davvero; — diss'egli; — forse pellegrini smarriti. —
-
-E ad alta voce proseguì:
-
-— Fratelli, venite, e troverete ristoro tra noi. —
-
-I due viaggiatori si appressarono, e uno di essi, colui che aveva già
-parlato due volte, ripigliò, coll'accento monotono di chi ripete una
-vecchia cantilena:
-
-— Siate generosi coll'ospite, perchè egli viene a voi con tutto ciò
-che possiede. Entrando, vi reca una benedizione; uscendo, si porta via
-i vostri peccati. Non siate avari; l'avarizia è un albero che Scitan
-ha piantato nell'inferno; i suoi rami si stendono sulla terra; chi
-ne coglie il frutto vi rimane impigliato ed è travolto nel fuoco. La
-generosità è un albero piantato in cielo da Dio, Signore dell'universo;
-i suoi rami toccano la terra, e per quei rami l'uomo generoso salirà
-al paradiso. Colui che accoglie umanamente i suoi ospiti si rallegra e
-fa loro buon viso. Dio non farà mai male a quella mano che avrà saputo
-donare.
-
-Quelle erano formole rituali tra gli Arabi, e la precisione con cui
-erano ripetute doveva chetare i sospetti di Abd el Rhaman, che ben si
-poteva dire fosse toccato nel suo debole.
-
-I viaggiatori erano giovani all'aspetto, ma stanchi e assai male in
-arnese.
-
-— Da dove venite? — chiese il vecchio _Krebir_.
-
-— Da Kanat; — risposero.
-
-— Da Kanat? Non c'è egli più dunque ospitalità tra i figli dello _Sceik
-ul Gebal_?
-
-— C'è sempre; ma insieme con essa il desiderio di trattenere i figli
-del deserto più a lungo che essi non vogliano essere trattenuti. Siano
-lieti i Fedàvi delle gioie anticipate del paradiso, noi amiamo rivedere
-le nostre famiglie. Da due giorni andiamo vagando nel deserto senza
-trovare nè una palma, nè una fontana, nè una compagnia di credenti
-in Dio, che ci tengano luogo dell'una cosa e dell'altra. Disperavamo
-già, quando abbiamo veduto, nella luce del tramonto, le sabbie gialle
-picchiettarsi di nero. Abbiamo indovinato l'avvicinarsi di una carovana
-e ci sono tornate in petto la speranza e la lena. Servi di Dio, noi ci
-accostiamo alla tenda che egli ha rizzata davanti ai nostri occhi, e vi
-portiamo la nostra fame e la nostra sete.
-
-— Non vi affaticate più oltre colle parole; — disse Abd el Rhaman.
-— Sedete accanto ai nostri cammelli, mangiate e bevete. Il frutto
-della palma è qui, condito col burro, e l'acqua del pari, attinta ieri
-mattina al pozzo di Rehobot. —
-
-I due viandanti si gittarono avidamente sul pasto, che era loro
-apprestato con tanta generosità. E il vecchio _Krebir_ ne godeva in
-cuor suo. La legge dell'ospitalità è questa, che l'ospite offra e che
-l'invitato di Dio accetti e mostri di gradire l'offerta.
-
-Un pellegrino giunse una volta presso un Arabo, che lo fece sedere al
-suo fianco e gli offerse il suo pasto.
-
-— Non ho fame; — disse lo straniero; — non ho bisogno che d'un luogo al
-coperto, per dormire questa notte.
-
-— Vattene dunque da un altro; — gli rispose l'Arabo. — Io non voglio
-che un giorno tu abbia a dire: ho dormito da un tale; io voglio che tu
-dica: ci ho saziato il mio ventre. La barba dell'invitato è in mano al
-padrone della tenda. —
-
-Saziato lo stomaco, i due viandanti, poichè non c'era modo di
-accoglierli sotto la tenda, domandarono ed ottennero di sdraiarsi
-accanto ai cammelli. E ravvoltisi nei loro mantelli e tirati i cappucci
-sugli occhi, si addormentarono insieme cogli altri uomini della scorta.
-
-Costoro erano certamente quello che avevano detto, due poveri viandanti
-smarriti, e Abd el Rhaman, se qualche sospetto gli fosse entrato nel
-cuore, lo avrebbe sicuramente scacciato, dopo averli visti mangiare e
-bere con tanta avidità, e quindi addormentarsi con tanta prontezza.
-
-Anche il buon vecchio aveva mestieri di riposo. Si è detto che soleva
-dormire da un occhio solo, ma anche a farlo da un solo, dormire
-bisogna. Disteso il suo mantello vergato sulla sabbia, vi si adagiò,
-ne trasse un lembo sul petto, e provò a chiudere un occhio, mentre
-collo spirito correva ai viaggiatori cristiani, che già da due giorni
-avrebbero dovuto ritornare, e che tuttavia non si vedevano ancora.
-
-Abd el Rhaman, per dire la verità, non era così inquieto come il
-biondo scudiero. Conosceva per antica prova come fossero fallaci
-le vie del deserto, dove lo aver smarrito una traccia, il non aver
-badato a un fil d'erba, fa perdere spesso le intiere giornate. E
-sebbene fidasse nell'avvedutezza dell'Arabo che aveva dato per guida
-ai cavalieri cristiani, il vecchio _Krebir_ non poteva dissimularsi
-che ai viaggiatori mancava sempre una cosa, cioè a dire la sua propria
-esperienza.
-
-Uno scalpiccio improvviso gli ruppe il filo delle sue meditazioni. Era
-lo scudiero che usciva allora dalla sua tenda.
-
-— Figliuol mio, — disse Abd el Rhaman, — voi vegliate sempre. È mal
-fatto, perchè, quando uno veglia per tutti, gli altri debbono ristorare
-le forze nel sonno.
-
-— Se lo potessi! — esclamò lo scudiero, che non seppe trattenere un
-sospiro.
-
-— Imitate i nostri ospiti; — seguitava frattanto il _Krebir_. — Sentite
-come russa uno di loro, laggiù. —
-
-Lo scudiero non rispose, e stette cogli occhi in aria a guardare le
-stelle. La luna era scomparsa dal firmamento, e Aldebaran, l'astro
-prediletto dei popoli orientali, risplendeva in tutta la sua pura
-bellezza tra il cinto d'Orione e il gruppo delle Jadi. Ma lo scudiero
-non si indugiava a considerare la bellezza degli astri; pensava che
-essi soli a quell'ora dovevano vedere Arrigo da Carmandino, e confidava
-loro una preghiera, un saluto, un augurio.
-
-Mentre egli guardava e pregava, il vecchio condottiero si rizzava sul
-gomito e pensava.
-
-— E dove sarà l'altro? — chiese egli tra sè. — Son due, e non ne odo
-che uno. —
-
-Il dubbio gli si era appena formato nell'animo, che il vecchio balzò in
-piedi senz'altro. Abd el Rhaman, come tutti gli uomini che conoscono
-il pregio del tempo, non soleva far mai una cosa sola per volta. Ora,
-mentre egli pensava, il senso dell'odorato, squisitissimo in lui, era
-stato ferito da alcun che di nuovo e di strano. Il vecchio _Krebir_
-fiutava il pericolo.
-
-Balzò in piedi, già ve l'ho detto, e con accento risoluto gridò:
-
-— Credenti in Dio, seguaci del profeta Gesù, su tutti, presto, non
-perdiamo un istante!
-
-— Che fai tu? — dimandò lo scudiero, distolto così d'improvviso, dalla
-sua muta preghiera.
-
-— Figliuol mio, siamo assaliti; — rispose il _Krebir_.
-
-— Assaliti! Da chi?
-
-— Lo so io, forse? C'è odore di nemici nell'aria, ecco tutto. —
-
-Così dicendo, Abd el Rhaman diè di piglio alla sua scimitarra e fu d'un
-salto sui cammelli.
-
-Il campo era tutto a rumore. Ma l'ospite continuava a russare, ravvolto
-nelle pieghe del suo mantello sdruscito.
-
-— Maledetto cane! — gridò Abd el Rhaman, percuotendo quel corpo inerte
-d'un calcio.
-
-Lo scudiero, che aveva seguito il vecchio fin lì, visto quell'atto
-brutale, che contrastava con tutte le leggi della ospitalità, fu sul
-punto di credere che il vecchio _Krebir_ avesse smarrito il suo senno.
-
-Ma prima che il concetto potesse prendergli forma nell'animo, un sibilo
-acuto gli percosse l'orecchio, indi un altro, e un altro ancora, e fu
-tosto un rumore di passi, uno strepito d'armi, sui due lati del campo.
-
-— Difendiamoci, in nome di Dio! — tuonò il vecchio condottiero.
-
-Gli arcadori genovesi avevano già afferrati i loro archi. Ma le corde
-erano recise. Non restavano che i cammellieri, a far fronte colle
-lancie.
-
-— No, no; — gridava il _Krebir_, brandendo la sua scimitarra. — La
-lancia è la sorella del guerriero, ma essa può sempre tradirlo. Gittate
-lo scudo; intorno a questo si addensano le sventure; la spada, la spada
-è l'arma dell'Arabo, quando il suo cuore è forte come il braccio. Alle
-gambe del nemico, alle gambe! —
-
-E mandando i fatti compagni alle parole, il fiero vecchio diè tale un
-colpo agli stinchi del primo che gli si fece davanti, che lo mandò
-ruzzoloni, coi piedi troncati di netto. Era uno degli ospiti, colui
-che pur dianzi russava, mentre l'altro, approfittando delle tenebre e
-del sonno degli arcadori, era andato carponi recidendo le corde degli
-archi.
-
-— Traditore! — gridò il ferito, storcendosi dolorosamente sulla sabbia.
-— Tu pagherai la mia morte al gran Priore d'Occidente. —
-
-La minaccia fu udita da tutti coloro che si stringevano a difesa
-intorno al vecchio condottiero.
-
-— Gli Assassini! — gridarono atterriti. — Sono gli Assassini! —
-
-Molte dicerie paurose correvano già intorno a quei nuovi ospiti del
-deserto, in mezzo agli Arabi di Palestina. Si diceva che avessero tutte
-le dieci doti del guerriero: l'ardimento del gallo, il razzolìo della
-gallina, la fierezza del leone, lo slancio del cinghiale, l'astuzia
-della volpe, la prudenza dell'istrice, la rapidità del lupo, la
-costanza del cane, e la struttura del _naguir_, piccolo animale che
-prospera nelle privazioni e negli stenti.
-
-Si diceva per contro che fossero poco saldi nella fede e che mettessero
-la causa del loro ordine molto più sopra di quella dell'Islam. Di qui a
-crederli demonii scatenati dall'inferno, non era che un passo. Lontani,
-piacevano poco; vicini, incutevano spavento.
-
-E uno sgomento invincibile colse quei poveri cammellieri, gente così
-valorosa in ogni altra occasione, ma che non poteva, nel tramestìo di
-quella sorpresa notturna, misurare la gravità del pericolo.
-
-Così avvenne che gli arcadori genovesi rimanessero quasi soli a
-resistere. Gittati gli archi, oramai diventati inutili, avevano posto
-mano alle spade e si difendevano valorosamente, ma non senza stupirsi
-del modo strano che usavano i loro nemici nel fare la guerra. Infatti,
-gli Assassini, avvicinandosi a mezza spada, e riconoscendo di averla
-a dire con guerrieri cristiani, non lavoravano ad uccidere; facevano
-impeto in molti, cercando anzitutto di schermirsi come potevano;
-per giungere sotto e disarmare i loro avversarii. Un moderno avrebbe
-detto che c'era molta diplomazia in quella maniera di combattere; un
-cinquecentista ci avrebbe intravveduta la ragione di Stato; ma per quel
-tempo bisognava dire che i combattenti avessero ordine d'adoperare in
-tal guisa, e che la cieca obbedienza a cui li avvezzava la impromessa
-del paradiso fosse la vera cagione di quel rispetto ai guerrieri
-cristiani. Rispetto che non giungeva fino al punto di rimandarli
-liberi, poichè, a mano a mano che li avevano disarmati, li legavano
-stretti con certe funicelle e li spingevano l'uno sull'altro di costa
-alla tenda.
-
-Assai più difficile impresa era quella d'impadronirsi del vecchio
-_Krebir_, pel quale, del resto, non avrebbero usati tanti riguardi.
-Ma il fiero Abd el Rhaman non si poteva prendere, nè ammazzare così
-alla svelta. Al comando di arrendersi aveva risposto colla minaccia
-di uccidere il primo che gli si fosse accostato, e già tre uomini, che
-avevano tentato il colpo, si erano persuasi col fatto ch'egli parlava
-da senno.
-
-Il vecchio _Krebir_ pensava in quel punto alla _dia_, o prezzo del
-sangue, che egli avrebbe dovuto pagar colla sua testa all'Emiro di
-Gaza, se fosse tornato alla spiaggia senza i Cristiani affidati alla
-sua vigilanza. Pensava al suo onore irreparabilmente perduto; come
-condottiero di carovana, dopo trenta e quarant'anni di fortunata
-esperienza. E pensava infine esser meglio il morire, per una giusta
-causa, combattendo i nemici di Allà. Non era opinione universale
-tra i credenti, che quegli _Asciscin_, sbucati dalla Persia, fossero
-una sètta di infedeli, e peggio assai dei Cristiani, poichè questi
-credevano almeno al profeta Gesù, laddove i seguaci del Vecchio della
-Montagna non credevano a nulla?
-
-Maometto, fermandosi un giorno davanti ai due cimiteri della Mecca, era
-uscito in queste profetiche parole:
-
-«Di questi due cimiteri, settantamila morti ascenderanno al paradiso
-senza render conto a Dio delle loro colpe; e ognuno di loro potrà farne
-entrare settantamila con sè. I volti loro somiglieranno alla luna
-piena. Una sola cosa è più meritoria del pellegrinaggio, agli occhi
-di Dio, ed è il morire nella guerra santa, nella guerra contro gli
-infedeli.»
-
-Così fortificato contro ogni vile pensiero, combatteva il vecchio
-_Krebir_. In mezzo alla mischia cercò il biondo scudiero, che era
-stato commesso alla sua custodia, e lo vide, o, per dire più veramente,
-lo udì, mentre gridava e invano si dibatteva fra le strette dei suoi
-assalitori.
-
-La ragione di quell'attacco notturno balenò allora alla mente del
-vecchio, che non volle assistere a tanta sventura e si lanciò disperato
-da quella parte, cercando inutilmente di rompere la cerchia dei nemici.
-La daga di un Fedàvo bevve il suo sangue, penetrandogli nella gola.
-
-— Era scritto! — diss'egli, stramazzando al suolo, mentre il sangue
-spicciava a fiotti dalla vasta piaga.
-
-— Non c'è che un Dio! — aggiunse poscia, levando al cielo la mano
-irrigidita.
-
-E non disse più altro. In quella affermazione della sua fede, il
-vecchio _Krebir_ aveva esalato l'anima invitta.
-
-
-
-
-CAPITOLO XIV.
-
-Dove è dimostrato che sui ribaldi non si veglia mai abbastanza.
-
-
-Caffaro di Caschifellone e Gandolfo del Moro non avevano intanto
-perduto il loro tempo. Valicate le strette di Cades, e senza imbattersi
-in nessuna compagnia di Arabi predatori, erano discesi per la terra di
-Seir nella gran valle che già aveva preso il nome dagli Edomiti. Colà,
-ad una giornata di cammino dal castello di Kanat, avevano trovato un
-drappello di cavalieri Saracini, che correvano il paese. Non potevano
-capitar meglio; perchè quei cavalieri erano appunto le vedette dello
-_Sciarif_, e il loro viaggio di scoperta raggiungeva finalmente la
-meta.
-
-Fornite le necessarie spiegazioni a quei sospettosi cavalieri e detto
-l'intento della loro gita al deserto, i nostri viaggiatori furono presi
-in mezzo dagli esploratori e condotti al castello di Kanat.
-
-Bahr Ibn era per l'appunto laggiù, ospite di Abu Wefa, il _Dai al
-Kebir_ d'Occidente, con cui stava negoziando, per averlo aiutatore ai
-suoi disegni contro l'Egitto. Abu Wefa, poco scrupoloso come i suoi
-pari, sarebbe andato, non che contro di Afdhal, che era un usurpatore,
-contro tutti i più legittimi califfi della discendenza fatimita. Ma
-egli maturava fin d'allora più ambiziosi disegni. Mi pare di avervi
-già detto che il gran Priore degli Assassini d'Occidente si disponeva
-ad una marcia verso le regioni settentrionali di Palestina, per andare
-a piantarsi sulle montagne nei pressi d'Antiochia, potenza nuova
-ed attenta fra i Turchi Selgiucidi e i Cristiani, la quale, facendo
-assegnamento sulle loro inimicizie e approfittando delle intestine
-discordie di questi e di quelli, avrebbe potuto dare cominciamento
-ad un secondo regno d'Assassini, così indipendente dall'autorità dei
-Fatimiti d'Egitto, come sicuro dalle gelosie degli Abassidi di Bagdad.
-
-Era una ragione di Stato tutta propria di quell'ordine tenebroso,
-che aveva preso a vivere sul tronco islamitico, in quella medesima
-guisa che l'edera vive sul tronco d'un albero, per trovare il suo
-sostentamento nei succhi già elaborati dalla pianta, involgerla a grado
-a grado e farla intristire.
-
-Erano infatti così poco musulmani, che nel 1173 uno dei loro
-gran priori, a nome Sinan, il quale godeva fama di santità, inviò
-un'ambasciata ad Almerico, re di Gerusalemme, offrendo in nome suo e
-in quello del suo popolo di abbracciare il cristianesimo, a patto che
-i Templarii rinunziassero all'annuo tributo di duemila ducati d'oro
-che loro avevano imposto e vivessero con esso loro in pace e da buoni
-amici. Almerico gradì l'offerta e congedò onorevolmente l'inviato. Ma
-questi, nel far ritorno al suo territorio, fu ucciso da un drappello di
-Templarii, guidato da un Gualtiero Du Mesnil. Dopo ciò gli Assassini
-posero nuovamente mano alle daghe, che per molti anni erano rimaste
-inoperose, e fra le altre lor vittime, Corrado, marchese di Tiro e di
-Monferrato, fu morto nel 1192 da due Fedàvi sulla piazza del mercato
-di Tiro. Ma questa è storia posteriore di troppo al nostro racconto e
-va lasciata in disparte, bastando averla accennata per lumeggiare il
-carattere della sètta.
-
-Per pochi giorni ancora Abu Wefa, il gran Priore d'Occidente, e
-Bahr Ibn dovevano rimanere uniti nel castello di Kanat. Lo _Sciarif_
-aveva capito di non poter condurre ai suoi disegni il Dai el Kebir, e
-questi a sua volta tentava d'indurlo ad un viaggio verso settentrione,
-dov'egli andava a conquistarsi un territorio meno sterile che non fosse
-il deserto di Edom.
-
-I negoziati erano a quel segno, quando Gandolfo del Moro e Caffaro di
-Caschifellone giunsero al campo.
-
-Arrigo da Carmandino, stanco di quel lungo soggiorno tra gli infedeli,
-vera cattività di cui non bastavano a mitigargli l'affanno le
-continue testimonianze d'amicizia del suo protettore, avrebbe dato
-di grand'animo la vita, pur di giungere in patria e spirar l'anima
-ai piedi della sua fidanzata. Che era egli avvenuto di lei? Gli aveva
-tenuto fede? Doloroso pensiero che Arrigo scacciava ad ogni tratto da
-sè, ma invano, perchè esso gli ritornava sempre più ostinato, sempre
-più molesto, allo spirito.
-
-Quella vita era insopportabile davvero. Il cielo adunque lo aveva
-campato da morte, per condannarlo ad una eterna prigionia nei deserti
-di Palestina? Il giovane Arrigo sentiva di amare Bar Ibn, e non
-poteva non avere in pregio le virtù di quei barbari tra cui lo aveva
-sbalestrato il destino; ma certo quella vita randagia e senza un raggio
-di speranza per lui non era tale da doversi durare più a lungo.
-
-Anche il suo protettore lo aveva capito e si struggeva in cuor suo
-di non poterlo contentare, rimandandolo in patria. Mal sicuri gli
-accessi al confine del nuovo regno cristiano; la costa in balìa degli
-Emiri, nemici suoi, come della gente cristiana; difficile, per non
-dire impossibile, il combinare di là, nel cuore del deserto, una nave
-d'Occidente su cui potesse imbarcarsi il suo ospite sconsolato.
-
-Eppure, tanto era l'affanno di Arrigo, che lo _Sciarif_ ne fu scosso e
-promise a sè medesimo di tentare una via per rimandarlo tra' suoi.
-
-Erano tornati dalla impresa sfortunata contro l'Egitto. L'incontro di
-Bahr Ibn col gran Priore degli Assassini d'Occidente era avvenuto, e i
-negoziati avevano sortito quell'esito che sappiamo.
-
-— Cristiano, — disse Bahr Ibn ad Arrigo, — io m'avvedo che l'anima del
-guerriero vola col desiderio ai minareti della sua patria lontana. Sii
-paziente ancora per pochi giorni. O debbo rimaner qui, inutile a me
-stesso e alla mia fede, e allora potremo fare con tutta la mia gente
-una corsa verso la valle di Ebron, dove comanda un uomo della tua fede,
-il barone Gerardo di Avennes. O accetto la proposta di Abu Wefa e vado
-con lui verso settentrione; e allora vedrò di spiccare un drappello di
-cavalieri, che ti accompagni ai confini del principato di Tiberiade,
-dove regna il valoroso Tancredi. —
-
-Arrigo avrebbe desiderato d'inoltrarsi subito verso le mura di Gaza; ma
-l'amicizia rendeva prudente l'animo di Bahr Ibn.
-
-— No, — diss'egli, — mandarti all'Emiro di Gaza, senza la certezza di
-un naviglio in quelle acque ad aspettarti, sarebbe un errore. Qui vivi
-ospite caro e padrone della mia tenda; laggiù, sarebbe forse lo stesso?
-L'ospitalità, lunge dagli occhi miei, non potrebbe mutarsi per te in
-prigionia? —
-
-Il povero Arrigo da Carmandino aveva dovuto arrendersi alle giuste
-considerazioni dell'amico ed aspettava con impazienza il termine di
-quella lunga fermata al castello di Kanat.
-
-Argomentate la sua allegrezza, quando fa annunziato l'arrivo dei
-Genovesi nel campo dello _Sciarif_. Il nostro Arrigo fu per impazzirne.
-Baciò quella terra dove poc'anzi gli sapea male di essere stato
-indugiato così lungamente; volò incontro ai suoi salvatori, e cadde,
-mezzo svenuto, nelle braccia di Caffaro, del suo giovane compagno
-d'armi, che era stato sul punto di essere anche il suo compagno di
-sventura, nel giorno della presa di Cesarea, giorno così glorioso ad un
-tempo e fatale per lui.
-
-E là, poichè si fu riavuto dalla commozione improvvisa, senza dargli
-tempo di respirare, Arrigo incalzò colle domande l'amico. Sulle
-prime non ardiva andar diritto all'essenziale. Domandò di questo e di
-quell'altro dei loro compagni; si rallegrò di udire che erano tornati
-sani e salvi in patria, e più ancora di sapere che una terza spedizione
-era giunta sulle coste di Soria e già aveva ripreso il filo interrotto
-delle nobili imprese. Ma il colmo alla sua gioia fu posto dall'annunzio
-che la galèa di Caffaro era ad aspettarli nelle acque di Gaza, di
-quella Gaza che al suo cuore presago era apparsa come il punto della
-liberazione.
-
-— Ma.... — entrò egli a dire finalmente — nessuno mi manda un
-saluto.... una parola di conforto da Genova? Non avete altra lieta
-novella per me?
-
-— La più lieta che voi possiate immaginare; — rispose Caffaro di
-Caschifellone. — Ma vi prego, chetatevi, messere Arrigo; siate forte
-alla gioia, come lo siete stato al dolore.
-
-— Dite, dite, amico, fratello mio! — proruppe Arrigo, i cui occhi
-raggiavano di contentezza. — Non si muore di gioia; io sarei già morto,
-vedendovi giungere al campo di Bahr Ibn. Ma dite, ve ne supplico, dite!
-È l'incertezza, che uccide.
-
-— Siamo divisi in due squadre, — disse Caffaro allora; — a due terzi di
-strada, al pozzo di Rehobot, ci aspetta il grosso della carovana, ed
-è là, col resto dei nostri arcadori, un gentile scudiero che porta il
-nome di Carmandino.
-
-— Di Carmandino! — ripetè Arrigo, che non intendeva quella novità.
-
-— Sì, — rispose Caffaro, — ma non è il suo, e lo porta come un augurio.
-Lo scudiero è bianco in viso come una fanciulla; ha i capegli d'oro e
-gli occhi azzurri.
-
-— Ah! — esclamò Arrigo, mettendosi una mano sul cuore, per comprimerne
-i battiti.
-
-— Avete indovinato; — soggiunse Caffaro. — Siate forte, messere. Noi
-riposeremo quest'oggi, e se il vostro amico e protettore lo consente,
-domani ci rimetteremo in cammino.
-
-— Oh, lo consentirà, non temete! Egli è stato sempre così buono con
-me! Mi ha campato da morte, ha vegliato su me, con un affetto più che
-fraterno. Una cosa sola non ha potuto darmi, l'allegrezza, perchè
-questa non era in poter di nessuno. Infatti, se io non sono stato
-libero prima, la colpa non è sua, ma del ferreo destino che ci fa da
-oltre un anno vagabondi in queste pianure d'arena. Eppure, vedete,
-messer Caffaro, io benedico questa mia lunga cattività, questa dolorosa
-lontananza da tutti i miei cari, perchè essa mi ha dato oggi il modo di
-scorgere alla prova come la donna dei miei pensieri sentisse fortemente
-l'amore.... ed anche, per esser giusti, — soggiunse Arrigo, stringendo
-affettuosamente la mano di Caffaro, — come pensassero gli amici al
-povero prigioniero di Cesarea. —
-
-Gandolfo del Moro udiva quelle effusioni dell'animo di Arrigo, e
-l'amarezza gliene veniva alle labbra.
-
-— Perdio, — brontolò, — come è felice costui! —
-
-E si allontanò dal crocchio, per andarsene ad ossequiare lo _Sciarif_,
-che trattava i Genovesi con una liberalità veramente orientale.
-
-— Credenti in Dio, — aveva egli detto ai suoi cavalieri, — noi
-combattiamo in guerra i Cristiani, perchè nemici nostri e invasori
-delle terre che il profeta ha assegnate al trionfo della sua fede.
-Ma essi sono oggi gli ospiti nostri, e l'ospite, dovunque arrivi e da
-qualunque parte egli venga, è signore. —
-
-Anche l'alleato suo, Abu Wefa, partecipava di buon grado a queste
-amorevoli accoglienze. Arrigo da Carmandino e Caffaro di Caschifellone,
-per conseguenza, erano i prediletti di Bahr Ibn; e Abu Wefa prese ad
-usar cortesia a Gandolfo del Moro. Ma era egli proprio vero che lo
-togliesse come l'ultimo rimasto? E non ci si aveva a vedere piuttosto
-un effetto di quella simpatia che nasce spontanea tra i simili?
-
-Era uno strano personaggio, il Dai al Kebir. Anzi, se permettete,
-lascieremo quind'innanzi il suo titolo Saracino per chiamarlo
-cristianamente il Gran Priore, come usavano tutti i Crociati di quel
-tempo, così poco famigliari coll'arabo.
-
-Giovane ancora, intorno ai quaranta, lunga la barba e nera, ma
-rada, alto della persona e snello a guisa d'un palmizio, il Gran
-Priore poteva sembrare da lunge un bell'uomo, aiutando alla maestà
-dell'aspetto la fascia rossa ravvolta a mo' di turbante (dulipante,
-dicevasi allora) intorno all'elmo di acciaio, e il gran mantello di
-seta bambacina, listato di bianco e di rosso, che nascondeva la cotta
-di maglia e gli altri arnesi del guerriero. Ma veduto da vicino era
-tutt'altro; la torva guardatura, il volto sfregiato da una lunga
-cicatrice, e l'asciutta rigidezza del labbro superbamente atteggiato,
-più che maestoso lo faceano terribile. E ciò piacque a Gandolfo,
-che vedeva in quel volto riflettersi qualche cosa del suo, e che
-istintivamente odiava i belli. Messer Gandolfo era un uomo impastato
-di gelosia. Avrebbe fatto a pezzi l'Apollo del Belvedere e il Fauno di
-Prassitele, se questi due miracoli di bellezza gli fossero capitati tra
-mani.
-
-— Gran Priore, — gli disse, in un momento di espansione, — molte cose
-si narrano della vostra possanza. —
-
-Gandolfo non aveva dimenticato i paurosi ragguagli che intorno
-alla sètta degli Assassini aveva forniti il povero Abd el Rhaman ai
-viaggiatori genovesi, nella loro fermata al pozzo di Rehobot.
-
-Abu Wefa aggrottò le ciglia e diede a Gandolfo del Moro un'occhiata
-maestosa.
-
-— Che ne sapete voi, cavaliere? — chiese egli di rimando.
-
-— L'Occidente, — rispose Gandolfo, — è pieno delle vostre gesta. Si
-parla di voi, nelle veglie dei nostri castelli, molto più che dei
-Turchi d'Iconio e del soldano di Babilonia.
-
-— Ah sì? — disse quell'altro, spianando le rughe del fronte, come uomo
-che non era insensibile alla lode. — E che cosa si dice di noi?
-
-— Che siete possenti e terribili come il mistero che vi circonda,
-audaci e pronti come gli avvoltoi del vostro nido di Alamut; che avete
-sparse le vostre fila sicure per tutto l'Oriente; che siete la più
-temuta sètta della religione di Maometto.
-
-— Dite anzi la più grande, e l'unica vitale fra tutte; — rispose
-il Gran Priore, con accento da cui traspariva l'orgoglio sconfinato
-del suo ordine. — I figli d'Ismaele non possono prosperare più oltre
-senza di noi. L'Islam è vecchio; bisogna ringiovanirlo con una nuova
-dottrina. E noi ne verremo a capo, collo spavento e col sangue, poichè
-altra maniera d'insegnamento non c'è, tra questi imbelli ed ambiziosi
-Califfi, che hanno in custodia la bandiera del Profeta, che si
-contendono il sommo potere tra loro e lasciano a voi cristiani metter
-piedi in Soria.
-
-— E dicono altresì, — riprese Gandolfo del Moro, — che voi, meglio
-dell'altra gente, intendete i gaudii della vita, e che la bellezza vi
-piace, come il premio più accetto ai valorosi.
-
-— La bellezza è il sorriso dell'universo; — sentenziò il Gran Priore;
-— è il paradiso, che Dio ha collocato nel mondo, e non fuori. Vincere,
-sterminare i proprii nemici; ottenere la ricchezza e inebriarsi di
-amore, è questa la parte dei forti.
-
-— Ben dite, la parte dei forti! — esclamò Gandolfo, a cui scintillavano
-gli occhi. — Esser forti, od astuti, che è un esser forti per altra
-guisa; questo è l'essenziale. Anch'io, Gran Priore, vorrei essere dei
-vostri. —
-
-Abu Wefa gli diede un'altra delle sue guardate, che pareva volerlo
-passare fuor fuori.
-
-— Da senno? — gli chiese.
-
-— Perchè no, se fossi più giovane? Non parlo della religione, che, da
-quanto ho capito, non dovrebb'essere un ostacolo ad entrare nel vostro
-gran sodalizio. Ma è dei giovani soltanto il sottomettersi a certe
-prove.
-
-— Amico, — disse il Gran Priore, con un accento misto di familiarità e
-di diffidenza, — tu non potresti entrar già nella schiera dei Fedàvi.
-Son questi i giovani che noi educhiamo dalla prima adolescenza a
-tutte le imprese più disperate, conducendoli alla luce per la via
-dell'errore. Credono al paradiso di là, al paradiso del Profeta, e noi
-dobbiamo avvezzarli a grado a grado. Ma tu ben potresti entrare nel
-numero dei compagni, dei _rèfili_, in attesa di meritare coi servigi il
-grado di Dai, o di maestro iniziato.
-
-— I _rèfili_! — esclamò Gandolfo. — Che cosa significa ciò?
-
-— E tu perchè mi fai questa domanda? — disse a sua volta Abu Wefa,
-fermandosi a un tratto e piantandogli addosso lo sguardo scrutatore. —
-Hai forse disegnato di rubare un segreto a me? Bada bene, Cristiano, un
-segreto non si vende che a prezzo di un altro segreto.
-
-— E sia, — rispose Gandolfo. — Ho infatti a parlarvi di cosa grave, e
-se voi mi giurate....
-
-— Ti avevo capito alla prima; — interruppe Abu Wefa; — ti avevo letto
-un arcano negli occhi. Sta bene; — proseguì allora, abbassando la
-voce. — Questa notte fa di andare a dormire più lunge che potrai dai
-tuoi compagni di viaggio. Un mio Fedàvo verrà a cercarti. Seguilo, e
-parleremo... ci intenderemo.
-
-— Lo spero; — disse Gandolfo.
-
-Dov'era andata in quel punto la vostra vigilanza messer Caffaro di
-Caschifellone?
-
-Anche il nostro giovine Arrigo non doveva accorgersi di nulla. Quel
-giorno aveva dato un sobbalzo, vedendo tra i suoi liberatori Gandolfo
-del Moro, e a tutta prima non gli era venuto fatto di intendere le
-ragioni della sua presenza colà. Ma l'uomo generoso è così facile a
-creder generosi i suoi simili, che Arrigo si era pentito di quel suo
-primo e istintivo moto di stupore, e aveva perfino abbracciato il suo
-antico rivale.
-
-Tutto il restante della giornata fu consacrato al riposo e alle feste
-dell'amicizia. Bahr Ibn era triste di dover lasciare l'amico suo che
-bene intendeva di perdere, e per sempre. Ma lo _Sciarif_ era forte e
-seppe nascondere il suo rammarico.
-
-Anche il Gran Priore degli Assassini annunziò che doveva partire
-la mattina seguente. Le sue schiere già erano in ordine e non c'era
-nessuna ragione d'indugiare più oltre. Abu Wefa disegnava di andare un
-tratto verso levante, fino alla valle di Siddim; di là avrebbe condotto
-la sua gente sull'altra sponda del lago d'Asfalto, e proseguendo verso
-settentrione, lunghesso la sinistra del Giordano, sarebbe andato a
-gittarsi con rapide marcie tra il regno di Gerusalemme e il principato
-d'Antiochia. Laggiù, in quelle gole alpestri che sono alle spalle di
-Tripoli, il Gran Priore voleva piantarsi saldamente e procacciarsi
-anche lui la sua parte di regno.
-
-— Che farai tu? — chiese Abu Wefa a Bahr Ibn dopo avergli accennato il
-suo disegno. — Non seguirai l'esempio? Aspetterai qui nell'inedia una
-fortuna che non verrà mai?
-
-— Vedrò; — rispose Bahr Ibn, che era rimasto pensoso. — Intendo anch'io
-che il guerriero non può stare a lungo senza speranza di pugna.
-
-— Ah, lo vedi anche tu? Non hai udito, del resto? I tuoi amici Genovesi
-vanno all'assedio, o, come essi dicono, alla espugnazione di Tortosa.
-Qual campo di gloria per te! Oggi amici, e sta bene; domani avversarii,
-la cosa va da sè. Pensa, o discendente del Profeta, che il tuo posto, è
-dove si combatte per la difesa dell'Islam. —
-
-Abu Wefa lavorava, così dicendo, per l'usurpatore Afdhal. Dopo aver
-negato il suo aiuto a Bahr Ibn, cercava di allontanarlo dal confine
-d'Egitto.
-
-Giunse la notte, invocata, sospirata, da Arrigo di Carmandino, che
-affrettava il nuovo giorno coi voti. Gandolfo del Moro la desiderava
-invece per un'altra ragione e l'avrebbe anzi voluta due cotanti più
-lunga. Fatta ogni cosa secondo i consigli di Abu Wefa, il nuovo Giuda
-si recò dal Gran Priore. Tremava un pochino, il degno messere Gandolfo.
-Neanche ai ribaldi è dato di fare il male con animo tranquillo, e
-Gandolfo sapeva benissimo di commettere una ribalderia più nera della
-notte in cui sperava di nasconderla.
-
-Il colloquio durò fino all'appressarsi dell'alba; ma assai prima che
-finisse, il Gran Priore aveva dato i suoi ordini, e un drappello di
-Fedàvi, rapiti poc'anzi alle delizie del paradiso, montava animoso in
-arcioni, volgendo i passi a ponente.
-
-Nel congedarsi dal Gran Priore, Gandolfo gli disse:
-
-— Mio signore, è un presente da re, quello che io ti ho fatto. La perla
-d'Occidente non conosce rivali.
-
-— L'hai tanto levata a cielo, — rispose Abu Wefa, — che io sono curioso
-davvero di conoscerla. Se ti accade di toccar terra nelle vicinanze di
-Tripoli, vieni a cercarmi. Ti darò in cambio una perla d'Oriente.
-
-— Accetto, quantunque io sappia di perderci troppo.
-
-— Stolto! E perchè allora non l'hai tenuta per te?
-
-— Se fosse stata mia! — esclamò Gandolfo, fremendo. — Se avessi avuta
-forza bastante per rattenerla in mia mano!
-
-— Sii paziente, adunque, — disse di rimando Abu Wefa, — se non ti è
-dato ancora esser forte. Addio, Cristiano; o piuttosto, a rivederci.
-Capisco che anche con voi sarà facile intenderci, se portate qua le
-vostre collere, i vostri amori e le vostre gelosie d'Occidente. —
-
-Gandolfo chinò la testa raumiliato e partì.
-
-Tornava al suo letto con un rimorso nuovo nell'anima. Avrebbe dato metà
-della sua vita per non aver scelto quella forma di vendetta. Si coricò,
-ma non gli venne fatto di prender sonno; e poco dopo, quando Caffaro si
-accostò al suo giaciglio per risvegliarlo, balzò in piedi fieramente
-turbato, come quell'altro dovesse leggergli il suo tradimento negli
-occhi.
-
-— Dio mio, che brutta cera! — avrebbe voluto dir Caffaro.
-
-Per altro si trattenne in tempo, ricordando che messer Gandolfo non era
-mai bello, non solo ai primi raggi del sole, ma neanche quando cadeva
-il crepuscolo.
-
-Questi intanto, per vincere il rimorso, si sdegnava con sè medesimo.
-
-— Alla fine che c'è di strano? Mi vendico. Forse che non potrò più
-vendicarmi? E non ho sofferto abbastanza? Avrei dovuto vedermi sempre
-quella coppia di felici davanti agli occhi? Per Dio, siamo infelici un
-po' tutti. L'abbia un altro e la tenga. Una donna di più, una donna di
-meno, la Cristianità non andrà mica a soqquadro! —
-
-
-
-
-CAPITOLO XV.
-
-Una triste novella.
-
-
-I nostri viaggiatori partirono dal castello di Kanat a giorno
-inoltrato, perchè Bahr Ibn non sapeva staccarsi da Arrigo di
-Carmandino. Gli amplessi fraterni di quei due nemici, così fatti
-per amarsi l'un l'altro, si ripetevano, e non senza accompagnamento
-di lagrime. Non si è impunemente salvata la vita ad un uomo, non si
-è ricevuto impunemente un gran benefizio da lui, non si è vissuti
-impunemente un anno insieme, compagni di tutti i giorni, partecipi
-di tutte le gioie, di tutte le ansietà, di tutti i pericoli. Bahr Ibn
-era d'indole altera, e, giusta la natura degli Ismaeliti, traente al
-feroce; ma si sa che appunto in quelle anime vergini di ogni coltura
-allignano più facilmente gli affetti gagliardi e vi mettono più
-profonda radice. Era un amor di guerriero, quello di Bahr Ibn per
-Arrigo di Carmandino. Si aggiunga che lo _Sciarif_, guerriero fin
-dai primi anni dell'adolescenza, sbalestrato dal destino in sempre
-nuove avventure, non aveva amato mai d'altro amore, ed espandeva
-nell'amicizia un ardore, che lasciava indovinare com'egli avrebbe amato
-una donna, il primo giorno che si fosse imbattuto in quella che doveva
-destargli le vampe del desiderio nel sangue.
-
-— Ci vedremo noi più? — chiedeva Bahr Ibn, tenendo ancora tra le sue la
-mano di Arrigo.
-
-— Chi sa? Speriamo.
-
-— In campo.... combattendo! È dolorosa! Perchè non son io nato
-Cristiano, o tu Mussulmano? —
-
-Caffaro di Caschifellone, che era l'erudito della brigata, entrò a dire:
-
-— Ho letto nei poeti antichi di due guerrieri, che, scontratisi in
-battaglia, e riconosciutisi per vecchi amici, giurarono di cansarsi
-sempre, d'allora in poi, perchè il campo era vasto e ognuno aveva
-allori da mietere, senza bisogno di tinger le mani nel sangue
-dell'amico.
-
-— Questo è bene; — disse Bahr Ibn, e quantunque io non pensi di
-muovermi così presto verso i luoghi dove mi sarebbe più facile
-incontrarvi nemici, giuro d'imitare questo nobile esempio. —
-
-In tal guisa si separarono i due amici, che imitarono senza saperlo i
-due omerici avversarii, Glauco e Diomede, scambiando l'uno coll'altro,
-in segno di affetto, le loro maglie d'acciaio.
-
-Arrigo da Carmandino ardeva di giungere alla meta del suo viaggio. La
-meta non era Tortosa, ne la galea di Caffaro, già lo argomentate; era
-il pozzo di Rehobot, dov'egli aveva ad incontrarsi colla bella Diana.
-
-Ma il cammino era lungo, e per quanta sollecitudine mettessero tutti
-a secondar l'impazienza del nostro innamorato, ci vollero tre dì per
-giungere a mezza via, cioè a dire alle strette di Cades.
-
-Li aspettava colà un doloroso spettacolo. Il suolo appariva, non pure
-calpestato di recente, come se vi fossero passati molti uomini, ma
-altresì scompigliato per modo da lasciar argomentare che ci fosse
-avvenuta una zuffa. Il sospetto, affacciatosi tosto alla mente di
-tutti, fu avvalorato dalla vista di alcune macchie di sangue, che
-avevano rappresso in più luoghi l'arena.
-
-— Sire Iddio! — gridò Caffaro. — Qui s'è sgozzato qualcheduno.
-
-— Luogo infame! — rispose l'Arabo che guidava i viaggiatori. — Le
-strette di Cades hanno sempre voluto le loro vittime.
-
-Caffaro tremò istintivamente, pensando all'altra parte della carovana
-che avevano lasciato indietro.
-
-— È fortuna, — soggiunse, per farsi coraggio, ma senza ottenere
-l'intento, — che Abd el Rhaman sia rimasto al pozzo di Rehobot, ed
-anche in numerosa compagnia, chè non aveva l'aria di volersene andare
-così presto! —
-
-Gandolfo del Moro non intendeva nulla di ciò che vedeva. Qual nesso
-era a trovarsi fra quelle tracce d'una mischia recente e la partenza
-notturna dei Fedàvi dal castello di Kanat, se l'impresa da lui proposta
-doveva tentarsi al pozzo di Rehobot? Forse il vecchio Abd el Rhaman si
-era avventurato colla sua gente fino alle strette di Cades? Ma allora,
-perchè non si vedeva nessuno dei suoi? Gandolfo non sapeva neppur lui
-che pensare; ma incominciava a tremare in cuor suo, tra il dubbio d'una
-vendetta troppo piena, e quello di un colpo fallito.
-
-— Andiamo! — disse Arrigo, a cui quella scena stringeva il cuore. — Sia
-pace agli estinti, e corriamo dove i nostri ci attendono. Mi avete pur
-detto che quello è un luogo sicuro? —
-
-Arrigo avrebbe voluto aver l'ali, o almeno poter divorare la strada
-d'un tratto. Ma questo, anche ammettendo che i cavalli potessero
-rispondere alla sua impazienza, non potea farsi senza la certezza di
-trovar provvigioni lungo il cammino. Infame deserto, che non dava un
-fil d'erba ai cavalli, ne un sorso d'acqua ai viandanti assetati! Era
-stata di certo una maledizione del cielo, che aveva disteso quelle
-pianure sterminate di sabbia.
-
-Va, povero Arrigo, misura le agonie del cuore al passo troppo lento del
-tuo corsiero, dono fraterno del generoso _Sciarif_. Tu giungerai sempre
-in tempo per piangere la morte d'ogni tua dolce speranza.
-
-Tutto era tumulto e desolazione al pozzo di Rehobot, dove gli uomini
-del _Krebir_ si erano ridotti, coi cammelli e colla compagnia degli
-arcadori genovesi, dopo il luttuoso evento, che era costato tanto
-sangue e la perdita del biondo scudiero.
-
-Ai piedi della tomba di Sidì al Hadgì, e nel centro della sua tenda
-di cuoio, i cui lembi si vedevano largamente sollevati, il cadavere di
-Abd el Rhaman, ravvolto in un bianco lenzuolo, posava su d'un picciolo
-tappeto. Due gruppi d'Arabi lo vegliavano, rappresentando in quel luogo
-le _neddabat_, o piagnone, che avrebbero certamente compiuto il loro
-funebre uffizio, se il vecchio _Krebir_ fosse morto così vicino al
-paese, da potervi essere trasportato.
-
-— «Dov'è egli? — cantava il primo gruppo. — Il suo cammello è qui; son
-qui, la sua lancia, il suo scudo e la sua scimitarra; ed egli non è più
-con noi.
-
-— «È morto nel suo giorno; — cantava di rimando il secondo gruppo. — È
-morto combattendo pe' suoi.
-
-— «No, non è morto; la sua anima è con Dio, un giorno lo rivedremo,
-il valoroso _Krebir_, il difensore dei cammelli, il protettore dei
-viandanti.
-
-— «No, non è morto, non è morto! Egli ha lasciato a Gaza i suoi figli,
-forti come leoni, rapidi come gazzelle. Essi sosterranno nel suo dolore
-la donna, di cui è vuota la casa e gelido il cuore.» —
-
-Gli Arabi della scorta erano assorti nel funebre uffizio, allorquando
-giunsero al pozzo i reduci dal castello di Kanat. Vedute appena
-all'orizzonte le palme di Rehobot, Arrigo da Carmandino e Caffaro
-di Caschifellone avevano dato di sprone ai cavalli ed erano giunti
-all'oasi, precedendo di due ore la comitiva. Ma Arrigo, che aveva
-un cavallo migliore, e una impazienza più grande, precedeva di forse
-mezz'ora l'amico.
-
-Riuscito d'improvviso davanti al monumento di Sidì al Hadgì, e veduta
-la funebre scena, Arrigo da Carmandino rimase muto a guardare,
-e istintivamente chinò la fronte, mormorando una preghiera pel
-trapassato, che si vedeva disteso sotto la tenda di cuoio. Arrigo non
-conosceva nessuno di quegli uomini e non era conosciuto da nessuno;
-perciò non sapeva a cui volgersi, e niuno degli Arabi gli era andato
-incontro, per tenergli la staffa.
-
-Uno di essi, finalmente, si mosse dal crocchio e avvicinatosi al
-cavaliere gli disse:
-
-— Mio signore, donde vieni e che cosa domandi?
-
-— Vengo dal castello di Kanat; — rispose Arrigo, — e precedo i Genovesi
-che hanno lasciata qui una parte della carovana di Gaza. —
-
-L'Arabo non aspettò che il cavaliere rispondesse alla seconda
-richiesta, e corse al pozzo gridando:
-
-— Cristiani, venite qua, è arrivato uno dei vostri. —
-
-Alla chiamata si presentarono parecchi arcadori genovesi, che un gruppo
-di palme nascondeva agli occhi di Arrigo. Uno di essi, vecchio soldato,
-lo riconobbe da lunge.
-
-— Messere Arrigo! — gridò egli, accorrendo. — Sia lodato il cielo! Voi
-tornate, almeno!
-
-— Almeno! — ripetè Arrigo, turbato. — Che vuol dir ciò? I nostri
-compagni mi seguono e nessuna sventura li ha colti. Ditemi invece; è
-qui con voi un giovane scudiero, che porta il mio stesso nome? —
-
-L'arcadore chinò gli occhi a terra, e si pentì, ma troppo tardi, di
-essere corso il primo a salutare Arrigo.
-
-— Ah, mio signore! — mormorò egli confuso. — Se voi sapeste....
-
-— Orbene, parla, in nome di Dio! — gridò Arrigo, cui la reticenza
-dell'arciero avea dato una stretta violenta al cuore.
-
-— Siamo stati assaliti; — riprese il soldato. — Abd el Rhaman è morto.
-
-— Ma lo scudiero? Madonna Diana, insomma?
-
-— Oh, v'intendo, messere. Noi tutti l'avevamo riconosciuta sotto quelle
-spoglie virili. Messer Arrigo, noi siamo stati colti alla sprovveduta
-e legati come cani, prima che potessimo opporre una valida resistenza.
-Due dei nostri compagni son morti; cinque feriti.... gravemente feriti.
-
-— Ma lo scudiero, disgraziati! lo scudiero, vi domando!
-
-— Calmatevi, messer Arrigo, calmatevi! Lo scudiero.... madonna
-Diana.... oh, perdonateci! Noi non ne abbiamo colpa; noi abbiamo fatto
-quanto era in poter nostro, per salvarla da quei ribaldi.... —
-
-Caffaro giungeva in quel mentre, e proprio a tempo per raccogliere
-Arrigo tra le sue braccia. Se egli non era, il povero Carmandino
-precipitava di sella senz'altro.
-
-— Che cos'è avvenuto? — domandò egli a sua volta, indovinando una
-disgrazia irreparabile.
-
-— Ah, signore! — gridarono gli arcadori, facendosi intorno a lui
-lagrimosi. — Gli Assassini....
-
-— Orbene, avanti! Gli Assassini?...
-
-— Ci hanno assaliti, tre giorni or sono, ci hanno colti a tradimento,
-senza che noi potessimo pure difenderci.
-
-— Qui? Con tanta gente della nostra carovana, e con quell'altra che
-vedo ancora qui trattenuta?
-
-— No, alle strette di Cades.
-
-— Ah! — gridò Caffaro, rammentando le traccie del sangue. — Il cuore me
-lo aveva pur detto! Ma come? — proseguì, interrogando i suoi arcadori.
-— Perchè vi siete discostati dal pozzo di Rehobot? E come va che ci
-siete tornati?
-
-— Signore, non siamo noi che abbiamo voluto muoverci di qua.
-
-— Forse Abd el Rhaman?
-
-— No, neppur egli. Fu lo scudiero, fu madonna Diana, che moriva
-d'impazienza, non vedendovi ritornare al giorno indicato. Abd el
-Rhaman, inquieto anche lui la sua parte, finì col cedere alle istanze,
-e ci condusse a due altre giornate verso levante, fino alle strette di
-Cades. Dovevamo ripartire la mattina, per alla volta di Kanat, quando,
-nel cuor della notte, ci giunsero due pellegrini affamati. Erano
-due Assassini, travestiti da poveri viandanti. Li abbiamo accolti,
-dissetati e sfamati. Essi, in ricambio, hanno tagliato le corde dei
-nostri archi, e chiamati su noi, mentre dormivamo, i loro compagni,
-appostati in gran numero tra i lentischi della collina. Signore, è
-stata un'orrida notte! Due dei nostri, il bravo Rubaldo Vecchio e il
-povero Ottone di Busalla, son morti nello scontro; altri cinque sono
-feriti, e senza aver potuto salvare il biondo scudiero.
-
-— E il _Krebir_?
-
-— Eccolo là; i suoi uomini lo hanno riportato al pozzo di Rehobot, per
-dargli sepoltura. Il generoso vecchio ha pagato colla vita l'error suo
-e quello di madonna Diana. —
-
-Arrigo da Carmandino s'era in mal punto riavuto e udiva il racconto
-della sua grande sventura.
-
-— Dio! — gridò egli furente, alzando le pugna al cielo. — Questo premio
-era serbato ai vostri campioni? —
-
-Caffaro fu pronto a dargli sulla voce.
-
-— Non imprecate, Arrigo. Son gli uomini, i colpevoli, e gli uomini ci
-renderanno conto della loro malvagità. —
-
-Le parole andavano ad Arrigo! ma lo sguardo si era rivolto a Gandolfo
-del Moro, che era giunto poco dopo di Caffaro.
-
-— Messere, — disse Gandolfo, impallidendo, — voi dubitate di me?
-
-— Lo avete detto; — rispose Caffaro, che non sapeva mentire.
-
-Gandolfo del Moro abbassò la fronte e un sudor freddo gli stillò dalle
-tempie. Ma tosto si scosse e oppose un piglio risoluto ai sospetti di
-Caffaro.
-
-— È orribile ciò che voi pensate, messere! — diss'egli di rimando.
-
-— Orribile, in verità! — ripigliò Caffaro. — Io stesso non ardisco
-fermarmi col pensiero sulla scelleraggine dell'uomo, che ha potuto
-ordire un tradimento sì nero.
-
-— Avete ragione: — replicò Gandolfo. — E perdono alla vostra commozione
-il sospetto caduto su me. Invero, chi potrebbe odiare Arrigo da
-Carmandino se non son io quel desso? E tuttavia, pensateci meglio,
-messer Caffaro. Avere amato Diana.... Oh, non mi guardate con quegli
-occhi torbidi, Arrigo; il mio amore sfortunato non può essere un'offesa
-per voi! Avere amato Diana degli Embriaci, — proseguì Gandolfo,
-rivolgendo il discorso a Caffaro di Caschifellone, — vorrà forse dire
-che io potessi darla in balìa dei nemici? Il fiero e geloso amatore che
-io sarei stato, se avessi fatto una vendetta così sciocca! — soggiunse,
-accompagnando le parole con un amaro sorriso. — Un male ho fatto, pur
-troppo; e me ne pento, ma tardi. Son io che ho consigliato l'impresa di
-venire in traccia di Arrigo; son io che mi sono proposto a capitanarla.
-Ma dite, alla croce di Dio, potevo io forse prevedere che madonna Diana
-sarebbe venuta con noi? E sono io forse che l'ho consigliata a non
-seguirci oltre il pozzo di Rehobot? Eppure, sì, la colpa è mia, perchè
-tutto il male è venuto dal mio primo disegno. Ma giuro a Dio che ci
-ascolta, e possa io cadere qui fulminato se mento, non è in me altra
-colpa fuor questa. —
-
-In quel punto Gandolfo del Moro avrebbe voluto essere esaudito, cader
-fulminato davvero; tanto profondamente sentiva egli l'orrore del suo
-delitto, e così vivo era in lui il desiderio di sottrarsi allo sguardo
-scrutatore dei compagni.
-
-Frattanto, egli avea messo tanto ardore nella sua discolpa, che Caffaro
-rimase perplesso, e dubitò del suo dubbio.
-
-— Impossibile! — mormorò egli, rispondendo a sè stesso. — Bisognerebbe
-supporre una malvagità troppo grande nel cuore di un uomo. —
-
-Mentre questo dialogo avveniva tra loro, gli Arabi della scorta, e i
-loro compagni dell'altra carovana proseguivano la funebre cerimonia.
-
-Finite le lamentazioni, presero il cadavere, lo lavarono accuratamente,
-e lo involsero in un bianco lenzuolo, inzuppato nell'acqua e profumato
-di belzuino. Poscia, quattro di loro, che erano i più autorevoli nella
-carovana dopo l'estinto, sollevarono dalle quattro cocche il tappeto
-su cui era disteso il cadavere e lo portarono più lunge, dove era già
-scavata la fossa per accoglierlo.
-
-— «Non c'è che un Dio!» — cantava gravemente il più vecchio, che faceva
-le veci di sacerdote.
-
-— «E il nostro signore Maometto è il suo profeta, — rispondevano gli
-altri in coro.
-
-Giunti sull'orlo della fossa, il vecchio intuonò il _salat el gienaza_,
-ossia la preghiera della sepoltura:
-
-«Lode a Dio, che dà la morte e la vita;
-
-«Lode a lui che risuscita i trapassati;
-
-«A lui ogni onore, ogni grandezza; a lui solo il comando e la possanza;
-imperocchè egli è sopra ad ogni cosa.
-
-«Sia la preghiera rivolta anche sul profeta Maometto, sui congiunti
-suoi ed amici. Mio Dio, vegliate sovr'essi e accordate loro la vostra
-misericordia, come l'avete concessa ad Ibrahim (Abramo) ed ai suoi;
-imperocchè a voi solo appartengono e la gloria e la lode.
-
-«Mio Dio, Abd el Rhaman era un vostro servo, il figlio del vostro
-servo. Voi lo avete creato, voi gli avete largito i beni di cui ha
-goduto, voi lo avete fatto morire, voi solo dovrete risuscitarlo.
-
-«Noi veniamo qui ad intercedere per lui, o mio Dio; liberatelo dai
-mali del sepolcro e dalle fiamme dell'inferno. Perdonategli, abbiate
-misericordia di lui; fate che il suo posto sia onorato ed ampio;
-lavatelo con acqua, neve e grandine, purificatelo dei suoi peccati,
-come si purifica una veste bianca dalle brutture che hanno potuto
-insozzarla. Dategli una casa più bella della sua, parenti più amorevoli
-e una moglie più perfetta che non avesse in vita. Se era buono, fatelo
-migliore; se era cattivo, perdonategli le sue colpe. O mio Dio, egli si
-è rifugiato presso di voi, e voi siete l'ottimo rifugio degli uomini. È
-un povero che viene ad implorare la vostra liberalità, e voi siete così
-grande, che non lo castigherete e non lo farete soffrire.
-
-«O mio Dio, rafforzate la voce di Abd el Rhaman, allorquando egli vi
-renderà conto delle sue opere, e non gl'infliggete una pena superiore
-alle sue forze. Noi ve ne preghiamo per intercessione del vostro
-profeta, dei vostri angeli e santi. _Amin!_»
-
-«_Amin!_ — risposero tutti in coro.
-
-— «O mio Dio, — riprese il vecchio, — perdonate ai nostri morti, ai
-nostri vivi, ai presenti e ai lontani, ai piccoli e ai grandi, ai
-padri, agli avi nostri, a tutti i figli e a tutte le figlie dell'Islam.
-
-«Coloro che voi fate risorgere, risorgano nella fede, e coloro di noi
-che fate morire, muoiano da veri credenti.
-
-«Preparateci ad una buona morte; la quale ci dia il riposo e la grazia
-di venire al vostro cospetto.»
-
-— «_Amin!_» — ripeterono in coro tutti gli astanti.
-
-Finita la preghiera, fu calato nella fossa il cadavere, colla faccia
-rivolta verso la Mecca. Larghe pietre scheggiate gli furono piantate
-dattorno, ed ognuno degli astanti gli gettò sopra un pugno di terra.
-Gli uomini che avevano scavato la fossa ragguagliarono il terreno sulla
-tomba, e per custodirla contro gli sciacalli e le jene, la copersero
-tutta di rovi.
-
-— Andiamo, — disse il vecchio congedando i compagni; — andiamo fidenti
-in Dio, e lasciamo l'estinto ad aggiustare i suoi conti con Azraele.
-Cessino i pianti; è un delitto di ribellarsi ai comandi di Dio, e la
-morte è un comando di Dio. Accetteremmo noi il suo volere, quando ci
-arreca la gioia, e lo ricuseremmo quando ci reca il dolore? —
-
-La turba comprese l'invito, e colle mani sugli occhi si allontanò,
-volgendosi indietro ad ogni tratto, per mandare il suo ultimo saluto
-a colui che essa non doveva riveder più, fino al giorno dell'estremo
-giudizio.
-
-Caffaro di Caschifellone ed Arrigo di Carmandino erano rimasti muti
-spettatori di quella funebre scena; questi oppresso, istupidito dal
-suo dolore, senza trovare, senza ardire neanco di cercare una via
-di salvezza; quegli abbattuto, stordito dalla improvvisa rovina,
-desideroso di trovare quella via, ma ancora senza il soccorso di una
-buona ispirazione.
-
-— Che facciamo? — diss'egli finalmente. — Se Abu Wefa ha detto il vero,
-egli doveva incamminarsi verso settentrione. Tentare di inseguirlo
-noi, pochi e stranieri in questi deserti, sarebbe follia. Se tornassimo
-indietro per chiedere il soccorso dello _Sciarif_? Egli vi ama, Arrigo;
-egli non negherà questo aiuto all'amico.
-
-— Andiamo! — rispose Arrigo scuotendosi, come uomo che esca da un sonno
-profondo. — Ma che otterremmo noi, se Dio non ci assiste? Io giuro, —
-soggiunse impetuoso, — di consacrare il restante dei miei giorni al
-tempio di Cristo, se madonna Diana sarà restituita incolume ai suoi
-cari. —
-
-E alzò gli occhi pieni di lagrime al cielo, prendendolo a testimone del
-suo giuramento.
-
-Caffaro di Caschifellone chinò il viso e sospirò. Fieramente
-innamorato, quantunque senza speranza, egli sentiva più d'ogni altro la
-gravità di quel voto.
-
-Deliberato il ritorno, e lasciata una parte dei loro uomini intorno ai
-feriti, Arrigo e il suo fedele amico Caffaro si rimisero prontamente
-in cammino. Gandolfo li seguiva a malincuore, e avrebbe desiderato
-andarsene a Gaza. Ma come fare? Come entrar loro del suo disegno? Qual
-pretesto addurre, senza che sospettassero di lui? Andò dunque con essi,
-ma coll'animo in soprassalto, come chi teme ad ogni piè sospinto di
-trovarsi sull'orlo d'un precipizio.
-
-Ripassarono le strette di Cades, dove Arrigo pianse, Caffaro sospirò,
-e Gandolfo raccapricciò. Il biondo scudiero era ricordato in tre guise
-diverse.
-
-Giunsero finalmente in vista di Kanat, senza abbattersi in anima nata.
-S'inoltrarono nella pianura; e nessun drappello di scorridori li fermò,
-nessuna vedetta diede il segnale del loro avvicinarsi alla gente del
-castello.
-
-Una sicurezza così grande parve strana a Caffaro, e più ancora ad
-Arrigo, il quale, nella sua dimora a Kanat, e, prima di Kanat, nelle
-lunghe corse per quanto andava oltre il deserto, era stato testimone
-ogni giorno di quella vigilanza sospettosa, che gli Arabi avevano
-comune colle gazzelle, loro compagne in que'sterminati silenzii. E un
-vago sentimento di nuova paura corse per tutte le fibre del cuore di
-Arrigo.
-
-Così soli e non trattenuti, nè salutati da alcuno, giunsero ai piedi
-del castello, che ben videro allora essere affatto deserto.
-
-Si dice castello, ma era veramente una rozza costruzione di quattro
-mura, rincalzate da quattro torrioni sugli angoli. La presenza di
-un pozzo aveva fatto scegliere quel luogo per la fabbrica di un
-fortilizio, e la sua eminenza sul piano gli avea meritato il nome di
-Tell al Kanat. Abbandonato dagli assassini, che ne avevano fatto come
-una guardia avanzata del loro mobile impero, e dallo _Sciarif_ che vi
-avea posto temporanea dimora, il _Tell_ ridiventava una stazione di
-viandanti, dato il caso poco probabile che ne avessero a passare da
-quelle parti, o una ladronaia, come era stato dapprima, cioè a dire
-un luogo di rifugio, un covo di Arabi predoni, a cui poteva servire
-ugualmente, per tale uffizio un castello abbandonato, o un mucchio di
-rovine.
-
-I nostri viaggiatori erano preparati alla partenza di Abu Wefa, che
-già aveva lasciato trapelar loro il suo disegno di muovere verso
-settentrione; non così alla partenza dello _Sciarif_, che aveva
-mostrato di resistere agli inviti del Gran Priore, come questi alle sue
-domande d'aiuto.
-
-Interrogarono cogli sguardi l'orizzonte; galopparono per tutti i
-versi, cercando le traccie dei viatori. Ma la rena, smossa dal vento,
-non serbava le impronte. La sfinge del deserto era muta, e custodiva
-gelosamente l'arcano.
-
-Arrigo vide allora la sua Diana perduta e per sempre. Si augurò d'esser
-morto, non che a Cesarea, sotto le mura di Gerusalemme, smaniò,
-maledisse al destino; finalmente gli vennero meno le forze, e il
-disgraziato cadde in così profondo abbattimento, che poco più sarebbe
-stato per lui di smarrir la ragione senz'altro.
-
-Caffaro restava per tal modo l'arbitro della sorte. Ed esitava, come si
-può argomentar di leggieri, a prendere una risoluzione.
-
-Allora si fece innanzi Gandolfo del Moro per dare il suo parere al
-compagno.
-
-— Non mi dite nulla! — gridò Caffaro, perdendo ogni ritegno ad un
-tratto. — Io non ho fede in voi. —
-
-Gandolfo diede un sobbalzo, a quelle acerbe parole.
-
-— I vostri dubbi ritornano! — esclamò egli, con accento di rimprovero.
-
-— Sì, — rispose il signore di Caschifellone, — e così non mi fossero
-mai usciti di mente! Lasciate che io m'appigli ad un partito. Qualunque
-esso sia, io debbo starne mallevadore all'amico. Ora, qualunque
-risoluzione io prendessi, basterebbe che mi fosse consigliata
-da voi, messere Gandolfo, perchè io dubitassi della mia medesima
-ispirazione. —
-
-Gandolfo del Moro si accese subitamente di sdegno e la sua mano
-corse all'impugnatura della spada. L'ingiuria era sanguinosa, e un
-combattimento senza indugio, dovesse pure costargli la vita, era a gran
-pezza più sopportabile dell'offesa.
-
-— Badate! — gli disse Caffaro, senza punto scomporsi. — Io troppe volte
-ho fatto l'obbligo mio di cavaliere, e non sento necessità di misurarmi
-con voi. Qui comando io, ricordatelo. Se ardite di alzare il braccio,
-ve lo giuro per la croce di Dio, vi fo legare colle corde dei miei
-arcadori alla porta del castello, e configgere nei battenti a colpi di
-frecce, come si usa a casa nostra colle civette e coi gufi. —
-
-Gandolfo del Moro aveva la schiuma alla bocca, e già era sul punto
-di avventarsi contro il signore di Caschifellone. Ma poichè egli era
-anzi tutto un uomo prudente, anche nei suoi impeti più feroci, messer
-Gandolfo diede una rapida occhiata in giro, e vide gli arcadori di
-Caffaro, che si erano fatti avanti con piglio minaccioso.
-
-Perciò si trattenne, e, sbuffando come un toro, ricacciò la spada nella
-guaina.
-
-— Sono il più debole; — diss'egli, dopo un istante di pausa, — e avete
-ragione ad accusar me di un tradimento che avreste potuto....
-
-— Suvvia, dite! — rispose Caffaro, infastidito da quella reticenza. —
-Che avrei potuto.... Che cosa avrei potuto far io? In che cosa, e in
-che modo, posso io andare appaiato con voi?
-
-— Oh, non siate tanto superbo, messer Caffaro di Caschifellone! Non
-sono stato io solo ad invaghirmi della figliuola di Guglielmo Embriaco;
-e perchè dovrei essere sospettato io solo? Vi contenterò, dunque, e
-lo ripeterò. Sono il più debole, e avete ragione ad accusar me di un
-tradimento, che bene aveste potuto ordire anche voi.
-
-— Io! Ah, tu l'hai confessato in queste parole; — tuonò Caffaro allora;
-— tu sei il ribaldo. Ardisci guardarmi in viso, e prender giudici tra
-noi questi valorosi. Quale è tra noi faccia di traditore?
-
-— Certo, io non ho volto di femmina; — notò amaramente Gandolfo. — E
-poi, quali giudici son questi? I vostri soldati, messere.
-
-— I tuoi concittadini, furfante! Ma va, tu non hai patria; tu non
-meriti che i figli di Genova riconoscano in te un loro fratello.
-Laggiù, — soggiunse Caffaro con accento solenne, — sulla via donde
-è partito Abu Wefa, il Gran Priore degli Assassini, laggiù è la
-tua patria. Infedele ai tuoi compagni, lo sarai anche al tuo Dio.
-Va, traditore, e ti accolga il nemico, e ti paghi il prezzo del tuo
-tradimento.
-
-— È giusto! — gridarono gli arcadori. — Vada cogli Assassini, che ci
-hanno colti a tradimento nelle strette di Cades. Il suo posto è laggiù,
-se voi, signore, non ci consentite di far giustizia su lui.
-
-— Questo non sarà mai; — disse Caffaro. — La spada del soldato di
-Cristo non si macchierà di un sangue così vile. Ed ora, andiamo a Gaza.
-I nostri compagni da troppi giorni ci attendono. —
-
-La piccola carovana si rimise in cammino. Per un ultimo tratto di
-compassione, il bandito ebbe la sua parte di provvigioni, che finse di
-non vedere, mentre gli Arabi della scorta le deponevano a terra. Anche
-il suo cavallo gli fu lasciato; ma i suoi scudieri, invitati a rimanere
-con lui, non vollero saperne a nessun patto.
-
-— Lo avete chiamato un infedele; — dicevano a Caffaro. — Non c'è
-vincolo di vassallaggio che possa trattenerci con lui. —
-
-Arrigo da Carmandino non intendeva nulla, non si era avveduto di nulla.
-Lo ricondussero a Gaza, obbediente ed ignaro, come sarebbe stato un
-fanciullo.
-
-La galea di Caffaro li accolse, e, sciolto il provese, si mise tosto
-alla via. Il vento spirava propizio alla loro navigazione, e otto
-giorni dopo raggiungevano l'armata, che stava sulle áncore davanti a
-Tortosa.
-
-I due fratelli Embriaci ebbero una stretta dolorosissima al cuore,
-nell'udire la perdita della sorella. Messer Nicolao si pentì della
-fede riposta in Gandolfo del Moro. Ma era tardi, e il pentimento non
-rimediava a nulla. Per altro, egli stesso consigliò che si spiccasse
-dall'armata un naviglio, che recasse al console suo padre la triste
-novella, con un racconto minuto della spedizione di Gaza.
-
-La tristezza era in tutta l'armata. I Genovesi avevano ritrovato Arrigo
-da Carmandino, ma aveano perduto Diana, la bella figliuola di Guglielmo
-Embriaco, del glorioso Testa di Maglio.
-
-
-
-
-CAPITOLO XVI.
-
-La perla d'Occidente.
-
-
-Perchè era partito Bahr Ibn così improvvisamente dal castello di Kanat,
-dove Caffaro ed Arrigo avevano sperato di ritrovarlo ancora?
-
-La cosa merita di esser chiarita ai lettori. Torniamo dunque un passo
-indietro, il famoso passo dei romanzieri, che non possono mandar di
-fronte tutti i loro personaggi, come si fa dei soldati in linea di
-battaglia.
-
-Bahr Ibn, nella notte dopo l'arrivo di Caffaro e di Gandolfo del
-Moro al campo di Tell el Kanat, aveva udito uno strepito niente
-affatto naturale in quell'ora di tranquillità. Lo _Sciarif_, non
-lo dimenticate, era un Arabo, e, come tutti gli Arabi, da Arun el
-Rascid, califfo di Bagdad, fino al povero Abd el Rhaman, condottiero
-di carovane, non dormiva che da un occhio. Aggiungete che aveva e
-sapeva di avere un cattivo vicino, il quale si era pur dianzi rifiutato
-a stringere alleanza, e troverete giustissimo che Bahr Ibn, da buon
-capitano, dovesse stare continuamente in sospetto.
-
-Ora, come dicevamo, lo _Sciarif_ aveva udito un insolito rumore nel
-campo. Perciò era balzato dal letto, e, uscito chetamente dalle sue
-stanze, era andato ad appostarsi in luogo opportuno, donde non visto
-dare un'occhiata all'intorno.
-
-Una ventina d'uomini salivano in quel punto a cavallo. Al raggio
-dell'amica luna, Bahr Ibn ravviso le bianche tuniche e le fascie rosse
-dei Fedàvi, poco prima che essi vi gettassero sopra certi mantelli di
-grama apparenza, che dovevano nascondere altrui il grado dei cavalieri
-e la finezza delle vesti, e si mettessero al galoppo verso ponente.
-
-Quella partenza di venti uomini, in quella forma, a quell'ora, e
-in quella direzione, mentre già il Gran Priore aveva annunziato di
-voler partire nel giorno seguente per tutt'altra via, era fatta per
-insospettire il nostro amico Bahr Ibn, e per destargli in cuore il
-desiderio di volerne l'intiero.
-
-Il suo conto fu presto fatto. Chiamò uno dei suoi fidati e gli
-bisbigliò alcune parole, a cui quell'altro rispose con un inchino,
-che voleva dire: ho capito, lasciate fare a me. Poco dopo la partenza
-dei Fedàvi, un uomo solo usciva dal campo. Vi parrà poco per una
-esplorazione, lo capisco: ma Bahr Ibn sapeva il fatto suo. Non voleva
-svegliare i sospetti del suo degnissimo sozio Abu Wefa e si contentava
-di mandar fuori un uomo solo. Ma tutte le sue vedette, che stavano ad
-una certa distanza dal campo, avvertite da quell'uomo, dovevano mutarsi
-in esploratori.
-
-Allo spuntar del sole, lo _Sciarif_ mandò altri cavalieri verso
-ponente, nella direzione di Cades; in apparenza per rilevare la
-guardia, nel fatto per occupare un posto vuoto, poichè gli altri erano
-già andati, e, a mezz'ora di distanza, spartiti in varii drappelli,
-correvano il deserto sulle orme dei Fedàvi.
-
-Abu Wefa non ebbe fumo di nulla, e partì da Tell el Kanat col grosso
-della sua gente, prima che le vedette dello _Sciarif_ ritornassero al
-campo. Del resto, quello del cambio delle vedette era un particolare
-così poco notevole della vita soldatesca, che una novità nella forma,
-anco avvertita, non doveva far senso.
-
-Bahr Ibn, in quella vece, insospettito da quella spedizione notturna,
-doveva raddoppiare di attenzione e por mente ad ogni più piccola cosa.
-Or dunque, accompagnando un tratto, per debito di cortesia, il suo
-compagno di accampamento, lo _Sciarif_ si avvide che il Gran Priore,
-scambio di muover subito a levante, verso la valle di Siddin, che era
-il punto più vicino per riuscire sulla riva sinistra del lago Asfalto,
-piegava a settentrione, verso il pianoro di Aroer.
-
-Lo _Sciarif_ conosceva quei luoghi, per essersi aggirato colà lunga
-pezza, mentre si studiava di tirar dalla sua le tribù nomadi del
-deserto, che si stende alle falde dei monti di Giuda.
-
-— Vai verso Hebron? — gli disse. — Darai di cozzo nella cavalleria dei
-Crociati.
-
-— Sì, se avessi in animo di proseguire a quella volta; — rispose Abu
-Wefa. — Ma io vado soltanto a Bèrseba, dov'è una parte dei miei. Come
-vedi, _Sciarif_, la diversione non è grande, ed anche di là potrò
-piegare, senza troppo ritardo, alla valle di Siddim. —
-
-Bahr Ibn fece le viste di crederlo, quantunque non avesse udito mai di
-quella guardia che Abu Wefa teneva nei dintorni di Bèrseba. E fermato
-il cavallo, strinse la mano ai Gran Priore, per accomiatarsi da lui.
-
-— Dunque, hai deciso? — disse Abu Wefa. — Rimani qui, a spiare
-inutilmente il nemico?
-
-— No; — rispose Bahr Ibn; — ho perduto ogni speranza.
-
-— E vieni con noi?
-
-— Non per ora, ma ci penso. Quello che tu mi hai detto ieri mi sta
-sempre nell'animo. Il posto di un discendente del Profeta è dove si
-combatte per la difesa dell'Islam. E poichè non posso sperare di
-vincere Afdhal, — soggiunse Bahr Ibn sospirando, — bisognerà pure
-che io mi risolva un giorno o l'altro di lasciar questi luoghi. Come
-vivrebbe il re del deserto, se non andasse dove è certezza di preda?
-
-— Dunque?
-
-— Dunque, — rispose Bahr Ibn, — aspetto un cenno. Ho anch'io qualche
-speranza di far gente; e presto seguirò il tuo consiglio.
-
-— La fortuna ti assista. Andrai dunque a Tortosa?
-
-— A Tortosa, a Tripoli, a Tolemaide, e dovunque ci sarà da combattere.
-
-— Così va bene; — disse il Gran Priore. — Manderò la lieta notizia ai
-credenti. —
-
-E inchinatosi sulla staffa, abbracciò lo _Sciarif_. Quindi si allontanò
-sulla via di Aroer, seguito dal suo piccolo esercito.
-
-Bahr Ibn se ne tornò pensieroso al castello di Kanat, e vi rimase tutto
-quel giorno e un altro ancora, aspettando.
-
-Alla fine del terzo, giunsero al campo due degli uomini che aveva
-mandato sulle tracce dei Fedàvi. Erano i cavalieri meglio provveduti
-della spedizione, e tuttavia i loro cavalli erano sfiniti dalla corsa.
-
-— Orbene? — domandò Bahr Ibn, che nella sua impazienza era andato
-incontro ai due uomini.
-
-— Abbiamo tenuto dietro agli Assassini, come tu ci hai comandato.
-
-— Si sono essi avveduti di nulla?
-
-— Prima, no; uno di essi più tardi. Ma ce ne siamo impadroniti in tempo.
-
-— In tempo! per che cosa?
-
-— Per saper tutto di loro, mentre essi non sapran nulla di noi.
-Andavano verso le strette di Gades e noi li seguivamo da lunge.
-Tramontava il sole, quando li perdemmo di vista dietro una macchia di
-lentischi. Aspettammo le tenebre per seguitarli fin là, ed avemmo la
-fortuna di coglierne uno, lasciato in sentinella, prima che potesse dar
-l'avviso ai compagni.
-
-— Lo avete costretto a parlare?
-
-— Sì, mio signore. Sapemmo da lui che essi andavano verso il pozzo di
-Rehobot, per piombare sopra una carovana e impadronirsi di un giovane
-cristiano, lasciato in custodia ai cammellieri e a pochi arcadori della
-sua patria. Ma nello avvicinarsi alle strette di Gades avevano veduto
-che la carovana si era dal canto suo inoltrata fino a quel passo,
-e perciò, appiattati nella macchia, aspettavano la notte, per dar
-l'assalto col favor delle tenebre. Infatti, poco dopo udimmo le grida
-degli assaliti e lo strepito delle armi. Eravamo in pochi; del resto,
-tu non ci avevi mandato alcun cenno di romper guerra a costoro....
-
-— No, e avete fatto bene a non entrar nella mischia. E sono venuti a
-capo del loro disegno?
-
-— Sì, e tornarono ai cavalli, trasportando con sè i loro feriti. Per
-altro, ne dimenticarono uno, che si trascinò nella macchia dopo la loro
-partenza. Accorremmo ai suoi lamenti, e da lui, coll'aiuto del nostro
-prigioniero, abbiamo raccolto i particolari dell'impresa. Il giovane
-cristiano, che hanno rapito, non era altrimenti un uomo, bensì una
-fanciulla. —
-
-Bahr Ibn era rimasto sbalordito. Già aveva indovinato che quella era
-la carovana lasciata indietro da Caffaro, ma era ben lungi dal pensare
-che una donna si trovasse con loro. Nè il signor di Caschifellone, nè
-Arrigo da Carmandino, gli avevano fatto parola di ciò. Per altro, lo
-_Sciarif_ non durò fatica ad intendere che in quel colpo di Abu Wefa
-si nascondeva una vendetta, un tradimento di qualcheduno. Ma di chi?
-Quale dei nuovi arrivati al suo campo aveva potuto entrar tanto in
-dimestichezza col Gran Priore, per tirarlo dalla sua in quella orribile
-trama?
-
-Lo _Sciarif_ si ricordò allora di quei compagno di Caffaro, di quel
-Gandolfo del Moro, la cui faccia gli era a tutta prima spiaciuta. E
-interrogati i suoi familiari, seppe che, durante la notte passata nel
-castello di Kanat, il compagno di Caffaro era stato veduto, mentre
-usciva dalle stanze del Gran Priore.
-
-La risoluzione di Bahr Ibn fu pronta come la folgore.
-
-— Dove sono andati i rapitori? — chiese egli.
-
-— Avevano avuto ordine di accorrere alla volta di Aroer, dove il Gran
-Priore sarebbe andato ad incontrarli.
-
-— Ah! — pensò lo _Sciarif_. — Era questo l'intento della marcia di Abu
-Wefa verso settentrione. Ma Eblis non ordisce così bene le sue trame,
-che Allà non sappia sventarle. —
-
-E ad alta voce proseguì:
-
-— Chiamatemi Zeid Ebn Assan. E date intanto l'avviso a tutti i nostri
-uomini. Si parte quest'oggi. — Il vecchio Zeid fu pronto ad accorrere.
-Era egli il più fido dei servitori di Bar Ibn, e quegli che aveva colle
-sue cure campato Arrigo da morte.
-
-— Che vuoi, mio signore? Si parte?
-
-— Sì, per la valle di Siddim. Ma la via non è da dirsi ora; io stesso
-sarò guida alla nostra gente. Fa che si radunino tutte le provvigioni
-d'acqua e di cibo e che i cammelli siano pronti a partire tra due
-ore. —
-
-Lo _Sciarif_ pensava che andando dritto a Siddim avrebbe potuto
-raggiungere Abu Wefa non troppo lunge da quel passo. Il Gran Priore,
-andato alla volta di Aroer, doveva infatti piegare di là verso la valle
-di Siddim, perdendo in tal guisa il vantaggio di tre giorni che poteva
-avere su lui.
-
-Bahr Ibn non si apponeva che a mezzo. Nei dintorni di Siddim trovò
-bensì gli Assassini, ma non tutti. C'erano le salmerie con una numerosa
-scorta di cavalieri, ma Abu Wefa era già andato più oltre, e la schiera
-dei Fedàvi con lui.
-
-L'arrivo dello _Sciarif_ fu salutato con grida di giubilo. Nessuno si
-aspettava di veder così presto quei compagni di accampamento.
-
-— Ebbi un messaggio appena eravate partiti; — disse Bahr Ibn, per
-colorire in qualche modo la sua mossa improvvisa; — e sono oramai
-libero di andare dove il cuore mi chiama. Per qualche giorno saremo
-compagni di viaggio. —
-
-Quella promessa riguardava il grosso della sua gente, non lui. Difatti,
-andato avanti con essi tutto quel giorno, proseguì il cammino anche
-di notte, col nerbo de' suoi cavalieri. E il giorno dopo, anche i
-rimasti indietro, consigliati da Zeid Ebn Assan, credettero necessario
-di affrettarsi sulle sue tracce, lasciando indietro le salmerie di Abu
-Wefa.
-
-Uscito dalla valle, o, per dire più veramente, dagli stagni di Siddim,
-lo _Sciarif_ si addentrò speditamente nelle terre di Moab, muovendo per
-Damnaba, Ar, Dibon e Madèba. E tuttavia, quella sua corsa arrangolata
-non gli portava alcun frutto. Di paese in paese prendeva lingua, sapeva
-che i cavalieri di Abu Wefa erano passati, ma sempre con due giorni di
-vantaggio su lui.
-
-— Quest'uomo ha un tesoro da custodire, — pensò lo _Sciarif_, — e
-viaggia di giorno e di notte. Facciamo uno sforzo anche noi. —
-
-Abu Wefa, giusta il conto fatto da Bahr Ibn, non poteva avere
-più di cento cavalieri con sè. Per correre più spedito, Bahr Ibn
-deliberò di lasciare indietro un'altra parte de' suoi, con ordine di
-proseguire come più sollecitamente potevano; ed egli con cento de'
-suoi migliori si rimise in cammino, risoluto di guadagnare nelle prime
-ventiquattr'ore una marcia.
-
-La fortuna gli arrise. A Chirb el Sâr, l'antica Abel Cheramin della
-tribù di Gad, ebbe ancora notizie di Abu Wefa, che era passato
-il giorno avanti di là. Con un altro sforzo egli era sicuro di
-raggiungerlo al guado dello Jabok Serca, affluente del Giordano,
-che scorre alle falde della storica montagna di Galaad. Ma temeva a
-ragione di stancar troppo i cavalli, e si contentò per quella volta di
-guadagnare soltanto poche ore.
-
-La seconda marcia fu condotta anch'essa in tal guisa, per risparmiare
-le forze dei cavalli. E fu bene, perchè, guadagnando poche ore ogni
-dì, alla mattina del quarto si giunse al poggio di Tell Asterè, che era
-stato abbandonato nella notte dalla cavalcata di Abu Wefa.
-
-Fu quella per Bahr Ibn il caso di meditare sulle ragioni del Gran
-Priore, nello intento di cavarne una norma per sè.
-
-Anzi tutto, perchè Abu Wefa si era dato a correre in quel modo, che
-meglio poteva chiamarsi fuggire? Temeva forse di Bahr Ibn? Pensando
-che Abu Wefa sapeva esser questi amico di Arrigo e che poteva essere
-avvertito da lui del rapimento della sua fidanzata, il sospetto non
-era mica fuori di luogo. Ma il Gran Priore poteva temere eziandio
-d'un altro pericolo, cioè a dire d'una corsa dei giovani Crociati ad
-Hebron, donde la notizia del colpo, facilmente trasmessa a Gerusalemme,
-avrebbe potuto dare appiglio ad una spedizione di Franchi. Varcato il
-Giordano poco sotto a Tiberiade, un capitano ardito, come ad esempio
-Tancredi di Taranto, non avrebbe trovato molto difficile il còmpito
-di attraversarsi sulla strada per cui risaliva Abu Wefa. E questo era
-infatti il timore più forte del Gran Priore; il quale in ogni altra
-occasione non avrebbe creduto che tutte le forze d'un regno potessero
-uscire in battaglia per riconquistare una donna; ma, dopo aver visto la
-sua preda, doveva essere di contraria opinione.
-
-Gandolfo del Moro non lo aveva ingannato. Quella che il traditore
-aveva additato alle sue brame era davvero la perla d'Occidente. E Abu
-Wefa pensava a ragione, che, se le perle d'Oriente erano difficili
-a prendere, quelle d'Occidente dovevano essere anche più difficili a
-conservare.
-
-Non molto dissimile dalla sua era l'opinione del biondo scudiero, che
-andava in mezzo alla cavalcata, chiuso in una lettiga, insieme colle
-donne del Gran Priore.
-
-Diana era triste, ma nella sua medesima afflizione aveva attinto la
-forza di resistere agli eventi. Custodiva gelosamente, nascosto nella
-cintura, un pugnaletto dalla impugnatura d'acciaio ageminato, dono
-della favorita di Abu Wefa.
-
-— Io ti amo e ti odio; — gli aveva detto costei. — Ti amo perchè sei
-infelice; ti odio perchè sei bella.
-
-— Non mi odiare, compiangimi! — rispose Diana. — La bellezza è un
-triste dono.
-
-— Che ti fa cara al mio signore; — notò la schiava di Abu Wefa, con
-accento di profonda amarezza.
-
-— Io non amo il tuo signore, la mia fede è giurata ad un altr'uomo.
-O sarò sua, o morrò. Vedi, anzi, — soggiunse Diana, che per farsi
-intendere da quella donna doveva aiutarsi molto coi gesti, — se
-tu vuoi darmi quel pugnaletto che pende dalla tua cintura, esso sarà la
-mia salvaguardia. —
-
-E fece l'atto di piantarselo nel petto.
-
-— Da senno? — chiese quell'altra.
-
-— Lo giuro pel mio Dio. —
-
-Un lampo di gioia balenò dagli occhi della schiava.
-
-Quella disgraziata amava Abu Wefa. Ella stessa da poco tempo era
-succeduta ad un'altra nelle grazie del suo signore, e tremava di
-vedersi posposta a quella nuova bellezza.
-
-Il pugnaletto di Kadigìa, che tale era il nome della favorita, passò
-tosto nelle mani della povera Diana, che allora, soltanto allora, si
-sentì più tranquilla.
-
-Altri pensieri incominciavano a raffidarla. Notava anzitutto che il
-capo degli Assassini, assorto nelle cure del viaggio, non le aveva
-ancora detto una parola che accennasse ad un disegno fatto su lei.
-L'avea data in custodia alle sue donne, che viaggiavano entro lettighe
-gelosamente coperte e guardate continuamente da uno stuolo d'eunuchi; e
-tutta la famiglia muliebre era separata rigorosamente dalla schiera dei
-Fedàvi, i quali marciavano sempre all'antiguardo.
-
-Inoltre, quel correre affannoso del Gran Priore verso le terre di Moab,
-se per avventura la conduceva lunge da Arrigo, dinotava altresì che
-Abu Wefa temeva di essere inseguito. Caffaro non si era egli riunito ad
-Arrigo? E Arrigo non era egli l'ospite e l'amico di Bahr Ibn? Da lui,
-da lui certamente, fuggiva Abu Wefa con tanta sollecitudine.
-
-E un barlume di speranza rompeva le tenebre di quell'anima afflitta.
-Era impossibile che la misericordia di Dio si fosse così allontanata
-da lei, dalla figlia e dalla fidanzata di due valorosi campioni della
-fede. Ma infine, perchè avrebbe temuto? Non dispera mai di salvarsi,
-chi sa di poter trovare, ove occorra, il suo rifugio nella morte. E
-Diana era risoluta di morire.
-
-Intanto proseguiva il viaggio nella solitudine di quelle sterminate
-pianure di sabbia, su cui si stendeva nel giorno la volta infuocata
-del cielo, nella notte un padiglione di zaffiro, in mezzo al quale la
-splendida luna appariva regina tra un esercito scintillante di stelle.
-
-In alcuni punti si mutava la scena, e lo sguardo salutava ameni colli
-coronati di querce e d'allori, o valli romite, in cui l'arancio, la
-palma e il melagrano, si vedevano coperti di fiori e di frutti.
-
-Si costeggiava infatti la gran valle del Giordano e il suolo sentiva la
-vicinanza delle acque.
-
-Torniamo a Bar Ibn. Egli non è lontano. Dalla eminenza di Tell
-Asterè, un poggio famoso su cui gli antichi Ebrei offrivano sacrifizi
-ad Astaroth Karnaim, l'Astarte bicorne di Siria, egli aveva veduto
-all'orizzonte il polverìo sollevato dalla cavalcata di Abu Wefa. E
-riposati alquanto i suoi, disegnò di tenergli dietro senza aspettare la
-notte.
-
-Il Gran Priore incominciava appena allora a respirare più liberamente.
-Era giunto all'altezza del lago di Tiberiade, o di Genezaret, se vi
-torna meglio, e si dileguava il pericolo di veder capitare qualche
-legione di Crociati che gli sbarrasse la strada. Ma appunto in quel
-giorno doveva cascargli addosso il peggio, e tanto più molesto quanto
-meno aspettato.
-
-Di poco era passato il meriggio, quando uno dei suoi _refilìs_, che
-comandava la retroguardia, lo avverti d'una grossa cavalcata, che
-veniva dietro a loro, muovendo anch'essa da Tell Asterè.
-
-Il pensiero di Abu Wefa corse incontanente ai Franchi del regno di
-Gerusalemme. Ma come avevano potuto essere così presto avvisati del
-suo passaggio? E come mai gli sbucavano alle spalle, senza pensare che
-egli aveva la via libera davanti a sè per fuggire? Ma l'aveva libera
-davvero? E non era piuttosto da temere che ogni cosa fosse disposta per
-coglierlo in mezzo?
-
-Questo timore lo fece rimanere alquanto perplesso.
-
-— Se volgessi senz'altro a levante? — pensò. — Ma per un semplice
-dubbio... per un sospetto..... avventurarmi in un paese così scarso
-d'acque, e di viveri, mentre il restante dell'esercito mi segue a tre o
-quattro giornate di marcia? —
-
-Il Gran Priore era lontano le mille miglia dal pensare a Bahr Ibn. Sui
-primi giorni lo aveva temuto; ma lassù, oltre i monti di Galaad, di
-Serca e di Agelun, che aveva superati con tanta celerità, ogni paura
-d'inseguimento da quella parte gli era uscita intieramente dall'animo.
-
-Quella esitanza gli aveva già fatto perdere una mezz'ora di tempo.
-Aggrottò le ciglia, vedendo che quegli altri si avanzavano sempre più,
-e comandò alla sua gente di prendere il galoppo. Ma anche i nemici,
-poichè tali bisognava considerarli oramai, anche i nemici lo imitarono,
-e la distanza fra le due schiere non si accrebbe, come egli aveva
-sperato.
-
-Si fermò allora, pieno di mal talento, e deliberò di vederci chiaro.
-
-— Vadano avanti i cammelli e i lettighieri; — diss'egli; — noi
-torneremo indietro, per farla finita con queste incertezze. —
-
-E voltato il cavallo, mosse alla volta di coloro che lo inseguivano.
-
-— Ci hanno veduto, — diceva intanto Bahr Ibn. — A noi dunque! E tu,
-Zeid, ricorda le mie istruzioni.
-
-— Non temere, sarai obbedito. —
-
-Lo _Sciarif_ spronò allora il suo corridore, ordinando a' suoi
-cavalieri di seguirlo, ma senza troppo ardore, per non insospettire
-maggiormente Abu Wefa.
-
-Fu grande la meraviglia di quest'ultimo, quando riconobbe colui che
-meno s'aspettava di vedere.
-
-— Tu qui? — gli disse. — Io ti credeva ancora a Tell el Kanat.
-
-— Se tu ci rimanevi ancora una mezza giornata, — rispose lo _Sciarif_
-con aria tranquilla, — avrei potuto partire con te. —
-
-Abu Wefa lo guatò con occhio sospettoso.
-
-— Che cos'è avvenuto, — riprese, — perchè tu avessi a mutar consiglio
-così presto?
-
-— Niente che io già non m'aspettassi, pur troppo! — rispose lo
-_Sciarif_, con un candore, che non riusciva tuttavia a disarmare
-Abu Wefa. — Un messaggio dell'Egitto, che mi ha tolto ogni speranza.
-Che cosa avrei fatto nel deserto, se non c'era più modo di tentar la
-fortuna contro l'usurpatore? Ho trovato buono il tuo consiglio; vado a
-Tortosa.
-
-— Ah, sì? — mormorò il Gran Priore, a cui la risoluzione parea troppo
-repentina, come troppo sollecito il viaggio.
-
-— Per l'appunto — replicò Bar Ibn; — e voglia il cielo che io non
-giunga troppo tardi!
-
-— Infatti, — disse Abu Wefa, — a quest'ora i Cristiani possono aver
-fatto molto cammino.... assai più che tu non ne abbia fatto in così
-pochi giorni, dacchè ci siamo lasciati. —
-
-Bahr Ibn sentì il colpo, ma fece le viste di non averlo inteso.
-
-— Dunque, se non ti spiace, — ripigliò, — ci faremo compagnia per un
-tratto di strada.
-
-— Perchè non m'hai raggiunto prima? — esclamò il Gran Priore. Ecco qua,
-siamo proprio all'ultima stazione in cui potessimo trovarci insieme.
-
-— Come? — domandò lo _Sciarif_, che non si aspettava quella sparizione
-improvvisa dello schermidore astuto. — Non andavi tu verso le montagne
-di Tripoli?
-
-— Questo era il primo disegno; — rispose Abu Wefa. — Ma anch'io ho
-ricevuto un messaggio per via. E vado invece a Damasco, per la strada
-di Salomè, laddove tu devi proseguire per la pianura di Medan.
-
-— Ah sì? — mormorò Bar Ibn, imitando senza volerlo il suo avversario.
-
-E vide così a tutta prima che la fortuna, se tardava più oltre, gli
-sarebbe sfuggita di mano. L'occasione era propizia. Abu Wefa non aveva
-in quel punto che otto o dieci cavalieri con sè, mentre il grosso della
-sua schiera stava lunge un cinquecento passi, in attesa del suo capo.
-A lui, invece, a lui, Bahr Ibn, tutti i suoi cavalieri facevano corona
-oramai. Abu Wefa, così scaltro com'era, non aveva preveduto quel caso.
-E Bar Ibn risolse di approfittarne senz'altro.
-
-Diede una rapida occhiata a Zeid Ebn Assan, che parve intenderlo a
-volo. Indi, spronato il cavallo, si serrò addosso al Gran Priore e lo
-afferrò per un braccio, tentando di levarlo d'arcione.
-
-Questi, a sua volta, benchè sorpreso, strinse le ginocchia nei fianchi
-dei suo corridore, pensando che questo, con una violenta strappata, lo
-avrebbe tolto dalle unghie del suo avversario, meglio che non potesse
-fare egli stesso con un colpo di mazza, quand'anche fosse riuscito
-ad abbrancare la sua arme ferrata. Ma quantunque il generoso animale
-obbedisse prontamente all'impulso del suo signore, egli non fu più
-in tempo di svincolarsi. Zeid Ebn Assan afferrava il cavallo per le
-redini; uno stuolo di cavalieri, cacciatosi improvvisamente tra lui e i
-pochi che lo avevano seguito, gli si addensava minaccioso dintorno.
-
-L'assalto era stato così repentino, che i compagni di Abu Wefa rimasero
-come storditi, e non ardirono muoversi in sua difesa. In meno che non
-si dice, il Gran Priore fu strascinato a terra e saldamente legato.
-
-Fremeva di rabbia, il malvagio, e aveva la schiuma alla bocca.
-
-— Tu mi dirai, o _Sciarif_, — gridò egli, spirando dal labbro tutto il
-furore che non poteva manifestarsi col braccio, — la ragione di questa
-ingiuria ad un amico, ad un ospite. Nel mio accampamento di Tell el
-Kanat, io ti ho accolto come si accoglie un fratello.
-
-— Sì, — rispose Bahr Ibn, con accento sarcastico, — per farmi poi
-comparire un traditore, un ribaldo, agli occhi degli amici ed ospiti
-miei.
-
-— Io non t'intendo; — disse Abu Wefa.
-
-— Non m'importa; m'intenderai tra breve. —
-
-E fattosi verso i compagni di Abu Wefa, lo _Sciarif_ comandò loro
-che scendessero tutti da cavallo, salvo uno che aveva a portare un
-messaggio.
-
-— Non sarà fatto alcun male al vostro signore, se voi non vi muovete; —
-diceva Bahr Ibn. — Uno di voi se ne torni a quella gente laggiù, e dica
-loro che vuol essere una guerra a morte, se non stanno tutti immobili
-al comando. —
-
-Il messaggiero andò, sbalordito dalla fulminea rapidità di quel colpo
-di mano.
-
-Come egli fu partito, Bahr Ibn si volse al suo prigioniero.
-
-— Dimmi, Dai al Kebir, ov'è la donna che hai rapita, alle strette di
-Cades?
-
-— Io non ho rapito donne; — rispose Abu Wefa, dissimulando a stento la
-commozione destata in lui da quella domanda.
