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If you are not located in the United States, you -will have to check the laws of the country where you are located before -using this eBook. - -Title: Diana degli Embriaci - Storia del XII secolo - -Author: Antonio Giulio Barrili - -Release Date: January 28, 2021 [eBook #64411] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -Produced by: Barbara Magni and the Online Distributed Proofreading Team at - http://www.pgdp.net (This file was produced from images made - available by The Internet Archive) - -*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK DIANA DEGLI EMBRIACI *** - - DIANA DEGLI EMBRIACI - - - STORIA DEL XII SECOLO - - DI - - ANTON GIULIO BARRILI - - - _Seconda edizione_ - - - - MILANO - FRATELLI TREVES, EDITORI - 1882. - - - - - Proprietà letteraria. - - Tip. Fratelli Treves. - - - - -DIANA DEGLI EMBRIACI - - - - -CAPITOLO PRIMO. - -Ero aspetta Leandro. - - -Era il 20 di ottobre dell'anno 1101 dopo il parto della Vergine, giusta -la frase notarile dei tempi, ed era una giornata bellissima, rallegrata -da un cielo senza nuvole e dai tiepidi raggi di un sole che pareva di -primavera. Miracolo, questo, che accade di sovente in Liguria, ove la -limpidezza del firmamento e la mitezza del clima fanno credere talvolta -che il vecchio Saturno, o chi per lui, volti a rovescio, non una, ma -cinque o sei pagine del calendario. - -Le case di Genova, biancastre nello intonaco delle mura e nelle lavagne -distese sui tetti, splendevano a quel saluto amoroso del sole; ma più -di tutte splendeva la torre degli Embriaci, la regina delle torri -genovesi, superba de' suoi cento e ventisei piedi d'altezza, delle -sue pietre riquadrate alla foggia romana e del triplice giro delle sue -caditoie sporgenti. - -Ora, se i lettori benevoli si degnano di seguirmi su quella torre, -che offre certamente la più bella tra le vedute della città, io farò -loro assai volentieri da cicerone, e mostrerò che cosa fosse Genova, -nell'anno di grazia 1101, cioè a dire centosettantasei anni dopo -l'edificazione della seconda cinta di mura. - -La prima cinta, siccome è noto, si ristringeva al colle di Sarzano -(_fundus Sergianus_) e suoi dintorni, formando un quadrato irregolare, -due lati del quale si bagnavano in mare, e gli altri due si -prolungavano dentro terra, andando a chiudersi, verso tramontana, in -cuspide di freccia, alla porta di Sant'Andrea, una delle cinque per cui -si entrava in città. Senonchè, nell'anno 925, si conobbe che la vecchia -cinta era strettina parecchio, di guisa che i cittadini già avevano -incominciato a rizzar le case di fuori. E allora i consoli fecero una -giunta alla derrata, prolungando le mura verso ponente, in modo da -poter chiudere nel nuovo giro la chiesa cattedrale di San Lorenzo, le -case su cui fu murato più tardi il palazzo del Comune, e tutte le altre -verso il mare, dove, tra una chiesa ed una porta (il luogo dicevasi -appunto San Pietro della Porta), aveva a costituirsi il centro del -traffico genovese, sotto il nome famoso di piazza de' Bianchi. - -Come vedete, la città non era spaziosa. Per contro, le case salivano -in su, come altrettante torri di Babele, per dare la scalata al -firmamento; e le strade non vedevano, la più parte, che una breve lista -di cielo, mentre tante altre non ne vedevano affatto. - -Fortunati erano gli abitanti del colle di Sarzano, e più fortunati -ancora gli Embriaci, la cui torre, sebbene eretta a mezzo il pendìo, -si alzava smisuratamente, signoreggiando la sommità delle colline -circostanti e del mare vicino. La torre minacciosa presentava i suoi -quattro spigoli ai quattro punti cardinali, quasi volesse sfidarli -a battaglia. A levante vedeva Carignano (_fundus Carinianus_) su -cui erano ancora da nascere le case dei Fieschi e de' Sauli; più -presso, ma sempre dallo stesso lato, il vasto colmo di Sarzano, che le -schierava dinanzi le torri del vecchio Castello, insieme colle case -dell'arcivescovato. Da settentrione le si affrontavano i monti e le -colline digradanti ad anfiteatro fino alla chiesa di Santo Stefano e -a quella di Sant'Ambrogio, ove la lunga ospitalità del V secolo al -clero ambrosiano avea ristretti gli antichi vincoli di fratellanza -tra genovesi e milanesi. Da ponente andavano man mano allungandosi le -coste dei monti, lasciando tra le loro falde e il mare un largo campo -alle sparse ville, donde torreggiavano i campanili di San Giovanni di -Piè, di San Siro e di Nostra Signora delle Vigne, coi loro cappelli -di pietra. Lascio pensare ai lettori come avesse a destare l'invidia -universale messer Guglielmo Embriaco, padrone di quella torre e delle -case sottoposte. - -Per molte altre ragioni egli era del resto invidiato, quel degno -capitano ed ottimate di Genova. E i lettori sullodati le sapranno tutte -per filo e per segno, se non darà loro fastidio lo attendere. - -Nella mattina del 20 ottobre dell'anno 1101 (ripeto la data per non -avere a tornarci più su) una bella fanciulla, dalle forme elette e -dal leggiadro portamento, stava ritta sull'alto della torre che ho -detto, facendosi solecchio con una mano, tesa in arco sulle ciglia, -mentre coll'altra si appoggiava lievemente alla merlata, ond'era cinto -tutto intorno il terrazzo. E il sole, mentre spaziava a sua posta in -capricciosi riflessi tra le bionde chiome della fanciulla, rammorbidiva -la sua luce sul volto roseo, segnandone senza rigidezza i graziosi -contorni, e lasciando la sua giusta parte di efficacia al profondo -bagliore di due occhi pericolosamente turchini. - -Ho detto pericolosamente turchini, e non mi disdico. Se forse -l'ardimento della frase non trova grazia presso i castigati scrittori, -io so, per contro, di aver dalla mia le ombre di tutti i genovesi -che vissero nei primi trent'anni del dodicesimo secolo e si sentirono -feriti dagli occhi inconsapevoli della bella Diana degli Embriaci. - -Tornando alla mia descrizione (brevissima, non dubitate, e appena quel -tanto che può parer necessario ai più frettolosi) vi dirò che una veste -di lana bianca le si stringeva alla vita, scendendo in larghe pieghe -dal fianco, senz'altro ornamento che una molle cintura di cuoio. I -capegli, non rattenuti da reticella, o trecciera, apparivano poco meno -che sciolti, e in dorate anella le ricadevano sul collo. Così semplice -nella sua foggia di vestire, ma ricca di grazie naturali, ella era -la più leggiadra figura di donna che si potesse immaginare sognando. -Laonde, non ho mestieri di dirvi se facesse dar volta al cervello dei -giovani cavalieri, quando essi la vedevano scendere, accompagnata dalle -sue donne, per recarsi a pregare nella chiesuola vicina di San Cosmo, o -nell'altra, poco più lunge, di San Pietro alla Porta. - -Diana, dal canto suo, non badava ad alcuno; e non già per infinta -verecondia, chè ai tempi suoi le istitutrici forastiere e i monasteri -del Sacro Cuore erano ancora di là da venire, sibbene perchè il cuore -della bella Diana era in Terra Santa, dove stava suo padre, dove -stavano i fratelli. E siccome il cuore delle fanciulle (così dispose -provvidamente la divina bontà) non può contentarsi ai soli affetti di -casa, è ragionevole il credere che in Terra Santa ci fosse qualchedun -altro, il quale tenesse la miglior parte di quel cuoricino in amorosa -custodia. - -Una supposizione di questa fatta servirebbe anco a chiarirvi perchè la -fanciulla, che da parecchi mesi soleva passare ogni giorno lunghe ore -sull'alto di quella torre, guardando con mesta assiduità sul mare, là -dalle parti di levante, da alcuni giorni usasse guardarvi con ansia -irrequieta, e stancasse i suoi begli occhi azzurri su quelle liste -luminose segnate dal sole là dove il mare sembra confondersi col cielo, -e dove sogliono apparir le navi a guisa di punti neri. - -E di punti neri ella ne aveva scorto quella mattina più d'uno; i quali -erano venuti a mano a mano ingrossando e già davano sembianza d'una -armata in viaggio. Al momento in cui la mia storia incomincia, quei -legni erano già a due tratti di balestra dalla punta del Faro, e un -occhio esercitato nelle cose marinaresche ne poteva distinguere le -insegne. - -La pratica navale stava per l'appunto a fianco di Diana, ad una -rispettosa distanza, sotto la forma di un uomo a cui le molte rughe -segnate sul viso davano un'età fra i cinquanta e i sessanta, sebbene -i capelli neri e lucenti mostrassero la loro ostinatezza nel volerne -confessare una quarantina soltanto. Il vecchio teneva la sua berretta -in mano; era vestito d'un saio, stretto ai fianchi da una larga cintura -di cuoio, donde pendeva una rispettabile daga. A compiere il ritratto, -dirò che portava raso il mento e le guancie, come un vecchio nostromo -delle Riviere ligustiche; la qual cosa faceva spiccar meglio uno -sfregio che dal fronte gli scendeva giù lungo la guancia, e colla sua -tinta di rosso acceso mostrava di non essere antico. - -— Ecco, — diceva egli, proseguendo un discorso che già durava da un -pezzo tra lui e la giovine signora, — si ravvisano già tutte. Le son -proprio ventisette, con sei navi per giunta, nè più, nè meno, di quante -ne partirono un anno fa, il primo giorno d'agosto. Ecco la _Embriaca_, -madonna; vedete come è superba di portare il vostro gran genitore, il -valoroso messer Guglielmo, Testa di maglio! — - -Testa di maglio, era il soprannome dato dai genovesi a messer Guglielmo -Embriaco, per la sua forza erculea e per l'uso che ne aveva fatto in -certo frangente. Si raccontava che nella presa di Gerusalemme, rottasi -a lui la spada fra le mani, il forte uomo si gettasse col capo innanzi -dove più grande era la ressa dei Saraceni, e colla cervice, rivestita -com'era dall'elmo di ferro, rompesse bravamente l'ostacolo. - -— Maledetta ferita! — proseguiva il vecchio. — Se ella non mi avesse -inchiodato sul letto quando i nostri partivano per la seconda giostra, -io ora potrei esser là, di ritorno, con messer Guglielmo, a far la -mia buona figura a capo dei balestrieri. I miei compagni tornano da -accoccarle a quei cani d'infedeli; io, invece, sono stato qui a mondar -nespole. - -— Mio povero Anselmo, e non potresti anco avervi lasciato la vita? E -che sarebbe allora di tua moglie? - -— Mia moglie! — borbottò il vecchio balestriere. — Non è ella al vostro -servizio, madonna? D'altra parte non son morto in Antiochia e non -c'era pericolo che io morissi poi. Vi so dir io che il colpo era bene -assestato. Cane d'un Saracino! Fortuna che ho avuto ancora il tempo a -rendergli tre pani per coppia. - -— Anselmo, — interruppe Diana, — tu devi conoscere tutte le galere che -entrano. Potresti dirmene i nomi? - -— Oh perdonate, madonna! Raccontavo le mie prodezze per la millesima -volta. Ecco, quella che viene prima delle altre è l'_Embriaca_. Dietro -a lei c'è la _Raschiera_ e la _Mallona_. Quell'altre due più lontane, -verso mezzogiorno, sono la _Marina_ e la _Caffara_. Quella laggiù, -che pare non voglia spiccarsi ancora dal promontorio di Carignano, -dev'essere la _Pomella_. Poverina, è carica d'anni e di gloria! Essa -è quella che sette anni addietro ha portato in Terra Santa il conte -Goffredo di Buglione, quando il degno uomo è andato a buscarsi quella -brutta ceffata dal custode del Santo Sepolcro. Questa poi, a poggia -della _Mallona_, è la _Spinola_, comandata da vostro cugino, il buon -messer Lamberto. - -— E non vedi tu.... poichè siamo tra cugini.... non vedi tu la -_Carmandina_? - -— Aspettate, ci guardo. Dovrebb'essere quell'altra là. - -— Dove? - -— La penultima, che vien di conserva con quella di vostro zio, il -console Amico Brusco. La riconosco al suo castello di poppa, più -rilevato degli altri. - -— È una ventura, — soggiunse Diana, quasi parlando a sè stessa, — è una -ventura che tutti tornino a casa. Beate le famiglie che vedranno i lor -cari! - -— Sicuro! — ripigliò il balestriere, sorridendo, — e tra essi il -leggiadro Arrigo di Carmandino. - -— Anselmo! - -— Scusate, madonna, la mia rozza sincerità. Qualche volta mi vien -voglia di mordermi la lingua.... e forse sarebbe meglio. Ma che volete? -Bisogna che dica pane al pane, io! E non vi ho forse veduta alta tanto -e palleggiata sulle mie braccia? - -— Sì, mio povero Anselmo, gli è vero, e so che tu ci ami tutti, quanti -siamo della nostra casa. - -— Tutti, davvero. E come non si avrebbe da voler bene a voi, a messere -Guglielmo, vostro padre, a messer Ugo, vostro fratello, e da baciare -dove passate? - -— Tu dimentichi qualcheduno! — esclamò la fanciulla, con accento di -rimprovero, temperato dall'atto amorevole con cui posò la sua bella -mano sulla spalla del balestriere. - -— Ah sì; messere Nicolao. Che farci, madonna? Gli è un prode cavaliere, -non lo nego, ma io non posso mandar giù quel Gandolfo del Moro, che lo -ha stregato, coi suoi occhi torvi e i suoi capegli arruffati. — - -A quel nome, profferito dal suo fedel servitore, la fanciulla degli -Embriaci si era fatta pallida in viso, e Anselmo sentì la sua mano -delicata tremargli sull'òmero. - -— Vedete se non ho ragione! — continuò egli. — Anche a voi, solo quel -nome ha fatto sgomento. — - -Mentre la sua giovine signora cercava le parole per rispondergli, un -lungo grido si levò per l'aria. Le prime galere entravano nel piccolo -porto di Genova, e il popolo, che si era accalcato alla riva e lungo -le mura alle Grazie, faceva le prime accoglienze festose ai reduci di -Palestina. - -— Scendiamo, Anselmo; — disse la fanciulla. — Corri tu primo, e fa -schierare nel portico tutta la famiglia, perchè sia degnamente onorato -il mio gran padre e signore. — - -Il balestriero fu sollecito ad obbedire, e disparve tosto per -l'abbaino. La bella Diana gli tenne dietro, dopo aver dato un ultimo -sguardo alla Carmandina, che si era avvicinata anch'essa alla punta del -Faro. - - - - -CAPITOLO II. - -Qui si narra di Arrigo da Carmandino, come pigliasse la croce per gli -occhi d'una donna. - - -Prima di andar oltre nel racconto, e mentre Genova, affollata sul molo, -festeggia l'arrivo dei suoi crociati da Cesarea, vi dirò qualche cosa -di Arrigo da Carmandino, e dei suoi primi amori colla bella Diana. - -Arrigo da Carmandino era il più giovine di tre fratelli, chiarissimi -per nobiltà di sangue e per amore della loro terra. Prendevano essi -il nome dal borgo di Carmandino, in Polcevera, e i loro antenati -erano d'una medesima stirpe coi signori delle Isole e con quelli di -Manesseno, più noti pel soprannome di Spinola, donde si spiccavano -appunto allora i rami gloriosi degli Embriaci, dei Castello e dei -Brusco, mentre da essi, i Carmandino, si spiccavano gli Avvocati, i -Lusii, i Pevere, i Mari, i Serra e gli Usodimare. - -Rammentate, lettori umanissimi, che siamo all'alba dei Comuni e delle -spartizioni un po' chiare, quando i nomi proprii, le professioni, gli -stessi nomignoli dati dal volgo, incominciano a distinguere i varii -rami, e questi a lor volta fan ceppo. - -Tutta quella nobiltà consolare era derivata dalla feudale, che, non -avendo più Franchi, nè Longobardi, a cui chiedere l'investitura, -ripeteva, poco prima del Mille, i suoi diritti dal Vescovo, ultima -autorità rimasta in piedi per mezzo a quella gran confusione. - -Vedete, infatti; Ido, il capostipite di tante famiglie, era visconte -nel 952, con larga signoria nei pressi di Genova, segnatamente -nella valle di Polcevera. Ebbe tre figli, un Oberto Visconte, un -Migesio, donde venne il casato delle Isole, e un altro Oberto, detto -di Manesseno. Dal primo dei tre, per una genealogia di Ido, Ingo, -Rainfredo, e Ingo da capo, scendiamo ai tre fratelli, Gandolfo, Ido -ed Arrigo, avvocato il primo del monastero di Santo Stefano, futuro -console il secondo, crociato il terzo e uno dei principali personaggi -della mia storia. - -Torniamo indietro fino al capostipite; lasciamo da banda il suo -secondogenito Migesio, e andando a cercare il terzogenito, Oberto -di Manesseno, lo vediamo padre a Belo Visconte, da cui nacque un -Guido, che fu il primo ad assumere il nome di Spinola, uomo la cui -liberalità e la magnificenza andavano famose per tutta Liguria. Narra -il Giustiniani (e gli s'ha a credere, in mancanza d'altre autorità) che -questo messer Guido usasse onorare gli ospiti suoi facendo spillare -da più botti parecchie sorte di vino. Ora, in vernacolo genovese, -_spinolare_ è lo stesso che l'italiano _spillare_, e dicesi spinola -lo zipolo con cui si chiude la cannella delle botti. Per tal modo -il visconte Guido fu chiamato lo Spinola, e uno zipolo diventò nome -ed anche insegna di casato, perchè da quel tempo in poi la famiglia -la portò _d'oro, con una fascia scaccata di rosso e d'argento di tre -file, sormontata da una spina di botte, di rosso, in palo_. Notate la -mia sbardellata scienza araldica, mentre io proseguo la genealogia, -raccontandovi che questo messer Guido ebbe sette figliuoli, un Oberto, -un Guido ed un Ansaldo, che si adoprarono a perpetuare il nome degli -Spinola; un Primo, che tolse il nome di Castello e fu davvero il primo -di tal casato; un Guglielmo, che fu capostipite ai Medici ed agli -Alineri; un Amico, che assunse il soprannome di Brusco e fece anch'egli -la sua brava razza a parte; finalmente un nuovo Guglielmo, il più -glorioso di tutti, distinto col nome di Embriaco e salutato dai suoi -soldati col nomignolo, che già conoscete, di Testa di maglio. - -E adesso che vi ho dato un cenno bastevole di tutte queste parentele, -torno ad Arrigo. Egli era per fermo uno dei più leggiadri cavalieri -di Genova, e non avreste trovato chi lo agguagliasse in trattar lancia -e spada, o cavalcare in giostra e gualdana. Neanco poteva dirsi fosse -digiuno di studi; chè anzi in cotesto egli era andato più oltre che non -comportassero le costumanze d'allora. Mite era dell'animo, ma pronto a -metter fuori la spada contro ogni atto che gli paresse iniquo, laonde -non è a dire come egli avesse il cuore aperto ad ogni affetto generoso. - -A ventidue anni, Arrigo non aveva ancora amato. A chi gli toccava di -ciò, egli solea dire che il suo cuore avrebbe dato ad una donna, ma per -sempre, e che però non si sarebbe innamorato al primo uscio. Arrigo -aveva ragione, sebbene molte vaghe gentildonne tenessero contraria -sentenza; e lo aspettare fu bene, imperocchè diede agio al caso di -condurlo una certa mattina alla chiesa di San Pietro alla Porta, ove -per la prima volta s'avvenne in quella rara bellezza della fanciulla -degli Embriaci. - -Quel giorno, le sue preghiere non andarono tutte all'altare, ed egli -adorò il creatore nella sua creatura. Quegli occhi azzurri non si erano -pure fissati su lui, quantunque egli si mettesse a bello studio accanto -alla pila dell'acquasanta, quando Diana fu per uscire di chiesa; -ma Arrigo non si diede per vinto, e da quel giorno gli fu caro aver -perduto la pace dell'anima. Dovunque la donna andasse, Arrigo era; -dovunque fosse, non indugiava ad apparire; di guisa che, finalmente, -ella ebbe ad avvedersi di quel costante amatore, e il suo cuoricino -incominciò ad accogliere una immagine d'uomo, il suo labbro a mormorare -un nome, allorquando ella udiva, di nottetempo, sotto i veroni della -sua casa, certe ballate in provenzale, che era la lingua amorosa di -tutti, e parte principale della educazione dei giovani. - -Se Arrigo avesse continuato di quella forma nei suoi lai di troviere, -forse i posteri avrebbero parlato meno di Folchetto, suo concittadino, -che doveva salire più tardi in tanta rinomanza nell'arte. Ma i canti -di Arrigo ebbero fine ben presto. La voce improvvisa di Pietro Eremita -aveva scosso l'Europa. Quel pazzo sublime, che, senza pure saperlo, -dovea col suo grido dare indirizzo nuovo alla storia, era venuto in -Occidente a raccontare la caduta di Gerusalemme in balìa dei Saraceni -feroci e le crudeltà patite dai pellegrini, che andavano a pregare -sulla tomba del Cristo. - -La cosa era grave, più grave che non si argomenti ai dì nostri. Al -sepolcro del Nazareno andavano i peccatori di tutta Europa a purgarsi -dei loro misfatti, e in quei tempi non ancora usciti dalla barbarie, -una simile derrata abbondava anzi che no. Premeva alla chiesa, premeva -alla Cristianità tutta quanta, che la via di Gerusalemme non fosse -impedita. Le città marinare avevano inoltre bisogno di allargare i loro -traffichi, e l'Oriente era l'_Aurea Chersonesus_ per essi. Vi erano -poi gli uomini di lancia e spada, vaghi di nuove imprese, infastiditi -delle guerricciuole di casa, signori di poca terra, o di nessuna, tutti -travagliati da una gran sete di possanza e di gloria. - -Cotesto vi chiarirà come la voce del monaco dovesse essere udita -da un capo all'altro d'Europa, e come scaldar l'animo di chierici e -laici, d'uomini di cappa e uomini di spada. A cavallo su d'una mula, -che meriterebbe di essere glorificata dalla storia, non foss'altro, -per le sue lunghe e faticose trottate, Pietro ne andava di città -in città, di terra in terra, col crocifissso in pugno, predicando, -piangendo, ed incitando i Cristiani a liberare il Santo Sepolcro. Un -pietoso entusiasmo, che andava spesso oltre i confini della pazzia, -rispose alle concitate orazioni del monaco; le popolazioni intiere si -schieravano sulle sue orme, chiedendo la guerra santa ai loro signori; -ed a questi si destavano arcani desiderii, ribollivano alte ambizioni -nel petto. - -Il concilio di Chiaramonte, radunato nel 1095 sotto la presidenza di -Urbano II, deliberò che la guerra santa si facesse. La piccola città -di Chiaramonte non bastava a capire tutta quella pioggia di principi e -di vescovi, di ambasciatori, di baroni e di frati, che erano accorsi -al concilio. Una cronaca di quel tempo narra che, a mezzo novembre, -le città e borgate dei dintorni erano così piene di popolo, che fu -mestieri di rizzar tende pei campi e recarsi in santa pace un freddo, -che non usava misericordia ai cristiani. - -A quel concilio si presentò anche Goffredo, duca di Bouillon, che -doveva capitanare più tardi i crociati. Il prode soldato, pochi mesi -addietro, era andato in Terra Santa col conte di Fiandra ed altri -pellegrini della sua levatura. Passati in Genova, si erano imbarcati -sopra una nave chiamata _Pomella_, e approdati al porto di Joppe -avevano proseguito il viaggio per alla volta di Gerusalemme. Si erano -presentati alla porta del Sepolcro; ma i Saraceni che vi stavano -a custodia ne avevano negato loro l'accesso, volendo che pagassero -prima un bisanto per ciascheduno. I nostri gran signori non avevano -quattrini; il tesoriere della comitiva era rimasto indietro un buon -tratto di strada. Si venne a parole, e il pio Goffredo vi buscò -una fiera ceffata, di cui si sarebbe fatta subitanea vendetta, se i -cristiani non fossero stati così pochi e così numerosi i Saraceni. - -Questo narrava Goffredo; e gli animi sempre più s'infiammarono. Urbano -impartiva l'indulgenza plenaria a chiunque, pentito e confessato, si -votasse all'impresa. «Dio lo vuole! Dio lo vuole!» Fu questo il grido -dei baroni, quando Urbano ebbe finito di parlare; e tutti si gettarono -ai piedi dei padri del Concilio, per ricevere i due scampoli di lana -vermiglia, assestati in forma di croce e cuciti sull'òmero. Di quelle -croci ne furono distribuite oltre un milione. Ventura pei lanaiuoli, -e non per la nobile impresa, che fu ben lungi dal raccogliere un così -gran numero di combattenti. - -A Genova, il popolo si commosse a sua volta per l'arrivo di Ugo, -vescovo di Grenoble, e di Guglielmo, vescovo di Orange, i quali, -caldi ancora degli entusiasmi di Chiaramonte, venivano ai genovesi per -invitarli alla crociata, e parlavano alla gente dalle gradinate delle -chiese, distribuendo le insegne vermiglie a quanti le chiedevano, che -molti furono e dei più riputati cavalieri di Liguria. Fra i primi che -pigliarono la croce furono Anselmo Rascherio, Dodone degli Avvocati, -Lanfranco Rosa, Opizzone Musso, Oberto de Marini, Ingo Flaòno, -Nascenzio Astore, Guglielmo di Buonsignore e Oberto Basso delle Isole. - -Tornando colla mente a que' giorni di altissima concitazione di -spiriti, è agevole immaginare quale onda di popolo traesse a San Siro -e a Santo Stefano, intorno a quelle gradinate donde i due vescovi -arringavano la moltitudine. Nobili e popolani, uomini e donne, vecchi e -fanciulli, tutti si accalcavano a quei sacri spettacoli, tutti volevano -la guerra santa, tutti avrebbero voluto la croce. - -Ma il Papa non chiedeva a Genova guerrieri soltanto. Genova, già -potente sul mare, doveva fornire navi e marinai per condurre un grosso -di crociati d'Occidente in Soria; e mentre i cavalieri e il popolo -minuto s'infiammavano per la guerra santa, non sognando che botte da -orbi ai Saracini, i Consoli vedevano in quella spedizione lontana e -gloriosa, la sorgente delle nuove fortune di Genova. - -Anche Guglielmo Embriaco, il nobile figlio di Guido Spinola, il -consanguineo degli Avvocati, dei Marini e degli Isola che ho nominati -poc'anzi, aveva posta la croce vermiglia sulla cappa bianca, e il suo -fratel maggiore, Primo di Castello, aveva imitato l'esempio. Ora egli -avvenne che un di quei giorni, Diana pregasse il padre di condurla a -vedere il vescovo di Grenoble, che dalla gradinata di Santo Stefano -teneva discorso ai fedeli. E messere Guglielmo, da quel padre amoroso -che egli era, condusse la figliuola, con gran corteggio dei suoi -famigliari, fuor della porta di Sant'Andrea, fino ai piedi dell'erta su -cui sorgeva la chiesa del protomartire, tutta listata di marmo bianco e -pietra nera di Promontorio, giusta il costume d'allora. - -Il popolo accolse con liete grida il nuovo crociato, e Arrigo da -Carmandino (vedete se la fortuna non aiuta gl'innamorati) ebbe in -sorte di far luogo presso di sè a messer Guglielmo e alla sua bella -figliuola. - -L'Embriaco salutò cortesemente il Carmandino, e questi si fece tutto -rosso, nel ricambiarlo della sua cortesia. Gli occhi di Diana si erano -incontrati nei suoi; Diana lo aveva salutato per la prima volta, e -Arrigo aveva sentito il sangue rifluirgli al cuore, chè mai gli era -parso di aver provato altrettanta allegrezza. - -Il tacere più oltre sarebbe stato disdicevole. Guglielmo conosceva -Arrigo per un gentil cavaliere, del sangue di Ido Visconte, da cui, -come ho detto più sopra, scendevano anche i signori di Manesseno. -E Carmandini ed Embriaci avrebbero potuto vantare un dugento anni -di certa genealogia, che era già molto per quei tempi, se allora, -più che da un lungo ordine di avi, non si fosse reputato più bello -derivar fama dalle opere proprie. E nemmeno allora si usavano stemmi -a contraddistinguere le casate. Ogni cavaliere inalberava l'emblema -che più gli andasse a grado, per essere riconosciuto in giostra, o in -battaglia. Soltanto dopo la prima crociata, l'emblema, illustrato sui -campi di guerra, parve degno d'essere perpetuato, ad onore di tutto -il lignaggio. Così ad esempio gli Embriaci lo portarono d'oro, con tre -leoni rampanti di nero; i Carmandini ebbero lo scudo partito di nero e -d'argento, con un leone rampante _dall'uno all'altro_. - -Torniamo ad Arrigo. Il giovane, dopo una breve pausa, che gli fu -necessaria per trovar le parole, e arrossendo da capo, come potete -immaginare cercando tra le memorie della vostra giovinezza il caso -consimile, si fece animo a dir qualche cosa. - -— Messer Guglielmo, — cominciò egli, — voi dunque partite, per -andarvene in Terra Santa a sostenere il buon nome dei cavalieri -genovesi? - -— Come sapete; — rispose con nobile modestia l'Embriaco; — vo a fare -il debito mio e nulla più. Per quanto è di sostenere il buon nome di -Genova, voi mi fate, messer Arrigo da Carmandino, troppo gagliarde le -spalle. Sono dei primi pel buon volere, non già per l'efficacia delle -opere. - -— Messer Guglielmo, consentite, che, per amore di verità, io pensi di -voi l'una cosa e l'altra. Così voi mi credeste degno di combattere al -fianco vostro, come io vi seguirei di buon grado, avendolo per somma -grazia ed augurio fortunato. — - -La lode dei buoni è grato conforto agli ottimi; e questo è tanto vero, -e lo fu tanto in ogni tempo, che a Guglielmo Embriaco le parole di -Arrigo da Carmandino toccarono il cuore. Egli non rispose nulla; ma, -presa la mano del giovine, la strinse con indicibile affetto. Diana -alzò, per guardare Arrigo, i suoi begli occhi azzurri; e traluceva da -quegli occhi un sorriso di cielo. - -Che cuore fu il vostro, che dolci pensieri vi passarono pel capo, -messere Arrigo da Carmandino, quando sentiste la stretta di quella mano -paterna e la virtù di quello sguardo virgineo? Per fermo i vicini, -in quel momento, videro sulla vostra fronte un'aureola, come quella -dei santi, poichè hanno goduto l'aspetto di Dio. E Diana stessa, la -leggiadra Diana, ebbe sicuramente a vedere alcunchè di simile, perchè -tenne a lungo i grandi occhi fissi su di voi, in atto di compiacenza e -di meraviglia. - -— Arrigo da Carmandino, — disse, dopo brevi istanti, il padre della -fanciulla, — voi siete un nobil garzone e degno d'esser amato da quanti -vi conoscono. Non avete voi ancor presa la croce? - -— No, messere; — rispose turbato il giovine. — Il desiderio me ne aveva -colto fin dal primo giorno che il venerando vescovo di Grenoble arringò -il popolo dalla gradinata di San Siro. Ho tardato, per timore non già, -sibbene.... - -— V'intendo, messere; — ripigliò con amichevole festività l'Embriaco; -— aspettavate la fascia di zendado trapunta dalla donna dei vostri -pensieri. - -— Non vi apponete che a mezzo; — rispose Arrigo, facendosi rosso -per la terza volta. — La donna che io amo, dopo Dio e la mia fede -di cavaliere, è cosa troppo alta per me, e forse io non potrò sperar -mai di portarne i colori. Soltanto avrei desiderato che ella sapesse -del mio disegno, per leggere nei suoi occhi un saluto. Ma lasciatemi -andare; — soggiunse il giovane, dopo aver dato una timida occhiata a -Diana; — io non potrei rimanere più oltre al fianco vostro, senza la -croce vermiglia sul petto. — - -E dette queste parole, Arrigo si mosse con giovanile baldanza verso la -chiesa. Il popolo fece largo al cavaliere, sapendo che non si correva -tanto in fretta verso il buon vescovo di Grenoble, se non per avere il -segno della crociata. E infatti, pochi istanti dopo, il giovine Arrigo -era ai piedi di Ugo, diceva il suo nome e tornava benedetto, coi due -scampoli di scarlatto incrociati, verso il luogo dove aveva lasciato -Guglielmo Embriaco e la sua celeste figliuola. Tutti gli astanti, -che conoscevano il terzogenito di Ingo e di Rainoisa (una tra le più -belle gentildonne di Genova, alla quale egli somigliava moltissimo) lo -salutarono con lunghi evviva; ma il suo trionfo egli lo gustò tutto -intiero negli occhi raggianti della bellissima fanciulla e nel bacio -del padre di lei. - -— Siate il ben venuto, — gli disse questi, — tra i cavalieri di Cristo. -Ora è tempo di tornarcene alle case nostre. Arrigo, venite un tratto -con noi? - -Il giovane innamorato non se lo fece dire due volte. E la sua gioia -fu al colmo, allorquando l'Embriaco, postagli una mano sulla spalla, -mentre le donne andavano innanzi per la via di Macagnana, donde si -giungeva alle case di messer Guglielmo, gli susurrò all'orecchio queste -parole: - -— Arrigo di Carmandino, io so tutto, ho tutto veduto. Volete voi essere -mio figlio, come Ugo e Nicolao? — - - - - -CAPITOLO III. - -Breve anzi che no pei lettori, ma sugoso per Arrigo da Carmandino. - - -Come la brigata fu giunta alle case degli Embriaci, il giovine Arrigo -tolse commiato, non senza promettere a messer Guglielmo che sarebbe -andato a visitarlo. Il lettore intenderà che Arrigo dicesse al padre, -ma che il discorso, nella sostanza, andasse alla bella figliuola. Ed io -glielo lascierò credere, sebbene avrei buono in mano per dimostrare che -l'ossequio ad un uomo come l'Embriaco c'entrava per la sua parte. - -Arrigo, dunque, tornò una e più volte in quella casa; e, bisogna -dirlo a sua lode, ogni qualvolta ei metteva il piede sul limitare, il -cuore gli batteva forte, come gli era battuto alla prima. Soltanto -gli uomini della nostra generazione stracca possono affogare la -delicatezza dell'affetto nelle acque morte della consuetudine; laonde -a me, figliuolo del mio secolo, non fa gran senso vedere un amico mio -passeggiare con aria uggiosa accanto alla moglie, non ricordando più -i giorni ch'egli era tutto fuoco e fiamma per lei, ed affrettava col -desiderio l'ora in cui gli fosse dato vederla, fanciulla ancora, in -quella conversazione, dove si era introdotto con tanta fatica. - -Ogni giorno, al cadere del sole, il nostro giovane era al fianco di -messer Guglielmo, il quale si ristorava, conversando con Diana ed -Arrigo, dalle quotidiane fatiche per l'allestimento del suo naviglio. -L'ospite toccava di sovente il liuto, alla maniera dei trovatori, -cantando qualche cobla o serventese nella lingua di Provenza; e Diana, -che avea risaputo il discorso fatto da suo padre ad Arrigo, si sentiva -la più felice tra le donne. - -La sua allegrezza era, a dir vero, turbata dal pensiero della -partenza di Arrigo. Ogni giorno ella udiva dalla bocca del padre come -andassero solleciti gli apprestamenti navali, e non era quella per -fermo una consolazione per lei. Ma non s'ha a credere, per altro, -che la fanciulla degli Embriaci fosse una delle nostre Malvine, che -dànno negli spasimi per ogni cosa, e si strappano i capegli dalla -disperazione. Diana avrebbe commesso un peccato mortale a strappare -i suoi, che erano bellissimi, e, nata di padre guerriero e marinaio, -in tempi d'avventure e di zuffe continue, si sarebbe mostrata indegna -del proprio sangue, se troppo si fosse doluta che il suo fidanzato -partisse, per andare in Soria, a romper lancie contro le schiere -infedeli. - -La bella Diana, scambio di pregare, lavorava assiduamente a metter -punti d'oro su d'una fascia di seta. Nessuno le aveva chiesto per qual -santo ella usasse tanta diligenza, ma lo indovinavano tutti. In casa -di messer Guglielmo non si era anche annunziato solennemente; ma tutti -sapevano, congiunti, amici e famigliari, che non si poteva dare nè -immaginare una coppia meglio combinata di quella. - -Un uomo solo se ne rodeva, un uomo solo guardava di mal occhio il -trapunto di madonna Diana. Gandolfo del Moro era amico di Nicolao, -il primogenito di Guglielmo Embriaco, e Nicolao gli aveva promesso -di aiutarlo presso il padre suo ad ottenere la mano della sorella. -Perciò quell'altro si tenne sicuro del fatto suo; e quando tra -giovani cavalieri si lodavano le grazie della bella Diana, invidiando -anticipatamente il fortunato mortale che l'avrebbe condotta in moglie, -messer Gandolfo tronfiava, faceva la ruota, come a dire: «invidiatemi -pure, io sono quel desso.» Ma durò poco la sua gloria, ed egli si trovò -scavalcato, mentre si credea fermo più che mai sull'arcione. Arrigo -da Carmandino s'era fatto avanti, e gli era bastato presentarsi, per -vincere. Gandolfo del Moro non volle già persuadersi che il cuore di -Diana fosse libero di darsi a cui più gli piacesse, e tutta la sua -rabbia si volse contro di Arrigo, come se Arrigo gli avesse rubato una -cosa che apparteneva a lui, a lui, Gandolfo del Moro. - -Il nostro geloso aveva pensato da prima di romperla apertamente con -Arrigo e disfarsene con un buon colpo di spada. Ma il Carmandino era -un osso duro da rodere, e Gandolfo era certo di averne la peggio. -Allora gli venne fatto un nuovo disegno, che gli parve il migliore, -tanto che volle mandarlo subito ad effetto, appostando due ribaldi in -una viottola presso la torre dei Della Volta (che ancora non avevano -assunto il nome di Cattanei), da dove il Carmandino, tornando da casa -gli Embriaci, soleva passare ogni sera. Senonchè, la mattina dopo -l'agguato, si trovò un morto sulla strada, e il superstite non ardì -ritentare la prova. - -Arrigo aveva indovinato donde gli venisse il colpo, ma non fece motto -ad alcuno di quel suo rischio notturno, contentandosi da quella sera -in poi di girar largo ai canti per esser pronto ad ogni evento e non -lasciarsi cogliere alla sprovveduta. In quanto a messer Gandolfo, si -può argomentar di leggieri che non andasse attorno a menar vanto della -disfatta. - -Intanto, l'armata genovese era in assetto per prendere il mare. La -partenza fu assegnata pei primi di luglio del 1097, sotto il comando di -Guglielmo Embriaco. Erano dodici galere armate di tutto punto, piene di -cavalieri e di arcadori, scelti tra i riputati di Liguria, e le seguiva -un sandalo, nave oneraria di quei tempi. Padroni di quelle galere -erano i cittadini che ho nominati più sopra, uomini prodi e navigatori -esercitati nella caccia continua ai pirati, che infestavano allora il -Tirreno. - -Questo, come ho detto, avveniva nel 1097. Capi dei Crociati erano -(lo accennerò brevemente per chi non ne avesse ricordo) Goffredo di -Buglione, duca di Lorena, Baldovino ed Eustachio, fratelli di lui, Ugo -fratello del re di Francia, due Roberti, l'uno figlio al re inglese -e duca di Normandia, l'altro conte di Fiandra, Raimondo conte di -Tolosa e Stefano conte di Bles, tutti seguiti da un numero stragrande -di Tedeschi, Francesi, Inglesi, Scozzesi, Italiani. Non andarono -Spagnuoli, perchè, travagliati da guerra continua coi Mori, si potea -dire che avessero la Crociata in casa. Ugo, passato in Italia, aveva -rappattumati i due fratelli normanni, Boemondo di Taranto e Ruggero di -Puglia, in discordia tra loro pel principato di Melfi. Con essi e con -Tancredi, nipote a Ruggero, partivano ventimila uomini; anch'essi gente -italiana. - -Giunti per vie diverse a Costantinopoli, passato il Bosforo e calati -in Bitinia, i Crociati espugnavano in cinquantadue giorni la città -di Nicea; donde spartivano l'esercito in due corpi, l'uno destinato a -correre la Licia e la Panfilia, l'altro a penetrare in Cilicia, dove -occupava Tarso, Malmistro, seguitando poi alla volta d'Antiochia, -capitale della Siria, a dodici miglia dal mare, dove era il porto detto -allora di San Simeone. Colà approdavano i Genovesi, mentre l'esercito -si travagliava nel difficile assedio. Ma di questo a suo luogo; -rifacciamoci ora al porto di Genova, dove sta l'armata, sul punto di -salpare le ancore. - -La sera innanzi la partenza, Arrigo fu, come di consueto, alla casa di -messer Guglielmo. L'Embriaco stava a consiglio coi notabili della città -presso il vescovo di Ciriaco, e non v'ebbe che Diana a ricevere Arrigo. - -— Madonna, — le disse il giovane, — domani si parte. - -— Lo so; — rispose Diana, chinando i suoi begli occhi a terra, per -nascondere due lagrime. — Addio dunque, messere! Il cielo v'abbia -in custodia, e laggiù, tra le donne di Sion, che hanno fama di tanta -bellezza, non vi faccia dimenticare di me. - -— Oh, non temete! — esclamò egli con accento solenne. — Voi dovete -credere, madonna, che Arrigo da Carmandino vi terrà la sua fede, come -credete in Dio e nella lealtà del vostro genitore. Io vi amo, Diana, -come la più santa cosa che al mondo sia, e un amore cosiffatto non può -affievolirsi per volger di tempo nel mio cuore, dove esso rimarrà come -sacro suggello ad ogni cosa che io pensi o faccia in futuro. Io, per -contro, — soggiunse egli umilmente, — so quanto poco valgo al paragone -delle grazie vostre, e temo.... temo che gli occhi di Diana degli -Embriaci non abbiano a cadere su altri, migliori a gran pezza di me. - -— Perdonatemi, Arrigo! — ripigliò la fanciulla, dicendo assai più cogli -occhi supplichevoli che non facesse colle parole. — La donna che vi -ama voleva celarvi le sue lagrime e nella confusione non ha trovato -miglior cosa a dirvi che una scortesia. Ma non so parlare, io, come si -dovrebbe parlare ad un uomo come voi; tutto il meglio dei miei pensieri -mi resta qui, dentro il cuore. Ora sappiate che qui dentro c'è pure, e -ben custodita, l'alterezza del sangue d'Ido Visconte, donde scendiamo -ambedue, e la figlia di Guglielmo non può amare che un prode. O come -vorreste, messere, che mentre mio padre, mio zio Primo di Castello, -i miei fratelli, e con essi il fiore dei cavalieri di Genova, fossero -in Terra Santa a sostenere il buon nome della nostra città (la frase -è vostra, messer Arrigo), io potessi volger gli occhi intorno.... o al -basso, — aggiunse ella prontamente, — per guardare i rimasti? — - -Diana aveva profferito queste ultime parole con molta veemenza. Era -forse quella la prima volta che sotto i sembianti della fanciulla -trasparisse la donna. Del resto il momento era solenne, e amore è gran -maestro d'eloquenza per tutti. Anche Arrigo fu eloquente a rispondere. - -— Di ciò non dubitavo io punto; e voi, madonna, non dubitate di Arrigo. -Son vissuto finora senza amare altra donna fuor quella da cui nacqui; -vivrò il restante della mia vita non amando che voi. — - -Non ripeterò ai lettori tutto ciò che, seguendo un bandolo così bene -avviato, andavano dipanando i due giovani in quell'amoroso colloquio. -Chi non è stato innamorato? E chi dunque non sa che cosa potessero -dirsi quei due nobili cuori, in un momento solenne, che era il primo e -poteva anche esser l'ultimo delle loro espansioni? - -Diana trasse fuor da uno stipo la fascia di seta, trapunta di sua mano, -la baciò e la porse ad Arrigo; il quale la prese divotamente, come vi -sarà facile argomentare, baciandola a sua volta. - -Il giorno seguente, sul far dell'aurora, le galere salparono le ancore, -sciolsero i provesi e si misero alla via. Tutta Genova era sulla -spiaggia a salutare i suoi cari. - -Il mare era cheto e scintillava tremolando ai primi raggi del sole, -apparso allora allora di là dall'azzurro promontorio di Portofino. -Una brezza leggiera spirava da ponente, come impromessa di fortunato -viaggio alle galere della croce. - -Diana accompagnò fino al lido il padre, lo zio Primo di Castello e il -fratello Ugo e Nicolao. Gandolfo del Moro partiva anch'egli per Terra -Santa, e stava al fianco dell'amico. Ma Diana nol vide, o nol curò; ben -vide Arrigo, che stava al fianco di suo padre. - -La fanciulla si sentìa venir meno; pure, si fece animo, fino a tanto -i suoi le furono vicini. L'addio di Guglielmo Embriaco fu quello -d'un padre e d'un eroe; il che vuol dire che egli non ebbe vergogna -di bagnare con una lagrima amorosa il candido fronte della sua bella -figliuola. - -— Le vostre preghiere, madonna, ci portino ventura. — - -Furono queste le ultime parole di Arrigo; a cui Diana rispose con -un gesto eloquente, alzando gli occhi al cielo, quasi lo chiamasse a -testimonio del voto. - -Ella stette colà, ritta, immobile, senza lagrime, sulla punta del molo, -fino a tanto le galere non si dileguarono sull'orizzonte. La povera -derelitta aveva la morte nel cuore. - -Quando fu giunta alle sue case, nella sua fida cameretta, le forze -l'abbandonarono, e pianse, pianse lungamente, colla faccia ascosa -sul guanciale del suo letticciuolo. Indi, alzati gli occhi ad una -immagine di Maria, che pendeva dalla parete, e che la volgare credenza -attribuiva al pennello di San Luca, si fece a pregarla in tal guisa: - -— Madre santa, essi vanno a riscattare il sepolcro del vostro divino -figliuolo. Ma qui rimane una donna, una povera donna, senza padre, -senza fratelli, senza.... Oh Maria, madre d'amore, fate voi che -ritornino! — - - - - -CAPITOLO IV. - -Delle prodezze di Arrigo e dei sottili accorgimenti di messere -Guglielmo Embriaco. - - -I crociati genovesi mi pigliano per sopraccarico, ed io me ne vado con -essi in Sorìa; non già per farmi cronista delle loro intraprese, chè i -consoli non me ne hanno commesso l'ufficio, sibbene per poter scrivere -qualche pagina di storia ai lettori, in quella parte che si ragguarda -alla mia narrazione. - -Le galere, partite da Genova sui primi di luglio, giunsero in ottobre -al porto di San Simeone, presso Antiochia, dove allora, espugnata -Nicea, stavano ad oste i cristiani. Già da quattro mesi l'esercito -stringeva d'assedio quella città, ma senza alcun pro, imperocchè si -difettava di artiglierie. Allora, siccome è noto, portavano questo nome -tutte le macchine da trarre e ingegni di guerra, come a dire le torri -di legno, le briccole, gli arieti, le testuggini, i gatti ed altri -arnesi consimili. - -Laonde, non è a dire come tornasse grato a messer Goffredo Buglione -e a tutti gli altri baroni della crociata l'arrivo dei genovesi, che -si sapeva essere in cosiffatte materie espertissimi. Tosto fu mandato -incontro ad essi buon numero di cavalieri, per salutare i nuovi -compagni e affrettare la loro venuta al campo latino. - -Messer Guglielmo, a cui già si può dire che le mani formicolassero, -accolse lietamente i messaggieri dell'esercito e lasciato il fratel -suo, Primo di Castello, col figlio Nicolao, al comando dell'armata, -mosse alla volta del campo con grossa schiera dei suoi e con un -drappello di maestri da operare in ogni specie di legnami e congegni -ferrati. - -Quell'aiuto portò i suoi frutti; i quali tuttavia, per la fortezza del -luogo, che era difeso da doppia cerchia di mura, e per la validissima -resistenza degli assediati, non giunsero a maturità che nell'ultimo -giorno di maggio del seguente anno 1098. Appunto in questo lungo -frattempo, i genovesi ebbero a patir grandemente delle loro navi. Ed -ecco in qual modo. - -La campagna, tutto intorno ad Antiochia e all'oste dei cristiani, era -mal sicura, per le continue scorrerie degl'infedeli, ed anco (rincresce -il dirlo) di molti fedeli, datisi al lucroso mestiere di ladroni, che -forse aveano già esercitato ne' loro paesi. Non tutti avean preso la -croce per amore di Cristo; c'erano baroni, che agognavano impadronirsi -di qualche città in Sorìa, la quale li confortasse della povertà di -loro castellanie in Occidente, e c'erano avventurieri, che dopo avere -ribaldeggiato per tutta l'Europa, venivano a cercare miglior fortuna in -Terra Santa. - -Così stando le cose e non potendosi distogliere dall'esercito una parte -di soldatesche, le comunicazioni degli assediati col mare poteano dirsi -interrotte, salvo nei casi eccezionali dello approvvigionamento, per -cui si spiccavano grossi drappelli fino al porto di San Simeone. E -quivi un bel giorno corse la voce, che lo esercito dei cristiani fosse -stato disfatto, parte uccisi, o prigioni, e tutti gli altri sbandati -per la campagna, senza speranza di poter guadagnare la spiaggia. La -nuova era stata recata da due capitani d'oltremonte, i quali, una notte -in cui gli assediati erano usciti dalla città e piombato in mezzo ai -cristiani, sopraffatti dalla paura, avean preso la fuga e giù a spron -battuto erano giunti fino al mare. - -Il fratello e il figlio dell'Embriaco non sapeano che farsi, se lasciar -le navi per andare in traccia dei superstiti e morire con essi, o -salvare almeno l'armata, mettendosi al largo. Mentre così stavano -incerti, non dando retta a Gandolfo del Moro, il quale parteggiava -caldamente per un ritorno sollecito, ecco giungere alla spiaggia, dalle -parti d'Ascalona, numerose schiere di Saracini, i quali accennavano di -muovere alla volta d'Antiochia. Lo sbarco era fatto impossibile ormai; -la perdita dei compagni più che sicura. Prevalse allora il consiglio -di Gandolfo, e le galere genovesi usciron dal porto, per ritornarsene -mestamente in Liguria. - -Per colmo di sventura, sui primi giorni di navigazione, l'armata fu -colta da una fiera burrasca, così che fu mestieri pigliar terra a -Mirrea, nell'Asia Minore, sottoposta allora al dominio dell'imperatore -Alessio, quel tale che amava i Crociati come il fumo negli occhi -e s'augurava di vederli cader tutti quanti sotto le scimitarre dei -seguaci di Macone. - -A guardare le cose dal lato suo, il Bizantino non aveva poi tutti i -torti del mondo. Tra quei fieri baroni d'Occidente, che andavano al -conquisto di Gerusalemme, ce n'erano parecchi, e dei più riputati, pei -quali il sepolcro di Cristo era un pretesto e nient'altro. A costoro -era entrato in mente che, facendo il loro tornaconto, facevano ad un -tempo quel della fede. Però, giunti appena a Costantinopoli, facilmente -si scordavano di Gerusalemme, pensando che la conquista dell'impero -di Oriente sarebbe stata la cosa più agevole e più utile del mondo. -E già aveano proposto il colpo a Goffredo di Buglione; ma quell'anima -onesta non volle sentirne altro, e costrinse anzi tutti quei principi e -baroni a rendere omaggio all'imperatore Alessio per tutte le terre che -avrebbero conquistate. - -Narra per l'appunto un cronista, che, mentre giuravano, uno di essi, -conte di vecchia nobiltà, fu così ardito da andare a sedersi sul trono -imperiale, e il povero Alessio non gli disse verbo, ben conoscendo -l'oltracotanza dei Franchi. Il conte Baldovino, fratel di Goffredo, -fece star su l'insolente, dicendogli che non era costume di sedersi in -tal guisa a fianco degl'imperatori. L'altro obbedì, ma non si ristette -dal guardare in cagnesco il monarca, dicendo nella sua lingua: «_Voyez -ce rustre, qui est assis, lorsque tant de braves capitaines sont -debout!_» L'imperatore si fe' voltare in greco quelle parole. Egli -dice, spiegò l'interprete: vedete quel villano che sta seduto, mentre -tanti prodi capitani son ritti in piè! Allora Alessio fece chiamare -costui e gli chiese il suo nome. — «Son Francese, rispose questi, e -dei più nobili. Nella mia terra egli c'è, sull'incontro di tre vie, -una chiesa antica, dove ognuno che abbia voglia di combattere entra a -pregare il Signore Iddio ed aspetta il suo avversario. Io ho avuto un -bello aspettare; nessuno ha ardito venirci.» - -Alessio Comneno non volle udire di più, e non si tenne sicuro fino a -tanto non ebbe mandato in Asia l'ultimo di quei capitani Fracassa. Io -torno al racconto. - -A Mirrea non c'era presidio di Greci e le galere c'entrarono come in -casa loro. Così mi sembra che s'abbia a dire, poichè non dissimilmente -pensarono i nuovi arrivati che andasse la bisogna, non si peritando -di portar via dalla chiesa di San Nicolao le venerate reliquie di San -Giovanni Battista, colà custodite da quei bravi calogèri. - -Taluno dei moderni miscredenti penserà che quei monaci spacciassero -una frottola ai Genovesi; e battezzassero quelle ceneri col nome di -Precursore, a bella posta per farsele prendere e liberarsi da quegli -ospiti un tal poco prepotenti che dovevano essere i nostri antenati. -Ma per siffatta gente ci sono i documenti che parlano. Nell'Archivio di -Genova si conservano le lettere di Alessandro III e di Innocenzo IV, le -quali rendono testimonianza certissima che quelle non fossero ceneri da -bucato, ma le vere ed autentiche reliquie del Battista. Carta canta e -villan dorme; così dice il proverbio. - -L'armata giunse a Genova; ma la sua lunga dimora nel porto di Mirrea -aveva fatto sì che la infausta notizia di cui era portatrice alla -patria, fosse preceduta da più recenti e lieti messaggi del campo -cristiano: come la paura di alcuni fuggiaschi avesse fatto correre -la voce d'una sconfitta e come l'avesse poi malamente conformata la -presenza di alcuni drappelli saracini innanzi al porto di San Simeone. -L'arrivo delle galere non recò dunque nessun lutto in città, e quando -per contro si riseppe che portavano le sante reliquie del Precursore, -fu una gran festa da per tutto, e v'ebbe chi ringraziò la Provvidenza -dell'errore, aggiungendo esser vero verissimo che tutto il male non -vien per nuocere. E poco mancò che il vescovo Ciriaco non gridasse -il Nicolao, collo zio Primo e con Gandolfo del Moro, salvatori della -patria. - -Il buon vecchio ebbe cionondimeno tanta gioia, che morì poco dopo, -e gli successe Airaldo Guaraco, o Guarco, il quale resse la chiesa -diciassette anni, _et fue uomo di grande dottrina per li suoi tempi._ - -Quando le galere fecero ritorno in Soria, Antiochia era espugnata da -mesi parecchi, e i Crociati erano già passati per la famosa valle di -Giosafat, gridando: «Jerusalem!» alla vista della santa città. - -Messer Guglielmo Embriaco, appena i messaggeri vennero a dirgli che due -galere dell'armata genovese, la quale stava dalle parti d'Antiochia, -erano giunte a Joppe ad aspettare i suoi comandi, lasciò Arrigo da -Carmandino a capo delle schiere genovesi in sua vece, e corse al mare, -seguito dal figlio Ugo e da una compagnia di balestrieri. - -Il Carmandino, del quale ho taciuto finora per la necessità di tirare -innanzi il racconto, s'aveva guadagnato molta rinomanza in mezzo -ai Crociati d'ogni nazione, per le prodezze sue non meno che per la -saviezza dei consigli. Durando l'assedio d'Antiochia, uno dei capi -saracini, cavalier generoso e insofferente di indugi, era uscito dalla -città sfidando a singolare combattimento quello dei cavalieri cristiani -che si fosse sentito da tanto. La novità della cosa, più che la fama -del guerriero, la quale era del resto grandissima, avean fatto rimanere -un tratto incerti i baroni crociati, e di quell'istante fece suo pro' -il Carmandino per andar contro all'araldo e raccogliere primo il guanto -di Bahr-Ibn, chè così avea nome il Saracino. - -La giostra si tenne il giorno di poi, su d'una spianata in riva -all'Oronte, presenti i capi dell'esercito latino da una banda, e quei -degl'infedeli dall'altra. Guglielmo Embriaco avea di sua mano indossata -la maglia d'acciaio al diletto giovane e serratagli la gorgiera -dell'elmetto sul collo. - -L'assalto fu violento da ambe le parti; ma Arrigo da Carmandino -stette fermo in arcioni. La sua lancia si era spezzata contro l'elmo -dell'avversario, che ne ebbe come uno stordimento al capo, e fu appena -a tempo di trarre la spada, quando Arrigo tornò a briglia sciolta sopra -di lui. Il cozzo dei ferri durò lunga pezza, chè bene combattevano -ambedue; finalmente il Saracino toccò un colpo sì fiero, che gli ruppe -l'elmetto e aperse ancora una lunga ferita sul fronte. In quanto ad -Arrigo, egli aveva l'armatura rotta in due o tre punti e spargeva -anch'egli il suo sangue per due ferite, fortunatamente non gravi. - -Il cavalier saracino si diede per vinto. La sorte delle armi lo avea -fatto prigioniero del Cristiano; ma il Carmandino non volle saperne -di riscatto, e come Bahr-Ibn fu risanato, egli lo rimandò libero in -Antiochia, non chiedendo altro da lui se non che si astenesse dal -combattere contro i Cristiani fino all'espugnazione della città, o -altrimenti alla levata dell'assedio. Là qual cosa essendo giusta, -secondo le costumanze guerresche d'allora, fu giurata dal Saracino, -che si partì dal campo, commosso per tanta gentilezza d'animo, e quasi -contento d'essere stato vinto alla prova dell'armi da un cavaliere -siffatto. - -Torniamo ora a Guglielmo Embriaco, che abbiamo lasciato sulla strada di -Joppe. Giunto colà, ebbe a mala pena il tempo di salire a bordo della -galera padrona, e di chiedere novelle ai suoi della amata figliuola, -che i marinai in vedetta sui calcesi annunziarono la presenza di molte -vele dalla parte del mezzogiorno. - -L'Embriaco salì tosto sul castello di poppa per osservarle, e conobbe -esser quelle di parte nemica. Le navi dei latini erano infatti a -tramontana, nel porto di San Simeone, e quest'altre venivano da -Ascalona, dove sapevasi raccolta l'armata del soldano d'Egitto. Messer -Guglielmo, colla prontezza d'occhio del marinaio, non istette molto ad -intendere com'egli s'avesse davanti tutte le forze navali del Soldano, -e, prima di scendere dal castello di poppa, aveva già formato il suo -disegno nell'animo. - -Passarono tre quarti d'ora, in cui le navi degli egiziani non fecero -che avvicinarsi a furia di remi, dacchè il vento spirava poco propizio -alla loro venuta. I marinai genovesi stavano affacciati alle scale -di fuori banda e lunghesso le impavesate, guardando con ansietà quei -legni, il cui numero si accresceva man mano che si facean più vicini, e -non levavano gli occhi da quella parte se non per guatare all'Embriaco, -che stavasi ritto, colle braccia incrociate sul petto e le ciglia -aggrottate. - -Lo stato delle due galere non era per fermo il migliore del mondo. -Erano esse ben armate e difese da uomini gagliardi, sotto il comando di -un prode capitano; ma che cosa avrebbe potuto il valore contro quelle -trenta navi saracene, le quali non aveano che a presentarsi in lizza -per vincere? - -Questi ed altri somiglianti erano i pensieri della marinaresca; ma -egli bisognerà dire a sua gloria, che nessuno pensava alla resa. Già -tutti si disponevano a combattere disperatamente e a farsi ammazzare -sull'arrembata. - -Messer Guglielmo non aveva ancora aperto bocca. Quando le navi nemiche -non furono più che a tre tiri di balestra, egli fe' voltare la prora a -tramontana e comandò la voga arrancata, accennando ai Saracini di voler -prender il largo e fuggire. - -Le galere, cedendo all'impulso dei remi, pigliarono l'abbrivo in alto -mare. Allora il capitano dei Saracini si tenne sicuro di vincere, -e comandò che le sue navi s'avanzassero in modo da formare un largo -cerchio sul mare, dentro cui sarebbero côlti i fuggiaschi, come fiere -in caccia. - -Dal canto loro, gli uomini delle due galere non avevano capito nulla -di quella mossa dell'Embriaco, la quale pareva ad essi il colmo della -temerità. Gandolfo del Moro fu il primo a dirne il suo giudizio ad alta -voce, affermando che di tal guisa e' sarebbero caduti prigioni in meno -di un'ora. - -Ma messer Guglielmo, niente turbato, si volse, e crollando le spalle, -disse a Gandolfo queste due sole parole: - -— Avete paura? — - -Era questa la frase consueta dell'Embriaco in simili casi, e non s'era -dato mai che ella non costringesse i contradittori al silenzio. Però -Gandolfo non ardì rispondere altro, se non poche parole confuse, colle -quali cercava di colorire alla meglio il senso della sua osservazione. - -— Non temete! — soggiunse allora Guglielmo. — Non passerà mezz'ora -che noi saremo tutti in salvo, e senza colpo ferire. Vedete come que' -cani si dispongono a darci la caccia! Quel povero capitano ha creduto -che io volessi sfuggirgli in alto mare e subito allarga le sue ali -per metterci in mezzo, senza avvedersi che sparpaglia i suoi legni e -non potrà più farsi udire quando ci avrà altri comandi a dare. Suvvia, -figliuoli! nel nome di San Giorgio! Leva remi! Orza, al timone! Vira di -bordo! La prua contro terra! Forza nei remi! Arranca! Benissimo, così; -e adesso, buon dì ai Saracini! Che ve ne pare, Gandolfo? Saremo noi -fatti prigioni in mezz'ora? — - -Dalle parole del capitano i lettori hanno già indovinato il suo -stratagemma qual fosse: divider le forze dell'armata nemica, e, quando -ella si fosse impacciata in que' movimenti disgregati per dargli -caccia, voltar la prora a terra e lasciare i Saracini scornati. Appena -le ciurme trapelarono l'ardito disegno, levarono un grido di giubilo e -si diedero con maggior lena a stringere la voga. - -Ma questa non era che la prima parte del disegno di Guglielmo Embriaco. -La seconda era dieci cotanti più malagevole. Importava di sfuggire ai -Saracini, facendo getto delle galere e salvando tutto ciò che potea -tornar utile al campo latino. In quelle due galere erano molti maestri -d'operare, con gran copia di strumenti ed attrezzi, dei quali messer -Guglielmo sapea per prova il difetto nei quotidiani lavori d'assedio. - -— Fermi a' banchi, i rematori! — prese egli da capo a gridare. — Tutti -gli altri si tengano saldi al sartiame e dove possono meglio! Ora, -figliuoli, raccomandiamoci a San Giorgio il valente, e avanti contro la -spiaggia! — - -Un nuovo scoppio di evviva accolse questo comando di Guglielmo -Embriaco. Le due galere volarono sui flutti, e le chiglie vennero in -breve ora a rompere sulla ghiaia del lido, entro cui si affondarono -fino a mezzo della loro lunghezza, tanto era stata la violenza -dell'urto. Molti dei marinai, sebbene si tenessero parati a quel colpo, -stramazzarono sulla tolda. - -Ma, grazie a San Giorgio il valente, nessuno si acciaccò tanto da -dover rimanere supino, e tutti, anche coloro che aveano le membra -indolenzite, gridarono a squarciagola, esaltando lo stratagemma di -messere Guglielmo. - -Ben s'erano avveduti gli Egizii dell'inganno in cui li avea tratti il -Cristiano; ma già gli era tardi per rimediarvi, e non tornava d'alcun -pro mordersi le labbra. Il capitano, con tutti quei legni che potevano -obbedirgli, mise la prua sulla terra e giù alla disperata, con gran -forza di remi e di bestemmie. Senonchè, giunti a un trar di balestra -dal lido, i Saracini videro fallita ogni loro speranza. I Genovesi, -profittando di un'ora di tempo che era corsa tra lo arenamento e -l'arrivo dei nemici, avevano fatto un salto a terra, tagliando il -sartiame e portando seco tutte le vele, i ferramenti, i congegni, le -macchine, e ogni altra cosa che mettesse conto trar via. Sulla spiaggia -si vedevano ancora tutte le cose salvate, ma v'erano a custodia i -bravi Genovesi, con molti degli abitanti di Joppe, i quali, scaldati -dall'esempio, avrebbero voluto menar le mani ancor essi. - -Il nemico si provò a pigliar terra; ma non sì tosto il primo -sandalo, carico d'armati, fu per avvicinarsi alla riva, i balestrieri -dell'Embriaco presero a sfolgorarlo con tiri così ben aggiustati, che -freddarono molti Maomettani e persuasero il loro capitano a tornarsene -dond'era venuto. - -E così, per sottile accorgimento dell'Embriaco, furono salve le vite di -tanti valentuomini e maestri d'operare in arnesi di guerra, con tutti i -loro strumenti preziosi. - -Il giorno appresso, giungevano al campo latino, accolti dalle grida -d'esultanza di tutto l'esercito e dalle congratulazioni di Goffredo -Buglione. Questi grandemente pregiava i Genovesi che costituivano nel -suo campo ciò che oggi si chiamerebbe il genio e l'artiglieria, mentre -tutte quelle schiere, venute di Francia e d'altri luoghi d'Europa, non -erano che cavalieri e fantaccini. - -Laonde, le cose della guerra, che pareano difficilissime prima, -sembrarono un nulla dopo l'arrivo di que' nuovi artefici. Fu assegnato -loro l'alloggiamento tra quella eletta di cavalieri e di balestrieri -che erano rimasti sotto il comando di Arrigo da Carmandino e la -gente guidata dal conte di Tolosa; intanto fu deliberato di metter -subito mano alla costruzione di due grosse torri di legno, le quali -sovrastassero, colle loro merlate, alle mura della città assediata. - - - - -CAPITOLO V. - -Di una gran torre di legno, che comandò a molte torri di pietra. - - -Era nei pressi di Gerusalemme una selva, non molto fitta, per -verità, la quale fu spogliata interamente dei suoi alberi, per quelle -costruzioni che l'Embriaco disegnava di fare. Nessuno aveva pensato, -prima di lui, a cavar profitto da quella boscaglia; di guisa che non si -aveano, per le necessità dello assedio, che poche macchine, costrutte -da artefici mal destri. - -Questa volta gli artefici sono valenti per ogni maniera di congegni, e -il capo, disegnatore ed operatore ad un tempo, è lo illustre messere -Guglielmo. In quella che una parte dei suoi manovali preparano -catapulte, baliste, arieti ed altri arnesi minori, il maggior numero -suda intorno ad un'opera, non meno maravigliosa, e in pari tempo, più -vera del famoso cavallo di Troia; vo' dire la torre murale, che servirà -d'esemplare ad altre due di pari grandezza, tutta intessuta di pino e -di abete e fasciata di cuoio, per ischermirsi dal bitume infiammato, -con cui le genti assediate usavano allora respingere gli assalti. - -Quella gran mole è il capolavoro di Guglielmo Embriaco. Ella si -scommette e si ricompone, si tien ritta e si snoda, a talento dei -difensori, tanto ne sono ben condotte e piene d'artifizio le mille -giunture. Il piano più basso è aperto da due lati, per dar passaggio e -libertà di moto ad una trave smisurata, col capo a foggia di montone, -la quale ha l'ufficio di scuotere le mura dalle fondamenta; mentre la -parte superiore della torre è congegnata in modo da potersi piegare a -guisa di ponte sui merli, e dal corpo della macchina si spinge subito -in su una nuova torre, che sopraggiudica quel ponte improvvisato, e -vi scarica all'uopo i suoi combattenti. Un centinaio di saldissime -ruote, cerchiate di ferro, sostengono quella macchina enorme e le danno -facilità di movimenti, a malgrado del suo peso e del soprassello degli -armati. - -In breve spazio di tempo la torre è compiuta, e due altre, siccome ho -già detto, di egual forma e capacità, le tengono dietro. - -Tutto il campo traeva ogni giorno a contemplare questa meraviglia dei -Genovesi. Dal canto loro, i Saracini, che dall'alto delle mura vedevano -ogni mattina gran salmerie di legname essere portate dai camelli nel -campo latino, si beccavano il cervello per indovinarne la cagione, e -avendola finalmente risaputa, non riuscivano a capacitarsi del perchè -s'innalzassero quelle moli, le quali (pensavano essi) non avrieno -potuto esser tratte un palmo più lunge dal loro cantiere. - -Ma gl'infedeli aveano fallato il conto. Nella giornata del 3 di luglio -dell'anno 1099 _dopo la fruttifera_ _incarnazione_ fu un continuo trar -di baliste e di briccole, che rovinarono le mura in luoghi parecchi; -laonde la notte fu tutta spesa dagli assediati nel riparare i loro -danni e afforzare i punti che l'esperienza avea chiarito più deboli. - -L'aurora del giorno quarto spuntò, e grande fu il turbamento dei -Pagani, quando s'avvidero che le torri non erano più al loro luogo -consueto, ma stavano in quella vece sotto alle mura. Grida di stupore -e di spavento salutarono la molesta vicinanza di quelle smisurate -macchine, le quali erano collocate in guisa da offendere la città per -tre lati, mentre lo spazio che correva tra ognuna di esse, era colmato -degli altri arnesi minori, tutti pronti a battaglia. - -Alle grida dei Saracini rispondono quelle dei Crociati, e l'assalto -incomincia. E qui, sebbene non sia còmpito mio, non posso resistere -ad una voglia spasimata che mi ha preso, di raccontarvi, se non tutti, -almeno parecchi dei particolari di quella gloriosa giornata. - -Si fa un gran parlare delle nostre moderne artiglierie, e non a -torto, imperocchè le palle scagliate a forza di fuoco traggono più -lontano e fanno più larga la breccia. Ma le artiglierie di messere -Guglielmo non eran troppo da meno, in quanto allo spettacolo che esse -davano di sè. L'aria era oscurata da nugoli di dardi e verrettoni che -scagliavano i Saracini; ma il danno era poco; le schiere latine si -tenevano ancora distanti, e gli uomini delle macchine si stavano bene -al riparo. Per contro, questi ultimi fornivano più larga bisogna; gli -arieti scrollavano le mura con impeto grandissimo, e la terra ad ogni -colpo traballava sotto i piedi ai difensori di quelle. Dall'interno -delle torri, che si levavano al paro della cresta delle mura, uscivano -fischiando le frecce dei balestrieri e non cadevano in fallo. Dall'alto -poi di quelle moli, ruinavano giù sui merli e ballatoi del nemico -grosse palle di marmo e globi di pece infiammata, che sgominavano, -rompevano, bruciavano ovunque cadessero. - -Mentre questa gragnuola piombava sui Saracini, le mura per lunghi -tratti s'erano sfaldate al cozzo degli arieti e all'urto dei sassi, -scagliati da più che cento tra briccole e baliste. Allora parve -acconcio al Buglione di far innoltrare il nerbo delle sue schiere, -sotto il riparo dei gatti, che erano macchine intessute di legno e di -vimini, fino ai piè delle mura. E il cenno fu eseguito; tra i rottami -ammonticchiati, la grandine dei sassi, dei verrettoni e del bitume -acceso, l'oste cristiana si lanciò alla scalata. - -Il vento, levatosi impetuoso pur dianzi, le tornò di grande vantaggio, -imperocchè gli assediati non poteano molto servirsi delle fiaccole che -scagliavano sui nemici, e quelle dei Cristiani, così secondate dalla -bufera, andavano facilmente sulle mura e ardevano i sacchi di strame, -le stuoie e gli altri ripari, che i Saracini v'andavano sospendendo man -mano, per ammorzare i colpi delle baliste. - -L'incendio in breve ora si propagò; nè l'acqua valeva a frenarlo. Il -fumo e l'ardore acciecavano, soffocavano gl'infedeli, lasciando una -parte di muro senza alcuna difesa. Di ciò si giovarono gli assalitori -per uguagliare il terreno, facendo piana la strada a quella torre, -che era comandata dall'Embriaco in persona, e che fu tosto avvicinata -cosiffattamente al parapetto, da poter tentare la gettata del ponte. - -Cotesto disegnava di fare l'Embriaco; ma gli bisognò vincere da prima -un ostacolo nuovo. Era piantata sulle mura una grossa antenna, a cui -gli assediati avevano sospesa per traverso una trave ferrata, e con -questa pigliavano a sfrombolare di replicati colpi la torre. L'Embriaco -non si perdette d'animo. Fe' dar di mano alle falci murali, che stavano -piantate ai fianchi della torre, e, studiato il momento che quel -poderoso arnese tornava a picchiare il gran colpo, quattro falci alzate -ad un tempo colsero al passaggio la gomena di sostegno, e il tronco -inerte cadde con grande rimbombo sul parapetto, pestando nella caduta i -suoi medesimi serventi, che già se ne ripromettevano il trionfo contro -la macchina nemica. - -Allora l'Embriaco potè mandare il suo disegno ad effetto. La cima della -torre, snodata da un fianco, cadde dall'altro sulla opposta muraglia e -i Pagani non poterono più farle impedimento. - -— Messer lo duca, — disse allora l'Embriaco a Goffredo di Buglione, che -era salito sulla torre per esser pronto a balzare nella santa città, — -il ponte è fatto, e, sebbene io m'abbia un gran desiderio di corrervi -su, debbo pur cedervi il passo. Non sarà mai detto che Guglielmo -Embriaco abbia voluto andar primo, dov'era il più prode e nobil -guerriero della Cristianità. - -Il Buglione non rispose a quelle parole, ma un riso ineffabile si -dipinse sul suo volto inspirato. Abbracciò e baciò sulla fronte -l'Embriaco, rialzò la ventaglia dell'elmo, e s'innoltrò colla mazza in -alto, lungo il cammino coperto. Frattanto, dall'ultimo ripiano della -torre, che era stato mandato su, in luogo dell'altro arrovesciato sulle -mura, gli arcadori genovesi con spessi colpi tenean lontani i nemici. - -L'Embriaco, che per la sua grande modestia, non aveva voluto esser -primo, si gettò sulle orme di Goffredo, e dietro a loro corsero spediti -i più valenti cavalieri dell'esercito. - -In quel mezzo, Arrigo da Carmandino, che stava colla sua gente a -guardia della seconda torre, si struggeva di avere e rimanersi degli -ultimi. E mentre Primo, il fratello dell'Embriaco, faceva con grande -difficoltà innoltrare la sua gran mole di legno, egli, insofferente -d'indugi, messe fuori una proposta, che trovò subitamente eco tra i più -animosi. Anselmo Rascherio, Gontardo Brusco, Ingo Flaòno lo seguono, e -con essi una ventina di cavalieri appiedati, facendosi sotto le mura -con scale e rampini, e schermendosi dai colpi nemici colle targhe -levate in alto e raccolte a mo' di testuggine. La muraglia, come si è -detto, era sfaldata in più luoghi e rotta pel gran trarre di baliste e -montoni. S'inerpicano per le macerie ammonticchiate, gettano i rampini -alla merlata, appoggiano le scale, e su lestamente di piuolo in piuolo. -Altri del campo li seguono a torme, infiammati dal nobile esempio, -anelanti di afferrare la cima. Parecchie scale, già gremite di uomini, -sono divelte dal muro; vanno ruzzoloni i soldati nella polvere e nel -sangue; ma si rialzano, rimettono in piedi le scale, tornano più feroci -all'assalto. Di questa guisa giungon parecchi sulla cresta del muro; -Arrigo è il primo di tutti; le pietre, le lancie appuntate, i fendenti -delle spade, fan mala prova su lui, che para quella tempesta di colpi -collo scudo levato. - -Afferrare i merli, balzare in piè sulla feritoia e impugnare la mazza -ferrata, fu un punto solo per lui. I primi che si fecero a contendergli -il terreno, stramazzarono sotto la furia di quell'arma, menata a -cerchio dal braccio giovanile. Frattanto una diecina dei suoi avevano -agio a salire, e quel tratto di spalto fu ben presto spazzato dai -suoi difensori. Il Carmandino gittò allora la mazza, e, strappata la -bandiera dalle mani dell'alfiere che lo aveva seguito, sguainò la sua -lama poderosa, e corse, volò da quel lato, dove la torre di messere -Guglielmo, piegatasi a foggia di ponte, vomitava soldati sul baluardo. - -Colà appunto Goffredo di Buglione, Eustachio conte di Bologna, suo -fratello, e l'Embriaco, pugnavano valorosamente contro uno stuolo di -Saracini, che facevano ressa per rovesciarli dalla merlata. L'arrivo -del Carmandino colla sua gente sul fianco degl'infedeli, mutò le sorti -della pugna. I Saracini mietuti cadevano e il ponte coperto dava adito -a sempre nuovi combattenti. La bandiera della croce sventolò finalmente -vittoriosa sovra un monte di cadaveri. - -Da un altro lato, il valoroso Tancredi, principe di Taranto, entrava -nella città, facendo aspro governo dell'oste pagana. Alle ore tre dopo -il meriggio, per le mura cadenti, per le porte sfondate, l'esercito -cristiano irrompeva in città, gridando: «Dio lo vuole!» e Gerusalemme, -dopo quattrocento novant'anni di servitù, era perduta pei Saracini. - -Non è mio còmpito narrare per filo e per segno tutto ciò che avvenne -di poi; nè la espugnazione della torre di David, nella quale s'erano -chiusi i Saracini, aspettando soccorsi del soldano d'Egitto, o di -Babilonia, siccome dicevasi allora, dando il nome di Babilonia alla -città del Cairo; nè la battaglia combattuta sul piano di Ramnula, che -fiaccò le corna e l'orgoglio al sopraggiunto aiutatore, assicurando -così la conquista di Sion. Per tutti questi negozi rimando i lettori -agli ultimi canti del poema di Torquato, del sommo e sommamente -infelice Torquato, i quali valgono da soli tutta la prosa che io potrei -buttar giù, vivendo cent'anni. Ora Iddio tolga che l'una cosa e l'altra -mi avvenga; molesta la prima ad ogni ragion di scaffali; l'altra -molestissima a me. - -Questo solo dirò, che i crociati genovesi, com'erano stati gagliardi -all'assedio, così furono alla giornata di Ramnula, e messer Guglielmo -s'ebbe la miglior parte dei tesori del Soldano, oro, argento, gemme -e tessuti d'altissimo pregio; laonde, come fu l'ora di tornarsene in -patria, gli bisognò comperare una galèa per allogarvi il bottino. Le -sue navi, s'è detto, eran andate a rompere sulla spiaggia di Joppe, in -quella giornata che campò i Genovesi dall'urto di tutta quanta l'armata -del Soldano d'Egitto. - -— Il Babilonese me l'ha pagate a misura di carbone, le mie povere -galere! — disse messer Guglielmo, ridendo, in quella che col fratello, -con Arrigo e coi superstiti concittadini, s'imbarcava nel porto di San -Simeone, memore di tante lor gesta. - -Imperocchè, nè egli, nè altri dei Genovesi, avea voluto rimanere in -Soria. A Goffredo di Buglione, fatto re di Gerusalemme, il quale gli -profferiva la signoria d'una provincia, per farlo pari a tanti altri -baroni che meglio s'erano adoperati alla liberazione della santa città, -l'Embriaco aveva risposto, scusandosi: — Noi siamo marinari; i feudi -nostri sono sul mare, ed hanno bisogno di specchiarvisi, come le torri -di Genova nostra. - -— Orbene, — aveva soggiunto Goffredo, — qui la bisogna non è finita; -tornate, messere Guglielmo; tornate con maggior numero dei vostri, che -so per prova quanto valgano, non pure come arcadori, mastri d'operare -ed espugnatori di ròcche, ma eziandio come cavalieri di lancia e -spada — (e queste parole rivolte in parte ad Arrigo di Carmandino, -rallegrarono il paterno cuore dell'Embriaco); — tornate presto e a voi -commetteremo di restituire alla Croce quanto è di spiaggia da Biblo ad -Ascalona. - -— E lo farò, — rispose Guglielmo; — coll'aiuto di Dio e del valoroso -barone San Giorgio, lo farò. Nulla è ormai che ci abbia a tornar -malagevole, sotto gli auspici vostri. - -— Tornate dunque sollecito, — disse sorridendo il Buglione d'un suo -malinconico riso, — imperocchè io sento tal cosa qua dentro, — (ed -accennava il petto) — che non mi concederà di attendere a lungo. Non -vi turbate, messere Guglielmo; quel che ho vissuto mi basterà per -mandarmi contento. Chi più avventurato di me, se, la mercè vostra e di -tanti prodi cavalieri, ho potuto liberare il sepolcro di Cristo dalla -ignominia del culto di Macone? Ben potrei ora, alla guisa di Simeone, -intuonare il _Nunc dimittis servum tuum_, e senza esser notato di -immodestia. — - -Indi a due giorni le schiere genovesi, assottigliate di molto, ma -liete, superbe, inebbriate dalla vittoria, scioglievano le vele dalla -spiaggia di Palestina. - - - - -CAPITOLO VI. - -Che è tutto un miscuglio, come la minestra maritata di Anselmo. - - -Fu venturoso il tragitto. Le galere genovesi giunsero alle patrie -rive, e salutarono le tre torri del Castello la mattina del 24 dicembre -1099. Poco più sotto di quelle, sul culmine di un'altra torre, Arrigo -da Carmandino, la mercè di quella seconda vista che aiuta gli amanti, -scorse alcunchè di bianco, che gli fe' battere il cuore. Egli si -rimaneva immobile, estatico, sul castello di poppa, cogli occhi intenti -a quel bianco, allorchè sentì una mano posarsi dolcemente sulla sua -spalla. - -— Non pare anche a voi, Arrigo, che sia Diana, lassù? — - -Così parlava Guglielmo; e Arrigo non gli rispose; ma si fe' rosso -in volto come una brace, vedendo scoverto il segreto della sua -contemplazione amorosa. - -Il popolo salutò festante i reduci vincitori; il focolare domestico -esultò di raccogliere a sè dintorno i suoi cari per la festa -tradizionale di Ceppo. In molte case furono pianti e sospiri; ma la -fede ha virtù di tergere le lagrime e di racconsolare i cuori, nella -speranza d'un ricongiungimento che più non patisca offese dalla fortuna -o dal tempo. E non erano martiri della fede, gli estinti? Non erano -saliti al cielo colla palma del trionfo? Questo ed altro di somigliante -disse il clero dai pergami, per modo che i superstiti si gloriarono -dei caduti, e la città tutta quanta si rinfiammò ad altre imprese per -l'anno vegnente. - -Messere Guglielmo recava per l'appunto lettere di Goffredo Buglione e -del patriarca Damberto ai consoli e al popolo tutto di Genova, nelle -quali, narrata la espugnazione d'Antiochia e di Gerusalemme, era fatto -invito ai Genovesi di accorrere in Terra Santa con più validi aiuti. -Come fossero accolte dal popolo, argomenti il lettore, riconducendosi -coll'animo a quei tempi e a quella novità d'imprese, in cui, -tornaconto, religione e carità cittadina avevano la sua parte. - -Nella assenza dei crociati, Genova s'era guasta colle discordie. -Nobili di prosapia romana, uomini nuovi saliti a possanza consolare, -altri venuti dal contado, quali investiti di feudi vescovili, quali -di feudi imperiali, mal potevano durare in pace, ove un più grave -negozio non fosse venuto a disviare le menti. Epperò, nel furiar delle -parti, s'era dismesso il consolato; che era il terzo d'indole laica -consentito alla città, poichè s'era liberata dalla intromissione del -vescovo nelle cose civili. Amico Brusco, Moro di Piazzalunga, Guido di -Rustico del Riso, Pagano della Volta, Ansaldo del Brasile, Bonomato -del Molo, essendo usciti di carica, il comando era divenuto una _res -nullius_, in preda ai più audaci, o ai più scaltri. Ma l'annunzio dei -fortissimi fatti, scaldando tutti i cittadini di nobile entusiasmo, li -ridusse prontamente a più fraterni consigli e i valentuomini sopradetti -tornarono di buon grado in ufficio. - -La nuova crociata fu bandita in città, senza mestieri di legati -pontificii; nel giro di pochi dì, ottomila uomini, il fiore della -gioventù genovese, pigliarono la croce, laonde fu mestieri allestire -ventisette galere. Fu questo l'esercito, ma, poichè giungevano d'ogni -parte pellegrini, desiderosi di accorrere in Terra Santa, alle galere -si aggiunsero sei navi onerarie, le quali andassero di conserva con -quella ragguardevole armata. - -E non contenti di andare eglino stessi, i Genovesi spedirono le lettere -gerosolimitane in volta per le città e castella di Lombardia, dove -tutti gli animi si accesero di pari entusiasmo, e laici e chierici, -il vescovo di Milano, il conte di Briandate, molti conti e marchesi -e grand'oste con essi, andarono per la via di Costantinopoli, dove -occorse loro ciò che vedremo più avanti. - -In città fu un grande rimescolìo, un'ansia, un'ebbrezza universale, -fino alle calende d'agosto del 1100. Sei mesi erano pur necessari -a tanti apprestamenti di guerra; che anzi è da dire, l'operosità -genovese, diventata proverbiale in processo di tempo, non aver mai -fatto più cose in più breve spazio di tempo d'allora. Invero, tutti -ardeano di fare, e tra i reduci dal conquisto di Gerusalemme e i -rimasti a casa era una gara nobilissima di scriversi alla seconda -impresa, e di aiutarla con ogni possa, perchè non patisse ritardo. - -Chi si doleva di tanta furia era il povero Anselmo, costretto a rimaner -tra le donnicciuole, a mondar nespole, siccome egli diceva, per cagione -della ferita toccata sotto le mura d'Antiochia. Quella ferita, se i -lettori rammentano, gli aveva lasciato un brutto sfregio dall'alto del -fronte fino al basso della guancia, e in quella istessa maniera che gli -dava ad ogni tratto molestia e gli impediva di tornare uomo valido in -Soria, già fin da quella prima spedizione gli avea tolto di proseguire -la guerra e di fare a Gerusalemme quel che aveva fatto ad Antiochia. -Fin d'allora, curato e rappezzato alla meglio, egli era stato -consigliato da messere Guglielmo, che molto lo amava, a tornarsene -coi primo sandalo che salpasse dal porto di San Simeone alla volta di -Genova; ma lui duro, incocciato a restare. - -— Non mi volete uomo d'armi? — diceva. — Orbene, tenetemi come un -servo, come un di quei cani senza nome, che seguono il campo, e un -tantino più utile di quelle povere bestie, le quali non sanno far -altro che leccar le scodelle ai vostri balestrieri, perchè io potrò -almanco mutarmi in cuoco e dispensiere, ed ammannirvi quel po' di cibo, -guadagnato con tanti disagi e stenti ogni giorno. — - -Nè ci fu verso di smuoverlo; così volle, così rimase, consentendolo il -suo gran capitano. - -Ed era egli, il povero balestriere, che, dolorandogli il capo -maledettamente per quello strappo non bene rammarginato ancora, si -pigliava il carico della mensa frugale dell'Embriaco, in quei lunghi -e fastidiosi giorni dello assedio di Sion. Bisognava vederlo, di costa -alla tenda, con tutte quelle bende intorno alla fronte, che lo faceano -parere da lunge un Saracino ribaldo, rattizzare il fuoco tra due -grosse pietre innalzate a foggia e dignità di fornello, e invigilar lo -schidione, e rimestare in un certo paiuolo fuligginoso i suoi orridi -manicaretti, che agli affamati guerrieri avevano a parere le più -ghiotte cose del mondo! - -Ma spesso occorreva (tanto è vero che l'uomo si stucca, perfino -dell'ottimo) che le dotte invenzioni d'Anselmo non ottenessero neanco -una parola d'encomio e che i suoi dozzinanti si lasciassero andare -a troppo fervide giaculatorie all'erbe, alle ortaglie, financo alla -cicerbita e al terracrèpolo della memorata Liguria. Fu questa per -giorni parecchi una spina al cuore del povero cuoco; ma come fare? -dov'erano a trovarsi i camangiari, in quegli aridi campi della Terra -Promessa? - -Basta, l'uomo è per natura ingegnoso e la necessità suole aguzzare -l'ingegno. Ora, Anselmo, a cui la necessità stringeva i fianchi, -tanto si rigirò, tanto corse, che finalmente scovò il fatto suo. -Dovunque fosse una pozza, un acquitrino, uno sgocciolo di rupe, anche -a doverselo trovare con ore ed ore di cammino, il nostro balestriere -correva, e raccattava erbucce d'ogni forma e sapore, le quali e' -sceglieva con molta cura e saggiava, innanzi di metterle a mazzo. E un -bel dì, tornati da sudare intorno a quelle torri di legno, che aveano -a far breccia nelle mura dell'assediata città, i commensali di messere -Guglielmo furono grandemente solleticati dalla vista e dalla fragranza -d'un certo miscuglio a guazzo, che arieggiava la famosa minestra -maritata, delizia dei figli di Giano, quando sono a casa, e loro eterno -sospiro, quando il cieco caso, o la ferrea necessità, li tien lontani -dalla cucina domestica. - -Quella volta, le lodi al cuoco furono universali e solenni; il grido -d'ammirazione e di giubilo poco mancò non si mutasse in _Tedeum_. -E a chi dei lettori notasse i miei crociati di grossolani appetiti, -risponderei che essi non erano da più, nè da meno degli eroi d'Omero, -gente cavalleresca se altra fu mai, pratica dello Stige come del latte -di Teti, o di Venere; uomini pei quali si scomodavano talvolta dai -seggi celesti Iride messaggiera e Minerva pugnace, ma che pure amavano -mangiare di tratto in tratto il loro quarto di bue, inaffiandolo con -quattro o cinque sorsate di quello di Samo. - -E pensate che anco il Buglione, il pro' Buglione, il pio Goffredo, -non si sarà pasciuto neppur lui di rugiada! Io so, per esempio, che -allorquando i commensali di messere Guglielmo già stavano seduti -all'umile desco, e adoravano il grato fumo della minestra che venia -scodellando Anselmo, il buon duca venne per caso a passare di là, e i -nostri valorosi, con quella cortese entratura che è consentita dalla -comunanza del vivere, lo trattennero e gli proffersero di partecipare -al frugale banchetto. - -Non poteva indugiarsi a lungo il duca, chè le necessità dell'alto -ufficio lo chiamavano oltre; ma volendo pure usar cortesia a quel -prode uomo dell'Embriaco, fe' sosta di pochi istanti, e dimandato di -quella novità dei camangiari, e saputolo, si degnò di assaggiarne, -soggiungendo nella sua lingua che la era una saporitissima cosa. - -Argomentate l'allegrezza e in pari tempo la confusione del cuoco. -Anch'egli volle dire la sua, in quella lingua che tutti, qual più, qual -meno, masticavano allora nel campo crociato; ma non gli venne altro -alle labbra se non questo: _Le preux Bouillon!... le preux Bouillon!..._ - -— _Hè bien, quoi d'étrange?_ — ripigliò il buon duca, percuotendo -amorevolmente la spalla allo sfregiato balestriere. — _Le preux -Bouillon!... a tâtè de ta soupe, et, foi de chevalier, il la trouve -excellente_. — - -Ciò detto, e tolto commiato da messere Guglielmo, inforcò prontamente -l'arcione e via a galoppo, mentre Anselmo, che non capiva nella pelle, -andava tuttavia ripetendo: _le preux Bouillon! le preux Bouillon!_ - -Dopo quel giorno, quando occorreva che i commensali dell'Embriaco -volessero dal cuoco quel tale miscuglio innominato d'erbucce, non -c'era che a dirgli:_ preux Bouillon_! ed egli capiva senz'altro. -Questa è, lettori, l'origine del _preboggion_, che io metto qui in -vernacolo genovese, non essendoci nella lingua italiana il vocabolo -corrispondente, a dinotare questa mala minestra di bietole, cappucci -bislacchi, prezzemolo ed altri camangiari d'ogni generazione, mescolati -col riso, ch'è un vero guazzabuglio; e ciò per l'appunto significa la -parola preboggion, almeno in traslato. - -Questa è l'origine, ho detto; ma badate, le mie parole non sono -evangelio, e tutti, ahimè, siamo fallibili in questo povero mondo. - -E adesso, dati gli spiccioli della prima spedizione dei Crociati -genovesi, che già avevamo narrata in di grosso, ci asterremo dal -raccontarvi la seconda, a cui si conviene altro storico, che non starà -molto a giungere in scena. - -Si aggiunga che il tempo stringe. Diana è già scesa dall'alto della -torre, donde per la seconda volta ha veduto giungere a riva le galere -della Croce; e Guglielmo Embriaco, questa volta vincitore di Cesarea, -e senza aiuto d'altre braccia, all'infuori delle genovesi, scende a -terra dinanzi alla porta di San Pietro, in capo al Mandracchio, tra gli -evviva di tutto un popolo accalcato, sulla curva spiaggia, arrampicato -su per le antenne delle navi, appollaiato sul ciglio delle mura. - -L'ingresso in città volle il suo tempo. Egli non era agevole, con -tutta quella ressa di popolo festante, condurre speditamente entro -le mura ottomila uomini; chè tanti n'erano tornati incolumi da quella -seconda impresa di Terra Santa. Messere Guglielmo, lasciata una parte -dei marinai a custodia delle galere, pigliati con sè i maggiori e una -scorta pei camelli, che doveano portare al vescovo la decima delle -prede di guerra ed altri preziosi donativi alla chiesa e al comune, -aveva dato licenza a tutti gli altri di sparpagliarsi a lor posta, -e tornarsene ognuno alle case sue. Senonchè, nessuno aveva usato -di quella liberalità del capitano, quantunque a tutti la famiglia -premesse, e ognuno portasse con sè, spoglie opime della vittoria, due -libbre di pepe e quarantotto soldi di pittavini (così detti perchè -coniati nel Poitou, là dalle parti di Francia) che non erano una -spregevol moneta, dacchè ogni soldo era d'oro e quarantotto di quei -soldi facevano una libbra e due oncie di quel nobilissimo metallo. - -Il bottino era stato lautissimo in Cesarea, come può rilevarsi dal -conto di quelle ottomila parti, alle quali bisognerà aggiungere quelle -dei comandanti, il quinto assegnato alle galere e la decima prelevata -pel vescovo. Nè, se ottimi erano i pittavini, il pepe era da meno. -Derrata preziosa oggidì, bene aveva ad essere preziosissima in quei -tempi, chè essa era di tanto più rara, e la si mettea da pertutto, a -conforto di più saldi palati che ora non siano in Europa. - -A farla breve, i nostri crociati non avevano a lagnarsi della -fortuna, e considerato il prezzo dell'oro in quel secolo, poteano -anche consolarsi d'aver faticato un anno per la gloria. Nè quello era -il tutto, dappoichè la presa di Cesarea ben altro aveva fruttato ai -Genovesi; e ne faceva solenne testimonianza un camello, più gelosamente -custodito degli altri, la cui soma, ravvolta in un drappo di Balsòra, -dovea racchiudere alcun che di maraviglioso. - -Ma di cotesta meraviglia lascieremo le primizie ai consoli e al vescovo -Airaldo, i quali attendevano in pompa magna l'Embriaco; queglino alla -porta Marina, insieme coi maggiorenti della città; questi, coi suoi -diaconi, sotto il vestibolo della gran chiesa di San Lorenzo. La era -una festa, una solennità, che mai la maggiore, nemmeno per l'arrivo -delle ceneri del Battista, ottenute tre anni addietro, siccome ho -raccontato. Epperò s'intenderà come i reduci soldati dell'Embriaco non -avessero voluto saperne d'andarsene spartitamente alle case loro, e si -fossero tenuti in ordinanza, per esser parte di quel trionfo massimo -che Genova preparava ai suoi figli. - -Ed era bello il vederli, abbronzati dal sole di Palestina, sfilare in -lunghi drappelli rilucenti e sonanti dalla Porta Marina alla piazza che -fu poscia dei Banchi, dinanzi all'antica chiesuola di San Pietro, in -mezzo alla moltitudine che si accalcava plaudente sul loro passaggio, -che irrompeva gridando da ogni via, che si affacciava dai veroni, che -appariva dalle altane, che s'aggrappava ai comignoli dei tetti, pur -di vedere, di salutare con un evviva i crociati genovesi. Viva San -Giorgio! gridavano i soldati, rendendo al fortissimo barone, come lo si -chiamava in quei tempi, l'onore delle loro vittorie; viva San Giorgio! -e commossi dal plauso popolare, alzavano in aria, percuotevano l'una -contro l'altra, le balestre, le lancie, le spade. Intanto le campane -delle venti chiese di Genova (chè tante ne aveva allora edificate -la pietà cittadina) suonavano confusamente a festa, ed era tutto uno -scampanìo, un grido, un frastuono, in mezzo al quale non fu pur dato -di udire la tromba del cintraco, che annunziava la presenza dei consoli -sulla gradinata di San Pietro alla Porta. - -Ma bene lo udì messere Guglielmo, che modesto in tanta gloria, e -schermendosi come meglio poteva dalla ressa degli ammiratori, procedeva -primo tra tutti, badando ad ogni cosa e ad ogni cosa provvedendo, -giusta il debito di buon capitano. Giunto egli sulla piazza e veduti i -consoli raunati sotto il vessillo del comune, corse loro incontro; essi -del pari incontro a lui, chè non volevano esser vinti in cortesia, e -tutti, l'un dopo l'altro, vollero stringerlo al seno e baciarlo su ambe -le guancie, Amico Brusco, Mauro di Pizzalunga, Guido di Rustico del -Riso, Pagano della Volta, Ansaldo del Brasile e Bonomato del Molo. - -Indi, precedendo i consoli, e messere Guglielmo tra essi, la schiera -s'inoltrò per la via dei Fabbri, donde, svoltata in Campetto, salì -per la via degli Scudai, che metteva alla piazzetta di San Lorenzo. Fu -colà un entusiasmo da non dirsi a parole; quei bravi artefici erano in -visibilio; ritti sulle soglie delle loro botteghe, ammiravano quelle -maglie, quelle targhe e quegli elmetti, opera loro, e applaudivano, e -n'aveano ben donde. Di quelle armature che passavano dinanzi a loro, -nessuna vedevasi sana; segno che il soldato avea fatto il debito suo, -combattendo, e l'armatura del pari, poichè, con tutti quei danni, avea -pur restituito incolume il suo possessore. - -Qui raddoppiarono gli evviva a San Giorgio, che certo ebbe a sentirne -il rimbombo dal cielo; e assai lungamente, imperocchè, per un'ora, se -non forse di più, quelle grida echeggiarono. Nè poteva esser diverso, -chè il corteggio era lungo oltremodo, non pure pel numero de' Crociati, -ma eziandio delle loro salmerie e di quelle strane bestie gibbose -che recavano la parte del bottino dovuta alla Chiesa. Gli ultimi -erano tuttavia alla porta Marina, che già messere Guglielmo saliva la -gradinata di San Lorenzo e sotto il vestibolo del tempio maggiore di -Genova era accolto tra le braccia del vescovo Airaldo. - -Qui sarebbe il caso di sciorinare un po' di erudizione ammuffita -intorno alla prima fra le cattedrali italiane, che, sebbene non fosse -ancora tanto ampia nè tanto vistosa come appare ai dì nostri, era già -allora una cosa compiuta, coi suoi tre portali a sesto acuto, che -sfondavano in mezzo a fasci di colonnette di marmi svariati, quali -avvolte a spira, quali ritte a sembianza di pali, che salissero a -sostenere un pergolato. Ma queste cose oramai le si leggono in tutte -le guide, ed io me ne lavo le mani, da gran signore, nel catino di -Cesarea, preziosissimo tra tutti i doni che Guglielmo Embriaco ha -recato alla patria. - -Vi ho detto per l'appunto di un certo cammello, la cui soma era -coperta da un drappo di Balsòra. Il gran capitano aveva chiuso là -dentro una scodella di smeraldo, trovata coll'altre ricchezze nel -sacco di Cesarea, e creduta comunemente un avanzo del tesoro di Erode -Ascalonita, quel tale che ordinò la memoranda strage degl'innocenti. -Era voce che in quella scodella il Nazareno avesse mangiato l'agnello -pasquale; la qual cosa, se vera, non si accorderebbe troppo col -ritrovamento del prezioso cimelio in Cesarea e colla sua leggenda -erodiana. - -La vista di quella gemma smisurata fece inarcare le ciglia al buon -vescovo, ai diaconi e ai consoli radunati sotto il vestibolo del -tempio. Che si fa celia? Una meraviglia di smeraldo simile non si era -mai veduta a Genova, nè altrove; e nessuno aveva presente il testo di -Plinio, dove dice di smeraldi anco più grossi e più finamente lavorati, -per toglier pregio a quel vaso, d'un bel verde trasparente, ottagono e -largo almeno tre spanne. «Il quale nondimeno (è Monsignor Giustiniani -che parla), se fosse quello dell'agnello pasquale di Cristo, la quale -cosa io non nego nè affermo, ovvero che in esso da quell'evangelico -Nicodemo fosse stato riposto al tempo della Passione il prezioso -sangue del Salvator nostro, come pare, secondo alcuni, che si legga -negli annali degli Inglesi, saria da preporre a tutti gli smeraldi -_etiam_ coadunati insieme, e a tutte l'altre gioie e tesori che mai si -trovassero nel mondo.» - -Ma basti di ciò. Il famoso smeraldo, rapito sul finire del secolo -scorso dagli agenti dell'Impero francese, si ruppe in viaggio, e si -dimostrò qual era veramente, un catino di vetro colorato. Ragione per -cui i rapitori non fecero poi tante difficoltà a restituircelo. - -La tarda scoperta non deve far ridere i nepoti irriverenti alle spalle -di messere Guglielmo Embriaco e di tutti i suoi contemporanei, che -credettero nella preziosità del sacro catino. Scemato il valore venale -di questa reliquia, essa rimase (lo dirò coll'Alizeri) un meraviglioso -esempio dell'antico magistero nella vetraria; e non iscade per nulla il -pregio che gli è derivato dall'antichità e dalla storia. - -— Richiama pure il tuo servo, o Signore, — esclamò il vescovo Airoldo, -levando le palme al cielo, innanzi di abbracciare l'Embriaco, — perchè -gli occhi miei hanno veduto il tuo nuovo trionfo. - -— Padre mio, — rispose Guglielmo, — coll'aiuto di Dio i Genovesi -compiranno altre laudabili imprese, e avranno mestieri perciò delle -vostre benedizioni. - -— Noi siamo impazienti, — soggiunse uno dei consoli, — di udire dalle -vostre labbra, messere Guglielmo, il racconto della spedizione che ha -fruttato tanta gloria e tante ricchezze alla patria. - -— Non dalle mie, messer Pagano della Volta; — rispose l'Embriaco. — È -qui tra i miei cavalieri un giovane, che sa molto di lettere, ed ha già -scritto un cenno delle cose da noi operate; e voi dovete conoscerlo. - -— Io? ditemi il suo nome, vi prego. - -— Un vostro congiunto, nato da vostra sorella Giulia e da Rustico di -Caschifellone. Caffaro, — proseguì messer Guglielmo, volgendosi alla -brigata di gentiluomini che lo aveva seguito sotto il vestibolo, — -mostrate a vostro zio, e agli altri onorandissimi consoli, che Genova -avrà quind'innanzi uno storico delle sue gesta, e uscito dalle file dei -suoi migliori soldati. - - - - -CAPITOLO VII. - -La presentazione del primo annalista di Genova. - - -Le parole di messer Guglielmo Embriaco fecero inventar rosso come -una fravola il viso d'un giovane, a mala pena ventenne, che era nella -sua comitiva. Consideriamolo un tratto, mentre gli occhi di tutti gli -astanti sono rivolti su di lui. - -Il giovane vestiva come tutti gli uomini d'arme del suo tempo: camicia -di maglia d'acciaio, che scendeva fino al ginocchio, e cappuccio, -anch'esso di maglia, arrovesciato sugli omeri, perchè non aveva -elmo, ma in quella vece una semplice berretta d'ormesino rosso, donde -uscivano in lucide anella i capegli biondi, incoronando un viso più -allungato che tondeggiante, ma così fresco e gentile, che sarebbe -parso di fanciulla, se le guancie e il labbro superiore, coi primi -peli morbidi ond'erano ornati, non avessero fatto alla bella prima una -testimonianza contraria. Del resto, lo si poteva credere un guerriero, -che avesse vergogna di mostrarsi tale in mezzo a tante facce d'uomini -prodi, abbronzate dal sole dei campi di battaglia e fatte ruvide dalla -vita sul mare, alla spruzzaglia dei marosi e al fischio dei venti; -perchè, come l'elmo era messo da banda, così anche la maglia si teneva -nascosta sotto una tunica di lana bianca, ornata sul petto di una -modesta croce vermiglia. - -All'invito di messer Guglielmo, accolto da lui come fosse un comando, -il giovane uscì fuori dal gruppo, andando alla volta dei consoli. - -Pagano si mosse incontro a lui e lo baciò su ambedue le guance; indi, -tenendolo stretto fra le sue braccia e guardandolo amorevolmente negli -occhi, gli disse: - -— Eccoti qui, ragazzo mio! Sei partito fanciullo e torni uomo. Sarà -felice tua madre, quando ti vedrà salir l'erta di Caschifellone! - -— Ah, non sono a Genova, i miei? — chiese il giovane, leggermente -turbato dalle ultime parole di suo zio. - -— No, sono in Polcevera. Il castellano ha gli obblighi del suo ufficio, -che passano avanti a ogni cosa. - -— È giusto; — disse il crociato. — Partirò dunque subito, se voi e -messere Guglielmo me ne date licenza. - -— Pare che ti rincresca; di' su! — gli susurrò nell'orecchio lo zio. — -Avresti per avventura qualche bel viso di donna da rivedere? - -— Zio! - -— Eh, non ti far rosso, via! Che cosa ci sarebbe di male? - -— Sì, ho per l'appunto da vedere... qualcheduno; — rispose il giovine -tutto confuso. - -— Qualcheduna, vorrai dire. - -— E sia, qualcheduna, ma non per me. Ho una imbasciata da fare. - -— Fàlla prima e poi corri da' tuoi. - -— Poterlo! — mormorò il giovane. — Non conosco la donna a cui debbo -parlare. - -— Che cosa mi narri tu ora? - -— Storia pretta, mio zio. - -— A proposito di storia, non dimentichiamo che ci hai da leggere -quella delle vostre prodezze in Terra Santa; — ripigliò Pagano della -Volta, alzando la voce, poichè i suoi colleghi di consolato si erano -avvicinati per stringere la mano al suo valoroso nipote. - -— A voi dunque, messer Caffaro di Caschifellone; — disse il console -Amico Brusco, uno dei sette figli di Guido Spinola e perciò fratello -dell'Embriaco; — leggete il racconto delle imprese a cui avete -partecipato. Il santissimo Airaldo ve ne prega, e i consoli tutti, per -mia bocca, ugualmente. - -— Qui? — balbettò il giovane, facendosi piccin piccino nella sua cotta -di maglia. - -— E perchè no? — disse un altro personaggio, grave all'aspetto, che -era il diacono Sallustio, consigliere del vescovo. — Tutto quanto voi -narrerete, messer Caffaro, è gloria della croce, ed è ragione che si -ascolti nella casa di Dio. — - -Un mormorio di approvazione accolse le parole del vecchio Sallustio. -La cosa non dee recare meraviglia ai lettori, se ricorderanno che il -duomo di San Lorenzo, essendo una cosa medesima col Comune, era appunto -il luogo da ciò. Diventato secolare il governo, i consoli, tuttochè -non fossero più gli scabini del vescovo, in ossequio alla sua venerata -autorità usavano amministrare la giustizia e tenere i parlamenti sotto -il vestibolo del tempio. - -Colà, all'ombra della graticola di marmo, su cui era raffigurato il -martire Lorenzo, si facevano adunque i decreti consolari, si ricevevano -gli atti di cittadinanza e di vassallaggio di principi e popoli, -si davano le investiture, si manomettevano i servi, si pubblicavano -le leggi a suon di tromba dal cintraco, si deliberavano le imprese, -si bandivano le guerre, si conchiudevano le paci, si stringevano le -alleanze, si celebravano le vittorie. - -Aggiungerò che il Duomo di San Lorenzo era compreso in ogni trattato, -che i feudatarii e i vassalli giuravano fedeltà ed obbedienza ad -esso, e che in ogni disposizione testamentaria dovevasi rammentar la -sua fabbrica. Fu insomma il monumento più glorioso del nuovo Comune, -ordinato sugli avanzi della curia romana e della barbarie feudale, -e durò a lungo come il palladio della libertà genovese. Le sue case -contigue e le sue torri, se occupate, davano il dominio di tutto lo -Stato agli occupatori; e i Ghibellini più d'una volta minacciarono -d'appiccarvi il fuoco. Ma forse prevalse la reverenza ad un miracolo -dell'arte italiana, prevalse quel culto della forma, che s'infiltra a -poco a poco negli animi più rozzi, _nec sinit esse feros_. - -Il giovane Caffaro, così caldamente pregato dai maggiorenti della -città, pose mano al suo cartolaro; e alla presenza del vescovo, dei -consoli e dei capitani, lesse la sua narrazione, semplice, disadorna, -ma veritiera e scevra di tutte quelle esagerazioni che la pedissequa -cura degli esemplari antichi doveva ficcare nel latino di quattro -secoli dopo. - -È questo un dirvi chiaro che il racconto del giovine gentiluomo era -dettato in quella lingua, giusta il costume d'allora. E perchè riesca -chiara anche la narrazione dei fatti, io vi compendierò lo scritto -in volgare, avvertendo che questa, se Dio vuole, sarà l'ultima -indigestione di storia che farete per colpa mia. - -Si torna indietro fino al capitolo sesto, dove ho già detto delle -ventisette galere partite nel 1100 per la seconda spedizione di Terra -Santa, con sei navi cariche di pellegrini d'ogni nazione. Giunti nel -porto di Laodicea, città della Siria e soggetta ad Alessio imperatore -di Costantinopoli, vi si trattennero per tutta la seguente invernata. -Morto era il pio Buglione di peste, nel mese di giugno, non essendo -vissuto che un anno nell'amministrazione del regno di Gerusalemme. Ed -essendo ridotto in ischiavitù Boemondo, figlio a Roberto Guiscardo, -duca di Puglia, que' paesi, conquistati con tanta fatica ai Saracini, -erano abbandonati in balìa di sè stessi. Li ebbero in tutela i -Genovesi, che si può dire capitassero davvero in buon punto; e -d'accordo col vescovo Maurizio, legato del Papa, mandarono a Baldovino, -fratello dell'estinto Goffredo e a Tancredi, cugino di Boemondo, perchè -assumessero, quegli, la corona di Gerusalemme, questi il principato di -Antiochia. Consentì Baldovino, a patto che i Genovesi lo aiutassero. -E così avvenne che, cavalcando alla volta di Sion, incontrati tremila -Saracini, nel distretto di Bairut, li ruppe e procedette senz'altro -contrasto fino a Gerusalemme. - -Arrideva la fortuna ai Genovesi. Nella quaresima dello stesso anno 1101 -partivano essi di Laodicea, colle galere, le navi e tutto l'esercito, -costeggiando le città marittime infino a Caiffa, anticamente denominata -Porfiria, che era de' Cristiani. Colà, per un violento fortunale, -tirarono le galere in terra; il che tolse loro di potersi misurare, -come avrebbero voluto, coll'armata del Soldano d'Egitto, forte di -quaranta vele, che, sbattuta dal vento impetuoso, passò davanti alla -costa, andando fino al porto di Ascalona. - -Messer Guglielmo Embriaco rammentava ancora il primo incontro avuto -cogli Egiziani, e volendo ricattarsi della perdita di due galere, che -ho già raccontato ai lettori, fece quella medesima notte prendere il -mare ad una parte dei suoi legni, per dar caccia al nemico. Ma fu tanta -la rabbia del mare, che, giunti alle viste dei Saracini e già disposti -a far arme in coperta, ne furono separati senz'altra speranza, e -l'armata nemica ebbe campo a salvarsi. - -— Sarà per un'altra volta! — disse l'Embriaco. E celebrata nelle acque -di Porfiria la festa della domenica delle Palme, navigò verso Joppe; -nella quale città gli venne incontro il re Baldovino colle bandiere -spiegate e salutò l'armata e l'esercito con alto suono di trombe. - -Colà, tirate in secco le navi, si sbarcarono i cavalieri e le ciurme. -Baldovino volle i suoi Genovesi a Gerusalemme, dove entrarono, per la -seconda volta il mercoledì santo, e dove, poi ch'ebbero digiunato tutto -il giorno e la notte sopra il sabato, si recarono a visitare il Santo -Sepolcro, aspettando che dal cielo, come era fama, si facesse scorgere -in quel dì il lume di Cristo; fuoco miracoloso «disceso visibilmente -dal cielo, il quale si vedeva accendere tutte le lampade che sogliono -stare appese intorno al sepolcro.» - -Ma per tutto quel giorno, nè la notte appresso, il santo lume non -si mostrò, quantunque tutti lo dimandassero con lagrime, sospiri -e _Kirie eleison_ a perdita di fiato. Il patriarca Damberto, già -vescovo di Pisa, li esortò allora a recarsi tutti nel tempio di -Salomone, imperocchè Dio aveva promesso di consentire ogni dono a chi -lo supplicasse con mondo cuore sull'ingresso del tempio. Andarono, a -piedi scalzi, divotamente pregando, visitarono il tempio, chiedendo -l'aspettato miracolo, a conforto della pietosa curiosità, indi -ritornarono al Santo Sepolcro. L'accenditore era pronto e i nostri -buoni antenati ebbero la grazia. Il vescovo Maurizio e il patriarca -Damberto furono i primi, come era giusto, a veder scendere il lume in -due lampade, che sogliono stare nell'ultima camera del Santo Sepolcro. -«E diffusa la voce per la città, poichè la maggior parte erano andati a -desinare, subito ognuno corse al tempio del Santo Sepolcro, e in quella -meridiana luce furono vedute essere accese le sedici lampade che erano -di fuori intorno al Santo Sepolcro, l'una dopo l'altra; e si vedevano a -modo d'un fumo affogato ed ardente, che veniva dal cielo, ed ascendeva -per l'acqua e per l'olio insino allo stoppino della lampada, e facevalo -scintillare tre volte, e restava il lucignolo acceso.» - -Non sono io che racconto; è Caffaro giovinetto e pieno di fede. - -Dopo ciò, andarono i Genovesi alla visita dei santi luoghi. Videro -il Giordano e tornarono a Joppe; con Baldovino deliberarono la -espugnazione di Tiro (Assur, dicevano allora), e la condussero a buon -fine in tre giorni. Poscia, nel mese di maggio andarono le galere -coll'esercito all'assedio di Cesarea, detta anticamente Torre di -Stratone, poi Cesarea, in onore di Cesare Augusto, da Erode che la -riedificò, in ultimo Flavia da Vespasiano, che la fece colonia romana. -Tirati i legni alla riva, i Genovesi occuparono di primo impeto il -paese e stettero accampati nei giardini e negli orti insino alle mura -della città. Intanto, colla usata diligenza, si diedero a fabbricare -castella di legname ed altre macchine, per condurre innanzi l'assedio. - -Impensieriti da quella vista, i Saracini mandarono due messaggieri, con -parole di pace. - -— La vostra legge, o Cristiani, non proibisce ella di uccidere uomini -fatti a somiglianza di Dio, e di pigliare la roba d'altri? E nondimeno, -voi, che siete maestri e dottori della legge cristiana, comandate alle -vostre genti di uccider noi e di usurpare la roba nostra! — - -Così cavillavano i Saracini. Ma udite come rispondesse di trionfo il -patriarca. - -— Noi non vogliamo già usurpare l'altrui, ma ricuperare la terra che -fu dell'apostolo San Pietro e che appartiene a noi, come suoi vicarii -e successori. Per quanto è dell'uccidere, Dio vuole che sia fatta -vendetta, col coltello e colla spada, di chi fa contro alla sua legge. -Lo ha detto il profeta: «A me si appartiene la vendetta, ed io sarò -il pagatore; a me si appartiene far piaga e sanarla, e non è chi possa -campare dalle mie mani.» E perciò brevemente vi diciamo che abbiate a -restituire la città, e sarannovi salvate le persone e le robe; se no, -Iddio vi ferirà col suo coltello, e sarete morti giustamente. — - -Recata questa intimazione in città, si riconobbe che con simili -avvocati non c'era a far altro. Il Cadì, capo civile della terra, -avrebbe voluto arrendersi, per salvare le robe. Ma per contro, l'Emiro, -che era il comandante militare, gridò che innanzi di render la terra -voleva si provassero le spade dei suoi uomini con quelle dei Genovesi, -sperando egli di far partire questi ultimi dall'assedio, e con loro -grande vergogna. E prevalse, com'era naturale, il consiglio dell'Emiro. - -Udita questa risoluzione, che gli parve arrogante oltre ogni credere, -il patriarca arringò l'esercito. - -— «Venerdì prossimo, che è il giorno della Passione, la mattina per -tempo, dopo che ciascuno di voi avrà comunicato e ricevuto il corpo e -il sangue del Signore, senza castella e senza macchina alcuna, con le -sole scale delle galere, salirete sulle mura; e se avrete fede che, non -per virtù vostra, ma per grazia di Dio dobbiate aver vittoria della -città, io vi annunzio e profetizzo che, prima dell'ora di sesta, Dio -onnipotente darà in vostra mano la città, gli uomini, le ricchezze ed -ogni altra cosa che essa contiene.» — - -Parlava l'entusiamo, non l'arte, e molto meno il senno militare. Ma per -allora non era il caso di aver contraria opinione. Guglielmo Embriaco, -pensandoci su quel tanto che può correre dal lampo al tuono, accettò -l'invito del Pisano, ma a patto di essere il primo a tentare l'impresa, -forse per non assistere allo sbaraglio de' suoi, se falliva. Il vescovo -aveva a mala pena finito di parlare, che egli secondò con infiammate -esortazioni l'audace proposito, facendo giurare l'esercito che lo -avrebbe immantinente seguito all'assalto. - -— Con voi, capitano, alla morte e alla gloria! — gridò Arrigo da -Carmandino, a cui fecero eco tutti i suoi generosi compagni. - -— Orbene, andate alle galere, spiccate le scale di fuori banda e -venite. Nessun invito ha da essere tenuto più prontamente di questo, -che ci ha fatto il patriarca Damberto. — - -Corsero le ciurme; tolsero le scale dai bandinetti, e via di corsa, a -braccia tese, fino a' piè delle mura, circondati da numeroso stuolo -di cavalieri. Guglielmo Embriaco, Testa di maglio, era il primo di -tutti. Armato di corazza, di lancia e di spada, pose il piede sulla -prima scala che fu accostata al muro, e si inerpicò veloce di piuolo -in piuolo, senza pure munirsi di scudo, contro le frecce, i sassi e la -rena infuocata, che gli avventavano sopra i nemici. L'elmo di ferro, e -più la fortuna, schermì l'animoso condottiero, che giunse ad afferrare -la merlata, mentre la scala, non potendo sostenere il gran numero di -coloro che seguivano, si rompeva, facendo cadere quei volenterosi nel -fosso. - -— Sire Iddio! — gridò il Carmandino, rizzandosi a stento sulle -ginocchia. — L'ho detto io, che si saliva in troppi! - -— Vi siete fatto male, Arrigo? — chiese una voce accanto a lui. - -— Chi siete? Ah, il giovine Caffaro! Bravo, eravate dei primi anche -voi? Non è nulla, vedete; un po' di stordimento e nient'altro. Animo, -su, a quell'altra scala! Purchè giungiamo in tempo, e non accada -disgrazia al capitano, che deve esser rimasto solo lassù. — - -Era proprio mestieri che volassero al soccorso. Trovatosi solo ed -incolume sul parapetto, Guglielmo Embriaco pregò Iddio che si degnasse -di aiutarlo; siccome era uomo da poter fare due cose ad un tempo, menò -attorno la lancia, atterrando i primi che gli capitarono sotto. Una -torre sorgeva lì presso, e l'Embriaco vi corse a riparo. Ma appunto -allora ne usciva un Saracino, che gli si avvinghiò al petto, tentando, -se gli veniva fatto, di soverchiarlo. Era una bisogna difficile assai, -e alle prime strette che diede l'Embriaco per svincolarsi da lui, il -Saracino ebbe a domandargli mercè. Gittata la lancia, inutile in quel -frangente, messere Guglielmo aveva afferrato il nemico per un braccio, -e così forte, che a quell'altro parve di esser còlto da una tanaglia di -ferro. - -— Signore, te ne prego; — gridò egli allora con accento -compassionevole; — lasciami andare e sarà meglio per te. - -— In che modo? — chiese l'Embriaco, che non coglieva il senso di quella -esortazione. - -— Perchè i miei compagni verranno a liberarmi, o a vendicarmi: — -rispose il Saracino; — e tu non farai in tempo ad entrar nella torre. - -— Ragioni diritto! — esclamò Guglielmo. — Va dunque, e trova un altro -che ti perdoni la vita, come io te la perdono. — - -Così dicendo, lentò la stretta, sicchè il nemico potè sfuggirgli di -mano. E corse, non dubitate, come se avesse le ali alla calcagna, e -temesse lì per lì un mutamento di proposito. - -L'Embriaco già pensava a tutt'altro. La torre non era alta ed egli -poteva sperare di giungere in pochi istanti alla sommità, donde avrebbe -potuto vedere più largo spazio di mura. Incontanente vi entrò, salì in -furia i due piani che mettevano alla piattaforma, e assicuratosi che -nessuno dei difensori aveva ancora potuto seguirlo lassù, si fece al -ballatoio, per guardare dalla parte del fosso, come volgessero le sorti -della battaglia. - -Poco lunge di là si combatteva aspramente. Un manipolo di cavalieri -aveva afferrato il ciglio delle mura e vi si teneva saldo, quantunque -i Saracini facessero ogni sforzo per ricacciarlo indietro. Messer -Guglielmo intese allora perchè lo avessero lasciato libero lui, -occupati com'erano a respingere i nuovi e più numerosi assalitori. - -— Su, Genova, su! in nome di san Giorgio! — gridò egli allora, levando -la spada e facendola balenare davanti agli occhi de' suoi, che avevano -appoggiate le altre scale alla muraglia. — La città è nostra! - -— Guglielmo Testa di maglio! Testa di maglio è padrone delle mura! — -gridarono mille voci dal basso. — Animo, alla scalata! — - -E infiammati così dalle loro stesse parole come dalla vista del capo, -fecero impeto su per una ventina di scale ad un tempo. Tutte quelle -file d'uomini, erette e minacciose come i serpenti di Tenedo sulla -spiaggia di Troia, strisciarono lungo le mura, le involsero sotto -un tessuto di lucide scaglie, che erano le loro targhe scintillanti -al sole, ed afferrata la cima, si riversarono dentro, quasi senza -combattere. Fu male che la città avesse una doppia cinta di mura, -perchè pochi ardirono di resistere laggiù, parendo a tutti più facile -di custodire utilmente un cerchio più stretto. Così ragionava la -prudenza negli uni, la paura negli altri. - -Con quello sforzo simultaneo da molte parti, i Genovesi penetrarono in -Cesarea, ma senza giungere in tempo per entrare nella seconda cinta, -alle spalle dei difensori. Le vie strette e tortuose avevano impedito -ai valorosi di raccapezzarsi alla lesta e di inseguire in numero -sufficiente il nemico. Bene tentarono l'impresa i primi arrivati, ma -senza pro, e la scortese saracinesca si chiuse con grande frastuono -davanti agli audaci, mentre solo alcuni di loro, che si potrebbero -chiamare i temerarii, erano riusciti ad entrare, proprio alle calcagna -dei fuggenti. - -Caffaro rimase nel numero degli audaci, fuor della cinta, ai piedi -della saracinesca, che era stata calata in quel punto. La fortuna lo -aveva assistito; eppure egli si dolse amaramente di non esser giunto -prima, perchè tra gli animosi che lo precedevano, e che avevano pagata -così caramente la gloria d'essere andati avanti a tutti gli altri, -c'era l'amico suo, il suo compagno di scalata, Arrigo da Carmandino. - -Povero Arrigo! Certo egli presentiva una disgrazia, quel giorno; poichè -nel salir sulle mura, mentre erano a poca distanza dalla merlata, -rivolgendosi a Caffaro, che gli si stringeva al fianco, mettendo il -piede sui piuolo abbandonato da lui, gli aveva detto: - -Amico, ve ne prego, se io muoio, dite a madonna Diana che ho pensato a -lei nell'ultim'ora, e che l'anima mia, con licenza di nostro Signore, -a cui mi raccomando, andrà a dirle tutto l'amore ch'io le ho portato -vivendo. — - -E Caffaro gli aveva risposto: - -— Amico mio, che pensieri son questi? Per l'onor vostro e di Genova, -come pel trionfo della croce, vivrete. - -— E sia; accetto l'augurio; ma voi dovete promettermi... - -— Tutto quel che vi piace io prometto; — interruppe Caffaro. - -— Grazie; — ripigliò il Carmandino, respirando. — Ed ora, torniamo -uomini! — - -Il resto è noto. Pochi momenti dopo erano giunti sulle mura e avevano -fatto prodigi di valore. L'Embriaco, calato dalla torre, donde aveva -chiamato la sua gente all'assalto, si fece sollecito a collegarli, a -mano a mano che balzavano dentro, per piantarsi saldamente sul baluardo -conquistato. Frattanto Arrigo da Carmandino, trascorrendo animoso ad -inseguire i fuggenti, era stato côlto, come ho detto, entro la seconda -cinta di mura. - -Quando lo seppe Gandolfo del Moro, sempre fido seguace di messer -Nicolao e suo consigliere malaugurato, il cuore gli diede un balzo per -allegrezza. - -— Ah, fosse morto! — pensò. — Di solito, questi cani infedeli non -perdonano la vita ai prigioni. Madonna Diana, o ch'io m'inganno a -partito, o questa le vendica tutte, e messere Arrigo il bello avrà -finito di vogarmi sul remo. — - -Guglielmo Embriaco udì dalle labbra del giovine Caffaro la mala sorte -del suo prode aiutante, ma non ebbe tempo a rammaricarsene. Già, io -porto opinione che gli uomini d'allora piangessero poco, e lo argomento -da ciò, che molte altre cose non facevano essi, per le quali noi siamo -venuti a mano a mano in così fastidiosa eccellenza; verbigrazia il -parlare. Per contro, operavano molto; laonde, se la retorica ci ha -perso, la storia ci ha guadagnato un tanto. Ne siano ringraziati gli -Dei. - -Desideroso più che mai di operare, l'Embriaco andava girando con -occhio scrutatore intorno alla seconda cinta di mura, donde gli -apparivano i nemici preparati ad una resistenza feroce. Già un primo -tentativo di scalata era stato respinto, tra perchè gli assalitori -erano in pochi e perchè messer Guglielmo non c'era, ad incuorarli colla -voce, ad infiammarli coll'esempio. Anche i Saracini respiravano più -liberamente, quando non avevano davanti agli occhi quel capitano dalla -fulva capigliatura e dallo sguardo leonino, che essi ravvisavano così -facilmente, anche da lunge, alle membra poderose e al corto mantello -bianco, segnato dalla croce vermiglia che gli svolazzava a guisa di -clamide romana sulla corazza di ferro. - -Così correndo intorno alle mura, il valoroso Testa di maglio aveva -veduto il fatto suo, e imbattutosi in Ugo suo figlio, mentre Caffaro -gli veniva raccontando il triste caso di Arrigo da Carmandino, mostrò -di non avere inutilmente speso il suo tempo. - -— Non temete! — diss'egli, conchiudendo il suo dialogo col giovine -Caffaro. — Se non l'hanno ucciso, vedremo di liberarlo, e ben presto. -Guardate là, verso tramontana, come vanno salendo le mura? La collina -non è alta, nè ripida l'ascesa; voi, del resto, con una cinquantina di -uomini risoluti che condurrete da quella parte là, non dovete subito -andar sotto al muro, ma girare alle falde dell'eminenza, fino a tanto -non avrete veduto una macchia d'olivi, donde meglio coperti giungere -al colmo. Lassù, proprio accanto al muro, è una vecchia palma, i cui -rami pendono a dirittura sul parapetto; e voi, senza che vi dica altro, -figliuoli miei.... - -— Non dubitate, messer Guglielmo; — interruppe Caffaro di -Caschifellone, — abbiamo inteso. Si cala di là sulle mura di Cesarea, -come volevano fare i Greci dal cavallo di legno sulle mura di Troia. - -— Bene! — ripigliò il capitano sorridendo. — Ma badate di tenervi -nascosti nella macchia fino a tanto non vi sarete assicurati che il -parapetto sia sguernito di custodi. Ad ottenervi questo, ci penso io. -Andate. — - -I giovani non se lo fecero dire due volte, poichè tanto all'uno quanto -all'altro premeva di giungere, se pure fosse stato possibile, in aiuto -ad Arrigo da Carmandino. Frattanto l'Embriaco volgeva alla parte più -bassa del muro, e, raccolto colà il nerbo dei suoi, faceva grandi -apparecchi alla vista dei nemici. Tutte le scale che avevano servito -per superare il primo ostacolo alla espugnazione della città, furono -immantinente portate davanti al secondo, e quasi tutte concentrate in -un punto; della qual cosa molti Saracini si sbigottirono, altri presero -argomento a sperare. - -— Ci assalgono in troppi da un lato solo; — diceva l'Emiro, il -comandante della terra; — noi non correremo dunque il pericolo di -sparpagliare le nostre forze e saremo pronti a respingerli. - -— E poi, signore, — chiese timidamente il Cadì, anziano della città, — -che farai tu? - -— E poi, con una vigorosa sortita compiremo l'opera nostra, -incalzandoli fino alla spiaggia e buttandoli in mare, prima che abbiano -tempo a salir sulle navi. — - -Il Cadì non aveva una fede così grande nelle sorti della difesa. Uomo -di legge e non dedito alle armi, era alieno così dalle speranze come -dai bellici ardori del suo collega. Per altro, non ardì ripeter parola, -e si allontanò dalle mura, per recarsi alla Moschea maggiore dove erano -radunati i vecchi, le donne e i fanciulli, ad implorare la misericordia -di Allà. - -I Cristiani, frattanto, appoggiate le scale, muovevano all'assalto, -sostenuti da dugento scelti arcadori, che con tiri aggiustati si -studiavano di ferire quanti Saracini si affacciassero alla merlata. - -Famosi erano allora gli arcadori di Liguria, e grandemente