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-The Project Gutenberg EBook of Un segreto vol. I (of 2), by Salvatore Farina
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and most
-other parts of the world at no cost and with almost no restrictions
-whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms of
-the Project Gutenberg License included with this eBook or online at
-www.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you'll have
-to check the laws of the country where you are located before using this ebook.
-
-Title: Un segreto vol. I (of 2)
-
-Author: Salvatore Farina
-
-Release Date: February 5, 2020 [EBook #61322]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK UN SEGRETO VOL. I (OF 2) ***
-
-
-
-
-Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online
-Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This
-file was produced from images generously made available
-by Biblioteca Nazionale Braidense - Milano)
-
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-
- UN SEGRETO
-
-
- ROMANZO
-
- DI
- SALVATORE FARINA
-
-
- VOLUME PRIMO
-
-
-
- MILANO
- E. TREVES & C. EDITORI
- 1869
-
-
-
-
- Proprietà Letteraria
-
- Tipografia Letteraria — Via Marino, 3
-
-
-
-
-I.
-
-_Silvio ad Eugenio._
-
-
-«Se i miei calcoli non fallano, a quest'ora sei ad Huesca, supponendo
-che tu non abbia mutato proposito, e che, attraversata la Francia,
-arrestandoti appena ad Avignone e a Tarbes, ti sia affrettato, com'era
-tuo disegno, a valicare i Pirenei durante la bella stagione. Ad ogni
-modo io ti scrivo ad Huesca, non bastandomi l'animo di attendere una
-tua lettera.
-
-Mi pare un anno che tu sia lontano da me, e se penso che non sono
-invece che poche settimane, non so darmene pace, cotanto il mio tempo
-mi è diventato increscioso. Tu dirai come al solito che è la mia anima
-che è pigra, e che la sua lentezza indolente è quella appunto che mi
-fa parere più tardi che agli altri mortali i due movimenti del nostro
-pianeta. Ma questa volta t'inganni; e dico in sul serio che se mai vi
-fu momento della mia vita in cui abbia sentito il sangue giovanile
-pulsare violento ed ostinato alle arterie ed al cuore, questo gli è
-desso. E non ho più a rimpiangere come per lo passato gli stravizzi
-e le orgie che, come tu affermavi, avevano ottuso i miei sensi, e
-spuntato le spine del desiderio. Anzi io penso che questo raddoppiarsi
-della mia vita, questo nuovo vigore delle mie forze morali, mi facciano
-appunto parere lungo il tempo che trapasso. Non dico che io non mi
-annoji — la solitudine mi condanna a questo — ma l'avidità con cui
-aspiro ad un bene impossibile, il desiderio e la speranza sempre
-alimentati in segreto, sono senza dubbio più potenti della noia.
-
-Non mi sono mai sentito così audace, e così gaio, come di questi
-giorni. Se qualche volta sospiro, lo faccio per abitudine, o anche per
-smania, all'incirca come un viaggiatore frettoloso sospira il momento
-che avrà toccato la meta. Accetta questo paragone disgraziato; so bene
-che non fa al caso mio. Io non ho una meta, peggio, non so neppure se
-io non l'abbia; i sentimenti che m'empiono il cuore sono così vaghi ed
-indeterminati, che sfumatura di pennello maestro non saprebbe renderne
-l'immagine. Ma tuttavia sono sentimenti — questo almeno sta fermo —
-però io me ne trovo pago, e cinguetto tuttodì da solo, da fare invidia
-ai passeri che in questo momento pispigliano inseguendosi e beccandosi
-fra i rami del vecchio platano del mio giardino, che tu hai cantato nei
-tuoi primi versi.
-
-Ad ogni modo il tempo mi è increscioso. È questa una bizzarra
-contraddizione del mio spirito irrequieto, se pure in uno spirito
-irrequieto vi sono contraddizioni vere, o piuttosto il volere e
-disvolere a un tratto cento cose non è una condizione necessaria di
-quello stato.
-
-Ma bando a sofisticherie; il tuo retto senso filosofico n'andrebbe come
-al solito _intronato_, e non mi daresti requie colle tue punture — ed
-io so bene quanto valga il tuo aculeo, perchè cerchi di starmene, se
-posso, alla lontana.
-
-Confessami che a questo punto ti ho messo in una gran curiosità dei
-fatti miei. Potessi pagartene in qualche modo! Potessi darti la mia
-confidenza, ed averne in cambio i tuoi conforti! Ma dovrei scrivere un
-libro, e non basterebbe; e non sapresti nulla del mio cuore, perchè io
-stesso non so nulla. So che in questo momento sono lieto, e che di tali
-momenti non è povera la mia giornata; sento il sangue circolare più
-rapido, l'intelligenza più chiara, e più salda e vigorosa la potenza di
-amare.
-
-Amare! — L'ho io scritta questa parola? La ci stia. Tu ne sorriderai
-con sarcasmo, e sarà tutto; e se interpretando a modo tuo la confusione
-di queste mie parole, mi dirai seriamente che io sono innamorato, ti
-crederò senza dibattere. Sarei così felice di innamorarmi un'altra
-volta! Ma ho paura, mio buon Eugenio, che ciò non sia, e che tutto il
-benessere che io provo in questi giorni si risolva in una quistione
-di nervi. Anzi se devo credere al Dottor L. gli è proprio così,
-e a discuterci sopra mi farei dare del gaglioffo. Colui dice che
-noi viviamo nelle nuvole, e che i nostri malanni derivano da ciò,
-che discendendo da quelle alture, vediamo le nostre ali tarparsi
-miseramente, e temiamo non bastino a reggerci al volo mai più. Ho
-spesso creduto che egli avesse ragione; ma ora non temo più di nulla;
-e se è vero che mortale ebbe mai le ali, io me le sento crescere sui
-fianchi così salde e robuste, da sfidare l'aquila a seguirmi. E davvero
-che da qualche tempo gli uccelli non mi fanno invidia, e guardo le
-nuvole senza desiderio, e misuro l'orizzonte con qualche sicurezza.
-
-Mi par di vederti — e ti leggo negli occhi, nel sorriso e nel cuore una
-domanda; ma io non ti risponderò per ora. Cerca pure in questa lettera
-un nome di donna — non lo troverai. Se è vero che io debba provare
-ancora le dolcezze puerili — io dico _puerili_ — dell'amore, vorrò
-essere il primo a sincerarmene; nè tu, nè altri, ne avrà la certezza
-che dalla mia bocca.
-
-Ricorda che io conto inesorabilmente sopra le _Impressioni di viaggio_
-che tu hai promesso di scrivere. So che il _far niente_ ti serena
-l'animo, e che contemplando ti parrà di vivere troppo bene, perchè
-abbia ad occuparti di questo strumento di tortura che è la penna del
-letterato in Italia.
-
-Lavora per me; arrossisci di rivedere le Alpi, senza aver cantato i
-Pirenei. Oltre a che il tempo ti parrà più breve, e le noie degli
-avvocati meno amare; e quando le tue faccende siano all'ordine, e
-ritornerai fra le braccia dell'amico tuo, anch'egli sarà in qualche
-modo compensato della tua assenza. Amami».
-
-
-
-
-II.
-
-_Eugenio a Silvio._
-
-
-«La tua lettera mi ha preceduto di due giorni. Or eccomi finalmente ad
-Huesca, dopo un viaggio abbastanza lungo, e se devo dirlo, poverissimo
-d'avvenimenti. Vedi che io dico avvenimenti, e non avventure; non
-perchè di queste ultime ne abbia avuto, ma perchè tu non immagini che
-io n'andassi in cerca. Per altro non mi sono annoiato; ho pensato, ho
-fantasticato molto, ho raccolto una gran messe di idee e di _voli_; e
-se le mie _Impressioni di viaggio_ vedranno quando che sia la luce, tu
-stesso ne sarai giudice.
-
-Come tu l'hai pensato, io ho mutato di molto il progetto del mio
-viaggio; ho incominciato dal cedere una volta, e invece di tirar
-diritto da Avignone a Tarbes, mi sono spaventato della distanza e ho
-fatto sosta a Montpellier. Il guaio volle che Montpellier mi piacesse,
-e vi dormii una notte — un dolce sonno te lo assicuro — ed è per
-lo appunto questa dolcezza che mi ha fatto invaghire dei viaggi a
-tappe. Infatti invece di partire il domani per Tarbes, come io aveva
-sacramentato meco medesimo di fare, me ne andai con animo di arrestarmi
-a Carcassona. A metà via discesi a Beziéres. Però d'allora in poi
-non fermai più nulla, e come Dio volle, venni man mano a Pamier, e
-poi a S. Gaudenzio, e a Tarbes — e se il diavolo ci ficcava meglio
-la coda, uscivo di via e mi spingevo fino a Pau — nè so come mi sia
-risoluto a discendere a Bagnéres, e a Baréges. In quest'ultima città
-mi disponevo ad attraversare i Pirenei presso il Monte Perduto, ma un
-inglese che viaggiava per diporto, e con cui avevo stretto relazione a
-Tarbes, scese in quel giorno allo stesso albergo, e poichè egli voleva
-visitare la famosa Valle d'Arran, mi decisi a deviare un breve tratto
-con lui. Così passai i Pirenei fra le gole del monte Maledetto. Non ti
-dico nulla dell'incanto di quella traversata — tanto varrebbe che io
-scrivessi per te solo le mie _Impressioni di viaggio_.
-
-Di Huesca non ti parlo; mi è riuscita spiacevole a prima vista, e parmi
-che non mi ricrederò; ad ogni modo non ho a fermarmici molto, e, se Dio
-lo vuole, conto di trovarmi presto al tuo fianco. E tanto più ci conto
-e me ne struggo, se penso al piacere con cui ho visto i tuoi caratteri,
-e la parola _Italia_ sul timbro postale della tua lettera.
-
-Ma che! tu minacci dunque d'impazzire? E che modo è questo tuo di
-torturare il cervello d'un amico che ha i fianchi rotti, non so se più
-dai cavalli di posta, o da una mezza dozzina di curiali che gli stanno
-alla cintola giorno e notte? Che vuoi tu che io capisca di queste
-vaporose fantasime del tuo intelletto?
-
-In verità io ho serio timore che assai valesse meglio la tua tetraggine
-d'una volta, che questa falsa allegria che ti contorce le labbra
-come la sardonica; e meglio era non uscirne mai, che uscirne così
-stoltamente.
-
-Sei o no innamorato? Non lo sai! l'hai a sapere dico io. In queste
-miserie del cuore, se non ci vedi dentro tu, chi ci ha a vedere? Oltre
-a che tu sarai colto alla sprovveduta, come una fortezza sguarnita; e
-questo, credilo, è il peggior danno che possa toccare ad un galantuomo.
-Diffida, diffida sempre, e di tutti; e più che d'ogni altro, di te
-medesimo. Se gli uomini sapessero cacciarsi in mente questa verità:
-che le grandi sciagure sono tali per lo appunto, perchè inaspettate, il
-numero degli sciagurati n'andrebbe minorato d'assai.
-
-In amore l'abbandono è pericoloso come in tutte le cose della vita —
-forse peggio — la vita non si ha già ad avere in conto d'un'infanzia
-perenne, nè l'amore s'ha a torre come un giocattolo da bimbi. Assai
-triste gioco è quello che fa l'amore, e in fede mia ci si dee pensare
-non una, ma cento volte.
-
-Non dimenticare i tuoi ventisei anni, non rinfanciullire a un tratto
-dinanzi al volto d'una bella donna. Quale che ella sia, pensa che
-il suo sorriso nasconde un pugnale, e i suoi baci un veleno. Le suo
-braccia sono morbide come il velluto, e fragili e pieghevoli come uno
-stelo di giunco; ma tuttavia sanno stringere in amplessi soffocanti —
-la voluttà che spira dalle sue nivee forme è un fuoco che consuma.
-
-Oh! io conosco troppo bene come le vanno queste cose — e tu pure. Ma
-all'occasione si è sempre arrendevoli; ingannati cento volte, cento
-volte la bestemmia è spirata sul nostro labbro — domani ci si ingannerà
-ancora.
-
-«Gioventù e bellezza sono armi troppo potenti, perchè i virili
-propositi possano resistere a lungo». Verissimo — se si cadesse nella
-lotta, sopraffatti nobilmente — se non che — ed è questa vera codardia
-— disillusi, vagheggiamo col pensiero un nuovo fantasma di donna che
-raccatti il nostro cuore e voglia mentire un po' d'amore per lui.
-
-Osceno mercato di sentimenti, di fantasie e di menzogne — e di
-voluttà. E se ricerchi ciò che vi ha di vero in questi rapporti, vedrai
-sbigottito una sola cosa, il sesso — e non potrai andar oltre.
-
-Tu giuochi una scommessa perigliosa; v'ha per posta una parte, la più
-bella parte, del tuo avvenire.
-
-Che potrai ottenere da questa donna, se tu l'amerai? Un momento
-di voluttà, un po' d'amore forse — ma sai tu ciò che vi perderai
-inesorabilmente?
-
-Pensaci. Se mai avvenga che dal confronto tu ritragga qualche forza,
-combatti disperatamente; se sarai vinto, avrai qualche conforto più
-tardi; quando ti parrà d'aver tutto perduto, ritroverai dentro di te
-qualche cosa che non sarà morta coi tuoi amori — la compiacenza della
-propria forza adoperata nobilmente, e quella non minore di poter far
-carico alla sorte soltanto dei tuoi dolori.
-
-Questi miei consigli — e non vogliono essere più che consigli, nè meno
-— ti giungeranno forse tardi, e ti saranno cagione d'inutili rimorsi.
-— Ma se la mia voce avrà mai la sorte di prevenire, d'un solo istante,
-l'estremo passo, oltre il quale è questo fatalissimo abisso dell'Amore,
-tu soffermati alquanto a meditarla. Forse la chimera pazza che vagheggi
-andrà sfrondata delle sue corone, e le seduzioni di una sirena non
-sapranno rimuoverti dall'austera saldezza che ti eri proposto di
-mantenere per tutta la vita.
-
-Se poi a quest'ora il tuo spirito si culla nelle nenie voluttuose di
-questo tuo amore adultero, la pace sia teco; e tu perdona alla audacia
-di chi ha osato profanare il tuo tempio, parlandoti un linguaggio
-insensato.
-
-Ho scritto «amore adultero». M'ingannerei io forse? Affè, che non
-saprei più raccapezzarmi. Ma questo è un dubbio passeggiero, e si è
-dileguato di già dal mio cervello senza lasciarvi traccia.
-
-Scommetterei anzi di potermi spingere più oltre senza fallire, fino ad
-immaginare il pallido viso della ninfa che ti ha sedotto, e a poter
-ripetere il nome che i vaneggiamenti del tuo sonno tradiscono forse
-ogni notte. Ed è...
-
-Ma io potrei errare, e ci farei pure la triste figura dopo aver
-vantato tanta avvedutezza; e forse anche — e questo sarebbe peggio —
-l'importanza del mio consiglio ne andrebbe scemata ai tuoi occhi, e
-ti parrebbe che le mie parole siano inspirate dalla persona e non dal
-principio, e sprezzeresti le mie teoriche. Però questo è per l'appunto
-ciò che io non voglio da te; e se posso, farò che tu non sorrida della
-mia filosofia balzana. Ad ogni modo tieni in mente questo che io ti ho
-detto: che credo d'avere indovinato il nome dell'eroina della tua nuova
-passione.
-
-Se è rimasto un posticino nel tuo cuore, serbalo per me; ma ho paura di
-no — i nuovi amori sono come i nuovi proprietarii d'un campo; i quali,
-per far sentire il loro imperio, si cacciano dappertutto, e rimuovono
-e ricostruiscono i limiti, per attaccare in qualche modo la loro
-personalità alla nuova possessione».
-
-
-
-
-III.
-
-
-Come Eugenio lo aveva pensato, la sua lettera giunse tardi. Cotesta in
-generale è la sorte comune dei consigli, e in ispecie dei consigli agli
-innamorati, i quali sono incontrastabilmente la razza più ostinata che
-viva sulla terra.
-
-Convien sapere per altro che se Eugenio, buon figliuolo in tutto il
-resto, si scaglia da poco in qua con compiacenza contro l'amore, e
-contro le donne, ne ha le sue buone ragioni. E chi l'avesse conosciuto
-due mesi prima, avrebbe udito ben altre sentenze sulle sue labbra. Si
-pretende di doverne incolpare una certa bruna, con certi occhioni neri,
-e certa chioma lussureggiante; ma siccome ciò non torna indispensabile
-al caso nostro, lasciamo che la maldicenza districhi del suo meglio
-questo nodo.
-
-Una cosa intanto resta ferma, che Silvio alla lettura di questa lettera
-si strinse nelle spalle.
-
-
-
-
-IV.
-
-_Silvio ad Eugenio._
-
-
-«Ritorno in questo momento dal vederla, dal parlarle, dall'adorarla in
-silenzio come un'immagine santa. Ho la mente ed il cuore pieni di lei.
-
-Oramai non lo dissimulo più a me medesimo — se pure riuscissi ad
-ingannarmi, non ne avrei al certo giovamento — però vorrei gridarlo a
-tutto il mondo: «sono innamorato.»
-
-Questa parola che qualche settimana addietro mi avrebbe fatto arrossire
-di vergogna, risuona dentro di me come una melodia soavissima. I miei
-nervi, le mie fibre, la cantano in coro.
-
-E perchè dovrei io arrossire? perchè dovrei ostinarmi in questa
-ringhiosa inerzia, che impoverisce ogni dì più la sorgente degli
-affetti?
-
-In fede mia, povero Eugenio, tutti i sermoni della filosofia accigliata
-non saprebbero arrestare un solo istante quest'inno che prorompe in
-mille suoni dalle corde della natura; nè la vanità d'essere chiamato
-filosofo può pagare un solo battito d'un cuore innamorato.
-
-Poi che tu dici d'aver indovinato il suo nome, tanto meglio; lo
-scriverò senza titubanza: «Carlotta.»
-
-Intendo il rimprovero che tu mi fai; non vo' affannarmi a ribatterlo,
-ma tuttavia ti giuro che non ho in mente una colpa.
-
-Io non voglio nulla, non domando nulla, solo che mi si lasci amarla.
-La mia felicità è opera sua, ma pure non è in essa; è in me, nell'amor
-mio. In appresso... e che so io del futuro? ma ho fede che saprei
-resistermi in ogni evento.
-
-Non tenermi il broncio se io non pongo mente alle tue raccomandazioni;
-se tu sapessi quante volte io ti ho benedetto per avermi fatto
-conoscere questa donna, se tu potessi vedere la mia gioia, non ti
-reggerebbe l'animo di contraddirmi più oltre; e la mia gratitudine ti
-compenserebbe ad usura della mia disobbedienza.
-
-Tu ignori quanto si possa essere felici amando questa donna; la tua
-mente, comunque ci si affatichi, non può riprodurti che una pallida
-immagine della sua bellezza; però nella tua cecità tu accomuni questa
-creatura colle mille che paghi col disprezzo, mentre... Nè io vo' tormi
-la briga di farti ricredere; ma se tu la vedessi... Vestiva un abito
-nero semplicissimo, colle maniche che lasciavano vedere le sue braccia
-ignude; pure quanto più leggiadra di tutte le altre, nonostante i loro
-pizzi, le loro trine e i cento altri fronzoli a cui mendicavano la
-grazia!
-
-Me le accostai tremante; mi sorrise, mi porse una mano breve, affilata,
-candidissima, e mi salutò per nome. Un nonnulla per l'indifferente,
-un'epopea pel mio cuore.
-
-Oh! dimmi che questa mia non è illusione, che quel saluto e quel
-sorriso erano da più che non volessero parere, che io posso... No, non
-voglio nulla; non dirmi nulla — ho io bisogno d'alimentarmi di menzogne
-e di speranze audaci come un fanciullo? A che fine uscire dalla mia
-paga serenità, ed abbandonarmi ciecamente al desiderio?
-
-Il desiderio! Oh! gli è questo un mare senza confini, un assai tristo
-mare per una nave sdruscita; nè io vo' avventurarvi il mio cuore».
-
-
-
-
-V.
-
-_Silvio ad Eugenio._
-
-
-«Mancano ancora otto giorni all'arrivo del corriere che deve recarmi
-una tua lettera; però dovrei starmene tutto questo tempo ad aspettare
-in silenzio, mentre, se la mia impazienza non m'inganna, mi pare
-d'avere un mondo di cose a dirti. Quindi innanzi aspettati di sovente
-a siffatte anticipazioni; e questa sarà la tua parte di guaio, se ti
-ostini a credere che io non me la caverò da quest'amore senza malanni.
-
-Giovedì scorso mi sono recato, secondo il consueto, in casa del signor
-Verni. L'impazienza, e da qualche tempo la turbolenta va facendomi
-spesso di siffatti tiri, mi vi aveva condotto mezz'ora prima; però
-consultato il mio orologio, e avvedutomi, stavo fra due se dovessi
-entrare od allontanarmi; e intanto non mi moveva dal limitare della
-porta.
-
-Il signor Verni salì le scale in quel momento, e mi sorprese nella mia
-indecisione.
-
-Vedendolo mi si imporporarono le guancie di rossore, e fu ventura
-che fosse notte, e mi trovassi quasi nascosto nell'ombra. Per
-meglio dissimulare il mio turbamento diedi una strappata vigorosa al
-campanello, poi mi rivolsi fingendo sorpresa e salutai il signor Verni.
-Mi corrispose cortesissimo, mi ringraziò della premura, dicendo di
-_tenersene onorato_, e cianciò meco cordialmente.
-
-Il signor Verni è uomo di bei modi, colto, e facile parlatore. Ebbi
-agio d'esaminarlo, e mi parve anche bello, e quel che è più, di quella
-bellezza simpatica che si rivela prima al cuore che agli occhi.
-
-Ho provato un senso di gelosia, che ho cercato invano di soffocare,
-e devo aver risposto al suo spirito con molte sciocchezze. Tuttavia
-egli è uomo che non potrei odiare giammai, che vorrei quasi amare, se
-sapessi perdonargli la felicità d'essere marito di Carlotta.
-
-In quella mezz'ora di cicaleccio sono sceso dentro di me, e vi ho
-interrogato le mie debolezze che non sono poche. Ne uscii netto, te lo
-giuro: e guardai in volto quell'uomo con sicurezza e con orgoglio, come
-a dirgli: «io non abbasserò mai la mia fronte innanzi a te».
-
-Nel pensarlo non ho titubato un solo istante, e mi compiacqui di me
-medesimo. E mancò poco che, preso da prepotente trasporto d'espansione,
-non confidassi a lui stesso il mio amore. Le convenienze uccisero in
-buon punto l'entusiasmo; ma giuro che la sola paura del ridicolo non
-avrebbe potuto abbastanza.
-
-Che non darei io per poter dire a Carlotta l'animo mio? Parmi che il
-sapere conosciuto da lei il mio affetto, me lo farebbe più caro, ed
-allevierebbe il mio spirito.
-
-Ho pensato mille modi, ho accarezzato i progetti più assurdi; e
-tuttavia, trovatomi solo al suo fianco, me ne è venuto meno l'ardire.
-Che mi ha trattenuto?...
-
-Essa lo ama — ne ho la certezza; lo chiama teneramente: «mio buon
-Antonio» — e si attacca al suo braccio, e gli parla confidenzialmente,
-e gli sorride...
-
-Affè, perchè non gli salta dunque al collo in mia presenza?...
-
-Credilo, Eugenio, questa sì, è tortura. Egli è pur suo marito. — Qual
-merito? dico io. Se un villano raccatta una perla fra i solchi, s'ha a
-dire: fortuna, non merito.
-
-Ma tanto è tutt'uno; la legge vuole che il tesoro appartenga a chi
-l'ha ritrovato, e che la moglie segua il marito. È cosa da smarrirne la
-ragione.
-
-Perchè non l'ho io incontrata sul mio cammino prima di quell'uomo?
-Il cielo mi è testimonio se l'avrei amata; e tu sai quanto io avrei
-saputo amare in quel tempo. Pure, pensandoci, non so ribellarmi alla
-sorte. Forse è meglio che sia così — in fine essi si amano entrambi;
-Dio sa se ella avrebbe amato me altrettanto. E son pur degni l'uno
-dell'altro; e se questa mia natura codarda sapesse spogliarsi d'una
-gelosia insensata, e li incontrassi per via, da passeggiero pietoso io
-mi rivolgerei a benedire, e direi dentro di me: «che bella coppia!»
-
-Che Iddio adunque li benedica, e l'azzurro del cielo sorrida loro, e
-gli astri danzino sullo loro teste innamorate, finchè la baldanza dei
-loro anni giovanili li allieterà sulla terra!
-
-Tant'è, darei un anno della mia vita per averle detto che l'amo. Questo
-segreto — ed è pure un segreto, poichè tu solo ne sei a parte — mi pesa
-sul cuore come un rimorso. L'amore è come vampa — si può soffocare,
-nascondere non mai. Talvolta, soffocato un istante, riarde più potente
-e si svela. Le anime amanti ardono, le ardenti amano; però se l'amore è
-fiamma, può essere che la fiamma sia un amore».
-
-
-
-
-VI.
-
-
-Quando un figliuolo d'Adamo è arrivato a questo punto, non v'ha più
-dubbio ch'egli sia innamorato. S. Tommaso stesso non ne vorrebbe di
-più. Però di solito avviene che dopo le prime titubanze puerili, un
-po' per vergogna, un po' per una certa audacia che a tempo opportuno
-Amore non trascura mai di concedere, si finisce sempre per svelare la
-passione nascosta, ed offerire un cuore ricolmo fino all'orlo del più
-puro affetto che amante possa nutrire.
-
-Anzi siccome il piccolo Cupido si compiace di certe gherminelle,
-ed è raro che si tenga sul sentiero battuto e non rasenti invece
-gli eccessi, così è che spesso i più timidi diventano a un tratto
-arrischiati, e dove da prima si tenevano morti per una parola e per un
-sorriso, si gettano a corpo perduto nella via delle audacie.
-
-Le faccende di Silvio non dovevano andare altrimenti.
-
-Una bella sera — le sere degli innamorati sono sempre belle — Silvio
-si vestì con una ricercata trascuranza, e andò in casa del signor
-Antonio Verni con animo di dire a Carlotta, «che i suoi occhi erano due
-soli, e il cuore che egli le offeriva una sterile landa da fecondare
-coi suoi raggi,» o qualche altra squisitezza di questo genere. Questa
-volta aveva avuto l'attenzione di consultare il suo orologio, ed era
-riuscito, a furia di resistenze e di lotte, ad arrivare pressochè degli
-ultimi. Secondo i suoi calcoli questo ritardo doveva chiudere gli occhi
-del marito, e guadagnargli qualche pollice di terreno sulla via della
-sua conquista.
-
-La brutta parola è scritta. Egli non lo diceva a sè stesso, non voleva
-pensarlo, quasi non lo pensava, ma tuttavia quell'idea gli sorrideva
-in un cantuccio della mente; e dica chi conosce il cuore dell'uomo se
-poteva essere altrimenti.
-
-In generale si comincia sempre allo stesso modo, e si corrono
-successivamente le stesse fasi — si ammira, si sospira, si desidera. La
-prima fase offre pochi pericoli, però i mariti possono dormire placidi
-sonni. Dalla seconda alla terza non v'ha che un passo, se pure non si
-confondono in una. Questo però resta fermo, e farà bene chi ne porrà
-in guardia i mariti, che il sospiro è lo smorzatoio del sacro fuoco
-coniugale.
-
-Silvio aveva sospirato più d'una volta; senza accorgersene si
-travagliava da un pezzo col desiderio. Ad ogni modo egli si andava
-ripetendo che le sue intenzioni erano oneste, e che quando avrebbe
-fatto palesi i suoi sentimenti, non sarebbe andato più in là.
-
-Carlotta lo avrebbe compianto, avrebbe conosciuto la nobiltà dell'animo
-suo disinteressato, e l'avrebbe forse stimato — era più che egli non
-desiderasse.
-
-Forse queste sue fantasie avevano un lato vero — la vanità è l'unico
-rimedio dell'amore, e la compiacenza d'atteggiarsi a vittima sull'ara
-della virtù può lottare, con qualche speranza di vittoria, colla
-frenesia dei desiderii.
-
-In quella sera le sale del signor Verni erano più affollate del
-solito. Silvio, che sul limitare della porta avea deposto gran parte
-dell'audacia che lo aveva sorretto per via nei suoi propositi, entrò
-alquanto imbarazzato, parendogli che gli occhi di tutti si fissassero
-sul suo volto e vi leggessero i suoi pensieri. In fondo, benchè egli
-facesse mestiere di letterato, non era dei più avveduti, e se aveva una
-macchia sulla coscienza, bisognava che gli salisse alle guancie.
-
-Il signor Verni gli mosse incontro, gli porse la mano, lo chiamò: _mio
-caro signore_, e lo fece sedere al suo fianco.
-
-Silvio guardava all'intorno in cerca di Carlotta. Ne domandò a _lui_,
-e _lui_ rispose che _ella_ sarebbe venuta a momenti; poi riprese il suo
-ragionare brioso.
-
-Assolutamente in quella sera il signor Verni era di buon umore. Silvio
-lo pensò, e per un momento si sentì venir meno. Amareggiare così le
-gioie d'un uomo onesto! colpirlo nei suoi affetti, nella sua pace!...
-Ma Carlotta era così bella! Guardò ancora attorno a sè, ricercandola
-cogli occhi.
-
-— Che cercate? gli domandò il signor Verni.
-
-— Nulla — rispose Silvio imbarazzato; e per rassicurarsi, guardò la
-faccia di quell'uomo.
-
-Era bello, assolutamente bello.
-
-— È una cosa orribile — un marito! e da quale stampo è dunque uscito
-costui? pensò dentro di sè. Ma ciò è ancor peggio, che io mi sento
-attratto verso di lui, chè egli mi è simpatico, e mi pare quasi
-d'amarlo.
-
-L'esame fu brevissimo, ma completo. E riconobbe per la prima volta
-sotto le linee di quel volto sorridente, una impronta di virile
-severità che non disarmonizzava tuttavia coll'abituale dolcezza con cui
-era uso trattare.
-
-Da quel punto Silvio fu sulle spine; si contorceva sulla sua seggiola
-come un uomo annoiato, tanto che il sig. Verni, da quella compita
-persona ch'egli era, gli offerì di fare una partita agli scacchi.
-
-— Ciò ci farà passare il tempo — aggiunse.
-
-— Vi pare? rispose Silvio distratto; e intanto guardava sott'occhio una
-porta, da cui parevagli dovesse uscire Carlotta.
-
-— Dunque accettate? replicò l'altro.
-
-— Accetto — stava per dire Silvio senza badare — ma in quella l'uscio
-si aprì, e Carlotta entrò nella sala.
-
-
-
-
-VII.
-
-_Silvio ad Eugenio._
-
-
-«Ciò che mi dici nella tua lettera d'ieri, mi fa male. Lo ignoro io
-forse perchè tu debba ammonirmene?
-
-«Non è che un anno che essa è sposa a lui», perchè farmene sovvenire?
-e con qual animo mi faresti tu questo richiamo, se non dubitasti delle
-mie intenzioni?
-
-Sii franco meco; l'amicizia te ne dà il diritto, te ne dà il dovere.
-Dimmi adunque, giacchè lo pensi, che io sto per commettere un'azione
-indegna, che sto insidiando codardamente la pace d'un uomo onesto, che
-vive al pari di me d'affetto e di speranze, che mi accoglie nella sua
-casa, che mi stringe la mano...
-
-T'intendo, t'intendo — tu non credi alla mia forza, perchè non credi
-che nissuno possa amare una donna col solo fine di amarla. Il tuo
-scetticismo non si smentisce. Ma io ho creduto che le mie parole
-dovessero rassicurarti, e che non mi avresti stimato così debole da
-infrangere il mio giuramento, nè così stolido da comperare un'ora di
-voluttà a prezzo d'un rimorso.
-
-Può essere che io m'inganni.
-
-Da qualche tempo sono così mutato, sento l'amore in un modo così
-diverso, e il mio raziocinio si è così impoverito, che non riesco a
-darmi ragione dei fatti miei. Tuttavia mi pare che sarei forte, che,
-anzi che costarle una lagrima, vorrei prima morire. Ma sono pur stolto
-io! Parlo come se essa corrispondesse al mio amore... mentre...
-
-A quest'ora ella sa tutto. Non so come l'animo mi reggesse a questa
-rivelazione; e ne sono quasi pentito, o vorrei fuggire per non
-rivederla mai più. Una forza più potente della mia volontà mi tiene qui
-soggiogato; io ritornerò dinanzi ad essa pauroso come uno schiavo...
-
-A quest'ora forse ella pensa a me; ripeterà dentro di sè le mie parole
-— che dirà il suo cuore?... Il mio non batte più, s'è come paralizzato;
-da ieri io vaneggio come un pazzo — vorrei dimenticarmi, vorrei
-sfuggire a questa tortura del pensiero, e non mi è possibile. La notte
-di ieri mi è sempre dinanzi alla mente, nè io posso staccarmene un
-istante.
-
-Me le ero seduto daccanto, e da un pezzo non le dicevo parola.
-Rimuginavo dentro di me cento maniere diverse, e non sapevo qual
-scegliere per palesarle l'amor mio. Più volte avevo aperto le labbra
-per incominciare, e il pentimento me le aveva richiuse in un sospiro.
-
-— Fa molto caldo, mi disse Carlotta.
-
-— Estremamente — risposi, e non mentivo.
-
-Volli dir di più, ma mi venne meno l'ardire. Suo marito si accostò
-a noi, mi rivolse la parola, e mi sorrise; poi parlò lungamente
-con Carlotta. Quando si allontanò, vidi gli sguardi di Carlotta
-che lo seguivano con espressione di affetto; tutte le mie forze si
-accasciarono per un istante. Se non che mi risollevai poco dopo, e
-credo che la speranza non mi avrebbe mai dato tanto ardimento, quanto
-me ne venne dalla certezza della sua indifferenza.
-
-— Ho una cosa a dirvi — dissi d'improvviso arditamente.
-
-Ella rivolse la sua faccia verso di me, affissò i grandi occhi nei miei
-con espressione di meraviglia.
-
-Non potevo più dare indietro.
-
-— Non oso — aggiunsi balbettando.
-
-— Diamine! diss'ella, scuotendo il capo con un sorriso mesto.
-
-— Se voi l'indovinaste...
-
-I suoi occhi non mi dissero nulla.
-
-— Se potessi dirvelo in un orecchio... insistei sorridendo per
-dissimulare il mio strazio.
-
-Ebbe pietà della mia vergogna, e non attese più oltre. Si rizzò
-in piedi. La guardai supplichevole, mi guardò senza rancore, senza
-disprezzo, serena e mesta ad un tempo. Ahimè! non era lo sguardo con
-cui ella avrebbe detto il suo amore.
-
-M'allontanai precipitosamente da quella casa; mi cacciai in letto
-smaniando e piangendo.
-
-Dimmi tu pure che io fui sciocco; è tutt'oggi che lo ripeto a me
-medesimo. Mi pare che in questo momento saprei pur rintracciar la vera
-via per giungere al suo cuore. Ma è meglio che sia così; tu ne sarai
-pago; il ridicolo mi ha condannato irremissibilmente — così tutto sarà
-finito. Io non avrò più forza di parlarle, non so neppure se avrò forza
-di rivederla.»
-
-
-
-
-VIII.
-
-
-Silvio stette tutto quel giorno combattuto fra mille pensieri.
-
-Aveva stabilito di non recarsi in quella sera in casa di Carlotta, e
-tuttavia parevagli che il suo orologio camminasse troppo lento, e che
-tardasse troppo ad annottare. Verso il tramonto mutò proposito, e volle
-andarvi; si abbigliò ed uscì: gironzò lungo tempo indeciso, e finì col
-rientrare in casa più tetro di prima.
-
-Stette alcuni giorni senza ritornare in casa del signor Verni.
-Finalmente si arrese al proprio desiderio, e vi andò ancora.
-
-Carlotta gli sorrise senza affettazione, senza ironia, senza quella
-compiacenza che la certezza d'aver ispirato una passione genera
-nell'animo d'ogni donna. Era calcolo, dissimulazione delicata? era
-natura? Silvio lesse subito nel contegno di lei la sua sentenza, e
-chinò il capo.
-
-Erano soli in un canto della camera; ella seduta sopra un divano,
-egli appoggiato ad una seggiola — la comitiva cianciava allegramente;
-le belle donne gettavano qua e là sguardi provocanti, i bellimbusti
-sciorinavano del loro meglio i loro giuochetti di spirito.
-
-Silvio taceva — Carlotta agitava lentamente il suo ventaglio.
-
-— Signor Silvio, disse ella volgendo all'improvviso la bella testa
-verso di lui.
-
-Egli si scosse dalla sua meditazione, e balbettò con fioca voce:
-«signora.»
-
-— Accostatevi, riprese Carlotta, scommetterei che vi annoiate.
-
-— Siete in inganno; la vostra casa ha bandito la noia, rispose Silvio
-sforzandosi a sorridere.
-
-Trasse la sedia d'accanto a Carlotta, e si assise.
-
-La bella donna continuava ad agitare il suo ventaglio. Un'audace
-speranza balenò nella mente di Silvio; forse ella aveva accolto il suo
-affetto, e quel suo contegno era un invito. Si fe' rosso in volto dal
-piacere, mosse le labbra convulsamente per parlare.
-
-Carlotta s'avvide.
-
-— Ieri vi siete interrotto — disse con dolcezza, ma senza la titubanza
-che suggerisce l'amore.
-
-— Ieri... ripetè tristamente Silvio, smarrendo a un tratto ogni energia.
-
-— Avete fatto bene, aggiunse Carlotta con un leggiero tremito, gettando
-uno sguardo melanconico e pietoso sul povero Silvio.
-
-Non dissero più nulla. Ella volgeva gli ocelli intorno, per nascondere
-il suo imbarazzo, egli guardava il suolo pensando la sua sventura.
-
-Poco dopo Carlotta si levò, ed uscì da quella sala. Silvio la seguì
-cogli occhi, e rimase estatico a contemplare la porta per cui ella era
-uscita. La vide rientrare poco dopo al fianco di suo marito. Che voleva
-ella dirgli con ciò? Ahi! Silvio lo comprese troppo bene.
-
-Passarono in una sala da giuoco; li seguì come attratto da una forza
-invisibile.
-
-— M'ami? domandava ella al marito.
-
-— Me lo dimandi!
-
-— Mi pare d'amarti come non ti ho mai amato.
-
-Il signor Verni stringeva più forte il braccio di madama.
-
-Silvio si tenne al muro per non cadere. Carlotta si voltava in quel
-momento per districare la sua veste di raso che s'era impigliata ad un
-mobile.
-
-Si guardarono, ed arrossirono entrambi.
-
-Quella sera fu un supplizio per il cuore di Silvio.
-
-E tuttavia egli non sapeva allontanarsi da quella casa. Più volte s'era
-trovato a fianco del signor Verni, e l'aveva guardato con un sentimento
-d'invidia che non aveva potuto soffocare. Ma quel signor Verni era
-così affabile, così espansivo, e così severo ad un tempo ne' suoi
-modi, che quasi Silvio si compiaceva del suo strazio, pensando di aver
-risparmiato peggio a quell'ottimo marito — e se non era la prepotenza
-della sua passione, egli avrebbe incolpato sè medesimo di codardia. Ad
-ogni modo ciò non è poco, specialmente per chi, al pari di Silvio, si
-tenga sicuro dell'_onestà_ delle sue intenzioni.
-
-Erano trascorse tre ore dacchè Silvio era giunto in casa Verni, e una
-pendola sopra un caminetto suonava con squilli argentini la mezzanotte.
-
-Il povero innamorato passò una mano nei capelli, e si rizzò da una
-seggiola, su cui era rimasto lungo tempo, con animo di allontanarsi. Si
-accingeva alle fredde cerimonie della partenza, e pensava che avrebbe
-voluto essere sotto le lenzuola, e risparmiarsi, se gli fosse stato
-possibile, l'imbarazzo di quei saluti; quando un servo annunziò due
-nuovi personaggi.
-
-Siccome le serate del signor Verni si protraevano di solito fino alle
-tre del mattino, non v'era nulla di strano che quei tali giungessero
-a quell'ora; ma tuttavia Silvio, che aveva lo spirito immiserito dalla
-battaglia del suo cuore, ne fu sorpreso, e s'arrestò.
-
-Quei due erano un dottore, ed un cavaliere, Felice Salvani.
-
-Il dottore era persona conosciutissima; frequentava assiduamente le
-serate del Verni, e godeva di qualche intimità con lui — il cavaliere
-Salvani era uomo nuovo, che si presentava per la prima volta in quelle
-sale — e ciò, secondo i calcoli di Silvio, cresceva l'inopportunità di
-quell'ora.
-
-Del resto il cavaliere era un bell'uomo, sui trentacinque anni,
-d'aspetto serio, ma più per albagia che per dignità — infine era
-biondo; non ce ne voleva di più perchè Silvio lo trovasse antipatico.
-
-Senza sapersene spiegare la ragione, egli cercò collo sguardo Carlotta.
-La vide in mezzo a un crocchio di signore; era pallida e guardava verso
-l'uscio d'ingresso con espressione di terrore. Involontariamente Silvio
-fe' un passo come per recarle soccorso; si rattenne in tempo. Il signor
-Verni si accostava alla moglie seguito dal cavaliere.
-
-Silvio rimase immobile a guardare quella scena, dominato da una
-sensazione di paura e d'ira che non sapeva spiegare a sè medesimo. Vide
-Carlotta impallidire maggiormente, barcollare un istante, e reggersi
-allo schienale d'una seggiola per non cadere; vide la sua bocca aprirsi
-per balbettare un complimento, e un sorriso sfiorare forzatamente lo
-sue labbra, e indovinò l'ansia del suo petto, e lo straziante martello
-del suo cuore.
-
-Tutto ciò aveva durato un istante, nè altri che Silvio avrebbe potuto
-vederlo — ma per lui era una rivelazione; egli guardava Carlotta,
-guardava quell'uomo, e parevagli di afferrare le fila d'un segreto.
-Ahimè! temeva d'indovinare.
-
-Tuttavia poteva essere che egli s'ingannasse, che fosse stata
-un'illusione de' suoi sensi agitati. Infine quell'uomo veniva per
-la prima volta in casa Verni; e non era probabile che corresse una
-segreta intelligenza fra lui e Carlotta: egli avrebbe avuto mezzo di
-prevenirla, di prepararla, nè la sua venuta le sarebbe stata cagione di
-sorpresa. Oltre a che — e per poco che egli fosse avveduto non poteva
-ingannarsi su questo — non la sorpresa, ma il terrore aveva imbiancato
-le guancie di Carlotta. Che se invece il cavaliere fosse stato altre
-volte in qualche dimestichezza col Verni, come mai questi non aveva
-alcun sospetto, e non s'era accorto del turbamento di Carlotta?
-
-In tali quesiti Silvio smarriva la coscienza di sè medesimo, del suo
-dolore; pensò al dottore che era uomo compitissimo e legato a lui da
-molto tempo da una di quelle relazioni di simpatia che sono così presso
-all'amicizia, e venne innanzi a lui con animo di averne qualche lume
-sul conto di questo cavalier Salvani.
-
-— Sapete che immagrite? disse il dottore a Silvio stringendogli la mano.
-
-— Vi pare...
-
-— Ne sono sicuro; scommetterei che pesate due libbre di meno.
-
-Silvio sorrise.
-
-— È da un pezzo che non vi si vede; interruppe gentilmente; che cosa è
-stato di voi fin'ora?
-
-— Fui ai bagni; i bagni sono un'ottima cura, che io consiglierei a voi
-pure; noi altri medici moderni diciamo che l'_idroterapia_ è la pietra
-angolare della medicina. I contraddittori sono eccezioni che non hanno
-peso. Interrogatene i savii di tutti i tempi. Mosè ordinava che si
-pregasse nell'acqua corrente; ci si vuol vedere un simbolo, ma vi è
-anche un principio d'igiene...
-
-Il dottore — nissuno lo chiamava con altro nome — aveva la debolezza
-di intrattenere tutto il mondo dell'arte sua e compensarsi in tal
-modo della mancanza d'una clientela. Buon uomo del resto, e pieno
-di spirito, rideva a tempo opportuno di sè medesimo, e confessava
-candidamente di non aver mandato nessuno all'altro mondo.
-
-— Voi non siete venuto solo? domandò Silvio.
-
-— Solo! è vero, volete alludere al cavalier Salvani.
-
-— Per l'appunto. Che uomo è?
-
-— Un cavaliere.
-
-— Non è questo.
-
-— Non so dirvene di più.
-
-— Dunque non è vostro amico?
-
-— Amico, precisamente, no. Lo conosco.
-
-— Molto?
-
-— Poco; i nostri rapporti sono recenti — qualche parola, e qualche
-mazzo di carte scambiate insieme — e più carte che parole. È un
-giocatore assai fortunato; io ho puntato spesso sulle sue carte, e gli
-sono riconoscente della sua fortuna. Ecco tutto; il cavaliere non è
-di Milano, conosce poche persone, mi ha pregato di fargli respirare in
-qualche modo l'aria delle nostre sale, e l'ho condotto qui.
-
-Silvio non potè saperne di più; ma era già molto che egli avesse la
-certezza che l'incontro di Saivani con Carlotta non fosse soltanto
-effetto del caso.
-
-Da quel punto mutò proposito, e non volle lasciar quella casa senza
-prima accertare in qualche modo i suoi sospetti.
-
-Il cavaliere Salvani si tenne quasi sempre lontano da Carlotta; parlò
-due o tre volte col marito, entrò nella sala da giuoco, perdette alcuni
-biglietti di banca; impassibile sempre. Silvio lo seguiva come uno
-spettro.
-
-Finalmente quell'uomo, dopo aver gironzato alcun poco attorno a
-Carlotta, prese il partito di sedersele vicino. Silvio si arrestò di
-botto; e pose una mano sul cuore a reprimerne la frequenza dei battiti.
-
-Carlotta vedendo quell'uomo aveva fatto un movimento di ripugnanza, e
-aveva tentato allontanarsi; ma il cavaliere l'aveva guardata fisso con
-uno sguardo imperioso; la poveretta a quello sguardo aveva tremato come
-al tocco d'una pila, e s'era arrestata.
-
-Silvio non pensò ad altro, e si fece innanzi per porsi anch'egli a
-fianco di Carlotta. Questa lo vide, ne indovinò l'intenzione, e fe' un
-atto di gioia — e facendogli posto sul divano:
-
-— Qui, gli disse tremando, signor Silvio...
-
-V'era tale abbandono in quelle parole, che Silvio ne fu commosso.
-
-Senza dubbio Carlotta anch'essa s'accorse d'essersi spinta troppo
-oltre, e tentò di mitigare con uno scherzo stentato la vivacità di quel
-richiamo.
-
-Silvio e Felice si trovarono così l'uno in faccia all'altro; si
-guardarono immobilmente un istante, sfidandosi a vicenda, e volendo
-costringere l'un l'altro ad abbassare gli occhi per il primo, Silvio
-non cedette punto; il cavaliere sogghignò amaramente, si levò in piedi,
-salutò, e si allontanò gettando un ultimo sguardo sopra Silvio, che lo
-accolse impassibile. In quello sguardo era giurato un'odio.
-
-Carlotta aveva chinato gli occhi sopra un albo di paesaggi.
-
-— Osservate, diss'ella a Silvio appena il cavaliere fu partito — che
-incantevole veduta! ci sono stata; ecco laggiù il lago di Costanza, e
-qui a sinistra la città di S. Gallo.
-
-— Infatti..
-
-— Non avete voi visitato la Svizzera?
-
-— Infatti.... io non ho visitato la Svizzera.
-
-
-
-
-IX.
-
-_Silvio ad Eugenio._
-
-
-«Ti avevo promesso di non parlarti più di questo mio amore, ti avevo
-promesso che mi sarei fatto forza, che avrei vinto me stesso ed avrei
-dimenticato. Non credere che io intenda fallire così al mio proposito;
-se te ne scrivo ancora non è perchè io non voglia dimenticare, ma sì
-perchè non ho ancora dimenticato.
-
-Un istinto più potente della mia volontà, un istinto fatto più di
-compassione e di curiosità che d'amore, mi riavvicina a quella donna.
-Ho dovuto ritornare in sua casa dopo essermene allontanato alcun tempo,
-e ti giuro che, se non fosse stato di quell'uomo, io non vi sarei
-ritornato più; avrei subìto la mia sorte, avrei domandato la pace ad
-ogni cosa, anzi che straziarmi in questa sterile lotta d'un amore non
-corrisposto. Ma sapere che un altro era vicino a lei, e tentava forse
-con maggior fortuna le vie del suo cuore, era troppo gran strazio; io
-non poteva aggiungerlo alle mie torture, senza soccomberne.
-
-Sono dunque ritornato in quella casa. Non l'avessi fatto mai! Vi ho
-perduto la sola cosa che mi fosse ancora cara, la fede incontaminata
-nella virtù di Carlotta.
-
-Io non ho il diritto di farmi giudice delle sue azioni, ma tuttavia non
-posso chiudere dentro di me questa condanna che mi viene sulle labbra.
-Ho voluto difenderla, ho pensato l'amore che ella ha per suo marito, e
-l'apparente ripugnanza che dimostra per questo assiduo corteggiatore;
-ma tutto ciò non basta. Se fra di loro non v'ha vincolo d'amore o
-di colpa, quali diritti così possenti può egli vantare sull'animo di
-Carlotta?
-
-Vorrei pure illudermi ancora, vorrei poter essere ancora in tempo, e
-fuggire recando meco la mesta croce dei miei dolori, e le mie ultimo
-illusioni. Oh! le mie illusioni! povera corona sfrondata!... Ma oggi
-è inutile; dovunque io andassi, avrei dinanzi agli occhi l'immagine
-di quest'uomo che mi ha avvelenato la sola gioia che m'era rimasta,
-la gioia del sacrificio. Nulla più può salvarmi, se non la certezza;
-di qualunque natura ella sia, pur che mi tolga da questo dubbio
-inesorabile che mi cammina a fianco, che si appoggia al mio capezzale
-e affanna i miei sonni coi suoi quesiti, che mi rode le viscere come un
-tarlo. Ma che dico! posso io dubitare ancora, dopo ciò che è avvenuto?