-
-— Bada a te! — rispose lo Sciarif, corrugando le ciglia. — Sono del
-sangue di Maometto, e ti giuro pel sangue suo, che se tra un'ora non è
-qui la donna rubata, io ti ucciderò come un cane. —
-
-Il Gran Priore vide che non c'era nulla a sperare dal tenersi sul
-niego, e che colui avrebbe operato in tutto come diceva.
-
-— Essa è tra le mie donne; — diss'egli, abbassando la voce e col volto
-acceso di vergogna. — Ma tu, seguace del profeta, non oserai scoprir
-loro il viso....
-
-— L'oserò; — interruppe Bahr Ibn; — per gli occhi di Fatima, la gran
-genitrice della mia stirpe, l'oserò, se pure tu non mi consegnerai il
-tuo sigillo, per farlo riconoscere dal capo dei tuoi eunuchi, che dovrà
-restituire la preda. —
-
-Non c'era modo di resistere. I minuti scorrevano veloci e la scimitarra
-di Bahr Ibn era già fuori della guaina. Abu Wefa mise un sospiro, che
-meglio si sarebbe potuto dire un mugghio di toro, e toltosi dal dito
-un anello, sulla cui pietra era inciso il suo nome, lo consegnò allo
-_Sciarif_.
-
-— Prendi, e corri! — disse Bahr Ibn al suo fedele Zeid.
-
-Il vecchio prese l'anello, e seguito da cento cavalieri galoppò alla
-volta della schiera di Abu Wefa.
-
-Quegli uomini, informati di tutto dal messaggiero, stavano immobili e
-taciturni, in attesa.
-
-— Credenti in Dio, — disse Zeid, alzando la voce, — ascoltatemi. Ecco
-l'anello di Abu Wefa, vostro glorioso signore. Egli vi comanda di
-consegnarmi la donna; dopo di che egli stesso potrà tornar libero a
-voi. —
-
-Uno degli ufficiali del Gran Priore si avanzò, e, riconosciuto il
-sigillo del suo signore, chinò la fronte senza far motto. Dopo di lui
-s'inoltrò il capo degli eunuchi, e, compiuta la medesima cerimonia,
-che doveva dissimulare la vergogna comune di una disfatta senza
-combattimento, andò, taciturno del pari, verso le lettighe.
-
-Poco stante, il biondo scudiero balzava dal carro coperto, d'ov'era
-rinchiuso insieme colla bruna favorita.
-
-Kadigìa non aveva un concetto ben chiaro di ciò che era avvenuto, e
-temeva forte per la vita del suo signore ed amante.
-
-— Nessuno ti ha fatto male; — diss'ella, con accento carezzevole. — Sii
-misericordiosa con lui!
-
-— Non temere; io non mi vendico; — rispose Diana.
-
-Anch'ella ignorava l'accaduto, ma pensava che Arrigo da Carmandino e
-l'amico di lui avessero avuto mano nella sua liberazione. Essi, per
-conseguenza, dovevano esser là, arbitri della vita di Abu Wefa.
-
-— Grazie! — esclamò Kadigìa.
-
-E presa la mano del biondo scudiero, v'impresse il bacio della
-gratitudine.
-
-— Ecco il tuo pugnaletto; — disse Diana. — Anch'io debbo ringraziarti,
-perchè in questo ferro ho veduto un soccorso del cielo.
-
-— Vuoi tenerlo per amor mio? — rispose la schiava. — Esso ti ricorderà
-Kadigìa. —
-
-Diana accettò il dono e lo ripose nella cintura. Ella pensava di non
-separarsi più da quello strumento di morte, che era stato per tanti
-giorni la sua unica salvaguardia in mezzo al pericolo.
-
-Zeid Ebn Assan, che era rimasto lunge dal carro in attesa del prezioso
-acquisto, si avanzò allora per riceverlo in consegna dal capo degli
-eunuchi. Si aspettava una donna, e la sua meraviglia fu grande al
-vedere un giovine scudiero, ma ben presto si riebbe, o, per dire più
-veramente, passò dalla meraviglia allo stupore, vedendo quel miracolo
-di bellezza, che accoglieva in sè tutte le grazie, tutte le lusinghe,
-date da Dio all'ultima e alla più leggiadra delle opere sue.
-
-L'aureola dei santi, come l'hanno immaginata i pittori cristiani,
-non era nulla al paragone di quella luce spirituale che circondava la
-bellissima testa. Sarebbe stato mestieri di correre colla fantasia a
-quell'incognito indistinto di etere e d'ambrosia che involgeva le dee
-del paganesimo, quando si degnavano di apparire ai mortali. Essenza
-di bellezza, soavità di profumo, aura di pudore, eravate voi che
-componevate una corona intorno ai biondi capegli di quella divina, che,
-passando in mezzo a tutti quegli uomini, a tutte quelle ammirazioni, a
-tutte quelle cupidigie, si faceva in volto color della fiamma.
-
-La più parte dei Fedàvi non avevano mai visto la prigioniera; quei
-pochi che l'avevano rapita, mentre la notte ne celava i lineamenti e
-il terrore l'avea come contraffatta, credettero anch'essi di vederla
-per la prima volta. E gli uni e gli altri sentivano tutta l'amarezza di
-quella improvvisa partenza.
-
-— Non ha il paradiso una Urì più leggiadra di questa.
-
-— Essere amati da lei e rinunziare ad ogni gioia promessa nei
-cieli! —
-
-Erano questi i discorsi dei Fedàvi, mentre la fanciulla degli Embriaci
-si allontanava dal carro.
-
-E uno di costoro osò dire, accanto a Zeid Ebn Assan:
-
-— Siete a un di presso di un numero eguale al nostro. Se noi non
-volessimo lasciarla partire!...
-
-— Provate! — rispose fieramente Zeid. — Al menomo cenno di rivolta da
-parte vostra, il Gran Priore ci lascia la testa. —
-
-Il Fedàvo non aggiunse parola.
-
-Diana intanto era balzata sul cavallo di Zeid, che aveva voluto
-scendere ad ogni costo, per essere il suo palafreniere. E andava
-gloriosa come una regina, verso le schiere dello _Sciarif_ che la
-salutavano con grida di gioia, mentre quelle di Abu Wefa stavano
-mute, in preda alla costernazione. E non era forse naturale, al vedere
-quell'astro meraviglioso che si allontanava per sempre? Aldebaran, la
-stella prediletta degli Arabi, sparendo improvvisamente dal cielo, non
-avrebbe lasciato maggior desiderio di sè.
-
-Lo _Sciarif_, ritto in arcioni davanti al suo prigioniero, contemplava
-da lungi la scena e si rallegrava dell'opera sua. Non pensava più
-alla fallita impresa d'Egitto; pensava alla gioia dei suoi nemici
-quando egli avesse potuto mandar fuori dalle mura di Tortosa un araldo
-che dicesse agli assedianti: — Cristiani, Bahr Ibn, mio signore, ha
-liberata dalle mani del capo degli Assassini una figlia di Genova,
-e la manda, senza chieder riscatto, al suo amico ed ospite Arrigo da
-Carmandino, il più prode tra tutti i cavalieri d'Occidente. —
-
-La cavalcata giungeva frattanto al cospetto di Bahr Ibn. Il biondo
-scudiero cercava indarno cogli occhi Arrigo da Carmandino.
-
-— Bella figliuola di Genova, — disse allora lo _Sciarif_ in quella
-lingua mezzo araba e mezzo italiana, che era il primo frutto delle
-Crociate, — tu cerchi i tuoi concittadini; ma non è qui che un amico
-loro, il protettore e il fratello d'Arrigo. —
-
-Spiacque a Diana l'assenza di coloro che sperava trovare laggiù. Ma
-come seppe l'accaduto, e più particolarmente il modo in cui Bahr Ibn
-avea trapelato il rapimento di lei e provveduto alla sua liberazione,
-lo ringraziò con tutta l'effusione di un animo riconoscente. Bahr Ibn
-l'udiva, la guardava in viso, e s'inebriava di quella voce melodiosa,
-di quella bellezza sovrumana.
-
-Passarono davanti ad Abu Wefa, che stava ancora prigioniero, ai piedi
-d'un sicomòro. Diana lo intravvide, ma torse gli occhi da lui, che la
-saettava d'uno sguardo feroce, sospirando profondamente.
-
-— Che hai? — gli chiese Bahr Ibn, muovendo verso di lui, per sciogliere
-la fune che lo teneva legato.
-
-— Sospiro la perla d'Occidente; — mormorò il Gran Priore. — Tu sei
-fortunato, o _Sciarif_!
-
-— Fortunato, certamente, perchè potrò restituirla a chi l'hai tolta.
-
-— Ne sei ben certo? Bada, o _Sciarif_; io posso predirti fin d'ora....
-
-— Che cosa?
-
-— Che tu l'amerai e non vorrai più restituirla.
-
-— Sia maledetta la tua lingua! — gridò Bahr Ibn, profondamente turbato.
-
-
-
-
-CAPITOLO XVII.
-
-Nel quale si vedono operare i sortilegi di Abu Wefa.
-
-
-Siamo a mezzo l'autunno. La _Caffara_, salpata dalla Maiuma di Gaza,
-è andata a golfo lanciato verso settentrione, per raggiungere le sue
-trentanove compagne all'assedio di Tortosa.
-
-Quando i nostri amici arrivarono in quei paraggi metà dell'impresa era
-già fornita da Ugo Embriaco e dal fratello Nicolao, perchè il naviglio
-genovese si era in quel frattempo impadronito dell'isola e della
-fortezza di Arado.
-
-Era quell'isola distante forse due miglia dalla costa. I Fenicii
-l'avevano chiamata Arvad, i Greci Aradio, e al tempo di cui narro
-dicevasi Arado. Anzi che un'isola, poteva dirsi uno scoglio, emergente
-dai flutti, che girava forse un miglio, di forma allungata, con una
-lieve salita verso il centro, e ripido da tutti i lati. Gli esuli
-di Sidone avevano fondata su quello scoglio una città marinara, ed
-è facile immaginare che, mancando lo spazio, gli abitanti Arvad se
-ne ricattassero nell'altezza a cui facevano ascendere le loro case,
-altezza sterminata, come era sterminata la profondità delle cisterne
-scavate nel masso, per raccogliervi l'acqua piovana o andare a cercare
-una sorgente d'acqua dolce nelle viscere della terra.
-
-Una doppia cinta di mura, avanzo dell'arte fenicia, custodiva la città
-di Arado. Ma non gli valse perchè i Genovesi, impedite le comunicazioni
-colla costa, l'ebbero per fame in loro balìa; non rimanendo ad essi più
-altro che espugnare la città sorella, Tortosa, che sorgeva sulla costa.
-
-I fratelli Embriaci e Ansaldo Corso, loro compagno nell'impresa,
-diedero opera gagliarda all'espugnazione della terra. Come ho
-già detto, avevano spedito in tutta fretta a Genova una galèa per
-annunziare ai consoli la presa di Arado, e ad uno di essi, a Guglielmo
-Embriaco, il triste esito della spedizione di Gaza.
-
-Da venti giorni durava l'assedio, senza che la città, forte per la
-sua postura e validamente difesa, accennasse ancora ad arrendersi.
-Non potuta circondare dalla parte dei monti, Tortosa avea sempre
-vettovaglie e soccorsi d'armati. Ma San Lorenzo (che era in quei tempi
-ii santo prediletto dei Genovesi), san Lorenzo proteggeva i suoi divoti
-cittadini, e faceva capitare nelle acque di Tortosa altre otto galere,
-comandate da Mauro di Piazza Lunga e da Pagano della Volta, che erano
-stati consoli nella antecedente compagna. A proposito, ho promesso, non
-so più dove, di chiarire ai lettori questo negozio della compagna. E
-poichè il nome mi è caduto dalla penna, manterrò la promessa.
-
-Noto anzi tutto che _compagna_ e _compagnia_ gli è come dir zuppa e
-pan molle. Per altro, i Genovesi antichi dicevano sempre compagna,
-intendendo forse da principio una società pattuita fra mercatanti,
-per due, o tre anni, nell'intento di far fruttare l'opera loro, e il
-danaro posto in comune. Dalla pluralità il concetto si allargò alla
-totalità, e l'associazione di tutti i cittadini si disse, nel latino
-dei pubblici, atti, _Communis compagna_, e più chiaramente _compagna de
-comuni Janue_. Se eravate fuor d'essa, potevate considerarvi fuor della
-legge; non avevate diritto a cittadinanza, a giustizia, a pubblici
-uffizi.
-
-Vi ascrivevate alla compagnia giurandone i patti _in osculo pacis_,
-nel bacio della pace, vincolo e pegno tanto necessario in quei tempi
-di continue discordie. Questo dicevasi «giurar la compagna;» e coloro
-che giuravano erano i cittadini _utili_, i cittadini _idonei_, che
-contribuivano alla cosa pubblica con danaro, o servigi, sotto il
-reggimento dei consoli, i quali si eleggevano ad ogni nuovo giuramento
-di compagna.
-
-Questa adunque era la grande, la prima de _communibus rebus_. C'erano
-poi le urbane, o minori, in numero di otto, che rispondevano agli otto
-rioni della città. Tra queste compagne urbane si dividevano le imposte,
-le spese di guerra, gli apprestamenti delle galere. Donde avveniva
-che pel numero delle compagne si dividessero altresì le schiere
-dell'esercito e le galere dell'armata, dando ciascheduna compagna il
-suo rettore alla nave, o alla compagna di soldati, sotto il comando
-di un console, o di altro capitano, scelto dal popolo tra gli uomini
-consolari.
-
-E questo, che ho detto così di passata, vi chiarirà, lettori
-umanissimi, quell'altra faccenda del numero di otto galere che
-giungevano di rinforzo nelle acque di Sorìa, sotto il comando di Pagano
-della Volta, uno dei nobili genovesi, e di Mauro di Piazza Lunga, uno
-dei popolari, ambedue scaduti in quell'anno dalla prima magistratura
-cittadina.
-
-Caffaro di Caschifellone si confortò un tratto nelle braccia dello
-zio Pagano. E dell'arrivo di quelle otto galere si confortarono tutti,
-sperando di poter condurre più facilmente a buon fine l'impresa.
-
-Infatti, c'era mestieri di rinforzo. Mai, dopo la espugnazione di
-Cesarea, i Crociati avevano tanto sudato attorno ad una cerchia di
-mura. Ben presto ne seppero la ragione. L'Emiro di Tortosa non era
-solo a difendere la città. Fin dai primi giorni dell'assedio, aveva
-compagno uno dei più valorosi campioni dell'Islam. Il lettore lo ha già
-indovinato; era Bahr Ibn, che noi avevamo lasciato presso Teli Asterè,
-a quattro giornate di marcia dalla terra assediata.
-
-Arrigo da Carmandino era lungi dal sospettare che tesoro fosse caduto
-in mano al nuovo difensore di Tortosa. Per lui, come per Caffaro, la
-povera Diana era sempre in balìa di Abu Wefa, il terribile capo degli
-Assassini, del quale s'incominciava appena allora ad avere nel campo
-dei Crociati qualche più certa notizia, ma senza sapere il vero luogo
-in cui fosse andato a piantare le sue tende.
-
-Non c'era dunque da far nulla, nè da tentare, per la salvezza della
-infelice Diana. Questo era il pensiero di Caffaro, il solo dei due
-amici, che avesse ancora la mente così sana per accogliere un concetto
-e meditarlo. Quanto ad Arrigo, non c'era affè da sperarne un consiglio.
-Il poveretto avea quasi perduto il senno; il suo spirito annebbiato non
-vedeva più che una cosa, la possibilità di un miracolo. Ma certamente
-non lo sperava neanche, poichè l'uso ch'egli faceva della vita,
-indicando il disprezzo in cui l'aveva ogni giorno di più, mostrava
-apertamente com'egli cercasse la morte, quasi per trovarci un termine
-alle sue cure affannose.
-
-Combatteva da disperato, guidava tutte le fazioni più arrisicate. Non
-c'era sortita di assediati, che non s'incontrasse, per sua disgrazia,
-in quell'audace guerriero, davanti al quale indietreggiava la morte.
-
-La fama del suo voto si era sparsa nel campo, e di là era corsa fino
-a Gerusalemme, dove spesso andavano messaggieri dell'esercito. E già
-parecchi degli Ospitalieri di San Giovanni erano partiti dalla città
-santa, per andare a vedere le prodezze di lui e a salutare quella
-futura gloria dell'Ordine.
-
-Continuatori dell'opera pietosa degli ospizii ai pellegrini (ospizii
-che avevano fondato in Gerusalemme i mercatanti d'Amalfi), gli
-Ospitalieri di San Giovanni erano allora una congregazione tra
-monastica e militare, che da Goffredo Buglione aveva avuto lode e
-privilegi, e da Baldovino ogni maniera di favori, come quella che
-prometteva di riuscire un valido aiuto al regno crocesegnato. Il loro
-istitutore, Gerardo di Tonco, era un gentiluomo piemontese, andato in
-Terrasanta fin dal 1074. La fondazione degli Amalfitani aveva trovato
-in lui il più zelante e il più divoto dei suoi cultori. Durante
-l'assedio di Gerusalemme, il buon Gerardo era stato chiuso in prigione
-dai Saracini, e l'entrata dei Cristiani lo avea liberato. I suoi
-Giovanniti erano monaci, infermieri e soldati, e dal loro ordine, che
-fu il primo di tal sorte, doveva staccarsi pochi anni di poi un altro
-italiano, Ugo de' Pagani, per fondar l'Ordine dei cavalieri del Tempio.
-
-Nei campo cristiano, Arrigo era già chiamato il Giovannita. Egli
-stesso, in un impeto di quella disperazione terrena che fa cercar
-rifugio nel pensiero della divinità, comunque la s'intenda, e
-quantunque troppo spesso ci apparisca non curante di noi, aveva già
-cinte sull'armatura le insegne dell'Ordine, che consistevano in un
-mantello di lana bigia, e in una croce biforcata d'argento.
-
-In Tortosa il nuovo Giovannita era temuto per quel suo meraviglioso
-ardimento, che, facendogli disprezzare il pericolo, rendeva gli assalti
-suoi così dannosi agli assediati. Si diceva da tutti i Saraceni che
-se nell'esercito cristiano si fossero trovati cento altri come lui,
-Tortosa non avrebbe potuto resistere un giorno, con tutto il valore e
-la rara prudenza di cui faceva prova Bahr Ibn.
-
-Ben presto anche tra i Saracini fu risaputo il nome di quel fiero
-Crociato. Chi li aveva ragguagliati in tal guisa?
-
-Ricordate che non lunge di là, vigile scolta contro Mussulmani e
-Cristiani, aveva piantato il suo vessillo un altr'Ordine, assai meno
-religioso, ma fortemente disciplinato, quello degli Assassini. Tripoli,
-ancora in potestà dei Mussulmani, distava appena quaranta miglia da
-Tortosa, e alle spalle di Tripoli, nel castello di Massiad, vigilava
-Abu Wefa, come un avoltoio sul ciglione della rupe.
-
-Insieme col Gran Priore stava un altro personaggio di nostra
-conoscenza, giunto a lui per una di quelle malaugurate fortune, che
-arridono spesso ai malvagi e li attraggono l'uno all'altro per mezzo a
-difficoltà e pericoli tali, che condurrebbero a mal punto una schiera
-di onest'uomini. Il Gran Priore si era affrettato ad accoglierlo tra'
-suoi _dais_, o maestri iniziati, facendogli saltare d'un tratto il
-grado inferiore dei _rèfilis_, o compagni, ai quali non era svelato
-tutto l'arcano della sètta. Che bisogno c'era egli di aspettare altre
-prove da Gandolfo del Moro, che aveva mostrato di lancio come fosse
-sottile l'ingegno e sicura la sua fede nel male?
-
-Gli emissarii di costoro correvano assiduamente per ogni lato. Si
-fingevano Ebrei, Cristiani, e ogni altra cosa che loro mettesse
-conto di parere. Arditi e destri, si ficcavano qua e là, curiosando,
-ascoltando e tremando, giusta i fini reconditi della sètta, e non era
-città del regno crocesegnato, o terra di Saracini, dove Abu Wefa non
-avesse mandato suoi esploratori.
-
-Un giorno nella tenda di Arrigo si trovò una pergamena accartocciata.
-In essa erano scritte queste parole:
-
-«Che il tuo amico Bahr Ibn sia in Tortosa, lo saprai. Ma una cosa non
-sai: che egli ha rapito la tua fidanzata e la tiene. Egli sa che tu
-sei votato ali' Ordine di San Giovanni e pensa che un gentil cavaliere
-come tu sei, terrà fede al suo voto. Diana sarà sua, o per amore, o per
-forza.»
-
-A quella lettura Arrigo diede in un grido di stupore, che si mutò ben
-presto in urlo di rabbia. Triste combinazione di eventi! Egli sapeva
-che la sua povera Diana non era in balìa di Abu Wefa, e in pari tempo
-che Bahr Ibn lo aveva tradito.
-
-Tradito! Ma come? Il pensiero di Arrigo corse anche una volta a
-Gandolfo, a cui troppo generosamente Caffaro aveva perdonato la vita.
-
-Ma chi dava l'annunzio del tradimento di Bahr Ibn? Ed anche qui
-il pensiero correva a Gandolfo, sebbene quel fatto paresse in
-contraddizione coll'altro. Como mai Gandolfo del Moro potea dare avviso
-al suo rivale della sorte toccata a Diana, se era egli stesso che aveva
-ordito la trama per togliere quella donna a lui?
-
-Caffaro, che era il più calmo dei due, si provò a conciliare le due
-cose, e pensò che quel tristo di messer Gandolfo, dopo averla fatta ad
-Arrigo, si fosse pentito, e non volesse lasciarne godere il frutto al
-Saracino.
-
-Il signore di Caschifellone non si apponeva che a mezzo. E difatti, il
-nostro amico non poteva argomentare da sè, come Bahr Ibn, seguendo una
-buona ispirazione, fosse andato sollecito sull'orma di Abu Wefa. Se
-questo avesse saputo, il resto gli sarebbe apparso chiaro come la luce
-del giorno. Perchè, quanto a indovinare le conseguenze di un incontro
-di Bahr Ibn colla bella figliuola di Guglielmo Embriaco, nessuno lo
-avrebbe fatto più agevolmente di Caffaro. Egli stesso, così leale amico
-ed onesto cavaliere, aveva forse potuto custodire il suo cuore contro
-le grazie innocenti, eppure tanto pericolose, di madonna Diana?
-
-Arrigo, intanto, che non vedeva più lume, avrebbe senz'altro ordinato
-di dar la scalata alle mura, e insegnata la via coll'esempio. Ma poichè
-non tutti gli assedianti partecipavano al suo furore, e l'ardimento più
-efficace è quello che non si scompagna dalla prudenza, vinse il parere
-degli altri capitani, i quali fecero intendere al nostro innamorato non
-essere ancora il tempo di dare l'assalto, tanto più che le torri e le
-altre macchine di guerra, in cui erano così valenti i figli di Genova,
-non erano ancora condotte a termine, e le frequenti sortite degli
-assediati facevano andar lenti i lavori dei maestri d'operare.
-
-Il povero Arrigo dovette ristarsi e divorare la sua rabbia impossente.
-Ma intanto il suo amico Caffaro si preparava a servirlo in altra guisa.
-
-Un trombettiere andò la mattina seguente fin sotto le mura di Tortosa,
-diede i tre squilli, e, veduti i custodi che s'affacciavano alla
-merlata, gridò:
-
-— Il mio signore Caffaro di Caschifellone, uno dei cavalieri
-dell'esercito genovese in Sorìa, chiede al vostro capitano, il nobile
-_Sciarif_ Bahr Ibn, un colloquio entro le mura di Tortosa, o in altro
-luogo che più gli torni gradito. —
-
-La risposta si fece aspettare a lungo. Finalmente giunse alla merlata
-un araldo, e disse:
-
-— Ben venga il signore di Caschifellone; lo _Sciarif_ è disposto a
-riceverlo. —
-
-Caffaro salì prontamente a cavallo e andò soletto e fidente verso la
-saracinesca. Colà uno dei custodi slacciò la fascia del suo turbante e
-bendò con essa gli occhi dell'inviato, perchè egli non avesse modo ad
-esplorare gli accessi delle mura; indi il fedele e valoroso amico di
-Arrigo da Carmandino fu introdotto in città.
-
-Lo _Sciarif_ era in una sala terrena della ròcca, che sorgeva nel mezzo
-della città, e gli facevano corona parecchi dei suoi uffiziali. A mala
-pena vide entrar Caffaro, li congedò d'un cenno, e pochi istanti dopo
-era solo con lui.
-
-Un'aria di cupa mestizia regnava sul volto dello _Sciarif_, indicando
-l'interno struggimento d'un pensiero molesto. Gli traluceva dagli
-occhi quella fiamma truce, che tradisce gl'incendii profondi del
-cuore e annunzia le morti precoci. Le labbra rigide non sapevano più
-atteggiarsi al sorriso. E tuttavia, Bahr Ibn salutò cortesemente il
-crociato, invitandolo a sedergli daccanto.
-
-— Sii il benvenuto; — gli disse; — che cosa posso io fare per te?
-
-— Nulla per me; — rispose Caffaro; — tutto pel tuo amico e fratello,
-per Arrigo da Carmandino. —
-
-Il viso di Bahr Ibn si rabbruscò due cotanti di più, a quel cenno
-così repentino di Caffaro; che entrava, come si vede, _ex-abrupto_
-nell'argomento della sua visita.
-
-— Non lo ami più, forse? — dimandò Caffaro, che aveva notato quell'atto
-di ripugnanza. — Lo aver combattuto l'un contro l'altro da valorosi,
-l'essere vissuti così lungamente insieme, tu salvatore per lui ed egli
-ospite tuo, non sono dunque più nulla?
-
-— Erano; — rispose Bahr Ibn, sospirando; — ora non più. La catena
-dell'amicizia è spezzata; le tenebre regnano tra noi due. Quando la
-luna passa sul disco del sole, anche la luce dell'astro maggiore si
-spegne, e il freddo invade le ossa. —
-
-Caffaro chinò la testa senza far motto.
-
-— Diana è in tuo potere? — diss'egli, dopo un momento di pausa.
-
-— C'è; — rispose asciuttamente Bahr Ibn.
-
-— E non pensi di lasciarla tornar libera ai suoi?
-
-— L'amo; — replicò lo _Sciarif_, abbassando le ciglia.
-
-— Che essa è la fidanzata di Arrigo?
-
-— L'amo. Non m'intendi? L'amo. Ti parrà forse strano....
-
-— No; — rispose Caffaro. — L'ho amata anch'io, ma ho saputo comandare a
-me stesso.
-
-— Non l'hai amata; son io che te lo dico; — gridò lo _Sciarif_ con
-accento vibrato. — Se tu l'avessi amata, l'ameresti ancora, l'ameresti
-fino alla morte. O mi hai mentito, — soggiunse notando l'aria abbattuta
-di Caffaro, — o l'ami sempre anche tu. Vedi? L'ho indovinato. Anche su
-te qualche spirito maligno ha gettato un incantesimo, come su me lo ha
-gittato Abu Wefa? Triste cosa, cristiano, amar chi non t'ama, e amare
-come amo io! Ma comunque sia, io non vo' separarmi da lei. La perla
-d'Occidente mi sarà fatale, lo sento; e tuttavia non la darei per la
-corona d'Egitto, non pel trono di Arun el Rascid, non per quello di
-Suleiman, il re che comandava agli spiriti e che ebbe nel suo Arème
-le più leggiadre fanciulle del mondo. Ella morrà, mi ha detto; ed io
-mi ucciderò sul suo cadavere. Le ho offerto, sai, le ho offerto di
-inchinarmi al Dio dei suoi padri, io, io discendente del Profeta, e
-di esser dannato in eterno. Vedi tu se io l'amo, se posso ascoltare le
-profferte che vieni a farmi, in nome tuo o di Arrigo, non monta.
-
-— In nome di Arrigo, io te l'ho detto; — rispose Caffaro, vedendo
-oramai che di riavere la donna per le vie dell'amicizia non rimaneva
-speranza. — Se fosse in nome mio, ben altra proposta farei.
-
-— E quale?
-
-— Di domandarti madonna Diana in campo chiuso, con lancia e spada,
-all'ultimo sangue. —
-
-A quelle parole del crociato, lo _Sciarif_ diede un balzo e sbuffò come
-il destriero generoso al primo squillo della tromba di guerra.
-
-— Sarebbe un giuoco pericoloso; — diss'egli, con accento pieno di
-minaccia. — E perchè non me l'offre Arrigo?
-
-— Arrigo non ci ha pensato; — rispose Caffaro. — Egli non sapeva
-mica, non poteva prevedere che tu avresti fatto così poca stima
-della amicizia che era tra voi. Del resto, — soggiunse, col fermo
-proponimento di pungerlo, — Arrigo da Carmandino ha combattuto già una
-volta con te, e non è stato egli il perdente.
-
-— La sorte è cieca; — gridò lo _Sciarif_. — Potrebbe esser vinto
-quest'altra.
-
-— In Occidente, — notò Caffaro, — una giostra cosiffatta non è
-consentita dagli usi. Quando due cavalieri si sono affrontati in campo
-chiuso ed è stato sparso il sangue di uno tra loro, essi diventano
-fratelli, son sacri l'uno per l'altro; salvo che....
-
-— Salvo che.... — riprese Bahr Ibn. — Prosegui!
-
-— Salvo che uno di loro voglia portare il carico della offesa alle
-consuetudini, commettendo un atto sleale. E qui forse sarebbe il
-caso... almeno, davanti alle leggi dell'amicizia. Non sei tu il
-rapitore della sua donna?
-
-— Non l'ho rapita a lui; — proruppe Bahr Ibn; — nè ad altro dei suoi
-che non sapesse difenderla. A un ladro l'ho tolta. Se io non fossi
-stato, ella sarebbe ora in balìa di Abu Wefa, di un padrone e di un
-amante assai meno riguardoso di me. —
-
-Caffaro sapeva oramai tutto quello che gli premeva sapere.
-
-— Dunque, — diss'egli, — se verremo a ridomandartela colle armi?...
-
-— Il ferro della mia lancia ricaccerà la domanda in gola a chi sarà
-tanto ardito da tentare la prova.
-
-— E se soccombi? Perchè, tu l'hai detto, o _Sciarif_, la fortuna è
-cieca.
-
-— Non ho che una parola. Chi mi vince, l'avrà.
-
-— Altri dunque, dopo Arrigo, potrà misurarsi con te e correre la sua
-lancia?
-
-— E dopo e prima di lui, non monta; — rispose Bahr Ibn, infiammandosi.
-— Venga pure tutto Occidente contro di me, non lo temo.
-
-— E sia; — disse Caffaro. — Ci consenti dunque di mandarti il nostro
-cartello di sfida?
-
-— No, son io che vi sfido; — tuonò lo _Sciarif_; — ad Antiochia, e
-dovunque, son sempre stato io il primo. Là da mezzodì, verso Medina, a
-due tratti d'arco fuor delle mura, è un piano che dicono del Sicomòro.
-Giuriamo una tregua di quattro giorni, di sei, di otto; insomma, di
-tanti giorni quanti saranno i campioni d'Occidente, a cui giovi di
-misurarsi con me. Al piano del Sicomòro andrò con cinquanta dei miei
-cavalieri; veniteci con altrettanti, e farò di rimandarvi pentiti.
-
-— Bandisci la giostra e terremo l'invito; — disse Caffaro,
-infiammandosi alla sua volta. — Ma un giorno ed un scontro basteranno.
-
-— Ti è lecito di sperarlo; — ribattè lo _Sciarif_ con accento
-sarcastico. — Io vedrò alla prova il novello cavaliere di San Giovanni;
-vedrò se un uomo, il quale ha rinunziato alle gioie dell'amore, potrà
-vincerne un altro che per la prima volta le intende.
-
-— Tu puoi deridere un voto, strappato ad Arrigo di Carmandino dal più
-giusto dolore. Ma bada, o _Sciarif_; ci sarà sempre dopo di lui chi non
-ha rinunziato a nessuna tra le dolci impromesse della vita. Tutto il
-fiore dei cavalieri di Genova soccomberà, se fia mestieri, per liberare
-madonna Diana.
-
-— La perla dell'Occidente! — esclamò Bahr Ibn, passando improvvisamente
-dal furore alla tenerezza. — Così la chiamava Abu Wefa, quando mi gittò
-l'incantesimo, che ora mi brucia le carni.
-
-— E sia questo il suo nome; — conchiuse Caffaro di Caschifellone. —
-La perla d'Occidente ha da tornare al suo lido. Ho la tua parola, o
-_Sciarif_?
-
-— Pel sangue di Fatima, lo giuro. Siate contenti voi di scendere in
-lizza, come io sono desideroso di mostrare a quella donna che io valgo
-da solo tutti i suoi prodi campioni. —
-
-Caffaro di Caschifellone se ne uscì da Tortosa assai più tranquillo
-di quando c'era entrato. Infatti, il nostro amico sapeva due cose:
-il rispetto di cui madonna Diana era circondata nella sua stessa
-prigionia, e la possibilità di riaverla.
-
-Di quest'ultima cosa non era a dubitarsi. Arrigo era uno dei primi
-giostratori della Cristianità; poi, avrebbe dovuto combattere
-contro un uomo che egli aveva già vinto in altra occasione, e senza
-l'alta lusinga del premio. Infine, dopo Arrigo non c'erano tutti i
-migliori di Genova? Non c'era Ugo Embriaco? Non c'era lui, Caffaro di
-Caschifellone? Non c'era Pagano della Volta, Ingo Mallone, Ferrario di
-Castello, e un centinaio d'altri, schermidori valenti e pronti ad ogni
-sbaraglio?
-
-Con questo pensiero in mente, il nostro Caffaro giunse al campo latino.
-Tosto gli furono intorno tutti i giovani cavalieri dell'esercito, per
-saper da lui le novelle. Ma il giovane, che preludiava così facilmente
-a tutte le onorevoli ambascerie di cui fu ricca la sua vita pubblica,
-volle anzi tutto recarsi a conferire coi capi; tra i quali, come vi
-sarà facile argomentare, avea luogo il Carmandino.
-
-Arrigo fremette di sdegno, udendo del tradimento di Bahr Ibn, chè ben
-altro si sarebbe aspettato da lui; ma, data la sua parte alla rabbia,
-ringraziò il cielo che Diana non avesse corso pericoli maggiori. Lo
-_Sciarif_ era, dopo tutto, uno strumento della Provvidenza. Arrigo non
-aveva forse votato la sua persona al servizio di Cristo, perchè Diana
-uscisse salva dalle mani degli infedeli? E nella fortunata impresa di
-Bahr Ibn contro il capo degli Assassini non era a riconoscersi che il
-voto di Arrigo era stato accolto benignamente da Dio?
-
-Avrebbe voluto accettar subito la giostra. Ma, oltre che era stato
-risoluto tra Caffaro e Bahr Ibn che questi avrebbe fatto il primo
-passo, i comandanti dell'armata pensarono che fosse utile maturare il
-consiglio. E si recarono per ciò sulle galere, con cui erano venuti
-pur dianzi Pagano della Volta e Mauro di Piazzalunga. Per conferire,
-dicevano essi, in numero più ristretto di ottimati. Ma Arrigo non
-intendeva nulla di ciò, e Caffaro nemmeno.
-
-Del resto, erano essi i più giovani, e dovevano rassegnarsi a quel
-dirizzone dei vecchi, cui pareva il mobile castello di poppa d'una
-galera luogo acconcio a più saldi consigli, che non fosse la tenda
-capitana, sotto le mura della assediata Tortosa.
-
-
-
-
-CAPITOLO XVIII.
-
-Dove si vede che la posta troppo alta confonde il giuocatore.
-
-
-La conclusione di quel consiglio, tenuto sulla galera patrona, fu
-questa: accettare la tregua profferta e l'invito dello _Sciarif_.
-
-Bahr Ibn mantenne la fede giurata a Caffaro, e quel medesimo giorno un
-araldo usciva dalla città assediata, per recare la doppia proposta, che
-fu accettata senz'altro.
-
-La mattina seguente, due squadre di artigiani, l'una genovese e l'altra
-mussulmana, andavano sul piano del Sicomòro, per metter mano allo
-steccato. E i maestri di campo si recavano anche essi sulla faccia del
-luogo, per vedere e per misurare il terreno. Pei Genovesi era Mauro di
-Piazzalunga; pei Saracini lo stesso emiro di Tortosa.
-
-In un giorno il palco fu rizzato, e chiuso il campo destinato ai
-combattenti. Vennero a guardia cinquanta cavalieri dalle due parti,
-e fu solennemente giurato di stare ai patti, qualunque fosse l'esito
-della disfida.
-
-Arrigo da Carmandino fece nella notte la sua veglia d'armi davanti ad
-un altare improvvisato, com'era debito d'un buon cavaliere, e promise
-di consacrare alla Vergine le sue armi e quelle del suo avversario, se
-mai gli fosse concesso di abbatterlo. Al sorgere dell'alba, consigliato
-dall'amico Caffaro, prese qualche ora di riposo: ma, come vi sarà
-facile indovinare, non potè chiuder occhio, tanta era in lui l'ansia di
-giungere al paragone delle armi.
-
-Il sole era già alto, quando le due schiere mossero verso il piano
-del Sicomòro. Nella schiera genovese era il fiore dei cavalieri di
-San Lorenzo, tutti giovani baldi, che invidiavano al Carmandino il suo
-posto, e che gli sarebbero di grand'animo succeduti nell'arringo, se
-a lui fosse stata contraria la sorte. Ma di questo non temeva nessuno.
-Forse che non era Arrigo il prode tra i prodi?
-
-Genova aveva inoltre, a testimone del valore dei suoi figli, uno tra
-i più alti dignitari della Chiesa, il vescovo Maurizio, legato del
-Papa in Terrasanta, quegli che, insieme col patriarca Damberto, aveva
-assistito alla espugnazione di Cesarea. Era uno strano impasto di
-religioso e di guerriero, il vescovo Maurizio, e, scambio di pastorale,
-impugnava la mazza in forma di maglio, arma particolare dei vescovi
-e degli abati, che si trovavano in persona nelle battaglie, secondo
-l'obbligazione annessa alle loro terre, feudi ed uffici.
-
-Qui sarebbe il caso di ricordare, cogli autori timorati, come fosse
-vietato agli uomini di chiesa di portar spada e lancia, per toglier
-loro il biasimo di crudeltà, e consentito in quella vece l'uso della
-mazza, arme da difesa, e non fatta per uccidere, nè per ferire la
-gente. Per altro, se al buon vescovo Maurizio si fosse detta una cosa
-simile, egli sarebbe stato il primo a riderne, anche senza aspettare il
-riverito parere di Giulio II, che era ancora di là da venire.
-
-I Genovesi erano già al piano del Sicomòro, quando vi giunse l'Emiro,
-coi suoi cinquanta Cavalieri e con uno stuolo di donne velate. Perchè
-quella novità? Voleva l'Emiro offrire un po' di svago alle sue mogli,
-annoiate dalla vita rinchiusa di una città assediata? Od era un
-sentimento di cortesia per gli avversarii, che gli consigliava di
-dare alla giostra l'ornamento e lo stimolo della bellezza, secondo
-la costumanza d'Occidente? Nè l'una cosa, nè l'altra. Quelle donne
-erano là per volere dello _Sciarif_. La bella figliuola di Guglielmo
-Embriaco non doveva essere il premio del vincitore? Era dunque
-naturale che fosse condotta laggiù, spettatrice del combattimento,
-che aveva a farla schiava per sempre. Così almeno pensava Bahr Ibn; e
-il miglior modo di farle intendere la sua sorte e di consigliarle la
-rassegnazione ai voleri del cielo, era quello di farla assistere alla
-giostra, e di mostrarle che il suo signore, dopo averla ritolta al capo
-degli Assassini, sapeva contenderla in giusta guerra a' suoi medesimi
-concittadini e meritarla colla sua prodezza nelle armi.
-
-E la bella Diana, mutata in una veste femminile la tunica crocesegnata
-dello scudiero Carmandino, veniva in mezzo a quello stuolo di ancelle,
-per andarsi a sedere sul palco, davanti alla lizza; con che cuore,
-lascio a voi di pensarlo.
-
-Bianca nel viso come persona morta, soltanto dagli occhi le traluceva
-la fede nella giusta causa per cui combattevano i suoi. Alla vista di
-Arrigo, che s'avanzava allora sul suo palafreno, mentre un valletto gli
-conduceva a fianco il suo destriero di combattimento, e lo scudiero gli
-recava la lancia, la bella fanciulla degli Embriaci sentì una stretta
-al cuore, la stretta acerba che precede il pericolo, e a cui sfugge
-di rado anche il più valoroso degli uomini. Si recò allora una mano
-al petto, come per comprimere i battiti violenti del cuore; e la sua
-mano sentì la sciarpa che le stringeva la vita. Snodar quella sciarpa e
-sventolarla in guisa di saluto al suo campione, al suo fidanzato, fu un
-punto solo per lei.
-
-Era tutto ciò che potesse fare quella povera bella. Il braccio le
-ricadde inerte sulle ginocchia; la fronte si abbassò; un tremito
-convulso la invase; nè per un pezzo vide più altro di ciò che accadeva
-davanti ai suoi occhi smarriti.
-
-— Credenti in Dio e seguaci del profeta Gesù, — diceva intanto
-il banditore dei Saracini, facendosi in mezzo al campo con tutta
-la solennità del suo nobile ufficio, — il mio signore Bahr Ibn,
-secondogenito di Abu Temin Maad al Mostanser Billah, il vittorioso
-Califfo d'Egitto, che Asraele ha rapito anzi tempo alla gloria
-dell'Islam, scende in campo a combattere con quanti cavalieri cristiani
-potranno misurarsi seco lui, fino al numero di dodici, quante sono le
-costellazioni del firmamento. Chi lo vincerà, avrà in premio la perla
-d'Occidente. Voi tutti, nemici suoi, giurate che, quando egli abbia
-abbattuto i suoi dodici, a due per giorno, nessuno potrà dire che egli
-non meriti di tenere la sua conquista, e nessuno ardirà accusarlo di
-avere profittato soltanto della sua grande fortuna. —
-
-— Giuriamo! — rispose Mauro di Piazzalunga per tutti.
-
-Intanto il giovane Arrigo, lucente nell'armi, riceveva la benedizione
-del vescovo Maurizio. Il campione di madonna Diana vestiva, secondo
-l'uso dei tempi, il giaco di maglia, sorta di corazza intessuta
-strettamente di anella, o maglie di ferro. Del medesimo tessuto erano
-le maniche e gli schinieri. Una cuffia di ferro sottilissimo gli
-difendeva le tempie, donde scendeva una gorgiera anch'essa di maglie,
-per proteggere il collo. Sulla cuffia posava l'elmo di acciaio brunito,
-sormontato da un grifone colle ali spiegate. Al braccio sinistro del
-cavaliere era adattata la rotella di cuoio bollito, con un cerchio di
-ferro all'intorno, perchè non fosse troppo agevolmente troncata e fessa
-da un colpo di spada.
-
-Fieramente piantato in arcione su d'un destriero morello, tutto
-bardato di cuoio, con piastre di ferro, Arrigo da Carmandino avrebbe
-potuto essere paragonato a San Giorgio, nell'atto di muovere contro il
-dragone.
-
-Bahr Ibn, memore allora più che mai della sua sconfitta sotto le mura
-d'Antiochia e desideroso di vendicarla, stava immobile dall'altro lato
-del campo. Montava un cavallo bianco, anch'esso bardato di ferro, ma
-coperto, a dimostrazione di magnificenza araba, d'un manto di seta
-verde, ricamato a fogliami d'argento. Gli luccicava sul capo l'elmo
-aguzzo d'acciaio, senza visiera e senz'altro ornamento fuorchè il verde
-zendado dei discendenti del Profeta, che era attorcigliato a mo' di
-turbante intorno alle tempie. Anch'egli indossava il giaco di maglia,
-sottilissimo e saldo lavoro dei fabbri di Damasco; ma l'armatura
-si nascondeva sotto un mantello bianco di latte. Al lato manco gli
-splendeva la spada ricurva dei Saracini; la mazza ferrata pendeva
-dal pomo della sella, per modo che il cavaliere potesse spiccarla ad
-ogni occorrenza. In pugno aveva la lancia, il cui calcio posava sul
-cosciale, poco sopra al ginocchio.
-
-I maestri di campo erano già al loro posto, di rimpetto al palco delle
-donne. Tutto in giro allo steccato si accalcavano i cavalieri dei due
-eserciti.
-
-Finalmente gli araldi diedero il segnale convenuto. I due avversarii si
-saettarono d'uno sguardo, che significava lo sdegno ond'erano animati
-ambedue, in quella che volevano misurare la probabilità dello scontro;
-e, dato di sproni nel ventre ai cavalli, si precipitarono a furia l'uno
-sull'altro. Fu un momento solenne e terribile per tutti gli spettatori,
-al vedere quelle due lunghe antenne spianate, che muovevano l'una verso
-l'altra colla rapidità della folgore.
-
-Certo, a parità di forza nel braccio dei cavalieri o di saldezza nelle
-gambe dei cavalli, l'uno e l'altro dei combattenti dovevano balzare
-fuori di sella.
-
-Ma così non avvenne. Il colpo dello _Sciarif_, sviato dal tronco
-dell'asta di Arrigo, andò a vuoto. E l'asta di Arrigo trovata sulla
-sua via la rotella di Bahr Ibn, che era tutta d'acciaio levigato, andò
-in ischeggie senz'altro. Balenò il cavaliere percosso, piegò tutto sul
-manco lato, come presso a cadere; ma le ginocchia erano saldamente
-aggrappate ai fianchi del cavallo, e questo, colla intelligenza di
-tutti i cavalli arabi, diede un balzo a sinistra, aiutando il suo
-signore a cavarsi d'impaccio, mentre il tronco spezzato della lancia di
-Arrigo scivolava sulla rotella cedevole dello _Sciarif_.
-
-Tutto ciò avvenne in un batter d'occhio, e i due cavalli volarono
-oltre, in mezzo a due nembi di polvere.
-
-Grida confuse, di raccapriccio e di giubilo, salutarono il bel colpo di
-Arrigo e la salvezza di Bahr Ibn.
-
-— Alle mazze! alle mazze! — gridarono allora i maestri di campo.
-
-Giunti all'estremità della lizza, i due combattenti gittarono i tronchi
-inutili, e, spiccate le mazze dagli arcioni, voltarono i cavalli, per
-corrersi addosso con una furia più grande di prima.
-
-Le mazze levate s'incrociarono, rombando nell'aria. Il Carmandino,
-destro e forte com'era, aveva meditato il colpo e preso il tempo giusto
-per assestare la mazzata sull'elmo del suo nemico. Ma lo _Sciarif_
-rammentava come fosse gagliardo il braccio di Arrigo, e già si era
-prudentemente coperto il capo colla rotella. Frattanto, sviata un
-tratto la mazza percuoteva destramente la cervice del cavallo, e d'un
-colpo così forte, che, malgrado il frontale di cuoio, difeso da piastre
-di ferro, lo fece stramazzare di botto, in quella che il suo scudo di
-acciaio, colpito dalla mazza poderosa di Arrigo, andava in frantumi,
-come se fosse stato di vetro.
-
-Questo aveva preveduto il Saracino. Curvando il capo e le spalle sul
-collo del suo destriero, e prima che Arrigo potesse raddoppiare il
-colpo, gli menò un manrovescio alla visiera, che andò spezzata a sua
-volta, come poc'anzi la rotella dello _Sciarif_. E al secondo, aiutando
-il fatto che Bahr Ibn si trovava allora più in alto, tenne dietro
-un terzo colpo che fiaccò l'ali al grifone del Genovese, e rimbalzò
-sull'elmetto.
-
-Sbalordito da quella tempesta, messo in un grave impiccio dalla caduta
-del suo cavallo, Arrigo da Carmandino non ebbe più modo a rispondere.
-
-Bahr Ibn si era rialzato sull'arcione, in tutta la sua alterezza, e la
-gioia feroce del trionfo gli fiammeggiava dagli occhi. Già stava per
-sollevare il braccio e ferire un quarto colpo, che avrebbe vendicato
-davvero l'onta del suo duello d'Antiochia allorquando un grido acuto
-s'intese. Lo _Sciarif_ volse la faccia al palco delle donne, e vide
-Diana che cadeva svenuta, fra le braccia delle ancelle.
-
-Fino a quel punto egli non aveva pensato a Diana. Ma quel grido,
-quell'accento supplichevole della bellezza, gli scese nel cuore,
-destandovi una corda dimenticata.
-
-— Che dirà essa, se io lo uccido? — pensò. — Non mi basta aver vinto?
-
-E calata la mazza, ad alta voce proseguì:
-
-— Cristiani, udite; concedo la vita ad Arrigo. —
-
-Ciò detto, e mentre uno stuolo di valletti si affrettava ad entrare
-nella lizza per sollevare il caduto, lo _Sciarif_ si allontanò maestoso
-dalla parte dei suoi.
-
-E accostatosi a Zeid Ebn Assan, così gli disse all'orecchio:
-
-— Va sul palco, a rassicurare la perla d'Occidente. Il suo antico
-fidanzato non riceverà altri colpi da me. —
-
-Lo sgomento regnava nelle file cristiane. Si capiva che cagione di
-quella sconfitta era stato il colpo fuor delle regole cavalleresche,
-dato sulla cervice al destriero. Ma, oltre che poteva essere un
-colpo involontario, i ragionamenti più dotti intorno all'accaduto non
-potevano fare che ciò che era stato non fosse. E Arrigo, il più destro
-schermidore dell'esercito, era caduto, e Bahr Ibn era illeso.
-
-Tornato nel mezzo del campo, lo _Sciarif_ si volse a Mauro di
-Piazzalunga e così gli parlò:
-
-— Cristiano, ricordo che Arrigo da Carmandino è stato mio ospite. Io
-l'ho raccolto morente in Cesarea e l'ho condotto nel deserto con me.
-Il mio Zeid ha medicato le sue ferite e lo ha campato da morte. Se vi
-piace, anche una volta il sapiente mio servitore potrà dar l'opera sua
-al ferito. —
-
-Il maestro di campo ringraziò, quantunque di mala voglia. Ma che altro
-poteva far egli? L'offerta era cortese, e il bisogno di accettarla
-era grande. A quei tempi, la scienza aveva patteggiato cogli Arabi, e
-Galeno ed Ippocrate non avevano migliori sacerdoti dei Saraceni, dopo
-che questi si erano impadroniti d'Alessandria, la città più dotta del
-mondo.
-
-Frattanto il caduto era portato via dal campo, fuori dei sensi, e a
-tutta prima creduto morto dai suoi. Per ventura, non si trattava che di
-uno stordimento, cagionato dal colpo sull'elmetto, e di qualche lieve
-ferita al viso, su cui si era spezzata la visiera di ferro. Zeid Ebn
-Assan, mandato dallo stesso _Sciarif_ e accolto con segni di grande
-onoranza dai capitani genovesi, visitò con ogni diligenza il ferito, e
-dichiarò che pericolo di vita non c'era.
-
-Il vecchio Arabo ebbe anzi la fortuna di vedere aprir gli occhi
-al suo antico ammalato e di udirne le prime parole, che erano un
-ringraziamento ed una interrogazione.
-
-— Mio signore — gli bisbigliò Zeid all'orecchio, — porterò la lieta
-novella della tua salvezza alla donna del tuo cuore. —
-
-Gli occhi di Arrigo espressero al Saracino tutta la gratitudine di cui
-egli era compreso. Ma il pensiero della prigionia di Diana e del non
-aver potuto egli far nulla per lei, tornò, insieme con quelle parole,
-alla mente del giovane, che tosto ricadde nel suo abbattimento.
-
-In quel mezzo, i cavalieri di Genova si consigliavano di ciò che
-avessero a fare. Caffaro di Caschifellone voleva ad ogni costo entrar
-secondo in lizza; ma si opponevano altri, chiedendo a gara di succedere
-ad Arrigo. A chetarli, fu proposto di lasciare il giudizio alla sorte;
-e già si disponevano a tentare la prova, allorquando si udì lo scalpito
-di un cavallo che giungeva a galoppo.
-
-Si volsero incontanente e videro un cavaliere tutto vestito a
-gramaglia, su d'un destriero anch'esso bardato di bruno.
-
-— Messeri, — diss'egli, avvicinandosi e rivolgendo la parola ai due
-figli di Guglielmo Embriaco, — mi concedete voi di combattere contro
-il rapitore di madonna Diana, vostra sorella? Io ve ne prego, ve ne
-supplico, per quanto avete di più caro sulla terra.
-
-— E chi siete voi, messere, — disse di rimando Ugo Embriaco, a cui la
-visiera calata del nuovo venuto non permetteva di conoscer chi fosse, —
-per nutrire la speranza che noi vogliamo concedervi questo onore?
-
-— Son tale, — rispose lo sconosciuto, con voce tremante per la
-commozione, — che ha il diritto e l'obbligo di domandare, non già
-l'onore, come voi dite, ma la grazia di andar primo al pericolo.
-
-— La grazia; — ripetè Ugo Embriaco, che non afferrava il senso di
-quella distinzione.
-
-— Sì, messere. Ma consentite che io non dica di più. Ad uno di voi,
-a messer Nicolao, se non vi spiace, dirò tal cosa che lo persuaderà
-certamente di farsi mallevadore per me. —
-
-La novità del caso avea tolto la parola a tutti gli astanti. Ugo si
-volse al fratello, che era il maggiore dei due, come per lasciargli la
-cura di cavarsi d'impiccio, o il carico di prendere una deliberazione
-in proposito. Messer Nicolao si fece avanti, senza aprir bocca, e
-avvicinatosi allo sconosciuto, stette ad udire il secreto, che quegli
-voleva confidare a lui solo.
-
-Alle prime parole del nero cavaliere, il primogenito di Guglielmo
-Embriaco fece un gesto di meraviglia; ma tosto si ricompose, in atto di
-severo ascoltatore. Le ragioni dello sconosciuto dovevano essere molto
-incalzanti, o molto ben disposto Nicolao ad accoglierle, perchè, dopo
-alcuni istanti di colloquio, questi andò verso il fratello Ugo e gli
-disse:
-
-— Io penso che dobbiamo lasciare entrar primo in lizza costui.
-
-— Ma lo conosci tu? — chiese Ugo, stupito della pronta condiscendenza
-del fratello.
-
-— Mi pare; — rispose quell'altro.
-
-— Pare anche a me d'indovinarlo, — riprese Ugo. — E se io non
-m'ingannassi...
-
-— Dovreste ammettere, fratello mio, — interruppe messer Nicolao con
-accento tra malinconico e severo, — o la prova dell'innocenza, o la
-giustizia di Dio.
-
-Ugo Embriaco non aggiunse parola.
-
-— Ma forse v'ingannate, — continuò Nicolao. — Ed ora, messeri, lasciate
-passare il cavaliere innominato. Io lo conosco e sto mallevadore per
-lui.
-
-— Grazie! — mormorò lo sconosciuto, chinando la fronte sul collo del
-suo destriero, come se non gli paresse bastante la visiera dell'elmo a
-nascondere la sua commozione.
-
-Gli araldi cristiani diedero una seconda volta nelle trombe in segno di
-sfida, e al loro squillo risposero tosto dall'altra parte le trombe dei
-Saracini.
-
-Bahr Ibn fu sollecito a ritornare nello steccato, con una nuova rotella
-al braccio e una nuova lancia nel pugno.
-
-Egli guatava frattanto quell'altro avversario che gli era opposto dal
-campo cristiano.
-
-— È nero dal capo alle piante come Azraele! — dicevano i suoi cavalieri
-intorno a lui.
-
-— Ben venga l'angelo della morte! — gridò lo _Sciarif_. — Egli mi avrà
-liberato da un peso assai grave. Ma temo, — soggiunse, con un accento
-tra minaccioso e triste, — che non sarà neppur lui il padrone della mia
-vita. —
-
-I maestri di campo si fecero innanzi per adempiere al loro uffizio e
-stabilire le condizioni dello scontro, o, a dire più veramente, per
-farle conoscere al nuovo venuto, poichè erano le stesse dello scontro
-antecedente, e Bahr Ibn non aveva ad udirle più oltre.
-
-Come ebbero finito, un gran silenzio si fece per tutto il campo.
-L'ansietà si dipingeva in varie guise su tutti quei volti abbronzati,
-ma tra i Cristiani più viva, più profonda, che non tra i Saracini.
-Questi conoscevano già alla prova il loro campione, quegli altri non
-sapevano neppure il nome di colui che era venuto così d'improvviso a
-vendicar l'onta della loro prima sconfitta. Chi era costui? Non poteva
-anche essere un temerario, che troppo presumesse di sè? E non dovevano
-per avventura prepararsi ad un nuovo scorno, tanto più probabile, in
-quanto che tutti conoscevano la somma valentia di colui che era stato
-vinto dallo _Sciarif_ e altro vantaggio non potevano sperare che da un
-capriccio di fortuna?
-
-A Caffaro non diè neppur l'animo di assistere al combattimento.
-
-— È una perdita di tempo; — diceva egli a Ferrario di Castello. — E ciò
-senza contare che questo cavaliere sconosciuto mi torna di mal augurio
-per gli altri che la sorte chiamerà a succedergli. —
-
-Finalmente, fu dato il segnale. I due campioni erano liberi di andarsi
-contro l'un l'altro.
-
-Stettero un tratto a guardarsi. Poi lo _Sciarif_ volse gli occhi al
-palco su cui stavano le donne. Diana era al suo posto, ed appariva più
-calma. Zeid Ebn Assan stava ritto al suo fianco, e certo le avea recato
-nuove di Arrigo.
-
-— Per Allah! — disse il forte guerriero tra sè. — Questa volta io non
-la farò piangere. Chiunque abbia a cadere di noi due, non si tratterà
-più di vedere in pericolo il suo fidanzato. —
-
-Diede, ciò detto, un'ultima occhiata al suo avversario, e lo vide
-pronto a partire. Spianò la sua lancia, ne fermò il calcio tra l'òmero
-e il petto, e lanciò il suo cavallo a carriera.
-
-Il generoso animale sentì l'impulso delle ferree ginocchia, e, caldo
-ancora del primo incontro, andò veloce come uno strale verso il mezzo
-del campo.
-
-Chi non sa come il cavallo partecipi alle nostre passioni, alle ire,
-ai desiderii, agli impeti nostri? Il nobile amico dell'uomo si sente
-amato e riama, dando la gagliardia dei suoi tendini, l'ardore della sua
-indole al cavaliere, diventando come una moltiplicazione della forza di
-lui, mettendo un'altra volontà, un'altra vita, a servizio della sua.
-
-Così Antar, il cavallo prediletto di Bahr Ibn, volava feroce allo
-scontro.
-
-Anche l'avversario era ben provveduto. Ma il cavaliere riusciva nuovo
-al cavallo, che riconosceva in lui un padrone, e non sentiva un amico.
-
-Però, all'urto delle due lancie, il cavallo bardato di nero inalberò, e
-il cavaliere, perduto l'equilibrio, spinto da una forza irresistibile,
-fu balzato di sella.
-
-Che era egli avvenuto?
-
-Lo _Sciarif_ quella volta aveva mirato più basso di prima. Non
-voleva che gli fosse sviato il colpo, come già gli era occorso col
-suo primo avversario. A mezzo il cammino che doveva percorrere, si
-era curvato quanto più poteva sull'arcione, badando a coprire colla
-rotella il breve spazio che intercedeva tra il suo petto e il collo di
-Antar. L'asta del cavaliere innominato urtò sull'elmetto, e scivolò,
-stracciando la verde fascia dei discendenti del Profeta. Quella di Bahr
-Ibn entrò fra lo scudo del nemico e l'arcione, trovando il giaco del
-cavaliere, là dove finisce il costato. La maglia, colta in pieno dal
-ferro di Bahr Ibn, non resistette, così violento fu l'urto. L'asta in
-quella vece si ruppe, ma il tronco rimase nella ferita.
-
-Mandò un gemito il disgraziato, e cadde riverso a terra. Lo _Sciarif_,
-fornita la sua corsa fino alla estremità della lizza, tornò indietro
-a briglia sciolta, balzò da cavallo colla rapidità della tigre, e,
-sguainata la spada, volle dare il colpo di grazia, cercando colla punta
-l'allacciatura dell'elmo.
-
-— Ferma — gridarono i maestri di campo, accorrendo solleciti.
-
-— Perchè? — gridò lo _Sciarif_. — Non è questo il mio dritto?
-
-— Sì; — disse Mauro di Piazzalunga; — ma tu colpisci un morto. —
-
-E mostrò a Bahr Ibn il petto squarciato del suo avversario. Il tronco
-della lancia palpitava nella ferita, e il sangue gorgogliava nerastro
-intorno alle anella spezzate della maglia d'acciaio.
-
-Bahr Ibn si arrestò e rimise la spada nel fodero.
-
-Intanto erano accorsi i valletti, e insieme con essi il vecchio
-Zeid, per offrire l'opera sua, quantunque, a giudicarne dalla prima
-apparenza, la vedesse inutile affatto.
-
-Slacciarono l'elmo e tolsero la cervelliera al ferito. La morte
-gli stava nel viso. Ma anche tra i lividori ond'era cosparso e le
-contrazioni cagionate dallo spasimo atroce dell'ultim'ora, fu agevole
-a tutti di riconoscerlo. Bahr Ibn diede in un grido di stupore e di
-raccapriccio.
-
-— Gandolfo! — esclamò.
-
-Indi, volgendosi al palco delle donne, soggiunse:
-
-— Perla dell'Occidente, son io che ti vendico!
-
-— Ah, l'avevo pure indovinato! — disse Ugo Embriaco, volgendosi al
-fratello.
-
-— Orbene? — replicò Nicolao. — Che cosa vi dicevo io? O la prova
-dell'innocenza, o la giustizia di Dio. Passi la giustizia di Dio:
-— aggiunse con una voce piena di tristezza, il primogenito degli
-Embriaci: — e gli uomini si dispongono a perdonare. —
-
-Ciò detto, senza che Ugo ardisse rispondere altro in quel momento
-solenne, messer Nicolao si avvicinò al suo vecchio amico, la cui vista
-cominciava ad offuscarsi, mentre le braccia annaspavano, come cercando
-di aggrapparsi a qualche cosa che lo trattenesse un istante sull'orlo
-della tomba.
-
-— Povero Gandolfo! — mormorò Nicolao. — Potessi tu almeno morire in
-pace colla tua coscienza!
-
-— Ho tradito... — balbettava il morente, — ho tradito, sì... ma ho
-pure, espiato!... _Sciarif_, rendi la fanciulla.... o morrai....
-Quest'oggi morrai.... — incalzò, facendo uno sforzo supremo, per
-compier la frase, — quest'oggi, come muoio io.
-
-— Pensa a te, bugiardo profeta! — gridò lo _Sciarif_, inasprito da
-quella minaccia del moribondo. — Salva te stesso, se puoi.
-
-— L'anima... l'anima vorrei salva... — rispose Gandolfo — E il perdono
-dei miei... il perdono di madonna.... —
-
-Voleva aggiungere Diana; ma il sangue incominciava a flottargli dalla
-bocca e non gli consentiva altre parole.
-
-Mauro di Piazzalunga si volse al palco delle donne, e ad alta voce
-espresse il desiderio del morente.
-
-— Madonna Diana, — gridò, — Gandolfo del Moro chiede il vostro perdono.
-Concedetelo, e sia per lui l'impromessa del perdono di Dio. —
-
-La fanciulla degli Embriaci esitò un istante, ma più pel turbamento
-ond'era stata colta da quella sequela di casi, che non per titubanza a
-concedere. Indi, mormorato un sì, e temendo che la sua voce, soffocata
-dalle lagrime, non potesse giungere al moribondo, slacciò la fascia che
-le stringeva la vita e la gettò a Mauro di Piazzalunga.
-
-Lo _Sciarif_ guardava e taceva. Ma fremette, nel profondo del cuore,
-al vedere quell'atto. Avrebbe cangiato volentieri di posto con Gandolfo
-del Moro, per ottenere quel segno di perdono da lei.
-
-— Madonna si raccomanda alle vostre preghiere lassù, e vi manda la
-sua sciarpa: — disse Mauro di Piazzalunga, parlando amorevolmente
-all'orecchio di Gandolfo. — I suoi fratelli e tutti i vostri
-concittadini vi hanno perdonato del pari. —
-
-Gandolfo fece uno sforzo per riaprir gli occhi e vedere il dono della
-fanciulla. Ma non ne venne a capo, e allora si strinse la ciarpa alle
-labbra.
-
-— A lei... il pensiero; — mormorò; — l'anima a Dio... se vorrà
-perdonarmi.
-
-— Pregatelo, mio figlio; — egli è il Dio delle misericordie! — disse il
-vescovo Maurizio, facendo il segno della croce sulla fronte a Gandolfo.
-
-Il disgraziato non rispose più verbo. Tentò bensì di aprire la bocca
-per balbettare una preghiera. Ma un altro botto di sangue uscì dalle
-fauci, e Gandolfo del Moro aveva cessato di vivere.
-
-
-
-
-CAPITOLO XIX.
-
-Che potrebbe intitolarsi il principio della fine.
-
-
-A tutta quella vicenda di casi e di mestizie assisteva in disparte
-un cavaliere, muto, immobile e solo, che si sarebbe potuto credere un
-simulacro di guerriero, come quelli che decoravano le sale d'armi delle
-antiche castella, se tratto tratto non lo si fosse veduto muovere il
-capo, ora per guardare nel palco delle donne, ora per seguire degli
-occhi le fasi della giostra.
-
-Nessuno dei cavalieri cristiani si era avvicinato a lui per rivolgergli
-la parola, nè egli aveva mostrato mai di volersi frammettere nei
-discorsi degli altri. Pareva che niente lo commovesse, di quanto
-accadeva sotto i suoi occhi. Alto della persona, poderoso di membra,
-tutto chiuso nella sua armatura, ravvolto in un mantello bianco, che
-era segnato sull'òmero da una croce vermiglia, lo si poteva riconoscere
-a tutta prima per un cavaliere d'alto grido, ma senza altrimenti
-poterne ripetere il nome. Infatti, egli era andato e rimaneva là, fin
-dal principio della giostra, colla visiera calata, lasciando immaginare
-ai più curiosi che si trattasse d'un voto.
-
-In que' tempi, simiglianti stranezze non erano rare. Un cavaliere
-giurava di rimanere per un certo numero d'anni coll'occhio destro
-bendato, e non ardiva sciogliersi di per sè stesso dal voto, neanche
-dopo aver perduto in guerra il sinistro.
-
-Il cavaliere sconosciuto non si scosse neppure alla scena dolorosa
-della morte di Gandolfo del Moro, nè quando il cadavere fu trasportato
-fuori del campo. Le braccia incrociate sul petto, il mento chino
-sulla gorgiera, dinotavano che il cavaliere se ne stava assorto in una
-profonda meditazione, o che sapeva padroneggiarsi in tal guisa, da non
-lasciare intendere ad altri qual senso facessero sull'animo suo le cose
-che accadevano a pochi passi lontano.
-
-La pugna per quel giorno poteva dirsi finita, giusta le condizioni
-poste dallo _Sciarif_. E già i due maestri di campo erano per darsi
-commiato e prender ora pel giorno seguente.
-
-Ma il vincitore appariva poco desideroso di tornarsene in città. Era
-profondamente crucciato; le ultime parole di Gandolfo del Moro gli
-stavano ancora sull'anima.
-
-Tutto ad un tratto scosse fieramente la testa, come uomo che abbia
-presa una risoluzione subitanea, e si avanzò nel mezzo del campo.
-
-— Cristiani, udite; — gridò egli allora. — Il vostro profeta di
-sciagure mi ha pronosticato la morte per questo medesimo giorno. Se
-esco dalla lizza, direte che lo _Sciarif_ è stato colto dalla paura.
-E poi, se è vero che la mia ultim'ora sia giunta, non sarà meglio il
-morir qui, della morte del guerriero, che per via, o entro le mura di
-Tortosa, per un malore improvviso e volgare? Rimarrò dunque, per altri
-due scontri, se vi dà l'animo di tentare la prova, e vedrò subito qual
-fede meritasse l'augurio. Son fresco ancora di forze; le mie membra
-non hanno toccato una di quelle graffiature che pure si hanno così
-facilmente da una mano di donna. A voi dunque, poichè siete uomini; non
-rimandate il pericolo a domani; io son pronto. —
-
-Le acerbe parole punsero i cavalieri cristiani, a cui bastava assai
-meno, per uscire da quella inerzia apparente. Invero, nessuno di que'
-baldi giovani si era attentato di proporre la continuazione della
-giostra, perchè lo _Sciarif_ aveva detto fin da principio di non
-volere che due campioni al giorno. Ma poichè egli rompeva la sua legge,
-balzarono tutti verso lo steccato, gridando di esser pronti del pari; e
-Caffaro di Caschifellone tra i primi.
-
-— Oramai, — diss'egli, — nessuno vorrà contendere il primo luogo
-all'amico e al compagno di Arrigo da Carmandino.
-
-— Io ve lo contendo, messere; — gridò Nicolao. — Se voi siete l'amico
-di Arrigo, io sono il fratello di madonna Diana, per cui si combatte
-quest'oggi. Neanche Ugo mio fratello potrebbe passarmi innanzi, perchè,
-se egli è il primo capitano dell'armata, io sono (io, m'intendete?) il
-primogenito degli Embriaci.
-
-— È giusto! è giusto! — gridarono tutti. — Il primo luogo a messer
-Nicolao! —
-
-Al giovine signore di Caschifellone dispiaceva quel consenso
-universale. Già due campioni erano stati abbattuti dal Saracino. Il
-terzo, poi, non aveva di grande che il nome, e Caffaro temeva a ragione
-di vedergli fare, per sua imperizia, la fine che avevano fatto i primi
-due, uno per capriccio di fortuna e l'altro in espiazione de' suoi
-falli. Comunque fosse, una terza sconfitta in quel giorno sarebbe
-stata troppo dolorosa, e avrebbe nociuto grandemente al buon nome
-dei cavalieri di Genova. Perciò doleva a Caffaro di vedere come tutti
-s'inchinassero al volere di messer Nicolao, ed egli tentò ancora una
-volta di smuoverlo.
-
-— Sia pure come voi dite; — replicò. — Ma perchè non vorreste
-concedermi in grazia ciò che sarebbe l'orgoglio di tutta la mia vita?
-Pensate, messer Nicolao, che i capitani non debbono avventurarsi in
-ogni maniera d'imprese, che il loro senno e il loro valore sono sacri
-alla salvezza di tutti....
-
-— Perchè dite voi ciò? — chiese una voce alle spalle di Caffaro.
-
-Era la voce del cavaliere sconosciuto, che credeva finalmente opportuno
-di rompere il silenzio.
-
-— Sappiate, messere, — proseguì egli, — che i capitani debbono saper
-comandare, ma altresì combattere all'uopo, come l'ultimo dei loro
-uomini d'arme. —
-
-Caffaro voleva rispondere. Ma gli parve di conoscere quella voce e
-rimase perplesso.
-
-— Del resto, — riprese lo sconosciuto, — messer Nicolao non entrerà in
-lizza contro il Saracino. E di ciò spero sarete contento. Antiochia, il
-mio cavallo! —
-
-Le ultime parole erano rivolte ad un vecchio scudiero, che pareva le
-aspettasse, poichè egli fu d'un balzo fuor della cerchia degli astanti,
-e tornò poco dopo, conducendo un destriero fieramente bardato di maglia
-e munito d'un ampio frontale d'acciaio.
-
-I cavalieri, che erano pur dianzi così pronti a contendersi l'onore di
-scendere in lizza, guardarono stupefatti quell'uomo, che si prendeva il
-primo luogo senza pure domandarlo; indi si volsero a messer Nicolao, e
-rimasero sbalorditi senz'altro, vedendo com'egli non tentasse neanche
-di resistere.
-
-— Chi sarà mai?
-
-— Uno dei nostri non è.
-
-— Son tutti a visiera alzata, i nostri campioni; e costui, nelle membra
-e nella voce, non somiglia ad alcuno.
-
-— E perchè mo' gli lasciano il campo libero?
-
-— Certo, è un campione disceso dal cielo.
-
-— L'arcangelo San Michele!
-
-— O San Giorgio il valente.
-
-— San Giorgio, di sicuro. Vedete come impugna la lancia! —
-
-E il grido corse rapidamente tra le file. Quel cavaliere non era, non
-poteva essere altri che il glorioso barone San Giorgio. Del resto, una
-certa somiglianza c'era, tra lo sconosciuto e San Giorgio. Il forte
-guerriero di Cappadocia non aveva corso anche lui la sua lancia, per
-liberare una povera principessa dalle ugne del drago?
-
-Era quello il tempo dei miracoli, non lo dimentichiamo. Pochi anni
-addietro, Sant'Andrea era apparso tre volte ad un prete di Marsiglia,
-per annunziargli che in una chiesa d'Antiochia si sarebbe rinvenuta
-la santa lancia, quella appunto che aveva trafitto il costato di Gesù
-Cristo in croce. E qualche giorno dopo l'invenzione della Santa Lancia,
-uscendo i Crociati a battaglia, non avevano avuto il soccorso di tre
-cavalieri vestiti di bianco, che il legato pontificio, uomo a cui si
-poteva credere senz'altro, affermò essere San Giorgio, San Teodoro e
-San Maurizio in persona? E in Gerusalemme, nella cappella del Santo
-Sepolcro, non si ripeteva forse ogni anno il miracolo delle lampade,
-che si accendevano senza mestieri d'aiuto?
-
-Per altro, se la pia moltitudine dei Crociati credeva ai miracoli,
-non ci avea fede Bahr Ibn. Egli era in questo un vero discendente di
-Maometto, che di miracoli ne avea fatto uno abbastanza istruttivo;
-quello, io vo' dire, di andare alla montagna, poichè la montagna non
-volea muoversi per andare a lui.
-
-Ora, come ebbe veduto entrare in lizza quel nuovo guerriero, lo
-_Sciarif_ non seppe trattenersi dal dire:
-
-— È dunque mia sorte di combattere cogli sconosciuti? Il tuo nome, se
-puoi confessarlo!
-
-— Il mio nome! — esclamò il cavaliere misterioso. — Esso è scritto
-sulla punta della mia spada. —
-
-A quella fiera risposta Bahr Ibn diede in un ghigno sarcastico.
-
-— Poco fortunate, le vostre spade, o cristiani! Oggi non hanno avuto
-neppure il tempo di uscire dal fodero.
-
-— Non t'inorgoglire per questo! La fortuna ti ha concesso il suo
-primo sorriso. Il cielo ti ha dato di uccidere il secondo dei
-tuoi avversarii, perchè.... così doveva accadere; — soggiunse con
-pietosa reticenza lo sconosciuto. — Ma Iddio non è già sceso a patti
-cogl'infedeli, ed io ti consiglio d'implorarne la misericordia nella
-tua ultima ora.
-
-— Non temo la morte; — gridò esacerbato lo _Sciarif_. — Ma non
-foss'altro, per provarti che menti.... —
-
-E senza finir la frase, voltò il cavallo per prender campo, e tornare a
-briglia sciolta sull'avversario.
-
-Il cavaliere sconosciuto rimase immobile al suo posto; ma appena vide
-che Bahr Ibn, compiuto il suo tratto di cammino, si rimetteva alla
-corsa contro di lui, diè di sproni nei fianchi al cavallo, e corse
-colla lancia spianata, alla volta del nemico.
-
-E qui va notato un fatto, che dimostra come lo sconosciuto facesse
-a fidanza colla gagliardìa dei suoi muscoli d'acciaio. Scambio di
-stringere il tronco della lancia tra il braccio e il costato, come
-portava la consuetudine, prima che fosse inventata la resta da
-trattener l'arma sulla corazza, egli ne piantò finalmente il calcio tra
-il petto e i muscoli tesi dell'òmero, che erano così stretti al costato
-da formare il più saldo degli ostacoli, guadagnando per tal modo la
-lunghezza d'un cubito. Ora, perchè il colpo non gli andasse sviato al
-primo intoppo, non occorreva soltanto che il petto fosse gagliardo, ma
-altresì che il pugno avesse la tenacità inflessibile del bronzo.
-
-E così era di fatti. I due focosi destrieri si toccavano appena, e già
-l'asta dello sconosciuto coglieva Bahr Ibn sotto la gorgiera, mentre
-l'antenna di quest'ultimo balenava senza far colpo davanti alla rotella
-del suo avversario.
-
-Non valse al generoso Antar di tentare uno dei suoi salti di fianco.
-La lancia del cavaliere misterioso non era costretta a seguire una
-linea immutabile. Il calcio faceva pernio in un punto solo, e il pugno
-poderoso che la tenea salda, poteva aiutarla a seguire i movimenti
-del nemico, mantenendone la punta sul petto di lui. Liberare il suo
-signore non era dunque possibile; e Antar s'impennò, sbuffando, sotto
-la spinta gagliarda. Lo _Sciarif_ si strinse colle ginocchia ai fianchi
-del destriere; lasciò cadere la lancia e le redini; cercò la sua
-mazza all'arcione, ma non ne venne a capo, respinto com'era da quella
-terribile antenna. Provò allora ad arrovesciarsi sulla groppa per
-scivolargli da un lato, come i cavalieri della sua nazione, quando si
-piegano col petto in fuori per raccogliere un anello, od altro premio
-della corsa, che sia posato a terra, mentre il cavallo prosegue la
-via. Ma l'asta del nemico incalzava; il cavallo era impennato; e lo
-_Sciarif_ cadde miseramente d'arcione.
-
-Se la gorgiera di Bahr Ibn non fosse stata di buona tempra, quel colpo
-di lancia lo avrebbe certamente finito.
-
-Un grido di giubilo si levò allora nel campo crocesegnato. Finalmente,
-il cielo veniva in soccorso dei suoi.
-
-— Potrei ucciderti; — gridò lo sconosciuto. — Amo meglio averti
-prigione. Arrenditi! —
-
-Bahr Ibn si rialzava allora da terra, dopo aver liberato destramente il
-piè dalla staffa.
-
-— Perchè? — gridò egli, furente dalla patita vergogna. — Se tu mi togli
-la perla dell'Occidente, a che mi serbi la vita? Difenditi, guerriero,
-e non mi fare il mercante! Se la tua lancia ha guadagnato una misura
-sulla mia, questa spada ragguaglierà le distanze. —
-
-Così dicendo, lo _Sciarif_ corse al cavallo, che si era fermato pochi
-passi più oltre, levò dall'arcione la spada, e si piantò fieramente in
-attesa.
-
-Il cavaliere sconosciuto non disse parola. Balzò di sella, diè di
-piglio alla poderosa sua lama e andò verso il nemico, che voleva ad
-ogni costo proseguire la pugna.
-
-Non è da creder qui che le spade d'allora fossero quali ce le
-rappresenta l'arte del Quattrocento e dei secoli posteriori, cioè a
-dire pugnali allungati alla misura di spiedi. Anche pesanti per le
-nostre braccia disavvezze, quando ci proviamo a trattarne qualche
-rugginoso esemplare, queste spade non potevano paragonarsi alle
-antiche, nè pel loro peso, nè per la larghezza della lama, nè pel
-modo di usarle. Fu solamente dopo la metà del secolo decimoterzo che
-gl'italiani incominciarono a seguire la nuova usanza dei Francesi,
-dimenticando gli antichi spadoni a due tagli, per servirsi delle spade
-da punta, più sottili e più maneggevoli a gran pezza. Le vecchie
-spade, le spade di Orlando, di Oliviero, e di Uggero il Danese,
-pesavano intorno a cinque libbre; la lama era lunga almeno un metro, si
-allargava nel forte fino ad otto centimetri, nel debole si restringeva
-a quattro. Così larghe e pesanti, dovevano tagliare assai meglio che
-pungere. Tali erano Fusberta, Durindana, Gioiosa, e tutte le altre
-spade gloriose dei quattro secoli intorno al Mille; veramente temperate
-con arte magica, poichè dovevano fendere le armature, e far servizio di
-ore, di giorni intieri, in mano ai loro possessori. E in quell'arte i
-maghi più esperti di Sorìa potevano trovarsi a Damasco; quelli d'Italia
-a Milano.
-
-I due campioni si posero in guardia; lo sconosciuto colla punta in
-alto, pronto a calare un fendente appena si muovesse quell'altro; Bahr
-Ibn colla lama poco distante da terra, colla persona a mezzo curvata,
-per tenersi pronto del pari a ferire e a cansarsi.
-
-Era evidente che lo _Sciarif_, notata la corporatura straordinaria del
-suo avversario, mirava a sfuggirgli, e lasciarlo ruzzolar dietro ad
-un colpo che gli andasse a vuoto, per coglierlo di fianco e scegliere
-il punto in cui potesse più sicuramente ferirlo. Ma il cavaliere
-sconosciuto mostrò fin dai primi colpi di non voler essere ingannato
-che a mezzo. Infatti, calò il suo fendente, ma fiacco, e quasi nel solo
-intento di palpare davanti a sè, come uomo che brancoli nel buio. Lo
-_Sciarif_ spiccò un salto e gli fu rapidamente sulla destra. Ma l'altro
-non si era punto squilibrato, e il suo fendente, rimasto a mezz'aria,
-non ebbe che a mutarsi in manrovescio, per far capire al Saracino che
-certe malizie erano fuori di luogo. E perchè la lezione si stampasse
-meglio nella testa d'uno scolaro, quel manrovescio diè così forte sulla
-visiera dell'elmo, che la ruppe senz'altro.
-
-Fremette di rabbia lo _Sciarif_, e, senza badare al sangue che
-gli grondava dalla guancia percossa, si avventò allo sconosciuto,
-menandogli un colpo a tutta forza sul capo. Ma non trovò che l'òmero
-del nemico, perchè questi si era cansato in quel punto, e la lama, dopo
-aver rotta la maglia, rimbalzò lungo dal corpo, sospinta da un moto
-repentino del ferito.
-
-La fretta, la bramosìa furibonda di render sangue per sangue,
-aveva tradito Bahr Ibn. Prima che egli avesse rialzato la lama per
-raddoppiare il colpo, quell'altro aveva colla manca afferrato la
-sua spada a mo' di croce sotto gli elsi, e spingendosi sotto misura
-colla rapidità della folgore, dava del capo a mezzo il petto del suo
-avversario.
-
-Un masso scagliato da una catapulta non avrebbe fatto rovina maggiore.
-Lo _Sciarif_ balenò un tratto sulle ginocchia, annaspò colle braccia;
-lasciò cadere la spada, e andò ruzzoloni sul terreno.
-
-A quel colpo maestro, i Cristiani riconobbero il loro campione.
-
-— Tosta di maglio! — gridarono. — È il glorioso Testa di maglio! —
-
-I lettori rammentano certamente, non per merito mio, ma per l'altezza
-del personaggio, quello che di Guglielmo Embriaco ho raccontato in
-principio. Nella presa di Gerusalemme il forte uomo aveva rotto in
-simil guisa l'ostacolo che opponeva al suo passaggio un manipolo
-di Saracini; e il soprannome di Testa di maglio aveva consacrato
-l'impresa.
-
-Immaginate l'allegrezza di tutti quei cavalieri, quando credettero di
-aver conosciuto l'eroe. Immaginate quella di madonna Diana, al cui
-pensiero già era balenato il dubbio che quel cavaliere sconosciuto
-potesse essere il padre suo, poichè egli lo ricordava tanto nella
-voce e negli atti. Il dubbio, ho detto, e non altro. Infatti, come
-poteva egli trovarsi laggiù, davanti a Tortosa? Ella non sapeva già
-che Arrigo da Carmandino e Caffaro di Caschifellone, tornati appena
-dalla trista spedizione di Gaza, avevano spiccato una galera sottile
-dell'armata di Tortosa, per mandare incontanente a Guglielmo Embriaco
-l'annunzio di ciò che era avvenuto alle strette di Cades. Non sapeva
-già, che, un mese dopo l'invio, erano capitate nelle acque di Tortosa
-altre otto galere genovesi, comandate da Mauro di Piazzalunga e da
-Pagano della Volta, e che quando lo _Sciarif_ ebbe bandita la giostra
-di cui essa doveva essere il premio, i comandanti dell'armata genovese
-non avevano accettato l'invito, se non dopo un consiglio tenuto sulla
-galera padrona, consiglio segreto, a cui erano stati ammessi soltanto
-i più vecchi, gli uomini consolari della spedizione, e che era parso
-misterioso più del bisogno a Caffaro e ad Arrigo.
-
-Udite le tristi nuove di Soria, messer Guglielmo non aveva posto tempo
-in mezzo, e, con tutte le navi che erano allestite nel porto, si era
-messo alla via per lo stretto di Messina, donde a golfo lanciato aveva
-fatto cammino per alla volta di Rodi e Tortosa. Non era sicuro di
-salvare la sua bella figliuola; ma aveva giurato di vendicarla.
-
-Ma torniamo al racconto, che, per questi cenni necessarii, abbiamo
-dovuto interrompere.
-
-— Sì, Testa di maglio! — gridò lo scudiero, che poc'anzi aveva risposto
-al nome d'Antiochia, e che era per l'appunto il nostro Anselmo, il
-vecchio arcadore, il servo prediletto di madonna Diana. — Testa di
-maglio, castigo dei miscredenti e dei rapitori di donne! —
-
-Nuove grida risposero alle parole del vecchio Anselmo. Quel terribile
-cavaliere che ristorava le sorti della giostra e il buon nome
-delle armi genovesi, era proprio messer Guglielmo, il vincitore di
-Gerusalemme e di Cesarea, il console del Comune di Genova.
-
-Intanto l'Embriaco era corso addosso all'avversario, per mettergli il
-ferro alla gola. Si trattenne, per altro, vedendo che lo _Sciarif_ non
-faceva atto di resistenza, e chiamò i valletti, perchè andassero in
-aiuto del vinto.
-
-Slacciato l'elmetto, si vide lo sfregio alla guancia; ma questo non era
-grave, e il sangue che inondava la faccia di Bahr Ibn non doveva esser
-sgorgato in copia così grande da una così lieve ferita. Zeid Ebn Assan,
-che era accorso a sua volta, vide pur troppo donde venisse quel sangue.
-Le labbra del ferito ne erano tutte imbrattate, e ad ogni tanto ne
-davano fuori, minacciando di soffocarlo.
-
-— Mio signore! — gridò il vecchio Zeid, con voce lagrimosa. — Mio dolce
-signore! —
-
-E così dicendo, si fece con amorosa cura a sollevare da terra il
-caduto. Tra lui e i valletti, ne vennero a capo, e l'infelice Bahr Ibn
-potè finalmente trarre il respiro.
-
-— Aveva ragione il profeta! — mormorò lo _Sciarif_. — Sono un uomo
-spacciato.
-
-— Perchè dici tu questo? Vivrai, gloria dell'Islam; la mano
-dell'onnipotente è ancora distesa su te.
-
-— No, mio Zeid, mi sento morire. Non vedi? — E accennava il sangue che
-gli fiottava dalla bocca. — Ho il petto infranto, e le menzogne pietose
-non giovano. —
-
-Zeid Ebn Assan diede in uno scoppio di pianto. Egli bene intendeva come
-ogni speranza fosse perduta oramai.
-
-— Non piangerei — riprese Bahr Ibn. — Così era scritto lassù. E a me
-non duole il morire... purchè non mi maledica Diana....
-
-— Essa ti compiange, mio signore! — rispose il vecchio, che aveva
-veduto la fanciulla degli Embriaci discendere dal palco, e gettarsi
-nelle braccia del padre, poco lunge da loro. — Il cuore della bionda
-cristiana è buono, e sa perdonare le colpe d'amore. Ah perchè doveva
-il destino colpir noi in tal guisa, e privarci di te, quando ne era più
-grande il bisogno?
-
-— Meglio così — disse Bahr Ibn. — È la morte del guerriero, e niente è
-più bello... del morir giovani... quando non si spera più nulla dagli
-angeli della vita. Ditemi... — soggiunse, dopo aver fatto uno sforzo,
-per rattenere lo sgorgo del sangue dalle fauci; — vive Arrigo? Potrà
-risanare?
-
-— Si, mio signore. Non gli hai tu accordato generosamente la vita?
-
-— Ah, sono felice di averlo fatto! A lui il mio buon destriero....
-datelo a lui il mio fedele Antar! Pregatelo di non odiare la memoria
-di Bahr Ibn. Era destino che io gli fossi rivale. Chi aveva veduto la
-perla di Occidente, doveva possederla... o morire. —
-
-Furono le ultime parole di Bahr Ibn, il Fatimita secondogenito
-dell'estinto califfo del Cairo, o del soldano di Babilonia, come
-dicevano allora i Cristiani.
-
-Certo, il giovine e valoroso _Sciarif_ meritava una sorte migliore.
-In quell'indole fiera l'amore aveva destato un incendio, e nell'impeto
-delle sue vampe gagliarde si era offuscata la ragione. Ma pensiamo, a
-sua scusa, che era un figlio del suo tempo e della sua nazione, ancor
-barbara a mezzo, e non dimentichiamo neppure che, giusta il sentimento
-del vecchio Zeid, le colpe d'amore meritano più facilmente d'ogni altra
-il perdono dei cuori gentili.
-
-La fanciulla degli Embriaci, campata finalmente da tanti pericoli,
-sentì di non odiare Bahr Ibn, che l'aveva salvata dal più tristo
-dei suoi persecutori, e nel candore della sua coscienza pregò pace
-all'anima dello _Sciarif_, non ricordando neppure essere egli un
-infedele, morto lontano da ogni via di salvezza.
-
-Badate, egli non è per sentenza mia che vi parlo così. Tento di
-conciliare la cosa colle idee del tempo di cui vi ho narrato. Quanto a
-me, ricordo di aver letto nelle epistole di un padre della Chiesa, non
-doversi in questa delicata materia giudicare a occhio e croce. «Che ne
-sapete voi dell'ultim'ora di un uomo? Un angelo può sempre giungere in
-tempo e bisbigliare non visto all'orecchio del morente la parola che
-deve aprirgli le porte chiuse del cielo.»
-
-Santo padre della carità! Dopo voi, bisogna confessarlo a nostra
-vergogna, non è stato più detto nulla di simile.
-
-
-
-
-CAPITOLO XX.
-
-In cui si finisce una storia, promettendone un'altra.
-
-
-Il triste esito della giornata sul piano del Sicomòro aveva colpito
-d'alto sgomento i Saracini. La superiorità delle armi cristiane si
-era solennemente affermata colla inattesa apparizione di Guglielmo
-Embriaco. Anche questi aveva dovuto comperare la vittoria con qualche
-goccia del suo sangue: ma lo _Sciarif_, anima della difesa di Tortosa e
-speranza dell'Islam in Terrasanta, aveva cessato di vivere.
-
-Tortosa oramai si trovava orbata del suo più valido campione, e, quel
-che era peggio, obbligata a difendersi dal più terribile avversario
-che i Saracini potessero avere in Sorìa. Guglielmo Embriaco mostrò,
-con la prontezza delle sue risoluzioni, che lo sgomento dei nemici non
-era punto fuori di luogo. I difensori della città noveravano ancora
-i giorni che sarebbe potuta durare la resistenza, e già nei consigli
-dell'esercito genovese era deliberato l'assalto.
-
-Arrigo da Carmandino, riavutosi dal suo stordimento, chiese a Messer
-Guglielmo Embriaco di poter guidare egli stesso le schiere genovesi
-all'assalto. Il valoroso Testa di maglio, il quale non era andato in
-Sorìa per togliere ai giovani la gloria di una spedizione che essi
-avevano già così bene avviata, non volle negare questa consolazione a
-quel prode congiunto, che egli amava già come un figlio. E l'esercito
-intiero giubilò, quando seppe che Arrigo da Carmandino, uno dei primi
-sulle mura di Antiochia, di Gerusalemme e di Cesarea, lo sarebbe stato
-del pari sulle mura di Tortosa. Il nome del capitano non era per sè
-stesso di buon augurio all'impresa?
-
-La fama del Giovannita non si era punto scemata per l'esito infelice
-del suo combattimento collo _Sciarif_. Rammentavano tutti come Bahr Ibn
-andasse debitore della sua prima e facile vittoria al colpo di mazza
-che aveva dato sulla cervice del cavallo di Arrigo, colpo disgraziato,
-secondo i giudizii più miti, ma sempre contro le norme della
-cavalleria.
-
-Cento e sessantatrè anni più tardi, sul piano di Benevento, dovevano
-macchiarsi di grave colpa i cavalieri di Carlo d'Angiò, per aver rotte
-le schiere di Manfredi, usando il brutto artifizio di ferire i cavalli.
-E messer Ludovico Ariosto, narrando la pugna di Ruggero e Mandricardo,
-potè raccogliere la dottrina cavalleresca, intorno a questo particolare
-nella ottava seguente:
-
- Ferirsi alla visiera al primo tratto;
- E non miraron, per mettersi in terra,
- Dare ai cavalli morte; ch'è mal atto,
- Perch'essi non han colpa de la guerra.
- Chi pensa che tra lor fosse tal patto,
- Non sa l'usanza antiqua, e di molto erra;
- Senz'altro patto, era vergogna e fallo
- E biasmo eterno a chi ferìa 'l cavallo.
-
-L'assalto di Tortosa, felicemente riuscito, coperse di gloria il nome
-Arrigo. E messer Guglielmo, che era stato presente a tutta quella
-importantissima fazione lodò assai il giovine capitano, pel valore e
-per la saviezza di cui aveva fatto prova, ottenendo una così splendida
-vittoria con poco spargimento di sangue.
-
-Non meno lieto dell'Embriaco fu il re Baldovino, che, risaputo appena
-il felicissimo evento, mandò con gran sollecitudine a Tortosa il suo
-confidente Folchiero di Chartres, per congratularsi coi Genovesi, e
-invitare i capi a recarsi in Gerusalemme.
-
-Andarono tutti, e messer Guglielmo condusse la figlia con sè. Del
-vecchio Anselmo non occorre il dire, perchè questi, nella sua nuova
-qualità di scudiero, doveva seguire il suo signore, come fa l'ombra il
-corpo.
-
-Baldovino accolse con grande onoranza i suoi fidi e valorosi amici di
-Genova, e molto si rallegrò di vedere la bella figliuola dell'Embriaco,
-che egli aveva già ricevuta nella sua corte, celata sotto spoglie
-virili, e intorno a cui si era svolta, in quel breve spazio, di tempo,
-una vicenda così assidua di strane avventure.
-
-Data la parte loro alle cerimonie ed alle feste, il re Baldovino pensò
-a cavare i frutti di quella visita, impegnando i Genovesi all'imminente
-assedio di Tripoli. Quell'altra impresa era stata disegnata e doveva
-essere condotta dal conte di Sant'Egidio, uno dei pochi baroni
-d'Occidente, rimasti a difesa del regno crocesegnato.
-
-Messer Guglielmo promise, in nome dei suoi figli e di tutta l'armata
-che essi guidavano. Quanto a lui, era venuto per un ufficio di padre,
-e doveva ritornare incontanente a Genova, dove lo richiedevano le sue
-cure di console. Per altro, innanzi di rimettersi in mare, il forte
-uomo avrebbe voluto assicurare la sorte della sua Diana, dandola in
-moglie ad Arrigo. Ma qui, dove meno se l'aspettava, occorse l'intoppo.
-Arrigo non era più libero, e doveva rinunziare ad ogni speranza di
-felicità sulla terra.
-
-— Padre mio, — diss'egli piangendo, — quando avevo perduto ogni
-fiducia nelle mie forze e in quelle degli uomini, per rintracciare la
-vostra diletta figliuola e liberarla dalle mani dei tristi, ho giurato
-di consacrare il resto dei miei giorni all'Ordine del glorioso San
-Giovanni, se madonna Diana fosse restituita incolume ai suoi cari.
-
-— E al vostro voto, Arrigo, io son debitrice della mia salvezza; —
-rispose Diana, non meno commossa di lui. — Questo è volere di Dio;
-rispettiamolo. Io pure ho giurato. O di Arrigo, o di nessuno. Voi
-tra gli Ospitalieri di San Giovanni; io tra le vergini di Santa Maria
-Latina. —
-
-Messer Guglielmo non seppe che rispondere.
-
-Intanto quei due giovani piangevano. E il vecchio Anselmo, che era
-profondamente pio, ma che credeva altresì non potere certi sacrifizii
-tornare accetti al Signore, prese di schianto una grande risoluzione.
-
-— Infine, — borbottò egli tra i denti, — un re è un uomo come un altro,
-e non mi mangerà mica cogli occhi. —
-
-Avete già capito che il vecchio scudiero domandava un'udienza al re
-Baldovino. E l'ottenne, e là, senza tanti preamboli, con schiettezza da
-soldato e da marinaio, gli raccontò ogni cosa, dall'a fino alla zeta.
-
-— Mio buon amico, e che ci posso far io? — disse il re, dopo averlo
-ascoltato con molta benevolenza. — Non c'è che il Papa, per sciogliere
-i voti dei fedeli cristiani.
-
-— È vero.... — rispose Anselmo; — è proprio vero.... — aggiunse, mentre
-si recava macchinalmente e poco rispettosamente la mano al capo, per
-grattarsi la nuca. — Ma ecco qua!.... Il Papa non ha forse un legato
-in Gerusalemme? E non ce l'avrà mica mandato, io mi penso, per legare
-soltanto! —
-
-Il re Baldovino, a quella uscita spontanea del vecchio, non seppe
-trattenersi dal ridere.
-
-— Hai ragione, in fe' mia! — esclamò. — Vedete questo vecchio arcadore,
-— soggiunse, volgendosi a Folchiero di Chartres, che era stato
-l'introduttore di Anselmo, — vedete questo vecchio arcadore, che mette
-un re sulla via! Tanto è vero che i buoni consigli si trovano da per
-tutto! —
-
-Fu chiamato senza indugio il legato, che era, come sapete, il buon
-vecchio Maurizio, anch'egli amico dei Genovesi, e spettatore della
-giostra sul piano del Sicomòro. Delle sue buone disposizioni per tornar
-utile a messer Guglielmo non si poteva dubitare.
-
-— I Genovesi ci hanno grandemente aiutato, e più ancora ci aiuteranno
-in questa edificazione del reame di Cristo; — disse il re Baldovino. —
-È debito nostro, messere, di fare in guisa che il console di Genova se
-ne parta contento.
-
-— Sire, voi dite il vero; — rispose il vescovo Maurizio. — E poichè noi
-abbiamo potestà di legare e di sciogliere, possiamo anche rimettere
-il suo voto al prode Carmandino, al vincitore di Tortosa. Ma pensate
-che egli ripasserà il mare e il regno vostro avrà perduto un valente
-campione. È già troppo scarso il numero dei baroni d'Occidente, a cui
-non sia parso grave di rimanere in Terrasanta, per servizio di Cristo!
-
-— Voi dunque non sciogliereste dal suo voto Arrigo da Carmandino? —
-disse il re, scosso da quella argomentazione del vescovo.
