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If you are not located in the United States, you'll have -to check the laws of the country where you are located before using this ebook. - -Title: Un segreto vol. I (of 2) - -Author: Salvatore Farina - -Release Date: February 5, 2020 [EBook #61322] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK UN SEGRETO VOL. I (OF 2) *** - - - - -Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online -Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This -file was produced from images generously made available -by Biblioteca Nazionale Braidense - Milano) - - - - - - - UN SEGRETO - - - ROMANZO - - DI - SALVATORE FARINA - - - VOLUME PRIMO - - - - MILANO - E. TREVES & C. EDITORI - 1869 - - - - - Proprietà Letteraria - - Tipografia Letteraria — Via Marino, 3 - - - - -I. - -_Silvio ad Eugenio._ - - -«Se i miei calcoli non fallano, a quest'ora sei ad Huesca, supponendo -che tu non abbia mutato proposito, e che, attraversata la Francia, -arrestandoti appena ad Avignone e a Tarbes, ti sia affrettato, com'era -tuo disegno, a valicare i Pirenei durante la bella stagione. Ad ogni -modo io ti scrivo ad Huesca, non bastandomi l'animo di attendere una -tua lettera. - -Mi pare un anno che tu sia lontano da me, e se penso che non sono -invece che poche settimane, non so darmene pace, cotanto il mio tempo -mi è diventato increscioso. Tu dirai come al solito che è la mia anima -che è pigra, e che la sua lentezza indolente è quella appunto che mi -fa parere più tardi che agli altri mortali i due movimenti del nostro -pianeta. Ma questa volta t'inganni; e dico in sul serio che se mai vi -fu momento della mia vita in cui abbia sentito il sangue giovanile -pulsare violento ed ostinato alle arterie ed al cuore, questo gli è -desso. E non ho più a rimpiangere come per lo passato gli stravizzi -e le orgie che, come tu affermavi, avevano ottuso i miei sensi, e -spuntato le spine del desiderio. Anzi io penso che questo raddoppiarsi -della mia vita, questo nuovo vigore delle mie forze morali, mi facciano -appunto parere lungo il tempo che trapasso. Non dico che io non mi -annoji — la solitudine mi condanna a questo — ma l'avidità con cui -aspiro ad un bene impossibile, il desiderio e la speranza sempre -alimentati in segreto, sono senza dubbio più potenti della noia. - -Non mi sono mai sentito così audace, e così gaio, come di questi -giorni. Se qualche volta sospiro, lo faccio per abitudine, o anche per -smania, all'incirca come un viaggiatore frettoloso sospira il momento -che avrà toccato la meta. Accetta questo paragone disgraziato; so bene -che non fa al caso mio. Io non ho una meta, peggio, non so neppure se -io non l'abbia; i sentimenti che m'empiono il cuore sono così vaghi ed -indeterminati, che sfumatura di pennello maestro non saprebbe renderne -l'immagine. Ma tuttavia sono sentimenti — questo almeno sta fermo — -però io me ne trovo pago, e cinguetto tuttodì da solo, da fare invidia -ai passeri che in questo momento pispigliano inseguendosi e beccandosi -fra i rami del vecchio platano del mio giardino, che tu hai cantato nei -tuoi primi versi. - -Ad ogni modo il tempo mi è increscioso. È questa una bizzarra -contraddizione del mio spirito irrequieto, se pure in uno spirito -irrequieto vi sono contraddizioni vere, o piuttosto il volere e -disvolere a un tratto cento cose non è una condizione necessaria di -quello stato. - -Ma bando a sofisticherie; il tuo retto senso filosofico n'andrebbe come -al solito _intronato_, e non mi daresti requie colle tue punture — ed -io so bene quanto valga il tuo aculeo, perchè cerchi di starmene, se -posso, alla lontana. - -Confessami che a questo punto ti ho messo in una gran curiosità dei -fatti miei. Potessi pagartene in qualche modo! Potessi darti la mia -confidenza, ed averne in cambio i tuoi conforti! Ma dovrei scrivere un -libro, e non basterebbe; e non sapresti nulla del mio cuore, perchè io -stesso non so nulla. So che in questo momento sono lieto, e che di tali -momenti non è povera la mia giornata; sento il sangue circolare più -rapido, l'intelligenza più chiara, e più salda e vigorosa la potenza di -amare. - -Amare! — L'ho io scritta questa parola? La ci stia. Tu ne sorriderai -con sarcasmo, e sarà tutto; e se interpretando a modo tuo la confusione -di queste mie parole, mi dirai seriamente che io sono innamorato, ti -crederò senza dibattere. Sarei così felice di innamorarmi un'altra -volta! Ma ho paura, mio buon Eugenio, che ciò non sia, e che tutto il -benessere che io provo in questi giorni si risolva in una quistione -di nervi. Anzi se devo credere al Dottor L. gli è proprio così, -e a discuterci sopra mi farei dare del gaglioffo. Colui dice che -noi viviamo nelle nuvole, e che i nostri malanni derivano da ciò, -che discendendo da quelle alture, vediamo le nostre ali tarparsi -miseramente, e temiamo non bastino a reggerci al volo mai più. Ho -spesso creduto che egli avesse ragione; ma ora non temo più di nulla; -e se è vero che mortale ebbe mai le ali, io me le sento crescere sui -fianchi così salde e robuste, da sfidare l'aquila a seguirmi. E davvero -che da qualche tempo gli uccelli non mi fanno invidia, e guardo le -nuvole senza desiderio, e misuro l'orizzonte con qualche sicurezza. - -Mi par di vederti — e ti leggo negli occhi, nel sorriso e nel cuore una -domanda; ma io non ti risponderò per ora. Cerca pure in questa lettera -un nome di donna — non lo troverai. Se è vero che io debba provare -ancora le dolcezze puerili — io dico _puerili_ — dell'amore, vorrò -essere il primo a sincerarmene; nè tu, nè altri, ne avrà la certezza -che dalla mia bocca. - -Ricorda che io conto inesorabilmente sopra le _Impressioni di viaggio_ -che tu hai promesso di scrivere. So che il _far niente_ ti serena -l'animo, e che contemplando ti parrà di vivere troppo bene, perchè -abbia ad occuparti di questo strumento di tortura che è la penna del -letterato in Italia. - -Lavora per me; arrossisci di rivedere le Alpi, senza aver cantato i -Pirenei. Oltre a che il tempo ti parrà più breve, e le noie degli -avvocati meno amare; e quando le tue faccende siano all'ordine, e -ritornerai fra le braccia dell'amico tuo, anch'egli sarà in qualche -modo compensato della tua assenza. Amami». - - - - -II. - -_Eugenio a Silvio._ - - -«La tua lettera mi ha preceduto di due giorni. Or eccomi finalmente ad -Huesca, dopo un viaggio abbastanza lungo, e se devo dirlo, poverissimo -d'avvenimenti. Vedi che io dico avvenimenti, e non avventure; non -perchè di queste ultime ne abbia avuto, ma perchè tu non immagini che -io n'andassi in cerca. Per altro non mi sono annoiato; ho pensato, ho -fantasticato molto, ho raccolto una gran messe di idee e di _voli_; e -se le mie _Impressioni di viaggio_ vedranno quando che sia la luce, tu -stesso ne sarai giudice. - -Come tu l'hai pensato, io ho mutato di molto il progetto del mio -viaggio; ho incominciato dal cedere una volta, e invece di tirar -diritto da Avignone a Tarbes, mi sono spaventato della distanza e ho -fatto sosta a Montpellier. Il guaio volle che Montpellier mi piacesse, -e vi dormii una notte — un dolce sonno te lo assicuro — ed è per -lo appunto questa dolcezza che mi ha fatto invaghire dei viaggi a -tappe. Infatti invece di partire il domani per Tarbes, come io aveva -sacramentato meco medesimo di fare, me ne andai con animo di arrestarmi -a Carcassona. A metà via discesi a Beziéres. Però d'allora in poi -non fermai più nulla, e come Dio volle, venni man mano a Pamier, e -poi a S. Gaudenzio, e a Tarbes — e se il diavolo ci ficcava meglio -la coda, uscivo di via e mi spingevo fino a Pau — nè so come mi sia -risoluto a discendere a Bagnéres, e a Baréges. In quest'ultima città -mi disponevo ad attraversare i Pirenei presso il Monte Perduto, ma un -inglese che viaggiava per diporto, e con cui avevo stretto relazione a -Tarbes, scese in quel giorno allo stesso albergo, e poichè egli voleva -visitare la famosa Valle d'Arran, mi decisi a deviare un breve tratto -con lui. Così passai i Pirenei fra le gole del monte Maledetto. Non ti -dico nulla dell'incanto di quella traversata — tanto varrebbe che io -scrivessi per te solo le mie _Impressioni di viaggio_. - -Di Huesca non ti parlo; mi è riuscita spiacevole a prima vista, e parmi -che non mi ricrederò; ad ogni modo non ho a fermarmici molto, e, se Dio -lo vuole, conto di trovarmi presto al tuo fianco. E tanto più ci conto -e me ne struggo, se penso al piacere con cui ho visto i tuoi caratteri, -e la parola _Italia_ sul timbro postale della tua lettera. - -Ma che! tu minacci dunque d'impazzire? E che modo è questo tuo di -torturare il cervello d'un amico che ha i fianchi rotti, non so se più -dai cavalli di posta, o da una mezza dozzina di curiali che gli stanno -alla cintola giorno e notte? Che vuoi tu che io capisca di queste -vaporose fantasime del tuo intelletto? - -In verità io ho serio timore che assai valesse meglio la tua tetraggine -d'una volta, che questa falsa allegria che ti contorce le labbra -come la sardonica; e meglio era non uscirne mai, che uscirne così -stoltamente. - -Sei o no innamorato? Non lo sai! l'hai a sapere dico io. In queste -miserie del cuore, se non ci vedi dentro tu, chi ci ha a vedere? Oltre -a che tu sarai colto alla sprovveduta, come una fortezza sguarnita; e -questo, credilo, è il peggior danno che possa toccare ad un galantuomo. -Diffida, diffida sempre, e di tutti; e più che d'ogni altro, di te -medesimo. Se gli uomini sapessero cacciarsi in mente questa verità: -che le grandi sciagure sono tali per lo appunto, perchè inaspettate, il -numero degli sciagurati n'andrebbe minorato d'assai. - -In amore l'abbandono è pericoloso come in tutte le cose della vita — -forse peggio — la vita non si ha già ad avere in conto d'un'infanzia -perenne, nè l'amore s'ha a torre come un giocattolo da bimbi. Assai -triste gioco è quello che fa l'amore, e in fede mia ci si dee pensare -non una, ma cento volte. - -Non dimenticare i tuoi ventisei anni, non rinfanciullire a un tratto -dinanzi al volto d'una bella donna. Quale che ella sia, pensa che -il suo sorriso nasconde un pugnale, e i suoi baci un veleno. Le suo -braccia sono morbide come il velluto, e fragili e pieghevoli come uno -stelo di giunco; ma tuttavia sanno stringere in amplessi soffocanti — -la voluttà che spira dalle sue nivee forme è un fuoco che consuma. - -Oh! io conosco troppo bene come le vanno queste cose — e tu pure. Ma -all'occasione si è sempre arrendevoli; ingannati cento volte, cento -volte la bestemmia è spirata sul nostro labbro — domani ci si ingannerà -ancora. - -«Gioventù e bellezza sono armi troppo potenti, perchè i virili -propositi possano resistere a lungo». Verissimo — se si cadesse nella -lotta, sopraffatti nobilmente — se non che — ed è questa vera codardia -— disillusi, vagheggiamo col pensiero un nuovo fantasma di donna che -raccatti il nostro cuore e voglia mentire un po' d'amore per lui. - -Osceno mercato di sentimenti, di fantasie e di menzogne — e di -voluttà. E se ricerchi ciò che vi ha di vero in questi rapporti, vedrai -sbigottito una sola cosa, il sesso — e non potrai andar oltre. - -Tu giuochi una scommessa perigliosa; v'ha per posta una parte, la più -bella parte, del tuo avvenire. - -Che potrai ottenere da questa donna, se tu l'amerai? Un momento -di voluttà, un po' d'amore forse — ma sai tu ciò che vi perderai -inesorabilmente? - -Pensaci. Se mai avvenga che dal confronto tu ritragga qualche forza, -combatti disperatamente; se sarai vinto, avrai qualche conforto più -tardi; quando ti parrà d'aver tutto perduto, ritroverai dentro di te -qualche cosa che non sarà morta coi tuoi amori — la compiacenza della -propria forza adoperata nobilmente, e quella non minore di poter far -carico alla sorte soltanto dei tuoi dolori. - -Questi miei consigli — e non vogliono essere più che consigli, nè meno -— ti giungeranno forse tardi, e ti saranno cagione d'inutili rimorsi. -— Ma se la mia voce avrà mai la sorte di prevenire, d'un solo istante, -l'estremo passo, oltre il quale è questo fatalissimo abisso dell'Amore, -tu soffermati alquanto a meditarla. Forse la chimera pazza che vagheggi -andrà sfrondata delle sue corone, e le seduzioni di una sirena non -sapranno rimuoverti dall'austera saldezza che ti eri proposto di -mantenere per tutta la vita. - -Se poi a quest'ora il tuo spirito si culla nelle nenie voluttuose di -questo tuo amore adultero, la pace sia teco; e tu perdona alla audacia -di chi ha osato profanare il tuo tempio, parlandoti un linguaggio -insensato. - -Ho scritto «amore adultero». M'ingannerei io forse? Affè, che non -saprei più raccapezzarmi. Ma questo è un dubbio passeggiero, e si è -dileguato di già dal mio cervello senza lasciarvi traccia. - -Scommetterei anzi di potermi spingere più oltre senza fallire, fino ad -immaginare il pallido viso della ninfa che ti ha sedotto, e a poter -ripetere il nome che i vaneggiamenti del tuo sonno tradiscono forse -ogni notte. Ed è... - -Ma io potrei errare, e ci farei pure la triste figura dopo aver -vantato tanta avvedutezza; e forse anche — e questo sarebbe peggio — -l'importanza del mio consiglio ne andrebbe scemata ai tuoi occhi, e -ti parrebbe che le mie parole siano inspirate dalla persona e non dal -principio, e sprezzeresti le mie teoriche. Però questo è per l'appunto -ciò che io non voglio da te; e se posso, farò che tu non sorrida della -mia filosofia balzana. Ad ogni modo tieni in mente questo che io ti ho -detto: che credo d'avere indovinato il nome dell'eroina della tua nuova -passione. - -Se è rimasto un posticino nel tuo cuore, serbalo per me; ma ho paura di -no — i nuovi amori sono come i nuovi proprietarii d'un campo; i quali, -per far sentire il loro imperio, si cacciano dappertutto, e rimuovono -e ricostruiscono i limiti, per attaccare in qualche modo la loro -personalità alla nuova possessione». - - - - -III. - - -Come Eugenio lo aveva pensato, la sua lettera giunse tardi. Cotesta in -generale è la sorte comune dei consigli, e in ispecie dei consigli agli -innamorati, i quali sono incontrastabilmente la razza più ostinata che -viva sulla terra. - -Convien sapere per altro che se Eugenio, buon figliuolo in tutto il -resto, si scaglia da poco in qua con compiacenza contro l'amore, e -contro le donne, ne ha le sue buone ragioni. E chi l'avesse conosciuto -due mesi prima, avrebbe udito ben altre sentenze sulle sue labbra. Si -pretende di doverne incolpare una certa bruna, con certi occhioni neri, -e certa chioma lussureggiante; ma siccome ciò non torna indispensabile -al caso nostro, lasciamo che la maldicenza districhi del suo meglio -questo nodo. - -Una cosa intanto resta ferma, che Silvio alla lettura di questa lettera -si strinse nelle spalle. - - - - -IV. - -_Silvio ad Eugenio._ - - -«Ritorno in questo momento dal vederla, dal parlarle, dall'adorarla in -silenzio come un'immagine santa. Ho la mente ed il cuore pieni di lei. - -Oramai non lo dissimulo più a me medesimo — se pure riuscissi ad -ingannarmi, non ne avrei al certo giovamento — però vorrei gridarlo a -tutto il mondo: «sono innamorato.» - -Questa parola che qualche settimana addietro mi avrebbe fatto arrossire -di vergogna, risuona dentro di me come una melodia soavissima. I miei -nervi, le mie fibre, la cantano in coro. - -E perchè dovrei io arrossire? perchè dovrei ostinarmi in questa -ringhiosa inerzia, che impoverisce ogni dì più la sorgente degli -affetti? - -In fede mia, povero Eugenio, tutti i sermoni della filosofia accigliata -non saprebbero arrestare un solo istante quest'inno che prorompe in -mille suoni dalle corde della natura; nè la vanità d'essere chiamato -filosofo può pagare un solo battito d'un cuore innamorato. - -Poi che tu dici d'aver indovinato il suo nome, tanto meglio; lo -scriverò senza titubanza: «Carlotta.» - -Intendo il rimprovero che tu mi fai; non vo' affannarmi a ribatterlo, -ma tuttavia ti giuro che non ho in mente una colpa. - -Io non voglio nulla, non domando nulla, solo che mi si lasci amarla. -La mia felicità è opera sua, ma pure non è in essa; è in me, nell'amor -mio. In appresso... e che so io del futuro? ma ho fede che saprei -resistermi in ogni evento. - -Non tenermi il broncio se io non pongo mente alle tue raccomandazioni; -se tu sapessi quante volte io ti ho benedetto per avermi fatto -conoscere questa donna, se tu potessi vedere la mia gioia, non ti -reggerebbe l'animo di contraddirmi più oltre; e la mia gratitudine ti -compenserebbe ad usura della mia disobbedienza. - -Tu ignori quanto si possa essere felici amando questa donna; la tua -mente, comunque ci si affatichi, non può riprodurti che una pallida -immagine della sua bellezza; però nella tua cecità tu accomuni questa -creatura colle mille che paghi col disprezzo, mentre... Nè io vo' tormi -la briga di farti ricredere; ma se tu la vedessi... Vestiva un abito -nero semplicissimo, colle maniche che lasciavano vedere le sue braccia -ignude; pure quanto più leggiadra di tutte le altre, nonostante i loro -pizzi, le loro trine e i cento altri fronzoli a cui mendicavano la -grazia! - -Me le accostai tremante; mi sorrise, mi porse una mano breve, affilata, -candidissima, e mi salutò per nome. Un nonnulla per l'indifferente, -un'epopea pel mio cuore. - -Oh! dimmi che questa mia non è illusione, che quel saluto e quel -sorriso erano da più che non volessero parere, che io posso... No, non -voglio nulla; non dirmi nulla — ho io bisogno d'alimentarmi di menzogne -e di speranze audaci come un fanciullo? A che fine uscire dalla mia -paga serenità, ed abbandonarmi ciecamente al desiderio? - -Il desiderio! Oh! gli è questo un mare senza confini, un assai tristo -mare per una nave sdruscita; nè io vo' avventurarvi il mio cuore». - - - - -V. - -_Silvio ad Eugenio._ - - -«Mancano ancora otto giorni all'arrivo del corriere che deve recarmi -una tua lettera; però dovrei starmene tutto questo tempo ad aspettare -in silenzio, mentre, se la mia impazienza non m'inganna, mi pare -d'avere un mondo di cose a dirti. Quindi innanzi aspettati di sovente -a siffatte anticipazioni; e questa sarà la tua parte di guaio, se ti -ostini a credere che io non me la caverò da quest'amore senza malanni. - -Giovedì scorso mi sono recato, secondo il consueto, in casa del signor -Verni. L'impazienza, e da qualche tempo la turbolenta va facendomi -spesso di siffatti tiri, mi vi aveva condotto mezz'ora prima; però -consultato il mio orologio, e avvedutomi, stavo fra due se dovessi -entrare od allontanarmi; e intanto non mi moveva dal limitare della -porta. - -Il signor Verni salì le scale in quel momento, e mi sorprese nella mia -indecisione. - -Vedendolo mi si imporporarono le guancie di rossore, e fu ventura -che fosse notte, e mi trovassi quasi nascosto nell'ombra. Per -meglio dissimulare il mio turbamento diedi una strappata vigorosa al -campanello, poi mi rivolsi fingendo sorpresa e salutai il signor Verni. -Mi corrispose cortesissimo, mi ringraziò della premura, dicendo di -_tenersene onorato_, e cianciò meco cordialmente. - -Il signor Verni è uomo di bei modi, colto, e facile parlatore. Ebbi -agio d'esaminarlo, e mi parve anche bello, e quel che è più, di quella -bellezza simpatica che si rivela prima al cuore che agli occhi. - -Ho provato un senso di gelosia, che ho cercato invano di soffocare, -e devo aver risposto al suo spirito con molte sciocchezze. Tuttavia -egli è uomo che non potrei odiare giammai, che vorrei quasi amare, se -sapessi perdonargli la felicità d'essere marito di Carlotta. - -In quella mezz'ora di cicaleccio sono sceso dentro di me, e vi ho -interrogato le mie debolezze che non sono poche. Ne uscii netto, te lo -giuro: e guardai in volto quell'uomo con sicurezza e con orgoglio, come -a dirgli: «io non abbasserò mai la mia fronte innanzi a te». - -Nel pensarlo non ho titubato un solo istante, e mi compiacqui di me -medesimo. E mancò poco che, preso da prepotente trasporto d'espansione, -non confidassi a lui stesso il mio amore. Le convenienze uccisero in -buon punto l'entusiasmo; ma giuro che la sola paura del ridicolo non -avrebbe potuto abbastanza. - -Che non darei io per poter dire a Carlotta l'animo mio? Parmi che il -sapere conosciuto da lei il mio affetto, me lo farebbe più caro, ed -allevierebbe il mio spirito. - -Ho pensato mille modi, ho accarezzato i progetti più assurdi; e -tuttavia, trovatomi solo al suo fianco, me ne è venuto meno l'ardire. -Che mi ha trattenuto?... - -Essa lo ama — ne ho la certezza; lo chiama teneramente: «mio buon -Antonio» — e si attacca al suo braccio, e gli parla confidenzialmente, -e gli sorride... - -Affè, perchè non gli salta dunque al collo in mia presenza?... - -Credilo, Eugenio, questa sì, è tortura. Egli è pur suo marito. — Qual -merito? dico io. Se un villano raccatta una perla fra i solchi, s'ha a -dire: fortuna, non merito. - -Ma tanto è tutt'uno; la legge vuole che il tesoro appartenga a chi -l'ha ritrovato, e che la moglie segua il marito. È cosa da smarrirne la -ragione. - -Perchè non l'ho io incontrata sul mio cammino prima di quell'uomo? -Il cielo mi è testimonio se l'avrei amata; e tu sai quanto io avrei -saputo amare in quel tempo. Pure, pensandoci, non so ribellarmi alla -sorte. Forse è meglio che sia così — in fine essi si amano entrambi; -Dio sa se ella avrebbe amato me altrettanto. E son pur degni l'uno -dell'altro; e se questa mia natura codarda sapesse spogliarsi d'una -gelosia insensata, e li incontrassi per via, da passeggiero pietoso io -mi rivolgerei a benedire, e direi dentro di me: «che bella coppia!» - -Che Iddio adunque li benedica, e l'azzurro del cielo sorrida loro, e -gli astri danzino sullo loro teste innamorate, finchè la baldanza dei -loro anni giovanili li allieterà sulla terra! - -Tant'è, darei un anno della mia vita per averle detto che l'amo. Questo -segreto — ed è pure un segreto, poichè tu solo ne sei a parte — mi pesa -sul cuore come un rimorso. L'amore è come vampa — si può soffocare, -nascondere non mai. Talvolta, soffocato un istante, riarde più potente -e si svela. Le anime amanti ardono, le ardenti amano; però se l'amore è -fiamma, può essere che la fiamma sia un amore». - - - - -VI. - - -Quando un figliuolo d'Adamo è arrivato a questo punto, non v'ha più -dubbio ch'egli sia innamorato. S. Tommaso stesso non ne vorrebbe di -più. Però di solito avviene che dopo le prime titubanze puerili, un -po' per vergogna, un po' per una certa audacia che a tempo opportuno -Amore non trascura mai di concedere, si finisce sempre per svelare la -passione nascosta, ed offerire un cuore ricolmo fino all'orlo del più -puro affetto che amante possa nutrire. - -Anzi siccome il piccolo Cupido si compiace di certe gherminelle, -ed è raro che si tenga sul sentiero battuto e non rasenti invece -gli eccessi, così è che spesso i più timidi diventano a un tratto -arrischiati, e dove da prima si tenevano morti per una parola e per un -sorriso, si gettano a corpo perduto nella via delle audacie. - -Le faccende di Silvio non dovevano andare altrimenti. - -Una bella sera — le sere degli innamorati sono sempre belle — Silvio -si vestì con una ricercata trascuranza, e andò in casa del signor -Antonio Verni con animo di dire a Carlotta, «che i suoi occhi erano due -soli, e il cuore che egli le offeriva una sterile landa da fecondare -coi suoi raggi,» o qualche altra squisitezza di questo genere. Questa -volta aveva avuto l'attenzione di consultare il suo orologio, ed era -riuscito, a furia di resistenze e di lotte, ad arrivare pressochè degli -ultimi. Secondo i suoi calcoli questo ritardo doveva chiudere gli occhi -del marito, e guadagnargli qualche pollice di terreno sulla via della -sua conquista. - -La brutta parola è scritta. Egli non lo diceva a sè stesso, non voleva -pensarlo, quasi non lo pensava, ma tuttavia quell'idea gli sorrideva -in un cantuccio della mente; e dica chi conosce il cuore dell'uomo se -poteva essere altrimenti. - -In generale si comincia sempre allo stesso modo, e si corrono -successivamente le stesse fasi — si ammira, si sospira, si desidera. La -prima fase offre pochi pericoli, però i mariti possono dormire placidi -sonni. Dalla seconda alla terza non v'ha che un passo, se pure non si -confondono in una. Questo però resta fermo, e farà bene chi ne porrà -in guardia i mariti, che il sospiro è lo smorzatoio del sacro fuoco -coniugale. - -Silvio aveva sospirato più d'una volta; senza accorgersene si -travagliava da un pezzo col desiderio. Ad ogni modo egli si andava -ripetendo che le sue intenzioni erano oneste, e che quando avrebbe -fatto palesi i suoi sentimenti, non sarebbe andato più in là. - -Carlotta lo avrebbe compianto, avrebbe conosciuto la nobiltà dell'animo -suo disinteressato, e l'avrebbe forse stimato — era più che egli non -desiderasse. - -Forse queste sue fantasie avevano un lato vero — la vanità è l'unico -rimedio dell'amore, e la compiacenza d'atteggiarsi a vittima sull'ara -della virtù può lottare, con qualche speranza di vittoria, colla -frenesia dei desiderii. - -In quella sera le sale del signor Verni erano più affollate del -solito. Silvio, che sul limitare della porta avea deposto gran parte -dell'audacia che lo aveva sorretto per via nei suoi propositi, entrò -alquanto imbarazzato, parendogli che gli occhi di tutti si fissassero -sul suo volto e vi leggessero i suoi pensieri. In fondo, benchè egli -facesse mestiere di letterato, non era dei più avveduti, e se aveva una -macchia sulla coscienza, bisognava che gli salisse alle guancie. - -Il signor Verni gli mosse incontro, gli porse la mano, lo chiamò: _mio -caro signore_, e lo fece sedere al suo fianco. - -Silvio guardava all'intorno in cerca di Carlotta. Ne domandò a _lui_, -e _lui_ rispose che _ella_ sarebbe venuta a momenti; poi riprese il suo -ragionare brioso. - -Assolutamente in quella sera il signor Verni era di buon umore. Silvio -lo pensò, e per un momento si sentì venir meno. Amareggiare così le -gioie d'un uomo onesto! colpirlo nei suoi affetti, nella sua pace!... -Ma Carlotta era così bella! Guardò ancora attorno a sè, ricercandola -cogli occhi. - -— Che cercate? gli domandò il signor Verni. - -— Nulla — rispose Silvio imbarazzato; e per rassicurarsi, guardò la -faccia di quell'uomo. - -Era bello, assolutamente bello. - -— È una cosa orribile — un marito! e da quale stampo è dunque uscito -costui? pensò dentro di sè. Ma ciò è ancor peggio, che io mi sento -attratto verso di lui, chè egli mi è simpatico, e mi pare quasi -d'amarlo. - -L'esame fu brevissimo, ma completo. E riconobbe per la prima volta -sotto le linee di quel volto sorridente, una impronta di virile -severità che non disarmonizzava tuttavia coll'abituale dolcezza con cui -era uso trattare. - -Da quel punto Silvio fu sulle spine; si contorceva sulla sua seggiola -come un uomo annoiato, tanto che il sig. Verni, da quella compita -persona ch'egli era, gli offerì di fare una partita agli scacchi. - -— Ciò ci farà passare il tempo — aggiunse. - -— Vi pare? rispose Silvio distratto; e intanto guardava sott'occhio una -porta, da cui parevagli dovesse uscire Carlotta. - -— Dunque accettate? replicò l'altro. - -— Accetto — stava per dire Silvio senza badare — ma in quella l'uscio -si aprì, e Carlotta entrò nella sala. - - - - -VII. - -_Silvio ad Eugenio._ - - -«Ciò che mi dici nella tua lettera d'ieri, mi fa male. Lo ignoro io -forse perchè tu debba ammonirmene? - -«Non è che un anno che essa è sposa a lui», perchè farmene sovvenire? -e con qual animo mi faresti tu questo richiamo, se non dubitasti delle -mie intenzioni? - -Sii franco meco; l'amicizia te ne dà il diritto, te ne dà il dovere. -Dimmi adunque, giacchè lo pensi, che io sto per commettere un'azione -indegna, che sto insidiando codardamente la pace d'un uomo onesto, che -vive al pari di me d'affetto e di speranze, che mi accoglie nella sua -casa, che mi stringe la mano... - -T'intendo, t'intendo — tu non credi alla mia forza, perchè non credi -che nissuno possa amare una donna col solo fine di amarla. Il tuo -scetticismo non si smentisce. Ma io ho creduto che le mie parole -dovessero rassicurarti, e che non mi avresti stimato così debole da -infrangere il mio giuramento, nè così stolido da comperare un'ora di -voluttà a prezzo d'un rimorso. - -Può essere che io m'inganni. - -Da qualche tempo sono così mutato, sento l'amore in un modo così -diverso, e il mio raziocinio si è così impoverito, che non riesco a -darmi ragione dei fatti miei. Tuttavia mi pare che sarei forte, che, -anzi che costarle una lagrima, vorrei prima morire. Ma sono pur stolto -io! Parlo come se essa corrispondesse al mio amore... mentre... - -A quest'ora ella sa tutto. Non so come l'animo mi reggesse a questa -rivelazione; e ne sono quasi pentito, o vorrei fuggire per non -rivederla mai più. Una forza più potente della mia volontà mi tiene qui -soggiogato; io ritornerò dinanzi ad essa pauroso come uno schiavo... - -A quest'ora forse ella pensa a me; ripeterà dentro di sè le mie parole -— che dirà il suo cuore?... Il mio non batte più, s'è come paralizzato; -da ieri io vaneggio come un pazzo — vorrei dimenticarmi, vorrei -sfuggire a questa tortura del pensiero, e non mi è possibile. La notte -di ieri mi è sempre dinanzi alla mente, nè io posso staccarmene un -istante. - -Me le ero seduto daccanto, e da un pezzo non le dicevo parola. -Rimuginavo dentro di me cento maniere diverse, e non sapevo qual -scegliere per palesarle l'amor mio. Più volte avevo aperto le labbra -per incominciare, e il pentimento me le aveva richiuse in un sospiro. - -— Fa molto caldo, mi disse Carlotta. - -— Estremamente — risposi, e non mentivo. - -Volli dir di più, ma mi venne meno l'ardire. Suo marito si accostò -a noi, mi rivolse la parola, e mi sorrise; poi parlò lungamente -con Carlotta. Quando si allontanò, vidi gli sguardi di Carlotta -che lo seguivano con espressione di affetto; tutte le mie forze si -accasciarono per un istante. Se non che mi risollevai poco dopo, e -credo che la speranza non mi avrebbe mai dato tanto ardimento, quanto -me ne venne dalla certezza della sua indifferenza. - -— Ho una cosa a dirvi — dissi d'improvviso arditamente. - -Ella rivolse la sua faccia verso di me, affissò i grandi occhi nei miei -con espressione di meraviglia. - -Non potevo più dare indietro. - -— Non oso — aggiunsi balbettando. - -— Diamine! diss'ella, scuotendo il capo con un sorriso mesto. - -— Se voi l'indovinaste... - -I suoi occhi non mi dissero nulla. - -— Se potessi dirvelo in un orecchio... insistei sorridendo per -dissimulare il mio strazio. - -Ebbe pietà della mia vergogna, e non attese più oltre. Si rizzò -in piedi. La guardai supplichevole, mi guardò senza rancore, senza -disprezzo, serena e mesta ad un tempo. Ahimè! non era lo sguardo con -cui ella avrebbe detto il suo amore. - -M'allontanai precipitosamente da quella casa; mi cacciai in letto -smaniando e piangendo. - -Dimmi tu pure che io fui sciocco; è tutt'oggi che lo ripeto a me -medesimo. Mi pare che in questo momento saprei pur rintracciar la vera -via per giungere al suo cuore. Ma è meglio che sia così; tu ne sarai -pago; il ridicolo mi ha condannato irremissibilmente — così tutto sarà -finito. Io non avrò più forza di parlarle, non so neppure se avrò forza -di rivederla.» - - - - -VIII. - - -Silvio stette tutto quel giorno combattuto fra mille pensieri. - -Aveva stabilito di non recarsi in quella sera in casa di Carlotta, e -tuttavia parevagli che il suo orologio camminasse troppo lento, e che -tardasse troppo ad annottare. Verso il tramonto mutò proposito, e volle -andarvi; si abbigliò ed uscì: gironzò lungo tempo indeciso, e finì col -rientrare in casa più tetro di prima. - -Stette alcuni giorni senza ritornare in casa del signor Verni. -Finalmente si arrese al proprio desiderio, e vi andò ancora. - -Carlotta gli sorrise senza affettazione, senza ironia, senza quella -compiacenza che la certezza d'aver ispirato una passione genera -nell'animo d'ogni donna. Era calcolo, dissimulazione delicata? era -natura? Silvio lesse subito nel contegno di lei la sua sentenza, e -chinò il capo. - -Erano soli in un canto della camera; ella seduta sopra un divano, -egli appoggiato ad una seggiola — la comitiva cianciava allegramente; -le belle donne gettavano qua e là sguardi provocanti, i bellimbusti -sciorinavano del loro meglio i loro giuochetti di spirito. - -Silvio taceva — Carlotta agitava lentamente il suo ventaglio. - -— Signor Silvio, disse ella volgendo all'improvviso la bella testa -verso di lui. - -Egli si scosse dalla sua meditazione, e balbettò con fioca voce: -«signora.» - -— Accostatevi, riprese Carlotta, scommetterei che vi annoiate. - -— Siete in inganno; la vostra casa ha bandito la noia, rispose Silvio -sforzandosi a sorridere. - -Trasse la sedia d'accanto a Carlotta, e si assise. - -La bella donna continuava ad agitare il suo ventaglio. Un'audace -speranza balenò nella mente di Silvio; forse ella aveva accolto il suo -affetto, e quel suo contegno era un invito. Si fe' rosso in volto dal -piacere, mosse le labbra convulsamente per parlare. - -Carlotta s'avvide. - -— Ieri vi siete interrotto — disse con dolcezza, ma senza la titubanza -che suggerisce l'amore. - -— Ieri... ripetè tristamente Silvio, smarrendo a un tratto ogni energia. - -— Avete fatto bene, aggiunse Carlotta con un leggiero tremito, gettando -uno sguardo melanconico e pietoso sul povero Silvio. - -Non dissero più nulla. Ella volgeva gli ocelli intorno, per nascondere -il suo imbarazzo, egli guardava il suolo pensando la sua sventura. - -Poco dopo Carlotta si levò, ed uscì da quella sala. Silvio la seguì -cogli occhi, e rimase estatico a contemplare la porta per cui ella era -uscita. La vide rientrare poco dopo al fianco di suo marito. Che voleva -ella dirgli con ciò? Ahi! Silvio lo comprese troppo bene. - -Passarono in una sala da giuoco; li seguì come attratto da una forza -invisibile. - -— M'ami? domandava ella al marito. - -— Me lo dimandi! - -— Mi pare d'amarti come non ti ho mai amato. - -Il signor Verni stringeva più forte il braccio di madama. - -Silvio si tenne al muro per non cadere. Carlotta si voltava in quel -momento per districare la sua veste di raso che s'era impigliata ad un -mobile. - -Si guardarono, ed arrossirono entrambi. - -Quella sera fu un supplizio per il cuore di Silvio. - -E tuttavia egli non sapeva allontanarsi da quella casa. Più volte s'era -trovato a fianco del signor Verni, e l'aveva guardato con un sentimento -d'invidia che non aveva potuto soffocare. Ma quel signor Verni era -così affabile, così espansivo, e così severo ad un tempo ne' suoi -modi, che quasi Silvio si compiaceva del suo strazio, pensando di aver -risparmiato peggio a quell'ottimo marito — e se non era la prepotenza -della sua passione, egli avrebbe incolpato sè medesimo di codardia. Ad -ogni modo ciò non è poco, specialmente per chi, al pari di Silvio, si -tenga sicuro dell'_onestà_ delle sue intenzioni. - -Erano trascorse tre ore dacchè Silvio era giunto in casa Verni, e una -pendola sopra un caminetto suonava con squilli argentini la mezzanotte. - -Il povero innamorato passò una mano nei capelli, e si rizzò da una -seggiola, su cui era rimasto lungo tempo, con animo di allontanarsi. Si -accingeva alle fredde cerimonie della partenza, e pensava che avrebbe -voluto essere sotto le lenzuola, e risparmiarsi, se gli fosse stato -possibile, l'imbarazzo di quei saluti; quando un servo annunziò due -nuovi personaggi. - -Siccome le serate del signor Verni si protraevano di solito fino alle -tre del mattino, non v'era nulla di strano che quei tali giungessero -a quell'ora; ma tuttavia Silvio, che aveva lo spirito immiserito dalla -battaglia del suo cuore, ne fu sorpreso, e s'arrestò. - -Quei due erano un dottore, ed un cavaliere, Felice Salvani. - -Il dottore era persona conosciutissima; frequentava assiduamente le -serate del Verni, e godeva di qualche intimità con lui — il cavaliere -Salvani era uomo nuovo, che si presentava per la prima volta in quelle -sale — e ciò, secondo i calcoli di Silvio, cresceva l'inopportunità di -quell'ora. - -Del resto il cavaliere era un bell'uomo, sui trentacinque anni, -d'aspetto serio, ma più per albagia che per dignità — infine era -biondo; non ce ne voleva di più perchè Silvio lo trovasse antipatico. - -Senza sapersene spiegare la ragione, egli cercò collo sguardo Carlotta. -La vide in mezzo a un crocchio di signore; era pallida e guardava verso -l'uscio d'ingresso con espressione di terrore. Involontariamente Silvio -fe' un passo come per recarle soccorso; si rattenne in tempo. Il signor -Verni si accostava alla moglie seguito dal cavaliere. - -Silvio rimase immobile a guardare quella scena, dominato da una -sensazione di paura e d'ira che non sapeva spiegare a sè medesimo. Vide -Carlotta impallidire maggiormente, barcollare un istante, e reggersi -allo schienale d'una seggiola per non cadere; vide la sua bocca aprirsi -per balbettare un complimento, e un sorriso sfiorare forzatamente lo -sue labbra, e indovinò l'ansia del suo petto, e lo straziante martello -del suo cuore. - -Tutto ciò aveva durato un istante, nè altri che Silvio avrebbe potuto -vederlo — ma per lui era una rivelazione; egli guardava Carlotta, -guardava quell'uomo, e parevagli di afferrare le fila d'un segreto. -Ahimè! temeva d'indovinare. - -Tuttavia poteva essere che egli s'ingannasse, che fosse stata -un'illusione de' suoi sensi agitati. Infine quell'uomo veniva per -la prima volta in casa Verni; e non era probabile che corresse una -segreta intelligenza fra lui e Carlotta: egli avrebbe avuto mezzo di -prevenirla, di prepararla, nè la sua venuta le sarebbe stata cagione di -sorpresa. Oltre a che — e per poco che egli fosse avveduto non poteva -ingannarsi su questo — non la sorpresa, ma il terrore aveva imbiancato -le guancie di Carlotta. Che se invece il cavaliere fosse stato altre -volte in qualche dimestichezza col Verni, come mai questi non aveva -alcun sospetto, e non s'era accorto del turbamento di Carlotta? - -In tali quesiti Silvio smarriva la coscienza di sè medesimo, del suo -dolore; pensò al dottore che era uomo compitissimo e legato a lui da -molto tempo da una di quelle relazioni di simpatia che sono così presso -all'amicizia, e venne innanzi a lui con animo di averne qualche lume -sul conto di questo cavalier Salvani. - -— Sapete che immagrite? disse il dottore a Silvio stringendogli la mano. - -— Vi pare... - -— Ne sono sicuro; scommetterei che pesate due libbre di meno. - -Silvio sorrise. - -— È da un pezzo che non vi si vede; interruppe gentilmente; che cosa è -stato di voi fin'ora? - -— Fui ai bagni; i bagni sono un'ottima cura, che io consiglierei a voi -pure; noi altri medici moderni diciamo che l'_idroterapia_ è la pietra -angolare della medicina. I contraddittori sono eccezioni che non hanno -peso. Interrogatene i savii di tutti i tempi. Mosè ordinava che si -pregasse nell'acqua corrente; ci si vuol vedere un simbolo, ma vi è -anche un principio d'igiene... - -Il dottore — nissuno lo chiamava con altro nome — aveva la debolezza -di intrattenere tutto il mondo dell'arte sua e compensarsi in tal -modo della mancanza d'una clientela. Buon uomo del resto, e pieno -di spirito, rideva a tempo opportuno di sè medesimo, e confessava -candidamente di non aver mandato nessuno all'altro mondo. - -— Voi non siete venuto solo? domandò Silvio. - -— Solo! è vero, volete alludere al cavalier Salvani. - -— Per l'appunto. Che uomo è? - -— Un cavaliere. - -— Non è questo. - -— Non so dirvene di più. - -— Dunque non è vostro amico? - -— Amico, precisamente, no. Lo conosco. - -— Molto? - -— Poco; i nostri rapporti sono recenti — qualche parola, e qualche -mazzo di carte scambiate insieme — e più carte che parole. È un -giocatore assai fortunato; io ho puntato spesso sulle sue carte, e gli -sono riconoscente della sua fortuna. Ecco tutto; il cavaliere non è -di Milano, conosce poche persone, mi ha pregato di fargli respirare in -qualche modo l'aria delle nostre sale, e l'ho condotto qui. - -Silvio non potè saperne di più; ma era già molto che egli avesse la -certezza che l'incontro di Saivani con Carlotta non fosse soltanto -effetto del caso. - -Da quel punto mutò proposito, e non volle lasciar quella casa senza -prima accertare in qualche modo i suoi sospetti. - -Il cavaliere Salvani si tenne quasi sempre lontano da Carlotta; parlò -due o tre volte col marito, entrò nella sala da giuoco, perdette alcuni -biglietti di banca; impassibile sempre. Silvio lo seguiva come uno -spettro. - -Finalmente quell'uomo, dopo aver gironzato alcun poco attorno a -Carlotta, prese il partito di sedersele vicino. Silvio si arrestò di -botto; e pose una mano sul cuore a reprimerne la frequenza dei battiti. - -Carlotta vedendo quell'uomo aveva fatto un movimento di ripugnanza, e -aveva tentato allontanarsi; ma il cavaliere l'aveva guardata fisso con -uno sguardo imperioso; la poveretta a quello sguardo aveva tremato come -al tocco d'una pila, e s'era arrestata. - -Silvio non pensò ad altro, e si fece innanzi per porsi anch'egli a -fianco di Carlotta. Questa lo vide, ne indovinò l'intenzione, e fe' un -atto di gioia — e facendogli posto sul divano: - -— Qui, gli disse tremando, signor Silvio... - -V'era tale abbandono in quelle parole, che Silvio ne fu commosso. - -Senza dubbio Carlotta anch'essa s'accorse d'essersi spinta troppo -oltre, e tentò di mitigare con uno scherzo stentato la vivacità di quel -richiamo. - -Silvio e Felice si trovarono così l'uno in faccia all'altro; si -guardarono immobilmente un istante, sfidandosi a vicenda, e volendo -costringere l'un l'altro ad abbassare gli occhi per il primo, Silvio -non cedette punto; il cavaliere sogghignò amaramente, si levò in piedi, -salutò, e si allontanò gettando un ultimo sguardo sopra Silvio, che lo -accolse impassibile. In quello sguardo era giurato un'odio. - -Carlotta aveva chinato gli occhi sopra un albo di paesaggi. - -— Osservate, diss'ella a Silvio appena il cavaliere fu partito — che -incantevole veduta! ci sono stata; ecco laggiù il lago di Costanza, e -qui a sinistra la città di S. Gallo. - -— Infatti.. - -— Non avete voi visitato la Svizzera? - -— Infatti.... io non ho visitato la Svizzera. - - - - -IX. - -_Silvio ad Eugenio._ - - -«Ti avevo promesso di non parlarti più di questo mio amore, ti avevo -promesso che mi sarei fatto forza, che avrei vinto me stesso ed avrei -dimenticato. Non credere che io intenda fallire così al mio proposito; -se te ne scrivo ancora non è perchè io non voglia dimenticare, ma sì -perchè non ho ancora dimenticato. - -Un istinto più potente della mia volontà, un istinto fatto più di -compassione e di curiosità che d'amore, mi riavvicina a quella donna. -Ho dovuto ritornare in sua casa dopo essermene allontanato alcun tempo, -e ti giuro che, se non fosse stato di quell'uomo, io non vi sarei -ritornato più; avrei subìto la mia sorte, avrei domandato la pace ad -ogni cosa, anzi che straziarmi in questa sterile lotta d'un amore non -corrisposto. Ma sapere che un altro era vicino a lei, e tentava forse -con maggior fortuna le vie del suo cuore, era troppo gran strazio; io -non poteva aggiungerlo alle mie torture, senza soccomberne. - -Sono dunque ritornato in quella casa. Non l'avessi fatto mai! Vi ho -perduto la sola cosa che mi fosse ancora cara, la fede incontaminata -nella virtù di Carlotta. - -Io non ho il diritto di farmi giudice delle sue azioni, ma tuttavia non -posso chiudere dentro di me questa condanna che mi viene sulle labbra. -Ho voluto difenderla, ho pensato l'amore che ella ha per suo marito, e -l'apparente ripugnanza che dimostra per questo assiduo corteggiatore; -ma tutto ciò non basta. Se fra di loro non v'ha vincolo d'amore o -di colpa, quali diritti così possenti può egli vantare sull'animo di -Carlotta? - -Vorrei pure illudermi ancora, vorrei poter essere ancora in tempo, e -fuggire recando meco la mesta croce dei miei dolori, e le mie ultimo -illusioni. Oh! le mie illusioni! povera corona sfrondata!... Ma oggi -è inutile; dovunque io andassi, avrei dinanzi agli occhi l'immagine -di quest'uomo che mi ha avvelenato la sola gioia che m'era rimasta, -la gioia del sacrificio. Nulla più può salvarmi, se non la certezza; -di qualunque natura ella sia, pur che mi tolga da questo dubbio -inesorabile che mi cammina a fianco, che si appoggia al mio capezzale -e affanna i miei sonni coi suoi quesiti, che mi rode le viscere come un -tarlo. Ma che dico! posso io dubitare ancora, dopo ciò che è avvenuto? -Ah! se un dubbio v'è nella mia mente, è la mia mente che lo nutrisce; -l'anima mia vigliacca vede la certezza, e ne rifugge impaurita, e si -dibatte con un vacuo fantasima, meglio che desistere dalla lotta. - -Giudicane tu stesso. - -Erano venti giorni che io non andava più in casa di Carlotta. Vi andai -oggi dopo il mezzodì. Avevo in mente di scusare per tal modo la mia -assenza; in cuore di rivederla, di combattere ancora per contendere -l'amore di Carlotta a quell'odiato rivale. A quell'ora io mi sarei -trovato solo con essa, o almeno non avrei avuto intorno a me il volto -marmoreo di quel biondo cavaliere; forse... che dico? io era giubilante -di questa determinazione; guardai il cielo, e mi parve bello; i volti -umani, e mi parvero più sereni; la speranza giovine e robusta rinasceva -nel mio povero petto. - -Entrai nella sua casa tremante; la signora era nelle sue camere, -il sig. Verni uscito poco prima. Mi feci annunziare a Carlotta ed -attesi. Il servitore ritornò a dirmi che la signora mi faceva pregare -d'attenderla un istante nella sala. La gioia mi rendeva insensato: -seguii macchinalmente il servo che mi precedeva. - -Entrando nella sala, udii il rumore d'una porta sbattuta con violenza. -Mi rivolsi; era la porta che metteva nelle camere di Carlotta; la -spinta era stata così violenta, che l'uscio aveva rimbalzato senza -chiudersi, e la maniglia tremolava ancora. - -Rimasi solo, e contemplai sbigottito quel luogo in cui avevo -passato tante sere felici; la luce del giorno me lo rendeva quasi -irriconoscibile. - -Fui tolto alle mie meste fantasie dal suono d'una voce che partiva -dalle camere di Carlotta. M'accostai all'uscio che era rimasto -socchiuso; la voce pareva venire dal fondo della camera; era d'uomo. -Non potei vincere la mia curiosità; ahimè, era certamente assai più che -curiosità! appoggiai la testa contro l'uscio, ed ascoltai vergognando -della mia debolezza. - -Erano due voci, e parevano contendere; l'una più robusta, più -imperiosa, ed era quella d'un uomo; l'altra supplichevole e fioca, -d'una donna, forse di Carlotta. Un freddo sudore spuntò sulla mia -fronte; tesi l'orecchio per ascoltare, ma le parole non giungevano fino -a me che stentatamente. - -— Verrete? domandava quell'uomo, e l'altra replicava fra i singhiozzi. - -— Verrete? insisteva il primo. - -Mi venne in mente che fosse lui, il cavalier Salvani; e immaginai -Carlotta pallida, lagrimante, stretta dalle mani audaci di quell'uomo. - -La pietà me l'imponeva, il mio amore me ne dava diritto; posi la mano -sulla maniglia della porta, e feci per entrare. - -— Verrete? ripetè ancora una volta quella voce. - -Un gemito straziante le rispose, poi alcuni passi affrettati, poi più -nulla. - -Mi appoggiai al muro un istante, e tentai invano di ricompormi. - -Carlotta entrò; la salutai freddo, ella sorridente. La guardai negli -occhi; aveva pianto... Mio Dio! Mio Dio! E quell'uomo dunque? ah! è -cosa da perdere la ragione... - -«Verrete?» Era una preghiera? no, era un comando — ma dove? quando? -e qual sarà stata la risposta di lei? Stolto! e posso io dubitare -ancora?» - - - - -X. - - -In tutta notte Silvio non potè dormire un solo istante; il fantasma -della sua sciagura s'era seduto sul suo letto; i suoi occhi lo -fuggivano, ma invano — quel fantasma gli era sempre dinanzi. E pigliava -le forme più spaventose, e gli atteggiamenti più strani. Terribile -strazio, notte interminabile; il primo raggio di sole illuminò la sua -fronte madida di sudore. Egli salutò quella luce come un benefizio. - -Abbandonò il suo letto ed uscì; che aveva in mente? nulla; e tuttavia -non avrebbe potuto restare un istante di più sotto quella volta, fra -quelle mura che erano state testimonii di quella notte passata nel -delirio e nella febbre dell'insonnia. Gironzò a caso gran tempo; senza -avvedersene e quasi istintivamente, egli si era spinto fin presso -all'abitazione di Carlotta. S'inoltrò; vide le sue finestre e i suoi -vasi di ciclamini, i fiori che essa amava sovra tutti gli altri, e si -fermò sulla via a contemplarli melanconicamente. Gli ritornarono in -mente le segrete battaglie del suo timido amore. - -Trascorse gran parte della mattina senza che egli avesse potuto -decidersi ad abbandonare quei luoghi. Guardava tratto tratto alle -finestre, sperando il povero conforto di vederla ancora una volta prima -di abbandonarla per sempre. - -Improvvisamente si accorso d'una donna che lo precedeva di un -centinaio di passi e che egli non aveva visto passare innanzi. Vestiva -semplicemente, ma con eleganza; gli volgeva le spalle, e s'allontanava -a passi rapidi. Il cuore di lui rianimava le suo tempeste; parevagli -di riconoscere Carlotta; all'andatura e alle spalle avrebbe giurato -che era dessa. La ragione lo veniva confortando in questa credenza; -quella donna gli era apparsa dinanzi in un solo tratto; sarebbe stata -troppo strana cosa che gli fosse passata dinanzi ed avesse tardato -tanto a vederla. Era dunque uscita da una porta; la sua distrazione gli -spiegava che non l'avesse vista ad uscire; ora la porta dell'abitazione -di Carlotta si trovava per l'appunto a tal distanza che tornava bene -coi suoi calcoli. Così pensando affrettava il passo dietro a quella -donna, procurando di tenersi alle muraglie per celarsi. - -Perchè la seguiva egli? non lo sapeva. Se pure avesse avuto la certezza -che quella donna era Carlotta, avrebbe egli osato arrestarla sulla -via e parlarle? E parlarle di che? Certamente non pensava nulla di -tutto ciò; la seguiva non già per raggiungerla, ma per seguirla; anzi -quando gli parve di guadagnare troppo cammino, rallentò il passo per -mantenersi alla stessa distanza. - -Ella s'era voltata più volte, ed egli aveva aguzzato il suo sguardo, ma -un fitto velo le nascondeva il viso. Allora solo Silvio ricordò quella -parola udita il giorno prima, e gli parve d'udirla ripetere ancora -malignamente al suo orecchio: - -_Verrete?