-Ah! se un dubbio v'è nella mia mente, è la mia mente che lo nutrisce;
-l'anima mia vigliacca vede la certezza, e ne rifugge impaurita, e si
-dibatte con un vacuo fantasima, meglio che desistere dalla lotta.
-
-Giudicane tu stesso.
-
-Erano venti giorni che io non andava più in casa di Carlotta. Vi andai
-oggi dopo il mezzodì. Avevo in mente di scusare per tal modo la mia
-assenza; in cuore di rivederla, di combattere ancora per contendere
-l'amore di Carlotta a quell'odiato rivale. A quell'ora io mi sarei
-trovato solo con essa, o almeno non avrei avuto intorno a me il volto
-marmoreo di quel biondo cavaliere; forse... che dico? io era giubilante
-di questa determinazione; guardai il cielo, e mi parve bello; i volti
-umani, e mi parvero più sereni; la speranza giovine e robusta rinasceva
-nel mio povero petto.
-
-Entrai nella sua casa tremante; la signora era nelle sue camere,
-il sig. Verni uscito poco prima. Mi feci annunziare a Carlotta ed
-attesi. Il servitore ritornò a dirmi che la signora mi faceva pregare
-d'attenderla un istante nella sala. La gioia mi rendeva insensato:
-seguii macchinalmente il servo che mi precedeva.
-
-Entrando nella sala, udii il rumore d'una porta sbattuta con violenza.
-Mi rivolsi; era la porta che metteva nelle camere di Carlotta; la
-spinta era stata così violenta, che l'uscio aveva rimbalzato senza
-chiudersi, e la maniglia tremolava ancora.
-
-Rimasi solo, e contemplai sbigottito quel luogo in cui avevo
-passato tante sere felici; la luce del giorno me lo rendeva quasi
-irriconoscibile.
-
-Fui tolto alle mie meste fantasie dal suono d'una voce che partiva
-dalle camere di Carlotta. M'accostai all'uscio che era rimasto
-socchiuso; la voce pareva venire dal fondo della camera; era d'uomo.
-Non potei vincere la mia curiosità; ahimè, era certamente assai più che
-curiosità! appoggiai la testa contro l'uscio, ed ascoltai vergognando
-della mia debolezza.
-
-Erano due voci, e parevano contendere; l'una più robusta, più
-imperiosa, ed era quella d'un uomo; l'altra supplichevole e fioca,
-d'una donna, forse di Carlotta. Un freddo sudore spuntò sulla mia
-fronte; tesi l'orecchio per ascoltare, ma le parole non giungevano fino
-a me che stentatamente.
-
-— Verrete? domandava quell'uomo, e l'altra replicava fra i singhiozzi.
-
-— Verrete? insisteva il primo.
-
-Mi venne in mente che fosse lui, il cavalier Salvani; e immaginai
-Carlotta pallida, lagrimante, stretta dalle mani audaci di quell'uomo.
-
-La pietà me l'imponeva, il mio amore me ne dava diritto; posi la mano
-sulla maniglia della porta, e feci per entrare.
-
-— Verrete? ripetè ancora una volta quella voce.
-
-Un gemito straziante le rispose, poi alcuni passi affrettati, poi più
-nulla.
-
-Mi appoggiai al muro un istante, e tentai invano di ricompormi.
-
-Carlotta entrò; la salutai freddo, ella sorridente. La guardai negli
-occhi; aveva pianto... Mio Dio! Mio Dio! E quell'uomo dunque? ah! è
-cosa da perdere la ragione...
-
-«Verrete?» Era una preghiera? no, era un comando — ma dove? quando?
-e qual sarà stata la risposta di lei? Stolto! e posso io dubitare
-ancora?»
-
-
-
-
-X.
-
-
-In tutta notte Silvio non potè dormire un solo istante; il fantasma
-della sua sciagura s'era seduto sul suo letto; i suoi occhi lo
-fuggivano, ma invano — quel fantasma gli era sempre dinanzi. E pigliava
-le forme più spaventose, e gli atteggiamenti più strani. Terribile
-strazio, notte interminabile; il primo raggio di sole illuminò la sua
-fronte madida di sudore. Egli salutò quella luce come un benefizio.
-
-Abbandonò il suo letto ed uscì; che aveva in mente? nulla; e tuttavia
-non avrebbe potuto restare un istante di più sotto quella volta, fra
-quelle mura che erano state testimonii di quella notte passata nel
-delirio e nella febbre dell'insonnia. Gironzò a caso gran tempo; senza
-avvedersene e quasi istintivamente, egli si era spinto fin presso
-all'abitazione di Carlotta. S'inoltrò; vide le sue finestre e i suoi
-vasi di ciclamini, i fiori che essa amava sovra tutti gli altri, e si
-fermò sulla via a contemplarli melanconicamente. Gli ritornarono in
-mente le segrete battaglie del suo timido amore.
-
-Trascorse gran parte della mattina senza che egli avesse potuto
-decidersi ad abbandonare quei luoghi. Guardava tratto tratto alle
-finestre, sperando il povero conforto di vederla ancora una volta prima
-di abbandonarla per sempre.
-
-Improvvisamente si accorso d'una donna che lo precedeva di un
-centinaio di passi e che egli non aveva visto passare innanzi. Vestiva
-semplicemente, ma con eleganza; gli volgeva le spalle, e s'allontanava
-a passi rapidi. Il cuore di lui rianimava le suo tempeste; parevagli
-di riconoscere Carlotta; all'andatura e alle spalle avrebbe giurato
-che era dessa. La ragione lo veniva confortando in questa credenza;
-quella donna gli era apparsa dinanzi in un solo tratto; sarebbe stata
-troppo strana cosa che gli fosse passata dinanzi ed avesse tardato
-tanto a vederla. Era dunque uscita da una porta; la sua distrazione gli
-spiegava che non l'avesse vista ad uscire; ora la porta dell'abitazione
-di Carlotta si trovava per l'appunto a tal distanza che tornava bene
-coi suoi calcoli. Così pensando affrettava il passo dietro a quella
-donna, procurando di tenersi alle muraglie per celarsi.
-
-Perchè la seguiva egli? non lo sapeva. Se pure avesse avuto la certezza
-che quella donna era Carlotta, avrebbe egli osato arrestarla sulla
-via e parlarle? E parlarle di che? Certamente non pensava nulla di
-tutto ciò; la seguiva non già per raggiungerla, ma per seguirla; anzi
-quando gli parve di guadagnare troppo cammino, rallentò il passo per
-mantenersi alla stessa distanza.
-
-Ella s'era voltata più volte, ed egli aveva aguzzato il suo sguardo, ma
-un fitto velo le nascondeva il viso. Allora solo Silvio ricordò quella
-parola udita il giorno prima, e gli parve d'udirla ripetere ancora
-malignamente al suo orecchio:
-
-_Verrete?_
-
-— Oh! ella adunque si reca a quel convegno, non vi è più dubbio — disse
-fra sè gemendo, e accelerò il passo.
-
-Quella donna camminava sempre innanzi a lui. Guardandola più attento,
-gli parve che si fosse ingannato e che non potesse essere Carlotta; le
-forme e le movenze eran di Carlotta, ma mancavano due linee alla sua
-statura, per poter dire che la fosse davvero. Egli non poteva errare;
-l'aveva vista tante volte....
-
-— Oibò, conchiuse, non è Carlotta.
-
-Tuttavia non seppe risolversi di arrestarsi e proseguì, sebbene più
-lento, nel cammino che gli veniva segnato da quell'incognita.
-
-Ad uno svolto di via il cuore gli battè più celere, il velo di quella
-donna s'era sollevato alquanto, e gli occhi penetranti di Silvio erano
-passati come un dardo in una feritoia.
-
-— È dessa, è dessa — ripetè sconfortato.
-
-E questa volta accelerava il passo con frenesia; se non che non andò
-molto che si arrestò un'altra volta. Aveva misurato ancora la statura
-di quella donna, e assolutamente le mancavano due linee per farne una
-Carlotta.
-
-Non osando più affermare nulla dentro di sè, si lasciò guidare
-macchinalmente, spinto da quella che si può chiamare la forza d'inerzia
-della volontà, e che è pelle nature variabili e deboli la sola
-direttrice delle azioni.
-
-Camminò di tal guisa gran tempo; parea che quella donna errasse
-capricciosamente, come se temesse d'essere seguita, e volesse sviare
-ogni ricerca. Pure egli era certo di non essere stato veduto.
-
-D'un tratto l'incognita si fermò, e guardandosi attorno, entrò d'un
-balzo in una carrozza da piazza, che pochi istanti dopo partì al
-galoppo.
-
-Silvio s'arrestò sbigottito.
-
-Un'altra carrozza gli veniva incontro, e il cocchiere dall'alto del
-cassetto agitava lo staffile per richiamarne l'attenzione ed offerirgli
-i suoi servigi.
-
-Silvio corse incontro a quell'uomo.
-
-— Hai tu veduto quella carrozza che è partita or ora?
-
-— Il numero 102.
-
-— Ti basta l'animo di raggiungerla e di seguirla?
-
-— Per raggiungerla gli è l'affare di cinque minuti; le gambe di _Lupo_,
-ed accennava il suo cavallo, sono d'acciaio. In quanto a seguirla, se
-anche io chiudessi gli occhi, Lupo le terrebbe dietro ugualmente; egli
-conosce meglio di me il numero 102, perchè lo ha giorno e notte dinanzi
-agli orchi. Vedete ho il numero 103 io...
-
-Silvio non aveva ascoltato che a metà le ciancie di quell'uomo; s'era
-cacciato in carrozza e avea rinchiuso, sbattendolo, lo sportello.
-
-La carrozza partì come una furia.
-
-In breve il numero 103 fu dietro al numero 102; allora rallentò il
-passo.
-
-Il numero 102 svoltò in una via, svoltò in un'altra, in un'altra
-ancora, e il 103 dietro sempre come un'ombra. Allora parve che
-l'incognita si fosse accorta d'essere seguita, perchè d'un tratto il
-102 si slanciò al galoppo. E il numero 103 dietro egli pure al galoppo.
-
-A quella corsa sfrenata i passeggieri si davano da banda spaventati.
-
-— Passale innanzi — gridò Silvio al cocchiere.
-
-La povera rozza tremò sotto lo scoppiettio della frusta, e accelerò
-ancora la sua corsa. Silvio appoggiò il capo allo sportello, tenendosi
-nascosto dietro le tende; aveva speranza di veder quella donna e di
-riconoscerla, e voleva darle a credere di non essere inseguita, per non
-stornarla dal suo proposito.
-
-Il numero 103 raggiunse il 102.
-
-La corsa delle due carrozze era così rapida, che, prima di passar
-oltre, si trovarono di fronte un breve tratto. Silvio vide le tende
-calate, e l'estremità di una mano che spuntava dietro i vetri. Il volto
-di quella donna era là... dietro... sbigottito forse e tremante.
-
-La carrozza passò oltre.
-
-Il 102 approfittò di quel momento, e voltò a sinistra. Silvio non
-sentì più il rumore delle ruote dietro di sè. Ahi! essa dunque gli era
-sfuggita.
-
-Lungi dall'arrestarsi, il cocchiere tirava diritto al galoppo, e giù
-staffilate sul disgraziato _Lupo_.
-
-— Lasciatemi fare, gridava dal suo cassetto a Silvio che gli comandava
-d'arrestarsi.
-
-La carrozza volava, radendo il terreno come una freccia. Silvio
-intese il rumore delle ruote farsi più sordo, e cessò affatto d'udire
-l'alternato scalpitare delle zampe di _Lupo_ sul lastrico. Allora levò
-il capo dallo sportello, e conobbe d'essere nella Piazza d'Armi.
-
-Una carrozza privata era ferma nel mezzo della piazza; parve che il
-cocchiere di quella, vedendo una carrozza accostarsi, si ripiegasse
-indietro per pigliare degli ordini; infatti poco dopo tirò le redini,
-e mosse lentamente incontro al numero 103. Il cocchiere del numero 103
-dal suo canto rallentò le redini sul collo di Lupo, e lasciò che egli
-si avanzasse al piccolo trotto.
-
-All'improvviso la carrozza privata mutò direzione, e volse a sinistra;
-da quella parte un'altra carrozza arrivava di galoppo. Silvio riconobbe
-in essa il numero 102, smarrì le forze, e dovette abbandonare lo
-sportello.
-
-Un'istante dopo diede ordine al cocchiere di passar oltre per non
-insospettire.
-
-Allora appoggiò la fronte ardentissima sul piccolo finestrino
-posteriore, e guardò con occhio smarrito ciò che stava per succedere. E
-vide le due carrozze arrestarsi l'una presso all'altra, e lo sportello
-del numero 102 aprirsi, e contemporaneamente aprirsi lo sportello
-dell'altra; poi un piede piccolo appoggiarsi sul predellino del
-numero 102, ed uscirne una donna velata. Silvio rattenne il respiro
-per concentrare negli occhi tutta la sua vita... Un grido proruppe
-soffocato dal suo petto; no, egli non poteva più oltre dubitare: quella
-donna era Carlotta.
-
-La vide attraversare il breve tratto di via che la separava dall'altra
-carrozza; e una mano sporgersi per aiutarla a salire; poi null'altro;
-le lagrime gli oscuravano la vista.
-
-Poco dopo un polverio lontano segnava ancora il sentiero di quella fuga.
-
-— Devo seguirli?... domandò il cocchiere, accennando col dito la
-carrozza che si allontanava.
-
-— No; rispose Silvio con voce cupa.
-
-— Volete che mi accosti al numero 102?...
-
-Senza aspettare la risposta, spinse Lupo al galoppo.
-
-— Arresta; gridò Silvio.
-
-La carrozza si fermò. Silvio si fe' condurre dinanzi all'abitazione del
-signor Verni; e quivi discese.
-
-— Uscirò da questa incertezza fatale, mormorava fra i denti salendo le
-scalinate.
-
-— Voi qui, signor Silvio! disse una voce daccanto a lui.
-
-— Voi, signor Verni!
-
-— Vi fa meraviglia?
-
-— Tutt'altro, vi cercavo.
-
-— A meraviglia; sono agli ordini vostri.
-
-— Voi uscite?
-
-— La mia solita passeggiata. E che cosa volevate dunque da me?
-
-— E la vostra signora moglie?
-
-— Sta bene; è uscita anch'essa.
-
-— Uscita....
-
-— Da un'ora, una visita ai suoi poverelli; quest'oggi è il
-sabbato. Attaccatevi al mio braccio, mi parlerete del vostro affare
-passeggiando.
-
-
-
-
-XI.
-
-_Silvio ad Eugenio._
-
-
-«Non so darmene pace. Ed è possibile spingere la semplicità a questo
-punto? e voler ritessere di propria mano nuovi inganni alla mente,
-perchè ella asserisca ciò che non può pensare? Pure è questa da qualche
-giorno la mia tortura. E m'affatico stoltamente a deludere il mio buon
-senso, per poter credere ancora alla virtù di quella donna.
-
-La virtù, la virtù! sempre questa parola che enfia pomposamente le gote
-degli ipocriti; questa che noi chiamiamo virtù è maschera di più fino
-lavoro delle altre, ma maschera al pari delle altre; il mondo tutto è
-una mascherata ridicola; e chi non ha labbra da ghigni beffardi, non
-ha petto da starsene fra gli uomini e farà meglio ad andarsene. Poni
-la virtù sopra una bilancia, e dimmi quanto pesi; interroga i mercati,
-e che ti si dica il prezzo di questa merce; incontrerai molte virtù
-da vendere — ma la virtù non già, perchè non è cosa di terra — Se oggi
-ci venisse un istante, un usuraio la porrebbe all'incanto, e domattina
-l'avrebbero violata.
-
-Hai forse ragione, mio ottimo Eugenio; e in questo momento sono assai
-più disposto a convenire teco; ma sono ben otto giorni che mi arrovello
-a contraddirti e a persuadermi del contrario. Che vuoi? Sono oramai
-così debole, che mi appiglio ad ogni cosa che possa arrestarmi in
-qualche modo su questo fatalissimo pendio che mena all'apatia. Gli
-uomini sentono di buon'ora questo bisogno; se non che, quando si ha
-esuberanza di passioni e di forza, il dubbio sfiora il cuore senza
-passarlo; e se un disinganno tarpa le ali per un istante, bentosto la
-speranza le rinnova più robuste.
-
-La gioventù è l'inno dell'amore — si è giovani, e si ama — a qualunque
-prezzo, anche a prezzo del dolore e del sagrifizio — si ama perchè
-giovani, si è giovani perchè si ama.
-
-In questa effervescenza di vita e di affetti si esaurisce rapidamente
-la gioventù e l'amore — colla gioventù la forza, coll'amore la fede,
-però che la fede è un'amore.
-
-L'indifferenza, fredda, muta, desolata ci galoppa alle spalle; ieri era
-l'avvenire e il passato; oggi è l'oggi — inesorabilmente.
-
-Io lo sento, e vorrei sottrarmi a questa barbara legge, vorrei
-sottrarmi a me stesso, al peso della mia memoria e della inerzia
-della mia fantasia. Vorrei... oh! sì; strapparlo dal seno questo cuore
-impotente.
-
-Ecco forse perchè m'affanno a credere ancora alla virtù di Carlotta.
-
-È un fantasma vano, tu dici; che importa? è pur sempre una fede, è
-pur sempre un amore; non è più Carlotta che io domando al cielo, sono
-le mie passioni, i miei affetti, il mio cuore. Non è Carlotta, ma il
-pensiero di Carlotta.
-
-Ah! la memoria di quel giorno mi toglie il senno. Spingere a tal punto
-la perfidia; ingannare un uomo che non vive che di lei, che ella
-dice d'amare, con cui divide il tetto, la mensa e l'avvenire.... e
-ingannarlo per chi?
-
-Quel signor Verni è pure la buona persona; affettuoso, cortese,
-dignitosamente austero; ma che monta tutto ciò? egli è un marito;
-conviene che egli sia giudicato come tale, e amato come tale. Amato...
-sì; e non è possibile che io m'inganni. Carlotta ama suo marito... E
-perchè dunque?... Enigma tormentoso, indefinibile mistero del cuore
-d'una donna, chi mai saprà leggere nelle tue pagine capricciose?
-
-Mi sono recato più volte, dopo quella giornata, in casa di Carlotta.
-La vidi mesta, pallida, stravolta: tale un giorno, tale sempre. Che
-può ella avere che l'affanni? Il rimorso forse? Menzognera e meschina
-e falsa riparazione questa del rimorso... «La poveretta ha errato, ne
-soffre». Infamia, infamia; nissuna pietà per la colpa che mendica il
-perdono colle vesti del pentimento.
-
-Se l'immagine della vostra colpa può tanto sull'animo vostro da
-rendervi infelice, perchè mai non potè arrestarvi prima di commetterla?
-«Un istante di debolezza». Verissimo. Ma poichè foste deboli
-nell'errare, siate forti nel subirne la penitenza — non vogliate lavare
-l'onta colle lagrime, la debolezza colla debolezza, il vizio colla
-menzogna.
-
-Quell'uomo, quel cavaliere Salvani, non è più venuto in casa Verni dopo
-quel giorno. M'ingannerei io dunque? Io sono pure lo stolto giocoliero
-ad affannarmi per ingannare me stesso. Potessi colle mie stupide
-querele arrestare un istante il fantasma della mia fede, e morire
-con essa! Morire benedicendo ed amando, morire col pensiero di lei,
-coll'immagine di lei dinanzi agli occhi, la mia bocca fremente sulla
-sua fronte purissima... la sua fronte purissima!... Irridimi cinico,
-irridimi; la tua beffa non può ferire il mio delirio».
-
-
-
-
-XII.
-
-_Silvio ad Eugenio._
-
-
-«Ancora.... sì, ancora di lei; ne ho la mente piena, ne ho il cuore
-pieno. Non posso nulla contro la prepotenza di questo affetto.
-
-Le dure parole della tua ultima di dieci giorni fa mi hanno ferito
-vivamente nel mio amor proprio. Ho voluto aspettare a risponderti per
-dirti: «Rifaccio i tuoi passi, sarò ad Huesca quanto prima...» Che
-mi rattiene ora dal farlo? Lo ignoro, ma mi è tuttavia impossibile
-abbandonare Milano. E d'altra parte abbandonare una città non
-è abbandonare i nostri affetti, le nostre memorie; e se potessi
-spogliarmi di queste, non vorrei allontanarmi da Milano.
-
-È la centesima volta che io giuro a me stesso di non rivederla più;
-questa volta mancò poco che io riuscissi, e sarebbe stato merito tuo.
-Non è mia colpa se il mio proposito, ed era saldissimo, ha fallito;
-giudicane tu stesso.
-
-Erano quindici giorni che non era stato in casa di Carlotta; non vi
-sarei andato più; se non fossero bastate le mie forze, avrei riparato
-nelle tue braccia per sottrarmi ad ogni tentazione. Propositi saggi,
-tu lo vedi. Questa mattina sono stato svegliato da un raggio di sole,
-e mi sono levato meno triste. Ho aperto le finestre, e un'onda di lieti
-pispigli ha invaso la mia piccola casa. Razza spensierata quei passeri!
-Uscii meglio disposto a sopportare la noia di me medesimo.
-
-Ho gironzato alcune ore senza pensiero; mi sono cacciato dappertutto;
-ho guardato con molta attenzione le mostre dei negozii, ed ho
-interrogalo con insistenza il volto dei passanti. «Costoro sono tutti
-galantuomini, mi sussurrava il mio demonio; camminano a due a due; e
-si danno il braccio, e cianciano. Cianciano tutti, e di che mai? Vedi
-soave ricambio di sentimenti!»
-
-Ascoltavo stupefatto le rotte frasi dei loro discorsi, e tentavo
-indovinarne il senso. Buona occupazione per gli sfaccendati; ma per
-me era più che un'occupazione, era meraviglia; e ti giuro che ce ne
-volle prima che mi ricordassi che appartengo anch'io alla razza dei
-galantuomini.
-
-Suonava il mezzogiorno, e senza avvedermene io m'era spinto entro i
-viali serpeggianti dei giardini. Le belle anitrelle! le belle magnolie!
-e sopratutto i bei raggi di sole!
-
-Guardai innanzi a me — povero mio cuore! — era dessa!
-
-Veniva lentamente appoggiata al braccio di suo marito. Il mio primo
-pensiero, credilo, fu quello di sfuggirla, e girai intorno la sguardo
-ricercando un sentiero per la mia fuga; ma essi mi avevano già visto.
-
-Carlotta era pallida, abbattuta, come se fosse uscita appena allora di
-malattia; il suo profilo s'era allungato, e i suoi grandi occhi pareano
-ingrossati più ancora, e guardavano con sguardi così languidi... Ma io
-sono pur sciocco a intrattenere il tuo cinismo di queste miserie.
-
-Mi salutarono per i primi; il rossore mi salì alle guancie.
-
-Domandai notizie della salute di Carlotta, balbettai alcune scuse
-per non essermi più recato in casa loro. Non udii le loro parole di
-rimprovero; ma mi parvero tali. Dolci rimproveri!
-
-Quel signor Verni è proprio una carissima persona, e sua moglie così
-bella! Io vorrei pure amarli entrambi...
-
-Mi accompagnai un breve tratto con essi, e vollero farmi promettere che
-sarei andato a far loro visita. Promisi. Poteva io non farlo?
-
-Ed ora? Tutt'oggi non ho fatto che pensare ad essa: ho ripetuto mille
-volte ogni sua parola. È così dolce la sua voce! Ne sento ancora
-l'armonia, come fremito d'arpa lontana. Ho dimenticato i miei passeri;
-il loro cinguettìo mi è indifferente, quasi importuno; e se penso
-alla gioia d'essere amato da quella donna e udirlo ripetere dalle suo
-labbra... credo che impazzirei.
-
-E dire!... ah, perchè non posso io contemplare un istante questa cara
-visione, senza che vi si mesca quell'orribile pensiero? E se io la
-calunniassi, se non fosse lei quella che ho veduto? Incertezza crudele.
-
-Ritornerò, sì, ritornerò nella sua casa; un'ultima volta, e ti
-prometto che avrò fatto prima le mie valigie. E sarò teco a dividere la
-solitudine di quel dannato paese più presto che tu non immagini; e ci
-consoleremo a vicenda».
-
-
-
-
-XIII.
-
-
-Silvio lasciò passare alcuni giorni senza sapersi risolvere a ritornare
-in casa di Carlotta.
-
-Se avesse dovuto ascoltare la voce della sua passione, egli vi si
-sarebbe recato molto prima, e già più volte era stato per arrendersi al
-desiderio; ma poichè egli aveva promesso ad Eugenio, e più a sè stesso,
-che quella visita sarebbe stata l'ultima, non aveva ritrovato ancora
-dentro di sè tanta forza da appigliarsi a quell'estremo partito.
-
-Se non che suole avvenire delle anime deboli che spesso s'inducano dopo
-molta riluttanza ad affrontare un dolore, solo perchè non hanno forza
-di ribellarsi ad una determinazione presa. La scrupolosa osservanza
-delle promesse che gli uomini fanno a sè stessi, non è sempre, nè
-per tutti gli uomini, indizio di forza; anzi lo _scrupolo_ è sempre
-debolezza. L'indugiare è una lotta, ma la lotta del debole; l'adempiere
-dopo l'indugio è un arrendersi dopo la lotta; novello indizio di
-debolezza.
-
-Una mattina Silvio si alzò giurando che al pomeriggio sarebbe andato da
-Carlotta, e che il domani avrebbe lasciato Milano.
-
-Non erano ancora lo due dopo mezzogiorno, ed egli entrava nel portone
-del palazzo Verni.
-
-Su per le scale immaginò l'imbarazzo che avrebbe provato dinanzi a
-Carlotta, quando egli si fosse lasciato cogliere alla sprovveduta;
-però si premunì disponendo il corpo a certa disinvolta noncuranza, che,
-secondo i suoi calcoli, doveva fare una profonda impressione.
-
-Carlotta era sola.
-
-Sebbene Silvio fosse venuto con animo di salutare anche quel buon uomo
-del signor Verni, questa notizia gli fece piacere, e sentì ad un tratto
-svanire gran parte di quella forza fittizia su cui egli aveva riposato
-così securamente. Ad ogni modo non si diede per vinto, e col più
-insulso cinguettìo di cui fosse capace, domandò a Carlotta della sua
-salute, della preziosa salute del signor Verni. Carlotta s'era rimessa
-completamente, e il signor Verni era sempre stato a meraviglia. Silvio
-assicurò d'esserne lietissimo; e continuò a dire con una rapidità
-prodigiosa di cento ultime notizie che Carlotta ascoltava colla più
-bella grazia di questo mondo.
-
-— Rimessa completamente — andava intanto ripetendo fra sè e sè, e
-gettava alla sfuggita uno sguardo sul viso fresco e rosato della
-vaga creatura, non osando contemplarla per paura di perderci il suo
-frasario.
-
-— Io parto — disse alla fine con aria distratta.
-
-— Partite! esclamò Carlotta con accento di sorpresa.
-
-Silvio stava per aggiungere qualche cosa, ma levando gli occhi
-s'incontrò in quelli di Carlotta che lo guardavano con una strana
-espressione di mestizia. Allora fu perduto, s'ingarbugliò, balbettò
-frasi sconnesse, poi non disse più nulla.
-
-Carlotta continuava a guardarlo sott'occhi; forse ella aveva letto
-nell'anima di lui, e quello sguardo rivelava la pietà.
-
-Ma l'immaginazione degli innamorati ha le ali più robuste e
-s'accompagna nei voli colla speranza.
-
-Per Silvio quello sguardo voleva dire ben altro; era un amore
-corrisposto, una fiamma celata, era il profumo che tradiva un affetto
-dissimulato. Tremante e pallido egli ricercò quello sguardo avidamente.
-
-Carlotta volse gli occhi altrove. Era un riguardo; e tuttavia Silvio ne
-fu addolorato. Vi fu un istante di silenzio.
-
-— Noi siamo pur soli — pensò Silvio; io potrei...
-
-— Lasciate Milano per molto tempo? — domandò Carlotta all'improvviso.
-
-— Lo ignoro... Dipenderà dalle circostanze.
-
-Carlotta aveva strappato un giacinto bianco da un piccolo vaso, e lo
-sfogliava lasciandone cadere i petali sulle sue ginocchia. Silvio stava
-muto a guardarla.
-
-La sua posizione diventava sempre più imbarazzata; ma egli non se ne
-accorgeva più; non temeva più il ridicolo; non cercava più di celare
-sotto un'apparenza fredda e contegnosa il tormento della sua passione.
-
-Si era svelato, e lo sapeva. Non aveano detto parola, e pure s'erano
-compresi. Egli aveva detto l'amore; essa la pietà. Il silenzio ha
-delle grandi rivelazioni. Carlotta aveva pietà di lui; non poteva
-più dubitarne. Era bastato un momento ad apprendergli tutto, a
-farlo ricadere dall'altezza delle sue fantastiche speranze, nella
-rassegnazione dell'uomo che non domanda altro che il compianto. Uno
-sguardo aveva sprigionato nel suo petto i sogni e le ebbrezze del
-desiderio e dell'amore, uno sguardo lo aveva ricacciato nel suo nulla.
-
-In questo breve periodo di folle abbandono egli aveva perduto la sola
-forza che potesse contrapporre allo slancio della sua passione, la
-maschera d'indifferenza sotto cui aveva celato il suo cuore.
-
-Tuttavia la pietà della donna che si ama è un gran conforto per le
-sventure degli amanti; v'ha in essa un profumo soave, una dolcezza
-lusinghiera che compensa in certo modo del rifiuto dell'amore. Forse
-anche la pietà è amore; però le donne che vivono per amare, allora che
-non amano, compiangono.
-
-Silvio s'era spogliato dell'orgoglio dell'uomo, e s'inchinava a
-raccogliere gli sguardi di quella pietosa. In quel punto non ricercava
-di più; gli pareva follia che si potesse preferire l'amore colpevole,
-alla virtuosa dolcezza di quel compianto.
-
-— Forse ella mi avrebbe amato — pensò. Povero conforto per la vanità
-delle anime volgari; grande per la vanità delle anime elette.
-
-— Dove andate? domandò ancora Carlotta.
-
-— Che so io? In Ispagna forse, viaggierò per distrarmi. Vi è forse
-ancora disseminata pel mondo qualche gioia elio possa pagare l'aridità
-della mia vita presente. Cercherò.
-
-Silvio sorrideva senza amarezza; quelle parole gli venivano dal cuore.
-
-— Ne avete diritto: aggiunse Carlotta. Voi siete giovine.
-
-E pronunziò queste parole con tale accento di mestizia, che Silvio ne
-rimase colpito.
-
-— I dolori invecchiano, disse Silvio.
-
-— È vero, i dolori invecchiano.
-
-Per alcun tempo si rifecero mutoli. Silvio non cercava di rompere
-il silenzio; quel silenzio era per lui la sola cosa che dava ai suoi
-rapporti con Carlotta quella tinta di confidenza che gli era così cara.
-
-— Viaggiate solo?
-
-— Solo.
-
-— Fate conto di ritornare a Milano?
-
-— Lo spero.
-
-— Ci rivedremo.
-
-Silvio non rispose; e levò gli occhi al cielo.
-
-— Vostro marito? domandò poi commosso.
-
-— È uscito.
-
-— Avrei avuto caro di salutarlo.
-
-— Si offenderebbe se non lo faceste. Egli vi stima; gli siete simpatico.
-
-— Egli!
-
-— A qual giorno è fissata la vostra partenza?
-
-— Più presto che mi sarà possibile. Vedrò vostro marito.
-
-La conversazione morì un'altra volta sulle loro labbra; ma le loro
-anime parlavano un linguaggio ben più eloquente.
-
-Ella scherzava col gambo sfogliato del giacinto; egli guardava i
-petali caduti sul tappeto. Pensavano entrambi, entrambi mesti e pronti
-a sorridere di quel sorriso che fa così bella la mestizia. Una soave
-intimità non rivelata da prima spirava dai loro atti. Si conoscevano
-appena e pure potevano leggere nel pensiero l'un dell'altro.
-
-Silvio pensava a raccogliere i petali del giacinto; Carlotta si levò a
-metà, e battendo sulla veste, fece cadere quei petali che vi si erano
-attaccati. Silvio s'inchinò lentamente e li raccolse; risollevandosi
-incontrò il volto sereno di Carlotta. Non s'era offesa dell'audacia, ed
-egli lo sapeva.
-
-— Li terrò sempre meco, disse Silvio sorridendo; mi porteranno fortuna.
-
-— Sono fiori melanconici i giacinti.
-
-— Li avrò più cari per questo. Mi faranno sovvenire di voi.... Siete
-così bella!.... aggiunse scuotendo il capo mestamente.
-
-Carlotta tacque.
-
-In quel punto un servo venne ad annunziare il cavaliere Salvani. A quel
-nome due grida morirono soffocate sulle labbra di Silvio e di Carlotta.
-Si guardarono in volto, entrambi muti e tremanti. In quello sguardo
-smarrito Silvio lesse la condanna che il dubbio aveva sempre trattenuto
-nel suo cuore. Quella donna meritava il suo disprezzo.
-
-Il cavaliere Salvani entrò, e si tenne ritto un istante sull'uscio
-senza inoltrarsi. Carlotta pareva oppressa da un'ansia mortale.
-
-— Io vi lascio, le disse Silvio; e fe' atto di allontanarsi.
-
-Carlotta levò gli occhi verso di lui, come ad implorare la sua pietà e
-pregarlo di fermarsi.
-
-Silvio non intese, o non volle; salutò, ed uscì.
-
-
-
-
-XIV.
-
-
-Non era facile cosa abbandonare quella casa; però Silvio non fu appena
-sulla via, che conobbe come quell'impresa fosse superiore alle sue
-forze. Avrebbe desiderato che una furia lo avesse trascinato seco, e
-tanto per dar prova della sincerità delle sue intenzioni, si mosse a
-passi agitati.
-
-Ma la sua gelosia era più forte del suo sdegno, e gli troncò
-inesorabilmente il cammino.
-
-Ritornò indietro lentamente, ma colla tempesta nel cuore. Che aveva in
-animo di fare? Egli non aveva ancora risposto a questo quesito. Cento
-propositi insensati turbinavano nella sua mente; non accettava, non
-respingeva nulla. Venuto dinanzi alla casa di Carlotta, egli si sentì
-crescere lo sdegno; collo sdegno il disprezzo. — Volle fuggire un'altra
-volta, ma non si mosse. Levò il capo e guardò le finestre, come ad
-interrogarle dei misteri che esse nascondevano. Allora in un lampo più
-forte d'ira, pensò di risalire le scale, di sorprendere quell'uomo,
-d'insultarlo, di strapparlo a forza dalle braccia di Carlotta. Ma quali
-diritti poteva egli vantare per far ciò? Diritti! V'era pure chi ne
-aveva.... il signor Verni! E perchè non l'avrebbe egli avvisato, perchè
-non sarebbe andato in cerca di lui a dirgli: «badate, vostra moglie
-v'inganna?» E Carlotta? Che sarebbe stato di lei? E poi, scendere
-a tale bassezza, farsi delatore, forse calunniatore.... Infine egli
-non aveva la certezza. Poteva ben essere che altri misteriosi legami
-unissero quell'uomo a Carlotta. Amante od amico, sarebbe stato accolto
-con piacere. Tale adunque non era, poichè Carlotta aveva dimostrato il
-contrario.
-
-Ritessè nella mente tutta la tela dei suoi sospetti, e disse a
-sè stesso che Carlotta avrebbe potuto essere colpevole, ma non
-ingannatrice.
-
-Sentire un affetto illegittimo è della debolezza della donna,
-mascherarlo colla simulazione è bassezza. Carlotta non sarebbe stata
-capace di tradimento; però se ella mostrava d'amare suo marito,
-lo amava. Ma intanto il tempo passava, e quell'uomo.... Le smanie
-di Silvio diventavano più violente. E si rifaceva da capo ai suoi
-vaneggiamenti. I suoi sguardi ricercavano ancora le finestre di quella
-camera in cui egli aveva visto morire le sue ultime speranze. Ahi! Le
-sue ultime illusioni morivano in quegli sguardi.
-
-Un uomo entrò in quel punto nel portone di quella casa. Silvio lo vide,
-lo riconobbe; era il signor Verni.
-
-— Lui! sclamò tenendosi istintivamente alla parete per non essere
-veduto; e in un baleno l'immagine di ciò che stava per succedere
-illuminò la sua mente agitata. Vide Carlotta pallida e tremante
-sotto il rimprovero; la pace di lei, la pace di lui distrutte ad un
-tratto.... Egli era ancora in tempo; poteva arrestare quell'uomo,
-fermarlo alcuni minuti, trattenerlo ad ogni costo nella sua ignoranza
-confidente, e risparmiare l'avvilimento a Carlotta.
-
-Mosse alcuni passi spinto da un impeto generoso, ma si trattenne.
-
-Aveva pensato ancora a quell'uomo, a quell'odiato rivale, cui la sua
-generosità insensata avrebbe prolungato il godimento, ed assicurato
-forse per sempre il possesso di Carlotta. Si sentì smarrire le forze
-e stette un istante dubbioso. Intanto il signor Verni scomparve;
-Silvio non attese più oltre e gli si slanciò dietro; ma non ebbe
-appena toccato l'ingresso della casa, che s'arrestò un'altra volta, e
-cacciandosi le mani nei capelli:
-
-— È impossibile, è impossibile, ripetè con voce rotta; non posso farmi
-complice di questo tradimento.
-
-Stette alcun tempo cogli occhi fissi sul terreno; un rumore di passi
-che scendevano le scale lo tolse al suo ansioso vaneggiare.
-
-Per non essere sorpreso in quel luogo e in quell'atteggiamento, si
-allontanò. N'ebbe appena il tempo, che il cavalier Salvani uscì.
-
-Silvio lo vide e si sentì serrare il cuore.
-
-Non v'era più dubbio; l'arrivo del marito poneva in fuga l'amante. Che
-cosa dunque era avvenuto? A quel pensiero si sentì mordere il seno dal
-rimorso...
-
-Tuttavia l'andatura di quell'uomo era calma ed indolente.
-
-Silvio guardò ancora una volta alle finestre di Carlotta. Vide i vasi
-dei ciclamini, e contemplò con occhio umido di pianto le poche foglie
-di giacinto che gli rimanevano.
-
-Una lagrima spuntò a forza sul suo ciglio; egli la deterse dispettoso,
-ma il suo cuore sanguinava.
-
-Come fu solo, pose dinanzi a sè quelle foglie di giacinto, le sole
-reliquie del suo amore.
-
-Egli era solo, nessuno poteva vedere le sue lagrime, e pianse.
-
-
-
-
-XV.
-
-
-Quella notte Silvio non dormì; l'immagine di Carlotta gli era sempre in
-mente, pallida, muta, inesorabile come fantasma.
-
-Balzò più volte di letto, e passeggiò a gran passi per la camera; ma
-inutilmente; quel pensiero importuno lo seguiva dovunque.
-
-Nel suo delirio si fece cento volte alle vetrate delle finestre,
-sperando di vedere spuntare il giorno.
-
-— Eterna notte! — ripetè con voce cupa; — fosse l'ultima!
-
-Verso il mattino cadde sfinito dalla stanchezza sul suo letto; si
-sentiva premere la fronte come da un cerchio di fuoco; tuttavia non
-trovò sonno. A poco a poco la luce ridestò la vita nella città; rumore
-di carri e schiudere d'imposte, e voci aperte e serene nella via, ma
-non un raggio di sole.
-
-Silvio non poneva mente a nulla; cogli occhi socchiusi, vaneggiava fra
-le chimere di un assopimento fantastico. Egli sognava e pensava; il
-sonno e la veglia alternavano bizzarramente le loro immagini. Questo
-stato durò qualche ora.
-
-Quando Silvio si scosse era assai tardi. Levò il capo, e si guardò
-intorno come istupidito.
-
-Poco dopo si accostò come un automa alla finestra, e guardò sulla via,
-poi al cielo, un cielo plumbeo, senza luce e senza azzurro. Aprì un
-antico forziere, e ne trasse alcune valigie di cuoio che gettò nel
-mezzo della stanza. Vuotò i cassetti dei suoi mobili, e cacciò ogni
-cosa alla rinfusa in quelle valigie. Questa occupazione non richiese
-gran tempo.
-
-— La Spagna è un paese d'avventure — disse a voce alta come se qualcuno
-fosse testimonio della sua millanteria — vedrò le sue donne e i suoi
-puledri.
-
-Il suono della sua voce gli cagionò una specie di terrore; ammutolì.
-
-— Eugenio è un buon amico — aggiunse poco dopo a voce sommessa.
-
-In quel punto un raggio di sole uscì dalle nuvole, e illuminò d'una
-tinta di porpora le pareti della camera.
-
-— Sia benedetto! — sciamò Silvio — Or via, le mie valigie sono pronte,
-non mi rimane che salutare i pochi amici...
-
-I pochi amici erano veramente pochi, e si riducevano a tre o quattro
-antichi compagni d'orgia che egli aveva dimenticato da un pezzo, e che
-rammentava tanto per far numero, e al signor Verni. La curiosità più
-che l'amicizia lo richiamava in quella casa; e più ancora il bisogno di
-uscire da ogni incertezza, e forse la speranza di riacquistare una fede
-perduta.
-
-— Porterò meco il disprezzo, ovvero la memoria incontaminata di
-Carlotta.
-
-Il suo cuore aggiungeva in segreto: «la rivedrò ancora una volta.»
-
-
-
-
-XVI.
-
-
-Il primo sguardo di Silvio ricercò tutto intorno pella camera; il
-signor Verni era solo.
-
-— Che sarà di Carlotta? — pensò.
-
-Il signor Verni si disse lieto di veder Silvio; lo riceveva nelle sue
-camere, senza cerimonie, perchè fra amici non si doveva badar tanto
-all'etichetta; del resto la sua salute era floridissima, e in quella
-notte avea dormito saporitamente; tutte belle cose che empievano di
-giubilo il cuore di Silvio, il quale per non essere da meno assicurava
-alla sua volta il signor Verni che la sua vita era un bocciuolo di
-rosa.
-
-— Che sarà di Carlotta? — domandò a sè stesso un'altra volta.
-
-Per quanto egli continuasse ad interrogarne le pareti di quella camera,
-non gli veniva fatto di veder chiaro in quell'enigma.
-
-Il volto del signor Verni non ne diceva di più; anzi la sua stessa
-serenità era un'enigma. Ma Silvio non era uomo da lasciarsi prendere
-alla prima apparenza, e volle andare più in fondo.
-
-— La vostra signora moglie? — domandò Silvio.
-
-— Ottimamente; è uscita.
-
-Questa risposta era stata fatta con molta franchezza; Silvio
-riputandosi avveduto compiangeva in cuore i meschini artifizii di
-una inutile dissimulazione; del resto conveniva che quel signor Verni
-dissimulava assai bene.
-
-— L'ho vista ieri, dopo il mezzodì — soggiunse lentamente, e guardava
-in volto il signor Verni.
-
-Aggiuntavi una certa titubanza e un po' d'angoscia, il suo sguardo
-pareva volesse dire: _ti ci colgo_. Ma il signor Verni non si sgominò
-punto, e rispose semplicemente:
-
-— Lo so.
-
-— Se lo sa, sillogizzò Silvio fra sè e sè, qualcuno devo averglielo
-detto; e se questo qualcuno è Carlotta, assai probabilmente non è
-avvenuto nulla di quanto io ho immaginato.
-
-Allora si ricordò dello scopo principale della sua visita, e senza
-attendere interrogazioni, disse mutando tuono:
-
-— Io sono qui per salutarvi.
-
-— Che dite?
-
-— Io parto.
-
-— Voi?
-
-— Non lo sapevate?
-
-E Silvio sillogizzò ancora, e conchiuse che se il signor Verni non
-sapeva nulla della sua partenza, non poteva neppure aver saputo da
-Carlotta della sua visita del giorno prima.
-
-— E dove intendete andare?
-
-— In Spagna.
-
-— Il paese degli amori.
-
-— E degli occhi neri.
-
-— Che ci andate a fare?
-
-— In cerca d'impressioni.
-
-— Ne incontrerete molte, non avrete che a raccogliere.
-
-E qui il signor Verni assicurava Silvio che egli lo avrebbe
-accompagnalo volontieri in quel viaggio se non avesse avuto la moglie.
-
-— Peccato — disse Silvio.
-
-— Ch'io abbia moglie?
-
-— Che non possiate accompagnarmi.
-
-Il signor Verni era imperturbabile; interrogava e rispondeva con una
-serenità che faceva rovinare ad ogni tratto gli edifizii della mente di
-Silvio.
-
-— Non vi è dubbio, è avvenuto qualche cosa, pensava quest'ultimo,
-parendogli d'aver colto al volo una contrazione amara delle labbra,
-o un corrugare di sopracciglia, indizii poco lusinghieri sulla faccia
-d'un marito. Ma il signor Verni sorrideva con tanta bonomia, che era
-assolutamente impossibile durare in quel pensiero.
-
-— Non è avvenuto nulla, concludeva Silvio. E così da capo più d'una
-volta.
-
-Dopo aver parlato di viaggi d'ogni specie, e aver passato in rassegna
-i costumi spagnuoli, incominciando dalla _Donna_ e dal _Caballero_
-fino ai _guitarreros_ e ai suonatori di _mandolino_, il signor Verni,
-che era mostruosamente erudito, trasportò Silvio sulle vette della
-_Sierra Nevada_, e naturalizzò con lui, indicandogli la vegetazione
-sottostante, e cento altre cose così belle, che se Silvio non avesse
-avuto in animo d'andare in Spagna, se ne sarebbe sentito struggere
-di voglia; e a starsene in Italia più oltre, si sarebbe ammalato di
-nostalgia. Ed io giuro che mai marito fu più eloquente e più fortunato
-nello sbarazzarsi d'un pericolo pella castità del suo talamo.
-
-Silvio stava per accommiatarsi.
-
-— Saluterete per me la vostra signora.
-
-— Non mancherò di farlo.
-
-E qui una stretta di mano. D'improvviso il signor Verni si battè la
-fronte. S'era dimenticato di un piccolo affare, in cui forse la bontà
-del signor Silvio avrebbe potuto tornargli utile.
-
-«Silvio, pensate! non domandava di meglio che di favorire la bontà del
-signor Verni».
-
-— Voi non partite che domani?
-
-— Così conto di fare. Le mie valigie sono già all'ordine.
-
-— A che ora contate di partire?
-
-— Alle due pomeridiane.
-
-— È inutile, non posso farvi perdere la mattina; non ne parliamo più.
-
-— Vi pare? La mia partenza non è che allo stato di progetto, posso
-differire.
-
-— Non mette il conto.
-
-— Del resto le mie ore del mattino sono perfettamente libere; un paio
-di visite, ed è l'affar di mezz'ora.
-
-— Il mio sarebbe per l'appunto l'affar di mezz'ora.
-
-— Vedete! Dite dunque, in che posso servirvi?
-
-— Un'inezia; domani mattina ho uno scontro...
-
-— Un duello?
-
-— Un'inezia; e siccome non è gran tempo che io sono a Milano, ed avrei
-caro che le mie parti fossero trattate da _amici_, così...
-
-— Sarò vostro padrino, disse Silvio agitato, e guardava il viso del
-signor Verni. E chi è il vostro avversario?
-
-— Non so se voi lo conosciate, il cavalier Salvani.
-
-Silvio impallidì.
-
-— Lo conoscete?
-
-— Lo conosco.
-
-— Un gentiluomo.
-
-— E la ragione?....
-
-— Un'inezia, ve l'ho detto. Il cavalier Saivani si ostinava a credere
-che l'attuale ministro salverebbe il paese; ed io mi ostinava a dire
-che lo perderebbe. La politica è sempre perniciosa per le teste
-vulcaniche. Ne ho fatto esperimento, e dico che è meglio l'amore.
-Ci siamo scaldati un poco, egli mi ha detto con un giro di parole
-graziosissimo qualche cosa che è sinonimo di _cretino_, ed io
-altrettanto; per rincarire la dose ho fatto vedere che io l'avevo in
-conto d'uomo _illiberale_; ho parlato dell'_altezza dei tempi_.... Il
-cavaliere ha spiegazzato fremendo un paio di guanti, ho indovinato di
-che si trattava, e l'ho trattenuto dicendogli che gli avrei mandato i
-miei padrini... Ecco il fatto.
-
-E il signor Verni rideva delle sue parole, gaio e spensierato come un
-fringuello. Silvio non rideva più.
-
-— Ho avuto in mente, soggiungeva il signor Verni, di rappattumarmi con
-quell'uomo, per non dare al pubblico questo spettacolo insipido di due
-galantuomini che si tagliano le braccia per porre in salvo l'onore. Ma
-non ho saputo essere così forte da lottare contro il pregiudizio. Si
-direbbe di me che sono un vigliacco; non è egli vero?
-
-Tutto questo dialogo era avvenuto sul limitare della porta. Silvio
-domandò dell'abitazione del Salvani; si tolse il carico di pensare a
-tutto, ed uscì col cuore angosciato.
-
-
-
-
-XVII.
-
-
-Carlotta era colpevole. Silvio aveva finalmente questa certezza
-crudele. Invano la speranza ritentava ancora le suo magiche lusinghe;
-l'animo suo era chiuso inesorabilmente. Illudersi ancora sarebbe stato
-mentire a sè medesimo.
-
-Tuttavia, e benchè vi fosse stato preparato, il suo cuore era
-angosciato.
-
-Rammentava ancora, non per discolpare Carlotta, ma per legittimare la
-propria cecità, il contegno severo di quella leggiadrissima creatura,
-l'espressione di candore che spirava dai suoi occhi, l'amore dimostrato
-con tanta apparenza di sincerità, e forse con sincerità, pel marito.
-Era cosa da impazzire! pensare che quella donna così giovane, così
-bella, così felice ed amata, avesse potuto dimenticare ogni cosa per
-abbandonarsi nelle braccia di un uomo come il cavalier Salvani.
-
-Questo pensiero atroce martellò gran tempo la testa agitata di Silvio.
-A poco a poco però venne rasserenandosi.
-
-L'amore non corrisposto o si perpetua coll'entusiasmo melanconico, o si
-spegne rapidamente col disprezzo.
-
-L'anima di Silvio seppe disprezzare.
-
-Andò in quella stessa sera presso il cavalier Salvani; s'accordò coi
-padrini, e il duello fu fissato in tutti i suoi particolari.