-
-— Sì e no; — rispose Maurizio. — cioè a dire, vorrei poter conciliare
-una cosa coll'altra. Il voto è senza fallo una ispirazione del cielo.
-Ora, se noi ce ne assicurassimo i frutti, anche pagando quell'altro
-di due cuori innamorati, pare a me che si potrebbe consentire al
-matrimonio senza rimorsi.
-
-— Pare anche a me d'indovinare il vostro pensiero. Sciogliere il
-Carmandino dal suo voto, ma ritenerlo con giuramento al nostro
-servizio. Non è così?
-
-— Per l'appunto; — rispose il legato.
-
-Quel medesimo giorno, alla presenza del re e di tutta la sua corte, il
-vescovo Maurizio così parlava ad Arrigo da Carmandino e a Diana degli
-Embriaci:
-
-— Miei figli, Iddio, padre di amore, non accoglie i voti che condannano
-i cuori ad un eterno martirio. Iddio vuol servi amanti ed operosi. Le
-tristi prove, durate da voi con tanta costanza e fiducia, gli bastano.
-In nome di Dio, non accetto il voto di Arrigo che in parte. Sia sposo
-a Diana, ma resti in Sorìa, dove il regno di Cristo ha mestieri di
-valorosi campioni, e dove egli potrà essere utile, colle armi di San
-Giorgio, come se fosse ascritto alla milizia di San Giovanni. —
-
-Piacque la cosa ad Arrigo, che ringraziò con effusione il buon legato,
-e promise tutto ciò ch'egli volle. Piacque a messer Guglielmo, che si
-separava da sua figlia; ma la vedeva già signora di un principato in
-Terrasanta, scambio di lasciarla umile e triste monaca nell'ospizio
-amalfitano di Santa Maria Latina. Quanto a Diana, che vi dirò? La
-sua felicità era pari a quella di Arrigo. Del resto, l'amore della
-fanciulla non era forse incominciato dal giorno che il bel Carmandino
-aveva presa la croce? E non era giusto che continuasse all'ombra della
-croce?
-
-Tre anni dopo le cose narrate, e così male, dal vostro servitore
-umilissimo, tutta la costa di Sorìa era ridotta, la mercè dei Genovesi,
-in soggezione di Baldovino. Il quale, in ricompensa delle espugnazioni
-di Malmistra, Solino, Laodicea, Tortosa, Tripoli, Gibello, Beirut,
-Acri, Gibelletto, Cesarea, Assur, Joppe, Ascalona, diede in feudo
-a cittadini genovesi parecchie terre, e alla gloriosa repubblica
-una contrada in Gerusalemme, una in Joppe, e la terza parte delle
-entrate marittime di Assur, di Cesarea e di Acri, nelle quali città
-i mercatanti genovesi avevano un proprio magistrato e vivevano colle
-leggi loro, come se fossero sempre all'ombra delle torri di Sarzano.
-
-Del resto, carta canta; ed ecco qua il privilegio, come fu vergato in
-pergamena e trascritto dai Genovesi (in latino, s'intende) sul libro
-del Comune:
-
-«L'anno della Incarnazione del Signore mille cento cinque, a ventitrè
-giorni di maggio, nel tempo che il patriarca Damberto presiedeva al
-governo di Jerusalem, regnante Baldovino, Dio onnipotente, per mano
-dei servi suoi Genovesi, ha dato la città di Accon (Acri, o Tolemaide)
-al suo glorioso sepolcro. I quali eziandio vennero col primo esercito
-dei Franchi, e virilmente si adoperarono all'acquisto di Antiochia,
-di Jerusalem, di Laodicea e di Tortosa; e loro soli acquistarono le
-terre di Solino e di Gibello, ed accrebbero all'imperio di Jerusalem le
-terre di Cesarea e di Assur. A questa così valorosa gente, Baldovino
-re invittissimo ha dato in perpetua possessione in la città santa di
-Jerusalem una contrada, e in la città di Joppe un'altra; ed oltre ciò
-la terza parte di Cesarea, di Assur e di Accon.»
-
-Ho accennato poc'anzi a qualche feudo. Infatti, i due figli
-dell'Embriaco ebbero l'investitura di Gibello, l'antica Biblo, da essi
-conquistata. Arrigo da Carmandino ebbe Larissa, e il suo territorio,
-eretti in contea, e concessi in dote a Diana. Così Baldovino riconobbe,
-anche in una donna, gli obblighi di gratitudine che aveva verso
-Guglielmo Embriaco.
-
-Mi domanderete di Anselmo. Il degno personaggio che avete conosciuto
-fin dal principio di questo racconto, cambiò una terza volta di
-professione. Era stato balestriere e poi guardiano di casa; in processo
-di tempo scudiero dell'Embriaco; da ultimo passò ai servigi di Arrigo,
-o, se vi piace meglio, di madonna Diana da Carmandino.
-
-Perchè bisogna dir proprio Diana da Carmandino. Caffaro di
-Caschifellone si era acconciato anche lui a chiamarla così. Per altro,
-non aveva accettato l'invito fattogli da Arrigo, di andare a riposarsi
-per qualche settimana, nella contea di Larissa, dalle fatiche di quella
-guerra triennale.
-
-— Grazie, amico; — aveva egli detto ad Arrigo; — io torno a Genova.
-I felici non debbono essere frastornati dalla gente profana. Fate di
-bastarvi sempre l'un l'altro. Fra due creature che s'amano non c'è
-luogo per altri, fuorchè per un angioletto dai capegli d'oro e dalle
-labbra di rosa. —
-
-A tutti i benevoli, che hanno seguito il narratore fin qui, piacerà di
-saperne più a lungo, intorno alle vicende di Caffaro. Intendo questa
-curiosità e vedrò di soddisfarla, raccontando la storia del nostro
-simpatico personaggio un'altra volta; e sarà più presto che essi non
-pensino.
-
-Di madonna Diana non vi dirò altro se non questo, che fu una delle più
-savie e reputate castellane di quel tempo. Non la cantarono trovatori;
-non andarono Goffredi Budelli a morirle davanti, come alla contessa di
-Tripoli, sua bella e famosa vicina. Ma tutto ciò si capisce. Beatamente
-chiusa nel suo amore per Arrigo, visse con lui in un settimo cielo, a
-cui non giungevano desiderii, nè tentazioni profane. Egli combattendo
-i nemici del reame, ella beneficando i vassalli, si composero un
-nido felice, in cui durarono lungamente fidi, costanti, librati in
-solitudine eccelsa, come una coppia di Numi, ma liberali altrui di
-quella pietà che solo può dare chi non ha mestieri d'implorarne per sè.
-
-Invidiabile Arrigo!
-
-
- FINE.
-
-
-
-
-INDICE
-
-
- CAPITOLO
- I. Ero aspetta Leandro Pag. 1
- II. Qui si narra di Arrigo da Carmandino,
- come pigliasse la croce per gli occhi
- d'una donna » 10
- III. Breve anzi che no pei lettori, ma sugoso
- per Arrigo da Carmandino » 22
- IV. Delle prodezze di Arrigo e dei sottili
- accorgimenti di messere Guglielmo Embriaco » 30
- V. Di una gran torre di legno, che comandò
- a molte torri di pietra » 43
- VI. Che è tutto un miscuglio, come la minestra
- maritata di Anselmo » 53
- VII. La presentazione del primo annalista di
- Genova » 67
- VIII. Un cuore spezzato » 89
- IX. Nel quale è dimostrata l'utilità del
- combattere a capo scoperto » 110
- X. Sulle tracce di Arrigo » 132
- XI. In cui si narra di un astore che si era
- fatto colomba » 148
- XII. La via del deserto » 165
- XIII. Alle strette di Cades » 183
- XIV. Dove è dimostrato che sui ribaldi non
- si veglia mai abbastanza » 201
- XV. Una triste novella » 215
- XVI. La perla d'Occidente » 234
- XVII. Nel quale si vedono operare i sortilegi
- di Abu Wefa » 256
- XVIII. Dove si vede che la posta troppo alta
- confonde il giuocatore » 272
- XIX. Che potrebbe intitolarsi il principio della
- fine » 289
- XX. In cui si finisce una storia, promettendone
- un'altra » 304
-
-
-
-
-DELLO STESSO AUTORE
-
-_(Edizioni in-16)._
-
-
- Capitan Dodero (1865). _Settima edizione_ L. 2 —
- Santa Cecilia (1866). _Quinta edizione_ » 2 —
- L'olmo e l'edera (1867). _Settima edizione_ » 2 50
- I Rossi e i Neri (1870). _Seconda edizione_ » 2 —
- Il libro nero (1871). _Quarta edizione_ » 2 —
- Le confessioni di Fra Gualberto (1873). _Seconda edizione_ » 3 —
- Val d'Olivi (1873). _Seconda edizione_ » 2 —
- Semiramide, racconto babilonese. (1873). _Seconda ediz._ » 3 —
- La legge Oppia, commedia (1874) » 1 —
- Castel Gavone (1875). _Seconda edizione_ » 2 50
- La notte del commendatore (1875) » 4 —
- Come un sogno (1875). _Quinta edizione_ » 2 —
- Tizio Caio Sempronio (1877). _Seconda edizione_ » 3 —
- Cuor di ferro e cuor d'oro (1877). _Seconda edizione_ » 5 —
- Lutezia (1878). _Seconda edizione_ » 2 —
- La conquista d'Alessandro (1879) » 4 —
- Il tesoro di Golconda (1879) » 3 50
- La donna di picche (1880) » 4 —
- O tutto o nulla (1881) » 3 50
- L'undecimo Comandamento (1881). _Seconda edizione_ » 3 —
- Il ritratto del diavolo (1882) » 3 —
-
-
-
-
-
-Nota del Trascrittore
-
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
-senza annotazione minimi errori tipografici.
-
-*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK DIANA DEGLI EMBRIACI ***
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-<div style='text-align:center; font-size:1.2em; font-weight:bold'>The Project Gutenberg eBook of Diana degli Embriaci, by Antonio Giulio Barrili</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and
-most other parts of the world at no cost and with almost no restrictions
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-</div>
-
-<table style='padding:0; margin-left:0; border-collapse:collapse'>
- <tr><td>Title:</td><td>Diana degli Embriaci</td></tr>
- <tr><td></td><td>Storia del XII secolo</td></tr>
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-
-<div style='display:block; margin-top:1em; margin-bottom:1em; margin-left:2em; text-indent:-2em'>Author: Antonio Giulio Barrili</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>Release Date: January 28, 2021 [eBook #64411]</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>Language: Italian</div>
-
-<div style='display:block; margin:1em 0'>Character set encoding: UTF-8</div>
-
-<div style='display:block; margin-left:2em; text-indent:-2em'>Produced by: Barbara Magni and the Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was produced from images made available by The Internet Archive)</div>
-
-<div style='margin-top:2em; margin-bottom:4em'>*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK DIANA DEGLI EMBRIACI ***</div>
-
-<div class="booktitle">
-<h1>
-DIANA DEGLI EMBRIACI.
-</h1>
-</div>
-
-<hr class="silver" />
-
-<div class="titlepage">
-<p class="main-t">
-DIANA DEGLI EMBRIACI
-</p>
-
-<p class="pad2">
-STORIA DEL XII SECOLO
-</p>
-
-<p class="pad1 small">
-DI
-</p>
-
-<p class="pad1 x-large">
-ANTON GIULIO BARRILI
-</p>
-
-<p class="pad2">
-<i>Seconda edizione</i>
-</p>
-
-<p class="pad4">
-<span class="large">MILANO</span><br />
-<span class="small">FRATELLI TREVES, EDITORI</span><br />
-1882.
-</p>
-</div>
-
-<div class="verso">
-<hr class="mid" />
-<p>
-Proprietà letteraria.
-</p>
-
-<p>
-Tip. Fratelli Treves.
-</p>
-<hr class="mid" />
-</div>
-
-<div class="somm">
-<hr />
-<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p>
-<hr />
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_1">[1]</span>
-</p>
-
-<p class="title">
-DIANA DEGLI EMBRIACI
-</p>
-
-<h2 id="cap1">CAPITOLO PRIMO.
-<span class="smaller">Ero aspetta Leandro.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Era il 20 di ottobre dell'anno 1101 dopo il parto
-della Vergine, giusta la frase notarile dei tempi,
-ed era una giornata bellissima, rallegrata da un
-cielo senza nuvole e dai tiepidi raggi di un sole
-che pareva di primavera. Miracolo, questo, che
-accade di sovente in Liguria, ove la limpidezza del
-firmamento e la mitezza del clima fanno credere
-talvolta che il vecchio Saturno, o chi per lui, volti
-a rovescio, non una, ma cinque o sei pagine del
-calendario.
-</p>
-
-<p>
-Le case di Genova, biancastre nello intonaco
-delle mura e nelle lavagne distese sui tetti, splendevano
-a quel saluto amoroso del sole; ma più di
-tutte splendeva la torre degli Embriaci, la regina
-delle torri genovesi, superba de' suoi cento e ventisei
-piedi d'altezza, delle sue pietre riquadrate alla
-<span class="pagenum" id="Page_2">[2]</span>
-foggia romana e del triplice giro delle sue caditoie
-sporgenti.
-</p>
-
-<p>
-Ora, se i lettori benevoli si degnano di seguirmi
-su quella torre, che offre certamente la più bella
-tra le vedute della città, io farò loro assai volentieri
-da cicerone, e mostrerò che cosa fosse Genova,
-nell'anno di grazia 1101, cioè a dire centosettantasei
-anni dopo l'edificazione della seconda
-cinta di mura.
-</p>
-
-<p>
-La prima cinta, siccome è noto, si ristringeva
-al colle di Sarzano (<i>fundus Sergianus</i>) e suoi dintorni,
-formando un quadrato irregolare, due lati
-del quale si bagnavano in mare, e gli altri due si
-prolungavano dentro terra, andando a chiudersi,
-verso tramontana, in cuspide di freccia, alla porta
-di Sant'Andrea, una delle cinque per cui si entrava
-in città. Senonchè, nell'anno 925, si conobbe
-che la vecchia cinta era strettina parecchio, di
-guisa che i cittadini già avevano incominciato a
-rizzar le case di fuori. E allora i consoli fecero
-una giunta alla derrata, prolungando le mura verso
-ponente, in modo da poter chiudere nel nuovo giro
-la chiesa cattedrale di San Lorenzo, le case su cui
-fu murato più tardi il palazzo del Comune, e tutte
-le altre verso il mare, dove, tra una chiesa ed una
-porta (il luogo dicevasi appunto San Pietro della
-Porta), aveva a costituirsi il centro del traffico genovese,
-sotto il nome famoso di piazza de' Bianchi.
-</p>
-
-<p>
-Come vedete, la città non era spaziosa. Per contro,
-le case salivano in su, come altrettante torri
-di Babele, per dare la scalata al firmamento; e le
-strade non vedevano, la più parte, che una breve lista
-di cielo, mentre tante altre non ne vedevano affatto.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_3">[3]</span>
-</p>
-
-<p>
-Fortunati erano gli abitanti del colle di Sarzano,
-e più fortunati ancora gli Embriaci, la cui torre,
-sebbene eretta a mezzo il pendìo, si alzava smisuratamente,
-signoreggiando la sommità delle colline
-circostanti e del mare vicino. La torre minacciosa
-presentava i suoi quattro spigoli ai quattro
-punti cardinali, quasi volesse sfidarli a battaglia.
-A levante vedeva Carignano (<i>fundus Carinianus</i>)
-su cui erano ancora da nascere le case dei
-Fieschi e de' Sauli; più presso, ma sempre dallo
-stesso lato, il vasto colmo di Sarzano, che le schierava
-dinanzi le torri del vecchio Castello, insieme
-colle case dell'arcivescovato. Da settentrione le si
-affrontavano i monti e le colline digradanti ad anfiteatro
-fino alla chiesa di Santo Stefano e a quella
-di Sant'Ambrogio, ove la lunga ospitalità del V
-secolo al clero ambrosiano avea ristretti gli antichi
-vincoli di fratellanza tra genovesi e milanesi. Da
-ponente andavano man mano allungandosi le coste
-dei monti, lasciando tra le loro falde e il mare un
-largo campo alle sparse ville, donde torreggiavano
-i campanili di San Giovanni di Piè, di San Siro e
-di Nostra Signora delle Vigne, coi loro cappelli di
-pietra. Lascio pensare ai lettori come avesse a destare
-l'invidia universale messer Guglielmo Embriaco,
-padrone di quella torre e delle case sottoposte.
-</p>
-
-<p>
-Per molte altre ragioni egli era del resto invidiato,
-quel degno capitano ed ottimate di Genova.
-E i lettori sullodati le sapranno tutte per filo e per
-segno, se non darà loro fastidio lo attendere.
-</p>
-
-<p>
-Nella mattina del 20 ottobre dell'anno 1101 (ripeto
-la data per non avere a tornarci più su) una
-<span class="pagenum" id="Page_4">[4]</span>
-bella fanciulla, dalle forme elette e dal leggiadro
-portamento, stava ritta sull'alto della torre che ho
-detto, facendosi solecchio con una mano, tesa in
-arco sulle ciglia, mentre coll'altra si appoggiava
-lievemente alla merlata, ond'era cinto tutto intorno
-il terrazzo. E il sole, mentre spaziava a sua posta
-in capricciosi riflessi tra le bionde chiome della
-fanciulla, rammorbidiva la sua luce sul volto roseo,
-segnandone senza rigidezza i graziosi contorni, e
-lasciando la sua giusta parte di efficacia al profondo
-bagliore di due occhi pericolosamente turchini.
-</p>
-
-<p>
-Ho detto pericolosamente turchini, e non mi disdico.
-Se forse l'ardimento della frase non trova grazia
-presso i castigati scrittori, io so, per contro,
-di aver dalla mia le ombre di tutti i genovesi che
-vissero nei primi trent'anni del dodicesimo secolo
-e si sentirono feriti dagli occhi inconsapevoli della
-bella Diana degli Embriaci.
-</p>
-
-<p>
-Tornando alla mia descrizione (brevissima, non
-dubitate, e appena quel tanto che può parer necessario
-ai più frettolosi) vi dirò che una veste di
-lana bianca le si stringeva alla vita, scendendo in
-larghe pieghe dal fianco, senz'altro ornamento che
-una molle cintura di cuoio. I capegli, non rattenuti
-da reticella, o trecciera, apparivano poco meno
-che sciolti, e in dorate anella le ricadevano sul
-collo. Così semplice nella sua foggia di vestire, ma
-ricca di grazie naturali, ella era la più leggiadra
-figura di donna che si potesse immaginare sognando.
-Laonde, non ho mestieri di dirvi se facesse
-dar volta al cervello dei giovani cavalieri,
-quando essi la vedevano scendere, accompagnata
-<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span>
-dalle sue donne, per recarsi a pregare nella chiesuola
-vicina di San Cosmo, o nell'altra, poco più
-lunge, di San Pietro alla Porta.
-</p>
-
-<p>
-Diana, dal canto suo, non badava ad alcuno; e
-non già per infinta verecondia, chè ai tempi suoi
-le istitutrici forastiere e i monasteri del Sacro Cuore
-erano ancora di là da venire, sibbene perchè il
-cuore della bella Diana era in Terra Santa, dove
-stava suo padre, dove stavano i fratelli. E siccome
-il cuore delle fanciulle (così dispose provvidamente
-la divina bontà) non può contentarsi ai soli affetti
-di casa, è ragionevole il credere che in Terra Santa
-ci fosse qualchedun altro, il quale tenesse la miglior
-parte di quel cuoricino in amorosa custodia.
-</p>
-
-<p>
-Una supposizione di questa fatta servirebbe anco
-a chiarirvi perchè la fanciulla, che da parecchi
-mesi soleva passare ogni giorno lunghe ore sull'alto
-di quella torre, guardando con mesta assiduità
-sul mare, là dalle parti di levante, da alcuni
-giorni usasse guardarvi con ansia irrequieta, e
-stancasse i suoi begli occhi azzurri su quelle liste
-luminose segnate dal sole là dove il mare sembra
-confondersi col cielo, e dove sogliono apparir le
-navi a guisa di punti neri.
-</p>
-
-<p>
-E di punti neri ella ne aveva scorto quella mattina
-più d'uno; i quali erano venuti a mano a
-mano ingrossando e già davano sembianza d'una
-armata in viaggio. Al momento in cui la mia storia
-incomincia, quei legni erano già a due tratti
-di balestra dalla punta del Faro, e un occhio esercitato
-nelle cose marinaresche ne poteva distinguere
-le insegne.
-</p>
-
-<p>
-La pratica navale stava per l'appunto a fianco
-<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span>
-di Diana, ad una rispettosa distanza, sotto la forma
-di un uomo a cui le molte rughe segnate sul viso
-davano un'età fra i cinquanta e i sessanta, sebbene
-i capelli neri e lucenti mostrassero la loro ostinatezza
-nel volerne confessare una quarantina soltanto.
-Il vecchio teneva la sua berretta in mano;
-era vestito d'un saio, stretto ai fianchi da una larga
-cintura di cuoio, donde pendeva una rispettabile
-daga. A compiere il ritratto, dirò che portava raso
-il mento e le guancie, come un vecchio nostromo
-delle Riviere ligustiche; la qual cosa faceva spiccar
-meglio uno sfregio che dal fronte gli scendeva
-giù lungo la guancia, e colla sua tinta di rosso
-acceso mostrava di non essere antico.
-</p>
-
-<p>
-— Ecco, — diceva egli, proseguendo un discorso
-che già durava da un pezzo tra lui e la giovine
-signora, — si ravvisano già tutte. Le son proprio
-ventisette, con sei navi per giunta, nè più, nè
-meno, di quante ne partirono un anno fa, il primo
-giorno d'agosto. Ecco la <i>Embriaca</i>, madonna; vedete
-come è superba di portare il vostro gran genitore,
-il valoroso messer Guglielmo, Testa di
-maglio!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Testa di maglio, era il soprannome dato dai genovesi
-a messer Guglielmo Embriaco, per la sua
-forza erculea e per l'uso che ne aveva fatto in certo
-frangente. Si raccontava che nella presa di Gerusalemme,
-rottasi a lui la spada fra le mani, il forte
-uomo si gettasse col capo innanzi dove più grande
-era la ressa dei Saraceni, e colla cervice, rivestita
-com'era dall'elmo di ferro, rompesse bravamente
-l'ostacolo.
-</p>
-
-<p>
-— Maledetta ferita! — proseguiva il vecchio. — Se
-<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span>
-ella non mi avesse inchiodato sul letto quando
-i nostri partivano per la seconda giostra, io ora
-potrei esser là, di ritorno, con messer Guglielmo,
-a far la mia buona figura a capo dei balestrieri. I
-miei compagni tornano da accoccarle a quei cani
-d'infedeli; io, invece, sono stato qui a mondar
-nespole.
-</p>
-
-<p>
-— Mio povero Anselmo, e non potresti anco
-avervi lasciato la vita? E che sarebbe allora di
-tua moglie?
-</p>
-
-<p>
-— Mia moglie! — borbottò il vecchio balestriere.
-— Non è ella al vostro servizio, madonna? D'altra
-parte non son morto in Antiochia e non c'era pericolo
-che io morissi poi. Vi so dir io che il colpo
-era bene assestato. Cane d'un Saracino! Fortuna
-che ho avuto ancora il tempo a rendergli tre pani
-per coppia.
-</p>
-
-<p>
-— Anselmo, — interruppe Diana, — tu devi conoscere
-tutte le galere che entrano. Potresti dirmene
-i nomi?
-</p>
-
-<p>
-— Oh perdonate, madonna! Raccontavo le mie
-prodezze per la millesima volta. Ecco, quella che
-viene prima delle altre è l'<i>Embriaca</i>. Dietro a lei
-c'è la <i>Raschiera</i> e la <i>Mallona</i>. Quell'altre due più
-lontane, verso mezzogiorno, sono la <i>Marina</i> e la
-<i>Caffara</i>. Quella laggiù, che pare non voglia spiccarsi
-ancora dal promontorio di Carignano, dev'essere
-la <i>Pomella</i>. Poverina, è carica d'anni e di gloria!
-Essa è quella che sette anni addietro ha portato
-in Terra Santa il conte Goffredo di Buglione,
-quando il degno uomo è andato a buscarsi quella
-brutta ceffata dal custode del Santo Sepolcro. Questa
-poi, a poggia della <i>Mallona</i>, è la <i>Spinola</i>, comandata
-<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span>
-da vostro cugino, il buon messer Lamberto.
-</p>
-
-<p>
-— E non vedi tu.... poichè siamo tra cugini....
-non vedi tu la <i>Carmandina</i>?
-</p>
-
-<p>
-— Aspettate, ci guardo. Dovrebb'essere quell'altra
-là.
-</p>
-
-<p>
-— Dove?
-</p>
-
-<p>
-— La penultima, che vien di conserva con quella
-di vostro zio, il console Amico Brusco. La riconosco
-al suo castello di poppa, più rilevato degli
-altri.
-</p>
-
-<p>
-— È una ventura, — soggiunse Diana, quasi
-parlando a sè stessa, — è una ventura che tutti
-tornino a casa. Beate le famiglie che vedranno i
-lor cari!
-</p>
-
-<p>
-— Sicuro! — ripigliò il balestriere, sorridendo,
-— e tra essi il leggiadro Arrigo di Carmandino.
-</p>
-
-<p>
-— Anselmo!
-</p>
-
-<p>
-— Scusate, madonna, la mia rozza sincerità.
-Qualche volta mi vien voglia di mordermi la lingua....
-e forse sarebbe meglio. Ma che volete? Bisogna
-che dica pane al pane, io! E non vi ho forse
-veduta alta tanto e palleggiata sulle mie braccia?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, mio povero Anselmo, gli è vero, e so che
-tu ci ami tutti, quanti siamo della nostra casa.
-</p>
-
-<p>
-— Tutti, davvero. E come non si avrebbe da
-voler bene a voi, a messere Guglielmo, vostro padre,
-a messer Ugo, vostro fratello, e da baciare dove
-passate?
-</p>
-
-<p>
-— Tu dimentichi qualcheduno! — esclamò la
-fanciulla, con accento di rimprovero, temperato
-dall'atto amorevole con cui posò la sua bella mano
-sulla spalla del balestriere.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Ah sì; messere Nicolao. Che farci, madonna?
-Gli è un prode cavaliere, non lo nego, ma io non
-posso mandar giù quel Gandolfo del Moro, che lo
-ha stregato, coi suoi occhi torvi e i suoi capegli
-arruffati.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-A quel nome, profferito dal suo fedel servitore,
-la fanciulla degli Embriaci si era fatta pallida in
-viso, e Anselmo sentì la sua mano delicata tremargli
-sull'òmero.
-</p>
-
-<p>
-— Vedete se non ho ragione! — continuò egli. — Anche
-a voi, solo quel nome ha fatto sgomento.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Mentre la sua giovine signora cercava le parole
-per rispondergli, un lungo grido si levò per l'aria.
-Le prime galere entravano nel piccolo porto di Genova,
-e il popolo, che si era accalcato alla riva e
-lungo le mura alle Grazie, faceva le prime accoglienze
-festose ai reduci di Palestina.
-</p>
-
-<p>
-— Scendiamo, Anselmo; — disse la fanciulla. — Corri
-tu primo, e fa schierare nel portico tutta la
-famiglia, perchè sia degnamente onorato il mio
-gran padre e signore.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Il balestriero fu sollecito ad obbedire, e disparve
-tosto per l'abbaino. La bella Diana gli tenne dietro,
-dopo aver dato un ultimo sguardo alla Carmandina,
-che si era avvicinata anch'essa alla punta
-del Faro.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span></p>
-
-<h2 id="cap2">CAPITOLO II.
-<span class="smaller">Qui si narra di Arrigo da Carmandino,
-come pigliasse la croce per gli occhi d'una donna.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Prima di andar oltre nel racconto, e mentre Genova,
-affollata sul molo, festeggia l'arrivo dei suoi
-crociati da Cesarea, vi dirò qualche cosa di Arrigo
-da Carmandino, e dei suoi primi amori colla bella
-Diana.
-</p>
-
-<p>
-Arrigo da Carmandino era il più giovine di tre
-fratelli, chiarissimi per nobiltà di sangue e per
-amore della loro terra. Prendevano essi il nome
-dal borgo di Carmandino, in Polcevera, e i loro
-antenati erano d'una medesima stirpe coi signori
-delle Isole e con quelli di Manesseno, più noti pel
-soprannome di Spinola, donde si spiccavano appunto
-allora i rami gloriosi degli Embriaci, dei Castello
-e dei Brusco, mentre da essi, i Carmandino, si
-spiccavano gli Avvocati, i Lusii, i Pevere, i Mari,
-i Serra e gli Usodimare.
-</p>
-
-<p>
-Rammentate, lettori umanissimi, che siamo all'alba
-dei Comuni e delle spartizioni un po' chiare,
-<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span>
-quando i nomi proprii, le professioni, gli stessi
-nomignoli dati dal volgo, incominciano a distinguere
-i varii rami, e questi a lor volta fan ceppo.
-</p>
-
-<p>
-Tutta quella nobiltà consolare era derivata dalla
-feudale, che, non avendo più Franchi, nè Longobardi,
-a cui chiedere l'investitura, ripeteva, poco
-prima del Mille, i suoi diritti dal Vescovo, ultima
-autorità rimasta in piedi per mezzo a quella gran
-confusione.
-</p>
-
-<p>
-Vedete, infatti; Ido, il capostipite di tante famiglie,
-era visconte nel 952, con larga signoria nei
-pressi di Genova, segnatamente nella valle di Polcevera.
-Ebbe tre figli, un Oberto Visconte, un Migesio,
-donde venne il casato delle Isole, e un altro
-Oberto, detto di Manesseno. Dal primo dei tre, per
-una genealogia di Ido, Ingo, Rainfredo, e Ingo da
-capo, scendiamo ai tre fratelli, Gandolfo, Ido ed
-Arrigo, avvocato il primo del monastero di Santo
-Stefano, futuro console il secondo, crociato il terzo
-e uno dei principali personaggi della mia storia.
-</p>
-
-<p>
-Torniamo indietro fino al capostipite; lasciamo
-da banda il suo secondogenito Migesio, e andando
-a cercare il terzogenito, Oberto di Manesseno, lo
-vediamo padre a Belo Visconte, da cui nacque un
-Guido, che fu il primo ad assumere il nome di
-Spinola, uomo la cui liberalità e la magnificenza
-andavano famose per tutta Liguria. Narra il Giustiniani
-(e gli s'ha a credere, in mancanza d'altre
-autorità) che questo messer Guido usasse onorare
-gli ospiti suoi facendo spillare da più botti parecchie
-sorte di vino. Ora, in vernacolo genovese,
-<i>spinolare</i> è lo stesso che l'italiano <i>spillare</i>, e dicesi
-spinola lo zipolo con cui si chiude la cannella
-<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span>
-delle botti. Per tal modo il visconte Guido fu chiamato
-lo Spinola, e uno zipolo diventò nome ed
-anche insegna di casato, perchè da quel tempo in
-poi la famiglia la portò <i>d'oro, con una fascia scaccata
-di rosso e d'argento di tre file, sormontata da
-una spina di botte, di rosso, in palo</i>. Notate la mia
-sbardellata scienza araldica, mentre io proseguo la
-genealogia, raccontandovi che questo messer Guido
-ebbe sette figliuoli, un Oberto, un Guido ed un
-Ansaldo, che si adoprarono a perpetuare il nome
-degli Spinola; un Primo, che tolse il nome di Castello
-e fu davvero il primo di tal casato; un Guglielmo,
-che fu capostipite ai Medici ed agli Alineri;
-un Amico, che assunse il soprannome di
-Brusco e fece anch'egli la sua brava razza a parte;
-finalmente un nuovo Guglielmo, il più glorioso di
-tutti, distinto col nome di Embriaco e salutato dai
-suoi soldati col nomignolo, che già conoscete, di
-Testa di maglio.
-</p>
-
-<p>
-E adesso che vi ho dato un cenno bastevole di
-tutte queste parentele, torno ad Arrigo. Egli era
-per fermo uno dei più leggiadri cavalieri di Genova,
-e non avreste trovato chi lo agguagliasse in
-trattar lancia e spada, o cavalcare in giostra e
-gualdana. Neanco poteva dirsi fosse digiuno di
-studi; chè anzi in cotesto egli era andato più oltre
-che non comportassero le costumanze d'allora. Mite
-era dell'animo, ma pronto a metter fuori la spada
-contro ogni atto che gli paresse iniquo, laonde non
-è a dire come egli avesse il cuore aperto ad ogni
-affetto generoso.
-</p>
-
-<p>
-A ventidue anni, Arrigo non aveva ancora amato.
-A chi gli toccava di ciò, egli solea dire che il suo
-<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span>
-cuore avrebbe dato ad una donna, ma per sempre,
-e che però non si sarebbe innamorato al primo
-uscio. Arrigo aveva ragione, sebbene molte vaghe
-gentildonne tenessero contraria sentenza; e lo aspettare
-fu bene, imperocchè diede agio al caso di
-condurlo una certa mattina alla chiesa di San Pietro
-alla Porta, ove per la prima volta s'avvenne in
-quella rara bellezza della fanciulla degli Embriaci.
-</p>
-
-<p>
-Quel giorno, le sue preghiere non andarono tutte
-all'altare, ed egli adorò il creatore nella sua creatura.
-Quegli occhi azzurri non si erano pure fissati su
-lui, quantunque egli si mettesse a bello studio accanto
-alla pila dell'acquasanta, quando Diana fu
-per uscire di chiesa; ma Arrigo non si diede per
-vinto, e da quel giorno gli fu caro aver perduto
-la pace dell'anima. Dovunque la donna andasse,
-Arrigo era; dovunque fosse, non indugiava ad apparire;
-di guisa che, finalmente, ella ebbe ad avvedersi
-di quel costante amatore, e il suo cuoricino
-incominciò ad accogliere una immagine d'uomo,
-il suo labbro a mormorare un nome, allorquando
-ella udiva, di nottetempo, sotto i veroni della sua
-casa, certe ballate in provenzale, che era la lingua
-amorosa di tutti, e parte principale della educazione
-dei giovani.
-</p>
-
-<p>
-Se Arrigo avesse continuato di quella forma nei
-suoi lai di troviere, forse i posteri avrebbero parlato
-meno di Folchetto, suo concittadino, che doveva
-salire più tardi in tanta rinomanza nell'arte.
-Ma i canti di Arrigo ebbero fine ben presto. La
-voce improvvisa di Pietro Eremita aveva scosso
-l'Europa. Quel pazzo sublime, che, senza pure saperlo,
-dovea col suo grido dare indirizzo nuovo
-<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span>
-alla storia, era venuto in Occidente a raccontare
-la caduta di Gerusalemme in balìa dei Saraceni
-feroci e le crudeltà patite dai pellegrini, che andavano
-a pregare sulla tomba del Cristo.
-</p>
-
-<p>
-La cosa era grave, più grave che non si argomenti
-ai dì nostri. Al sepolcro del Nazareno andavano
-i peccatori di tutta Europa a purgarsi dei
-loro misfatti, e in quei tempi non ancora usciti
-dalla barbarie, una simile derrata abbondava anzi
-che no. Premeva alla chiesa, premeva alla Cristianità
-tutta quanta, che la via di Gerusalemme
-non fosse impedita. Le città marinare avevano
-inoltre bisogno di allargare i loro traffichi, e l'Oriente
-era l'<i>Aurea Chersonesus</i> per essi. Vi erano
-poi gli uomini di lancia e spada, vaghi di nuove
-imprese, infastiditi delle guerricciuole di casa, signori
-di poca terra, o di nessuna, tutti travagliati
-da una gran sete di possanza e di gloria.
-</p>
-
-<p>
-Cotesto vi chiarirà come la voce del monaco dovesse
-essere udita da un capo all'altro d'Europa,
-e come scaldar l'animo di chierici e laici, d'uomini
-di cappa e uomini di spada. A cavallo su d'una
-mula, che meriterebbe di essere glorificata dalla
-storia, non foss'altro, per le sue lunghe e faticose
-trottate, Pietro ne andava di città in città, di terra
-in terra, col crocifissso in pugno, predicando, piangendo,
-ed incitando i Cristiani a liberare il Santo
-Sepolcro. Un pietoso entusiasmo, che andava spesso
-oltre i confini della pazzia, rispose alle concitate
-orazioni del monaco; le popolazioni intiere si schieravano
-sulle sue orme, chiedendo la guerra santa
-ai loro signori; ed a questi si destavano arcani
-desiderii, ribollivano alte ambizioni nel petto.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span>
-</p>
-
-<p>
-Il concilio di Chiaramonte, radunato nel 1095 sotto
-la presidenza di Urbano II, deliberò che la guerra
-santa si facesse. La piccola città di Chiaramonte
-non bastava a capire tutta quella pioggia di principi
-e di vescovi, di ambasciatori, di baroni e di
-frati, che erano accorsi al concilio. Una cronaca
-di quel tempo narra che, a mezzo novembre, le
-città e borgate dei dintorni erano così piene di popolo,
-che fu mestieri di rizzar tende pei campi e
-recarsi in santa pace un freddo, che non usava
-misericordia ai cristiani.
-</p>
-
-<p>
-A quel concilio si presentò anche Goffredo, duca
-di Bouillon, che doveva capitanare più tardi i crociati.
-Il prode soldato, pochi mesi addietro, era andato
-in Terra Santa col conte di Fiandra ed altri
-pellegrini della sua levatura. Passati in Genova, si
-erano imbarcati sopra una nave chiamata <i>Pomella</i>,
-e approdati al porto di Joppe avevano proseguito il
-viaggio per alla volta di Gerusalemme. Si erano
-presentati alla porta del Sepolcro; ma i Saraceni
-che vi stavano a custodia ne avevano negato loro
-l'accesso, volendo che pagassero prima un bisanto
-per ciascheduno. I nostri gran signori non avevano
-quattrini; il tesoriere della comitiva era rimasto
-indietro un buon tratto di strada. Si venne
-a parole, e il pio Goffredo vi buscò una fiera ceffata,
-di cui si sarebbe fatta subitanea vendetta, se
-i cristiani non fossero stati così pochi e così numerosi
-i Saraceni.
-</p>
-
-<p>
-Questo narrava Goffredo; e gli animi sempre
-più s'infiammarono. Urbano impartiva l'indulgenza
-plenaria a chiunque, pentito e confessato, si votasse
-all'impresa. «Dio lo vuole! Dio lo vuole!»
-<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span>
-Fu questo il grido dei baroni, quando Urbano ebbe
-finito di parlare; e tutti si gettarono ai piedi dei
-padri del Concilio, per ricevere i due scampoli di
-lana vermiglia, assestati in forma di croce e cuciti
-sull'òmero. Di quelle croci ne furono distribuite
-oltre un milione. Ventura pei lanaiuoli, e non per
-la nobile impresa, che fu ben lungi dal raccogliere
-un così gran numero di combattenti.
-</p>
-
-<p>
-A Genova, il popolo si commosse a sua volta
-per l'arrivo di Ugo, vescovo di Grenoble, e di Guglielmo,
-vescovo di Orange, i quali, caldi ancora
-degli entusiasmi di Chiaramonte, venivano ai genovesi
-per invitarli alla crociata, e parlavano alla
-gente dalle gradinate delle chiese, distribuendo le
-insegne vermiglie a quanti le chiedevano, che molti
-furono e dei più riputati cavalieri di Liguria. Fra
-i primi che pigliarono la croce furono Anselmo
-Rascherio, Dodone degli Avvocati, Lanfranco Rosa,
-Opizzone Musso, Oberto de Marini, Ingo Flaòno,
-Nascenzio Astore, Guglielmo di Buonsignore e Oberto
-Basso delle Isole.
-</p>
-
-<p>
-Tornando colla mente a que' giorni di altissima
-concitazione di spiriti, è agevole immaginare quale
-onda di popolo traesse a San Siro e a Santo Stefano,
-intorno a quelle gradinate donde i due vescovi
-arringavano la moltitudine. Nobili e popolani,
-uomini e donne, vecchi e fanciulli, tutti si
-accalcavano a quei sacri spettacoli, tutti volevano
-la guerra santa, tutti avrebbero voluto la croce.
-</p>
-
-<p>
-Ma il Papa non chiedeva a Genova guerrieri soltanto.
-Genova, già potente sul mare, doveva fornire
-navi e marinai per condurre un grosso di
-crociati d'Occidente in Soria; e mentre i cavalieri
-<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span>
-e il popolo minuto s'infiammavano per la guerra
-santa, non sognando che botte da orbi ai Saracini,
-i Consoli vedevano in quella spedizione lontana e
-gloriosa, la sorgente delle nuove fortune di Genova.
-</p>
-
-<p>
-Anche Guglielmo Embriaco, il nobile figlio di
-Guido Spinola, il consanguineo degli Avvocati, dei
-Marini e degli Isola che ho nominati poc'anzi,
-aveva posta la croce vermiglia sulla cappa bianca,
-e il suo fratel maggiore, Primo di Castello, aveva
-imitato l'esempio. Ora egli avvenne che un di quei
-giorni, Diana pregasse il padre di condurla a vedere
-il vescovo di Grenoble, che dalla gradinata di
-Santo Stefano teneva discorso ai fedeli. E messere
-Guglielmo, da quel padre amoroso che egli era,
-condusse la figliuola, con gran corteggio dei suoi
-famigliari, fuor della porta di Sant'Andrea, fino
-ai piedi dell'erta su cui sorgeva la chiesa del protomartire,
-tutta listata di marmo bianco e pietra
-nera di Promontorio, giusta il costume d'allora.
-</p>
-
-<p>
-Il popolo accolse con liete grida il nuovo crociato,
-e Arrigo da Carmandino (vedete se la fortuna
-non aiuta gl'innamorati) ebbe in sorte di far
-luogo presso di sè a messer Guglielmo e alla sua
-bella figliuola.
-</p>
-
-<p>
-L'Embriaco salutò cortesemente il Carmandino,
-e questi si fece tutto rosso, nel ricambiarlo della
-sua cortesia. Gli occhi di Diana si erano incontrati
-nei suoi; Diana lo aveva salutato per la prima
-volta, e Arrigo aveva sentito il sangue rifluirgli
-al cuore, chè mai gli era parso di aver provato
-altrettanta allegrezza.
-</p>
-
-<p>
-Il tacere più oltre sarebbe stato disdicevole. Guglielmo
-conosceva Arrigo per un gentil cavaliere,
-<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span>
-del sangue di Ido Visconte, da cui, come ho detto
-più sopra, scendevano anche i signori di Manesseno.
-E Carmandini ed Embriaci avrebbero potuto
-vantare un dugento anni di certa genealogia, che
-era già molto per quei tempi, se allora, più che
-da un lungo ordine di avi, non si fosse reputato
-più bello derivar fama dalle opere proprie. E nemmeno
-allora si usavano stemmi a contraddistinguere
-le casate. Ogni cavaliere inalberava l'emblema
-che più gli andasse a grado, per essere riconosciuto
-in giostra, o in battaglia. Soltanto dopo la
-prima crociata, l'emblema, illustrato sui campi di
-guerra, parve degno d'essere perpetuato, ad onore
-di tutto il lignaggio. Così ad esempio gli Embriaci
-lo portarono d'oro, con tre leoni rampanti di
-nero; i Carmandini ebbero lo scudo partito di nero
-e d'argento, con un leone rampante <i>dall'uno all'altro</i>.
-</p>
-
-<p>
-Torniamo ad Arrigo. Il giovane, dopo una breve
-pausa, che gli fu necessaria per trovar le parole,
-e arrossendo da capo, come potete immaginare cercando
-tra le memorie della vostra giovinezza il
-caso consimile, si fece animo a dir qualche cosa.
-</p>
-
-<p>
-— Messer Guglielmo, — cominciò egli, — voi
-dunque partite, per andarvene in Terra Santa a
-sostenere il buon nome dei cavalieri genovesi?
-</p>
-
-<p>
-— Come sapete; — rispose con nobile modestia
-l'Embriaco; — vo a fare il debito mio e nulla più.
-Per quanto è di sostenere il buon nome di Genova,
-voi mi fate, messer Arrigo da Carmandino, troppo
-gagliarde le spalle. Sono dei primi pel buon volere,
-non già per l'efficacia delle opere.
-</p>
-
-<p>
-— Messer Guglielmo, consentite, che, per amore
-<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span>
-di verità, io pensi di voi l'una cosa e l'altra. Così
-voi mi credeste degno di combattere al fianco vostro,
-come io vi seguirei di buon grado, avendolo per
-somma grazia ed augurio fortunato.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-La lode dei buoni è grato conforto agli ottimi;
-e questo è tanto vero, e lo fu tanto in ogni tempo,
-che a Guglielmo Embriaco le parole di Arrigo da
-Carmandino toccarono il cuore. Egli non rispose
-nulla; ma, presa la mano del giovine, la strinse
-con indicibile affetto. Diana alzò, per guardare Arrigo,
-i suoi begli occhi azzurri; e traluceva da
-quegli occhi un sorriso di cielo.
-</p>
-
-<p>
-Che cuore fu il vostro, che dolci pensieri vi passarono
-pel capo, messere Arrigo da Carmandino,
-quando sentiste la stretta di quella mano paterna
-e la virtù di quello sguardo virgineo? Per fermo i
-vicini, in quel momento, videro sulla vostra fronte
-un'aureola, come quella dei santi, poichè hanno
-goduto l'aspetto di Dio. E Diana stessa, la leggiadra
-Diana, ebbe sicuramente a vedere alcunchè di
-simile, perchè tenne a lungo i grandi occhi fissi
-su di voi, in atto di compiacenza e di meraviglia.
-</p>
-
-<p>
-— Arrigo da Carmandino, — disse, dopo brevi
-istanti, il padre della fanciulla, — voi siete un
-nobil garzone e degno d'esser amato da quanti vi
-conoscono. Non avete voi ancor presa la croce?
-</p>
-
-<p>
-— No, messere; — rispose turbato il giovine. — Il
-desiderio me ne aveva colto fin dal primo giorno
-che il venerando vescovo di Grenoble arringò il
-popolo dalla gradinata di San Siro. Ho tardato, per
-timore non già, sibbene....
-</p>
-
-<p>
-— V'intendo, messere; — ripigliò con amichevole
-festività l'Embriaco; — aspettavate la fascia
-<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span>
-di zendado trapunta dalla donna dei vostri pensieri.
-</p>
-
-<p>
-— Non vi apponete che a mezzo; — rispose Arrigo,
-facendosi rosso per la terza volta. — La donna
-che io amo, dopo Dio e la mia fede di cavaliere,
-è cosa troppo alta per me, e forse io non potrò
-sperar mai di portarne i colori. Soltanto avrei desiderato
-che ella sapesse del mio disegno, per leggere
-nei suoi occhi un saluto. Ma lasciatemi andare; — soggiunse
-il giovane, dopo aver dato una
-timida occhiata a Diana; — io non potrei rimanere
-più oltre al fianco vostro, senza la croce vermiglia
-sul petto.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-E dette queste parole, Arrigo si mosse con giovanile
-baldanza verso la chiesa. Il popolo fece largo
-al cavaliere, sapendo che non si correva tanto in
-fretta verso il buon vescovo di Grenoble, se non
-per avere il segno della crociata. E infatti, pochi
-istanti dopo, il giovine Arrigo era ai piedi di Ugo,
-diceva il suo nome e tornava benedetto, coi due
-scampoli di scarlatto incrociati, verso il luogo dove
-aveva lasciato Guglielmo Embriaco e la sua celeste
-figliuola. Tutti gli astanti, che conoscevano il terzogenito
-di Ingo e di Rainoisa (una tra le più belle
-gentildonne di Genova, alla quale egli somigliava
-moltissimo) lo salutarono con lunghi evviva; ma
-il suo trionfo egli lo gustò tutto intiero negli occhi
-raggianti della bellissima fanciulla e nel bacio del
-padre di lei.
-</p>
-
-<p>
-— Siate il ben venuto, — gli disse questi, — tra
-i cavalieri di Cristo. Ora è tempo di tornarcene alle
-case nostre. Arrigo, venite un tratto con noi?
-</p>
-
-<p>
-Il giovane innamorato non se lo fece dire due
-<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span>
-volte. E la sua gioia fu al colmo, allorquando l'Embriaco,
-postagli una mano sulla spalla, mentre le
-donne andavano innanzi per la via di Macagnana,
-donde si giungeva alle case di messer Guglielmo,
-gli susurrò all'orecchio queste parole:
-</p>
-
-<p>
-— Arrigo di Carmandino, io so tutto, ho tutto
-veduto. Volete voi essere mio figlio, come Ugo e
-Nicolao?&nbsp;—
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span></p>
-
-<h2 id="cap3">CAPITOLO III.
-<span class="smaller">Breve anzi che no pei lettori,
-ma sugoso per Arrigo da Carmandino.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Come la brigata fu giunta alle case degli Embriaci,
-il giovine Arrigo tolse commiato, non senza
-promettere a messer Guglielmo che sarebbe andato
-a visitarlo. Il lettore intenderà che Arrigo dicesse
-al padre, ma che il discorso, nella sostanza, andasse
-alla bella figliuola. Ed io glielo lascierò credere,
-sebbene avrei buono in mano per dimostrare
-che l'ossequio ad un uomo come l'Embriaco c'entrava
-per la sua parte.
-</p>
-
-<p>
-Arrigo, dunque, tornò una e più volte in quella
-casa; e, bisogna dirlo a sua lode, ogni qualvolta
-ei metteva il piede sul limitare, il cuore gli batteva
-forte, come gli era battuto alla prima. Soltanto
-gli uomini della nostra generazione stracca possono
-affogare la delicatezza dell'affetto nelle acque
-morte della consuetudine; laonde a me, figliuolo
-del mio secolo, non fa gran senso vedere un amico
-mio passeggiare con aria uggiosa accanto alla
-<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span>
-moglie, non ricordando più i giorni ch'egli era tutto
-fuoco e fiamma per lei, ed affrettava col desiderio
-l'ora in cui gli fosse dato vederla, fanciulla ancora,
-in quella conversazione, dove si era introdotto
-con tanta fatica.
-</p>
-
-<p>
-Ogni giorno, al cadere del sole, il nostro giovane
-era al fianco di messer Guglielmo, il quale si ristorava,
-conversando con Diana ed Arrigo, dalle
-quotidiane fatiche per l'allestimento del suo naviglio.
-L'ospite toccava di sovente il liuto, alla maniera
-dei trovatori, cantando qualche cobla o serventese
-nella lingua di Provenza; e Diana, che
-avea risaputo il discorso fatto da suo padre ad Arrigo,
-si sentiva la più felice tra le donne.
-</p>
-
-<p>
-La sua allegrezza era, a dir vero, turbata dal
-pensiero della partenza di Arrigo. Ogni giorno ella
-udiva dalla bocca del padre come andassero solleciti
-gli apprestamenti navali, e non era quella per
-fermo una consolazione per lei. Ma non s'ha a
-credere, per altro, che la fanciulla degli Embriaci
-fosse una delle nostre Malvine, che dànno negli
-spasimi per ogni cosa, e si strappano i capegli
-dalla disperazione. Diana avrebbe commesso un
-peccato mortale a strappare i suoi, che erano bellissimi,
-e, nata di padre guerriero e marinaio, in
-tempi d'avventure e di zuffe continue, si sarebbe
-mostrata indegna del proprio sangue, se troppo si
-fosse doluta che il suo fidanzato partisse, per andare
-in Soria, a romper lancie contro le schiere infedeli.
-</p>
-
-<p>
-La bella Diana, scambio di pregare, lavorava assiduamente
-a metter punti d'oro su d'una fascia
-di seta. Nessuno le aveva chiesto per qual santo
-ella usasse tanta diligenza, ma lo indovinavano
-<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span>
-tutti. In casa di messer Guglielmo non si era anche
-annunziato solennemente; ma tutti sapevano, congiunti,
-amici e famigliari, che non si poteva dare nè
-immaginare una coppia meglio combinata di quella.
-</p>
-
-<p>
-Un uomo solo se ne rodeva, un uomo solo guardava
-di mal occhio il trapunto di madonna Diana.
-Gandolfo del Moro era amico di Nicolao, il primogenito
-di Guglielmo Embriaco, e Nicolao gli aveva
-promesso di aiutarlo presso il padre suo ad ottenere
-la mano della sorella. Perciò quell'altro si
-tenne sicuro del fatto suo; e quando tra giovani
-cavalieri si lodavano le grazie della bella Diana,
-invidiando anticipatamente il fortunato mortale che
-l'avrebbe condotta in moglie, messer Gandolfo tronfiava,
-faceva la ruota, come a dire: «invidiatemi
-pure, io sono quel desso.» Ma durò poco la sua
-gloria, ed egli si trovò scavalcato, mentre si credea
-fermo più che mai sull'arcione. Arrigo da Carmandino
-s'era fatto avanti, e gli era bastato presentarsi,
-per vincere. Gandolfo del Moro non volle già persuadersi
-che il cuore di Diana fosse libero di darsi
-a cui più gli piacesse, e tutta la sua rabbia si volse
-contro di Arrigo, come se Arrigo gli avesse rubato
-una cosa che apparteneva a lui, a lui, Gandolfo
-del Moro.
-</p>
-
-<p>
-Il nostro geloso aveva pensato da prima di romperla
-apertamente con Arrigo e disfarsene con un
-buon colpo di spada. Ma il Carmandino era un
-osso duro da rodere, e Gandolfo era certo di averne
-la peggio. Allora gli venne fatto un nuovo disegno,
-che gli parve il migliore, tanto che volle mandarlo
-subito ad effetto, appostando due ribaldi in una
-viottola presso la torre dei Della Volta (che ancora
-<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span>
-non avevano assunto il nome di Cattanei), da dove
-il Carmandino, tornando da casa gli Embriaci, soleva
-passare ogni sera. Senonchè, la mattina dopo
-l'agguato, si trovò un morto sulla strada, e il superstite
-non ardì ritentare la prova.
-</p>
-
-<p>
-Arrigo aveva indovinato donde gli venisse il
-colpo, ma non fece motto ad alcuno di quel suo
-rischio notturno, contentandosi da quella sera in
-poi di girar largo ai canti per esser pronto ad ogni
-evento e non lasciarsi cogliere alla sprovveduta. In
-quanto a messer Gandolfo, si può argomentar di
-leggieri che non andasse attorno a menar vanto
-della disfatta.
-</p>
-
-<p>
-Intanto, l'armata genovese era in assetto per
-prendere il mare. La partenza fu assegnata pei primi
-di luglio del 1097, sotto il comando di Guglielmo
-Embriaco. Erano dodici galere armate di tutto
-punto, piene di cavalieri e di arcadori, scelti tra i
-riputati di Liguria, e le seguiva un sandalo, nave
-oneraria di quei tempi. Padroni di quelle galere
-erano i cittadini che ho nominati più sopra, uomini
-prodi e navigatori esercitati nella caccia continua
-ai pirati, che infestavano allora il Tirreno.
-</p>
-
-<p>
-Questo, come ho detto, avveniva nel 1097. Capi
-dei Crociati erano (lo accennerò brevemente per
-chi non ne avesse ricordo) Goffredo di Buglione,
-duca di Lorena, Baldovino ed Eustachio, fratelli
-di lui, Ugo fratello del re di Francia, due Roberti,
-l'uno figlio al re inglese e duca di Normandia,
-l'altro conte di Fiandra, Raimondo conte di Tolosa
-e Stefano conte di Bles, tutti seguiti da un numero
-stragrande di Tedeschi, Francesi, Inglesi, Scozzesi,
-Italiani. Non andarono Spagnuoli, perchè, travagliati
-<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span>
-da guerra continua coi Mori, si potea dire
-che avessero la Crociata in casa. Ugo, passato in
-Italia, aveva rappattumati i due fratelli normanni,
-Boemondo di Taranto e Ruggero di Puglia, in discordia
-tra loro pel principato di Melfi. Con essi
-e con Tancredi, nipote a Ruggero, partivano ventimila
-uomini; anch'essi gente italiana.
-</p>
-
-<p>
-Giunti per vie diverse a Costantinopoli, passato
-il Bosforo e calati in Bitinia, i Crociati espugnavano
-in cinquantadue giorni la città di Nicea;
-donde spartivano l'esercito in due corpi, l'uno destinato
-a correre la Licia e la Panfilia, l'altro a
-penetrare in Cilicia, dove occupava Tarso, Malmistro,
-seguitando poi alla volta d'Antiochia, capitale
-della Siria, a dodici miglia dal mare, dove era il
-porto detto allora di San Simeone. Colà approdavano
-i Genovesi, mentre l'esercito si travagliava
-nel difficile assedio. Ma di questo a suo luogo;
-rifacciamoci ora al porto di Genova, dove sta l'armata,
-sul punto di salpare le ancore.
-</p>
-
-<p>
-La sera innanzi la partenza, Arrigo fu, come di
-consueto, alla casa di messer Guglielmo. L'Embriaco
-stava a consiglio coi notabili della città
-presso il vescovo di Ciriaco, e non v'ebbe che
-Diana a ricevere Arrigo.
-</p>
-
-<p>
-— Madonna, — le disse il giovane, — domani
-si parte.
-</p>
-
-<p>
-— Lo so; — rispose Diana, chinando i suoi begli
-occhi a terra, per nascondere due lagrime. — Addio
-dunque, messere! Il cielo v'abbia in custodia,
-e laggiù, tra le donne di Sion, che hanno
-fama di tanta bellezza, non vi faccia dimenticare
-di me.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Oh, non temete! — esclamò egli con accento
-solenne. — Voi dovete credere, madonna, che Arrigo
-da Carmandino vi terrà la sua fede, come
-credete in Dio e nella lealtà del vostro genitore.
-Io vi amo, Diana, come la più santa cosa che al
-mondo sia, e un amore cosiffatto non può affievolirsi
-per volger di tempo nel mio cuore, dove esso
-rimarrà come sacro suggello ad ogni cosa che io
-pensi o faccia in futuro. Io, per contro, — soggiunse
-egli umilmente, — so quanto poco valgo
-al paragone delle grazie vostre, e temo.... temo che
-gli occhi di Diana degli Embriaci non abbiano a
-cadere su altri, migliori a gran pezza di me.
-</p>
-
-<p>
-— Perdonatemi, Arrigo! — ripigliò la fanciulla,
-dicendo assai più cogli occhi supplichevoli che
-non facesse colle parole. — La donna che vi ama
-voleva celarvi le sue lagrime e nella confusione
-non ha trovato miglior cosa a dirvi che una scortesia.
-Ma non so parlare, io, come si dovrebbe
-parlare ad un uomo come voi; tutto il meglio dei
-miei pensieri mi resta qui, dentro il cuore. Ora
-sappiate che qui dentro c'è pure, e ben custodita,
-l'alterezza del sangue d'Ido Visconte, donde scendiamo
-ambedue, e la figlia di Guglielmo non può
-amare che un prode. O come vorreste, messere,
-che mentre mio padre, mio zio Primo di Castello,
-i miei fratelli, e con essi il fiore dei cavalieri di
-Genova, fossero in Terra Santa a sostenere il buon
-nome della nostra città (la frase è vostra, messer
-Arrigo), io potessi volger gli occhi intorno.... o al
-basso, — aggiunse ella prontamente, — per guardare
-i rimasti?&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Diana aveva profferito queste ultime parole con
-<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span>
-molta veemenza. Era forse quella la prima volta
-che sotto i sembianti della fanciulla trasparisse la
-donna. Del resto il momento era solenne, e amore
-è gran maestro d'eloquenza per tutti. Anche Arrigo
-fu eloquente a rispondere.
-</p>
-
-<p>
-— Di ciò non dubitavo io punto; e voi, madonna,
-non dubitate di Arrigo. Son vissuto finora senza
-amare altra donna fuor quella da cui nacqui;
-vivrò il restante della mia vita non amando che
-voi.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Non ripeterò ai lettori tutto ciò che, seguendo
-un bandolo così bene avviato, andavano dipanando
-i due giovani in quell'amoroso colloquio. Chi non
-è stato innamorato? E chi dunque non sa che
-cosa potessero dirsi quei due nobili cuori, in un
-momento solenne, che era il primo e poteva anche
-esser l'ultimo delle loro espansioni?
-</p>
-
-<p>
-Diana trasse fuor da uno stipo la fascia di seta,
-trapunta di sua mano, la baciò e la porse ad Arrigo;
-il quale la prese divotamente, come vi sarà
-facile argomentare, baciandola a sua volta.
-</p>
-
-<p>
-Il giorno seguente, sul far dell'aurora, le galere
-salparono le ancore, sciolsero i provesi e si
-misero alla via. Tutta Genova era sulla spiaggia a
-salutare i suoi cari.
-</p>
-
-<p>
-Il mare era cheto e scintillava tremolando ai
-primi raggi del sole, apparso allora allora di là
-dall'azzurro promontorio di Portofino. Una brezza
-leggiera spirava da ponente, come impromessa di
-fortunato viaggio alle galere della croce.
-</p>
-
-<p>
-Diana accompagnò fino al lido il padre, lo zio
-Primo di Castello e il fratello Ugo e Nicolao. Gandolfo
-del Moro partiva anch'egli per Terra Santa,
-<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span>
-e stava al fianco dell'amico. Ma Diana nol vide, o
-nol curò; ben vide Arrigo, che stava al fianco di
-suo padre.
-</p>
-
-<p>
-La fanciulla si sentìa venir meno; pure, si fece
-animo, fino a tanto i suoi le furono vicini. L'addio
-di Guglielmo Embriaco fu quello d'un padre e d'un
-eroe; il che vuol dire che egli non ebbe vergogna
-di bagnare con una lagrima amorosa il candido
-fronte della sua bella figliuola.
-</p>
-
-<p>
-— Le vostre preghiere, madonna, ci portino
-ventura.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Furono queste le ultime parole di Arrigo; a cui
-Diana rispose con un gesto eloquente, alzando gli
-occhi al cielo, quasi lo chiamasse a testimonio del
-voto.
-</p>
-
-<p>
-Ella stette colà, ritta, immobile, senza lagrime,
-sulla punta del molo, fino a tanto le galere non
-si dileguarono sull'orizzonte. La povera derelitta
-aveva la morte nel cuore.
-</p>
-
-<p>
-Quando fu giunta alle sue case, nella sua fida
-cameretta, le forze l'abbandonarono, e pianse, pianse
-lungamente, colla faccia ascosa sul guanciale del
-suo letticciuolo. Indi, alzati gli occhi ad una immagine
-di Maria, che pendeva dalla parete, e che
-la volgare credenza attribuiva al pennello di San
-Luca, si fece a pregarla in tal guisa:
-</p>
-
-<p>
-— Madre santa, essi vanno a riscattare il sepolcro
-del vostro divino figliuolo. Ma qui rimane
-una donna, una povera donna, senza padre, senza
-fratelli, senza.... Oh Maria, madre d'amore, fate voi
-che ritornino!&nbsp;—
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span></p>
-
-<h2 id="cap4">CAPITOLO IV.
-<span class="smaller">Delle prodezze di Arrigo e dei sottili
-accorgimenti di messere Guglielmo Embriaco.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-I crociati genovesi mi pigliano per sopraccarico,
-ed io me ne vado con essi in Sorìa; non già per
-farmi cronista delle loro intraprese, chè i consoli
-non me ne hanno commesso l'ufficio, sibbene per
-poter scrivere qualche pagina di storia ai lettori,
-in quella parte che si ragguarda alla mia narrazione.
-</p>
-
-<p>
-Le galere, partite da Genova sui primi di luglio,
-giunsero in ottobre al porto di San Simeone, presso
-Antiochia, dove allora, espugnata Nicea, stavano
-ad oste i cristiani. Già da quattro mesi l'esercito
-stringeva d'assedio quella città, ma senza alcun
-pro, imperocchè si difettava di artiglierie. Allora,
-siccome è noto, portavano questo nome tutte le macchine
-da trarre e ingegni di guerra, come a dire
-le torri di legno, le briccole, gli arieti, le testuggini,
-i gatti ed altri arnesi consimili.
-</p>
-
-<p>
-Laonde, non è a dire come tornasse grato a messer
-<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span>
-Goffredo Buglione e a tutti gli altri baroni della
-crociata l'arrivo dei genovesi, che si sapeva essere
-in cosiffatte materie espertissimi. Tosto fu mandato
-incontro ad essi buon numero di cavalieri, per salutare
-i nuovi compagni e affrettare la loro venuta
-al campo latino.
-</p>
-
-<p>
-Messer Guglielmo, a cui già si può dire che le
-mani formicolassero, accolse lietamente i messaggieri
-dell'esercito e lasciato il fratel suo, Primo
-di Castello, col figlio Nicolao, al comando dell'armata,
-mosse alla volta del campo con grossa schiera
-dei suoi e con un drappello di maestri da operare
-in ogni specie di legnami e congegni ferrati.
-</p>
-
-<p>
-Quell'aiuto portò i suoi frutti; i quali tuttavia,
-per la fortezza del luogo, che era difeso da doppia
-cerchia di mura, e per la validissima resistenza
-degli assediati, non giunsero a maturità che nell'ultimo
-giorno di maggio del seguente anno 1098.
-Appunto in questo lungo frattempo, i genovesi ebbero
-a patir grandemente delle loro navi. Ed ecco
-in qual modo.
-</p>
-
-<p>
-La campagna, tutto intorno ad Antiochia e all'oste
-dei cristiani, era mal sicura, per le continue
-scorrerie degl'infedeli, ed anco (rincresce il dirlo)
-di molti fedeli, datisi al lucroso mestiere di ladroni,
-che forse aveano già esercitato ne' loro paesi. Non
-tutti avean preso la croce per amore di Cristo;
-c'erano baroni, che agognavano impadronirsi di
-qualche città in Sorìa, la quale li confortasse della
-povertà di loro castellanie in Occidente, e c'erano
-avventurieri, che dopo avere ribaldeggiato per tutta
-l'Europa, venivano a cercare miglior fortuna in
-Terra Santa.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span>
-</p>
-
-<p>
-Così stando le cose e non potendosi distogliere
-dall'esercito una parte di soldatesche, le comunicazioni
-degli assediati col mare poteano dirsi interrotte,
-salvo nei casi eccezionali dello approvvigionamento,
-per cui si spiccavano grossi drappelli
-fino al porto di San Simeone. E quivi un bel
-giorno corse la voce, che lo esercito dei cristiani
-fosse stato disfatto, parte uccisi, o prigioni, e tutti
-gli altri sbandati per la campagna, senza speranza
-di poter guadagnare la spiaggia. La nuova era stata
-recata da due capitani d'oltremonte, i quali, una
-notte in cui gli assediati erano usciti dalla città e
-piombato in mezzo ai cristiani, sopraffatti dalla
-paura, avean preso la fuga e giù a spron battuto
-erano giunti fino al mare.
-</p>
-
-<p>
-Il fratello e il figlio dell'Embriaco non sapeano
-che farsi, se lasciar le navi per andare in traccia
-dei superstiti e morire con essi, o salvare almeno
-l'armata, mettendosi al largo. Mentre così stavano
-incerti, non dando retta a Gandolfo del Moro, il
-quale parteggiava caldamente per un ritorno sollecito,
-ecco giungere alla spiaggia, dalle parti
-d'Ascalona, numerose schiere di Saracini, i quali
-accennavano di muovere alla volta d'Antiochia. Lo
-sbarco era fatto impossibile ormai; la perdita dei
-compagni più che sicura. Prevalse allora il consiglio
-di Gandolfo, e le galere genovesi usciron dal
-porto, per ritornarsene mestamente in Liguria.
-</p>
-
-<p>
-Per colmo di sventura, sui primi giorni di navigazione,
-l'armata fu colta da una fiera burrasca,
-così che fu mestieri pigliar terra a Mirrea, nell'Asia
-Minore, sottoposta allora al dominio dell'imperatore
-Alessio, quel tale che amava i Crociati
-<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span>
-come il fumo negli occhi e s'augurava di vederli
-cader tutti quanti sotto le scimitarre dei seguaci
-di Macone.
-</p>
-
-<p>
-A guardare le cose dal lato suo, il Bizantino
-non aveva poi tutti i torti del mondo. Tra quei
-fieri baroni d'Occidente, che andavano al conquisto
-di Gerusalemme, ce n'erano parecchi, e dei più riputati,
-pei quali il sepolcro di Cristo era un pretesto
-e nient'altro. A costoro era entrato in mente
-che, facendo il loro tornaconto, facevano ad un
-tempo quel della fede. Però, giunti appena a Costantinopoli,
-facilmente si scordavano di Gerusalemme,
-pensando che la conquista dell'impero di
-Oriente sarebbe stata la cosa più agevole e più
-utile del mondo. E già aveano proposto il colpo a
-Goffredo di Buglione; ma quell'anima onesta non
-volle sentirne altro, e costrinse anzi tutti quei
-principi e baroni a rendere omaggio all'imperatore
-Alessio per tutte le terre che avrebbero conquistate.
-</p>
-
-<p>
-Narra per l'appunto un cronista, che, mentre
-giuravano, uno di essi, conte di vecchia nobiltà,
-fu così ardito da andare a sedersi sul trono imperiale,
-e il povero Alessio non gli disse verbo, ben
-conoscendo l'oltracotanza dei Franchi. Il conte Baldovino,
-fratel di Goffredo, fece star su l'insolente,
-dicendogli che non era costume di sedersi in tal
-guisa a fianco degl'imperatori. L'altro obbedì, ma
-non si ristette dal guardare in cagnesco il monarca,
-dicendo nella sua lingua: «<i>Voyez ce rustre,
-qui est assis, lorsque tant de braves capitaines sont
-debout!</i>» L'imperatore si fe' voltare in greco quelle
-parole. Egli dice, spiegò l'interprete: vedete quel
-villano che sta seduto, mentre tanti prodi capitani
-<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span>
-son ritti in piè! Allora Alessio fece chiamare costui
-e gli chiese il suo nome. — «Son Francese,
-rispose questi, e dei più nobili. Nella mia terra
-egli c'è, sull'incontro di tre vie, una chiesa antica,
-dove ognuno che abbia voglia di combattere entra
-a pregare il Signore Iddio ed aspetta il suo avversario.
-Io ho avuto un bello aspettare; nessuno ha
-ardito venirci.»
-</p>
-
-<p>
-Alessio Comneno non volle udire di più, e non
-si tenne sicuro fino a tanto non ebbe mandato in
-Asia l'ultimo di quei capitani Fracassa. Io torno al
-racconto.
-</p>
-
-<p>
-A Mirrea non c'era presidio di Greci e le galere
-c'entrarono come in casa loro. Così mi sembra che
-s'abbia a dire, poichè non dissimilmente pensarono
-i nuovi arrivati che andasse la bisogna, non si peritando
-di portar via dalla chiesa di San Nicolao le
-venerate reliquie di San Giovanni Battista, colà
-custodite da quei bravi calogèri.
-</p>
-
-<p>
-Taluno dei moderni miscredenti penserà che quei
-monaci spacciassero una frottola ai Genovesi; e
-battezzassero quelle ceneri col nome di Precursore,
-a bella posta per farsele prendere e liberarsi da
-quegli ospiti un tal poco prepotenti che dovevano
-essere i nostri antenati. Ma per siffatta gente ci
-sono i documenti che parlano. Nell'Archivio di Genova
-si conservano le lettere di Alessandro III e
-di Innocenzo IV, le quali rendono testimonianza
-certissima che quelle non fossero ceneri da bucato,
-ma le vere ed autentiche reliquie del Battista.
-Carta canta e villan dorme; così dice il proverbio.
-</p>
-
-<p>
-L'armata giunse a Genova; ma la sua lunga dimora
-<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span>
-nel porto di Mirrea aveva fatto sì che la infausta
-notizia di cui era portatrice alla patria, fosse
-preceduta da più recenti e lieti messaggi del campo
-cristiano: come la paura di alcuni fuggiaschi avesse
-fatto correre la voce d'una sconfitta e come l'avesse
-poi malamente conformata la presenza di alcuni
-drappelli saracini innanzi al porto di San Simeone.
-L'arrivo delle galere non recò dunque nessun lutto
-in città, e quando per contro si riseppe che portavano
-le sante reliquie del Precursore, fu una
-gran festa da per tutto, e v'ebbe chi ringraziò la
-Provvidenza dell'errore, aggiungendo esser vero
-verissimo che tutto il male non vien per nuocere.
-E poco mancò che il vescovo Ciriaco non gridasse
-il Nicolao, collo zio Primo e con Gandolfo del
-Moro, salvatori della patria.
-</p>
-
-<p>
-Il buon vecchio ebbe cionondimeno tanta gioia,
-che morì poco dopo, e gli successe Airaldo Guaraco,
-o Guarco, il quale resse la chiesa diciassette
-anni, <i>et fue uomo di grande dottrina per li suoi tempi.</i>
-</p>
-
-<p>
-Quando le galere fecero ritorno in Soria, Antiochia
-era espugnata da mesi parecchi, e i Crociati
-erano già passati per la famosa valle di Giosafat,
-gridando: «Jerusalem!» alla vista della
-santa città.
-</p>
-
-<p>
-Messer Guglielmo Embriaco, appena i messaggeri
-vennero a dirgli che due galere dell'armata
-genovese, la quale stava dalle parti d'Antiochia,
-erano giunte a Joppe ad aspettare i suoi comandi,
-lasciò Arrigo da Carmandino a capo delle schiere
-genovesi in sua vece, e corse al mare, seguito dal
-figlio Ugo e da una compagnia di balestrieri.
-</p>
-
-<p>
-Il Carmandino, del quale ho taciuto finora per
-<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span>
-la necessità di tirare innanzi il racconto, s'aveva
-guadagnato molta rinomanza in mezzo ai Crociati
-d'ogni nazione, per le prodezze sue non meno che
-per la saviezza dei consigli. Durando l'assedio
-d'Antiochia, uno dei capi saracini, cavalier generoso
-e insofferente di indugi, era uscito dalla città
-sfidando a singolare combattimento quello dei cavalieri
-cristiani che si fosse sentito da tanto. La
-novità della cosa, più che la fama del guerriero,
-la quale era del resto grandissima, avean fatto rimanere
-un tratto incerti i baroni crociati, e di quell'istante
-fece suo pro' il Carmandino per andar
-contro all'araldo e raccogliere primo il guanto di
-Bahr-Ibn, chè così avea nome il Saracino.
-</p>
-
-<p>
-La giostra si tenne il giorno di poi, su d'una
-spianata in riva all'Oronte, presenti i capi dell'esercito
-latino da una banda, e quei degl'infedeli
-dall'altra. Guglielmo Embriaco avea di sua mano
-indossata la maglia d'acciaio al diletto giovane e
-serratagli la gorgiera dell'elmetto sul collo.
-</p>
-
-<p>
-L'assalto fu violento da ambe le parti; ma Arrigo
-da Carmandino stette fermo in arcioni. La
-sua lancia si era spezzata contro l'elmo dell'avversario,
-che ne ebbe come uno stordimento al capo,
-e fu appena a tempo di trarre la spada, quando
-Arrigo tornò a briglia sciolta sopra di lui. Il cozzo
-dei ferri durò lunga pezza, chè bene combattevano
-ambedue; finalmente il Saracino toccò un colpo sì
-fiero, che gli ruppe l'elmetto e aperse ancora una
-lunga ferita sul fronte. In quanto ad Arrigo, egli
-aveva l'armatura rotta in due o tre punti e spargeva
-anch'egli il suo sangue per due ferite, fortunatamente
-non gravi.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span>
-</p>
-
-<p>
-Il cavalier saracino si diede per vinto. La sorte
-delle armi lo avea fatto prigioniero del Cristiano;
-ma il Carmandino non volle saperne di riscatto, e
-come Bahr-Ibn fu risanato, egli lo rimandò libero
-in Antiochia, non chiedendo altro da lui se non
-che si astenesse dal combattere contro i Cristiani
-fino all'espugnazione della città, o altrimenti alla
-levata dell'assedio. Là qual cosa essendo giusta,
-secondo le costumanze guerresche d'allora, fu giurata
-dal Saracino, che si partì dal campo, commosso
-per tanta gentilezza d'animo, e quasi contento
-d'essere stato vinto alla prova dell'armi da
-un cavaliere siffatto.
-</p>
-
-<p>
-Torniamo ora a Guglielmo Embriaco, che abbiamo
-lasciato sulla strada di Joppe. Giunto colà,
-ebbe a mala pena il tempo di salire a bordo della
-galera padrona, e di chiedere novelle ai suoi della
-amata figliuola, che i marinai in vedetta sui calcesi
-annunziarono la presenza di molte vele dalla
-parte del mezzogiorno.
-</p>
-
-<p>
-L'Embriaco salì tosto sul castello di poppa per
-osservarle, e conobbe esser quelle di parte nemica.
-Le navi dei latini erano infatti a tramontana, nel
-porto di San Simeone, e quest'altre venivano da
-Ascalona, dove sapevasi raccolta l'armata del soldano
-d'Egitto. Messer Guglielmo, colla prontezza
-d'occhio del marinaio, non istette molto ad intendere
-com'egli s'avesse davanti tutte le forze navali
-del Soldano, e, prima di scendere dal castello
-di poppa, aveva già formato il suo disegno nell'animo.
-</p>
-
-<p>
-Passarono tre quarti d'ora, in cui le navi degli
-egiziani non fecero che avvicinarsi a furia di remi,
-<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span>
-dacchè il vento spirava poco propizio alla loro venuta.
-I marinai genovesi stavano affacciati alle
-scale di fuori banda e lunghesso le impavesate,
-guardando con ansietà quei legni, il cui numero
-si accresceva man mano che si facean più vicini,
-e non levavano gli occhi da quella parte se non
-per guatare all'Embriaco, che stavasi ritto, colle
-braccia incrociate sul petto e le ciglia aggrottate.
-</p>
-
-<p>
-Lo stato delle due galere non era per fermo il
-migliore del mondo. Erano esse ben armate e difese
-da uomini gagliardi, sotto il comando di un
-prode capitano; ma che cosa avrebbe potuto il valore
-contro quelle trenta navi saracene, le quali
-non aveano che a presentarsi in lizza per vincere?
-</p>
-
-<p>
-Questi ed altri somiglianti erano i pensieri della
-marinaresca; ma egli bisognerà dire a sua gloria,
-che nessuno pensava alla resa. Già tutti si disponevano
-a combattere disperatamente e a farsi ammazzare
-sull'arrembata.
-</p>
-
-<p>
-Messer Guglielmo non aveva ancora aperto bocca.
-Quando le navi nemiche non furono più che a tre
-tiri di balestra, egli fe' voltare la prora a tramontana
-e comandò la voga arrancata, accennando ai
-Saracini di voler prender il largo e fuggire.
-</p>
-
-<p>
-Le galere, cedendo all'impulso dei remi, pigliarono
-l'abbrivo in alto mare. Allora il capitano dei
-Saracini si tenne sicuro di vincere, e comandò che
-le sue navi s'avanzassero in modo da formare un
-largo cerchio sul mare, dentro cui sarebbero côlti i
-fuggiaschi, come fiere in caccia.
-</p>
-
-<p>
-Dal canto loro, gli uomini delle due galere non
-avevano capito nulla di quella mossa dell'Embriaco,
-la quale pareva ad essi il colmo della temerità.
-<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span>
-Gandolfo del Moro fu il primo a dirne il
-suo giudizio ad alta voce, affermando che di tal
-guisa e' sarebbero caduti prigioni in meno di un'ora.
-</p>
-
-<p>
-Ma messer Guglielmo, niente turbato, si volse, e
-crollando le spalle, disse a Gandolfo queste due
-sole parole:
-</p>
-
-<p>
-— Avete paura?&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Era questa la frase consueta dell'Embriaco in
-simili casi, e non s'era dato mai che ella non costringesse
-i contradittori al silenzio. Però Gandolfo
-non ardì rispondere altro, se non poche parole confuse,
-colle quali cercava di colorire alla meglio il
-senso della sua osservazione.
-</p>
-
-<p>
-— Non temete! — soggiunse allora Guglielmo. — Non
-passerà mezz'ora che noi saremo tutti in
-salvo, e senza colpo ferire. Vedete come que' cani
-si dispongono a darci la caccia! Quel povero capitano
-ha creduto che io volessi sfuggirgli in alto
-mare e subito allarga le sue ali per metterci in
-mezzo, senza avvedersi che sparpaglia i suoi legni
-e non potrà più farsi udire quando ci avrà altri
-comandi a dare. Suvvia, figliuoli! nel nome di San
-Giorgio! Leva remi! Orza, al timone! Vira di bordo!
-La prua contro terra! Forza nei remi! Arranca!
-Benissimo, così; e adesso, buon dì ai Saracini! Che
-ve ne pare, Gandolfo? Saremo noi fatti prigioni
-in mezz'ora?&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Dalle parole del capitano i lettori hanno già indovinato
-il suo stratagemma qual fosse: divider le
-forze dell'armata nemica, e, quando ella si fosse
-impacciata in que' movimenti disgregati per dargli
-caccia, voltar la prora a terra e lasciare i Saracini
-scornati. Appena le ciurme trapelarono l'ardito
-<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span>
-disegno, levarono un grido di giubilo e si diedero
-con maggior lena a stringere la voga.
-</p>
-
-<p>
-Ma questa non era che la prima parte del disegno
-di Guglielmo Embriaco. La seconda era dieci
-cotanti più malagevole. Importava di sfuggire ai
-Saracini, facendo getto delle galere e salvando tutto
-ciò che potea tornar utile al campo latino. In quelle
-due galere erano molti maestri d'operare, con gran
-copia di strumenti ed attrezzi, dei quali messer
-Guglielmo sapea per prova il difetto nei quotidiani
-lavori d'assedio.
-</p>
-
-<p>
-— Fermi a' banchi, i rematori! — prese egli da
-capo a gridare. — Tutti gli altri si tengano saldi
-al sartiame e dove possono meglio! Ora, figliuoli,
-raccomandiamoci a San Giorgio il valente, e avanti
-contro la spiaggia!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Un nuovo scoppio di evviva accolse questo comando
-di Guglielmo Embriaco. Le due galere volarono
-sui flutti, e le chiglie vennero in breve ora
-a rompere sulla ghiaia del lido, entro cui si affondarono
-fino a mezzo della loro lunghezza, tanto
-era stata la violenza dell'urto. Molti dei marinai,
-sebbene si tenessero parati a quel colpo, stramazzarono
-sulla tolda.
-</p>
-
-<p>
-Ma, grazie a San Giorgio il valente, nessuno si
-acciaccò tanto da dover rimanere supino, e tutti,
-anche coloro che aveano le membra indolenzite,
-gridarono a squarciagola, esaltando lo stratagemma
-di messere Guglielmo.
-</p>
-
-<p>
-Ben s'erano avveduti gli Egizii dell'inganno in
-cui li avea tratti il Cristiano; ma già gli era tardi
-per rimediarvi, e non tornava d'alcun pro mordersi
-le labbra. Il capitano, con tutti quei legni che potevano
-<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span>
-obbedirgli, mise la prua sulla terra e giù
-alla disperata, con gran forza di remi e di bestemmie.
-Senonchè, giunti a un trar di balestra dal
-lido, i Saracini videro fallita ogni loro speranza. I
-Genovesi, profittando di un'ora di tempo che era
-corsa tra lo arenamento e l'arrivo dei nemici, avevano
-fatto un salto a terra, tagliando il sartiame
-e portando seco tutte le vele, i ferramenti, i congegni,
-le macchine, e ogni altra cosa che mettesse
-conto trar via. Sulla spiaggia si vedevano ancora
-tutte le cose salvate, ma v'erano a custodia i bravi
-Genovesi, con molti degli abitanti di Joppe, i quali,
-scaldati dall'esempio, avrebbero voluto menar le
-mani ancor essi.
-</p>
-
-<p>
-Il nemico si provò a pigliar terra; ma non sì
-tosto il primo sandalo, carico d'armati, fu per avvicinarsi
-alla riva, i balestrieri dell'Embriaco presero
-a sfolgorarlo con tiri così ben aggiustati, che
-freddarono molti Maomettani e persuasero il loro
-capitano a tornarsene dond'era venuto.
-</p>
-
-<p>
-E così, per sottile accorgimento dell'Embriaco,
-furono salve le vite di tanti valentuomini e maestri
-d'operare in arnesi di guerra, con tutti i loro strumenti
-preziosi.
-</p>
-
-<p>
-Il giorno appresso, giungevano al campo latino,
-accolti dalle grida d'esultanza di tutto l'esercito e
-dalle congratulazioni di Goffredo Buglione. Questi
-grandemente pregiava i Genovesi che costituivano
-nel suo campo ciò che oggi si chiamerebbe il
-genio e l'artiglieria, mentre tutte quelle schiere,
-venute di Francia e d'altri luoghi d'Europa, non
-erano che cavalieri e fantaccini.
-</p>
-
-<p>
-Laonde, le cose della guerra, che pareano difficilissime
-<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span>
-prima, sembrarono un nulla dopo l'arrivo
-di que' nuovi artefici. Fu assegnato loro l'alloggiamento
-tra quella eletta di cavalieri e di balestrieri
-che erano rimasti sotto il comando di Arrigo
-da Carmandino e la gente guidata dal conte
-di Tolosa; intanto fu deliberato di metter subito
-mano alla costruzione di due grosse torri di legno,
-le quali sovrastassero, colle loro merlate, alle mura
-della città assediata.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span></p>
-
-<h2 id="cap5">CAPITOLO V.
-<span class="smaller">Di una gran torre di legno,
-che comandò a molte torri di pietra.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Era nei pressi di Gerusalemme una selva, non
-molto fitta, per verità, la quale fu spogliata interamente
-dei suoi alberi, per quelle costruzioni che
-l'Embriaco disegnava di fare. Nessuno aveva pensato,
-prima di lui, a cavar profitto da quella boscaglia;
-di guisa che non si aveano, per le necessità
-dello assedio, che poche macchine, costrutte
-da artefici mal destri.
-</p>
-
-<p>
-Questa volta gli artefici sono valenti per ogni
-maniera di congegni, e il capo, disegnatore ed operatore
-ad un tempo, è lo illustre messere Guglielmo.
-In quella che una parte dei suoi manovali
-preparano catapulte, baliste, arieti ed altri arnesi
-minori, il maggior numero suda intorno ad
-un'opera, non meno maravigliosa, e in pari tempo,
-più vera del famoso cavallo di Troia; vo' dire la
-torre murale, che servirà d'esemplare ad altre due
-di pari grandezza, tutta intessuta di pino e di abete
-e fasciata di cuoio, per ischermirsi dal bitume infiammato,
-<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span>
-con cui le genti assediate usavano allora
-respingere gli assalti.
-</p>
-
-<p>
-Quella gran mole è il capolavoro di Guglielmo
-Embriaco. Ella si scommette e si ricompone, si
-tien ritta e si snoda, a talento dei difensori, tanto
-ne sono ben condotte e piene d'artifizio le mille
-giunture. Il piano più basso è aperto da due lati,
-per dar passaggio e libertà di moto ad una trave
-smisurata, col capo a foggia di montone, la quale
-ha l'ufficio di scuotere le mura dalle fondamenta;
-mentre la parte superiore della torre è congegnata
-in modo da potersi piegare a guisa di ponte sui
-merli, e dal corpo della macchina si spinge subito
-in su una nuova torre, che sopraggiudica quel
-ponte improvvisato, e vi scarica all'uopo i suoi
-combattenti. Un centinaio di saldissime ruote, cerchiate
-di ferro, sostengono quella macchina enorme
-e le danno facilità di movimenti, a malgrado del
-suo peso e del soprassello degli armati.
-</p>
-
-<p>
-In breve spazio di tempo la torre è compiuta, e
-due altre, siccome ho già detto, di egual forma e
-capacità, le tengono dietro.
-</p>
-
-<p>
-Tutto il campo traeva ogni giorno a contemplare
-questa meraviglia dei Genovesi. Dal canto loro, i
-Saracini, che dall'alto delle mura vedevano ogni
-mattina gran salmerie di legname essere portate
-dai camelli nel campo latino, si beccavano il cervello
-per indovinarne la cagione, e avendola finalmente
-risaputa, non riuscivano a capacitarsi del
-perchè s'innalzassero quelle moli, le quali (pensavano
-essi) non avrieno potuto esser tratte un palmo
-più lunge dal loro cantiere.
-</p>
-
-<p>
-Ma gl'infedeli aveano fallato il conto. Nella giornata
-<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span>
-del 3 di luglio dell'anno 1099 <i>dopo la fruttifera</i> <i>incarnazione</i> fu un continuo trar di baliste e di briccole,
-che rovinarono le mura in luoghi parecchi;
-laonde la notte fu tutta spesa dagli assediati nel riparare
-i loro danni e afforzare i punti che l'esperienza
-avea chiarito più deboli.
-</p>
-
-<p>
-L'aurora del giorno quarto spuntò, e grande fu
-il turbamento dei Pagani, quando s'avvidero che
-le torri non erano più al loro luogo consueto, ma
-stavano in quella vece sotto alle mura. Grida di
-stupore e di spavento salutarono la molesta vicinanza
-di quelle smisurate macchine, le quali erano
-collocate in guisa da offendere la città per tre lati,
-mentre lo spazio che correva tra ognuna di esse,
-era colmato degli altri arnesi minori, tutti pronti
-a battaglia.
-</p>
-
-<p>
-Alle grida dei Saracini rispondono quelle dei Crociati,
-e l'assalto incomincia. E qui, sebbene non sia
-còmpito mio, non posso resistere ad una voglia spasimata
-che mi ha preso, di raccontarvi, se non
-tutti, almeno parecchi dei particolari di quella gloriosa
-giornata.
-</p>
-
-<p>
-Si fa un gran parlare delle nostre moderne artiglierie,
-e non a torto, imperocchè le palle scagliate a
-forza di fuoco traggono più lontano e fanno più larga
-la breccia. Ma le artiglierie di messere Guglielmo non
-eran troppo da meno, in quanto allo spettacolo che
-esse davano di sè. L'aria era oscurata da nugoli
-di dardi e verrettoni che scagliavano i Saracini;
-ma il danno era poco; le schiere latine si tenevano
-ancora distanti, e gli uomini delle macchine
-si stavano bene al riparo. Per contro, questi ultimi
-fornivano più larga bisogna; gli arieti scrollavano
-<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span>
-le mura con impeto grandissimo, e la terra
-ad ogni colpo traballava sotto i piedi ai difensori
-di quelle. Dall'interno delle torri, che si levavano
-al paro della cresta delle mura, uscivano fischiando
-le frecce dei balestrieri e non cadevano in fallo.
-Dall'alto poi di quelle moli, ruinavano giù sui
-merli e ballatoi del nemico grosse palle di marmo
-e globi di pece infiammata, che sgominavano, rompevano,
-bruciavano ovunque cadessero.
-</p>
-
-<p>
-Mentre questa gragnuola piombava sui Saracini,
-le mura per lunghi tratti s'erano sfaldate al cozzo
-degli arieti e all'urto dei sassi, scagliati da più che
-cento tra briccole e baliste. Allora parve acconcio
-al Buglione di far innoltrare il nerbo delle sue schiere,
-sotto il riparo dei gatti, che erano macchine intessute
-di legno e di vimini, fino ai piè delle mura.
-E il cenno fu eseguito; tra i rottami ammonticchiati,
-la grandine dei sassi, dei verrettoni e del
-bitume acceso, l'oste cristiana si lanciò alla scalata.
-</p>
-
-<p>
-Il vento, levatosi impetuoso pur dianzi, le tornò
-di grande vantaggio, imperocchè gli assediati non
-poteano molto servirsi delle fiaccole che scagliavano
-sui nemici, e quelle dei Cristiani, così secondate
-dalla bufera, andavano facilmente sulle mura
-e ardevano i sacchi di strame, le stuoie e gli altri
-ripari, che i Saracini v'andavano sospendendo man
-mano, per ammorzare i colpi delle baliste.
-</p>
-
-<p>
-L'incendio in breve ora si propagò; nè l'acqua
-valeva a frenarlo. Il fumo e l'ardore acciecavano,
-soffocavano gl'infedeli, lasciando una parte di muro
-senza alcuna difesa. Di ciò si giovarono gli assalitori
-per uguagliare il terreno, facendo piana la
-strada a quella torre, che era comandata dall'Embriaco
-<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span>
-in persona, e che fu tosto avvicinata cosiffattamente
-al parapetto, da poter tentare la gettata
-del ponte.
-</p>
-
-<p>
-Cotesto disegnava di fare l'Embriaco; ma gli bisognò
-vincere da prima un ostacolo nuovo. Era
-piantata sulle mura una grossa antenna, a cui gli
-assediati avevano sospesa per traverso una trave
-ferrata, e con questa pigliavano a sfrombolare di
-replicati colpi la torre. L'Embriaco non si perdette
-d'animo. Fe' dar di mano alle falci murali, che stavano
-piantate ai fianchi della torre, e, studiato il
-momento che quel poderoso arnese tornava a picchiare
-il gran colpo, quattro falci alzate ad un
-tempo colsero al passaggio la gomena di sostegno,
-e il tronco inerte cadde con grande rimbombo sul
-parapetto, pestando nella caduta i suoi medesimi
-serventi, che già se ne ripromettevano il trionfo contro
-la macchina nemica.
-</p>
-
-<p>
-Allora l'Embriaco potè mandare il suo disegno
-ad effetto. La cima della torre, snodata da un fianco,
-cadde dall'altro sulla opposta muraglia e i Pagani
-non poterono più farle impedimento.
-</p>
-
-<p>
-— Messer lo duca, — disse allora l'Embriaco a
-Goffredo di Buglione, che era salito sulla torre per
-esser pronto a balzare nella santa città, — il ponte
-è fatto, e, sebbene io m'abbia un gran desiderio di
-corrervi su, debbo pur cedervi il passo. Non sarà
-mai detto che Guglielmo Embriaco abbia voluto
-andar primo, dov'era il più prode e nobil guerriero
-della Cristianità.
-</p>
-
-<p>
-Il Buglione non rispose a quelle parole, ma un
-riso ineffabile si dipinse sul suo volto inspirato.
-Abbracciò e baciò sulla fronte l'Embriaco, rialzò
-<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span>
-la ventaglia dell'elmo, e s'innoltrò colla mazza in
-alto, lungo il cammino coperto. Frattanto, dall'ultimo
-ripiano della torre, che era stato mandato su,
-in luogo dell'altro arrovesciato sulle mura, gli arcadori
-genovesi con spessi colpi tenean lontani i
-nemici.
-</p>
-
-<p>
-L'Embriaco, che per la sua grande modestia, non
-aveva voluto esser primo, si gettò sulle orme di
-Goffredo, e dietro a loro corsero spediti i più valenti
-cavalieri dell'esercito.
-</p>
-
-<p>
-In quel mezzo, Arrigo da Carmandino, che stava
-colla sua gente a guardia della seconda torre, si
-struggeva di avere e rimanersi degli ultimi. E mentre
-Primo, il fratello dell'Embriaco, faceva con grande
-difficoltà innoltrare la sua gran mole di legno,
-egli, insofferente d'indugi, messe fuori una proposta,
-che trovò subitamente eco tra i più animosi.
-Anselmo Rascherio, Gontardo Brusco, Ingo Flaòno
-lo seguono, e con essi una ventina di cavalieri appiedati,
-facendosi sotto le mura con scale e rampini,
-e schermendosi dai colpi nemici colle targhe
-levate in alto e raccolte a mo' di testuggine. La muraglia,
-come si è detto, era sfaldata in più luoghi
-e rotta pel gran trarre di baliste e montoni. S'inerpicano
-per le macerie ammonticchiate, gettano i
-rampini alla merlata, appoggiano le scale, e su
-lestamente di piuolo in piuolo. Altri del campo li
-seguono a torme, infiammati dal nobile esempio,
-anelanti di afferrare la cima. Parecchie scale, già
-gremite di uomini, sono divelte dal muro; vanno
-ruzzoloni i soldati nella polvere e nel sangue; ma
-si rialzano, rimettono in piedi le scale, tornano
-più feroci all'assalto. Di questa guisa giungon parecchi
-<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span>
-sulla cresta del muro; Arrigo è il primo di
-tutti; le pietre, le lancie appuntate, i fendenti delle
-spade, fan mala prova su lui, che para quella tempesta
-di colpi collo scudo levato.
-</p>
-
-<p>
-Afferrare i merli, balzare in piè sulla feritoia e
-impugnare la mazza ferrata, fu un punto solo per
-lui. I primi che si fecero a contendergli il terreno,
-stramazzarono sotto la furia di quell'arma, menata
-a cerchio dal braccio giovanile. Frattanto una diecina
-dei suoi avevano agio a salire, e quel tratto
-di spalto fu ben presto spazzato dai suoi difensori.
-Il Carmandino gittò allora la mazza, e, strappata
-la bandiera dalle mani dell'alfiere che lo aveva seguito,
-sguainò la sua lama poderosa, e corse, volò
-da quel lato, dove la torre di messere Guglielmo,
-piegatasi a foggia di ponte, vomitava soldati sul
-baluardo.
-</p>
-
-<p>
-Colà appunto Goffredo di Buglione, Eustachio
-conte di Bologna, suo fratello, e l'Embriaco, pugnavano
-valorosamente contro uno stuolo di Saracini,
-che facevano ressa per rovesciarli dalla merlata.
-L'arrivo del Carmandino colla sua gente sul
-fianco degl'infedeli, mutò le sorti della pugna. I
-Saracini mietuti cadevano e il ponte coperto dava
-adito a sempre nuovi combattenti. La bandiera della
-croce sventolò finalmente vittoriosa sovra un monte
-di cadaveri.
-</p>
-
-<p>
-Da un altro lato, il valoroso Tancredi, principe
-di Taranto, entrava nella città, facendo aspro governo
-dell'oste pagana. Alle ore tre dopo il meriggio,
-per le mura cadenti, per le porte sfondate,
-l'esercito cristiano irrompeva in città, gridando:
-«Dio lo vuole!» e Gerusalemme, dopo quattrocento
-<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span>
-novant'anni di servitù, era perduta pei Saracini.
-</p>
-
-<p>
-Non è mio còmpito narrare per filo e per segno
-tutto ciò che avvenne di poi; nè la espugnazione
-della torre di David, nella quale s'erano chiusi i
-Saracini, aspettando soccorsi del soldano d'Egitto,
-o di Babilonia, siccome dicevasi allora, dando il
-nome di Babilonia alla città del Cairo; nè la battaglia
-combattuta sul piano di Ramnula, che fiaccò
-le corna e l'orgoglio al sopraggiunto aiutatore, assicurando
-così la conquista di Sion. Per tutti questi
-negozi rimando i lettori agli ultimi canti del
-poema di Torquato, del sommo e sommamente infelice
-Torquato, i quali valgono da soli tutta la
-prosa che io potrei buttar giù, vivendo cent'anni.
-Ora Iddio tolga che l'una cosa e l'altra mi avvenga;
-molesta la prima ad ogni ragion di scaffali; l'altra
-molestissima a me.