_ - -— Oh! ella adunque si reca a quel convegno, non vi è più dubbio — disse -fra sè gemendo, e accelerò il passo. - -Quella donna camminava sempre innanzi a lui. Guardandola più attento, -gli parve che si fosse ingannato e che non potesse essere Carlotta; le -forme e le movenze eran di Carlotta, ma mancavano due linee alla sua -statura, per poter dire che la fosse davvero. Egli non poteva errare; -l'aveva vista tante volte.... - -— Oibò, conchiuse, non è Carlotta. - -Tuttavia non seppe risolversi di arrestarsi e proseguì, sebbene più -lento, nel cammino che gli veniva segnato da quell'incognita. - -Ad uno svolto di via il cuore gli battè più celere, il velo di quella -donna s'era sollevato alquanto, e gli occhi penetranti di Silvio erano -passati come un dardo in una feritoia. - -— È dessa, è dessa — ripetè sconfortato. - -E questa volta accelerava il passo con frenesia; se non che non andò -molto che si arrestò un'altra volta. Aveva misurato ancora la statura -di quella donna, e assolutamente le mancavano due linee per farne una -Carlotta. - -Non osando più affermare nulla dentro di sè, si lasciò guidare -macchinalmente, spinto da quella che si può chiamare la forza d'inerzia -della volontà, e che è pelle nature variabili e deboli la sola -direttrice delle azioni. - -Camminò di tal guisa gran tempo; parea che quella donna errasse -capricciosamente, come se temesse d'essere seguita, e volesse sviare -ogni ricerca. Pure egli era certo di non essere stato veduto. - -D'un tratto l'incognita si fermò, e guardandosi attorno, entrò d'un -balzo in una carrozza da piazza, che pochi istanti dopo partì al -galoppo. - -Silvio s'arrestò sbigottito. - -Un'altra carrozza gli veniva incontro, e il cocchiere dall'alto del -cassetto agitava lo staffile per richiamarne l'attenzione ed offerirgli -i suoi servigi. - -Silvio corse incontro a quell'uomo. - -— Hai tu veduto quella carrozza che è partita or ora? - -— Il numero 102. - -— Ti basta l'animo di raggiungerla e di seguirla? - -— Per raggiungerla gli è l'affare di cinque minuti; le gambe di _Lupo_, -ed accennava il suo cavallo, sono d'acciaio. In quanto a seguirla, se -anche io chiudessi gli occhi, Lupo le terrebbe dietro ugualmente; egli -conosce meglio di me il numero 102, perchè lo ha giorno e notte dinanzi -agli orchi. Vedete ho il numero 103 io... - -Silvio non aveva ascoltato che a metà le ciancie di quell'uomo; s'era -cacciato in carrozza e avea rinchiuso, sbattendolo, lo sportello. - -La carrozza partì come una furia. - -In breve il numero 103 fu dietro al numero 102; allora rallentò il -passo. - -Il numero 102 svoltò in una via, svoltò in un'altra, in un'altra -ancora, e il 103 dietro sempre come un'ombra. Allora parve che -l'incognita si fosse accorta d'essere seguita, perchè d'un tratto il -102 si slanciò al galoppo. E il numero 103 dietro egli pure al galoppo. - -A quella corsa sfrenata i passeggieri si davano da banda spaventati. - -— Passale innanzi — gridò Silvio al cocchiere. - -La povera rozza tremò sotto lo scoppiettio della frusta, e accelerò -ancora la sua corsa. Silvio appoggiò il capo allo sportello, tenendosi -nascosto dietro le tende; aveva speranza di veder quella donna e di -riconoscerla, e voleva darle a credere di non essere inseguita, per non -stornarla dal suo proposito. - -Il numero 103 raggiunse il 102. - -La corsa delle due carrozze era così rapida, che, prima di passar -oltre, si trovarono di fronte un breve tratto. Silvio vide le tende -calate, e l'estremità di una mano che spuntava dietro i vetri. Il volto -di quella donna era là... dietro... sbigottito forse e tremante. - -La carrozza passò oltre. - -Il 102 approfittò di quel momento, e voltò a sinistra. Silvio non -sentì più il rumore delle ruote dietro di sè. Ahi! essa dunque gli era -sfuggita. - -Lungi dall'arrestarsi, il cocchiere tirava diritto al galoppo, e giù -staffilate sul disgraziato _Lupo_. - -— Lasciatemi fare, gridava dal suo cassetto a Silvio che gli comandava -d'arrestarsi. - -La carrozza volava, radendo il terreno come una freccia. Silvio -intese il rumore delle ruote farsi più sordo, e cessò affatto d'udire -l'alternato scalpitare delle zampe di _Lupo_ sul lastrico. Allora levò -il capo dallo sportello, e conobbe d'essere nella Piazza d'Armi. - -Una carrozza privata era ferma nel mezzo della piazza; parve che il -cocchiere di quella, vedendo una carrozza accostarsi, si ripiegasse -indietro per pigliare degli ordini; infatti poco dopo tirò le redini, -e mosse lentamente incontro al numero 103. Il cocchiere del numero 103 -dal suo canto rallentò le redini sul collo di Lupo, e lasciò che egli -si avanzasse al piccolo trotto. - -All'improvviso la carrozza privata mutò direzione, e volse a sinistra; -da quella parte un'altra carrozza arrivava di galoppo. Silvio riconobbe -in essa il numero 102, smarrì le forze, e dovette abbandonare lo -sportello. - -Un'istante dopo diede ordine al cocchiere di passar oltre per non -insospettire. - -Allora appoggiò la fronte ardentissima sul piccolo finestrino -posteriore, e guardò con occhio smarrito ciò che stava per succedere. E -vide le due carrozze arrestarsi l'una presso all'altra, e lo sportello -del numero 102 aprirsi, e contemporaneamente aprirsi lo sportello -dell'altra; poi un piede piccolo appoggiarsi sul predellino del -numero 102, ed uscirne una donna velata. Silvio rattenne il respiro -per concentrare negli occhi tutta la sua vita... Un grido proruppe -soffocato dal suo petto; no, egli non poteva più oltre dubitare: quella -donna era Carlotta. - -La vide attraversare il breve tratto di via che la separava dall'altra -carrozza; e una mano sporgersi per aiutarla a salire; poi null'altro; -le lagrime gli oscuravano la vista. - -Poco dopo un polverio lontano segnava ancora il sentiero di quella fuga. - -— Devo seguirli?... domandò il cocchiere, accennando col dito la -carrozza che si allontanava. - -— No; rispose Silvio con voce cupa. - -— Volete che mi accosti al numero 102?... - -Senza aspettare la risposta, spinse Lupo al galoppo. - -— Arresta; gridò Silvio. - -La carrozza si fermò. Silvio si fe' condurre dinanzi all'abitazione del -signor Verni; e quivi discese. - -— Uscirò da questa incertezza fatale, mormorava fra i denti salendo le -scalinate. - -— Voi qui, signor Silvio! disse una voce daccanto a lui. - -— Voi, signor Verni! - -— Vi fa meraviglia? - -— Tutt'altro, vi cercavo. - -— A meraviglia; sono agli ordini vostri. - -— Voi uscite? - -— La mia solita passeggiata. E che cosa volevate dunque da me? - -— E la vostra signora moglie? - -— Sta bene; è uscita anch'essa. - -— Uscita.... - -— Da un'ora, una visita ai suoi poverelli; quest'oggi è il -sabbato. Attaccatevi al mio braccio, mi parlerete del vostro affare -passeggiando. - - - - -XI. - -_Silvio ad Eugenio._ - - -«Non so darmene pace. Ed è possibile spingere la semplicità a questo -punto? e voler ritessere di propria mano nuovi inganni alla mente, -perchè ella asserisca ciò che non può pensare? Pure è questa da qualche -giorno la mia tortura. E m'affatico stoltamente a deludere il mio buon -senso, per poter credere ancora alla virtù di quella donna. - -La virtù, la virtù! sempre questa parola che enfia pomposamente le gote -degli ipocriti; questa che noi chiamiamo virtù è maschera di più fino -lavoro delle altre, ma maschera al pari delle altre; il mondo tutto è -una mascherata ridicola; e chi non ha labbra da ghigni beffardi, non -ha petto da starsene fra gli uomini e farà meglio ad andarsene. Poni -la virtù sopra una bilancia, e dimmi quanto pesi; interroga i mercati, -e che ti si dica il prezzo di questa merce; incontrerai molte virtù -da vendere — ma la virtù non già, perchè non è cosa di terra — Se oggi -ci venisse un istante, un usuraio la porrebbe all'incanto, e domattina -l'avrebbero violata. - -Hai forse ragione, mio ottimo Eugenio; e in questo momento sono assai -più disposto a convenire teco; ma sono ben otto giorni che mi arrovello -a contraddirti e a persuadermi del contrario. Che vuoi? Sono oramai -così debole, che mi appiglio ad ogni cosa che possa arrestarmi in -qualche modo su questo fatalissimo pendio che mena all'apatia. Gli -uomini sentono di buon'ora questo bisogno; se non che, quando si ha -esuberanza di passioni e di forza, il dubbio sfiora il cuore senza -passarlo; e se un disinganno tarpa le ali per un istante, bentosto la -speranza le rinnova più robuste. - -La gioventù è l'inno dell'amore — si è giovani, e si ama — a qualunque -prezzo, anche a prezzo del dolore e del sagrifizio — si ama perchè -giovani, si è giovani perchè si ama. - -In questa effervescenza di vita e di affetti si esaurisce rapidamente -la gioventù e l'amore — colla gioventù la forza, coll'amore la fede, -però che la fede è un'amore. - -L'indifferenza, fredda, muta, desolata ci galoppa alle spalle; ieri era -l'avvenire e il passato; oggi è l'oggi — inesorabilmente. - -Io lo sento, e vorrei sottrarmi a questa barbara legge, vorrei -sottrarmi a me stesso, al peso della mia memoria e della inerzia -della mia fantasia. Vorrei... oh! sì; strapparlo dal seno questo cuore -impotente. - -Ecco forse perchè m'affanno a credere ancora alla virtù di Carlotta. - -È un fantasma vano, tu dici; che importa? è pur sempre una fede, è -pur sempre un amore; non è più Carlotta che io domando al cielo, sono -le mie passioni, i miei affetti, il mio cuore. Non è Carlotta, ma il -pensiero di Carlotta. - -Ah! la memoria di quel giorno mi toglie il senno. Spingere a tal punto -la perfidia; ingannare un uomo che non vive che di lei, che ella -dice d'amare, con cui divide il tetto, la mensa e l'avvenire.... e -ingannarlo per chi? - -Quel signor Verni è pure la buona persona; affettuoso, cortese, -dignitosamente austero; ma che monta tutto ciò? egli è un marito; -conviene che egli sia giudicato come tale, e amato come tale. Amato... -sì; e non è possibile che io m'inganni. Carlotta ama suo marito... E -perchè dunque?... Enigma tormentoso, indefinibile mistero del cuore -d'una donna, chi mai saprà leggere nelle tue pagine capricciose? - -Mi sono recato più volte, dopo quella giornata, in casa di Carlotta. -La vidi mesta, pallida, stravolta: tale un giorno, tale sempre. Che -può ella avere che l'affanni? Il rimorso forse? Menzognera e meschina -e falsa riparazione questa del rimorso... «La poveretta ha errato, ne -soffre». Infamia, infamia; nissuna pietà per la colpa che mendica il -perdono colle vesti del pentimento. - -Se l'immagine della vostra colpa può tanto sull'animo vostro da -rendervi infelice, perchè mai non potè arrestarvi prima di commetterla? -«Un istante di debolezza». Verissimo. Ma poichè foste deboli -nell'errare, siate forti nel subirne la penitenza — non vogliate lavare -l'onta colle lagrime, la debolezza colla debolezza, il vizio colla -menzogna. - -Quell'uomo, quel cavaliere Salvani, non è più venuto in casa Verni dopo -quel giorno. M'ingannerei io dunque? Io sono pure lo stolto giocoliero -ad affannarmi per ingannare me stesso. Potessi colle mie stupide -querele arrestare un istante il fantasma della mia fede, e morire -con essa! Morire benedicendo ed amando, morire col pensiero di lei, -coll'immagine di lei dinanzi agli occhi, la mia bocca fremente sulla -sua fronte purissima... la sua fronte purissima!... Irridimi cinico, -irridimi; la tua beffa non può ferire il mio delirio». - - - - -XII. - -_Silvio ad Eugenio._ - - -«Ancora.... sì, ancora di lei; ne ho la mente piena, ne ho il cuore -pieno. Non posso nulla contro la prepotenza di questo affetto. - -Le dure parole della tua ultima di dieci giorni fa mi hanno ferito -vivamente nel mio amor proprio. Ho voluto aspettare a risponderti per -dirti: «Rifaccio i tuoi passi, sarò ad Huesca quanto prima...» Che -mi rattiene ora dal farlo? Lo ignoro, ma mi è tuttavia impossibile -abbandonare Milano. E d'altra parte abbandonare una città non -è abbandonare i nostri affetti, le nostre memorie; e se potessi -spogliarmi di queste, non vorrei allontanarmi da Milano. - -È la centesima volta che io giuro a me stesso di non rivederla più; -questa volta mancò poco che io riuscissi, e sarebbe stato merito tuo. -Non è mia colpa se il mio proposito, ed era saldissimo, ha fallito; -giudicane tu stesso. - -Erano quindici giorni che non era stato in casa di Carlotta; non vi -sarei andato più; se non fossero bastate le mie forze, avrei riparato -nelle tue braccia per sottrarmi ad ogni tentazione. Propositi saggi, -tu lo vedi. Questa mattina sono stato svegliato da un raggio di sole, -e mi sono levato meno triste. Ho aperto le finestre, e un'onda di lieti -pispigli ha invaso la mia piccola casa. Razza spensierata quei passeri! -Uscii meglio disposto a sopportare la noia di me medesimo. - -Ho gironzato alcune ore senza pensiero; mi sono cacciato dappertutto; -ho guardato con molta attenzione le mostre dei negozii, ed ho -interrogalo con insistenza il volto dei passanti. «Costoro sono tutti -galantuomini, mi sussurrava il mio demonio; camminano a due a due; e -si danno il braccio, e cianciano. Cianciano tutti, e di che mai? Vedi -soave ricambio di sentimenti!» - -Ascoltavo stupefatto le rotte frasi dei loro discorsi, e tentavo -indovinarne il senso. Buona occupazione per gli sfaccendati; ma per -me era più che un'occupazione, era meraviglia; e ti giuro che ce ne -volle prima che mi ricordassi che appartengo anch'io alla razza dei -galantuomini. - -Suonava il mezzogiorno, e senza avvedermene io m'era spinto entro i -viali serpeggianti dei giardini. Le belle anitrelle! le belle magnolie! -e sopratutto i bei raggi di sole! - -Guardai innanzi a me — povero mio cuore! — era dessa! - -Veniva lentamente appoggiata al braccio di suo marito. Il mio primo -pensiero, credilo, fu quello di sfuggirla, e girai intorno la sguardo -ricercando un sentiero per la mia fuga; ma essi mi avevano già visto. - -Carlotta era pallida, abbattuta, come se fosse uscita appena allora di -malattia; il suo profilo s'era allungato, e i suoi grandi occhi pareano -ingrossati più ancora, e guardavano con sguardi così languidi... Ma io -sono pur sciocco a intrattenere il tuo cinismo di queste miserie. - -Mi salutarono per i primi; il rossore mi salì alle guancie. - -Domandai notizie della salute di Carlotta, balbettai alcune scuse -per non essermi più recato in casa loro. Non udii le loro parole di -rimprovero; ma mi parvero tali. Dolci rimproveri! - -Quel signor Verni è proprio una carissima persona, e sua moglie così -bella! Io vorrei pure amarli entrambi... - -Mi accompagnai un breve tratto con essi, e vollero farmi promettere che -sarei andato a far loro visita. Promisi. Poteva io non farlo? - -Ed ora? Tutt'oggi non ho fatto che pensare ad essa: ho ripetuto mille -volte ogni sua parola. È così dolce la sua voce! Ne sento ancora -l'armonia, come fremito d'arpa lontana. Ho dimenticato i miei passeri; -il loro cinguettìo mi è indifferente, quasi importuno; e se penso -alla gioia d'essere amato da quella donna e udirlo ripetere dalle suo -labbra... credo che impazzirei. - -E dire!... ah, perchè non posso io contemplare un istante questa cara -visione, senza che vi si mesca quell'orribile pensiero? E se io la -calunniassi, se non fosse lei quella che ho veduto? Incertezza crudele. - -Ritornerò, sì, ritornerò nella sua casa; un'ultima volta, e ti -prometto che avrò fatto prima le mie valigie. E sarò teco a dividere la -solitudine di quel dannato paese più presto che tu non immagini; e ci -consoleremo a vicenda». - - - - -XIII. - - -Silvio lasciò passare alcuni giorni senza sapersi risolvere a ritornare -in casa di Carlotta. - -Se avesse dovuto ascoltare la voce della sua passione, egli vi si -sarebbe recato molto prima, e già più volte era stato per arrendersi al -desiderio; ma poichè egli aveva promesso ad Eugenio, e più a sè stesso, -che quella visita sarebbe stata l'ultima, non aveva ritrovato ancora -dentro di sè tanta forza da appigliarsi a quell'estremo partito. - -Se non che suole avvenire delle anime deboli che spesso s'inducano dopo -molta riluttanza ad affrontare un dolore, solo perchè non hanno forza -di ribellarsi ad una determinazione presa. La scrupolosa osservanza -delle promesse che gli uomini fanno a sè stessi, non è sempre, nè -per tutti gli uomini, indizio di forza; anzi lo _scrupolo_ è sempre -debolezza. L'indugiare è una lotta, ma la lotta del debole; l'adempiere -dopo l'indugio è un arrendersi dopo la lotta; novello indizio di -debolezza. - -Una mattina Silvio si alzò giurando che al pomeriggio sarebbe andato da -Carlotta, e che il domani avrebbe lasciato Milano. - -Non erano ancora lo due dopo mezzogiorno, ed egli entrava nel portone -del palazzo Verni. - -Su per le scale immaginò l'imbarazzo che avrebbe provato dinanzi a -Carlotta, quando egli si fosse lasciato cogliere alla sprovveduta; -però si premunì disponendo il corpo a certa disinvolta noncuranza, che, -secondo i suoi calcoli, doveva fare una profonda impressione. - -Carlotta era sola. - -Sebbene Silvio fosse venuto con animo di salutare anche quel buon uomo -del signor Verni, questa notizia gli fece piacere, e sentì ad un tratto -svanire gran parte di quella forza fittizia su cui egli aveva riposato -così securamente. Ad ogni modo non si diede per vinto, e col più -insulso cinguettìo di cui fosse capace, domandò a Carlotta della sua -salute, della preziosa salute del signor Verni. Carlotta s'era rimessa -completamente, e il signor Verni era sempre stato a meraviglia. Silvio -assicurò d'esserne lietissimo; e continuò a dire con una rapidità -prodigiosa di cento ultime notizie che Carlotta ascoltava colla più -bella grazia di questo mondo. - -— Rimessa completamente — andava intanto ripetendo fra sè e sè, e -gettava alla sfuggita uno sguardo sul viso fresco e rosato della -vaga creatura, non osando contemplarla per paura di perderci il suo -frasario. - -— Io parto — disse alla fine con aria distratta. - -— Partite! esclamò Carlotta con accento di sorpresa. - -Silvio stava per aggiungere qualche cosa, ma levando gli occhi -s'incontrò in quelli di Carlotta che lo guardavano con una strana -espressione di mestizia. Allora fu perduto, s'ingarbugliò, balbettò -frasi sconnesse, poi non disse più nulla. - -Carlotta continuava a guardarlo sott'occhi; forse ella aveva letto -nell'anima di lui, e quello sguardo rivelava la pietà. - -Ma l'immaginazione degli innamorati ha le ali più robuste e -s'accompagna nei voli colla speranza. - -Per Silvio quello sguardo voleva dire ben altro; era un amore -corrisposto, una fiamma celata, era il profumo che tradiva un affetto -dissimulato. Tremante e pallido egli ricercò quello sguardo avidamente. - -Carlotta volse gli occhi altrove. Era un riguardo; e tuttavia Silvio ne -fu addolorato. Vi fu un istante di silenzio. - -— Noi siamo pur soli — pensò Silvio; io potrei... - -— Lasciate Milano per molto tempo? — domandò Carlotta all'improvviso. - -— Lo ignoro... Dipenderà dalle circostanze. - -Carlotta aveva strappato un giacinto bianco da un piccolo vaso, e lo -sfogliava lasciandone cadere i petali sulle sue ginocchia. Silvio stava -muto a guardarla. - -La sua posizione diventava sempre più imbarazzata; ma egli non se ne -accorgeva più; non temeva più il ridicolo; non cercava più di celare -sotto un'apparenza fredda e contegnosa il tormento della sua passione. - -Si era svelato, e lo sapeva. Non aveano detto parola, e pure s'erano -compresi. Egli aveva detto l'amore; essa la pietà. Il silenzio ha -delle grandi rivelazioni. Carlotta aveva pietà di lui; non poteva -più dubitarne. Era bastato un momento ad apprendergli tutto, a -farlo ricadere dall'altezza delle sue fantastiche speranze, nella -rassegnazione dell'uomo che non domanda altro che il compianto. Uno -sguardo aveva sprigionato nel suo petto i sogni e le ebbrezze del -desiderio e dell'amore, uno sguardo lo aveva ricacciato nel suo nulla. - -In questo breve periodo di folle abbandono egli aveva perduto la sola -forza che potesse contrapporre allo slancio della sua passione, la -maschera d'indifferenza sotto cui aveva celato il suo cuore. - -Tuttavia la pietà della donna che si ama è un gran conforto per le -sventure degli amanti; v'ha in essa un profumo soave, una dolcezza -lusinghiera che compensa in certo modo del rifiuto dell'amore. Forse -anche la pietà è amore; però le donne che vivono per amare, allora che -non amano, compiangono. - -Silvio s'era spogliato dell'orgoglio dell'uomo, e s'inchinava a -raccogliere gli sguardi di quella pietosa. In quel punto non ricercava -di più; gli pareva follia che si potesse preferire l'amore colpevole, -alla virtuosa dolcezza di quel compianto. - -— Forse ella mi avrebbe amato — pensò. Povero conforto per la vanità -delle anime volgari; grande per la vanità delle anime elette. - -— Dove andate? domandò ancora Carlotta. - -— Che so io? In Ispagna forse, viaggierò per distrarmi. Vi è forse -ancora disseminata pel mondo qualche gioia elio possa pagare l'aridità -della mia vita presente. Cercherò. - -Silvio sorrideva senza amarezza; quelle parole gli venivano dal cuore. - -— Ne avete diritto: aggiunse Carlotta. Voi siete giovine. - -E pronunziò queste parole con tale accento di mestizia, che Silvio ne -rimase colpito. - -— I dolori invecchiano, disse Silvio. - -— È vero, i dolori invecchiano. - -Per alcun tempo si rifecero mutoli. Silvio non cercava di rompere -il silenzio; quel silenzio era per lui la sola cosa che dava ai suoi -rapporti con Carlotta quella tinta di confidenza che gli era così cara. - -— Viaggiate solo? - -— Solo. - -— Fate conto di ritornare a Milano? - -— Lo spero. - -— Ci rivedremo. - -Silvio non rispose; e levò gli occhi al cielo. - -— Vostro marito? domandò poi commosso. - -— È uscito. - -— Avrei avuto caro di salutarlo. - -— Si offenderebbe se non lo faceste. Egli vi stima; gli siete simpatico. - -— Egli! - -— A qual giorno è fissata la vostra partenza? - -— Più presto che mi sarà possibile. Vedrò vostro marito. - -La conversazione morì un'altra volta sulle loro labbra; ma le loro -anime parlavano un linguaggio ben più eloquente. - -Ella scherzava col gambo sfogliato del giacinto; egli guardava i -petali caduti sul tappeto. Pensavano entrambi, entrambi mesti e pronti -a sorridere di quel sorriso che fa così bella la mestizia. Una soave -intimità non rivelata da prima spirava dai loro atti. Si conoscevano -appena e pure potevano leggere nel pensiero l'un dell'altro. - -Silvio pensava a raccogliere i petali del giacinto; Carlotta si levò a -metà, e battendo sulla veste, fece cadere quei petali che vi si erano -attaccati. Silvio s'inchinò lentamente e li raccolse; risollevandosi -incontrò il volto sereno di Carlotta. Non s'era offesa dell'audacia, ed -egli lo sapeva. - -— Li terrò sempre meco, disse Silvio sorridendo; mi porteranno fortuna. - -— Sono fiori melanconici i giacinti. - -— Li avrò più cari per questo. Mi faranno sovvenire di voi.... Siete -così bella!.... aggiunse scuotendo il capo mestamente. - -Carlotta tacque. - -In quel punto un servo venne ad annunziare il cavaliere Salvani. A quel -nome due grida morirono soffocate sulle labbra di Silvio e di Carlotta. -Si guardarono in volto, entrambi muti e tremanti. In quello sguardo -smarrito Silvio lesse la condanna che il dubbio aveva sempre trattenuto -nel suo cuore. Quella donna meritava il suo disprezzo. - -Il cavaliere Salvani entrò, e si tenne ritto un istante sull'uscio -senza inoltrarsi. Carlotta pareva oppressa da un'ansia mortale. - -— Io vi lascio, le disse Silvio; e fe' atto di allontanarsi. - -Carlotta levò gli occhi verso di lui, come ad implorare la sua pietà e -pregarlo di fermarsi. - -Silvio non intese, o non volle; salutò, ed uscì. - - - - -XIV. - - -Non era facile cosa abbandonare quella casa; però Silvio non fu appena -sulla via, che conobbe come quell'impresa fosse superiore alle sue -forze. Avrebbe desiderato che una furia lo avesse trascinato seco, e -tanto per dar prova della sincerità delle sue intenzioni, si mosse a -passi agitati. - -Ma la sua gelosia era più forte del suo sdegno, e gli troncò -inesorabilmente il cammino. - -Ritornò indietro lentamente, ma colla tempesta nel cuore. Che aveva in -animo di fare? Egli non aveva ancora risposto a questo quesito. Cento -propositi insensati turbinavano nella sua mente; non accettava, non -respingeva nulla. Venuto dinanzi alla casa di Carlotta, egli si sentì -crescere lo sdegno; collo sdegno il disprezzo. — Volle fuggire un'altra -volta, ma non si mosse. Levò il capo e guardò le finestre, come ad -interrogarle dei misteri che esse nascondevano. Allora in un lampo più -forte d'ira, pensò di risalire le scale, di sorprendere quell'uomo, -d'insultarlo, di strapparlo a forza dalle braccia di Carlotta. Ma quali -diritti poteva egli vantare per far ciò? Diritti! V'era pure chi ne -aveva.... il signor Verni! E perchè non l'avrebbe egli avvisato, perchè -non sarebbe andato in cerca di lui a dirgli: «badate, vostra moglie -v'inganna?» E Carlotta? Che sarebbe stato di lei? E poi, scendere -a tale bassezza, farsi delatore, forse calunniatore.... Infine egli -non aveva la certezza. Poteva ben essere che altri misteriosi legami -unissero quell'uomo a Carlotta. Amante od amico, sarebbe stato accolto -con piacere. Tale adunque non era, poichè Carlotta aveva dimostrato il -contrario. - -Ritessè nella mente tutta la tela dei suoi sospetti, e disse a -sè stesso che Carlotta avrebbe potuto essere colpevole, ma non -ingannatrice. - -Sentire un affetto illegittimo è della debolezza della donna, -mascherarlo colla simulazione è bassezza. Carlotta non sarebbe stata -capace di tradimento; però se ella mostrava d'amare suo marito, -lo amava. Ma intanto il tempo passava, e quell'uomo.... Le smanie -di Silvio diventavano più violente. E si rifaceva da capo ai suoi -vaneggiamenti. I suoi sguardi ricercavano ancora le finestre di quella -camera in cui egli aveva visto morire le sue ultime speranze. Ahi! Le -sue ultime illusioni morivano in quegli sguardi. - -Un uomo entrò in quel punto nel portone di quella casa. Silvio lo vide, -lo riconobbe; era il signor Verni. - -— Lui! sclamò tenendosi istintivamente alla parete per non essere -veduto; e in un baleno l'immagine di ciò che stava per succedere -illuminò la sua mente agitata. Vide Carlotta pallida e tremante -sotto il rimprovero; la pace di lei, la pace di lui distrutte ad un -tratto.... Egli era ancora in tempo; poteva arrestare quell'uomo, -fermarlo alcuni minuti, trattenerlo ad ogni costo nella sua ignoranza -confidente, e risparmiare l'avvilimento a Carlotta. - -Mosse alcuni passi spinto da un impeto generoso, ma si trattenne. - -Aveva pensato ancora a quell'uomo, a quell'odiato rivale, cui la sua -generosità insensata avrebbe prolungato il godimento, ed assicurato -forse per sempre il possesso di Carlotta. Si sentì smarrire le forze -e stette un istante dubbioso. Intanto il signor Verni scomparve; -Silvio non attese più oltre e gli si slanciò dietro; ma non ebbe -appena toccato l'ingresso della casa, che s'arrestò un'altra volta, e -cacciandosi le mani nei capelli: - -— È impossibile, è impossibile, ripetè con voce rotta; non posso farmi -complice di questo tradimento. - -Stette alcun tempo cogli occhi fissi sul terreno; un rumore di passi -che scendevano le scale lo tolse al suo ansioso vaneggiare. - -Per non essere sorpreso in quel luogo e in quell'atteggiamento, si -allontanò. N'ebbe appena il tempo, che il cavalier Salvani uscì. - -Silvio lo vide e si sentì serrare il cuore. - -Non v'era più dubbio; l'arrivo del marito poneva in fuga l'amante. Che -cosa dunque era avvenuto? A quel pensiero si sentì mordere il seno dal -rimorso... - -Tuttavia l'andatura di quell'uomo era calma ed indolente. - -Silvio guardò ancora una volta alle finestre di Carlotta. Vide i vasi -dei ciclamini, e contemplò con occhio umido di pianto le poche foglie -di giacinto che gli rimanevano. - -Una lagrima spuntò a forza sul suo ciglio; egli la deterse dispettoso, -ma il suo cuore sanguinava. - -Come fu solo, pose dinanzi a sè quelle foglie di giacinto, le sole -reliquie del suo amore. - -Egli era solo, nessuno poteva vedere le sue lagrime, e pianse. - - - - -XV. - - -Quella notte Silvio non dormì; l'immagine di Carlotta gli era sempre in -mente, pallida, muta, inesorabile come fantasma. - -Balzò più volte di letto, e passeggiò a gran passi per la camera; ma -inutilmente; quel pensiero importuno lo seguiva dovunque. - -Nel suo delirio si fece cento volte alle vetrate delle finestre, -sperando di vedere spuntare il giorno. - -— Eterna notte! — ripetè con voce cupa; — fosse l'ultima! - -Verso il mattino cadde sfinito dalla stanchezza sul suo letto; si -sentiva premere la fronte come da un cerchio di fuoco; tuttavia non -trovò sonno. A poco a poco la luce ridestò la vita nella città; rumore -di carri e schiudere d'imposte, e voci aperte e serene nella via, ma -non un raggio di sole. - -Silvio non poneva mente a nulla; cogli occhi socchiusi, vaneggiava fra -le chimere di un assopimento fantastico. Egli sognava e pensava; il -sonno e la veglia alternavano bizzarramente le loro immagini. Questo -stato durò qualche ora. - -Quando Silvio si scosse era assai tardi. Levò il capo, e si guardò -intorno come istupidito. - -Poco dopo si accostò come un automa alla finestra, e guardò sulla via, -poi al cielo, un cielo plumbeo, senza luce e senza azzurro. Aprì un -antico forziere, e ne trasse alcune valigie di cuoio che gettò nel -mezzo della stanza. Vuotò i cassetti dei suoi mobili, e cacciò ogni -cosa alla rinfusa in quelle valigie. Questa occupazione non richiese -gran tempo. - -— La Spagna è un paese d'avventure — disse a voce alta come se qualcuno -fosse testimonio della sua millanteria — vedrò le sue donne e i suoi -puledri. - -Il suono della sua voce gli cagionò una specie di terrore; ammutolì. - -— Eugenio è un buon amico — aggiunse poco dopo a voce sommessa. - -In quel punto un raggio di sole uscì dalle nuvole, e illuminò d'una -tinta di porpora le pareti della camera. - -— Sia benedetto! — sciamò Silvio — Or via, le mie valigie sono pronte, -non mi rimane che salutare i pochi amici... - -I pochi amici erano veramente pochi, e si riducevano a tre o quattro -antichi compagni d'orgia che egli aveva dimenticato da un pezzo, e che -rammentava tanto per far numero, e al signor Verni. La curiosità più -che l'amicizia lo richiamava in quella casa; e più ancora il bisogno di -uscire da ogni incertezza, e forse la speranza di riacquistare una fede -perduta. - -— Porterò meco il disprezzo, ovvero la memoria incontaminata di -Carlotta. - -Il suo cuore aggiungeva in segreto: «la rivedrò ancora una volta.» - - - - -XVI. - - -Il primo sguardo di Silvio ricercò tutto intorno pella camera; il -signor Verni era solo. - -— Che sarà di Carlotta? — pensò. - -Il signor Verni si disse lieto di veder Silvio; lo riceveva nelle sue -camere, senza cerimonie, perchè fra amici non si doveva badar tanto -all'etichetta; del resto la sua salute era floridissima, e in quella -notte avea dormito saporitamente; tutte belle cose che empievano di -giubilo il cuore di Silvio, il quale per non essere da meno assicurava -alla sua volta il signor Verni che la sua vita era un bocciuolo di -rosa. - -— Che sarà di Carlotta? — domandò a sè stesso un'altra volta. - -Per quanto egli continuasse ad interrogarne le pareti di quella camera, -non gli veniva fatto di veder chiaro in quell'enigma. - -Il volto del signor Verni non ne diceva di più; anzi la sua stessa -serenità era un'enigma. Ma Silvio non era uomo da lasciarsi prendere -alla prima apparenza, e volle andare più in fondo. - -— La vostra signora moglie? — domandò Silvio. - -— Ottimamente; è uscita. - -Questa risposta era stata fatta con molta franchezza; Silvio -riputandosi avveduto compiangeva in cuore i meschini artifizii di -una inutile dissimulazione; del resto conveniva che quel signor Verni -dissimulava assai bene. - -— L'ho vista ieri, dopo il mezzodì — soggiunse lentamente, e guardava -in volto il signor Verni. - -Aggiuntavi una certa titubanza e un po' d'angoscia, il suo sguardo -pareva volesse dire: _ti ci colgo_. Ma il signor Verni non si sgominò -punto, e rispose semplicemente: - -— Lo so. - -— Se lo sa, sillogizzò Silvio fra sè e sè, qualcuno devo averglielo -detto; e se questo qualcuno è Carlotta, assai probabilmente non è -avvenuto nulla di quanto io ho immaginato. - -Allora si ricordò dello scopo principale della sua visita, e senza -attendere interrogazioni, disse mutando tuono: - -— Io sono qui per salutarvi. - -— Che dite? - -— Io parto. - -— Voi? - -— Non lo sapevate? - -E Silvio sillogizzò ancora, e conchiuse che se il signor Verni non -sapeva nulla della sua partenza, non poteva neppure aver saputo da -Carlotta della sua visita del giorno prima. - -— E dove intendete andare? - -— In Spagna. - -— Il paese degli amori. - -— E degli occhi neri. - -— Che ci andate a fare? - -— In cerca d'impressioni. - -— Ne incontrerete molte, non avrete che a raccogliere. - -E qui il signor Verni assicurava Silvio che egli lo avrebbe -accompagnalo volontieri in quel viaggio se non avesse avuto la moglie. - -— Peccato — disse Silvio. - -— Ch'io abbia moglie? - -— Che non possiate accompagnarmi. - -Il signor Verni era imperturbabile; interrogava e rispondeva con una -serenità che faceva rovinare ad ogni tratto gli edifizii della mente di -Silvio. - -— Non vi è dubbio, è avvenuto qualche cosa, pensava quest'ultimo, -parendogli d'aver colto al volo una contrazione amara delle labbra, -o un corrugare di sopracciglia, indizii poco lusinghieri sulla faccia -d'un marito. Ma il signor Verni sorrideva con tanta bonomia, che era -assolutamente impossibile durare in quel pensiero. - -— Non è avvenuto nulla, concludeva Silvio. E così da capo più d'una -volta. - -Dopo aver parlato di viaggi d'ogni specie, e aver passato in rassegna -i costumi spagnuoli, incominciando dalla _Donna_ e dal _Caballero_ -fino ai _guitarreros_ e ai suonatori di _mandolino_, il signor Verni, -che era mostruosamente erudito, trasportò Silvio sulle vette della -_Sierra Nevada_, e naturalizzò con lui, indicandogli la vegetazione -sottostante, e cento altre cose così belle, che se Silvio non avesse -avuto in animo d'andare in Spagna, se ne sarebbe sentito struggere -di voglia; e a starsene in Italia più oltre, si sarebbe ammalato di -nostalgia. Ed io giuro che mai marito fu più eloquente e più fortunato -nello sbarazzarsi d'un pericolo pella castità del suo talamo. - -Silvio stava per accommiatarsi. - -— Saluterete per me la vostra signora. - -— Non mancherò di farlo. - -E qui una stretta di mano. D'improvviso il signor Verni si battè la -fronte. S'era dimenticato di un piccolo affare, in cui forse la bontà -del signor Silvio avrebbe potuto tornargli utile. - -«Silvio, pensate! non domandava di meglio che di favorire la bontà del -signor Verni». - -— Voi non partite che domani? - -— Così conto di fare. Le mie valigie sono già all'ordine. - -— A che ora contate di partire? - -— Alle due pomeridiane. - -— È inutile, non posso farvi perdere la mattina; non ne parliamo più. - -— Vi pare? La mia partenza non è che allo stato di progetto, posso -differire. - -— Non mette il conto. - -— Del resto le mie ore del mattino sono perfettamente libere; un paio -di visite, ed è l'affar di mezz'ora. - -— Il mio sarebbe per l'appunto l'affar di mezz'ora. - -— Vedete! Dite dunque, in che posso servirvi? - -— Un'inezia; domani mattina ho uno scontro... - -— Un duello? - -— Un'inezia; e siccome non è gran tempo che io sono a Milano, ed avrei -caro che le mie parti fossero trattate da _amici_, così... - -— Sarò vostro padrino, disse Silvio agitato, e guardava il viso del -signor Verni. E chi è il vostro avversario? - -— Non so se voi lo conosciate, il cavalier Salvani. - -Silvio impallidì. - -— Lo conoscete? - -— Lo conosco. - -— Un gentiluomo. - -— E la ragione?.... - -— Un'inezia, ve l'ho detto. Il cavalier Saivani si ostinava a credere -che l'attuale ministro salverebbe il paese; ed io mi ostinava a dire -che lo perderebbe. La politica è sempre perniciosa per le teste -vulcaniche. Ne ho fatto esperimento, e dico che è meglio l'amore. -Ci siamo scaldati un poco, egli mi ha detto con un giro di parole -graziosissimo qualche cosa che è sinonimo di _cretino_, ed io -altrettanto; per rincarire la dose ho fatto vedere che io l'avevo in -conto d'uomo _illiberale_; ho parlato dell'_altezza dei tempi_.... Il -cavaliere ha spiegazzato fremendo un paio di guanti, ho indovinato di -che si trattava, e l'ho trattenuto dicendogli che gli avrei mandato i -miei padrini... Ecco il fatto. - -E il signor Verni rideva delle sue parole, gaio e spensierato come un -fringuello. Silvio non rideva più. - -— Ho avuto in mente, soggiungeva il signor Verni, di rappattumarmi con -quell'uomo, per non dare al pubblico questo spettacolo insipido di due -galantuomini che si tagliano le braccia per porre in salvo l'onore. Ma -non ho saputo essere così forte da lottare contro il pregiudizio. Si -direbbe di me che sono un vigliacco; non è egli vero? - -Tutto questo dialogo era avvenuto sul limitare della porta. Silvio -domandò dell'abitazione del Salvani; si tolse il carico di pensare a -tutto, ed uscì col cuore angosciato. - - - - -XVII. - - -Carlotta era colpevole. Silvio aveva finalmente questa certezza -crudele. Invano la speranza ritentava ancora le suo magiche lusinghe; -l'animo suo era chiuso inesorabilmente. Illudersi ancora sarebbe stato -mentire a sè medesimo. - -Tuttavia, e benchè vi fosse stato preparato, il suo cuore era -angosciato. - -Rammentava ancora, non per discolpare Carlotta, ma per legittimare la -propria cecità, il contegno severo di quella leggiadrissima creatura, -l'espressione di candore che spirava dai suoi occhi, l'amore dimostrato -con tanta apparenza di sincerità, e forse con sincerità, pel marito. -Era cosa da impazzire! pensare che quella donna così giovane, così -bella, così felice ed amata, avesse potuto dimenticare ogni cosa per -abbandonarsi nelle braccia di un uomo come il cavalier Salvani. - -Questo pensiero atroce martellò gran tempo la testa agitata di Silvio. -A poco a poco però venne rasserenandosi. - -L'amore non corrisposto o si perpetua coll'entusiasmo melanconico, o si -spegne rapidamente col disprezzo. - -L'anima di Silvio seppe disprezzare. - -Andò in quella stessa sera presso il cavalier Salvani; s'accordò coi -padrini, e il duello fu fissato in tutti i suoi particolari. - -Poi andò a dormire, pregando il cielo per il signor Verni. - -Quella notte, tra per la veglia dell'antecedente, e forse un poco -perchè la sua guarigione era incominciata, dormì sonni profondi, e -sognò che il signor Verni con un fendente fortunato aveva accorciato le -orecchia del cavaliere. - - - - -XVIII. - - -Alla mattina si levò di buon'ora, e secondo l'accordo fatto andò in -casa del signor Verni. Lo trovò pronto. - -Per la prima volta Silvio pensava al pericolo cui quell'uomo andava -incontro, pensava a Carlotta che n'era stata causa, e non sapea darsene -pace. E tuttavia se egli guardava in volto il signor Verni, si sentiva -venir meno nella sua convinzione; la calma di quell'uomo avrebbe tratto -in inganno chicchessia. - -— Siete disposto? domandò Silvio. - -— Lo sono; rispose sorridendo il signor Verni; ma vi confesso che -l'idea di pigliar parte ad una commedia di tal natura è tutt'altro che -aggradevole; in cotesto genere di riparazioni d'onore che non riparano -nulla, non ci si guadagna altro che il ridicolo. - -— Diamine! il ridicolo! - -— Certamente. E vi pare cosa assennata che due uomini si comportino -come belve feroci rinchiuse nella stessa gabbia che contendono per una -libbra di carne, che tanto tanto