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-The Project Gutenberg EBook of Al fronte, by Luigi Barzini
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with
-almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or
-re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included
-with this eBook or online at www.gutenberg.org/license
-
-
-Title: Al fronte
- (maggio-ottobre 1915)
-
-Author: Luigi Barzini
-
-Release Date: November 9, 2019 [EBook #60657]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK AL FRONTE ***
-
-
-
-
-Produced by Barbara Magni and the Online Distributed
-Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was
-produced from images made available by The Internet Archive)
-
-
-
-
-
-
- LUIGI BARZINI
-
-
- AL FRONTE
-
- _(maggio-ottobre 1915)_
-
-
-
- MILANO
- FRATELLI TREVES, EDITORI
- 1915
- —
- =Terzo migliaio.=
-
-
-
-
- PROPRIETÀ LETTERARIA.
-
- _I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati per
- tutti i paesi, compresi la Svezia, la Norvegia e l'Olanda._
-
- Copyright by Fratelli Treves, 1915.
-
- Si riterrà contraffatto qualunque esemplare di quest'opera che
- non porti il timbro a secco della Società Italiana degli Autori.
-
- Milano — Tip. Treves.
-
-
-
-
-PREFAZIONE.
-
-
-Questo libro, che rispecchia gli aspetti della nostra guerra nei primi
-quattro mesi del suo svolgimento, dagli ultimi giorni di maggio agli
-ultimi giorni di settembre, è il frutto di varî periodi di residenza
-al fronte. Ma è stato partecipando al viaggio dei corrispondenti
-dei giornali nelle zone di operazione, viaggio durato quasi cinque
-settimane, che l'autore ha potuto raccogliere la materia essenziale del
-volume.
-
-La pagina con la quale egli concludeva sul _Corriere della Sera_ i
-resoconti di quella lunga gita e riassumeva il senso delle cose vedute,
-viene ad essere anche una specie di commento del libro stesso, ne
-compendia il significato e ne delinea il carattere. Essa ci appare come
-la prefazione più naturale del lavoro, e la riproduciamo qui. Mettiamo
-all'inizio quello che fu scritto alla fine. Del resto la prefazione è
-sempre l'ultima cosa che si scrive di un libro. Essa è un epilogo che
-si finge programma.
-
-Nella loro visita al fronte i rappresentanti della stampa hanno cercato
-di portare all'anima aspettante della Nazione una conoscenza diretta
-e sentita, per quanto manchevole e sommaria, della lotta eroica che si
-snoda per vette e per valli su quasi seicento chilometri, dai ghiacciai
-del Cevedale e dell'Adamello al Golfo di Trieste.
-
-Tutto quello che giornalisti di ogni regione e di ogni opinione
-hanno scritto dai campi di battaglia, non può non avere dato al paese
-argomenti infiniti di fierezza, di orgoglio, di conforto. Le cronache
-frettolose e disordinate dei corrispondenti di guerra, sospinti
-dall'incalzare del tempo, sono risultate come una documentazione
-vissuta, umana, spesso palpitante e commossa, dell'entusiasmo guerriero
-e lieto delle truppe e del loro valore indomabile che la sapienza e la
-volontà del comando conduce.
-
-Abbiamo visto come si combatte sull'eterno gelo delle più alte
-montagne, come si issano cannoni fino all'inaccessibile, come si creano
-per tutto nuove strade tagliate spesso nella viva roccia fino ai nevai,
-come si distruggono fortezze nemiche, come si lanciano ponti sotto
-al bombardamento, come si assaltano e si conquistano le posizioni più
-formidabili, come si respingono e si sfanno gli attacchi del nemico,
-abbiamo ammirato la cooperazione perfetta di tutte le armi, lo spirito
-di sacrificio di tutti i corpi, la concatenazione serrata delle azioni,
-la prontezza delle manovre, la vastità e la esattezza dei servizi.
-Se da tutte queste visioni della guerra, che la stampa ha diffuso,
-la Nazione ha tratto una conoscenza più profonda della sua forza, la
-Nazione deve sentirsi più forte, deve cioè contemplare l'avvenire con
-rinnovata e ferma fiducia.
-
-I racconti dei giornalisti al campo hanno finito per costituire
-una specie di riassunto della guerra. Quello che i corrispondenti
-vedevano era così legato a quello che era successo, il passato della
-guerra mostrava tracce così profonde, parlava così forte nel tumulto
-del presente, che la cronaca diventava un po' storia, una storia
-delle operazioni rintracciata sui luoghi, illustrata dai racconti
-di combattenti stessi, commentata dall'azione in corso, fusa, dalla
-continuità della lotta agli avvenimenti attuali e vissuti. Ebbene,
-una cosa è apparsa subito evidente da queste narrazioni: ed è la
-esattezza dei comunicati ufficiali. Le azioni appurate dalla indagine
-giornalistica si identificavano una per una alle azioni enunciate nei
-bollettini. Il lavoro dei corrispondenti ha finito per essere un ampio
-commentario della parola laconica e calma del notiziario dello stato
-maggiore.
-
-Questa constatazione può sembrare superflua, se non presuntuosa. Il
-Paese conosce quali uomini reggono il destino delle sue armi, e in
-tale conoscenza riposa. Per noi, grazie a Dio, le virtù militari non
-possono apparire disgiunte da virtù civili; siamo fatti all'antica, e
-la fede nostra in un condottiero è fede nella sua parola; la lealtà è
-nell'anima guerriera quello che la dirittura del taglio è nella spada.
-Sentiamo la verità intera nella calma, laconica, semplice e chiara
-dicitura dei bollettini. Anche per portare una nuova testimonianza,
-raccolta dai corrispondenti di tutti i giornali d'Italia, sarebbe quasi
-insolente insistere sulla fredda e precisa sincerità dei comunicati che
-portano la firma di Cadorna.
-
-Abbiamo voluto accennarvi solo perchè, tornando dalla fronte,
-dove tutto è fede e tutto è forza, strane voci si odono sussurrare
-nell'ombra, lontano da ogni fervore di lotta, lontano dai luoghi
-dove si vede e dove si crede, da gente che alla Patria non dà che la
-sua maldicenza. Arrivando di là si sente con indignante violenza la
-stupidità velenosa della calunnia, spesso incosciente, che cerca di
-annebbiare splendori dei quali, chi ha vissuto al campo, ha ancora
-pieni gli occhi e l'anima. Vi sono persone, assai poche per fortuna,
-che sembrano seriamente preoccupate dall'annunzio che tutto va bene, e
-provano la necessità di dubitare e di comunicare intorno i loro dubbi.
-Bisognerebbe affidare costoro alla giustizia dei soldati.
-
-Bisognerebbe portare i colpevoli su quelle stesse posizioni che
-erano oggetto della malevola diceria, e dire alle truppe: «Mentre
-voi vi battevate e vincevate, queste persone, per le quali anche
-versavate il vostro sangue, cercavano di derubarvi della riconoscenza
-e dell'ammirazione della Patria, cercavano di indebolire la fiducia
-e l'amore del Paese per voi, tentavano di isolarvi alle spalle, vi
-insultavano, vi defraudavano del premio più ambito, facevano a voi un
-male più grande di quello che il nemico possa mai farvi: ora sono nelle
-vostre mani, giudicatele e punitele!»
-
-Da quello che i corrispondenti al campo hanno visto, saputo e narrato,
-è possibile trarre qualche conclusione, estrarre come un bilancio
-sommario delle operazioni nei primi quattro mesi di guerra. Il nostro
-esercito è stato fra i più attivi nel conflitto delle nazioni, ed
-ha raggiunto alcuni risultati positivi che le condizioni difficili
-del terreno e la studiata e intensa preparazione del nemico rendono
-mirabili.
-
-Di tutte le fronti della guerra europea, la nostra è senza paragone
-la più aspra. Dei giornalisti francesi e inglesi che conoscevano
-i campi di battaglia di Francia, di Russia e dei Dardanelli, il
-corrispondente del _Bund_ di Berna, ufficiale nell'esercito svizzero
-e perciò competente della guerra di montagna, gli _attachés_ militari
-degli eserciti alleati, hanno tutti, senza riserve, espresso il
-loro profondo stupore e la loro ammirazione avanti allo spettacolo
-inaudito delle difficoltà che il nostro esercito ha superato e
-supera. Eravamo all'inizio dominati e minacciati da ogni parte dalle
-posizioni avversarie. La nostra avanzata è stata ovunque un'ascesa,
-una scalata, un assalto a giogaie, a pendici, a declivî, a vette, e le
-forme più moderne della guerra, abilmente applicate dal nemico, hanno
-sovrapposto alle asperità prodigiose della terra barriere formidabili
-di fortificazioni continue.
-
-La tattica nuova, i mezzi che l'industria attuale fornisce alla
-guerra, la possibilità di nascondere le fanterie nel cemento e
-nell'acciaio e di proteggerle con reticolati senza fine, con mine
-senza numero, con cordoni fulminanti, ha moltiplicato le forze di
-resistenza delle difese. L'esempio più luminoso delle possibilità di
-una difesa si è avuto nei primi mesi della guerra europea, quando l'ala
-destra dell'esercito tedesco, fresca ancora, forte di ventiquattro
-o venticinque corpi di armata, presa Anversa si gettò sulle facili
-pianure fiamminghe, coperte da un'immensa rete di strade, cercando un
-varco verso Calais, e non passò. Aveva contro di sè forze inferiori e
-assai meno armate, ma chiuse in un cordone di trincee. La trincea fermò
-definitivamente l'offensiva germanica.
-
-Anche noi abbiamo urtato nella lotta di trincea, ma su ben altro
-terreno, e non ci siamo fermati che dove intendevamo fermarci. Trincee
-nella neve, trincee nelle rocce, trincee sulle spalle dei monti,
-trincee sul bordo dei fiumi, trincee sui campi, trincee nei boschi,
-e abbiamo assalito, conquistato, avanzando sempre. Nella fronte
-dell'Isonzo, verso Plezzo e sulle pendici del Monte Nero, verso Tolmino
-e sulle alture di Plava, verso Gorizia e sull'altipiano Carsico, la
-nostra offensiva ha progredito espugnando opere ad ogni passo, ha
-progredito lentamente ma sistematicamente, tenace, infaticabile,
-ardente. Il nostro esercito dà prova di una energia costante,
-magnifica, che ha finito per trovare un riconoscimento negli stessi
-paesi nemici. È già una grande e indistruttibile vittoria.
-
-Sono finite le ingiurie degli avversarî contro il soldato italiano;
-i nostri assalti hanno spazzato anche il disdegno e il disprezzo che
-il nemico sentiva o mostrava di sentire verso di noi. Si è dissipata
-quella avvilente atmosfera di sfiducia e di disistima che ci soffocava,
-che veniva un po' anche dai paesi amici, dove non ci si immaginava
-così soldati, e che ci svalutava. All'inizio della guerra la folla in
-Francia credeva che quattro corpi di armata francesi fossero venuti a
-combattere in Italia, e approvava. Eravamo il popolo che ha bisogno di
-aiuto. L'eroismo italiano cominciò ad essere ammesso dai bollettini
-austriaci come una prova di ebbrezza alcoolica; dovevamo essere
-ubbriachi per batterci così. Poi i bollettini hanno cambiato tono. Ora
-ammettono il valore della nostra truppa. I corrispondenti della stampa
-tedesca con l'esercito austriaco hanno dimenticato i «suonatori di
-mandolino» e parlano gravemente dell'ardimento dei nostri, discutendo
-su di noi con il rispetto che si ha per i forti. L'esercito ha dato
-alla nostra Patria in mezzo alle nazioni in lotta una autorità e
-una grandezza che non aveva mai avuto in mezzo alle nazioni in pace.
-L'Italia ha conquistato una posizione morale inespugnabile.
-
-Certo i progressi della nostra offensiva possono sembrare lenti a chi
-non li considera in loro stessi e guarda sulla carta la distanza tra
-il fronte attuale e gli obbiettivi finali della guerra. Ma un grande,
-prezioso obbiettivo la guerra ha già raggiunto: quello di aver chiuso
-la porta di casa nostra, della quale il nemico teneva disserrati i
-battenti spingendo un piede sulla soglia. Non soltanto noi combattiamo
-oltre le vecchie frontiere, non soltanto risparmiamo al suolo nazionale
-gli orrori e i pesi della lotta, ma siamo arrivati ad insediarci
-quasi per tutto su posizioni dalle quali possiamo contemplare con
-tranquillità la prospettiva di una potente offensiva nemica. Non si
-passa più facilmente. Un terribile incubo è finito.
-
-Il Paese non sa fino a quale punto l'invasione austriaca fosse
-preparata. Percorrendo la fronte, attraverso le terre conquistate,
-si ha per tutto lo spettacolo degli apprestamenti austriaci contro di
-noi, e si prova qualche cosa che somiglia a quelle paure postume che
-assalgono chi si accorge di essere scampato da un pericolo mortale. Già
-la vecchia frontiera per sè stessa dava al nemico gli sbocchi d'Italia,
-formava un saliente ad ogni valle, scendeva quasi alle nostre pianure,
-minacciava le nostre comunicazioni più vitali. Questi vantaggi naturali
-non bastavano all'Austria, che voleva agire con la massima rapidità e
-la massima sicurezza, senza pericoli di controffensive.
-
-Ogni nazione ha il diritto di garantire la difesa dei suoi confini, ma
-i lavori immensi che l'Austria aveva compiuto e stava compiendo, ai
-quali nulla o ben poco si contrapponeva, costituiscono i preparativi
-meticolosi di una aggressione destinata a schiacciarci. Non vi era
-nemmeno una preoccupazione per la insolente evidenza degli scopi di
-tanta attività militare, l'aggressione era discussa apertamente in
-Austria, era patrocinata da Conrad e dall'Arciduca Ereditario, era
-confessata, e si apprestava secondo un inesorabile programma. La
-preparazione era per sè stessa una intimidazione. Noi non potevamo
-parlarne in Parlamento e sui giornali senza passare per provocatori. Ci
-sentivamo già vinti un poco dalla sola minaccia. Sembravamo occupati a
-rassicurare continuamente il sopraffattore come la pecora rassicurava
-il lupo. Deprimendo l'esercito, non proporzionando le spese militari,
-chiudendo le orecchie al grido della italianità assassinata oltre la
-frontiera, rassegnandoci, acquiescendo, dimostravamo la nostra volontà
-di pace. E il nemico lavorava.
-
-Erigeva fortezze su fortezze, sbarrava ogni valico, costruiva reti
-sterminate di strade militari per unire le valli, per raggiungere
-delle vette dove appostamenti di artiglieria pesanti, già preparati,
-dominavano tutti i nostri vecchi forti. Ad ogni nodo di viabilità,
-caserme nuove, ospedali, depositi di munizioni, di viveri, di carri,
-di slitte, panifici elettrici capaci di nutrire intere divisioni. Si
-era pensato persino all'acqua sulle strade della montagna, dove ogni
-due o tre chilometri mormora una fonte per la beverata. Vasti campi
-trincerati erano pronti. Nelle più selvagge vallate potrebbero ora
-vivere, spostarsi e agire masse di armati. Persino sulle più alte
-cime, sulle rocce nude, sulle distese candide dei ghiacciai, capanne,
-ricoveri, rifugi alpini, alberghi, costruiti apparentemente per un
-improvviso furore sportivo, si sono rivelati ora per posti di vedetta,
-basi di avanguardie, caserme, tutto un sistema di edificî eretti
-in posizioni strategiche, destinati a mantenere in ogni stagione il
-dominio dell'alta montagna.
-
-La Nazione ignorava la realtà nelle sue vere proporzioni, quella realtà
-che angosciava le autorità militari, l'allarme delle quali non trovava
-che una mediocre e saltuaria attenzione nell'ambiente politico. I piani
-della difesa si fondavano sull'abbandono di vaste zone. La frontiera
-era indifendibile nella sua integrità. Era fatalmente ammesso che
-l'invasione entrasse. Ora la catena delle nostre posizioni ha anche un
-grande valore di difesa. La guerra ci ha dato una tranquillità nuova.
-
-Le zone più vulnerabili erano la sponda meridionale del Garda e la
-pianura di Vicenza. Fra l'Idro e il Garda la frontiera si spingeva
-per la valle Toscolana ad una sola giornata di marcia da una delle
-nostre massime arterie di comunicazione, la ferrovia Milano-Venezia.
-La possibilità di un colpo di mano austriaco contro il grande viadotto
-di Desenzano è stata considerata e discussa durante la pace dallo
-stato maggiore italiano. Si sono fatte persino delle esperienze;
-reparti alpini hanno percorso di notte, a marcia forzata, la distanza
-che separa la frontiera dal viadotto. Un colpo di mano sarebbe forse
-stato di difficile esecuzione, ma la debolezza delle nostre posizioni
-contro all'impeto insistente di una offensiva appariva in una terribile
-evidenza. Adesso una offensiva troverebbe una solida barriera sulla
-valle del Ledro e sulla valle Daona; lo sbocco della Giudicaria è
-chiuso.
-
-Arsiero era anche ad un giorno di marcia dalla frontiera, e Arsiero
-è la soglia della piana vicentina. L'Austria aveva preparato
-accuratamente il forzamento rapido di tutti i passi, dal Friuli al
-Trentino, minacciava una irruzione irrefrenabile sullo Judrio, sul
-Fella, sul Tagliamento, sul Piave, sul Brenta, sull'Adige, ma è sopra
-tutto per le valli che fiancheggiano l'altipiano dei Sette Comuni che
-il pericolo dell'invasione austriaca si affacciava più impellente,
-perchè più vicino alla mèta. La frontiera metteva l'offensiva austriaca
-in posizioni che, con dei confini meno iniqui, essa non avrebbe potuto
-raggiungere se non dopo lunghe lotte accanite, fortunate e definitive.
-Cioè, la frontiera, qui più che altrove, equivaleva per l'Austria ad
-una guerra già quasi vinta. Parlando della Vallarsa e della Valsugana
-le corrispondenze dalla fronte hanno descritto che cosa l'Austria
-aveva saputo accumulare di opere militari lì intorno; erano nuclei
-di forti moderni, centinaia di chilometri di nuove strade, ampie basi
-di operazione. La famosa questione sul possesso della Cima Dodici era
-legata a questo sistema di sfondamento.