-
-Poi andò a dormire, pregando il cielo per il signor Verni.
-
-Quella notte, tra per la veglia dell'antecedente, e forse un poco
-perchè la sua guarigione era incominciata, dormì sonni profondi, e
-sognò che il signor Verni con un fendente fortunato aveva accorciato le
-orecchia del cavaliere.
-
-
-
-
-XVIII.
-
-
-Alla mattina si levò di buon'ora, e secondo l'accordo fatto andò in
-casa del signor Verni. Lo trovò pronto.
-
-Per la prima volta Silvio pensava al pericolo cui quell'uomo andava
-incontro, pensava a Carlotta che n'era stata causa, e non sapea darsene
-pace. E tuttavia se egli guardava in volto il signor Verni, si sentiva
-venir meno nella sua convinzione; la calma di quell'uomo avrebbe tratto
-in inganno chicchessia.
-
-— Siete disposto? domandò Silvio.
-
-— Lo sono; rispose sorridendo il signor Verni; ma vi confesso che
-l'idea di pigliar parte ad una commedia di tal natura è tutt'altro che
-aggradevole; in cotesto genere di riparazioni d'onore che non riparano
-nulla, non ci si guadagna altro che il ridicolo.
-
-— Diamine! il ridicolo!
-
-— Certamente. E vi pare cosa assennata che due uomini si comportino
-come belve feroci rinchiuse nella stessa gabbia che contendono per una
-libbra di carne, che tanto tanto il domatore strapperà dalle zanne del
-vincitore? Ne va di mezzo l'onore? fate da senno e finitevi; che la
-vita dell'uno paghi la pace dell'altro! ma scendere nella lizza per
-versare qualche goccia di sangue, sotto il pretesto di salvare l'onore,
-in verità è cosa tanto sciocca, che non è a dire di più. Da bravi,
-miei cari leoni, divertite il pubblico, questo pubblico di conigli che
-circonda l'arena per sentenziare del vostro onore.
-
-— Avete ragione; disse Silvio a malincuore, temendo d'indovinare a che
-mirassero le parole del signor Verni.
-
-— Voi avete escluso i colpi di punta...
-
-— E i fendenti al capo.
-
-— Eccoci a quello che io dicevo; non vi pare?
-
-— Non dico di no, ma poichè si tratta d'una bagattella...
-
-— È giusto; la vita di due galantuomini non deve esporsi per una
-bagattella.
-
-— Voi dite? esclamò Silvio turbato.
-
-— Dico che l'uomo di cuore deve anteporre l'onore alla vita, e
-sacrificare questa a quello, se le circostanze lo comandino; ma che non
-mai uomo di senno debba farsi schiavo d'un pregiudizio, e battezzare
-_quistione d'onore_ ciò che non è che stupida e inutile millanteria.
-
-Silvio, convintissimo di tutto ciò, non vi poneva mente se non per
-immaginare a che cosa il signor Verni volesse riuscire.
-
-— Ho pensato molto al mio duello, riprese quegli; ne parlerà tutta
-Milano, e il mio nome correrà pelle bocche di tutti, come quello del
-primo cialtrone che fa mestiere di spadaccino. È doloroso in fede mia.
-Vorrei porvi riparo, poichè sono ancora in tempo.
-
-— Riparo? in qual modo?
-
-— Direte al cavalier Salvani che io sono dolente di ciò che avvenne
-fra di noi, che io penso che due gentiluomini non debbano retrocedere
-vergognosi dinanzi ad una giusta e leale riconciliazione.
-
-Silvio rimase estatico.
-
-— Una scusa? balbettò egli.
-
-— Se il cavaliere l'accetta, io sono soddisfatto.
-
-— Soddisfatto!... E se non accettasse?...
-
-— In tal caso si mutino le condizioni del duello; non mi si condanni ad
-una parte ridicola, e mi batterò.
-
-Silvio respirò più libero. Gli parve di comprendere pienamente i
-progetti del signor Verni. Una vendetta seria, una riparazione solenne;
-un segreto seppellito eternamente nel seno d'un cadavere. Pensandoci,
-questa tela si rischiarava di maggior luce, ma ad intervalli si
-oscurava affatto, e allora Silvio non comprendeva più nulla, e volendo
-sbarazzarsi, si ingarbugliava di più nel suo labirinto. Infatti il
-cavaliere poteva tenersi pago delle scuse dell'avversario, e di tal
-guisa mandare a monte il duello. Ora, se ciò avveniva, la riparazione
-sarebbe sfuggita di mano al signor Verni; e non pareva probabile che
-questi, essendo stato ferito nell'onore, volesse offrire al cavaliere
-un mezzo di uscirsene onorevolmente senza danno. Bisognava adunque
-credere che la cagione del duello fosse in realtà quella indicata dal
-signor Verni; se pure non vi era fra i due avversarii una precedente
-intelligenza, chè in questo caso il cavaliere avrebbe rifiutato le
-scuse, e accettato le condizioni d'un duello più arrischiato.
-
-Giunto a quest'ultimo partito delle supposizioni, Silvio ebbe il buon
-senso di non andar oltre nelle sue fantasticherie.
-
-
-
-
-XIX.
-
-
-Come Silvio aveva dubitato, il cavalier Salvani si acquetò alle scuse,
-e il duello non ebbe luogo. Riportando questa novella al signor Verni,
-Silvio immaginava che il dispetto avrebbe tradito in qualche modo
-il segreto pensiero di quell'uomo; ma per quanto egli si adoprasse a
-spiare ogni gesto, il volto del signor Verni rimase calmo e sorridente.
-
-— Avevo fede nello spirito del cavaliere, disse con disinvoltura, e
-null'altro.
-
-Benchè Silvio fosse disposto a pensare come il signor Verni, non poteva
-tuttavia dissimulare a sè stesso un certo rancore; e certamente, più
-che il duello fallito, poteva sull'animo suo la nuova tenebra che s'era
-fatta nella sua mente.
-
-Il pensiero di Carlotta gli ritornava più importuno di prima; egli si
-affannava inutilmente a liberarsene. Aveva potuto lusingarsi di non
-stimare più quella donna; ma non era riuscito ancora a non amarla.
-
-Non è vero che l'amore non possa sopravvivere alla stima; la leggenda
-degli affetti ha registrato assai spesso nelle sue pagine gli esempi
-di passioni veementi concepite per creature abbiette. Creature che non
-furono stimate mai, furono tuttavia potentemente amate. Il disprezzo
-incomincia spesso dove finisce la stima; l'indifferenza non mai; ma
-anche il disprezzo è un moto del cuore; non è più l'amore, ma è ancora
-la passione; non è l'amore, ma è la lotta, la ribellione dell'amore.
-
-La condotta del signor Verni aveva avvivato nell'animo di Silvio, se
-non la fede, il dubbio sulla virtù di Carlotta.
-
-Spesso chi dubita oggi, crede ed afferma domani; il dubbio è a metà
-strada della fede.
-
-Tuttavia il dubbio di Silvio ne era lontanissimo; e se vagheggiava
-una certezza, era più quella della colpa, che quella della virtù di
-Carlotta.
-
-Uno strano sentimento di egoismo e di debolezza lo spingeva a ciò.
-Se Carlotta fosse stata virtuosa, egli non avrebbe saputo non amarla;
-amarla senza volerla spingere alla colpa, era carico troppo superiore
-alle sue forze. Al contrario s'ella era colpevole, il disprezzo oggi,
-l'indifferenza più tardi, avrebbero sanato la sua piaga.
-
-In questo vaneggiamento del suo spirito, v'era però un fondo virtuoso,
-il desiderio di non farsi egli stesso occasione d'un tradimento; e
-se vi spirava l'egoismo, non era quello che assicura la propria pace
-colla sciagura altrui, bensì quello di chi s'adopera per non essere
-trascinato nell'irreparabile disastro d'altro uomo. Carlotta colpevole
-oggi, risparmiava forse la colpa propria del domani, e quella di
-Silvio. Carlotta, virtuosa sempre, avrebbe avvelenato la pace di chi
-l'avesse amata senza speranza, e non senza desiderio — e quest'ultimo
-appunto era l'argomento dell'egoismo.
-
-Il desiderio di Silvio non era adunque nè troppo ingiusto, nè troppo
-biasimevole e conveniva alla natura dell'anima sua, capace della forza
-battagliera che si espone agli sguardi del pubblico, ma non di quella
-forza segreta che non apparisce, e costa tuttavia lagrime e dolori
-assai più grandi: la rassegnazione.
-
-Silvio era uomo onesto, ma non uomo virtuoso; aveva della virtù ciò che
-ne è rimasto all'età nostra dopo il turpe diguazzare nelle oscenità
-da trivio: l'incapacità a commettere di proposito una mala azione.
-Se l'occasione si porgeva, sapeva lottare contro le seduzioni della
-colpa; resisteva, ma piegava; quella robusta e serena operosità della
-virtù gli era ignota, perchè lo era pure al mondo in cui egli viveva.
-Egli avea preso dal mondo ciò che gli era stato offerto, sceverato il
-buono dal pessimo, ma non aveva potuto raccogliere ciò che il mondo
-non poteva dargli. Tuttavia Silvio era uomo virtuoso; se egli non
-corrisponde al tipo, si ha da incolparne l'attrito che ha sbiadito
-le linee dell'impronta. La pallida e slombata virtù dei giorni nostri
-riconosce in Silvio una sua creatura.
-
-Tuttavia Silvio fu tratto un'altra volta da un raziocinio inesorabile
-a' suoi primi propositi. Rammentò tutti i particolari che accusavano
-Carlotta, e conchiuse che se il signor Verni non si batteva col Salvani
-non era prova dell'innocenza di Carlotta, ma al più della fortuna dei
-suoi inganni e della cecità proverbiale dei mariti.
-
-Con questo convincimento nell'animo, pensò alle sue valigie, e ad
-Eugenio che lo aspettava alle falde dei Pirenei.
-
-Egli ritornava a casa, ed affrettò il passo. D'un tratto vide innanzi a
-sè un uomo che gli veniva incontro sorridente, il cavalier Salvani.
-
-— Lui! ruggì l'anima di Silvio, e l'espressione d'un odio profondo si
-dipinse sul suo volto.
-
-Il cavaliere si accostò con disinvoltura.
-
-«Era lieto che il signor Verni gli avesse offerto un mezzo per
-sciogliere una quistione che non aveva di serio che il pericolo».
-
-«Silvio ne era lietissimo, anch'egli; ma protestava che la quistione
-gli pareva seriissima».
-
-— Diamine! disse il cavaliere; che intendete di dire?
-
-— Io sostengo precisamente l'opinione del signor Verni; il ministro
-attuale rovinerà il paese.
-
-— Ah! voi credete?...
-
-— Lo sosterrei in faccia a chicchessia.
-
-— Opinioni; interruppe il cavalier Salvani con accento di dileggio.
-
-— E aggiungo che chi lo pensa in modo diverso non è all'altezza dei
-tempi.
-
-L'intenzione di Silvio si faceva palese.
-
-— Opinioni; ripetè ironicamente il cavaliere. Infine voi convenite meco
-che il duello è una pazza cosa, tanto più per tali bazzeccole; e che si
-può pensarla diversamente su qualche punto di politica, e stringersi la
-mano come buoni galantuomini. In faccia al buon senso tutte le opinioni
-sono rispettabili... tranne quelle che mancano di buon senso.
-
-In così dire il cavalier Salvani porgeva la mano a Silvio.
-
-Quell'atto era una sfida allo spirito di Silvio; Silvio strinse la mano
-del cavaliere.
-
-Qualche ora dopo partì giurando di non arrestarsi che ad Huesca.
-
-
-
-
-XX.
-
-
-Nell'estate successiva, e precisamente ai primi di luglio, un
-viaggiatore attraversava la Svizzera pedestre. Si arrestava ad ogni
-paese, ad ogni capanna; avido di cose nuove domandava a tutti se nei
-dintorni vi fosse qualche paesaggio che mettesse il conto d'essere
-veduto; non curava pericoli, e si arrampicava pei dirupi sfidando i
-lupi e i sentieri sdrucciolevoli. Una guida che lo aveva accompagnato
-sul monte di S. Gottardo giurava d'aver avuto a fare rarissime volte
-con uomo così intrepido. Quel viaggiatore aveva anche la borsa ben
-fornita e pagava senza lesinerie; i pastori delle rive dell'Aaar non
-avevano mai avuto più larga mercede in compenso dei loro formaggi e del
-loro latte fresco. Costeggiando le rive dell'Aaar e poi il Reno s'era
-spinto fino a Sciaffusa e v'aveva visto la famosa cascata, e poco più
-oltre il vasto ed incantevole lago di Costanza colle sue braccia snelle
-gettate audacemente frammezzo ad una vegetazione gagliarda.
-
-Quel viaggiatore era Silvio.
-
-Di ritorno dalla Spagna, ripassati i Pirenei ed attraversata un'altra
-volta la Francia, s'era internato per la via di Ginevra nella Svizzera,
-con quella spensieratezza che è propria degli artisti.
-
-Eugenio lo aveva accompagnalo fino a Ginevra, ma quivi aveva protestato
-di non volere andar oltre; però dopo aver tentato invano Silvio perchè
-ritornasse con lui a Milano, vi si diresse solo.
-
-Tutto quel tempo trascorso dal giorno della partenza di Silvio da
-Milano s'era passato per lui in una lotta penosa tra il disprezzo e
-l'amore. Confortate dalla lontananza, queste lotte raggiungono per lo
-più l'oblio e l'indifferenza.
-
-Nei primi giorni Silvio s'era rimasto taciturno; aveva sfuggito il
-pensiero, ma il pensiero di quella donna che lasciava dietro di sè lo
-aveva accompagnato durante tutto il viaggio.
-
-Eugenio, vedendolo in tale stato, se n'era spaventato, ed aveva chiesto
-la cagione. Silvio aveva detto tutto, e il cinismo d'Eugenio non ebbe
-sogghigni per quella confessione. Il male era serio, e la pietà, meglio
-che il conforto, suggeriva il silenzio.
-
-A poco a poco Silvio diventò più calmo; anzi, con un mutamento
-repentino, si fece a un tratto ciarliero e gozzovigliatore. Eugenio
-tentennava il capo e ripeteva dentro di sè: «egli vi pensa ancora».
-
-Una settimana dopo Silvio spargeva a piene mani il ridicolo sui suoi
-amori arcadici, e giurava di non essere mai stato così imbecille come
-presso Carlotta, e prometteva che non lo avrebbe fatto più, con atto di
-così buffo pentimento, che Eugenio lo guardò meravigliato.
-
-Ma questa volta ancora tentennò il capo e ripetè a sè stesso: «egli vi
-pensa ancora».
-
-Un'altra volta attraversando una boscaglia, Silvio si chinò a terra e
-raccolse un fiore, un ciclamino, il fiore che Carlotta amava tanto.
-Egli stette chino un pezzo e non raccolse più nulla; risollevandosi
-aveva la fronte impensierita. Eugenio lo guardò attento, guardò il
-fiore, ma non comprese. Silvio dopo alcuni passi gettò il fiore dietro
-di sè, ma non potè liberarsi così dal pensiero importuno di Carlotta.
-
-Giunti a Montpellier, Eugenio aveva detto a Silvio:
-
-— Lo sbocco del Rodano sul golfo è uno spettacolo incantevole; vuoi che
-proseguiamo il viaggio per mare?
-
-Ma Silvio aveva risposto che non amava il mare, ed Eugenio aveva
-conchiuso che Silvio non voleva allungare il suo viaggio, e che gli
-premeva di arrivare presto a Milano.
-
-A _Gap_ Silvio era stato preso da improvvisa vaghezza di visitare la
-Svizzera, e aveva indotto Eugenio a seguirlo fino a Ginevra. Ed Eugenio
-aveva conchiuso che Silvio non voleva rivedere Carlotta.
-
-A Ginevra Eugenio si ribellò affatto, e lasciò il suo amico, convinto
-oramai che sarebbe guarito, e che la natura avrebbe operato meglio
-dell'arte, e il tempo meglio dei consigli.
-
-
-
-
-XXI.
-
-_Silvio ad Eugenio._
-
-
-«I magnifici soli di queste giornate mi hanno messo di buon umore. Sono
-venuto a Costanza, città incantevole per la sua posizione, e pel suo
-lago; non ho mai visto la natura così lusinghiera; i monti, le vallate
-fresche, le nevi in lontananza, e questo cielo purissimo!... È cosa da
-impazzirne; mi sento un brulichio per le vene come avessi la febbre.
-
-Ieri ed oggi ho remigato guidandomi da solo sul lago per entro certe
-piccole barche di forma assai diversa dalle nostre che sono la delizia
-dei villeggianti. Ne ho contato poco anzi una trentina colle velette
-bianche e lucenti spiegate al vento inseguirsi radendo le onde come
-colombe selvatiche.
-
-Questa mattina fui anche più allegro del solito, e avvenutomi in un
-ministro evangelico che asciolveva lautamente alla stessa mensa, mi
-sono cacciato con lui in un labirinto di sottigliezze teologiche.
-Quel ministro era uomo ancor giovine, pieno di fuoco, favellatore
-facile, arguto e, deggio dirlo, benevolo. Egli mi ha risparmiato più
-d'una volta, e fu davvero benignità, poichè io mi era fitto in capo di
-prendermi spasso delle sue credenze. Io guardava lui, e certe bistecche
-di maiale di cui egli alternava i bocconi colle citazioni, e poi ancora
-lui. Mi venne in mente ciò che scrisse Gian Giacomo dei preti cattolici
-e dei protestanti, e conclusi press'a poco come egli conclude nelle sue
-confessioni.
-
-Mi ricordo ora di averti promesso di raggiungerti presto a Milano.
-Non dico ancora di no; ma comincio a prevenirti per ogni evento che
-mi sento assai poco disposto a lasciare questi paesi. Ci si respira
-un'aria che costì cercherei invano; e quel sapersi libero di pensare,
-di dire e di scrivere come il capriccio o le convinzioni suggeriscono
-è tal bene che appena ora apprendo a stimare quanto valga. Non è già
-che costì le mie opinioni possano essere condannate o soffocate — tu
-sai di che sorta d'opinioni, e di che picciol numero, si componga il
-mio arsenale politico — ma tanto tanto quel sapermi padrone assoluto di
-dire ciò che penso e di pensare diversamente dai _reggitori_ del paese
-(vedi che dico _reggitori_) è un potere che mi rialza qualche pollice
-in faccia al mio amor proprio, e mi fa credere d'essere in qualche
-guisa un uomo importante.
-
-Qui il Governo ci è, ma tu non lo vedi ad ogni passo come nella
-tua benedetta Milano, e non ti ferisce nella dignità d'uomo collo
-spettacolo di livree salariate, e poi, e poi....
-
-Ma è forse meglio che io mi trattenga dal dirtene di più; ritorniamo
-artisti, e serbiamoci tali per tutta la vita, se ci è possibile, almeno
-nel cuore. La politica ha guastato tutto; alla guisa di certi bruchi è
-passata su tutti i fiori, e ha stampato sul velluto dei vergini petali
-la lurida impronta del suo corpo.
-
-Non profaniamo l'arte che è primogenita dell'idea. Se anche gli artisti
-si cacciano in capo di rubare il mestiere ai diplomatici, non vi sarà
-più altro al mondo; e se pensi alla cifra spietata dei politicanti,
-vedrai che non è poco danno. Infine anche quei messeri, ambasciadori,
-ministri plenipotenziarii, incaricati d'affari, e che so io, hanno
-cento ragioni d'arrabbiarsene; è il loro mestiere, il loro privilegio;
-e pensa se domani mandassero all'estero l'Arte — _alma parens_ —
-conciata colle livree gallonate, col cappello a due punte, e le sue
-brave credenziali del nostro buon Governo...
-
-Per carità ritorniamo artisti.
-
-Poichè ho incominciato a lasciarti indovinare in qualche parte i miei
-progetti, sarò sincero e ti dirò ciò che all'incirca ho contato di
-fare.
-
-Non pensare però che la confessione dei miei propositi — se pure sono
-propositi — debba obbligarmi ad attenermici. Dico questo perchè in
-generale si suole attribuire a leggerezza il mutamento frequente dei
-progetti, mentre il più delle volte, se si ha una colpa, è quella
-di aver palesato troppo presto il proprio pensiero, senza attenderne
-il frutto che è la determinazione vera, la quale è sempre una sola.
-Quegli uomini che dicono «farò questo» e fanno, non è già che abbiano,
-come si crede comunemente, la forza mirabile di fare quello che
-dicono, inalterabilmente e sempre, ma piuttosto che hanno l'astuzia
-o la prudenza, ed è tutt'uno, di non dire se non ciò che hanno
-assolutamente fermato di fare. Vedi che non è un giuochetto di parole,
-ma una verissima cosa, una specie di piramide, poco meno certamente,
-a puntellare la serietà e la fermezza dell'umana natura; serietà e
-fermezza a cui si crede meno che non convenga.
-
-Voglio dire che domani io potrei pensare diversamente da quel che penso
-oggi, e non per questo dovrebbe venirmene taccia di volubile. Se io
-aspettassi la vigilia di compiere i miei disegni per palesarli, tu mi
-avresti in concetto di uomo ferreo; e ci avrei assai più del mio conto.
-
-In conclusione Gossau è un bellissimo paese — così mi si dice —
-vi hanno belle villeggiature e molti villeggianti, tutte cose non
-indifferenti; aria buona, bel cielo, buone vivande, altre cose di cui
-sono avidissimo; ed ho in mente di recarmivi e passarvi questi mesi
-d'autunno.
-
-Ecco ciò che mi passa ora per il capo; se domani avrò mutato consiglio,
-non sarà grave danno, e il peggio che possa capitarmi è di far ritorno
-a Milano e rivedere ciò che non vorrei rivedere mai più. L'ho detto;
-e se la prudenza è debolezza — e parmi davvero che le sia dato a torto
-l'appellativo di virtù, — dì pure che questa mia è debolezza. Forse io
-misuro male le mie forze, e saprei resistermi; ma non so pormi a questa
-prova.
-
-Vederla ancora, parlarle ancora! non è possibile; tutto in lei mi
-farebbe male; la mia stessa indifferenza mi sarebbe penosa, nè io
-saprei essere impassibile se non a prezzo di nuovi dolori ancora più
-atroci. Guardarla senza lacrime e senza palpiti, dopo tanta frenesia!
-Ahi, sarebbe questo un disinganno assai più amaro, e vi getterei
-l'ultima illusione: la pazza fede che io l'avrei amata eternamente.
-
-Non parliamone più. Mi preme che questa mia ti giunga presto, e so
-che vi è un pessimo servizio postale tra la Svizzera e l'Italia. Dimmi
-delle cose tue; dimmene lungamente, e persuadimi, se ti è possibile, a
-raggiungerti presto. Egli è pure il mio desiderio, ma una catena fatata
-mi lega a questo paese».
-
-
-
-
-XXII.
-
-_Silvio ad Eugenio._
-
-
-«Di' pure che io sono un gran colpevole. Da venti giorni non faccio
-che lottare meco medesimo per decidermi a scriverti. «Scriverò domani,
-scriverò domani» e così sono giunto fino ad oggi.
-
-La tua lettera, contro le mie aspettazioni, mi è venula assai presto.
-Pensa se io l'ho letta con avidità; mi aspettavo ad ogni linea di
-leggere quel nome, e trepidavo non per desiderio, ma per timore che
-il pensiero di lei avesse a darmi prova della mia debolezza; non
-temevo del mio cuore, ma temevo tuttavia l'esperimento. Tu non l'hai
-nominata, e te ne sono grato; la mia gratitudine ti sia prova del mio
-buon volere, se non della mia indifferenza. Non mi è possibile essere
-indifferente ai casi di quella donna; se tu mi avessi detto: _l'ho
-veduta_; il mio cuore avrebbe domandato: «era felice? era dolente?»
-io non avrei potuto frenare il mio cuore. Posso però non amarla e non
-l'amo.
-
-È una settimana, dal 20 settembre, che io mi sono stabilito a
-Gossau. Il paese non merita che io te ne parli; ma la posizione è
-delle più ridenti, e i comodi della vita animale si hanno tutti, con
-poco dispendio. Gli Svizzeri non sono soltanto buoni orologieri, ma
-all'occasione sanno essere buoni ed eruditi gastronomi, e pazienti.
-
-Non so più qual filosofo abbia posto la pazienza fra le virtù del
-_perfetto gastronomo_; ma io dico che la filosofia non ha mai rivelato
-verità così profonda, e così efficace.
-
-Ho tolto a pigione a breve distanza dal paese una villetta
-graziosissima; quattro camere in tutto, ma pulite, piene di luce e di
-aria, elementi indispensabili per la vita del pensiero. Ho anche il mio
-pezzo di giardino, pochi palmi di terreno rubati agli scaglioni d'un
-colle, col suo bravo pergolato, e colle sue piante di rododendri e di
-dalie tutte in fiore.
-
-Nel primo giorno mi ho fatto apprestare gli utensili col proposito
-patriarcale di coltivare io stesso i miei rododendri e le mie dalie;
-ma dopo alcune ore mi sentii tutto slogato, e ci ho perduto in una
-volta sola tutti questi gusti così primitivi. E mi pare che se mi fossi
-trovato nei panni di Adamo, e che Domine Iddio mi avesse condannato a
-«lavorare la terra col sudore della mia fronte», io, per tormene più
-presto d'impaccio, avrei scavata una fossa larga due piedi e profonda
-sette, e mi sarei sepellito a dirittura.
-
-Regalerò il mio badile a qualche montanaro che se ne servirà a
-sgomberare i suoi passi dai cardi e dalle liane.
-
-L'aria che si respira quassù è veramente benefica; mi pare che i miei
-polmoni si dilatino. Ogni mattina mi affaccio alle mie finestre, e
-assorbo a più riprese la brezza frizzante che viene a battermi sulla
-faccia. Questa ginnastica di polmoni, come tu la chiami, giova al mio
-sangue, il quale, ti giuro, non ha mai corso così sereno.
-
-Ho seguito in tutto i tuoi consigli, e mi sono circondato di ossigeno;
-e siccome il rododendro e la mia dalia non ne esalano a sufficienza,
-io non ho che a passare nelle due camere posteriori, le finestre delle
-quali guardano sopra un altro giardino. Questo non è un giardino da
-burla, ma un giardino sul serio; non so di quante pertiche, ma l'occhio
-ci corre un buon tratto; e poi piante molte, e pini selvatici, e
-pergolati, e viali, e cento altre benedizioni; un guaio solo: non mio.
-Ma la vista è anche mia, sebbene un gran pergolato me ne rubi gran
-parte; non foss'altro, per la mia ginnastica è quel che mi ci vuole.
-
-Ho spiato invano per vedere a chi appartenga questo giardino; non ci ho
-mai visto dentro alcuno; ho però sentito una volta dei passi sotto il
-pergolato, ma il fitto del fogliame mi ha tolto di vedere chi fosse. Ad
-ogni modo ho la certezza che questo Eden è abitato. Fosse almeno una
-divinità femminina! In fondo al giardino si vede la facciata di una
-bella casa di campagna, dipinta a foggia di castello; ma non ho mai
-visto i castellani.
-
-Non ti faccia meraviglia se io mi fermo su queste inezie; e di' pure
-che io sono curioso, che non me l'avrò a male. Quando si è soli par
-di me, la scoperta di un vicino ha cento volte più importanza che non
-abbia per voi altri abitatori di città la scoperta di un monumento.
-
-Aggiungi una certa tinta di misterioso, e vedrai che ce n'è più del
-bisogno per incuriosire un povero campagnuolo solitario come io mi
-sono.
-
-Se tu fossi meco! Ma è inutile ripeterlo; tu non vorrai già deciderti
-ad una nuova peregrinazione per accompagnarti colla mia insulsa
-giocondità, come già facesti colla mia ridicola tetraggine.
-
-Tuttavia si hanno in questa calma che mi circonda tali tranquille
-contemplazioni, e spettacoli di tramonti così infuocati, e certi
-piccoli formaggi così piccanti, che, a pensarci seriamente, un artista
-coscienzioso saprebbe rinvenire cento ragioni pro, e non una contro,
-per mettersi in viaggio un'altra volta».
-
-
-
-
-XXIII.
-
-_Silvio ad Eugenio._
-
-
-«Una donna! Una donna! L'ho vista finalmente questa deità ritrosa che
-si nasconde in quest'angolo di terreno. È bella? È giovine? Senza
-dubbio; 22 anni, un corpicino snello, un volto bianco ed affilato,
-occhi grandi e cerulei, e una selva di capelli biondi. Ecco il ritratto
-ideale che io mi sono fatto di questa misteriosa creatura; e metterei
-pegno che le somiglia. In realtà però io non potrei giurare che
-dell'abito, il quale era nero; e ciò in causa di questo benedettissimo
-pergolato che frappone una barriera inesorabile innanzi ai miei occhi.
-
-Avevo udito più volte dei passi sotto le mie finestre; ma non avevo
-visto alcuno ad attraversare quel tratto di giardino che tocca la casa
-(il solo su cui io possa guardare); pensai adunque che vi fosse qualche
-viale che comunicasse col mio pergolato.
-
-Avevo tuttavia sperato che, tenendomi alla finestra, sarei riuscito
-a scoprire quello strano abitatore. Se non che pare che ove finisce
-il pergolato, incominci subito un viale fittissimo di pini, il quale
-attraversa il giardino e rimena alla casa. Guardando quel viale
-m'accorsi che al settimo pino, di quelli che io posso vedere, v'è
-un'interruzione, suppongo lo spazio di due pini mancanti. Pensa se vi
-ho tenuto sopra gli occhi nella speranza che qualcuno passasse per quel
-viale. Ma tutto ciò inutilmente.
-
-Ieri finalmente è passato; non fu che un batter d'occhio; una visione
-non si dilegua più rapida; ma tuttavia basta perchè io ti possa dire
-che è una donna.
-
-Di' tu la mia felicità. Una donna in questi luoghi, una compagna nella
-mia solitudine. Non è più solitudine, dirai. Vero, ma è di meglio; la
-corrispondenza tacita di due anime solitarie val più che la solitudine;
-ne ha i conforti e i vantaggi, non ne ha le ore di noia e i segreti e
-spietati rancori che ci fanno odiosi a noi stessi.
-
-Che se l'anima solitaria che s'incontra nella tua è femmina, vi
-si aggiunge un avvicinamento elettivo, un'attrazione simpatica; la
-debolezza che si appoggia alla forza; la forza che si compiace di
-proteggere.
-
-Meglio ancora; la mia incognita è giovine e bella.
-
-Non canzonarmi se mi abbandono a queste illusioni; sono nato artista e
-vagheggio l'idillio per istinto; e intreccio il romanzo per abitudine.
-
-La fantasia non può popolare meglio le ore oziose dell'arte. Lascia
-adunque che io sogni; giacchè cotali fantasmi sono i più ridenti della
-vita, e verrà giorno che ricorderemo d'aver vissuto e d'aver sognato, e
-pentiti delle realtà della vita, non sapremo benedire che i sogni».
-
-
-
-
-XXIV.
-
-_Silvio ad Eugenio._
-
-
-«Tu mi rampogni perchè non so decidermi a lasciare Gossau e a ritornare
-costì, e per farmi arrendere mi dici che Carlotta non è più a Milano.
-E con ciò tu hai torto doppiamente; anzi tutto volendo che io cambii
-la serenità di questi luoghi, colla mefitica atmosfera delle vostre
-sale; e in secondo luogo credendo che io non saprei trovarmi innanzi
-a Carlotta senza imbecillire a un tratto e cadere nelle mie vecchie
-follie. Finchè io stesso lo temeva, te l'ho confessato; ma ora ti giuro
-che mi sentirei assai più forte; non voglio dire indifferente, perchè
-tu non la creda una millanteria inutile.
-
-Del resto io sarei teco dalla metà d'ottobre, se la mia vicina non
-avesse tenuto così vivamente eccitata la mia curiosità. Lo crederesti
-che io non so ancora come si chiami, che cosa faccia, se sia bella e
-se abbia proprio 22 anni come la fantasia si ostina ad affermare? Lo
-scoprire tutte queste cose è diventato per me una occupazione seria;
-mezze le mie giornate le passo alle finestre che guardano nel suo
-giardino; le altre mezze a pensare alla mia incognita. Se mi partissi
-di qui senza avere la chiave di questo piccolo mistero, credo che non
-me ne conforterei più nella vita.
-
-Ti parrà strano che io debba incontrare tante difficoltà in una cosa
-di così lieve importanza; ma pensa che la mia incognita non esce mai
-di casa, così suppongo, che i vetri delle sue finestre sono coperti da
-cortine a maglia, sempre troppo fitte per la distanza che le separa
-dalle mie; rammenta il pergolato benedettissimo che mi sta di sotto,
-e poi il viale di pini selvatici, e vedrai che tutte le mie risorse si
-confinano in quell'intervallo fra il settimo e l'ottavo pino.
-
-Tuttavia sono già andato innanzi nelle mie ricerche; anzitutto ho
-pensato di fare il giro del muro di cinta del giardino per riuscire
-in faccia all'abitazione. Speravo di incontrare una porta aperta; ma
-fui deluso anche in ciò; l'uscio d'ingresso, che sta in cima ad una
-gradinata di pochi scalini, era chiuso; le finestre coperte come quelle
-che guardano sul giardino; così una volta, così sempre. Ieri soltanto
-mi avvenne di vedere allo svolto della via un uomo che saliva quella
-gradinata; affrettai il passo, ma, sia che quell'uomo mi avesse visto,
-o che avesse davvero molta premura, aprì frettoloso l'uscio e sparì
-richiudendolo dietro di sè, senza che avessi tempo di vederlo nel viso.
-
-Stamattina mi sono levato più presto del solito e sono subito corso
-alle finestre. Ho visto ancora quell'uomo, mi volgeva ancora le spalle,
-ma tanto lo riconobbi egualmente. Egli non mi vide. Ma essa, essa!...
-perchè si nasconde? Io m'affanno a rappresentarmene col pensiero
-l'immagine; e la vedo ancora quale la vidi la prima volta. Se osassi
-dirlo, ti confesserei che mi sento disposto ad amarla; vedi se io sono
-ancora malato del mio vecchio male, come tu temi! Amarla! e perchè
-no? s'ella ha 22 anni, ed è bella, perchè non l'amerei io? Se la sorte
-ha confinato due persone di sesso diverso nei dirupi della Svizzera,
-e le ha collocate l'una rimpetto all'altra, non si può ribellarsi
-alla sorte. La natura ha fatto il resto in anticipazione, accendendo
-nel cuore di quelle creature ravvicinate fortuitamente le fiamme del
-desiderio e dell'amore.
-
-Anzi, poi che mi pare che questo sillogismo mi riconforti, prometto
-d'amare questa incognita a qualunque costo, di amarla tranquillamente,
-allegramente, di accostarmi all'amore come un gastronomo si accosta
-alla mensa, o un freddoloso al focolare. Il cuore della donna è per
-lo appunto, come tu vuoi meglio, una tavola da pasti o un focolare: ci
-si sta un po' stipati, ma in molti. Sarà una passioncella meditata, ma
-sarà puro una passione; e forse sarò più fortunato che non lo sia stato
-con colei, e mi compenserò del passato.
-
-E se non fosse giovine e bella? Non posso crederlo. La statura forse
-più alla di quella di Carlotta, il corpicino sottile, forse più
-sottile di quello di Carlotta, il passo lento ma franco, sono indizio
-di gioventù e di grazia. Sarebbe strano che la bellezza non vi si
-accompagnasse; infine gioventù e grazia unite sono già per sè stesse
-una bellezza; però se anche il naso di questa donna disarmonizzasse,
-o i suoi occhi sporgessero un po' troppo sulla fronte, prometto di
-starmene pago al resto, e di amarla ugualmente............»
-
-
-
-
-XXV.
-
-
-Il giorno 31 ottobre fu una giornata assai melanconica. Silvio si
-era messo, secondo il solito, alle finestre del giardino, e pensava
-all'incognita, portando a riprese lo sguardo sulla casa in cui essa
-abitava e sul viale dei pini nel quale l'aveva veduta. Egli pensava
-che quella donna e lui occupavano nello spazio due punti che una linea
-retta assai breve avrebbe potuto congiungere, e che tuttavia vivevano
-ignorati e lontani come se l'un dei due si trovasse al capo di Buona
-Speranza.
-
-Intanto il vento autunnale sussurrava fra le fronde intatte dei pini,
-e sfogliava lentamente alcuni vecchi olmi che fiancheggiavano il
-pergolato. Quella solitudine, quella quiete, fecero brulicare nella sua
-testa una folla di idee assopite; ripensò a Milano, ad Eugenio, alle
-sue antiche abitudini d'artista, alla inerzia in cui vivea, a Carlotta;
-rammentò per associazione d'idee il platano secolare che sorgeva nel
-mezzo del giardino della sua abitazione in Milano, e gli parve che quel
-platano valesse meglio di quei pini... Intanto il vento sussurrava
-senza tregua; e pareva rianimarsi, e invadendo la camera, involava
-da un tavolo di disegno una dozzina di abozzi, e li sparpagliava sul
-pavimento e sui mobili.
-
-Tuttavia Silvio non si mosse, e stando alla finestra e lenendo gli
-occhi socchiusi per difenderli dal polverio, riceveva sulla faccia quei
-freschi buffi di vento che accarezzavano scompigliandoli pazzamente i
-suoi capelli.
-
-Guardò sotto di sè, e vide il pergolato ingiallito e i lunghi sarmenti
-agitati dal vento spogliarsi anch'essi delle loro foglie disseccate.
-Una speranza sorriso nel cuore di Silvio; fra pochi giorni quei
-pergolato sarebbe stato interamente nudo, i vecchi olmi del pari; nulla
-più si sarebbe frapposto a' suoi sguardi, il suo orizzonte si sarebbe
-allargato come per incanto, ed avrebbe visto la bella incognita. Da
-quel punto il sussurro del vento gli suonò dolce come una promessa.
-
-Rianimato da questo pensiero, Silvio dimenticò ben presto il platano
-secolare e le altre fantasie milanesi. Una nuova idea occupò allora
-il suo cervello; un progetto audace ruminato da molto tempo e che non
-aspettava che l'occasione per tradursi in pratica.
-
-Silvio non indugiò più oltre; prese un foglio di carta profumata,
-rimboccò le maniche come dovesse accingersi a una grande opera, e
-scrisse furiosamente una lettera così concepita:
-
- «_Signora_,
-
- «Un uomo che vi ama, vi prega a non chiudere inesorabilmente le
- vostre finestre. È inutile che vi nascondiate; il suo pensiero vi
- segue dappertutto, e vi domanda dappertutto ciò che voi forse non
- vorrete consentirgli giammai: un po' del vostro amore».
-
-Scritta la lettera conveniva pensare a mandarla; e, per quanto la
-fantasia di Silvio vi si adoperasse, non venne a capo di nulla. Quella
-casa era inaccessibile, e quand'anche egli si fosse presentato alla
-porta e avesse affidato al primo venuto il suo foglio da consegnarsi
-alla signora, chi gli assicurava che non sarebbe invece pervenuto nelle
-mani di quell'uomo? E chi era quell'uomo? Assai probabilmente un marito
-geloso. E se il marito stesso fosse venuto ad aprirgli?... Quel primo
-progetto audace era impossibile, e fu respinto.
-
-Non conosceva alcuno che avesse accesso in quella casa; non sapeva il
-nome di lei per informarsene nel paese, o per dirigerle la lettera per
-posta; oltre a che tutti questi mezzi erano imprudenti e pericolosi.
-
-L'ultimo partito era dunque quello di aspettare; forse la Dea degli
-Amori gli avrebbe offerto un'occasione; quella donna si sarebbe trovata
-sola in giardino, egli l'avrebbe sorpresa, e fatta una pallottola dei
-suoi sentimenti, l'avrebbe gettata ai piedi della bella ritrosa.
-
-I primi giorni di novembre furono giorni d'osservazione; il pergolato
-continuava a sfogliarsi, gli olmi levavano già al cielo le loro braccia
-nude; il vento fischiava sempre fra le fronde dei pini.
-
-Silvio vedeva realizzarsi in parte i suoi progetti; guardando sotto di
-sè, poteva scorgere lo scheletro del pergolato e seguirlo coll'occhio
-finchè si congiungeva col viale dei pini; il settimo pino era divenuto
-prima l'ottavo, e più tardi il duodecimo. Il pergolato a poche braccia
-dalle sue finestre, formava un padiglione; sotto di esso era un enorme
-tavolo di pietra, e alcuni sedili pure di sasso, fatti a foggia di
-satiri accosciati che tenevano sul capo un disco. Era chiaro che in
-quel luogo l'incognita s'era riposata più volte.
-
-Tutte queste nuove scoperte furono ben presto esaurite, e non potevano
-pagare per gran tempo la curiosità di Silvio. Egli aveva cercato
-per tutto dove il suo occhio giungeva, ma non avea più visto un solo
-indizio che accennasse alla sua incognita.
-
-Finalmente un giorno, il 10 novembre — Silvio lo notò nel suo albo
-come un'epoca memorabile — la sorte gli fu benigna. Dubitando d'essere
-spiato, e che si cogliesse occasione della sua assenza, egli lasciò
-assai più presto del solito la mensa dell'Albergo di Costanza, e fece
-ritorno a casa, dove aveva avuto la prudenza di tener socchiuse le
-imposte d'una delle finestre che guardavano nel giardino.
-
-Si fece alla finestra, colla sua pallottola stretta in una mano. Il
-cuore gli batteva in modo strano; raramente il cuore s'inganna nei
-suoi pronostici. Quella donna era seduta nel padiglione del pergolato;
-occupava uno di quei sedili di sasso a foggia di satiro, e un uomo le
-era daccanto.
-
-Quei due personaggi non s'accorsero di Silvio, che nascosto dietro le
-imposte spiava con occhi avidissimi ogni piccolo movimento di quella
-donna. Era bella? Era giovine? In verità egli non potè saperne più
-delle altre volte; vestiva a nero; ecco tutto. E quell'uomo? Vestiva
-a nero anch'esso. Le teste d'entrambi erano piegate verso il suolo
-ed appoggiate fra le palme. Quella era senza dubbio l'attitudine del
-pensiero. A che pensavano?
-
-La donna offriva agli occhi di Silvio una magnifica capigliatura
-nera, e un breve tratto del profilo (un profilo adorabile); una mano
-candidissima nascondeva il rimanente.
-
-Silvio attese. Non andò molto che quell'uomo si mosse come per rizzarsi
-in piedi; Silvio si ritirò prudentemente, temendo d'essere scoperto e
-immaginando che la sua compagna avrebbe fatto altrettanto. Rimettendo
-il capo alla finestra, il suo volto era pallido per l'emozione; egli
-stava per vedere il volto dell'incognita, i suoi 22 anni e l'azzurro
-delle sue pupille.
-
-Al contrario quella donna era sempre immobile, colla testa sempre
-china al suolo, colle mani sempre appoggiate al volto. L'_altro_ si
-allontanava a passi celeri lungo il pergolato.
-
-Era una fortuna insperata; Silvio non pensò altro; gli parve che la
-Provvidenza non avrebbe voluto favorirlo, così avvedutamente un'altra
-volta, e sporgendosi del corpo sul davanzale, gettò con un movimento
-rapidissimo l'amorosa pallottola, che per la sua leggierezza descrisse
-un breve arco e ricadde a due passi dalla bella pensosa.
-
-Silvio fu ancora più ratto a ritirarsi indietro; quella donna, non
-vedendo alcuno, avrebbe esposto più lungamente e con maggior abbandono
-il suo volto.
-
-Tutto l'edifizio dei suoi sogni stava per consolidarsi o rovinare in un
-punto.
-
-Col capo appoggiato contro le gretole delle imposte, cogli occhi
-intenti ed immobili, col cuore palpitante e commosso, Silvio cercava i
-22 anni di quella donna e l'azzurro delle sue pupille....
-
-
-
-
-XXVI.
-
-
-L'incognita si scosse, levò il capo; guardò la finestra dietro della
-quale si nascondeva Silvio; guardò la pallottola; titubò un istante, e
-s'allontanò senza rivolgersi.
-
-Silvio rimase immobile e muto; aveva voluto mostrarsi e gridare
-per richiamarla, ma la voce erasi spenta nel suo petto. Coll'occhio
-immobilmente fisso e coll'anima agitata, egli seguiva quella donna, il
-fantasma redivivo del suo vecchio amore... Carlotta.
-
-
-
-
-XXVII.
-
-
-Colei era dunque Carlotta!
-
-Il rimanente di quella giornata fu una tempesta pel cuore di Silvio.
-Questo incontro così inaspettato, o in tali circostanze, era per lui
-un avvenimento fatale. La mente piena del passato gli suggerì che il
-destino avesse vincolato inesorabilmente la sua vita alla vita di
-quella donna; allora non pensò più a sfuggirla. Aveva dimenticato
-facilmente tutto ciò che stava contro di lei; vedendola, tutto era
-risuscitato in un punto. Il disprezzo lottò un'altra volta coll'amore,
-lottò spietatamente, tenacemente; ma a questa lotta disperata aveva
-preso parte un nuovo sentimento. Egli aveva visto quella donna vestita
-a bruno, solitaria, dolente, straziata forse da segreto rimorso; la
-compassione potè più che l'amore, egli si senti ravvicinato dal dolore
-a Carlotta.
-
-Silvio ripensò ogni minuto particolare di quell'incontro; riflettè
-sulle strane abitudini d'isolamento di Carlotta, per poterne trarre uno
-spiraglio di luce. Che cosa era adunque avvenuto in quel frattempo?
-Evidentemente l'uomo ch'egli aveva visto con Carlotta era il marito,
-il signor Verni. E come mai non l'aveva riconosciuto? E perchè s'era
-egli indotto a vivere così lontano dal mondo, ed a nascondere la
-moglie? Aveva dunque scoperto ogni cosa? E per tal modo era questa una
-punizione? E Carlotta una colpevole?
-
-In questo labirinto di domande, che egli muoveva a sè medesimo senza
-potervi rispondere, aveva smarrito la memoria di tutti i suoi progetti
-anteriori. La donna che egli aveva spiato con tanta cura pel corso
-di alcuni mesi, la donna per la quale aveva tessuto tutta una tela di
-seduzione, e colla quale aveva sognato un idillio, era Carlotta; non
-avrebbe potuto essere altri; tutto adunque si perdeva in Carlotta. Il
-suo soggiorno in Isvizzera e i cento castelli della solitudine erano
-troppo misera cosa al confronto del passato che riviveva in quella
-donna, perchè egli potesse ancora averne la mente occupata.
-
-Non dimenticò però che egli aveva gettato una lettera nel giardino;
-che quella lettera fatta per una sconosciuta avrebbe potuto offendere
-Carlotta; che avrebbe potuto pervenire in mani del signor Verni ch'era
-pure stato suo amico; infine che egli aveva fatto voto di non macchiare
-di colpa l'onore di quella donna, di non portare il suo amore come un
-ostacolo all'affetto di due sposi che si amavano.
-
-Carlotta aveva potuto essere colpevole; non perciò egli era autorizzato
-a farla colpevole un'altra volta. Bisognava rinunziare; resistere
-ancora, poi che aveva resistito fino a quel punto.
-
-Egli aveva dei doveri, e non li avrebbe dimenticati; un istante di
-oblio avrebbe aggiunto un'altra spina alla corona di rimorsi che faceva
-sanguinare il cuore di quella creatura adorata.
-
-Ad ogni modo non l'avrebbe sfuggita; ciò era superiore alle sue forze;
-era forse contrario allo stesso destino che lo aveva riaccostato in un
-modo così strano a quella donna.
-
-Silvio si prese il capo fra le mani. Un'idea fissa lo torturava senza
-frutto. Venne ancora alla finestra, e guardò all'intorno. Il giardino
-era deserto; le finestre della casa chiuse nel modo consueto; quella
-fatale pallottola di carta era ancora là, dove prima era caduta. S'egli
-avesse potuto ritrarnela! per istinto misurò d'uno sguardo l'altezza
-che separava il giardino dalla finestra, all'incirca venticinque piedi;
-il pergolato avrebbe potuto aiutarlo nella discesa; ma tanto era una
-prova assai pericolosa. E poi avrebbe abbisognato attendere la notte; e
-l'oscurità rendeva più grave il pericolo.
-
-E tuttavia dover lasciare quel foglio nel giardino!... Ella forse
-avrebbe aspettato la notte per raccoglierlo, e la leggierezza di quelle
-parole l'avrebbe offesa. È ben vero che quella lettera non era diretta
-a lei; ma come dirglielo? Oltre a ciò, lo stesso signor Verni avrebbe
-potuto averne notizia....
-
-Silvio guardò al cielo, meno per chiederne consiglio, che per vedere
-se promettesse soccorso. Chi sa? Un acquazzone avrebbe potuto lacerare
-quel malaugurato foglio e seppellirlo fra le zolle.
-
-Ma il cielo era purissimo, e il sole tramontava lentamente dietro i
-colli.
-
-Allora Silvio si rifece a misurare la strada che avrebbe dovuto
-percorrere per scendere in giardino. Egli avrebbe posto i piedi sopra
-un'asta di legno del pergolato, tenendosi al parapetto della finestra.
-Quindi, appoggiandosi alla muraglia, avrebbe guadagnato un palo
-che pareva più vigoroso degli altri, e si sarebbe lasciato scorrere
-lungh'esso fino al fondo. La risalita non doveva essere più difficile.
-Rifacendo i calcoli gli parve ora un'impresa semplicissima.