il domatore strapperà dalle zanne del -vincitore? Ne va di mezzo l'onore? fate da senno e finitevi; che la -vita dell'uno paghi la pace dell'altro! ma scendere nella lizza per -versare qualche goccia di sangue, sotto il pretesto di salvare l'onore, -in verità è cosa tanto sciocca, che non è a dire di più. Da bravi, -miei cari leoni, divertite il pubblico, questo pubblico di conigli che -circonda l'arena per sentenziare del vostro onore. - -— Avete ragione; disse Silvio a malincuore, temendo d'indovinare a che -mirassero le parole del signor Verni. - -— Voi avete escluso i colpi di punta... - -— E i fendenti al capo. - -— Eccoci a quello che io dicevo; non vi pare? - -— Non dico di no, ma poichè si tratta d'una bagattella... - -— È giusto; la vita di due galantuomini non deve esporsi per una -bagattella. - -— Voi dite? esclamò Silvio turbato. - -— Dico che l'uomo di cuore deve anteporre l'onore alla vita, e -sacrificare questa a quello, se le circostanze lo comandino; ma che non -mai uomo di senno debba farsi schiavo d'un pregiudizio, e battezzare -_quistione d'onore_ ciò che non è che stupida e inutile millanteria. - -Silvio, convintissimo di tutto ciò, non vi poneva mente se non per -immaginare a che cosa il signor Verni volesse riuscire. - -— Ho pensato molto al mio duello, riprese quegli; ne parlerà tutta -Milano, e il mio nome correrà pelle bocche di tutti, come quello del -primo cialtrone che fa mestiere di spadaccino. È doloroso in fede mia. -Vorrei porvi riparo, poichè sono ancora in tempo. - -— Riparo? in qual modo? - -— Direte al cavalier Salvani che io sono dolente di ciò che avvenne -fra di noi, che io penso che due gentiluomini non debbano retrocedere -vergognosi dinanzi ad una giusta e leale riconciliazione. - -Silvio rimase estatico. - -— Una scusa? balbettò egli. - -— Se il cavaliere l'accetta, io sono soddisfatto. - -— Soddisfatto!... E se non accettasse?... - -— In tal caso si mutino le condizioni del duello; non mi si condanni ad -una parte ridicola, e mi batterò. - -Silvio respirò più libero. Gli parve di comprendere pienamente i -progetti del signor Verni. Una vendetta seria, una riparazione solenne; -un segreto seppellito eternamente nel seno d'un cadavere. Pensandoci, -questa tela si rischiarava di maggior luce, ma ad intervalli si -oscurava affatto, e allora Silvio non comprendeva più nulla, e volendo -sbarazzarsi, si ingarbugliava di più nel suo labirinto. Infatti il -cavaliere poteva tenersi pago delle scuse dell'avversario, e di tal -guisa mandare a monte il duello. Ora, se ciò avveniva, la riparazione -sarebbe sfuggita di mano al signor Verni; e non pareva probabile che -questi, essendo stato ferito nell'onore, volesse offrire al cavaliere -un mezzo di uscirsene onorevolmente senza danno. Bisognava adunque -credere che la cagione del duello fosse in realtà quella indicata dal -signor Verni; se pure non vi era fra i due avversarii una precedente -intelligenza, chè in questo caso il cavaliere avrebbe rifiutato le -scuse, e accettato le condizioni d'un duello più arrischiato. - -Giunto a quest'ultimo partito delle supposizioni, Silvio ebbe il buon -senso di non andar oltre nelle sue fantasticherie. - - - - -XIX. - - -Come Silvio aveva dubitato, il cavalier Salvani si acquetò alle scuse, -e il duello non ebbe luogo. Riportando questa novella al signor Verni, -Silvio immaginava che il dispetto avrebbe tradito in qualche modo -il segreto pensiero di quell'uomo; ma per quanto egli si adoprasse a -spiare ogni gesto, il volto del signor Verni rimase calmo e sorridente. - -— Avevo fede nello spirito del cavaliere, disse con disinvoltura, e -null'altro. - -Benchè Silvio fosse disposto a pensare come il signor Verni, non poteva -tuttavia dissimulare a sè stesso un certo rancore; e certamente, più -che il duello fallito, poteva sull'animo suo la nuova tenebra che s'era -fatta nella sua mente. - -Il pensiero di Carlotta gli ritornava più importuno di prima; egli si -affannava inutilmente a liberarsene. Aveva potuto lusingarsi di non -stimare più quella donna; ma non era riuscito ancora a non amarla. - -Non è vero che l'amore non possa sopravvivere alla stima; la leggenda -degli affetti ha registrato assai spesso nelle sue pagine gli esempi -di passioni veementi concepite per creature abbiette. Creature che non -furono stimate mai, furono tuttavia potentemente amate. Il disprezzo -incomincia spesso dove finisce la stima; l'indifferenza non mai; ma -anche il disprezzo è un moto del cuore; non è più l'amore, ma è ancora -la passione; non è l'amore, ma è la lotta, la ribellione dell'amore. - -La condotta del signor Verni aveva avvivato nell'animo di Silvio, se -non la fede, il dubbio sulla virtù di Carlotta. - -Spesso chi dubita oggi, crede ed afferma domani; il dubbio è a metà -strada della fede. - -Tuttavia il dubbio di Silvio ne era lontanissimo; e se vagheggiava -una certezza, era più quella della colpa, che quella della virtù di -Carlotta. - -Uno strano sentimento di egoismo e di debolezza lo spingeva a ciò. -Se Carlotta fosse stata virtuosa, egli non avrebbe saputo non amarla; -amarla senza volerla spingere alla colpa, era carico troppo superiore -alle sue forze. Al contrario s'ella era colpevole, il disprezzo oggi, -l'indifferenza più tardi, avrebbero sanato la sua piaga. - -In questo vaneggiamento del suo spirito, v'era però un fondo virtuoso, -il desiderio di non farsi egli stesso occasione d'un tradimento; e -se vi spirava l'egoismo, non era quello che assicura la propria pace -colla sciagura altrui, bensì quello di chi s'adopera per non essere -trascinato nell'irreparabile disastro d'altro uomo. Carlotta colpevole -oggi, risparmiava forse la colpa propria del domani, e quella di -Silvio. Carlotta, virtuosa sempre, avrebbe avvelenato la pace di chi -l'avesse amata senza speranza, e non senza desiderio — e quest'ultimo -appunto era l'argomento dell'egoismo. - -Il desiderio di Silvio non era adunque nè troppo ingiusto, nè troppo -biasimevole e conveniva alla natura dell'anima sua, capace della forza -battagliera che si espone agli sguardi del pubblico, ma non di quella -forza segreta che non apparisce, e costa tuttavia lagrime e dolori -assai più grandi: la rassegnazione. - -Silvio era uomo onesto, ma non uomo virtuoso; aveva della virtù ciò che -ne è rimasto all'età nostra dopo il turpe diguazzare nelle oscenità -da trivio: l'incapacità a commettere di proposito una mala azione. -Se l'occasione si porgeva, sapeva lottare contro le seduzioni della -colpa; resisteva, ma piegava; quella robusta e serena operosità della -virtù gli era ignota, perchè lo era pure al mondo in cui egli viveva. -Egli avea preso dal mondo ciò che gli era stato offerto, sceverato il -buono dal pessimo, ma non aveva potuto raccogliere ciò che il mondo -non poteva dargli. Tuttavia Silvio era uomo virtuoso; se egli non -corrisponde al tipo, si ha da incolparne l'attrito che ha sbiadito -le linee dell'impronta. La pallida e slombata virtù dei giorni nostri -riconosce in Silvio una sua creatura. - -Tuttavia Silvio fu tratto un'altra volta da un raziocinio inesorabile -a' suoi primi propositi. Rammentò tutti i particolari che accusavano -Carlotta, e conchiuse che se il signor Verni non si batteva col Salvani -non era prova dell'innocenza di Carlotta, ma al più della fortuna dei -suoi inganni e della cecità proverbiale dei mariti. - -Con questo convincimento nell'animo, pensò alle sue valigie, e ad -Eugenio che lo aspettava alle falde dei Pirenei. - -Egli ritornava a casa, ed affrettò il passo. D'un tratto vide innanzi a -sè un uomo che gli veniva incontro sorridente, il cavalier Salvani. - -— Lui! ruggì l'anima di Silvio, e l'espressione d'un odio profondo si -dipinse sul suo volto. - -Il cavaliere si accostò con disinvoltura. - -«Era lieto che il signor Verni gli avesse offerto un mezzo per -sciogliere una quistione che non aveva di serio che il pericolo». - -«Silvio ne era lietissimo, anch'egli; ma protestava che la quistione -gli pareva seriissima». - -— Diamine! disse il cavaliere; che intendete di dire? - -— Io sostengo precisamente l'opinione del signor Verni; il ministro -attuale rovinerà il paese. - -— Ah! voi credete?... - -— Lo sosterrei in faccia a chicchessia. - -— Opinioni; interruppe il cavalier Salvani con accento di dileggio. - -— E aggiungo che chi lo pensa in modo diverso non è all'altezza dei -tempi. - -L'intenzione di Silvio si faceva palese. - -— Opinioni; ripetè ironicamente il cavaliere. Infine voi convenite meco -che il duello è una pazza cosa, tanto più per tali bazzeccole; e che si -può pensarla diversamente su qualche punto di politica, e stringersi la -mano come buoni galantuomini. In faccia al buon senso tutte le opinioni -sono rispettabili... tranne quelle che mancano di buon senso. - -In così dire il cavalier Salvani porgeva la mano a Silvio. - -Quell'atto era una sfida allo spirito di Silvio; Silvio strinse la mano -del cavaliere. - -Qualche ora dopo partì giurando di non arrestarsi che ad Huesca. - - - - -XX. - - -Nell'estate successiva, e precisamente ai primi di luglio, un -viaggiatore attraversava la Svizzera pedestre. Si arrestava ad ogni -paese, ad ogni capanna; avido di cose nuove domandava a tutti se nei -dintorni vi fosse qualche paesaggio che mettesse il conto d'essere -veduto; non curava pericoli, e si arrampicava pei dirupi sfidando i -lupi e i sentieri sdrucciolevoli. Una guida che lo aveva accompagnato -sul monte di S. Gottardo giurava d'aver avuto a fare rarissime volte -con uomo così intrepido. Quel viaggiatore aveva anche la borsa ben -fornita e pagava senza lesinerie; i pastori delle rive dell'Aaar non -avevano mai avuto più larga mercede in compenso dei loro formaggi e del -loro latte fresco. Costeggiando le rive dell'Aaar e poi il Reno s'era -spinto fino a Sciaffusa e v'aveva visto la famosa cascata, e poco più -oltre il vasto ed incantevole lago di Costanza colle sue braccia snelle -gettate audacemente frammezzo ad una vegetazione gagliarda. - -Quel viaggiatore era Silvio. - -Di ritorno dalla Spagna, ripassati i Pirenei ed attraversata un'altra -volta la Francia, s'era internato per la via di Ginevra nella Svizzera, -con quella spensieratezza che è propria degli artisti. - -Eugenio lo aveva accompagnalo fino a Ginevra, ma quivi aveva protestato -di non volere andar oltre; però dopo aver tentato invano Silvio perchè -ritornasse con lui a Milano, vi si diresse solo. - -Tutto quel tempo trascorso dal giorno della partenza di Silvio da -Milano s'era passato per lui in una lotta penosa tra il disprezzo e -l'amore. Confortate dalla lontananza, queste lotte raggiungono per lo -più l'oblio e l'indifferenza. - -Nei primi giorni Silvio s'era rimasto taciturno; aveva sfuggito il -pensiero, ma il pensiero di quella donna che lasciava dietro di sè lo -aveva accompagnato durante tutto il viaggio. - -Eugenio, vedendolo in tale stato, se n'era spaventato, ed aveva chiesto -la cagione. Silvio aveva detto tutto, e il cinismo d'Eugenio non ebbe -sogghigni per quella confessione. Il male era serio, e la pietà, meglio -che il conforto, suggeriva il silenzio. - -A poco a poco Silvio diventò più calmo; anzi, con un mutamento -repentino, si fece a un tratto ciarliero e gozzovigliatore. Eugenio -tentennava il capo e ripeteva dentro di sè: «egli vi pensa ancora». - -Una settimana dopo Silvio spargeva a piene mani il ridicolo sui suoi -amori arcadici, e giurava di non essere mai stato così imbecille come -presso Carlotta, e prometteva che non lo avrebbe fatto più, con atto di -così buffo pentimento, che Eugenio lo guardò meravigliato. - -Ma questa volta ancora tentennò il capo e ripetè a sè stesso: «egli vi -pensa ancora». - -Un'altra volta attraversando una boscaglia, Silvio si chinò a terra e -raccolse un fiore, un ciclamino, il fiore che Carlotta amava tanto. -Egli stette chino un pezzo e non raccolse più nulla; risollevandosi -aveva la fronte impensierita. Eugenio lo guardò attento, guardò il -fiore, ma non comprese. Silvio dopo alcuni passi gettò il fiore dietro -di sè, ma non potè liberarsi così dal pensiero importuno di Carlotta. - -Giunti a Montpellier, Eugenio aveva detto a Silvio: - -— Lo sbocco del Rodano sul golfo è uno spettacolo incantevole; vuoi che -proseguiamo il viaggio per mare? - -Ma Silvio aveva risposto che non amava il mare, ed Eugenio aveva -conchiuso che Silvio non voleva allungare il suo viaggio, e che gli -premeva di arrivare presto a Milano. - -A _Gap_ Silvio era stato preso da improvvisa vaghezza di visitare la -Svizzera, e aveva indotto Eugenio a seguirlo fino a Ginevra. Ed Eugenio -aveva conchiuso che Silvio non voleva rivedere Carlotta. - -A Ginevra Eugenio si ribellò affatto, e lasciò il suo amico, convinto -oramai che sarebbe guarito, e che la natura avrebbe operato meglio -dell'arte, e il tempo meglio dei consigli. - - - - -XXI. - -_Silvio ad Eugenio._ - - -«I magnifici soli di queste giornate mi hanno messo di buon umore. Sono -venuto a Costanza, città incantevole per la sua posizione, e pel suo -lago; non ho mai visto la natura così lusinghiera; i monti, le vallate -fresche, le nevi in lontananza, e questo cielo purissimo!... È cosa da -impazzirne; mi sento un brulichio per le vene come avessi la febbre. - -Ieri ed oggi ho remigato guidandomi da solo sul lago per entro certe -piccole barche di forma assai diversa dalle nostre che sono la delizia -dei villeggianti. Ne ho contato poco anzi una trentina colle velette -bianche e lucenti spiegate al vento inseguirsi radendo le onde come -colombe selvatiche. - -Questa mattina fui anche più allegro del solito, e avvenutomi in un -ministro evangelico che asciolveva lautamente alla stessa mensa, mi -sono cacciato con lui in un labirinto di sottigliezze teologiche. -Quel ministro era uomo ancor giovine, pieno di fuoco, favellatore -facile, arguto e, deggio dirlo, benevolo. Egli mi ha risparmiato più -d'una volta, e fu davvero benignità, poichè io mi era fitto in capo di -prendermi spasso delle sue credenze. Io guardava lui, e certe bistecche -di maiale di cui egli alternava i bocconi colle citazioni, e poi ancora -lui. Mi venne in mente ciò che scrisse Gian Giacomo dei preti cattolici -e dei protestanti, e conclusi press'a poco come egli conclude nelle sue -confessioni. - -Mi ricordo ora di averti promesso di raggiungerti presto a Milano. -Non dico ancora di no; ma comincio a prevenirti per ogni evento che -mi sento assai poco disposto a lasciare questi paesi. Ci si respira -un'aria che costì cercherei invano; e quel sapersi libero di pensare, -di dire e di scrivere come il capriccio o le convinzioni suggeriscono -è tal bene che appena ora apprendo a stimare quanto valga. Non è già -che costì le mie opinioni possano essere condannate o soffocate — tu -sai di che sorta d'opinioni, e di che picciol numero, si componga il -mio arsenale politico — ma tanto tanto quel sapermi padrone assoluto di -dire ciò che penso e di pensare diversamente dai _reggitori_ del paese -(vedi che dico _reggitori_) è un potere che mi rialza qualche pollice -in faccia al mio amor proprio, e mi fa credere d'essere in qualche -guisa un uomo importante. - -Qui il Governo ci è, ma tu non lo vedi ad ogni passo come nella -tua benedetta Milano, e non ti ferisce nella dignità d'uomo collo -spettacolo di livree salariate, e poi, e poi.... - -Ma è forse meglio che io mi trattenga dal dirtene di più; ritorniamo -artisti, e serbiamoci tali per tutta la vita, se ci è possibile, almeno -nel cuore. La politica ha guastato tutto; alla guisa di certi bruchi è -passata su tutti i fiori, e ha stampato sul velluto dei vergini petali -la lurida impronta del suo corpo. - -Non profaniamo l'arte che è primogenita dell'idea. Se anche gli artisti -si cacciano in capo di rubare il mestiere ai diplomatici, non vi sarà -più altro al mondo; e se pensi alla cifra spietata dei politicanti, -vedrai che non è poco danno. Infine anche quei messeri, ambasciadori, -ministri plenipotenziarii, incaricati d'affari, e che so io, hanno -cento ragioni d'arrabbiarsene; è il loro mestiere, il loro privilegio; -e pensa se domani mandassero all'estero l'Arte — _alma parens_ — -conciata colle livree gallonate, col cappello a due punte, e le sue -brave credenziali del nostro buon Governo... - -Per carità ritorniamo artisti. - -Poichè ho incominciato a lasciarti indovinare in qualche parte i miei -progetti, sarò sincero e ti dirò ciò che all'incirca ho contato di -fare. - -Non pensare però che la confessione dei miei propositi — se pure sono -propositi — debba obbligarmi ad attenermici. Dico questo perchè in -generale si suole attribuire a leggerezza il mutamento frequente dei -progetti, mentre il più delle volte, se si ha una colpa, è quella -di aver palesato troppo presto il proprio pensiero, senza attenderne -il frutto che è la determinazione vera, la quale è sempre una sola. -Quegli uomini che dicono «farò questo» e fanno, non è già che abbiano, -come si crede comunemente, la forza mirabile di fare quello che -dicono, inalterabilmente e sempre, ma piuttosto che hanno l'astuzia -o la prudenza, ed è tutt'uno, di non dire se non ciò che hanno -assolutamente fermato di fare. Vedi che non è un giuochetto di parole, -ma una verissima cosa, una specie di piramide, poco meno certamente, -a puntellare la serietà e la fermezza dell'umana natura; serietà e -fermezza a cui si crede meno che non convenga. - -Voglio dire che domani io potrei pensare diversamente da quel che penso -oggi, e non per questo dovrebbe venirmene taccia di volubile. Se io -aspettassi la vigilia di compiere i miei disegni per palesarli, tu mi -avresti in concetto di uomo ferreo; e ci avrei assai più del mio conto. - -In conclusione Gossau è un bellissimo paese — così mi si dice — -vi hanno belle villeggiature e molti villeggianti, tutte cose non -indifferenti; aria buona, bel cielo, buone vivande, altre cose di cui -sono avidissimo; ed ho in mente di recarmivi e passarvi questi mesi -d'autunno. - -Ecco ciò che mi passa ora per il capo; se domani avrò mutato consiglio, -non sarà grave danno, e il peggio che possa capitarmi è di far ritorno -a Milano e rivedere ciò che non vorrei rivedere mai più. L'ho detto; -e se la prudenza è debolezza — e parmi davvero che le sia dato a torto -l'appellativo di virtù, — dì pure che questa mia è debolezza. Forse io -misuro male le mie forze, e saprei resistermi; ma non so pormi a questa -prova. - -Vederla ancora, parlarle ancora! non è possibile; tutto in lei mi -farebbe male; la mia stessa indifferenza mi sarebbe penosa, nè io -saprei essere impassibile se non a prezzo di nuovi dolori ancora più -atroci. Guardarla senza lacrime e senza palpiti, dopo tanta frenesia! -Ahi, sarebbe questo un disinganno assai più amaro, e vi getterei -l'ultima illusione: la pazza fede che io l'avrei amata eternamente. - -Non parliamone più. Mi preme che questa mia ti giunga presto, e so -che vi è un pessimo servizio postale tra la Svizzera e l'Italia. Dimmi -delle cose tue; dimmene lungamente, e persuadimi, se ti è possibile, a -raggiungerti presto. Egli è pure il mio desiderio, ma una catena fatata -mi lega a questo paese». - - - - -XXII. - -_Silvio ad Eugenio._ - - -«Di' pure che io sono un gran colpevole. Da venti giorni non faccio -che lottare meco medesimo per decidermi a scriverti. «Scriverò domani, -scriverò domani» e così sono giunto fino ad oggi. - -La tua lettera, contro le mie aspettazioni, mi è venula assai presto. -Pensa se io l'ho letta con avidità; mi aspettavo ad ogni linea di -leggere quel nome, e trepidavo non per desiderio, ma per timore che -il pensiero di lei avesse a darmi prova della mia debolezza; non -temevo del mio cuore, ma temevo tuttavia l'esperimento. Tu non l'hai -nominata, e te ne sono grato; la mia gratitudine ti sia prova del mio -buon volere, se non della mia indifferenza. Non mi è possibile essere -indifferente ai casi di quella donna; se tu mi avessi detto: _l'ho -veduta_; il mio cuore avrebbe domandato: «era felice? era dolente?» -io non avrei potuto frenare il mio cuore. Posso però non amarla e non -l'amo. - -È una settimana, dal 20 settembre, che io mi sono stabilito a -Gossau. Il paese non merita che io te ne parli; ma la posizione è -delle più ridenti, e i comodi della vita animale si hanno tutti, con -poco dispendio. Gli Svizzeri non sono soltanto buoni orologieri, ma -all'occasione sanno essere buoni ed eruditi gastronomi, e pazienti. - -Non so più qual filosofo abbia posto la pazienza fra le virtù del -_perfetto gastronomo_; ma io dico che la filosofia non ha mai rivelato -verità così profonda, e così efficace. - -Ho tolto a pigione a breve distanza dal paese una villetta -graziosissima; quattro camere in tutto, ma pulite, piene di luce e di -aria, elementi indispensabili per la vita del pensiero. Ho anche il mio -pezzo di giardino, pochi palmi di terreno rubati agli scaglioni d'un -colle, col suo bravo pergolato, e colle sue piante di rododendri e di -dalie tutte in fiore. - -Nel primo giorno mi ho fatto apprestare gli utensili col proposito -patriarcale di coltivare io stesso i miei rododendri e le mie dalie; -ma dopo alcune ore mi sentii tutto slogato, e ci ho perduto in una -volta sola tutti questi gusti così primitivi. E mi pare che se mi fossi -trovato nei panni di Adamo, e che Domine Iddio mi avesse condannato a -«lavorare la terra col sudore della mia fronte», io, per tormene più -presto d'impaccio, avrei scavata una fossa larga due piedi e profonda -sette, e mi sarei sepellito a dirittura. - -Regalerò il mio badile a qualche montanaro che se ne servirà a -sgomberare i suoi passi dai cardi e dalle liane. - -L'aria che si respira quassù è veramente benefica; mi pare che i miei -polmoni si dilatino. Ogni mattina mi affaccio alle mie finestre, e -assorbo a più riprese la brezza frizzante che viene a battermi sulla -faccia. Questa ginnastica di polmoni, come tu la chiami, giova al mio -sangue, il quale, ti giuro, non ha mai corso così sereno. - -Ho seguito in tutto i tuoi consigli, e mi sono circondato di ossigeno; -e siccome il rododendro e la mia dalia non ne esalano a sufficienza, -io non ho che a passare nelle due camere posteriori, le finestre delle -quali guardano sopra un altro giardino. Questo non è un giardino da -burla, ma un giardino sul serio; non so di quante pertiche, ma l'occhio -ci corre un buon tratto; e poi piante molte, e pini selvatici, e -pergolati, e viali, e cento altre benedizioni; un guaio solo: non mio. -Ma la vista è anche mia, sebbene un gran pergolato me ne rubi gran -parte; non foss'altro, per la mia ginnastica è quel che mi ci vuole. - -Ho spiato invano per vedere a chi appartenga questo giardino; non ci ho -mai visto dentro alcuno; ho però sentito una volta dei passi sotto il -pergolato, ma il fitto del fogliame mi ha tolto di vedere chi fosse. Ad -ogni modo ho la certezza che questo Eden è abitato. Fosse almeno una -divinità femminina! In fondo al giardino si vede la facciata di una -bella casa di campagna, dipinta a foggia di castello; ma non ho mai -visto i castellani. - -Non ti faccia meraviglia se io mi fermo su queste inezie; e di' pure -che io sono curioso, che non me l'avrò a male. Quando si è soli par -di me, la scoperta di un vicino ha cento volte più importanza che non -abbia per voi altri abitatori di città la scoperta di un monumento. - -Aggiungi una certa tinta di misterioso, e vedrai che ce n'è più del -bisogno per incuriosire un povero campagnuolo solitario come io mi -sono. - -Se tu fossi meco! Ma è inutile ripeterlo; tu non vorrai già deciderti -ad una nuova peregrinazione per accompagnarti colla mia insulsa -giocondità, come già facesti colla mia ridicola tetraggine. - -Tuttavia si hanno in questa calma che mi circonda tali tranquille -contemplazioni, e spettacoli di tramonti così infuocati, e certi -piccoli formaggi così piccanti, che, a pensarci seriamente, un artista -coscienzioso saprebbe rinvenire cento ragioni pro, e non una contro, -per mettersi in viaggio un'altra volta». - - - - -XXIII. - -_Silvio ad Eugenio._ - - -«Una donna! Una donna! L'ho vista finalmente questa deità ritrosa che -si nasconde in quest'angolo di terreno. È bella? È giovine? Senza -dubbio; 22 anni, un corpicino snello, un volto bianco ed affilato, -occhi grandi e cerulei, e una selva di capelli biondi. Ecco il ritratto -ideale che io mi sono fatto di questa misteriosa creatura; e metterei -pegno che le somiglia. In realtà però io non potrei giurare che -dell'abito, il quale era nero; e ciò in causa di questo benedettissimo -pergolato che frappone una barriera inesorabile innanzi ai miei occhi. - -Avevo udito più volte dei passi sotto le mie finestre; ma non avevo -visto alcuno ad attraversare quel tratto di giardino che tocca la casa -(il solo su cui io possa guardare); pensai adunque che vi fosse qualche -viale che comunicasse col mio pergolato. - -Avevo tuttavia sperato che, tenendomi alla finestra, sarei riuscito -a scoprire quello strano abitatore. Se non che pare che ove finisce -il pergolato, incominci subito un viale fittissimo di pini, il quale -attraversa il giardino e rimena alla casa. Guardando quel viale -m'accorsi che al settimo pino, di quelli che io posso vedere, v'è -un'interruzione, suppongo lo spazio di due pini mancanti. Pensa se vi -ho tenuto sopra gli occhi nella speranza che qualcuno passasse per quel -viale. Ma tutto ciò inutilmente. - -Ieri finalmente è passato; non fu che un batter d'occhio; una visione -non si dilegua più rapida; ma tuttavia basta perchè io ti possa dire -che è una donna. - -Di' tu la mia felicità. Una donna in questi luoghi, una compagna nella -mia solitudine. Non è più solitudine, dirai. Vero, ma è di meglio; la -corrispondenza tacita di due anime solitarie val più che la solitudine; -ne ha i conforti e i vantaggi, non ne ha le ore di noia e i segreti e -spietati rancori che ci fanno odiosi a noi stessi. - -Che se l'anima solitaria che s'incontra nella tua è femmina, vi -si aggiunge un avvicinamento elettivo, un'attrazione simpatica; la -debolezza che si appoggia alla forza; la forza che si compiace di -proteggere. - -Meglio ancora; la mia incognita è giovine e bella. - -Non canzonarmi se mi abbandono a queste illusioni; sono nato artista e -vagheggio l'idillio per istinto; e intreccio il romanzo per abitudine. - -La fantasia non può popolare meglio le ore oziose dell'arte. Lascia -adunque che io sogni; giacchè cotali fantasmi sono i più ridenti della -vita, e verrà giorno che ricorderemo d'aver vissuto e d'aver sognato, e -pentiti delle realtà della vita, non sapremo benedire che i sogni». - - - - -XXIV. - -_Silvio ad Eugenio._ - - -«Tu mi rampogni perchè non so decidermi a lasciare Gossau e a ritornare -costì, e per farmi arrendere mi dici che Carlotta non è più a Milano. -E con ciò tu hai torto doppiamente; anzi tutto volendo che io cambii -la serenità di questi luoghi, colla mefitica atmosfera delle vostre -sale; e in secondo luogo credendo che io non saprei trovarmi innanzi -a Carlotta senza imbecillire a un tratto e cadere nelle mie vecchie -follie. Finchè io stesso lo temeva, te l'ho confessato; ma ora ti giuro -che mi sentirei assai più forte; non voglio dire indifferente, perchè -tu non la creda una millanteria inutile. - -Del resto io sarei teco dalla metà d'ottobre, se la mia vicina non -avesse tenuto così vivamente eccitata la mia curiosità. Lo crederesti -che io non so ancora come si chiami, che cosa faccia, se sia bella e -se abbia proprio 22 anni come la fantasia si ostina ad affermare? Lo -scoprire tutte queste cose è diventato per me una occupazione seria; -mezze le mie giornate le passo alle finestre che guardano nel suo -giardino; le altre mezze a pensare alla mia incognita. Se mi partissi -di qui senza avere la chiave di questo piccolo mistero, credo che non -me ne conforterei più nella vita. - -Ti parrà strano che io debba incontrare tante difficoltà in una cosa -di così lieve importanza; ma pensa che la mia incognita non esce mai -di casa, così suppongo, che i vetri delle sue finestre sono coperti da -cortine a maglia, sempre troppo fitte per la distanza che le separa -dalle mie; rammenta il pergolato benedettissimo che mi sta di sotto, -e poi il viale di pini selvatici, e vedrai che tutte le mie risorse si -confinano in quell'intervallo fra il settimo e l'ottavo pino. - -Tuttavia sono già andato innanzi nelle mie ricerche; anzitutto ho -pensato di fare il giro del muro di cinta del giardino per riuscire -in faccia all'abitazione. Speravo di incontrare una porta aperta; ma -fui deluso anche in ciò; l'uscio d'ingresso, che sta in cima ad una -gradinata di pochi scalini, era chiuso; le finestre coperte come quelle -che guardano sul giardino; così una volta, così sempre. Ieri soltanto -mi avvenne di vedere allo svolto della via un uomo che saliva quella -gradinata; affrettai il passo, ma, sia che quell'uomo mi avesse visto, -o che avesse davvero molta premura, aprì frettoloso l'uscio e sparì -richiudendolo dietro di sè, senza che avessi tempo di vederlo nel viso. - -Stamattina mi sono levato più presto del solito e sono subito corso -alle finestre. Ho visto ancora quell'uomo, mi volgeva ancora le spalle, -ma tanto lo riconobbi egualmente. Egli non mi vide. Ma essa, essa!... -perchè si nasconde? Io m'affanno a rappresentarmene col pensiero -l'immagine; e la vedo ancora quale la vidi la prima volta. Se osassi -dirlo, ti confesserei che mi sento disposto ad amarla; vedi se io sono -ancora malato del mio vecchio male, come tu temi! Amarla! e perchè -no? s'ella ha 22 anni, ed è bella, perchè non l'amerei io? Se la sorte -ha confinato due persone di sesso diverso nei dirupi della Svizzera, -e le ha collocate l'una rimpetto all'altra, non si può ribellarsi -alla sorte. La natura ha fatto il resto in anticipazione, accendendo -nel cuore di quelle creature ravvicinate fortuitamente le fiamme del -desiderio e dell'amore. - -Anzi, poi che mi pare che questo sillogismo mi riconforti, prometto -d'amare questa incognita a qualunque costo, di amarla tranquillamente, -allegramente, di accostarmi all'amore come un gastronomo si accosta -alla mensa, o un freddoloso al focolare. Il cuore della donna è per -lo appunto, come tu vuoi meglio, una tavola da pasti o un focolare: ci -si sta un po' stipati, ma in molti. Sarà una passioncella meditata, ma -sarà puro una passione; e forse sarò più fortunato che non lo sia stato -con colei, e mi compenserò del passato. - -E se non fosse giovine e bella? Non posso crederlo. La statura forse -più alla di quella di Carlotta, il corpicino sottile, forse più -sottile di quello di Carlotta, il passo lento ma franco, sono indizio -di gioventù e di grazia. Sarebbe strano che la bellezza non vi si -accompagnasse; infine gioventù e grazia unite sono già per sè stesse -una bellezza; però se anche il naso di questa donna disarmonizzasse, -o i suoi occhi sporgessero un po' troppo sulla fronte, prometto di -starmene pago al resto, e di amarla ugualmente............» - - - - -XXV. - - -Il giorno 31 ottobre fu una giornata assai melanconica. Silvio si -era messo, secondo il solito, alle finestre del giardino, e pensava -all'incognita, portando a riprese lo sguardo sulla casa in cui essa -abitava e sul viale dei pini nel quale l'aveva veduta. Egli pensava -che quella donna e lui occupavano nello spazio due punti che una linea -retta assai breve avrebbe potuto congiungere, e che tuttavia vivevano -ignorati e lontani come se l'un dei due si trovasse al capo di Buona -Speranza. - -Intanto il vento autunnale sussurrava fra le fronde intatte dei pini, -e sfogliava lentamente alcuni vecchi olmi che fiancheggiavano il -pergolato. Quella solitudine, quella quiete, fecero brulicare nella sua -testa una folla di idee assopite; ripensò a Milano, ad Eugenio, alle -sue antiche abitudini d'artista, alla inerzia in cui vivea, a Carlotta; -rammentò per associazione d'idee il platano secolare che sorgeva nel -mezzo del giardino della sua abitazione in Milano, e gli parve che quel -platano valesse meglio di quei pini... Intanto il vento sussurrava -senza tregua; e pareva rianimarsi, e invadendo la camera, involava -da un tavolo di disegno una dozzina di abozzi, e li sparpagliava sul -pavimento e sui mobili. - -Tuttavia Silvio non si mosse, e stando alla finestra e lenendo gli -occhi socchiusi per difenderli dal polverio, riceveva sulla faccia quei -freschi buffi di vento che accarezzavano scompigliandoli pazzamente i -suoi capelli. - -Guardò sotto di sè, e vide il pergolato ingiallito e i lunghi sarmenti -agitati dal vento spogliarsi anch'essi delle loro foglie disseccate. -Una speranza sorriso nel cuore di Silvio; fra pochi giorni quei -pergolato sarebbe stato interamente nudo, i vecchi olmi del pari; nulla -più si sarebbe frapposto a' suoi sguardi, il suo orizzonte si sarebbe -allargato come per incanto, ed avrebbe visto la bella incognita. Da -quel punto il sussurro del vento gli suonò dolce come una promessa. - -Rianimato da questo pensiero, Silvio dimenticò ben presto il platano -secolare e le altre fantasie milanesi. Una nuova idea occupò allora -il suo cervello; un progetto audace ruminato da molto tempo e che non -aspettava che l'occasione per tradursi in pratica. - -Silvio non indugiò più oltre; prese un foglio di carta profumata, -rimboccò le maniche come dovesse accingersi a una grande opera, e -scrisse furiosamente una lettera così concepita: - - «_Signora_, - - «Un uomo che vi ama, vi prega a non chiudere inesorabilmente le - vostre finestre. È inutile che vi nascondiate; il suo pensiero vi - segue dappertutto, e vi domanda dappertutto ciò che voi forse non - vorrete consentirgli giammai: un po' del vostro amore». - -Scritta la lettera conveniva pensare a mandarla; e, per quanto la -fantasia di Silvio vi si adoperasse, non venne a capo di nulla. Quella -casa era inaccessibile, e quand'anche egli si fosse presentato alla -porta e avesse affidato al primo venuto il suo foglio da consegnarsi -alla signora, chi gli assicurava che non sarebbe invece pervenuto nelle -mani di quell'uomo? E chi era quell'uomo? Assai probabilmente un marito -geloso. E se il marito stesso fosse venuto ad aprirgli?... Quel primo -progetto audace era impossibile, e fu respinto. - -Non conosceva alcuno che avesse accesso in quella casa; non sapeva il -nome di lei per informarsene nel paese, o per dirigerle la lettera per -posta; oltre a che tutti questi mezzi erano imprudenti e pericolosi. - -L'ultimo partito era dunque quello di aspettare; forse la Dea degli -Amori gli avrebbe offerto un'occasione; quella donna si sarebbe trovata -sola in giardino, egli l'avrebbe sorpresa, e fatta una pallottola dei -suoi sentimenti, l'avrebbe gettata ai piedi della bella ritrosa. - -I primi giorni di novembre furono giorni d'osservazione; il pergolato -continuava a sfogliarsi, gli olmi levavano già al cielo le loro braccia -nude; il vento fischiava sempre fra le fronde dei pini. - -Silvio vedeva realizzarsi in parte i suoi progetti; guardando sotto di -sè, poteva scorgere lo scheletro del pergolato e seguirlo coll'occhio -finchè si congiungeva col viale dei pini; il settimo pino era divenuto -prima l'ottavo, e più tardi il duodecimo. Il pergolato a poche braccia -dalle sue finestre, formava un padiglione; sotto di esso era un enorme -tavolo di pietra, e alcuni sedili pure di sasso, fatti a foggia di -satiri accosciati che tenevano sul capo un disco. Era chiaro che in -quel luogo l'incognita s'era riposata più volte. - -Tutte queste nuove scoperte furono ben presto esaurite, e non potevano -pagare per gran tempo la curiosità di Silvio. Egli aveva cercato -per tutto dove il suo occhio giungeva, ma non avea più visto un solo -indizio che accennasse alla sua incognita. - -Finalmente un giorno, il 10 novembre — Silvio lo notò nel suo albo -come un'epoca memorabile — la sorte gli fu benigna. Dubitando d'essere -spiato, e che si cogliesse occasione della sua assenza, egli lasciò -assai più presto del solito la mensa dell'Albergo di Costanza, e fece -ritorno a casa, dove aveva avuto la prudenza di tener socchiuse le -imposte d'una delle finestre che guardavano nel giardino. - -Si fece alla finestra, colla sua pallottola stretta in una mano. Il -cuore gli batteva in modo strano; raramente il cuore s'inganna nei -suoi pronostici. Quella donna era seduta nel padiglione del pergolato; -occupava uno di quei sedili di sasso a foggia di satiro, e un uomo le -era daccanto. - -Quei due personaggi non s'accorsero di Silvio, che nascosto dietro le -imposte spiava con occhi avidissimi ogni piccolo movimento di quella -donna. Era bella? Era giovine? In verità egli non potè saperne più -delle altre volte; vestiva a nero; ecco tutto. E quell'uomo? Vestiva -a nero anch'esso. Le teste d'entrambi erano piegate verso il suolo -ed appoggiate fra le palme. Quella era senza dubbio l'attitudine del -pensiero. A che pensavano? - -La donna offriva agli occhi di Silvio una magnifica capigliatura -nera, e un breve tratto del profilo (un profilo adorabile); una mano -candidissima nascondeva il rimanente. - -Silvio attese. Non andò molto che quell'uomo si mosse come per rizzarsi -in piedi; Silvio si ritirò prudentemente, temendo d'essere scoperto e -immaginando che la sua compagna avrebbe fatto altrettanto. Rimettendo -il capo alla finestra, il suo volto era pallido per l'emozione; egli -stava per vedere il volto dell'incognita, i suoi 22 anni e l'azzurro -delle sue pupille. - -Al contrario quella donna era sempre immobile, colla testa sempre -china al suolo, colle mani sempre appoggiate al volto. L'_altro_ si -allontanava a passi celeri lungo il pergolato. - -Era una fortuna insperata; Silvio non pensò altro; gli parve che la -Provvidenza non avrebbe voluto favorirlo, così avvedutamente un'altra -volta, e sporgendosi del corpo sul davanzale, gettò con un movimento -rapidissimo l'amorosa pallottola, che per la sua leggierezza descrisse -un breve arco e ricadde a due passi dalla bella pensosa. - -Silvio fu ancora più ratto a ritirarsi indietro; quella donna, non -vedendo alcuno, avrebbe esposto più lungamente e con maggior abbandono -il suo volto. - -Tutto l'edifizio dei suoi sogni stava per consolidarsi o rovinare in un -punto. - -Col capo appoggiato contro le gretole delle imposte, cogli occhi -intenti ed immobili, col cuore palpitante e commosso, Silvio cercava i -22 anni di quella donna e l'azzurro delle sue pupille.... - - - - -XXVI. - - -L'incognita si scosse, levò il capo; guardò la finestra dietro della -quale si nascondeva Silvio; guardò la pallottola; titubò un istante, e -s'allontanò senza rivolgersi. - -Silvio rimase immobile e muto; aveva voluto mostrarsi e gridare -per richiamarla, ma la voce erasi spenta nel suo petto. Coll'occhio -immobilmente fisso e coll'anima agitata, egli seguiva quella donna, il -fantasma redivivo del suo vecchio amore... Carlotta. - - - - -XXVII. - - -Colei era dunque Carlotta! - -Il rimanente di quella giornata fu una tempesta pel cuore di Silvio. -Questo incontro così inaspettato, o in tali circostanze, era per lui -un avvenimento fatale. La mente piena del passato gli suggerì che il -destino avesse vincolato inesorabilmente la sua vita alla vita di -quella donna; allora non pensò più a sfuggirla. Aveva dimenticato -facilmente tutto ciò che stava contro di lei; vedendola, tutto era -risuscitato in un punto. Il disprezzo lottò un'altra volta coll'amore, -lottò spietatamente, tenacemente; ma a questa lotta disperata aveva -preso parte un nuovo sentimento. Egli aveva visto quella donna vestita -a bruno, solitaria, dolente, straziata forse da segreto rimorso; la -compassione potè più che l'amore, egli si senti ravvicinato dal dolore -a Carlotta. - -Silvio ripensò ogni minuto particolare di quell'incontro; riflettè -sulle strane abitudini d'isolamento di Carlotta, per poterne trarre uno -spiraglio di luce. Che cosa era adunque avvenuto in quel frattempo? -Evidentemente l'uomo ch'egli aveva visto con Carlotta era il marito, -il signor Verni. E come mai non l'aveva riconosciuto? E perchè s'era -egli indotto a vivere così lontano dal mondo, ed a nascondere la -moglie? Aveva dunque scoperto ogni cosa? E per tal modo era questa una -punizione? E Carlotta una colpevole? - -In questo labirinto di domande, che egli muoveva a sè medesimo senza -potervi rispondere, aveva smarrito la memoria di tutti i suoi progetti -anteriori. La donna che egli aveva spiato con tanta cura pel corso -di alcuni mesi, la donna per la quale aveva tessuto tutta una tela di -seduzione, e colla quale aveva sognato un idillio, era Carlotta; non -avrebbe potuto essere altri; tutto adunque si perdeva in Carlotta. Il -suo soggiorno in Isvizzera e i cento castelli della solitudine erano -troppo misera cosa al confronto del passato che riviveva in quella -donna, perchè egli potesse ancora averne la mente occupata. - -Non dimenticò però che egli aveva gettato una lettera nel giardino; -che quella lettera fatta per una sconosciuta avrebbe potuto offendere -Carlotta; che avrebbe potuto pervenire in mani del signor Verni ch'era -pure stato suo amico; infine che egli aveva fatto voto di non macchiare -di colpa l'onore di quella donna, di non portare il suo amore come un -ostacolo all'affetto di due sposi che si amavano. - -Carlotta aveva potuto essere colpevole; non perciò egli era autorizzato -a farla colpevole un'altra volta. Bisognava rinunziare; resistere -ancora, poi che aveva resistito fino a quel punto. - -Egli aveva dei doveri, e non li avrebbe dimenticati; un istante di -oblio avrebbe aggiunto un'altra spina alla corona di rimorsi che faceva -sanguinare il cuore di quella creatura adorata. - -Ad ogni modo non l'avrebbe sfuggita; ciò era superiore alle sue forze; -era forse contrario allo stesso destino che lo aveva riaccostato in un -modo così strano a quella donna. - -Silvio si prese il capo fra le mani. Un'idea fissa lo torturava senza -frutto. Venne ancora alla finestra, e guardò all'intorno. Il giardino -era deserto; le finestre della casa chiuse nel modo consueto; quella -fatale pallottola di carta era ancora là, dove prima era caduta. S'egli -avesse potuto ritrarnela! per istinto misurò d'uno sguardo l'altezza -che separava il giardino dalla finestra, all'incirca venticinque piedi; -il pergolato avrebbe potuto aiutarlo nella discesa; ma tanto era una -prova assai pericolosa. E poi avrebbe abbisognato attendere la notte; e -l'oscurità rendeva più grave il pericolo. - -E tuttavia dover lasciare quel foglio nel giardino!... Ella forse -avrebbe aspettato la notte per raccoglierlo, e la leggierezza di quelle -parole l'avrebbe offesa. È ben vero che quella lettera non era diretta -a lei; ma come dirglielo? Oltre a ciò, lo stesso signor Verni avrebbe -potuto averne notizia.... - -Silvio guardò al cielo, meno per chiederne consiglio, che per vedere -se promettesse soccorso. Chi sa? Un acquazzone avrebbe potuto lacerare -quel malaugurato foglio e seppellirlo fra le zolle. - -Ma il cielo era purissimo, e il sole tramontava lentamente dietro i -colli. - -Allora Silvio si rifece a misurare la strada che avrebbe dovuto -percorrere per scendere in giardino. Egli avrebbe posto i piedi sopra -un'asta di legno del pergolato, tenendosi al parapetto della finestra. -Quindi, appoggiandosi alla muraglia, avrebbe guadagnato un palo -che pareva più vigoroso degli altri, e si sarebbe lasciato scorrere -lungh'esso fino al fondo. La risalita non doveva essere più difficile. -Rifacendo i calcoli gli parve ora un'impresa semplicissima. - -Con questo proposito aspettò la notte. Una mezz'ora dopo il tramonto, -Silvio si accostò alla finestra, parendogli d'udire rumore nel -giardino. Sperava e temeva che Carlotta lo avesse prevenuto; ma il -giardino era deserto. Conveniva affrettare; alcuni istanti dopo non -sarebbe forse stato più in tempo. Scavalcò il davanzale della finestra -con una trepidanza indicibile; egli poteva essere visto, poteva -incontrarsi con Carlotta, e quel che era peggio col marito. Pose i -piedi sull'asse del pergolato e, prima di abbandonarvisi, ne provò -con una scossa del corpo la resistenza. L'asse piegò sotto il peso, -ma non si ruppe. Tuttavia fu col cuore serrato dal raccapriccio che -egli si decise a distaccare le mani dalla pietra del davanzale. Senza -volerlo, i suoi occhi guardarono sotto di sè, quel pergolato contava -almeno 18 piedi d'altezza. Era un'inezia per chi aveva salito il San -Gottardo, e Silvio sorrise della sua debolezza. Col corpo inclinato -verso il muro si trascinò lentamente lungo quell'asse, e giunse al palo -che aveva adocchiato. S'egli riuscva ad attaccarvisi colle mani, era -tutto fatto; lo stesso palo l'avrebbe accompagnato fino a terra. Ma per -afferrare quel palo gli toccava reggersi in equilibrio per un istante, -senza alcun appoggio delle mani, e ripiegare il corpo lentamente, senza -uscire da quel bilico difficilissimo. Silvio eseguì questa ginnastica -con qualche disinvoltura, e in breve pose piede nel giardino. In -quell'istante un'ombra nera passò nel viale dei pini. Era illusione -cagionata dal turbamento di Silvio, od era