-
-La lunga lotta di grosse artiglierie sull'altipiano di Asiago, di
-cui così spesso parlarono i bollettini ufficiali, la distruzione dei
-forti di Luserna, di Busa Verle, di Spitz Verle, la presa del monte
-Pasubio, dominante la Vallarsa e la Val Pòsina, la presa del Civaron,
-dell'Armentera, del Salubio, in Valsugana, e l'azione attuale sugli
-altipiani di Lavarone e di Folgaria, sono tutte fasi della nostra opera
-ardita e incessante di consolidamento, di arginatura, di chiusura.
-Le posizioni che ci minacciavano sono nelle nostre mani, con le loro
-strade militari, le loro basi, i loro appostamenti. Siamo noi che
-battiamo al di là e portiamo la minaccia su Rovereto e verso Trento.
-
-Anche la questione di uno sfondamento delle nostre difese verso Arsiero
-era di quelle che durante la pace angosciavano lo stato maggiore
-italiano. Delle manovre parziali erano state più volte eseguite per
-studiare la possibilità di impadronirsi rapidamente del Pasubio,
-il cui possesso avrebbe solo potuto consolidare la difesa sopra un
-importante settore. I resultati delle manovre erano scoraggianti.
-Quella alta montagna, il cui declivio era italiano e la cui vetta era
-austriaca, appariva inespugnabile. Ed è stata conquistata, e su di lei
-è imperniata la nostra fortunata azione iniziale.
-
-L'Austria non ha fatto in tempo a difendere efficacemente il Pasubio,
-come non ha fatto in tempo a difendere l'Altissimo, e il Corada, e il
-Quarino, e il Medea, e tanti altri monti e passi e selle e varchi, sui
-quali si è insediata fulmineamente la nostra fronte, solidificandosi.
-Non è stata sorpresa dalla guerra l'Austria, oh no!, ma è stata
-sorpresa dalla rapidità del movimento.
-
-Non si aspettava il balzo immediato in avanti, che ha portato subito
-la guerra sulle sue seconde linee. Ha sbagliato i calcoli del tempo, ha
-commesso un errore di quindici giorni — errore che poi le inondazioni e
-le piene immobilizzandoci hanno in parte corretto. L'Austria si basava
-sui dati da lei conosciuti della nostra organizzazione militare, per
-concludere che la nostra mobilizzazione e la concentrazione del nostro
-esercito necessitavano un mese di tempo. Questa almeno era l'opinione
-più volte espressa dallo stato maggiore austriaco. Sapendo che la
-mobilizzazione era già in corso col sistema delle chiamate personali,
-l'Austria credè di essere nel giusto riducendo il tempo della metà.
-Alla dichiarazione di guerra suppose che le operazioni attive sarebbero
-cominciate verso il sette di giugno. A dire il vero, il calcolo
-non era del tutto errato; senonchè noi ci muovemmo audacemente in
-piena mobilizzazione, concentrando e completando i corpi in azione,
-organizzando i servizi nella mutabilità di spostamenti impreveduti.
-
-Così fu possibile strappare alla sorte vantaggi immediati che una lotta
-eroica, ardente, aspra e ostinata è andata poi ampliando e rassodando,
-in un progresso lento ma costante, contro gli ostacoli più formidabili
-che siano stati mai superati in una guerra. E per la forza delle armi
-l'Italia ha liberato le sue soglie invase e puntellato le sue opere
-minacciate. Si respira.
-
-Ma un esame dei risultati delle operazioni italiane sarebbe incompleto
-se non si considerasse l'importanza che la nostra guerra ha avuto
-ed ha nel conflitto internazionale, la somma che essa rappresenta
-nell'attivo dell'Intesa. Non si misura l'entità del contributo dato
-per il trionfo finale della nostra causa comune, la causa della Libertà
-dei popoli, dalle distanze percorse ma dagli effetti e dalla intensità
-dello sforzo. Se così non fosse, si dovrebbe concludere che la Francia
-non ha fatto nulla, poichè il suo fronte è rimasto quasi immobile sul
-territorio francese, e che la Russia perdendo terreno è diventata una
-passività nella lotta. Anche l'immobilità assoluta potrebbe avere un
-valore per conseguenze lontane, su altri fronti.
-
-Quando ai primi di settembre la controffensiva russa ha strappato
-settantamila prigionieri agli eserciti nemici e fermato momentaneamente
-i loro progressi, il ministro della guerra russo, stringendo la
-mano dell'_attaché_ militare italiano che si congratulava con lui,
-gli avrebbe detto effusamente: «Grazie, grazie, il successo è anche
-vostro!» Ed era realmente anche nostro. La vittoria delineandosi in
-qualsiasi punto dell'immane conflitto porterebbe al raggiungimento
-degli obbiettivi speciali di ogni singola lotta.
-
-Quale influenza non ha avuto la nostra guerra nella salvezza
-dell'esercito russo? Gli Imperi centrali avevano preparato contro la
-fronte orientale una offensiva destinata a schiacciare la Russia, a
-costringerla alla pace, ad eliminarla dal conflitto, per definire poi
-la guerra rapidamente sulla fronte occidentale. Fin dal marzo scorso
-a Bruxelles si udivano degli ufficiali dello stato maggiore tedesco
-prevedere per il giugno la pace generale, la pace germanica. Erano
-sicuri dell'annientamento degli eserciti dello Zar. Tutto era studiato,
-tutto era previsto, il piano di azione gigantesco, apparentemente
-irresistibile.
-
-Non diciamo che il piano sarebbe riuscito, se, mentre esso era in
-pieno sviluppo, l'Italia non fosse entrata in guerra, richiamando
-imperiosamente forze ingenti dal centro e dall'ala destra degli
-eserciti austro-tedeschi; ma non è temerario affermare di aver
-contribuito a dissipare quella disfatta che ha sfiorato l'eroica
-Russia, che è stata così vicina, così imminente, che è stata la nostra
-angoscia per un mese, e che avrebbe forse portato con sè la catastrofe
-del mondo latino e la schiavitù dell'Europa.
-
-La Russia ha arginato l'avanzata nemica, resiste, contrattacca,
-e si riorganizza. La Francia e l'Inghilterra hanno potuto passare
-all'offensiva, conquistare le prime linee e attaccare le seconde
-linee nemiche. Sarebbe possibile questo se vi fossero cinquecentomila
-avversari in più sopra una fronte o sull'altra? Osservando i
-confortanti risultati locali della nostra stupenda lotta, che s'impone
-alla ammirazione del mondo, e che progredisce sempre, aspra ma sicura,
-da successo a successo, non dimentichiamo dunque le influenze che essa
-esercita sulle sorti del conflitto delle nazioni.
-
-E non soltanto noi tratteniamo un esercito austriaco, ma lo battiamo. È
-ben altro. C'è un logoramento che conta. Il nemico, per la sua tattica
-e per la natura della guerra, perde enormemente più di noi. Sulle due
-fronti di Francia e di Russia cadono in media trecentomila nemici al
-mese. Lo spreco di uomini che i nostri avversarî fanno per arrivare
-rapidamente ad un successo definitivo è inaudito. Pure a questa lotta
-di usura la nostra guerra dà un largo contributo.
-
-Un progresso costante verso la nostra mèta; una fronte inattaccabile;
-un aiuto possente ai nostri alleati: ecco in riassunto la situazione
-militare. Ma chi torna da una residenza al campo porta poi in sè
-ben altro che questi freddi ragionamenti; porta nel cuore come una
-sensazione di vittoria, sente una fede attinta alle gloriose visioni
-della guerra, all'entusiasmo, all'ardore in mezzo ai quali ha vissuto.
-Si ha quasi l'impressione di una certezza irragionata, naturale,
-istintiva, come sotto allo splendore del sole estivo si è sicuri che le
-messi maturano.
-
- _Milano, 13 ottobre 1915._
-
-
-
-
-AL FRONTE.
-
-
-
-
-AL FRONTE.
-
- _2 giugno 1915._
-
-
-Ho vissuto i primi sei giorni della guerra sulla fronte friulana. Al
-settimo giorno tutte le persone che non abitano permanentemente quelle
-terre, giornalisti compresi, sono state invitate a ritirarsi. In questo
-momento e nelle condizioni attuali la misura è giustificata.
-
-L'opinione pubblica non interpreti l'allontanamento della stampa dai
-campi di battaglia come un provvedimento di politica interna. Sento il
-dovere di dirlo subito, altamente, onestamente: il popolo non si lasci
-trascinare da quel fondo vago di diffidenza che è nel nostro carattere
-per immaginare che il momentaneo esilio dei corrispondenti dalla guerra
-abbia lo scopo di nascondere alla nazione dei possibili mali. Vi sono
-molte cose da nascondere, è vero, ma al nemico. E per celarle a lui
-bisogna celarle a tutti.
-
-All'inizio delle ostilità ha persistito sulle zone di guerra la
-libertà della pace, e prima che la circolazione in quelle regioni
-venisse vietata, chiunque poteva recarvisi sotto un vago mandato di
-giornalismo, o anche senza nessun mandato. Sono avvenuti incidenti
-spiacevoli dovuti all'inesperienza e alla leggerezza di corrispondenti
-di guerra improvvisati, giunti in folla dai più reconditi angoli di
-provincia. Di fronte ai grandi benefici che la stampa può rendere in
-un paese in guerra, dando all'anima nazionale un alimento di verità
-illuminatrice, stanno i pericoli che possono scaturire da indiscrezioni
-involontarie, inapparenti, celate talvolta in un innocente episodio.
-
-Il servizio giornalistico sul campo di battaglia deve essere quindi
-soggetto ad una disciplina, anche perchè la presenza non controllata
-d'un numero illimitato di persone estranee all'esercito può generare
-confusioni al movimento esatto della grande macchina militare. Ora,
-i servizi di guerra sono organizzati nell'ordine della loro utilità;
-conveniamo che lo Stato Maggiore ha, nel primo inizio della lotta,
-delle cose più urgenti da fare. Il servizio della stampa verrà presto,
-crediamo. Ma, per adesso, la proibizione assoluta doveva essere
-logicamente una misura indispensabile.
-
-Rientriamo dunque anche noi corrispondenti di guerra nella nazione
-aspettante. Ma vi rientriamo con un ardore più grande di entusiasmo e
-di confidenza che viene dalle cose vedute. Il Paese ha la fede: noi,
-testimoni del magnifico principio, abbiamo la certezza. Sappiamo più di
-ogni altro, forse, come la marcia alla vittoria sarà lenta, ponderata,
-faticosa, dura, ma sappiamo pure che sarà irresistibile, sicura, e,
-pensando all'avvenire, in fondo alle tormentose emozioni dell'attesa,
-sentiamo come gonfiarsi in noi un palpito di gioia trionfale. Il
-destino d'Italia è nelle mani dell'esercito come un ferro incandescente
-nelle tenaglie del fabbro, e conosciamo quale forza vigorosa e sicura
-lo forgia.
-
-Perchè dunque, ridiscesi dalle posizioni irte d'armi italiane, ruggenti
-di cannonate e festose d'entusiasmo, sentiamo qua e là nella folla un
-soffio d'ansia? Nessuno meglio di chi arriva dalla guerra può conoscere
-la falsità assoluta e ributtante di certe notizie che, giorno per
-giorno, circolano misteriosamente, celandosi vergognose nel sussurrio
-della calunnia.
-
-Da dove vengono? C'è della gente che ha interesse a pungere così la
-nostra sensibilità, per stancarci, per indebolirci. Essa sbaglia il
-calcolo, e insistendo ci renderà il beneficio di guarirci di questa
-eccessiva sensibilità che ci tortura. L'acciaio si tempra tuffandolo
-caldo nell'acqua fredda. Scoprendo ogni giorno che il «si dice»
-affannoso di ieri era un'ignobile bugia, che era un bagno freddo
-offerto alla nostra anima ardente, ci tempereremo. Diventeremo saldi e
-freddi come l'acciaio. Grazie, nemico.
-
-Perchè c'è puzza di nemico nei «si dice».
-
-Ricordiamoci che è un principio dell'ineffabile «Manuale di
-Guerra» dello Stato Maggiore tedesco colpire le _risorse morali_
-dell'avversario. La prima e più grande risorsa è la fiducia, la
-compattezza, la serenità. La sicurezza nella vittoria è l'elemento
-fondamentale della vittoria. E se v'è un popolo che deve sentirsi
-sicuro del trionfo, questo popolo è il nostro. In guardia, italiani,
-contro l'insidia della fandonia austriaca!
-
-Il pessimismo è stato in Francia giustamente equiparato alla
-diserzione. Chi dubita è involontariamente un disertore. Egli fa al
-Paese lo stesso male che se passasse al nemico. Lavora per il nemico.
-Mina la robustezza indomabile della fede, che è il metallo di cui si
-foggia la volontà.
-
-Diffidiamo del nostro spirito di obbiezione, di contraddizione, di
-critica, che ci porta alla ricerca appassionata del lato sconfortante
-d'ogni cosa, creandolo quando non c'è, immaginandolo dietro al silenzio
-e dietro al segreto sacrosanto che deve circondare i particolari della
-preparazione strategica.
-
-Anche il popolo che resta a casa è combattente, esso appresta le armi,
-facilita l'azione militare agevolando la circolazione libera, sicura e
-rapida dell'immenso traffico su tutto il paese, disimpegna le truppe
-adibite all'ordine pubblico e più utili alla frontiera, mantenendo
-da sè stesso una quiete profonda, normale, inalterabile, esso dà alla
-guerra tutte le risorse e tutte le forze, le dà il nutrimento e le dà
-l'audacia. Ogni piccolo turbamento nella nazione può ripercuotersi nei
-servizi della guerra e distogliere un'attenzione preziosa all'opera
-militare. Le forze vive del Paese debbono tendere concordi alla
-vittoria, pazientemente, instancabilmente. La vittoria sarà.
-
-L'atteggiamento magnifico della Francia è avanti a noi. Silenzio nelle
-file, avanti con un solo cuore e un solo pensiero, siamo tutti sotto le
-armi! Ricordiamoci che si combatte per l'Italia fuori della battaglia,
-lavorando, ubbidendo, tacendo, l'anima piena della nostra fede
-incrollabile.
-
-Si vorrebbe sapere più di quello che i bollettini militari ci dicono?
-Lo sapremo a suo tempo, e sapremo anche come i bollettini siano
-reticenti: ma reticenti su cose che ci farebbero gonfiare il petto di
-orgoglio. In fondo dicono già molto i bollettini, con sobrietà; noi ne
-siamo garanti perchè i nostri occhi vedevano; e la sobrietà nasconde
-spesso verità magnifiche.
-
-Non è ancora l'ora di narrare. Ma io che ho avuto la fortuna di seguire
-in guerra varî eserciti, dal Giapponese al Bulgaro, dal Serbo al
-Francese, dal Belga all'Inglese, posso dire di avere avuto in questi
-giorni l'impressione d'un esercito magnifico che può reggere tutti i
-paragoni: magnifico per i suoi uomini, per il suo spirito, per il suo
-armamento, per i suoi servizî, per la sua disciplina e per la sua salda
-e profonda fiducia nel Comando supremo.
-
-Non è indiscrezione osservare che il nostro esercito — la cui compagine
-organica era splendidamente approntata — compie in questo momento lo
-sforzo più grande che un esercito moderno possa compiere: quello di
-mobilizzare, adunare le truppe, e fare una guerra offensiva e vigorosa
-nel medesimo tempo.
-
-È come se si finisse di mettere insieme una macchina quando la macchina
-è già in pieno movimento. Le unità grandi e piccole si spostano per
-l'azione, e le forze integratrici le raggiungono senza errori, ed
-i servizî, mentre si completano, mutano e allungano continuamente i
-loro itinerarî, facendo fronte a tutti i bisogni. In questo periodo
-preparatorio si compiono prodigi, si superano difficoltà enormi;
-l'intelligenza, l'iniziativa, l'abnegazione di tutti risolvono problemi
-giganteschi di logistica, e il profano non riesce neppure a sospettarli
-avanti alla grandiosa visione dell'ordine, della puntualità,
-dell'esattezza, che dànno all'immane movimento la regolarità prodigiosa
-di un palpito.
-
-Ebbene, questa regolarità nasce lontano dalla zona di guerra, e
-noi vogliamo ora indicare alla riconoscenza nazionale, oltre agli
-uomini che tengono nel pugno la formidabile e stupenda organizzazione
-militare, un altro prezioso fattore di quest'ordine mirabile: i
-ferrovieri. Essi, dai loro capi supremi all'ultimo manuale, sono al
-di sopra di ogni elogio. Non hanno più orarî di lavoro, non conoscono
-altra legge che la necessità, si dànno all'opera infaticabilmente, si
-moltiplicano, pare che per le luccicanti rotaie si propaghi fino a loro
-la febbre di attività combattiva delle truppe.
-
-Non giudichiamo il servizio attuale delle ferrovie dal ritardo dei
-treni viaggiatori. È già un miracolo che vi possano essere tanti treni
-viaggiatori. Nei primi quattro mesi di guerra s'impiegavano tre giorni
-per andare da Modane a Parigi. Noi riusciamo a mobilizzare le truppe
-lasciando al commercio il suo movimento. I ferrovieri italiani sanno
-stare al loro posto di combattimento.
-
-Il traffico di certe linee è centuplicato. Delle reti ferroviarie
-giudicate deficienti ai bisogni normali, sono portate ad un rendimento
-tremendo, favoloso. Non un convoglio militare indugia sulle vie
-ingombre, e sono centinaia e centinaia di convogli lunghissimi che
-s'inseguono. I viaggiatori ritardano, ma essi debbono essere i primi
-a non lagnarsi, perchè al di là delle tendine calate, nei loro vagoni
-chiusi, essi odono il rombo perpetuo dei treni colmi di truppe, adorni
-di verdure, dai quali si spandono sulla campagna cori formidabili e
-guerrieri. E quelli arrivano in orario.
-
-Dove hanno imparato i nostri soldati i loro canti di guerra? Come
-risorgono queste antiche canzoni militari che accompagnarono le
-battaglie della nostra Resurrezione? Chi ha inventato i nuovi inni
-della nuova guerra? Questa musica rude e ingenua pare che sgorghi
-spontaneamente dalle masse armate, come si leva l'ululato dalla
-tempesta. Sono arie primitive rese fiere dalla bufera delle voci, sono
-rozze strofe ma impetuose e solenni come un giuramento.
-
- Andiamo in guerra
- Tuona il cannone
- Trema la terra
- Ma il nostro sangue non tremerà!