ricercati -d'allora in poi presso tutti gli eserciti della Cristianità. La loro -valentia del resto era nota anche in tempi più antichi, ed aveva -giovato moltissimo ai Cartaginesi, nelle loro guerre con Roma. La -ragione di questa eccellenza nelle armi da trarre non era difficile a -trovarsi. Un popolo che non aveva quasi agricoltura, come quello che -pativa difetto di suolo, dovea trarre il sostentamento dalla pesca e -dalla caccia, e diventare perciò marinaio e arcadore. - -Alte grida si levarono da ambe le parti. San Giorgio e Maometto -si contendevano il trionfo. Ora mentre i Saracini più ferocemente -combattevano, e colle rotelle imbracciate sulla merlata, paravano -la pioggia dei dardi adoprandosi valorosamente a ricacciare gli -assalitori, un urlo di terrore si udì sulle mura e lo scompiglio si -manifestò nelle file, arrestando ogni virtù di difesa. - -Messer Guglielmo indovinò subitamente che cosa fosse avvenuto. Ed egli -stesso si mosse allora al secondo assalto, che non fu così validamente -respinto come il primo. Pochi erano rimasti, fedeli al debito loro, per -sostenere il buon nome delle armi musulmane; la più parte dei difensori -fuggivano, si sparpagliavano a caso per le vie tortuose della città, -tosto inseguiti, rincorsi come fiere dai soverchianti Cristiani. - -Anche i lettori avranno indovinato il perchè di quella fuga -precipitosa. Il nemico era penetrato nella seconda cinta, per una via -donde non lo aspettava nessuno. Inerpicatisi sull'albero di palma, Ugo -Embriaco e Caffaro di Caschifellone, avevano insegnata la strada ai -cinquanta animosi che si erano scelti a compagni. Di là, correndo al -basso colle spade sguainate, erano piombati alle spalle dei difensori, -in mezzo a cui fecero strage grandissima. Omero potrebbe qui rimettere -a nuovo il suo famoso paragone del re dei deserti, balzato d'improvviso -in mezzo alla mandria. Io non sono Omero, e colla scusa bell'e pronta -che le similitudini piacciono poco ai moderni, mi ristringo a dire che -i Saracini, senza indugiarsi a noverare i nuovi assalitori e temendo -che una metà dell'esercito genovese fosse già loro alle calcagni, -non sostennero l'urto, fuggirono, di qua, di là, ciecamente, parte -gittando le armi, parte stringendole nei pugni convulsi, senza aver più -l'ardimento di usarle e di vender cara la vita. - -Incalzati colle spade nelle reni, lasciando a centinaia i morti lungo -le vie, corsero a rifugio verso la Moschea maggiore. Ma le porte -erano chiuse. I mercatanti, le donne, i vecchi, i fanciulli, stavano -raccolti là dentro, implorando la misericordia del Profeta, aspettando -trepidanti la pietà dei vincitori. - -— Siamo uomini al pari di voi; — gridava il Cadì dall'alto di un -minareto, sventolando la bianca fascia del suo turbante in segno di -chieder pace. — Non uccidete chi non può più resistere! Perdonate agli -inermi! — - -I consigli di misericordia rimasero inascoltati fino a tanto ci furono -Saracini armati intorno alla Moschea. I Genovesi rammentavano troppo le -minacce spavalde dell'Emiro, e giustamente pensavano che, se avessero -dovuto dar essi indietro, non uno di loro si sarebbe salvato dalla -rabbia dei vincitori. E poi (chi nol sa?) il sangue inebria e il ferire -ha la sua voluttà, che travolge i sensi del soldato più umano. - -Giunse finalmente il Patriarca, misto di sacerdote e di guerriero, che -quei tempi comportavano e di cui si ebbe esempio anche in secoli a noi -più vicini. Invitato da messere Guglielmo, a cui pareva inutile oramai -quella strage, Damberto ordinò che si concedesse la vita a quanti -erano chiusi nel tempio, tanto più che non si trattava di armati, ma di -paurosi mercatanti e di femmine imbelli, intorno a cui si stringevano -vecchi cadenti e fanciulli. - -Quella turba si arrese, come è facile argomentare, alla prima -intimazione. Il Cadì già ne aveva fatto la profferta ai vincitori. -Era intorno all'ora di sesta, quando si spalancarono le porte della -moschea, e Guglielmo Embriaco vi entrò, seguito dal patriarca Damberto, -brandendo la spada dalla lama, per modo da far credere che portasse in -mostra la croce. - -Il fiero prelato ebbe dunque ragione, colla sua profezia. Ma il -savio capitano, tratti in disparte Caffaro di Caschifellone, ed Ugo, -strinse loro amorevolmente la mano, ringraziandoli di averne aiutato -l'adempimento, colla pronta esecuzione del suo stratagemma. - -Queste le prodezze dei Genovesi nella espugnazione di Cesarea. Per -metter fine al racconto, bisognerà aggiungere che, alcuni giorni -appresso, il legato del Papa e il patriarca Damberto, «dopo le debite -purificazioni e consuete cerimonie, consacrarono la moschea maggiore in -onore di San Pietro, e un'altra (per far piacere ai Genovesi) in onore -di San Lorenzo; e così fu tornata la città al servizio di Cristo.» - -E l'armata e l'esercito si ridussero a Solino; sulla spiaggia di -San Parlerio divisero la preda, e cavata fuori la decima del vescovo -Airaldo e il quinto delle galere, si fece la distribuzione del resto -per ottomila uomini, ciascuno dei quali ricevette le due libbre -di pepe, e i quarantotto soldi del Poitou, che ho detto più sopra, -ragguagliandone la somma ad una libbra e due once d'oro. Donde, come -potete immaginare, grande allegrezza nel campo. - -Così ebbe fine il racconto del giovine Caffaro. Il quale, s'intende, -modesto com'era, non disse nulla di sè; quantunque, avendo in pratica -l'Eneide, si sarebbe potuto servire del «_quorum pars magna fui_» e -senza far torto a nessuno. - -Il vescovo Airaldo, i consoli e tutti i capi della compagne (che cosa -fossero le compagne dirò poi al lettore) avevano udito con ammirazione -il racconto, volgendo spesso gli occhi da lui al valoroso Embriaco, che -stava pensoso, a fronte china, come uomo che volesse sottrarsi alla sua -gloria, o riandasse colla mente i fatti trascorsi, a mano a mano che -erano narrati. - -Messer Guglielmo era triste. Fino a quel punto aveva posto l'animo -negli obblighi suoi di capitano; allora, finalmente, poteva ricordarsi -di essere padre e di non aver liete novelle per la sua bella figliuola. - -La fine di Arrigo da Carmandino aveva compreso di mestizia ogni cuore. - -— Ma proprio non sarà dato di sapere in qual modo Genova ha perduto -questo generoso suo figlio? — chiese Pagano della Volta. — E il suo -cadavere, almeno? - -— Non fu trovato; — rispose il giovine Caffaro. — Gandolfo del Moro -afferma bensì di averlo riconosciuto in alcuni avanzi umani, mezzo -abbrustoliti dal bitume ardente. — - -Raccapricciarono gli astanti, e tutti gli sguardi si rivolsero allora a -Gandolfo del Moro. - -Il torvo amico di Nicolao si fece avanti d'un passo, e senza pure alzar -gli occhi a guardare i consoli, aggiunse: - -— Pur troppo! Vorrei che così non fosse finito un tant'uomo. Una cosa -sola desidero, cioè di essermi ingannato. — - -Per altro, è delle moltitudini di non concedere troppo larga parte -ai rammarichi, segnatamente dove il danno dei pochi si confonde nel -benefizio dei più. La vittoria ha una aureola che offusca ogni cosa -d'intorno a sè. Ed anche Arrigo da Carmandino, il bel cavaliere, -sospiro di tante donne gentili, invidia di tanti prodi uomini, -orgoglio della sua terra natale, ebbe, in un senso fugace di pietà, -in una parola di rimpianto, tutto quello che potesse aspettarsi dai -sopravvissuti un estinto. - -— Messer Caffaro di Caschifellone, — disse Amico Brusco, il fratel -dell'Embriaco, — voi avete fatto opera egregia, raccogliendo la storia -della nobilissima impresa. Il comune di Genova incomincia bene, ed io, -conoscendo il valore di tutti i suoi cittadini, son certo che non si -fermerà così presto sulla via della gloria. È dunque giusto che abbia -trovato, in voi prode guerriero, il suo storico. — - -Sallustio, il venerabile segretario di Airaldo, soggiunse: - -— Gravissimi istorici ebbe Roma, e certo essa ripete da questi la somma -ventura di veder tramandato alla posterità più lontana il grido delle -sue gesta. Procurate voi, messer Caffaro, uguale fortuna al comune di -Genova. — - -Il giovine annalista si inchinò tacitamente all'invito cortese, -che doveva riuscire un vaticinio per lui. A quelle lodi non era da -rispondere con parole; che, anco umilissime, sarebbero sempre, dopo il -paragone del vecchio segretario, sembrate a lui non abbastanza modeste. - - - - -CAPITOLO VIII. - -Un cuore spezzato. - - -Che era egli avvenuto di Arrigo da Carmandino? Era caduto vittima del -suo temerario valore? Erano di lui quegli avanzi mezzo abbrustoliti, in -cui temeva di averlo avvisato Gandolfo del Moro? - -Ricordate chi fosse Gandolfo, e pensate con che sincerità potesse egli -aver manifestato quel suo desiderio di essersi ingannato. Caffaro, che -bene lo conosceva e lo sapeva rivale di Arrigo, era il primo a dubitare -di quella sincerità e di quella testimonianza. Ma un fatto era vero; -che nella presa di Cesarea il povero Arrigo era scomparso; che era -rimasto in balìa dei nemici, nel furore di quella disperata difesa; -donde si poteva argomentare facilmente che lo avessero fatto a pezzi, -vendicando su lui lo scorno di una prima sconfitta. - -Anch'egli, Caffaro, espugnata la seconda cinta di mura e posate le -armi, aveva chiesto nuove del suo povero amico. Ma tra per la diversità -della lingua, quantunque già allora i pellegrinaggi e le guerre -avessero dato vita a quella parlata bastarda che faceva intender tra -loro Cristiani e Saracini, e per la confusione e lo smarrimento dei -vinti, egli non aveva potuto saper altro che questo: i pochi Genovesi, -entrati primi nella seconda cinta, essere stati colti in mezzo e aver -venduto cara la vita, cadendo, stremati di forze e coperti di ferite, -su d'un mucchio di cadaveri. - -Niente adunque di più naturale che il loro capo fosse morto con essi, e -che il bitume infiammato, onde usavano i difensori per respingere gli -assalti, appiccandosi alle vesti e alle armature, avesse rosolato le -carni dei morenti, sfigurati, resi irriconoscibili i corpi. - -Così pensava anche messer Guglielmo. Povera la sua figliuola! Come -avrebbe accolto ella il messaggio? - -Nello avvicinarsi alle sue case, tra Macagnana e il Castello, il -grand'uomo si smarriva d'animo, tremava in cuor suo, come avrebbe fatto -un bambino. - -Diana era sulla soglia ad aspettarlo, attorniata da tutti i congiunti, -familiari e servi di casa Embriaca. Come una giovine matrona romana, -essa era rimasta alla custodia dei lari domestici, mentre gli uomini -attendevano agli obblighi loro fuor dei confini della patria, e -aveva governato il suo piccolo mondo con senno e fermezza, rafforzata -dall'autorità del suo nome e circondata dall'ossequio di tutti. - -Abbracciò il padre, e confuse con quelle di lui le sue lagrime; lagrime -d'allegrezza le sue, di mestizia e di tenerezza quelle del padre. -Strinse di poi la mano ai fratelli, e fu lieta di non veder altri con -uno di loro. Il fedele Gandolfo non aveva stimato prudente consiglio di -accompagnare fin là il suo amico e protettore Nicolao. - -Concessa la debita parte agli affetti domestici, Diana cercò degli -occhi Arrigo, e non lo vide nel corteggio paterno. Forse era andato -prima alle sue case. Ma che? Bene era egli tornato una prima volta -di Soria, e la sua prima visita era stata per le case dell'Embriaco. -Il cuore le si strinse d'improvviso, come per presentimento d'una -sciagura. Volse gli occhi a suo padre e vide il volto di lui impresso -di profonda pietà. — Arrigo! Arrigo! — balbettò essa, e si sentì venir -meno. - -Messer Guglielmo fu pronto a sostenerla nelle sue braccia. - -— Animo, figliuola mia! — le susurrò egli all'orecchio, mentre cercava -di condurla verso le scale. — Pensate che siete del sangue d'Ido -Visconte, e che, dove la patria è in festa, debbono tacere i privati -dolori. Diana, fate buona custodia al cuor vostro, in questi momenti -solenni. Io sono addolorato al pari di voi. Venite, figliuola, e -preghiamo Iddio che accolga nella gloria celeste i martiri della sua -fede. — - -La preghiera di suo padre era un comando per la nobilissima fanciulla. -Mormorò alcune frasi sconnesse; rattenne le sue lagrime, le ricacciò -indietro a forza, le sentì ridiscendere, gelarsi intorno al suo povero -cuore. Non le reggevano le membra, ma il braccio del padre era saldo -ed ella si trovò, senza pure avvedersene, nella sua fidata cameretta, -dove aveva tanto pensato a lui, tanto pregato per lui, pel suo gentil -fidanzato. Eppure non pianse, tanto era lo smarrimento dell'animo; -non rispose parola alle molte ed amorevoli del padre, che, congedati -i suoi famigliari, si era ridotto per quel giorno al fianco dell'amata -figliuola. - -Muta e fredda a guisa d'un marmo, ascoltava il suo fiero genitore, -diventato un fanciullo per lei. Cogli occhi sbarrati e l'orecchio -intento, beveva avidamente, più che non udisse, le dolenti notizie -della presa di Cesarea e della sparizione di Arrigo. Il valore di lui, -la fama acquistata, l'amore e l'ossequio dei compagni d'arme, cose -tutte che ella sapeva e che le venivano ricordate nel racconto paterno, -erano una vana memoria oramai, raggio di un sole che si dileguava, eco -d'un suono che era cessato. E tutte quelle parole fatte di lui, come -voci di là dalla tomba, le rimbombavano nell'anima, davano suono come -di corda spezzata. - -Povero cuore! Quale vi apparve da quel giorno la vita! Quella casa -in cui si affaccendavano i servi, lieti pel ritorno del loro glorioso -signore, era un chiostro per lei, un antico chiostro in rovina, tutto -popolato di larve, che andavano e venivano, ma senza dar suono al -suo orecchio, che gestivano e parlavano tra loro, ma in una lingua -sconosciuta. Quella città, tutta piena di gente operosa ed allegra, -tutta suoni e canti e rumori festosi, era un camposanto, nel quale -ella si trovava, raccolta in un angolo, a pregare su d'una fossa, a -piè d'una croce. La croce! la fossa! Ahimè, neppur quelle ci aveva, su -cui raccogliere i suoi affetti desolati. Non c'era, in tutto quel mondo -mutato, un luogo, un punto d'appoggio per lei. Diana stessa, la povera -Diana, era una larva tra i vivi. - -Le avete mai sognate, quelle solitudini ignude e fredde, in cui -si rimpicciolisce il cuore e si smarrisce il pensiero? Il cielo, i -monti, il piano, son tutti d'un colore; non un fil d'erba su cui posar -l'occhio; non un batter d'ali a cui tener dietro sull'orizzonte; un -senso di freddo vi corre per tutte le fibre; il sole è spento; si -ha la certezza che non tornerà più. Bel sole, glorioso sole, che eri -la vita del mondo, che facevi risplendere così puramente quel cielo, -scintillare così allegramente quel mare, e variare per tante gradazioni -di tinte quei colli, che avevi dato impulso e dettato un inno d'amore -a tante umili esistenze, sei morto anche tu? Ancora una reliquia del -tuo calore, che si andrà spegnendo a grado a grado, e poi regnerà in -terra la notte. Oggi il male, domani il peggio; in lontananza il nulla, -l'orrido nulla! - -Tale apparve la vita a Diana. Non sorrisi, non carezze dei suoi, -valsero a distogliere il suo spirito dai tetri abissi in cui si era -sprofondato. Non piangeva: fu anzi veduta sorridere umanamente alle -sue donne, che si facevano intorno a lei colle usate dimostrazioni -di ossequioso affetto, e quel sorriso parve a tutti più doloroso -del pianto. Che avveniva egli in quell'anima chiusa ad ogni -sguardo indagatore? Si maturava la follia? O si preparava le vie lo -struggimento della morte? - -Per molti giorni e settimane, quella povera mesta non accennò il -desiderio di ritornare sul doloroso argomento. Ma ognuno, al solo -vederla, indovinava qual cura fosse presente nell'animo della infelice -Diana. - -Finalmente, un giorno, ella chiese di sapere per filo e per segno -l'accaduto. Forse le si era snebbiata la mente e l'afflizione si era -chetata un tratto nel suo cuore; forse una speranza le si affacciava -allo spirito, una speranza lieve ed incerta, che un più assegnato -racconto di tutti i particolari della espugnazione di Cesarea e un più -diligente esame di tutti gli indizi raccolti dai compagni di Arrigo, -avrebbe potuto rendere più salda, o far dileguare del tutto. - -Ugo, il diletto fratello, si fece ad esporre partitamente le cose già -dette in breve dal padre. Diana, sebbene rabbrividendo ad ogni tratto, -come persona colta dalla febbre, pure ascoltò attentamente, e di -molti particolari, che le erano sfuggiti dapprima, volle ripetuto il -racconto. - -— Infine, — diss'ella, quando si avvide che Ugo non aveva più altro -a narrarle, — Arrigo da Carmandino non è stato più rinvenuto. Questo -soltanto è accertato. — - -Nicolao aggiunse, rispondendo alla tacita conchiusione del ragionamento -di lei: - -— Gandolfo del Moro lo ha riconosciuto tra i morti. — - -Il cuore della fanciulla diè un balzo violento, a quell'accenno crudele -e al ricordo di quel nome odiato, che, dall'ultimo ritorno dei crociati -in poi, non le era più venuto all'orecchio. - -— Consentite, sorella, — ripigliò Nicolao, — che il nostro amico -Gandolfo vi racconti la cosa egli stesso. È doloroso, — soggiunse, -notando il senso che la sua proposta aveva fatto sull'animo della -fanciulla, — ma infine, se voi dovete sapere, e se è giusto, come io -penso, che voi sappiate ogni cosa... — - -Nicolao non ebbe tempo di finir la sua frase, perchè Diana, che a -tutta prima non aveva saputo dissimulare un senso di ripugnanza, si era -subito ravveduta e lo interrompeva a mezzo. - -— Venga l'amico vostro, — diss'ella. — È ancora un omaggio alla memoria -di Arrigo, che io ascolti chiunque mi parla di lui. — - -Gandolfo del Moro non era mai troppo lontano dal suo fido Nicolao, -e giunse più sollecito che la stessa Diana, dopo essersi risoluta di -riceverlo, non avrebbe potuto desiderare. - -Il giovine cavaliere dai capegli rossi e dalla torva guardatura si fece -avanti tutto peritoso, severo all'aspetto, ma più azzimato del solito, -colla sua gavardina di color pavonazzo aggiustata all'imbusto e colle -calze divisate di bianco e di azzurro. - -— Madonna, — diss'egli, sospirando, — la perdita di un così prode -cavaliere è un lutto universale. La cristianità ne aveva pochi che -gli stessero a pari, nessuno che gli andasse avanti per gentilezza e -valore. — - -Diana accolse le parole compunte di Gandolfo, con un gesto che voleva -dire: — sta bene, ma venite al fatto, messere. — - -Così dato sesto all'esordio, Gandolfo del Moro narrò come fosse -entrata nell'animo suo la persuasione dell'orrida fine d'Arrigo. -Quegli avanzi umani da lui veduti erano per l'appunto in una viuzza -angusta e tortuosa, presso alla seconda cinta di mura. Colà il valoroso -Arrigo e i suoi compagni di sventura dovevano essere stati arrestati -dai difensori, trovatisi allora in numero soverchiante. Le armature, -comunque ridotte, si riconoscevano essere di cristiani, e, sebbene -in gran parte consumati dal fuoco, si potevano ancora distinguere -alcuni brani di sorcotta, che era la clamide portata dai cavalieri -sulla corazza, o sulla maglia d'acciaio. Come quel pugno di valorosi -fosse stato ridotto in tal guisa, era facile argomentare. Avevano -combattuto disperatamente, approfittando della strettezza del passo -per non lasciarsi cogliere in mezzo, e i nemici non erano venuti a -capo di finirla con quella meravigliosa difesa, se non col gittare, -dai parapetti delle logge e delle altane, bitume infiammato sui -combattenti. - -Tutte queste erano prove generiche. L'indizio che colà e in quel -modo fossero finiti parecchi dei Genovesi entrati con Arrigo entro la -seconda cinta di mura, non poteva esser più certo. Ma chi in quegli -avanzi miserandi, aveva riconosciuto il Carmandino? - -Diana fissava i suoi occhi in quegli del narratore; e questi, non -potendo sostenerne l'incontro, chinata la fronte, terminò il suo -discorso cogli sguardi a terra. - -— Guardatemi in viso; — diss'ella; — forse vi faccio paura? — - -Gandolfo del Moro avrebbe voluto rispondere; ma bene intese che quello -non era il caso di venir fuori con una gentilezza, e che Diana non gli -aveva già chiesto un detto di quella sorte. Perciò, alzate le ciglia in -atto di obbedienza, stette a guardarla perplesso. - -— Giurate, — ripigliò la fanciulla con accento solenne, spiccando -dalla parete un dittico di avorio, in cui era dipinta da un artista -bisantino la passione di Cristo, — giurate su questa croce, che ha -toccato le ceneri del Precursore, che voi siete certo di ciò che dite, -e che in quegli avanzi avete riconosciuto il corpo di messere Arrigo da -Carmandino. - -— Ho sempre desiderato di aver preso abbaglio, — rispose Gandolfo, -schermendosi; — ma pur troppo mi pare che non possa essere altrimenti. -Tra i vivi non è tornato; i morti, dell'ardita comitiva, eran quelli; -nè altri se ne sono trovati più lunge. Di certo il povero Arrigo è -caduto insieme co' suoi. - -— No, non è vero; — gridò la fanciulla, seguendo l'impulso del cuore, -anzi che un barlume di ragione. — Non so come ciò possa essere; ma -Arrigo da Carmandino non è morto. Credo ai presentimenti; — soggiunse a -mezza voce, quasi parlando per sè. - -Gandolfo si appigliò prontamente a quel filo. - -— Se credete ai presentimenti, madonna, ho fede che crederete a quelli -di messere Arrigo non meno che ai vostri. — - -Diana lo guardò con occhio attonito. - -— Che dite voi ora? — balbettò ella, non bene intendendo il senso delle -parole di lui. - -— Dico, madonna, che un amico del povero Arrigo ha un messaggio per -voi. Egli è Caffaro di Caschifellone, suo compagno nell'assalto di -Cesarea, fino al punto in cui la sorte li divise, dando ragione ai -tristi presagi di Arrigo. - -— Come sapete voi ciò? — chiese Diana, guatandolo con occhio -diffidente. — E come avete voi primo un messaggio, che l'amico di -Arrigo non ha creduto opportuno di recarmi finora? - -— Lo ha detto poc'anzi a me; — rispose allora Nicolao, quantunque non -fosse rivolta a lui la domanda. — Messer Caffaro di Caschifellone, -giunto a mala pena di Sorìa, aveva dovuto recarsi in Polcevera, per -abbracciare i suoi nel loro castello di Pontedecimo, donde è tornato -per l'appunto stamane. - -— Ed ha un messaggio per me? Di Arrigo? — chiese ella, smarrita. - -— Di Arrigo. Egli non ardiva presentarsi qui, non essendo da voi -conosciuto, e non ardiva domandarne licenza a nostro padre. Nè io, nè -Gandolfo del Moro, che era con me quando Caffaro mi toccò di questo -messaggio, avremmo osato parlarne a voi, se la necessità.... - -— Basta, fratello; — interruppe Diana. — Venga il signore di -Caschifellone; mio padre non troverà mal fatto che un prode cavaliero -della croce mi rechi le ultime parole, l'ultimo saluto del mio -fidanzato. — - -Quel medesimo giorno, Caffaro di Caschifellone adempiva l'ufficio -pietoso che aveva accennato nel duomo di San Lorenzo al console Pagano -della Volta, al fratello di sua madre. - -Entrò nelle stanze di madonna Diana atteggiato ad una profonda -mestizia, ben sapendo di dover rinnovare un acerbo dolore nell'animo -di quella gentil creatura, che egli vedeva per la prima volta, e di cui -non aveva mirato mai la più bella. - -Imperocchè, lo sapete, la fanciulla degli Embriaci era un miracolo -di bellezza, senz'altro. Caffaro, nella sua adolescenza, era vissuto -lontano da Genova, nel castello de' suoi padri. Più tardi era passato -in Genova, ma presso un congiunto, prete nella chiesa di San Teodoro, -il quale lo aveva diligentemente ammaestrato nelle umane lettere, -col proposito di farne un chierico. Ma l'uomo propone e il caso -dispone. Caffaro di Caschifellone non doveva lasciare ai fratelli -Oberto e Guiscardo il carico di continuare la stirpe; era destinato -a far parlare di sè nelle istorie della sua patria. Del resto, gli -studi fatti presso il suo consanguineo avevano a dare i loro frutti, -poichè Caffaro di Caschifellone, soldato, ambasciatore e console, -doveva riuscire anche uno scrittore, anzi il primo annalista d'Italia, -nell'alba del suo risorgimento. - -Tutte queste parole per chiarirvi come e perchè Caffaro di -Caschifellone non conoscesse Diana, la perla di casa Embriaca, la bella -tra le belle di Genova. Anche visitata così aspramente dalla sventura -e abbattuta dalle sue afflizioni, madonna Diana era sovranamente -bella, come certe Vergini addolorate, che derivano dalla espressione -dell'interno affanno una nuova e più efficace bellezza. - -Il giovane, affacciatosi appena all'uscio, e veduta la fanciulla degli -Embriaci, avrebbe voluto ritirarsi. Ma era tardi, poichè essa pure -aveva veduto lui; donde avvenne che rimanesse estatico a contemplarla. - -Tutta nel suo dolore, la fanciulla non si avvide di quella ammirazione, -che del resto era improntata d'un ossequio profondo, e gli fe' cenno di -avvicinarsi. - -— Madonna! — diss'egli, inchinandosi. - -— Venite, cavaliere, e non temete di parlarmi liberamente. Son forte, -credetelo. E poi, se Arrigo da Carmandino è morto, che altro può egli -toccarmi di più? E non deve giungermi come un refrigerio ben meritato, -— notò ella mettendosi una mano sul cuore, con gesto d'ineffabile -angoscia, — quella parola sua che voi mi portate di Terra Santa? - -— Sì, madonna, è vero ciò che voi dite; — rispose il giovane, -facendosi animo a compiere l'ufficio suo. — Le ultime parole dei cari -estinti sono continuazione del loro affetto ai superstiti. Arrigo da -Carmandino, il mio sventurato e glorioso amico, pensava a voi, madonna, -pochi istanti prima di abbandonarci. Salivamo ambedue per la medesima -scala sulle mura di Cesarea, quando egli, a poca distanza dalla -merlata, volgendosi a me, che mi stringevo al suo fianco, mi disse.... -Ah, le sue parole mi suonano distinte all'orecchio, come se egli -parlasse ancora in questo momento! - -— Orbene, messere! Vi disse?.... - -— «Amico mio, ve ne prego, se io muoio, dite a madonna Diana che ho -pensato a lei nell'ultima ora, e che l'anima mia, con licenza di nostro -Signore, a cui mi raccomando, andrà a dirle tutto l'amore che io le ho -portato vivendo.» — - -Il viso della fanciulla, cosparso di un pallore mortale al cominciare -delle parole di Arrigo, si era a mano a mano trasfigurato. Poi che ebbe -finito di riferirle, Caffaro guardò Diana, e gli parve di non aver più -davanti a sè una povera donna addolorata, ma una visione celeste; una -martire sì, ma raggiante, levata sulle nubi in una gloria di spiriti. - -Poco stante, la trasfigurata, la martire, ridiscese sulla terra. Un -dubbio le si era affacciato alla mente. - -— Avete detto questo a mio fratello Nicolao? — dimandò ella al -messaggiero. - -— Non rammento, madonna. - -— Pensateci, messere; raccogliete i vostri ricordi, ve ne prego! — - -E aveva un'aria così soavemente supplichevole, così cara nella sua -mestizia, che Caffaro ne fu intenerito. - -— Vidi messer Nicolao questa mane; — diss'egli. — Era coll'amico suo -Gandolfo del Moro. Udito della vostra tristezza (ben ragionevole, -madonna, ed ogni cuore ben nato la intende), accennai al messaggio che -avrei avuto da compiere. E questo dissi, lo ricordo bene ora, dopo aver -notato che Arrigo aveva il presentimento della sua morte. - -— E non altro diceste? non altro? - -— No, Messer Nicolao mi rispose che non avrebbe mai osato annunziarmi -a voi. Ed io, in verità, non avrei creduto mai d'esser chiamato così -presto. - -— Oh grazie! grazie pel bene che mi fate! — esclamò Diana, giungendo -le palme, quasi parlasse al serafino delle sue veglie verginali. — -Tacete, ve ne supplico, tacete quind'innanzi le parole di Arrigo.... -segnatamente le ultime. - -— Perchè, madonna? — dimandò il giovane, non intendendo il senso di -quella preghiera. - -— Perchè? Mi chiedete il perchè? Ah, non sapevano davvero quello che -si facessero, quando mi hanno accennato il vostro messaggio! Perchè... -infine, a voi amico di Arrigo da Carmandino io lo dirò; quelle parole -sue erano per me, per me sola; e qualcheduno, — soggiunse Diana, -rabbrividendo involontariamente, — qualcheduno, in cui mio fratello -Nicolao ripone una fede soverchia, non è degno di risaperle. Perchè -Arrigo vive, intendete? vive, e ritornerà tra coloro che l'amano. - -— Madonna, e che cosa vi fa sperare?.... - -— Sperare no, esser certa. Arrigo ha promesso di venirmi a recare -il suo saluto di là dalla tomba, se era volontà del cielo che egli -morisse. Arrigo non è venuto; Arrigo non è morto. — - -Caffaro rimase muto e triste a guardarla. Temette allora di avere col -suo racconto lusingato una vana speranza, di aver forse dato esca ad -una pericolosa follia, ed una profonda compassione ricercò tutte le -fibre del suo cuore. - -— Madonna, — rispose egli, dopo un istante di pausa, — non vi fidate -in questi argomenti. Le parole di Arrigo erano un saluto, un desiderio, -non già una promessa. Ahimè, pur troppo non tornano gli estinti! - -— No, no, non dubitate; — gridò la fanciulla degli Embriaci. — -Dopo quella solenne promessa, se fosse morto, sarebbe venuto, e -Iddio misericordioso avrebbe esaudito questo voto all'anima di un -martire della sua fede. Oh signore onnipotente, — proseguì ella, -inginocchiandosi davanti alla immagine del Crocefisso, — voi mi avete -dunque veduta nella mia afflizione? — - -E diede in uno scoppio di pianto. Erano le prime lagrime che quella -poveretta avesse versato, dal giorno dell'annunzio fatale della morte -di Arrigo. - -Caffaro di Caschifellone, giovane com'era ed inesperto delle cose -del cuore, non poteva argomentare come fosse benefico quello sfogo -improvviso. E si sottrasse discretamente allo spettacolo di un dolore -che credeva di aver rinfrescato, promettendo a sè stesso di non -far parola a nessuno del messaggio che aveva recato a quella bella -infelice. - -Da quel giorno Diana non disse più verbo, non fece più atto, che -accennasse alla memoria di Arrigo. Non tornò ilare già, nè serena, come -era suo costume in passato; ma si mostrò tranquilla e rassegnata, umana -con tutti, perfino con Gandolfo del Moro, che andava spesso alle case -degli Embriaci, e incominciò a sperare, lo sciocco, di poter cancellare -un giorno da quel cuore la immagine di Arrigo da Carmandino. Certi -uomini hanno la insigne baldanza di credersi irresistibili; certi altri -il torto gravissimo di credere che tutte le donne sian pari. Gandolfo -del Moro teneva molto di questi e di quegli. - -La fanciulla degli Embriaci non parve accorgersi di tutte quelle rinate -speranze. I suoi modi erano aperti e pieni di cortesia per ognuno; la -sua anima era chiusa. Unico accenno al segreto di quell'anima, era il -lampo fugace degli occhi e un più soave sorriso, quando si presentava -a lei il giovine Caffaro. Il quale non pensò davvero che tanta soavità -di grazie celestiali andasse a lui, proprio a lui. Non era Gandolfo -del Moro, per ingannarsi a quel segno, e, memore amico del Carmandino, -ricacciò, seppellì nel suo cuore un sentimento involontario, che, nato -appena, minacciava di comandare alla sua stessa ragione. - -Passarono tre mesi. E finita la _campagna_, cioè il reggimento de' sei -consoli che abbiamo accennati nel principio del nostro racconto, alle -calende di febbraio del 1102, si designò un nuovo magistrato. Quattro -furono i consoli nuovi: Guglielmo Embriaco, Guido Visconte, suo padre, -che era stato il primo a portare il soprannome di Spinola, Guido di -Rustico del Riso, e Ido di Carmandino, fratello maggiore del povero -Arrigo. Era, come si vede, un consolato tra consanguinei, appartenendo -tutti, salvo Guido del Riso, alla schiatta di Ido Visconte. - -Anche Guglielmo Embriaco, datosi tutto alle cose del Comune, potè -ingannarsi intorno allo stato dell'animo di sua figlia. E un bel -giorno, mentre ella era a mala pena tornata dalla vicina chiesa di -Santa Maria del castello, così le parlò il suo glorioso genitore: - -— Figliuola mia, provvediamo al futuro. Fu triste il passato, e abbiamo -dovuto rassegnarci ai decreti del cielo. «Dio lo vuole» fu il grido -che ci ha condotti in Terra Santa e ci ha fatto meritar la vittoria; -«Dio lo vuole» sia anche il nostro grido e la nostra forza nelle cose -domestiche. — - -L'esordio non prometteva niente di buono a Diana, che stette in -silenzio, ma col cuore in soprassalto, ad ascoltare la fine. - -Guglielmo Embriaco proseguì il suo discorso annunziando alla figliuola -che essa doveva pensare a prender marito. - -— Gandolfo del Moro — diss'egli — è un gentil cavaliere; ha congiunti -in nobile stato, attinenze poderose e castella che lo fanno desiderabil -partito per ogni padre che abbia una figliuola da accasare. I tuoi -fratelli lo amano come se già egli fosse della famiglia; io lo pregio -grandemente e lo amerò come figlio, se anche tu, come spero, lo vedrai -di buon occhio. — - -Al nome di Gandolfo, la fanciulla impallidì e sentì piegarsi i -ginocchi. Resistere alla volontà di suo padre, quando si fosse -chiaramente manifestata, sarebbe stato impossibile per lei. Sarebbe -morta di crepacuore, ma non avrebbe ardito alzare la voce, per -respingere la mano che a lui fosse piaciuto di unire alla sua. Per -fortuna, le ultime parole di lui temperavano il rigore della paterna -autorità, ed ella trovò ancora la forza di rispondergli, sebbene con -voce tremante per la violenta commozione ond'era compresa. - -— Padre, il mio cuore è spezzato, nè batterà più per altr'uomo. — - -Messere Guglielmo fu scosso da quella confessione dolorosa. - -— Diana! — esclamò egli, turbato. — Dici tu il vero? - -— Per la santa croce di Cristo; — rispose ella con accento solenne. — -Tu puoi uccidermi, o padre; ma io non amerò più nessuno. — - -Messer Guglielmo non diede risposta a sua figlia. La guardò un tratto, -corrugando le sopracciglia, come se volesse concentrar tutta in lei la -virtù degli occhi e penetrare nel suo cuore. Indi si mosse, andando su -e giù per la camera a passi disuguali, che dovevano certo rispondere -ai varii moti dell'animo. Non era già crucciato, ma pieno di rammarico, -vedendo sua figlia, una mite fanciulla fino a quel dì, mostrarsi donna -in quella forma di dolore che egli bene scorgeva invincibile. Povera -Diana! Come doveva aver sofferto, per rispondere in quella guisa a suo -padre! E come, alla saldezza della fede, alla profondità del sentire, -egli riconosceva in quella gentil creatura il suo sangue! - -Diana, intanto, stava ritta ed immobile davanti a lui, bianca in viso -come una statua di marmo, aspettando la risoluzione di suo padre. - -Ma egli stesso non sapeva che risolvere. Si fosse trattato di muovere -all'assalto d'una città, di vedere, così sui due piedi, il lato debole -d'un esercito nemico schierato in battaglia davanti a lui e di dar -dentro con tutte le forze in quel punto, manco male, era quello il -fatto suo, perchè il Testa di maglio vedeva giusto, pensava pronto -e colpiva sicuro. Ma là, davanti ad una povera fanciulla, padre, non -capitano d'eserciti, messer Guglielmo titubava, non vedeva l'uscita. - -— Ed ora, — diss'egli finalmente, fermandosi a un tratto, — che cosa -intenderesti di fare? — - -Diana raccolse le sue forze e rispose: - -— Con tua licenza, padre mio, andrò in pellegrinaggio al sepolcro di -Cristo; donde muoverò alla volta di Cesarea, in traccia di Arrigo. Se -Arrigo è morto, e se in capo ad un anno io non avrò contezza di lui, -fonderò un monastero là dove si narra esser egli caduto, e finirò la -mia vita pregando per lui e per tutti. — - -Messer Guglielmo capì che non c'era nulla a fare e che la risoluzione -di sua figlia era immutabile. Avrebbe egli potuto negarle il suo -assenso paterno; ma col suo rifiuto l'avrebbe anche uccisa. - -Diana s'inginocchiò a' piedi del suo glorioso genitore. - -— Padre mio, acconsenti; — gridò; — acconsenti, te ne prego per l'amore -che portavi un giorno ad Arrigo. — - -Si scosse a quella invocazione l'Embriaco, e una lagrima apparve sul -ciglio del fiero soldato di Gerusalemme, dell'espugnatore di Assur e di -Cesarea. - -— Un giorno! — ripetè egli con accento di profonda amarezza. — Dite, -figliuola mia, che l'immagine di Arrigo non è uscita mai dal mio cuore, -come non è uscita dal vostro. Se l'ho amato! Fanciulla, il cuore del -guerriero ha amori così gagliardi, che una donna, non che sentirli, -non verrebbe a capo d'intenderli. Il compagno nostro di speranze, di -fatiche, di pericoli e di glorie.... ma sai tu, Diana, ch'egli è più -d'un fratello per noi? Avere nel tuo campo uno che t'intenda, che ti -risponda anche da lunge, da un altro punto della battaglia, come ti -risponde il tuo cavallo generoso ad un toccar di sprone, ad un premere -di ginocchio; sapere che là, dove è più grande il bisogno, combatte -un altro te stesso, che comparirà tra breve, guidando un pugno di -valorosi, e ti porterà la vittoria, come tu la porterai a lui; che -fa voti per te, come tu li stai facendo per esso; e tutto ciò senza -dubbiezze, senza timori, senza invidia (perchè là, davanti alla morte, -non c'è invidia, sai!), questa è l'amicizia del guerriero, questa è la -fratellanza delle armi. E posso io dimenticare Arrigo da Carmandino? -Mio figlio Arrigo? Pensa, immagina quel che vorrai; dimentica che -poc'anzi ti parlava un padre, costretto a consigliarti pel tuo bene -futuro; ma non giudicare il soldato, il soldato che ha il suo culto -immutabile nel cuore, il soldato che ti risponde: un altro Arrigo non -c'è; nessun altri prenderà il suo posto qui dentro. — - -E si lasciò cadere su d'un seggiolone, il grand'uomo, e pianse come -avrebbe pianto un bambino. - -— Vedi, padre, vedi? — gridò ella, esaltandosi a quelle infiammate -parole del console; — tu lo hai amato davvero, e non potresti più -amarne un altro in sua vece. - -— È vero. Ma il cuore dell'uomo può chiudersi; quello di una donna, -di una fanciulla, come tu sei, non lo può, non lo deve. La donna, nel -corso della vita, ha mestieri di appoggiarsi ad un uomo. - -— O ad una memoria; — soggiunse Diana. — Ho veduto l'edera e la vite, a -cui siamo spesso paragonate, appoggiarsi alle rovine. E la mia scelta -è fatta. Se Arrigo non è morto, verrà, o noi dovremo rinvenirne le -traccie. - -— Le traccie! In che modo? - -— Chiedi a Gandolfo del Moro. Egli, a cui tanto premeva di riconoscere -un compagno d'armi in poche ossa non consumate dalle fiamme, egli sarà -il primo a dirti, se tu lo interroghi col medesimo sguardo con cui -fulminavi i nemici, il primo a dirti che Arrigo vive, e che egli ne ha -la certezza. - -— Che dici tu mai? - -— Dico, padre mio, che Arrigo, sulle mura di Cesarea, fece voto di -poter venire in ispirito a recarmi un ultimo saluto, se era destinato -che egli dovesse cadere. Iddio, per la cui fede egli combatteva, Iddio -lo avrebbe esaudito; io avrei veduto lo spirito di Arrigo, se egli -veramente fosse rimasto tra i morti. Non deridere la mia fede, o padre; -essa è più salda che mai. Arrigo non è venuto; egli è vivo, ed io debbo -rintracciarlo, dedicare a lui la mia vita. Non me lo avevi tu concesso -in isposo, e non doveva egli consacrarmi la sua? — - -Messere Guglielmo rimase un tratto sovra pensiero. - -— Hai risoluto? — le chiese, dopo un istante di pausa. - -— Sì, padre mio; so di accorarti, ma invero non meriterei di essere tua -figlia se pensassi altrimenti. O con lui, o su lui. — - -Il console piangeva, ve l'ho detto. E le sue lagrime bagnarono la pura -fronte di sua figlia. - -Quel medesimo giorno l'Embriaco andò per le usate faccende alla casa -del Comune. I quattro consoli avevano allora non pure il reggimento -della signorìa, ma altresì quello delle controversie e delle cause -civili, non essendo ancor l'uso, che venne pochi anni dopo, di separare -i consoli dello Stato, o maggiori, dai consoli de' placiti. - -Però, quel giorno, finito di render giustizia, Guglielmo Embriaco -invitò i suoi colleghi a radunarsi in segreto, per vedere se non fosse -il caso di allestire una nuova armata e mandarla a guadagnare altri -allori ed espugnare altre terre in Sorìa. - - - - -CAPITOLO IX. - -Nel quale è dimostrata l'utilità del combattere a capo scoperto. - - -La saracinesca era calata con alto fragore alle spalle degli animosi, -e Arrigo da Carmandino, che li precedeva, colla spada nelle reni ai -fuggenti nemici, non se ne era avveduto. Bene lo avvisarono i più -tardi tra i suoi compagni, che all'improvviso rumore si erano voltati -indietro. Ma era tardi oramai per rifarsi alla porta e costringere i -guardiani a rialzare l'ostacolo. Un'altra schiera di Saracini giungeva -alla riscossa, arrestava i compagni, rianimava la difesa, metteva in -grave pericolo quel pugno d'audaci, che dovevano pentirsi, ma tardi, -della loro temerità, con un nugolo di avversarii che li incalzavano di -fronte e coi guardiani della porta che rumoreggiavano alle spalle. - -— Ammazza! ammazza! — era il grido dei Saracini. - -La strada angusta tornava propizia alla resistenza dei crociati. Ma -quanto avrebbe potuto essa durare? Era da supporsi che l'esercito -genovese, dato di cozzo nella seconda cinta, superasse l'ostacolo nuovo -prima che i suoi compagni perduti là dentro fossero tagliati a pezzi? -Arrigo da Carmandino aveva dato un'occhiata intorno a sè e non si -pasceva di vane speranze. Cinque cavalieri genovesi lo avevano seguìto. -Quanto tempo avrebber resistito sei uomini, anche valorosi come sei -paladini di Carlomagno? - -— Amici, — disse Arrigo ai compagni, approfittando di un momento di -confusione che in quella stretta rendeva impossibile ai nemici un utile -assalto. Che si fa? Pensate voi di arrendervi? - -— No, piuttosto morire, mille volte morire! - -— Bene, preghiamo dunque il Signore che riceva le anime nostre. — - -E brandendo la spada sul capo, con alta voce gridò: - -— Difensori di Cesarea, seguaci del Profeta, noi Arrigo da Carmandino, -Simone Gontardo, Marino della Porta, Tanclerio Burone, Vassallo -Cavaronco, Anselmo di Zoagli, cavalieri genovesi, sfidiamo tutti voi a -combattere, uomo contro uomo, fino a tanto ci basti la vita. Del resto, -meglio sarebbe per voi lo arrendervi alle insegne della Croce. Infatti, -a che vi gioverebbe la resistenza? Tutto l'esercito genovese è nelle -mura di Cesarea, e tra poco anche la seconda cinta sarà superata e voi -non otterreste misericordia. - -— Arrenditi tu per il primo, cane cristiano, — urlò uno dei Saracini, -facendosi incontro ad Arrigo colla scimitarra levata. — Hai buona la -lingua; vediamo se hai buono il braccio ugualmente. - -— Ti sia permesso di vederlo, ma non di ricordartene; — tuonò Arrigo da -Carmandino. - -E serratosi addosso al nemico, prima che questi avesse tempo a -cansarsi, con un fendente della sua spada poderosa gli spezzò l'elmo -sul cranio. - -Fu quello il segnale della mischia. - -— San Giorgio il valente! — gridarono ad una voce i Crociati genovesi. -— Viva San Giorgio! Ammazza i cani infedeli! — - -E levata la spada, si fecero avanti animosi, a vender cara la vita. - -Arrigo da Carmandino era il primo tra tutti, e primo si slanciò nel -folto della fronte nemica. Rotta la spada, combattè col tronco, ed -anche questo, che più non gli serviva, scaraventò sulla faccia del -primo che ardì farglisi contro, oltre quel mucchio di morti e di feriti -onde il valoroso giovane si era come asserragliata la via. Quindi, -spiccò dal fianco la sua mazza ferrata, e, piantatosi fieramente su -quel cumulo di carne sanguinosa e palpitante, prese a tempestare di -colpi i suoi assalitori. Quanti, adescati dal poco numero dei nemici o -spinti innanzi dai compagni accorrenti, si facevano sotto, tanti egli -ne stendeva a terra, o ne rimandava acciaccati. Più disperato valore -non si era visto mai. E i compagni di Arrigo, Simone Gontardo, Marino -della Volta, Anselmo di Zoagli, animati dall'esempio, combattevano con -pari fortuna al suo fianco. - -Tanclerio Burone e Vassallo Cavaronco, facendo testa dall'altra parte, -impedivano che i guardiani della porta, meno numerosi e non ancora ben -raffidati, cogliessero quel pugno di valenti alle spalle. E anch'essi, -sebbene in due soli, fornivano lavoro per dieci. - -Da lunga pezza durava quella pugna disuguale, senza che i Saracini -avessero guadagnato un palmo di terreno. E già i loro assalti -riuscivano più lenti, poco piacendo a quella plebe di fantaccini di -morder la polvere sotto i colpi di quei furibondi, che prendevano forza -sovrumana dalla loro medesima disperazione. Ma appunto allora, un nuovo -aiuto venne ai Saracini, che in quella stretta via non potevano trar -d'arco; e fu la rena ardente, fu il bitume infiammato, che incominciò -a piovere dall'alto delle logge circostanti sul capo ai cavalieri -cristiani. Contro quel nuovo assalto non c'era difese nè scampo. -Pararono alla meglio co' palvesi quella pioggia di fuoco; ma anche i -palvesi ardevano, e i combattenti furono costretti a gittarli, restando -scoperti sotto il rovente flagello; involti in un turbine di fiamma e -di fumo, che li acciecava e toglieva loro il respiro. - -Anselmo di Zoagli e Marino della Volta caddero i primi; Simone -Gontardo e Vassallo Cavaronco, già investiti dalla liquida fiamma, si -avventarono ai nemici, si strinsero a corpo a corpo con loro e parecchi -ne costrinsero a morire della loro medesima morte. - -Arrigo da Carmandino volse gli occhi intorno e vide che non c'era più -nulla a sperare. Anche l'ultimo superstite de' suoi compagni, Tanclerio -Burone, mugghiando come un toro ferito, si scagliava ferocemente -nelle file nemiche, non d'altro desideroso che di uccidere ancora un -Saracino, prima di cadere a sua volta, crivellato di ferite com'era. - -Il giovine Arrigo sanguinava anch'egli da molte piaghe per la rotta -armatura, ma ancora non si era avveduto di nulla. L'ardore della pugna -gli avea tolto di sentire lo spasimo. Bene sentì in quella vece che -l'ultima sua ora suonava. Diede un pensiero a Diana, raccomandò la sua -anima a Dio, e strappatosi l'elmo dalla fronte, a capo nudo, colla -spada levata in aria, si calò dal sanguinoso carnaio, si gettò per -morto in mezzo agli urlanti nemici. - -L'atto strano colpì di stupore i Saracini. Era egli un eroe, od un -pazzo? Comunque fosse, non avevano agio a sincerarsene, e sdegnati -di vedere un infedele che affrontava così baldanzosamente la morte, -vollero punirlo di una temerità che pareva dispregio, e gli si -strinsero addosso, non udendo la voce di uno tra loro, che doveva esser -il comandante della Schiera, o alcun che di simigliante. - -— Non lo uccidete! — gridava egli accorrendo e tentando di farsi strada -in mezzo a loro. — Non lo uccidete! — - -Arrigo da Carmandino era già caduto bocconi, per una larga ferita alla -fronte. - -— Lo _Sciarif!_ Largo allo _Sciarif!_ — gridavano intanto i Saracini -delle file più lontane dal luogo del combattimento. — Largo al nipote -del Profeta! — - -Quelle grida ripetute di fila in fila giunsero finalmente all'orecchio -dei forsennati. Arrigo era caduto boccheggiante nel suo sangue e non -era più il caso d'infellonire contro un morente. Le file si apersero -quantunque a stento, e colui che avevano chiamato col nome di _Sciarif_ -(nome che equivaleva a quello di nobile e si dava allora ai discendenti -della famiglia di Maometto), spinse il cavallo fino ai piedi del -giovine crociato genovese. - -— Non avete udita la mia voce? — diss'egli corrucciato. — Quest'uomo è -sacro. Allà lo protegge. - -— Un infedele! — esclamarono i soldati. - -— Dice il libro: o credenti, meditate le opere vostre; non dite mai -del primo che incontrate: costui è un infedele. Dio possiede infiniti -tesori di misericordia; Dio solo conosce i cuori. — - -I soldati s'inchinarono alla parola del Profeta, e, obbedendo al cenno -dello _Sciarif_, sollevarono da terra il ferito, con tanta cura e -sollecitudine quanta furia avevano messo ad abbatterlo. - -Lo _Sciarif_ era un bel giovanotto, dal viso pallido e scarno, colla -barba intiera e rada, gli occhi infossati e lucenti, tutto vestito di -maglia d'acciaio, su cui era gittato un mantello di lana bianca alla -guisa moresca. Una fascia di zendado verde, ravvolta in giro all'elmo -acuminato dei cavalieri arabi, diceva chiaramente che egli apparteneva -per l'appunto alla discendenza del Profeta e dava la ragione -dell'ossequio con cui lo ascoltavano i suoi correligionarii. - -Lo stesso Emiro El Heddim, che era, siccome ho già detto, il comandante -militare di Cesarea, non gli parlava che a capo chino. - -S'incontrarono i due capi all'entrata del castello. L'Emiro aveva in -volto le tracce di un alto spavento. - -— Siamo perduti! — diss'egli a bassa voce. — Il nemico è penetrato -nella seconda cinta. Io venivo in cerca di te, mio signore, per dirti -che è tempo.... - -— Taci! — interruppe lo _Sciarif_. — Se questo sarà il volere di Dio, -andremo, senza mestieri di fuggire come cerbiatti davanti al leone. Non -vedi? Porto un ferito con me. - -— Un cristiano! - -— Un ospite è sempre una benedizione del cielo. — - -E senza aspettar la risposta, entrò nell'androne della porta, dove -i soldati avevano deposto Arrigo. Il giovane era svenuto, e a tutta -prima lo si credette morto. Ma Zeid Ebn Assan, un vecchio arabo, che -sapeva di medicina, dopo avergli spruzzato il viso di acqua fresca e -fasciata colla sua cintura la fronte, assicurò che il cristiano viveva, -e avrebbe, col permesso di Allà, potuto anche reggere ad un nuovo -trasporto. - -— Hai fatto esplorare il passaggio? — chiese lo Sciarif all'Emiro. - -— Si, mio signore; e la cavalcata aspetta negli oliveti di Malca. - -— Andiamo dunque, e sia fatta la volontà del Signore; — disse il -giovine capo. — Voi portate con ogni maggior cura il ferito; lo -metteremo poi sul dorso d'un cammello. - -— Onore dei figli di Fatima, — rispose l'Emiro, — il tuo desiderio sarà -soddisfatto. Purchè tutto ciò non faccia ritardare di troppo la marcia! - -— Meglio così; — disse il giovine. — Non avremo l'aria di fuggire -al cospetto degli infedeli. Del resto, vedrai che non tenteranno -d'inseguirci. Importa troppo a loro di non discostarsi dalla spiaggia, -dove hanno le navi. Zeid Ebn Assan, hai tu finito? - -— Sì, mio signore. Dio è grande e misericordioso. — - -I soldati allora sollevarono di bel nuovo il ferito, che mandò un lieve -sospiro. E preceduti dal vecchio medico, che aveva acceso una torcia -di legno resinoso, entrarono in una stanza buia, che metteva ad una via -sotterranea verso levante. Lo _Sciarif_ e l'Emiro rimasero gli ultimi, -per chiuder l'ingresso. La stanza buia doveva custodire il segreto -della sua uscita ai Cristiani, che inerpicatisi sulle mura per l'albero -di palma scoperto dall'Embriaco, penetravano intanto nella seconda -cinta e andavano a furia verso la moschea maggiore, intorno a cui si -erano raccolte le ultime difese di Cesarea. - -Entrato cogli altri compagni d'armi nel cuor della città, Gandolfo -del Moro si diè pensiero come tutti gli altri della sorte di Arrigo. E -saputo che vivo non lo si trovava in nessun luogo, si diede egli stesso -a cercarne il cadavere, con una sollecitudine, con una diligenza, che -l'amico più intrinseco non ce ne avrebbe spesa altrettanta. Il destino -gli avea fatto servizio, di certo; ma quel bravo Gandolfo lo avrebbe -desiderato intiero. Gli sarebbe piaciuto, verbigrazia, di metter la -mano sugli avanzi del prode concittadino, per render loro gli onori -dovuti, e magari per riportarli a Genova in una custodia di vetro, come -stinchi di santo. - -E il corpo d'Arrigo non pareva mica disposto a profittare di quelle -pietose intenzioni. Infatti, non c'era verso di trovarlo. Si era -risaputo bensì dove i primi sfortunati assalitori avessero fatto -testa al nemico; quel carname, consumato a mezzo dal fuoco, diceva -chiaramente che là erano rimasti. Ma tutti? E se non tutti, quali i -caduti? Nessun lume di ciò appariva alla mente curiosa di Gandolfo del -Moro. - -Notate che egli era solo a metterci tanta e così minuta attenzione. -Gli altri tutti, non escluso il Testa di maglio, pensarono che Arrigo -fosse rimasto tra i morti e che il suo cadavere dovesse aver corso -la sorte di quelli de' suoi compagni. Ma Gandolfo del Moro andava più -lungi e più addentro colle sue indagini; studiava i particolari, notava -gl'indizi più lievi e più disparati. Per esempio, aveva saputo che -anche l'Emiro, il comandante della difesa di Cesarea, non si trovava -più neppur egli, nè vivo nè morto. Che fosse fuggito? Era questo il -sospetto del Cadì, che non sapeva perdonare all'Emiro el Heddim la sua -matta ostinazione. E se questi era fuggito, non poteva essere fuggito -anche Arrigo? - -Ma come? ma perchè? Qui si smarriva l'ingegno sottile di Gandolfo del -Moro, che tornò a Genova colla voglia, in una continua incertezza, tra -speranza e timore. - -Intanto che Gandolfo del Moro e gli altri cavalieri di Genova andavano -in traccia di Arrigo, costoro sperando e quegli temendo di trovarlo -vivo, ma nè gli uni nè l'altro rinvenendone il cadavere, per la ragione -semplicissima che ormai il lettore conosce, la comitiva dei fuggiaschi -Saracini aveva traversato il passaggio sotterraneo. - -Metteva questo alle rovine di un tempio antico, negli oliveti di Malca, -a levante di Cesarea, o Caisarieh, come era chiamata dagli Arabi. Già -sacro a Venere Astarte, il tempio greco romano era abbandonato dalla -sua divinità mezzo fenicia; le colonne erano crollate sulle lastre del -pavimento e tutto era un ammasso di macerie, non rimanendo di intatto -che un pozzo, donde più non si attingevano le acque lustrali, ma dove i -pastori arabi andavano ad abbeverare gli armenti. - -Colà fu deposto Arrigo, ancor fuori dei sensi, e mentre lo _Sciarif_ -co' suoi cavalieri, trovati in vedetta laggiù, esplorava i dintorni -per custodire la sua gente da un incontro col nemico (incontro del -resto assai poco probabile, perchè i Crociati dovevano avere ben altra -bisogna alle mani), il vecchio Zeid Ebn Assan, spogliato con ogni cura -il giovine crociato, visitò le ferite e le spalmò de' suoi unguenti -meravigliosi. La più grave era quella toccata da Arrigo alla fronte; ma -il cranio appariva solamente scheggiato. Il che del resto non era poco, -dovendosi sempre temere di una commozione troppo forte al cervello e -di tutte le conseguenze d'una mezza frattura, in una parte così nobile -del corpo; conseguenze più gravi a gran pezza allora, che la scienza -chirurgica era tuttavia bambina, e l'arte empirica affatto, come vi -sarà facile di argomentare. - -Il vecchio Esculapio saracino, lavata diligentemente la ferita e -stesovi sopra il suo balsamo, rinnovò la fasciatura, ma con più garbo -che non avesse potuto fare la prima volta, nel castello di Cesarea. - -— Speri? — gli chiese ansioso lo _Sciarif_, che tornava in quel mentre -dalla sua esplorazione. - -— Dio è grande; — rispose il vecchio. - -— Sì; ma tu che cosa ne pensi? — incalzò il giovine capo, che non -poteva contentarsi di quella mezza risposta. - -— Penso, — ripigliò allora Zeid Ebn Assan, — che Asrael ha posto gli -occhi su lui, ma che i Moakkibat non si sono ancora allontanati. — - -Asrael era l'angelo della morte presso i seguaci di Maometto. I -quali credevano ancora che ogni uomo fosse accompagnato da due angeli -custodi, che notavano le opere sue, dandosi la muta ogni giorno; donde -il loro nome di _al Moakkibat_, cioè di angeli che _si succedono_. - -— Spero, infine; — aggiunse il vecchio, vedendo che nemmeno l'accenno -agli angioli spianava le sopracciglia dello _Sciarif_. — Se almeno -potessimo fare una lunga sosta in qualche luogo!... - -— Riposeremo a Thaanach, — disse il giovine capo, — alle falde del -Carmelo. — - -Poco stante, la cavalcata si pose in viaggio. Lo _Sciarif_ volse un -ultimo sguardo alle mura di Cesarea, donde gli veniva all'orecchio un -suono confuso. Erano gli estremi aneliti della resistenza, misti alle -grida dei vincitori. Il giovine capo diede un fremito di rabbia, che -contrastava in modo singolare colla sua affettuosa sollecitudine pel -ferito, e spinse il cavallo al galoppo lungo le rive del Nahr el Acdar, -il cui letto inaridito rimontava dalla foce a mezzogiorno di Cesarea -fino alle, alture di Hadad Rimmon, ultimi contrafforti del Carmelo, che -la cavalcata doveva costeggiare, per giungere a Thaanach, nella pianura -di Jesreel. - -Il sole volgeva al tramonto e l'aria incominciava ad essere più -respirabile. Le ore notturne furono intieramente spese nella marcia. La -mite andatura del dromedario e i freschi aliti della notte rendevano -meno disagevole il tragitto al povero Arrigo, sospeso tuttavia tra -la vita e la morte. Ad ogni fermata, lo _Sciarif_ si accostava -al dromedario su cui era accomodato il ferito, in una basterna -improvvisata coi mantelli della carovana, e interrogava il vecchio -Zeid, che mutava e rimutava in tutte le forme la sua prima risposta -«Dio è grande,» aggiungendo ora il clemente, ora il misericordioso, -e, a farla breve, la lunga fila di epiteti che il sentimento profondo -della divinità ha inspirato agli adoratori del Corano. - -Spuntava il mattino e la cavalcata, già superato il valico dei monti, -giungeva in vista di Thaanach, rosseggiante tra le palme, ai primi -raggi del sole, che appariva in quel punto dalle lontane alture di -Gelboà, memorande per la rotta e la morte di Saul, e dietro alle quali -si stende la fertile pianura di Zarthan, irrigata dalle bionde acque -del Giordano, al suo uscire dal lago di Genezareth. - -Lo _Sciarif_ e tutti i compagni suoi smontarono da cavallo, e -genuflessi, colla faccia rivolta a mezzogiorno, nella direzione della -Mecca, recitarono la loro preghiera mattutina. Dopo di che, si rimisero -in marcia per alla volta di Thaanach. Laggiù non essendoci il pericolo -di veder giungere Cristiani, lo _Sciarif_ disegnava di lasciare il -ferito, affidato alle cure di Zeid e di parecchi tra i suoi più fedeli -servitori. Egli intanto, traversata la pianura di Jesreel, sarebbe -andato, per la via di Betlem in Galilea, fino alle mura di Acco, -l'antico Tolemaide, portatore a quell'Emiro delle tristi novelle di -Cesarea. - -Era un'altra città, un altro lembo della costa, che cadeva in mano -ai guerrieri d'Occidente. Gli Emiri di Soria, padroni delle città -marittime in quella confusione che avevano portato le guerre tra i -Turchi e gli Arabi, andavano perdendo alla spicciolata i loro piccoli -regni. - -La comunanza di religione aveva fatto muovere nel 1097 Kerboga, -principe di Mosul, con ventotto emiri dell'interno dell'Asia, in -soccorso d'Antiochia. Ma lui sconfitto, come già il turco Solimano a -Nicea, non restava altra speranza all'Islamismo in Palestina fuorchè -l'aiuto del Soldano d'Egitto, o di Babilonia, come dicevasi allora, -dando erroneamente questo nome alla città del Cairo. - -Per altro, se il califfo fatimita d'Egitto era potente, Gerusalemme, -la vera meta del pellegrinaggio armato dei Cristiani, era allora in -potere dei Turchi. Sfortunatamente per questi, il retaggio di Malek -Scià era disputato da quattro de' suoi figli. E la discordia loro e -la debolezza che ne derivava al popolo turco, persuasero al califfo -d'Egitto di tentare il ricupero dei possedimenti perduti in Sorìa. Era -sul trono il fatimita Abu Cacem Ahmed el Mostala Billah, succeduto nel -1094, lui secondogenito, coll'aiuto del suo visir El Afdhal, al padre -Abu Temin Maad el Mostanser Billah. Crudele al segno di far morire per -fame il fratello maggiore, Mostala Billah, o Mostalì, come fu chiamato -più brevemente, uomo privo d'ingegno e di carattere, lasciò ogni cura -di governo ad Afdhal. E fu questi che nel 1098 moveva al conquisto di -Tiro e di Gerusalemme, impadronendosi della città santa un anno prima -di Goffredo Buglione. - -I Fatimiti avevano appena restaurata in Palestina la loro autorità -civile e religiosa, quando udirono dei numerosi eserciti cristiani -passati d'Europa in Asia. Si allegrarono a tutta prima di assedii e -combattimenti che distruggevano la possanza dei Turchi, loro giurati -nemici. Ma quei Cristiani medesimi non erano meno avversi al Profeta, -e, dopo espugnata Nicea ed Antiochia, dovevano condurre le loro imprese -sul Giordano, e chi sa? fors'anco sul Nilo. Il califfo Mostalì, o -per lui il suo audace visir, entrò allora in carteggio coi Latini, -procurando di averne le grazie, presentandoli di cavalli, di vesti -di seta, di vasellami, di borse d'oro e d'argento. Ma fermi stettero -i Crociati sul rispondere che, lungi dallo esaminare i diritti di -questo o di quello tra i settarii di Maometto, essi avevano ugualmente -per nemico l'usurpatore di Gerusalemme, Turco od Arabo, Selgiucide o -Fatimita, Ommiade od Abasside, che si fosse. Quindi lo consigliavano di -consegnare senz'altri indugi la città santa e la provincia tutta alle -armi latine, aggiungendo, non aver egli altra via per serbarsele amiche -e sottrarsi alla rovina ond'era minacciato. - -Come i Crociati espugnassero Gerusalemme, non voluta restituire da -Istikar, il luogotenente del Califfo, l'ho già raccontato ai lettori. -Ho accennato altresì come, pochi giorni di poi, Afdhal, non giunto -in tempo, per impedire la caduta di Gerusalemme, ma affrettatosi -coll'ansietà di trarne vendetta, toccasse una rotta solenne nel piano -di Ramnula. Da quel giorno in poi la difesa delle città marittime di -Sorìa fu abbandonata agli Emiri, senz'altra speranza di validi aiuti -contro il nuovo regno dei Franchi, adeguato in estensione, se non -per avventura in numero d'abitanti, agli antichi regni d'Israele e di -Giuda. - -Restava di poter fare assegnamento su aiuti volontari e parziali. C'era -uno dei Fatimiti d'Egitto, che veramente poteva dirsi l'anima di tutte -le difese saracine in Sorìa, da Antiochia a Gerusalemme, da Gerusalemme -a Cesarea. E costui, giovine valoroso, ma capitano di piccola schiera, -non amato dal fratello maggiore Mostalì, che volentieri gli avrebbe -inflitto la morte di Nezer, il primogenito dei tre, invidiato dal visir -Afdhal, cui premeva di essere solo al comando, nell'uscire dalle vinte -mura di Cesarea, non volgeva già i suoi passi all'Egitto, sibbene ad -Acco, dove temeva che sarebbero andati a nuova impresa i Crociati di -Genova, che egli sapeva per prova i più pericolosi di tutti. - -Invero, l'esercito latino si era grandemente scemato di forze e poteva -prevedersi il giorno che non bastasse più a mantenere la sua larga -conquista. Dei diecimila cavalieri che Goffredo Buglione aveva condotto -dall'Occidente, soli mille cinquecento erano giunti sotto le mura di -Gerusalemme, e seicento, a mala pena seicento, ne rimanevano in piedi -per difendere il nuovo regno di Sion. Undicimila fanti rimanevano col -successore di Goffredo, dei diciottomila che questi aveva guidato in -Sorìa. Ma se i Latini erano deboli in terra, Genova, colle sue audacie -navali, poteva renderli ancora possenti sul mare. - -Perciò, temendo dei Genovesi, poco sperando dal fratello e dal suo -ambizioso visir, e di nient'altro desideroso che di dare un indirizzo -a tutte quelle disgraziate difese degli Emiri di Sorìa, il giovine -_Sciarif_ muoveva con pochi cavalieri alla volta di Acco, dopo aver -lasciato Arrigo in Thaanach, raccomandato alle cure del vecchio Zeid. - -— Bada, — gli disse, accomiatandosi, — la tua vita mi sta mallevadrice -della sua. - -— Farò il poter mio, non dubitare. Ma se il ferito soccombesse per -volere di Allà? — notò il vecchio servitore con voce tremebonda. - -— Sarebbe un indizio certo per me che Allà vuole anche la tua testa; — -rispose lo _Sciarif_, aggrottando le ciglia. - -Zeid Ebn Assan s'inchinò fino a terra. - -— Dio è grande! — diss'egli poscia, abbandonandosi al fatalismo -orientale. - -Per altro, come lo _Sciarif_ si fu allontanato, il vecchio Zeid -non istette ad aspettare i miracoli dal cielo e si adoperò con -ogni possa ad assicurare la vita pericolante di Arrigo. La febbre e -l'infiammazione furono lungamente ribelli alle sue cure, ma l'arte da -un lato e la natura dall'altro gli fecero ottenere l'intento. Zeid -giuocava la sua testa, e lavorò colla vigilanza di un uomo che non -voleva perderla, tanto nel proprio quanto nel figurato. - -Cionondimeno, se la malattia fu lunga, la convalescenza non lo fu meno, -e il vecchio Esculapio saracino pensò che il genovese affidato alle sue -cure, ricuperando la salute del corpo, non fosse per riavere altrimenti -la sanità dello spirito. Per tutto quell'autunno e per l'inverno che -seguì, Arrigo da Carmandino visse come un uomo sbalordito, e non aveva -più memoria o discernimento di quello che potesse averne un fanciullo. -Obbediva macchinalmente ai consigli del medico; stava ad udirlo, ma con -aria melensa, come se non cogliesse il senso di ciò che quegli diceva; -lo guardava fiso, ma senza intendere chi fosse colui, e come e perchè -egli stesso si trovasse nelle sue mani. - -Un giorno, il vecchio Zeid, che si era rassegnato ad avere in custodia -un povero mentecatto, pure di veder conservata sulle spalle la testa, -accompagnava il Carmandino sulla piazza di Thaanach. E già lo aveva -fatto sedere al sole, presso una macchia di lentischi, allorquando -un fitto polverìo che si levava da tramontana in fondo alla pianura -annunziò una cavalcata che si appressava rapidamente. Era lo _Sciarif_ -che ritornava da Acco. Il vecchio servitore aveva avuto più volte sue -nuove, perchè ad ogni quindici giorni giungeva un suo messaggiero a -Thaanach, per domandare della salute di Arrigo e vedere se egli fosse -ancora in caso di muoversi dalla sua solitudine. - -Quella volta lo _Sciarif_ capitava in persona, non aspettato da Zeid, -che lo sapeva tutto intento nelle cose di guerra. - -Arrigo da Carmandino stava seduto, come ho detto, all'aperto, -bevendo istintivamente i raggi di quel benefico sole. L'ampia -ferita, rimarginata da qualche tempo, rosseggiava sulla sua fronte, -contrastando vivamente col pallore onde era tuttavia cosparso il suo -volto. - -Il giovine diede uno sguardo distratto a quello stuolo di cavalieri, -senza che il cuore gli battesse più forte, come avviene al guerriero -quando vede cosa o persona che gli rammenti la prediletta sua vita. La -luce della coscienza stentava a ritornare in quella mente offuscata. - -Lo ravvisò da lunge il capo della schiera, e spronato il suo cavallo -verso di lui, fu a terra d'un balzo. - -— Arrigo da Carmandino, — gli disse, muovendogli incontro col sorriso -sul volto, — non mi conoscete voi più? — - -Quella voce e quell'aspetto risvegliavano un ricordo lontano e confuso -nella mente di Arrigo, che si alzò da sedere, interrogando degli occhi -il nuovo venuto, mentre il suo spirito cercava di raccapezzarsi, ma -senza pro. - -— Bahr Ibn, — ripigliava intanto quell'altro, venendo in aiuto alla -sua memoria affievolita. — Bahr Ibn, il Saracino di Antiochia; non lo -rammenti già più, valoroso cristiano? - -— Ah! — gridò Arrigo, — Antiochia! I Saracini! Bahr Ibn, il mio -nemico?.... - -— Che ti è debitore della sua vita; — aggiunse lo _Sciarif_. — Come son -lieto, o soldato di Cristo, di aver potuto salvare la tua! Siamo pari, -adesso. Vedi, rosseggia ancora la mia fronte pel colpo della tua lama -gagliarda, come la tua fronte pel colpo toccato nella presa di Cesarea, -e che io, pur troppo, non giunsi in tempo a sviare dal tuo capo. — - -Così dicendo, Bahr Ibn si toglieva l'elmetto acuminato, mostrando la -sua cicatrice ad Arrigo. - -— Cesarea! — ripetè il Carmandino, a cui tornava finalmente la memoria -del tempo trascorso. — Siamo noi padroni di Cesarea? - -— Sì, col volere di Allà; — rispose Bahr Ibn, chinando mestamente il -capo. — I tuoi compagni superarono la seconda cinta poco dopo la tua -caduta. Io e l'Emiro El Heddim ci siamo ritirati per un passaggio -sotterraneo, portando te svenuto nelle nostre braccia. - -— Ma come.... tu.... — balbettò Arrigo, che non intendeva in qual modo -fosse stato campato da morte. - -— Io ti ho ravvisato quando gettavi l'elmetto, per scagliarti sulle -nostre file e cercarvi la morte dei valorosi. — - -Alla evocazione di quei ricordi che tanti altri ne richiamavano al suo -pensiero, Arrigo diede in uno scoppio di pianto. - -— Asraele aveva già stese le sue ali su te, e la tua anima avrebbe -dormito il gran sonno fino a che non la risvegliasse la tromba -d'Israfil. Ma ecco, — soggiunse, additando il vecchio Zeid Ebn Assan, -— l'uomo savio e dotto di farmachi che Allà aveva posto al mio fianco. -Egli ha lavato le tue ferite e le ha rimarginate co' suoi balsami -meravigliosi. Tu vivrai ancora, o Cristiano, alla gloria della tua -terra e all'amore de' tuoi. - -— Grazie! — rispose Arrigo, cadendo nelle braccia del suo generoso -nemico. — Ma dimmi, sono io libero? - -— Sì; partiremo questa notte per alla volta di El Kasr, dove io debbo -recarmi, e laggiù provvederemo al tuo tragitto, se pure desideri di -abbandonarmi così presto. - -— El Kasr! — esclamò il vecchio Zeid. — Tu pensi davvero, mio signore, -di tornare in Egitto? E tuo fratello? - -— Mostalì ha reso la sua anima a Dio, che la ricompenserà secondo i -suoi meriti; — disse gravemente Bahr Ibn. — Ho avuto l'annunzio in -Acco, e son partito senza indugio. Mostalì lascia un figlio, Amar, di -cinque anni appena.... - -— E tu pensi? - -— Di assumere la tutela. Non sono io l'unico superstite dei figli di -Mostanser Billah? - -— Mio signore, — ripigliò il vecchio, — non rammenti come sia possente -El Afdhal? - -— Lo combatterò. - -— Con quali forze? E mentre i Franchi saranno pronti a trar profitto -delle nostre discordie? — - -Lo _Sciarif_ rimase sopra pensieri. Troppo peso avevano gli argomenti -del vecchio servitore, ed egli non aveva nulla da opporgli. - -— Potresti aver ragione; — brontolò egli, dopo alcuni istanti di pausa. -— Ma andrò cionondimeno a vedere. Dice il libro: «L'uomo non muore -che per volontà di Dio, secondo il termine assegnato nel volume del -destino.» Mettiamo la nostra fiducia in Dio. Il libro dice ancora: «Se -Dio viene in vostro aiuto, chi potrà vincervi? Se vi abbandona, chi -potrà darvi soccorso?» - -— Che egli ti ascolti, mio signore! — disse Zeid inchinandosi. — E -quando pensi di ripartire, perchè noi ci prepariamo a seguirti? - -— Questa notte. Il viaggio farà bene anche a te, ospite cristiano; — -soggiunse lo _Sciarif_, volgendosi ad Arrigo da Carmandino; — ma perchè -forse non saresti in caso di tenerti ritto in sella, monterai sulla -nave del deserto. — - -Gli Arabi, siccome è noto, chiamano nave del deserto il cammello e il -dromedario. - -— Amico, — disse Arrigo timidamente, — se tu volessi compiere l'opera -tua.... - -— Chiedi; — rispose Bahr Ibn. — Che altro posso io fare per te? - -— Son libero, hai detto? - -— Come il vento e come il mare, come la gazzella che fugge stampando a -mala pena le orme sulla sabbia, come il leone che regna solitario nella -pianura, sei libero. - -— Orbene, — ripigliò Arrigo da Carmandino, — rimandami a Cesarea. - -— Per far che? - -— Ma.... — disse il giovine crociato; — i miei compagni staranno in -pensiero per me. - -— I tuoi compagni! — ripetè Bahr Ibn. — Essi hanno da lunga pezza -abbandonato Cesarea. La città è rimasta ai Franchi, pei quali sembra -che l'abbiano essi conquistata. — - -Arrigo da Carmandino rimase attonito a quell'annunzio inatteso. - -— E non c'è dunque più un genovese? - -— Neppur uno. Prima che io abbandonassi le mura di Acco, giungeva -un mercante giudeo reduce dalla vostra conquista, ed ebbi da lui -confermata la nuova che l'armata de' tuoi concittadini ripigliò il -mare pochi giorni dopo la espugnazione della città. A quest'ora i tuoi -compagni d'armi sono tutti alle loro case, e mediteranno già nuove -imprese contro di noi. — - -Arrigo trasse un profondo sospiro dal petto. - -— E mi crederanno morto! — diss'egli. — Se almeno si trovasse una vela! - -— Meglio ti converrà prendere il mare a Damietta; — notò -affettuosamente Bahr Ibn. — Io stesso ti darò la nave che dovrà -ricondurti alla tua gente. Vedi, del resto, io ora non potrei -accompagnarti in Cesarea senza pericolo. Nè a te converrebbe andar -solo, colle vie piene di ladroni. E poi, dimmi, t'incresce egli tanto -di restare per qualche tempo col tuo servo? — - -Arrigo gli strinse la mano in aria di ringraziamento. - -— Non dubitare; — proseguì il Saracino; — mentre noi andiamo verso -l'Egitto, uno de' miei tornerà in Acco e manderà in Cesarea il mercante -giudeo, per avvisare i Franchi che tu sei vivo. Noi stessi, per via, -se ci imbatteremo in qualche figlio d'Israele, manderemo tue nuove a -Gerusalemme e al porto di Giaffa, nella speranza che qualcheduno le -rechi in Occidente ai tuoi cari. Ma certo, — soggiunse Bahr Ibn, con -piglio risoluto, che non ammetteva contrasti, — tu giungerai alla tua -terra prima d'ogni altro messaggio. — - -Arrigo da Carmandino alzò gli occhi al cielo, pregando Iddio che -accogliesse l'augurio del suo ospite, del suo salvatore. - -Quella medesima notte la cavalcata dello _Sciarif_ ripartiva da -Thaanach, prendendo la via di levante, verso i monti di Gelboà, varcati -i quali doveva scendere nella valle di Zartan, guadare il Giordano, e -di là, per la montagna di Galaad, andare a trovare la vecchia strada -dei pellegrini maomettani, da Damasco alla Mecca. - -Col nuovo reame cristiano di Gerusalemme piantato tra il monte Carmelo -e quello di Giuda, era quell'unica strada sicura che rimanesse ai -Saracini, tra l'Egitto e le coste di Sorìa, che ancora per poco -dovevano restare in poter loro. - - - - -CAPITOLO X. - -Sulle tracce di Arrigo. - - -Il secondo re di Gerusalemme, che fu Baldovino I, già principe di -Edessa, non si trovava certamente, nell'estate del 1102, sopra un letto -di rose; - -Già dello stato di quel nuovo regno ho fatto un brevissimo cenno -ai lettori, ed ora, per l'intelligenza dei casi che rimangono da -raccontare, debbo rifarmi da capo. - -Goffredo di Buglione, espugnata Gerusalemme e rotti gli Egiziani sulla -pianura di Ramnula, aveva appeso alla parete del Santo Sepolcro la -bandiera e la spada di Afdhal. I baroni che lo avevano seguito in -Palestina, se ne tornavano la più parte alle castella d'Occidente. -Tra essi i due Roberti, l'uno, duca di Normandia, l'altro, conte di -Fiandra. Abbracciati per l'ultima volta i suoi compagni di fatiche -e di gloria, il pio Goffredo li aveva accomiatati, non ritenendo con -sè, per difendere la Palestina, che l'italiano Tancredi, con trecento -uomini a cavallo e duemila fanti; in tutto tremila uomini o poco più, -se si voglia considerare che ogni cavaliere armato in guerra aveva con -sè quattro scudieri a cavallo, e questi cinque uomini si contavano per -_una lancia_. - -Il fratello Baldovino essendosi assicurato un picciolo regno in Edessa -e Boemondo di Taranto un altro in Antiochia, Goffredo di Buglione aveva -dovuto accettare la suprema autorità in Gerusalemme; ma non aveva -già accettato le insegne e gli onori di re, ricusando, come dice la -prefazione delle _Assise di Gerusalemme_, di _porter corosne d'or là ou -le roy des roys porta corosne d'épines_, e contentandosi in quella vece -del modesto titolo di barone e difensore del Santo Sepolcro. - -Meno scrupoloso di lui si era addimostrato il Clero latino. -Morto nell'ultima peste ad Antiochia il savio Ademaro, gli altri -ecclesiastici erano saliti in orgoglio, usurpando le rendite e la -giurisdizione del patriarca di Gerusalemme e accusando di scisma e -d'eresia i Greci e i Cristiani d'Oriente; per modo che questi ultimi, -Melchiti, Giacobiti, Nestoriani, i quali avevano adottato l'uso -della lingua araba, oppressi dal ferreo giogo dei loro liberatori, si -augurassero la tolleranza dei Califfi Fatimiti. - -Damberto, arcivescovo di Pisa, condottiero d'una armata de' suoi -concittadini in Sorìa, e molto addentro nei riposti disegni della -Corte di Roma, era stato nominato senza contrasto capo temporale e -spirituale della chiesa d'Oriente, e da lui Goffredo e Boemondo avevano -ricevuto l'investitura dei nuovi possedimenti. Come se ciò non bastasse -ancora, una quarta parte di Gerusalemme e d'Antiochia furono assegnate -alla Chiesa. Il modesto prelato riserbò a sè ogni diritto casuale sul -rimanente, ogni qual volta, o Goffredo morisse privo di figli, o la -conquista del Cairo, o di Damasco, gli fruttasse un regno più grande. - -Morto Goffredo nel 1100, gli succedette nel regno il fratel Baldovino, -sotto cui si vennero espugnando le città della costa, e tra le prime -Cesarea, il cui emiro, nostra conoscenza, accusavasi comunemente -di aver propinato il veleno a Goffredo in un canestro di frutte, -mandategli in dono. Se ciò fosse vero non saprei dirvi. L'emiro El -Heddim è fuggito in Acco, ed ha portato il suo segreto con sè. - -Ora, se a Baldovino I le armate di Genova, di Venezia e di Pisa, davano -gli aiuti necessari per espugnare le città forti della spiaggia, -il difetto di stabili milizie terrestri gli toglieva pur troppo di -mantenere saldamente le fatte conquiste. Bene erano state trapiantate -in Palestina le leggi e le costumanze feudali; ma i sostegni del -feudalismo mancavano. Il numero dei vassalli obbligati al servizio -militare, nelle tre grandi baronie di Galilea, di Sidone e di -Giaffa, superava di poco i seicento cavalieri. Le chiese e le città -somministravano intorno a cinquemila sergenti, o fantaccini che si -voglia dire. In tutto, le forze militari del nuovo regno ascendevano -a undicimila uomini; troppo povera cosa per difendere un reame ancora -seminato di rocche in balìa degli emiri, e insidiato a settentrione e a -mezzogiorno da Turchi e Saracini. - -Si istituirono allora i cavalieri del Tempio e gli ospedalieri di San -Giovanni, strana miscela di monachismo e di guerra, che l'ardore di -religione fondò e che la ragione di Stato fu sollecita d'approvare. -Arricchiti a breve andare per donazioni in gran copia (si conta che -ottenessero fino a ventotto mila signorie), i cavalieri del Tempio -ebbero modo di assoldare gran gente a piedi e a cavallo. Fu bene e fu -male; bene perchè le difese di Palestina si accrebbero; male perchè la -prosperità inorgoglì il sodalizio e lo trasse fuori di riga. Ma il bene -e il male dei cavalieri del Tempio sono ugualmente fuori dalle ragioni -e dai termini della mia storia modesta. - -Come il re Baldovino accogliesse i Genovesi ho già detto, a proposito -della seconda spedizione fatta da essi. Argomentate dunque come egli -ricevesse la terza, nell'anno 1102 dalla fruttifera incarnazione. -Constava essa di quaranta galee ed era comandata dai figliuoli -dell'Embriaco; coi quali erano cavalieri genovesi in buon dato, parte -già illustri per la prima impresa d'Antiochia e Gerusalemme e per la -seconda di Assur e di Cesarea, parte nuovi all'appello della croce -e infiammati dall'esempio degli altri. Tra i primi era il giovine -Caffaro; tra i secondi un gentile scudiero, dai capegli biondi e dal -volto angelico. - - Che parea Gabriel che dicesse: ave. - -Dopo avere preso terra a Giaffa, che era, come sapete, il porto più -vicino a Gerusalemme e per conseguenza il suo vero scalo marittimo, i -capi della spedizione, cioè a dire i due figli dell'Embriaco, Caffaro -di Caschifellone e tutti i loro gentiluomini d'arrembata, si recarono -alla città santa, con numeroso corteo, per ossequiare il re Baldovino, -amico di Genova, e per sciogliere il voto al Santo Sepolcro. - -Colà erano stati già preceduti dal grido delle opere loro. Imperocchè, -dovete sapere che i nostri crociati della terza spedizione erano -vogliosi di fare come i loro predecessori, e così di passata, -rasentando la costa di Sorìa, dal porto di Laodicea verso Tiro, avevano -espugnato due città, Accaron e Gibelletto, non senza grande effusione -di sangue. - -Baldovino andò co' suoi gentiluomini ad incontrare la nobile comitiva -fino alla porta di Ebron, detta dagli Arabi _Bab el Hallil_, e, avuta -la lettera dei consoli del comune di Genova, mostrò di farne gran -conto. - -— Mi è caro, — diss'egli, — che i Genovesi mi amino, e dimostrerò con -certe prove quanto io sono ad essi riconoscente. Ho notato quanto -valgano in guerra, e vedo ora che i figli non tralignano punto dai -padri. La mia amicizia vi è assicurata, messeri; faccia il buon sire -Iddio che io possa meritar sempre la vostra. — - -Fatte queste nobili parole, l'accorto Baldovino volle i gentiluomini -genovesi ospiti suoi nella reggia e usò loro ogni maniera di cortesie. -Molto promise ai capi della spedizione, segnatamente se lo avessero -aiutato ancora a sottomettere altre città della costa. Tortosa -anzitutto gli stava a cuore, per la sua vicinanza ad Antiochia, poi -Tripoli e Biblo, detta allora Gibello, da ultimo Tolemaide, e infine -quanti scali marittimi erano ancora in balìa degli Emiri, dal golfo -di Laiazza fino a quel di Larissa. Egli, in compenso di tanti servigi, -avrebbe dato in perpetuo al comune di Genova una contrada nella santa -città di Gerusalemme; ed una nello scalo di Giaffa, oltre la terza -parte di tutte le entrate marittime dei porti di Assur, di Cesarea ed -anco di Tolemaide, quando questa fosse presa dalle armi cristiane. -E perchè Baldovino correva molto innanzi cogli ambiziosi disegni, -prometteva anche la terza parte delle entrate marittime dell'Egitto, -se mai gli accadesse di conquistare il Cairo (Babilonia, come dicevasi -allora) mercè l'aiuto di Genova. - -Del resto, entrando nella chiesa del Santo Sepolcro, il re Baldovino -potè mostrare ai Genovesi qual fosse la sua gratitudine, e non di là da -venire, additando loro il grand'arco dell'altar maggiore. - -Caffaro di Caschifellone, il cavaliere letterato che ben conoscete, -lesse la scritta latina che correva per tutta la curva dell'arco, -segnata in lettere d'oro: «_Præpotens Genuensium præsidium_,» come -a dire che la conquista del Santo Sepolcro non avesse più valida -protezione che quella dei Genovesi. - -Non è a dire come quella cortesia epigrafica piacesse ai figli di -San Giorgio il valente. La lode consola, come quella che è un premio -alle durate fatiche. Lo ha detto anche il poeta, mettendola di costa -coll'amore di patria: _Vincit amor patriæ, laudumque immensa cupido_. - -Baldovino, fatte le sue promesse al comune di Genova, volle mostrarsi -liberale con tutti, e profferì partitamente ad ognuno l'opera sua. - -— E voi, leggiadro scudiero? — diss'egli, volgendosi finalmente -al biondo garzone che stava tutto umile in vista, a fianco di Ugo -Embriaco. — Non posso io far nulla per voi? - -— Sire, — rispose il giovine, vincendo a stento la sua commozione, — -io vi chiederò una scorta per giungere fino al paese di Thaanach, che -mi dicono essere a mezza via tra Gerusalemme e Tolemaide. A Cesarea, -dove abbiamo toccato terra, mi hanno detto che in Thaanach si trova un -ferito genovese. - -— C'era diffatti, e voi me lo fate ricordare. Se non sapete il suo -nome, potrò dirvelo io; è Arrigo da Carmandino, il valoroso Arrigo, il -braccio destro di messere Guglielmo Embriaco. - -— Sire, — disse il giovine, con voce da cui trapelava il turbamento -dell'animo, — voi sapete.... - -— Lo so, e in modo abbastanza nuovo; — interruppe il re. — Me lo ha -mandato a dire il fratello del soldano di Babilonia, mentre passava per -la valle di Gerico, alle spalle del nostro piccolo reame. Egli stesso -ha raccolto il vostro glorioso concittadino, gravemente ferito, entro -le mura di Cesarea, e lo ha campato da morte. Ma che avete, mio bel -giovane? Sareste per avventura un consanguineo di Arrigo? - -— Sire, — entrò a dire sollecito Ugo Embriaco, che incominciava a -pentirsi di aver consentito un travestimento, pericoloso anzi che no -per una vezzosa fanciulla, — è appunto un consanguineo di Arrigo da -Carmandino. Ma, di grazia, sire, se avete qualche nuova del nostro -amico e compagno d'armi, che già piangevamo perduto, degnatevi -di darcene ragguaglio, e aggiungerete un nuovo titolo alla nostra -gratitudine. — - -Baldovino raccontò allora tutto quello che aveva saputo dal messaggero -dello _Sciarif_. E il suo racconto si accordava benissimo colle notizie -che i suoi uditori avevano raccolte dal conte di Cesarea, il quale -era stato informato, come potete argomentare, dal mercante giudeo. -Senonchè, il conte, a cui poco importavano quei cenni, ne aveva -ritenuto la minima parte; laddove il re Baldovino diceva assai più, e -in parte chetava le angoscie, in parte le accresceva. - -— Benedetto sia l'infedele che ha ceduto ad un sentimento di -cavalleresca pietà — disse Caffaro di Caschifellone. — Potessimo almeno -sapere il suo nome! - -— Bar Ibn; — rispose il re; — Bar Ibn è il fratello del soldano di -Babilonia. - -— Bar Ibn! — ripetè un vecchio guerriero genovese, a cui quel nome -non giungea nuovo. — Non sarebbe egli il Saracino che sotto le mura di -Antiochia.... - -— Lui per l'appunto; — interruppe Baldovino, a cui tornava in mente la -vecchia disfida; — e rimase debitore alla generosità di Arrigo della -sua vita e della sua libertà. - -— Sire, — ripigliò il biondo scudiero, riconducendo a' suoi principii -il discorso, — mi concederete voi dunque la scorta? - -— Questo io farò, messere, e di buon grado; — rispose Baldovino; — ma -non già per Thaanach, nella valle di Jesrael, che Arrigo da Carmandino -ha lasciata da parecchi mesi. - -— Ah! — esclamò lo scudiero, che si sentiva venir meno. - -— Coraggio! — bisbigliò Caffaro all'orecchio del giovane. — Il nostro -amico è vivo e sano; è questo che importa, e a cui bisogna por mente. - -— Pur troppo! — pensò Gandolfo del Moro, che, come potevate -argomentare, era sempre il compagno inseparabile di messer Nicolao. - -S'ha a dire per altro, a sua lode, che Gandolfo non avea più fatto -cenno dell'amor suo, nè delle sue pretensioni alla mano della fanciulla -degli Embriaci. Era tornato in Genova dalla impresa di Cesarea sperando -che Arrigo fosse morto e che il tempo cancellasse l'immagine di lui nel -cuore di Diana; ma la morte di Arrigo non si era potuta provare e il -tempo non aveva saputo cancellar nulla. Che fare? Diana era stata in -fil di vita; da ultimo aveva smarrita la ragione. Questo almeno pareva -a lui, che non sapeva spiegarsi altrimenti gli atti e i propositi della -bellissima tra le donne. Che dir poi di suo padre? Di suo padre che -l'aveva secondata ne' suoi strani disegni? Che anche a lui avesse dato -volta il cervello? Gandolfo del Moro non ci si raccapezzava, e già -aveva rinunziato a cercarne l'intiero. - -Però si era chiuso l'amor suo nel profondo dell'anima, lo aveva -sigillato come la mistica fontana del Cantico de' Cantici. Che cosa -avveniva là dentro dell'amor di Gandolfo? Si trasformava purificandosi, -o si mutava in odio? L'una cosa e l'altra erano possibili del pari. - -— Sì, Arrigo è vivo è sano; — proseguiva intanto il re Baldovino, che -non poteva non udire le parole di Caffaro, altro amante senza speranza, -ma di così nobil sentire che non lasciava dubitare un istante di lui. — -Infatti, nel suo messaggio, che v'ho accennato poc'anzi, lo _Sciarif_ -mi aggiungeva com'egli andasse col suo prigioniero ed amico verso i -confini d'Egitto. - -— D'Egitto! — ripetè Ugo Embriaco, stupefatto. — E con quale intento? - -— Questo non reputò necessario di dirmi; — rispose Baldovino; — ma -questo ho potuto saper io, che debbo vigilare ogni giorno sulle cose -del reame. La corona di Gerusalemme è grave a portare; — soggiunse -il re, sospirando; — e Turchi da un lato ed Arabi dall'altro vogliono -esser tenuti d'occhio senza posa. Ora sappiate, messeri, che Mostalì, -il soldano di Babilonia, è morto da oltre un anno, lasciando erede -un fanciullo. Bahr Ibn ebbe tardi l'annunzio di quella morte, lontano -come era; ma certo, appena gli giunse la nuova, il suo primo pensiero -dovette esser quello di tornare nel reame; donde lo teneva lontano -la gelosia sospettosa del fratello, fomentata dalle calunnie del suo -ambizioso visir. Almeno, è agevole di indovinarlo. E morto il fratello, -poteva sperare Bahr Ibn che gli fosse più facile il ritorno? Io penso -che no. Afdhal, che noi abbiamo sì fieramente colpito sul piano di -Ramnula, è tuttavia potentissimo in Egitto. Del resto, — conchiuse -Baldovino, — meglio così. Le discordie e le guerre loro dànno forza -a noi, che coll'aiuto di nostro Signore muoveremo un giorno alla -conquista di Babilonia. E nostro Signore mostrerà di volerci aiutare, -se persuaderà ai nostri amici Genovesi di presentarsi colle loro navi -invincibili alle foci del Nilo. - -— Sire, io vi prego di credere che la cosa andrà in tutto secondo i -vostri disegni; — rispose prontamente Ugo Embriaco. — Il Comune udrà la -proposta e farà ogni poter suo per compiacervi. Ma torniamo, se non vi -spiace, a Bahr Ibn. La sorte del nostro Arrigo sta grandemente a cuore -a tutti noi, come al console Guglielmo Embriaco, mio padre. - -— Ve lo credo facilmente. Troppo era amato il Carmandino da messere -Guglielmo, il mio glorioso amico. Torniamo dunque allo _Sciarif_. I -miei esploratori lo hanno seguitato fino alla metà del suo viaggio, che -non fu trionfale, siccome egli sperava. Costeggiato sulla via destra il -lago d'Asfalto, penetrò nella valle di Siddim, cercando di far gente -tra quelle nomadi tribù del paese di Moab. Di là si volse a ponente, -per le falde della montagna degli Amoriti, e da Sefat, ove rimase -qualche tempo spiando il momento opportuno, mosse direttamente verso -l'istmo egiziano. Ma Afdhal doveva essere informato delle sue mosse, -e lo arrestò a Kattiè, disperdendo le sue bande raccogliticcie, prima -che egli potesse, come aveva creduto, ottenere l'aiuto dell'emiro di -Gaza. Se debbo credere alle ultime notizie dei nostri emissari, egli -si aggira co' suoi fidi sul pianoro di Aroer, non disperando ancora -d'impadronirsi di Gaza, che per amor suo si rivolterebbe all'Emiro, e -volgendo sempre gli occhi bramosi all'Egitto, dove i partigiani non gli -mancherebbero, ma dove manca in quella vece il coraggio di ribellarsi -al dominio di Afdhal. Gli Egiziani son vili. Vi ricordate di Ramnula? -Afdhal guidava contro di noi un esercito numeroso come quello di -Sennacherib, di cui parlano le Sacre Carte. Ma, salvo i tremila Etiopi, -che tennero saldo colle loro mazze di ferro, tutte quelle migliaia di -cavalieri e di fantaccini si dileguarono al primo urto delle lancie -cristiane. Fiacchi soldati e schiavi abbrutiti, non sanno voler -fortemente; fanno voti per Bahr Ibn, e sopportano Afdhal. - -— Sire, — domandò allora Gandolfo del Moro, — voi dicevate che lo -_Sciarif_ si trova ora.... - -— Nei dintorni di Aroer, a mezza strada fra il lago d'Asfalto e le mura -di Gaza. - -— E... — soggiunse timidamente Gandolfo, — a che distanza dalla costa? - -— Quattro giornate, per un buon corridore. - -— E come mai, così vicino al mare, il nostro Arrigo, non ha cercato di -ritornarsene? - -— Lo credete voi possibile? — disse Baldovino. — Gaza e Ascalona sono -in balìa del nemico; e sebbene quegli Emiri si astengano gelosamente da -ogni atto che possa dispiacere a noi, temendo da un giorno all'altro le -nostre vendette, non credo che Arrigo da Carmandino possa fidarsi di -costoro, per andare a chiedere ciò che essi del resto non potrebbero -dargli, una nave per ritornarsene in patria. Ma questo, messeri, -potrete far voi, che avete quaranta galere, armate di tutto punto. - -— E lo faremo, per San Giorgio! — gridò Gandolfo del Moro. - -Il biondo scudiero diede a Gandolfo del Moro un'occhiata, da cui -trapelavano insieme diffidenza e stupore. - -Gandolfo non vide quello sguardo; ma lo sentì, e fu pronto a -soggiungere: - -— Sì, Genovesi siamo anzi tutto, e il valore di Arrigo da Carmandino, -è gloria della nostra terra. Quale de' suoi nemici, se pure egli -potesse averne tra' suoi concittadini, non dimenticherebbe in questo -giorno ogni privato rancore, non metterebbe volentieri a repentaglio la -propria vita, e la propria libertà, per rivendicare la sua? Sire, voi -dite saviamente che Arrigo deve esser libero, e che soltanto il modo -gli manca, per ritornar sano e salvo tra' suoi. Bahr Ibn è un infedele, -ma è principe e cavaliere, e non può avere dimenticato il debito di -gratitudine che lo lega al nostro valoroso compagno d'armi. Resta che -noi gli offriamo il modo di uscire dal deserto, andando in traccia di -lui, per condurlo alla spiaggia del mare, o dentro i confini del vostro -reame. - -— Ben dite, messere; — rispose il re Baldovino. - -— Orbene, — ripigliò Gandolfo del Moro, fermandosi all'ultima delle -fatte proposte, — il pianoro di Aroer non è già troppo distante dai -confini di Giudea? - -— Essi giungono finora alle falde della montagna di Giuda; — disse di -rimando Baldovino. — Bèrseba a ponente e Arad a levante sono le ultime -terre del regno. - -— Ottimamente, adunque! La vostra liberalità ci fornisce una scorta -sicura per muovere di là in traccia del nostro concittadino? - -Il re stette alquanto sovra pensiero, quasi meditasse il miglior modo -di appagare i suoi ospiti ed alleati, ma veramente perchè studiava la -forma più acconcia a togliere l'asprezza d'un rifiuto. - -— Troppo numerosa vorrebbe essere la scorta, messeri; — diss'egli -finalmente; — e forse basterebbero a mala pena i cavalieri della -baronìa di Giaffa. Finora, il deserto di Giuda, che si stende da Tell -Arad fino alle spelonche di Engaddi, è infestato da troppo frequenti -scorrerie di Arabi ladroni, ed io non potrei consigliarvi nemmeno di -avventurarvi con poca gente, mal pratica dei luoghi, oltre la valle di -Ebron, nei dominii del nostro fedel barone Gerardo di Avennes. - -— Lasciamo in disparte questo disegno; — rispose Gandolfo inchinandosi, -con aria rassegnata; — messere Ugo Embriaco potrà muovere almeno -coll'armata verso le acque di Gaza? - -— Per far credere a quell'Emiro che noi vogliamo impadronirci della -città, mentre poi troppo ci costerebbe il doverne custodire il -possesso? — gridò Baldovino, a cui quest'altro disegno piaceva anche -meno del primo. — Voi dimenticate, messer Gandolfo del Moro, che il -nostro intento verso le contrade di mezzodì ha da essere quello di -lasciare che i nostri nemici si indeboliscano da sè e non sospettino -punto di noi; mentre invece dobbiamo volgere tutti i nostri sforzi -a settentrione, dove la strada di Antiochia è meno sicura e dove -abbiamo sempre negli occhi quel bruscolo molesto dell'isola di Arado, -forte baluardo sul mare, che voi soli potrete ritogliere ai nemici di -Cristo. — - -Le ultime parole del re andavano più particolarmente rivolte ad -Ugo Embriaco, il quale vi assentì con un cenno del capo. L'impresa -di Arado, o Tortosa di Sorìa come diceasi in quel tempo, era già -concertata tra i fratelli Embriaci e il re di Gerusalemme; nè Gandolfo -del Moro poteva ignorarlo. - -— E sia; — diss'egli, arrendendosi a quelle considerazioni di -Baldovino; — ma poichè non dobbiamo neanche permettere che Arrigo -da Carmandino, rimanga più oltre senza il conforto della patria, -io stesso, io solo, se fa d'uopo, andrò in traccia di lui. Una -galea, tolta al numeroso e forte naviglio di Genova, non farà troppo -mancamento alla espugnazione di Tortosa, ed io ho fede che giungerà -ancora in tempo per cogliere la sua parte d'allori. Una sola galea, -nelle acque di Gaza — soggiunse egli poscia — non darà sospetto -all'Emiro di quella terra, segnatamente se voi, sire, vi degnerete -di darmi lettere vostre per lui, nelle quali sia chiaramente espresso -l'intento del nostro viaggio. - -— Questo è assai meglio; — rispose il re; — e sarà mia cura che -possiate giungere, provveduto d'ogni più calda raccomandazione, -all'Emiro di Gaza. Questi infedeli, non potendoci combattere -validamente, ci si mostrano ossequiosi oltre ogni dire, e noi riceviamo -spesso da loro donativi ed omaggi. Donde la necessità di rispondere -alle loro cortesie, fino a tanto non si possa fare altrimenti. A -questo proposito, messer Gandolfo, poichè io vi vedo così determinato -all'impresa, vi pregherò di aiutarmi in certi maneggi, pei quali si -conviene un più lungo discorso tra noi. Questa guerra tra il fatimita -Bahr Ibn e il visir di Babilonia giova mirabilmente ai miei fini, non -lo dimenticate. - -— Intendo, sire; — disse di rimando Gandolfo; — io farò un viaggio -e due servizi, sarò capo di una spedizione nel deserto di Cades e -negoziatore tra i nuovi Amaleciti. - -— Per l'appunto; — rispose Baldovino sorridendo, — e fate assegnamento -sulla mia gratitudine, come io sulla vostra prudenza. - -— Sire, farò di mostrarmi alla prova meritevole della vostra fiducia; — -replicò Gandolfo, inchinandosi profondamente. - -Così ebbe fine quella conversazione, che il biondo scudiero aveva -ascoltata con molta ansietà. - -Gandolfo del Moro, in tutto quel tempo, aveva con ogni studio evitato -gli sguardi indagatori dello scudiero. - -Poco stante, il re Baldovino accomiatava i suoi ospiti, lasciando -libertà ad ognuno di andare dove più gli piacesse, e non trattenendo -che Gandolfo del Moro, per dargli le sue istruzioni. E questi, che si -sentiva di punto in bianco cresciuto tant'alto nella stima de' suoi -compagni, si affrettò a seguire nelle sue stanze il re Baldovino. - - - - -CAPITOLO XI. - -In cui si narra di un astore che si era fatto colomba. - - -Il biondo scudiero non aveva anche lasciato la sala d'udienza del -re di Gerusalemme. Era rimasto là ritto, colle braccia prosciolte -sui fianchi, cogli occhi fissi, ma senza guardar nulla davanti a sè, -nell'atteggiamento di chi medita, cercando la soluzione d'un dubbio. -Era bello, il giovine scudiero, d'una bellezza fin troppo soave e -delicata per un uomo. La sua carnagione bianca si era leggermente -abbronzata al sole di Palestina, e questo era bene, perchè altrimenti -egli sarebbe apparso un po' scolorito. Ma il pallore del suo volto -prendea lume da due occhi turchini così profondamente espressivi e da -una doppia cascata di capegli biondi così fine e copiosa, che la sua -vista non destava certamente pensieri di compassione amorevole, come -accade sempre ai cuori bennati, quando s'incontrano in un bel viso -che porti le traccie d'un interno dolore. L'armonica leggiadria delle -forme, non potuta dissimulare affatto da una lunga tunica a crespe -i cui lembi gli giungevano fin oltre al ginocchio, tradiva una rara -eleganza, che a Fidia, a Prassitele, e a tanti altri felici adoratori -della bellezza, avrebbe strappato un grido di ammirazione e destato -in cuore il desiderio che quel biondo garzone fosse da Giove mutato in -donna, per offrire il modello al simulacro della più castamente bella -tra le sue divine figliuole. - -Senza esser Fidia, nè Prassitele, il giovine Caffaro doveva pensare -alcun che di simigliante, perchè, essendosi a bello studio ritirato per -l'ultimo, come fu sulla soglia, si volse ancora indietro a guardare il -biondo e pensoso scudiero. - -Il silenzio che si era fatto d'intorno a lui, scosse dalla sua -meditazione quest'ultimo. Il suo sguardo, tornato d'improvviso alle -cose circostanti, s'incontrò allora in quello di Caffaro. - -— Signore di Caschifellone, — disse lo scudiero, facendo un passo verso -di lui, — una parola, vi prego. — - -Caffaro tremò tutto a quella inattesa chiamata. Sapete già che il suo -cuore non era di smalto. - -— Che cosa desiderate da me, Carmandino... poichè così volete esser -chiamato? — soggiunse egli, con un mesto sorriso. - -— E ben fate, messere; — ripigliò lo scudiero; — questo nome ha da -essere il mio per elezione, quando non lo sia per altro modo. Ditemi, -avete notato l'ardore insolito e nuovo di Gandolfo del Moro? - -— Sì, e vi confesso, mad... Carmandino, — riprese subito, -correggendosi, il giovine Caffaro, — vi confesso che mi ha colpito di -stupore. - -— Ah, voi pure? - -— Certo, e non poteva essere altrimenti, vedendo lui, così freddo per -solito, infiammarsi in quella maniera. Ma già, lo ha detto egli stesso, -ogni privato rancore, ogni pena segreta, — e facendo questa giunta alla -frase di Gandolfo, il giovine non potè rattenere un sospiro, — deve -cessare davanti all'obbligo di soccorrere un prode concittadino, un -gentil cavaliere. - -— E voi credete, — disse, dopo un istante di pausa, il biondo garzone, -— che quelle parole fossero sincere? - -— Non so; — rispose Caffaro, sconcertato da quella domanda; — so bene -che il mio cuore si è commosso a quelle parole, che rispondevano così -giusto a ciò che credo e sento io medesimo. — - -Lo scudiero chinò la fronte, confuso. - -— So anche un'altra cosa; — soggiunse Caffaro a cui pareva di aver -detto un po' troppo. - -— Quale? — dimandò lo scudiero, levando le ciglia e interrogando coi -suoi grandi occhi azzurri il volto amico di Caffaro. - -— Che io pure andrò con Gandolfo del Moro; — rispose questi, con -accento deliberato. — Arrigo da Carmandino era il mio compagno d'armi, -il più caro che io m'avessi. Insieme, sulla medesima scala siamo -saliti, abbiamo afferrato il ciglio delle mura di Cesarea. Il destino -ha voluto che io giungessi alla saracinesca, in quel punto che essa -si chiudeva dietro a lui; ma certo, se l'obbligo di volgermi indietro, -per chiamare i compagni, non mi avesse trattenuto un istante, io sarei -penetrato nella seconda cinta con lui, ed avrei corso la sua medesima -sorte. Egli è vivo e sano, coll'aiuto del cielo ed io debbo essere dei -primi a vederlo. — - -Lo scudiero era rimasto intento, palpitante, ad ascoltarlo. Ma, come -il giovine Caffaro ebbe finito di parlare, egli si avvicinò, gli -prese ambe le mani e le strinse tra le sue, con effusione di affetto -fraterno. - -— Non sarete solo, messere! — gli disse poscia, mentre Caffaro, -fortemente turbato, rispondeva a mala pena a quella stretta amichevole. - -— Che dite voi, Carmandino? — chiese questi, come si fu riavuto. - -Ma lo scudiero non si pigliò cura di rispondergli direttamente. - -— Messere, — riprese egli, — vorrei domandarvi una grazia. - -— Quale? Parlate, comandate al vostro servitore, al vostro amico devoto. - -— Desidero di avere un colloquio... Non indovinate con chi? - -— Non saprei. Porse con Gandolfo del Moro? - -— Con lui. Vedete, messere; anche voi correte col pensiero a quel nome; -anche voi sospettate, al pari di me. — - -Caffaro non poteva rispondere di no, perchè infatti, anche a lui aveva -fatto senso quel mutamento improvviso del rivale di Arrigo. Perciò, -scambio di rispondere, pensò di sviare il discorso. - -— Volete parlare con lui subito? - -— Appena egli sarà uscito dalle stanze del re. - -— Dove? - -— Io vado là, — rispose il biondo garzone, con accento impresso di -solenne mestizia — a pregare sul Calvario, ai piedi del santo sepolcro -di Cristo. Vi aspetterò. - -— Sta bene, — disse Caffaro inchinandosi, — io rimango in -vedetta. — - -Lo scudiero si allontanò, dopo avergli fatto colla sua bella mano un -cenno d'amorevole addio. - -Rimasto solo, il giovane signore di Caschifellone pensò alla novità, -o, se meglio vi torna, alla gravità del suo caso. Amava di schietta e -salda amicizia il suo concittadino Arrigo, e si era invaghito, senza -volerlo, sì, ma perdutamente eziandio, della bella Diana. Come se un -simil contrasto non bastasse ancora alla infelicità di un giovinotto, -anche più maturo e più sperimentato di lui, Caffaro di Caschifellone -era diventato l'uomo in cui la fanciulla degli Embriaci fidasse di più, -non esclusi i suoi fratelli medesimi. Convenite che lo stato di Caffaro -non era il più lieto di tutti, nè, per conseguenza, il più invidiabile. - -Che cosa avrebbe egli fatto? Come sarebbe uscito dal ronco? Se Diana, -ritrovato il suo Arrigo, fosse andata sposa a lui, il disgraziato -giovane avrebbe chinato la testa alla ferrea necessità, ma non -disegnava certamente di rimanere a Genova, spettatore della felicità di -Arrigo, del suo ottimo amico. Se Arrigo non fosse tornato tra i suoi, e -Diana avesse dovuto prendere il velo, come infatti aveva accennato di -voler fare, il nostro Caffaro, disgraziato del pari, non avrebbe già -chinato la testa, l'avrebbe perduta senz'altro. E questo si nota per -dimostrarvi che, comunque l'andasse, il nostro povero amico si vedeva -a mal partito. E guardate disdetta! Gli toccava anche di peggio; gli -toccava di essere il confidente, l'aiuto, il protettore di amori che -gli passavano il cuore. - -I miei lettori lo avranno osservato qualche volta nella vita; ci sono -degli uomini a cui vanno di giusta ragione tutti i dolori e tutti -i sacrifizi, come rondini al nido. Nessuno si avvede che soffrono; -tutti si volgono a loro per consiglio o soccorso e non c'è caso che -si avvedano di tormentarli. Eppure, tanto è vero che ogni spino ha -il suo fiore, anche qui c'è la sua parte di bene. A quella incudine -così assiduamente martellata si temprano i forti caratteri, che poscia -domineranno il tempo loro, se la fortuna si ricorda una volta di essi, -o alla peggio non ne saranno dominati, se avviene che la cieca dea -passi davanti a loro, senza la limosina d'un sorriso. Nell'un caso o -nell'altro, costoro sono uomini davvero; e chi sa? forse c'è un libro -in cui si tien conto di ciò. E se pure non ci fosse, che importerebbe? -La solitaria libertà dell'anima non è essa il primo dei beni e la -ricompensa più certa? - -Questa è filosofia, e Caffaro di Caschifellone non era anche -giunto allo stadio filosofico delle sue mestizie. Per fortuna, ad -interrompergli il filo delle tristi meditazioni, uscì Gandolfo dalle -stanze del re. Caffaro gli andò incontro, non senza un tal poco di -titubanza, bene argomentando che il secondo colloquio non gli avrebbe -fatto piacere come il primo. - -Gandolfo non lo amava di certo. La rivalità in amore, come in ogni -altra ragione di cose, non ha mestieri di vederci chiaro; essa è -naturalmente istintiva. - -Eppure, Gandolfo del Moro, vedendo il giovane che si spiccava dal suo -posto, nel vano d'un finestra, per muovergli incontro, andò sorridendo -verso di lui. - -— Messere, — diss'egli, — mi aspettavate? Che volete da me? - -— Due cose; — rispose Caffaro, niente raffidato da quel sorriso, che -poteva essere simulato; — una v'ho a dire per conto mio, l'altra per -conto d'una persona che preme ugualmente a noi tutti. - -— Sta bene; — disse Gandolfo, inchinandosi; — cominciamo dalla.... - -— Dalla prima, — interruppe Caffaro, temendo che l'altro fosse per -lasciarsi sfuggire di bocca mezza scortesia. - -— Stavo per dirlo; — soggiunse Gandolfo del Moro. - -— Io verrò con voi alla spedizione di Gaza; — ripigliò il signore di -Caschifellone. - -E buttata fuori la sua proposta, stette ad aspettare ansiosamente -l'effetto che avrebbe fatto sul suo interlocutore. - -— Grazie! — rispose brevemente Gandolfo, senza punto scomporsi. - -Caffaro rimase sconcertato. Si aspettava una cera scontenta, e vedeva -in quella vece un amabile sorriso. - -— E non basta; — soggiunse egli, diffidando ancora. — Vi offro la -mia galèa, per tentare l'impresa con voi. La _Caffara_ ha una ciurma -numerosa e un palamento di trenta remi per lato. - -— Non solo, — interruppe Gandolfo, — ma è anche miglior veliera della -_Mora_. - -— Non osavo dir questo; — rispose Caffaro, ringraziando con un cenno -del capo. - -— Eh, non c'è niente di male a riconoscere la verità. La _Mora_ -non l'ho fatta io; l'ho comperata tal quale da Ingo di Flessa. Ha -l'arrembata troppo pesante, che la fa beccheggiare più del consueto, -e con mare un po' grosso c'è sempre da temere per l'alberatura. Sono -difetti che ho riscontrato a mie spese; — soggiunse Gandolfo del Moro, -con un accento di melanconia che non pareva tutta da padron di galèa; — -tanto che in ogni impresa giungo sempre per l'ultimo. — - -La considerazione di messer Gandolfo veniva così naturalmente dal -contesto del discorso, che Caffaro, anche rilevando l'allusione, la -trovò affatto casuale. - -— Siamo dunque intesi? - -— Sì, messere, col permesso di Ugo Embriaco, che abbiamo tutti -riconosciuto nostro capitano, come una continuazione dell'autorità e -della fortuna del glorioso Testa di maglio. — - -Caffaro andava di meraviglia in meraviglia. - -— Posso dunque venir difilato alla seconda parte; — diss'egli. - -— Come vi piace. - -— Lo scudiero desidera parlarvi. - -— Lei? — chiese Gandolfo, non potendo reprimere un moto di stupore. - -— Sì; — rispose Caffaro; — non so veramente che cosa abbia a dirvi, -ma mi ha raccomandato di avvisarvi subito, appena foste uscito dalle -stanze del re, e voi vedete che mi sono piantato in vedetta. Lo -scudiero Carmandino, poichè questo è il suo nome, è andato poc'anzi -verso la chiesa del Santo Sepolcro e ci aspetta colà. - -— Andremo insieme? — chiese Gandolfo che aveva notato l'intenzione -duale della particella usata da Caffaro. - -— Sì, se non vi dispiace; — rispose questi urbanamente. - -— Anzi, l'ho caro; — proruppe Gandolfo, infiammandosi ad un tratto. — -Per qualunque cosa al mondo, non avrei amato andar solo. - -— Perchè? — dimandò Caffaro, inarcando le ciglia a quella uscita -inattesa. - -— Messere; — disse quell'altro, senza risponder subito alla domanda; — -voi non avete amicizia per me. — - -Caffaro rimase muto, chè veramente non avrebbe saputo negare. - -— E mi duole; — soggiunse Gandolfo. - -— Vi duole? — ripetè Caffaro, cercando di prender tempo. — Ma, -anzitutto, donde lo argomentate? - -— Da molti indizi, e, per non dirne che uno, dalla meraviglia con -cui mi avete chiesto perchè io non amassi andar solo, a vedere.... -lo scudiero. Se aveste amicizia per me, — incalzò Gandolfo del Moro, -— intendereste il mio cuore e mi vedreste infelice... oh, sì, molto, -senza fine infelice. Ora sono tranquillo, mi sono vinto, non dubitate; -ma la prova è stata dura, e non poteva essere altrimenti. Aver -veduta una volta la fanciulla degli Embriaci e non essersi innamorato -perdutamente di lei, era impossibile, non solo a me, ma ad ogni uomo di -cuore. — - -Caffaro pensò che Gandolfo ragionava diritto. E senza volerlo, mise -fuori un sospiro. - -— Voi m'intendete ora, non è egli vero? — chiese Gandolfo. - -— Sì, messere, v'intendo; — rispose Caffaro, che temeva di essersi -tradito e voleva mettere in chiaro ogni cosa. — Ma il vincersi era -necessario per voi, come lo sarebbe stato per ogni gentiluomo, anzi, -userò la vostra medesima frase, per ogni uomo di cuore. Farei torto a -madonna Diana se dicessi, o pensassi, che vi sono altre donne come lei. -Non ce n'è una, mi capite? non ce n'è una, messere Gandolfo del Moro, e -sono io il primo a riconoscerlo. Ma è d'una donna simile il non destare -che nobili e santi pensieri nel cuore d'un uomo, e il miglior modo -d'amarla, dirò meglio, d'averla amata, è quello di operare nobilmente, -anche a patto di dover soffocare nel petto l'amore che si è sentito per -lei. - -— Beato chi lo ha potuto far subito, — esclamò Gandolfo del Moro, -coll'aria di un uomo che parlasse sui generali, o solamente per -contrapposto al suo caso particolare. — Quanto a me, ho durato, ve -lo confesso, una battaglia più lunga; il cuore ha dato fiamme, ha -gittato molta scoria, prima che vi si affinasse il prezioso metallo. -Ma basti di ciò; son vincitore oramai, son vincitore, e ve ne faccia -testimonianza l'offerta di quest'oggi. Godo che voi siate all'impresa -con me, perchè, dopo la stima di Arrigo, non ce n'è altra che mi stia -a cuore come la vostra. Ma perchè sono stato debole, vedete, perchè -ho combattuto così fieramente tanti anni, mi duole oggi di dovermi -presentare a quel ritrovo che mi avete accennato. Avrei voluto partire -senza vedere.... nessuno; ritornare con Arrigo, con Arrigo libero -e sano, per dire: Ecco qua, ho messo a repentaglio la mia vita coi -ladroni e colle fiere del deserto; ma l'ho trovato, l'ho condotto alla -sua fidanzata;» ciò detto, lasciarli ambedue felici e sparire. - -Gandolfo parlava con tanto ardore, che Caffaro non ebbe più modo o -ragione di dubitare. - -— Voi avete un animo grande, Gandolfo del Moro; — diss'egli, -stringendogli la mano. — Il viaggio che faremo insieme alla -ricerca di Arrigo Carmandino avrà gioie per me, che non avrei osato -sperare. — - -Uscirono ambidue taciturni dalla porta verso maestro, detta fin dai -tempi d'Isaia la porta del campo del gualchieraio, e si avviarono per -l'erta del Calvario. - -Calvario in latino, _Gulgultha_ in antico ebraico, corrispondono al -Golgota della Vulgata, e ricordano, nella loro etimologia, che il -monte aveva derivato il suo nome dalla somiglianza della sua cima con -un teschio, o cranio umano denudato di capegli. Il Golgota non era per -anche nel centro della città, come lo si vede nei giorni nostri, ma -non si vedeva già più quel colmo tondeggiante di rupi, che gli aveva -meritato il suo nome. - -Fin dal secondo secolo dell'êra volgare, Adriano aveva edificato sul -Golgota un tempio a Venere, e i pellegrini, che in folla accorrevano -nei primi secoli del Cristianesimo a visitare il luogo del martirio di -Cristo, si rammaricavano di scorgere i simulacri pagani sulle cime del -Calvario e del Moria, dove anticamente sorgeva il tempio di Salomone. -Elena, la madre di Costantino, fece murare sul Golgota la prima chiesa -cristiana, e il culto del santo Sepolcro ebbe principio da lei. Arso -nel settimo secolo, il magnifico tempio fu riedificato, e dal famoso -califfo di Bagdad, Arun al Rascid, l'eroe delle _Mille e una notte_, -donato in giurisdizione al suo amico Carlo Magno. Ma il terribile -Hakem, terzo califfo d'Egitto, non rispettò la vecchia politica -dell'Abasside, e fece radere al suolo la chiesa. Più mite di lui, il -suo successore Daher, ordinò che fosse riedificata, e Abu Tamin la vide -condotta a termine, l'anno 1048, ma nelle proporzioni d'una meschina -cappella. - -Durava in quella forma, quando sopraggiunsero i Crociati, che non -indugiarono ad innalzare un tempio sontuoso, in quella forma che oggi -ancora si vede, quantunque l'incendio del 1808 abbia resi necessari -alcuni restauri, anche nella parte esteriore. - -Al tempo di cui narro, il nuovo tempio non era anche sorto, e la -meschina cappella di Daher, il califfo fatimita, era tutto quello che -i devoti cristiani potessero avere di meglio, per confortarvi la loro -pietà. Per altro, in fondo al piccolo tempio, si vedeva già, incavato -nel sasso, il forame sferico nel quale era stata piantata la croce del -Nazzareno; a destra e a manca del quale, e formanti un triangolo con -esso, i buchi per le croci minori dei due ladroni; dentro al triangolo -la fenditura del sasso, cagionata dal tremuoto di cui raccontano gli -Evangelii. Nel mezzo del tempio era poi la tomba di Cristo, antro -ristretto, scavato nel macigno, secondo l'antico costume dei popoli -orientali. Non mancava la cripta, nelle viscere del monte, colla sua -tomba di porfido, che dicevasi contenere le ceneri del pontefice -Melchisedec, e coll'altra assai più modesta, ma altrettanto più -autentica, di Goffredo di Buglione. - -Il biondo scudiero, inginocchiato in un angolo, pregava. Davanti -a lui, i frati del santuario, gli avevano detto essere il luogo in -cui l'angelo aveva annunziato alle Marie la risurrezione del loro -dolce Maestro. Ed egli, con lagrime che gli erano spremute dal cuore, -supplicava quell'angelo, suo fratello all'aspetto, che si degnasse di -guidare Arrigo, di restituirlo ai suoi cari, come l'angelo Raffaele -aveva ricondotto l'adolescente Tobia. - -Il rumore dei passi e lo strepito delle armature tolse dal suo -raccoglimento il giovane scudiero. Si volse allora, e, veduti i due che -aspettava, si alzò per muovere incontro a loro. - -— Grazie, messere; — diss'egli a Gandolfo; — avevo qualche cosa -a dirvi, per cui bisognava un luogo più solitario e un'ora più -tranquilla. — - -Gandolfo del Moro s'inchinò, ma senza rispondere parola. Egli era -profondamente turbato. - -Lo scudiero uscì dalla cappella, per una postierla che era accanto -all'altare, e i due cavalieri lo seguirono all'aperto. - -Il dorso del monte era scabroso e frastagliato; qua e là si vedevano -larghe fenditure nel masso, non intieramente colmate dalla polvere -e dal terriccio di undici secoli, poco lunge, muti testimoni -dell'accorgimento romano, stavano i ruderi d'un tempio a Venere, e tra -gli architravi caduti, i capitelli infranti, le colonne rovesciate, -crescevano le eriche e i tamarischi, inconsapevoli eleganze che la -natura frammette alle rovine per temperarne l'orrore. - -Colà, presso l'attico di una colonna, che era rimasta in piedi e -gettava un po' d'ombra sul campo, lo scudiero si fermò, e Gandolfo che -lo seguiva, del pari. - -Caffaro aveva capito che la parte essenziale della conversazione -doveva restringersi a quei due, e, quantunque fosse invitato egli pure -ad assistervi, si trattenne alcuni passi indietro, facendo le viste -di osservare una iscrizione latina, che correva lungo un pezzo di -architrave, e di cogliere un ramo di quelle eriche tutte gremite di -fiori. - -Lo scudiero non parve badare a quella fermata. Egli del resto poteva -vedere, come spesso accade di vedere senza bisogno di guardare, il -suo amico Caffaro di Caschifellone, intento a curiosare fra le rovine, -a dieci passi dai suoi compagni. E si rivolse intanto a Gandolfo del -Moro, che stava cogli occhi bassi davanti a lui. - -— Guardatemi in viso, messer Gandolfo; — diss'egli, con accento -risoluto. - -Gandolfo alzò gli occhi smarriti, tentando di fissarli negli occhi del -biondo scudiero; occhi azzurri, limpidi e scrutatori, che gli parvero -quelli dell'angelo che indaga e misura le colpe degli uomini. - -— Voi dunque, — proseguì lo scudiero, — andate in traccia di Arrigo da -Carmandino? — - -— Sì, — rispose timidamente Gandolfo. - -— Perchè? Perchè voi e non altri? — - -Gandolfo si armò di coraggio. Quell'incalzar di domande voleva una -pronta e adeguata risposta. - -— Per essergli utile; — diss'egli di rimando. — Perchè nessun'altri ci -ha pensato, od ha mostrato di pensarvi. E infine, — aggiunse, con un -sospiro, — perchè sento di dover espiare qualche cosa. — - -Lo scudiero abbassò gli occhi a sua volta. - -— Sì, — continuò Gandolfo del Moro, animandosi, — espio il delitto -di aver osato amare una donna che non poteva esser mia. Eppure, avrei -fatto volentieri ogni sacrifizio, tentata di gran cuore ogni impresa -più temeraria, per meritare l'amor suo. Disdegnato da lei, son divenuto -il più infelice uomo che sia sulla terra; sono stato sul punto di -diventare altresì il più malvagio. - -— Vile amore, se a tale può condurre un uomo! — esclamò lo scudiero. — -Dovevate ricordare, messer Gandolfo, che quella donna aveva conosciuto -Arrigo da lunga pezza e non poteva esser d'altri. Quale animo bennato -avrebbe potuto farle una colpa di ciò? - -— Oh, non aggiungete più altro, lo so; — interruppe Gandolfo; — quello -che voi mi dite ora, io me lo son ripetuto le migliaia di volte, nelle -mie veglie disperate. Se almeno ottenessi il suo perdono! pensai. Se -ella potesse cessare di odiarmi! Questo il fine dei miei tristi amori; -il buon angelo ha vinto. Ma perchè nulla mi ritiene alla vita, perchè -il meglio ch'io possa fare è di morire, utile almeno ad altri, io sono -l'unico forse tra tutti i vostri compagni che possa tentare l'impresa -di giungere per la via del deserto, ad Arrigo, e di ricondurlo tra' -suoi. - -— Non sarete solo, — disse lo scudiero. — Caffaro di Caschifellone vi -accompagnerà. Forse a quest'ora lo avrete già saputo dalle sue labbra. -E anch'io sarò a parte del vostro tentativo. — - -Un lampo balenò dagli occhi di Gandolfo del Moro; ma non fu altro che -un lampo. Ed egli stesso, vedendo lo sguardo indagatore dello scudiero, -si affrettò a mostrargli intieramente l'animo suo. - -— Voi dubitate di me! — diss'egli, con accento improntato d'amarezza. - -— No, messere, — rispose quell'altro, — vi mostro come sappia anche -correre animosamente un pericolo chi potrebbe oggi di bel nuovo amare -la vita. - -— Ma pensate che il cammino è difficile; che forse non riusciremo.... - -— Ho pensato. - -— E che cosa diranno i vostri d'una risoluzione così temeraria? - -— Diranno che appartengo ad Arrigo da Carmandino, e che ho il diritto -di morir con lui. Dove correte un pericolo, voi e il signore di -Caschifellone, non potrò correrne anch'io? - -— Sia fatto il voler vostro; — disse Gandolfo, chinando la fronte. - -Il biondo scudiero si mosse, e andò su d'un rialto del masso, donde si -scorgeva la valle di Giosafat e l'erta d'un monte, di là dal torrente -di Cedron. - -— Vedete laggiù quegli olivi? — diss'egli a Gandolfo. - -— Li vedo; — rispose questi, mentre collo sguardo interrogava a sua -volta il suo interlocutore. - -— Laggiù, — prosegui lo scudiero, con accento solenne, — alle falde di -quel monte, il redentore degli uomini fu tradito ai suoi nemici, da un -uomo, che appunto allora lo baciava nel viso. - -Gandolfo del Moro diede un sobbalzo. - -— Che volete voi dire? — esclamò. - -— Che mi fido di voi; — rispose lo scudiero. — Se voi mentiste, se -voi covaste il tradimento nell'anima, qui, sulla vetta del Calvario, -davanti al Getsemani, ove Cristo fu preso, non lunge dal campo dal -sangue, ove Giuda vendicò da sè stesso il cielo oltraggiato, neanche -tutta l'acqua del sacro Giordano, neanche il pianto di tutti gli -angioli del cielo, basterebbe a riscattare il vostro tradimento. — - -A quelle parole dello scudiero, Gandolfo sentì come una stretta al -cuore; ma fece il viso dell'uomo che si sentiva sicuro di sè e non -temeva la maledizione. - -Caffaro di Caschifellone, a cui quelle parole percossero l'orecchio, -pensò al brutto senso che dovevano fare nell'animo di Gandolfo del -Moro; ma non potè altrimenti trattenersi dal mormorare un «bene!» che -gli sgorgava proprio dal cuore. - - - - -CAPITOLO XII. - -La via del deserto. - - -Molti dei miei lettori benevoli non conosceranno la città di Gaza che -per un fatto, strano in verità, ma non sufficiente a dare un adeguato -concetto della sua importanza topografica, voglio dire l'impresa di -Sansone, che, colto una notte là dentro dai Filistei, i quali avevano -chiuse le porte, diè di piglio alle imposte, le sollevò, insieme colla -sbarra e le portò in ispalla, come se fossero il più lieve fascio di -legna, sulla vetta del monte che è dirimpetto ad Ebron. - -Gaza, la forte (poichè questo significa il suo nome nella lingua -aramea), fu una delle più ragguardevoli città di Palestina, sul -confine meridionale dei Cananei. Formava parte della tribù di Giuda, -ma era caduta in potere de' Filistei, che la tennero fino ai tempi di -Ezechia. La città era lontana venti stadii (oggi si direbbe tremila -seicento metri) dalla spiaggia del mare, edificata sopra una eminenza -di terreno e rafforzata da un muro massiccio, che sfidò lunga pezza le -armi fortunate e i poderosi ingegni di Alessandro il Macedone. È vero -bensì che Gaza la forte pagò i suoi quattro mesi di resistenza con una -carneficina universale. - -Tolomeo l'ebbe senza contrasto, ma dopo aver vinto Demetrio in -battaglia, sotto le sue mura, uccidendogli cinquemila uomini e -facendone prigioni ottomila. Antioco il Grande la distrusse, perchè -stata fedele a Tolomeo Filopatore. Risorse poco dopo, e al tempo dei -Maccabei resisteva virilmente all'assedio postole da Gionatan. Simone -III, più fortunato, se ne impadronì, mise a fil di spada gli abitanti -idolatri e ne rifece una città giudea. - -Distrutta una seconda volta, e da Alessandro Janneo, che l'ebbe a -tradimento dopo dodici mesi d'assedio e le uccise in un giorno di -vendetta