-</p>
-
-<p>
-Questo solo dirò, che i crociati genovesi, com'erano
-stati gagliardi all'assedio, così furono alla giornata
-di Ramnula, e messer Guglielmo s'ebbe la miglior
-parte dei tesori del Soldano, oro, argento, gemme
-e tessuti d'altissimo pregio; laonde, come fu l'ora
-di tornarsene in patria, gli bisognò comperare una
-galèa per allogarvi il bottino. Le sue navi, s'è
-detto, eran andate a rompere sulla spiaggia di Joppe,
-in quella giornata che campò i Genovesi dall'urto
-di tutta quanta l'armata del Soldano d'Egitto.
-</p>
-
-<p>
-— Il Babilonese me l'ha pagate a misura di carbone,
-le mie povere galere! — disse messer Guglielmo,
-ridendo, in quella che col fratello, con
-Arrigo e coi superstiti concittadini, s'imbarcava nel
-porto di San Simeone, memore di tante lor gesta.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span>
-</p>
-
-<p>
-Imperocchè, nè egli, nè altri dei Genovesi, avea
-voluto rimanere in Soria. A Goffredo di Buglione,
-fatto re di Gerusalemme, il quale gli profferiva la
-signoria d'una provincia, per farlo pari a tanti altri
-baroni che meglio s'erano adoperati alla liberazione
-della santa città, l'Embriaco aveva risposto,
-scusandosi: — Noi siamo marinari; i feudi nostri
-sono sul mare, ed hanno bisogno di specchiarvisi,
-come le torri di Genova nostra.
-</p>
-
-<p>
-— Orbene, — aveva soggiunto Goffredo, — qui
-la bisogna non è finita; tornate, messere Guglielmo;
-tornate con maggior numero dei vostri, che so per
-prova quanto valgano, non pure come arcadori,
-mastri d'operare ed espugnatori di ròcche, ma eziandio
-come cavalieri di lancia e spada — (e queste
-parole rivolte in parte ad Arrigo di Carmandino,
-rallegrarono il paterno cuore dell'Embriaco); — tornate
-presto e a voi commetteremo di restituire alla
-Croce quanto è di spiaggia da Biblo ad Ascalona.
-</p>
-
-<p>
-— E lo farò, — rispose Guglielmo; — coll'aiuto
-di Dio e del valoroso barone San Giorgio, lo farò.
-Nulla è ormai che ci abbia a tornar malagevole,
-sotto gli auspici vostri.
-</p>
-
-<p>
-— Tornate dunque sollecito, — disse sorridendo
-il Buglione d'un suo malinconico riso, — imperocchè
-io sento tal cosa qua dentro, — (ed accennava
-il petto) — che non mi concederà di attendere
-a lungo. Non vi turbate, messere Guglielmo;
-quel che ho vissuto mi basterà per mandarmi contento.
-Chi più avventurato di me, se, la mercè
-vostra e di tanti prodi cavalieri, ho potuto liberare
-il sepolcro di Cristo dalla ignominia del culto di
-Macone? Ben potrei ora, alla guisa di Simeone,
-<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span>
-intuonare il <i>Nunc dimittis servum tuum</i>, e senza
-esser notato di immodestia.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Indi a due giorni le schiere genovesi, assottigliate
-di molto, ma liete, superbe, inebbriate dalla vittoria,
-scioglievano le vele dalla spiaggia di Palestina.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span></p>
-
-<h2 id="cap6">CAPITOLO VI.
-<span class="smaller">Che è tutto un miscuglio,
-come la minestra maritata di Anselmo.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Fu venturoso il tragitto. Le galere genovesi giunsero
-alle patrie rive, e salutarono le tre torri del
-Castello la mattina del 24 dicembre 1099. Poco più
-sotto di quelle, sul culmine di un'altra torre, Arrigo
-da Carmandino, la mercè di quella seconda
-vista che aiuta gli amanti, scorse alcunchè di
-bianco, che gli fe' battere il cuore. Egli si rimaneva
-immobile, estatico, sul castello di poppa, cogli occhi
-intenti a quel bianco, allorchè sentì una mano posarsi
-dolcemente sulla sua spalla.
-</p>
-
-<p>
-— Non pare anche a voi, Arrigo, che sia Diana,
-lassù?&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Così parlava Guglielmo; e Arrigo non gli rispose;
-ma si fe' rosso in volto come una brace, vedendo
-scoverto il segreto della sua contemplazione
-amorosa.
-</p>
-
-<p>
-Il popolo salutò festante i reduci vincitori; il focolare
-domestico esultò di raccogliere a sè dintorno
-i suoi cari per la festa tradizionale di Ceppo. In
-molte case furono pianti e sospiri; ma la fede ha
-<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span>
-virtù di tergere le lagrime e di racconsolare i cuori,
-nella speranza d'un ricongiungimento che più non
-patisca offese dalla fortuna o dal tempo. E non erano
-martiri della fede, gli estinti? Non erano saliti al
-cielo colla palma del trionfo? Questo ed altro di
-somigliante disse il clero dai pergami, per modo
-che i superstiti si gloriarono dei caduti, e la città
-tutta quanta si rinfiammò ad altre imprese per
-l'anno vegnente.
-</p>
-
-<p>
-Messere Guglielmo recava per l'appunto lettere
-di Goffredo Buglione e del patriarca Damberto ai
-consoli e al popolo tutto di Genova, nelle quali,
-narrata la espugnazione d'Antiochia e di Gerusalemme,
-era fatto invito ai Genovesi di accorrere in
-Terra Santa con più validi aiuti. Come fossero accolte
-dal popolo, argomenti il lettore, riconducendosi
-coll'animo a quei tempi e a quella novità
-d'imprese, in cui, tornaconto, religione e carità
-cittadina avevano la sua parte.
-</p>
-
-<p>
-Nella assenza dei crociati, Genova s'era guasta
-colle discordie. Nobili di prosapia romana, uomini
-nuovi saliti a possanza consolare, altri venuti dal
-contado, quali investiti di feudi vescovili, quali di
-feudi imperiali, mal potevano durare in pace, ove
-un più grave negozio non fosse venuto a disviare
-le menti. Epperò, nel furiar delle parti, s'era dismesso
-il consolato; che era il terzo d'indole laica
-consentito alla città, poichè s'era liberata dalla intromissione
-del vescovo nelle cose civili. Amico
-Brusco, Moro di Piazzalunga, Guido di Rustico del
-Riso, Pagano della Volta, Ansaldo del Brasile, Bonomato
-del Molo, essendo usciti di carica, il comando
-era divenuto una <i>res nullius</i>, in preda ai
-<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span>
-più audaci, o ai più scaltri. Ma l'annunzio dei fortissimi
-fatti, scaldando tutti i cittadini di nobile
-entusiasmo, li ridusse prontamente a più fraterni
-consigli e i valentuomini sopradetti tornarono di
-buon grado in ufficio.
-</p>
-
-<p>
-La nuova crociata fu bandita in città, senza mestieri
-di legati pontificii; nel giro di pochi dì, ottomila
-uomini, il fiore della gioventù genovese, pigliarono
-la croce, laonde fu mestieri allestire ventisette
-galere. Fu questo l'esercito, ma, poichè giungevano
-d'ogni parte pellegrini, desiderosi di accorrere
-in Terra Santa, alle galere si aggiunsero sei
-navi onerarie, le quali andassero di conserva con
-quella ragguardevole armata.
-</p>
-
-<p>
-E non contenti di andare eglino stessi, i Genovesi
-spedirono le lettere gerosolimitane in volta per
-le città e castella di Lombardia, dove tutti gli animi
-si accesero di pari entusiasmo, e laici e chierici,
-il vescovo di Milano, il conte di Briandate, molti
-conti e marchesi e grand'oste con essi, andarono
-per la via di Costantinopoli, dove occorse loro ciò
-che vedremo più avanti.
-</p>
-
-<p>
-In città fu un grande rimescolìo, un'ansia, un'ebbrezza
-universale, fino alle calende d'agosto del
-1100. Sei mesi erano pur necessari a tanti apprestamenti
-di guerra; che anzi è da dire, l'operosità
-genovese, diventata proverbiale in processo di tempo,
-non aver mai fatto più cose in più breve spazio di
-tempo d'allora. Invero, tutti ardeano di fare, e tra
-i reduci dal conquisto di Gerusalemme e i rimasti
-a casa era una gara nobilissima di scriversi alla
-seconda impresa, e di aiutarla con ogni possa, perchè
-non patisse ritardo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span>
-</p>
-
-<p>
-Chi si doleva di tanta furia era il povero Anselmo,
-costretto a rimaner tra le donnicciuole, a
-mondar nespole, siccome egli diceva, per cagione
-della ferita toccata sotto le mura d'Antiochia. Quella
-ferita, se i lettori rammentano, gli aveva lasciato
-un brutto sfregio dall'alto del fronte fino al basso
-della guancia, e in quella istessa maniera che gli
-dava ad ogni tratto molestia e gli impediva di tornare
-uomo valido in Soria, già fin da quella prima
-spedizione gli avea tolto di proseguire la guerra e
-di fare a Gerusalemme quel che aveva fatto ad Antiochia.
-Fin d'allora, curato e rappezzato alla meglio,
-egli era stato consigliato da messere Guglielmo, che
-molto lo amava, a tornarsene coi primo sandalo
-che salpasse dal porto di San Simeone alla volta
-di Genova; ma lui duro, incocciato a restare.
-</p>
-
-<p>
-— Non mi volete uomo d'armi? — diceva. — Orbene,
-tenetemi come un servo, come un di quei
-cani senza nome, che seguono il campo, e un tantino
-più utile di quelle povere bestie, le quali non
-sanno far altro che leccar le scodelle ai vostri balestrieri,
-perchè io potrò almanco mutarmi in cuoco
-e dispensiere, ed ammannirvi quel po' di cibo, guadagnato
-con tanti disagi e stenti ogni giorno.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Nè ci fu verso di smuoverlo; così volle, così rimase,
-consentendolo il suo gran capitano.
-</p>
-
-<p>
-Ed era egli, il povero balestriere, che, dolorandogli
-il capo maledettamente per quello strappo non
-bene rammarginato ancora, si pigliava il carico
-della mensa frugale dell'Embriaco, in quei lunghi
-e fastidiosi giorni dello assedio di Sion. Bisognava
-vederlo, di costa alla tenda, con tutte quelle bende
-intorno alla fronte, che lo faceano parere da lunge
-<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span>
-un Saracino ribaldo, rattizzare il fuoco tra due
-grosse pietre innalzate a foggia e dignità di fornello,
-e invigilar lo schidione, e rimestare in un
-certo paiuolo fuligginoso i suoi orridi manicaretti,
-che agli affamati guerrieri avevano a parere le più
-ghiotte cose del mondo!
-</p>
-
-<p>
-Ma spesso occorreva (tanto è vero che l'uomo si
-stucca, perfino dell'ottimo) che le dotte invenzioni
-d'Anselmo non ottenessero neanco una parola d'encomio
-e che i suoi dozzinanti si lasciassero andare
-a troppo fervide giaculatorie all'erbe, alle ortaglie,
-financo alla cicerbita e al terracrèpolo della memorata
-Liguria. Fu questa per giorni parecchi una
-spina al cuore del povero cuoco; ma come fare?
-dov'erano a trovarsi i camangiari, in quegli aridi
-campi della Terra Promessa?
-</p>
-
-<p>
-Basta, l'uomo è per natura ingegnoso e la necessità
-suole aguzzare l'ingegno. Ora, Anselmo, a
-cui la necessità stringeva i fianchi, tanto si rigirò,
-tanto corse, che finalmente scovò il fatto suo. Dovunque
-fosse una pozza, un acquitrino, uno sgocciolo
-di rupe, anche a doverselo trovare con ore ed
-ore di cammino, il nostro balestriere correva, e
-raccattava erbucce d'ogni forma e sapore, le quali
-e' sceglieva con molta cura e saggiava, innanzi di
-metterle a mazzo. E un bel dì, tornati da sudare
-intorno a quelle torri di legno, che aveano a far
-breccia nelle mura dell'assediata città, i commensali
-di messere Guglielmo furono grandemente solleticati
-dalla vista e dalla fragranza d'un certo miscuglio
-a guazzo, che arieggiava la famosa minestra
-maritata, delizia dei figli di Giano, quando sono a
-casa, e loro eterno sospiro, quando il cieco caso,
-<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span>
-o la ferrea necessità, li tien lontani dalla cucina
-domestica.
-</p>
-
-<p>
-Quella volta, le lodi al cuoco furono universali
-e solenni; il grido d'ammirazione e di giubilo poco
-mancò non si mutasse in <i>Tedeum</i>. E a chi dei lettori
-notasse i miei crociati di grossolani appetiti,
-risponderei che essi non erano da più, nè da meno
-degli eroi d'Omero, gente cavalleresca se altra fu
-mai, pratica dello Stige come del latte di Teti, o
-di Venere; uomini pei quali si scomodavano talvolta
-dai seggi celesti Iride messaggiera e Minerva
-pugnace, ma che pure amavano mangiare di tratto
-in tratto il loro quarto di bue, inaffiandolo con quattro
-o cinque sorsate di quello di Samo.
-</p>
-
-<p>
-E pensate che anco il Buglione, il pro' Buglione,
-il pio Goffredo, non si sarà pasciuto neppur lui di
-rugiada! Io so, per esempio, che allorquando i
-commensali di messere Guglielmo già stavano seduti
-all'umile desco, e adoravano il grato fumo della
-minestra che venia scodellando Anselmo, il buon
-duca venne per caso a passare di là, e i nostri valorosi,
-con quella cortese entratura che è consentita
-dalla comunanza del vivere, lo trattennero e
-gli proffersero di partecipare al frugale banchetto.
-</p>
-
-<p>
-Non poteva indugiarsi a lungo il duca, chè le
-necessità dell'alto ufficio lo chiamavano oltre; ma
-volendo pure usar cortesia a quel prode uomo dell'Embriaco,
-fe' sosta di pochi istanti, e dimandato
-di quella novità dei camangiari, e saputolo, si
-degnò di assaggiarne, soggiungendo nella sua lingua
-che la era una saporitissima cosa.
-</p>
-
-<p>
-Argomentate l'allegrezza e in pari tempo la confusione
-del cuoco. Anch'egli volle dire la sua, in
-<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span>
-quella lingua che tutti, qual più, qual meno, masticavano
-allora nel campo crociato; ma non gli
-venne altro alle labbra se non questo: <i>Le preux
-Bouillon!... le preux Bouillon!...</i>
-</p>
-
-<p>
-— <i>Hè bien, quoi d'étrange?</i> — ripigliò il buon duca,
-percuotendo amorevolmente la spalla allo sfregiato
-balestriere. — <i>Le preux Bouillon!... a tâtè de ta soupe,
-et, foi de chevalier, il la trouve excellente</i>.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Ciò detto, e tolto commiato da messere Guglielmo,
-inforcò prontamente l'arcione e via a galoppo,
-mentre Anselmo, che non capiva nella pelle, andava
-tuttavia ripetendo: <i>le preux Bouillon! le preux
-Bouillon!</i>
-</p>
-
-<p>
-Dopo quel giorno, quando occorreva che i commensali
-dell'Embriaco volessero dal cuoco quel tale
-miscuglio innominato d'erbucce, non c'era che a
-dirgli:<i> preux Bouillon</i>! ed egli capiva senz'altro.
-Questa è, lettori, l'origine del <i>preboggion</i>, che io
-metto qui in vernacolo genovese, non essendoci
-nella lingua italiana il vocabolo corrispondente, a
-dinotare questa mala minestra di bietole, cappucci
-bislacchi, prezzemolo ed altri camangiari d'ogni generazione,
-mescolati col riso, ch'è un vero guazzabuglio;
-e ciò per l'appunto significa la parola
-preboggion, almeno in traslato.
-</p>
-
-<p>
-Questa è l'origine, ho detto; ma badate, le mie
-parole non sono evangelio, e tutti, ahimè, siamo
-fallibili in questo povero mondo.
-</p>
-
-<p>
-E adesso, dati gli spiccioli della prima spedizione
-dei Crociati genovesi, che già avevamo narrata in
-di grosso, ci asterremo dal raccontarvi la seconda,
-a cui si conviene altro storico, che non starà molto
-a giungere in scena.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span>
-</p>
-
-<p>
-Si aggiunga che il tempo stringe. Diana è già
-scesa dall'alto della torre, donde per la seconda
-volta ha veduto giungere a riva le galere della
-Croce; e Guglielmo Embriaco, questa volta vincitore
-di Cesarea, e senza aiuto d'altre braccia, all'infuori
-delle genovesi, scende a terra dinanzi alla
-porta di San Pietro, in capo al Mandracchio, tra
-gli evviva di tutto un popolo accalcato, sulla curva
-spiaggia, arrampicato su per le antenne delle navi,
-appollaiato sul ciglio delle mura.
-</p>
-
-<p>
-L'ingresso in città volle il suo tempo. Egli non
-era agevole, con tutta quella ressa di popolo festante,
-condurre speditamente entro le mura ottomila
-uomini; chè tanti n'erano tornati incolumi
-da quella seconda impresa di Terra Santa. Messere
-Guglielmo, lasciata una parte dei marinai a
-custodia delle galere, pigliati con sè i maggiori e
-una scorta pei camelli, che doveano portare al
-vescovo la decima delle prede di guerra ed altri
-preziosi donativi alla chiesa e al comune, aveva
-dato licenza a tutti gli altri di sparpagliarsi a lor
-posta, e tornarsene ognuno alle case sue. Senonchè,
-nessuno aveva usato di quella liberalità del capitano,
-quantunque a tutti la famiglia premesse, e
-ognuno portasse con sè, spoglie opime della vittoria,
-due libbre di pepe e quarantotto soldi di pittavini
-(così detti perchè coniati nel Poitou, là dalle
-parti di Francia) che non erano una spregevol moneta,
-dacchè ogni soldo era d'oro e quarantotto di
-quei soldi facevano una libbra e due oncie di quel
-nobilissimo metallo.
-</p>
-
-<p>
-Il bottino era stato lautissimo in Cesarea, come
-può rilevarsi dal conto di quelle ottomila parti,
-<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span>
-alle quali bisognerà aggiungere quelle dei comandanti,
-il quinto assegnato alle galere e la decima
-prelevata pel vescovo. Nè, se ottimi erano i pittavini,
-il pepe era da meno. Derrata preziosa oggidì,
-bene aveva ad essere preziosissima in quei tempi,
-chè essa era di tanto più rara, e la si mettea da
-pertutto, a conforto di più saldi palati che ora non
-siano in Europa.
-</p>
-
-<p>
-A farla breve, i nostri crociati non avevano a
-lagnarsi della fortuna, e considerato il prezzo dell'oro
-in quel secolo, poteano anche consolarsi d'aver
-faticato un anno per la gloria. Nè quello era il
-tutto, dappoichè la presa di Cesarea ben altro aveva
-fruttato ai Genovesi; e ne faceva solenne testimonianza
-un camello, più gelosamente custodito degli
-altri, la cui soma, ravvolta in un drappo di Balsòra,
-dovea racchiudere alcun che di maraviglioso.
-</p>
-
-<p>
-Ma di cotesta meraviglia lascieremo le primizie
-ai consoli e al vescovo Airaldo, i quali attendevano
-in pompa magna l'Embriaco; queglino alla porta
-Marina, insieme coi maggiorenti della città; questi,
-coi suoi diaconi, sotto il vestibolo della gran
-chiesa di San Lorenzo. La era una festa, una solennità,
-che mai la maggiore, nemmeno per l'arrivo
-delle ceneri del Battista, ottenute tre anni addietro,
-siccome ho raccontato. Epperò s'intenderà
-come i reduci soldati dell'Embriaco non avessero
-voluto saperne d'andarsene spartitamente alle case
-loro, e si fossero tenuti in ordinanza, per esser
-parte di quel trionfo massimo che Genova preparava
-ai suoi figli.
-</p>
-
-<p>
-Ed era bello il vederli, abbronzati dal sole di Palestina,
-sfilare in lunghi drappelli rilucenti e sonanti
-<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span>
-dalla Porta Marina alla piazza che fu poscia
-dei Banchi, dinanzi all'antica chiesuola di San Pietro,
-in mezzo alla moltitudine che si accalcava plaudente
-sul loro passaggio, che irrompeva gridando
-da ogni via, che si affacciava dai veroni, che appariva
-dalle altane, che s'aggrappava ai comignoli
-dei tetti, pur di vedere, di salutare con un evviva
-i crociati genovesi. Viva San Giorgio! gridavano i
-soldati, rendendo al fortissimo barone, come lo si
-chiamava in quei tempi, l'onore delle loro vittorie;
-viva San Giorgio! e commossi dal plauso popolare,
-alzavano in aria, percuotevano l'una contro l'altra,
-le balestre, le lancie, le spade. Intanto le campane
-delle venti chiese di Genova (chè tante ne aveva
-allora edificate la pietà cittadina) suonavano confusamente
-a festa, ed era tutto uno scampanìo, un
-grido, un frastuono, in mezzo al quale non fu pur
-dato di udire la tromba del cintraco, che annunziava
-la presenza dei consoli sulla gradinata di
-San Pietro alla Porta.
-</p>
-
-<p>
-Ma bene lo udì messere Guglielmo, che modesto
-in tanta gloria, e schermendosi come meglio poteva
-dalla ressa degli ammiratori, procedeva primo
-tra tutti, badando ad ogni cosa e ad ogni cosa provvedendo,
-giusta il debito di buon capitano. Giunto
-egli sulla piazza e veduti i consoli raunati sotto il
-vessillo del comune, corse loro incontro; essi del
-pari incontro a lui, chè non volevano esser vinti
-in cortesia, e tutti, l'un dopo l'altro, vollero stringerlo
-al seno e baciarlo su ambe le guancie, Amico
-Brusco, Mauro di Pizzalunga, Guido di Rustico del
-Riso, Pagano della Volta, Ansaldo del Brasile e
-Bonomato del Molo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span>
-</p>
-
-<p>
-Indi, precedendo i consoli, e messere Guglielmo
-tra essi, la schiera s'inoltrò per la via dei Fabbri,
-donde, svoltata in Campetto, salì per la via degli
-Scudai, che metteva alla piazzetta di San Lorenzo.
-Fu colà un entusiasmo da non dirsi a parole; quei
-bravi artefici erano in visibilio; ritti sulle soglie
-delle loro botteghe, ammiravano quelle maglie,
-quelle targhe e quegli elmetti, opera loro, e applaudivano,
-e n'aveano ben donde. Di quelle armature
-che passavano dinanzi a loro, nessuna vedevasi
-sana; segno che il soldato avea fatto il debito
-suo, combattendo, e l'armatura del pari, poichè,
-con tutti quei danni, avea pur restituito incolume
-il suo possessore.
-</p>
-
-<p>
-Qui raddoppiarono gli evviva a San Giorgio, che
-certo ebbe a sentirne il rimbombo dal cielo; e assai
-lungamente, imperocchè, per un'ora, se non
-forse di più, quelle grida echeggiarono. Nè poteva
-esser diverso, chè il corteggio era lungo oltremodo,
-non pure pel numero de' Crociati, ma eziandio
-delle loro salmerie e di quelle strane bestie gibbose
-che recavano la parte del bottino dovuta alla
-Chiesa. Gli ultimi erano tuttavia alla porta Marina,
-che già messere Guglielmo saliva la gradinata di
-San Lorenzo e sotto il vestibolo del tempio maggiore
-di Genova era accolto tra le braccia del vescovo
-Airaldo.
-</p>
-
-<p>
-Qui sarebbe il caso di sciorinare un po' di erudizione
-ammuffita intorno alla prima fra le cattedrali
-italiane, che, sebbene non fosse ancora tanto
-ampia nè tanto vistosa come appare ai dì nostri,
-era già allora una cosa compiuta, coi suoi tre portali
-a sesto acuto, che sfondavano in mezzo a fasci
-<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span>
-di colonnette di marmi svariati, quali avvolte a
-spira, quali ritte a sembianza di pali, che salissero
-a sostenere un pergolato. Ma queste cose oramai
-le si leggono in tutte le guide, ed io me ne lavo
-le mani, da gran signore, nel catino di Cesarea,
-preziosissimo tra tutti i doni che Guglielmo Embriaco
-ha recato alla patria.
-</p>
-
-<p>
-Vi ho detto per l'appunto di un certo cammello,
-la cui soma era coperta da un drappo di Balsòra.
-Il gran capitano aveva chiuso là dentro una scodella
-di smeraldo, trovata coll'altre ricchezze nel
-sacco di Cesarea, e creduta comunemente un
-avanzo del tesoro di Erode Ascalonita, quel tale
-che ordinò la memoranda strage degl'innocenti.
-Era voce che in quella scodella il Nazareno avesse
-mangiato l'agnello pasquale; la qual cosa, se vera,
-non si accorderebbe troppo col ritrovamento del
-prezioso cimelio in Cesarea e colla sua leggenda
-erodiana.
-</p>
-
-<p>
-La vista di quella gemma smisurata fece inarcare
-le ciglia al buon vescovo, ai diaconi e ai consoli
-radunati sotto il vestibolo del tempio. Che si
-fa celia? Una meraviglia di smeraldo simile non
-si era mai veduta a Genova, nè altrove; e nessuno
-aveva presente il testo di Plinio, dove dice di smeraldi
-anco più grossi e più finamente lavorati, per
-toglier pregio a quel vaso, d'un bel verde trasparente,
-ottagono e largo almeno tre spanne. «Il
-quale nondimeno (è Monsignor Giustiniani che
-parla), se fosse quello dell'agnello pasquale di Cristo,
-la quale cosa io non nego nè affermo, ovvero
-che in esso da quell'evangelico Nicodemo fosse
-stato riposto al tempo della Passione il prezioso
-<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span>
-sangue del Salvator nostro, come pare, secondo alcuni,
-che si legga negli annali degli Inglesi, saria
-da preporre a tutti gli smeraldi <i>etiam</i> coadunati
-insieme, e a tutte l'altre gioie e tesori che mai si
-trovassero nel mondo.»
-</p>
-
-<p>
-Ma basti di ciò. Il famoso smeraldo, rapito sul
-finire del secolo scorso dagli agenti dell'Impero
-francese, si ruppe in viaggio, e si dimostrò qual
-era veramente, un catino di vetro colorato. Ragione
-per cui i rapitori non fecero poi tante difficoltà
-a restituircelo.
-</p>
-
-<p>
-La tarda scoperta non deve far ridere i nepoti
-irriverenti alle spalle di messere Guglielmo Embriaco
-e di tutti i suoi contemporanei, che credettero
-nella preziosità del sacro catino. Scemato il
-valore venale di questa reliquia, essa rimase (lo
-dirò coll'Alizeri) un meraviglioso esempio dell'antico
-magistero nella vetraria; e non iscade per
-nulla il pregio che gli è derivato dall'antichità e
-dalla storia.
-</p>
-
-<p>
-— Richiama pure il tuo servo, o Signore, — esclamò
-il vescovo Airoldo, levando le palme al
-cielo, innanzi di abbracciare l'Embriaco, — perchè
-gli occhi miei hanno veduto il tuo nuovo
-trionfo.
-</p>
-
-<p>
-— Padre mio, — rispose Guglielmo, — coll'aiuto
-di Dio i Genovesi compiranno altre laudabili
-imprese, e avranno mestieri perciò delle vostre benedizioni.
-</p>
-
-<p>
-— Noi siamo impazienti, — soggiunse uno dei
-consoli, — di udire dalle vostre labbra, messere
-Guglielmo, il racconto della spedizione che ha
-fruttato tanta gloria e tante ricchezze alla patria.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Non dalle mie, messer Pagano della Volta; — rispose
-l'Embriaco. — È qui tra i miei cavalieri
-un giovane, che sa molto di lettere, ed ha già
-scritto un cenno delle cose da noi operate; e voi
-dovete conoscerlo.
-</p>
-
-<p>
-— Io? ditemi il suo nome, vi prego.
-</p>
-
-<p>
-— Un vostro congiunto, nato da vostra sorella
-Giulia e da Rustico di Caschifellone. Caffaro, — proseguì
-messer Guglielmo, volgendosi alla brigata
-di gentiluomini che lo aveva seguito sotto il vestibolo, — mostrate
-a vostro zio, e agli altri onorandissimi
-consoli, che Genova avrà quind'innanzi
-uno storico delle sue gesta, e uscito dalle file dei
-suoi migliori soldati.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span></p>
-
-<h2 id="cap7">CAPITOLO VII.
-<span class="smaller">La presentazione del primo annalista di Genova.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Le parole di messer Guglielmo Embriaco fecero
-inventar rosso come una fravola il viso d'un giovane,
-a mala pena ventenne, che era nella sua comitiva.
-Consideriamolo un tratto, mentre gli occhi
-di tutti gli astanti sono rivolti su di lui.
-</p>
-
-<p>
-Il giovane vestiva come tutti gli uomini d'arme
-del suo tempo: camicia di maglia d'acciaio, che
-scendeva fino al ginocchio, e cappuccio, anch'esso
-di maglia, arrovesciato sugli omeri, perchè non
-aveva elmo, ma in quella vece una semplice berretta
-d'ormesino rosso, donde uscivano in lucide
-anella i capegli biondi, incoronando un viso più
-allungato che tondeggiante, ma così fresco e gentile,
-che sarebbe parso di fanciulla, se le guancie e il
-labbro superiore, coi primi peli morbidi ond'erano
-ornati, non avessero fatto alla bella prima una testimonianza
-contraria. Del resto, lo si poteva credere
-un guerriero, che avesse vergogna di mostrarsi
-<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span>
-tale in mezzo a tante facce d'uomini prodi,
-abbronzate dal sole dei campi di battaglia e fatte
-ruvide dalla vita sul mare, alla spruzzaglia dei
-marosi e al fischio dei venti; perchè, come l'elmo
-era messo da banda, così anche la maglia si teneva
-nascosta sotto una tunica di lana bianca, ornata
-sul petto di una modesta croce vermiglia.
-</p>
-
-<p>
-All'invito di messer Guglielmo, accolto da lui
-come fosse un comando, il giovane uscì fuori dal
-gruppo, andando alla volta dei consoli.
-</p>
-
-<p>
-Pagano si mosse incontro a lui e lo baciò su
-ambedue le guance; indi, tenendolo stretto fra le
-sue braccia e guardandolo amorevolmente negli
-occhi, gli disse:
-</p>
-
-<p>
-— Eccoti qui, ragazzo mio! Sei partito fanciullo
-e torni uomo. Sarà felice tua madre, quando ti vedrà
-salir l'erta di Caschifellone!
-</p>
-
-<p>
-— Ah, non sono a Genova, i miei? — chiese il
-giovane, leggermente turbato dalle ultime parole di
-suo zio.
-</p>
-
-<p>
-— No, sono in Polcevera. Il castellano ha gli obblighi
-del suo ufficio, che passano avanti a ogni cosa.
-</p>
-
-<p>
-— È giusto; — disse il crociato. — Partirò dunque
-subito, se voi e messere Guglielmo me ne date
-licenza.
-</p>
-
-<p>
-— Pare che ti rincresca; di' su! — gli susurrò
-nell'orecchio lo zio. — Avresti per avventura qualche
-bel viso di donna da rivedere?
-</p>
-
-<p>
-— Zio!
-</p>
-
-<p>
-— Eh, non ti far rosso, via! Che cosa ci sarebbe
-di male?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, ho per l'appunto da vedere... qualcheduno; — rispose
-il giovine tutto confuso.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Qualcheduna, vorrai dire.
-</p>
-
-<p>
-— E sia, qualcheduna, ma non per me. Ho una
-imbasciata da fare.
-</p>
-
-<p>
-— Fàlla prima e poi corri da' tuoi.
-</p>
-
-<p>
-— Poterlo! — mormorò il giovane. — Non conosco
-la donna a cui debbo parlare.
-</p>
-
-<p>
-— Che cosa mi narri tu ora?
-</p>
-
-<p>
-— Storia pretta, mio zio.
-</p>
-
-<p>
-— A proposito di storia, non dimentichiamo che
-ci hai da leggere quella delle vostre prodezze in
-Terra Santa; — ripigliò Pagano della Volta, alzando
-la voce, poichè i suoi colleghi di consolato
-si erano avvicinati per stringere la mano al suo
-valoroso nipote.
-</p>
-
-<p>
-— A voi dunque, messer Caffaro di Caschifellone; — disse
-il console Amico Brusco, uno dei sette
-figli di Guido Spinola e perciò fratello dell'Embriaco; — leggete
-il racconto delle imprese a cui
-avete partecipato. Il santissimo Airaldo ve ne prega,
-e i consoli tutti, per mia bocca, ugualmente.
-</p>
-
-<p>
-— Qui? — balbettò il giovane, facendosi piccin
-piccino nella sua cotta di maglia.
-</p>
-
-<p>
-— E perchè no? — disse un altro personaggio,
-grave all'aspetto, che era il diacono Sallustio, consigliere
-del vescovo. — Tutto quanto voi narrerete,
-messer Caffaro, è gloria della croce, ed è ragione
-che si ascolti nella casa di Dio.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Un mormorio di approvazione accolse le parole
-del vecchio Sallustio. La cosa non dee recare meraviglia
-ai lettori, se ricorderanno che il duomo di
-San Lorenzo, essendo una cosa medesima col Comune,
-era appunto il luogo da ciò. Diventato secolare
-il governo, i consoli, tuttochè non fossero
-<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span>
-più gli scabini del vescovo, in ossequio alla sua
-venerata autorità usavano amministrare la giustizia
-e tenere i parlamenti sotto il vestibolo del
-tempio.
-</p>
-
-<p>
-Colà, all'ombra della graticola di marmo, su cui
-era raffigurato il martire Lorenzo, si facevano adunque
-i decreti consolari, si ricevevano gli atti di
-cittadinanza e di vassallaggio di principi e popoli,
-si davano le investiture, si manomettevano i servi,
-si pubblicavano le leggi a suon di tromba dal cintraco,
-si deliberavano le imprese, si bandivano le
-guerre, si conchiudevano le paci, si stringevano le
-alleanze, si celebravano le vittorie.
-</p>
-
-<p>
-Aggiungerò che il Duomo di San Lorenzo era
-compreso in ogni trattato, che i feudatarii e i vassalli
-giuravano fedeltà ed obbedienza ad esso, e che
-in ogni disposizione testamentaria dovevasi rammentar
-la sua fabbrica. Fu insomma il monumento più
-glorioso del nuovo Comune, ordinato sugli
-avanzi della curia romana e della barbarie feudale,
-e durò a lungo come il palladio della libertà genovese.
-Le sue case contigue e le sue torri, se occupate,
-davano il dominio di tutto lo Stato agli occupatori;
-e i Ghibellini più d'una volta minacciarono
-d'appiccarvi il fuoco. Ma forse prevalse la reverenza
-ad un miracolo dell'arte italiana, prevalse quel culto
-della forma, che s'infiltra a poco a poco negli animi
-più rozzi, <i>nec sinit esse feros</i>.
-</p>
-
-<p>
-Il giovane Caffaro, così caldamente pregato dai
-maggiorenti della città, pose mano al suo cartolaro;
-e alla presenza del vescovo, dei consoli e dei capitani,
-lesse la sua narrazione, semplice, disadorna,
-ma veritiera e scevra di tutte quelle esagerazioni
-<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span>
-che la pedissequa cura degli esemplari antichi doveva
-ficcare nel latino di quattro secoli dopo.
-</p>
-
-<p>
-È questo un dirvi chiaro che il racconto del giovine
-gentiluomo era dettato in quella lingua, giusta
-il costume d'allora. E perchè riesca chiara anche
-la narrazione dei fatti, io vi compendierò lo scritto
-in volgare, avvertendo che questa, se Dio vuole,
-sarà l'ultima indigestione di storia che farete per
-colpa mia.
-</p>
-
-<p>
-Si torna indietro fino al capitolo sesto, dove ho
-già detto delle ventisette galere partite nel 1100 per
-la seconda spedizione di Terra Santa, con sei navi
-cariche di pellegrini d'ogni nazione. Giunti nel porto
-di Laodicea, città della Siria e soggetta ad Alessio
-imperatore di Costantinopoli, vi si trattennero per
-tutta la seguente invernata. Morto era il pio Buglione
-di peste, nel mese di giugno, non essendo
-vissuto che un anno nell'amministrazione del regno
-di Gerusalemme. Ed essendo ridotto in ischiavitù
-Boemondo, figlio a Roberto Guiscardo, duca di Puglia,
-que' paesi, conquistati con tanta fatica ai Saracini,
-erano abbandonati in balìa di sè stessi. Li
-ebbero in tutela i Genovesi, che si può dire capitassero
-davvero in buon punto; e d'accordo col vescovo
-Maurizio, legato del Papa, mandarono a Baldovino,
-fratello dell'estinto Goffredo e a Tancredi,
-cugino di Boemondo, perchè assumessero, quegli,
-la corona di Gerusalemme, questi il principato di
-Antiochia. Consentì Baldovino, a patto che i Genovesi
-lo aiutassero. E così avvenne che, cavalcando
-alla volta di Sion, incontrati tremila Saracini, nel
-distretto di Bairut, li ruppe e procedette senz'altro
-contrasto fino a Gerusalemme.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span>
-</p>
-
-<p>
-Arrideva la fortuna ai Genovesi. Nella quaresima
-dello stesso anno 1101 partivano essi di Laodicea,
-colle galere, le navi e tutto l'esercito, costeggiando
-le città marittime infino a Caiffa, anticamente denominata
-Porfiria, che era de' Cristiani. Colà, per
-un violento fortunale, tirarono le galere in terra;
-il che tolse loro di potersi misurare, come avrebbero
-voluto, coll'armata del Soldano d'Egitto, forte
-di quaranta vele, che, sbattuta dal vento impetuoso,
-passò davanti alla costa, andando fino al porto di
-Ascalona.
-</p>
-
-<p>
-Messer Guglielmo Embriaco rammentava ancora
-il primo incontro avuto cogli Egiziani, e volendo
-ricattarsi della perdita di due galere, che ho già
-raccontato ai lettori, fece quella medesima notte
-prendere il mare ad una parte dei suoi legni, per
-dar caccia al nemico. Ma fu tanta la rabbia del
-mare, che, giunti alle viste dei Saracini e già disposti
-a far arme in coperta, ne furono separati
-senz'altra speranza, e l'armata nemica ebbe campo
-a salvarsi.
-</p>
-
-<p>
-— Sarà per un'altra volta! — disse l'Embriaco.
-E celebrata nelle acque di Porfiria la festa della
-domenica delle Palme, navigò verso Joppe; nella
-quale città gli venne incontro il re Baldovino colle
-bandiere spiegate e salutò l'armata e l'esercito con
-alto suono di trombe.
-</p>
-
-<p>
-Colà, tirate in secco le navi, si sbarcarono i cavalieri
-e le ciurme. Baldovino volle i suoi Genovesi
-a Gerusalemme, dove entrarono, per la seconda volta
-il mercoledì santo, e dove, poi ch'ebbero digiunato
-tutto il giorno e la notte sopra il sabato, si recarono
-a visitare il Santo Sepolcro, aspettando che
-<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span>
-dal cielo, come era fama, si facesse scorgere in
-quel dì il lume di Cristo; fuoco miracoloso «disceso
-visibilmente dal cielo, il quale si vedeva accendere
-tutte le lampade che sogliono stare appese
-intorno al sepolcro.»
-</p>
-
-<p>
-Ma per tutto quel giorno, nè la notte appresso,
-il santo lume non si mostrò, quantunque tutti lo
-dimandassero con lagrime, sospiri e <i>Kirie eleison</i> a
-perdita di fiato. Il patriarca Damberto, già vescovo
-di Pisa, li esortò allora a recarsi tutti nel tempio
-di Salomone, imperocchè Dio aveva promesso di
-consentire ogni dono a chi lo supplicasse con mondo
-cuore sull'ingresso del tempio. Andarono, a piedi
-scalzi, divotamente pregando, visitarono il tempio,
-chiedendo l'aspettato miracolo, a conforto della pietosa
-curiosità, indi ritornarono al Santo Sepolcro.
-L'accenditore era pronto e i nostri buoni antenati
-ebbero la grazia. Il vescovo Maurizio e il patriarca
-Damberto furono i primi, come era giusto, a veder
-scendere il lume in due lampade, che sogliono stare
-nell'ultima camera del Santo Sepolcro. «E diffusa
-la voce per la città, poichè la maggior parte erano
-andati a desinare, subito ognuno corse al tempio
-del Santo Sepolcro, e in quella meridiana luce furono
-vedute essere accese le sedici lampade che
-erano di fuori intorno al Santo Sepolcro, l'una dopo
-l'altra; e si vedevano a modo d'un fumo affogato
-ed ardente, che veniva dal cielo, ed ascendeva per
-l'acqua e per l'olio insino allo stoppino della lampada,
-e facevalo scintillare tre volte, e restava il
-lucignolo acceso.»
-</p>
-
-<p>
-Non sono io che racconto; è Caffaro giovinetto
-e pieno di fede.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span>
-</p>
-
-<p>
-Dopo ciò, andarono i Genovesi alla visita dei
-santi luoghi. Videro il Giordano e tornarono a
-Joppe; con Baldovino deliberarono la espugnazione
-di Tiro (Assur, dicevano allora), e la condussero a
-buon fine in tre giorni. Poscia, nel mese di maggio
-andarono le galere coll'esercito all'assedio di Cesarea,
-detta anticamente Torre di Stratone, poi Cesarea,
-in onore di Cesare Augusto, da Erode che
-la riedificò, in ultimo Flavia da Vespasiano, che
-la fece colonia romana. Tirati i legni alla riva, i
-Genovesi occuparono di primo impeto il paese e
-stettero accampati nei giardini e negli orti insino
-alle mura della città. Intanto, colla usata diligenza,
-si diedero a fabbricare castella di legname ed altre
-macchine, per condurre innanzi l'assedio.
-</p>
-
-<p>
-Impensieriti da quella vista, i Saracini mandarono
-due messaggieri, con parole di pace.
-</p>
-
-<p>
-— La vostra legge, o Cristiani, non proibisce ella
-di uccidere uomini fatti a somiglianza di Dio, e di
-pigliare la roba d'altri? E nondimeno, voi, che
-siete maestri e dottori della legge cristiana, comandate
-alle vostre genti di uccider noi e di usurpare
-la roba nostra!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Così cavillavano i Saracini. Ma udite come rispondesse
-di trionfo il patriarca.
-</p>
-
-<p>
-— Noi non vogliamo già usurpare l'altrui, ma
-ricuperare la terra che fu dell'apostolo San Pietro
-e che appartiene a noi, come suoi vicarii e successori.
-Per quanto è dell'uccidere, Dio vuole che sia
-fatta vendetta, col coltello e colla spada, di chi fa
-contro alla sua legge. Lo ha detto il profeta: «A
-me si appartiene la vendetta, ed io sarò il pagatore;
-a me si appartiene far piaga e sanarla, e non è
-<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span>
-chi possa campare dalle mie mani.» E perciò
-brevemente vi diciamo che abbiate a restituire la
-città, e sarannovi salvate le persone e le robe; se
-no, Iddio vi ferirà col suo coltello, e sarete morti
-giustamente.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Recata questa intimazione in città, si riconobbe
-che con simili avvocati non c'era a far altro. Il
-Cadì, capo civile della terra, avrebbe voluto arrendersi,
-per salvare le robe. Ma per contro, l'Emiro,
-che era il comandante militare, gridò che innanzi
-di render la terra voleva si provassero le spade
-dei suoi uomini con quelle dei Genovesi, sperando
-egli di far partire questi ultimi dall'assedio, e con
-loro grande vergogna. E prevalse, com'era naturale,
-il consiglio dell'Emiro.
-</p>
-
-<p>
-Udita questa risoluzione, che gli parve arrogante
-oltre ogni credere, il patriarca arringò l'esercito.
-</p>
-
-<p>
-— «Venerdì prossimo, che è il giorno della
-Passione, la mattina per tempo, dopo che ciascuno
-di voi avrà comunicato e ricevuto il corpo e il sangue
-del Signore, senza castella e senza macchina
-alcuna, con le sole scale delle galere, salirete sulle
-mura; e se avrete fede che, non per virtù vostra,
-ma per grazia di Dio dobbiate aver vittoria della
-città, io vi annunzio e profetizzo che, prima dell'ora
-di sesta, Dio onnipotente darà in vostra mano la
-città, gli uomini, le ricchezze ed ogni altra cosa
-che essa contiene.»&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Parlava l'entusiamo, non l'arte, e molto meno il
-senno militare. Ma per allora non era il caso di
-aver contraria opinione. Guglielmo Embriaco, pensandoci
-su quel tanto che può correre dal lampo
-al tuono, accettò l'invito del Pisano, ma a patto di
-<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span>
-essere il primo a tentare l'impresa, forse per non
-assistere allo sbaraglio de' suoi, se falliva. Il vescovo
-aveva a mala pena finito di parlare, che egli
-secondò con infiammate esortazioni l'audace proposito,
-facendo giurare l'esercito che lo avrebbe immantinente
-seguito all'assalto.
-</p>
-
-<p>
-— Con voi, capitano, alla morte e alla gloria! — gridò
-Arrigo da Carmandino, a cui fecero eco
-tutti i suoi generosi compagni.
-</p>
-
-<p>
-— Orbene, andate alle galere, spiccate le scale
-di fuori banda e venite. Nessun invito ha da essere
-tenuto più prontamente di questo, che ci ha fatto
-il patriarca Damberto.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Corsero le ciurme; tolsero le scale dai bandinetti,
-e via di corsa, a braccia tese, fino a' piè delle
-mura, circondati da numeroso stuolo di cavalieri.
-Guglielmo Embriaco, Testa di maglio, era il primo
-di tutti. Armato di corazza, di lancia e di spada,
-pose il piede sulla prima scala che fu accostata al
-muro, e si inerpicò veloce di piuolo in piuolo, senza
-pure munirsi di scudo, contro le frecce, i sassi e
-la rena infuocata, che gli avventavano sopra i nemici.
-L'elmo di ferro, e più la fortuna, schermì
-l'animoso condottiero, che giunse ad afferrare la
-merlata, mentre la scala, non potendo sostenere il
-gran numero di coloro che seguivano, si rompeva,
-facendo cadere quei volenterosi nel fosso.
-</p>
-
-<p>
-— Sire Iddio! — gridò il Carmandino, rizzandosi
-a stento sulle ginocchia. — L'ho detto io, che si saliva
-in troppi!
-</p>
-
-<p>
-— Vi siete fatto male, Arrigo? — chiese una voce
-accanto a lui.
-</p>
-
-<p>
-— Chi siete? Ah, il giovine Caffaro! Bravo, eravate
-<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span>
-dei primi anche voi? Non è nulla, vedete; un
-po' di stordimento e nient'altro. Animo, su, a quell'altra
-scala! Purchè giungiamo in tempo, e non
-accada disgrazia al capitano, che deve esser rimasto
-solo lassù.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Era proprio mestieri che volassero al soccorso.
-Trovatosi solo ed incolume sul parapetto, Guglielmo
-Embriaco pregò Iddio che si degnasse di aiutarlo;
-siccome era uomo da poter fare due cose ad un
-tempo, menò attorno la lancia, atterrando i primi
-che gli capitarono sotto. Una torre sorgeva lì presso,
-e l'Embriaco vi corse a riparo. Ma appunto allora
-ne usciva un Saracino, che gli si avvinghiò al petto,
-tentando, se gli veniva fatto, di soverchiarlo. Era
-una bisogna difficile assai, e alle prime strette che
-diede l'Embriaco per svincolarsi da lui, il Saracino
-ebbe a domandargli mercè. Gittata la lancia, inutile
-in quel frangente, messere Guglielmo aveva afferrato
-il nemico per un braccio, e così forte, che a
-quell'altro parve di esser còlto da una tanaglia di
-ferro.
-</p>
-
-<p>
-— Signore, te ne prego; — gridò egli allora con
-accento compassionevole; — lasciami andare e sarà
-meglio per te.
-</p>
-
-<p>
-— In che modo? — chiese l'Embriaco, che non
-coglieva il senso di quella esortazione.
-</p>
-
-<p>
-— Perchè i miei compagni verranno a liberarmi,
-o a vendicarmi: — rispose il Saracino; — e tu non
-farai in tempo ad entrar nella torre.
-</p>
-
-<p>
-— Ragioni diritto! — esclamò Guglielmo. — Va
-dunque, e trova un altro che ti perdoni la vita,
-come io te la perdono.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Così dicendo, lentò la stretta, sicchè il nemico
-<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span>
-potè sfuggirgli di mano. E corse, non dubitate,
-come se avesse le ali alla calcagna, e temesse lì
-per lì un mutamento di proposito.
-</p>
-
-<p>
-L'Embriaco già pensava a tutt'altro. La torre non
-era alta ed egli poteva sperare di giungere in pochi
-istanti alla sommità, donde avrebbe potuto vedere
-più largo spazio di mura. Incontanente vi
-entrò, salì in furia i due piani che mettevano alla
-piattaforma, e assicuratosi che nessuno dei difensori
-aveva ancora potuto seguirlo lassù, si fece al ballatoio,
-per guardare dalla parte del fosso, come
-volgessero le sorti della battaglia.
-</p>
-
-<p>
-Poco lunge di là si combatteva aspramente. Un
-manipolo di cavalieri aveva afferrato il ciglio delle
-mura e vi si teneva saldo, quantunque i Saracini
-facessero ogni sforzo per ricacciarlo indietro. Messer
-Guglielmo intese allora perchè lo avessero lasciato
-libero lui, occupati com'erano a respingere
-i nuovi e più numerosi assalitori.
-</p>
-
-<p>
-— Su, Genova, su! in nome di san Giorgio! — gridò
-egli allora, levando la spada e facendola balenare
-davanti agli occhi de' suoi, che avevano appoggiate
-le altre scale alla muraglia. — La città è
-nostra!
-</p>
-
-<p>
-— Guglielmo Testa di maglio! Testa di maglio
-è padrone delle mura! — gridarono mille voci dal
-basso. — Animo, alla scalata!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-E infiammati così dalle loro stesse parole come
-dalla vista del capo, fecero impeto su per una ventina
-di scale ad un tempo. Tutte quelle file d'uomini,
-erette e minacciose come i serpenti di Tenedo sulla
-spiaggia di Troia, strisciarono lungo le mura, le
-involsero sotto un tessuto di lucide scaglie, che
-<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span>
-erano le loro targhe scintillanti al sole, ed afferrata
-la cima, si riversarono dentro, quasi senza
-combattere. Fu male che la città avesse una doppia
-cinta di mura, perchè pochi ardirono di resistere
-laggiù, parendo a tutti più facile di custodire utilmente
-un cerchio più stretto. Così ragionava la
-prudenza negli uni, la paura negli altri.
-</p>
-
-<p>
-Con quello sforzo simultaneo da molte parti, i
-Genovesi penetrarono in Cesarea, ma senza giungere
-in tempo per entrare nella seconda cinta, alle
-spalle dei difensori. Le vie strette e tortuose avevano
-impedito ai valorosi di raccapezzarsi alla lesta
-e di inseguire in numero sufficiente il nemico.
-Bene tentarono l'impresa i primi arrivati, ma senza
-pro, e la scortese saracinesca si chiuse con grande
-frastuono davanti agli audaci, mentre solo alcuni di
-loro, che si potrebbero chiamare i temerarii, erano
-riusciti ad entrare, proprio alle calcagna dei fuggenti.
-</p>
-
-<p>
-Caffaro rimase nel numero degli audaci, fuor
-della cinta, ai piedi della saracinesca, che era stata
-calata in quel punto. La fortuna lo aveva assistito;
-eppure egli si dolse amaramente di non esser giunto
-prima, perchè tra gli animosi che lo precedevano,
-e che avevano pagata così caramente la gloria d'essere
-andati avanti a tutti gli altri, c'era l'amico suo,
-il suo compagno di scalata, Arrigo da Carmandino.
-</p>
-
-<p>
-Povero Arrigo! Certo egli presentiva una disgrazia,
-quel giorno; poichè nel salir sulle mura, mentre
-erano a poca distanza dalla merlata, rivolgendosi
-a Caffaro, che gli si stringeva al fianco, mettendo
-il piede sui piuolo abbandonato da lui, gli aveva
-detto:
-</p>
-
-<p>
-Amico, ve ne prego, se io muoio, dite a madonna
-<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span>
-Diana che ho pensato a lei nell'ultim'ora, e
-che l'anima mia, con licenza di nostro Signore, a
-cui mi raccomando, andrà a dirle tutto l'amore ch'io
-le ho portato vivendo.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-E Caffaro gli aveva risposto:
-</p>
-
-<p>
-— Amico mio, che pensieri son questi? Per l'onor
-vostro e di Genova, come pel trionfo della croce,
-vivrete.
-</p>
-
-<p>
-— E sia; accetto l'augurio; ma voi dovete promettermi...
-</p>
-
-<p>
-— Tutto quel che vi piace io prometto; — interruppe
-Caffaro.
-</p>
-
-<p>
-— Grazie; — ripigliò il Carmandino, respirando. — Ed
-ora, torniamo uomini!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Il resto è noto. Pochi momenti dopo erano giunti
-sulle mura e avevano fatto prodigi di valore. L'Embriaco,
-calato dalla torre, donde aveva chiamato la
-sua gente all'assalto, si fece sollecito a collegarli,
-a mano a mano che balzavano dentro, per piantarsi
-saldamente sul baluardo conquistato. Frattanto Arrigo
-da Carmandino, trascorrendo animoso ad inseguire
-i fuggenti, era stato côlto, come ho detto, entro
-la seconda cinta di mura.
-</p>
-
-<p>
-Quando lo seppe Gandolfo del Moro, sempre fido
-seguace di messer Nicolao e suo consigliere malaugurato,
-il cuore gli diede un balzo per allegrezza.
-</p>
-
-<p>
-— Ah, fosse morto! — pensò. — Di solito, questi
-cani infedeli non perdonano la vita ai prigioni. Madonna
-Diana, o ch'io m'inganno a partito, o questa
-le vendica tutte, e messere Arrigo il bello avrà finito
-di vogarmi sul remo.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Guglielmo Embriaco udì dalle labbra del giovine
-Caffaro la mala sorte del suo prode aiutante, ma
-<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span>
-non ebbe tempo a rammaricarsene. Già, io porto
-opinione che gli uomini d'allora piangessero poco,
-e lo argomento da ciò, che molte altre cose non
-facevano essi, per le quali noi siamo venuti a
-mano a mano in così fastidiosa eccellenza; verbigrazia
-il parlare. Per contro, operavano molto;
-laonde, se la retorica ci ha perso, la storia ci ha
-guadagnato un tanto. Ne siano ringraziati gli Dei.
-</p>
-
-<p>
-Desideroso più che mai di operare, l'Embriaco
-andava girando con occhio scrutatore intorno alla
-seconda cinta di mura, donde gli apparivano i nemici
-preparati ad una resistenza feroce. Già un
-primo tentativo di scalata era stato respinto, tra
-perchè gli assalitori erano in pochi e perchè messer
-Guglielmo non c'era, ad incuorarli colla voce,
-ad infiammarli coll'esempio. Anche i Saracini respiravano
-più liberamente, quando non avevano
-davanti agli occhi quel capitano dalla fulva capigliatura
-e dallo sguardo leonino, che essi ravvisavano
-così facilmente, anche da lunge, alle membra
-poderose e al corto mantello bianco, segnato dalla
-croce vermiglia che gli svolazzava a guisa di clamide
-romana sulla corazza di ferro.
-</p>
-
-<p>
-Così correndo intorno alle mura, il valoroso Testa
-di maglio aveva veduto il fatto suo, e imbattutosi
-in Ugo suo figlio, mentre Caffaro gli veniva raccontando
-il triste caso di Arrigo da Carmandino,
-mostrò di non avere inutilmente speso il suo tempo.
-</p>
-
-<p>
-— Non temete! — diss'egli, conchiudendo il suo
-dialogo col giovine Caffaro. — Se non l'hanno
-ucciso, vedremo di liberarlo, e ben presto. Guardate
-là, verso tramontana, come vanno salendo le mura?
-La collina non è alta, nè ripida l'ascesa; voi, del
-<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span>
-resto, con una cinquantina di uomini risoluti che
-condurrete da quella parte là, non dovete subito
-andar sotto al muro, ma girare alle falde dell'eminenza,
-fino a tanto non avrete veduto una macchia
-d'olivi, donde meglio coperti giungere al colmo.
-Lassù, proprio accanto al muro, è una vecchia
-palma, i cui rami pendono a dirittura sul parapetto;
-e voi, senza che vi dica altro, figliuoli miei....
-</p>
-
-<p>
-— Non dubitate, messer Guglielmo; — interruppe
-Caffaro di Caschifellone, — abbiamo inteso. Si cala
-di là sulle mura di Cesarea, come volevano fare i
-Greci dal cavallo di legno sulle mura di Troia.
-</p>
-
-<p>
-— Bene! — ripigliò il capitano sorridendo. — Ma
-badate di tenervi nascosti nella macchia fino a
-tanto non vi sarete assicurati che il parapetto sia
-sguernito di custodi. Ad ottenervi questo, ci penso
-io. Andate.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-I giovani non se lo fecero dire due volte, poichè
-tanto all'uno quanto all'altro premeva di giungere,
-se pure fosse stato possibile, in aiuto ad Arrigo da
-Carmandino. Frattanto l'Embriaco volgeva alla parte
-più bassa del muro, e, raccolto colà il nerbo dei
-suoi, faceva grandi apparecchi alla vista dei nemici.
-Tutte le scale che avevano servito per superare
-il primo ostacolo alla espugnazione della città,
-furono immantinente portate davanti al secondo, e
-quasi tutte concentrate in un punto; della qual
-cosa molti Saracini si sbigottirono, altri presero argomento
-a sperare.
-</p>
-
-<p>
-— Ci assalgono in troppi da un lato solo; — diceva
-l'Emiro, il comandante della terra; — noi non
-correremo dunque il pericolo di sparpagliare le
-nostre forze e saremo pronti a respingerli.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span>
-</p>
-
-<p>
-— E poi, signore, — chiese timidamente il Cadì,
-anziano della città, — che farai tu?
-</p>
-
-<p>
-— E poi, con una vigorosa sortita compiremo l'opera
-nostra, incalzandoli fino alla spiaggia e buttandoli in
-mare, prima che abbiano tempo a salir sulle navi.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Il Cadì non aveva una fede così grande nelle
-sorti della difesa. Uomo di legge e non dedito alle
-armi, era alieno così dalle speranze come dai bellici
-ardori del suo collega. Per altro, non ardì ripeter
-parola, e si allontanò dalle mura, per recarsi
-alla Moschea maggiore dove erano radunati i vecchi,
-le donne e i fanciulli, ad implorare la misericordia
-di Allà.
-</p>
-
-<p>
-I Cristiani, frattanto, appoggiate le scale, muovevano
-all'assalto, sostenuti da dugento scelti arcadori,
-che con tiri aggiustati si studiavano di ferire
-quanti Saracini si affacciassero alla merlata.
-</p>
-
-<p>
-Famosi erano allora gli arcadori di Liguria, e
-grandemente ricercati d'allora in poi presso tutti
-gli eserciti della Cristianità. La loro valentia del
-resto era nota anche in tempi più antichi, ed aveva
-giovato moltissimo ai Cartaginesi, nelle loro guerre
-con Roma. La ragione di questa eccellenza nelle
-armi da trarre non era difficile a trovarsi. Un popolo
-che non aveva quasi agricoltura, come quello
-che pativa difetto di suolo, dovea trarre il sostentamento
-dalla pesca e dalla caccia, e diventare perciò
-marinaio e arcadore.
-</p>
-
-<p>
-Alte grida si levarono da ambe le parti. San
-Giorgio e Maometto si contendevano il trionfo. Ora
-mentre i Saracini più ferocemente combattevano,
-e colle rotelle imbracciate sulla merlata, paravano
-la pioggia dei dardi adoprandosi valorosamente a
-<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span>
-ricacciare gli assalitori, un urlo di terrore si udì
-sulle mura e lo scompiglio si manifestò nelle file,
-arrestando ogni virtù di difesa.
-</p>
-
-<p>
-Messer Guglielmo indovinò subitamente che cosa
-fosse avvenuto. Ed egli stesso si mosse allora al
-secondo assalto, che non fu così validamente respinto
-come il primo. Pochi erano rimasti, fedeli
-al debito loro, per sostenere il buon nome delle
-armi musulmane; la più parte dei difensori fuggivano,
-si sparpagliavano a caso per le vie tortuose
-della città, tosto inseguiti, rincorsi come fiere dai
-soverchianti Cristiani.
-</p>
-
-<p>
-Anche i lettori avranno indovinato il perchè di
-quella fuga precipitosa. Il nemico era penetrato
-nella seconda cinta, per una via donde non lo aspettava
-nessuno. Inerpicatisi sull'albero di palma,
-Ugo Embriaco e Caffaro di Caschifellone, avevano
-insegnata la strada ai cinquanta animosi che si
-erano scelti a compagni. Di là, correndo al basso
-colle spade sguainate, erano piombati alle spalle
-dei difensori, in mezzo a cui fecero strage grandissima.
-Omero potrebbe qui rimettere a nuovo il
-suo famoso paragone del re dei deserti, balzato
-d'improvviso in mezzo alla mandria. Io non sono
-Omero, e colla scusa bell'e pronta che le similitudini
-piacciono poco ai moderni, mi ristringo a
-dire che i Saracini, senza indugiarsi a noverare i
-nuovi assalitori e temendo che una metà dell'esercito
-genovese fosse già loro alle calcagni, non sostennero
-l'urto, fuggirono, di qua, di là, ciecamente,
-parte gittando le armi, parte stringendole nei pugni
-convulsi, senza aver più l'ardimento di usarle e di
-vender cara la vita.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span>
-</p>
-
-<p>
-Incalzati colle spade nelle reni, lasciando a centinaia
-i morti lungo le vie, corsero a rifugio verso
-la Moschea maggiore. Ma le porte erano chiuse. I
-mercatanti, le donne, i vecchi, i fanciulli, stavano
-raccolti là dentro, implorando la misericordia del
-Profeta, aspettando trepidanti la pietà dei vincitori.
-</p>
-
-<p>
-— Siamo uomini al pari di voi; — gridava il
-Cadì dall'alto di un minareto, sventolando la bianca
-fascia del suo turbante in segno di chieder pace. — Non
-uccidete chi non può più resistere! Perdonate
-agli inermi!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-I consigli di misericordia rimasero inascoltati
-fino a tanto ci furono Saracini armati intorno alla
-Moschea. I Genovesi rammentavano troppo le minacce
-spavalde dell'Emiro, e giustamente pensavano
-che, se avessero dovuto dar essi indietro, non
-uno di loro si sarebbe salvato dalla rabbia dei vincitori.
-E poi (chi nol sa?) il sangue inebria e il
-ferire ha la sua voluttà, che travolge i sensi del
-soldato più umano.
-</p>
-
-<p>
-Giunse finalmente il Patriarca, misto di sacerdote
-e di guerriero, che quei tempi comportavano
-e di cui si ebbe esempio anche in secoli a noi più
-vicini. Invitato da messere Guglielmo, a cui pareva
-inutile oramai quella strage, Damberto ordinò
-che si concedesse la vita a quanti erano chiusi nel
-tempio, tanto più che non si trattava di armati, ma
-di paurosi mercatanti e di femmine imbelli, intorno
-a cui si stringevano vecchi cadenti e fanciulli.
-</p>
-
-<p>
-Quella turba si arrese, come è facile argomentare,
-alla prima intimazione. Il Cadì già ne aveva fatto
-la profferta ai vincitori. Era intorno all'ora di sesta,
-quando si spalancarono le porte della moschea, e
-<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span>
-Guglielmo Embriaco vi entrò, seguito dal patriarca
-Damberto, brandendo la spada dalla lama, per modo
-da far credere che portasse in mostra la croce.
-</p>
-
-<p>
-Il fiero prelato ebbe dunque ragione, colla sua
-profezia. Ma il savio capitano, tratti in disparte Caffaro
-di Caschifellone, ed Ugo, strinse loro amorevolmente
-la mano, ringraziandoli di averne aiutato
-l'adempimento, colla pronta esecuzione del suo stratagemma.
-</p>
-
-<p>
-Queste le prodezze dei Genovesi nella espugnazione
-di Cesarea. Per metter fine al racconto, bisognerà
-aggiungere che, alcuni giorni appresso, il
-legato del Papa e il patriarca Damberto, «dopo le
-debite purificazioni e consuete cerimonie, consacrarono
-la moschea maggiore in onore di San Pietro,
-e un'altra (per far piacere ai Genovesi) in
-onore di San Lorenzo; e così fu tornata la città al
-servizio di Cristo.»
-</p>
-
-<p>
-E l'armata e l'esercito si ridussero a Solino; sulla
-spiaggia di San Parlerio divisero la preda, e cavata
-fuori la decima del vescovo Airaldo e il quinto
-delle galere, si fece la distribuzione del resto per
-ottomila uomini, ciascuno dei quali ricevette le due
-libbre di pepe, e i quarantotto soldi del Poitou, che
-ho detto più sopra, ragguagliandone la somma ad una
-libbra e due once d'oro. Donde, come potete immaginare,
-grande allegrezza nel campo.
-</p>
-
-<p>
-Così ebbe fine il racconto del giovine Caffaro. Il
-quale, s'intende, modesto com'era, non disse nulla
-di sè; quantunque, avendo in pratica l'Eneide, si
-sarebbe potuto servire del «<i>quorum pars magna
-fui</i>» e senza far torto a nessuno.
-</p>
-
-<p>
-Il vescovo Airaldo, i consoli e tutti i capi della
-<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span>
-compagne (che cosa fossero le compagne dirò poi
-al lettore) avevano udito con ammirazione il racconto,
-volgendo spesso gli occhi da lui al valoroso
-Embriaco, che stava pensoso, a fronte china, come
-uomo che volesse sottrarsi alla sua gloria, o riandasse
-colla mente i fatti trascorsi, a mano a mano
-che erano narrati.
-</p>
-
-<p>
-Messer Guglielmo era triste. Fino a quel punto
-aveva posto l'animo negli obblighi suoi di capitano;
-allora, finalmente, poteva ricordarsi di essere padre
-e di non aver liete novelle per la sua bella figliuola.
-</p>
-
-<p>
-La fine di Arrigo da Carmandino aveva compreso
-di mestizia ogni cuore.
-</p>
-
-<p>
-— Ma proprio non sarà dato di sapere in qual
-modo Genova ha perduto questo generoso suo figlio? — chiese
-Pagano della Volta. — E il suo cadavere,
-almeno?
-</p>
-
-<p>
-— Non fu trovato; — rispose il giovine Caffaro. — Gandolfo
-del Moro afferma bensì di averlo riconosciuto
-in alcuni avanzi umani, mezzo abbrustoliti
-dal bitume ardente.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Raccapricciarono gli astanti, e tutti gli sguardi
-si rivolsero allora a Gandolfo del Moro.
-</p>
-
-<p>
-Il torvo amico di Nicolao si fece avanti d'un
-passo, e senza pure alzar gli occhi a guardare i
-consoli, aggiunse:
-</p>
-
-<p>
-— Pur troppo! Vorrei che così non fosse finito
-un tant'uomo. Una cosa sola desidero, cioè di essermi
-ingannato.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Per altro, è delle moltitudini di non concedere
-troppo larga parte ai rammarichi, segnatamente
-dove il danno dei pochi si confonde nel benefizio
-dei più. La vittoria ha una aureola che offusca
-<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span>
-ogni cosa d'intorno a sè. Ed anche Arrigo da Carmandino,
-il bel cavaliere, sospiro di tante donne
-gentili, invidia di tanti prodi uomini, orgoglio della
-sua terra natale, ebbe, in un senso fugace di pietà,
-in una parola di rimpianto, tutto quello che potesse
-aspettarsi dai sopravvissuti un estinto.
-</p>
-
-<p>
-— Messer Caffaro di Caschifellone, — disse Amico
-Brusco, il fratel dell'Embriaco, — voi avete fatto
-opera egregia, raccogliendo la storia della nobilissima
-impresa. Il comune di Genova incomincia bene,
-ed io, conoscendo il valore di tutti i suoi cittadini,
-son certo che non si fermerà così presto sulla via
-della gloria. È dunque giusto che abbia trovato, in
-voi prode guerriero, il suo storico.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Sallustio, il venerabile segretario di Airaldo, soggiunse:
-</p>
-
-<p>
-— Gravissimi istorici ebbe Roma, e certo essa
-ripete da questi la somma ventura di veder tramandato
-alla posterità più lontana il grido delle
-sue gesta. Procurate voi, messer Caffaro, uguale
-fortuna al comune di Genova.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Il giovine annalista si inchinò tacitamente all'invito
-cortese, che doveva riuscire un vaticinio
-per lui. A quelle lodi non era da rispondere con
-parole; che, anco umilissime, sarebbero sempre,
-dopo il paragone del vecchio segretario, sembrate
-a lui non abbastanza modeste.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span></p>
-
-<h2 id="cap8">CAPITOLO VIII.
-<span class="smaller">Un cuore spezzato.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Che era egli avvenuto di Arrigo da Carmandino?
-Era caduto vittima del suo temerario valore? Erano
-di lui quegli avanzi mezzo abbrustoliti, in cui temeva
-di averlo avvisato Gandolfo del Moro?
-</p>
-
-<p>
-Ricordate chi fosse Gandolfo, e pensate con che
-sincerità potesse egli aver manifestato quel suo desiderio
-di essersi ingannato. Caffaro, che bene lo
-conosceva e lo sapeva rivale di Arrigo, era il primo
-a dubitare di quella sincerità e di quella testimonianza.
-Ma un fatto era vero; che nella presa di
-Cesarea il povero Arrigo era scomparso; che era
-rimasto in balìa dei nemici, nel furore di quella
-disperata difesa; donde si poteva argomentare facilmente
-che lo avessero fatto a pezzi, vendicando
-su lui lo scorno di una prima sconfitta.
-</p>
-
-<p>
-Anch'egli, Caffaro, espugnata la seconda cinta di
-mura e posate le armi, aveva chiesto nuove del
-suo povero amico. Ma tra per la diversità della
-lingua, quantunque già allora i pellegrinaggi e le
-<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span>
-guerre avessero dato vita a quella parlata bastarda
-che faceva intender tra loro Cristiani e Saracini, e
-per la confusione e lo smarrimento dei vinti, egli
-non aveva potuto saper altro che questo: i pochi
-Genovesi, entrati primi nella seconda cinta, essere
-stati colti in mezzo e aver venduto cara la vita, cadendo,
-stremati di forze e coperti di ferite, su d'un
-mucchio di cadaveri.
-</p>
-
-<p>
-Niente adunque di più naturale che il loro capo
-fosse morto con essi, e che il bitume infiammato,
-onde usavano i difensori per respingere gli assalti,
-appiccandosi alle vesti e alle armature, avesse rosolato
-le carni dei morenti, sfigurati, resi irriconoscibili
-i corpi.
-</p>
-
-<p>
-Così pensava anche messer Guglielmo. Povera
-la sua figliuola! Come avrebbe accolto ella il messaggio?
-</p>
-
-<p>
-Nello avvicinarsi alle sue case, tra Macagnana
-e il Castello, il grand'uomo si smarriva d'animo,
-tremava in cuor suo, come avrebbe fatto un bambino.
-</p>
-
-<p>
-Diana era sulla soglia ad aspettarlo, attorniata
-da tutti i congiunti, familiari e servi di casa Embriaca.
-Come una giovine matrona romana, essa era
-rimasta alla custodia dei lari domestici, mentre gli
-uomini attendevano agli obblighi loro fuor dei confini
-della patria, e aveva governato il suo piccolo
-mondo con senno e fermezza, rafforzata dall'autorità
-del suo nome e circondata dall'ossequio di
-tutti.
-</p>
-
-<p>
-Abbracciò il padre, e confuse con quelle di lui
-le sue lagrime; lagrime d'allegrezza le sue, di mestizia
-e di tenerezza quelle del padre. Strinse di poi
-<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span>
-la mano ai fratelli, e fu lieta di non veder altri con
-uno di loro. Il fedele Gandolfo non aveva stimato
-prudente consiglio di accompagnare fin là il suo
-amico e protettore Nicolao.
-</p>
-
-<p>
-Concessa la debita parte agli affetti domestici,
-Diana cercò degli occhi Arrigo, e non lo vide nel
-corteggio paterno. Forse era andato prima alle sue
-case. Ma che? Bene era egli tornato una prima
-volta di Soria, e la sua prima visita era stata per
-le case dell'Embriaco. Il cuore le si strinse d'improvviso,
-come per presentimento d'una sciagura. Volse
-gli occhi a suo padre e vide il volto di lui impresso
-di profonda pietà. — Arrigo! Arrigo! — balbettò
-essa, e si sentì venir meno.
-</p>
-
-<p>
-Messer Guglielmo fu pronto a sostenerla nelle
-sue braccia.
-</p>
-
-<p>
-— Animo, figliuola mia! — le susurrò egli all'orecchio,
-mentre cercava di condurla verso le scale. — Pensate
-che siete del sangue d'Ido Visconte, e
-che, dove la patria è in festa, debbono tacere i privati
-dolori. Diana, fate buona custodia al cuor vostro,
-in questi momenti solenni. Io sono addolorato al
-pari di voi. Venite, figliuola, e preghiamo Iddio che
-accolga nella gloria celeste i martiri della sua fede.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-La preghiera di suo padre era un comando per
-la nobilissima fanciulla. Mormorò alcune frasi sconnesse;
-rattenne le sue lagrime, le ricacciò indietro
-a forza, le sentì ridiscendere, gelarsi intorno al suo
-povero cuore. Non le reggevano le membra, ma il
-braccio del padre era saldo ed ella si trovò, senza
-pure avvedersene, nella sua fidata cameretta, dove
-aveva tanto pensato a lui, tanto pregato per lui,
-pel suo gentil fidanzato. Eppure non pianse, tanto
-<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span>
-era lo smarrimento dell'animo; non rispose parola
-alle molte ed amorevoli del padre, che, congedati
-i suoi famigliari, si era ridotto per quel giorno al
-fianco dell'amata figliuola.
-</p>
-
-<p>
-Muta e fredda a guisa d'un marmo, ascoltava il
-suo fiero genitore, diventato un fanciullo per lei.
-Cogli occhi sbarrati e l'orecchio intento, beveva
-avidamente, più che non udisse, le dolenti notizie
-della presa di Cesarea e della sparizione di Arrigo.
-Il valore di lui, la fama acquistata, l'amore e l'ossequio
-dei compagni d'arme, cose tutte che ella sapeva
-e che le venivano ricordate nel racconto paterno,
-erano una vana memoria oramai, raggio di
-un sole che si dileguava, eco d'un suono che era
-cessato. E tutte quelle parole fatte di lui, come voci
-di là dalla tomba, le rimbombavano nell'anima,
-davano suono come di corda spezzata.
-</p>
-
-<p>
-Povero cuore! Quale vi apparve da quel giorno
-la vita! Quella casa in cui si affaccendavano i servi,
-lieti pel ritorno del loro glorioso signore, era un
-chiostro per lei, un antico chiostro in rovina, tutto
-popolato di larve, che andavano e venivano, ma
-senza dar suono al suo orecchio, che gestivano e
-parlavano tra loro, ma in una lingua sconosciuta.
-Quella città, tutta piena di gente operosa ed allegra,
-tutta suoni e canti e rumori festosi, era un
-camposanto, nel quale ella si trovava, raccolta in
-un angolo, a pregare su d'una fossa, a piè d'una
-croce. La croce! la fossa! Ahimè, neppur quelle
-ci aveva, su cui raccogliere i suoi affetti desolati.
-Non c'era, in tutto quel mondo mutato, un luogo,
-un punto d'appoggio per lei. Diana stessa, la povera
-Diana, era una larva tra i vivi.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span>
-</p>
-
-<p>
-Le avete mai sognate, quelle solitudini ignude e
-fredde, in cui si rimpicciolisce il cuore e si smarrisce
-il pensiero? Il cielo, i monti, il piano, son
-tutti d'un colore; non un fil d'erba su cui posar
-l'occhio; non un batter d'ali a cui tener dietro sull'orizzonte;
-un senso di freddo vi corre per tutte
-le fibre; il sole è spento; si ha la certezza che non
-tornerà più. Bel sole, glorioso sole, che eri la vita
-del mondo, che facevi risplendere così puramente
-quel cielo, scintillare così allegramente quel mare,
-e variare per tante gradazioni di tinte quei colli,
-che avevi dato impulso e dettato un inno d'amore
-a tante umili esistenze, sei morto anche tu? Ancora
-una reliquia del tuo calore, che si andrà spegnendo
-a grado a grado, e poi regnerà in terra la notte.
-Oggi il male, domani il peggio; in lontananza il
-nulla, l'orrido nulla!
-</p>
-
-<p>
-Tale apparve la vita a Diana. Non sorrisi, non
-carezze dei suoi, valsero a distogliere il suo spirito
-dai tetri abissi in cui si era sprofondato. Non piangeva:
-fu anzi veduta sorridere umanamente alle
-sue donne, che si facevano intorno a lei colle usate
-dimostrazioni di ossequioso affetto, e quel sorriso
-parve a tutti più doloroso del pianto. Che avveniva
-egli in quell'anima chiusa ad ogni sguardo indagatore?
-Si maturava la follia? O si preparava le
-vie lo struggimento della morte?
-</p>
-
-<p>
-Per molti giorni e settimane, quella povera mesta
-non accennò il desiderio di ritornare sul doloroso
-argomento. Ma ognuno, al solo vederla, indovinava
-qual cura fosse presente nell'animo della
-infelice Diana.
-</p>
-
-<p>
-Finalmente, un giorno, ella chiese di sapere per
-<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span>
-filo e per segno l'accaduto. Forse le si era snebbiata
-la mente e l'afflizione si era chetata un tratto
-nel suo cuore; forse una speranza le si affacciava
-allo spirito, una speranza lieve ed incerta, che un
-più assegnato racconto di tutti i particolari della
-espugnazione di Cesarea e un più diligente esame
-di tutti gli indizi raccolti dai compagni di Arrigo,
-avrebbe potuto rendere più salda, o far dileguare
-del tutto.
-</p>
-
-<p>
-Ugo, il diletto fratello, si fece ad esporre partitamente
-le cose già dette in breve dal padre. Diana,
-sebbene rabbrividendo ad ogni tratto, come persona
-colta dalla febbre, pure ascoltò attentamente, e di
-molti particolari, che le erano sfuggiti dapprima,
-volle ripetuto il racconto.
-</p>
-
-<p>
-— Infine, — diss'ella, quando si avvide che Ugo
-non aveva più altro a narrarle, — Arrigo da Carmandino
-non è stato più rinvenuto. Questo soltanto
-è accertato.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Nicolao aggiunse, rispondendo alla tacita conchiusione
-del ragionamento di lei:
-</p>
-
-<p>
-— Gandolfo del Moro lo ha riconosciuto tra i
-morti.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Il cuore della fanciulla diè un balzo violento, a
-quell'accenno crudele e al ricordo di quel nome
-odiato, che, dall'ultimo ritorno dei crociati in poi,
-non le era più venuto all'orecchio.
-</p>
-
-<p>
-— Consentite, sorella, — ripigliò Nicolao, — che
-il nostro amico Gandolfo vi racconti la cosa egli
-stesso. È doloroso, — soggiunse, notando il senso
-che la sua proposta aveva fatto sull'animo della
-fanciulla, — ma infine, se voi dovete sapere, e se è
-giusto, come io penso, che voi sappiate ogni cosa...&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span>
-</p>
-
-<p>
-Nicolao non ebbe tempo di finir la sua frase,
-perchè Diana, che a tutta prima non aveva saputo
-dissimulare un senso di ripugnanza, si era subito
-ravveduta e lo interrompeva a mezzo.
-</p>
-
-<p>
-— Venga l'amico vostro, — diss'ella. — È ancora
-un omaggio alla memoria di Arrigo, che io
-ascolti chiunque mi parla di lui.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Gandolfo del Moro non era mai troppo lontano
-dal suo fido Nicolao, e giunse più sollecito che la
-stessa Diana, dopo essersi risoluta di riceverlo, non
-avrebbe potuto desiderare.
-</p>
-
-<p>
-Il giovine cavaliere dai capegli rossi e dalla torva
-guardatura si fece avanti tutto peritoso, severo all'aspetto,
-ma più azzimato del solito, colla sua gavardina
-di color pavonazzo aggiustata all'imbusto
-e colle calze divisate di bianco e di azzurro.
-</p>
-
-<p>
-— Madonna, — diss'egli, sospirando, — la perdita
-di un così prode cavaliere è un lutto universale.
-La cristianità ne aveva pochi che gli stessero
-a pari, nessuno che gli andasse avanti per gentilezza
-e valore.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Diana accolse le parole compunte di Gandolfo,
-con un gesto che voleva dire: — sta bene, ma venite
-al fatto, messere.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Così dato sesto all'esordio, Gandolfo del Moro
-narrò come fosse entrata nell'animo suo la persuasione
-dell'orrida fine d'Arrigo. Quegli avanzi umani
-da lui veduti erano per l'appunto in una viuzza
-angusta e tortuosa, presso alla seconda cinta di
-mura. Colà il valoroso Arrigo e i suoi compagni
-di sventura dovevano essere stati arrestati dai difensori,
-trovatisi allora in numero soverchiante.
-Le armature, comunque ridotte, si riconoscevano
-<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span>
-essere di cristiani, e, sebbene in gran parte consumati
-dal fuoco, si potevano ancora distinguere alcuni
-brani di sorcotta, che era la clamide portata
-dai cavalieri sulla corazza, o sulla maglia d'acciaio.
-Come quel pugno di valorosi fosse stato ridotto in
-tal guisa, era facile argomentare. Avevano combattuto
-disperatamente, approfittando della strettezza
-del passo per non lasciarsi cogliere in mezzo, e i
-nemici non erano venuti a capo di finirla con
-quella meravigliosa difesa, se non col gittare, dai
-parapetti delle logge e delle altane, bitume infiammato
-sui combattenti.
-</p>
-
-<p>
-Tutte queste erano prove generiche. L'indizio
-che colà e in quel modo fossero finiti parecchi dei
-Genovesi entrati con Arrigo entro la seconda cinta
-di mura, non poteva esser più certo. Ma chi in
-quegli avanzi miserandi, aveva riconosciuto il Carmandino?
-</p>
-
-<p>
-Diana fissava i suoi occhi in quegli del narratore;
-e questi, non potendo sostenerne l'incontro,
-chinata la fronte, terminò il suo discorso cogli
-sguardi a terra.
-</p>
-
-<p>
-— Guardatemi in viso; — diss'ella; — forse vi
-faccio paura?&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Gandolfo del Moro avrebbe voluto rispondere;
-ma bene intese che quello non era il caso di venir
-fuori con una gentilezza, e che Diana non gli aveva
-già chiesto un detto di quella sorte. Perciò, alzate
-le ciglia in atto di obbedienza, stette a guardarla
-perplesso.
-</p>
-
-<p>
-— Giurate, — ripigliò la fanciulla con accento
-solenne, spiccando dalla parete un dittico di avorio,
-in cui era dipinta da un artista bisantino la passione
-<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span>
-di Cristo, — giurate su questa croce, che ha
-toccato le ceneri del Precursore, che voi siete certo
-di ciò che dite, e che in quegli avanzi avete riconosciuto
-il corpo di messere Arrigo da Carmandino.
-</p>
-
-<p>
-— Ho sempre desiderato di aver preso abbaglio, — rispose
-Gandolfo, schermendosi; — ma pur troppo
-mi pare che non possa essere altrimenti. Tra i
-vivi non è tornato; i morti, dell'ardita comitiva,
-eran quelli; nè altri se ne sono trovati più lunge.
-Di certo il povero Arrigo è caduto insieme co' suoi.
-</p>
-
-<p>
-— No, non è vero; — gridò la fanciulla, seguendo
-l'impulso del cuore, anzi che un barlume di ragione. — Non
-so come ciò possa essere; ma Arrigo
-da Carmandino non è morto. Credo ai presentimenti; — soggiunse
-a mezza voce, quasi parlando
-per sè.
-</p>
-
-<p>
-Gandolfo si appigliò prontamente a quel filo.
-</p>
-
-<p>
-— Se credete ai presentimenti, madonna, ho fede
-che crederete a quelli di messere Arrigo non meno
-che ai vostri.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Diana lo guardò con occhio attonito.
-</p>
-
-<p>
-— Che dite voi ora? — balbettò ella, non bene
-intendendo il senso delle parole di lui.
-</p>
-
-<p>
-— Dico, madonna, che un amico del povero Arrigo
-ha un messaggio per voi. Egli è Caffaro di
-Caschifellone, suo compagno nell'assalto di Cesarea,
-fino al punto in cui la sorte li divise, dando ragione
-ai tristi presagi di Arrigo.
-</p>
-
-<p>
-— Come sapete voi ciò? — chiese Diana, guatandolo
-con occhio diffidente. — E come avete voi
-primo un messaggio, che l'amico di Arrigo non
-ha creduto opportuno di recarmi finora?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Lo ha detto poc'anzi a me; — rispose allora
-Nicolao, quantunque non fosse rivolta a lui la domanda. — Messer
-Caffaro di Caschifellone, giunto
-a mala pena di Sorìa, aveva dovuto recarsi in Polcevera,
-per abbracciare i suoi nel loro castello di
-Pontedecimo, donde è tornato per l'appunto stamane.
-</p>
-
-<p>
-— Ed ha un messaggio per me? Di Arrigo? — chiese
-ella, smarrita.
-</p>
-
-<p>
-— Di Arrigo. Egli non ardiva presentarsi qui,
-non essendo da voi conosciuto, e non ardiva domandarne
-licenza a nostro padre. Nè io, nè Gandolfo
-del Moro, che era con me quando Caffaro mi
-toccò di questo messaggio, avremmo osato parlarne
-a voi, se la necessità....
-</p>
-
-<p>
-— Basta, fratello; — interruppe Diana. — Venga
-il signore di Caschifellone; mio padre non troverà
-mal fatto che un prode cavaliero della croce mi
-rechi le ultime parole, l'ultimo saluto del mio fidanzato.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Quel medesimo giorno, Caffaro di Caschifellone
-adempiva l'ufficio pietoso che aveva accennato nel
-duomo di San Lorenzo al console Pagano della Volta,
-al fratello di sua madre.
-</p>
-
-<p>
-Entrò nelle stanze di madonna Diana atteggiato
-ad una profonda mestizia, ben sapendo di dover
-rinnovare un acerbo dolore nell'animo di quella
-gentil creatura, che egli vedeva per la prima volta,
-e di cui non aveva mirato mai la più bella.
-</p>
-
-<p>
-Imperocchè, lo sapete, la fanciulla degli Embriaci
-era un miracolo di bellezza, senz'altro. Caffaro, nella
-sua adolescenza, era vissuto lontano da Genova,
-nel castello de' suoi padri. Più tardi era passato in
-Genova, ma presso un congiunto, prete nella chiesa
-<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span>
-di San Teodoro, il quale lo aveva diligentemente
-ammaestrato nelle umane lettere, col proposito di
-farne un chierico. Ma l'uomo propone e il caso
-dispone. Caffaro di Caschifellone non doveva lasciare
-ai fratelli Oberto e Guiscardo il carico di continuare
-la stirpe; era destinato a far parlare di sè nelle
-istorie della sua patria. Del resto, gli studi fatti
-presso il suo consanguineo avevano a dare i loro
-frutti, poichè Caffaro di Caschifellone, soldato, ambasciatore
-e console, doveva riuscire anche uno
-scrittore, anzi il primo annalista d'Italia, nell'alba
-del suo risorgimento.
-</p>
-
-<p>
-Tutte queste parole per chiarirvi come e perchè
-Caffaro di Caschifellone non conoscesse Diana, la
-perla di casa Embriaca, la bella tra le belle di Genova.
-Anche visitata così aspramente dalla sventura
-e abbattuta dalle sue afflizioni, madonna Diana
-era sovranamente bella, come certe Vergini addolorate,
-che derivano dalla espressione dell'interno
-affanno una nuova e più efficace bellezza.
-</p>
-
-<p>
-Il giovane, affacciatosi appena all'uscio, e veduta
-la fanciulla degli Embriaci, avrebbe voluto ritirarsi.
-Ma era tardi, poichè essa pure aveva veduto lui;
-donde avvenne che rimanesse estatico a contemplarla.
-</p>
-
-<p>
-Tutta nel suo dolore, la fanciulla non si avvide
-di quella ammirazione, che del resto era improntata
-d'un ossequio profondo, e gli fe' cenno di avvicinarsi.
-</p>
-
-<p>
-— Madonna! — diss'egli, inchinandosi.
-</p>
-
-<p>
-— Venite, cavaliere, e non temete di parlarmi
-liberamente. Son forte, credetelo. E poi, se Arrigo
-da Carmandino è morto, che altro può egli toccarmi
-<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span>
-di più? E non deve giungermi come un refrigerio
-ben meritato, — notò ella mettendosi una
-mano sul cuore, con gesto d'ineffabile angoscia, — quella
-parola sua che voi mi portate di Terra Santa?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, madonna, è vero ciò che voi dite; — rispose
-il giovane, facendosi animo a compiere l'ufficio
-suo. — Le ultime parole dei cari estinti sono
-continuazione del loro affetto ai superstiti. Arrigo
-da Carmandino, il mio sventurato e glorioso amico,
-pensava a voi, madonna, pochi istanti prima di abbandonarci.
-Salivamo ambedue per la medesima
-scala sulle mura di Cesarea, quando egli, a poca
-distanza dalla merlata, volgendosi a me, che mi
-stringevo al suo fianco, mi disse.... Ah, le sue parole
-mi suonano distinte all'orecchio, come se egli
-parlasse ancora in questo momento!
-</p>
-
-<p>
-— Orbene, messere! Vi disse?....
-</p>
-
-<p>
-— «Amico mio, ve ne prego, se io muoio, dite
-a madonna Diana che ho pensato a lei nell'ultima
-ora, e che l'anima mia, con licenza di nostro Signore,
-a cui mi raccomando, andrà a dirle tutto
-l'amore che io le ho portato vivendo.»&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Il viso della fanciulla, cosparso di un pallore mortale
-al cominciare delle parole di Arrigo, si era a
-mano a mano trasfigurato. Poi che ebbe finito di
-riferirle, Caffaro guardò Diana, e gli parve di non
-aver più davanti a sè una povera donna addolorata,
-ma una visione celeste; una martire sì, ma
-raggiante, levata sulle nubi in una gloria di spiriti.
-</p>
-
-<p>
-Poco stante, la trasfigurata, la martire, ridiscese
-sulla terra. Un dubbio le si era affacciato alla mente.
-</p>
-
-<p>
-— Avete detto questo a mio fratello Nicolao? — dimandò
-ella al messaggiero.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Non rammento, madonna.
-</p>
-
-<p>
-— Pensateci, messere; raccogliete i vostri ricordi,
-ve ne prego!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-E aveva un'aria così soavemente supplichevole, così
-cara nella sua mestizia, che Caffaro ne fu intenerito.
-</p>
-
-<p>
-— Vidi messer Nicolao questa mane; — diss'egli. — Era
-coll'amico suo Gandolfo del Moro. Udito
-della vostra tristezza (ben ragionevole, madonna,
-ed ogni cuore ben nato la intende), accennai al messaggio
-che avrei avuto da compiere. E questo dissi,
-lo ricordo bene ora, dopo aver notato che Arrigo
-aveva il presentimento della sua morte.
-</p>
-
-<p>
-— E non altro diceste? non altro?
-</p>
-
-<p>
-— No, Messer Nicolao mi rispose che non avrebbe
-mai osato annunziarmi a voi. Ed io, in verità, non
-avrei creduto mai d'esser chiamato così presto.
-</p>
-
-<p>
-— Oh grazie! grazie pel bene che mi fate! — esclamò
-Diana, giungendo le palme, quasi parlasse
-al serafino delle sue veglie verginali. — Tacete, ve
-ne supplico, tacete quind'innanzi le parole di Arrigo....
-segnatamente le ultime.
-</p>
-
-<p>
-— Perchè, madonna? — dimandò il giovane, non
-intendendo il senso di quella preghiera.
-</p>
-
-<p>
-— Perchè? Mi chiedete il perchè? Ah, non sapevano
-davvero quello che si facessero, quando mi
-hanno accennato il vostro messaggio! Perchè... infine,
-a voi amico di Arrigo da Carmandino io lo
-dirò; quelle parole sue erano per me, per me sola;
-e qualcheduno, — soggiunse Diana, rabbrividendo
-involontariamente, — qualcheduno, in cui mio fratello
-Nicolao ripone una fede soverchia, non è degno
-di risaperle. Perchè Arrigo vive, intendete? vive, e
-ritornerà tra coloro che l'amano.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Madonna, e che cosa vi fa sperare?....
-</p>
-
-<p>
-— Sperare no, esser certa. Arrigo ha promesso
-di venirmi a recare il suo saluto di là dalla tomba,
-se era volontà del cielo che egli morisse. Arrigo
-non è venuto; Arrigo non è morto.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Caffaro rimase muto e triste a guardarla. Temette
-allora di avere col suo racconto lusingato
-una vana speranza, di aver forse dato esca ad una
-pericolosa follia, ed una profonda compassione ricercò
-tutte le fibre del suo cuore.
-</p>
-
-<p>
-— Madonna, — rispose egli, dopo un istante di
-pausa, — non vi fidate in questi argomenti. Le
-parole di Arrigo erano un saluto, un desiderio, non
-già una promessa. Ahimè, pur troppo non tornano
-gli estinti!
-</p>
-
-<p>
-— No, no, non dubitate; — gridò la fanciulla
-degli Embriaci. — Dopo quella solenne promessa,
-se fosse morto, sarebbe venuto, e Iddio misericordioso
-avrebbe esaudito questo voto all'anima di un
-martire della sua fede. Oh signore onnipotente, — proseguì
-ella, inginocchiandosi davanti alla immagine
-del Crocefisso, — voi mi avete dunque veduta
-nella mia afflizione?&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-E diede in uno scoppio di pianto. Erano le prime
-lagrime che quella poveretta avesse versato, dal
-giorno dell'annunzio fatale della morte di Arrigo.
-</p>
-
-<p>
-Caffaro di Caschifellone, giovane com'era ed
-inesperto delle cose del cuore, non poteva argomentare
-come fosse benefico quello sfogo improvviso.
-E si sottrasse discretamente allo spettacolo di un
-dolore che credeva di aver rinfrescato, promettendo
-a sè stesso di non far parola a nessuno del messaggio
-che aveva recato a quella bella infelice.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span>
-</p>
-
-<p>
-Da quel giorno Diana non disse più verbo, non
-fece più atto, che accennasse alla memoria di Arrigo.
-Non tornò ilare già, nè serena, come era suo
-costume in passato; ma si mostrò tranquilla e rassegnata,
-umana con tutti, perfino con Gandolfo del
-Moro, che andava spesso alle case degli Embriaci,
-e incominciò a sperare, lo sciocco, di poter cancellare
-un giorno da quel cuore la immagine di
-Arrigo da Carmandino. Certi uomini hanno la insigne
-baldanza di credersi irresistibili; certi altri
-il torto gravissimo di credere che tutte le donne
-sian pari. Gandolfo del Moro teneva molto di questi
-e di quegli.
-</p>
-
-<p>
-La fanciulla degli Embriaci non parve accorgersi
-di tutte quelle rinate speranze. I suoi modi
-erano aperti e pieni di cortesia per ognuno; la sua
-anima era chiusa. Unico accenno al segreto di quell'anima,
-era il lampo fugace degli occhi e un più
-soave sorriso, quando si presentava a lei il giovine
-Caffaro. Il quale non pensò davvero che tanta soavità
-di grazie celestiali andasse a lui, proprio a
-lui. Non era Gandolfo del Moro, per ingannarsi a
-quel segno, e, memore amico del Carmandino, ricacciò,
-seppellì nel suo cuore un sentimento involontario,
-che, nato appena, minacciava di comandare
-alla sua stessa ragione.
-</p>
-
-<p>
-Passarono tre mesi. E finita la <i>campagna</i>, cioè
-il reggimento de' sei consoli che abbiamo accennati
-nel principio del nostro racconto, alle calende di
-febbraio del 1102, si designò un nuovo magistrato.
-Quattro furono i consoli nuovi: Guglielmo Embriaco,
-Guido Visconte, suo padre, che era stato il
-primo a portare il soprannome di Spinola, Guido
-<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span>
-di Rustico del Riso, e Ido di Carmandino, fratello
-maggiore del povero Arrigo. Era, come si vede,
-un consolato tra consanguinei, appartenendo tutti,
-salvo Guido del Riso, alla schiatta di Ido Visconte.
-</p>
-
-<p>
-Anche Guglielmo Embriaco, datosi tutto alle cose
-del Comune, potè ingannarsi intorno allo stato dell'animo
-di sua figlia. E un bel giorno, mentre ella
-era a mala pena tornata dalla vicina chiesa di
-Santa Maria del castello, così le parlò il suo glorioso
-genitore:
-</p>
-
-<p>
-— Figliuola mia, provvediamo al futuro. Fu triste
-il passato, e abbiamo dovuto rassegnarci ai decreti
-del cielo. «Dio lo vuole» fu il grido che ci
-ha condotti in Terra Santa e ci ha fatto meritar la
-vittoria; «Dio lo vuole» sia anche il nostro grido
-e la nostra forza nelle cose domestiche.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-L'esordio non prometteva niente di buono a Diana,
-che stette in silenzio, ma col cuore in soprassalto,
-ad ascoltare la fine.
-</p>
-
-<p>
-Guglielmo Embriaco proseguì il suo discorso annunziando
-alla figliuola che essa doveva pensare a
-prender marito.
-</p>
-
-<p>
-— Gandolfo del Moro — diss'egli — è un gentil
-cavaliere; ha congiunti in nobile stato, attinenze
-poderose e castella che lo fanno desiderabil partito
-per ogni padre che abbia una figliuola da accasare.
-I tuoi fratelli lo amano come se già egli fosse della
-famiglia; io lo pregio grandemente e lo amerò come
-figlio, se anche tu, come spero, lo vedrai di
-buon occhio.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Al nome di Gandolfo, la fanciulla impallidì e
-sentì piegarsi i ginocchi. Resistere alla volontà di
-suo padre, quando si fosse chiaramente manifestata,
-<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span>
-sarebbe stato impossibile per lei. Sarebbe
-morta di crepacuore, ma non avrebbe ardito alzare
-la voce, per respingere la mano che a lui fosse
-piaciuto di unire alla sua. Per fortuna, le ultime
-parole di lui temperavano il rigore della paterna
-autorità, ed ella trovò ancora la forza di rispondergli,
-sebbene con voce tremante per la violenta
-commozione ond'era compresa.