-
-ho udito cantare in una stazione, da un treno in partenza, mentre un
-altro più lontano urlava:
-
- Noi vogliam la libertà.
- Noi vogliam la libertà!
-
-E tutta questa gioia superba e gagliarda arriva alle prime linee,
-arriva al combattimento. La lotta è apparsa subitamente come una non so
-quale terribile e magnifica festa. Tutti vorrebbero essere avanti, più
-avanti. Il rombo delle cannonate è una voce che chiama. Quelle unità
-che entrano nell'azione, vanno come se non avessero mai fatto altro,
-superbamente. L'anima vera delle varie genti italiche si rivela in un
-fulgore nuovo. Un soffio d'eroismo l'ha accesa. È tutta la giovinezza
-della Razza che ritorna e fiorisce come una primavera. Nell'alterna
-vicenda della storia un grigio inverno è ora finito. Sono dimenticati
-i lunghi geli e i gravi torpori. Il vigore trionfale d'Italia erompe,
-pieno di una formidabile poesia. Lassù, fra le truppe, è una serenità
-ardente.
-
-Prima di prestare orecchio ad una voce velenosa, pensiamo ai nostri
-soldati che vogliono e avranno la vittoria, pensiamo ai loro capi che
-sanno prepararla e conseguirla, e crediamo fermamente in loro. Nessuna
-speranza sembra troppo grande, nessuna mèta sembra troppo alta, per
-chi ha visto il primo passo delle nostre truppe. A loro la nostra
-confidenza illimitata.
-
-Sappiamo aspettare e tacere. Facciamo della nostra certezza una
-corazza. Un dubbio è un tradimento. Convinzione, ordine e calma sono
-le armi del popolo nella grande guerra. Seguiamo l'esempio dei nostri
-eroici alleati, noi che entriamo nel conflitto al loro fianco. Evitiamo
-d'indovinare, evitiamo anche di discutere, una parola inutile può
-essere una parola dannosa. La disciplina dei ranghi scenda fra noi.
-
-Noi, popolo, siamo come gli equipaggi che nelle cieche stive della
-corazzata nutrono i forni, caricano le munizioni negli ascensori, fanno
-camminare, manovrare e combattere la nave, ma che non possono sapere
-subito quello che avviene sopra, all'aria aperta, dove si combatte,
-sui ponti e nelle torri blindate, e che ignorano le fasi attuali della
-battaglia. Essi debbono essere tutti al loro lavoro, senza cercare
-di capire, esatti, alacri, compresi della necessità di agire senza
-esitazione e senza scoraggiamenti, sentendo quanta parte della vittoria
-si appoggi sulla loro opera oscura e sulla fiducia da essi riposta nel
-comando supremo e negli uomini che si battono.
-
-Ebbene, i boccaporti sono chiusi, c'è combattimento sui ponti,
-attenti ai comandi, o Genti delle stive! Non vi fermate, dominate
-ogni curiosità e ogni ansia, una mano ferma, una mente luminosa, un
-cuore leonino reggono le sorti della possente nave Italia, e dietro ai
-cannoni vi sono petti che anelano alla vittoria!
-
-E la vittoria sarà nostra.
-
-
-
-
-«MORALE ALTISSIMO».
-
- _5 giugno._
-
-
-«Morale altissimo» — dicono i bollettini ufficiali. Lo Stato Maggiore,
-laconico e pacato, non dedica che una parola all'anima dell'esercito.
-Il Paese deve averne avuto un'impressione di baldanza. Ma nulla può
-conferire il senso della realtà quale si è rivelata a noi, subitamente,
-già nel primo giorno della guerra nel quale sentimmo passare sulle
-nostre schiere un magico soffio di esultanza, la folata di vento d'un
-colpo di ala immane, invisibile, favolosa.
-
-No, la Nazione non sa ancora. Per dare un'idea dello spirito delle
-nostre truppe, vorrei poter descrivere niente altro che la febbre
-di quel 24 maggio nel quale si tracciò la prima parola della nuova e
-gloriosa pagina della nostra storia. Quale giornata di luce, di gioia,
-di ebbrezza!
-
-Abbiamo la sensazione che essa abbia inciso profondamente la sua data
-non nella nostra povera memoria d'uomini soltanto, ma nella memoria
-della stirpe. La nostra emozione e il nostro entusiasmo avevano una
-pienezza e una violenza che sorpassavano la misura della nostra anima
-perchè erano sentimenti di una personalità più grande della nostra: la
-Razza. Erano in noi, erano nell'esercito nostro, l'attesa e l'ansia
-delle generazioni passate, nutrivamo tutti inconsapevolmente delle
-speranze secolari, avevamo nel cuore l'eredità preziosa e dolorosa
-del sogno patriottico dei nostri padri. Sì, i morti si levano, i morti
-ritornano, essi sono nel nostro spirito e nel nostro sangue, il loro
-palpito gonfia il nostro palpito, la loro forza è nel nostro slancio, e
-per essi noi abbiamo provato l'immensa ebbrezza di un'ora nella quale
-il loro voto si compiva. Sentivamo nel petto un confuso delirio di
-moltitudini. Abbiamo avuto coscienza di un entusiasmo che echeggerà
-nell'avvenire. Noi siamo gli eletti nei quali s'è impresso un fulgido
-ricordo che sarà vivo nei figli nostri e nei figli dei loro figli,
-sempre. L'eredità sacra si perpetua.
-
-La giornata del 24 avrà forse un'importanza secondaria nel freddo
-calcolo dell'azione militare. Ma per la Storia è la giornata in cui
-l'Italia «ruppe gl'indugi». Essa ha una luce che non si estingue. Da
-quella prima mossa divampò un calore che fuse le anime dell'esercito
-in un metallo nuovo, compatto, puro, scintillante, ardente. Ne fummo
-abbacinati e soggiogati.
-
-Questa data ha già per noi un non so quale senso di solennità antica,
-di imperitura santità, e la immaginiamo segnata come una festa
-nei calendari del futuro. È stato il Natale della definitiva Unità
-Italiana. Si passò la frontiera.
-
-
-L'urlo delle truppe esultanti nel momento in cui, ad ogni varco,
-mettevano il piede sulla Terra Irredenta passò irrefrenabile, profondo,
-prodigioso, sovrumano. Si sentì dalle cittadine più prossime, si sentì
-da Palmanova che issò il gonfalone sull'antenna veneta, si sentì da
-Jalmicco, da Medeuzza, da San Giovanni di Manzano, si sentì da tutti i
-paesi nella regione immediata dei confini.
-
-Era un'acclamazione tuonante che si levava, si estingueva, risorgeva,
-veniva da un lato, rispondeva dall'altro, serpeggiava nella pianura,
-scendeva a ondate per la vallata; e più su, dalle vette boscose sorgeva
-lontano, nella serenità calma e meravigliosa dell'alba purissima,
-l'immane grido augurale dell'esercito, il poderoso grido di guerra che
-l'Italia lanciava per la voce dei suoi figli, e pareva l'ululare remoto
-d'una bufera.
-
-La dichiarazione di guerra era rimasta ignorata negli accampamenti, che
-negli ultimi giorni s'erano fatti densi e vasti. Verso i confini, nella
-campagna ubertosa, era tutto un brulicante grigiore di truppe. Verso i
-lembi d'una ferita il corpo sano manda a pulsazioni serrate il sangue
-più ardente a cicatrizzarla in una congestione dolorante, e così sulla
-ferita delle nostre inique frontiere che tagliavano la carne viva della
-Nazione era affluito il più bel sangue nostro, la forza fiammeggiante e
-pura che chiuderà la piaga, tutta la gioventù d'Italia.
-
-Il lavoro dei campi continuava intanto vicino alle trincee. Prevedendo
-di essere chiamati alle armi, i contadini avevano anticipato la
-zolfatura delle viti. La calma della popolazione era magnifica. Da
-alcuni paeselli che potevano trovarsi sulla linea del fuoco, gli
-abitanti avevano allontanato le donne e i bambini, poi gli uomini
-validi erano tornati al lavoro. Avere la propria terra sconvolta da una
-trincea era argomento di fierezza. L'esodo delle famiglie dai cascinali
-più esposti non aveva nulla di doloroso e di triste. Le donne, con i
-bimbi in braccio, inerpicate sui carri che i buoi trascinavano lenti,
-salutavano festosamente i soldati: A rivederci, fateci tornar presto,
-viva l'Italia!
-
-Avanti a tutti, affossate a terra, le vedette. I battaglioni della
-prima difesa aspettavano l'allarme, di ora in ora, con desiderio
-rabbioso. Una impazienza di battaglia era in tutti. Aveva maturato
-nell'esercito la coscienza d'una forza invincibile. Essa veniva dalla
-fiducia illimitata nei capi, dall'ordine e dalla regolarità con la
-quale la nostra gigantesca macchina di guerra si è apprestata, e veniva
-sopra tutto dal sentimento dei nostri diritti, dalla santità della
-nostra causa, dall'intima convinzione che la vittoria finale debba
-essere per la Giustizia. L'odio verso il nemico antico, verso il nemico
-tradizionale, ridivampava. La Storia non si distrugge.
-
-Ma l'attesa pesava.
-
-
-C'era ancora come una recondita e vaga paura di essere trattenuti.
-Che cosa aspettiamo? — chiedevano i soldati, che sono semplicisti
-e che ritengono tutte le preparazioni complete dal momento che loro
-sono là. I campanili dei villaggi, le collinette che si levano come
-isolotti nella pianura, gli antichi spalti veneziani di qualche vecchia
-città, perfino l'alta spianata del Castello di Udine, erano sempre
-gremiti di soldati che contemplavano le terre italiane da liberare.
-Le contemplavano con amore, con passione, le prendevano con lo sguardo
-pensando all'irruzione imminente e all'urto delle armi che li avrebbe
-portati al possesso.
-
-Si udivano esclamazioni ingenue e appassionate. Alcuni, ignari,
-arrivati al fronte per dovere, si accendevano a quella vista. Essa era
-come la visione materiale dell'ingiustizia. Quel profilo dell'orizzonte
-aveva al loro cuore qualche cosa di dolente; sentivano la Patria del
-di là, lacerata e oppressa. In quella linea azzurra di pianure che
-sfumavano nel mare, in quelle creste di monti lontani e diafani, in
-tutta quella terra dai nomi italiani e la fisionomia italiana, era
-una non so quale espressione indicibile di chiamata e d'intesa. Fra i
-soldati italiani che guardavano e l'Italia schiava, passava da anima ad
-anima un dialogo prodigioso e muto: Venite! — Eccoci!
-
-E l'ora suonò.
-
-Nessuno l'avrebbe immaginata così bella.
-
-Cominciò un movimento di stati maggiori nella notte. Un rombare di
-automobili destò le città verso le tre del mattino. Uno scoppiettìo di
-motociclette si disperse nelle tenebre verso mète ignote. Poi in tutti
-gli accampamenti, nei villaggi, nei centri di deposito squillarono
-segnali di tromba. L'allegro ritornello della sveglia chiamava e
-rispondeva sulla campagna buia. Era la diana dell'Italia.
-
-Fu un'onda di febbre e di gioia. L'aurora trovò l'esercito pronto.
-Mai la rapidità e l'ordine furono così uniti. Le cavallerie in sella,
-le fanterie schierate, le artiglierie attaccate, e, indietro, tutti
-i servizi, tutti i convogli, le salmerie, le ambulanze, aspettavano
-l'ordine d'avanzata. Ogni ufficiale conosceva il suo còmpito preciso,
-ogni unità aveva il suo obbiettivo, la grande macchina stava per
-muoversi, regolare e formidabile.
-
-Le avanguardie partirono incontro all'aurora. Il sole sorgeva immane
-e rosso, e tutto il mondo si tingeva di rosa. Drappelli di ciclisti
-scivolavano lentamente in esplorazione sulle strade deserte della
-pianura friulana in tutta la rete della frontiera. Altrove erano
-pattuglie di cavalleria che inoltravano verso l'Isonzo. Alcune batterie
-avevano preso posizione per forzare qualche passo che si supponeva
-difeso. Si aspettava una resistenza fra il Monte Quarin, sopra a
-Cormòns, e la collina di Medea, e, di fronte a queste posizioni,
-le alture di Budrio erano irte di cannoni italiani. Le fanterie
-infine spinsero avanti la loro prima linea spiegata in formazione di
-combattimento.
-
-Non si può apprezzare al giusto valore lo spirito meraviglioso della
-truppa se non si tiene conto di questa circostanza: che muovendoci si
-credeva alla battaglia immediata.
-
-
-Si aspettava una resistenza. Le informazioni la facevano prevedere.
-La natura delle posizioni la rendeva logica. La presenza di truppe
-bosniache e di cavalleria ussara, avvistate dai nostri avamposti,
-pareva confermare la probabilità di una opposizione.
-
-La nostra fanteria inoltrando immaginava di andare all'attacco. E vi
-andava con una volontà compatta e lieta. Guadò il Natisone, nel piano
-verso la frontiera di Cormòns, e avanti, fra gli alberi folti, lungo
-i margini verdi, nel profumo delle acacie fiorite, nello sfolgorìo
-del più bel sole di maggio, in un'inebbriante atmosfera di primavera
-italica. L'onda umana passava gonfia di gioia.
-
-Giunse sulla sponda cespugliosa e fresca dello Judrio: il confine.
-
-Allora fu una frenesia.
-
-La valanga di uomini si precipitò, si avventò fra i roveti nell'acqua
-per toccare subito l'altra riva. E l'urlo immenso si levò: Italia!
-Savoia! Italia!
-
-Ad uno ad uno i battaglioni che seguivano in colonne, per tutte le
-strade, lanciavano sulla soglia dell'Italia Nuova il saluto fatidico.
-
-Nessuna cerimonia può assurgere alla grandiosità di questa acclamazione
-spontanea, formidabile, irresistibile. Ogni regione d'Italia univa
-la sua voce al coro tremendo. È possibile che qualche cosa di quella
-maschia, fiera, ardente emozione dell'esercito non sia giunta al popolo
-che aspettava?
-
-Sulla pianura soleggiata, un mare di verdure, si spandeva uno squillare
-confuso e remoto di campane.
-
-Cominciò Villanova a suonare a stormo. Le chiese di Manzano, di
-Trivignano, di Palmanova risposero. Tutti i campanili si destavano,
-successivamente. Era la voce del Paese, la voce della Terra, la voce
-della Patria, che mandava alle truppe il suo saluto, l'inno antico
-delle sue feste, la musica della sua tradizione. E lo scampanìo a
-martello dava all'ora indimenticabile una augusta solennità religiosa.
-
-Da quel momento l'Italia era più grande.
-
-Lunghe nuvole di polvere sorgevano basse, a strisce, mettendo qua e
-là dei veli sulle piantagioni, avvolgendo villaggi, dissipandosi per
-risorgere più vicino: erano artiglierie in marcia, convogli a cavallo e
-a motore, il cui rombo si spandeva sommesso e continuo, come un fremito
-di tutta la piana.
-
-L'antica, la vergognosa frontiera era cancellata.
-
-
-Più faticosa, ma egualmente esatta fu l'avanzata sui monti. Fuori di
-ogni strada, fuori d'ogni sentiero, portando nel pesante zaino viveri
-e munizioni per lunghi giorni, portando sulle spalle anche la legna
-per cuocere il rancio, anche la paglia per dormirvi sopra, i nostri
-atletici alpini, coadiuvati in alcuni punti da bersaglieri, da militi
-della Finanza, esploratori arditi e infaticabili, andarono avanti da
-vetta a vetta.
-
-Hanno la tattica dell'aquila. Vanno da una cima all'altra, da una punta
-all'altra. Si annidano sulle sommità, e non c'è forza che potrebbe
-sloggiarli. Non temono l'isolamento. Fanno di ogni vetta occupata una
-fortezza inespugnabile. S'inerpicano, s'insediano, si trincerano, e per
-le valli che essi dominano il grosso marcia al sicuro e si sgrana come
-un formicaio.
-
-Si videro le cime austriache coronate da loro, una dopo l'altra: il
-Monte Corada, il Monte Cuk sulle creste del Colovrat. Sul profilo
-di posizioni altissime, che si supponevano fortemente protette, al
-di sopra della gran coltre dei boschi, si scorse dopo mezzogiorno
-il brulicare delle nostre avanguardie. Subito, al primo giorno, ci
-insediammo in faccia alle fortificazioni nemiche.
-
-Avanzando sulla pianura, le nostre truppe scacciarono avanti a
-loro i piccoli nuclei austriaci, che abbandonarono in fuga i loro
-barricamenti, le trincee di arresto, le abbattute d'alberi, tutte
-le difese preparate all'entrata dei villaggi e ai punti favorevoli.
-Ritirandosi il nemico faceva saltare i ponti. Le avanguardie italiane
-vedevano brillare le mine, una vampa, un getto di macerie, una colonna
-di fumo e di polvere, e le detonazioni spandevano il loro rombo
-sinistro. Anche un ponte dei più importanti per l'azione era minato,
-quello sullo Judrio, ma il precipitarsi dei nostri esploratori lo
-salvò. Era il ponte di confine.
-
-È un ponte di legno, pittoresco, angusto e lungo, che le sponde alte
-sovrastano chiudendolo come fra due muri di verdura. Per risalire
-facilmente la riva, le batterie lo passavano al galoppo. I cavalli
-sferzati si slanciavano, e in un grido impetuoso di «Viva l'Italia!»,
-in uno scalpitìo pesante sul tavolato che tremava tutto, in un tuonare
-di ruote, in un frastuono d'acciaio, i cannoni sì avventavano.
-
-Passate le prime truppe i segni della frontiera scomparvero. Una forza
-sovrumana divelse i pali gialli e neri, saldati a macigni, spezzò le
-aquile di ferro che in cima ad ogni palo aprivano le loro ali araldiche
-e biforcavano la loro duplice testa coronata. Non c'è più niente. Dei
-frammenti calpestati e informi. Un furore d'uragano è passato. Nulla lo
-avrebbe trattenuto.
-
-In varie zone montuose, come sull'altipiano di Asiago, le nostre
-truppe avanzarono, in quel primo giorno, sotto al fuoco di grosse
-artiglierie da fortezza. Non si vide un'esitazione. Quei soldati nuovi
-al combattimento salutavano le esplosioni con esclamazioni ironiche. E
-andavano avanti.