tutti i suoi cinquecento senatori, fu riedificata da Gabinio, -proconsole romano nella Siria, e da Augusto donata, come una città -greca, ad Erode. A vicenda cananea, giudea, filistea, greca, romana, -Gaza la forte diventò mussulmana come tante altre sue sorelle di -Palestina, ma restò fiera come prima per le sue mura saldamente girate -intorno al colle, e per la sua Maiuma, o porto di mare, importantissimo -scalo, quantunque di assai difficile approdo. - -Al tempo di cui vi narro, la teneva l'emiro Mohammed el Kaddur, pel -califfo fatimita d'Egitto, o più veramente pel suo visir Afdhal, e più -ancora per sè, destreggiandosi come poteva tra i maneggi di Baldovino, -i comandi di Afdhal e le tentazioni di Bahr Ibn. - -L'arrivo della _Caffara_ nella Maiuma di Gaza aveva insospettito -l'emiro, che si recò immantinente verso la spiaggia con un fitto stuolo -de' suoi cavalieri. Ma veduto di che si trattasse e letto il cortese -messaggio di Baldovino, fu lieto che si offrisse una occasione così -poco costosa di mostrare la sua benevolenza al re di Gerusalemme; -e, fatte le più amorevoli accoglienze ai viaggiatori, diede loro una -scorta, per andare, come disegnavano di fare, fino al deserto di Cades. - -Colà infatti dicevano tutti che si trovasse Bahr Ibn, coi suoi seguaci, -in troppo scarso numero per tentare da capo una spedizione in Egitto. - -Lo scudiero, come potete argomentare, voleva seguire i suoi compagni -di viaggio nella malagevole impresa. Caffaro di Caschifellone non -avrebbe amato che la giovinezza di lui si cimentasse in quella fatica, -e, peggio ancora, nei pericoli ond'era circondata. Almeno si fosse -saputo con certezza in qual luogo era, e se stabilmente piantato, il -protettore di Arrigo! - -Nel dubbio, e perchè l'emiro Mohammed assicurava esser libera dai -predoni tutta la pianura di Sèfela, fu convenuto che la carovana -sarebbe andata fino al pozzo di Rehobot, donde poi solamente alcuni più -destri e animosi si sarebbero spinti innanzi, verso le gole di Cades. - -La sera stessa di quel giorno che i nostri viaggiatori erano entrati in -Gaza, la carovana si pose in cammino verso il deserto. - -Abd el Rhaman, il _krebir_, o condottiero della carovana, aveva detto -con quell'accento pacato, quasi solenne, così comune tra gli Arabi: - -— Se piace a Dio, o Franchi, io vi condurrò. Le vie, le conosco, -così pure le sorgenti, e non vi accadrà di patire la sete. Infine, io -rispondo d'ogni cosa, salvo degli eventi di Dio. — - -Le carovane, queste armate del deserto (sapete già che il cammello ne -è detto poeticamente la nave), non si avventurano mai senza una guida. -Il deserto è un mare di sabbia, ed ha, come l'altro, i suoi marosi, le -sue tempeste, i suoi frangenti. Ogni carovana obbedisce ciecamente al -suo condottiero, che è sempre un uomo di provata onestà e di accortezza -non comune. Il _krebir_ dirige il suo corso guardando alle stelle; -conosce per antica esperienza le vie, i pozzi, i pascoli, i luoghi -pericolosi e il modo di evitarli; i capi tra cui si dovrà passare, per -giungere alla meta; l'igiene a cui bisognerà conformarsi, i rimedii -contro le malattie, le fratture, il morso dei serpenti e la puntura -degli scorpioni. In quelle vaste solitudini, ove nulla sembra indicarvi -il cammino, dove le sabbie sconvolte non serbano la traccia del -viaggiatore, il _krebir_ ha sempre mille partiti per trovar la sua via. -Di nottetempo, se il cielo è fosco, solamente osservando una manata -di erba o di terriccio sabbioso, che tasta col dito, o fiuta, od anche -accosta alla lingua, egli indovina il luogo senza dare d'un quarto di -miglio più a destra o a mancina. - -Abd el Rhaman era uno strano vecchio. Il suo sguardo severo ma buono -inspirava reverenza e la sua parola toccava il cuore. Ma se sotto la -tenda la sua lingua era snodata e franca, quando era in cammino parlava -breve, per via di sentenze, e le sue labbra non accennavano mai al -sorriso. Era poi un pozzo di proverbi, una miniera di citazioni del -Corano. - -— Il Profeta ha detto, «non partite che in giovedì, e sempre -accompagnati. Soli, un demone vi segue; in due, avete due demoni che vi -tentano; in tre, siete custoditi contro i cattivi pensieri. Ma quando -siete in tre, sceglietevi un capo.» — - -Il capo della spedizione era Gandolfo del Moro. Caffaro aveva bensì -fatto il proponimento di vigilare per tutti e su tutto; ma egli non -poteva negare quella prova di fiducia a Gandolfo, che era stato -il primo a disegnare l'impresa, e che, dopo tutto, si diportava -severamente, come uomo che, entrato sulla buona via, mostrava la ferma -risoluzione di perseverarvi. - -Venti cammelli, coi loro cammellieri, formavano la scorta. Ogni -cammello portava una misura di cuscussù e due misure di datteri, un -otre di burro e due d'acqua, insieme con una secchia di cuoio per -abbeverare il suo laborioso portatore, e cento altre cose necessarie -del pari ad ogni lungo viaggio, dai grossi aghi per cucire i calzari, -fino all'esca per accendere il fuoco. E siccome per un viaggio di -quella fatta non bastava aver provveduto alla fame e alla sete, tutti -gli uomini della scorta procedevano armati di scimitarra e di lancia. -Caffaro aveva inoltre levato dalla galèa un drappello di arcadori -genovesi, che dovevano essere il nerbo della difesa in ogni occorrenza. - -Il pericolo di brutto incontro non era infatti lontano; niente più -lontano, in quel deserto della Palestina, di quanto potesse esserlo in -que' tempi ogni solitaria campagna, o strada maestra della Cristianità. - -A mezza giornata di cammino dalle mura di Gaza regnava la solitudine. -Tutta la contrada arida e brulla; qua e là soltanto collinette basse -e petrose, coronate da pochi ciuffi di lentisco, rompevano la triste -uniformità della pianura di sabbia. - -Gli auspicii del viaggio erano stati buoni per gli uomini della scorta. -Gli Arabi pongono molta attenzione a cotesto, ed hanno superstizioni in -buon dato. - -«Non prendere mai cammino (dicono essi) se la prima persona in cui -t'imbatti nell'uscire di casa è una donna brutta, o vecchia, od -altrimenti una schiava, se vedi un corvo che vola soletto e come -smarrito per aria, se due uomini altercano sulla via, e l'un d'essi -grida al compagno: Dio maledica tuo padre; perchè, quand'anco tu fossi -straniero a costoro, la maledizione potrebbe ricadere sul tuo capo. - -«Ma se i tuoi occhi sono rallegrati dalla vista di una giovine donna, -o d'un bel cavaliere, o di un bel cavallo, se due corvi, il felice e -la felice, volano insieme davanti a te; se augurii, parole o nomi di -fausto presagio risuonano al tuo orecchio, prendi la via animoso; Dio, -che veglia sopra i suoi servitori, li avverte sempre con un presagio, -quando si mettono in cammino.» - -Tuttavia, il _krebir_ non si teneva dispensato dal seguire i dettami -della prudenza. Al giungere della notte rizzava la sua tenda di cuoio -sul capo dei Cristiani confidati alla sua tutela; disponeva intorno a -essa i cavalli e i cammelli, e in giro a questi i suoi cammellieri, che -dormivano ravvolti nei loro mantelli e coperte, listate di bianco e di -nero. - -Due guardiani, destinati a vicenda, vegliavano per tutti alla sicurezza -del campo. Ed anche su loro vegliava Abd el Rhaman. Si sarebbe potuto -dire che il vecchio _krebir_ usasse dormire da un occhio solo. Infatti, -d'ora in ora, si udiva la sua voce. - -— Guardie, dormite? - -— Vegliamo; — rispondevano i custodi. - -— Iddio benedica il nostro viaggio; — soggiungeva il _krebir_. - -E il silenzio tornava a regnare per un'ora sul campo. - -La sera del quarto giorno di cammino, la carovana si attendava accanto -al pozzo di Rehobot. Era un luogo celebre e santificato, per gli Arabi, -dalla pietra sepolcrale di Sidì al Hadgì, un santo mussulmano, che -aveva fatto in suo vivente trentatrè viaggi alla Mecca, alcuni dei -quali come condottiero della carovana dei pellegrini, che ogni anno, -formata da varii punti di Palestina, si recava alla tomba del Profeta. -Il pozzo di Rehobot era una delle sue stazioni consuete, e la pietà dei -credenti aveva voluto consacrarne il ricordo, innalzando una cappella -nel luogo ove il santo pellegrino soleva piantare ogni anno la sua -tenda. - -Intorno al pozzo sorgevano alcune palme, e poco lungi si vedevano -ruderi di antiche costruzioni. Quel luogo doveva essere stato un -ritrovo di viandanti e di pastori fino dagli antichissimi tempi, come -il pozzo, due giornate lontano da quello, «del Vivente che mi vede» ove -Agar ebbe il colloquio coll'angelo, e Isacco pose la sua stabile dimora -colla vaga figliuola di Batuele. - -Colà i nostri viaggiatori trovarono un'altra carovana di Arabi, che da -Sefat scendevano verso l'Egitto. - -— Siate i benvenuti! — gridarono i primi occupanti. — Siamo poveri, ma -daremo ogni cosa nostra agli _invitati di Dio_. - -— Grazie; — rispose Abd el Rhaman. — Il Profeta ha detto: chi sarà -generoso otterrà venti grazie dal cielo; la sapienza, una parola -sicura, il timor di Dio, un cuor fiorito di contentezza; non odierà -nessuno, non sarà orgoglioso, non geloso; la tristezza si allontanerà -da lui, egli accoglierà tutti umanamente, sarà amato da tutti; tenuto -in pregio, quand'anche fosse di oscuri natali; le sue ricchezze si -accresceranno, la sua vita sarà benedetta; sarà paziente, discreto, -sempre di buon animo e non farà stima veruna dei beni terrestri; se -gli avverrà d'inciampare, Dio lo sosterrà, le sue colpe gli saranno -perdonate, e finalmente Dio lo custodirà da ogni male, che possa cadere -dal cielo, o sbucar dalla terra. — - -Fatta questa intemerata, che i suoi correligionarii ascoltarono colla -massima devozione, il vecchio _krebir_ domandò: - -— O uomini credenti in Dio, sapreste voi dirci dove si trovi lo -_Sciarif_, il fratello del glorioso califfo del Cairo? - -— Bahr Ibn? — chiesero gli altri alla lor volta. — Bahr Ibn, il signore -del deserto? - -— Sì, lui, il discendente del Profeta. - -— Noi veniamo da Aroer, dove abbiano udito parlare di lui. Ma lo -_Sciarif_ ha abbandonato Aroer da un mese; egli ha volto i suoi passi a -Kenat, sui confini del deserto di Zin. - -— A Kenat, il castello del Dai al Kebir? - -— Tu l'hai detto. — - -Il vecchio Abd el Rhaman accolse l'annunzio con una smorfia, che non -prometteva niente di buono ai suoi compagni di viaggio. - -— Che cos'è questo Dai al Kebir? — domandò lo scudiero, a cui non -sfuggiva un atto, un moto, del volto abbronzato di Abd el Rhaman. - -— Il capo degli Assassini, — rispose il vecchio aggrottando le ciglia; -— intendo parlare degli Assassini occidentali, che vogliono avere anche -qui il loro Alamut, il loro nido d'avvoltoi. — - -Il vocabolo _Assassino_ non aveva ancora pe' Cristiani il suo brutto -significato, o, per dire più veramente, non risvegliava ancora l'idea -di sicario o di ladrone. I nostri viaggiatori non dovevano dunque -indovinare la gravità dell'annunzio, che dalla cera brusca con cui lo -aveva accolto il loro vecchio ed esperto condottiero. - -Che cos'erano gli Assassini occidentali, di cui parlava Abd el Rhaman? -Che cos'era il loro nido d'avvoltoi? Per farlo intendere ai lettori, -che non hanno dimestichezza con queste diavolerie della storia, dovrò -toccar brevemente degli Assassini orientali, e, quel che è peggio, -incominciare dai parlar di tutt'altro; per esempio, del _kief_. - -È questo un vocabolo intraducibile nelle lingue d'Europa. La _siesta_ -degli Spagnuoli non ci ha nulla a vedere; il «dolce far niente» degli -Italiani non ne è che una pallida immagine. Non basta far niente e -sentirne la dolcezza; è mestieri altresì di essere penetrati fino al -midollo dal sentimento della propria inerzia. Il _kief_ è il gaudio, -la beatitudine paradisiaca del sentirsi annientato; è il non essere, -introdotto, identificato, nella coscienza dell'essere. - -Queste parranno stranezze, ma la colpa non è mia. Ora, per giungere -al _kief_ non c'è di meglio che il _kief_; il che sarà manifesto a -chiunque sappia che in molti casi la lingua non ha che un vocabolo -per esprimere l'effetto e la causa. È _kief_ ogni sostanza capace -di produrre lo stupore dell'ebrezza; e _kief_ per eccellenza è -l'_ascisce_, erba nel senso generico, ma, nel caso concreto, lo stelo -del canape indiano, nella sua parte più tenera, cioè a dire le ultime -foglie, i fiori e la semente; tutta roba che si può fumare disseccata, -o mangiare indolcita con zucchero e burro, o bere disciolta in una -infusione, tra due sorsate di caffè e due boccate di fumo del vostro -_narghilè_. Scusate, lettori, vi parlo come se foste altrettanti -discendenti d'Ismaele. - -L'uso dell'_ascisce_ era conosciuto in Oriente da tempi immemorabili. — -«Lascia il vino in disparte: — cantano i poeti arabi; — prendi in sua -vece la coppa di Haider, la coppa che esala l'odore dell'ambra e che -brilla del verde sfolgoreggiante dello smeraldo.» - -Ciò premesso, per non averci a tornar su, veniamo agli _Asciscin_, che -avrete già capito esser tutt'uno cogli Assassini. Sullo scorcio del -decimo secolo si formò in Oriente questa setta religiosa e politica, -che osò arrogarsi il diritto di pronunziare l'anatema contro i suoi -avversarii, rincalzando la sua riprovazione coll'omicidio. Gli orrendi -settari ebbero il nome dall'_ascisce_ di cui s'inebriavano gl'iniziati, -i _fedàvi_, che avrò l'onore di farvi conoscere più intimamente tra -poco. - -Quali erano le ragioni storiche della sètta? In quattro parole mi -sbrigo. Poichè Abdallà ebbe fondata in Egitto la dinastia dei Fatimiti, -discendenti da un Ismaele, settimo imano nella linea di Alì, che -era stato il marito di Fatima, la bella figliuola di Maometto, si -chiamarono Ismaeliti tutti i partigiani che negavano formalmente la -legittimità dei Califfi ortodossi e che erano devoti alla stirpe di -Alì, considerando che il potere sovrumano di Maometto fosse in quella -rimasto celato. Questo arcano potere doveva manifestarsi nella persona -d'un Messia, la cui apparizione dipendeva da certi eventi. La nuova -dottrina, dopo avere scosso la Persia e la Siria, propagata in tutte -le terre mussulmane da accorti missionarii, avea posto il suo centro al -Cairo, nella grande scuola conosciuta sotto il nome di _Dar el Hakmet_, -o casa della sapienza, coll'intento palese di sostenere i diritti dei -califfi Fatimiti al dominio universale, e di affrettare la distruzione -dei califfi Abassidi di Bagdad come usurpatori. - -La sètta aveva un capo supremo, _Dai el Dvat_, ossia direttore dei -missionarii, e una dottrina segreta, a cui si giungeva per iniziazioni -successive; lungo i gradi superiori della gerarchia. Avvenne che uno di -que' _dais_, chiamato Hassan Ben Deba Homairi, parendogli troppo lento -e timido il progredir della sètta, immaginasse di stabilirne l'impero -con una vasta cospirazione e coll'assassinio. In gran favore al Cairo, -potente nella scuola, propenso alle idee persiane circa la nessuna -importanza degli atti esteriori, Hassan ammetteva che i concetti capaci -di ingenerare la convinzione personale avessero anche il diritto di -armare la mano dell'uomo convinto; che la guerra, fondata sul consenso -delle moltitudini, era più incomoda, più malagevole e più micidiale -dell'uccisione proditoria, la quale non richiede altro, fuorchè un -braccio devoto ed audace. - -Così trionfava la legge del pugnale. Per svolgere più liberamente -il suo codice nuovo. Hassan nel 1090 s'impadronì con inganno del -castello di Ilhaamut, o il nido d'avoltoi, così chiamato per la sua -eminente postura non lungi da Casvin, nelle montagne di Rudbar; ne -fece una cittadella inespugnabile, dove educava i suoi sicarii, e -da dove egli fulminava la morte a' suoi nemici, a mano a mano che li -avea condannati. Solo e chiuso nelle sue stanze, lo _Sceik el Gebal_ -(vecchio della montagna) non uscì che due volte nei trentacinque -anni del suo spaventoso regno, di là trasmettendo i suoi cenni a tre -grandi priori (_Dai al Kebirs_) che comandavano in suo nome, a Gebal, -nel Kuhistan e nella Siria, e guidando, con mente fredda e sicura, -il pugnale dei fedàvi. Questi, il cui nome significa «coloro che si -sacrificano» erano giovinetti comperati o rapiti nei teneri anni, -educati a non avere altro Dio che il vecchio della montagna, altra -volontà che la sua, pronti ad ogni sbaraglio, agguerriti in ogni -maniera di prove. - -Si leggono nella storia delle crociate meravigliosi racconti intorno -al fanatismo di quei sicarii. Il conte di Sciampagna, visitando un -giorno il castello di Alamut, vide due uomini ad un semplice comando -del padrone precipitarsi dall'alto di una torre, per dare a lui, come -straniero, un giusto concetto della disciplina che regnava colà. -Infiammati questi giovani mercè la predicazione, si addormentavano -con un beveraggio ed erano portati a risvegliarsi in un giardino di -delizie. Ma qui, lettori, se permettete, dò la parola al più veridico -dei narratori, le cui storie meravigliose parvero fino ai dì nostri un -romanzo. - -«Il Veglio aveva fatto fare tra due montagne in una valle il più bel -giardino e il più grande del mondo; quivi avea tutt'i frutti e li più -belli palagi del mondo, tutti dipinti a oro e a bestie e ad uccelli. -Quivi era condotti; per tale veniva acqua, per tale miele e per tale -vino. Quivi era donzelli e donzelle, gli più belli del mondo e che -meglio sapevano cantare, suonare e ballare. E faceva lo Veglio credere -a costoro che quello era il paradiso... perchè Maometto disse che chi -andasse in paradiso avrebbe di belle femmine tante quante volesse, -e quivi troverebbe fiumi di latte, di miele e di vino. I Saracini di -quella contrada credevano veramente che quello fosse il paradiso. E -in questo giardino non entrava se non colui che il Veglio volea fare -assassino. - -«All'entrata del giardino il Veglio aveva un castello sì forte, che non -temeva niun uomo del mondo. Il Veglio teneva in sua corte tutti giovani -di dodici anni, che gli paressero da diventare prodi uomini. Quando -il Veglio ne faceva mettere nel giardino a quattro, a dieci, a venti, -faceva loro dar bere oppio; e quelli dormivano bene tre dì. E facevali -portare nel giardino e al tempo li faceva svegliare. Quando i giovani -si svegliavano, e si trovavano là entro, e vedevano tutte queste cose, -veramente si credevano essere in paradiso. E queste donzelle sempre -stavano con loro in canti e in grandi sollazzi; donde egli avevano sì -quello che volevano, che mai per lo volere non si sarebbono partiti. - -«Il Veglio tiene bella corte e ricca, e fa credere a quelli della -Montagna che così sia com'io vi ho detto. E quando egli vuol mandare -alcuno di que' giovani in qualche luogo, fa dar loro un beveraggio per -cui dormono, e li fa recare fuor del giardino nel suo palazzo. - -«Quando e' si svegliano e si trovano quivi, molto si maravigliano, -e sono assai tristi, perchè si trovano fuori del paradiso. Eglino -se ne vanno dinanzi al Veglio, credendo che sia un gran profeta, e -inginocchiansi. - -«Egli domanda loro: donde venite? - -«Rispondono: dal paradiso: e gli contano quello che v'hanno veduto -dentro, e hanno gran voglia di tornarvi. - -«E quando il Veglio vuol fare uccidere alcuna persona, egli fa torre -quello lo quale sia più vigoroso, e fagli uccidere cui egli vuole; e -coloro lo fanno volentieri, per ritornare nel paradiso. - -«Se scampano, ritornano al loro signore: se sono presi, vogliono -morire, credendo ritornare al paradiso. - -«E quando il Veglio vuol far uccidere alcun uomo, egli prende il -giovane e dice: va, fa' tal cosa, e questo ti fo perchè ti voglio far -ritornare al paradiso. E gli Assassini vanno, fannolo molto volontieri. - -«E in questa maniera non campa niun uomo dinanzi al Veglio della -Montagna, a cui egli la vuol fare. E sì, vi dico, che più re gli fanno -tributo per quella paura.» - -Adesso, lettori umanissimi, chiuderemo i viaggi di Marco Polo, per -dir brevemente dell'altro. Era l'_ascisce_ quell'oppiato con cui i -capi dell'infame sètta annebbiavano l'intelletto dei loro sicarii, -riducendoli in quello stato di stupida obbedienza, che li rendeva così -terribili ai principi d'Asia e d'Europa. Questi esecutori dei feroci -comandi, che erano i giovani Fedàvi, andavano vestiti di bianco, con -berrette e cinture rosse, e armati di acute daghe; ma usavano ogni -foggia di travestimento, allorchè erano mandati a qualche impresa -difficile. - -Tra per forza d'armi e d'inganni, gli Assassini s'impadronirono in -breve di molte castella e luoghi muniti della Persia. Il soldano Malek -Scià li assalì, i dottori della legge li scomunicarono; ma i Fedàvi -spargevano morti segrete fra i nemici dell'ordine; il ministro del -sultano, Nizam-u-Malk, fu colpito di stilo; il suo signore morì poco -dopo, improvvisamente, e di veleno, come ne corse il sospetto. - -Di là si sparsero nella Siria. Al tempo di cui narro, Abus Wefa, _Dai -al Kebir_ d'Occidente, doveva passare dal castello di Kanat fino alle -montagne presso Tripoli (Tripoli di Palestina, intendiamoci), stringer -trattati coi Turchi, che gli cedettero alcuni distretti, e perfino -col re di Gerusalemme, Baldovino II, essendo auspice e mediatore al -trattato Ugo de' Pagani, un gran maestro dei Templarii! - -Capite che roba? Per fortuna, di questo non abbiamo a trattar noi. -Siamo nel 1102; Hassan, il terribile _Sceik al Gebal_, è nella sua -rocca persiana di Alamut, dove camperà ancora ventidue anni. Abu -Wefa, il gran priore di Palestina, è tuttavia a Kanat, donde negozia -e congiura con Afdal, l'usurpatore, e con Bahr Ibn, il pretendente -al trono d'Egitto, coi Sultani Selgiucidi, coi reali di Gerusalemme, -con tutti, pur di estendere il suo dominio nella Terra Santa, intorno -al nuovo regno della Croce; disposto insomma ad allearsi con uno -dei tanti, per vincere gli altri, e tradir tutti ad un modo. Era la -politica del tempo; è pur troppo la politica di tutti i tempi. - -I nostri viaggiatori, brevemente informati di ciò che sapeva Abd -el Rhaman intorno a questi Assassini, tennero consiglio tra loro. -Lo scudiero voleva che si andasse tutti ugualmente, perchè gli -Assassini, se erano davvero gli amici dello _Sciarif_ e se questi si -era avvicinato al loro castello, non dovevano incuter timore; e infine -perchè non erano ladroni, nè usavano andare attorno in così gran -numero, da spaventare una schiera di gente risoluta. - -Ma prevalse il consiglio di Gandolfo, che si avesse a dividere la -gente in due schiere. La prima e la più numerosa, coi cammelli e una -parte degli arcadori, sarebbe rimasta in attesa al pozzo di Rehobot; -egli, con una mano di uomini volenterosi e una guida araba, si sarebbe -spinto innanzi per le gole di Cades, alla ricerca di Bahr Ibn. Un campo -numeroso, come doveva essere quello dello _Sciarif_, non poteva mica -nascondersi così facilmente in quei luoghi, nè viverci in guisa che se -ne avessero a perder le tracce. - -Caffaro di Caschifellone aveva assentito al parere di Gandolfo. E -voltosi al biondo scudiero, gli aveva detto: - -— Rimarrò dunque io, per vegliare su voi. - -— No, no; andate, messere; — rispose lo scudiero, con accento -supplichevole, che non dava modo di resistergli; — andate anche voi con -messere Gandolfo. - -— Ma voi? lasciarvi qui senza un amico?.... — - -Lo scudiero crollò la testa, in atto di chi persiste nella sua -deliberazione e non ammette argomentazioni in contrario. - -— Abd el Rhaman è un brav'uomo.; diss'egli; — e non mancherà alla sua -fede. — - -Il vecchio condottiero, udendo quelle parole, si fece avanti, e, -postosi una mano sul petto, disse con accento solenne: - -— Quando una carovana è in viaggio, essa è in balìa del _Krebir_. Ma -questi ne è mallevadore dinanzi alla legge e deve premunirla contro -tutti gli eventi che non procedono da Dio. Egli paga il prezzo del -sangue per tutti i viaggiatori che per sua colpa muoiono, si sbandano, -sono uccisi, o scompaiono; egli è severamente punito se la carovana -viene a patire per mancanza d'acqua, o se egli non ha saputo difenderla -contro i ladroni del deserto. L'Emiro di Gaza ha una parola sicura, -e un braccio lungo, che saprebbe cogliermi dovunque, se io mancassi -al mio debito. Ma io ti giuro, o cavaliere, ti giuro per la barba -venerabile del Profeta, che io veglierò sul capo del giovinetto, come -gli angeli Moahibbat sul capo del figlio di Abd el Mettaleb, donde -nacque Maometto, il nostro signore. Se io vengo meno al mio giuramento, -possa colui che è sollecito nel fare i conti, mandarmi in un batter -d'occhio sul ponte _al Sirat_, che è più stretto d'un capello e più -affilato del taglio d'una spada, e piombare nello _Hawigat_, che è il -peggiore tra tutti i gironi d'inferno, come quello che è destinato agli -ipocriti. — - -Nelle loro frequenti relazioni di guerra e di pace coi Saracini, i -Crociati avevano imparato a tenere in pregio cosiffatti giuramenti. -Epperciò il nostro amico Caffaro di Caschifellone si acquetò facilmente -alle promesse del vecchio. Strinse la mano al biondo scudiero, che gli -augurò dal profondo del cuore un sollecito ritorno, e partì. - -Gandolfo del Moro era già balzato in sella, e dieci animosi arcadori, -seguiti da due cammelli, colle provvigioni necessarie al viaggio, -tenevano dietro al guidatore, scelto da Abd el Rhaman tra i migliori -della sua scorta. - - - - -CAPITOLO XIII. - -Alle strette di Cades. - - -Secondo i computi del vecchio _Krebir_, l'assenza dei cavalieri non -doveva andar oltre i cinque giorni, se lo Sciarif aveva il suo campo di -là dalle gole di Cades, nè oltre i sette, o gli otto alla più trista, -se era andato fino alla ròcca di Kanat. - -Per altro, questa seconda ipotesi, quantunque avvalorata dalle notizie -dei viaggiatori di Sefat, pareva inaccettabile al savio condottiero. Lo -_Sciarif_ aveva gente molta con sè; non tanta da poter tentare alcuna -impresa di rilievo, ma sempre troppa per riuscire ospite accetto ad -alcuno. Anche ammettendo che il _Dai al Kebir_ d'Occidente fosse in -una certa dimestichezza con lui, non era da credere che gli Assassini -volessero ospitarlo con tutti i suoi nella ròcca; testimonianza di -amicizia che sarebbe stata veramente soverchia, e di confidenza che i -tempi e gli usi d'allora non consentivano certamente. - -I primi cinque giorni d'aspettazione passarono; lunghi, ci s'intende, -ma abbastanza tranquilli, anche per l'animo del biondo scudiero, -che aveva già tanto aspettato, da saper sostenere con rassegnazione -quell'ultima prova. - -Ma al sesto giorno, l'ansietà incominciò a mostrarsi sul volto di Abd -el Rhaman; il turbamento su quello dello scudiero. - -Il vecchio _Krebir_ passava la giornata esplorando degli occhi -l'orizzonte, la notte aguzzando l'orecchio a tutti i lontani rumori del -deserto. Ma invano; la linea dell'orizzonte non appariva turbata dal -più piccolo nembo di polvere; gli echi del deserto erano muti, e non -ripetevano che il grido degli sciacalli, vaganti in busca di preda. - -Triste il settimo giorno; più triste a gran pezza l'ottavo. Già lo -scudiero aveva fatto la proposta di lasciare il pozzo di Rehobot per -avvicinarsi alle gole di Gades e per andare anche più oltre, fino a -tanto non si avessero nuove dei compagni. Ma al vecchio _Krebir_ non -parve prudente di dargli retta. A lui erano affidate le sorti della -carovana; la vita del biondo compagno dipendeva dalla sua vigilanza. - -Lo scudiero non fece più motto; si chiuse nel suo dolore e aspettò, non -più i compagni partiti, ma la sua ultima ora; chè veramente gli pareva -dovesse scoppiargli il cuore ad ogni tratto. Seduto a piè di una palma, -sull'ultimo lembo dell'oasi, restava lunghe ore immobile, cogli sguardi -fissi da quella parte del deserto per dove erano spariti i cavalieri. -E lo struggeva il pensiero di tutti i lontani, della famiglia, della -patria abbandonata, e di Arrigo, del povero Arrigo, che doveva tenergli -luogo d'ogni cosa più diletta, e che forse era campato da una morte -gloriosa entro le mura di Cesarea, per soccombere oscuramente in un -angolo ignorato della terra di Moab. E si pentiva allora, ma tardi, -si pentiva amaramente di non aver fatto prova d'una più salda volontà, -quando avea detto di seguire i suoi compagni di viaggio in quell'ultima -parte della difficile impresa. Che cos'erano i pericoli a cui essi -andavano incontro, al paragone dell'affanno, dell'ansia mortale a cui -era in preda il suo cuore? - -Abd el Rhaman si provava a consolarlo; ma le sue massime orientali, -impresse di un cupo fatalismo, facevano effetto contrario. - -— Ci son dieci cose nel mondo, l'una più forte dell'altra; — gli diceva -una volta il _Krebir_; — anzi tutto le montagne; poi il ferro che -spiana le montagne; il fuoco che liquefà il ferro; l'acqua che spegne -il fuoco; le nubi che assorbono l'acqua; il vento che scaccia le nubi; -l'uomo che sfida il vento; l'ebbrezza che vince l'uomo; il sonno che -dissipa l'ebbrezza; il dolore che uccide il sonno. - -— Ed altre ancora; — rispose lo scudiero; — la morte che tronca il -dolore; l'amore che trionfa della morte. — - -Sapeva il vecchio _Krebir_ di avere in custodia una donna? -Dall'ossequio con cui parlava al biondo scudiero, era lecito -argomentare che almeno almeno lo sospettasse. - -Del resto, non era cosa nuova nè strana a que' tempi che una donna -andasse attorno sotto spoglie virili, e il Tasso e l'Ariosto, colle -loro Clorinde e le loro Bradamanti, non hanno inventato nulla che -faccia contro al vero, nè al verosimile, della storia. La Cavalleria, -impasto di usanze nordiche e di mitologie greche, derivava dalle -Amazzoni le sue donne guerriere, e non le considerava men donne per -questo, come farebbe la società moderna, dopo che ha inventato tante -capestrerie, come la cipria e il mal di nervi, e bastionata la pretesa -debolezza d'Eva colla faldiglia, il guardinfante e il crinolino. - -Indovinasse, o no, il segreto dello scudiero, Abd el Rhaman capì che, -a rimanere più oltre colà, il poverino gli sarebbe morto di crepacuore. -Come rimediarci? Egli c'è un modo, per ingannare l'ansia mortale dello -attendere; e questo è di andare incontro a ciò che si attende. Sia un -conforto morale, derivato dalla speranza che si ravviva, o un benefizio -fisico, frutto della distrazione che arreca una giusta vicenda di -riposo e di moto, il fatto sta che l'ansia e l'affanno si chetano un -tratto nell'andare. Lo spirito è più calmo, o almeno più arrendevole ai -consigli della pazienza, quando può trasmettere un poco della sua furia -alle gambe. - -Abd el Rhaman, da quell'uomo serio che era, chiamò prima di tutto i -pensieri a capitolo. - -— Se vado e c'incoglie una disgrazia, io pago il prezzo del sangue. E -questo prezzo non sarà di cento cammelli, secondo vuole il Corano; sarà -la mia testa senz'altro, poichè l'emiro Mohammed pensa a conservarsi -l'amicizia dei Franchi. — - -I Crociati erano allora tutti Franchi per gli Arabi, Goffredo di -Buglione e Baldovino erano francesi, lo rammentate, e la crociata era -stata bandita a Clermont. - -Ma tiriamo innanzi col soliloquio di Abd el Rhaman, che del resto non -andrà in lungo come quello di Amleto. - -— Se resto, attenendomi alla buona ragione del luogo sicuro, non faccio -niente di meglio, perchè questo povero ragazzo mi muore. Non parla, non -mangia più.... ed io posso già dirmi un uomo spacciato. — - -La conseguenza di questo dilemma del vecchio _Krebir_ fu questa, che -tra due mali si avesse a scegliere il minore. Infatti, non era mica -detto che, allontanatisi dal pozzo ospitale di Rehobot, dovessero -lasciare infallantemente la vita in uno scontro coi ladroni del -deserto. Questa ribaldaglia scorazzava qua e là, un po' a tramontana, -verso Hebron, un po' a mezzogiorno, verso i confini dell'Egitto. Ma era -egli da credere che appunto allora, mentre lo _Sciarif_ vagava colla -sua gente in quelle stesse regioni, i nomadi predatori fossero rimasti -in quel vecchio teatro delle loro gesta? - -Questa argomentazione finì di persuadere Abd el Rhaman, che decise -di muoversi dal pozzo di Rehobot, per andare due giornate più verso -levante, fino alle gole di Cades, nel paese degli Edomiti. - -Non è a dire come il biondo scudiero accogliesse l'annunzio. Una vampa -di allegrezza, la prima dopo tanti giorni di abbattimento, colorò le -sue guance smorte. - -La carovana riprese il suo cammino interrotto. Gli arcadori genovesi, -bene intendendo gli onesti disegni del vecchio, gli obbedirono, come -avrebbero obbedito a messer Caffaro di Caschifellone. E questo non -farà meraviglia, chi pensi che i Genovesi, marinai anzi tutto, non -partecipavano a tutti i dirizzoni dell'epoca. Combattevano i Saracini, -ma sapevano anche render giustizia alla virtù d'un nemico. Il quale, -del resto, era Cananeo, cioè a dire consanguineo di quei Fenicii, -con cui la gente ligure aveva avuto relazioni di traffico fino dagli -antichissimi tempi. - -Abd el Rhaman non andava tuttavia senza le debite cautele. Entravano in -una parte del deserto dove era difficile imbattersi in gente da bene. -La strada delle carovane di Palestina per l'Egitto non appoggiava mai -più a levante del pozzo di Rehobot, e per incontrare l'altra via dei -pellegrini, che dalle provincie della Siria volgevano alla Mecca, era -mestier valicare tutto il deserto di Cades, costeggiare l'ultimo lembo -del lago Asfaltide nella valle di Siddim, e proseguire oltre un buon -tratto nel paese di Moab. - -L'intervallo era sempre stato in balìa dei predoni. Per allora, -fortunatamente, doveva essere in balìa dello _Sciarif_ e dei suoi -alleati recenti, gli Assassini. Questo pensiero chetava un tratto -le ansietà del vecchio condottiero. Ma c'erano sempre le strette -di Cades da varcare, e Abd el Rhaman andava guardingo, stava sempre -coll'orecchio teso, alla guisa delle antilopi. - -Al sopraggiungere della notte, disponeva il campo con una cura che -mai non aveva usato la maggiore in sua vita. E dopo aver disposto ogni -cosa a dovere, vigilava, non più con uno, ma con ambedue gli occhi. Il -grido notturno alle guardie del campo si ripeteva d'ora in ora con una -regolarità veramente ammirabile. - -Alle strette di Cades raddoppiò la vigilanza, ma cessarono le grida. A -destra e a manca delle carovane si innalzavano certe colline, o cumuli -di sabbia, non diversi dagli altri che avevano attraversati nelle -vicinanze di Gaza, se non in questo, che i ciuffi di lentisco erano -più spessi e prendevano aspetto di macchia. L'occhio del condottiero -non poteva più spaziare come prima da tutti i lati dell'orizzonte; -bisognava esplorare il terreno, scambio di guardare da lunge, e -sopratutto bisognava tacere. - -— Legate le fauci ai cammelli; — diceva il vecchio ai suoi cammellieri; -— e quando saranno sdraiati, non vi accostate a loro, affinchè non -avvenga loro di muggire alla vista dei padroni, e di dar nell'orecchio -al nemico. Questa notte ci contenteremo di datteri, perchè non è -prudenza accendere il fuoco. — - -E agli arcadori diceva: - -— Parlate piano, anzi non parlate affatto. Qui davvero è da ripetere il -nostro proverbio: la parola è d'argento, il silenzio è d'oro. — - -Tuttavia, nel cuor della notte, egli stesso andò contro alla sua -legge. Un rumore gli era venuto all'orecchio, come di rami calpestati -nella macchia vicina. Fossero sciacalli, attratti colà dalla speranza -di preda? O leoni che lasciavano il covo, per andare in cerca di una -fontana? Abd el Rhaman fiutò lungamente l'aria, e non gli parve che si -trattasse di fiere. Uomini dunque? - -Non stette più in forse un istante; balzò fuori del campo e ad alta -voce gridò: - -— Servi di Dio, ascoltate. Chi si aggira intorno a noi, s'indugia -vicino alla morte. Egli non ci guadagnerà nulla a far ciò, e risica di -non veder più le palme del suo villaggio. Se egli è un povero viandante -affamato venga e gli daremo di che sfamarsi; se ha sete, si faccia -avanti e gli daremo a bere. È ignudo? E noi lo vestiremo. È stanco? -Riposerà, tra noi. Siamo credenti in Dio e nel Profeta, che viaggiamo -per le nostre faccende, e non vogliamo male a nessuno. — - -Il silenzio della notte e la tranquillità del deserto conferivano alle -parole del vecchio una solennità paurosa. - -— Era proprio necessario che tu parlassi? — chiese il biondo scudiero -al _krebir_, quando questi fu rientrato nel campo. - -— Figliuol mio, — rispose Abd el Rhaman, — dice il proverbio dei ladri: -«la notte è la parte del povero, quando egli è coraggioso.» Siamo alle -strette di Cades, uno dei luoghi più pericolosi della Siria. Dio sa -quante carovane ci furono saccheggiate! Se sono ladroni che spiano il -momento opportuno per piombarci addosso, eglino sapranno oramai che -siamo preparati a riceverli. — - -Gli arcadori di Genova erano già in piedi e tendevano le corde, -per vedere se la rugiada notturna non le avesse rallentate. Anche i -cammellieri si erano sciolti dai loro mantelli e aspettavano muti, -colla mano sull'impugnatura delle loro spade affilate e ricurve. - -Tralasciando allora di rispondere allo scudiero, Abd el Rhaman -intuonò ad alta voce il «f_atihat oul kitab_», che in lingua nostra -significherebbe il capitolo che apre il volume, e che è per l'appunto -il primo capitolo del Corano, ossia il libro per eccellenza. I -Mussulmani attribuiscono ai sette versetti di questo capitolo una -virtù meravigliosa, come i Cristiani al segno della croce, con cui -incominciano tutte le loro preghiere. - -Ed ecco il _fatihat_ del vecchio condottiero, a cui rispondevano le -voci di tutti gli Arabi suoi compagni. - -«Lode a Dio, signore dell'universo, - -«Il clemente, il misericordioso, - -«Sovrano nel giorno della retribuzione! - -«Sei tu che adoriamo, e di cui imploriamo il soccorso. - -«Guidaci tu nel retto sentiero; - -«Nel sentiero di coloro che tu ricolmi dei tuoi benefizii, - -«Di coloro che non sono incorsi nella tua collera e che non si sono -smarriti. - -«_Amin!_» - -La carovana aveva a mala pena finito la sua invocazione, che un fruscio -si udì tra i lentischi, e poco stante il rumore di alcuni passi lungo -il pendìo della collina. - -Abd el Rhaman non si era dunque ingannato. Non erano belve, ma uomini, -che vagavano nei pressi dell'accampamento. - -I cammellieri diedero di piglio alle lancie e snudarono le spade -affilate e ricurve; gli arcadori incoccarono un verrettone sulla corda -dell'arco; il biondo scudiero strinse convulsivamente la daga che gli -pendeva al fianco e raccomandò la sua anima a Dio. - -Intanto il rumore dei passi si avvicinava sempre più. Abd el Rhaman -respirò, parendogli di distinguere il calpestìo di due soli viandanti. - -A' piedi della collina, una voce s'udì, che dava ragione alla -perspicacia del vecchio. - -— Signore della tenda, due invitati di Dio! - -— Siate i benvenuti, se una infermità non siede nei vostri cuori e -una menzogna sulle vostre labbra. Ed è in questo luogo deserto che noi -dovevamo aspettarci due ospiti? — - -La voce rispose con uno di quei proverbi così comuni tra gli Arabi: - -— La scabbia, il suo rimedio è il bitume; la povertà, il suo rimedio è -il deserto. — - -Abd el Rhaman si volse ai suoi compagni di viaggio. - -— Sono Arabi davvero; — diss'egli; — forse pellegrini smarriti. — - -E ad alta voce proseguì: - -— Fratelli, venite, e troverete ristoro tra noi. — - -I due viaggiatori si appressarono, e uno di essi, colui che aveva già -parlato due volte, ripigliò, coll'accento monotono di chi ripete una -vecchia cantilena: - -— Siate generosi coll'ospite, perchè egli viene a voi con tutto ciò -che possiede. Entrando, vi reca una benedizione; uscendo, si porta via -i vostri peccati. Non siate avari; l'avarizia è un albero che Scitan -ha piantato nell'inferno; i suoi rami si stendono sulla terra; chi -ne coglie il frutto vi rimane impigliato ed è travolto nel fuoco. La -generosità è un albero piantato in cielo da Dio, Signore dell'universo; -i suoi rami toccano la terra, e per quei rami l'uomo generoso salirà -al paradiso. Colui che accoglie umanamente i suoi ospiti si rallegra e -fa loro buon viso. Dio non farà mai male a quella mano che avrà saputo -donare. - -Quelle erano formole rituali tra gli Arabi, e la precisione con cui -erano ripetute doveva chetare i sospetti di Abd el Rhaman, che ben si -poteva dire fosse toccato nel suo debole. - -I viaggiatori erano giovani all'aspetto, ma stanchi e assai male in -arnese. - -— Da dove venite? — chiese il vecchio _Krebir_. - -— Da Kanat; — risposero. - -— Da Kanat? Non c'è egli più dunque ospitalità tra i figli dello _Sceik -ul Gebal_? - -— C'è sempre; ma insieme con essa il desiderio di trattenere i figli -del deserto più a lungo che essi non vogliano essere trattenuti. Siano -lieti i Fedàvi delle gioie anticipate del paradiso, noi amiamo rivedere -le nostre famiglie. Da due giorni andiamo vagando nel deserto senza -trovare nè una palma, nè una fontana, nè una compagnia di credenti -in Dio, che ci tengano luogo dell'una cosa e dell'altra. Disperavamo -già, quando abbiamo veduto, nella luce del tramonto, le sabbie gialle -picchiettarsi di nero. Abbiamo indovinato l'avvicinarsi di una carovana -e ci sono tornate in petto la speranza e la lena. Servi di Dio, noi ci -accostiamo alla tenda che egli ha rizzata davanti ai nostri occhi, e vi -portiamo la nostra fame e la nostra sete. - -— Non vi affaticate più oltre colle parole; — disse Abd el Rhaman. -— Sedete accanto ai nostri cammelli, mangiate e bevete. Il frutto -della palma è qui, condito col burro, e l'acqua del pari, attinta ieri -mattina al pozzo di Rehobot. — - -I due viandanti si gittarono avidamente sul pasto, che era loro -apprestato con tanta generosità. E il vecchio _Krebir_ ne godeva in -cuor suo. La legge dell'ospitalità è questa, che l'ospite offra e che -l'invitato di Dio accetti e mostri di gradire l'offerta. - -Un pellegrino giunse una volta presso un Arabo, che lo fece sedere al -suo fianco e gli offerse il suo pasto. - -— Non ho fame; — disse lo straniero; — non ho bisogno che d'un luogo al -coperto, per dormire questa notte. - -— Vattene dunque da un altro; — gli rispose l'Arabo. — Io non voglio -che un giorno tu abbia a dire: ho dormito da un tale; io voglio che tu -dica: ci ho saziato il mio ventre. La barba dell'invitato è in mano al -padrone della tenda. — - -Saziato lo stomaco, i due viandanti, poichè non c'era modo di -accoglierli sotto la tenda, domandarono ed ottennero di sdraiarsi -accanto ai cammelli. E ravvoltisi nei loro mantelli e tirati i cappucci -sugli occhi, si addormentarono insieme cogli altri uomini della scorta. - -Costoro erano certamente quello che avevano detto, due poveri viandanti -smarriti, e Abd el Rhaman, se qualche sospetto gli fosse entrato nel -cuore, lo avrebbe sicuramente scacciato, dopo averli visti mangiare e -bere con tanta avidità, e quindi addormentarsi con tanta prontezza. - -Anche il buon vecchio aveva mestieri di riposo. Si è detto che soleva -dormire da un occhio solo, ma anche a farlo da un solo, dormire -bisogna. Disteso il suo mantello vergato sulla sabbia, vi si adagiò, -ne trasse un lembo sul petto, e provò a chiudere un occhio, mentre -collo spirito correva ai viaggiatori cristiani, che già da due giorni -avrebbero dovuto ritornare, e che tuttavia non si vedevano ancora. - -Abd el Rhaman, per dire la verità, non era così inquieto come il -biondo scudiero. Conosceva per antica prova come fossero fallaci -le vie del deserto, dove lo aver smarrito una traccia, il non aver -badato a un fil d'erba, fa perdere spesso le intiere giornate. E -sebbene fidasse nell'avvedutezza dell'Arabo che aveva dato per guida -ai cavalieri cristiani, il vecchio _Krebir_ non poteva dissimularsi -che ai viaggiatori mancava sempre una cosa, cioè a dire la sua propria -esperienza. - -Uno scalpiccio improvviso gli ruppe il filo delle sue meditazioni. Era -lo scudiero che usciva allora dalla sua tenda. - -— Figliuol mio, — disse Abd el Rhaman, — voi vegliate sempre. È mal -fatto, perchè, quando uno veglia per tutti, gli altri debbono ristorare -le forze nel sonno. - -— Se lo potessi! — esclamò lo scudiero, che non seppe trattenere un -sospiro. - -— Imitate i nostri ospiti; — seguitava frattanto il _Krebir_. — Sentite -come russa uno di loro, laggiù. — - -Lo scudiero non rispose, e stette cogli occhi in aria a guardare le -stelle. La luna era scomparsa dal firmamento, e Aldebaran, l'astro -prediletto dei popoli orientali, risplendeva in tutta la sua pura -bellezza tra il cinto d'Orione e il gruppo delle Jadi. Ma lo scudiero -non si indugiava a considerare la bellezza degli astri; pensava che -essi soli a quell'ora dovevano vedere Arrigo da Carmandino, e confidava -loro una preghiera, un saluto, un augurio. - -Mentre egli guardava e pregava, il vecchio condottiero si rizzava sul -gomito e pensava. - -— E dove sarà l'altro? — chiese egli tra sè. — Son due, e non ne odo -che uno. — - -Il dubbio gli si era appena formato nell'animo, che il vecchio balzò in -piedi senz'altro. Abd el Rhaman, come tutti gli uomini che conoscono -il pregio del tempo, non soleva far mai una cosa sola per volta. Ora, -mentre egli pensava, il senso dell'odorato, squisitissimo in lui, era -stato ferito da alcun che di nuovo e di strano. Il vecchio _Krebir_ -fiutava il pericolo. - -Balzò in piedi, già ve l'ho detto, e con accento risoluto gridò: - -— Credenti in Dio, seguaci del profeta Gesù, su tutti, presto, non -perdiamo un istante! - -— Che fai tu? — dimandò lo scudiero, distolto così d'improvviso, dalla -sua muta preghiera. - -— Figliuol mio, siamo assaliti; — rispose il _Krebir_. - -— Assaliti! Da chi? - -— Lo so io, forse? C'è odore di nemici nell'aria, ecco tutto. — - -Così dicendo, Abd el Rhaman diè di piglio alla sua scimitarra e fu d'un -salto sui cammelli. - -Il campo era tutto a rumore. Ma l'ospite continuava a russare, ravvolto -nelle pieghe del suo mantello sdruscito. - -— Maledetto cane! — gridò Abd el Rhaman, percuotendo quel corpo inerte -d'un calcio. - -Lo scudiero, che aveva seguito il vecchio fin lì, visto quell'atto -brutale, che contrastava con tutte le leggi della ospitalità, fu sul -punto di credere che il vecchio _Krebir_ avesse smarrito il suo senno. - -Ma prima che il concetto potesse prendergli forma nell'animo, un sibilo -acuto gli percosse l'orecchio, indi un altro, e un altro ancora, e fu -tosto un rumore di passi, uno strepito d'armi, sui due lati del campo. - -— Difendiamoci, in nome di Dio! — tuonò il vecchio condottiero. - -Gli arcadori genovesi avevano già afferrati i loro archi. Ma le corde -erano recise. Non restavano che i cammellieri, a far fronte colle -lancie. - -— No, no; — gridava il _Krebir_, brandendo la sua scimitarra. — La -lancia è la sorella del guerriero, ma essa può sempre tradirlo. Gittate -lo scudo; intorno a questo si addensano le sventure; la spada, la spada -è l'arma dell'Arabo, quando il suo cuore è forte come il braccio. Alle -gambe del nemico, alle gambe! — - -E mandando i fatti compagni alle parole, il fiero vecchio diè tale un -colpo agli stinchi del primo che gli si fece davanti, che lo mandò -ruzzoloni, coi piedi troncati di netto. Era uno degli ospiti, colui -che pur dianzi russava, mentre l'altro, approfittando delle tenebre e -del sonno degli arcadori, era andato carponi recidendo le corde degli -archi. - -— Traditore! — gridò il ferito, storcendosi dolorosamente sulla sabbia. -— Tu pagherai la mia morte al gran Priore d'Occidente. — - -La minaccia fu udita da tutti coloro che si stringevano a difesa -intorno al vecchio condottiero. - -— Gli Assassini! — gridarono atterriti. — Sono gli Assassini! — - -Molte dicerie paurose correvano già intorno a quei nuovi ospiti del -deserto, in mezzo agli Arabi di Palestina. Si diceva che avessero tutte -le dieci doti del guerriero: l'ardimento del gallo, il razzolìo della -gallina, la fierezza del leone, lo slancio del cinghiale, l'astuzia -della volpe, la prudenza dell'istrice, la rapidità del lupo, la -costanza del cane, e la struttura del _naguir_, piccolo animale che -prospera nelle privazioni e negli stenti. - -Si diceva per contro che fossero poco saldi nella fede e che mettessero -la causa del loro ordine molto più sopra di quella dell'Islam. Di qui a -crederli demonii scatenati dall'inferno, non era che un passo. Lontani, -piacevano poco; vicini, incutevano spavento. - -E uno sgomento invincibile colse quei poveri cammellieri, gente così -valorosa in ogni altra occasione, ma che non poteva, nel tramestìo di -quella sorpresa notturna, misurare la gravità del pericolo. - -Così avvenne che gli arcadori genovesi rimanessero quasi soli a -resistere. Gittati gli archi, oramai diventati inutili, avevano posto -mano alle spade e si difendevano valorosamente, ma non senza stupirsi -del modo strano che usavano i loro nemici nel fare la guerra. Infatti, -gli Assassini, avvicinandosi a mezza spada, e riconoscendo di averla -a dire con guerrieri cristiani, non lavoravano ad uccidere; facevano -impeto in molti, cercando anzitutto di schermirsi come potevano; -per giungere sotto e disarmare i loro avversarii. Un moderno avrebbe -detto che c'era molta diplomazia in quella maniera di combattere; un -cinquecentista ci avrebbe intravveduta la ragione di Stato; ma per quel -tempo bisognava dire che i combattenti avessero ordine d'adoperare in -tal guisa, e che la cieca obbedienza a cui li avvezzava la impromessa -del paradiso fosse la vera cagione di quel rispetto ai guerrieri -cristiani. Rispetto che non giungeva fino al punto di rimandarli -liberi, poichè, a mano a mano che li avevano disarmati, li legavano -stretti con certe funicelle e li spingevano l'uno sull'altro di costa -alla tenda. - -Assai più difficile impresa era quella d'impadronirsi del vecchio -_Krebir_, pel quale, del resto, non avrebbero usati tanti riguardi. -Ma il fiero Abd el Rhaman non si poteva prendere, nè ammazzare così -alla svelta. Al comando di arrendersi aveva risposto colla minaccia -di uccidere il primo che gli si fosse accostato, e già tre uomini, che -avevano tentato il colpo, si erano persuasi col fatto ch'egli parlava -da senno. - -Il vecchio _Krebir_ pensava in quel punto alla _dia_, o prezzo del -sangue, che egli avrebbe dovuto pagar colla sua testa all'Emiro di -Gaza, se fosse tornato alla spiaggia senza i Cristiani affidati alla -sua vigilanza. Pensava al suo onore irreparabilmente perduto; come -condottiero di carovana, dopo trenta e quarant'anni di fortunata -esperienza. E pensava infine esser meglio il morire, per una giusta -causa, combattendo i nemici di Allà. Non era opinione universale -tra i credenti, che quegli _Asciscin_, sbucati dalla Persia, fossero -una sètta di infedeli, e peggio assai dei Cristiani, poichè questi -credevano almeno al profeta Gesù, laddove i seguaci del Vecchio della -Montagna non credevano a nulla? - -Maometto, fermandosi un giorno davanti ai due cimiteri della Mecca, era -uscito in queste profetiche parole: - -«Di questi due cimiteri, settantamila morti ascenderanno al paradiso -senza render conto a Dio delle loro colpe; e ognuno di loro potrà farne -entrare settantamila con sè. I volti loro somiglieranno alla luna -piena. Una sola cosa è più meritoria del pellegrinaggio, agli occhi -di Dio, ed è il morire nella guerra santa, nella guerra contro gli -infedeli.» - -Così fortificato contro ogni vile pensiero, combatteva il vecchio -_Krebir_. In mezzo alla mischia cercò il biondo scudiero, che era -stato commesso alla sua custodia, e lo vide, o, per dire più veramente, -lo udì, mentre gridava e invano si dibatteva fra le strette dei suoi -assalitori. - -La ragione di quell'attacco notturno balenò allora alla mente del -vecchio, che non volle assistere a tanta sventura e si lanciò disperato -da quella parte, cercando inutilmente di rompere la cerchia dei nemici. -La daga di un Fedàvo bevve il suo sangue, penetrandogli nella gola. - -— Era scritto! — diss'egli, stramazzando al suolo, mentre il sangue -spicciava a fiotti dalla vasta piaga. - -— Non c'è che un Dio! — aggiunse poscia, levando al cielo la mano -irrigidita. - -E non disse più altro. In quella affermazione della sua fede, il -vecchio _Krebir_ aveva esalato l'anima invitta. - - - - -CAPITOLO XIV. - -Dove è dimostrato che sui ribaldi non si veglia mai abbastanza. - - -Caffaro di Caschifellone e Gandolfo del Moro non avevano intanto -perduto il loro tempo. Valicate le strette di Cades, e senza imbattersi -in nessuna compagnia di Arabi predatori, erano discesi per la terra di -Seir nella gran valle che già aveva preso il nome dagli Edomiti. Colà, -ad una giornata di cammino dal castello di Kanat, avevano trovato un -drappello di cavalieri Saracini, che correvano il paese. Non potevano -capitar meglio; perchè quei cavalieri erano appunto le vedette dello -_Sciarif_, e il loro viaggio di scoperta raggiungeva finalmente la -meta. - -Fornite le necessarie spiegazioni a quei sospettosi cavalieri e detto -l'intento della loro gita al deserto, i nostri viaggiatori furono presi -in mezzo dagli esploratori e condotti al castello di Kanat. - -Bahr Ibn era per l'appunto laggiù, ospite di Abu Wefa, il _Dai al -Kebir_ d'Occidente, con cui stava negoziando, per averlo aiutatore ai -suoi disegni contro l'Egitto. Abu Wefa, poco scrupoloso come i suoi -pari, sarebbe andato, non che contro di Afdhal, che era un usurpatore, -contro tutti i più legittimi califfi della discendenza fatimita. Ma -egli maturava fin d'allora più ambiziosi disegni. Mi pare di avervi -già detto che il gran Priore degli Assassini d'Occidente si disponeva -ad una marcia verso le regioni settentrionali di Palestina, per andare -a piantarsi sulle montagne nei pressi d'Antiochia, potenza nuova -ed attenta fra i Turchi Selgiucidi e i Cristiani, la quale, facendo -assegnamento sulle loro inimicizie e approfittando delle intestine -discordie di questi e di quelli, avrebbe potuto dare cominciamento -ad un secondo regno d'Assassini, così indipendente dall'autorità dei -Fatimiti d'Egitto, come sicuro dalle gelosie degli Abassidi di Bagdad. - -Era una ragione di Stato tutta propria di quell'ordine tenebroso, -che aveva preso a vivere sul tronco islamitico, in quella medesima -guisa che l'edera vive sul tronco d'un albero, per trovare il suo -sostentamento nei succhi già elaborati dalla pianta, involgerla a grado -a grado e farla intristire. - -Erano infatti così poco musulmani, che nel 1173 uno dei loro -gran priori, a nome Sinan, il quale godeva fama di santità, inviò -un'ambasciata ad Almerico, re di Gerusalemme, offrendo in nome suo e -in quello del suo popolo di abbracciare il cristianesimo, a patto che -i Templarii rinunziassero all'annuo tributo di duemila ducati d'oro -che loro avevano imposto e vivessero con esso loro in pace e da buoni -amici. Almerico gradì l'offerta e congedò onorevolmente l'inviato. Ma -questi, nel far ritorno al suo territorio, fu ucciso da un drappello di -Templarii, guidato da un Gualtiero Du Mesnil. Dopo ciò gli Assassini -posero nuovamente mano alle daghe, che per molti anni erano rimaste -inoperose, e fra le altre lor vittime, Corrado, marchese di Tiro e di -Monferrato, fu morto nel 1192 da due Fedàvi sulla piazza del mercato -di Tiro. Ma questa è storia posteriore di troppo al nostro racconto e -va lasciata in disparte, bastando averla accennata per lumeggiare il -carattere della sètta. - -Per pochi giorni ancora Abu Wefa, il gran Priore d'Occidente, e -Bahr Ibn dovevano rimanere uniti nel castello di Kanat. Lo _Sciarif_ -aveva capito di non poter condurre ai suoi disegni il Dai el Kebir, e -questi a sua volta tentava d'indurlo ad un viaggio verso settentrione, -dov'egli andava a conquistarsi un territorio meno sterile che non fosse -il deserto di Edom. - -I negoziati erano a quel segno, quando Gandolfo del Moro e Caffaro di -Caschifellone giunsero al campo. - -Arrigo da Carmandino, stanco di quel lungo soggiorno tra gli infedeli, -vera cattività di cui non bastavano a mitigargli l'affanno le -continue testimonianze d'amicizia del suo protettore, avrebbe dato -di grand'animo la vita, pur di giungere in patria e spirar l'anima -ai piedi della sua fidanzata. Che era egli avvenuto di lei? Gli aveva -tenuto fede? Doloroso pensiero che Arrigo scacciava ad ogni tratto da -sè, ma invano, perchè esso gli ritornava sempre più ostinato, sempre -più molesto, allo spirito. - -Quella vita era insopportabile davvero. Il cielo adunque lo aveva -campato da morte, per condannarlo ad una eterna prigionia nei deserti -di Palestina? Il giovane Arrigo sentiva di amare Bar Ibn, e non -poteva non avere in pregio le virtù di quei barbari tra cui lo aveva -sbalestrato il destino; ma certo quella vita randagia e senza un raggio -di speranza per lui non era tale da doversi durare più a lungo. - -Anche il suo protettore lo aveva capito e si struggeva in cuor suo -di non poterlo contentare, rimandandolo in patria. Mal sicuri gli -accessi al confine del nuovo regno cristiano; la costa in balìa degli -Emiri, nemici suoi, come della gente cristiana; difficile, per non -dire impossibile, il combinare di là, nel cuore del deserto, una nave -d'Occidente su cui potesse imbarcarsi il suo ospite sconsolato. - -Eppure, tanto era l'affanno di Arrigo, che lo _Sciarif_ ne fu scosso e -promise a sè medesimo di tentare una via per rimandarlo tra' suoi. - -Erano tornati dalla impresa sfortunata contro l'Egitto. L'incontro di -Bahr Ibn col gran Priore degli Assassini d'Occidente era avvenuto, e i -negoziati avevano sortito quell'esito che sappiamo. - -— Cristiano, — disse Bahr Ibn ad Arrigo, — io m'avvedo che l'anima del -guerriero vola col desiderio ai minareti della sua patria lontana. Sii -paziente ancora per pochi giorni. O debbo rimaner qui, inutile a me -stesso e alla mia fede, e allora potremo fare con tutta la mia gente -una corsa verso la valle di Ebron, dove comanda un uomo della tua fede, -il barone Gerardo di Avennes. O accetto la proposta di Abu Wefa e vado -con lui verso settentrione; e allora vedrò di spiccare un drappello di -cavalieri, che ti accompagni ai confini del principato di Tiberiade, -dove regna il valoroso Tancredi. — - -Arrigo avrebbe desiderato d'inoltrarsi subito verso le mura di Gaza; ma -l'amicizia rendeva prudente l'animo di Bahr Ibn. - -— No, — diss'egli, — mandarti all'Emiro di Gaza, senza la certezza di -un naviglio in quelle acque ad aspettarti, sarebbe un errore. Qui vivi -ospite caro e padrone della mia tenda; laggiù, sarebbe forse lo stesso? -L'ospitalità, lunge dagli occhi miei, non potrebbe mutarsi per te in -prigionia? — - -Il povero Arrigo da Carmandino aveva dovuto arrendersi alle giuste -considerazioni dell'amico ed aspettava con impazienza il termine di -quella lunga fermata al castello di Kanat. - -Argomentate la sua allegrezza, quando fa annunziato l'arrivo dei -Genovesi nel campo dello _Sciarif_. Il nostro Arrigo fu per impazzirne. -Baciò quella terra dove poc'anzi gli sapea male di essere stato -indugiato così lungamente; volò incontro ai suoi salvatori, e cadde, -mezzo svenuto, nelle braccia di Caffaro, del suo giovane compagno -d'armi, che era stato sul punto di essere anche il suo compagno di -sventura, nel giorno della presa di Cesarea, giorno così glorioso ad un -tempo e fatale per lui. - -E là, poichè si fu riavuto dalla commozione improvvisa, senza dargli -tempo di respirare, Arrigo incalzò colle domande l'amico. Sulle -prime non ardiva andar diritto all'essenziale. Domandò di questo e di -quell'altro dei loro compagni; si rallegrò di udire che erano tornati -sani e salvi in patria, e più ancora di sapere che una terza spedizione -era giunta sulle coste di Soria e già aveva ripreso il filo interrotto -delle nobili imprese. Ma il colmo alla sua gioia fu posto dall'annunzio -che la galèa di Caffaro era ad aspettarli nelle acque di Gaza, di -quella Gaza che al suo cuore presago era apparsa come il punto della -liberazione. - -— Ma.... — entrò egli a dire finalmente — nessuno mi manda un -saluto.... una parola di conforto da Genova? Non avete altra lieta -novella per me? - -— La più lieta che voi possiate immaginare; — rispose Caffaro di -Caschifellone. — Ma vi prego, chetatevi, messere Arrigo; siate forte -alla gioia, come lo siete stato al dolore. - -— Dite, dite, amico, fratello mio! — proruppe Arrigo, i cui occhi -raggiavano di contentezza. — Non si muore di gioia; io sarei già morto, -vedendovi giungere al campo di Bahr Ibn. Ma dite, ve ne supplico, dite! -È l'incertezza, che uccide. - -— Siamo divisi in due squadre, — disse Caffaro allora; — a due terzi di -strada, al pozzo di Rehobot, ci aspetta il grosso della carovana, ed -è là, col resto dei nostri arcadori, un gentile scudiero che porta il -nome di Carmandino. - -— Di Carmandino! — ripetè Arrigo, che non intendeva quella novità. - -— Sì, — rispose Caffaro, — ma non è il suo, e lo porta come un augurio. -Lo scudiero è bianco in viso come una fanciulla; ha i capegli d'oro e -gli occhi azzurri. - -— Ah! — esclamò Arrigo, mettendosi una mano sul cuore, per comprimerne -i battiti. - -— Avete indovinato; — soggiunse Caffaro. — Siate forte, messere. Noi -riposeremo quest'oggi, e se il vostro amico e protettore lo consente, -domani ci rimetteremo in cammino. - -— Oh, lo consentirà, non temete! Egli è stato sempre così buono con -me! Mi ha campato da morte, ha vegliato su me, con un affetto più che -fraterno. Una cosa sola non ha potuto darmi, l'allegrezza, perchè -questa non era in poter di nessuno. Infatti, se io non sono stato -libero prima, la colpa non è sua, ma del ferreo destino che ci fa da -oltre un anno vagabondi in queste pianure d'arena. Eppure, vedete, -messer Caffaro, io benedico questa mia lunga cattività, questa dolorosa -lontananza da tutti i miei cari, perchè essa mi ha dato oggi il modo di -scorgere alla prova come la donna dei miei pensieri sentisse fortemente -l'amore.... ed anche, per esser giusti, — soggiunse Arrigo, stringendo -affettuosamente la mano di Caffaro, — come pensassero gli amici al -povero prigioniero di Cesarea. — - -Gandolfo del Moro udiva quelle effusioni dell'animo di Arrigo, e -l'amarezza gliene veniva alle labbra. - -— Perdio, — brontolò, — come è felice costui! — - -E si allontanò dal crocchio, per andarsene ad ossequiare lo _Sciarif_, -che trattava i Genovesi con una liberalità veramente orientale. - -— Credenti in Dio, — aveva egli detto ai suoi cavalieri, — noi -combattiamo in guerra i Cristiani, perchè nemici nostri e invasori -delle terre che il profeta ha assegnate al trionfo della sua fede. -Ma essi sono oggi gli ospiti nostri, e l'ospite, dovunque arrivi e da -qualunque parte egli venga, è signore. — - -Anche l'alleato suo, Abu Wefa, partecipava di buon grado a queste -amorevoli accoglienze. Arrigo da Carmandino e Caffaro di Caschifellone, -per conseguenza, erano i prediletti di Bahr Ibn; e Abu Wefa prese ad -usar cortesia a Gandolfo del Moro. Ma era egli proprio vero che lo -togliesse come l'ultimo rimasto? E non ci si aveva a vedere piuttosto -un effetto di quella simpatia che nasce spontanea tra i simili? - -Era uno strano personaggio, il Dai al Kebir. Anzi, se permettete, -lascieremo quind'innanzi il suo titolo Saracino per chiamarlo -cristianamente il Gran Priore, come usavano tutti i Crociati di quel -tempo, così poco famigliari coll'arabo. - -Giovane ancora, intorno ai quaranta, lunga la barba e nera, ma -rada, alto della persona e snello a guisa d'un palmizio, il Gran -Priore poteva sembrare da lunge un bell'uomo, aiutando alla maestà -dell'aspetto la fascia rossa ravvolta a mo' di turbante (dulipante, -dicevasi allora) intorno all'elmo di acciaio, e il gran mantello di -seta bambacina, listato di bianco e di rosso, che nascondeva la cotta -di maglia e gli altri arnesi del guerriero. Ma veduto da vicino era -tutt'altro; la torva guardatura, il volto sfregiato da una lunga -cicatrice, e l'asciutta rigidezza del labbro superbamente atteggiato, -più che maestoso lo faceano terribile. E ciò piacque a Gandolfo, -che vedeva in quel volto riflettersi qualche cosa del suo, e che -istintivamente odiava i belli. Messer Gandolfo era un uomo impastato -di gelosia. Avrebbe fatto a pezzi l'Apollo del Belvedere e il Fauno di -Prassitele, se questi due miracoli di bellezza gli fossero capitati tra -mani. - -— Gran Priore, — gli disse, in un momento di espansione, — molte cose -si narrano della vostra possanza. — - -Gandolfo non aveva dimenticato i paurosi ragguagli che intorno -alla sètta degli Assassini aveva forniti il povero Abd el Rhaman ai -viaggiatori genovesi, nella loro fermata al pozzo di Rehobot. - -Abu Wefa aggrottò le ciglia e diede a Gandolfo del Moro un'occhiata -maestosa. - -— Che ne sapete voi, cavaliere? — chiese egli di rimando. - -— L'Occidente, — rispose Gandolfo, — è pieno delle vostre gesta. Si -parla di voi, nelle veglie dei nostri castelli, molto più che dei -Turchi d'Iconio e del soldano di Babilonia. - -— Ah sì? — disse quell'altro, spianando le rughe del fronte, come uomo -che non era insensibile alla lode. — E che cosa si dice di noi? - -— Che siete possenti e terribili come il mistero che vi circonda, -audaci e pronti come gli avvoltoi del vostro nido di Alamut; che avete -sparse le vostre fila sicure per tutto l'Oriente; che siete la più -temuta sètta della religione di Maometto. - -— Dite anzi la più grande, e l'unica vitale fra tutte; — rispose -il Gran Priore, con accento da cui traspariva l'orgoglio sconfinato -del suo ordine. — I figli d'Ismaele non possono prosperare più oltre -senza di noi. L'Islam è vecchio; bisogna ringiovanirlo con una nuova -dottrina. E noi ne verremo a capo, collo spavento e col sangue, poichè -altra maniera d'insegnamento non c'è, tra questi imbelli ed ambiziosi -Califfi, che hanno in custodia la bandiera del Profeta, che si -contendono il sommo potere tra loro e lasciano a voi cristiani metter -piedi in Soria. - -— E dicono altresì, — riprese Gandolfo del Moro, — che voi, meglio -dell'altra gente, intendete i gaudii della vita, e che la bellezza vi -piace, come il premio più accetto ai valorosi. - -— La bellezza è il sorriso dell'universo; — sentenziò il Gran Priore; -— è il paradiso, che Dio ha collocato nel mondo, e non fuori. Vincere, -sterminare i proprii nemici; ottenere la ricchezza e inebriarsi di -amore, è questa la parte dei forti. - -— Ben dite, la parte dei forti! — esclamò Gandolfo, a cui scintillavano -gli occhi. — Esser forti, od astuti, che è un esser forti per altra -guisa; questo è l'essenziale. Anch'io, Gran Priore, vorrei essere dei -vostri. — - -Abu Wefa gli diede un'altra delle sue guardate, che pareva volerlo -passare fuor fuori. - -— Da senno? — gli chiese. - -— Perchè no, se fossi più giovane? Non parlo della religione, che, da -quanto ho capito, non dovrebb'essere un ostacolo ad entrare nel vostro -gran sodalizio. Ma è dei giovani soltanto il sottomettersi a certe -prove. - -— Amico, — disse il Gran Priore, con un accento misto di familiarità e -di diffidenza, — tu non potresti entrar già nella schiera dei Fedàvi. -Son questi i giovani che noi educhiamo dalla prima adolescenza a -tutte le imprese più disperate, conducendoli alla luce per la via -dell'errore. Credono al paradiso di là, al paradiso del Profeta, e noi -dobbiamo avvezzarli a grado a grado. Ma tu ben potresti entrare nel -numero dei compagni, dei _rèfili_, in attesa di meritare coi servigi il -grado di Dai, o di maestro iniziato. - -— I _rèfili_! — esclamò Gandolfo. — Che cosa significa ciò? - -— E tu perchè mi fai questa domanda? — disse a sua volta Abu Wefa, -fermandosi a un tratto e piantandogli addosso lo sguardo scrutatore. — -Hai forse disegnato di rubare un segreto a me? Bada bene, Cristiano, un -segreto non si vende che a prezzo di un altro segreto. - -— E sia, — rispose Gandolfo. — Ho infatti a parlarvi di cosa grave, e -se voi mi giurate.... - -— Ti avevo capito alla prima; — interruppe Abu Wefa; — ti avevo letto -un arcano negli occhi. Sta bene; — proseguì allora, abbassando la -voce. — Questa notte fa di andare a dormire più lunge che potrai dai -tuoi compagni di viaggio. Un mio Fedàvo verrà a cercarti. Seguilo, e -parleremo... ci intenderemo. - -— Lo spero; — disse Gandolfo. - -Dov'era andata in quel punto la vostra vigilanza messer Caffaro di -Caschifellone? - -Anche il nostro giovine Arrigo non doveva accorgersi di nulla. Quel -giorno aveva dato un sobbalzo, vedendo tra i suoi liberatori Gandolfo -del Moro, e a tutta prima non gli era venuto fatto di intendere le -ragioni della sua presenza colà. Ma l'uomo generoso è così facile a -creder generosi i suoi simili, che Arrigo si era pentito di quel suo -primo e istintivo moto di stupore, e aveva perfino abbracciato il suo -antico rivale. - -Tutto il restante della giornata fu consacrato al riposo e alle feste -dell'amicizia. Bahr Ibn era triste di dover lasciare l'amico suo che -bene intendeva di perdere, e per sempre. Ma lo _Sciarif_ era forte e -seppe nascondere il suo rammarico. - -Anche il Gran Priore degli Assassini annunziò che doveva partire -la mattina seguente. Le sue schiere già erano in ordine e non c'era -nessuna ragione d'indugiare più oltre. Abu Wefa disegnava di andare un -tratto verso levante, fino alla valle di Siddim; di là avrebbe condotto -la sua gente sull'altra sponda del lago d'Asfalto, e proseguendo verso -settentrione, lunghesso la sinistra del Giordano, sarebbe andato a -gittarsi con rapide marcie tra il regno di Gerusalemme e il principato -d'Antiochia. Laggiù, in quelle gole alpestri che sono alle spalle di -Tripoli, il Gran Priore voleva piantarsi saldamente e procacciarsi -anche lui la sua parte di regno. - -— Che farai tu? — chiese Abu Wefa a Bahr Ibn dopo avergli accennato il -suo disegno. — Non seguirai l'esempio? Aspetterai qui nell'inedia una -fortuna che non verrà mai? - -— Vedrò; — rispose Bahr Ibn, che era rimasto pensoso. — Intendo anch'io -che il guerriero non può stare a lungo senza speranza di pugna. - -— Ah, lo vedi anche tu? Non hai udito, del resto? I tuoi amici Genovesi -vanno all'assedio, o, come essi dicono, alla espugnazione di Tortosa. -Qual campo di gloria per te! Oggi amici, e sta bene; domani avversarii, -la cosa va da sè. Pensa, o discendente del Profeta, che il tuo posto, è -dove si combatte per la difesa dell'Islam. — - -Abu Wefa lavorava, così dicendo, per l'usurpatore Afdhal. Dopo aver -negato il suo aiuto a Bahr Ibn, cercava di allontanarlo dal confine -d'Egitto. - -Giunse la notte, invocata, sospirata, da Arrigo di Carmandino, che -affrettava il nuovo giorno coi voti. Gandolfo del Moro la desiderava -invece per un'altra ragione e l'avrebbe anzi voluta due cotanti più -lunga. Fatta ogni cosa secondo i consigli di Abu Wefa, il nuovo Giuda -si recò dal Gran Priore. Tremava un pochino, il degno messere Gandolfo. -Neanche ai ribaldi è dato di fare il male con animo tranquillo, e -Gandolfo sapeva benissimo di commettere una ribalderia più nera della -notte in cui sperava di nasconderla. - -Il colloquio durò fino all'appressarsi dell'alba; ma assai prima che -finisse, il Gran Priore aveva dato i suoi ordini, e un drappello di -Fedàvi, rapiti poc'anzi alle delizie del paradiso, montava animoso in -arcioni, volgendo i passi a ponente. - -Nel congedarsi dal Gran Priore, Gandolfo gli disse: - -— Mio signore, è un presente da re, quello che io ti ho fatto. La perla -d'Occidente non conosce rivali. - -— L'hai tanto levata a cielo, — rispose Abu Wefa, — che io sono curioso -davvero di conoscerla. Se ti accade di toccar terra nelle vicinanze di -Tripoli, vieni a cercarmi. Ti darò in cambio una perla d'Oriente. - -— Accetto, quantunque io sappia di perderci troppo. - -— Stolto! E perchè allora non l'hai tenuta per te? - -— Se fosse stata mia! — esclamò Gandolfo, fremendo. — Se avessi avuta -forza bastante per rattenerla in mia mano! - -— Sii paziente, adunque, — disse di rimando Abu Wefa, — se non ti è -dato ancora esser forte. Addio, Cristiano; o piuttosto, a rivederci. -Capisco che anche con voi sarà facile intenderci, se portate qua le -vostre collere, i vostri amori e le vostre gelosie d'Occidente. — - -Gandolfo chinò la testa raumiliato e partì. - -Tornava al suo letto con un rimorso nuovo nell'anima. Avrebbe dato metà -della sua vita per non aver scelto quella forma di vendetta. Si coricò, -ma non gli venne fatto di prender sonno; e poco dopo, quando Caffaro si -accostò al suo giaciglio per risvegliarlo, balzò in piedi fieramente -turbato, come quell'altro dovesse leggergli il suo tradimento negli -occhi. - -— Dio mio, che brutta cera! — avrebbe voluto dir Caffaro. - -Per altro si trattenne in tempo, ricordando che messer Gandolfo non era -mai bello, non solo ai primi raggi del sole, ma neanche quando cadeva -il crepuscolo. - -Questi intanto, per vincere il rimorso, si sdegnava con sè medesimo. - -— Alla fine che c'è di strano? Mi vendico. Forse che non potrò più -vendicarmi? E non ho sofferto abbastanza? Avrei dovuto vedermi sempre -quella coppia di felici davanti agli occhi? Per Dio, siamo infelici un -po' tutti. L'abbia un altro e la tenga. Una donna di più, una donna di -meno, la Cristianità non andrà mica a soqquadro! — - - - - -CAPITOLO XV. - -Una triste novella. - - -I nostri viaggiatori partirono dal castello di Kanat a giorno -inoltrato, perchè Bahr Ibn non sapeva staccarsi da Arrigo di -Carmandino. Gli amplessi fraterni di quei due nemici, così fatti -per amarsi l'un l'altro, si ripetevano, e non senza accompagnamento -di lagrime. Non si è impunemente salvata la vita ad un uomo, non si -è ricevuto impunemente un gran benefizio da lui, non si è vissuti -impunemente un anno insieme, compagni di tutti i giorni, partecipi -di tutte le gioie, di tutte le ansietà, di tutti i pericoli. Bahr Ibn -era d'indole altera, e, giusta la natura degli Ismaeliti, traente al -feroce; ma si sa che appunto in quelle anime vergini di ogni coltura -allignano più facilmente gli affetti gagliardi e vi mettono più -profonda radice. Era un amor di guerriero, quello di Bahr Ibn per -Arrigo di Carmandino. Si aggiunga che lo _Sciarif_, guerriero fin -dai primi anni dell'adolescenza, sbalestrato dal destino in sempre -nuove avventure, non aveva amato mai d'altro amore, ed espandeva -nell'amicizia un ardore, che lasciava indovinare com'egli avrebbe amato -una donna, il primo giorno che si fosse imbattuto in quella che doveva -destargli le vampe del desiderio nel sangue. - -— Ci vedremo noi più? — chiedeva Bahr Ibn, tenendo ancora tra le sue la -mano di Arrigo. - -— Chi sa? Speriamo. - -— In campo.... combattendo! È dolorosa! Perchè non son io nato -Cristiano, o tu Mussulmano? — - -Caffaro di Caschifellone, che era l'erudito della brigata, entrò a dire: - -— Ho letto nei poeti antichi di due guerrieri, che, scontratisi in -battaglia, e riconosciutisi per vecchi amici, giurarono di cansarsi -sempre, d'allora in poi, perchè il campo era vasto e ognuno aveva -allori da mietere, senza bisogno di tinger le mani nel sangue -dell'amico. - -— Questo è bene; — disse Bahr Ibn, e quantunque io non pensi di -muovermi così presto verso i luoghi dove mi sarebbe più facile -incontrarvi nemici, giuro d'imitare questo nobile esempio. — - -In tal guisa si separarono i due amici, che imitarono senza saperlo i -due omerici avversarii, Glauco e Diomede, scambiando l'uno coll'altro, -in segno di affetto, le loro maglie d'acciaio. - -Arrigo da Carmandino ardeva di giungere alla meta del suo viaggio. La -meta non era Tortosa, ne la galea di Caffaro, già lo argomentate; era -il pozzo di Rehobot, dov'egli aveva ad incontrarsi colla bella Diana. - -Ma il cammino era lungo, e per quanta sollecitudine mettessero tutti -a secondar l'impazienza del nostro innamorato, ci vollero tre dì per -giungere a mezza via, cioè a dire alle strette di Cades. - -Li aspettava colà un doloroso spettacolo. Il suolo appariva, non pure -calpestato di recente, come se vi fossero passati molti uomini, ma -altresì scompigliato per modo da lasciar argomentare che ci fosse -avvenuta una zuffa. Il sospetto, affacciatosi tosto alla mente di -tutti, fu avvalorato dalla vista di alcune macchie di sangue, che -avevano rappresso in più luoghi l'arena. - -— Sire Iddio! — gridò Caffaro. — Qui s'è sgozzato qualcheduno. - -— Luogo infame! — rispose l'Arabo che guidava i viaggiatori. — Le -strette di Cades hanno sempre voluto le loro vittime. - -Caffaro tremò istintivamente, pensando all'altra parte della carovana -che avevano lasciato indietro. - -— È fortuna, — soggiunse, per farsi coraggio, ma senza ottenere -l'intento, — che Abd el Rhaman sia rimasto al pozzo di Rehobot, ed -anche in numerosa compagnia, chè non aveva l'aria di volersene andare -così presto! — - -Gandolfo del Moro non intendeva nulla di ciò che vedeva. Qual nesso -era a trovarsi fra quelle tracce d'una mischia recente e la partenza -notturna dei Fedàvi dal castello di Kanat, se l'impresa da lui proposta -doveva tentarsi al pozzo di Rehobot? Forse il vecchio Abd el Rhaman si -era avventurato colla sua gente fino alle strette di Cades? Ma allora, -perchè non si vedeva nessuno dei suoi? Gandolfo non sapeva neppur lui -che pensare; ma incominciava a tremare in cuor suo, tra il dubbio d'una -vendetta troppo piena, e quello di un colpo fallito. - -— Andiamo! — disse Arrigo, a cui quella scena stringeva il cuore. — Sia -pace agli estinti, e corriamo dove i nostri ci attendono. Mi avete pur -detto che quello è un luogo sicuro? — - -Arrigo avrebbe voluto aver l'ali, o almeno poter divorare la strada -d'un tratto. Ma questo, anche ammettendo che i cavalli potessero -rispondere alla sua impazienza, non potea farsi senza la certezza di -trovar provvigioni lungo il cammino. Infame deserto, che non dava un -fil d'erba ai cavalli, ne un sorso d'acqua ai viandanti assetati! Era -stata di certo una maledizione del cielo, che aveva disteso quelle -pianure sterminate di sabbia. - -Va, povero Arrigo, misura le agonie del cuore al passo troppo lento del -tuo corsiero, dono fraterno del generoso _Sciarif_. Tu giungerai sempre -in tempo per piangere la morte d'ogni tua dolce speranza. - -Tutto era tumulto e desolazione al pozzo di Rehobot, dove gli uomini -del _Krebir_ si erano ridotti, coi cammelli e colla compagnia degli -arcadori genovesi, dopo il luttuoso evento, che era costato tanto -sangue e la perdita del biondo scudiero. - -Ai piedi della tomba di Sidì al Hadgì, e nel centro della sua tenda -di cuoio, i cui lembi si vedevano largamente sollevati, il cadavere di -Abd el Rhaman, ravvolto in un bianco lenzuolo, posava su d'un picciolo -tappeto. Due gruppi d'Arabi lo vegliavano, rappresentando in quel luogo -le _neddabat_, o piagnone, che avrebbero certamente compiuto il loro -funebre uffizio, se il vecchio _Krebir_ fosse morto così vicino al -paese, da potervi essere trasportato. - -— «Dov'è egli? — cantava il primo gruppo. — Il suo cammello è qui; son -qui, la sua lancia, il suo scudo e la sua scimitarra; ed egli non è più -con noi. - -— «È morto nel suo giorno; — cantava di rimando il secondo gruppo. — È -morto combattendo pe' suoi. - -— «No, non è morto; la sua anima è con Dio, un giorno lo rivedremo, -il valoroso _Krebir_, il difensore dei cammelli, il protettore dei -viandanti. - -— «No, non è morto, non è morto! Egli ha lasciato a Gaza i suoi figli, -forti come leoni, rapidi come gazzelle. Essi sosterranno nel suo dolore -la donna, di cui è vuota la casa e gelido il cuore.» — - -Gli Arabi della scorta erano assorti nel funebre uffizio, allorquando -giunsero al pozzo i reduci dal castello di Kanat. Vedute appena -all'orizzonte le palme di Rehobot, Arrigo da Carmandino e Caffaro -di Caschifellone avevano dato di sprone ai cavalli ed erano giunti -all'oasi, precedendo di due ore la comitiva. Ma Arrigo, che aveva -un cavallo migliore, e una impazienza più grande, precedeva di forse -mezz'ora l'amico. - -Riuscito d'improvviso davanti al monumento di Sidì al Hadgì, e veduta -la funebre scena, Arrigo da Carmandino rimase muto a guardare, -e istintivamente chinò la fronte, mormorando una preghiera pel -trapassato, che si vedeva disteso sotto la tenda di cuoio. Arrigo non -conosceva nessuno di quegli uomini e non era conosciuto da nessuno; -perciò non sapeva a cui volgersi, e niuno degli Arabi gli era andato -incontro, per tenergli la staffa. - -Uno di essi, finalmente, si mosse dal crocchio e avvicinatosi al -cavaliere gli disse: - -— Mio signore, donde vieni e che cosa domandi? - -— Vengo dal castello di Kanat; — rispose Arrigo, — e precedo i Genovesi -che hanno lasciata qui una parte della carovana di Gaza. — - -L'Arabo non aspettò che il cavaliere rispondesse alla seconda -richiesta, e corse al pozzo gridando: - -— Cristiani, venite qua, è arrivato uno dei vostri. — - -Alla chiamata si presentarono parecchi arcadori genovesi, che un gruppo -di palme nascondeva agli occhi di Arrigo. Uno di essi, vecchio soldato, -lo riconobbe da lunge. - -— Messere Arrigo! — gridò egli, accorrendo. — Sia lodato il cielo! Voi -tornate, almeno! - -— Almeno! — ripetè Arrigo, turbato. — Che vuol dir ciò? I nostri -compagni mi seguono e nessuna sventura li ha colti. Ditemi invece; è -qui con voi un giovane scudiero, che porta il mio stesso nome? — - -L'arcadore chinò gli occhi a terra, e si pentì, ma troppo tardi, di -essere corso il primo a salutare Arrigo. - -— Ah, mio signore! — mormorò egli confuso. — Se voi sapeste.... - -— Orbene, parla, in nome di Dio! — gridò Arrigo, cui la reticenza -dell'arciero avea dato una stretta violenta al cuore. - -— Siamo stati assaliti; — riprese il soldato. — Abd el Rhaman è morto. - -— Ma lo scudiero? Madonna Diana, insomma? - -— Oh, v'intendo, messere. Noi tutti l'avevamo riconosciuta sotto quelle -spoglie virili. Messer Arrigo, noi siamo stati colti alla sprovveduta -e legati come cani, prima che potessimo opporre una valida resistenza. -Due dei nostri compagni son morti; cinque feriti.... gravemente feriti. - -— Ma lo scudiero, disgraziati! lo scudiero, vi domando! - -— Calmatevi, messer Arrigo, calmatevi! Lo scudiero.... madonna -Diana.... oh, perdonateci! Noi non ne abbiamo colpa; noi abbiamo fatto -quanto era in poter nostro, per salvarla da quei ribaldi.... — - -Caffaro giungeva in quel mentre, e proprio a tempo per raccogliere -Arrigo tra le sue braccia. Se egli non era, il povero Carmandino -precipitava di sella senz'altro. - -— Che cos'è avvenuto? — domandò egli a sua volta, indovinando una -disgrazia irreparabile. - -— Ah, signore! — gridarono gli arcadori, facendosi intorno a lui -lagrimosi. — Gli Assassini.... - -— Orbene, avanti! Gli Assassini?... - -— Ci hanno assaliti, tre giorni or sono, ci hanno colti a tradimento, -senza che noi potessimo pure difenderci. - -— Qui? Con tanta gente della nostra carovana, e con quell'altra che -vedo ancora qui trattenuta? - -— No, alle strette di Cades. - -— Ah! — gridò Caffaro, rammentando le traccie del sangue. — Il cuore me -lo aveva pur detto! Ma come? — proseguì, interrogando i suoi arcadori. -— Perchè vi siete discostati dal pozzo di Rehobot? E come va che ci -siete tornati? - -— Signore, non siamo noi che abbiamo voluto muoverci di qua. - -— Forse Abd el Rhaman? - -— No, neppur egli. Fu lo scudiero, fu madonna Diana, che moriva -d'impazienza, non vedendovi ritornare al giorno indicato. Abd el -Rhaman, inquieto anche lui la sua parte, finì col cedere alle istanze, -e ci condusse a due altre giornate verso levante, fino alle strette di -Cades. Dovevamo ripartire la mattina, per alla volta di Kanat, quando, -nel cuor della notte, ci giunsero due pellegrini affamati. Erano -due Assassini, travestiti da poveri viandanti. Li abbiamo accolti, -dissetati e sfamati. Essi, in ricambio, hanno tagliato le corde dei -nostri archi, e chiamati su noi, mentre dormivamo, i loro compagni, -appostati in gran numero tra i lentischi della collina. Signore, è -stata un'orrida notte! Due dei nostri, il bravo Rubaldo Vecchio e il -povero Ottone di Busalla, son morti nello scontro; altri cinque sono -feriti, e senza aver potuto salvare il biondo scudiero. - -— E il _Krebir_? - -— Eccolo là; i suoi uomini lo hanno riportato al pozzo di Rehobot, per -dargli sepoltura. Il generoso vecchio ha pagato colla vita l'error suo -e quello di madonna Diana. — - -Arrigo da Carmandino s'era in mal punto riavuto e udiva il racconto -della sua grande sventura. - -— Dio! — gridò egli furente, alzando le pugna al cielo. — Questo premio -era serbato ai vostri campioni? — - -Caffaro fu pronto a dargli sulla voce. - -— Non imprecate, Arrigo. Son gli uomini, i colpevoli, e gli uomini ci -renderanno conto della loro malvagità. — - -Le parole andavano ad Arrigo! ma lo sguardo si era rivolto a Gandolfo -del Moro, che era giunto poco dopo di Caffaro. - -— Messere, — disse Gandolfo, impallidendo, — voi dubitate di me? - -— Lo avete detto; — rispose Caffaro, che non sapeva mentire. - -Gandolfo del Moro abbassò la fronte e un sudor freddo gli stillò dalle -tempie. Ma tosto si scosse e oppose un piglio risoluto ai sospetti di -Caffaro. - -— È orribile ciò che voi pensate, messere! — diss'egli di rimando. - -— Orribile, in verità! — ripigliò Caffaro. — Io stesso non ardisco -fermarmi col pensiero sulla scelleraggine dell'uomo, che ha potuto -ordire un tradimento sì nero. - -— Avete ragione: — replicò Gandolfo. — E perdono alla vostra commozione -il sospetto caduto su me. Invero, chi potrebbe odiare Arrigo da -Carmandino se non son io quel desso? E tuttavia, pensateci meglio, -messer Caffaro. Avere amato Diana.... Oh, non mi guardate con quegli -occhi torbidi, Arrigo; il mio amore sfortunato non può essere un'offesa -per voi! Avere amato Diana degli Embriaci, — proseguì Gandolfo, -rivolgendo il discorso a Caffaro di Caschifellone, — vorrà forse dire -che io potessi darla in balìa dei nemici? Il fiero e geloso amatore che -io sarei stato, se avessi fatto una vendetta così sciocca! — soggiunse, -accompagnando le parole con un amaro sorriso. — Un male ho fatto, pur -troppo; e me ne pento, ma tardi. Son io che ho consigliato l'impresa di -venire in traccia di Arrigo; son io che mi sono proposto a capitanarla. -Ma dite, alla croce di Dio, potevo io forse prevedere che madonna Diana -sarebbe venuta con noi? E sono io forse che l'ho consigliata a non -seguirci oltre il pozzo di Rehobot? Eppure, sì, la colpa è mia, perchè -tutto il male è venuto dal mio primo disegno. Ma giuro a Dio che ci -ascolta, e possa io cadere qui fulminato se mento, non è in me altra -colpa fuor questa. — - -In quel punto Gandolfo del Moro avrebbe voluto essere esaudito, cader -fulminato davvero; tanto profondamente sentiva egli l'orrore del suo -delitto, e così vivo era in lui il desiderio di sottrarsi allo sguardo -scrutatore dei compagni. - -Frattanto, egli avea messo tanto ardore nella sua discolpa, che Caffaro -rimase perplesso, e dubitò del suo dubbio. - -— Impossibile! — mormorò egli, rispondendo a sè stesso. — Bisognerebbe -supporre una malvagità troppo grande nel cuore di un uomo. — - -Mentre questo dialogo avveniva tra loro, gli Arabi della scorta, e i -loro compagni dell'altra carovana proseguivano la funebre cerimonia. - -Finite le lamentazioni, presero il cadavere, lo lavarono accuratamente, -e lo involsero in un bianco lenzuolo, inzuppato nell'acqua e profumato -di belzuino. Poscia, quattro di loro, che erano i più autorevoli nella -carovana dopo l'estinto, sollevarono dalle quattro cocche il tappeto -su cui era disteso il cadavere e lo portarono più lunge, dove era già -scavata la fossa per accoglierlo. - -— «Non c'è che un Dio!» — cantava gravemente il più vecchio, che faceva -le veci di sacerdote. - -— «E il nostro signore Maometto è il suo profeta, — rispondevano gli -altri in coro. - -Giunti sull'orlo della fossa, il vecchio intuonò il _salat el gienaza_, -ossia la preghiera della sepoltura: - -«Lode a Dio, che dà la morte e la vita; - -«Lode a lui che risuscita i trapassati; - -«A lui ogni onore, ogni grandezza; a lui solo il comando e la possanza; -imperocchè egli è sopra ad ogni cosa. - -«Sia la preghiera rivolta anche sul profeta Maometto, sui congiunti -suoi ed amici. Mio Dio, vegliate sovr'essi e accordate loro la vostra -misericordia, come l'avete concessa ad Ibrahim (Abramo) ed ai suoi; -imperocchè a voi solo appartengono e la gloria e la lode. - -«Mio Dio, Abd el Rhaman era un vostro servo, il figlio del vostro -servo. Voi lo avete creato, voi gli avete largito i beni di cui ha -goduto, voi lo avete fatto morire, voi solo dovrete risuscitarlo. - -«Noi veniamo qui ad intercedere per lui, o mio Dio; liberatelo dai -mali del sepolcro e dalle fiamme dell'inferno. Perdonategli, abbiate -misericordia di lui; fate che il suo posto sia onorato ed ampio; -lavatelo con acqua, neve e grandine, purificatelo dei suoi peccati, -come si purifica una veste bianca dalle brutture che hanno potuto -insozzarla. Dategli una casa più bella della sua, parenti più amorevoli -e una moglie più perfetta che non avesse in vita. Se era buono, fatelo -migliore; se era cattivo, perdonategli le sue colpe. O mio Dio, egli si -è rifugiato presso di voi, e voi siete l'ottimo rifugio degli uomini. È -un povero che viene ad implorare la vostra liberalità, e voi siete così -grande, che non lo castigherete e non lo farete soffrire. - -«O mio Dio, rafforzate la voce di Abd el Rhaman, allorquando egli vi -renderà conto delle sue opere, e non gl'infliggete una pena superiore -alle sue forze. Noi ve ne preghiamo per intercessione del vostro -profeta, dei vostri angeli e santi. _Amin!_» - -«_Amin!_ — risposero tutti in coro. - -— «O mio Dio, — riprese il vecchio, — perdonate ai nostri morti, ai -nostri vivi, ai presenti e ai lontani, ai piccoli e ai grandi, ai -padri, agli avi nostri, a tutti i figli e a tutte le figlie dell'Islam. - -«Coloro che voi fate risorgere, risorgano nella fede, e coloro di noi -che fate morire, muoiano da veri credenti. - -«Preparateci ad una buona morte; la quale ci dia il riposo e la grazia -di venire al vostro cospetto.» - -— «_Amin!_» — ripeterono in coro tutti gli astanti. - -Finita la preghiera, fu calato nella fossa il cadavere, colla faccia -rivolta verso la Mecca. Larghe pietre scheggiate gli furono piantate -dattorno, ed ognuno degli astanti gli gettò sopra un pugno di terra. -Gli uomini che avevano scavato la fossa ragguagliarono il terreno sulla -tomba, e per custodirla contro gli sciacalli e le jene, la copersero -tutta di rovi. - -— Andiamo, — disse il vecchio congedando i compagni; — andiamo fidenti -in Dio, e lasciamo l'estinto ad aggiustare i suoi conti con Azraele. -Cessino i pianti; è un delitto di ribellarsi ai comandi di Dio, e la -morte è un comando di Dio. Accetteremmo noi il suo volere, quando ci -arreca la gioia, e lo ricuseremmo quando ci reca il dolore? — - -La turba comprese l'invito, e colle mani sugli occhi si allontanò, -volgendosi indietro ad ogni tratto, per mandare il suo ultimo saluto -a colui che essa non doveva riveder più, fino al giorno dell'estremo -giudizio. - -Caffaro di Caschifellone ed Arrigo di Carmandino erano rimasti muti -spettatori di quella funebre scena; questi oppresso, istupidito dal -suo dolore, senza trovare, senza ardire neanco di cercare una via -di salvezza; quegli abbattuto, stordito dalla improvvisa rovina, -desideroso di trovare quella via, ma ancora senza il soccorso di una -buona ispirazione. - -— Che facciamo? — diss'egli finalmente. — Se Abu Wefa ha detto il vero, -egli doveva incamminarsi verso settentrione. Tentare di inseguirlo -noi, pochi e stranieri in questi deserti, sarebbe follia. Se tornassimo -indietro per chiedere il soccorso dello _Sciarif_? Egli vi ama, Arrigo; -egli non negherà questo aiuto all'amico. - -— Andiamo! — rispose Arrigo scuotendosi, come uomo che esca da un sonno -profondo. — Ma che otterremmo noi, se Dio non ci assiste? Io giuro, — -soggiunse impetuoso, — di consacrare il restante dei miei giorni al -tempio di Cristo, se madonna Diana sarà restituita incolume ai suoi -cari. — - -E alzò gli occhi pieni di lagrime al cielo, prendendolo a testimone del -suo giuramento. - -Caffaro di Caschifellone chinò il viso e sospirò. Fieramente -innamorato, quantunque senza speranza, egli sentiva più d'ogni altro la -gravità di quel voto. - -Deliberato il ritorno, e lasciata una parte dei loro uomini intorno ai -feriti, Arrigo e il suo fedele amico Caffaro si rimisero prontamente -in cammino. Gandolfo li seguiva a malincuore, e avrebbe desiderato -andarsene a Gaza. Ma come fare? Come entrar loro del suo disegno? Qual -pretesto addurre, senza che sospettassero di lui? Andò dunque con essi, -ma coll'animo in soprassalto, come chi teme ad ogni piè sospinto di -trovarsi sull'orlo d'un precipizio. - -Ripassarono le strette di Cades, dove Arrigo pianse, Caffaro sospirò, -e Gandolfo raccapricciò. Il biondo scudiero era ricordato in tre guise -diverse. - -Giunsero finalmente in vista di Kanat, senza abbattersi in anima nata. -S'inoltrarono nella pianura; e nessun drappello di scorridori li fermò, -nessuna vedetta diede il segnale del loro avvicinarsi alla gente del -castello. - -Una sicurezza così grande parve strana a Caffaro, e più ancora ad -Arrigo, il quale, nella sua dimora a Kanat, e, prima di Kanat, nelle -lunghe corse per quanto andava oltre il deserto, era stato testimone -ogni giorno di quella vigilanza sospettosa, che gli Arabi avevano -comune colle gazzelle, loro compagne in que'sterminati silenzii. E un -vago sentimento di nuova paura corse per tutte le fibre del cuore di -Arrigo. - -Così soli e non trattenuti, nè salutati da alcuno, giunsero ai piedi -del castello, che ben videro allora essere affatto deserto. - -Si dice castello, ma era veramente una rozza costruzione di quattro -mura, rincalzate da quattro torrioni sugli angoli. La presenza di -un pozzo aveva fatto scegliere quel luogo per la fabbrica di un -fortilizio, e la sua eminenza sul piano gli avea meritato il nome di -Tell al Kanat. Abbandonato dagli assassini, che ne avevano fatto come -una guardia avanzata del loro mobile impero, e dallo _Sciarif_ che vi -avea posto temporanea dimora, il _Tell_ ridiventava una stazione di -viandanti, dato il caso poco probabile che ne avessero a passare da -quelle parti, o una ladronaia, come era stato dapprima, cioè a dire -un luogo di rifugio, un covo di Arabi predoni, a cui poteva servire -ugualmente, per tale uffizio un castello abbandonato, o un mucchio di -rovine. - -I nostri viaggiatori erano preparati alla partenza di Abu Wefa, che -già aveva lasciato trapelar loro il suo disegno di muovere verso -settentrione; non così alla partenza dello _Sciarif_, che aveva -mostrato di resistere agli inviti del Gran Priore, come questi alle sue -domande d'aiuto. - -Interrogarono cogli sguardi l'orizzonte; galopparono per tutti i -versi, cercando le traccie dei viatori. Ma la rena, smossa dal vento, -non serbava le impronte. La sfinge del deserto era muta, e custodiva -gelosamente l'arcano. - -Arrigo vide allora la sua Diana perduta e per sempre. Si augurò d'esser -morto, non che a Cesarea, sotto le mura di Gerusalemme, smaniò, -maledisse al destino; finalmente gli vennero meno le forze, e il -disgraziato cadde in così profondo abbattimento, che poco più sarebbe -stato per lui di smarrir la ragione senz'altro. - -Caffaro restava per tal modo l'arbitro della sorte. Ed esitava, come si -può argomentar di leggieri, a prendere una risoluzione. - -Allora si fece innanzi Gandolfo del Moro per dare il suo parere al -compagno. - -— Non mi dite nulla! — gridò Caffaro, perdendo ogni ritegno ad un -tratto. — Io non ho fede in voi. — - -Gandolfo diede un sobbalzo, a quelle acerbe parole. - -— I vostri dubbi ritornano! — esclamò egli, con accento di rimprovero. - -— Sì, — rispose il signore di Caschifellone, — e così non mi fossero -mai usciti di mente! Lasciate che io m'appigli ad un partito. Qualunque -esso sia, io debbo starne mallevadore all'amico. Ora, qualunque -risoluzione io prendessi, basterebbe che mi fosse consigliata -da voi, messere Gandolfo, perchè io dubitassi della mia medesima -ispirazione. — - -Gandolfo del Moro si accese subitamente di sdegno e la sua mano -corse all'impugnatura della spada. L'ingiuria era sanguinosa, e un -combattimento senza indugio, dovesse pure costargli la vita, era a gran -pezza più sopportabile dell'offesa. - -— Badate! — gli disse Caffaro, senza punto scomporsi. — Io troppe volte -ho fatto l'obbligo mio di cavaliere, e non sento necessità di misurarmi -con voi. Qui comando io, ricordatelo. Se ardite di alzare il braccio, -ve lo giuro per la croce di Dio, vi fo legare colle corde dei miei -arcadori alla porta del castello, e configgere nei battenti a colpi di -frecce, come si usa a casa nostra colle civette e coi gufi. — - -Gandolfo del Moro aveva la schiuma alla bocca, e già era sul punto -di avventarsi contro il signore di Caschifellone. Ma poichè egli era -anzi tutto un uomo prudente, anche nei suoi impeti più feroci, messer -Gandolfo diede una rapida occhiata in giro, e vide gli arcadori di -Caffaro, che si erano fatti avanti con piglio minaccioso. - -Perciò si trattenne, e, sbuffando come un toro, ricacciò la spada nella -guaina. - -— Sono il più debole; — diss'egli, dopo un istante di pausa, — e avete -ragione ad accusar me di un tradimento che avreste potuto.... - -— Suvvia, dite! — rispose Caffaro, infastidito da quella reticenza. — -Che avrei potuto.... Che cosa avrei potuto far io? In che cosa, e in -che modo, posso io andare appaiato con voi? - -— Oh, non siate tanto superbo, messer Caffaro di Caschifellone! Non -sono stato io solo ad invaghirmi della figliuola di Guglielmo Embriaco; -e perchè dovrei essere sospettato io solo? Vi contenterò, dunque, e -lo ripeterò. Sono il più debole, e avete ragione ad accusar me di un -tradimento, che bene aveste potuto ordire anche voi. - -— Io! Ah, tu l'hai confessato in queste parole; — tuonò Caffaro allora; -— tu sei il ribaldo. Ardisci guardarmi in viso, e prender giudici tra -noi questi valorosi. Quale è tra noi faccia di traditore? - -— Certo, io non ho volto di femmina; — notò amaramente Gandolfo. — E -poi, quali giudici son questi? I vostri soldati, messere. - -— I tuoi concittadini, furfante! Ma va, tu non hai patria; tu non -meriti che i figli di Genova riconoscano in te un loro fratello. -Laggiù, — soggiunse Caffaro con accento solenne, — sulla via donde -è partito Abu Wefa, il Gran Priore degli Assassini, laggiù è la -tua patria. Infedele ai tuoi compagni, lo sarai anche al tuo Dio. -Va, traditore, e ti accolga il nemico, e ti paghi il prezzo del tuo -tradimento. - -— È giusto! — gridarono gli arcadori. — Vada cogli Assassini, che ci -hanno colti a tradimento nelle strette di Cades. Il suo posto è laggiù, -se voi, signore, non ci consentite di far giustizia su lui. - -— Questo non sarà mai; — disse Caffaro. — La spada del soldato di -Cristo non si macchierà di un sangue così vile. Ed ora, andiamo a Gaza. -I nostri compagni da troppi giorni ci attendono. — - -La piccola carovana si rimise in cammino. Per un ultimo tratto di -compassione, il bandito ebbe la sua parte di provvigioni, che finse di -non vedere, mentre gli Arabi della scorta le deponevano a terra. Anche -il suo cavallo gli fu lasciato; ma i suoi scudieri, invitati a rimanere -con lui, non vollero saperne a nessun patto. - -— Lo avete chiamato un infedele; — dicevano a Caffaro. — Non c'è -vincolo di vassallaggio che possa trattenerci con lui. — - -Arrigo da Carmandino non intendeva nulla, non si era avveduto di nulla. -Lo ricondussero a Gaza, obbediente ed ignaro, come sarebbe stato un -fanciullo. - -La galea di Caffaro li accolse, e, sciolto il provese, si mise tosto -alla via. Il vento spirava propizio alla loro navigazione, e otto -giorni dopo raggiungevano l'armata, che stava sulle áncore davanti a -Tortosa. - -I due fratelli Embriaci ebbero una stretta dolorosissima al cuore, -nell'udire la perdita della sorella. Messer Nicolao si pentì della -fede riposta in Gandolfo del Moro. Ma era tardi, e il pentimento non -rimediava a nulla. Per altro, egli stesso consigliò che si spiccasse -dall'armata un naviglio, che recasse al console suo padre la triste -novella, con un racconto minuto della spedizione di Gaza. - -La tristezza era in tutta l'armata. I Genovesi avevano ritrovato Arrigo -da Carmandino, ma aveano perduto Diana, la bella figliuola di Guglielmo -Embriaco, del glorioso Testa di Maglio. - - - - -CAPITOLO XVI. - -La perla d'Occidente. - - -Perchè era partito Bahr Ibn così improvvisamente dal castello di Kanat, -dove Caffaro ed Arrigo avevano sperato di ritrovarlo ancora? - -La cosa merita di esser chiarita ai lettori. Torniamo dunque un passo -indietro, il famoso passo dei romanzieri, che non possono mandar di -fronte tutti i loro personaggi, come si fa dei soldati in linea di -battaglia. - -Bahr Ibn, nella notte dopo l'arrivo di Caffaro e di Gandolfo del -Moro al campo di Tell el Kanat, aveva udito uno strepito niente -affatto naturale in quell'ora di tranquillità. Lo _Sciarif_, non -lo dimenticate, era un Arabo, e, come tutti gli Arabi, da Arun el -Rascid, califfo di Bagdad, fino al povero Abd el Rhaman, condottiero -di carovane, non dormiva che da un occhio. Aggiungete che aveva e -sapeva di avere un cattivo vicino, il quale si era pur dianzi rifiutato -a stringere alleanza, e troverete giustissimo che Bahr Ibn, da buon -capitano, dovesse stare continuamente in sospetto. - -Ora, come dicevamo, lo _Sciarif_ aveva udito un insolito rumore nel -campo. Perciò era balzato dal letto, e, uscito chetamente dalle sue -stanze, era andato ad appostarsi in luogo opportuno, donde non visto -dare un'occhiata all'intorno. - -Una ventina d'uomini salivano in quel punto a cavallo. Al raggio -dell'amica luna, Bahr Ibn ravviso le bianche tuniche e le fascie rosse -dei Fedàvi, poco prima che essi vi gettassero sopra certi mantelli di -grama apparenza, che dovevano nascondere altrui il grado dei cavalieri -e la finezza delle vesti, e si mettessero al galoppo verso ponente. - -Quella partenza di venti uomini, in quella forma, a quell'ora, e -in quella direzione, mentre già il Gran Priore aveva annunziato di -voler partire nel giorno seguente per tutt'altra via, era fatta per -insospettire il nostro amico Bahr Ibn, e per destargli in cuore il -desiderio di volerne l'intiero. - -Il suo conto fu presto fatto. Chiamò uno dei suoi fidati e gli -bisbigliò alcune parole, a cui quell'altro rispose con un inchino, -che voleva dire: ho capito, lasciate fare a me. Poco dopo la partenza -dei Fedàvi, un uomo solo usciva dal campo. Vi parrà poco per una -esplorazione, lo capisco: ma Bahr Ibn sapeva il fatto suo. Non voleva -svegliare i sospetti del suo degnissimo sozio Abu Wefa e si contentava -di mandar fuori un uomo solo. Ma tutte le sue vedette, che stavano ad -una certa distanza dal campo, avvertite da quell'uomo, dovevano mutarsi -in esploratori. - -Allo spuntar del sole, lo _Sciarif_ mandò altri cavalieri verso -ponente, nella direzione di Cades; in apparenza per rilevare la -guardia, nel fatto per occupare un posto vuoto, poichè gli altri erano -già andati, e, a mezz'ora di distanza, spartiti in varii drappelli, -correvano il deserto sulle orme dei Fedàvi. - -Abu Wefa non ebbe fumo di nulla, e partì da Tell el Kanat col grosso -della sua gente, prima che le vedette dello _Sciarif_ ritornassero al -campo. Del resto, quello del cambio delle vedette era un particolare -così poco notevole della vita soldatesca, che una novità nella forma, -anco avvertita, non doveva far senso. - -Bahr Ibn, in quella vece, insospettito da quella spedizione notturna, -doveva raddoppiare di attenzione e por mente ad ogni più piccola cosa. -Or dunque, accompagnando un tratto, per debito di cortesia, il suo -compagno di accampamento, lo _Sciarif_ si avvide che il Gran Priore, -scambio di muover subito a levante, verso la valle di Siddin, che era -il punto più vicino per riuscire sulla riva sinistra del lago Asfalto, -piegava a settentrione, verso il pianoro di Aroer. - -Lo _Sciarif_ conosceva quei luoghi, per essersi aggirato colà lunga -pezza, mentre si studiava di tirar dalla sua le tribù nomadi del -deserto, che si stende alle falde dei monti di Giuda. - -— Vai verso Hebron? — gli disse. — Darai di cozzo nella cavalleria dei -Crociati. - -— Sì, se avessi in animo di proseguire a quella volta; — rispose Abu -Wefa. — Ma io vado soltanto a Bèrseba, dov'è una parte dei miei. Come -vedi, _Sciarif_, la diversione non è grande, ed anche di là potrò -piegare, senza troppo ritardo, alla valle di Siddim. — - -Bahr Ibn fece le viste di crederlo, quantunque non avesse udito mai di -quella guardia che Abu Wefa teneva nei dintorni di Bèrseba. E fermato -il cavallo, strinse la mano ai Gran Priore, per accomiatarsi da lui. - -— Dunque, hai deciso? — disse Abu Wefa. — Rimani qui, a spiare -inutilmente il nemico? - -— No; — rispose Bahr Ibn; — ho perduto ogni speranza. - -— E vieni con noi? - -— Non per ora, ma ci penso. Quello che tu mi hai detto ieri mi sta -sempre nell'animo. Il posto di un discendente del Profeta è dove si -combatte per la difesa dell'Islam. E poichè non posso sperare di -vincere Afdhal, — soggiunse Bahr Ibn sospirando, — bisognerà pure -che io mi risolva un giorno o l'altro di lasciar questi luoghi. Come -vivrebbe il re del deserto, se non andasse dove è certezza di preda? - -— Dunque? - -— Dunque, — rispose Bahr Ibn, — aspetto un cenno. Ho anch'io qualche -speranza di far gente; e presto seguirò il tuo consiglio. - -— La fortuna ti assista. Andrai dunque a Tortosa? - -— A Tortosa, a Tripoli, a Tolemaide, e dovunque ci sarà da combattere. - -— Così va bene; — disse il Gran Priore. — Manderò la lieta notizia ai -credenti. — - -E inchinatosi sulla staffa, abbracciò lo _Sciarif_. Quindi si allontanò -sulla via di Aroer, seguito dal suo piccolo esercito. - -Bahr Ibn se ne tornò pensieroso al castello di Kanat, e vi rimase tutto -quel giorno e un altro ancora, aspettando. - -Alla fine del terzo, giunsero al campo due degli uomini che aveva -mandato sulle tracce dei Fedàvi. Erano i cavalieri meglio provveduti -della spedizione, e tuttavia i loro cavalli erano sfiniti dalla corsa. - -— Orbene? — domandò Bahr Ibn, che nella sua impazienza era andato -incontro ai due uomini. - -— Abbiamo tenuto dietro agli Assassini, come tu ci hai comandato. - -— Si sono essi avveduti di nulla? - -— Prima, no; uno di essi più tardi. Ma ce ne siamo impadroniti in tempo. - -— In tempo! per che cosa? - -— Per saper tutto di loro, mentre essi non sapran nulla di noi. -Andavano verso le strette di Gades e noi li seguivamo da lunge. -Tramontava il sole, quando li perdemmo di vista dietro una macchia di -lentischi. Aspettammo le tenebre per seguitarli fin là, ed avemmo la -fortuna di coglierne uno, lasciato in sentinella, prima che potesse dar -l'avviso ai compagni. - -— Lo avete costretto a parlare? - -— Sì, mio signore. Sapemmo da lui che essi andavano verso il pozzo di -Rehobot, per piombare sopra una carovana e impadronirsi di un giovane -cristiano, lasciato in custodia ai cammellieri e a pochi arcadori della -sua patria. Ma nello avvicinarsi alle strette di Gades avevano veduto -che la carovana si era dal canto suo inoltrata fino a quel passo, -e perciò, appiattati nella macchia, aspettavano la notte, per dar -l'assalto col favor delle tenebre. Infatti, poco dopo udimmo le grida -degli assaliti e lo strepito delle armi. Eravamo in pochi; del resto, -tu non ci avevi mandato alcun cenno di romper guerra a costoro.... - -— No, e avete fatto bene a non entrar nella mischia. E sono venuti a -capo del loro disegno? - -— Sì, e tornarono ai cavalli, trasportando con sè i loro feriti. Per -altro, ne dimenticarono uno, che si trascinò nella macchia dopo la loro -partenza. Accorremmo ai suoi lamenti, e da lui, coll'aiuto del nostro -prigioniero, abbiamo raccolto i particolari dell'impresa. Il giovane -cristiano, che hanno rapito, non era altrimenti un uomo, bensì una -fanciulla. — - -Bahr Ibn era rimasto sbalordito. Già aveva indovinato che quella era -la carovana lasciata indietro da Caffaro, ma era ben lungi dal pensare -che una donna si trovasse con loro. Nè il signor di Caschifellone, nè -Arrigo da Carmandino, gli avevano fatto parola di ciò. Per altro, lo -_Sciarif_ non durò fatica ad intendere che in quel colpo di Abu Wefa -si nascondeva una vendetta, un tradimento di qualcheduno. Ma di chi? -Quale dei nuovi arrivati al suo campo aveva potuto entrar tanto in -dimestichezza col Gran Priore, per tirarlo dalla sua in quella orribile -trama? - -Lo _Sciarif_ si ricordò allora di quei compagno di Caffaro, di quel -Gandolfo del Moro, la cui faccia gli era a tutta prima spiaciuta. E -interrogati i suoi familiari, seppe che, durante la notte passata nel -castello di Kanat, il compagno di Caffaro era stato veduto, mentre -usciva dalle stanze del Gran Priore. - -La risoluzione di Bahr Ibn fu pronta come la folgore. - -— Dove sono andati i rapitori? — chiese egli. - -— Avevano avuto ordine di accorrere alla volta di Aroer, dove il Gran -Priore sarebbe andato ad incontrarli. - -— Ah! — pensò lo _Sciarif_. — Era questo l'intento della marcia di Abu -Wefa verso settentrione. Ma Eblis non ordisce così bene le sue trame, -che Allà non sappia sventarle. — - -E ad alta voce proseguì: - -— Chiamatemi Zeid Ebn Assan. E date intanto l'avviso a tutti i nostri -uomini. Si parte quest'oggi. — Il vecchio Zeid fu pronto ad accorrere. -Era egli il più fido dei servitori di Bar Ibn, e quegli che aveva colle -sue cure campato Arrigo da morte. - -— Che vuoi, mio signore? Si parte? - -— Sì, per la valle di Siddim. Ma la via non è da dirsi ora; io stesso -sarò guida alla nostra gente. Fa che si radunino tutte le provvigioni -d'acqua e di cibo e che i cammelli siano pronti a partire tra due -ore. — - -Lo _Sciarif_ pensava che andando dritto a Siddim avrebbe potuto -raggiungere Abu Wefa non troppo lunge da quel passo. Il Gran Priore, -andato alla volta di Aroer, doveva infatti piegare di là verso la valle -di Siddim, perdendo in tal guisa il vantaggio di tre giorni che poteva -avere su lui. - -Bahr Ibn non si apponeva che a mezzo. Nei dintorni di Siddim trovò -bensì gli Assassini, ma non tutti. C'erano le salmerie con una numerosa -scorta di cavalieri, ma Abu Wefa era già andato più oltre, e la schiera -dei Fedàvi con lui. - -L'arrivo dello _Sciarif_ fu salutato con grida di giubilo. Nessuno si -aspettava di veder così presto quei compagni di accampamento. - -— Ebbi un messaggio appena eravate partiti; — disse Bahr Ibn, per -colorire in qualche modo la sua mossa improvvisa; — e sono oramai -libero di andare dove il cuore mi chiama. Per qualche giorno saremo -compagni di viaggio. — - -Quella promessa riguardava il grosso della sua gente, non lui. Difatti, -andato avanti con essi tutto quel giorno, proseguì il cammino anche -di notte, col nerbo de' suoi cavalieri. E il giorno dopo, anche i -rimasti indietro, consigliati da Zeid Ebn Assan, credettero necessario -di affrettarsi sulle sue tracce, lasciando indietro le salmerie di Abu -Wefa. - -Uscito dalla valle, o, per dire più veramente, dagli stagni di Siddim, -lo _Sciarif_ si addentrò speditamente nelle terre di Moab, muovendo per -Damnaba, Ar, Dibon e Madèba. E tuttavia, quella sua corsa arrangolata -non gli portava alcun frutto. Di paese in paese prendeva lingua, sapeva -che i cavalieri di Abu Wefa erano passati, ma sempre con due giorni di -vantaggio su lui. - -— Quest'uomo ha un tesoro da custodire, — pensò lo _Sciarif_, — e -viaggia di giorno e di notte. Facciamo uno sforzo anche noi. — - -Abu Wefa, giusta il conto fatto da Bahr Ibn, non poteva avere -più di cento cavalieri con sè. Per correre più spedito, Bahr Ibn -deliberò di lasciare indietro un'altra parte de' suoi, con ordine di -proseguire come più sollecitamente potevano; ed egli con cento de' -suoi migliori si rimise in cammino, risoluto di guadagnare nelle prime -ventiquattr'ore una marcia. - -La fortuna gli arrise. A Chirb el Sâr, l'antica Abel Cheramin della -tribù di Gad, ebbe ancora notizie di Abu Wefa, che era passato -il giorno avanti di là. Con un altro sforzo egli era sicuro di -raggiungerlo al guado dello Jabok Serca, affluente del Giordano, -che scorre alle falde della storica montagna di Galaad. Ma temeva a -ragione di stancar troppo i cavalli, e si contentò per quella volta di -guadagnare soltanto poche ore. - -La seconda marcia fu condotta anch'essa in tal guisa, per risparmiare -le forze dei cavalli. E fu bene, perchè, guadagnando poche ore ogni -dì, alla mattina del quarto si giunse al poggio di Tell Asterè, che era -stato abbandonato nella notte dalla cavalcata di Abu Wefa. - -Fu quella per Bahr Ibn il caso di meditare sulle ragioni del Gran -Priore, nello intento di cavarne una norma per sè. - -Anzi tutto, perchè Abu Wefa si era dato a correre in quel modo, che -meglio poteva chiamarsi fuggire? Temeva forse di Bahr Ibn? Pensando -che Abu Wefa sapeva esser questi amico di Arrigo e che poteva essere -avvertito da lui del rapimento della sua fidanzata, il sospetto non -era mica fuori di luogo. Ma il Gran Priore poteva temere eziandio -d'un altro pericolo, cioè a dire d'una corsa dei giovani Crociati ad -Hebron, donde la notizia del colpo, facilmente trasmessa a Gerusalemme, -avrebbe potuto dare appiglio ad una spedizione di Franchi. Varcato il -Giordano poco sotto a Tiberiade, un capitano ardito, come ad esempio -Tancredi di Taranto, non avrebbe trovato molto difficile il còmpito -di attraversarsi sulla strada per cui risaliva Abu Wefa. E questo era -infatti il timore più forte del Gran Priore; il quale in ogni altra -occasione non avrebbe creduto che tutte le forze d'un regno potessero -uscire in battaglia per riconquistare una donna; ma, dopo aver visto la -sua preda, doveva essere di contraria opinione. - -Gandolfo del Moro non lo aveva ingannato. Quella che il traditore -aveva additato alle sue brame era davvero la perla d'Occidente. E Abu -Wefa pensava a ragione, che, se le perle d'Oriente erano difficili -a prendere, quelle d'Occidente dovevano essere anche più difficili a -conservare. - -Non molto dissimile dalla sua era l'opinione del biondo scudiero, che -andava in mezzo alla cavalcata, chiuso in una lettiga, insieme colle -donne del Gran Priore. - -Diana era triste, ma nella sua medesima afflizione aveva attinto la -forza di resistere agli eventi. Custodiva gelosamente, nascosto nella -cintura, un pugnaletto dalla impugnatura d'acciaio ageminato, dono -della favorita di Abu Wefa. - -— Io ti amo e ti odio; — gli aveva detto costei. — Ti amo perchè sei -infelice; ti odio perchè sei bella. - -— Non mi odiare, compiangimi! — rispose Diana. — La bellezza è un -triste dono. - -— Che ti fa cara al mio signore; — notò la schiava di Abu Wefa, con -accento di profonda amarezza. - -— Io non amo il tuo signore, la mia fede è giurata ad un altr'uomo. -O sarò sua, o morrò. Vedi, anzi, — soggiunse Diana, che per farsi -intendere da quella donna doveva aiutarsi molto coi gesti, — se -tu vuoi darmi quel pugnaletto che pende dalla tua cintura, esso sarà la -mia salvaguardia. — - -E fece l'atto di piantarselo nel petto. - -— Da senno? — chiese quell'altra. - -— Lo giuro pel mio Dio. — - -Un lampo di gioia balenò dagli occhi della schiava. - -Quella disgraziata amava Abu Wefa. Ella stessa da poco tempo era -succeduta ad un'altra nelle grazie del suo signore, e tremava di -vedersi posposta a quella nuova bellezza. - -Il pugnaletto di Kadigìa, che tale era il nome della favorita, passò -tosto nelle mani della povera Diana, che allora, soltanto allora, si -sentì più tranquilla. - -Altri pensieri incominciavano a raffidarla. Notava anzitutto che il -capo degli Assassini, assorto nelle cure del viaggio, non le aveva -ancora detto una parola che accennasse ad un disegno fatto su lei. -L'avea data in custodia alle sue donne, che viaggiavano entro lettighe -gelosamente coperte e guardate continuamente da uno stuolo d'eunuchi; e -tutta la famiglia muliebre era separata rigorosamente dalla schiera dei -Fedàvi, i quali marciavano sempre all'antiguardo. - -Inoltre, quel correre affannoso del Gran Priore verso le terre di Moab, -se per avventura la conduceva lunge da Arrigo, dinotava altresì che -Abu Wefa temeva di essere inseguito. Caffaro non si era egli riunito ad -Arrigo? E Arrigo non era egli l'ospite e l'amico di Bahr Ibn? Da lui, -da lui certamente, fuggiva Abu Wefa con tanta sollecitudine. - -E un barlume di speranza rompeva le tenebre di quell'anima afflitta. -Era impossibile che la misericordia di Dio si fosse così allontanata -da lei, dalla figlia e dalla fidanzata di due valorosi campioni della -fede. Ma infine, perchè avrebbe temuto? Non dispera mai di salvarsi, -chi sa di poter trovare, ove occorra, il suo rifugio nella morte. E -Diana era risoluta di morire. - -Intanto proseguiva il viaggio nella solitudine di quelle sterminate -pianure di sabbia, su cui si stendeva nel giorno la volta infuocata -del cielo, nella notte un padiglione di zaffiro, in mezzo al quale la -splendida luna appariva regina tra un esercito scintillante di stelle. - -In alcuni punti si mutava la scena, e lo sguardo salutava ameni colli -coronati di querce e d'allori, o valli romite, in cui l'arancio, la -palma e il melagrano, si vedevano coperti di fiori e di frutti. - -Si costeggiava infatti la gran valle del Giordano e il suolo sentiva la -vicinanza delle acque. - -Torniamo a Bar Ibn. Egli non è lontano. Dalla eminenza di Tell -Asterè, un poggio famoso su cui gli antichi Ebrei offrivano sacrifizi -ad Astaroth Karnaim, l'Astarte bicorne di Siria, egli aveva veduto -all'orizzonte il polverìo sollevato dalla cavalcata di Abu Wefa. E -riposati alquanto i suoi, disegnò di tenergli dietro senza aspettare la -notte. - -Il Gran Priore incominciava appena allora a respirare più liberamente. -Era giunto all'altezza del lago di Tiberiade, o di Genezaret, se vi -torna meglio, e si dileguava il pericolo di veder capitare qualche -legione di Crociati che gli sbarrasse la strada. Ma appunto in quel -giorno doveva cascargli addosso il peggio, e tanto più molesto quanto -meno aspettato. - -Di poco era passato il meriggio, quando uno dei suoi _refilìs_, che -comandava la retroguardia, lo avverti d'una grossa cavalcata, che -veniva dietro a loro, muovendo anch'essa da Tell Asterè. - -Il pensiero di Abu Wefa corse incontanente ai Franchi del regno di -Gerusalemme. Ma come avevano potuto essere così presto avvisati del -suo passaggio? E come mai gli sbucavano alle spalle, senza pensare che -egli aveva la via libera davanti a sè per fuggire? Ma l'aveva libera -davvero? E non era piuttosto da temere che ogni cosa fosse disposta per -coglierlo in mezzo? - -Questo timore lo fece rimanere alquanto perplesso. - -— Se volgessi senz'altro a levante? — pensò. — Ma per un semplice -dubbio... per un sospetto..... avventurarmi in un paese così scarso -d'acque, e di viveri, mentre il restante dell'esercito mi segue a tre o -quattro giornate di marcia? — - -Il Gran Priore era lontano le mille miglia dal pensare a Bahr Ibn. Sui -primi giorni lo aveva temuto; ma lassù, oltre i monti di Galaad, di -Serca e di Agelun, che aveva superati con tanta celerità, ogni paura -d'inseguimento da quella parte gli era uscita intieramente dall'animo. - -Quella esitanza gli aveva già fatto perdere una mezz'ora di tempo. -Aggrottò le ciglia, vedendo che quegli altri si avanzavano sempre più, -e comandò alla sua gente di prendere il galoppo. Ma anche i nemici, -poichè tali bisognava considerarli oramai, anche i nemici lo imitarono, -e la distanza fra le due schiere non si accrebbe, come egli aveva -sperato. - -Si fermò allora, pieno di mal talento, e deliberò di vederci chiaro. - -— Vadano avanti i cammelli e i lettighieri; — diss'egli; — noi -torneremo indietro, per farla finita con queste incertezze. — - -E voltato il cavallo, mosse alla volta di coloro che lo inseguivano. - -— Ci hanno veduto, — diceva intanto Bahr Ibn. — A noi dunque! E tu, -Zeid, ricorda le mie istruzioni. - -— Non temere, sarai obbedito. — - -Lo _Sciarif_ spronò allora il suo corridore, ordinando a' suoi -cavalieri di seguirlo, ma senza troppo ardore, per non insospettire -maggiormente Abu Wefa. - -Fu grande la meraviglia di quest'ultimo, quando riconobbe colui che -meno s'aspettava di vedere. - -— Tu qui? — gli disse. — Io ti credeva ancora a Tell el Kanat. - -— Se tu ci rimanevi ancora una mezza giornata, — rispose lo _Sciarif_ -con aria tranquilla, — avrei potuto partire con te. — - -Abu Wefa lo guatò con occhio sospettoso. - -— Che cos'è avvenuto, — riprese, — perchè tu avessi a mutar consiglio -così presto? - -— Niente che io già non m'aspettassi, pur troppo! — rispose lo -_Sciarif_, con un candore, che non riusciva tuttavia a disarmare -Abu Wefa. — Un messaggio dell'Egitto, che mi ha tolto ogni speranza. -Che cosa avrei fatto nel deserto, se non c'era più modo di tentar la -fortuna contro l'usurpatore? Ho trovato buono il tuo consiglio; vado a -Tortosa. - -— Ah, sì? — mormorò il Gran Priore, a cui la risoluzione parea troppo -repentina, come troppo sollecito il viaggio. - -— Per l'appunto — replicò Bar Ibn; — e voglia il cielo che io non -giunga troppo tardi! - -— Infatti, — disse Abu Wefa, — a quest'ora i Cristiani possono aver -fatto molto cammino.... assai più che tu non ne abbia fatto in così -pochi giorni, dacchè ci siamo lasciati. — - -Bahr Ibn sentì il colpo, ma fece le viste di non averlo inteso. - -— Dunque, se non ti spiace, — ripigliò, — ci faremo compagnia per un -tratto di strada. - -— Perchè non m'hai raggiunto prima? — esclamò il Gran Priore. Ecco qua, -siamo proprio all'ultima stazione in cui potessimo trovarci insieme. - -— Come? — domandò lo _Sciarif_, che non si aspettava quella sparizione -improvvisa dello schermidore astuto. — Non andavi tu verso le montagne -di Tripoli? - -— Questo era il primo disegno; — rispose Abu Wefa. — Ma anch'io ho -ricevuto un messaggio per via. E vado invece a Damasco, per la strada -di Salomè, laddove tu devi proseguire per la pianura di Medan. - -— Ah sì? — mormorò Bar Ibn, imitando senza volerlo il suo avversario. - -E vide così a tutta prima che la fortuna, se tardava più oltre, gli -sarebbe sfuggita di mano. L'occasione era propizia. Abu Wefa non aveva -in quel punto che otto o dieci cavalieri con sè, mentre il grosso della -sua schiera stava lunge un cinquecento passi, in attesa del suo capo. -A lui, invece, a lui, Bahr Ibn, tutti i suoi cavalieri facevano corona -oramai. Abu Wefa, così scaltro com'era, non aveva preveduto quel caso. -E Bar Ibn risolse di approfittarne senz'altro. - -Diede una rapida occhiata a Zeid Ebn Assan, che parve intenderlo a -volo. Indi, spronato il cavallo, si serrò addosso al Gran Priore e lo -afferrò per un braccio, tentando di levarlo d'arcione. - -Questi, a sua volta, benchè sorpreso, strinse le ginocchia nei fianchi -dei suo corridore, pensando che questo, con una violenta strappata, lo -avrebbe tolto dalle unghie del suo avversario, meglio che non potesse -fare egli stesso con un colpo di mazza, quand'anche fosse