-</p>
-
-<p>
-— Padre, il mio cuore è spezzato, nè batterà più
-per altr'uomo.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Messere Guglielmo fu scosso da quella confessione
-dolorosa.
-</p>
-
-<p>
-— Diana! — esclamò egli, turbato. — Dici tu il vero?
-</p>
-
-<p>
-— Per la santa croce di Cristo; — rispose ella
-con accento solenne. — Tu puoi uccidermi, o padre;
-ma io non amerò più nessuno.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Messer Guglielmo non diede risposta a sua figlia.
-La guardò un tratto, corrugando le sopracciglia,
-come se volesse concentrar tutta in lei la virtù
-degli occhi e penetrare nel suo cuore. Indi si mosse,
-andando su e giù per la camera a passi disuguali,
-che dovevano certo rispondere ai varii moti
-dell'animo. Non era già crucciato, ma pieno di
-rammarico, vedendo sua figlia, una mite fanciulla
-fino a quel dì, mostrarsi donna in quella forma di
-dolore che egli bene scorgeva invincibile. Povera
-Diana! Come doveva aver sofferto, per rispondere
-in quella guisa a suo padre! E come, alla saldezza
-della fede, alla profondità del sentire, egli riconosceva
-in quella gentil creatura il suo sangue!
-</p>
-
-<p>
-Diana, intanto, stava ritta ed immobile davanti a
-lui, bianca in viso come una statua di marmo,
-aspettando la risoluzione di suo padre.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span>
-</p>
-
-<p>
-Ma egli stesso non sapeva che risolvere. Si fosse
-trattato di muovere all'assalto d'una città, di vedere,
-così sui due piedi, il lato debole d'un esercito
-nemico schierato in battaglia davanti a lui e
-di dar dentro con tutte le forze in quel punto,
-manco male, era quello il fatto suo, perchè il Testa
-di maglio vedeva giusto, pensava pronto e colpiva
-sicuro. Ma là, davanti ad una povera fanciulla,
-padre, non capitano d'eserciti, messer Guglielmo
-titubava, non vedeva l'uscita.
-</p>
-
-<p>
-— Ed ora, — diss'egli finalmente, fermandosi a
-un tratto, — che cosa intenderesti di fare?&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Diana raccolse le sue forze e rispose:
-</p>
-
-<p>
-— Con tua licenza, padre mio, andrò in pellegrinaggio
-al sepolcro di Cristo; donde muoverò alla
-volta di Cesarea, in traccia di Arrigo. Se Arrigo
-è morto, e se in capo ad un anno io non
-avrò contezza di lui, fonderò un monastero là dove
-si narra esser egli caduto, e finirò la mia vita pregando
-per lui e per tutti.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Messer Guglielmo capì che non c'era nulla a
-fare e che la risoluzione di sua figlia era immutabile.
-Avrebbe egli potuto negarle il suo assenso
-paterno; ma col suo rifiuto l'avrebbe anche uccisa.
-</p>
-
-<p>
-Diana s'inginocchiò a' piedi del suo glorioso genitore.
-</p>
-
-<p>
-— Padre mio, acconsenti; — gridò; — acconsenti,
-te ne prego per l'amore che portavi un giorno
-ad Arrigo.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Si scosse a quella invocazione l'Embriaco, e una
-lagrima apparve sul ciglio del fiero soldato di Gerusalemme,
-dell'espugnatore di Assur e di Cesarea.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Un giorno! — ripetè egli con accento di profonda
-amarezza. — Dite, figliuola mia, che l'immagine
-di Arrigo non è uscita mai dal mio cuore,
-come non è uscita dal vostro. Se l'ho amato! Fanciulla,
-il cuore del guerriero ha amori così gagliardi,
-che una donna, non che sentirli, non verrebbe
-a capo d'intenderli. Il compagno nostro di
-speranze, di fatiche, di pericoli e di glorie.... ma
-sai tu, Diana, ch'egli è più d'un fratello per noi?
-Avere nel tuo campo uno che t'intenda, che ti risponda
-anche da lunge, da un altro punto della
-battaglia, come ti risponde il tuo cavallo generoso
-ad un toccar di sprone, ad un premere di ginocchio;
-sapere che là, dove è più grande il bisogno,
-combatte un altro te stesso, che comparirà tra
-breve, guidando un pugno di valorosi, e ti porterà
-la vittoria, come tu la porterai a lui; che fa voti
-per te, come tu li stai facendo per esso; e tutto
-ciò senza dubbiezze, senza timori, senza invidia
-(perchè là, davanti alla morte, non c'è invidia,
-sai!), questa è l'amicizia del guerriero, questa è la
-fratellanza delle armi. E posso io dimenticare Arrigo
-da Carmandino? Mio figlio Arrigo? Pensa,
-immagina quel che vorrai; dimentica che poc'anzi
-ti parlava un padre, costretto a consigliarti pel tuo
-bene futuro; ma non giudicare il soldato, il soldato
-che ha il suo culto immutabile nel cuore, il
-soldato che ti risponde: un altro Arrigo non c'è;
-nessun altri prenderà il suo posto qui dentro.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-E si lasciò cadere su d'un seggiolone, il grand'uomo,
-e pianse come avrebbe pianto un bambino.
-</p>
-
-<p>
-— Vedi, padre, vedi? — gridò ella, esaltandosi
-a quelle infiammate parole del console; — tu lo
-<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span>
-hai amato davvero, e non potresti più amarne un
-altro in sua vece.
-</p>
-
-<p>
-— È vero. Ma il cuore dell'uomo può chiudersi;
-quello di una donna, di una fanciulla, come tu
-sei, non lo può, non lo deve. La donna, nel corso
-della vita, ha mestieri di appoggiarsi ad un uomo.
-</p>
-
-<p>
-— O ad una memoria; — soggiunse Diana. — Ho
-veduto l'edera e la vite, a cui siamo spesso
-paragonate, appoggiarsi alle rovine. E la mia scelta
-è fatta. Se Arrigo non è morto, verrà, o noi dovremo
-rinvenirne le traccie.
-</p>
-
-<p>
-— Le traccie! In che modo?
-</p>
-
-<p>
-— Chiedi a Gandolfo del Moro. Egli, a cui tanto
-premeva di riconoscere un compagno d'armi in
-poche ossa non consumate dalle fiamme, egli sarà
-il primo a dirti, se tu lo interroghi col medesimo
-sguardo con cui fulminavi i nemici, il primo a
-dirti che Arrigo vive, e che egli ne ha la certezza.
-</p>
-
-<p>
-— Che dici tu mai?
-</p>
-
-<p>
-— Dico, padre mio, che Arrigo, sulle mura di
-Cesarea, fece voto di poter venire in ispirito a recarmi
-un ultimo saluto, se era destinato che egli
-dovesse cadere. Iddio, per la cui fede egli combatteva,
-Iddio lo avrebbe esaudito; io avrei veduto lo
-spirito di Arrigo, se egli veramente fosse rimasto
-tra i morti. Non deridere la mia fede, o padre;
-essa è più salda che mai. Arrigo non è venuto;
-egli è vivo, ed io debbo rintracciarlo, dedicare a
-lui la mia vita. Non me lo avevi tu concesso in
-isposo, e non doveva egli consacrarmi la sua?&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Messere Guglielmo rimase un tratto sovra pensiero.
-</p>
-
-<p>
-— Hai risoluto? — le chiese, dopo un istante di
-pausa.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Sì, padre mio; so di accorarti, ma invero non
-meriterei di essere tua figlia se pensassi altrimenti.
-O con lui, o su lui.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Il console piangeva, ve l'ho detto. E le sue lagrime
-bagnarono la pura fronte di sua figlia.
-</p>
-
-<p>
-Quel medesimo giorno l'Embriaco andò per le
-usate faccende alla casa del Comune. I quattro
-consoli avevano allora non pure il reggimento della
-signorìa, ma altresì quello delle controversie e delle
-cause civili, non essendo ancor l'uso, che venne
-pochi anni dopo, di separare i consoli dello Stato,
-o maggiori, dai consoli de' placiti.
-</p>
-
-<p>
-Però, quel giorno, finito di render giustizia, Guglielmo
-Embriaco invitò i suoi colleghi a radunarsi
-in segreto, per vedere se non fosse il caso di allestire
-una nuova armata e mandarla a guadagnare
-altri allori ed espugnare altre terre in Sorìa.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span></p>
-
-<h2 id="cap9">CAPITOLO IX.
-<span class="smaller">Nel quale è dimostrata l'utilità del combattere a
-capo scoperto.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-La saracinesca era calata con alto fragore alle
-spalle degli animosi, e Arrigo da Carmandino, che
-li precedeva, colla spada nelle reni ai fuggenti nemici,
-non se ne era avveduto. Bene lo avvisarono
-i più tardi tra i suoi compagni, che all'improvviso
-rumore si erano voltati indietro. Ma era tardi oramai
-per rifarsi alla porta e costringere i guardiani
-a rialzare l'ostacolo. Un'altra schiera di Saracini
-giungeva alla riscossa, arrestava i compagni, rianimava
-la difesa, metteva in grave pericolo quel
-pugno d'audaci, che dovevano pentirsi, ma tardi,
-della loro temerità, con un nugolo di avversarii
-che li incalzavano di fronte e coi guardiani della
-porta che rumoreggiavano alle spalle.
-</p>
-
-<p>
-— Ammazza! ammazza! — era il grido dei Saracini.
-</p>
-
-<p>
-La strada angusta tornava propizia alla resistenza
-dei crociati. Ma quanto avrebbe potuto essa durare?
-<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span>
-Era da supporsi che l'esercito genovese, dato di
-cozzo nella seconda cinta, superasse l'ostacolo nuovo
-prima che i suoi compagni perduti là dentro fossero
-tagliati a pezzi? Arrigo da Carmandino aveva
-dato un'occhiata intorno a sè e non si pasceva di
-vane speranze. Cinque cavalieri genovesi lo avevano
-seguìto. Quanto tempo avrebber resistito sei
-uomini, anche valorosi come sei paladini di Carlomagno?
-</p>
-
-<p>
-— Amici, — disse Arrigo ai compagni, approfittando
-di un momento di confusione che in quella
-stretta rendeva impossibile ai nemici un utile assalto.
-Che si fa? Pensate voi di arrendervi?
-</p>
-
-<p>
-— No, piuttosto morire, mille volte morire!
-</p>
-
-<p>
-— Bene, preghiamo dunque il Signore che riceva
-le anime nostre.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-E brandendo la spada sul capo, con alta voce
-gridò:
-</p>
-
-<p>
-— Difensori di Cesarea, seguaci del Profeta, noi
-Arrigo da Carmandino, Simone Gontardo, Marino
-della Porta, Tanclerio Burone, Vassallo Cavaronco,
-Anselmo di Zoagli, cavalieri genovesi, sfidiamo tutti
-voi a combattere, uomo contro uomo, fino a tanto
-ci basti la vita. Del resto, meglio sarebbe per voi
-lo arrendervi alle insegne della Croce. Infatti, a che
-vi gioverebbe la resistenza? Tutto l'esercito genovese
-è nelle mura di Cesarea, e tra poco anche
-la seconda cinta sarà superata e voi non otterreste
-misericordia.
-</p>
-
-<p>
-— Arrenditi tu per il primo, cane cristiano, — urlò
-uno dei Saracini, facendosi incontro ad Arrigo
-colla scimitarra levata. — Hai buona la lingua;
-vediamo se hai buono il braccio ugualmente.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Ti sia permesso di vederlo, ma non di ricordartene; — tuonò
-Arrigo da Carmandino.
-</p>
-
-<p>
-E serratosi addosso al nemico, prima che questi
-avesse tempo a cansarsi, con un fendente della sua
-spada poderosa gli spezzò l'elmo sul cranio.
-</p>
-
-<p>
-Fu quello il segnale della mischia.
-</p>
-
-<p>
-— San Giorgio il valente! — gridarono ad una
-voce i Crociati genovesi. — Viva San Giorgio! Ammazza
-i cani infedeli!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-E levata la spada, si fecero avanti animosi, a
-vender cara la vita.
-</p>
-
-<p>
-Arrigo da Carmandino era il primo tra tutti, e
-primo si slanciò nel folto della fronte nemica. Rotta
-la spada, combattè col tronco, ed anche questo, che
-più non gli serviva, scaraventò sulla faccia del
-primo che ardì farglisi contro, oltre quel mucchio
-di morti e di feriti onde il valoroso giovane si era
-come asserragliata la via. Quindi, spiccò dal fianco
-la sua mazza ferrata, e, piantatosi fieramente su
-quel cumulo di carne sanguinosa e palpitante, prese
-a tempestare di colpi i suoi assalitori. Quanti, adescati
-dal poco numero dei nemici o spinti innanzi
-dai compagni accorrenti, si facevano sotto, tanti
-egli ne stendeva a terra, o ne rimandava acciaccati.
-Più disperato valore non si era visto mai. E
-i compagni di Arrigo, Simone Gontardo, Marino
-della Volta, Anselmo di Zoagli, animati dall'esempio,
-combattevano con pari fortuna al suo fianco.
-</p>
-
-<p>
-Tanclerio Burone e Vassallo Cavaronco, facendo
-testa dall'altra parte, impedivano che i guardiani della
-porta, meno numerosi e non ancora ben raffidati, cogliessero
-quel pugno di valenti alle spalle. E anch'essi,
-sebbene in due soli, fornivano lavoro per dieci.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span>
-</p>
-
-<p>
-Da lunga pezza durava quella pugna disuguale,
-senza che i Saracini avessero guadagnato un palmo
-di terreno. E già i loro assalti riuscivano più lenti,
-poco piacendo a quella plebe di fantaccini di morder
-la polvere sotto i colpi di quei furibondi, che
-prendevano forza sovrumana dalla loro medesima
-disperazione. Ma appunto allora, un nuovo aiuto
-venne ai Saracini, che in quella stretta via non
-potevano trar d'arco; e fu la rena ardente, fu il
-bitume infiammato, che incominciò a piovere dall'alto
-delle logge circostanti sul capo ai cavalieri
-cristiani. Contro quel nuovo assalto non c'era difese
-nè scampo. Pararono alla meglio co' palvesi quella
-pioggia di fuoco; ma anche i palvesi ardevano, e
-i combattenti furono costretti a gittarli, restando
-scoperti sotto il rovente flagello; involti in un turbine
-di fiamma e di fumo, che li acciecava e toglieva
-loro il respiro.
-</p>
-
-<p>
-Anselmo di Zoagli e Marino della Volta caddero
-i primi; Simone Gontardo e Vassallo Cavaronco,
-già investiti dalla liquida fiamma, si avventarono
-ai nemici, si strinsero a corpo a corpo con loro e
-parecchi ne costrinsero a morire della loro medesima
-morte.
-</p>
-
-<p>
-Arrigo da Carmandino volse gli occhi intorno e
-vide che non c'era più nulla a sperare. Anche l'ultimo
-superstite de' suoi compagni, Tanclerio Burone,
-mugghiando come un toro ferito, si scagliava ferocemente
-nelle file nemiche, non d'altro desideroso
-che di uccidere ancora un Saracino, prima di cadere
-a sua volta, crivellato di ferite com'era.
-</p>
-
-<p>
-Il giovine Arrigo sanguinava anch'egli da molte
-piaghe per la rotta armatura, ma ancora non si era
-<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span>
-avveduto di nulla. L'ardore della pugna gli avea
-tolto di sentire lo spasimo. Bene sentì in quella
-vece che l'ultima sua ora suonava. Diede un pensiero
-a Diana, raccomandò la sua anima a Dio, e
-strappatosi l'elmo dalla fronte, a capo nudo, colla
-spada levata in aria, si calò dal sanguinoso carnaio,
-si gettò per morto in mezzo agli urlanti nemici.
-</p>
-
-<p>
-L'atto strano colpì di stupore i Saracini. Era
-egli un eroe, od un pazzo? Comunque fosse, non
-avevano agio a sincerarsene, e sdegnati di vedere
-un infedele che affrontava così baldanzosamente la
-morte, vollero punirlo di una temerità che pareva
-dispregio, e gli si strinsero addosso, non udendo la
-voce di uno tra loro, che doveva esser il comandante
-della Schiera, o alcun che di simigliante.
-</p>
-
-<p>
-— Non lo uccidete! — gridava egli accorrendo
-e tentando di farsi strada in mezzo a loro. — Non
-lo uccidete!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Arrigo da Carmandino era già caduto bocconi,
-per una larga ferita alla fronte.
-</p>
-
-<p>
-— Lo <i>Sciarif!</i> Largo allo <i>Sciarif!</i> — gridavano
-intanto i Saracini delle file più lontane dal luogo
-del combattimento. — Largo al nipote del Profeta!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Quelle grida ripetute di fila in fila giunsero finalmente
-all'orecchio dei forsennati. Arrigo era caduto
-boccheggiante nel suo sangue e non era più il caso
-d'infellonire contro un morente. Le file si apersero
-quantunque a stento, e colui che avevano chiamato
-col nome di <i>Sciarif</i> (nome che equivaleva a quello
-di nobile e si dava allora ai discendenti della famiglia
-di Maometto), spinse il cavallo fino ai piedi
-del giovine crociato genovese.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Non avete udita la mia voce? — diss'egli corrucciato. — Quest'uomo
-è sacro. Allà lo protegge.
-</p>
-
-<p>
-— Un infedele! — esclamarono i soldati.
-</p>
-
-<p>
-— Dice il libro: o credenti, meditate le opere
-vostre; non dite mai del primo che incontrate: costui
-è un infedele. Dio possiede infiniti tesori di
-misericordia; Dio solo conosce i cuori.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-I soldati s'inchinarono alla parola del Profeta, e,
-obbedendo al cenno dello <i>Sciarif</i>, sollevarono da
-terra il ferito, con tanta cura e sollecitudine quanta
-furia avevano messo ad abbatterlo.
-</p>
-
-<p>
-Lo <i>Sciarif</i> era un bel giovanotto, dal viso pallido
-e scarno, colla barba intiera e rada, gli occhi infossati
-e lucenti, tutto vestito di maglia d'acciaio,
-su cui era gittato un mantello di lana bianca alla
-guisa moresca. Una fascia di zendado verde, ravvolta
-in giro all'elmo acuminato dei cavalieri arabi,
-diceva chiaramente che egli apparteneva per l'appunto
-alla discendenza del Profeta e dava la ragione
-dell'ossequio con cui lo ascoltavano i suoi correligionarii.
-</p>
-
-<p>
-Lo stesso Emiro El Heddim, che era, siccome ho
-già detto, il comandante militare di Cesarea, non
-gli parlava che a capo chino.
-</p>
-
-<p>
-S'incontrarono i due capi all'entrata del castello.
-L'Emiro aveva in volto le tracce di un alto spavento.
-</p>
-
-<p>
-— Siamo perduti! — diss'egli a bassa voce. — Il
-nemico è penetrato nella seconda cinta. Io venivo
-in cerca di te, mio signore, per dirti che è
-tempo....
-</p>
-
-<p>
-— Taci! — interruppe lo <i>Sciarif</i>. — Se questo
-sarà il volere di Dio, andremo, senza mestieri di
-<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span>
-fuggire come cerbiatti davanti al leone. Non vedi?
-Porto un ferito con me.
-</p>
-
-<p>
-— Un cristiano!
-</p>
-
-<p>
-— Un ospite è sempre una benedizione del cielo.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-E senza aspettar la risposta, entrò nell'androne
-della porta, dove i soldati avevano deposto Arrigo.
-Il giovane era svenuto, e a tutta prima lo si credette
-morto. Ma Zeid Ebn Assan, un vecchio arabo,
-che sapeva di medicina, dopo avergli spruzzato il
-viso di acqua fresca e fasciata colla sua cintura la
-fronte, assicurò che il cristiano viveva, e avrebbe,
-col permesso di Allà, potuto anche reggere ad un
-nuovo trasporto.
-</p>
-
-<p>
-— Hai fatto esplorare il passaggio? — chiese lo
-Sciarif all'Emiro.
-</p>
-
-<p>
-— Si, mio signore; e la cavalcata aspetta negli
-oliveti di Malca.
-</p>
-
-<p>
-— Andiamo dunque, e sia fatta la volontà del Signore; — disse
-il giovine capo. — Voi portate con
-ogni maggior cura il ferito; lo metteremo poi sul
-dorso d'un cammello.
-</p>
-
-<p>
-— Onore dei figli di Fatima, — rispose l'Emiro, — il
-tuo desiderio sarà soddisfatto. Purchè tutto ciò
-non faccia ritardare di troppo la marcia!
-</p>
-
-<p>
-— Meglio così; — disse il giovine. — Non avremo
-l'aria di fuggire al cospetto degli infedeli. Del resto,
-vedrai che non tenteranno d'inseguirci. Importa
-troppo a loro di non discostarsi dalla spiaggia,
-dove hanno le navi. Zeid Ebn Assan, hai tu
-finito?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, mio signore. Dio è grande e misericordioso.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-I soldati allora sollevarono di bel nuovo il ferito,
-<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span>
-che mandò un lieve sospiro. E preceduti dal vecchio
-medico, che aveva acceso una torcia di legno
-resinoso, entrarono in una stanza buia, che metteva
-ad una via sotterranea verso levante. Lo <i>Sciarif</i> e
-l'Emiro rimasero gli ultimi, per chiuder l'ingresso.
-La stanza buia doveva custodire il segreto della sua
-uscita ai Cristiani, che inerpicatisi sulle mura per
-l'albero di palma scoperto dall'Embriaco, penetravano
-intanto nella seconda cinta e andavano a furia
-verso la moschea maggiore, intorno a cui si erano
-raccolte le ultime difese di Cesarea.
-</p>
-
-<p>
-Entrato cogli altri compagni d'armi nel cuor della
-città, Gandolfo del Moro si diè pensiero come tutti
-gli altri della sorte di Arrigo. E saputo che vivo
-non lo si trovava in nessun luogo, si diede egli
-stesso a cercarne il cadavere, con una sollecitudine,
-con una diligenza, che l'amico più intrinseco non
-ce ne avrebbe spesa altrettanta. Il destino gli avea
-fatto servizio, di certo; ma quel bravo Gandolfo lo
-avrebbe desiderato intiero. Gli sarebbe piaciuto,
-verbigrazia, di metter la mano sugli avanzi del
-prode concittadino, per render loro gli onori dovuti,
-e magari per riportarli a Genova in una custodia
-di vetro, come stinchi di santo.
-</p>
-
-<p>
-E il corpo d'Arrigo non pareva mica disposto a
-profittare di quelle pietose intenzioni. Infatti, non
-c'era verso di trovarlo. Si era risaputo bensì dove
-i primi sfortunati assalitori avessero fatto testa al
-nemico; quel carname, consumato a mezzo dal
-fuoco, diceva chiaramente che là erano rimasti.
-Ma tutti? E se non tutti, quali i caduti? Nessun
-lume di ciò appariva alla mente curiosa di Gandolfo
-del Moro.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span>
-</p>
-
-<p>
-Notate che egli era solo a metterci tanta e così
-minuta attenzione. Gli altri tutti, non escluso il
-Testa di maglio, pensarono che Arrigo fosse rimasto
-tra i morti e che il suo cadavere dovesse aver
-corso la sorte di quelli de' suoi compagni. Ma Gandolfo
-del Moro andava più lungi e più addentro
-colle sue indagini; studiava i particolari, notava
-gl'indizi più lievi e più disparati. Per esempio,
-aveva saputo che anche l'Emiro, il comandante
-della difesa di Cesarea, non si trovava più neppur
-egli, nè vivo nè morto. Che fosse fuggito? Era questo
-il sospetto del Cadì, che non sapeva perdonare
-all'Emiro el Heddim la sua matta ostinazione. E se
-questi era fuggito, non poteva essere fuggito anche
-Arrigo?
-</p>
-
-<p>
-Ma come? ma perchè? Qui si smarriva l'ingegno
-sottile di Gandolfo del Moro, che tornò a Genova
-colla voglia, in una continua incertezza, tra speranza
-e timore.
-</p>
-
-<p>
-Intanto che Gandolfo del Moro e gli altri cavalieri
-di Genova andavano in traccia di Arrigo,
-costoro sperando e quegli temendo di trovarlo vivo,
-ma nè gli uni nè l'altro rinvenendone il cadavere,
-per la ragione semplicissima che ormai il lettore
-conosce, la comitiva dei fuggiaschi Saracini aveva
-traversato il passaggio sotterraneo.
-</p>
-
-<p>
-Metteva questo alle rovine di un tempio antico,
-negli oliveti di Malca, a levante di Cesarea, o Caisarieh,
-come era chiamata dagli Arabi. Già sacro
-a Venere Astarte, il tempio greco romano era abbandonato
-dalla sua divinità mezzo fenicia; le colonne
-erano crollate sulle lastre del pavimento e
-tutto era un ammasso di macerie, non rimanendo
-<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span>
-di intatto che un pozzo, donde più non si attingevano
-le acque lustrali, ma dove i pastori arabi andavano
-ad abbeverare gli armenti.
-</p>
-
-<p>
-Colà fu deposto Arrigo, ancor fuori dei sensi, e
-mentre lo <i>Sciarif</i> co' suoi cavalieri, trovati in vedetta
-laggiù, esplorava i dintorni per custodire la
-sua gente da un incontro col nemico (incontro del
-resto assai poco probabile, perchè i Crociati dovevano
-avere ben altra bisogna alle mani), il vecchio
-Zeid Ebn Assan, spogliato con ogni cura il giovine
-crociato, visitò le ferite e le spalmò de' suoi unguenti
-meravigliosi. La più grave era quella toccata
-da Arrigo alla fronte; ma il cranio appariva
-solamente scheggiato. Il che del resto non era poco,
-dovendosi sempre temere di una commozione troppo
-forte al cervello e di tutte le conseguenze d'una
-mezza frattura, in una parte così nobile del corpo;
-conseguenze più gravi a gran pezza allora, che la
-scienza chirurgica era tuttavia bambina, e l'arte
-empirica affatto, come vi sarà facile di argomentare.
-</p>
-
-<p>
-Il vecchio Esculapio saracino, lavata diligentemente
-la ferita e stesovi sopra il suo balsamo, rinnovò
-la fasciatura, ma con più garbo che non avesse
-potuto fare la prima volta, nel castello di Cesarea.
-</p>
-
-<p>
-— Speri? — gli chiese ansioso lo <i>Sciarif</i>, che
-tornava in quel mentre dalla sua esplorazione.
-</p>
-
-<p>
-— Dio è grande; — rispose il vecchio.
-</p>
-
-<p>
-— Sì; ma tu che cosa ne pensi? — incalzò il giovine
-capo, che non poteva contentarsi di quella
-mezza risposta.
-</p>
-
-<p>
-— Penso, — ripigliò allora Zeid Ebn Assan, — che
-Asrael ha posto gli occhi su lui, ma che i
-Moakkibat non si sono ancora allontanati.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span>
-</p>
-
-<p>
-Asrael era l'angelo della morte presso i seguaci
-di Maometto. I quali credevano ancora che ogni
-uomo fosse accompagnato da due angeli custodi,
-che notavano le opere sue, dandosi la muta ogni
-giorno; donde il loro nome di <i>al Moakkibat</i>, cioè
-di angeli che <i>si succedono</i>.
-</p>
-
-<p>
-— Spero, infine; — aggiunse il vecchio, vedendo
-che nemmeno l'accenno agli angioli spianava le sopracciglia
-dello <i>Sciarif</i>. — Se almeno potessimo fare
-una lunga sosta in qualche luogo!...
-</p>
-
-<p>
-— Riposeremo a Thaanach, — disse il giovine
-capo, — alle falde del Carmelo.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Poco stante, la cavalcata si pose in viaggio. Lo
-<i>Sciarif</i> volse un ultimo sguardo alle mura di Cesarea,
-donde gli veniva all'orecchio un suono confuso.
-Erano gli estremi aneliti della resistenza, misti
-alle grida dei vincitori. Il giovine capo diede un
-fremito di rabbia, che contrastava in modo singolare
-colla sua affettuosa sollecitudine pel ferito, e
-spinse il cavallo al galoppo lungo le rive del Nahr
-el Acdar, il cui letto inaridito rimontava dalla foce
-a mezzogiorno di Cesarea fino alle, alture di Hadad
-Rimmon, ultimi contrafforti del Carmelo, che la cavalcata
-doveva costeggiare, per giungere a Thaanach,
-nella pianura di Jesreel.
-</p>
-
-<p>
-Il sole volgeva al tramonto e l'aria incominciava
-ad essere più respirabile. Le ore notturne furono
-intieramente spese nella marcia. La mite andatura
-del dromedario e i freschi aliti della notte rendevano
-meno disagevole il tragitto al povero Arrigo,
-sospeso tuttavia tra la vita e la morte. Ad ogni
-fermata, lo <i>Sciarif</i> si accostava al dromedario su
-cui era accomodato il ferito, in una basterna improvvisata
-<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span>
-coi mantelli della carovana, e interrogava
-il vecchio Zeid, che mutava e rimutava in
-tutte le forme la sua prima risposta «Dio è grande,»
-aggiungendo ora il clemente, ora il misericordioso,
-e, a farla breve, la lunga fila di epiteti
-che il sentimento profondo della divinità ha inspirato
-agli adoratori del Corano.
-</p>
-
-<p>
-Spuntava il mattino e la cavalcata, già superato
-il valico dei monti, giungeva in vista di Thaanach,
-rosseggiante tra le palme, ai primi raggi del sole,
-che appariva in quel punto dalle lontane alture di
-Gelboà, memorande per la rotta e la morte di Saul,
-e dietro alle quali si stende la fertile pianura di
-Zarthan, irrigata dalle bionde acque del Giordano,
-al suo uscire dal lago di Genezareth.
-</p>
-
-<p>
-Lo <i>Sciarif</i> e tutti i compagni suoi smontarono
-da cavallo, e genuflessi, colla faccia rivolta a mezzogiorno,
-nella direzione della Mecca, recitarono la
-loro preghiera mattutina. Dopo di che, si rimisero
-in marcia per alla volta di Thaanach. Laggiù non
-essendoci il pericolo di veder giungere Cristiani,
-lo <i>Sciarif</i> disegnava di lasciare il ferito, affidato
-alle cure di Zeid e di parecchi tra i suoi più fedeli
-servitori. Egli intanto, traversata la pianura di
-Jesreel, sarebbe andato, per la via di Betlem in Galilea,
-fino alle mura di Acco, l'antico Tolemaide, portatore
-a quell'Emiro delle tristi novelle di Cesarea.
-</p>
-
-<p>
-Era un'altra città, un altro lembo della costa,
-che cadeva in mano ai guerrieri d'Occidente. Gli
-Emiri di Soria, padroni delle città marittime in
-quella confusione che avevano portato le guerre
-tra i Turchi e gli Arabi, andavano perdendo alla
-spicciolata i loro piccoli regni.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span>
-</p>
-
-<p>
-La comunanza di religione aveva fatto muovere
-nel 1097 Kerboga, principe di Mosul, con ventotto
-emiri dell'interno dell'Asia, in soccorso d'Antiochia.
-Ma lui sconfitto, come già il turco Solimano a
-Nicea, non restava altra speranza all'Islamismo in
-Palestina fuorchè l'aiuto del Soldano d'Egitto, o di
-Babilonia, come dicevasi allora, dando erroneamente
-questo nome alla città del Cairo.
-</p>
-
-<p>
-Per altro, se il califfo fatimita d'Egitto era potente,
-Gerusalemme, la vera meta del pellegrinaggio
-armato dei Cristiani, era allora in potere dei
-Turchi. Sfortunatamente per questi, il retaggio di
-Malek Scià era disputato da quattro de' suoi figli.
-E la discordia loro e la debolezza che ne derivava
-al popolo turco, persuasero al califfo d'Egitto di
-tentare il ricupero dei possedimenti perduti in Sorìa.
-Era sul trono il fatimita Abu Cacem Ahmed el
-Mostala Billah, succeduto nel 1094, lui secondogenito,
-coll'aiuto del suo visir El Afdhal, al padre
-Abu Temin Maad el Mostanser Billah. Crudele al
-segno di far morire per fame il fratello maggiore,
-Mostala Billah, o Mostalì, come fu chiamato più
-brevemente, uomo privo d'ingegno e di carattere,
-lasciò ogni cura di governo ad Afdhal. E fu questi
-che nel 1098 moveva al conquisto di Tiro e di Gerusalemme,
-impadronendosi della città santa un
-anno prima di Goffredo Buglione.
-</p>
-
-<p>
-I Fatimiti avevano appena restaurata in Palestina
-la loro autorità civile e religiosa, quando udirono
-dei numerosi eserciti cristiani passati d'Europa in
-Asia. Si allegrarono a tutta prima di assedii e combattimenti
-che distruggevano la possanza dei Turchi,
-loro giurati nemici. Ma quei Cristiani medesimi
-<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span>
-non erano meno avversi al Profeta, e, dopo
-espugnata Nicea ed Antiochia, dovevano condurre
-le loro imprese sul Giordano, e chi sa? fors'anco
-sul Nilo. Il califfo Mostalì, o per lui il suo audace
-visir, entrò allora in carteggio coi Latini, procurando
-di averne le grazie, presentandoli di cavalli,
-di vesti di seta, di vasellami, di borse d'oro e d'argento.
-Ma fermi stettero i Crociati sul rispondere
-che, lungi dallo esaminare i diritti di questo o di
-quello tra i settarii di Maometto, essi avevano ugualmente
-per nemico l'usurpatore di Gerusalemme,
-Turco od Arabo, Selgiucide o Fatimita, Ommiade
-od Abasside, che si fosse. Quindi lo consigliavano
-di consegnare senz'altri indugi la città santa e la
-provincia tutta alle armi latine, aggiungendo, non
-aver egli altra via per serbarsele amiche e sottrarsi
-alla rovina ond'era minacciato.
-</p>
-
-<p>
-Come i Crociati espugnassero Gerusalemme, non
-voluta restituire da Istikar, il luogotenente del Califfo,
-l'ho già raccontato ai lettori. Ho accennato
-altresì come, pochi giorni di poi, Afdhal, non giunto
-in tempo, per impedire la caduta di Gerusalemme,
-ma affrettatosi coll'ansietà di trarne vendetta, toccasse
-una rotta solenne nel piano di Ramnula. Da
-quel giorno in poi la difesa delle città marittime
-di Sorìa fu abbandonata agli Emiri, senz'altra speranza
-di validi aiuti contro il nuovo regno dei Franchi,
-adeguato in estensione, se non per avventura
-in numero d'abitanti, agli antichi regni d'Israele
-e di Giuda.
-</p>
-
-<p>
-Restava di poter fare assegnamento su aiuti volontari
-e parziali. C'era uno dei Fatimiti d'Egitto,
-che veramente poteva dirsi l'anima di tutte le difese
-<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span>
-saracine in Sorìa, da Antiochia a Gerusalemme,
-da Gerusalemme a Cesarea. E costui, giovine valoroso,
-ma capitano di piccola schiera, non amato
-dal fratello maggiore Mostalì, che volentieri gli
-avrebbe inflitto la morte di Nezer, il primogenito
-dei tre, invidiato dal visir Afdhal, cui premeva di
-essere solo al comando, nell'uscire dalle vinte mura
-di Cesarea, non volgeva già i suoi passi all'Egitto,
-sibbene ad Acco, dove temeva che sarebbero andati
-a nuova impresa i Crociati di Genova, che egli sapeva
-per prova i più pericolosi di tutti.
-</p>
-
-<p>
-Invero, l'esercito latino si era grandemente scemato
-di forze e poteva prevedersi il giorno che non
-bastasse più a mantenere la sua larga conquista.
-Dei diecimila cavalieri che Goffredo Buglione aveva
-condotto dall'Occidente, soli mille cinquecento erano
-giunti sotto le mura di Gerusalemme, e seicento,
-a mala pena seicento, ne rimanevano in piedi per
-difendere il nuovo regno di Sion. Undicimila fanti
-rimanevano col successore di Goffredo, dei diciottomila
-che questi aveva guidato in Sorìa. Ma se i
-Latini erano deboli in terra, Genova, colle sue
-audacie navali, poteva renderli ancora possenti sul
-mare.
-</p>
-
-<p>
-Perciò, temendo dei Genovesi, poco sperando dal
-fratello e dal suo ambizioso visir, e di nient'altro
-desideroso che di dare un indirizzo a tutte quelle
-disgraziate difese degli Emiri di Sorìa, il giovine
-<i>Sciarif</i> muoveva con pochi cavalieri alla volta di
-Acco, dopo aver lasciato Arrigo in Thaanach, raccomandato
-alle cure del vecchio Zeid.
-</p>
-
-<p>
-— Bada, — gli disse, accomiatandosi, — la tua
-vita mi sta mallevadrice della sua.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Farò il poter mio, non dubitare. Ma se il ferito
-soccombesse per volere di Allà? — notò il
-vecchio servitore con voce tremebonda.
-</p>
-
-<p>
-— Sarebbe un indizio certo per me che Allà vuole
-anche la tua testa; — rispose lo <i>Sciarif</i>, aggrottando
-le ciglia.
-</p>
-
-<p>
-Zeid Ebn Assan s'inchinò fino a terra.
-</p>
-
-<p>
-— Dio è grande! — diss'egli poscia, abbandonandosi
-al fatalismo orientale.
-</p>
-
-<p>
-Per altro, come lo <i>Sciarif</i> si fu allontanato, il
-vecchio Zeid non istette ad aspettare i miracoli dal
-cielo e si adoperò con ogni possa ad assicurare la
-vita pericolante di Arrigo. La febbre e l'infiammazione
-furono lungamente ribelli alle sue cure, ma
-l'arte da un lato e la natura dall'altro gli fecero
-ottenere l'intento. Zeid giuocava la sua testa, e lavorò
-colla vigilanza di un uomo che non voleva
-perderla, tanto nel proprio quanto nel figurato.
-</p>
-
-<p>
-Cionondimeno, se la malattia fu lunga, la convalescenza
-non lo fu meno, e il vecchio Esculapio
-saracino pensò che il genovese affidato alle sue cure,
-ricuperando la salute del corpo, non fosse per riavere
-altrimenti la sanità dello spirito. Per tutto
-quell'autunno e per l'inverno che seguì, Arrigo da
-Carmandino visse come un uomo sbalordito, e non
-aveva più memoria o discernimento di quello che
-potesse averne un fanciullo. Obbediva macchinalmente
-ai consigli del medico; stava ad udirlo, ma
-con aria melensa, come se non cogliesse il senso
-di ciò che quegli diceva; lo guardava fiso, ma senza
-intendere chi fosse colui, e come e perchè egli stesso
-si trovasse nelle sue mani.
-</p>
-
-<p>
-Un giorno, il vecchio Zeid, che si era rassegnato
-<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span>
-ad avere in custodia un povero mentecatto, pure
-di veder conservata sulle spalle la testa, accompagnava
-il Carmandino sulla piazza di Thaanach. E
-già lo aveva fatto sedere al sole, presso una macchia
-di lentischi, allorquando un fitto polverìo che
-si levava da tramontana in fondo alla pianura annunziò
-una cavalcata che si appressava rapidamente.
-Era lo <i>Sciarif</i> che ritornava da Acco. Il vecchio
-servitore aveva avuto più volte sue nuove,
-perchè ad ogni quindici giorni giungeva un suo
-messaggiero a Thaanach, per domandare della salute
-di Arrigo e vedere se egli fosse ancora in caso
-di muoversi dalla sua solitudine.
-</p>
-
-<p>
-Quella volta lo <i>Sciarif</i> capitava in persona, non
-aspettato da Zeid, che lo sapeva tutto intento nelle
-cose di guerra.
-</p>
-
-<p>
-Arrigo da Carmandino stava seduto, come ho
-detto, all'aperto, bevendo istintivamente i raggi di
-quel benefico sole. L'ampia ferita, rimarginata da
-qualche tempo, rosseggiava sulla sua fronte, contrastando
-vivamente col pallore onde era tuttavia
-cosparso il suo volto.
-</p>
-
-<p>
-Il giovine diede uno sguardo distratto a quello
-stuolo di cavalieri, senza che il cuore gli battesse
-più forte, come avviene al guerriero quando vede
-cosa o persona che gli rammenti la prediletta sua
-vita. La luce della coscienza stentava a ritornare
-in quella mente offuscata.
-</p>
-
-<p>
-Lo ravvisò da lunge il capo della schiera, e spronato
-il suo cavallo verso di lui, fu a terra d'un balzo.
-</p>
-
-<p>
-— Arrigo da Carmandino, — gli disse, muovendogli
-incontro col sorriso sul volto, — non mi conoscete
-voi più?&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span>
-</p>
-
-<p>
-Quella voce e quell'aspetto risvegliavano un ricordo
-lontano e confuso nella mente di Arrigo, che
-si alzò da sedere, interrogando degli occhi il nuovo
-venuto, mentre il suo spirito cercava di raccapezzarsi,
-ma senza pro.
-</p>
-
-<p>
-— Bahr Ibn, — ripigliava intanto quell'altro,
-venendo in aiuto alla sua memoria affievolita. — Bahr
-Ibn, il Saracino di Antiochia; non lo rammenti
-già più, valoroso cristiano?
-</p>
-
-<p>
-— Ah! — gridò Arrigo, — Antiochia! I Saracini!
-Bahr Ibn, il mio nemico?....
-</p>
-
-<p>
-— Che ti è debitore della sua vita; — aggiunse
-lo <i>Sciarif</i>. — Come son lieto, o soldato di Cristo,
-di aver potuto salvare la tua! Siamo pari, adesso.
-Vedi, rosseggia ancora la mia fronte pel colpo della
-tua lama gagliarda, come la tua fronte pel colpo
-toccato nella presa di Cesarea, e che io, pur troppo,
-non giunsi in tempo a sviare dal tuo capo.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Così dicendo, Bahr Ibn si toglieva l'elmetto acuminato,
-mostrando la sua cicatrice ad Arrigo.
-</p>
-
-<p>
-— Cesarea! — ripetè il Carmandino, a cui tornava
-finalmente la memoria del tempo trascorso. — Siamo
-noi padroni di Cesarea?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, col volere di Allà; — rispose Bahr Ibn,
-chinando mestamente il capo. — I tuoi compagni
-superarono la seconda cinta poco dopo la tua caduta.
-Io e l'Emiro El Heddim ci siamo ritirati per
-un passaggio sotterraneo, portando te svenuto nelle
-nostre braccia.
-</p>
-
-<p>
-— Ma come.... tu.... — balbettò Arrigo, che non
-intendeva in qual modo fosse stato campato da
-morte.
-</p>
-
-<p>
-— Io ti ho ravvisato quando gettavi l'elmetto,
-<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span>
-per scagliarti sulle nostre file e cercarvi la morte
-dei valorosi.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Alla evocazione di quei ricordi che tanti altri ne
-richiamavano al suo pensiero, Arrigo diede in uno
-scoppio di pianto.
-</p>
-
-<p>
-— Asraele aveva già stese le sue ali su te, e la
-tua anima avrebbe dormito il gran sonno fino a
-che non la risvegliasse la tromba d'Israfil. Ma ecco, — soggiunse,
-additando il vecchio Zeid Ebn Assan, — l'uomo
-savio e dotto di farmachi che Allà aveva
-posto al mio fianco. Egli ha lavato le tue ferite e
-le ha rimarginate co' suoi balsami meravigliosi. Tu
-vivrai ancora, o Cristiano, alla gloria della tua
-terra e all'amore de' tuoi.
-</p>
-
-<p>
-— Grazie! — rispose Arrigo, cadendo nelle braccia
-del suo generoso nemico. — Ma dimmi, sono io libero?
-</p>
-
-<p>
-— Sì; partiremo questa notte per alla volta di
-El Kasr, dove io debbo recarmi, e laggiù provvederemo
-al tuo tragitto, se pure desideri di abbandonarmi
-così presto.
-</p>
-
-<p>
-— El Kasr! — esclamò il vecchio Zeid. — Tu
-pensi davvero, mio signore, di tornare in Egitto?
-E tuo fratello?
-</p>
-
-<p>
-— Mostalì ha reso la sua anima a Dio, che la
-ricompenserà secondo i suoi meriti; — disse gravemente
-Bahr Ibn. — Ho avuto l'annunzio in Acco,
-e son partito senza indugio. Mostalì lascia un figlio,
-Amar, di cinque anni appena....
-</p>
-
-<p>
-— E tu pensi?
-</p>
-
-<p>
-— Di assumere la tutela. Non sono io l'unico
-superstite dei figli di Mostanser Billah?
-</p>
-
-<p>
-— Mio signore, — ripigliò il vecchio, — non
-rammenti come sia possente El Afdhal?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Lo combatterò.
-</p>
-
-<p>
-— Con quali forze? E mentre i Franchi saranno
-pronti a trar profitto delle nostre discordie?&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Lo <i>Sciarif</i> rimase sopra pensieri. Troppo peso
-avevano gli argomenti del vecchio servitore, ed egli
-non aveva nulla da opporgli.
-</p>
-
-<p>
-— Potresti aver ragione; — brontolò egli, dopo
-alcuni istanti di pausa. — Ma andrò cionondimeno
-a vedere. Dice il libro: «L'uomo non muore che
-per volontà di Dio, secondo il termine assegnato
-nel volume del destino.» Mettiamo la nostra fiducia
-in Dio. Il libro dice ancora: «Se Dio viene in vostro
-aiuto, chi potrà vincervi? Se vi abbandona, chi
-potrà darvi soccorso?»
-</p>
-
-<p>
-— Che egli ti ascolti, mio signore! — disse Zeid
-inchinandosi. — E quando pensi di ripartire, perchè
-noi ci prepariamo a seguirti?
-</p>
-
-<p>
-— Questa notte. Il viaggio farà bene anche a te,
-ospite cristiano; — soggiunse lo <i>Sciarif</i>, volgendosi
-ad Arrigo da Carmandino; — ma perchè forse non
-saresti in caso di tenerti ritto in sella, monterai
-sulla nave del deserto.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Gli Arabi, siccome è noto, chiamano nave del
-deserto il cammello e il dromedario.
-</p>
-
-<p>
-— Amico, — disse Arrigo timidamente, — se tu
-volessi compiere l'opera tua....
-</p>
-
-<p>
-— Chiedi; — rispose Bahr Ibn. — Che altro posso
-io fare per te?
-</p>
-
-<p>
-— Son libero, hai detto?
-</p>
-
-<p>
-— Come il vento e come il mare, come la gazzella
-che fugge stampando a mala pena le orme
-sulla sabbia, come il leone che regna solitario nella
-pianura, sei libero.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Orbene, — ripigliò Arrigo da Carmandino, — rimandami
-a Cesarea.
-</p>
-
-<p>
-— Per far che?
-</p>
-
-<p>
-— Ma.... — disse il giovine crociato; — i miei
-compagni staranno in pensiero per me.
-</p>
-
-<p>
-— I tuoi compagni! — ripetè Bahr Ibn. — Essi
-hanno da lunga pezza abbandonato Cesarea. La
-città è rimasta ai Franchi, pei quali sembra che
-l'abbiano essi conquistata.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Arrigo da Carmandino rimase attonito a quell'annunzio
-inatteso.
-</p>
-
-<p>
-— E non c'è dunque più un genovese?
-</p>
-
-<p>
-— Neppur uno. Prima che io abbandonassi le
-mura di Acco, giungeva un mercante giudeo reduce
-dalla vostra conquista, ed ebbi da lui confermata
-la nuova che l'armata de' tuoi concittadini
-ripigliò il mare pochi giorni dopo la espugnazione
-della città. A quest'ora i tuoi compagni d'armi sono
-tutti alle loro case, e mediteranno già nuove imprese
-contro di noi.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Arrigo trasse un profondo sospiro dal petto.
-</p>
-
-<p>
-— E mi crederanno morto! — diss'egli. — Se
-almeno si trovasse una vela!
-</p>
-
-<p>
-— Meglio ti converrà prendere il mare a Damietta; — notò
-affettuosamente Bahr Ibn. — Io
-stesso ti darò la nave che dovrà ricondurti alla
-tua gente. Vedi, del resto, io ora non potrei accompagnarti
-in Cesarea senza pericolo. Nè a te
-converrebbe andar solo, colle vie piene di ladroni.
-E poi, dimmi, t'incresce egli tanto di restare per
-qualche tempo col tuo servo?&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Arrigo gli strinse la mano in aria di ringraziamento.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Non dubitare; — proseguì il Saracino; — mentre
-noi andiamo verso l'Egitto, uno de' miei
-tornerà in Acco e manderà in Cesarea il mercante
-giudeo, per avvisare i Franchi che tu sei vivo. Noi
-stessi, per via, se ci imbatteremo in qualche figlio
-d'Israele, manderemo tue nuove a Gerusalemme e
-al porto di Giaffa, nella speranza che qualcheduno
-le rechi in Occidente ai tuoi cari. Ma certo, — soggiunse
-Bahr Ibn, con piglio risoluto, che non
-ammetteva contrasti, — tu giungerai alla tua terra
-prima d'ogni altro messaggio.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Arrigo da Carmandino alzò gli occhi al cielo,
-pregando Iddio che accogliesse l'augurio del suo
-ospite, del suo salvatore.
-</p>
-
-<p>
-Quella medesima notte la cavalcata dello <i>Sciarif</i>
-ripartiva da Thaanach, prendendo la via di levante,
-verso i monti di Gelboà, varcati i quali doveva
-scendere nella valle di Zartan, guadare il Giordano,
-e di là, per la montagna di Galaad, andare
-a trovare la vecchia strada dei pellegrini maomettani,
-da Damasco alla Mecca.
-</p>
-
-<p>
-Col nuovo reame cristiano di Gerusalemme piantato
-tra il monte Carmelo e quello di Giuda, era
-quell'unica strada sicura che rimanesse ai Saracini,
-tra l'Egitto e le coste di Sorìa, che ancora per poco
-dovevano restare in poter loro.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span></p>
-
-<h2 id="cap10">CAPITOLO X.
-<span class="smaller">Sulle tracce di Arrigo.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Il secondo re di Gerusalemme, che fu Baldovino
-I, già principe di Edessa, non si trovava certamente,
-nell'estate del 1102, sopra un letto di rose;
-</p>
-
-<p>
-Già dello stato di quel nuovo regno ho fatto un
-brevissimo cenno ai lettori, ed ora, per l'intelligenza
-dei casi che rimangono da raccontare, debbo
-rifarmi da capo.
-</p>
-
-<p>
-Goffredo di Buglione, espugnata Gerusalemme e
-rotti gli Egiziani sulla pianura di Ramnula, aveva
-appeso alla parete del Santo Sepolcro la bandiera
-e la spada di Afdhal. I baroni che lo avevano seguito
-in Palestina, se ne tornavano la più parte
-alle castella d'Occidente. Tra essi i due Roberti,
-l'uno, duca di Normandia, l'altro, conte di Fiandra.
-Abbracciati per l'ultima volta i suoi compagni
-di fatiche e di gloria, il pio Goffredo li aveva
-accomiatati, non ritenendo con sè, per difendere
-la Palestina, che l'italiano Tancredi, con trecento
-<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span>
-uomini a cavallo e duemila fanti; in tutto tremila
-uomini o poco più, se si voglia considerare che
-ogni cavaliere armato in guerra aveva con sè quattro
-scudieri a cavallo, e questi cinque uomini si
-contavano per <i>una lancia</i>.
-</p>
-
-<p>
-Il fratello Baldovino essendosi assicurato un picciolo
-regno in Edessa e Boemondo di Taranto un
-altro in Antiochia, Goffredo di Buglione aveva dovuto
-accettare la suprema autorità in Gerusalemme;
-ma non aveva già accettato le insegne e gli
-onori di re, ricusando, come dice la prefazione
-delle <i>Assise di Gerusalemme</i>, di <i>porter corosne d'or
-là ou le roy des roys porta corosne d'épines</i>, e contentandosi
-in quella vece del modesto titolo di barone
-e difensore del Santo Sepolcro.
-</p>
-
-<p>
-Meno scrupoloso di lui si era addimostrato il
-Clero latino. Morto nell'ultima peste ad Antiochia
-il savio Ademaro, gli altri ecclesiastici erano saliti
-in orgoglio, usurpando le rendite e la giurisdizione
-del patriarca di Gerusalemme e accusando di scisma
-e d'eresia i Greci e i Cristiani d'Oriente; per
-modo che questi ultimi, Melchiti, Giacobiti, Nestoriani,
-i quali avevano adottato l'uso della lingua
-araba, oppressi dal ferreo giogo dei loro liberatori,
-si augurassero la tolleranza dei Califfi Fatimiti.
-</p>
-
-<p>
-Damberto, arcivescovo di Pisa, condottiero d'una
-armata de' suoi concittadini in Sorìa, e molto addentro
-nei riposti disegni della Corte di Roma, era
-stato nominato senza contrasto capo temporale e
-spirituale della chiesa d'Oriente, e da lui Goffredo
-e Boemondo avevano ricevuto l'investitura dei nuovi
-possedimenti. Come se ciò non bastasse ancora,
-una quarta parte di Gerusalemme e d'Antiochia
-<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span>
-furono assegnate alla Chiesa. Il modesto prelato
-riserbò a sè ogni diritto casuale sul rimanente,
-ogni qual volta, o Goffredo morisse privo di figli,
-o la conquista del Cairo, o di Damasco, gli fruttasse
-un regno più grande.
-</p>
-
-<p>
-Morto Goffredo nel 1100, gli succedette nel regno
-il fratel Baldovino, sotto cui si vennero espugnando
-le città della costa, e tra le prime Cesarea, il cui
-emiro, nostra conoscenza, accusavasi comunemente
-di aver propinato il veleno a Goffredo in un canestro
-di frutte, mandategli in dono. Se ciò fosse vero
-non saprei dirvi. L'emiro El Heddim è fuggito in
-Acco, ed ha portato il suo segreto con sè.
-</p>
-
-<p>
-Ora, se a Baldovino I le armate di Genova, di
-Venezia e di Pisa, davano gli aiuti necessari per
-espugnare le città forti della spiaggia, il difetto di
-stabili milizie terrestri gli toglieva pur troppo di
-mantenere saldamente le fatte conquiste. Bene erano
-state trapiantate in Palestina le leggi e le costumanze
-feudali; ma i sostegni del feudalismo mancavano.
-Il numero dei vassalli obbligati al servizio
-militare, nelle tre grandi baronie di Galilea, di Sidone
-e di Giaffa, superava di poco i seicento cavalieri.
-Le chiese e le città somministravano intorno
-a cinquemila sergenti, o fantaccini che si
-voglia dire. In tutto, le forze militari del nuovo
-regno ascendevano a undicimila uomini; troppo
-povera cosa per difendere un reame ancora seminato
-di rocche in balìa degli emiri, e insidiato a
-settentrione e a mezzogiorno da Turchi e Saracini.
-</p>
-
-<p>
-Si istituirono allora i cavalieri del Tempio e gli
-ospedalieri di San Giovanni, strana miscela di monachismo
-e di guerra, che l'ardore di religione fondò
-<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span>
-e che la ragione di Stato fu sollecita d'approvare.
-Arricchiti a breve andare per donazioni in gran
-copia (si conta che ottenessero fino a ventotto mila
-signorie), i cavalieri del Tempio ebbero modo di
-assoldare gran gente a piedi e a cavallo. Fu bene
-e fu male; bene perchè le difese di Palestina si
-accrebbero; male perchè la prosperità inorgoglì il
-sodalizio e lo trasse fuori di riga. Ma il bene e il
-male dei cavalieri del Tempio sono ugualmente
-fuori dalle ragioni e dai termini della mia storia
-modesta.
-</p>
-
-<p>
-Come il re Baldovino accogliesse i Genovesi ho
-già detto, a proposito della seconda spedizione fatta
-da essi. Argomentate dunque come egli ricevesse
-la terza, nell'anno 1102 dalla fruttifera incarnazione.
-Constava essa di quaranta galee ed era comandata
-dai figliuoli dell'Embriaco; coi quali erano
-cavalieri genovesi in buon dato, parte già illustri
-per la prima impresa d'Antiochia e Gerusalemme
-e per la seconda di Assur e di Cesarea, parte nuovi
-all'appello della croce e infiammati dall'esempio
-degli altri. Tra i primi era il giovine Caffaro; tra
-i secondi un gentile scudiero, dai capegli biondi e
-dal volto angelico.
-</p>
-
-<div class="poem">
-<p>
-Che parea Gabriel che dicesse: ave.
-</p>
-</div>
-
-<p>
-Dopo avere preso terra a Giaffa, che era, come
-sapete, il porto più vicino a Gerusalemme e per
-conseguenza il suo vero scalo marittimo, i capi
-della spedizione, cioè a dire i due figli dell'Embriaco,
-Caffaro di Caschifellone e tutti i loro gentiluomini
-d'arrembata, si recarono alla città santa,
-<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span>
-con numeroso corteo, per ossequiare il re Baldovino,
-amico di Genova, e per sciogliere il voto al
-Santo Sepolcro.
-</p>
-
-<p>
-Colà erano stati già preceduti dal grido delle
-opere loro. Imperocchè, dovete sapere che i nostri
-crociati della terza spedizione erano vogliosi di
-fare come i loro predecessori, e così di passata,
-rasentando la costa di Sorìa, dal porto di Laodicea
-verso Tiro, avevano espugnato due città, Accaron
-e Gibelletto, non senza grande effusione di sangue.
-</p>
-
-<p>
-Baldovino andò co' suoi gentiluomini ad incontrare
-la nobile comitiva fino alla porta di Ebron,
-detta dagli Arabi <i>Bab el Hallil</i>, e, avuta la lettera
-dei consoli del comune di Genova, mostrò di farne
-gran conto.
-</p>
-
-<p>
-— Mi è caro, — diss'egli, — che i Genovesi mi
-amino, e dimostrerò con certe prove quanto io sono
-ad essi riconoscente. Ho notato quanto valgano in
-guerra, e vedo ora che i figli non tralignano punto
-dai padri. La mia amicizia vi è assicurata, messeri;
-faccia il buon sire Iddio che io possa meritar sempre
-la vostra.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Fatte queste nobili parole, l'accorto Baldovino
-volle i gentiluomini genovesi ospiti suoi nella reggia
-e usò loro ogni maniera di cortesie. Molto promise
-ai capi della spedizione, segnatamente se lo
-avessero aiutato ancora a sottomettere altre città
-della costa. Tortosa anzitutto gli stava a cuore, per
-la sua vicinanza ad Antiochia, poi Tripoli e Biblo,
-detta allora Gibello, da ultimo Tolemaide, e infine
-quanti scali marittimi erano ancora in balìa degli
-Emiri, dal golfo di Laiazza fino a quel di Larissa.
-Egli, in compenso di tanti servigi, avrebbe dato in
-<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span>
-perpetuo al comune di Genova una contrada nella
-santa città di Gerusalemme; ed una nello scalo di
-Giaffa, oltre la terza parte di tutte le entrate marittime
-dei porti di Assur, di Cesarea ed anco di
-Tolemaide, quando questa fosse presa dalle armi
-cristiane. E perchè Baldovino correva molto innanzi
-cogli ambiziosi disegni, prometteva anche la terza
-parte delle entrate marittime dell'Egitto, se mai gli
-accadesse di conquistare il Cairo (Babilonia, come
-dicevasi allora) mercè l'aiuto di Genova.
-</p>
-
-<p>
-Del resto, entrando nella chiesa del Santo Sepolcro,
-il re Baldovino potè mostrare ai Genovesi
-qual fosse la sua gratitudine, e non di là da venire,
-additando loro il grand'arco dell'altar maggiore.
-</p>
-
-<p>
-Caffaro di Caschifellone, il cavaliere letterato che
-ben conoscete, lesse la scritta latina che correva
-per tutta la curva dell'arco, segnata in lettere d'oro:
-«<i>Præpotens Genuensium præsidium</i>,» come a dire
-che la conquista del Santo Sepolcro non avesse più
-valida protezione che quella dei Genovesi.
-</p>
-
-<p>
-Non è a dire come quella cortesia epigrafica piacesse
-ai figli di San Giorgio il valente. La lode
-consola, come quella che è un premio alle durate
-fatiche. Lo ha detto anche il poeta, mettendola di
-costa coll'amore di patria: <i>Vincit amor patriæ,
-laudumque immensa cupido</i>.
-</p>
-
-<p>
-Baldovino, fatte le sue promesse al comune di
-Genova, volle mostrarsi liberale con tutti, e profferì
-partitamente ad ognuno l'opera sua.
-</p>
-
-<p>
-— E voi, leggiadro scudiero? — diss'egli, volgendosi
-finalmente al biondo garzone che stava
-tutto umile in vista, a fianco di Ugo Embriaco. — Non
-posso io far nulla per voi?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Sire, — rispose il giovine, vincendo a stento
-la sua commozione, — io vi chiederò una scorta per
-giungere fino al paese di Thaanach, che mi dicono
-essere a mezza via tra Gerusalemme e Tolemaide.
-A Cesarea, dove abbiamo toccato terra, mi hanno
-detto che in Thaanach si trova un ferito genovese.
-</p>
-
-<p>
-— C'era diffatti, e voi me lo fate ricordare. Se
-non sapete il suo nome, potrò dirvelo io; è Arrigo
-da Carmandino, il valoroso Arrigo, il braccio destro
-di messere Guglielmo Embriaco.
-</p>
-
-<p>
-— Sire, — disse il giovine, con voce da cui trapelava
-il turbamento dell'animo, — voi sapete....
-</p>
-
-<p>
-— Lo so, e in modo abbastanza nuovo; — interruppe
-il re. — Me lo ha mandato a dire il fratello del
-soldano di Babilonia, mentre passava per la valle
-di Gerico, alle spalle del nostro piccolo reame. Egli
-stesso ha raccolto il vostro glorioso concittadino,
-gravemente ferito, entro le mura di Cesarea, e lo
-ha campato da morte. Ma che avete, mio bel giovane?
-Sareste per avventura un consanguineo di
-Arrigo?
-</p>
-
-<p>
-— Sire, — entrò a dire sollecito Ugo Embriaco,
-che incominciava a pentirsi di aver consentito un
-travestimento, pericoloso anzi che no per una vezzosa
-fanciulla, — è appunto un consanguineo di
-Arrigo da Carmandino. Ma, di grazia, sire, se avete
-qualche nuova del nostro amico e compagno d'armi,
-che già piangevamo perduto, degnatevi di darcene
-ragguaglio, e aggiungerete un nuovo titolo alla nostra
-gratitudine.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Baldovino raccontò allora tutto quello che aveva
-saputo dal messaggero dello <i>Sciarif</i>. E il suo racconto
-si accordava benissimo colle notizie che i
-<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span>
-suoi uditori avevano raccolte dal conte di Cesarea,
-il quale era stato informato, come potete argomentare,
-dal mercante giudeo. Senonchè, il conte, a
-cui poco importavano quei cenni, ne aveva ritenuto
-la minima parte; laddove il re Baldovino diceva
-assai più, e in parte chetava le angoscie, in
-parte le accresceva.
-</p>
-
-<p>
-— Benedetto sia l'infedele che ha ceduto ad un sentimento
-di cavalleresca pietà — disse Caffaro di Caschifellone. — Potessimo
-almeno sapere il suo nome!
-</p>
-
-<p>
-— Bar Ibn; — rispose il re; — Bar Ibn è il
-fratello del soldano di Babilonia.
-</p>
-
-<p>
-— Bar Ibn! — ripetè un vecchio guerriero genovese,
-a cui quel nome non giungea nuovo. — Non
-sarebbe egli il Saracino che sotto le mura di
-Antiochia....
-</p>
-
-<p>
-— Lui per l'appunto; — interruppe Baldovino,
-a cui tornava in mente la vecchia disfida; — e rimase
-debitore alla generosità di Arrigo della sua
-vita e della sua libertà.
-</p>
-
-<p>
-— Sire, — ripigliò il biondo scudiero, riconducendo
-a' suoi principii il discorso, — mi concederete
-voi dunque la scorta?
-</p>
-
-<p>
-— Questo io farò, messere, e di buon grado; — rispose
-Baldovino; — ma non già per Thaanach,
-nella valle di Jesrael, che Arrigo da Carmandino
-ha lasciata da parecchi mesi.
-</p>
-
-<p>
-— Ah! — esclamò lo scudiero, che si sentiva
-venir meno.
-</p>
-
-<p>
-— Coraggio! — bisbigliò Caffaro all'orecchio del
-giovane. — Il nostro amico è vivo e sano; è questo
-che importa, e a cui bisogna por mente.
-</p>
-
-<p>
-— Pur troppo! — pensò Gandolfo del Moro, che,
-<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span>
-come potevate argomentare, era sempre il compagno
-inseparabile di messer Nicolao.
-</p>
-
-<p>
-S'ha a dire per altro, a sua lode, che Gandolfo
-non avea più fatto cenno dell'amor suo, nè delle
-sue pretensioni alla mano della fanciulla degli Embriaci.
-Era tornato in Genova dalla impresa di Cesarea
-sperando che Arrigo fosse morto e che il
-tempo cancellasse l'immagine di lui nel cuore di
-Diana; ma la morte di Arrigo non si era potuta
-provare e il tempo non aveva saputo cancellar nulla.
-Che fare? Diana era stata in fil di vita; da ultimo
-aveva smarrita la ragione. Questo almeno pareva
-a lui, che non sapeva spiegarsi altrimenti gli atti
-e i propositi della bellissima tra le donne. Che dir
-poi di suo padre? Di suo padre che l'aveva secondata
-ne' suoi strani disegni? Che anche a lui avesse
-dato volta il cervello? Gandolfo del Moro non ci
-si raccapezzava, e già aveva rinunziato a cercarne
-l'intiero.
-</p>
-
-<p>
-Però si era chiuso l'amor suo nel profondo dell'anima,
-lo aveva sigillato come la mistica fontana
-del Cantico de' Cantici. Che cosa avveniva là dentro
-dell'amor di Gandolfo? Si trasformava purificandosi,
-o si mutava in odio? L'una cosa e l'altra erano
-possibili del pari.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, Arrigo è vivo è sano; — proseguiva intanto
-il re Baldovino, che non poteva non udire le
-parole di Caffaro, altro amante senza speranza, ma
-di così nobil sentire che non lasciava dubitare un
-istante di lui. — Infatti, nel suo messaggio, che
-v'ho accennato poc'anzi, lo <i>Sciarif</i> mi aggiungeva
-com'egli andasse col suo prigioniero ed amico verso
-i confini d'Egitto.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span>
-</p>
-
-<p>
-— D'Egitto! — ripetè Ugo Embriaco, stupefatto. — E
-con quale intento?
-</p>
-
-<p>
-— Questo non reputò necessario di dirmi; — rispose
-Baldovino; — ma questo ho potuto saper
-io, che debbo vigilare ogni giorno sulle cose del
-reame. La corona di Gerusalemme è grave a portare; — soggiunse
-il re, sospirando; — e Turchi
-da un lato ed Arabi dall'altro vogliono esser tenuti
-d'occhio senza posa. Ora sappiate, messeri, che
-Mostalì, il soldano di Babilonia, è morto da oltre
-un anno, lasciando erede un fanciullo. Bahr Ibn
-ebbe tardi l'annunzio di quella morte, lontano come
-era; ma certo, appena gli giunse la nuova, il suo
-primo pensiero dovette esser quello di tornare nel
-reame; donde lo teneva lontano la gelosia sospettosa
-del fratello, fomentata dalle calunnie del suo
-ambizioso visir. Almeno, è agevole di indovinarlo.
-E morto il fratello, poteva sperare Bahr Ibn che
-gli fosse più facile il ritorno? Io penso che no.
-Afdhal, che noi abbiamo sì fieramente colpito sul
-piano di Ramnula, è tuttavia potentissimo in Egitto.
-Del resto, — conchiuse Baldovino, — meglio così.
-Le discordie e le guerre loro dànno forza a noi,
-che coll'aiuto di nostro Signore muoveremo un
-giorno alla conquista di Babilonia. E nostro Signore
-mostrerà di volerci aiutare, se persuaderà ai nostri
-amici Genovesi di presentarsi colle loro navi invincibili
-alle foci del Nilo.
-</p>
-
-<p>
-— Sire, io vi prego di credere che la cosa andrà
-in tutto secondo i vostri disegni; — rispose prontamente
-Ugo Embriaco. — Il Comune udrà la proposta
-e farà ogni poter suo per compiacervi. Ma
-torniamo, se non vi spiace, a Bahr Ibn. La sorte
-<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span>
-del nostro Arrigo sta grandemente a cuore a tutti
-noi, come al console Guglielmo Embriaco, mio
-padre.
-</p>
-
-<p>
-— Ve lo credo facilmente. Troppo era amato il
-Carmandino da messere Guglielmo, il mio glorioso
-amico. Torniamo dunque allo <i>Sciarif</i>. I miei esploratori
-lo hanno seguitato fino alla metà del suo
-viaggio, che non fu trionfale, siccome egli sperava.
-Costeggiato sulla via destra il lago d'Asfalto, penetrò
-nella valle di Siddim, cercando di far gente
-tra quelle nomadi tribù del paese di Moab. Di là
-si volse a ponente, per le falde della montagna degli
-Amoriti, e da Sefat, ove rimase qualche tempo
-spiando il momento opportuno, mosse direttamente
-verso l'istmo egiziano. Ma Afdhal doveva essere informato
-delle sue mosse, e lo arrestò a Kattiè, disperdendo
-le sue bande raccogliticcie, prima che
-egli potesse, come aveva creduto, ottenere l'aiuto
-dell'emiro di Gaza. Se debbo credere alle ultime
-notizie dei nostri emissari, egli si aggira co' suoi
-fidi sul pianoro di Aroer, non disperando ancora
-d'impadronirsi di Gaza, che per amor suo si rivolterebbe
-all'Emiro, e volgendo sempre gli occhi
-bramosi all'Egitto, dove i partigiani non gli mancherebbero,
-ma dove manca in quella vece il coraggio
-di ribellarsi al dominio di Afdhal. Gli Egiziani
-son vili. Vi ricordate di Ramnula? Afdhal guidava
-contro di noi un esercito numeroso come quello
-di Sennacherib, di cui parlano le Sacre Carte. Ma,
-salvo i tremila Etiopi, che tennero saldo colle loro
-mazze di ferro, tutte quelle migliaia di cavalieri e
-di fantaccini si dileguarono al primo urto delle
-lancie cristiane. Fiacchi soldati e schiavi abbrutiti,
-<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span>
-non sanno voler fortemente; fanno voti per Bahr
-Ibn, e sopportano Afdhal.
-</p>
-
-<p>
-— Sire, — domandò allora Gandolfo del Moro, — voi
-dicevate che lo <i>Sciarif</i> si trova ora....
-</p>
-
-<p>
-— Nei dintorni di Aroer, a mezza strada fra il
-lago d'Asfalto e le mura di Gaza.
-</p>
-
-<p>
-— E... — soggiunse timidamente Gandolfo, — a
-che distanza dalla costa?
-</p>
-
-<p>
-— Quattro giornate, per un buon corridore.
-</p>
-
-<p>
-— E come mai, così vicino al mare, il nostro
-Arrigo, non ha cercato di ritornarsene?
-</p>
-
-<p>
-— Lo credete voi possibile? — disse Baldovino. — Gaza
-e Ascalona sono in balìa del nemico; e sebbene
-quegli Emiri si astengano gelosamente da
-ogni atto che possa dispiacere a noi, temendo da
-un giorno all'altro le nostre vendette, non credo
-che Arrigo da Carmandino possa fidarsi di costoro,
-per andare a chiedere ciò che essi del resto non
-potrebbero dargli, una nave per ritornarsene in
-patria. Ma questo, messeri, potrete far voi, che avete
-quaranta galere, armate di tutto punto.
-</p>
-
-<p>
-— E lo faremo, per San Giorgio! — gridò Gandolfo
-del Moro.
-</p>
-
-<p>
-Il biondo scudiero diede a Gandolfo del Moro
-un'occhiata, da cui trapelavano insieme diffidenza
-e stupore.
-</p>
-
-<p>
-Gandolfo non vide quello sguardo; ma lo sentì,
-e fu pronto a soggiungere:
-</p>
-
-<p>
-— Sì, Genovesi siamo anzi tutto, e il valore di
-Arrigo da Carmandino, è gloria della nostra terra.
-Quale de' suoi nemici, se pure egli potesse averne
-tra' suoi concittadini, non dimenticherebbe in questo
-giorno ogni privato rancore, non metterebbe volentieri
-<span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span>
-a repentaglio la propria vita, e la propria
-libertà, per rivendicare la sua? Sire, voi dite saviamente
-che Arrigo deve esser libero, e che soltanto
-il modo gli manca, per ritornar sano e salvo
-tra' suoi. Bahr Ibn è un infedele, ma è principe e
-cavaliere, e non può avere dimenticato il debito
-di gratitudine che lo lega al nostro valoroso compagno
-d'armi. Resta che noi gli offriamo il modo
-di uscire dal deserto, andando in traccia di lui,
-per condurlo alla spiaggia del mare, o dentro i confini
-del vostro reame.
-</p>
-
-<p>
-— Ben dite, messere; — rispose il re Baldovino.
-</p>
-
-<p>
-— Orbene, — ripigliò Gandolfo del Moro, fermandosi
-all'ultima delle fatte proposte, — il pianoro
-di Aroer non è già troppo distante dai confini
-di Giudea?
-</p>
-
-<p>
-— Essi giungono finora alle falde della montagna
-di Giuda; — disse di rimando Baldovino. — Bèrseba
-a ponente e Arad a levante sono le ultime
-terre del regno.
-</p>
-
-<p>
-— Ottimamente, adunque! La vostra liberalità
-ci fornisce una scorta sicura per muovere di là in
-traccia del nostro concittadino?
-</p>
-
-<p>
-Il re stette alquanto sovra pensiero, quasi meditasse
-il miglior modo di appagare i suoi ospiti ed
-alleati, ma veramente perchè studiava la forma più
-acconcia a togliere l'asprezza d'un rifiuto.
-</p>
-
-<p>
-— Troppo numerosa vorrebbe essere la scorta,
-messeri; — diss'egli finalmente; — e forse basterebbero
-a mala pena i cavalieri della baronìa di
-Giaffa. Finora, il deserto di Giuda, che si stende
-da Tell Arad fino alle spelonche di Engaddi, è infestato
-da troppo frequenti scorrerie di Arabi ladroni,
-<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span>
-ed io non potrei consigliarvi nemmeno di
-avventurarvi con poca gente, mal pratica dei luoghi,
-oltre la valle di Ebron, nei dominii del
-nostro fedel barone Gerardo di Avennes.
-</p>
-
-<p>
-— Lasciamo in disparte questo disegno; — rispose
-Gandolfo inchinandosi, con aria rassegnata; — messere
-Ugo Embriaco potrà muovere almeno
-coll'armata verso le acque di Gaza?
-</p>
-
-<p>
-— Per far credere a quell'Emiro che noi vogliamo
-impadronirci della città, mentre poi troppo
-ci costerebbe il doverne custodire il possesso? — gridò
-Baldovino, a cui quest'altro disegno piaceva
-anche meno del primo. — Voi dimenticate, messer
-Gandolfo del Moro, che il nostro intento verso le
-contrade di mezzodì ha da essere quello di lasciare
-che i nostri nemici si indeboliscano da sè e non
-sospettino punto di noi; mentre invece dobbiamo
-volgere tutti i nostri sforzi a settentrione, dove la
-strada di Antiochia è meno sicura e dove abbiamo
-sempre negli occhi quel bruscolo molesto dell'isola
-di Arado, forte baluardo sul mare, che voi soli potrete
-ritogliere ai nemici di Cristo.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Le ultime parole del re andavano più particolarmente
-rivolte ad Ugo Embriaco, il quale vi assentì
-con un cenno del capo. L'impresa di Arado,
-o Tortosa di Sorìa come diceasi in quel tempo, era
-già concertata tra i fratelli Embriaci e il re di Gerusalemme;
-nè Gandolfo del Moro poteva ignorarlo.
-</p>
-
-<p>
-— E sia; — diss'egli, arrendendosi a quelle considerazioni
-di Baldovino; — ma poichè non dobbiamo
-neanche permettere che Arrigo da Carmandino,
-rimanga più oltre senza il conforto della patria,
-io stesso, io solo, se fa d'uopo, andrò in traccia
-<span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span>
-di lui. Una galea, tolta al numeroso e forte naviglio
-di Genova, non farà troppo mancamento alla espugnazione
-di Tortosa, ed io ho fede che giungerà
-ancora in tempo per cogliere la sua parte d'allori.
-Una sola galea, nelle acque di Gaza — soggiunse
-egli poscia — non darà sospetto all'Emiro di quella
-terra, segnatamente se voi, sire, vi degnerete di
-darmi lettere vostre per lui, nelle quali sia chiaramente
-espresso l'intento del nostro viaggio.
-</p>
-
-<p>
-— Questo è assai meglio; — rispose il re; — e
-sarà mia cura che possiate giungere, provveduto
-d'ogni più calda raccomandazione, all'Emiro di Gaza.
-Questi infedeli, non potendoci combattere validamente,
-ci si mostrano ossequiosi oltre ogni dire, e
-noi riceviamo spesso da loro donativi ed omaggi.
-Donde la necessità di rispondere alle loro cortesie,
-fino a tanto non si possa fare altrimenti. A questo
-proposito, messer Gandolfo, poichè io vi vedo così
-determinato all'impresa, vi pregherò di aiutarmi in
-certi maneggi, pei quali si conviene un più lungo
-discorso tra noi. Questa guerra tra il fatimita Bahr
-Ibn e il visir di Babilonia giova mirabilmente ai
-miei fini, non lo dimenticate.
-</p>
-
-<p>
-— Intendo, sire; — disse di rimando Gandolfo; — io
-farò un viaggio e due servizi, sarò capo di
-una spedizione nel deserto di Cades e negoziatore
-tra i nuovi Amaleciti.
-</p>
-
-<p>
-— Per l'appunto; — rispose Baldovino sorridendo, — e
-fate assegnamento sulla mia gratitudine, come
-io sulla vostra prudenza.
-</p>
-
-<p>
-— Sire, farò di mostrarmi alla prova meritevole
-della vostra fiducia; — replicò Gandolfo, inchinandosi
-profondamente.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span>
-</p>
-
-<p>
-Così ebbe fine quella conversazione, che il biondo
-scudiero aveva ascoltata con molta ansietà.
-</p>
-
-<p>
-Gandolfo del Moro, in tutto quel tempo, aveva
-con ogni studio evitato gli sguardi indagatori dello
-scudiero.
-</p>
-
-<p>
-Poco stante, il re Baldovino accomiatava i suoi
-ospiti, lasciando libertà ad ognuno di andare dove
-più gli piacesse, e non trattenendo che Gandolfo
-del Moro, per dargli le sue istruzioni. E questi,
-che si sentiva di punto in bianco cresciuto tant'alto
-nella stima de' suoi compagni, si affrettò a seguire
-nelle sue stanze il re Baldovino.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span></p>
-
-<h2 id="cap11">CAPITOLO XI.
-<span class="smaller">In cui si narra di un astore che si era
-fatto colomba.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Il biondo scudiero non aveva anche lasciato la
-sala d'udienza del re di Gerusalemme. Era rimasto
-là ritto, colle braccia prosciolte sui fianchi, cogli
-occhi fissi, ma senza guardar nulla davanti a
-sè, nell'atteggiamento di chi medita, cercando la
-soluzione d'un dubbio. Era bello, il giovine scudiero,
-d'una bellezza fin troppo soave e delicata per
-un uomo. La sua carnagione bianca si era leggermente
-abbronzata al sole di Palestina, e questo era
-bene, perchè altrimenti egli sarebbe apparso un po'
-scolorito. Ma il pallore del suo volto prendea lume
-da due occhi turchini così profondamente espressivi
-e da una doppia cascata di capegli biondi così fine
-e copiosa, che la sua vista non destava certamente
-pensieri di compassione amorevole, come accade
-sempre ai cuori bennati, quando s'incontrano in
-un bel viso che porti le traccie d'un interno dolore.
-L'armonica leggiadria delle forme, non potuta dissimulare
-<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span>
-affatto da una lunga tunica a crespe i cui
-lembi gli giungevano fin oltre al ginocchio, tradiva
-una rara eleganza, che a Fidia, a Prassitele, e a
-tanti altri felici adoratori della bellezza, avrebbe
-strappato un grido di ammirazione e destato in
-cuore il desiderio che quel biondo garzone fosse
-da Giove mutato in donna, per offrire il modello
-al simulacro della più castamente bella tra le sue
-divine figliuole.
-</p>
-
-<p>
-Senza esser Fidia, nè Prassitele, il giovine Caffaro
-doveva pensare alcun che di simigliante, perchè,
-essendosi a bello studio ritirato per l'ultimo, come
-fu sulla soglia, si volse ancora indietro a guardare
-il biondo e pensoso scudiero.
-</p>
-
-<p>
-Il silenzio che si era fatto d'intorno a lui, scosse
-dalla sua meditazione quest'ultimo. Il suo sguardo,
-tornato d'improvviso alle cose circostanti, s'incontrò
-allora in quello di Caffaro.
-</p>
-
-<p>
-— Signore di Caschifellone, — disse lo scudiero,
-facendo un passo verso di lui, — una parola, vi
-prego.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Caffaro tremò tutto a quella inattesa chiamata.
-Sapete già che il suo cuore non era di smalto.
-</p>
-
-<p>
-— Che cosa desiderate da me, Carmandino... poichè
-così volete esser chiamato? — soggiunse egli,
-con un mesto sorriso.
-</p>
-
-<p>
-— E ben fate, messere; — ripigliò lo scudiero; — questo
-nome ha da essere il mio per elezione,
-quando non lo sia per altro modo. Ditemi, avete notato
-l'ardore insolito e nuovo di Gandolfo del Moro?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, e vi confesso, mad... Carmandino, — riprese
-subito, correggendosi, il giovine Caffaro, — vi
-confesso che mi ha colpito di stupore.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Ah, voi pure?
-</p>
-
-<p>
-— Certo, e non poteva essere altrimenti, vedendo
-lui, così freddo per solito, infiammarsi in quella
-maniera. Ma già, lo ha detto egli stesso, ogni privato
-rancore, ogni pena segreta, — e facendo questa
-giunta alla frase di Gandolfo, il giovine non
-potè rattenere un sospiro, — deve cessare davanti
-all'obbligo di soccorrere un prode concittadino, un
-gentil cavaliere.
-</p>
-
-<p>
-— E voi credete, — disse, dopo un istante di
-pausa, il biondo garzone, — che quelle parole fossero
-sincere?
-</p>
-
-<p>
-— Non so; — rispose Caffaro, sconcertato da
-quella domanda; — so bene che il mio cuore si è
-commosso a quelle parole, che rispondevano così
-giusto a ciò che credo e sento io medesimo.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Lo scudiero chinò la fronte, confuso.
-</p>
-
-<p>
-— So anche un'altra cosa; — soggiunse Caffaro
-a cui pareva di aver detto un po' troppo.
-</p>
-
-<p>
-— Quale? — dimandò lo scudiero, levando le
-ciglia e interrogando coi suoi grandi occhi azzurri
-il volto amico di Caffaro.
-</p>
-
-<p>
-— Che io pure andrò con Gandolfo del Moro; — rispose
-questi, con accento deliberato. — Arrigo
-da Carmandino era il mio compagno d'armi, il più
-caro che io m'avessi. Insieme, sulla medesima scala
-siamo saliti, abbiamo afferrato il ciglio delle mura
-di Cesarea. Il destino ha voluto che io giungessi
-alla saracinesca, in quel punto che essa si chiudeva
-dietro a lui; ma certo, se l'obbligo di volgermi indietro,
-per chiamare i compagni, non mi avesse
-trattenuto un istante, io sarei penetrato nella seconda
-cinta con lui, ed avrei corso la sua medesima
-<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span>
-sorte. Egli è vivo e sano, coll'aiuto del cielo
-ed io debbo essere dei primi a vederlo.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Lo scudiero era rimasto intento, palpitante, ad
-ascoltarlo. Ma, come il giovine Caffaro ebbe finito
-di parlare, egli si avvicinò, gli prese ambe le mani
-e le strinse tra le sue, con effusione di affetto
-fraterno.
-</p>
-
-<p>
-— Non sarete solo, messere! — gli disse poscia,
-mentre Caffaro, fortemente turbato, rispondeva a
-mala pena a quella stretta amichevole.
-</p>
-
-<p>
-— Che dite voi, Carmandino? — chiese questi,
-come si fu riavuto.
-</p>
-
-<p>
-Ma lo scudiero non si pigliò cura di rispondergli
-direttamente.
-</p>
-
-<p>
-— Messere, — riprese egli, — vorrei domandarvi
-una grazia.
-</p>
-
-<p>
-— Quale? Parlate, comandate al vostro servitore,
-al vostro amico devoto.
-</p>
-
-<p>
-— Desidero di avere un colloquio... Non indovinate
-con chi?
-</p>
-
-<p>
-— Non saprei. Porse con Gandolfo del Moro?
-</p>
-
-<p>
-— Con lui. Vedete, messere; anche voi correte
-col pensiero a quel nome; anche voi sospettate, al
-pari di me.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Caffaro non poteva rispondere di no, perchè infatti,
-anche a lui aveva fatto senso quel mutamento
-improvviso del rivale di Arrigo. Perciò, scambio di
-rispondere, pensò di sviare il discorso.
-</p>
-
-<p>
-— Volete parlare con lui subito?
-</p>
-
-<p>
-— Appena egli sarà uscito dalle stanze del re.
-</p>
-
-<p>
-— Dove?
-</p>
-
-<p>
-— Io vado là, — rispose il biondo garzone, con
-accento impresso di solenne mestizia — a pregare
-<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span>
-sul Calvario, ai piedi del santo sepolcro di Cristo.
-Vi aspetterò.
-</p>
-
-<p>
-— Sta bene, — disse Caffaro inchinandosi, — io
-rimango in vedetta.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Lo scudiero si allontanò, dopo avergli fatto colla
-sua bella mano un cenno d'amorevole addio.
-</p>
-
-<p>
-Rimasto solo, il giovane signore di Caschifellone
-pensò alla novità, o, se meglio vi torna, alla gravità
-del suo caso. Amava di schietta e salda amicizia
-il suo concittadino Arrigo, e si era invaghito, senza
-volerlo, sì, ma perdutamente eziandio, della bella
-Diana. Come se un simil contrasto non bastasse
-ancora alla infelicità di un giovinotto, anche più
-maturo e più sperimentato di lui, Caffaro di Caschifellone
-era diventato l'uomo in cui la fanciulla
-degli Embriaci fidasse di più, non esclusi i suoi
-fratelli medesimi. Convenite che lo stato di Caffaro
-non era il più lieto di tutti, nè, per conseguenza,
-il più invidiabile.
-</p>
-
-<p>
-Che cosa avrebbe egli fatto? Come sarebbe uscito
-dal ronco? Se Diana, ritrovato il suo Arrigo, fosse
-andata sposa a lui, il disgraziato giovane avrebbe
-chinato la testa alla ferrea necessità, ma non disegnava
-certamente di rimanere a Genova, spettatore
-della felicità di Arrigo, del suo ottimo amico. Se
-Arrigo non fosse tornato tra i suoi, e Diana avesse
-dovuto prendere il velo, come infatti aveva accennato
-di voler fare, il nostro Caffaro, disgraziato
-del pari, non avrebbe già chinato la testa, l'avrebbe
-perduta senz'altro. E questo si nota per dimostrarvi
-che, comunque l'andasse, il nostro povero amico si
-vedeva a mal partito. E guardate disdetta! Gli toccava
-anche di peggio; gli toccava di essere il confidente,
-<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span>
-l'aiuto, il protettore di amori che gli passavano
-il cuore.
-</p>
-
-<p>
-I miei lettori lo avranno osservato qualche volta
-nella vita; ci sono degli uomini a cui vanno di giusta
-ragione tutti i dolori e tutti i sacrifizi, come rondini
-al nido. Nessuno si avvede che soffrono; tutti
-si volgono a loro per consiglio o soccorso e non c'è
-caso che si avvedano di tormentarli. Eppure, tanto è
-vero che ogni spino ha il suo fiore, anche qui c'è la
-sua parte di bene. A quella incudine così assiduamente
-martellata si temprano i forti caratteri, che
-poscia domineranno il tempo loro, se la fortuna si
-ricorda una volta di essi, o alla peggio non ne saranno
-dominati, se avviene che la cieca dea passi
-davanti a loro, senza la limosina d'un sorriso. Nell'un
-caso o nell'altro, costoro sono uomini davvero;
-e chi sa? forse c'è un libro in cui si tien conto di
-ciò. E se pure non ci fosse, che importerebbe? La
-solitaria libertà dell'anima non è essa il primo
-dei beni e la ricompensa più certa?
-</p>
-
-<p>
-Questa è filosofia, e Caffaro di Caschifellone non
-era anche giunto allo stadio filosofico delle sue mestizie.
-Per fortuna, ad interrompergli il filo delle
-tristi meditazioni, uscì Gandolfo dalle stanze del re.
-Caffaro gli andò incontro, non senza un tal poco
-di titubanza, bene argomentando che il secondo colloquio
-non gli avrebbe fatto piacere come il primo.
-</p>
-
-<p>
-Gandolfo non lo amava di certo. La rivalità in
-amore, come in ogni altra ragione di cose, non ha
-mestieri di vederci chiaro; essa è naturalmente
-istintiva.
-</p>
-
-<p>
-Eppure, Gandolfo del Moro, vedendo il giovane
-che si spiccava dal suo posto, nel vano d'un finestra,
-<span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span>
-per muovergli incontro, andò sorridendo verso
-di lui.
-</p>
-
-<p>
-— Messere, — diss'egli, — mi aspettavate? Che
-volete da me?
-</p>
-
-<p>
-— Due cose; — rispose Caffaro, niente raffidato
-da quel sorriso, che poteva essere simulato; — una
-v'ho a dire per conto mio, l'altra per conto d'una
-persona che preme ugualmente a noi tutti.
-</p>
-
-<p>
-— Sta bene; — disse Gandolfo, inchinandosi; — cominciamo
-dalla....
-</p>
-
-<p>
-— Dalla prima, — interruppe Caffaro, temendo
-che l'altro fosse per lasciarsi sfuggire di bocca
-mezza scortesia.
-</p>
-
-<p>
-— Stavo per dirlo; — soggiunse Gandolfo del
-Moro.
-</p>
-
-<p>
-— Io verrò con voi alla spedizione di Gaza; — ripigliò
-il signore di Caschifellone.
-</p>
-
-<p>
-E buttata fuori la sua proposta, stette ad aspettare
-ansiosamente l'effetto che avrebbe fatto sul
-suo interlocutore.
-</p>
-
-<p>
-— Grazie! — rispose brevemente Gandolfo, senza
-punto scomporsi.
-</p>
-
-<p>
-Caffaro rimase sconcertato. Si aspettava una cera
-scontenta, e vedeva in quella vece un amabile
-sorriso.
-</p>
-
-<p>
-— E non basta; — soggiunse egli, diffidando ancora. — Vi
-offro la mia galèa, per tentare l'impresa
-con voi. La <i>Caffara</i> ha una ciurma numerosa
-e un palamento di trenta remi per lato.
-</p>
-
-<p>
-— Non solo, — interruppe Gandolfo, — ma è
-anche miglior veliera della <i>Mora</i>.
-</p>
-
-<p>
-— Non osavo dir questo; — rispose Caffaro,
-ringraziando con un cenno del capo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Eh, non c'è niente di male a riconoscere la
-verità. La <i>Mora</i> non l'ho fatta io; l'ho comperata
-tal quale da Ingo di Flessa. Ha l'arrembata troppo
-pesante, che la fa beccheggiare più del consueto, e
-con mare un po' grosso c'è sempre da temere per
-l'alberatura. Sono difetti che ho riscontrato a mie
-spese; — soggiunse Gandolfo del Moro, con un accento
-di melanconia che non pareva tutta da padron
-di galèa; — tanto che in ogni impresa giungo
-sempre per l'ultimo.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-La considerazione di messer Gandolfo veniva
-così naturalmente dal contesto del discorso, che
-Caffaro, anche rilevando l'allusione, la trovò affatto
-casuale.
-</p>
-
-<p>
-— Siamo dunque intesi?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, messere, col permesso di Ugo Embriaco,
-che abbiamo tutti riconosciuto nostro capitano,
-come una continuazione dell'autorità e della fortuna
-del glorioso Testa di maglio.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Caffaro andava di meraviglia in meraviglia.
-</p>
-
-<p>
-— Posso dunque venir difilato alla seconda
-parte; — diss'egli.
-</p>
-
-<p>
-— Come vi piace.
-</p>
-
-<p>
-— Lo scudiero desidera parlarvi.
-</p>
-
-<p>
-— Lei? — chiese Gandolfo, non potendo reprimere
-un moto di stupore.
-</p>
-
-<p>
-— Sì; — rispose Caffaro; — non so veramente
-che cosa abbia a dirvi, ma mi ha raccomandato di
-avvisarvi subito, appena foste uscito dalle stanze
-del re, e voi vedete che mi sono piantato in vedetta.
-Lo scudiero Carmandino, poichè questo è il
-suo nome, è andato poc'anzi verso la chiesa del
-Santo Sepolcro e ci aspetta colà.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Andremo insieme? — chiese Gandolfo che
-aveva notato l'intenzione duale della particella
-usata da Caffaro.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, se non vi dispiace; — rispose questi urbanamente.
-</p>
-
-<p>
-— Anzi, l'ho caro; — proruppe Gandolfo, infiammandosi
-ad un tratto. — Per qualunque cosa al
-mondo, non avrei amato andar solo.
-</p>
-
-<p>
-— Perchè? — dimandò Caffaro, inarcando le ciglia
-a quella uscita inattesa.
-</p>
-
-<p>
-— Messere; — disse quell'altro, senza risponder
-subito alla domanda; — voi non avete amicizia
-per me.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Caffaro rimase muto, chè veramente non avrebbe
-saputo negare.
-</p>
-
-<p>
-— E mi duole; — soggiunse Gandolfo.
-</p>
-
-<p>
-— Vi duole? — ripetè Caffaro, cercando di prender
-tempo. — Ma, anzitutto, donde lo argomentate?
-</p>
-
-<p>
-— Da molti indizi, e, per non dirne che uno,
-dalla meraviglia con cui mi avete chiesto perchè
-io non amassi andar solo, a vedere.... lo scudiero.
-Se aveste amicizia per me, — incalzò Gandolfo del
-Moro, — intendereste il mio cuore e mi vedreste
-infelice... oh, sì, molto, senza fine infelice. Ora
-sono tranquillo, mi sono vinto, non dubitate; ma
-la prova è stata dura, e non poteva essere altrimenti.
-Aver veduta una volta la fanciulla degli
-Embriaci e non essersi innamorato perdutamente
-di lei, era impossibile, non solo a me, ma ad ogni
-uomo di cuore.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Caffaro pensò che Gandolfo ragionava diritto. E
-senza volerlo, mise fuori un sospiro.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Voi m'intendete ora, non è egli vero? — chiese
-Gandolfo.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, messere, v'intendo; — rispose Caffaro,
-che temeva di essersi tradito e voleva mettere in
-chiaro ogni cosa. — Ma il vincersi era necessario
-per voi, come lo sarebbe stato per ogni gentiluomo,
-anzi, userò la vostra medesima frase, per ogni
-uomo di cuore. Farei torto a madonna Diana se
-dicessi, o pensassi, che vi sono altre donne come
-lei. Non ce n'è una, mi capite? non ce n'è una,
-messere Gandolfo del Moro, e sono io il primo a
-riconoscerlo. Ma è d'una donna simile il non destare
-che nobili e santi pensieri nel cuore d'un
-uomo, e il miglior modo d'amarla, dirò meglio,
-d'averla amata, è quello di operare nobilmente,
-anche a patto di dover soffocare nel petto l'amore
-che si è sentito per lei.
-</p>
-
-<p>
-— Beato chi lo ha potuto far subito, — esclamò
-Gandolfo del Moro, coll'aria di un uomo che parlasse
-sui generali, o solamente per contrapposto
-al suo caso particolare. — Quanto a me, ho durato,
-ve lo confesso, una battaglia più lunga; il
-cuore ha dato fiamme, ha gittato molta scoria,
-prima che vi si affinasse il prezioso metallo. Ma
-basti di ciò; son vincitore oramai, son vincitore,
-e ve ne faccia testimonianza l'offerta di quest'oggi.
-Godo che voi siate all'impresa con me, perchè,
-dopo la stima di Arrigo, non ce n'è altra che mi
-stia a cuore come la vostra. Ma perchè sono stato
-debole, vedete, perchè ho combattuto così fieramente
-tanti anni, mi duole oggi di dovermi presentare a
-quel ritrovo che mi avete accennato. Avrei voluto
-partire senza vedere.... nessuno; ritornare con Arrigo,
-<span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span>
-con Arrigo libero e sano, per dire: Ecco qua,
-ho messo a repentaglio la mia vita coi ladroni e
-colle fiere del deserto; ma l'ho trovato, l'ho condotto
-alla sua fidanzata;» ciò detto, lasciarli ambedue
-felici e sparire.
-</p>
-
-<p>
-Gandolfo parlava con tanto ardore, che Caffaro
-non ebbe più modo o ragione di dubitare.
-</p>
-
-<p>
-— Voi avete un animo grande, Gandolfo del Moro; — diss'egli,
-stringendogli la mano. — Il viaggio
-che faremo insieme alla ricerca di Arrigo Carmandino
-avrà gioie per me, che non avrei osato sperare.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Uscirono ambidue taciturni dalla porta verso
-maestro, detta fin dai tempi d'Isaia la porta del
-campo del gualchieraio, e si avviarono per l'erta
-del Calvario.
-</p>
-
-<p>
-Calvario in latino, <i>Gulgultha</i> in antico ebraico,
-corrispondono al Golgota della Vulgata, e ricordano,
-nella loro etimologia, che il monte aveva derivato
-il suo nome dalla somiglianza della sua cima con
-un teschio, o cranio umano denudato di capegli. Il
-Golgota non era per anche nel centro della città,
-come lo si vede nei giorni nostri, ma non si vedeva
-già più quel colmo tondeggiante di rupi, che
-gli aveva meritato il suo nome.
-</p>
-
-<p>
-Fin dal secondo secolo dell'êra volgare, Adriano
-aveva edificato sul Golgota un tempio a Venere, e
-i pellegrini, che in folla accorrevano nei primi secoli
-del Cristianesimo a visitare il luogo del martirio
-di Cristo, si rammaricavano di scorgere i simulacri
-pagani sulle cime del Calvario e del Moria,
-dove anticamente sorgeva il tempio di Salomone.
-Elena, la madre di Costantino, fece murare sul
-<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span>
-Golgota la prima chiesa cristiana, e il culto del
-santo Sepolcro ebbe principio da lei. Arso nel settimo
-secolo, il magnifico tempio fu riedificato, e dal
-famoso califfo di Bagdad, Arun al Rascid, l'eroe
-delle <i>Mille e una notte</i>, donato in giurisdizione al
-suo amico Carlo Magno. Ma il terribile Hakem,
-terzo califfo d'Egitto, non rispettò la vecchia politica
-dell'Abasside, e fece radere al suolo la chiesa.