-
-
-Le operazioni di quel primo giorno, i bollettini dello Stato Maggiore
-l'hanno detto, non furono che una correzione di fronte, la quale,
-contrariamente al senso del linguaggio ufficiale dei nostri nemici, si
-operava in avanti. Ma il fuoco che allora si accese nell'anima italiana
-non si estingue più, perchè non è un fuoco nuovo. C'è stato sempre,
-noi ne sentivamo il tepore sotto la cenere. Un soffio sublime ha
-dissipato le scorie e la gran fiamma s'è levata e ondeggia alta. Tutta
-la frontiera ne divampa. Abbiamo una troppo grande eredità di eroismo
-e di gloria per non ritrovarla intera nell'ora inebbriante della nostra
-lotta più santa contro l'eterno oppressore.
-
-No, eterno no! Lo scampanìo delle chiese friulane suonava i primi
-rintocchi del suo funerale.
-
-Ho narrato del primo giorno, del primo slancio, perchè il resto
-deve rimanere ancora segreto. Ma v'è lo stesso cuore di quell'ora di
-delirio. Con lo stesso lieto entusiasmo il nostro esercito schiaccia i
-forti corazzati del nemico, assalta e conquista di colpo delle ridotte
-avanzate, si spinge con felice sapienza, con audacia paziente, fin
-sopra a delle trincee blindate.
-
-Dove non si va con quest'anima?
-
-
-
-
-VERSO L'ISONZO.
-
- _19 giugno._
-
-
-È per la strada maestra che questa volta mi avvicino alla guerra. Nelle
-regioni della frontiera — diciamo dell'antica frontiera perchè la nuova
-cammina — la ferrovia, tutta intenta a trasportare soldati e munizioni,
-lascia i viaggiatori sui binarî morti. E ve li dimentica. Nelle piccole
-linee i treni per il pubblico ritardano in media dodici ore nei primi
-quaranta chilometri. Uno solo, che io sappia, è arrivato in perfetto
-orario: partito da Udine si è trovato a San Giorgio di Nogaro all'ora
-indicata. Ma era il giorno dopo. Così la strada maestra è ritornata in
-onore.
-
-Da quando fu inventata la locomotiva non aveva visto più tanto
-traffico. Vi passa tutto il commercio della provincia, tutto il
-movimento dei mercati e delle fiere. Perchè non un mercato è stato
-sospeso, e a Treviso, a Portogruaro, a Latisana, a Oderzo, in piena
-zona di guerra, le piazze antiche e pittoresche si affollano al
-mattino di venditori e compratori venuti dalla campagna, i merciaiuoli
-ambulanti erigono le loro baracche, e tutto si passa come in piena
-pace.
-
-Sulle magnifiche strade, che sembrano viali di parchi, ombrate da
-vecchi platani rigogliosi allineati sui bordi, è un viavai di carri, di
-carrette, di biroccini, che s'incontrano con lunghe file di autocarri
-pesanti e grigi del servizio militare. Stupisce e rallegra la serena
-attività del paese, la quieta normalità che permane anche nelle regioni
-che odono il rombo del cannone.
-
-
-La guerra non ha mutato nulla, non ha toccato nulla. Ricordo la tragica
-sospensione di ogni vita negli altri paesi belligeranti quando il
-grande conflitto s'iniziò. Si vedevano i segni del lavoro subitamente
-interrotto sulla campagna francese divenuta deserta, si sentiva
-l'allarmi, la paralisi, l'angoscia della nazione intera, i villaggi
-solitari avevano un'espressione desolata, e, cessato ogni commercio, le
-città costernate tacevano, con le vie quasi vuote fra i negozi chiusi.
-
-Uno straniero che arrivasse fra noi ignaro (per un'ipotesi fantastica)
-degli eventi, non sentirebbe la guerra nella vita intensa delle
-nostre città e nella tranquilla operosità dei nostri campi, non si
-accorgerebbe che stiamo combattendo la più grande lotta della nostra
-esistenza nazionale.
-
-La guerra ci ha trovati pronti, e niente altro che l'immutata
-fisionomia della nazione, mentre milioni d'italiani si battono, è già
-una grande prova di potenza.
-
-Nei vigneti e nei frutteti si lavora, e dalla campagna luminosa, che
-non è mai sembrata così bella, così folta di vigore, così promettente,
-scolorata qua e là dal primo imbiondire delle messi, arrivano nella
-serenità ardente del meriggio i canti dei contadini all'opera, le
-antiche canzoni dei campi, semplici, larghe e solenni come preghiere.
-
-
-L'automobile che mi porta fila nella immensa pianura friulana,
-attraversa ponti custoditi da sentinelle, passa per stazioni di
-tappa insediate nelle piccole città, affollate di carreggi, intorno
-alle quali si allargano bivacchi nereggianti di cavalli e parchi
-automobilistici.
-
-Impossibile deviare dalla via buona. Oltre alle tabelle militari, che,
-affisse ad ogni crocicchio, dicono ufficialmente la giusta direzione,
-si trovano indicazioni di tutti i generi, consigli diversi sotto
-forma di «vedi mano». L'entusiasmo degli abitanti ha spennellato sui
-muri dei paesi delle grandi frecce accompagnate da diciture sommarie
-e definitive: «Per Trieste!» — « — Di qui per Monfalcone, Trieste e
-sempre avanti!» — e non si può sbagliare. Più di un paesello ha già
-battezzato Via di Trieste, o Via della Vittoria, la strada principale.
-
-Ma la vera, la grande arteria della guerra è la ferrovia. Treni vuoti
-che tornano, treni pieni che vanno, passano in perpetua successione,
-lunghi, ansimanti, e nelle stazioni piene d'ordine, custodite da
-bravi territoriali, inflessibili come la loro enorme baionetta,
-spesso le truppe che aspettano l'ora della partenza, durante lunghe
-soste al sole, cantano a squarciagola. Ogni vagone ha la sua canzone,
-indipendente dal vagone vicino, e il treno intero manda il più
-spaventoso dei cori. Quando poi il convoglio si muove, il coro si
-fonde in un tremendo evviva: «Evviva l'Italia!», «Vogliamo Trento e
-Trieste!». E i gruppi di abitanti, che non mancano mai di affollarsi
-alle barriere, rispondono.
-
-I soldati salutano sempre con gioia ogni passo in avanti. Gremiscono
-le aperture dei furgoni — che delle fronde, dei fiori, delle bandierine
-adornano — e gesticolano, e ridono, e gridano, seduti alcuni sui bordi,
-le gambe ciondoloni, mentre dietro agli uomini, nell'oscurità interna,
-si profilano teste di cavalli, assonnate e gravi; e un'oscillazione
-di zaini, di cinturini, di giberne, di tascapani, pende dal soffitto.
-Sui vagoni a piattaforma i carriaggi si allineano, con le stanghe
-in alto come braccia levate. Sotto a grandi copertoni di tela grigia
-s'indovinano forme di cannoni.
-
-Alla stazione di San Giorgio assisto all'arrivo d'un treno di feriti.
-
-
-È un treno della Croce Rossa, tutto nuovo. Vestite di bianco, delle
-dame di un comitato locale vanno premurose da un vagone all'altro
-distribuendo bibite ghiacciate. Non si ode un lamento.
-
-La prima cosa che i feriti domandano è d'essere informati della
-guerra. Hanno sete di notizie. Portati via dall'azione, vogliono
-sapere quel che è successo dopo, quello che succede altrove. Si direbbe
-che soffrano più per il distacco dal combattimento che per le ferite
-ricevute.
-
-«Che cosa si sa oggi?» — chiedono prima di portare alla bocca il
-bicchiere madido. «Buone nuove, Monfalcone è presa!». La voce passa
-da una cuccetta all'altra. Tutti si sollevano sui gomiti, i meno
-sofferenti balzano a sedere, è una agitazione sotto le lenzuola
-candide, delle teste bendate sorgono dai cuscini: «Monfalcone è
-presa!».
-
-Dei dialoghi brevi s'intrecciano: «Ah, se fossi sicuro d'avere
-ammazzato un austriaco, non me ne importerebbe della ferita!» — esclama
-riadagiandosi cautamente uno che ha la spalla fasciata. Dalla cuccetta
-sopra a lui una voce rauca scende: «Io uno almeno l'ho infilato!» — è
-un fantaccino che è stato ferito di baionetta alla coscia durante un
-assalto. Dopo un istante riprende: «Io uno, e lui (additando un altro
-lettuccio) lui due!».
-
-Qualche esclamazione d'incredulità, o d'invidia, si leva. «Due, due! —
-ripete la voce. — Era vicino a me. Ci sono i testimoni. Due austriaci
-si sono buttati addosso al capitano. Eravamo sulla trincea. Allora lui
-l'ha spacciati tutti e due, ma ha preso una baionettata. È vero? tu,
-parla!». — Ma l'eroe non può parlare, manda un mugolìo d'approvazione,
-poi solleva il braccio nudo, un braccio nodoso, forte, bronzato,
-che emerge dal biancore del letto e agita l'indice e il medio tesi
-ripetendo col gesto ostinato: «Due, due, due....».
-
-«Silenzio, ragazzi! — ammonisce dolcemente un infermiere che passa. —
-Chi ha ancora sete?».
-
-L'abnegazione del personale sanitario, tutto, è magnifica. Ad essa si
-deve se i nostri feriti sono quasi tutti leggeri. La gravità d'una
-ferita è spesso prodotta soltanto dal ritardo delle prime cure. Con
-questo calore torrido, anche gl'infermieri, stanchi, debbono aver sete,
-e pure essi rifiutano le bibite che vengono offerte anche a loro quando
-tutti i feriti hanno bevuto.
-
-L'attesa è lunga alla stazione; occorrono molte manovre per sgombrare
-al treno la via, e nei vagoni chiari, odoranti di medicinali, si rifà
-il silenzio. Alcuni feriti, che dal comitato delle dame hanno ricevuto
-in dono delle cartoline militari e dei lapis, scrivono lentamente,
-seduti sul letto. Uno fuma voluttuosamente una sigaretta e ne scaccia
-il fumo facendo ventaglio della mano, perchè è proibito fumare. La
-stazione sembra divenuta deserta. Sul marciapiede affocato passeggia il
-territoriale di sentinella, solo. Fischiano le locomotive laggiù verso
-i dischi, sui binarî abbacinanti, e il cannoneggiamento brontola dalla
-parte del Carso.
-
-
-Il desiderio di tornare al fronte è comune a quasi tutti i feriti. È in
-loro la fede profonda e l'aspettativa della vittoria. Si rammaricano
-di esser portati via «sul più bello». Sono presi dalla passione della
-battaglia, dall'istinto della lotta, sentono ardentemente tutta la
-grandezza e la giustizia sacrosanta della nostra guerra, ma sopra tutto
-hanno come il sentimento che «si ha bisogno di loro», la preoccupazione
-di un posto vuoto lasciato nelle file. È uno spirito straordinario di
-solidarietà, è un senso altissimo del dovere, che rivelano nella razza
-virtù guerriere d'una possanza insospettata.
-
-All'ospedale di San Giorgio è ricoverato un soldato automobilista;
-conducendo la sua macchina, per evitare due cavalleggeri che chiudevano
-la strada ad una svolta, egli era andato a finire nel fossato,
-ferendosi contro al volante. Correva incaricato di una missione: ora
-il suo incubo è di compierla. Ha la febbre, non può muoversi dal letto,
-ma prega, scongiura medici e infermieri: «Bisogna che io vada, credete,
-è importante, lasciatemi andare, tornerò dopo...!». Questo senso di un
-dovere assoluto, improrogabile, sacro, di un dovere che va compiuto ad
-ogni costo finchè c'è un alito di vita, è diffuso nell'esercito ed ha
-la profondità d'una convinzione religiosa.
-
-Per tutto dove passo trovo degli esempi umili e magnifici di questa
-nobile comprensione del dovere, anche fuori dei combattimenti,
-nell'oscura fatica dei servizi. Ecco, in vicinanza del fronte, a
-Medea, sulla via polverosa passano i cucinieri di un reggimento che
-sono andati per l'acqua; sono sporchi, sono stanchi, non dormono che
-tre o quattro ore per giorno, sul far dell'alba. Uno di essi, dagli
-occhi febbricitanti, ha la mano destra fasciata, enorme, sollevata
-e tremante. Porta il secchio sulla spalla sinistra. «Come stai?» —
-gli domanda affettuosamente un ufficiale superiore. Il soldato, un
-contadino calabrese piantato sull'attenti, risponde: «La mano mi fa
-male ancora!». Quando si è allontanato, l'ufficiale mi spiega: «È
-caduto, e cadendo si è immerso la mano nell'acqua bollente; il medico
-gli ha ordinato di coricarsi sotto la tenda, di restare in riposo,
-immobile, ma lui dice che c'è troppo da fare, ed ha pregato i superiori
-di lasciarlo lavorare finchè Dio gli dà la forza di resistere».
-
-Poco lontano, a Viscone, ad una tappa di carreggi, passa lungo i muri
-del villaggio un sergente d'artiglieria zoppicante, col piede sinistro
-fasciato. È stato ferito e mandato alla medicazione, ma egli afferma
-che non è niente ed evita i posti sanitari perchè «lo portano via».
-«Sono sicuro — mi dice — che riposandomi qui domani potrò rimettere la
-scarpa e rimontare a cavallo; così ritrovo subito la batteria....».
-
-Egli si è fermato a portata di voce, per dir così, della sua batteria,
-e ne ascolta i colpi lontani, e li riconosce: «Ecco, è lei.... — e con
-un sorriso soddisfatto — Come sona duro, eh?». Il profano non sente che
-un confuso e formidabile rimbombare di tuoni verso Gorizia.
-
-
-Avanti, gli avvenimenti ci chiamano con questo rombo tempestoso.
-Andiamo verso l'Isonzo.
-
-Come tutto prova l'iniquità della frontiera che abbiamo cancellato!
-Come ogni cosa è italiana al di là! Vi è l'impronta nostrana sulla
-terra, nel paesaggio, nella natura. Le vegetazioni come gli uomini
-gridano la loro italianità. Presso antiche ville, che hanno nomi
-legati alla nostra storia, vecchi cipressi muscolosi ergono la loro
-mole gigantesca, oscura, solenne, che sembra un'affermazione vigorosa
-e superba di nazionalità; si direbbero il simbolo caratteristico del
-nostro suolo; le coltivazioni, i parchi, i giardini, tutta questa
-campagna meravigliosa, prodigano forme e colori che sono unicamente
-della nostra patria. Viaggiando sulle regioni conquistate s'intuisce
-una unità più profonda ancora di quella della razza, dei costumi, della
-lingua, un'unità perenne, inalterabile alle emigrazioni e ai dominî,
-eguale sotto alle correnti e alle tempeste umane, una unità eterna:
-quella della terra.
-
-La strada bianca corre ancora nell'ombra dei platani, e di tanto in
-tanto qualcuno di questi giganti, tagliato per formare una barricata
-austriaca, giace abbattuto, rovesciato nel fosso o sul bordo erboso.
-Barricate e trincee chiudevano la via ad ogni svolto, ad ogni
-ponticello. Ma nessuno le ha difese. Fino a Cervignano, per avanzare
-non s'è avuta che la fatica di rimuovere gli ostacoli. A Cervignano
-pochi colpi di fucile. Un ponte di ferro, all'entrata del paese, era
-barrato da un terrapieno e da un'abbattuta d'alberi. Una cannonata, che
-ha lasciato il segno sull'armatura del parapetto, è bastata a mettere
-in fuga i difensori.
-
-Il paese ha ripreso un'aria tranquilla e sonnolenta, e i convogli
-militari passano con frastuono per le strade antiche, anguste ed
-affocate, fiorite di bandiere. Al di là, verso l'Isonzo, un polverone
-denso annebbia la pianura. Il cannoneggiamento è più vicino. Nell'aria
-limpida, chiaro, metallico, diafano, un pallone frenato si libra.
-
-Ancora pochi minuti, e ci troviamo fra le truppe. Dei reparti passano
-il fiume. Sulle alture di Monfalcone la battaglia rugge.
-
-La nostra prima avanzata, che qui giunse d'un balzo a pochi chilometri
-dall'Isonzo, non fece in tempo a salvare i ponti. La loro distruzione
-era forse inevitabile.
-
-Il ponte della strada carrozzabile, lungo più di cinquecento metri,
-tutto di legno, ma largo e solido, ha bruciato completamente. Vedevamo
-da Palmanova e da Cormòns, il giorno 24, le colonne turbinose di fumo
-di questo incendio lontano, e pareva che una città ardesse. Si credette
-anzi, al primo momento, che gli austriaci avessero appiccato il fuoco a
-dei paesi, per vendetta.
-
-Dei piloni, formati da fasci di travi, non rimangono che alcuni
-mozziconi carbonizzati, emergenti ad intervalli regolari dall'acqua
-azzurrognola e dalla ghiaia bianca, sull'immensa spianata del vasto
-letto. Tutto il resto è scomparso. Le piene ne hanno cancellato ogni
-vestigio.
-
-Il ponte della ferrovia, poco discosto, è stato minato, e l'armatura
-d'acciaio, ricaduta sulle macerie dei piloni crollati, disegna sullo
-sfondo luminoso del fiume come una trina nera, a larghe centine,
-spezzata nel mezzo, lacerata e scomposta. Queste rovine dànno la prima
-sensazione profonda di un paesaggio di guerra.
-
-Gli austriaci avevano cominciato a preparare delle forti difese sulla
-riva destra. Non si trattava più di barricate frettolose. Lunghe,
-solide, massicce trincee, dei larghi terrapieni che sembrano dighe,
-i quali emergono freschi, del colore di terra smossa, al di qua della
-boscaglia che fiancheggia il fiume e gli fa come una scorta di verde,
-indicano l'intenzione di fortificare solidamente il passaggio, di
-creare anche lì una testa di ponte. La rapidità della nostra mossa
-iniziale ha ricacciato il nemico sull'altra sponda. Ritirandosi, gli
-austriaci hanno anche distrutto, con delle mine, un pezzo di strada,
-all'approccio del ponte.
-
-Ma bisognava passare, e siamo passati.
-
-Le riparazioni della strada, i preparativi per il varco del fiume, sono
-stati compiuti sotto ad un fuoco intermittente di artiglieria, al quale
-rispondevano i nostri cannoni appostati sulla pianura. Qui, la truppa
-di questo settore fece la prima conoscenza col bombardamento nemico.
-
-Il bombardamento nemico fu accolto con una indifferenza umiliante.