-
-Con questo proposito aspettò la notte. Una mezz'ora dopo il tramonto,
-Silvio si accostò alla finestra, parendogli d'udire rumore nel
-giardino. Sperava e temeva che Carlotta lo avesse prevenuto; ma il
-giardino era deserto. Conveniva affrettare; alcuni istanti dopo non
-sarebbe forse stato più in tempo. Scavalcò il davanzale della finestra
-con una trepidanza indicibile; egli poteva essere visto, poteva
-incontrarsi con Carlotta, e quel che era peggio col marito. Pose i
-piedi sull'asse del pergolato e, prima di abbandonarvisi, ne provò
-con una scossa del corpo la resistenza. L'asse piegò sotto il peso,
-ma non si ruppe. Tuttavia fu col cuore serrato dal raccapriccio che
-egli si decise a distaccare le mani dalla pietra del davanzale. Senza
-volerlo, i suoi occhi guardarono sotto di sè, quel pergolato contava
-almeno 18 piedi d'altezza. Era un'inezia per chi aveva salito il San
-Gottardo, e Silvio sorrise della sua debolezza. Col corpo inclinato
-verso il muro si trascinò lentamente lungo quell'asse, e giunse al palo
-che aveva adocchiato. S'egli riuscva ad attaccarvisi colle mani, era
-tutto fatto; lo stesso palo l'avrebbe accompagnato fino a terra. Ma per
-afferrare quel palo gli toccava reggersi in equilibrio per un istante,
-senza alcun appoggio delle mani, e ripiegare il corpo lentamente, senza
-uscire da quel bilico difficilissimo. Silvio eseguì questa ginnastica
-con qualche disinvoltura, e in breve pose piede nel giardino. In
-quell'istante un'ombra nera passò nel viale dei pini. Era illusione
-cagionata dal turbamento di Silvio, od era realtà? Silvio non ebbe
-altro pensiero che di nascondersi; se il signor Verni l'avesse sorpreso
-in quel luogo, egli ne sarebbe morto di vergogna. Si rannicchiò in
-mezzo ad alcune piante di mirto, ed attese.
-
-Quando gli parve d'essere al sicuro, uscì dal suo nascondiglio, e si
-rivolse verso il padiglione per rintracciare la lettera. Riconobbe
-il luogo ove era caduta, ma non vide più la malaugurata pallottola.
-Pensando d'essersi ingannato, guardò alla sua finestra, rifece
-coll'occhio l'arco descritto dalla pallottola, e conobbe di non essere
-in errore. Tuttavia cercò minutamente fin presso al padiglione.
-Non vi era dubbio; qualcheduno avea preso quel foglio; e chi mai
-se non Carlotta? Questo pensiero gli empiè il cuore di gioia; ma
-fu un istante. Che avrebbe pensato Carlotta della arditezza del suo
-linguaggio?
-
-Senza accorgersene, s'era introdotto nel padiglione, e s'era seduto
-sullo stesso sedile su cui aveva visto Carlotta. Da quel luogo egli
-vedeva le finestre della casa illuminate, e gli pareva di vedere delle
-ombre passare dinanzi ai vetri. Colà era Carlotta. Dolce ed affannoso
-pensiero!
-
-Passò un'ora. Silvio non s'era ancora mosso per risalire; le sue
-fantasie lo tenevano in quel luogo con una forza invincibile. Il
-pensiero, intento alle memorie che si succedevano a quadri svariati,
-aveva vinto ogni altro sentimento. Silvio non temeva più nulla:
-dimenticava in certo modo di vivere, rammentando di aver vissuto.
-
-Passò ancora un'ora, poi un'altra; le finestre del piano superiore
-della casa s'erano oscurate; una luce brillava nel piano inferiore;
-quella luce si muoveva bizzarramente. Poi anch'essa si arrestò per
-pochi minuti, e si spense.
-
-Silvio si sentì più libero. L'oscurità gli diede sicurezza; non pensò
-più a risalire nelle sue camere, e si abbandonò del tutto alle sue
-meditazioni.
-
-Le notti incominciavano ad essere fredde; ben tosto l'immobilità gli
-intorpidì le membra. Si alzò risoluto, e guardò alla sua finestra come
-per misurare la fatica della risalita. Un istinto più forte della sua
-volontà lo trattenne; senza accorgersene, oltrepassò il padiglione
-e giunse al viale dei pini. Colà ella era passata più volte. Volle
-inoltrarsi, ma lo arrestò un ultimo senso di titubanza. Se qualcuno
-lo avesse sorpreso! Teso l'orecchio ad ascoltare; non si udiva che un
-fremito leggiero di vento, e un indefinito mormorio — il linguaggio
-della solitudine e della notte.
-
-Fatto più ardito, Silvio percorse il viale a passi lenti, e giunse in
-faccia alla casa. La curiosità lo trasse più vicino; si accostò alle
-finestre del piano terreno, ma erano tutte chiuse. Una sola di esse
-avea le imposte socchiuse per modo che tra l'una e l'altra rimaneva una
-fenditura non più larga di due pollici. Silvio si rizzò sulle punte
-dei piedi e riuscì a guardar dentro. Egli vide un'ampia sala, dei
-grandi quadri antichi, ed un lumicino dal lucignolo carbonizzato che
-agonizzava in un angolo. Chi aveva posto quel lumicino in quel luogo?
-Ed a qual uso? Silvio guardò intorno alla camera, ma non vide alcuno.
-
-Mezz'ora dopo ripassò innanzi a quella finestra, guardò ancora dentro;
-ma non vide più nulla. Il lumicino probabilmente s'era spento; ma
-se qualcuno lo avesse invece ritirato? In quel punto parve a Silvio
-d'udire un cigolio sommesso, come d'una porta che stridesse girando
-lentamente sui cardini.
-
-Si arrestò. Poco dopo udì quello stesso rumore; questa volta non poteva
-essersi ingannato. L'istinto, più che la riflessione, gli consigliò la
-fuga; però, fatto ancora più agile dal timore d'essere scoperto, in
-breve ebbe raggiunto il padiglione. Senza neppur volgersi indietro,
-spiccò un salto ed afferrò lo stesso palo per cui era disceso: vi si
-attaccò colle mani e coi piedi, e ne raggiunse la cima rapidamente.
-Allora, tenendosi avviticchiato colle gambe, rovesciò il corpo
-all'indietro; ed afferrò d'una mano un'asta traversale che riuniva
-il palo alla muraglia. La notte non permettendogli d'usare lo stesso
-sistema adoperato nel discendere, egli pensò di portarsi fin sotto la
-sua finestra, appigliandosi successivamente alle aste traversali, e
-lasciando spenzolare il suo corpo nel vuoto. Il mezzo non richiedeva
-come l'altro la sicurezza dell'occhio e la fermezza dell'equilibrio, ma
-riposava tutto sulla credula solidità delle aste. Ad ogni sbalzo che
-Silvio faceva per passare da un'asta all'altra, egli sentiva tutto il
-pergolato scricchiolare; allora si aspettava di cadere, e misurava in
-cuor suo la lunghezza della distanza che il suo corpo avrebbe dovuto
-percorrere per arrivare fino a terra. Ahi! sempre troppo lunga distanza
-per tal sorta di viaggi...
-
-Un raggio di luna rischiarò in quel punto il suo sentiero. Silvio ne
-approfittò per guardare dietro di sè ed assicurarsi di non essere stato
-veduto. Strana cosa; ancora una volta gli parve di vedere un'ombra nera
-che si dileguava, ma questa volta assai più vicina. Silvio non guardò
-altro; con uno slancio vigoroso riuscì a sedersi sull'asta da cui egli
-pendeva. Il più difficile era fatto. Non rimanevagli più che sollevarsi
-in piedi su quell'asta medesima, per poter afferrare la pietra del
-davanzale della sua finestra. Appoggiandosi con una mano al muro e
-tenendosi coll'altra all'asta, provò a rizzarsi. Vi riuscì a grande
-stento; fu un miracolo d'equilibrio. Mosse un passo con precauzione
-e tentò d'attaccarsi colle mani al davanzale della finestra. In quel
-punto uno scroscio, un terribile scroscio annunziò che l'asta su cui
-Silvio si reggeva incominciava a spezzarsi. Un grido rispose a breve
-distanza a quel rumore. Silvio tra il timore e la meraviglia rimase
-un istante perplesso. Intanto un altro scroscio e un altro grido.
-Silvio spinse il corpo innanzi, e tentò con uno slancio d'afferrarsi
-alla finestra; le sue dita toccarono la pietra; e si irrigidirono
-contraendosi nella stretta. Il suo corpo penzolò un momento nel vuoto,
-e cadde...
-
-
-
-
-XXVIII.
-
-
-Il mattino Silvio aprì gli occhi, e li girò intorno stupefatto. Non
-vide più la sua camera solita, e, in quei primi istanti di veglia
-che succedono al sonno, non seppe darsene ragione. Una sensazione
-viva di dolore al capo fu la prima cosa che ridestasse la sua memoria
-annebbiata. Ricordò la notte passata nel giardino, ricordò la salita
-del pergolato, quell'ombra che lo aveva seguito, poi il grido, e la
-caduta... E poi? più nulla; a questo punto le sue idee si confondevano
-coi fantasmi dei sogni. Quali sogni? Egli ne aveva fatto di così belli!
-ma anch'essi gli sfuggivano come agili farfalle.
-
-Che cos'era dunque avvenuto di lui dopo la caduta? E come si trovava
-in quel letto? E a chi doveva egli l'ospitalità di quella notte? È
-assai naturale che Silvio cercasse di rispondere prima di tutto a
-quest'ultima domanda. Ora s'egli era caduto dal pergolato del giardino,
-evidentemente non aveva potuto cadere altrove che nel giardino. Il
-giardino era di Carlotta; dunque... la logica non eragli parsa mai così
-bella.
-
-Dunque era stato raccolto per cura di Carlotta. Dunque egli si trovava
-in casa di Carlotta.
-
-Intanto la luce penetrava a striscie traverso le imposte socchiuse.
-
-Silvio era così felice che non s'affannò punto del suo stato.
-E tuttavia, quando volle provare a voltarsi sopra un fianco, si
-accorse che la sua spalla era malconcia; e abbandonandosi con troppa
-compiacenza al pensiero, sentì delle fitte dolorosissime al capo che lo
-consigliarono ad accarezzare le idee dell'amore con maggior parsimonia.
-
-Ad ogni modo gli parve di poter concludere che nella caduta s'era
-slogato una spalla, e che aveva dato del capo su qualche cosa di duro
-che doveva avergli cagionato, insieme alla ferita, un deliquio od uno
-stordimento.
-
-Poco stante si addormentò ancora cullandosi soavemente nel pensiero di
-Carlotta.
-
-Ridestandosi, guardò un'altra volta intorno a sè; la camera era vuota.
-
-La prima immagine che oscurò il lucido orizzonte che brillava innanzi
-al pensiero febbrile di Silvio, fu quella del signor Verni. Senza
-dubbio egli era a parte di questo avvenimento; senza dubbio egli aveva
-aiutato a prodigargli le prime cure; forse egli stesso, egli solo,
-aveva ordinato di raccoglierlo e gli aveva assegnato quella camera.
-E che aveva egli pensato di lui? La pietà era stata possibile in
-quell'anima buona; ma forse la stima non lo sarebbe più.
-
-E come avrebbe egli osato levar gli occhi in faccia a quell'uomo? e con
-qual animo l'avrebbe ringraziato delle sue attenzioni? Per la prima
-volta sentì il peso di quell'ospitalità che poc'anzi lo aveva reso
-giubilante, e pensò con desiderio al letticciuolo solitario della sua
-camera da scapolo.
-
-Quale sarebbe stata la prima parola di quell'uomo? Questo pensiero
-importuno, torturò la sua ragione vacillante.
-
-Un'ora dopo udì dei passi che si accostavano all'uscio. In quel momento
-avrebbe voluto essere assai lontano. Non potendo colla sola forza della
-volontà soddisfare a questo voto, chiuse gli occhi e finse di dormire.
-
-Udì la maniglia della porta girare lentamente, poi alcuni passi
-leggieri, e un bisbiglio sommesso di due voci maschili.
-
-— Dorme; diceva l'uno dei due.
-
-— Ha sempre dormito; rispondeva l'altro.
-
-— Buon segno.
-
-Il resto del dialogo non giunse alle orecchia di Silvio.
-
-— Se ne vanno, pensò egli udendo ancor dei passi; ma questa volta
-s'ingannava; quei passi s'arrestarono al suo capezzale, e un alito
-lieve sfiorò la sua faccia. Il volto d'un uomo era lì, presso al suo.
-S'egli avesse potuto socchiudere un poco gli occhi e guardare senza
-tradire la sua finzione! Non n'ebbe l'ardire.
-
-Un istante dopo quell'uomo s'allontanò dal letto.
-
-— Se ne vanno, disse Silvio un'altra volta; e raddoppiò l'attenzione
-per assicurarsene. Non udì più nulla. La sua posizione diveniva
-imbarazzata; evidentemente quegli uomini attendevano che egli si
-svegliasse; era dunque inutile il suo strattagemma. Pure trovarsi
-faccia a faccia col signor Verni!... Si provò a socchiudere gli occhi e
-spingere uno sguardo innanzi a sè; un uomo era seduto in faccia a lui a
-pochi passi.
-
-Vestiva un soprabito, ed aveva il cappello in una mano, e un paio
-di guanti nell'altra. Senza alcun dubbio egli non era di casa; assai
-probabilmente era un medico. Ad ogni modo non era il signor Verni; e
-per Silvio bastava questo.
-
-Cercò coll'occhio l'altro uomo, e non potè vederlo. Pure egli era
-certo d'aver udito a parlare, e che nissuno era uscito dalla camera. Un
-istante di silenzio più profondo gli fe' udire distintamente il lieve e
-monotono rumore di due respirazioni. A questa indagine Silvio concluse
-che quell'_altro_ s'era tenuto presso all'uscio; ora egli non avrebbe
-potuto guardare verso l'uscio senza voltarsi.
-
-Vedendo inutile ogni scappatoia, Silvio si decise a svegliarsi; uno
-sbadiglio, un gemito leggiero strappato molto probabilmente dalla
-sensazione delle sue contusioni, poi una stiratura breve delle braccia,
-interrotta a mezzo da un altro gemito più verisimile del primo, poi
-finalmente la luce. Un uomo che ha dormito e che si sveglia batte
-le palpebre vedendo la luce, e si caccia i pugni negli occhi per
-stropicciarli; Silvio fece altrettanto.
-
-Quel personaggio che stava seduto innanzi a lui si levò tacitamente
-e si appressò al letto; e siccome Silvio accennava di volersi
-sorprendere, e di manifestare la sua sorpresa con parole, quell'uomo
-pose l'indice attraverso le labbra consigliando il silenzio con atto di
-dolcezza, ma di una dolcezza contratta per abitudine.
-
-Silvio non domandava di meglio, e tacque. Non aveva ancora avuto
-tempo di voltare il capo e di guardare _quell'altro_; ma siccome
-_quell'altro_ non poteva essere che il signor Verni, così egli prese il
-partito di guardare il medico nel bianco degli occhi.
-
-Il medico si accostò a Silvio, e gli levò la benda che gli legava
-il capo; i capelli s'erano attaccati alla tela, però quell'atto gli
-cagionò una sensazione poco gradevole. Silvio s'accorse che la ferita
-ricevuta al capo aveva fatto sangue, ma dall'espressione del volto del
-medico argomentò che doveva essere cosa di poco rilievo.
-
-Il medico accennò col capo a _quell'altro_; e _quell'altro_ si mosse
-per venirgli in aiuto.
-
-— Non v'è più scampo, disse Silvio, e sbarrò tanto d'occhi in faccia al
-nuovo venuto.
-
-Non era il signor Verni.
-
-Tuttavia quel volto non gli era nuovo; in quel momento però non volle
-saperne di più.
-
-I due uomini lo sollevarono alquanto e lo appoggiarono sui cuscini;
-il medico scoprì la spalla, e tastò colle dita l'osso. Anche questa
-volta il viso del medico indicò quella specie di disdegno col quale i
-sacerdoti di Ipocrate riconoscono che il _caso_ con cui hanno a fare è
-di minima importanza. Il disdegno dei medici è sempre lusinghiero per
-gli ammalati, e Silvio ne fu lietissimo. La spalla non era slogata,
-come egli aveva temuto.
-
-Silvio fece ancora atto di parlare; questa volta il medico, rassicurato
-sulla creduta gravità del male, non lo interruppe per consigliare il
-silenzio, ma per prevenirlo colle sue interrogazioni.
-
-— Avete dormito sempre?
-
-— Tutta notte.
-
-— Volete dire tutto il mattino.
-
-— Sarà come voi dite.
-
-— Aveste delirio e sogni agitati?
-
-Silvio, che incominciava a temere che la sua malattia dovesse
-permettergli troppo presto di abbandonare quella casa, volle essere del
-parere del medico, e rispose che aveva avuto delirio e sogni agitati.
-
-— Non vi destaste qualche volta di soprasalto?
-
-— Credo di sì.
-
-Il medico visibilmente lusingato della sua infallibilità, sorrise a
-fior di labbro, e atteggiandosi come un senatore romano, domandò il
-polso.
-
-— Cento pulsazioni al minuto, disse fra sè.
-
-Silvio lo interrogava collo sguardo.
-
-— Avrete la febbre, sentenziò l'Esculapio.
-
-— Buono, pensò Silvio. E sarò guarito? aggiunse forte.
-
-— Presto, mi lusingo. Conservatevi immobile più che vi è possibile;
-l'immobilità accelererà la guarigione.
-
-— Ponete che io sia una pietra.
-
-Quando la fasciatura della spalla fu compiuta, il medico se ne andò, e
-Silvio rimase solo. Poco dopo ritornò quell'uomo che aveva accompagnato
-il medico. Silvio vide una faccia serena, e prese confidenza.
-
-— Signore, disse dolcemente.
-
-Quell'uomo si appressò premuroso.
-
-— Mi chiamo Giovanni.
-
-— Volete dire?... balbettò Silvio imbarazzato.
-
-— Sono un antico servitore della casa.
-
-— Antico, voi dite? Vedendovi non lo si crederebbe.
-
-— Ho sessant'anni.
-
-— È un'età ragionevole.
-
-— Ragionevolissima.
-
-— E da quanto tempo servite il signor Verni?
-
-Giovanni guardò Silvio in faccia con lieve atto di stupore.
-
-— Da quindici anni.
-
-— E come passa egli i suoi giorni il signor Verni?
-
-Lo stupore di Giovanni questa volta fu assai più visibile.
-
-— Avete la febbre? domandò premuroso.
-
-— Cento pulsazioni al minuto; lo ha detto il medico.
-
-— Se fossero di più?
-
-— Può essere; da che lo argomentate?
-
-— Ehi.... diamine; dal vostro volto... più arrossato di poc'anzi.
-
-— Non monta. Vi dicevo adunque... che cosa vi dicevo?
-
-— Il delirio incomincia; pensò Giovanni.
-
-— Ah! Vi domandavo del signor Verni. Che sorta di vita è la sua?
-
-— Di vita, avete detto? Un assai cattivo genere di vita, in fede mia,
-se così volete chiamarlo.
-
-— Non vi comprendo; che cosa dunque è avvenuto all'ottimo signor Verni?
-
-— Lo ignorate?
-
-— Pare di sì.
-
-— È strano; un amico di casa!
-
-Silvio fe' un cenno del capo come per ringraziare di questo titolo
-onorifico.
-
-— Il mio padrone vi rammentava spesso...
-
-— Il vostro padrone è assai buono, interruppe Silvio, per cui
-l'amicizia del signor Verni era un rimprovero. Ho viaggiato; è molto
-tempo che viaggio...
-
-— Quand'è così, poichè lo ignorate, il mio padrone...
-
-— Ebbene?
-
-Giovanni fece un gesto assai espressivo, e portò una mano sugli occhi
-per nascondere una lagrima.
-
-— Morto! ripetè Silvio tra sè, meno addolorato che sorpreso di questa
-novella.
-
-Per alcun tempo nissuno dei due fece motto. Silvio levava a quando a
-quando gli occhi, e incontrava la figura mesta di Giovanni, col capo
-sempre inchinato sul petto, e gli occhi fissi al suolo.
-
-Questa notizia era così inaspettata, e per essa era stato così
-improvvisamente mutato tutto l'ordine delle idee e dei progetti di
-Silvio, che egli non seppe più riannodare il filo dell'interrogatorio
-incominciato. Giovanni fu il primo ad uscire dalle sue fantasie
-melanconiche, e ne uscì con un grosso sospiro più eloquente
-d'un'elegia.
-
-— Avete fame...? domandò a Silvio.
-
-Silvio non aveva ancora avuto tempo a pensarci; ma quando si ha
-ventisette anni, non si può dimenticare per ventidue ore il proprio
-pranzo senza qualche inconveniente. La caduta, la febbre, il sonno,
-l'emozione e l'amore, avevano potuto molto sul ventricolo di Silvio;
-ma infine egli aveva ventisette anni, e non aveva mangiato da
-ventidue ore; però, per quanto il dolore della triste novella poteva
-consentirlo, egli confessò candidamente che aveva appetito.
-
-
-
-
-XXIX.
-
-
-Nella notte successiva Silvio dormì assai poco.
-
-La sua mente agitata si adoperava invano ad indagare il mistero
-che circondava la solitudine della donna che egli amava. La morte
-del marito mutava aspetto a tutte le apparenze della vita di
-Carlotta. Tutte le indagini fatte fino a quel punto, non erano
-state che tentativi vuoti; egli era partito dall'errore, e tutte
-le verisimiglianze che vi aveva connesso, dovevano adunque essere
-necessariamente false.
-
-Così l'edifizio delle sue supposizioni rovinava a un tratto.
-L'isolamento di Carlotta non era più una punizione, ma un bisogno
-d'anima afflitta; non era la solitudine della colpa e del rimorso, ma
-la solitudine del dolore e del pianto.
-
-Ella aveva amalo suo marito, e suo marito non era più. Il mondo
-non avrebbe potuto darle ciò che le era stato tolto, ed ella viveva
-separata dal mondo.
-
-Questo pensiero riconfortò la fede vacillante di Silvio. Carlotta non
-era forse colpevole. Se essa fosse stata tale, la morte dell'unico
-uomo che avesse dei diritti sopra di lei l'avrebbe spinta in mezzo
-alla società, dove avrebbe trovato nei facili piaceri l'oblio del suo
-passato e di sè medesima.
-
-No, Carlotta non era colpevole. Tutte le apparenze avevano lottato
-contro la sua fede, e il suo cuore codardo n'era stato vinto; ma ora
-il suo cuore risorgeva più forte a rinnovare la battaglia, ed usciva
-vincitore: Carlotta non era colpevole.
-
-Ma quell'uomo che aveva visto con essa in giardino? Chi era egli? Un
-fugace sospetto gli suggerì il nome del cavalier Salvani; ma rifuggì
-inorridito da questo pensiero.
-
-Carlotta avrebbe forse potuto profanare con tale infamia la memoria del
-marito, ma non si sarebbe infinta giammai fino a mascherare di virtù la
-propria abiezione.
-
-Ora se non era il cavalier Salvani, chi mai era quell'uomo? Egli
-l'aveva visto non una, ma più volte; la convivenza nella stessa casa
-era dunque probabilissima. Lo aveva sorpreso al fianco di lei sotto
-il pergolato, in atteggiamento di gran domestichezza, tanto d'averlo
-creduto un marito; non era tale, era dunque un amante.
-
-Con questo martello nel cuore, si addormentò più rannuvolato, ma
-giurando tutta via a sè stesso che Carlotta non era colpevole.
-
-
-
-
-XXX.
-
-
-Erano passati molti giorni. Silvio era quasi ristabilito; la sua ferita
-al capo s'era cicatrizzata completamente, e l'osso della spalla aveva
-ripreso la sua posizione normale.
-
-Tuttavia un mutamento poco favorevole si era prodotto nel suo umore;
-egli era passato vivamente per tutta la scala dell'entusiasmo, e ne
-aveva ridisceso i gradini ad uno ad uno; ogni giorno che passava era un
-sospiro di più nell'anima di Silvio, e un fiore di meno nel giardino.
-
-L'inverno si avvicinava a gran passi, e l'ipocondria del pari —
-un'inverno assai rigido ed un'ipocondria inguaribile; il termometro
-della natura, e quello del cuore segnavano la stessa distanza dallo
-zero.
-
-Dapprincipio Silvio aveva vagheggiato tutte le fila di un'avventura;
-quella donna che egli aveva tanto amato viveva sotto lo stesso tetto,
-conosceva l'amor suo, lo sapeva ferito, la pietà se non l'amore
-l'avrebbe chiamata al suo fianco. Questa sicurezza di cui egli si
-compiaceva lo aveva reso più sdegnoso, quasi indolente; quelle poche
-reliquie d'un amor sepellito, avevano spezzato la pietra del loro
-sepolcro per irrompere violente — la sicurezza le aveva ricacciate
-nella tomba.
-
-Il signor Verni era morto; Carlotta vedova; il deplorabile scetticismo,
-di cui Silvio avea corazzato il petto, traeva da quei due fatti due
-conseguenze che alimentavano le sue speranze e ponevano in pace la sua
-coscienza. I doveri d'amico e di moglie non si frapponevano più alla
-loro passione.
-
-Silvio non domandava più un amore, domandava una passione; l'eccesso
-è bisogno delle anime malate e dei corpi affranti. Egli non reputava
-più sè stesso capace d'amore; fors'anco non reputava Carlotta degna.
-E tuttavia il suo cuore aveva lottato disperatamente per salvare
-quella donna da ogni macchia; tante volte il suo pensiero aveva
-voluto spingere le indagini audaci nel passato misterioso di colei,
-altrettante ne era stato respinto come un profanatore.
-
-— Il passato non mi appartiene — disse Silvio a sè stesso — l'oggi è
-mio.
-
-Malgrado ciò i giorni erano passati uguali, monotoni, senza che nessuna
-delle parvenze sperate della sua mente avesse preso corpo e vita vera.
-
-Dopo il secondo giorno, la sua sicurezza si mutò in aspettazione che
-aveva tutti i travagli d'una vaga incertezza; dopo il terzo giorno
-l'aspettazione divenne desiderio ardente e pauroso. Tutto inutilmente —
-Carlotta non venne.
-
-Giovanni era quasi sempre al suo capezzale; ma non era uomo da cui si
-potessero avere facilmente molte parole. Tuttavia egli avea istruito
-Silvio su molte cose; gli avea detto che Carlotta viveva sola con
-una cameriera, e che aveva fatto proposito di non abbandonare mai più
-quell'abitazione. Ad ogni altra domanda aveva risposto di non saper
-nulla.
-
-Di tal guisa Silvio s'era visto ridotto alle sue fantasie e alla
-sua solitudine; fu allora che quel sentimento soffocato riarse più
-terribile nel suo petto, e per la prima volta conobbe d'amare tuttavia
-d'amore.
-
-Alle vacue lusinghe del suo amor proprio succedette la frenesia del
-desiderio e l'ardenza dell'affetto; alle stolte compiacenze dell'oggi,
-la sospirosa evocazione del passato. L'ieri così pallido, così povero,
-così monotono riappariva alla mente di Silvio luminoso e fantastico,
-come le veglie d'un fumatore d'oppio.
-
-Egli ripensava a quella sua finestra amica donde aveva tante volte
-sorpreso le pensose passeggiate della solitaria, al pergolato che
-aveva visto sfrondarsi sotto i suoi occhi, al sedile di sasso su cui,
-sotto le forme della solitudine e del mistero, egli aveva rinvenuto
-l'immagine di Carlotta. Ahimè! egli sarebbe rientrato nelle sue camere,
-avrebbe riveduto presto, troppo presto, quei luoghi, ma non avrebbe
-ritrovato più mai il bene che avea perduto. L'agile fantasma del suo
-amore lo avrebbe forse sfuggito.
-
-E Silvio, che poco prima si riputava fortunato e indolente possessore
-d'una suprema felicità, rimpiangeva amaramente le chimere d'un tempo.
-
-Sì, anche le chimere avrebbero abbandonato il suo cuore; egli sarebbe
-rimasto solo, solo colla fatale certezza che Carlotta non avrebbe
-sentito mai nulla per lui.
-
-Uno spasimo dissimulato si aggiungeva alle sue torture. Quell'uomo,
-quell'uomo che egli aveva visto nel giardino non era forse un amante?
-
-Ben è vero che Giovanni gli aveva detto che Carlotta viveva sola, ma
-supponendo anche che Giovanni non mentisse, la presenza di quell'uomo
-nel giardino non era meno sospetta. Ora chi era quell'uomo?
-
-Silvio aveva cercato più volte di domandarne a Giovanni, ma un
-sentimento d'orgoglio l'aveva sempre trattenuto. Allora si provò a
-rammentare l'immagine di quel personaggio; egli non l'aveva veduto mai
-che alle spalle, e non ne aveva serbata quasi alcuna memoria.
-
-— Vediamo, disse a sè stesso una mattina, quell'uomo non era il
-cavaliere Salvani; i suoi favoriti rossi e le sue spalle quadrate lo
-avrebbero tradito. Pareva alto, proseguì analizzando le sue memorie,
-poco più di me certamente, ma più alto di me; aveva movenze lente, più
-da uomo maturo che da giovine...
-
-In quella entrò Giovanni.
-
-Un'idea assai naturale, e che le nebbie della gelosia gli avevano
-celato fino a quel punto, balenò alla mente di Silvio.
-
-— Se fosse mai!....
-
-Giovanni si accostò al capezzale.
-
-— Sto meglio, gli disse Silvio prevenendo la domanda. Che giorno è oggi?
-
-— Venerdì.
-
-— Quanti ne abbiamo del mese?
-
-— Ventinove.
-
-— Non vi pare che abbia nevicato?
-
-— Sono sicuro di no.
-
-— Credete che nevicherà presto?
-
-— Lo credo. Le montagne sono già tutte coperte.
-
-— Fatemi il favore di assicurarvene.
-
-Giovanni si accostò alla finestra. Silvio guardò attentamente le sue
-spalle, e non parve soddisfatto del suo esame.
-
-— Il tempo è asciutto, non è vero?
-
-— Asciuttissimo.
-
-— Dovreste farmi un favore.
-
-— Cento.
-
-— Andate a passeggiare in giardino.
-
-— In giardino?
-
-— Il tempo è asciutto; ve ne prego.
-
-Giovanni parve titubare alquanto.
-
-— Ve ne prego, ripetè Silvio.
-
-— Come volete, disse Giovanni; e s'incamminava per uscire.
-
-— Non ancora. Assai probabilmente voi non avete predilezione per l'una
-parte del giardino piuttosto che l'altra?
-
-— Nessuna.
-
-— Passeggiate lungo il viale dei pini, quand'è così; sarà molto meglio.
-
-— Ci s'intende, disse Giovanni tentennando il capo nell'uscire.
-
-Non appena Giovanni ebbe varcato la soglia, Silvio scese d'un balzo dal
-letto. Indossò frettoloso alcuni abiti e si accostò barcollando per
-la debolezza alla finestra che guardava nel giardino. Un uomo ed una
-donna, che parevano usciti in quel punto dalla casa, si allontanavano a
-fianco l'un dell'altro lungo un viale.
-
-Quella donna era Carlotta; quell'uomo era _lui_.
-
-Il cuore di Silvio si allargò per la gioia. Se non che in quel punto un
-altr'uomo uscì dalla casa, e si diresse alla volta dei due; quest'altro
-uomo era Giovanni.
-
-Silvio dovette appoggiarsi alle imposte per non cadere; la gelosia lo
-teneva immobile; quell'eterna domanda, eterno supplizio, gli si parava
-un'altra volta dinanzi: chi era adunque quell'uomo?
-
-Giovanni raggiunse la sua padrona, e camminò alcuni istanti vicino ad
-essa parlandole. Di che cosa?
-
-Silvio non potò dubitarne molto lungamente, però che vide il volto
-di Carlotta voltarsi e guardare alla sfuggita la sua finestra, mentre
-Giovanni si cacciava per entro ad un sentiero trasversale che metteva
-capo al viale dei pini.
-
-Giovanni era un servitore assai rispettoso, e Silvio avrebbe potuto
-averne prova, se lo avesse visto pochi istanti dopo passeggiare nel
-viale dei pini con uno zelo veramente ammirabile; ma Silvio aveva
-occhio a ben altro. Colla fronte ardente appoggiata ai vetri della
-finestra egli seguiva d'uno sguardo pauroso e smarrito i due che vedeva
-allontanarsi sempre più. Non v'era dubbio; quell'uomo che oggi vedeva
-al fianco di Carlotta era quello stesso che aveva visto tante volte; lo
-stesso passo, lo stesso abbandono confidenziale. Ma chi era dunque?
-
-Egli stava per acquistare finalmente questa scienza fatale; fra poco
-essi sarebbero ritornati sui loro passi ed avrebbero offerto il volto
-ai suoi sguardi; pochi minuti, un minuto ancora.....
-
-Intanto Giovanni continuava la sua coscienziosa passeggiata lungo il
-viale dei pini....
-
-— Eccoli! gridò il cuore di Silvio.
-
-Infatti Carlotta e il suo cavaliere s'erano voltati verso la casa.
-Un piccolo moto di stupore e di dispetto fu il primo indizio della
-scoperta di Silvio; quell'uomo era il medico. Un altro moto di
-gioia gli seguì ben tosto, quando ebbe notato due cose che parvero
-rassicurarlo: il pallore malaticcio di Carlotta, e i lineamenti del
-volto del medico. Convien sapere che il signor W**, medico e chirurgo
-di Gossau, aveva due occhietti grigi e un naso camuso, oltre ad alcune
-ciocche di capelli posticci, coll'aiuto delle quali s'ingegnava di
-arrivare alla cinquantina dimostrandone appena i quattro quinti.
-
-Evidentemente il W** non era uomo pericoloso, e Silvio poteva dormire i
-suoi sonni tranquilli.
-
-Silvio incominciò dal rimettersi a letto, ma in quanto a dormire, non
-pare che sapesse cavarsene colla stessa disinvoltura.
-
-
-
-
-XXXI.
-
-
-Tutto quel giorno Silvio ebbe la febbre dell'amore. La notte successiva
-non chiuse occhio.
-
-Vi sono delle anime, generose ma deboli, che ad ogni apparenza di
-ragione si acquetano, e ad ogni nuova tempesta del cuore si abbandonano
-lamentevoli o disperate; nature monche, per le quali l'eterno sospiro
-alla felicità si tramuta in perpetua miseria — persuasi e dubitosi con
-bizzarra vicenda — talora a un punto solo — infelici sempre.
-
-Silvio partecipava di questa natura; la sua fede seguiva ciecamente
-le fantastiche movenze del suo spirito irrequieto: accasciamenti
-subitanei, brevi e gagliarde riscosse, segnavano la sua vita
-intellettuale.
-
-Così è che nei delirii della sua veglia era diventato un'altra volta
-entusiasta dell'amor suo; alla neghittosa fiducia era succeduto il
-fervido battagliare dell'amore che vuole l'amore. Egli non disperava
-più; amava. Carlotta era un angelo; non le domandava più il suo
-passato; non dubitava più del presente. Ogni ombra di gelosia era
-svanita; dinanzi agli occhi, dinanzi al cuore di Silvio una luce sola,
-una gran luce: l'avvenire. Quest'avvenire era l'amore.
-
-In quella notte Silvio provò tutte le dolcezze e gli affanni d'una
-cara e melanconica visione; l'immagine di Carlotta gli fu sempre
-dinanzi agli occhi. L'atteggiamento molle di lei, le tinte pallide e
-i lineamenti patiti del suo volto, gli facevano fede d'una malattia
-che la Provvidenza, e non il caso, aveva con misterioso intendimento
-collegato al proprio stato.
-
-In quella notte Silvio rinvenne le sue audacie d'un tempo.
-
-
- FINE DEL VOLUME PRIMO.
-
-
-
-
-ERRATA-CORRIGE
-
-
- Nel Vol. 1.º pag. 8, lin. 15 e pag. 17, lin. 6 leggasi
- _Eugenio_ invece di _Ernesto_.
-
- E nel Vol. 2.º pag. 34, lin. 29, e pag. 35, lin. 25 leggasi
- pure _Eugenio_ invece di _Raimondo_.
-
-
-
-
-
-Nota del Trascrittore
-
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
-senza annotazione minimi errori tipografici.
-
-Le correzioni indicate a fine volume (Errata-Corrige) sono state
-riportate nel testo.
-
-
-
-
-
-End of Project Gutenberg's Un segreto vol. I (of 2), by Salvatore Farina
-
-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK UN SEGRETO VOL. I (OF 2) ***
-
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-<pre>
-
-The Project Gutenberg EBook of Un segreto vol. I (of 2), by Salvatore Farina
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and most
-other parts of the world at no cost and with almost no restrictions
-whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms of
-the Project Gutenberg License included with this eBook or online at
-www.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you'll have
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-
-Title: Un segreto vol. I (of 2)
-
-Author: Salvatore Farina
-
-Release Date: February 5, 2020 [EBook #61322]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK UN SEGRETO VOL. I (OF 2) ***
-
-
-
-
-Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online
-Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This
-file was produced from images generously made available
-by Biblioteca Nazionale Braidense - Milano)
-
-
-
-
-
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-</h1>
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-<div class="titlepage">
-<p class="main-t">
-UN SEGRETO
-</p>
-
-<p class="pad2">
-ROMANZO
-</p>
-
-<p class="pad1 x-small">
-DI
-</p>
-
-<p class="pad1 x-large">
-SALVATORE FARINA
-</p>
-
-<p class="pad2 large">
-VOLUME PRIMO
-</p>
-
-<p class="pad4">
-<span class="large">MILANO</span><br />
-<span class="small">E. TREVES &amp; C. EDITORI<br />
-1869</span>
-</p>
-</div>
-
-<div class="verso">
-<hr class="mid" />
-<p>
-Proprietà Letteraria
-</p>
-
-<p>
-Tipografia Letteraria — Via Marino, 3
-</p>
-<hr class="mid" />
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span>
-</p>
-
-<h2 id="cap1">I.
-<span class="smaller"><i>Silvio ad Eugenio.</i></span></h2>
-</div>
-
-<p>
-«Se i miei calcoli non fallano, a quest'ora
-sei ad Huesca, supponendo che tu non
-abbia mutato proposito, e che, attraversata
-la Francia, arrestandoti appena ad Avignone
-e a Tarbes, ti sia affrettato, com'era tuo
-disegno, a valicare i Pirenei durante la
-bella stagione. Ad ogni modo io ti scrivo
-ad Huesca, non bastandomi l'animo di attendere
-una tua lettera.
-</p>
-
-<p>
-Mi pare un anno che tu sia lontano da
-me, e se penso che non sono invece che
-poche settimane, non so darmene pace, cotanto
-il mio tempo mi è diventato increscioso.
-Tu dirai come al solito che è la mia
-anima che è pigra, e che la sua lentezza
-indolente è quella appunto che mi fa parere
-più tardi che agli altri mortali i due
-movimenti del nostro pianeta. Ma questa
-volta t'inganni; e dico in sul serio che se
-<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span>
-mai vi fu momento della mia vita in cui
-abbia sentito il sangue giovanile pulsare
-violento ed ostinato alle arterie ed al cuore,
-questo gli è desso. E non ho più a rimpiangere
-come per lo passato gli stravizzi
-e le orgie che, come tu affermavi, avevano
-ottuso i miei sensi, e spuntato le spine del
-desiderio. Anzi io penso che questo raddoppiarsi
-della mia vita, questo nuovo vigore
-delle mie forze morali, mi facciano appunto
-parere lungo il tempo che trapasso. Non
-dico che io non mi annoji — la solitudine
-mi condanna a questo — ma l'avidità con
-cui aspiro ad un bene impossibile, il desiderio
-e la speranza sempre alimentati in segreto,
-sono senza dubbio più potenti della
-noia.
-</p>
-
-<p>
-Non mi sono mai sentito così audace, e
-così gaio, come di questi giorni. Se qualche
-volta sospiro, lo faccio per abitudine, o anche
-per smania, all'incirca come un viaggiatore
-frettoloso sospira il momento che
-avrà toccato la meta. Accetta questo paragone
-disgraziato; so bene che non fa al
-caso mio. Io non ho una meta, peggio, non
-so neppure se io non l'abbia; i sentimenti
-che m'empiono il cuore sono così vaghi ed
-<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span>
-indeterminati, che sfumatura di pennello
-maestro non saprebbe renderne l'immagine.
-Ma tuttavia sono sentimenti — questo almeno
-sta fermo — però io me ne trovo
-pago, e cinguetto tuttodì da solo, da fare
-invidia ai passeri che in questo momento
-pispigliano inseguendosi e beccandosi fra i
-rami del vecchio platano del mio giardino,
-che tu hai cantato nei tuoi primi versi.
-</p>
-
-<p>
-Ad ogni modo il tempo mi è increscioso.
-È questa una bizzarra contraddizione del mio
-spirito irrequieto, se pure in uno spirito irrequieto
-vi sono contraddizioni vere, o piuttosto
-il volere e disvolere a un tratto cento
-cose non è una condizione necessaria di
-quello stato.
-</p>
-
-<p>
-Ma bando a sofisticherie; il tuo retto senso
-filosofico n'andrebbe come al solito <i>intronato</i>,
-e non mi daresti requie colle tue punture — ed
-io so bene quanto valga il tuo
-aculeo, perchè cerchi di starmene, se posso,
-alla lontana.
-</p>
-
-<p>
-Confessami che a questo punto ti ho messo
-in una gran curiosità dei fatti miei. Potessi
-pagartene in qualche modo! Potessi darti la mia
-confidenza, ed averne in cambio i tuoi conforti!
-Ma dovrei scrivere un libro, e non basterebbe;
-<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span>
-e non sapresti nulla del mio cuore,
-perchè io stesso non so nulla. So che in questo
-momento sono lieto, e che di tali momenti
-non è povera la mia giornata; sento il sangue
-circolare più rapido, l'intelligenza più
-chiara, e più salda e vigorosa la potenza di
-amare.
-</p>
-
-<p>
-Amare! — L'ho io scritta questa parola?
-La ci stia. Tu ne sorriderai con sarcasmo,
-e sarà tutto; e se interpretando a modo
-tuo la confusione di queste mie parole, mi
-dirai seriamente che io sono innamorato, ti
-crederò senza dibattere. Sarei così felice di
-innamorarmi un'altra volta! Ma ho paura,
-mio buon Eugenio, che ciò non sia, e che
-tutto il benessere che io provo in questi
-giorni si risolva in una quistione di nervi.
-Anzi se devo credere al Dottor L. gli è proprio
-così, e a discuterci sopra mi farei dare
-del gaglioffo. Colui dice che noi viviamo nelle
-nuvole, e che i nostri malanni derivano da
-ciò, che discendendo da quelle alture, vediamo
-le nostre ali tarparsi miseramente, e
-temiamo non bastino a reggerci al volo mai
-più. Ho spesso creduto che egli avesse ragione;
-ma ora non temo più di nulla; e se
-è vero che mortale ebbe mai le ali, io me
-<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span>
-le sento crescere sui fianchi così salde e robuste,
-da sfidare l'aquila a seguirmi. E davvero
-che da qualche tempo gli uccelli non
-mi fanno invidia, e guardo le nuvole senza
-desiderio, e misuro l'orizzonte con qualche
-sicurezza.
-</p>
-
-<p>
-Mi par di vederti — e ti leggo negli occhi,
-nel sorriso e nel cuore una domanda; ma
-io non ti risponderò per ora. Cerca pure in
-questa lettera un nome di donna — non lo
-troverai. Se è vero che io debba provare ancora
-le dolcezze puerili — io dico <i>puerili</i> — dell'amore,
-vorrò essere il primo a sincerarmene;
-nè tu, nè altri, ne avrà la certezza
-che dalla mia bocca.
-</p>
-
-<p>
-Ricorda che io conto inesorabilmente sopra
-le <i>Impressioni di viaggio</i> che tu hai promesso
-di scrivere. So che il <i>far niente</i> ti serena
-l'animo, e che contemplando ti parrà di vivere
-troppo bene, perchè abbia ad occuparti
-di questo strumento di tortura che è la penna
-del letterato in Italia.
-</p>
-
-<p>
-Lavora per me; arrossisci di rivedere le
-Alpi, senza aver cantato i Pirenei. Oltre a
-che il tempo ti parrà più breve, e le noie
-degli avvocati meno amare; e quando le tue
-faccende siano all'ordine, e ritornerai fra le
-<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span>
-braccia dell'amico tuo, anch'egli sarà in qualche
-modo compensato della tua assenza.
-Amami».
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<h2 id="cap2">II.
-<span class="smaller"><i>Eugenio a Silvio.</i></span></h2>
-</div>
-
-<p>
-«La tua lettera mi ha preceduto di due
-giorni. Or eccomi finalmente ad Huesca, dopo
-un viaggio abbastanza lungo, e se devo
-dirlo, poverissimo d'avvenimenti. Vedi che
-io dico avvenimenti, e non avventure; non
-perchè di queste ultime ne abbia avuto, ma
-perchè tu non immagini che io n'andassi
-in cerca. Per altro non mi sono annoiato;
-ho pensato, ho fantasticato molto, ho raccolto
-una gran messe di idee e di <i>voli</i>; e se le
-mie <i>Impressioni di viaggio</i> vedranno quando
-che sia la luce, tu stesso ne sarai giudice.
-</p>
-
-<p>
-Come tu l'hai pensato, io ho mutato di
-molto il progetto del mio viaggio; ho incominciato
-dal cedere una volta, e invece
-di tirar diritto da Avignone a Tarbes, mi
-sono spaventato della distanza e ho fatto
-sosta a Montpellier. Il guaio volle che Montpellier
-mi piacesse, e vi dormii una notte — un
-<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span>
-dolce sonno te lo assicuro — ed è
-per lo appunto questa dolcezza che mi ha
-fatto invaghire dei viaggi a tappe. Infatti
-invece di partire il domani per Tarbes, come
-io aveva sacramentato meco medesimo
-di fare, me ne andai con animo di arrestarmi
-a Carcassona. A metà via discesi a
-Beziéres. Però d'allora in poi non fermai
-più nulla, e come Dio volle, venni man mano
-a Pamier, e poi a S. Gaudenzio, e a Tarbes — e
-se il diavolo ci ficcava meglio la
-coda, uscivo di via e mi spingevo fino a
-Pau — nè so come mi sia risoluto a discendere
-a Bagnéres, e a Baréges. In quest'ultima
-città mi disponevo ad attraversare i
-Pirenei presso il Monte Perduto, ma un inglese
-che viaggiava per diporto, e con cui
-avevo stretto relazione a Tarbes, scese in
-quel giorno allo stesso albergo, e poichè
-egli voleva visitare la famosa Valle d'Arran,
-mi decisi a deviare un breve tratto con lui.
-Così passai i Pirenei fra le gole del monte
-Maledetto. Non ti dico nulla dell'incanto di
-quella traversata — tanto varrebbe che io
-scrivessi per te solo le mie <i>Impressioni di
-viaggio</i>.
-</p>
-
-<p>
-Di Huesca non ti parlo; mi è riuscita
-<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span>
-spiacevole a prima vista, e parmi che non
-mi ricrederò; ad ogni modo non ho a fermarmici
-molto, e, se Dio lo vuole, conto di
-trovarmi presto al tuo fianco. E tanto più
-ci conto e me ne struggo, se penso al piacere
-con cui ho visto i tuoi caratteri, e la
-parola <i>Italia</i> sul timbro postale della tua
-lettera.
-</p>
-
-<p>
-Ma che! tu minacci dunque d'impazzire?
-E che modo è questo tuo di torturare il
-cervello d'un amico che ha i fianchi rotti,
-non so se più dai cavalli di posta, o da
-una mezza dozzina di curiali che gli stanno
-alla cintola giorno e notte? Che vuoi tu
-che io capisca di queste vaporose fantasime
-del tuo intelletto?
-</p>
-
-<p>
-In verità io ho serio timore che assai
-valesse meglio la tua tetraggine d'una volta,
-che questa falsa allegria che ti contorce le
-labbra come la sardonica; e meglio era non
-uscirne mai, che uscirne così stoltamente.
-</p>
-
-<p>
-Sei o no innamorato? Non lo sai! l'hai
-a sapere dico io. In queste miserie del
-cuore, se non ci vedi dentro tu, chi ci ha
-a vedere? Oltre a che tu sarai colto alla
-sprovveduta, come una fortezza sguarnita;
-<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span>
-e questo, credilo, è il peggior danno che
-possa toccare ad un galantuomo. Diffida,
-diffida sempre, e di tutti; e più che d'ogni
-altro, di te medesimo. Se gli uomini sapessero
-cacciarsi in mente questa verità: che
-le grandi sciagure sono tali per lo appunto,
-perchè inaspettate, il numero degli sciagurati
-n'andrebbe minorato d'assai.
-</p>
-
-<p>
-In amore l'abbandono è pericoloso come
-in tutte le cose della vita — forse peggio — la
-vita non si ha già ad avere in conto
-d'un'infanzia perenne, nè l'amore s'ha a
-torre come un giocattolo da bimbi. Assai triste
-gioco è quello che fa l'amore, e in fede
-mia ci si dee pensare non una, ma cento
-volte.
-</p>
-
-<p>
-Non dimenticare i tuoi ventisei anni,
-non rinfanciullire a un tratto dinanzi al volto
-d'una bella donna. Quale che ella sia, pensa
-che il suo sorriso nasconde un pugnale, e i
-suoi baci un veleno. Le suo braccia sono
-morbide come il velluto, e fragili e pieghevoli
-come uno stelo di giunco; ma tuttavia
-sanno stringere in amplessi soffocanti — la
-voluttà che spira dalle sue nivee forme è un
-fuoco che consuma.
-</p>
-
-<p>
-Oh! io conosco troppo bene come le vanno
-<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span>
-queste cose — e tu pure. Ma all'occasione
-si è sempre arrendevoli; ingannati cento
-volte, cento volte la bestemmia è spirata sul
-nostro labbro — domani ci si ingannerà ancora.
-</p>
-
-<p>
-«Gioventù e bellezza sono armi troppo
-potenti, perchè i virili propositi possano resistere
-a lungo». Verissimo — se si cadesse
-nella lotta, sopraffatti nobilmente — se non
-che — ed è questa vera codardia — disillusi,
-vagheggiamo col pensiero un nuovo fantasma
-di donna che raccatti il nostro cuore
-e voglia mentire un po' d'amore per lui.
-</p>
-
-<p>
-Osceno mercato di sentimenti, di fantasie
-e di menzogne — e di voluttà. E se ricerchi
-ciò che vi ha di vero in questi rapporti, vedrai
-sbigottito una sola cosa, il sesso — e
-non potrai andar oltre.
-</p>
-
-<p>
-Tu giuochi una scommessa perigliosa; v'ha
-per posta una parte, la più bella parte, del
-tuo avvenire.
-</p>
-
-<p>
-Che potrai ottenere da questa donna, se
-tu l'amerai? Un momento di voluttà, un po'
-d'amore forse — ma sai tu ciò che vi perderai
-inesorabilmente?