-Più mite di lui, il suo successore Daher, ordinò
-che fosse riedificata, e Abu Tamin la vide condotta
-a termine, l'anno 1048, ma nelle proporzioni d'una
-meschina cappella.
-</p>
-
-<p>
-Durava in quella forma, quando sopraggiunsero
-i Crociati, che non indugiarono ad innalzare un
-tempio sontuoso, in quella forma che oggi ancora
-si vede, quantunque l'incendio del 1808 abbia resi
-necessari alcuni restauri, anche nella parte esteriore.
-</p>
-
-<p>
-Al tempo di cui narro, il nuovo tempio non era
-anche sorto, e la meschina cappella di Daher, il
-califfo fatimita, era tutto quello che i devoti cristiani
-potessero avere di meglio, per confortarvi la
-loro pietà. Per altro, in fondo al piccolo tempio, si
-vedeva già, incavato nel sasso, il forame sferico nel
-quale era stata piantata la croce del Nazzareno;
-a destra e a manca del quale, e formanti un triangolo
-con esso, i buchi per le croci minori dei due
-ladroni; dentro al triangolo la fenditura del sasso,
-cagionata dal tremuoto di cui raccontano gli Evangelii.
-Nel mezzo del tempio era poi la tomba di
-Cristo, antro ristretto, scavato nel macigno, secondo
-l'antico costume dei popoli orientali. Non mancava
-la cripta, nelle viscere del monte, colla sua tomba
-di porfido, che dicevasi contenere le ceneri del pontefice
-<span class="pagenum" id="Page_160">[160]</span>
-Melchisedec, e coll'altra assai più modesta,
-ma altrettanto più autentica, di Goffredo di Buglione.
-</p>
-
-<p>
-Il biondo scudiero, inginocchiato in un angolo,
-pregava. Davanti a lui, i frati del santuario, gli
-avevano detto essere il luogo in cui l'angelo aveva
-annunziato alle Marie la risurrezione del loro dolce
-Maestro. Ed egli, con lagrime che gli erano spremute
-dal cuore, supplicava quell'angelo, suo fratello
-all'aspetto, che si degnasse di guidare Arrigo, di
-restituirlo ai suoi cari, come l'angelo Raffaele aveva
-ricondotto l'adolescente Tobia.
-</p>
-
-<p>
-Il rumore dei passi e lo strepito delle armature
-tolse dal suo raccoglimento il giovane scudiero. Si
-volse allora, e, veduti i due che aspettava, si alzò
-per muovere incontro a loro.
-</p>
-
-<p>
-— Grazie, messere; — diss'egli a Gandolfo; — avevo
-qualche cosa a dirvi, per cui bisognava un
-luogo più solitario e un'ora più tranquilla.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Gandolfo del Moro s'inchinò, ma senza rispondere
-parola. Egli era profondamente turbato.
-</p>
-
-<p>
-Lo scudiero uscì dalla cappella, per una postierla
-che era accanto all'altare, e i due cavalieri lo seguirono
-all'aperto.
-</p>
-
-<p>
-Il dorso del monte era scabroso e frastagliato;
-qua e là si vedevano larghe fenditure nel masso,
-non intieramente colmate dalla polvere e dal terriccio
-di undici secoli, poco lunge, muti testimoni
-dell'accorgimento romano, stavano i ruderi d'un
-tempio a Venere, e tra gli architravi caduti, i capitelli
-infranti, le colonne rovesciate, crescevano le
-eriche e i tamarischi, inconsapevoli eleganze che
-la natura frammette alle rovine per temperarne
-l'orrore.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span>
-</p>
-
-<p>
-Colà, presso l'attico di una colonna, che era rimasta
-in piedi e gettava un po' d'ombra sul campo,
-lo scudiero si fermò, e Gandolfo che lo seguiva,
-del pari.
-</p>
-
-<p>
-Caffaro aveva capito che la parte essenziale della
-conversazione doveva restringersi a quei due, e,
-quantunque fosse invitato egli pure ad assistervi,
-si trattenne alcuni passi indietro, facendo le viste
-di osservare una iscrizione latina, che correva
-lungo un pezzo di architrave, e di cogliere un
-ramo di quelle eriche tutte gremite di fiori.
-</p>
-
-<p>
-Lo scudiero non parve badare a quella fermata.
-Egli del resto poteva vedere, come spesso accade
-di vedere senza bisogno di guardare, il suo amico
-Caffaro di Caschifellone, intento a curiosare fra le
-rovine, a dieci passi dai suoi compagni. E si rivolse
-intanto a Gandolfo del Moro, che stava cogli
-occhi bassi davanti a lui.
-</p>
-
-<p>
-— Guardatemi in viso, messer Gandolfo; — diss'egli,
-con accento risoluto.
-</p>
-
-<p>
-Gandolfo alzò gli occhi smarriti, tentando di fissarli
-negli occhi del biondo scudiero; occhi azzurri,
-limpidi e scrutatori, che gli parvero quelli
-dell'angelo che indaga e misura le colpe degli
-uomini.
-</p>
-
-<p>
-— Voi dunque, — proseguì lo scudiero, — andate
-in traccia di Arrigo da Carmandino?&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-— Sì, — rispose timidamente Gandolfo.
-</p>
-
-<p>
-— Perchè? Perchè voi e non altri?&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Gandolfo si armò di coraggio. Quell'incalzar di
-domande voleva una pronta e adeguata risposta.
-</p>
-
-<p>
-— Per essergli utile; — diss'egli di rimando. — Perchè
-nessun'altri ci ha pensato, od ha mostrato
-<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span>
-di pensarvi. E infine, — aggiunse, con un sospiro, — perchè
-sento di dover espiare qualche cosa.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Lo scudiero abbassò gli occhi a sua volta.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, — continuò Gandolfo del Moro, animandosi, — espio
-il delitto di aver osato amare una
-donna che non poteva esser mia. Eppure, avrei
-fatto volentieri ogni sacrifizio, tentata di gran cuore
-ogni impresa più temeraria, per meritare l'amor
-suo. Disdegnato da lei, son divenuto il più infelice
-uomo che sia sulla terra; sono stato sul punto di
-diventare altresì il più malvagio.
-</p>
-
-<p>
-— Vile amore, se a tale può condurre un uomo! — esclamò
-lo scudiero. — Dovevate ricordare,
-messer Gandolfo, che quella donna aveva conosciuto
-Arrigo da lunga pezza e non poteva esser d'altri.
-Quale animo bennato avrebbe potuto farle una
-colpa di ciò?
-</p>
-
-<p>
-— Oh, non aggiungete più altro, lo so; — interruppe
-Gandolfo; — quello che voi mi dite ora,
-io me lo son ripetuto le migliaia di volte, nelle
-mie veglie disperate. Se almeno ottenessi il suo
-perdono! pensai. Se ella potesse cessare di odiarmi!
-Questo il fine dei miei tristi amori; il buon angelo
-ha vinto. Ma perchè nulla mi ritiene alla
-vita, perchè il meglio ch'io possa fare è di morire,
-utile almeno ad altri, io sono l'unico forse
-tra tutti i vostri compagni che possa tentare l'impresa
-di giungere per la via del deserto, ad Arrigo,
-e di ricondurlo tra' suoi.
-</p>
-
-<p>
-— Non sarete solo, — disse lo scudiero. — Caffaro
-di Caschifellone vi accompagnerà. Forse a
-quest'ora lo avrete già saputo dalle sue labbra. E
-anch'io sarò a parte del vostro tentativo.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span>
-</p>
-
-<p>
-Un lampo balenò dagli occhi di Gandolfo del
-Moro; ma non fu altro che un lampo. Ed egli
-stesso, vedendo lo sguardo indagatore dello scudiero,
-si affrettò a mostrargli intieramente l'animo suo.
-</p>
-
-<p>
-— Voi dubitate di me! — diss'egli, con accento
-improntato d'amarezza.
-</p>
-
-<p>
-— No, messere, — rispose quell'altro, — vi mostro
-come sappia anche correre animosamente un
-pericolo chi potrebbe oggi di bel nuovo amare la
-vita.
-</p>
-
-<p>
-— Ma pensate che il cammino è difficile; che
-forse non riusciremo....
-</p>
-
-<p>
-— Ho pensato.
-</p>
-
-<p>
-— E che cosa diranno i vostri d'una risoluzione
-così temeraria?
-</p>
-
-<p>
-— Diranno che appartengo ad Arrigo da Carmandino,
-e che ho il diritto di morir con lui.
-Dove correte un pericolo, voi e il signore di Caschifellone,
-non potrò correrne anch'io?
-</p>
-
-<p>
-— Sia fatto il voler vostro; — disse Gandolfo,
-chinando la fronte.
-</p>
-
-<p>
-Il biondo scudiero si mosse, e andò su d'un
-rialto del masso, donde si scorgeva la valle di Giosafat
-e l'erta d'un monte, di là dal torrente di
-Cedron.
-</p>
-
-<p>
-— Vedete laggiù quegli olivi? — diss'egli a
-Gandolfo.
-</p>
-
-<p>
-— Li vedo; — rispose questi, mentre collo
-sguardo interrogava a sua volta il suo interlocutore.
-</p>
-
-<p>
-— Laggiù, — prosegui lo scudiero, con accento
-solenne, — alle falde di quel monte, il redentore
-degli uomini fu tradito ai suoi nemici, da un
-uomo, che appunto allora lo baciava nel viso.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span>
-</p>
-
-<p>
-Gandolfo del Moro diede un sobbalzo.
-</p>
-
-<p>
-— Che volete voi dire? — esclamò.
-</p>
-
-<p>
-— Che mi fido di voi; — rispose lo scudiero. — Se
-voi mentiste, se voi covaste il tradimento
-nell'anima, qui, sulla vetta del Calvario, davanti al
-Getsemani, ove Cristo fu preso, non lunge dal
-campo dal sangue, ove Giuda vendicò da sè stesso
-il cielo oltraggiato, neanche tutta l'acqua del sacro
-Giordano, neanche il pianto di tutti gli angioli del
-cielo, basterebbe a riscattare il vostro tradimento.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-A quelle parole dello scudiero, Gandolfo sentì
-come una stretta al cuore; ma fece il viso dell'uomo
-che si sentiva sicuro di sè e non temeva la maledizione.
-</p>
-
-<p>
-Caffaro di Caschifellone, a cui quelle parole percossero
-l'orecchio, pensò al brutto senso che dovevano
-fare nell'animo di Gandolfo del Moro; ma
-non potè altrimenti trattenersi dal mormorare un
-«bene!» che gli sgorgava proprio dal cuore.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span></p>
-
-<h2 id="cap12">CAPITOLO XII.
-<span class="smaller">La via del deserto.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Molti dei miei lettori benevoli non conosceranno
-la città di Gaza che per un fatto, strano in verità,
-ma non sufficiente a dare un adeguato concetto
-della sua importanza topografica, voglio dire l'impresa
-di Sansone, che, colto una notte là dentro
-dai Filistei, i quali avevano chiuse le porte, diè di
-piglio alle imposte, le sollevò, insieme colla sbarra
-e le portò in ispalla, come se fossero il più lieve
-fascio di legna, sulla vetta del monte che è dirimpetto
-ad Ebron.
-</p>
-
-<p>
-Gaza, la forte (poichè questo significa il suo nome
-nella lingua aramea), fu una delle più ragguardevoli
-città di Palestina, sul confine meridionale dei
-Cananei. Formava parte della tribù di Giuda, ma
-era caduta in potere de' Filistei, che la tennero fino
-ai tempi di Ezechia. La città era lontana venti
-stadii (oggi si direbbe tremila seicento metri) dalla
-spiaggia del mare, edificata sopra una eminenza
-<span class="pagenum" id="Page_166">[166]</span>
-di terreno e rafforzata da un muro massiccio, che
-sfidò lunga pezza le armi fortunate e i poderosi
-ingegni di Alessandro il Macedone. È vero bensì
-che Gaza la forte pagò i suoi quattro mesi di resistenza
-con una carneficina universale.
-</p>
-
-<p>
-Tolomeo l'ebbe senza contrasto, ma dopo aver
-vinto Demetrio in battaglia, sotto le sue mura, uccidendogli
-cinquemila uomini e facendone prigioni
-ottomila. Antioco il Grande la distrusse, perchè
-stata fedele a Tolomeo Filopatore. Risorse poco
-dopo, e al tempo dei Maccabei resisteva virilmente
-all'assedio postole da Gionatan. Simone III, più
-fortunato, se ne impadronì, mise a fil di spada gli
-abitanti idolatri e ne rifece una città giudea.
-</p>
-
-<p>
-Distrutta una seconda volta, e da Alessandro
-Janneo, che l'ebbe a tradimento dopo dodici mesi
-d'assedio e le uccise in un giorno di vendetta tutti
-i suoi cinquecento senatori, fu riedificata da Gabinio,
-proconsole romano nella Siria, e da Augusto
-donata, come una città greca, ad Erode. A vicenda
-cananea, giudea, filistea, greca, romana, Gaza la
-forte diventò mussulmana come tante altre sue
-sorelle di Palestina, ma restò fiera come prima per
-le sue mura saldamente girate intorno al colle, e
-per la sua Maiuma, o porto di mare, importantissimo
-scalo, quantunque di assai difficile approdo.
-</p>
-
-<p>
-Al tempo di cui vi narro, la teneva l'emiro Mohammed
-el Kaddur, pel califfo fatimita d'Egitto, o
-più veramente pel suo visir Afdhal, e più ancora
-per sè, destreggiandosi come poteva tra i maneggi
-di Baldovino, i comandi di Afdhal e le tentazioni
-di Bahr Ibn.
-</p>
-
-<p>
-L'arrivo della <i>Caffara</i> nella Maiuma di Gaza aveva
-<span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span>
-insospettito l'emiro, che si recò immantinente verso
-la spiaggia con un fitto stuolo de' suoi cavalieri.
-Ma veduto di che si trattasse e letto il cortese messaggio
-di Baldovino, fu lieto che si offrisse una occasione
-così poco costosa di mostrare la sua benevolenza
-al re di Gerusalemme; e, fatte le più amorevoli
-accoglienze ai viaggiatori, diede loro una
-scorta, per andare, come disegnavano di fare, fino
-al deserto di Cades.
-</p>
-
-<p>
-Colà infatti dicevano tutti che si trovasse Bahr
-Ibn, coi suoi seguaci, in troppo scarso numero per
-tentare da capo una spedizione in Egitto.
-</p>
-
-<p>
-Lo scudiero, come potete argomentare, voleva seguire
-i suoi compagni di viaggio nella malagevole
-impresa. Caffaro di Caschifellone non avrebbe amato
-che la giovinezza di lui si cimentasse in quella fatica,
-e, peggio ancora, nei pericoli ond'era circondata.
-Almeno si fosse saputo con certezza in qual
-luogo era, e se stabilmente piantato, il protettore
-di Arrigo!
-</p>
-
-<p>
-Nel dubbio, e perchè l'emiro Mohammed assicurava
-esser libera dai predoni tutta la pianura di
-Sèfela, fu convenuto che la carovana sarebbe andata
-fino al pozzo di Rehobot, donde poi solamente
-alcuni più destri e animosi si sarebbero spinti innanzi,
-verso le gole di Cades.
-</p>
-
-<p>
-La sera stessa di quel giorno che i nostri viaggiatori
-erano entrati in Gaza, la carovana si pose
-in cammino verso il deserto.
-</p>
-
-<p>
-Abd el Rhaman, il <i>krebir</i>, o condottiero della
-carovana, aveva detto con quell'accento pacato,
-quasi solenne, così comune tra gli Arabi:
-</p>
-
-<p>
-— Se piace a Dio, o Franchi, io vi condurrò. Le
-<span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span>
-vie, le conosco, così pure le sorgenti, e non vi accadrà
-di patire la sete. Infine, io rispondo d'ogni
-cosa, salvo degli eventi di Dio.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Le carovane, queste armate del deserto (sapete
-già che il cammello ne è detto poeticamente la nave),
-non si avventurano mai senza una guida. Il deserto
-è un mare di sabbia, ed ha, come l'altro, i
-suoi marosi, le sue tempeste, i suoi frangenti. Ogni
-carovana obbedisce ciecamente al suo condottiero,
-che è sempre un uomo di provata onestà e di accortezza
-non comune. Il <i>krebir</i> dirige il suo corso
-guardando alle stelle; conosce per antica esperienza
-le vie, i pozzi, i pascoli, i luoghi pericolosi e il
-modo di evitarli; i capi tra cui si dovrà passare,
-per giungere alla meta; l'igiene a cui bisognerà
-conformarsi, i rimedii contro le malattie, le fratture,
-il morso dei serpenti e la puntura degli scorpioni.
-In quelle vaste solitudini, ove nulla sembra
-indicarvi il cammino, dove le sabbie sconvolte non
-serbano la traccia del viaggiatore, il <i>krebir</i> ha sempre
-mille partiti per trovar la sua via. Di nottetempo,
-se il cielo è fosco, solamente osservando
-una manata di erba o di terriccio sabbioso, che
-tasta col dito, o fiuta, od anche accosta alla lingua,
-egli indovina il luogo senza dare d'un quarto di
-miglio più a destra o a mancina.
-</p>
-
-<p>
-Abd el Rhaman era uno strano vecchio. Il suo
-sguardo severo ma buono inspirava reverenza e la sua
-parola toccava il cuore. Ma se sotto la tenda la sua
-lingua era snodata e franca, quando era in cammino
-parlava breve, per via di sentenze, e le sue labbra
-non accennavano mai al sorriso. Era poi un pozzo
-di proverbi, una miniera di citazioni del Corano.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Il Profeta ha detto, «non partite che in giovedì,
-e sempre accompagnati. Soli, un demone vi
-segue; in due, avete due demoni che vi tentano;
-in tre, siete custoditi contro i cattivi pensieri. Ma
-quando siete in tre, sceglietevi un capo.»&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Il capo della spedizione era Gandolfo del Moro.
-Caffaro aveva bensì fatto il proponimento di vigilare
-per tutti e su tutto; ma egli non poteva negare
-quella prova di fiducia a Gandolfo, che era stato
-il primo a disegnare l'impresa, e che, dopo tutto,
-si diportava severamente, come uomo che, entrato
-sulla buona via, mostrava la ferma risoluzione di
-perseverarvi.
-</p>
-
-<p>
-Venti cammelli, coi loro cammellieri, formavano
-la scorta. Ogni cammello portava una misura di
-cuscussù e due misure di datteri, un otre di burro
-e due d'acqua, insieme con una secchia di cuoio
-per abbeverare il suo laborioso portatore, e cento
-altre cose necessarie del pari ad ogni lungo viaggio,
-dai grossi aghi per cucire i calzari, fino all'esca
-per accendere il fuoco. E siccome per un viaggio
-di quella fatta non bastava aver provveduto
-alla fame e alla sete, tutti gli uomini della scorta
-procedevano armati di scimitarra e di lancia. Caffaro
-aveva inoltre levato dalla galèa un drappello
-di arcadori genovesi, che dovevano essere il nerbo
-della difesa in ogni occorrenza.
-</p>
-
-<p>
-Il pericolo di brutto incontro non era infatti lontano;
-niente più lontano, in quel deserto della Palestina,
-di quanto potesse esserlo in que' tempi ogni
-solitaria campagna, o strada maestra della Cristianità.
-</p>
-
-<p>
-A mezza giornata di cammino dalle mura di Gaza
-<span class="pagenum" id="Page_170">[170]</span>
-regnava la solitudine. Tutta la contrada arida e
-brulla; qua e là soltanto collinette basse e petrose,
-coronate da pochi ciuffi di lentisco, rompevano la
-triste uniformità della pianura di sabbia.
-</p>
-
-<p>
-Gli auspicii del viaggio erano stati buoni per gli
-uomini della scorta. Gli Arabi pongono molta attenzione
-a cotesto, ed hanno superstizioni in buon
-dato.
-</p>
-
-<p>
-«Non prendere mai cammino (dicono essi) se
-la prima persona in cui t'imbatti nell'uscire di casa
-è una donna brutta, o vecchia, od altrimenti una
-schiava, se vedi un corvo che vola soletto e come
-smarrito per aria, se due uomini altercano sulla
-via, e l'un d'essi grida al compagno: Dio maledica
-tuo padre; perchè, quand'anco tu fossi straniero a
-costoro, la maledizione potrebbe ricadere sul tuo capo.
-</p>
-
-<p>
-«Ma se i tuoi occhi sono rallegrati dalla vista
-di una giovine donna, o d'un bel cavaliere, o di un
-bel cavallo, se due corvi, il felice e la felice, volano
-insieme davanti a te; se augurii, parole o nomi
-di fausto presagio risuonano al tuo orecchio, prendi
-la via animoso; Dio, che veglia sopra i suoi servitori,
-li avverte sempre con un presagio, quando
-si mettono in cammino.»
-</p>
-
-<p>
-Tuttavia, il <i>krebir</i> non si teneva dispensato dal
-seguire i dettami della prudenza. Al giungere della
-notte rizzava la sua tenda di cuoio sul capo dei
-Cristiani confidati alla sua tutela; disponeva intorno
-a essa i cavalli e i cammelli, e in giro a questi i
-suoi cammellieri, che dormivano ravvolti nei loro
-mantelli e coperte, listate di bianco e di nero.
-</p>
-
-<p>
-Due guardiani, destinati a vicenda, vegliavano per
-tutti alla sicurezza del campo. Ed anche su loro
-<span class="pagenum" id="Page_171">[171]</span>
-vegliava Abd el Rhaman. Si sarebbe potuto dire
-che il vecchio <i>krebir</i> usasse dormire da un occhio
-solo. Infatti, d'ora in ora, si udiva la sua voce.
-</p>
-
-<p>
-— Guardie, dormite?
-</p>
-
-<p>
-— Vegliamo; — rispondevano i custodi.
-</p>
-
-<p>
-— Iddio benedica il nostro viaggio; — soggiungeva
-il <i>krebir</i>.
-</p>
-
-<p>
-E il silenzio tornava a regnare per un'ora sul
-campo.
-</p>
-
-<p>
-La sera del quarto giorno di cammino, la carovana
-si attendava accanto al pozzo di Rehobot. Era
-un luogo celebre e santificato, per gli Arabi, dalla
-pietra sepolcrale di Sidì al Hadgì, un santo mussulmano,
-che aveva fatto in suo vivente trentatrè
-viaggi alla Mecca, alcuni dei quali come condottiero
-della carovana dei pellegrini, che ogni anno, formata
-da varii punti di Palestina, si recava alla
-tomba del Profeta. Il pozzo di Rehobot era una
-delle sue stazioni consuete, e la pietà dei credenti
-aveva voluto consacrarne il ricordo, innalzando una
-cappella nel luogo ove il santo pellegrino soleva
-piantare ogni anno la sua tenda.
-</p>
-
-<p>
-Intorno al pozzo sorgevano alcune palme, e poco
-lungi si vedevano ruderi di antiche costruzioni.
-Quel luogo doveva essere stato un ritrovo di viandanti
-e di pastori fino dagli antichissimi tempi,
-come il pozzo, due giornate lontano da quello,
-«del Vivente che mi vede» ove Agar ebbe il colloquio
-coll'angelo, e Isacco pose la sua stabile dimora
-colla vaga figliuola di Batuele.
-</p>
-
-<p>
-Colà i nostri viaggiatori trovarono un'altra carovana
-di Arabi, che da Sefat scendevano verso l'Egitto.
-</p>
-
-<p>
-— Siate i benvenuti! — gridarono i primi occupanti. — Siamo
-<span class="pagenum" id="Page_172">[172]</span>
-poveri, ma daremo ogni cosa nostra
-agli <i>invitati di Dio</i>.
-</p>
-
-<p>
-— Grazie; — rispose Abd el Rhaman. — Il Profeta
-ha detto: chi sarà generoso otterrà venti grazie
-dal cielo; la sapienza, una parola sicura, il
-timor di Dio, un cuor fiorito di contentezza; non
-odierà nessuno, non sarà orgoglioso, non geloso;
-la tristezza si allontanerà da lui, egli accoglierà
-tutti umanamente, sarà amato da tutti; tenuto in
-pregio, quand'anche fosse di oscuri natali; le sue
-ricchezze si accresceranno, la sua vita sarà benedetta;
-sarà paziente, discreto, sempre di buon animo
-e non farà stima veruna dei beni terrestri; se gli
-avverrà d'inciampare, Dio lo sosterrà, le sue colpe
-gli saranno perdonate, e finalmente Dio lo custodirà
-da ogni male, che possa cadere dal cielo, o
-sbucar dalla terra.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Fatta questa intemerata, che i suoi correligionarii
-ascoltarono colla massima devozione, il vecchio
-<i>krebir</i> domandò:
-</p>
-
-<p>
-— O uomini credenti in Dio, sapreste voi dirci
-dove si trovi lo <i>Sciarif</i>, il fratello del glorioso califfo
-del Cairo?
-</p>
-
-<p>
-— Bahr Ibn? — chiesero gli altri alla lor volta. — Bahr
-Ibn, il signore del deserto?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, lui, il discendente del Profeta.
-</p>
-
-<p>
-— Noi veniamo da Aroer, dove abbiano udito
-parlare di lui. Ma lo <i>Sciarif</i> ha abbandonato Aroer
-da un mese; egli ha volto i suoi passi a Kenat,
-sui confini del deserto di Zin.
-</p>
-
-<p>
-— A Kenat, il castello del Dai al Kebir?
-</p>
-
-<p>
-— Tu l'hai detto.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Il vecchio Abd el Rhaman accolse l'annunzio
-<span class="pagenum" id="Page_173">[173]</span>
-con una smorfia, che non prometteva niente di
-buono ai suoi compagni di viaggio.
-</p>
-
-<p>
-— Che cos'è questo Dai al Kebir? — domandò
-lo scudiero, a cui non sfuggiva un atto, un moto,
-del volto abbronzato di Abd el Rhaman.
-</p>
-
-<p>
-— Il capo degli Assassini, — rispose il vecchio
-aggrottando le ciglia; — intendo parlare degli Assassini
-occidentali, che vogliono avere anche qui
-il loro Alamut, il loro nido d'avvoltoi.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Il vocabolo <i>Assassino</i> non aveva ancora pe' Cristiani
-il suo brutto significato, o, per dire più veramente,
-non risvegliava ancora l'idea di sicario o
-di ladrone. I nostri viaggiatori non dovevano dunque
-indovinare la gravità dell'annunzio, che dalla
-cera brusca con cui lo aveva accolto il loro vecchio
-ed esperto condottiero.
-</p>
-
-<p>
-Che cos'erano gli Assassini occidentali, di cui
-parlava Abd el Rhaman? Che cos'era il loro nido
-d'avvoltoi? Per farlo intendere ai lettori, che non
-hanno dimestichezza con queste diavolerie della
-storia, dovrò toccar brevemente degli Assassini
-orientali, e, quel che è peggio, incominciare dai
-parlar di tutt'altro; per esempio, del <i>kief</i>.
-</p>
-
-<p>
-È questo un vocabolo intraducibile nelle lingue
-d'Europa. La <i>siesta</i> degli Spagnuoli non ci ha
-nulla a vedere; il «dolce far niente» degli Italiani
-non ne è che una pallida immagine. Non basta
-far niente e sentirne la dolcezza; è mestieri
-altresì di essere penetrati fino al midollo dal sentimento
-della propria inerzia. Il <i>kief</i> è il gaudio,
-la beatitudine paradisiaca del sentirsi annientato;
-è il non essere, introdotto, identificato, nella coscienza
-dell'essere.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_174">[174]</span>
-</p>
-
-<p>
-Queste parranno stranezze, ma la colpa non è
-mia. Ora, per giungere al <i>kief</i> non c'è di meglio
-che il <i>kief</i>; il che sarà manifesto a chiunque sappia
-che in molti casi la lingua non ha che un vocabolo
-per esprimere l'effetto e la causa. È <i>kief</i>
-ogni sostanza capace di produrre lo stupore dell'ebrezza;
-e <i>kief</i> per eccellenza è l'<i>ascisce</i>, erba nel
-senso generico, ma, nel caso concreto, lo stelo del
-canape indiano, nella sua parte più tenera, cioè a
-dire le ultime foglie, i fiori e la semente; tutta
-roba che si può fumare disseccata, o mangiare indolcita
-con zucchero e burro, o bere disciolta in
-una infusione, tra due sorsate di caffè e due boccate
-di fumo del vostro <i>narghilè</i>. Scusate, lettori,
-vi parlo come se foste altrettanti discendenti d'Ismaele.
-</p>
-
-<p>
-L'uso dell'<i>ascisce</i> era conosciuto in Oriente da
-tempi immemorabili. — «Lascia il vino in disparte: — cantano
-i poeti arabi; — prendi in sua
-vece la coppa di Haider, la coppa che esala l'odore
-dell'ambra e che brilla del verde sfolgoreggiante
-dello smeraldo.»
-</p>
-
-<p>
-Ciò premesso, per non averci a tornar su, veniamo
-agli <i>Asciscin</i>, che avrete già capito esser
-tutt'uno cogli Assassini. Sullo scorcio del decimo
-secolo si formò in Oriente questa setta religiosa e
-politica, che osò arrogarsi il diritto di pronunziare
-l'anatema contro i suoi avversarii, rincalzando la
-sua riprovazione coll'omicidio. Gli orrendi settari
-ebbero il nome dall'<i>ascisce</i> di cui s'inebriavano
-gl'iniziati, i <i>fedàvi</i>, che avrò l'onore di farvi conoscere
-più intimamente tra poco.
-</p>
-
-<p>
-Quali erano le ragioni storiche della sètta? In
-<span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span>
-quattro parole mi sbrigo. Poichè Abdallà ebbe fondata
-in Egitto la dinastia dei Fatimiti, discendenti
-da un Ismaele, settimo imano nella linea di Alì,
-che era stato il marito di Fatima, la bella figliuola
-di Maometto, si chiamarono Ismaeliti tutti i partigiani
-che negavano formalmente la legittimità dei
-Califfi ortodossi e che erano devoti alla stirpe di
-Alì, considerando che il potere sovrumano di Maometto
-fosse in quella rimasto celato. Questo arcano
-potere doveva manifestarsi nella persona d'un
-Messia, la cui apparizione dipendeva da certi
-eventi. La nuova dottrina, dopo avere scosso la
-Persia e la Siria, propagata in tutte le terre mussulmane
-da accorti missionarii, avea posto il suo
-centro al Cairo, nella grande scuola conosciuta
-sotto il nome di <i>Dar el Hakmet</i>, o casa della sapienza,
-coll'intento palese di sostenere i diritti dei
-califfi Fatimiti al dominio universale, e di affrettare
-la distruzione dei califfi Abassidi di Bagdad
-come usurpatori.
-</p>
-
-<p>
-La sètta aveva un capo supremo, <i>Dai el Dvat</i>,
-ossia direttore dei missionarii, e una dottrina segreta,
-a cui si giungeva per iniziazioni successive;
-lungo i gradi superiori della gerarchia. Avvenne
-che uno di que' <i>dais</i>, chiamato Hassan Ben Deba
-Homairi, parendogli troppo lento e timido il progredir
-della sètta, immaginasse di stabilirne l'impero
-con una vasta cospirazione e coll'assassinio.
-In gran favore al Cairo, potente nella scuola, propenso
-alle idee persiane circa la nessuna importanza
-degli atti esteriori, Hassan ammetteva che i
-concetti capaci di ingenerare la convinzione personale
-avessero anche il diritto di armare la mano
-<span class="pagenum" id="Page_176">[176]</span>
-dell'uomo convinto; che la guerra, fondata sul
-consenso delle moltitudini, era più incomoda, più
-malagevole e più micidiale dell'uccisione proditoria,
-la quale non richiede altro, fuorchè un braccio
-devoto ed audace.
-</p>
-
-<p>
-Così trionfava la legge del pugnale. Per svolgere
-più liberamente il suo codice nuovo. Hassan nel
-1090 s'impadronì con inganno del castello di Ilhaamut,
-o il nido d'avoltoi, così chiamato per la sua
-eminente postura non lungi da Casvin, nelle montagne
-di Rudbar; ne fece una cittadella inespugnabile,
-dove educava i suoi sicarii, e da dove egli
-fulminava la morte a' suoi nemici, a mano a mano
-che li avea condannati. Solo e chiuso nelle sue
-stanze, lo <i>Sceik el Gebal</i> (vecchio della montagna)
-non uscì che due volte nei trentacinque anni del
-suo spaventoso regno, di là trasmettendo i suoi
-cenni a tre grandi priori (<i>Dai al Kebirs</i>) che comandavano
-in suo nome, a Gebal, nel Kuhistan e
-nella Siria, e guidando, con mente fredda e sicura,
-il pugnale dei fedàvi. Questi, il cui nome significa
-«coloro che si sacrificano» erano giovinetti
-comperati o rapiti nei teneri anni, educati a non
-avere altro Dio che il vecchio della montagna,
-altra volontà che la sua, pronti ad ogni sbaraglio,
-agguerriti in ogni maniera di prove.
-</p>
-
-<p>
-Si leggono nella storia delle crociate meravigliosi
-racconti intorno al fanatismo di quei sicarii. Il
-conte di Sciampagna, visitando un giorno il castello
-di Alamut, vide due uomini ad un semplice
-comando del padrone precipitarsi dall'alto di una
-torre, per dare a lui, come straniero, un giusto
-concetto della disciplina che regnava colà. Infiammati
-<span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span>
-questi giovani mercè la predicazione, si addormentavano
-con un beveraggio ed erano portati
-a risvegliarsi in un giardino di delizie. Ma qui,
-lettori, se permettete, dò la parola al più veridico
-dei narratori, le cui storie meravigliose parvero fino
-ai dì nostri un romanzo.
-</p>
-
-<p>
-«Il Veglio aveva fatto fare tra due montagne
-in una valle il più bel giardino e il più grande
-del mondo; quivi avea tutt'i frutti e li più belli
-palagi del mondo, tutti dipinti a oro e a bestie e
-ad uccelli. Quivi era condotti; per tale veniva
-acqua, per tale miele e per tale vino. Quivi era
-donzelli e donzelle, gli più belli del mondo e che
-meglio sapevano cantare, suonare e ballare. E faceva
-lo Veglio credere a costoro che quello era il
-paradiso... perchè Maometto disse che chi andasse
-in paradiso avrebbe di belle femmine tante quante
-volesse, e quivi troverebbe fiumi di latte, di miele
-e di vino. I Saracini di quella contrada credevano
-veramente che quello fosse il paradiso. E in questo
-giardino non entrava se non colui che il Veglio
-volea fare assassino.
-</p>
-
-<p>
-«All'entrata del giardino il Veglio aveva un castello
-sì forte, che non temeva niun uomo del
-mondo. Il Veglio teneva in sua corte tutti giovani
-di dodici anni, che gli paressero da diventare prodi
-uomini. Quando il Veglio ne faceva mettere nel
-giardino a quattro, a dieci, a venti, faceva loro
-dar bere oppio; e quelli dormivano bene tre dì. E
-facevali portare nel giardino e al tempo li faceva
-svegliare. Quando i giovani si svegliavano, e si
-trovavano là entro, e vedevano tutte queste cose,
-veramente si credevano essere in paradiso. E queste
-<span class="pagenum" id="Page_178">[178]</span>
-donzelle sempre stavano con loro in canti e in
-grandi sollazzi; donde egli avevano sì quello che
-volevano, che mai per lo volere non si sarebbono
-partiti.
-</p>
-
-<p>
-«Il Veglio tiene bella corte e ricca, e fa credere
-a quelli della Montagna che così sia com'io vi ho
-detto. E quando egli vuol mandare alcuno di que'
-giovani in qualche luogo, fa dar loro un beveraggio
-per cui dormono, e li fa recare fuor del giardino
-nel suo palazzo.
-</p>
-
-<p>
-«Quando e' si svegliano e si trovano quivi,
-molto si maravigliano, e sono assai tristi, perchè
-si trovano fuori del paradiso. Eglino se ne vanno
-dinanzi al Veglio, credendo che sia un gran profeta,
-e inginocchiansi.
-</p>
-
-<p>
-«Egli domanda loro: donde venite?
-</p>
-
-<p>
-«Rispondono: dal paradiso: e gli contano quello
-che v'hanno veduto dentro, e hanno gran voglia
-di tornarvi.
-</p>
-
-<p>
-«E quando il Veglio vuol fare uccidere alcuna
-persona, egli fa torre quello lo quale sia più vigoroso,
-e fagli uccidere cui egli vuole; e coloro lo
-fanno volentieri, per ritornare nel paradiso.
-</p>
-
-<p>
-«Se scampano, ritornano al loro signore: se
-sono presi, vogliono morire, credendo ritornare al
-paradiso.
-</p>
-
-<p>
-«E quando il Veglio vuol far uccidere alcun
-uomo, egli prende il giovane e dice: va, fa' tal
-cosa, e questo ti fo perchè ti voglio far ritornare
-al paradiso. E gli Assassini vanno, fannolo molto
-volontieri.
-</p>
-
-<p>
-«E in questa maniera non campa niun uomo
-dinanzi al Veglio della Montagna, a cui egli la
-<span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span>
-vuol fare. E sì, vi dico, che più re gli fanno tributo
-per quella paura.»
-</p>
-
-<p>
-Adesso, lettori umanissimi, chiuderemo i viaggi
-di Marco Polo, per dir brevemente dell'altro. Era
-l'<i>ascisce</i> quell'oppiato con cui i capi dell'infame
-sètta annebbiavano l'intelletto dei loro sicarii, riducendoli
-in quello stato di stupida obbedienza,
-che li rendeva così terribili ai principi d'Asia e
-d'Europa. Questi esecutori dei feroci comandi, che
-erano i giovani Fedàvi, andavano vestiti di bianco,
-con berrette e cinture rosse, e armati di acute daghe;
-ma usavano ogni foggia di travestimento, allorchè
-erano mandati a qualche impresa difficile.
-</p>
-
-<p>
-Tra per forza d'armi e d'inganni, gli Assassini
-s'impadronirono in breve di molte castella e luoghi
-muniti della Persia. Il soldano Malek Scià li
-assalì, i dottori della legge li scomunicarono; ma
-i Fedàvi spargevano morti segrete fra i nemici
-dell'ordine; il ministro del sultano, Nizam-u-Malk,
-fu colpito di stilo; il suo signore morì poco dopo,
-improvvisamente, e di veleno, come ne corse il sospetto.
-</p>
-
-<p>
-Di là si sparsero nella Siria. Al tempo di cui
-narro, Abus Wefa, <i>Dai al Kebir</i> d'Occidente, doveva
-passare dal castello di Kanat fino alle montagne
-presso Tripoli (Tripoli di Palestina, intendiamoci),
-stringer trattati coi Turchi, che gli cedettero
-alcuni distretti, e perfino col re di Gerusalemme,
-Baldovino II, essendo auspice e mediatore
-al trattato Ugo de' Pagani, un gran maestro dei
-Templarii!
-</p>
-
-<p>
-Capite che roba? Per fortuna, di questo non abbiamo
-a trattar noi. Siamo nel 1102; Hassan, il
-<span class="pagenum" id="Page_180">[180]</span>
-terribile <i>Sceik al Gebal</i>, è nella sua rocca persiana
-di Alamut, dove camperà ancora ventidue anni.
-Abu Wefa, il gran priore di Palestina, è tuttavia
-a Kanat, donde negozia e congiura con Afdal, l'usurpatore,
-e con Bahr Ibn, il pretendente al trono
-d'Egitto, coi Sultani Selgiucidi, coi reali di Gerusalemme,
-con tutti, pur di estendere il suo dominio
-nella Terra Santa, intorno al nuovo regno della
-Croce; disposto insomma ad allearsi con uno dei
-tanti, per vincere gli altri, e tradir tutti ad un
-modo. Era la politica del tempo; è pur troppo la
-politica di tutti i tempi.
-</p>
-
-<p>
-I nostri viaggiatori, brevemente informati di ciò
-che sapeva Abd el Rhaman intorno a questi Assassini,
-tennero consiglio tra loro. Lo scudiero voleva
-che si andasse tutti ugualmente, perchè gli
-Assassini, se erano davvero gli amici dello <i>Sciarif</i>
-e se questi si era avvicinato al loro castello, non
-dovevano incuter timore; e infine perchè non erano
-ladroni, nè usavano andare attorno in così gran
-numero, da spaventare una schiera di gente risoluta.
-</p>
-
-<p>
-Ma prevalse il consiglio di Gandolfo, che si
-avesse a dividere la gente in due schiere. La prima
-e la più numerosa, coi cammelli e una parte degli
-arcadori, sarebbe rimasta in attesa al pozzo di
-Rehobot; egli, con una mano di uomini volenterosi
-e una guida araba, si sarebbe spinto innanzi
-per le gole di Cades, alla ricerca di Bahr Ibn. Un
-campo numeroso, come doveva essere quello dello
-<i>Sciarif</i>, non poteva mica nascondersi così facilmente
-in quei luoghi, nè viverci in guisa che se
-ne avessero a perder le tracce.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_181">[181]</span>
-</p>
-
-<p>
-Caffaro di Caschifellone aveva assentito al parere
-di Gandolfo. E voltosi al biondo scudiero, gli
-aveva detto:
-</p>
-
-<p>
-— Rimarrò dunque io, per vegliare su voi.
-</p>
-
-<p>
-— No, no; andate, messere; — rispose lo scudiero,
-con accento supplichevole, che non dava
-modo di resistergli; — andate anche voi con messere
-Gandolfo.
-</p>
-
-<p>
-— Ma voi? lasciarvi qui senza un amico?....&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Lo scudiero crollò la testa, in atto di chi persiste
-nella sua deliberazione e non ammette argomentazioni
-in contrario.
-</p>
-
-<p>
-— Abd el Rhaman è un brav'uomo.; diss'egli; — e
-non mancherà alla sua fede.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Il vecchio condottiero, udendo quelle parole, si
-fece avanti, e, postosi una mano sul petto, disse
-con accento solenne:
-</p>
-
-<p>
-— Quando una carovana è in viaggio, essa è in
-balìa del <i>Krebir</i>. Ma questi ne è mallevadore dinanzi
-alla legge e deve premunirla contro tutti gli
-eventi che non procedono da Dio. Egli paga il
-prezzo del sangue per tutti i viaggiatori che per
-sua colpa muoiono, si sbandano, sono uccisi, o
-scompaiono; egli è severamente punito se la carovana
-viene a patire per mancanza d'acqua, o se
-egli non ha saputo difenderla contro i ladroni del
-deserto. L'Emiro di Gaza ha una parola sicura, e
-un braccio lungo, che saprebbe cogliermi dovunque,
-se io mancassi al mio debito. Ma io ti giuro,
-o cavaliere, ti giuro per la barba venerabile del
-Profeta, che io veglierò sul capo del giovinetto,
-come gli angeli Moahibbat sul capo del figlio di
-Abd el Mettaleb, donde nacque Maometto, il nostro
-<span class="pagenum" id="Page_182">[182]</span>
-signore. Se io vengo meno al mio giuramento,
-possa colui che è sollecito nel fare i conti, mandarmi
-in un batter d'occhio sul ponte <i>al Sirat</i>,
-che è più stretto d'un capello e più affilato del taglio
-d'una spada, e piombare nello <i>Hawigat</i>, che
-è il peggiore tra tutti i gironi d'inferno, come
-quello che è destinato agli ipocriti.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Nelle loro frequenti relazioni di guerra e di pace
-coi Saracini, i Crociati avevano imparato a tenere
-in pregio cosiffatti giuramenti. Epperciò il nostro
-amico Caffaro di Caschifellone si acquetò facilmente
-alle promesse del vecchio. Strinse la mano
-al biondo scudiero, che gli augurò dal profondo del
-cuore un sollecito ritorno, e partì.
-</p>
-
-<p>
-Gandolfo del Moro era già balzato in sella, e
-dieci animosi arcadori, seguiti da due cammelli,
-colle provvigioni necessarie al viaggio, tenevano
-dietro al guidatore, scelto da Abd el Rhaman tra i
-migliori della sua scorta.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_183">[183]</span></p>
-
-<h2 id="cap13">CAPITOLO XIII.
-<span class="smaller">Alle strette di Cades.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Secondo i computi del vecchio <i>Krebir</i>, l'assenza
-dei cavalieri non doveva andar oltre i cinque giorni,
-se lo Sciarif aveva il suo campo di là dalle gole
-di Cades, nè oltre i sette, o gli otto alla più trista,
-se era andato fino alla ròcca di Kanat.
-</p>
-
-<p>
-Per altro, questa seconda ipotesi, quantunque avvalorata
-dalle notizie dei viaggiatori di Sefat, pareva
-inaccettabile al savio condottiero. Lo <i>Sciarif</i>
-aveva gente molta con sè; non tanta da poter tentare
-alcuna impresa di rilievo, ma sempre troppa
-per riuscire ospite accetto ad alcuno. Anche ammettendo
-che il <i>Dai al Kebir</i> d'Occidente fosse in
-una certa dimestichezza con lui, non era da credere
-che gli Assassini volessero ospitarlo con tutti
-i suoi nella ròcca; testimonianza di amicizia che
-sarebbe stata veramente soverchia, e di confidenza
-che i tempi e gli usi d'allora non consentivano
-certamente.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_184">[184]</span>
-</p>
-
-<p>
-I primi cinque giorni d'aspettazione passarono;
-lunghi, ci s'intende, ma abbastanza tranquilli, anche
-per l'animo del biondo scudiero, che aveva già
-tanto aspettato, da saper sostenere con rassegnazione
-quell'ultima prova.
-</p>
-
-<p>
-Ma al sesto giorno, l'ansietà incominciò a mostrarsi
-sul volto di Abd el Rhaman; il turbamento
-su quello dello scudiero.
-</p>
-
-<p>
-Il vecchio <i>Krebir</i> passava la giornata esplorando
-degli occhi l'orizzonte, la notte aguzzando l'orecchio
-a tutti i lontani rumori del deserto. Ma invano;
-la linea dell'orizzonte non appariva turbata dal più
-piccolo nembo di polvere; gli echi del deserto
-erano muti, e non ripetevano che il grido degli
-sciacalli, vaganti in busca di preda.
-</p>
-
-<p>
-Triste il settimo giorno; più triste a gran pezza
-l'ottavo. Già lo scudiero aveva fatto la proposta di
-lasciare il pozzo di Rehobot per avvicinarsi alle
-gole di Gades e per andare anche più oltre, fino a
-tanto non si avessero nuove dei compagni. Ma al
-vecchio <i>Krebir</i> non parve prudente di dargli retta.
-A lui erano affidate le sorti della carovana; la vita
-del biondo compagno dipendeva dalla sua vigilanza.
-</p>
-
-<p>
-Lo scudiero non fece più motto; si chiuse nel
-suo dolore e aspettò, non più i compagni partiti,
-ma la sua ultima ora; chè veramente gli pareva
-dovesse scoppiargli il cuore ad ogni tratto. Seduto
-a piè di una palma, sull'ultimo lembo dell'oasi,
-restava lunghe ore immobile, cogli sguardi fissi da
-quella parte del deserto per dove erano spariti i
-cavalieri. E lo struggeva il pensiero di tutti i lontani,
-della famiglia, della patria abbandonata, e di
-Arrigo, del povero Arrigo, che doveva tenergli luogo
-<span class="pagenum" id="Page_185">[185]</span>
-d'ogni cosa più diletta, e che forse era campato da
-una morte gloriosa entro le mura di Cesarea, per
-soccombere oscuramente in un angolo ignorato
-della terra di Moab. E si pentiva allora, ma tardi,
-si pentiva amaramente di non aver fatto prova
-d'una più salda volontà, quando avea detto di seguire
-i suoi compagni di viaggio in quell'ultima
-parte della difficile impresa. Che cos'erano i pericoli
-a cui essi andavano incontro, al paragone dell'affanno,
-dell'ansia mortale a cui era in preda il suo
-cuore?
-</p>
-
-<p>
-Abd el Rhaman si provava a consolarlo; ma le
-sue massime orientali, impresse di un cupo fatalismo,
-facevano effetto contrario.
-</p>
-
-<p>
-— Ci son dieci cose nel mondo, l'una più forte
-dell'altra; — gli diceva una volta il <i>Krebir</i>; — anzi
-tutto le montagne; poi il ferro che spiana le
-montagne; il fuoco che liquefà il ferro; l'acqua che
-spegne il fuoco; le nubi che assorbono l'acqua; il
-vento che scaccia le nubi; l'uomo che sfida il vento;
-l'ebbrezza che vince l'uomo; il sonno che dissipa
-l'ebbrezza; il dolore che uccide il sonno.
-</p>
-
-<p>
-— Ed altre ancora; — rispose lo scudiero; — la
-morte che tronca il dolore; l'amore che trionfa
-della morte.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Sapeva il vecchio <i>Krebir</i> di avere in custodia una
-donna? Dall'ossequio con cui parlava al biondo scudiero,
-era lecito argomentare che almeno almeno
-lo sospettasse.
-</p>
-
-<p>
-Del resto, non era cosa nuova nè strana a que'
-tempi che una donna andasse attorno sotto spoglie
-virili, e il Tasso e l'Ariosto, colle loro Clorinde e
-le loro Bradamanti, non hanno inventato nulla che
-<span class="pagenum" id="Page_186">[186]</span>
-faccia contro al vero, nè al verosimile, della storia.
-La Cavalleria, impasto di usanze nordiche e di mitologie
-greche, derivava dalle Amazzoni le sue
-donne guerriere, e non le considerava men donne
-per questo, come farebbe la società moderna, dopo
-che ha inventato tante capestrerie, come la cipria
-e il mal di nervi, e bastionata la pretesa debolezza
-d'Eva colla faldiglia, il guardinfante e il crinolino.
-</p>
-
-<p>
-Indovinasse, o no, il segreto dello scudiero, Abd
-el Rhaman capì che, a rimanere più oltre colà, il
-poverino gli sarebbe morto di crepacuore. Come
-rimediarci? Egli c'è un modo, per ingannare l'ansia
-mortale dello attendere; e questo è di andare incontro
-a ciò che si attende. Sia un conforto morale,
-derivato dalla speranza che si ravviva, o un benefizio
-fisico, frutto della distrazione che arreca una
-giusta vicenda di riposo e di moto, il fatto sta che
-l'ansia e l'affanno si chetano un tratto nell'andare.
-Lo spirito è più calmo, o almeno più arrendevole
-ai consigli della pazienza, quando può trasmettere
-un poco della sua furia alle gambe.
-</p>
-
-<p>
-Abd el Rhaman, da quell'uomo serio che era,
-chiamò prima di tutto i pensieri a capitolo.
-</p>
-
-<p>
-— Se vado e c'incoglie una disgrazia, io pago il
-prezzo del sangue. E questo prezzo non sarà di
-cento cammelli, secondo vuole il Corano; sarà la
-mia testa senz'altro, poichè l'emiro Mohammed
-pensa a conservarsi l'amicizia dei Franchi.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-I Crociati erano allora tutti Franchi per gli Arabi,
-Goffredo di Buglione e Baldovino erano francesi,
-lo rammentate, e la crociata era stata bandita a
-Clermont.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_187">[187]</span>
-</p>
-
-<p>
-Ma tiriamo innanzi col soliloquio di Abd el Rhaman,
-che del resto non andrà in lungo come quello
-di Amleto.
-</p>
-
-<p>
-— Se resto, attenendomi alla buona ragione del
-luogo sicuro, non faccio niente di meglio, perchè
-questo povero ragazzo mi muore. Non parla, non
-mangia più.... ed io posso già dirmi un uomo spacciato.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-La conseguenza di questo dilemma del vecchio
-<i>Krebir</i> fu questa, che tra due mali si avesse a scegliere
-il minore. Infatti, non era mica detto che,
-allontanatisi dal pozzo ospitale di Rehobot, dovessero
-lasciare infallantemente la vita in uno scontro
-coi ladroni del deserto. Questa ribaldaglia scorazzava
-qua e là, un po' a tramontana, verso Hebron,
-un po' a mezzogiorno, verso i confini dell'Egitto.
-Ma era egli da credere che appunto allora, mentre
-lo <i>Sciarif</i> vagava colla sua gente in quelle stesse
-regioni, i nomadi predatori fossero rimasti in quel
-vecchio teatro delle loro gesta?
-</p>
-
-<p>
-Questa argomentazione finì di persuadere Abd el
-Rhaman, che decise di muoversi dal pozzo di Rehobot,
-per andare due giornate più verso levante, fino
-alle gole di Cades, nel paese degli Edomiti.
-</p>
-
-<p>
-Non è a dire come il biondo scudiero accogliesse
-l'annunzio. Una vampa di allegrezza, la prima dopo
-tanti giorni di abbattimento, colorò le sue guance
-smorte.
-</p>
-
-<p>
-La carovana riprese il suo cammino interrotto.
-Gli arcadori genovesi, bene intendendo gli onesti
-disegni del vecchio, gli obbedirono, come avrebbero
-obbedito a messer Caffaro di Caschifellone. E questo
-non farà meraviglia, chi pensi che i Genovesi,
-<span class="pagenum" id="Page_188">[188]</span>
-marinai anzi tutto, non partecipavano a tutti i dirizzoni
-dell'epoca. Combattevano i Saracini, ma sapevano
-anche render giustizia alla virtù d'un nemico.
-Il quale, del resto, era Cananeo, cioè a dire
-consanguineo di quei Fenicii, con cui la gente ligure
-aveva avuto relazioni di traffico fino dagli antichissimi
-tempi.
-</p>
-
-<p>
-Abd el Rhaman non andava tuttavia senza le debite
-cautele. Entravano in una parte del deserto
-dove era difficile imbattersi in gente da bene. La
-strada delle carovane di Palestina per l'Egitto non
-appoggiava mai più a levante del pozzo di Rehobot,
-e per incontrare l'altra via dei pellegrini, che dalle
-provincie della Siria volgevano alla Mecca, era mestier
-valicare tutto il deserto di Cades, costeggiare
-l'ultimo lembo del lago Asfaltide nella valle di Siddim,
-e proseguire oltre un buon tratto nel paese
-di Moab.
-</p>
-
-<p>
-L'intervallo era sempre stato in balìa dei predoni.
-Per allora, fortunatamente, doveva essere in balìa
-dello <i>Sciarif</i> e dei suoi alleati recenti, gli Assassini.
-Questo pensiero chetava un tratto le ansietà del
-vecchio condottiero. Ma c'erano sempre le strette
-di Cades da varcare, e Abd el Rhaman andava guardingo,
-stava sempre coll'orecchio teso, alla guisa
-delle antilopi.
-</p>
-
-<p>
-Al sopraggiungere della notte, disponeva il campo
-con una cura che mai non aveva usato la maggiore
-in sua vita. E dopo aver disposto ogni cosa a dovere,
-vigilava, non più con uno, ma con ambedue
-gli occhi. Il grido notturno alle guardie del campo
-si ripeteva d'ora in ora con una regolarità veramente
-ammirabile.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_189">[189]</span>
-</p>
-
-<p>
-Alle strette di Cades raddoppiò la vigilanza, ma
-cessarono le grida. A destra e a manca delle carovane
-si innalzavano certe colline, o cumuli di
-sabbia, non diversi dagli altri che avevano attraversati
-nelle vicinanze di Gaza, se non in questo,
-che i ciuffi di lentisco erano più spessi e prendevano
-aspetto di macchia. L'occhio del condottiero
-non poteva più spaziare come prima da tutti i lati
-dell'orizzonte; bisognava esplorare il terreno, scambio
-di guardare da lunge, e sopratutto bisognava
-tacere.
-</p>
-
-<p>
-— Legate le fauci ai cammelli; — diceva il vecchio
-ai suoi cammellieri; — e quando saranno sdraiati,
-non vi accostate a loro, affinchè non avvenga
-loro di muggire alla vista dei padroni, e di dar
-nell'orecchio al nemico. Questa notte ci contenteremo
-di datteri, perchè non è prudenza accendere
-il fuoco.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-E agli arcadori diceva:
-</p>
-
-<p>
-— Parlate piano, anzi non parlate affatto. Qui
-davvero è da ripetere il nostro proverbio: la parola
-è d'argento, il silenzio è d'oro.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Tuttavia, nel cuor della notte, egli stesso andò
-contro alla sua legge. Un rumore gli era venuto
-all'orecchio, come di rami calpestati nella macchia
-vicina. Fossero sciacalli, attratti colà dalla speranza
-di preda? O leoni che lasciavano il covo, per andare
-in cerca di una fontana? Abd el Rhaman fiutò
-lungamente l'aria, e non gli parve che si trattasse
-di fiere. Uomini dunque?
-</p>
-
-<p>
-Non stette più in forse un istante; balzò fuori
-del campo e ad alta voce gridò:
-</p>
-
-<p>
-— Servi di Dio, ascoltate. Chi si aggira intorno
-<span class="pagenum" id="Page_190">[190]</span>
-a noi, s'indugia vicino alla morte. Egli non ci guadagnerà
-nulla a far ciò, e risica di non veder più
-le palme del suo villaggio. Se egli è un povero
-viandante affamato venga e gli daremo di che sfamarsi;
-se ha sete, si faccia avanti e gli daremo a
-bere. È ignudo? E noi lo vestiremo. È stanco? Riposerà,
-tra noi. Siamo credenti in Dio e nel Profeta,
-che viaggiamo per le nostre faccende, e non
-vogliamo male a nessuno.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Il silenzio della notte e la tranquillità del deserto
-conferivano alle parole del vecchio una solennità
-paurosa.
-</p>
-
-<p>
-— Era proprio necessario che tu parlassi? — chiese
-il biondo scudiero al <i>krebir</i>, quando questi
-fu rientrato nel campo.
-</p>
-
-<p>
-— Figliuol mio, — rispose Abd el Rhaman, — dice
-il proverbio dei ladri: «la notte è la parte
-del povero, quando egli è coraggioso.» Siamo alle
-strette di Cades, uno dei luoghi più pericolosi della
-Siria. Dio sa quante carovane ci furono saccheggiate!
-Se sono ladroni che spiano il momento opportuno
-per piombarci addosso, eglino sapranno
-oramai che siamo preparati a riceverli.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Gli arcadori di Genova erano già in piedi e tendevano
-le corde, per vedere se la rugiada notturna
-non le avesse rallentate. Anche i cammellieri si
-erano sciolti dai loro mantelli e aspettavano muti,
-colla mano sull'impugnatura delle loro spade affilate
-e ricurve.
-</p>
-
-<p>
-Tralasciando allora di rispondere allo scudiero,
-Abd el Rhaman intuonò ad alta voce il «f<i>atihat
-oul kitab</i>», che in lingua nostra significherebbe il
-capitolo che apre il volume, e che è per l'appunto
-<span class="pagenum" id="Page_191">[191]</span>
-il primo capitolo del Corano, ossia il libro per eccellenza.
-I Mussulmani attribuiscono ai sette versetti
-di questo capitolo una virtù meravigliosa, come
-i Cristiani al segno della croce, con cui incominciano
-tutte le loro preghiere.
-</p>
-
-<p>
-Ed ecco il <i>fatihat</i> del vecchio condottiero, a cui
-rispondevano le voci di tutti gli Arabi suoi compagni.
-</p>
-
-<p>
-«Lode a Dio, signore dell'universo,
-</p>
-
-<p>
-«Il clemente, il misericordioso,
-</p>
-
-<p>
-«Sovrano nel giorno della retribuzione!
-</p>
-
-<p>
-«Sei tu che adoriamo, e di cui imploriamo il
-soccorso.
-</p>
-
-<p>
-«Guidaci tu nel retto sentiero;
-</p>
-
-<p>
-«Nel sentiero di coloro che tu ricolmi dei tuoi
-benefizii,
-</p>
-
-<p>
-«Di coloro che non sono incorsi nella tua collera
-e che non si sono smarriti.
-</p>
-
-<p>
-«<i>Amin!</i>»
-</p>
-
-<p>
-La carovana aveva a mala pena finito la sua invocazione,
-che un fruscio si udì tra i lentischi, e
-poco stante il rumore di alcuni passi lungo il pendìo
-della collina.
-</p>
-
-<p>
-Abd el Rhaman non si era dunque ingannato.
-Non erano belve, ma uomini, che vagavano nei
-pressi dell'accampamento.
-</p>
-
-<p>
-I cammellieri diedero di piglio alle lancie e snudarono
-le spade affilate e ricurve; gli arcadori incoccarono
-un verrettone sulla corda dell'arco; il
-biondo scudiero strinse convulsivamente la daga
-che gli pendeva al fianco e raccomandò la sua
-anima a Dio.
-</p>
-
-<p>
-Intanto il rumore dei passi si avvicinava sempre
-<span class="pagenum" id="Page_192">[192]</span>
-più. Abd el Rhaman respirò, parendogli di distinguere
-il calpestìo di due soli viandanti.
-</p>
-
-<p>
-A' piedi della collina, una voce s'udì, che dava
-ragione alla perspicacia del vecchio.
-</p>
-
-<p>
-— Signore della tenda, due invitati di Dio!
-</p>
-
-<p>
-— Siate i benvenuti, se una infermità non siede
-nei vostri cuori e una menzogna sulle vostre labbra.
-Ed è in questo luogo deserto che noi dovevamo
-aspettarci due ospiti?&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-La voce rispose con uno di quei proverbi così
-comuni tra gli Arabi:
-</p>
-
-<p>
-— La scabbia, il suo rimedio è il bitume; la povertà,
-il suo rimedio è il deserto.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Abd el Rhaman si volse ai suoi compagni di
-viaggio.
-</p>
-
-<p>
-— Sono Arabi davvero; — diss'egli; — forse pellegrini
-smarriti.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-E ad alta voce proseguì:
-</p>
-
-<p>
-— Fratelli, venite, e troverete ristoro tra noi.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-I due viaggiatori si appressarono, e uno di essi,
-colui che aveva già parlato due volte, ripigliò, coll'accento
-monotono di chi ripete una vecchia cantilena:
-</p>
-
-<p>
-— Siate generosi coll'ospite, perchè egli viene a
-voi con tutto ciò che possiede. Entrando, vi reca
-una benedizione; uscendo, si porta via i vostri peccati.
-Non siate avari; l'avarizia è un albero che
-Scitan ha piantato nell'inferno; i suoi rami si stendono
-sulla terra; chi ne coglie il frutto vi rimane
-impigliato ed è travolto nel fuoco. La generosità è
-un albero piantato in cielo da Dio, Signore dell'universo;
-i suoi rami toccano la terra, e per quei
-rami l'uomo generoso salirà al paradiso. Colui che
-<span class="pagenum" id="Page_193">[193]</span>
-accoglie umanamente i suoi ospiti si rallegra e fa
-loro buon viso. Dio non farà mai male a quella
-mano che avrà saputo donare.
-</p>
-
-<p>
-Quelle erano formole rituali tra gli Arabi, e la
-precisione con cui erano ripetute doveva chetare i
-sospetti di Abd el Rhaman, che ben si poteva dire
-fosse toccato nel suo debole.
-</p>
-
-<p>
-I viaggiatori erano giovani all'aspetto, ma stanchi
-e assai male in arnese.
-</p>
-
-<p>
-— Da dove venite? — chiese il vecchio <i>Krebir</i>.
-</p>
-
-<p>
-— Da Kanat; — risposero.
-</p>
-
-<p>
-— Da Kanat? Non c'è egli più dunque ospitalità
-tra i figli dello <i>Sceik ul Gebal</i>?
-</p>
-
-<p>
-— C'è sempre; ma insieme con essa il desiderio
-di trattenere i figli del deserto più a lungo che essi
-non vogliano essere trattenuti. Siano lieti i Fedàvi
-delle gioie anticipate del paradiso, noi amiamo rivedere
-le nostre famiglie. Da due giorni andiamo
-vagando nel deserto senza trovare nè una palma,
-nè una fontana, nè una compagnia di credenti in
-Dio, che ci tengano luogo dell'una cosa e dell'altra.
-Disperavamo già, quando abbiamo veduto, nella
-luce del tramonto, le sabbie gialle picchiettarsi di
-nero. Abbiamo indovinato l'avvicinarsi di una carovana
-e ci sono tornate in petto la speranza e la
-lena. Servi di Dio, noi ci accostiamo alla tenda che
-egli ha rizzata davanti ai nostri occhi, e vi portiamo
-la nostra fame e la nostra sete.
-</p>
-
-<p>
-— Non vi affaticate più oltre colle parole; — disse
-Abd el Rhaman. — Sedete accanto ai nostri
-cammelli, mangiate e bevete. Il frutto della palma
-è qui, condito col burro, e l'acqua del pari, attinta
-ieri mattina al pozzo di Rehobot.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_194">[194]</span>
-</p>
-
-<p>
-I due viandanti si gittarono avidamente sul pasto,
-che era loro apprestato con tanta generosità. E il
-vecchio <i>Krebir</i> ne godeva in cuor suo. La legge
-dell'ospitalità è questa, che l'ospite offra e che l'invitato
-di Dio accetti e mostri di gradire l'offerta.
-</p>
-
-<p>
-Un pellegrino giunse una volta presso un Arabo,
-che lo fece sedere al suo fianco e gli offerse il suo
-pasto.
-</p>
-
-<p>
-— Non ho fame; — disse lo straniero; — non
-ho bisogno che d'un luogo al coperto, per dormire
-questa notte.
-</p>
-
-<p>
-— Vattene dunque da un altro; — gli rispose
-l'Arabo. — Io non voglio che un giorno tu abbia
-a dire: ho dormito da un tale; io voglio che tu
-dica: ci ho saziato il mio ventre. La barba dell'invitato
-è in mano al padrone della tenda.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Saziato lo stomaco, i due viandanti, poichè non
-c'era modo di accoglierli sotto la tenda, domandarono
-ed ottennero di sdraiarsi accanto ai cammelli.
-E ravvoltisi nei loro mantelli e tirati i cappucci
-sugli occhi, si addormentarono insieme cogli altri
-uomini della scorta.
-</p>
-
-<p>
-Costoro erano certamente quello che avevano
-detto, due poveri viandanti smarriti, e Abd el Rhaman,
-se qualche sospetto gli fosse entrato nel cuore,
-lo avrebbe sicuramente scacciato, dopo averli visti
-mangiare e bere con tanta avidità, e quindi addormentarsi
-con tanta prontezza.
-</p>
-
-<p>
-Anche il buon vecchio aveva mestieri di riposo.
-Si è detto che soleva dormire da un occhio solo,
-ma anche a farlo da un solo, dormire bisogna. Disteso
-il suo mantello vergato sulla sabbia, vi si
-adagiò, ne trasse un lembo sul petto, e provò a
-<span class="pagenum" id="Page_195">[195]</span>
-chiudere un occhio, mentre collo spirito correva
-ai viaggiatori cristiani, che già da due giorni avrebbero
-dovuto ritornare, e che tuttavia non si vedevano
-ancora.
-</p>
-
-<p>
-Abd el Rhaman, per dire la verità, non era così
-inquieto come il biondo scudiero. Conosceva per
-antica prova come fossero fallaci le vie del deserto,
-dove lo aver smarrito una traccia, il non aver badato
-a un fil d'erba, fa perdere spesso le intiere
-giornate. E sebbene fidasse nell'avvedutezza dell'Arabo
-che aveva dato per guida ai cavalieri cristiani,
-il vecchio <i>Krebir</i> non poteva dissimularsi
-che ai viaggiatori mancava sempre una cosa, cioè
-a dire la sua propria esperienza.
-</p>
-
-<p>
-Uno scalpiccio improvviso gli ruppe il filo delle
-sue meditazioni. Era lo scudiero che usciva allora
-dalla sua tenda.
-</p>
-
-<p>
-— Figliuol mio, — disse Abd el Rhaman, — voi
-vegliate sempre. È mal fatto, perchè, quando uno
-veglia per tutti, gli altri debbono ristorare le forze
-nel sonno.
-</p>
-
-<p>
-— Se lo potessi! — esclamò lo scudiero, che non
-seppe trattenere un sospiro.
-</p>
-
-<p>
-— Imitate i nostri ospiti; — seguitava frattanto
-il <i>Krebir</i>. — Sentite come russa uno di loro,
-laggiù.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Lo scudiero non rispose, e stette cogli occhi in
-aria a guardare le stelle. La luna era scomparsa
-dal firmamento, e Aldebaran, l'astro prediletto dei
-popoli orientali, risplendeva in tutta la sua pura
-bellezza tra il cinto d'Orione e il gruppo delle Jadi.
-Ma lo scudiero non si indugiava a considerare la
-bellezza degli astri; pensava che essi soli a quell'ora
-<span class="pagenum" id="Page_196">[196]</span>
-dovevano vedere Arrigo da Carmandino, e confidava
-loro una preghiera, un saluto, un augurio.
-</p>
-
-<p>
-Mentre egli guardava e pregava, il vecchio condottiero
-si rizzava sul gomito e pensava.
-</p>
-
-<p>
-— E dove sarà l'altro? — chiese egli tra sè. — Son
-due, e non ne odo che uno.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Il dubbio gli si era appena formato nell'animo, che
-il vecchio balzò in piedi senz'altro. Abd el Rhaman,
-come tutti gli uomini che conoscono il pregio del
-tempo, non soleva far mai una cosa sola per volta.
-Ora, mentre egli pensava, il senso dell'odorato,
-squisitissimo in lui, era stato ferito da alcun che
-di nuovo e di strano. Il vecchio <i>Krebir</i> fiutava il
-pericolo.
-</p>
-
-<p>
-Balzò in piedi, già ve l'ho detto, e con accento
-risoluto gridò:
-</p>
-
-<p>
-— Credenti in Dio, seguaci del profeta Gesù, su
-tutti, presto, non perdiamo un istante!
-</p>
-
-<p>
-— Che fai tu? — dimandò lo scudiero, distolto
-così d'improvviso, dalla sua muta preghiera.
-</p>
-
-<p>
-— Figliuol mio, siamo assaliti; — rispose il <i>Krebir</i>.
-</p>
-
-<p>
-— Assaliti! Da chi?
-</p>
-
-<p>
-— Lo so io, forse? C'è odore di nemici nell'aria,
-ecco tutto.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Così dicendo, Abd el Rhaman diè di piglio alla
-sua scimitarra e fu d'un salto sui cammelli.
-</p>
-
-<p>
-Il campo era tutto a rumore. Ma l'ospite continuava
-a russare, ravvolto nelle pieghe del suo mantello
-sdruscito.
-</p>
-
-<p>
-— Maledetto cane! — gridò Abd el Rhaman, percuotendo
-quel corpo inerte d'un calcio.
-</p>
-
-<p>
-Lo scudiero, che aveva seguito il vecchio fin lì,
-visto quell'atto brutale, che contrastava con tutte
-<span class="pagenum" id="Page_197">[197]</span>
-le leggi della ospitalità, fu sul punto di credere
-che il vecchio <i>Krebir</i> avesse smarrito il suo senno.
-</p>
-
-<p>
-Ma prima che il concetto potesse prendergli forma
-nell'animo, un sibilo acuto gli percosse l'orecchio,
-indi un altro, e un altro ancora, e fu tosto un rumore
-di passi, uno strepito d'armi, sui due lati del
-campo.
-</p>
-
-<p>
-— Difendiamoci, in nome di Dio! — tuonò il vecchio
-condottiero.
-</p>
-
-<p>
-Gli arcadori genovesi avevano già afferrati i loro
-archi. Ma le corde erano recise. Non restavano che
-i cammellieri, a far fronte colle lancie.
-</p>
-
-<p>
-— No, no; — gridava il <i>Krebir</i>, brandendo la sua
-scimitarra. — La lancia è la sorella del guerriero,
-ma essa può sempre tradirlo. Gittate lo scudo; intorno
-a questo si addensano le sventure; la spada,
-la spada è l'arma dell'Arabo, quando il suo cuore
-è forte come il braccio. Alle gambe del nemico,
-alle gambe!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-E mandando i fatti compagni alle parole, il fiero
-vecchio diè tale un colpo agli stinchi del primo
-che gli si fece davanti, che lo mandò ruzzoloni,
-coi piedi troncati di netto. Era uno degli ospiti,
-colui che pur dianzi russava, mentre l'altro, approfittando
-delle tenebre e del sonno degli arcadori,
-era andato carponi recidendo le corde degli archi.
-</p>
-
-<p>
-— Traditore! — gridò il ferito, storcendosi dolorosamente
-sulla sabbia. — Tu pagherai la mia
-morte al gran Priore d'Occidente.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-La minaccia fu udita da tutti coloro che si stringevano
-a difesa intorno al vecchio condottiero.
-</p>
-
-<p>
-— Gli Assassini! — gridarono atterriti. — Sono
-gli Assassini!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_198">[198]</span>
-</p>
-
-<p>
-Molte dicerie paurose correvano già intorno a
-quei nuovi ospiti del deserto, in mezzo agli Arabi
-di Palestina. Si diceva che avessero tutte le dieci
-doti del guerriero: l'ardimento del gallo, il razzolìo
-della gallina, la fierezza del leone, lo slancio del
-cinghiale, l'astuzia della volpe, la prudenza dell'istrice,
-la rapidità del lupo, la costanza del cane,
-e la struttura del <i>naguir</i>, piccolo animale che prospera
-nelle privazioni e negli stenti.
-</p>
-
-<p>
-Si diceva per contro che fossero poco saldi nella
-fede e che mettessero la causa del loro ordine molto
-più sopra di quella dell'Islam. Di qui a crederli
-demonii scatenati dall'inferno, non era che un
-passo. Lontani, piacevano poco; vicini, incutevano
-spavento.
-</p>
-
-<p>
-E uno sgomento invincibile colse quei poveri
-cammellieri, gente così valorosa in ogni altra occasione,
-ma che non poteva, nel tramestìo di quella
-sorpresa notturna, misurare la gravità del pericolo.
-</p>
-
-<p>
-Così avvenne che gli arcadori genovesi rimanessero
-quasi soli a resistere. Gittati gli archi, oramai
-diventati inutili, avevano posto mano alle spade e
-si difendevano valorosamente, ma non senza stupirsi
-del modo strano che usavano i loro nemici
-nel fare la guerra. Infatti, gli Assassini, avvicinandosi
-a mezza spada, e riconoscendo di averla a dire
-con guerrieri cristiani, non lavoravano ad uccidere;
-facevano impeto in molti, cercando anzitutto di
-schermirsi come potevano; per giungere sotto e
-disarmare i loro avversarii. Un moderno avrebbe
-detto che c'era molta diplomazia in quella maniera
-di combattere; un cinquecentista ci avrebbe intravveduta
-la ragione di Stato; ma per quel tempo bisognava
-<span class="pagenum" id="Page_199">[199]</span>
-dire che i combattenti avessero ordine
-d'adoperare in tal guisa, e che la cieca obbedienza
-a cui li avvezzava la impromessa del paradiso fosse
-la vera cagione di quel rispetto ai guerrieri cristiani.
-Rispetto che non giungeva fino al punto
-di rimandarli liberi, poichè, a mano a mano che
-li avevano disarmati, li legavano stretti con certe
-funicelle e li spingevano l'uno sull'altro di costa
-alla tenda.
-</p>
-
-<p>
-Assai più difficile impresa era quella d'impadronirsi
-del vecchio <i>Krebir</i>, pel quale, del resto, non
-avrebbero usati tanti riguardi. Ma il fiero Abd el
-Rhaman non si poteva prendere, nè ammazzare
-così alla svelta. Al comando di arrendersi aveva
-risposto colla minaccia di uccidere il primo che gli
-si fosse accostato, e già tre uomini, che avevano
-tentato il colpo, si erano persuasi col fatto ch'egli
-parlava da senno.
-</p>
-
-<p>
-Il vecchio <i>Krebir</i> pensava in quel punto alla <i>dia</i>,
-o prezzo del sangue, che egli avrebbe dovuto pagar
-colla sua testa all'Emiro di Gaza, se fosse tornato
-alla spiaggia senza i Cristiani affidati alla sua vigilanza.
-Pensava al suo onore irreparabilmente perduto;
-come condottiero di carovana, dopo trenta e
-quarant'anni di fortunata esperienza. E pensava infine
-esser meglio il morire, per una giusta causa,
-combattendo i nemici di Allà. Non era opinione
-universale tra i credenti, che quegli <i>Asciscin</i>, sbucati
-dalla Persia, fossero una sètta di infedeli, e
-peggio assai dei Cristiani, poichè questi credevano
-almeno al profeta Gesù, laddove i seguaci del Vecchio
-della Montagna non credevano a nulla?
-</p>
-
-<p>
-Maometto, fermandosi un giorno davanti ai due
-<span class="pagenum" id="Page_200">[200]</span>
-cimiteri della Mecca, era uscito in queste profetiche
-parole:
-</p>
-
-<p>
-«Di questi due cimiteri, settantamila morti ascenderanno
-al paradiso senza render conto a Dio delle
-loro colpe; e ognuno di loro potrà farne entrare
-settantamila con sè. I volti loro somiglieranno alla
-luna piena. Una sola cosa è più meritoria del pellegrinaggio,
-agli occhi di Dio, ed è il morire nella
-guerra santa, nella guerra contro gli infedeli.»
-</p>
-
-<p>
-Così fortificato contro ogni vile pensiero, combatteva
-il vecchio <i>Krebir</i>. In mezzo alla mischia
-cercò il biondo scudiero, che era stato commesso
-alla sua custodia, e lo vide, o, per dire più veramente,
-lo udì, mentre gridava e invano si dibatteva
-fra le strette dei suoi assalitori.
-</p>
-
-<p>
-La ragione di quell'attacco notturno balenò allora
-alla mente del vecchio, che non volle assistere
-a tanta sventura e si lanciò disperato da quella
-parte, cercando inutilmente di rompere la cerchia
-dei nemici. La daga di un Fedàvo bevve il suo
-sangue, penetrandogli nella gola.
-</p>
-
-<p>
-— Era scritto! — diss'egli, stramazzando al suolo,
-mentre il sangue spicciava a fiotti dalla vasta piaga.
-</p>
-
-<p>
-— Non c'è che un Dio! — aggiunse poscia, levando
-al cielo la mano irrigidita.
-</p>
-
-<p>
-E non disse più altro. In quella affermazione
-della sua fede, il vecchio <i>Krebir</i> aveva esalato
-l'anima invitta.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_201">[201]</span></p>
-
-<h2 id="cap14">CAPITOLO XIV.
-<span class="smaller">Dove è dimostrato che sui ribaldi
-non si veglia mai abbastanza.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Caffaro di Caschifellone e Gandolfo del Moro non
-avevano intanto perduto il loro tempo. Valicate le
-strette di Cades, e senza imbattersi in nessuna compagnia
-di Arabi predatori, erano discesi per la terra
-di Seir nella gran valle che già aveva preso il
-nome dagli Edomiti. Colà, ad una giornata di cammino
-dal castello di Kanat, avevano trovato un
-drappello di cavalieri Saracini, che correvano il
-paese. Non potevano capitar meglio; perchè quei
-cavalieri erano appunto le vedette dello <i>Sciarif</i>, e
-il loro viaggio di scoperta raggiungeva finalmente
-la meta.
-</p>
-
-<p>
-Fornite le necessarie spiegazioni a quei sospettosi
-cavalieri e detto l'intento della loro gita al deserto,
-i nostri viaggiatori furono presi in mezzo
-dagli esploratori e condotti al castello di Kanat.
-</p>
-
-<p>
-Bahr Ibn era per l'appunto laggiù, ospite di Abu
-<span class="pagenum" id="Page_202">[202]</span>
-Wefa, il <i>Dai al Kebir</i> d'Occidente, con cui stava
-negoziando, per averlo aiutatore ai suoi disegni
-contro l'Egitto. Abu Wefa, poco scrupoloso come i
-suoi pari, sarebbe andato, non che contro di Afdhal,
-che era un usurpatore, contro tutti i più legittimi
-califfi della discendenza fatimita. Ma egli maturava
-fin d'allora più ambiziosi disegni. Mi pare di avervi
-già detto che il gran Priore degli Assassini d'Occidente
-si disponeva ad una marcia verso le regioni
-settentrionali di Palestina, per andare a piantarsi
-sulle montagne nei pressi d'Antiochia, potenza
-nuova ed attenta fra i Turchi Selgiucidi e i
-Cristiani, la quale, facendo assegnamento sulle loro
-inimicizie e approfittando delle intestine discordie
-di questi e di quelli, avrebbe potuto dare cominciamento
-ad un secondo regno d'Assassini, così indipendente
-dall'autorità dei Fatimiti d'Egitto, come
-sicuro dalle gelosie degli Abassidi di Bagdad.
-</p>
-
-<p>
-Era una ragione di Stato tutta propria di quell'ordine
-tenebroso, che aveva preso a vivere sul
-tronco islamitico, in quella medesima guisa che
-l'edera vive sul tronco d'un albero, per trovare il
-suo sostentamento nei succhi già elaborati dalla
-pianta, involgerla a grado a grado e farla intristire.
-</p>
-
-<p>
-Erano infatti così poco musulmani, che nel 1173
-uno dei loro gran priori, a nome Sinan, il quale
-godeva fama di santità, inviò un'ambasciata ad Almerico,
-re di Gerusalemme, offrendo in nome suo
-e in quello del suo popolo di abbracciare il cristianesimo,
-a patto che i Templarii rinunziassero all'annuo
-tributo di duemila ducati d'oro che loro
-avevano imposto e vivessero con esso loro in pace
-<span class="pagenum" id="Page_203">[203]</span>
-e da buoni amici. Almerico gradì l'offerta e congedò
-onorevolmente l'inviato. Ma questi, nel far
-ritorno al suo territorio, fu ucciso da un drappello
-di Templarii, guidato da un Gualtiero Du Mesnil.
-Dopo ciò gli Assassini posero nuovamente mano
-alle daghe, che per molti anni erano rimaste inoperose,
-e fra le altre lor vittime, Corrado, marchese
-di Tiro e di Monferrato, fu morto nel 1192
-da due Fedàvi sulla piazza del mercato di Tiro. Ma
-questa è storia posteriore di troppo al nostro racconto
-e va lasciata in disparte, bastando averla accennata
-per lumeggiare il carattere della sètta.
-</p>
-
-<p>
-Per pochi giorni ancora Abu Wefa, il gran Priore
-d'Occidente, e Bahr Ibn dovevano rimanere uniti
-nel castello di Kanat. Lo <i>Sciarif</i> aveva capito di
-non poter condurre ai suoi disegni il Dai el Kebir,
-e questi a sua volta tentava d'indurlo ad un viaggio
-verso settentrione, dov'egli andava a conquistarsi
-un territorio meno sterile che non fosse il
-deserto di Edom.
-</p>
-
-<p>
-I negoziati erano a quel segno, quando Gandolfo
-del Moro e Caffaro di Caschifellone giunsero al
-campo.
-</p>
-
-<p>
-Arrigo da Carmandino, stanco di quel lungo soggiorno
-tra gli infedeli, vera cattività di cui non bastavano
-a mitigargli l'affanno le continue testimonianze
-d'amicizia del suo protettore, avrebbe dato di grand'animo
-la vita, pur di giungere in patria e spirar
-l'anima ai piedi della sua fidanzata. Che era egli avvenuto
-di lei? Gli aveva tenuto fede? Doloroso pensiero
-che Arrigo scacciava ad ogni tratto da sè, ma
-invano, perchè esso gli ritornava sempre più ostinato,
-sempre più molesto, allo spirito.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_204">[204]</span>
-</p>
-
-<p>
-Quella vita era insopportabile davvero. Il cielo
-adunque lo aveva campato da morte, per condannarlo
-ad una eterna prigionia nei deserti di Palestina?
-Il giovane Arrigo sentiva di amare Bar Ibn,
-e non poteva non avere in pregio le virtù di quei
-barbari tra cui lo aveva sbalestrato il destino; ma
-certo quella vita randagia e senza un raggio di
-speranza per lui non era tale da doversi durare
-più a lungo.
-</p>
-
-<p>
-Anche il suo protettore lo aveva capito e si struggeva
-in cuor suo di non poterlo contentare, rimandandolo
-in patria. Mal sicuri gli accessi al confine
-del nuovo regno cristiano; la costa in balìa degli
-Emiri, nemici suoi, come della gente cristiana;
-difficile, per non dire impossibile, il combinare di
-là, nel cuore del deserto, una nave d'Occidente su
-cui potesse imbarcarsi il suo ospite sconsolato.
-</p>
-
-<p>
-Eppure, tanto era l'affanno di Arrigo, che lo
-<i>Sciarif</i> ne fu scosso e promise a sè medesimo di
-tentare una via per rimandarlo tra' suoi.
-</p>
-
-<p>
-Erano tornati dalla impresa sfortunata contro
-l'Egitto. L'incontro di Bahr Ibn col gran Priore
-degli Assassini d'Occidente era avvenuto, e i negoziati
-avevano sortito quell'esito che sappiamo.
-</p>
-
-<p>
-— Cristiano, — disse Bahr Ibn ad Arrigo, — io
-m'avvedo che l'anima del guerriero vola col desiderio
-ai minareti della sua patria lontana. Sii paziente
-ancora per pochi giorni. O debbo rimaner
-qui, inutile a me stesso e alla mia fede, e allora
-potremo fare con tutta la mia gente una corsa verso
-la valle di Ebron, dove comanda un uomo della
-tua fede, il barone Gerardo di Avennes. O accetto
-la proposta di Abu Wefa e vado con lui verso settentrione;
-<span class="pagenum" id="Page_205">[205]</span>
-e allora vedrò di spiccare un drappello
-di cavalieri, che ti accompagni ai confini del principato
-di Tiberiade, dove regna il valoroso Tancredi.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Arrigo avrebbe desiderato d'inoltrarsi subito verso
-le mura di Gaza; ma l'amicizia rendeva prudente
-l'animo di Bahr Ibn.
-</p>
-
-<p>
-— No, — diss'egli, — mandarti all'Emiro di
-Gaza, senza la certezza di un naviglio in quelle
-acque ad aspettarti, sarebbe un errore. Qui vivi
-ospite caro e padrone della mia tenda; laggiù, sarebbe
-forse lo stesso? L'ospitalità, lunge dagli
-occhi miei, non potrebbe mutarsi per te in prigionia?&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Il povero Arrigo da Carmandino aveva dovuto
-arrendersi alle giuste considerazioni dell'amico ed
-aspettava con impazienza il termine di quella
-lunga fermata al castello di Kanat.
-</p>
-
-<p>
-Argomentate la sua allegrezza, quando fa annunziato
-l'arrivo dei Genovesi nel campo dello <i>Sciarif</i>.
-Il nostro Arrigo fu per impazzirne. Baciò quella
-terra dove poc'anzi gli sapea male di essere stato
-indugiato così lungamente; volò incontro ai suoi
-salvatori, e cadde, mezzo svenuto, nelle braccia di
-Caffaro, del suo giovane compagno d'armi, che era
-stato sul punto di essere anche il suo compagno
-di sventura, nel giorno della presa di Cesarea,
-giorno così glorioso ad un tempo e fatale per lui.
-</p>
-
-<p>
-E là, poichè si fu riavuto dalla commozione improvvisa,
-senza dargli tempo di respirare, Arrigo
-incalzò colle domande l'amico. Sulle prime non ardiva
-andar diritto all'essenziale. Domandò di questo
-e di quell'altro dei loro compagni; si rallegrò
-<span class="pagenum" id="Page_206">[206]</span>
-di udire che erano tornati sani e salvi in patria,
-e più ancora di sapere che una terza spedizione
-era giunta sulle coste di Soria e già aveva ripreso
-il filo interrotto delle nobili imprese. Ma il colmo
-alla sua gioia fu posto dall'annunzio che la galèa
-di Caffaro era ad aspettarli nelle acque di Gaza,
-di quella Gaza che al suo cuore presago era apparsa
-come il punto della liberazione.
-</p>
-
-<p>
-— Ma.... — entrò egli a dire finalmente — nessuno
-mi manda un saluto.... una parola di conforto
-da Genova? Non avete altra lieta novella per me?
-</p>
-
-<p>
-— La più lieta che voi possiate immaginare; — rispose
-Caffaro di Caschifellone. — Ma vi prego,
-chetatevi, messere Arrigo; siate forte alla gioia,
-come lo siete stato al dolore.
-</p>
-
-<p>
-— Dite, dite, amico, fratello mio! — proruppe
-Arrigo, i cui occhi raggiavano di contentezza. — Non
-si muore di gioia; io sarei già morto, vedendovi
-giungere al campo di Bahr Ibn. Ma dite, ve
-ne supplico, dite! È l'incertezza, che uccide.
-</p>
-
-<p>
-— Siamo divisi in due squadre, — disse Caffaro
-allora; — a due terzi di strada, al pozzo di Rehobot,
-ci aspetta il grosso della carovana, ed è là,
-col resto dei nostri arcadori, un gentile scudiero
-che porta il nome di Carmandino.
-</p>
-
-<p>
-— Di Carmandino! — ripetè Arrigo, che non intendeva
-quella novità.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, — rispose Caffaro, — ma non è il suo, e
-lo porta come un augurio. Lo scudiero è bianco in
-viso come una fanciulla; ha i capegli d'oro e gli
-occhi azzurri.
-</p>
-
-<p>
-— Ah! — esclamò Arrigo, mettendosi una mano
-sul cuore, per comprimerne i battiti.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_207">[207]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Avete indovinato; — soggiunse Caffaro. — Siate
-forte, messere. Noi riposeremo quest'oggi, e
-se il vostro amico e protettore lo consente, domani
-ci rimetteremo in cammino.
-</p>
-
-<p>
-— Oh, lo consentirà, non temete! Egli è stato
-sempre così buono con me! Mi ha campato da
-morte, ha vegliato su me, con un affetto più che
-fraterno. Una cosa sola non ha potuto darmi, l'allegrezza,
-perchè questa non era in poter di nessuno.
-Infatti, se io non sono stato libero prima, la
-colpa non è sua, ma del ferreo destino che ci fa
-da oltre un anno vagabondi in queste pianure
-d'arena. Eppure, vedete, messer Caffaro, io benedico
-questa mia lunga cattività, questa dolorosa
-lontananza da tutti i miei cari, perchè essa mi ha
-dato oggi il modo di scorgere alla prova come la
-donna dei miei pensieri sentisse fortemente l'amore....
-ed anche, per esser giusti, — soggiunse Arrigo,
-stringendo affettuosamente la mano di Caffaro, — come
-pensassero gli amici al povero prigioniero di
-Cesarea.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Gandolfo del Moro udiva quelle effusioni dell'animo
-di Arrigo, e l'amarezza gliene veniva alle
-labbra.
-</p>
-
-<p>
-— Perdio, — brontolò, — come è felice costui!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-E si allontanò dal crocchio, per andarsene ad
-ossequiare lo <i>Sciarif</i>, che trattava i Genovesi con
-una liberalità veramente orientale.
-</p>
-
-<p>
-— Credenti in Dio, — aveva egli detto ai suoi cavalieri, — noi
-combattiamo in guerra i Cristiani,
-perchè nemici nostri e invasori delle terre che il
-profeta ha assegnate al trionfo della sua fede. Ma
-essi sono oggi gli ospiti nostri, e l'ospite, dovunque
-<span class="pagenum" id="Page_208">[208]</span>
-arrivi e da qualunque parte egli venga, è signore.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Anche l'alleato suo, Abu Wefa, partecipava di
-buon grado a queste amorevoli accoglienze. Arrigo
-da Carmandino e Caffaro di Caschifellone, per conseguenza,
-erano i prediletti di Bahr Ibn; e Abu
-Wefa prese ad usar cortesia a Gandolfo del Moro.
-Ma era egli proprio vero che lo togliesse come l'ultimo
-rimasto? E non ci si aveva a vedere piuttosto
-un effetto di quella simpatia che nasce spontanea
-tra i simili?
-</p>
-
-<p>
-Era uno strano personaggio, il Dai al Kebir. Anzi,
-se permettete, lascieremo quind'innanzi il suo titolo
-Saracino per chiamarlo cristianamente il Gran
-Priore, come usavano tutti i Crociati di quel tempo,
-così poco famigliari coll'arabo.
-</p>
-
-<p>
-Giovane ancora, intorno ai quaranta, lunga la
-barba e nera, ma rada, alto della persona e snello
-a guisa d'un palmizio, il Gran Priore poteva sembrare
-da lunge un bell'uomo, aiutando alla maestà
-dell'aspetto la fascia rossa ravvolta a mo' di turbante
-(dulipante, dicevasi allora) intorno all'elmo
-di acciaio, e il gran mantello di seta bambacina,
-listato di bianco e di rosso, che nascondeva la cotta
-di maglia e gli altri arnesi del guerriero. Ma veduto
-da vicino era tutt'altro; la torva guardatura,
-il volto sfregiato da una lunga cicatrice, e l'asciutta
-rigidezza del labbro superbamente atteggiato, più
-che maestoso lo faceano terribile. E ciò piacque a
-Gandolfo, che vedeva in quel volto riflettersi qualche
-cosa del suo, e che istintivamente odiava i
-belli. Messer Gandolfo era un uomo impastato di
-gelosia. Avrebbe fatto a pezzi l'Apollo del Belvedere
-<span class="pagenum" id="Page_209">[209]</span>
-e il Fauno di Prassitele, se questi due miracoli
-di bellezza gli fossero capitati tra mani.
-</p>
-
-<p>
-— Gran Priore, — gli disse, in un momento di
-espansione, — molte cose si narrano della vostra
-possanza.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Gandolfo non aveva dimenticato i paurosi ragguagli
-che intorno alla sètta degli Assassini aveva
-forniti il povero Abd el Rhaman ai viaggiatori genovesi,
-nella loro fermata al pozzo di Rehobot.
-</p>
-
-<p>
-Abu Wefa aggrottò le ciglia e diede a Gandolfo
-del Moro un'occhiata maestosa.
-</p>
-
-<p>
-— Che ne sapete voi, cavaliere? — chiese egli
-di rimando.
-</p>
-
-<p>
-— L'Occidente, — rispose Gandolfo, — è pieno
-delle vostre gesta. Si parla di voi, nelle veglie dei
-nostri castelli, molto più che dei Turchi d'Iconio
-e del soldano di Babilonia.
-</p>
-
-<p>
-— Ah sì? — disse quell'altro, spianando le rughe
-del fronte, come uomo che non era insensibile
-alla lode. — E che cosa si dice di noi?
-</p>
-
-<p>
-— Che siete possenti e terribili come il mistero
-che vi circonda, audaci e pronti come gli avvoltoi
-del vostro nido di Alamut; che avete sparse le
-vostre fila sicure per tutto l'Oriente; che siete la
-più temuta sètta della religione di Maometto.
-</p>
-
-<p>
-— Dite anzi la più grande, e l'unica vitale fra
-tutte; — rispose il Gran Priore, con accento da
-cui traspariva l'orgoglio sconfinato del suo ordine. — I
-figli d'Ismaele non possono prosperare più
-oltre senza di noi. L'Islam è vecchio; bisogna ringiovanirlo
-con una nuova dottrina. E noi ne verremo
-a capo, collo spavento e col sangue, poichè
-altra maniera d'insegnamento non c'è, tra questi
-<span class="pagenum" id="Page_210">[210]</span>
-imbelli ed ambiziosi Califfi, che hanno in custodia
-la bandiera del Profeta, che si contendono il sommo
-potere tra loro e lasciano a voi cristiani metter
-piedi in Soria.
-</p>
-
-<p>
-— E dicono altresì, — riprese Gandolfo del Moro, — che
-voi, meglio dell'altra gente, intendete i
-gaudii della vita, e che la bellezza vi piace, come
-il premio più accetto ai valorosi.
-</p>
-
-<p>
-— La bellezza è il sorriso dell'universo; — sentenziò
-il Gran Priore; — è il paradiso, che Dio ha
-collocato nel mondo, e non fuori. Vincere, sterminare
-i proprii nemici; ottenere la ricchezza e
-inebriarsi di amore, è questa la parte dei forti.
-</p>
-
-<p>
-— Ben dite, la parte dei forti! — esclamò Gandolfo,
-a cui scintillavano gli occhi. — Esser forti,
-od astuti, che è un esser forti per altra guisa; questo
-è l'essenziale. Anch'io, Gran Priore, vorrei essere
-dei vostri.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Abu Wefa gli diede un'altra delle sue guardate,
-che pareva volerlo passare fuor fuori.
-</p>
-
-<p>
-— Da senno? — gli chiese.
-</p>
-
-<p>
-— Perchè no, se fossi più giovane? Non parlo
-della religione, che, da quanto ho capito, non dovrebb'essere
-un ostacolo ad entrare nel vostro gran
-sodalizio. Ma è dei giovani soltanto il sottomettersi
-a certe prove.
-</p>
-
-<p>
-— Amico, — disse il Gran Priore, con un accento
-misto di familiarità e di diffidenza, — tu non
-potresti entrar già nella schiera dei Fedàvi. Son
-questi i giovani che noi educhiamo dalla prima adolescenza
-a tutte le imprese più disperate, conducendoli
-alla luce per la via dell'errore. Credono al
-paradiso di là, al paradiso del Profeta, e noi dobbiamo
-<span class="pagenum" id="Page_211">[211]</span>
-avvezzarli a grado a grado. Ma tu ben potresti
-entrare nel numero dei compagni, dei <i>rèfili</i>,
-in attesa di meritare coi servigi il grado di Dai, o
-di maestro iniziato.
-</p>
-
-<p>
-— I <i>rèfili</i>! — esclamò Gandolfo. — Che cosa significa
-ciò?
-</p>
-
-<p>
-— E tu perchè mi fai questa domanda? — disse
-a sua volta Abu Wefa, fermandosi a un tratto e
-piantandogli addosso lo sguardo scrutatore. — Hai
-forse disegnato di rubare un segreto a me? Bada
-bene, Cristiano, un segreto non si vende che a
-prezzo di un altro segreto.
-</p>
-
-<p>
-— E sia, — rispose Gandolfo. — Ho infatti a
-parlarvi di cosa grave, e se voi mi giurate....
-</p>
-
-<p>
-— Ti avevo capito alla prima; — interruppe
-Abu Wefa; — ti avevo letto un arcano negli occhi.
-Sta bene; — proseguì allora, abbassando la voce. — Questa
-notte fa di andare a dormire più lunge
-che potrai dai tuoi compagni di viaggio. Un mio
-Fedàvo verrà a cercarti. Seguilo, e parleremo... ci
-intenderemo.
-</p>
-
-<p>
-— Lo spero; — disse Gandolfo.
-</p>
-
-<p>
-Dov'era andata in quel punto la vostra vigilanza
-messer Caffaro di Caschifellone?