-La fanteria, inoperosa nelle sue trincee, conversava sotto gli
-_shrapnells_, e il chiacchierìo si sentiva da lontano. Sul bordo d'un
-fosso, file di soldati inginocchiati lavavano la loro biancheria,
-cantando a squarciagola.
-
-Una sera, quando tutto è stato pronto, è scoppiato un inferno.
-
-Dopo il tramonto, ad un tratto centinaia di cannoni nostri hanno aperto
-improvvisamente un fuoco serrato sulla riva sinistra dell'Isonzo,
-spazzandola a tiri progressivi. Ogni batteria aveva la sua zona da
-coprire di proiettili. Gli _shrapnells_ arrivavano a stormi sul bordo
-dell'acqua, sulle sabbie della sponda, sui roveti, sulla boscaglia
-di salici e di pioppi entro la quale la fanteria austriaca veniva
-ad annidarsi di notte schioppettando a intermittenza, e più in là
-l'uragano di acciaio e di piombo batteva i vigneti, tempestava le
-strade, esplorava la pianura in ogni ripiego. Era uno spettacolo
-terribile. I balenii dei colpi e delle esplosioni illuminavano la
-notte di una tremula luce violastra, e sulle nostre truppe la veemente
-moltitudine delle traiettorie formava una vôlta sonora, una vôlta
-ululante.
-
-Alle nove precise, silenzio.
-
-L'Isonzo ha qui due corsi d'acqua, vicini alle due rive, e nel
-mezzo, fra l'uno e l'altro, la vasta distesa di ghiaia. Durante
-il bombardamento che immobilizzava il nemico, il ramo più vicino
-fu rapidamente passato a guado: è basso e con poca corrente. Nel
-lampeggiamento delle cannonate si vide un formicolìo nero e silenzioso
-di truppe traversare la spianata sassosa del letto e portarsi sul corso
-più profondo trasportando il materiale necessario alla costruzione di
-zattere.
-
-Quando l'artiglieria tacque, all'ora stabilita, nella quiete
-improvvisa pesava l'emozione di una grande attesa. Zattere piene di
-soldati vogavano nel buio. Le prime compagnie si gettavano sulla
-sponda sinistra occupandola. Altre forze si aggiungevano a loro.
-L'occupazione si allargava. Si formava solidamente una testa di ponte.
-Per il passaggio del grosso, intanto, il Genio lavorava alacremente
-a costruire solide passerelle. Una ordinata e febbrile attività da
-cantiere attraversava il fiume.
-
-Ogni tanto due, tre lampi vividi, delle esplosioni: cannonate
-austriache. La fucileria crepitava ad intervalli, dominata dallo
-scoppiettìo regolare delle mitragliatrici: era la linea della nostra
-occupazione che avanzava, sloggiando piccoli reparti austriaci dalle
-loro trincee. Se si ostinavano, era l'assalto.
-
-Si udiva allora echeggiare alto, intenso, entusiasmante, l'urlo
-trionfale: Savoia! Passava nella notte il grido tempestoso che
-faceva battere i cuori dell'esercito in attesa. S'indovinavano
-gli episodi dell'occupazione nel risveglio del fuoco e nel levarsi
-delle voci. Verso la metà della notte si è capito che gli austriaci
-contrattaccavano. Ma si è pure capito subito che erano ricacciati.
-L'oscurità è stata per un istante tutta piena di un eloquente vocìo di
-vittoria.
-
-Pochissimi feriti. Dei soldati sono tornati indietro con le mani
-lacerate dai fili di ferro dei reticolati che essi avevano strappati.
-All'alba le nostre colonne passavano serrate l'Isonzo sui tavolati
-nuovi e risuonanti, e i tentacoli delle avanguardie avanzavano già
-verso le alture di Monfalcone.
-
-Sono le riserve che passano adesso.
-
-
-
-
-AI PIEDI DEL CARSO.
-
- _20 giugno._
-
-
-Nel polverone denso, che incanutisce le siepi e incipria i pampini,
-sulla strada bianca, affocata, accecante, uomini, cavalli, veicoli si
-muovono come in una nebbia ardente, e sembrano ombre.
-
-I soldati, già abbronzati dal sole, con quella fisionomia invigorita
-e fiera che è data dalla sana fatica del campo, marciano in silenzio,
-ordinati, un fazzoletto intorno al collo. Alt! Zaino a terra! Col peso
-dello zaino pare che essi depositino la stanchezza; conversazioni e
-risate si levano improvvise. È un vocìo allegro da scolaresca.
-
-Largo! largo! — con uno scalpitìo serrato, con un rombo pesante di
-ruote massicce, con un frastuono metallico, delle batterie passano
-lentamente come in un fumo d'incendio. Al passo dei forti cavalli
-normanni le grigie macchine da guerra, che non somigliano più che
-vagamente agli antichi cannoni, procedono in una solennità formidabile.
-La fine della colonna si perde nei nembi della polvere. Delle
-automobili dello Stato Maggiore si aprono un varco fra tanti ostacoli,
-e filano verso il fiume.
-
-Là la strada cessa, il polverone si dissipa, e nell'aria tersa
-si profilano lontano le pendici del Carso nude, grigiastre. Dalle
-vegetazioni della piana emergono chiari e aguzzi i campanili dei
-villaggi come fari sopra un mare.
-
-Sulle passerelle che sostituiscono il ponte distrutto le colonne si
-assottigliano e si sgranano, i cannoni ed i cassoni si spaziano per
-superare con una galoppata l'ostacolo delle ghiaie. I conducenti
-scendono di sella e corrono a piedi, schioccando la frusta, aggrampati
-alle criniere.
-
-Il cannoneggiamento è vicino. Si vedono scoppiare gli _shrapnells_ in
-alto sugli alberi; e dal nord, da Gradisca, da Podgora, da Gorizia,
-arrivano boati profondi di artiglierie pesanti.
-
-Presso le rovine del ponte bruciato, dove l'antica strada, all'alto
-della ripa, sembra mozzata da una lama e sporge sul fiume un moncone
-fra parapetti spezzati, sono le ultime trincee austriache, intorno
-alle quali il Genio ha accuratamente raccolto in enormi gomitoli il
-filo di ferro dei reticolati spinosi. Ci sarà utile. In qualche angolo
-inesplorato si rinvengono ancora certi ramponi di ferro a quattro
-punte, dei quali gli austriaci si servono forse per ostacolare il
-passaggio ai cavalli, o per armare fosse da lupo. In qualunque modo
-si gettino, i ramponi rimangono con una punta eretta, aguzza come un
-pugnale. Somigliano ai «triboli» che i soldati romani spargevano per
-ostacolare l'assalto dei nemici, barbari a piedi nudi.
-
-Sotto gli alberi, al bordo della trincea, una sedia, quella povera
-sedia che compare melanconicamente su tutti i campi di battaglia, che
-si rinviene abbandonata, sbilenca e triste, ovunque la guerra ha fatto
-una sosta.
-
-
-A difesa di questa regione del basso Isonzo gli austriaci hanno trovato
-un alleato nell'acqua dei canali.
-
-Ai piedi delle alture che sovrastano Gradisca e Monfalcone, scorre un
-canale creato a scopi d'irrigazione e per usi industriali. Un'alta diga
-maestosa, lunga quasi mezzo chilometro, chiude l'Isonzo presso il ponte
-di Sagrado, sul quale passa la strada di Gradisca. L'acqua trattenuta
-forma un vasto bacino che nutre il canale con una corrente di quasi
-ventidue metri cubi al secondo. Il livello di questo corso artificiale
-è più alto della pianura. Spezzando un argine gli austriaci hanno
-potuto trasformare in paludi vaste plaghe al nord di Ronchi. L'altura
-di Sant'Elia, che è al di qua del canale, è divenuta una penisoletta,
-e, fortemente trincerata, ha costituito una posizione avanzata del
-nemico.
-
-Per alcuni giorni, la zona accessibile alla nostra offensiva si è
-trovata sensibilmente ristretta dalle acque. Il bollettino ufficiale
-ha narrato dell'ardimentosa azione di una batteria di obici che,
-portatasi sulla linea della fanteria, ha battuto in breccia una diga.
-Era la diga di Sagrado. Sfondata quella barriera, l'acqua non si
-sarebbe più immessa nel canale e avrebbe ripreso il suo corso normale
-nel letto dell'Isonzo. Ma prima che per questo audace bombardamento
-l'inondazione, priva d'alimento, defluisse sgombrando il piano, il
-nostro attacco si è gettato sulle terre rimaste asciutte, più al sud,
-e per Monfalcone ha preso piede solidamente sulle prime pendici del
-Carso, in vista del mare.
-
-L'acqua ci è stata nemica, per tutto. Le piene, fra le gole del medio
-Isonzo, ci portavano via i ponti; a valle l'inondazione artificiale
-creava avanti a noi dei laghi, e il canale, che con le sue diramazioni
-si va ora essiccando, forniva intanto la forza motrice di impianti
-elettrici dai quali gli austriaci derivavano correnti per rendere
-fulminatori certi reticolati di trincea.
-
-Ma gli austriaci avevano dimenticato che la magnifica opera idraulica
-dei canali di Monfalcone è italiana, studiata e compita dalla Società
-Italiana per le condotte d'acqua, di Milano. La perfetta conoscenza dei
-lavori ci ha permesso di correre subito ai ripari e di ricondurre le
-acque ad un contegno più patriottico.
-
-
-Passiamo l'Isonzo.
-
-Una casa sfondata, un _hangar_ demolito, dei muri bucherellati da
-schegge di granata: si è già nell'atmosfera del campo di battaglia. Ma
-nessuna battaglia è passata di qui.
-
-Dei cannoni austriaci di mezzo calibro, nascosti sulle alture di
-Doberdò, tirano sulla strada, e sui villaggi, e sui ponti. Otto o dieci
-colpi per volta, poi, per due o tre ore non si fanno più vivi. Non
-combattono, stanno lassù in agguato, e quando vedono in una scìa di
-polverone un convoglio di munizioni che si avvicina, o un reparto di
-truppa che si sposta, o un'automobile che corre, giù un po' di grossi
-_shrapnells_ o di granate, che arrivano con quel loro rombo di motore
-mal regolato e scoppiano fragorosamente sulla pianura quieta. Tirano
-persino sulle motociclette col _side-car_, nella speranza di accoppare
-qualche generale.
-
-Ma hanno paura di essere scoperti. Non insistono mai, e non è facile
-individuarli. Conoscono così bene la regione, che il loro tiro è
-giusto, sebbene inefficace. Percorrendo la strada con dei carreggi si
-ha la probabilità di assistere allo scoppio di una granata a sessanta
-passi di distanza. I soldati non ci badano.
-
-No, i nostri soldati sono meravigliosi. Appena una granata scoppia,
-si vedono i soldati correre, ma verso lo scoppio. Vanno a vedere il
-buco. Hanno una curiosità da ragazzi per i fuochi d'artificio. _Compà,
-sente mò_ — grida allegramente un soldato di guardia al ponte ad un
-compaesano mentre tuona una raffica — _pare 'a festa d'a Madonna!_
-— Gli sembra di sentire i mortaretti delle solennità campagnole.
-Ed il cratere slabbrato, nero, fumante, che le esplosioni scavano
-al suolo, è per loro uno spettacolo curioso che li attira. Sono là
-intorno, aggruppati allo scoperto, incuranti del nemico che li vede,
-disputandosi le schegge che scottano ancora. Ogni soldato ne ha una in
-tasca.
-
-Sulla strada così esposta il movimento continua regolarmente. I
-territoriali divenuti carrettieri e bovari, passano anche loro con i
-birocci e le mandrie.
-
-Nessuno esita, nessuno si ferma, nessuno devia.
-
-
-Un distaccamento di bersaglieri ciclisti riposa all'ombra delle
-casupole, all'entrata di un villaggio: Begliano. Appoggiate ai muri,
-le biciclette intrecciano ruote e telai in una confusione sottile
-e geometrica di circoli e di linee; qualche motociclista prova
-attentamente il motore, che strepita sul cavalletto; i soldati,
-accoccolati a gruppi sui macigni, conversano placidamente, fumano,
-fischiettano, e sulle loro teste l'alito caldo e lieve del meriggio
-fa correre un fremito di piume nere. Gli ufficiali, che hanno trovato
-delle sedie in una osteria abbandonata, siedono fuori della porta,
-sotto a degli alberi. Aspettano ordini. Vi è una serenità, una
-tranquillità da riposo durante la manovra. Non si direbbe mai che
-questi soldati si sono battuti di notte e di giorno, che hanno preso
-delle trincee alla baionetta, sopraffacendo gli austriaci con le mani
-alla gola.
-
-Il centro della strada è deserto. Da lì si vedono le colline rocciose
-di Doberdò così vicine che sembrano a portata di voce. «Tra poco
-ricomincia la musica!» — osserva un ufficiale guardando l'orologio al
-polso, e appoggiata la spalliera della sedia al muro incrocia le gambe,
-beatamente, soggiungendo: «Ci fosse almeno un giornale da leggere!».
-
-La musica lì si ripete ad intervalli regolari. Il villaggio è
-bombardato a orario. Le ultime granate hanno ferito qualche soldato,
-uno è morto. Da un giardinetto sbuca un bersagliere che ha composto
-un mazzo di fiori, adorno di una foglia di palma di San Pietro, la
-palma del nord. Lo mostra ai compagni, che approvano, e scompare in un
-recinto. È per ornarne la croce sulla tomba nuova.
-
-Ecco, un rimbombo, un urlo apocalittico che solca la serenità del
-cielo, una esplosione potente, uno scrosciare di tegole e di macerie.
-La musica.
-
-I bersaglieri, senza scomporsi, guardano in aria. «Dev'essere cascata
-sulla chiesa!» — dice uno. «Tireranno al campanile!» — osserva un
-altro. «Questa è cascata qui dietro». — «Ha tremato il muro».... Ma un
-comando interrompe i dialoghi. Un ordine è arrivato. Si parte.
-
-In un batter d'occhio tutti sono pronti, appoggiati alle biciclette. Si
-fa rapidamente l'appello. Manca uno. Era là adesso. Chiamatelo. Eccolo
-che arriva, di corsa, tutto sporco di calcinaccio. «Signor tenente —
-esclama — è morta la capretta!». C'era una capretta abbandonata nel
-villaggio, alla quale i soldati avevano munto una bella gamella di
-latte. «È stata l'ultima bomba — informa il soldato — ero lì vicino,
-povera bestia! — e dopo un istante di riflessione: — Peccato che sia
-troppo dura a mangiarsi!».
-
-Via! Con un volteggio elegante ogni soldato inforca la sua macchina e
-sospeso sul sottile scorcio delle ruote fila nel candore della strada
-sollevando una bassa scìa di polvere. La compagnia scorre ordinata,
-silenziosa, veloce, tutta grigia, nella direzione del nemico.
-
-I fucili a bandoliera ergono sullo svolazzamento delle piume come un
-tratteggio inclinato.
-
-
-Una folta e confusa massa di gente si avvicina. Viene dalla fronte.
-Nel polverone che solleva, s'intravvedono dei carri gremiti di persone,
-tirati da buoi. È un formichìo oscuro, lento, taciturno, nel gran sole
-ardente. L'emigrazione.
-
-Sono abitanti che il bombardamento austriaco scaccia da ogni paese,
-da ogni villaggio, da ogni casolare. L'esercito nostro li aiuta, li
-protegge, li nutre, e disciplina l'esodo. Dei soldati marciano in testa
-alle colonne e le fiancheggiano.
-
-Il fuoco è cessato, e quando la carovana arriva nell'ombra delle
-case si ferma e si riposa. «Avanti, coraggio brava gente — avvertono
-i soldati — ancora un poco, poi vi ristorerete: qui può succedervi
-qualche disgrazia!» Delle invettive contro gli austriaci si levano
-dalla folla. Voci di donna gridano, nell'espressivo dialetto veneto:
-«_Anca qua i ne copa!_» — «_No i vede che semo poareti?_» — «_Tuto i
-n'ha tolto, anca i toseti, e adesso i ne buta zò le case!_».
-
-«Calma, calma — ammoniscono bonariamente i soldati. — Tornerete
-presto a casa!» — «_Che el Signor ve scolta!_» — rispondono le voci.
-— «_Benedeti vualtri e le mare che v'ha fato!_» — E la moltitudine
-riprende la marcia.
-
-Sono donne, bambini e vecchi, tutto quello che è rimasto del popolo,
-irredento. Carrette di ogni genere trasportano i loro umili bagagli, e
-sui cumuli dei fagotti e dei sacchi, facendosi ombra con delle vecchie
-ombrelle aperte, si accalcano i bimbi, gli stanchi, i deboli, in un
-groviglio multicolore che oscilla alle scosse dei veicoli. Tutti gli
-altri marciano, gli uomini a parte, due per due, muti, quasi ubbidendo
-istintivamente alla disciplina militare che li circonda.
-
-Qualche donna conduce dietro di sè la mucca, l'unica ricchezza rimasta
-alla famiglia, e tira faticosamente sulla cavezza per indurre la povera
-bestia, stupefatta ma placida, ad allungare il passo. Si vedono dei
-bambini feriti, sui quali delle fasciature fresche e ben fatte indicano
-la cura dei nostri posti sanitarî.
-
-La carovana continua il cammino, lentamente, verso l'Isonzo. Un'altra
-si avvicina, ma ben diversa. Questa è composta di uomini validi.
-
-
-Dopo che l'Austria, con la leva in massa, ha portato via da questi
-paesi tutti i maschi dai diciassette ai cinquant'anni, dopo la fuga
-di tutte le persone notoriamente irredentiste, dopo l'arresto e
-l'internamento di tutte quelle altre persone che erano semplicemente
-sospette d'irredentismo, ogni uomo valido che s'incontra è un individuo
-sospetto. Nove volte su dieci non è nemmeno italiano. Lo dice la sua
-faccia, lo dice la sua maniera di mettersi sull'attenti per affermare:
-_Son taliano!_
-
-Nei primi momenti dell'occupazione non ci si è fatto caso. Ma non
-abbiamo tardato ad accorgerci che eravamo circondati da spie. Le nostre
-ricognizioni sorprendevano sventolamenti di bandierine nell'alto dei
-villaggi. Il passaggio di truppe in alcuni nodi di strade combinava
-stranamente con l'incendio di un mucchio di paglia o con la caduta
-d'un alto albero. Alla notte, dietro certe nostre batterie, sul
-dorso dei colli, palpitavano luci di lanterne cieche. Chi sventolava
-le bandiere? chi bruciava la paglia? chi abbatteva gli alberi? chi
-faceva brillare quelle luci? Si trattava di segnali, chiari, precisi,
-seguìti infallibilmente da un fuoco austriaco che cadeva dritto sugli
-esploratori, o sulla truppa in marcia, o sulle batterie. Ma non si
-trovavano i colpevoli, che si mescolavano alla popolazione campestre,
-troppo atterrita da loro per denunciarli.