realtà? Silvio non ebbe -altro pensiero che di nascondersi; se il signor Verni l'avesse sorpreso -in quel luogo, egli ne sarebbe morto di vergogna. Si rannicchiò in -mezzo ad alcune piante di mirto, ed attese. - -Quando gli parve d'essere al sicuro, uscì dal suo nascondiglio, e si -rivolse verso il padiglione per rintracciare la lettera. Riconobbe -il luogo ove era caduta, ma non vide più la malaugurata pallottola. -Pensando d'essersi ingannato, guardò alla sua finestra, rifece -coll'occhio l'arco descritto dalla pallottola, e conobbe di non essere -in errore. Tuttavia cercò minutamente fin presso al padiglione. -Non vi era dubbio; qualcheduno avea preso quel foglio; e chi mai -se non Carlotta? Questo pensiero gli empiè il cuore di gioia; ma -fu un istante. Che avrebbe pensato Carlotta della arditezza del suo -linguaggio? - -Senza accorgersene, s'era introdotto nel padiglione, e s'era seduto -sullo stesso sedile su cui aveva visto Carlotta. Da quel luogo egli -vedeva le finestre della casa illuminate, e gli pareva di vedere delle -ombre passare dinanzi ai vetri. Colà era Carlotta. Dolce ed affannoso -pensiero! - -Passò un'ora. Silvio non s'era ancora mosso per risalire; le sue -fantasie lo tenevano in quel luogo con una forza invincibile. Il -pensiero, intento alle memorie che si succedevano a quadri svariati, -aveva vinto ogni altro sentimento. Silvio non temeva più nulla: -dimenticava in certo modo di vivere, rammentando di aver vissuto. - -Passò ancora un'ora, poi un'altra; le finestre del piano superiore -della casa s'erano oscurate; una luce brillava nel piano inferiore; -quella luce si muoveva bizzarramente. Poi anch'essa si arrestò per -pochi minuti, e si spense. - -Silvio si sentì più libero. L'oscurità gli diede sicurezza; non pensò -più a risalire nelle sue camere, e si abbandonò del tutto alle sue -meditazioni. - -Le notti incominciavano ad essere fredde; ben tosto l'immobilità gli -intorpidì le membra. Si alzò risoluto, e guardò alla sua finestra come -per misurare la fatica della risalita. Un istinto più forte della sua -volontà lo trattenne; senza accorgersene, oltrepassò il padiglione -e giunse al viale dei pini. Colà ella era passata più volte. Volle -inoltrarsi, ma lo arrestò un ultimo senso di titubanza. Se qualcuno -lo avesse sorpreso! Teso l'orecchio ad ascoltare; non si udiva che un -fremito leggiero di vento, e un indefinito mormorio — il linguaggio -della solitudine e della notte. - -Fatto più ardito, Silvio percorse il viale a passi lenti, e giunse in -faccia alla casa. La curiosità lo trasse più vicino; si accostò alle -finestre del piano terreno, ma erano tutte chiuse. Una sola di esse -avea le imposte socchiuse per modo che tra l'una e l'altra rimaneva una -fenditura non più larga di due pollici. Silvio si rizzò sulle punte -dei piedi e riuscì a guardar dentro. Egli vide un'ampia sala, dei -grandi quadri antichi, ed un lumicino dal lucignolo carbonizzato che -agonizzava in un angolo. Chi aveva posto quel lumicino in quel luogo? -Ed a qual uso? Silvio guardò intorno alla camera, ma non vide alcuno. - -Mezz'ora dopo ripassò innanzi a quella finestra, guardò ancora dentro; -ma non vide più nulla. Il lumicino probabilmente s'era spento; ma -se qualcuno lo avesse invece ritirato? In quel punto parve a Silvio -d'udire un cigolio sommesso, come d'una porta che stridesse girando -lentamente sui cardini. - -Si arrestò. Poco dopo udì quello stesso rumore; questa volta non poteva -essersi ingannato. L'istinto, più che la riflessione, gli consigliò la -fuga; però, fatto ancora più agile dal timore d'essere scoperto, in -breve ebbe raggiunto il padiglione. Senza neppur volgersi indietro, -spiccò un salto ed afferrò lo stesso palo per cui era disceso: vi si -attaccò colle mani e coi piedi, e ne raggiunse la cima rapidamente. -Allora, tenendosi avviticchiato colle gambe, rovesciò il corpo -all'indietro; ed afferrò d'una mano un'asta traversale che riuniva -il palo alla muraglia. La notte non permettendogli d'usare lo stesso -sistema adoperato nel discendere, egli pensò di portarsi fin sotto la -sua finestra, appigliandosi successivamente alle aste traversali, e -lasciando spenzolare il suo corpo nel vuoto. Il mezzo non richiedeva -come l'altro la sicurezza dell'occhio e la fermezza dell'equilibrio, ma -riposava tutto sulla credula solidità delle aste. Ad ogni sbalzo che -Silvio faceva per passare da un'asta all'altra, egli sentiva tutto il -pergolato scricchiolare; allora si aspettava di cadere, e misurava in -cuor suo la lunghezza della distanza che il suo corpo avrebbe dovuto -percorrere per arrivare fino a terra. Ahi! sempre troppo lunga distanza -per tal sorta di viaggi... - -Un raggio di luna rischiarò in quel punto il suo sentiero. Silvio ne -approfittò per guardare dietro di sè ed assicurarsi di non essere stato -veduto. Strana cosa; ancora una volta gli parve di vedere un'ombra nera -che si dileguava, ma questa volta assai più vicina. Silvio non guardò -altro; con uno slancio vigoroso riuscì a sedersi sull'asta da cui egli -pendeva. Il più difficile era fatto. Non rimanevagli più che sollevarsi -in piedi su quell'asta medesima, per poter afferrare la pietra del -davanzale della sua finestra. Appoggiandosi con una mano al muro e -tenendosi coll'altra all'asta, provò a rizzarsi. Vi riuscì a grande -stento; fu un miracolo d'equilibrio. Mosse un passo con precauzione -e tentò d'attaccarsi colle mani al davanzale della finestra. In quel -punto uno scroscio, un terribile scroscio annunziò che l'asta su cui -Silvio si reggeva incominciava a spezzarsi. Un grido rispose a breve -distanza a quel rumore. Silvio tra il timore e la meraviglia rimase -un istante perplesso. Intanto un altro scroscio e un altro grido. -Silvio spinse il corpo innanzi, e tentò con uno slancio d'afferrarsi -alla finestra; le sue dita toccarono la pietra; e si irrigidirono -contraendosi nella stretta. Il suo corpo penzolò un momento nel vuoto, -e cadde... - - - - -XXVIII. - - -Il mattino Silvio aprì gli occhi, e li girò intorno stupefatto. Non -vide più la sua camera solita, e, in quei primi istanti di veglia -che succedono al sonno, non seppe darsene ragione. Una sensazione -viva di dolore al capo fu la prima cosa che ridestasse la sua memoria -annebbiata. Ricordò la notte passata nel giardino, ricordò la salita -del pergolato, quell'ombra che lo aveva seguito, poi il grido, e la -caduta... E poi? più nulla; a questo punto le sue idee si confondevano -coi fantasmi dei sogni. Quali sogni? Egli ne aveva fatto di così belli! -ma anch'essi gli sfuggivano come agili farfalle. - -Che cos'era dunque avvenuto di lui dopo la caduta? E come si trovava -in quel letto? E a chi doveva egli l'ospitalità di quella notte? È -assai naturale che Silvio cercasse di rispondere prima di tutto a -quest'ultima domanda. Ora s'egli era caduto dal pergolato del giardino, -evidentemente non aveva potuto cadere altrove che nel giardino. Il -giardino era di Carlotta; dunque... la logica non eragli parsa mai così -bella. - -Dunque era stato raccolto per cura di Carlotta. Dunque egli si trovava -in casa di Carlotta. - -Intanto la luce penetrava a striscie traverso le imposte socchiuse. - -Silvio era così felice che non s'affannò punto del suo stato. -E tuttavia, quando volle provare a voltarsi sopra un fianco, si -accorse che la sua spalla era malconcia; e abbandonandosi con troppa -compiacenza al pensiero, sentì delle fitte dolorosissime al capo che lo -consigliarono ad accarezzare le idee dell'amore con maggior parsimonia. - -Ad ogni modo gli parve di poter concludere che nella caduta s'era -slogato una spalla, e che aveva dato del capo su qualche cosa di duro -che doveva avergli cagionato, insieme alla ferita, un deliquio od uno -stordimento. - -Poco stante si addormentò ancora cullandosi soavemente nel pensiero di -Carlotta. - -Ridestandosi, guardò un'altra volta intorno a sè; la camera era vuota. - -La prima immagine che oscurò il lucido orizzonte che brillava innanzi -al pensiero febbrile di Silvio, fu quella del signor Verni. Senza -dubbio egli era a parte di questo avvenimento; senza dubbio egli aveva -aiutato a prodigargli le prime cure; forse egli stesso, egli solo, -aveva ordinato di raccoglierlo e gli aveva assegnato quella camera. -E che aveva egli pensato di lui? La pietà era stata possibile in -quell'anima buona; ma forse la stima non lo sarebbe più. - -E come avrebbe egli osato levar gli occhi in faccia a quell'uomo? e con -qual animo l'avrebbe ringraziato delle sue attenzioni? Per la prima -volta sentì il peso di quell'ospitalità che poc'anzi lo aveva reso -giubilante, e pensò con desiderio al letticciuolo solitario della sua -camera da scapolo. - -Quale sarebbe stata la prima parola di quell'uomo? Questo pensiero -importuno, torturò la sua ragione vacillante. - -Un'ora dopo udì dei passi che si accostavano all'uscio. In quel momento -avrebbe voluto essere assai lontano. Non potendo colla sola forza della -volontà soddisfare a questo voto, chiuse gli occhi e finse di dormire. - -Udì la maniglia della porta girare lentamente, poi alcuni passi -leggieri, e un bisbiglio sommesso di due voci maschili. - -— Dorme; diceva l'uno dei due. - -— Ha sempre dormito; rispondeva l'altro. - -— Buon segno. - -Il resto del dialogo non giunse alle orecchia di Silvio. - -— Se ne vanno, pensò egli udendo ancor dei passi; ma questa volta -s'ingannava; quei passi s'arrestarono al suo capezzale, e un alito -lieve sfiorò la sua faccia. Il volto d'un uomo era lì, presso al suo. -S'egli avesse potuto socchiudere un poco gli occhi e guardare senza -tradire la sua finzione! Non n'ebbe l'ardire. - -Un istante dopo quell'uomo s'allontanò dal letto. - -— Se ne vanno, disse Silvio un'altra volta; e raddoppiò l'attenzione -per assicurarsene. Non udì più nulla. La sua posizione diveniva -imbarazzata; evidentemente quegli uomini attendevano che egli si -svegliasse; era dunque inutile il suo strattagemma. Pure trovarsi -faccia a faccia col signor Verni!... Si provò a socchiudere gli occhi e -spingere uno sguardo innanzi a sè; un uomo era seduto in faccia a lui a -pochi passi. - -Vestiva un soprabito, ed aveva il cappello in una mano, e un paio -di guanti nell'altra. Senza alcun dubbio egli non era di casa; assai -probabilmente era un medico. Ad ogni modo non era il signor Verni; e -per Silvio bastava questo. - -Cercò coll'occhio l'altro uomo, e non potè vederlo. Pure egli era -certo d'aver udito a parlare, e che nissuno era uscito dalla camera. Un -istante di silenzio più profondo gli fe' udire distintamente il lieve e -monotono rumore di due respirazioni. A questa indagine Silvio concluse -che quell'_altro_ s'era tenuto presso all'uscio; ora egli non avrebbe -potuto guardare verso l'uscio senza voltarsi. - -Vedendo inutile ogni scappatoia, Silvio si decise a svegliarsi; uno -sbadiglio, un gemito leggiero strappato molto probabilmente dalla -sensazione delle sue contusioni, poi una stiratura breve delle braccia, -interrotta a mezzo da un altro gemito più verisimile del primo, poi -finalmente la luce. Un uomo che ha dormito e che si sveglia batte -le palpebre vedendo la luce, e si caccia i pugni negli occhi per -stropicciarli; Silvio fece altrettanto. - -Quel personaggio che stava seduto innanzi a lui si levò tacitamente -e si appressò al letto; e siccome Silvio accennava di volersi -sorprendere, e di manifestare la sua sorpresa con parole, quell'uomo -pose l'indice attraverso le labbra consigliando il silenzio con atto di -dolcezza, ma di una dolcezza contratta per abitudine. - -Silvio non domandava di meglio, e tacque. Non aveva ancora avuto -tempo di voltare il capo e di guardare _quell'altro_; ma siccome -_quell'altro_ non poteva essere che il signor Verni, così egli prese il -partito di guardare il medico nel bianco degli occhi. - -Il medico si accostò a Silvio, e gli levò la benda che gli legava -il capo; i capelli s'erano attaccati alla tela, però quell'atto gli -cagionò una sensazione poco gradevole. Silvio s'accorse che la ferita -ricevuta al capo aveva fatto sangue, ma dall'espressione del volto del -medico argomentò che doveva essere cosa di poco rilievo. - -Il medico accennò col capo a _quell'altro_; e _quell'altro_ si mosse -per venirgli in aiuto. - -— Non v'è più scampo, disse Silvio, e sbarrò tanto d'occhi in faccia al -nuovo venuto. - -Non era il signor Verni. - -Tuttavia quel volto non gli era nuovo; in quel momento però non volle -saperne di più. - -I due uomini lo sollevarono alquanto e lo appoggiarono sui cuscini; -il medico scoprì la spalla, e tastò colle dita l'osso. Anche questa -volta il viso del medico indicò quella specie di disdegno col quale i -sacerdoti di Ipocrate riconoscono che il _caso_ con cui hanno a fare è -di minima importanza. Il disdegno dei medici è sempre lusinghiero per -gli ammalati, e Silvio ne fu lietissimo. La spalla non era slogata, -come egli aveva temuto. - -Silvio fece ancora atto di parlare; questa volta il medico, rassicurato -sulla creduta gravità del male, non lo interruppe per consigliare il -silenzio, ma per prevenirlo colle sue interrogazioni. - -— Avete dormito sempre? - -— Tutta notte. - -— Volete dire tutto il mattino. - -— Sarà come voi dite. - -— Aveste delirio e sogni agitati? - -Silvio, che incominciava a temere che la sua malattia dovesse -permettergli troppo presto di abbandonare quella casa, volle essere del -parere del medico, e rispose che aveva avuto delirio e sogni agitati. - -— Non vi destaste qualche volta di soprasalto? - -— Credo di sì. - -Il medico visibilmente lusingato della sua infallibilità, sorrise a -fior di labbro, e atteggiandosi come un senatore romano, domandò il -polso. - -— Cento pulsazioni al minuto, disse fra sè. - -Silvio lo interrogava collo sguardo. - -— Avrete la febbre, sentenziò l'Esculapio. - -— Buono, pensò Silvio. E sarò guarito? aggiunse forte. - -— Presto, mi lusingo. Conservatevi immobile più che vi è possibile; -l'immobilità accelererà la guarigione. - -— Ponete che io sia una pietra. - -Quando la fasciatura della spalla fu compiuta, il medico se ne andò, e -Silvio rimase solo. Poco dopo ritornò quell'uomo che aveva accompagnato -il medico. Silvio vide una faccia serena, e prese confidenza. - -— Signore, disse dolcemente. - -Quell'uomo si appressò premuroso. - -— Mi chiamo Giovanni. - -— Volete dire?... balbettò Silvio imbarazzato. - -— Sono un antico servitore della casa. - -— Antico, voi dite? Vedendovi non lo si crederebbe. - -— Ho sessant'anni. - -— È un'età ragionevole. - -— Ragionevolissima. - -— E da quanto tempo servite il signor Verni? - -Giovanni guardò Silvio in faccia con lieve atto di stupore. - -— Da quindici anni. - -— E come passa egli i suoi giorni il signor Verni? - -Lo stupore di Giovanni questa volta fu assai più visibile. - -— Avete la febbre? domandò premuroso. - -— Cento pulsazioni al minuto; lo ha detto il medico. - -— Se fossero di più? - -— Può essere; da che lo argomentate? - -— Ehi.... diamine; dal vostro volto... più arrossato di poc'anzi. - -— Non monta. Vi dicevo adunque... che cosa vi dicevo? - -— Il delirio incomincia; pensò Giovanni. - -— Ah! Vi domandavo del signor Verni. Che sorta di vita è la sua? - -— Di vita, avete detto? Un assai cattivo genere di vita, in fede mia, -se così volete chiamarlo. - -— Non vi comprendo; che cosa dunque è avvenuto all'ottimo signor Verni? - -— Lo ignorate? - -— Pare di sì. - -— È strano; un amico di casa! - -Silvio fe' un cenno del capo come per ringraziare di questo titolo -onorifico. - -— Il mio padrone vi rammentava spesso... - -— Il vostro padrone è assai buono, interruppe Silvio, per cui -l'amicizia del signor Verni era un rimprovero. Ho viaggiato; è molto -tempo che viaggio... - -— Quand'è così, poichè lo ignorate, il mio padrone... - -— Ebbene? - -Giovanni fece un gesto assai espressivo, e portò una mano sugli occhi -per nascondere una lagrima. - -— Morto! ripetè Silvio tra sè, meno addolorato che sorpreso di questa -novella. - -Per alcun tempo nissuno dei due fece motto. Silvio levava a quando a -quando gli occhi, e incontrava la figura mesta di Giovanni, col capo -sempre inchinato sul petto, e gli occhi fissi al suolo. - -Questa notizia era così inaspettata, e per essa era stato così -improvvisamente mutato tutto l'ordine delle idee e dei progetti di -Silvio, che egli non seppe più riannodare il filo dell'interrogatorio -incominciato. Giovanni fu il primo ad uscire dalle sue fantasie -melanconiche, e ne uscì con un grosso sospiro più eloquente -d'un'elegia. - -— Avete fame...? domandò a Silvio. - -Silvio non aveva ancora avuto tempo a pensarci; ma quando si ha -ventisette anni, non si può dimenticare per ventidue ore il proprio -pranzo senza qualche inconveniente. La caduta, la febbre, il sonno, -l'emozione e l'amore, avevano potuto molto sul ventricolo di Silvio; -ma infine egli aveva ventisette anni, e non aveva mangiato da -ventidue ore; però, per quanto il dolore della triste novella poteva -consentirlo, egli confessò candidamente che aveva appetito. - - - - -XXIX. - - -Nella notte successiva Silvio dormì assai poco. - -La sua mente agitata si adoperava invano ad indagare il mistero -che circondava la solitudine della donna che egli amava. La morte -del marito mutava aspetto a tutte le apparenze della vita di -Carlotta. Tutte le indagini fatte fino a quel punto, non erano -state che tentativi vuoti; egli era partito dall'errore, e tutte -le verisimiglianze che vi aveva connesso, dovevano adunque essere -necessariamente false. - -Così l'edifizio delle sue supposizioni rovinava a un tratto. -L'isolamento di Carlotta non era più una punizione, ma un bisogno -d'anima afflitta; non era la solitudine della colpa e del rimorso, ma -la solitudine del dolore e del pianto. - -Ella aveva amalo suo marito, e suo marito non era più. Il mondo -non avrebbe potuto darle ciò che le era stato tolto, ed ella viveva -separata dal mondo. - -Questo pensiero riconfortò la fede vacillante di Silvio. Carlotta non -era forse colpevole. Se essa fosse stata tale, la morte dell'unico -uomo che avesse dei diritti sopra di lei l'avrebbe spinta in mezzo -alla società, dove avrebbe trovato nei facili piaceri l'oblio del suo -passato e di sè medesima. - -No, Carlotta non era colpevole. Tutte le apparenze avevano lottato -contro la sua fede, e il suo cuore codardo n'era stato vinto; ma ora -il suo cuore risorgeva più forte a rinnovare la battaglia, ed usciva -vincitore: Carlotta non era colpevole. - -Ma quell'uomo che aveva visto con essa in giardino? Chi era egli? Un -fugace sospetto gli suggerì il nome del cavalier Salvani; ma rifuggì -inorridito da questo pensiero. - -Carlotta avrebbe forse potuto profanare con tale infamia la memoria del -marito, ma non si sarebbe infinta giammai fino a mascherare di virtù la -propria abiezione. - -Ora se non era il cavalier Salvani, chi mai era quell'uomo? Egli -l'aveva visto non una, ma più volte; la convivenza nella stessa casa -era dunque probabilissima. Lo aveva sorpreso al fianco di lei sotto -il pergolato, in atteggiamento di gran domestichezza, tanto d'averlo -creduto un marito; non era tale, era dunque un amante. - -Con questo martello nel cuore, si addormentò più rannuvolato, ma -giurando tutta via a sè stesso che Carlotta non era colpevole. - - - - -XXX. - - -Erano passati molti giorni. Silvio era quasi ristabilito; la sua ferita -al capo s'era cicatrizzata completamente, e l'osso della spalla aveva -ripreso la sua posizione normale. - -Tuttavia un mutamento poco favorevole si era prodotto nel suo umore; -egli era passato vivamente per tutta la scala dell'entusiasmo, e ne -aveva ridisceso i gradini ad uno ad uno; ogni giorno che passava era un -sospiro di più nell'anima di Silvio, e un fiore di meno nel giardino. - -L'inverno si avvicinava a gran passi, e l'ipocondria del pari — -un'inverno assai rigido ed un'ipocondria inguaribile; il termometro -della natura, e quello del cuore segnavano la stessa distanza dallo -zero. - -Dapprincipio Silvio aveva vagheggiato tutte le fila di un'avventura; -quella donna che egli aveva tanto amato viveva sotto lo stesso tetto, -conosceva l'amor suo, lo sapeva ferito, la pietà se non l'amore -l'avrebbe chiamata al suo fianco. Questa sicurezza di cui egli si -compiaceva lo aveva reso più sdegnoso, quasi indolente; quelle poche -reliquie d'un amor sepellito, avevano spezzato la pietra del loro -sepolcro per irrompere violente — la sicurezza le aveva ricacciate -nella tomba. - -Il signor Verni era morto; Carlotta vedova; il deplorabile scetticismo, -di cui Silvio avea corazzato il petto, traeva da quei due fatti due -conseguenze che alimentavano le sue speranze e ponevano in pace la sua -coscienza. I doveri d'amico e di moglie non si frapponevano più alla -loro passione. - -Silvio non domandava più un amore, domandava una passione; l'eccesso -è bisogno delle anime malate e dei corpi affranti. Egli non reputava -più sè stesso capace d'amore; fors'anco non reputava Carlotta degna. -E tuttavia il suo cuore aveva lottato disperatamente per salvare -quella donna da ogni macchia; tante volte il suo pensiero aveva -voluto spingere le indagini audaci nel passato misterioso di colei, -altrettante ne era stato respinto come un profanatore. - -— Il passato non mi appartiene — disse Silvio a sè stesso — l'oggi è -mio. - -Malgrado ciò i giorni erano passati uguali, monotoni, senza che nessuna -delle parvenze sperate della sua mente avesse preso corpo e vita vera. - -Dopo il secondo giorno, la sua sicurezza si mutò in aspettazione che -aveva tutti i travagli d'una vaga incertezza; dopo il terzo giorno -l'aspettazione divenne desiderio ardente e pauroso. Tutto inutilmente — -Carlotta non venne. - -Giovanni era quasi sempre al suo capezzale; ma non era uomo da cui si -potessero avere facilmente molte parole. Tuttavia egli avea istruito -Silvio su molte cose; gli avea detto che Carlotta viveva sola con -una cameriera, e che aveva fatto proposito di non abbandonare mai più -quell'abitazione. Ad ogni altra domanda aveva risposto di non saper -nulla. - -Di tal guisa Silvio s'era visto ridotto alle sue fantasie e alla -sua solitudine; fu allora che quel sentimento soffocato riarse più -terribile nel suo petto, e per la prima volta conobbe d'amare tuttavia -d'amore. - -Alle vacue lusinghe del suo amor proprio succedette la frenesia del -desiderio e l'ardenza dell'affetto; alle stolte compiacenze dell'oggi, -la sospirosa evocazione del passato. L'ieri così pallido, così povero, -così monotono riappariva alla mente di Silvio luminoso e fantastico, -come le veglie d'un fumatore d'oppio. - -Egli ripensava a quella sua finestra amica donde aveva tante volte -sorpreso le pensose passeggiate della solitaria, al pergolato che -aveva visto sfrondarsi sotto i suoi occhi, al sedile di sasso su cui, -sotto le forme della solitudine e del mistero, egli aveva rinvenuto -l'immagine di Carlotta. Ahimè! egli sarebbe rientrato nelle sue camere, -avrebbe riveduto presto, troppo presto, quei luoghi, ma non avrebbe -ritrovato più mai il bene che avea perduto. L'agile fantasma del suo -amore lo avrebbe forse sfuggito. - -E Silvio, che poco prima si riputava fortunato e indolente possessore -d'una suprema felicità, rimpiangeva amaramente le chimere d'un tempo. - -Sì, anche le chimere avrebbero abbandonato il suo cuore; egli sarebbe -rimasto solo, solo colla fatale certezza che Carlotta non avrebbe -sentito mai nulla per lui. - -Uno spasimo dissimulato si aggiungeva alle sue torture. Quell'uomo, -quell'uomo che egli aveva visto nel giardino non era forse un amante? - -Ben è vero che Giovanni gli aveva detto che Carlotta viveva sola, ma -supponendo anche che Giovanni non mentisse, la presenza di quell'uomo -nel giardino non era meno sospetta. Ora chi era quell'uomo? - -Silvio aveva cercato più volte di domandarne a Giovanni, ma un -sentimento d'orgoglio l'aveva sempre trattenuto. Allora si provò a -rammentare l'immagine di quel personaggio; egli non l'aveva veduto mai -che alle spalle, e non ne aveva serbata quasi alcuna memoria. - -— Vediamo, disse a sè stesso una mattina, quell'uomo non era il -cavaliere Salvani; i suoi favoriti rossi e le sue spalle quadrate lo -avrebbero tradito. Pareva alto, proseguì analizzando le sue memorie, -poco più di me certamente, ma più alto di me; aveva movenze lente, più -da uomo maturo che da giovine... - -In quella entrò Giovanni. - -Un'idea assai naturale, e che le nebbie della gelosia gli avevano -celato fino a quel punto, balenò alla mente di Silvio. - -— Se fosse mai!.... - -Giovanni si accostò al capezzale. - -— Sto meglio, gli disse Silvio prevenendo la domanda. Che giorno è oggi? - -— Venerdì. - -— Quanti ne abbiamo del mese? - -— Ventinove. - -— Non vi pare che abbia nevicato? - -— Sono sicuro di no. - -— Credete che nevicherà presto? - -— Lo credo. Le montagne sono già tutte coperte. - -— Fatemi il favore di assicurarvene. - -Giovanni si accostò alla finestra. Silvio guardò attentamente le sue -spalle, e non parve soddisfatto del suo esame. - -— Il tempo è asciutto, non è vero? - -— Asciuttissimo. - -— Dovreste farmi un favore. - -— Cento. - -— Andate a passeggiare in giardino. - -— In giardino? - -— Il tempo è asciutto; ve ne prego. - -Giovanni parve titubare alquanto. - -— Ve ne prego, ripetè Silvio. - -— Come volete, disse Giovanni; e s'incamminava per uscire. - -— Non ancora. Assai probabilmente voi non avete predilezione per l'una -parte del giardino piuttosto che l'altra? - -— Nessuna. - -— Passeggiate lungo il viale dei pini, quand'è così; sarà molto meglio. - -— Ci s'intende, disse Giovanni tentennando il capo nell'uscire. - -Non appena Giovanni ebbe varcato la soglia, Silvio scese d'un balzo dal -letto. Indossò frettoloso alcuni abiti e si accostò barcollando per -la debolezza alla finestra che guardava nel giardino. Un uomo ed una -donna, che parevano usciti in quel punto dalla casa, si allontanavano a -fianco l'un dell'altro lungo un viale. - -Quella donna era Carlotta; quell'uomo era _lui_. - -Il cuore di Silvio si allargò per la gioia. Se non che in quel punto un -altr'uomo uscì dalla casa, e si diresse alla volta dei due; quest'altro -uomo era Giovanni. - -Silvio dovette appoggiarsi alle imposte per non cadere; la gelosia lo -teneva immobile; quell'eterna domanda, eterno supplizio, gli si parava -un'altra volta dinanzi: chi era adunque quell'uomo? - -Giovanni raggiunse la sua padrona, e camminò alcuni istanti vicino ad -essa parlandole. Di che cosa? - -Silvio non potò dubitarne molto lungamente, però che vide il volto -di Carlotta voltarsi e guardare alla sfuggita la sua finestra, mentre -Giovanni si cacciava per entro ad un sentiero trasversale che metteva -capo al viale dei pini. - -Giovanni era un servitore assai rispettoso, e Silvio avrebbe potuto -averne prova, se lo avesse visto pochi istanti dopo passeggiare nel -viale dei pini con uno zelo veramente ammirabile; ma Silvio aveva -occhio a ben altro. Colla fronte ardente appoggiata ai vetri della -finestra egli seguiva d'uno sguardo pauroso e smarrito i due che vedeva -allontanarsi sempre più. Non v'era dubbio; quell'uomo che oggi vedeva -al fianco di Carlotta era quello stesso che aveva visto tante volte; lo -stesso passo, lo stesso abbandono confidenziale. Ma chi era dunque? - -Egli stava per acquistare finalmente questa scienza fatale; fra poco -essi sarebbero ritornati sui loro passi ed avrebbero offerto il volto -ai suoi sguardi; pochi minuti, un minuto ancora..... - -Intanto Giovanni continuava la sua coscienziosa passeggiata lungo il -viale dei pini.... - -— Eccoli! gridò il cuore di Silvio. - -Infatti Carlotta e il suo cavaliere s'erano voltati verso la casa. -Un piccolo moto di stupore e di dispetto fu il primo indizio della -scoperta di Silvio; quell'uomo era il medico. Un altro moto di -gioia gli seguì ben tosto, quando ebbe notato due cose che parvero -rassicurarlo: il pallore malaticcio di Carlotta, e i lineamenti del -volto del medico. Convien sapere che il signor W**, medico e chirurgo -di Gossau, aveva due occhietti grigi e un naso camuso, oltre ad alcune -ciocche di capelli posticci, coll'aiuto delle quali s'ingegnava di -arrivare alla cinquantina dimostrandone appena i quattro quinti. - -Evidentemente il W** non era uomo pericoloso, e Silvio poteva dormire i -suoi sonni tranquilli. - -Silvio incominciò dal rimettersi a letto, ma in quanto a dormire, non -pare che sapesse cavarsene colla stessa disinvoltura. - - - - -XXXI. - - -Tutto quel giorno Silvio ebbe la febbre dell'amore. La notte successiva -non chiuse occhio. - -Vi sono delle anime, generose ma deboli, che ad ogni apparenza di -ragione si acquetano, e ad ogni nuova tempesta del cuore si abbandonano -lamentevoli o disperate; nature monche, per le quali l'eterno sospiro -alla felicità si tramuta in perpetua miseria — persuasi e dubitosi con -bizzarra vicenda — talora a un punto solo — infelici sempre. - -Silvio partecipava di questa natura; la sua fede seguiva ciecamente -le fantastiche movenze del suo spirito irrequieto: accasciamenti -subitanei, brevi e gagliarde riscosse, segnavano la sua vita -intellettuale. - -Così è che nei delirii della sua veglia era diventato un'altra volta -entusiasta dell'amor suo; alla neghittosa fiducia era succeduto il -fervido battagliare dell'amore che vuole l'amore. Egli non disperava -più; amava. Carlotta era un angelo; non le domandava più il suo -passato; non dubitava più del presente. Ogni ombra di gelosia era -svanita; dinanzi agli occhi, dinanzi al cuore di Silvio una luce sola, -una gran luce: l'avvenire. Quest'avvenire era l'amore. - -In quella notte Silvio provò tutte le dolcezze e gli affanni d'una -cara e melanconica visione; l'immagine di Carlotta gli fu sempre -dinanzi agli occhi. L'atteggiamento molle di lei, le tinte pallide e -i lineamenti patiti del suo volto, gli facevano fede d'una malattia -che la Provvidenza, e non il caso, aveva con misterioso intendimento -collegato al proprio stato. - -In quella notte Silvio rinvenne le sue audacie d'un tempo. - - - FINE DEL VOLUME PRIMO. - - - - -ERRATA-CORRIGE - - - Nel Vol. 1.º pag. 8, lin. 15 e pag. 17, lin. 6 leggasi - _Eugenio_ invece di _Ernesto_. - - E nel Vol. 2.º pag. 34, lin. 29, e pag. 35, lin. 25 leggasi - pure _Eugenio_ invece di _Raimondo_. - - - - - -Nota del Trascrittore - -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo -senza annotazione minimi errori tipografici. - -Le correzioni indicate a fine volume (Errata-Corrige) sono state -riportate nel testo. - - - - - -End of Project Gutenberg's Un segreto vol. I (of 2), by Salvatore Farina - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK UN SEGRETO VOL. I (OF 2) *** - -***** This file should be named 61322-0.txt or 61322-0.zip ***** -This and all associated files of various formats will be found in: - http://www.gutenberg.org/6/1/3/2/61322/ - -Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online -Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This -file was produced from images generously made available -by Biblioteca Nazionale Braidense - Milano) - -Updated editions will replace the previous one--the old editions will -be renamed. - -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United -States without permission and without paying copyright -royalties. Special rules, set forth in the General Terms of Use part -of this license, apply to copying and distributing Project -Gutenberg-tm electronic works to protect the PROJECT GUTENBERG-tm -concept and trademark. Project Gutenberg is a registered trademark, -and may not be used if you charge for the eBooks, unless you receive -specific permission. If you do not charge anything for copies of this -eBook, complying with the rules is very easy. You may use this eBook -for nearly any purpose such as creation of derivative works, reports, -performances and research. They may be modified and printed and given -away--you may do practically ANYTHING in the United States with eBooks -not protected by U.S. copyright law. Redistribution is subject to the -trademark license, especially commercial redistribution. - -START: FULL LICENSE - -THE FULL PROJECT GUTENBERG LICENSE -PLEASE READ THIS BEFORE YOU DISTRIBUTE OR USE THIS WORK - -To protect the Project Gutenberg-tm mission of promoting the free -distribution of electronic works, by using or distributing this work -(or any other work associated in any way with the phrase "Project -Gutenberg"), you agree to comply with all the terms of the Full -Project Gutenberg-tm License available with this file or online at -www.gutenberg.org/license. - -Section 1. General Terms of Use and Redistributing Project -Gutenberg-tm electronic works - -1.A. By reading or using any part of this Project Gutenberg-tm -electronic work, you indicate that you have read, understand, agree to -and accept all the terms of this license and intellectual property -(trademark/copyright) agreement. 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It -exists because of the efforts of hundreds of volunteers and donations -from people in all walks of life. - -Volunteers and financial support to provide volunteers with the -assistance they need are critical to reaching Project Gutenberg-tm's -goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will -remain freely available for generations to come. In 2001, the Project -Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure -and permanent future for Project Gutenberg-tm and future -generations. To learn more about the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation and how your efforts and donations can help, see -Sections 3 and 4 and the Foundation information page at -www.gutenberg.org - - - -Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation - -The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit -501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the -state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal -Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification -number is 64-6221541. Contributions to the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation are tax deductible to the full extent permitted by -U.S. federal laws and your state's laws. - -The Foundation's principal office is in Fairbanks, Alaska, with the -mailing address: PO Box 750175, Fairbanks, AK 99775, but its -volunteers and employees are scattered throughout numerous -locations. Its business office is located at 809 North 1500 West, Salt -Lake City, UT 84116, (801) 596-1887. Email contact links and up to -date contact information can be found at the Foundation's web site and -official page at www.gutenberg.org/contact - -For additional contact information: - - Dr. Gregory B. Newby - Chief Executive and Director - gbnewby@pglaf.org - -Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg -Literary Archive Foundation - -Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide -spread public support and donations to carry out its mission of -increasing the number of public domain and licensed works that can be -freely distributed in machine readable form accessible by the widest -array of equipment including outdated equipment. Many small donations -($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt -status with the IRS. - -The Foundation is committed to complying with the laws regulating -charities and charitable donations in all 50 states of the United -States. 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Thus, we do not -necessarily keep eBooks in compliance with any particular paper -edition. - -Most people start at our Web site which has the main PG search -facility: www.gutenberg.org - -This Web site includes information about Project Gutenberg-tm, -including how to make donations to the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to -subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks. - diff --git a/old/61322-0.zip b/old/61322-0.zip Binary files differdeleted file mode 100644 index 267dced..0000000 --- a/old/61322-0.zip +++ /dev/null diff --git a/old/61322-h.zip b/old/61322-h.zip Binary files differdeleted file mode 100644 index 0fdf819..0000000 --- a/old/61322-h.zip +++ /dev/null diff --git a/old/61322-h/61322-h.htm b/old/61322-h/61322-h.htm deleted file mode 100644 index dfdc7d5..0000000 --- a/old/61322-h/61322-h.htm +++ /dev/null @@ -1,7394 +0,0 @@ -<!DOCTYPE html PUBLIC "-//W3C//DTD XHTML 1.1//EN" -"http://www.w3.org/TR/xhtml11/DTD/xhtml11.dtd"> - -<html xmlns="http://www.w3.org/1999/xhtml" xml:lang="it"> -<head> - <meta http-equiv="content-type" content="text/html; charset=utf-8" /> - <title> - Un segreto vol. 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I (OF 2) *** - - - - -Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online -Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This -file was produced from images generously made available -by Biblioteca Nazionale Braidense - Milano) - - - - - - -</pre> - - -<div class="booktitle"> -<h1> -UN SEGRETO -<span class="smaller">VOLUME PRIMO</span> -</h1> -</div> - -<hr class="silver" /> - -<div class="titlepage"> -<p class="main-t"> -UN SEGRETO -</p> - -<p class="pad2"> -ROMANZO -</p> - -<p class="pad1 x-small"> -DI -</p> - -<p class="pad1 x-large"> -SALVATORE FARINA -</p> - -<p class="pad2 large"> -VOLUME PRIMO -</p> - -<p class="pad4"> -<span class="large">MILANO</span><br /> -<span class="small">E. TREVES & C. EDITORI<br /> -1869</span> -</p> -</div> - -<div class="verso"> -<hr class="mid" /> -<p> -Proprietà Letteraria -</p> - -<p> -Tipografia Letteraria — Via Marino, 3 -</p> -<hr class="mid" /> -</div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span> -</p> - -<h2 id="cap1">I. -<span class="smaller"><i>Silvio ad Eugenio.</i></span></h2> -</div> - -<p> -«Se i miei calcoli non fallano, a quest'ora -sei ad Huesca, supponendo che tu non -abbia mutato proposito, e che, attraversata -la Francia, arrestandoti appena ad Avignone -e a Tarbes, ti sia affrettato, com'era tuo -disegno, a valicare i Pirenei durante la -bella stagione. Ad ogni modo io ti scrivo -ad Huesca, non bastandomi l'animo di attendere -una tua lettera. -</p> - -<p> -Mi pare un anno che tu sia lontano da -me, e se penso che non sono invece che -poche settimane, non so darmene pace, cotanto -il mio tempo mi è diventato increscioso. -Tu dirai come al solito che è la mia -anima che è pigra, e che la sua lentezza -indolente è quella appunto che mi fa parere -più tardi che agli altri mortali i due -movimenti del nostro pianeta. Ma questa -volta t'inganni; e dico in sul serio che se -<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span> -mai vi fu momento della mia vita in cui -abbia sentito il sangue giovanile pulsare -violento ed ostinato alle arterie ed al cuore, -questo gli è desso. E non ho più a rimpiangere -come per lo passato gli stravizzi -e le orgie che, come tu affermavi, avevano -ottuso i miei sensi, e spuntato le spine del -desiderio. Anzi io penso che questo raddoppiarsi -della mia vita, questo nuovo vigore -delle mie forze morali, mi facciano appunto -parere lungo il tempo che trapasso. Non -dico che io non mi annoji — la solitudine -mi condanna a questo — ma l'avidità con -cui aspiro ad un bene impossibile, il desiderio -e la speranza sempre alimentati in segreto, -sono senza dubbio più potenti della -noia. -</p> - -<p> -Non mi sono mai sentito così audace, e -così gaio, come di questi giorni. Se qualche -volta sospiro, lo faccio per abitudine, o anche -per smania, all'incirca come un viaggiatore -frettoloso sospira il momento che -avrà toccato la meta. Accetta questo paragone -disgraziato; so bene che non fa al -caso mio. Io non ho una meta, peggio, non -so neppure se io non l'abbia; i sentimenti -che m'empiono il cuore sono così vaghi ed -<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span> -indeterminati, che sfumatura di pennello -maestro non saprebbe renderne l'immagine. -Ma tuttavia sono sentimenti — questo almeno -sta fermo — però io me ne trovo -pago, e cinguetto tuttodì da solo, da fare -invidia ai passeri che in questo momento -pispigliano inseguendosi e beccandosi fra i -rami del vecchio platano del mio giardino, -che tu hai cantato nei tuoi primi versi. -</p> - -<p> -Ad ogni modo il tempo mi è increscioso. -È questa una bizzarra contraddizione del mio -spirito irrequieto, se pure in uno spirito irrequieto -vi sono contraddizioni vere, o piuttosto -il volere e disvolere a un tratto cento -cose non è una condizione necessaria di -quello stato. -</p> - -<p> -Ma bando a sofisticherie; il tuo retto senso -filosofico n'andrebbe come al solito <i>intronato</i>, -e non mi daresti requie colle tue punture — ed -io so bene quanto valga il tuo -aculeo, perchè cerchi di starmene, se posso, -alla lontana. -</p> - -<p> -Confessami che a questo punto ti ho messo -in una gran curiosità dei fatti miei. Potessi -pagartene in qualche modo! Potessi darti la mia -confidenza, ed averne in cambio i tuoi conforti! -Ma dovrei scrivere un libro, e non basterebbe; -<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span> -e non sapresti nulla del mio cuore, -perchè io stesso non so nulla. So che in questo -momento sono lieto, e che di tali momenti -non è povera la mia giornata; sento il sangue -circolare più rapido, l'intelligenza più -chiara, e più salda e vigorosa la potenza di -amare. -</p> - -<p> -Amare! — L'ho io scritta questa parola? -La ci stia. Tu ne sorriderai con sarcasmo, -e sarà tutto; e se interpretando a modo -tuo la confusione di queste mie parole, mi -dirai seriamente che io sono innamorato, ti -crederò senza dibattere. Sarei così felice di -innamorarmi un'altra volta! Ma ho paura, -mio buon Eugenio, che ciò non sia, e che -tutto il benessere che io provo in questi -giorni si risolva in una quistione di nervi. -Anzi se devo credere al Dottor L. gli è proprio -così, e a discuterci sopra mi farei dare -del gaglioffo. Colui dice che noi viviamo nelle -nuvole, e che i nostri malanni derivano da -ciò, che discendendo da quelle alture, vediamo -le nostre ali tarparsi miseramente, e -temiamo non bastino a reggerci al volo mai -più. Ho spesso creduto che egli avesse ragione; -ma ora non temo più di nulla; e se -è vero che mortale ebbe mai le ali, io me -<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span> -le sento crescere sui fianchi così salde e robuste, -da sfidare l'aquila a seguirmi. E davvero -che da qualche tempo gli uccelli non -mi fanno invidia, e guardo le nuvole senza -desiderio, e misuro l'orizzonte con qualche -sicurezza. -</p> - -<p> -Mi par di vederti — e ti leggo negli occhi, -nel sorriso e nel cuore una domanda; ma -io non ti risponderò per ora. Cerca pure in -questa lettera un nome di donna — non lo -troverai. Se è vero che io debba provare ancora -le dolcezze puerili — io dico <i>puerili</i> — dell'amore, -vorrò essere il primo a sincerarmene; -nè tu, nè altri, ne avrà la certezza -che dalla mia bocca. -</p> - -<p> -Ricorda che io conto inesorabilmente sopra -le <i>Impressioni di viaggio</i> che tu hai promesso -di scrivere. So che il <i>far niente</i> ti serena -l'animo, e che contemplando ti parrà di vivere -troppo bene, perchè abbia ad occuparti -di questo strumento di tortura che è la penna -del letterato in Italia. -</p> - -<p> -Lavora per me; arrossisci di rivedere le -Alpi, senza aver cantato i Pirenei. Oltre a -che il tempo ti parrà più breve, e le noie -degli avvocati meno amare; e quando le tue -faccende siano all'ordine, e ritornerai fra le -<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span> -braccia dell'amico tuo, anch'egli sarà in qualche -modo compensato della tua assenza. -Amami». -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap2">II. -<span class="smaller"><i>Eugenio a Silvio.