-</p>
-
-<p>
-Anche il nostro giovine Arrigo non doveva accorgersi
-di nulla. Quel giorno aveva dato un sobbalzo,
-vedendo tra i suoi liberatori Gandolfo del
-Moro, e a tutta prima non gli era venuto fatto di
-intendere le ragioni della sua presenza colà. Ma
-l'uomo generoso è così facile a creder generosi i
-suoi simili, che Arrigo si era pentito di quel suo
-primo e istintivo moto di stupore, e aveva perfino
-abbracciato il suo antico rivale.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_212">[212]</span>
-</p>
-
-<p>
-Tutto il restante della giornata fu consacrato al
-riposo e alle feste dell'amicizia. Bahr Ibn era triste
-di dover lasciare l'amico suo che bene intendeva
-di perdere, e per sempre. Ma lo <i>Sciarif</i> era
-forte e seppe nascondere il suo rammarico.
-</p>
-
-<p>
-Anche il Gran Priore degli Assassini annunziò
-che doveva partire la mattina seguente. Le sue
-schiere già erano in ordine e non c'era nessuna
-ragione d'indugiare più oltre. Abu Wefa disegnava
-di andare un tratto verso levante, fino alla valle
-di Siddim; di là avrebbe condotto la sua gente sull'altra
-sponda del lago d'Asfalto, e proseguendo verso
-settentrione, lunghesso la sinistra del Giordano,
-sarebbe andato a gittarsi con rapide marcie tra il
-regno di Gerusalemme e il principato d'Antiochia.
-Laggiù, in quelle gole alpestri che sono alle spalle
-di Tripoli, il Gran Priore voleva piantarsi saldamente
-e procacciarsi anche lui la sua parte di regno.
-</p>
-
-<p>
-— Che farai tu? — chiese Abu Wefa a Bahr Ibn
-dopo avergli accennato il suo disegno. — Non seguirai
-l'esempio? Aspetterai qui nell'inedia una
-fortuna che non verrà mai?
-</p>
-
-<p>
-— Vedrò; — rispose Bahr Ibn, che era rimasto
-pensoso. — Intendo anch'io che il guerriero non
-può stare a lungo senza speranza di pugna.
-</p>
-
-<p>
-— Ah, lo vedi anche tu? Non hai udito, del resto?
-I tuoi amici Genovesi vanno all'assedio, o, come
-essi dicono, alla espugnazione di Tortosa. Qual
-campo di gloria per te! Oggi amici, e sta bene;
-domani avversarii, la cosa va da sè. Pensa, o discendente
-del Profeta, che il tuo posto, è dove si
-combatte per la difesa dell'Islam.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Abu Wefa lavorava, così dicendo, per l'usurpatore
-<span class="pagenum" id="Page_213">[213]</span>
-Afdhal. Dopo aver negato il suo aiuto a Bahr
-Ibn, cercava di allontanarlo dal confine d'Egitto.
-</p>
-
-<p>
-Giunse la notte, invocata, sospirata, da Arrigo
-di Carmandino, che affrettava il nuovo giorno coi
-voti. Gandolfo del Moro la desiderava invece per
-un'altra ragione e l'avrebbe anzi voluta due cotanti
-più lunga. Fatta ogni cosa secondo i consigli di
-Abu Wefa, il nuovo Giuda si recò dal Gran Priore.
-Tremava un pochino, il degno messere Gandolfo.
-Neanche ai ribaldi è dato di fare il male con animo
-tranquillo, e Gandolfo sapeva benissimo di commettere
-una ribalderia più nera della notte in cui
-sperava di nasconderla.
-</p>
-
-<p>
-Il colloquio durò fino all'appressarsi dell'alba;
-ma assai prima che finisse, il Gran Priore aveva
-dato i suoi ordini, e un drappello di Fedàvi, rapiti
-poc'anzi alle delizie del paradiso, montava animoso
-in arcioni, volgendo i passi a ponente.
-</p>
-
-<p>
-Nel congedarsi dal Gran Priore, Gandolfo gli disse:
-</p>
-
-<p>
-— Mio signore, è un presente da re, quello che
-io ti ho fatto. La perla d'Occidente non conosce
-rivali.
-</p>
-
-<p>
-— L'hai tanto levata a cielo, — rispose Abu
-Wefa, — che io sono curioso davvero di conoscerla.
-Se ti accade di toccar terra nelle vicinanze di Tripoli,
-vieni a cercarmi. Ti darò in cambio una perla
-d'Oriente.
-</p>
-
-<p>
-— Accetto, quantunque io sappia di perderci
-troppo.
-</p>
-
-<p>
-— Stolto! E perchè allora non l'hai tenuta per te?
-</p>
-
-<p>
-— Se fosse stata mia! — esclamò Gandolfo,
-fremendo. — Se avessi avuta forza bastante per
-rattenerla in mia mano!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_214">[214]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Sii paziente, adunque, — disse di rimando
-Abu Wefa, — se non ti è dato ancora esser forte.
-Addio, Cristiano; o piuttosto, a rivederci. Capisco
-che anche con voi sarà facile intenderci, se portate
-qua le vostre collere, i vostri amori e le vostre gelosie
-d'Occidente.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Gandolfo chinò la testa raumiliato e partì.
-</p>
-
-<p>
-Tornava al suo letto con un rimorso nuovo nell'anima.
-Avrebbe dato metà della sua vita per non
-aver scelto quella forma di vendetta. Si coricò, ma
-non gli venne fatto di prender sonno; e poco dopo,
-quando Caffaro si accostò al suo giaciglio per risvegliarlo,
-balzò in piedi fieramente turbato, come
-quell'altro dovesse leggergli il suo tradimento negli
-occhi.
-</p>
-
-<p>
-— Dio mio, che brutta cera! — avrebbe voluto
-dir Caffaro.
-</p>
-
-<p>
-Per altro si trattenne in tempo, ricordando che
-messer Gandolfo non era mai bello, non solo ai
-primi raggi del sole, ma neanche quando cadeva
-il crepuscolo.
-</p>
-
-<p>
-Questi intanto, per vincere il rimorso, si sdegnava
-con sè medesimo.
-</p>
-
-<p>
-— Alla fine che c'è di strano? Mi vendico. Forse
-che non potrò più vendicarmi? E non ho sofferto
-abbastanza? Avrei dovuto vedermi sempre quella
-coppia di felici davanti agli occhi? Per Dio, siamo
-infelici un po' tutti. L'abbia un altro e la tenga.
-Una donna di più, una donna di meno, la Cristianità
-non andrà mica a soqquadro!&nbsp;—
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_215">[215]</span></p>
-
-<h2 id="cap15">CAPITOLO XV.
-<span class="smaller">Una triste novella.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-I nostri viaggiatori partirono dal castello di Kanat
-a giorno inoltrato, perchè Bahr Ibn non sapeva
-staccarsi da Arrigo di Carmandino. Gli amplessi
-fraterni di quei due nemici, così fatti per amarsi
-l'un l'altro, si ripetevano, e non senza accompagnamento
-di lagrime. Non si è impunemente salvata
-la vita ad un uomo, non si è ricevuto impunemente
-un gran benefizio da lui, non si è vissuti
-impunemente un anno insieme, compagni di tutti
-i giorni, partecipi di tutte le gioie, di tutte le ansietà,
-di tutti i pericoli. Bahr Ibn era d'indole altera,
-e, giusta la natura degli Ismaeliti, traente al
-feroce; ma si sa che appunto in quelle anime vergini
-di ogni coltura allignano più facilmente gli
-affetti gagliardi e vi mettono più profonda radice.
-Era un amor di guerriero, quello di Bahr Ibn per
-Arrigo di Carmandino. Si aggiunga che lo <i>Sciarif</i>,
-guerriero fin dai primi anni dell'adolescenza, sbalestrato
-<span class="pagenum" id="Page_216">[216]</span>
-dal destino in sempre nuove avventure,
-non aveva amato mai d'altro amore, ed espandeva
-nell'amicizia un ardore, che lasciava indovinare
-com'egli avrebbe amato una donna, il primo giorno
-che si fosse imbattuto in quella che doveva destargli
-le vampe del desiderio nel sangue.
-</p>
-
-<p>
-— Ci vedremo noi più? — chiedeva Bahr Ibn,
-tenendo ancora tra le sue la mano di Arrigo.
-</p>
-
-<p>
-— Chi sa? Speriamo.
-</p>
-
-<p>
-— In campo.... combattendo! È dolorosa! Perchè
-non son io nato Cristiano, o tu Mussulmano?&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Caffaro di Caschifellone, che era l'erudito della
-brigata, entrò a dire:
-</p>
-
-<p>
-— Ho letto nei poeti antichi di due guerrieri,
-che, scontratisi in battaglia, e riconosciutisi per vecchi
-amici, giurarono di cansarsi sempre, d'allora
-in poi, perchè il campo era vasto e ognuno aveva
-allori da mietere, senza bisogno di tinger le mani
-nel sangue dell'amico.
-</p>
-
-<p>
-— Questo è bene; — disse Bahr Ibn, e quantunque
-io non pensi di muovermi così presto verso
-i luoghi dove mi sarebbe più facile incontrarvi nemici,
-giuro d'imitare questo nobile esempio.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-In tal guisa si separarono i due amici, che imitarono
-senza saperlo i due omerici avversarii, Glauco
-e Diomede, scambiando l'uno coll'altro, in segno di
-affetto, le loro maglie d'acciaio.
-</p>
-
-<p>
-Arrigo da Carmandino ardeva di giungere alla
-meta del suo viaggio. La meta non era Tortosa, ne
-la galea di Caffaro, già lo argomentate; era il pozzo
-di Rehobot, dov'egli aveva ad incontrarsi colla bella
-Diana.
-</p>
-
-<p>
-Ma il cammino era lungo, e per quanta sollecitudine
-<span class="pagenum" id="Page_217">[217]</span>
-mettessero tutti a secondar l'impazienza del
-nostro innamorato, ci vollero tre dì per giungere
-a mezza via, cioè a dire alle strette di Cades.
-</p>
-
-<p>
-Li aspettava colà un doloroso spettacolo. Il suolo
-appariva, non pure calpestato di recente, come se
-vi fossero passati molti uomini, ma altresì scompigliato
-per modo da lasciar argomentare che ci fosse
-avvenuta una zuffa. Il sospetto, affacciatosi tosto
-alla mente di tutti, fu avvalorato dalla vista di alcune
-macchie di sangue, che avevano rappresso in più
-luoghi l'arena.
-</p>
-
-<p>
-— Sire Iddio! — gridò Caffaro. — Qui s'è sgozzato
-qualcheduno.
-</p>
-
-<p>
-— Luogo infame! — rispose l'Arabo che guidava
-i viaggiatori. — Le strette di Cades hanno sempre
-voluto le loro vittime.
-</p>
-
-<p>
-Caffaro tremò istintivamente, pensando all'altra
-parte della carovana che avevano lasciato indietro.
-</p>
-
-<p>
-— È fortuna, — soggiunse, per farsi coraggio,
-ma senza ottenere l'intento, — che Abd el Rhaman
-sia rimasto al pozzo di Rehobot, ed anche in numerosa
-compagnia, chè non aveva l'aria di volersene
-andare così presto!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Gandolfo del Moro non intendeva nulla di ciò
-che vedeva. Qual nesso era a trovarsi fra quelle
-tracce d'una mischia recente e la partenza notturna
-dei Fedàvi dal castello di Kanat, se l'impresa da
-lui proposta doveva tentarsi al pozzo di Rehobot?
-Forse il vecchio Abd el Rhaman si era avventurato
-colla sua gente fino alle strette di Cades? Ma allora,
-perchè non si vedeva nessuno dei suoi? Gandolfo
-non sapeva neppur lui che pensare; ma incominciava
-a tremare in cuor suo, tra il dubbio
-<span class="pagenum" id="Page_218">[218]</span>
-d'una vendetta troppo piena, e quello di un colpo
-fallito.
-</p>
-
-<p>
-— Andiamo! — disse Arrigo, a cui quella scena
-stringeva il cuore. — Sia pace agli estinti, e corriamo
-dove i nostri ci attendono. Mi avete pur
-detto che quello è un luogo sicuro?&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Arrigo avrebbe voluto aver l'ali, o almeno poter
-divorare la strada d'un tratto. Ma questo, anche
-ammettendo che i cavalli potessero rispondere alla
-sua impazienza, non potea farsi senza la certezza
-di trovar provvigioni lungo il cammino. Infame
-deserto, che non dava un fil d'erba ai cavalli, ne
-un sorso d'acqua ai viandanti assetati! Era stata
-di certo una maledizione del cielo, che aveva disteso
-quelle pianure sterminate di sabbia.
-</p>
-
-<p>
-Va, povero Arrigo, misura le agonie del cuore al
-passo troppo lento del tuo corsiero, dono fraterno
-del generoso <i>Sciarif</i>. Tu giungerai sempre in tempo
-per piangere la morte d'ogni tua dolce speranza.
-</p>
-
-<p>
-Tutto era tumulto e desolazione al pozzo di Rehobot,
-dove gli uomini del <i>Krebir</i> si erano ridotti,
-coi cammelli e colla compagnia degli arcadori genovesi,
-dopo il luttuoso evento, che era costato tanto
-sangue e la perdita del biondo scudiero.
-</p>
-
-<p>
-Ai piedi della tomba di Sidì al Hadgì, e nel centro
-della sua tenda di cuoio, i cui lembi si vedevano
-largamente sollevati, il cadavere di Abd el
-Rhaman, ravvolto in un bianco lenzuolo, posava
-su d'un picciolo tappeto. Due gruppi d'Arabi lo vegliavano,
-rappresentando in quel luogo le <i>neddabat</i>,
-o piagnone, che avrebbero certamente compiuto il
-loro funebre uffizio, se il vecchio <i>Krebir</i> fosse morto
-così vicino al paese, da potervi essere trasportato.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_219">[219]</span>
-</p>
-
-<p>
-— «Dov'è egli? — cantava il primo gruppo. — Il
-suo cammello è qui; son qui, la sua lancia, il suo
-scudo e la sua scimitarra; ed egli non è più con noi.
-</p>
-
-<p>
-— «È morto nel suo giorno; — cantava di rimando
-il secondo gruppo. — È morto combattendo
-pe' suoi.
-</p>
-
-<p>
-— «No, non è morto; la sua anima è con Dio,
-un giorno lo rivedremo, il valoroso <i>Krebir</i>, il difensore
-dei cammelli, il protettore dei viandanti.
-</p>
-
-<p>
-— «No, non è morto, non è morto! Egli ha lasciato
-a Gaza i suoi figli, forti come leoni, rapidi
-come gazzelle. Essi sosterranno nel suo dolore la
-donna, di cui è vuota la casa e gelido il cuore.»&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Gli Arabi della scorta erano assorti nel funebre
-uffizio, allorquando giunsero al pozzo i reduci dal
-castello di Kanat. Vedute appena all'orizzonte le
-palme di Rehobot, Arrigo da Carmandino e Caffaro
-di Caschifellone avevano dato di sprone ai cavalli
-ed erano giunti all'oasi, precedendo di due ore la
-comitiva. Ma Arrigo, che aveva un cavallo migliore,
-e una impazienza più grande, precedeva di forse
-mezz'ora l'amico.
-</p>
-
-<p>
-Riuscito d'improvviso davanti al monumento di
-Sidì al Hadgì, e veduta la funebre scena, Arrigo
-da Carmandino rimase muto a guardare, e istintivamente
-chinò la fronte, mormorando una preghiera
-pel trapassato, che si vedeva disteso sotto la tenda
-di cuoio. Arrigo non conosceva nessuno di quegli
-uomini e non era conosciuto da nessuno; perciò
-non sapeva a cui volgersi, e niuno degli Arabi gli
-era andato incontro, per tenergli la staffa.
-</p>
-
-<p>
-Uno di essi, finalmente, si mosse dal crocchio e
-avvicinatosi al cavaliere gli disse:
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_220">[220]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Mio signore, donde vieni e che cosa domandi?
-</p>
-
-<p>
-— Vengo dal castello di Kanat; — rispose Arrigo, — e
-precedo i Genovesi che hanno lasciata
-qui una parte della carovana di Gaza.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-L'Arabo non aspettò che il cavaliere rispondesse
-alla seconda richiesta, e corse al pozzo gridando:
-</p>
-
-<p>
-— Cristiani, venite qua, è arrivato uno dei vostri.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Alla chiamata si presentarono parecchi arcadori
-genovesi, che un gruppo di palme nascondeva agli
-occhi di Arrigo. Uno di essi, vecchio soldato, lo riconobbe
-da lunge.
-</p>
-
-<p>
-— Messere Arrigo! — gridò egli, accorrendo. — Sia
-lodato il cielo! Voi tornate, almeno!
-</p>
-
-<p>
-— Almeno! — ripetè Arrigo, turbato. — Che
-vuol dir ciò? I nostri compagni mi seguono e nessuna
-sventura li ha colti. Ditemi invece; è qui con
-voi un giovane scudiero, che porta il mio stesso
-nome?&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-L'arcadore chinò gli occhi a terra, e si pentì, ma
-troppo tardi, di essere corso il primo a salutare
-Arrigo.
-</p>
-
-<p>
-— Ah, mio signore! — mormorò egli confuso. — Se
-voi sapeste....
-</p>
-
-<p>
-— Orbene, parla, in nome di Dio! — gridò Arrigo,
-cui la reticenza dell'arciero avea dato una
-stretta violenta al cuore.
-</p>
-
-<p>
-— Siamo stati assaliti; — riprese il soldato. — Abd
-el Rhaman è morto.
-</p>
-
-<p>
-— Ma lo scudiero? Madonna Diana, insomma?
-</p>
-
-<p>
-— Oh, v'intendo, messere. Noi tutti l'avevamo
-riconosciuta sotto quelle spoglie virili. Messer Arrigo,
-noi siamo stati colti alla sprovveduta e legati
-<span class="pagenum" id="Page_221">[221]</span>
-come cani, prima che potessimo opporre una valida
-resistenza. Due dei nostri compagni son morti; cinque
-feriti.... gravemente feriti.
-</p>
-
-<p>
-— Ma lo scudiero, disgraziati! lo scudiero, vi domando!
-</p>
-
-<p>
-— Calmatevi, messer Arrigo, calmatevi! Lo scudiero....
-madonna Diana.... oh, perdonateci! Noi non
-ne abbiamo colpa; noi abbiamo fatto quanto era
-in poter nostro, per salvarla da quei ribaldi....&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Caffaro giungeva in quel mentre, e proprio a
-tempo per raccogliere Arrigo tra le sue braccia. Se
-egli non era, il povero Carmandino precipitava di
-sella senz'altro.
-</p>
-
-<p>
-— Che cos'è avvenuto? — domandò egli a sua
-volta, indovinando una disgrazia irreparabile.
-</p>
-
-<p>
-— Ah, signore! — gridarono gli arcadori, facendosi
-intorno a lui lagrimosi. — Gli Assassini....
-</p>
-
-<p>
-— Orbene, avanti! Gli Assassini?...
-</p>
-
-<p>
-— Ci hanno assaliti, tre giorni or sono, ci hanno
-colti a tradimento, senza che noi potessimo pure
-difenderci.
-</p>
-
-<p>
-— Qui? Con tanta gente della nostra carovana,
-e con quell'altra che vedo ancora qui trattenuta?
-</p>
-
-<p>
-— No, alle strette di Cades.
-</p>
-
-<p>
-— Ah! — gridò Caffaro, rammentando le traccie
-del sangue. — Il cuore me lo aveva pur detto! Ma
-come? — proseguì, interrogando i suoi arcadori. — Perchè
-vi siete discostati dal pozzo di Rehobot? E
-come va che ci siete tornati?
-</p>
-
-<p>
-— Signore, non siamo noi che abbiamo voluto
-muoverci di qua.
-</p>
-
-<p>
-— Forse Abd el Rhaman?
-</p>
-
-<p>
-— No, neppur egli. Fu lo scudiero, fu madonna
-<span class="pagenum" id="Page_222">[222]</span>
-Diana, che moriva d'impazienza, non vedendovi ritornare
-al giorno indicato. Abd el Rhaman, inquieto
-anche lui la sua parte, finì col cedere alle istanze,
-e ci condusse a due altre giornate verso levante,
-fino alle strette di Cades. Dovevamo ripartire la
-mattina, per alla volta di Kanat, quando, nel cuor
-della notte, ci giunsero due pellegrini affamati.
-Erano due Assassini, travestiti da poveri viandanti.
-Li abbiamo accolti, dissetati e sfamati. Essi, in ricambio,
-hanno tagliato le corde dei nostri archi, e
-chiamati su noi, mentre dormivamo, i loro compagni,
-appostati in gran numero tra i lentischi della
-collina. Signore, è stata un'orrida notte! Due dei
-nostri, il bravo Rubaldo Vecchio e il povero Ottone
-di Busalla, son morti nello scontro; altri cinque sono
-feriti, e senza aver potuto salvare il biondo scudiero.
-</p>
-
-<p>
-— E il <i>Krebir</i>?
-</p>
-
-<p>
-— Eccolo là; i suoi uomini lo hanno riportato
-al pozzo di Rehobot, per dargli sepoltura. Il generoso
-vecchio ha pagato colla vita l'error suo e
-quello di madonna Diana.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Arrigo da Carmandino s'era in mal punto riavuto
-e udiva il racconto della sua grande sventura.
-</p>
-
-<p>
-— Dio! — gridò egli furente, alzando le pugna
-al cielo. — Questo premio era serbato ai vostri
-campioni?&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Caffaro fu pronto a dargli sulla voce.
-</p>
-
-<p>
-— Non imprecate, Arrigo. Son gli uomini, i colpevoli,
-e gli uomini ci renderanno conto della loro
-malvagità.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Le parole andavano ad Arrigo! ma lo sguardo
-si era rivolto a Gandolfo del Moro, che era giunto
-poco dopo di Caffaro.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_223">[223]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Messere, — disse Gandolfo, impallidendo, — voi
-dubitate di me?
-</p>
-
-<p>
-— Lo avete detto; — rispose Caffaro, che non
-sapeva mentire.
-</p>
-
-<p>
-Gandolfo del Moro abbassò la fronte e un sudor
-freddo gli stillò dalle tempie. Ma tosto si scosse e
-oppose un piglio risoluto ai sospetti di Caffaro.
-</p>
-
-<p>
-— È orribile ciò che voi pensate, messere! — diss'egli
-di rimando.
-</p>
-
-<p>
-— Orribile, in verità! — ripigliò Caffaro. — Io
-stesso non ardisco fermarmi col pensiero sulla
-scelleraggine dell'uomo, che ha potuto ordire un
-tradimento sì nero.
-</p>
-
-<p>
-— Avete ragione: — replicò Gandolfo. — E perdono
-alla vostra commozione il sospetto caduto su
-me. Invero, chi potrebbe odiare Arrigo da Carmandino
-se non son io quel desso? E tuttavia, pensateci
-meglio, messer Caffaro. Avere amato Diana....
-Oh, non mi guardate con quegli occhi torbidi, Arrigo;
-il mio amore sfortunato non può essere un'offesa
-per voi! Avere amato Diana degli Embriaci, — proseguì
-Gandolfo, rivolgendo il discorso a Caffaro
-di Caschifellone, — vorrà forse dire che io
-potessi darla in balìa dei nemici? Il fiero e geloso
-amatore che io sarei stato, se avessi fatto una vendetta
-così sciocca! — soggiunse, accompagnando le
-parole con un amaro sorriso. — Un male ho fatto,
-pur troppo; e me ne pento, ma tardi. Son io che
-ho consigliato l'impresa di venire in traccia di Arrigo;
-son io che mi sono proposto a capitanarla.
-Ma dite, alla croce di Dio, potevo io forse prevedere
-che madonna Diana sarebbe venuta con noi? E sono
-io forse che l'ho consigliata a non seguirci oltre il
-<span class="pagenum" id="Page_224">[224]</span>
-pozzo di Rehobot? Eppure, sì, la colpa è mia, perchè
-tutto il male è venuto dal mio primo disegno.
-Ma giuro a Dio che ci ascolta, e possa io cadere
-qui fulminato se mento, non è in me altra colpa
-fuor questa.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-In quel punto Gandolfo del Moro avrebbe voluto
-essere esaudito, cader fulminato davvero; tanto profondamente
-sentiva egli l'orrore del suo delitto, e
-così vivo era in lui il desiderio di sottrarsi allo
-sguardo scrutatore dei compagni.
-</p>
-
-<p>
-Frattanto, egli avea messo tanto ardore nella sua
-discolpa, che Caffaro rimase perplesso, e dubitò del
-suo dubbio.
-</p>
-
-<p>
-— Impossibile! — mormorò egli, rispondendo a
-sè stesso. — Bisognerebbe supporre una malvagità
-troppo grande nel cuore di un uomo.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Mentre questo dialogo avveniva tra loro, gli
-Arabi della scorta, e i loro compagni dell'altra carovana
-proseguivano la funebre cerimonia.
-</p>
-
-<p>
-Finite le lamentazioni, presero il cadavere, lo lavarono
-accuratamente, e lo involsero in un bianco
-lenzuolo, inzuppato nell'acqua e profumato di belzuino.
-Poscia, quattro di loro, che erano i più autorevoli
-nella carovana dopo l'estinto, sollevarono
-dalle quattro cocche il tappeto su cui era disteso
-il cadavere e lo portarono più lunge, dove era già
-scavata la fossa per accoglierlo.
-</p>
-
-<p>
-— «Non c'è che un Dio!» — cantava gravemente
-il più vecchio, che faceva le veci di sacerdote.
-</p>
-
-<p>
-— «E il nostro signore Maometto è il suo profeta, — rispondevano
-gli altri in coro.
-</p>
-
-<p>
-Giunti sull'orlo della fossa, il vecchio intuonò il
-<i>salat el gienaza</i>, ossia la preghiera della sepoltura:
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_225">[225]</span>
-</p>
-
-<p>
-«Lode a Dio, che dà la morte e la vita;
-</p>
-
-<p>
-«Lode a lui che risuscita i trapassati;
-</p>
-
-<p>
-«A lui ogni onore, ogni grandezza; a lui solo
-il comando e la possanza; imperocchè egli è sopra
-ad ogni cosa.
-</p>
-
-<p>
-«Sia la preghiera rivolta anche sul profeta Maometto,
-sui congiunti suoi ed amici. Mio Dio, vegliate
-sovr'essi e accordate loro la vostra misericordia,
-come l'avete concessa ad Ibrahim (Abramo)
-ed ai suoi; imperocchè a voi solo appartengono e
-la gloria e la lode.
-</p>
-
-<p>
-«Mio Dio, Abd el Rhaman era un vostro servo,
-il figlio del vostro servo. Voi lo avete creato, voi
-gli avete largito i beni di cui ha goduto, voi lo
-avete fatto morire, voi solo dovrete risuscitarlo.
-</p>
-
-<p>
-«Noi veniamo qui ad intercedere per lui, o mio
-Dio; liberatelo dai mali del sepolcro e dalle fiamme
-dell'inferno. Perdonategli, abbiate misericordia di
-lui; fate che il suo posto sia onorato ed ampio;
-lavatelo con acqua, neve e grandine, purificatelo
-dei suoi peccati, come si purifica una veste bianca
-dalle brutture che hanno potuto insozzarla. Dategli
-una casa più bella della sua, parenti più amorevoli
-e una moglie più perfetta che non avesse
-in vita. Se era buono, fatelo migliore; se era cattivo,
-perdonategli le sue colpe. O mio Dio, egli si
-è rifugiato presso di voi, e voi siete l'ottimo rifugio
-degli uomini. È un povero che viene ad implorare
-la vostra liberalità, e voi siete così grande, che
-non lo castigherete e non lo farete soffrire.
-</p>
-
-<p>
-«O mio Dio, rafforzate la voce di Abd el Rhaman,
-allorquando egli vi renderà conto delle sue
-opere, e non gl'infliggete una pena superiore alle
-<span class="pagenum" id="Page_226">[226]</span>
-sue forze. Noi ve ne preghiamo per intercessione
-del vostro profeta, dei vostri angeli e santi. <i>Amin!</i>»
-</p>
-
-<p>
-«<i>Amin!</i> — risposero tutti in coro.
-</p>
-
-<p>
-— «O mio Dio, — riprese il vecchio, — perdonate
-ai nostri morti, ai nostri vivi, ai presenti
-e ai lontani, ai piccoli e ai grandi, ai padri, agli
-avi nostri, a tutti i figli e a tutte le figlie dell'Islam.
-</p>
-
-<p>
-«Coloro che voi fate risorgere, risorgano nella
-fede, e coloro di noi che fate morire, muoiano da
-veri credenti.
-</p>
-
-<p>
-«Preparateci ad una buona morte; la quale ci
-dia il riposo e la grazia di venire al vostro cospetto.»
-</p>
-
-<p>
-— «<i>Amin!</i>» — ripeterono in coro tutti gli
-astanti.
-</p>
-
-<p>
-Finita la preghiera, fu calato nella fossa il cadavere,
-colla faccia rivolta verso la Mecca. Larghe
-pietre scheggiate gli furono piantate dattorno, ed
-ognuno degli astanti gli gettò sopra un pugno di
-terra. Gli uomini che avevano scavato la fossa
-ragguagliarono il terreno sulla tomba, e per custodirla
-contro gli sciacalli e le jene, la copersero
-tutta di rovi.
-</p>
-
-<p>
-— Andiamo, — disse il vecchio congedando i
-compagni; — andiamo fidenti in Dio, e lasciamo
-l'estinto ad aggiustare i suoi conti con Azraele.
-Cessino i pianti; è un delitto di ribellarsi ai comandi
-di Dio, e la morte è un comando di Dio.
-Accetteremmo noi il suo volere, quando ci arreca
-la gioia, e lo ricuseremmo quando ci reca il
-dolore?&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-La turba comprese l'invito, e colle mani sugli
-<span class="pagenum" id="Page_227">[227]</span>
-occhi si allontanò, volgendosi indietro ad ogni
-tratto, per mandare il suo ultimo saluto a colui
-che essa non doveva riveder più, fino al giorno
-dell'estremo giudizio.
-</p>
-
-<p>
-Caffaro di Caschifellone ed Arrigo di Carmandino
-erano rimasti muti spettatori di quella funebre
-scena; questi oppresso, istupidito dal suo dolore,
-senza trovare, senza ardire neanco di cercare una
-via di salvezza; quegli abbattuto, stordito dalla improvvisa
-rovina, desideroso di trovare quella via,
-ma ancora senza il soccorso di una buona ispirazione.
-</p>
-
-<p>
-— Che facciamo? — diss'egli finalmente. — Se
-Abu Wefa ha detto il vero, egli doveva incamminarsi
-verso settentrione. Tentare di inseguirlo noi,
-pochi e stranieri in questi deserti, sarebbe follia.
-Se tornassimo indietro per chiedere il soccorso dello
-<i>Sciarif</i>? Egli vi ama, Arrigo; egli non negherà
-questo aiuto all'amico.
-</p>
-
-<p>
-— Andiamo! — rispose Arrigo scuotendosi, come
-uomo che esca da un sonno profondo. — Ma che
-otterremmo noi, se Dio non ci assiste? Io giuro, — soggiunse
-impetuoso, — di consacrare il restante
-dei miei giorni al tempio di Cristo, se madonna
-Diana sarà restituita incolume ai suoi cari.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-E alzò gli occhi pieni di lagrime al cielo, prendendolo
-a testimone del suo giuramento.
-</p>
-
-<p>
-Caffaro di Caschifellone chinò il viso e sospirò.
-Fieramente innamorato, quantunque senza speranza,
-egli sentiva più d'ogni altro la gravità di
-quel voto.
-</p>
-
-<p>
-Deliberato il ritorno, e lasciata una parte dei loro
-uomini intorno ai feriti, Arrigo e il suo fedele
-<span class="pagenum" id="Page_228">[228]</span>
-amico Caffaro si rimisero prontamente in cammino.
-Gandolfo li seguiva a malincuore, e avrebbe desiderato
-andarsene a Gaza. Ma come fare? Come entrar
-loro del suo disegno? Qual pretesto addurre, senza
-che sospettassero di lui? Andò dunque con essi, ma
-coll'animo in soprassalto, come chi teme ad ogni
-piè sospinto di trovarsi sull'orlo d'un precipizio.
-</p>
-
-<p>
-Ripassarono le strette di Cades, dove Arrigo
-pianse, Caffaro sospirò, e Gandolfo raccapricciò. Il
-biondo scudiero era ricordato in tre guise diverse.
-</p>
-
-<p>
-Giunsero finalmente in vista di Kanat, senza abbattersi
-in anima nata. S'inoltrarono nella pianura;
-e nessun drappello di scorridori li fermò, nessuna
-vedetta diede il segnale del loro avvicinarsi alla
-gente del castello.
-</p>
-
-<p>
-Una sicurezza così grande parve strana a Caffaro,
-e più ancora ad Arrigo, il quale, nella sua
-dimora a Kanat, e, prima di Kanat, nelle lunghe
-corse per quanto andava oltre il deserto, era stato
-testimone ogni giorno di quella vigilanza sospettosa,
-che gli Arabi avevano comune colle gazzelle,
-loro compagne in que'sterminati silenzii. E un vago
-sentimento di nuova paura corse per tutte le fibre
-del cuore di Arrigo.
-</p>
-
-<p>
-Così soli e non trattenuti, nè salutati da alcuno,
-giunsero ai piedi del castello, che ben videro allora
-essere affatto deserto.
-</p>
-
-<p>
-Si dice castello, ma era veramente una rozza costruzione
-di quattro mura, rincalzate da quattro
-torrioni sugli angoli. La presenza di un pozzo
-aveva fatto scegliere quel luogo per la fabbrica di
-un fortilizio, e la sua eminenza sul piano gli avea
-meritato il nome di Tell al Kanat. Abbandonato
-<span class="pagenum" id="Page_229">[229]</span>
-dagli assassini, che ne avevano fatto come una
-guardia avanzata del loro mobile impero, e dallo
-<i>Sciarif</i> che vi avea posto temporanea dimora, il
-<i>Tell</i> ridiventava una stazione di viandanti, dato il
-caso poco probabile che ne avessero a passare da
-quelle parti, o una ladronaia, come era stato dapprima,
-cioè a dire un luogo di rifugio, un covo di
-Arabi predoni, a cui poteva servire ugualmente,
-per tale uffizio un castello abbandonato, o un mucchio
-di rovine.
-</p>
-
-<p>
-I nostri viaggiatori erano preparati alla partenza
-di Abu Wefa, che già aveva lasciato trapelar loro
-il suo disegno di muovere verso settentrione; non
-così alla partenza dello <i>Sciarif</i>, che aveva mostrato
-di resistere agli inviti del Gran Priore, come questi
-alle sue domande d'aiuto.
-</p>
-
-<p>
-Interrogarono cogli sguardi l'orizzonte; galopparono
-per tutti i versi, cercando le traccie dei viatori.
-Ma la rena, smossa dal vento, non serbava le
-impronte. La sfinge del deserto era muta, e custodiva
-gelosamente l'arcano.
-</p>
-
-<p>
-Arrigo vide allora la sua Diana perduta e per
-sempre. Si augurò d'esser morto, non che a Cesarea,
-sotto le mura di Gerusalemme, smaniò, maledisse
-al destino; finalmente gli vennero meno le
-forze, e il disgraziato cadde in così profondo abbattimento,
-che poco più sarebbe stato per lui di
-smarrir la ragione senz'altro.
-</p>
-
-<p>
-Caffaro restava per tal modo l'arbitro della sorte.
-Ed esitava, come si può argomentar di leggieri, a
-prendere una risoluzione.
-</p>
-
-<p>
-Allora si fece innanzi Gandolfo del Moro per
-dare il suo parere al compagno.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_230">[230]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Non mi dite nulla! — gridò Caffaro, perdendo
-ogni ritegno ad un tratto. — Io non ho fede
-in voi.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Gandolfo diede un sobbalzo, a quelle acerbe
-parole.
-</p>
-
-<p>
-— I vostri dubbi ritornano! — esclamò egli, con
-accento di rimprovero.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, — rispose il signore di Caschifellone, — e
-così non mi fossero mai usciti di mente! Lasciate
-che io m'appigli ad un partito. Qualunque
-esso sia, io debbo starne mallevadore all'amico.
-Ora, qualunque risoluzione io prendessi, basterebbe
-che mi fosse consigliata da voi, messere Gandolfo,
-perchè io dubitassi della mia medesima ispirazione.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Gandolfo del Moro si accese subitamente di sdegno
-e la sua mano corse all'impugnatura della
-spada. L'ingiuria era sanguinosa, e un combattimento
-senza indugio, dovesse pure costargli la
-vita, era a gran pezza più sopportabile dell'offesa.
-</p>
-
-<p>
-— Badate! — gli disse Caffaro, senza punto
-scomporsi. — Io troppe volte ho fatto l'obbligo
-mio di cavaliere, e non sento necessità di misurarmi
-con voi. Qui comando io, ricordatelo. Se ardite
-di alzare il braccio, ve lo giuro per la croce
-di Dio, vi fo legare colle corde dei miei arcadori
-alla porta del castello, e configgere nei battenti a
-colpi di frecce, come si usa a casa nostra colle civette
-e coi gufi.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Gandolfo del Moro aveva la schiuma alla bocca,
-e già era sul punto di avventarsi contro il signore
-di Caschifellone. Ma poichè egli era anzi tutto un
-uomo prudente, anche nei suoi impeti più feroci,
-<span class="pagenum" id="Page_231">[231]</span>
-messer Gandolfo diede una rapida occhiata in giro,
-e vide gli arcadori di Caffaro, che si erano fatti
-avanti con piglio minaccioso.
-</p>
-
-<p>
-Perciò si trattenne, e, sbuffando come un toro,
-ricacciò la spada nella guaina.
-</p>
-
-<p>
-— Sono il più debole; — diss'egli, dopo un
-istante di pausa, — e avete ragione ad accusar me
-di un tradimento che avreste potuto....
-</p>
-
-<p>
-— Suvvia, dite! — rispose Caffaro, infastidito
-da quella reticenza. — Che avrei potuto.... Che
-cosa avrei potuto far io? In che cosa, e in che
-modo, posso io andare appaiato con voi?
-</p>
-
-<p>
-— Oh, non siate tanto superbo, messer Caffaro
-di Caschifellone! Non sono stato io solo ad invaghirmi
-della figliuola di Guglielmo Embriaco; e
-perchè dovrei essere sospettato io solo? Vi contenterò,
-dunque, e lo ripeterò. Sono il più debole, e
-avete ragione ad accusar me di un tradimento, che
-bene aveste potuto ordire anche voi.
-</p>
-
-<p>
-— Io! Ah, tu l'hai confessato in queste parole; — tuonò
-Caffaro allora; — tu sei il ribaldo. Ardisci
-guardarmi in viso, e prender giudici tra noi
-questi valorosi. Quale è tra noi faccia di traditore?
-</p>
-
-<p>
-— Certo, io non ho volto di femmina; — notò
-amaramente Gandolfo. — E poi, quali giudici son
-questi? I vostri soldati, messere.
-</p>
-
-<p>
-— I tuoi concittadini, furfante! Ma va, tu non
-hai patria; tu non meriti che i figli di Genova riconoscano
-in te un loro fratello. Laggiù, — soggiunse
-Caffaro con accento solenne, — sulla via
-donde è partito Abu Wefa, il Gran Priore degli
-Assassini, laggiù è la tua patria. Infedele ai tuoi
-compagni, lo sarai anche al tuo Dio. Va, traditore,
-<span class="pagenum" id="Page_232">[232]</span>
-e ti accolga il nemico, e ti paghi il prezzo del tuo
-tradimento.
-</p>
-
-<p>
-— È giusto! — gridarono gli arcadori. — Vada
-cogli Assassini, che ci hanno colti a tradimento
-nelle strette di Cades. Il suo posto è laggiù, se
-voi, signore, non ci consentite di far giustizia
-su lui.
-</p>
-
-<p>
-— Questo non sarà mai; — disse Caffaro. — La
-spada del soldato di Cristo non si macchierà
-di un sangue così vile. Ed ora, andiamo a Gaza.
-I nostri compagni da troppi giorni ci attendono.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-La piccola carovana si rimise in cammino. Per
-un ultimo tratto di compassione, il bandito ebbe
-la sua parte di provvigioni, che finse di non vedere,
-mentre gli Arabi della scorta le deponevano
-a terra. Anche il suo cavallo gli fu lasciato; ma
-i suoi scudieri, invitati a rimanere con lui, non
-vollero saperne a nessun patto.
-</p>
-
-<p>
-— Lo avete chiamato un infedele; — dicevano a
-Caffaro. — Non c'è vincolo di vassallaggio che
-possa trattenerci con lui.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Arrigo da Carmandino non intendeva nulla, non
-si era avveduto di nulla. Lo ricondussero a Gaza,
-obbediente ed ignaro, come sarebbe stato un fanciullo.
-</p>
-
-<p>
-La galea di Caffaro li accolse, e, sciolto il provese,
-si mise tosto alla via. Il vento spirava propizio
-alla loro navigazione, e otto giorni dopo raggiungevano
-l'armata, che stava sulle áncore davanti a
-Tortosa.
-</p>
-
-<p>
-I due fratelli Embriaci ebbero una stretta dolorosissima
-al cuore, nell'udire la perdita della sorella.
-Messer Nicolao si pentì della fede riposta in
-<span class="pagenum" id="Page_233">[233]</span>
-Gandolfo del Moro. Ma era tardi, e il pentimento
-non rimediava a nulla. Per altro, egli stesso consigliò
-che si spiccasse dall'armata un naviglio, che
-recasse al console suo padre la triste novella, con
-un racconto minuto della spedizione di Gaza.
-</p>
-
-<p>
-La tristezza era in tutta l'armata. I Genovesi
-avevano ritrovato Arrigo da Carmandino, ma aveano
-perduto Diana, la bella figliuola di Guglielmo Embriaco,
-del glorioso Testa di Maglio.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_234">[234]</span></p>
-
-<h2 id="cap16">CAPITOLO XVI.
-<span class="smaller">La perla d'Occidente.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Perchè era partito Bahr Ibn così improvvisamente
-dal castello di Kanat, dove Caffaro ed Arrigo
-avevano sperato di ritrovarlo ancora?
-</p>
-
-<p>
-La cosa merita di esser chiarita ai lettori. Torniamo
-dunque un passo indietro, il famoso passo
-dei romanzieri, che non possono mandar di fronte
-tutti i loro personaggi, come si fa dei soldati in
-linea di battaglia.
-</p>
-
-<p>
-Bahr Ibn, nella notte dopo l'arrivo di Caffaro e
-di Gandolfo del Moro al campo di Tell el Kanat,
-aveva udito uno strepito niente affatto naturale in
-quell'ora di tranquillità. Lo <i>Sciarif</i>, non lo dimenticate,
-era un Arabo, e, come tutti gli Arabi, da
-Arun el Rascid, califfo di Bagdad, fino al povero
-Abd el Rhaman, condottiero di carovane, non dormiva
-che da un occhio. Aggiungete che aveva e
-sapeva di avere un cattivo vicino, il quale si era
-pur dianzi rifiutato a stringere alleanza, e troverete
-<span class="pagenum" id="Page_235">[235]</span>
-giustissimo che Bahr Ibn, da buon capitano,
-dovesse stare continuamente in sospetto.
-</p>
-
-<p>
-Ora, come dicevamo, lo <i>Sciarif</i> aveva udito un
-insolito rumore nel campo. Perciò era balzato dal
-letto, e, uscito chetamente dalle sue stanze, era
-andato ad appostarsi in luogo opportuno, donde
-non visto dare un'occhiata all'intorno.
-</p>
-
-<p>
-Una ventina d'uomini salivano in quel punto a
-cavallo. Al raggio dell'amica luna, Bahr Ibn ravviso
-le bianche tuniche e le fascie rosse dei Fedàvi,
-poco prima che essi vi gettassero sopra certi
-mantelli di grama apparenza, che dovevano nascondere
-altrui il grado dei cavalieri e la finezza delle
-vesti, e si mettessero al galoppo verso ponente.
-</p>
-
-<p>
-Quella partenza di venti uomini, in quella forma,
-a quell'ora, e in quella direzione, mentre già il
-Gran Priore aveva annunziato di voler partire nel
-giorno seguente per tutt'altra via, era fatta per insospettire
-il nostro amico Bahr Ibn, e per destargli
-in cuore il desiderio di volerne l'intiero.
-</p>
-
-<p>
-Il suo conto fu presto fatto. Chiamò uno dei suoi
-fidati e gli bisbigliò alcune parole, a cui quell'altro
-rispose con un inchino, che voleva dire: ho
-capito, lasciate fare a me. Poco dopo la partenza
-dei Fedàvi, un uomo solo usciva dal campo. Vi
-parrà poco per una esplorazione, lo capisco: ma
-Bahr Ibn sapeva il fatto suo. Non voleva svegliare
-i sospetti del suo degnissimo sozio Abu Wefa e si
-contentava di mandar fuori un uomo solo. Ma
-tutte le sue vedette, che stavano ad una certa distanza
-dal campo, avvertite da quell'uomo, dovevano
-mutarsi in esploratori.
-</p>
-
-<p>
-Allo spuntar del sole, lo <i>Sciarif</i> mandò altri cavalieri
-<span class="pagenum" id="Page_236">[236]</span>
-verso ponente, nella direzione di Cades; in
-apparenza per rilevare la guardia, nel fatto per
-occupare un posto vuoto, poichè gli altri erano
-già andati, e, a mezz'ora di distanza, spartiti in
-varii drappelli, correvano il deserto sulle orme dei
-Fedàvi.
-</p>
-
-<p>
-Abu Wefa non ebbe fumo di nulla, e partì da
-Tell el Kanat col grosso della sua gente, prima
-che le vedette dello <i>Sciarif</i> ritornassero al campo.
-Del resto, quello del cambio delle vedette era un
-particolare così poco notevole della vita soldatesca,
-che una novità nella forma, anco avvertita, non doveva
-far senso.
-</p>
-
-<p>
-Bahr Ibn, in quella vece, insospettito da quella
-spedizione notturna, doveva raddoppiare di attenzione
-e por mente ad ogni più piccola cosa. Or
-dunque, accompagnando un tratto, per debito di
-cortesia, il suo compagno di accampamento, lo
-<i>Sciarif</i> si avvide che il Gran Priore, scambio di
-muover subito a levante, verso la valle di Siddin,
-che era il punto più vicino per riuscire sulla riva
-sinistra del lago Asfalto, piegava a settentrione,
-verso il pianoro di Aroer.
-</p>
-
-<p>
-Lo <i>Sciarif</i> conosceva quei luoghi, per essersi
-aggirato colà lunga pezza, mentre si studiava di
-tirar dalla sua le tribù nomadi del deserto, che
-si stende alle falde dei monti di Giuda.
-</p>
-
-<p>
-— Vai verso Hebron? — gli disse. — Darai di
-cozzo nella cavalleria dei Crociati.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, se avessi in animo di proseguire a quella
-volta; — rispose Abu Wefa. — Ma io vado soltanto
-a Bèrseba, dov'è una parte dei miei. Come
-vedi, <i>Sciarif</i>, la diversione non è grande, ed anche
-<span class="pagenum" id="Page_237">[237]</span>
-di là potrò piegare, senza troppo ritardo, alla valle
-di Siddim.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Bahr Ibn fece le viste di crederlo, quantunque
-non avesse udito mai di quella guardia che Abu
-Wefa teneva nei dintorni di Bèrseba. E fermato il
-cavallo, strinse la mano ai Gran Priore, per accomiatarsi
-da lui.
-</p>
-
-<p>
-— Dunque, hai deciso? — disse Abu Wefa. — Rimani
-qui, a spiare inutilmente il nemico?
-</p>
-
-<p>
-— No; — rispose Bahr Ibn; — ho perduto ogni
-speranza.
-</p>
-
-<p>
-— E vieni con noi?
-</p>
-
-<p>
-— Non per ora, ma ci penso. Quello che tu mi
-hai detto ieri mi sta sempre nell'animo. Il posto
-di un discendente del Profeta è dove si combatte
-per la difesa dell'Islam. E poichè non posso sperare
-di vincere Afdhal, — soggiunse Bahr Ibn
-sospirando, — bisognerà pure che io mi risolva
-un giorno o l'altro di lasciar questi luoghi. Come
-vivrebbe il re del deserto, se non andasse dove è
-certezza di preda?
-</p>
-
-<p>
-— Dunque?
-</p>
-
-<p>
-— Dunque, — rispose Bahr Ibn, — aspetto un
-cenno. Ho anch'io qualche speranza di far gente;
-e presto seguirò il tuo consiglio.
-</p>
-
-<p>
-— La fortuna ti assista. Andrai dunque a Tortosa?
-</p>
-
-<p>
-— A Tortosa, a Tripoli, a Tolemaide, e dovunque
-ci sarà da combattere.
-</p>
-
-<p>
-— Così va bene; — disse il Gran Priore. — Manderò
-la lieta notizia ai credenti.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-E inchinatosi sulla staffa, abbracciò lo <i>Sciarif</i>.
-Quindi si allontanò sulla via di Aroer, seguito dal
-suo piccolo esercito.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_238">[238]</span>
-</p>
-
-<p>
-Bahr Ibn se ne tornò pensieroso al castello di
-Kanat, e vi rimase tutto quel giorno e un altro
-ancora, aspettando.
-</p>
-
-<p>
-Alla fine del terzo, giunsero al campo due degli
-uomini che aveva mandato sulle tracce dei Fedàvi.
-Erano i cavalieri meglio provveduti della spedizione,
-e tuttavia i loro cavalli erano sfiniti dalla
-corsa.
-</p>
-
-<p>
-— Orbene? — domandò Bahr Ibn, che nella sua
-impazienza era andato incontro ai due uomini.
-</p>
-
-<p>
-— Abbiamo tenuto dietro agli Assassini, come
-tu ci hai comandato.
-</p>
-
-<p>
-— Si sono essi avveduti di nulla?
-</p>
-
-<p>
-— Prima, no; uno di essi più tardi. Ma ce ne
-siamo impadroniti in tempo.
-</p>
-
-<p>
-— In tempo! per che cosa?
-</p>
-
-<p>
-— Per saper tutto di loro, mentre essi non sapran
-nulla di noi. Andavano verso le strette di
-Gades e noi li seguivamo da lunge. Tramontava
-il sole, quando li perdemmo di vista dietro una
-macchia di lentischi. Aspettammo le tenebre per
-seguitarli fin là, ed avemmo la fortuna di coglierne
-uno, lasciato in sentinella, prima che potesse
-dar l'avviso ai compagni.
-</p>
-
-<p>
-— Lo avete costretto a parlare?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, mio signore. Sapemmo da lui che essi
-andavano verso il pozzo di Rehobot, per piombare
-sopra una carovana e impadronirsi di un giovane
-cristiano, lasciato in custodia ai cammellieri e a
-pochi arcadori della sua patria. Ma nello avvicinarsi
-alle strette di Gades avevano veduto che la
-carovana si era dal canto suo inoltrata fino a quel
-passo, e perciò, appiattati nella macchia, aspettavano
-<span class="pagenum" id="Page_239">[239]</span>
-la notte, per dar l'assalto col favor delle tenebre.
-Infatti, poco dopo udimmo le grida degli
-assaliti e lo strepito delle armi. Eravamo in pochi;
-del resto, tu non ci avevi mandato alcun cenno
-di romper guerra a costoro....
-</p>
-
-<p>
-— No, e avete fatto bene a non entrar nella
-mischia. E sono venuti a capo del loro disegno?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, e tornarono ai cavalli, trasportando con
-sè i loro feriti. Per altro, ne dimenticarono uno,
-che si trascinò nella macchia dopo la loro partenza.
-Accorremmo ai suoi lamenti, e da lui, coll'aiuto
-del nostro prigioniero, abbiamo raccolto i particolari
-dell'impresa. Il giovane cristiano, che hanno
-rapito, non era altrimenti un uomo, bensì una
-fanciulla.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Bahr Ibn era rimasto sbalordito. Già aveva indovinato
-che quella era la carovana lasciata indietro
-da Caffaro, ma era ben lungi dal pensare
-che una donna si trovasse con loro. Nè il signor
-di Caschifellone, nè Arrigo da Carmandino, gli
-avevano fatto parola di ciò. Per altro, lo <i>Sciarif</i>
-non durò fatica ad intendere che in quel colpo di
-Abu Wefa si nascondeva una vendetta, un tradimento
-di qualcheduno. Ma di chi? Quale dei nuovi
-arrivati al suo campo aveva potuto entrar tanto in
-dimestichezza col Gran Priore, per tirarlo dalla
-sua in quella orribile trama?
-</p>
-
-<p>
-Lo <i>Sciarif</i> si ricordò allora di quei compagno di
-Caffaro, di quel Gandolfo del Moro, la cui faccia
-gli era a tutta prima spiaciuta. E interrogati i suoi
-familiari, seppe che, durante la notte passata nel
-castello di Kanat, il compagno di Caffaro era stato
-veduto, mentre usciva dalle stanze del Gran Priore.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_240">[240]</span>
-</p>
-
-<p>
-La risoluzione di Bahr Ibn fu pronta come la folgore.
-</p>
-
-<p>
-— Dove sono andati i rapitori? — chiese egli.
-</p>
-
-<p>
-— Avevano avuto ordine di accorrere alla volta
-di Aroer, dove il Gran Priore sarebbe andato ad
-incontrarli.
-</p>
-
-<p>
-— Ah! — pensò lo <i>Sciarif</i>. — Era questo l'intento
-della marcia di Abu Wefa verso settentrione.
-Ma Eblis non ordisce così bene le sue trame, che
-Allà non sappia sventarle.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-E ad alta voce proseguì:
-</p>
-
-<p>
-— Chiamatemi Zeid Ebn Assan. E date intanto l'avviso
-a tutti i nostri uomini. Si parte quest'oggi. — Il
-vecchio Zeid fu pronto ad accorrere. Era egli
-il più fido dei servitori di Bar Ibn, e quegli che
-aveva colle sue cure campato Arrigo da morte.
-</p>
-
-<p>
-— Che vuoi, mio signore? Si parte?
-</p>
-
-<p>
-— Sì, per la valle di Siddim. Ma la via non è
-da dirsi ora; io stesso sarò guida alla nostra gente.
-Fa che si radunino tutte le provvigioni d'acqua e
-di cibo e che i cammelli siano pronti a partire tra
-due ore.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Lo <i>Sciarif</i> pensava che andando dritto a Siddim
-avrebbe potuto raggiungere Abu Wefa non troppo
-lunge da quel passo. Il Gran Priore, andato alla
-volta di Aroer, doveva infatti piegare di là verso
-la valle di Siddim, perdendo in tal guisa il vantaggio
-di tre giorni che poteva avere su lui.
-</p>
-
-<p>
-Bahr Ibn non si apponeva che a mezzo. Nei dintorni
-di Siddim trovò bensì gli Assassini, ma non
-tutti. C'erano le salmerie con una numerosa scorta
-di cavalieri, ma Abu Wefa era già andato più oltre,
-e la schiera dei Fedàvi con lui.
-</p>
-
-<p>
-L'arrivo dello <i>Sciarif</i> fu salutato con grida di
-<span class="pagenum" id="Page_241">[241]</span>
-giubilo. Nessuno si aspettava di veder così presto
-quei compagni di accampamento.
-</p>
-
-<p>
-— Ebbi un messaggio appena eravate partiti; — disse
-Bahr Ibn, per colorire in qualche modo la
-sua mossa improvvisa; — e sono oramai libero di
-andare dove il cuore mi chiama. Per qualche giorno
-saremo compagni di viaggio.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Quella promessa riguardava il grosso della sua
-gente, non lui. Difatti, andato avanti con essi tutto
-quel giorno, proseguì il cammino anche di notte,
-col nerbo de' suoi cavalieri. E il giorno dopo, anche
-i rimasti indietro, consigliati da Zeid Ebn
-Assan, credettero necessario di affrettarsi sulle sue
-tracce, lasciando indietro le salmerie di Abu Wefa.
-</p>
-
-<p>
-Uscito dalla valle, o, per dire più veramente,
-dagli stagni di Siddim, lo <i>Sciarif</i> si addentrò speditamente
-nelle terre di Moab, muovendo per Damnaba,
-Ar, Dibon e Madèba. E tuttavia, quella sua
-corsa arrangolata non gli portava alcun frutto. Di
-paese in paese prendeva lingua, sapeva che i cavalieri
-di Abu Wefa erano passati, ma sempre con
-due giorni di vantaggio su lui.
-</p>
-
-<p>
-— Quest'uomo ha un tesoro da custodire, — pensò
-lo <i>Sciarif</i>, — e viaggia di giorno e di notte.
-Facciamo uno sforzo anche noi.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Abu Wefa, giusta il conto fatto da Bahr Ibn,
-non poteva avere più di cento cavalieri con sè.
-Per correre più spedito, Bahr Ibn deliberò di lasciare
-indietro un'altra parte de' suoi, con ordine
-di proseguire come più sollecitamente potevano;
-ed egli con cento de' suoi migliori si rimise in
-cammino, risoluto di guadagnare nelle prime ventiquattr'ore
-una marcia.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_242">[242]</span>
-</p>
-
-<p>
-La fortuna gli arrise. A Chirb el Sâr, l'antica
-Abel Cheramin della tribù di Gad, ebbe ancora notizie
-di Abu Wefa, che era passato il giorno avanti
-di là. Con un altro sforzo egli era sicuro di raggiungerlo
-al guado dello Jabok Serca, affluente del
-Giordano, che scorre alle falde della storica montagna
-di Galaad. Ma temeva a ragione di stancar
-troppo i cavalli, e si contentò per quella volta di
-guadagnare soltanto poche ore.
-</p>
-
-<p>
-La seconda marcia fu condotta anch'essa in tal
-guisa, per risparmiare le forze dei cavalli. E fu
-bene, perchè, guadagnando poche ore ogni dì, alla
-mattina del quarto si giunse al poggio di Tell
-Asterè, che era stato abbandonato nella notte dalla
-cavalcata di Abu Wefa.
-</p>
-
-<p>
-Fu quella per Bahr Ibn il caso di meditare sulle
-ragioni del Gran Priore, nello intento di cavarne
-una norma per sè.
-</p>
-
-<p>
-Anzi tutto, perchè Abu Wefa si era dato a correre
-in quel modo, che meglio poteva chiamarsi
-fuggire? Temeva forse di Bahr Ibn? Pensando che
-Abu Wefa sapeva esser questi amico di Arrigo e
-che poteva essere avvertito da lui del rapimento
-della sua fidanzata, il sospetto non era mica fuori
-di luogo. Ma il Gran Priore poteva temere eziandio
-d'un altro pericolo, cioè a dire d'una corsa dei giovani
-Crociati ad Hebron, donde la notizia del colpo,
-facilmente trasmessa a Gerusalemme, avrebbe potuto
-dare appiglio ad una spedizione di Franchi.
-Varcato il Giordano poco sotto a Tiberiade, un capitano
-ardito, come ad esempio Tancredi di Taranto,
-non avrebbe trovato molto difficile il còmpito
-di attraversarsi sulla strada per cui risaliva
-<span class="pagenum" id="Page_243">[243]</span>
-Abu Wefa. E questo era infatti il timore più forte
-del Gran Priore; il quale in ogni altra occasione
-non avrebbe creduto che tutte le forze d'un regno
-potessero uscire in battaglia per riconquistare una
-donna; ma, dopo aver visto la sua preda, doveva
-essere di contraria opinione.
-</p>
-
-<p>
-Gandolfo del Moro non lo aveva ingannato. Quella
-che il traditore aveva additato alle sue brame era
-davvero la perla d'Occidente. E Abu Wefa pensava
-a ragione, che, se le perle d'Oriente erano difficili
-a prendere, quelle d'Occidente dovevano essere anche
-più difficili a conservare.
-</p>
-
-<p>
-Non molto dissimile dalla sua era l'opinione del
-biondo scudiero, che andava in mezzo alla cavalcata,
-chiuso in una lettiga, insieme colle donne del
-Gran Priore.
-</p>
-
-<p>
-Diana era triste, ma nella sua medesima afflizione
-aveva attinto la forza di resistere agli eventi.
-Custodiva gelosamente, nascosto nella cintura, un
-pugnaletto dalla impugnatura d'acciaio ageminato,
-dono della favorita di Abu Wefa.
-</p>
-
-<p>
-— Io ti amo e ti odio; — gli aveva detto costei. — Ti
-amo perchè sei infelice; ti odio perchè sei
-bella.
-</p>
-
-<p>
-— Non mi odiare, compiangimi! — rispose Diana. — La
-bellezza è un triste dono.
-</p>
-
-<p>
-— Che ti fa cara al mio signore; — notò la
-schiava di Abu Wefa, con accento di profonda amarezza.
-</p>
-
-<p>
-— Io non amo il tuo signore, la mia fede è giurata
-ad un altr'uomo. O sarò sua, o morrò. Vedi,
-anzi, — soggiunse Diana, che per farsi intendere
-da quella donna doveva aiutarsi molto coi gesti,&nbsp;— se
-<span class="pagenum" id="Page_244">[244]</span>
-tu vuoi darmi quel pugnaletto che pende dalla
-tua cintura, esso sarà la mia salvaguardia.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-E fece l'atto di piantarselo nel petto.
-</p>
-
-<p>
-— Da senno? — chiese quell'altra.
-</p>
-
-<p>
-— Lo giuro pel mio Dio.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Un lampo di gioia balenò dagli occhi della schiava.
-</p>
-
-<p>
-Quella disgraziata amava Abu Wefa. Ella stessa
-da poco tempo era succeduta ad un'altra nelle grazie
-del suo signore, e tremava di vedersi posposta
-a quella nuova bellezza.
-</p>
-
-<p>
-Il pugnaletto di Kadigìa, che tale era il nome
-della favorita, passò tosto nelle mani della povera
-Diana, che allora, soltanto allora, si sentì più tranquilla.
-</p>
-
-<p>
-Altri pensieri incominciavano a raffidarla. Notava
-anzitutto che il capo degli Assassini, assorto nelle
-cure del viaggio, non le aveva ancora detto una
-parola che accennasse ad un disegno fatto su lei.
-L'avea data in custodia alle sue donne, che viaggiavano
-entro lettighe gelosamente coperte e guardate
-continuamente da uno stuolo d'eunuchi; e
-tutta la famiglia muliebre era separata rigorosamente
-dalla schiera dei Fedàvi, i quali marciavano
-sempre all'antiguardo.
-</p>
-
-<p>
-Inoltre, quel correre affannoso del Gran Priore
-verso le terre di Moab, se per avventura la conduceva
-lunge da Arrigo, dinotava altresì che Abu
-Wefa temeva di essere inseguito. Caffaro non si
-era egli riunito ad Arrigo? E Arrigo non era egli
-l'ospite e l'amico di Bahr Ibn? Da lui, da lui certamente,
-fuggiva Abu Wefa con tanta sollecitudine.
-</p>
-
-<p>
-E un barlume di speranza rompeva le tenebre di
-quell'anima afflitta. Era impossibile che la misericordia
-<span class="pagenum" id="Page_245">[245]</span>
-di Dio si fosse così allontanata da lei, dalla
-figlia e dalla fidanzata di due valorosi campioni
-della fede. Ma infine, perchè avrebbe temuto? Non
-dispera mai di salvarsi, chi sa di poter trovare, ove
-occorra, il suo rifugio nella morte. E Diana era risoluta
-di morire.
-</p>
-
-<p>
-Intanto proseguiva il viaggio nella solitudine di
-quelle sterminate pianure di sabbia, su cui si stendeva
-nel giorno la volta infuocata del cielo, nella
-notte un padiglione di zaffiro, in mezzo al quale la
-splendida luna appariva regina tra un esercito scintillante
-di stelle.
-</p>
-
-<p>
-In alcuni punti si mutava la scena, e lo sguardo
-salutava ameni colli coronati di querce e d'allori,
-o valli romite, in cui l'arancio, la palma e il melagrano,
-si vedevano coperti di fiori e di frutti.
-</p>
-
-<p>
-Si costeggiava infatti la gran valle del Giordano
-e il suolo sentiva la vicinanza delle acque.
-</p>
-
-<p>
-Torniamo a Bar Ibn. Egli non è lontano. Dalla
-eminenza di Tell Asterè, un poggio famoso su cui
-gli antichi Ebrei offrivano sacrifizi ad Astaroth Karnaim,
-l'Astarte bicorne di Siria, egli aveva veduto
-all'orizzonte il polverìo sollevato dalla cavalcata di
-Abu Wefa. E riposati alquanto i suoi, disegnò di
-tenergli dietro senza aspettare la notte.
-</p>
-
-<p>
-Il Gran Priore incominciava appena allora a respirare
-più liberamente. Era giunto all'altezza del
-lago di Tiberiade, o di Genezaret, se vi torna meglio,
-e si dileguava il pericolo di veder capitare qualche
-legione di Crociati che gli sbarrasse la strada. Ma
-appunto in quel giorno doveva cascargli addosso
-il peggio, e tanto più molesto quanto meno aspettato.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_246">[246]</span>
-</p>
-
-<p>
-Di poco era passato il meriggio, quando uno dei
-suoi <i>refilìs</i>, che comandava la retroguardia, lo avverti
-d'una grossa cavalcata, che veniva dietro a
-loro, muovendo anch'essa da Tell Asterè.
-</p>
-
-<p>
-Il pensiero di Abu Wefa corse incontanente ai
-Franchi del regno di Gerusalemme. Ma come avevano
-potuto essere così presto avvisati del suo passaggio?
-E come mai gli sbucavano alle spalle,
-senza pensare che egli aveva la via libera davanti
-a sè per fuggire? Ma l'aveva libera davvero? E non
-era piuttosto da temere che ogni cosa fosse disposta
-per coglierlo in mezzo?
-</p>
-
-<p>
-Questo timore lo fece rimanere alquanto perplesso.
-</p>
-
-<p>
-— Se volgessi senz'altro a levante? — pensò. — Ma
-per un semplice dubbio... per un sospetto.....
-avventurarmi in un paese così scarso d'acque, e di
-viveri, mentre il restante dell'esercito mi segue a
-tre o quattro giornate di marcia?&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Il Gran Priore era lontano le mille miglia dal
-pensare a Bahr Ibn. Sui primi giorni lo aveva temuto;
-ma lassù, oltre i monti di Galaad, di Serca
-e di Agelun, che aveva superati con tanta celerità,
-ogni paura d'inseguimento da quella parte gli era
-uscita intieramente dall'animo.
-</p>
-
-<p>
-Quella esitanza gli aveva già fatto perdere una
-mezz'ora di tempo. Aggrottò le ciglia, vedendo che
-quegli altri si avanzavano sempre più, e comandò
-alla sua gente di prendere il galoppo. Ma anche i
-nemici, poichè tali bisognava considerarli oramai,
-anche i nemici lo imitarono, e la distanza fra le
-due schiere non si accrebbe, come egli aveva sperato.
-</p>
-
-<p>
-Si fermò allora, pieno di mal talento, e deliberò
-di vederci chiaro.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_247">[247]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Vadano avanti i cammelli e i lettighieri; — diss'egli; — noi
-torneremo indietro, per farla finita
-con queste incertezze.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-E voltato il cavallo, mosse alla volta di coloro
-che lo inseguivano.
-</p>
-
-<p>
-— Ci hanno veduto, — diceva intanto Bahr Ibn. — A
-noi dunque! E tu, Zeid, ricorda le mie istruzioni.
-</p>
-
-<p>
-— Non temere, sarai obbedito.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Lo <i>Sciarif</i> spronò allora il suo corridore, ordinando
-a' suoi cavalieri di seguirlo, ma senza troppo
-ardore, per non insospettire maggiormente Abu
-Wefa.
-</p>
-
-<p>
-Fu grande la meraviglia di quest'ultimo, quando
-riconobbe colui che meno s'aspettava di vedere.
-</p>
-
-<p>
-— Tu qui? — gli disse. — Io ti credeva ancora
-a Tell el Kanat.
-</p>
-
-<p>
-— Se tu ci rimanevi ancora una mezza giornata, — rispose
-lo <i>Sciarif</i> con aria tranquilla, — avrei
-potuto partire con te.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Abu Wefa lo guatò con occhio sospettoso.
-</p>
-
-<p>
-— Che cos'è avvenuto, — riprese, — perchè tu
-avessi a mutar consiglio così presto?
-</p>
-
-<p>
-— Niente che io già non m'aspettassi, pur troppo! — rispose
-lo <i>Sciarif</i>, con un candore, che non riusciva
-tuttavia a disarmare Abu Wefa. — Un messaggio
-dell'Egitto, che mi ha tolto ogni speranza.
-Che cosa avrei fatto nel deserto, se non c'era più
-modo di tentar la fortuna contro l'usurpatore? Ho
-trovato buono il tuo consiglio; vado a Tortosa.
-</p>
-
-<p>
-— Ah, sì? — mormorò il Gran Priore, a cui la
-risoluzione parea troppo repentina, come troppo
-sollecito il viaggio.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_248">[248]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Per l'appunto — replicò Bar Ibn; — e voglia
-il cielo che io non giunga troppo tardi!
-</p>
-
-<p>
-— Infatti, — disse Abu Wefa, — a quest'ora i
-Cristiani possono aver fatto molto cammino.... assai
-più che tu non ne abbia fatto in così pochi giorni,
-dacchè ci siamo lasciati.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Bahr Ibn sentì il colpo, ma fece le viste di non
-averlo inteso.
-</p>
-
-<p>
-— Dunque, se non ti spiace, — ripigliò, — ci
-faremo compagnia per un tratto di strada.
-</p>
-
-<p>
-— Perchè non m'hai raggiunto prima? — esclamò
-il Gran Priore. Ecco qua, siamo proprio all'ultima
-stazione in cui potessimo trovarci insieme.
-</p>
-
-<p>
-— Come? — domandò lo <i>Sciarif</i>, che non si
-aspettava quella sparizione improvvisa dello schermidore
-astuto. — Non andavi tu verso le montagne
-di Tripoli?
-</p>
-
-<p>
-— Questo era il primo disegno; — rispose Abu Wefa. — Ma
-anch'io ho ricevuto un messaggio per via. E
-vado invece a Damasco, per la strada di Salomè, laddove
-tu devi proseguire per la pianura di Medan.
-</p>
-
-<p>
-— Ah sì? — mormorò Bar Ibn, imitando senza
-volerlo il suo avversario.
-</p>
-
-<p>
-E vide così a tutta prima che la fortuna, se tardava
-più oltre, gli sarebbe sfuggita di mano. L'occasione
-era propizia. Abu Wefa non aveva in quel
-punto che otto o dieci cavalieri con sè, mentre il
-grosso della sua schiera stava lunge un cinquecento
-passi, in attesa del suo capo. A lui, invece,
-a lui, Bahr Ibn, tutti i suoi cavalieri facevano corona
-oramai. Abu Wefa, così scaltro com'era, non
-aveva preveduto quel caso. E Bar Ibn risolse di
-approfittarne senz'altro.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_249">[249]</span>
-</p>
-
-<p>
-Diede una rapida occhiata a Zeid Ebn Assan, che
-parve intenderlo a volo. Indi, spronato il cavallo,
-si serrò addosso al Gran Priore e lo afferrò per
-un braccio, tentando di levarlo d'arcione.
-</p>
-
-<p>
-Questi, a sua volta, benchè sorpreso, strinse le
-ginocchia nei fianchi dei suo corridore, pensando
-che questo, con una violenta strappata, lo avrebbe
-tolto dalle unghie del suo avversario, meglio che
-non potesse fare egli stesso con un colpo di mazza,
-quand'anche fosse riuscito ad abbrancare la sua
-arme ferrata. Ma quantunque il generoso animale
-obbedisse prontamente all'impulso del suo signore,
-egli non fu più in tempo di svincolarsi. Zeid Ebn
-Assan afferrava il cavallo per le redini; uno stuolo
-di cavalieri, cacciatosi improvvisamente tra lui e i
-pochi che lo avevano seguito, gli si addensava minaccioso
-dintorno.
-</p>
-
-<p>
-L'assalto era stato così repentino, che i compagni
-di Abu Wefa rimasero come storditi, e non ardirono
-muoversi in sua difesa. In meno che non si
-dice, il Gran Priore fu strascinato a terra e saldamente
-legato.
-</p>
-
-<p>
-Fremeva di rabbia, il malvagio, e aveva la schiuma
-alla bocca.
-</p>
-
-<p>
-— Tu mi dirai, o <i>Sciarif</i>, — gridò egli, spirando
-dal labbro tutto il furore che non poteva manifestarsi
-col braccio, — la ragione di questa ingiuria
-ad un amico, ad un ospite. Nel mio accampamento
-di Tell el Kanat, io ti ho accolto come si accoglie
-un fratello.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, — rispose Bahr Ibn, con accento sarcastico, — per
-farmi poi comparire un traditore, un
-ribaldo, agli occhi degli amici ed ospiti miei.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_250">[250]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Io non t'intendo; — disse Abu Wefa.
-</p>
-
-<p>
-— Non m'importa; m'intenderai tra breve.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-E fattosi verso i compagni di Abu Wefa, lo <i>Sciarif</i>
-comandò loro che scendessero tutti da cavallo, salvo
-uno che aveva a portare un messaggio.
-</p>
-
-<p>
-— Non sarà fatto alcun male al vostro signore,
-se voi non vi muovete; — diceva Bahr Ibn. — Uno
-di voi se ne torni a quella gente laggiù, e
-dica loro che vuol essere una guerra a morte, se
-non stanno tutti immobili al comando.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Il messaggiero andò, sbalordito dalla fulminea
-rapidità di quel colpo di mano.
-</p>
-
-<p>
-Come egli fu partito, Bahr Ibn si volse al suo
-prigioniero.
-</p>
-
-<p>
-— Dimmi, Dai al Kebir, ov'è la donna che hai
-rapita, alle strette di Cades?
-</p>
-
-<p>
-— Io non ho rapito donne; — rispose Abu Wefa,
-dissimulando a stento la commozione destata in lui
-da quella domanda.
-</p>
-
-<p>
-— Bada a te! — rispose lo Sciarif, corrugando
-le ciglia. — Sono del sangue di Maometto, e ti
-giuro pel sangue suo, che se tra un'ora non è
-qui la donna rubata, io ti ucciderò come un cane.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Il Gran Priore vide che non c'era nulla a sperare
-dal tenersi sul niego, e che colui avrebbe operato
-in tutto come diceva.
-</p>
-
-<p>
-— Essa è tra le mie donne; — diss'egli, abbassando
-la voce e col volto acceso di vergogna. — Ma
-tu, seguace del profeta, non oserai scoprir loro
-il viso....
-</p>
-
-<p>
-— L'oserò; — interruppe Bahr Ibn; — per gli
-occhi di Fatima, la gran genitrice della mia stirpe,
-l'oserò, se pure tu non mi consegnerai il tuo sigillo,
-<span class="pagenum" id="Page_251">[251]</span>
-per farlo riconoscere dal capo dei tuoi eunuchi,
-che dovrà restituire la preda.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Non c'era modo di resistere. I minuti scorrevano
-veloci e la scimitarra di Bahr Ibn era già fuori
-della guaina. Abu Wefa mise un sospiro, che meglio
-si sarebbe potuto dire un mugghio di toro, e
-toltosi dal dito un anello, sulla cui pietra era inciso
-il suo nome, lo consegnò allo <i>Sciarif</i>.
-</p>
-
-<p>
-— Prendi, e corri! — disse Bahr Ibn al suo fedele
-Zeid.
-</p>
-
-<p>
-Il vecchio prese l'anello, e seguito da cento cavalieri
-galoppò alla volta della schiera di Abu Wefa.
-</p>
-
-<p>
-Quegli uomini, informati di tutto dal messaggiero,
-stavano immobili e taciturni, in attesa.
-</p>
-
-<p>
-— Credenti in Dio, — disse Zeid, alzando la voce, — ascoltatemi.
-Ecco l'anello di Abu Wefa, vostro
-glorioso signore. Egli vi comanda di consegnarmi
-la donna; dopo di che egli stesso potrà tornar libero
-a voi.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Uno degli ufficiali del Gran Priore si avanzò, e,
-riconosciuto il sigillo del suo signore, chinò la
-fronte senza far motto. Dopo di lui s'inoltrò il capo
-degli eunuchi, e, compiuta la medesima cerimonia,
-che doveva dissimulare la vergogna comune di una
-disfatta senza combattimento, andò, taciturno del
-pari, verso le lettighe.
-</p>
-
-<p>
-Poco stante, il biondo scudiero balzava dal carro coperto,
-d'ov'era rinchiuso insieme colla bruna favorita.
-</p>
-
-<p>
-Kadigìa non aveva un concetto ben chiaro di ciò
-che era avvenuto, e temeva forte per la vita del
-suo signore ed amante.
-</p>
-
-<p>
-— Nessuno ti ha fatto male; — diss'ella, con accento
-carezzevole. — Sii misericordiosa con lui!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_252">[252]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Non temere; io non mi vendico; — rispose
-Diana.
-</p>
-
-<p>
-Anch'ella ignorava l'accaduto, ma pensava che
-Arrigo da Carmandino e l'amico di lui avessero
-avuto mano nella sua liberazione. Essi, per conseguenza,
-dovevano esser là, arbitri della vita di Abu
-Wefa.
-</p>
-
-<p>
-— Grazie! — esclamò Kadigìa.
-</p>
-
-<p>
-E presa la mano del biondo scudiero, v'impresse
-il bacio della gratitudine.
-</p>
-
-<p>
-— Ecco il tuo pugnaletto; — disse Diana. — Anch'io
-debbo ringraziarti, perchè in questo ferro
-ho veduto un soccorso del cielo.
-</p>
-
-<p>
-— Vuoi tenerlo per amor mio? — rispose la
-schiava. — Esso ti ricorderà Kadigìa.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Diana accettò il dono e lo ripose nella cintura.
-Ella pensava di non separarsi più da quello strumento
-di morte, che era stato per tanti giorni la
-sua unica salvaguardia in mezzo al pericolo.
-</p>
-
-<p>
-Zeid Ebn Assan, che era rimasto lunge dal carro
-in attesa del prezioso acquisto, si avanzò allora per
-riceverlo in consegna dal capo degli eunuchi. Si
-aspettava una donna, e la sua meraviglia fu grande
-al vedere un giovine scudiero, ma ben presto si
-riebbe, o, per dire più veramente, passò dalla meraviglia
-allo stupore, vedendo quel miracolo di bellezza,
-che accoglieva in sè tutte le grazie, tutte le lusinghe,
-date da Dio all'ultima e alla più leggiadra
-delle opere sue.
-</p>
-
-<p>
-L'aureola dei santi, come l'hanno immaginata i
-pittori cristiani, non era nulla al paragone di quella
-luce spirituale che circondava la bellissima testa.
-Sarebbe stato mestieri di correre colla fantasia a
-<span class="pagenum" id="Page_253">[253]</span>
-quell'incognito indistinto di etere e d'ambrosia che
-involgeva le dee del paganesimo, quando si degnavano
-di apparire ai mortali. Essenza di bellezza,
-soavità di profumo, aura di pudore, eravate voi che
-componevate una corona intorno ai biondi capegli
-di quella divina, che, passando in mezzo a tutti
-quegli uomini, a tutte quelle ammirazioni, a tutte
-quelle cupidigie, si faceva in volto color della
-fiamma.
-</p>
-
-<p>
-La più parte dei Fedàvi non avevano mai visto
-la prigioniera; quei pochi che l'avevano rapita,
-mentre la notte ne celava i lineamenti e il terrore
-l'avea come contraffatta, credettero anch'essi di vederla
-per la prima volta. E gli uni e gli altri sentivano
-tutta l'amarezza di quella improvvisa partenza.
-</p>
-
-<p>
-— Non ha il paradiso una Urì più leggiadra di
-questa.
-</p>
-
-<p>
-— Essere amati da lei e rinunziare ad ogni gioia
-promessa nei cieli!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Erano questi i discorsi dei Fedàvi, mentre la
-fanciulla degli Embriaci si allontanava dal carro.
-</p>
-
-<p>
-E uno di costoro osò dire, accanto a Zeid Ebn
-Assan:
-</p>
-
-<p>
-— Siete a un di presso di un numero eguale al
-nostro. Se noi non volessimo lasciarla partire!...
-</p>
-
-<p>
-— Provate! — rispose fieramente Zeid. — Al
-menomo cenno di rivolta da parte vostra, il Gran
-Priore ci lascia la testa.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Il Fedàvo non aggiunse parola.
-</p>
-
-<p>
-Diana intanto era balzata sul cavallo di Zeid, che
-aveva voluto scendere ad ogni costo, per essere il
-suo palafreniere. E andava gloriosa come una regina,
-<span class="pagenum" id="Page_254">[254]</span>
-verso le schiere dello <i>Sciarif</i> che la salutavano
-con grida di gioia, mentre quelle di Abu Wefa
-stavano mute, in preda alla costernazione. E non
-era forse naturale, al vedere quell'astro meraviglioso
-che si allontanava per sempre? Aldebaran, la stella
-prediletta degli Arabi, sparendo improvvisamente
-dal cielo, non avrebbe lasciato maggior desiderio
-di sè.
-</p>
-
-<p>
-Lo <i>Sciarif</i>, ritto in arcioni davanti al suo prigioniero,
-contemplava da lungi la scena e si rallegrava
-dell'opera sua. Non pensava più alla fallita impresa
-d'Egitto; pensava alla gioia dei suoi nemici quando
-egli avesse potuto mandar fuori dalle mura di Tortosa
-un araldo che dicesse agli assedianti: — Cristiani,
-Bahr Ibn, mio signore, ha liberata dalle
-mani del capo degli Assassini una figlia di Genova,
-e la manda, senza chieder riscatto, al suo amico
-ed ospite Arrigo da Carmandino, il più prode tra
-tutti i cavalieri d'Occidente.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-La cavalcata giungeva frattanto al cospetto di
-Bahr Ibn. Il biondo scudiero cercava indarno cogli
-occhi Arrigo da Carmandino.
-</p>
-
-<p>
-— Bella figliuola di Genova, — disse allora lo
-<i>Sciarif</i> in quella lingua mezzo araba e mezzo italiana,
-che era il primo frutto delle Crociate, — tu
-cerchi i tuoi concittadini; ma non è qui che un amico
-loro, il protettore e il fratello d'Arrigo.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Spiacque a Diana l'assenza di coloro che sperava
-trovare laggiù. Ma come seppe l'accaduto, e più
-particolarmente il modo in cui Bahr Ibn avea trapelato
-il rapimento di lei e provveduto alla sua liberazione,
-lo ringraziò con tutta l'effusione di un
-animo riconoscente. Bahr Ibn l'udiva, la guardava
-<span class="pagenum" id="Page_255">[255]</span>
-in viso, e s'inebriava di quella voce melodiosa, di
-quella bellezza sovrumana.
-</p>
-
-<p>
-Passarono davanti ad Abu Wefa, che stava ancora
-prigioniero, ai piedi d'un sicomòro. Diana lo
-intravvide, ma torse gli occhi da lui, che la saettava
-d'uno sguardo feroce, sospirando profondamente.
-</p>
-
-<p>
-— Che hai? — gli chiese Bahr Ibn, muovendo
-verso di lui, per sciogliere la fune che lo teneva
-legato.
-</p>
-
-<p>
-— Sospiro la perla d'Occidente; — mormorò il
-Gran Priore. — Tu sei fortunato, o <i>Sciarif</i>!
-</p>
-
-<p>
-— Fortunato, certamente, perchè potrò restituirla
-a chi l'hai tolta.
-</p>
-
-<p>
-— Ne sei ben certo? Bada, o <i>Sciarif</i>; io posso
-predirti fin d'ora....
-</p>
-
-<p>
-— Che cosa?
-</p>
-
-<p>
-— Che tu l'amerai e non vorrai più restituirla.
-</p>
-
-<p>
-— Sia maledetta la tua lingua! — gridò Bahr
-Ibn, profondamente turbato.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_256">[256]</span></p>
-
-<h2 id="cap17">CAPITOLO XVII.
-<span class="smaller">Nel quale si vedono operare i sortilegi
-di Abu Wefa.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Siamo a mezzo l'autunno. La <i>Caffara</i>, salpata
-dalla Maiuma di Gaza, è andata a golfo lanciato
-verso settentrione, per raggiungere le sue trentanove
-compagne all'assedio di Tortosa.
-</p>
-
-<p>
-Quando i nostri amici arrivarono in quei paraggi
-metà dell'impresa era già fornita da Ugo Embriaco
-e dal fratello Nicolao, perchè il naviglio genovese
-si era in quel frattempo impadronito dell'isola e
-della fortezza di Arado.
-</p>
-
-<p>
-Era quell'isola distante forse due miglia dalla
-costa. I Fenicii l'avevano chiamata Arvad, i Greci
-Aradio, e al tempo di cui narro dicevasi Arado.
-Anzi che un'isola, poteva dirsi uno scoglio, emergente
-dai flutti, che girava forse un miglio, di forma
-allungata, con una lieve salita verso il centro, e
-ripido da tutti i lati. Gli esuli di Sidone avevano
-fondata su quello scoglio una città marinara, ed
-è facile immaginare che, mancando lo spazio, gli
-<span class="pagenum" id="Page_257">[257]</span>
-abitanti Arvad se ne ricattassero nell'altezza a cui
-facevano ascendere le loro case, altezza sterminata,
-come era sterminata la profondità delle cisterne
-scavate nel masso, per raccogliervi l'acqua piovana
-o andare a cercare una sorgente d'acqua dolce nelle
-viscere della terra.
-</p>
-
-<p>
-Una doppia cinta di mura, avanzo dell'arte fenicia,
-custodiva la città di Arado. Ma non gli valse
-perchè i Genovesi, impedite le comunicazioni colla
-costa, l'ebbero per fame in loro balìa; non rimanendo
-ad essi più altro che espugnare la città sorella,
-Tortosa, che sorgeva sulla costa.
-</p>
-
-<p>
-I fratelli Embriaci e Ansaldo Corso, loro compagno
-nell'impresa, diedero opera gagliarda all'espugnazione
-della terra. Come ho già detto, avevano
-spedito in tutta fretta a Genova una galèa per annunziare
-ai consoli la presa di Arado, e ad uno di
-essi, a Guglielmo Embriaco, il triste esito della
-spedizione di Gaza.
-</p>
-
-<p>
-Da venti giorni durava l'assedio, senza che la
-città, forte per la sua postura e validamente difesa,
-accennasse ancora ad arrendersi. Non potuta circondare
-dalla parte dei monti, Tortosa avea sempre
-vettovaglie e soccorsi d'armati. Ma San Lorenzo
-(che era in quei tempi ii santo prediletto dei Genovesi),
-san Lorenzo proteggeva i suoi divoti cittadini,
-e faceva capitare nelle acque di Tortosa altre otto
-galere, comandate da Mauro di Piazza Lunga e da
-Pagano della Volta, che erano stati consoli nella
-antecedente compagna. A proposito, ho promesso,
-non so più dove, di chiarire ai lettori questo negozio
-della compagna. E poichè il nome mi è caduto
-dalla penna, manterrò la promessa.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_258">[258]</span>
-</p>
-
-<p>
-Noto anzi tutto che <i>compagna</i> e <i>compagnia</i> gli è
-come dir zuppa e pan molle. Per altro, i Genovesi
-antichi dicevano sempre compagna, intendendo forse
-da principio una società pattuita fra mercatanti, per
-due, o tre anni, nell'intento di far fruttare l'opera
-loro, e il danaro posto in comune. Dalla pluralità
-il concetto si allargò alla totalità, e l'associazione
-di tutti i cittadini si disse, nel latino dei pubblici,
-atti, <i>Communis compagna</i>, e più chiaramente <i>compagna
-de comuni Janue</i>. Se eravate fuor d'essa, potevate
-considerarvi fuor della legge; non avevate
-diritto a cittadinanza, a giustizia, a pubblici uffizi.
-</p>
-
-<p>
-Vi ascrivevate alla compagnia giurandone i patti
-<i>in osculo pacis</i>, nel bacio della pace, vincolo e pegno
-tanto necessario in quei tempi di continue discordie.
-Questo dicevasi «giurar la compagna;» e coloro
-che giuravano erano i cittadini <i>utili</i>, i cittadini <i>idonei</i>,
-che contribuivano alla cosa pubblica con danaro,
-o servigi, sotto il reggimento dei consoli, i quali
-si eleggevano ad ogni nuovo giuramento di compagna.
-</p>
-
-<p>
-Questa adunque era la grande, la prima de <i>communibus
-rebus</i>. C'erano poi le urbane, o minori, in
-numero di otto, che rispondevano agli otto rioni
-della città. Tra queste compagne urbane si dividevano
-le imposte, le spese di guerra, gli apprestamenti
-delle galere. Donde avveniva che pel numero
-delle compagne si dividessero altresì le schiere dell'esercito
-e le galere dell'armata, dando ciascheduna
-compagna il suo rettore alla nave, o alla compagna
-di soldati, sotto il comando di un console, o di altro
-capitano, scelto dal popolo tra gli uomini consolari.
-</p>
-
-<p>
-E questo, che ho detto così di passata, vi chiarirà,
-<span class="pagenum" id="Page_259">[259]</span>
-lettori umanissimi, quell'altra faccenda del
-numero di otto galere che giungevano di rinforzo
-nelle acque di Sorìa, sotto il comando di Pagano
-della Volta, uno dei nobili genovesi, e di Mauro
-di Piazza Lunga, uno dei popolari, ambedue scaduti
-in quell'anno dalla prima magistratura cittadina.
-</p>
-
-<p>
-Caffaro di Caschifellone si confortò un tratto
-nelle braccia dello zio Pagano. E dell'arrivo di
-quelle otto galere si confortarono tutti, sperando
-di poter condurre più facilmente a buon fine l'impresa.
-</p>
-
-<p>
-Infatti, c'era mestieri di rinforzo. Mai, dopo la
-espugnazione di Cesarea, i Crociati avevano tanto
-sudato attorno ad una cerchia di mura. Ben presto
-ne seppero la ragione. L'Emiro di Tortosa non
-era solo a difendere la città. Fin dai primi giorni
-dell'assedio, aveva compagno uno dei più valorosi
-campioni dell'Islam. Il lettore lo ha già indovinato;
-era Bahr Ibn, che noi avevamo lasciato presso
-Teli Asterè, a quattro giornate di marcia dalla terra
-assediata.
-</p>
-
-<p>
-Arrigo da Carmandino era lungi dal sospettare
-che tesoro fosse caduto in mano al nuovo difensore
-di Tortosa. Per lui, come per Caffaro, la povera
-Diana era sempre in balìa di Abu Wefa, il
-terribile capo degli Assassini, del quale s'incominciava
-appena allora ad avere nel campo dei
-Crociati qualche più certa notizia, ma senza sapere
-il vero luogo in cui fosse andato a piantare le sue
-tende.
-</p>
-
-<p>
-Non c'era dunque da far nulla, nè da tentare,
-per la salvezza della infelice Diana. Questo era il
-<span class="pagenum" id="Page_260">[260]</span>
-pensiero di Caffaro, il solo dei due amici, che
-avesse ancora la mente così sana per accogliere
-un concetto e meditarlo. Quanto ad Arrigo, non
-c'era affè da sperarne un consiglio. Il poveretto
-avea quasi perduto il senno; il suo spirito annebbiato
-non vedeva più che una cosa, la possibilità
-di un miracolo. Ma certamente non lo sperava
-neanche, poichè l'uso ch'egli faceva della vita, indicando
-il disprezzo in cui l'aveva ogni giorno di
-più, mostrava apertamente com'egli cercasse la
-morte, quasi per trovarci un termine alle sue cure
-affannose.
-</p>
-
-<p>
-Combatteva da disperato, guidava tutte le fazioni
-più arrisicate. Non c'era sortita di assediati, che
-non s'incontrasse, per sua disgrazia, in quell'audace
-guerriero, davanti al quale indietreggiava la
-morte.
-</p>
-
-<p>
-La fama del suo voto si era sparsa nel campo,
-e di là era corsa fino a Gerusalemme, dove spesso
-andavano messaggieri dell'esercito. E già parecchi
-degli Ospitalieri di San Giovanni erano partiti dalla
-città santa, per andare a vedere le prodezze di lui
-e a salutare quella futura gloria dell'Ordine.
-</p>
-
-<p>
-Continuatori dell'opera pietosa degli ospizii ai
-pellegrini (ospizii che avevano fondato in Gerusalemme
-i mercatanti d'Amalfi), gli Ospitalieri di San
-Giovanni erano allora una congregazione tra monastica
-e militare, che da Goffredo Buglione aveva
-avuto lode e privilegi, e da Baldovino ogni maniera
-di favori, come quella che prometteva di
-riuscire un valido aiuto al regno crocesegnato. Il
-loro istitutore, Gerardo di Tonco, era un gentiluomo
-piemontese, andato in Terrasanta fin dal 1074.
-<span class="pagenum" id="Page_261">[261]</span>
-La fondazione degli Amalfitani aveva trovato in
-lui il più zelante e il più divoto dei suoi cultori.
-Durante l'assedio di Gerusalemme, il buon Gerardo
-era stato chiuso in prigione dai Saracini, e l'entrata
-dei Cristiani lo avea liberato. I suoi Giovanniti
-erano monaci, infermieri e soldati, e dal loro
-ordine, che fu il primo di tal sorte, doveva staccarsi
-pochi anni di poi un altro italiano, Ugo de' Pagani,
-per fondar l'Ordine dei cavalieri del Tempio.
-</p>
-
-<p>
-Nei campo cristiano, Arrigo era già chiamato il
-Giovannita. Egli stesso, in un impeto di quella disperazione
-terrena che fa cercar rifugio nel pensiero
-della divinità, comunque la s'intenda, e quantunque
-troppo spesso ci apparisca non curante di
-noi, aveva già cinte sull'armatura le insegne dell'Ordine,
-che consistevano in un mantello di lana
-bigia, e in una croce biforcata d'argento.
-</p>
-
-<p>
-In Tortosa il nuovo Giovannita era temuto per
-quel suo meraviglioso ardimento, che, facendogli
-disprezzare il pericolo, rendeva gli assalti suoi
-così dannosi agli assediati. Si diceva da tutti i Saraceni
-che se nell'esercito cristiano si fossero trovati
-cento altri come lui, Tortosa non avrebbe potuto
-resistere un giorno, con tutto il valore e la
-rara prudenza di cui faceva prova Bahr Ibn.
-</p>
-
-<p>
-Ben presto anche tra i Saracini fu risaputo il
-nome di quel fiero Crociato. Chi li aveva ragguagliati
-in tal guisa?
-</p>
-
-<p>
-Ricordate che non lunge di là, vigile scolta contro
-Mussulmani e Cristiani, aveva piantato il suo
-vessillo un altr'Ordine, assai meno religioso, ma
-fortemente disciplinato, quello degli Assassini. Tripoli,
-ancora in potestà dei Mussulmani, distava appena
-<span class="pagenum" id="Page_262">[262]</span>
-quaranta miglia da Tortosa, e alle spalle di
-Tripoli, nel castello di Massiad, vigilava Abu Wefa,
-come un avoltoio sul ciglione della rupe.
-</p>
-
-<p>
-Insieme col Gran Priore stava un altro personaggio
-di nostra conoscenza, giunto a lui per una
-di quelle malaugurate fortune, che arridono spesso
-ai malvagi e li attraggono l'uno all'altro per mezzo
-a difficoltà e pericoli tali, che condurrebbero a mal
-punto una schiera di onest'uomini. Il Gran Priore
-si era affrettato ad accoglierlo tra' suoi <i>dais</i>, o
-maestri iniziati, facendogli saltare d'un tratto il
-grado inferiore dei <i>rèfilis</i>, o compagni, ai quali non
-era svelato tutto l'arcano della sètta. Che bisogno
-c'era egli di aspettare altre prove da Gandolfo del
-Moro, che aveva mostrato di lancio come fosse sottile
-l'ingegno e sicura la sua fede nel male?
-</p>
-
-<p>
-Gli emissarii di costoro correvano assiduamente
-per ogni lato. Si fingevano Ebrei, Cristiani, e ogni
-altra cosa che loro mettesse conto di parere. Arditi
-e destri, si ficcavano qua e là, curiosando, ascoltando
-e tremando, giusta i fini reconditi della sètta,
-e non era città del regno crocesegnato, o terra di
-Saracini, dove Abu Wefa non avesse mandato
-suoi esploratori.
-</p>
-
-<p>
-Un giorno nella tenda di Arrigo si trovò una
-pergamena accartocciata. In essa erano scritte queste
-parole:
-</p>
-
-<p>
-«Che il tuo amico Bahr Ibn sia in Tortosa, lo
-saprai. Ma una cosa non sai: che egli ha rapito
-la tua fidanzata e la tiene. Egli sa che tu sei votato
-ali' Ordine di San Giovanni e pensa che un
-gentil cavaliere come tu sei, terrà fede al suo voto.
-Diana sarà sua, o per amore, o per forza.»
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_263">[263]</span>
-</p>
-
-<p>
-A quella lettura Arrigo diede in un grido di stupore,
-che si mutò ben presto in urlo di rabbia.
-Triste combinazione di eventi! Egli sapeva che la
-sua povera Diana non era in balìa di Abu Wefa,
-e in pari tempo che Bahr Ibn lo aveva tradito.
-</p>
-
-<p>
-Tradito! Ma come? Il pensiero di Arrigo corse
-anche una volta a Gandolfo, a cui troppo generosamente
-Caffaro aveva perdonato la vita.
-</p>
-
-<p>
-Ma chi dava l'annunzio del tradimento di Bahr
-Ibn? Ed anche qui il pensiero correva a Gandolfo,
-sebbene quel fatto paresse in contraddizione coll'altro.
-Como mai Gandolfo del Moro potea dare
-avviso al suo rivale della sorte toccata a Diana,
-se era egli stesso che aveva ordito la trama per
-togliere quella donna a lui?
-</p>
-
-<p>
-Caffaro, che era il più calmo dei due, si provò
-a conciliare le due cose, e pensò che quel tristo
-di messer Gandolfo, dopo averla fatta ad Arrigo,
-si fosse pentito, e non volesse lasciarne godere il
-frutto al Saracino.
-</p>
-
-<p>
-Il signore di Caschifellone non si apponeva che
-a mezzo. E difatti, il nostro amico non poteva argomentare
-da sè, come Bahr Ibn, seguendo una
-buona ispirazione, fosse andato sollecito sull'orma
-di Abu Wefa. Se questo avesse saputo, il resto gli
-sarebbe apparso chiaro come la luce del giorno.
-Perchè, quanto a indovinare le conseguenze di un
-incontro di Bahr Ibn colla bella figliuola di Guglielmo
-Embriaco, nessuno lo avrebbe fatto più
-agevolmente di Caffaro. Egli stesso, così leale amico
-ed onesto cavaliere, aveva forse potuto custodire il
-suo cuore contro le grazie innocenti, eppure tanto
-pericolose, di madonna Diana?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_264">[264]</span>
-</p>
-
-<p>
-Arrigo, intanto, che non vedeva più lume, avrebbe
-senz'altro ordinato di dar la scalata alle mura, e
-insegnata la via coll'esempio. Ma poichè non tutti
-gli assedianti partecipavano al suo furore, e l'ardimento
-più efficace è quello che non si scompagna
-dalla prudenza, vinse il parere degli altri capitani,
-i quali fecero intendere al nostro innamorato non
-essere ancora il tempo di dare l'assalto, tanto più
-che le torri e le altre macchine di guerra, in cui
-erano così valenti i figli di Genova, non erano ancora
-condotte a termine, e le frequenti sortite degli
-assediati facevano andar lenti i lavori dei maestri
-d'operare.