-
-Ho visto io stesso, alla notte, scintillare misteriose segnalazioni
-sulle colline, e eliografi nemici, durante il giorno, parlare a
-lampeggi con qualcuno che era dietro alle nostre file. Lo Stato
-maggiore d'una nostra divisione arrivava in un villaggio, e un minuto
-dopo delle granate piombavano sul suo quartiere generale. Accampamenti
-ben celati, invisibili al nemico, erano bombardati appena formati.
-Le nostre batterie si vedevano scoperte talvolta prima di far fuoco.
-Prendevano posizione, spesso nel cuore della notte, e subito il tiro
-nemico le cercava senza incertezze.
-
-Noi abbiamo una lealtà militare, una cavalleria istintiva, una
-schiettezza e una nobiltà di razza, che c'inducono sempre a supporre
-nel nemico le stesse virtù, anche se il nemico è turco, anche se
-il nemico è austriaco. I fatti ci hanno subito disilluso. Abbiamo
-constatato che una vasta e minuziosa organizzazione di tradimento
-ci cingeva, e non abbiamo perso tempo. In quasi tutti i casi di
-spionaggio, le ricerche immediate ci hanno portato a scoprire nel
-raggio delle segnalazioni la presenza di qualche uomo valido alle armi.
-Qualcuno era vestito da prete.
-
-Gli atti alle armi sono arrestati. Si tratta quasi sempre di militari
-austriaci. Molti confessano.
-
-La carovana che passa è composta di questi prigionieri.
-
-
-Come sbagliarsi? Sotto i travestimenti più eterocliti, il soldato
-austriaco si rivela. Baffi biondastri e ritorti, basette lunghe, tipi
-magiari, tipi tedeschi, portamento stecchito, fisionomie chiuse e dure,
-sguardo nemico.
-
-Perchè non fuggano sono uniti a due a due per le braccia. Pochi
-fantaccini li scortano, con la baionetta inastata. I soldati che
-incontrano non dicono niente, guardano con disprezzo la processione
-sinistra e proseguono il loro cammino. Ma un conducente romano non
-resiste, e dall'alto del suo cavallo interpella un prigioniero che ha
-una faccia da _feldwebel_ classico: _Hai finito de fa la guerra cor
-lanternino?_
-
-Ha finito, sì, e alle spie che non sono state ancora acciuffate
-l'esasperata vigilanza dei soldati rende molto difficile il còmpito.
-Ma ve ne sono ancora, rese audaci dai lauti compensi pagati, e dai
-più lauti promessi. E in parte anche dalla nostra magnanimità che
-rifugge dalla giustizia sommaria e ci lega a procedure fra le quali lo
-spionaggio scivola. Ci si era teso ogni sorta di tranello.
-
-Le semplici popolazioni della campagna erano state terrorizzate con
-i racconti della nostra ferocia, per indurle a fare una difesa da
-siepe a siepe, e in qualche centro delle armi erano state distribuite.
-Le sciagure che quella povera gente da undici mesi sopporta erano
-addebitate all'Italia. L'Italia, questa stracciona, era responsabile
-della guerra europea, della leva in massa, delle requisizioni; delle
-contribuzioni, del pane K, della carestia. La molla più possente
-nell'anima campagnola, il sentimento religioso, non veniva trascurata:
-gl'italiani erano gli alleati del demonio, gli scomunicati, i dannati,
-senza fede e senza morale. I nostri soldati, miserabili e delinquenti,
-avrebbero profanato, rubato, massacrato.
-
-Nelle cittadine ci ha accolto qualche volta l'entusiasmo schietto e
-vivo delle popolazioni liberate, e la voce del sangue ha finito per
-parlare anche alle genti più disperse e ignoranti della campagna.
-La carità, la bontà, la generosità dei soldati hanno fugato ogni
-prevenzione, se una prevenzione rimaneva in qualche anima oppressa dal
-terrore abituale della servitù.
-
-Le macchinazioni sleali del nemico si vanno sventando. Ma sta il fatto
-che l'Austria ha cercato di usare come armi di guerra, oltre allo
-spionaggio e al tradimento, la paura di povere donne e di poveri vecchi
-contadini e la loro fede cristiana.
-
-Tutto è buono quando serve: _Kriegsbrauch im Landkriege_....
-
-
-
-
-DAVANTI A GORIZIA.
-
- _20 giugno._
-
-
-Mentre annotta, un duello di artiglierie s'impegna. Si distinguono i
-colpi dei nostri cannoni da campagna, più avanti, più lontani, che si
-son fatti sotto come una gran muta abbaiante di molossi intorno alla
-fiera bloccata, mentre i boati più cupi degli obici echeggiano nelle
-vicinanze e il bagliore delle vampe si accende fra le vigne contornando
-neri profili d'alberi.
-
-Forse si prepara un passo avanti sul Carso? Forse si respinge un
-contrattacco? Chi sa? Le fanterie nemiche sono in qualche punto a
-portata di voce. Nelle ore di silenzio, alla notte, i nostri soldati
-odono gli austriaci che parlano dietro ai loro parapetti di roccia,
-sulla quale le granate mordono così malamente.
-
-Si combatte per la conquista di ciglioni nudi, sassosi, sui quali non
-si possono scavare trincee. La parola Carso viene dal celtico _carn_
-che significa roccia. La montagna, con le sue stratificazioni calcaree,
-con quelle ossature bianche che emergono fra i magri sterpi sulle
-piccole vette, con le sue vallette verdi, sorprendenti di rigoglio,
-strane conche di frescura entro bordi di pietra, con i suoi crepacci,
-le sue spelonche, e gl'imprevisti aspetti pieni di una tagliente
-arditezza, ricorda un po' la montagna di Derna.
-
-La natura offre alla difesa delle formidabili posizioni naturali,
-completate e fortificate con un assiduo lavoro. Il nemico si annida
-dietro baluardi di macigno, ai cui approcci si accumulano le difese
-ausiliarie delle focate petriere e dei reticolati. Se l'Austria ha
-creduto utile fingersi sorpresa dalla nostra guerra, tutto sul campo
-di battaglia smentisce la sorpresa, tutto vi dimostra invece una
-preparazione ben studiata, lunga e paziente. L'abilissima e laboriosa
-organizzazione tattica del terreno dice come la guerra con l'Italia
-fosse da gran tempo nei piani austriaci. Soltanto il momento rimaneva
-da scegliersi. E quello lo abbiamo scelto noi.
-
-Se non avessimo che degli uomini armati contro di noi, se non ci
-fossero che delle masse manovranti, come nelle classiche guerre del
-passato, se il valore, l'ardimento, l'eroismo costituissero ancora i
-coefficienti massimi e quasi esclusivi della vittoria, noi non saremmo
-più sull'Isonzo.
-
-
-Ma l'eroismo finisce pur sempre con l'imporsi. Esso è una volontà che
-arriva al furore. Una volontà che gli ostacoli esasperano e rafforzano.
-Le nostre truppe, avanti alle difficoltà, non hanno che un impulso,
-quello di slanciarsi.
-
-Tutto ciò che abbiamo letto di più bello sulla guerra europea, di
-assalti audaci e veementi, di attacchi alla baionetta attraverso folti
-reticolati, in una grandine di piombo, non deve più farci invidia.
-Simili episodi si svolgono normalmente nella nostra guerra. Soldati che
-non erano mai stati al fuoco hanno trovato semplice e naturale andarci
-così.
-
-Al primo urto l'esercito si è comportato come se avesse sempre
-combattuto e sempre vinto; ha dimostrato un istinto di battaglia,
-una sapienza spontanea della lotta, una natura guerriera. Possedeva
-inconsapevolmente virtù militari, che solo la pratica della guerra
-sembrava dovesse infondere. Gli egoismi naturali degl'individui sono
-scomparsi, la vita delle persone si è fusa in una vita più grande,
-ogni uomo si è sentito una molecola nel vasto organismo dell'esercito,
-una goccia d'acqua nell'onda. Vi è un ardore di tutti, un sentimento
-di tutti, una passione di tutti, un solo volere, un solo cuore. Si
-è destata subitamente nell'esercito nuovo l'anima antica, la fiera
-anima della razza foggiatasi nel fulgore lontano di secoli gloriosi.
-Vengono da lei queste abilità della guerra nella folla italiana. Questo
-travolgente desiderio di assalto è un'eredità latina, come la lingua.
-
-I sistemi della guerra moderna e la natura del terreno ci costringono
-però ad un'azione paziente, fatta di scatti calcolati e di attese, di
-colpi improvvisi e di pressioni lente, un'azione studiata, razionale,
-metodica. Non abbiamo una posizione da prendere: ne abbiamo tante,
-incatenate su cinquecento chilometri di fronte. E per ognuna è una
-piccola battaglia, con le sue sorprese, le sue finte, le sue soste, le
-sue manovre.
-
-Guardate una carta: l'austriaco avanti a noi è sempre più in alto. Egli
-tiene l'alta montagna, il nodo alpino, e noi saliamo i contrafforti,
-conquistando sprone per sprone, declivio per declivio, vetta per vetta.
-La nostra guerra è un'ascensione. Sempre più su, sempre più su. Ogni
-combattimento è un gradino che superiamo. Il gradino seguente domina.
-Il nemico fugge in altezza. Ritirandosi ci sovrasta. Ma che importa?
-Noi ascendiamo irresistibilmente.
-
-Nel Carso il nostro attacco s'inerpica ora sulle prime pendici.
-
-
-Il duello d'artiglierie prosegue.
-
-I cannoni austriaci fanno delle salve serrate e poi tacciono. Forse
-hanno poche munizioni; forse temono di scoprirsi. Cambiano spesso il
-loro obbiettivo. Non fanno quasi mai un fuoco di ricerca, di assaggio,
-di esplorazione. Colpiscono raramente e con magri risultati, ma si
-vede bene che sanno sempre dove tirano e contro quale bersaglio. Non
-esitano. Cercano di agire a colpo sicuro. Segnali di spie? Abilità di
-osservatori?
-
-Ma quando una batteria austriaca è individuata è una batteria
-silenziata. Un uragano di fuoco piomba su di lei. Allora dietro le
-spalle delle alture pare avvenga una breve eruzione. Certo è che i
-cannoni nemici sono astutamente piazzati. Sorge il dubbio che alcuni,
-dei quali neppure i riflessi della vampa si scorgono nell'oscurità
-della notte, siano nascosti in caverne.
-
-La montagna è tutta grotte e baratri sotterranei. Ha labirinti immensi
-nelle sue viscere; pozzi, cunicoli, gallerie, spelonche, formano un
-meraviglioso e tenebroso paese di abissi. Vicino a Monfalcone stesso si
-spalancano antri misteriosi dai quali emana uno spavento leggendario,
-come la Grotta del Diavolo dove secondo la tradizione si muore di
-terrore. È possibile che dietro la bocca cespugliata di cavità naturali
-stiano dei cannoni in agguato, diretti dal comando telefonico di
-osservatori appiattati sulle vette? Lo sapremo.
-
-Tutta la vallata echeggia. Su Ronchi, su Monfalcone, delle granate
-cadono. Le città sono deserte, gli abitanti sono fuggiti in massa verso
-l'Italia. Sull'arsenale si ergono ancora intatte le alte ciminiere, ma
-gli edifici sono in rovina. Il lavoro vi si è ostinato fino al giorno
-quattro.
-
-I bombardamenti eseguiti dalla nostra flotta avevano già paralizzato il
-cantiere navale, ma v'era una fabbrica di proiettili di artiglieria,
-appena impiantata, che non voleva darsi per vinta. Gli austriaci non
-credevano che la nostra avanzata li sopraffacesse così presto. La loro
-perseveranza nel mantenere attivi alcuni stabilimenti di Monfalcone
-dice come si credessero sicuri della difesa dell'Isonzo e dà la misura
-del nostro successo. La guarnigione fu sorpresa dalle avanguardie
-italiane, e si salvò a stento inerpicandosi affannosamente oltre la
-Rocca, inseguita dai nostri che non volevano lasciar presa.
-
-La città antica, al di là dell'arsenale, così italiana, così veneta con
-i suoi portici bassi, le sue procuratie dagli archi larghi come quelli
-di cripte, è vuota, silenziosa, oscura, e qua e là le vecchie case
-abbandonate, nelle risuonanti viuzze pittoresche, sono sfregiate dalle
-esplosioni che sforacchiano qualche tetto e ne soffiano via le tegole.
-
-
-Per tutta la notte il cannone ha rombato. La più grande violenza
-delle artiglierie era verso Gorizia. Il cielo palpitava di lampi a
-settentrione.
-
-All'alba, delle immense colonne di fumo si scorgono in fondo alla
-pianura. È il paese di Lucinico che brucia.
-
-Entriamo ora in un'altra zona delle operazioni. Ci avviciniamo alla
-strada di Gorizia, cioè al centro della battaglia dell'Isonzo, dove
-più ferve intensa e vasta la lotta, dove gli austriaci hanno posto le
-più forti difese, le più possenti e numerose artiglierie, le più solide
-truppe.
-
-Le posizioni nel loro insieme sono rapidamente descritte. L'Isonzo
-scorre in una gola profonda fino a Salcano, cioè quasi fino a Gorizia,
-e, da lì al mare, mentre alla destra del fiume si apre subitamente
-l'ampia distesa verde della pianura friulana, alla sua sinistra invece
-s'erge ancora, quasi senza interruzione, la montagna, ora a picco
-sull'Isonzo, come a Sagrado, ora discosta diversi chilometri come a
-Ronchi e Monfalcone. All'occhio, osservando il panorama, al di là del
-fiume appare tutta una barriera; c'è come una muraglia, che chiude
-l'orizzonte orientale, sfumando verso l'Adriatico. Le montagne formano
-per così dire i bastioni di una smisurata fortezza della quale l'Isonzo
-è il fossato. In qualunque punto del fiume, chi vuol passare si trova
-di fronte questo baluardo, più o meno accessibile, spesso altissimo,
-scosceso, imponente.
-
-Formidabile e semplice, nella sua linea sommaria il piano di
-difesa austriaco è consistito nella distruzione dei ponti, e nella
-fortificazione della grande barriera montana con opere di ogni genere,
-con multiple linee di trinceramenti e con una distribuzione sagace di
-artiglierie ben nascoste.
-
-Ma la barriera è spezzata, per dir così, da due valli, per le quali
-passano le comunicazioni verso l'interno. La muraglia ha insomma due
-porte, che danno accesso alle grandi arterie stradali e ferroviarie
-per Lubiana, per Villaco, per Klagenfurt, il possesso delle quali è
-essenziale. La conquista e la difesa delle due porte doveva perciò
-essere l'obbiettivo logico dell'azione; qui dovevano evidentemente
-convergere gli sforzi dei due eserciti. E alle due soglie gli austriaci
-hanno quindi accumulato tutte le difficoltà, tutti gli ostacoli, tutte
-le insidie che la loro scienza militare, perfezionata dalla lunga
-pratica, poteva suggerire.
-
-Le due porte sono Tolmino e Gorizia.
-
-
-A Tolmino per la vallata dell'Idria e a Gorizia per la vallata del
-Vipacco sboccano dunque nella valle dell'Isonzo fasci vitali di strade,
-che scavalcano il fiume su molteplici ponti. Questi sono i soli ponti
-che non siano stati ancora distrutti. È oramai un elemento d'arte
-militare noto anche ai ragazzi che per difendere efficacemente il varco
-di un fiume bisogna portarsi avanti, bisogna cioè occupare non soltanto
-la riva da proteggere ma prendere solidamente posizione sull'altra
-sponda, stabilire delle opere di arresto più lontane che sia possibile,
-tanto per impedire al nemico l'accesso al varco, quanto per garantire
-a sè stessi il libero uso del varco stesso e passare, occorrendo, dalla
-difensiva all'offensiva.
-
-È appunto quello che a Tolmino e a Gorizia gli austriaci hanno fatto
-e che in termine tecnico si dice «testa di ponte». In questi due punti
-essi si sono radicati al di qua del fiume. La natura del terreno li ha
-straordinariamente aiutati. Allo sbocco della valle dell'Idria, al di
-qua dell'Isonzo, presso Tolmino, si ergono due montagne gemelle, unite
-per le falde, isolate in giro, cinte da tre lati da una curva sinuosa
-dell'Isonzo: una specie di gigantesca e dominante coppia di sentinelle
-a guardia di una soglia. Il loro nome è stato fatto sui bollettini:
-sono le montagne di Santa Maria e di Santa Lucia. Fortificate, munite
-di cannoni di grosso e di medio calibro, le due montagne comandano
-tutti gli accessi.
-
-Con un'analoga prodigalità la natura ha eretto avanti a Gorizia,
-sulla destra dell'Isonzo, non meno formidabili baluardi nelle brusche
-alture di Podgora, alle quali si attacca un tumulto di colline, che
-si culmina, un poco al nord di Gorizia, nel monte Sabotino, fosco,
-oblungo, imponente. Tutto questo sistema di vette e di declivi è
-fortificato a oltranza.
-
-Riducendo la difesa dell'Isonzo all'immagine rudimentale del muro con
-due porte, un solido muro crestato di vetro e due porte terribilmente
-barricate avanti alla soglia, comprendiamo chiaramente nel suo schema
-la nostra azione, così bene descritta dai bollettini. Mentre investiamo
-la porta principale, Gorizia, abbiamo scavalcato il muro alle due
-estremità, Caporetto e Monfalcone, e incuneiamo la nostra azione
-all'altra parte della barriera. A nord e a sud delle due teste di ponte
-austriache, abbiamo così creato noi due teste di ponte italiane, per le
-quali l'offensiva penetra e lentamente si allarga al di là dell'Isonzo.
-
-Ed ora guardiamo.
-
-
-Nella mattinata serena, la pianura superba, coperta da vegetazioni
-così folte che simulano il bosco, sfuma via e impallidisce, contro la
-luce del sole, in tinte evanescenti. Al primo momento la battaglia,
-come tutte le battaglie moderne, è invisibile, incomprensibile,
-un frastuono tonante, un formarsi e un dissolversi di fumo, un
-chiamarsi e rispondersi di rombi e di boati, uno scintillare vago
-di vampe in località imprecisabili. E tutto questo sembra poca cosa
-nell'impassibilità sublime del paesaggio.