riuscito -ad abbrancare la sua arme ferrata. Ma quantunque il generoso animale -obbedisse prontamente all'impulso del suo signore, egli non fu più -in tempo di svincolarsi. Zeid Ebn Assan afferrava il cavallo per le -redini; uno stuolo di cavalieri, cacciatosi improvvisamente tra lui e i -pochi che lo avevano seguito, gli si addensava minaccioso dintorno. - -L'assalto era stato così repentino, che i compagni di Abu Wefa rimasero -come storditi, e non ardirono muoversi in sua difesa. In meno che non -si dice, il Gran Priore fu strascinato a terra e saldamente legato. - -Fremeva di rabbia, il malvagio, e aveva la schiuma alla bocca. - -— Tu mi dirai, o _Sciarif_, — gridò egli, spirando dal labbro tutto il -furore che non poteva manifestarsi col braccio, — la ragione di questa -ingiuria ad un amico, ad un ospite. Nel mio accampamento di Tell el -Kanat, io ti ho accolto come si accoglie un fratello. - -— Sì, — rispose Bahr Ibn, con accento sarcastico, — per farmi poi -comparire un traditore, un ribaldo, agli occhi degli amici ed ospiti -miei. - -— Io non t'intendo; — disse Abu Wefa. - -— Non m'importa; m'intenderai tra breve. — - -E fattosi verso i compagni di Abu Wefa, lo _Sciarif_ comandò loro -che scendessero tutti da cavallo, salvo uno che aveva a portare un -messaggio. - -— Non sarà fatto alcun male al vostro signore, se voi non vi muovete; — -diceva Bahr Ibn. — Uno di voi se ne torni a quella gente laggiù, e dica -loro che vuol essere una guerra a morte, se non stanno tutti immobili -al comando. — - -Il messaggiero andò, sbalordito dalla fulminea rapidità di quel colpo -di mano. - -Come egli fu partito, Bahr Ibn si volse al suo prigioniero. - -— Dimmi, Dai al Kebir, ov'è la donna che hai rapita, alle strette di -Cades? - -— Io non ho rapito donne; — rispose Abu Wefa, dissimulando a stento la -commozione destata in lui da quella domanda. - -— Bada a te! — rispose lo Sciarif, corrugando le ciglia. — Sono del -sangue di Maometto, e ti giuro pel sangue suo, che se tra un'ora non è -qui la donna rubata, io ti ucciderò come un cane. — - -Il Gran Priore vide che non c'era nulla a sperare dal tenersi sul -niego, e che colui avrebbe operato in tutto come diceva. - -— Essa è tra le mie donne; — diss'egli, abbassando la voce e col volto -acceso di vergogna. — Ma tu, seguace del profeta, non oserai scoprir -loro il viso.... - -— L'oserò; — interruppe Bahr Ibn; — per gli occhi di Fatima, la gran -genitrice della mia stirpe, l'oserò, se pure tu non mi consegnerai il -tuo sigillo, per farlo riconoscere dal capo dei tuoi eunuchi, che dovrà -restituire la preda. — - -Non c'era modo di resistere. I minuti scorrevano veloci e la scimitarra -di Bahr Ibn era già fuori della guaina. Abu Wefa mise un sospiro, che -meglio si sarebbe potuto dire un mugghio di toro, e toltosi dal dito -un anello, sulla cui pietra era inciso il suo nome, lo consegnò allo -_Sciarif_. - -— Prendi, e corri! — disse Bahr Ibn al suo fedele Zeid. - -Il vecchio prese l'anello, e seguito da cento cavalieri galoppò alla -volta della schiera di Abu Wefa. - -Quegli uomini, informati di tutto dal messaggiero, stavano immobili e -taciturni, in attesa. - -— Credenti in Dio, — disse Zeid, alzando la voce, — ascoltatemi. Ecco -l'anello di Abu Wefa, vostro glorioso signore. Egli vi comanda di -consegnarmi la donna; dopo di che egli stesso potrà tornar libero a -voi. — - -Uno degli ufficiali del Gran Priore si avanzò, e, riconosciuto il -sigillo del suo signore, chinò la fronte senza far motto. Dopo di lui -s'inoltrò il capo degli eunuchi, e, compiuta la medesima cerimonia, -che doveva dissimulare la vergogna comune di una disfatta senza -combattimento, andò, taciturno del pari, verso le lettighe. - -Poco stante, il biondo scudiero balzava dal carro coperto, d'ov'era -rinchiuso insieme colla bruna favorita. - -Kadigìa non aveva un concetto ben chiaro di ciò che era avvenuto, e -temeva forte per la vita del suo signore ed amante. - -— Nessuno ti ha fatto male; — diss'ella, con accento carezzevole. — Sii -misericordiosa con lui! - -— Non temere; io non mi vendico; — rispose Diana. - -Anch'ella ignorava l'accaduto, ma pensava che Arrigo da Carmandino e -l'amico di lui avessero avuto mano nella sua liberazione. Essi, per -conseguenza, dovevano esser là, arbitri della vita di Abu Wefa. - -— Grazie! — esclamò Kadigìa. - -E presa la mano del biondo scudiero, v'impresse il bacio della -gratitudine. - -— Ecco il tuo pugnaletto; — disse Diana. — Anch'io debbo ringraziarti, -perchè in questo ferro ho veduto un soccorso del cielo. - -— Vuoi tenerlo per amor mio? — rispose la schiava. — Esso ti ricorderà -Kadigìa. — - -Diana accettò il dono e lo ripose nella cintura. Ella pensava di non -separarsi più da quello strumento di morte, che era stato per tanti -giorni la sua unica salvaguardia in mezzo al pericolo. - -Zeid Ebn Assan, che era rimasto lunge dal carro in attesa del prezioso -acquisto, si avanzò allora per riceverlo in consegna dal capo degli -eunuchi. Si aspettava una donna, e la sua meraviglia fu grande al -vedere un giovine scudiero, ma ben presto si riebbe, o, per dire più -veramente, passò dalla meraviglia allo stupore, vedendo quel miracolo -di bellezza, che accoglieva in sè tutte le grazie, tutte le lusinghe, -date da Dio all'ultima e alla più leggiadra delle opere sue. - -L'aureola dei santi, come l'hanno immaginata i pittori cristiani, -non era nulla al paragone di quella luce spirituale che circondava la -bellissima testa. Sarebbe stato mestieri di correre colla fantasia a -quell'incognito indistinto di etere e d'ambrosia che involgeva le dee -del paganesimo, quando si degnavano di apparire ai mortali. Essenza -di bellezza, soavità di profumo, aura di pudore, eravate voi che -componevate una corona intorno ai biondi capegli di quella divina, che, -passando in mezzo a tutti quegli uomini, a tutte quelle ammirazioni, a -tutte quelle cupidigie, si faceva in volto color della fiamma. - -La più parte dei Fedàvi non avevano mai visto la prigioniera; quei -pochi che l'avevano rapita, mentre la notte ne celava i lineamenti e -il terrore l'avea come contraffatta, credettero anch'essi di vederla -per la prima volta. E gli uni e gli altri sentivano tutta l'amarezza di -quella improvvisa partenza. - -— Non ha il paradiso una Urì più leggiadra di questa. - -— Essere amati da lei e rinunziare ad ogni gioia promessa nei -cieli! — - -Erano questi i discorsi dei Fedàvi, mentre la fanciulla degli Embriaci -si allontanava dal carro. - -E uno di costoro osò dire, accanto a Zeid Ebn Assan: - -— Siete a un di presso di un numero eguale al nostro. Se noi non -volessimo lasciarla partire!... - -— Provate! — rispose fieramente Zeid. — Al menomo cenno di rivolta da -parte vostra, il Gran Priore ci lascia la testa. — - -Il Fedàvo non aggiunse parola. - -Diana intanto era balzata sul cavallo di Zeid, che aveva voluto -scendere ad ogni costo, per essere il suo palafreniere. E andava -gloriosa come una regina, verso le schiere dello _Sciarif_ che la -salutavano con grida di gioia, mentre quelle di Abu Wefa stavano -mute, in preda alla costernazione. E non era forse naturale, al vedere -quell'astro meraviglioso che si allontanava per sempre? Aldebaran, la -stella prediletta degli Arabi, sparendo improvvisamente dal cielo, non -avrebbe lasciato maggior desiderio di sè. - -Lo _Sciarif_, ritto in arcioni davanti al suo prigioniero, contemplava -da lungi la scena e si rallegrava dell'opera sua. Non pensava più -alla fallita impresa d'Egitto; pensava alla gioia dei suoi nemici -quando egli avesse potuto mandar fuori dalle mura di Tortosa un araldo -che dicesse agli assedianti: — Cristiani, Bahr Ibn, mio signore, ha -liberata dalle mani del capo degli Assassini una figlia di Genova, -e la manda, senza chieder riscatto, al suo amico ed ospite Arrigo da -Carmandino, il più prode tra tutti i cavalieri d'Occidente. — - -La cavalcata giungeva frattanto al cospetto di Bahr Ibn. Il biondo -scudiero cercava indarno cogli occhi Arrigo da Carmandino. - -— Bella figliuola di Genova, — disse allora lo _Sciarif_ in quella -lingua mezzo araba e mezzo italiana, che era il primo frutto delle -Crociate, — tu cerchi i tuoi concittadini; ma non è qui che un amico -loro, il protettore e il fratello d'Arrigo. — - -Spiacque a Diana l'assenza di coloro che sperava trovare laggiù. Ma -come seppe l'accaduto, e più particolarmente il modo in cui Bahr Ibn -avea trapelato il rapimento di lei e provveduto alla sua liberazione, -lo ringraziò con tutta l'effusione di un animo riconoscente. Bahr Ibn -l'udiva, la guardava in viso, e s'inebriava di quella voce melodiosa, -di quella bellezza sovrumana. - -Passarono davanti ad Abu Wefa, che stava ancora prigioniero, ai piedi -d'un sicomòro. Diana lo intravvide, ma torse gli occhi da lui, che la -saettava d'uno sguardo feroce, sospirando profondamente. - -— Che hai? — gli chiese Bahr Ibn, muovendo verso di lui, per sciogliere -la fune che lo teneva legato. - -— Sospiro la perla d'Occidente; — mormorò il Gran Priore. — Tu sei -fortunato, o _Sciarif_! - -— Fortunato, certamente, perchè potrò restituirla a chi l'hai tolta. - -— Ne sei ben certo? Bada, o _Sciarif_; io posso predirti fin d'ora.... - -— Che cosa? - -— Che tu l'amerai e non vorrai più restituirla. - -— Sia maledetta la tua lingua! — gridò Bahr Ibn, profondamente turbato. - - - - -CAPITOLO XVII. - -Nel quale si vedono operare i sortilegi di Abu Wefa. - - -Siamo a mezzo l'autunno. La _Caffara_, salpata dalla Maiuma di Gaza, -è andata a golfo lanciato verso settentrione, per raggiungere le sue -trentanove compagne all'assedio di Tortosa. - -Quando i nostri amici arrivarono in quei paraggi metà dell'impresa era -già fornita da Ugo Embriaco e dal fratello Nicolao, perchè il naviglio -genovese si era in quel frattempo impadronito dell'isola e della -fortezza di Arado. - -Era quell'isola distante forse due miglia dalla costa. I Fenicii -l'avevano chiamata Arvad, i Greci Aradio, e al tempo di cui narro -dicevasi Arado. Anzi che un'isola, poteva dirsi uno scoglio, emergente -dai flutti, che girava forse un miglio, di forma allungata, con una -lieve salita verso il centro, e ripido da tutti i lati. Gli esuli -di Sidone avevano fondata su quello scoglio una città marinara, ed -è facile immaginare che, mancando lo spazio, gli abitanti Arvad se -ne ricattassero nell'altezza a cui facevano ascendere le loro case, -altezza sterminata, come era sterminata la profondità delle cisterne -scavate nel masso, per raccogliervi l'acqua piovana o andare a cercare -una sorgente d'acqua dolce nelle viscere della terra. - -Una doppia cinta di mura, avanzo dell'arte fenicia, custodiva la città -di Arado. Ma non gli valse perchè i Genovesi, impedite le comunicazioni -colla costa, l'ebbero per fame in loro balìa; non rimanendo ad essi più -altro che espugnare la città sorella, Tortosa, che sorgeva sulla costa. - -I fratelli Embriaci e Ansaldo Corso, loro compagno nell'impresa, -diedero opera gagliarda all'espugnazione della terra. Come ho -già detto, avevano spedito in tutta fretta a Genova una galèa per -annunziare ai consoli la presa di Arado, e ad uno di essi, a Guglielmo -Embriaco, il triste esito della spedizione di Gaza. - -Da venti giorni durava l'assedio, senza che la città, forte per la -sua postura e validamente difesa, accennasse ancora ad arrendersi. -Non potuta circondare dalla parte dei monti, Tortosa avea sempre -vettovaglie e soccorsi d'armati. Ma San Lorenzo (che era in quei tempi -ii santo prediletto dei Genovesi), san Lorenzo proteggeva i suoi divoti -cittadini, e faceva capitare nelle acque di Tortosa altre otto galere, -comandate da Mauro di Piazza Lunga e da Pagano della Volta, che erano -stati consoli nella antecedente compagna. A proposito, ho promesso, non -so più dove, di chiarire ai lettori questo negozio della compagna. E -poichè il nome mi è caduto dalla penna, manterrò la promessa. - -Noto anzi tutto che _compagna_ e _compagnia_ gli è come dir zuppa e -pan molle. Per altro, i Genovesi antichi dicevano sempre compagna, -intendendo forse da principio una società pattuita fra mercatanti, -per due, o tre anni, nell'intento di far fruttare l'opera loro, e il -danaro posto in comune. Dalla pluralità il concetto si allargò alla -totalità, e l'associazione di tutti i cittadini si disse, nel latino -dei pubblici, atti, _Communis compagna_, e più chiaramente _compagna de -comuni Janue_. Se eravate fuor d'essa, potevate considerarvi fuor della -legge; non avevate diritto a cittadinanza, a giustizia, a pubblici -uffizi. - -Vi ascrivevate alla compagnia giurandone i patti _in osculo pacis_, -nel bacio della pace, vincolo e pegno tanto necessario in quei tempi -di continue discordie. Questo dicevasi «giurar la compagna;» e coloro -che giuravano erano i cittadini _utili_, i cittadini _idonei_, che -contribuivano alla cosa pubblica con danaro, o servigi, sotto il -reggimento dei consoli, i quali si eleggevano ad ogni nuovo giuramento -di compagna. - -Questa adunque era la grande, la prima de _communibus rebus_. C'erano -poi le urbane, o minori, in numero di otto, che rispondevano agli otto -rioni della città. Tra queste compagne urbane si dividevano le imposte, -le spese di guerra, gli apprestamenti delle galere. Donde avveniva -che pel numero delle compagne si dividessero altresì le schiere -dell'esercito e le galere dell'armata, dando ciascheduna compagna il -suo rettore alla nave, o alla compagna di soldati, sotto il comando -di un console, o di altro capitano, scelto dal popolo tra gli uomini -consolari. - -E questo, che ho detto così di passata, vi chiarirà, lettori -umanissimi, quell'altra faccenda del numero di otto galere che -giungevano di rinforzo nelle acque di Sorìa, sotto il comando di Pagano -della Volta, uno dei nobili genovesi, e di Mauro di Piazza Lunga, uno -dei popolari, ambedue scaduti in quell'anno dalla prima magistratura -cittadina. - -Caffaro di Caschifellone si confortò un tratto nelle braccia dello -zio Pagano. E dell'arrivo di quelle otto galere si confortarono tutti, -sperando di poter condurre più facilmente a buon fine l'impresa. - -Infatti, c'era mestieri di rinforzo. Mai, dopo la espugnazione di -Cesarea, i Crociati avevano tanto sudato attorno ad una cerchia di -mura. Ben presto ne seppero la ragione. L'Emiro di Tortosa non era -solo a difendere la città. Fin dai primi giorni dell'assedio, aveva -compagno uno dei più valorosi campioni dell'Islam. Il lettore lo ha già -indovinato; era Bahr Ibn, che noi avevamo lasciato presso Teli Asterè, -a quattro giornate di marcia dalla terra assediata. - -Arrigo da Carmandino era lungi dal sospettare che tesoro fosse caduto -in mano al nuovo difensore di Tortosa. Per lui, come per Caffaro, la -povera Diana era sempre in balìa di Abu Wefa, il terribile capo degli -Assassini, del quale s'incominciava appena allora ad avere nel campo -dei Crociati qualche più certa notizia, ma senza sapere il vero luogo -in cui fosse andato a piantare le sue tende. - -Non c'era dunque da far nulla, nè da tentare, per la salvezza della -infelice Diana. Questo era il pensiero di Caffaro, il solo dei due -amici, che avesse ancora la mente così sana per accogliere un concetto -e meditarlo. Quanto ad Arrigo, non c'era affè da sperarne un consiglio. -Il poveretto avea quasi perduto il senno; il suo spirito annebbiato non -vedeva più che una cosa, la possibilità di un miracolo. Ma certamente -non lo sperava neanche, poichè l'uso ch'egli faceva della vita, -indicando il disprezzo in cui l'aveva ogni giorno di più, mostrava -apertamente com'egli cercasse la morte, quasi per trovarci un termine -alle sue cure affannose. - -Combatteva da disperato, guidava tutte le fazioni più arrisicate. Non -c'era sortita di assediati, che non s'incontrasse, per sua disgrazia, -in quell'audace guerriero, davanti al quale indietreggiava la morte. - -La fama del suo voto si era sparsa nel campo, e di là era corsa fino -a Gerusalemme, dove spesso andavano messaggieri dell'esercito. E già -parecchi degli Ospitalieri di San Giovanni erano partiti dalla città -santa, per andare a vedere le prodezze di lui e a salutare quella -futura gloria dell'Ordine. - -Continuatori dell'opera pietosa degli ospizii ai pellegrini (ospizii -che avevano fondato in Gerusalemme i mercatanti d'Amalfi), gli -Ospitalieri di San Giovanni erano allora una congregazione tra -monastica e militare, che da Goffredo Buglione aveva avuto lode e -privilegi, e da Baldovino ogni maniera di favori, come quella che -prometteva di riuscire un valido aiuto al regno crocesegnato. Il loro -istitutore, Gerardo di Tonco, era un gentiluomo piemontese, andato in -Terrasanta fin dal 1074. La fondazione degli Amalfitani aveva trovato -in lui il più zelante e il più divoto dei suoi cultori. Durante -l'assedio di Gerusalemme, il buon Gerardo era stato chiuso in prigione -dai Saracini, e l'entrata dei Cristiani lo avea liberato. I suoi -Giovanniti erano monaci, infermieri e soldati, e dal loro ordine, che -fu il primo di tal sorte, doveva staccarsi pochi anni di poi un altro -italiano, Ugo de' Pagani, per fondar l'Ordine dei cavalieri del Tempio. - -Nei campo cristiano, Arrigo era già chiamato il Giovannita. Egli -stesso, in un impeto di quella disperazione terrena che fa cercar -rifugio nel pensiero della divinità, comunque la s'intenda, e -quantunque troppo spesso ci apparisca non curante di noi, aveva già -cinte sull'armatura le insegne dell'Ordine, che consistevano in un -mantello di lana bigia, e in una croce biforcata d'argento. - -In Tortosa il nuovo Giovannita era temuto per quel suo meraviglioso -ardimento, che, facendogli disprezzare il pericolo, rendeva gli assalti -suoi così dannosi agli assediati. Si diceva da tutti i Saraceni che -se nell'esercito cristiano si fossero trovati cento altri come lui, -Tortosa non avrebbe potuto resistere un giorno, con tutto il valore e -la rara prudenza di cui faceva prova Bahr Ibn. - -Ben presto anche tra i Saracini fu risaputo il nome di quel fiero -Crociato. Chi li aveva ragguagliati in tal guisa? - -Ricordate che non lunge di là, vigile scolta contro Mussulmani e -Cristiani, aveva piantato il suo vessillo un altr'Ordine, assai meno -religioso, ma fortemente disciplinato, quello degli Assassini. Tripoli, -ancora in potestà dei Mussulmani, distava appena quaranta miglia da -Tortosa, e alle spalle di Tripoli, nel castello di Massiad, vigilava -Abu Wefa, come un avoltoio sul ciglione della rupe. - -Insieme col Gran Priore stava un altro personaggio di nostra -conoscenza, giunto a lui per una di quelle malaugurate fortune, che -arridono spesso ai malvagi e li attraggono l'uno all'altro per mezzo a -difficoltà e pericoli tali, che condurrebbero a mal punto una schiera -di onest'uomini. Il Gran Priore si era affrettato ad accoglierlo tra' -suoi _dais_, o maestri iniziati, facendogli saltare d'un tratto il -grado inferiore dei _rèfilis_, o compagni, ai quali non era svelato -tutto l'arcano della sètta. Che bisogno c'era egli di aspettare altre -prove da Gandolfo del Moro, che aveva mostrato di lancio come fosse -sottile l'ingegno e sicura la sua fede nel male? - -Gli emissarii di costoro correvano assiduamente per ogni lato. Si -fingevano Ebrei, Cristiani, e ogni altra cosa che loro mettesse -conto di parere. Arditi e destri, si ficcavano qua e là, curiosando, -ascoltando e tremando, giusta i fini reconditi della sètta, e non era -città del regno crocesegnato, o terra di Saracini, dove Abu Wefa non -avesse mandato suoi esploratori. - -Un giorno nella tenda di Arrigo si trovò una pergamena accartocciata. -In essa erano scritte queste parole: - -«Che il tuo amico Bahr Ibn sia in Tortosa, lo saprai. Ma una cosa non -sai: che egli ha rapito la tua fidanzata e la tiene. Egli sa che tu -sei votato ali' Ordine di San Giovanni e pensa che un gentil cavaliere -come tu sei, terrà fede al suo voto. Diana sarà sua, o per amore, o per -forza.» - -A quella lettura Arrigo diede in un grido di stupore, che si mutò ben -presto in urlo di rabbia. Triste combinazione di eventi! Egli sapeva -che la sua povera Diana non era in balìa di Abu Wefa, e in pari tempo -che Bahr Ibn lo aveva tradito. - -Tradito! Ma come? Il pensiero di Arrigo corse anche una volta a -Gandolfo, a cui troppo generosamente Caffaro aveva perdonato la vita. - -Ma chi dava l'annunzio del tradimento di Bahr Ibn? Ed anche qui -il pensiero correva a Gandolfo, sebbene quel fatto paresse in -contraddizione coll'altro. Como mai Gandolfo del Moro potea dare avviso -al suo rivale della sorte toccata a Diana, se era egli stesso che aveva -ordito la trama per togliere quella donna a lui? - -Caffaro, che era il più calmo dei due, si provò a conciliare le due -cose, e pensò che quel tristo di messer Gandolfo, dopo averla fatta ad -Arrigo, si fosse pentito, e non volesse lasciarne godere il frutto al -Saracino. - -Il signore di Caschifellone non si apponeva che a mezzo. E difatti, il -nostro amico non poteva argomentare da sè, come Bahr Ibn, seguendo una -buona ispirazione, fosse andato sollecito sull'orma di Abu Wefa. Se -questo avesse saputo, il resto gli sarebbe apparso chiaro come la luce -del giorno. Perchè, quanto a indovinare le conseguenze di un incontro -di Bahr Ibn colla bella figliuola di Guglielmo Embriaco, nessuno lo -avrebbe fatto più agevolmente di Caffaro. Egli stesso, così leale amico -ed onesto cavaliere, aveva forse potuto custodire il suo cuore contro -le grazie innocenti, eppure tanto pericolose, di madonna Diana? - -Arrigo, intanto, che non vedeva più lume, avrebbe senz'altro ordinato -di dar la scalata alle mura, e insegnata la via coll'esempio. Ma poichè -non tutti gli assedianti partecipavano al suo furore, e l'ardimento più -efficace è quello che non si scompagna dalla prudenza, vinse il parere -degli altri capitani, i quali fecero intendere al nostro innamorato non -essere ancora il tempo di dare l'assalto, tanto più che le torri e le -altre macchine di guerra, in cui erano così valenti i figli di Genova, -non erano ancora condotte a termine, e le frequenti sortite degli -assediati facevano andar lenti i lavori dei maestri d'operare. - -Il povero Arrigo dovette ristarsi e divorare la sua rabbia impossente. -Ma intanto il suo amico Caffaro si preparava a servirlo in altra guisa. - -Un trombettiere andò la mattina seguente fin sotto le mura di Tortosa, -diede i tre squilli, e, veduti i custodi che s'affacciavano alla -merlata, gridò: - -— Il mio signore Caffaro di Caschifellone, uno dei cavalieri -dell'esercito genovese in Sorìa, chiede al vostro capitano, il nobile -_Sciarif_ Bahr Ibn, un colloquio entro le mura di Tortosa, o in altro -luogo che più gli torni gradito. — - -La risposta si fece aspettare a lungo. Finalmente giunse alla merlata -un araldo, e disse: - -— Ben venga il signore di Caschifellone; lo _Sciarif_ è disposto a -riceverlo. — - -Caffaro salì prontamente a cavallo e andò soletto e fidente verso la -saracinesca. Colà uno dei custodi slacciò la fascia del suo turbante e -bendò con essa gli occhi dell'inviato, perchè egli non avesse modo ad -esplorare gli accessi delle mura; indi il fedele e valoroso amico di -Arrigo da Carmandino fu introdotto in città. - -Lo _Sciarif_ era in una sala terrena della ròcca, che sorgeva nel mezzo -della città, e gli facevano corona parecchi dei suoi uffiziali. A mala -pena vide entrar Caffaro, li congedò d'un cenno, e pochi istanti dopo -era solo con lui. - -Un'aria di cupa mestizia regnava sul volto dello _Sciarif_, indicando -l'interno struggimento d'un pensiero molesto. Gli traluceva dagli -occhi quella fiamma truce, che tradisce gl'incendii profondi del -cuore e annunzia le morti precoci. Le labbra rigide non sapevano più -atteggiarsi al sorriso. E tuttavia, Bahr Ibn salutò cortesemente il -crociato, invitandolo a sedergli daccanto. - -— Sii il benvenuto; — gli disse; — che cosa posso io fare per te? - -— Nulla per me; — rispose Caffaro; — tutto pel tuo amico e fratello, -per Arrigo da Carmandino. — - -Il viso di Bahr Ibn si rabbruscò due cotanti di più, a quel cenno -così repentino di Caffaro; che entrava, come si vede, _ex-abrupto_ -nell'argomento della sua visita. - -— Non lo ami più, forse? — dimandò Caffaro, che aveva notato quell'atto -di ripugnanza. — Lo aver combattuto l'un contro l'altro da valorosi, -l'essere vissuti così lungamente insieme, tu salvatore per lui ed egli -ospite tuo, non sono dunque più nulla? - -— Erano; — rispose Bahr Ibn, sospirando; — ora non più. La catena -dell'amicizia è spezzata; le tenebre regnano tra noi due. Quando la -luna passa sul disco del sole, anche la luce dell'astro maggiore si -spegne, e il freddo invade le ossa. — - -Caffaro chinò la testa senza far motto. - -— Diana è in tuo potere? — diss'egli, dopo un momento di pausa. - -— C'è; — rispose asciuttamente Bahr Ibn. - -— E non pensi di lasciarla tornar libera ai suoi? - -— L'amo; — replicò lo _Sciarif_, abbassando le ciglia. - -— Che essa è la fidanzata di Arrigo? - -— L'amo. Non m'intendi? L'amo. Ti parrà forse strano.... - -— No; — rispose Caffaro. — L'ho amata anch'io, ma ho saputo comandare a -me stesso. - -— Non l'hai amata; son io che te lo dico; — gridò lo _Sciarif_ con -accento vibrato. — Se tu l'avessi amata, l'ameresti ancora, l'ameresti -fino alla morte. O mi hai mentito, — soggiunse notando l'aria abbattuta -di Caffaro, — o l'ami sempre anche tu. Vedi? L'ho indovinato. Anche su -te qualche spirito maligno ha gettato un incantesimo, come su me lo ha -gittato Abu Wefa? Triste cosa, cristiano, amar chi non t'ama, e amare -come amo io! Ma comunque sia, io non vo' separarmi da lei. La perla -d'Occidente mi sarà fatale, lo sento; e tuttavia non la darei per la -corona d'Egitto, non pel trono di Arun el Rascid, non per quello di -Suleiman, il re che comandava agli spiriti e che ebbe nel suo Arème -le più leggiadre fanciulle del mondo. Ella morrà, mi ha detto; ed io -mi ucciderò sul suo cadavere. Le ho offerto, sai, le ho offerto di -inchinarmi al Dio dei suoi padri, io, io discendente del Profeta, e -di esser dannato in eterno. Vedi tu se io l'amo, se posso ascoltare le -profferte che vieni a farmi, in nome tuo o di Arrigo, non monta. - -— In nome di Arrigo, io te l'ho detto; — rispose Caffaro, vedendo -oramai che di riavere la donna per le vie dell'amicizia non rimaneva -speranza. — Se fosse in nome mio, ben altra proposta farei. - -— E quale? - -— Di domandarti madonna Diana in campo chiuso, con lancia e spada, -all'ultimo sangue. — - -A quelle parole del crociato, lo _Sciarif_ diede un balzo e sbuffò come -il destriero generoso al primo squillo della tromba di guerra. - -— Sarebbe un giuoco pericoloso; — diss'egli, con accento pieno di -minaccia. — E perchè non me l'offre Arrigo? - -— Arrigo non ci ha pensato; — rispose Caffaro. — Egli non sapeva -mica, non poteva prevedere che tu avresti fatto così poca stima -della amicizia che era tra voi. Del resto, — soggiunse, col fermo -proponimento di pungerlo, — Arrigo da Carmandino ha combattuto già una -volta con te, e non è stato egli il perdente. - -— La sorte è cieca; — gridò lo _Sciarif_. — Potrebbe esser vinto -quest'altra. - -— In Occidente, — notò Caffaro, — una giostra cosiffatta non è -consentita dagli usi. Quando due cavalieri si sono affrontati in campo -chiuso ed è stato sparso il sangue di uno tra loro, essi diventano -fratelli, son sacri l'uno per l'altro; salvo che.... - -— Salvo che.... — riprese Bahr Ibn. — Prosegui! - -— Salvo che uno di loro voglia portare il carico della offesa alle -consuetudini, commettendo un atto sleale. E qui forse sarebbe il -caso... almeno, davanti alle leggi dell'amicizia. Non sei tu il -rapitore della sua donna? - -— Non l'ho rapita a lui; — proruppe Bahr Ibn; — nè ad altro dei suoi -che non sapesse difenderla. A un ladro l'ho tolta. Se io non fossi -stato, ella sarebbe ora in balìa di Abu Wefa, di un padrone e di un -amante assai meno riguardoso di me. — - -Caffaro sapeva oramai tutto quello che gli premeva sapere. - -— Dunque, — diss'egli, — se verremo a ridomandartela colle armi?... - -— Il ferro della mia lancia ricaccerà la domanda in gola a chi sarà -tanto ardito da tentare la prova. - -— E se soccombi? Perchè, tu l'hai detto, o _Sciarif_, la fortuna è -cieca. - -— Non ho che una parola. Chi mi vince, l'avrà. - -— Altri dunque, dopo Arrigo, potrà misurarsi con te e correre la sua -lancia? - -— E dopo e prima di lui, non monta; — rispose Bahr Ibn, infiammandosi. -— Venga pure tutto Occidente contro di me, non lo temo. - -— E sia; — disse Caffaro. — Ci consenti dunque di mandarti il nostro -cartello di sfida? - -— No, son io che vi sfido; — tuonò lo _Sciarif_; — ad Antiochia, e -dovunque, son sempre stato io il primo. Là da mezzodì, verso Medina, a -due tratti d'arco fuor delle mura, è un piano che dicono del Sicomòro. -Giuriamo una tregua di quattro giorni, di sei, di otto; insomma, di -tanti giorni quanti saranno i campioni d'Occidente, a cui giovi di -misurarsi con me. Al piano del Sicomòro andrò con cinquanta dei miei -cavalieri; veniteci con altrettanti, e farò di rimandarvi pentiti. - -— Bandisci la giostra e terremo l'invito; — disse Caffaro, -infiammandosi alla sua volta. — Ma un giorno ed un scontro basteranno. - -— Ti è lecito di sperarlo; — ribattè lo _Sciarif_ con accento -sarcastico. — Io vedrò alla prova il novello cavaliere di San Giovanni; -vedrò se un uomo, il quale ha rinunziato alle gioie dell'amore, potrà -vincerne un altro che per la prima volta le intende. - -— Tu puoi deridere un voto, strappato ad Arrigo di Carmandino dal più -giusto dolore. Ma bada, o _Sciarif_; ci sarà sempre dopo di lui chi non -ha rinunziato a nessuna tra le dolci impromesse della vita. Tutto il -fiore dei cavalieri di Genova soccomberà, se fia mestieri, per liberare -madonna Diana. - -— La perla dell'Occidente! — esclamò Bahr Ibn, passando improvvisamente -dal furore alla tenerezza. — Così la chiamava Abu Wefa, quando mi gittò -l'incantesimo, che ora mi brucia le carni. - -— E sia questo il suo nome; — conchiuse Caffaro di Caschifellone. — -La perla d'Occidente ha da tornare al suo lido. Ho la tua parola, o -_Sciarif_? - -— Pel sangue di Fatima, lo giuro. Siate contenti voi di scendere in -lizza, come io sono desideroso di mostrare a quella donna che io valgo -da solo tutti i suoi prodi campioni. — - -Caffaro di Caschifellone se ne uscì da Tortosa assai più tranquillo -di quando c'era entrato. Infatti, il nostro amico sapeva due cose: -il rispetto di cui madonna Diana era circondata nella sua stessa -prigionia, e la possibilità di riaverla. - -Di quest'ultima cosa non era a dubitarsi. Arrigo era uno dei primi -giostratori della Cristianità; poi, avrebbe dovuto combattere -contro un uomo che egli aveva già vinto in altra occasione, e senza -l'alta lusinga del premio. Infine, dopo Arrigo non c'erano tutti i -migliori di Genova? Non c'era Ugo Embriaco? Non c'era lui, Caffaro di -Caschifellone? Non c'era Pagano della Volta, Ingo Mallone, Ferrario di -Castello, e un centinaio d'altri, schermidori valenti e pronti ad ogni -sbaraglio? - -Con questo pensiero in mente, il nostro Caffaro giunse al campo latino. -Tosto gli furono intorno tutti i giovani cavalieri dell'esercito, per -saper da lui le novelle. Ma il giovane, che preludiava così facilmente -a tutte le onorevoli ambascerie di cui fu ricca la sua vita pubblica, -volle anzi tutto recarsi a conferire coi capi; tra i quali, come vi -sarà facile argomentare, avea luogo il Carmandino. - -Arrigo fremette di sdegno, udendo del tradimento di Bahr Ibn, chè ben -altro si sarebbe aspettato da lui; ma, data la sua parte alla rabbia, -ringraziò il cielo che Diana non avesse corso pericoli maggiori. Lo -_Sciarif_ era, dopo tutto, uno strumento della Provvidenza. Arrigo non -aveva forse votato la sua persona al servizio di Cristo, perchè Diana -uscisse salva dalle mani degli infedeli? E nella fortunata impresa di -Bahr Ibn contro il capo degli Assassini non era a riconoscersi che il -voto di Arrigo era stato accolto benignamente da Dio? - -Avrebbe voluto accettar subito la giostra. Ma, oltre che era stato -risoluto tra Caffaro e Bahr Ibn che questi avrebbe fatto il primo -passo, i comandanti dell'armata pensarono che fosse utile maturare il -consiglio. E si recarono per ciò sulle galere, con cui erano venuti -pur dianzi Pagano della Volta e Mauro di Piazzalunga. Per conferire, -dicevano essi, in numero più ristretto di ottimati. Ma Arrigo non -intendeva nulla di ciò, e Caffaro nemmeno. - -Del resto, erano essi i più giovani, e dovevano rassegnarsi a quel -dirizzone dei vecchi, cui pareva il mobile castello di poppa d'una -galera luogo acconcio a più saldi consigli, che non fosse la tenda -capitana, sotto le mura della assediata Tortosa. - - - - -CAPITOLO XVIII. - -Dove si vede che la posta troppo alta confonde il giuocatore. - - -La conclusione di quel consiglio, tenuto sulla galera patrona, fu -questa: accettare la tregua profferta e l'invito dello _Sciarif_. - -Bahr Ibn mantenne la fede giurata a Caffaro, e quel medesimo giorno un -araldo usciva dalla città assediata, per recare la doppia proposta, che -fu accettata senz'altro. - -La mattina seguente, due squadre di artigiani, l'una genovese e l'altra -mussulmana, andavano sul piano del Sicomòro, per metter mano allo -steccato. E i maestri di campo si recavano anche essi sulla faccia del -luogo, per vedere e per misurare il terreno. Pei Genovesi era Mauro di -Piazzalunga; pei Saracini lo stesso emiro di Tortosa. - -In un giorno il palco fu rizzato, e chiuso il campo destinato ai -combattenti. Vennero a guardia cinquanta cavalieri dalle due parti, -e fu solennemente giurato di stare ai patti, qualunque fosse l'esito -della disfida. - -Arrigo da Carmandino fece nella notte la sua veglia d'armi davanti ad -un altare improvvisato, com'era debito d'un buon cavaliere, e promise -di consacrare alla Vergine le sue armi e quelle del suo avversario, se -mai gli fosse concesso di abbatterlo. Al sorgere dell'alba, consigliato -dall'amico Caffaro, prese qualche ora di riposo: ma, come vi sarà -facile indovinare, non potè chiuder occhio, tanta era in lui l'ansia di -giungere al paragone delle armi. - -Il sole era già alto, quando le due schiere mossero verso il piano -del Sicomòro. Nella schiera genovese era il fiore dei cavalieri di -San Lorenzo, tutti giovani baldi, che invidiavano al Carmandino il suo -posto, e che gli sarebbero di grand'animo succeduti nell'arringo, se -a lui fosse stata contraria la sorte. Ma di questo non temeva nessuno. -Forse che non era Arrigo il prode tra i prodi? - -Genova aveva inoltre, a testimone del valore dei suoi figli, uno tra -i più alti dignitari della Chiesa, il vescovo Maurizio, legato del -Papa in Terrasanta, quegli che, insieme col patriarca Damberto, aveva -assistito alla espugnazione di Cesarea. Era uno strano impasto di -religioso e di guerriero, il vescovo Maurizio, e, scambio di pastorale, -impugnava la mazza in forma di maglio, arma particolare dei vescovi -e degli abati, che si trovavano in persona nelle battaglie, secondo -l'obbligazione annessa alle loro terre, feudi ed uffici. - -Qui sarebbe il caso di ricordare, cogli autori timorati, come fosse -vietato agli uomini di chiesa di portar spada e lancia, per toglier -loro il biasimo di crudeltà, e consentito in quella vece l'uso della -mazza, arme da difesa, e non fatta per uccidere, nè per ferire la -gente. Per altro, se al buon vescovo Maurizio si fosse detta una cosa -simile, egli sarebbe stato il primo a riderne, anche senza aspettare il -riverito parere di Giulio II, che era ancora di là da venire. - -I Genovesi erano già al piano del Sicomòro, quando vi giunse l'Emiro, -coi suoi cinquanta Cavalieri e con uno stuolo di donne velate. Perchè -quella novità? Voleva l'Emiro offrire un po' di svago alle sue mogli, -annoiate dalla vita rinchiusa di una città assediata? Od era un -sentimento di cortesia per gli avversarii, che gli consigliava di -dare alla giostra l'ornamento e lo stimolo della bellezza, secondo -la costumanza d'Occidente? Nè l'una cosa, nè l'altra. Quelle donne -erano là per volere dello _Sciarif_. La bella figliuola di Guglielmo -Embriaco non doveva essere il premio del vincitore? Era dunque -naturale che fosse condotta laggiù, spettatrice del combattimento, -che aveva a farla schiava per sempre. Così almeno pensava Bahr Ibn; e -il miglior modo di farle intendere la sua sorte e di consigliarle la -rassegnazione ai voleri del cielo, era quello di farla assistere alla -giostra, e di mostrarle che il suo signore, dopo averla ritolta al capo -degli Assassini, sapeva contenderla in giusta guerra a' suoi medesimi -concittadini e meritarla colla sua prodezza nelle armi. - -E la bella Diana, mutata in una veste femminile la tunica crocesegnata -dello scudiero Carmandino, veniva in mezzo a quello stuolo di ancelle, -per andarsi a sedere sul palco, davanti alla lizza; con che cuore, -lascio a voi di pensarlo. - -Bianca nel viso come persona morta, soltanto dagli occhi le traluceva -la fede nella giusta causa per cui combattevano i suoi. Alla vista di -Arrigo, che s'avanzava allora sul suo palafreno, mentre un valletto gli -conduceva a fianco il suo destriero di combattimento, e lo scudiero gli -recava la lancia, la bella fanciulla degli Embriaci sentì una stretta -al cuore, la stretta acerba che precede il pericolo, e a cui sfugge -di rado anche il più valoroso degli uomini. Si recò allora una mano -al petto, come per comprimere i battiti violenti del cuore; e la sua -mano sentì la sciarpa che le stringeva la vita. Snodar quella sciarpa e -sventolarla in guisa di saluto al suo campione, al suo fidanzato, fu un -punto solo per lei. - -Era tutto ciò che potesse fare quella povera bella. Il braccio le -ricadde inerte sulle ginocchia; la fronte si abbassò; un tremito -convulso la invase; nè per un pezzo vide più altro di ciò che accadeva -davanti ai suoi occhi smarriti. - -— Credenti in Dio e seguaci del profeta Gesù, — diceva intanto -il banditore dei Saracini, facendosi in mezzo al campo con tutta -la solennità del suo nobile ufficio, — il mio signore Bahr Ibn, -secondogenito di Abu Temin Maad al Mostanser Billah, il vittorioso -Califfo d'Egitto, che Asraele ha rapito anzi tempo alla gloria -dell'Islam, scende in campo a combattere con quanti cavalieri cristiani -potranno misurarsi seco lui, fino al numero di dodici, quante sono le -costellazioni del firmamento. Chi lo vincerà, avrà in premio la perla -d'Occidente. Voi tutti, nemici suoi, giurate che, quando egli abbia -abbattuto i suoi dodici, a due per giorno, nessuno potrà dire che egli -non meriti di tenere la sua conquista, e nessuno ardirà accusarlo di -avere profittato soltanto della sua grande fortuna. — - -— Giuriamo! — rispose Mauro di Piazzalunga per tutti. - -Intanto il giovane Arrigo, lucente nell'armi, riceveva la benedizione -del vescovo Maurizio. Il campione di madonna Diana vestiva, secondo -l'uso dei tempi, il giaco di maglia, sorta di corazza intessuta -strettamente di anella, o maglie di ferro. Del medesimo tessuto erano -le maniche e gli schinieri. Una cuffia di ferro sottilissimo gli -difendeva le tempie, donde scendeva una gorgiera anch'essa di maglie, -per proteggere il collo. Sulla cuffia posava l'elmo di acciaio brunito, -sormontato da un grifone colle ali spiegate. Al braccio sinistro del -cavaliere era adattata la rotella di cuoio bollito, con un cerchio di -ferro all'intorno, perchè non fosse troppo agevolmente troncata e fessa -da un colpo di spada. - -Fieramente piantato in arcione su d'un destriero morello, tutto -bardato di cuoio, con piastre di ferro, Arrigo da Carmandino avrebbe -potuto essere paragonato a San Giorgio, nell'atto di muovere contro il -dragone. - -Bahr Ibn, memore allora più che mai della sua sconfitta sotto le mura -d'Antiochia e desideroso di vendicarla, stava immobile dall'altro lato -del campo. Montava un cavallo bianco, anch'esso bardato di ferro, ma -coperto, a dimostrazione di magnificenza araba, d'un manto di seta -verde, ricamato a fogliami d'argento. Gli luccicava sul capo l'elmo -aguzzo d'acciaio, senza visiera e senz'altro ornamento fuorchè il verde -zendado dei discendenti del Profeta, che era attorcigliato a mo' di -turbante intorno alle tempie. Anch'egli indossava il giaco di maglia, -sottilissimo e saldo lavoro dei fabbri di Damasco; ma l'armatura -si nascondeva sotto un mantello bianco di latte. Al lato manco gli -splendeva la spada ricurva dei Saracini; la mazza ferrata pendeva -dal pomo della sella, per modo che il cavaliere potesse spiccarla ad -ogni occorrenza. In pugno aveva la lancia, il cui calcio posava sul -cosciale, poco sopra al ginocchio. - -I maestri di campo erano già al loro posto, di rimpetto al palco delle -donne. Tutto in giro allo steccato si accalcavano i cavalieri dei due -eserciti. - -Finalmente gli araldi diedero il segnale convenuto. I due avversarii si -saettarono d'uno sguardo, che significava lo sdegno ond'erano animati -ambedue, in quella che volevano misurare la probabilità dello scontro; -e, dato di sproni nel ventre ai cavalli, si precipitarono a furia l'uno -sull'altro. Fu un momento solenne e terribile per tutti gli spettatori, -al vedere quelle due lunghe antenne spianate, che muovevano l'una verso -l'altra colla rapidità della folgore. - -Certo, a parità di forza nel braccio dei cavalieri o di saldezza nelle -gambe dei cavalli, l'uno e l'altro dei combattenti dovevano balzare -fuori di sella. - -Ma così non avvenne. Il colpo dello _Sciarif_, sviato dal tronco -dell'asta di Arrigo, andò a vuoto. E l'asta di Arrigo trovata sulla -sua via la rotella di Bahr Ibn, che era tutta d'acciaio levigato, andò -in ischeggie senz'altro. Balenò il cavaliere percosso, piegò tutto sul -manco lato, come presso a cadere; ma le ginocchia erano saldamente -aggrappate ai fianchi del cavallo, e questo, colla intelligenza di -tutti i cavalli arabi, diede un balzo a sinistra, aiutando il suo -signore a cavarsi d'impaccio, mentre il tronco spezzato della lancia di -Arrigo scivolava sulla rotella cedevole dello _Sciarif_. - -Tutto ciò avvenne in un batter d'occhio, e i due cavalli volarono -oltre, in mezzo a due nembi di polvere. - -Grida confuse, di raccapriccio e di giubilo, salutarono il bel colpo di -Arrigo e la salvezza di Bahr Ibn. - -— Alle mazze! alle mazze! — gridarono allora i maestri di campo. - -Giunti all'estremità della lizza, i due combattenti gittarono i tronchi -inutili, e, spiccate le mazze dagli arcioni, voltarono i cavalli, per -corrersi addosso con una furia più grande di prima. - -Le mazze levate s'incrociarono, rombando nell'aria. Il Carmandino, -destro e forte com'era, aveva meditato il colpo e preso il tempo giusto -per assestare la mazzata sull'elmo del suo nemico. Ma lo _Sciarif_ -rammentava come fosse gagliardo il braccio di Arrigo, e già si era -prudentemente coperto il capo colla rotella. Frattanto, sviata un -tratto la mazza percuoteva destramente la cervice del cavallo, e d'un -colpo così forte, che, malgrado il frontale di cuoio, difeso da piastre -di ferro, lo fece stramazzare di botto, in quella che il suo scudo di -acciaio, colpito dalla mazza poderosa di Arrigo, andava in frantumi, -come se fosse stato di vetro. - -Questo aveva preveduto il Saracino. Curvando il capo e le spalle sul -collo del suo destriero, e prima che Arrigo potesse raddoppiare il -colpo, gli menò un manrovescio alla visiera, che andò spezzata a sua -volta, come poc'anzi la rotella dello _Sciarif_. E al secondo, aiutando -il fatto che Bahr Ibn si trovava allora più in alto, tenne dietro -un terzo colpo che fiaccò l'ali al grifone del Genovese, e rimbalzò -sull'elmetto. - -Sbalordito da quella tempesta, messo in un grave impiccio dalla caduta -del suo cavallo, Arrigo da Carmandino non ebbe più modo a rispondere. - -Bahr Ibn si era rialzato sull'arcione, in tutta la sua alterezza, e la -gioia feroce del trionfo gli fiammeggiava dagli occhi. Già stava per -sollevare il braccio e ferire un quarto colpo, che avrebbe vendicato -davvero l'onta del suo duello d'Antiochia allorquando un grido acuto -s'intese. Lo _Sciarif_ volse la faccia al palco delle donne, e vide -Diana che cadeva svenuta, fra le braccia delle ancelle. - -Fino a quel punto egli non aveva pensato a Diana. Ma quel grido, -quell'accento supplichevole della bellezza, gli scese nel cuore, -destandovi una corda dimenticata. - -— Che dirà essa, se io lo uccido? — pensò. — Non mi basta aver vinto? - -E calata la mazza, ad alta voce proseguì: - -— Cristiani, udite; concedo la vita ad Arrigo. — - -Ciò detto, e mentre uno stuolo di valletti si affrettava ad entrare -nella lizza per sollevare il caduto, lo _Sciarif_ si allontanò maestoso -dalla parte dei suoi. - -E accostatosi a Zeid Ebn Assan, così gli disse all'orecchio: - -— Va sul palco, a rassicurare la perla d'Occidente. Il suo antico -fidanzato non riceverà altri colpi da me. — - -Lo sgomento regnava nelle file cristiane. Si capiva che cagione di -quella sconfitta era stato il colpo fuor delle regole cavalleresche, -dato sulla cervice al destriero. Ma, oltre che poteva essere un -colpo involontario, i ragionamenti più dotti intorno all'accaduto non -potevano fare che ciò che era stato non fosse. E Arrigo, il più destro -schermidore dell'esercito, era caduto, e Bahr Ibn era illeso. - -Tornato nel mezzo del campo, lo _Sciarif_ si volse a Mauro di -Piazzalunga e così gli parlò: - -— Cristiano, ricordo che Arrigo da Carmandino è stato mio ospite. Io -l'ho raccolto morente in Cesarea e l'ho condotto nel deserto con me. -Il mio Zeid ha medicato le sue ferite e lo ha campato da morte. Se vi -piace, anche una volta il sapiente mio servitore potrà dar l'opera sua -al ferito. — - -Il maestro di campo ringraziò, quantunque di mala voglia. Ma che altro -poteva far egli? L'offerta era cortese, e il bisogno di accettarla -era grande. A quei tempi, la scienza aveva patteggiato cogli Arabi, e -Galeno ed Ippocrate non avevano migliori sacerdoti dei Saraceni, dopo -che questi si erano impadroniti d'Alessandria, la città più dotta del -mondo. - -Frattanto il caduto era portato via dal campo, fuori dei sensi, e a -tutta prima creduto morto dai suoi. Per ventura, non si trattava che di -uno stordimento, cagionato dal colpo sull'elmetto, e di qualche lieve -ferita al viso, su cui si era spezzata la visiera di ferro. Zeid Ebn -Assan, mandato dallo stesso _Sciarif_ e accolto con segni di grande -onoranza dai capitani genovesi, visitò con ogni diligenza il ferito, e -dichiarò che pericolo di vita non c'era. - -Il vecchio Arabo ebbe anzi la fortuna di vedere aprir gli occhi -al suo antico ammalato e di udirne le prime parole, che erano un -ringraziamento ed una interrogazione. - -— Mio signore — gli bisbigliò Zeid all'orecchio, — porterò la lieta -novella della tua salvezza alla donna del tuo cuore. — - -Gli occhi di Arrigo espressero al Saracino tutta la gratitudine di cui -egli era compreso. Ma il pensiero della prigionia di Diana e del non -aver potuto egli far nulla per lei, tornò, insieme con quelle parole, -alla mente del giovane, che tosto ricadde nel suo abbattimento. - -In quel mezzo, i cavalieri di Genova si consigliavano di ciò che -avessero a fare. Caffaro di Caschifellone voleva ad ogni costo entrar -secondo in lizza; ma si opponevano altri, chiedendo a gara di succedere -ad Arrigo. A chetarli, fu proposto di lasciare il giudizio alla sorte; -e già si disponevano a tentare la prova, allorquando si udì lo scalpito -di un cavallo che giungeva a galoppo. - -Si volsero incontanente e videro un cavaliere tutto vestito a -gramaglia, su d'un destriero anch'esso bardato di bruno. - -— Messeri, — diss'egli, avvicinandosi e rivolgendo la parola ai due -figli di Guglielmo Embriaco, — mi concedete voi di combattere contro -il rapitore di madonna Diana, vostra sorella? Io ve ne prego, ve ne -supplico, per quanto avete di più caro sulla terra. - -— E chi siete voi, messere, — disse di rimando Ugo Embriaco, a cui la -visiera calata del nuovo venuto non permetteva di conoscer chi fosse, — -per nutrire la speranza che noi vogliamo concedervi questo onore? - -— Son tale, — rispose lo sconosciuto, con voce tremante per la -commozione, — che ha il diritto e l'obbligo di domandare, non già -l'onore, come voi dite, ma la grazia di andar primo al pericolo. - -— La grazia; — ripetè Ugo Embriaco, che non afferrava il senso di -quella distinzione. - -— Sì, messere. Ma consentite che io non dica di più. Ad uno di voi, -a messer Nicolao, se non vi spiace, dirò tal cosa che lo persuaderà -certamente di farsi mallevadore per me. — - -La novità del caso avea tolto la parola a tutti gli astanti. Ugo si -volse al fratello, che era il maggiore dei due, come per lasciargli la -cura di cavarsi d'impiccio, o il carico di prendere una deliberazione -in proposito. Messer Nicolao si fece avanti, senza aprir bocca, e -avvicinatosi allo sconosciuto, stette ad udire il secreto, che quegli -voleva confidare a lui solo. - -Alle prime parole del nero cavaliere, il primogenito di Guglielmo -Embriaco fece un gesto di meraviglia; ma tosto si ricompose, in atto di -severo ascoltatore. Le ragioni dello sconosciuto dovevano essere molto -incalzanti, o molto ben disposto Nicolao ad accoglierle, perchè, dopo -alcuni istanti di colloquio, questi andò verso il fratello Ugo e gli -disse: - -— Io penso che dobbiamo lasciare entrar primo in lizza costui. - -— Ma lo conosci tu? — chiese Ugo, stupito della pronta condiscendenza -del fratello. - -— Mi pare; — rispose quell'altro. - -— Pare anche a me d'indovinarlo, — riprese Ugo. — E se io non -m'ingannassi... - -— Dovreste ammettere, fratello mio, — interruppe messer Nicolao con -accento tra malinconico e severo, — o la prova dell'innocenza, o la -giustizia di Dio. - -Ugo Embriaco non aggiunse parola. - -— Ma forse v'ingannate, — continuò Nicolao. — Ed ora, messeri, lasciate -passare il cavaliere innominato. Io lo conosco e sto mallevadore per -lui. - -— Grazie! — mormorò lo sconosciuto, chinando la fronte sul collo del -suo destriero, come se non gli paresse bastante la visiera dell'elmo a -nascondere la sua commozione. - -Gli araldi cristiani diedero una seconda volta nelle trombe in segno di -sfida, e al loro squillo risposero tosto dall'altra parte le trombe dei -Saracini. - -Bahr Ibn fu sollecito a ritornare nello steccato, con una nuova rotella -al braccio e una nuova lancia nel pugno. - -Egli guatava frattanto quell'altro avversario che gli era opposto dal -campo cristiano. - -— È nero dal capo alle piante come Azraele! — dicevano i suoi cavalieri -intorno a lui. - -— Ben venga l'angelo della morte! — gridò lo _Sciarif_. — Egli mi avrà -liberato da un peso assai grave. Ma temo, — soggiunse, con un accento -tra minaccioso e triste, — che non sarà neppur lui il padrone della mia -vita. — - -I maestri di campo si fecero innanzi per adempiere al loro uffizio e -stabilire le condizioni dello scontro, o, a dire più veramente, per -farle conoscere al nuovo venuto, poichè erano le stesse dello scontro -antecedente, e Bahr Ibn non aveva ad udirle più oltre. - -Come ebbero finito, un gran silenzio si fece per tutto il campo. -L'ansietà si dipingeva in varie guise su tutti quei volti abbronzati, -ma tra i Cristiani più viva, più profonda, che non tra i Saracini. -Questi conoscevano già alla prova il loro campione, quegli altri non -sapevano neppure il nome di colui che era venuto così d'improvviso a -vendicar l'onta della loro prima sconfitta. Chi era costui? Non poteva -anche essere un temerario, che troppo presumesse di sè? E non dovevano -per avventura prepararsi ad un nuovo scorno, tanto più probabile, in -quanto che tutti conoscevano la somma valentia di colui che era stato -vinto dallo _Sciarif_ e altro vantaggio non potevano sperare che da un -capriccio di fortuna? - -A Caffaro non diè neppur l'animo di assistere al combattimento. - -— È una perdita di tempo; — diceva egli a Ferrario di Castello. — E ciò -senza contare che questo cavaliere sconosciuto mi torna di mal augurio -per gli altri che la sorte chiamerà a succedergli. — - -Finalmente, fu dato il segnale. I due campioni erano liberi di andarsi -contro l'un l'altro. - -Stettero un tratto a guardarsi. Poi lo _Sciarif_ volse gli occhi al -palco su cui stavano le donne. Diana era al suo posto, ed appariva più -calma. Zeid Ebn Assan stava ritto al suo fianco, e certo le avea recato -nuove di Arrigo. - -— Per Allah! — disse il forte guerriero tra sè. — Questa volta io non -la farò piangere. Chiunque abbia a cadere di noi due, non si tratterà -più di vedere in pericolo il suo fidanzato. — - -Diede, ciò detto, un'ultima occhiata al suo avversario, e lo vide -pronto a partire. Spianò la sua lancia, ne fermò il calcio tra l'òmero -e il petto, e lanciò il suo cavallo a carriera. - -Il generoso animale sentì l'impulso delle ferree ginocchia, e, caldo -ancora del primo incontro, andò veloce come uno strale verso il mezzo -del campo. - -Chi non sa come il cavallo partecipi alle nostre passioni, alle ire, -ai desiderii, agli impeti nostri? Il nobile amico dell'uomo si sente -amato e riama, dando la gagliardia dei suoi tendini, l'ardore della sua -indole al cavaliere, diventando come una moltiplicazione della forza di -lui, mettendo un'altra volontà, un'altra vita, a servizio della sua. - -Così Antar, il cavallo prediletto di Bahr Ibn, volava feroce allo -scontro. - -Anche l'avversario era ben provveduto. Ma il cavaliere riusciva nuovo -al cavallo, che riconosceva in lui un padrone, e non sentiva un amico. - -Però, all'urto delle due lancie, il cavallo bardato di nero inalberò, e -il cavaliere, perduto l'equilibrio, spinto da una forza irresistibile, -fu balzato di sella. - -Che era egli avvenuto? - -Lo _Sciarif_ quella volta aveva mirato più basso di prima. Non -voleva che gli fosse sviato il colpo, come già gli era occorso col -suo primo avversario. A mezzo il cammino che doveva percorrere, si -era curvato quanto più poteva sull'arcione, badando a coprire colla -rotella il breve spazio che intercedeva tra il suo petto e il collo di -Antar. L'asta del cavaliere innominato urtò sull'elmetto, e scivolò, -stracciando la verde fascia dei discendenti del Profeta. Quella di Bahr -Ibn entrò fra lo scudo del nemico e l'arcione, trovando il giaco del -cavaliere, là dove finisce il costato. La maglia, colta in pieno dal -ferro di Bahr Ibn, non resistette, così violento fu l'urto. L'asta in -quella vece si ruppe, ma il tronco rimase nella ferita. - -Mandò un gemito il disgraziato, e cadde riverso a terra. Lo _Sciarif_, -fornita la sua corsa fino alla estremità della lizza, tornò indietro -a briglia sciolta, balzò da cavallo colla rapidità della tigre, e, -sguainata la spada, volle dare il colpo di grazia, cercando colla punta -l'allacciatura dell'elmo. - -— Ferma — gridarono i maestri di campo, accorrendo solleciti. - -— Perchè? — gridò lo _Sciarif_. — Non è questo il mio dritto? - -— Sì; — disse Mauro di Piazzalunga; — ma tu colpisci un morto. — - -E mostrò a Bahr Ibn il petto squarciato del suo avversario. Il tronco -della lancia palpitava nella ferita, e il sangue gorgogliava nerastro -intorno alle anella spezzate della maglia d'acciaio. - -Bahr Ibn si arrestò e rimise la spada nel fodero. - -Intanto erano accorsi i valletti, e insieme con essi il vecchio -Zeid, per offrire l'opera sua, quantunque, a giudicarne dalla prima -apparenza, la vedesse inutile affatto. - -Slacciarono l'elmo e tolsero la cervelliera al ferito. La morte -gli stava nel viso. Ma anche tra i lividori ond'era cosparso e le -contrazioni cagionate dallo spasimo atroce dell'ultim'ora, fu agevole -a tutti di riconoscerlo. Bahr Ibn diede in un grido di stupore e di -raccapriccio. - -— Gandolfo! — esclamò. - -Indi, volgendosi al palco delle donne, soggiunse: - -— Perla dell'Occidente, son io che ti vendico! - -— Ah, l'avevo pure indovinato! — disse Ugo Embriaco, volgendosi al -fratello. - -— Orbene? — replicò Nicolao. — Che cosa vi dicevo io? O la prova -dell'innocenza, o la giustizia di Dio. Passi la giustizia di Dio: -— aggiunse con una voce piena di tristezza, il primogenito degli -Embriaci: — e gli uomini si dispongono a perdonare. — - -Ciò detto, senza che Ugo ardisse rispondere altro in quel momento -solenne, messer Nicolao si avvicinò al suo vecchio amico, la cui vista -cominciava ad offuscarsi, mentre le braccia annaspavano, come cercando -di aggrapparsi a qualche cosa che lo trattenesse un istante sull'orlo -della tomba. - -— Povero Gandolfo! — mormorò Nicolao. — Potessi tu almeno morire in -pace colla tua coscienza! - -— Ho tradito... — balbettava il morente, — ho tradito, sì... ma ho -pure, espiato!... _Sciarif_, rendi la fanciulla.... o morrai.... -Quest'oggi morrai.... — incalzò, facendo uno sforzo supremo, per -compier la frase, — quest'oggi, come muoio io. - -— Pensa a te, bugiardo profeta! — gridò lo _Sciarif_, inasprito da -quella minaccia del moribondo. — Salva te stesso, se puoi. - -— L'anima... l'anima vorrei salva... — rispose Gandolfo — E il perdono -dei miei... il perdono di madonna.... — - -Voleva aggiungere Diana; ma il sangue incominciava a flottargli dalla -bocca e non gli consentiva altre parole. - -Mauro di Piazzalunga si volse al palco delle donne, e ad alta voce -espresse il desiderio del morente. - -— Madonna Diana, — gridò, — Gandolfo del Moro chiede il vostro perdono. -Concedetelo, e sia per lui l'impromessa del perdono di Dio. — - -La fanciulla degli Embriaci esitò un istante, ma più pel turbamento -ond'era stata colta da quella sequela di casi, che non per titubanza a -concedere. Indi, mormorato un sì, e temendo che la sua voce, soffocata -dalle lagrime, non potesse giungere al moribondo, slacciò la fascia che -le stringeva la vita e la gettò a Mauro di Piazzalunga. - -Lo _Sciarif_ guardava e taceva. Ma fremette, nel profondo del cuore, -al vedere quell'atto. Avrebbe cangiato volentieri di posto con Gandolfo -del Moro, per ottenere quel segno di perdono da lei. - -— Madonna si raccomanda alle vostre preghiere lassù, e vi manda la -sua sciarpa: — disse Mauro di Piazzalunga, parlando amorevolmente -all'orecchio di Gandolfo. — I suoi fratelli e tutti i vostri -concittadini vi hanno perdonato del pari. — - -Gandolfo fece uno sforzo per riaprir gli occhi e vedere il dono della -fanciulla. Ma non ne venne a capo, e allora si strinse la ciarpa alle -labbra. - -— A lei... il pensiero; — mormorò; — l'anima a Dio... se vorrà -perdonarmi. - -— Pregatelo, mio figlio; — egli è il Dio delle misericordie! — disse il -vescovo Maurizio, facendo il segno della croce sulla fronte a Gandolfo. - -Il disgraziato non rispose più verbo. Tentò bensì di aprire la bocca -per balbettare una preghiera. Ma un altro botto di sangue uscì dalle -fauci, e Gandolfo del Moro aveva cessato di vivere. - - - - -CAPITOLO XIX. - -Che potrebbe intitolarsi il principio della fine. - - -A tutta quella vicenda di casi e di mestizie assisteva in disparte -un cavaliere, muto, immobile e solo, che si sarebbe potuto credere un -simulacro di guerriero, come quelli che decoravano le sale d'armi delle -antiche castella, se tratto tratto non lo si fosse veduto muovere il -capo, ora per guardare nel palco delle donne, ora per seguire degli -occhi le fasi della giostra. - -Nessuno dei cavalieri cristiani si era avvicinato a lui per rivolgergli -la parola, nè egli aveva mostrato mai di volersi frammettere nei -discorsi degli altri. Pareva che niente lo commovesse, di quanto -accadeva sotto i suoi occhi. Alto della persona, poderoso di membra, -tutto chiuso nella sua armatura, ravvolto in un mantello bianco, che -era segnato sull'òmero da una croce vermiglia, lo si poteva riconoscere -a tutta prima per un cavaliere d'alto grido, ma senza altrimenti -poterne ripetere il nome. Infatti, egli era andato e rimaneva là, fin -dal principio della giostra, colla visiera calata, lasciando immaginare -ai più curiosi che si trattasse d'un voto. - -In que' tempi, simiglianti stranezze non erano rare. Un cavaliere -giurava di rimanere per un certo numero d'anni coll'occhio destro -bendato, e non ardiva sciogliersi di per sè stesso dal voto, neanche -dopo aver perduto in guerra il sinistro. - -Il cavaliere sconosciuto non si scosse neppure alla scena dolorosa -della morte di Gandolfo del Moro, nè quando il cadavere fu trasportato -fuori del campo. Le braccia incrociate sul petto, il mento chino -sulla gorgiera, dinotavano che il cavaliere se ne stava assorto in una -profonda meditazione, o che sapeva padroneggiarsi in tal guisa, da non -lasciare intendere ad altri qual senso facessero sull'animo suo le cose -che accadevano a pochi passi lontano. - -La pugna per quel giorno poteva dirsi finita, giusta le condizioni -poste dallo _Sciarif_. E già i due maestri di campo erano per darsi -commiato e prender ora pel giorno seguente. - -Ma il vincitore appariva poco desideroso di tornarsene in città. Era -profondamente crucciato; le ultime parole di Gandolfo del Moro gli -stavano ancora sull'anima. - -Tutto ad un tratto scosse fieramente la testa, come uomo che abbia -presa una risoluzione subitanea, e si avanzò nel mezzo del campo. - -— Cristiani, udite; — gridò egli allora. — Il vostro profeta di -sciagure mi ha pronosticato la morte per questo medesimo giorno. Se -esco dalla lizza, direte che lo _Sciarif_ è stato colto dalla paura. -E poi, se è vero che la mia ultim'ora sia giunta, non sarà meglio il -morir qui, della morte del guerriero, che per via, o entro le mura di -Tortosa, per un malore improvviso e volgare? Rimarrò dunque, per altri -due scontri, se vi dà l'animo di tentare la prova, e vedrò subito qual -fede meritasse l'augurio. Son fresco ancora di forze; le mie membra -non hanno toccato una di quelle graffiature che pure si hanno così -facilmente da una mano di donna. A voi dunque, poichè siete uomini; non -rimandate il pericolo a domani; io son pronto. — - -Le acerbe parole punsero i cavalieri cristiani, a cui bastava assai -meno, per uscire da quella inerzia apparente. Invero, nessuno di que' -baldi giovani si era attentato di proporre la continuazione della -giostra, perchè lo _Sciarif_ aveva detto fin da principio di non -volere che due campioni al giorno. Ma poichè egli rompeva la sua legge, -balzarono tutti verso lo steccato, gridando di esser pronti del pari; e -Caffaro di Caschifellone tra i primi. - -— Oramai, — diss'egli, — nessuno vorrà contendere il primo luogo -all'amico e al compagno di Arrigo da Carmandino. - -— Io ve lo contendo, messere; — gridò Nicolao. — Se voi siete l'amico -di Arrigo, io sono il fratello di madonna Diana, per cui si combatte -quest'oggi. Neanche Ugo mio fratello potrebbe passarmi innanzi, perchè, -se egli è il primo capitano dell'armata, io sono (io, m'intendete?) il -primogenito degli Embriaci. - -— È giusto! è giusto! — gridarono tutti. — Il primo luogo a messer -Nicolao! — - -Al giovine signore di Caschifellone dispiaceva quel consenso -universale. Già due campioni erano stati abbattuti dal Saracino. Il -terzo, poi, non aveva di grande che il nome, e Caffaro temeva a ragione -di vedergli fare, per sua imperizia, la fine che avevano fatto i primi -due, uno per capriccio di fortuna e l'altro in espiazione de' suoi -falli. Comunque fosse, una terza sconfitta in quel giorno sarebbe -stata troppo dolorosa, e avrebbe nociuto grandemente al buon nome -dei cavalieri di Genova. Perciò doleva a Caffaro di vedere come tutti -s'inchinassero al volere di messer Nicolao, ed egli tentò ancora una -volta di smuoverlo. - -— Sia pure come voi dite; — replicò. — Ma perchè non vorreste -concedermi in grazia ciò che sarebbe l'orgoglio di tutta la mia vita? -Pensate, messer Nicolao, che i capitani non debbono avventurarsi in -ogni maniera d'imprese, che il loro senno e il loro valore sono sacri -alla salvezza di tutti.... - -— Perchè dite voi ciò? — chiese una voce alle spalle di Caffaro. - -Era la voce del cavaliere sconosciuto, che credeva finalmente opportuno -di rompere il silenzio. - -— Sappiate, messere, — proseguì egli, — che i capitani debbono saper -comandare, ma altresì combattere all'uopo, come l'ultimo dei loro -uomini d'arme. — - -Caffaro voleva rispondere. Ma gli parve di conoscere quella voce e -rimase perplesso. - -— Del resto, — riprese lo sconosciuto, — messer Nicolao non entrerà in -lizza contro il Saracino. E di ciò spero sarete contento. Antiochia, il -mio cavallo! — - -Le ultime parole erano rivolte ad un vecchio scudiero, che pareva le -aspettasse, poichè egli fu d'un balzo fuor della cerchia degli astanti, -e tornò poco dopo, conducendo un destriero fieramente bardato di maglia -e munito d'un ampio frontale d'acciaio. - -I cavalieri, che erano pur dianzi così pronti a contendersi l'onore di -scendere in lizza, guardarono stupefatti quell'uomo, che si prendeva il -primo luogo senza pure domandarlo; indi si volsero a messer Nicolao, e -rimasero sbalorditi senz'altro, vedendo com'egli non tentasse neanche -di resistere. - -— Chi sarà mai? - -— Uno dei nostri non è. - -— Son tutti a visiera alzata, i nostri campioni; e costui, nelle membra -e nella voce, non somiglia ad alcuno. - -— E perchè mo' gli lasciano il campo libero? - -— Certo, è un campione disceso dal cielo. - -— L'arcangelo San Michele! - -— O San Giorgio il valente. - -— San Giorgio, di sicuro. Vedete come impugna la lancia! — - -E il grido corse rapidamente tra le file. Quel cavaliere non era, non -poteva essere altri che il glorioso barone San Giorgio. Del resto, una -certa somiglianza c'era, tra lo sconosciuto e San Giorgio. Il forte -guerriero di Cappadocia non aveva corso anche lui la sua lancia, per -liberare una povera principessa dalle ugne del drago? - -Era quello il tempo dei miracoli, non lo dimentichiamo. Pochi anni -addietro, Sant'Andrea era apparso tre volte ad un prete di Marsiglia, -per annunziargli che in una chiesa d'Antiochia si sarebbe rinvenuta -la santa lancia, quella appunto che aveva trafitto il costato di Gesù -Cristo in croce. E qualche giorno dopo l'invenzione della Santa Lancia, -uscendo i Crociati a battaglia, non avevano avuto il soccorso di tre -cavalieri vestiti di bianco, che il legato pontificio, uomo a cui si -poteva credere senz'altro, affermò essere San Giorgio, San Teodoro e -San Maurizio in persona? E in Gerusalemme, nella cappella del Santo -Sepolcro, non si ripeteva forse ogni anno il miracolo delle lampade, -che si accendevano senza mestieri d'aiuto? - -Per altro, se la pia moltitudine dei Crociati credeva ai miracoli, -non ci avea fede Bahr Ibn. Egli era in questo un vero discendente di -Maometto, che di miracoli ne avea fatto uno abbastanza istruttivo; -quello, io vo' dire, di andare alla montagna, poichè la montagna non -volea muoversi per andare a lui. - -Ora, come ebbe veduto entrare in lizza quel nuovo guerriero, lo -_Sciarif_ non seppe trattenersi dal dire: - -— È dunque mia sorte di combattere cogli sconosciuti? Il tuo nome, se -puoi confessarlo! - -— Il mio nome! — esclamò il cavaliere misterioso. — Esso è scritto -sulla punta della mia spada. — - -A quella fiera risposta Bahr Ibn diede in un ghigno sarcastico. - -— Poco fortunate, le vostre spade, o cristiani! Oggi non hanno avuto -neppure il tempo di uscire dal fodero. - -— Non t'inorgoglire per questo! La fortuna ti ha concesso il suo -primo sorriso. Il cielo ti ha dato di uccidere il secondo dei -tuoi avversarii, perchè.... così doveva accadere; — soggiunse con -pietosa reticenza lo sconosciuto. — Ma Iddio non è già sceso a patti -cogl'infedeli, ed io ti consiglio d'implorarne la misericordia nella -tua ultima ora. - -— Non temo la morte; — gridò esacerbato lo _Sciarif_. — Ma non -foss'altro, per provarti che menti.... — - -E senza finir la frase, voltò il cavallo per prender campo, e tornare a -briglia sciolta sull'avversario. - -Il cavaliere sconosciuto rimase immobile al suo posto; ma appena vide -che Bahr Ibn, compiuto il suo tratto di cammino, si rimetteva alla -corsa contro di lui, diè di sproni nei fianchi al cavallo, e corse -colla lancia spianata, alla volta del nemico. - -E qui va notato un fatto, che dimostra come lo sconosciuto facesse -a fidanza colla gagliardìa dei suoi muscoli d'acciaio. Scambio di -stringere il tronco della lancia tra il braccio e il costato, come -portava la consuetudine, prima che fosse inventata la resta da -trattener l'arma sulla corazza, egli ne piantò finalmente il calcio tra -il petto e i muscoli tesi dell'òmero, che erano così stretti al costato -da formare il più saldo degli ostacoli, guadagnando per tal modo la -lunghezza d'un cubito. Ora, perchè il colpo non gli andasse sviato al -primo intoppo, non occorreva soltanto che il petto fosse gagliardo, ma -altresì che il pugno avesse la tenacità inflessibile del bronzo. - -E così era di fatti. I due focosi destrieri si toccavano appena, e già -l'asta dello sconosciuto coglieva Bahr Ibn sotto la gorgiera, mentre -l'antenna di quest'ultimo balenava senza far colpo davanti alla rotella -del suo avversario. - -Non valse al generoso Antar di tentare uno dei suoi salti di fianco. -La lancia del cavaliere misterioso non era costretta a seguire una -linea immutabile. Il calcio faceva pernio in un punto solo, e il pugno -poderoso che la tenea salda, poteva aiutarla a seguire i movimenti -del nemico, mantenendone la punta sul petto di lui. Liberare il suo -signore non era dunque possibile; e Antar s'impennò, sbuffando, sotto -la spinta gagliarda. Lo _Sciarif_ si strinse colle ginocchia ai fianchi -del destriere; lasciò cadere la lancia e le redini; cercò la sua -mazza all'arcione, ma non ne venne a capo, respinto com'era da quella -terribile antenna. Provò allora ad arrovesciarsi sulla groppa per -scivolargli da un lato, come i cavalieri della sua nazione, quando si -piegano col petto in fuori per raccogliere un anello, od altro premio -della corsa, che sia posato a terra, mentre il cavallo prosegue la -via. Ma l'asta del nemico incalzava; il cavallo era impennato; e lo -_Sciarif_ cadde miseramente d'arcione. - -Se la gorgiera di Bahr Ibn non fosse stata di buona tempra, quel colpo -di lancia lo avrebbe certamente finito. - -Un grido di giubilo si levò allora nel campo crocesegnato. Finalmente, -il cielo veniva in soccorso dei suoi. - -— Potrei ucciderti; — gridò lo sconosciuto. — Amo meglio averti -prigione. Arrenditi! — - -Bahr Ibn si rialzava allora da terra, dopo aver liberato destramente il -piè dalla staffa. - -— Perchè? — gridò egli, furente dalla patita vergogna. — Se tu mi togli -la perla dell'Occidente, a che mi serbi la vita? Difenditi, guerriero, -e non mi fare il mercante! Se la tua lancia ha guadagnato una misura -sulla mia, questa spada ragguaglierà le distanze. — - -Così dicendo, lo _Sciarif_ corse al cavallo, che si era fermato pochi -passi più oltre, levò dall'arcione la spada, e si piantò fieramente in -attesa. - -Il cavaliere sconosciuto non disse parola. Balzò di sella, diè di -piglio alla poderosa sua lama e andò verso il nemico, che voleva ad -ogni costo proseguire la pugna. - -Non è da creder qui che le spade d'allora fossero quali ce le -rappresenta l'arte del Quattrocento e dei secoli posteriori, cioè a -dire pugnali allungati alla misura di spiedi. Anche pesanti per le -nostre braccia disavvezze, quando ci proviamo a trattarne qualche -rugginoso esemplare, queste spade non potevano paragonarsi alle -antiche, nè pel loro peso, nè per la larghezza della lama, nè pel -modo di usarle. Fu solamente dopo la metà del secolo decimoterzo che -gl'italiani incominciarono a seguire la nuova usanza dei Francesi, -dimenticando gli antichi spadoni a due tagli, per servirsi delle spade -da punta, più sottili e più maneggevoli a gran pezza. Le vecchie -spade, le spade di Orlando, di Oliviero, e di Uggero il Danese, -pesavano intorno a cinque libbre; la lama era lunga almeno un metro, si -allargava nel forte fino ad otto centimetri, nel debole si restringeva -a quattro. Così larghe e pesanti, dovevano tagliare assai meglio che -pungere. Tali erano Fusberta, Durindana, Gioiosa, e tutte le altre -spade gloriose dei quattro secoli intorno al Mille; veramente temperate -con arte magica, poichè dovevano fendere le armature, e far servizio di -ore, di giorni intieri, in mano ai loro possessori. E in quell'arte i -maghi più esperti di Sorìa potevano trovarsi a Damasco; quelli d'Italia -a Milano. - -I due campioni si posero in guardia; lo sconosciuto colla punta in -alto, pronto a calare un fendente appena si muovesse quell'altro; Bahr -Ibn colla lama poco distante da terra, colla persona a mezzo curvata, -per tenersi pronto del pari a ferire e a cansarsi. - -Era evidente che lo _Sciarif_, notata la corporatura straordinaria del -suo avversario, mirava a sfuggirgli, e lasciarlo ruzzolar dietro ad -un colpo che gli andasse a vuoto, per coglierlo di fianco e scegliere -il punto in cui potesse più sicuramente ferirlo. Ma il cavaliere -sconosciuto mostrò fin dai primi colpi di non voler essere ingannato -che a mezzo. Infatti, calò il suo fendente, ma fiacco, e quasi nel solo -intento di palpare davanti a sè, come uomo che brancoli nel buio. Lo -_Sciarif_ spiccò un salto e gli fu rapidamente sulla destra. Ma l'altro -non si era punto squilibrato, e il suo fendente, rimasto a mezz'aria, -non ebbe che a mutarsi in manrovescio, per far capire al Saracino che -certe malizie erano fuori di luogo. E perchè la lezione si stampasse -meglio nella testa d'uno scolaro, quel manrovescio diè così forte sulla -visiera dell'elmo, che la ruppe senz'altro. - -Fremette di rabbia lo _Sciarif_, e, senza badare al sangue che -gli grondava dalla guancia percossa, si avventò allo sconosciuto, -menandogli un colpo a tutta forza sul capo. Ma non trovò che l'òmero -del nemico, perchè questi si era cansato in quel punto, e la lama, dopo -aver rotta la maglia, rimbalzò lungo dal corpo, sospinta da un moto -repentino del ferito. - -La fretta, la bramosìa furibonda di render sangue per sangue, -aveva tradito Bahr Ibn. Prima che egli avesse rialzato la lama per -raddoppiare il colpo, quell'altro aveva colla manca afferrato la -sua spada a mo' di croce sotto gli elsi, e spingendosi sotto misura -colla rapidità della folgore, dava del capo a mezzo il petto del suo -avversario. - -Un masso scagliato da una catapulta non avrebbe fatto rovina maggiore. -Lo _Sciarif_ balenò un tratto sulle ginocchia, annaspò colle braccia; -lasciò cadere la spada, e andò ruzzoloni sul terreno. - -A quel colpo maestro, i Cristiani riconobbero il loro campione. - -— Tosta di maglio! — gridarono. — È il glorioso Testa di maglio! — - -I lettori rammentano certamente, non per merito mio, ma per l'altezza -del personaggio, quello che di Guglielmo Embriaco ho raccontato in -principio. Nella presa di Gerusalemme il forte uomo aveva rotto in -simil guisa l'ostacolo che opponeva al suo passaggio un manipolo -di Saracini; e il soprannome di Testa di maglio aveva consacrato -l'impresa. - -Immaginate l'allegrezza di tutti quei cavalieri, quando credettero di -aver conosciuto l'eroe. Immaginate quella di madonna Diana, al cui -pensiero già era balenato il dubbio che quel cavaliere sconosciuto -potesse essere il padre suo, poichè egli lo ricordava tanto nella -voce e negli atti. Il dubbio, ho detto, e non altro. Infatti, come -poteva egli trovarsi laggiù, davanti a Tortosa? Ella non sapeva già -che Arrigo da Carmandino e Caffaro di Caschifellone, tornati appena -dalla trista spedizione di Gaza, avevano spiccato una galera sottile -dell'armata di Tortosa, per mandare incontanente a Guglielmo Embriaco -l'annunzio di ciò che era avvenuto alle strette di Cades. Non sapeva -già, che, un mese dopo l'invio, erano capitate nelle acque di Tortosa -altre otto galere genovesi, comandate da Mauro di Piazzalunga e da -Pagano della Volta, e che quando lo _Sciarif_ ebbe bandita la giostra -di cui essa doveva essere il premio, i comandanti dell'armata genovese -non avevano accettato l'invito, se non dopo un consiglio tenuto sulla -galera padrona, consiglio segreto, a cui erano stati ammessi soltanto -i più vecchi, gli uomini consolari della spedizione, e che era parso -misterioso più del bisogno a Caffaro e ad Arrigo. - -Udite le tristi nuove di Soria, messer Guglielmo non aveva posto tempo -in mezzo, e, con tutte le navi che erano allestite nel porto, si era -messo alla via per lo stretto di Messina, donde a golfo lanciato aveva -fatto cammino per alla volta di Rodi e Tortosa. Non era sicuro di -salvare la sua bella figliuola; ma aveva giurato di vendicarla. - -Ma torniamo al racconto, che, per questi cenni necessarii, abbiamo -dovuto interrompere. - -— Sì, Testa di maglio! — gridò lo scudiero, che poc'anzi aveva risposto -al nome d'Antiochia, e che era per l'appunto il nostro Anselmo, il -vecchio arcadore, il servo prediletto di madonna Diana. — Testa di -maglio, castigo dei miscredenti e dei rapitori di donne! — - -Nuove grida risposero alle parole del vecchio Anselmo. Quel terribile -cavaliere che ristorava le sorti della giostra e il buon nome -delle armi genovesi, era proprio messer Guglielmo, il vincitore di -Gerusalemme e di Cesarea, il console del Comune di Genova. - -Intanto l'Embriaco era corso addosso all'avversario, per mettergli il -ferro alla gola. Si trattenne, per altro, vedendo che lo _Sciarif_ non -faceva atto di resistenza, e chiamò i valletti, perchè andassero in -aiuto del vinto. - -Slacciato l'elmetto, si vide lo sfregio alla guancia; ma questo non era -grave, e il sangue che inondava la faccia di Bahr Ibn non doveva esser -sgorgato in copia così grande da una così lieve ferita. Zeid Ebn Assan, -che era accorso a sua volta, vide pur troppo donde venisse quel sangue. -Le labbra del ferito ne erano tutte imbrattate, e ad ogni tanto ne -davano fuori, minacciando di soffocarlo. - -— Mio signore! — gridò il vecchio Zeid, con voce lagrimosa. — Mio dolce -signore! — - -E così dicendo, si fece con amorosa cura a sollevare da terra il -caduto. Tra lui e i valletti, ne vennero a capo, e l'infelice Bahr Ibn -potè finalmente trarre il respiro. - -— Aveva ragione il profeta! — mormorò lo _Sciarif_. — Sono un uomo -spacciato. - -— Perchè dici tu questo? Vivrai, gloria dell'Islam; la mano -dell'onnipotente è ancora distesa su te. - -— No, mio Zeid, mi sento morire. Non vedi? — E accennava il sangue che -gli fiottava dalla bocca. — Ho il petto infranto, e le menzogne pietose -non giovano. — - -Zeid Ebn Assan diede in uno scoppio di pianto. Egli bene intendeva come -ogni speranza fosse perduta oramai. - -— Non piangerei — riprese Bahr Ibn. — Così era scritto lassù. E a me -non duole il morire... purchè non mi maledica Diana.... - -— Essa ti compiange, mio signore! — rispose il vecchio, che aveva -veduto la fanciulla degli Embriaci discendere dal palco, e gettarsi -nelle braccia del padre, poco lunge da loro. — Il cuore della bionda -cristiana è buono, e sa perdonare le colpe d'amore. Ah perchè doveva -il destino colpir noi in tal guisa, e privarci di te, quando ne era più -grande il bisogno? - -— Meglio così — disse Bahr Ibn. — È la morte del guerriero, e niente è -più bello... del morir giovani... quando non si spera più nulla dagli -angeli della vita. Ditemi... — soggiunse, dopo aver fatto uno sforzo, -per rattenere lo sgorgo del sangue dalle fauci; — vive Arrigo? Potrà -risanare? - -— Si, mio signore. Non gli hai tu accordato generosamente la vita? - -— Ah, sono felice di averlo fatto! A lui il mio buon destriero.... -datelo a lui il mio fedele Antar! Pregatelo di non odiare la memoria -di Bahr Ibn. Era destino che io gli fossi rivale. Chi aveva veduto la -perla di Occidente, doveva possederla... o morire. — - -Furono le ultime parole di Bahr Ibn, il Fatimita secondogenito -dell'estinto califfo del Cairo, o del soldano di Babilonia, come -dicevano allora i Cristiani. - -Certo, il giovine e valoroso _Sciarif_ meritava una sorte migliore. -In quell'indole fiera l'amore aveva destato un incendio, e nell'impeto -delle sue vampe gagliarde si era offuscata la ragione. Ma pensiamo, a -sua scusa, che era un figlio del suo tempo e della sua nazione, ancor -barbara a mezzo, e non dimentichiamo neppure che, giusta il sentimento -del vecchio Zeid, le colpe d'amore meritano più facilmente d'ogni altra -il perdono dei cuori gentili. - -La fanciulla degli Embriaci, campata finalmente da tanti pericoli, -sentì di non odiare Bahr Ibn, che l'aveva salvata dal più tristo -dei suoi persecutori, e nel candore della sua coscienza pregò pace -all'anima dello _Sciarif_, non ricordando neppure essere egli un -infedele, morto lontano da ogni via di salvezza. - -Badate, egli non è per sentenza mia che vi parlo così. Tento di -conciliare la cosa colle idee del tempo di cui vi ho narrato. Quanto a -me, ricordo di aver letto nelle epistole di un padre della Chiesa, non -doversi in questa delicata materia giudicare a occhio e croce. «Che ne -sapete voi dell'ultim'ora di un uomo? Un angelo può sempre giungere in -tempo e bisbigliare non visto all'orecchio del morente la parola che -deve aprirgli le porte chiuse del cielo.» - -Santo padre della carità! Dopo voi, bisogna confessarlo a nostra -vergogna, non è stato più detto nulla di simile. - - - - -CAPITOLO XX. - -In cui si finisce una storia, promettendone un'altra. - - -Il triste esito della giornata sul piano del Sicomòro aveva colpito -d'alto sgomento i Saracini. La superiorità delle armi cristiane si -era solennemente affermata colla inattesa apparizione di Guglielmo -Embriaco. Anche questi aveva dovuto comperare la vittoria con qualche -goccia del suo sangue: ma lo _Sciarif_, anima della difesa di Tortosa e -speranza dell'Islam in Terrasanta, aveva cessato di vivere. - -Tortosa oramai si trovava orbata del suo più valido campione, e, quel -che era peggio, obbligata a difendersi dal più terribile avversario -che i Saracini potessero avere in Sorìa. Guglielmo Embriaco mostrò, -con la prontezza delle sue risoluzioni, che lo sgomento dei nemici non -era punto fuori di luogo. I difensori della città noveravano ancora -i giorni che sarebbe potuta durare la resistenza, e già nei consigli -dell'esercito genovese era deliberato l'assalto. - -Arrigo da Carmandino, riavutosi dal suo stordimento, chiese a Messer -Guglielmo Embriaco di poter guidare egli stesso le schiere genovesi -all'assalto. Il valoroso Testa di maglio, il quale non era andato in -Sorìa per togliere ai giovani la gloria di una spedizione che essi -avevano già così bene avviata, non volle negare questa consolazione a -quel prode congiunto, che egli amava già come un figlio. E l'esercito -intiero giubilò, quando seppe che Arrigo da Carmandino, uno dei primi -sulle mura di Antiochia, di Gerusalemme e di Cesarea, lo sarebbe stato -del pari sulle mura di Tortosa. Il nome del capitano non era per sè -stesso di buon augurio all'impresa? - -La fama del Giovannita non si era punto scemata per l'esito infelice -del suo combattimento collo _Sciarif_. Rammentavano tutti come Bahr Ibn -andasse debitore della sua prima e facile vittoria al colpo di mazza -che aveva dato sulla cervice del cavallo di Arrigo, colpo disgraziato, -secondo i giudizii più miti, ma sempre contro le norme della -cavalleria. - -Cento e sessantatrè anni più tardi, sul piano di Benevento, dovevano -macchiarsi di grave colpa i cavalieri di Carlo d'Angiò, per aver rotte -le schiere di Manfredi, usando il brutto artifizio di ferire i cavalli. -E messer Ludovico Ariosto, narrando la pugna di Ruggero e Mandricardo, -potè raccogliere la dottrina cavalleresca, intorno a questo particolare -nella ottava seguente: - - Ferirsi alla visiera al primo tratto; - E non miraron, per mettersi in terra, - Dare ai cavalli morte; ch'è mal atto, - Perch'essi non han colpa de la guerra. - Chi pensa che tra lor fosse tal patto, - Non sa l'usanza antiqua, e di molto erra; - Senz'altro patto, era vergogna e fallo - E biasmo eterno a chi ferìa 'l cavallo. - -L'assalto di Tortosa, felicemente riuscito, coperse di gloria il nome -Arrigo. E messer Guglielmo, che era stato presente a tutta quella -importantissima fazione lodò assai il giovine capitano, pel valore e -per la saviezza di cui aveva fatto prova, ottenendo una così splendida -vittoria con poco spargimento di sangue. - -Non meno lieto dell'Embriaco fu il re Baldovino, che, risaputo appena -il felicissimo evento, mandò con gran sollecitudine a Tortosa il suo -confidente Folchiero di Chartres, per congratularsi coi Genovesi, e -invitare i capi a recarsi in Gerusalemme. - -Andarono tutti, e messer Guglielmo condusse la figlia con sè. Del -vecchio Anselmo non occorre il dire, perchè questi, nella sua nuova -qualità di scudiero, doveva seguire il suo signore, come fa l'ombra il -corpo. - -Baldovino accolse con grande onoranza i suoi fidi e valorosi amici di -Genova, e molto si rallegrò di vedere la bella figliuola dell'Embriaco, -che egli aveva già ricevuta nella sua corte, celata sotto spoglie -virili, e intorno a cui si era svolta, in quel breve spazio, di tempo, -una vicenda così assidua di strane avventure. - -Data la parte loro alle cerimonie ed alle feste, il re Baldovino pensò -a cavare i frutti di quella visita, impegnando i Genovesi all'imminente -assedio di Tripoli. Quell'altra impresa era stata disegnata e doveva -essere condotta dal conte di Sant'Egidio, uno dei pochi baroni -d'Occidente, rimasti a difesa del regno crocesegnato. - -Messer Guglielmo promise, in nome dei suoi figli e di tutta l'armata -che essi guidavano. Quanto a lui, era venuto per un ufficio di padre, -e doveva ritornare incontanente a Genova, dove lo richiedevano le sue -cure di console. Per altro, innanzi di rimettersi in mare, il forte -uomo avrebbe voluto assicurare la sorte della sua Diana, dandola in -moglie ad Arrigo. Ma qui, dove meno se l'aspettava, occorse l'intoppo. -Arrigo non era più libero, e doveva rinunziare ad ogni speranza di -felicità sulla terra. - -— Padre mio, — diss'egli piangendo, — quando avevo perduto ogni -fiducia nelle mie forze e in quelle degli uomini, per rintracciare la -vostra diletta figliuola e liberarla dalle mani dei tristi, ho giurato -di consacrare il resto dei miei giorni all'Ordine del glorioso San -Giovanni, se madonna Diana fosse restituita incolume ai suoi cari. - -— E al vostro voto, Arrigo, io son debitrice della mia salvezza; — -rispose Diana, non meno commossa di lui. — Questo è volere di Dio; -rispettiamolo. Io pure ho giurato. O di Arrigo, o di nessuno. Voi -tra gli Ospitalieri di San Giovanni; io tra le vergini di Santa Maria -Latina. — - -Messer Guglielmo non seppe che rispondere. - -Intanto quei due giovani piangevano. E il vecchio Anselmo, che era -profondamente pio, ma che credeva altresì non potere certi sacrifizii -tornare accetti al Signore, prese di schianto una grande risoluzione. - -— Infine, — borbottò egli tra i denti, — un re è un uomo come un altro, -e non mi mangerà mica cogli occhi. — - -Avete già capito che il vecchio scudiero domandava un'udienza al re -Baldovino. E l'ottenne, e là, senza tanti preamboli, con schiettezza da -soldato e da marinaio, gli raccontò ogni cosa, dall'a fino alla zeta. - -— Mio buon amico, e che ci posso far io? — disse il re, dopo averlo -ascoltato con molta benevolenza. — Non c'è che il Papa, per sciogliere -i voti dei fedeli cristiani. - -— È vero.... — rispose Anselmo; — è proprio vero.... — aggiunse, mentre -si recava macchinalmente e poco rispettosamente la mano al capo, per -grattarsi la nuca. — Ma ecco qua!.... Il Papa non ha forse un legato -in Gerusalemme? E non ce l'avrà mica mandato, io mi penso, per legare -soltanto! — - -Il re Baldovino, a quella uscita spontanea del vecchio, non seppe -trattenersi dal ridere. - -— Hai ragione, in fe' mia! — esclamò. — Vedete questo vecchio arcadore, -— soggiunse, volgendosi a Folchiero di Chartres, che era stato -l'introduttore di Anselmo, — vedete questo vecchio arcadore, che mette -un re sulla via! Tanto è vero che i buoni consigli si trovano da per -tutto! — - -Fu chiamato senza indugio il legato, che era, come sapete, il buon -vecchio Maurizio, anch'egli amico dei Genovesi, e spettatore della -giostra sul piano del Sicomòro. Delle sue buone disposizioni per tornar -utile a messer Guglielmo non si poteva dubitare. - -— I Genovesi ci hanno grandemente aiutato, e più ancora ci aiuteranno -in questa edificazione del reame di Cristo; — disse il re Baldovino. — -È debito nostro, messere, di fare in guisa che il console di Genova se -ne parta contento. - -— Sire, voi dite il vero; — rispose il vescovo Maurizio. — E poichè noi -abbiamo potestà di legare e di sciogliere, possiamo anche rimettere -il suo voto al prode Carmandino, al vincitore di Tortosa. Ma pensate -che egli ripasserà il mare e il regno vostro avrà perduto un valente -campione. È già troppo scarso il numero dei baroni d'Occidente, a cui -non sia parso grave di rimanere in Terrasanta, per servizio di Cristo! - -— Voi dunque non sciogliereste dal suo voto Arrigo da Carmandino? — -disse il re, scosso da quella argomentazione del vescovo. - -— Sì e no; — rispose Maurizio. — cioè a dire, vorrei poter conciliare -una cosa coll'altra. Il voto è senza fallo una ispirazione del cielo. -Ora, se noi ce ne assicurassimo i frutti, anche pagando quell'altro -di due cuori innamorati, pare a me che si potrebbe consentire al -matrimonio senza rimorsi. - -— Pare anche a me d'indovinare il vostro pensiero. Sciogliere il -Carmandino dal suo voto, ma ritenerlo con giuramento al nostro -servizio. Non è così? - -— Per l'appunto; — rispose il legato. - -Quel medesimo giorno, alla presenza del re e di tutta la sua corte, il -vescovo Maurizio così parlava ad Arrigo da Carmandino e a Diana degli -Embriaci: - -— Miei figli, Iddio, padre di amore, non accoglie i voti che condannano -i cuori ad un eterno martirio. Iddio vuol servi amanti ed operosi. Le -tristi prove, durate da voi con tanta costanza e fiducia, gli bastano. -In nome di Dio, non accetto il voto di Arrigo che in parte. Sia sposo -a Diana, ma resti in Sorìa, dove il regno di Cristo ha mestieri di -valorosi campioni, e dove egli potrà essere utile, colle armi di San -Giorgio, come se fosse ascritto alla milizia di San Giovanni. — - -Piacque la cosa ad Arrigo, che ringraziò con effusione il buon legato, -e promise tutto ciò ch'egli volle. Piacque a messer Guglielmo, che si -separava da sua figlia; ma la vedeva già signora di un principato in -Terrasanta, scambio di lasciarla umile e triste monaca nell'ospizio -amalfitano di Santa Maria Latina. Quanto a Diana, che vi dirò? La -sua felicità era pari a quella di Arrigo. Del resto, l'amore della -fanciulla non era forse incominciato dal giorno che il bel Carmandino -aveva presa la croce? E non era giusto che continuasse all'ombra della -croce? - -Tre anni dopo le cose narrate, e così male, dal vostro servitore -umilissimo, tutta la costa di Sorìa era ridotta, la mercè dei Genovesi, -in soggezione di Baldovino. Il quale, in ricompensa delle espugnazioni -di Malmistra, Solino, Laodicea, Tortosa, Tripoli, Gibello, Beirut, -Acri, Gibelletto, Cesarea, Assur, Joppe, Ascalona, diede in feudo -a cittadini genovesi parecchie terre, e alla gloriosa repubblica -una contrada in Gerusalemme, una in Joppe, e la terza parte delle -entrate marittime di Assur, di Cesarea e di Acri, nelle quali città -i mercatanti genovesi avevano un proprio magistrato e vivevano colle -leggi loro, come se fossero sempre all'ombra delle torri di Sarzano. - -Del resto, carta canta; ed ecco qua il privilegio, come fu vergato in -pergamena e trascritto dai Genovesi (in latino, s'intende) sul libro -del Comune: - -«L'anno della Incarnazione del Signore mille cento cinque, a ventitrè -giorni di maggio, nel tempo che il patriarca Damberto presiedeva al -governo di Jerusalem, regnante Baldovino, Dio onnipotente, per mano -dei servi suoi Genovesi, ha dato la città di Accon (Acri, o Tolemaide) -al suo glorioso sepolcro. I quali eziandio vennero col primo esercito -dei Franchi, e virilmente si adoperarono all'acquisto di Antiochia, -di Jerusalem, di Laodicea e di Tortosa; e loro soli acquistarono le -terre di Solino e di Gibello, ed accrebbero all'imperio di Jerusalem le -terre di Cesarea e di Assur. A questa così valorosa gente, Baldovino -re invittissimo ha dato in perpetua possessione in la città santa di -Jerusalem una contrada, e in la città di Joppe un'altra; ed oltre ciò -la terza parte di Cesarea, di Assur e di Accon.» - -Ho accennato poc'anzi a qualche feudo. Infatti, i due figli -dell'Embriaco ebbero l'investitura di Gibello, l'antica Biblo, da essi -conquistata. Arrigo da Carmandino ebbe Larissa, e il suo territorio, -eretti in contea, e concessi in dote a Diana. Così Baldovino riconobbe, -anche in una donna, gli obblighi di gratitudine che aveva verso -Guglielmo Embriaco. - -Mi domanderete di Anselmo. Il degno personaggio che avete conosciuto -fin dal principio di questo racconto, cambiò una terza volta di -professione. Era stato balestriere e poi guardiano di casa; in processo -di tempo scudiero dell'Embriaco; da ultimo passò ai servigi di Arrigo, -o, se vi piace meglio, di madonna Diana da Carmandino. - -Perchè bisogna dir proprio Diana da Carmandino. Caffaro di -Caschifellone si era acconciato anche lui a chiamarla così. Per altro, -non aveva accettato l'invito fattogli da Arrigo, di andare a riposarsi -per qualche settimana, nella contea di Larissa, dalle fatiche di quella -guerra triennale. - -— Grazie, amico; — aveva egli detto ad Arrigo; — io torno a Genova. -I felici non debbono essere frastornati dalla gente profana. Fate di -bastarvi sempre l'un l'altro. Fra due creature che s'amano non c'è -luogo per altri, fuorchè per un angioletto dai capegli d'oro e dalle -labbra di rosa. — - -A tutti i benevoli, che hanno seguito il narratore fin qui, piacerà di -saperne più a lungo, intorno alle vicende di Caffaro. Intendo questa -curiosità e vedrò di soddisfarla, raccontando la storia del nostro -simpatico personaggio un'altra volta; e sarà più presto che essi non -pensino. - -Di madonna Diana non vi dirò altro se non questo, che fu una delle più -savie e reputate castellane di quel tempo. Non la cantarono trovatori; -non andarono Goffredi Budelli a morirle davanti, come alla contessa di -Tripoli, sua bella e famosa vicina. Ma tutto ciò si capisce. Beatamente -chiusa nel suo amore per Arrigo, visse con lui in un settimo cielo, a -cui non giungevano desiderii, nè tentazioni profane. Egli combattendo -i nemici del reame, ella beneficando i vassalli, si composero un -nido felice, in cui durarono lungamente fidi, costanti, librati in -solitudine eccelsa, come una coppia di Numi, ma liberali altrui di -quella pietà che solo può dare chi non ha mestieri d'implorarne per sè. - -Invidiabile Arrigo! - - - FINE. - - - - -INDICE - - - CAPITOLO - I. Ero aspetta Leandro Pag. 1 - II. Qui si narra di Arrigo da Carmandino, - come pigliasse la croce per gli occhi - d'una donna » 10 - III. Breve anzi che no pei lettori, ma sugoso - per Arrigo da Carmandino » 22 - IV. Delle prodezze di Arrigo e dei sottili - accorgimenti di messere Guglielmo Embriaco » 30 - V. Di una gran torre di legno, che comandò - a molte torri di pietra » 43 - VI. Che è tutto un miscuglio, come la minestra - maritata di Anselmo » 53 - VII. La presentazione del primo annalista di - Genova » 67 - VIII. Un cuore spezzato » 89 - IX. Nel quale è dimostrata l'utilità del - combattere a capo scoperto » 110 - X. Sulle tracce di Arrigo » 132 - XI. In cui si narra di un astore che si era - fatto colomba » 148 - XII. La via del deserto » 165 - XIII. Alle strette di Cades » 183 - XIV. Dove è dimostrato che sui ribaldi non - si veglia mai abbastanza » 201 - XV. Una triste novella » 215 - XVI. La perla d'Occidente » 234 - XVII. Nel quale si vedono operare i sortilegi - di Abu Wefa » 256 - XVIII. Dove si vede che la posta troppo alta - confonde il giuocatore » 272 - XIX. Che potrebbe intitolarsi il principio della - fine » 289 - XX. In cui si finisce una storia, promettendone - un'altra » 304 - - - - -DELLO STESSO AUTORE - -_(Edizioni in-16)._ - - - Capitan Dodero (1865). _Settima edizione_ L. 2 — - Santa Cecilia (1866). _Quinta edizione_ » 2 — - L'olmo e l'edera (1867). _Settima edizione_ » 2 50 - I Rossi e i Neri (1870). _Seconda edizione_ » 2 — - Il libro nero (1871). _Quarta edizione_ » 2 — - Le confessioni di Fra Gualberto (1873). _Seconda edizione_ » 3 — - Val d'Olivi (1873). _Seconda edizione_ » 2 — - Semiramide, racconto babilonese. (1873). _Seconda ediz._ » 3 — - La legge Oppia, commedia (1874) » 1 — - Castel Gavone (1875). _Seconda edizione_ » 2 50 - La notte del commendatore (1875) » 4 — - Come un sogno (1875). _Quinta edizione_ » 2 — - Tizio Caio Sempronio (1877). _Seconda edizione_ » 3 — - Cuor di ferro e cuor d'oro (1877). _Seconda edizione_ » 5 — - Lutezia (1878). _Seconda edizione_ » 2 — - La conquista d'Alessandro (1879) » 4 — - Il tesoro di Golconda (1879) » 3 50 - La donna di picche (1880) » 4 — - O tutto o nulla (1881) » 3 50 - L'undecimo Comandamento (1881). _Seconda edizione_ » 3 — - Il ritratto del diavolo (1882) » 3 — - - - - - -Nota del Trascrittore - -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo -senza annotazione minimi errori tipografici. - -*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK DIANA DEGLI EMBRIACI *** - -Updated editions will replace the previous one--the old editions will -be renamed. - -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the -United States without permission and without paying copyright -royalties. 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You may copy it, give it away or re-use it under the terms -of the Project Gutenberg License included with this eBook or online -at <a href="https://www.gutenberg.org">www.gutenberg.org</a>. 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Fratelli Treves. -</p> -<hr class="mid" /> -</div> - -<div class="somm"> -<hr /> -<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p> -<hr /> -</div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_1">[1]</span> -</p> - -<p class="title"> -DIANA DEGLI EMBRIACI -</p> - -<h2 id="cap1">CAPITOLO PRIMO. -<span class="smaller">Ero aspetta Leandro.</span></h2> -</div> - -<p> -Era il 20 di ottobre dell'anno 1101 dopo il parto -della Vergine, giusta la frase notarile dei tempi, -ed era una giornata bellissima, rallegrata da un -cielo senza nuvole e dai tiepidi raggi di un sole -che pareva di primavera. Miracolo, questo, che -accade di sovente in Liguria, ove la limpidezza del -firmamento e la mitezza del clima fanno credere -talvolta che il vecchio Saturno, o chi per lui, volti -a rovescio, non una, ma cinque o sei pagine del -calendario. -</p> - -<p> -Le case di Genova, biancastre nello intonaco -delle mura e nelle lavagne distese sui tetti, splendevano -a quel saluto amoroso del sole; ma più di -tutte splendeva la torre degli Embriaci, la regina -delle torri genovesi, superba de' suoi cento e ventisei -piedi d'altezza, delle sue pietre riquadrate alla -<span class="pagenum" id="Page_2">[2]</span> -foggia romana e del triplice giro delle sue caditoie -sporgenti. -</p> - -<p> -Ora, se i lettori benevoli si degnano di seguirmi -su quella torre, che offre certamente la più bella -tra le vedute della città, io farò loro assai volentieri -da cicerone, e mostrerò che cosa fosse Genova, -nell'anno di grazia 1101, cioè a dire centosettantasei -anni dopo l'edificazione della seconda -cinta di mura. -</p> - -<p> -La prima cinta, siccome è noto, si ristringeva -al colle di Sarzano (<i>fundus Sergianus</i>) e suoi dintorni, -formando un quadrato irregolare, due lati -del quale si bagnavano in mare, e gli altri due si -prolungavano dentro terra, andando a chiudersi, -verso tramontana, in cuspide di freccia, alla porta -di Sant'Andrea, una delle cinque per cui si entrava -in città. Senonchè, nell'anno 925, si conobbe -che la vecchia cinta era strettina parecchio, di -guisa che i cittadini già avevano incominciato a -rizzar le case di fuori. E allora i consoli fecero -una giunta alla derrata, prolungando le mura verso -ponente, in modo da poter chiudere nel nuovo giro -la chiesa cattedrale di San Lorenzo, le case su cui -fu murato più tardi il palazzo del Comune, e tutte -le altre verso il mare, dove, tra una chiesa ed una -porta (il luogo dicevasi appunto San Pietro della -Porta), aveva a costituirsi il centro del traffico genovese, -sotto il nome famoso di piazza de' Bianchi. -</p> - -<p> -Come vedete, la città non era spaziosa. Per contro, -le case salivano in su, come altrettante torri -di Babele, per dare la scalata al firmamento; e le -strade non vedevano, la più parte, che una breve lista -di cielo, mentre tante altre non ne vedevano affatto. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_3">[3]</span> -</p> - -<p> -Fortunati erano gli abitanti del colle di Sarzano, -e più fortunati ancora gli Embriaci, la cui torre, -sebbene eretta a mezzo il pendìo, si alzava smisuratamente, -signoreggiando la sommità delle colline -circostanti e del mare vicino. La torre minacciosa -presentava i suoi quattro spigoli ai quattro -punti cardinali, quasi volesse sfidarli a battaglia. -A levante vedeva Carignano (<i>fundus Carinianus</i>) -su cui erano ancora da nascere le case dei -Fieschi e de' Sauli; più presso, ma sempre dallo -stesso lato, il vasto colmo di Sarzano, che le schierava -dinanzi le torri del vecchio Castello, insieme -colle case dell'arcivescovato. Da settentrione le si -affrontavano i monti e le colline digradanti ad anfiteatro -fino alla chiesa di Santo Stefano e a quella -di Sant'Ambrogio, ove la lunga ospitalità del V -secolo al clero ambrosiano avea ristretti gli antichi -vincoli di fratellanza tra genovesi e milanesi. Da -ponente andavano man mano allungandosi le coste -dei monti, lasciando tra le loro falde e il mare un -largo campo alle sparse ville, donde torreggiavano -i campanili di San Giovanni di Piè, di San Siro e -di Nostra Signora delle Vigne, coi loro cappelli di -pietra. Lascio pensare ai lettori come avesse a destare -l'invidia universale messer Guglielmo Embriaco, -padrone di quella torre e delle case sottoposte. -</p> - -<p> -Per molte altre ragioni egli era del resto invidiato, -quel degno capitano ed ottimate di Genova. -E i lettori sullodati le sapranno tutte per filo e per -segno, se non darà loro fastidio lo attendere. -</p> - -<p> -Nella mattina del 20 ottobre dell'anno 1101 (ripeto -la data per non avere a tornarci più su) una -<span class="pagenum" id="Page_4">[4]</span> -bella fanciulla, dalle forme elette e dal leggiadro -portamento, stava ritta sull'alto della torre che ho -detto, facendosi solecchio con una mano, tesa in -arco sulle ciglia, mentre coll'altra si appoggiava -lievemente alla merlata, ond'era cinto tutto intorno -il terrazzo. E il sole, mentre spaziava a sua posta -in capricciosi riflessi tra le bionde chiome della -fanciulla, rammorbidiva la sua luce sul volto roseo, -segnandone senza rigidezza i graziosi contorni, e -lasciando la sua giusta parte di efficacia al profondo -bagliore di due occhi pericolosamente turchini. -</p> - -<p> -Ho detto pericolosamente turchini, e non mi disdico. -Se forse l'ardimento della frase non trova grazia -presso i castigati scrittori, io so, per contro, -di aver dalla mia le ombre di tutti i genovesi che -vissero nei primi trent'anni del dodicesimo secolo -e si sentirono feriti dagli occhi inconsapevoli della -bella Diana degli Embriaci. -</p> - -<p> -Tornando alla mia descrizione (brevissima, non -dubitate, e appena quel tanto che può parer necessario -ai più frettolosi) vi dirò che una veste di -lana bianca le si stringeva alla vita, scendendo in -larghe pieghe dal fianco, senz'altro ornamento che -una molle cintura di cuoio. I capegli, non rattenuti -da reticella, o trecciera, apparivano poco meno -che sciolti, e in dorate anella le ricadevano sul -collo. Così semplice nella sua foggia di vestire, ma -ricca di grazie naturali, ella era la più leggiadra -figura di donna che si potesse immaginare sognando. -Laonde, non ho mestieri di dirvi se facesse -dar volta al cervello dei giovani cavalieri, -quando essi la vedevano scendere, accompagnata -<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span> -dalle sue donne, per recarsi a pregare nella chiesuola -vicina di San Cosmo, o nell'altra, poco più -lunge, di San Pietro alla Porta. -</p> - -<p> -Diana, dal canto suo, non badava ad alcuno; e -non già per infinta verecondia, chè ai tempi suoi -le istitutrici forastiere e i monasteri del Sacro Cuore -erano ancora di là da venire, sibbene perchè il -cuore della bella Diana era in Terra Santa, dove -stava suo padre, dove stavano i fratelli. E siccome -il cuore delle fanciulle (così dispose provvidamente -la divina bontà) non può contentarsi ai soli affetti -di casa, è ragionevole il credere che in Terra Santa -ci fosse qualchedun altro, il quale tenesse la miglior -parte di quel cuoricino in amorosa custodia. -</p> - -<p> -Una supposizione di questa fatta servirebbe anco -a chiarirvi perchè la fanciulla, che da parecchi -mesi soleva passare ogni giorno lunghe ore sull'alto -di quella torre, guardando con mesta assiduità -sul mare, là dalle parti di levante, da alcuni -giorni usasse guardarvi con ansia irrequieta, e -stancasse i suoi begli occhi azzurri su quelle liste -luminose segnate dal sole là dove il mare sembra -confondersi col cielo, e dove sogliono apparir le -navi a guisa di punti neri. -</p> - -<p> -E di punti neri ella ne aveva scorto quella mattina -più d'uno; i quali erano venuti a mano a -mano ingrossando e già davano sembianza d'una -armata in viaggio. Al momento in cui la mia storia -incomincia, quei legni erano già a due tratti -di balestra dalla punta del Faro, e un occhio esercitato -nelle cose marinaresche ne poteva distinguere -le insegne. -</p> - -<p> -La pratica navale stava per l'appunto a fianco -<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span> -di Diana, ad una rispettosa distanza, sotto la forma -di un uomo a cui le molte rughe segnate sul viso -davano un'età fra i cinquanta e i sessanta, sebbene -i capelli neri e lucenti mostrassero la loro ostinatezza -nel volerne confessare una quarantina soltanto. -Il vecchio teneva la sua berretta in mano; -era vestito d'un saio, stretto ai fianchi da una larga -cintura di cuoio, donde pendeva una rispettabile -daga. A compiere il ritratto, dirò che portava raso -il mento e le guancie, come un vecchio nostromo -delle Riviere ligustiche; la qual cosa faceva spiccar -meglio uno sfregio che dal fronte gli scendeva -giù lungo la guancia, e colla sua tinta di rosso -acceso mostrava di non essere antico. -</p> - -<p> -— Ecco, — diceva egli, proseguendo un discorso -che già durava da un pezzo tra lui e la giovine -signora, — si ravvisano già tutte. Le son proprio -ventisette, con sei navi per giunta, nè più, nè -meno, di quante ne partirono un anno fa, il primo -giorno d'agosto. Ecco la <i>Embriaca</i>, madonna; vedete -come è superba di portare il vostro gran genitore, -il valoroso messer Guglielmo, Testa di -maglio! — -</p> - -<p> -Testa di maglio, era il soprannome dato dai genovesi -a messer Guglielmo Embriaco, per la sua -forza erculea e per l'uso che ne aveva fatto in certo -frangente. Si raccontava che nella presa di Gerusalemme, -rottasi a lui la spada fra le mani, il forte -uomo si gettasse col capo innanzi dove più grande -era la ressa dei Saraceni, e colla cervice, rivestita -com'era dall'elmo di ferro, rompesse bravamente -l'ostacolo. -</p> - -<p> -— Maledetta ferita! — proseguiva il vecchio. — Se -<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span> -ella non mi avesse inchiodato sul letto quando -i nostri partivano per la seconda giostra, io ora -potrei esser là, di ritorno, con messer Guglielmo, -a far la mia buona figura a capo dei balestrieri. I -miei compagni tornano da accoccarle a quei cani -d'infedeli; io, invece, sono stato qui a mondar -nespole. -</p> - -<p> -— Mio povero Anselmo, e non potresti anco -avervi lasciato la vita? E che sarebbe allora di -tua moglie? -</p> - -<p> -— Mia moglie! — borbottò il vecchio balestriere. -— Non è ella al vostro servizio, madonna? D'altra -parte non son morto in Antiochia e non c'era pericolo -che io morissi poi. Vi so dir io che il colpo -era bene assestato. Cane d'un Saracino! Fortuna -che ho avuto ancora il tempo a rendergli tre pani -per coppia. -</p> - -<p> -— Anselmo, — interruppe Diana, — tu devi conoscere -tutte le galere che entrano. Potresti dirmene -i nomi? -</p> - -<p> -— Oh perdonate, madonna! Raccontavo le mie -prodezze per la millesima volta. Ecco, quella che -viene prima delle altre è l'<i>Embriaca</i>. Dietro a lei -c'è la <i>Raschiera</i> e la <i>Mallona</i>. Quell'altre due più -lontane, verso mezzogiorno, sono la <i>Marina</i> e la -<i>Caffara</i>. Quella laggiù, che pare non voglia spiccarsi -ancora dal promontorio di Carignano, dev'essere -la <i>Pomella</i>. Poverina, è carica d'anni e di gloria! -Essa è quella che sette anni addietro ha portato -in Terra Santa il conte Goffredo di Buglione, -quando il degno uomo è andato a buscarsi quella -brutta ceffata dal custode del Santo Sepolcro. Questa -poi, a poggia della <i>Mallona</i>, è la <i>Spinola</i>, comandata -<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span> -da vostro cugino, il buon messer Lamberto. -</p> - -<p> -— E non vedi tu.... poichè siamo tra cugini.... -non vedi tu la <i>Carmandina</i>? -</p> - -<p> -— Aspettate, ci guardo. Dovrebb'essere quell'altra -là. -</p> - -<p> -— Dove? -</p> - -<p> -— La penultima, che vien di conserva con quella -di vostro zio, il console Amico Brusco. La riconosco -al suo castello di poppa, più rilevato degli -altri. -</p> - -<p> -— È una ventura, — soggiunse Diana, quasi -parlando a sè stessa, — è una ventura che tutti -tornino a casa. Beate le famiglie che vedranno i -lor cari! -</p> - -<p> -— Sicuro! — ripigliò il balestriere, sorridendo, -— e tra essi il leggiadro Arrigo di Carmandino. -</p> - -<p> -— Anselmo! -</p> - -<p> -— Scusate, madonna, la mia rozza sincerità. -Qualche volta mi vien voglia di mordermi la lingua.... -e forse sarebbe meglio. Ma che volete? Bisogna -che dica pane al pane, io! E non vi ho forse -veduta alta tanto e palleggiata sulle mie braccia? -</p> - -<p> -— Sì, mio povero Anselmo, gli è vero, e so che -tu ci ami tutti, quanti siamo della nostra casa. -</p> - -<p> -— Tutti, davvero. E come non si avrebbe da -voler bene a voi, a messere Guglielmo, vostro padre, -a messer Ugo, vostro fratello, e da baciare dove -passate? -</p> - -<p> -— Tu dimentichi qualcheduno! — esclamò la -fanciulla, con accento di rimprovero, temperato -dall'atto amorevole con cui posò la sua bella mano -sulla spalla del balestriere. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span> -</p> - -<p> -— Ah sì; messere Nicolao. Che farci, madonna? -Gli è un prode cavaliere, non lo nego, ma io non -posso mandar giù quel Gandolfo del Moro, che lo -ha stregato, coi suoi occhi torvi e i suoi capegli -arruffati. — -</p> - -<p> -A quel nome, profferito dal suo fedel servitore, -la fanciulla degli Embriaci si era fatta pallida in -viso, e Anselmo sentì la sua mano delicata tremargli -sull'òmero. -</p> - -<p> -— Vedete se non ho ragione! — continuò egli. — Anche -a voi, solo quel nome ha fatto sgomento. — -</p> - -<p> -Mentre la sua giovine signora cercava le parole -per rispondergli, un lungo grido si levò per l'aria. -Le prime galere entravano nel piccolo porto di Genova, -e il popolo, che si era accalcato alla riva e -lungo le mura alle Grazie, faceva le prime accoglienze -festose ai reduci di Palestina. -</p> - -<p> -— Scendiamo, Anselmo; — disse la fanciulla. — Corri -tu primo, e fa schierare nel portico tutta la -famiglia, perchè sia degnamente onorato il mio -gran padre e signore. — -</p> - -<p> -Il balestriero fu sollecito ad obbedire, e disparve -tosto per l'abbaino. La bella Diana gli tenne dietro, -dopo aver dato un ultimo sguardo alla Carmandina, -che si era avvicinata anch'essa alla punta -del Faro. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span></p> - -<h2 id="cap2">CAPITOLO II. -<span class="smaller">Qui si narra di Arrigo da Carmandino, -come pigliasse la croce per gli occhi d'una donna.</span></h2> -</div> - -<p> -Prima di andar oltre nel racconto, e mentre Genova, -affollata sul molo, festeggia l'arrivo dei suoi -crociati da Cesarea, vi dirò qualche cosa di Arrigo -da Carmandino, e dei suoi primi amori colla bella -Diana. -</p> - -<p> -Arrigo da Carmandino era il più giovine di tre -fratelli, chiarissimi per nobiltà di sangue e per -amore della loro terra. Prendevano essi il nome -dal borgo di Carmandino, in Polcevera, e i loro -antenati erano d'una medesima stirpe coi signori -delle Isole e con quelli di Manesseno, più noti pel -soprannome di Spinola, donde si spiccavano appunto -allora i rami gloriosi degli Embriaci, dei Castello -e dei Brusco, mentre da essi, i Carmandino, si -spiccavano gli Avvocati, i Lusii, i Pevere, i Mari, -i Serra e gli Usodimare. -</p> - -<p> -Rammentate, lettori umanissimi, che siamo all'alba -dei Comuni e delle spartizioni un po' chiare, -<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span> -quando i nomi proprii, le professioni, gli stessi -nomignoli dati dal volgo, incominciano a distinguere -i varii rami, e questi a lor volta fan ceppo. -</p> - -<p> -Tutta quella nobiltà consolare era derivata dalla -feudale, che, non avendo più Franchi, nè Longobardi, -a cui chiedere l'investitura, ripeteva, poco -prima del Mille, i suoi diritti dal Vescovo, ultima -autorità rimasta in piedi per mezzo a quella gran -confusione. -</p> - -<p> -Vedete, infatti; Ido, il capostipite di tante famiglie, -era visconte nel 952, con larga signoria nei -pressi di Genova, segnatamente nella valle di Polcevera. -Ebbe tre figli, un Oberto Visconte, un Migesio, -donde venne il casato delle Isole, e un altro -Oberto, detto di Manesseno. Dal primo dei tre, per -una genealogia di Ido, Ingo, Rainfredo, e Ingo da -capo, scendiamo ai tre fratelli, Gandolfo, Ido ed -Arrigo, avvocato il primo del monastero di Santo -Stefano, futuro console il secondo, crociato il terzo -e uno dei principali personaggi della mia storia. -</p> - -<p> -Torniamo indietro fino al capostipite; lasciamo -da banda il suo secondogenito Migesio, e andando -a cercare il terzogenito, Oberto di Manesseno, lo -vediamo padre a Belo Visconte, da cui nacque un -Guido, che fu il primo ad assumere il nome di -Spinola, uomo la cui liberalità e la magnificenza -andavano famose per tutta Liguria. Narra il Giustiniani -(e gli s'ha a credere, in mancanza d'altre -autorità) che questo messer Guido usasse onorare -gli ospiti suoi facendo spillare da più botti parecchie -sorte di vino. Ora, in vernacolo genovese, -<i>spinolare</i> è lo stesso che l'italiano <i>spillare</i>, e dicesi -spinola lo zipolo con cui si chiude la cannella -<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span> -delle botti. Per tal modo il visconte Guido fu chiamato -lo Spinola, e uno zipolo diventò nome ed -anche insegna di casato, perchè da quel tempo in -poi la famiglia la portò <i>d'oro, con una fascia scaccata -di rosso e d'argento di tre file, sormontata da -una spina di botte, di rosso, in palo</i>. Notate la mia -sbardellata scienza araldica, mentre io proseguo la -genealogia, raccontandovi che questo messer Guido -ebbe sette figliuoli, un Oberto, un Guido ed un -Ansaldo, che si adoprarono a perpetuare il nome -degli Spinola; un Primo, che tolse il nome di Castello -e fu davvero il primo di tal casato; un Guglielmo, -che fu capostipite ai Medici ed agli Alineri; -un Amico, che assunse il soprannome di -Brusco e fece anch'egli la sua brava razza a parte; -finalmente un nuovo Guglielmo, il più glorioso di -tutti, distinto col nome di Embriaco e salutato dai -suoi soldati col nomignolo, che già conoscete, di -Testa di maglio. -</p> - -<p> -E adesso che vi ho dato un cenno bastevole di -tutte queste parentele, torno ad Arrigo. Egli era -per fermo uno dei più leggiadri cavalieri di Genova, -e non avreste trovato chi lo agguagliasse in -trattar lancia e spada, o cavalcare in giostra e -gualdana. Neanco poteva dirsi fosse digiuno di -studi; chè anzi in cotesto egli era andato più oltre -che non comportassero le costumanze d'allora. Mite -era dell'animo, ma pronto a metter fuori la spada -contro ogni atto che gli paresse iniquo, laonde non -è a dire come egli avesse il cuore aperto ad ogni -affetto generoso. -</p> - -<p> -A ventidue anni, Arrigo non aveva ancora amato. -A chi gli toccava di ciò, egli solea dire che il suo -<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span> -cuore avrebbe dato ad una donna, ma per sempre, -e che però non si sarebbe innamorato al primo -uscio. Arrigo aveva ragione, sebbene molte vaghe -gentildonne tenessero contraria sentenza; e lo aspettare -fu bene, imperocchè diede agio al caso di -condurlo una certa mattina alla chiesa di San Pietro -alla Porta, ove per la prima volta s'avvenne in -quella rara bellezza della fanciulla degli Embriaci. -</p> - -<p> -Quel giorno, le sue preghiere non andarono tutte -all'altare, ed egli adorò il creatore nella sua creatura. -Quegli occhi azzurri non si erano pure fissati su -lui, quantunque egli si mettesse a bello studio accanto -alla pila dell'acquasanta, quando Diana fu -per uscire di chiesa; ma Arrigo non si diede per -vinto, e da quel giorno gli fu caro aver perduto -la pace dell'anima. Dovunque la donna andasse, -Arrigo era; dovunque fosse, non indugiava ad apparire; -di guisa che, finalmente, ella ebbe ad avvedersi -di quel costante amatore, e il suo cuoricino -incominciò ad accogliere una immagine d'uomo, -il suo labbro a mormorare un nome, allorquando -ella udiva, di nottetempo, sotto i veroni della sua -casa, certe ballate in provenzale, che era la lingua -amorosa di tutti, e parte principale della educazione -dei giovani. -</p> - -<p> -Se Arrigo avesse continuato di quella forma nei -suoi lai di troviere, forse i posteri avrebbero parlato -meno di Folchetto, suo concittadino, che doveva -salire più tardi in tanta rinomanza nell'arte. -Ma i canti di Arrigo ebbero fine ben presto. La -voce improvvisa di Pietro Eremita aveva scosso -l'Europa. Quel pazzo sublime, che, senza pure saperlo, -dovea col suo grido dare indirizzo nuovo -<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span> -alla storia, era venuto in Occidente a raccontare -la caduta di Gerusalemme in balìa dei Saraceni -feroci e le crudeltà patite dai pellegrini, che andavano -a pregare sulla tomba del Cristo. -</p> - -<p> -La cosa era grave, più grave che non si argomenti -ai dì nostri. Al sepolcro del Nazareno andavano -i peccatori di tutta Europa a purgarsi dei -loro misfatti, e in quei tempi non ancora usciti -dalla barbarie, una simile derrata abbondava anzi -che no. Premeva alla chiesa, premeva alla Cristianità -tutta quanta, che la via di Gerusalemme -non fosse impedita. Le città marinare avevano -inoltre bisogno di allargare i loro traffichi, e l'Oriente -era l'<i>Aurea Chersonesus</i> per essi. Vi erano -poi gli uomini di lancia e spada, vaghi di nuove -imprese, infastiditi delle guerricciuole di casa, signori -di poca terra, o di nessuna, tutti travagliati -da una gran sete di possanza e di gloria. -</p> - -<p> -Cotesto vi chiarirà come la voce del monaco dovesse -essere udita da un capo all'altro d'Europa, -e come scaldar l'animo di chierici e laici, d'uomini -di cappa e uomini di spada. A cavallo su d'una -mula, che meriterebbe di essere glorificata dalla -storia, non foss'altro, per le sue lunghe e faticose -trottate, Pietro ne andava di città in città, di terra -in terra, col crocifissso in pugno, predicando, piangendo, -ed incitando i Cristiani a liberare il Santo -Sepolcro. Un pietoso entusiasmo, che andava spesso -oltre i confini della pazzia, rispose alle concitate -orazioni del monaco; le popolazioni intiere si schieravano -sulle sue orme, chiedendo la guerra santa -ai loro signori; ed a questi si destavano arcani -desiderii, ribollivano alte ambizioni nel petto. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span> -</p> - -<p> -Il concilio di Chiaramonte, radunato nel 1095 sotto -la presidenza di Urbano II, deliberò che la guerra -santa si facesse. La piccola città di Chiaramonte -non bastava a capire tutta quella pioggia di principi -e di vescovi, di ambasciatori, di baroni e di -frati, che erano accorsi al concilio. Una cronaca -di quel tempo narra che, a mezzo novembre, le -città e borgate dei dintorni erano così piene di popolo, -che fu mestieri di rizzar tende pei campi e -recarsi in santa pace un freddo, che non usava -misericordia ai cristiani. -</p> - -<p> -A quel concilio si presentò anche Goffredo, duca -di Bouillon, che doveva capitanare più tardi i crociati. -Il prode soldato, pochi mesi addietro, era andato -in Terra Santa col conte di Fiandra ed altri -pellegrini della sua levatura. Passati in Genova, si -erano imbarcati sopra una nave chiamata <i>Pomella</i>, -e approdati al porto di Joppe avevano proseguito il -viaggio per alla volta di Gerusalemme. Si erano -presentati alla porta del Sepolcro; ma i Saraceni -che vi stavano a custodia ne avevano negato loro -l'accesso, volendo che pagassero prima un bisanto -per ciascheduno. I nostri gran signori non avevano -quattrini; il tesoriere della comitiva era rimasto -indietro un buon tratto di strada. Si venne -a parole, e il pio Goffredo vi buscò una fiera ceffata, -di cui si sarebbe fatta subitanea vendetta, se -i cristiani non fossero stati così pochi e così numerosi -i Saraceni. -</p> - -<p> -Questo narrava Goffredo; e gli animi sempre -più s'infiammarono. Urbano impartiva l'indulgenza -plenaria a chiunque, pentito e confessato, si votasse -all'impresa. «Dio lo vuole! Dio lo vuole!» -<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span> -Fu questo il grido dei baroni, quando Urbano ebbe -finito di parlare; e tutti si gettarono ai piedi dei -padri del Concilio, per ricevere i due scampoli di -lana vermiglia, assestati in forma di croce e cuciti -sull'òmero. Di quelle croci ne furono distribuite -oltre un milione. Ventura pei lanaiuoli, e non per -la nobile impresa, che fu ben lungi dal raccogliere -un così gran numero di combattenti. -</p> - -<p> -A Genova, il popolo si commosse a sua volta -per l'arrivo di Ugo, vescovo di Grenoble, e di Guglielmo, -vescovo di Orange, i quali, caldi ancora -degli entusiasmi di Chiaramonte, venivano ai genovesi -per invitarli alla crociata, e parlavano alla -gente dalle gradinate delle chiese, distribuendo le -insegne vermiglie a quanti le chiedevano, che molti -furono e dei più riputati cavalieri di Liguria. Fra -i primi che pigliarono la croce furono Anselmo -Rascherio, Dodone degli Avvocati, Lanfranco Rosa, -Opizzone Musso, Oberto de Marini, Ingo Flaòno, -Nascenzio Astore, Guglielmo di Buonsignore e Oberto -Basso delle Isole. -</p> - -<p> -Tornando colla mente a que' giorni di altissima -concitazione di spiriti, è agevole immaginare quale -onda di popolo traesse a San Siro e a Santo Stefano, -intorno a quelle gradinate donde i due vescovi -arringavano la moltitudine. Nobili e popolani, -uomini e donne, vecchi e fanciulli, tutti si -accalcavano a quei sacri spettacoli, tutti volevano -la guerra santa, tutti avrebbero voluto la croce. -</p> - -<p> -Ma il Papa non chiedeva a Genova guerrieri soltanto. -Genova, già potente sul mare, doveva fornire -navi e marinai per condurre un grosso di -crociati d'Occidente in Soria; e mentre i cavalieri -<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span> -e il popolo minuto s'infiammavano per la guerra -santa, non sognando che botte da orbi ai Saracini, -i Consoli vedevano in quella spedizione lontana e -gloriosa, la sorgente delle nuove fortune di Genova. -</p> - -<p> -Anche Guglielmo Embriaco, il nobile figlio di -Guido Spinola, il consanguineo degli Avvocati, dei -Marini e degli Isola che ho nominati poc'anzi, -aveva posta la croce vermiglia sulla cappa bianca, -e il suo fratel maggiore, Primo di Castello, aveva -imitato l'esempio. Ora egli avvenne che un di quei -giorni, Diana pregasse il padre di condurla a vedere -il vescovo di Grenoble, che dalla gradinata di -Santo Stefano teneva discorso ai fedeli. E messere -Guglielmo, da quel padre amoroso che egli era, -condusse la figliuola, con gran corteggio dei suoi -famigliari, fuor della porta di Sant'Andrea, fino -ai piedi dell'erta su cui sorgeva la chiesa del protomartire, -tutta listata di marmo bianco e pietra -nera di Promontorio, giusta il costume d'allora. -</p> - -<p> -Il popolo accolse con liete grida il nuovo crociato, -e Arrigo da Carmandino (vedete se la fortuna -non aiuta gl'innamorati) ebbe in sorte di far -luogo presso di sè a messer Guglielmo e alla sua -bella figliuola. -</p> - -<p> -L'Embriaco salutò cortesemente il Carmandino, -e questi si fece tutto rosso, nel ricambiarlo della -sua cortesia. Gli occhi di Diana si erano incontrati -nei suoi; Diana lo aveva salutato per la prima -volta, e Arrigo aveva sentito il sangue rifluirgli -al cuore, chè mai gli era parso di aver provato -altrettanta allegrezza. -</p> - -<p> -Il tacere più oltre sarebbe stato disdicevole. Guglielmo -conosceva Arrigo per un gentil cavaliere, -<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span> -del sangue di Ido Visconte, da cui, come ho detto -più sopra, scendevano anche i signori di Manesseno. -E Carmandini ed Embriaci avrebbero potuto -vantare un dugento anni di certa genealogia, che -era già molto per quei tempi, se allora, più che -da un lungo ordine di avi, non si fosse reputato -più bello derivar fama dalle opere proprie. E nemmeno -allora si usavano stemmi a contraddistinguere -le casate. Ogni cavaliere inalberava l'emblema -che più gli andasse a grado, per essere riconosciuto -in giostra, o in battaglia. Soltanto dopo la -prima crociata, l'emblema, illustrato sui campi di -guerra, parve degno d'essere perpetuato, ad onore -di tutto il lignaggio. Così ad esempio gli Embriaci -lo portarono d'oro, con tre leoni rampanti di -nero; i Carmandini ebbero lo scudo partito di nero -e d'argento, con un leone rampante <i>dall'uno all'altro</i>. -</p> - -<p> -Torniamo ad Arrigo. Il giovane, dopo una breve -pausa, che gli fu necessaria per trovar le parole, -e arrossendo da capo, come potete immaginare cercando -tra le memorie della vostra giovinezza il -caso consimile, si fece animo a dir qualche cosa. -</p> - -<p> -— Messer Guglielmo, — cominciò egli, — voi -dunque partite, per andarvene in Terra Santa a -sostenere il buon nome dei cavalieri genovesi? -</p> - -<p> -— Come sapete; — rispose con nobile modestia -l'Embriaco; — vo a fare il debito mio e nulla più. -Per quanto è di sostenere il buon nome di Genova, -voi mi fate, messer Arrigo da Carmandino, troppo -gagliarde le spalle. Sono dei primi pel buon volere, -non già per l'efficacia delle opere. -</p> - -<p> -— Messer Guglielmo, consentite, che, per amore -<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span> -di verità, io pensi di voi l'una cosa e l'altra. Così -voi mi credeste degno di combattere al fianco vostro, -come io vi seguirei di buon grado, avendolo per -somma grazia ed augurio fortunato. — -</p> - -<p> -La lode dei buoni è grato conforto agli ottimi; -e questo è tanto vero, e lo fu tanto in ogni tempo, -che a Guglielmo Embriaco le parole di Arrigo da -Carmandino toccarono il cuore. Egli non rispose -nulla; ma, presa la mano del giovine, la strinse -con indicibile affetto. Diana alzò, per guardare Arrigo, -i suoi begli occhi azzurri; e traluceva da -quegli occhi un sorriso di cielo. -</p> - -<p> -Che cuore fu il vostro, che dolci pensieri vi passarono -pel capo, messere Arrigo da Carmandino, -quando sentiste la stretta di quella mano paterna -e la virtù di quello sguardo virgineo? Per fermo i -vicini, in quel momento, videro sulla vostra fronte -un'aureola, come quella dei santi, poichè hanno -goduto l'aspetto di Dio. E Diana stessa, la leggiadra -Diana, ebbe sicuramente a vedere alcunchè di -simile, perchè tenne a lungo i grandi occhi fissi -su di voi, in atto di compiacenza e di meraviglia. -</p> - -<p> -— Arrigo da Carmandino, — disse, dopo brevi -istanti, il padre della fanciulla, — voi siete un -nobil garzone e degno d'esser amato da quanti vi -conoscono. Non avete voi ancor presa la croce? -</p> - -<p> -— No, messere; — rispose turbato il giovine. — Il -desiderio me ne aveva colto fin dal primo giorno -che il venerando vescovo di Grenoble arringò il -popolo dalla gradinata di San Siro. Ho tardato, per -timore non già, sibbene.... -</p> - -<p> -— V'intendo, messere; — ripigliò con amichevole -festività l'Embriaco; — aspettavate la fascia -<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span> -di zendado trapunta dalla donna dei vostri pensieri. -</p> - -<p> -— Non vi apponete che a mezzo; — rispose Arrigo, -facendosi rosso per la terza volta. — La donna -che io amo, dopo Dio e la mia fede di cavaliere, -è cosa troppo alta per me, e forse io non potrò -sperar mai di portarne i colori. Soltanto avrei desiderato -che ella sapesse del mio disegno, per leggere -nei suoi occhi un saluto. Ma lasciatemi andare; — soggiunse -il giovane, dopo aver dato una -timida occhiata a Diana; — io non potrei rimanere -più oltre al fianco vostro, senza la croce vermiglia -sul petto. — -</p> - -<p> -E dette queste parole, Arrigo si mosse con giovanile -baldanza verso la chiesa. Il popolo fece largo -al cavaliere, sapendo che non si correva tanto in -fretta verso il buon vescovo di Grenoble, se non -per avere il segno della crociata. E infatti, pochi -istanti dopo, il giovine Arrigo era ai piedi di Ugo, -diceva il suo nome e tornava benedetto, coi due -scampoli di scarlatto incrociati, verso il luogo dove -aveva lasciato Guglielmo Embriaco e la sua celeste -figliuola. Tutti gli astanti, che conoscevano il terzogenito -di Ingo e di Rainoisa (una tra le più belle -gentildonne di Genova, alla quale egli somigliava -moltissimo) lo salutarono con lunghi evviva; ma -il suo trionfo egli lo gustò tutto intiero negli occhi -raggianti della bellissima fanciulla e nel bacio del -padre di lei. -</p> - -<p> -— Siate il ben venuto, — gli disse questi, — tra -i cavalieri di Cristo. Ora è tempo di tornarcene alle -case nostre. Arrigo, venite un tratto con noi? -</p> - -<p> -Il giovane innamorato non se lo fece dire due -<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span> -volte. E la sua gioia fu al colmo, allorquando l'Embriaco, -postagli una mano sulla spalla, mentre le -donne andavano innanzi per la via di Macagnana, -donde si giungeva alle case di messer Guglielmo, -gli susurrò all'orecchio queste parole: -</p> - -<p> -— Arrigo di Carmandino, io so tutto, ho tutto -veduto. Volete voi essere mio figlio, come Ugo e -Nicolao? — -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span></p> - -<h2 id="cap3">CAPITOLO III. -<span class="smaller">Breve anzi che no pei lettori, -ma sugoso per Arrigo da Carmandino.</span></h2> -</div> - -<p> -Come la brigata fu giunta alle case degli Embriaci, -il giovine Arrigo tolse commiato, non senza -promettere a messer Guglielmo che sarebbe andato -a visitarlo. Il lettore intenderà che Arrigo dicesse -al padre, ma che il discorso, nella sostanza, andasse -alla bella figliuola. Ed io glielo lascierò credere, -sebbene avrei buono in mano per dimostrare -che l'ossequio ad un uomo come l'Embriaco c'entrava -per la sua parte. -</p> - -<p> -Arrigo, dunque, tornò una e più volte in quella -casa; e, bisogna dirlo a sua lode, ogni qualvolta -ei metteva il piede sul limitare, il cuore gli batteva -forte, come gli era battuto alla prima. Soltanto -gli uomini della nostra generazione stracca possono -affogare la delicatezza dell'affetto nelle acque -morte della consuetudine; laonde a me, figliuolo -del mio secolo, non fa gran senso vedere un amico -mio passeggiare con aria uggiosa accanto alla -<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span> -moglie, non ricordando più i giorni ch'egli era tutto -fuoco e fiamma per lei, ed affrettava col desiderio -l'ora in cui gli fosse dato vederla, fanciulla ancora, -in quella conversazione, dove si era introdotto -con tanta fatica. -</p> - -<p> -Ogni giorno, al cadere del sole, il nostro giovane -era al fianco di messer Guglielmo, il quale si ristorava, -conversando con Diana ed Arrigo, dalle -quotidiane fatiche per l'allestimento del suo naviglio. -L'ospite toccava di sovente il liuto, alla maniera -dei trovatori, cantando qualche cobla o serventese -nella lingua di Provenza; e Diana, che -avea risaputo il discorso fatto da suo padre ad Arrigo, -si sentiva la più felice tra le donne. -</p> - -<p> -La sua allegrezza era, a dir vero, turbata dal -pensiero della partenza di Arrigo. Ogni giorno ella -udiva dalla bocca del padre come andassero solleciti -gli apprestamenti navali, e non era quella per -fermo una consolazione per lei. Ma non s'ha a -credere, per altro, che la fanciulla degli Embriaci -fosse una delle nostre Malvine, che dànno negli -spasimi per ogni cosa, e si strappano i capegli -dalla disperazione. Diana avrebbe commesso un -peccato mortale a strappare i suoi, che erano bellissimi, -e, nata di padre guerriero e marinaio, in -tempi d'avventure e di zuffe continue, si sarebbe -mostrata indegna del proprio sangue, se troppo si -fosse doluta che il suo fidanzato partisse, per andare -in Soria, a romper lancie contro le schiere infedeli. -</p> - -<p> -La bella Diana, scambio di pregare, lavorava assiduamente -a metter punti d'oro su d'una fascia -di seta. Nessuno le aveva chiesto per qual santo -ella usasse tanta diligenza, ma lo indovinavano -<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span> -tutti. In casa di messer Guglielmo non si era anche -annunziato solennemente; ma tutti sapevano, congiunti, -amici e famigliari, che non si poteva dare nè -immaginare una coppia meglio combinata di quella. -</p> - -<p> -Un uomo solo se ne rodeva, un uomo solo guardava -di mal occhio il trapunto di madonna Diana. -Gandolfo del Moro era amico di Nicolao, il primogenito -di Guglielmo Embriaco, e Nicolao gli aveva -promesso di aiutarlo presso il padre suo ad ottenere -la mano della sorella. Perciò quell'altro si -tenne sicuro del fatto suo; e quando tra giovani -cavalieri si lodavano le grazie della bella Diana, -invidiando anticipatamente il fortunato mortale che -l'avrebbe condotta in moglie, messer Gandolfo tronfiava, -faceva la ruota, come a dire: «invidiatemi -pure, io sono quel desso.» Ma durò poco la sua -gloria, ed egli si trovò scavalcato, mentre si credea -fermo più che mai sull'arcione. Arrigo da Carmandino -s'era fatto avanti, e gli era bastato presentarsi, -per vincere. Gandolfo del Moro non volle già persuadersi -che il cuore di Diana fosse libero di darsi -a cui più gli piacesse, e tutta la sua rabbia si volse -contro di Arrigo, come se Arrigo gli avesse rubato -una cosa che apparteneva a lui, a lui, Gandolfo -del Moro. -</p> - -<p> -Il nostro geloso aveva pensato da prima di romperla -apertamente con Arrigo e disfarsene con un -buon colpo di spada. Ma il Carmandino era un -osso duro da rodere, e Gandolfo era certo di averne -la peggio. Allora gli venne fatto un nuovo disegno, -che gli parve il migliore, tanto che volle mandarlo -subito ad effetto, appostando due ribaldi in una -viottola presso la torre dei Della Volta (che ancora -<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span> -non avevano assunto il nome di Cattanei), da dove -il Carmandino, tornando da casa gli Embriaci, soleva -passare ogni sera. Senonchè, la mattina dopo -l'agguato, si trovò un morto sulla strada, e il superstite -non ardì ritentare la prova. -</p> - -<p> -Arrigo aveva indovinato donde gli venisse il -colpo, ma non fece motto ad alcuno di quel suo -rischio notturno, contentandosi da quella sera in -poi di girar largo ai canti per esser pronto ad ogni -evento e non lasciarsi cogliere alla sprovveduta. In -quanto a messer Gandolfo, si può argomentar di -leggieri che non andasse attorno a menar vanto -della disfatta. -</p> - -<p> -Intanto, l'armata genovese era in assetto per -prendere il mare. La partenza fu assegnata pei primi -di luglio del 1097, sotto il comando di Guglielmo -Embriaco. Erano dodici galere armate di tutto -punto, piene di cavalieri e di arcadori, scelti tra i -riputati di Liguria, e le seguiva un sandalo, nave -oneraria di quei tempi. Padroni di quelle galere -erano i cittadini che ho nominati più sopra, uomini -prodi e navigatori esercitati nella caccia continua -ai pirati, che infestavano allora il Tirreno. -</p> - -<p> -Questo, come ho detto, avveniva nel 1097. Capi -dei Crociati erano (lo accennerò brevemente per -chi non ne avesse ricordo) Goffredo di Buglione, -duca di Lorena, Baldovino ed Eustachio, fratelli -di lui, Ugo fratello del re di Francia, due Roberti, -l'uno figlio al re inglese e duca di Normandia, -l'altro conte di Fiandra, Raimondo conte di Tolosa -e Stefano conte di Bles, tutti seguiti da un numero -stragrande di Tedeschi, Francesi, Inglesi, Scozzesi, -Italiani. Non andarono Spagnuoli, perchè, travagliati -<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span> -da guerra continua coi Mori, si potea dire -che avessero la Crociata in casa. Ugo, passato in -Italia, aveva rappattumati i due fratelli normanni, -Boemondo di Taranto e Ruggero di Puglia, in discordia -tra loro pel principato di Melfi. Con essi -e con Tancredi, nipote a Ruggero, partivano ventimila -uomini; anch'essi gente italiana. -</p> - -<p> -Giunti per vie diverse a Costantinopoli, passato -il Bosforo e calati in Bitinia, i Crociati espugnavano -in cinquantadue giorni la città di Nicea; -donde spartivano l'esercito in due corpi, l'uno destinato -a correre la Licia e la Panfilia, l'altro a -penetrare in Cilicia, dove occupava Tarso, Malmistro, -seguitando poi alla volta d'Antiochia, capitale -della Siria, a dodici miglia dal mare, dove era il -porto detto allora di San Simeone. Colà approdavano -i Genovesi, mentre l'esercito si travagliava -nel difficile assedio. Ma di questo a suo luogo; -rifacciamoci ora al porto di Genova, dove sta l'armata, -sul punto di salpare le ancore. -</p> - -<p> -La sera innanzi la partenza, Arrigo fu, come di -consueto, alla casa di messer Guglielmo. L'Embriaco -stava a consiglio coi notabili della città -presso il vescovo di Ciriaco, e non v'ebbe che -Diana a ricevere Arrigo. -</p> - -<p> -— Madonna, — le disse il giovane, — domani -si parte. -</p> - -<p> -— Lo so; — rispose Diana, chinando i suoi begli -occhi a terra, per nascondere due lagrime. — Addio -dunque, messere! Il cielo v'abbia in custodia, -e laggiù, tra le donne di Sion, che hanno -fama di tanta bellezza, non vi faccia dimenticare -di me. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span> -</p> - -<p> -— Oh, non temete! — esclamò egli con accento -solenne. — Voi dovete credere, madonna, che Arrigo -da Carmandino vi terrà la sua fede, come -credete in Dio e nella lealtà del vostro genitore. -Io vi amo, Diana, come la più santa cosa che al -mondo sia, e un amore cosiffatto non può affievolirsi -per volger di tempo nel mio cuore, dove esso -rimarrà come sacro suggello ad ogni cosa che io -pensi o faccia in futuro. Io, per contro, — soggiunse -egli umilmente, — so quanto poco valgo -al paragone delle grazie vostre, e temo.... temo che -gli occhi di Diana degli Embriaci non abbiano a -cadere su altri, migliori a gran pezza di me. -</p> - -<p> -— Perdonatemi, Arrigo! — ripigliò la fanciulla, -dicendo assai più cogli occhi supplichevoli che -non facesse colle parole. — La donna che vi ama -voleva celarvi le sue lagrime e nella confusione -non ha trovato miglior cosa a dirvi che una scortesia. -Ma non so parlare, io, come si dovrebbe -parlare ad un uomo come voi; tutto il meglio dei -miei pensieri mi resta qui, dentro il cuore. Ora -sappiate che qui dentro c'è pure, e ben custodita, -l'alterezza del sangue d'Ido Visconte, donde scendiamo -ambedue, e la figlia di Guglielmo non può -amare che un prode. O come vorreste, messere, -che mentre mio padre, mio zio Primo di Castello, -i miei fratelli, e con essi il fiore dei cavalieri di -Genova, fossero in Terra Santa a sostenere il buon -nome della nostra città (la frase è vostra, messer -Arrigo), io potessi volger gli occhi intorno.... o al -basso, — aggiunse ella prontamente, — per guardare -i rimasti? — -</p> - -<p> -Diana aveva profferito queste ultime parole con -<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span> -molta veemenza. Era forse quella la prima volta -che sotto i sembianti della fanciulla trasparisse la -donna. Del resto il momento era solenne, e amore -è gran maestro d'eloquenza per tutti. Anche Arrigo -fu eloquente a rispondere. -</p> - -<p> -— Di ciò non dubitavo io punto; e voi, madonna, -non dubitate di Arrigo. Son vissuto finora senza -amare altra donna fuor quella da cui nacqui; -vivrò il restante della mia vita non amando che -voi. — -</p> - -<p> -Non ripeterò ai lettori tutto ciò che, seguendo -un bandolo così bene avviato, andavano dipanando -i due giovani in quell'amoroso colloquio. Chi non -è stato innamorato? E chi dunque non sa che -cosa potessero dirsi quei due nobili cuori, in un -momento solenne, che era il primo e poteva anche -esser l'ultimo delle loro espansioni? -</p> - -<p> -Diana trasse fuor da uno stipo la fascia di seta, -trapunta di sua mano, la baciò e la porse ad Arrigo; -il quale la prese divotamente, come vi sarà -facile argomentare, baciandola a sua volta. -</p> - -<p> -Il giorno seguente, sul far dell'aurora, le galere -salparono le ancore, sciolsero i provesi e si -misero alla via. Tutta Genova era sulla spiaggia a -salutare i suoi cari. -</p> - -<p> -Il mare era cheto e scintillava tremolando ai -primi raggi del sole, apparso allora allora di là -dall'azzurro promontorio di Portofino. Una brezza -leggiera spirava da ponente, come impromessa di -fortunato viaggio alle galere della croce. -</p> - -<p> -Diana accompagnò fino al lido il padre, lo zio -Primo di Castello e il fratello Ugo e Nicolao. Gandolfo -del Moro partiva anch'egli per Terra Santa, -<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span> -e stava al fianco dell'amico. Ma Diana nol vide, o -nol curò; ben vide Arrigo, che stava al fianco di -suo padre. -</p> - -<p> -La fanciulla si sentìa venir meno; pure, si fece -animo, fino a tanto i suoi le furono vicini. L'addio -di Guglielmo Embriaco fu quello d'un padre e d'un -eroe; il che vuol dire che egli non ebbe vergogna -di bagnare con una lagrima amorosa il candido -fronte della sua bella figliuola. -</p> - -<p> -— Le vostre preghiere, madonna, ci portino -ventura. — -</p> - -<p> -Furono queste le ultime parole di Arrigo; a cui -Diana rispose con un gesto eloquente, alzando gli -occhi al cielo, quasi lo chiamasse a testimonio del -voto. -</p> - -<p> -Ella stette colà, ritta, immobile, senza lagrime, -sulla punta del molo, fino a tanto le galere non -si dileguarono sull'orizzonte. La povera derelitta -aveva la morte nel cuore. -</p> - -<p> -Quando fu giunta alle sue case, nella sua fida -cameretta, le forze l'abbandonarono, e pianse, pianse -lungamente, colla faccia ascosa sul guanciale del -suo letticciuolo. Indi, alzati gli occhi ad una immagine -di Maria, che pendeva dalla parete, e che -la volgare credenza attribuiva al pennello di San -Luca, si fece a pregarla in tal guisa: -</p> - -<p> -— Madre santa, essi vanno a riscattare il sepolcro -del vostro divino figliuolo. Ma qui rimane -una donna, una povera donna, senza padre, senza -fratelli, senza.... Oh Maria, madre d'amore, fate voi -che ritornino! — -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span></p> - -<h2 id="cap4">CAPITOLO IV. -<span class="smaller">Delle prodezze di Arrigo e dei sottili -accorgimenti di messere Guglielmo Embriaco.</span></h2> -</div> - -<p> -I crociati genovesi mi pigliano per sopraccarico, -ed io me ne vado con essi in Sorìa; non già per -farmi cronista delle loro intraprese, chè i consoli -non me ne hanno commesso l'ufficio, sibbene per -poter scrivere qualche pagina di storia ai lettori, -in quella parte che si ragguarda alla mia narrazione. -</p> - -<p> -Le galere, partite da Genova sui primi di luglio, -giunsero in ottobre al porto di San Simeone, presso -Antiochia, dove allora, espugnata Nicea, stavano -ad oste i cristiani. Già da quattro mesi l'esercito -stringeva d'assedio quella città, ma senza alcun -pro, imperocchè si difettava di artiglierie. Allora, -siccome è noto, portavano questo nome tutte le macchine -da trarre e ingegni di guerra, come a dire -le torri di legno, le briccole, gli arieti, le testuggini, -i gatti ed altri arnesi consimili. -</p> - -<p> -Laonde, non è a dire come tornasse grato a messer -<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span> -Goffredo Buglione e a tutti gli altri baroni della -crociata l'arrivo dei genovesi, che si sapeva essere -in cosiffatte materie espertissimi. Tosto fu mandato -incontro ad essi buon numero di cavalieri, per salutare -i nuovi compagni e affrettare la loro venuta -al campo latino. -</p> - -<p> -Messer Guglielmo, a cui già si può dire che le -mani formicolassero, accolse lietamente i messaggieri -dell'esercito e lasciato il fratel suo, Primo -di Castello, col figlio Nicolao, al comando dell'armata, -mosse alla volta del campo con grossa schiera -dei suoi e con un drappello di maestri da operare -in ogni specie di legnami e congegni ferrati. -</p> - -<p> -Quell'aiuto portò i suoi frutti; i quali tuttavia, -per la fortezza del luogo, che era difeso da doppia -cerchia di mura, e per la validissima resistenza -degli assediati, non giunsero a maturità che nell'ultimo -giorno di maggio del seguente anno 1098. -Appunto in questo lungo frattempo, i genovesi ebbero -a patir grandemente delle loro navi. Ed ecco -in qual modo. -</p> - -<p> -La campagna, tutto intorno ad Antiochia e all'oste -dei cristiani, era mal sicura, per le continue -scorrerie degl'infedeli, ed anco (rincresce il dirlo) -di molti fedeli, datisi al lucroso mestiere di ladroni, -che forse aveano già esercitato ne' loro paesi. Non -tutti avean preso la croce per amore di Cristo; -c'erano baroni, che agognavano impadronirsi di -qualche città in Sorìa, la quale li confortasse della -povertà di loro castellanie in Occidente, e c'erano -avventurieri, che dopo avere ribaldeggiato per tutta -l'Europa, venivano a cercare miglior fortuna in -Terra Santa. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span> -</p> - -<p> -Così stando le cose e non potendosi distogliere -dall'esercito una parte di soldatesche, le comunicazioni -degli assediati col mare poteano dirsi interrotte, -salvo nei casi eccezionali dello approvvigionamento, -per cui si spiccavano grossi drappelli -fino al porto di San Simeone. E quivi un bel -giorno corse la voce, che lo esercito dei cristiani -fosse stato disfatto, parte uccisi, o prigioni, e tutti -gli altri sbandati per la campagna, senza speranza -di poter guadagnare la spiaggia. La nuova era stata -recata da due capitani d'oltremonte, i quali, una -notte in cui gli assediati erano usciti dalla città e -piombato in mezzo ai cristiani, sopraffatti dalla -paura, avean preso la fuga e giù a spron battuto -erano giunti fino al mare. -</p> - -<p> -Il fratello e il figlio dell'Embriaco non sapeano -che farsi, se lasciar le navi per andare in traccia -dei superstiti e morire con essi, o salvare almeno -l'armata, mettendosi al largo. Mentre così stavano -incerti, non dando retta a Gandolfo del Moro, il -quale parteggiava caldamente per un ritorno sollecito, -ecco giungere alla spiaggia, dalle parti -d'Ascalona, numerose schiere di Saracini, i quali -accennavano di muovere alla volta d'Antiochia. Lo -sbarco era fatto impossibile ormai; la perdita dei -compagni più che sicura. Prevalse allora il consiglio -di Gandolfo, e le galere genovesi usciron dal -porto, per ritornarsene mestamente in Liguria. -</p> - -<p> -Per colmo di sventura, sui primi giorni di navigazione, -l'armata fu colta da una fiera burrasca, -così che fu mestieri pigliar terra a Mirrea, nell'Asia -Minore, sottoposta allora al dominio dell'imperatore -Alessio, quel tale che amava i Crociati -<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span> -come il fumo negli occhi e s'augurava di vederli -cader tutti quanti sotto le scimitarre dei seguaci -di Macone. -</p> - -<p> -A guardare le cose dal lato suo, il Bizantino -non aveva poi tutti i torti del mondo. Tra quei -fieri baroni d'Occidente, che andavano al conquisto -di Gerusalemme, ce n'erano parecchi, e dei più riputati, -pei quali il sepolcro di Cristo era un pretesto -e nient'altro. A costoro era entrato in mente -che, facendo il loro tornaconto, facevano ad un -tempo quel della fede. Però, giunti appena a Costantinopoli, -facilmente si scordavano di Gerusalemme, -pensando che la conquista dell'impero di -Oriente sarebbe stata la cosa più agevole e più -utile del mondo. E già aveano proposto il colpo a -Goffredo di Buglione; ma quell'anima onesta non -volle sentirne altro, e costrinse anzi tutti quei -principi e baroni a rendere omaggio all'imperatore -Alessio per tutte le terre che avrebbero conquistate. -</p> - -<p> -Narra per l'appunto un cronista, che, mentre -giuravano, uno di essi, conte di vecchia nobiltà, -fu così ardito da andare a sedersi sul trono imperiale, -e il povero Alessio non gli disse verbo, ben -conoscendo l'oltracotanza dei Franchi. Il conte Baldovino, -fratel di Goffredo, fece star su l'insolente, -dicendogli che non era costume di sedersi in tal -guisa a fianco degl'imperatori. L'altro obbedì, ma -non si ristette dal guardare in cagnesco il monarca, -dicendo nella sua lingua: «<i>Voyez ce rustre, -qui est assis, lorsque tant de braves capitaines sont -debout!</i>» L'imperatore si fe' voltare in greco quelle -parole. Egli dice, spiegò l'interprete: vedete quel -villano che sta seduto, mentre tanti prodi capitani -<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span> -son ritti in piè! Allora Alessio fece chiamare costui -e gli chiese il suo nome. — «Son Francese, -rispose questi, e dei più nobili. Nella mia terra -egli c'è, sull'incontro di tre vie, una chiesa antica, -dove ognuno che abbia voglia di combattere entra -a pregare il Signore Iddio ed aspetta il suo avversario. -Io ho avuto un bello aspettare; nessuno ha -ardito venirci.» -</p> - -<p> -Alessio Comneno non volle udire di più, e non -si tenne sicuro fino a tanto non ebbe mandato in -Asia l'ultimo di quei capitani Fracassa. Io torno al -racconto. -</p> - -<p> -A Mirrea non c'era presidio di Greci e le galere -c'entrarono come in casa loro. Così mi sembra che -s'abbia a dire, poichè non dissimilmente pensarono -i nuovi arrivati che andasse la bisogna, non si peritando -di portar via dalla chiesa di San Nicolao le -venerate reliquie di San Giovanni Battista, colà -custodite da quei bravi calogèri. -</p> - -<p> -Taluno dei moderni miscredenti penserà che quei -monaci spacciassero una frottola ai Genovesi; e -battezzassero quelle ceneri col nome di Precursore, -a bella posta per farsele prendere e liberarsi da -quegli ospiti un tal poco prepotenti che dovevano -essere i nostri antenati. Ma per siffatta gente ci -sono i documenti che parlano. Nell'Archivio di Genova -si conservano le lettere di Alessandro III e -di Innocenzo IV, le quali rendono testimonianza -certissima che quelle non fossero ceneri da bucato, -ma le vere ed autentiche reliquie del Battista. -Carta canta e villan dorme; così dice il proverbio. -</p> - -<p> -L'armata giunse a Genova; ma la sua lunga dimora -<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span> -nel porto di Mirrea aveva fatto sì che la infausta -notizia di cui era portatrice alla patria, fosse -preceduta da più recenti e lieti messaggi del campo -cristiano: come la paura di alcuni fuggiaschi avesse -fatto correre la voce d'una sconfitta e come l'avesse -poi malamente conformata la presenza di alcuni -drappelli saracini innanzi al porto di San Simeone. -L'arrivo delle galere non recò dunque nessun lutto -in città, e quando per contro si riseppe che portavano -le sante reliquie del Precursore, fu una -gran festa da per tutto, e v'ebbe chi ringraziò la -Provvidenza dell'errore, aggiungendo esser vero -verissimo che tutto il male non vien per nuocere. -E poco mancò che il vescovo Ciriaco non gridasse -il Nicolao, collo zio Primo e con Gandolfo del -Moro, salvatori della patria. -</p> - -<p> -Il buon vecchio ebbe cionondimeno tanta gioia, -che morì poco dopo, e gli successe Airaldo Guaraco, -o Guarco, il quale resse la chiesa diciassette -anni, <i>et fue uomo di grande dottrina per li suoi tempi.</i> -</p> - -<p> -Quando le galere fecero ritorno in Soria, Antiochia -era espugnata da mesi parecchi, e i Crociati -erano già passati per la famosa valle di Giosafat, -gridando: «Jerusalem!» alla vista della -santa città. -</p> - -<p> -Messer Guglielmo Embriaco, appena i messaggeri -vennero a dirgli che due galere dell'armata -genovese, la quale stava dalle parti d'Antiochia, -erano giunte a Joppe ad aspettare i suoi comandi, -lasciò Arrigo da Carmandino a capo delle schiere -genovesi in sua vece, e corse al mare, seguito dal -figlio Ugo e da una compagnia di balestrieri. -</p> - -<p> -Il Carmandino, del quale ho taciuto finora per -<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span> -la necessità di tirare innanzi il racconto, s'aveva -guadagnato molta rinomanza in mezzo ai Crociati -d'ogni nazione, per le prodezze sue non meno che -per la saviezza dei consigli. Durando l'assedio -d'Antiochia, uno dei capi saracini, cavalier generoso -e insofferente di indugi, era uscito dalla città -sfidando a singolare combattimento quello dei cavalieri -cristiani che si fosse sentito da tanto. La -novità della cosa, più che la fama del guerriero, -la quale era del resto grandissima, avean fatto rimanere -un tratto incerti i baroni crociati, e di quell'istante -fece suo pro' il Carmandino per andar -contro all'araldo e raccogliere primo il guanto di -Bahr-Ibn, chè così avea nome il Saracino. -</p> - -<p> -La giostra si tenne il giorno di poi, su d'una -spianata in riva all'Oronte, presenti i capi dell'esercito -latino da una banda, e quei degl'infedeli -dall'altra. Guglielmo Embriaco avea di sua mano -indossata la maglia d'acciaio al diletto giovane e -serratagli la gorgiera dell'elmetto sul collo. -</p> - -<p> -L'assalto fu violento da ambe le parti; ma Arrigo -da Carmandino stette fermo in arcioni. La -sua lancia si era spezzata contro l'elmo dell'avversario, -che ne ebbe come uno stordimento al capo, -e fu appena a tempo di trarre la spada, quando -Arrigo tornò a briglia sciolta sopra di lui. Il cozzo -dei ferri durò lunga pezza, chè bene combattevano -ambedue; finalmente il Saracino toccò un colpo sì -fiero, che gli ruppe l'elmetto e aperse ancora una -lunga ferita sul fronte. In quanto ad Arrigo, egli -aveva l'armatura rotta in due o tre punti e spargeva -anch'egli il suo sangue per due ferite, fortunatamente -non gravi. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span> -</p> - -<p> -Il cavalier saracino si diede per vinto. La sorte -delle armi lo avea fatto prigioniero del Cristiano; -ma il Carmandino non volle saperne di riscatto, e -come Bahr-Ibn fu risanato, egli lo rimandò libero -in Antiochia, non chiedendo altro da lui se non -che si astenesse dal combattere contro i Cristiani -fino all'espugnazione della città, o altrimenti alla -levata dell'assedio. Là qual cosa essendo giusta, -secondo le costumanze guerresche d'allora, fu giurata -dal Saracino, che si partì dal campo, commosso -per tanta gentilezza d'animo, e quasi contento -d'essere stato vinto alla prova dell'armi da -un cavaliere siffatto. -</p> - -<p> -Torniamo ora a Guglielmo Embriaco, che abbiamo -lasciato sulla strada di Joppe. Giunto colà, -ebbe a mala pena il tempo di salire a bordo della -galera padrona, e di chiedere novelle ai suoi della -amata figliuola, che i marinai in vedetta sui calcesi -annunziarono la presenza di molte vele dalla -parte del mezzogiorno. -</p> - -<p> -L'Embriaco salì tosto sul castello di poppa per -osservarle, e conobbe esser quelle di parte nemica. -Le navi dei latini erano infatti a tramontana, nel -porto di San Simeone, e quest'altre venivano da -Ascalona, dove sapevasi raccolta l'armata del soldano -d'Egitto. Messer Guglielmo, colla prontezza -d'occhio del marinaio, non istette molto ad intendere -com'egli s'avesse davanti tutte le forze navali -del Soldano, e, prima di scendere dal castello -di poppa, aveva già formato il suo disegno nell'animo. -</p> - -<p> -Passarono tre quarti d'ora, in cui le navi degli -egiziani non fecero che avvicinarsi a furia di remi, -<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span> -dacchè il vento spirava poco propizio alla loro venuta. -I marinai genovesi stavano affacciati alle -scale di fuori banda e lunghesso le impavesate, -guardando con ansietà quei legni, il cui numero -si accresceva man mano che si facean più vicini, -e non levavano gli occhi da quella parte se non -per guatare all'Embriaco, che stavasi ritto, colle -braccia incrociate sul petto e le ciglia aggrottate. -</p> - -<p> -Lo stato delle due galere non era per fermo il -migliore del mondo. Erano esse ben armate e difese -da uomini gagliardi, sotto il comando di un -prode capitano; ma che cosa avrebbe potuto il valore -contro quelle trenta navi saracene, le quali -non aveano che a presentarsi in lizza per vincere? -</p> - -<p> -Questi ed altri somiglianti erano i pensieri della -marinaresca; ma egli bisognerà dire a sua gloria, -che nessuno pensava alla resa. Già tutti si disponevano -a combattere disperatamente e a farsi ammazzare -sull'arrembata. -</p> - -<p> -Messer Guglielmo non aveva ancora aperto bocca. -Quando le navi nemiche non furono più che a tre -tiri di balestra, egli fe' voltare la prora a tramontana -e comandò la voga arrancata, accennando ai -Saracini di voler prender il largo e fuggire. -</p> - -<p> -Le galere, cedendo all'impulso dei remi, pigliarono -l'abbrivo in alto mare. Allora il capitano dei -Saracini si tenne sicuro di vincere, e comandò che -le sue navi s'avanzassero in modo da formare un -largo cerchio sul mare, dentro cui sarebbero côlti i -fuggiaschi, come fiere in caccia. -</p> - -<p> -Dal canto loro, gli uomini delle due galere non -avevano capito nulla di quella mossa dell'Embriaco, -la quale pareva ad essi il colmo della temerità. -<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span> -Gandolfo del Moro fu il primo a dirne il -suo giudizio ad alta voce, affermando che di tal -guisa e' sarebbero caduti prigioni in meno di un'ora. -</p> - -<p> -Ma messer Guglielmo, niente turbato, si volse, e -crollando le spalle, disse a Gandolfo queste due -sole parole: -</p> - -<p> -— Avete paura? — -</p> - -<p> -Era questa la frase consueta dell'Embriaco in -simili casi, e non s'era dato mai che ella non costringesse -i contradittori al silenzio. Però Gandolfo -non ardì rispondere altro, se non poche parole confuse, -colle quali cercava di colorire alla meglio il -senso della sua osservazione. -</p> - -<p> -— Non temete! — soggiunse allora Guglielmo. — Non -passerà mezz'ora che noi saremo tutti in -salvo, e senza colpo ferire. Vedete come que' cani -si dispongono a darci la caccia! Quel povero capitano -ha creduto che io volessi sfuggirgli in alto -mare e subito allarga le sue ali per metterci in -mezzo, senza avvedersi che sparpaglia i suoi legni -e non potrà più farsi udire quando ci avrà altri -comandi a dare. Suvvia, figliuoli! nel nome di San -Giorgio! Leva remi! Orza, al timone! Vira di bordo! -La prua contro terra! Forza nei remi! Arranca! -Benissimo, così; e adesso, buon dì ai Saracini! Che -ve ne pare, Gandolfo? Saremo noi fatti prigioni -in mezz'ora? — -</p> - -<p> -Dalle parole del capitano i lettori hanno già indovinato -il suo stratagemma qual fosse: divider le -forze dell'armata nemica, e, quando ella si fosse -impacciata in que' movimenti disgregati per dargli -caccia, voltar la prora a terra e lasciare i Saracini -scornati. Appena le ciurme trapelarono l'ardito -<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span> -disegno, levarono un grido di giubilo e si diedero -con maggior lena a stringere la voga. -</p> - -<p> -Ma questa non era che la prima parte del disegno -di Guglielmo Embriaco. La seconda era dieci -cotanti più malagevole. Importava di sfuggire ai -Saracini, facendo getto delle galere e salvando tutto -ciò che potea tornar utile al campo latino. In quelle -due galere erano molti maestri d'operare, con gran -copia di strumenti ed attrezzi, dei quali messer -Guglielmo sapea per prova il difetto nei quotidiani -lavori d'assedio. -</p> - -<p> -— Fermi a' banchi, i rematori! — prese egli da -capo a gridare. — Tutti gli altri si tengano saldi -al sartiame e dove possono meglio! Ora, figliuoli, -raccomandiamoci a San Giorgio il valente, e avanti -contro la spiaggia! — -</p> - -<p> -Un nuovo scoppio di evviva accolse questo comando -di Guglielmo Embriaco. Le due galere volarono -sui flutti, e le chiglie vennero in breve ora -a rompere sulla ghiaia del lido, entro cui si affondarono -fino a mezzo della loro lunghezza, tanto -era stata la violenza dell'urto. Molti dei marinai, -sebbene si tenessero parati a quel colpo, stramazzarono -sulla tolda. -</p> - -<p> -Ma, grazie a San Giorgio il valente, nessuno si -acciaccò tanto da dover rimanere supino, e tutti, -anche coloro che aveano le membra indolenzite, -gridarono a squarciagola, esaltando lo stratagemma -di messere Guglielmo. -</p> - -<p> -Ben s'erano avveduti gli Egizii dell'inganno in -cui li avea tratti il Cristiano; ma già gli era tardi -per rimediarvi, e non tornava d'alcun pro mordersi -le labbra. Il capitano, con tutti quei legni che potevano -<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span> -obbedirgli, mise la prua sulla terra e giù -alla disperata, con gran forza di remi e di bestemmie. -Senonchè, giunti a un trar di balestra dal -lido, i Saracini videro fallita ogni loro speranza. I -Genovesi, profittando di un'ora di tempo che era -corsa tra lo arenamento e l'arrivo dei nemici, avevano -fatto un salto a terra, tagliando il sartiame -e portando seco tutte le vele, i ferramenti, i congegni, -le macchine, e ogni altra cosa che mettesse -conto trar via. Sulla spiaggia si vedevano ancora -tutte le cose salvate, ma v'erano a custodia i bravi -Genovesi, con molti degli abitanti di Joppe, i quali, -scaldati dall'esempio, avrebbero voluto menar le -mani ancor essi. -</p> - -<p> -Il nemico si provò a pigliar terra; ma non sì -tosto il primo sandalo, carico d'armati, fu per avvicinarsi -alla riva, i balestrieri dell'Embriaco presero -a sfolgorarlo con tiri così ben aggiustati, che -freddarono molti Maomettani e persuasero il loro -capitano a tornarsene dond'era venuto. -</p> - -<p> -E così, per sottile accorgimento dell'Embriaco, -furono salve le vite di tanti valentuomini e maestri -d'operare in arnesi di guerra, con tutti i loro strumenti -preziosi. -</p> - -<p> -Il giorno appresso, giungevano al campo latino, -accolti dalle grida d'esultanza di tutto l'esercito e -dalle congratulazioni di Goffredo Buglione. Questi -grandemente pregiava i Genovesi che costituivano -nel suo campo ciò che oggi si chiamerebbe il -genio e l'artiglieria, mentre tutte quelle schiere, -venute di Francia e d'altri luoghi d'Europa, non -erano che cavalieri e fantaccini. -</p> - -<p> -Laonde, le cose della guerra, che pareano difficilissime -<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span> -prima, sembrarono un nulla dopo l'arrivo -di que' nuovi artefici. Fu assegnato loro l'alloggiamento -tra quella eletta di cavalieri e di balestrieri -che erano rimasti sotto il comando di Arrigo -da Carmandino e la gente guidata dal conte -di Tolosa; intanto fu deliberato di metter subito -mano alla costruzione di due grosse torri di legno, -le quali sovrastassero, colle loro merlate, alle mura -della città assediata. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span></p> - -<h2 id="cap5">CAPITOLO V. -<span class="smaller">Di una gran torre di legno, -che comandò a molte torri di pietra.</span></h2> -</div> - -<p> -Era nei pressi di Gerusalemme una selva, non -molto fitta, per verità, la quale fu spogliata interamente -dei suoi alberi, per quelle costruzioni che -l'Embriaco disegnava di fare. Nessuno aveva pensato, -prima di lui, a cavar profitto da quella boscaglia; -di guisa che non si aveano, per le necessità -dello assedio, che poche macchine, costrutte -da artefici mal destri. -</p> - -<p> -Questa volta gli artefici sono valenti per ogni -maniera di congegni, e il capo, disegnatore ed operatore -ad un tempo, è lo illustre messere Guglielmo. -In quella che una parte dei suoi manovali -preparano catapulte, baliste, arieti ed altri arnesi -minori, il maggior numero suda intorno ad -un'opera, non meno maravigliosa, e in pari tempo, -più vera del famoso cavallo di Troia; vo' dire la -torre murale, che servirà d'esemplare ad altre due -di pari grandezza, tutta intessuta di pino e di abete -e fasciata di cuoio, per ischermirsi dal bitume infiammato, -<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span> -con cui le genti assediate usavano allora -respingere gli assalti. -</p> - -<p> -Quella gran mole è il capolavoro di Guglielmo -Embriaco. Ella si scommette e si ricompone, si -tien ritta e si snoda, a talento dei difensori, tanto -ne sono ben condotte e piene d'artifizio le mille -giunture. Il piano più basso è aperto da due lati, -per dar passaggio e libertà di moto ad una trave -smisurata, col capo a foggia di montone, la quale -ha l'ufficio di scuotere le mura dalle fondamenta; -mentre la parte superiore della torre è congegnata -in modo da potersi piegare a guisa di ponte sui -merli, e dal corpo della macchina si spinge subito -in su una nuova torre, che sopraggiudica quel -ponte improvvisato, e vi scarica all'uopo i suoi -combattenti. Un centinaio di saldissime ruote, cerchiate -di ferro, sostengono quella macchina enorme -e le danno facilità di movimenti, a malgrado del -suo peso e del soprassello degli armati. -</p> - -<p> -In breve spazio di tempo la torre è compiuta, e -due altre, siccome ho già detto, di egual forma e -capacità, le tengono dietro. -</p> - -<p> -Tutto il campo traeva ogni giorno a contemplare -questa meraviglia dei Genovesi. Dal canto loro, i -Saracini, che dall'alto delle mura vedevano ogni -mattina gran salmerie di legname essere portate -dai camelli nel campo latino, si beccavano il cervello -per indovinarne la cagione, e avendola finalmente -risaputa, non riuscivano a capacitarsi del -perchè s'innalzassero quelle moli, le quali (pensavano -essi) non avrieno potuto esser tratte un palmo -più lunge dal loro cantiere. -</p> - -<p> -Ma gl'infedeli aveano fallato il conto. Nella giornata -<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span> -del 3 di luglio dell'anno 1099 <i>dopo la fruttifera</i> <i>incarnazione</i> fu un continuo trar di baliste e di briccole, -che rovinarono le mura in luoghi parecchi; -laonde la notte fu tutta spesa dagli assediati nel riparare -i loro danni e afforzare i punti che l'esperienza -avea chiarito più deboli. -</p> - -<p> -L'aurora del giorno quarto spuntò, e grande fu -il turbamento dei Pagani, quando s'avvidero che -le torri non erano più al loro luogo consueto, ma -stavano in quella vece sotto alle mura. Grida di -stupore e di spavento salutarono la molesta vicinanza -di quelle smisurate macchine, le quali erano -collocate in guisa da offendere la città per tre lati, -mentre lo spazio che correva tra ognuna di esse, -era colmato degli altri arnesi minori, tutti pronti -a battaglia. -</p> - -<p> -Alle grida dei Saracini rispondono quelle dei Crociati, -e l'assalto incomincia. E qui, sebbene non sia -còmpito mio, non posso resistere ad una voglia spasimata -che mi ha preso, di raccontarvi, se non -tutti, almeno parecchi dei particolari di quella gloriosa -giornata. -</p> - -<p> -Si fa un gran parlare delle nostre moderne artiglierie, -e non a torto, imperocchè le palle scagliate a -forza di fuoco traggono più lontano e fanno più larga -la breccia. Ma le artiglierie di messere Guglielmo non -eran troppo da meno, in quanto allo spettacolo che -esse davano di sè. L'aria era oscurata da nugoli -di dardi e verrettoni che scagliavano i Saracini; -ma il danno era poco; le schiere latine si tenevano -ancora distanti, e gli uomini delle macchine -si stavano bene al riparo. Per contro, questi ultimi -fornivano più larga bisogna; gli arieti scrollavano -<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span> -le mura con impeto grandissimo, e la terra -ad ogni colpo traballava sotto i piedi ai difensori -di quelle. Dall'interno delle torri, che si levavano -al paro della cresta delle mura, uscivano fischiando -le frecce dei balestrieri e non cadevano in fallo. -Dall'alto poi di quelle moli, ruinavano giù sui -merli e ballatoi del nemico grosse palle di marmo -e globi di pece infiammata, che sgominavano, rompevano, -bruciavano ovunque cadessero. -</p> - -<p> -Mentre questa gragnuola piombava sui Saracini, -le mura per lunghi tratti s'erano sfaldate al cozzo -degli arieti e all'urto dei sassi, scagliati da più che -cento tra briccole e baliste. Allora parve acconcio -al Buglione di far innoltrare il nerbo delle sue schiere, -sotto il riparo dei gatti, che erano macchine intessute -di legno e di vimini, fino ai piè delle mura. -E il cenno fu eseguito; tra i rottami ammonticchiati, -la grandine dei sassi, dei verrettoni e del -bitume acceso, l'oste cristiana si lanciò alla scalata. -</p> - -<p> -Il vento, levatosi impetuoso pur dianzi, le tornò -di grande vantaggio, imperocchè gli assediati non -poteano molto servirsi delle fiaccole che scagliavano -sui nemici, e quelle dei Cristiani, così secondate -dalla bufera, andavano facilmente sulle mura -e ardevano i sacchi di strame, le stuoie e gli altri -ripari, che i Saracini v'andavano sospendendo man -mano, per ammorzare i colpi delle baliste. -</p> - -<p> -L'incendio in breve ora si propagò; nè l'acqua -valeva a frenarlo. Il fumo e l'ardore acciecavano, -soffocavano gl'infedeli, lasciando una parte di muro -senza alcuna difesa. Di ciò si giovarono gli assalitori -per uguagliare il terreno, facendo piana la -strada a quella torre, che era comandata dall'Embriaco -<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span> -in persona, e che fu tosto avvicinata cosiffattamente -al parapetto, da poter tentare la gettata -del ponte. -</p> - -<p> -Cotesto disegnava di fare l'Embriaco; ma gli bisognò -vincere da prima un ostacolo nuovo. Era -piantata sulle mura una grossa antenna, a cui gli -assediati avevano sospesa per traverso una trave -ferrata, e con questa pigliavano a sfrombolare di -replicati colpi la torre. L'Embriaco non si perdette -d'animo. Fe' dar di mano alle falci murali, che stavano -piantate ai fianchi della torre, e, studiato il -momento che quel poderoso arnese tornava a picchiare -il gran colpo, quattro falci alzate ad un -tempo colsero al passaggio la gomena di sostegno, -e il tronco inerte cadde con grande rimbombo sul -parapetto, pestando nella caduta i suoi medesimi -serventi, che già se ne ripromettevano il trionfo contro -la macchina nemica. -</p> - -<p> -Allora l'Embriaco potè mandare il suo disegno -ad effetto. La cima della torre, snodata da un fianco, -cadde dall'altro sulla opposta muraglia e i Pagani -non poterono più farle impedimento. -</p> - -<p> -— Messer lo duca, — disse allora l'Embriaco a -Goffredo di Buglione, che era salito sulla torre per -esser pronto a balzare nella santa città, — il ponte -è fatto, e, sebbene io m'abbia un gran desiderio di -corrervi su, debbo pur cedervi il passo. Non sarà -mai detto che Guglielmo Embriaco abbia voluto -andar primo, dov'era il più prode e nobil guerriero -della Cristianità. -</p> - -<p> -Il Buglione non rispose a quelle parole, ma un -riso ineffabile si dipinse sul suo volto inspirato. -Abbracciò e baciò sulla fronte l'Embriaco, rialzò -<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span> -la ventaglia dell'elmo, e s'innoltrò colla mazza in -alto, lungo il cammino coperto. Frattanto, dall'ultimo -ripiano della torre, che era stato mandato su, -in luogo dell'altro arrovesciato sulle mura, gli arcadori -genovesi con spessi colpi tenean lontani i -nemici. -</p> - -<p> -L'Embriaco, che per la sua grande modestia, non -aveva voluto esser primo, si gettò sulle orme di -Goffredo, e dietro a loro corsero spediti i più valenti -cavalieri dell'esercito. -</p> - -<p> -In quel mezzo, Arrigo da Carmandino, che stava -colla sua gente a guardia della seconda torre, si -struggeva di avere e rimanersi degli ultimi. E mentre -Primo, il fratello dell'Embriaco, faceva con grande -difficoltà innoltrare la sua gran mole di legno, -egli, insofferente d'indugi, messe fuori una proposta, -che trovò subitamente eco tra i più animosi. -Anselmo Rascherio, Gontardo Brusco, Ingo Flaòno -lo seguono, e con essi una ventina di cavalieri appiedati, -facendosi sotto le mura con scale e rampini, -e schermendosi dai colpi nemici colle targhe -levate in alto e raccolte a mo' di testuggine. La muraglia, -come si è detto, era sfaldata in più luoghi -e rotta pel gran trarre di baliste e montoni. S'inerpicano -per le macerie ammonticchiate, gettano i -rampini alla merlata, appoggiano le scale, e su -lestamente di piuolo in piuolo. Altri del campo li -seguono a torme, infiammati dal nobile esempio, -anelanti di afferrare la cima. Parecchie scale, già -gremite di uomini, sono divelte dal muro; vanno -ruzzoloni i soldati nella polvere e nel sangue; ma -si rialzano, rimettono in piedi le scale, tornano -più feroci all'assalto. Di questa guisa giungon parecchi -<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span> -sulla cresta del muro; Arrigo è il primo di -tutti; le pietre, le lancie appuntate, i fendenti delle -spade, fan mala prova su lui, che para quella tempesta -di colpi collo scudo levato. -</p> - -<p> -Afferrare i merli, balzare in piè sulla feritoia e -impugnare la mazza ferrata, fu un punto solo per -lui. I primi che si fecero a contendergli il terreno, -stramazzarono sotto la furia di quell'arma, menata -a cerchio dal braccio giovanile. Frattanto una diecina -dei suoi avevano agio a salire, e quel tratto -di spalto fu ben presto spazzato dai suoi difensori. -Il Carmandino gittò allora la mazza, e, strappata -la bandiera dalle mani dell'alfiere che lo aveva seguito, -sguainò la sua lama poderosa, e corse, volò -da quel lato, dove la torre di messere Guglielmo, -piegatasi a foggia di ponte, vomitava soldati sul -baluardo. -</p> - -<p> -Colà appunto Goffredo di Buglione, Eustachio -conte di Bologna, suo fratello, e l'Embriaco, pugnavano -valorosamente contro uno stuolo di Saracini, -che facevano ressa per rovesciarli dalla merlata. -L'arrivo del Carmandino colla sua gente sul -fianco degl'infedeli, mutò le sorti della pugna. I -Saracini mietuti cadevano e il ponte coperto dava -adito a sempre nuovi combattenti. La bandiera della -croce sventolò finalmente vittoriosa sovra un monte -di cadaveri. -</p> - -<p> -Da un altro lato, il valoroso Tancredi, principe -di Taranto, entrava nella città, facendo aspro governo -dell'oste pagana. Alle ore tre dopo il meriggio, -per le mura cadenti, per le porte sfondate, -l'esercito cristiano irrompeva in città, gridando: -«Dio lo vuole!» e Gerusalemme, dopo quattrocento -<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span> -novant'anni di servitù, era perduta pei Saracini. -</p> - -<p> -Non è mio còmpito narrare per filo e per segno -tutto ciò che avvenne di poi; nè la espugnazione -della torre di David, nella quale s'erano chiusi i -Saracini, aspettando soccorsi del soldano d'Egitto, -o di Babilonia, siccome dicevasi allora, dando il -nome di Babilonia alla città del Cairo; nè la battaglia -combattuta sul piano di Ramnula, che fiaccò -le corna e l'orgoglio al sopraggiunto aiutatore, assicurando -così la conquista di Sion. Per tutti questi -negozi rimando i lettori agli ultimi canti del -poema di Torquato, del sommo e sommamente infelice -Torquato, i quali valgono da soli tutta la -prosa che io potrei buttar giù, vivendo cent'anni. -Ora Iddio tolga che l'una cosa e l'altra mi avvenga; -molesta la prima ad ogni ragion di scaffali; l'altra -molestissima a me. -</p> - -<p> -Questo solo dirò, che i crociati genovesi, com'erano -stati gagliardi all'assedio, così furono alla giornata -di Ramnula, e messer Guglielmo s'ebbe la miglior -parte dei tesori del Soldano, oro, argento, gemme -e tessuti d'altissimo pregio; laonde, come fu l'ora -di tornarsene in patria, gli bisognò comperare una -galèa per allogarvi il bottino. Le sue navi, s'è -detto, eran andate a rompere sulla spiaggia di Joppe, -in quella giornata che campò i Genovesi dall'urto -di tutta quanta l'armata del Soldano d'Egitto. -</p> - -<p> -— Il Babilonese me l'ha pagate a misura di carbone, -le mie povere galere! — disse messer Guglielmo, -ridendo, in quella che col fratello, con -Arrigo e coi superstiti concittadini, s'imbarcava nel -porto di San Simeone, memore di tante lor gesta. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span> -</p> - -<p> -Imperocchè, nè egli, nè altri dei Genovesi, avea -voluto rimanere in Soria. A Goffredo di Buglione, -fatto re di Gerusalemme, il quale gli profferiva la -signoria d'una provincia, per farlo pari a tanti altri -baroni che meglio s'erano adoperati alla liberazione -della santa città, l'Embriaco aveva risposto, -scusandosi: — Noi siamo marinari; i feudi nostri -sono sul mare, ed hanno bisogno di specchiarvisi, -come le torri di Genova nostra. -</p> - -<p> -— Orbene, — aveva soggiunto Goffredo, — qui -la bisogna non è finita; tornate, messere Guglielmo; -tornate con maggior numero dei vostri, che so per -prova quanto valgano, non pure come arcadori, -mastri d'operare ed espugnatori di ròcche, ma eziandio -come cavalieri di lancia e spada — (e queste -parole rivolte in parte ad Arrigo di Carmandino, -rallegrarono il paterno cuore dell'Embriaco); — tornate -presto e a voi commetteremo di restituire alla -Croce quanto è di spiaggia da Biblo ad Ascalona. -</p> - -<p> -— E lo farò, — rispose Guglielmo; — coll'aiuto -di Dio e del valoroso barone San Giorgio, lo farò. -Nulla è ormai che ci abbia a tornar malagevole, -sotto gli auspici vostri. -</p> - -<p> -— Tornate dunque sollecito, — disse sorridendo -il Buglione d'un suo malinconico riso, — imperocchè -io sento tal cosa qua dentro, — (ed accennava -il petto) — che non mi concederà di attendere -a lungo. Non vi turbate, messere Guglielmo; -quel che ho vissuto mi basterà per mandarmi contento. -Chi più avventurato di me, se, la mercè -vostra e di tanti prodi cavalieri, ho potuto liberare -il sepolcro di Cristo dalla ignominia del culto di -Macone? Ben potrei ora, alla guisa di Simeone, -<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span> -intuonare il <i>Nunc dimittis servum tuum</i>, e senza -esser notato di immodestia. — -</p> - -<p> -Indi a due giorni le schiere genovesi, assottigliate -di molto, ma liete, superbe, inebbriate dalla vittoria, -scioglievano le vele dalla spiaggia di Palestina. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span></p> - -<h2 id="cap6">CAPITOLO VI. -<span class="smaller">Che è tutto un miscuglio, -come la minestra maritata di Anselmo.</span></h2> -</div> - -<p> -Fu venturoso il tragitto. Le galere genovesi giunsero -alle patrie rive, e salutarono le tre torri del -Castello la mattina del 24 dicembre 1099. Poco più -sotto di quelle, sul culmine di un'altra torre, Arrigo -da Carmandino, la mercè di quella seconda -vista che aiuta gli amanti, scorse alcunchè di -bianco, che gli fe' battere il cuore. Egli si rimaneva -immobile, estatico, sul castello di poppa, cogli occhi -intenti a quel bianco, allorchè sentì una mano posarsi -dolcemente sulla sua spalla. -</p> - -<p> -— Non pare anche a voi, Arrigo, che sia Diana, -lassù? — -</p> - -<p> -Così parlava Guglielmo; e Arrigo non gli rispose; -ma si fe' rosso in volto come una brace, vedendo -scoverto il segreto della sua contemplazione -amorosa. -</p> - -<p> -Il popolo salutò festante i reduci vincitori; il focolare -domestico esultò di raccogliere a sè dintorno -i suoi cari per la festa tradizionale di Ceppo. In -molte case furono pianti e sospiri; ma la fede ha -<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span> -virtù di tergere le lagrime e di racconsolare i cuori, -nella speranza d'un ricongiungimento che più non -patisca offese dalla fortuna o dal tempo. E non erano -martiri della fede, gli estinti? Non erano saliti al -cielo colla palma del trionfo? Questo ed altro di -somigliante disse il clero dai pergami, per modo -che i superstiti si gloriarono dei caduti, e la città -tutta quanta si rinfiammò ad altre imprese per -l'anno vegnente. -</p> - -<p> -Messere Guglielmo recava per l'appunto lettere -di Goffredo Buglione e del patriarca Damberto ai -consoli e al popolo tutto di Genova, nelle quali, -narrata la espugnazione d'Antiochia e di Gerusalemme, -era fatto invito ai Genovesi di accorrere in -Terra Santa con più validi aiuti. Come fossero accolte -dal popolo, argomenti il lettore, riconducendosi -coll'animo a quei tempi e a quella novità -d'imprese, in cui, tornaconto, religione e carità -cittadina avevano la sua parte. -</p> - -<p> -Nella assenza dei crociati, Genova s'era guasta -colle discordie. Nobili di prosapia romana, uomini -nuovi saliti a possanza consolare, altri venuti dal -contado, quali investiti di feudi vescovili, quali di -feudi imperiali, mal potevano durare in pace, ove -un più grave negozio non fosse venuto a disviare -le menti. Epperò, nel furiar delle parti, s'era dismesso -il consolato; che era il terzo d'indole laica -consentito alla città, poichè s'era liberata dalla intromissione -del vescovo nelle cose civili. Amico -Brusco, Moro di Piazzalunga, Guido di Rustico del -Riso, Pagano della Volta, Ansaldo del Brasile, Bonomato -del Molo, essendo usciti di carica, il comando -era divenuto una <i>res nullius</i>, in preda ai -<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span> -più audaci, o ai più scaltri. Ma l'annunzio dei fortissimi -fatti, scaldando tutti i cittadini di nobile -entusiasmo, li ridusse prontamente a più fraterni -consigli e i valentuomini sopradetti tornarono di -buon grado in ufficio. -</p> - -<p> -La nuova crociata fu bandita in città, senza mestieri -di legati pontificii; nel giro di pochi dì, ottomila -uomini, il fiore della gioventù genovese, pigliarono -la croce, laonde fu mestieri allestire ventisette -galere. Fu questo l'esercito, ma, poichè giungevano -d'ogni parte pellegrini, desiderosi di accorrere -in Terra Santa, alle galere si aggiunsero sei -navi onerarie, le quali andassero di conserva con -quella ragguardevole armata. -</p> - -<p> -E non contenti di andare eglino stessi, i Genovesi -spedirono le lettere gerosolimitane in volta per -le città e castella di Lombardia, dove tutti gli animi -si accesero di pari entusiasmo, e laici e chierici, -il vescovo di Milano, il conte di Briandate, molti -conti e marchesi e grand'oste con essi, andarono -per la via di Costantinopoli, dove occorse loro ciò -che vedremo più avanti. -</p> - -<p> -In città fu un grande rimescolìo, un'ansia, un'ebbrezza -universale, fino alle calende d'agosto del -1100. Sei mesi erano pur necessari a tanti apprestamenti -di guerra; che anzi è da dire, l'operosità -genovese, diventata proverbiale in processo di tempo, -non aver mai fatto più cose in più breve spazio di -tempo d'allora. Invero, tutti ardeano di fare, e tra -i reduci dal conquisto di Gerusalemme e i rimasti -a casa era una gara nobilissima di scriversi alla -seconda impresa, e di aiutarla con ogni possa, perchè -non patisse ritardo. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span> -</p> - -<p> -Chi si doleva di tanta furia era il povero Anselmo, -costretto a rimaner tra le donnicciuole, a -mondar nespole, siccome egli diceva, per cagione -della ferita toccata sotto le mura d'Antiochia. Quella -ferita, se i lettori rammentano, gli aveva lasciato -un brutto sfregio dall'alto del fronte fino al basso -della guancia, e in quella istessa maniera che gli -dava ad ogni tratto molestia e gli impediva di tornare -uomo valido in Soria, già fin da quella prima -spedizione gli avea tolto di proseguire la guerra e -di fare a Gerusalemme quel che aveva fatto ad Antiochia. -Fin d'allora, curato e rappezzato alla meglio, -egli era stato consigliato da messere Guglielmo, che -molto lo amava, a tornarsene coi primo sandalo -che salpasse dal porto di San Simeone alla volta -di Genova; ma lui duro, incocciato a restare. -</p> - -<p> -— Non mi volete uomo d'armi? — diceva. — Orbene, -tenetemi come un servo, come un di quei -cani senza nome, che seguono il campo, e un tantino -più utile di quelle povere bestie, le quali non -sanno far altro che leccar le scodelle ai vostri balestrieri, -perchè io potrò almanco mutarmi in cuoco -e dispensiere, ed ammannirvi quel po' di cibo, guadagnato -con tanti disagi e stenti ogni giorno. — -</p> - -<p> -Nè ci fu verso di smuoverlo; così volle, così rimase, -consentendolo il suo gran capitano. -</p> - -<p> -Ed era egli, il povero balestriere, che, dolorandogli -il capo maledettamente per quello strappo non -bene rammarginato ancora, si pigliava il carico -della mensa frugale dell'Embriaco, in quei lunghi -e fastidiosi giorni dello assedio di Sion. Bisognava -vederlo, di costa alla tenda, con tutte quelle bende -intorno alla fronte, che lo faceano parere da lunge -<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span> -un Saracino ribaldo, rattizzare il fuoco tra due -grosse pietre innalzate a foggia e dignità di fornello, -e invigilar lo schidione, e rimestare in un -certo paiuolo fuligginoso i suoi orridi manicaretti, -che agli affamati guerrieri avevano a parere le più -ghiotte cose del mondo! -</p> - -<p> -Ma spesso occorreva (tanto è vero che l'uomo si -stucca, perfino dell'ottimo) che le dotte invenzioni -d'Anselmo non ottenessero neanco una parola d'encomio -e che i suoi dozzinanti si lasciassero andare -a troppo fervide giaculatorie all'erbe, alle ortaglie, -financo alla cicerbita e al terracrèpolo della memorata -Liguria. Fu questa per giorni parecchi una -spina al cuore del povero cuoco; ma come fare? -dov'erano a trovarsi i camangiari, in quegli aridi -campi della Terra Promessa? -</p> - -<p> -Basta, l'uomo è per natura ingegnoso e la necessità -suole aguzzare l'ingegno. Ora, Anselmo, a -cui la necessità stringeva i fianchi, tanto si rigirò, -tanto corse, che finalmente scovò il fatto suo. Dovunque -fosse una pozza, un acquitrino, uno sgocciolo -di rupe, anche a doverselo trovare con ore ed -ore di cammino, il nostro balestriere correva, e -raccattava erbucce d'ogni forma e sapore, le quali -e' sceglieva con molta cura e saggiava, innanzi di -metterle a mazzo. E un bel dì, tornati da sudare -intorno a quelle torri di legno, che aveano a far -breccia nelle mura dell'assediata città, i commensali -di messere Guglielmo furono grandemente solleticati -dalla vista e dalla fragranza d'un certo miscuglio -a guazzo, che arieggiava la famosa minestra -maritata, delizia dei figli di Giano, quando sono a -casa, e loro eterno sospiro, quando il cieco caso, -<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span> -o la ferrea necessità, li tien lontani dalla cucina -domestica. -</p> - -<p> -Quella volta, le lodi al cuoco furono universali -e solenni; il grido d'ammirazione e di giubilo poco -mancò non si mutasse in <i>Tedeum</i>. E a chi dei lettori -notasse i miei crociati di grossolani appetiti, -risponderei che essi non erano da più, nè da meno -degli eroi d'Omero, gente cavalleresca se altra fu -mai, pratica dello Stige come del latte di Teti, o -di Venere; uomini pei quali si scomodavano talvolta -dai seggi celesti Iride messaggiera e Minerva -pugnace, ma che pure amavano mangiare di tratto -in tratto il loro quarto di bue, inaffiandolo con quattro -o cinque sorsate di quello di Samo. -</p> - -<p> -E pensate che anco il Buglione, il pro' Buglione, -il pio Goffredo, non si sarà pasciuto neppur lui di -rugiada! Io so, per esempio, che allorquando i -commensali di messere Guglielmo già stavano seduti -all'umile desco, e adoravano il grato fumo della -minestra che venia scodellando Anselmo, il buon -duca venne per caso a passare di là, e i nostri valorosi, -con quella cortese entratura che è consentita -dalla comunanza del vivere, lo trattennero e -gli proffersero di partecipare al frugale banchetto. -</p> - -<p> -Non poteva indugiarsi a lungo il duca, chè le -necessità dell'alto ufficio lo chiamavano oltre; ma -volendo pure usar cortesia a quel prode uomo dell'Embriaco, -fe' sosta di pochi istanti, e dimandato -di quella novità dei camangiari, e saputolo, si -degnò di assaggiarne, soggiungendo nella sua lingua -che la era una saporitissima cosa. -</p> - -<p> -Argomentate l'allegrezza e in pari tempo la confusione -del cuoco. Anch'egli volle dire la sua, in -<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span> -quella lingua che tutti, qual più, qual meno, masticavano -allora nel campo crociato; ma non gli -venne altro alle labbra se non questo: <i>Le preux -Bouillon!... le preux Bouillon!...</i> -</p> - -<p> -— <i>Hè bien, quoi d'étrange?</i> — ripigliò il buon duca, -percuotendo amorevolmente la spalla allo sfregiato -balestriere. — <i>Le preux Bouillon!... a tâtè de ta soupe, -et, foi de chevalier, il la trouve excellente</i>. — -</p> - -<p> -Ciò detto, e tolto commiato da messere Guglielmo, -inforcò prontamente l'arcione e via a galoppo, -mentre Anselmo, che non capiva nella pelle, andava -tuttavia ripetendo: <i>le preux Bouillon! le preux -Bouillon!</i> -</p> - -<p> -Dopo quel giorno, quando occorreva che i commensali -dell'Embriaco volessero dal cuoco quel tale -miscuglio innominato d'erbucce, non c'era che a -dirgli:<i> preux Bouillon</i>! ed egli capiva senz'altro. -Questa è, lettori, l'origine del <i>preboggion</i>, che io -metto qui in vernacolo genovese, non essendoci -nella lingua italiana il vocabolo corrispondente, a -dinotare questa mala minestra di bietole, cappucci -bislacchi, prezzemolo ed altri camangiari d'ogni generazione, -mescolati col riso, ch'è un vero guazzabuglio; -e ciò per l'appunto significa la parola -preboggion, almeno in traslato. -</p> - -<p> -Questa è l'origine, ho detto; ma badate, le mie -parole non sono evangelio, e tutti, ahimè, siamo -fallibili in questo povero mondo. -</p> - -<p> -E adesso, dati gli spiccioli della prima spedizione -dei Crociati genovesi, che già avevamo narrata in -di grosso, ci asterremo dal raccontarvi la seconda, -a cui si conviene altro storico, che non starà molto -a giungere in scena. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span> -</p> - -<p> -Si aggiunga che il tempo stringe. Diana è già -scesa dall'alto della torre, donde per la seconda -volta ha veduto giungere a riva le galere della -Croce; e Guglielmo Embriaco, questa volta vincitore -di Cesarea, e senza aiuto d'altre braccia, all'infuori -delle genovesi, scende a terra dinanzi alla -porta di San Pietro, in capo al Mandracchio, tra -gli evviva di tutto un popolo accalcato, sulla curva -spiaggia, arrampicato su per le antenne delle navi, -appollaiato sul ciglio delle mura. -</p> - -<p> -L'ingresso in città volle il suo tempo. Egli non -era agevole, con tutta quella ressa di popolo festante, -condurre speditamente entro le mura ottomila -uomini; chè tanti n'erano tornati incolumi -da quella seconda impresa di Terra Santa. Messere -Guglielmo, lasciata una parte dei marinai a -custodia delle galere, pigliati con sè i maggiori e -una scorta pei camelli, che doveano portare al -vescovo la decima delle prede di guerra ed altri -preziosi donativi alla chiesa e al comune, aveva -dato licenza a tutti gli altri di sparpagliarsi a lor -posta, e tornarsene ognuno alle case sue. Senonchè, -nessuno aveva usato di quella liberalità del capitano, -quantunque a tutti la famiglia premesse, e -ognuno portasse con sè, spoglie opime della vittoria, -due libbre di pepe e quarantotto soldi di pittavini -(così detti perchè coniati nel Poitou, là dalle -parti di Francia) che non erano una spregevol moneta, -dacchè ogni soldo era d'oro e quarantotto di -quei soldi facevano una libbra e due oncie di quel -nobilissimo metallo. -</p> - -<p> -Il bottino era stato lautissimo in Cesarea, come -può rilevarsi dal conto di quelle ottomila parti, -<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span> -alle quali bisognerà aggiungere quelle dei comandanti, -il quinto assegnato alle galere e la decima -prelevata pel vescovo. Nè, se ottimi erano i pittavini, -il pepe era da meno. Derrata preziosa oggidì, -bene aveva ad essere preziosissima in quei tempi, -chè essa era di tanto più rara, e la si mettea da -pertutto, a conforto di più saldi palati che ora non -siano in Europa. -</p> - -<p> -A farla breve, i nostri crociati non avevano a -lagnarsi della fortuna, e considerato il prezzo dell'oro -in quel secolo, poteano anche consolarsi d'aver -faticato un anno per la gloria. Nè quello era il -tutto, dappoichè la presa di Cesarea ben altro aveva -fruttato ai Genovesi; e ne faceva solenne testimonianza -un camello, più gelosamente custodito degli -altri, la cui soma, ravvolta in un drappo di Balsòra, -dovea racchiudere alcun che di maraviglioso. -</p> - -<p> -Ma di cotesta meraviglia lascieremo le primizie -ai consoli e al vescovo Airaldo, i quali attendevano -in pompa magna l'Embriaco; queglino alla porta -Marina, insieme coi maggiorenti della città; questi, -coi suoi diaconi, sotto il vestibolo della gran -chiesa di San Lorenzo. La era una festa, una solennità, -che mai la maggiore, nemmeno per l'arrivo -delle ceneri del Battista, ottenute tre anni addietro, -siccome ho raccontato. Epperò s'intenderà -come i reduci soldati dell'Embriaco non avessero -voluto saperne d'andarsene spartitamente alle case -loro, e si fossero tenuti in ordinanza, per esser -parte di quel trionfo massimo che Genova preparava -ai suoi figli. -</p> - -<p> -Ed era bello il vederli, abbronzati dal sole di Palestina, -sfilare in lunghi drappelli rilucenti e sonanti -<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span> -dalla Porta Marina alla piazza che fu poscia -dei Banchi, dinanzi all'antica chiesuola di San Pietro, -in mezzo alla moltitudine che si accalcava plaudente -sul loro passaggio, che irrompeva gridando -da ogni via, che si affacciava dai veroni, che appariva -dalle altane, che s'aggrappava ai comignoli -dei tetti, pur di vedere, di salutare con un evviva -i crociati genovesi. Viva San Giorgio! gridavano i -soldati, rendendo al fortissimo barone, come lo si -chiamava in quei tempi, l'onore delle loro vittorie; -viva San Giorgio! e commossi dal plauso popolare, -alzavano in aria, percuotevano l'una contro l'altra, -le balestre, le lancie, le spade. Intanto le campane -delle venti chiese di Genova (chè tante ne aveva -allora edificate la pietà cittadina) suonavano confusamente -a festa, ed era tutto uno scampanìo, un -grido, un frastuono, in mezzo al quale non fu pur -dato di udire la tromba del cintraco, che annunziava -la presenza dei consoli sulla gradinata di -San Pietro alla Porta. -</p> - -<p> -Ma bene lo udì messere Guglielmo, che modesto -in tanta gloria, e schermendosi come meglio poteva -dalla ressa degli ammiratori, procedeva primo -tra tutti, badando ad ogni cosa e ad ogni cosa provvedendo, -giusta il debito di buon capitano. Giunto -egli sulla piazza e veduti i consoli raunati sotto il -vessillo del comune, corse loro incontro; essi del -pari incontro a lui, chè non volevano esser vinti -in cortesia, e tutti, l'un dopo l'altro, vollero stringerlo -al seno e baciarlo su ambe le guancie, Amico -Brusco, Mauro di Pizzalunga, Guido di Rustico del -Riso, Pagano della Volta, Ansaldo del Brasile e -Bonomato del Molo. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span> -</p> - -<p> -Indi, precedendo i consoli, e messere Guglielmo -tra essi, la schiera s'inoltrò per la via dei Fabbri, -donde, svoltata in Campetto, salì per la via degli -Scudai, che metteva alla piazzetta di San Lorenzo. -Fu colà un entusiasmo da non dirsi a parole; quei -bravi artefici erano in visibilio; ritti sulle soglie -delle loro botteghe, ammiravano quelle maglie, -quelle targhe e quegli elmetti, opera loro, e applaudivano, -e n'aveano ben donde. Di quelle armature -che passavano dinanzi a loro, nessuna vedevasi -sana; segno che il soldato avea fatto il debito -suo, combattendo, e l'armatura del pari, poichè, -con tutti quei danni, avea pur restituito incolume -il suo possessore. -</p> - -<p> -Qui raddoppiarono gli evviva a San Giorgio, che -certo ebbe a sentirne il rimbombo dal cielo; e assai -lungamente, imperocchè, per un'ora, se non -forse di più, quelle grida echeggiarono. Nè poteva -esser diverso, chè il corteggio era lungo oltremodo, -non pure pel numero de' Crociati, ma eziandio -delle loro salmerie e di quelle strane bestie gibbose -che recavano la parte del bottino dovuta alla -Chiesa. Gli ultimi erano tuttavia alla porta Marina, -che già messere Guglielmo saliva la gradinata di -San Lorenzo e sotto il vestibolo del tempio maggiore -di Genova era accolto tra le braccia del vescovo -Airaldo. -</p> - -<p> -Qui sarebbe il caso di sciorinare un po' di erudizione -ammuffita intorno alla prima fra le cattedrali -italiane, che, sebbene non fosse ancora tanto -ampia nè tanto vistosa come appare ai dì nostri, -era già allora una cosa compiuta, coi suoi tre portali -a sesto acuto, che sfondavano in mezzo a fasci -<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span> -di colonnette di marmi svariati, quali avvolte a -spira, quali ritte a sembianza di pali, che salissero -a sostenere un pergolato. Ma queste cose oramai -le si leggono in tutte le guide, ed io me ne lavo -le mani, da gran signore, nel catino di Cesarea, -preziosissimo tra tutti i doni che Guglielmo Embriaco -ha recato alla patria. -</p> - -<p> -Vi ho detto per l'appunto di un certo cammello, -la cui soma era coperta da un drappo di Balsòra. -Il gran capitano aveva chiuso là dentro una scodella -di smeraldo, trovata coll'altre ricchezze nel -sacco di Cesarea, e creduta comunemente un -avanzo del tesoro di Erode Ascalonita, quel tale -che ordinò la memoranda strage degl'innocenti. -Era voce che in quella scodella il Nazareno avesse -mangiato l'agnello pasquale; la qual cosa, se vera, -non si accorderebbe troppo col ritrovamento del -prezioso cimelio in Cesarea e colla sua leggenda -erodiana. -</p> - -<p> -La vista di quella gemma smisurata fece inarcare -le ciglia al buon vescovo, ai diaconi e ai consoli -radunati sotto il vestibolo del tempio. Che si -fa celia? Una meraviglia di smeraldo simile non -si era mai veduta a Genova, nè altrove; e nessuno -aveva presente il testo di Plinio, dove dice di smeraldi -anco più grossi e più finamente lavorati, per -toglier pregio a quel vaso, d'un bel verde trasparente, -ottagono e largo almeno tre spanne. «Il -quale nondimeno (è Monsignor Giustiniani che -parla), se fosse quello dell'agnello pasquale di Cristo, -la quale cosa io non nego nè affermo, ovvero -che in esso da quell'evangelico Nicodemo fosse -stato riposto al tempo della Passione il prezioso -<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span> -sangue del Salvator nostro, come pare, secondo alcuni, -che si legga negli annali degli Inglesi, saria -da preporre a tutti gli smeraldi <i>etiam</i> coadunati -insieme, e a tutte l'altre gioie e tesori che mai si -trovassero nel mondo.» -</p> - -<p> -Ma basti di ciò. Il famoso smeraldo, rapito sul -finire del secolo scorso dagli agenti dell'Impero -francese, si ruppe in viaggio, e si dimostrò qual -era veramente, un catino di vetro colorato. Ragione -per cui i rapitori non fecero poi tante difficoltà -a restituircelo. -</p> - -<p> -La tarda scoperta non deve far ridere i nepoti -irriverenti alle spalle di messere Guglielmo Embriaco -e di tutti i suoi contemporanei, che credettero -nella preziosità del sacro catino. Scemato il -valore venale di questa reliquia, essa rimase (lo -dirò coll'Alizeri) un meraviglioso esempio dell'antico -magistero nella vetraria; e non iscade per -nulla il pregio che gli è derivato dall'antichità e -dalla storia. -</p> - -<p> -— Richiama pure il tuo servo, o Signore, — esclamò -il vescovo Airoldo, levando le palme al -cielo, innanzi di abbracciare l'Embriaco, — perchè -gli occhi miei hanno veduto il tuo nuovo -trionfo. -</p> - -<p> -— Padre mio, — rispose Guglielmo, — coll'aiuto -di Dio i Genovesi compiranno altre laudabili -imprese, e avranno mestieri perciò delle vostre benedizioni. -</p> - -<p> -— Noi siamo impazienti, — soggiunse uno dei -consoli, — di udire dalle vostre labbra, messere -Guglielmo, il racconto della spedizione che ha -fruttato tanta gloria e tante ricchezze alla patria. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span> -</p> - -<p> -— Non dalle mie, messer Pagano della Volta; — rispose -l'Embriaco. — È qui tra i miei cavalieri -un giovane, che sa molto di lettere, ed ha già -scritto un cenno delle cose da noi operate; e voi -dovete conoscerlo. -</p> - -<p> -— Io? ditemi il suo nome, vi prego. -</p> - -<p> -— Un vostro congiunto, nato da vostra sorella -Giulia e da Rustico di Caschifellone. Caffaro, — proseguì -messer Guglielmo, volgendosi alla brigata -di gentiluomini che lo aveva seguito sotto il vestibolo, — mostrate -a vostro zio, e agli altri onorandissimi -consoli, che Genova avrà quind'innanzi -uno storico delle sue gesta, e uscito dalle file dei -suoi migliori soldati. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span></p> - -<h2 id="cap7">CAPITOLO VII. -<span class="smaller">La presentazione del primo annalista di Genova.</span></h2> -</div> - -<p> -Le parole di messer Guglielmo Embriaco fecero -inventar rosso come una fravola il viso d'un giovane, -a mala pena ventenne, che era nella sua comitiva. -Consideriamolo un tratto, mentre gli occhi -di tutti gli astanti sono rivolti su di lui. -</p> - -<p> -Il giovane vestiva come tutti gli uomini d'arme -del suo tempo: camicia di maglia d'acciaio, che -scendeva fino al ginocchio, e cappuccio, anch'esso -di maglia, arrovesciato sugli omeri, perchè non -aveva elmo, ma in quella vece una semplice berretta -d'ormesino rosso, donde uscivano in lucide -anella i capegli biondi, incoronando un viso più -allungato che tondeggiante, ma così fresco e gentile, -che sarebbe parso di fanciulla, se le guancie e il -labbro superiore, coi primi peli morbidi ond'erano -ornati, non avessero fatto alla bella prima una testimonianza -contraria. Del resto, lo si poteva credere -un guerriero, che avesse vergogna di mostrarsi -<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span> -tale in mezzo a tante facce d'uomini prodi, -abbronzate dal sole dei campi di battaglia e fatte -ruvide dalla vita sul mare, alla spruzzaglia dei -marosi e al fischio dei venti; perchè, come l'elmo -era messo da banda, così anche la maglia si teneva -nascosta sotto una tunica di lana bianca, ornata -sul petto di una modesta croce vermiglia. -</p> - -<p> -All'invito di messer Guglielmo, accolto da lui -come fosse un comando, il giovane uscì fuori dal -gruppo, andando alla volta dei consoli. -</p> - -<p> -Pagano si mosse incontro a lui e lo baciò su -ambedue le guance; indi, tenendolo stretto fra le -sue braccia e guardandolo amorevolmente negli -occhi, gli disse: -</p> - -<p> -— Eccoti qui, ragazzo mio! Sei partito fanciullo -e torni uomo. Sarà felice tua madre, quando ti vedrà -salir l'erta di Caschifellone! -</p> - -<p> -— Ah, non sono a Genova, i miei? — chiese il -giovane, leggermente turbato dalle ultime parole di -suo zio. -</p> - -<p> -— No, sono in Polcevera. Il castellano ha gli obblighi -del suo ufficio, che passano avanti a ogni cosa. -</p> - -<p> -— È giusto; — disse il crociato. — Partirò dunque -subito, se voi e messere Guglielmo me ne date -licenza. -</p> - -<p> -— Pare che ti rincresca; di' su! — gli susurrò -nell'orecchio lo zio. — Avresti per avventura qualche -bel viso di donna da rivedere? -</p> - -<p> -— Zio! -</p> - -<p> -— Eh, non ti far rosso, via! Che cosa ci sarebbe -di male? -</p> - -<p> -— Sì, ho per l'appunto da vedere... qualcheduno; — rispose -il giovine tutto confuso. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span> -</p> - -<p> -— Qualcheduna, vorrai dire. -</p> - -<p> -— E sia, qualcheduna, ma non per me. Ho una -imbasciata da fare. -</p> - -<p> -— Fàlla prima e poi corri da' tuoi. -</p> - -<p> -— Poterlo! — mormorò il giovane. — Non conosco -la donna a cui debbo parlare. -</p> - -<p> -— Che cosa mi narri tu ora? -</p> - -<p> -— Storia pretta, mio zio. -</p> - -<p> -— A proposito di storia, non dimentichiamo che -ci hai da leggere quella delle vostre prodezze in -Terra Santa; — ripigliò Pagano della Volta, alzando -la voce, poichè i suoi colleghi di consolato -si erano avvicinati per stringere la mano al suo -valoroso nipote. -</p> - -<p> -— A voi dunque, messer Caffaro di Caschifellone; — disse -il console Amico Brusco, uno dei sette -figli di Guido Spinola e perciò fratello dell'Embriaco; — leggete -il racconto delle imprese a cui -avete partecipato. Il santissimo Airaldo ve ne prega, -e i consoli tutti, per mia bocca, ugualmente. -</p> - -<p> -— Qui? — balbettò il giovane, facendosi piccin -piccino nella sua cotta di maglia. -</p> - -<p> -— E perchè no? — disse un altro personaggio, -grave all'aspetto, che era il diacono Sallustio, consigliere -del vescovo. — Tutto quanto voi narrerete, -messer Caffaro, è gloria della croce, ed è ragione -che si ascolti nella casa di Dio. — -</p> - -<p> -Un mormorio di approvazione accolse le parole -del vecchio Sallustio. La cosa non dee recare meraviglia -ai lettori, se ricorderanno che il duomo di -San Lorenzo, essendo una cosa medesima col Comune, -era appunto il luogo da ciò. Diventato secolare -il governo, i consoli, tuttochè non fossero -<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span> -più gli scabini del vescovo, in ossequio alla sua -venerata autorità usavano amministrare la giustizia -e tenere i parlamenti sotto il vestibolo del -tempio. -</p> - -<p> -Colà, all'ombra della graticola di marmo, su cui -era raffigurato il martire Lorenzo, si facevano adunque -i decreti consolari, si ricevevano gli atti di -cittadinanza e di vassallaggio di principi e popoli, -si davano le investiture, si manomettevano i servi, -si pubblicavano le leggi a suon di tromba dal cintraco, -si deliberavano le imprese, si bandivano le -guerre, si conchiudevano le paci, si stringevano le -alleanze, si celebravano le vittorie. -</p> - -<p> -Aggiungerò che il Duomo di San Lorenzo era -compreso in ogni trattato, che i feudatarii e i vassalli -giuravano fedeltà ed obbedienza ad esso, e che -in ogni disposizione testamentaria dovevasi rammentar -la sua fabbrica. Fu insomma il monumento più -glorioso del nuovo Comune, ordinato sugli -avanzi della curia romana e della barbarie feudale, -e durò a lungo come il palladio della libertà genovese. -Le sue case contigue e le sue torri, se occupate, -davano il dominio di tutto lo Stato agli occupatori; -e i Ghibellini più d'una volta minacciarono -d'appiccarvi il fuoco. Ma forse prevalse la reverenza -ad un miracolo dell'arte italiana, prevalse quel culto -della forma, che s'infiltra a poco a poco negli animi -più rozzi, <i>nec sinit esse feros</i>. -</p> - -<p> -Il giovane Caffaro, così caldamente pregato dai -maggiorenti della città, pose mano al suo cartolaro; -e alla presenza del vescovo, dei consoli e dei capitani, -lesse la sua narrazione, semplice, disadorna, -ma veritiera e scevra di tutte quelle esagerazioni -<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span> -che la pedissequa cura degli esemplari antichi doveva -ficcare nel latino di quattro secoli dopo. -</p> - -<p> -È questo un dirvi chiaro che il racconto del giovine -gentiluomo era dettato in quella lingua, giusta -il costume d'allora. E perchè riesca chiara anche -la narrazione dei fatti, io vi compendierò lo scritto -in volgare, avvertendo che questa, se Dio vuole, -sarà l'ultima indigestione di storia che farete per -colpa mia. -</p> - -<p> -Si torna indietro fino al capitolo sesto, dove ho -già detto delle ventisette galere partite nel 1100 per -la seconda spedizione di Terra Santa, con sei navi -cariche di pellegrini d'ogni nazione. Giunti nel porto -di Laodicea, città della Siria e soggetta ad Alessio -imperatore di Costantinopoli, vi si trattennero per -tutta la seguente invernata. Morto era il pio Buglione -di peste, nel mese di giugno, non essendo -vissuto che un anno nell'amministrazione del regno -di Gerusalemme. Ed essendo ridotto in ischiavitù -Boemondo, figlio a Roberto Guiscardo, duca di Puglia, -que' paesi, conquistati con tanta fatica ai Saracini, -erano abbandonati in balìa di sè stessi. Li -ebbero in tutela i Genovesi, che si può dire capitassero -davvero in buon punto; e d'accordo col vescovo -Maurizio, legato del Papa, mandarono a Baldovino, -fratello dell'estinto Goffredo e a Tancredi, -cugino di Boemondo, perchè assumessero, quegli, -la corona di Gerusalemme, questi il principato di -Antiochia. Consentì Baldovino, a patto che i Genovesi -lo aiutassero. E così avvenne che, cavalcando -alla volta di Sion, incontrati tremila Saracini, nel -distretto di Bairut, li ruppe e procedette senz'altro -contrasto fino a Gerusalemme. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span> -</p> - -<p> -Arrideva la fortuna ai Genovesi. Nella quaresima -dello stesso anno 1101 partivano essi di Laodicea, -colle galere, le navi e tutto l'esercito, costeggiando -le città marittime infino a Caiffa, anticamente denominata -Porfiria, che era de' Cristiani. Colà, per -un violento fortunale, tirarono le galere in terra; -il che tolse loro di potersi misurare, come avrebbero -voluto, coll'armata del Soldano d'Egitto, forte -di quaranta vele, che, sbattuta dal vento impetuoso, -passò davanti alla costa, andando fino al porto di -Ascalona. -</p> - -<p> -Messer Guglielmo Embriaco rammentava ancora -il primo incontro avuto cogli Egiziani, e volendo -ricattarsi della perdita di due galere, che ho già -raccontato ai lettori, fece quella medesima notte -prendere il mare ad una parte dei suoi legni, per -dar caccia al nemico. Ma fu tanta la rabbia del -mare, che, giunti alle viste dei Saracini e già disposti -a far arme in coperta, ne furono separati -senz'altra speranza, e l'armata nemica ebbe campo -a salvarsi. -</p> - -<p> -— Sarà per un'altra volta! — disse l'Embriaco. -E celebrata nelle acque di Porfiria la festa della -domenica delle Palme, navigò verso Joppe; nella -quale città gli venne incontro il re Baldovino colle -bandiere spiegate e salutò l'armata e l'esercito con -alto suono di trombe. -</p> - -<p> -Colà, tirate in secco le navi, si sbarcarono i cavalieri -e le ciurme. Baldovino volle i suoi Genovesi -a Gerusalemme, dove entrarono, per la seconda volta -il mercoledì santo, e dove, poi ch'ebbero digiunato -tutto il giorno e la notte sopra il sabato, si recarono -a visitare il Santo Sepolcro, aspettando che -<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span> -dal cielo, come era fama, si facesse scorgere in -quel dì il lume di Cristo; fuoco miracoloso «disceso -visibilmente dal cielo, il quale si vedeva accendere -tutte le lampade che sogliono stare appese -intorno al sepolcro.» -</p> - -<p> -Ma per tutto quel giorno, nè la notte appresso, -il santo lume non si mostrò, quantunque tutti lo -dimandassero con lagrime, sospiri e <i>Kirie eleison</i> a -perdita di fiato. Il patriarca Damberto, già vescovo -di Pisa, li esortò allora a recarsi tutti nel tempio -di Salomone, imperocchè Dio aveva promesso di -consentire ogni dono a chi lo supplicasse con mondo -cuore sull'ingresso del tempio. Andarono, a piedi -scalzi, divotamente pregando, visitarono il tempio, -chiedendo l'aspettato miracolo, a conforto della pietosa -curiosità, indi ritornarono al Santo Sepolcro. -L'accenditore era pronto e i nostri buoni antenati -ebbero la grazia. Il vescovo Maurizio e il patriarca -Damberto furono i primi, come era giusto, a veder -scendere il lume in due lampade, che sogliono stare -nell'ultima camera del Santo Sepolcro. «E diffusa -la voce per la città, poichè la maggior parte erano -andati a desinare, subito ognuno corse al tempio -del Santo Sepolcro, e in quella meridiana luce furono -vedute essere accese le sedici lampade che -erano di fuori intorno al Santo Sepolcro, l'una dopo -l'altra; e si vedevano a modo d'un fumo affogato -ed ardente, che veniva dal cielo, ed ascendeva per -l'acqua e per l'olio insino allo stoppino della lampada, -e facevalo scintillare tre volte, e restava il -lucignolo acceso.» -</p> - -<p> -Non sono io che racconto; è Caffaro giovinetto -e pieno di fede. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span> -</p> - -<p> -Dopo ciò, andarono i Genovesi alla visita dei -santi luoghi. Videro il Giordano e tornarono a -Joppe; con Baldovino deliberarono la espugnazione -di Tiro (Assur, dicevano allora), e la condussero a -buon fine in tre giorni. Poscia, nel mese di maggio -andarono le galere coll'esercito all'assedio di Cesarea, -detta anticamente Torre di Stratone, poi Cesarea, -in onore di Cesare Augusto, da Erode che -la riedificò, in ultimo Flavia da Vespasiano, che -la fece colonia romana. Tirati i legni alla riva, i -Genovesi occuparono di primo impeto il paese e -stettero accampati nei giardini e negli orti insino -alle mura della città. Intanto, colla usata diligenza, -si diedero a fabbricare castella di legname ed altre -macchine, per condurre innanzi l'assedio. -</p> - -<p> -Impensieriti da quella vista, i Saracini mandarono -due messaggieri, con parole di pace. -</p> - -<p> -— La vostra legge, o Cristiani, non proibisce ella -di uccidere uomini fatti a somiglianza di Dio, e di -pigliare la roba d'altri? E nondimeno, voi, che -siete maestri e dottori della legge cristiana, comandate -alle vostre genti di uccider noi e di usurpare -la roba nostra! — -</p> - -<p> -Così cavillavano i Saracini. Ma udite come rispondesse -di trionfo il patriarca. -</p> - -<p> -— Noi non vogliamo già usurpare l'altrui, ma -ricuperare la terra che fu dell'apostolo San Pietro -e che appartiene a noi, come suoi vicarii e successori. -Per quanto è dell'uccidere, Dio vuole che sia -fatta vendetta, col coltello e colla spada, di chi fa -contro alla sua legge. Lo ha detto il profeta: «A -me si appartiene la vendetta, ed io sarò il pagatore; -a me si appartiene far piaga e sanarla, e non è -<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span> -chi possa campare dalle mie mani.» E perciò -brevemente vi diciamo che abbiate a restituire la -città, e sarannovi salvate le persone e le robe; se -no, Iddio vi ferirà col suo coltello, e sarete morti -giustamente. — -</p> - -<p> -Recata questa intimazione in città, si riconobbe -che con simili avvocati non c'era a far altro. Il -Cadì, capo civile della terra, avrebbe voluto arrendersi, -per salvare le robe. Ma per contro, l'Emiro, -che era il comandante militare, gridò che innanzi -di render la terra voleva si provassero le spade -dei suoi uomini con quelle dei Genovesi, sperando -egli di far partire questi ultimi dall'assedio, e con -loro grande vergogna. E prevalse, com'era naturale, -il consiglio dell'Emiro. -</p> - -<p> -Udita questa risoluzione, che gli parve arrogante -oltre ogni credere, il patriarca arringò l'esercito. -</p> - -<p> -— «Venerdì prossimo, che è il giorno della -Passione, la mattina per tempo, dopo che ciascuno -di voi avrà comunicato e ricevuto il corpo e il sangue -del Signore, senza castella e senza macchina -alcuna, con le sole scale delle galere, salirete sulle -mura; e se avrete fede che, non per virtù vostra, -ma per grazia di Dio dobbiate aver vittoria della -città, io vi annunzio e profetizzo che, prima dell'ora -di sesta, Dio onnipotente darà in vostra mano la -città, gli uomini, le ricchezze ed ogni altra cosa -che essa contiene.» — -</p> - -<p> -Parlava l'entusiamo, non l'arte, e molto meno il -senno militare. Ma per allora non era il caso di -aver contraria opinione. Guglielmo Embriaco, pensandoci -su quel tanto che può correre dal lampo -al tuono, accettò l'invito del Pisano, ma a patto di -<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span> -essere il primo a tentare l'impresa, forse per non -assistere allo sbaraglio de' suoi, se falliva. Il vescovo -aveva a mala pena finito di parlare, che egli -secondò con infiammate esortazioni l'audace proposito, -facendo giurare l'esercito che lo avrebbe immantinente -seguito all'assalto. -</p> - -<p> -— Con voi, capitano, alla morte e alla gloria! — gridò -Arrigo da Carmandino, a cui fecero eco -tutti i suoi generosi compagni. -</p> - -<p> -— Orbene, andate alle galere, spiccate le scale -di fuori banda e venite. Nessun invito ha da essere -tenuto più prontamente di questo, che ci ha fatto -il patriarca Damberto. — -</p> - -<p> -Corsero le ciurme; tolsero le scale dai bandinetti, -e via di corsa, a braccia tese, fino a' piè delle -mura, circondati da numeroso stuolo di cavalieri. -Guglielmo Embriaco, Testa di maglio, era il primo -di tutti. Armato di corazza, di lancia e di spada, -pose il piede sulla prima scala che fu accostata al -muro, e si inerpicò veloce di piuolo in piuolo, senza -pure munirsi di scudo, contro le frecce, i sassi e -la rena infuocata, che gli avventavano sopra i nemici. -L'elmo di ferro, e più la fortuna, schermì -l'animoso condottiero, che giunse ad afferrare la -merlata, mentre la scala, non potendo sostenere il -gran numero di coloro che seguivano, si rompeva, -facendo cadere quei volenterosi nel fosso. -</p> - -<p> -— Sire Iddio! — gridò il Carmandino, rizzandosi -a stento sulle ginocchia. — L'ho detto io, che si saliva -in troppi! -</p> - -<p> -— Vi siete fatto male, Arrigo? — chiese una voce -accanto a lui. -</p> - -<p> -— Chi siete? Ah, il giovine Caffaro! Bravo, eravate -<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span> -dei primi anche voi? Non è nulla, vedete; un -po' di stordimento e nient'altro. Animo, su, a quell'altra -scala! Purchè giungiamo in tempo, e non -accada disgrazia al capitano, che deve esser rimasto -solo lassù. — -</p> - -<p> -Era proprio mestieri che volassero al soccorso. -Trovatosi solo ed incolume sul parapetto, Guglielmo -Embriaco pregò Iddio che si degnasse di aiutarlo; -siccome era uomo da poter fare due cose ad un -tempo, menò attorno la lancia, atterrando i primi -che gli capitarono sotto. Una torre sorgeva lì presso, -e l'Embriaco vi corse a riparo. Ma appunto allora -ne usciva un Saracino, che gli si avvinghiò al petto, -tentando, se gli veniva fatto, di soverchiarlo. Era -una bisogna difficile assai, e alle prime strette che -diede l'Embriaco per svincolarsi da lui, il Saracino -ebbe a domandargli mercè. Gittata la lancia, inutile -in quel frangente, messere Guglielmo aveva afferrato -il nemico per un braccio, e così forte, che a -quell'altro parve di esser còlto da una tanaglia di -ferro. -</p> - -<p> -— Signore, te ne prego; — gridò egli allora con -accento compassionevole; — lasciami andare e sarà -meglio per te. -</p> - -<p> -— In che modo? — chiese l'Embriaco, che non -coglieva il senso di quella esortazione. -</p> - -<p> -— Perchè i miei compagni verranno a liberarmi, -o a vendicarmi: — rispose il Saracino; — e tu non -farai in tempo ad entrar nella torre. -</p> - -<p> -— Ragioni diritto! — esclamò Guglielmo. — Va -dunque, e trova un altro che ti perdoni la vita, -come io te la perdono. — -</p> - -<p> -Così dicendo, lentò la stretta, sicchè il nemico -<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span> -potè sfuggirgli di mano. E corse, non dubitate, -come se avesse le ali alla calcagna, e temesse lì -per lì un mutamento di proposito. -</p> - -<p> -L'Embriaco già pensava a tutt'altro. La torre non -era alta ed egli poteva sperare di giungere in pochi -istanti alla sommità, donde avrebbe potuto vedere -più largo spazio di mura. Incontanente vi -entrò, salì in furia i due piani che mettevano alla -piattaforma, e assicuratosi che nessuno dei difensori -aveva ancora potuto seguirlo lassù, si fece al ballatoio, -per guardare dalla parte del fosso, come -volgessero le sorti della battaglia. -</p> - -<p> -Poco lunge di là si combatteva aspramente. Un -manipolo di cavalieri aveva afferrato il ciglio delle -mura e vi si teneva saldo, quantunque i Saracini -facessero ogni sforzo per ricacciarlo indietro. Messer -Guglielmo intese allora perchè lo avessero lasciato -libero lui, occupati com'erano a respingere -i nuovi e più numerosi assalitori. -</p> - -<p> -— Su, Genova, su! in nome di san Giorgio! — gridò -egli allora, levando la spada e facendola balenare -davanti agli occhi de' suoi, che avevano appoggiate -le altre scale alla muraglia. — La città è -nostra! -</p> - -<p> -— Guglielmo Testa di maglio! Testa di maglio -è padrone delle mura! — gridarono mille voci dal -basso. — Animo, alla scalata! — -</p> - -<p> -E infiammati così dalle loro stesse parole come -dalla vista del capo, fecero impeto su per una ventina -di scale ad un tempo. Tutte quelle file d'uomini, -erette e minacciose come i serpenti di Tenedo sulla -spiaggia di Troia, strisciarono lungo le mura, le -involsero sotto un tessuto di lucide scaglie, che -<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span> -erano le loro targhe scintillanti al sole, ed afferrata -la cima, si riversarono dentro, quasi senza -combattere. Fu male che la città avesse una doppia -cinta di mura, perchè pochi ardirono di resistere -laggiù, parendo a tutti più facile di custodire utilmente -un cerchio più stretto. Così ragionava la -prudenza negli uni, la paura negli altri. -</p> - -<p> -Con quello sforzo simultaneo da molte parti, i -Genovesi penetrarono in Cesarea, ma senza giungere -in tempo per entrare nella seconda cinta, alle -spalle dei difensori. Le vie strette e tortuose avevano -impedito ai valorosi di raccapezzarsi alla lesta -e di inseguire in numero sufficiente il nemico. -Bene tentarono l'impresa i primi arrivati, ma senza -pro, e la scortese saracinesca si chiuse con grande -frastuono davanti agli audaci, mentre solo alcuni di -loro, che si potrebbero chiamare i temerarii, erano -riusciti ad entrare, proprio alle calcagna dei fuggenti. -</p> - -<p> -Caffaro rimase nel numero degli audaci, fuor -della cinta, ai piedi della saracinesca, che era stata -calata in quel punto. La fortuna lo aveva assistito; -eppure egli si dolse amaramente di non esser giunto -prima, perchè tra gli animosi che lo precedevano, -e che avevano pagata così caramente la gloria d'essere -andati avanti a tutti gli altri, c'era l'amico suo, -il suo compagno di scalata, Arrigo da Carmandino. -</p> - -<p> -Povero Arrigo! Certo egli presentiva una disgrazia, -quel giorno; poichè nel salir sulle mura, mentre -erano a poca distanza dalla merlata, rivolgendosi -a Caffaro, che gli si stringeva al fianco, mettendo -il piede sui piuolo abbandonato da lui, gli aveva -detto: -</p> - -<p> -Amico, ve ne prego, se io muoio, dite a madonna -<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span> -Diana che ho pensato a lei nell'ultim'ora, e -che l'anima mia, con licenza di nostro Signore, a -cui mi raccomando, andrà a dirle tutto l'amore ch'io -le ho portato vivendo. — -</p> - -<p> -E Caffaro gli aveva risposto: -</p> - -<p> -— Amico mio, che pensieri son questi? Per l'onor -vostro e di Genova, come pel trionfo della croce, -vivrete. -</p> - -<p> -— E sia; accetto l'augurio; ma voi dovete promettermi... -</p> - -<p> -— Tutto quel che vi piace io prometto; — interruppe -Caffaro. -</p> - -<p> -— Grazie; — ripigliò il Carmandino, respirando. — Ed -ora, torniamo uomini! — -</p> - -<p> -Il resto è noto. Pochi momenti dopo erano giunti -sulle mura e avevano fatto prodigi di valore. L'Embriaco, -calato dalla torre, donde aveva chiamato la -sua gente all'assalto, si fece sollecito a collegarli, -a mano a mano che balzavano dentro, per piantarsi -saldamente sul baluardo conquistato. Frattanto Arrigo -da Carmandino, trascorrendo animoso ad inseguire -i fuggenti, era stato côlto, come ho detto, entro -la seconda cinta di mura. -</p> - -<p> -Quando lo seppe Gandolfo del Moro, sempre fido -seguace di messer Nicolao e suo consigliere malaugurato, -il cuore gli diede un balzo per allegrezza. -</p> - -<p> -— Ah, fosse morto! — pensò. — Di solito, questi -cani infedeli non perdonano la vita ai prigioni. Madonna -Diana, o ch'io m'inganno a partito, o questa -le vendica tutte, e messere Arrigo il bello avrà finito -di vogarmi sul remo. — -</p> - -<p> -Guglielmo Embriaco udì dalle labbra del giovine -Caffaro la mala sorte del suo prode aiutante, ma -<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span> -non ebbe tempo a rammaricarsene. Già, io porto -opinione che gli uomini d'allora piangessero poco, -e lo argomento da ciò, che molte altre cose non -facevano essi, per le quali noi siamo venuti a -mano a mano in così fastidiosa eccellenza; verbigrazia -il parlare. Per contro, operavano molto; -laonde, se la retorica ci ha perso, la storia ci ha -guadagnato un tanto. Ne siano ringraziati gli Dei. -</p> - -<p> -Desideroso più che mai di operare, l'Embriaco -andava girando con occhio scrutatore intorno alla -seconda cinta di mura, donde gli apparivano i nemici -preparati ad una resistenza feroce. Già un -primo tentativo di scalata era stato respinto, tra -perchè gli assalitori erano in pochi e perchè messer -Guglielmo non c'era, ad incuorarli colla voce, -ad infiammarli coll'esempio. Anche i Saracini respiravano -più liberamente, quando non avevano -davanti agli occhi quel capitano dalla fulva capigliatura -e dallo sguardo leonino, che essi ravvisavano -così facilmente, anche da lunge, alle membra -poderose e al corto mantello bianco, segnato dalla -croce vermiglia che gli svolazzava a guisa di clamide -romana sulla corazza di ferro. -</p> - -<p> -Così correndo intorno alle mura, il valoroso Testa -di maglio aveva veduto il fatto suo, e imbattutosi -in Ugo suo figlio, mentre Caffaro gli veniva raccontando -il triste caso di Arrigo da Carmandino, -mostrò di non avere inutilmente speso il suo tempo. -</p> - -<p> -— Non temete! — diss'egli, conchiudendo il suo -dialogo col giovine Caffaro. — Se non l'hanno -ucciso, vedremo di liberarlo, e ben presto. Guardate -là, verso tramontana, come vanno salendo le mura? -La collina non è alta, nè ripida l'ascesa; voi, del -<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span> -resto, con una cinquantina di uomini risoluti che -condurrete da quella parte là, non dovete subito -andar sotto al muro, ma girare alle falde dell'eminenza, -fino a tanto non avrete veduto una macchia -d'olivi, donde meglio coperti giungere al colmo. -Lassù, proprio accanto al muro, è una vecchia -palma, i cui rami pendono a dirittura sul parapetto; -e voi, senza che vi dica altro, figliuoli miei.... -</p> - -<p> -— Non dubitate, messer Guglielmo; — interruppe -Caffaro di Caschifellone, — abbiamo inteso. Si cala -di là sulle mura di Cesarea, come volevano fare i -Greci dal cavallo di legno sulle mura di Troia. -</p> - -<p> -— Bene! — ripigliò il capitano sorridendo. — Ma -badate di tenervi nascosti nella macchia fino a -tanto non vi sarete assicurati che il parapetto sia -sguernito di custodi. Ad ottenervi questo, ci penso -io. Andate. — -</p> - -<p> -I giovani non se lo fecero dire due volte, poichè -tanto all'uno quanto all'altro premeva di giungere, -se pure fosse stato possibile, in aiuto ad Arrigo da -Carmandino. Frattanto l'Embriaco volgeva alla parte -più bassa del muro, e, raccolto colà il nerbo dei -suoi, faceva grandi apparecchi alla vista dei nemici. -Tutte le scale che avevano servito per superare -il primo ostacolo alla espugnazione della città, -furono immantinente portate davanti al secondo, e -quasi tutte concentrate in un punto; della qual -cosa molti Saracini si sbigottirono, altri presero argomento -a sperare. -</p> - -<p> -— Ci assalgono in troppi da un lato solo; — diceva -l'Emiro, il comandante della terra; — noi non -correremo dunque il pericolo di sparpagliare le -nostre forze e saremo pronti a respingerli. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span> -</p> - -<p> -— E poi, signore, — chiese timidamente il Cadì, -anziano della città, — che farai tu? -</p> - -<p> -— E poi, con una vigorosa sortita compiremo l'opera -nostra, incalzandoli fino alla spiaggia e buttandoli in -mare, prima che abbiano tempo a salir sulle navi. — -</p> - -<p> -Il Cadì non aveva una fede così grande nelle -sorti della difesa. Uomo di legge e non dedito alle -armi, era alieno così dalle speranze come dai bellici -ardori del suo collega. Per altro, non ardì ripeter -parola, e si allontanò dalle mura, per recarsi -alla Moschea maggiore dove erano radunati i vecchi, -le donne e i fanciulli, ad implorare la misericordia -di Allà. -</p> - -<p> -I Cristiani, frattanto, appoggiate le scale, muovevano -all'assalto, sostenuti da dugento scelti arcadori, -che con tiri aggiustati si studiavano di ferire -quanti Saracini si affacciassero alla merlata. -</p> - -<p> -Famosi erano allora gli arcadori di Liguria, e -grandemente ricercati d'allora in poi presso tutti -gli eserciti della Cristianità. La loro valentia del -resto era nota anche in tempi più antichi, ed aveva -giovato moltissimo ai Cartaginesi, nelle loro guerre -con Roma. La ragione di questa eccellenza nelle -armi da trarre non era difficile a trovarsi. Un popolo -che non aveva quasi agricoltura, come quello -che pativa difetto di suolo, dovea trarre il sostentamento -dalla pesca e dalla caccia, e diventare perciò -marinaio e arcadore. -</p> - -<p> -Alte grida si levarono da ambe le parti. San -Giorgio e Maometto si contendevano il trionfo. Ora -mentre i Saracini più ferocemente combattevano, -e colle rotelle imbracciate sulla merlata, paravano -la pioggia dei dardi adoprandosi valorosamente a -<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span> -ricacciare gli assalitori, un urlo di terrore si udì -sulle mura e lo scompiglio si manifestò nelle file, -arrestando ogni virtù di difesa. -</p> - -<p> -Messer Guglielmo indovinò subitamente che cosa -fosse avvenuto. Ed egli stesso si mosse allora al -secondo assalto, che non fu così validamente respinto -come il primo. Pochi erano rimasti, fedeli -al debito loro, per sostenere il buon nome delle -armi musulmane; la più parte dei difensori fuggivano, -si sparpagliavano a caso per le vie tortuose -della città, tosto inseguiti, rincorsi come fiere dai -soverchianti Cristiani. -</p> - -<p> -Anche i lettori avranno indovinato il perchè di -quella fuga precipitosa. Il nemico era penetrato -nella seconda cinta, per una via donde non lo aspettava -nessuno. Inerpicatisi sull'albero di palma, -Ugo Embriaco e Caffaro di Caschifellone, avevano -insegnata la strada ai cinquanta animosi che si -erano scelti a compagni. Di là, correndo al basso -colle spade sguainate, erano piombati alle spalle -dei difensori, in mezzo a cui fecero strage grandissima. -Omero potrebbe qui rimettere a nuovo il -suo famoso paragone del re dei deserti, balzato -d'improvviso in mezzo alla mandria. Io non sono -Omero, e colla scusa bell'e pronta che le similitudini -piacciono poco ai moderni, mi ristringo a -dire che i Saracini, senza indugiarsi a noverare i -nuovi assalitori e temendo che una metà dell'esercito -genovese fosse già loro alle calcagni, non sostennero -l'urto, fuggirono, di qua, di là, ciecamente, -parte gittando le armi, parte stringendole nei pugni -convulsi, senza aver più l'ardimento di usarle e di -vender cara la vita. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span> -</p> - -<p> -Incalzati colle spade nelle reni, lasciando a centinaia -i morti lungo le vie, corsero a rifugio verso -la Moschea maggiore. Ma le porte erano chiuse. I -mercatanti, le donne, i vecchi, i fanciulli, stavano -raccolti là dentro, implorando la misericordia del -Profeta, aspettando trepidanti la pietà dei vincitori. -</p> - -<p> -— Siamo uomini al pari di voi; — gridava il -Cadì dall'alto di un minareto, sventolando la bianca -fascia del suo turbante in segno di chieder pace. — Non -uccidete chi non può più resistere! Perdonate -agli inermi! — -</p> - -<p> -I consigli di misericordia rimasero inascoltati -fino a tanto ci furono Saracini armati intorno alla -Moschea. I Genovesi rammentavano troppo le minacce -spavalde dell'Emiro, e giustamente pensavano -che, se avessero dovuto dar essi indietro, non -uno di loro si sarebbe salvato dalla rabbia dei vincitori. -E poi (chi nol sa?) il sangue inebria e il -ferire ha la sua voluttà, che travolge i sensi del -soldato più umano. -</p> - -<p> -Giunse finalmente il Patriarca, misto di sacerdote -e di guerriero, che quei tempi comportavano -e di cui si ebbe esempio anche in secoli a noi più -vicini. Invitato da messere Guglielmo, a cui pareva -inutile oramai quella strage, Damberto ordinò -che si concedesse la vita a quanti erano chiusi nel -tempio, tanto più che non si trattava di armati, ma -di paurosi mercatanti e di femmine imbelli, intorno -a cui si stringevano vecchi cadenti e fanciulli. -</p> - -<p> -Quella turba si arrese, come è facile argomentare, -alla prima intimazione. Il Cadì già ne aveva fatto -la profferta ai vincitori. Era intorno all'ora di sesta, -quando si spalancarono le porte della moschea, e -<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span> -Guglielmo Embriaco vi entrò, seguito dal patriarca -Damberto, brandendo la spada dalla lama, per modo -da far credere che portasse in mostra la croce. -</p> - -<p> -Il fiero prelato ebbe dunque ragione, colla sua -profezia. Ma il savio capitano, tratti in disparte Caffaro -di Caschifellone, ed Ugo, strinse loro amorevolmente -la mano, ringraziandoli di averne aiutato -l'adempimento, colla pronta esecuzione del suo stratagemma. -</p> - -<p> -Queste le prodezze dei Genovesi nella espugnazione -di Cesarea. Per metter fine al racconto, bisognerà -aggiungere che, alcuni giorni appresso, il -legato del Papa e il patriarca Damberto, «dopo le -debite purificazioni e consuete cerimonie, consacrarono -la moschea maggiore in onore di San Pietro, -e un'altra (per far piacere ai Genovesi) in -onore di San Lorenzo; e così fu tornata la città al -servizio di Cristo.» -</p> - -<p> -E l'armata e l'esercito si ridussero a Solino; sulla -spiaggia di San Parlerio divisero la preda, e cavata -fuori la decima del vescovo Airaldo e il quinto -delle galere, si fece la distribuzione del resto per -ottomila uomini, ciascuno dei quali ricevette le due -libbre di pepe, e i quarantotto soldi del Poitou, che -ho detto più sopra, ragguagliandone la somma ad una -libbra e due once d'oro. Donde, come potete immaginare, -grande allegrezza nel campo. -</p> - -<p> -Così ebbe fine il racconto del giovine Caffaro. Il -quale, s'intende, modesto com'era, non disse nulla -di sè; quantunque, avendo in pratica l'Eneide, si -sarebbe potuto servire del «<i>quorum pars magna -fui</i>» e senza far torto a nessuno. -</p> - -<p> -Il vescovo Airaldo, i consoli e tutti i capi della -<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span> -compagne (che cosa fossero le compagne dirò poi -al lettore) avevano udito con ammirazione il racconto, -volgendo spesso gli occhi da lui al valoroso -Embriaco, che stava pensoso, a fronte china, come -uomo che volesse sottrarsi alla sua gloria, o riandasse -colla mente i fatti trascorsi, a mano a mano -che erano narrati. -</p> - -<p> -Messer Guglielmo era triste. Fino a quel punto -aveva posto l'animo negli obblighi suoi di capitano; -allora, finalmente, poteva ricordarsi di essere padre -e di non aver liete novelle per la sua bella figliuola. -</p> - -<p> -La fine di Arrigo da Carmandino aveva compreso -di mestizia ogni cuore. -</p> - -<p> -— Ma proprio non sarà dato di sapere in qual -modo Genova ha perduto questo generoso suo figlio? — chiese -Pagano della Volta. — E il suo cadavere, -almeno? -</p> - -<p> -— Non fu trovato; — rispose il giovine Caffaro. — Gandolfo -del Moro afferma bensì di averlo riconosciuto -in alcuni avanzi umani, mezzo abbrustoliti -dal bitume ardente. — -</p> - -<p> -Raccapricciarono gli astanti, e tutti gli sguardi -si rivolsero allora a Gandolfo del Moro. -</p> - -<p> -Il torvo amico di Nicolao si fece avanti d'un -passo, e senza pure alzar gli occhi a guardare i -consoli, aggiunse: -</p> - -<p> -— Pur troppo! Vorrei che così non fosse finito -un tant'uomo. Una cosa sola desidero, cioè di essermi -ingannato. — -</p> - -<p> -Per altro, è delle moltitudini di non concedere -troppo larga parte ai rammarichi, segnatamente -dove il danno dei pochi si confonde nel benefizio -dei più. La vittoria ha una aureola che offusca -<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span> -ogni cosa d'intorno a sè. Ed anche Arrigo da Carmandino, -il bel cavaliere, sospiro di tante donne -gentili, invidia di tanti prodi uomini, orgoglio della -sua terra natale, ebbe, in un senso fugace di pietà, -in una parola di rimpianto, tutto quello che potesse -aspettarsi dai sopravvissuti un estinto. -</p> - -<p> -— Messer Caffaro di Caschifellone, — disse Amico -Brusco, il fratel dell'Embriaco, — voi avete fatto -opera egregia, raccogliendo la storia della nobilissima -impresa. Il comune di Genova incomincia bene, -ed io, conoscendo il valore di tutti i suoi cittadini, -son certo che non si fermerà così presto sulla via -della gloria. È dunque giusto che abbia trovato, in -voi prode guerriero, il suo storico. — -</p> - -<p> -Sallustio, il venerabile segretario di Airaldo, soggiunse: -</p> - -<p> -— Gravissimi istorici ebbe Roma, e certo essa -ripete da questi la somma ventura di veder tramandato -alla posterità più lontana il grido delle -sue gesta. Procurate voi, messer Caffaro, uguale -fortuna al comune di Genova. — -</p> - -<p> -Il giovine annalista si inchinò tacitamente all'invito -cortese, che doveva riuscire un vaticinio -per lui. A quelle lodi non era da rispondere con -parole; che, anco umilissime, sarebbero sempre, -dopo il paragone del vecchio segretario, sembrate -a lui non abbastanza modeste. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span></p> - -<h2 id="cap8">CAPITOLO VIII. -<span class="smaller">Un cuore spezzato.</span></h2> -</div> - -<p> -Che era egli avvenuto di Arrigo da Carmandino? -Era caduto vittima del suo temerario valore? Erano -di lui quegli avanzi mezzo abbrustoliti, in cui temeva -di averlo avvisato Gandolfo del Moro? -</p> - -<p> -Ricordate chi fosse Gandolfo, e pensate con che -sincerità potesse egli aver manifestato quel suo desiderio -di essersi ingannato. Caffaro, che bene lo -conosceva e lo sapeva rivale di Arrigo, era il primo -a dubitare di quella sincerità e di quella testimonianza. -Ma un fatto era vero; che nella presa di -Cesarea il povero Arrigo era scomparso; che era -rimasto in balìa dei nemici, nel furore di quella -disperata difesa; donde si poteva argomentare facilmente -che lo avessero fatto a pezzi, vendicando -su lui lo scorno di una prima sconfitta. -</p> - -<p> -Anch'egli, Caffaro, espugnata la seconda cinta di -mura e posate le armi, aveva chiesto nuove del -suo povero amico. Ma tra per la diversità della -lingua, quantunque già allora i pellegrinaggi e le -<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span> -guerre avessero dato vita a quella parlata bastarda -che faceva intender tra loro Cristiani e Saracini, e -per la confusione e lo smarrimento dei vinti, egli -non aveva potuto saper altro che questo: i pochi -Genovesi, entrati primi nella seconda cinta, essere -stati colti in mezzo e aver venduto cara la vita, cadendo, -stremati di forze e coperti di ferite, su d'un -mucchio di cadaveri. -</p> - -<p> -Niente adunque di più naturale che il loro capo -fosse morto con essi, e che il bitume infiammato, -onde usavano i difensori per respingere gli assalti, -appiccandosi alle vesti e alle armature, avesse rosolato -le carni dei morenti, sfigurati, resi irriconoscibili -i corpi. -</p> - -<p> -Così pensava anche messer Guglielmo. Povera -la sua figliuola! Come avrebbe accolto ella il messaggio? -</p> - -<p> -Nello avvicinarsi alle sue case, tra Macagnana -e il Castello, il grand'uomo si smarriva d'animo, -tremava in cuor suo, come avrebbe fatto un bambino. -</p> - -<p> -Diana era sulla soglia ad aspettarlo, attorniata -da tutti i congiunti, familiari e servi di casa Embriaca. -Come una giovine matrona romana, essa era -rimasta alla custodia dei lari domestici, mentre gli -uomini attendevano agli obblighi loro fuor dei confini -della patria, e aveva governato il suo piccolo -mondo con senno e fermezza, rafforzata dall'autorità -del suo nome e circondata dall'ossequio di -tutti. -</p> - -<p> -Abbracciò il padre, e confuse con quelle di lui -le sue lagrime; lagrime d'allegrezza le sue, di mestizia -e di tenerezza quelle del padre. Strinse di poi -<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span> -la mano ai fratelli, e fu lieta di non veder altri con -uno di loro. Il fedele Gandolfo non aveva stimato -prudente consiglio di accompagnare fin là il suo -amico e protettore Nicolao. -</p> - -<p> -Concessa la debita parte agli affetti domestici, -Diana cercò degli occhi Arrigo, e non lo vide nel -corteggio paterno. Forse era andato prima alle sue -case. Ma che? Bene era egli tornato una prima -volta di Soria, e la sua prima visita era stata per -le case dell'Embriaco. Il cuore le si strinse d'improvviso, -come per presentimento d'una sciagura. Volse -gli occhi a suo padre e vide il volto di lui impresso -di profonda pietà. — Arrigo! Arrigo! — balbettò -essa, e si sentì venir meno. -</p> - -<p> -Messer Guglielmo fu pronto a sostenerla nelle -sue braccia. -</p> - -<p> -— Animo, figliuola mia! — le susurrò egli all'orecchio, -mentre cercava di condurla verso le scale. — Pensate -che siete del sangue d'Ido Visconte, e -che, dove la patria è in festa, debbono tacere i privati -dolori. Diana, fate buona custodia al cuor vostro, -in questi momenti solenni. Io sono addolorato al -pari di voi. Venite, figliuola, e preghiamo Iddio che -accolga nella gloria celeste i martiri della sua fede. — -</p> - -<p> -La preghiera di suo padre era un comando per -la nobilissima fanciulla. Mormorò alcune frasi sconnesse; -rattenne le sue lagrime, le ricacciò indietro -a forza, le sentì ridiscendere, gelarsi intorno al suo -povero cuore. Non le reggevano le membra, ma il -braccio del padre era saldo ed ella si trovò, senza -pure avvedersene, nella sua fidata cameretta, dove -aveva tanto pensato a lui, tanto pregato per lui, -pel suo gentil fidanzato. Eppure non pianse, tanto -<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span> -era lo smarrimento dell'animo; non rispose parola -alle molte ed amorevoli del padre, che, congedati -i suoi famigliari, si era ridotto per quel giorno al -fianco dell'amata figliuola. -</p> - -<p> -Muta e fredda a guisa d'un marmo, ascoltava il -suo fiero genitore, diventato un fanciullo per lei. -Cogli occhi sbarrati e l'orecchio intento, beveva -avidamente, più che non udisse, le dolenti notizie -della presa di Cesarea e della sparizione di Arrigo. -Il valore di lui, la fama acquistata, l'amore e l'ossequio -dei compagni d'arme, cose tutte che ella sapeva -e che le venivano ricordate nel racconto paterno, -erano una vana memoria oramai, raggio di -un sole che si dileguava, eco d'un suono che era -cessato. E tutte quelle parole fatte di lui, come voci -di là dalla tomba, le rimbombavano nell'anima, -davano suono come di corda spezzata. -</p> - -<p> -Povero cuore! Quale vi apparve da quel giorno -la vita! Quella casa in cui si affaccendavano i servi, -lieti pel ritorno del loro glorioso signore, era un -chiostro per lei, un antico chiostro in rovina, tutto -popolato di larve, che andavano e venivano, ma -senza dar suono al suo orecchio, che gestivano e -parlavano tra loro, ma in una lingua sconosciuta. -Quella città, tutta piena di gente operosa ed allegra, -tutta suoni e canti e rumori festosi, era un -camposanto, nel quale ella si trovava, raccolta in -un angolo, a pregare su d'una fossa, a piè d'una -croce. La croce! la fossa! Ahimè, neppur quelle -ci aveva, su cui raccogliere i suoi affetti desolati. -Non c'era, in tutto quel mondo mutato, un luogo, -un punto d'appoggio per lei. Diana stessa, la povera -Diana, era una larva tra i vivi. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span> -</p> - -<p> -Le avete mai sognate, quelle solitudini ignude e -fredde, in cui si rimpicciolisce il cuore e si smarrisce -il pensiero? Il cielo, i monti, il piano, son -tutti d'un colore; non un fil d'erba su cui posar -l'occhio; non un batter d'ali a cui tener dietro sull'orizzonte; -un senso di freddo vi corre per tutte -le fibre; il sole è spento; si ha la certezza che non -tornerà più. Bel sole, glorioso sole, che eri la vita -del mondo, che facevi risplendere così puramente -quel cielo, scintillare così allegramente quel mare, -e variare per tante gradazioni di tinte quei colli, -che avevi dato impulso e dettato un inno d'amore -a tante umili esistenze, sei morto anche tu? Ancora -una reliquia del tuo calore, che si andrà spegnendo -a grado a grado, e poi regnerà in terra la notte. -Oggi il male, domani il peggio; in lontananza il -nulla, l'orrido nulla! -</p> - -<p> -Tale apparve la vita a Diana. Non sorrisi, non -carezze dei suoi, valsero a distogliere il suo spirito -dai tetri abissi in cui si era sprofondato. Non piangeva: -fu anzi veduta sorridere umanamente alle -sue donne, che si facevano intorno a lei colle usate -dimostrazioni di ossequioso affetto, e quel sorriso -parve a tutti più doloroso del pianto. Che avveniva -egli in quell'anima chiusa ad ogni sguardo indagatore? -Si maturava la follia? O si preparava le -vie lo struggimento della morte? -</p> - -<p> -Per molti giorni e settimane, quella povera mesta -non accennò il desiderio di ritornare sul doloroso -argomento. Ma ognuno, al solo vederla, indovinava -qual cura fosse presente nell'animo della -infelice Diana. -</p> - -<p> -Finalmente, un giorno, ella chiese di sapere per -<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span> -filo e per segno l'accaduto. Forse le si era snebbiata -la mente e l'afflizione si era chetata un tratto -nel suo cuore; forse una speranza le si affacciava -allo spirito, una speranza lieve ed incerta, che un -più assegnato racconto di tutti i particolari della -espugnazione di Cesarea e un più diligente esame -di tutti gli indizi raccolti dai compagni di Arrigo, -avrebbe potuto rendere più salda, o far dileguare -del tutto. -</p> - -<p> -Ugo, il diletto fratello, si fece ad esporre partitamente -le cose già dette in breve dal padre. Diana, -sebbene rabbrividendo ad ogni tratto, come persona -colta dalla febbre, pure ascoltò attentamente, e di -molti particolari, che le erano sfuggiti dapprima, -volle ripetuto il racconto. -</p> - -<p> -— Infine, — diss'ella, quando si avvide che Ugo -non aveva più altro a narrarle, — Arrigo da Carmandino -non è stato più rinvenuto. Questo soltanto -è accertato. — -</p> - -<p> -Nicolao aggiunse, rispondendo alla tacita conchiusione -del ragionamento di lei: -</p> - -<p> -— Gandolfo del Moro lo ha riconosciuto tra i -morti. — -</p> - -<p> -Il cuore della fanciulla diè un balzo violento, a -quell'accenno crudele e al ricordo di quel nome -odiato, che, dall'ultimo ritorno dei crociati in poi, -non le era più venuto all'orecchio. -</p> - -<p> -— Consentite, sorella, — ripigliò Nicolao, — che -il nostro amico Gandolfo vi racconti la cosa egli -stesso. È doloroso, — soggiunse, notando il senso -che la sua proposta aveva fatto sull'animo della -fanciulla, — ma infine, se voi dovete sapere, e se è -giusto, come io penso, che voi sappiate ogni cosa... — -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span> -</p> - -<p> -Nicolao non ebbe tempo di finir la sua frase, -perchè Diana, che a tutta prima non aveva saputo -dissimulare un senso di ripugnanza, si era subito -ravveduta e lo interrompeva a mezzo. -</p> - -<p> -— Venga l'amico vostro, — diss'ella. — È ancora -un omaggio alla memoria di Arrigo, che io -ascolti chiunque mi parla di lui. — -</p> - -<p> -Gandolfo del Moro non era mai troppo lontano -dal suo fido Nicolao, e giunse più sollecito che la -stessa Diana, dopo essersi risoluta di riceverlo, non -avrebbe potuto desiderare. -</p> - -<p> -Il giovine cavaliere dai capegli rossi e dalla torva -guardatura si fece avanti tutto peritoso, severo all'aspetto, -ma più azzimato del solito, colla sua gavardina -di color pavonazzo aggiustata all'imbusto -e colle calze divisate di bianco e di azzurro. -</p> - -<p> -— Madonna, — diss'egli, sospirando, — la perdita -di un così prode cavaliere è un lutto universale. -La cristianità ne aveva pochi che gli stessero -a pari, nessuno che gli andasse avanti per gentilezza -e valore. — -</p> - -<p> -Diana accolse le parole compunte di Gandolfo, -con un gesto che voleva dire: — sta bene, ma venite -al fatto, messere. — -</p> - -<p> -Così dato sesto all'esordio, Gandolfo del Moro -narrò come fosse entrata nell'animo suo la persuasione -dell'orrida fine d'Arrigo. Quegli avanzi umani -da lui veduti erano per l'appunto in una viuzza -angusta e tortuosa, presso alla seconda cinta di -mura. Colà il valoroso Arrigo e i suoi compagni -di sventura dovevano essere stati arrestati dai difensori, -trovatisi allora in numero soverchiante. -Le armature, comunque ridotte, si riconoscevano -<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span> -essere di cristiani, e, sebbene in gran parte consumati -dal fuoco, si potevano ancora distinguere alcuni -brani di sorcotta, che era la clamide portata -dai cavalieri sulla corazza, o sulla maglia d'acciaio. -Come quel pugno di valorosi fosse stato ridotto in -tal guisa, era facile argomentare. Avevano combattuto -disperatamente, approfittando della strettezza -del passo per non lasciarsi cogliere in mezzo, e i -nemici non erano venuti a capo di finirla con -quella meravigliosa difesa, se non col gittare, dai -parapetti delle logge e delle altane, bitume infiammato -sui combattenti. -</p> - -<p> -Tutte queste erano prove generiche. L'indizio -che colà e in quel modo fossero finiti parecchi dei -Genovesi entrati con Arrigo entro la seconda cinta -di mura, non poteva esser più certo. Ma chi in -quegli avanzi miserandi, aveva riconosciuto il Carmandino? -</p> - -<p> -Diana fissava i suoi occhi in quegli del narratore; -e questi, non potendo sostenerne l'incontro, -chinata la fronte, terminò il suo discorso cogli -sguardi a terra. -</p> - -<p> -— Guardatemi in viso; — diss'ella; — forse vi -faccio paura? — -</p> - -<p> -Gandolfo del Moro avrebbe voluto rispondere; -ma bene intese che quello non era il caso di venir -fuori con una gentilezza, e che Diana non gli aveva -già chiesto un detto di quella sorte. Perciò, alzate -le ciglia in atto di obbedienza, stette a guardarla -perplesso. -</p> - -<p> -— Giurate, — ripigliò la fanciulla con accento -solenne, spiccando dalla parete un dittico di avorio, -in cui era dipinta da un artista bisantino la passione -<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span> -di Cristo, — giurate su questa croce, che ha -toccato le ceneri del Precursore, che voi siete certo -di ciò che dite, e che in quegli avanzi avete riconosciuto -il corpo di messere Arrigo da Carmandino. -</p> - -<p> -— Ho sempre desiderato di aver preso abbaglio, — rispose -Gandolfo, schermendosi; — ma pur troppo -mi pare che non possa essere altrimenti. Tra i -vivi non è tornato; i morti, dell'ardita comitiva, -eran quelli; nè altri se ne sono trovati più lunge. -Di certo il povero Arrigo è caduto insieme co' suoi. -</p> - -<p> -— No, non è vero; — gridò la fanciulla, seguendo -l'impulso del cuore, anzi che un barlume di ragione. — Non -so come ciò possa essere; ma Arrigo -da Carmandino non è morto. Credo ai presentimenti; — soggiunse -a mezza voce, quasi parlando -per sè. -</p> - -<p> -Gandolfo si appigliò prontamente a quel filo. -</p> - -<p> -— Se credete ai presentimenti, madonna, ho fede -che crederete a quelli di messere Arrigo non meno -che ai vostri. — -</p> - -<p> -Diana lo guardò con occhio attonito. -</p> - -<p> -— Che dite voi ora? — balbettò ella, non bene -intendendo il senso delle parole di lui. -</p> - -<p> -— Dico, madonna, che un amico del povero Arrigo -ha un messaggio per voi. Egli è Caffaro di -Caschifellone, suo compagno nell'assalto di Cesarea, -fino al punto in cui la sorte li divise, dando ragione -ai tristi presagi di Arrigo. -</p> - -<p> -— Come sapete voi ciò? — chiese Diana, guatandolo -con occhio diffidente. — E come avete voi -primo un messaggio, che l'amico di Arrigo non -ha creduto opportuno di recarmi finora? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span> -</p> - -<p> -— Lo ha detto poc'anzi a me; — rispose allora -Nicolao, quantunque non fosse rivolta a lui la domanda. — Messer -Caffaro di Caschifellone, giunto -a mala pena di Sorìa, aveva dovuto recarsi in Polcevera, -per abbracciare i suoi nel loro castello di -Pontedecimo, donde è tornato per l'appunto stamane. -</p> - -<p> -— Ed ha un messaggio per me? Di Arrigo? — chiese -ella, smarrita. -</p> - -<p> -— Di Arrigo. Egli non ardiva presentarsi qui, -non essendo da voi conosciuto, e non ardiva domandarne -licenza a nostro padre. Nè io, nè Gandolfo -del Moro, che era con me quando Caffaro mi -toccò di questo messaggio, avremmo osato parlarne -a voi, se la necessità.... -</p> - -<p> -— Basta, fratello; — interruppe Diana. — Venga -il signore di Caschifellone; mio padre non troverà -mal fatto che un prode cavaliero della croce mi -rechi le ultime parole, l'ultimo saluto del mio fidanzato. — -</p> - -<p> -Quel medesimo giorno, Caffaro di Caschifellone -adempiva l'ufficio pietoso che aveva accennato nel -duomo di San Lorenzo al console Pagano della Volta, -al fratello di sua madre. -</p> - -<p> -Entrò nelle stanze di madonna Diana atteggiato -ad una profonda mestizia, ben sapendo di dover -rinnovare un acerbo dolore nell'animo di quella -gentil creatura, che egli vedeva per la prima volta, -e di cui non aveva mirato mai la più bella. -</p> - -<p> -Imperocchè, lo sapete, la fanciulla degli Embriaci -era un miracolo di bellezza, senz'altro. Caffaro, nella -sua adolescenza, era vissuto lontano da Genova, -nel castello de' suoi padri. Più tardi era passato in -Genova, ma presso un congiunto, prete nella chiesa -<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span> -di San Teodoro, il quale lo aveva diligentemente -ammaestrato nelle umane lettere, col proposito di -farne un chierico. Ma l'uomo propone e il caso -dispone. Caffaro di Caschifellone non doveva lasciare -ai fratelli Oberto e Guiscardo il carico di continuare -la stirpe; era destinato a far parlare di sè nelle -istorie della sua patria. Del resto, gli studi fatti -presso il suo consanguineo avevano a dare i loro -frutti, poichè Caffaro di Caschifellone, soldato, ambasciatore -e console, doveva riuscire anche uno -scrittore, anzi il primo annalista d'Italia, nell'alba -del suo risorgimento. -</p> - -<p> -Tutte queste parole per chiarirvi come e perchè -Caffaro di Caschifellone non conoscesse Diana, la -perla di casa Embriaca, la bella tra le belle di Genova. -Anche visitata così aspramente dalla sventura -e abbattuta dalle sue afflizioni, madonna Diana -era sovranamente bella, come certe Vergini addolorate, -che derivano dalla espressione dell'interno -affanno una nuova e più efficace bellezza. -</p> - -<p> -Il giovane, affacciatosi appena all'uscio, e veduta -la fanciulla degli Embriaci, avrebbe voluto ritirarsi. -Ma era tardi, poichè essa pure aveva veduto lui; -donde avvenne che rimanesse estatico a contemplarla. -</p> - -<p> -Tutta nel suo dolore, la fanciulla non si avvide -di quella ammirazione, che del resto era improntata -d'un ossequio profondo, e gli fe' cenno di avvicinarsi. -</p> - -<p> -— Madonna! — diss'egli, inchinandosi. -</p> - -<p> -— Venite, cavaliere, e non temete di parlarmi -liberamente. Son forte, credetelo. E poi, se Arrigo -da Carmandino è morto, che altro può egli toccarmi -<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span> -di più? E non deve giungermi come un refrigerio -ben meritato, — notò ella mettendosi una -mano sul cuore, con gesto d'ineffabile angoscia, — quella -parola sua che voi mi portate di Terra Santa? -</p> - -<p> -— Sì, madonna, è vero ciò che voi dite; — rispose -il giovane, facendosi animo a compiere l'ufficio -suo. — Le ultime parole dei cari estinti sono -continuazione del loro affetto ai superstiti. Arrigo -da Carmandino, il mio sventurato e glorioso amico, -pensava a voi, madonna, pochi istanti prima di abbandonarci. -Salivamo ambedue per la medesima -scala sulle mura di Cesarea, quando egli, a poca -distanza dalla merlata, volgendosi a me, che mi -stringevo al suo fianco, mi disse.... Ah, le sue parole -mi suonano distinte all'orecchio, come se egli -parlasse ancora in questo momento! -</p> - -<p> -— Orbene, messere! Vi disse?.... -</p> - -<p> -— «Amico mio, ve ne prego, se io muoio, dite -a madonna Diana che ho pensato a lei nell'ultima -ora, e che l'anima mia, con licenza di nostro Signore, -a cui mi raccomando, andrà a dirle tutto -l'amore che io le ho portato vivendo.» — -</p> - -<p> -Il viso della fanciulla, cosparso di un pallore mortale -al cominciare delle parole di Arrigo, si era a -mano a mano trasfigurato. Poi che ebbe finito di -riferirle, Caffaro guardò Diana, e gli parve di non -aver più davanti a sè una povera donna addolorata, -ma una visione celeste; una martire sì, ma -raggiante, levata sulle nubi in una gloria di spiriti. -</p> - -<p> -Poco stante, la trasfigurata, la martire, ridiscese -sulla terra. Un dubbio le si era affacciato alla mente. -</p> - -<p> -— Avete detto questo a mio fratello Nicolao? — dimandò -ella al messaggiero. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span> -</p> - -<p> -— Non rammento, madonna. -</p> - -<p> -— Pensateci, messere; raccogliete i vostri ricordi, -ve ne prego! — -</p> - -<p> -E aveva un'aria così soavemente supplichevole, così -cara nella sua mestizia, che Caffaro ne fu intenerito. -</p> - -<p> -— Vidi messer Nicolao questa mane; — diss'egli. — Era -coll'amico suo Gandolfo del Moro. Udito -della vostra tristezza (ben ragionevole, madonna, -ed ogni cuore ben nato la intende), accennai al messaggio -che avrei avuto da compiere. E questo dissi, -lo ricordo bene ora, dopo aver notato che Arrigo -aveva il presentimento della sua morte. -</p> - -<p> -— E non altro diceste? non altro? -</p> - -<p> -— No, Messer Nicolao mi rispose che non avrebbe -mai osato annunziarmi a voi. Ed io, in verità, non -avrei creduto mai d'esser chiamato così presto. -</p> - -<p> -— Oh grazie! grazie pel bene che mi fate! — esclamò -Diana, giungendo le palme, quasi parlasse -al serafino delle sue veglie verginali. — Tacete, ve -ne supplico, tacete quind'innanzi le parole di Arrigo.... -segnatamente le ultime. -</p> - -<p> -— Perchè, madonna? — dimandò il giovane, non -intendendo il senso di quella preghiera. -</p> - -<p> -— Perchè? Mi chiedete il perchè? Ah, non sapevano -davvero quello che si facessero, quando mi -hanno accennato il vostro messaggio! Perchè... infine, -a voi amico di Arrigo da Carmandino io lo -dirò; quelle parole sue erano per me, per me sola; -e qualcheduno, — soggiunse Diana, rabbrividendo -involontariamente, — qualcheduno, in cui mio fratello -Nicolao ripone una fede soverchia, non è degno -di risaperle. Perchè Arrigo vive, intendete? vive, e -ritornerà tra coloro che l'amano. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span> -</p> - -<p> -— Madonna, e che cosa vi fa sperare?.... -</p> - -<p> -— Sperare no, esser certa. Arrigo ha promesso -di venirmi a recare il suo saluto di là dalla tomba, -se era volontà del cielo che egli morisse. Arrigo -non è venuto; Arrigo non è morto. — -</p> - -<p> -Caffaro rimase muto e triste a guardarla. Temette -allora di avere col suo racconto lusingato -una vana speranza, di aver forse dato esca ad una -pericolosa follia, ed una profonda compassione ricercò -tutte le fibre del suo cuore. -</p> - -<p> -— Madonna, — rispose egli, dopo un istante di -pausa, — non vi fidate in questi argomenti. Le -parole di Arrigo erano un saluto, un desiderio, non -già una promessa. Ahimè, pur troppo non tornano -gli estinti! -</p> - -<p> -— No, no, non dubitate; — gridò la fanciulla -degli Embriaci. — Dopo quella solenne promessa, -se fosse morto, sarebbe venuto, e Iddio misericordioso -avrebbe esaudito questo voto all'anima di un -martire della sua fede. Oh signore onnipotente, — proseguì -ella, inginocchiandosi davanti alla immagine -del Crocefisso, — voi mi avete dunque veduta -nella mia afflizione? — -</p> - -<p> -E diede in uno scoppio di pianto. Erano le prime -lagrime che quella poveretta avesse versato, dal -giorno dell'annunzio fatale della morte di Arrigo. -</p> - -<p> -Caffaro di Caschifellone, giovane com'era ed -inesperto delle cose del cuore, non poteva argomentare -come fosse benefico quello sfogo improvviso. -E si sottrasse discretamente allo spettacolo di un -dolore che credeva di aver rinfrescato, promettendo -a sè stesso di non far parola a nessuno del messaggio -che aveva recato a quella bella infelice. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span> -</p> - -<p> -Da quel giorno Diana non disse più verbo, non -fece più atto, che accennasse alla memoria di Arrigo. -Non tornò ilare già, nè serena, come era suo -costume in passato; ma si mostrò tranquilla e rassegnata, -umana con tutti, perfino con Gandolfo del -Moro, che andava spesso alle case degli Embriaci, -e incominciò a sperare, lo sciocco, di poter cancellare -un giorno da quel cuore la immagine di -Arrigo da Carmandino. Certi uomini hanno la insigne -baldanza di credersi irresistibili; certi altri -il torto gravissimo di credere che tutte le donne -sian pari. Gandolfo del Moro teneva molto di questi -e di quegli. -</p> - -<p> -La fanciulla degli Embriaci non parve accorgersi -di tutte quelle rinate speranze. I suoi modi -erano aperti e pieni di cortesia per ognuno; la sua -anima era chiusa. Unico accenno al segreto di quell'anima, -era il lampo fugace degli occhi e un più -soave sorriso, quando si presentava a lei il giovine -Caffaro. Il quale non pensò davvero che tanta soavità -di grazie celestiali andasse a lui, proprio a -lui. Non era Gandolfo del Moro, per ingannarsi a -quel segno, e, memore amico del Carmandino, ricacciò, -seppellì nel suo cuore un sentimento involontario, -che, nato appena, minacciava di comandare -alla sua stessa ragione. -</p> - -<p> -Passarono tre mesi. E finita la <i>campagna</i>, cioè -il reggimento de' sei consoli che abbiamo accennati -nel principio del nostro racconto, alle calende di -febbraio del 1102, si designò un nuovo magistrato. -Quattro furono i consoli nuovi: Guglielmo Embriaco, -Guido Visconte, suo padre, che era stato il -primo a portare il soprannome di Spinola, Guido -<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span> -di Rustico del Riso, e Ido di Carmandino, fratello -maggiore del povero Arrigo. Era, come si vede, -un consolato tra consanguinei, appartenendo tutti, -salvo Guido del Riso, alla schiatta di Ido Visconte. -</p> - -<p> -Anche Guglielmo Embriaco, datosi tutto alle cose -del Comune, potè ingannarsi intorno allo stato dell'animo -di sua figlia. E un bel giorno, mentre ella -era a mala pena tornata dalla vicina chiesa di -Santa Maria del castello, così le parlò il suo glorioso -genitore: -</p> - -<p> -— Figliuola mia, provvediamo al futuro. Fu triste -il passato, e abbiamo dovuto rassegnarci ai decreti -del cielo. «Dio lo vuole» fu il grido che ci -ha condotti in Terra Santa e ci ha fatto meritar la -vittoria; «Dio lo vuole» sia anche il nostro grido -e la nostra forza nelle cose domestiche. — -</p> - -<p> -L'esordio non prometteva niente di buono a Diana, -che stette in silenzio, ma col cuore in soprassalto, -ad ascoltare la fine. -</p> - -<p> -Guglielmo Embriaco proseguì il suo discorso annunziando -alla figliuola che essa doveva pensare a -prender marito. -</p> - -<p> -— Gandolfo del Moro — diss'egli — è un gentil -cavaliere; ha congiunti in nobile stato, attinenze -poderose e castella che lo fanno desiderabil partito -per ogni padre che abbia una figliuola da accasare. -I tuoi fratelli lo amano come se già egli fosse della -famiglia; io lo pregio grandemente e lo amerò come -figlio, se anche tu, come spero, lo vedrai di -buon occhio. — -</p> - -<p> -Al nome di Gandolfo, la fanciulla impallidì e -sentì piegarsi i ginocchi. Resistere alla volontà di -suo padre, quando si fosse chiaramente manifestata, -<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span> -sarebbe stato impossibile per lei. Sarebbe -morta di crepacuore, ma non avrebbe ardito alzare -la voce, per respingere la mano che a lui fosse -piaciuto di unire alla sua. Per fortuna, le ultime -parole di lui temperavano il rigore della paterna -autorità, ed ella trovò ancora la forza di rispondergli, -sebbene con voce tremante per la violenta -commozione ond'era compresa. -</p> - -<p> -— Padre, il mio cuore è spezzato, nè batterà più -per altr'uomo. — -</p> - -<p> -Messere Guglielmo fu scosso da quella confessione -dolorosa. -</p> - -<p> -— Diana! — esclamò egli, turbato. — Dici tu il vero? -</p> - -<p> -— Per la santa croce di Cristo; — rispose ella -con accento solenne. — Tu puoi uccidermi, o padre; -ma io non amerò più nessuno. — -</p> - -<p> -Messer Guglielmo non diede risposta a sua figlia. -La guardò un tratto, corrugando le sopracciglia, -come se volesse concentrar tutta in lei la virtù -degli occhi e penetrare nel suo cuore. Indi si mosse, -andando su e giù per la camera a passi disuguali, -che dovevano certo rispondere ai varii moti -dell'animo. Non era già crucciato, ma pieno di -rammarico, vedendo sua figlia, una mite fanciulla -fino a quel dì, mostrarsi donna in quella forma di -dolore che egli bene scorgeva invincibile. Povera -Diana! Come doveva aver sofferto, per rispondere -in quella guisa a suo padre! E come, alla saldezza -della fede, alla profondità del sentire, egli riconosceva -in quella gentil creatura il suo sangue! -</p> - -<p> -Diana, intanto, stava ritta ed immobile davanti a -lui, bianca in viso come una statua di marmo, -aspettando la risoluzione di suo padre. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span> -</p> - -<p> -Ma egli stesso non sapeva che risolvere. Si fosse -trattato di muovere all'assalto d'una città, di vedere, -così sui due piedi, il lato debole d'un esercito -nemico schierato in battaglia davanti a lui e -di dar dentro con tutte le forze in quel punto, -manco male, era quello il fatto suo, perchè il Testa -di maglio vedeva giusto, pensava pronto e colpiva -sicuro. Ma là, davanti ad una povera fanciulla, -padre, non capitano d'eserciti, messer Guglielmo -titubava, non vedeva l'uscita. -</p> - -<p> -— Ed ora, — diss'egli finalmente, fermandosi a -un tratto, — che cosa intenderesti di fare? — -</p> - -<p> -Diana raccolse le sue forze e rispose: -</p> - -<p> -— Con tua licenza, padre mio, andrò in pellegrinaggio -al sepolcro di Cristo; donde muoverò alla -volta di Cesarea, in traccia di Arrigo. Se Arrigo -è morto, e se in capo ad un anno io non -avrò contezza di lui, fonderò un monastero là dove -si narra esser egli caduto, e finirò la mia vita pregando -per lui e per tutti. — -</p> - -<p> -Messer Guglielmo capì che non c'era nulla a -fare e che la risoluzione di sua figlia era immutabile. -Avrebbe egli potuto negarle il suo assenso -paterno; ma col suo rifiuto l'avrebbe anche uccisa. -</p> - -<p> -Diana s'inginocchiò a' piedi del suo glorioso genitore. -</p> - -<p> -— Padre mio, acconsenti; — gridò; — acconsenti, -te ne prego per l'amore che portavi un giorno -ad Arrigo. — -</p> - -<p> -Si scosse a quella invocazione l'Embriaco, e una -lagrima apparve sul ciglio del fiero soldato di Gerusalemme, -dell'espugnatore di Assur e di Cesarea. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span> -</p> - -<p> -— Un giorno! — ripetè egli con accento di profonda -amarezza. — Dite, figliuola mia, che l'immagine -di Arrigo non è uscita mai dal mio cuore, -come non è uscita dal vostro. Se l'ho amato! Fanciulla, -il cuore del guerriero ha amori così gagliardi, -che una donna, non che sentirli, non verrebbe -a capo d'intenderli. Il compagno nostro di -speranze, di fatiche, di pericoli e di glorie.... ma -sai tu, Diana, ch'egli è più d'un fratello per noi? -Avere nel tuo campo uno che t'intenda, che ti risponda -anche da lunge, da un altro punto della -battaglia, come ti risponde il tuo cavallo generoso -ad un toccar di sprone, ad un premere di ginocchio; -sapere che là, dove è più grande il bisogno, -combatte un altro te stesso, che comparirà tra -breve, guidando un pugno di valorosi, e ti porterà -la vittoria, come tu la porterai a lui; che fa voti -per te, come tu li stai facendo per esso; e tutto -ciò senza dubbiezze, senza timori, senza invidia -(perchè là, davanti alla morte, non c'è invidia, -sai!), questa è l'amicizia del guerriero, questa è la -fratellanza delle armi. E posso io dimenticare Arrigo -da Carmandino? Mio figlio Arrigo? Pensa, -immagina quel che vorrai; dimentica che poc'anzi -ti parlava un padre, costretto a consigliarti pel tuo -bene futuro; ma non giudicare il soldato, il soldato -che ha il suo culto immutabile nel cuore, il -soldato che ti risponde: un altro Arrigo non c'è; -nessun altri prenderà il suo posto qui dentro. — -</p> - -<p> -E si lasciò cadere su d'un seggiolone, il grand'uomo, -e pianse come avrebbe pianto un bambino. -</p> - -<p> -— Vedi, padre, vedi? — gridò ella, esaltandosi -a quelle infiammate parole del console; — tu lo -<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span> -hai amato davvero, e non potresti più amarne un -altro in sua vece. -</p> - -<p> -— È vero. Ma il cuore dell'uomo può chiudersi; -quello di una donna, di una fanciulla, come tu -sei, non lo può, non lo deve. La donna, nel corso -della vita, ha mestieri di appoggiarsi ad un uomo. -</p> - -<p> -— O ad una memoria; — soggiunse Diana. — Ho -veduto l'edera e la vite, a cui siamo spesso -paragonate, appoggiarsi alle rovine. E la mia scelta -è fatta. Se Arrigo non è morto, verrà, o noi dovremo -rinvenirne le traccie. -</p> - -<p> -— Le traccie! In che modo? -</p> - -<p> -— Chiedi a Gandolfo del Moro. Egli, a cui tanto -premeva di riconoscere un compagno d'armi in -poche ossa non consumate dalle fiamme, egli sarà -il primo a dirti, se tu lo interroghi col medesimo -sguardo con cui fulminavi i nemici, il primo a -dirti che Arrigo vive, e che egli ne ha la certezza. -</p> - -<p> -— Che dici tu mai? -</p> - -<p> -— Dico, padre mio, che Arrigo, sulle mura di -Cesarea, fece voto di poter venire in ispirito a recarmi -un ultimo saluto, se era destinato che egli -dovesse cadere. Iddio, per la cui fede egli combatteva, -Iddio lo avrebbe esaudito; io avrei veduto lo -spirito di Arrigo, se egli veramente fosse rimasto -tra i morti. Non deridere la mia fede, o padre; -essa è più salda che mai. Arrigo non è venuto; -egli è vivo, ed io debbo rintracciarlo, dedicare a -lui la mia vita. Non me lo avevi tu concesso in -isposo, e non doveva egli consacrarmi la sua? — -</p> - -<p> -Messere Guglielmo rimase un tratto sovra pensiero. -</p> - -<p> -— Hai risoluto? — le chiese, dopo un istante di -pausa. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span> -</p> - -<p> -— Sì, padre mio; so di accorarti, ma invero non -meriterei di essere tua figlia se pensassi altrimenti. -O con lui, o su lui. — -</p> - -<p> -Il console piangeva, ve l'ho detto. E le sue lagrime -bagnarono la pura fronte di sua figlia. -</p> - -<p> -Quel medesimo giorno l'Embriaco andò per le -usate faccende alla casa del Comune. I quattro -consoli avevano allora non pure il reggimento della -signorìa, ma altresì quello delle controversie e delle -cause civili, non essendo ancor l'uso, che venne -pochi anni dopo, di separare i consoli dello Stato, -o maggiori, dai consoli de' placiti. -</p> - -<p> -Però, quel giorno, finito di render giustizia, Guglielmo -Embriaco invitò i suoi colleghi a radunarsi -in segreto, per vedere se non fosse il caso di allestire -una nuova armata e mandarla a guadagnare -altri allori ed espugnare altre terre in Sorìa. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span></p> - -<h2 id="cap9">CAPITOLO IX. -<span class="smaller">Nel quale è dimostrata l'utilità del combattere a -capo scoperto.</span></h2> -</div> - -<p> -La saracinesca era calata con alto fragore alle -spalle degli animosi, e Arrigo da Carmandino, che -li precedeva, colla spada nelle reni ai fuggenti nemici, -non se ne era avveduto. Bene lo avvisarono -i più tardi tra i suoi compagni, che all'improvviso -rumore si erano voltati indietro. Ma era tardi oramai -per rifarsi alla porta e costringere i guardiani -a rialzare l'ostacolo. Un'altra schiera di Saracini -giungeva alla riscossa, arrestava i compagni, rianimava -la difesa, metteva in grave pericolo quel -pugno d'audaci, che dovevano pentirsi, ma tardi, -della loro temerità, con un nugolo di avversarii -che li incalzavano di fronte e coi guardiani della -porta che rumoreggiavano alle spalle. -</p> - -<p> -— Ammazza! ammazza! — era il grido dei Saracini. -</p> - -<p> -La strada angusta tornava propizia alla resistenza -dei crociati. Ma quanto avrebbe potuto essa durare? -<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span> -Era da supporsi che l'esercito genovese, dato di -cozzo nella seconda cinta, superasse l'ostacolo nuovo -prima che i suoi compagni perduti là dentro fossero -tagliati a pezzi? Arrigo da Carmandino aveva -dato un'occhiata intorno a sè e non si pasceva di -vane speranze. Cinque cavalieri genovesi lo avevano -seguìto. Quanto tempo avrebber resistito sei -uomini, anche valorosi come sei paladini di Carlomagno? -</p> - -<p> -— Amici, — disse Arrigo ai compagni, approfittando -di un momento di confusione che in quella -stretta rendeva impossibile ai nemici un utile assalto. -Che si fa? Pensate voi di arrendervi? -</p> - -<p> -— No, piuttosto morire, mille volte morire! -</p> - -<p> -— Bene, preghiamo dunque il Signore che riceva -le anime nostre. — -</p> - -<p> -E brandendo la spada sul capo, con alta voce -gridò: -</p> - -<p> -— Difensori di Cesarea, seguaci del Profeta, noi -Arrigo da Carmandino, Simone Gontardo, Marino -della Porta, Tanclerio Burone, Vassallo Cavaronco, -Anselmo di Zoagli, cavalieri genovesi, sfidiamo tutti -voi a combattere, uomo contro uomo, fino a tanto -ci basti la vita. Del resto, meglio sarebbe per voi -lo arrendervi alle insegne della Croce. Infatti, a che -vi gioverebbe la resistenza? Tutto l'esercito genovese -è nelle mura di Cesarea, e tra poco anche -la seconda cinta sarà superata e voi non otterreste -misericordia. -</p> - -<p> -— Arrenditi tu per il primo, cane cristiano, — urlò -uno dei Saracini, facendosi incontro ad Arrigo -colla scimitarra levata. — Hai buona la lingua; -vediamo se hai buono il braccio ugualmente. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span> -</p> - -<p> -— Ti sia permesso di vederlo, ma non di ricordartene; — tuonò -Arrigo da Carmandino. -</p> - -<p> -E serratosi addosso al nemico, prima che questi -avesse tempo a cansarsi, con un fendente della sua -spada poderosa gli spezzò l'elmo sul cranio. -</p> - -<p> -Fu quello il segnale della mischia. -</p> - -<p> -— San Giorgio il valente! — gridarono ad una -voce i Crociati genovesi. — Viva San Giorgio! Ammazza -i cani infedeli! — -</p> - -<p> -E levata la spada, si fecero avanti animosi, a -vender cara la vita. -</p> - -<p> -Arrigo da Carmandino era il primo tra tutti, e -primo si slanciò nel folto della fronte nemica. Rotta -la spada, combattè col tronco, ed anche questo, che -più non gli serviva, scaraventò sulla faccia del -primo che ardì farglisi contro, oltre quel mucchio -di morti e di feriti onde il valoroso giovane si era -come asserragliata la via. Quindi, spiccò dal fianco -la sua mazza ferrata, e, piantatosi fieramente su -quel cumulo di carne sanguinosa e palpitante, prese -a tempestare di colpi i suoi assalitori. Quanti, adescati -dal poco numero dei nemici o spinti innanzi -dai compagni accorrenti, si facevano sotto, tanti -egli ne stendeva a terra, o ne rimandava acciaccati. -Più disperato valore non si era visto mai. E -i compagni di Arrigo, Simone Gontardo, Marino -della Volta, Anselmo di Zoagli, animati dall'esempio, -combattevano con pari fortuna al suo fianco. -</p> - -<p> -Tanclerio Burone e Vassallo Cavaronco, facendo -testa dall'altra parte, impedivano che i guardiani della -porta, meno numerosi e non ancora ben raffidati, cogliessero -quel pugno di valenti alle spalle. E anch'essi, -sebbene in due soli, fornivano lavoro per dieci. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span> -</p> - -<p> -Da lunga pezza durava quella pugna disuguale, -senza che i Saracini avessero guadagnato un palmo -di terreno. E già i loro assalti riuscivano più lenti, -poco piacendo a quella plebe di fantaccini di morder -la polvere sotto i colpi di quei furibondi, che -prendevano forza sovrumana dalla loro medesima -disperazione. Ma appunto allora, un nuovo aiuto -venne ai Saracini, che in quella stretta via non -potevano trar d'arco; e fu la rena ardente, fu il -bitume infiammato, che incominciò a piovere dall'alto -delle logge circostanti sul capo ai cavalieri -cristiani. Contro quel nuovo assalto non c'era difese -nè scampo. Pararono alla meglio co' palvesi quella -pioggia di fuoco; ma anche i palvesi ardevano, e -i combattenti furono costretti a gittarli, restando -scoperti sotto il rovente flagello; involti in un turbine -di fiamma e di fumo, che li acciecava e toglieva -loro il respiro. -</p> - -<p> -Anselmo di Zoagli e Marino della Volta caddero -i primi; Simone Gontardo e Vassallo Cavaronco, -già investiti dalla liquida fiamma, si avventarono -ai nemici, si strinsero a corpo a corpo con loro e -parecchi ne costrinsero a morire della loro medesima -morte. -</p> - -<p> -Arrigo da Carmandino volse gli occhi intorno e -vide che non c'era più nulla a sperare. Anche l'ultimo -superstite de' suoi compagni, Tanclerio Burone, -mugghiando come un toro ferito, si scagliava ferocemente -nelle file nemiche, non d'altro desideroso -che di uccidere ancora un Saracino, prima di cadere -a sua volta, crivellato di ferite com'era. -</p> - -<p> -Il giovine Arrigo sanguinava anch'egli da molte -piaghe per la rotta armatura, ma ancora non si era -<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span> -avveduto di nulla. L'ardore della pugna gli avea -tolto di sentire lo spasimo. Bene sentì in quella -vece che l'ultima sua ora suonava. Diede un pensiero -a Diana, raccomandò la sua anima a Dio, e -strappatosi l'elmo dalla fronte, a capo nudo, colla -spada levata in aria, si calò dal sanguinoso carnaio, -si gettò per morto in mezzo agli urlanti nemici. -</p> - -<p> -L'atto strano colpì di stupore i Saracini. Era -egli un eroe, od un pazzo? Comunque fosse, non -avevano agio a sincerarsene, e sdegnati di vedere -un infedele che affrontava così baldanzosamente la -morte, vollero punirlo di una temerità che pareva -dispregio, e gli si strinsero addosso, non udendo la -voce di uno tra loro, che doveva esser il comandante -della Schiera, o alcun che di simigliante. -</p> - -<p> -— Non lo uccidete! — gridava egli accorrendo -e tentando di farsi strada in mezzo a loro. — Non -lo uccidete! — -</p> - -<p> -Arrigo da Carmandino era già caduto bocconi, -per una larga ferita alla fronte. -</p> - -<p> -— Lo <i>Sciarif!</i> Largo allo <i>Sciarif!</i> — gridavano -intanto i Saracini delle file più lontane dal luogo -del combattimento. — Largo al nipote del Profeta! — -</p> - -<p> -Quelle grida ripetute di fila in fila giunsero finalmente -all'orecchio dei forsennati. Arrigo era caduto -boccheggiante nel suo sangue e non era più il caso -d'infellonire contro un morente. Le file si apersero -quantunque a stento, e colui che avevano chiamato -col nome di <i>Sciarif</i> (nome che equivaleva a quello -di nobile e si dava allora ai discendenti della famiglia -di Maometto), spinse il cavallo fino ai piedi -del giovine crociato genovese. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span> -</p> - -<p> -— Non avete udita la mia voce? — diss'egli corrucciato. — Quest'uomo -è sacro. Allà lo protegge. -</p> - -<p> -— Un infedele! — esclamarono i soldati. -</p> - -<p> -— Dice il libro: o credenti, meditate le opere -vostre; non dite mai del primo che incontrate: costui -è un infedele. Dio possiede infiniti tesori di -misericordia; Dio solo conosce i cuori. — -</p> - -<p> -I soldati s'inchinarono alla parola del Profeta, e, -obbedendo al cenno dello <i>Sciarif</i>, sollevarono da -terra il ferito, con tanta cura e sollecitudine quanta -furia avevano messo ad abbatterlo. -</p> - -<p> -Lo <i>Sciarif</i> era un bel giovanotto, dal viso pallido -e scarno, colla barba intiera e rada, gli occhi infossati -e lucenti, tutto vestito di maglia d'acciaio, -su cui era gittato un mantello di lana bianca alla -guisa moresca. Una fascia di zendado verde, ravvolta -in giro all'elmo acuminato dei cavalieri arabi, -diceva chiaramente che egli apparteneva per l'appunto -alla discendenza del Profeta e dava la ragione -dell'ossequio con cui lo ascoltavano i suoi correligionarii. -</p> - -<p> -Lo stesso Emiro El Heddim, che era, siccome ho -già detto, il comandante militare di Cesarea, non -gli parlava che a capo chino. -</p> - -<p> -S'incontrarono i due capi all'entrata del castello. -L'Emiro aveva in volto le tracce di un alto spavento. -</p> - -<p> -— Siamo perduti! — diss'egli a bassa voce. — Il -nemico è penetrato nella seconda cinta. Io venivo -in cerca di te, mio signore, per dirti che è -tempo.... -</p> - -<p> -— Taci! — interruppe lo <i>Sciarif</i>. — Se questo -sarà il volere di Dio, andremo, senza mestieri di -<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span> -fuggire come cerbiatti davanti al leone. Non vedi? -Porto un ferito con me. -</p> - -<p> -— Un cristiano! -</p> - -<p> -— Un ospite è sempre una benedizione del cielo. — -</p> - -<p> -E senza aspettar la risposta, entrò nell'androne -della porta, dove i soldati avevano deposto Arrigo. -Il giovane era svenuto, e a tutta prima lo si credette -morto. Ma Zeid Ebn Assan, un vecchio arabo, -che sapeva di medicina, dopo avergli spruzzato il -viso di acqua fresca e fasciata colla sua cintura la -fronte, assicurò che il cristiano viveva, e avrebbe, -col permesso di Allà, potuto anche reggere ad un -nuovo trasporto. -</p> - -<p> -— Hai fatto esplorare il passaggio? — chiese lo -Sciarif all'Emiro. -</p> - -<p> -— Si, mio signore; e la cavalcata aspetta negli -oliveti di Malca. -</p> - -<p> -— Andiamo dunque, e sia fatta la volontà del Signore; — disse -il giovine capo. — Voi portate con -ogni maggior cura il ferito; lo metteremo poi sul -dorso d'un cammello. -</p> - -<p> -— Onore dei figli di Fatima, — rispose l'Emiro, — il -tuo desiderio sarà soddisfatto. Purchè tutto ciò -non faccia ritardare di troppo la marcia! -</p> - -<p> -— Meglio così; — disse il giovine. — Non avremo -l'aria di fuggire al cospetto degli infedeli. Del resto, -vedrai che non tenteranno d'inseguirci. Importa -troppo a loro di non discostarsi dalla spiaggia, -dove hanno le navi. Zeid Ebn Assan, hai tu -finito? -</p> - -<p> -— Sì, mio signore. Dio è grande e misericordioso. — -</p> - -<p> -I soldati allora sollevarono di bel nuovo il ferito, -<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span> -che mandò un lieve sospiro. E preceduti dal vecchio -medico, che aveva acceso una torcia di legno -resinoso, entrarono in una stanza buia, che metteva -ad una via sotterranea verso levante. Lo <i>Sciarif</i> e -l'Emiro rimasero gli ultimi, per chiuder l'ingresso. -La stanza buia doveva custodire il segreto della sua -uscita ai Cristiani, che inerpicatisi sulle mura per -l'albero di palma scoperto dall'Embriaco, penetravano -intanto nella seconda cinta e andavano a furia -verso la moschea maggiore, intorno a cui si erano -raccolte le ultime difese di Cesarea. -</p> - -<p> -Entrato cogli altri compagni d'armi nel cuor della -città, Gandolfo del Moro si diè pensiero come tutti -gli altri della sorte di Arrigo. E saputo che vivo -non lo si trovava in nessun luogo, si diede egli -stesso a cercarne il cadavere, con una sollecitudine, -con una diligenza, che l'amico più intrinseco non -ce ne avrebbe spesa altrettanta. Il destino gli avea -fatto servizio, di certo; ma quel bravo Gandolfo lo -avrebbe desiderato intiero. Gli sarebbe piaciuto, -verbigrazia, di metter la mano sugli avanzi del -prode concittadino, per render loro gli onori dovuti, -e magari per riportarli a Genova in una custodia -di vetro, come stinchi di santo. -</p> - -<p> -E il corpo d'Arrigo non pareva mica disposto a -profittare di quelle pietose intenzioni. Infatti, non -c'era verso di trovarlo. Si era risaputo bensì dove -i primi sfortunati assalitori avessero fatto testa al -nemico; quel carname, consumato a mezzo dal -fuoco, diceva chiaramente che là erano rimasti. -Ma tutti? E se non tutti, quali i caduti? Nessun -lume di ciò appariva alla mente curiosa di Gandolfo -del Moro. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span> -</p> - -<p> -Notate che egli era solo a metterci tanta e così -minuta attenzione. Gli altri tutti, non escluso il -Testa di maglio, pensarono che Arrigo fosse rimasto -tra i morti e che il suo cadavere dovesse aver -corso la sorte di quelli de' suoi compagni. Ma Gandolfo -del Moro andava più lungi e più addentro -colle sue indagini; studiava i particolari, notava -gl'indizi più lievi e più disparati. Per esempio, -aveva saputo che anche l'Emiro, il comandante -della difesa di Cesarea, non si trovava più neppur -egli, nè vivo nè morto. Che fosse fuggito? Era questo -il sospetto del Cadì, che non sapeva perdonare -all'Emiro el Heddim la sua matta ostinazione. E se -questi era fuggito, non poteva essere fuggito anche -Arrigo? -</p> - -<p> -Ma come? ma perchè? Qui si smarriva l'ingegno -sottile di Gandolfo del Moro, che tornò a Genova -colla voglia, in una continua incertezza, tra speranza -e timore. -</p> - -<p> -Intanto che Gandolfo del Moro e gli altri cavalieri -di Genova andavano in traccia di Arrigo, -costoro sperando e quegli temendo di trovarlo vivo, -ma nè gli uni nè l'altro rinvenendone il cadavere, -per la ragione semplicissima che ormai il lettore -conosce, la comitiva dei fuggiaschi Saracini aveva -traversato il passaggio sotterraneo. -</p> - -<p> -Metteva questo alle rovine di un tempio antico, -negli oliveti di Malca, a levante di Cesarea, o Caisarieh, -come era chiamata dagli Arabi. Già sacro -a Venere Astarte, il tempio greco romano era abbandonato -dalla sua divinità mezzo fenicia; le colonne -erano crollate sulle lastre del pavimento e -tutto era un ammasso di macerie, non rimanendo -<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span> -di intatto che un pozzo, donde più non si attingevano -le acque lustrali, ma dove i pastori arabi andavano -ad abbeverare gli armenti. -</p> - -<p> -Colà fu deposto Arrigo, ancor fuori dei sensi, e -mentre lo <i>Sciarif</i> co' suoi cavalieri, trovati in vedetta -laggiù, esplorava i dintorni per custodire la -sua gente da un incontro col nemico (incontro del -resto assai poco probabile, perchè i Crociati dovevano -avere ben altra bisogna alle mani), il vecchio -Zeid Ebn Assan, spogliato con ogni cura il giovine -crociato, visitò le ferite e le spalmò de' suoi unguenti -meravigliosi. La più grave era quella toccata -da Arrigo alla fronte; ma il cranio appariva -solamente scheggiato. Il che del resto non era poco, -dovendosi sempre temere di una commozione troppo -forte al cervello e di tutte le conseguenze d'una -mezza frattura, in una parte così nobile del corpo; -conseguenze più gravi a gran pezza allora, che la -scienza chirurgica era tuttavia bambina, e l'arte -empirica affatto, come vi sarà facile di argomentare. -</p> - -<p> -Il vecchio Esculapio saracino, lavata diligentemente -la ferita e stesovi sopra il suo balsamo, rinnovò -la fasciatura, ma con più garbo che non avesse -potuto fare la prima volta, nel castello di Cesarea. -</p> - -<p> -— Speri? — gli chiese ansioso lo <i>Sciarif</i>, che -tornava in quel mentre dalla sua esplorazione. -</p> - -<p> -— Dio è grande; — rispose il vecchio. -</p> - -<p> -— Sì; ma tu che cosa ne pensi? — incalzò il giovine -capo, che non poteva contentarsi di quella -mezza risposta. -</p> - -<p> -— Penso, — ripigliò allora Zeid Ebn Assan, — che -Asrael ha posto gli occhi su lui, ma che i -Moakkibat non si sono ancora allontanati. — -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span> -</p> - -<p> -Asrael era l'angelo della morte presso i seguaci -di Maometto. I quali credevano ancora che ogni -uomo fosse accompagnato da due angeli custodi, -che notavano le opere sue, dandosi la muta ogni -giorno; donde il loro nome di <i>al Moakkibat</i>, cioè -di angeli che <i>si succedono</i>. -</p> - -<p> -— Spero, infine; — aggiunse il vecchio, vedendo -che nemmeno l'accenno agli angioli spianava le sopracciglia -dello <i>Sciarif</i>. — Se almeno potessimo fare -una lunga sosta in qualche luogo!... -</p> - -<p> -— Riposeremo a Thaanach, — disse il giovine -capo, — alle falde del Carmelo. — -</p> - -<p> -Poco stante, la cavalcata si pose in viaggio. Lo -<i>Sciarif</i> volse un ultimo sguardo alle mura di Cesarea, -donde gli veniva all'orecchio un suono confuso. -Erano gli estremi aneliti della resistenza, misti -alle grida dei vincitori. Il giovine capo diede un -fremito di rabbia, che contrastava in modo singolare -colla sua affettuosa sollecitudine pel ferito, e -spinse il cavallo al galoppo lungo le rive del Nahr -el Acdar, il cui letto inaridito rimontava dalla foce -a mezzogiorno di Cesarea fino alle, alture di Hadad -Rimmon, ultimi contrafforti del Carmelo, che la cavalcata -doveva costeggiare, per giungere a Thaanach, -nella pianura di Jesreel. -</p> - -<p> -Il sole volgeva al tramonto e l'aria incominciava -ad essere più respirabile. Le ore notturne furono -intieramente spese nella marcia. La mite andatura -del dromedario e i freschi aliti della notte rendevano -meno disagevole il tragitto al povero Arrigo, -sospeso tuttavia tra la vita e la morte. Ad ogni -fermata, lo <i>Sciarif</i> si accostava al dromedario su -cui era accomodato il ferito, in una basterna improvvisata -<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span> -coi mantelli della carovana, e interrogava -il vecchio Zeid, che mutava e rimutava in -tutte le forme la sua prima risposta «Dio è grande,» -aggiungendo ora il clemente, ora il misericordioso, -e, a farla breve, la lunga fila di epiteti -che il sentimento profondo della divinità ha inspirato -agli adoratori del Corano. -</p> - -<p> -Spuntava il mattino e la cavalcata, già superato -il valico dei monti, giungeva in vista di Thaanach, -rosseggiante tra le palme, ai primi raggi del sole, -che appariva in quel punto dalle lontane alture di -Gelboà, memorande per la rotta e la morte di Saul, -e dietro alle quali si stende la fertile pianura di -Zarthan, irrigata dalle bionde acque del Giordano, -al suo uscire dal lago di Genezareth. -</p> - -<p> -Lo <i>Sciarif</i> e tutti i compagni suoi smontarono -da cavallo, e genuflessi, colla faccia rivolta a mezzogiorno, -nella direzione della Mecca, recitarono la -loro preghiera mattutina. Dopo di che, si rimisero -in marcia per alla volta di Thaanach. Laggiù non -essendoci il pericolo di veder giungere Cristiani, -lo <i>Sciarif</i> disegnava di lasciare il ferito, affidato -alle cure di Zeid e di parecchi tra i suoi più fedeli -servitori. Egli intanto, traversata la pianura di -Jesreel, sarebbe andato, per la via di Betlem in Galilea, -fino alle mura di Acco, l'antico Tolemaide, portatore -a quell'Emiro delle tristi novelle di Cesarea. -</p> - -<p> -Era un'altra città, un altro lembo della costa, -che cadeva in mano ai guerrieri d'Occidente. Gli -Emiri di Soria, padroni delle città marittime in -quella confusione che avevano portato le guerre -tra i Turchi e gli Arabi, andavano perdendo alla -spicciolata i loro piccoli regni. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span> -</p> - -<p> -La comunanza di religione aveva fatto muovere -nel 1097 Kerboga, principe di Mosul, con ventotto -emiri dell'interno dell'Asia, in soccorso d'Antiochia. -Ma lui sconfitto, come già il turco Solimano a -Nicea, non restava altra speranza all'Islamismo in -Palestina fuorchè l'aiuto del Soldano d'Egitto, o di -Babilonia, come dicevasi allora, dando erroneamente -questo nome alla città del Cairo. -</p> - -<p> -Per altro, se il califfo fatimita d'Egitto era potente, -Gerusalemme, la vera meta del pellegrinaggio -armato dei Cristiani, era allora in potere dei -Turchi. Sfortunatamente per questi, il retaggio di -Malek Scià era disputato da quattro de' suoi figli. -E la discordia loro e la debolezza che ne derivava -al popolo turco, persuasero al califfo d'Egitto di -tentare il ricupero dei possedimenti perduti in Sorìa. -Era sul trono il fatimita Abu Cacem Ahmed el -Mostala Billah, succeduto nel 1094, lui secondogenito, -coll'aiuto del suo visir El Afdhal, al padre -Abu Temin Maad el Mostanser Billah. Crudele al -segno di far morire per fame il fratello maggiore, -Mostala Billah, o Mostalì, come fu chiamato più -brevemente, uomo privo d'ingegno e di carattere, -lasciò ogni cura di governo ad Afdhal. E fu questi -che nel 1098 moveva al conquisto di Tiro e di Gerusalemme, -impadronendosi della città santa un -anno prima di Goffredo Buglione. -</p> - -<p> -I Fatimiti avevano appena restaurata in Palestina -la loro autorità civile e religiosa, quando udirono -dei numerosi eserciti cristiani passati d'Europa in -Asia. Si allegrarono a tutta prima di assedii e combattimenti -che distruggevano la possanza dei Turchi, -loro giurati nemici. Ma quei Cristiani medesimi -<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span> -non erano meno avversi al Profeta, e, dopo -espugnata Nicea ed Antiochia, dovevano condurre -le loro imprese sul Giordano, e chi sa? fors'anco -sul Nilo. Il califfo Mostalì, o per lui il suo audace -visir, entrò allora in carteggio coi Latini, procurando -di averne le grazie, presentandoli di cavalli, -di vesti di seta, di vasellami, di borse d'oro e d'argento. -Ma fermi stettero i Crociati sul rispondere -che, lungi dallo esaminare i diritti di questo o di -quello tra i settarii di Maometto, essi avevano ugualmente -per nemico l'usurpatore di Gerusalemme, -Turco od Arabo, Selgiucide o Fatimita, Ommiade -od Abasside, che si fosse. Quindi lo consigliavano -di consegnare senz'altri indugi la città santa e la -provincia tutta alle armi latine, aggiungendo, non -aver egli altra via per serbarsele amiche e sottrarsi -alla rovina ond'era minacciato. -</p> - -<p> -Come i Crociati espugnassero Gerusalemme, non -voluta restituire da Istikar, il luogotenente del Califfo, -l'ho già raccontato ai lettori. Ho accennato -altresì come, pochi giorni di poi, Afdhal, non giunto -in tempo, per impedire la caduta di Gerusalemme, -ma affrettatosi coll'ansietà di trarne vendetta, toccasse -una rotta solenne nel piano di Ramnula. Da -quel giorno in poi la difesa delle città marittime -di Sorìa fu abbandonata agli Emiri, senz'altra speranza -di validi aiuti contro il nuovo regno dei Franchi, -adeguato in estensione, se non per avventura -in numero d'abitanti, agli antichi regni d'Israele -e di Giuda. -</p> - -<p> -Restava di poter fare assegnamento su aiuti volontari -e parziali. C'era uno dei Fatimiti d'Egitto, -che veramente poteva dirsi l'anima di tutte le difese -<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span> -saracine in Sorìa, da Antiochia a Gerusalemme, -da Gerusalemme a Cesarea. E costui, giovine valoroso, -ma capitano di piccola schiera, non amato -dal fratello maggiore Mostalì, che volentieri gli -avrebbe inflitto la morte di Nezer, il primogenito -dei tre, invidiato dal visir Afdhal, cui premeva di -essere solo al comando, nell'uscire dalle vinte mura -di Cesarea, non volgeva già i suoi passi all'Egitto, -sibbene ad Acco, dove temeva che sarebbero andati -a nuova impresa i Crociati di Genova, che egli sapeva -per prova i più pericolosi di tutti. -</p> - -<p> -Invero, l'esercito latino si era grandemente scemato -di forze e poteva prevedersi il giorno che non -bastasse più a mantenere la sua larga conquista. -Dei diecimila cavalieri che Goffredo Buglione aveva -condotto dall'Occidente, soli mille cinquecento erano -giunti sotto le mura di Gerusalemme, e seicento, -a mala pena seicento, ne rimanevano in piedi per -difendere il nuovo regno di Sion. Undicimila fanti -rimanevano col successore di Goffredo, dei diciottomila -che questi aveva guidato in Sorìa. Ma se i -Latini erano deboli in terra, Genova, colle sue -audacie navali, poteva renderli ancora possenti sul -mare. -</p> - -<p> -Perciò, temendo dei Genovesi, poco sperando dal -fratello e dal suo ambizioso visir, e di nient'altro -desideroso che di dare un indirizzo a tutte quelle -disgraziate difese degli Emiri di Sorìa, il giovine -<i>Sciarif</i> muoveva con pochi cavalieri alla volta di -Acco, dopo aver lasciato Arrigo in Thaanach, raccomandato -alle cure del vecchio Zeid. -</p> - -<p> -— Bada, — gli disse, accomiatandosi, — la tua -vita mi sta mallevadrice della sua. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span> -</p> - -<p> -— Farò il poter mio, non dubitare. Ma se il ferito -soccombesse per volere di Allà? — notò il -vecchio servitore con voce tremebonda. -</p> - -<p> -— Sarebbe un indizio certo per me che Allà vuole -anche la tua testa; — rispose lo <i>Sciarif</i>, aggrottando -le ciglia. -</p> - -<p> -Zeid Ebn Assan s'inchinò fino a terra. -</p> - -<p> -— Dio è grande! — diss'egli poscia, abbandonandosi -al fatalismo orientale. -</p> - -<p> -Per altro, come lo <i>Sciarif</i> si fu allontanato, il -vecchio Zeid non istette ad aspettare i miracoli dal -cielo e si adoperò con ogni possa ad assicurare la -vita pericolante di Arrigo. La febbre e l'infiammazione -furono lungamente ribelli alle sue cure, ma -l'arte da un lato e la natura dall'altro gli fecero -ottenere l'intento. Zeid giuocava la sua testa, e lavorò -colla vigilanza di un uomo che non voleva -perderla, tanto nel proprio quanto nel figurato. -</p> - -<p> -Cionondimeno, se la malattia fu lunga, la convalescenza -non lo fu meno, e il vecchio Esculapio -saracino pensò che il genovese affidato alle sue cure, -ricuperando la salute del corpo, non fosse per riavere -altrimenti la sanità dello spirito. Per tutto -quell'autunno e per l'inverno che seguì, Arrigo da -Carmandino visse come un uomo sbalordito, e non -aveva più memoria o discernimento di quello che -potesse averne un fanciullo. Obbediva macchinalmente -ai consigli del medico; stava ad udirlo, ma -con aria melensa, come se non cogliesse il senso -di ciò che quegli diceva; lo guardava fiso, ma senza -intendere chi fosse colui, e come e perchè egli stesso -si trovasse nelle sue mani. -</p> - -<p> -Un giorno, il vecchio Zeid, che si era rassegnato -<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span> -ad avere in custodia un povero mentecatto, pure -di veder conservata sulle spalle la testa, accompagnava -il Carmandino sulla piazza di Thaanach. E -già lo aveva fatto sedere al sole, presso una macchia -di lentischi, allorquando un fitto polverìo che -si levava da tramontana in fondo alla pianura annunziò -una cavalcata che si appressava rapidamente. -Era lo <i>Sciarif</i> che ritornava da Acco. Il vecchio -servitore aveva avuto più volte sue nuove, -perchè ad ogni quindici giorni giungeva un suo -messaggiero a Thaanach, per domandare della salute -di Arrigo e vedere se egli fosse ancora in caso -di muoversi dalla sua solitudine. -</p> - -<p> -Quella volta lo <i>Sciarif</i> capitava in persona, non -aspettato da Zeid, che lo sapeva tutto intento nelle -cose di guerra. -</p> - -<p> -Arrigo da Carmandino stava seduto, come ho -detto, all'aperto, bevendo istintivamente i raggi di -quel benefico sole. L'ampia ferita, rimarginata da -qualche tempo, rosseggiava sulla sua fronte, contrastando -vivamente col pallore onde era tuttavia -cosparso il suo volto. -</p> - -<p> -Il giovine diede uno sguardo distratto a quello -stuolo di cavalieri, senza che il cuore gli battesse -più forte, come avviene al guerriero quando vede -cosa o persona che gli rammenti la prediletta sua -vita. La luce della coscienza stentava a ritornare -in quella mente offuscata. -</p> - -<p> -Lo ravvisò da lunge il capo della schiera, e spronato -il suo cavallo verso di lui, fu a terra d'un balzo. -</p> - -<p> -— Arrigo da Carmandino, — gli disse, muovendogli -incontro col sorriso sul volto, — non mi conoscete -voi più? — -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span> -</p> - -<p> -Quella voce e quell'aspetto risvegliavano un ricordo -lontano e confuso nella mente di Arrigo, che -si alzò da sedere, interrogando degli occhi il nuovo -venuto, mentre il suo spirito cercava di raccapezzarsi, -ma senza pro. -</p> - -<p> -— Bahr Ibn, — ripigliava intanto quell'altro, -venendo in aiuto alla sua memoria affievolita. — Bahr -Ibn, il Saracino di Antiochia; non lo rammenti -già più, valoroso cristiano? -</p> - -<p> -— Ah! — gridò Arrigo, — Antiochia! I Saracini! -Bahr Ibn, il mio nemico?.... -</p> - -<p> -— Che ti è debitore della sua vita; — aggiunse -lo <i>Sciarif</i>. — Come son lieto, o soldato di Cristo, -di aver potuto salvare la tua! Siamo pari, adesso. -Vedi, rosseggia ancora la mia fronte pel colpo della -tua lama gagliarda, come la tua fronte pel colpo -toccato nella presa di Cesarea, e che io, pur troppo, -non giunsi in tempo a sviare dal tuo capo. — -</p> - -<p> -Così dicendo, Bahr Ibn si toglieva l'elmetto acuminato, -mostrando la sua cicatrice ad Arrigo. -</p> - -<p> -— Cesarea! — ripetè il Carmandino, a cui tornava -finalmente la memoria del tempo trascorso. — Siamo -noi padroni di Cesarea? -</p> - -<p> -— Sì, col volere di Allà; — rispose Bahr Ibn, -chinando mestamente il capo. — I tuoi compagni -superarono la seconda cinta poco dopo la tua caduta. -Io e l'Emiro El Heddim ci siamo ritirati per -un passaggio sotterraneo, portando te svenuto nelle -nostre braccia. -</p> - -<p> -— Ma come.... tu.... — balbettò Arrigo, che non -intendeva in qual modo fosse stato campato da -morte. -</p> - -<p> -— Io ti ho ravvisato quando gettavi l'elmetto, -<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span> -per scagliarti sulle nostre file e cercarvi la morte -dei valorosi. — -</p> - -<p> -Alla evocazione di quei ricordi che tanti altri ne -richiamavano al suo pensiero, Arrigo diede in uno -scoppio di pianto. -</p> - -<p> -— Asraele aveva già stese le sue ali su te, e la -tua anima avrebbe dormito il gran sonno fino a -che non la risvegliasse la tromba d'Israfil. Ma ecco, — soggiunse, -additando il vecchio Zeid Ebn Assan, — l'uomo -savio e dotto di farmachi che Allà aveva -posto al mio fianco. Egli ha lavato le tue ferite e -le ha rimarginate co' suoi balsami meravigliosi. Tu -vivrai ancora, o Cristiano, alla gloria della tua -terra e all'amore de' tuoi. -</p> - -<p> -— Grazie! — rispose Arrigo, cadendo nelle braccia -del suo generoso nemico. — Ma dimmi, sono io libero? -</p> - -<p> -— Sì; partiremo questa notte per alla volta di -El Kasr, dove io debbo recarmi, e laggiù provvederemo -al tuo tragitto, se pure desideri di abbandonarmi -così presto. -</p> - -<p> -— El Kasr! — esclamò il vecchio Zeid. — Tu -pensi davvero, mio signore, di tornare in Egitto? -E tuo fratello? -</p> - -<p> -— Mostalì ha reso la sua anima a Dio, che la -ricompenserà secondo i suoi meriti; — disse gravemente -Bahr Ibn. — Ho avuto l'annunzio in Acco, -e son partito senza indugio. Mostalì lascia un figlio, -Amar, di cinque anni appena.... -</p> - -<p> -— E tu pensi? -</p> - -<p> -— Di assumere la tutela. Non sono io l'unico -superstite dei figli di Mostanser Billah? -</p> - -<p> -— Mio signore, — ripigliò il vecchio, — non -rammenti come sia possente El Afdhal? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span> -</p> - -<p> -— Lo combatterò. -</p> - -<p> -— Con quali forze? E mentre i Franchi saranno -pronti a trar profitto delle nostre discordie? — -</p> - -<p> -Lo <i>Sciarif</i> rimase sopra pensieri. Troppo peso -avevano gli argomenti del vecchio servitore, ed egli -non aveva nulla da opporgli. -</p> - -<p> -— Potresti aver ragione; — brontolò egli, dopo -alcuni istanti di pausa. — Ma andrò cionondimeno -a vedere. Dice il libro: «L'uomo non muore che -per volontà di Dio, secondo il termine assegnato -nel volume del destino.» Mettiamo la nostra fiducia -in Dio. Il libro dice ancora: «Se Dio viene in vostro -aiuto, chi potrà vincervi? Se vi abbandona, chi -potrà darvi soccorso?» -</p> - -<p> -— Che egli ti ascolti, mio signore! — disse Zeid -inchinandosi. — E quando pensi di ripartire, perchè -noi ci prepariamo a seguirti? -</p> - -<p> -— Questa notte. Il viaggio farà bene anche a te, -ospite cristiano; — soggiunse lo <i>Sciarif</i>, volgendosi -ad Arrigo da Carmandino; — ma perchè forse non -saresti in caso di tenerti ritto in sella, monterai -sulla nave del deserto. — -</p> - -<p> -Gli Arabi, siccome è noto, chiamano nave del -deserto il cammello e il dromedario. -</p> - -<p> -— Amico, — disse Arrigo timidamente, — se tu -volessi compiere l'opera tua.... -</p> - -<p> -— Chiedi; — rispose Bahr Ibn. — Che altro posso -io fare per te? -</p> - -<p> -— Son libero, hai detto? -</p> - -<p> -— Come il vento e come il mare, come la gazzella -che fugge stampando a mala pena le orme -sulla sabbia, come il leone che regna solitario nella -pianura, sei libero. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span> -</p> - -<p> -— Orbene, — ripigliò Arrigo da Carmandino, — rimandami -a Cesarea. -</p> - -<p> -— Per far che? -</p> - -<p> -— Ma.... — disse il giovine crociato; — i miei -compagni staranno in pensiero per me. -</p> - -<p> -— I tuoi compagni! — ripetè Bahr Ibn. — Essi -hanno da lunga pezza abbandonato Cesarea. La -città è rimasta ai Franchi, pei quali sembra che -l'abbiano essi conquistata. — -</p> - -<p> -Arrigo da Carmandino rimase attonito a quell'annunzio -inatteso. -</p> - -<p> -— E non c'è dunque più un genovese? -</p> - -<p> -— Neppur uno. Prima che io abbandonassi le -mura di Acco, giungeva un mercante giudeo reduce -dalla vostra conquista, ed ebbi da lui confermata -la nuova che l'armata de' tuoi concittadini -ripigliò il mare pochi giorni dopo la espugnazione -della città. A quest'ora i tuoi compagni d'armi sono -tutti alle loro case, e mediteranno già nuove imprese -contro di noi. — -</p> - -<p> -Arrigo trasse un profondo sospiro dal petto. -</p> - -<p> -— E mi crederanno morto! — diss'egli. — Se -almeno si trovasse una vela! -</p> - -<p> -— Meglio ti converrà prendere il mare a Damietta; — notò -affettuosamente Bahr Ibn. — Io -stesso ti darò la nave che dovrà ricondurti alla -tua gente. Vedi, del resto, io ora non potrei accompagnarti -in Cesarea senza pericolo. Nè a te -converrebbe andar solo, colle vie piene di ladroni. -E poi, dimmi, t'incresce egli tanto di restare per -qualche tempo col tuo servo? — -</p> - -<p> -Arrigo gli strinse la mano in aria di ringraziamento. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span> -</p> - -<p> -— Non dubitare; — proseguì il Saracino; — mentre -noi andiamo verso l'Egitto, uno de' miei -tornerà in Acco e manderà in Cesarea il mercante -giudeo, per avvisare i Franchi che tu sei vivo. Noi -stessi, per via, se ci imbatteremo in qualche figlio -d'Israele, manderemo tue nuove a Gerusalemme e -al porto di Giaffa, nella speranza che qualcheduno -le rechi in Occidente ai tuoi cari. Ma certo, — soggiunse -Bahr Ibn, con piglio risoluto, che non -ammetteva contrasti, — tu giungerai alla tua terra -prima d'ogni altro messaggio. — -</p> - -<p> -Arrigo da Carmandino alzò gli occhi al cielo, -pregando Iddio che accogliesse l'augurio del suo -ospite, del suo salvatore. -</p> - -<p> -Quella medesima notte la cavalcata dello <i>Sciarif</i> -ripartiva da Thaanach, prendendo la via di levante, -verso i monti di Gelboà, varcati i quali doveva -scendere nella valle di Zartan, guadare il Giordano, -e di là, per la montagna di Galaad, andare -a trovare la vecchia strada dei pellegrini maomettani, -da Damasco alla Mecca. -</p> - -<p> -Col nuovo reame cristiano di Gerusalemme piantato -tra il monte Carmelo e quello di Giuda, era -quell'unica strada sicura che rimanesse ai Saracini, -tra l'Egitto e le coste di Sorìa, che ancora per poco -dovevano restare in poter loro. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span></p> - -<h2 id="cap10">CAPITOLO X. -<span class="smaller">Sulle tracce di Arrigo.</span></h2> -</div> - -<p> -Il secondo re di Gerusalemme, che fu Baldovino -I, già principe di Edessa, non si trovava certamente, -nell'estate del 1102, sopra un letto di rose; -</p> - -<p> -Già dello stato di quel nuovo regno ho fatto un -brevissimo cenno ai lettori, ed ora, per l'intelligenza -dei casi che rimangono da raccontare, debbo -rifarmi da capo. -</p> - -<p> -Goffredo di Buglione, espugnata Gerusalemme e -rotti gli Egiziani sulla pianura di Ramnula, aveva -appeso alla parete del Santo Sepolcro la bandiera -e la spada di Afdhal. I baroni che lo avevano seguito -in Palestina, se ne tornavano la più parte -alle castella d'Occidente. Tra essi i due Roberti, -l'uno, duca di Normandia, l'altro, conte di Fiandra. -Abbracciati per l'ultima volta i suoi compagni -di fatiche e di gloria, il pio Goffredo li aveva -accomiatati, non ritenendo con sè, per difendere -la Palestina, che l'italiano Tancredi, con trecento -<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span> -uomini a cavallo e duemila fanti; in tutto tremila -uomini o poco più, se si voglia considerare che -ogni cavaliere armato in guerra aveva con sè quattro -scudieri a cavallo, e questi cinque uomini si -contavano per <i>una lancia</i>. -</p> - -<p> -Il fratello Baldovino essendosi assicurato un picciolo -regno in Edessa e Boemondo di Taranto un -altro in Antiochia, Goffredo di Buglione aveva dovuto -accettare la suprema autorità in Gerusalemme; -ma non aveva già accettato le insegne e gli -onori di re, ricusando, come dice la prefazione -delle <i>Assise di Gerusalemme</i>, di <i>porter corosne d'or -là ou le roy des roys porta corosne d'épines</i>, e contentandosi -in quella vece del modesto titolo di barone -e difensore del Santo Sepolcro. -</p> - -<p> -Meno scrupoloso di lui si era addimostrato il -Clero latino. Morto nell'ultima peste ad Antiochia -il savio Ademaro, gli altri ecclesiastici erano saliti -in orgoglio, usurpando le rendite e la giurisdizione -del patriarca di Gerusalemme e accusando di scisma -e d'eresia i Greci e i Cristiani d'Oriente; per -modo che questi ultimi, Melchiti, Giacobiti, Nestoriani, -i quali avevano adottato l'uso della lingua -araba, oppressi dal ferreo giogo dei loro liberatori, -si augurassero la tolleranza dei Califfi Fatimiti. -</p> - -<p> -Damberto, arcivescovo di Pisa, condottiero d'una -armata de' suoi concittadini in Sorìa, e molto addentro -nei riposti disegni della Corte di Roma, era -stato nominato senza contrasto capo temporale e -spirituale della chiesa d'Oriente, e da lui Goffredo -e Boemondo avevano ricevuto l'investitura dei nuovi -possedimenti. Come se ciò non bastasse ancora, -una quarta parte di Gerusalemme e d'Antiochia -<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span> -furono assegnate alla Chiesa. Il modesto prelato -riserbò a sè ogni diritto casuale sul rimanente, -ogni qual volta, o Goffredo morisse privo di figli, -o la conquista del Cairo, o di Damasco, gli fruttasse -un regno più grande. -</p> - -<p> -Morto Goffredo nel 1100, gli succedette nel regno -il fratel Baldovino, sotto cui si vennero espugnando -le città della costa, e tra le prime Cesarea, il cui -emiro, nostra conoscenza, accusavasi comunemente -di aver propinato il veleno a Goffredo in un canestro -di frutte, mandategli in dono. Se ciò fosse vero -non saprei dirvi. L'emiro El Heddim è fuggito in -Acco, ed ha portato il suo segreto con sè. -</p> - -<p> -Ora, se a Baldovino I le armate di Genova, di -Venezia e di Pisa, davano gli aiuti necessari per -espugnare le città forti della spiaggia, il difetto di -stabili milizie terrestri gli toglieva pur troppo di -mantenere saldamente le fatte conquiste. Bene erano -state trapiantate in Palestina le leggi e le costumanze -feudali; ma i sostegni del feudalismo mancavano. -Il numero dei vassalli obbligati al servizio -militare, nelle tre grandi baronie di Galilea, di Sidone -e di Giaffa, superava di poco i seicento cavalieri. -Le chiese e le città somministravano intorno -a cinquemila sergenti, o fantaccini che si -voglia dire. In tutto, le forze militari del nuovo -regno ascendevano a undicimila uomini; troppo -povera cosa per difendere un reame ancora seminato -di rocche in balìa degli emiri, e insidiato a -settentrione e a mezzogiorno da Turchi e Saracini. -</p> - -<p> -Si istituirono allora i cavalieri del Tempio e gli -ospedalieri di San Giovanni, strana miscela di monachismo -e di guerra, che l'ardore di religione fondò -<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span> -e che la ragione di Stato fu sollecita d'approvare. -Arricchiti a breve andare per donazioni in gran -copia (si conta che ottenessero fino a ventotto mila -signorie), i cavalieri del Tempio ebbero modo di -assoldare gran gente a piedi e a cavallo. Fu bene -e fu male; bene perchè le difese di Palestina si -accrebbero; male perchè la prosperità inorgoglì il -sodalizio e lo trasse fuori di riga. Ma il bene e il -male dei cavalieri del Tempio sono ugualmente -fuori dalle ragioni e dai termini della mia storia -modesta. -</p> - -<p> -Come il re Baldovino accogliesse i Genovesi ho -già detto, a proposito della seconda spedizione fatta -da essi. Argomentate dunque come egli ricevesse -la terza, nell'anno 1102 dalla fruttifera incarnazione. -Constava essa di quaranta galee ed era comandata -dai figliuoli dell'Embriaco; coi quali erano -cavalieri genovesi in buon dato, parte già illustri -per la prima impresa d'Antiochia e Gerusalemme -e per la seconda di Assur e di Cesarea, parte nuovi -all'appello della croce e infiammati dall'esempio -degli altri. Tra i primi era il giovine Caffaro; tra -i secondi un gentile scudiero, dai capegli biondi e -dal volto angelico. -</p> - -<div class="poem"> -<p> -Che parea Gabriel che dicesse: ave. -</p> -</div> - -<p> -Dopo avere preso terra a Giaffa, che era, come -sapete, il porto più vicino a Gerusalemme e per -conseguenza il suo vero scalo marittimo, i capi -della spedizione, cioè a dire i due figli dell'Embriaco, -Caffaro di Caschifellone e tutti i loro gentiluomini -d'arrembata, si recarono alla città santa, -<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span> -con numeroso corteo, per ossequiare il re Baldovino, -amico di Genova, e per sciogliere il voto al -Santo Sepolcro. -</p> - -<p> -Colà erano stati già preceduti dal grido delle -opere loro. Imperocchè, dovete sapere che i nostri -crociati della terza spedizione erano vogliosi di -fare come i loro predecessori, e così di passata, -rasentando la costa di Sorìa, dal porto di Laodicea -verso Tiro, avevano espugnato due città, Accaron -e Gibelletto, non senza grande effusione di sangue. -</p> - -<p> -Baldovino andò co' suoi gentiluomini ad incontrare -la nobile comitiva fino alla porta di Ebron, -detta dagli Arabi <i>Bab el Hallil</i>, e, avuta la lettera -dei consoli del comune di Genova, mostrò di farne -gran conto. -</p> - -<p> -— Mi è caro, — diss'egli, — che i Genovesi mi -amino, e dimostrerò con certe prove quanto io sono -ad essi riconoscente. Ho notato quanto valgano in -guerra, e vedo ora che i figli non tralignano punto -dai padri. La mia amicizia vi è assicurata, messeri; -faccia il buon sire Iddio che io possa meritar sempre -la vostra. — -</p> - -<p> -Fatte queste nobili parole, l'accorto Baldovino -volle i gentiluomini genovesi ospiti suoi nella reggia -e usò loro ogni maniera di cortesie. Molto promise -ai capi della spedizione, segnatamente se lo -avessero aiutato ancora a sottomettere altre città -della costa. Tortosa anzitutto gli stava a cuore, per -la sua vicinanza ad Antiochia, poi Tripoli e Biblo, -detta allora Gibello, da ultimo Tolemaide, e infine -quanti scali marittimi erano ancora in balìa degli -Emiri, dal golfo di Laiazza fino a quel di Larissa. -Egli, in compenso di tanti servigi, avrebbe dato in -<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span> -perpetuo al comune di Genova una contrada nella -santa città di Gerusalemme; ed una nello scalo di -Giaffa, oltre la terza parte di tutte le entrate marittime -dei porti di Assur, di Cesarea ed anco di -Tolemaide, quando questa fosse presa dalle armi -cristiane. E perchè Baldovino correva molto innanzi -cogli ambiziosi disegni, prometteva anche la terza -parte delle entrate marittime dell'Egitto, se mai gli -accadesse di conquistare il Cairo (Babilonia, come -dicevasi allora) mercè l'aiuto di Genova. -</p> - -<p> -Del resto, entrando nella chiesa del Santo Sepolcro, -il re Baldovino potè mostrare ai Genovesi -qual fosse la sua gratitudine, e non di là da venire, -additando loro il grand'arco dell'altar maggiore. -</p> - -<p> -Caffaro di Caschifellone, il cavaliere letterato che -ben conoscete, lesse la scritta latina che correva -per tutta la curva dell'arco, segnata in lettere d'oro: -«<i>Præpotens Genuensium præsidium</i>,» come a dire -che la conquista del Santo Sepolcro non avesse più -valida protezione che quella dei Genovesi. -</p> - -<p> -Non è a dire come quella cortesia epigrafica piacesse -ai figli di San Giorgio il valente. La lode -consola, come quella che è un premio alle durate -fatiche. Lo ha detto anche il poeta, mettendola di -costa coll'amore di patria: <i>Vincit amor patriæ, -laudumque immensa cupido</i>. -</p> - -<p> -Baldovino, fatte le sue promesse al comune di -Genova, volle mostrarsi liberale con tutti, e profferì -partitamente ad ognuno l'opera sua. -</p> - -<p> -— E voi, leggiadro scudiero? — diss'egli, volgendosi -finalmente al biondo garzone che stava -tutto umile in vista, a fianco di Ugo Embriaco. — Non -posso io far nulla per voi? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span> -</p> - -<p> -— Sire, — rispose il giovine, vincendo a stento -la sua commozione, — io vi chiederò una scorta per -giungere fino al paese di Thaanach, che mi dicono -essere a mezza via tra Gerusalemme e Tolemaide. -A Cesarea, dove abbiamo toccato terra, mi hanno -detto che in Thaanach si trova un ferito genovese. -</p> - -<p> -— C'era diffatti, e voi me lo fate ricordare. Se -non sapete il suo nome, potrò dirvelo io; è Arrigo -da Carmandino, il valoroso Arrigo, il braccio destro -di messere Guglielmo Embriaco. -</p> - -<p> -— Sire, — disse il giovine, con voce da cui trapelava -il turbamento dell'animo, — voi sapete.... -</p> - -<p> -— Lo so, e in modo abbastanza nuovo; — interruppe -il re. — Me lo ha mandato a dire il fratello del -soldano di Babilonia, mentre passava per la valle -di Gerico, alle spalle del nostro piccolo reame. Egli -stesso ha raccolto il vostro glorioso concittadino, -gravemente ferito, entro le mura di Cesarea, e lo -ha campato da morte. Ma che avete, mio bel giovane? -Sareste per avventura un consanguineo di -Arrigo? -</p> - -<p> -— Sire, — entrò a dire sollecito Ugo Embriaco, -che incominciava a pentirsi di aver consentito un -travestimento, pericoloso anzi che no per una vezzosa -fanciulla, — è appunto un consanguineo di -Arrigo da Carmandino. Ma, di grazia, sire, se avete -qualche nuova del nostro amico e compagno d'armi, -che già piangevamo perduto, degnatevi di darcene -ragguaglio, e aggiungerete un nuovo titolo alla nostra -gratitudine. — -</p> - -<p> -Baldovino raccontò allora tutto quello che aveva -saputo dal messaggero dello <i>Sciarif</i>. E il suo racconto -si accordava benissimo colle notizie che i -<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span> -suoi uditori avevano raccolte dal conte di Cesarea, -il quale era stato informato, come potete argomentare, -dal mercante giudeo. Senonchè, il conte, a -cui poco importavano quei cenni, ne aveva ritenuto -la minima parte; laddove il re Baldovino diceva -assai più, e in parte chetava le angoscie, in -parte le accresceva. -</p> - -<p> -— Benedetto sia l'infedele che ha ceduto ad un sentimento -di cavalleresca pietà — disse Caffaro di Caschifellone. — Potessimo -almeno sapere il suo nome! -</p> - -<p> -— Bar Ibn; — rispose il re; — Bar Ibn è il -fratello del soldano di Babilonia. -</p> - -<p> -— Bar Ibn! — ripetè un vecchio guerriero genovese, -a cui quel nome non giungea nuovo. — Non -sarebbe egli il Saracino che sotto le mura di -Antiochia.... -</p> - -<p> -— Lui per l'appunto; — interruppe Baldovino, -a cui tornava in mente la vecchia disfida; — e rimase -debitore alla generosità di Arrigo della sua -vita e della sua libertà. -</p> - -<p> -— Sire, — ripigliò il biondo scudiero, riconducendo -a' suoi principii il discorso, — mi concederete -voi dunque la scorta? -</p> - -<p> -— Questo io farò, messere, e di buon grado; — rispose -Baldovino; — ma non già per Thaanach, -nella valle di Jesrael, che Arrigo da Carmandino -ha lasciata da parecchi mesi. -</p> - -<p> -— Ah! — esclamò lo scudiero, che si sentiva -venir meno. -</p> - -<p> -— Coraggio! — bisbigliò Caffaro all'orecchio del -giovane. — Il nostro amico è vivo e sano; è questo -che importa, e a cui bisogna por mente. -</p> - -<p> -— Pur troppo! — pensò Gandolfo del Moro, che, -<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span> -come potevate argomentare, era sempre il compagno -inseparabile di messer Nicolao. -</p> - -<p> -S'ha a dire per altro, a sua lode, che Gandolfo -non avea più fatto cenno dell'amor suo, nè delle -sue pretensioni alla mano della fanciulla degli Embriaci. -Era tornato in Genova dalla impresa di Cesarea -sperando che Arrigo fosse morto e che il -tempo cancellasse l'immagine di lui nel cuore di -Diana; ma la morte di Arrigo non si era potuta -provare e il tempo non aveva saputo cancellar nulla. -Che fare? Diana era stata in fil di vita; da ultimo -aveva smarrita la ragione. Questo almeno pareva -a lui, che non sapeva spiegarsi altrimenti gli atti -e i propositi della bellissima tra le donne. Che dir -poi di suo padre? Di suo padre che l'aveva secondata -ne' suoi strani disegni? Che anche a lui avesse -dato volta il cervello? Gandolfo del Moro non ci -si raccapezzava, e già aveva rinunziato a cercarne -l'intiero. -</p> - -<p> -Però si era chiuso l'amor suo nel profondo dell'anima, -lo aveva sigillato come la mistica fontana -del Cantico de' Cantici. Che cosa avveniva là dentro -dell'amor di Gandolfo? Si trasformava purificandosi, -o si mutava in odio? L'una cosa e l'altra erano -possibili del pari. -</p> - -<p> -— Sì, Arrigo è vivo è sano; — proseguiva intanto -il re Baldovino, che non poteva non udire le -parole di Caffaro, altro amante senza speranza, ma -di così nobil sentire che non lasciava dubitare un -istante di lui. — Infatti, nel suo messaggio, che -v'ho accennato poc'anzi, lo <i>Sciarif</i> mi aggiungeva -com'egli andasse col suo prigioniero ed amico verso -i confini d'Egitto. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span> -</p> - -<p> -— D'Egitto! — ripetè Ugo Embriaco, stupefatto. — E -con quale intento? -</p> - -<p> -— Questo non reputò necessario di dirmi; — rispose -Baldovino; — ma questo ho potuto saper -io, che debbo vigilare ogni giorno sulle cose del -reame. La corona di Gerusalemme è grave a portare; — soggiunse -il re, sospirando; — e Turchi -da un lato ed Arabi dall'altro vogliono esser tenuti -d'occhio senza posa. Ora sappiate, messeri, che -Mostalì, il soldano di Babilonia, è morto da oltre -un anno, lasciando erede un fanciullo. Bahr Ibn -ebbe tardi l'annunzio di quella morte, lontano come -era; ma certo, appena gli giunse la nuova, il suo -primo pensiero dovette esser quello di tornare nel -reame; donde lo teneva lontano la gelosia sospettosa -del fratello, fomentata dalle calunnie del suo -ambizioso visir. Almeno, è agevole di indovinarlo. -E morto il fratello, poteva sperare Bahr Ibn che -gli fosse più facile il ritorno? Io penso che no. -Afdhal, che noi abbiamo sì fieramente colpito sul -piano di Ramnula, è tuttavia potentissimo in Egitto. -Del resto, — conchiuse Baldovino, — meglio così. -Le discordie e le guerre loro dànno forza a noi, -che coll'aiuto di nostro Signore muoveremo un -giorno alla conquista di Babilonia. E nostro Signore -mostrerà di volerci aiutare, se persuaderà ai nostri -amici Genovesi di presentarsi colle loro navi invincibili -alle foci del Nilo. -</p> - -<p> -— Sire, io vi prego di credere che la cosa andrà -in tutto secondo i vostri disegni; — rispose prontamente -Ugo Embriaco. — Il Comune udrà la proposta -e farà ogni poter suo per compiacervi. Ma -torniamo, se non vi spiace, a Bahr Ibn. La sorte -<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span> -del nostro Arrigo sta grandemente a cuore a tutti -noi, come al console Guglielmo Embriaco, mio -padre. -</p> - -<p> -— Ve lo credo facilmente. Troppo era amato il -Carmandino da messere Guglielmo, il mio glorioso -amico. Torniamo dunque allo <i>Sciarif</i>. I miei esploratori -lo hanno seguitato fino alla metà del suo -viaggio, che non fu trionfale, siccome egli sperava. -Costeggiato sulla via destra il lago d'Asfalto, penetrò -nella valle di Siddim, cercando di far gente -tra quelle nomadi tribù del paese di Moab. Di là -si volse a ponente, per le falde della montagna degli -Amoriti, e da Sefat, ove rimase qualche tempo -spiando il momento opportuno, mosse direttamente -verso l'istmo egiziano. Ma Afdhal doveva essere informato -delle sue mosse, e lo arrestò a Kattiè, disperdendo -le sue bande raccogliticcie, prima che -egli potesse, come aveva creduto, ottenere l'aiuto -dell'emiro di Gaza. Se debbo credere alle ultime -notizie dei nostri emissari, egli si aggira co' suoi -fidi sul pianoro di Aroer, non disperando ancora -d'impadronirsi di Gaza, che per amor suo si rivolterebbe -all'Emiro, e volgendo sempre gli occhi -bramosi all'Egitto, dove i partigiani non gli mancherebbero, -ma dove manca in quella vece il coraggio -di ribellarsi al dominio di Afdhal. Gli Egiziani -son vili. Vi ricordate di Ramnula? Afdhal guidava -contro di noi un esercito numeroso come quello -di Sennacherib, di cui parlano le Sacre Carte. Ma, -salvo i tremila Etiopi, che tennero saldo colle loro -mazze di ferro, tutte quelle migliaia di cavalieri e -di fantaccini si dileguarono al primo urto delle -lancie cristiane. Fiacchi soldati e schiavi abbrutiti, -<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span> -non sanno voler fortemente; fanno voti per Bahr -Ibn, e sopportano Afdhal. -</p> - -<p> -— Sire, — domandò allora Gandolfo del Moro, — voi -dicevate che lo <i>Sciarif</i> si trova ora.... -</p> - -<p> -— Nei dintorni di Aroer, a mezza strada fra il -lago d'Asfalto e le mura di Gaza. -</p> - -<p> -— E... — soggiunse timidamente Gandolfo, — a -che distanza dalla costa? -</p> - -<p> -— Quattro giornate, per un buon corridore. -</p> - -<p> -— E come mai, così vicino al mare, il nostro -Arrigo, non ha cercato di ritornarsene? -</p> - -<p> -— Lo credete voi possibile? — disse Baldovino. — Gaza -e Ascalona sono in balìa del nemico; e sebbene -quegli Emiri si astengano gelosamente da -ogni atto che possa dispiacere a noi, temendo da -un giorno all'altro le nostre vendette, non credo -che Arrigo da Carmandino possa fidarsi di costoro, -per andare a chiedere ciò che essi del resto non -potrebbero dargli, una nave per ritornarsene in -patria. Ma questo, messeri, potrete far voi, che avete -quaranta galere, armate di tutto punto. -</p> - -<p> -— E lo faremo, per San Giorgio! — gridò Gandolfo -del Moro. -</p> - -<p> -Il biondo scudiero diede a Gandolfo del Moro -un'occhiata, da cui trapelavano insieme diffidenza -e stupore. -</p> - -<p> -Gandolfo non vide quello sguardo; ma lo sentì, -e fu pronto a soggiungere: -</p> - -<p> -— Sì, Genovesi siamo anzi tutto, e il valore di -Arrigo da Carmandino, è gloria della nostra terra. -Quale de' suoi nemici, se pure egli potesse averne -tra' suoi concittadini, non dimenticherebbe in questo -giorno ogni privato rancore, non metterebbe volentieri -<span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span> -a repentaglio la propria vita, e la propria -libertà, per rivendicare la sua? Sire, voi dite saviamente -che Arrigo deve esser libero, e che soltanto -il modo gli manca, per ritornar sano e salvo -tra' suoi. Bahr Ibn è un infedele, ma è principe e -cavaliere, e non può avere dimenticato il debito -di gratitudine che lo lega al nostro valoroso compagno -d'armi. Resta che noi gli offriamo il modo -di uscire dal deserto, andando in traccia di lui, -per condurlo alla spiaggia del mare, o dentro i confini -del vostro reame. -</p> - -<p> -— Ben dite, messere; — rispose il re Baldovino. -</p> - -<p> -— Orbene, — ripigliò Gandolfo del Moro, fermandosi -all'ultima delle fatte proposte, — il pianoro -di Aroer non è già troppo distante dai confini -di Giudea? -</p> - -<p> -— Essi giungono finora alle falde della montagna -di Giuda; — disse di rimando Baldovino. — Bèrseba -a ponente e Arad a levante sono le ultime -terre del regno. -</p> - -<p> -— Ottimamente, adunque! La vostra liberalità -ci fornisce una scorta sicura per muovere di là in -traccia del nostro concittadino? -</p> - -<p> -Il re stette alquanto sovra pensiero, quasi meditasse -il miglior modo di appagare i suoi ospiti ed -alleati, ma veramente perchè studiava la forma più -acconcia a togliere l'asprezza d'un rifiuto. -</p> - -<p> -— Troppo numerosa vorrebbe essere la scorta, -messeri; — diss'egli finalmente; — e forse basterebbero -a mala pena i cavalieri della baronìa di -Giaffa. Finora, il deserto di Giuda, che si stende -da Tell Arad fino alle spelonche di Engaddi, è infestato -da troppo frequenti scorrerie di Arabi ladroni, -<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span> -ed io non potrei consigliarvi nemmeno di -avventurarvi con poca gente, mal pratica dei luoghi, -oltre la valle di Ebron, nei dominii del -nostro fedel barone Gerardo di Avennes. -</p> - -<p> -— Lasciamo in disparte questo disegno; — rispose -Gandolfo inchinandosi, con aria rassegnata; — messere -Ugo Embriaco potrà muovere almeno -coll'armata verso le acque di Gaza? -</p> - -<p> -— Per far credere a quell'Emiro che noi vogliamo -impadronirci della città, mentre poi troppo -ci costerebbe il doverne custodire il possesso? — gridò -Baldovino, a cui quest'altro disegno piaceva -anche meno del primo. — Voi dimenticate, messer -Gandolfo del Moro, che il nostro intento verso le -contrade di mezzodì ha da essere quello di lasciare -che i nostri nemici si indeboliscano da sè e non -sospettino punto di noi; mentre invece dobbiamo -volgere tutti i nostri sforzi a settentrione, dove la -strada di Antiochia è meno sicura e dove abbiamo -sempre negli occhi quel bruscolo molesto dell'isola -di Arado, forte baluardo sul mare, che voi soli potrete -ritogliere ai nemici di Cristo. — -</p> - -<p> -Le ultime parole del re andavano più particolarmente -rivolte ad Ugo Embriaco, il quale vi assentì -con un cenno del capo. L'impresa di Arado, -o Tortosa di Sorìa come diceasi in quel tempo, era -già concertata tra i fratelli Embriaci e il re di Gerusalemme; -nè Gandolfo del Moro poteva ignorarlo. -</p> - -<p> -— E sia; — diss'egli, arrendendosi a quelle considerazioni -di Baldovino; — ma poichè non dobbiamo -neanche permettere che Arrigo da Carmandino, -rimanga più oltre senza il conforto della patria, -io stesso, io solo, se fa d'uopo, andrò in traccia -<span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span> -di lui. Una galea, tolta al numeroso e forte naviglio -di Genova, non farà troppo mancamento alla espugnazione -di Tortosa, ed io ho fede che giungerà -ancora in tempo per cogliere la sua parte d'allori. -Una sola galea, nelle acque di Gaza — soggiunse -egli poscia — non darà sospetto all'Emiro di quella -terra, segnatamente se voi, sire, vi degnerete di -darmi lettere vostre per lui, nelle quali sia chiaramente -espresso l'intento del nostro viaggio. -</p> - -<p> -— Questo è assai meglio; — rispose il re; — e -sarà mia cura che possiate giungere, provveduto -d'ogni più calda raccomandazione, all'Emiro di Gaza. -Questi infedeli, non potendoci combattere validamente, -ci si mostrano ossequiosi oltre ogni dire, e -noi riceviamo spesso da loro donativi ed omaggi. -Donde la necessità di rispondere alle loro cortesie, -fino a tanto non si possa fare altrimenti. A questo -proposito, messer Gandolfo, poichè io vi vedo così -determinato all'impresa, vi pregherò di aiutarmi in -certi maneggi, pei quali si conviene un più lungo -discorso tra noi. Questa guerra tra il fatimita Bahr -Ibn e il visir di Babilonia giova mirabilmente ai -miei fini, non lo dimenticate. -</p> - -<p> -— Intendo, sire; — disse di rimando Gandolfo; — io -farò un viaggio e due servizi, sarò capo di -una spedizione nel deserto di Cades e negoziatore -tra i nuovi Amaleciti. -</p> - -<p> -— Per l'appunto; — rispose Baldovino sorridendo, — e -fate assegnamento sulla mia gratitudine, come -io sulla vostra prudenza. -</p> - -<p> -— Sire, farò di mostrarmi alla prova meritevole -della vostra fiducia; — replicò Gandolfo, inchinandosi -profondamente. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span> -</p> - -<p> -Così ebbe fine quella conversazione, che il biondo -scudiero aveva ascoltata con molta ansietà. -</p> - -<p> -Gandolfo del Moro, in tutto quel tempo, aveva -con ogni studio evitato gli sguardi indagatori dello -scudiero. -</p> - -<p> -Poco stante, il re Baldovino accomiatava i suoi -ospiti, lasciando libertà ad ognuno di andare dove -più gli piacesse, e non trattenendo che Gandolfo -del Moro, per dargli le sue istruzioni. E questi, -che si sentiva di punto in bianco cresciuto tant'alto -nella stima de' suoi compagni, si affrettò a seguire -nelle sue stanze il re Baldovino. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span></p> - -<h2 id="cap11">CAPITOLO XI. -<span class="smaller">In cui si narra di un astore che si era -fatto colomba.</span></h2> -</div> - -<p> -Il biondo scudiero non aveva anche lasciato la -sala d'udienza del re di Gerusalemme. Era rimasto -là ritto, colle braccia prosciolte sui fianchi, cogli -occhi fissi, ma senza guardar nulla davanti a -sè, nell'atteggiamento di chi medita, cercando la -soluzione d'un dubbio. Era bello, il giovine scudiero, -d'una bellezza fin troppo soave e delicata per -un uomo. La sua carnagione bianca si era leggermente -abbronzata al sole di Palestina, e questo era -bene, perchè altrimenti egli sarebbe apparso un po' -scolorito. Ma il pallore del suo volto prendea lume -da due occhi turchini così profondamente espressivi -e da una doppia cascata di capegli biondi così fine -e copiosa, che la sua vista non destava certamente -pensieri di compassione amorevole, come accade -sempre ai cuori bennati, quando s'incontrano in -un bel viso che porti le traccie d'un interno dolore. -L'armonica leggiadria delle forme, non potuta dissimulare -<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span> -affatto da una lunga tunica a crespe i cui -lembi gli giungevano fin oltre al ginocchio, tradiva -una rara eleganza, che a Fidia, a Prassitele, e a -tanti altri felici adoratori della bellezza, avrebbe -strappato un grido di ammirazione e destato in -cuore il desiderio che quel biondo garzone fosse -da Giove mutato in donna, per offrire il modello -al simulacro della più castamente bella tra le sue -divine figliuole. -</p> - -<p> -Senza esser Fidia, nè Prassitele, il giovine Caffaro -doveva pensare alcun che di simigliante, perchè, -essendosi a bello studio ritirato per l'ultimo, come -fu sulla soglia, si volse ancora indietro a guardare -il biondo e pensoso scudiero. -</p> - -<p> -Il silenzio che si era fatto d'intorno a lui, scosse -dalla sua meditazione quest'ultimo. Il suo sguardo, -tornato d'improvviso alle cose circostanti, s'incontrò -allora in quello di Caffaro. -</p> - -<p> -— Signore di Caschifellone, — disse lo scudiero, -facendo un passo verso di lui, — una parola, vi -prego. — -</p> - -<p> -Caffaro tremò tutto a quella inattesa chiamata. -Sapete già che il suo cuore non era di smalto. -</p> - -<p> -— Che cosa desiderate da me, Carmandino... poichè -così volete esser chiamato? — soggiunse egli, -con un mesto sorriso. -</p> - -<p> -— E ben fate, messere; — ripigliò lo scudiero; — questo -nome ha da essere il mio per elezione, -quando non lo sia per altro modo. Ditemi, avete notato -l'ardore insolito e nuovo di Gandolfo del Moro? -</p> - -<p> -— Sì, e vi confesso, mad... Carmandino, — riprese -subito, correggendosi, il giovine Caffaro, — vi -confesso che mi ha colpito di stupore. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span> -</p> - -<p> -— Ah, voi pure? -</p> - -<p> -— Certo, e non poteva essere altrimenti, vedendo -lui, così freddo per solito, infiammarsi in quella -maniera. Ma già, lo ha detto egli stesso, ogni privato -rancore, ogni pena segreta, — e facendo questa -giunta alla frase di Gandolfo, il giovine non -potè rattenere un sospiro, — deve cessare davanti -all'obbligo di soccorrere un prode concittadino, un -gentil cavaliere. -</p> - -<p> -— E voi credete, — disse, dopo un istante di -pausa, il biondo garzone, — che quelle parole fossero -sincere? -</p> - -<p> -— Non so; — rispose Caffaro, sconcertato da -quella domanda; — so bene che il mio cuore si è -commosso a quelle parole, che rispondevano così -giusto a ciò che credo e sento io medesimo. — -</p> - -<p> -Lo scudiero chinò la fronte, confuso. -</p> - -<p> -— So anche un'altra cosa; — soggiunse Caffaro -a cui pareva di aver detto un po' troppo. -</p> - -<p> -— Quale? — dimandò lo scudiero, levando le -ciglia e interrogando coi suoi grandi occhi azzurri -il volto amico di Caffaro. -</p> - -<p> -— Che io pure andrò con Gandolfo del Moro; — rispose -questi, con accento deliberato. — Arrigo -da Carmandino era il mio compagno d'armi, il più -caro che io m'avessi. Insieme, sulla medesima scala -siamo saliti, abbiamo afferrato il ciglio delle mura -di Cesarea. Il destino ha voluto che io giungessi -alla saracinesca, in quel punto che essa si chiudeva -dietro a lui; ma certo, se l'obbligo di volgermi indietro, -per chiamare i compagni, non mi avesse -trattenuto un istante, io sarei penetrato nella seconda -cinta con lui, ed avrei corso la sua medesima -<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span> -sorte. Egli è vivo e sano, coll'aiuto del cielo -ed io debbo essere dei primi a vederlo. — -</p> - -<p> -Lo scudiero era rimasto intento, palpitante, ad -ascoltarlo. Ma, come il giovine Caffaro ebbe finito -di parlare, egli si avvicinò, gli prese ambe le mani -e le strinse tra le sue, con effusione di affetto -fraterno. -</p> - -<p> -— Non sarete solo, messere! — gli disse poscia, -mentre Caffaro, fortemente turbato, rispondeva a -mala pena a quella stretta amichevole. -</p> - -<p> -— Che dite voi, Carmandino? — chiese questi, -come si fu riavuto. -</p> - -<p> -Ma lo scudiero non si pigliò cura di rispondergli -direttamente. -</p> - -<p> -— Messere, — riprese egli, — vorrei domandarvi -una grazia. -</p> - -<p> -— Quale? Parlate, comandate al vostro servitore, -al vostro amico devoto. -</p> - -<p> -— Desidero di avere un colloquio... Non indovinate -con chi? -</p> - -<p> -— Non saprei. Porse con Gandolfo del Moro? -</p> - -<p> -— Con lui. Vedete, messere; anche voi correte -col pensiero a quel nome; anche voi sospettate, al -pari di me. — -</p> - -<p> -Caffaro non poteva rispondere di no, perchè infatti, -anche a lui aveva fatto senso quel mutamento -improvviso del rivale di Arrigo. Perciò, scambio di -rispondere, pensò di sviare il discorso. -</p> - -<p> -— Volete parlare con lui subito? -</p> - -<p> -— Appena egli sarà uscito dalle stanze del re. -</p> - -<p> -— Dove? -</p> - -<p> -— Io vado là, — rispose il biondo garzone, con -accento impresso di solenne mestizia — a pregare -<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span> -sul Calvario, ai piedi del santo sepolcro di Cristo. -Vi aspetterò. -</p> - -<p> -— Sta bene, — disse Caffaro inchinandosi, — io -rimango in vedetta. — -</p> - -<p> -Lo scudiero si allontanò, dopo avergli fatto colla -sua bella mano un cenno d'amorevole addio. -</p> - -<p> -Rimasto solo, il giovane signore di Caschifellone -pensò alla novità, o, se meglio vi torna, alla gravità -del suo caso. Amava di schietta e salda amicizia -il suo concittadino Arrigo, e si era invaghito, senza -volerlo, sì, ma perdutamente eziandio, della bella -Diana. Come se un simil contrasto non bastasse -ancora alla infelicità di un giovinotto, anche più -maturo e più sperimentato di lui, Caffaro di Caschifellone -era diventato l'uomo in cui la fanciulla -degli Embriaci fidasse di più, non esclusi i suoi -fratelli medesimi. Convenite che lo stato di Caffaro -non era il più lieto di tutti, nè, per conseguenza, -il più invidiabile. -</p> - -<p> -Che cosa avrebbe egli fatto? Come sarebbe uscito -dal ronco? Se Diana, ritrovato il suo Arrigo, fosse -andata sposa a lui, il disgraziato giovane avrebbe -chinato la testa alla ferrea necessità, ma non disegnava -certamente di rimanere a Genova, spettatore -della felicità di Arrigo, del suo ottimo amico. Se -Arrigo non fosse tornato tra i suoi, e Diana avesse -dovuto prendere il velo, come infatti aveva accennato -di voler fare, il nostro Caffaro, disgraziato -del pari, non avrebbe già chinato la testa, l'avrebbe -perduta senz'altro. E questo si nota per dimostrarvi -che, comunque l'andasse, il nostro povero amico si -vedeva a mal partito. E guardate disdetta! Gli toccava -anche di peggio; gli toccava di essere il confidente, -<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span> -l'aiuto, il protettore di amori che gli passavano -il cuore. -</p> - -<p> -I miei lettori lo avranno osservato qualche volta -nella vita; ci sono degli uomini a cui vanno di giusta -ragione tutti i dolori e tutti i sacrifizi, come rondini -al nido. Nessuno si avvede che soffrono; tutti -si volgono a loro per consiglio o soccorso e non c'è -caso che si avvedano di tormentarli. Eppure, tanto è -vero che ogni spino ha il suo fiore, anche qui c'è la -sua parte di bene. A quella incudine così assiduamente -martellata si temprano i forti caratteri, che -poscia domineranno il tempo loro, se la fortuna si -ricorda una volta di essi, o alla peggio non ne saranno -dominati, se avviene che la cieca dea passi -davanti a loro, senza la limosina d'un sorriso. Nell'un -caso o nell'altro, costoro sono uomini davvero; -e chi sa? forse c'è un libro in cui si tien conto di -ciò. E se pure non ci fosse, che importerebbe? La -solitaria libertà dell'anima non è essa il primo -dei beni e la ricompensa più certa? -</p> - -<p> -Questa è filosofia, e Caffaro di Caschifellone non -era anche giunto allo stadio filosofico delle sue mestizie. -Per fortuna, ad interrompergli il filo delle -tristi meditazioni, uscì Gandolfo dalle stanze del re. -Caffaro gli andò incontro, non senza un tal poco -di titubanza, bene argomentando che il secondo colloquio -non gli avrebbe fatto piacere come il primo. -</p> - -<p> -Gandolfo non lo amava di certo. La rivalità in -amore, come in ogni altra ragione di cose, non ha -mestieri di vederci chiaro; essa è naturalmente -istintiva. -</p> - -<p> -Eppure, Gandolfo del Moro, vedendo il giovane -che si spiccava dal suo posto, nel vano d'un finestra, -<span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span> -per muovergli incontro, andò sorridendo verso -di lui. -</p> - -<p> -— Messere, — diss'egli, — mi aspettavate? Che -volete da me? -</p> - -<p> -— Due cose; — rispose Caffaro, niente raffidato -da quel sorriso, che poteva essere simulato; — una -v'ho a dire per conto mio, l'altra per conto d'una -persona che preme ugualmente a noi tutti. -</p> - -<p> -— Sta bene; — disse Gandolfo, inchinandosi; — cominciamo -dalla.... -</p> - -<p> -— Dalla prima, — interruppe Caffaro, temendo -che l'altro fosse per lasciarsi sfuggire di bocca -mezza scortesia. -</p> - -<p> -— Stavo per dirlo; — soggiunse Gandolfo del -Moro. -</p> - -<p> -— Io verrò con voi alla spedizione di Gaza; — ripigliò -il signore di Caschifellone. -</p> - -<p> -E buttata fuori la sua proposta, stette ad aspettare -ansiosamente l'effetto che avrebbe fatto sul -suo interlocutore. -</p> - -<p> -— Grazie! — rispose brevemente Gandolfo, senza -punto scomporsi. -</p> - -<p> -Caffaro rimase sconcertato. Si aspettava una cera -scontenta, e vedeva in quella vece un amabile -sorriso. -</p> - -<p> -— E non basta; — soggiunse egli, diffidando ancora. — Vi -offro la mia galèa, per tentare l'impresa -con voi. La <i>Caffara</i> ha una ciurma numerosa -e un palamento di trenta remi per lato. -</p> - -<p> -— Non solo, — interruppe Gandolfo, — ma è -anche miglior veliera della <i>Mora</i>. -</p> - -<p> -— Non osavo dir questo; — rispose Caffaro, -ringraziando con un cenno del capo. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span> -</p> - -<p> -— Eh, non c'è niente di male a riconoscere la -verità. La <i>Mora</i> non l'ho fatta io; l'ho comperata -tal quale da Ingo di Flessa. Ha l'arrembata troppo -pesante, che la fa beccheggiare più del consueto, e -con mare un po' grosso c'è sempre da temere per -l'alberatura. Sono difetti che ho riscontrato a mie -spese; — soggiunse Gandolfo del Moro, con un accento -di melanconia che non pareva tutta da padron -di galèa; — tanto che in ogni impresa giungo -sempre per l'ultimo. — -</p> - -<p> -La considerazione di messer Gandolfo veniva -così naturalmente dal contesto del discorso, che -Caffaro, anche rilevando l'allusione, la trovò affatto -casuale. -</p> - -<p> -— Siamo dunque intesi? -</p> - -<p> -— Sì, messere, col permesso di Ugo Embriaco, -che abbiamo tutti riconosciuto nostro capitano, -come una continuazione dell'autorità e della fortuna -del glorioso Testa di maglio. — -</p> - -<p> -Caffaro andava di meraviglia in meraviglia. -</p> - -<p> -— Posso dunque venir difilato alla seconda -parte; — diss'egli. -</p> - -<p> -— Come vi piace. -</p> - -<p> -— Lo scudiero desidera parlarvi. -</p> - -<p> -— Lei? — chiese Gandolfo, non potendo reprimere -un moto di stupore. -</p> - -<p> -— Sì; — rispose Caffaro; — non so veramente -che cosa abbia a dirvi, ma mi ha raccomandato di -avvisarvi subito, appena foste uscito dalle stanze -del re, e voi vedete che mi sono piantato in vedetta. -Lo scudiero Carmandino, poichè questo è il -suo nome, è andato poc'anzi verso la chiesa del -Santo Sepolcro e ci aspetta colà. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span> -</p> - -<p> -— Andremo insieme? — chiese Gandolfo che -aveva notato l'intenzione duale della particella -usata da Caffaro. -</p> - -<p> -— Sì, se non vi dispiace; — rispose questi urbanamente. -</p> - -<p> -— Anzi, l'ho caro; — proruppe Gandolfo, infiammandosi -ad un tratto. — Per qualunque cosa al -mondo, non avrei amato andar solo. -</p> - -<p> -— Perchè? — dimandò Caffaro, inarcando le ciglia -a quella uscita inattesa. -</p> - -<p> -— Messere; — disse quell'altro, senza risponder -subito alla domanda; — voi non avete amicizia -per me. — -</p> - -<p> -Caffaro rimase muto, chè veramente non avrebbe -saputo negare. -</p> - -<p> -— E mi duole; — soggiunse Gandolfo. -</p> - -<p> -— Vi duole? — ripetè Caffaro, cercando di prender -tempo. — Ma, anzitutto, donde lo argomentate? -</p> - -<p> -— Da molti indizi, e, per non dirne che uno, -dalla meraviglia con cui mi avete chiesto perchè -io non amassi andar solo, a vedere.... lo scudiero. -Se aveste amicizia per me, — incalzò Gandolfo del -Moro, — intendereste il mio cuore e mi vedreste -infelice... oh, sì, molto, senza fine infelice. Ora -sono tranquillo, mi sono vinto, non dubitate; ma -la prova è stata dura, e non poteva essere altrimenti. -Aver veduta una volta la fanciulla degli -Embriaci e non essersi innamorato perdutamente -di lei, era impossibile, non solo a me, ma ad ogni -uomo di cuore. — -</p> - -<p> -Caffaro pensò che Gandolfo ragionava diritto. E -senza volerlo, mise fuori un sospiro. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span> -</p> - -<p> -— Voi m'intendete ora, non è egli vero? — chiese -Gandolfo. -</p> - -<p> -— Sì, messere, v'intendo; — rispose Caffaro, -che temeva di essersi tradito e voleva mettere in -chiaro ogni cosa. — Ma il vincersi era necessario -per voi, come lo sarebbe stato per ogni gentiluomo, -anzi, userò la vostra medesima frase, per ogni -uomo di cuore. Farei torto a madonna Diana se -dicessi, o pensassi, che vi sono altre donne come -lei. Non ce n'è una, mi capite? non ce n'è una, -messere Gandolfo del Moro, e sono io il primo a -riconoscerlo. Ma è d'una donna simile il non destare -che nobili e santi pensieri nel cuore d'un -uomo, e il miglior modo d'amarla, dirò meglio, -d'averla amata, è quello di operare nobilmente, -anche a patto di dover soffocare nel petto l'amore -che si è sentito per lei. -</p> - -<p> -— Beato chi lo ha potuto far subito, — esclamò -Gandolfo del Moro, coll'aria di un uomo che parlasse -sui generali, o solamente per contrapposto -al suo caso particolare. — Quanto a me, ho durato, -ve lo confesso, una battaglia più lunga; il -cuore ha dato fiamme, ha gittato molta scoria, -prima che vi si affinasse il prezioso metallo. Ma -basti di ciò; son vincitore oramai, son vincitore, -e ve ne faccia testimonianza l'offerta di quest'oggi. -Godo che voi siate all'impresa con me, perchè, -dopo la stima di Arrigo, non ce n'è altra che mi -stia a cuore come la vostra. Ma perchè sono stato -debole, vedete, perchè ho combattuto così fieramente -tanti anni, mi duole oggi di dovermi presentare a -quel ritrovo che mi avete accennato. Avrei voluto -partire senza vedere.... nessuno; ritornare con Arrigo, -<span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span> -con Arrigo libero e sano, per dire: Ecco qua, -ho messo a repentaglio la mia vita coi ladroni e -colle fiere del deserto; ma l'ho trovato, l'ho condotto -alla sua fidanzata;» ciò detto, lasciarli ambedue -felici e sparire. -</p> - -<p> -Gandolfo parlava con tanto ardore, che Caffaro -non ebbe più modo o ragione di dubitare. -</p> - -<p> -— Voi avete un animo grande, Gandolfo del Moro; — diss'egli, -stringendogli la mano. — Il viaggio -che faremo insieme alla ricerca di Arrigo Carmandino -avrà gioie per me, che non avrei osato sperare. — -</p> - -<p> -Uscirono ambidue taciturni dalla porta verso -maestro, detta fin dai tempi d'Isaia la porta del -campo del gualchieraio, e si avviarono per l'erta -del Calvario. -</p> - -<p> -Calvario in latino, <i>Gulgultha</i> in antico ebraico, -corrispondono al Golgota della Vulgata, e ricordano, -nella loro etimologia, che il monte aveva derivato -il suo nome dalla somiglianza della sua cima con -un teschio, o cranio umano denudato di capegli. Il -Golgota non era per anche nel centro della città, -come lo si vede nei giorni nostri, ma non si vedeva -già più quel colmo tondeggiante di rupi, che -gli aveva meritato il suo nome. -</p> - -<p> -Fin dal secondo secolo dell'êra volgare, Adriano -aveva edificato sul Golgota un tempio a Venere, e -i pellegrini, che in folla accorrevano nei primi secoli -del Cristianesimo a visitare il luogo del martirio -di Cristo, si rammaricavano di scorgere i simulacri -pagani sulle cime del Calvario e del Moria, -dove anticamente sorgeva il tempio di Salomone. -Elena, la madre di Costantino, fece murare sul -<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span> -Golgota la prima chiesa cristiana, e il culto del -santo Sepolcro ebbe principio da lei. Arso nel settimo -secolo, il magnifico tempio fu riedificato, e dal -famoso califfo di Bagdad, Arun al Rascid, l'eroe -delle <i>Mille e una notte</i>, donato in giurisdizione al -suo amico Carlo Magno. Ma il terribile Hakem, -terzo califfo d'Egitto, non rispettò la vecchia politica -dell'Abasside, e fece radere al suolo la chiesa. -Più mite di lui, il suo successore Daher, ordinò -che fosse riedificata, e Abu Tamin la vide condotta -a termine, l'anno 1048, ma nelle proporzioni d'una -meschina cappella. -</p> - -<p> -Durava in quella forma, quando sopraggiunsero -i Crociati, che non indugiarono ad innalzare un -tempio sontuoso, in quella forma che oggi ancora -si vede, quantunque l'incendio del 1808 abbia resi -necessari alcuni restauri, anche nella parte esteriore. -</p> - -<p> -Al tempo di cui narro, il nuovo tempio non era -anche sorto, e la meschina cappella di Daher, il -califfo fatimita, era tutto quello che i devoti cristiani -potessero avere di meglio, per confortarvi la -loro pietà. Per altro, in fondo al piccolo tempio, si -vedeva già, incavato nel sasso, il forame sferico nel -quale era stata piantata la croce del Nazzareno; -a destra e a manca del quale, e formanti un triangolo -con esso, i buchi per le croci minori dei due -ladroni; dentro al triangolo la fenditura del sasso, -cagionata dal tremuoto di cui raccontano gli Evangelii. -Nel mezzo del tempio era poi la tomba di -Cristo, antro ristretto, scavato nel macigno, secondo -l'antico costume dei popoli orientali. Non mancava -la cripta, nelle viscere del monte, colla sua tomba -di porfido, che dicevasi contenere le ceneri del pontefice -<span class="pagenum" id="Page_160">[160]</span> -Melchisedec, e coll'altra assai più modesta, -ma altrettanto più autentica, di Goffredo di Buglione. -</p> - -<p> -Il biondo scudiero, inginocchiato in un angolo, -pregava. Davanti a lui, i frati del santuario, gli -avevano detto essere il luogo in cui l'angelo aveva -annunziato alle Marie la risurrezione del loro dolce -Maestro. Ed egli, con lagrime che gli erano spremute -dal cuore, supplicava quell'angelo, suo fratello -all'aspetto, che si degnasse di guidare Arrigo, di -restituirlo ai suoi cari, come l'angelo Raffaele aveva -ricondotto l'adolescente Tobia. -</p> - -<p> -Il rumore dei passi e lo strepito delle armature -tolse dal suo raccoglimento il giovane scudiero. Si -volse allora, e, veduti i due che aspettava, si alzò -per muovere incontro a loro. -</p> - -<p> -— Grazie, messere; — diss'egli a Gandolfo; — avevo -qualche cosa a dirvi, per cui bisognava un -luogo più solitario e un'ora più tranquilla. — -</p> - -<p> -Gandolfo del Moro s'inchinò, ma senza rispondere -parola. Egli era profondamente turbato. -</p> - -<p> -Lo scudiero uscì dalla cappella, per una postierla -che era accanto all'altare, e i due cavalieri lo seguirono -all'aperto. -</p> - -<p> -Il dorso del monte era scabroso e frastagliato; -qua e là si vedevano larghe fenditure nel masso, -non intieramente colmate dalla polvere e dal terriccio -di undici secoli, poco lunge, muti testimoni -dell'accorgimento romano, stavano i ruderi d'un -tempio a Venere, e tra gli architravi caduti, i capitelli -infranti, le colonne rovesciate, crescevano le -eriche e i tamarischi, inconsapevoli eleganze che -la natura frammette alle rovine per temperarne -l'orrore. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span> -</p> - -<p> -Colà, presso l'attico di una colonna, che era rimasta -in piedi e gettava un po' d'ombra sul campo, -lo scudiero si fermò, e Gandolfo che lo seguiva, -del pari. -</p> - -<p> -Caffaro aveva capito che la parte essenziale della -conversazione doveva restringersi a quei due, e, -quantunque fosse invitato egli pure ad assistervi, -si trattenne alcuni passi indietro, facendo le viste -di osservare una iscrizione latina, che correva -lungo un pezzo di architrave, e di cogliere un -ramo di quelle eriche tutte gremite di fiori. -</p> - -<p> -Lo scudiero non parve badare a quella fermata. -Egli del resto poteva vedere, come spesso accade -di vedere senza bisogno di guardare, il suo amico -Caffaro di Caschifellone, intento a curiosare fra le -rovine, a dieci passi dai suoi compagni. E si rivolse -intanto a Gandolfo del Moro, che stava cogli -occhi bassi davanti a lui. -</p> - -<p> -— Guardatemi in viso, messer Gandolfo; — diss'egli, -con accento risoluto. -</p> - -<p> -Gandolfo alzò gli occhi smarriti, tentando di fissarli -negli occhi del biondo scudiero; occhi azzurri, -limpidi e scrutatori, che gli parvero quelli -dell'angelo che indaga e misura le colpe degli -uomini. -</p> - -<p> -— Voi dunque, — proseguì lo scudiero, — andate -in traccia di Arrigo da Carmandino? — -</p> - -<p> -— Sì, — rispose timidamente Gandolfo. -</p> - -<p> -— Perchè? Perchè voi e non altri? — -</p> - -<p> -Gandolfo si armò di coraggio. Quell'incalzar di -domande voleva una pronta e adeguata risposta. -</p> - -<p> -— Per essergli utile; — diss'egli di rimando. — Perchè -nessun'altri ci ha pensato, od ha mostrato -<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span> -di pensarvi. E infine, — aggiunse, con un sospiro, — perchè -sento di dover espiare qualche cosa. — -</p> - -<p> -Lo scudiero abbassò gli occhi a sua volta. -</p> - -<p> -— Sì, — continuò Gandolfo del Moro, animandosi, — espio -il delitto di aver osato amare una -donna che non poteva esser mia. Eppure, avrei -fatto volentieri ogni sacrifizio, tentata di gran cuore -ogni impresa più temeraria, per meritare l'amor -suo. Disdegnato da lei, son divenuto il più infelice -uomo che sia sulla terra; sono stato sul punto di -diventare altresì il più malvagio. -</p> - -<p> -— Vile amore, se a tale può condurre un uomo! — esclamò -lo scudiero. — Dovevate ricordare, -messer Gandolfo, che quella donna aveva conosciuto -Arrigo da lunga pezza e non poteva esser d'altri. -Quale animo bennato avrebbe potuto farle una -colpa di ciò? -</p> - -<p> -— Oh, non aggiungete più altro, lo so; — interruppe -Gandolfo; — quello che voi mi dite ora, -io me lo son ripetuto le migliaia di volte, nelle -mie veglie disperate. Se almeno ottenessi il suo -perdono! pensai. Se ella potesse cessare di odiarmi! -Questo il fine dei miei tristi amori; il buon angelo -ha vinto. Ma perchè nulla mi ritiene alla -vita, perchè il meglio ch'io possa fare è di morire, -utile almeno ad altri, io sono l'unico forse -tra tutti i vostri compagni che possa tentare l'impresa -di giungere per la via del deserto, ad Arrigo, -e di ricondurlo tra' suoi. -</p> - -<p> -— Non sarete solo, — disse lo scudiero. — Caffaro -di Caschifellone vi accompagnerà. Forse a -quest'ora lo avrete già saputo dalle sue labbra. E -anch'io sarò a parte del vostro tentativo. — -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span> -</p> - -<p> -Un lampo balenò dagli occhi di Gandolfo del -Moro; ma non fu altro che un lampo. Ed egli -stesso, vedendo lo sguardo indagatore dello scudiero, -si affrettò a mostrargli intieramente l'animo suo. -</p> - -<p> -— Voi dubitate di me! — diss'egli, con accento -improntato d'amarezza. -</p> - -<p> -— No, messere, — rispose quell'altro, — vi mostro -come sappia anche correre animosamente un -pericolo chi potrebbe oggi di bel nuovo amare la -vita. -</p> - -<p> -— Ma pensate che il cammino è difficile; che -forse non riusciremo.... -</p> - -<p> -— Ho pensato. -</p> - -<p> -— E che cosa diranno i vostri d'una risoluzione -così temeraria? -</p> - -<p> -— Diranno che appartengo ad Arrigo da Carmandino, -e che ho il diritto di morir con lui. -Dove correte un pericolo, voi e il signore di Caschifellone, -non potrò correrne anch'io? -</p> - -<p> -— Sia fatto il voler vostro; — disse Gandolfo, -chinando la fronte. -</p> - -<p> -Il biondo scudiero si mosse, e andò su d'un -rialto del masso, donde si scorgeva la valle di Giosafat -e l'erta d'un monte, di là dal torrente di -Cedron. -</p> - -<p> -— Vedete laggiù quegli olivi? — diss'egli a -Gandolfo. -</p> - -<p> -— Li vedo; — rispose questi, mentre collo -sguardo interrogava a sua volta il suo interlocutore. -</p> - -<p> -— Laggiù, — prosegui lo scudiero, con accento -solenne, — alle falde di quel monte, il redentore -degli uomini fu tradito ai suoi nemici, da un -uomo, che appunto allora lo baciava nel viso. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span> -</p> - -<p> -Gandolfo del Moro diede un sobbalzo. -</p> - -<p> -— Che volete voi dire? — esclamò. -</p> - -<p> -— Che mi fido di voi; — rispose lo scudiero. — Se -voi mentiste, se voi covaste il tradimento -nell'anima, qui, sulla vetta del Calvario, davanti al -Getsemani, ove Cristo fu preso, non lunge dal -campo dal sangue, ove Giuda vendicò da sè stesso -il cielo oltraggiato, neanche tutta l'acqua del sacro -Giordano, neanche il pianto di tutti gli angioli del -cielo, basterebbe a riscattare il vostro tradimento. — -</p> - -<p> -A quelle parole dello scudiero, Gandolfo sentì -come una stretta al cuore; ma fece il viso dell'uomo -che si sentiva sicuro di sè e non temeva la maledizione. -</p> - -<p> -Caffaro di Caschifellone, a cui quelle parole percossero -l'orecchio, pensò al brutto senso che dovevano -fare nell'animo di Gandolfo del Moro; ma -non potè altrimenti trattenersi dal mormorare un -«bene!» che gli sgorgava proprio dal cuore. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span></p> - -<h2 id="cap12">CAPITOLO XII. -<span class="smaller">La via del deserto.</span></h2> -</div> - -<p> -Molti dei miei lettori benevoli non conosceranno -la città di Gaza che per un fatto, strano in verità, -ma non sufficiente a dare un adeguato concetto -della sua importanza topografica, voglio dire l'impresa -di Sansone, che, colto una notte là dentro -dai Filistei, i quali avevano chiuse le porte, diè di -piglio alle imposte, le sollevò, insieme colla sbarra -e le portò in ispalla, come se fossero il più lieve -fascio di legna, sulla vetta del monte che è dirimpetto -ad Ebron. -</p> - -<p> -Gaza, la forte (poichè questo significa il suo nome -nella lingua aramea), fu una delle più ragguardevoli -città di Palestina, sul confine meridionale dei -Cananei. Formava parte della tribù di Giuda, ma -era caduta in potere de' Filistei, che la tennero fino -ai tempi di Ezechia. La città era lontana venti -stadii (oggi si direbbe tremila seicento metri) dalla -spiaggia del mare, edificata sopra una eminenza -<span class="pagenum" id="Page_166">[166]</span> -di terreno e rafforzata da un muro massiccio, che -sfidò lunga pezza le armi fortunate e i poderosi -ingegni di Alessandro il Macedone. È vero bensì -che Gaza la forte pagò i suoi quattro mesi di resistenza -con una carneficina universale. -</p> - -<p> -Tolomeo l'ebbe senza contrasto, ma dopo aver -vinto Demetrio in battaglia, sotto le sue mura, uccidendogli -cinquemila uomini e facendone prigioni -ottomila. Antioco il Grande la distrusse, perchè -stata fedele a Tolomeo Filopatore. Risorse poco -dopo, e al tempo dei Maccabei resisteva virilmente -all'assedio postole da Gionatan. Simone III, più -fortunato, se ne impadronì, mise a fil di spada gli -abitanti idolatri e ne rifece una città giudea. -</p> - -<p> -Distrutta una seconda volta, e da Alessandro -Janneo, che l'ebbe a tradimento dopo dodici mesi -d'assedio e le uccise in un giorno di vendetta tutti -i suoi cinquecento senatori, fu riedificata da Gabinio, -proconsole romano nella Siria, e da Augusto -donata, come una città greca, ad Erode. A vicenda -cananea, giudea, filistea, greca, romana, Gaza la -forte diventò mussulmana come tante altre sue -sorelle di Palestina, ma restò fiera come prima per -le sue mura saldamente girate intorno al colle, e -per la sua Maiuma, o porto di mare, importantissimo -scalo, quantunque di assai difficile approdo. -</p> - -<p> -Al tempo di cui vi narro, la teneva l'emiro Mohammed -el Kaddur, pel califfo fatimita d'Egitto, o -più veramente pel suo visir Afdhal, e più ancora -per sè, destreggiandosi come poteva tra i maneggi -di Baldovino, i comandi di Afdhal e le tentazioni -di Bahr Ibn. -</p> - -<p> -L'arrivo della <i>Caffara</i> nella Maiuma di Gaza aveva -<span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span> -insospettito l'emiro, che si recò immantinente verso -la spiaggia con un fitto stuolo de' suoi cavalieri. -Ma veduto di che si trattasse e letto il cortese messaggio -di Baldovino, fu lieto che si offrisse una occasione -così poco costosa di mostrare la sua benevolenza -al re di Gerusalemme; e, fatte le più amorevoli -accoglienze ai viaggiatori, diede loro una -scorta, per andare, come disegnavano di fare, fino -al deserto di Cades. -</p> - -<p> -Colà infatti dicevano tutti che si trovasse Bahr -Ibn, coi suoi seguaci, in troppo scarso numero per -tentare da capo una spedizione in Egitto. -</p> - -<p> -Lo scudiero, come potete argomentare, voleva seguire -i suoi compagni di viaggio nella malagevole -impresa. Caffaro di Caschifellone non avrebbe amato -che la giovinezza di lui si cimentasse in quella fatica, -e, peggio ancora, nei pericoli ond'era circondata. -Almeno si fosse saputo con certezza in qual -luogo era, e se stabilmente piantato, il protettore -di Arrigo! -</p> - -<p> -Nel dubbio, e perchè l'emiro Mohammed assicurava -esser libera dai predoni tutta la pianura di -Sèfela, fu convenuto che la carovana sarebbe andata -fino al pozzo di Rehobot, donde poi solamente -alcuni più destri e animosi si sarebbero spinti innanzi, -verso le gole di Cades. -</p> - -<p> -La sera stessa di quel giorno che i nostri viaggiatori -erano entrati in Gaza, la carovana si pose -in cammino verso il deserto. -</p> - -<p> -Abd el Rhaman, il <i>krebir</i>, o condottiero della -carovana, aveva detto con quell'accento pacato, -quasi solenne, così comune tra gli Arabi: -</p> - -<p> -— Se piace a Dio, o Franchi, io vi condurrò. Le -<span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span> -vie, le conosco, così pure le sorgenti, e non vi accadrà -di patire la sete. Infine, io rispondo d'ogni -cosa, salvo degli eventi di Dio. — -</p> - -<p> -Le carovane, queste armate del deserto (sapete -già che il cammello ne è detto poeticamente la nave), -non si avventurano mai senza una guida. Il deserto -è un mare di sabbia, ed ha, come l'altro, i -suoi marosi, le sue tempeste, i suoi frangenti. Ogni -carovana obbedisce ciecamente al suo condottiero, -che è sempre un uomo di provata onestà e di accortezza -non comune. Il <i>krebir</i> dirige il suo corso -guardando alle stelle; conosce per antica esperienza -le vie, i pozzi, i pascoli, i luoghi pericolosi e il -modo di evitarli; i capi tra cui si dovrà passare, -per giungere alla meta; l'igiene a cui bisognerà -conformarsi, i rimedii contro le malattie, le fratture, -il morso dei serpenti e la puntura degli scorpioni. -In quelle vaste solitudini, ove nulla sembra -indicarvi il cammino, dove le sabbie sconvolte non -serbano la traccia del viaggiatore, il <i>krebir</i> ha sempre -mille partiti per trovar la sua via. Di nottetempo, -se il cielo è fosco, solamente osservando -una manata di erba o di terriccio sabbioso, che -tasta col dito, o fiuta, od anche accosta alla lingua, -egli indovina il luogo senza dare d'un quarto di -miglio più a destra o a mancina. -</p> - -<p> -Abd el Rhaman era uno strano vecchio. Il suo -sguardo severo ma buono inspirava reverenza e la sua -parola toccava il cuore. Ma se sotto la tenda la sua -lingua era snodata e franca, quando era in cammino -parlava breve, per via di sentenze, e le sue labbra -non accennavano mai al sorriso. Era poi un pozzo -di proverbi, una miniera di citazioni del Corano. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span> -</p> - -<p> -— Il Profeta ha detto, «non partite che in giovedì, -e sempre accompagnati. Soli, un demone vi -segue; in due, avete due demoni che vi tentano; -in tre, siete custoditi contro i cattivi pensieri. Ma -quando siete in tre, sceglietevi un capo.» — -</p> - -<p> -Il capo della spedizione era Gandolfo del Moro. -Caffaro aveva bensì fatto il proponimento di vigilare -per tutti e su tutto; ma egli non poteva negare -quella prova di fiducia a Gandolfo, che era stato -il primo a disegnare l'impresa, e che, dopo tutto, -si diportava severamente, come uomo che, entrato -sulla buona via, mostrava la ferma risoluzione di -perseverarvi. -</p> - -<p> -Venti cammelli, coi loro cammellieri, formavano -la scorta. Ogni cammello portava una misura di -cuscussù e due misure di datteri, un otre di burro -e due d'acqua, insieme con una secchia di cuoio -per abbeverare il suo laborioso portatore, e cento -altre cose necessarie del pari ad ogni lungo viaggio, -dai grossi aghi per cucire i calzari, fino all'esca -per accendere il fuoco. E siccome per un viaggio -di quella fatta non bastava aver provveduto -alla fame e alla sete, tutti gli uomini della scorta -procedevano armati di scimitarra e di lancia. Caffaro -aveva inoltre levato dalla galèa un drappello -di arcadori genovesi, che dovevano essere il nerbo -della difesa in ogni occorrenza. -</p> - -<p> -Il pericolo di brutto incontro non era infatti lontano; -niente più lontano, in quel deserto della Palestina, -di quanto potesse esserlo in que' tempi ogni -solitaria campagna, o strada maestra della Cristianità. -</p> - -<p> -A mezza giornata di cammino dalle mura di Gaza -<span class="pagenum" id="Page_170">[170]</span> -regnava la solitudine. Tutta la contrada arida e -brulla; qua e là soltanto collinette basse e petrose, -coronate da pochi ciuffi di lentisco, rompevano la -triste uniformità della pianura di sabbia. -</p> - -<p> -Gli auspicii del viaggio erano stati buoni per gli -uomini della scorta. Gli Arabi pongono molta attenzione -a cotesto, ed hanno superstizioni in buon -dato. -</p> - -<p> -«Non prendere mai cammino (dicono essi) se -la prima persona in cui t'imbatti nell'uscire di casa -è una donna brutta, o vecchia, od altrimenti una -schiava, se vedi un corvo che vola soletto e come -smarrito per aria, se due uomini altercano sulla -via, e l'un d'essi grida al compagno: Dio maledica -tuo padre; perchè, quand'anco tu fossi straniero a -costoro, la maledizione potrebbe ricadere sul tuo capo. -</p> - -<p> -«Ma se i tuoi occhi sono rallegrati dalla vista -di una giovine donna, o d'un bel cavaliere, o di un -bel cavallo, se due corvi, il felice e la felice, volano -insieme davanti a te; se augurii, parole o nomi -di fausto presagio risuonano al tuo orecchio, prendi -la via animoso; Dio, che veglia sopra i suoi servitori, -li avverte sempre con un presagio, quando -si mettono in cammino.» -</p> - -<p> -Tuttavia, il <i>krebir</i> non si teneva dispensato dal -seguire i dettami della prudenza. Al giungere della -notte rizzava la sua tenda di cuoio sul capo dei -Cristiani confidati alla sua tutela; disponeva intorno -a essa i cavalli e i cammelli, e in giro a questi i -suoi cammellieri, che dormivano ravvolti nei loro -mantelli e coperte, listate di bianco e di nero. -</p> - -<p> -Due guardiani, destinati a vicenda, vegliavano per -tutti alla sicurezza del campo. Ed anche su loro -<span class="pagenum" id="Page_171">[171]</span> -vegliava Abd el Rhaman. Si sarebbe potuto dire -che il vecchio <i>krebir</i> usasse dormire da un occhio -solo. Infatti, d'ora in ora, si udiva la sua voce. -</p> - -<p> -— Guardie, dormite? -</p> - -<p> -— Vegliamo; — rispondevano i custodi. -</p> - -<p> -— Iddio benedica il nostro viaggio; — soggiungeva -il <i>krebir</i>. -</p> - -<p> -E il silenzio tornava a regnare per un'ora sul -campo. -</p> - -<p> -La sera del quarto giorno di cammino, la carovana -si attendava accanto al pozzo di Rehobot. Era -un luogo celebre e santificato, per gli Arabi, dalla -pietra sepolcrale di Sidì al Hadgì, un santo mussulmano, -che aveva fatto in suo vivente trentatrè -viaggi alla Mecca, alcuni dei quali come condottiero -della carovana dei pellegrini, che ogni anno, formata -da varii punti di Palestina, si recava alla -tomba del Profeta. Il pozzo di Rehobot era una -delle sue stazioni consuete, e la pietà dei credenti -aveva voluto consacrarne il ricordo, innalzando una -cappella nel luogo ove il santo pellegrino soleva -piantare ogni anno la sua tenda. -</p> - -<p> -Intorno al pozzo sorgevano alcune palme, e poco -lungi si vedevano ruderi di antiche costruzioni. -Quel luogo doveva essere stato un ritrovo di viandanti -e di pastori fino dagli antichissimi tempi, -come il pozzo, due giornate lontano da quello, -«del Vivente che mi vede» ove Agar ebbe il colloquio -coll'angelo, e Isacco pose la sua stabile dimora -colla vaga figliuola di Batuele. -</p> - -<p> -Colà i nostri viaggiatori trovarono un'altra carovana -di Arabi, che da Sefat scendevano verso l'Egitto. -</p> - -<p> -— Siate i benvenuti! — gridarono i primi occupanti. — Siamo -<span class="pagenum" id="Page_172">[172]</span> -poveri, ma daremo ogni cosa nostra -agli <i>invitati di Dio</i>. -</p> - -<p> -— Grazie; — rispose Abd el Rhaman. — Il Profeta -ha detto: chi sarà generoso otterrà venti grazie -dal cielo; la sapienza, una parola sicura, il -timor di Dio, un cuor fiorito di contentezza; non -odierà nessuno, non sarà orgoglioso, non geloso; -la tristezza si allontanerà da lui, egli accoglierà -tutti umanamente, sarà amato da tutti; tenuto in -pregio, quand'anche fosse di oscuri natali; le sue -ricchezze si accresceranno, la sua vita sarà benedetta; -sarà paziente, discreto, sempre di buon animo -e non farà stima veruna dei beni terrestri; se gli -avverrà d'inciampare, Dio lo sosterrà, le sue colpe -gli saranno perdonate, e finalmente Dio lo custodirà -da ogni male, che possa cadere dal cielo, o -sbucar dalla terra. — -</p> - -<p> -Fatta questa intemerata, che i suoi correligionarii -ascoltarono colla massima devozione, il vecchio -<i>krebir</i> domandò: -</p> - -<p> -— O uomini credenti in Dio, sapreste voi dirci -dove si trovi lo <i>Sciarif</i>, il fratello del glorioso califfo -del Cairo? -</p> - -<p> -— Bahr Ibn? — chiesero gli altri alla lor volta. — Bahr -Ibn, il signore del deserto? -</p> - -<p> -— Sì, lui, il discendente del Profeta. -</p> - -<p> -— Noi veniamo da Aroer, dove abbiano udito -parlare di lui. Ma lo <i>Sciarif</i> ha abbandonato Aroer -da un mese; egli ha volto i suoi passi a Kenat, -sui confini del deserto di Zin. -</p> - -<p> -— A Kenat, il castello del Dai al Kebir? -</p> - -<p> -— Tu l'hai detto. — -</p> - -<p> -Il vecchio Abd el Rhaman accolse l'annunzio -<span class="pagenum" id="Page_173">[173]</span> -con una smorfia, che non prometteva niente di -buono ai suoi compagni di viaggio. -</p> - -<p> -— Che cos'è questo Dai al Kebir? — domandò -lo scudiero, a cui non sfuggiva un atto, un moto, -del volto abbronzato di Abd el Rhaman. -</p> - -<p> -— Il capo degli Assassini, — rispose il vecchio -aggrottando le ciglia; — intendo parlare degli Assassini -occidentali, che vogliono avere anche qui -il loro Alamut, il loro nido d'avvoltoi. — -</p> - -<p> -Il vocabolo <i>Assassino</i> non aveva ancora pe' Cristiani -il suo brutto significato, o, per dire più veramente, -non risvegliava ancora l'idea di sicario o -di ladrone. I nostri viaggiatori non dovevano dunque -indovinare la gravità dell'annunzio, che dalla -cera brusca con cui lo aveva accolto il loro vecchio -ed esperto condottiero. -</p> - -<p> -Che cos'erano gli Assassini occidentali, di cui -parlava Abd el Rhaman? Che cos'era il loro nido -d'avvoltoi? Per farlo intendere ai lettori, che non -hanno dimestichezza con queste diavolerie della -storia, dovrò toccar brevemente degli Assassini -orientali, e, quel che è peggio, incominciare dai -parlar di tutt'altro; per esempio, del <i>kief</i>. -</p> - -<p> -È questo un vocabolo intraducibile nelle lingue -d'Europa. La <i>siesta</i> degli Spagnuoli non ci ha -nulla a vedere; il «dolce far niente» degli Italiani -non ne è che una pallida immagine. Non basta -far niente e sentirne la dolcezza; è mestieri -altresì di essere penetrati fino al midollo dal sentimento -della propria inerzia. Il <i>kief</i> è il gaudio, -la beatitudine paradisiaca del sentirsi annientato; -è il non essere, introdotto, identificato, nella coscienza -dell'essere. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_174">[174]</span> -</p> - -<p> -Queste parranno stranezze, ma la colpa non è -mia. Ora, per giungere al <i>kief</i> non c'è di meglio -che il <i>kief</i>; il che sarà manifesto a chiunque sappia -che in molti casi la lingua non ha che un vocabolo -per esprimere l'effetto e la causa. È <i>kief</i> -ogni sostanza capace di produrre lo stupore dell'ebrezza; -e <i>kief</i> per eccellenza è l'<i>ascisce</i>, erba nel -senso generico, ma, nel caso concreto, lo stelo del -canape indiano, nella sua parte più tenera, cioè a -dire le ultime foglie, i fiori e la semente; tutta -roba che si può fumare disseccata, o mangiare indolcita -con zucchero e burro, o bere disciolta in -una infusione, tra due sorsate di caffè e due boccate -di fumo del vostro <i>narghilè</i>. Scusate, lettori, -vi parlo come se foste altrettanti discendenti d'Ismaele. -</p> - -<p> -L'uso dell'<i>ascisce</i> era conosciuto in Oriente da -tempi immemorabili. — «Lascia il vino in disparte: — cantano -i poeti arabi; — prendi in sua -vece la coppa di Haider, la coppa che esala l'odore -dell'ambra e che brilla del verde sfolgoreggiante -dello smeraldo.» -</p> - -<p> -Ciò premesso, per non averci a tornar su, veniamo -agli <i>Asciscin</i>, che avrete già capito esser -tutt'uno cogli Assassini. Sullo scorcio del decimo -secolo si formò in Oriente questa setta religiosa e -politica, che osò arrogarsi il diritto di pronunziare -l'anatema contro i suoi avversarii, rincalzando la -sua riprovazione coll'omicidio. Gli orrendi settari -ebbero il nome dall'<i>ascisce</i> di cui s'inebriavano -gl'iniziati, i <i>fedàvi</i>, che avrò l'onore di farvi conoscere -più intimamente tra poco. -</p> - -<p> -Quali erano le ragioni storiche della sètta? In -<span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span> -quattro parole mi sbrigo. Poichè Abdallà ebbe fondata -in Egitto la dinastia dei Fatimiti, discendenti -da un Ismaele, settimo imano nella linea di Alì, -che era stato il marito di Fatima, la bella figliuola -di Maometto, si chiamarono Ismaeliti tutti i partigiani -che negavano formalmente la legittimità dei -Califfi ortodossi e che erano devoti alla stirpe di -Alì, considerando che il potere sovrumano di Maometto -fosse in quella rimasto celato. Questo arcano -potere doveva manifestarsi nella persona d'un -Messia, la cui apparizione dipendeva da certi -eventi. La nuova dottrina, dopo avere scosso la -Persia e la Siria, propagata in tutte le terre mussulmane -da accorti missionarii, avea posto il suo -centro al Cairo, nella grande scuola conosciuta -sotto il nome di <i>Dar el Hakmet</i>, o casa della sapienza, -coll'intento palese di sostenere i diritti dei -califfi Fatimiti al dominio universale, e di affrettare -la distruzione dei califfi Abassidi di Bagdad -come usurpatori. -</p> - -<p> -La sètta aveva un capo supremo, <i>Dai el Dvat</i>, -ossia direttore dei missionarii, e una dottrina segreta, -a cui si giungeva per iniziazioni successive; -lungo i gradi superiori della gerarchia. Avvenne -che uno di que' <i>dais</i>, chiamato Hassan Ben Deba -Homairi, parendogli troppo lento e timido il progredir -della sètta, immaginasse di stabilirne l'impero -con una vasta cospirazione e coll'assassinio. -In gran favore al Cairo, potente nella scuola, propenso -alle idee persiane circa la nessuna importanza -degli atti esteriori, Hassan ammetteva che i -concetti capaci di ingenerare la convinzione personale -avessero anche il diritto di armare la mano -<span class="pagenum" id="Page_176">[176]</span> -dell'uomo convinto; che la guerra, fondata sul -consenso delle moltitudini, era più incomoda, più -malagevole e più micidiale dell'uccisione proditoria, -la quale non richiede altro, fuorchè un braccio -devoto ed audace. -</p> - -<p> -Così trionfava la legge del pugnale. Per svolgere -più liberamente il suo codice nuovo. Hassan nel -1090 s'impadronì con inganno del castello di Ilhaamut, -o il nido d'avoltoi, così chiamato per la sua -eminente postura non lungi da Casvin, nelle montagne -di Rudbar; ne fece una cittadella inespugnabile, -dove educava i suoi sicarii, e da dove egli -fulminava la morte a' suoi nemici, a mano a mano -che li avea condannati. Solo e chiuso nelle sue -stanze, lo <i>Sceik el Gebal</i> (vecchio della montagna) -non uscì che due volte nei trentacinque anni del -suo spaventoso regno, di là trasmettendo i suoi -cenni a tre grandi priori (<i>Dai al Kebirs</i>) che comandavano -in suo nome, a Gebal, nel Kuhistan e -nella Siria, e guidando, con mente fredda e sicura, -il pugnale dei fedàvi. Questi, il cui nome significa -«coloro che si sacrificano» erano giovinetti -comperati o rapiti nei teneri anni, educati a non -avere altro Dio che il vecchio della montagna, -altra volontà che la sua, pronti ad ogni sbaraglio, -agguerriti in ogni maniera di prove. -</p> - -<p> -Si leggono nella storia delle crociate meravigliosi -racconti intorno al fanatismo di quei sicarii. Il -conte di Sciampagna, visitando un giorno il castello -di Alamut, vide due uomini ad un semplice -comando del padrone precipitarsi dall'alto di una -torre, per dare a lui, come straniero, un giusto -concetto della disciplina che regnava colà. Infiammati -<span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span> -questi giovani mercè la predicazione, si addormentavano -con un beveraggio ed erano portati -a risvegliarsi in un giardino di delizie. Ma qui, -lettori, se permettete, dò la parola al più veridico -dei narratori, le cui storie meravigliose parvero fino -ai dì nostri un romanzo. -</p> - -<p> -«Il Veglio aveva fatto fare tra due montagne -in una valle il più bel giardino e il più grande -del mondo; quivi avea tutt'i frutti e li più belli -palagi del mondo, tutti dipinti a oro e a bestie e -ad uccelli. Quivi era condotti; per tale veniva -acqua, per tale miele e per tale vino. Quivi era -donzelli e donzelle, gli più belli del mondo e che -meglio sapevano cantare, suonare e ballare. E faceva -lo Veglio credere a costoro che quello era il -paradiso... perchè Maometto disse che chi andasse -in paradiso avrebbe di belle femmine tante quante -volesse, e quivi troverebbe fiumi di latte, di miele -e di vino. I Saracini di quella contrada credevano -veramente che quello fosse il paradiso. E in questo -giardino non entrava se non colui che il Veglio -volea fare assassino. -</p> - -<p> -«All'entrata del giardino il Veglio aveva un castello -sì forte, che non temeva niun uomo del -mondo. Il Veglio teneva in sua corte tutti giovani -di dodici anni, che gli paressero da diventare prodi -uomini. Quando il Veglio ne faceva mettere nel -giardino a quattro, a dieci, a venti, faceva loro -dar bere oppio; e quelli dormivano bene tre dì. E -facevali portare nel giardino e al tempo li faceva -svegliare. Quando i giovani si svegliavano, e si -trovavano là entro, e vedevano tutte queste cose, -veramente si credevano essere in paradiso. E queste -<span class="pagenum" id="Page_178">[178]</span> -donzelle sempre stavano con loro in canti e in -grandi sollazzi; donde egli avevano sì quello che -volevano, che mai per lo volere non si sarebbono -partiti. -</p> - -<p> -«Il Veglio tiene bella corte e ricca, e fa credere -a quelli della Montagna che così sia com'io vi ho -detto. E quando egli vuol mandare alcuno di que' -giovani in qualche luogo, fa dar loro un beveraggio -per cui dormono, e li fa recare fuor del giardino -nel suo palazzo. -</p> - -<p> -«Quando e' si svegliano e si trovano quivi, -molto si maravigliano, e sono assai tristi, perchè -si trovano fuori del paradiso. Eglino se ne vanno -dinanzi al Veglio, credendo che sia un gran profeta, -e inginocchiansi. -</p> - -<p> -«Egli domanda loro: donde venite? -</p> - -<p> -«Rispondono: dal paradiso: e gli contano quello -che v'hanno veduto dentro, e hanno gran voglia -di tornarvi. -</p> - -<p> -«E quando il Veglio vuol fare uccidere alcuna -persona, egli fa torre quello lo quale sia più vigoroso, -e fagli uccidere cui egli vuole; e coloro lo -fanno volentieri, per ritornare nel paradiso. -</p> - -<p> -«Se scampano, ritornano al loro signore: se -sono presi, vogliono morire, credendo ritornare al -paradiso. -</p> - -<p> -«E quando il Veglio vuol far uccidere alcun -uomo, egli prende il giovane e dice: va, fa' tal -cosa, e questo ti fo perchè ti voglio far ritornare -al paradiso. E gli Assassini vanno, fannolo molto -volontieri. -</p> - -<p> -«E in questa maniera non campa niun uomo -dinanzi al Veglio della Montagna, a cui egli la -<span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span> -vuol fare. E sì, vi dico, che più re gli fanno tributo -per quella paura.» -</p> - -<p> -Adesso, lettori umanissimi, chiuderemo i viaggi -di Marco Polo, per dir brevemente dell'altro. Era -l'<i>ascisce</i> quell'oppiato con cui i capi dell'infame -sètta annebbiavano l'intelletto dei loro sicarii, riducendoli -in quello stato di stupida obbedienza, -che li rendeva così terribili ai principi d'Asia e -d'Europa. Questi esecutori dei feroci comandi, che -erano i giovani Fedàvi, andavano vestiti di bianco, -con berrette e cinture rosse, e armati di acute daghe; -ma usavano ogni foggia di travestimento, allorchè -erano mandati a qualche impresa difficile. -</p> - -<p> -Tra per forza d'armi e d'inganni, gli Assassini -s'impadronirono in breve di molte castella e luoghi -muniti della Persia. Il soldano Malek Scià li -assalì, i dottori della legge li scomunicarono; ma -i Fedàvi spargevano morti segrete fra i nemici -dell'ordine; il ministro del sultano, Nizam-u-Malk, -fu colpito di stilo; il suo signore morì poco dopo, -improvvisamente, e di veleno, come ne corse il sospetto. -</p> - -<p> -Di là si sparsero nella Siria. Al tempo di cui -narro, Abus Wefa, <i>Dai al Kebir</i> d'Occidente, doveva -passare dal castello di Kanat fino alle montagne -presso Tripoli (Tripoli di Palestina, intendiamoci), -stringer trattati coi Turchi, che gli cedettero -alcuni distretti, e perfino col re di Gerusalemme, -Baldovino II, essendo auspice e mediatore -al trattato Ugo de' Pagani, un gran maestro dei -Templarii! -</p> - -<p> -Capite che roba? Per fortuna, di questo non abbiamo -a trattar noi. Siamo nel 1102; Hassan, il -<span class="pagenum" id="Page_180">[180]</span> -terribile <i>Sceik al Gebal</i>, è nella sua rocca persiana -di Alamut, dove camperà ancora ventidue anni. -Abu Wefa, il gran priore di Palestina, è tuttavia -a Kanat, donde negozia e congiura con Afdal, l'usurpatore, -e con Bahr Ibn, il pretendente al trono -d'Egitto, coi Sultani Selgiucidi, coi reali di Gerusalemme, -con tutti, pur di estendere il suo dominio -nella Terra Santa, intorno al nuovo regno della -Croce; disposto insomma ad allearsi con uno dei -tanti, per vincere gli altri, e tradir tutti ad un -modo. Era la politica del tempo; è pur troppo la -politica di tutti i tempi. -</p> - -<p> -I nostri viaggiatori, brevemente informati di ciò -che sapeva Abd el Rhaman intorno a questi Assassini, -tennero consiglio tra loro. Lo scudiero voleva -che si andasse tutti ugualmente, perchè gli -Assassini, se erano davvero gli amici dello <i>Sciarif</i> -e se questi si era avvicinato al loro castello, non -dovevano incuter timore; e infine perchè non erano -ladroni, nè usavano andare attorno in così gran -numero, da spaventare una schiera di gente risoluta. -</p> - -<p> -Ma prevalse il consiglio di Gandolfo, che si -avesse a dividere la gente in due schiere. La prima -e la più numerosa, coi cammelli e una parte degli -arcadori, sarebbe rimasta in attesa al pozzo di -Rehobot; egli, con una mano di uomini volenterosi -e una guida araba, si sarebbe spinto innanzi -per le gole di Cades, alla ricerca di Bahr Ibn. Un -campo numeroso, come doveva essere quello dello -<i>Sciarif</i>, non poteva mica nascondersi così facilmente -in quei luoghi, nè viverci in guisa che se -ne avessero a perder le tracce. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_181">[181]</span> -</p> - -<p> -Caffaro di Caschifellone aveva assentito al parere -di Gandolfo. E voltosi al biondo scudiero, gli -aveva detto: -</p> - -<p> -— Rimarrò dunque io, per vegliare su voi. -</p> - -<p> -— No, no; andate, messere; — rispose lo scudiero, -con accento supplichevole, che non dava -modo di resistergli; — andate anche voi con messere -Gandolfo. -</p> - -<p> -— Ma voi? lasciarvi qui senza un amico?.... — -</p> - -<p> -Lo scudiero crollò la testa, in atto di chi persiste -nella sua deliberazione e non ammette argomentazioni -in contrario. -</p> - -<p> -— Abd el Rhaman è un brav'uomo.; diss'egli; — e -non mancherà alla sua fede. — -</p> - -<p> -Il vecchio condottiero, udendo quelle parole, si -fece avanti, e, postosi una mano sul petto, disse -con accento solenne: -</p> - -<p> -— Quando una carovana è in viaggio, essa è in -balìa del <i>Krebir</i>. Ma questi ne è mallevadore dinanzi -alla legge e deve premunirla contro tutti gli -eventi che non procedono da Dio. Egli paga il -prezzo del sangue per tutti i viaggiatori che per -sua colpa muoiono, si sbandano, sono uccisi, o -scompaiono; egli è severamente punito se la carovana -viene a patire per mancanza d'acqua, o se -egli non ha saputo difenderla contro i ladroni del -deserto. L'Emiro di Gaza ha una parola sicura, e -un braccio lungo, che saprebbe cogliermi dovunque, -se io mancassi al mio debito. Ma io ti giuro, -o cavaliere, ti giuro per la barba venerabile del -Profeta, che io veglierò sul capo del giovinetto, -come gli angeli Moahibbat sul capo del figlio di -Abd el Mettaleb, donde nacque Maometto, il nostro -<span class="pagenum" id="Page_182">[182]</span> -signore. Se io vengo meno al mio giuramento, -possa colui che è sollecito nel fare i conti, mandarmi -in un batter d'occhio sul ponte <i>al Sirat</i>, -che è più stretto d'un capello e più affilato del taglio -d'una spada, e piombare nello <i>Hawigat</i>, che -è il peggiore tra tutti i gironi d'inferno, come -quello che è destinato agli ipocriti. — -</p> - -<p> -Nelle loro frequenti relazioni di guerra e di pace -coi Saracini, i Crociati avevano imparato a tenere -in pregio cosiffatti giuramenti. Epperciò il nostro -amico Caffaro di Caschifellone si acquetò facilmente -alle promesse del vecchio. Strinse la mano -al biondo scudiero, che gli augurò dal profondo del -cuore un sollecito ritorno, e partì. -</p> - -<p> -Gandolfo del Moro era già balzato in sella, e -dieci animosi arcadori, seguiti da due cammelli, -colle provvigioni necessarie al viaggio, tenevano -dietro al guidatore, scelto da Abd el Rhaman tra i -migliori della sua scorta. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_183">[183]</span></p> - -<h2 id="cap13">CAPITOLO XIII. -<span class="smaller">Alle strette di Cades.</span></h2> -</div> - -<p> -Secondo i computi del vecchio <i>Krebir</i>, l'assenza -dei cavalieri non doveva andar oltre i cinque giorni, -se lo Sciarif aveva il suo campo di là dalle gole -di Cades, nè oltre i sette, o gli otto alla più trista, -se era andato fino alla ròcca di Kanat. -</p> - -<p> -Per altro, questa seconda ipotesi, quantunque avvalorata -dalle notizie dei viaggiatori di Sefat, pareva -inaccettabile al savio condottiero. Lo <i>Sciarif</i> -aveva gente molta con sè; non tanta da poter tentare -alcuna impresa di rilievo, ma sempre troppa -per riuscire ospite accetto ad alcuno. Anche ammettendo -che il <i>Dai al Kebir</i> d'Occidente fosse in -una certa dimestichezza con lui, non era da credere -che gli Assassini volessero ospitarlo con tutti -i suoi nella ròcca; testimonianza di amicizia che -sarebbe stata veramente soverchia, e di confidenza -che i tempi e gli usi d'allora non consentivano -certamente. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_184">[184]</span> -</p> - -<p> -I primi cinque giorni d'aspettazione passarono; -lunghi, ci s'intende, ma abbastanza tranquilli, anche -per l'animo del biondo scudiero, che aveva già -tanto aspettato, da saper sostenere con rassegnazione -quell'ultima prova. -</p> - -<p> -Ma al sesto giorno, l'ansietà incominciò a mostrarsi -sul volto di Abd el Rhaman; il turbamento -su quello dello scudiero. -</p> - -<p> -Il vecchio <i>Krebir</i> passava la giornata esplorando -degli occhi l'orizzonte, la notte aguzzando l'orecchio -a tutti i lontani rumori del deserto. Ma invano; -la linea dell'orizzonte non appariva turbata dal più -piccolo nembo di polvere; gli echi del deserto -erano muti, e non ripetevano che il grido degli -sciacalli, vaganti in busca di preda. -</p> - -<p> -Triste il settimo giorno; più triste a gran pezza -l'ottavo. Già lo scudiero aveva fatto la proposta di -lasciare il pozzo di Rehobot per avvicinarsi alle -gole di Gades e per andare anche più oltre, fino a -tanto non si avessero nuove dei compagni. Ma al -vecchio <i>Krebir</i> non parve prudente di dargli retta. -A lui erano affidate le sorti della carovana; la vita -del biondo compagno dipendeva dalla sua vigilanza. -</p> - -<p> -Lo scudiero non fece più motto; si chiuse nel -suo dolore e aspettò, non più i compagni partiti, -ma la sua ultima ora; chè veramente gli pareva -dovesse scoppiargli il cuore ad ogni tratto. Seduto -a piè di una palma, sull'ultimo lembo dell'oasi, -restava lunghe ore immobile, cogli sguardi fissi da -quella parte del deserto per dove erano spariti i -cavalieri. E lo struggeva il pensiero di tutti i lontani, -della famiglia, della patria abbandonata, e di -Arrigo, del povero Arrigo, che doveva tenergli luogo -<span class="pagenum" id="Page_185">[185]</span> -d'ogni cosa più diletta, e che forse era campato da -una morte gloriosa entro le mura di Cesarea, per -soccombere oscuramente in un angolo ignorato -della terra di Moab. E si pentiva allora, ma tardi, -si pentiva amaramente di non aver fatto prova -d'una più salda volontà, quando avea detto di seguire -i suoi compagni di viaggio in quell'ultima -parte della difficile impresa. Che cos'erano i pericoli -a cui essi andavano incontro, al paragone dell'affanno, -dell'ansia mortale a cui era in preda il suo -cuore? -</p> - -<p> -Abd el Rhaman si provava a consolarlo; ma le -sue massime orientali, impresse di un cupo fatalismo, -facevano effetto contrario. -</p> - -<p> -— Ci son dieci cose nel mondo, l'una più forte -dell'altra; — gli diceva una volta il <i>Krebir</i>; — anzi -tutto le montagne; poi il ferro che spiana le -montagne; il fuoco che liquefà il ferro; l'acqua che -spegne il fuoco; le nubi che assorbono l'acqua; il -vento che scaccia le nubi; l'uomo che sfida il vento; -l'ebbrezza che vince l'uomo; il sonno che dissipa -l'ebbrezza; il dolore che uccide il sonno. -</p> - -<p> -— Ed altre ancora; — rispose lo scudiero; — la -morte che tronca il dolore; l'amore che trionfa -della morte. — -</p> - -<p> -Sapeva il vecchio <i>Krebir</i> di avere in custodia una -donna? Dall'ossequio con cui parlava al biondo scudiero, -era lecito argomentare che almeno almeno -lo sospettasse. -</p> - -<p> -Del resto, non era cosa nuova nè strana a que' -tempi che una donna andasse attorno sotto spoglie -virili, e il Tasso e l'Ariosto, colle loro Clorinde e -le loro Bradamanti, non hanno inventato nulla che -<span class="pagenum" id="Page_186">[186]</span> -faccia contro al vero, nè al verosimile, della storia. -La Cavalleria, impasto di usanze nordiche e di mitologie -greche, derivava dalle Amazzoni le sue -donne guerriere, e non le considerava men donne -per questo, come farebbe la società moderna, dopo -che ha inventato tante capestrerie, come la cipria -e il mal di nervi, e bastionata la pretesa debolezza -d'Eva colla faldiglia, il guardinfante e il crinolino. -</p> - -<p> -Indovinasse, o no, il segreto dello scudiero, Abd -el Rhaman capì che, a rimanere più oltre colà, il -poverino gli sarebbe morto di crepacuore. Come -rimediarci? Egli c'è un modo, per ingannare l'ansia -mortale dello attendere; e questo è di andare incontro -a ciò che si attende. Sia un conforto morale, -derivato dalla speranza che si ravviva, o un benefizio -fisico, frutto della distrazione che arreca una -giusta vicenda di riposo e di moto, il fatto sta che -l'ansia e l'affanno si chetano un tratto nell'andare. -Lo spirito è più calmo, o almeno più arrendevole -ai consigli della pazienza, quando può trasmettere -un poco della sua furia alle gambe. -</p> - -<p> -Abd el Rhaman, da quell'uomo serio che era, -chiamò prima di tutto i pensieri a capitolo. -</p> - -<p> -— Se vado e c'incoglie una disgrazia, io pago il -prezzo del sangue. E questo prezzo non sarà di -cento cammelli, secondo vuole il Corano; sarà la -mia testa senz'altro, poichè l'emiro Mohammed -pensa a conservarsi l'amicizia dei Franchi. — -</p> - -<p> -I Crociati erano allora tutti Franchi per gli Arabi, -Goffredo di Buglione e Baldovino erano francesi, -lo rammentate, e la crociata era stata bandita a -Clermont. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_187">[187]</span> -</p> - -<p> -Ma tiriamo innanzi col soliloquio di Abd el Rhaman, -che del resto non andrà in lungo come quello -di Amleto. -</p> - -<p> -— Se resto, attenendomi alla buona ragione del -luogo sicuro, non faccio niente di meglio, perchè -questo povero ragazzo mi muore. Non parla, non -mangia più.... ed io posso già dirmi un uomo spacciato. — -</p> - -<p> -La conseguenza di questo dilemma del vecchio -<i>Krebir</i> fu questa, che tra due mali si avesse a scegliere -il minore. Infatti, non era mica detto che, -allontanatisi dal pozzo ospitale di Rehobot, dovessero -lasciare infallantemente la vita in uno scontro -coi ladroni del deserto. Questa ribaldaglia scorazzava -qua e là, un po' a tramontana, verso Hebron, -un po' a mezzogiorno, verso i confini dell'Egitto. -Ma era egli da credere che appunto allora, mentre -lo <i>Sciarif</i> vagava colla sua gente in quelle stesse -regioni, i nomadi predatori fossero rimasti in quel -vecchio teatro delle loro gesta? -</p> - -<p> -Questa argomentazione finì di persuadere Abd el -Rhaman, che decise di muoversi dal pozzo di Rehobot, -per andare due giornate più verso levante, fino -alle gole di Cades, nel paese degli Edomiti. -</p> - -<p> -Non è a dire come il biondo scudiero accogliesse -l'annunzio. Una vampa di allegrezza, la prima dopo -tanti giorni di abbattimento, colorò le sue guance -smorte. -</p> - -<p> -La carovana riprese il suo cammino interrotto. -Gli arcadori genovesi, bene intendendo gli onesti -disegni del vecchio, gli obbedirono, come avrebbero -obbedito a messer Caffaro di Caschifellone. E questo -non farà meraviglia, chi pensi che i Genovesi, -<span class="pagenum" id="Page_188">[188]</span> -marinai anzi tutto, non partecipavano a tutti i dirizzoni -dell'epoca. Combattevano i Saracini, ma sapevano -anche render giustizia alla virtù d'un nemico. -Il quale, del resto, era Cananeo, cioè a dire -consanguineo di quei Fenicii, con cui la gente ligure -aveva avuto relazioni di traffico fino dagli antichissimi -tempi. -</p> - -<p> -Abd el Rhaman non andava tuttavia senza le debite -cautele. Entravano in una parte del deserto -dove era difficile imbattersi in gente da bene. La -strada delle carovane di Palestina per l'Egitto non -appoggiava mai più a levante del pozzo di Rehobot, -e per incontrare l'altra via dei pellegrini, che dalle -provincie della Siria volgevano alla Mecca, era mestier -valicare tutto il deserto di Cades, costeggiare -l'ultimo lembo del lago Asfaltide nella valle di Siddim, -e proseguire oltre un buon tratto nel paese -di Moab. -</p> - -<p> -L'intervallo era sempre stato in balìa dei predoni. -Per allora, fortunatamente, doveva essere in balìa -dello <i>Sciarif</i> e dei suoi alleati recenti, gli Assassini. -Questo pensiero chetava un tratto le ansietà del -vecchio condottiero. Ma c'erano sempre le strette -di Cades da varcare, e Abd el Rhaman andava guardingo, -stava sempre coll'orecchio teso, alla guisa -delle antilopi. -</p> - -<p> -Al sopraggiungere della notte, disponeva il campo -con una cura che mai non aveva usato la maggiore -in sua vita. E dopo aver disposto ogni cosa a dovere, -vigilava, non più con uno, ma con ambedue -gli occhi. Il grido notturno alle guardie del campo -si ripeteva d'ora in ora con una regolarità veramente -ammirabile. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_189">[189]</span> -</p> - -<p> -Alle strette di Cades raddoppiò la vigilanza, ma -cessarono le grida. A destra e a manca delle carovane -si innalzavano certe colline, o cumuli di -sabbia, non diversi dagli altri che avevano attraversati -nelle vicinanze di Gaza, se non in questo, -che i ciuffi di lentisco erano più spessi e prendevano -aspetto di macchia. L'occhio del condottiero -non poteva più spaziare come prima da tutti i lati -dell'orizzonte; bisognava esplorare il terreno, scambio -di guardare da lunge, e sopratutto bisognava -tacere. -</p> - -<p> -— Legate le fauci ai cammelli; — diceva il vecchio -ai suoi cammellieri; — e quando saranno sdraiati, -non vi accostate a loro, affinchè non avvenga -loro di muggire alla vista dei padroni, e di dar -nell'orecchio al nemico. Questa notte ci contenteremo -di datteri, perchè non è prudenza accendere -il fuoco. — -</p> - -<p> -E agli arcadori diceva: -</p> - -<p> -— Parlate piano, anzi non parlate affatto. Qui -davvero è da ripetere il nostro proverbio: la parola -è d'argento, il silenzio è d'oro. — -</p> - -<p> -Tuttavia, nel cuor della notte, egli stesso andò -contro alla sua legge. Un rumore gli era venuto -all'orecchio, come di rami calpestati nella macchia -vicina. Fossero sciacalli, attratti colà dalla speranza -di preda? O leoni che lasciavano il covo, per andare -in cerca di una fontana? Abd el Rhaman fiutò -lungamente l'aria, e non gli parve che si trattasse -di fiere. Uomini dunque? -</p> - -<p> -Non stette più in forse un istante; balzò fuori -del campo e ad alta voce gridò: -</p> - -<p> -— Servi di Dio, ascoltate. Chi si aggira intorno -<span class="pagenum" id="Page_190">[190]</span> -a noi, s'indugia vicino alla morte. Egli non ci guadagnerà -nulla a far ciò, e risica di non veder più -le palme del suo villaggio. Se egli è un povero -viandante affamato venga e gli daremo di che sfamarsi; -se ha sete, si faccia avanti e gli daremo a -bere. È ignudo? E noi lo vestiremo. È stanco? Riposerà, -tra noi. Siamo credenti in Dio e nel Profeta, -che viaggiamo per le nostre faccende, e non -vogliamo male a nessuno. — -</p> - -<p> -Il silenzio della notte e la tranquillità del deserto -conferivano alle parole del vecchio una solennità -paurosa. -</p> - -<p> -— Era proprio necessario che tu parlassi? — chiese -il biondo scudiero al <i>krebir</i>, quando questi -fu rientrato nel campo. -</p> - -<p> -— Figliuol mio, — rispose Abd el Rhaman, — dice -il proverbio dei ladri: «la notte è la parte -del povero, quando egli è coraggioso.» Siamo alle -strette di Cades, uno dei luoghi più pericolosi della -Siria. Dio sa quante carovane ci furono saccheggiate! -Se sono ladroni che spiano il momento opportuno -per piombarci addosso, eglino sapranno -oramai che siamo preparati a riceverli. — -</p> - -<p> -Gli arcadori di Genova erano già in piedi e tendevano -le corde, per vedere se la rugiada notturna -non le avesse rallentate. Anche i cammellieri si -erano sciolti dai loro mantelli e aspettavano muti, -colla mano sull'impugnatura delle loro spade affilate -e ricurve. -</p> - -<p> -Tralasciando allora di rispondere allo scudiero, -Abd el Rhaman intuonò ad alta voce il «f<i>atihat -oul kitab</i>», che in lingua nostra significherebbe il -capitolo che apre il volume, e che è per l'appunto -<span class="pagenum" id="Page_191">[191]</span> -il primo capitolo del Corano, ossia il libro per eccellenza. -I Mussulmani attribuiscono ai sette versetti -di questo capitolo una virtù meravigliosa, come -i Cristiani al segno della croce, con cui incominciano -tutte le loro preghiere. -</p> - -<p> -Ed ecco il <i>fatihat</i> del vecchio condottiero, a cui -rispondevano le voci di tutti gli Arabi suoi compagni. -</p> - -<p> -«Lode a Dio, signore dell'universo, -</p> - -<p> -«Il clemente, il misericordioso, -</p> - -<p> -«Sovrano nel giorno della retribuzione! -</p> - -<p> -«Sei tu che adoriamo, e di cui imploriamo il -soccorso. -</p> - -<p> -«Guidaci tu nel retto sentiero; -</p> - -<p> -«Nel sentiero di coloro che tu ricolmi dei tuoi -benefizii, -</p> - -<p> -«Di coloro che non sono incorsi nella tua collera -e che non si sono smarriti. -</p> - -<p> -«<i>Amin!</i>» -</p> - -<p> -La carovana aveva a mala pena finito la sua invocazione, -che un fruscio si udì tra i lentischi, e -poco stante il rumore di alcuni passi lungo il pendìo -della collina. -</p> - -<p> -Abd el Rhaman non si era dunque ingannato. -Non erano belve, ma uomini, che vagavano nei -pressi dell'accampamento. -</p> - -<p> -I cammellieri diedero di piglio alle lancie e snudarono -le spade affilate e ricurve; gli arcadori incoccarono -un verrettone sulla corda dell'arco; il -biondo scudiero strinse convulsivamente la daga -che gli pendeva al fianco e raccomandò la sua -anima a Dio. -</p> - -<p> -Intanto il rumore dei passi si avvicinava sempre -<span class="pagenum" id="Page_192">[192]</span> -più. Abd el Rhaman respirò, parendogli di distinguere -il calpestìo di due soli viandanti. -</p> - -<p> -A' piedi della collina, una voce s'udì, che dava -ragione alla perspicacia del vecchio. -</p> - -<p> -— Signore della tenda, due invitati di Dio! -</p> - -<p> -— Siate i benvenuti, se una infermità non siede -nei vostri cuori e una menzogna sulle vostre labbra. -Ed è in questo luogo deserto che noi dovevamo -aspettarci due ospiti? — -</p> - -<p> -La voce rispose con uno di quei proverbi così -comuni tra gli Arabi: -</p> - -<p> -— La scabbia, il suo rimedio è il bitume; la povertà, -il suo rimedio è il deserto. — -</p> - -<p> -Abd el Rhaman si volse ai suoi compagni di -viaggio. -</p> - -<p> -— Sono Arabi davvero; — diss'egli; — forse pellegrini -smarriti. — -</p> - -<p> -E ad alta voce proseguì: -</p> - -<p> -— Fratelli, venite, e troverete ristoro tra noi. — -</p> - -<p> -I due viaggiatori si appressarono, e uno di essi, -colui che aveva già parlato due volte, ripigliò, coll'accento -monotono di chi ripete una vecchia cantilena: -</p> - -<p> -— Siate generosi coll'ospite, perchè egli viene a -voi con tutto ciò che possiede. Entrando, vi reca -una benedizione; uscendo, si porta via i vostri peccati. -Non siate avari; l'avarizia è un albero che -Scitan ha piantato nell'inferno; i suoi rami si stendono -sulla terra; chi ne coglie il frutto vi rimane -impigliato ed è travolto nel fuoco. La generosità è -un albero piantato in cielo da Dio, Signore dell'universo; -i suoi rami toccano la terra, e per quei -rami l'uomo generoso salirà al paradiso. Colui che -<span class="pagenum" id="Page_193">[193]</span> -accoglie umanamente i suoi ospiti si rallegra e fa -loro buon viso. Dio non farà mai male a quella -mano che avrà saputo donare. -</p> - -<p> -Quelle erano formole rituali tra gli Arabi, e la -precisione con cui erano ripetute doveva chetare i -sospetti di Abd el Rhaman, che ben si poteva dire -fosse toccato nel suo debole. -</p> - -<p> -I viaggiatori erano giovani all'aspetto, ma stanchi -e assai male in arnese. -</p> - -<p> -— Da dove venite? — chiese il vecchio <i>Krebir</i>. -</p> - -<p> -— Da Kanat; — risposero. -</p> - -<p> -— Da Kanat? Non c'è egli più dunque ospitalità -tra i figli dello <i>Sceik ul Gebal</i>? -</p> - -<p> -— C'è sempre; ma insieme con essa il desiderio -di trattenere i figli del deserto più a lungo che essi -non vogliano essere trattenuti. Siano lieti i Fedàvi -delle gioie anticipate del paradiso, noi amiamo rivedere -le nostre famiglie. Da due giorni andiamo -vagando nel deserto senza trovare nè una palma, -nè una fontana, nè una compagnia di credenti in -Dio, che ci tengano luogo dell'una cosa e dell'altra. -Disperavamo già, quando abbiamo veduto, nella -luce del tramonto, le sabbie gialle picchiettarsi di -nero. Abbiamo indovinato l'avvicinarsi di una carovana -e ci sono tornate in petto la speranza e la -lena. Servi di Dio, noi ci accostiamo alla tenda che -egli ha rizzata davanti ai nostri occhi, e vi portiamo -la nostra fame e la nostra sete. -</p> - -<p> -— Non vi affaticate più oltre colle parole; — disse -Abd el Rhaman. — Sedete accanto ai nostri -cammelli, mangiate e bevete. Il frutto della palma -è qui, condito col burro, e l'acqua del pari, attinta -ieri mattina al pozzo di Rehobot. — -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_194">[194]</span> -</p> - -<p> -I due viandanti si gittarono avidamente sul pasto, -che era loro apprestato con tanta generosità. E il -vecchio <i>Krebir</i> ne godeva in cuor suo. La legge -dell'ospitalità è questa, che l'ospite offra e che l'invitato -di Dio accetti e mostri di gradire l'offerta. -</p> - -<p> -Un pellegrino giunse una volta presso un Arabo, -che lo fece sedere al suo fianco e gli offerse il suo -pasto. -</p> - -<p> -— Non ho fame; — disse lo straniero; — non -ho bisogno che d'un luogo al coperto, per dormire -questa notte. -</p> - -<p> -— Vattene dunque da un altro; — gli rispose -l'Arabo. — Io non voglio che un giorno tu abbia -a dire: ho dormito da un tale; io voglio che tu -dica: ci ho saziato il mio ventre. La barba dell'invitato -è in mano al padrone della tenda. — -</p> - -<p> -Saziato lo stomaco, i due viandanti, poichè non -c'era modo di accoglierli sotto la tenda, domandarono -ed ottennero di sdraiarsi accanto ai cammelli. -E ravvoltisi nei loro mantelli e tirati i cappucci -sugli occhi, si addormentarono insieme cogli altri -uomini della scorta. -</p> - -<p> -Costoro erano certamente quello che avevano -detto, due poveri viandanti smarriti, e Abd el Rhaman, -se qualche sospetto gli fosse entrato nel cuore, -lo avrebbe sicuramente scacciato, dopo averli visti -mangiare e bere con tanta avidità, e quindi addormentarsi -con tanta prontezza. -</p> - -<p> -Anche il buon vecchio aveva mestieri di riposo. -Si è detto che soleva dormire da un occhio solo, -ma anche a farlo da un solo, dormire bisogna. Disteso -il suo mantello vergato sulla sabbia, vi si -adagiò, ne trasse un lembo sul petto, e provò a -<span class="pagenum" id="Page_195">[195]</span> -chiudere un occhio, mentre collo spirito correva -ai viaggiatori cristiani, che già da due giorni avrebbero -dovuto ritornare, e che tuttavia non si vedevano -ancora. -</p> - -<p> -Abd el Rhaman, per dire la verità, non era così -inquieto come il biondo scudiero. Conosceva per -antica prova come fossero fallaci le vie del deserto, -dove lo aver smarrito una traccia, il non aver badato -a un fil d'erba, fa perdere spesso le intiere -giornate. E sebbene fidasse nell'avvedutezza dell'Arabo -che aveva dato per guida ai cavalieri cristiani, -il vecchio <i>Krebir</i> non poteva dissimularsi -che ai viaggiatori mancava sempre una cosa, cioè -a dire la sua propria esperienza. -</p> - -<p> -Uno scalpiccio improvviso gli ruppe il filo delle -sue meditazioni. Era lo scudiero che usciva allora -dalla sua tenda. -</p> - -<p> -— Figliuol mio, — disse Abd el Rhaman, — voi -vegliate sempre. È mal fatto, perchè, quando uno -veglia per tutti, gli altri debbono ristorare le forze -nel sonno. -</p> - -<p> -— Se lo potessi! — esclamò lo scudiero, che non -seppe trattenere un sospiro. -</p> - -<p> -— Imitate i nostri ospiti; — seguitava frattanto -il <i>Krebir</i>. — Sentite come russa uno di loro, -laggiù. — -</p> - -<p> -Lo scudiero non rispose, e stette cogli occhi in -aria a guardare le stelle. La luna era scomparsa -dal firmamento, e Aldebaran, l'astro prediletto dei -popoli orientali, risplendeva in tutta la sua pura -bellezza tra il cinto d'Orione e il gruppo delle Jadi. -Ma lo scudiero non si indugiava a considerare la -bellezza degli astri; pensava che essi soli a quell'ora -<span class="pagenum" id="Page_196">[196]</span> -dovevano vedere Arrigo da Carmandino, e confidava -loro una preghiera, un saluto, un augurio. -</p> - -<p> -Mentre egli guardava e pregava, il vecchio condottiero -si rizzava sul gomito e pensava. -</p> - -<p> -— E dove sarà l'altro? — chiese egli tra sè. — Son -due, e non ne odo che uno. — -</p> - -<p> -Il dubbio gli si era appena formato nell'animo, che -il vecchio balzò in piedi senz'altro. Abd el Rhaman, -come tutti gli uomini che conoscono il pregio del -tempo, non soleva far mai una cosa sola per volta. -Ora, mentre egli pensava, il senso dell'odorato, -squisitissimo in lui, era stato ferito da alcun che -di nuovo e di strano. Il vecchio <i>Krebir</i> fiutava il -pericolo. -</p> - -<p> -Balzò in piedi, già ve l'ho detto, e con accento -risoluto gridò: -</p> - -<p> -— Credenti in Dio, seguaci del profeta Gesù, su -tutti, presto, non perdiamo un istante! -</p> - -<p> -— Che fai tu? — dimandò lo scudiero, distolto -così d'improvviso, dalla sua muta preghiera. -</p> - -<p> -— Figliuol mio, siamo assaliti; — rispose il <i>Krebir</i>. -</p> - -<p> -— Assaliti! Da chi? -</p> - -<p> -— Lo so io, forse? C'è odore di nemici nell'aria, -ecco tutto. — -</p> - -<p> -Così dicendo, Abd el Rhaman diè di piglio alla -sua scimitarra e fu d'un salto sui cammelli. -</p> - -<p> -Il campo era tutto a rumore. Ma l'ospite continuava -a russare, ravvolto nelle pieghe del suo mantello -sdruscito. -</p> - -<p> -— Maledetto cane! — gridò Abd el Rhaman, percuotendo -quel corpo inerte d'un calcio. -</p> - -<p> -Lo scudiero, che aveva seguito il vecchio fin lì, -visto quell'atto brutale, che contrastava con tutte -<span class="pagenum" id="Page_197">[197]</span> -le leggi della ospitalità, fu sul punto di credere -che il vecchio <i>Krebir</i> avesse smarrito il suo senno. -</p> - -<p> -Ma prima che il concetto potesse prendergli forma -nell'animo, un sibilo acuto gli percosse l'orecchio, -indi un altro, e un altro ancora, e fu tosto un rumore -di passi, uno strepito d'armi, sui due lati del -campo. -</p> - -<p> -— Difendiamoci, in nome di Dio! — tuonò il vecchio -condottiero. -</p> - -<p> -Gli arcadori genovesi avevano già afferrati i loro -archi. Ma le corde erano recise. Non restavano che -i cammellieri, a far fronte colle lancie. -</p> - -<p> -— No, no; — gridava il <i>Krebir</i>, brandendo la sua -scimitarra. — La lancia è la sorella del guerriero, -ma essa può sempre tradirlo. Gittate lo scudo; intorno -a questo si addensano le sventure; la spada, -la spada è l'arma dell'Arabo, quando il suo cuore -è forte come il braccio. Alle gambe del nemico, -alle gambe! — -</p> - -<p> -E mandando i fatti compagni alle parole, il fiero -vecchio diè tale un colpo agli stinchi del primo -che gli si fece davanti, che lo mandò ruzzoloni, -coi piedi troncati di netto. Era uno degli ospiti, -colui che pur dianzi russava, mentre l'altro, approfittando -delle tenebre e del sonno degli arcadori, -era andato carponi recidendo le corde degli archi. -</p> - -<p> -— Traditore! — gridò il ferito, storcendosi dolorosamente -sulla sabbia. — Tu pagherai la mia -morte al gran Priore d'Occidente. — -</p> - -<p> -La minaccia fu udita da tutti coloro che si stringevano -a difesa intorno al vecchio condottiero. -</p> - -<p> -— Gli Assassini! — gridarono atterriti. — Sono -gli Assassini! — -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_198">[198]</span> -</p> - -<p> -Molte dicerie paurose correvano già intorno a -quei nuovi ospiti del deserto, in mezzo agli Arabi -di Palestina. Si diceva che avessero tutte le dieci -doti del guerriero: l'ardimento del gallo, il razzolìo -della gallina, la fierezza del leone, lo slancio del -cinghiale, l'astuzia della volpe, la prudenza dell'istrice, -la rapidità del lupo, la costanza del cane, -e la struttura del <i>naguir</i>, piccolo animale che prospera -nelle privazioni e negli stenti. -</p> - -<p> -Si diceva per contro che fossero poco saldi nella -fede e che mettessero la causa del loro ordine molto -più sopra di quella dell'Islam. Di qui a crederli -demonii scatenati dall'inferno, non era che un -passo. Lontani, piacevano poco; vicini, incutevano -spavento. -</p> - -<p> -E uno sgomento invincibile colse quei poveri -cammellieri, gente così valorosa in ogni altra occasione, -ma che non poteva, nel tramestìo di quella -sorpresa notturna, misurare la gravità del pericolo. -</p> - -<p> -Così avvenne che gli arcadori genovesi rimanessero -quasi soli a resistere. Gittati gli archi, oramai -diventati inutili, avevano posto mano alle spade e -si difendevano valorosamente, ma non senza stupirsi -del modo strano che usavano i loro nemici -nel fare la guerra. Infatti, gli Assassini, avvicinandosi -a mezza spada, e riconoscendo di averla a dire -con guerrieri cristiani, non lavoravano ad uccidere; -facevano impeto in molti, cercando anzitutto di -schermirsi come potevano; per giungere sotto e -disarmare i loro avversarii. Un moderno avrebbe -detto che c'era molta diplomazia in quella maniera -di combattere; un cinquecentista ci avrebbe intravveduta -la ragione di Stato; ma per quel tempo bisognava -<span class="pagenum" id="Page_199">[199]</span> -dire che i combattenti avessero ordine -d'adoperare in tal guisa, e che la cieca obbedienza -a cui li avvezzava la impromessa del paradiso fosse -la vera cagione di quel rispetto ai guerrieri cristiani. -Rispetto che non giungeva fino al punto -di rimandarli liberi, poichè, a mano a mano che -li avevano disarmati, li legavano stretti con certe -funicelle e li spingevano l'uno sull'altro di costa -alla tenda. -</p> - -<p> -Assai più difficile impresa era quella d'impadronirsi -del vecchio <i>Krebir</i>, pel quale, del resto, non -avrebbero usati tanti riguardi. Ma il fiero Abd el -Rhaman non si poteva prendere, nè ammazzare -così alla svelta. Al comando di arrendersi aveva -risposto colla minaccia di uccidere il primo che gli -si fosse accostato, e già tre uomini, che avevano -tentato il colpo, si erano persuasi col fatto ch'egli -parlava da senno. -</p> - -<p> -Il vecchio <i>Krebir</i> pensava in quel punto alla <i>dia</i>, -o prezzo del sangue, che egli avrebbe dovuto pagar -colla sua testa all'Emiro di Gaza, se fosse tornato -alla spiaggia senza i Cristiani affidati alla sua vigilanza. -Pensava al suo onore irreparabilmente perduto; -come condottiero di carovana, dopo trenta e -quarant'anni di fortunata esperienza. E pensava infine -esser meglio il morire, per una giusta causa, -combattendo i nemici di Allà. Non era opinione -universale tra i credenti, che quegli <i>Asciscin</i>, sbucati -dalla Persia, fossero una sètta di infedeli, e -peggio assai dei Cristiani, poichè questi credevano -almeno al profeta Gesù, laddove i seguaci del Vecchio -della Montagna non credevano a nulla? -</p> - -<p> -Maometto, fermandosi un giorno davanti ai due -<span class="pagenum" id="Page_200">[200]</span> -cimiteri della Mecca, era uscito in queste profetiche -parole: -</p> - -<p> -«Di questi due cimiteri, settantamila morti ascenderanno -al paradiso senza render conto a Dio delle -loro colpe; e ognuno di loro potrà farne entrare -settantamila con sè. I volti loro somiglieranno alla -luna piena. Una sola cosa è più meritoria del pellegrinaggio, -agli occhi di Dio, ed è il morire nella -guerra santa, nella guerra contro gli infedeli.» -</p> - -<p> -Così fortificato contro ogni vile pensiero, combatteva -il vecchio <i>Krebir</i>. In mezzo alla mischia -cercò il biondo scudiero, che era stato commesso -alla sua custodia, e lo vide, o, per dire più veramente, -lo udì, mentre gridava e invano si dibatteva -fra le strette dei suoi assalitori. -</p> - -<p> -La ragione di quell'attacco notturno balenò allora -alla mente del vecchio, che non volle assistere -a tanta sventura e si lanciò disperato da quella -parte, cercando inutilmente di rompere la cerchia -dei nemici. La daga di un Fedàvo bevve il suo -sangue, penetrandogli nella gola. -</p> - -<p> -— Era scritto! — diss'egli, stramazzando al suolo, -mentre il sangue spicciava a fiotti dalla vasta piaga. -</p> - -<p> -— Non c'è che un Dio! — aggiunse poscia, levando -al cielo la mano irrigidita. -</p> - -<p> -E non disse più altro. In quella affermazione -della sua fede, il vecchio <i>Krebir</i> aveva esalato -l'anima invitta. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_201">[201]</span></p> - -<h2 id="cap14">CAPITOLO XIV. -<span class="smaller">Dove è dimostrato che sui ribaldi -non si veglia mai abbastanza.</span></h2> -</div> - -<p> -Caffaro di Caschifellone e Gandolfo del Moro non -avevano intanto perduto il loro tempo. Valicate le -strette di Cades, e senza imbattersi in nessuna compagnia -di Arabi predatori, erano discesi per la terra -di Seir nella gran valle che già aveva preso il -nome dagli Edomiti. Colà, ad una giornata di cammino -dal castello di Kanat, avevano trovato un -drappello di cavalieri Saracini, che correvano il -paese. Non potevano capitar meglio; perchè quei -cavalieri erano appunto le vedette dello <i>Sciarif</i>, e -il loro viaggio di scoperta raggiungeva finalmente -la meta. -</p> - -<p> -Fornite le necessarie spiegazioni a quei sospettosi -cavalieri e detto l'intento della loro gita al deserto, -i nostri viaggiatori furono presi in mezzo -dagli esploratori e condotti al castello di Kanat. -</p> - -<p> -Bahr Ibn era per l'appunto laggiù, ospite di Abu -<span class="pagenum" id="Page_202">[202]</span> -Wefa, il <i>Dai al Kebir</i> d'Occidente, con cui stava -negoziando, per averlo aiutatore ai suoi disegni -contro l'Egitto. Abu Wefa, poco scrupoloso come i -suoi pari, sarebbe andato, non che contro di Afdhal, -che era un usurpatore, contro tutti i più legittimi -califfi della discendenza fatimita. Ma egli maturava -fin d'allora più ambiziosi disegni. Mi pare di avervi -già detto che il gran Priore degli Assassini d'Occidente -si disponeva ad una marcia verso le regioni -settentrionali di Palestina, per andare a piantarsi -sulle montagne nei pressi d'Antiochia, potenza -nuova ed attenta fra i Turchi Selgiucidi e i -Cristiani, la quale, facendo assegnamento sulle loro -inimicizie e approfittando delle intestine discordie -di questi e di quelli, avrebbe potuto dare cominciamento -ad un secondo regno d'Assassini, così indipendente -dall'autorità dei Fatimiti d'Egitto, come -sicuro dalle gelosie degli Abassidi di Bagdad. -</p> - -<p> -Era una ragione di Stato tutta propria di quell'ordine -tenebroso, che aveva preso a vivere sul -tronco islamitico, in quella medesima guisa che -l'edera vive sul tronco d'un albero, per trovare il -suo sostentamento nei succhi già elaborati dalla -pianta, involgerla a grado a grado e farla intristire. -</p> - -<p> -Erano infatti così poco musulmani, che nel 1173 -uno dei loro gran priori, a nome Sinan, il quale -godeva fama di santità, inviò un'ambasciata ad Almerico, -re di Gerusalemme, offrendo in nome suo -e in quello del suo popolo di abbracciare il cristianesimo, -a patto che i Templarii rinunziassero all'annuo -tributo di duemila ducati d'oro che loro -avevano imposto e vivessero con esso loro in pace -<span class="pagenum" id="Page_203">[203]</span> -e da buoni amici. Almerico gradì l'offerta e congedò -onorevolmente l'inviato. Ma questi, nel far -ritorno al suo territorio, fu ucciso da un drappello -di Templarii, guidato da un Gualtiero Du Mesnil. -Dopo ciò gli Assassini posero nuovamente mano -alle daghe, che per molti anni erano rimaste inoperose, -e fra le altre lor vittime, Corrado, marchese -di Tiro e di Monferrato, fu morto nel 1192 -da due Fedàvi sulla piazza del mercato di Tiro. Ma -questa è storia posteriore di troppo al nostro racconto -e va lasciata in disparte, bastando averla accennata -per lumeggiare il carattere della sètta. -</p> - -<p> -Per pochi giorni ancora Abu Wefa, il gran Priore -d'Occidente, e Bahr Ibn dovevano rimanere uniti -nel castello di Kanat. Lo <i>Sciarif</i> aveva capito di -non poter condurre ai suoi disegni il Dai el Kebir, -e questi a sua volta tentava d'indurlo ad un viaggio -verso settentrione, dov'egli andava a conquistarsi -un territorio meno sterile che non fosse il -deserto di Edom. -</p> - -<p> -I negoziati erano a quel segno, quando Gandolfo -del Moro e Caffaro di Caschifellone giunsero al -campo. -</p> - -<p> -Arrigo da Carmandino, stanco di quel lungo soggiorno -tra gli infedeli, vera cattività di cui non bastavano -a mitigargli l'affanno le continue testimonianze -d'amicizia del suo protettore, avrebbe dato di grand'animo -la vita, pur di giungere in patria e spirar -l'anima ai piedi della sua fidanzata. Che era egli avvenuto -di lei? Gli aveva tenuto fede? Doloroso pensiero -che Arrigo scacciava ad ogni tratto da sè, ma -invano, perchè esso gli ritornava sempre più ostinato, -sempre più molesto, allo spirito. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_204">[204]</span> -</p> - -<p> -Quella vita era insopportabile davvero. Il cielo -adunque lo aveva campato da morte, per condannarlo -ad una eterna prigionia nei deserti di Palestina? -Il giovane Arrigo sentiva di amare Bar Ibn, -e non poteva non avere in pregio le virtù di quei -barbari tra cui lo aveva sbalestrato il destino; ma -certo quella vita randagia e senza un raggio di -speranza per lui non era tale da doversi durare -più a lungo. -</p> - -<p> -Anche il suo protettore lo aveva capito e si struggeva -in cuor suo di non poterlo contentare, rimandandolo -in patria. Mal sicuri gli accessi al confine -del nuovo regno cristiano; la costa in balìa degli -Emiri, nemici suoi, come della gente cristiana; -difficile, per non dire impossibile, il combinare di -là, nel cuore del deserto, una nave d'Occidente su -cui potesse imbarcarsi il suo ospite sconsolato. -</p> - -<p> -Eppure, tanto era l'affanno di Arrigo, che lo -<i>Sciarif</i> ne fu scosso e promise a sè medesimo di -tentare una via per rimandarlo tra' suoi. -</p> - -<p> -Erano tornati dalla impresa sfortunata contro -l'Egitto. L'incontro di Bahr Ibn col gran Priore -degli Assassini d'Occidente era avvenuto, e i negoziati -avevano sortito quell'esito che sappiamo. -</p> - -<p> -— Cristiano, — disse Bahr Ibn ad Arrigo, — io -m'avvedo che l'anima del guerriero vola col desiderio -ai minareti della sua patria lontana. Sii paziente -ancora per pochi giorni. O debbo rimaner -qui, inutile a me stesso e alla mia fede, e allora -potremo fare con tutta la mia gente una corsa verso -la valle di Ebron, dove comanda un uomo della -tua fede, il barone Gerardo di Avennes. O accetto -la proposta di Abu Wefa e vado con lui verso settentrione; -<span class="pagenum" id="Page_205">[205]</span> -e allora vedrò di spiccare un drappello -di cavalieri, che ti accompagni ai confini del principato -di Tiberiade, dove regna il valoroso Tancredi. — -</p> - -<p> -Arrigo avrebbe desiderato d'inoltrarsi subito verso -le mura di Gaza; ma l'amicizia rendeva prudente -l'animo di Bahr Ibn. -</p> - -<p> -— No, — diss'egli, — mandarti all'Emiro di -Gaza, senza la certezza di un naviglio in quelle -acque ad aspettarti, sarebbe un errore. Qui vivi -ospite caro e padrone della mia tenda; laggiù, sarebbe -forse lo stesso? L'ospitalità, lunge dagli -occhi miei, non potrebbe mutarsi per te in prigionia? — -</p> - -<p> -Il povero Arrigo da Carmandino aveva dovuto -arrendersi alle giuste considerazioni dell'amico ed -aspettava con impazienza il termine di quella -lunga fermata al castello di Kanat. -</p> - -<p> -Argomentate la sua allegrezza, quando fa annunziato -l'arrivo dei Genovesi nel campo dello <i>Sciarif</i>. -Il nostro Arrigo fu per impazzirne. Baciò quella -terra dove poc'anzi gli sapea male di essere stato -indugiato così lungamente; volò incontro ai suoi -salvatori, e cadde, mezzo svenuto, nelle braccia di -Caffaro, del suo giovane compagno d'armi, che era -stato sul punto di essere anche il suo compagno -di sventura, nel giorno della presa di Cesarea, -giorno così glorioso ad un tempo e fatale per lui. -</p> - -<p> -E là, poichè si fu riavuto dalla commozione improvvisa, -senza dargli tempo di respirare, Arrigo -incalzò colle domande l'amico. Sulle prime non ardiva -andar diritto all'essenziale. Domandò di questo -e di quell'altro dei loro compagni; si rallegrò -<span class="pagenum" id="Page_206">[206]</span> -di udire che erano tornati sani e salvi in patria, -e più ancora di sapere che una terza spedizione -era giunta sulle coste di Soria e già aveva ripreso -il filo interrotto delle nobili imprese. Ma il colmo -alla sua gioia fu posto dall'annunzio che la galèa -di Caffaro era ad aspettarli nelle acque di Gaza, -di quella Gaza che al suo cuore presago era apparsa -come il punto della liberazione. -</p> - -<p> -— Ma.... — entrò egli a dire finalmente — nessuno -mi manda un saluto.... una parola di conforto -da Genova? Non avete altra lieta novella per me? -</p> - -<p> -— La più lieta che voi possiate immaginare; — rispose -Caffaro di Caschifellone. — Ma vi prego, -chetatevi, messere Arrigo; siate forte alla gioia, -come lo siete stato al dolore. -</p> - -<p> -— Dite, dite, amico, fratello mio! — proruppe -Arrigo, i cui occhi raggiavano di contentezza. — Non -si muore di gioia; io sarei già morto, vedendovi -giungere al campo di Bahr Ibn. Ma dite, ve -ne supplico, dite! È l'incertezza, che uccide. -</p> - -<p> -— Siamo divisi in due squadre, — disse Caffaro -allora; — a due terzi di strada, al pozzo di Rehobot, -ci aspetta il grosso della carovana, ed è là, -col resto dei nostri arcadori, un gentile scudiero -che porta il nome di Carmandino. -</p> - -<p> -— Di Carmandino! — ripetè Arrigo, che non intendeva -quella novità. -</p> - -<p> -— Sì, — rispose Caffaro, — ma non è il suo, e -lo porta come un augurio. Lo scudiero è bianco in -viso come una fanciulla; ha i capegli d'oro e gli -occhi azzurri. -</p> - -<p> -— Ah! — esclamò Arrigo, mettendosi una mano -sul cuore, per comprimerne i battiti. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_207">[207]</span> -</p> - -<p> -— Avete indovinato; — soggiunse Caffaro. — Siate -forte, messere. Noi riposeremo quest'oggi, e -se il vostro amico e protettore lo consente, domani -ci rimetteremo in cammino. -</p> - -<p> -— Oh, lo consentirà, non temete! Egli è stato -sempre così buono con me! Mi ha campato da -morte, ha vegliato su me, con un affetto più che -fraterno. Una cosa sola non ha potuto darmi, l'allegrezza, -perchè questa non era in poter di nessuno. -Infatti, se io non sono stato libero prima, la -colpa non è sua, ma del ferreo destino che ci fa -da oltre un anno vagabondi in queste pianure -d'arena. Eppure, vedete, messer Caffaro, io benedico -questa mia lunga cattività, questa dolorosa -lontananza da tutti i miei cari, perchè essa mi ha -dato oggi il modo di scorgere alla prova come la -donna dei miei pensieri sentisse fortemente l'amore.... -ed anche, per esser giusti, — soggiunse Arrigo, -stringendo affettuosamente la mano di Caffaro, — come -pensassero gli amici al povero prigioniero di -Cesarea. — -</p> - -<p> -Gandolfo del Moro udiva quelle effusioni dell'animo -di Arrigo, e l'amarezza gliene veniva alle -labbra. -</p> - -<p> -— Perdio, — brontolò, — come è felice costui! — -</p> - -<p> -E si allontanò dal crocchio, per andarsene ad -ossequiare lo <i>Sciarif</i>, che trattava i Genovesi con -una liberalità veramente orientale. -</p> - -<p> -— Credenti in Dio, — aveva egli detto ai suoi cavalieri, — noi -combattiamo in guerra i Cristiani, -perchè nemici nostri e invasori delle terre che il -profeta ha assegnate al trionfo della sua fede. Ma -essi sono oggi gli ospiti nostri, e l'ospite, dovunque -<span class="pagenum" id="Page_208">[208]</span> -arrivi e da qualunque parte egli venga, è signore. — -</p> - -<p> -Anche l'alleato suo, Abu Wefa, partecipava di -buon grado a queste amorevoli accoglienze. Arrigo -da Carmandino e Caffaro di Caschifellone, per conseguenza, -erano i prediletti di Bahr Ibn; e Abu -Wefa prese ad usar cortesia a Gandolfo del Moro. -Ma era egli proprio vero che lo togliesse come l'ultimo -rimasto? E non ci si aveva a vedere piuttosto -un effetto di quella simpatia che nasce spontanea -tra i simili? -</p> - -<p> -Era uno strano personaggio, il Dai al Kebir. Anzi, -se permettete, lascieremo quind'innanzi il suo titolo -Saracino per chiamarlo cristianamente il Gran -Priore, come usavano tutti i Crociati di quel tempo, -così poco famigliari coll'arabo. -</p> - -<p> -Giovane ancora, intorno ai quaranta, lunga la -barba e nera, ma rada, alto della persona e snello -a guisa d'un palmizio, il Gran Priore poteva sembrare -da lunge un bell'uomo, aiutando alla maestà -dell'aspetto la fascia rossa ravvolta a mo' di turbante -(dulipante, dicevasi allora) intorno all'elmo -di acciaio, e il gran mantello di seta bambacina, -listato di bianco e di rosso, che nascondeva la cotta -di maglia e gli altri arnesi del guerriero. Ma veduto -da vicino era tutt'altro; la torva guardatura, -il volto sfregiato da una lunga cicatrice, e l'asciutta -rigidezza del labbro superbamente atteggiato, più -che maestoso lo faceano terribile. E ciò piacque a -Gandolfo, che vedeva in quel volto riflettersi qualche -cosa del suo, e che istintivamente odiava i -belli. Messer Gandolfo era un uomo impastato di -gelosia. Avrebbe fatto a pezzi l'Apollo del Belvedere -<span class="pagenum" id="Page_209">[209]</span> -e il Fauno di Prassitele, se questi due miracoli -di bellezza gli fossero capitati tra mani. -</p> - -<p> -— Gran Priore, — gli disse, in un momento di -espansione, — molte cose si narrano della vostra -possanza. — -</p> - -<p> -Gandolfo non aveva dimenticato i paurosi ragguagli -che intorno alla sètta degli Assassini aveva -forniti il povero Abd el Rhaman ai viaggiatori genovesi, -nella loro fermata al pozzo di Rehobot. -</p> - -<p> -Abu Wefa aggrottò le ciglia e diede a Gandolfo -del Moro un'occhiata maestosa. -</p> - -<p> -— Che ne sapete voi, cavaliere? — chiese egli -di rimando. -</p> - -<p> -— L'Occidente, — rispose Gandolfo, — è pieno -delle vostre gesta. Si parla di voi, nelle veglie dei -nostri castelli, molto più che dei Turchi d'Iconio -e del soldano di Babilonia. -</p> - -<p> -— Ah sì? — disse quell'altro, spianando le rughe -del fronte, come uomo che non era insensibile -alla lode. — E che cosa si dice di noi? -</p> - -<p> -— Che siete possenti e terribili come il mistero -che vi circonda, audaci e pronti come gli avvoltoi -del vostro nido di Alamut; che avete sparse le -vostre fila sicure per tutto l'Oriente; che siete la -più temuta sètta della religione di Maometto. -</p> - -<p> -— Dite anzi la più grande, e l'unica vitale fra -tutte; — rispose il Gran Priore, con accento da -cui traspariva l'orgoglio sconfinato del suo ordine. — I -figli d'Ismaele non possono prosperare più -oltre senza di noi. L'Islam è vecchio; bisogna ringiovanirlo -con una nuova dottrina. E noi ne verremo -a capo, collo spavento e col sangue, poichè -altra maniera d'insegnamento non c'è, tra questi -<span class="pagenum" id="Page_210">[210]</span> -imbelli ed ambiziosi Califfi, che hanno in custodia -la bandiera del Profeta, che si contendono il sommo -potere tra loro e lasciano a voi cristiani metter -piedi in Soria. -</p> - -<p> -— E dicono altresì, — riprese Gandolfo del Moro, — che -voi, meglio dell'altra gente, intendete i -gaudii della vita, e che la bellezza vi piace, come -il premio più accetto ai valorosi. -</p> - -<p> -— La bellezza è il sorriso dell'universo; — sentenziò -il Gran Priore; — è il paradiso, che Dio ha -collocato nel mondo, e non fuori. Vincere, sterminare -i proprii nemici; ottenere la ricchezza e -inebriarsi di amore, è questa la parte dei forti. -</p> - -<p> -— Ben dite, la parte dei forti! — esclamò Gandolfo, -a cui scintillavano gli occhi. — Esser forti, -od astuti, che è un esser forti per altra guisa; questo -è l'essenziale. Anch'io, Gran Priore, vorrei essere -dei vostri. — -</p> - -<p> -Abu Wefa gli diede un'altra delle sue guardate, -che pareva volerlo passare fuor fuori. -</p> - -<p> -— Da senno? — gli chiese. -</p> - -<p> -— Perchè no, se fossi più giovane? Non parlo -della religione, che, da quanto ho capito, non dovrebb'essere -un ostacolo ad entrare nel vostro gran -sodalizio. Ma è dei giovani soltanto il sottomettersi -a certe prove. -</p> - -<p> -— Amico, — disse il Gran Priore, con un accento -misto di familiarità e di diffidenza, — tu non -potresti entrar già nella schiera dei Fedàvi. Son -questi i giovani che noi educhiamo dalla prima adolescenza -a tutte le imprese più disperate, conducendoli -alla luce per la via dell'errore. Credono al -paradiso di là, al paradiso del Profeta, e noi dobbiamo -<span class="pagenum" id="Page_211">[211]</span> -avvezzarli a grado a grado. Ma tu ben potresti -entrare nel numero dei compagni, dei <i>rèfili</i>, -in attesa di meritare coi servigi il grado di Dai, o -di maestro iniziato. -</p> - -<p> -— I <i>rèfili</i>! — esclamò Gandolfo. — Che cosa significa -ciò? -</p> - -<p> -— E tu perchè mi fai questa domanda? — disse -a sua volta Abu Wefa, fermandosi a un tratto e -piantandogli addosso lo sguardo scrutatore. — Hai -forse disegnato di rubare un segreto a me? Bada -bene, Cristiano, un segreto non si vende che a -prezzo di un altro segreto. -</p> - -<p> -— E sia, — rispose Gandolfo. — Ho infatti a -parlarvi di cosa grave, e se voi mi giurate.... -</p> - -<p> -— Ti avevo capito alla prima; — interruppe -Abu Wefa; — ti avevo letto un arcano negli occhi. -Sta bene; — proseguì allora, abbassando la voce. — Questa -notte fa di andare a dormire più lunge -che potrai dai tuoi compagni di viaggio. Un mio -Fedàvo verrà a cercarti. Seguilo, e parleremo... ci -intenderemo. -</p> - -<p> -— Lo spero; — disse Gandolfo. -</p> - -<p> -Dov'era andata in quel punto la vostra vigilanza -messer Caffaro di Caschifellone? -</p> - -<p> -Anche il nostro giovine Arrigo non doveva accorgersi -di nulla. Quel giorno aveva dato un sobbalzo, -vedendo tra i suoi liberatori Gandolfo del -Moro, e a tutta prima non gli era venuto fatto di -intendere le ragioni della sua presenza colà. Ma -l'uomo generoso è così facile a creder generosi i -suoi simili, che Arrigo si era pentito di quel suo -primo e istintivo moto di stupore, e aveva perfino -abbracciato il suo antico rivale. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_212">[212]</span> -</p> - -<p> -Tutto il restante della giornata fu consacrato al -riposo e alle feste dell'amicizia. Bahr Ibn era triste -di dover lasciare l'amico suo che bene intendeva -di perdere, e per sempre. Ma lo <i>Sciarif</i> era -forte e seppe nascondere il suo rammarico. -</p> - -<p> -Anche il Gran Priore degli Assassini annunziò -che doveva partire la mattina seguente. Le sue -schiere già erano in ordine e non c'era nessuna -ragione d'indugiare più oltre. Abu Wefa disegnava -di andare un tratto verso levante, fino alla valle -di Siddim; di là avrebbe condotto la sua gente sull'altra -sponda del lago d'Asfalto, e proseguendo verso -settentrione, lunghesso la sinistra del Giordano, -sarebbe andato a gittarsi con rapide marcie tra il -regno di Gerusalemme e il principato d'Antiochia. -Laggiù, in quelle gole alpestri che sono alle spalle -di Tripoli, il Gran Priore voleva piantarsi saldamente -e procacciarsi anche lui la sua parte di regno. -</p> - -<p> -— Che farai tu? — chiese Abu Wefa a Bahr Ibn -dopo avergli accennato il suo disegno. — Non seguirai -l'esempio? Aspetterai qui nell'inedia una -fortuna che non verrà mai? -</p> - -<p> -— Vedrò; — rispose Bahr Ibn, che era rimasto -pensoso. — Intendo anch'io che il guerriero non -può stare a lungo senza speranza di pugna. -</p> - -<p> -— Ah, lo vedi anche tu? Non hai udito, del resto? -I tuoi amici Genovesi vanno all'assedio, o, come -essi dicono, alla espugnazione di Tortosa. Qual -campo di gloria per te! Oggi amici, e sta bene; -domani avversarii, la cosa va da sè. Pensa, o discendente -del Profeta, che il tuo posto, è dove si -combatte per la difesa dell'Islam. — -</p> - -<p> -Abu Wefa lavorava, così dicendo, per l'usurpatore -<span class="pagenum" id="Page_213">[213]</span> -Afdhal. Dopo aver negato il suo aiuto a Bahr -Ibn, cercava di allontanarlo dal confine d'Egitto. -</p> - -<p> -Giunse la notte, invocata, sospirata, da Arrigo -di Carmandino, che affrettava il nuovo giorno coi -voti. Gandolfo del Moro la desiderava invece per -un'altra ragione e l'avrebbe anzi voluta due cotanti -più lunga. Fatta ogni cosa secondo i consigli di -Abu Wefa, il nuovo Giuda si recò dal Gran Priore. -Tremava un pochino, il degno messere Gandolfo. -Neanche ai ribaldi è dato di fare il male con animo -tranquillo, e Gandolfo sapeva benissimo di commettere -una ribalderia più nera della notte in cui -sperava di nasconderla. -</p> - -<p> -Il colloquio durò fino all'appressarsi dell'alba; -ma assai prima che finisse, il Gran Priore aveva -dato i suoi ordini, e un drappello di Fedàvi, rapiti -poc'anzi alle delizie del paradiso, montava animoso -in arcioni, volgendo i passi a ponente. -</p> - -<p> -Nel congedarsi dal Gran Priore, Gandolfo gli disse: -</p> - -<p> -— Mio signore, è un presente da re, quello che -io ti ho fatto. La perla d'Occidente non conosce -rivali. -</p> - -<p> -— L'hai tanto levata a cielo, — rispose Abu -Wefa, — che io sono curioso davvero di conoscerla. -Se ti accade di toccar terra nelle vicinanze di Tripoli, -vieni a cercarmi. Ti darò in cambio una perla -d'Oriente. -</p> - -<p> -— Accetto, quantunque io sappia di perderci -troppo. -</p> - -<p> -— Stolto! E perchè allora non l'hai tenuta per te? -</p> - -<p> -— Se fosse stata mia! — esclamò Gandolfo, -fremendo. — Se avessi avuta forza bastante per -rattenerla in mia mano! -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_214">[214]</span> -</p> - -<p> -— Sii paziente, adunque, — disse di rimando -Abu Wefa, — se non ti è dato ancora esser forte. -Addio, Cristiano; o piuttosto, a rivederci. Capisco -che anche con voi sarà facile intenderci, se portate -qua le vostre collere, i vostri amori e le vostre gelosie -d'Occidente. — -</p> - -<p> -Gandolfo chinò la testa raumiliato e partì. -</p> - -<p> -Tornava al suo letto con un rimorso nuovo nell'anima. -Avrebbe dato metà della sua vita per non -aver scelto quella forma di vendetta. Si coricò, ma -non gli venne fatto di prender sonno; e poco dopo, -quando Caffaro si accostò al suo giaciglio per risvegliarlo, -balzò in piedi fieramente turbato, come -quell'altro dovesse leggergli il suo tradimento negli -occhi. -</p> - -<p> -— Dio mio, che brutta cera! — avrebbe voluto -dir Caffaro. -</p> - -<p> -Per altro si trattenne in tempo, ricordando che -messer Gandolfo non era mai bello, non solo ai -primi raggi del sole, ma neanche quando cadeva -il crepuscolo. -</p> - -<p> -Questi intanto, per vincere il rimorso, si sdegnava -con sè medesimo. -</p> - -<p> -— Alla fine che c'è di strano? Mi vendico. Forse -che non potrò più vendicarmi? E non ho sofferto -abbastanza? Avrei dovuto vedermi sempre quella -coppia di felici davanti agli occhi? Per Dio, siamo -infelici un po' tutti. L'abbia un altro e la tenga. -Una donna di più, una donna di meno, la Cristianità -non andrà mica a soqquadro! — -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_215">[215]</span></p> - -<h2 id="cap15">CAPITOLO XV. -<span class="smaller">Una triste novella.</span></h2> -</div> - -<p> -I nostri viaggiatori partirono dal castello di Kanat -a giorno inoltrato, perchè Bahr Ibn non sapeva -staccarsi da Arrigo di Carmandino. Gli amplessi -fraterni di quei due nemici, così fatti per amarsi -l'un l'altro, si ripetevano, e non senza accompagnamento -di lagrime. Non si è impunemente salvata -la vita ad un uomo, non si è ricevuto impunemente -un gran benefizio da lui, non si è vissuti -impunemente un anno insieme, compagni di tutti -i giorni, partecipi di tutte le gioie, di tutte le ansietà, -di tutti i pericoli. Bahr Ibn era d'indole altera, -e, giusta la natura degli Ismaeliti, traente al -feroce; ma si sa che appunto in quelle anime vergini -di ogni coltura allignano più facilmente gli -affetti gagliardi e vi mettono più profonda radice. -Era un amor di guerriero, quello di Bahr Ibn per -Arrigo di Carmandino. Si aggiunga che lo <i>Sciarif</i>, -guerriero fin dai primi anni dell'adolescenza, sbalestrato -<span class="pagenum" id="Page_216">[216]</span> -dal destino in sempre nuove avventure, -non aveva amato mai d'altro amore, ed espandeva -nell'amicizia un ardore, che lasciava indovinare -com'egli avrebbe amato una donna, il primo giorno -che si fosse imbattuto in quella che doveva destargli -le vampe del desiderio nel sangue. -</p> - -<p> -— Ci vedremo noi più? — chiedeva Bahr Ibn, -tenendo ancora tra le sue la mano di Arrigo. -</p> - -<p> -— Chi sa? Speriamo. -</p> - -<p> -— In campo.... combattendo! È dolorosa! Perchè -non son io nato Cristiano, o tu Mussulmano? — -</p> - -<p> -Caffaro di Caschifellone, che era l'erudito della -brigata, entrò a dire: -</p> - -<p> -— Ho letto nei poeti antichi di due guerrieri, -che, scontratisi in battaglia, e riconosciutisi per vecchi -amici, giurarono di cansarsi sempre, d'allora -in poi, perchè il campo era vasto e ognuno aveva -allori da mietere, senza bisogno di tinger le mani -nel sangue dell'amico. -</p> - -<p> -— Questo è bene; — disse Bahr Ibn, e quantunque -io non pensi di muovermi così presto verso -i luoghi dove mi sarebbe più facile incontrarvi nemici, -giuro d'imitare questo nobile esempio. — -</p> - -<p> -In tal guisa si separarono i due amici, che imitarono -senza saperlo i due omerici avversarii, Glauco -e Diomede, scambiando l'uno coll'altro, in segno di -affetto, le loro maglie d'acciaio. -</p> - -<p> -Arrigo da Carmandino ardeva di giungere alla -meta del suo viaggio. La meta non era Tortosa, ne -la galea di Caffaro, già lo argomentate; era il pozzo -di Rehobot, dov'egli aveva ad incontrarsi colla bella -Diana. -</p> - -<p> -Ma il cammino era lungo, e per quanta sollecitudine -<span class="pagenum" id="Page_217">[217]</span> -mettessero tutti a secondar l'impazienza del -nostro innamorato, ci vollero tre dì per giungere -a mezza via, cioè a dire alle strette di Cades. -</p> - -<p> -Li aspettava colà un doloroso spettacolo. Il suolo -appariva, non pure calpestato di recente, come se -vi fossero passati molti uomini, ma altresì scompigliato -per modo da lasciar argomentare che ci fosse -avvenuta una zuffa. Il sospetto, affacciatosi tosto -alla mente di tutti, fu avvalorato dalla vista di alcune -macchie di sangue, che avevano rappresso in più -luoghi l'arena. -</p> - -<p> -— Sire Iddio! — gridò Caffaro. — Qui s'è sgozzato -qualcheduno. -</p> - -<p> -— Luogo infame! — rispose l'Arabo che guidava -i viaggiatori. — Le strette di Cades hanno sempre -voluto le loro vittime. -</p> - -<p> -Caffaro tremò istintivamente, pensando all'altra -parte della carovana che avevano lasciato indietro. -</p> - -<p> -— È fortuna, — soggiunse, per farsi coraggio, -ma senza ottenere l'intento, — che Abd el Rhaman -sia rimasto al pozzo di Rehobot, ed anche in numerosa -compagnia, chè non aveva l'aria di volersene -andare così presto! — -</p> - -<p> -Gandolfo del Moro non intendeva nulla di ciò -che vedeva. Qual nesso era a trovarsi fra quelle -tracce d'una mischia recente e la partenza notturna -dei Fedàvi dal castello di Kanat, se l'impresa da -lui proposta doveva tentarsi al pozzo di Rehobot? -Forse il vecchio Abd el Rhaman si era avventurato -colla sua gente fino alle strette di Cades? Ma allora, -perchè non si vedeva nessuno dei suoi? Gandolfo -non sapeva neppur lui che pensare; ma incominciava -a tremare in cuor suo, tra il dubbio -<span class="pagenum" id="Page_218">[218]</span> -d'una vendetta troppo piena, e quello di un colpo -fallito. -</p> - -<p> -— Andiamo! — disse Arrigo, a cui quella scena -stringeva il cuore. — Sia pace agli estinti, e corriamo -dove i nostri ci attendono. Mi avete pur -detto che quello è un luogo sicuro? — -</p> - -<p> -Arrigo avrebbe voluto aver l'ali, o almeno poter -divorare la strada d'un tratto. Ma questo, anche -ammettendo che i cavalli potessero rispondere alla -sua impazienza, non potea farsi senza la certezza -di trovar provvigioni lungo il cammino. Infame -deserto, che non dava un fil d'erba ai cavalli, ne -un sorso d'acqua ai viandanti assetati! Era stata -di certo una maledizione del cielo, che aveva disteso -quelle pianure sterminate di sabbia. -</p> - -<p> -Va, povero Arrigo, misura le agonie del cuore al -passo troppo lento del tuo corsiero, dono fraterno -del generoso <i>Sciarif</i>. Tu giungerai sempre in tempo -per piangere la morte d'ogni tua dolce speranza. -</p> - -<p> -Tutto era tumulto e desolazione al pozzo di Rehobot, -dove gli uomini del <i>Krebir</i> si erano ridotti, -coi cammelli e colla compagnia degli arcadori genovesi, -dopo il luttuoso evento, che era costato tanto -sangue e la perdita del biondo scudiero. -</p> - -<p> -Ai piedi della tomba di Sidì al Hadgì, e nel centro -della sua tenda di cuoio, i cui lembi si vedevano -largamente sollevati, il cadavere di Abd el -Rhaman, ravvolto in un bianco lenzuolo, posava -su d'un picciolo tappeto. Due gruppi d'Arabi lo vegliavano, -rappresentando in quel luogo le <i>neddabat</i>, -o piagnone, che avrebbero certamente compiuto il -loro funebre uffizio, se il vecchio <i>Krebir</i> fosse morto -così vicino al paese, da potervi essere trasportato. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_219">[219]</span> -</p> - -<p> -— «Dov'è egli? — cantava il primo gruppo. — Il -suo cammello è qui; son qui, la sua lancia, il suo -scudo e la sua scimitarra; ed egli non è più con noi. -</p> - -<p> -— «È morto nel suo giorno; — cantava di rimando -il secondo gruppo. — È morto combattendo -pe' suoi. -</p> - -<p> -— «No, non è morto; la sua anima è con Dio, -un giorno lo rivedremo, il valoroso <i>Krebir</i>, il difensore -dei cammelli, il protettore dei viandanti. -</p> - -<p> -— «No, non è morto, non è morto! Egli ha lasciato -a Gaza i suoi figli, forti come leoni, rapidi -come gazzelle. Essi sosterranno nel suo dolore la -donna, di cui è vuota la casa e gelido il cuore.» — -</p> - -<p> -Gli Arabi della scorta erano assorti nel funebre -uffizio, allorquando giunsero al pozzo i reduci dal -castello di Kanat. Vedute appena all'orizzonte le -palme di Rehobot, Arrigo da Carmandino e Caffaro -di Caschifellone avevano dato di sprone ai cavalli -ed erano giunti all'oasi, precedendo di due ore la -comitiva. Ma Arrigo, che aveva un cavallo migliore, -e una impazienza più grande, precedeva di forse -mezz'ora l'amico. -</p> - -<p> -Riuscito d'improvviso davanti al monumento di -Sidì al Hadgì, e veduta la funebre scena, Arrigo -da Carmandino rimase muto a guardare, e istintivamente -chinò la fronte, mormorando una preghiera -pel trapassato, che si vedeva disteso sotto la tenda -di cuoio. Arrigo non conosceva nessuno di quegli -uomini e non era conosciuto da nessuno; perciò -non sapeva a cui volgersi, e niuno degli Arabi gli -era andato incontro, per tenergli la staffa. -</p> - -<p> -Uno di essi, finalmente, si mosse dal crocchio e -avvicinatosi al cavaliere gli disse: -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_220">[220]</span> -</p> - -<p> -— Mio signore, donde vieni e che cosa domandi? -</p> - -<p> -— Vengo dal castello di Kanat; — rispose Arrigo, — e -precedo i Genovesi che hanno lasciata -qui una parte della carovana di Gaza. — -</p> - -<p> -L'Arabo non aspettò che il cavaliere rispondesse -alla seconda richiesta, e corse al pozzo gridando: -</p> - -<p> -— Cristiani, venite qua, è arrivato uno dei vostri. — -</p> - -<p> -Alla chiamata si presentarono parecchi arcadori -genovesi, che un gruppo di palme nascondeva agli -occhi di Arrigo. Uno di essi, vecchio soldato, lo riconobbe -da lunge. -</p> - -<p> -— Messere Arrigo! — gridò egli, accorrendo. — Sia -lodato il cielo! Voi tornate, almeno! -</p> - -<p> -— Almeno! — ripetè Arrigo, turbato. — Che -vuol dir ciò? I nostri compagni mi seguono e nessuna -sventura li ha colti. Ditemi invece; è qui con -voi un giovane scudiero, che porta il mio stesso -nome? — -</p> - -<p> -L'arcadore chinò gli occhi a terra, e si pentì, ma -troppo tardi, di essere corso il primo a salutare -Arrigo. -</p> - -<p> -— Ah, mio signore! — mormorò egli confuso. — Se -voi sapeste.... -</p> - -<p> -— Orbene, parla, in nome di Dio! — gridò Arrigo, -cui la reticenza dell'arciero avea dato una -stretta violenta al cuore. -</p> - -<p> -— Siamo stati assaliti; — riprese il soldato. — Abd -el Rhaman è morto. -</p> - -<p> -— Ma lo scudiero? Madonna Diana, insomma? -</p> - -<p> -— Oh, v'intendo, messere. Noi tutti l'avevamo -riconosciuta sotto quelle spoglie virili. Messer Arrigo, -noi siamo stati colti alla sprovveduta e legati -<span class="pagenum" id="Page_221">[221]</span> -come cani, prima che potessimo opporre una valida -resistenza. Due dei nostri compagni son morti; cinque -feriti.... gravemente feriti. -</p> - -<p> -— Ma lo scudiero, disgraziati! lo scudiero, vi domando! -</p> - -<p> -— Calmatevi, messer Arrigo, calmatevi! Lo scudiero.... -madonna Diana.... oh, perdonateci! Noi non -ne abbiamo colpa; noi abbiamo fatto quanto era -in poter nostro, per salvarla da quei ribaldi.... — -</p> - -<p> -Caffaro giungeva in quel mentre, e proprio a -tempo per raccogliere Arrigo tra le sue braccia. Se -egli non era, il povero Carmandino precipitava di -sella senz'altro. -</p> - -<p> -— Che cos'è avvenuto? — domandò egli a sua -volta, indovinando una disgrazia irreparabile. -</p> - -<p> -— Ah, signore! — gridarono gli arcadori, facendosi -intorno a lui lagrimosi. — Gli Assassini.... -</p> - -<p> -— Orbene, avanti! Gli Assassini?... -</p> - -<p> -— Ci hanno assaliti, tre giorni or sono, ci hanno -colti a tradimento, senza che noi potessimo pure -difenderci. -</p> - -<p> -— Qui? Con tanta gente della nostra carovana, -e con quell'altra che vedo ancora qui trattenuta? -</p> - -<p> -— No, alle strette di Cades. -</p> - -<p> -— Ah! — gridò Caffaro, rammentando le traccie -del sangue. — Il cuore me lo aveva pur detto! Ma -come? — proseguì, interrogando i suoi arcadori. — Perchè -vi siete discostati dal pozzo di Rehobot? E -come va che ci siete tornati? -</p> - -<p> -— Signore, non siamo noi che abbiamo voluto -muoverci di qua. -</p> - -<p> -— Forse Abd el Rhaman? -</p> - -<p> -— No, neppur egli. Fu lo scudiero, fu madonna -<span class="pagenum" id="Page_222">[222]</span> -Diana, che moriva d'impazienza, non vedendovi ritornare -al giorno indicato. Abd el Rhaman, inquieto -anche lui la sua parte, finì col cedere alle istanze, -e ci condusse a due altre giornate verso levante, -fino alle strette di Cades. Dovevamo ripartire la -mattina, per alla volta di Kanat, quando, nel cuor -della notte, ci giunsero due pellegrini affamati. -Erano due Assassini, travestiti da poveri viandanti. -Li abbiamo accolti, dissetati e sfamati. Essi, in ricambio, -hanno tagliato le corde dei nostri archi, e -chiamati su noi, mentre dormivamo, i loro compagni, -appostati in gran numero tra i lentischi della -collina. Signore, è stata un'orrida notte! Due dei -nostri, il bravo Rubaldo Vecchio e il povero Ottone -di Busalla, son morti nello scontro; altri cinque sono -feriti, e senza aver potuto salvare il biondo scudiero. -</p> - -<p> -— E il <i>Krebir</i>? -</p> - -<p> -— Eccolo là; i suoi uomini lo hanno riportato -al pozzo di Rehobot, per dargli sepoltura. Il generoso -vecchio ha pagato colla vita l'error suo e -quello di madonna Diana. — -</p> - -<p> -Arrigo da Carmandino s'era in mal punto riavuto -e udiva il racconto della sua grande sventura. -</p> - -<p> -— Dio! — gridò egli furente, alzando le pugna -al cielo. — Questo premio era serbato ai vostri -campioni? — -</p> - -<p> -Caffaro fu pronto a dargli sulla voce. -</p> - -<p> -— Non imprecate, Arrigo. Son gli uomini, i colpevoli, -e gli uomini ci renderanno conto della loro -malvagità. — -</p> - -<p> -Le parole andavano ad Arrigo! ma lo sguardo -si era rivolto a Gandolfo del Moro, che era giunto -poco dopo di Caffaro. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_223">[223]</span> -</p> - -<p> -— Messere, — disse Gandolfo, impallidendo, — voi -dubitate di me? -</p> - -<p> -— Lo avete detto; — rispose Caffaro, che non -sapeva mentire. -</p> - -<p> -Gandolfo del Moro abbassò la fronte e un sudor -freddo gli stillò dalle tempie. Ma tosto si scosse e -oppose un piglio risoluto ai sospetti di Caffaro. -</p> - -<p> -— È orribile ciò che voi pensate, messere! — diss'egli -di rimando. -</p> - -<p> -— Orribile, in verità! — ripigliò Caffaro. — Io -stesso non ardisco fermarmi col pensiero sulla -scelleraggine dell'uomo, che ha potuto ordire un -tradimento sì nero. -</p> - -<p> -— Avete ragione: — replicò Gandolfo. — E perdono -alla vostra commozione il sospetto caduto su -me. Invero, chi potrebbe odiare Arrigo da Carmandino -se non son io quel desso? E tuttavia, pensateci -meglio, messer Caffaro. Avere amato Diana.... -Oh, non mi guardate con quegli occhi torbidi, Arrigo; -il mio amore sfortunato non può essere un'offesa -per voi! Avere amato Diana degli Embriaci, — proseguì -Gandolfo, rivolgendo il discorso a Caffaro -di Caschifellone, — vorrà forse dire che io -potessi darla in balìa dei nemici? Il fiero e geloso -amatore che io sarei stato, se avessi fatto una vendetta -così sciocca! — soggiunse, accompagnando le -parole con un amaro sorriso. — Un male ho fatto, -pur troppo; e me ne pento, ma tardi. Son io che -ho consigliato l'impresa di venire in traccia di Arrigo; -son io che mi sono proposto a capitanarla. -Ma dite, alla croce di Dio, potevo io forse prevedere -che madonna Diana sarebbe venuta con noi? E sono -io forse che l'ho consigliata a non seguirci oltre il -<span class="pagenum" id="Page_224">[224]</span> -pozzo di Rehobot? Eppure, sì, la colpa è mia, perchè -tutto il male è venuto dal mio primo disegno. -Ma giuro a Dio che ci ascolta, e possa io cadere -qui fulminato se mento, non è in me altra colpa -fuor questa. — -</p> - -<p> -In quel punto Gandolfo del Moro avrebbe voluto -essere esaudito, cader fulminato davvero; tanto profondamente -sentiva egli l'orrore del suo delitto, e -così vivo era in lui il desiderio di sottrarsi allo -sguardo scrutatore dei compagni. -</p> - -<p> -Frattanto, egli avea messo tanto ardore nella sua -discolpa, che Caffaro rimase perplesso, e dubitò del -suo dubbio. -</p> - -<p> -— Impossibile! — mormorò egli, rispondendo a -sè stesso. — Bisognerebbe supporre una malvagità -troppo grande nel cuore di un uomo. — -</p> - -<p> -Mentre questo dialogo avveniva tra loro, gli -Arabi della scorta, e i loro compagni dell'altra carovana -proseguivano la funebre cerimonia. -</p> - -<p> -Finite le lamentazioni, presero il cadavere, lo lavarono -accuratamente, e lo involsero in un bianco -lenzuolo, inzuppato nell'acqua e profumato di belzuino. -Poscia, quattro di loro, che erano i più autorevoli -nella carovana dopo l'estinto, sollevarono -dalle quattro cocche il tappeto su cui era disteso -il cadavere e lo portarono più lunge, dove era già -scavata la fossa per accoglierlo. -</p> - -<p> -— «Non c'è che un Dio!» — cantava gravemente -il più vecchio, che faceva le veci di sacerdote. -</p> - -<p> -— «E il nostro signore Maometto è il suo profeta, — rispondevano -gli altri in coro. -</p> - -<p> -Giunti sull'orlo della fossa, il vecchio intuonò il -<i>salat el gienaza</i>, ossia la preghiera della sepoltura: -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_225">[225]</span> -</p> - -<p> -«Lode a Dio, che dà la morte e la vita; -</p> - -<p> -«Lode a lui che risuscita i trapassati; -</p> - -<p> -«A lui ogni onore, ogni grandezza; a lui solo -il comando e la possanza; imperocchè egli è sopra -ad ogni cosa. -</p> - -<p> -«Sia la preghiera rivolta anche sul profeta Maometto, -sui congiunti suoi ed amici. Mio Dio, vegliate -sovr'essi e accordate loro la vostra misericordia, -come l'avete concessa ad Ibrahim (Abramo) -ed ai suoi; imperocchè a voi solo appartengono e -la gloria e la lode. -</p> - -<p> -«Mio Dio, Abd el Rhaman era un vostro servo, -il figlio del vostro servo. Voi lo avete creato, voi -gli avete largito i beni di cui ha goduto, voi lo -avete fatto morire, voi solo dovrete risuscitarlo. -</p> - -<p> -«Noi veniamo qui ad intercedere per lui, o mio -Dio; liberatelo dai mali del sepolcro e dalle fiamme -dell'inferno. Perdonategli, abbiate misericordia di -lui; fate che il suo posto sia onorato ed ampio; -lavatelo con acqua, neve e grandine, purificatelo -dei suoi peccati, come si purifica una veste bianca -dalle brutture che hanno potuto insozzarla. Dategli -una casa più bella della sua, parenti più amorevoli -e una moglie più perfetta che non avesse -in vita. Se era buono, fatelo migliore; se era cattivo, -perdonategli le sue colpe. O mio Dio, egli si -è rifugiato presso di voi, e voi siete l'ottimo rifugio -degli uomini. È un povero che viene ad implorare -la vostra liberalità, e voi siete così grande, che -non lo castigherete e non lo farete soffrire. -</p> - -<p> -«O mio Dio, rafforzate la voce di Abd el Rhaman, -allorquando egli vi renderà conto delle sue -opere, e non gl'infliggete una pena superiore alle -<span class="pagenum" id="Page_226">[226]</span> -sue forze. Noi ve ne preghiamo per intercessione -del vostro profeta, dei vostri angeli e santi. <i>Amin!</i>» -</p> - -<p> -«<i>Amin!</i> — risposero tutti in coro. -</p> - -<p> -— «O mio Dio, — riprese il vecchio, — perdonate -ai nostri morti, ai nostri vivi, ai presenti -e ai lontani, ai piccoli e ai grandi, ai padri, agli -avi nostri, a tutti i figli e a tutte le figlie dell'Islam. -</p> - -<p> -«Coloro che voi fate risorgere, risorgano nella -fede, e coloro di noi che fate morire, muoiano da -veri credenti. -</p> - -<p> -«Preparateci ad una buona morte; la quale ci -dia il riposo e la grazia di venire al vostro cospetto.» -</p> - -<p> -— «<i>Amin!</i>» — ripeterono in coro tutti gli -astanti. -</p> - -<p> -Finita la preghiera, fu calato nella fossa il cadavere, -colla faccia rivolta verso la Mecca. Larghe -pietre scheggiate gli furono piantate dattorno, ed -ognuno degli astanti gli gettò sopra un pugno di -terra. Gli uomini che avevano scavato la fossa -ragguagliarono il terreno sulla tomba, e per custodirla -contro gli sciacalli e le jene, la copersero -tutta di rovi. -</p> - -<p> -— Andiamo, — disse il vecchio congedando i -compagni; — andiamo fidenti in Dio, e lasciamo -l'estinto ad aggiustare i suoi conti con Azraele. -Cessino i pianti; è un delitto di ribellarsi ai comandi -di Dio, e la morte è un comando di Dio. -Accetteremmo noi il suo volere, quando ci arreca -la gioia, e lo ricuseremmo quando ci reca il -dolore? — -</p> - -<p> -La turba comprese l'invito, e colle mani sugli -<span class="pagenum" id="Page_227">[227]</span> -occhi si allontanò, volgendosi indietro ad ogni -tratto, per mandare il suo ultimo saluto a colui -che essa non doveva riveder più, fino al giorno -dell'estremo giudizio. -</p> - -<p> -Caffaro di Caschifellone ed Arrigo di Carmandino -erano rimasti muti spettatori di quella funebre -scena; questi oppresso, istupidito dal suo dolore, -senza trovare, senza ardire neanco di cercare una -via di salvezza; quegli abbattuto, stordito dalla improvvisa -rovina, desideroso di trovare quella via, -ma ancora senza il soccorso di una buona ispirazione. -</p> - -<p> -— Che facciamo? — diss'egli finalmente. — Se -Abu Wefa ha detto il vero, egli doveva incamminarsi -verso settentrione. Tentare di inseguirlo noi, -pochi e stranieri in questi deserti, sarebbe follia. -Se tornassimo indietro per chiedere il soccorso dello -<i>Sciarif</i>? Egli vi ama, Arrigo; egli non negherà -questo aiuto all'amico. -</p> - -<p> -— Andiamo! — rispose Arrigo scuotendosi, come -uomo che esca da un sonno profondo. — Ma che -otterremmo noi, se Dio non ci assiste? Io giuro, — soggiunse -impetuoso, — di consacrare il restante -dei miei giorni al tempio di Cristo, se madonna -Diana sarà restituita incolume ai suoi cari. — -</p> - -<p> -E alzò gli occhi pieni di lagrime al cielo, prendendolo -a testimone del suo giuramento. -</p> - -<p> -Caffaro di Caschifellone chinò il viso e sospirò. -Fieramente innamorato, quantunque senza speranza, -egli sentiva più d'ogni altro la gravità di -quel voto. -</p> - -<p> -Deliberato il ritorno, e lasciata una parte dei loro -uomini intorno ai feriti, Arrigo e il suo fedele -<span class="pagenum" id="Page_228">[228]</span> -amico Caffaro si rimisero prontamente in cammino. -Gandolfo li seguiva a malincuore, e avrebbe desiderato -andarsene a Gaza. Ma come fare? Come entrar -loro del suo disegno? Qual pretesto addurre, senza -che sospettassero di lui? Andò dunque con essi, ma -coll'animo in soprassalto, come chi teme ad ogni -piè sospinto di trovarsi sull'orlo d'un precipizio. -</p> - -<p> -Ripassarono le strette di Cades, dove Arrigo -pianse, Caffaro sospirò, e Gandolfo raccapricciò. Il -biondo scudiero era ricordato in tre guise diverse. -</p> - -<p> -Giunsero finalmente in vista di Kanat, senza abbattersi -in anima nata. S'inoltrarono nella pianura; -e nessun drappello di scorridori li fermò, nessuna -vedetta diede il segnale del loro avvicinarsi alla -gente del castello. -</p> - -<p> -Una sicurezza così grande parve strana a Caffaro, -e più ancora ad Arrigo, il quale, nella sua -dimora a Kanat, e, prima di Kanat, nelle lunghe -corse per quanto andava oltre il deserto, era stato -testimone ogni giorno di quella vigilanza sospettosa, -che gli Arabi avevano comune colle gazzelle, -loro compagne in que'sterminati silenzii. E un vago -sentimento di nuova paura corse per tutte le fibre -del cuore di Arrigo. -</p> - -<p> -Così soli e non trattenuti, nè salutati da alcuno, -giunsero ai piedi del castello, che ben videro allora -essere affatto deserto. -</p> - -<p> -Si dice castello, ma era veramente una rozza costruzione -di quattro mura, rincalzate da quattro -torrioni sugli angoli. La presenza di un pozzo -aveva fatto scegliere quel luogo per la fabbrica di -un fortilizio, e la sua eminenza sul piano gli avea -meritato il nome di Tell al Kanat. Abbandonato -<span class="pagenum" id="Page_229">[229]</span> -dagli assassini, che ne avevano fatto come una -guardia avanzata del loro mobile impero, e dallo -<i>Sciarif</i> che vi avea posto temporanea dimora, il -<i>Tell</i> ridiventava una stazione di viandanti, dato il -caso poco probabile che ne avessero a passare da -quelle parti, o una ladronaia, come era stato dapprima, -cioè a dire un luogo di rifugio, un covo di -Arabi predoni, a cui poteva servire ugualmente, -per tale uffizio un castello abbandonato, o un mucchio -di rovine. -</p> - -<p> -I nostri viaggiatori erano preparati alla partenza -di Abu Wefa, che già aveva lasciato trapelar loro -il suo disegno di muovere verso settentrione; non -così alla partenza dello <i>Sciarif</i>, che aveva mostrato -di resistere agli inviti del Gran Priore, come questi -alle sue domande d'aiuto. -</p> - -<p> -Interrogarono cogli sguardi l'orizzonte; galopparono -per tutti i versi, cercando le traccie dei viatori. -Ma la rena, smossa dal vento, non serbava le -impronte. La sfinge del deserto era muta, e custodiva -gelosamente l'arcano. -</p> - -<p> -Arrigo vide allora la sua Diana perduta e per -sempre. Si augurò d'esser morto, non che a Cesarea, -sotto le mura di Gerusalemme, smaniò, maledisse -al destino; finalmente gli vennero meno le -forze, e il disgraziato cadde in così profondo abbattimento, -che poco più sarebbe stato per lui di -smarrir la ragione senz'altro. -</p> - -<p> -Caffaro restava per tal modo l'arbitro della sorte. -Ed esitava, come si può argomentar di leggieri, a -prendere una risoluzione. -</p> - -<p> -Allora si fece innanzi Gandolfo del Moro per -dare il suo parere al compagno. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_230">[230]</span> -</p> - -<p> -— Non mi dite nulla! — gridò Caffaro, perdendo -ogni ritegno ad un tratto. — Io non ho fede -in voi. — -</p> - -<p> -Gandolfo diede un sobbalzo, a quelle acerbe -parole. -</p> - -<p> -— I vostri dubbi ritornano! — esclamò egli, con -accento di rimprovero. -</p> - -<p> -— Sì, — rispose il signore di Caschifellone, — e -così non mi fossero mai usciti di mente! Lasciate -che io m'appigli ad un partito. Qualunque -esso sia, io debbo starne mallevadore all'amico. -Ora, qualunque risoluzione io prendessi, basterebbe -che mi fosse consigliata da voi, messere Gandolfo, -perchè io dubitassi della mia medesima ispirazione. — -</p> - -<p> -Gandolfo del Moro si accese subitamente di sdegno -e la sua mano corse all'impugnatura della -spada. L'ingiuria era sanguinosa, e un combattimento -senza indugio, dovesse pure costargli la -vita, era a gran pezza più sopportabile dell'offesa. -</p> - -<p> -— Badate! — gli disse Caffaro, senza punto -scomporsi. — Io troppe volte ho fatto l'obbligo -mio di cavaliere, e non sento necessità di misurarmi -con voi. Qui comando io, ricordatelo. Se ardite -di alzare il braccio, ve lo giuro per la croce -di Dio, vi fo legare colle corde dei miei arcadori -alla porta del castello, e configgere nei battenti a -colpi di frecce, come si usa a casa nostra colle civette -e coi gufi. — -</p> - -<p> -Gandolfo del Moro aveva la schiuma alla bocca, -e già era sul punto di avventarsi contro il signore -di Caschifellone. Ma poichè egli era anzi tutto un -uomo prudente, anche nei suoi impeti più feroci, -<span class="pagenum" id="Page_231">[231]</span> -messer Gandolfo diede una rapida occhiata in giro, -e vide gli arcadori di Caffaro, che si erano fatti -avanti con piglio minaccioso. -</p> - -<p> -Perciò si trattenne, e, sbuffando come un toro, -ricacciò la spada nella guaina. -</p> - -<p> -— Sono il più debole; — diss'egli, dopo un -istante di pausa, — e avete ragione ad accusar me -di un tradimento che avreste potuto.... -</p> - -<p> -— Suvvia, dite! — rispose Caffaro, infastidito -da quella reticenza. — Che avrei potuto.... Che -cosa avrei potuto far io? In che cosa, e in che -modo, posso io andare appaiato con voi? -</p> - -<p> -— Oh, non siate tanto superbo, messer Caffaro -di Caschifellone! Non sono stato io solo ad invaghirmi -della figliuola di Guglielmo Embriaco; e -perchè dovrei essere sospettato io solo? Vi contenterò, -dunque, e lo ripeterò. Sono il più debole, e -avete ragione ad accusar me di un tradimento, che -bene aveste potuto ordire anche voi. -</p> - -<p> -— Io! Ah, tu l'hai confessato in queste parole; — tuonò -Caffaro allora; — tu sei il ribaldo. Ardisci -guardarmi in viso, e prender giudici tra noi -questi valorosi. Quale è tra noi faccia di traditore? -</p> - -<p> -— Certo, io non ho volto di femmina; — notò -amaramente Gandolfo. — E poi, quali giudici son -questi? I vostri soldati, messere. -</p> - -<p> -— I tuoi concittadini, furfante! Ma va, tu non -hai patria; tu non meriti che i figli di Genova riconoscano -in te un loro fratello. Laggiù, — soggiunse -Caffaro con accento solenne, — sulla via -donde è partito Abu Wefa, il Gran Priore degli -Assassini, laggiù è la tua patria. Infedele ai tuoi -compagni, lo sarai anche al tuo Dio. Va, traditore, -<span class="pagenum" id="Page_232">[232]</span> -e ti accolga il nemico, e ti paghi il prezzo del tuo -tradimento. -</p> - -<p> -— È giusto! — gridarono gli arcadori. — Vada -cogli Assassini, che ci hanno colti a tradimento -nelle strette di Cades. Il suo posto è laggiù, se -voi, signore, non ci consentite di far giustizia -su lui. -</p> - -<p> -— Questo non sarà mai; — disse Caffaro. — La -spada del soldato di Cristo non si macchierà -di un sangue così vile. Ed ora, andiamo a Gaza. -I nostri compagni da troppi giorni ci attendono. — -</p> - -<p> -La piccola carovana si rimise in cammino. Per -un ultimo tratto di compassione, il bandito ebbe -la sua parte di provvigioni, che finse di non vedere, -mentre gli Arabi della scorta le deponevano -a terra. Anche il suo cavallo gli fu lasciato; ma -i suoi scudieri, invitati a rimanere con lui, non -vollero saperne a nessun patto. -</p> - -<p> -— Lo avete chiamato un infedele; — dicevano a -Caffaro. — Non c'è vincolo di vassallaggio che -possa trattenerci con lui. — -</p> - -<p> -Arrigo da Carmandino non intendeva nulla, non -si era avveduto di nulla. Lo ricondussero a Gaza, -obbediente ed ignaro, come sarebbe stato un fanciullo. -</p> - -<p> -La galea di Caffaro li accolse, e, sciolto il provese, -si mise tosto alla via. Il vento spirava propizio -alla loro navigazione, e otto giorni dopo raggiungevano -l'armata, che stava sulle áncore davanti a -Tortosa. -</p> - -<p> -I due fratelli Embriaci ebbero una stretta dolorosissima -al cuore, nell'udire la perdita della sorella. -Messer Nicolao si pentì della fede riposta in -<span class="pagenum" id="Page_233">[233]</span> -Gandolfo del Moro. Ma era tardi, e il pentimento -non rimediava a nulla. Per altro, egli stesso consigliò -che si spiccasse dall'armata un naviglio, che -recasse al console suo padre la triste novella, con -un racconto minuto della spedizione di Gaza. -</p> - -<p> -La tristezza era in tutta l'armata. I Genovesi -avevano ritrovato Arrigo da Carmandino, ma aveano -perduto Diana, la bella figliuola di Guglielmo Embriaco, -del glorioso Testa di Maglio. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_234">[234]</span></p> - -<h2 id="cap16">CAPITOLO XVI. -<span class="smaller">La perla d'Occidente.</span></h2> -</div> - -<p> -Perchè era partito Bahr Ibn così improvvisamente -dal castello di Kanat, dove Caffaro ed Arrigo -avevano sperato di ritrovarlo ancora? -</p> - -<p> -La cosa merita di esser chiarita ai lettori. Torniamo -dunque un passo indietro, il famoso passo -dei romanzieri, che non possono mandar di fronte -tutti i loro personaggi, come si fa dei soldati in -linea di battaglia. -</p> - -<p> -Bahr Ibn, nella notte dopo l'arrivo di Caffaro e -di Gandolfo del Moro al campo di Tell el Kanat, -aveva udito uno strepito niente affatto naturale in -quell'ora di tranquillità. Lo <i>Sciarif</i>, non lo dimenticate, -era un Arabo, e, come tutti gli Arabi, da -Arun el Rascid, califfo di Bagdad, fino al povero -Abd el Rhaman, condottiero di carovane, non dormiva -che da un occhio. Aggiungete che aveva e -sapeva di avere un cattivo vicino, il quale si era -pur dianzi rifiutato a stringere alleanza, e troverete -<span class="pagenum" id="Page_235">[235]</span> -giustissimo che Bahr Ibn, da buon capitano, -dovesse stare continuamente in sospetto. -</p> - -<p> -Ora, come dicevamo, lo <i>Sciarif</i> aveva udito un -insolito rumore nel campo. Perciò era balzato dal -letto, e, uscito chetamente dalle sue stanze, era -andato ad appostarsi in luogo opportuno, donde -non visto dare un'occhiata all'intorno. -</p> - -<p> -Una ventina d'uomini salivano in quel punto a -cavallo. Al raggio dell'amica luna, Bahr Ibn ravviso -le bianche tuniche e le fascie rosse dei Fedàvi, -poco prima che essi vi gettassero sopra certi -mantelli di grama apparenza, che dovevano nascondere -altrui il grado dei cavalieri e la finezza delle -vesti, e si mettessero al galoppo verso ponente. -</p> - -<p> -Quella partenza di venti uomini, in quella forma, -a quell'ora, e in quella direzione, mentre già il -Gran Priore aveva annunziato di voler partire nel -giorno seguente per tutt'altra via, era fatta per insospettire -il nostro amico Bahr Ibn, e per destargli -in cuore il desiderio di volerne l'intiero. -</p> - -<p> -Il suo conto fu presto fatto. Chiamò uno dei suoi -fidati e gli bisbigliò alcune parole, a cui quell'altro -rispose con un inchino, che voleva dire: ho -capito, lasciate fare a me. Poco dopo la partenza -dei Fedàvi, un uomo solo usciva dal campo. Vi -parrà poco per una esplorazione, lo capisco: ma -Bahr Ibn sapeva il fatto suo. Non voleva svegliare -i sospetti del suo degnissimo sozio Abu Wefa e si -contentava di mandar fuori un uomo solo. Ma -tutte le sue vedette, che stavano ad una certa distanza -dal campo, avvertite da quell'uomo, dovevano -mutarsi in esploratori. -</p> - -<p> -Allo spuntar del sole, lo <i>Sciarif</i> mandò altri cavalieri -<span class="pagenum" id="Page_236">[236]</span> -verso ponente, nella direzione di Cades; in -apparenza per rilevare la guardia, nel fatto per -occupare un posto vuoto, poichè gli altri erano -già andati, e, a mezz'ora di distanza, spartiti in -varii drappelli, correvano il deserto sulle orme dei -Fedàvi. -</p> - -<p> -Abu Wefa non ebbe fumo di nulla, e partì da -Tell el Kanat col grosso della sua gente, prima -che le vedette dello <i>Sciarif</i> ritornassero al campo. -Del resto, quello del cambio delle vedette era un -particolare così poco notevole della vita soldatesca, -che una novità nella forma, anco avvertita, non doveva -far senso. -</p> - -<p> -Bahr Ibn, in quella vece, insospettito da quella -spedizione notturna, doveva raddoppiare di attenzione -e por mente ad ogni più piccola cosa. Or -dunque, accompagnando un tratto, per debito di -cortesia, il suo compagno di accampamento, lo -<i>Sciarif</i> si avvide che il Gran Priore, scambio di -muover subito a levante, verso la valle di Siddin, -che era il punto più vicino per riuscire sulla riva -sinistra del lago Asfalto, piegava a settentrione, -verso il pianoro di Aroer. -</p> - -<p> -Lo <i>Sciarif</i> conosceva quei luoghi, per essersi -aggirato colà lunga pezza, mentre si studiava di -tirar dalla sua le tribù nomadi del deserto, che -si stende alle falde dei monti di Giuda. -</p> - -<p> -— Vai verso Hebron? — gli disse. — Darai di -cozzo nella cavalleria dei Crociati. -</p> - -<p> -— Sì, se avessi in animo di proseguire a quella -volta; — rispose Abu Wefa. — Ma io vado soltanto -a Bèrseba, dov'è una parte dei miei. Come -vedi, <i>Sciarif</i>, la diversione non è grande, ed anche -<span class="pagenum" id="Page_237">[237]</span> -di là potrò piegare, senza troppo ritardo, alla valle -di Siddim. — -</p> - -<p> -Bahr Ibn fece le viste di crederlo, quantunque -non avesse udito mai di quella guardia che Abu -Wefa teneva nei dintorni di Bèrseba. E fermato il -cavallo, strinse la mano ai Gran Priore, per accomiatarsi -da lui. -</p> - -<p> -— Dunque, hai deciso? — disse Abu Wefa. — Rimani -qui, a spiare inutilmente il nemico? -</p> - -<p> -— No; — rispose Bahr Ibn; — ho perduto ogni -speranza. -</p> - -<p> -— E vieni con noi? -</p> - -<p> -— Non per ora, ma ci penso. Quello che tu mi -hai detto ieri mi sta sempre nell'animo. Il posto -di un discendente del Profeta è dove si combatte -per la difesa dell'Islam. E poichè non posso sperare -di vincere Afdhal, — soggiunse Bahr Ibn -sospirando, — bisognerà pure che io mi risolva -un giorno o l'altro di lasciar questi luoghi. Come -vivrebbe il re del deserto, se non andasse dove è -certezza di preda? -</p> - -<p> -— Dunque? -</p> - -<p> -— Dunque, — rispose Bahr Ibn, — aspetto un -cenno. Ho anch'io qualche speranza di far gente; -e presto seguirò il tuo consiglio. -</p> - -<p> -— La fortuna ti assista. Andrai dunque a Tortosa? -</p> - -<p> -— A Tortosa, a Tripoli, a Tolemaide, e dovunque -ci sarà da combattere. -</p> - -<p> -— Così va bene; — disse il Gran Priore. — Manderò -la lieta notizia ai credenti. — -</p> - -<p> -E inchinatosi sulla staffa, abbracciò lo <i>Sciarif</i>. -Quindi si allontanò sulla via di Aroer, seguito dal -suo piccolo esercito. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_238">[238]</span> -</p> - -<p> -Bahr Ibn se ne tornò pensieroso al castello di -Kanat, e vi rimase tutto quel giorno e un altro -ancora, aspettando. -</p> - -<p> -Alla fine del terzo, giunsero al campo due degli -uomini che aveva mandato sulle tracce dei Fedàvi. -Erano i cavalieri meglio provveduti della spedizione, -e tuttavia i loro cavalli erano sfiniti dalla -corsa. -</p> - -<p> -— Orbene? — domandò Bahr Ibn, che nella sua -impazienza era andato incontro ai due uomini. -</p> - -<p> -— Abbiamo tenuto dietro agli Assassini, come -tu ci hai comandato. -</p> - -<p> -— Si sono essi avveduti di nulla? -</p> - -<p> -— Prima, no; uno di essi più tardi. Ma ce ne -siamo impadroniti in tempo. -</p> - -<p> -— In tempo! per che cosa? -</p> - -<p> -— Per saper tutto di loro, mentre essi non sapran -nulla di noi. Andavano verso le strette di -Gades e noi li seguivamo da lunge. Tramontava -il sole, quando li perdemmo di vista dietro una -macchia di lentischi. Aspettammo le tenebre per -seguitarli fin là, ed avemmo la fortuna di coglierne -uno, lasciato in sentinella, prima che potesse -dar l'avviso ai compagni. -</p> - -<p> -— Lo avete costretto a parlare? -</p> - -<p> -— Sì, mio signore. Sapemmo da lui che essi -andavano verso il pozzo di Rehobot, per piombare -sopra una carovana e impadronirsi di un giovane -cristiano, lasciato in custodia ai cammellieri e a -pochi arcadori della sua patria. Ma nello avvicinarsi -alle strette di Gades avevano veduto che la -carovana si era dal canto suo inoltrata fino a quel -passo, e perciò, appiattati nella macchia, aspettavano -<span class="pagenum" id="Page_239">[239]</span> -la notte, per dar l'assalto col favor delle tenebre. -Infatti, poco dopo udimmo le grida degli -assaliti e lo strepito delle armi. Eravamo in pochi; -del resto, tu non ci avevi mandato alcun cenno -di romper guerra a costoro.... -</p> - -<p> -— No, e avete fatto bene a non entrar nella -mischia. E sono venuti a capo del loro disegno? -</p> - -<p> -— Sì, e tornarono ai cavalli, trasportando con -sè i loro feriti. Per altro, ne dimenticarono uno, -che si trascinò nella macchia dopo la loro partenza. -Accorremmo ai suoi lamenti, e da lui, coll'aiuto -del nostro prigioniero, abbiamo raccolto i particolari -dell'impresa. Il giovane cristiano, che hanno -rapito, non era altrimenti un uomo, bensì una -fanciulla. — -</p> - -<p> -Bahr Ibn era rimasto sbalordito. Già aveva indovinato -che quella era la carovana lasciata indietro -da Caffaro, ma era ben lungi dal pensare -che una donna si trovasse con loro. Nè il signor -di Caschifellone, nè Arrigo da Carmandino, gli -avevano fatto parola di ciò. Per altro, lo <i>Sciarif</i> -non durò fatica ad intendere che in quel colpo di -Abu Wefa si nascondeva una vendetta, un tradimento -di qualcheduno. Ma di chi? Quale dei nuovi -arrivati al suo campo aveva potuto entrar tanto in -dimestichezza col Gran Priore, per tirarlo dalla -sua in quella orribile trama? -</p> - -<p> -Lo <i>Sciarif</i> si ricordò allora di quei compagno di -Caffaro, di quel Gandolfo del Moro, la cui faccia -gli era a tutta prima spiaciuta. E interrogati i suoi -familiari, seppe che, durante la notte passata nel -castello di Kanat, il compagno di Caffaro era stato -veduto, mentre usciva dalle stanze del Gran Priore. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_240">[240]</span> -</p> - -<p> -La risoluzione di Bahr Ibn fu pronta come la folgore. -</p> - -<p> -— Dove sono andati i rapitori? — chiese egli. -</p> - -<p> -— Avevano avuto ordine di accorrere alla volta -di Aroer, dove il Gran Priore sarebbe andato ad -incontrarli. -</p> - -<p> -— Ah! — pensò lo <i>Sciarif</i>. — Era questo l'intento -della marcia di Abu Wefa verso settentrione. -Ma Eblis non ordisce così bene le sue trame, che -Allà non sappia sventarle. — -</p> - -<p> -E ad alta voce proseguì: -</p> - -<p> -— Chiamatemi Zeid Ebn Assan. E date intanto l'avviso -a tutti i nostri uomini. Si parte quest'oggi. — Il -vecchio Zeid fu pronto ad accorrere. Era egli -il più fido dei servitori di Bar Ibn, e quegli che -aveva colle sue cure campato Arrigo da morte. -</p> - -<p> -— Che vuoi, mio signore? Si parte? -</p> - -<p> -— Sì, per la valle di Siddim. Ma la via non è -da dirsi ora; io stesso sarò guida alla nostra gente. -Fa che si radunino tutte le provvigioni d'acqua e -di cibo e che i cammelli siano pronti a partire tra -due ore. — -</p> - -<p> -Lo <i>Sciarif</i> pensava che andando dritto a Siddim -avrebbe potuto raggiungere Abu Wefa non troppo -lunge da quel passo. Il Gran Priore, andato alla -volta di Aroer, doveva infatti piegare di là verso -la valle di Siddim, perdendo in tal guisa il vantaggio -di tre giorni che poteva avere su lui. -</p> - -<p> -Bahr Ibn non si apponeva che a mezzo. Nei dintorni -di Siddim trovò bensì gli Assassini, ma non -tutti. C'erano le salmerie con una numerosa scorta -di cavalieri, ma Abu Wefa era già andato più oltre, -e la schiera dei Fedàvi con lui. -</p> - -<p> -L'arrivo dello <i>Sciarif</i> fu salutato con grida di -<span class="pagenum" id="Page_241">[241]</span> -giubilo. Nessuno si aspettava di veder così presto -quei compagni di accampamento. -</p> - -<p> -— Ebbi un messaggio appena eravate partiti; — disse -Bahr Ibn, per colorire in qualche modo la -sua mossa improvvisa; — e sono oramai libero di -andare dove il cuore mi chiama. Per qualche giorno -saremo compagni di viaggio. — -</p> - -<p> -Quella promessa riguardava il grosso della sua -gente, non lui. Difatti, andato avanti con essi tutto -quel giorno, proseguì il cammino anche di notte, -col nerbo de' suoi cavalieri. E il giorno dopo, anche -i rimasti indietro, consigliati da Zeid Ebn -Assan, credettero necessario di affrettarsi sulle sue -tracce, lasciando indietro le salmerie di Abu Wefa. -</p> - -<p> -Uscito dalla valle, o, per dire più veramente, -dagli stagni di Siddim, lo <i>Sciarif</i> si addentrò speditamente -nelle terre di Moab, muovendo per Damnaba, -Ar, Dibon e Madèba. E tuttavia, quella sua -corsa arrangolata non gli portava alcun frutto. Di -paese in paese prendeva lingua, sapeva che i cavalieri -di Abu Wefa erano passati, ma sempre con -due giorni di vantaggio su lui. -</p> - -<p> -— Quest'uomo ha un tesoro da custodire, — pensò -lo <i>Sciarif</i>, — e viaggia di giorno e di notte. -Facciamo uno sforzo anche noi. — -</p> - -<p> -Abu Wefa, giusta il conto fatto da Bahr Ibn, -non poteva avere più di cento cavalieri con sè. -Per correre più spedito, Bahr Ibn deliberò di lasciare -indietro un'altra parte de' suoi, con ordine -di proseguire come più sollecitamente potevano; -ed egli con cento de' suoi migliori si rimise in -cammino, risoluto di guadagnare nelle prime ventiquattr'ore -una marcia. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_242">[242]</span> -</p> - -<p> -La fortuna gli arrise. A Chirb el Sâr, l'antica -Abel Cheramin della tribù di Gad, ebbe ancora notizie -di Abu Wefa, che era passato il giorno avanti -di là. Con un altro sforzo egli era sicuro di raggiungerlo -al guado dello Jabok Serca, affluente del -Giordano, che scorre alle falde della storica montagna -di Galaad. Ma temeva a ragione di stancar -troppo i cavalli, e si contentò per quella volta di -guadagnare soltanto poche ore. -</p> - -<p> -La seconda marcia fu condotta anch'essa in tal -guisa, per risparmiare le forze dei cavalli. E fu -bene, perchè, guadagnando poche ore ogni dì, alla -mattina del quarto si giunse al poggio di Tell -Asterè, che era stato abbandonato nella notte dalla -cavalcata di Abu Wefa. -</p> - -<p> -Fu quella per Bahr Ibn il caso di meditare sulle -ragioni del Gran Priore, nello intento di cavarne -una norma per sè. -</p> - -<p> -Anzi tutto, perchè Abu Wefa si era dato a correre -in quel modo, che meglio poteva chiamarsi -fuggire? Temeva forse di Bahr Ibn? Pensando che -Abu Wefa sapeva esser questi amico di Arrigo e -che poteva essere avvertito da lui del rapimento -della sua fidanzata, il sospetto non era mica fuori -di luogo. Ma il Gran Priore poteva temere eziandio -d'un altro pericolo, cioè a dire d'una corsa dei giovani -Crociati ad Hebron, donde la notizia del colpo, -facilmente trasmessa a Gerusalemme, avrebbe potuto -dare appiglio ad una spedizione di Franchi. -Varcato il Giordano poco sotto a Tiberiade, un capitano -ardito, come ad esempio Tancredi di Taranto, -non avrebbe trovato molto difficile il còmpito -di attraversarsi sulla strada per cui risaliva -<span class="pagenum" id="Page_243">[243]</span> -Abu Wefa. E questo era infatti il timore più forte -del Gran Priore; il quale in ogni altra occasione -non avrebbe creduto che tutte le forze d'un regno -potessero uscire in battaglia per riconquistare una -donna; ma, dopo aver visto la sua preda, doveva -essere di contraria opinione. -</p> - -<p> -Gandolfo del Moro non lo aveva ingannato. Quella -che il traditore aveva additato alle sue brame era -davvero la perla d'Occidente. E Abu Wefa pensava -a ragione, che, se le perle d'Oriente erano difficili -a prendere, quelle d'Occidente dovevano essere anche -più difficili a conservare. -</p> - -<p> -Non molto dissimile dalla sua era l'opinione del -biondo scudiero, che andava in mezzo alla cavalcata, -chiuso in una lettiga, insieme colle donne del -Gran Priore. -</p> - -<p> -Diana era triste, ma nella sua medesima afflizione -aveva attinto la forza di resistere agli eventi. -Custodiva gelosamente, nascosto nella cintura, un -pugnaletto dalla impugnatura d'acciaio ageminato, -dono della favorita di Abu Wefa. -</p> - -<p> -— Io ti amo e ti odio; — gli aveva detto costei. — Ti -amo perchè sei infelice; ti odio perchè sei -bella. -</p> - -<p> -— Non mi odiare, compiangimi! — rispose Diana. — La -bellezza è un triste dono. -</p> - -<p> -— Che ti fa cara al mio signore; — notò la -schiava di Abu Wefa, con accento di profonda amarezza. -</p> - -<p> -— Io non amo il tuo signore, la mia fede è giurata -ad un altr'uomo. O sarò sua, o morrò. Vedi, -anzi, — soggiunse Diana, che per farsi intendere -da quella donna doveva aiutarsi molto coi gesti, — se -<span class="pagenum" id="Page_244">[244]</span> -tu vuoi darmi quel pugnaletto che pende dalla -tua cintura, esso sarà la mia salvaguardia. — -</p> - -<p> -E fece l'atto di piantarselo nel petto. -</p> - -<p> -— Da senno? — chiese quell'altra. -</p> - -<p> -— Lo giuro pel mio Dio. — -</p> - -<p> -Un lampo di gioia balenò dagli occhi della schiava. -</p> - -<p> -Quella disgraziata amava Abu Wefa. Ella stessa -da poco tempo era succeduta ad un'altra nelle grazie -del suo signore, e tremava di vedersi posposta -a quella nuova bellezza. -</p> - -<p> -Il pugnaletto di Kadigìa, che tale era il nome -della favorita, passò tosto nelle mani della povera -Diana, che allora, soltanto allora, si sentì più tranquilla. -</p> - -<p> -Altri pensieri incominciavano a raffidarla. Notava -anzitutto che il capo degli Assassini, assorto nelle -cure del viaggio, non le aveva ancora detto una -parola che accennasse ad un disegno fatto su lei. -L'avea data in custodia alle sue donne, che viaggiavano -entro lettighe gelosamente coperte e guardate -continuamente da uno stuolo d'eunuchi; e -tutta la famiglia muliebre era separata rigorosamente -dalla schiera dei Fedàvi, i quali marciavano -sempre all'antiguardo. -</p> - -<p> -Inoltre, quel correre affannoso del Gran Priore -verso le terre di Moab, se per avventura la conduceva -lunge da Arrigo, dinotava altresì che Abu -Wefa temeva di essere inseguito. Caffaro non si -era egli riunito ad Arrigo? E Arrigo non era egli -l'ospite e l'amico di Bahr Ibn? Da lui, da lui certamente, -fuggiva Abu Wefa con tanta sollecitudine. -</p> - -<p> -E un barlume di speranza rompeva le tenebre di -quell'anima afflitta. Era impossibile che la misericordia -<span class="pagenum" id="Page_245">[245]</span> -di Dio si fosse così allontanata da lei, dalla -figlia e dalla fidanzata di due valorosi campioni -della fede. Ma infine, perchè avrebbe temuto? Non -dispera mai di salvarsi, chi sa di poter trovare, ove -occorra, il suo rifugio nella morte. E Diana era risoluta -di morire. -</p> - -<p> -Intanto proseguiva il viaggio nella solitudine di -quelle sterminate pianure di sabbia, su cui si stendeva -nel giorno la volta infuocata del cielo, nella -notte un padiglione di zaffiro, in mezzo al quale la -splendida luna appariva regina tra un esercito scintillante -di stelle. -</p> - -<p> -In alcuni punti si mutava la scena, e lo sguardo -salutava ameni colli coronati di querce e d'allori, -o valli romite, in cui l'arancio, la palma e il melagrano, -si vedevano coperti di fiori e di frutti. -</p> - -<p> -Si costeggiava infatti la gran valle del Giordano -e il suolo sentiva la vicinanza delle acque. -</p> - -<p> -Torniamo a Bar Ibn. Egli non è lontano. Dalla -eminenza di Tell Asterè, un poggio famoso su cui -gli antichi Ebrei offrivano sacrifizi ad Astaroth Karnaim, -l'Astarte bicorne di Siria, egli aveva veduto -all'orizzonte il polverìo sollevato dalla cavalcata di -Abu Wefa. E riposati alquanto i suoi, disegnò di -tenergli dietro senza aspettare la notte. -</p> - -<p> -Il Gran Priore incominciava appena allora a respirare -più liberamente. Era giunto all'altezza del -lago di Tiberiade, o di Genezaret, se vi torna meglio, -e si dileguava il pericolo di veder capitare qualche -legione di Crociati che gli sbarrasse la strada. Ma -appunto in quel giorno doveva cascargli addosso -il peggio, e tanto più molesto quanto meno aspettato. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_246">[246]</span> -</p> - -<p> -Di poco era passato il meriggio, quando uno dei -suoi <i>refilìs</i>, che comandava la retroguardia, lo avverti -d'una grossa cavalcata, che veniva dietro a -loro, muovendo anch'essa da Tell Asterè. -</p> - -<p> -Il pensiero di Abu Wefa corse incontanente ai -Franchi del regno di Gerusalemme. Ma come avevano -potuto essere così presto avvisati del suo passaggio? -E come mai gli sbucavano alle spalle, -senza pensare che egli aveva la via libera davanti -a sè per fuggire? Ma l'aveva libera davvero? E non -era piuttosto da temere che ogni cosa fosse disposta -per coglierlo in mezzo? -</p> - -<p> -Questo timore lo fece rimanere alquanto perplesso. -</p> - -<p> -— Se volgessi senz'altro a levante? — pensò. — Ma -per un semplice dubbio... per un sospetto..... -avventurarmi in un paese così scarso d'acque, e di -viveri, mentre il restante dell'esercito mi segue a -tre o quattro giornate di marcia? — -</p> - -<p> -Il Gran Priore era lontano le mille miglia dal -pensare a Bahr Ibn. Sui primi giorni lo aveva temuto; -ma lassù, oltre i monti di Galaad, di Serca -e di Agelun, che aveva superati con tanta celerità, -ogni paura d'inseguimento da quella parte gli era -uscita intieramente dall'animo. -</p> - -<p> -Quella esitanza gli aveva già fatto perdere una -mezz'ora di tempo. Aggrottò le ciglia, vedendo che -quegli altri si avanzavano sempre più, e comandò -alla sua gente di prendere il galoppo. Ma anche i -nemici, poichè tali bisognava considerarli oramai, -anche i nemici lo imitarono, e la distanza fra le -due schiere non si accrebbe, come egli aveva sperato. -</p> - -<p> -Si fermò allora, pieno di mal talento, e deliberò -di vederci chiaro. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_247">[247]</span> -</p> - -<p> -— Vadano avanti i cammelli e i lettighieri; — diss'egli; — noi -torneremo indietro, per farla finita -con queste incertezze. — -</p> - -<p> -E voltato il cavallo, mosse alla volta di coloro -che lo inseguivano. -</p> - -<p> -— Ci hanno veduto, — diceva intanto Bahr Ibn. — A -noi dunque! E tu, Zeid, ricorda le mie istruzioni. -</p> - -<p> -— Non temere, sarai obbedito. — -</p> - -<p> -Lo <i>Sciarif</i> spronò allora il suo corridore, ordinando -a' suoi cavalieri di seguirlo, ma senza troppo -ardore, per non insospettire maggiormente Abu -Wefa. -</p> - -<p> -Fu grande la meraviglia di quest'ultimo, quando -riconobbe colui che meno s'aspettava di vedere. -</p> - -<p> -— Tu qui? — gli disse. — Io ti credeva ancora -a Tell el Kanat. -</p> - -<p> -— Se tu ci rimanevi ancora una mezza giornata, — rispose -lo <i>Sciarif</i> con aria tranquilla, — avrei -potuto partire con te. — -</p> - -<p> -Abu Wefa lo guatò con occhio sospettoso. -</p> - -<p> -— Che cos'è avvenuto, — riprese, — perchè tu -avessi a mutar consiglio così presto? -</p> - -<p> -— Niente che io già non m'aspettassi, pur troppo! — rispose -lo <i>Sciarif</i>, con un candore, che non riusciva -tuttavia a disarmare Abu Wefa. — Un messaggio -dell'Egitto, che mi ha tolto ogni speranza. -Che cosa avrei fatto nel deserto, se non c'era più -modo di tentar la fortuna contro l'usurpatore? Ho -trovato buono il tuo consiglio; vado a Tortosa. -</p> - -<p> -— Ah, sì? — mormorò il Gran Priore, a cui la -risoluzione parea troppo repentina, come troppo -sollecito il viaggio. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_248">[248]</span> -</p> - -<p> -— Per l'appunto — replicò Bar Ibn; — e voglia -il cielo che io non giunga troppo tardi! -</p> - -<p> -— Infatti, — disse Abu Wefa, — a quest'ora i -Cristiani possono aver fatto molto cammino.... assai -più che tu non ne abbia fatto in così pochi giorni, -dacchè ci siamo lasciati. — -</p> - -<p> -Bahr Ibn sentì il colpo, ma fece le viste di non -averlo inteso. -</p> - -<p> -— Dunque, se non ti spiace, — ripigliò, — ci -faremo compagnia per un tratto di strada. -</p> - -<p> -— Perchè non m'hai raggiunto prima? — esclamò -il Gran Priore. Ecco qua, siamo proprio all'ultima -stazione in cui potessimo trovarci insieme. -</p> - -<p> -— Come? — domandò lo <i>Sciarif</i>, che non si -aspettava quella sparizione improvvisa dello schermidore -astuto. — Non andavi tu verso le montagne -di Tripoli? -</p> - -<p> -— Questo era il primo disegno; — rispose Abu Wefa. — Ma -anch'io ho ricevuto un messaggio per via. E -vado invece a Damasco, per la strada di Salomè, laddove -tu devi proseguire per la pianura di Medan. -</p> - -<p> -— Ah sì? — mormorò Bar Ibn, imitando senza -volerlo il suo avversario. -</p> - -<p> -E vide così a tutta prima che la fortuna, se tardava -più oltre, gli sarebbe sfuggita di mano. L'occasione -era propizia. Abu Wefa non aveva in quel -punto che otto o dieci cavalieri con sè, mentre il -grosso della sua schiera stava lunge un cinquecento -passi, in attesa del suo capo. A lui, invece, -a lui, Bahr Ibn, tutti i suoi cavalieri facevano corona -oramai. Abu Wefa, così scaltro com'era, non -aveva preveduto quel caso. E Bar Ibn risolse di -approfittarne senz'altro. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_249">[249]</span> -</p> - -<p> -Diede una rapida occhiata a Zeid Ebn Assan, che -parve intenderlo a volo. Indi, spronato il cavallo, -si serrò addosso al Gran Priore e lo afferrò per -un braccio, tentando di levarlo d'arcione. -</p> - -<p> -Questi, a sua volta, benchè sorpreso, strinse le -ginocchia nei fianchi dei suo corridore, pensando -che questo, con una violenta strappata, lo avrebbe -tolto dalle unghie del suo avversario, meglio che -non potesse fare egli stesso con un colpo di mazza, -quand'anche fosse riuscito ad abbrancare la sua -arme ferrata. Ma quantunque il generoso animale -obbedisse prontamente all'impulso del suo signore, -egli non fu più in tempo di svincolarsi. Zeid Ebn -Assan afferrava il cavallo per le redini; uno stuolo -di cavalieri, cacciatosi improvvisamente tra lui e i -pochi che lo avevano seguito, gli si addensava minaccioso -dintorno. -</p> - -<p> -L'assalto era stato così repentino, che i compagni -di Abu Wefa rimasero come storditi, e non ardirono -muoversi in sua difesa. In meno che non si -dice, il Gran Priore fu strascinato a terra e saldamente -legato. -</p> - -<p> -Fremeva di rabbia, il malvagio, e aveva la schiuma -alla bocca. -</p> - -<p> -— Tu mi dirai, o <i>Sciarif</i>, — gridò egli, spirando -dal labbro tutto il furore che non poteva manifestarsi -col braccio, — la ragione di questa ingiuria -ad un amico, ad un ospite. Nel mio accampamento -di Tell el Kanat, io ti ho accolto come si accoglie -un fratello. -</p> - -<p> -— Sì, — rispose Bahr Ibn, con accento sarcastico, — per -farmi poi comparire un traditore, un -ribaldo, agli occhi degli amici ed ospiti miei. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_250">[250]</span> -</p> - -<p> -— Io non t'intendo; — disse Abu Wefa. -</p> - -<p> -— Non m'importa; m'intenderai tra breve. — -</p> - -<p> -E fattosi verso i compagni di Abu Wefa, lo <i>Sciarif</i> -comandò loro che scendessero tutti da cavallo, salvo -uno che aveva a portare un messaggio. -</p> - -<p> -— Non sarà fatto alcun male al vostro signore, -se voi non vi muovete; — diceva Bahr Ibn. — Uno -di voi se ne torni a quella gente laggiù, e -dica loro che vuol essere una guerra a morte, se -non stanno tutti immobili al comando. — -</p> - -<p> -Il messaggiero andò, sbalordito dalla fulminea -rapidità di quel colpo di mano. -</p> - -<p> -Come egli fu partito, Bahr Ibn si volse al suo -prigioniero. -</p> - -<p> -— Dimmi, Dai al Kebir, ov'è la donna che hai -rapita, alle strette di Cades? -</p> - -<p> -— Io non ho rapito donne; — rispose Abu Wefa, -dissimulando a stento la commozione destata in lui -da quella domanda. -</p> - -<p> -— Bada a te! — rispose lo Sciarif, corrugando -le ciglia. — Sono del sangue di Maometto, e ti -giuro pel sangue suo, che se tra un'ora non è -qui la donna rubata, io ti ucciderò come un cane. — -</p> - -<p> -Il Gran Priore vide che non c'era nulla a sperare -dal tenersi sul niego, e che colui avrebbe operato -in tutto come diceva. -</p> - -<p> -— Essa è tra le mie donne; — diss'egli, abbassando -la voce e col volto acceso di vergogna. — Ma -tu, seguace del profeta, non oserai scoprir loro -il viso.... -</p> - -<p> -— L'oserò; — interruppe Bahr Ibn; — per gli -occhi di Fatima, la gran genitrice della mia stirpe, -l'oserò, se pure tu non mi consegnerai il tuo sigillo, -<span class="pagenum" id="Page_251">[251]</span> -per farlo riconoscere dal capo dei tuoi eunuchi, -che dovrà restituire la preda. — -</p> - -<p> -Non c'era modo di resistere. I minuti scorrevano -veloci e la scimitarra di Bahr Ibn era già fuori -della guaina. Abu Wefa mise un sospiro, che meglio -si sarebbe potuto dire un mugghio di toro, e -toltosi dal dito un anello, sulla cui pietra era inciso -il suo nome, lo consegnò allo <i>Sciarif</i>. -</p> - -<p> -— Prendi, e corri! — disse Bahr Ibn al suo fedele -Zeid. -</p> - -<p> -Il vecchio prese l'anello, e seguito da cento cavalieri -galoppò alla volta della schiera di Abu Wefa. -</p> - -<p> -Quegli uomini, informati di tutto dal messaggiero, -stavano immobili e taciturni, in attesa. -</p> - -<p> -— Credenti in Dio, — disse Zeid, alzando la voce, — ascoltatemi. -Ecco l'anello di Abu Wefa, vostro -glorioso signore. Egli vi comanda di consegnarmi -la donna; dopo di che egli stesso potrà tornar libero -a voi. — -</p> - -<p> -Uno degli ufficiali del Gran Priore si avanzò, e, -riconosciuto il sigillo del suo signore, chinò la -fronte senza far motto. Dopo di lui s'inoltrò il capo -degli eunuchi, e, compiuta la medesima cerimonia, -che doveva dissimulare la vergogna comune di una -disfatta senza combattimento, andò, taciturno del -pari, verso le lettighe. -</p> - -<p> -Poco stante, il biondo scudiero balzava dal carro coperto, -d'ov'era rinchiuso insieme colla bruna favorita. -</p> - -<p> -Kadigìa non aveva un concetto ben chiaro di ciò -che era avvenuto, e temeva forte per la vita del -suo signore ed amante. -</p> - -<p> -— Nessuno ti ha fatto male; — diss'ella, con accento -carezzevole. — Sii misericordiosa con lui! -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_252">[252]</span> -</p> - -<p> -— Non temere; io non mi vendico; — rispose -Diana. -</p> - -<p> -Anch'ella ignorava l'accaduto, ma pensava che -Arrigo da Carmandino e l'amico di lui avessero -avuto mano nella sua liberazione. Essi, per conseguenza, -dovevano esser là, arbitri della vita di Abu -Wefa. -</p> - -<p> -— Grazie! — esclamò Kadigìa. -</p> - -<p> -E presa la mano del biondo scudiero, v'impresse -il bacio della gratitudine. -</p> - -<p> -— Ecco il tuo pugnaletto; — disse Diana. — Anch'io -debbo ringraziarti, perchè in questo ferro -ho veduto un soccorso del cielo. -</p> - -<p> -— Vuoi tenerlo per amor mio? — rispose la -schiava. — Esso ti ricorderà Kadigìa. — -</p> - -<p> -Diana accettò il dono e lo ripose nella cintura. -Ella pensava di non separarsi più da quello strumento -di morte, che era stato per tanti giorni la -sua unica salvaguardia in mezzo al pericolo. -</p> - -<p> -Zeid Ebn Assan, che era rimasto lunge dal carro -in attesa del prezioso acquisto, si avanzò allora per -riceverlo in consegna dal capo degli eunuchi. Si -aspettava una donna, e la sua meraviglia fu grande -al vedere un giovine scudiero, ma ben presto si -riebbe, o, per dire più veramente, passò dalla meraviglia -allo stupore, vedendo quel miracolo di bellezza, -che accoglieva in sè tutte le grazie, tutte le lusinghe, -date da Dio all'ultima e alla più leggiadra -delle opere sue. -</p> - -<p> -L'aureola dei santi, come l'hanno immaginata i -pittori cristiani, non era nulla al paragone di quella -luce spirituale che circondava la bellissima testa. -Sarebbe stato mestieri di correre colla fantasia a -<span class="pagenum" id="Page_253">[253]</span> -quell'incognito indistinto di etere e d'ambrosia che -involgeva le dee del paganesimo, quando si degnavano -di apparire ai mortali. Essenza di bellezza, -soavità di profumo, aura di pudore, eravate voi che -componevate una corona intorno ai biondi capegli -di quella divina, che, passando in mezzo a tutti -quegli uomini, a tutte quelle ammirazioni, a tutte -quelle cupidigie, si faceva in volto color della -fiamma. -</p> - -<p> -La più parte dei Fedàvi non avevano mai visto -la prigioniera; quei pochi che l'avevano rapita, -mentre la notte ne celava i lineamenti e il terrore -l'avea come contraffatta, credettero anch'essi di vederla -per la prima volta. E gli uni e gli altri sentivano -tutta l'amarezza di quella improvvisa partenza. -</p> - -<p> -— Non ha il paradiso una Urì più leggiadra di -questa. -</p> - -<p> -— Essere amati da lei e rinunziare ad ogni gioia -promessa nei cieli! — -</p> - -<p> -Erano questi i discorsi dei Fedàvi, mentre la -fanciulla degli Embriaci si allontanava dal carro. -</p> - -<p> -E uno di costoro osò dire, accanto a Zeid Ebn -Assan: -</p> - -<p> -— Siete a un di presso di un numero eguale al -nostro. Se noi non volessimo lasciarla partire!... -</p> - -<p> -— Provate! — rispose fieramente Zeid. — Al -menomo cenno di rivolta da parte vostra, il Gran -Priore ci lascia la testa. — -</p> - -<p> -Il Fedàvo non aggiunse parola. -</p> - -<p> -Diana intanto era balzata sul cavallo di Zeid, che -aveva voluto scendere ad ogni costo, per essere il -suo palafreniere. E andava gloriosa come una regina, -<span class="pagenum" id="Page_254">[254]</span> -verso le schiere dello <i>Sciarif</i> che la salutavano -con grida di gioia, mentre quelle di Abu Wefa -stavano mute, in preda alla costernazione. E non -era forse naturale, al vedere quell'astro meraviglioso -che si allontanava per sempre? Aldebaran, la stella -prediletta degli Arabi, sparendo improvvisamente -dal cielo, non avrebbe lasciato maggior desiderio -di sè. -</p> - -<p> -Lo <i>Sciarif</i>, ritto in arcioni davanti al suo prigioniero, -contemplava da lungi la scena e si rallegrava -dell'opera sua. Non pensava più alla fallita impresa -d'Egitto; pensava alla gioia dei suoi nemici quando -egli avesse potuto mandar fuori dalle mura di Tortosa -un araldo che dicesse agli assedianti: — Cristiani, -Bahr Ibn, mio signore, ha liberata dalle -mani del capo degli Assassini una figlia di Genova, -e la manda, senza chieder riscatto, al suo amico -ed ospite Arrigo da Carmandino, il più prode tra -tutti i cavalieri d'Occidente. — -</p> - -<p> -La cavalcata giungeva frattanto al cospetto di -Bahr Ibn. Il biondo scudiero cercava indarno cogli -occhi Arrigo da Carmandino. -</p> - -<p> -— Bella figliuola di Genova, — disse allora lo -<i>Sciarif</i> in quella lingua mezzo araba e mezzo italiana, -che era il primo frutto delle Crociate, — tu -cerchi i tuoi concittadini; ma non è qui che un amico -loro, il protettore e il fratello d'Arrigo. — -</p> - -<p> -Spiacque a Diana l'assenza di coloro che sperava -trovare laggiù. Ma come seppe l'accaduto, e più -particolarmente il modo in cui Bahr Ibn avea trapelato -il rapimento di lei e provveduto alla sua liberazione, -lo ringraziò con tutta l'effusione di un -animo riconoscente. Bahr Ibn l'udiva, la guardava -<span class="pagenum" id="Page_255">[255]</span> -in viso, e s'inebriava di quella voce melodiosa, di -quella bellezza sovrumana. -</p> - -<p> -Passarono davanti ad Abu Wefa, che stava ancora -prigioniero, ai piedi d'un sicomòro. Diana lo -intravvide, ma torse gli occhi da lui, che la saettava -d'uno sguardo feroce, sospirando profondamente. -</p> - -<p> -— Che hai? — gli chiese Bahr Ibn, muovendo -verso di lui, per sciogliere la fune che lo teneva -legato. -</p> - -<p> -— Sospiro la perla d'Occidente; — mormorò il -Gran Priore. — Tu sei fortunato, o <i>Sciarif</i>! -</p> - -<p> -— Fortunato, certamente, perchè potrò restituirla -a chi l'hai tolta. -</p> - -<p> -— Ne sei ben certo? Bada, o <i>Sciarif</i>; io posso -predirti fin d'ora.... -</p> - -<p> -— Che cosa? -</p> - -<p> -— Che tu l'amerai e non vorrai più restituirla. -</p> - -<p> -— Sia maledetta la tua lingua! — gridò Bahr -Ibn, profondamente turbato. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_256">[256]</span></p> - -<h2 id="cap17">CAPITOLO XVII. -<span class="smaller">Nel quale si vedono operare i sortilegi -di Abu Wefa.</span></h2> -</div> - -<p> -Siamo a mezzo l'autunno. La <i>Caffara</i>, salpata -dalla Maiuma di Gaza, è andata a golfo lanciato -verso settentrione, per raggiungere le sue trentanove -compagne all'assedio di Tortosa. -</p> - -<p> -Quando i nostri amici arrivarono in quei paraggi -metà dell'impresa era già fornita da Ugo Embriaco -e dal fratello Nicolao, perchè il naviglio genovese -si era in quel frattempo impadronito dell'isola e -della fortezza di Arado. -</p> - -<p> -Era quell'isola distante forse due miglia dalla -costa. I Fenicii l'avevano chiamata Arvad, i Greci -Aradio, e al tempo di cui narro dicevasi Arado. -Anzi che un'isola, poteva dirsi uno scoglio, emergente -dai flutti, che girava forse un miglio, di forma -allungata, con una lieve salita verso il centro, e -ripido da tutti i lati. Gli esuli di Sidone avevano -fondata su quello scoglio una città marinara, ed -è facile immaginare che, mancando lo spazio, gli -<span class="pagenum" id="Page_257">[257]</span> -abitanti Arvad se ne ricattassero nell'altezza a cui -facevano ascendere le loro case, altezza sterminata, -come era sterminata la profondità delle cisterne -scavate nel masso, per raccogliervi l'acqua piovana -o andare a cercare una sorgente d'acqua dolce nelle -viscere della terra. -</p> - -<p> -Una doppia cinta di mura, avanzo dell'arte fenicia, -custodiva la città di Arado. Ma non gli valse -perchè i Genovesi, impedite le comunicazioni colla -costa, l'ebbero per fame in loro balìa; non rimanendo -ad essi più altro che espugnare la città sorella, -Tortosa, che sorgeva sulla costa. -</p> - -<p> -I fratelli Embriaci e Ansaldo Corso, loro compagno -nell'impresa, diedero opera gagliarda all'espugnazione -della terra. Come ho già detto, avevano -spedito in tutta fretta a Genova una galèa per annunziare -ai consoli la presa di Arado, e ad uno di -essi, a Guglielmo Embriaco, il triste esito della -spedizione di Gaza. -</p> - -<p> -Da venti giorni durava l'assedio, senza che la -città, forte per la sua postura e validamente difesa, -accennasse ancora ad arrendersi. Non potuta circondare -dalla parte dei monti, Tortosa avea sempre -vettovaglie e soccorsi d'armati. Ma San Lorenzo -(che era in quei tempi ii santo prediletto dei Genovesi), -san Lorenzo proteggeva i suoi divoti cittadini, -e faceva capitare nelle acque di Tortosa altre otto -galere, comandate da Mauro di Piazza Lunga e da -Pagano della Volta, che erano stati consoli nella -antecedente compagna. A proposito, ho promesso, -non so più dove, di chiarire ai lettori questo negozio -della compagna. E poichè il nome mi è caduto -dalla penna, manterrò la promessa. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_258">[258]</span> -</p> - -<p> -Noto anzi tutto che <i>compagna</i> e <i>compagnia</i> gli è -come dir zuppa e pan molle. Per altro, i Genovesi -antichi dicevano sempre compagna, intendendo forse -da principio una società pattuita fra mercatanti, per -due, o tre anni, nell'intento di far fruttare l'opera -loro, e il danaro posto in comune. Dalla pluralità -il concetto si allargò alla totalità, e l'associazione -di tutti i cittadini si disse, nel latino dei pubblici, -atti, <i>Communis compagna</i>, e più chiaramente <i>compagna -de comuni Janue</i>. Se eravate fuor d'essa, potevate -considerarvi fuor della legge; non avevate -diritto a cittadinanza, a giustizia, a pubblici uffizi. -</p> - -<p> -Vi ascrivevate alla compagnia giurandone i patti -<i>in osculo pacis</i>, nel bacio della pace, vincolo e pegno -tanto necessario in quei tempi di continue discordie. -Questo dicevasi «giurar la compagna;» e coloro -che giuravano erano i cittadini <i>utili</i>, i cittadini <i>idonei</i>, -che contribuivano alla cosa pubblica con danaro, -o servigi, sotto il reggimento dei consoli, i quali -si eleggevano ad ogni nuovo giuramento di compagna. -</p> - -<p> -Questa adunque era la grande, la prima de <i>communibus -rebus</i>. C'erano poi le urbane, o minori, in -numero di otto, che rispondevano agli otto rioni -della città. Tra queste compagne urbane si dividevano -le imposte, le spese di guerra, gli apprestamenti -delle galere. Donde avveniva che pel numero -delle compagne si dividessero altresì le schiere dell'esercito -e le galere dell'armata, dando ciascheduna -compagna il suo rettore alla nave, o alla compagna -di soldati, sotto il comando di un console, o di altro -capitano, scelto dal popolo tra gli uomini consolari. -</p> - -<p> -E questo, che ho detto così di passata, vi chiarirà, -<span class="pagenum" id="Page_259">[259]</span> -lettori umanissimi, quell'altra faccenda del -numero di otto galere che giungevano di rinforzo -nelle acque di Sorìa, sotto il comando di Pagano -della Volta, uno dei nobili genovesi, e di Mauro -di Piazza Lunga, uno dei popolari, ambedue scaduti -in quell'anno dalla prima magistratura cittadina. -</p> - -<p> -Caffaro di Caschifellone si confortò un tratto -nelle braccia dello zio Pagano. E dell'arrivo di -quelle otto galere si confortarono tutti, sperando -di poter condurre più facilmente a buon fine l'impresa. -</p> - -<p> -Infatti, c'era mestieri di rinforzo. Mai, dopo la -espugnazione di Cesarea, i Crociati avevano tanto -sudato attorno ad una cerchia di mura. Ben presto -ne seppero la ragione. L'Emiro di Tortosa non -era solo a difendere la città. Fin dai primi giorni -dell'assedio, aveva compagno uno dei più valorosi -campioni dell'Islam. Il lettore lo ha già indovinato; -era Bahr Ibn, che noi avevamo lasciato presso -Teli Asterè, a quattro giornate di marcia dalla terra -assediata. -</p> - -<p> -Arrigo da Carmandino era lungi dal sospettare -che tesoro fosse caduto in mano al nuovo difensore -di Tortosa. Per lui, come per Caffaro, la povera -Diana era sempre in balìa di Abu Wefa, il -terribile capo degli Assassini, del quale s'incominciava -appena allora ad avere nel campo dei -Crociati qualche più certa notizia, ma senza sapere -il vero luogo in cui fosse andato a piantare le sue -tende. -</p> - -<p> -Non c'era dunque da far nulla, nè da tentare, -per la salvezza della infelice Diana. Questo era il -<span class="pagenum" id="Page_260">[260]</span> -pensiero di Caffaro, il solo dei due amici, che -avesse ancora la mente così sana per accogliere -un concetto e meditarlo. Quanto ad Arrigo, non -c'era affè da sperarne un consiglio. Il poveretto -avea quasi perduto il senno; il suo spirito annebbiato -non vedeva più che una cosa, la possibilità -di un miracolo. Ma certamente non lo sperava -neanche, poichè l'uso ch'egli faceva della vita, indicando -il disprezzo in cui l'aveva ogni giorno di -più, mostrava apertamente com'egli cercasse la -morte, quasi per trovarci un termine alle sue cure -affannose. -</p> - -<p> -Combatteva da disperato, guidava tutte le fazioni -più arrisicate. Non c'era sortita di assediati, che -non s'incontrasse, per sua disgrazia, in quell'audace -guerriero, davanti al quale indietreggiava la -morte. -</p> - -<p> -La fama del suo voto si era sparsa nel campo, -e di là era corsa fino a Gerusalemme, dove spesso -andavano messaggieri dell'esercito. E già parecchi -degli Ospitalieri di San Giovanni erano partiti dalla -città santa, per andare a vedere le prodezze di lui -e a salutare quella futura gloria dell'Ordine. -</p> - -<p> -Continuatori dell'opera pietosa degli ospizii ai -pellegrini (ospizii che avevano fondato in Gerusalemme -i mercatanti d'Amalfi), gli Ospitalieri di San -Giovanni erano allora una congregazione tra monastica -e militare, che da Goffredo Buglione aveva -avuto lode e privilegi, e da Baldovino ogni maniera -di favori, come quella che prometteva di -riuscire un valido aiuto al regno crocesegnato. Il -loro istitutore, Gerardo di Tonco, era un gentiluomo -piemontese, andato in Terrasanta fin dal 1074. -<span class="pagenum" id="Page_261">[261]</span> -La fondazione degli Amalfitani aveva trovato in -lui il più zelante e il più divoto dei suoi cultori. -Durante l'assedio di Gerusalemme, il buon Gerardo -era stato chiuso in prigione dai Saracini, e l'entrata -dei Cristiani lo avea liberato. I suoi Giovanniti -erano monaci, infermieri e soldati, e dal loro -ordine, che fu il primo di tal sorte, doveva staccarsi -pochi anni di poi un altro italiano, Ugo de' Pagani, -per fondar l'Ordine dei cavalieri del Tempio. -</p> - -<p> -Nei campo cristiano, Arrigo era già chiamato il -Giovannita. Egli stesso, in un impeto di quella disperazione -terrena che fa cercar rifugio nel pensiero -della divinità, comunque la s'intenda, e quantunque -troppo spesso ci apparisca non curante di -noi, aveva già cinte sull'armatura le insegne dell'Ordine, -che consistevano in un mantello di lana -bigia, e in una croce biforcata d'argento. -</p> - -<p> -In Tortosa il nuovo Giovannita era temuto per -quel suo meraviglioso ardimento, che, facendogli -disprezzare il pericolo, rendeva gli assalti suoi -così dannosi agli assediati. Si diceva da tutti i Saraceni -che se nell'esercito cristiano si fossero trovati -cento altri come lui, Tortosa non avrebbe potuto -resistere un giorno, con tutto il valore e la -rara prudenza di cui faceva prova Bahr Ibn. -</p> - -<p> -Ben presto anche tra i Saracini fu risaputo il -nome di quel fiero Crociato. Chi li aveva ragguagliati -in tal guisa? -</p> - -<p> -Ricordate che non lunge di là, vigile scolta contro -Mussulmani e Cristiani, aveva piantato il suo -vessillo un altr'Ordine, assai meno religioso, ma -fortemente disciplinato, quello degli Assassini. Tripoli, -ancora in potestà dei Mussulmani, distava appena -<span class="pagenum" id="Page_262">[262]</span> -quaranta miglia da Tortosa, e alle spalle di -Tripoli, nel castello di Massiad, vigilava Abu Wefa, -come un avoltoio sul ciglione della rupe. -</p> - -<p> -Insieme col Gran Priore stava un altro personaggio -di nostra conoscenza, giunto a lui per una -di quelle malaugurate fortune, che arridono spesso -ai malvagi e li attraggono l'uno all'altro per mezzo -a difficoltà e pericoli tali, che condurrebbero a mal -punto una schiera di onest'uomini. Il Gran Priore -si era affrettato ad accoglierlo tra' suoi <i>dais</i>, o -maestri iniziati, facendogli saltare d'un tratto il -grado inferiore dei <i>rèfilis</i>, o compagni, ai quali non -era svelato tutto l'arcano della sètta. Che bisogno -c'era egli di aspettare altre prove da Gandolfo del -Moro, che aveva mostrato di lancio come fosse sottile -l'ingegno e sicura la sua fede nel male? -</p> - -<p> -Gli emissarii di costoro correvano assiduamente -per ogni lato. Si fingevano Ebrei, Cristiani, e ogni -altra cosa che loro mettesse conto di parere. Arditi -e destri, si ficcavano qua e là, curiosando, ascoltando -e tremando, giusta i fini reconditi della sètta, -e non era città del regno crocesegnato, o terra di -Saracini, dove Abu Wefa non avesse mandato -suoi esploratori. -</p> - -<p> -Un giorno nella tenda di Arrigo si trovò una -pergamena accartocciata. In essa erano scritte queste -parole: -</p> - -<p> -«Che il tuo amico Bahr Ibn sia in Tortosa, lo -saprai. Ma una cosa non sai: che egli ha rapito -la tua fidanzata e la tiene. Egli sa che tu sei votato -ali' Ordine di San Giovanni e pensa che un -gentil cavaliere come tu sei, terrà fede al suo voto. -Diana sarà sua, o per amore, o per forza.» -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_263">[263]</span> -</p> - -<p> -A quella lettura Arrigo diede in un grido di stupore, -che si mutò ben presto in urlo di rabbia. -Triste combinazione di eventi! Egli sapeva che la -sua povera Diana non era in balìa di Abu Wefa, -e in pari tempo che Bahr Ibn lo aveva tradito. -</p> - -<p> -Tradito! Ma come? Il pensiero di Arrigo corse -anche una volta a Gandolfo, a cui troppo generosamente -Caffaro aveva perdonato la vita. -</p> - -<p> -Ma chi dava l'annunzio del tradimento di Bahr -Ibn? Ed anche qui il pensiero correva a Gandolfo, -sebbene quel fatto paresse in contraddizione coll'altro. -Como mai Gandolfo del Moro potea dare -avviso al suo rivale della sorte toccata a Diana, -se era egli stesso che aveva ordito la trama per -togliere quella donna a lui? -</p> - -<p> -Caffaro, che era il più calmo dei due, si provò -a conciliare le due cose, e pensò che quel tristo -di messer Gandolfo, dopo averla fatta ad Arrigo, -si fosse pentito, e non volesse lasciarne godere il -frutto al Saracino. -</p> - -<p> -Il signore di Caschifellone non si apponeva che -a mezzo. E difatti, il nostro amico non poteva argomentare -da sè, come Bahr Ibn, seguendo una -buona ispirazione, fosse andato sollecito sull'orma -di Abu Wefa. Se questo avesse saputo, il resto gli -sarebbe apparso chiaro come la luce del giorno. -Perchè, quanto a indovinare le conseguenze di un -incontro di Bahr Ibn colla bella figliuola di Guglielmo -Embriaco, nessuno lo avrebbe fatto più -agevolmente di Caffaro. Egli stesso, così leale amico -ed onesto cavaliere, aveva forse potuto custodire il -suo cuore contro le grazie innocenti, eppure tanto -pericolose, di madonna Diana? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_264">[264]</span> -</p> - -<p> -Arrigo, intanto, che non vedeva più lume, avrebbe -senz'altro ordinato di dar la scalata alle mura, e -insegnata la via coll'esempio. Ma poichè non tutti -gli assedianti partecipavano al suo furore, e l'ardimento -più efficace è quello che non si scompagna -dalla prudenza, vinse il parere degli altri capitani, -i quali fecero intendere al nostro innamorato non -essere ancora il tempo di dare l'assalto, tanto più -che le torri e le altre macchine di guerra, in cui -erano così valenti i figli di Genova, non erano ancora -condotte a termine, e le frequenti sortite degli -assediati facevano andar lenti i lavori dei maestri -d'operare. -</p> - -<p> -Il povero Arrigo dovette ristarsi e divorare la sua -rabbia impossente. Ma intanto il suo amico Caffaro -si preparava a servirlo in altra guisa. -</p> - -<p> -Un trombettiere andò la mattina seguente fin -sotto le mura di Tortosa, diede i tre squilli, e, -veduti i custodi che s'affacciavano alla merlata, -gridò: -</p> - -<p> -— Il mio signore Caffaro di Caschifellone, uno -dei cavalieri dell'esercito genovese in Sorìa, chiede -al vostro capitano, il nobile <i>Sciarif</i> Bahr Ibn, un -colloquio entro le mura di Tortosa, o in altro luogo -che più gli torni gradito. — -</p> - -<p> -La risposta si fece aspettare a lungo. Finalmente -giunse alla merlata un araldo, e disse: -</p> - -<p> -— Ben venga il signore di Caschifellone; lo <i>Sciarif</i> -è disposto a riceverlo. — -</p> - -<p> -Caffaro salì prontamente a cavallo e andò soletto -e fidente verso la saracinesca. Colà uno dei custodi -slacciò la fascia del suo turbante e bendò con -essa gli occhi dell'inviato, perchè egli non avesse -<span class="pagenum" id="Page_265">[265]</span> -modo ad esplorare gli accessi delle mura; indi il -fedele e valoroso amico di Arrigo da Carmandino -fu introdotto in città. -</p> - -<p> -Lo <i>Sciarif</i> era in una sala terrena della ròcca, -che sorgeva nel mezzo della città, e gli facevano -corona parecchi dei suoi uffiziali. A mala pena vide -entrar Caffaro, li congedò d'un cenno, e pochi istanti -dopo era solo con lui. -</p> - -<p> -Un'aria di cupa mestizia regnava sul volto dello -<i>Sciarif</i>, indicando l'interno struggimento d'un pensiero -molesto. Gli traluceva dagli occhi quella fiamma -truce, che tradisce gl'incendii profondi del cuore -e annunzia le morti precoci. Le labbra rigide non -sapevano più atteggiarsi al sorriso. E tuttavia, Bahr -Ibn salutò cortesemente il crociato, invitandolo a -sedergli daccanto. -</p> - -<p> -— Sii il benvenuto; — gli disse; — che cosa -posso io fare per te? -</p> - -<p> -— Nulla per me; — rispose Caffaro; — tutto -pel tuo amico e fratello, per Arrigo da Carmandino. — -</p> - -<p> -Il viso di Bahr Ibn si rabbruscò due cotanti di -più, a quel cenno così repentino di Caffaro; che -entrava, come si vede, <i>ex-abrupto</i> nell'argomento -della sua visita. -</p> - -<p> -— Non lo ami più, forse? — dimandò Caffaro, -che aveva notato quell'atto di ripugnanza. — Lo -aver combattuto l'un contro l'altro da valorosi, l'essere -vissuti così lungamente insieme, tu salvatore -per lui ed egli ospite tuo, non sono dunque più -nulla? -</p> - -<p> -— Erano; — rispose Bahr Ibn, sospirando; — ora -non più. La catena dell'amicizia è spezzata; -<span class="pagenum" id="Page_266">[266]</span> -le tenebre regnano tra noi due. Quando la luna -passa sul disco del sole, anche la luce dell'astro -maggiore si spegne, e il freddo invade le ossa. — -</p> - -<p> -Caffaro chinò la testa senza far motto. -</p> - -<p> -— Diana è in tuo potere? — diss'egli, dopo un -momento di pausa. -</p> - -<p> -— C'è; — rispose asciuttamente Bahr Ibn. -</p> - -<p> -— E non pensi di lasciarla tornar libera ai suoi? -</p> - -<p> -— L'amo; — replicò lo <i>Sciarif</i>, abbassando le -ciglia. -</p> - -<p> -— Che essa è la fidanzata di Arrigo? -</p> - -<p> -— L'amo. Non m'intendi? L'amo. Ti parrà forse -strano.... -</p> - -<p> -— No; — rispose Caffaro. — L'ho amata anch'io, -ma ho saputo comandare a me stesso. -</p> - -<p> -— Non l'hai amata; son io che te lo dico; — gridò -lo <i>Sciarif</i> con accento vibrato. — Se tu -l'avessi amata, l'ameresti ancora, l'ameresti fino -alla morte. O mi hai mentito, — soggiunse notando -l'aria abbattuta di Caffaro, — o l'ami sempre anche -tu. Vedi? L'ho indovinato. Anche su te qualche -spirito maligno ha gettato un incantesimo, come -su me lo ha gittato Abu Wefa? Triste cosa, cristiano, -amar chi non t'ama, e amare come amo io! -Ma comunque sia, io non vo' separarmi da lei. La -perla d'Occidente mi sarà fatale, lo sento; e tuttavia -non la darei per la corona d'Egitto, non pel -trono di Arun el Rascid, non per quello di Suleiman, -il re che comandava agli spiriti e che ebbe -nel suo Arème le più leggiadre fanciulle del mondo. -Ella morrà, mi ha detto; ed io mi ucciderò sul -suo cadavere. Le ho offerto, sai, le ho offerto di -inchinarmi al Dio dei suoi padri, io, io discendente -<span class="pagenum" id="Page_267">[267]</span> -del Profeta, e di esser dannato in eterno. -Vedi tu se io l'amo, se posso ascoltare le profferte -che vieni a farmi, in nome tuo o di Arrigo, non -monta. -</p> - -<p> -— In nome di Arrigo, io te l'ho detto; — rispose -Caffaro, vedendo oramai che di riavere la donna -per le vie dell'amicizia non rimaneva speranza. — Se -fosse in nome mio, ben altra proposta farei. -</p> - -<p> -— E quale? -</p> - -<p> -— Di domandarti madonna Diana in campo chiuso, -con lancia e spada, all'ultimo sangue. — -</p> - -<p> -A quelle parole del crociato, lo <i>Sciarif</i> diede un -balzo e sbuffò come il destriero generoso al primo -squillo della tromba di guerra. -</p> - -<p> -— Sarebbe un giuoco pericoloso; — diss'egli, con -accento pieno di minaccia. — E perchè non me -l'offre Arrigo? -</p> - -<p> -— Arrigo non ci ha pensato; — rispose Caffaro. — Egli -non sapeva mica, non poteva prevedere che -tu avresti fatto così poca stima della amicizia che -era tra voi. Del resto, — soggiunse, col fermo proponimento -di pungerlo, — Arrigo da Carmandino -ha combattuto già una volta con te, e non è stato -egli il perdente. -</p> - -<p> -— La sorte è cieca; — gridò lo <i>Sciarif</i>. — Potrebbe -esser vinto quest'altra. -</p> - -<p> -— In Occidente, — notò Caffaro, — una giostra -cosiffatta non è consentita dagli usi. Quando due -cavalieri si sono affrontati in campo chiuso ed è -stato sparso il sangue di uno tra loro, essi diventano -fratelli, son sacri l'uno per l'altro; salvo che.... -</p> - -<p> -— Salvo che.... — riprese Bahr Ibn. — Prosegui! -</p> - -<p> -— Salvo che uno di loro voglia portare il carico -<span class="pagenum" id="Page_268">[268]</span> -della offesa alle consuetudini, commettendo un atto -sleale. E qui forse sarebbe il caso... almeno, davanti -alle leggi dell'amicizia. Non sei tu il rapitore -della sua donna? -</p> - -<p> -— Non l'ho rapita a lui; — proruppe Bahr Ibn; — nè -ad altro dei suoi che non sapesse difenderla. -A un ladro l'ho tolta. Se io non fossi stato, ella -sarebbe ora in balìa di Abu Wefa, di un padrone -e di un amante assai meno riguardoso di me. — -</p> - -<p> -Caffaro sapeva oramai tutto quello che gli premeva -sapere. -</p> - -<p> -— Dunque, — diss'egli, — se verremo a ridomandartela -colle armi?... -</p> - -<p> -— Il ferro della mia lancia ricaccerà la domanda -in gola a chi sarà tanto ardito da tentare la prova. -</p> - -<p> -— E se soccombi? Perchè, tu l'hai detto, o <i>Sciarif</i>, -la fortuna è cieca. -</p> - -<p> -— Non ho che una parola. Chi mi vince, l'avrà. -</p> - -<p> -— Altri dunque, dopo Arrigo, potrà misurarsi -con te e correre la sua lancia? -</p> - -<p> -— E dopo e prima di lui, non monta; — rispose -Bahr Ibn, infiammandosi. — Venga pure tutto Occidente -contro di me, non lo temo. -</p> - -<p> -— E sia; — disse Caffaro. — Ci consenti dunque -di mandarti il nostro cartello di sfida? -</p> - -<p> -— No, son io che vi sfido; — tuonò lo <i>Sciarif</i>; — ad -Antiochia, e dovunque, son sempre stato io -il primo. Là da mezzodì, verso Medina, a due tratti -d'arco fuor delle mura, è un piano che dicono del -Sicomòro. Giuriamo una tregua di quattro giorni, -di sei, di otto; insomma, di tanti giorni quanti saranno -i campioni d'Occidente, a cui giovi di misurarsi -con me. Al piano del Sicomòro andrò -<span class="pagenum" id="Page_269">[269]</span> -con cinquanta dei miei cavalieri; veniteci con altrettanti, -e farò di rimandarvi pentiti. -</p> - -<p> -— Bandisci la giostra e terremo l'invito; — disse -Caffaro, infiammandosi alla sua volta. — Ma un -giorno ed un scontro basteranno. -</p> - -<p> -— Ti è lecito di sperarlo; — ribattè lo <i>Sciarif</i> -con accento sarcastico. — Io vedrò alla prova il -novello cavaliere di San Giovanni; vedrò se un -uomo, il quale ha rinunziato alle gioie dell'amore, -potrà vincerne un altro che per la prima volta le -intende. -</p> - -<p> -— Tu puoi deridere un voto, strappato ad Arrigo -di Carmandino dal più giusto dolore. Ma bada, -o <i>Sciarif</i>; ci sarà sempre dopo di lui chi non ha -rinunziato a nessuna tra le dolci impromesse della -vita. Tutto il fiore dei cavalieri di Genova soccomberà, -se fia mestieri, per liberare madonna Diana. -</p> - -<p> -— La perla dell'Occidente! — esclamò Bahr Ibn, -passando improvvisamente dal furore alla tenerezza. — Così -la chiamava Abu Wefa, quando mi gittò l'incantesimo, -che ora mi brucia le carni. -</p> - -<p> -— E sia questo il suo nome; — conchiuse Caffaro -di Caschifellone. — La perla d'Occidente ha -da tornare al suo lido. Ho la tua parola, o <i>Sciarif</i>? -</p> - -<p> -— Pel sangue di Fatima, lo giuro. Siate contenti -voi di scendere in lizza, come io sono desideroso -di mostrare a quella donna che io valgo da solo -tutti i suoi prodi campioni. — -</p> - -<p> -Caffaro di Caschifellone se ne uscì da Tortosa -assai più tranquillo di quando c'era entrato. Infatti, -il nostro amico sapeva due cose: il rispetto -di cui madonna Diana era circondata nella sua -stessa prigionia, e la possibilità di riaverla. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_270">[270]</span> -</p> - -<p> -Di quest'ultima cosa non era a dubitarsi. Arrigo -era uno dei primi giostratori della Cristianità; poi, -avrebbe dovuto combattere contro un uomo che -egli aveva già vinto in altra occasione, e senza -l'alta lusinga del premio. Infine, dopo Arrigo non -c'erano tutti i migliori di Genova? Non c'era Ugo -Embriaco? Non c'era lui, Caffaro di Caschifellone? -Non c'era Pagano della Volta, Ingo Mallone, Ferrario -di Castello, e un centinaio d'altri, schermidori -valenti e pronti ad ogni sbaraglio? -</p> - -<p> -Con questo pensiero in mente, il nostro Caffaro -giunse al campo latino. Tosto gli furono intorno -tutti i giovani cavalieri dell'esercito, per saper da -lui le novelle. Ma il giovane, che preludiava così -facilmente a tutte le onorevoli ambascerie di cui -fu ricca la sua vita pubblica, volle anzi tutto recarsi -a conferire coi capi; tra i quali, come vi sarà -facile argomentare, avea luogo il Carmandino. -</p> - -<p> -Arrigo fremette di sdegno, udendo del tradimento -di Bahr Ibn, chè ben altro si sarebbe aspettato da -lui; ma, data la sua parte alla rabbia, ringraziò -il cielo che Diana non avesse corso pericoli maggiori. -Lo <i>Sciarif</i> era, dopo tutto, uno strumento -della Provvidenza. Arrigo non aveva forse votato -la sua persona al servizio di Cristo, perchè Diana -uscisse salva dalle mani degli infedeli? E nella fortunata -impresa di Bahr Ibn contro il capo degli -Assassini non era a riconoscersi che il voto di Arrigo -era stato accolto benignamente da Dio? -</p> - -<p> -Avrebbe voluto accettar subito la giostra. Ma, -oltre che era stato risoluto tra Caffaro e Bahr Ibn -che questi avrebbe fatto il primo passo, i comandanti -dell'armata pensarono che fosse utile maturare -<span class="pagenum" id="Page_271">[271]</span> -il consiglio. E si recarono per ciò sulle galere, -con cui erano venuti pur dianzi Pagano della -Volta e Mauro di Piazzalunga. Per conferire, dicevano -essi, in numero più ristretto di ottimati. Ma -Arrigo non intendeva nulla di ciò, e Caffaro nemmeno. -</p> - -<p> -Del resto, erano essi i più giovani, e dovevano -rassegnarsi a quel dirizzone dei vecchi, cui pareva -il mobile castello di poppa d'una galera luogo acconcio -a più saldi consigli, che non fosse la tenda -capitana, sotto le mura della assediata Tortosa. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_272">[272]</span></p> - -<h2 id="cap18">CAPITOLO XVIII. -<span class="smaller">Dove si vede che la posta troppo alta -confonde il giuocatore.</span></h2> -</div> - -<p> -La conclusione di quel consiglio, tenuto sulla -galera patrona, fu questa: accettare la tregua profferta -e l'invito dello <i>Sciarif</i>. -</p> - -<p> -Bahr Ibn mantenne la fede giurata a Caffaro, e -quel medesimo giorno un araldo usciva dalla città -assediata, per recare la doppia proposta, che fu -accettata senz'altro. -</p> - -<p> -La mattina seguente, due squadre di artigiani, -l'una genovese e l'altra mussulmana, andavano -sul piano del Sicomòro, per metter mano allo -steccato. E i maestri di campo si recavano anche -essi sulla faccia del luogo, per vedere e per misurare -il terreno. Pei Genovesi era Mauro di Piazzalunga; -pei Saracini lo stesso emiro di Tortosa. -</p> - -<p> -In un giorno il palco fu rizzato, e chiuso il -campo destinato ai combattenti. Vennero a guardia -cinquanta cavalieri dalle due parti, e fu solennemente -giurato di stare ai patti, qualunque fosse -l'esito della disfida. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_273">[273]</span> -</p> - -<p> -Arrigo da Carmandino fece nella notte la sua -veglia d'armi davanti ad un altare improvvisato, -com'era debito d'un buon cavaliere, e promise di -consacrare alla Vergine le sue armi e quelle del -suo avversario, se mai gli fosse concesso di abbatterlo. -Al sorgere dell'alba, consigliato dall'amico -Caffaro, prese qualche ora di riposo: ma, come vi -sarà facile indovinare, non potè chiuder occhio, -tanta era in lui l'ansia di giungere al paragone -delle armi. -</p> - -<p> -Il sole era già alto, quando le due schiere mossero -verso il piano del Sicomòro. Nella schiera -genovese era il fiore dei cavalieri di San Lorenzo, -tutti giovani baldi, che invidiavano al Carmandino -il suo posto, e che gli sarebbero di grand'animo -succeduti nell'arringo, se a lui fosse stata -contraria la sorte. Ma di questo non temeva nessuno. -Forse che non era Arrigo il prode tra i prodi? -</p> - -<p> -Genova aveva inoltre, a testimone del valore dei -suoi figli, uno tra i più alti dignitari della Chiesa, -il vescovo Maurizio, legato del Papa in Terrasanta, -quegli che, insieme col patriarca Damberto, aveva -assistito alla espugnazione di Cesarea. Era uno -strano impasto di religioso e di guerriero, il vescovo -Maurizio, e, scambio di pastorale, impugnava -la mazza in forma di maglio, arma particolare dei -vescovi e degli abati, che si trovavano in persona -nelle battaglie, secondo l'obbligazione annessa alle -loro terre, feudi ed uffici. -</p> - -<p> -Qui sarebbe il caso di ricordare, cogli autori timorati, -come fosse vietato agli uomini di chiesa -di portar spada e lancia, per toglier loro il biasimo -di crudeltà, e consentito in quella vece l'uso -<span class="pagenum" id="Page_274">[274]</span> -della mazza, arme da difesa, e non fatta per uccidere, -nè per ferire la gente. Per altro, se al buon -vescovo Maurizio si fosse detta una cosa simile, -egli sarebbe stato il primo a riderne, anche senza -aspettare il riverito parere di Giulio II, che era -ancora di là da venire. -</p> - -<p> -I Genovesi erano già al piano del Sicomòro, -quando vi giunse l'Emiro, coi suoi cinquanta Cavalieri -e con uno stuolo di donne velate. Perchè -quella novità? Voleva l'Emiro offrire un po' di -svago alle sue mogli, annoiate dalla vita rinchiusa -di una città assediata? Od era un sentimento di -cortesia per gli avversarii, che gli consigliava di -dare alla giostra l'ornamento e lo stimolo della -bellezza, secondo la costumanza d'Occidente? Nè -l'una cosa, nè l'altra. Quelle donne erano là per -volere dello <i>Sciarif</i>. La bella figliuola di Guglielmo -Embriaco non doveva essere il premio del vincitore? -Era dunque naturale che fosse condotta laggiù, -spettatrice del combattimento, che aveva a -farla schiava per sempre. Così almeno pensava -Bahr Ibn; e il miglior modo di farle intendere la -sua sorte e di consigliarle la rassegnazione ai voleri -del cielo, era quello di farla assistere alla giostra, -e di mostrarle che il suo signore, dopo averla -ritolta al capo degli Assassini, sapeva contenderla -in giusta guerra a' suoi medesimi concittadini e -meritarla colla sua prodezza nelle armi. -</p> - -<p> -E la bella Diana, mutata in una veste femminile -la tunica crocesegnata dello scudiero Carmandino, -veniva in mezzo a quello stuolo di ancelle, per -andarsi a sedere sul palco, davanti alla lizza; con -che cuore, lascio a voi di pensarlo. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_275">[275]</span> -</p> - -<p> -Bianca nel viso come persona morta, soltanto -dagli occhi le traluceva la fede nella giusta causa -per cui combattevano i suoi. Alla vista di Arrigo, -che s'avanzava allora sul suo palafreno, mentre un -valletto gli conduceva a fianco il suo destriero di -combattimento, e lo scudiero gli recava la lancia, -la bella fanciulla degli Embriaci sentì una stretta -al cuore, la stretta acerba che precede il pericolo, e -a cui sfugge di rado anche il più valoroso degli -uomini. Si recò allora una mano al petto, come per -comprimere i battiti violenti del cuore; e la sua mano -sentì la sciarpa che le stringeva la vita. Snodar quella -sciarpa e sventolarla in guisa di saluto al suo campione, -al suo fidanzato, fu un punto solo per lei. -</p> - -<p> -Era tutto ciò che potesse fare quella povera bella. -Il braccio le ricadde inerte sulle ginocchia; la -fronte si abbassò; un tremito convulso la invase; -nè per un pezzo vide più altro di ciò che accadeva -davanti ai suoi occhi smarriti. -</p> - -<p> -— Credenti in Dio e seguaci del profeta Gesù, — diceva -intanto il banditore dei Saracini, facendosi -in mezzo al campo con tutta la solennità del -suo nobile ufficio, — il mio signore Bahr Ibn, secondogenito -di Abu Temin Maad al Mostanser Billah, -il vittorioso Califfo d'Egitto, che Asraele ha -rapito anzi tempo alla gloria dell'Islam, scende in -campo a combattere con quanti cavalieri cristiani -potranno misurarsi seco lui, fino al numero di -dodici, quante sono le costellazioni del firmamento. -Chi lo vincerà, avrà in premio la perla d'Occidente. -Voi tutti, nemici suoi, giurate che, quando -egli abbia abbattuto i suoi dodici, a due per giorno, -nessuno potrà dire che egli non meriti di tenere -<span class="pagenum" id="Page_276">[276]</span> -la sua conquista, e nessuno ardirà accusarlo di -avere profittato soltanto della sua grande fortuna. — -</p> - -<p> -— Giuriamo! — rispose Mauro di Piazzalunga -per tutti. -</p> - -<p> -Intanto il giovane Arrigo, lucente nell'armi, riceveva -la benedizione del vescovo Maurizio. Il campione -di madonna Diana vestiva, secondo l'uso dei -tempi, il giaco di maglia, sorta di corazza intessuta -strettamente di anella, o maglie di ferro. Del -medesimo tessuto erano le maniche e gli schinieri. -Una cuffia di ferro sottilissimo gli difendeva le -tempie, donde scendeva una gorgiera anch'essa di -maglie, per proteggere il collo. Sulla cuffia posava -l'elmo di acciaio brunito, sormontato da un grifone -colle ali spiegate. Al braccio sinistro del cavaliere -era adattata la rotella di cuoio bollito, con un cerchio -di ferro all'intorno, perchè non fosse troppo -agevolmente troncata e fessa da un colpo di spada. -</p> - -<p> -Fieramente piantato in arcione su d'un destriero -morello, tutto bardato di cuoio, con piastre di ferro, -Arrigo da Carmandino avrebbe potuto essere paragonato -a San Giorgio, nell'atto di muovere contro -il dragone. -</p> - -<p> -Bahr Ibn, memore allora più che mai della sua -sconfitta sotto le mura d'Antiochia e desideroso di -vendicarla, stava immobile dall'altro lato del campo. -Montava un cavallo bianco, anch'esso bardato di -ferro, ma coperto, a dimostrazione di magnificenza -araba, d'un manto di seta verde, ricamato a fogliami -d'argento. Gli luccicava sul capo l'elmo -aguzzo d'acciaio, senza visiera e senz'altro ornamento -fuorchè il verde zendado dei discendenti del -<span class="pagenum" id="Page_277">[277]</span> -Profeta, che era attorcigliato a mo' di turbante intorno -alle tempie. Anch'egli indossava il giaco di -maglia, sottilissimo e saldo lavoro dei fabbri di Damasco; -ma l'armatura si nascondeva sotto un mantello -bianco di latte. Al lato manco gli splendeva -la spada ricurva dei Saracini; la mazza ferrata pendeva -dal pomo della sella, per modo che il cavaliere -potesse spiccarla ad ogni occorrenza. In pugno -aveva la lancia, il cui calcio posava sul cosciale, -poco sopra al ginocchio. -</p> - -<p> -I maestri di campo erano già al loro posto, di -rimpetto al palco delle donne. Tutto in giro allo -steccato si accalcavano i cavalieri dei due eserciti. -</p> - -<p> -Finalmente gli araldi diedero il segnale convenuto. -I due avversarii si saettarono d'uno sguardo, -che significava lo sdegno ond'erano animati ambedue, -in quella che volevano misurare la probabilità -dello scontro; e, dato di sproni nel ventre ai -cavalli, si precipitarono a furia l'uno sull'altro. Fu -un momento solenne e terribile per tutti gli spettatori, -al vedere quelle due lunghe antenne spianate, -che muovevano l'una verso l'altra colla rapidità -della folgore. -</p> - -<p> -Certo, a parità di forza nel braccio dei cavalieri -o di saldezza nelle gambe dei cavalli, l'uno e l'altro -dei combattenti dovevano balzare fuori di sella. -</p> - -<p> -Ma così non avvenne. Il colpo dello <i>Sciarif</i>, sviato -dal tronco dell'asta di Arrigo, andò a vuoto. E l'asta -di Arrigo trovata sulla sua via la rotella di Bahr -Ibn, che era tutta d'acciaio levigato, andò in ischeggie -senz'altro. Balenò il cavaliere percosso, piegò -tutto sul manco lato, come presso a cadere; ma -le ginocchia erano saldamente aggrappate ai fianchi -<span class="pagenum" id="Page_278">[278]</span> -del cavallo, e questo, colla intelligenza di tutti -i cavalli arabi, diede un balzo a sinistra, aiutando -il suo signore a cavarsi d'impaccio, mentre il tronco -spezzato della lancia di Arrigo scivolava sulla rotella -cedevole dello <i>Sciarif</i>. -</p> - -<p> -Tutto ciò avvenne in un batter d'occhio, e i due -cavalli volarono oltre, in mezzo a due nembi di -polvere. -</p> - -<p> -Grida confuse, di raccapriccio e di giubilo, salutarono -il bel colpo di Arrigo e la salvezza di Bahr Ibn. -</p> - -<p> -— Alle mazze! alle mazze! — gridarono allora -i maestri di campo. -</p> - -<p> -Giunti all'estremità della lizza, i due combattenti -gittarono i tronchi inutili, e, spiccate le mazze dagli -arcioni, voltarono i cavalli, per corrersi addosso -con una furia più grande di prima. -</p> - -<p> -Le mazze levate s'incrociarono, rombando nell'aria. -Il Carmandino, destro e forte com'era, aveva -meditato il colpo e preso il tempo giusto per assestare -la mazzata sull'elmo del suo nemico. Ma lo -<i>Sciarif</i> rammentava come fosse gagliardo il braccio -di Arrigo, e già si era prudentemente coperto -il capo colla rotella. Frattanto, sviata un tratto la -mazza percuoteva destramente la cervice del cavallo, -e d'un colpo così forte, che, malgrado il frontale -di cuoio, difeso da piastre di ferro, lo fece stramazzare -di botto, in quella che il suo scudo di acciaio, -colpito dalla mazza poderosa di Arrigo, andava -in frantumi, come se fosse stato di vetro. -</p> - -<p> -Questo aveva preveduto il Saracino. Curvando il -capo e le spalle sul collo del suo destriero, e prima -che Arrigo potesse raddoppiare il colpo, gli menò -un manrovescio alla visiera, che andò spezzata a -<span class="pagenum" id="Page_279">[279]</span> -sua volta, come poc'anzi la rotella dello <i>Sciarif</i>. E -al secondo, aiutando il fatto che Bahr Ibn si trovava -allora più in alto, tenne dietro un terzo colpo -che fiaccò l'ali al grifone del Genovese, e rimbalzò -sull'elmetto. -</p> - -<p> -Sbalordito da quella tempesta, messo in un grave -impiccio dalla caduta del suo cavallo, Arrigo da -Carmandino non ebbe più modo a rispondere. -</p> - -<p> -Bahr Ibn si era rialzato sull'arcione, in tutta la -sua alterezza, e la gioia feroce del trionfo gli fiammeggiava -dagli occhi. Già stava per sollevare il -braccio e ferire un quarto colpo, che avrebbe vendicato -davvero l'onta del suo duello d'Antiochia allorquando -un grido acuto s'intese. Lo <i>Sciarif</i> volse -la faccia al palco delle donne, e vide Diana che -cadeva svenuta, fra le braccia delle ancelle. -</p> - -<p> -Fino a quel punto egli non aveva pensato a Diana. -Ma quel grido, quell'accento supplichevole della -bellezza, gli scese nel cuore, destandovi una corda -dimenticata. -</p> - -<p> -— Che dirà essa, se io lo uccido? — pensò. — Non -mi basta aver vinto? -</p> - -<p> -E calata la mazza, ad alta voce proseguì: -</p> - -<p> -— Cristiani, udite; concedo la vita ad Arrigo. — -</p> - -<p> -Ciò detto, e mentre uno stuolo di valletti si affrettava -ad entrare nella lizza per sollevare il caduto, -lo <i>Sciarif</i> si allontanò maestoso dalla parte -dei suoi. -</p> - -<p> -E accostatosi a Zeid Ebn Assan, così gli disse -all'orecchio: -</p> - -<p> -— Va sul palco, a rassicurare la perla d'Occidente. -Il suo antico fidanzato non riceverà altri -colpi da me. — -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_280">[280]</span> -</p> - -<p> -Lo sgomento regnava nelle file cristiane. Si capiva -che cagione di quella sconfitta era stato il -colpo fuor delle regole cavalleresche, dato sulla -cervice al destriero. Ma, oltre che poteva essere un -colpo involontario, i ragionamenti più dotti intorno -all'accaduto non potevano fare che ciò che era stato -non fosse. E Arrigo, il più destro schermidore dell'esercito, -era caduto, e Bahr Ibn era illeso. -</p> - -<p> -Tornato nel mezzo del campo, lo <i>Sciarif</i> si volse -a Mauro di Piazzalunga e così gli parlò: -</p> - -<p> -— Cristiano, ricordo che Arrigo da Carmandino -è stato mio ospite. Io l'ho raccolto morente in Cesarea -e l'ho condotto nel deserto con me. Il mio -Zeid ha medicato le sue ferite e lo ha campato da -morte. Se vi piace, anche una volta il sapiente mio -servitore potrà dar l'opera sua al ferito. — -</p> - -<p> -Il maestro di campo ringraziò, quantunque di -mala voglia. Ma che altro poteva far egli? L'offerta -era cortese, e il bisogno di accettarla era grande. -A quei tempi, la scienza aveva patteggiato cogli -Arabi, e Galeno ed Ippocrate non avevano migliori -sacerdoti dei Saraceni, dopo che questi si erano impadroniti -d'Alessandria, la città più dotta del mondo. -</p> - -<p> -Frattanto il caduto era portato via dal campo, -fuori dei sensi, e a tutta prima creduto morto dai -suoi. Per ventura, non si trattava che di uno stordimento, -cagionato dal colpo sull'elmetto, e di qualche -lieve ferita al viso, su cui si era spezzata la -visiera di ferro. Zeid Ebn Assan, mandato dallo -stesso <i>Sciarif</i> e accolto con segni di grande onoranza -dai capitani genovesi, visitò con ogni diligenza -il ferito, e dichiarò che pericolo di vita non c'era. -</p> - -<p> -Il vecchio Arabo ebbe anzi la fortuna di vedere -<span class="pagenum" id="Page_281">[281]</span> -aprir gli occhi al suo antico ammalato e di udirne -le prime parole, che erano un ringraziamento ed -una interrogazione. -</p> - -<p> -— Mio signore — gli bisbigliò Zeid all'orecchio, — porterò -la lieta novella della tua salvezza alla -donna del tuo cuore. — -</p> - -<p> -Gli occhi di Arrigo espressero al Saracino tutta -la gratitudine di cui egli era compreso. Ma il pensiero -della prigionia di Diana e del non aver potuto -egli far nulla per lei, tornò, insieme con quelle -parole, alla mente del giovane, che tosto ricadde -nel suo abbattimento. -</p> - -<p> -In quel mezzo, i cavalieri di Genova si consigliavano -di ciò che avessero a fare. Caffaro di Caschifellone -voleva ad ogni costo entrar secondo in -lizza; ma si opponevano altri, chiedendo a gara di -succedere ad Arrigo. A chetarli, fu proposto di lasciare -il giudizio alla sorte; e già si disponevano -a tentare la prova, allorquando si udì lo scalpito -di un cavallo che giungeva a galoppo. -</p> - -<p> -Si volsero incontanente e videro un cavaliere -tutto vestito a gramaglia, su d'un destriero anch'esso -bardato di bruno. -</p> - -<p> -— Messeri, — diss'egli, avvicinandosi e rivolgendo -la parola ai due figli di Guglielmo Embriaco, — mi -concedete voi di combattere contro il rapitore di madonna -Diana, vostra sorella? Io ve ne prego, ve ne -supplico, per quanto avete di più caro sulla terra. -</p> - -<p> -— E chi siete voi, messere, — disse di rimando -Ugo Embriaco, a cui la visiera calata del nuovo -venuto non permetteva di conoscer chi fosse, — per -nutrire la speranza che noi vogliamo concedervi -questo onore? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_282">[282]</span> -</p> - -<p> -— Son tale, — rispose lo sconosciuto, con voce -tremante per la commozione, — che ha il diritto e -l'obbligo di domandare, non già l'onore, come voi -dite, ma la grazia di andar primo al pericolo. -</p> - -<p> -— La grazia; — ripetè Ugo Embriaco, che non -afferrava il senso di quella distinzione. -</p> - -<p> -— Sì, messere. Ma consentite che io non dica -di più. Ad uno di voi, a messer Nicolao, se non -vi spiace, dirò tal cosa che lo persuaderà certamente -di farsi mallevadore per me. — -</p> - -<p> -La novità del caso avea tolto la parola a tutti gli -astanti. Ugo si volse al fratello, che era il maggiore -dei due, come per lasciargli la cura di cavarsi d'impiccio, -o il carico di prendere una deliberazione in -proposito. Messer Nicolao si fece avanti, senza aprir -bocca, e avvicinatosi allo sconosciuto, stette ad udire -il secreto, che quegli voleva confidare a lui solo. -</p> - -<p> -Alle prime parole del nero cavaliere, il primogenito -di Guglielmo Embriaco fece un gesto di meraviglia; -ma tosto si ricompose, in atto di severo -ascoltatore. Le ragioni dello sconosciuto dovevano -essere molto incalzanti, o molto ben disposto Nicolao -ad accoglierle, perchè, dopo alcuni istanti di -colloquio, questi andò verso il fratello Ugo e gli -disse: -</p> - -<p> -— Io penso che dobbiamo lasciare entrar primo -in lizza costui. -</p> - -<p> -— Ma lo conosci tu? — chiese Ugo, stupito della -pronta condiscendenza del fratello. -</p> - -<p> -— Mi pare; — rispose quell'altro. -</p> - -<p> -— Pare anche a me d'indovinarlo, — riprese Ugo. — E -se io non m'ingannassi... -</p> - -<p> -— Dovreste ammettere, fratello mio, — interruppe -<span class="pagenum" id="Page_283">[283]</span> -messer Nicolao con accento tra malinconico e severo, — o -la prova dell'innocenza, o la giustizia di -Dio. -</p> - -<p> -Ugo Embriaco non aggiunse parola. -</p> - -<p> -— Ma forse v'ingannate, — continuò Nicolao. — Ed -ora, messeri, lasciate passare il cavaliere innominato. -Io lo conosco e sto mallevadore per lui. -</p> - -<p> -— Grazie! — mormorò lo sconosciuto, chinando -la fronte sul collo del suo destriero, come se non -gli paresse bastante la visiera dell'elmo a nascondere -la sua commozione. -</p> - -<p> -Gli araldi cristiani diedero una seconda volta -nelle trombe in segno di sfida, e al loro squillo -risposero tosto dall'altra parte le trombe dei Saracini. -</p> - -<p> -Bahr Ibn fu sollecito a ritornare nello steccato, -con una nuova rotella al braccio e una nuova lancia -nel pugno. -</p> - -<p> -Egli guatava frattanto quell'altro avversario che -gli era opposto dal campo cristiano. -</p> - -<p> -— È nero dal capo alle piante come Azraele! — dicevano -i suoi cavalieri intorno a lui. -</p> - -<p> -— Ben venga l'angelo della morte! — gridò lo -<i>Sciarif</i>. — Egli mi avrà liberato da un peso assai -grave. Ma temo, — soggiunse, con un accento tra -minaccioso e triste, — che non sarà neppur lui il -padrone della mia vita. — -</p> - -<p> -I maestri di campo si fecero innanzi per adempiere -al loro uffizio e stabilire le condizioni dello -scontro, o, a dire più veramente, per farle conoscere -al nuovo venuto, poichè erano le stesse dello -scontro antecedente, e Bahr Ibn non aveva ad udirle -più oltre. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_284">[284]</span> -</p> - -<p> -Come ebbero finito, un gran silenzio si fece per -tutto il campo. L'ansietà si dipingeva in varie guise -su tutti quei volti abbronzati, ma tra i Cristiani -più viva, più profonda, che non tra i Saracini. -Questi conoscevano già alla prova il loro campione, -quegli altri non sapevano neppure il nome di colui -che era venuto così d'improvviso a vendicar l'onta -della loro prima sconfitta. Chi era costui? Non poteva -anche essere un temerario, che troppo presumesse -di sè? E non dovevano per avventura prepararsi -ad un nuovo scorno, tanto più probabile, -in quanto che tutti conoscevano la somma valentia -di colui che era stato vinto dallo <i>Sciarif</i> e altro -vantaggio non potevano sperare che da un capriccio -di fortuna? -</p> - -<p> -A Caffaro non diè neppur l'animo di assistere al -combattimento. -</p> - -<p> -— È una perdita di tempo; — diceva egli a Ferrario -di Castello. — E ciò senza contare che questo -cavaliere sconosciuto mi torna di mal augurio -per gli altri che la sorte chiamerà a succedergli. — -</p> - -<p> -Finalmente, fu dato il segnale. I due campioni -erano liberi di andarsi contro l'un l'altro. -</p> - -<p> -Stettero un tratto a guardarsi. Poi lo <i>Sciarif</i> -volse gli occhi al palco su cui stavano le donne. -Diana era al suo posto, ed appariva più calma. Zeid -Ebn Assan stava ritto al suo fianco, e certo le avea -recato nuove di Arrigo. -</p> - -<p> -— Per Allah! — disse il forte guerriero tra sè. — Questa -volta io non la farò piangere. Chiunque -abbia a cadere di noi due, non si tratterà più di -vedere in pericolo il suo fidanzato. — -</p> - -<p> -Diede, ciò detto, un'ultima occhiata al suo avversario, -<span class="pagenum" id="Page_285">[285]</span> -e lo vide pronto a partire. Spianò la sua -lancia, ne fermò il calcio tra l'òmero e il petto, e -lanciò il suo cavallo a carriera. -</p> - -<p> -Il generoso animale sentì l'impulso delle ferree -ginocchia, e, caldo ancora del primo incontro, andò -veloce come uno strale verso il mezzo del campo. -</p> - -<p> -Chi non sa come il cavallo partecipi alle nostre -passioni, alle ire, ai desiderii, agli impeti nostri? -Il nobile amico dell'uomo si sente amato e riama, -dando la gagliardia dei suoi tendini, l'ardore della -sua indole al cavaliere, diventando come una moltiplicazione -della forza di lui, mettendo un'altra -volontà, un'altra vita, a servizio della sua. -</p> - -<p> -Così Antar, il cavallo prediletto di Bahr Ibn, volava -feroce allo scontro. -</p> - -<p> -Anche l'avversario era ben provveduto. Ma il -cavaliere riusciva nuovo al cavallo, che riconosceva -in lui un padrone, e non sentiva un amico. -</p> - -<p> -Però, all'urto delle due lancie, il cavallo bardato -di nero inalberò, e il cavaliere, perduto l'equilibrio, -spinto da una forza irresistibile, fu balzato -di sella. -</p> - -<p> -Che era egli avvenuto? -</p> - -<p> -Lo <i>Sciarif</i> quella volta aveva mirato più basso -di prima. Non voleva che gli fosse sviato il colpo, -come già gli era occorso col suo primo avversario. -A mezzo il cammino che doveva percorrere, si era -curvato quanto più poteva sull'arcione, badando a -coprire colla rotella il breve spazio che intercedeva -tra il suo petto e il collo di Antar. L'asta del cavaliere -innominato urtò sull'elmetto, e scivolò, -stracciando la verde fascia dei discendenti del Profeta. -Quella di Bahr Ibn entrò fra lo scudo del nemico -<span class="pagenum" id="Page_286">[286]</span> -e l'arcione, trovando il giaco del cavaliere, -là dove finisce il costato. La maglia, colta in pieno -dal ferro di Bahr Ibn, non resistette, così violento -fu l'urto. L'asta in quella vece si ruppe, ma il tronco -rimase nella ferita. -</p> - -<p> -Mandò un gemito il disgraziato, e cadde riverso -a terra. Lo <i>Sciarif</i>, fornita la sua corsa fino alla -estremità della lizza, tornò indietro a briglia sciolta, -balzò da cavallo colla rapidità della tigre, e, sguainata -la spada, volle dare il colpo di grazia, cercando -colla punta l'allacciatura dell'elmo. -</p> - -<p> -— Ferma — gridarono i maestri di campo, accorrendo -solleciti. -</p> - -<p> -— Perchè? — gridò lo <i>Sciarif</i>. — Non è questo -il mio dritto? -</p> - -<p> -— Sì; — disse Mauro di Piazzalunga; — ma tu -colpisci un morto. — -</p> - -<p> -E mostrò a Bahr Ibn il petto squarciato del suo -avversario. Il tronco della lancia palpitava nella -ferita, e il sangue gorgogliava nerastro intorno alle -anella spezzate della maglia d'acciaio. -</p> - -<p> -Bahr Ibn si arrestò e rimise la spada nel fodero. -</p> - -<p> -Intanto erano accorsi i valletti, e insieme con -essi il vecchio Zeid, per offrire l'opera sua, quantunque, -a giudicarne dalla prima apparenza, la -vedesse inutile affatto. -</p> - -<p> -Slacciarono l'elmo e tolsero la cervelliera al ferito. -La morte gli stava nel viso. Ma anche tra i -lividori ond'era cosparso e le contrazioni cagionate -dallo spasimo atroce dell'ultim'ora, fu agevole a -tutti di riconoscerlo. Bahr Ibn diede in un grido -di stupore e di raccapriccio. -</p> - -<p> -— Gandolfo! — esclamò. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_287">[287]</span> -</p> - -<p> -Indi, volgendosi al palco delle donne, soggiunse: -</p> - -<p> -— Perla dell'Occidente, son io che ti vendico! -</p> - -<p> -— Ah, l'avevo pure indovinato! — disse Ugo -Embriaco, volgendosi al fratello. -</p> - -<p> -— Orbene? — replicò Nicolao. — Che cosa vi -dicevo io? O la prova dell'innocenza, o la giustizia -di Dio. Passi la giustizia di Dio: — aggiunse con una -voce piena di tristezza, il primogenito degli Embriaci: — e -gli uomini si dispongono a perdonare. — -</p> - -<p> -Ciò detto, senza che Ugo ardisse rispondere altro -in quel momento solenne, messer Nicolao si avvicinò -al suo vecchio amico, la cui vista cominciava -ad offuscarsi, mentre le braccia annaspavano, -come cercando di aggrapparsi a qualche cosa che -lo trattenesse un istante sull'orlo della tomba. -</p> - -<p> -— Povero Gandolfo! — mormorò Nicolao. — Potessi -tu almeno morire in pace colla tua coscienza! -</p> - -<p> -— Ho tradito... — balbettava il morente, — ho -tradito, sì... ma ho pure, espiato!... <i>Sciarif</i>, rendi -la fanciulla.... o morrai.... Quest'oggi morrai.... — incalzò, -facendo uno sforzo supremo, per compier -la frase, — quest'oggi, come muoio io. -</p> - -<p> -— Pensa a te, bugiardo profeta! — gridò lo -<i>Sciarif</i>, inasprito da quella minaccia del moribondo. — Salva -te stesso, se puoi. -</p> - -<p> -— L'anima... l'anima vorrei salva... — rispose -Gandolfo — E il perdono dei miei... il perdono -di madonna.... — -</p> - -<p> -Voleva aggiungere Diana; ma il sangue incominciava -a flottargli dalla bocca e non gli consentiva -altre parole. -</p> - -<p> -Mauro di Piazzalunga si volse al palco delle donne, -e ad alta voce espresse il desiderio del morente. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_288">[288]</span> -</p> - -<p> -— Madonna Diana, — gridò, — Gandolfo del -Moro chiede il vostro perdono. Concedetelo, e sia -per lui l'impromessa del perdono di Dio. — -</p> - -<p> -La fanciulla degli Embriaci esitò un istante, ma -più pel turbamento ond'era stata colta da quella -sequela di casi, che non per titubanza a concedere. -Indi, mormorato un sì, e temendo che la sua voce, -soffocata dalle lagrime, non potesse giungere al -moribondo, slacciò la fascia che le stringeva la -vita e la gettò a Mauro di Piazzalunga. -</p> - -<p> -Lo <i>Sciarif</i> guardava e taceva. Ma fremette, nel -profondo del cuore, al vedere quell'atto. Avrebbe -cangiato volentieri di posto con Gandolfo del Moro, -per ottenere quel segno di perdono da lei. -</p> - -<p> -— Madonna si raccomanda alle vostre preghiere -lassù, e vi manda la sua sciarpa: — disse Mauro -di Piazzalunga, parlando amorevolmente all'orecchio -di Gandolfo. — I suoi fratelli e tutti i vostri -concittadini vi hanno perdonato del pari. — -</p> - -<p> -Gandolfo fece uno sforzo per riaprir gli occhi -e vedere il dono della fanciulla. Ma non ne venne -a capo, e allora si strinse la ciarpa alle labbra. -</p> - -<p> -— A lei... il pensiero; — mormorò; — l'anima -a Dio... se vorrà perdonarmi. -</p> - -<p> -— Pregatelo, mio figlio; — egli è il Dio delle -misericordie! — disse il vescovo Maurizio, facendo -il segno della croce sulla fronte a Gandolfo. -</p> - -<p> -Il disgraziato non rispose più verbo. Tentò bensì -di aprire la bocca per balbettare una preghiera. -Ma un altro botto di sangue uscì dalle fauci, e Gandolfo -del Moro aveva cessato di vivere. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_289">[289]</span></p> - -<h2 id="cap19">CAPITOLO XIX. -<span class="smaller">Che potrebbe intitolarsi il principio della fine.</span></h2> -</div> - -<p> -A tutta quella vicenda di casi e di mestizie assisteva -in disparte un cavaliere, muto, immobile e -solo, che si sarebbe potuto credere un simulacro -di guerriero, come quelli che decoravano le sale -d'armi delle antiche castella, se tratto tratto non -lo si fosse veduto muovere il capo, ora per guardare -nel palco delle donne, ora per seguire degli -occhi le fasi della giostra. -</p> - -<p> -Nessuno dei cavalieri cristiani si era avvicinato a -lui per rivolgergli la parola, nè egli aveva mostrato -mai di volersi frammettere nei discorsi degli altri. -Pareva che niente lo commovesse, di quanto accadeva -sotto i suoi occhi. Alto della persona, poderoso -di membra, tutto chiuso nella sua armatura, -ravvolto in un mantello bianco, che era segnato -sull'òmero da una croce vermiglia, lo si poteva riconoscere -a tutta prima per un cavaliere d'alto -grido, ma senza altrimenti poterne ripetere il -<span class="pagenum" id="Page_290">[290]</span> -nome. Infatti, egli era andato e rimaneva là, fin -dal principio della giostra, colla visiera calata, lasciando -immaginare ai più curiosi che si trattasse -d'un voto. -</p> - -<p> -In que' tempi, simiglianti stranezze non erano -rare. Un cavaliere giurava di rimanere per un -certo numero d'anni coll'occhio destro bendato, e -non ardiva sciogliersi di per sè stesso dal voto, -neanche dopo aver perduto in guerra il sinistro. -</p> - -<p> -Il cavaliere sconosciuto non si scosse neppure -alla scena dolorosa della morte di Gandolfo del -Moro, nè quando il cadavere fu trasportato fuori -del campo. Le braccia incrociate sul petto, il mento -chino sulla gorgiera, dinotavano che il cavaliere -se ne stava assorto in una profonda meditazione, o -che sapeva padroneggiarsi in tal guisa, da non lasciare -intendere ad altri qual senso facessero sull'animo -suo le cose che accadevano a pochi passi -lontano. -</p> - -<p> -La pugna per quel giorno poteva dirsi finita, -giusta le condizioni poste dallo <i>Sciarif</i>. E già i due -maestri di campo erano per darsi commiato e prender -ora pel giorno seguente. -</p> - -<p> -Ma il vincitore appariva poco desideroso di tornarsene -in città. Era profondamente crucciato; le -ultime parole di Gandolfo del Moro gli stavano ancora -sull'anima. -</p> - -<p> -Tutto ad un tratto scosse fieramente la testa, -come uomo che abbia presa una risoluzione subitanea, -e si avanzò nel mezzo del campo. -</p> - -<p> -— Cristiani, udite; — gridò egli allora. — Il -vostro profeta di sciagure mi ha pronosticato la -morte per questo medesimo giorno. Se esco dalla -<span class="pagenum" id="Page_291">[291]</span> -lizza, direte che lo <i>Sciarif</i> è stato colto dalla paura. -E poi, se è vero che la mia ultim'ora sia giunta, -non sarà meglio il morir qui, della morte del guerriero, -che per via, o entro le mura di Tortosa, per -un malore improvviso e volgare? Rimarrò dunque, -per altri due scontri, se vi dà l'animo di tentare -la prova, e vedrò subito qual fede meritasse -l'augurio. Son fresco ancora di forze; le mie membra -non hanno toccato una di quelle graffiature -che pure si hanno così facilmente da una mano -di donna. A voi dunque, poichè siete uomini; non -rimandate il pericolo a domani; io son pronto. — -</p> - -<p> -Le acerbe parole punsero i cavalieri cristiani, a -cui bastava assai meno, per uscire da quella inerzia -apparente. Invero, nessuno di que' baldi giovani -si era attentato di proporre la continuazione della -giostra, perchè lo <i>Sciarif</i> aveva detto fin da principio -di non volere che due campioni al giorno. Ma -poichè egli rompeva la sua legge, balzarono tutti -verso lo steccato, gridando di esser pronti del pari; -e Caffaro di Caschifellone tra i primi. -</p> - -<p> -— Oramai, — diss'egli, — nessuno vorrà contendere -il primo luogo all'amico e al compagno di -Arrigo da Carmandino. -</p> - -<p> -— Io ve lo contendo, messere; — gridò Nicolao. — Se -voi siete l'amico di Arrigo, io sono il fratello -di madonna Diana, per cui si combatte quest'oggi. -Neanche Ugo mio fratello potrebbe passarmi -innanzi, perchè, se egli è il primo capitano dell'armata, -io sono (io, m'intendete?) il primogenito -degli Embriaci. -</p> - -<p> -— È giusto! è giusto! — gridarono tutti. — Il -primo luogo a messer Nicolao! — -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_292">[292]</span> -</p> - -<p> -Al giovine signore di Caschifellone dispiaceva -quel consenso universale. Già due campioni erano -stati abbattuti dal Saracino. Il terzo, poi, non aveva -di grande che il nome, e Caffaro temeva a ragione -di vedergli fare, per sua imperizia, la fine che -avevano fatto i primi due, uno per capriccio di -fortuna e l'altro in espiazione de' suoi falli. Comunque -fosse, una terza sconfitta in quel giorno -sarebbe stata troppo dolorosa, e avrebbe nociuto -grandemente al buon nome dei cavalieri di Genova. -Perciò doleva a Caffaro di vedere come tutti s'inchinassero -al volere di messer Nicolao, ed egli -tentò ancora una volta di smuoverlo. -</p> - -<p> -— Sia pure come voi dite; — replicò. — Ma -perchè non vorreste concedermi in grazia ciò che -sarebbe l'orgoglio di tutta la mia vita? Pensate, -messer Nicolao, che i capitani non debbono avventurarsi -in ogni maniera d'imprese, che il loro senno -e il loro valore sono sacri alla salvezza di tutti.... -</p> - -<p> -— Perchè dite voi ciò? — chiese una voce alle -spalle di Caffaro. -</p> - -<p> -Era la voce del cavaliere sconosciuto, che credeva -finalmente opportuno di rompere il silenzio. -</p> - -<p> -— Sappiate, messere, — proseguì egli, — che i -capitani debbono saper comandare, ma altresì combattere -all'uopo, come l'ultimo dei loro uomini -d'arme. — -</p> - -<p> -Caffaro voleva rispondere. Ma gli parve di conoscere -quella voce e rimase perplesso. -</p> - -<p> -— Del resto, — riprese lo sconosciuto, — messer -Nicolao non entrerà in lizza contro il Saracino. -E di ciò spero sarete contento. Antiochia, il mio -cavallo! — -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_293">[293]</span> -</p> - -<p> -Le ultime parole erano rivolte ad un vecchio -scudiero, che pareva le aspettasse, poichè egli fu -d'un balzo fuor della cerchia degli astanti, e tornò -poco dopo, conducendo un destriero fieramente -bardato di maglia e munito d'un ampio frontale -d'acciaio. -</p> - -<p> -I cavalieri, che erano pur dianzi così pronti a -contendersi l'onore di scendere in lizza, guardarono -stupefatti quell'uomo, che si prendeva il primo -luogo senza pure domandarlo; indi si volsero a -messer Nicolao, e rimasero sbalorditi senz'altro, -vedendo com'egli non tentasse neanche di resistere. -</p> - -<p> -— Chi sarà mai? -</p> - -<p> -— Uno dei nostri non è. -</p> - -<p> -— Son tutti a visiera alzata, i nostri campioni; -e costui, nelle membra e nella voce, non somiglia -ad alcuno. -</p> - -<p> -— E perchè mo' gli lasciano il campo libero? -</p> - -<p> -— Certo, è un campione disceso dal cielo. -</p> - -<p> -— L'arcangelo San Michele! -</p> - -<p> -— O San Giorgio il valente. -</p> - -<p> -— San Giorgio, di sicuro. Vedete come impugna -la lancia! — -</p> - -<p> -E il grido corse rapidamente tra le file. Quel -cavaliere non era, non poteva essere altri che il -glorioso barone San Giorgio. Del resto, una certa -somiglianza c'era, tra lo sconosciuto e San Giorgio. -Il forte guerriero di Cappadocia non aveva corso -anche lui la sua lancia, per liberare una povera -principessa dalle ugne del drago? -</p> - -<p> -Era quello il tempo dei miracoli, non lo dimentichiamo. -Pochi anni addietro, Sant'Andrea era apparso -tre volte ad un prete di Marsiglia, per annunziargli -<span class="pagenum" id="Page_294">[294]</span> -che in una chiesa d'Antiochia si sarebbe -rinvenuta la santa lancia, quella appunto che aveva -trafitto il costato di Gesù Cristo in croce. E qualche -giorno dopo l'invenzione della Santa Lancia, -uscendo i Crociati a battaglia, non avevano avuto -il soccorso di tre cavalieri vestiti di bianco, che il -legato pontificio, uomo a cui si poteva credere senz'altro, -affermò essere San Giorgio, San Teodoro e -San Maurizio in persona? E in Gerusalemme, nella -cappella del Santo Sepolcro, non si ripeteva forse -ogni anno il miracolo delle lampade, che si accendevano -senza mestieri d'aiuto? -</p> - -<p> -Per altro, se la pia moltitudine dei Crociati credeva -ai miracoli, non ci avea fede Bahr Ibn. Egli -era in questo un vero discendente di Maometto, -che di miracoli ne avea fatto uno abbastanza istruttivo; -quello, io vo' dire, di andare alla montagna, -poichè la montagna non volea muoversi per andare -a lui. -</p> - -<p> -Ora, come ebbe veduto entrare in lizza quel nuovo -guerriero, lo <i>Sciarif</i> non seppe trattenersi dal dire: -</p> - -<p> -— È dunque mia sorte di combattere cogli sconosciuti? -Il tuo nome, se puoi confessarlo! -</p> - -<p> -— Il mio nome! — esclamò il cavaliere misterioso. — Esso -è scritto sulla punta della mia -spada. — -</p> - -<p> -A quella fiera risposta Bahr Ibn diede in un ghigno -sarcastico. -</p> - -<p> -— Poco fortunate, le vostre spade, o cristiani! -Oggi non hanno avuto neppure il tempo di uscire -dal fodero. -</p> - -<p> -— Non t'inorgoglire per questo! La fortuna ti -ha concesso il suo primo sorriso. Il cielo ti ha dato -<span class="pagenum" id="Page_295">[295]</span> -di uccidere il secondo dei tuoi avversarii, perchè.... -così doveva accadere; — soggiunse con pietosa reticenza -lo sconosciuto. — Ma Iddio non è già sceso -a patti cogl'infedeli, ed io ti consiglio d'implorarne -la misericordia nella tua ultima ora. -</p> - -<p> -— Non temo la morte; — gridò esacerbato lo <i>Sciarif</i>. — Ma -non foss'altro, per provarti che menti.... — -</p> - -<p> -E senza finir la frase, voltò il cavallo per prender -campo, e tornare a briglia sciolta sull'avversario. -</p> - -<p> -Il cavaliere sconosciuto rimase immobile al suo -posto; ma appena vide che Bahr Ibn, compiuto il -suo tratto di cammino, si rimetteva alla corsa contro -di lui, diè di sproni nei fianchi al cavallo, e -corse colla lancia spianata, alla volta del nemico. -</p> - -<p> -E qui va notato un fatto, che dimostra come lo -sconosciuto facesse a fidanza colla gagliardìa dei -suoi muscoli d'acciaio. Scambio di stringere il -tronco della lancia tra il braccio e il costato, come -portava la consuetudine, prima che fosse inventata -la resta da trattener l'arma sulla corazza, egli ne -piantò finalmente il calcio tra il petto e i muscoli -tesi dell'òmero, che erano così stretti al costato da -formare il più saldo degli ostacoli, guadagnando -per tal modo la lunghezza d'un cubito. Ora, perchè -il colpo non gli andasse sviato al primo intoppo, -non occorreva soltanto che il petto fosse gagliardo, -ma altresì che il pugno avesse la tenacità inflessibile -del bronzo. -</p> - -<p> -E così era di fatti. I due focosi destrieri si toccavano -appena, e già l'asta dello sconosciuto coglieva -Bahr Ibn sotto la gorgiera, mentre l'antenna -di quest'ultimo balenava senza far colpo davanti -alla rotella del suo avversario. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_296">[296]</span> -</p> - -<p> -Non valse al generoso Antar di tentare uno dei -suoi salti di fianco. La lancia del cavaliere misterioso -non era costretta a seguire una linea immutabile. -Il calcio faceva pernio in un punto solo, e -il pugno poderoso che la tenea salda, poteva aiutarla -a seguire i movimenti del nemico, mantenendone -la punta sul petto di lui. Liberare il suo signore -non era dunque possibile; e Antar s'impennò, -sbuffando, sotto la spinta gagliarda. Lo <i>Sciarif</i> si -strinse colle ginocchia ai fianchi del destriere; lasciò -cadere la lancia e le redini; cercò la sua mazza -all'arcione, ma non ne venne a capo, respinto -com'era da quella terribile antenna. Provò allora -ad arrovesciarsi sulla groppa per scivolargli da un -lato, come i cavalieri della sua nazione, quando si -piegano col petto in fuori per raccogliere un anello, -od altro premio della corsa, che sia posato a terra, -mentre il cavallo prosegue la via. Ma l'asta del -nemico incalzava; il cavallo era impennato; e lo -<i>Sciarif</i> cadde miseramente d'arcione. -</p> - -<p> -Se la gorgiera di Bahr Ibn non fosse stata di -buona tempra, quel colpo di lancia lo avrebbe certamente -finito. -</p> - -<p> -Un grido di giubilo si levò allora nel campo crocesegnato. -Finalmente, il cielo veniva in soccorso -dei suoi. -</p> - -<p> -— Potrei ucciderti; — gridò lo sconosciuto. — Amo -meglio averti prigione. Arrenditi! — -</p> - -<p> -Bahr Ibn si rialzava allora da terra, dopo aver -liberato destramente il piè dalla staffa. -</p> - -<p> -— Perchè? — gridò egli, furente dalla patita -vergogna. — Se tu mi togli la perla dell'Occidente, -a che mi serbi la vita? Difenditi, guerriero, e non -<span class="pagenum" id="Page_297">[297]</span> -mi fare il mercante! Se la tua lancia ha guadagnato -una misura sulla mia, questa spada ragguaglierà -le distanze. — -</p> - -<p> -Così dicendo, lo <i>Sciarif</i> corse al cavallo, che si -era fermato pochi passi più oltre, levò dall'arcione -la spada, e si piantò fieramente in attesa. -</p> - -<p> -Il cavaliere sconosciuto non disse parola. Balzò -di sella, diè di piglio alla poderosa sua lama e andò -verso il nemico, che voleva ad ogni costo proseguire -la pugna. -</p> - -<p> -Non è da creder qui che le spade d'allora fossero -quali ce le rappresenta l'arte del Quattrocento -e dei secoli posteriori, cioè a dire pugnali allungati -alla misura di spiedi. Anche pesanti per le -nostre braccia disavvezze, quando ci proviamo a -trattarne qualche rugginoso esemplare, queste spade -non potevano paragonarsi alle antiche, nè pel loro -peso, nè per la larghezza della lama, nè pel modo -di usarle. Fu solamente dopo la metà del secolo -decimoterzo che gl'italiani incominciarono a seguire -la nuova usanza dei Francesi, dimenticando -gli antichi spadoni a due tagli, per servirsi delle -spade da punta, più sottili e più maneggevoli a -gran pezza. Le vecchie spade, le spade di Orlando, -di Oliviero, e di Uggero il Danese, pesavano intorno -a cinque libbre; la lama era lunga almeno -un metro, si allargava nel forte fino ad otto centimetri, -nel debole si restringeva a quattro. Così -larghe e pesanti, dovevano tagliare assai meglio -che pungere. Tali erano Fusberta, Durindana, -Gioiosa, e tutte le altre spade gloriose dei quattro -secoli intorno al Mille; veramente temperate con -arte magica, poichè dovevano fendere le armature, -<span class="pagenum" id="Page_298">[298]</span> -e far servizio di ore, di giorni intieri, in mano ai -loro possessori. E in quell'arte i maghi più esperti -di Sorìa potevano trovarsi a Damasco; quelli d'Italia -a Milano. -</p> - -<p> -I due campioni si posero in guardia; lo sconosciuto -colla punta in alto, pronto a calare un fendente -appena si muovesse quell'altro; Bahr Ibn -colla lama poco distante da terra, colla persona a -mezzo curvata, per tenersi pronto del pari a ferire -e a cansarsi. -</p> - -<p> -Era evidente che lo <i>Sciarif</i>, notata la corporatura -straordinaria del suo avversario, mirava a sfuggirgli, -e lasciarlo ruzzolar dietro ad un colpo che -gli andasse a vuoto, per coglierlo di fianco e scegliere -il punto in cui potesse più sicuramente ferirlo. -Ma il cavaliere sconosciuto mostrò fin dai -primi colpi di non voler essere ingannato che a -mezzo. Infatti, calò il suo fendente, ma fiacco, e -quasi nel solo intento di palpare davanti a sè, come -uomo che brancoli nel buio. Lo <i>Sciarif</i> spiccò un -salto e gli fu rapidamente sulla destra. Ma l'altro -non si era punto squilibrato, e il suo fendente, rimasto -a mezz'aria, non ebbe che a mutarsi in manrovescio, -per far capire al Saracino che certe malizie -erano fuori di luogo. E perchè la lezione si -stampasse meglio nella testa d'uno scolaro, quel -manrovescio diè così forte sulla visiera dell'elmo, -che la ruppe senz'altro. -</p> - -<p> -Fremette di rabbia lo <i>Sciarif</i>, e, senza badare al -sangue che gli grondava dalla guancia percossa, si -avventò allo sconosciuto, menandogli un colpo a -tutta forza sul capo. Ma non trovò che l'òmero del -nemico, perchè questi si era cansato in quel punto, -<span class="pagenum" id="Page_299">[299]</span> -e la lama, dopo aver rotta la maglia, rimbalzò lungo -dal corpo, sospinta da un moto repentino del ferito. -</p> - -<p> -La fretta, la bramosìa furibonda di render sangue -per sangue, aveva tradito Bahr Ibn. Prima che egli -avesse rialzato la lama per raddoppiare il colpo, -quell'altro aveva colla manca afferrato la sua spada -a mo' di croce sotto gli elsi, e spingendosi sotto misura -colla rapidità della folgore, dava del capo a -mezzo il petto del suo avversario. -</p> - -<p> -Un masso scagliato da una catapulta non avrebbe -fatto rovina maggiore. Lo <i>Sciarif</i> balenò un tratto -sulle ginocchia, annaspò colle braccia; lasciò cadere -la spada, e andò ruzzoloni sul terreno. -</p> - -<p> -A quel colpo maestro, i Cristiani riconobbero il -loro campione. -</p> - -<p> -— Tosta di maglio! — gridarono. — È il glorioso -Testa di maglio! — -</p> - -<p> -I lettori rammentano certamente, non per merito -mio, ma per l'altezza del personaggio, quello -che di Guglielmo Embriaco ho raccontato in principio. -Nella presa di Gerusalemme il forte uomo -aveva rotto in simil guisa l'ostacolo che opponeva -al suo passaggio un manipolo di Saracini; e il soprannome -di Testa di maglio aveva consacrato l'impresa. -</p> - -<p> -Immaginate l'allegrezza di tutti quei cavalieri, -quando credettero di aver conosciuto l'eroe. Immaginate -quella di madonna Diana, al cui pensiero -già era balenato il dubbio che quel cavaliere sconosciuto -potesse essere il padre suo, poichè egli lo -ricordava tanto nella voce e negli atti. Il dubbio, ho -detto, e non altro. Infatti, come poteva egli trovarsi -laggiù, davanti a Tortosa? Ella non sapeva già che -<span class="pagenum" id="Page_300">[300]</span> -Arrigo da Carmandino e Caffaro di Caschifellone, -tornati appena dalla trista spedizione di Gaza, avevano -spiccato una galera sottile dell'armata di Tortosa, -per mandare incontanente a Guglielmo Embriaco -l'annunzio di ciò che era avvenuto alle strette -di Cades. Non sapeva già, che, un mese dopo l'invio, -erano capitate nelle acque di Tortosa altre otto -galere genovesi, comandate da Mauro di Piazzalunga -e da Pagano della Volta, e che quando lo -<i>Sciarif</i> ebbe bandita la giostra di cui essa doveva -essere il premio, i comandanti dell'armata genovese -non avevano accettato l'invito, se non dopo -un consiglio tenuto sulla galera padrona, consiglio -segreto, a cui erano stati ammessi soltanto i più -vecchi, gli uomini consolari della spedizione, e che -era parso misterioso più del bisogno a Caffaro e -ad Arrigo. -</p> - -<p> -Udite le tristi nuove di Soria, messer Guglielmo -non aveva posto tempo in mezzo, e, con tutte le -navi che erano allestite nel porto, si era messo -alla via per lo stretto di Messina, donde a golfo -lanciato aveva fatto cammino per alla volta di Rodi -e Tortosa. Non era sicuro di salvare la sua bella -figliuola; ma aveva giurato di vendicarla. -</p> - -<p> -Ma torniamo al racconto, che, per questi cenni -necessarii, abbiamo dovuto interrompere. -</p> - -<p> -— Sì, Testa di maglio! — gridò lo scudiero, che -poc'anzi aveva risposto al nome d'Antiochia, e che -era per l'appunto il nostro Anselmo, il vecchio arcadore, -il servo prediletto di madonna Diana. — Testa -di maglio, castigo dei miscredenti e dei rapitori -di donne! — -</p> - -<p> -Nuove grida risposero alle parole del vecchio -<span class="pagenum" id="Page_301">[301]</span> -Anselmo. Quel terribile cavaliere che ristorava le -sorti della giostra e il buon nome delle armi genovesi, -era proprio messer Guglielmo, il vincitore -di Gerusalemme e di Cesarea, il console del Comune -di Genova. -</p> - -<p> -Intanto l'Embriaco era corso addosso all'avversario, -per mettergli il ferro alla gola. Si trattenne, -per altro, vedendo che lo <i>Sciarif</i> non faceva atto -di resistenza, e chiamò i valletti, perchè andassero -in aiuto del vinto. -</p> - -<p> -Slacciato l'elmetto, si vide lo sfregio alla guancia; -ma questo non era grave, e il sangue che inondava -la faccia di Bahr Ibn non doveva esser sgorgato -in copia così grande da una così lieve ferita. Zeid -Ebn Assan, che era accorso a sua volta, vide pur -troppo donde venisse quel sangue. Le labbra del -ferito ne erano tutte imbrattate, e ad ogni tanto ne -davano fuori, minacciando di soffocarlo. -</p> - -<p> -— Mio signore! — gridò il vecchio Zeid, con -voce lagrimosa. — Mio dolce signore! — -</p> - -<p> -E così dicendo, si fece con amorosa cura a sollevare -da terra il caduto. Tra lui e i valletti, ne vennero -a capo, e l'infelice Bahr Ibn potè finalmente -trarre il respiro. -</p> - -<p> -— Aveva ragione il profeta! — mormorò lo -<i>Sciarif</i>. — Sono un uomo spacciato. -</p> - -<p> -— Perchè dici tu questo? Vivrai, gloria dell'Islam; -la mano dell'onnipotente è ancora distesa su te. -</p> - -<p> -— No, mio Zeid, mi sento morire. Non vedi? — E -accennava il sangue che gli fiottava dalla bocca. — Ho -il petto infranto, e le menzogne pietose non -giovano. — -</p> - -<p> -Zeid Ebn Assan diede in uno scoppio di pianto. -<span class="pagenum" id="Page_302">[302]</span> -Egli bene intendeva come ogni speranza fosse perduta -oramai. -</p> - -<p> -— Non piangerei — riprese Bahr Ibn. — Così -era scritto lassù. E a me non duole il morire... -purchè non mi maledica Diana.... -</p> - -<p> -— Essa ti compiange, mio signore! — rispose il -vecchio, che aveva veduto la fanciulla degli Embriaci -discendere dal palco, e gettarsi nelle braccia -del padre, poco lunge da loro. — Il cuore della -bionda cristiana è buono, e sa perdonare le colpe -d'amore. Ah perchè doveva il destino colpir noi in -tal guisa, e privarci di te, quando ne era più grande -il bisogno? -</p> - -<p> -— Meglio così — disse Bahr Ibn. — È la morte -del guerriero, e niente è più bello... del morir giovani... -quando non si spera più nulla dagli angeli -della vita. Ditemi... — soggiunse, dopo aver fatto -uno sforzo, per rattenere lo sgorgo del sangue dalle -fauci; — vive Arrigo? Potrà risanare? -</p> - -<p> -— Si, mio signore. Non gli hai tu accordato generosamente -la vita? -</p> - -<p> -— Ah, sono felice di averlo fatto! A lui il mio -buon destriero.... datelo a lui il mio fedele Antar! -Pregatelo di non odiare la memoria di Bahr Ibn. -Era destino che io gli fossi rivale. Chi aveva veduto -la perla di Occidente, doveva possederla... o morire. — -</p> - -<p> -Furono le ultime parole di Bahr Ibn, il Fatimita -secondogenito dell'estinto califfo del Cairo, o del -soldano di Babilonia, come dicevano allora i Cristiani. -</p> - -<p> -Certo, il giovine e valoroso <i>Sciarif</i> meritava una -sorte migliore. In quell'indole fiera l'amore aveva -<span class="pagenum" id="Page_303">[303]</span> -destato un incendio, e nell'impeto delle sue vampe -gagliarde si era offuscata la ragione. Ma pensiamo, -a sua scusa, che era un figlio del suo tempo e -della sua nazione, ancor barbara a mezzo, e non -dimentichiamo neppure che, giusta il sentimento -del vecchio Zeid, le colpe d'amore meritano più -facilmente d'ogni altra il perdono dei cuori gentili. -</p> - -<p> -La fanciulla degli Embriaci, campata finalmente -da tanti pericoli, sentì di non odiare Bahr Ibn, che -l'aveva salvata dal più tristo dei suoi persecutori, e -nel candore della sua coscienza pregò pace all'anima -dello <i>Sciarif</i>, non ricordando neppure essere egli -un infedele, morto lontano da ogni via di salvezza. -</p> - -<p> -Badate, egli non è per sentenza mia che vi parlo -così. Tento di conciliare la cosa colle idee del tempo -di cui vi ho narrato. Quanto a me, ricordo di aver -letto nelle epistole di un padre della Chiesa, non -doversi in questa delicata materia giudicare a occhio -e croce. «Che ne sapete voi dell'ultim'ora di -un uomo? Un angelo può sempre giungere in tempo -e bisbigliare non visto all'orecchio del morente la -parola che deve aprirgli le porte chiuse del cielo.» -</p> - -<p> -Santo padre della carità! Dopo voi, bisogna confessarlo -a nostra vergogna, non è stato più detto -nulla di simile. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_304">[304]</span></p> - -<h2 id="cap20">CAPITOLO XX. -<span class="smaller">In cui si finisce una storia, -promettendone un'altra.</span></h2> -</div> - -<p> -Il triste esito della giornata sul piano del Sicomòro -aveva colpito d'alto sgomento i Saracini. La -superiorità delle armi cristiane si era solennemente -affermata colla inattesa apparizione di Guglielmo -Embriaco. Anche questi aveva dovuto comperare -la vittoria con qualche goccia del suo sangue: ma -lo <i>Sciarif</i>, anima della difesa di Tortosa e speranza -dell'Islam in Terrasanta, aveva cessato di -vivere. -</p> - -<p> -Tortosa oramai si trovava orbata del suo più -valido campione, e, quel che era peggio, obbligata -a difendersi dal più terribile avversario che i Saracini -potessero avere in Sorìa. Guglielmo Embriaco -mostrò, con la prontezza delle sue risoluzioni, che -lo sgomento dei nemici non era punto fuori di -luogo. I difensori della città noveravano ancora i -<span class="pagenum" id="Page_305">[305]</span> -giorni che sarebbe potuta durare la resistenza, e -già nei consigli dell'esercito genovese era deliberato -l'assalto. -</p> - -<p> -Arrigo da Carmandino, riavutosi dal suo stordimento, -chiese a Messer Guglielmo Embriaco di poter -guidare egli stesso le schiere genovesi all'assalto. -Il valoroso Testa di maglio, il quale non era andato -in Sorìa per togliere ai giovani la gloria di -una spedizione che essi avevano già così bene avviata, -non volle negare questa consolazione a quel -prode congiunto, che egli amava già come un figlio. -E l'esercito intiero giubilò, quando seppe che Arrigo -da Carmandino, uno dei primi sulle mura di -Antiochia, di Gerusalemme e di Cesarea, lo sarebbe -stato del pari sulle mura di Tortosa. Il nome del -capitano non era per sè stesso di buon augurio all'impresa? -</p> - -<p> -La fama del Giovannita non si era punto scemata -per l'esito infelice del suo combattimento -collo <i>Sciarif</i>. Rammentavano tutti come Bahr Ibn -andasse debitore della sua prima e facile vittoria -al colpo di mazza che aveva dato sulla cervice del -cavallo di Arrigo, colpo disgraziato, secondo i giudizii -più miti, ma sempre contro le norme della -cavalleria. -</p> - -<p> -Cento e sessantatrè anni più tardi, sul piano di -Benevento, dovevano macchiarsi di grave colpa i -cavalieri di Carlo d'Angiò, per aver rotte le schiere -di Manfredi, usando il brutto artifizio di ferire i -cavalli. E messer Ludovico Ariosto, narrando la -pugna di Ruggero e Mandricardo, potè raccogliere -la dottrina cavalleresca, intorno a questo particolare -nella ottava seguente: -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_306">[306]</span> -</p> - -<div class="poem"> -<p>Ferirsi alla visiera al primo tratto;</p> -<p class="i2"> E non miraron, per mettersi in terra,</p> -<p class="i2"> Dare ai cavalli morte; ch'è mal atto,</p> -<p class="i2"> Perch'essi non han colpa de la guerra.</p> -<p class="i2"> Chi pensa che tra lor fosse tal patto,</p> -<p class="i2"> Non sa l'usanza antiqua, e di molto erra;</p> -<p class="i2"> Senz'altro patto, era vergogna e fallo</p> -<p class="i2"> E biasmo eterno a chi ferìa 'l cavallo.</p> -</div> - -<p> -L'assalto di Tortosa, felicemente riuscito, coperse -di gloria il nome Arrigo. E messer Guglielmo, che -era stato presente a tutta quella importantissima -fazione lodò assai il giovine capitano, pel valore e -per la saviezza di cui aveva fatto prova, ottenendo -una così splendida vittoria con poco spargimento -di sangue. -</p> - -<p> -Non meno lieto dell'Embriaco fu il re Baldovino, -che, risaputo appena il felicissimo evento, mandò -con gran sollecitudine a Tortosa il suo confidente -Folchiero di Chartres, per congratularsi coi Genovesi, -e invitare i capi a recarsi in Gerusalemme. -</p> - -<p> -Andarono tutti, e messer Guglielmo condusse la -figlia con sè. Del vecchio Anselmo non occorre il -dire, perchè questi, nella sua nuova qualità di scudiero, -doveva seguire il suo signore, come fa l'ombra -il corpo. -</p> - -<p> -Baldovino accolse con grande onoranza i suoi -fidi e valorosi amici di Genova, e molto si rallegrò -di vedere la bella figliuola dell'Embriaco, che egli -aveva già ricevuta nella sua corte, celata sotto spoglie -virili, e intorno a cui si era svolta, in quel -<span class="pagenum" id="Page_307">[307]</span> -breve spazio, di tempo, una vicenda così assidua -di strane avventure. -</p> - -<p> -Data la parte loro alle cerimonie ed alle feste, -il re Baldovino pensò a cavare i frutti di quella -visita, impegnando i Genovesi all'imminente assedio -di Tripoli. Quell'altra impresa era stata disegnata -e doveva essere condotta dal conte di Sant'Egidio, -uno dei pochi baroni d'Occidente, rimasti -a difesa del regno crocesegnato. -</p> - -<p> -Messer Guglielmo promise, in nome dei suoi figli -e di tutta l'armata che essi guidavano. Quanto a -lui, era venuto per un ufficio di padre, e doveva -ritornare incontanente a Genova, dove lo richiedevano -le sue cure di console. Per altro, innanzi di -rimettersi in mare, il forte uomo avrebbe voluto -assicurare la sorte della sua Diana, dandola in -moglie ad Arrigo. Ma qui, dove meno se l'aspettava, -occorse l'intoppo. Arrigo non era più libero, -e doveva rinunziare ad ogni speranza di felicità -sulla terra. -</p> - -<p> -— Padre mio, — diss'egli piangendo, — quando -avevo perduto ogni fiducia nelle mie forze e in -quelle degli uomini, per rintracciare la vostra diletta -figliuola e liberarla dalle mani dei tristi, ho -giurato di consacrare il resto dei miei giorni all'Ordine -del glorioso San Giovanni, se madonna -Diana fosse restituita incolume ai suoi cari. -</p> - -<p> -— E al vostro voto, Arrigo, io son debitrice della -mia salvezza; — rispose Diana, non meno commossa -di lui. — Questo è volere di Dio; rispettiamolo. -Io pure ho giurato. O di Arrigo, o di nessuno. Voi -tra gli Ospitalieri di San Giovanni; io tra le vergini -di Santa Maria Latina. — -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_308">[308]</span> -</p> - -<p> -Messer Guglielmo non seppe che rispondere. -</p> - -<p> -Intanto quei due giovani piangevano. E il vecchio -Anselmo, che era profondamente pio, ma che -credeva altresì non potere certi sacrifizii tornare -accetti al Signore, prese di schianto una grande -risoluzione. -</p> - -<p> -— Infine, — borbottò egli tra i denti, — un re -è un uomo come un altro, e non mi mangerà -mica cogli occhi. — -</p> - -<p> -Avete già capito che il vecchio scudiero domandava -un'udienza al re Baldovino. E l'ottenne, e là, -senza tanti preamboli, con schiettezza da soldato e -da marinaio, gli raccontò ogni cosa, dall'a fino alla -zeta. -</p> - -<p> -— Mio buon amico, e che ci posso far io? — disse -il re, dopo averlo ascoltato con molta benevolenza. — Non -c'è che il Papa, per sciogliere i -voti dei fedeli cristiani. -</p> - -<p> -— È vero.... — rispose Anselmo; — è proprio -vero.... — aggiunse, mentre si recava macchinalmente -e poco rispettosamente la mano al capo, per -grattarsi la nuca. — Ma ecco qua!.... Il Papa non -ha forse un legato in Gerusalemme? E non ce -l'avrà mica mandato, io mi penso, per legare soltanto! — -</p> - -<p> -Il re Baldovino, a quella uscita spontanea del -vecchio, non seppe trattenersi dal ridere. -</p> - -<p> -— Hai ragione, in fe' mia! — esclamò. — Vedete -questo vecchio arcadore, — soggiunse, volgendosi -a Folchiero di Chartres, che era stato l'introduttore -di Anselmo, — vedete questo vecchio arcadore, -che mette un re sulla via! Tanto è vero che -i buoni consigli si trovano da per tutto! — -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_309">[309]</span> -</p> - -<p> -Fu chiamato senza indugio il legato, che era, -come sapete, il buon vecchio Maurizio, anch'egli -amico dei Genovesi, e spettatore della giostra sul -piano del Sicomòro. Delle sue buone disposizioni -per tornar utile a messer Guglielmo non si poteva -dubitare. -</p> - -<p> -— I Genovesi ci hanno grandemente aiutato, e -più ancora ci aiuteranno in questa edificazione del -reame di Cristo; — disse il re Baldovino. — È -debito nostro, messere, di fare in guisa che il console -di Genova se ne parta contento. -</p> - -<p> -— Sire, voi dite il vero; — rispose il vescovo -Maurizio. — E poichè noi abbiamo potestà di legare -e di sciogliere, possiamo anche rimettere il -suo voto al prode Carmandino, al vincitore di Tortosa. -Ma pensate che egli ripasserà il mare e il -regno vostro avrà perduto un valente campione. -È già troppo scarso il numero dei baroni d'Occidente, -a cui non sia parso grave di rimanere in -Terrasanta, per servizio di Cristo! -</p> - -<p> -— Voi dunque non sciogliereste dal suo voto -Arrigo da Carmandino? — disse il re, scosso da -quella argomentazione del vescovo. -</p> - -<p> -— Sì e no; — rispose Maurizio. — cioè a dire, -vorrei poter conciliare una cosa coll'altra. Il voto -è senza fallo una ispirazione del cielo. Ora, se noi -ce ne assicurassimo i frutti, anche pagando quell'altro -di due cuori innamorati, pare a me che si -potrebbe consentire al matrimonio senza rimorsi. -</p> - -<p> -— Pare anche a me d'indovinare il vostro pensiero. -Sciogliere il Carmandino dal suo voto, ma -ritenerlo con giuramento al nostro servizio. Non -è così? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_310">[310]</span> -</p> - -<p> -— Per l'appunto; — rispose il legato. -</p> - -<p> -Quel medesimo giorno, alla presenza del re e di -tutta la sua corte, il vescovo Maurizio così parlava -ad Arrigo da Carmandino e a Diana degli Embriaci: -</p> - -<p> -— Miei figli, Iddio, padre di amore, non accoglie -i voti che condannano i cuori ad un eterno martirio. -Iddio vuol servi amanti ed operosi. Le tristi -prove, durate da voi con tanta costanza e fiducia, -gli bastano. In nome di Dio, non accetto il voto -di Arrigo che in parte. Sia sposo a Diana, ma resti -in Sorìa, dove il regno di Cristo ha mestieri di -valorosi campioni, e dove egli potrà essere utile, -colle armi di San Giorgio, come se fosse ascritto -alla milizia di San Giovanni. — -</p> - -<p> -Piacque la cosa ad Arrigo, che ringraziò con effusione -il buon legato, e promise tutto ciò ch'egli -volle. Piacque a messer Guglielmo, che si separava -da sua figlia; ma la vedeva già signora di un -principato in Terrasanta, scambio di lasciarla umile -e triste monaca nell'ospizio amalfitano di Santa -Maria Latina. Quanto a Diana, che vi dirò? La sua -felicità era pari a quella di Arrigo. Del resto, l'amore -della fanciulla non era forse incominciato -dal giorno che il bel Carmandino aveva presa la -croce? E non era giusto che continuasse all'ombra -della croce? -</p> - -<p> -Tre anni dopo le cose narrate, e così male, dal -vostro servitore umilissimo, tutta la costa di Sorìa -era ridotta, la mercè dei Genovesi, in soggezione -di Baldovino. Il quale, in ricompensa delle espugnazioni -di Malmistra, Solino, Laodicea, Tortosa, -Tripoli, Gibello, Beirut, Acri, Gibelletto, Cesarea, -Assur, Joppe, Ascalona, diede in feudo a cittadini -<span class="pagenum" id="Page_311">[311]</span> -genovesi parecchie terre, e alla gloriosa repubblica -una contrada in Gerusalemme, una in Joppe, e la -terza parte delle entrate marittime di Assur, di Cesarea -e di Acri, nelle quali città i mercatanti genovesi -avevano un proprio magistrato e vivevano -colle leggi loro, come se fossero sempre all'ombra -delle torri di Sarzano. -</p> - -<p> -Del resto, carta canta; ed ecco qua il privilegio, -come fu vergato in pergamena e trascritto dai Genovesi -(in latino, s'intende) sul libro del Comune: -</p> - -<p> -«L'anno della Incarnazione del Signore mille -cento cinque, a ventitrè giorni di maggio, nel -tempo che il patriarca Damberto presiedeva al -governo di Jerusalem, regnante Baldovino, Dio -onnipotente, per mano dei servi suoi Genovesi, -ha dato la città di Accon (Acri, o Tolemaide) al -suo glorioso sepolcro. I quali eziandio vennero -col primo esercito dei Franchi, e virilmente si -adoperarono all'acquisto di Antiochia, di Jerusalem, -di Laodicea e di Tortosa; e loro soli acquistarono -le terre di Solino e di Gibello, ed accrebbero -all'imperio di Jerusalem le terre di Cesarea -e di Assur. A questa così valorosa gente, Baldovino -re invittissimo ha dato in perpetua possessione -in la città santa di Jerusalem una contrada, -e in la città di Joppe un'altra; ed oltre -ciò la terza parte di Cesarea, di Assur e di Accon.» -</p> - -<p> -Ho accennato poc'anzi a qualche feudo. Infatti, -i due figli dell'Embriaco ebbero l'investitura di -Gibello, l'antica Biblo, da essi conquistata. Arrigo -da Carmandino ebbe Larissa, e il suo territorio, -eretti in contea, e concessi in dote a Diana. Così -Baldovino riconobbe, anche in una donna, gli obblighi -<span class="pagenum" id="Page_312">[312]</span> -di gratitudine che aveva verso Guglielmo -Embriaco. -</p> - -<p> -Mi domanderete di Anselmo. Il degno personaggio -che avete conosciuto fin dal principio di questo -racconto, cambiò una terza volta di professione. -Era stato balestriere e poi guardiano di casa; in -processo di tempo scudiero dell'Embriaco; da ultimo -passò ai servigi di Arrigo, o, se vi piace meglio, -di madonna Diana da Carmandino. -</p> - -<p> -Perchè bisogna dir proprio Diana da Carmandino. -Caffaro di Caschifellone si era acconciato anche lui -a chiamarla così. Per altro, non aveva accettato -l'invito fattogli da Arrigo, di andare a riposarsi -per qualche settimana, nella contea di Larissa, -dalle fatiche di quella guerra triennale. -</p> - -<p> -— Grazie, amico; — aveva egli detto ad Arrigo; — io -torno a Genova. I felici non debbono essere -frastornati dalla gente profana. Fate di bastarvi -sempre l'un l'altro. Fra due creature che s'amano -non c'è luogo per altri, fuorchè per un angioletto -dai capegli d'oro e dalle labbra di rosa. — -</p> - -<p> -A tutti i benevoli, che hanno seguito il narratore -fin qui, piacerà di saperne più a lungo, intorno -alle vicende di Caffaro. Intendo questa curiosità -e vedrò di soddisfarla, raccontando la storia -del nostro simpatico personaggio un'altra volta; -e sarà più presto che essi non pensino. -</p> - -<p> -Di madonna Diana non vi dirò altro se non questo, -che fu una delle più savie e reputate castellane -di quel tempo. Non la cantarono trovatori; -non andarono Goffredi Budelli a morirle davanti, -come alla contessa di Tripoli, sua bella e famosa -vicina. Ma tutto ciò si capisce. Beatamente chiusa -<span class="pagenum" id="Page_313">[313]</span> -nel suo amore per Arrigo, visse con lui in un -settimo cielo, a cui non giungevano desiderii, nè -tentazioni profane. Egli combattendo i nemici del -reame, ella beneficando i vassalli, si composero un -nido felice, in cui durarono lungamente fidi, costanti, -librati in solitudine eccelsa, come una coppia -di Numi, ma liberali altrui di quella pietà che -solo può dare chi non ha mestieri d'implorarne -per sè. -</p> - -<p> -Invidiabile Arrigo! -</p> - -<p class="pad2 center large"> -FINE. -</p> - -<div class="somm"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_314">[314]</span> -</p> - -<h2><a id="indice" href="#indfront"> -INDICE</a></h2> - -<table class="indice" summary=""> - <tr> - <td><span class="smcap">Capitolo</span></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">I.</td> <td>Ero aspetta Leandro</td> <td class="pag"><a href="#cap1">Pag. 1</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">II.</td> <td>Qui si narra di Arrigo da Carmandino, come pigliasse la croce per gli occhi d'una donna</td> <td class="pag"><a href="#cap2">10</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">III.</td> <td>Breve anzi che no pei lettori, ma sugoso per Arrigo da Carmandino</td> <td class="pag"><a href="#cap3">22</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">IV.</td> <td>Delle prodezze di Arrigo e dei sottili accorgimenti di messere Guglielmo Embriaco</td> <td class="pag"><a href="#cap4">30</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">V.</td> <td>Di una gran torre di legno, che comandò a molte torri di pietra</td> <td class="pag"><a href="#cap5">43</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">VI.</td> <td>Che è tutto un miscuglio, come la minestra maritata di Anselmo</td> <td class="pag"><a href="#cap6">53</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">VII.</td> <td>La presentazione del primo annalista di Genova</td> <td class="pag"><a href="#cap7">67</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">VIII.</td> <td>Un cuore spezzato</td> <td class="pag"><a href="#cap8">89</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">IX.</td> <td>Nel quale è dimostrata l'utilità del combattere a capo scoperto</td> <td class="pag"><a href="#cap9">110</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">X.</td> <td>Sulle tracce di Arrigo</td> <td class="pag"><a href="#cap10">132</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">XI.</td> <td>In cui si narra di un astore che si era fatto colomba</td> <td class="pag"><a href="#cap11">148</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">XII.</td> <td>La via del deserto</td> <td class="pag"><a href="#cap12">165</a></td> - </tr> - <tr> - <td><span class="pagenum" id="Page_315">[315]</span></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">XIII.</td> <td>Alle strette di Cades</td> <td class="pag"><a href="#cap13">183</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">XIV.</td> <td>Dove è dimostrato che sui ribaldi non si veglia mai abbastanza</td> <td class="pag"><a href="#cap14">201</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">XV.</td> <td>Una triste novella</td> <td class="pag"><a href="#cap15">215</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">XVI.</td> <td>La perla d'Occidente</td> <td class="pag"><a href="#cap16">234</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">XVII.</td> <td>Nel quale si vedono operare i sortilegi di Abu Wefa</td> <td class="pag"><a href="#cap17">256</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">XVIII.</td> <td>Dove si vede che la posta troppo alta confonde il giuocatore</td> <td class="pag"><a href="#cap18">272</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">XIX.</td> <td>Che potrebbe intitolarsi il principio della fine</td> <td class="pag"><a href="#cap19">289</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="cap">XX.</td> <td>In cui si finisce una storia, promettendone un'altra</td> <td class="pag"><a href="#cap20">304</a></td> - </tr> -</table> -<hr /> -</div> - -<div class="opere"> -<p class="center large"> -DELLO STESSO AUTORE -</p> - -<p class="center"> -<i>(Edizioni in-16).</i> -</p> - -<table class="indice" summary=""> - <tr> - <td>Capitan Dodero (1865). <i>Settima edizione</i></td> <td class="pag">L. 2 —</td> - </tr> - <tr> - <td>Santa Cecilia (1866). <i>Quinta edizione</i></td> <td class="pag">2 —</td> - </tr> - <tr> - <td>L'olmo e l'edera (1867). <i>Settima edizione</i></td> <td class="pag">2 50</td> - </tr> - <tr> - <td>I Rossi e i Neri (1870). <i>Seconda edizione</i></td> <td class="pag">2 —</td> - </tr> - <tr> - <td>Il libro nero (1871). <i>Quarta edizione</i></td> <td class="pag">2 —</td> - </tr> - <tr> - <td>Le confessioni di Fra Gualberto (1873). <i>Seconda edizione</i></td> <td class="pag">3 —</td> - </tr> - <tr> - <td>Val d'Olivi (1873). <i>Seconda edizione</i></td> <td class="pag">2 —</td> - </tr> - <tr> - <td>Semiramide, racconto babilonese. (1873). <i>Seconda ediz.</i></td> <td class="pag">3 —</td> - </tr> - <tr> - <td>La legge Oppia, commedia (1874)</td> <td class="pag">1 —</td> - </tr> - <tr> - <td>Castel Gavone (1875). <i>Seconda edizione</i></td> <td class="pag">2 50</td> - </tr> - <tr> - <td>La notte del commendatore (1875)</td> <td class="pag">4 —</td> - </tr> - <tr> - <td>Come un sogno (1875). <i>Quinta edizione</i></td> <td class="pag">2 —</td> - </tr> - <tr> - <td>Tizio Caio Sempronio (1877). <i>Seconda edizione</i></td> <td class="pag">3 —</td> - </tr> - <tr> - <td>Cuor di ferro e cuor d'oro (1877). <i>Seconda edizione</i></td> <td class="pag">5 —</td> - </tr> - <tr> - <td>Lutezia (1878). <i>Seconda edizione</i></td> <td class="pag">2 —</td> - </tr> - <tr> - <td>La conquista d'Alessandro (1879)</td> <td class="pag">4 —</td> - </tr> - <tr> - <td>Il tesoro di Golconda (1879)</td> <td class="pag">3 50</td> - </tr> - <tr> - <td>La donna di picche (1880)</td> <td class="pag">4 —</td> - </tr> - <tr> - <td>O tutto o nulla (1881)</td> <td class="pag">3 50</td> - </tr> - <tr> - <td>L'undecimo Comandamento (1881). <i>Seconda edizione</i></td> <td class="pag">3 —</td> - </tr> - <tr> - <td>Il ritratto del diavolo (1882)</td> <td class="pag">3 —</td> - </tr> -</table> - -</div> - -<div class="tnote"> -<p class="tntitle"> -Nota del Trascrittore -</p> - -<p> -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione -minimi errori tipografici. -</p> - -<p class="covernote"> -Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio. -</p> -</div> - -<div style='display:block; margin-top:4em'>*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK DIANA DEGLI EMBRIACI ***</div> -<div style='display:block; margin:1em 0'> -Updated editions will replace the previous one—the old editions will -be renamed. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United -States without permission and without paying copyright -royalties. 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Redistribution is subject to the trademark -license, especially commercial redistribution. -</div> - -<div style='margin:0.83em 0; font-size:1.1em; text-align:center'>START: FULL LICENSE<br /> -<span style='font-size:smaller'>THE FULL PROJECT GUTENBERG LICENSE<br /> -PLEASE READ THIS BEFORE YOU DISTRIBUTE OR USE THIS WORK</span> -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -To protect the Project Gutenberg™ mission of promoting the free -distribution of electronic works, by using or distributing this work -(or any other work associated in any way with the phrase “Project -Gutenberg”), you agree to comply with all the terms of the Full -Project Gutenberg™ License available with this file or online at -www.gutenberg.org/license. -</div> - -<div style='display:block; font-size:1.1em; margin:1em 0; font-weight:bold'> -Section 1. General Terms of Use and Redistributing Project Gutenberg™ electronic works -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -1.A. 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Information about the Mission of Project Gutenberg™ -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -Project Gutenberg™ is synonymous with the free distribution of -electronic works in formats readable by the widest variety of -computers including obsolete, old, middle-aged and new computers. It -exists because of the efforts of hundreds of volunteers and donations -from people in all walks of life. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -Volunteers and financial support to provide volunteers with the -assistance they need are critical to reaching Project Gutenberg™’s -goals and ensuring that the Project Gutenberg™ collection will -remain freely available for generations to come. In 2001, the Project -Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure -and permanent future for Project Gutenberg™ and future -generations. 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Contributions to the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation are tax deductible to the full extent permitted by -U.S. federal laws and your state’s laws. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -The Foundation’s business office is located at 809 North 1500 West, -Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887. Email contact links and up -to date contact information can be found at the Foundation’s website -and official page at www.gutenberg.org/contact -</div> - -<div style='display:block; font-size:1.1em; margin:1em 0; font-weight:bold'> -Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg Literary Archive Foundation -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -Project Gutenberg™ depends upon and cannot survive without widespread -public support and donations to carry out its mission of -increasing the number of public domain and licensed works that can be -freely distributed in machine-readable form accessible by the widest -array of equipment including outdated equipment. Many small donations -($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt -status with the IRS. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -The Foundation is committed to complying with the laws regulating -charities and charitable donations in all 50 states of the United -States. Compliance requirements are not uniform and it takes a -considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up -with these requirements. We do not solicit donations in locations -where we have not received written confirmation of compliance. To SEND -DONATIONS or determine the status of compliance for any particular state -visit <a href="https://www.gutenberg.org/donate/">www.gutenberg.org/donate</a>. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -While we cannot and do not solicit contributions from states where we -have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition -against accepting unsolicited donations from donors in such states who -approach us with offers to donate. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -International donations are gratefully accepted, but we cannot make -any statements concerning tax treatment of donations received from -outside the United States. U.S. laws alone swamp our small staff. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -Please check the Project Gutenberg web pages for current donation -methods and addresses. Donations are accepted in a number of other -ways including checks, online payments and credit card donations. To -donate, please visit: www.gutenberg.org/donate -</div> - -<div style='display:block; font-size:1.1em; margin:1em 0; font-weight:bold'> -Section 5. General Information About Project Gutenberg™ electronic works -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -Professor Michael S. Hart was the originator of the Project -Gutenberg™ concept of a library of electronic works that could be -freely shared with anyone. For forty years, he produced and -distributed Project Gutenberg™ eBooks with only a loose network of -volunteer support. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -Project Gutenberg™ eBooks are often created from several printed -editions, all of which are confirmed as not protected by copyright in -the U.S. unless a copyright notice is included. Thus, we do not -necessarily keep eBooks in compliance with any particular paper -edition. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -Most people start at our website which has the main PG search -facility: <a href="https://www.gutenberg.org">www.gutenberg.org</a>. -</div> - -<div style='display:block; margin:1em 0'> -This website includes information about Project Gutenberg™, -including how to make donations to the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to -subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks. -</div> - -</body> -</html> diff --git a/old/64411-h/images/cover.jpg b/old/64411-h/images/cover.jpg Binary files differdeleted file mode 100644 index e1988c4..0000000 --- a/old/64411-h/images/cover.jpg +++ /dev/null |