</i></span></h2> -</div> - -<p> -«La tua lettera mi ha preceduto di due -giorni. Or eccomi finalmente ad Huesca, dopo -un viaggio abbastanza lungo, e se devo -dirlo, poverissimo d'avvenimenti. Vedi che -io dico avvenimenti, e non avventure; non -perchè di queste ultime ne abbia avuto, ma -perchè tu non immagini che io n'andassi -in cerca. Per altro non mi sono annoiato; -ho pensato, ho fantasticato molto, ho raccolto -una gran messe di idee e di <i>voli</i>; e se le -mie <i>Impressioni di viaggio</i> vedranno quando -che sia la luce, tu stesso ne sarai giudice. -</p> - -<p> -Come tu l'hai pensato, io ho mutato di -molto il progetto del mio viaggio; ho incominciato -dal cedere una volta, e invece -di tirar diritto da Avignone a Tarbes, mi -sono spaventato della distanza e ho fatto -sosta a Montpellier. Il guaio volle che Montpellier -mi piacesse, e vi dormii una notte — un -<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span> -dolce sonno te lo assicuro — ed è -per lo appunto questa dolcezza che mi ha -fatto invaghire dei viaggi a tappe. Infatti -invece di partire il domani per Tarbes, come -io aveva sacramentato meco medesimo -di fare, me ne andai con animo di arrestarmi -a Carcassona. A metà via discesi a -Beziéres. Però d'allora in poi non fermai -più nulla, e come Dio volle, venni man mano -a Pamier, e poi a S. Gaudenzio, e a Tarbes — e -se il diavolo ci ficcava meglio la -coda, uscivo di via e mi spingevo fino a -Pau — nè so come mi sia risoluto a discendere -a Bagnéres, e a Baréges. In quest'ultima -città mi disponevo ad attraversare i -Pirenei presso il Monte Perduto, ma un inglese -che viaggiava per diporto, e con cui -avevo stretto relazione a Tarbes, scese in -quel giorno allo stesso albergo, e poichè -egli voleva visitare la famosa Valle d'Arran, -mi decisi a deviare un breve tratto con lui. -Così passai i Pirenei fra le gole del monte -Maledetto. Non ti dico nulla dell'incanto di -quella traversata — tanto varrebbe che io -scrivessi per te solo le mie <i>Impressioni di -viaggio</i>. -</p> - -<p> -Di Huesca non ti parlo; mi è riuscita -<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span> -spiacevole a prima vista, e parmi che non -mi ricrederò; ad ogni modo non ho a fermarmici -molto, e, se Dio lo vuole, conto di -trovarmi presto al tuo fianco. E tanto più -ci conto e me ne struggo, se penso al piacere -con cui ho visto i tuoi caratteri, e la -parola <i>Italia</i> sul timbro postale della tua -lettera. -</p> - -<p> -Ma che! tu minacci dunque d'impazzire? -E che modo è questo tuo di torturare il -cervello d'un amico che ha i fianchi rotti, -non so se più dai cavalli di posta, o da -una mezza dozzina di curiali che gli stanno -alla cintola giorno e notte? Che vuoi tu -che io capisca di queste vaporose fantasime -del tuo intelletto? -</p> - -<p> -In verità io ho serio timore che assai -valesse meglio la tua tetraggine d'una volta, -che questa falsa allegria che ti contorce le -labbra come la sardonica; e meglio era non -uscirne mai, che uscirne così stoltamente. -</p> - -<p> -Sei o no innamorato? Non lo sai! l'hai -a sapere dico io. In queste miserie del -cuore, se non ci vedi dentro tu, chi ci ha -a vedere? Oltre a che tu sarai colto alla -sprovveduta, come una fortezza sguarnita; -<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span> -e questo, credilo, è il peggior danno che -possa toccare ad un galantuomo. Diffida, -diffida sempre, e di tutti; e più che d'ogni -altro, di te medesimo. Se gli uomini sapessero -cacciarsi in mente questa verità: che -le grandi sciagure sono tali per lo appunto, -perchè inaspettate, il numero degli sciagurati -n'andrebbe minorato d'assai. -</p> - -<p> -In amore l'abbandono è pericoloso come -in tutte le cose della vita — forse peggio — la -vita non si ha già ad avere in conto -d'un'infanzia perenne, nè l'amore s'ha a -torre come un giocattolo da bimbi. Assai triste -gioco è quello che fa l'amore, e in fede -mia ci si dee pensare non una, ma cento -volte. -</p> - -<p> -Non dimenticare i tuoi ventisei anni, -non rinfanciullire a un tratto dinanzi al volto -d'una bella donna. Quale che ella sia, pensa -che il suo sorriso nasconde un pugnale, e i -suoi baci un veleno. Le suo braccia sono -morbide come il velluto, e fragili e pieghevoli -come uno stelo di giunco; ma tuttavia -sanno stringere in amplessi soffocanti — la -voluttà che spira dalle sue nivee forme è un -fuoco che consuma. -</p> - -<p> -Oh! io conosco troppo bene come le vanno -<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span> -queste cose — e tu pure. Ma all'occasione -si è sempre arrendevoli; ingannati cento -volte, cento volte la bestemmia è spirata sul -nostro labbro — domani ci si ingannerà ancora. -</p> - -<p> -«Gioventù e bellezza sono armi troppo -potenti, perchè i virili propositi possano resistere -a lungo». Verissimo — se si cadesse -nella lotta, sopraffatti nobilmente — se non -che — ed è questa vera codardia — disillusi, -vagheggiamo col pensiero un nuovo fantasma -di donna che raccatti il nostro cuore -e voglia mentire un po' d'amore per lui. -</p> - -<p> -Osceno mercato di sentimenti, di fantasie -e di menzogne — e di voluttà. E se ricerchi -ciò che vi ha di vero in questi rapporti, vedrai -sbigottito una sola cosa, il sesso — e -non potrai andar oltre. -</p> - -<p> -Tu giuochi una scommessa perigliosa; v'ha -per posta una parte, la più bella parte, del -tuo avvenire. -</p> - -<p> -Che potrai ottenere da questa donna, se -tu l'amerai? Un momento di voluttà, un po' -d'amore forse — ma sai tu ciò che vi perderai -inesorabilmente? -</p> - -<p> -Pensaci. Se mai avvenga che dal confronto -tu ritragga qualche forza, combatti disperatamente; -<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span> -se sarai vinto, avrai qualche conforto -più tardi; quando ti parrà d'aver tutto -perduto, ritroverai dentro di te qualche cosa -che non sarà morta coi tuoi amori — la compiacenza -della propria forza adoperata nobilmente, -e quella non minore di poter far -carico alla sorte soltanto dei tuoi dolori. -</p> - -<p> -Questi miei consigli — e non vogliono -essere più che consigli, nè meno — ti -giungeranno forse tardi, e ti saranno cagione -d'inutili rimorsi. — Ma se la mia -voce avrà mai la sorte di prevenire, -d'un solo istante, l'estremo passo, oltre -il quale è questo fatalissimo abisso dell'Amore, -tu soffermati alquanto a meditarla. -Forse la chimera pazza che vagheggi andrà -sfrondata delle sue corone, e le seduzioni di -una sirena non sapranno rimuoverti dall'austera -saldezza che ti eri proposto di mantenere -per tutta la vita. -</p> - -<p> -Se poi a quest'ora il tuo spirito si culla -nelle nenie voluttuose di questo tuo amore -adultero, la pace sia teco; e tu perdona alla -audacia di chi ha osato profanare il tuo tempio, -parlandoti un linguaggio insensato. -</p> - -<p> -Ho scritto «amore adultero». M'ingannerei -io forse? Affè, che non saprei più raccapezzarmi. -<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span> -Ma questo è un dubbio passeggiero, -e si è dileguato di già dal mio cervello -senza lasciarvi traccia. -</p> - -<p> -Scommetterei anzi di potermi spingere -più oltre senza fallire, fino ad immaginare -il pallido viso della ninfa che ti -ha sedotto, e a poter ripetere il nome che -i vaneggiamenti del tuo sonno tradiscono -forse ogni notte. Ed è... -</p> - -<p> -Ma io potrei errare, e ci farei pure la triste -figura dopo aver vantato tanta avvedutezza; -e forse anche — e questo sarebbe -peggio — l'importanza del mio consiglio ne -andrebbe scemata ai tuoi occhi, e ti parrebbe -che le mie parole siano inspirate dalla persona -e non dal principio, e sprezzeresti le -mie teoriche. Però questo è per l'appunto -ciò che io non voglio da te; e se posso, farò -che tu non sorrida della mia filosofia balzana. -Ad ogni modo tieni in mente questo -che io ti ho detto: che credo d'avere indovinato -il nome dell'eroina della tua nuova -passione. -</p> - -<p> -Se è rimasto un posticino nel tuo cuore, -serbalo per me; ma ho paura di no — i -nuovi amori sono come i nuovi proprietarii -d'un campo; i quali, per far sentire il loro -<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span> -imperio, si cacciano dappertutto, e rimuovono -e ricostruiscono i limiti, per attaccare in qualche -modo la loro personalità alla nuova possessione». -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap3">III.</h2> -</div> - -<p> -Come Eugenio lo aveva pensato, la sua -lettera giunse tardi. Cotesta in generale è -la sorte comune dei consigli, e in ispecie -dei consigli agli innamorati, i quali sono incontrastabilmente -la razza più ostinata che -viva sulla terra. -</p> - -<p> -Convien sapere per altro che se Eugenio, -buon figliuolo in tutto il resto, si scaglia da -poco in qua con compiacenza contro l'amore, -e contro le donne, ne ha le sue buone -ragioni. E chi l'avesse conosciuto due mesi -prima, avrebbe udito ben altre sentenze -sulle sue labbra. Si pretende di doverne -incolpare una certa bruna, con certi occhioni -neri, e certa chioma lussureggiante; ma siccome -ciò non torna indispensabile al caso -nostro, lasciamo che la maldicenza districhi -del suo meglio questo nodo. -</p> - -<p> -Una cosa intanto resta ferma, che Silvio -alla lettura di questa lettera si strinse nelle -spalle. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span> -</p> - -<h2 id="cap4">IV. -<span class="smaller"><i>Silvio ad Eugenio.</i></span></h2> -</div> - -<p> -«Ritorno in questo momento dal vederla, -dal parlarle, dall'adorarla in silenzio come -un'immagine santa. Ho la mente ed il cuore -pieni di lei. -</p> - -<p> -Oramai non lo dissimulo più a me medesimo — se -pure riuscissi ad ingannarmi, -non ne avrei al certo giovamento — però -vorrei gridarlo a tutto il mondo: «sono innamorato.» -</p> - -<p> -Questa parola che qualche settimana addietro -mi avrebbe fatto arrossire di vergogna, -risuona dentro di me come una melodia -soavissima. I miei nervi, le mie fibre, la -cantano in coro. -</p> - -<p> -E perchè dovrei io arrossire? perchè dovrei -ostinarmi in questa ringhiosa inerzia, -che impoverisce ogni dì più la sorgente -degli affetti? -</p> - -<p> -In fede mia, povero Eugenio, tutti i sermoni -della filosofia accigliata non saprebbero -arrestare un solo istante quest'inno -che prorompe in mille suoni dalle corde -<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span> -della natura; nè la vanità d'essere chiamato -filosofo può pagare un solo battito d'un -cuore innamorato. -</p> - -<p> -Poi che tu dici d'aver indovinato il suo -nome, tanto meglio; lo scriverò senza titubanza: -«Carlotta.» -</p> - -<p> -Intendo il rimprovero che tu mi fai; non -vo' affannarmi a ribatterlo, ma tuttavia ti giuro -che non ho in mente una colpa. -</p> - -<p> -Io non voglio nulla, non domando nulla, -solo che mi si lasci amarla. La mia felicità -è opera sua, ma pure non è in essa; è in -me, nell'amor mio. In appresso... e che so -io del futuro? ma ho fede che saprei resistermi -in ogni evento. -</p> - -<p> -Non tenermi il broncio se io non pongo -mente alle tue raccomandazioni; se tu sapessi -quante volte io ti ho benedetto per -avermi fatto conoscere questa donna, se tu -potessi vedere la mia gioia, non ti reggerebbe -l'animo di contraddirmi più oltre; e la mia -gratitudine ti compenserebbe ad usura della -mia disobbedienza. -</p> - -<p> -Tu ignori quanto si possa essere felici -amando questa donna; la tua mente, comunque -ci si affatichi, non può riprodurti che -una pallida immagine della sua bellezza; -<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span> -però nella tua cecità tu accomuni questa -creatura colle mille che paghi col disprezzo, -mentre... Nè io vo' tormi la briga di farti ricredere; -ma se tu la vedessi... Vestiva un -abito nero semplicissimo, colle maniche che -lasciavano vedere le sue braccia ignude; -pure quanto più leggiadra di tutte le altre, -nonostante i loro pizzi, le loro trine e i cento -altri fronzoli a cui mendicavano la grazia! -</p> - -<p> -Me le accostai tremante; mi sorrise, mi -porse una mano breve, affilata, candidissima, -e mi salutò per nome. Un nonnulla per -l'indifferente, un'epopea pel mio cuore. -</p> - -<p> -Oh! dimmi che questa mia non è illusione, -che quel saluto e quel sorriso erano -da più che non volessero parere, che io posso... -No, non voglio nulla; non dirmi nulla — ho -io bisogno d'alimentarmi di menzogne -e di speranze audaci come un fanciullo? A -che fine uscire dalla mia paga serenità, ed -abbandonarmi ciecamente al desiderio? -</p> - -<p> -Il desiderio! Oh! gli è questo un mare -senza confini, un assai tristo mare per una -nave sdruscita; nè io vo' avventurarvi il -mio cuore». -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span> -</p> - -<h2 id="cap5">V. -<span class="smaller"><i>Silvio ad Eugenio.</i></span></h2> -</div> - -<p> -«Mancano ancora otto giorni all'arrivo del -corriere che deve recarmi una tua lettera; -però dovrei starmene tutto questo tempo ad -aspettare in silenzio, mentre, se la mia impazienza -non m'inganna, mi pare d'avere -un mondo di cose a dirti. Quindi innanzi -aspettati di sovente a siffatte anticipazioni; -e questa sarà la tua parte di guaio, se ti -ostini a credere che io non me la caverò da -quest'amore senza malanni. -</p> - -<p> -Giovedì scorso mi sono recato, secondo il -consueto, in casa del signor Verni. L'impazienza, -e da qualche tempo la turbolenta va -facendomi spesso di siffatti tiri, mi vi aveva -condotto mezz'ora prima; però consultato il -mio orologio, e avvedutomi, stavo fra due -se dovessi entrare od allontanarmi; e intanto -non mi moveva dal limitare della -porta. -</p> - -<p> -Il signor Verni salì le scale in quel momento, -e mi sorprese nella mia indecisione. -</p> - -<p> -Vedendolo mi si imporporarono le guancie -<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span> -di rossore, e fu ventura che fosse notte, e -mi trovassi quasi nascosto nell'ombra. Per -meglio dissimulare il mio turbamento diedi -una strappata vigorosa al campanello, poi -mi rivolsi fingendo sorpresa e salutai il signor -Verni. Mi corrispose cortesissimo, mi -ringraziò della premura, dicendo di <i>tenersene -onorato</i>, e cianciò meco cordialmente. -</p> - -<p> -Il signor Verni è uomo di bei modi, colto, -e facile parlatore. Ebbi agio d'esaminarlo, e -mi parve anche bello, e quel che è più, di -quella bellezza simpatica che si rivela prima -al cuore che agli occhi. -</p> - -<p> -Ho provato un senso di gelosia, che ho -cercato invano di soffocare, e devo aver risposto -al suo spirito con molte sciocchezze. -Tuttavia egli è uomo che non potrei odiare -giammai, che vorrei quasi amare, se sapessi -perdonargli la felicità d'essere marito di Carlotta. -</p> - -<p> -In quella mezz'ora di cicaleccio sono sceso -dentro di me, e vi ho interrogato le mie -debolezze che non sono poche. Ne uscii -netto, te lo giuro: e guardai in volto quell'uomo -con sicurezza e con orgoglio, come -a dirgli: «io non abbasserò mai la mia -fronte innanzi a te». -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span> -</p> - -<p> -Nel pensarlo non ho titubato un solo -istante, e mi compiacqui di me medesimo. -E mancò poco che, preso da prepotente trasporto -d'espansione, non confidassi a lui -stesso il mio amore. Le convenienze uccisero -in buon punto l'entusiasmo; ma giuro -che la sola paura del ridicolo non avrebbe -potuto abbastanza. -</p> - -<p> -Che non darei io per poter dire a Carlotta -l'animo mio? Parmi che il sapere conosciuto -da lei il mio affetto, me lo farebbe -più caro, ed allevierebbe il mio spirito. -</p> - -<p> -Ho pensato mille modi, ho accarezzato i -progetti più assurdi; e tuttavia, trovatomi -solo al suo fianco, me ne è venuto meno -l'ardire. Che mi ha trattenuto?... -</p> - -<p> -Essa lo ama — ne ho la certezza; lo chiama -teneramente: «mio buon Antonio» — e -si attacca al suo braccio, e gli parla confidenzialmente, -e gli sorride... -</p> - -<p> -Affè, perchè non gli salta dunque al collo -in mia presenza?... -</p> - -<p> -Credilo, Eugenio, questa sì, è tortura. Egli -è pur suo marito. — Qual merito? dico io. -Se un villano raccatta una perla fra i solchi, -s'ha a dire: fortuna, non merito. -</p> - -<p> -Ma tanto è tutt'uno; la legge vuole che -<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span> -il tesoro appartenga a chi l'ha ritrovato, e -che la moglie segua il marito. È cosa da -smarrirne la ragione. -</p> - -<p> -Perchè non l'ho io incontrata sul mio cammino -prima di quell'uomo? Il cielo mi è testimonio -se l'avrei amata; e tu sai quanto io avrei -saputo amare in quel tempo. Pure, pensandoci, -non so ribellarmi alla sorte. Forse è meglio che -sia così — in fine essi si amano entrambi; Dio -sa se ella avrebbe amato me altrettanto. E -son pur degni l'uno dell'altro; e se questa -mia natura codarda sapesse spogliarsi d'una -gelosia insensata, e li incontrassi per via, -da passeggiero pietoso io mi rivolgerei a -benedire, e direi dentro di me: «che bella -coppia!» -</p> - -<p> -Che Iddio adunque li benedica, e l'azzurro -del cielo sorrida loro, e gli astri danzino -sullo loro teste innamorate, finchè la baldanza -dei loro anni giovanili li allieterà sulla -terra! -</p> - -<p> -Tant'è, darei un anno della mia vita per -averle detto che l'amo. Questo segreto — ed -è pure un segreto, poichè tu solo ne sei a -parte — mi pesa sul cuore come un rimorso. -L'amore è come vampa — si può soffocare, -nascondere non mai. Talvolta, soffocato -<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span> -un istante, riarde più potente e si svela. -Le anime amanti ardono, le ardenti amano; -però se l'amore è fiamma, può essere che -la fiamma sia un amore». -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap6">VI.</h2> -</div> - -<p> -Quando un figliuolo d'Adamo è arrivato a -questo punto, non v'ha più dubbio ch'egli -sia innamorato. S. Tommaso stesso non -ne vorrebbe di più. Però di solito avviene -che dopo le prime titubanze puerili, un po' -per vergogna, un po' per una certa audacia -che a tempo opportuno Amore non trascura -mai di concedere, si finisce sempre per svelare -la passione nascosta, ed offerire un -cuore ricolmo fino all'orlo del più puro affetto -che amante possa nutrire. -</p> - -<p> -Anzi siccome il piccolo Cupido si compiace -di certe gherminelle, ed è raro che si tenga -sul sentiero battuto e non rasenti invece gli -eccessi, così è che spesso i più timidi diventano -a un tratto arrischiati, e dove da -prima si tenevano morti per una parola e -per un sorriso, si gettano a corpo perduto -nella via delle audacie. -</p> - -<p> -Le faccende di Silvio non dovevano andare -altrimenti. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span> -</p> - -<p> -Una bella sera — le sere degli innamorati -sono sempre belle — Silvio si vestì con -una ricercata trascuranza, e andò in casa -del signor Antonio Verni con animo di dire -a Carlotta, «che i suoi occhi erano due soli, -e il cuore che egli le offeriva una sterile -landa da fecondare coi suoi raggi,» o qualche -altra squisitezza di questo genere. Questa -volta aveva avuto l'attenzione di consultare -il suo orologio, ed era riuscito, a furia -di resistenze e di lotte, ad arrivare pressochè -degli ultimi. Secondo i suoi calcoli -questo ritardo doveva chiudere gli occhi -del marito, e guadagnargli qualche pollice -di terreno sulla via della sua conquista. -</p> - -<p> -La brutta parola è scritta. Egli non lo -diceva a sè stesso, non voleva pensarlo, quasi -non lo pensava, ma tuttavia quell'idea gli -sorrideva in un cantuccio della mente; e -dica chi conosce il cuore dell'uomo se poteva -essere altrimenti. -</p> - -<p> -In generale si comincia sempre allo stesso -modo, e si corrono successivamente le stesse -fasi — si ammira, si sospira, si desidera. -La prima fase offre pochi pericoli, però i -mariti possono dormire placidi sonni. Dalla -seconda alla terza non v'ha che un passo, -<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span> -se pure non si confondono in una. Questo -però resta fermo, e farà bene chi ne porrà -in guardia i mariti, che il sospiro è lo smorzatoio -del sacro fuoco coniugale. -</p> - -<p> -Silvio aveva sospirato più d'una volta; -senza accorgersene si travagliava da un -pezzo col desiderio. Ad ogni modo egli si -andava ripetendo che le sue intenzioni erano -oneste, e che quando avrebbe fatto palesi i suoi -sentimenti, non sarebbe andato più in là. -</p> - -<p> -Carlotta lo avrebbe compianto, avrebbe conosciuto -la nobiltà dell'animo suo disinteressato, -e l'avrebbe forse stimato — era più -che egli non desiderasse. -</p> - -<p> -Forse queste sue fantasie avevano un lato -vero — la vanità è l'unico rimedio dell'amore, -e la compiacenza d'atteggiarsi a vittima -sull'ara della virtù può lottare, con -qualche speranza di vittoria, colla frenesia -dei desiderii. -</p> - -<p> -In quella sera le sale del signor Verni -erano più affollate del solito. Silvio, che sul -limitare della porta avea deposto gran parte -dell'audacia che lo aveva sorretto per via -nei suoi propositi, entrò alquanto imbarazzato, -parendogli che gli occhi di tutti si fissassero -sul suo volto e vi leggessero i suoi -<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span> -pensieri. In fondo, benchè egli facesse mestiere -di letterato, non era dei più avveduti, -e se aveva una macchia sulla coscienza, bisognava -che gli salisse alle guancie. -</p> - -<p> -Il signor Verni gli mosse incontro, gli porse -la mano, lo chiamò: <i>mio caro signore</i>, e lo -fece sedere al suo fianco. -</p> - -<p> -Silvio guardava all'intorno in cerca di Carlotta. -Ne domandò a <i>lui</i>, e <i>lui</i> rispose che -<i>ella</i> sarebbe venuta a momenti; poi riprese -il suo ragionare brioso. -</p> - -<p> -Assolutamente in quella sera il signor Verni -era di buon umore. Silvio lo pensò, e per -un momento si sentì venir meno. Amareggiare -così le gioie d'un uomo onesto! colpirlo -nei suoi affetti, nella sua pace!... Ma -Carlotta era così bella! Guardò ancora attorno -a sè, ricercandola cogli occhi. -</p> - -<p> -— Che cercate? gli domandò il signor -Verni. -</p> - -<p> -— Nulla — rispose Silvio imbarazzato; e -per rassicurarsi, guardò la faccia di quell'uomo. -</p> - -<p> -Era bello, assolutamente bello. -</p> - -<p> -— È una cosa orribile — un marito! e da -quale stampo è dunque uscito costui? pensò -dentro di sè. Ma ciò è ancor peggio, che io -<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span> -mi sento attratto verso di lui, chè egli mi -è simpatico, e mi pare quasi d'amarlo. -</p> - -<p> -L'esame fu brevissimo, ma completo. E -riconobbe per la prima volta sotto le linee -di quel volto sorridente, una impronta di -virile severità che non disarmonizzava tuttavia -coll'abituale dolcezza con cui era uso -trattare. -</p> - -<p> -Da quel punto Silvio fu sulle spine; si -contorceva sulla sua seggiola come un uomo -annoiato, tanto che il sig. Verni, da quella -compita persona ch'egli era, gli offerì di fare -una partita agli scacchi. -</p> - -<p> -— Ciò ci farà passare il tempo — aggiunse. -</p> - -<p> -— Vi pare? rispose Silvio distratto; e intanto -guardava sott'occhio una porta, da cui -parevagli dovesse uscire Carlotta. -</p> - -<p> -— Dunque accettate? replicò l'altro. -</p> - -<p> -— Accetto — stava per dire Silvio senza -badare — ma in quella l'uscio si aprì, e -Carlotta entrò nella sala. -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap7">VII. -<span class="smaller"><i>Silvio ad Eugenio.</i></span></h2> -</div> - -<p> -«Ciò che mi dici nella tua lettera d'ieri, mi -fa male. Lo ignoro io forse perchè tu debba -ammonirmene? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span> -</p> - -<p> -«Non è che un anno che essa è sposa a -lui», perchè farmene sovvenire? e con qual -animo mi faresti tu questo richiamo, se non -dubitasti delle mie intenzioni? -</p> - -<p> -Sii franco meco; l'amicizia te ne dà il diritto, -te ne dà il dovere. Dimmi adunque, -giacchè lo pensi, che io sto per commettere -un'azione indegna, che sto insidiando codardamente -la pace d'un uomo onesto, che vive -al pari di me d'affetto e di speranze, che mi -accoglie nella sua casa, che mi stringe la -mano... -</p> - -<p> -T'intendo, t'intendo — tu non credi alla -mia forza, perchè non credi che nissuno -possa amare una donna col solo fine di -amarla. Il tuo scetticismo non si smentisce. -Ma io ho creduto che le mie parole dovessero -rassicurarti, e che non mi avresti stimato -così debole da infrangere il mio giuramento, -nè così stolido da comperare un'ora -di voluttà a prezzo d'un rimorso. -</p> - -<p> -Può essere che io m'inganni. -</p> - -<p> -Da qualche tempo sono così mutato, sento -l'amore in un modo così diverso, e il mio -raziocinio si è così impoverito, che non riesco -a darmi ragione dei fatti miei. Tuttavia -mi pare che sarei forte, che, anzi che costarle -<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span> -una lagrima, vorrei prima morire. Ma -sono pur stolto io! Parlo come se essa corrispondesse -al mio amore... mentre... -</p> - -<p> -A quest'ora ella sa tutto. Non so come l'animo -mi reggesse a questa rivelazione; e ne -sono quasi pentito, o vorrei fuggire per non -rivederla mai più. Una forza più potente della -mia volontà mi tiene qui soggiogato; io ritornerò -dinanzi ad essa pauroso come uno -schiavo... -</p> - -<p> -A quest'ora forse ella pensa a me; ripeterà -dentro di sè le mie parole — che -dirà il suo cuore?... Il mio non batte più, -s'è come paralizzato; da ieri io vaneggio -come un pazzo — vorrei dimenticarmi, vorrei -sfuggire a questa tortura del pensiero, e non -mi è possibile. La notte di ieri mi è sempre -dinanzi alla mente, nè io posso staccarmene -un istante. -</p> - -<p> -Me le ero seduto daccanto, e da un pezzo -non le dicevo parola. Rimuginavo dentro di -me cento maniere diverse, e non sapevo -qual scegliere per palesarle l'amor mio. Più -volte avevo aperto le labbra per incominciare, -e il pentimento me le aveva richiuse in un -sospiro. -</p> - -<p> -— Fa molto caldo, mi disse Carlotta. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span> -</p> - -<p> -— Estremamente — risposi, e non mentivo. -</p> - -<p> -Volli dir di più, ma mi venne meno l'ardire. -Suo marito si accostò a noi, mi rivolse -la parola, e mi sorrise; poi parlò lungamente -con Carlotta. Quando si allontanò, vidi gli -sguardi di Carlotta che lo seguivano con -espressione di affetto; tutte le mie forze si -accasciarono per un istante. Se non che mi -risollevai poco dopo, e credo che la speranza -non mi avrebbe mai dato tanto ardimento, -quanto me ne venne dalla certezza della sua -indifferenza. -</p> - -<p> -— Ho una cosa a dirvi — dissi d'improvviso -arditamente. -</p> - -<p> -Ella rivolse la sua faccia verso di me, affissò -i grandi occhi nei miei con espressione -di meraviglia. -</p> - -<p> -Non potevo più dare indietro. -</p> - -<p> -— Non oso — aggiunsi balbettando. -</p> - -<p> -— Diamine! diss'ella, scuotendo il capo -con un sorriso mesto. -</p> - -<p> -— Se voi l'indovinaste... -</p> - -<p> -I suoi occhi non mi dissero nulla. -</p> - -<p> -— Se potessi dirvelo in un orecchio... insistei -sorridendo per dissimulare il mio -strazio. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span> -</p> - -<p> -Ebbe pietà della mia vergogna, e non attese -più oltre. Si rizzò in piedi. La guardai -supplichevole, mi guardò senza rancore, senza -disprezzo, serena e mesta ad un tempo. -Ahimè! non era lo sguardo con cui ella avrebbe -detto il suo amore. -</p> - -<p> -M'allontanai precipitosamente da quella -casa; mi cacciai in letto smaniando e piangendo. -</p> - -<p> -Dimmi tu pure che io fui sciocco; è -tutt'oggi che lo ripeto a me medesimo. Mi -pare che in questo momento saprei pur rintracciar -la vera via per giungere al suo -cuore. Ma è meglio che sia così; tu ne sarai -pago; il ridicolo mi ha condannato irremissibilmente — così -tutto sarà finito. Io non -avrò più forza di parlarle, non so neppure -se avrò forza di rivederla.» -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap8">VIII.</h2> -</div> - -<p> -Silvio stette tutto quel giorno combattuto -fra mille pensieri. -</p> - -<p> -Aveva stabilito di non recarsi in quella -sera in casa di Carlotta, e tuttavia parevagli -che il suo orologio camminasse troppo lento, -e che tardasse troppo ad annottare. Verso -<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span> -il tramonto mutò proposito, e volle andarvi; -si abbigliò ed uscì: gironzò lungo tempo -indeciso, e finì col rientrare in casa più -tetro di prima. -</p> - -<p> -Stette alcuni giorni senza ritornare in -casa del signor Verni. Finalmente si arrese -al proprio desiderio, e vi andò ancora. -</p> - -<p> -Carlotta gli sorrise senza affettazione, senza -ironia, senza quella compiacenza che la certezza -d'aver ispirato una passione genera -nell'animo d'ogni donna. Era calcolo, dissimulazione -delicata? era natura? Silvio lesse -subito nel contegno di lei la sua sentenza, -e chinò il capo. -</p> - -<p> -Erano soli in un canto della camera; ella -seduta sopra un divano, egli appoggiato ad -una seggiola — la comitiva cianciava allegramente; -le belle donne gettavano qua e là -sguardi provocanti, i bellimbusti sciorinavano -del loro meglio i loro giuochetti di -spirito. -</p> - -<p> -Silvio taceva — Carlotta agitava lentamente -il suo ventaglio. -</p> - -<p> -— Signor Silvio, disse ella volgendo all'improvviso -la bella testa verso di lui. -</p> - -<p> -Egli si scosse dalla sua meditazione, e -balbettò con fioca voce: «signora.» -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span> -</p> - -<p> -— Accostatevi, riprese Carlotta, scommetterei -che vi annoiate. -</p> - -<p> -— Siete in inganno; la vostra casa ha -bandito la noia, rispose Silvio sforzandosi -a sorridere. -</p> - -<p> -Trasse la sedia d'accanto a Carlotta, e si -assise. -</p> - -<p> -La bella donna continuava ad agitare il -suo ventaglio. Un'audace speranza balenò -nella mente di Silvio; forse ella aveva accolto -il suo affetto, e quel suo contegno era -un invito. Si fe' rosso in volto dal piacere, -mosse le labbra convulsamente per parlare. -</p> - -<p> -Carlotta s'avvide. -</p> - -<p> -— Ieri vi siete interrotto — disse con -dolcezza, ma senza la titubanza che suggerisce -l'amore. -</p> - -<p> -— Ieri... ripetè tristamente Silvio, smarrendo -a un tratto ogni energia. -</p> - -<p> -— Avete fatto bene, aggiunse Carlotta -con un leggiero tremito, gettando uno sguardo -melanconico e pietoso sul povero Silvio. -</p> - -<p> -Non dissero più nulla. Ella volgeva gli -ocelli intorno, per nascondere il suo imbarazzo, -egli guardava il suolo pensando la -sua sventura. -</p> - -<p> -Poco dopo Carlotta si levò, ed uscì da -<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span> -quella sala. Silvio la seguì cogli occhi, e -rimase estatico a contemplare la porta per -cui ella era uscita. La vide rientrare poco -dopo al fianco di suo marito. Che voleva -ella dirgli con ciò? Ahi! Silvio lo comprese -troppo bene. -</p> - -<p> -Passarono in una sala da giuoco; li seguì -come attratto da una forza invisibile. -</p> - -<p> -— M'ami? domandava ella al marito. -</p> - -<p> -— Me lo dimandi! -</p> - -<p> -— Mi pare d'amarti come non ti ho mai -amato. -</p> - -<p> -Il signor Verni stringeva più forte il -braccio di madama. -</p> - -<p> -Silvio si tenne al muro per non cadere. -Carlotta si voltava in quel momento per districare -la sua veste di raso che s'era impigliata -ad un mobile. -</p> - -<p> -Si guardarono, ed arrossirono entrambi. -</p> - -<p> -Quella sera fu un supplizio per il cuore -di Silvio. -</p> - -<p> -E tuttavia egli non sapeva allontanarsi -da quella casa. Più volte s'era trovato -a fianco del signor Verni, e l'aveva guardato -con un sentimento d'invidia che non -aveva potuto soffocare. Ma quel signor Verni -era così affabile, così espansivo, e così severo -<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span> -ad un tempo ne' suoi modi, che quasi -Silvio si compiaceva del suo strazio, pensando -di aver risparmiato peggio a quell'ottimo -marito — e se non era la prepotenza -della sua passione, egli avrebbe incolpato -sè medesimo di codardia. Ad ogni -modo ciò non è poco, specialmente per chi, -al pari di Silvio, si tenga sicuro dell'<i>onestà</i> -delle sue intenzioni. -</p> - -<p> -Erano trascorse tre ore dacchè Silvio era -giunto in casa Verni, e una pendola sopra -un caminetto suonava con squilli argentini -la mezzanotte. -</p> - -<p> -Il povero innamorato passò una mano nei -capelli, e si rizzò da una seggiola, su cui -era rimasto lungo tempo, con animo di allontanarsi. -Si accingeva alle fredde cerimonie -della partenza, e pensava che avrebbe -voluto essere sotto le lenzuola, e risparmiarsi, -se gli fosse stato possibile, l'imbarazzo -di quei saluti; quando un servo annunziò -due nuovi personaggi. -</p> - -<p> -Siccome le serate del signor Verni si -protraevano di solito fino alle tre del mattino, -non v'era nulla di strano che quei tali -giungessero a quell'ora; ma tuttavia Silvio, -che aveva lo spirito immiserito dalla battaglia -<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span> -del suo cuore, ne fu sorpreso, e s'arrestò. -</p> - -<p> -Quei due erano un dottore, ed un cavaliere, -Felice Salvani. -</p> - -<p> -Il dottore era persona conosciutissima; -frequentava assiduamente le serate del -Verni, e godeva di qualche intimità con lui — il -cavaliere Salvani era uomo nuovo, che -si presentava per la prima volta in quelle -sale — e ciò, secondo i calcoli di Silvio, -cresceva l'inopportunità di quell'ora. -</p> - -<p> -Del resto il cavaliere era un bell'uomo, -sui trentacinque anni, d'aspetto serio, ma -più per albagia che per dignità — infine -era biondo; non ce ne voleva di più perchè -Silvio lo trovasse antipatico. -</p> - -<p> -Senza sapersene spiegare la ragione, egli -cercò collo sguardo Carlotta. La vide in -mezzo a un crocchio di signore; era pallida -e guardava verso l'uscio d'ingresso con -espressione di terrore. Involontariamente Silvio -fe' un passo come per recarle soccorso; -si rattenne in tempo. Il signor Verni si accostava -alla moglie seguito dal cavaliere. -</p> - -<p> -Silvio rimase immobile a guardare quella -scena, dominato da una sensazione di paura -e d'ira che non sapeva spiegare a sè medesimo. -<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span> -Vide Carlotta impallidire maggiormente, -barcollare un istante, e reggersi allo schienale -d'una seggiola per non cadere; vide la -sua bocca aprirsi per balbettare un complimento, -e un sorriso sfiorare forzatamente lo -sue labbra, e indovinò l'ansia del suo petto, -e lo straziante martello del suo cuore. -</p> - -<p> -Tutto ciò aveva durato un istante, nè altri -che Silvio avrebbe potuto vederlo — ma per -lui era una rivelazione; egli guardava Carlotta, -guardava quell'uomo, e parevagli di -afferrare le fila d'un segreto. Ahimè! temeva -d'indovinare. -</p> - -<p> -Tuttavia poteva essere che egli s'ingannasse, -che fosse stata un'illusione de' suoi -sensi agitati. Infine quell'uomo veniva per la -prima volta in casa Verni; e non era probabile -che corresse una segreta intelligenza -fra lui e Carlotta: egli avrebbe avuto mezzo -di prevenirla, di prepararla, nè la sua venuta -le sarebbe stata cagione di sorpresa. -Oltre a che — e per poco che egli fosse avveduto -non poteva ingannarsi su questo — non -la sorpresa, ma il terrore aveva imbiancato -le guancie di Carlotta. Che se invece il -cavaliere fosse stato altre volte in qualche -dimestichezza col Verni, come mai questi non -<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span> -aveva alcun sospetto, e non s'era accorto del -turbamento di Carlotta? -</p> - -<p> -In tali quesiti Silvio smarriva la coscienza -di sè medesimo, del suo dolore; pensò al dottore -che era uomo compitissimo e legato -a lui da molto tempo da una di quelle relazioni -di simpatia che sono così presso all'amicizia, -e venne innanzi a lui con animo -di averne qualche lume sul conto di questo -cavalier Salvani. -</p> - -<p> -— Sapete che immagrite? disse il dottore -a Silvio stringendogli la mano. -</p> - -<p> -— Vi pare... -</p> - -<p> -— Ne sono sicuro; scommetterei che pesate -due libbre di meno. -</p> - -<p> -Silvio sorrise. -</p> - -<p> -— È da un pezzo che non vi si vede; interruppe -gentilmente; che cosa è stato di -voi fin'ora? -</p> - -<p> -— Fui ai bagni; i bagni sono un'ottima -cura, che io consiglierei a voi pure; noi altri -medici moderni diciamo che l'<i>idroterapia</i> -è la pietra angolare della medicina. I contraddittori -sono eccezioni che non hanno -peso. Interrogatene i savii di tutti i tempi. -Mosè ordinava che si pregasse nell'acqua -corrente; ci si vuol vedere un simbolo, ma -vi è anche un principio d'igiene... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span> -</p> - -<p> -Il dottore — nissuno lo chiamava con altro -nome — aveva la debolezza di intrattenere -tutto il mondo dell'arte sua e compensarsi -in tal modo della mancanza d'una clientela. -Buon uomo del resto, e pieno di spirito, -rideva a tempo opportuno di sè medesimo, -e confessava candidamente di non aver mandato -nessuno all'altro mondo. -</p> - -<p> -— Voi non siete venuto solo? domandò -Silvio. -</p> - -<p> -— Solo! è vero, volete alludere al cavalier -Salvani. -</p> - -<p> -— Per l'appunto. Che uomo è? -</p> - -<p> -— Un cavaliere. -</p> - -<p> -— Non è questo. -</p> - -<p> -— Non so dirvene di più. -</p> - -<p> -— Dunque non è vostro amico? -</p> - -<p> -— Amico, precisamente, no. Lo conosco. -</p> - -<p> -— Molto? -</p> - -<p> -— Poco; i nostri rapporti sono recenti — qualche -parola, e qualche mazzo di carte -scambiate insieme — e più carte che parole. -È un giocatore assai fortunato; io ho puntato -spesso sulle sue carte, e gli sono riconoscente -della sua fortuna. Ecco tutto; il cavaliere -non è di Milano, conosce poche persone, -mi ha pregato di fargli respirare in -<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span> -qualche modo l'aria delle nostre sale, e l'ho -condotto qui. -</p> - -<p> -Silvio non potè saperne di più; ma era -già molto che egli avesse la certezza che -l'incontro di Saivani con Carlotta non fosse -soltanto effetto del caso. -</p> - -<p> -Da quel punto mutò proposito, e non volle -lasciar quella casa senza prima accertare in -qualche modo i suoi sospetti. -</p> - -<p> -Il cavaliere Salvani si tenne quasi sempre -lontano da Carlotta; parlò due o tre -volte col marito, entrò nella sala da giuoco, -perdette alcuni biglietti di banca; impassibile -sempre. Silvio lo seguiva come uno -spettro. -</p> - -<p> -Finalmente quell'uomo, dopo aver gironzato -alcun poco attorno a Carlotta, prese il -partito di sedersele vicino. Silvio si arrestò -di botto; e pose una mano sul cuore a reprimerne -la frequenza dei battiti. -</p> - -<p> -Carlotta vedendo quell'uomo aveva fatto -un movimento di ripugnanza, e aveva tentato -allontanarsi; ma il cavaliere l'aveva -guardata fisso con uno sguardo imperioso; -la poveretta a quello sguardo aveva tremato -come al tocco d'una pila, e s'era arrestata. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span> -</p> - -<p> -Silvio non pensò ad altro, e si fece innanzi -per porsi anch'egli a fianco di Carlotta. -Questa lo vide, ne indovinò l'intenzione, -e fe' un atto di gioia — e facendogli -posto sul divano: -</p> - -<p> -— Qui, gli disse tremando, signor Silvio... -</p> - -<p> -V'era tale abbandono in quelle parole, -che Silvio ne fu commosso. -</p> - -<p> -Senza dubbio Carlotta anch'essa s'accorse -d'essersi spinta troppo oltre, e tentò di -mitigare con uno scherzo stentato la vivacità -di quel richiamo. -</p> - -<p> -Silvio e Felice si trovarono così l'uno in -faccia all'altro; si guardarono immobilmente -un istante, sfidandosi a vicenda, e volendo -costringere l'un l'altro ad abbassare gli occhi -per il primo, Silvio non cedette punto; -il cavaliere sogghignò amaramente, si levò -in piedi, salutò, e si allontanò gettando un -ultimo sguardo sopra Silvio, che lo accolse -impassibile. In quello sguardo era giurato -un'odio. -</p> - -<p> -Carlotta aveva chinato gli occhi sopra -un albo di paesaggi. -</p> - -<p> -— Osservate, diss'ella a Silvio appena il -cavaliere fu partito — che incantevole veduta! -<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span> -ci sono stata; ecco laggiù il lago di -Costanza, e qui a sinistra la città di S. -Gallo. -</p> - -<p> -— Infatti.. -</p> - -<p> -— Non avete voi visitato la Svizzera? -</p> - -<p> -— Infatti.... io non ho visitato la Svizzera. -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap9">IX. -<span class="smaller"><i>Silvio ad Eugenio.</i></span></h2> -</div> - -<p> -«Ti avevo promesso di non parlarti più di -questo mio amore, ti avevo promesso che mi -sarei fatto forza, che avrei vinto me stesso -ed avrei dimenticato. Non credere che io -intenda fallire così al mio proposito; se te -ne scrivo ancora non è perchè io non voglia -dimenticare, ma sì perchè non ho ancora -dimenticato. -</p> - -<p> -Un istinto più potente della mia volontà, -un istinto fatto più di compassione e di curiosità -che d'amore, mi riavvicina a quella -donna. Ho dovuto ritornare in sua casa dopo -essermene allontanato alcun tempo, e ti -giuro che, se non fosse stato di quell'uomo, -io non vi sarei ritornato più; avrei subìto -<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span> -la mia sorte, avrei domandato la pace ad -ogni cosa, anzi che straziarmi in questa sterile -lotta d'un amore non corrisposto. Ma -sapere che un altro era vicino a lei, e tentava -forse con maggior fortuna le vie del -suo cuore, era troppo gran strazio; io non -poteva aggiungerlo alle mie torture, senza -soccomberne. -</p> - -<p> -Sono dunque ritornato in quella casa. -Non l'avessi fatto mai! Vi ho perduto -la sola cosa che mi fosse ancora cara, la -fede incontaminata nella virtù di Carlotta. -</p> - -<p> -Io non ho il diritto di farmi giudice delle -sue azioni, ma tuttavia non posso chiudere -dentro di me questa condanna che mi viene -sulle labbra. Ho voluto difenderla, ho pensato -l'amore che ella ha per suo marito, e -l'apparente ripugnanza che dimostra per -questo assiduo corteggiatore; ma tutto ciò -non basta. Se fra di loro non v'ha vincolo -d'amore o di colpa, quali diritti così possenti -può egli vantare sull'animo di Carlotta? -</p> - -<p> -Vorrei pure illudermi ancora, vorrei poter -essere ancora in tempo, e fuggire recando -meco la mesta croce dei miei dolori, e le -<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span> -mie ultimo illusioni. Oh! le mie illusioni! -povera corona sfrondata!... Ma oggi è inutile; -dovunque io andassi, avrei dinanzi agli -occhi l'immagine di quest'uomo che mi ha -avvelenato la sola gioia che m'era rimasta, -la gioia del sacrificio. Nulla più può salvarmi, -se non la certezza; di qualunque natura -ella sia, pur che mi tolga da questo dubbio -inesorabile che mi cammina a fianco, che -si appoggia al mio capezzale e affanna i -miei sonni coi suoi quesiti, che mi rode le -viscere come un tarlo. Ma che dico! posso -io dubitare ancora, dopo ciò che è avvenuto? -Ah! se un dubbio v'è nella mia mente, -è la mia mente che lo nutrisce; l'anima mia -vigliacca vede la certezza, e ne rifugge impaurita, -e si dibatte con un vacuo fantasima, -meglio che desistere dalla lotta. -</p> - -<p> -Giudicane tu stesso. -</p> - -<p> -Erano venti giorni che io non andava più -in casa di Carlotta. Vi andai oggi dopo il -mezzodì. Avevo in mente di scusare per tal -modo la mia assenza; in cuore di rivederla, -di combattere ancora per contendere l'amore -di Carlotta a quell'odiato rivale. A quell'ora -io mi sarei trovato solo con essa, o almeno -non avrei avuto intorno a me il volto marmoreo -<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span> -di quel biondo cavaliere; forse... che -dico? io era giubilante di questa determinazione; -guardai il cielo, e mi parve bello; -i volti umani, e mi parvero più sereni; la -speranza giovine e robusta rinasceva nel -mio povero petto. -</p> - -<p> -Entrai nella sua casa tremante; la signora -era nelle sue camere, il sig. Verni uscito poco -prima. Mi feci annunziare a Carlotta ed attesi. -Il servitore ritornò a dirmi che la signora -mi faceva pregare d'attenderla un -istante nella sala. La gioia mi rendeva insensato: -seguii macchinalmente il servo che -mi precedeva. -</p> - -<p> -Entrando nella sala, udii il rumore d'una -porta sbattuta con violenza. Mi rivolsi; era -la porta che metteva nelle camere di Carlotta; -la spinta era stata così violenta, che -l'uscio aveva rimbalzato senza chiudersi, e -la maniglia tremolava ancora. -</p> - -<p> -Rimasi solo, e contemplai sbigottito quel -luogo in cui avevo passato tante sere felici; -la luce del giorno me lo rendeva quasi irriconoscibile. -</p> - -<p> -Fui tolto alle mie meste fantasie dal suono -d'una voce che partiva dalle camere di -Carlotta. M'accostai all'uscio che era rimasto -<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span> -socchiuso; la voce pareva venire dal -fondo della camera; era d'uomo. Non potei -vincere la mia curiosità; ahimè, era certamente -assai più che curiosità! appoggiai la -testa contro l'uscio, ed ascoltai vergognando -della mia debolezza. -</p> - -<p> -Erano due voci, e parevano contendere; -l'una più robusta, più imperiosa, ed era -quella d'un uomo; l'altra supplichevole e -fioca, d'una donna, forse di Carlotta. Un -freddo sudore spuntò sulla mia fronte; tesi -l'orecchio per ascoltare, ma le parole non -giungevano fino a me che stentatamente. -</p> - -<p> -— Verrete? domandava quell'uomo, e -l'altra replicava fra i singhiozzi. -</p> - -<p> -— Verrete? insisteva il primo. -</p> - -<p> -Mi venne in mente che fosse lui, il cavalier -Salvani; e immaginai Carlotta pallida, -lagrimante, stretta dalle mani audaci di quell'uomo. -</p> - -<p> -La pietà me l'imponeva, il mio amore -me ne dava diritto; posi la mano sulla maniglia -della porta, e feci per entrare. -</p> - -<p> -— Verrete? ripetè ancora una volta quella -voce. -</p> - -<p> -Un gemito straziante le rispose, poi alcuni -passi affrettati, poi più nulla. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span> -</p> - -<p> -Mi appoggiai al muro un istante, e tentai -invano di ricompormi. -</p> - -<p> -Carlotta entrò; la salutai freddo, ella sorridente. -La guardai negli occhi; aveva pianto... -Mio Dio! Mio Dio! E quell'uomo dunque? -ah! è cosa da perdere la ragione... -</p> - -<p> -«Verrete?» Era una preghiera? no, era -un comando — ma dove? quando? e qual -sarà stata la risposta di lei? Stolto! e posso -io dubitare ancora?» -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap10">X.</h2> -</div> - -<p> -In tutta notte Silvio non potè dormire un -solo istante; il fantasma della sua sciagura -s'era seduto sul suo letto; i suoi occhi lo -fuggivano, ma invano — quel fantasma gli -era sempre dinanzi. E pigliava le forme più -spaventose, e gli atteggiamenti più strani. -Terribile strazio, notte interminabile; il -primo raggio di sole illuminò la sua fronte -madida di sudore. Egli salutò quella luce -come un benefizio. -</p> - -<p> -Abbandonò il suo letto ed uscì; che aveva -in mente? nulla; e tuttavia non avrebbe potuto -restare un istante di più sotto quella -volta, fra quelle mura che erano state testimonii -<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span> -di quella notte passata nel delirio e -nella febbre dell'insonnia. Gironzò a caso -gran tempo; senza avvedersene e quasi istintivamente, -egli si era spinto fin presso all'abitazione -di Carlotta. S'inoltrò; vide le -sue finestre e i suoi vasi di ciclamini, i fiori -che essa amava sovra tutti gli altri, e si -fermò sulla via a contemplarli melanconicamente. -Gli ritornarono in mente le segrete -battaglie del suo timido amore. -</p> - -<p> -Trascorse gran parte della mattina senza -che egli avesse potuto decidersi ad abbandonare -quei luoghi. Guardava tratto tratto -alle finestre, sperando il povero conforto di -vederla ancora una volta prima di abbandonarla -per sempre. -</p> - -<p> -Improvvisamente si accorso d'una donna -che lo precedeva di un centinaio di passi e -che egli non aveva visto passare innanzi. -Vestiva semplicemente, ma con eleganza; -gli volgeva le spalle, e s'allontanava a passi -rapidi. Il cuore di lui rianimava le suo tempeste; -parevagli di riconoscere Carlotta; all'andatura -e alle spalle avrebbe giurato che -era dessa. La ragione lo veniva confortando -in questa credenza; quella donna gli era -apparsa dinanzi in un solo tratto; sarebbe -<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span> -stata troppo strana cosa che gli fosse -passata dinanzi ed avesse tardato tanto -a vederla. Era dunque uscita da una porta; -la sua distrazione gli spiegava che non -l'avesse vista ad uscire; ora la porta dell'abitazione -di Carlotta si trovava per l'appunto -a tal distanza che tornava bene coi -suoi calcoli. Così pensando affrettava il passo -dietro a quella donna, procurando di tenersi -alle muraglie per celarsi. -</p> - -<p> -Perchè la seguiva egli? non lo sapeva. Se -pure avesse avuto la certezza che quella -donna era Carlotta, avrebbe egli osato arrestarla -sulla via e parlarle? E parlarle di -che? Certamente non pensava nulla di tutto -ciò; la seguiva non già per raggiungerla, -ma per seguirla; anzi quando gli parve di -guadagnare troppo cammino, rallentò il -passo per mantenersi alla stessa distanza. -</p> - -<p> -Ella s'era voltata più volte, ed egli aveva -aguzzato il suo sguardo, ma un fitto velo le -nascondeva il viso. Allora solo Silvio ricordò -quella parola udita il giorno prima, e gli -parve d'udirla ripetere ancora malignamente -al suo orecchio: -</p> - -<p> -<i>Verrete?</i> -</p> - -<p> -— Oh! ella adunque si reca a quel -<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span> -convegno, non vi è più dubbio — disse fra -sè gemendo, e accelerò il passo. -</p> - -<p> -Quella donna camminava sempre innanzi -a lui. Guardandola più attento, gli parve che -si fosse ingannato e che non potesse essere -Carlotta; le forme e le movenze eran di -Carlotta, ma mancavano due linee alla sua -statura, per poter dire che la fosse davvero. -Egli non poteva errare; l'aveva vista tante -volte.... -</p> - -<p> -— Oibò, conchiuse, non è Carlotta. -</p> - -<p> -Tuttavia non seppe risolversi di arrestarsi -e proseguì, sebbene più lento, nel cammino -che gli veniva segnato da quell'incognita. -</p> - -<p> -Ad uno svolto di via il cuore gli battè -più celere, il velo di quella donna s'era sollevato -alquanto, e gli occhi penetranti di Silvio -erano passati come un dardo in una feritoia. -</p> - -<p> -— È dessa, è dessa — ripetè sconfortato. -</p> - -<p> -E questa volta accelerava il passo con frenesia; -se non che non andò molto che si -arrestò un'altra volta. Aveva misurato ancora -la statura di quella donna, e assolutamente -le mancavano due linee per farne una Carlotta. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span> -</p> - -<p> -Non osando più affermare nulla dentro di -sè, si lasciò guidare macchinalmente, spinto -da quella che si può chiamare la forza d'inerzia -della volontà, e che è pelle nature -variabili e deboli la sola direttrice delle -azioni. -</p> - -<p> -Camminò di tal guisa gran tempo; parea -che quella donna errasse capricciosamente, -come se temesse d'essere seguita, e -volesse sviare ogni ricerca. Pure egli era -certo di non essere stato veduto. -</p> - -<p> -D'un tratto l'incognita si fermò, e guardandosi -attorno, entrò d'un balzo in una -carrozza da piazza, che pochi istanti dopo -partì al galoppo. -</p> - -<p> -Silvio s'arrestò sbigottito. -</p> - -<p> -Un'altra carrozza gli veniva incontro, e -il cocchiere dall'alto del cassetto agitava -lo staffile per richiamarne l'attenzione ed -offerirgli i suoi servigi. -</p> - -<p> -Silvio corse incontro a quell'uomo. -</p> - -<p> -— Hai tu veduto quella carrozza che è -partita or ora? -</p> - -<p> -— Il numero 102. -</p> - -<p> -— Ti basta l'animo di raggiungerla e di -seguirla? -</p> - -<p> -— Per raggiungerla gli è l'affare di cinque -<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span> -minuti; le gambe di <i>Lupo</i>, ed accennava -il suo cavallo, sono d'acciaio. In quanto -a seguirla, se anche io chiudessi gli occhi, -Lupo le terrebbe dietro ugualmente; egli -conosce meglio di me il numero 102, perchè -lo ha giorno e notte dinanzi agli orchi. Vedete -ho il numero 103 io... -</p> - -<p> -Silvio non aveva ascoltato che a metà le -ciancie di quell'uomo; s'era cacciato in carrozza -e avea rinchiuso, sbattendolo, lo -sportello. -</p> - -<p> -La carrozza partì come una furia. -</p> - -<p> -In breve il numero 103 fu dietro al numero -102; allora rallentò il passo. -</p> - -<p> -Il numero 102 svoltò in una via, svoltò -in un'altra, in un'altra ancora, e il 103 dietro -sempre come un'ombra. Allora parve -che l'incognita si fosse accorta d'essere seguita, -perchè d'un tratto il 102 si slanciò al -galoppo. E il numero 103 dietro egli pure al -galoppo. -</p> - -<p> -A quella corsa sfrenata i passeggieri si -davano da banda spaventati. -</p> - -<p> -— Passale innanzi — gridò Silvio al cocchiere. -</p> - -<p> -La povera rozza tremò sotto lo scoppiettio -della frusta, e accelerò ancora la sua corsa. -<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span> -Silvio appoggiò il capo allo sportello, tenendosi -nascosto dietro le tende; aveva speranza -di veder quella donna e di riconoscerla, -e voleva darle a credere di non essere -inseguita, per non stornarla dal suo proposito. -</p> - -<p> -Il numero 103 raggiunse il 102. -</p> - -<p> -La corsa delle due carrozze era così rapida, -che, prima di passar oltre, si trovarono -di fronte un breve tratto. Silvio -vide le tende calate, e l'estremità di una -mano che spuntava dietro i vetri. Il volto -di quella donna era là... dietro... sbigottito -forse e tremante. -</p> - -<p> -La carrozza passò oltre. -</p> - -<p> -Il 102 approfittò di quel momento, e voltò -a sinistra. Silvio non sentì più il rumore -delle ruote dietro di sè. Ahi! essa dunque -gli era sfuggita. -</p> - -<p> -Lungi dall'arrestarsi, il cocchiere tirava -diritto al galoppo, e giù staffilate sul disgraziato -<i>Lupo</i>. -</p> - -<p> -— Lasciatemi fare, gridava dal suo cassetto -a Silvio che gli comandava d'arrestarsi. -</p> - -<p> -La carrozza volava, radendo il terreno -come una freccia. Silvio intese il rumore -<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span> -delle ruote farsi più sordo, e cessò affatto -d'udire l'alternato scalpitare delle zampe di -<i>Lupo</i> sul lastrico. Allora levò il capo dallo -sportello, e conobbe d'essere nella Piazza -d'Armi. -</p> - -<p> -Una carrozza privata era ferma nel -mezzo della piazza; parve che il cocchiere -di quella, vedendo una carrozza accostarsi, -si ripiegasse indietro per pigliare degli ordini; -infatti poco dopo tirò le redini, e -mosse lentamente incontro al numero 103. Il -cocchiere del numero 103 dal suo canto -rallentò le redini sul collo di Lupo, e lasciò -che egli si avanzasse al piccolo trotto. -</p> - -<p> -All'improvviso la carrozza privata mutò -direzione, e volse a sinistra; da quella parte -un'altra carrozza arrivava di galoppo. Silvio -riconobbe in essa il numero 102, smarrì le -forze, e dovette abbandonare lo sportello. -</p> - -<p> -Un'istante dopo diede ordine al cocchiere -di passar oltre per non insospettire. -</p> - -<p> -Allora appoggiò la fronte ardentissima sul -piccolo finestrino posteriore, e guardò con -occhio smarrito ciò che stava per succedere. -E vide le due carrozze arrestarsi l'una -presso all'altra, e lo sportello del numero 102 -aprirsi, e contemporaneamente aprirsi lo -<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span> -sportello dell'altra; poi un piede piccolo appoggiarsi -sul predellino del numero 102, ed -uscirne una donna velata. Silvio rattenne il -respiro per concentrare negli occhi tutta la -sua vita... Un grido proruppe soffocato dal suo -petto; no, egli non poteva più oltre dubitare: -quella donna era Carlotta. -</p> - -<p> -La vide attraversare il breve tratto di via -che la separava dall'altra carrozza; e una -mano sporgersi per aiutarla a salire; poi -null'altro; le lagrime gli oscuravano la -vista. -</p> - -<p> -Poco dopo un polverio lontano segnava -ancora il sentiero di quella fuga. -</p> - -<p> -— Devo seguirli?... domandò il cocchiere, -accennando col dito la carrozza che si allontanava. -</p> - -<p> -— No; rispose Silvio con voce cupa. -</p> - -<p> -— Volete che mi accosti al numero 102?... -</p> - -<p> -Senza aspettare la risposta, spinse Lupo -al galoppo. -</p> - -<p> -— Arresta; gridò Silvio. -</p> - -<p> -La carrozza si fermò. Silvio si fe' condurre -dinanzi all'abitazione del signor Verni; e -quivi discese. -</p> - -<p> -— Uscirò da questa incertezza fatale, -mormorava fra i denti salendo le scalinate. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span> -</p> - -<p> -— Voi qui, signor Silvio! disse una voce -daccanto a lui. -</p> - -<p> -— Voi, signor Verni! -</p> - -<p> -— Vi fa meraviglia? -</p> - -<p> -— Tutt'altro, vi cercavo. -</p> - -<p> -— A meraviglia; sono agli ordini vostri. -</p> - -<p> -— Voi uscite? -</p> - -<p> -— La mia solita passeggiata. E che cosa -volevate dunque da me? -</p> - -<p> -— E la vostra signora moglie? -</p> - -<p> -— Sta bene; è uscita anch'essa. -</p> - -<p> -— Uscita.... -</p> - -<p> -— Da un'ora, una visita ai suoi poverelli; -quest'oggi è il sabbato. Attaccatevi -al mio braccio, mi parlerete del vostro affare -passeggiando. -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap11">XI. -<span class="smaller"><i>Silvio ad Eugenio.</i></span></h2> -</div> - -<p> -«Non so darmene pace. Ed è possibile spingere -la semplicità a questo punto? e voler -ritessere di propria mano nuovi inganni alla -mente, perchè ella asserisca ciò che non può -pensare? Pure è questa da qualche giorno -la mia tortura. E m'affatico stoltamente a -<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span> -deludere il mio buon senso, per poter credere -ancora alla virtù di quella donna. -</p> - -<p> -La virtù, la virtù! sempre questa parola -che enfia pomposamente le gote degli ipocriti; -questa che noi chiamiamo virtù è maschera -di più fino lavoro delle altre, ma maschera -al pari delle altre; il mondo tutto è -una mascherata ridicola; e chi non ha labbra -da ghigni beffardi, non ha petto da starsene -fra gli uomini e farà meglio ad andarsene. -Poni la virtù sopra una bilancia, e -dimmi quanto pesi; interroga i mercati, e -che ti si dica il prezzo di questa merce; -incontrerai molte virtù da vendere — ma la -virtù non già, perchè non è cosa di terra — Se -oggi ci venisse un istante, un usuraio -la porrebbe all'incanto, e domattina l'avrebbero -violata. -</p> - -<p> -Hai forse ragione, mio ottimo Eugenio; -e in questo momento sono assai più disposto -a convenire teco; ma sono ben otto giorni -che mi arrovello a contraddirti e a persuadermi -del contrario. Che vuoi? Sono oramai -così debole, che mi appiglio ad ogni cosa -che possa arrestarmi in qualche modo su -questo fatalissimo pendio che mena all'apatia. -Gli uomini sentono di buon'ora questo bisogno; -<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span> -se non che, quando si ha esuberanza -di passioni e di forza, il dubbio sfiora il -cuore senza passarlo; e se un disinganno -tarpa le ali per un istante, bentosto la speranza -le rinnova più robuste. -</p> - -<p> -La gioventù è l'inno dell'amore — si è -giovani, e si ama — a qualunque prezzo, -anche a prezzo del dolore e del sagrifizio — si -ama perchè giovani, si è giovani perchè -si ama. -</p> - -<p> -In questa effervescenza di vita e di affetti -si esaurisce rapidamente la gioventù e l'amore — colla -gioventù la forza, coll'amore -la fede, però che la fede è un'amore. -</p> - -<p> -L'indifferenza, fredda, muta, desolata ci -galoppa alle spalle; ieri era l'avvenire e il -passato; oggi è l'oggi — inesorabilmente. -</p> - -<p> -Io lo sento, e vorrei sottrarmi a questa -barbara legge, vorrei sottrarmi a me stesso, -al peso della mia memoria e della inerzia -della mia fantasia. Vorrei... oh! sì; strapparlo -dal seno questo cuore impotente. -</p> - -<p> -Ecco forse perchè m'affanno a credere ancora -alla virtù di Carlotta. -</p> - -<p> -È un fantasma vano, tu dici; che importa? -è pur sempre una fede, è pur sempre un -amore; non è più Carlotta che io domando -<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span> -al cielo, sono le mie passioni, i miei affetti, -il mio cuore. Non è Carlotta, ma il pensiero -di Carlotta. -</p> - -<p> -Ah! la memoria di quel giorno mi toglie -il senno. Spingere a tal punto la perfidia; -ingannare un uomo che non vive che di lei, -che ella dice d'amare, con cui divide il tetto, -la mensa e l'avvenire.... e ingannarlo per -chi? -</p> - -<p> -Quel signor Verni è pure la buona persona; -affettuoso, cortese, dignitosamente austero; -ma che monta tutto ciò? egli è un -marito; conviene che egli sia giudicato come -tale, e amato come tale. Amato... sì; e non -è possibile che io m'inganni. Carlotta ama suo -marito... E perchè dunque?... Enigma tormentoso, -indefinibile mistero del cuore d'una -donna, chi mai saprà leggere nelle tue pagine -capricciose? -</p> - -<p> -Mi sono recato più volte, dopo quella giornata, -in casa di Carlotta. La vidi mesta, pallida, -stravolta: tale un giorno, tale sempre. -Che può ella avere che l'affanni? Il rimorso -forse? Menzognera e meschina e falsa riparazione -questa del rimorso... «La poveretta -ha errato, ne soffre». Infamia, infamia; nissuna -pietà per la colpa che mendica il perdono -colle vesti del pentimento. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span> -</p> - -<p> -Se l'immagine della vostra colpa può tanto -sull'animo vostro da rendervi infelice, perchè -mai non potè arrestarvi prima di commetterla? -«Un istante di debolezza». Verissimo. -Ma poichè foste deboli nell'errare, siate -forti nel subirne la penitenza — non vogliate -lavare l'onta colle lagrime, la debolezza -colla debolezza, il vizio colla menzogna. -</p> - -<p> -Quell'uomo, quel cavaliere Salvani, non è -più venuto in casa Verni dopo quel giorno. -M'ingannerei io dunque? Io sono pure lo -stolto giocoliero ad affannarmi per ingannare -me stesso. Potessi colle mie stupide querele -arrestare un istante il fantasma della mia -fede, e morire con essa! Morire benedicendo -ed amando, morire col pensiero di lei, coll'immagine -di lei dinanzi agli occhi, la -mia bocca fremente sulla sua fronte purissima... -la sua fronte purissima!... Irridimi cinico, -irridimi; la tua beffa non può ferire il -mio delirio». -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap12">XII. -<span class="smaller"><i>Silvio ad Eugenio.</i></span></h2> -</div> - -<p> -«Ancora.... sì, ancora di lei; ne ho la -mente piena, ne ho il cuore pieno. Non -<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span> -posso nulla contro la prepotenza di questo -affetto. -</p> - -<p> -Le dure parole della tua ultima di -dieci giorni fa mi hanno ferito vivamente -nel mio amor proprio. Ho voluto aspettare -a risponderti per dirti: «Rifaccio i tuoi passi, -sarò ad Huesca quanto prima...» Che mi rattiene -ora dal farlo? Lo ignoro, ma mi è -tuttavia impossibile abbandonare Milano. E -d'altra parte abbandonare una città non è -abbandonare i nostri affetti, le nostre memorie; -e se potessi spogliarmi di queste, -non vorrei allontanarmi da Milano. -</p> - -<p> -È la centesima volta che io giuro a me -stesso di non rivederla più; questa volta -mancò poco che io riuscissi, e sarebbe stato -merito tuo. Non è mia colpa se il mio proposito, -ed era saldissimo, ha fallito; giudicane -tu stesso. -</p> - -<p> -Erano quindici giorni che non era stato -in casa di Carlotta; non vi sarei andato più; -se non fossero bastate le mie forze, avrei -riparato nelle tue braccia per sottrarmi ad -ogni tentazione. Propositi saggi, tu lo vedi. -Questa mattina sono stato svegliato da un -raggio di sole, e mi sono levato meno triste. -Ho aperto le finestre, e un'onda di lieti -<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span> -pispigli ha invaso la mia piccola casa. Razza -spensierata quei passeri! Uscii meglio disposto -a sopportare la noia di me medesimo. -</p> - -<p> -Ho gironzato alcune ore senza pensiero; mi -sono cacciato dappertutto; ho guardato con -molta attenzione le mostre dei negozii, ed -ho interrogalo con insistenza il volto dei -passanti. «Costoro sono tutti galantuomini, -mi sussurrava il mio demonio; camminano -a due a due; e si danno il braccio, e cianciano. -Cianciano tutti, e di che mai? Vedi -soave ricambio di sentimenti!» -</p> - -<p> -Ascoltavo stupefatto le rotte frasi dei loro -discorsi, e tentavo indovinarne il senso. -Buona occupazione per gli sfaccendati; ma -per me era più che un'occupazione, era meraviglia; -e ti giuro che ce ne volle prima -che mi ricordassi che appartengo anch'io -alla razza dei galantuomini. -</p> - -<p> -Suonava il mezzogiorno, e senza avvedermene -io m'era spinto entro i viali serpeggianti -dei giardini. Le belle anitrelle! le -belle magnolie! e sopratutto i bei raggi di -sole! -</p> - -<p> -Guardai innanzi a me — povero mio -cuore! — era dessa! -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span> -</p> - -<p> -Veniva lentamente appoggiata al braccio -di suo marito. Il mio primo pensiero, credilo, -fu quello di sfuggirla, e girai intorno -la sguardo ricercando un sentiero per la -mia fuga; ma essi mi avevano già visto. -</p> - -<p> -Carlotta era pallida, abbattuta, come se -fosse uscita appena allora di malattia; il suo -profilo s'era allungato, e i suoi grandi occhi -pareano ingrossati più ancora, e guardavano -con sguardi così languidi... Ma io -sono pur sciocco a intrattenere il tuo cinismo -di queste miserie. -</p> - -<p> -Mi salutarono per i primi; il rossore mi -salì alle guancie. -</p> - -<p> -Domandai notizie della salute di Carlotta, -balbettai alcune scuse per non -essermi più recato in casa loro. Non -udii le loro parole di rimprovero; ma mi -parvero tali. Dolci rimproveri! -</p> - -<p> -Quel signor Verni è proprio una carissima -persona, e sua moglie così bella! Io -vorrei pure amarli entrambi... -</p> - -<p> -Mi accompagnai un breve tratto con essi, -e vollero farmi promettere che sarei -andato a far loro visita. Promisi. Poteva -io non farlo? -</p> - -<p> -Ed ora? Tutt'oggi non ho fatto che pensare -<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span> -ad essa: ho ripetuto mille volte ogni -sua parola. È così dolce la sua voce! Ne -sento ancora l'armonia, come fremito d'arpa -lontana. Ho dimenticato i miei passeri; il -loro cinguettìo mi è indifferente, quasi importuno; -e se penso alla gioia d'essere amato -da quella donna e udirlo ripetere dalle suo -labbra... credo che impazzirei. -</p> - -<p> -E dire!... ah, perchè non posso io contemplare -un istante questa cara visione, -senza che vi si mesca quell'orribile pensiero? -E se io la calunniassi, se non fosse lei -quella che ho veduto? Incertezza crudele. -</p> - -<p> -Ritornerò, sì, ritornerò nella sua casa; -un'ultima volta, e ti prometto che avrò fatto -prima le mie valigie. E sarò teco a dividere -la solitudine di quel dannato paese più presto -che tu non immagini; e ci consoleremo -a vicenda». -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap13">XIII.</h2> -</div> - -<p> -Silvio lasciò passare alcuni giorni senza -sapersi risolvere a ritornare in casa di Carlotta. -</p> - -<p> -Se avesse dovuto ascoltare la voce della -sua passione, egli vi si sarebbe recato molto -<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span> -prima, e già più volte era stato per arrendersi -al desiderio; ma poichè egli aveva -promesso ad Eugenio, e più a sè stesso, -che quella visita sarebbe stata l'ultima, non -aveva ritrovato ancora dentro di sè tanta -forza da appigliarsi a quell'estremo partito. -</p> - -<p> -Se non che suole avvenire delle anime -deboli che spesso s'inducano dopo molta -riluttanza ad affrontare un dolore, solo perchè -non hanno forza di ribellarsi ad una -determinazione presa. La scrupolosa osservanza -delle promesse che gli uomini fanno -a sè stessi, non è sempre, nè per tutti gli -uomini, indizio di forza; anzi lo <i>scrupolo</i> è -sempre debolezza. L'indugiare è una lotta, -ma la lotta del debole; l'adempiere dopo -l'indugio è un arrendersi dopo la lotta; novello -indizio di debolezza. -</p> - -<p> -Una mattina Silvio si alzò giurando che -al pomeriggio sarebbe andato da Carlotta, e -che il domani avrebbe lasciato Milano. -</p> - -<p> -Non erano ancora lo due dopo mezzogiorno, -ed egli entrava nel portone del palazzo -Verni. -</p> - -<p> -Su per le scale immaginò l'imbarazzo che -avrebbe provato dinanzi a Carlotta, quando -<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span> -egli si fosse lasciato cogliere alla sprovveduta; -però si premunì disponendo il corpo -a certa disinvolta noncuranza, che, secondo -i suoi calcoli, doveva fare una profonda impressione. -</p> - -<p> -Carlotta era sola. -</p> - -<p> -Sebbene Silvio fosse venuto con animo di -salutare anche quel buon uomo del signor -Verni, questa notizia gli fece piacere, e sentì -ad un tratto svanire gran parte di quella -forza fittizia su cui egli aveva riposato così -securamente. Ad ogni modo non si diede -per vinto, e col più insulso cinguettìo di -cui fosse capace, domandò a Carlotta della -sua salute, della preziosa salute del signor -Verni. Carlotta s'era rimessa completamente, -e il signor Verni era sempre -stato a meraviglia. Silvio assicurò d'esserne -lietissimo; e continuò a dire con -una rapidità prodigiosa di cento ultime -notizie che Carlotta ascoltava colla più bella -grazia di questo mondo. -</p> - -<p> -— Rimessa completamente — andava intanto -ripetendo fra sè e sè, e gettava alla -sfuggita uno sguardo sul viso fresco e rosato -della vaga creatura, non osando contemplarla -per paura di perderci il suo frasario. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span> -</p> - -<p> -— Io parto — disse alla fine con aria distratta. -</p> - -<p> -— Partite! esclamò Carlotta con accento -di sorpresa. -</p> - -<p> -Silvio stava per aggiungere qualche cosa, -ma levando gli occhi s'incontrò in quelli di -Carlotta che lo guardavano con una strana -espressione di mestizia. Allora fu perduto, -s'ingarbugliò, balbettò frasi sconnesse, poi -non disse più nulla. -</p> - -<p> -Carlotta continuava a guardarlo sott'occhi; -forse ella aveva letto nell'anima di lui, e -quello sguardo rivelava la pietà. -</p> - -<p> -Ma l'immaginazione degli innamorati ha -le ali più robuste e s'accompagna nei voli -colla speranza. -</p> - -<p> -Per Silvio quello sguardo voleva dire ben -altro; era un amore corrisposto, una fiamma -celata, era il profumo che tradiva un -affetto dissimulato. Tremante e pallido egli -ricercò quello sguardo avidamente. -</p> - -<p> -Carlotta volse gli occhi altrove. Era un -riguardo; e tuttavia Silvio ne fu addolorato. -Vi fu un istante di silenzio. -</p> - -<p> -— Noi siamo pur soli — pensò Silvio; io -potrei... -</p> - -<p> -— Lasciate Milano per molto tempo? — domandò -Carlotta all'improvviso. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span> -</p> - -<p> -— Lo ignoro... Dipenderà dalle circostanze. -</p> - -<p> -Carlotta aveva strappato un giacinto bianco -da un piccolo vaso, e lo sfogliava lasciandone -cadere i petali sulle sue ginocchia. -Silvio stava muto a guardarla. -</p> - -<p> -La sua posizione diventava sempre più -imbarazzata; ma egli non se ne accorgeva -più; non temeva più il ridicolo; non cercava -più di celare sotto un'apparenza fredda -e contegnosa il tormento della sua passione. -</p> - -<p> -Si era svelato, e lo sapeva. Non aveano -detto parola, e pure s'erano compresi. Egli -aveva detto l'amore; essa la pietà. Il silenzio -ha delle grandi rivelazioni. Carlotta aveva -pietà di lui; non poteva più dubitarne. Era -bastato un momento ad apprendergli tutto, -a farlo ricadere dall'altezza delle sue fantastiche -speranze, nella rassegnazione dell'uomo -che non domanda altro che il compianto. -Uno sguardo aveva sprigionato nel -suo petto i sogni e le ebbrezze del desiderio -e dell'amore, uno sguardo lo aveva ricacciato -nel suo nulla. -</p> - -<p> -In questo breve periodo di folle abbandono -egli aveva perduto la sola forza che -potesse contrapporre allo slancio della sua -<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span> -passione, la maschera d'indifferenza sotto -cui aveva celato il suo cuore. -</p> - -<p> -Tuttavia la pietà della donna che si ama -è un gran conforto per le sventure degli -amanti; v'ha in essa un profumo soave, una -dolcezza lusinghiera che compensa in certo -modo del rifiuto dell'amore. Forse anche la -pietà è amore; però le donne che vivono -per amare, allora che non amano, compiangono. -</p> - -<p> -Silvio s'era spogliato dell'orgoglio dell'uomo, -e s'inchinava a raccogliere gli sguardi -di quella pietosa. In quel punto non ricercava -di più; gli pareva follia che si potesse -preferire l'amore colpevole, alla virtuosa -dolcezza di quel compianto. -</p> - -<p> -— Forse ella mi avrebbe amato — pensò. -Povero conforto per la vanità delle anime -volgari; grande per la vanità delle anime -elette. -</p> - -<p> -— Dove andate? domandò ancora Carlotta. -</p> - -<p> -— Che so io? In Ispagna forse, viaggierò -per distrarmi. Vi è forse ancora disseminata -pel mondo qualche gioia elio possa pagare -l'aridità della mia vita presente. Cercherò. -</p> - -<p> -Silvio sorrideva senza amarezza; quelle -parole gli venivano dal cuore. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span> -</p> - -<p> -— Ne avete diritto: aggiunse Carlotta. -Voi siete giovine. -</p> - -<p> -E pronunziò queste parole con tale accento -di mestizia, che Silvio ne rimase colpito. -</p> - -<p> -— I dolori invecchiano, disse Silvio. -</p> - -<p> -— È vero, i dolori invecchiano. -</p> - -<p> -Per alcun tempo si rifecero mutoli. Silvio -non cercava di rompere il silenzio; -quel silenzio era per lui la sola cosa che -dava ai suoi rapporti con Carlotta quella tinta -di confidenza che gli era così cara. -</p> - -<p> -— Viaggiate solo? -</p> - -<p> -— Solo. -</p> - -<p> -— Fate conto di ritornare a Milano? -</p> - -<p> -— Lo spero. -</p> - -<p> -— Ci rivedremo. -</p> - -<p> -Silvio non rispose; e levò gli occhi al -cielo. -</p> - -<p> -— Vostro marito? domandò poi commosso. -</p> - -<p> -— È uscito. -</p> - -<p> -— Avrei avuto caro di salutarlo. -</p> - -<p> -— Si offenderebbe se non lo faceste. -Egli vi stima; gli siete simpatico. -</p> - -<p> -— Egli! -</p> - -<p> -— A qual giorno è fissata la vostra partenza? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span> -</p> - -<p> -— Più presto che mi sarà possibile. Vedrò -vostro marito. -</p> - -<p> -La conversazione morì un'altra volta -sulle loro labbra; ma le loro anime parlavano -un linguaggio ben più eloquente. -</p> - -<p> -Ella scherzava col gambo sfogliato del -giacinto; egli guardava i petali caduti sul -tappeto. Pensavano entrambi, entrambi mesti -e pronti a sorridere di quel sorriso che -fa così bella la mestizia. Una soave intimità -non rivelata da prima spirava dai loro -atti. Si conoscevano appena e pure potevano -leggere nel pensiero l'un dell'altro. -</p> - -<p> -Silvio pensava a raccogliere i petali del -giacinto; Carlotta si levò a metà, e battendo -sulla veste, fece cadere quei petali che vi -si erano attaccati. Silvio s'inchinò lentamente -e li raccolse; risollevandosi incontrò -il volto sereno di Carlotta. Non s'era offesa -dell'audacia, ed egli lo sapeva. -</p> - -<p> -— Li terrò sempre meco, disse Silvio -sorridendo; mi porteranno fortuna. -</p> - -<p> -— Sono fiori melanconici i giacinti. -</p> - -<p> -— Li avrò più cari per questo. Mi faranno -sovvenire di voi.... Siete così bella!.... -aggiunse scuotendo il capo mestamente. -</p> - -<p> -Carlotta tacque. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span> -</p> - -<p> -In quel punto un servo venne ad annunziare -il cavaliere Salvani. A quel nome due -grida morirono soffocate sulle labbra di -Silvio e di Carlotta. Si guardarono in volto, -entrambi muti e tremanti. In quello sguardo -smarrito Silvio lesse la condanna che -il dubbio aveva sempre trattenuto nel suo -cuore. Quella donna meritava il suo disprezzo. -</p> - -<p> -Il cavaliere Salvani entrò, e si tenne ritto -un istante sull'uscio senza inoltrarsi. Carlotta -pareva oppressa da un'ansia mortale. -</p> - -<p> -— Io vi lascio, le disse Silvio; e fe' atto -di allontanarsi. -</p> - -<p> -Carlotta levò gli occhi verso di lui, come -ad implorare la sua pietà e pregarlo di -fermarsi. -</p> - -<p> -Silvio non intese, o non volle; salutò, ed -uscì. -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap14">XIV.</h2> -</div> - -<p> -Non era facile cosa abbandonare quella -casa; però Silvio non fu appena sulla via, che -conobbe come quell'impresa fosse superiore -alle sue forze. Avrebbe desiderato che una -furia lo avesse trascinato seco, e tanto per -<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span> -dar prova della sincerità delle sue intenzioni, -si mosse a passi agitati. -</p> - -<p> -Ma la sua gelosia era più forte del suo -sdegno, e gli troncò inesorabilmente il cammino. -</p> - -<p> -Ritornò indietro lentamente, ma colla -tempesta nel cuore. Che aveva in animo di -fare? Egli non aveva ancora risposto a questo -quesito. Cento propositi insensati turbinavano -nella sua mente; non accettava, non -respingeva nulla. Venuto dinanzi alla casa -di Carlotta, egli si sentì crescere lo sdegno; -collo sdegno il disprezzo. — Volle fuggire -un'altra volta, ma non si mosse. Levò il capo -e guardò le finestre, come ad interrogarle -dei misteri che esse nascondevano. Allora in -un lampo più forte d'ira, pensò di risalire -le scale, di sorprendere quell'uomo, d'insultarlo, -di strapparlo a forza dalle braccia di -Carlotta. Ma quali diritti poteva egli vantare -per far ciò? Diritti! V'era pure chi ne aveva.... -il signor Verni! E perchè non l'avrebbe -egli avvisato, perchè non sarebbe andato in -cerca di lui a dirgli: «badate, vostra moglie -v'inganna?» E Carlotta? Che sarebbe -stato di lei? E poi, scendere a tale bassezza, -farsi delatore, forse calunniatore.... Infine egli -<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span> -non aveva la certezza. Poteva ben essere che -altri misteriosi legami unissero quell'uomo -a Carlotta. Amante od amico, sarebbe stato -accolto con piacere. Tale adunque non era, -poichè Carlotta aveva dimostrato il contrario. -</p> - -<p> -Ritessè nella mente tutta la tela dei suoi -sospetti, e disse a sè stesso che Carlotta -avrebbe potuto essere colpevole, ma non ingannatrice. -</p> - -<p> -Sentire un affetto illegittimo è della debolezza -della donna, mascherarlo colla simulazione -è bassezza. Carlotta non sarebbe stata -capace di tradimento; però se ella mostrava -d'amare suo marito, lo amava. Ma intanto -il tempo passava, e quell'uomo.... Le smanie -di Silvio diventavano più violente. E si rifaceva -da capo ai suoi vaneggiamenti. I suoi -sguardi ricercavano ancora le finestre di -quella camera in cui egli aveva visto morire -le sue ultime speranze. Ahi! Le sue ultime -illusioni morivano in quegli sguardi. -</p> - -<p> -Un uomo entrò in quel punto nel portone -di quella casa. Silvio lo vide, lo riconobbe; -era il signor Verni. -</p> - -<p> -— Lui! sclamò tenendosi istintivamente -alla parete per non essere veduto; e in un -baleno l'immagine di ciò che stava per succedere -<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span> -illuminò la sua mente agitata. Vide -Carlotta pallida e tremante sotto il rimprovero; -la pace di lei, la pace di lui distrutte -ad un tratto.... Egli era ancora in tempo; poteva -arrestare quell'uomo, fermarlo alcuni minuti, -trattenerlo ad ogni costo nella sua ignoranza -confidente, e risparmiare l'avvilimento -a Carlotta. -</p> - -<p> -Mosse alcuni passi spinto da un impeto -generoso, ma si trattenne. -</p> - -<p> -Aveva pensato ancora a quell'uomo, a quell'odiato -rivale, cui la sua generosità insensata -avrebbe prolungato il godimento, ed -assicurato forse per sempre il possesso di -Carlotta. Si sentì smarrire le forze e stette -un istante dubbioso. Intanto il signor Verni -scomparve; Silvio non attese più oltre e gli -si slanciò dietro; ma non ebbe appena toccato -l'ingresso della casa, che s'arrestò -un'altra volta, e cacciandosi le mani nei -capelli: -</p> - -<p> -— È impossibile, è impossibile, ripetè -con voce rotta; non posso farmi complice -di questo tradimento. -</p> - -<p> -Stette alcun tempo cogli occhi fissi sul -terreno; un rumore di passi che scendevano -le scale lo tolse al suo ansioso vaneggiare. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span> -</p> - -<p> -Per non essere sorpreso in quel luogo e -in quell'atteggiamento, si allontanò. N'ebbe -appena il tempo, che il cavalier Salvani uscì. -</p> - -<p> -Silvio lo vide e si sentì serrare il cuore. -</p> - -<p> -Non v'era più dubbio; l'arrivo del marito -poneva in fuga l'amante. Che cosa dunque era -avvenuto? A quel pensiero si sentì mordere -il seno dal rimorso... -</p> - -<p> -Tuttavia l'andatura di quell'uomo era calma -ed indolente. -</p> - -<p> -Silvio guardò ancora una volta alle finestre -di Carlotta. Vide i vasi dei ciclamini, e -contemplò con occhio umido di pianto le -poche foglie di giacinto che gli rimanevano. -</p> - -<p> -Una lagrima spuntò a forza sul suo ciglio; -egli la deterse dispettoso, ma il suo cuore -sanguinava. -</p> - -<p> -Come fu solo, pose dinanzi a sè quelle -foglie di giacinto, le sole reliquie del suo -amore. -</p> - -<p> -Egli era solo, nessuno poteva vedere le -sue lagrime, e pianse. -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap15">XV.</h2> -</div> - -<p> -Quella notte Silvio non dormì; l'immagine -di Carlotta gli era sempre in mente, pallida, -muta, inesorabile come fantasma. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span> -</p> - -<p> -Balzò più volte di letto, e passeggiò a gran -passi per la camera; ma inutilmente; quel -pensiero importuno lo seguiva dovunque. -</p> - -<p> -Nel suo delirio si fece cento volte alle -vetrate delle finestre, sperando di vedere -spuntare il giorno. -</p> - -<p> -— Eterna notte! — ripetè con voce cupa; — fosse -l'ultima! -</p> - -<p> -Verso il mattino cadde sfinito dalla stanchezza -sul suo letto; si sentiva premere la -fronte come da un cerchio di fuoco; tuttavia -non trovò sonno. A poco a poco la luce -ridestò la vita nella città; rumore di carri -e schiudere d'imposte, e voci aperte e serene -nella via, ma non un raggio di sole. -</p> - -<p> -Silvio non poneva mente a nulla; cogli -occhi socchiusi, vaneggiava fra le chimere -di un assopimento fantastico. Egli sognava -e pensava; il sonno e la veglia alternavano -bizzarramente le loro immagini. Questo stato -durò qualche ora. -</p> - -<p> -Quando Silvio si scosse era assai tardi. -Levò il capo, e si guardò intorno come istupidito. -</p> - -<p> -Poco dopo si accostò come un automa alla -finestra, e guardò sulla via, poi al cielo, un -cielo plumbeo, senza luce e senza azzurro. -<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span> -Aprì un antico forziere, e ne trasse alcune -valigie di cuoio che gettò nel mezzo della -stanza. Vuotò i cassetti dei suoi mobili, e -cacciò ogni cosa alla rinfusa in quelle valigie. -Questa occupazione non richiese gran -tempo. -</p> - -<p> -— La Spagna è un paese d'avventure — disse -a voce alta come se qualcuno fosse -testimonio della sua millanteria — vedrò le -sue donne e i suoi puledri. -</p> - -<p> -Il suono della sua voce gli cagionò una -specie di terrore; ammutolì. -</p> - -<p> -— Eugenio è un buon amico — aggiunse -poco dopo a voce sommessa. -</p> - -<p> -In quel punto un raggio di sole uscì dalle -nuvole, e illuminò d'una tinta di porpora le -pareti della camera. -</p> - -<p> -— Sia benedetto! — sciamò Silvio — Or -via, le mie valigie sono pronte, non mi rimane -che salutare i pochi amici... -</p> - -<p> -I pochi amici erano veramente pochi, e -si riducevano a tre o quattro antichi compagni -d'orgia che egli aveva dimenticato da -un pezzo, e che rammentava tanto per far -numero, e al signor Verni. La curiosità più -che l'amicizia lo richiamava in quella casa; -e più ancora il bisogno di uscire da ogni -<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span> -incertezza, e forse la speranza di riacquistare -una fede perduta. -</p> - -<p> -— Porterò meco il disprezzo, ovvero la -memoria incontaminata di Carlotta. -</p> - -<p> -Il suo cuore aggiungeva in segreto: «la -rivedrò ancora una volta.» -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap16">XVI.</h2> -</div> - -<p> -Il primo sguardo di Silvio ricercò tutto -intorno pella camera; il signor Verni era -solo. -</p> - -<p> -— Che sarà di Carlotta? — pensò. -</p> - -<p> -Il signor Verni si disse lieto di veder Silvio; -lo riceveva nelle sue camere, senza cerimonie, -perchè fra amici non si doveva badar -tanto all'etichetta; del resto la sua salute -era floridissima, e in quella notte avea -dormito saporitamente; tutte belle cose che -empievano di giubilo il cuore di Silvio, il quale -per non essere da meno assicurava alla sua -volta il signor Verni che la sua vita era un -bocciuolo di rosa. -</p> - -<p> -— Che sarà di Carlotta? — domandò a -sè stesso un'altra volta. -</p> - -<p> -Per quanto egli continuasse ad interrogarne -le pareti di quella camera, non gli -<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span> -veniva fatto di veder chiaro in quell'enigma. -</p> - -<p> -Il volto del signor Verni non ne diceva di -più; anzi la sua stessa serenità era un'enigma. -Ma Silvio non era uomo da lasciarsi -prendere alla prima apparenza, e volle andare -più in fondo. -</p> - -<p> -— La vostra signora moglie? — domandò -Silvio. -</p> - -<p> -— Ottimamente; è uscita. -</p> - -<p> -Questa risposta era stata fatta con molta -franchezza; Silvio riputandosi avveduto compiangeva -in cuore i meschini artifizii di una -inutile dissimulazione; del resto conveniva -che quel signor Verni dissimulava assai -bene. -</p> - -<p> -— L'ho vista ieri, dopo il mezzodì — soggiunse -lentamente, e guardava in volto il -signor Verni. -</p> - -<p> -Aggiuntavi una certa titubanza e un po' d'angoscia, -il suo sguardo pareva volesse dire: <i>ti -ci colgo</i>. Ma il signor Verni non si sgominò -punto, e rispose semplicemente: -</p> - -<p> -— Lo so. -</p> - -<p> -— Se lo sa, sillogizzò Silvio fra sè e sè, -qualcuno devo averglielo detto; e se questo -qualcuno è Carlotta, assai probabilmente -<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span> -non è avvenuto nulla di quanto io ho immaginato. -</p> - -<p> -Allora si ricordò dello scopo principale -della sua visita, e senza attendere interrogazioni, -disse mutando tuono: -</p> - -<p> -— Io sono qui per salutarvi. -</p> - -<p> -— Che dite? -</p> - -<p> -— Io parto. -</p> - -<p> -— Voi? -</p> - -<p> -— Non lo sapevate? -</p> - -<p> -E Silvio sillogizzò ancora, e conchiuse che -se il signor Verni non sapeva nulla della -sua partenza, non poteva neppure aver saputo -da Carlotta della sua visita del giorno -prima. -</p> - -<p> -— E dove intendete andare? -</p> - -<p> -— In Spagna. -</p> - -<p> -— Il paese degli amori. -</p> - -<p> -— E degli occhi neri. -</p> - -<p> -— Che ci andate a fare? -</p> - -<p> -— In cerca d'impressioni. -</p> - -<p> -— Ne incontrerete molte, non avrete che -a raccogliere. -</p> - -<p> -E qui il signor Verni assicurava Silvio che -egli lo avrebbe accompagnalo volontieri in -quel viaggio se non avesse avuto la moglie. -</p> - -<p> -— Peccato — disse Silvio. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span> -</p> - -<p> -— Ch'io abbia moglie? -</p> - -<p> -— Che non possiate accompagnarmi. -</p> - -<p> -Il signor Verni era imperturbabile; interrogava -e rispondeva con una serenità che -faceva rovinare ad ogni tratto gli edifizii -della mente di Silvio. -</p> - -<p> -— Non vi è dubbio, è avvenuto qualche -cosa, pensava quest'ultimo, parendogli d'aver -colto al volo una contrazione amara delle -labbra, o un corrugare di sopracciglia, indizii -poco lusinghieri sulla faccia d'un marito. Ma -il signor Verni sorrideva con tanta bonomia, -che era assolutamente impossibile durare in -quel pensiero. -</p> - -<p> -— Non è avvenuto nulla, concludeva Silvio. -E così da capo più d'una volta. -</p> - -<p> -Dopo aver parlato di viaggi d'ogni specie, -e aver passato in rassegna i costumi spagnuoli, -incominciando dalla <i>Donna</i> e dal <i>Caballero</i> -fino ai <i>guitarreros</i> e ai suonatori di -<i>mandolino</i>, il signor Verni, che era mostruosamente -erudito, trasportò Silvio sulle vette -della <i>Sierra Nevada</i>, e naturalizzò con lui, -indicandogli la vegetazione sottostante, e -cento altre cose così belle, che se Silvio -non avesse avuto in animo d'andare in -Spagna, se ne sarebbe sentito struggere di -<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span> -voglia; e a starsene in Italia più oltre, si -sarebbe ammalato di nostalgia. Ed io giuro -che mai marito fu più eloquente e più fortunato -nello sbarazzarsi d'un pericolo pella -castità del suo talamo. -</p> - -<p> -Silvio stava per accommiatarsi. -</p> - -<p> -— Saluterete per me la vostra signora. -</p> - -<p> -— Non mancherò di farlo. -</p> - -<p> -E qui una stretta di mano. D'improvviso -il signor Verni si battè la fronte. S'era -dimenticato di un piccolo affare, in cui forse -la bontà del signor Silvio avrebbe potuto -tornargli utile. -</p> - -<p> -«Silvio, pensate! non domandava di meglio -che di favorire la bontà del signor -Verni». -</p> - -<p> -— Voi non partite che domani? -</p> - -<p> -— Così conto di fare. Le mie valigie sono -già all'ordine. -</p> - -<p> -— A che ora contate di partire? -</p> - -<p> -— Alle due pomeridiane. -</p> - -<p> -— È inutile, non posso farvi perdere la -mattina; non ne parliamo più. -</p> - -<p> -— Vi pare? La mia partenza non è che -allo stato di progetto, posso differire. -</p> - -<p> -— Non mette il conto. -</p> - -<p> -— Del resto le mie ore del mattino sono -<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span> -perfettamente libere; un paio di visite, ed -è l'affar di mezz'ora. -</p> - -<p> -— Il mio sarebbe per l'appunto l'affar di -mezz'ora. -</p> - -<p> -— Vedete! Dite dunque, in che posso servirvi? -</p> - -<p> -— Un'inezia; domani mattina ho uno -scontro... -</p> - -<p> -— Un duello? -</p> - -<p> -— Un'inezia; e siccome non è gran tempo -che io sono a Milano, ed avrei caro che le -mie parti fossero trattate da <i>amici</i>, così... -</p> - -<p> -— Sarò vostro padrino, disse Silvio agitato, -e guardava il viso del signor Verni. -E chi è il vostro avversario? -</p> - -<p> -— Non so se voi lo conosciate, il cavalier -Salvani. -</p> - -<p> -Silvio impallidì. -</p> - -<p> -— Lo conoscete? -</p> - -<p> -— Lo conosco. -</p> - -<p> -— Un gentiluomo. -</p> - -<p> -— E la ragione?.... -</p> - -<p> -— Un'inezia, ve l'ho detto. Il cavalier -Saivani si ostinava a credere che l'attuale -ministro salverebbe il paese; ed io mi ostinava -a dire che lo perderebbe. La politica -è sempre perniciosa per le teste vulcaniche. -<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span> -Ne ho fatto esperimento, e dico che è meglio -l'amore. Ci siamo scaldati un poco, egli -mi ha detto con un giro di parole graziosissimo -qualche cosa che è sinonimo di -<i>cretino</i>, ed io altrettanto; per rincarire la -dose ho fatto vedere che io l'avevo in conto -d'uomo <i>illiberale</i>; ho parlato dell'<i>altezza -dei tempi</i>.... Il cavaliere ha spiegazzato fremendo -un paio di guanti, ho indovinato di -che si trattava, e l'ho trattenuto dicendogli -che gli avrei mandato i miei padrini... Ecco -il fatto. -</p> - -<p> -E il signor Verni rideva delle sue parole, -gaio e spensierato come un fringuello. Silvio -non rideva più. -</p> - -<p> -— Ho avuto in mente, soggiungeva il signor -Verni, di rappattumarmi con quell'uomo, -per non dare al pubblico questo spettacolo -insipido di due galantuomini che si -tagliano le braccia per porre in salvo l'onore. -Ma non ho saputo essere così forte -da lottare contro il pregiudizio. Si direbbe -di me che sono un vigliacco; non è egli -vero? -</p> - -<p> -Tutto questo dialogo era avvenuto sul limitare -della porta. Silvio domandò dell'abitazione -del Salvani; si tolse il carico di -<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span> -pensare a tutto, ed uscì col cuore angosciato. -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap17">XVII.