-
-A chi osserva dall'alto di una delle rare collinette che levano sulla
-pianura la molle groppa impellicciata di acacie, i villaggi, immersi
-nelle immobili onde delle verdure, si fanno riconoscere ad uno ad uno,
-per il campanile. Un campanile strano, con la cupoletta slava, che
-ricorda quello delle chiese russe: Romàns — più vicino, un campanile
-aguzzo, ardito, veneto: Versa — un campaniletto campestre che una
-granata ha sfiancato: Fratta. Sono tutti paesi che i cannoni austriaci
-hanno successivamente preso di mira. Gli abitati sorgono secondo
-una logica della viabilità, le case si aggruppano alle confluenze di
-strade, ogni villaggio chiude un piccolo centro di comunicazioni, e
-l'artiglieria nemica, colpendo i villaggi, ha cercato di colpire ai
-nodi le maglie della grande rete di vie che in ogni senso vena di
-bianco la pianura friulana.
-
-Sotto alle alture che chiudono il piano, Gradisca si sgrana bianca
-lungo la sponda dell'Isonzo, che è indicata da un infoltire di verde,
-da uno schieramento solenne di pioppi. Dei giardini, delle ville,
-dei recinti, e, quasi fuori del paese, i grandi edifici della scuola
-normale, una caserma, degli stabilimenti industriali sui quali le
-ciminiere si levano sottili come antenne. Come tutto sembra quieto
-laggiù, nel sole!
-
-Alla città fa sfondo il Monte San Michele, che è un'ultima propaggine
-del Carso, e più lontano, più in alto, irrompono, azzurre e pallide, le
-vette del Monte Re. Ai piedi delle alture, sul limite della pianura,
-come la spuma al bordo del mare, è un biancheggiare quasi continuo
-di paesi, greggi di case che si dissetano nell'Isonzo. Sdràussina,
-Sagrado, Fogliano, San Pietro, e sembra tutto un prolungamento di
-Gradisca. Sulle pendici, dei prati verdi, delle boscaglie oscure, delle
-strade deserte che serpeggiano ascendendo, delle trincee austriache
-abbandonate — lunghe e sottili ferite nere, insolentemente visibili.
-Sono probabilmente delle false trincee, incaricate di attirare la
-nostra attenzione. Le vere si nascondono, si mascherano con erbe e
-fronde.
-
-S'incomincia a comprendere.
-
-Le tappe della nostra avanzata sono segnate sulla pianura. Ogni sosta
-ha lasciato una linea fulva di terra smossa, un solco di trinceramenti
-dai parapetti punteggiati di feritoie, una barriera oscura che
-attraversa i prati, sparisce nei vigneti, tocca dei paesi, si nasconde,
-si perde. Il più vicino è il fronte sul torrente Versa, il fronte
-assunto il primo giorno della guerra, come i comunicati descrissero.
-Sono tutte abbandonate, quelle strane arginature della battaglia
-che hanno segnato sulla terra una specie di gigantesco diario della
-conquista, sono tutte lasciate indietro. La fanteria non si vede più,
-è laggiù a Gradisca, tiene quella linea di paesi, tocca il fiume, si
-annida nella boscaglia delle rive, pare scomparsa.
-
-Nell'apparente solitudine luminosa del paesaggio, sono i proiettili
-di cannone che rivelano vagamente le disposizioni del combattimento,
-che lasciano intuire le masse combattenti sotto la coltre delle
-vegetazioni. Due o tre stormi di _shrapnells_ austriaci scoppiano
-sulla pianura, un polverone di calcinacci annebbia per un istante
-un campanile, delle nubi bianche si formano sulle cime d'un filare
-di platani. Una pausa, poi altre nubi si sfilacciano lentamente
-nell'aria calda e quieta, e le esplosioni echeggiano. Ma da località
-imprecisabili si solleva un tumulto impetuoso di rimbombi. La risposta.
-
-Sono obici italiani che interloquiscono, ed ecco le vette sopra Sagrado
-in convulsione. Se gli _shrapnells_ austriaci ci hanno indicato dove
-stanno forse delle truppe nostre, sappiamo bene ora dove si nascondono
-i cannoni che li hanno lanciati. Le granate italiane tempestano le
-vicinanze di una villa circondata da boschetti, sul ciglio dell'altura.
-È Castello Nuovo. Nembi di polvere e di fumo la avvolgono; i boschetti
-scompaiono nelle dense nubi degli scoppi. La batteria austriaca non
-fiata più. È un episodio breve, repentino, minuscolo.
-
-Altri si succedono, incessantemente; la nostra attenzione è chiamata da
-cento parti. Bisogna seguire le indicazioni del cannone. Esso spiega la
-battaglia, a poco, a poco. Su tutto il fronte l'artiglieria romba, ma
-la tempesta più violenta, più intensa, più ostinata, è verso Gorizia.
-
-Oggi è uno di quei giorni che i bollettini chiamano di «attività sul
-basso Isonzo». Sono i giorni nei quali si fa un passo avanti. Intorno
-a Gorizia è l'uragano. La città, i sobborghi, le alture di Podgora,
-impallidiscono in una bruma grigiastra.
-
-
-Gorizia si nasconde in parte dietro alle alture di Podgora, s'incastra
-fra le montagne, si annida in quell'ultimo lembo di pianura che
-s'insinua verso la gola dell'Isonzo. Da lontano, Gorizia, che spunta
-dalla valle affacciandosi nel piano, fa l'effetto di un torrente
-di case che dilaghi dallo sbocco e si spanda in un'effervescenza di
-muraglie bianche. I bordi della città presso l'Isonzo, dove delle linee
-di difesa austriaca si annidano, la stazione ferroviaria, le adiacenze
-dei ponti, sono bombardati. L'incendio di Lucinico si allarga. Lucinico
-era compreso nelle fortificazioni di Podgora e la popolazione l'aveva
-abbandonato.
-
-Le fiamme si levano agitate, occhieggiano chiare nel tremolìo di
-un'atmosfera ardente e fosca, e sulla folla velata e confusa degli
-edifici il fumo sale denso nella calma, altissimo. Gli scoppi delle
-grosse granate coprono di cirri le creste di Podgora. Nembi bianchi
-sorgono lentamente dalle vallette di tutto quel complesso sistema di
-alture che nasconde Gorizia. Sui fianchi violastri del Monte Sabotino,
-che solleva più lontano la sua lunga groppa, il fumo si arrampica in
-nubi che si dissolvono lente.
-
-I nostri cannoni battono su tutti gli sbarramenti. La battaglia
-s'inerpica, va verso San Floriano, va verso Plava. Scende dal nord,
-dai monti, un boato continuo di cannoneggiamento remoto. Le esplosioni
-vicine hanno una violenza da folgore. L'attacco nostro, generale per
-l'artiglieria, non ha la pienezza delle grandi masse per la fanteria;
-non vuole averla; si comprende che ha qualche obiettivo parziale; ma
-su certe posizioni nemiche esso preme con magnifica violenza. Linee e
-linee di trincee avanzate sono state prese. Alcuni reparti, ricacciato
-il nemico, lo incalzano sulla seconda linea, che è la più forte.
-Si combatte ai bordi di Lucinico in fiamme, sotto alle buffate acri
-dell'incendio. Gorizia è là a due passi.
-
-Con un entusiasmo ardente, con un eroismo sublime, delle fanterie
-nostre hanno saputo portarsi di fronte alle più formidabili opere
-campali di difesa, e sono là imperterrite, a qualche centinaio di metri
-dal nemico, nelle frettolose trincee d'attacco.
-
-
-
-
-ASPETTI DELLA LOTTA SULL'ISONZO.
-
- _22 giugno._
-
-
-La preparazione austriaca, evidentemente iniziata da moltissimo tempo,
-ha fatto tesoro delle esperienze della guerra delle nazioni. Le prime
-trincee conquistate dai nostri, profonde, interamente protette, con
-delle vegetazioni abilmente riportate sulla copertura, non hanno
-resistito all'impeto dell'assalto. Più avanti abbiamo trovato dei
-baluardi di cemento armato, delle scudature di acciaio, tutte le difese
-della guerra di trincea, contro le quali bisogna passar dalla furia
-alla pazienza.
-
-Il terreno, avanti, è disseminato di tranelli, e in qualche posizione,
-perchè il tiro dell'artiglieria non distrugga i reticolati, questi
-sono abbattuti, giacciono molli al suolo, non si scorgono; ma quando
-l'assalto arriva o è imminente, dall'interno delle trincee i difensori
-tirano delle corde, e i reticolati sorgono impreveduti e intatti.
-
-Talvolta le trincee austriache, quando forse il fuoco della grossa
-artiglieria si precisa o quando occorre spostare delle truppe allo
-scoperto, si nascondono in un fumo di sostanze resinose. I punti
-più importanti, più vitali, sono così trasformati in fortezze. Agli
-approcci diretti di Gorizia, sui declivi di Podgora e del Sabotino, si
-sovrappongono in ranghi paralleli trincee blindate, dalle cui feritoie
-minuscole scoppietta un fuoco accurato di miratori scelti.
-
-Non era sufficiente l'asperità dei luoghi; non bastava la protezione
-offerta dalla terra stessa, che oppone alla invasione i castelli delle
-sue vette; bisognava, per mantenervisi contro di noi, moltiplicare
-all'infinito le resistenze impassibili della meccanica guerresca,
-ridurre al minimo il coefficiente del valore umano; era necessario dare
-il còmpito massimo della difesa all'acciaio, al cemento, all'intreccio
-di fili di ferro che si spande sui pendii come un'immensa tela di
-ragno, alle mine: combattenti che non fuggono. Per quanto buone,
-solide, disciplinate, agguerrite, abili, le truppe austriache non hanno
-mai posizioni troppo forti per il nostro soldato, quando al valore
-degli uomini più che all'automatismo delle cose è affidata la lotta.
-
-Ed anche contro la muraglia di cemento, contro i reticolati a sorpresa,
-sulle mine, l'assalto italiano si sarebbe egualmente gettato,
-furibondo, eroico, se non fosse stato trattenuto. In breve tempo
-la linea d'attacco è arrivata fino lì, in un balenìo di baionette.
-Un'avanzata che sarebbe potuto costare i sacrifici di una lunga e lenta
-progressione, e trasformarsi forse in guerra di scavo, è avvenuta
-fulminea, irresistibile. Qualche reparto è così vicino alla linea
-blindata che l'artiglieria ha dovuto sospendere il fuoco su quel
-punto, e a portata di voce dagli austriaci fortificati i nostri soldati
-lavorano a sistemare le trincee avanzate che hanno preso, nelle quali
-raccolgono le armi abbandonate dal nemico.
-
-Alcuni fucili austriaci, nuovissimi, portano impressa sulla canna
-un'aquila, ma non bicipite. È un'aquila con una sola testa, e posata
-sopra una foglia di cactus, le ali aperte, essa tiene fra gli artigli
-e nel becco un serpente che si torce avvolgendola nelle sue volute; in
-giro all'aquila le parole: «Republica Mexicana». Ancora i fucili di
-Massimiliano? No, sono i _mausers_ preparati per il generale Huerta,
-e rimasti «per conto», il destinatario essendo partito senza lasciare
-indirizzo.
-
-Di tanto in tanto, nel rombare delle cannonate, echeggia un boato più
-possente e profondo degli altri, che domina il frastuono come un colpo
-di grancassa in un concerto. È il famoso obice austriaco da 305.
-
-Si sapeva all'inizio della guerra che c'erano dei 305. Qualche profugo
-li aveva visti passare, trascinati da file di buoi e scortati, pare,
-da artiglieri tedeschi. Ma, efficaci nella demolizione di fortezze, i
-305 sembravano inutili in una difesa a campo aperto dove il loro colpo,
-costosissimo, lanciato sopra un bersaglio vago, non poteva produrre
-molti più danni d'un altro qualsiasi colpo di grosso cannone. Perciò,
-ad onta delle informazioni, si dubitava della loro presenza sul nostro
-fronte. Questi colossi dell'artiglieria hanno gli svantaggi di una
-mobilità faticosa. Sono i pachidermi della guerra.
-
-Forse gli austriaci contavano sull'effetto morale. Il successo doveva
-scaturire sopra tutto dal rumore. L'obbiettivo iniziale del mostro fu
-la stazione di Cormons.
-
-Alla prima detonazione formidabile, che fece sobbalzare gli edifici,
-nella stazione si credette che fosse scoppiata una cassa di munizioni.
-Fu un correre curioso di soldati, d'impiegati, che si domandavano: —
-Com'è successo? Dove? — e la folla si precipitò a vedere. In un punto,
-sulla campagna, c'era un gran fumo. E tutti via, verso il fumo.
-
-Dissipatasi la nube, si vide a terra una buca larga cinque o sei metri,
-profonda tre o quattro. Si facevano le più svariate ipotesi. In quel
-momento, nell'aria s'avvicinò un rombo che si spense in un soffio
-possente, e subito dopo un'altra nube di fumo, un'altra detonazione
-profonda, dalla parte opposta della stazione. «Ah, ma sono cannonate!»
-dissero allora tutti come tranquillizzati. Il mistero era perfettamente
-chiarito. La cosa diventava naturalissima. Diamine, cannonate in tempo
-di guerra, niente di più logico. E il lavoro fu ripreso, quietamente,
-serenamente.
-
-Ognuno tornò al suo posto, con qualche fierezza di sentirsi al fuoco,
-e la stazione di Cormons continuò a funzionare con perfetta regolarità,
-come se niente fosse. Nemmeno gli abitanti della città si spaventarono.
-L'effetto morale fu veramente straordinario.
-
-È anche vero che le granate da 305 non toccarono nessuno.
-
-
-Dove tirano ora i famosi obici? È difficile indovinarlo. Non hanno
-molti colpi da sprecare. La loro vita è breve. Ogni ora, ogni due
-ore, un rimbombo, che pare lo scoppio d'una polveriera. Non vediamo
-nè il bersaglio nè il cannone. Forse è al di là delle colline che i
-proiettili cadono, a nord di Podgora. Chi sa? Quello che si vede di una
-battaglia moderna è così poco!
-
-Essa si delinea vagamente, e ogni dettaglio sfugge. Non vorrei nutrire
-nel lettore l'illusione che io sia testimonio oculare di tutti i
-particolari che racconto. Tuoni e fumo, ecco quel che sento e quel che
-scorgo, e la linea del combattimento invisibile si rivela lentamente
-nell'immobilità solenne del paesaggio, da campanile a campanile,
-da costa a costa. Ma da ogni parte, laconiche ed eloquenti, delle
-notizie arrivano, parole che cadono al passaggio di staffette veloci,
-informazioni sommarie che scaturiscono dall'allacciamento dei servizi,
-voci che la battaglia propaga dalle trincee sui nervi delle retrovie:
-«Il nostro battaglione è andato alla baionetta». — «Siamo ora sulle
-seconde linee». — «La tale posizione è presa». — «Abbiamo fatto dei
-prigionieri». — «Tutto va bene, evviva!»
-
-Le località indicate sono in una bruma pallida, ma non sembrano più
-impassibili al nostro sguardo dopo quello che sappiamo di loro;
-esse assumono una espressione indicibile; ci pare di conoscerle
-profondamente; le sentiamo amiche o nemiche, sottomesse o pugnaci, a
-seconda che accolgono o trattengono la nostra avanzata.
-
-Tutto si anima, tutto vive, tutto palpita, vi è una torva ostinazione
-sul profilo di Podgora, e il Sabotino alto e fosco vigila come una
-spia. Dietro alle sue spalle si sporge il Monte Santo, che solleva
-ipocritamente sul vertice il puro biancore di un santuario e nasconde
-artiglierie austriache in tutte le pieghe delle sue pendici. Il
-Sabotino indica, il Monte Santo spara. E più in basso spara il colle
-Santa Caterina, che non si lascia scorgere, in agguato, irto di cannoni
-anche lui.
-
-No, non si vedono più gli uomini nella guerra d'oggi, sono divenuti
-troppo piccoli nella vastità, nella imponenza, nella possanza della
-loro azione; ma entro la solitudine apparente della battaglia i luoghi
-stessi, con le varie fisionomie del paesaggio, sembrano divenuti i veri
-protagonisti della lotta, combattenti favolosi pieni di corruccio,
-di sdegno, di forza; e da montagna a montagna, fra le vette ferite,
-s'accanisce un duello titanico a colpi di fulmine.
-
-Alle spalle della battaglia, le strade non sono tutte deserte. Una vita
-strana vi serpeggia, appena visibile, che più lontano dal fronte di
-combattimento si allarga sicura e viene ad innestarsi nella popolosa
-e attiva normalità degli accampamenti e dei bivacchi, dei parchi di
-rifornimento e dei depositi, delle ultime stazioni di carreggio, e
-arriva fra gli affollamenti gai e vocianti delle riserve, incuranti del
-cannone, dal quale salgono canti spensierati.
-
-L'artiglieria austriaca batte ad intervalli le strade, senza vederle.
-Vi mette delle barriere di fuoco anche quando non passa nessuno. Cerca
-di indovinare le arterie di rifornimento. Si assiste palpitando alle
-avventure di piccoli convogli che vanno lentamente verso il fuoco,
-di batterie che si spostano al passo con una solennità sdegnosa
-chiamate su altre parti del fronte, di squadroni, di staffette, mentre
-percorrono le strade bombardate. «Si fermano? Sono colpiti?... No,
-vanno avanti. Ma fate presto che Dio vi benedica!». — E attraverso
-sinistri spiumacciamenti di fumo quel piccolo movimento di cavalli
-e di uomini, ai quali s'afferra tutta la nostra passione, procede
-impassibile, superbo.
-
-Mossa è bombardato, San Lorenzo è bombardato, la strada che li
-unisce è sotto al fuoco, si vedono gli scoppi indicarne col fumo il
-tracciato. Della gente che viene di là arriva con una imperturbabilità
-sbalorditiva. Un'unità di cavalleria ha un'aria di contentezza
-emergendo dalla zona battuta, verso Medea. «Anche un colpo da 305
-ci hanno tirato!» — annunziano i soldati per affermare fieramente
-la loro importanza, e fanno piede a terra. Fra loro due soli
-colpiti, leggermente, che sono rimasti in arcione ed hanno avuto le
-congratulazioni dei compagni vicini.