-</p>
-
-<p>
-Pensaci. Se mai avvenga che dal confronto
-tu ritragga qualche forza, combatti disperatamente;
-<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span>
-se sarai vinto, avrai qualche conforto
-più tardi; quando ti parrà d'aver tutto
-perduto, ritroverai dentro di te qualche cosa
-che non sarà morta coi tuoi amori — la compiacenza
-della propria forza adoperata nobilmente,
-e quella non minore di poter far
-carico alla sorte soltanto dei tuoi dolori.
-</p>
-
-<p>
-Questi miei consigli — e non vogliono
-essere più che consigli, nè meno — ti
-giungeranno forse tardi, e ti saranno cagione
-d'inutili rimorsi. — Ma se la mia
-voce avrà mai la sorte di prevenire,
-d'un solo istante, l'estremo passo, oltre
-il quale è questo fatalissimo abisso dell'Amore,
-tu soffermati alquanto a meditarla.
-Forse la chimera pazza che vagheggi andrà
-sfrondata delle sue corone, e le seduzioni di
-una sirena non sapranno rimuoverti dall'austera
-saldezza che ti eri proposto di mantenere
-per tutta la vita.
-</p>
-
-<p>
-Se poi a quest'ora il tuo spirito si culla
-nelle nenie voluttuose di questo tuo amore
-adultero, la pace sia teco; e tu perdona alla
-audacia di chi ha osato profanare il tuo tempio,
-parlandoti un linguaggio insensato.
-</p>
-
-<p>
-Ho scritto «amore adultero». M'ingannerei
-io forse? Affè, che non saprei più raccapezzarmi.
-<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span>
-Ma questo è un dubbio passeggiero,
-e si è dileguato di già dal mio cervello
-senza lasciarvi traccia.
-</p>
-
-<p>
-Scommetterei anzi di potermi spingere
-più oltre senza fallire, fino ad immaginare
-il pallido viso della ninfa che ti
-ha sedotto, e a poter ripetere il nome che
-i vaneggiamenti del tuo sonno tradiscono
-forse ogni notte. Ed è...
-</p>
-
-<p>
-Ma io potrei errare, e ci farei pure la triste
-figura dopo aver vantato tanta avvedutezza;
-e forse anche — e questo sarebbe
-peggio — l'importanza del mio consiglio ne
-andrebbe scemata ai tuoi occhi, e ti parrebbe
-che le mie parole siano inspirate dalla persona
-e non dal principio, e sprezzeresti le
-mie teoriche. Però questo è per l'appunto
-ciò che io non voglio da te; e se posso, farò
-che tu non sorrida della mia filosofia balzana.
-Ad ogni modo tieni in mente questo
-che io ti ho detto: che credo d'avere indovinato
-il nome dell'eroina della tua nuova
-passione.
-</p>
-
-<p>
-Se è rimasto un posticino nel tuo cuore,
-serbalo per me; ma ho paura di no — i
-nuovi amori sono come i nuovi proprietarii
-d'un campo; i quali, per far sentire il loro
-<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span>
-imperio, si cacciano dappertutto, e rimuovono
-e ricostruiscono i limiti, per attaccare in qualche
-modo la loro personalità alla nuova possessione».
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<h2 id="cap3">III.</h2>
-</div>
-
-<p>
-Come Eugenio lo aveva pensato, la sua
-lettera giunse tardi. Cotesta in generale è
-la sorte comune dei consigli, e in ispecie
-dei consigli agli innamorati, i quali sono incontrastabilmente
-la razza più ostinata che
-viva sulla terra.
-</p>
-
-<p>
-Convien sapere per altro che se Eugenio,
-buon figliuolo in tutto il resto, si scaglia da
-poco in qua con compiacenza contro l'amore,
-e contro le donne, ne ha le sue buone
-ragioni. E chi l'avesse conosciuto due mesi
-prima, avrebbe udito ben altre sentenze
-sulle sue labbra. Si pretende di doverne
-incolpare una certa bruna, con certi occhioni
-neri, e certa chioma lussureggiante; ma siccome
-ciò non torna indispensabile al caso
-nostro, lasciamo che la maldicenza districhi
-del suo meglio questo nodo.
-</p>
-
-<p>
-Una cosa intanto resta ferma, che Silvio
-alla lettura di questa lettera si strinse nelle
-spalle.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span>
-</p>
-
-<h2 id="cap4">IV.
-<span class="smaller"><i>Silvio ad Eugenio.</i></span></h2>
-</div>
-
-<p>
-«Ritorno in questo momento dal vederla,
-dal parlarle, dall'adorarla in silenzio come
-un'immagine santa. Ho la mente ed il cuore
-pieni di lei.
-</p>
-
-<p>
-Oramai non lo dissimulo più a me medesimo — se
-pure riuscissi ad ingannarmi,
-non ne avrei al certo giovamento — però
-vorrei gridarlo a tutto il mondo: «sono innamorato.»
-</p>
-
-<p>
-Questa parola che qualche settimana addietro
-mi avrebbe fatto arrossire di vergogna,
-risuona dentro di me come una melodia
-soavissima. I miei nervi, le mie fibre, la
-cantano in coro.
-</p>
-
-<p>
-E perchè dovrei io arrossire? perchè dovrei
-ostinarmi in questa ringhiosa inerzia,
-che impoverisce ogni dì più la sorgente
-degli affetti?
-</p>
-
-<p>
-In fede mia, povero Eugenio, tutti i sermoni
-della filosofia accigliata non saprebbero
-arrestare un solo istante quest'inno
-che prorompe in mille suoni dalle corde
-<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span>
-della natura; nè la vanità d'essere chiamato
-filosofo può pagare un solo battito d'un
-cuore innamorato.
-</p>
-
-<p>
-Poi che tu dici d'aver indovinato il suo
-nome, tanto meglio; lo scriverò senza titubanza:
-«Carlotta.»
-</p>
-
-<p>
-Intendo il rimprovero che tu mi fai; non
-vo' affannarmi a ribatterlo, ma tuttavia ti giuro
-che non ho in mente una colpa.
-</p>
-
-<p>
-Io non voglio nulla, non domando nulla,
-solo che mi si lasci amarla. La mia felicità
-è opera sua, ma pure non è in essa; è in
-me, nell'amor mio. In appresso... e che so
-io del futuro? ma ho fede che saprei resistermi
-in ogni evento.
-</p>
-
-<p>
-Non tenermi il broncio se io non pongo
-mente alle tue raccomandazioni; se tu sapessi
-quante volte io ti ho benedetto per
-avermi fatto conoscere questa donna, se tu
-potessi vedere la mia gioia, non ti reggerebbe
-l'animo di contraddirmi più oltre; e la mia
-gratitudine ti compenserebbe ad usura della
-mia disobbedienza.
-</p>
-
-<p>
-Tu ignori quanto si possa essere felici
-amando questa donna; la tua mente, comunque
-ci si affatichi, non può riprodurti che
-una pallida immagine della sua bellezza;
-<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span>
-però nella tua cecità tu accomuni questa
-creatura colle mille che paghi col disprezzo,
-mentre... Nè io vo' tormi la briga di farti ricredere;
-ma se tu la vedessi... Vestiva un
-abito nero semplicissimo, colle maniche che
-lasciavano vedere le sue braccia ignude;
-pure quanto più leggiadra di tutte le altre,
-nonostante i loro pizzi, le loro trine e i cento
-altri fronzoli a cui mendicavano la grazia!
-</p>
-
-<p>
-Me le accostai tremante; mi sorrise, mi
-porse una mano breve, affilata, candidissima,
-e mi salutò per nome. Un nonnulla per
-l'indifferente, un'epopea pel mio cuore.
-</p>
-
-<p>
-Oh! dimmi che questa mia non è illusione,
-che quel saluto e quel sorriso erano
-da più che non volessero parere, che io posso...
-No, non voglio nulla; non dirmi nulla — ho
-io bisogno d'alimentarmi di menzogne
-e di speranze audaci come un fanciullo? A
-che fine uscire dalla mia paga serenità, ed
-abbandonarmi ciecamente al desiderio?
-</p>
-
-<p>
-Il desiderio! Oh! gli è questo un mare
-senza confini, un assai tristo mare per una
-nave sdruscita; nè io vo' avventurarvi il
-mio cuore».
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span>
-</p>
-
-<h2 id="cap5">V.
-<span class="smaller"><i>Silvio ad Eugenio.</i></span></h2>
-</div>
-
-<p>
-«Mancano ancora otto giorni all'arrivo del
-corriere che deve recarmi una tua lettera;
-però dovrei starmene tutto questo tempo ad
-aspettare in silenzio, mentre, se la mia impazienza
-non m'inganna, mi pare d'avere
-un mondo di cose a dirti. Quindi innanzi
-aspettati di sovente a siffatte anticipazioni;
-e questa sarà la tua parte di guaio, se ti
-ostini a credere che io non me la caverò da
-quest'amore senza malanni.
-</p>
-
-<p>
-Giovedì scorso mi sono recato, secondo il
-consueto, in casa del signor Verni. L'impazienza,
-e da qualche tempo la turbolenta va
-facendomi spesso di siffatti tiri, mi vi aveva
-condotto mezz'ora prima; però consultato il
-mio orologio, e avvedutomi, stavo fra due
-se dovessi entrare od allontanarmi; e intanto
-non mi moveva dal limitare della
-porta.
-</p>
-
-<p>
-Il signor Verni salì le scale in quel momento,
-e mi sorprese nella mia indecisione.
-</p>
-
-<p>
-Vedendolo mi si imporporarono le guancie
-<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span>
-di rossore, e fu ventura che fosse notte, e
-mi trovassi quasi nascosto nell'ombra. Per
-meglio dissimulare il mio turbamento diedi
-una strappata vigorosa al campanello, poi
-mi rivolsi fingendo sorpresa e salutai il signor
-Verni. Mi corrispose cortesissimo, mi
-ringraziò della premura, dicendo di <i>tenersene
-onorato</i>, e cianciò meco cordialmente.
-</p>
-
-<p>
-Il signor Verni è uomo di bei modi, colto,
-e facile parlatore. Ebbi agio d'esaminarlo, e
-mi parve anche bello, e quel che è più, di
-quella bellezza simpatica che si rivela prima
-al cuore che agli occhi.
-</p>
-
-<p>
-Ho provato un senso di gelosia, che ho
-cercato invano di soffocare, e devo aver risposto
-al suo spirito con molte sciocchezze.
-Tuttavia egli è uomo che non potrei odiare
-giammai, che vorrei quasi amare, se sapessi
-perdonargli la felicità d'essere marito di Carlotta.
-</p>
-
-<p>
-In quella mezz'ora di cicaleccio sono sceso
-dentro di me, e vi ho interrogato le mie
-debolezze che non sono poche. Ne uscii
-netto, te lo giuro: e guardai in volto quell'uomo
-con sicurezza e con orgoglio, come
-a dirgli: «io non abbasserò mai la mia
-fronte innanzi a te».
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span>
-</p>
-
-<p>
-Nel pensarlo non ho titubato un solo
-istante, e mi compiacqui di me medesimo.
-E mancò poco che, preso da prepotente trasporto
-d'espansione, non confidassi a lui
-stesso il mio amore. Le convenienze uccisero
-in buon punto l'entusiasmo; ma giuro
-che la sola paura del ridicolo non avrebbe
-potuto abbastanza.
-</p>
-
-<p>
-Che non darei io per poter dire a Carlotta
-l'animo mio? Parmi che il sapere conosciuto
-da lei il mio affetto, me lo farebbe
-più caro, ed allevierebbe il mio spirito.
-</p>
-
-<p>
-Ho pensato mille modi, ho accarezzato i
-progetti più assurdi; e tuttavia, trovatomi
-solo al suo fianco, me ne è venuto meno
-l'ardire. Che mi ha trattenuto?...
-</p>
-
-<p>
-Essa lo ama — ne ho la certezza; lo chiama
-teneramente: «mio buon Antonio» — e
-si attacca al suo braccio, e gli parla confidenzialmente,
-e gli sorride...
-</p>
-
-<p>
-Affè, perchè non gli salta dunque al collo
-in mia presenza?...
-</p>
-
-<p>
-Credilo, Eugenio, questa sì, è tortura. Egli
-è pur suo marito. — Qual merito? dico io.
-Se un villano raccatta una perla fra i solchi,
-s'ha a dire: fortuna, non merito.
-</p>
-
-<p>
-Ma tanto è tutt'uno; la legge vuole che
-<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span>
-il tesoro appartenga a chi l'ha ritrovato, e
-che la moglie segua il marito. È cosa da
-smarrirne la ragione.
-</p>
-
-<p>
-Perchè non l'ho io incontrata sul mio cammino
-prima di quell'uomo? Il cielo mi è testimonio
-se l'avrei amata; e tu sai quanto io avrei
-saputo amare in quel tempo. Pure, pensandoci,
-non so ribellarmi alla sorte. Forse è meglio che
-sia così — in fine essi si amano entrambi; Dio
-sa se ella avrebbe amato me altrettanto. E
-son pur degni l'uno dell'altro; e se questa
-mia natura codarda sapesse spogliarsi d'una
-gelosia insensata, e li incontrassi per via,
-da passeggiero pietoso io mi rivolgerei a
-benedire, e direi dentro di me: «che bella
-coppia!»
-</p>
-
-<p>
-Che Iddio adunque li benedica, e l'azzurro
-del cielo sorrida loro, e gli astri danzino
-sullo loro teste innamorate, finchè la baldanza
-dei loro anni giovanili li allieterà sulla
-terra!
-</p>
-
-<p>
-Tant'è, darei un anno della mia vita per
-averle detto che l'amo. Questo segreto — ed
-è pure un segreto, poichè tu solo ne sei a
-parte — mi pesa sul cuore come un rimorso.
-L'amore è come vampa — si può soffocare,
-nascondere non mai. Talvolta, soffocato
-<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span>
-un istante, riarde più potente e si svela.
-Le anime amanti ardono, le ardenti amano;
-però se l'amore è fiamma, può essere che
-la fiamma sia un amore».
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<h2 id="cap6">VI.</h2>
-</div>
-
-<p>
-Quando un figliuolo d'Adamo è arrivato a
-questo punto, non v'ha più dubbio ch'egli
-sia innamorato. S. Tommaso stesso non
-ne vorrebbe di più. Però di solito avviene
-che dopo le prime titubanze puerili, un po'
-per vergogna, un po' per una certa audacia
-che a tempo opportuno Amore non trascura
-mai di concedere, si finisce sempre per svelare
-la passione nascosta, ed offerire un
-cuore ricolmo fino all'orlo del più puro affetto
-che amante possa nutrire.
-</p>
-
-<p>
-Anzi siccome il piccolo Cupido si compiace
-di certe gherminelle, ed è raro che si tenga
-sul sentiero battuto e non rasenti invece gli
-eccessi, così è che spesso i più timidi diventano
-a un tratto arrischiati, e dove da
-prima si tenevano morti per una parola e
-per un sorriso, si gettano a corpo perduto
-nella via delle audacie.
-</p>
-
-<p>
-Le faccende di Silvio non dovevano andare
-altrimenti.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span>
-</p>
-
-<p>
-Una bella sera — le sere degli innamorati
-sono sempre belle — Silvio si vestì con
-una ricercata trascuranza, e andò in casa
-del signor Antonio Verni con animo di dire
-a Carlotta, «che i suoi occhi erano due soli,
-e il cuore che egli le offeriva una sterile
-landa da fecondare coi suoi raggi,» o qualche
-altra squisitezza di questo genere. Questa
-volta aveva avuto l'attenzione di consultare
-il suo orologio, ed era riuscito, a furia
-di resistenze e di lotte, ad arrivare pressochè
-degli ultimi. Secondo i suoi calcoli
-questo ritardo doveva chiudere gli occhi
-del marito, e guadagnargli qualche pollice
-di terreno sulla via della sua conquista.
-</p>
-
-<p>
-La brutta parola è scritta. Egli non lo
-diceva a sè stesso, non voleva pensarlo, quasi
-non lo pensava, ma tuttavia quell'idea gli
-sorrideva in un cantuccio della mente; e
-dica chi conosce il cuore dell'uomo se poteva
-essere altrimenti.
-</p>
-
-<p>
-In generale si comincia sempre allo stesso
-modo, e si corrono successivamente le stesse
-fasi — si ammira, si sospira, si desidera.
-La prima fase offre pochi pericoli, però i
-mariti possono dormire placidi sonni. Dalla
-seconda alla terza non v'ha che un passo,
-<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span>
-se pure non si confondono in una. Questo
-però resta fermo, e farà bene chi ne porrà
-in guardia i mariti, che il sospiro è lo smorzatoio
-del sacro fuoco coniugale.
-</p>
-
-<p>
-Silvio aveva sospirato più d'una volta;
-senza accorgersene si travagliava da un
-pezzo col desiderio. Ad ogni modo egli si
-andava ripetendo che le sue intenzioni erano
-oneste, e che quando avrebbe fatto palesi i suoi
-sentimenti, non sarebbe andato più in là.
-</p>
-
-<p>
-Carlotta lo avrebbe compianto, avrebbe conosciuto
-la nobiltà dell'animo suo disinteressato,
-e l'avrebbe forse stimato — era più
-che egli non desiderasse.
-</p>
-
-<p>
-Forse queste sue fantasie avevano un lato
-vero — la vanità è l'unico rimedio dell'amore,
-e la compiacenza d'atteggiarsi a vittima
-sull'ara della virtù può lottare, con
-qualche speranza di vittoria, colla frenesia
-dei desiderii.
-</p>
-
-<p>
-In quella sera le sale del signor Verni
-erano più affollate del solito. Silvio, che sul
-limitare della porta avea deposto gran parte
-dell'audacia che lo aveva sorretto per via
-nei suoi propositi, entrò alquanto imbarazzato,
-parendogli che gli occhi di tutti si fissassero
-sul suo volto e vi leggessero i suoi
-<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span>
-pensieri. In fondo, benchè egli facesse mestiere
-di letterato, non era dei più avveduti,
-e se aveva una macchia sulla coscienza, bisognava
-che gli salisse alle guancie.
-</p>
-
-<p>
-Il signor Verni gli mosse incontro, gli porse
-la mano, lo chiamò: <i>mio caro signore</i>, e lo
-fece sedere al suo fianco.
-</p>
-
-<p>
-Silvio guardava all'intorno in cerca di Carlotta.
-Ne domandò a <i>lui</i>, e <i>lui</i> rispose che
-<i>ella</i> sarebbe venuta a momenti; poi riprese
-il suo ragionare brioso.
-</p>
-
-<p>
-Assolutamente in quella sera il signor Verni
-era di buon umore. Silvio lo pensò, e per
-un momento si sentì venir meno. Amareggiare
-così le gioie d'un uomo onesto! colpirlo
-nei suoi affetti, nella sua pace!... Ma
-Carlotta era così bella! Guardò ancora attorno
-a sè, ricercandola cogli occhi.
-</p>
-
-<p>
-— Che cercate? gli domandò il signor
-Verni.
-</p>
-
-<p>
-— Nulla — rispose Silvio imbarazzato; e
-per rassicurarsi, guardò la faccia di quell'uomo.
-</p>
-
-<p>
-Era bello, assolutamente bello.
-</p>
-
-<p>
-— È una cosa orribile — un marito! e da
-quale stampo è dunque uscito costui? pensò
-dentro di sè. Ma ciò è ancor peggio, che io
-<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span>
-mi sento attratto verso di lui, chè egli mi
-è simpatico, e mi pare quasi d'amarlo.
-</p>
-
-<p>
-L'esame fu brevissimo, ma completo. E
-riconobbe per la prima volta sotto le linee
-di quel volto sorridente, una impronta di
-virile severità che non disarmonizzava tuttavia
-coll'abituale dolcezza con cui era uso
-trattare.
-</p>
-
-<p>
-Da quel punto Silvio fu sulle spine; si
-contorceva sulla sua seggiola come un uomo
-annoiato, tanto che il sig. Verni, da quella
-compita persona ch'egli era, gli offerì di fare
-una partita agli scacchi.
-</p>
-
-<p>
-— Ciò ci farà passare il tempo — aggiunse.
-</p>
-
-<p>
-— Vi pare? rispose Silvio distratto; e intanto
-guardava sott'occhio una porta, da cui
-parevagli dovesse uscire Carlotta.
-</p>
-
-<p>
-— Dunque accettate? replicò l'altro.
-</p>
-
-<p>
-— Accetto — stava per dire Silvio senza
-badare — ma in quella l'uscio si aprì, e
-Carlotta entrò nella sala.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<h2 id="cap7">VII.
-<span class="smaller"><i>Silvio ad Eugenio.</i></span></h2>
-</div>
-
-<p>
-«Ciò che mi dici nella tua lettera d'ieri, mi
-fa male. Lo ignoro io forse perchè tu debba
-ammonirmene?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span>
-</p>
-
-<p>
-«Non è che un anno che essa è sposa a
-lui», perchè farmene sovvenire? e con qual
-animo mi faresti tu questo richiamo, se non
-dubitasti delle mie intenzioni?
-</p>
-
-<p>
-Sii franco meco; l'amicizia te ne dà il diritto,
-te ne dà il dovere. Dimmi adunque,
-giacchè lo pensi, che io sto per commettere
-un'azione indegna, che sto insidiando codardamente
-la pace d'un uomo onesto, che vive
-al pari di me d'affetto e di speranze, che mi
-accoglie nella sua casa, che mi stringe la
-mano...
-</p>
-
-<p>
-T'intendo, t'intendo — tu non credi alla
-mia forza, perchè non credi che nissuno
-possa amare una donna col solo fine di
-amarla. Il tuo scetticismo non si smentisce.
-Ma io ho creduto che le mie parole dovessero
-rassicurarti, e che non mi avresti stimato
-così debole da infrangere il mio giuramento,
-nè così stolido da comperare un'ora
-di voluttà a prezzo d'un rimorso.
-</p>
-
-<p>
-Può essere che io m'inganni.
-</p>
-
-<p>
-Da qualche tempo sono così mutato, sento
-l'amore in un modo così diverso, e il mio
-raziocinio si è così impoverito, che non riesco
-a darmi ragione dei fatti miei. Tuttavia
-mi pare che sarei forte, che, anzi che costarle
-<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span>
-una lagrima, vorrei prima morire. Ma
-sono pur stolto io! Parlo come se essa corrispondesse
-al mio amore... mentre...
-</p>
-
-<p>
-A quest'ora ella sa tutto. Non so come l'animo
-mi reggesse a questa rivelazione; e ne
-sono quasi pentito, o vorrei fuggire per non
-rivederla mai più. Una forza più potente della
-mia volontà mi tiene qui soggiogato; io ritornerò
-dinanzi ad essa pauroso come uno
-schiavo...
-</p>
-
-<p>
-A quest'ora forse ella pensa a me; ripeterà
-dentro di sè le mie parole — che
-dirà il suo cuore?... Il mio non batte più,
-s'è come paralizzato; da ieri io vaneggio
-come un pazzo — vorrei dimenticarmi, vorrei
-sfuggire a questa tortura del pensiero, e non
-mi è possibile. La notte di ieri mi è sempre
-dinanzi alla mente, nè io posso staccarmene
-un istante.
-</p>
-
-<p>
-Me le ero seduto daccanto, e da un pezzo
-non le dicevo parola. Rimuginavo dentro di
-me cento maniere diverse, e non sapevo
-qual scegliere per palesarle l'amor mio. Più
-volte avevo aperto le labbra per incominciare,
-e il pentimento me le aveva richiuse in un
-sospiro.
-</p>
-
-<p>
-— Fa molto caldo, mi disse Carlotta.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Estremamente — risposi, e non mentivo.
-</p>
-
-<p>
-Volli dir di più, ma mi venne meno l'ardire.
-Suo marito si accostò a noi, mi rivolse
-la parola, e mi sorrise; poi parlò lungamente
-con Carlotta. Quando si allontanò, vidi gli
-sguardi di Carlotta che lo seguivano con
-espressione di affetto; tutte le mie forze si
-accasciarono per un istante. Se non che mi
-risollevai poco dopo, e credo che la speranza
-non mi avrebbe mai dato tanto ardimento,
-quanto me ne venne dalla certezza della sua
-indifferenza.
-</p>
-
-<p>
-— Ho una cosa a dirvi — dissi d'improvviso
-arditamente.
-</p>
-
-<p>
-Ella rivolse la sua faccia verso di me, affissò
-i grandi occhi nei miei con espressione
-di meraviglia.
-</p>
-
-<p>
-Non potevo più dare indietro.
-</p>
-
-<p>
-— Non oso — aggiunsi balbettando.
-</p>
-
-<p>
-— Diamine! diss'ella, scuotendo il capo
-con un sorriso mesto.
-</p>
-
-<p>
-— Se voi l'indovinaste...
-</p>
-
-<p>
-I suoi occhi non mi dissero nulla.
-</p>
-
-<p>
-— Se potessi dirvelo in un orecchio... insistei
-sorridendo per dissimulare il mio
-strazio.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span>
-</p>
-
-<p>
-Ebbe pietà della mia vergogna, e non attese
-più oltre. Si rizzò in piedi. La guardai
-supplichevole, mi guardò senza rancore, senza
-disprezzo, serena e mesta ad un tempo.
-Ahimè! non era lo sguardo con cui ella avrebbe
-detto il suo amore.
-</p>
-
-<p>
-M'allontanai precipitosamente da quella
-casa; mi cacciai in letto smaniando e piangendo.
-</p>
-
-<p>
-Dimmi tu pure che io fui sciocco; è
-tutt'oggi che lo ripeto a me medesimo. Mi
-pare che in questo momento saprei pur rintracciar
-la vera via per giungere al suo
-cuore. Ma è meglio che sia così; tu ne sarai
-pago; il ridicolo mi ha condannato irremissibilmente — così
-tutto sarà finito. Io non
-avrò più forza di parlarle, non so neppure
-se avrò forza di rivederla.»
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<h2 id="cap8">VIII.</h2>
-</div>
-
-<p>
-Silvio stette tutto quel giorno combattuto
-fra mille pensieri.
-</p>
-
-<p>
-Aveva stabilito di non recarsi in quella
-sera in casa di Carlotta, e tuttavia parevagli
-che il suo orologio camminasse troppo lento,
-e che tardasse troppo ad annottare. Verso
-<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span>
-il tramonto mutò proposito, e volle andarvi;
-si abbigliò ed uscì: gironzò lungo tempo
-indeciso, e finì col rientrare in casa più
-tetro di prima.
-</p>
-
-<p>
-Stette alcuni giorni senza ritornare in
-casa del signor Verni. Finalmente si arrese
-al proprio desiderio, e vi andò ancora.
-</p>
-
-<p>
-Carlotta gli sorrise senza affettazione, senza
-ironia, senza quella compiacenza che la certezza
-d'aver ispirato una passione genera
-nell'animo d'ogni donna. Era calcolo, dissimulazione
-delicata? era natura? Silvio lesse
-subito nel contegno di lei la sua sentenza,
-e chinò il capo.
-</p>
-
-<p>
-Erano soli in un canto della camera; ella
-seduta sopra un divano, egli appoggiato ad
-una seggiola — la comitiva cianciava allegramente;
-le belle donne gettavano qua e là
-sguardi provocanti, i bellimbusti sciorinavano
-del loro meglio i loro giuochetti di
-spirito.
-</p>
-
-<p>
-Silvio taceva — Carlotta agitava lentamente
-il suo ventaglio.
-</p>
-
-<p>
-— Signor Silvio, disse ella volgendo all'improvviso
-la bella testa verso di lui.
-</p>
-
-<p>
-Egli si scosse dalla sua meditazione, e
-balbettò con fioca voce: «signora.»
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Accostatevi, riprese Carlotta, scommetterei
-che vi annoiate.
-</p>
-
-<p>
-— Siete in inganno; la vostra casa ha
-bandito la noia, rispose Silvio sforzandosi
-a sorridere.
-</p>
-
-<p>
-Trasse la sedia d'accanto a Carlotta, e si
-assise.
-</p>
-
-<p>
-La bella donna continuava ad agitare il
-suo ventaglio. Un'audace speranza balenò
-nella mente di Silvio; forse ella aveva accolto
-il suo affetto, e quel suo contegno era
-un invito. Si fe' rosso in volto dal piacere,
-mosse le labbra convulsamente per parlare.
-</p>
-
-<p>
-Carlotta s'avvide.
-</p>
-
-<p>
-— Ieri vi siete interrotto — disse con
-dolcezza, ma senza la titubanza che suggerisce
-l'amore.
-</p>
-
-<p>
-— Ieri... ripetè tristamente Silvio, smarrendo
-a un tratto ogni energia.
-</p>
-
-<p>
-— Avete fatto bene, aggiunse Carlotta
-con un leggiero tremito, gettando uno sguardo
-melanconico e pietoso sul povero Silvio.
-</p>
-
-<p>
-Non dissero più nulla. Ella volgeva gli
-ocelli intorno, per nascondere il suo imbarazzo,
-egli guardava il suolo pensando la
-sua sventura.
-</p>
-
-<p>
-Poco dopo Carlotta si levò, ed uscì da
-<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span>
-quella sala. Silvio la seguì cogli occhi, e
-rimase estatico a contemplare la porta per
-cui ella era uscita. La vide rientrare poco
-dopo al fianco di suo marito. Che voleva
-ella dirgli con ciò? Ahi! Silvio lo comprese
-troppo bene.
-</p>
-
-<p>
-Passarono in una sala da giuoco; li seguì
-come attratto da una forza invisibile.
-</p>
-
-<p>
-— M'ami? domandava ella al marito.
-</p>
-
-<p>
-— Me lo dimandi!
-</p>
-
-<p>
-— Mi pare d'amarti come non ti ho mai
-amato.
-</p>
-
-<p>
-Il signor Verni stringeva più forte il
-braccio di madama.
-</p>
-
-<p>
-Silvio si tenne al muro per non cadere.
-Carlotta si voltava in quel momento per districare
-la sua veste di raso che s'era impigliata
-ad un mobile.
-</p>
-
-<p>
-Si guardarono, ed arrossirono entrambi.
-</p>
-
-<p>
-Quella sera fu un supplizio per il cuore
-di Silvio.
-</p>
-
-<p>
-E tuttavia egli non sapeva allontanarsi
-da quella casa. Più volte s'era trovato
-a fianco del signor Verni, e l'aveva guardato
-con un sentimento d'invidia che non
-aveva potuto soffocare. Ma quel signor Verni
-era così affabile, così espansivo, e così severo
-<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span>
-ad un tempo ne' suoi modi, che quasi
-Silvio si compiaceva del suo strazio, pensando
-di aver risparmiato peggio a quell'ottimo
-marito — e se non era la prepotenza
-della sua passione, egli avrebbe incolpato
-sè medesimo di codardia. Ad ogni
-modo ciò non è poco, specialmente per chi,
-al pari di Silvio, si tenga sicuro dell'<i>onestà</i>
-delle sue intenzioni.
-</p>
-
-<p>
-Erano trascorse tre ore dacchè Silvio era
-giunto in casa Verni, e una pendola sopra
-un caminetto suonava con squilli argentini
-la mezzanotte.
-</p>
-
-<p>
-Il povero innamorato passò una mano nei
-capelli, e si rizzò da una seggiola, su cui
-era rimasto lungo tempo, con animo di allontanarsi.
-Si accingeva alle fredde cerimonie
-della partenza, e pensava che avrebbe
-voluto essere sotto le lenzuola, e risparmiarsi,
-se gli fosse stato possibile, l'imbarazzo
-di quei saluti; quando un servo annunziò
-due nuovi personaggi.
-</p>
-
-<p>
-Siccome le serate del signor Verni si
-protraevano di solito fino alle tre del mattino,
-non v'era nulla di strano che quei tali
-giungessero a quell'ora; ma tuttavia Silvio,
-che aveva lo spirito immiserito dalla battaglia
-<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span>
-del suo cuore, ne fu sorpreso, e s'arrestò.
-</p>
-
-<p>
-Quei due erano un dottore, ed un cavaliere,
-Felice Salvani.
-</p>
-
-<p>
-Il dottore era persona conosciutissima;
-frequentava assiduamente le serate del
-Verni, e godeva di qualche intimità con lui — il
-cavaliere Salvani era uomo nuovo, che
-si presentava per la prima volta in quelle
-sale — e ciò, secondo i calcoli di Silvio,
-cresceva l'inopportunità di quell'ora.
-</p>
-
-<p>
-Del resto il cavaliere era un bell'uomo,
-sui trentacinque anni, d'aspetto serio, ma
-più per albagia che per dignità — infine
-era biondo; non ce ne voleva di più perchè
-Silvio lo trovasse antipatico.
-</p>
-
-<p>
-Senza sapersene spiegare la ragione, egli
-cercò collo sguardo Carlotta. La vide in
-mezzo a un crocchio di signore; era pallida
-e guardava verso l'uscio d'ingresso con
-espressione di terrore. Involontariamente Silvio
-fe' un passo come per recarle soccorso;
-si rattenne in tempo. Il signor Verni si accostava
-alla moglie seguito dal cavaliere.
-</p>
-
-<p>
-Silvio rimase immobile a guardare quella
-scena, dominato da una sensazione di paura
-e d'ira che non sapeva spiegare a sè medesimo.
-<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span>
-Vide Carlotta impallidire maggiormente,
-barcollare un istante, e reggersi allo schienale
-d'una seggiola per non cadere; vide la
-sua bocca aprirsi per balbettare un complimento,
-e un sorriso sfiorare forzatamente lo
-sue labbra, e indovinò l'ansia del suo petto,
-e lo straziante martello del suo cuore.
-</p>
-
-<p>
-Tutto ciò aveva durato un istante, nè altri
-che Silvio avrebbe potuto vederlo — ma per
-lui era una rivelazione; egli guardava Carlotta,
-guardava quell'uomo, e parevagli di
-afferrare le fila d'un segreto. Ahimè! temeva
-d'indovinare.
-</p>
-
-<p>
-Tuttavia poteva essere che egli s'ingannasse,
-che fosse stata un'illusione de' suoi
-sensi agitati. Infine quell'uomo veniva per la
-prima volta in casa Verni; e non era probabile
-che corresse una segreta intelligenza
-fra lui e Carlotta: egli avrebbe avuto mezzo
-di prevenirla, di prepararla, nè la sua venuta
-le sarebbe stata cagione di sorpresa.
-Oltre a che — e per poco che egli fosse avveduto
-non poteva ingannarsi su questo — non
-la sorpresa, ma il terrore aveva imbiancato
-le guancie di Carlotta. Che se invece il
-cavaliere fosse stato altre volte in qualche
-dimestichezza col Verni, come mai questi non
-<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span>
-aveva alcun sospetto, e non s'era accorto del
-turbamento di Carlotta?
-</p>
-
-<p>
-In tali quesiti Silvio smarriva la coscienza
-di sè medesimo, del suo dolore; pensò al dottore
-che era uomo compitissimo e legato
-a lui da molto tempo da una di quelle relazioni
-di simpatia che sono così presso all'amicizia,
-e venne innanzi a lui con animo
-di averne qualche lume sul conto di questo
-cavalier Salvani.
-</p>
-
-<p>
-— Sapete che immagrite? disse il dottore
-a Silvio stringendogli la mano.
-</p>
-
-<p>
-— Vi pare...
-</p>
-
-<p>
-— Ne sono sicuro; scommetterei che pesate
-due libbre di meno.
-</p>
-
-<p>
-Silvio sorrise.
-</p>
-
-<p>
-— È da un pezzo che non vi si vede; interruppe
-gentilmente; che cosa è stato di
-voi fin'ora?
-</p>
-
-<p>
-— Fui ai bagni; i bagni sono un'ottima
-cura, che io consiglierei a voi pure; noi altri
-medici moderni diciamo che l'<i>idroterapia</i>
-è la pietra angolare della medicina. I contraddittori
-sono eccezioni che non hanno
-peso. Interrogatene i savii di tutti i tempi.
-Mosè ordinava che si pregasse nell'acqua
-corrente; ci si vuol vedere un simbolo, ma
-vi è anche un principio d'igiene...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span>
-</p>
-
-<p>
-Il dottore — nissuno lo chiamava con altro
-nome — aveva la debolezza di intrattenere
-tutto il mondo dell'arte sua e compensarsi
-in tal modo della mancanza d'una clientela.
-Buon uomo del resto, e pieno di spirito,
-rideva a tempo opportuno di sè medesimo,
-e confessava candidamente di non aver mandato
-nessuno all'altro mondo.
-</p>
-
-<p>
-— Voi non siete venuto solo? domandò
-Silvio.
-</p>
-
-<p>
-— Solo! è vero, volete alludere al cavalier
-Salvani.
-</p>
-
-<p>
-— Per l'appunto. Che uomo è?
-</p>
-
-<p>
-— Un cavaliere.
-</p>
-
-<p>
-— Non è questo.
-</p>
-
-<p>
-— Non so dirvene di più.
-</p>
-
-<p>
-— Dunque non è vostro amico?
-</p>
-
-<p>
-— Amico, precisamente, no. Lo conosco.
-</p>
-
-<p>
-— Molto?
-</p>
-
-<p>
-— Poco; i nostri rapporti sono recenti — qualche
-parola, e qualche mazzo di carte
-scambiate insieme — e più carte che parole.
-È un giocatore assai fortunato; io ho puntato
-spesso sulle sue carte, e gli sono riconoscente
-della sua fortuna. Ecco tutto; il cavaliere
-non è di Milano, conosce poche persone,
-mi ha pregato di fargli respirare in
-<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span>
-qualche modo l'aria delle nostre sale, e l'ho
-condotto qui.
-</p>
-
-<p>
-Silvio non potè saperne di più; ma era
-già molto che egli avesse la certezza che
-l'incontro di Saivani con Carlotta non fosse
-soltanto effetto del caso.
-</p>
-
-<p>
-Da quel punto mutò proposito, e non volle
-lasciar quella casa senza prima accertare in
-qualche modo i suoi sospetti.
-</p>
-
-<p>
-Il cavaliere Salvani si tenne quasi sempre
-lontano da Carlotta; parlò due o tre
-volte col marito, entrò nella sala da giuoco,
-perdette alcuni biglietti di banca; impassibile
-sempre. Silvio lo seguiva come uno
-spettro.
-</p>
-
-<p>
-Finalmente quell'uomo, dopo aver gironzato
-alcun poco attorno a Carlotta, prese il
-partito di sedersele vicino. Silvio si arrestò
-di botto; e pose una mano sul cuore a reprimerne
-la frequenza dei battiti.
-</p>
-
-<p>
-Carlotta vedendo quell'uomo aveva fatto
-un movimento di ripugnanza, e aveva tentato
-allontanarsi; ma il cavaliere l'aveva
-guardata fisso con uno sguardo imperioso;
-la poveretta a quello sguardo aveva tremato
-come al tocco d'una pila, e s'era arrestata.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span>
-</p>
-
-<p>
-Silvio non pensò ad altro, e si fece innanzi
-per porsi anch'egli a fianco di Carlotta.
-Questa lo vide, ne indovinò l'intenzione,
-e fe' un atto di gioia — e facendogli
-posto sul divano:
-</p>
-
-<p>
-— Qui, gli disse tremando, signor Silvio...
-</p>
-
-<p>
-V'era tale abbandono in quelle parole,
-che Silvio ne fu commosso.
-</p>
-
-<p>
-Senza dubbio Carlotta anch'essa s'accorse
-d'essersi spinta troppo oltre, e tentò di
-mitigare con uno scherzo stentato la vivacità
-di quel richiamo.
-</p>
-
-<p>
-Silvio e Felice si trovarono così l'uno in
-faccia all'altro; si guardarono immobilmente
-un istante, sfidandosi a vicenda, e volendo
-costringere l'un l'altro ad abbassare gli occhi
-per il primo, Silvio non cedette punto;
-il cavaliere sogghignò amaramente, si levò
-in piedi, salutò, e si allontanò gettando un
-ultimo sguardo sopra Silvio, che lo accolse
-impassibile. In quello sguardo era giurato
-un'odio.
-</p>
-
-<p>
-Carlotta aveva chinato gli occhi sopra
-un albo di paesaggi.
-</p>
-
-<p>
-— Osservate, diss'ella a Silvio appena il
-cavaliere fu partito — che incantevole veduta!
-<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span>
-ci sono stata; ecco laggiù il lago di
-Costanza, e qui a sinistra la città di S.
-Gallo.
-</p>
-
-<p>
-— Infatti..
-</p>
-
-<p>
-— Non avete voi visitato la Svizzera?
-</p>
-
-<p>
-— Infatti.... io non ho visitato la Svizzera.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<h2 id="cap9">IX.
-<span class="smaller"><i>Silvio ad Eugenio.</i></span></h2>
-</div>
-
-<p>
-«Ti avevo promesso di non parlarti più di
-questo mio amore, ti avevo promesso che mi
-sarei fatto forza, che avrei vinto me stesso
-ed avrei dimenticato. Non credere che io
-intenda fallire così al mio proposito; se te
-ne scrivo ancora non è perchè io non voglia
-dimenticare, ma sì perchè non ho ancora
-dimenticato.
-</p>
-
-<p>
-Un istinto più potente della mia volontà,
-un istinto fatto più di compassione e di curiosità
-che d'amore, mi riavvicina a quella
-donna. Ho dovuto ritornare in sua casa dopo
-essermene allontanato alcun tempo, e ti
-giuro che, se non fosse stato di quell'uomo,
-io non vi sarei ritornato più; avrei subìto
-<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span>
-la mia sorte, avrei domandato la pace ad
-ogni cosa, anzi che straziarmi in questa sterile
-lotta d'un amore non corrisposto. Ma
-sapere che un altro era vicino a lei, e tentava
-forse con maggior fortuna le vie del
-suo cuore, era troppo gran strazio; io non
-poteva aggiungerlo alle mie torture, senza
-soccomberne.
-</p>
-
-<p>
-Sono dunque ritornato in quella casa.
-Non l'avessi fatto mai! Vi ho perduto
-la sola cosa che mi fosse ancora cara, la
-fede incontaminata nella virtù di Carlotta.
-</p>
-
-<p>
-Io non ho il diritto di farmi giudice delle
-sue azioni, ma tuttavia non posso chiudere
-dentro di me questa condanna che mi viene
-sulle labbra. Ho voluto difenderla, ho pensato
-l'amore che ella ha per suo marito, e
-l'apparente ripugnanza che dimostra per
-questo assiduo corteggiatore; ma tutto ciò
-non basta. Se fra di loro non v'ha vincolo
-d'amore o di colpa, quali diritti così possenti
-può egli vantare sull'animo di Carlotta?
-</p>
-
-<p>
-Vorrei pure illudermi ancora, vorrei poter
-essere ancora in tempo, e fuggire recando
-meco la mesta croce dei miei dolori, e le
-<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span>
-mie ultimo illusioni. Oh! le mie illusioni!
-povera corona sfrondata!... Ma oggi è inutile;
-dovunque io andassi, avrei dinanzi agli
-occhi l'immagine di quest'uomo che mi ha
-avvelenato la sola gioia che m'era rimasta,
-la gioia del sacrificio. Nulla più può salvarmi,
-se non la certezza; di qualunque natura
-ella sia, pur che mi tolga da questo dubbio
-inesorabile che mi cammina a fianco, che
-si appoggia al mio capezzale e affanna i
-miei sonni coi suoi quesiti, che mi rode le
-viscere come un tarlo. Ma che dico! posso
-io dubitare ancora, dopo ciò che è avvenuto?
-Ah! se un dubbio v'è nella mia mente,
-è la mia mente che lo nutrisce; l'anima mia
-vigliacca vede la certezza, e ne rifugge impaurita,
-e si dibatte con un vacuo fantasima,
-meglio che desistere dalla lotta.
-</p>
-
-<p>
-Giudicane tu stesso.
-</p>
-
-<p>
-Erano venti giorni che io non andava più
-in casa di Carlotta. Vi andai oggi dopo il
-mezzodì. Avevo in mente di scusare per tal
-modo la mia assenza; in cuore di rivederla,
-di combattere ancora per contendere l'amore
-di Carlotta a quell'odiato rivale. A quell'ora
-io mi sarei trovato solo con essa, o almeno
-non avrei avuto intorno a me il volto marmoreo
-<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span>
-di quel biondo cavaliere; forse... che
-dico? io era giubilante di questa determinazione;
-guardai il cielo, e mi parve bello;
-i volti umani, e mi parvero più sereni; la
-speranza giovine e robusta rinasceva nel
-mio povero petto.
-</p>
-
-<p>
-Entrai nella sua casa tremante; la signora
-era nelle sue camere, il sig. Verni uscito poco
-prima. Mi feci annunziare a Carlotta ed attesi.
-Il servitore ritornò a dirmi che la signora
-mi faceva pregare d'attenderla un
-istante nella sala. La gioia mi rendeva insensato:
-seguii macchinalmente il servo che
-mi precedeva.
-</p>
-
-<p>
-Entrando nella sala, udii il rumore d'una
-porta sbattuta con violenza. Mi rivolsi; era
-la porta che metteva nelle camere di Carlotta;
-la spinta era stata così violenta, che
-l'uscio aveva rimbalzato senza chiudersi, e
-la maniglia tremolava ancora.
-</p>
-
-<p>
-Rimasi solo, e contemplai sbigottito quel
-luogo in cui avevo passato tante sere felici;
-la luce del giorno me lo rendeva quasi irriconoscibile.
-</p>
-
-<p>
-Fui tolto alle mie meste fantasie dal suono
-d'una voce che partiva dalle camere di
-Carlotta. M'accostai all'uscio che era rimasto
-<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span>
-socchiuso; la voce pareva venire dal
-fondo della camera; era d'uomo. Non potei
-vincere la mia curiosità; ahimè, era certamente
-assai più che curiosità! appoggiai la
-testa contro l'uscio, ed ascoltai vergognando
-della mia debolezza.
-</p>
-
-<p>
-Erano due voci, e parevano contendere;
-l'una più robusta, più imperiosa, ed era
-quella d'un uomo; l'altra supplichevole e
-fioca, d'una donna, forse di Carlotta. Un
-freddo sudore spuntò sulla mia fronte; tesi
-l'orecchio per ascoltare, ma le parole non
-giungevano fino a me che stentatamente.
-</p>
-
-<p>
-— Verrete? domandava quell'uomo, e
-l'altra replicava fra i singhiozzi.
-</p>
-
-<p>
-— Verrete? insisteva il primo.
-</p>
-
-<p>
-Mi venne in mente che fosse lui, il cavalier
-Salvani; e immaginai Carlotta pallida,
-lagrimante, stretta dalle mani audaci di quell'uomo.
-</p>
-
-<p>
-La pietà me l'imponeva, il mio amore
-me ne dava diritto; posi la mano sulla maniglia
-della porta, e feci per entrare.
-</p>
-
-<p>
-— Verrete? ripetè ancora una volta quella
-voce.
-</p>
-
-<p>
-Un gemito straziante le rispose, poi alcuni
-passi affrettati, poi più nulla.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span>
-</p>
-
-<p>
-Mi appoggiai al muro un istante, e tentai
-invano di ricompormi.
-</p>
-
-<p>
-Carlotta entrò; la salutai freddo, ella sorridente.
-La guardai negli occhi; aveva pianto...
-Mio Dio! Mio Dio! E quell'uomo dunque?
-ah! è cosa da perdere la ragione...
-</p>
-
-<p>
-«Verrete?» Era una preghiera? no, era
-un comando — ma dove? quando? e qual
-sarà stata la risposta di lei? Stolto! e posso
-io dubitare ancora?»
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<h2 id="cap10">X.</h2>
-</div>
-
-<p>
-In tutta notte Silvio non potè dormire un
-solo istante; il fantasma della sua sciagura
-s'era seduto sul suo letto; i suoi occhi lo
-fuggivano, ma invano — quel fantasma gli
-era sempre dinanzi. E pigliava le forme più
-spaventose, e gli atteggiamenti più strani.
-Terribile strazio, notte interminabile; il
-primo raggio di sole illuminò la sua fronte
-madida di sudore. Egli salutò quella luce
-come un benefizio.
-</p>
-
-<p>
-Abbandonò il suo letto ed uscì; che aveva
-in mente? nulla; e tuttavia non avrebbe potuto
-restare un istante di più sotto quella
-volta, fra quelle mura che erano state testimonii
-<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span>
-di quella notte passata nel delirio e
-nella febbre dell'insonnia. Gironzò a caso
-gran tempo; senza avvedersene e quasi istintivamente,
-egli si era spinto fin presso all'abitazione
-di Carlotta. S'inoltrò; vide le
-sue finestre e i suoi vasi di ciclamini, i fiori
-che essa amava sovra tutti gli altri, e si
-fermò sulla via a contemplarli melanconicamente.
-Gli ritornarono in mente le segrete
-battaglie del suo timido amore.
-</p>
-
-<p>
-Trascorse gran parte della mattina senza
-che egli avesse potuto decidersi ad abbandonare
-quei luoghi. Guardava tratto tratto
-alle finestre, sperando il povero conforto di
-vederla ancora una volta prima di abbandonarla
-per sempre.
-</p>
-
-<p>
-Improvvisamente si accorso d'una donna
-che lo precedeva di un centinaio di passi e
-che egli non aveva visto passare innanzi.
-Vestiva semplicemente, ma con eleganza;
-gli volgeva le spalle, e s'allontanava a passi
-rapidi. Il cuore di lui rianimava le suo tempeste;
-parevagli di riconoscere Carlotta; all'andatura
-e alle spalle avrebbe giurato che
-era dessa. La ragione lo veniva confortando
-in questa credenza; quella donna gli era
-apparsa dinanzi in un solo tratto; sarebbe
-<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span>
-stata troppo strana cosa che gli fosse
-passata dinanzi ed avesse tardato tanto
-a vederla. Era dunque uscita da una porta;
-la sua distrazione gli spiegava che non
-l'avesse vista ad uscire; ora la porta dell'abitazione
-di Carlotta si trovava per l'appunto
-a tal distanza che tornava bene coi
-suoi calcoli. Così pensando affrettava il passo
-dietro a quella donna, procurando di tenersi
-alle muraglie per celarsi.
-</p>
-
-<p>
-Perchè la seguiva egli? non lo sapeva. Se
-pure avesse avuto la certezza che quella
-donna era Carlotta, avrebbe egli osato arrestarla
-sulla via e parlarle? E parlarle di
-che? Certamente non pensava nulla di tutto
-ciò; la seguiva non già per raggiungerla,
-ma per seguirla; anzi quando gli parve di
-guadagnare troppo cammino, rallentò il
-passo per mantenersi alla stessa distanza.