</h2> -</div> - -<p> -Carlotta era colpevole. Silvio aveva finalmente -questa certezza crudele. Invano la -speranza ritentava ancora le suo magiche -lusinghe; l'animo suo era chiuso inesorabilmente. -Illudersi ancora sarebbe stato -mentire a sè medesimo. -</p> - -<p> -Tuttavia, e benchè vi fosse stato preparato, -il suo cuore era angosciato. -</p> - -<p> -Rammentava ancora, non per discolpare -Carlotta, ma per legittimare la propria cecità, -il contegno severo di quella leggiadrissima -creatura, l'espressione di candore che spirava -dai suoi occhi, l'amore dimostrato con -tanta apparenza di sincerità, e forse con -sincerità, pel marito. Era cosa da impazzire! -pensare che quella donna così giovane, così -bella, così felice ed amata, avesse potuto -dimenticare ogni cosa per abbandonarsi -nelle braccia di un uomo come il cavalier -Salvani. -</p> - -<p> -Questo pensiero atroce martellò gran -tempo la testa agitata di Silvio. A poco a -poco però venne rasserenandosi. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span> -</p> - -<p> -L'amore non corrisposto o si perpetua -coll'entusiasmo melanconico, o si spegne -rapidamente col disprezzo. -</p> - -<p> -L'anima di Silvio seppe disprezzare. -</p> - -<p> -Andò in quella stessa sera presso il cavalier -Salvani; s'accordò coi padrini, e il -duello fu fissato in tutti i suoi particolari. -</p> - -<p> -Poi andò a dormire, pregando il cielo per -il signor Verni. -</p> - -<p> -Quella notte, tra per la veglia dell'antecedente, -e forse un poco perchè la sua guarigione -era incominciata, dormì sonni profondi, -e sognò che il signor Verni con un -fendente fortunato aveva accorciato le orecchia -del cavaliere. -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap18">XVIII.</h2> -</div> - -<p> -Alla mattina si levò di buon'ora, e secondo -l'accordo fatto andò in casa del signor Verni. -Lo trovò pronto. -</p> - -<p> -Per la prima volta Silvio pensava al pericolo -cui quell'uomo andava incontro, pensava -a Carlotta che n'era stata causa, e non sapea -darsene pace. E tuttavia se egli guardava in -volto il signor Verni, si sentiva venir meno -<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span> -nella sua convinzione; la calma di quell'uomo -avrebbe tratto in inganno chicchessia. -</p> - -<p> -— Siete disposto? domandò Silvio. -</p> - -<p> -— Lo sono; rispose sorridendo il signor -Verni; ma vi confesso che l'idea di pigliar -parte ad una commedia di tal natura è -tutt'altro che aggradevole; in cotesto genere -di riparazioni d'onore che non riparano nulla, -non ci si guadagna altro che il ridicolo. -</p> - -<p> -— Diamine! il ridicolo! -</p> - -<p> -— Certamente. E vi pare cosa assennata che -due uomini si comportino come belve feroci -rinchiuse nella stessa gabbia che contendono -per una libbra di carne, che tanto tanto il -domatore strapperà dalle zanne del vincitore? -Ne va di mezzo l'onore? fate da senno -e finitevi; che la vita dell'uno paghi la pace -dell'altro! ma scendere nella lizza per versare -qualche goccia di sangue, sotto il pretesto -di salvare l'onore, in verità è cosa tanto -sciocca, che non è a dire di più. Da bravi, -miei cari leoni, divertite il pubblico, questo -pubblico di conigli che circonda l'arena per -sentenziare del vostro onore. -</p> - -<p> -— Avete ragione; disse Silvio a malincuore, -temendo d'indovinare a che mirassero le -parole del signor Verni. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span> -</p> - -<p> -— Voi avete escluso i colpi di punta... -</p> - -<p> -— E i fendenti al capo. -</p> - -<p> -— Eccoci a quello che io dicevo; non vi -pare? -</p> - -<p> -— Non dico di no, ma poichè si tratta -d'una bagattella... -</p> - -<p> -— È giusto; la vita di due galantuomini -non deve esporsi per una bagattella. -</p> - -<p> -— Voi dite? esclamò Silvio turbato. -</p> - -<p> -— Dico che l'uomo di cuore deve anteporre -l'onore alla vita, e sacrificare questa -a quello, se le circostanze lo comandino; ma -che non mai uomo di senno debba farsi -schiavo d'un pregiudizio, e battezzare <i>quistione -d'onore</i> ciò che non è che stupida e -inutile millanteria. -</p> - -<p> -Silvio, convintissimo di tutto ciò, non vi poneva -mente se non per immaginare a che -cosa il signor Verni volesse riuscire. -</p> - -<p> -— Ho pensato molto al mio duello, riprese -quegli; ne parlerà tutta Milano, e il mio nome -correrà pelle bocche di tutti, come quello del -primo cialtrone che fa mestiere di spadaccino. -È doloroso in fede mia. Vorrei porvi -riparo, poichè sono ancora in tempo. -</p> - -<p> -— Riparo? in qual modo? -</p> - -<p> -— Direte al cavalier Salvani che io sono -<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span> -dolente di ciò che avvenne fra di noi, che -io penso che due gentiluomini non debbano -retrocedere vergognosi dinanzi ad una giusta -e leale riconciliazione. -</p> - -<p> -Silvio rimase estatico. -</p> - -<p> -— Una scusa? balbettò egli. -</p> - -<p> -— Se il cavaliere l'accetta, io sono soddisfatto. -</p> - -<p> -— Soddisfatto!... E se non accettasse?... -</p> - -<p> -— In tal caso si mutino le condizioni del -duello; non mi si condanni ad una parte -ridicola, e mi batterò. -</p> - -<p> -Silvio respirò più libero. Gli parve di comprendere -pienamente i progetti del signor -Verni. Una vendetta seria, una riparazione -solenne; un segreto seppellito eternamente -nel seno d'un cadavere. Pensandoci, questa -tela si rischiarava di maggior luce, ma ad -intervalli si oscurava affatto, e allora Silvio -non comprendeva più nulla, e volendo sbarazzarsi, -si ingarbugliava di più nel suo labirinto. -Infatti il cavaliere poteva tenersi -pago delle scuse dell'avversario, e di tal guisa -mandare a monte il duello. Ora, se ciò avveniva, -la riparazione sarebbe sfuggita di -mano al signor Verni; e non pareva probabile -che questi, essendo stato ferito nell'onore, -<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span> -volesse offrire al cavaliere un mezzo di -uscirsene onorevolmente senza danno. Bisognava -adunque credere che la cagione del -duello fosse in realtà quella indicata dal signor -Verni; se pure non vi era fra i due -avversarii una precedente intelligenza, chè -in questo caso il cavaliere avrebbe rifiutato -le scuse, e accettato le condizioni d'un duello -più arrischiato. -</p> - -<p> -Giunto a quest'ultimo partito delle supposizioni, -Silvio ebbe il buon senso di non andar -oltre nelle sue fantasticherie. -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap19">XIX.</h2> -</div> - -<p> -Come Silvio aveva dubitato, il cavalier Salvani -si acquetò alle scuse, e il duello non -ebbe luogo. Riportando questa novella al signor -Verni, Silvio immaginava che il dispetto -avrebbe tradito in qualche modo il segreto pensiero -di quell'uomo; ma per quanto egli si -adoprasse a spiare ogni gesto, il volto del -signor Verni rimase calmo e sorridente. -</p> - -<p> -— Avevo fede nello spirito del cavaliere, -disse con disinvoltura, e null'altro. -</p> - -<p> -Benchè Silvio fosse disposto a pensare come -il signor Verni, non poteva tuttavia dissimulare -<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span> -a sè stesso un certo rancore; e certamente, -più che il duello fallito, poteva -sull'animo suo la nuova tenebra che s'era -fatta nella sua mente. -</p> - -<p> -Il pensiero di Carlotta gli ritornava più -importuno di prima; egli si affannava inutilmente -a liberarsene. Aveva potuto lusingarsi -di non stimare più quella donna; ma -non era riuscito ancora a non amarla. -</p> - -<p> -Non è vero che l'amore non possa sopravvivere -alla stima; la leggenda degli affetti -ha registrato assai spesso nelle sue pagine -gli esempi di passioni veementi concepite -per creature abbiette. Creature che non furono -stimate mai, furono tuttavia potentemente -amate. Il disprezzo incomincia spesso -dove finisce la stima; l'indifferenza non mai; -ma anche il disprezzo è un moto del cuore; -non è più l'amore, ma è ancora la passione; -non è l'amore, ma è la lotta, la ribellione -dell'amore. -</p> - -<p> -La condotta del signor Verni aveva avvivato -nell'animo di Silvio, se non la fede, il -dubbio sulla virtù di Carlotta. -</p> - -<p> -Spesso chi dubita oggi, crede ed afferma -domani; il dubbio è a metà strada della -fede. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span> -</p> - -<p> -Tuttavia il dubbio di Silvio ne era lontanissimo; -e se vagheggiava una certezza, era -più quella della colpa, che quella della virtù -di Carlotta. -</p> - -<p> -Uno strano sentimento di egoismo e di -debolezza lo spingeva a ciò. Se Carlotta fosse -stata virtuosa, egli non avrebbe saputo non -amarla; amarla senza volerla spingere alla -colpa, era carico troppo superiore alle sue -forze. Al contrario s'ella era colpevole, il -disprezzo oggi, l'indifferenza più tardi, avrebbero -sanato la sua piaga. -</p> - -<p> -In questo vaneggiamento del suo spirito, -v'era però un fondo virtuoso, il desiderio -di non farsi egli stesso occasione d'un tradimento; -e se vi spirava l'egoismo, non era -quello che assicura la propria pace colla -sciagura altrui, bensì quello di chi s'adopera -per non essere trascinato nell'irreparabile -disastro d'altro uomo. Carlotta colpevole oggi, -risparmiava forse la colpa propria del domani, -e quella di Silvio. Carlotta, virtuosa -sempre, avrebbe avvelenato la pace di chi -l'avesse amata senza speranza, e non senza -desiderio — e quest'ultimo appunto era l'argomento -dell'egoismo. -</p> - -<p> -Il desiderio di Silvio non era adunque nè -<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span> -troppo ingiusto, nè troppo biasimevole e -conveniva alla natura dell'anima sua, capace -della forza battagliera che si espone agli -sguardi del pubblico, ma non di quella forza -segreta che non apparisce, e costa tuttavia -lagrime e dolori assai più grandi: la rassegnazione. -</p> - -<p> -Silvio era uomo onesto, ma non uomo virtuoso; -aveva della virtù ciò che ne è rimasto -all'età nostra dopo il turpe diguazzare -nelle oscenità da trivio: l'incapacità a commettere -di proposito una mala azione. Se -l'occasione si porgeva, sapeva lottare contro -le seduzioni della colpa; resisteva, ma -piegava; quella robusta e serena operosità -della virtù gli era ignota, perchè lo era pure -al mondo in cui egli viveva. Egli avea preso -dal mondo ciò che gli era stato offerto, sceverato -il buono dal pessimo, ma non aveva -potuto raccogliere ciò che il mondo non poteva -dargli. Tuttavia Silvio era uomo virtuoso; -se egli non corrisponde al tipo, si ha da -incolparne l'attrito che ha sbiadito le linee -dell'impronta. La pallida e slombata virtù -dei giorni nostri riconosce in Silvio una sua -creatura. -</p> - -<p> -Tuttavia Silvio fu tratto un'altra volta da -<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span> -un raziocinio inesorabile a' suoi primi propositi. -Rammentò tutti i particolari che accusavano -Carlotta, e conchiuse che se il signor -Verni non si batteva col Salvani non -era prova dell'innocenza di Carlotta, ma al -più della fortuna dei suoi inganni e della -cecità proverbiale dei mariti. -</p> - -<p> -Con questo convincimento nell'animo, pensò -alle sue valigie, e ad Eugenio che lo -aspettava alle falde dei Pirenei. -</p> - -<p> -Egli ritornava a casa, ed affrettò il passo. -D'un tratto vide innanzi a sè un uomo che -gli veniva incontro sorridente, il cavalier -Salvani. -</p> - -<p> -— Lui! ruggì l'anima di Silvio, e l'espressione -d'un odio profondo si dipinse sul suo -volto. -</p> - -<p> -Il cavaliere si accostò con disinvoltura. -</p> - -<p> -«Era lieto che il signor Verni gli avesse -offerto un mezzo per sciogliere una quistione -che non aveva di serio che il pericolo». -</p> - -<p> -«Silvio ne era lietissimo, anch'egli; ma -protestava che la quistione gli pareva seriissima». -</p> - -<p> -— Diamine! disse il cavaliere; che intendete -di dire? -</p> - -<p> -— Io sostengo precisamente l'opinione del -<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span> -signor Verni; il ministro attuale rovinerà il -paese. -</p> - -<p> -— Ah! voi credete?... -</p> - -<p> -— Lo sosterrei in faccia a chicchessia. -</p> - -<p> -— Opinioni; interruppe il cavalier Salvani -con accento di dileggio. -</p> - -<p> -— E aggiungo che chi lo pensa in modo -diverso non è all'altezza dei tempi. -</p> - -<p> -L'intenzione di Silvio si faceva palese. -</p> - -<p> -— Opinioni; ripetè ironicamente il cavaliere. -Infine voi convenite meco che il duello -è una pazza cosa, tanto più per tali bazzeccole; -e che si può pensarla diversamente su -qualche punto di politica, e stringersi la -mano come buoni galantuomini. In faccia al -buon senso tutte le opinioni sono rispettabili... -tranne quelle che mancano di buon -senso. -</p> - -<p> -In così dire il cavalier Salvani porgeva la -mano a Silvio. -</p> - -<p> -Quell'atto era una sfida allo spirito di Silvio; -Silvio strinse la mano del cavaliere. -</p> - -<p> -Qualche ora dopo partì giurando di non -arrestarsi che ad Huesca. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span> -</p> - -<h2 id="cap20">XX.</h2> -</div> - -<p> -Nell'estate successiva, e precisamente ai -primi di luglio, un viaggiatore attraversava -la Svizzera pedestre. Si arrestava ad ogni -paese, ad ogni capanna; avido di cose nuove -domandava a tutti se nei dintorni vi fosse -qualche paesaggio che mettesse il conto d'essere -veduto; non curava pericoli, e si arrampicava -pei dirupi sfidando i lupi e i sentieri -sdrucciolevoli. Una guida che lo aveva -accompagnato sul monte di S. Gottardo giurava -d'aver avuto a fare rarissime volte con -uomo così intrepido. Quel viaggiatore aveva -anche la borsa ben fornita e pagava senza -lesinerie; i pastori delle rive dell'Aaar non -avevano mai avuto più larga mercede in -compenso dei loro formaggi e del loro latte -fresco. Costeggiando le rive dell'Aaar e poi -il Reno s'era spinto fino a Sciaffusa e v'aveva -visto la famosa cascata, e poco più oltre il -vasto ed incantevole lago di Costanza colle -sue braccia snelle gettate audacemente frammezzo -ad una vegetazione gagliarda. -</p> - -<p> -Quel viaggiatore era Silvio. -</p> - -<p> -Di ritorno dalla Spagna, ripassati i Pirenei -<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span> -ed attraversata un'altra volta la Francia, -s'era internato per la via di Ginevra nella -Svizzera, con quella spensieratezza che è -propria degli artisti. -</p> - -<p> -Eugenio lo aveva accompagnalo fino a Ginevra, -ma quivi aveva protestato di non volere -andar oltre; però dopo aver tentato invano -Silvio perchè ritornasse con lui a Milano, -vi si diresse solo. -</p> - -<p> -Tutto quel tempo trascorso dal giorno della -partenza di Silvio da Milano s'era passato -per lui in una lotta penosa tra il disprezzo -e l'amore. Confortate dalla lontananza, queste -lotte raggiungono per lo più l'oblio e -l'indifferenza. -</p> - -<p> -Nei primi giorni Silvio s'era rimasto taciturno; -aveva sfuggito il pensiero, ma il pensiero -di quella donna che lasciava dietro di -sè lo aveva accompagnato durante tutto il -viaggio. -</p> - -<p> -Eugenio, vedendolo in tale stato, se n'era -spaventato, ed aveva chiesto la cagione. Silvio -aveva detto tutto, e il cinismo d'Eugenio -non ebbe sogghigni per quella confessione. -Il male era serio, e la pietà, meglio -che il conforto, suggeriva il silenzio. -</p> - -<p> -A poco a poco Silvio diventò più calmo; -<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span> -anzi, con un mutamento repentino, si fece -a un tratto ciarliero e gozzovigliatore. Eugenio -tentennava il capo e ripeteva dentro -di sè: «egli vi pensa ancora». -</p> - -<p> -Una settimana dopo Silvio spargeva a piene -mani il ridicolo sui suoi amori arcadici, e -giurava di non essere mai stato così imbecille -come presso Carlotta, e prometteva che -non lo avrebbe fatto più, con atto di così -buffo pentimento, che Eugenio lo guardò -meravigliato. -</p> - -<p> -Ma questa volta ancora tentennò il capo -e ripetè a sè stesso: «egli vi pensa ancora». -</p> - -<p> -Un'altra volta attraversando una boscaglia, -Silvio si chinò a terra e raccolse un fiore, -un ciclamino, il fiore che Carlotta amava -tanto. Egli stette chino un pezzo e non raccolse -più nulla; risollevandosi aveva la fronte -impensierita. Eugenio lo guardò attento, -guardò il fiore, ma non comprese. Silvio dopo -alcuni passi gettò il fiore dietro di sè, -ma non potè liberarsi così dal pensiero importuno -di Carlotta. -</p> - -<p> -Giunti a Montpellier, Eugenio aveva detto -a Silvio: -</p> - -<p> -— Lo sbocco del Rodano sul golfo è uno -<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span> -spettacolo incantevole; vuoi che proseguiamo -il viaggio per mare? -</p> - -<p> -Ma Silvio aveva risposto che non amava -il mare, ed Eugenio aveva conchiuso che -Silvio non voleva allungare il suo viaggio, -e che gli premeva di arrivare presto a Milano. -</p> - -<p> -A <i>Gap</i> Silvio era stato preso da improvvisa -vaghezza di visitare la Svizzera, e -aveva indotto Eugenio a seguirlo fino a Ginevra. -Ed Eugenio aveva conchiuso che Silvio -non voleva rivedere Carlotta. -</p> - -<p> -A Ginevra Eugenio si ribellò affatto, e lasciò -il suo amico, convinto oramai che sarebbe -guarito, e che la natura avrebbe operato -meglio dell'arte, e il tempo meglio dei -consigli. -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap21">XXI. -<span class="smaller"><i>Silvio ad Eugenio.</i></span></h2> -</div> - -<p> -«I magnifici soli di queste giornate mi -hanno messo di buon umore. Sono venuto a -Costanza, città incantevole per la sua posizione, -e pel suo lago; non ho mai visto la natura -così lusinghiera; i monti, le vallate fresche, -<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span> -le nevi in lontananza, e questo cielo purissimo!... -È cosa da impazzirne; mi sento un -brulichio per le vene come avessi la febbre. -</p> - -<p> -Ieri ed oggi ho remigato guidandomi da -solo sul lago per entro certe piccole barche -di forma assai diversa dalle nostre che sono -la delizia dei villeggianti. Ne ho contato poco -anzi una trentina colle velette bianche e lucenti -spiegate al vento inseguirsi radendo le -onde come colombe selvatiche. -</p> - -<p> -Questa mattina fui anche più allegro del -solito, e avvenutomi in un ministro evangelico -che asciolveva lautamente alla stessa -mensa, mi sono cacciato con lui in un labirinto -di sottigliezze teologiche. Quel ministro -era uomo ancor giovine, pieno di fuoco, -favellatore facile, arguto e, deggio dirlo, benevolo. -Egli mi ha risparmiato più d'una -volta, e fu davvero benignità, poichè io mi -era fitto in capo di prendermi spasso delle -sue credenze. Io guardava lui, e certe bistecche -di maiale di cui egli alternava i bocconi -colle citazioni, e poi ancora lui. Mi -venne in mente ciò che scrisse Gian Giacomo -dei preti cattolici e dei protestanti, e conclusi -press'a poco come egli conclude nelle -sue confessioni. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span> -</p> - -<p> -Mi ricordo ora di averti promesso di raggiungerti -presto a Milano. Non dico ancora -di no; ma comincio a prevenirti per ogni -evento che mi sento assai poco disposto a -lasciare questi paesi. Ci si respira un'aria -che costì cercherei invano; e quel sapersi -libero di pensare, di dire e di scrivere come -il capriccio o le convinzioni suggeriscono -è tal bene che appena ora apprendo a -stimare quanto valga. Non è già che costì -le mie opinioni possano essere condannate o -soffocate — tu sai di che sorta d'opinioni, e di -che picciol numero, si componga il mio arsenale -politico — ma tanto tanto quel sapermi -padrone assoluto di dire ciò che penso e di -pensare diversamente dai <i>reggitori</i> del paese -(vedi che dico <i>reggitori</i>) è un potere che mi -rialza qualche pollice in faccia al mio amor -proprio, e mi fa credere d'essere in qualche -guisa un uomo importante. -</p> - -<p> -Qui il Governo ci è, ma tu non lo vedi -ad ogni passo come nella tua benedetta -Milano, e non ti ferisce nella dignità d'uomo -collo spettacolo di livree salariate, e poi, -e poi.... -</p> - -<p> -Ma è forse meglio che io mi trattenga dal -dirtene di più; ritorniamo artisti, e serbiamoci -<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span> -tali per tutta la vita, se ci è possibile, -almeno nel cuore. La politica ha guastato -tutto; alla guisa di certi bruchi è passata -su tutti i fiori, e ha stampato sul velluto -dei vergini petali la lurida impronta del -suo corpo. -</p> - -<p> -Non profaniamo l'arte che è primogenita -dell'idea. Se anche gli artisti si cacciano in -capo di rubare il mestiere ai diplomatici, -non vi sarà più altro al mondo; e se pensi -alla cifra spietata dei politicanti, vedrai che -non è poco danno. Infine anche quei messeri, -ambasciadori, ministri plenipotenziarii, -incaricati d'affari, e che so io, hanno cento -ragioni d'arrabbiarsene; è il loro mestiere, il -loro privilegio; e pensa se domani mandassero -all'estero l'Arte — <i>alma parens</i> — conciata -colle livree gallonate, col cappello a due -punte, e le sue brave credenziali del nostro -buon Governo... -</p> - -<p> -Per carità ritorniamo artisti. -</p> - -<p> -Poichè ho incominciato a lasciarti indovinare -in qualche parte i miei progetti, sarò -sincero e ti dirò ciò che all'incirca ho contato -di fare. -</p> - -<p> -Non pensare però che la confessione dei -miei propositi — se pure sono propositi — debba -<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span> -obbligarmi ad attenermici. Dico questo -perchè in generale si suole attribuire a leggerezza -il mutamento frequente dei progetti, -mentre il più delle volte, se si ha una colpa, -è quella di aver palesato troppo presto il -proprio pensiero, senza attenderne il frutto -che è la determinazione vera, la quale è -sempre una sola. Quegli uomini che dicono -«farò questo» e fanno, non è già che abbiano, -come si crede comunemente, la forza -mirabile di fare quello che dicono, inalterabilmente -e sempre, ma piuttosto che -hanno l'astuzia o la prudenza, ed è tutt'uno, -di non dire se non ciò che hanno assolutamente -fermato di fare. Vedi che non è un -giuochetto di parole, ma una verissima -cosa, una specie di piramide, poco meno -certamente, a puntellare la serietà e la fermezza -dell'umana natura; serietà e fermezza -a cui si crede meno che non convenga. -</p> - -<p> -Voglio dire che domani io potrei pensare -diversamente da quel che penso oggi, e non -per questo dovrebbe venirmene taccia di -volubile. Se io aspettassi la vigilia di compiere -i miei disegni per palesarli, tu mi -avresti in concetto di uomo ferreo; e ci -avrei assai più del mio conto. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span> -</p> - -<p> -In conclusione Gossau è un bellissimo -paese — così mi si dice — vi hanno belle -villeggiature e molti villeggianti, tutte cose -non indifferenti; aria buona, bel cielo, buone -vivande, altre cose di cui sono avidissimo; -ed ho in mente di recarmivi e passarvi -questi mesi d'autunno. -</p> - -<p> -Ecco ciò che mi passa ora per il capo; -se domani avrò mutato consiglio, non sarà -grave danno, e il peggio che possa capitarmi -è di far ritorno a Milano e rivedere -ciò che non vorrei rivedere mai più. L'ho -detto; e se la prudenza è debolezza — e parmi -davvero che le sia dato a torto l'appellativo -di virtù, — dì pure che questa mia -è debolezza. Forse io misuro male le mie -forze, e saprei resistermi; ma non so pormi -a questa prova. -</p> - -<p> -Vederla ancora, parlarle ancora! non è -possibile; tutto in lei mi farebbe male; la -mia stessa indifferenza mi sarebbe penosa, -nè io saprei essere impassibile se non a -prezzo di nuovi dolori ancora più atroci. -Guardarla senza lacrime e senza palpiti, dopo -tanta frenesia! Ahi, sarebbe questo un disinganno -assai più amaro, e vi getterei l'ultima -illusione: la pazza fede che io l'avrei -amata eternamente. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span> -</p> - -<p> -Non parliamone più. Mi preme che questa -mia ti giunga presto, e so che vi è un pessimo -servizio postale tra la Svizzera e l'Italia. -Dimmi delle cose tue; dimmene lungamente, -e persuadimi, se ti è possibile, a -raggiungerti presto. Egli è pure il mio desiderio, -ma una catena fatata mi lega a questo -paese». -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap22">XXII. -<span class="smaller"><i>Silvio ad Eugenio.</i></span></h2> -</div> - -<p> -«Di' pure che io sono un gran colpevole. -Da venti giorni non faccio che lottare meco -medesimo per decidermi a scriverti. «Scriverò -domani, scriverò domani» e così sono giunto -fino ad oggi. -</p> - -<p> -La tua lettera, contro le mie aspettazioni, -mi è venula assai presto. Pensa se io l'ho -letta con avidità; mi aspettavo ad ogni linea -di leggere quel nome, e trepidavo non per -desiderio, ma per timore che il pensiero di -lei avesse a darmi prova della mia debolezza; -non temevo del mio cuore, ma temevo tuttavia -l'esperimento. Tu non l'hai nominata, -e te ne sono grato; la mia gratitudine ti sia -<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span> -prova del mio buon volere, se non della mia -indifferenza. Non mi è possibile essere indifferente -ai casi di quella donna; se tu mi -avessi detto: <i>l'ho veduta</i>; il mio cuore avrebbe -domandato: «era felice? era dolente?» io -non avrei potuto frenare il mio cuore. Posso -però non amarla e non l'amo. -</p> - -<p> -È una settimana, dal 20 settembre, che io -mi sono stabilito a Gossau. Il paese non -merita che io te ne parli; ma la posizione -è delle più ridenti, e i comodi della vita -animale si hanno tutti, con poco dispendio. -Gli Svizzeri non sono soltanto buoni orologieri, -ma all'occasione sanno essere buoni -ed eruditi gastronomi, e pazienti. -</p> - -<p> -Non so più qual filosofo abbia posto la -pazienza fra le virtù del <i>perfetto gastronomo</i>; -ma io dico che la filosofia non ha mai rivelato -verità così profonda, e così efficace. -</p> - -<p> -Ho tolto a pigione a breve distanza dal -paese una villetta graziosissima; quattro camere -in tutto, ma pulite, piene di luce e di -aria, elementi indispensabili per la vita del -pensiero. Ho anche il mio pezzo di giardino, -pochi palmi di terreno rubati agli scaglioni -d'un colle, col suo bravo pergolato, e colle -sue piante di rododendri e di dalie tutte in -fiore. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span> -</p> - -<p> -Nel primo giorno mi ho fatto apprestare -gli utensili col proposito patriarcale di coltivare -io stesso i miei rododendri e le mie -dalie; ma dopo alcune ore mi sentii tutto -slogato, e ci ho perduto in una volta sola -tutti questi gusti così primitivi. E mi pare -che se mi fossi trovato nei panni di Adamo, -e che Domine Iddio mi avesse condannato a -«lavorare la terra col sudore della mia fronte», -io, per tormene più presto d'impaccio, -avrei scavata una fossa larga due piedi e -profonda sette, e mi sarei sepellito a dirittura. -</p> - -<p> -Regalerò il mio badile a qualche montanaro -che se ne servirà a sgomberare i suoi -passi dai cardi e dalle liane. -</p> - -<p> -L'aria che si respira quassù è veramente -benefica; mi pare che i miei polmoni si dilatino. -Ogni mattina mi affaccio alle mie finestre, -e assorbo a più riprese la brezza -frizzante che viene a battermi sulla faccia. -Questa ginnastica di polmoni, come tu la -chiami, giova al mio sangue, il quale, ti giuro, -non ha mai corso così sereno. -</p> - -<p> -Ho seguito in tutto i tuoi consigli, e mi -sono circondato di ossigeno; e siccome il -rododendro e la mia dalia non ne esalano -<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span> -a sufficienza, io non ho che a passare nelle -due camere posteriori, le finestre delle quali -guardano sopra un altro giardino. Questo -non è un giardino da burla, ma un giardino -sul serio; non so di quante pertiche, ma -l'occhio ci corre un buon tratto; e poi piante -molte, e pini selvatici, e pergolati, e viali, e -cento altre benedizioni; un guaio solo: non -mio. Ma la vista è anche mia, sebbene un -gran pergolato me ne rubi gran parte; non -foss'altro, per la mia ginnastica è quel che -mi ci vuole. -</p> - -<p> -Ho spiato invano per vedere a chi appartenga -questo giardino; non ci ho mai visto -dentro alcuno; ho però sentito una volta -dei passi sotto il pergolato, ma il fitto del -fogliame mi ha tolto di vedere chi fosse. Ad -ogni modo ho la certezza che questo Eden -è abitato. Fosse almeno una divinità femminina! -In fondo al giardino si vede la facciata -di una bella casa di campagna, dipinta -a foggia di castello; ma non ho mai -visto i castellani. -</p> - -<p> -Non ti faccia meraviglia se io mi fermo su -queste inezie; e di' pure che io sono curioso, -che non me l'avrò a male. Quando si è -soli par di me, la scoperta di un vicino -<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span> -ha cento volte più importanza che non abbia -per voi altri abitatori di città la scoperta -di un monumento. -</p> - -<p> -Aggiungi una certa tinta di misterioso, e -vedrai che ce n'è più del bisogno per incuriosire -un povero campagnuolo solitario come -io mi sono. -</p> - -<p> -Se tu fossi meco! Ma è inutile ripeterlo; -tu non vorrai già deciderti ad una nuova peregrinazione -per accompagnarti colla mia -insulsa giocondità, come già facesti colla mia -ridicola tetraggine. -</p> - -<p> -Tuttavia si hanno in questa calma che mi -circonda tali tranquille contemplazioni, e -spettacoli di tramonti così infuocati, e certi -piccoli formaggi così piccanti, che, a pensarci -seriamente, un artista coscienzioso saprebbe -rinvenire cento ragioni pro, e non -una contro, per mettersi in viaggio un'altra -volta». -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap23">XXIII. -<span class="smaller"><i>Silvio ad Eugenio.</i></span></h2> -</div> - -<p> -«Una donna! Una donna! L'ho vista finalmente -questa deità ritrosa che si nasconde -<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span> -in quest'angolo di terreno. È bella? È giovine? -Senza dubbio; 22 anni, un corpicino -snello, un volto bianco ed affilato, occhi -grandi e cerulei, e una selva di capelli biondi. -Ecco il ritratto ideale che io mi sono fatto -di questa misteriosa creatura; e metterei pegno -che le somiglia. In realtà però io non potrei -giurare che dell'abito, il quale era nero; -e ciò in causa di questo benedettissimo pergolato -che frappone una barriera inesorabile -innanzi ai miei occhi. -</p> - -<p> -Avevo udito più volte dei passi sotto le -mie finestre; ma non avevo visto alcuno ad -attraversare quel tratto di giardino che tocca -la casa (il solo su cui io possa guardare); -pensai adunque che vi fosse qualche -viale che comunicasse col mio pergolato. -</p> - -<p> -Avevo tuttavia sperato che, tenendomi alla -finestra, sarei riuscito a scoprire quello strano -abitatore. Se non che pare che ove finisce -il pergolato, incominci subito un viale fittissimo -di pini, il quale attraversa il giardino -e rimena alla casa. Guardando quel -viale m'accorsi che al settimo pino, di quelli -che io posso vedere, v'è un'interruzione, -suppongo lo spazio di due pini mancanti. -Pensa se vi ho tenuto sopra gli occhi nella -<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span> -speranza che qualcuno passasse per quel -viale. Ma tutto ciò inutilmente. -</p> - -<p> -Ieri finalmente è passato; non fu che un -batter d'occhio; una visione non si dilegua -più rapida; ma tuttavia basta perchè io ti -possa dire che è una donna. -</p> - -<p> -Di' tu la mia felicità. Una donna in questi -luoghi, una compagna nella mia solitudine. -Non è più solitudine, dirai. Vero, ma è di -meglio; la corrispondenza tacita di due -anime solitarie val più che la solitudine; -ne ha i conforti e i vantaggi, non ne ha le -ore di noia e i segreti e spietati rancori -che ci fanno odiosi a noi stessi. -</p> - -<p> -Che se l'anima solitaria che s'incontra -nella tua è femmina, vi si aggiunge un avvicinamento -elettivo, un'attrazione simpatica; -la debolezza che si appoggia alla forza; la -forza che si compiace di proteggere. -</p> - -<p> -Meglio ancora; la mia incognita è giovine -e bella. -</p> - -<p> -Non canzonarmi se mi abbandono a queste -illusioni; sono nato artista e vagheggio -l'idillio per istinto; e intreccio il romanzo -per abitudine. -</p> - -<p> -La fantasia non può popolare meglio le -ore oziose dell'arte. Lascia adunque che io -<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span> -sogni; giacchè cotali fantasmi sono i più -ridenti della vita, e verrà giorno che ricorderemo -d'aver vissuto e d'aver sognato, e -pentiti delle realtà della vita, non sapremo -benedire che i sogni». -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap24">XXIV. -<span class="smaller"><i>Silvio ad Eugenio.</i></span></h2> -</div> - -<p> -«Tu mi rampogni perchè non so decidermi -a lasciare Gossau e a ritornare costì, -e per farmi arrendere mi dici che Carlotta -non è più a Milano. E con ciò tu hai -torto doppiamente; anzi tutto volendo che -io cambii la serenità di questi luoghi, colla -mefitica atmosfera delle vostre sale; e in -secondo luogo credendo che io non saprei -trovarmi innanzi a Carlotta senza imbecillire -a un tratto e cadere nelle mie vecchie -follie. Finchè io stesso lo temeva, te l'ho -confessato; ma ora ti giuro che mi sentirei -assai più forte; non voglio dire indifferente, -perchè tu non la creda una millanteria -inutile. -</p> - -<p> -Del resto io sarei teco dalla metà d'ottobre, -se la mia vicina non avesse tenuto così -<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span> -vivamente eccitata la mia curiosità. Lo crederesti -che io non so ancora come si chiami, -che cosa faccia, se sia bella e se abbia proprio -22 anni come la fantasia si ostina ad affermare? -Lo scoprire tutte queste cose è diventato -per me una occupazione seria; mezze -le mie giornate le passo alle finestre che -guardano nel suo giardino; le altre mezze -a pensare alla mia incognita. Se mi partissi -di qui senza avere la chiave di questo piccolo -mistero, credo che non me ne conforterei -più nella vita. -</p> - -<p> -Ti parrà strano che io debba incontrare -tante difficoltà in una cosa di così lieve -importanza; ma pensa che la mia incognita -non esce mai di casa, così suppongo, che -i vetri delle sue finestre sono coperti da -cortine a maglia, sempre troppo fitte per la -distanza che le separa dalle mie; rammenta -il pergolato benedettissimo che mi sta di -sotto, e poi il viale di pini selvatici, e vedrai -che tutte le mie risorse si confinano -in quell'intervallo fra il settimo e l'ottavo -pino. -</p> - -<p> -Tuttavia sono già andato innanzi nelle -mie ricerche; anzitutto ho pensato di fare -il giro del muro di cinta del giardino per -<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span> -riuscire in faccia all'abitazione. Speravo di -incontrare una porta aperta; ma fui deluso -anche in ciò; l'uscio d'ingresso, che sta in -cima ad una gradinata di pochi scalini, era -chiuso; le finestre coperte come quelle che -guardano sul giardino; così una volta, così -sempre. Ieri soltanto mi avvenne di vedere -allo svolto della via un uomo che saliva -quella gradinata; affrettai il passo, ma, sia -che quell'uomo mi avesse visto, o che avesse -davvero molta premura, aprì frettoloso l'uscio -e sparì richiudendolo dietro di sè, senza -che avessi tempo di vederlo nel viso. -</p> - -<p> -Stamattina mi sono levato più presto del -solito e sono subito corso alle finestre. Ho -visto ancora quell'uomo, mi volgeva ancora -le spalle, ma tanto lo riconobbi egualmente. -Egli non mi vide. Ma essa, essa!... perchè si -nasconde? Io m'affanno a rappresentarmene -col pensiero l'immagine; e la vedo ancora -quale la vidi la prima volta. Se osassi dirlo, -ti confesserei che mi sento disposto ad -amarla; vedi se io sono ancora malato del -mio vecchio male, come tu temi! Amarla! e -perchè no? s'ella ha 22 anni, ed è bella, -perchè non l'amerei io? Se la sorte ha confinato -due persone di sesso diverso nei dirupi -<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span> -della Svizzera, e le ha collocate l'una rimpetto -all'altra, non si può ribellarsi alla sorte. -La natura ha fatto il resto in anticipazione, -accendendo nel cuore di quelle creature -ravvicinate fortuitamente le fiamme del desiderio -e dell'amore. -</p> - -<p> -Anzi, poi che mi pare che questo sillogismo -mi riconforti, prometto d'amare questa -incognita a qualunque costo, di amarla -tranquillamente, allegramente, di accostarmi -all'amore come un gastronomo si accosta -alla mensa, o un freddoloso al focolare. Il -cuore della donna è per lo appunto, come -tu vuoi meglio, una tavola da pasti o un -focolare: ci si sta un po' stipati, ma in molti. -Sarà una passioncella meditata, ma sarà puro -una passione; e forse sarò più fortunato che -non lo sia stato con colei, e mi compenserò -del passato. -</p> - -<p> -E se non fosse giovine e bella? Non posso -crederlo. La statura forse più alla di quella -di Carlotta, il corpicino sottile, forse -più sottile di quello di Carlotta, il passo -lento ma franco, sono indizio di gioventù -e di grazia. Sarebbe strano che la bellezza -non vi si accompagnasse; infine gioventù -e grazia unite sono già per sè stesse -<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span> -una bellezza; però se anche il naso di questa -donna disarmonizzasse, o i suoi occhi -sporgessero un po' troppo sulla fronte, prometto -di starmene pago al resto, e di amarla -ugualmente............» -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap25">XXV.</h2> -</div> - -<p> -Il giorno 31 ottobre fu una giornata assai -melanconica. Silvio si era messo, secondo il -solito, alle finestre del giardino, e pensava -all'incognita, portando a riprese lo sguardo -sulla casa in cui essa abitava e sul viale -dei pini nel quale l'aveva veduta. Egli pensava -che quella donna e lui occupavano nello -spazio due punti che una linea retta assai -breve avrebbe potuto congiungere, e che -tuttavia vivevano ignorati e lontani come se -l'un dei due si trovasse al capo di Buona -Speranza. -</p> - -<p> -Intanto il vento autunnale sussurrava fra -le fronde intatte dei pini, e sfogliava lentamente -alcuni vecchi olmi che fiancheggiavano -il pergolato. Quella solitudine, quella quiete, -fecero brulicare nella sua testa una folla di -idee assopite; ripensò a Milano, ad Eugenio, -<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span> -alle sue antiche abitudini d'artista, alla inerzia -in cui vivea, a Carlotta; rammentò per -associazione d'idee il platano secolare che -sorgeva nel mezzo del giardino della sua -abitazione in Milano, e gli parve che quel -platano valesse meglio di quei pini... Intanto -il vento sussurrava senza tregua; e -pareva rianimarsi, e invadendo la camera, -involava da un tavolo di disegno una dozzina -di abozzi, e li sparpagliava sul pavimento e -sui mobili. -</p> - -<p> -Tuttavia Silvio non si mosse, e stando alla -finestra e lenendo gli occhi socchiusi per -difenderli dal polverio, riceveva sulla faccia -quei freschi buffi di vento che accarezzavano -scompigliandoli pazzamente i suoi capelli. -</p> - -<p> -Guardò sotto di sè, e vide il pergolato ingiallito -e i lunghi sarmenti agitati dal vento -spogliarsi anch'essi delle loro foglie disseccate. -Una speranza sorriso nel cuore di Silvio; -fra pochi giorni quei pergolato sarebbe -stato interamente nudo, i vecchi olmi del -pari; nulla più si sarebbe frapposto a' suoi -sguardi, il suo orizzonte si sarebbe allargato -come per incanto, ed avrebbe visto la bella -incognita. Da quel punto il sussurro del -vento gli suonò dolce come una promessa. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span> -</p> - -<p> -Rianimato da questo pensiero, Silvio dimenticò -ben presto il platano secolare e le -altre fantasie milanesi. Una nuova idea occupò -allora il suo cervello; un progetto audace -ruminato da molto tempo e che non -aspettava che l'occasione per tradursi in -pratica. -</p> - -<p> -Silvio non indugiò più oltre; prese un foglio -di carta profumata, rimboccò le maniche -come dovesse accingersi a una grande -opera, e scrisse furiosamente una lettera così -concepita: -</p> - -<div class="blockquote"> -<p class="indl"> -«<i>Signora</i>, -</p> - -<p> -«Un uomo che vi ama, vi prega a non -chiudere inesorabilmente le vostre finestre. -È inutile che vi nascondiate; il suo pensiero -vi segue dappertutto, e vi domanda dappertutto -ciò che voi forse non vorrete consentirgli -giammai: un po' del vostro amore». -</p> -</div> - -<p> -Scritta la lettera conveniva pensare a -mandarla; e, per quanto la fantasia di Silvio -vi si adoperasse, non venne a capo di -nulla. Quella casa era inaccessibile, e quand'anche -egli si fosse presentato alla porta -e avesse affidato al primo venuto il suo -<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span> -foglio da consegnarsi alla signora, chi gli -assicurava che non sarebbe invece pervenuto -nelle mani di quell'uomo? E chi era -quell'uomo? Assai probabilmente un marito -geloso. E se il marito stesso fosse venuto ad -aprirgli?... Quel primo progetto audace era -impossibile, e fu respinto. -</p> - -<p> -Non conosceva alcuno che avesse accesso -in quella casa; non sapeva il nome di lei -per informarsene nel paese, o per dirigerle -la lettera per posta; oltre a che tutti questi -mezzi erano imprudenti e pericolosi. -</p> - -<p> -L'ultimo partito era dunque quello di aspettare; -forse la Dea degli Amori gli avrebbe -offerto un'occasione; quella donna si sarebbe -trovata sola in giardino, egli l'avrebbe sorpresa, -e fatta una pallottola dei suoi sentimenti, -l'avrebbe gettata ai piedi della bella -ritrosa. -</p> - -<p> -I primi giorni di novembre furono giorni -d'osservazione; il pergolato continuava a sfogliarsi, -gli olmi levavano già al cielo le loro -braccia nude; il vento fischiava sempre fra -le fronde dei pini. -</p> - -<p> -Silvio vedeva realizzarsi in parte i suoi -progetti; guardando sotto di sè, poteva scorgere -lo scheletro del pergolato e seguirlo -<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span> -coll'occhio finchè si congiungeva col viale -dei pini; il settimo pino era divenuto prima -l'ottavo, e più tardi il duodecimo. Il pergolato -a poche braccia dalle sue finestre, formava -un padiglione; sotto di esso era un -enorme tavolo di pietra, e alcuni sedili pure -di sasso, fatti a foggia di satiri accosciati che -tenevano sul capo un disco. Era chiaro che -in quel luogo l'incognita s'era riposata più -volte. -</p> - -<p> -Tutte queste nuove scoperte furono ben -presto esaurite, e non potevano pagare per -gran tempo la curiosità di Silvio. Egli aveva -cercato per tutto dove il suo occhio giungeva, -ma non avea più visto un solo indizio -che accennasse alla sua incognita. -</p> - -<p> -Finalmente un giorno, il 10 novembre — Silvio -lo notò nel suo albo come un'epoca -memorabile — la sorte gli fu benigna. Dubitando -d'essere spiato, e che si cogliesse -occasione della sua assenza, egli lasciò assai -più presto del solito la mensa dell'Albergo -di Costanza, e fece ritorno a casa, dove -aveva avuto la prudenza di tener socchiuse -le imposte d'una delle finestre che guardavano -nel giardino. -</p> - -<p> -Si fece alla finestra, colla sua pallottola -<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span> -stretta in una mano. Il cuore gli batteva in -modo strano; raramente il cuore s'inganna -nei suoi pronostici. Quella donna era seduta -nel padiglione del pergolato; occupava uno -di quei sedili di sasso a foggia di satiro, e -un uomo le era daccanto. -</p> - -<p> -Quei due personaggi non s'accorsero di -Silvio, che nascosto dietro le imposte spiava -con occhi avidissimi ogni piccolo movimento -di quella donna. Era bella? Era giovine? In -verità egli non potè saperne più delle altre -volte; vestiva a nero; ecco tutto. E quell'uomo? -Vestiva a nero anch'esso. Le teste d'entrambi -erano piegate verso il suolo ed appoggiate -fra le palme. Quella era senza dubbio -l'attitudine del pensiero. A che pensavano? -</p> - -<p> -La donna offriva agli occhi di Silvio una -magnifica capigliatura nera, e un breve -tratto del profilo (un profilo adorabile); una -mano candidissima nascondeva il rimanente. -</p> - -<p> -Silvio attese. Non andò molto che quell'uomo -si mosse come per rizzarsi in piedi; Silvio si -ritirò prudentemente, temendo d'essere scoperto -e immaginando che la sua compagna -avrebbe fatto altrettanto. Rimettendo il capo -<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span> -alla finestra, il suo volto era pallido per -l'emozione; egli stava per vedere il volto -dell'incognita, i suoi 22 anni e l'azzurro -delle sue pupille. -</p> - -<p> -Al contrario quella donna era sempre immobile, -colla testa sempre china al suolo, -colle mani sempre appoggiate al volto. L'<i>altro</i> -si allontanava a passi celeri lungo il pergolato. -</p> - -<p> -Era una fortuna insperata; Silvio non -pensò altro; gli parve che la Provvidenza -non avrebbe voluto favorirlo, così avvedutamente -un'altra volta, e sporgendosi del -corpo sul davanzale, gettò con un movimento -rapidissimo l'amorosa pallottola, che per la -sua leggierezza descrisse un breve arco e -ricadde a due passi dalla bella pensosa. -</p> - -<p> -Silvio fu ancora più ratto a ritirarsi indietro; -quella donna, non vedendo alcuno, -avrebbe esposto più lungamente e con maggior -abbandono il suo volto. -</p> - -<p> -Tutto l'edifizio dei suoi sogni stava per -consolidarsi o rovinare in un punto. -</p> - -<p> -Col capo appoggiato contro le gretole delle -imposte, cogli occhi intenti ed immobili, col -cuore palpitante e commosso, Silvio cercava -i 22 anni di quella donna e l'azzurro delle -sue pupille.... -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span> -</p> - -<h2 id="cap26">XXVI.