-</p>
-
-<p>
-Il povero Arrigo dovette ristarsi e divorare la sua
-rabbia impossente. Ma intanto il suo amico Caffaro
-si preparava a servirlo in altra guisa.
-</p>
-
-<p>
-Un trombettiere andò la mattina seguente fin
-sotto le mura di Tortosa, diede i tre squilli, e,
-veduti i custodi che s'affacciavano alla merlata,
-gridò:
-</p>
-
-<p>
-— Il mio signore Caffaro di Caschifellone, uno
-dei cavalieri dell'esercito genovese in Sorìa, chiede
-al vostro capitano, il nobile <i>Sciarif</i> Bahr Ibn, un
-colloquio entro le mura di Tortosa, o in altro luogo
-che più gli torni gradito.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-La risposta si fece aspettare a lungo. Finalmente
-giunse alla merlata un araldo, e disse:
-</p>
-
-<p>
-— Ben venga il signore di Caschifellone; lo <i>Sciarif</i>
-è disposto a riceverlo.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Caffaro salì prontamente a cavallo e andò soletto
-e fidente verso la saracinesca. Colà uno dei custodi
-slacciò la fascia del suo turbante e bendò con
-essa gli occhi dell'inviato, perchè egli non avesse
-<span class="pagenum" id="Page_265">[265]</span>
-modo ad esplorare gli accessi delle mura; indi il
-fedele e valoroso amico di Arrigo da Carmandino
-fu introdotto in città.
-</p>
-
-<p>
-Lo <i>Sciarif</i> era in una sala terrena della ròcca,
-che sorgeva nel mezzo della città, e gli facevano
-corona parecchi dei suoi uffiziali. A mala pena vide
-entrar Caffaro, li congedò d'un cenno, e pochi istanti
-dopo era solo con lui.
-</p>
-
-<p>
-Un'aria di cupa mestizia regnava sul volto dello
-<i>Sciarif</i>, indicando l'interno struggimento d'un pensiero
-molesto. Gli traluceva dagli occhi quella fiamma
-truce, che tradisce gl'incendii profondi del cuore
-e annunzia le morti precoci. Le labbra rigide non
-sapevano più atteggiarsi al sorriso. E tuttavia, Bahr
-Ibn salutò cortesemente il crociato, invitandolo a
-sedergli daccanto.
-</p>
-
-<p>
-— Sii il benvenuto; — gli disse; — che cosa
-posso io fare per te?
-</p>
-
-<p>
-— Nulla per me; — rispose Caffaro; — tutto
-pel tuo amico e fratello, per Arrigo da Carmandino.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Il viso di Bahr Ibn si rabbruscò due cotanti di
-più, a quel cenno così repentino di Caffaro; che
-entrava, come si vede, <i>ex-abrupto</i> nell'argomento
-della sua visita.
-</p>
-
-<p>
-— Non lo ami più, forse? — dimandò Caffaro,
-che aveva notato quell'atto di ripugnanza. — Lo
-aver combattuto l'un contro l'altro da valorosi, l'essere
-vissuti così lungamente insieme, tu salvatore
-per lui ed egli ospite tuo, non sono dunque più
-nulla?
-</p>
-
-<p>
-— Erano; — rispose Bahr Ibn, sospirando; — ora
-non più. La catena dell'amicizia è spezzata;
-<span class="pagenum" id="Page_266">[266]</span>
-le tenebre regnano tra noi due. Quando la luna
-passa sul disco del sole, anche la luce dell'astro
-maggiore si spegne, e il freddo invade le ossa.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Caffaro chinò la testa senza far motto.
-</p>
-
-<p>
-— Diana è in tuo potere? — diss'egli, dopo un
-momento di pausa.
-</p>
-
-<p>
-— C'è; — rispose asciuttamente Bahr Ibn.
-</p>
-
-<p>
-— E non pensi di lasciarla tornar libera ai suoi?
-</p>
-
-<p>
-— L'amo; — replicò lo <i>Sciarif</i>, abbassando le
-ciglia.
-</p>
-
-<p>
-— Che essa è la fidanzata di Arrigo?
-</p>
-
-<p>
-— L'amo. Non m'intendi? L'amo. Ti parrà forse
-strano....
-</p>
-
-<p>
-— No; — rispose Caffaro. — L'ho amata anch'io,
-ma ho saputo comandare a me stesso.
-</p>
-
-<p>
-— Non l'hai amata; son io che te lo dico; — gridò
-lo <i>Sciarif</i> con accento vibrato. — Se tu
-l'avessi amata, l'ameresti ancora, l'ameresti fino
-alla morte. O mi hai mentito, — soggiunse notando
-l'aria abbattuta di Caffaro, — o l'ami sempre anche
-tu. Vedi? L'ho indovinato. Anche su te qualche
-spirito maligno ha gettato un incantesimo, come
-su me lo ha gittato Abu Wefa? Triste cosa, cristiano,
-amar chi non t'ama, e amare come amo io!
-Ma comunque sia, io non vo' separarmi da lei. La
-perla d'Occidente mi sarà fatale, lo sento; e tuttavia
-non la darei per la corona d'Egitto, non pel
-trono di Arun el Rascid, non per quello di Suleiman,
-il re che comandava agli spiriti e che ebbe
-nel suo Arème le più leggiadre fanciulle del mondo.
-Ella morrà, mi ha detto; ed io mi ucciderò sul
-suo cadavere. Le ho offerto, sai, le ho offerto di
-inchinarmi al Dio dei suoi padri, io, io discendente
-<span class="pagenum" id="Page_267">[267]</span>
-del Profeta, e di esser dannato in eterno.
-Vedi tu se io l'amo, se posso ascoltare le profferte
-che vieni a farmi, in nome tuo o di Arrigo, non
-monta.
-</p>
-
-<p>
-— In nome di Arrigo, io te l'ho detto; — rispose
-Caffaro, vedendo oramai che di riavere la donna
-per le vie dell'amicizia non rimaneva speranza. — Se
-fosse in nome mio, ben altra proposta farei.
-</p>
-
-<p>
-— E quale?
-</p>
-
-<p>
-— Di domandarti madonna Diana in campo chiuso,
-con lancia e spada, all'ultimo sangue.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-A quelle parole del crociato, lo <i>Sciarif</i> diede un
-balzo e sbuffò come il destriero generoso al primo
-squillo della tromba di guerra.
-</p>
-
-<p>
-— Sarebbe un giuoco pericoloso; — diss'egli, con
-accento pieno di minaccia. — E perchè non me
-l'offre Arrigo?
-</p>
-
-<p>
-— Arrigo non ci ha pensato; — rispose Caffaro. — Egli
-non sapeva mica, non poteva prevedere che
-tu avresti fatto così poca stima della amicizia che
-era tra voi. Del resto, — soggiunse, col fermo proponimento
-di pungerlo, — Arrigo da Carmandino
-ha combattuto già una volta con te, e non è stato
-egli il perdente.
-</p>
-
-<p>
-— La sorte è cieca; — gridò lo <i>Sciarif</i>. — Potrebbe
-esser vinto quest'altra.
-</p>
-
-<p>
-— In Occidente, — notò Caffaro, — una giostra
-cosiffatta non è consentita dagli usi. Quando due
-cavalieri si sono affrontati in campo chiuso ed è
-stato sparso il sangue di uno tra loro, essi diventano
-fratelli, son sacri l'uno per l'altro; salvo che....
-</p>
-
-<p>
-— Salvo che.... — riprese Bahr Ibn. — Prosegui!
-</p>
-
-<p>
-— Salvo che uno di loro voglia portare il carico
-<span class="pagenum" id="Page_268">[268]</span>
-della offesa alle consuetudini, commettendo un atto
-sleale. E qui forse sarebbe il caso... almeno, davanti
-alle leggi dell'amicizia. Non sei tu il rapitore
-della sua donna?
-</p>
-
-<p>
-— Non l'ho rapita a lui; — proruppe Bahr Ibn; — nè
-ad altro dei suoi che non sapesse difenderla.
-A un ladro l'ho tolta. Se io non fossi stato, ella
-sarebbe ora in balìa di Abu Wefa, di un padrone
-e di un amante assai meno riguardoso di me.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Caffaro sapeva oramai tutto quello che gli premeva
-sapere.
-</p>
-
-<p>
-— Dunque, — diss'egli, — se verremo a ridomandartela
-colle armi?...
-</p>
-
-<p>
-— Il ferro della mia lancia ricaccerà la domanda
-in gola a chi sarà tanto ardito da tentare la prova.
-</p>
-
-<p>
-— E se soccombi? Perchè, tu l'hai detto, o <i>Sciarif</i>,
-la fortuna è cieca.
-</p>
-
-<p>
-— Non ho che una parola. Chi mi vince, l'avrà.
-</p>
-
-<p>
-— Altri dunque, dopo Arrigo, potrà misurarsi
-con te e correre la sua lancia?
-</p>
-
-<p>
-— E dopo e prima di lui, non monta; — rispose
-Bahr Ibn, infiammandosi. — Venga pure tutto Occidente
-contro di me, non lo temo.
-</p>
-
-<p>
-— E sia; — disse Caffaro. — Ci consenti dunque
-di mandarti il nostro cartello di sfida?
-</p>
-
-<p>
-— No, son io che vi sfido; — tuonò lo <i>Sciarif</i>; — ad
-Antiochia, e dovunque, son sempre stato io
-il primo. Là da mezzodì, verso Medina, a due tratti
-d'arco fuor delle mura, è un piano che dicono del
-Sicomòro. Giuriamo una tregua di quattro giorni,
-di sei, di otto; insomma, di tanti giorni quanti saranno
-i campioni d'Occidente, a cui giovi di misurarsi
-con me. Al piano del Sicomòro andrò
-<span class="pagenum" id="Page_269">[269]</span>
-con cinquanta dei miei cavalieri; veniteci con altrettanti,
-e farò di rimandarvi pentiti.
-</p>
-
-<p>
-— Bandisci la giostra e terremo l'invito; — disse
-Caffaro, infiammandosi alla sua volta. — Ma un
-giorno ed un scontro basteranno.
-</p>
-
-<p>
-— Ti è lecito di sperarlo; — ribattè lo <i>Sciarif</i>
-con accento sarcastico. — Io vedrò alla prova il
-novello cavaliere di San Giovanni; vedrò se un
-uomo, il quale ha rinunziato alle gioie dell'amore,
-potrà vincerne un altro che per la prima volta le
-intende.
-</p>
-
-<p>
-— Tu puoi deridere un voto, strappato ad Arrigo
-di Carmandino dal più giusto dolore. Ma bada,
-o <i>Sciarif</i>; ci sarà sempre dopo di lui chi non ha
-rinunziato a nessuna tra le dolci impromesse della
-vita. Tutto il fiore dei cavalieri di Genova soccomberà,
-se fia mestieri, per liberare madonna Diana.
-</p>
-
-<p>
-— La perla dell'Occidente! — esclamò Bahr Ibn,
-passando improvvisamente dal furore alla tenerezza. — Così
-la chiamava Abu Wefa, quando mi gittò l'incantesimo,
-che ora mi brucia le carni.
-</p>
-
-<p>
-— E sia questo il suo nome; — conchiuse Caffaro
-di Caschifellone. — La perla d'Occidente ha
-da tornare al suo lido. Ho la tua parola, o <i>Sciarif</i>?
-</p>
-
-<p>
-— Pel sangue di Fatima, lo giuro. Siate contenti
-voi di scendere in lizza, come io sono desideroso
-di mostrare a quella donna che io valgo da solo
-tutti i suoi prodi campioni.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Caffaro di Caschifellone se ne uscì da Tortosa
-assai più tranquillo di quando c'era entrato. Infatti,
-il nostro amico sapeva due cose: il rispetto
-di cui madonna Diana era circondata nella sua
-stessa prigionia, e la possibilità di riaverla.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_270">[270]</span>
-</p>
-
-<p>
-Di quest'ultima cosa non era a dubitarsi. Arrigo
-era uno dei primi giostratori della Cristianità; poi,
-avrebbe dovuto combattere contro un uomo che
-egli aveva già vinto in altra occasione, e senza
-l'alta lusinga del premio. Infine, dopo Arrigo non
-c'erano tutti i migliori di Genova? Non c'era Ugo
-Embriaco? Non c'era lui, Caffaro di Caschifellone?
-Non c'era Pagano della Volta, Ingo Mallone, Ferrario
-di Castello, e un centinaio d'altri, schermidori
-valenti e pronti ad ogni sbaraglio?
-</p>
-
-<p>
-Con questo pensiero in mente, il nostro Caffaro
-giunse al campo latino. Tosto gli furono intorno
-tutti i giovani cavalieri dell'esercito, per saper da
-lui le novelle. Ma il giovane, che preludiava così
-facilmente a tutte le onorevoli ambascerie di cui
-fu ricca la sua vita pubblica, volle anzi tutto recarsi
-a conferire coi capi; tra i quali, come vi sarà
-facile argomentare, avea luogo il Carmandino.
-</p>
-
-<p>
-Arrigo fremette di sdegno, udendo del tradimento
-di Bahr Ibn, chè ben altro si sarebbe aspettato da
-lui; ma, data la sua parte alla rabbia, ringraziò
-il cielo che Diana non avesse corso pericoli maggiori.
-Lo <i>Sciarif</i> era, dopo tutto, uno strumento
-della Provvidenza. Arrigo non aveva forse votato
-la sua persona al servizio di Cristo, perchè Diana
-uscisse salva dalle mani degli infedeli? E nella fortunata
-impresa di Bahr Ibn contro il capo degli
-Assassini non era a riconoscersi che il voto di Arrigo
-era stato accolto benignamente da Dio?
-</p>
-
-<p>
-Avrebbe voluto accettar subito la giostra. Ma,
-oltre che era stato risoluto tra Caffaro e Bahr Ibn
-che questi avrebbe fatto il primo passo, i comandanti
-dell'armata pensarono che fosse utile maturare
-<span class="pagenum" id="Page_271">[271]</span>
-il consiglio. E si recarono per ciò sulle galere,
-con cui erano venuti pur dianzi Pagano della
-Volta e Mauro di Piazzalunga. Per conferire, dicevano
-essi, in numero più ristretto di ottimati. Ma
-Arrigo non intendeva nulla di ciò, e Caffaro nemmeno.
-</p>
-
-<p>
-Del resto, erano essi i più giovani, e dovevano
-rassegnarsi a quel dirizzone dei vecchi, cui pareva
-il mobile castello di poppa d'una galera luogo acconcio
-a più saldi consigli, che non fosse la tenda
-capitana, sotto le mura della assediata Tortosa.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_272">[272]</span></p>
-
-<h2 id="cap18">CAPITOLO XVIII.
-<span class="smaller">Dove si vede che la posta troppo alta
-confonde il giuocatore.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-La conclusione di quel consiglio, tenuto sulla
-galera patrona, fu questa: accettare la tregua profferta
-e l'invito dello <i>Sciarif</i>.
-</p>
-
-<p>
-Bahr Ibn mantenne la fede giurata a Caffaro, e
-quel medesimo giorno un araldo usciva dalla città
-assediata, per recare la doppia proposta, che fu
-accettata senz'altro.
-</p>
-
-<p>
-La mattina seguente, due squadre di artigiani,
-l'una genovese e l'altra mussulmana, andavano
-sul piano del Sicomòro, per metter mano allo
-steccato. E i maestri di campo si recavano anche
-essi sulla faccia del luogo, per vedere e per misurare
-il terreno. Pei Genovesi era Mauro di Piazzalunga;
-pei Saracini lo stesso emiro di Tortosa.
-</p>
-
-<p>
-In un giorno il palco fu rizzato, e chiuso il
-campo destinato ai combattenti. Vennero a guardia
-cinquanta cavalieri dalle due parti, e fu solennemente
-giurato di stare ai patti, qualunque fosse
-l'esito della disfida.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_273">[273]</span>
-</p>
-
-<p>
-Arrigo da Carmandino fece nella notte la sua
-veglia d'armi davanti ad un altare improvvisato,
-com'era debito d'un buon cavaliere, e promise di
-consacrare alla Vergine le sue armi e quelle del
-suo avversario, se mai gli fosse concesso di abbatterlo.
-Al sorgere dell'alba, consigliato dall'amico
-Caffaro, prese qualche ora di riposo: ma, come vi
-sarà facile indovinare, non potè chiuder occhio,
-tanta era in lui l'ansia di giungere al paragone
-delle armi.
-</p>
-
-<p>
-Il sole era già alto, quando le due schiere mossero
-verso il piano del Sicomòro. Nella schiera
-genovese era il fiore dei cavalieri di San Lorenzo,
-tutti giovani baldi, che invidiavano al Carmandino
-il suo posto, e che gli sarebbero di grand'animo
-succeduti nell'arringo, se a lui fosse stata
-contraria la sorte. Ma di questo non temeva nessuno.
-Forse che non era Arrigo il prode tra i prodi?
-</p>
-
-<p>
-Genova aveva inoltre, a testimone del valore dei
-suoi figli, uno tra i più alti dignitari della Chiesa,
-il vescovo Maurizio, legato del Papa in Terrasanta,
-quegli che, insieme col patriarca Damberto, aveva
-assistito alla espugnazione di Cesarea. Era uno
-strano impasto di religioso e di guerriero, il vescovo
-Maurizio, e, scambio di pastorale, impugnava
-la mazza in forma di maglio, arma particolare dei
-vescovi e degli abati, che si trovavano in persona
-nelle battaglie, secondo l'obbligazione annessa alle
-loro terre, feudi ed uffici.
-</p>
-
-<p>
-Qui sarebbe il caso di ricordare, cogli autori timorati,
-come fosse vietato agli uomini di chiesa
-di portar spada e lancia, per toglier loro il biasimo
-di crudeltà, e consentito in quella vece l'uso
-<span class="pagenum" id="Page_274">[274]</span>
-della mazza, arme da difesa, e non fatta per uccidere,
-nè per ferire la gente. Per altro, se al buon
-vescovo Maurizio si fosse detta una cosa simile,
-egli sarebbe stato il primo a riderne, anche senza
-aspettare il riverito parere di Giulio II, che era
-ancora di là da venire.
-</p>
-
-<p>
-I Genovesi erano già al piano del Sicomòro,
-quando vi giunse l'Emiro, coi suoi cinquanta Cavalieri
-e con uno stuolo di donne velate. Perchè
-quella novità? Voleva l'Emiro offrire un po' di
-svago alle sue mogli, annoiate dalla vita rinchiusa
-di una città assediata? Od era un sentimento di
-cortesia per gli avversarii, che gli consigliava di
-dare alla giostra l'ornamento e lo stimolo della
-bellezza, secondo la costumanza d'Occidente? Nè
-l'una cosa, nè l'altra. Quelle donne erano là per
-volere dello <i>Sciarif</i>. La bella figliuola di Guglielmo
-Embriaco non doveva essere il premio del vincitore?
-Era dunque naturale che fosse condotta laggiù,
-spettatrice del combattimento, che aveva a
-farla schiava per sempre. Così almeno pensava
-Bahr Ibn; e il miglior modo di farle intendere la
-sua sorte e di consigliarle la rassegnazione ai voleri
-del cielo, era quello di farla assistere alla giostra,
-e di mostrarle che il suo signore, dopo averla
-ritolta al capo degli Assassini, sapeva contenderla
-in giusta guerra a' suoi medesimi concittadini e
-meritarla colla sua prodezza nelle armi.
-</p>
-
-<p>
-E la bella Diana, mutata in una veste femminile
-la tunica crocesegnata dello scudiero Carmandino,
-veniva in mezzo a quello stuolo di ancelle, per
-andarsi a sedere sul palco, davanti alla lizza; con
-che cuore, lascio a voi di pensarlo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_275">[275]</span>
-</p>
-
-<p>
-Bianca nel viso come persona morta, soltanto
-dagli occhi le traluceva la fede nella giusta causa
-per cui combattevano i suoi. Alla vista di Arrigo,
-che s'avanzava allora sul suo palafreno, mentre un
-valletto gli conduceva a fianco il suo destriero di
-combattimento, e lo scudiero gli recava la lancia,
-la bella fanciulla degli Embriaci sentì una stretta
-al cuore, la stretta acerba che precede il pericolo, e
-a cui sfugge di rado anche il più valoroso degli
-uomini. Si recò allora una mano al petto, come per
-comprimere i battiti violenti del cuore; e la sua mano
-sentì la sciarpa che le stringeva la vita. Snodar quella
-sciarpa e sventolarla in guisa di saluto al suo campione,
-al suo fidanzato, fu un punto solo per lei.
-</p>
-
-<p>
-Era tutto ciò che potesse fare quella povera bella.
-Il braccio le ricadde inerte sulle ginocchia; la
-fronte si abbassò; un tremito convulso la invase;
-nè per un pezzo vide più altro di ciò che accadeva
-davanti ai suoi occhi smarriti.
-</p>
-
-<p>
-— Credenti in Dio e seguaci del profeta Gesù, — diceva
-intanto il banditore dei Saracini, facendosi
-in mezzo al campo con tutta la solennità del
-suo nobile ufficio, — il mio signore Bahr Ibn, secondogenito
-di Abu Temin Maad al Mostanser Billah,
-il vittorioso Califfo d'Egitto, che Asraele ha
-rapito anzi tempo alla gloria dell'Islam, scende in
-campo a combattere con quanti cavalieri cristiani
-potranno misurarsi seco lui, fino al numero di
-dodici, quante sono le costellazioni del firmamento.
-Chi lo vincerà, avrà in premio la perla d'Occidente.
-Voi tutti, nemici suoi, giurate che, quando
-egli abbia abbattuto i suoi dodici, a due per giorno,
-nessuno potrà dire che egli non meriti di tenere
-<span class="pagenum" id="Page_276">[276]</span>
-la sua conquista, e nessuno ardirà accusarlo di
-avere profittato soltanto della sua grande fortuna.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-— Giuriamo! — rispose Mauro di Piazzalunga
-per tutti.
-</p>
-
-<p>
-Intanto il giovane Arrigo, lucente nell'armi, riceveva
-la benedizione del vescovo Maurizio. Il campione
-di madonna Diana vestiva, secondo l'uso dei
-tempi, il giaco di maglia, sorta di corazza intessuta
-strettamente di anella, o maglie di ferro. Del
-medesimo tessuto erano le maniche e gli schinieri.
-Una cuffia di ferro sottilissimo gli difendeva le
-tempie, donde scendeva una gorgiera anch'essa di
-maglie, per proteggere il collo. Sulla cuffia posava
-l'elmo di acciaio brunito, sormontato da un grifone
-colle ali spiegate. Al braccio sinistro del cavaliere
-era adattata la rotella di cuoio bollito, con un cerchio
-di ferro all'intorno, perchè non fosse troppo
-agevolmente troncata e fessa da un colpo di spada.
-</p>
-
-<p>
-Fieramente piantato in arcione su d'un destriero
-morello, tutto bardato di cuoio, con piastre di ferro,
-Arrigo da Carmandino avrebbe potuto essere paragonato
-a San Giorgio, nell'atto di muovere contro
-il dragone.
-</p>
-
-<p>
-Bahr Ibn, memore allora più che mai della sua
-sconfitta sotto le mura d'Antiochia e desideroso di
-vendicarla, stava immobile dall'altro lato del campo.
-Montava un cavallo bianco, anch'esso bardato di
-ferro, ma coperto, a dimostrazione di magnificenza
-araba, d'un manto di seta verde, ricamato a fogliami
-d'argento. Gli luccicava sul capo l'elmo
-aguzzo d'acciaio, senza visiera e senz'altro ornamento
-fuorchè il verde zendado dei discendenti del
-<span class="pagenum" id="Page_277">[277]</span>
-Profeta, che era attorcigliato a mo' di turbante intorno
-alle tempie. Anch'egli indossava il giaco di
-maglia, sottilissimo e saldo lavoro dei fabbri di Damasco;
-ma l'armatura si nascondeva sotto un mantello
-bianco di latte. Al lato manco gli splendeva
-la spada ricurva dei Saracini; la mazza ferrata pendeva
-dal pomo della sella, per modo che il cavaliere
-potesse spiccarla ad ogni occorrenza. In pugno
-aveva la lancia, il cui calcio posava sul cosciale,
-poco sopra al ginocchio.
-</p>
-
-<p>
-I maestri di campo erano già al loro posto, di
-rimpetto al palco delle donne. Tutto in giro allo
-steccato si accalcavano i cavalieri dei due eserciti.
-</p>
-
-<p>
-Finalmente gli araldi diedero il segnale convenuto.
-I due avversarii si saettarono d'uno sguardo,
-che significava lo sdegno ond'erano animati ambedue,
-in quella che volevano misurare la probabilità
-dello scontro; e, dato di sproni nel ventre ai
-cavalli, si precipitarono a furia l'uno sull'altro. Fu
-un momento solenne e terribile per tutti gli spettatori,
-al vedere quelle due lunghe antenne spianate,
-che muovevano l'una verso l'altra colla rapidità
-della folgore.
-</p>
-
-<p>
-Certo, a parità di forza nel braccio dei cavalieri
-o di saldezza nelle gambe dei cavalli, l'uno e l'altro
-dei combattenti dovevano balzare fuori di sella.
-</p>
-
-<p>
-Ma così non avvenne. Il colpo dello <i>Sciarif</i>, sviato
-dal tronco dell'asta di Arrigo, andò a vuoto. E l'asta
-di Arrigo trovata sulla sua via la rotella di Bahr
-Ibn, che era tutta d'acciaio levigato, andò in ischeggie
-senz'altro. Balenò il cavaliere percosso, piegò
-tutto sul manco lato, come presso a cadere; ma
-le ginocchia erano saldamente aggrappate ai fianchi
-<span class="pagenum" id="Page_278">[278]</span>
-del cavallo, e questo, colla intelligenza di tutti
-i cavalli arabi, diede un balzo a sinistra, aiutando
-il suo signore a cavarsi d'impaccio, mentre il tronco
-spezzato della lancia di Arrigo scivolava sulla rotella
-cedevole dello <i>Sciarif</i>.
-</p>
-
-<p>
-Tutto ciò avvenne in un batter d'occhio, e i due
-cavalli volarono oltre, in mezzo a due nembi di
-polvere.
-</p>
-
-<p>
-Grida confuse, di raccapriccio e di giubilo, salutarono
-il bel colpo di Arrigo e la salvezza di Bahr Ibn.
-</p>
-
-<p>
-— Alle mazze! alle mazze! — gridarono allora
-i maestri di campo.
-</p>
-
-<p>
-Giunti all'estremità della lizza, i due combattenti
-gittarono i tronchi inutili, e, spiccate le mazze dagli
-arcioni, voltarono i cavalli, per corrersi addosso
-con una furia più grande di prima.
-</p>
-
-<p>
-Le mazze levate s'incrociarono, rombando nell'aria.
-Il Carmandino, destro e forte com'era, aveva
-meditato il colpo e preso il tempo giusto per assestare
-la mazzata sull'elmo del suo nemico. Ma lo
-<i>Sciarif</i> rammentava come fosse gagliardo il braccio
-di Arrigo, e già si era prudentemente coperto
-il capo colla rotella. Frattanto, sviata un tratto la
-mazza percuoteva destramente la cervice del cavallo,
-e d'un colpo così forte, che, malgrado il frontale
-di cuoio, difeso da piastre di ferro, lo fece stramazzare
-di botto, in quella che il suo scudo di acciaio,
-colpito dalla mazza poderosa di Arrigo, andava
-in frantumi, come se fosse stato di vetro.
-</p>
-
-<p>
-Questo aveva preveduto il Saracino. Curvando il
-capo e le spalle sul collo del suo destriero, e prima
-che Arrigo potesse raddoppiare il colpo, gli menò
-un manrovescio alla visiera, che andò spezzata a
-<span class="pagenum" id="Page_279">[279]</span>
-sua volta, come poc'anzi la rotella dello <i>Sciarif</i>. E
-al secondo, aiutando il fatto che Bahr Ibn si trovava
-allora più in alto, tenne dietro un terzo colpo
-che fiaccò l'ali al grifone del Genovese, e rimbalzò
-sull'elmetto.
-</p>
-
-<p>
-Sbalordito da quella tempesta, messo in un grave
-impiccio dalla caduta del suo cavallo, Arrigo da
-Carmandino non ebbe più modo a rispondere.
-</p>
-
-<p>
-Bahr Ibn si era rialzato sull'arcione, in tutta la
-sua alterezza, e la gioia feroce del trionfo gli fiammeggiava
-dagli occhi. Già stava per sollevare il
-braccio e ferire un quarto colpo, che avrebbe vendicato
-davvero l'onta del suo duello d'Antiochia allorquando
-un grido acuto s'intese. Lo <i>Sciarif</i> volse
-la faccia al palco delle donne, e vide Diana che
-cadeva svenuta, fra le braccia delle ancelle.
-</p>
-
-<p>
-Fino a quel punto egli non aveva pensato a Diana.
-Ma quel grido, quell'accento supplichevole della
-bellezza, gli scese nel cuore, destandovi una corda
-dimenticata.
-</p>
-
-<p>
-— Che dirà essa, se io lo uccido? — pensò. — Non
-mi basta aver vinto?
-</p>
-
-<p>
-E calata la mazza, ad alta voce proseguì:
-</p>
-
-<p>
-— Cristiani, udite; concedo la vita ad Arrigo.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Ciò detto, e mentre uno stuolo di valletti si affrettava
-ad entrare nella lizza per sollevare il caduto,
-lo <i>Sciarif</i> si allontanò maestoso dalla parte
-dei suoi.
-</p>
-
-<p>
-E accostatosi a Zeid Ebn Assan, così gli disse
-all'orecchio:
-</p>
-
-<p>
-— Va sul palco, a rassicurare la perla d'Occidente.
-Il suo antico fidanzato non riceverà altri
-colpi da me.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_280">[280]</span>
-</p>
-
-<p>
-Lo sgomento regnava nelle file cristiane. Si capiva
-che cagione di quella sconfitta era stato il
-colpo fuor delle regole cavalleresche, dato sulla
-cervice al destriero. Ma, oltre che poteva essere un
-colpo involontario, i ragionamenti più dotti intorno
-all'accaduto non potevano fare che ciò che era stato
-non fosse. E Arrigo, il più destro schermidore dell'esercito,
-era caduto, e Bahr Ibn era illeso.
-</p>
-
-<p>
-Tornato nel mezzo del campo, lo <i>Sciarif</i> si volse
-a Mauro di Piazzalunga e così gli parlò:
-</p>
-
-<p>
-— Cristiano, ricordo che Arrigo da Carmandino
-è stato mio ospite. Io l'ho raccolto morente in Cesarea
-e l'ho condotto nel deserto con me. Il mio
-Zeid ha medicato le sue ferite e lo ha campato da
-morte. Se vi piace, anche una volta il sapiente mio
-servitore potrà dar l'opera sua al ferito.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Il maestro di campo ringraziò, quantunque di
-mala voglia. Ma che altro poteva far egli? L'offerta
-era cortese, e il bisogno di accettarla era grande.
-A quei tempi, la scienza aveva patteggiato cogli
-Arabi, e Galeno ed Ippocrate non avevano migliori
-sacerdoti dei Saraceni, dopo che questi si erano impadroniti
-d'Alessandria, la città più dotta del mondo.
-</p>
-
-<p>
-Frattanto il caduto era portato via dal campo,
-fuori dei sensi, e a tutta prima creduto morto dai
-suoi. Per ventura, non si trattava che di uno stordimento,
-cagionato dal colpo sull'elmetto, e di qualche
-lieve ferita al viso, su cui si era spezzata la
-visiera di ferro. Zeid Ebn Assan, mandato dallo
-stesso <i>Sciarif</i> e accolto con segni di grande onoranza
-dai capitani genovesi, visitò con ogni diligenza
-il ferito, e dichiarò che pericolo di vita non c'era.
-</p>
-
-<p>
-Il vecchio Arabo ebbe anzi la fortuna di vedere
-<span class="pagenum" id="Page_281">[281]</span>
-aprir gli occhi al suo antico ammalato e di udirne
-le prime parole, che erano un ringraziamento ed
-una interrogazione.
-</p>
-
-<p>
-— Mio signore — gli bisbigliò Zeid all'orecchio, — porterò
-la lieta novella della tua salvezza alla
-donna del tuo cuore.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Gli occhi di Arrigo espressero al Saracino tutta
-la gratitudine di cui egli era compreso. Ma il pensiero
-della prigionia di Diana e del non aver potuto
-egli far nulla per lei, tornò, insieme con quelle
-parole, alla mente del giovane, che tosto ricadde
-nel suo abbattimento.
-</p>
-
-<p>
-In quel mezzo, i cavalieri di Genova si consigliavano
-di ciò che avessero a fare. Caffaro di Caschifellone
-voleva ad ogni costo entrar secondo in
-lizza; ma si opponevano altri, chiedendo a gara di
-succedere ad Arrigo. A chetarli, fu proposto di lasciare
-il giudizio alla sorte; e già si disponevano
-a tentare la prova, allorquando si udì lo scalpito
-di un cavallo che giungeva a galoppo.
-</p>
-
-<p>
-Si volsero incontanente e videro un cavaliere
-tutto vestito a gramaglia, su d'un destriero anch'esso
-bardato di bruno.
-</p>
-
-<p>
-— Messeri, — diss'egli, avvicinandosi e rivolgendo
-la parola ai due figli di Guglielmo Embriaco, — mi
-concedete voi di combattere contro il rapitore di madonna
-Diana, vostra sorella? Io ve ne prego, ve ne
-supplico, per quanto avete di più caro sulla terra.
-</p>
-
-<p>
-— E chi siete voi, messere, — disse di rimando
-Ugo Embriaco, a cui la visiera calata del nuovo
-venuto non permetteva di conoscer chi fosse, — per
-nutrire la speranza che noi vogliamo concedervi
-questo onore?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_282">[282]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Son tale, — rispose lo sconosciuto, con voce
-tremante per la commozione, — che ha il diritto e
-l'obbligo di domandare, non già l'onore, come voi
-dite, ma la grazia di andar primo al pericolo.
-</p>
-
-<p>
-— La grazia; — ripetè Ugo Embriaco, che non
-afferrava il senso di quella distinzione.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, messere. Ma consentite che io non dica
-di più. Ad uno di voi, a messer Nicolao, se non
-vi spiace, dirò tal cosa che lo persuaderà certamente
-di farsi mallevadore per me.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-La novità del caso avea tolto la parola a tutti gli
-astanti. Ugo si volse al fratello, che era il maggiore
-dei due, come per lasciargli la cura di cavarsi d'impiccio,
-o il carico di prendere una deliberazione in
-proposito. Messer Nicolao si fece avanti, senza aprir
-bocca, e avvicinatosi allo sconosciuto, stette ad udire
-il secreto, che quegli voleva confidare a lui solo.
-</p>
-
-<p>
-Alle prime parole del nero cavaliere, il primogenito
-di Guglielmo Embriaco fece un gesto di meraviglia;
-ma tosto si ricompose, in atto di severo
-ascoltatore. Le ragioni dello sconosciuto dovevano
-essere molto incalzanti, o molto ben disposto Nicolao
-ad accoglierle, perchè, dopo alcuni istanti di
-colloquio, questi andò verso il fratello Ugo e gli
-disse:
-</p>
-
-<p>
-— Io penso che dobbiamo lasciare entrar primo
-in lizza costui.
-</p>
-
-<p>
-— Ma lo conosci tu? — chiese Ugo, stupito della
-pronta condiscendenza del fratello.
-</p>
-
-<p>
-— Mi pare; — rispose quell'altro.
-</p>
-
-<p>
-— Pare anche a me d'indovinarlo, — riprese Ugo. — E
-se io non m'ingannassi...
-</p>
-
-<p>
-— Dovreste ammettere, fratello mio, — interruppe
-<span class="pagenum" id="Page_283">[283]</span>
-messer Nicolao con accento tra malinconico e severo, — o
-la prova dell'innocenza, o la giustizia di
-Dio.
-</p>
-
-<p>
-Ugo Embriaco non aggiunse parola.
-</p>
-
-<p>
-— Ma forse v'ingannate, — continuò Nicolao. — Ed
-ora, messeri, lasciate passare il cavaliere innominato.
-Io lo conosco e sto mallevadore per lui.
-</p>
-
-<p>
-— Grazie! — mormorò lo sconosciuto, chinando
-la fronte sul collo del suo destriero, come se non
-gli paresse bastante la visiera dell'elmo a nascondere
-la sua commozione.
-</p>
-
-<p>
-Gli araldi cristiani diedero una seconda volta
-nelle trombe in segno di sfida, e al loro squillo
-risposero tosto dall'altra parte le trombe dei Saracini.
-</p>
-
-<p>
-Bahr Ibn fu sollecito a ritornare nello steccato,
-con una nuova rotella al braccio e una nuova lancia
-nel pugno.
-</p>
-
-<p>
-Egli guatava frattanto quell'altro avversario che
-gli era opposto dal campo cristiano.
-</p>
-
-<p>
-— È nero dal capo alle piante come Azraele! — dicevano
-i suoi cavalieri intorno a lui.
-</p>
-
-<p>
-— Ben venga l'angelo della morte! — gridò lo
-<i>Sciarif</i>. — Egli mi avrà liberato da un peso assai
-grave. Ma temo, — soggiunse, con un accento tra
-minaccioso e triste, — che non sarà neppur lui il
-padrone della mia vita.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-I maestri di campo si fecero innanzi per adempiere
-al loro uffizio e stabilire le condizioni dello
-scontro, o, a dire più veramente, per farle conoscere
-al nuovo venuto, poichè erano le stesse dello
-scontro antecedente, e Bahr Ibn non aveva ad udirle
-più oltre.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_284">[284]</span>
-</p>
-
-<p>
-Come ebbero finito, un gran silenzio si fece per
-tutto il campo. L'ansietà si dipingeva in varie guise
-su tutti quei volti abbronzati, ma tra i Cristiani
-più viva, più profonda, che non tra i Saracini.
-Questi conoscevano già alla prova il loro campione,
-quegli altri non sapevano neppure il nome di colui
-che era venuto così d'improvviso a vendicar l'onta
-della loro prima sconfitta. Chi era costui? Non poteva
-anche essere un temerario, che troppo presumesse
-di sè? E non dovevano per avventura prepararsi
-ad un nuovo scorno, tanto più probabile,
-in quanto che tutti conoscevano la somma valentia
-di colui che era stato vinto dallo <i>Sciarif</i> e altro
-vantaggio non potevano sperare che da un capriccio
-di fortuna?
-</p>
-
-<p>
-A Caffaro non diè neppur l'animo di assistere al
-combattimento.
-</p>
-
-<p>
-— È una perdita di tempo; — diceva egli a Ferrario
-di Castello. — E ciò senza contare che questo
-cavaliere sconosciuto mi torna di mal augurio
-per gli altri che la sorte chiamerà a succedergli.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Finalmente, fu dato il segnale. I due campioni
-erano liberi di andarsi contro l'un l'altro.
-</p>
-
-<p>
-Stettero un tratto a guardarsi. Poi lo <i>Sciarif</i>
-volse gli occhi al palco su cui stavano le donne.
-Diana era al suo posto, ed appariva più calma. Zeid
-Ebn Assan stava ritto al suo fianco, e certo le avea
-recato nuove di Arrigo.
-</p>
-
-<p>
-— Per Allah! — disse il forte guerriero tra sè. — Questa
-volta io non la farò piangere. Chiunque
-abbia a cadere di noi due, non si tratterà più di
-vedere in pericolo il suo fidanzato.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Diede, ciò detto, un'ultima occhiata al suo avversario,
-<span class="pagenum" id="Page_285">[285]</span>
-e lo vide pronto a partire. Spianò la sua
-lancia, ne fermò il calcio tra l'òmero e il petto, e
-lanciò il suo cavallo a carriera.
-</p>
-
-<p>
-Il generoso animale sentì l'impulso delle ferree
-ginocchia, e, caldo ancora del primo incontro, andò
-veloce come uno strale verso il mezzo del campo.
-</p>
-
-<p>
-Chi non sa come il cavallo partecipi alle nostre
-passioni, alle ire, ai desiderii, agli impeti nostri?
-Il nobile amico dell'uomo si sente amato e riama,
-dando la gagliardia dei suoi tendini, l'ardore della
-sua indole al cavaliere, diventando come una moltiplicazione
-della forza di lui, mettendo un'altra
-volontà, un'altra vita, a servizio della sua.
-</p>
-
-<p>
-Così Antar, il cavallo prediletto di Bahr Ibn, volava
-feroce allo scontro.
-</p>
-
-<p>
-Anche l'avversario era ben provveduto. Ma il
-cavaliere riusciva nuovo al cavallo, che riconosceva
-in lui un padrone, e non sentiva un amico.
-</p>
-
-<p>
-Però, all'urto delle due lancie, il cavallo bardato
-di nero inalberò, e il cavaliere, perduto l'equilibrio,
-spinto da una forza irresistibile, fu balzato
-di sella.
-</p>
-
-<p>
-Che era egli avvenuto?
-</p>
-
-<p>
-Lo <i>Sciarif</i> quella volta aveva mirato più basso
-di prima. Non voleva che gli fosse sviato il colpo,
-come già gli era occorso col suo primo avversario.
-A mezzo il cammino che doveva percorrere, si era
-curvato quanto più poteva sull'arcione, badando a
-coprire colla rotella il breve spazio che intercedeva
-tra il suo petto e il collo di Antar. L'asta del cavaliere
-innominato urtò sull'elmetto, e scivolò,
-stracciando la verde fascia dei discendenti del Profeta.
-Quella di Bahr Ibn entrò fra lo scudo del nemico
-<span class="pagenum" id="Page_286">[286]</span>
-e l'arcione, trovando il giaco del cavaliere,
-là dove finisce il costato. La maglia, colta in pieno
-dal ferro di Bahr Ibn, non resistette, così violento
-fu l'urto. L'asta in quella vece si ruppe, ma il tronco
-rimase nella ferita.
-</p>
-
-<p>
-Mandò un gemito il disgraziato, e cadde riverso
-a terra. Lo <i>Sciarif</i>, fornita la sua corsa fino alla
-estremità della lizza, tornò indietro a briglia sciolta,
-balzò da cavallo colla rapidità della tigre, e, sguainata
-la spada, volle dare il colpo di grazia, cercando
-colla punta l'allacciatura dell'elmo.
-</p>
-
-<p>
-— Ferma — gridarono i maestri di campo, accorrendo
-solleciti.
-</p>
-
-<p>
-— Perchè? — gridò lo <i>Sciarif</i>. — Non è questo
-il mio dritto?
-</p>
-
-<p>
-— Sì; — disse Mauro di Piazzalunga; — ma tu
-colpisci un morto.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-E mostrò a Bahr Ibn il petto squarciato del suo
-avversario. Il tronco della lancia palpitava nella
-ferita, e il sangue gorgogliava nerastro intorno alle
-anella spezzate della maglia d'acciaio.
-</p>
-
-<p>
-Bahr Ibn si arrestò e rimise la spada nel fodero.
-</p>
-
-<p>
-Intanto erano accorsi i valletti, e insieme con
-essi il vecchio Zeid, per offrire l'opera sua, quantunque,
-a giudicarne dalla prima apparenza, la
-vedesse inutile affatto.
-</p>
-
-<p>
-Slacciarono l'elmo e tolsero la cervelliera al ferito.
-La morte gli stava nel viso. Ma anche tra i
-lividori ond'era cosparso e le contrazioni cagionate
-dallo spasimo atroce dell'ultim'ora, fu agevole a
-tutti di riconoscerlo. Bahr Ibn diede in un grido
-di stupore e di raccapriccio.
-</p>
-
-<p>
-— Gandolfo! — esclamò.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_287">[287]</span>
-</p>
-
-<p>
-Indi, volgendosi al palco delle donne, soggiunse:
-</p>
-
-<p>
-— Perla dell'Occidente, son io che ti vendico!
-</p>
-
-<p>
-— Ah, l'avevo pure indovinato! — disse Ugo
-Embriaco, volgendosi al fratello.
-</p>
-
-<p>
-— Orbene? — replicò Nicolao. — Che cosa vi
-dicevo io? O la prova dell'innocenza, o la giustizia
-di Dio. Passi la giustizia di Dio: — aggiunse con una
-voce piena di tristezza, il primogenito degli Embriaci: — e
-gli uomini si dispongono a perdonare.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Ciò detto, senza che Ugo ardisse rispondere altro
-in quel momento solenne, messer Nicolao si avvicinò
-al suo vecchio amico, la cui vista cominciava
-ad offuscarsi, mentre le braccia annaspavano,
-come cercando di aggrapparsi a qualche cosa che
-lo trattenesse un istante sull'orlo della tomba.
-</p>
-
-<p>
-— Povero Gandolfo! — mormorò Nicolao. — Potessi
-tu almeno morire in pace colla tua coscienza!
-</p>
-
-<p>
-— Ho tradito... — balbettava il morente, — ho
-tradito, sì... ma ho pure, espiato!... <i>Sciarif</i>, rendi
-la fanciulla.... o morrai.... Quest'oggi morrai.... — incalzò,
-facendo uno sforzo supremo, per compier
-la frase, — quest'oggi, come muoio io.
-</p>
-
-<p>
-— Pensa a te, bugiardo profeta! — gridò lo
-<i>Sciarif</i>, inasprito da quella minaccia del moribondo. — Salva
-te stesso, se puoi.
-</p>
-
-<p>
-— L'anima... l'anima vorrei salva... — rispose
-Gandolfo — E il perdono dei miei... il perdono
-di madonna....&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Voleva aggiungere Diana; ma il sangue incominciava
-a flottargli dalla bocca e non gli consentiva
-altre parole.
-</p>
-
-<p>
-Mauro di Piazzalunga si volse al palco delle donne,
-e ad alta voce espresse il desiderio del morente.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_288">[288]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Madonna Diana, — gridò, — Gandolfo del
-Moro chiede il vostro perdono. Concedetelo, e sia
-per lui l'impromessa del perdono di Dio.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-La fanciulla degli Embriaci esitò un istante, ma
-più pel turbamento ond'era stata colta da quella
-sequela di casi, che non per titubanza a concedere.
-Indi, mormorato un sì, e temendo che la sua voce,
-soffocata dalle lagrime, non potesse giungere al
-moribondo, slacciò la fascia che le stringeva la
-vita e la gettò a Mauro di Piazzalunga.
-</p>
-
-<p>
-Lo <i>Sciarif</i> guardava e taceva. Ma fremette, nel
-profondo del cuore, al vedere quell'atto. Avrebbe
-cangiato volentieri di posto con Gandolfo del Moro,
-per ottenere quel segno di perdono da lei.
-</p>
-
-<p>
-— Madonna si raccomanda alle vostre preghiere
-lassù, e vi manda la sua sciarpa: — disse Mauro
-di Piazzalunga, parlando amorevolmente all'orecchio
-di Gandolfo. — I suoi fratelli e tutti i vostri
-concittadini vi hanno perdonato del pari.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Gandolfo fece uno sforzo per riaprir gli occhi
-e vedere il dono della fanciulla. Ma non ne venne
-a capo, e allora si strinse la ciarpa alle labbra.
-</p>
-
-<p>
-— A lei... il pensiero; — mormorò; — l'anima
-a Dio... se vorrà perdonarmi.
-</p>
-
-<p>
-— Pregatelo, mio figlio; — egli è il Dio delle
-misericordie! — disse il vescovo Maurizio, facendo
-il segno della croce sulla fronte a Gandolfo.
-</p>
-
-<p>
-Il disgraziato non rispose più verbo. Tentò bensì
-di aprire la bocca per balbettare una preghiera.
-Ma un altro botto di sangue uscì dalle fauci, e Gandolfo
-del Moro aveva cessato di vivere.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_289">[289]</span></p>
-
-<h2 id="cap19">CAPITOLO XIX.
-<span class="smaller">Che potrebbe intitolarsi il principio della fine.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-A tutta quella vicenda di casi e di mestizie assisteva
-in disparte un cavaliere, muto, immobile e
-solo, che si sarebbe potuto credere un simulacro
-di guerriero, come quelli che decoravano le sale
-d'armi delle antiche castella, se tratto tratto non
-lo si fosse veduto muovere il capo, ora per guardare
-nel palco delle donne, ora per seguire degli
-occhi le fasi della giostra.
-</p>
-
-<p>
-Nessuno dei cavalieri cristiani si era avvicinato a
-lui per rivolgergli la parola, nè egli aveva mostrato
-mai di volersi frammettere nei discorsi degli altri.
-Pareva che niente lo commovesse, di quanto accadeva
-sotto i suoi occhi. Alto della persona, poderoso
-di membra, tutto chiuso nella sua armatura,
-ravvolto in un mantello bianco, che era segnato
-sull'òmero da una croce vermiglia, lo si poteva riconoscere
-a tutta prima per un cavaliere d'alto
-grido, ma senza altrimenti poterne ripetere il
-<span class="pagenum" id="Page_290">[290]</span>
-nome. Infatti, egli era andato e rimaneva là, fin
-dal principio della giostra, colla visiera calata, lasciando
-immaginare ai più curiosi che si trattasse
-d'un voto.
-</p>
-
-<p>
-In que' tempi, simiglianti stranezze non erano
-rare. Un cavaliere giurava di rimanere per un
-certo numero d'anni coll'occhio destro bendato, e
-non ardiva sciogliersi di per sè stesso dal voto,
-neanche dopo aver perduto in guerra il sinistro.
-</p>
-
-<p>
-Il cavaliere sconosciuto non si scosse neppure
-alla scena dolorosa della morte di Gandolfo del
-Moro, nè quando il cadavere fu trasportato fuori
-del campo. Le braccia incrociate sul petto, il mento
-chino sulla gorgiera, dinotavano che il cavaliere
-se ne stava assorto in una profonda meditazione, o
-che sapeva padroneggiarsi in tal guisa, da non lasciare
-intendere ad altri qual senso facessero sull'animo
-suo le cose che accadevano a pochi passi
-lontano.
-</p>
-
-<p>
-La pugna per quel giorno poteva dirsi finita,
-giusta le condizioni poste dallo <i>Sciarif</i>. E già i due
-maestri di campo erano per darsi commiato e prender
-ora pel giorno seguente.
-</p>
-
-<p>
-Ma il vincitore appariva poco desideroso di tornarsene
-in città. Era profondamente crucciato; le
-ultime parole di Gandolfo del Moro gli stavano ancora
-sull'anima.
-</p>
-
-<p>
-Tutto ad un tratto scosse fieramente la testa,
-come uomo che abbia presa una risoluzione subitanea,
-e si avanzò nel mezzo del campo.
-</p>
-
-<p>
-— Cristiani, udite; — gridò egli allora. — Il
-vostro profeta di sciagure mi ha pronosticato la
-morte per questo medesimo giorno. Se esco dalla
-<span class="pagenum" id="Page_291">[291]</span>
-lizza, direte che lo <i>Sciarif</i> è stato colto dalla paura.
-E poi, se è vero che la mia ultim'ora sia giunta,
-non sarà meglio il morir qui, della morte del guerriero,
-che per via, o entro le mura di Tortosa, per
-un malore improvviso e volgare? Rimarrò dunque,
-per altri due scontri, se vi dà l'animo di tentare
-la prova, e vedrò subito qual fede meritasse
-l'augurio. Son fresco ancora di forze; le mie membra
-non hanno toccato una di quelle graffiature
-che pure si hanno così facilmente da una mano
-di donna. A voi dunque, poichè siete uomini; non
-rimandate il pericolo a domani; io son pronto.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Le acerbe parole punsero i cavalieri cristiani, a
-cui bastava assai meno, per uscire da quella inerzia
-apparente. Invero, nessuno di que' baldi giovani
-si era attentato di proporre la continuazione della
-giostra, perchè lo <i>Sciarif</i> aveva detto fin da principio
-di non volere che due campioni al giorno. Ma
-poichè egli rompeva la sua legge, balzarono tutti
-verso lo steccato, gridando di esser pronti del pari;
-e Caffaro di Caschifellone tra i primi.
-</p>
-
-<p>
-— Oramai, — diss'egli, — nessuno vorrà contendere
-il primo luogo all'amico e al compagno di
-Arrigo da Carmandino.
-</p>
-
-<p>
-— Io ve lo contendo, messere; — gridò Nicolao. — Se
-voi siete l'amico di Arrigo, io sono il fratello
-di madonna Diana, per cui si combatte quest'oggi.
-Neanche Ugo mio fratello potrebbe passarmi
-innanzi, perchè, se egli è il primo capitano dell'armata,
-io sono (io, m'intendete?) il primogenito
-degli Embriaci.
-</p>
-
-<p>
-— È giusto! è giusto! — gridarono tutti. — Il
-primo luogo a messer Nicolao!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_292">[292]</span>
-</p>
-
-<p>
-Al giovine signore di Caschifellone dispiaceva
-quel consenso universale. Già due campioni erano
-stati abbattuti dal Saracino. Il terzo, poi, non aveva
-di grande che il nome, e Caffaro temeva a ragione
-di vedergli fare, per sua imperizia, la fine che
-avevano fatto i primi due, uno per capriccio di
-fortuna e l'altro in espiazione de' suoi falli. Comunque
-fosse, una terza sconfitta in quel giorno
-sarebbe stata troppo dolorosa, e avrebbe nociuto
-grandemente al buon nome dei cavalieri di Genova.
-Perciò doleva a Caffaro di vedere come tutti s'inchinassero
-al volere di messer Nicolao, ed egli
-tentò ancora una volta di smuoverlo.
-</p>
-
-<p>
-— Sia pure come voi dite; — replicò. — Ma
-perchè non vorreste concedermi in grazia ciò che
-sarebbe l'orgoglio di tutta la mia vita? Pensate,
-messer Nicolao, che i capitani non debbono avventurarsi
-in ogni maniera d'imprese, che il loro senno
-e il loro valore sono sacri alla salvezza di tutti....
-</p>
-
-<p>
-— Perchè dite voi ciò? — chiese una voce alle
-spalle di Caffaro.
-</p>
-
-<p>
-Era la voce del cavaliere sconosciuto, che credeva
-finalmente opportuno di rompere il silenzio.
-</p>
-
-<p>
-— Sappiate, messere, — proseguì egli, — che i
-capitani debbono saper comandare, ma altresì combattere
-all'uopo, come l'ultimo dei loro uomini
-d'arme.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Caffaro voleva rispondere. Ma gli parve di conoscere
-quella voce e rimase perplesso.
-</p>
-
-<p>
-— Del resto, — riprese lo sconosciuto, — messer
-Nicolao non entrerà in lizza contro il Saracino.
-E di ciò spero sarete contento. Antiochia, il mio
-cavallo!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_293">[293]</span>
-</p>
-
-<p>
-Le ultime parole erano rivolte ad un vecchio
-scudiero, che pareva le aspettasse, poichè egli fu
-d'un balzo fuor della cerchia degli astanti, e tornò
-poco dopo, conducendo un destriero fieramente
-bardato di maglia e munito d'un ampio frontale
-d'acciaio.
-</p>
-
-<p>
-I cavalieri, che erano pur dianzi così pronti a
-contendersi l'onore di scendere in lizza, guardarono
-stupefatti quell'uomo, che si prendeva il primo
-luogo senza pure domandarlo; indi si volsero a
-messer Nicolao, e rimasero sbalorditi senz'altro,
-vedendo com'egli non tentasse neanche di resistere.
-</p>
-
-<p>
-— Chi sarà mai?
-</p>
-
-<p>
-— Uno dei nostri non è.
-</p>
-
-<p>
-— Son tutti a visiera alzata, i nostri campioni;
-e costui, nelle membra e nella voce, non somiglia
-ad alcuno.
-</p>
-
-<p>
-— E perchè mo' gli lasciano il campo libero?
-</p>
-
-<p>
-— Certo, è un campione disceso dal cielo.
-</p>
-
-<p>
-— L'arcangelo San Michele!
-</p>
-
-<p>
-— O San Giorgio il valente.
-</p>
-
-<p>
-— San Giorgio, di sicuro. Vedete come impugna
-la lancia!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-E il grido corse rapidamente tra le file. Quel
-cavaliere non era, non poteva essere altri che il
-glorioso barone San Giorgio. Del resto, una certa
-somiglianza c'era, tra lo sconosciuto e San Giorgio.
-Il forte guerriero di Cappadocia non aveva corso
-anche lui la sua lancia, per liberare una povera
-principessa dalle ugne del drago?
-</p>
-
-<p>
-Era quello il tempo dei miracoli, non lo dimentichiamo.
-Pochi anni addietro, Sant'Andrea era apparso
-tre volte ad un prete di Marsiglia, per annunziargli
-<span class="pagenum" id="Page_294">[294]</span>
-che in una chiesa d'Antiochia si sarebbe
-rinvenuta la santa lancia, quella appunto che aveva
-trafitto il costato di Gesù Cristo in croce. E qualche
-giorno dopo l'invenzione della Santa Lancia,
-uscendo i Crociati a battaglia, non avevano avuto
-il soccorso di tre cavalieri vestiti di bianco, che il
-legato pontificio, uomo a cui si poteva credere senz'altro,
-affermò essere San Giorgio, San Teodoro e
-San Maurizio in persona? E in Gerusalemme, nella
-cappella del Santo Sepolcro, non si ripeteva forse
-ogni anno il miracolo delle lampade, che si accendevano
-senza mestieri d'aiuto?
-</p>
-
-<p>
-Per altro, se la pia moltitudine dei Crociati credeva
-ai miracoli, non ci avea fede Bahr Ibn. Egli
-era in questo un vero discendente di Maometto,
-che di miracoli ne avea fatto uno abbastanza istruttivo;
-quello, io vo' dire, di andare alla montagna,
-poichè la montagna non volea muoversi per andare
-a lui.
-</p>
-
-<p>
-Ora, come ebbe veduto entrare in lizza quel nuovo
-guerriero, lo <i>Sciarif</i> non seppe trattenersi dal dire:
-</p>
-
-<p>
-— È dunque mia sorte di combattere cogli sconosciuti?
-Il tuo nome, se puoi confessarlo!
-</p>
-
-<p>
-— Il mio nome! — esclamò il cavaliere misterioso. — Esso
-è scritto sulla punta della mia
-spada.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-A quella fiera risposta Bahr Ibn diede in un ghigno
-sarcastico.
-</p>
-
-<p>
-— Poco fortunate, le vostre spade, o cristiani!
-Oggi non hanno avuto neppure il tempo di uscire
-dal fodero.
-</p>
-
-<p>
-— Non t'inorgoglire per questo! La fortuna ti
-ha concesso il suo primo sorriso. Il cielo ti ha dato
-<span class="pagenum" id="Page_295">[295]</span>
-di uccidere il secondo dei tuoi avversarii, perchè....
-così doveva accadere; — soggiunse con pietosa reticenza
-lo sconosciuto. — Ma Iddio non è già sceso
-a patti cogl'infedeli, ed io ti consiglio d'implorarne
-la misericordia nella tua ultima ora.
-</p>
-
-<p>
-— Non temo la morte; — gridò esacerbato lo <i>Sciarif</i>. — Ma
-non foss'altro, per provarti che menti....&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-E senza finir la frase, voltò il cavallo per prender
-campo, e tornare a briglia sciolta sull'avversario.
-</p>
-
-<p>
-Il cavaliere sconosciuto rimase immobile al suo
-posto; ma appena vide che Bahr Ibn, compiuto il
-suo tratto di cammino, si rimetteva alla corsa contro
-di lui, diè di sproni nei fianchi al cavallo, e
-corse colla lancia spianata, alla volta del nemico.
-</p>
-
-<p>
-E qui va notato un fatto, che dimostra come lo
-sconosciuto facesse a fidanza colla gagliardìa dei
-suoi muscoli d'acciaio. Scambio di stringere il
-tronco della lancia tra il braccio e il costato, come
-portava la consuetudine, prima che fosse inventata
-la resta da trattener l'arma sulla corazza, egli ne
-piantò finalmente il calcio tra il petto e i muscoli
-tesi dell'òmero, che erano così stretti al costato da
-formare il più saldo degli ostacoli, guadagnando
-per tal modo la lunghezza d'un cubito. Ora, perchè
-il colpo non gli andasse sviato al primo intoppo,
-non occorreva soltanto che il petto fosse gagliardo,
-ma altresì che il pugno avesse la tenacità inflessibile
-del bronzo.
-</p>
-
-<p>
-E così era di fatti. I due focosi destrieri si toccavano
-appena, e già l'asta dello sconosciuto coglieva
-Bahr Ibn sotto la gorgiera, mentre l'antenna
-di quest'ultimo balenava senza far colpo davanti
-alla rotella del suo avversario.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_296">[296]</span>
-</p>
-
-<p>
-Non valse al generoso Antar di tentare uno dei
-suoi salti di fianco. La lancia del cavaliere misterioso
-non era costretta a seguire una linea immutabile.
-Il calcio faceva pernio in un punto solo, e
-il pugno poderoso che la tenea salda, poteva aiutarla
-a seguire i movimenti del nemico, mantenendone
-la punta sul petto di lui. Liberare il suo signore
-non era dunque possibile; e Antar s'impennò,
-sbuffando, sotto la spinta gagliarda. Lo <i>Sciarif</i> si
-strinse colle ginocchia ai fianchi del destriere; lasciò
-cadere la lancia e le redini; cercò la sua mazza
-all'arcione, ma non ne venne a capo, respinto
-com'era da quella terribile antenna. Provò allora
-ad arrovesciarsi sulla groppa per scivolargli da un
-lato, come i cavalieri della sua nazione, quando si
-piegano col petto in fuori per raccogliere un anello,
-od altro premio della corsa, che sia posato a terra,
-mentre il cavallo prosegue la via. Ma l'asta del
-nemico incalzava; il cavallo era impennato; e lo
-<i>Sciarif</i> cadde miseramente d'arcione.
-</p>
-
-<p>
-Se la gorgiera di Bahr Ibn non fosse stata di
-buona tempra, quel colpo di lancia lo avrebbe certamente
-finito.
-</p>
-
-<p>
-Un grido di giubilo si levò allora nel campo crocesegnato.
-Finalmente, il cielo veniva in soccorso
-dei suoi.
-</p>
-
-<p>
-— Potrei ucciderti; — gridò lo sconosciuto. — Amo
-meglio averti prigione. Arrenditi!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Bahr Ibn si rialzava allora da terra, dopo aver
-liberato destramente il piè dalla staffa.
-</p>
-
-<p>
-— Perchè? — gridò egli, furente dalla patita
-vergogna. — Se tu mi togli la perla dell'Occidente,
-a che mi serbi la vita? Difenditi, guerriero, e non
-<span class="pagenum" id="Page_297">[297]</span>
-mi fare il mercante! Se la tua lancia ha guadagnato
-una misura sulla mia, questa spada ragguaglierà
-le distanze.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Così dicendo, lo <i>Sciarif</i> corse al cavallo, che si
-era fermato pochi passi più oltre, levò dall'arcione
-la spada, e si piantò fieramente in attesa.
-</p>
-
-<p>
-Il cavaliere sconosciuto non disse parola. Balzò
-di sella, diè di piglio alla poderosa sua lama e andò
-verso il nemico, che voleva ad ogni costo proseguire
-la pugna.
-</p>
-
-<p>
-Non è da creder qui che le spade d'allora fossero
-quali ce le rappresenta l'arte del Quattrocento
-e dei secoli posteriori, cioè a dire pugnali allungati
-alla misura di spiedi. Anche pesanti per le
-nostre braccia disavvezze, quando ci proviamo a
-trattarne qualche rugginoso esemplare, queste spade
-non potevano paragonarsi alle antiche, nè pel loro
-peso, nè per la larghezza della lama, nè pel modo
-di usarle. Fu solamente dopo la metà del secolo
-decimoterzo che gl'italiani incominciarono a seguire
-la nuova usanza dei Francesi, dimenticando
-gli antichi spadoni a due tagli, per servirsi delle
-spade da punta, più sottili e più maneggevoli a
-gran pezza. Le vecchie spade, le spade di Orlando,
-di Oliviero, e di Uggero il Danese, pesavano intorno
-a cinque libbre; la lama era lunga almeno
-un metro, si allargava nel forte fino ad otto centimetri,
-nel debole si restringeva a quattro. Così
-larghe e pesanti, dovevano tagliare assai meglio
-che pungere. Tali erano Fusberta, Durindana,
-Gioiosa, e tutte le altre spade gloriose dei quattro
-secoli intorno al Mille; veramente temperate con
-arte magica, poichè dovevano fendere le armature,
-<span class="pagenum" id="Page_298">[298]</span>
-e far servizio di ore, di giorni intieri, in mano ai
-loro possessori. E in quell'arte i maghi più esperti
-di Sorìa potevano trovarsi a Damasco; quelli d'Italia
-a Milano.
-</p>
-
-<p>
-I due campioni si posero in guardia; lo sconosciuto
-colla punta in alto, pronto a calare un fendente
-appena si muovesse quell'altro; Bahr Ibn
-colla lama poco distante da terra, colla persona a
-mezzo curvata, per tenersi pronto del pari a ferire
-e a cansarsi.
-</p>
-
-<p>
-Era evidente che lo <i>Sciarif</i>, notata la corporatura
-straordinaria del suo avversario, mirava a sfuggirgli,
-e lasciarlo ruzzolar dietro ad un colpo che
-gli andasse a vuoto, per coglierlo di fianco e scegliere
-il punto in cui potesse più sicuramente ferirlo.
-Ma il cavaliere sconosciuto mostrò fin dai
-primi colpi di non voler essere ingannato che a
-mezzo. Infatti, calò il suo fendente, ma fiacco, e
-quasi nel solo intento di palpare davanti a sè, come
-uomo che brancoli nel buio. Lo <i>Sciarif</i> spiccò un
-salto e gli fu rapidamente sulla destra. Ma l'altro
-non si era punto squilibrato, e il suo fendente, rimasto
-a mezz'aria, non ebbe che a mutarsi in manrovescio,
-per far capire al Saracino che certe malizie
-erano fuori di luogo. E perchè la lezione si
-stampasse meglio nella testa d'uno scolaro, quel
-manrovescio diè così forte sulla visiera dell'elmo,
-che la ruppe senz'altro.
-</p>
-
-<p>
-Fremette di rabbia lo <i>Sciarif</i>, e, senza badare al
-sangue che gli grondava dalla guancia percossa, si
-avventò allo sconosciuto, menandogli un colpo a
-tutta forza sul capo. Ma non trovò che l'òmero del
-nemico, perchè questi si era cansato in quel punto,
-<span class="pagenum" id="Page_299">[299]</span>
-e la lama, dopo aver rotta la maglia, rimbalzò lungo
-dal corpo, sospinta da un moto repentino del ferito.
-</p>
-
-<p>
-La fretta, la bramosìa furibonda di render sangue
-per sangue, aveva tradito Bahr Ibn. Prima che egli
-avesse rialzato la lama per raddoppiare il colpo,
-quell'altro aveva colla manca afferrato la sua spada
-a mo' di croce sotto gli elsi, e spingendosi sotto misura
-colla rapidità della folgore, dava del capo a
-mezzo il petto del suo avversario.
-</p>
-
-<p>
-Un masso scagliato da una catapulta non avrebbe
-fatto rovina maggiore. Lo <i>Sciarif</i> balenò un tratto
-sulle ginocchia, annaspò colle braccia; lasciò cadere
-la spada, e andò ruzzoloni sul terreno.
-</p>
-
-<p>
-A quel colpo maestro, i Cristiani riconobbero il
-loro campione.
-</p>
-
-<p>
-— Tosta di maglio! — gridarono. — È il glorioso
-Testa di maglio!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-I lettori rammentano certamente, non per merito
-mio, ma per l'altezza del personaggio, quello
-che di Guglielmo Embriaco ho raccontato in principio.
-Nella presa di Gerusalemme il forte uomo
-aveva rotto in simil guisa l'ostacolo che opponeva
-al suo passaggio un manipolo di Saracini; e il soprannome
-di Testa di maglio aveva consacrato l'impresa.
-</p>
-
-<p>
-Immaginate l'allegrezza di tutti quei cavalieri,
-quando credettero di aver conosciuto l'eroe. Immaginate
-quella di madonna Diana, al cui pensiero
-già era balenato il dubbio che quel cavaliere sconosciuto
-potesse essere il padre suo, poichè egli lo
-ricordava tanto nella voce e negli atti. Il dubbio, ho
-detto, e non altro. Infatti, come poteva egli trovarsi
-laggiù, davanti a Tortosa? Ella non sapeva già che
-<span class="pagenum" id="Page_300">[300]</span>
-Arrigo da Carmandino e Caffaro di Caschifellone,
-tornati appena dalla trista spedizione di Gaza, avevano
-spiccato una galera sottile dell'armata di Tortosa,
-per mandare incontanente a Guglielmo Embriaco
-l'annunzio di ciò che era avvenuto alle strette
-di Cades. Non sapeva già, che, un mese dopo l'invio,
-erano capitate nelle acque di Tortosa altre otto
-galere genovesi, comandate da Mauro di Piazzalunga
-e da Pagano della Volta, e che quando lo
-<i>Sciarif</i> ebbe bandita la giostra di cui essa doveva
-essere il premio, i comandanti dell'armata genovese
-non avevano accettato l'invito, se non dopo
-un consiglio tenuto sulla galera padrona, consiglio
-segreto, a cui erano stati ammessi soltanto i più
-vecchi, gli uomini consolari della spedizione, e che
-era parso misterioso più del bisogno a Caffaro e
-ad Arrigo.
-</p>
-
-<p>
-Udite le tristi nuove di Soria, messer Guglielmo
-non aveva posto tempo in mezzo, e, con tutte le
-navi che erano allestite nel porto, si era messo
-alla via per lo stretto di Messina, donde a golfo
-lanciato aveva fatto cammino per alla volta di Rodi
-e Tortosa. Non era sicuro di salvare la sua bella
-figliuola; ma aveva giurato di vendicarla.
-</p>
-
-<p>
-Ma torniamo al racconto, che, per questi cenni
-necessarii, abbiamo dovuto interrompere.
-</p>
-
-<p>
-— Sì, Testa di maglio! — gridò lo scudiero, che
-poc'anzi aveva risposto al nome d'Antiochia, e che
-era per l'appunto il nostro Anselmo, il vecchio arcadore,
-il servo prediletto di madonna Diana. — Testa
-di maglio, castigo dei miscredenti e dei rapitori
-di donne!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Nuove grida risposero alle parole del vecchio
-<span class="pagenum" id="Page_301">[301]</span>
-Anselmo. Quel terribile cavaliere che ristorava le
-sorti della giostra e il buon nome delle armi genovesi,
-era proprio messer Guglielmo, il vincitore
-di Gerusalemme e di Cesarea, il console del Comune
-di Genova.
-</p>
-
-<p>
-Intanto l'Embriaco era corso addosso all'avversario,
-per mettergli il ferro alla gola. Si trattenne,
-per altro, vedendo che lo <i>Sciarif</i> non faceva atto
-di resistenza, e chiamò i valletti, perchè andassero
-in aiuto del vinto.
-</p>
-
-<p>
-Slacciato l'elmetto, si vide lo sfregio alla guancia;
-ma questo non era grave, e il sangue che inondava
-la faccia di Bahr Ibn non doveva esser sgorgato
-in copia così grande da una così lieve ferita. Zeid
-Ebn Assan, che era accorso a sua volta, vide pur
-troppo donde venisse quel sangue. Le labbra del
-ferito ne erano tutte imbrattate, e ad ogni tanto ne
-davano fuori, minacciando di soffocarlo.
-</p>
-
-<p>
-— Mio signore! — gridò il vecchio Zeid, con
-voce lagrimosa. — Mio dolce signore!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-E così dicendo, si fece con amorosa cura a sollevare
-da terra il caduto. Tra lui e i valletti, ne vennero
-a capo, e l'infelice Bahr Ibn potè finalmente
-trarre il respiro.
-</p>
-
-<p>
-— Aveva ragione il profeta! — mormorò lo
-<i>Sciarif</i>. — Sono un uomo spacciato.
-</p>
-
-<p>
-— Perchè dici tu questo? Vivrai, gloria dell'Islam;
-la mano dell'onnipotente è ancora distesa su te.
-</p>
-
-<p>
-— No, mio Zeid, mi sento morire. Non vedi? — E
-accennava il sangue che gli fiottava dalla bocca. — Ho
-il petto infranto, e le menzogne pietose non
-giovano.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Zeid Ebn Assan diede in uno scoppio di pianto.
-<span class="pagenum" id="Page_302">[302]</span>
-Egli bene intendeva come ogni speranza fosse perduta
-oramai.
-</p>
-
-<p>
-— Non piangerei — riprese Bahr Ibn. — Così
-era scritto lassù. E a me non duole il morire...
-purchè non mi maledica Diana....
-</p>
-
-<p>
-— Essa ti compiange, mio signore! — rispose il
-vecchio, che aveva veduto la fanciulla degli Embriaci
-discendere dal palco, e gettarsi nelle braccia
-del padre, poco lunge da loro. — Il cuore della
-bionda cristiana è buono, e sa perdonare le colpe
-d'amore. Ah perchè doveva il destino colpir noi in
-tal guisa, e privarci di te, quando ne era più grande
-il bisogno?
-</p>
-
-<p>
-— Meglio così — disse Bahr Ibn. — È la morte
-del guerriero, e niente è più bello... del morir giovani...
-quando non si spera più nulla dagli angeli
-della vita. Ditemi... — soggiunse, dopo aver fatto
-uno sforzo, per rattenere lo sgorgo del sangue dalle
-fauci; — vive Arrigo? Potrà risanare?
-</p>
-
-<p>
-— Si, mio signore. Non gli hai tu accordato generosamente
-la vita?
-</p>
-
-<p>
-— Ah, sono felice di averlo fatto! A lui il mio
-buon destriero.... datelo a lui il mio fedele Antar!
-Pregatelo di non odiare la memoria di Bahr Ibn.
-Era destino che io gli fossi rivale. Chi aveva veduto
-la perla di Occidente, doveva possederla... o morire.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Furono le ultime parole di Bahr Ibn, il Fatimita
-secondogenito dell'estinto califfo del Cairo, o del
-soldano di Babilonia, come dicevano allora i Cristiani.
-</p>
-
-<p>
-Certo, il giovine e valoroso <i>Sciarif</i> meritava una
-sorte migliore. In quell'indole fiera l'amore aveva
-<span class="pagenum" id="Page_303">[303]</span>
-destato un incendio, e nell'impeto delle sue vampe
-gagliarde si era offuscata la ragione. Ma pensiamo,
-a sua scusa, che era un figlio del suo tempo e
-della sua nazione, ancor barbara a mezzo, e non
-dimentichiamo neppure che, giusta il sentimento
-del vecchio Zeid, le colpe d'amore meritano più
-facilmente d'ogni altra il perdono dei cuori gentili.
-</p>
-
-<p>
-La fanciulla degli Embriaci, campata finalmente
-da tanti pericoli, sentì di non odiare Bahr Ibn, che
-l'aveva salvata dal più tristo dei suoi persecutori, e
-nel candore della sua coscienza pregò pace all'anima
-dello <i>Sciarif</i>, non ricordando neppure essere egli
-un infedele, morto lontano da ogni via di salvezza.
-</p>
-
-<p>
-Badate, egli non è per sentenza mia che vi parlo
-così. Tento di conciliare la cosa colle idee del tempo
-di cui vi ho narrato. Quanto a me, ricordo di aver
-letto nelle epistole di un padre della Chiesa, non
-doversi in questa delicata materia giudicare a occhio
-e croce. «Che ne sapete voi dell'ultim'ora di
-un uomo? Un angelo può sempre giungere in tempo
-e bisbigliare non visto all'orecchio del morente la
-parola che deve aprirgli le porte chiuse del cielo.»
-</p>
-
-<p>
-Santo padre della carità! Dopo voi, bisogna confessarlo
-a nostra vergogna, non è stato più detto
-nulla di simile.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p><span class="pagenum" id="Page_304">[304]</span></p>
-
-<h2 id="cap20">CAPITOLO XX.
-<span class="smaller">In cui si finisce una storia,
-promettendone un'altra.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-Il triste esito della giornata sul piano del Sicomòro
-aveva colpito d'alto sgomento i Saracini. La
-superiorità delle armi cristiane si era solennemente
-affermata colla inattesa apparizione di Guglielmo
-Embriaco. Anche questi aveva dovuto comperare
-la vittoria con qualche goccia del suo sangue: ma
-lo <i>Sciarif</i>, anima della difesa di Tortosa e speranza
-dell'Islam in Terrasanta, aveva cessato di
-vivere.
-</p>
-
-<p>
-Tortosa oramai si trovava orbata del suo più
-valido campione, e, quel che era peggio, obbligata
-a difendersi dal più terribile avversario che i Saracini
-potessero avere in Sorìa. Guglielmo Embriaco
-mostrò, con la prontezza delle sue risoluzioni, che
-lo sgomento dei nemici non era punto fuori di
-luogo. I difensori della città noveravano ancora i
-<span class="pagenum" id="Page_305">[305]</span>
-giorni che sarebbe potuta durare la resistenza, e
-già nei consigli dell'esercito genovese era deliberato
-l'assalto.
-</p>
-
-<p>
-Arrigo da Carmandino, riavutosi dal suo stordimento,
-chiese a Messer Guglielmo Embriaco di poter
-guidare egli stesso le schiere genovesi all'assalto.
-Il valoroso Testa di maglio, il quale non era andato
-in Sorìa per togliere ai giovani la gloria di
-una spedizione che essi avevano già così bene avviata,
-non volle negare questa consolazione a quel
-prode congiunto, che egli amava già come un figlio.
-E l'esercito intiero giubilò, quando seppe che Arrigo
-da Carmandino, uno dei primi sulle mura di
-Antiochia, di Gerusalemme e di Cesarea, lo sarebbe
-stato del pari sulle mura di Tortosa. Il nome del
-capitano non era per sè stesso di buon augurio all'impresa?
-</p>
-
-<p>
-La fama del Giovannita non si era punto scemata
-per l'esito infelice del suo combattimento
-collo <i>Sciarif</i>. Rammentavano tutti come Bahr Ibn
-andasse debitore della sua prima e facile vittoria
-al colpo di mazza che aveva dato sulla cervice del
-cavallo di Arrigo, colpo disgraziato, secondo i giudizii
-più miti, ma sempre contro le norme della
-cavalleria.
-</p>
-
-<p>
-Cento e sessantatrè anni più tardi, sul piano di
-Benevento, dovevano macchiarsi di grave colpa i
-cavalieri di Carlo d'Angiò, per aver rotte le schiere
-di Manfredi, usando il brutto artifizio di ferire i
-cavalli. E messer Ludovico Ariosto, narrando la
-pugna di Ruggero e Mandricardo, potè raccogliere
-la dottrina cavalleresca, intorno a questo particolare
-nella ottava seguente:
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_306">[306]</span>
-</p>
-
-<div class="poem">
-<p>Ferirsi alla visiera al primo tratto;</p>
-<p class="i2"> E non miraron, per mettersi in terra,</p>
-<p class="i2"> Dare ai cavalli morte; ch'è mal atto,</p>
-<p class="i2"> Perch'essi non han colpa de la guerra.</p>
-<p class="i2"> Chi pensa che tra lor fosse tal patto,</p>
-<p class="i2"> Non sa l'usanza antiqua, e di molto erra;</p>
-<p class="i2"> Senz'altro patto, era vergogna e fallo</p>
-<p class="i2"> E biasmo eterno a chi ferìa 'l cavallo.</p>
-</div>
-
-<p>
-L'assalto di Tortosa, felicemente riuscito, coperse
-di gloria il nome Arrigo. E messer Guglielmo, che
-era stato presente a tutta quella importantissima
-fazione lodò assai il giovine capitano, pel valore e
-per la saviezza di cui aveva fatto prova, ottenendo
-una così splendida vittoria con poco spargimento
-di sangue.
-</p>
-
-<p>
-Non meno lieto dell'Embriaco fu il re Baldovino,
-che, risaputo appena il felicissimo evento, mandò
-con gran sollecitudine a Tortosa il suo confidente
-Folchiero di Chartres, per congratularsi coi Genovesi,
-e invitare i capi a recarsi in Gerusalemme.
-</p>
-
-<p>
-Andarono tutti, e messer Guglielmo condusse la
-figlia con sè. Del vecchio Anselmo non occorre il
-dire, perchè questi, nella sua nuova qualità di scudiero,
-doveva seguire il suo signore, come fa l'ombra
-il corpo.
-</p>
-
-<p>
-Baldovino accolse con grande onoranza i suoi
-fidi e valorosi amici di Genova, e molto si rallegrò
-di vedere la bella figliuola dell'Embriaco, che egli
-aveva già ricevuta nella sua corte, celata sotto spoglie
-virili, e intorno a cui si era svolta, in quel
-<span class="pagenum" id="Page_307">[307]</span>
-breve spazio, di tempo, una vicenda così assidua
-di strane avventure.
-</p>
-
-<p>
-Data la parte loro alle cerimonie ed alle feste,
-il re Baldovino pensò a cavare i frutti di quella
-visita, impegnando i Genovesi all'imminente assedio
-di Tripoli. Quell'altra impresa era stata disegnata
-e doveva essere condotta dal conte di Sant'Egidio,
-uno dei pochi baroni d'Occidente, rimasti
-a difesa del regno crocesegnato.
-</p>
-
-<p>
-Messer Guglielmo promise, in nome dei suoi figli
-e di tutta l'armata che essi guidavano. Quanto a
-lui, era venuto per un ufficio di padre, e doveva
-ritornare incontanente a Genova, dove lo richiedevano
-le sue cure di console. Per altro, innanzi di
-rimettersi in mare, il forte uomo avrebbe voluto
-assicurare la sorte della sua Diana, dandola in
-moglie ad Arrigo. Ma qui, dove meno se l'aspettava,
-occorse l'intoppo. Arrigo non era più libero,
-e doveva rinunziare ad ogni speranza di felicità
-sulla terra.
-</p>
-
-<p>
-— Padre mio, — diss'egli piangendo, — quando
-avevo perduto ogni fiducia nelle mie forze e in
-quelle degli uomini, per rintracciare la vostra diletta
-figliuola e liberarla dalle mani dei tristi, ho
-giurato di consacrare il resto dei miei giorni all'Ordine
-del glorioso San Giovanni, se madonna
-Diana fosse restituita incolume ai suoi cari.
-</p>
-
-<p>
-— E al vostro voto, Arrigo, io son debitrice della
-mia salvezza; — rispose Diana, non meno commossa
-di lui. — Questo è volere di Dio; rispettiamolo.
-Io pure ho giurato. O di Arrigo, o di nessuno. Voi
-tra gli Ospitalieri di San Giovanni; io tra le vergini
-di Santa Maria Latina.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_308">[308]</span>
-</p>
-
-<p>
-Messer Guglielmo non seppe che rispondere.
-</p>
-
-<p>
-Intanto quei due giovani piangevano. E il vecchio
-Anselmo, che era profondamente pio, ma che
-credeva altresì non potere certi sacrifizii tornare
-accetti al Signore, prese di schianto una grande
-risoluzione.
-</p>
-
-<p>
-— Infine, — borbottò egli tra i denti, — un re
-è un uomo come un altro, e non mi mangerà
-mica cogli occhi.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Avete già capito che il vecchio scudiero domandava
-un'udienza al re Baldovino. E l'ottenne, e là,
-senza tanti preamboli, con schiettezza da soldato e
-da marinaio, gli raccontò ogni cosa, dall'a fino alla
-zeta.
-</p>
-
-<p>
-— Mio buon amico, e che ci posso far io? — disse
-il re, dopo averlo ascoltato con molta benevolenza. — Non
-c'è che il Papa, per sciogliere i
-voti dei fedeli cristiani.
-</p>
-
-<p>
-— È vero.... — rispose Anselmo; — è proprio
-vero.... — aggiunse, mentre si recava macchinalmente
-e poco rispettosamente la mano al capo, per
-grattarsi la nuca. — Ma ecco qua!.... Il Papa non
-ha forse un legato in Gerusalemme? E non ce
-l'avrà mica mandato, io mi penso, per legare soltanto!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Il re Baldovino, a quella uscita spontanea del
-vecchio, non seppe trattenersi dal ridere.
-</p>
-
-<p>
-— Hai ragione, in fe' mia! — esclamò. — Vedete
-questo vecchio arcadore, — soggiunse, volgendosi
-a Folchiero di Chartres, che era stato l'introduttore
-di Anselmo, — vedete questo vecchio arcadore,
-che mette un re sulla via! Tanto è vero che
-i buoni consigli si trovano da per tutto!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_309">[309]</span>
-</p>
-
-<p>
-Fu chiamato senza indugio il legato, che era,
-come sapete, il buon vecchio Maurizio, anch'egli
-amico dei Genovesi, e spettatore della giostra sul
-piano del Sicomòro. Delle sue buone disposizioni
-per tornar utile a messer Guglielmo non si poteva
-dubitare.
-</p>
-
-<p>
-— I Genovesi ci hanno grandemente aiutato, e
-più ancora ci aiuteranno in questa edificazione del
-reame di Cristo; — disse il re Baldovino. — È
-debito nostro, messere, di fare in guisa che il console
-di Genova se ne parta contento.
-</p>
-
-<p>
-— Sire, voi dite il vero; — rispose il vescovo
-Maurizio. — E poichè noi abbiamo potestà di legare
-e di sciogliere, possiamo anche rimettere il
-suo voto al prode Carmandino, al vincitore di Tortosa.
-Ma pensate che egli ripasserà il mare e il
-regno vostro avrà perduto un valente campione.
-È già troppo scarso il numero dei baroni d'Occidente,
-a cui non sia parso grave di rimanere in
-Terrasanta, per servizio di Cristo!
-</p>
-
-<p>
-— Voi dunque non sciogliereste dal suo voto
-Arrigo da Carmandino? — disse il re, scosso da
-quella argomentazione del vescovo.
-</p>
-
-<p>
-— Sì e no; — rispose Maurizio. — cioè a dire,
-vorrei poter conciliare una cosa coll'altra. Il voto
-è senza fallo una ispirazione del cielo. Ora, se noi
-ce ne assicurassimo i frutti, anche pagando quell'altro
-di due cuori innamorati, pare a me che si
-potrebbe consentire al matrimonio senza rimorsi.
-</p>
-
-<p>
-— Pare anche a me d'indovinare il vostro pensiero.
-Sciogliere il Carmandino dal suo voto, ma
-ritenerlo con giuramento al nostro servizio. Non
-è così?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_310">[310]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Per l'appunto; — rispose il legato.
-</p>
-
-<p>
-Quel medesimo giorno, alla presenza del re e di
-tutta la sua corte, il vescovo Maurizio così parlava
-ad Arrigo da Carmandino e a Diana degli Embriaci:
-</p>
-
-<p>
-— Miei figli, Iddio, padre di amore, non accoglie
-i voti che condannano i cuori ad un eterno martirio.
-Iddio vuol servi amanti ed operosi. Le tristi
-prove, durate da voi con tanta costanza e fiducia,
-gli bastano. In nome di Dio, non accetto il voto
-di Arrigo che in parte. Sia sposo a Diana, ma resti
-in Sorìa, dove il regno di Cristo ha mestieri di
-valorosi campioni, e dove egli potrà essere utile,
-colle armi di San Giorgio, come se fosse ascritto
-alla milizia di San Giovanni.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Piacque la cosa ad Arrigo, che ringraziò con effusione
-il buon legato, e promise tutto ciò ch'egli
-volle. Piacque a messer Guglielmo, che si separava
-da sua figlia; ma la vedeva già signora di un
-principato in Terrasanta, scambio di lasciarla umile
-e triste monaca nell'ospizio amalfitano di Santa
-Maria Latina. Quanto a Diana, che vi dirò? La sua
-felicità era pari a quella di Arrigo. Del resto, l'amore
-della fanciulla non era forse incominciato
-dal giorno che il bel Carmandino aveva presa la
-croce? E non era giusto che continuasse all'ombra
-della croce?
-</p>
-
-<p>
-Tre anni dopo le cose narrate, e così male, dal
-vostro servitore umilissimo, tutta la costa di Sorìa
-era ridotta, la mercè dei Genovesi, in soggezione
-di Baldovino. Il quale, in ricompensa delle espugnazioni
-di Malmistra, Solino, Laodicea, Tortosa,
-Tripoli, Gibello, Beirut, Acri, Gibelletto, Cesarea,
-Assur, Joppe, Ascalona, diede in feudo a cittadini
-<span class="pagenum" id="Page_311">[311]</span>
-genovesi parecchie terre, e alla gloriosa repubblica
-una contrada in Gerusalemme, una in Joppe, e la
-terza parte delle entrate marittime di Assur, di Cesarea
-e di Acri, nelle quali città i mercatanti genovesi
-avevano un proprio magistrato e vivevano
-colle leggi loro, come se fossero sempre all'ombra
-delle torri di Sarzano.
-</p>
-
-<p>
-Del resto, carta canta; ed ecco qua il privilegio,
-come fu vergato in pergamena e trascritto dai Genovesi
-(in latino, s'intende) sul libro del Comune:
-</p>
-
-<p>
-«L'anno della Incarnazione del Signore mille
-cento cinque, a ventitrè giorni di maggio, nel
-tempo che il patriarca Damberto presiedeva al
-governo di Jerusalem, regnante Baldovino, Dio
-onnipotente, per mano dei servi suoi Genovesi,
-ha dato la città di Accon (Acri, o Tolemaide) al
-suo glorioso sepolcro. I quali eziandio vennero
-col primo esercito dei Franchi, e virilmente si
-adoperarono all'acquisto di Antiochia, di Jerusalem,
-di Laodicea e di Tortosa; e loro soli acquistarono
-le terre di Solino e di Gibello, ed accrebbero
-all'imperio di Jerusalem le terre di Cesarea
-e di Assur. A questa così valorosa gente, Baldovino
-re invittissimo ha dato in perpetua possessione
-in la città santa di Jerusalem una contrada,
-e in la città di Joppe un'altra; ed oltre
-ciò la terza parte di Cesarea, di Assur e di Accon.»
-</p>
-
-<p>
-Ho accennato poc'anzi a qualche feudo. Infatti,
-i due figli dell'Embriaco ebbero l'investitura di
-Gibello, l'antica Biblo, da essi conquistata. Arrigo
-da Carmandino ebbe Larissa, e il suo territorio,
-eretti in contea, e concessi in dote a Diana. Così
-Baldovino riconobbe, anche in una donna, gli obblighi
-<span class="pagenum" id="Page_312">[312]</span>
-di gratitudine che aveva verso Guglielmo
-Embriaco.
-</p>
-
-<p>
-Mi domanderete di Anselmo. Il degno personaggio
-che avete conosciuto fin dal principio di questo
-racconto, cambiò una terza volta di professione.
-Era stato balestriere e poi guardiano di casa; in
-processo di tempo scudiero dell'Embriaco; da ultimo
-passò ai servigi di Arrigo, o, se vi piace meglio,
-di madonna Diana da Carmandino.
-</p>
-
-<p>
-Perchè bisogna dir proprio Diana da Carmandino.
-Caffaro di Caschifellone si era acconciato anche lui
-a chiamarla così. Per altro, non aveva accettato
-l'invito fattogli da Arrigo, di andare a riposarsi
-per qualche settimana, nella contea di Larissa,
-dalle fatiche di quella guerra triennale.
-</p>
-
-<p>
-— Grazie, amico; — aveva egli detto ad Arrigo; — io
-torno a Genova. I felici non debbono essere
-frastornati dalla gente profana. Fate di bastarvi
-sempre l'un l'altro. Fra due creature che s'amano
-non c'è luogo per altri, fuorchè per un angioletto
-dai capegli d'oro e dalle labbra di rosa.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-A tutti i benevoli, che hanno seguito il narratore
-fin qui, piacerà di saperne più a lungo, intorno
-alle vicende di Caffaro. Intendo questa curiosità
-e vedrò di soddisfarla, raccontando la storia
-del nostro simpatico personaggio un'altra volta;
-e sarà più presto che essi non pensino.
-</p>
-
-<p>
-Di madonna Diana non vi dirò altro se non questo,
-che fu una delle più savie e reputate castellane
-di quel tempo. Non la cantarono trovatori;
-non andarono Goffredi Budelli a morirle davanti,
-come alla contessa di Tripoli, sua bella e famosa
-vicina. Ma tutto ciò si capisce. Beatamente chiusa
-<span class="pagenum" id="Page_313">[313]</span>
-nel suo amore per Arrigo, visse con lui in un
-settimo cielo, a cui non giungevano desiderii, nè
-tentazioni profane. Egli combattendo i nemici del
-reame, ella beneficando i vassalli, si composero un
-nido felice, in cui durarono lungamente fidi, costanti,
-librati in solitudine eccelsa, come una coppia
-di Numi, ma liberali altrui di quella pietà che
-solo può dare chi non ha mestieri d'implorarne
-per sè.
-</p>
-
-<p>
-Invidiabile Arrigo!
-</p>
-
-<p class="pad2 center large">
-FINE.
-</p>
-
-<div class="somm">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_314">[314]</span>
-</p>
-
-<h2><a id="indice" href="#indfront">
-INDICE</a></h2>
-
-<table class="indice" summary="">
- <tr>
- <td><span class="smcap">Capitolo</span></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">I.</td> <td>Ero aspetta Leandro</td> <td class="pag"><a href="#cap1">Pag. 1</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">II.</td> <td>Qui si narra di Arrigo da Carmandino, come pigliasse la croce per gli occhi d'una donna</td> <td class="pag"><a href="#cap2">10</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">III.</td> <td>Breve anzi che no pei lettori, ma sugoso per Arrigo da Carmandino</td> <td class="pag"><a href="#cap3">22</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">IV.</td> <td>Delle prodezze di Arrigo e dei sottili accorgimenti di messere Guglielmo Embriaco</td> <td class="pag"><a href="#cap4">30</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">V.</td> <td>Di una gran torre di legno, che comandò a molte torri di pietra</td> <td class="pag"><a href="#cap5">43</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">VI.</td> <td>Che è tutto un miscuglio, come la minestra maritata di Anselmo</td> <td class="pag"><a href="#cap6">53</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">VII.</td> <td>La presentazione del primo annalista di Genova</td> <td class="pag"><a href="#cap7">67</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">VIII.</td> <td>Un cuore spezzato</td> <td class="pag"><a href="#cap8">89</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">IX.</td> <td>Nel quale è dimostrata l'utilità del combattere a capo scoperto</td> <td class="pag"><a href="#cap9">110</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">X.</td> <td>Sulle tracce di Arrigo</td> <td class="pag"><a href="#cap10">132</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">XI.</td> <td>In cui si narra di un astore che si era fatto colomba</td> <td class="pag"><a href="#cap11">148</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">XII.</td> <td>La via del deserto</td> <td class="pag"><a href="#cap12">165</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td><span class="pagenum" id="Page_315">[315]</span></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">XIII.</td> <td>Alle strette di Cades</td> <td class="pag"><a href="#cap13">183</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">XIV.</td> <td>Dove è dimostrato che sui ribaldi non si veglia mai abbastanza</td> <td class="pag"><a href="#cap14">201</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">XV.</td> <td>Una triste novella</td> <td class="pag"><a href="#cap15">215</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">XVI.</td> <td>La perla d'Occidente</td> <td class="pag"><a href="#cap16">234</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">XVII.</td> <td>Nel quale si vedono operare i sortilegi di Abu Wefa</td> <td class="pag"><a href="#cap17">256</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">XVIII.</td> <td>Dove si vede che la posta troppo alta confonde il giuocatore</td> <td class="pag"><a href="#cap18">272</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">XIX.</td> <td>Che potrebbe intitolarsi il principio della fine</td> <td class="pag"><a href="#cap19">289</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="cap">XX.</td> <td>In cui si finisce una storia, promettendone un'altra</td> <td class="pag"><a href="#cap20">304</a></td>
- </tr>
-</table>
-<hr />
-</div>
-
-<div class="opere">
-<p class="center large">
-DELLO STESSO AUTORE
-</p>
-
-<p class="center">
-<i>(Edizioni in-16).</i>
-</p>
-
-<table class="indice" summary="">
- <tr>
- <td>Capitan Dodero (1865). <i>Settima edizione</i></td> <td class="pag">L. 2&nbsp;—</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Santa Cecilia (1866). <i>Quinta edizione</i></td> <td class="pag">2&nbsp;—</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>L'olmo e l'edera (1867). <i>Settima edizione</i></td> <td class="pag">2 50</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>I Rossi e i Neri (1870). <i>Seconda edizione</i></td> <td class="pag">2&nbsp;—</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Il libro nero (1871). <i>Quarta edizione</i></td> <td class="pag">2&nbsp;—</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Le confessioni di Fra Gualberto (1873). <i>Seconda edizione</i></td> <td class="pag">3&nbsp;—</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Val d'Olivi (1873). <i>Seconda edizione</i></td> <td class="pag">2&nbsp;—</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Semiramide, racconto babilonese. (1873). <i>Seconda ediz.</i></td> <td class="pag">3&nbsp;—</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>La legge Oppia, commedia (1874)</td> <td class="pag">1&nbsp;—</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Castel Gavone (1875). <i>Seconda edizione</i></td> <td class="pag">2 50</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>La notte del commendatore (1875)</td> <td class="pag">4&nbsp;—</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Come un sogno (1875). <i>Quinta edizione</i></td> <td class="pag">2&nbsp;—</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Tizio Caio Sempronio (1877). <i>Seconda edizione</i></td> <td class="pag">3&nbsp;—</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Cuor di ferro e cuor d'oro (1877). <i>Seconda edizione</i></td> <td class="pag">5&nbsp;—</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Lutezia (1878). <i>Seconda edizione</i></td> <td class="pag">2&nbsp;—</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>La conquista d'Alessandro (1879)</td> <td class="pag">4&nbsp;—</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Il tesoro di Golconda (1879)</td> <td class="pag">3 50</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>La donna di picche (1880)</td> <td class="pag">4&nbsp;—</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>O tutto o nulla (1881)</td> <td class="pag">3 50</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>L'undecimo Comandamento (1881). <i>Seconda edizione</i></td> <td class="pag">3&nbsp;—</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Il ritratto del diavolo (1882)</td> <td class="pag">3&nbsp;—</td>
- </tr>
-</table>
-
-</div>
-
-<div class="tnote">
-<p class="tntitle">
-Nota del Trascrittore
-</p>
-
-<p>
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione
-minimi errori tipografici.
-</p>
-
-<p class="covernote">
-Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.
-</p>
-</div>
-
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