-</p>
-
-<p>
-Ella s'era voltata più volte, ed egli aveva
-aguzzato il suo sguardo, ma un fitto velo le
-nascondeva il viso. Allora solo Silvio ricordò
-quella parola udita il giorno prima, e gli
-parve d'udirla ripetere ancora malignamente
-al suo orecchio:
-</p>
-
-<p>
-<i>Verrete?</i>
-</p>
-
-<p>
-— Oh! ella adunque si reca a quel
-<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span>
-convegno, non vi è più dubbio — disse fra
-sè gemendo, e accelerò il passo.
-</p>
-
-<p>
-Quella donna camminava sempre innanzi
-a lui. Guardandola più attento, gli parve che
-si fosse ingannato e che non potesse essere
-Carlotta; le forme e le movenze eran di
-Carlotta, ma mancavano due linee alla sua
-statura, per poter dire che la fosse davvero.
-Egli non poteva errare; l'aveva vista tante
-volte....
-</p>
-
-<p>
-— Oibò, conchiuse, non è Carlotta.
-</p>
-
-<p>
-Tuttavia non seppe risolversi di arrestarsi
-e proseguì, sebbene più lento, nel cammino
-che gli veniva segnato da quell'incognita.
-</p>
-
-<p>
-Ad uno svolto di via il cuore gli battè
-più celere, il velo di quella donna s'era sollevato
-alquanto, e gli occhi penetranti di Silvio
-erano passati come un dardo in una feritoia.
-</p>
-
-<p>
-— È dessa, è dessa — ripetè sconfortato.
-</p>
-
-<p>
-E questa volta accelerava il passo con frenesia;
-se non che non andò molto che si
-arrestò un'altra volta. Aveva misurato ancora
-la statura di quella donna, e assolutamente
-le mancavano due linee per farne una Carlotta.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span>
-</p>
-
-<p>
-Non osando più affermare nulla dentro di
-sè, si lasciò guidare macchinalmente, spinto
-da quella che si può chiamare la forza d'inerzia
-della volontà, e che è pelle nature
-variabili e deboli la sola direttrice delle
-azioni.
-</p>
-
-<p>
-Camminò di tal guisa gran tempo; parea
-che quella donna errasse capricciosamente,
-come se temesse d'essere seguita, e
-volesse sviare ogni ricerca. Pure egli era
-certo di non essere stato veduto.
-</p>
-
-<p>
-D'un tratto l'incognita si fermò, e guardandosi
-attorno, entrò d'un balzo in una
-carrozza da piazza, che pochi istanti dopo
-partì al galoppo.
-</p>
-
-<p>
-Silvio s'arrestò sbigottito.
-</p>
-
-<p>
-Un'altra carrozza gli veniva incontro, e
-il cocchiere dall'alto del cassetto agitava
-lo staffile per richiamarne l'attenzione ed
-offerirgli i suoi servigi.
-</p>
-
-<p>
-Silvio corse incontro a quell'uomo.
-</p>
-
-<p>
-— Hai tu veduto quella carrozza che è
-partita or ora?
-</p>
-
-<p>
-— Il numero 102.
-</p>
-
-<p>
-— Ti basta l'animo di raggiungerla e di
-seguirla?
-</p>
-
-<p>
-— Per raggiungerla gli è l'affare di cinque
-<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span>
-minuti; le gambe di <i>Lupo</i>, ed accennava
-il suo cavallo, sono d'acciaio. In quanto
-a seguirla, se anche io chiudessi gli occhi,
-Lupo le terrebbe dietro ugualmente; egli
-conosce meglio di me il numero 102, perchè
-lo ha giorno e notte dinanzi agli orchi. Vedete
-ho il numero 103 io...
-</p>
-
-<p>
-Silvio non aveva ascoltato che a metà le
-ciancie di quell'uomo; s'era cacciato in carrozza
-e avea rinchiuso, sbattendolo, lo
-sportello.
-</p>
-
-<p>
-La carrozza partì come una furia.
-</p>
-
-<p>
-In breve il numero 103 fu dietro al numero
-102; allora rallentò il passo.
-</p>
-
-<p>
-Il numero 102 svoltò in una via, svoltò
-in un'altra, in un'altra ancora, e il 103 dietro
-sempre come un'ombra. Allora parve
-che l'incognita si fosse accorta d'essere seguita,
-perchè d'un tratto il 102 si slanciò al
-galoppo. E il numero 103 dietro egli pure al
-galoppo.
-</p>
-
-<p>
-A quella corsa sfrenata i passeggieri si
-davano da banda spaventati.
-</p>
-
-<p>
-— Passale innanzi — gridò Silvio al cocchiere.
-</p>
-
-<p>
-La povera rozza tremò sotto lo scoppiettio
-della frusta, e accelerò ancora la sua corsa.
-<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span>
-Silvio appoggiò il capo allo sportello, tenendosi
-nascosto dietro le tende; aveva speranza
-di veder quella donna e di riconoscerla,
-e voleva darle a credere di non essere
-inseguita, per non stornarla dal suo proposito.
-</p>
-
-<p>
-Il numero 103 raggiunse il 102.
-</p>
-
-<p>
-La corsa delle due carrozze era così rapida,
-che, prima di passar oltre, si trovarono
-di fronte un breve tratto. Silvio
-vide le tende calate, e l'estremità di una
-mano che spuntava dietro i vetri. Il volto
-di quella donna era là... dietro... sbigottito
-forse e tremante.
-</p>
-
-<p>
-La carrozza passò oltre.
-</p>
-
-<p>
-Il 102 approfittò di quel momento, e voltò
-a sinistra. Silvio non sentì più il rumore
-delle ruote dietro di sè. Ahi! essa dunque
-gli era sfuggita.
-</p>
-
-<p>
-Lungi dall'arrestarsi, il cocchiere tirava
-diritto al galoppo, e giù staffilate sul disgraziato
-<i>Lupo</i>.
-</p>
-
-<p>
-— Lasciatemi fare, gridava dal suo cassetto
-a Silvio che gli comandava d'arrestarsi.
-</p>
-
-<p>
-La carrozza volava, radendo il terreno
-come una freccia. Silvio intese il rumore
-<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span>
-delle ruote farsi più sordo, e cessò affatto
-d'udire l'alternato scalpitare delle zampe di
-<i>Lupo</i> sul lastrico. Allora levò il capo dallo
-sportello, e conobbe d'essere nella Piazza
-d'Armi.
-</p>
-
-<p>
-Una carrozza privata era ferma nel
-mezzo della piazza; parve che il cocchiere
-di quella, vedendo una carrozza accostarsi,
-si ripiegasse indietro per pigliare degli ordini;
-infatti poco dopo tirò le redini, e
-mosse lentamente incontro al numero 103. Il
-cocchiere del numero 103 dal suo canto
-rallentò le redini sul collo di Lupo, e lasciò
-che egli si avanzasse al piccolo trotto.
-</p>
-
-<p>
-All'improvviso la carrozza privata mutò
-direzione, e volse a sinistra; da quella parte
-un'altra carrozza arrivava di galoppo. Silvio
-riconobbe in essa il numero 102, smarrì le
-forze, e dovette abbandonare lo sportello.
-</p>
-
-<p>
-Un'istante dopo diede ordine al cocchiere
-di passar oltre per non insospettire.
-</p>
-
-<p>
-Allora appoggiò la fronte ardentissima sul
-piccolo finestrino posteriore, e guardò con
-occhio smarrito ciò che stava per succedere.
-E vide le due carrozze arrestarsi l'una
-presso all'altra, e lo sportello del numero 102
-aprirsi, e contemporaneamente aprirsi lo
-<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span>
-sportello dell'altra; poi un piede piccolo appoggiarsi
-sul predellino del numero 102, ed
-uscirne una donna velata. Silvio rattenne il
-respiro per concentrare negli occhi tutta la
-sua vita... Un grido proruppe soffocato dal suo
-petto; no, egli non poteva più oltre dubitare:
-quella donna era Carlotta.
-</p>
-
-<p>
-La vide attraversare il breve tratto di via
-che la separava dall'altra carrozza; e una
-mano sporgersi per aiutarla a salire; poi
-null'altro; le lagrime gli oscuravano la
-vista.
-</p>
-
-<p>
-Poco dopo un polverio lontano segnava
-ancora il sentiero di quella fuga.
-</p>
-
-<p>
-— Devo seguirli?... domandò il cocchiere,
-accennando col dito la carrozza che si allontanava.
-</p>
-
-<p>
-— No; rispose Silvio con voce cupa.
-</p>
-
-<p>
-— Volete che mi accosti al numero 102?...
-</p>
-
-<p>
-Senza aspettare la risposta, spinse Lupo
-al galoppo.
-</p>
-
-<p>
-— Arresta; gridò Silvio.
-</p>
-
-<p>
-La carrozza si fermò. Silvio si fe' condurre
-dinanzi all'abitazione del signor Verni; e
-quivi discese.
-</p>
-
-<p>
-— Uscirò da questa incertezza fatale,
-mormorava fra i denti salendo le scalinate.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Voi qui, signor Silvio! disse una voce
-daccanto a lui.
-</p>
-
-<p>
-— Voi, signor Verni!
-</p>
-
-<p>
-— Vi fa meraviglia?
-</p>
-
-<p>
-— Tutt'altro, vi cercavo.
-</p>
-
-<p>
-— A meraviglia; sono agli ordini vostri.
-</p>
-
-<p>
-— Voi uscite?
-</p>
-
-<p>
-— La mia solita passeggiata. E che cosa
-volevate dunque da me?
-</p>
-
-<p>
-— E la vostra signora moglie?
-</p>
-
-<p>
-— Sta bene; è uscita anch'essa.
-</p>
-
-<p>
-— Uscita....
-</p>
-
-<p>
-— Da un'ora, una visita ai suoi poverelli;
-quest'oggi è il sabbato. Attaccatevi
-al mio braccio, mi parlerete del vostro affare
-passeggiando.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<h2 id="cap11">XI.
-<span class="smaller"><i>Silvio ad Eugenio.</i></span></h2>
-</div>
-
-<p>
-«Non so darmene pace. Ed è possibile spingere
-la semplicità a questo punto? e voler
-ritessere di propria mano nuovi inganni alla
-mente, perchè ella asserisca ciò che non può
-pensare? Pure è questa da qualche giorno
-la mia tortura. E m'affatico stoltamente a
-<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span>
-deludere il mio buon senso, per poter credere
-ancora alla virtù di quella donna.
-</p>
-
-<p>
-La virtù, la virtù! sempre questa parola
-che enfia pomposamente le gote degli ipocriti;
-questa che noi chiamiamo virtù è maschera
-di più fino lavoro delle altre, ma maschera
-al pari delle altre; il mondo tutto è
-una mascherata ridicola; e chi non ha labbra
-da ghigni beffardi, non ha petto da starsene
-fra gli uomini e farà meglio ad andarsene.
-Poni la virtù sopra una bilancia, e
-dimmi quanto pesi; interroga i mercati, e
-che ti si dica il prezzo di questa merce;
-incontrerai molte virtù da vendere — ma la
-virtù non già, perchè non è cosa di terra — Se
-oggi ci venisse un istante, un usuraio
-la porrebbe all'incanto, e domattina l'avrebbero
-violata.
-</p>
-
-<p>
-Hai forse ragione, mio ottimo Eugenio;
-e in questo momento sono assai più disposto
-a convenire teco; ma sono ben otto giorni
-che mi arrovello a contraddirti e a persuadermi
-del contrario. Che vuoi? Sono oramai
-così debole, che mi appiglio ad ogni cosa
-che possa arrestarmi in qualche modo su
-questo fatalissimo pendio che mena all'apatia.
-Gli uomini sentono di buon'ora questo bisogno;
-<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span>
-se non che, quando si ha esuberanza
-di passioni e di forza, il dubbio sfiora il
-cuore senza passarlo; e se un disinganno
-tarpa le ali per un istante, bentosto la speranza
-le rinnova più robuste.
-</p>
-
-<p>
-La gioventù è l'inno dell'amore — si è
-giovani, e si ama — a qualunque prezzo,
-anche a prezzo del dolore e del sagrifizio — si
-ama perchè giovani, si è giovani perchè
-si ama.
-</p>
-
-<p>
-In questa effervescenza di vita e di affetti
-si esaurisce rapidamente la gioventù e l'amore — colla
-gioventù la forza, coll'amore
-la fede, però che la fede è un'amore.
-</p>
-
-<p>
-L'indifferenza, fredda, muta, desolata ci
-galoppa alle spalle; ieri era l'avvenire e il
-passato; oggi è l'oggi — inesorabilmente.
-</p>
-
-<p>
-Io lo sento, e vorrei sottrarmi a questa
-barbara legge, vorrei sottrarmi a me stesso,
-al peso della mia memoria e della inerzia
-della mia fantasia. Vorrei... oh! sì; strapparlo
-dal seno questo cuore impotente.
-</p>
-
-<p>
-Ecco forse perchè m'affanno a credere ancora
-alla virtù di Carlotta.
-</p>
-
-<p>
-È un fantasma vano, tu dici; che importa?
-è pur sempre una fede, è pur sempre un
-amore; non è più Carlotta che io domando
-<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span>
-al cielo, sono le mie passioni, i miei affetti,
-il mio cuore. Non è Carlotta, ma il pensiero
-di Carlotta.
-</p>
-
-<p>
-Ah! la memoria di quel giorno mi toglie
-il senno. Spingere a tal punto la perfidia;
-ingannare un uomo che non vive che di lei,
-che ella dice d'amare, con cui divide il tetto,
-la mensa e l'avvenire.... e ingannarlo per
-chi?
-</p>
-
-<p>
-Quel signor Verni è pure la buona persona;
-affettuoso, cortese, dignitosamente austero;
-ma che monta tutto ciò? egli è un
-marito; conviene che egli sia giudicato come
-tale, e amato come tale. Amato... sì; e non
-è possibile che io m'inganni. Carlotta ama suo
-marito... E perchè dunque?... Enigma tormentoso,
-indefinibile mistero del cuore d'una
-donna, chi mai saprà leggere nelle tue pagine
-capricciose?
-</p>
-
-<p>
-Mi sono recato più volte, dopo quella giornata,
-in casa di Carlotta. La vidi mesta, pallida,
-stravolta: tale un giorno, tale sempre.
-Che può ella avere che l'affanni? Il rimorso
-forse? Menzognera e meschina e falsa riparazione
-questa del rimorso... «La poveretta
-ha errato, ne soffre». Infamia, infamia; nissuna
-pietà per la colpa che mendica il perdono
-colle vesti del pentimento.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span>
-</p>
-
-<p>
-Se l'immagine della vostra colpa può tanto
-sull'animo vostro da rendervi infelice, perchè
-mai non potè arrestarvi prima di commetterla?
-«Un istante di debolezza». Verissimo.
-Ma poichè foste deboli nell'errare, siate
-forti nel subirne la penitenza — non vogliate
-lavare l'onta colle lagrime, la debolezza
-colla debolezza, il vizio colla menzogna.
-</p>
-
-<p>
-Quell'uomo, quel cavaliere Salvani, non è
-più venuto in casa Verni dopo quel giorno.
-M'ingannerei io dunque? Io sono pure lo
-stolto giocoliero ad affannarmi per ingannare
-me stesso. Potessi colle mie stupide querele
-arrestare un istante il fantasma della mia
-fede, e morire con essa! Morire benedicendo
-ed amando, morire col pensiero di lei, coll'immagine
-di lei dinanzi agli occhi, la
-mia bocca fremente sulla sua fronte purissima...
-la sua fronte purissima!... Irridimi cinico,
-irridimi; la tua beffa non può ferire il
-mio delirio».
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<h2 id="cap12">XII.
-<span class="smaller"><i>Silvio ad Eugenio.</i></span></h2>
-</div>
-
-<p>
-«Ancora.... sì, ancora di lei; ne ho la
-mente piena, ne ho il cuore pieno. Non
-<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span>
-posso nulla contro la prepotenza di questo
-affetto.
-</p>
-
-<p>
-Le dure parole della tua ultima di
-dieci giorni fa mi hanno ferito vivamente
-nel mio amor proprio. Ho voluto aspettare
-a risponderti per dirti: «Rifaccio i tuoi passi,
-sarò ad Huesca quanto prima...» Che mi rattiene
-ora dal farlo? Lo ignoro, ma mi è
-tuttavia impossibile abbandonare Milano. E
-d'altra parte abbandonare una città non è
-abbandonare i nostri affetti, le nostre memorie;
-e se potessi spogliarmi di queste,
-non vorrei allontanarmi da Milano.
-</p>
-
-<p>
-È la centesima volta che io giuro a me
-stesso di non rivederla più; questa volta
-mancò poco che io riuscissi, e sarebbe stato
-merito tuo. Non è mia colpa se il mio proposito,
-ed era saldissimo, ha fallito; giudicane
-tu stesso.
-</p>
-
-<p>
-Erano quindici giorni che non era stato
-in casa di Carlotta; non vi sarei andato più;
-se non fossero bastate le mie forze, avrei
-riparato nelle tue braccia per sottrarmi ad
-ogni tentazione. Propositi saggi, tu lo vedi.
-Questa mattina sono stato svegliato da un
-raggio di sole, e mi sono levato meno triste.
-Ho aperto le finestre, e un'onda di lieti
-<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span>
-pispigli ha invaso la mia piccola casa. Razza
-spensierata quei passeri! Uscii meglio disposto
-a sopportare la noia di me medesimo.
-</p>
-
-<p>
-Ho gironzato alcune ore senza pensiero; mi
-sono cacciato dappertutto; ho guardato con
-molta attenzione le mostre dei negozii, ed
-ho interrogalo con insistenza il volto dei
-passanti. «Costoro sono tutti galantuomini,
-mi sussurrava il mio demonio; camminano
-a due a due; e si danno il braccio, e cianciano.
-Cianciano tutti, e di che mai? Vedi
-soave ricambio di sentimenti!»
-</p>
-
-<p>
-Ascoltavo stupefatto le rotte frasi dei loro
-discorsi, e tentavo indovinarne il senso.
-Buona occupazione per gli sfaccendati; ma
-per me era più che un'occupazione, era meraviglia;
-e ti giuro che ce ne volle prima
-che mi ricordassi che appartengo anch'io
-alla razza dei galantuomini.
-</p>
-
-<p>
-Suonava il mezzogiorno, e senza avvedermene
-io m'era spinto entro i viali serpeggianti
-dei giardini. Le belle anitrelle! le
-belle magnolie! e sopratutto i bei raggi di
-sole!
-</p>
-
-<p>
-Guardai innanzi a me — povero mio
-cuore! — era dessa!
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span>
-</p>
-
-<p>
-Veniva lentamente appoggiata al braccio
-di suo marito. Il mio primo pensiero, credilo,
-fu quello di sfuggirla, e girai intorno
-la sguardo ricercando un sentiero per la
-mia fuga; ma essi mi avevano già visto.
-</p>
-
-<p>
-Carlotta era pallida, abbattuta, come se
-fosse uscita appena allora di malattia; il suo
-profilo s'era allungato, e i suoi grandi occhi
-pareano ingrossati più ancora, e guardavano
-con sguardi così languidi... Ma io
-sono pur sciocco a intrattenere il tuo cinismo
-di queste miserie.
-</p>
-
-<p>
-Mi salutarono per i primi; il rossore mi
-salì alle guancie.
-</p>
-
-<p>
-Domandai notizie della salute di Carlotta,
-balbettai alcune scuse per non
-essermi più recato in casa loro. Non
-udii le loro parole di rimprovero; ma mi
-parvero tali. Dolci rimproveri!
-</p>
-
-<p>
-Quel signor Verni è proprio una carissima
-persona, e sua moglie così bella! Io
-vorrei pure amarli entrambi...
-</p>
-
-<p>
-Mi accompagnai un breve tratto con essi,
-e vollero farmi promettere che sarei
-andato a far loro visita. Promisi. Poteva
-io non farlo?
-</p>
-
-<p>
-Ed ora? Tutt'oggi non ho fatto che pensare
-<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span>
-ad essa: ho ripetuto mille volte ogni
-sua parola. È così dolce la sua voce! Ne
-sento ancora l'armonia, come fremito d'arpa
-lontana. Ho dimenticato i miei passeri; il
-loro cinguettìo mi è indifferente, quasi importuno;
-e se penso alla gioia d'essere amato
-da quella donna e udirlo ripetere dalle suo
-labbra... credo che impazzirei.
-</p>
-
-<p>
-E dire!... ah, perchè non posso io contemplare
-un istante questa cara visione,
-senza che vi si mesca quell'orribile pensiero?
-E se io la calunniassi, se non fosse lei
-quella che ho veduto? Incertezza crudele.
-</p>
-
-<p>
-Ritornerò, sì, ritornerò nella sua casa;
-un'ultima volta, e ti prometto che avrò fatto
-prima le mie valigie. E sarò teco a dividere
-la solitudine di quel dannato paese più presto
-che tu non immagini; e ci consoleremo
-a vicenda».
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<h2 id="cap13">XIII.</h2>
-</div>
-
-<p>
-Silvio lasciò passare alcuni giorni senza
-sapersi risolvere a ritornare in casa di Carlotta.
-</p>
-
-<p>
-Se avesse dovuto ascoltare la voce della
-sua passione, egli vi si sarebbe recato molto
-<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span>
-prima, e già più volte era stato per arrendersi
-al desiderio; ma poichè egli aveva
-promesso ad Eugenio, e più a sè stesso,
-che quella visita sarebbe stata l'ultima, non
-aveva ritrovato ancora dentro di sè tanta
-forza da appigliarsi a quell'estremo partito.
-</p>
-
-<p>
-Se non che suole avvenire delle anime
-deboli che spesso s'inducano dopo molta
-riluttanza ad affrontare un dolore, solo perchè
-non hanno forza di ribellarsi ad una
-determinazione presa. La scrupolosa osservanza
-delle promesse che gli uomini fanno
-a sè stessi, non è sempre, nè per tutti gli
-uomini, indizio di forza; anzi lo <i>scrupolo</i> è
-sempre debolezza. L'indugiare è una lotta,
-ma la lotta del debole; l'adempiere dopo
-l'indugio è un arrendersi dopo la lotta; novello
-indizio di debolezza.
-</p>
-
-<p>
-Una mattina Silvio si alzò giurando che
-al pomeriggio sarebbe andato da Carlotta, e
-che il domani avrebbe lasciato Milano.
-</p>
-
-<p>
-Non erano ancora lo due dopo mezzogiorno,
-ed egli entrava nel portone del palazzo
-Verni.
-</p>
-
-<p>
-Su per le scale immaginò l'imbarazzo che
-avrebbe provato dinanzi a Carlotta, quando
-<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span>
-egli si fosse lasciato cogliere alla sprovveduta;
-però si premunì disponendo il corpo
-a certa disinvolta noncuranza, che, secondo
-i suoi calcoli, doveva fare una profonda impressione.
-</p>
-
-<p>
-Carlotta era sola.
-</p>
-
-<p>
-Sebbene Silvio fosse venuto con animo di
-salutare anche quel buon uomo del signor
-Verni, questa notizia gli fece piacere, e sentì
-ad un tratto svanire gran parte di quella
-forza fittizia su cui egli aveva riposato così
-securamente. Ad ogni modo non si diede
-per vinto, e col più insulso cinguettìo di
-cui fosse capace, domandò a Carlotta della
-sua salute, della preziosa salute del signor
-Verni. Carlotta s'era rimessa completamente,
-e il signor Verni era sempre
-stato a meraviglia. Silvio assicurò d'esserne
-lietissimo; e continuò a dire con
-una rapidità prodigiosa di cento ultime
-notizie che Carlotta ascoltava colla più bella
-grazia di questo mondo.
-</p>
-
-<p>
-— Rimessa completamente — andava intanto
-ripetendo fra sè e sè, e gettava alla
-sfuggita uno sguardo sul viso fresco e rosato
-della vaga creatura, non osando contemplarla
-per paura di perderci il suo frasario.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Io parto — disse alla fine con aria distratta.
-</p>
-
-<p>
-— Partite! esclamò Carlotta con accento
-di sorpresa.
-</p>
-
-<p>
-Silvio stava per aggiungere qualche cosa,
-ma levando gli occhi s'incontrò in quelli di
-Carlotta che lo guardavano con una strana
-espressione di mestizia. Allora fu perduto,
-s'ingarbugliò, balbettò frasi sconnesse, poi
-non disse più nulla.
-</p>
-
-<p>
-Carlotta continuava a guardarlo sott'occhi;
-forse ella aveva letto nell'anima di lui, e
-quello sguardo rivelava la pietà.
-</p>
-
-<p>
-Ma l'immaginazione degli innamorati ha
-le ali più robuste e s'accompagna nei voli
-colla speranza.
-</p>
-
-<p>
-Per Silvio quello sguardo voleva dire ben
-altro; era un amore corrisposto, una fiamma
-celata, era il profumo che tradiva un
-affetto dissimulato. Tremante e pallido egli
-ricercò quello sguardo avidamente.
-</p>
-
-<p>
-Carlotta volse gli occhi altrove. Era un
-riguardo; e tuttavia Silvio ne fu addolorato.
-Vi fu un istante di silenzio.
-</p>
-
-<p>
-— Noi siamo pur soli — pensò Silvio; io
-potrei...
-</p>
-
-<p>
-— Lasciate Milano per molto tempo? — domandò
-Carlotta all'improvviso.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Lo ignoro... Dipenderà dalle circostanze.
-</p>
-
-<p>
-Carlotta aveva strappato un giacinto bianco
-da un piccolo vaso, e lo sfogliava lasciandone
-cadere i petali sulle sue ginocchia.
-Silvio stava muto a guardarla.
-</p>
-
-<p>
-La sua posizione diventava sempre più
-imbarazzata; ma egli non se ne accorgeva
-più; non temeva più il ridicolo; non cercava
-più di celare sotto un'apparenza fredda
-e contegnosa il tormento della sua passione.
-</p>
-
-<p>
-Si era svelato, e lo sapeva. Non aveano
-detto parola, e pure s'erano compresi. Egli
-aveva detto l'amore; essa la pietà. Il silenzio
-ha delle grandi rivelazioni. Carlotta aveva
-pietà di lui; non poteva più dubitarne. Era
-bastato un momento ad apprendergli tutto,
-a farlo ricadere dall'altezza delle sue fantastiche
-speranze, nella rassegnazione dell'uomo
-che non domanda altro che il compianto.
-Uno sguardo aveva sprigionato nel
-suo petto i sogni e le ebbrezze del desiderio
-e dell'amore, uno sguardo lo aveva ricacciato
-nel suo nulla.
-</p>
-
-<p>
-In questo breve periodo di folle abbandono
-egli aveva perduto la sola forza che
-potesse contrapporre allo slancio della sua
-<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span>
-passione, la maschera d'indifferenza sotto
-cui aveva celato il suo cuore.
-</p>
-
-<p>
-Tuttavia la pietà della donna che si ama
-è un gran conforto per le sventure degli
-amanti; v'ha in essa un profumo soave, una
-dolcezza lusinghiera che compensa in certo
-modo del rifiuto dell'amore. Forse anche la
-pietà è amore; però le donne che vivono
-per amare, allora che non amano, compiangono.
-</p>
-
-<p>
-Silvio s'era spogliato dell'orgoglio dell'uomo,
-e s'inchinava a raccogliere gli sguardi
-di quella pietosa. In quel punto non ricercava
-di più; gli pareva follia che si potesse
-preferire l'amore colpevole, alla virtuosa
-dolcezza di quel compianto.
-</p>
-
-<p>
-— Forse ella mi avrebbe amato — pensò.
-Povero conforto per la vanità delle anime
-volgari; grande per la vanità delle anime
-elette.
-</p>
-
-<p>
-— Dove andate? domandò ancora Carlotta.
-</p>
-
-<p>
-— Che so io? In Ispagna forse, viaggierò
-per distrarmi. Vi è forse ancora disseminata
-pel mondo qualche gioia elio possa pagare
-l'aridità della mia vita presente. Cercherò.
-</p>
-
-<p>
-Silvio sorrideva senza amarezza; quelle
-parole gli venivano dal cuore.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Ne avete diritto: aggiunse Carlotta.
-Voi siete giovine.
-</p>
-
-<p>
-E pronunziò queste parole con tale accento
-di mestizia, che Silvio ne rimase colpito.
-</p>
-
-<p>
-— I dolori invecchiano, disse Silvio.
-</p>
-
-<p>
-— È vero, i dolori invecchiano.
-</p>
-
-<p>
-Per alcun tempo si rifecero mutoli. Silvio
-non cercava di rompere il silenzio;
-quel silenzio era per lui la sola cosa che
-dava ai suoi rapporti con Carlotta quella tinta
-di confidenza che gli era così cara.
-</p>
-
-<p>
-— Viaggiate solo?
-</p>
-
-<p>
-— Solo.
-</p>
-
-<p>
-— Fate conto di ritornare a Milano?
-</p>
-
-<p>
-— Lo spero.
-</p>
-
-<p>
-— Ci rivedremo.
-</p>
-
-<p>
-Silvio non rispose; e levò gli occhi al
-cielo.
-</p>
-
-<p>
-— Vostro marito? domandò poi commosso.
-</p>
-
-<p>
-— È uscito.
-</p>
-
-<p>
-— Avrei avuto caro di salutarlo.
-</p>
-
-<p>
-— Si offenderebbe se non lo faceste.
-Egli vi stima; gli siete simpatico.
-</p>
-
-<p>
-— Egli!
-</p>
-
-<p>
-— A qual giorno è fissata la vostra partenza?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Più presto che mi sarà possibile. Vedrò
-vostro marito.
-</p>
-
-<p>
-La conversazione morì un'altra volta
-sulle loro labbra; ma le loro anime parlavano
-un linguaggio ben più eloquente.
-</p>
-
-<p>
-Ella scherzava col gambo sfogliato del
-giacinto; egli guardava i petali caduti sul
-tappeto. Pensavano entrambi, entrambi mesti
-e pronti a sorridere di quel sorriso che
-fa così bella la mestizia. Una soave intimità
-non rivelata da prima spirava dai loro
-atti. Si conoscevano appena e pure potevano
-leggere nel pensiero l'un dell'altro.
-</p>
-
-<p>
-Silvio pensava a raccogliere i petali del
-giacinto; Carlotta si levò a metà, e battendo
-sulla veste, fece cadere quei petali che vi
-si erano attaccati. Silvio s'inchinò lentamente
-e li raccolse; risollevandosi incontrò
-il volto sereno di Carlotta. Non s'era offesa
-dell'audacia, ed egli lo sapeva.
-</p>
-
-<p>
-— Li terrò sempre meco, disse Silvio
-sorridendo; mi porteranno fortuna.
-</p>
-
-<p>
-— Sono fiori melanconici i giacinti.
-</p>
-
-<p>
-— Li avrò più cari per questo. Mi faranno
-sovvenire di voi.... Siete così bella!....
-aggiunse scuotendo il capo mestamente.
-</p>
-
-<p>
-Carlotta tacque.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span>
-</p>
-
-<p>
-In quel punto un servo venne ad annunziare
-il cavaliere Salvani. A quel nome due
-grida morirono soffocate sulle labbra di
-Silvio e di Carlotta. Si guardarono in volto,
-entrambi muti e tremanti. In quello sguardo
-smarrito Silvio lesse la condanna che
-il dubbio aveva sempre trattenuto nel suo
-cuore. Quella donna meritava il suo disprezzo.
-</p>
-
-<p>
-Il cavaliere Salvani entrò, e si tenne ritto
-un istante sull'uscio senza inoltrarsi. Carlotta
-pareva oppressa da un'ansia mortale.
-</p>
-
-<p>
-— Io vi lascio, le disse Silvio; e fe' atto
-di allontanarsi.
-</p>
-
-<p>
-Carlotta levò gli occhi verso di lui, come
-ad implorare la sua pietà e pregarlo di
-fermarsi.
-</p>
-
-<p>
-Silvio non intese, o non volle; salutò, ed
-uscì.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<h2 id="cap14">XIV.</h2>
-</div>
-
-<p>
-Non era facile cosa abbandonare quella
-casa; però Silvio non fu appena sulla via, che
-conobbe come quell'impresa fosse superiore
-alle sue forze. Avrebbe desiderato che una
-furia lo avesse trascinato seco, e tanto per
-<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span>
-dar prova della sincerità delle sue intenzioni,
-si mosse a passi agitati.
-</p>
-
-<p>
-Ma la sua gelosia era più forte del suo
-sdegno, e gli troncò inesorabilmente il cammino.
-</p>
-
-<p>
-Ritornò indietro lentamente, ma colla
-tempesta nel cuore. Che aveva in animo di
-fare? Egli non aveva ancora risposto a questo
-quesito. Cento propositi insensati turbinavano
-nella sua mente; non accettava, non
-respingeva nulla. Venuto dinanzi alla casa
-di Carlotta, egli si sentì crescere lo sdegno;
-collo sdegno il disprezzo. — Volle fuggire
-un'altra volta, ma non si mosse. Levò il capo
-e guardò le finestre, come ad interrogarle
-dei misteri che esse nascondevano. Allora in
-un lampo più forte d'ira, pensò di risalire
-le scale, di sorprendere quell'uomo, d'insultarlo,
-di strapparlo a forza dalle braccia di
-Carlotta. Ma quali diritti poteva egli vantare
-per far ciò? Diritti! V'era pure chi ne aveva....
-il signor Verni! E perchè non l'avrebbe
-egli avvisato, perchè non sarebbe andato in
-cerca di lui a dirgli: «badate, vostra moglie
-v'inganna?» E Carlotta? Che sarebbe
-stato di lei? E poi, scendere a tale bassezza,
-farsi delatore, forse calunniatore.... Infine egli
-<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span>
-non aveva la certezza. Poteva ben essere che
-altri misteriosi legami unissero quell'uomo
-a Carlotta. Amante od amico, sarebbe stato
-accolto con piacere. Tale adunque non era,
-poichè Carlotta aveva dimostrato il contrario.
-</p>
-
-<p>
-Ritessè nella mente tutta la tela dei suoi
-sospetti, e disse a sè stesso che Carlotta
-avrebbe potuto essere colpevole, ma non ingannatrice.
-</p>
-
-<p>
-Sentire un affetto illegittimo è della debolezza
-della donna, mascherarlo colla simulazione
-è bassezza. Carlotta non sarebbe stata
-capace di tradimento; però se ella mostrava
-d'amare suo marito, lo amava. Ma intanto
-il tempo passava, e quell'uomo.... Le smanie
-di Silvio diventavano più violente. E si rifaceva
-da capo ai suoi vaneggiamenti. I suoi
-sguardi ricercavano ancora le finestre di
-quella camera in cui egli aveva visto morire
-le sue ultime speranze. Ahi! Le sue ultime
-illusioni morivano in quegli sguardi.
-</p>
-
-<p>
-Un uomo entrò in quel punto nel portone
-di quella casa. Silvio lo vide, lo riconobbe;
-era il signor Verni.
-</p>
-
-<p>
-— Lui! sclamò tenendosi istintivamente
-alla parete per non essere veduto; e in un
-baleno l'immagine di ciò che stava per succedere
-<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span>
-illuminò la sua mente agitata. Vide
-Carlotta pallida e tremante sotto il rimprovero;
-la pace di lei, la pace di lui distrutte
-ad un tratto.... Egli era ancora in tempo; poteva
-arrestare quell'uomo, fermarlo alcuni minuti,
-trattenerlo ad ogni costo nella sua ignoranza
-confidente, e risparmiare l'avvilimento
-a Carlotta.
-</p>
-
-<p>
-Mosse alcuni passi spinto da un impeto
-generoso, ma si trattenne.
-</p>
-
-<p>
-Aveva pensato ancora a quell'uomo, a quell'odiato
-rivale, cui la sua generosità insensata
-avrebbe prolungato il godimento, ed
-assicurato forse per sempre il possesso di
-Carlotta. Si sentì smarrire le forze e stette
-un istante dubbioso. Intanto il signor Verni
-scomparve; Silvio non attese più oltre e gli
-si slanciò dietro; ma non ebbe appena toccato
-l'ingresso della casa, che s'arrestò
-un'altra volta, e cacciandosi le mani nei
-capelli:
-</p>
-
-<p>
-— È impossibile, è impossibile, ripetè
-con voce rotta; non posso farmi complice
-di questo tradimento.
-</p>
-
-<p>
-Stette alcun tempo cogli occhi fissi sul
-terreno; un rumore di passi che scendevano
-le scale lo tolse al suo ansioso vaneggiare.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span>
-</p>
-
-<p>
-Per non essere sorpreso in quel luogo e
-in quell'atteggiamento, si allontanò. N'ebbe
-appena il tempo, che il cavalier Salvani uscì.
-</p>
-
-<p>
-Silvio lo vide e si sentì serrare il cuore.
-</p>
-
-<p>
-Non v'era più dubbio; l'arrivo del marito
-poneva in fuga l'amante. Che cosa dunque era
-avvenuto? A quel pensiero si sentì mordere
-il seno dal rimorso...
-</p>
-
-<p>
-Tuttavia l'andatura di quell'uomo era calma
-ed indolente.
-</p>
-
-<p>
-Silvio guardò ancora una volta alle finestre
-di Carlotta. Vide i vasi dei ciclamini, e
-contemplò con occhio umido di pianto le
-poche foglie di giacinto che gli rimanevano.
-</p>
-
-<p>
-Una lagrima spuntò a forza sul suo ciglio;
-egli la deterse dispettoso, ma il suo cuore
-sanguinava.
-</p>
-
-<p>
-Come fu solo, pose dinanzi a sè quelle
-foglie di giacinto, le sole reliquie del suo
-amore.
-</p>
-
-<p>
-Egli era solo, nessuno poteva vedere le
-sue lagrime, e pianse.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<h2 id="cap15">XV.</h2>
-</div>
-
-<p>
-Quella notte Silvio non dormì; l'immagine
-di Carlotta gli era sempre in mente, pallida,
-muta, inesorabile come fantasma.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span>
-</p>
-
-<p>
-Balzò più volte di letto, e passeggiò a gran
-passi per la camera; ma inutilmente; quel
-pensiero importuno lo seguiva dovunque.
-</p>
-
-<p>
-Nel suo delirio si fece cento volte alle
-vetrate delle finestre, sperando di vedere
-spuntare il giorno.
-</p>
-
-<p>
-— Eterna notte! — ripetè con voce cupa; — fosse
-l'ultima!
-</p>
-
-<p>
-Verso il mattino cadde sfinito dalla stanchezza
-sul suo letto; si sentiva premere la
-fronte come da un cerchio di fuoco; tuttavia
-non trovò sonno. A poco a poco la luce
-ridestò la vita nella città; rumore di carri
-e schiudere d'imposte, e voci aperte e serene
-nella via, ma non un raggio di sole.
-</p>
-
-<p>
-Silvio non poneva mente a nulla; cogli
-occhi socchiusi, vaneggiava fra le chimere
-di un assopimento fantastico. Egli sognava
-e pensava; il sonno e la veglia alternavano
-bizzarramente le loro immagini. Questo stato
-durò qualche ora.
-</p>
-
-<p>
-Quando Silvio si scosse era assai tardi.
-Levò il capo, e si guardò intorno come istupidito.
-</p>
-
-<p>
-Poco dopo si accostò come un automa alla
-finestra, e guardò sulla via, poi al cielo, un
-cielo plumbeo, senza luce e senza azzurro.
-<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span>
-Aprì un antico forziere, e ne trasse alcune
-valigie di cuoio che gettò nel mezzo della
-stanza. Vuotò i cassetti dei suoi mobili, e
-cacciò ogni cosa alla rinfusa in quelle valigie.
-Questa occupazione non richiese gran
-tempo.
-</p>
-
-<p>
-— La Spagna è un paese d'avventure — disse
-a voce alta come se qualcuno fosse
-testimonio della sua millanteria — vedrò le
-sue donne e i suoi puledri.
-</p>
-
-<p>
-Il suono della sua voce gli cagionò una
-specie di terrore; ammutolì.
-</p>
-
-<p>
-— Eugenio è un buon amico — aggiunse
-poco dopo a voce sommessa.
-</p>
-
-<p>
-In quel punto un raggio di sole uscì dalle
-nuvole, e illuminò d'una tinta di porpora le
-pareti della camera.
-</p>
-
-<p>
-— Sia benedetto! — sciamò Silvio — Or
-via, le mie valigie sono pronte, non mi rimane
-che salutare i pochi amici...
-</p>
-
-<p>
-I pochi amici erano veramente pochi, e
-si riducevano a tre o quattro antichi compagni
-d'orgia che egli aveva dimenticato da
-un pezzo, e che rammentava tanto per far
-numero, e al signor Verni. La curiosità più
-che l'amicizia lo richiamava in quella casa;
-e più ancora il bisogno di uscire da ogni
-<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span>
-incertezza, e forse la speranza di riacquistare
-una fede perduta.
-</p>
-
-<p>
-— Porterò meco il disprezzo, ovvero la
-memoria incontaminata di Carlotta.
-</p>
-
-<p>
-Il suo cuore aggiungeva in segreto: «la
-rivedrò ancora una volta.»
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<h2 id="cap16">XVI.</h2>
-</div>
-
-<p>
-Il primo sguardo di Silvio ricercò tutto
-intorno pella camera; il signor Verni era
-solo.
-</p>
-
-<p>
-— Che sarà di Carlotta? — pensò.
-</p>
-
-<p>
-Il signor Verni si disse lieto di veder Silvio;
-lo riceveva nelle sue camere, senza cerimonie,
-perchè fra amici non si doveva badar
-tanto all'etichetta; del resto la sua salute
-era floridissima, e in quella notte avea
-dormito saporitamente; tutte belle cose che
-empievano di giubilo il cuore di Silvio, il quale
-per non essere da meno assicurava alla sua
-volta il signor Verni che la sua vita era un
-bocciuolo di rosa.
-</p>
-
-<p>
-— Che sarà di Carlotta? — domandò a
-sè stesso un'altra volta.
-</p>
-
-<p>
-Per quanto egli continuasse ad interrogarne
-le pareti di quella camera, non gli
-<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span>
-veniva fatto di veder chiaro in quell'enigma.
-</p>
-
-<p>
-Il volto del signor Verni non ne diceva di
-più; anzi la sua stessa serenità era un'enigma.
-Ma Silvio non era uomo da lasciarsi
-prendere alla prima apparenza, e volle andare
-più in fondo.
-</p>
-
-<p>
-— La vostra signora moglie? — domandò
-Silvio.
-</p>
-
-<p>
-— Ottimamente; è uscita.
-</p>
-
-<p>
-Questa risposta era stata fatta con molta
-franchezza; Silvio riputandosi avveduto compiangeva
-in cuore i meschini artifizii di una
-inutile dissimulazione; del resto conveniva
-che quel signor Verni dissimulava assai
-bene.
-</p>
-
-<p>
-— L'ho vista ieri, dopo il mezzodì — soggiunse
-lentamente, e guardava in volto il
-signor Verni.
-</p>
-
-<p>
-Aggiuntavi una certa titubanza e un po' d'angoscia,
-il suo sguardo pareva volesse dire: <i>ti
-ci colgo</i>. Ma il signor Verni non si sgominò
-punto, e rispose semplicemente:
-</p>
-
-<p>
-— Lo so.
-</p>
-
-<p>
-— Se lo sa, sillogizzò Silvio fra sè e sè,
-qualcuno devo averglielo detto; e se questo
-qualcuno è Carlotta, assai probabilmente
-<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span>
-non è avvenuto nulla di quanto io ho immaginato.
-</p>
-
-<p>
-Allora si ricordò dello scopo principale
-della sua visita, e senza attendere interrogazioni,
-disse mutando tuono:
-</p>
-
-<p>
-— Io sono qui per salutarvi.
-</p>
-
-<p>
-— Che dite?
-</p>
-
-<p>
-— Io parto.
-</p>
-
-<p>
-— Voi?
-</p>
-
-<p>
-— Non lo sapevate?
-</p>
-
-<p>
-E Silvio sillogizzò ancora, e conchiuse che
-se il signor Verni non sapeva nulla della
-sua partenza, non poteva neppure aver saputo
-da Carlotta della sua visita del giorno
-prima.
-</p>
-
-<p>
-— E dove intendete andare?
-</p>
-
-<p>
-— In Spagna.
-</p>
-
-<p>
-— Il paese degli amori.
-</p>
-
-<p>
-— E degli occhi neri.
-</p>
-
-<p>
-— Che ci andate a fare?
-</p>
-
-<p>
-— In cerca d'impressioni.
-</p>
-
-<p>
-— Ne incontrerete molte, non avrete che
-a raccogliere.
-</p>
-
-<p>
-E qui il signor Verni assicurava Silvio che
-egli lo avrebbe accompagnalo volontieri in
-quel viaggio se non avesse avuto la moglie.
-</p>
-
-<p>
-— Peccato — disse Silvio.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Ch'io abbia moglie?
-</p>
-
-<p>
-— Che non possiate accompagnarmi.
-</p>
-
-<p>
-Il signor Verni era imperturbabile; interrogava
-e rispondeva con una serenità che
-faceva rovinare ad ogni tratto gli edifizii
-della mente di Silvio.
-</p>
-
-<p>
-— Non vi è dubbio, è avvenuto qualche
-cosa, pensava quest'ultimo, parendogli d'aver
-colto al volo una contrazione amara delle
-labbra, o un corrugare di sopracciglia, indizii
-poco lusinghieri sulla faccia d'un marito. Ma
-il signor Verni sorrideva con tanta bonomia,
-che era assolutamente impossibile durare in
-quel pensiero.
-</p>
-
-<p>
-— Non è avvenuto nulla, concludeva Silvio.
-E così da capo più d'una volta.
-</p>
-
-<p>
-Dopo aver parlato di viaggi d'ogni specie,
-e aver passato in rassegna i costumi spagnuoli,
-incominciando dalla <i>Donna</i> e dal <i>Caballero</i>
-fino ai <i>guitarreros</i> e ai suonatori di
-<i>mandolino</i>, il signor Verni, che era mostruosamente
-erudito, trasportò Silvio sulle vette
-della <i>Sierra Nevada</i>, e naturalizzò con lui,
-indicandogli la vegetazione sottostante, e
-cento altre cose così belle, che se Silvio
-non avesse avuto in animo d'andare in
-Spagna, se ne sarebbe sentito struggere di
-<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span>
-voglia; e a starsene in Italia più oltre, si
-sarebbe ammalato di nostalgia. Ed io giuro
-che mai marito fu più eloquente e più fortunato
-nello sbarazzarsi d'un pericolo pella
-castità del suo talamo.
-</p>
-
-<p>
-Silvio stava per accommiatarsi.
-</p>
-
-<p>
-— Saluterete per me la vostra signora.
-</p>
-
-<p>
-— Non mancherò di farlo.
-</p>
-
-<p>
-E qui una stretta di mano. D'improvviso
-il signor Verni si battè la fronte. S'era
-dimenticato di un piccolo affare, in cui forse
-la bontà del signor Silvio avrebbe potuto
-tornargli utile.
-</p>
-
-<p>
-«Silvio, pensate! non domandava di meglio
-che di favorire la bontà del signor
-Verni».
-</p>
-
-<p>
-— Voi non partite che domani?
-</p>
-
-<p>
-— Così conto di fare. Le mie valigie sono
-già all'ordine.
-</p>
-
-<p>
-— A che ora contate di partire?
-</p>
-
-<p>
-— Alle due pomeridiane.
-</p>
-
-<p>
-— È inutile, non posso farvi perdere la
-mattina; non ne parliamo più.
-</p>
-
-<p>
-— Vi pare? La mia partenza non è che
-allo stato di progetto, posso differire.
-</p>
-
-<p>
-— Non mette il conto.
-</p>
-
-<p>
-— Del resto le mie ore del mattino sono
-<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span>
-perfettamente libere; un paio di visite, ed
-è l'affar di mezz'ora.
-</p>
-
-<p>
-— Il mio sarebbe per l'appunto l'affar di
-mezz'ora.
-</p>
-
-<p>
-— Vedete! Dite dunque, in che posso servirvi?
-</p>
-
-<p>
-— Un'inezia; domani mattina ho uno
-scontro...
-</p>
-
-<p>
-— Un duello?
-</p>
-
-<p>
-— Un'inezia; e siccome non è gran tempo
-che io sono a Milano, ed avrei caro che le
-mie parti fossero trattate da <i>amici</i>, così...
-</p>
-
-<p>
-— Sarò vostro padrino, disse Silvio agitato,
-e guardava il viso del signor Verni.
-E chi è il vostro avversario?
-</p>
-
-<p>
-— Non so se voi lo conosciate, il cavalier
-Salvani.
-</p>
-
-<p>
-Silvio impallidì.
-</p>
-
-<p>
-— Lo conoscete?
-</p>
-
-<p>
-— Lo conosco.
-</p>
-
-<p>
-— Un gentiluomo.
-</p>
-
-<p>
-— E la ragione?....
-</p>
-
-<p>
-— Un'inezia, ve l'ho detto. Il cavalier
-Saivani si ostinava a credere che l'attuale
-ministro salverebbe il paese; ed io mi ostinava
-a dire che lo perderebbe. La politica
-è sempre perniciosa per le teste vulcaniche.
-<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span>
-Ne ho fatto esperimento, e dico che è meglio
-l'amore. Ci siamo scaldati un poco, egli
-mi ha detto con un giro di parole graziosissimo
-qualche cosa che è sinonimo di
-<i>cretino</i>, ed io altrettanto; per rincarire la
-dose ho fatto vedere che io l'avevo in conto
-d'uomo <i>illiberale</i>; ho parlato dell'<i>altezza
-dei tempi</i>.... Il cavaliere ha spiegazzato fremendo
-un paio di guanti, ho indovinato di
-che si trattava, e l'ho trattenuto dicendogli
-che gli avrei mandato i miei padrini... Ecco
-il fatto.
-</p>
-
-<p>
-E il signor Verni rideva delle sue parole,
-gaio e spensierato come un fringuello. Silvio
-non rideva più.
-</p>
-
-<p>
-— Ho avuto in mente, soggiungeva il signor
-Verni, di rappattumarmi con quell'uomo,
-per non dare al pubblico questo spettacolo
-insipido di due galantuomini che si
-tagliano le braccia per porre in salvo l'onore.
-Ma non ho saputo essere così forte
-da lottare contro il pregiudizio. Si direbbe
-di me che sono un vigliacco; non è egli
-vero?