</h2> -</div> - -<p> -L'incognita si scosse, levò il capo; guardò -la finestra dietro della quale si nascondeva -Silvio; guardò la pallottola; titubò un istante, -e s'allontanò senza rivolgersi. -</p> - -<p> -Silvio rimase immobile e muto; aveva -voluto mostrarsi e gridare per richiamarla, -ma la voce erasi spenta nel suo petto. Coll'occhio -immobilmente fisso e coll'anima agitata, -egli seguiva quella donna, il fantasma -redivivo del suo vecchio amore... Carlotta. -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap27">XXVII.</h2> -</div> - -<p> -Colei era dunque Carlotta! -</p> - -<p> -Il rimanente di quella giornata fu una tempesta -pel cuore di Silvio. Questo incontro così -inaspettato, o in tali circostanze, era per lui un -avvenimento fatale. La mente piena del passato -gli suggerì che il destino avesse vincolato -inesorabilmente la sua vita alla vita di -quella donna; allora non pensò più a sfuggirla. -Aveva dimenticato facilmente tutto ciò -che stava contro di lei; vedendola, tutto era -risuscitato in un punto. Il disprezzo lottò -<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span> -un'altra volta coll'amore, lottò spietatamente, -tenacemente; ma a questa lotta disperata -aveva preso parte un nuovo sentimento. Egli -aveva visto quella donna vestita a bruno, -solitaria, dolente, straziata forse da segreto -rimorso; la compassione potè più che l'amore, -egli si senti ravvicinato dal dolore a Carlotta. -</p> - -<p> -Silvio ripensò ogni minuto particolare di -quell'incontro; riflettè sulle strane abitudini -d'isolamento di Carlotta, per poterne trarre -uno spiraglio di luce. Che cosa era adunque -avvenuto in quel frattempo? Evidentemente -l'uomo ch'egli aveva visto con Carlotta era -il marito, il signor Verni. E come mai non -l'aveva riconosciuto? E perchè s'era egli indotto -a vivere così lontano dal mondo, ed a -nascondere la moglie? Aveva dunque scoperto -ogni cosa? E per tal modo era questa -una punizione? E Carlotta una colpevole? -</p> - -<p> -In questo labirinto di domande, che egli -muoveva a sè medesimo senza potervi rispondere, -aveva smarrito la memoria di tutti i -suoi progetti anteriori. La donna che egli -aveva spiato con tanta cura pel corso di alcuni -mesi, la donna per la quale aveva tessuto -tutta una tela di seduzione, e colla -<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span> -quale aveva sognato un idillio, era Carlotta; -non avrebbe potuto essere altri; tutto adunque -si perdeva in Carlotta. Il suo soggiorno -in Isvizzera e i cento castelli della solitudine -erano troppo misera cosa al confronto del -passato che riviveva in quella donna, perchè -egli potesse ancora averne la mente occupata. -</p> - -<p> -Non dimenticò però che egli aveva gettato -una lettera nel giardino; che quella lettera -fatta per una sconosciuta avrebbe potuto -offendere Carlotta; che avrebbe potuto pervenire -in mani del signor Verni ch'era pure -stato suo amico; infine che egli aveva fatto -voto di non macchiare di colpa l'onore di -quella donna, di non portare il suo amore -come un ostacolo all'affetto di due sposi che -si amavano. -</p> - -<p> -Carlotta aveva potuto essere colpevole; -non perciò egli era autorizzato a farla colpevole -un'altra volta. Bisognava rinunziare; -resistere ancora, poi che aveva resistito fino -a quel punto. -</p> - -<p> -Egli aveva dei doveri, e non li avrebbe -dimenticati; un istante di oblio avrebbe aggiunto -un'altra spina alla corona di rimorsi -che faceva sanguinare il cuore di quella -creatura adorata. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span> -</p> - -<p> -Ad ogni modo non l'avrebbe sfuggita; ciò -era superiore alle sue forze; era forse contrario -allo stesso destino che lo aveva riaccostato -in un modo così strano a quella -donna. -</p> - -<p> -Silvio si prese il capo fra le mani. Un'idea -fissa lo torturava senza frutto. Venne ancora -alla finestra, e guardò all'intorno. Il giardino -era deserto; le finestre della casa chiuse nel -modo consueto; quella fatale pallottola di -carta era ancora là, dove prima era caduta. -S'egli avesse potuto ritrarnela! per istinto -misurò d'uno sguardo l'altezza che separava -il giardino dalla finestra, all'incirca venticinque -piedi; il pergolato avrebbe potuto -aiutarlo nella discesa; ma tanto era una -prova assai pericolosa. E poi avrebbe abbisognato -attendere la notte; e l'oscurità rendeva -più grave il pericolo. -</p> - -<p> -E tuttavia dover lasciare quel foglio nel -giardino!... Ella forse avrebbe aspettato -la notte per raccoglierlo, e la leggierezza di -quelle parole l'avrebbe offesa. È ben vero -che quella lettera non era diretta a lei; ma -come dirglielo? Oltre a ciò, lo stesso signor -Verni avrebbe potuto averne notizia.... -</p> - -<p> -Silvio guardò al cielo, meno per chiederne -<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span> -consiglio, che per vedere se promettesse -soccorso. Chi sa? Un acquazzone avrebbe -potuto lacerare quel malaugurato foglio e -seppellirlo fra le zolle. -</p> - -<p> -Ma il cielo era purissimo, e il sole tramontava -lentamente dietro i colli. -</p> - -<p> -Allora Silvio si rifece a misurare la strada -che avrebbe dovuto percorrere per scendere -in giardino. Egli avrebbe posto i piedi sopra -un'asta di legno del pergolato, tenendosi -al parapetto della finestra. Quindi, appoggiandosi -alla muraglia, avrebbe guadagnato -un palo che pareva più vigoroso degli -altri, e si sarebbe lasciato scorrere lungh'esso -fino al fondo. La risalita non doveva essere -più difficile. Rifacendo i calcoli gli parve -ora un'impresa semplicissima. -</p> - -<p> -Con questo proposito aspettò la notte. Una -mezz'ora dopo il tramonto, Silvio si accostò -alla finestra, parendogli d'udire rumore nel -giardino. Sperava e temeva che Carlotta lo -avesse prevenuto; ma il giardino era deserto. -Conveniva affrettare; alcuni istanti dopo non -sarebbe forse stato più in tempo. Scavalcò -il davanzale della finestra con una trepidanza -indicibile; egli poteva essere visto, -poteva incontrarsi con Carlotta, e quel che -<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span> -era peggio col marito. Pose i piedi sull'asse -del pergolato e, prima di abbandonarvisi, ne -provò con una scossa del corpo la resistenza. -L'asse piegò sotto il peso, ma non si ruppe. -Tuttavia fu col cuore serrato dal raccapriccio -che egli si decise a distaccare le mani -dalla pietra del davanzale. Senza volerlo, i -suoi occhi guardarono sotto di sè, quel pergolato -contava almeno 18 piedi d'altezza. -Era un'inezia per chi aveva salito il San -Gottardo, e Silvio sorrise della sua debolezza. -Col corpo inclinato verso il muro si -trascinò lentamente lungo quell'asse, e giunse -al palo che aveva adocchiato. S'egli riuscva -ad attaccarvisi colle mani, era tutto fatto; -lo stesso palo l'avrebbe accompagnato fino -a terra. Ma per afferrare quel palo gli toccava -reggersi in equilibrio per un istante, -senza alcun appoggio delle mani, e ripiegare -il corpo lentamente, senza uscire da -quel bilico difficilissimo. Silvio eseguì questa -ginnastica con qualche disinvoltura, e -in breve pose piede nel giardino. In quell'istante -un'ombra nera passò nel viale dei -pini. Era illusione cagionata dal turbamento -di Silvio, od era realtà? Silvio non ebbe altro -pensiero che di nascondersi; se il signor -<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span> -Verni l'avesse sorpreso in quel luogo, -egli ne sarebbe morto di vergogna. Si rannicchiò -in mezzo ad alcune piante di mirto, -ed attese. -</p> - -<p> -Quando gli parve d'essere al sicuro, uscì -dal suo nascondiglio, e si rivolse verso il padiglione -per rintracciare la lettera. Riconobbe -il luogo ove era caduta, ma non -vide più la malaugurata pallottola. Pensando -d'essersi ingannato, guardò alla sua finestra, -rifece coll'occhio l'arco descritto dalla pallottola, -e conobbe di non essere in errore. Tuttavia -cercò minutamente fin presso al padiglione. -Non vi era dubbio; qualcheduno avea -preso quel foglio; e chi mai se non Carlotta? -Questo pensiero gli empiè il cuore di gioia; -ma fu un istante. Che avrebbe pensato Carlotta -della arditezza del suo linguaggio? -</p> - -<p> -Senza accorgersene, s'era introdotto nel padiglione, -e s'era seduto sullo stesso sedile -su cui aveva visto Carlotta. Da quel luogo -egli vedeva le finestre della casa illuminate, -e gli pareva di vedere delle ombre passare -dinanzi ai vetri. Colà era Carlotta. Dolce -ed affannoso pensiero! -</p> - -<p> -Passò un'ora. Silvio non s'era ancora mosso -per risalire; le sue fantasie lo tenevano in -<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span> -quel luogo con una forza invincibile. Il pensiero, -intento alle memorie che si succedevano -a quadri svariati, aveva vinto ogni altro sentimento. -Silvio non temeva più nulla: dimenticava -in certo modo di vivere, rammentando -di aver vissuto. -</p> - -<p> -Passò ancora un'ora, poi un'altra; le finestre -del piano superiore della casa s'erano -oscurate; una luce brillava nel piano inferiore; -quella luce si muoveva bizzarramente. -Poi anch'essa si arrestò per pochi minuti, e -si spense. -</p> - -<p> -Silvio si sentì più libero. L'oscurità gli -diede sicurezza; non pensò più a risalire nelle -sue camere, e si abbandonò del tutto alle sue -meditazioni. -</p> - -<p> -Le notti incominciavano ad essere fredde; -ben tosto l'immobilità gli intorpidì le membra. -Si alzò risoluto, e guardò alla sua finestra -come per misurare la fatica della risalita. -Un istinto più forte della sua volontà lo -trattenne; senza accorgersene, oltrepassò il -padiglione e giunse al viale dei pini. Colà -ella era passata più volte. Volle inoltrarsi, -ma lo arrestò un ultimo senso di titubanza. -Se qualcuno lo avesse sorpreso! Teso l'orecchio -ad ascoltare; non si udiva che un fremito -<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span> -leggiero di vento, e un indefinito mormorio — il -linguaggio della solitudine e della -notte. -</p> - -<p> -Fatto più ardito, Silvio percorse il viale a -passi lenti, e giunse in faccia alla casa. La -curiosità lo trasse più vicino; si accostò alle -finestre del piano terreno, ma erano tutte -chiuse. Una sola di esse avea le imposte socchiuse -per modo che tra l'una e l'altra rimaneva -una fenditura non più larga di due -pollici. Silvio si rizzò sulle punte dei piedi -e riuscì a guardar dentro. Egli vide un'ampia -sala, dei grandi quadri antichi, ed un lumicino -dal lucignolo carbonizzato che agonizzava -in un angolo. Chi aveva posto quel lumicino -in quel luogo? Ed a qual uso? Silvio -guardò intorno alla camera, ma non vide alcuno. -</p> - -<p> -Mezz'ora dopo ripassò innanzi a quella -finestra, guardò ancora dentro; ma non vide -più nulla. Il lumicino probabilmente s'era -spento; ma se qualcuno lo avesse invece ritirato? -In quel punto parve a Silvio d'udire -un cigolio sommesso, come d'una porta che -stridesse girando lentamente sui cardini. -</p> - -<p> -Si arrestò. Poco dopo udì quello stesso rumore; -questa volta non poteva essersi ingannato. -<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span> -L'istinto, più che la riflessione, gli consigliò -la fuga; però, fatto ancora più agile -dal timore d'essere scoperto, in breve ebbe -raggiunto il padiglione. Senza neppur volgersi -indietro, spiccò un salto ed afferrò lo -stesso palo per cui era disceso: vi si attaccò -colle mani e coi piedi, e ne raggiunse la cima -rapidamente. Allora, tenendosi avviticchiato -colle gambe, rovesciò il corpo all'indietro; ed -afferrò d'una mano un'asta traversale che -riuniva il palo alla muraglia. La notte non -permettendogli d'usare lo stesso sistema adoperato -nel discendere, egli pensò di portarsi -fin sotto la sua finestra, appigliandosi successivamente -alle aste traversali, e lasciando -spenzolare il suo corpo nel vuoto. Il mezzo -non richiedeva come l'altro la sicurezza dell'occhio -e la fermezza dell'equilibrio, ma -riposava tutto sulla credula solidità delle -aste. Ad ogni sbalzo che Silvio faceva per -passare da un'asta all'altra, egli sentiva tutto -il pergolato scricchiolare; allora si aspettava -di cadere, e misurava in cuor suo la -lunghezza della distanza che il suo corpo -avrebbe dovuto percorrere per arrivare fino -a terra. Ahi! sempre troppo lunga distanza -per tal sorta di viaggi... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span> -</p> - -<p> -Un raggio di luna rischiarò in quel punto -il suo sentiero. Silvio ne approfittò per guardare -dietro di sè ed assicurarsi di non essere -stato veduto. Strana cosa; ancora una -volta gli parve di vedere un'ombra nera che -si dileguava, ma questa volta assai più vicina. -Silvio non guardò altro; con uno slancio -vigoroso riuscì a sedersi sull'asta da cui -egli pendeva. Il più difficile era fatto. Non -rimanevagli più che sollevarsi in piedi su -quell'asta medesima, per poter afferrare -la pietra del davanzale della sua finestra. -Appoggiandosi con una mano al muro e tenendosi -coll'altra all'asta, provò a rizzarsi. -Vi riuscì a grande stento; fu un miracolo -d'equilibrio. Mosse un passo con precauzione -e tentò d'attaccarsi colle mani al davanzale -della finestra. In quel punto uno scroscio, -un terribile scroscio annunziò che l'asta su -cui Silvio si reggeva incominciava a spezzarsi. -Un grido rispose a breve distanza a -quel rumore. Silvio tra il timore e la meraviglia -rimase un istante perplesso. Intanto -un altro scroscio e un altro grido. Silvio -spinse il corpo innanzi, e tentò con uno slancio -d'afferrarsi alla finestra; le sue dita toccarono -la pietra; e si irrigidirono contraendosi -<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span> -nella stretta. Il suo corpo penzolò un momento -nel vuoto, e cadde... -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap28">XXVIII.</h2> -</div> - -<p> -Il mattino Silvio aprì gli occhi, e li girò -intorno stupefatto. Non vide più la sua -camera solita, e, in quei primi istanti -di veglia che succedono al sonno, non -seppe darsene ragione. Una sensazione -viva di dolore al capo fu la prima cosa -che ridestasse la sua memoria annebbiata. -Ricordò la notte passata nel giardino, -ricordò la salita del pergolato, quell'ombra -che lo aveva seguito, poi il grido, e la caduta... -E poi? più nulla; a questo punto le -sue idee si confondevano coi fantasmi dei sogni. -Quali sogni? Egli ne aveva fatto di così -belli! ma anch'essi gli sfuggivano come agili -farfalle. -</p> - -<p> -Che cos'era dunque avvenuto di lui dopo -la caduta? E come si trovava in quel letto? -E a chi doveva egli l'ospitalità di quella notte? -È assai naturale che Silvio cercasse di rispondere -prima di tutto a quest'ultima domanda. -Ora s'egli era caduto dal pergolato del giardino, -evidentemente non aveva potuto cadere -<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span> -altrove che nel giardino. Il giardino era di -Carlotta; dunque... la logica non eragli parsa -mai così bella. -</p> - -<p> -Dunque era stato raccolto per cura di -Carlotta. Dunque egli si trovava in casa di -Carlotta. -</p> - -<p> -Intanto la luce penetrava a striscie traverso -le imposte socchiuse. -</p> - -<p> -Silvio era così felice che non s'affannò -punto del suo stato. E tuttavia, quando volle -provare a voltarsi sopra un fianco, si accorse -che la sua spalla era malconcia; e abbandonandosi -con troppa compiacenza al pensiero, -sentì delle fitte dolorosissime al capo che lo -consigliarono ad accarezzare le idee dell'amore -con maggior parsimonia. -</p> - -<p> -Ad ogni modo gli parve di poter concludere -che nella caduta s'era slogato una spalla, -e che aveva dato del capo su qualche cosa -di duro che doveva avergli cagionato, insieme -alla ferita, un deliquio od uno stordimento. -</p> - -<p> -Poco stante si addormentò ancora cullandosi -soavemente nel pensiero di Carlotta. -</p> - -<p> -Ridestandosi, guardò un'altra volta intorno -a sè; la camera era vuota. -</p> - -<p> -La prima immagine che oscurò il lucido -orizzonte che brillava innanzi al pensiero -<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span> -febbrile di Silvio, fu quella del signor Verni. -Senza dubbio egli era a parte di questo avvenimento; -senza dubbio egli aveva aiutato a -prodigargli le prime cure; forse egli stesso, -egli solo, aveva ordinato di raccoglierlo e gli -aveva assegnato quella camera. E che aveva -egli pensato di lui? La pietà era stata possibile -in quell'anima buona; ma forse la stima -non lo sarebbe più. -</p> - -<p> -E come avrebbe egli osato levar gli occhi in -faccia a quell'uomo? e con qual animo l'avrebbe -ringraziato delle sue attenzioni? Per la prima -volta sentì il peso di quell'ospitalità -che poc'anzi lo aveva reso giubilante, e pensò -con desiderio al letticciuolo solitario della -sua camera da scapolo. -</p> - -<p> -Quale sarebbe stata la prima parola di quell'uomo? -Questo pensiero importuno, torturò -la sua ragione vacillante. -</p> - -<p> -Un'ora dopo udì dei passi che si accostavano -all'uscio. In quel momento avrebbe voluto -essere assai lontano. Non potendo colla -sola forza della volontà soddisfare a questo -voto, chiuse gli occhi e finse di dormire. -</p> - -<p> -Udì la maniglia della porta girare lentamente, -poi alcuni passi leggieri, e un bisbiglio -sommesso di due voci maschili. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span> -</p> - -<p> -— Dorme; diceva l'uno dei due. -</p> - -<p> -— Ha sempre dormito; rispondeva l'altro. -</p> - -<p> -— Buon segno. -</p> - -<p> -Il resto del dialogo non giunse alle orecchia -di Silvio. -</p> - -<p> -— Se ne vanno, pensò egli udendo ancor -dei passi; ma questa volta s'ingannava; quei -passi s'arrestarono al suo capezzale, e un alito -lieve sfiorò la sua faccia. Il volto d'un uomo -era lì, presso al suo. S'egli avesse potuto -socchiudere un poco gli occhi e guardare -senza tradire la sua finzione! Non n'ebbe -l'ardire. -</p> - -<p> -Un istante dopo quell'uomo s'allontanò dal -letto. -</p> - -<p> -— Se ne vanno, disse Silvio un'altra volta; -e raddoppiò l'attenzione per assicurarsene. -Non udì più nulla. La sua posizione -diveniva imbarazzata; evidentemente quegli -uomini attendevano che egli si svegliasse; -era dunque inutile il suo strattagemma. Pure -trovarsi faccia a faccia col signor Verni!... -Si provò a socchiudere gli occhi e spingere -uno sguardo innanzi a sè; un uomo era seduto -in faccia a lui a pochi passi. -</p> - -<p> -Vestiva un soprabito, ed aveva il cappello -in una mano, e un paio di guanti nell'altra. -<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span> -Senza alcun dubbio egli non era di casa; -assai probabilmente era un medico. Ad ogni -modo non era il signor Verni; e per Silvio -bastava questo. -</p> - -<p> -Cercò coll'occhio l'altro uomo, e non potè -vederlo. Pure egli era certo d'aver udito a -parlare, e che nissuno era uscito dalla camera. -Un istante di silenzio più profondo gli -fe' udire distintamente il lieve e monotono -rumore di due respirazioni. A questa indagine -Silvio concluse che quell'<i>altro</i> s'era tenuto -presso all'uscio; ora egli non avrebbe -potuto guardare verso l'uscio senza voltarsi. -</p> - -<p> -Vedendo inutile ogni scappatoia, Silvio si -decise a svegliarsi; uno sbadiglio, un gemito -leggiero strappato molto probabilmente dalla -sensazione delle sue contusioni, poi una stiratura -breve delle braccia, interrotta a mezzo -da un altro gemito più verisimile del primo, -poi finalmente la luce. Un uomo che ha -dormito e che si sveglia batte le palpebre -vedendo la luce, e si caccia i pugni negli -occhi per stropicciarli; Silvio fece altrettanto. -</p> - -<p> -Quel personaggio che stava seduto innanzi a -lui si levò tacitamente e si appressò al letto; -e siccome Silvio accennava di volersi sorprendere, -e di manifestare la sua sorpresa con -<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span> -parole, quell'uomo pose l'indice attraverso -le labbra consigliando il silenzio con atto di -dolcezza, ma di una dolcezza contratta per -abitudine. -</p> - -<p> -Silvio non domandava di meglio, e tacque. -Non aveva ancora avuto tempo di voltare il -capo e di guardare <i>quell'altro</i>; ma siccome -<i>quell'altro</i> non poteva essere che il signor -Verni, così egli prese il partito di guardare -il medico nel bianco degli occhi. -</p> - -<p> -Il medico si accostò a Silvio, e gli levò la -benda che gli legava il capo; i capelli s'erano -attaccati alla tela, però quell'atto gli cagionò -una sensazione poco gradevole. Silvio s'accorse -che la ferita ricevuta al capo aveva fatto sangue, -ma dall'espressione del volto del medico -argomentò che doveva essere cosa di poco -rilievo. -</p> - -<p> -Il medico accennò col capo a <i>quell'altro</i>; -e <i>quell'altro</i> si mosse per venirgli in aiuto. -</p> - -<p> -— Non v'è più scampo, disse Silvio, e -sbarrò tanto d'occhi in faccia al nuovo venuto. -</p> - -<p> -Non era il signor Verni. -</p> - -<p> -Tuttavia quel volto non gli era nuovo; in -quel momento però non volle saperne di più. -</p> - -<p> -I due uomini lo sollevarono alquanto e lo -<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span> -appoggiarono sui cuscini; il medico scoprì -la spalla, e tastò colle dita l'osso. Anche questa -volta il viso del medico indicò quella -specie di disdegno col quale i sacerdoti di -Ipocrate riconoscono che il <i>caso</i> con cui -hanno a fare è di minima importanza. Il disdegno -dei medici è sempre lusinghiero per -gli ammalati, e Silvio ne fu lietissimo. La -spalla non era slogata, come egli aveva temuto. -</p> - -<p> -Silvio fece ancora atto di parlare; questa -volta il medico, rassicurato sulla creduta gravità -del male, non lo interruppe per consigliare -il silenzio, ma per prevenirlo colle sue -interrogazioni. -</p> - -<p> -— Avete dormito sempre? -</p> - -<p> -— Tutta notte. -</p> - -<p> -— Volete dire tutto il mattino. -</p> - -<p> -— Sarà come voi dite. -</p> - -<p> -— Aveste delirio e sogni agitati? -</p> - -<p> -Silvio, che incominciava a temere che la -sua malattia dovesse permettergli troppo -presto di abbandonare quella casa, volle essere -del parere del medico, e rispose che -aveva avuto delirio e sogni agitati. -</p> - -<p> -— Non vi destaste qualche volta di soprasalto? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span> -</p> - -<p> -— Credo di sì. -</p> - -<p> -Il medico visibilmente lusingato della sua -infallibilità, sorrise a fior di labbro, e atteggiandosi -come un senatore romano, domandò -il polso. -</p> - -<p> -— Cento pulsazioni al minuto, disse -fra sè. -</p> - -<p> -Silvio lo interrogava collo sguardo. -</p> - -<p> -— Avrete la febbre, sentenziò l'Esculapio. -</p> - -<p> -— Buono, pensò Silvio. E sarò guarito? -aggiunse forte. -</p> - -<p> -— Presto, mi lusingo. Conservatevi immobile -più che vi è possibile; l'immobilità accelererà -la guarigione. -</p> - -<p> -— Ponete che io sia una pietra. -</p> - -<p> -Quando la fasciatura della spalla fu compiuta, -il medico se ne andò, e Silvio rimase -solo. Poco dopo ritornò quell'uomo che aveva -accompagnato il medico. Silvio vide una faccia -serena, e prese confidenza. -</p> - -<p> -— Signore, disse dolcemente. -</p> - -<p> -Quell'uomo si appressò premuroso. -</p> - -<p> -— Mi chiamo Giovanni. -</p> - -<p> -— Volete dire?... balbettò Silvio imbarazzato. -</p> - -<p> -— Sono un antico servitore della casa. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span> -</p> - -<p> -— Antico, voi dite? Vedendovi non lo si -crederebbe. -</p> - -<p> -— Ho sessant'anni. -</p> - -<p> -— È un'età ragionevole. -</p> - -<p> -— Ragionevolissima. -</p> - -<p> -— E da quanto tempo servite il signor -Verni? -</p> - -<p> -Giovanni guardò Silvio in faccia con lieve -atto di stupore. -</p> - -<p> -— Da quindici anni. -</p> - -<p> -— E come passa egli i suoi giorni il signor -Verni? -</p> - -<p> -Lo stupore di Giovanni questa volta fu assai -più visibile. -</p> - -<p> -— Avete la febbre? domandò premuroso. -</p> - -<p> -— Cento pulsazioni al minuto; lo ha detto -il medico. -</p> - -<p> -— Se fossero di più? -</p> - -<p> -— Può essere; da che lo argomentate? -</p> - -<p> -— Ehi.... diamine; dal vostro volto... più -arrossato di poc'anzi. -</p> - -<p> -— Non monta. Vi dicevo adunque... che -cosa vi dicevo? -</p> - -<p> -— Il delirio incomincia; pensò Giovanni. -</p> - -<p> -— Ah! Vi domandavo del signor Verni. Che -sorta di vita è la sua? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span> -</p> - -<p> -— Di vita, avete detto? Un assai cattivo -genere di vita, in fede mia, se così volete -chiamarlo. -</p> - -<p> -— Non vi comprendo; che cosa dunque è -avvenuto all'ottimo signor Verni? -</p> - -<p> -— Lo ignorate? -</p> - -<p> -— Pare di sì. -</p> - -<p> -— È strano; un amico di casa! -</p> - -<p> -Silvio fe' un cenno del capo come per ringraziare -di questo titolo onorifico. -</p> - -<p> -— Il mio padrone vi rammentava spesso... -</p> - -<p> -— Il vostro padrone è assai buono, interruppe -Silvio, per cui l'amicizia del signor -Verni era un rimprovero. Ho viaggiato; è -molto tempo che viaggio... -</p> - -<p> -— Quand'è così, poichè lo ignorate, il mio -padrone... -</p> - -<p> -— Ebbene? -</p> - -<p> -Giovanni fece un gesto assai espressivo, e -portò una mano sugli occhi per nascondere -una lagrima. -</p> - -<p> -— Morto! ripetè Silvio tra sè, meno addolorato -che sorpreso di questa novella. -</p> - -<p> -Per alcun tempo nissuno dei due fece -motto. Silvio levava a quando a quando gli -occhi, e incontrava la figura mesta di Giovanni, -col capo sempre inchinato sul petto, -e gli occhi fissi al suolo. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span> -</p> - -<p> -Questa notizia era così inaspettata, e per -essa era stato così improvvisamente mutato -tutto l'ordine delle idee e dei progetti di -Silvio, che egli non seppe più riannodare -il filo dell'interrogatorio incominciato. Giovanni -fu il primo ad uscire dalle sue fantasie -melanconiche, e ne uscì con un grosso -sospiro più eloquente d'un'elegia. -</p> - -<p> -— Avete fame...? domandò a Silvio. -</p> - -<p> -Silvio non aveva ancora avuto tempo a -pensarci; ma quando si ha ventisette anni, -non si può dimenticare per ventidue ore il -proprio pranzo senza qualche inconveniente. -La caduta, la febbre, il sonno, l'emozione -e l'amore, avevano potuto molto sul ventricolo -di Silvio; ma infine egli aveva ventisette -anni, e non aveva mangiato da ventidue -ore; però, per quanto il dolore della triste -novella poteva consentirlo, egli confessò -candidamente che aveva appetito. -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap29">XXIX.</h2> -</div> - -<p> -Nella notte successiva Silvio dormì assai -poco. -</p> - -<p> -La sua mente agitata si adoperava invano -ad indagare il mistero che circondava la -<span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span> -solitudine della donna che egli amava. La -morte del marito mutava aspetto a tutte le -apparenze della vita di Carlotta. Tutte le -indagini fatte fino a quel punto, non erano -state che tentativi vuoti; egli era partito dall'errore, -e tutte le verisimiglianze che vi -aveva connesso, dovevano adunque essere -necessariamente false. -</p> - -<p> -Così l'edifizio delle sue supposizioni rovinava -a un tratto. L'isolamento di Carlotta -non era più una punizione, ma un bisogno -d'anima afflitta; non era la solitudine della -colpa e del rimorso, ma la solitudine del -dolore e del pianto. -</p> - -<p> -Ella aveva amalo suo marito, e suo marito -non era più. Il mondo non avrebbe potuto -darle ciò che le era stato tolto, ed ella -viveva separata dal mondo. -</p> - -<p> -Questo pensiero riconfortò la fede vacillante -di Silvio. Carlotta non era forse colpevole. -Se essa fosse stata tale, la morte -dell'unico uomo che avesse dei diritti sopra -di lei l'avrebbe spinta in mezzo alla -società, dove avrebbe trovato nei facili piaceri -l'oblio del suo passato e di sè medesima. -</p> - -<p> -No, Carlotta non era colpevole. Tutte le -<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span> -apparenze avevano lottato contro la sua fede, -e il suo cuore codardo n'era stato vinto; ma -ora il suo cuore risorgeva più forte a rinnovare -la battaglia, ed usciva vincitore: Carlotta -non era colpevole. -</p> - -<p> -Ma quell'uomo che aveva visto con essa in -giardino? Chi era egli? Un fugace sospetto -gli suggerì il nome del cavalier Salvani; ma -rifuggì inorridito da questo pensiero. -</p> - -<p> -Carlotta avrebbe forse potuto profanare -con tale infamia la memoria del marito, ma -non si sarebbe infinta giammai fino a mascherare -di virtù la propria abiezione. -</p> - -<p> -Ora se non era il cavalier Salvani, chi -mai era quell'uomo? Egli l'aveva visto non -una, ma più volte; la convivenza nella stessa -casa era dunque probabilissima. Lo aveva -sorpreso al fianco di lei sotto il pergolato, -in atteggiamento di gran domestichezza, tanto -d'averlo creduto un marito; non era tale, -era dunque un amante. -</p> - -<p> -Con questo martello nel cuore, si addormentò -più rannuvolato, ma giurando tutta -via a sè stesso che Carlotta non era colpevole. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span> -</p> - -<h2 id="cap30">XXX.</h2> -</div> - -<p> -Erano passati molti giorni. Silvio era quasi -ristabilito; la sua ferita al capo s'era cicatrizzata -completamente, e l'osso della spalla -aveva ripreso la sua posizione normale. -</p> - -<p> -Tuttavia un mutamento poco favorevole si -era prodotto nel suo umore; egli era passato -vivamente per tutta la scala dell'entusiasmo, -e ne aveva ridisceso i gradini ad -uno ad uno; ogni giorno che passava era un -sospiro di più nell'anima di Silvio, e un fiore -di meno nel giardino. -</p> - -<p> -L'inverno si avvicinava a gran passi, e -l'ipocondria del pari — un'inverno assai -rigido ed un'ipocondria inguaribile; il termometro -della natura, e quello del cuore -segnavano la stessa distanza dallo zero. -</p> - -<p> -Dapprincipio Silvio aveva vagheggiato tutte -le fila di un'avventura; quella donna che -egli aveva tanto amato viveva sotto lo stesso -tetto, conosceva l'amor suo, lo sapeva ferito, -la pietà se non l'amore l'avrebbe chiamata -al suo fianco. Questa sicurezza di cui egli -si compiaceva lo aveva reso più sdegnoso, -quasi indolente; quelle poche reliquie d'un -<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span> -amor sepellito, avevano spezzato la pietra del -loro sepolcro per irrompere violente — la -sicurezza le aveva ricacciate nella tomba. -</p> - -<p> -Il signor Verni era morto; Carlotta vedova; -il deplorabile scetticismo, di cui Silvio avea -corazzato il petto, traeva da quei due fatti -due conseguenze che alimentavano le sue -speranze e ponevano in pace la sua coscienza. -I doveri d'amico e di moglie non -si frapponevano più alla loro passione. -</p> - -<p> -Silvio non domandava più un amore, domandava -una passione; l'eccesso è bisogno -delle anime malate e dei corpi affranti. Egli -non reputava più sè stesso capace d'amore; -fors'anco non reputava Carlotta degna. E tuttavia -il suo cuore aveva lottato disperatamente -per salvare quella donna da ogni -macchia; tante volte il suo pensiero aveva -voluto spingere le indagini audaci nel passato -misterioso di colei, altrettante ne era -stato respinto come un profanatore. -</p> - -<p> -— Il passato non mi appartiene — disse -Silvio a sè stesso — l'oggi è mio. -</p> - -<p> -Malgrado ciò i giorni erano passati uguali, -monotoni, senza che nessuna delle parvenze -sperate della sua mente avesse preso corpo -e vita vera. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span> -</p> - -<p> -Dopo il secondo giorno, la sua sicurezza -si mutò in aspettazione che aveva tutti i travagli -d'una vaga incertezza; dopo il terzo -giorno l'aspettazione divenne desiderio ardente -e pauroso. Tutto inutilmente — Carlotta -non venne. -</p> - -<p> -Giovanni era quasi sempre al suo capezzale; -ma non era uomo da cui si potessero -avere facilmente molte parole. Tuttavia egli -avea istruito Silvio su molte cose; gli avea -detto che Carlotta viveva sola con una cameriera, -e che aveva fatto proposito di non -abbandonare mai più quell'abitazione. Ad -ogni altra domanda aveva risposto di non -saper nulla. -</p> - -<p> -Di tal guisa Silvio s'era visto ridotto alle -sue fantasie e alla sua solitudine; fu allora -che quel sentimento soffocato riarse più -terribile nel suo petto, e per la prima volta -conobbe d'amare tuttavia d'amore. -</p> - -<p> -Alle vacue lusinghe del suo amor proprio -succedette la frenesia del desiderio e l'ardenza -dell'affetto; alle stolte compiacenze -dell'oggi, la sospirosa evocazione del passato. -L'ieri così pallido, così povero, così -monotono riappariva alla mente di Silvio luminoso -e fantastico, come le veglie d'un fumatore -d'oppio. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span> -</p> - -<p> -Egli ripensava a quella sua finestra amica -donde aveva tante volte sorpreso le pensose -passeggiate della solitaria, al pergolato che -aveva visto sfrondarsi sotto i suoi occhi, al -sedile di sasso su cui, sotto le forme della -solitudine e del mistero, egli aveva rinvenuto -l'immagine di Carlotta. Ahimè! egli sarebbe -rientrato nelle sue camere, avrebbe riveduto -presto, troppo presto, quei luoghi, ma non -avrebbe ritrovato più mai il bene che avea -perduto. L'agile fantasma del suo amore lo -avrebbe forse sfuggito. -</p> - -<p> -E Silvio, che poco prima si riputava fortunato -e indolente possessore d'una suprema -felicità, rimpiangeva amaramente le chimere -d'un tempo. -</p> - -<p> -Sì, anche le chimere avrebbero abbandonato -il suo cuore; egli sarebbe rimasto solo, -solo colla fatale certezza che Carlotta non -avrebbe sentito mai nulla per lui. -</p> - -<p> -Uno spasimo dissimulato si aggiungeva -alle sue torture. Quell'uomo, quell'uomo che -egli aveva visto nel giardino non era forse -un amante? -</p> - -<p> -Ben è vero che Giovanni gli aveva detto -che Carlotta viveva sola, ma supponendo anche -che Giovanni non mentisse, la presenza -<span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span> -di quell'uomo nel giardino non era meno sospetta. -Ora chi era quell'uomo? -</p> - -<p> -Silvio aveva cercato più volte di domandarne -a Giovanni, ma un sentimento d'orgoglio -l'aveva sempre trattenuto. Allora si -provò a rammentare l'immagine di quel personaggio; -egli non l'aveva veduto mai che -alle spalle, e non ne aveva serbata quasi -alcuna memoria. -</p> - -<p> -— Vediamo, disse a sè stesso una mattina, -quell'uomo non era il cavaliere Salvani; -i suoi favoriti rossi e le sue spalle -quadrate lo avrebbero tradito. Pareva alto, -proseguì analizzando le sue memorie, poco -più di me certamente, ma più alto di me; -aveva movenze lente, più da uomo maturo -che da giovine... -</p> - -<p> -In quella entrò Giovanni. -</p> - -<p> -Un'idea assai naturale, e che le nebbie -della gelosia gli avevano celato fino a quel -punto, balenò alla mente di Silvio. -</p> - -<p> -— Se fosse mai!.... -</p> - -<p> -Giovanni si accostò al capezzale. -</p> - -<p> -— Sto meglio, gli disse Silvio prevenendo -la domanda. Che giorno è oggi? -</p> - -<p> -— Venerdì. -</p> - -<p> -— Quanti ne abbiamo del mese? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span> -</p> - -<p> -— Ventinove. -</p> - -<p> -— Non vi pare che abbia nevicato? -</p> - -<p> -— Sono sicuro di no. -</p> - -<p> -— Credete che nevicherà presto? -</p> - -<p> -— Lo credo. Le montagne sono già tutte -coperte. -</p> - -<p> -— Fatemi il favore di assicurarvene. -</p> - -<p> -Giovanni si accostò alla finestra. Silvio -guardò attentamente le sue spalle, e non -parve soddisfatto del suo esame. -</p> - -<p> -— Il tempo è asciutto, non è vero? -</p> - -<p> -— Asciuttissimo. -</p> - -<p> -— Dovreste farmi un favore. -</p> - -<p> -— Cento. -</p> - -<p> -— Andate a passeggiare in giardino. -</p> - -<p> -— In giardino? -</p> - -<p> -— Il tempo è asciutto; ve ne prego. -</p> - -<p> -Giovanni parve titubare alquanto. -</p> - -<p> -— Ve ne prego, ripetè Silvio. -</p> - -<p> -— Come volete, disse Giovanni; e s'incamminava -per uscire. -</p> - -<p> -— Non ancora. Assai probabilmente voi -non avete predilezione per l'una parte del -giardino piuttosto che l'altra? -</p> - -<p> -— Nessuna. -</p> - -<p> -— Passeggiate lungo il viale dei pini, -quand'è così; sarà molto meglio. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span> -</p> - -<p> -— Ci s'intende, disse Giovanni tentennando -il capo nell'uscire. -</p> - -<p> -Non appena Giovanni ebbe varcato la soglia, -Silvio scese d'un balzo dal letto. Indossò -frettoloso alcuni abiti e si accostò barcollando -per la debolezza alla finestra che -guardava nel giardino. Un uomo ed una -donna, che parevano usciti in quel punto -dalla casa, si allontanavano a fianco l'un -dell'altro lungo un viale. -</p> - -<p> -Quella donna era Carlotta; quell'uomo -era <i>lui</i>. -</p> - -<p> -Il cuore di Silvio si allargò per la gioia. -Se non che in quel punto un altr'uomo -uscì dalla casa, e si diresse alla volta dei -due; quest'altro uomo era Giovanni. -</p> - -<p> -Silvio dovette appoggiarsi alle imposte -per non cadere; la gelosia lo teneva immobile; -quell'eterna domanda, eterno supplizio, -gli si parava un'altra volta dinanzi: -chi era adunque quell'uomo? -</p> - -<p> -Giovanni raggiunse la sua padrona, e -camminò alcuni istanti vicino ad essa parlandole. -Di che cosa? -</p> - -<p> -Silvio non potò dubitarne molto lungamente, -però che vide il volto di Carlotta -voltarsi e guardare alla sfuggita la sua finestra, -<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span> -mentre Giovanni si cacciava per entro -ad un sentiero trasversale che metteva capo -al viale dei pini. -</p> - -<p> -Giovanni era un servitore assai rispettoso, -e Silvio avrebbe potuto averne prova, se lo -avesse visto pochi istanti dopo passeggiare -nel viale dei pini con uno zelo veramente -ammirabile; ma Silvio aveva occhio a ben -altro. Colla fronte ardente appoggiata ai vetri -della finestra egli seguiva d'uno sguardo -pauroso e smarrito i due che vedeva allontanarsi -sempre più. Non v'era dubbio; quell'uomo -che oggi vedeva al fianco di Carlotta -era quello stesso che aveva visto tante volte; -lo stesso passo, lo stesso abbandono confidenziale. -Ma chi era dunque? -</p> - -<p> -Egli stava per acquistare finalmente questa -scienza fatale; fra poco essi sarebbero -ritornati sui loro passi ed avrebbero offerto -il volto ai suoi sguardi; pochi minuti, -un minuto ancora..... -</p> - -<p> -Intanto Giovanni continuava la sua coscienziosa -passeggiata lungo il viale dei -pini.... -</p> - -<p> -— Eccoli! gridò il cuore di Silvio. -</p> - -<p> -Infatti Carlotta e il suo cavaliere s'erano -voltati verso la casa. Un piccolo moto di stupore -<span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span> -e di dispetto fu il primo indizio della -scoperta di Silvio; quell'uomo era il medico. -Un altro moto di gioia gli seguì ben tosto, -quando ebbe notato due cose che parvero -rassicurarlo: il pallore malaticcio di Carlotta, -e i lineamenti del volto del medico. -Convien sapere che il signor W**, medico -e chirurgo di Gossau, aveva due occhietti -grigi e un naso camuso, oltre ad alcune -ciocche di capelli posticci, coll'aiuto -delle quali s'ingegnava di arrivare alla cinquantina -dimostrandone appena i quattro -quinti. -</p> - -<p> -Evidentemente il W** non era uomo pericoloso, -e Silvio poteva dormire i suoi sonni -tranquilli. -</p> - -<p> -Silvio incominciò dal rimettersi a letto, -ma in quanto a dormire, non pare che sapesse -cavarsene colla stessa disinvoltura. -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap31">XXXI.</h2> -</div> - -<p> -Tutto quel giorno Silvio ebbe la febbre -dell'amore. La notte successiva non chiuse -occhio. -</p> - -<p> -Vi sono delle anime, generose ma deboli, -che ad ogni apparenza di ragione si acquetano, -<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span> -e ad ogni nuova tempesta del cuore -si abbandonano lamentevoli o disperate; -nature monche, per le quali l'eterno sospiro -alla felicità si tramuta in perpetua miseria — persuasi -e dubitosi con bizzarra vicenda — talora -a un punto solo — infelici sempre. -</p> - -<p> -Silvio partecipava di questa natura; la -sua fede seguiva ciecamente le fantastiche -movenze del suo spirito irrequieto: accasciamenti -subitanei, brevi e gagliarde riscosse, -segnavano la sua vita intellettuale. -</p> - -<p> -Così è che nei delirii della sua veglia era -diventato un'altra volta entusiasta dell'amor -suo; alla neghittosa fiducia era succeduto il -fervido battagliare dell'amore che vuole l'amore. -Egli non disperava più; amava. Carlotta -era un angelo; non le domandava più -il suo passato; non dubitava più del presente. -Ogni ombra di gelosia era svanita; -dinanzi agli occhi, dinanzi al cuore di Silvio -una luce sola, una gran luce: l'avvenire. -Quest'avvenire era l'amore. -</p> - -<p> -In quella notte Silvio provò tutte le dolcezze -e gli affanni d'una cara e melanconica -visione; l'immagine di Carlotta gli fu sempre -dinanzi agli occhi. L'atteggiamento molle di -lei, le tinte pallide e i lineamenti patiti del -<span class="pagenum" id="Page_160">[160]</span> -suo volto, gli facevano fede d'una malattia -che la Provvidenza, e non il caso, aveva -con misterioso intendimento collegato al -proprio stato. -</p> - -<p> -In quella notte Silvio rinvenne le sue audacie -d'un tempo. -</p> - -<p class="pad2 center large"> -FINE DEL VOLUME PRIMO. -</p> - -<hr class="silver" /> - -<div class="chapter"> -<p class="title"> -ERRATA-CORRIGE -</p> - -<p class="center"> -Nel Vol. 1.º pag. 8, lin. 15 e pag. 17, lin. 6 leggasi<br /> -<i>Eugenio</i> invece di <i>Ernesto</i>. -</p> - -<p class="center"> -E nel Vol. 2.º pag. 34, lin. 29, e pag. 35, lin. 25 leggasi<br /> -pure <i>Eugenio</i> invece di <i>Raimondo</i>. -</p> -</div> - -<div class="tnote"> -<p class="tntitle"> -Nota del Trascrittore -</p> - -<p> -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione -minimi errori tipografici. -</p> - -<p> -Le correzioni indicate a fine volume (Errata-Corrige) sono state -riportate nel testo. -</p> - -<p class="covernote"> -Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio. -</p> -</div> - - - - - - - - -<pre> - - - - - -End of Project Gutenberg's Un segreto vol. I (of 2), by Salvatore Farina - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK UN SEGRETO VOL. I (OF 2) *** - -***** This file should be named 61322-h.htm or 61322-h.zip ***** -This and all associated files of various formats will be found in: - http://www.gutenberg.org/6/1/3/2/61322/ - -Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online -Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This -file was produced from images generously made available -by Biblioteca Nazionale Braidense - Milano) - -Updated editions will replace the previous one--the old editions will -be renamed. - -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United -States without permission and without paying copyright -royalties. 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