-</p>
-
-<p>
-Tutto questo dialogo era avvenuto sul limitare
-della porta. Silvio domandò dell'abitazione
-del Salvani; si tolse il carico di
-<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span>
-pensare a tutto, ed uscì col cuore angosciato.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<h2 id="cap17">XVII.</h2>
-</div>
-
-<p>
-Carlotta era colpevole. Silvio aveva finalmente
-questa certezza crudele. Invano la
-speranza ritentava ancora le suo magiche
-lusinghe; l'animo suo era chiuso inesorabilmente.
-Illudersi ancora sarebbe stato
-mentire a sè medesimo.
-</p>
-
-<p>
-Tuttavia, e benchè vi fosse stato preparato,
-il suo cuore era angosciato.
-</p>
-
-<p>
-Rammentava ancora, non per discolpare
-Carlotta, ma per legittimare la propria cecità,
-il contegno severo di quella leggiadrissima
-creatura, l'espressione di candore che spirava
-dai suoi occhi, l'amore dimostrato con
-tanta apparenza di sincerità, e forse con
-sincerità, pel marito. Era cosa da impazzire!
-pensare che quella donna così giovane, così
-bella, così felice ed amata, avesse potuto
-dimenticare ogni cosa per abbandonarsi
-nelle braccia di un uomo come il cavalier
-Salvani.
-</p>
-
-<p>
-Questo pensiero atroce martellò gran
-tempo la testa agitata di Silvio. A poco a
-poco però venne rasserenandosi.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span>
-</p>
-
-<p>
-L'amore non corrisposto o si perpetua
-coll'entusiasmo melanconico, o si spegne
-rapidamente col disprezzo.
-</p>
-
-<p>
-L'anima di Silvio seppe disprezzare.
-</p>
-
-<p>
-Andò in quella stessa sera presso il cavalier
-Salvani; s'accordò coi padrini, e il
-duello fu fissato in tutti i suoi particolari.
-</p>
-
-<p>
-Poi andò a dormire, pregando il cielo per
-il signor Verni.
-</p>
-
-<p>
-Quella notte, tra per la veglia dell'antecedente,
-e forse un poco perchè la sua guarigione
-era incominciata, dormì sonni profondi,
-e sognò che il signor Verni con un
-fendente fortunato aveva accorciato le orecchia
-del cavaliere.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<h2 id="cap18">XVIII.</h2>
-</div>
-
-<p>
-Alla mattina si levò di buon'ora, e secondo
-l'accordo fatto andò in casa del signor Verni.
-Lo trovò pronto.
-</p>
-
-<p>
-Per la prima volta Silvio pensava al pericolo
-cui quell'uomo andava incontro, pensava
-a Carlotta che n'era stata causa, e non sapea
-darsene pace. E tuttavia se egli guardava in
-volto il signor Verni, si sentiva venir meno
-<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span>
-nella sua convinzione; la calma di quell'uomo
-avrebbe tratto in inganno chicchessia.
-</p>
-
-<p>
-— Siete disposto? domandò Silvio.
-</p>
-
-<p>
-— Lo sono; rispose sorridendo il signor
-Verni; ma vi confesso che l'idea di pigliar
-parte ad una commedia di tal natura è
-tutt'altro che aggradevole; in cotesto genere
-di riparazioni d'onore che non riparano nulla,
-non ci si guadagna altro che il ridicolo.
-</p>
-
-<p>
-— Diamine! il ridicolo!
-</p>
-
-<p>
-— Certamente. E vi pare cosa assennata che
-due uomini si comportino come belve feroci
-rinchiuse nella stessa gabbia che contendono
-per una libbra di carne, che tanto tanto il
-domatore strapperà dalle zanne del vincitore?
-Ne va di mezzo l'onore? fate da senno
-e finitevi; che la vita dell'uno paghi la pace
-dell'altro! ma scendere nella lizza per versare
-qualche goccia di sangue, sotto il pretesto
-di salvare l'onore, in verità è cosa tanto
-sciocca, che non è a dire di più. Da bravi,
-miei cari leoni, divertite il pubblico, questo
-pubblico di conigli che circonda l'arena per
-sentenziare del vostro onore.
-</p>
-
-<p>
-— Avete ragione; disse Silvio a malincuore,
-temendo d'indovinare a che mirassero le
-parole del signor Verni.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Voi avete escluso i colpi di punta...
-</p>
-
-<p>
-— E i fendenti al capo.
-</p>
-
-<p>
-— Eccoci a quello che io dicevo; non vi
-pare?
-</p>
-
-<p>
-— Non dico di no, ma poichè si tratta
-d'una bagattella...
-</p>
-
-<p>
-— È giusto; la vita di due galantuomini
-non deve esporsi per una bagattella.
-</p>
-
-<p>
-— Voi dite? esclamò Silvio turbato.
-</p>
-
-<p>
-— Dico che l'uomo di cuore deve anteporre
-l'onore alla vita, e sacrificare questa
-a quello, se le circostanze lo comandino; ma
-che non mai uomo di senno debba farsi
-schiavo d'un pregiudizio, e battezzare <i>quistione
-d'onore</i> ciò che non è che stupida e
-inutile millanteria.
-</p>
-
-<p>
-Silvio, convintissimo di tutto ciò, non vi poneva
-mente se non per immaginare a che
-cosa il signor Verni volesse riuscire.
-</p>
-
-<p>
-— Ho pensato molto al mio duello, riprese
-quegli; ne parlerà tutta Milano, e il mio nome
-correrà pelle bocche di tutti, come quello del
-primo cialtrone che fa mestiere di spadaccino.
-È doloroso in fede mia. Vorrei porvi
-riparo, poichè sono ancora in tempo.
-</p>
-
-<p>
-— Riparo? in qual modo?
-</p>
-
-<p>
-— Direte al cavalier Salvani che io sono
-<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span>
-dolente di ciò che avvenne fra di noi, che
-io penso che due gentiluomini non debbano
-retrocedere vergognosi dinanzi ad una giusta
-e leale riconciliazione.
-</p>
-
-<p>
-Silvio rimase estatico.
-</p>
-
-<p>
-— Una scusa? balbettò egli.
-</p>
-
-<p>
-— Se il cavaliere l'accetta, io sono soddisfatto.
-</p>
-
-<p>
-— Soddisfatto!... E se non accettasse?...
-</p>
-
-<p>
-— In tal caso si mutino le condizioni del
-duello; non mi si condanni ad una parte
-ridicola, e mi batterò.
-</p>
-
-<p>
-Silvio respirò più libero. Gli parve di comprendere
-pienamente i progetti del signor
-Verni. Una vendetta seria, una riparazione
-solenne; un segreto seppellito eternamente
-nel seno d'un cadavere. Pensandoci, questa
-tela si rischiarava di maggior luce, ma ad
-intervalli si oscurava affatto, e allora Silvio
-non comprendeva più nulla, e volendo sbarazzarsi,
-si ingarbugliava di più nel suo labirinto.
-Infatti il cavaliere poteva tenersi
-pago delle scuse dell'avversario, e di tal guisa
-mandare a monte il duello. Ora, se ciò avveniva,
-la riparazione sarebbe sfuggita di
-mano al signor Verni; e non pareva probabile
-che questi, essendo stato ferito nell'onore,
-<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span>
-volesse offrire al cavaliere un mezzo di
-uscirsene onorevolmente senza danno. Bisognava
-adunque credere che la cagione del
-duello fosse in realtà quella indicata dal signor
-Verni; se pure non vi era fra i due
-avversarii una precedente intelligenza, chè
-in questo caso il cavaliere avrebbe rifiutato
-le scuse, e accettato le condizioni d'un duello
-più arrischiato.
-</p>
-
-<p>
-Giunto a quest'ultimo partito delle supposizioni,
-Silvio ebbe il buon senso di non andar
-oltre nelle sue fantasticherie.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<h2 id="cap19">XIX.</h2>
-</div>
-
-<p>
-Come Silvio aveva dubitato, il cavalier Salvani
-si acquetò alle scuse, e il duello non
-ebbe luogo. Riportando questa novella al signor
-Verni, Silvio immaginava che il dispetto
-avrebbe tradito in qualche modo il segreto pensiero
-di quell'uomo; ma per quanto egli si
-adoprasse a spiare ogni gesto, il volto del
-signor Verni rimase calmo e sorridente.
-</p>
-
-<p>
-— Avevo fede nello spirito del cavaliere,
-disse con disinvoltura, e null'altro.
-</p>
-
-<p>
-Benchè Silvio fosse disposto a pensare come
-il signor Verni, non poteva tuttavia dissimulare
-<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span>
-a sè stesso un certo rancore; e certamente,
-più che il duello fallito, poteva
-sull'animo suo la nuova tenebra che s'era
-fatta nella sua mente.
-</p>
-
-<p>
-Il pensiero di Carlotta gli ritornava più
-importuno di prima; egli si affannava inutilmente
-a liberarsene. Aveva potuto lusingarsi
-di non stimare più quella donna; ma
-non era riuscito ancora a non amarla.
-</p>
-
-<p>
-Non è vero che l'amore non possa sopravvivere
-alla stima; la leggenda degli affetti
-ha registrato assai spesso nelle sue pagine
-gli esempi di passioni veementi concepite
-per creature abbiette. Creature che non furono
-stimate mai, furono tuttavia potentemente
-amate. Il disprezzo incomincia spesso
-dove finisce la stima; l'indifferenza non mai;
-ma anche il disprezzo è un moto del cuore;
-non è più l'amore, ma è ancora la passione;
-non è l'amore, ma è la lotta, la ribellione
-dell'amore.
-</p>
-
-<p>
-La condotta del signor Verni aveva avvivato
-nell'animo di Silvio, se non la fede, il
-dubbio sulla virtù di Carlotta.
-</p>
-
-<p>
-Spesso chi dubita oggi, crede ed afferma
-domani; il dubbio è a metà strada della
-fede.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span>
-</p>
-
-<p>
-Tuttavia il dubbio di Silvio ne era lontanissimo;
-e se vagheggiava una certezza, era
-più quella della colpa, che quella della virtù
-di Carlotta.
-</p>
-
-<p>
-Uno strano sentimento di egoismo e di
-debolezza lo spingeva a ciò. Se Carlotta fosse
-stata virtuosa, egli non avrebbe saputo non
-amarla; amarla senza volerla spingere alla
-colpa, era carico troppo superiore alle sue
-forze. Al contrario s'ella era colpevole, il
-disprezzo oggi, l'indifferenza più tardi, avrebbero
-sanato la sua piaga.
-</p>
-
-<p>
-In questo vaneggiamento del suo spirito,
-v'era però un fondo virtuoso, il desiderio
-di non farsi egli stesso occasione d'un tradimento;
-e se vi spirava l'egoismo, non era
-quello che assicura la propria pace colla
-sciagura altrui, bensì quello di chi s'adopera
-per non essere trascinato nell'irreparabile
-disastro d'altro uomo. Carlotta colpevole oggi,
-risparmiava forse la colpa propria del domani,
-e quella di Silvio. Carlotta, virtuosa
-sempre, avrebbe avvelenato la pace di chi
-l'avesse amata senza speranza, e non senza
-desiderio — e quest'ultimo appunto era l'argomento
-dell'egoismo.
-</p>
-
-<p>
-Il desiderio di Silvio non era adunque nè
-<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span>
-troppo ingiusto, nè troppo biasimevole e
-conveniva alla natura dell'anima sua, capace
-della forza battagliera che si espone agli
-sguardi del pubblico, ma non di quella forza
-segreta che non apparisce, e costa tuttavia
-lagrime e dolori assai più grandi: la rassegnazione.
-</p>
-
-<p>
-Silvio era uomo onesto, ma non uomo virtuoso;
-aveva della virtù ciò che ne è rimasto
-all'età nostra dopo il turpe diguazzare
-nelle oscenità da trivio: l'incapacità a commettere
-di proposito una mala azione. Se
-l'occasione si porgeva, sapeva lottare contro
-le seduzioni della colpa; resisteva, ma
-piegava; quella robusta e serena operosità
-della virtù gli era ignota, perchè lo era pure
-al mondo in cui egli viveva. Egli avea preso
-dal mondo ciò che gli era stato offerto, sceverato
-il buono dal pessimo, ma non aveva
-potuto raccogliere ciò che il mondo non poteva
-dargli. Tuttavia Silvio era uomo virtuoso;
-se egli non corrisponde al tipo, si ha da
-incolparne l'attrito che ha sbiadito le linee
-dell'impronta. La pallida e slombata virtù
-dei giorni nostri riconosce in Silvio una sua
-creatura.
-</p>
-
-<p>
-Tuttavia Silvio fu tratto un'altra volta da
-<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span>
-un raziocinio inesorabile a' suoi primi propositi.
-Rammentò tutti i particolari che accusavano
-Carlotta, e conchiuse che se il signor
-Verni non si batteva col Salvani non
-era prova dell'innocenza di Carlotta, ma al
-più della fortuna dei suoi inganni e della
-cecità proverbiale dei mariti.
-</p>
-
-<p>
-Con questo convincimento nell'animo, pensò
-alle sue valigie, e ad Eugenio che lo
-aspettava alle falde dei Pirenei.
-</p>
-
-<p>
-Egli ritornava a casa, ed affrettò il passo.
-D'un tratto vide innanzi a sè un uomo che
-gli veniva incontro sorridente, il cavalier
-Salvani.
-</p>
-
-<p>
-— Lui! ruggì l'anima di Silvio, e l'espressione
-d'un odio profondo si dipinse sul suo
-volto.
-</p>
-
-<p>
-Il cavaliere si accostò con disinvoltura.
-</p>
-
-<p>
-«Era lieto che il signor Verni gli avesse
-offerto un mezzo per sciogliere una quistione
-che non aveva di serio che il pericolo».
-</p>
-
-<p>
-«Silvio ne era lietissimo, anch'egli; ma
-protestava che la quistione gli pareva seriissima».
-</p>
-
-<p>
-— Diamine! disse il cavaliere; che intendete
-di dire?
-</p>
-
-<p>
-— Io sostengo precisamente l'opinione del
-<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span>
-signor Verni; il ministro attuale rovinerà il
-paese.
-</p>
-
-<p>
-— Ah! voi credete?...
-</p>
-
-<p>
-— Lo sosterrei in faccia a chicchessia.
-</p>
-
-<p>
-— Opinioni; interruppe il cavalier Salvani
-con accento di dileggio.
-</p>
-
-<p>
-— E aggiungo che chi lo pensa in modo
-diverso non è all'altezza dei tempi.
-</p>
-
-<p>
-L'intenzione di Silvio si faceva palese.
-</p>
-
-<p>
-— Opinioni; ripetè ironicamente il cavaliere.
-Infine voi convenite meco che il duello
-è una pazza cosa, tanto più per tali bazzeccole;
-e che si può pensarla diversamente su
-qualche punto di politica, e stringersi la
-mano come buoni galantuomini. In faccia al
-buon senso tutte le opinioni sono rispettabili...
-tranne quelle che mancano di buon
-senso.
-</p>
-
-<p>
-In così dire il cavalier Salvani porgeva la
-mano a Silvio.
-</p>
-
-<p>
-Quell'atto era una sfida allo spirito di Silvio;
-Silvio strinse la mano del cavaliere.
-</p>
-
-<p>
-Qualche ora dopo partì giurando di non
-arrestarsi che ad Huesca.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span>
-</p>
-
-<h2 id="cap20">XX.</h2>
-</div>
-
-<p>
-Nell'estate successiva, e precisamente ai
-primi di luglio, un viaggiatore attraversava
-la Svizzera pedestre. Si arrestava ad ogni
-paese, ad ogni capanna; avido di cose nuove
-domandava a tutti se nei dintorni vi fosse
-qualche paesaggio che mettesse il conto d'essere
-veduto; non curava pericoli, e si arrampicava
-pei dirupi sfidando i lupi e i sentieri
-sdrucciolevoli. Una guida che lo aveva
-accompagnato sul monte di S. Gottardo giurava
-d'aver avuto a fare rarissime volte con
-uomo così intrepido. Quel viaggiatore aveva
-anche la borsa ben fornita e pagava senza
-lesinerie; i pastori delle rive dell'Aaar non
-avevano mai avuto più larga mercede in
-compenso dei loro formaggi e del loro latte
-fresco. Costeggiando le rive dell'Aaar e poi
-il Reno s'era spinto fino a Sciaffusa e v'aveva
-visto la famosa cascata, e poco più oltre il
-vasto ed incantevole lago di Costanza colle
-sue braccia snelle gettate audacemente frammezzo
-ad una vegetazione gagliarda.
-</p>
-
-<p>
-Quel viaggiatore era Silvio.
-</p>
-
-<p>
-Di ritorno dalla Spagna, ripassati i Pirenei
-<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span>
-ed attraversata un'altra volta la Francia,
-s'era internato per la via di Ginevra nella
-Svizzera, con quella spensieratezza che è
-propria degli artisti.
-</p>
-
-<p>
-Eugenio lo aveva accompagnalo fino a Ginevra,
-ma quivi aveva protestato di non volere
-andar oltre; però dopo aver tentato invano
-Silvio perchè ritornasse con lui a Milano,
-vi si diresse solo.
-</p>
-
-<p>
-Tutto quel tempo trascorso dal giorno della
-partenza di Silvio da Milano s'era passato
-per lui in una lotta penosa tra il disprezzo
-e l'amore. Confortate dalla lontananza, queste
-lotte raggiungono per lo più l'oblio e
-l'indifferenza.
-</p>
-
-<p>
-Nei primi giorni Silvio s'era rimasto taciturno;
-aveva sfuggito il pensiero, ma il pensiero
-di quella donna che lasciava dietro di
-sè lo aveva accompagnato durante tutto il
-viaggio.
-</p>
-
-<p>
-Eugenio, vedendolo in tale stato, se n'era
-spaventato, ed aveva chiesto la cagione. Silvio
-aveva detto tutto, e il cinismo d'Eugenio
-non ebbe sogghigni per quella confessione.
-Il male era serio, e la pietà, meglio
-che il conforto, suggeriva il silenzio.
-</p>
-
-<p>
-A poco a poco Silvio diventò più calmo;
-<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span>
-anzi, con un mutamento repentino, si fece
-a un tratto ciarliero e gozzovigliatore. Eugenio
-tentennava il capo e ripeteva dentro
-di sè: «egli vi pensa ancora».
-</p>
-
-<p>
-Una settimana dopo Silvio spargeva a piene
-mani il ridicolo sui suoi amori arcadici, e
-giurava di non essere mai stato così imbecille
-come presso Carlotta, e prometteva che
-non lo avrebbe fatto più, con atto di così
-buffo pentimento, che Eugenio lo guardò
-meravigliato.
-</p>
-
-<p>
-Ma questa volta ancora tentennò il capo
-e ripetè a sè stesso: «egli vi pensa ancora».
-</p>
-
-<p>
-Un'altra volta attraversando una boscaglia,
-Silvio si chinò a terra e raccolse un fiore,
-un ciclamino, il fiore che Carlotta amava
-tanto. Egli stette chino un pezzo e non raccolse
-più nulla; risollevandosi aveva la fronte
-impensierita. Eugenio lo guardò attento,
-guardò il fiore, ma non comprese. Silvio dopo
-alcuni passi gettò il fiore dietro di sè,
-ma non potè liberarsi così dal pensiero importuno
-di Carlotta.
-</p>
-
-<p>
-Giunti a Montpellier, Eugenio aveva detto
-a Silvio:
-</p>
-
-<p>
-— Lo sbocco del Rodano sul golfo è uno
-<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span>
-spettacolo incantevole; vuoi che proseguiamo
-il viaggio per mare?
-</p>
-
-<p>
-Ma Silvio aveva risposto che non amava
-il mare, ed Eugenio aveva conchiuso che
-Silvio non voleva allungare il suo viaggio,
-e che gli premeva di arrivare presto a Milano.
-</p>
-
-<p>
-A <i>Gap</i> Silvio era stato preso da improvvisa
-vaghezza di visitare la Svizzera, e
-aveva indotto Eugenio a seguirlo fino a Ginevra.
-Ed Eugenio aveva conchiuso che Silvio
-non voleva rivedere Carlotta.
-</p>
-
-<p>
-A Ginevra Eugenio si ribellò affatto, e lasciò
-il suo amico, convinto oramai che sarebbe
-guarito, e che la natura avrebbe operato
-meglio dell'arte, e il tempo meglio dei
-consigli.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<h2 id="cap21">XXI.
-<span class="smaller"><i>Silvio ad Eugenio.</i></span></h2>
-</div>
-
-<p>
-«I magnifici soli di queste giornate mi
-hanno messo di buon umore. Sono venuto a
-Costanza, città incantevole per la sua posizione,
-e pel suo lago; non ho mai visto la natura
-così lusinghiera; i monti, le vallate fresche,
-<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span>
-le nevi in lontananza, e questo cielo purissimo!...
-È cosa da impazzirne; mi sento un
-brulichio per le vene come avessi la febbre.
-</p>
-
-<p>
-Ieri ed oggi ho remigato guidandomi da
-solo sul lago per entro certe piccole barche
-di forma assai diversa dalle nostre che sono
-la delizia dei villeggianti. Ne ho contato poco
-anzi una trentina colle velette bianche e lucenti
-spiegate al vento inseguirsi radendo le
-onde come colombe selvatiche.
-</p>
-
-<p>
-Questa mattina fui anche più allegro del
-solito, e avvenutomi in un ministro evangelico
-che asciolveva lautamente alla stessa
-mensa, mi sono cacciato con lui in un labirinto
-di sottigliezze teologiche. Quel ministro
-era uomo ancor giovine, pieno di fuoco,
-favellatore facile, arguto e, deggio dirlo, benevolo.
-Egli mi ha risparmiato più d'una
-volta, e fu davvero benignità, poichè io mi
-era fitto in capo di prendermi spasso delle
-sue credenze. Io guardava lui, e certe bistecche
-di maiale di cui egli alternava i bocconi
-colle citazioni, e poi ancora lui. Mi
-venne in mente ciò che scrisse Gian Giacomo
-dei preti cattolici e dei protestanti, e conclusi
-press'a poco come egli conclude nelle
-sue confessioni.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span>
-</p>
-
-<p>
-Mi ricordo ora di averti promesso di raggiungerti
-presto a Milano. Non dico ancora
-di no; ma comincio a prevenirti per ogni
-evento che mi sento assai poco disposto a
-lasciare questi paesi. Ci si respira un'aria
-che costì cercherei invano; e quel sapersi
-libero di pensare, di dire e di scrivere come
-il capriccio o le convinzioni suggeriscono
-è tal bene che appena ora apprendo a
-stimare quanto valga. Non è già che costì
-le mie opinioni possano essere condannate o
-soffocate — tu sai di che sorta d'opinioni, e di
-che picciol numero, si componga il mio arsenale
-politico — ma tanto tanto quel sapermi
-padrone assoluto di dire ciò che penso e di
-pensare diversamente dai <i>reggitori</i> del paese
-(vedi che dico <i>reggitori</i>) è un potere che mi
-rialza qualche pollice in faccia al mio amor
-proprio, e mi fa credere d'essere in qualche
-guisa un uomo importante.
-</p>
-
-<p>
-Qui il Governo ci è, ma tu non lo vedi
-ad ogni passo come nella tua benedetta
-Milano, e non ti ferisce nella dignità d'uomo
-collo spettacolo di livree salariate, e poi,
-e poi....
-</p>
-
-<p>
-Ma è forse meglio che io mi trattenga dal
-dirtene di più; ritorniamo artisti, e serbiamoci
-<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span>
-tali per tutta la vita, se ci è possibile,
-almeno nel cuore. La politica ha guastato
-tutto; alla guisa di certi bruchi è passata
-su tutti i fiori, e ha stampato sul velluto
-dei vergini petali la lurida impronta del
-suo corpo.
-</p>
-
-<p>
-Non profaniamo l'arte che è primogenita
-dell'idea. Se anche gli artisti si cacciano in
-capo di rubare il mestiere ai diplomatici,
-non vi sarà più altro al mondo; e se pensi
-alla cifra spietata dei politicanti, vedrai che
-non è poco danno. Infine anche quei messeri,
-ambasciadori, ministri plenipotenziarii,
-incaricati d'affari, e che so io, hanno cento
-ragioni d'arrabbiarsene; è il loro mestiere, il
-loro privilegio; e pensa se domani mandassero
-all'estero l'Arte — <i>alma parens</i> — conciata
-colle livree gallonate, col cappello a due
-punte, e le sue brave credenziali del nostro
-buon Governo...
-</p>
-
-<p>
-Per carità ritorniamo artisti.
-</p>
-
-<p>
-Poichè ho incominciato a lasciarti indovinare
-in qualche parte i miei progetti, sarò
-sincero e ti dirò ciò che all'incirca ho contato
-di fare.
-</p>
-
-<p>
-Non pensare però che la confessione dei
-miei propositi — se pure sono propositi — debba
-<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span>
-obbligarmi ad attenermici. Dico questo
-perchè in generale si suole attribuire a leggerezza
-il mutamento frequente dei progetti,
-mentre il più delle volte, se si ha una colpa,
-è quella di aver palesato troppo presto il
-proprio pensiero, senza attenderne il frutto
-che è la determinazione vera, la quale è
-sempre una sola. Quegli uomini che dicono
-«farò questo» e fanno, non è già che abbiano,
-come si crede comunemente, la forza
-mirabile di fare quello che dicono, inalterabilmente
-e sempre, ma piuttosto che
-hanno l'astuzia o la prudenza, ed è tutt'uno,
-di non dire se non ciò che hanno assolutamente
-fermato di fare. Vedi che non è un
-giuochetto di parole, ma una verissima
-cosa, una specie di piramide, poco meno
-certamente, a puntellare la serietà e la fermezza
-dell'umana natura; serietà e fermezza
-a cui si crede meno che non convenga.
-</p>
-
-<p>
-Voglio dire che domani io potrei pensare
-diversamente da quel che penso oggi, e non
-per questo dovrebbe venirmene taccia di
-volubile. Se io aspettassi la vigilia di compiere
-i miei disegni per palesarli, tu mi
-avresti in concetto di uomo ferreo; e ci
-avrei assai più del mio conto.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span>
-</p>
-
-<p>
-In conclusione Gossau è un bellissimo
-paese — così mi si dice — vi hanno belle
-villeggiature e molti villeggianti, tutte cose
-non indifferenti; aria buona, bel cielo, buone
-vivande, altre cose di cui sono avidissimo;
-ed ho in mente di recarmivi e passarvi
-questi mesi d'autunno.
-</p>
-
-<p>
-Ecco ciò che mi passa ora per il capo;
-se domani avrò mutato consiglio, non sarà
-grave danno, e il peggio che possa capitarmi
-è di far ritorno a Milano e rivedere
-ciò che non vorrei rivedere mai più. L'ho
-detto; e se la prudenza è debolezza — e parmi
-davvero che le sia dato a torto l'appellativo
-di virtù, — dì pure che questa mia
-è debolezza. Forse io misuro male le mie
-forze, e saprei resistermi; ma non so pormi
-a questa prova.
-</p>
-
-<p>
-Vederla ancora, parlarle ancora! non è
-possibile; tutto in lei mi farebbe male; la
-mia stessa indifferenza mi sarebbe penosa,
-nè io saprei essere impassibile se non a
-prezzo di nuovi dolori ancora più atroci.
-Guardarla senza lacrime e senza palpiti, dopo
-tanta frenesia! Ahi, sarebbe questo un disinganno
-assai più amaro, e vi getterei l'ultima
-illusione: la pazza fede che io l'avrei
-amata eternamente.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span>
-</p>
-
-<p>
-Non parliamone più. Mi preme che questa
-mia ti giunga presto, e so che vi è un pessimo
-servizio postale tra la Svizzera e l'Italia.
-Dimmi delle cose tue; dimmene lungamente,
-e persuadimi, se ti è possibile, a
-raggiungerti presto. Egli è pure il mio desiderio,
-ma una catena fatata mi lega a questo
-paese».
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<h2 id="cap22">XXII.
-<span class="smaller"><i>Silvio ad Eugenio.</i></span></h2>
-</div>
-
-<p>
-«Di' pure che io sono un gran colpevole.
-Da venti giorni non faccio che lottare meco
-medesimo per decidermi a scriverti. «Scriverò
-domani, scriverò domani» e così sono giunto
-fino ad oggi.
-</p>
-
-<p>
-La tua lettera, contro le mie aspettazioni,
-mi è venula assai presto. Pensa se io l'ho
-letta con avidità; mi aspettavo ad ogni linea
-di leggere quel nome, e trepidavo non per
-desiderio, ma per timore che il pensiero di
-lei avesse a darmi prova della mia debolezza;
-non temevo del mio cuore, ma temevo tuttavia
-l'esperimento. Tu non l'hai nominata,
-e te ne sono grato; la mia gratitudine ti sia
-<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span>
-prova del mio buon volere, se non della mia
-indifferenza. Non mi è possibile essere indifferente
-ai casi di quella donna; se tu mi
-avessi detto: <i>l'ho veduta</i>; il mio cuore avrebbe
-domandato: «era felice? era dolente?» io
-non avrei potuto frenare il mio cuore. Posso
-però non amarla e non l'amo.
-</p>
-
-<p>
-È una settimana, dal 20 settembre, che io
-mi sono stabilito a Gossau. Il paese non
-merita che io te ne parli; ma la posizione
-è delle più ridenti, e i comodi della vita
-animale si hanno tutti, con poco dispendio.
-Gli Svizzeri non sono soltanto buoni orologieri,
-ma all'occasione sanno essere buoni
-ed eruditi gastronomi, e pazienti.
-</p>
-
-<p>
-Non so più qual filosofo abbia posto la
-pazienza fra le virtù del <i>perfetto gastronomo</i>;
-ma io dico che la filosofia non ha mai rivelato
-verità così profonda, e così efficace.
-</p>
-
-<p>
-Ho tolto a pigione a breve distanza dal
-paese una villetta graziosissima; quattro camere
-in tutto, ma pulite, piene di luce e di
-aria, elementi indispensabili per la vita del
-pensiero. Ho anche il mio pezzo di giardino,
-pochi palmi di terreno rubati agli scaglioni
-d'un colle, col suo bravo pergolato, e colle
-sue piante di rododendri e di dalie tutte in
-fiore.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span>
-</p>
-
-<p>
-Nel primo giorno mi ho fatto apprestare
-gli utensili col proposito patriarcale di coltivare
-io stesso i miei rododendri e le mie
-dalie; ma dopo alcune ore mi sentii tutto
-slogato, e ci ho perduto in una volta sola
-tutti questi gusti così primitivi. E mi pare
-che se mi fossi trovato nei panni di Adamo,
-e che Domine Iddio mi avesse condannato a
-«lavorare la terra col sudore della mia fronte»,
-io, per tormene più presto d'impaccio,
-avrei scavata una fossa larga due piedi e
-profonda sette, e mi sarei sepellito a dirittura.
-</p>
-
-<p>
-Regalerò il mio badile a qualche montanaro
-che se ne servirà a sgomberare i suoi
-passi dai cardi e dalle liane.
-</p>
-
-<p>
-L'aria che si respira quassù è veramente
-benefica; mi pare che i miei polmoni si dilatino.
-Ogni mattina mi affaccio alle mie finestre,
-e assorbo a più riprese la brezza
-frizzante che viene a battermi sulla faccia.
-Questa ginnastica di polmoni, come tu la
-chiami, giova al mio sangue, il quale, ti giuro,
-non ha mai corso così sereno.
-</p>
-
-<p>
-Ho seguito in tutto i tuoi consigli, e mi
-sono circondato di ossigeno; e siccome il
-rododendro e la mia dalia non ne esalano
-<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span>
-a sufficienza, io non ho che a passare nelle
-due camere posteriori, le finestre delle quali
-guardano sopra un altro giardino. Questo
-non è un giardino da burla, ma un giardino
-sul serio; non so di quante pertiche, ma
-l'occhio ci corre un buon tratto; e poi piante
-molte, e pini selvatici, e pergolati, e viali, e
-cento altre benedizioni; un guaio solo: non
-mio. Ma la vista è anche mia, sebbene un
-gran pergolato me ne rubi gran parte; non
-foss'altro, per la mia ginnastica è quel che
-mi ci vuole.
-</p>
-
-<p>
-Ho spiato invano per vedere a chi appartenga
-questo giardino; non ci ho mai visto
-dentro alcuno; ho però sentito una volta
-dei passi sotto il pergolato, ma il fitto del
-fogliame mi ha tolto di vedere chi fosse. Ad
-ogni modo ho la certezza che questo Eden
-è abitato. Fosse almeno una divinità femminina!
-In fondo al giardino si vede la facciata
-di una bella casa di campagna, dipinta
-a foggia di castello; ma non ho mai
-visto i castellani.
-</p>
-
-<p>
-Non ti faccia meraviglia se io mi fermo su
-queste inezie; e di' pure che io sono curioso,
-che non me l'avrò a male. Quando si è
-soli par di me, la scoperta di un vicino
-<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span>
-ha cento volte più importanza che non abbia
-per voi altri abitatori di città la scoperta
-di un monumento.
-</p>
-
-<p>
-Aggiungi una certa tinta di misterioso, e
-vedrai che ce n'è più del bisogno per incuriosire
-un povero campagnuolo solitario come
-io mi sono.
-</p>
-
-<p>
-Se tu fossi meco! Ma è inutile ripeterlo;
-tu non vorrai già deciderti ad una nuova peregrinazione
-per accompagnarti colla mia
-insulsa giocondità, come già facesti colla mia
-ridicola tetraggine.
-</p>
-
-<p>
-Tuttavia si hanno in questa calma che mi
-circonda tali tranquille contemplazioni, e
-spettacoli di tramonti così infuocati, e certi
-piccoli formaggi così piccanti, che, a pensarci
-seriamente, un artista coscienzioso saprebbe
-rinvenire cento ragioni pro, e non
-una contro, per mettersi in viaggio un'altra
-volta».
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<h2 id="cap23">XXIII.
-<span class="smaller"><i>Silvio ad Eugenio.</i></span></h2>
-</div>
-
-<p>
-«Una donna! Una donna! L'ho vista finalmente
-questa deità ritrosa che si nasconde
-<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span>
-in quest'angolo di terreno. È bella? È giovine?
-Senza dubbio; 22 anni, un corpicino
-snello, un volto bianco ed affilato, occhi
-grandi e cerulei, e una selva di capelli biondi.
-Ecco il ritratto ideale che io mi sono fatto
-di questa misteriosa creatura; e metterei pegno
-che le somiglia. In realtà però io non potrei
-giurare che dell'abito, il quale era nero;
-e ciò in causa di questo benedettissimo pergolato
-che frappone una barriera inesorabile
-innanzi ai miei occhi.
-</p>
-
-<p>
-Avevo udito più volte dei passi sotto le
-mie finestre; ma non avevo visto alcuno ad
-attraversare quel tratto di giardino che tocca
-la casa (il solo su cui io possa guardare);
-pensai adunque che vi fosse qualche
-viale che comunicasse col mio pergolato.
-</p>
-
-<p>
-Avevo tuttavia sperato che, tenendomi alla
-finestra, sarei riuscito a scoprire quello strano
-abitatore. Se non che pare che ove finisce
-il pergolato, incominci subito un viale fittissimo
-di pini, il quale attraversa il giardino
-e rimena alla casa. Guardando quel
-viale m'accorsi che al settimo pino, di quelli
-che io posso vedere, v'è un'interruzione,
-suppongo lo spazio di due pini mancanti.
-Pensa se vi ho tenuto sopra gli occhi nella
-<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span>
-speranza che qualcuno passasse per quel
-viale. Ma tutto ciò inutilmente.
-</p>
-
-<p>
-Ieri finalmente è passato; non fu che un
-batter d'occhio; una visione non si dilegua
-più rapida; ma tuttavia basta perchè io ti
-possa dire che è una donna.
-</p>
-
-<p>
-Di' tu la mia felicità. Una donna in questi
-luoghi, una compagna nella mia solitudine.
-Non è più solitudine, dirai. Vero, ma è di
-meglio; la corrispondenza tacita di due
-anime solitarie val più che la solitudine;
-ne ha i conforti e i vantaggi, non ne ha le
-ore di noia e i segreti e spietati rancori
-che ci fanno odiosi a noi stessi.
-</p>
-
-<p>
-Che se l'anima solitaria che s'incontra
-nella tua è femmina, vi si aggiunge un avvicinamento
-elettivo, un'attrazione simpatica;
-la debolezza che si appoggia alla forza; la
-forza che si compiace di proteggere.
-</p>
-
-<p>
-Meglio ancora; la mia incognita è giovine
-e bella.
-</p>
-
-<p>
-Non canzonarmi se mi abbandono a queste
-illusioni; sono nato artista e vagheggio
-l'idillio per istinto; e intreccio il romanzo
-per abitudine.
-</p>
-
-<p>
-La fantasia non può popolare meglio le
-ore oziose dell'arte. Lascia adunque che io
-<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span>
-sogni; giacchè cotali fantasmi sono i più
-ridenti della vita, e verrà giorno che ricorderemo
-d'aver vissuto e d'aver sognato, e
-pentiti delle realtà della vita, non sapremo
-benedire che i sogni».
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<h2 id="cap24">XXIV.
-<span class="smaller"><i>Silvio ad Eugenio.</i></span></h2>
-</div>
-
-<p>
-«Tu mi rampogni perchè non so decidermi
-a lasciare Gossau e a ritornare costì,
-e per farmi arrendere mi dici che Carlotta
-non è più a Milano. E con ciò tu hai
-torto doppiamente; anzi tutto volendo che
-io cambii la serenità di questi luoghi, colla
-mefitica atmosfera delle vostre sale; e in
-secondo luogo credendo che io non saprei
-trovarmi innanzi a Carlotta senza imbecillire
-a un tratto e cadere nelle mie vecchie
-follie. Finchè io stesso lo temeva, te l'ho
-confessato; ma ora ti giuro che mi sentirei
-assai più forte; non voglio dire indifferente,
-perchè tu non la creda una millanteria
-inutile.
-</p>
-
-<p>
-Del resto io sarei teco dalla metà d'ottobre,
-se la mia vicina non avesse tenuto così
-<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span>
-vivamente eccitata la mia curiosità. Lo crederesti
-che io non so ancora come si chiami,
-che cosa faccia, se sia bella e se abbia proprio
-22 anni come la fantasia si ostina ad affermare?
-Lo scoprire tutte queste cose è diventato
-per me una occupazione seria; mezze
-le mie giornate le passo alle finestre che
-guardano nel suo giardino; le altre mezze
-a pensare alla mia incognita. Se mi partissi
-di qui senza avere la chiave di questo piccolo
-mistero, credo che non me ne conforterei
-più nella vita.
-</p>
-
-<p>
-Ti parrà strano che io debba incontrare
-tante difficoltà in una cosa di così lieve
-importanza; ma pensa che la mia incognita
-non esce mai di casa, così suppongo, che
-i vetri delle sue finestre sono coperti da
-cortine a maglia, sempre troppo fitte per la
-distanza che le separa dalle mie; rammenta
-il pergolato benedettissimo che mi sta di
-sotto, e poi il viale di pini selvatici, e vedrai
-che tutte le mie risorse si confinano
-in quell'intervallo fra il settimo e l'ottavo
-pino.
-</p>
-
-<p>
-Tuttavia sono già andato innanzi nelle
-mie ricerche; anzitutto ho pensato di fare
-il giro del muro di cinta del giardino per
-<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span>
-riuscire in faccia all'abitazione. Speravo di
-incontrare una porta aperta; ma fui deluso
-anche in ciò; l'uscio d'ingresso, che sta in
-cima ad una gradinata di pochi scalini, era
-chiuso; le finestre coperte come quelle che
-guardano sul giardino; così una volta, così
-sempre. Ieri soltanto mi avvenne di vedere
-allo svolto della via un uomo che saliva
-quella gradinata; affrettai il passo, ma, sia
-che quell'uomo mi avesse visto, o che avesse
-davvero molta premura, aprì frettoloso l'uscio
-e sparì richiudendolo dietro di sè, senza
-che avessi tempo di vederlo nel viso.
-</p>
-
-<p>
-Stamattina mi sono levato più presto del
-solito e sono subito corso alle finestre. Ho
-visto ancora quell'uomo, mi volgeva ancora
-le spalle, ma tanto lo riconobbi egualmente.
-Egli non mi vide. Ma essa, essa!... perchè si
-nasconde? Io m'affanno a rappresentarmene
-col pensiero l'immagine; e la vedo ancora
-quale la vidi la prima volta. Se osassi dirlo,
-ti confesserei che mi sento disposto ad
-amarla; vedi se io sono ancora malato del
-mio vecchio male, come tu temi! Amarla! e
-perchè no? s'ella ha 22 anni, ed è bella,
-perchè non l'amerei io? Se la sorte ha confinato
-due persone di sesso diverso nei dirupi
-<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span>
-della Svizzera, e le ha collocate l'una rimpetto
-all'altra, non si può ribellarsi alla sorte.
-La natura ha fatto il resto in anticipazione,
-accendendo nel cuore di quelle creature
-ravvicinate fortuitamente le fiamme del desiderio
-e dell'amore.
-</p>
-
-<p>
-Anzi, poi che mi pare che questo sillogismo
-mi riconforti, prometto d'amare questa
-incognita a qualunque costo, di amarla
-tranquillamente, allegramente, di accostarmi
-all'amore come un gastronomo si accosta
-alla mensa, o un freddoloso al focolare. Il
-cuore della donna è per lo appunto, come
-tu vuoi meglio, una tavola da pasti o un
-focolare: ci si sta un po' stipati, ma in molti.
-Sarà una passioncella meditata, ma sarà puro
-una passione; e forse sarò più fortunato che
-non lo sia stato con colei, e mi compenserò
-del passato.
-</p>
-
-<p>
-E se non fosse giovine e bella? Non posso
-crederlo. La statura forse più alla di quella
-di Carlotta, il corpicino sottile, forse
-più sottile di quello di Carlotta, il passo
-lento ma franco, sono indizio di gioventù
-e di grazia. Sarebbe strano che la bellezza
-non vi si accompagnasse; infine gioventù
-e grazia unite sono già per sè stesse
-<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span>
-una bellezza; però se anche il naso di questa
-donna disarmonizzasse, o i suoi occhi
-sporgessero un po' troppo sulla fronte, prometto
-di starmene pago al resto, e di amarla
-ugualmente............»
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<h2 id="cap25">XXV.</h2>
-</div>
-
-<p>
-Il giorno 31 ottobre fu una giornata assai
-melanconica. Silvio si era messo, secondo il
-solito, alle finestre del giardino, e pensava
-all'incognita, portando a riprese lo sguardo
-sulla casa in cui essa abitava e sul viale
-dei pini nel quale l'aveva veduta. Egli pensava
-che quella donna e lui occupavano nello
-spazio due punti che una linea retta assai
-breve avrebbe potuto congiungere, e che
-tuttavia vivevano ignorati e lontani come se
-l'un dei due si trovasse al capo di Buona
-Speranza.
-</p>
-
-<p>
-Intanto il vento autunnale sussurrava fra
-le fronde intatte dei pini, e sfogliava lentamente
-alcuni vecchi olmi che fiancheggiavano
-il pergolato. Quella solitudine, quella quiete,
-fecero brulicare nella sua testa una folla di
-idee assopite; ripensò a Milano, ad Eugenio,
-<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span>
-alle sue antiche abitudini d'artista, alla inerzia
-in cui vivea, a Carlotta; rammentò per
-associazione d'idee il platano secolare che
-sorgeva nel mezzo del giardino della sua
-abitazione in Milano, e gli parve che quel
-platano valesse meglio di quei pini... Intanto
-il vento sussurrava senza tregua; e
-pareva rianimarsi, e invadendo la camera,
-involava da un tavolo di disegno una dozzina
-di abozzi, e li sparpagliava sul pavimento e
-sui mobili.
-</p>
-
-<p>
-Tuttavia Silvio non si mosse, e stando alla
-finestra e lenendo gli occhi socchiusi per
-difenderli dal polverio, riceveva sulla faccia
-quei freschi buffi di vento che accarezzavano
-scompigliandoli pazzamente i suoi capelli.
-</p>
-
-<p>
-Guardò sotto di sè, e vide il pergolato ingiallito
-e i lunghi sarmenti agitati dal vento
-spogliarsi anch'essi delle loro foglie disseccate.
-Una speranza sorriso nel cuore di Silvio;
-fra pochi giorni quei pergolato sarebbe
-stato interamente nudo, i vecchi olmi del
-pari; nulla più si sarebbe frapposto a' suoi
-sguardi, il suo orizzonte si sarebbe allargato
-come per incanto, ed avrebbe visto la bella
-incognita. Da quel punto il sussurro del
-vento gli suonò dolce come una promessa.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span>
-</p>
-
-<p>
-Rianimato da questo pensiero, Silvio dimenticò
-ben presto il platano secolare e le
-altre fantasie milanesi. Una nuova idea occupò
-allora il suo cervello; un progetto audace
-ruminato da molto tempo e che non
-aspettava che l'occasione per tradursi in
-pratica.
-</p>
-
-<p>
-Silvio non indugiò più oltre; prese un foglio
-di carta profumata, rimboccò le maniche
-come dovesse accingersi a una grande
-opera, e scrisse furiosamente una lettera così
-concepita:
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p class="indl">
-«<i>Signora</i>,
-</p>
-
-<p>
-«Un uomo che vi ama, vi prega a non
-chiudere inesorabilmente le vostre finestre.
-È inutile che vi nascondiate; il suo pensiero
-vi segue dappertutto, e vi domanda dappertutto
-ciò che voi forse non vorrete consentirgli
-giammai: un po' del vostro amore».
-</p>
-</div>
-
-<p>
-Scritta la lettera conveniva pensare a
-mandarla; e, per quanto la fantasia di Silvio
-vi si adoperasse, non venne a capo di
-nulla. Quella casa era inaccessibile, e quand'anche
-egli si fosse presentato alla porta
-e avesse affidato al primo venuto il suo
-<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span>
-foglio da consegnarsi alla signora, chi gli
-assicurava che non sarebbe invece pervenuto
-nelle mani di quell'uomo? E chi era
-quell'uomo? Assai probabilmente un marito
-geloso. E se il marito stesso fosse venuto ad
-aprirgli?... Quel primo progetto audace era
-impossibile, e fu respinto.
-</p>
-
-<p>
-Non conosceva alcuno che avesse accesso
-in quella casa; non sapeva il nome di lei
-per informarsene nel paese, o per dirigerle
-la lettera per posta; oltre a che tutti questi
-mezzi erano imprudenti e pericolosi.
-</p>
-
-<p>
-L'ultimo partito era dunque quello di aspettare;
-forse la Dea degli Amori gli avrebbe
-offerto un'occasione; quella donna si sarebbe
-trovata sola in giardino, egli l'avrebbe sorpresa,
-e fatta una pallottola dei suoi sentimenti,
-l'avrebbe gettata ai piedi della bella
-ritrosa.
-</p>
-
-<p>
-I primi giorni di novembre furono giorni
-d'osservazione; il pergolato continuava a sfogliarsi,
-gli olmi levavano già al cielo le loro
-braccia nude; il vento fischiava sempre fra
-le fronde dei pini.
-</p>
-
-<p>
-Silvio vedeva realizzarsi in parte i suoi
-progetti; guardando sotto di sè, poteva scorgere
-lo scheletro del pergolato e seguirlo
-<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span>
-coll'occhio finchè si congiungeva col viale
-dei pini; il settimo pino era divenuto prima
-l'ottavo, e più tardi il duodecimo. Il pergolato
-a poche braccia dalle sue finestre, formava
-un padiglione; sotto di esso era un
-enorme tavolo di pietra, e alcuni sedili pure
-di sasso, fatti a foggia di satiri accosciati che
-tenevano sul capo un disco. Era chiaro che
-in quel luogo l'incognita s'era riposata più
-volte.
-</p>
-
-<p>
-Tutte queste nuove scoperte furono ben
-presto esaurite, e non potevano pagare per
-gran tempo la curiosità di Silvio. Egli aveva
-cercato per tutto dove il suo occhio giungeva,
-ma non avea più visto un solo indizio
-che accennasse alla sua incognita.
-</p>
-
-<p>
-Finalmente un giorno, il 10 novembre — Silvio
-lo notò nel suo albo come un'epoca
-memorabile — la sorte gli fu benigna. Dubitando
-d'essere spiato, e che si cogliesse
-occasione della sua assenza, egli lasciò assai
-più presto del solito la mensa dell'Albergo
-di Costanza, e fece ritorno a casa, dove
-aveva avuto la prudenza di tener socchiuse
-le imposte d'una delle finestre che guardavano
-nel giardino.
-</p>
-
-<p>
-Si fece alla finestra, colla sua pallottola
-<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span>
-stretta in una mano. Il cuore gli batteva in
-modo strano; raramente il cuore s'inganna
-nei suoi pronostici. Quella donna era seduta
-nel padiglione del pergolato; occupava uno
-di quei sedili di sasso a foggia di satiro, e
-un uomo le era daccanto.
-</p>
-
-<p>
-Quei due personaggi non s'accorsero di
-Silvio, che nascosto dietro le imposte spiava
-con occhi avidissimi ogni piccolo movimento
-di quella donna. Era bella? Era giovine? In
-verità egli non potè saperne più delle altre
-volte; vestiva a nero; ecco tutto. E quell'uomo?
-Vestiva a nero anch'esso. Le teste d'entrambi
-erano piegate verso il suolo ed appoggiate
-fra le palme. Quella era senza dubbio
-l'attitudine del pensiero. A che pensavano?
-</p>
-
-<p>
-La donna offriva agli occhi di Silvio una
-magnifica capigliatura nera, e un breve
-tratto del profilo (un profilo adorabile); una
-mano candidissima nascondeva il rimanente.
-</p>
-
-<p>
-Silvio attese. Non andò molto che quell'uomo
-si mosse come per rizzarsi in piedi; Silvio si
-ritirò prudentemente, temendo d'essere scoperto
-e immaginando che la sua compagna
-avrebbe fatto altrettanto. Rimettendo il capo
-<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span>
-alla finestra, il suo volto era pallido per
-l'emozione; egli stava per vedere il volto
-dell'incognita, i suoi 22 anni e l'azzurro
-delle sue pupille.
-</p>
-
-<p>
-Al contrario quella donna era sempre immobile,
-colla testa sempre china al suolo,
-colle mani sempre appoggiate al volto. L'<i>altro</i>
-si allontanava a passi celeri lungo il pergolato.
-</p>
-
-<p>
-Era una fortuna insperata; Silvio non
-pensò altro; gli parve che la Provvidenza
-non avrebbe voluto favorirlo, così avvedutamente
-un'altra volta, e sporgendosi del
-corpo sul davanzale, gettò con un movimento
-rapidissimo l'amorosa pallottola, che per la
-sua leggierezza descrisse un breve arco e
-ricadde a due passi dalla bella pensosa.
-</p>
-
-<p>
-Silvio fu ancora più ratto a ritirarsi indietro;
-quella donna, non vedendo alcuno,
-avrebbe esposto più lungamente e con maggior
-abbandono il suo volto.
-</p>
-
-<p>
-Tutto l'edifizio dei suoi sogni stava per
-consolidarsi o rovinare in un punto.
-</p>
-
-<p>
-Col capo appoggiato contro le gretole delle
-imposte, cogli occhi intenti ed immobili, col
-cuore palpitante e commosso, Silvio cercava
-i 22 anni di quella donna e l'azzurro delle
-sue pupille....
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span>
-</p>
-
-<h2 id="cap26">XXVI.</h2>
-</div>
-
-<p>
-L'incognita si scosse, levò il capo; guardò
-la finestra dietro della quale si nascondeva
-Silvio; guardò la pallottola; titubò un istante,
-e s'allontanò senza rivolgersi.
-</p>
-
-<p>
-Silvio rimase immobile e muto; aveva
-voluto mostrarsi e gridare per richiamarla,
-ma la voce erasi spenta nel suo petto. Coll'occhio
-immobilmente fisso e coll'anima agitata,
-egli seguiva quella donna, il fantasma
-redivivo del suo vecchio amore... Carlotta.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<h2 id="cap27">XXVII.</h2>
-</div>
-
-<p>
-Colei era dunque Carlotta!
-</p>
-
-<p>
-Il rimanente di quella giornata fu una tempesta
-pel cuore di Silvio. Questo incontro così
-inaspettato, o in tali circostanze, era per lui un
-avvenimento fatale. La mente piena del passato
-gli suggerì che il destino avesse vincolato
-inesorabilmente la sua vita alla vita di
-quella donna; allora non pensò più a sfuggirla.
-Aveva dimenticato facilmente tutto ciò
-che stava contro di lei; vedendola, tutto era
-risuscitato in un punto. Il disprezzo lottò
-<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span>
-un'altra volta coll'amore, lottò spietatamente,
-tenacemente; ma a questa lotta disperata
-aveva preso parte un nuovo sentimento. Egli
-aveva visto quella donna vestita a bruno,
-solitaria, dolente, straziata forse da segreto
-rimorso; la compassione potè più che l'amore,
-egli si senti ravvicinato dal dolore a Carlotta.
-</p>
-
-<p>
-Silvio ripensò ogni minuto particolare di
-quell'incontro; riflettè sulle strane abitudini
-d'isolamento di Carlotta, per poterne trarre
-uno spiraglio di luce. Che cosa era adunque
-avvenuto in quel frattempo? Evidentemente
-l'uomo ch'egli aveva visto con Carlotta era
-il marito, il signor Verni. E come mai non
-l'aveva riconosciuto? E perchè s'era egli indotto
-a vivere così lontano dal mondo, ed a
-nascondere la moglie? Aveva dunque scoperto
-ogni cosa? E per tal modo era questa
-una punizione? E Carlotta una colpevole?
-</p>
-
-<p>
-In questo labirinto di domande, che egli
-muoveva a sè medesimo senza potervi rispondere,
-aveva smarrito la memoria di tutti i
-suoi progetti anteriori. La donna che egli
-aveva spiato con tanta cura pel corso di alcuni
-mesi, la donna per la quale aveva tessuto
-tutta una tela di seduzione, e colla
-<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span>
-quale aveva sognato un idillio, era Carlotta;
-non avrebbe potuto essere altri; tutto adunque
-si perdeva in Carlotta. Il suo soggiorno
-in Isvizzera e i cento castelli della solitudine
-erano troppo misera cosa al confronto del
-passato che riviveva in quella donna, perchè
-egli potesse ancora averne la mente occupata.
-</p>
-
-<p>
-Non dimenticò però che egli aveva gettato
-una lettera nel giardino; che quella lettera
-fatta per una sconosciuta avrebbe potuto
-offendere Carlotta; che avrebbe potuto pervenire
-in mani del signor Verni ch'era pure
-stato suo amico; infine che egli aveva fatto
-voto di non macchiare di colpa l'onore di
-quella donna, di non portare il suo amore
-come un ostacolo all'affetto di due sposi che
-si amavano.
-</p>
-
-<p>
-Carlotta aveva potuto essere colpevole;
-non perciò egli era autorizzato a farla colpevole
-un'altra volta. Bisognava rinunziare;
-resistere ancora, poi che aveva resistito fino
-a quel punto.
-</p>
-
-<p>
-Egli aveva dei doveri, e non li avrebbe
-dimenticati; un istante di oblio avrebbe aggiunto
-un'altra spina alla corona di rimorsi
-che faceva sanguinare il cuore di quella
-creatura adorata.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span>
-</p>
-
-<p>
-Ad ogni modo non l'avrebbe sfuggita; ciò
-era superiore alle sue forze; era forse contrario
-allo stesso destino che lo aveva riaccostato
-in un modo così strano a quella
-donna.
-</p>
-
-<p>
-Silvio si prese il capo fra le mani. Un'idea
-fissa lo torturava senza frutto. Venne ancora
-alla finestra, e guardò all'intorno. Il giardino
-era deserto; le finestre della casa chiuse nel
-modo consueto; quella fatale pallottola di
-carta era ancora là, dove prima era caduta.
-S'egli avesse potuto ritrarnela! per istinto
-misurò d'uno sguardo l'altezza che separava
-il giardino dalla finestra, all'incirca venticinque
-piedi; il pergolato avrebbe potuto
-aiutarlo nella discesa; ma tanto era una
-prova assai pericolosa. E poi avrebbe abbisognato
-attendere la notte; e l'oscurità rendeva
-più grave il pericolo.
-</p>
-
-<p>
-E tuttavia dover lasciare quel foglio nel
-giardino!... Ella forse avrebbe aspettato
-la notte per raccoglierlo, e la leggierezza di
-quelle parole l'avrebbe offesa. È ben vero
-che quella lettera non era diretta a lei; ma
-come dirglielo? Oltre a ciò, lo stesso signor
-Verni avrebbe potuto averne notizia....
-</p>
-
-<p>
-Silvio guardò al cielo, meno per chiederne
-<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span>
-consiglio, che per vedere se promettesse
-soccorso. Chi sa? Un acquazzone avrebbe
-potuto lacerare quel malaugurato foglio e
-seppellirlo fra le zolle.
-</p>
-
-<p>
-Ma il cielo era purissimo, e il sole tramontava
-lentamente dietro i colli.
-</p>
-
-<p>
-Allora Silvio si rifece a misurare la strada
-che avrebbe dovuto percorrere per scendere
-in giardino. Egli avrebbe posto i piedi sopra
-un'asta di legno del pergolato, tenendosi
-al parapetto della finestra. Quindi, appoggiandosi
-alla muraglia, avrebbe guadagnato
-un palo che pareva più vigoroso degli
-altri, e si sarebbe lasciato scorrere lungh'esso
-fino al fondo. La risalita non doveva essere
-più difficile. Rifacendo i calcoli gli parve
-ora un'impresa semplicissima.
-</p>
-
-<p>
-Con questo proposito aspettò la notte. Una
-mezz'ora dopo il tramonto, Silvio si accostò
-alla finestra, parendogli d'udire rumore nel
-giardino. Sperava e temeva che Carlotta lo
-avesse prevenuto; ma il giardino era deserto.
-Conveniva affrettare; alcuni istanti dopo non
-sarebbe forse stato più in tempo. Scavalcò
-il davanzale della finestra con una trepidanza
-indicibile; egli poteva essere visto,
-poteva incontrarsi con Carlotta, e quel che
-<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span>
-era peggio col marito. Pose i piedi sull'asse
-del pergolato e, prima di abbandonarvisi, ne
-provò con una scossa del corpo la resistenza.
-L'asse piegò sotto il peso, ma non si ruppe.
-Tuttavia fu col cuore serrato dal raccapriccio
-che egli si decise a distaccare le mani
-dalla pietra del davanzale. Senza volerlo, i
-suoi occhi guardarono sotto di sè, quel pergolato
-contava almeno 18 piedi d'altezza.
-Era un'inezia per chi aveva salito il San
-Gottardo, e Silvio sorrise della sua debolezza.
-Col corpo inclinato verso il muro si
-trascinò lentamente lungo quell'asse, e giunse
-al palo che aveva adocchiato. S'egli riuscva
-ad attaccarvisi colle mani, era tutto fatto;
-lo stesso palo l'avrebbe accompagnato fino
-a terra. Ma per afferrare quel palo gli toccava
-reggersi in equilibrio per un istante,
-senza alcun appoggio delle mani, e ripiegare
-il corpo lentamente, senza uscire da
-quel bilico difficilissimo. Silvio eseguì questa
-ginnastica con qualche disinvoltura, e
-in breve pose piede nel giardino. In quell'istante
-un'ombra nera passò nel viale dei
-pini. Era illusione cagionata dal turbamento
-di Silvio, od era realtà? Silvio non ebbe altro
-pensiero che di nascondersi; se il signor
-<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span>
-Verni l'avesse sorpreso in quel luogo,
-egli ne sarebbe morto di vergogna. Si rannicchiò
-in mezzo ad alcune piante di mirto,
-ed attese.
-</p>
-
-<p>
-Quando gli parve d'essere al sicuro, uscì
-dal suo nascondiglio, e si rivolse verso il padiglione
-per rintracciare la lettera. Riconobbe
-il luogo ove era caduta, ma non
-vide più la malaugurata pallottola. Pensando
-d'essersi ingannato, guardò alla sua finestra,
-rifece coll'occhio l'arco descritto dalla pallottola,
-e conobbe di non essere in errore. Tuttavia
-cercò minutamente fin presso al padiglione.
-Non vi era dubbio; qualcheduno avea
-preso quel foglio; e chi mai se non Carlotta?
-Questo pensiero gli empiè il cuore di gioia;
-ma fu un istante. Che avrebbe pensato Carlotta
-della arditezza del suo linguaggio?
-</p>
-
-<p>
-Senza accorgersene, s'era introdotto nel padiglione,
-e s'era seduto sullo stesso sedile
-su cui aveva visto Carlotta. Da quel luogo
-egli vedeva le finestre della casa illuminate,
-e gli pareva di vedere delle ombre passare
-dinanzi ai vetri. Colà era Carlotta. Dolce
-ed affannoso pensiero!
-</p>
-
-<p>
-Passò un'ora. Silvio non s'era ancora mosso
-per risalire; le sue fantasie lo tenevano in
-<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span>
-quel luogo con una forza invincibile. Il pensiero,
-intento alle memorie che si succedevano
-a quadri svariati, aveva vinto ogni altro sentimento.
-Silvio non temeva più nulla: dimenticava
-in certo modo di vivere, rammentando
-di aver vissuto.
-</p>
-
-<p>
-Passò ancora un'ora, poi un'altra; le finestre
-del piano superiore della casa s'erano
-oscurate; una luce brillava nel piano inferiore;
-quella luce si muoveva bizzarramente.
-Poi anch'essa si arrestò per pochi minuti, e
-si spense.
-</p>
-
-<p>
-Silvio si sentì più libero. L'oscurità gli
-diede sicurezza; non pensò più a risalire nelle
-sue camere, e si abbandonò del tutto alle sue
-meditazioni.
-</p>
-
-<p>
-Le notti incominciavano ad essere fredde;
-ben tosto l'immobilità gli intorpidì le membra.
-Si alzò risoluto, e guardò alla sua finestra
-come per misurare la fatica della risalita.
-Un istinto più forte della sua volontà lo
-trattenne; senza accorgersene, oltrepassò il
-padiglione e giunse al viale dei pini. Colà
-ella era passata più volte. Volle inoltrarsi,
-ma lo arrestò un ultimo senso di titubanza.
-Se qualcuno lo avesse sorpreso! Teso l'orecchio
-ad ascoltare; non si udiva che un fremito
-<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span>
-leggiero di vento, e un indefinito mormorio — il
-linguaggio della solitudine e della
-notte.
-</p>
-
-<p>
-Fatto più ardito, Silvio percorse il viale a
-passi lenti, e giunse in faccia alla casa. La
-curiosità lo trasse più vicino; si accostò alle
-finestre del piano terreno, ma erano tutte
-chiuse. Una sola di esse avea le imposte socchiuse
-per modo che tra l'una e l'altra rimaneva
-una fenditura non più larga di due
-pollici. Silvio si rizzò sulle punte dei piedi
-e riuscì a guardar dentro. Egli vide un'ampia
-sala, dei grandi quadri antichi, ed un lumicino
-dal lucignolo carbonizzato che agonizzava
-in un angolo. Chi aveva posto quel lumicino
-in quel luogo? Ed a qual uso? Silvio
-guardò intorno alla camera, ma non vide alcuno.
-</p>
-
-<p>
-Mezz'ora dopo ripassò innanzi a quella
-finestra, guardò ancora dentro; ma non vide
-più nulla. Il lumicino probabilmente s'era
-spento; ma se qualcuno lo avesse invece ritirato?
-In quel punto parve a Silvio d'udire
-un cigolio sommesso, come d'una porta che
-stridesse girando lentamente sui cardini.
-</p>
-
-<p>
-Si arrestò. Poco dopo udì quello stesso rumore;
-questa volta non poteva essersi ingannato.
-<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span>
-L'istinto, più che la riflessione, gli consigliò
-la fuga; però, fatto ancora più agile
-dal timore d'essere scoperto, in breve ebbe
-raggiunto il padiglione. Senza neppur volgersi
-indietro, spiccò un salto ed afferrò lo
-stesso palo per cui era disceso: vi si attaccò
-colle mani e coi piedi, e ne raggiunse la cima
-rapidamente. Allora, tenendosi avviticchiato
-colle gambe, rovesciò il corpo all'indietro; ed
-afferrò d'una mano un'asta traversale che
-riuniva il palo alla muraglia. La notte non
-permettendogli d'usare lo stesso sistema adoperato
-nel discendere, egli pensò di portarsi
-fin sotto la sua finestra, appigliandosi successivamente
-alle aste traversali, e lasciando
-spenzolare il suo corpo nel vuoto. Il mezzo
-non richiedeva come l'altro la sicurezza dell'occhio
-e la fermezza dell'equilibrio, ma
-riposava tutto sulla credula solidità delle
-aste. Ad ogni sbalzo che Silvio faceva per
-passare da un'asta all'altra, egli sentiva tutto
-il pergolato scricchiolare; allora si aspettava
-di cadere, e misurava in cuor suo la
-lunghezza della distanza che il suo corpo
-avrebbe dovuto percorrere per arrivare fino
-a terra. Ahi! sempre troppo lunga distanza
-per tal sorta di viaggi...
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span>
-</p>
-
-<p>
-Un raggio di luna rischiarò in quel punto
-il suo sentiero. Silvio ne approfittò per guardare
-dietro di sè ed assicurarsi di non essere
-stato veduto. Strana cosa; ancora una
-volta gli parve di vedere un'ombra nera che
-si dileguava, ma questa volta assai più vicina.
-Silvio non guardò altro; con uno slancio
-vigoroso riuscì a sedersi sull'asta da cui
-egli pendeva. Il più difficile era fatto. Non
-rimanevagli più che sollevarsi in piedi su
-quell'asta medesima, per poter afferrare
-la pietra del davanzale della sua finestra.
-Appoggiandosi con una mano al muro e tenendosi
-coll'altra all'asta, provò a rizzarsi.
-Vi riuscì a grande stento; fu un miracolo
-d'equilibrio. Mosse un passo con precauzione
-e tentò d'attaccarsi colle mani al davanzale
-della finestra. In quel punto uno scroscio,
-un terribile scroscio annunziò che l'asta su
-cui Silvio si reggeva incominciava a spezzarsi.
-Un grido rispose a breve distanza a
-quel rumore. Silvio tra il timore e la meraviglia
-rimase un istante perplesso. Intanto
-un altro scroscio e un altro grido. Silvio
-spinse il corpo innanzi, e tentò con uno slancio
-d'afferrarsi alla finestra; le sue dita toccarono
-la pietra; e si irrigidirono contraendosi
-<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span>
-nella stretta. Il suo corpo penzolò un momento
-nel vuoto, e cadde...
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<h2 id="cap28">XXVIII.</h2>
-</div>
-
-<p>
-Il mattino Silvio aprì gli occhi, e li girò
-intorno stupefatto. Non vide più la sua
-camera solita, e, in quei primi istanti
-di veglia che succedono al sonno, non
-seppe darsene ragione. Una sensazione
-viva di dolore al capo fu la prima cosa
-che ridestasse la sua memoria annebbiata.
-Ricordò la notte passata nel giardino,
-ricordò la salita del pergolato, quell'ombra
-che lo aveva seguito, poi il grido, e la caduta...
-E poi? più nulla; a questo punto le
-sue idee si confondevano coi fantasmi dei sogni.
-Quali sogni? Egli ne aveva fatto di così
-belli! ma anch'essi gli sfuggivano come agili
-farfalle.
-</p>
-
-<p>
-Che cos'era dunque avvenuto di lui dopo
-la caduta? E come si trovava in quel letto?
-E a chi doveva egli l'ospitalità di quella notte?
-È assai naturale che Silvio cercasse di rispondere
-prima di tutto a quest'ultima domanda.
-Ora s'egli era caduto dal pergolato del giardino,
-evidentemente non aveva potuto cadere
-<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span>
-altrove che nel giardino. Il giardino era di
-Carlotta; dunque... la logica non eragli parsa
-mai così bella.
-</p>
-
-<p>
-Dunque era stato raccolto per cura di
-Carlotta. Dunque egli si trovava in casa di
-Carlotta.
-</p>
-
-<p>
-Intanto la luce penetrava a striscie traverso
-le imposte socchiuse.
-</p>
-
-<p>
-Silvio era così felice che non s'affannò
-punto del suo stato. E tuttavia, quando volle
-provare a voltarsi sopra un fianco, si accorse
-che la sua spalla era malconcia; e abbandonandosi
-con troppa compiacenza al pensiero,
-sentì delle fitte dolorosissime al capo che lo
-consigliarono ad accarezzare le idee dell'amore
-con maggior parsimonia.
-</p>
-
-<p>
-Ad ogni modo gli parve di poter concludere
-che nella caduta s'era slogato una spalla,
-e che aveva dato del capo su qualche cosa
-di duro che doveva avergli cagionato, insieme
-alla ferita, un deliquio od uno stordimento.
-</p>
-
-<p>
-Poco stante si addormentò ancora cullandosi
-soavemente nel pensiero di Carlotta.
-</p>
-
-<p>
-Ridestandosi, guardò un'altra volta intorno
-a sè; la camera era vuota.
-</p>
-
-<p>
-La prima immagine che oscurò il lucido
-orizzonte che brillava innanzi al pensiero
-<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span>
-febbrile di Silvio, fu quella del signor Verni.
-Senza dubbio egli era a parte di questo avvenimento;
-senza dubbio egli aveva aiutato a
-prodigargli le prime cure; forse egli stesso,
-egli solo, aveva ordinato di raccoglierlo e gli
-aveva assegnato quella camera. E che aveva
-egli pensato di lui? La pietà era stata possibile
-in quell'anima buona; ma forse la stima
-non lo sarebbe più.
-</p>
-
-<p>
-E come avrebbe egli osato levar gli occhi in
-faccia a quell'uomo? e con qual animo l'avrebbe
-ringraziato delle sue attenzioni? Per la prima
-volta sentì il peso di quell'ospitalità
-che poc'anzi lo aveva reso giubilante, e pensò
-con desiderio al letticciuolo solitario della
-sua camera da scapolo.
-</p>
-
-<p>
-Quale sarebbe stata la prima parola di quell'uomo?
-Questo pensiero importuno, torturò
-la sua ragione vacillante.
-</p>
-
-<p>
-Un'ora dopo udì dei passi che si accostavano
-all'uscio. In quel momento avrebbe voluto
-essere assai lontano. Non potendo colla
-sola forza della volontà soddisfare a questo
-voto, chiuse gli occhi e finse di dormire.
-</p>
-
-<p>
-Udì la maniglia della porta girare lentamente,
-poi alcuni passi leggieri, e un bisbiglio
-sommesso di due voci maschili.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Dorme; diceva l'uno dei due.
-</p>
-
-<p>
-— Ha sempre dormito; rispondeva l'altro.
-</p>
-
-<p>
-— Buon segno.
-</p>
-
-<p>
-Il resto del dialogo non giunse alle orecchia
-di Silvio.
-</p>
-
-<p>
-— Se ne vanno, pensò egli udendo ancor
-dei passi; ma questa volta s'ingannava; quei
-passi s'arrestarono al suo capezzale, e un alito
-lieve sfiorò la sua faccia. Il volto d'un uomo
-era lì, presso al suo. S'egli avesse potuto
-socchiudere un poco gli occhi e guardare
-senza tradire la sua finzione! Non n'ebbe
-l'ardire.
-</p>
-
-<p>
-Un istante dopo quell'uomo s'allontanò dal
-letto.
-</p>
-
-<p>
-— Se ne vanno, disse Silvio un'altra volta;
-e raddoppiò l'attenzione per assicurarsene.
-Non udì più nulla. La sua posizione
-diveniva imbarazzata; evidentemente quegli
-uomini attendevano che egli si svegliasse;
-era dunque inutile il suo strattagemma. Pure
-trovarsi faccia a faccia col signor Verni!...
-Si provò a socchiudere gli occhi e spingere
-uno sguardo innanzi a sè; un uomo era seduto
-in faccia a lui a pochi passi.
-</p>
-
-<p>
-Vestiva un soprabito, ed aveva il cappello
-in una mano, e un paio di guanti nell'altra.
-<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span>
-Senza alcun dubbio egli non era di casa;
-assai probabilmente era un medico. Ad ogni
-modo non era il signor Verni; e per Silvio
-bastava questo.
-</p>
-
-<p>
-Cercò coll'occhio l'altro uomo, e non potè
-vederlo. Pure egli era certo d'aver udito a
-parlare, e che nissuno era uscito dalla camera.
-Un istante di silenzio più profondo gli
-fe' udire distintamente il lieve e monotono
-rumore di due respirazioni. A questa indagine
-Silvio concluse che quell'<i>altro</i> s'era tenuto
-presso all'uscio; ora egli non avrebbe
-potuto guardare verso l'uscio senza voltarsi.
-</p>
-
-<p>
-Vedendo inutile ogni scappatoia, Silvio si
-decise a svegliarsi; uno sbadiglio, un gemito
-leggiero strappato molto probabilmente dalla
-sensazione delle sue contusioni, poi una stiratura
-breve delle braccia, interrotta a mezzo
-da un altro gemito più verisimile del primo,
-poi finalmente la luce. Un uomo che ha
-dormito e che si sveglia batte le palpebre
-vedendo la luce, e si caccia i pugni negli
-occhi per stropicciarli; Silvio fece altrettanto.
-</p>
-
-<p>
-Quel personaggio che stava seduto innanzi a
-lui si levò tacitamente e si appressò al letto;
-e siccome Silvio accennava di volersi sorprendere,
-e di manifestare la sua sorpresa con
-<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span>
-parole, quell'uomo pose l'indice attraverso
-le labbra consigliando il silenzio con atto di
-dolcezza, ma di una dolcezza contratta per
-abitudine.
-</p>
-
-<p>
-Silvio non domandava di meglio, e tacque.
-Non aveva ancora avuto tempo di voltare il
-capo e di guardare <i>quell'altro</i>; ma siccome
-<i>quell'altro</i> non poteva essere che il signor
-Verni, così egli prese il partito di guardare
-il medico nel bianco degli occhi.
-</p>
-
-<p>
-Il medico si accostò a Silvio, e gli levò la
-benda che gli legava il capo; i capelli s'erano
-attaccati alla tela, però quell'atto gli cagionò
-una sensazione poco gradevole. Silvio s'accorse
-che la ferita ricevuta al capo aveva fatto sangue,
-ma dall'espressione del volto del medico
-argomentò che doveva essere cosa di poco
-rilievo.
-</p>
-
-<p>
-Il medico accennò col capo a <i>quell'altro</i>;
-e <i>quell'altro</i> si mosse per venirgli in aiuto.
-</p>
-
-<p>
-— Non v'è più scampo, disse Silvio, e
-sbarrò tanto d'occhi in faccia al nuovo venuto.
-</p>
-
-<p>
-Non era il signor Verni.
-</p>
-
-<p>
-Tuttavia quel volto non gli era nuovo; in
-quel momento però non volle saperne di più.
-</p>
-
-<p>
-I due uomini lo sollevarono alquanto e lo
-<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span>
-appoggiarono sui cuscini; il medico scoprì
-la spalla, e tastò colle dita l'osso. Anche questa
-volta il viso del medico indicò quella
-specie di disdegno col quale i sacerdoti di
-Ipocrate riconoscono che il <i>caso</i> con cui
-hanno a fare è di minima importanza. Il disdegno
-dei medici è sempre lusinghiero per
-gli ammalati, e Silvio ne fu lietissimo. La
-spalla non era slogata, come egli aveva temuto.
-</p>
-
-<p>
-Silvio fece ancora atto di parlare; questa
-volta il medico, rassicurato sulla creduta gravità
-del male, non lo interruppe per consigliare
-il silenzio, ma per prevenirlo colle sue
-interrogazioni.
-</p>
-
-<p>
-— Avete dormito sempre?
-</p>
-
-<p>
-— Tutta notte.
-</p>
-
-<p>
-— Volete dire tutto il mattino.
-</p>
-
-<p>
-— Sarà come voi dite.
-</p>
-
-<p>
-— Aveste delirio e sogni agitati?
-</p>
-
-<p>
-Silvio, che incominciava a temere che la
-sua malattia dovesse permettergli troppo
-presto di abbandonare quella casa, volle essere
-del parere del medico, e rispose che
-aveva avuto delirio e sogni agitati.
-</p>
-
-<p>
-— Non vi destaste qualche volta di soprasalto?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Credo di sì.
-</p>
-
-<p>
-Il medico visibilmente lusingato della sua
-infallibilità, sorrise a fior di labbro, e atteggiandosi
-come un senatore romano, domandò
-il polso.
-</p>
-
-<p>
-— Cento pulsazioni al minuto, disse
-fra sè.
-</p>
-
-<p>
-Silvio lo interrogava collo sguardo.
-</p>
-
-<p>
-— Avrete la febbre, sentenziò l'Esculapio.
-</p>
-
-<p>
-— Buono, pensò Silvio. E sarò guarito?
-aggiunse forte.
-</p>
-
-<p>
-— Presto, mi lusingo. Conservatevi immobile
-più che vi è possibile; l'immobilità accelererà
-la guarigione.
-</p>
-
-<p>
-— Ponete che io sia una pietra.
-</p>
-
-<p>
-Quando la fasciatura della spalla fu compiuta,
-il medico se ne andò, e Silvio rimase
-solo. Poco dopo ritornò quell'uomo che aveva
-accompagnato il medico. Silvio vide una faccia
-serena, e prese confidenza.
-</p>
-
-<p>
-— Signore, disse dolcemente.
-</p>
-
-<p>
-Quell'uomo si appressò premuroso.
-</p>
-
-<p>
-— Mi chiamo Giovanni.
-</p>
-
-<p>
-— Volete dire?... balbettò Silvio imbarazzato.
-</p>
-
-<p>
-— Sono un antico servitore della casa.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Antico, voi dite? Vedendovi non lo si
-crederebbe.
-</p>
-
-<p>
-— Ho sessant'anni.
-</p>
-
-<p>
-— È un'età ragionevole.
-</p>
-
-<p>
-— Ragionevolissima.
-</p>
-
-<p>
-— E da quanto tempo servite il signor
-Verni?
-</p>
-
-<p>
-Giovanni guardò Silvio in faccia con lieve
-atto di stupore.
-</p>
-
-<p>
-— Da quindici anni.
-</p>
-
-<p>
-— E come passa egli i suoi giorni il signor
-Verni?
-</p>
-
-<p>
-Lo stupore di Giovanni questa volta fu assai
-più visibile.
-</p>
-
-<p>
-— Avete la febbre? domandò premuroso.
-</p>
-
-<p>
-— Cento pulsazioni al minuto; lo ha detto
-il medico.
-</p>
-
-<p>
-— Se fossero di più?
-</p>
-
-<p>
-— Può essere; da che lo argomentate?
-</p>
-
-<p>
-— Ehi.... diamine; dal vostro volto... più
-arrossato di poc'anzi.
-</p>
-
-<p>
-— Non monta. Vi dicevo adunque... che
-cosa vi dicevo?
-</p>
-
-<p>
-— Il delirio incomincia; pensò Giovanni.
-</p>
-
-<p>
-— Ah! Vi domandavo del signor Verni. Che
-sorta di vita è la sua?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Di vita, avete detto? Un assai cattivo
-genere di vita, in fede mia, se così volete
-chiamarlo.
-</p>
-
-<p>
-— Non vi comprendo; che cosa dunque è
-avvenuto all'ottimo signor Verni?
-</p>
-
-<p>
-— Lo ignorate?
-</p>
-
-<p>
-— Pare di sì.
-</p>
-
-<p>
-— È strano; un amico di casa!
-</p>
-
-<p>
-Silvio fe' un cenno del capo come per ringraziare
-di questo titolo onorifico.
-</p>
-
-<p>
-— Il mio padrone vi rammentava spesso...
-</p>
-
-<p>
-— Il vostro padrone è assai buono, interruppe
-Silvio, per cui l'amicizia del signor
-Verni era un rimprovero. Ho viaggiato; è
-molto tempo che viaggio...
-</p>
-
-<p>
-— Quand'è così, poichè lo ignorate, il mio
-padrone...
-</p>
-
-<p>
-— Ebbene?
-</p>
-
-<p>
-Giovanni fece un gesto assai espressivo, e
-portò una mano sugli occhi per nascondere
-una lagrima.
-</p>
-
-<p>
-— Morto! ripetè Silvio tra sè, meno addolorato
-che sorpreso di questa novella.
-</p>
-
-<p>
-Per alcun tempo nissuno dei due fece
-motto. Silvio levava a quando a quando gli
-occhi, e incontrava la figura mesta di Giovanni,
-col capo sempre inchinato sul petto,
-e gli occhi fissi al suolo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span>
-</p>
-
-<p>
-Questa notizia era così inaspettata, e per
-essa era stato così improvvisamente mutato
-tutto l'ordine delle idee e dei progetti di
-Silvio, che egli non seppe più riannodare
-il filo dell'interrogatorio incominciato. Giovanni
-fu il primo ad uscire dalle sue fantasie
-melanconiche, e ne uscì con un grosso
-sospiro più eloquente d'un'elegia.
-</p>
-
-<p>
-— Avete fame...? domandò a Silvio.
-</p>
-
-<p>
-Silvio non aveva ancora avuto tempo a
-pensarci; ma quando si ha ventisette anni,
-non si può dimenticare per ventidue ore il
-proprio pranzo senza qualche inconveniente.
-La caduta, la febbre, il sonno, l'emozione
-e l'amore, avevano potuto molto sul ventricolo
-di Silvio; ma infine egli aveva ventisette
-anni, e non aveva mangiato da ventidue
-ore; però, per quanto il dolore della triste
-novella poteva consentirlo, egli confessò
-candidamente che aveva appetito.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<h2 id="cap29">XXIX.</h2>
-</div>
-
-<p>
-Nella notte successiva Silvio dormì assai
-poco.
-</p>
-
-<p>
-La sua mente agitata si adoperava invano
-ad indagare il mistero che circondava la
-<span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span>
-solitudine della donna che egli amava. La
-morte del marito mutava aspetto a tutte le
-apparenze della vita di Carlotta. Tutte le
-indagini fatte fino a quel punto, non erano
-state che tentativi vuoti; egli era partito dall'errore,
-e tutte le verisimiglianze che vi
-aveva connesso, dovevano adunque essere
-necessariamente false.
-</p>
-
-<p>
-Così l'edifizio delle sue supposizioni rovinava
-a un tratto. L'isolamento di Carlotta
-non era più una punizione, ma un bisogno
-d'anima afflitta; non era la solitudine della
-colpa e del rimorso, ma la solitudine del
-dolore e del pianto.
-</p>
-
-<p>
-Ella aveva amalo suo marito, e suo marito
-non era più. Il mondo non avrebbe potuto
-darle ciò che le era stato tolto, ed ella
-viveva separata dal mondo.
-</p>
-
-<p>
-Questo pensiero riconfortò la fede vacillante
-di Silvio. Carlotta non era forse colpevole.
-Se essa fosse stata tale, la morte
-dell'unico uomo che avesse dei diritti sopra
-di lei l'avrebbe spinta in mezzo alla
-società, dove avrebbe trovato nei facili piaceri
-l'oblio del suo passato e di sè medesima.
-</p>
-
-<p>
-No, Carlotta non era colpevole. Tutte le
-<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span>
-apparenze avevano lottato contro la sua fede,
-e il suo cuore codardo n'era stato vinto; ma
-ora il suo cuore risorgeva più forte a rinnovare
-la battaglia, ed usciva vincitore: Carlotta
-non era colpevole.
-</p>
-
-<p>
-Ma quell'uomo che aveva visto con essa in
-giardino? Chi era egli? Un fugace sospetto
-gli suggerì il nome del cavalier Salvani; ma
-rifuggì inorridito da questo pensiero.
-</p>
-
-<p>
-Carlotta avrebbe forse potuto profanare
-con tale infamia la memoria del marito, ma
-non si sarebbe infinta giammai fino a mascherare
-di virtù la propria abiezione.
-</p>
-
-<p>
-Ora se non era il cavalier Salvani, chi
-mai era quell'uomo? Egli l'aveva visto non
-una, ma più volte; la convivenza nella stessa
-casa era dunque probabilissima. Lo aveva
-sorpreso al fianco di lei sotto il pergolato,
-in atteggiamento di gran domestichezza, tanto
-d'averlo creduto un marito; non era tale,
-era dunque un amante.
-</p>
-
-<p>
-Con questo martello nel cuore, si addormentò
-più rannuvolato, ma giurando tutta
-via a sè stesso che Carlotta non era colpevole.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span>
-</p>
-
-<h2 id="cap30">XXX.</h2>
-</div>
-
-<p>
-Erano passati molti giorni. Silvio era quasi
-ristabilito; la sua ferita al capo s'era cicatrizzata
-completamente, e l'osso della spalla
-aveva ripreso la sua posizione normale.
-</p>
-
-<p>
-Tuttavia un mutamento poco favorevole si
-era prodotto nel suo umore; egli era passato
-vivamente per tutta la scala dell'entusiasmo,
-e ne aveva ridisceso i gradini ad
-uno ad uno; ogni giorno che passava era un
-sospiro di più nell'anima di Silvio, e un fiore
-di meno nel giardino.
-</p>
-
-<p>
-L'inverno si avvicinava a gran passi, e
-l'ipocondria del pari — un'inverno assai
-rigido ed un'ipocondria inguaribile; il termometro
-della natura, e quello del cuore
-segnavano la stessa distanza dallo zero.
-</p>
-
-<p>
-Dapprincipio Silvio aveva vagheggiato tutte
-le fila di un'avventura; quella donna che
-egli aveva tanto amato viveva sotto lo stesso
-tetto, conosceva l'amor suo, lo sapeva ferito,
-la pietà se non l'amore l'avrebbe chiamata
-al suo fianco. Questa sicurezza di cui egli
-si compiaceva lo aveva reso più sdegnoso,
-quasi indolente; quelle poche reliquie d'un
-<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span>
-amor sepellito, avevano spezzato la pietra del
-loro sepolcro per irrompere violente — la
-sicurezza le aveva ricacciate nella tomba.
-</p>
-
-<p>
-Il signor Verni era morto; Carlotta vedova;
-il deplorabile scetticismo, di cui Silvio avea
-corazzato il petto, traeva da quei due fatti
-due conseguenze che alimentavano le sue
-speranze e ponevano in pace la sua coscienza.
-I doveri d'amico e di moglie non
-si frapponevano più alla loro passione.
-</p>
-
-<p>
-Silvio non domandava più un amore, domandava
-una passione; l'eccesso è bisogno
-delle anime malate e dei corpi affranti. Egli
-non reputava più sè stesso capace d'amore;
-fors'anco non reputava Carlotta degna. E tuttavia
-il suo cuore aveva lottato disperatamente
-per salvare quella donna da ogni
-macchia; tante volte il suo pensiero aveva
-voluto spingere le indagini audaci nel passato
-misterioso di colei, altrettante ne era
-stato respinto come un profanatore.
-</p>
-
-<p>
-— Il passato non mi appartiene — disse
-Silvio a sè stesso — l'oggi è mio.
-</p>
-
-<p>
-Malgrado ciò i giorni erano passati uguali,
-monotoni, senza che nessuna delle parvenze
-sperate della sua mente avesse preso corpo
-e vita vera.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span>
-</p>
-
-<p>
-Dopo il secondo giorno, la sua sicurezza
-si mutò in aspettazione che aveva tutti i travagli
-d'una vaga incertezza; dopo il terzo
-giorno l'aspettazione divenne desiderio ardente
-e pauroso. Tutto inutilmente — Carlotta
-non venne.
-</p>
-
-<p>
-Giovanni era quasi sempre al suo capezzale;
-ma non era uomo da cui si potessero
-avere facilmente molte parole. Tuttavia egli
-avea istruito Silvio su molte cose; gli avea
-detto che Carlotta viveva sola con una cameriera,
-e che aveva fatto proposito di non
-abbandonare mai più quell'abitazione. Ad
-ogni altra domanda aveva risposto di non
-saper nulla.
-</p>
-
-<p>
-Di tal guisa Silvio s'era visto ridotto alle
-sue fantasie e alla sua solitudine; fu allora
-che quel sentimento soffocato riarse più
-terribile nel suo petto, e per la prima volta
-conobbe d'amare tuttavia d'amore.
-</p>
-
-<p>
-Alle vacue lusinghe del suo amor proprio
-succedette la frenesia del desiderio e l'ardenza
-dell'affetto; alle stolte compiacenze
-dell'oggi, la sospirosa evocazione del passato.
-L'ieri così pallido, così povero, così
-monotono riappariva alla mente di Silvio luminoso
-e fantastico, come le veglie d'un fumatore
-d'oppio.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span>
-</p>
-
-<p>
-Egli ripensava a quella sua finestra amica
-donde aveva tante volte sorpreso le pensose
-passeggiate della solitaria, al pergolato che
-aveva visto sfrondarsi sotto i suoi occhi, al
-sedile di sasso su cui, sotto le forme della
-solitudine e del mistero, egli aveva rinvenuto
-l'immagine di Carlotta. Ahimè! egli sarebbe
-rientrato nelle sue camere, avrebbe riveduto
-presto, troppo presto, quei luoghi, ma non
-avrebbe ritrovato più mai il bene che avea
-perduto. L'agile fantasma del suo amore lo
-avrebbe forse sfuggito.
-</p>
-
-<p>
-E Silvio, che poco prima si riputava fortunato
-e indolente possessore d'una suprema
-felicità, rimpiangeva amaramente le chimere
-d'un tempo.
-</p>
-
-<p>
-Sì, anche le chimere avrebbero abbandonato
-il suo cuore; egli sarebbe rimasto solo,
-solo colla fatale certezza che Carlotta non
-avrebbe sentito mai nulla per lui.
-</p>
-
-<p>
-Uno spasimo dissimulato si aggiungeva
-alle sue torture. Quell'uomo, quell'uomo che
-egli aveva visto nel giardino non era forse
-un amante?
-</p>
-
-<p>
-Ben è vero che Giovanni gli aveva detto
-che Carlotta viveva sola, ma supponendo anche
-che Giovanni non mentisse, la presenza
-<span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span>
-di quell'uomo nel giardino non era meno sospetta.
-Ora chi era quell'uomo?
-</p>
-
-<p>
-Silvio aveva cercato più volte di domandarne
-a Giovanni, ma un sentimento d'orgoglio
-l'aveva sempre trattenuto. Allora si
-provò a rammentare l'immagine di quel personaggio;
-egli non l'aveva veduto mai che
-alle spalle, e non ne aveva serbata quasi
-alcuna memoria.
-</p>
-
-<p>
-— Vediamo, disse a sè stesso una mattina,
-quell'uomo non era il cavaliere Salvani;
-i suoi favoriti rossi e le sue spalle
-quadrate lo avrebbero tradito. Pareva alto,
-proseguì analizzando le sue memorie, poco
-più di me certamente, ma più alto di me;
-aveva movenze lente, più da uomo maturo
-che da giovine...
-</p>
-
-<p>
-In quella entrò Giovanni.
-</p>
-
-<p>
-Un'idea assai naturale, e che le nebbie
-della gelosia gli avevano celato fino a quel
-punto, balenò alla mente di Silvio.
-</p>
-
-<p>
-— Se fosse mai!....
-</p>
-
-<p>
-Giovanni si accostò al capezzale.
-</p>
-
-<p>
-— Sto meglio, gli disse Silvio prevenendo
-la domanda. Che giorno è oggi?
-</p>
-
-<p>
-— Venerdì.
-</p>
-
-<p>
-— Quanti ne abbiamo del mese?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Ventinove.
-</p>
-
-<p>
-— Non vi pare che abbia nevicato?
-</p>
-
-<p>
-— Sono sicuro di no.
-</p>
-
-<p>
-— Credete che nevicherà presto?
-</p>
-
-<p>
-— Lo credo. Le montagne sono già tutte
-coperte.
-</p>
-
-<p>
-— Fatemi il favore di assicurarvene.
-</p>
-
-<p>
-Giovanni si accostò alla finestra. Silvio
-guardò attentamente le sue spalle, e non
-parve soddisfatto del suo esame.
-</p>
-
-<p>
-— Il tempo è asciutto, non è vero?
-</p>
-
-<p>
-— Asciuttissimo.
-</p>
-
-<p>
-— Dovreste farmi un favore.
-</p>
-
-<p>
-— Cento.
-</p>
-
-<p>
-— Andate a passeggiare in giardino.
-</p>
-
-<p>
-— In giardino?
-</p>
-
-<p>
-— Il tempo è asciutto; ve ne prego.
-</p>
-
-<p>
-Giovanni parve titubare alquanto.
-</p>
-
-<p>
-— Ve ne prego, ripetè Silvio.
-</p>
-
-<p>
-— Come volete, disse Giovanni; e s'incamminava
-per uscire.
-</p>
-
-<p>
-— Non ancora. Assai probabilmente voi
-non avete predilezione per l'una parte del
-giardino piuttosto che l'altra?
-</p>
-
-<p>
-— Nessuna.
-</p>
-
-<p>
-— Passeggiate lungo il viale dei pini,
-quand'è così; sarà molto meglio.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span>
-</p>
-
-<p>
-— Ci s'intende, disse Giovanni tentennando
-il capo nell'uscire.
-</p>
-
-<p>
-Non appena Giovanni ebbe varcato la soglia,
-Silvio scese d'un balzo dal letto. Indossò
-frettoloso alcuni abiti e si accostò barcollando
-per la debolezza alla finestra che
-guardava nel giardino. Un uomo ed una
-donna, che parevano usciti in quel punto
-dalla casa, si allontanavano a fianco l'un
-dell'altro lungo un viale.
-</p>
-
-<p>
-Quella donna era Carlotta; quell'uomo
-era <i>lui</i>.
-</p>
-
-<p>
-Il cuore di Silvio si allargò per la gioia.
-Se non che in quel punto un altr'uomo
-uscì dalla casa, e si diresse alla volta dei
-due; quest'altro uomo era Giovanni.
-</p>
-
-<p>
-Silvio dovette appoggiarsi alle imposte
-per non cadere; la gelosia lo teneva immobile;
-quell'eterna domanda, eterno supplizio,
-gli si parava un'altra volta dinanzi:
-chi era adunque quell'uomo?
-</p>
-
-<p>
-Giovanni raggiunse la sua padrona, e
-camminò alcuni istanti vicino ad essa parlandole.
-Di che cosa?
-</p>
-
-<p>
-Silvio non potò dubitarne molto lungamente,
-però che vide il volto di Carlotta
-voltarsi e guardare alla sfuggita la sua finestra,
-<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span>
-mentre Giovanni si cacciava per entro
-ad un sentiero trasversale che metteva capo
-al viale dei pini.
-</p>
-
-<p>
-Giovanni era un servitore assai rispettoso,
-e Silvio avrebbe potuto averne prova, se lo
-avesse visto pochi istanti dopo passeggiare
-nel viale dei pini con uno zelo veramente
-ammirabile; ma Silvio aveva occhio a ben
-altro. Colla fronte ardente appoggiata ai vetri
-della finestra egli seguiva d'uno sguardo
-pauroso e smarrito i due che vedeva allontanarsi
-sempre più. Non v'era dubbio; quell'uomo
-che oggi vedeva al fianco di Carlotta
-era quello stesso che aveva visto tante volte;
-lo stesso passo, lo stesso abbandono confidenziale.
-Ma chi era dunque?
-</p>
-
-<p>
-Egli stava per acquistare finalmente questa
-scienza fatale; fra poco essi sarebbero
-ritornati sui loro passi ed avrebbero offerto
-il volto ai suoi sguardi; pochi minuti,
-un minuto ancora.....
-</p>
-
-<p>
-Intanto Giovanni continuava la sua coscienziosa
-passeggiata lungo il viale dei
-pini....
-</p>
-
-<p>
-— Eccoli! gridò il cuore di Silvio.
-</p>
-
-<p>
-Infatti Carlotta e il suo cavaliere s'erano
-voltati verso la casa. Un piccolo moto di stupore
-<span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span>
-e di dispetto fu il primo indizio della
-scoperta di Silvio; quell'uomo era il medico.
-Un altro moto di gioia gli seguì ben tosto,
-quando ebbe notato due cose che parvero
-rassicurarlo: il pallore malaticcio di Carlotta,
-e i lineamenti del volto del medico.
-Convien sapere che il signor W**, medico
-e chirurgo di Gossau, aveva due occhietti
-grigi e un naso camuso, oltre ad alcune
-ciocche di capelli posticci, coll'aiuto
-delle quali s'ingegnava di arrivare alla cinquantina
-dimostrandone appena i quattro
-quinti.
-</p>
-
-<p>
-Evidentemente il W** non era uomo pericoloso,
-e Silvio poteva dormire i suoi sonni
-tranquilli.
-</p>
-
-<p>
-Silvio incominciò dal rimettersi a letto,
-ma in quanto a dormire, non pare che sapesse
-cavarsene colla stessa disinvoltura.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<h2 id="cap31">XXXI.</h2>
-</div>
-
-<p>
-Tutto quel giorno Silvio ebbe la febbre
-dell'amore. La notte successiva non chiuse
-occhio.
-</p>
-
-<p>
-Vi sono delle anime, generose ma deboli,
-che ad ogni apparenza di ragione si acquetano,
-<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span>
-e ad ogni nuova tempesta del cuore
-si abbandonano lamentevoli o disperate;
-nature monche, per le quali l'eterno sospiro
-alla felicità si tramuta in perpetua miseria — persuasi
-e dubitosi con bizzarra vicenda — talora
-a un punto solo — infelici sempre.
-</p>
-
-<p>
-Silvio partecipava di questa natura; la
-sua fede seguiva ciecamente le fantastiche
-movenze del suo spirito irrequieto: accasciamenti
-subitanei, brevi e gagliarde riscosse,
-segnavano la sua vita intellettuale.
-</p>
-
-<p>
-Così è che nei delirii della sua veglia era
-diventato un'altra volta entusiasta dell'amor
-suo; alla neghittosa fiducia era succeduto il
-fervido battagliare dell'amore che vuole l'amore.
-Egli non disperava più; amava. Carlotta
-era un angelo; non le domandava più
-il suo passato; non dubitava più del presente.
-Ogni ombra di gelosia era svanita;
-dinanzi agli occhi, dinanzi al cuore di Silvio
-una luce sola, una gran luce: l'avvenire.
-Quest'avvenire era l'amore.
-</p>
-
-<p>
-In quella notte Silvio provò tutte le dolcezze
-e gli affanni d'una cara e melanconica
-visione; l'immagine di Carlotta gli fu sempre
-dinanzi agli occhi. L'atteggiamento molle di
-lei, le tinte pallide e i lineamenti patiti del
-<span class="pagenum" id="Page_160">[160]</span>
-suo volto, gli facevano fede d'una malattia
-che la Provvidenza, e non il caso, aveva
-con misterioso intendimento collegato al
-proprio stato.
-</p>
-
-<p>
-In quella notte Silvio rinvenne le sue audacie
-d'un tempo.
-</p>
-
-<p class="pad2 center large">
-FINE DEL VOLUME PRIMO.
-</p>
-
-<hr class="silver" />
-
-<div class="chapter">
-<p class="title">
-ERRATA-CORRIGE
-</p>
-
-<p class="center">
-Nel Vol. 1.º pag. 8, lin. 15 e pag. 17, lin. 6 leggasi<br />
-<i>Eugenio</i> invece di <i>Ernesto</i>.
-</p>
-
-<p class="center">
-E nel Vol. 2.º pag. 34, lin. 29, e pag. 35, lin. 25 leggasi<br />
-pure <i>Eugenio</i> invece di <i>Raimondo</i>.
-</p>
-</div>
-
-<div class="tnote">
-<p class="tntitle">
-Nota del Trascrittore
-</p>
-
-<p>
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione
-minimi errori tipografici.
-</p>
-
-<p>
-Le correzioni indicate a fine volume (Errata-Corrige) sono state
-riportate nel testo.
-</p>
-
-<p class="covernote">
-Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.
-</p>
-</div>
-
-
-
-
-
-
-
-
-<pre>
-
-
-
-
-
-End of Project Gutenberg's Un segreto vol. I (of 2), by Salvatore Farina
-
-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK UN SEGRETO VOL. I (OF 2) ***
-
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-distributed Project Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of
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-Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed
-editions, all of which are confirmed as not protected by copyright in
-the U.S. unless a copyright notice is included. Thus, we do not
-necessarily keep eBooks in compliance with any particular paper
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-Most people start at our Web site which has the main PG search
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