-
-I due privilegiati si fanno medicare e tornano al loro cavallo che
-aspetta con la briglia attorta all'asta della lancia piantata nel
-suolo. Da quando è cominciata la guerra, in tutta una divisione di
-cavalleria avviene questo fenomeno: che non c'è più malati. I soldati
-che non si sentono bene, si curano da loro per paura d'essere mandati
-all'ospedale.
-
-Sereni ma stanchi, quelli che arrivano da più lontano portano un'eco
-di assalti. Sono descrizioni rozze, concise, vive, palpitanti. Esse
-ci fanno vedere i nostri soldati furibondi degli ostacoli, appiattati
-avanti agli inattaccabili baluardi di calcestruzzo, che soltanto
-una valanga di esplosivi può schiacciare, gridando ingenuamente agli
-austriaci: «Venite fuori dal buco, attaccateci se avete fegato!».
-
-
-Sembra strano, ma sono quelli che vengono dal fuoco che sono più
-avidi di notizie. Non hanno visto che un punto, un angolo, un episodio
-della battaglia. Essi domandano a coloro che sono lontani, e questi si
-precipitano sull'estraneo che arriva dal di là delle zone di guerra,
-dalla quiete operosa della nazione. L'esercito, isolato, non conosce
-nemmeno i bollettini ufficiali.
-
-In Francia e nel Belgio è stato creato il Giornale degli eserciti, per
-informare le truppe. Si sono riconosciuti i pericoli dell'oscurità.
-Una volta, il soldato la battaglia la vedeva. Ora essa è per lui un
-grande mistero, la decifrazione del quale non è prudente sia lasciata
-ai «si dice», sempre eccessivi, che si trasformano propagandosi, e si
-esagerano. Avvengono sul fronte fatti così meravigliosi di fulgido
-eroismo, che la loro conoscenza fornirebbe alle truppe infiniti
-argomenti di orgoglio.
-
-Quando l'Italia dichiarò la guerra, l'annuncio fu dato istantaneamente
-su tutto l'immenso fronte francese, inglese, belga, e l'entusiasmo
-scoppiò in canti formidabili, per trasformarsi poco dopo in furibondi
-e fortunati assalti. Vi sono notizie preziose per il morale delle
-truppe. Le vittorie, gli ardimenti, le ragioni di ogni decorazione,
-le citazioni all'ordine del giorno, le manifestazioni patriottiche del
-paese, lo slancio nazionale per provvedere all'avvenire delle famiglie
-dei soldati, sono cose che, potendolo, dovrebbero essere portate
-formalmente a conoscenza dell'esercito. Il suo ardore non potrebbe
-essere più grande, la sua fede non potrebbe essere più ferma, ma le
-virtù che sono in lui avrebbero conforto ed alimento.
-
-Tutti ricordano come, nei primi giorni della nostra guerra, in ogni
-città d'Italia delle voci, la cui origine è chiaramente austriaca,
-volevano far credere alla distruzione di un reggimento che variava da
-città a città, che era romano a Roma, fiorentino a Firenze, milanese
-a Milano. Ebbene, ho trovato degli ufficiali e dei soldati di un
-reggimento meridionale angosciati perchè qualcuno ha detto loro che al
-paese le loro famiglie li credono tutti morti e li ha assicurati che la
-notizia del loro massacro era comparsa sui giornali.
-
-«Non è vero! — ho protestato con indignazione — chi è venuto a
-inventarvi queste indegnità?» «Un borghese che era da queste parti»
-— mi hanno risposto. Il borghese che era da quelle parti lavorava
-apparentemente, povero untorello, a spargere anche fra le truppe il suo
-inutile veleno. Ma non abbandoniamole alle voci, noi non sappiamo fino
-a dove l'agente nemico può penetrare, fissiamo il pensiero dei soldati
-sui fatti, così belli, che avvengono in magnifica dovizia dove si
-combatte e dove si aspetta, e che essi in tanta parte ignorano.
-
-
-Sopra una delle alture da cui si domina la vallata dell'Isonzo, c'è
-come una piccola terrazza naturale, ombreggiata di acacie. Durante le
-fasi più attive dell'azione, dei generali sono saliti lassù. Il Re vi è
-comparso due volte. Il suo arrivo è stato annunziato da un'acclamazione
-clamorosa. Tutto un accampamento di riserve, che allinea fra i filari
-di vite le sue tende grigie, ha salutato il Sovrano con un urlo, che
-pareva la voce d'un assalto.
-
-I soldati sono accorsi da ogni parte, è stata una confusione da alveare
-negli attendamenti pavesati da biancherie che asciugano. «Viva il Re!»
-— gridavano anche i soldati lontani, quelli che non vedevano niente, e
-che correvano a perdifiato attraverso i campi. Arrivando sulla strada,
-ansimanti, felici, i soldati si pigiavano in rango, rigidamente, duri
-alle spinte della massa che sopraggiungeva dopo, e che faceva da popolo
-dietro il cordone della prima fila.
-
-Sceso dall'automobile, il Re passa avanti a quella siepe d'entusiasmo,
-e saluta, la mano al berretto, un lieve sorriso sulle labbra, facendo
-scorrere sui volti quel suo sguardo profondo e osservatore che lascia
-in ognuno la sensazione di esser visto e notato. Lo sguardo del Re è
-penetrante e valutatore.
-
-Il Sovrano si ferma: «Bravo! — esclama rivolto ad un soldato. — Dove
-hai guadagnato le tue medaglie?». L'interpellato ha il petto fregiato
-da due nastri azzurri del valor militare e del nastro della campagna
-libica. In un combattimento a Misurata strappò al nemico il corpo
-del suo capitano caduto, e in Italia, in una camerata di caserma,
-disarmò da solo un compagno impazzito che faceva fuoco su chiunque si
-avvicinasse a lui. È un fiero caporale calabrese, biondo di baffi e
-bruno di carne, un discendente di guerrieri normanni.
-
-«Eccoti da fumare!» gli dice il Re porgendogli dei sigari dopo avere
-ascoltato il suo conciso e imbarazzato racconto dialettale. Il soldato
-li prende con profonda reverenza, come una cosa sacra, e quando il Re
-è lontano la sua felicità esplode. Levando in alto il dono, egli danza
-gridando: «_'U zigarru d'u Re! 'U zigarru d'u Re!_».
-
-
-Qualche ora dopo, mentre il Sovrano ridiscende dal colle, lungo un
-pittoresco sentiero tutto fresco di ombre verdi, tre fanciulle, tre
-contadinelle del paese, dai piedi nudi negli zoccoletti, si fanno
-avanti, timide, confuse, le mani piene di fiori colti allora nell'orto,
-e li offrono inchinandosi con una grazia tutta campestre: «Maestà....
-— mormora la più ardita divenendo rossa come le sue rose. — .... _I x'è
-fiori d'Italia!_».
-
-Quando il Re è tornato il giorno dopo, si è fermato allo sbocco del
-sentiero, dove aveva incontrato le ragazze, e ha fatto chiedere di
-loro. Una sola era là; essa è corsa a chiamare le amiche; un minuto
-dopo arrivavano tutte e tre, trafelate e felici, e il Re, sorridendo
-con una benevolenza paterna, ha porto ad ognuna una scatola di dolci,
-adorna degli emblemi reali. Poi ha continuato la sua strada, seguìto
-dal suo Stato Maggiore che riempiva l'angusto sentiero di un grigiore
-d'uniformi e di un tintinnìo di sciabole.
-
-Ma Vittorio Emanuele non può stare lungo tempo lontano dall'azione.
-Sente il bisogno di esservi dentro. Quando ha avuto una visione
-generale della situazione, sceglie il suo posto e parte. Ogni giorno
-è in un punto ove si combatte. Dov'è andato oggi? Lasciata l'altura, è
-risalito nella sua automobile, e qualche minuto dopo la vettura reale
-filava laggiù, sulle strade battute dagli _shrapnells_ austriaci,
-attraverso villaggi che il bombardamento sforacchia e demolisce,
-diretta a qualche interessante settore del fronte.
-
-Finchè si è potuta vedere, finchè la sua scìa polverosa ha indicato
-il suo cammino sulla zona del fuoco, centinaia di sguardi l'hanno
-seguìta in un silenzio commosso, pieno di una lieve angoscia, e mai
-il motto solenne della lealtà britannica ha avuto una più intensa
-significazione: Dio salvi il Re!
-
-
-Alla notte la tempesta di artiglierie, durata due giorni, si è calmata.
-La lotta si è sopita. Un temporale scendeva dal nord, con un tremolìo
-di lampi, e pareva che il cielo a sua volta fosse in battaglia. Delle
-vivide luci azzurre di segnale brillavano di tanto in tanto nel buio,
-sulle posizioni austriache. In fondo alla pianura oscura, morta,
-invisibile, l'incendio di Lucinico metteva un punteggiare di bragie.
-
-I risultati di questi due giorni di combattimenti? Plava. Si lottava a
-Gorizia per passare altrove. Bisognava impegnare tutto il fronte, per
-forzare un punto. Il muro è così scavalcato in tre posti. Se la porta
-resiste ancora, noi siamo già entrati. Abbiamo spezzato il baluardo;
-però altri ed altri la montagna ne oppone al di là.
-
-I nostri progressi, sicuri, solidi, non possono essere che lenti. Non
-è osservando per qualche giorno il panorama della battaglia centrale
-che può esser dato di scorgerli. Essi si rivelano all'improvviso, ora
-in una zona, ora in un'altra, e spesso quello che si vede non è che
-una preparazione, come il picchiare faticoso sopra una roccia è la
-preparazione della mina che la farà crollare.
-
-
-
-
-IN UN OSPEDALE.
-
- _5 agosto._
-
-
-Sono arrivati improvvisamente. È stato un succedersi affannoso di
-_camions_ d'ambulanza sulla ghiaia fine dei viali, all'ingresso
-dell'ospedale chiaro ed elegante come una grande villa; e a mano a
-mano che venivano discesi dai veicoli, in un affaccendamento pieno di
-delicatezza e di ordine i feriti erano accolti nel vestibolo, spogliati
-delle loro uniformi lacere e sporche di sangue disseccato, trasportati
-con cautela nei letti bianchi che si allineano nelle vaste sale
-luminose e fresche, dalle cui ampie finestre spalancate giunge appena,
-simile ad un lontano rombo di marea, il profondo respiro della città.
-Poi la quiete si è ricomposta nel nitido edificio, e sui volti dei
-nuovi ospiti si è diffusa a poco a poco una espressione di riposo e di
-beatitudine.
-
-Il primo sentimento del soldato che arriva in un ospedale è una specie
-di dolce stupore per l'immobilità soffice e definitiva che lo accoglie.
-Assapora il benessere della immobilità con aria trasognata. Non parla.
-Gira intorno uno sguardo mobile, interrogatore, che studia, che cerca
-di rendersi conto delle cose nuove che lo circondano e nel quale brilla
-ancora di tanto in tanto l'esaltazione della lotta.
-
-Il tumulto del combattimento, la foga ardente dell'assalto
-fulmineamente interrotta da una palla, l'attesa angosciata, inerte
-e solitaria sul campo, il trasporto all'ambulanza sotto il fuoco, la
-medicazione, il viaggio, tutto questo si è succeduto così rapidamente
-che si confonde nella sua mente febbricitante. Per qualche tempo egli
-stenta a districarsi dal passato. Quello che avviene è troppo poco in
-confronto a quello che è avvenuto. Il metallo non si raffredda subito
-appena tolto dalla fornace. L'anima del ferito è ancora incandescente.
-Un clamore di emozioni si prolunga in lui come un'eco e riempie il
-silenzio profondo della nuova quiete improvvisa.
-
-Ma questa eco presto si spegne, la calma si fa anche nel pensiero, le
-impressioni si fissano, le idee si chiariscono, la curiosità incerta,
-vaga e atona dei feriti non cerca più intorno. Fra letto e letto si
-annodano dialoghi sommessi.
-
-
-Nessuno parla della propria sofferenza o s'interessa a quella degli
-altri. Si parla della battaglia. «Di che reggimento sei? — Del _tale_
-fanteria, e tu? — Ah, eravate alla nostra destra. Io sono del _tal
-altro_. — Noi attaccavamo sopra San Martino. — Sì, sì, alla nostra
-destra. Io sono del San Michele». La battaglia li tiene tutti ancora.
-Il loro spirito rivive incessantemente i momenti supremi e inebbrianti
-della lotta, rifà il cammino dell'assalto con ostinazione, quasi
-cercando di poter proseguire oltre la ferita, oltre la caduta, di
-andare avanti con gli altri, con i sani, con gli arrivati, con la
-moltitudine esultante dei vittoriosi.
-
-Spesso, a vederli e ad ascoltarli si dimentica quasi che sono feriti.
-Si varca la soglia dell'ospedale col cuore stretto, preparati ad uno
-spettacolo di dolore, e la pietà per i corpi martoriati si attutisce
-di fronte ad una gagliarda e piena salute delle anime, calda di
-entusiasmo.
-
-Non somigliano ai feriti delle altre guerre. Ordinariamente, il soldato
-colpito durante l'azione conosce il duro sforzo della lotta, ma il
-risultato è per lui vago, impreciso o ignoto, si perde in una rossa
-nebbia. Il dolore riconduce il combattente nei limiti angusti della sua
-individualità. Per lui la battaglia si culmina in uno strazio. Rimane
-spezzata nella percezione del ferito; egli la ricorda come una fiamma
-spentasi improvvisamente nel sangue. Perciò, generalmente, il ferito è
-un pessimista. Ma i nostri no.
-
-Non so, pare che non sappiano diventar malati, che si conservino
-combattenti nell'immobilità penosa delle loro membra, che considerino
-il colpo ricevuto come un incidente, come una _corvée_. Rimangono
-soldati, è in loro l'anima dell'esercito. Distesi nei loro letti,
-sovente sorridono e scherzano. Gli stessi uomini, se fossero rimasti
-feriti nella vita privata, se fossero atterrati così dalle disgrazie
-del lavoro, riempirebbero le corsìe di lamenti. Dimostrano una forza,
-uno stoicismo, una serenità, un buonumore, che non erano in tutti, che
-vengono dall'immensa fusione delle virtù nazionali fattasi nell'ardente
-crogiuolo della guerra. Sono trasfigurati dalla fierezza e dalla
-nobiltà d'uno spirito collettivo. Essi rimangono inconsapevolmente
-eroi di fronte alla tortura fisica come di fronte al nemico. Non si
-arrendono al male.
-
-Interrogati, raccontano con semplicità rude le loro gesta senza
-vederne il valore. Pare che parlino di cose di tutti i giorni. Si sente
-dire: «Sono stato ferito mentre tagliavo un reticolato» nel tono di
-chi dicesse: «Mi sono fatto male scendendo le scale di casa». Chi si
-aspettasse delle narrazioni romanzesche rimarrebbe deluso.
-
-L'assalto? Roba da niente. «Tutto sta ad arrivare a una cinquantina di
-metri dagli austriaci — mi ha raccontato un calabrese ferito alla gamba
-— perchè fino a cinquanta metri sparano. Poi, giù, Savoiaaa!, e quelli
-alzano le mani. Ed è finito».
-
-«E che impressione si prova quando si è a cinquanta metri dal nemico?
-e gli si va addosso?» — gli ho chiesto. La sua faccia abbronzata
-si è aperta in un largo sorriso mentre egli dava questa risposta
-imprevedibile: «Eh,... si gode!».
-
-Per tornare a simili godimenti egli è impaziente di guarire. La sua
-ferita è un conto personale aperto con gli austriaci, un conto da
-regolare al più presto. Quando i dottori lo medicano e gli passano
-i ferri nella piaga, egli nel dolore rugge invettive: «Brutto boia,
-aspetta, aspetta! Ci sarò anch'io quando t'acciufferemo! Aspetta,
-assassino, brigante...».
-
-«Ma con chi l'hai?» — gli chiesero i medici sorpresi, la prima volta. —
-«Con chi l'ho?... Con Cecco Beppe!...».
-
-
-Uno dei feriti, fasciato alla testa, alle braccia, alle gambe, coperto
-di ecchimosi, è sfuggito miracolosamente dalle mani del nemico. Fu
-durante la conquista del ciglione sopra....
-
-«Ho avuto paura — dice candidamente — ma una paura! Mica delle fucilate
-e delle cannonate — corregge subito. — Ah, no!... È andata così:
-era notte fatta, la mia compagnia stava alla prima linea, fra rocce,
-scogli, sassi, e buio pesto. Abbiamo sentito un rumore di gente che si
-avvicinava alla nostra destra. «Fermi ragazzi» — ci fa il capitano.
-La gente si avvicinava, e noi fermi. Poi tutto ad un botto, un fuoco
-d'inferno a dieci passi. Erano gli austriaci. Non si distingueva
-niente. La compagnia ripiegò subito per non essere presa, ma io cercavo
-gli occhiali. Sì, signore, sono miope, m'erano caduti gli occhiali e li
-cercavo. E mi sono trovato in mezzo a tre accidenti che mi acciuffavano
-urlando certe parole difficili. È allora che ho avuto paura. Che paura!
-Una paura che mi ha dato la forza d'un leone. Calci, pugni, morsi....
-Ma fu un momento. Eravamo sull'orlo d'un precipizio, che io non vedevo.
-Per non essere trascinati giù, m'hanno lasciato andare. Così sono
-caduto fino in fondo, ma ero libero. E mi sono conciato così.»
-
-— E poi? — gli hanno chiesto a questo punto.
-
-«E poi, chi lo sa! Devo aver dormito. Quando mi sono svegliato era
-giorno. Non capivo niente, non sapevo dove ero. Cannonate, fucilate,
-e, ad un certo punto, su, in alto ho sentito urlare: Savoia! Savoia!
-Allora ho pensato che dovevo risalire per ritrovare i nostri, e via,
-piano piano, come una lumaca, tra le pietre. Ho girato così tutto il
-giorno. Alla fine una voce mi ha gridato: Eh! torna indietro! Dove vai?
-Da quella parte ci sono gli austriaci! — Ho riconosciuto il maggiore,
-che mi avvertiva. Allora, naturalmente, sono tornato indietro. Basta,
-per farla breve, alla mattina dopo ero arrivato sulla strada maestra
-di Ronchi. Un po' mi fermavo a riposare e a mangiare l'uva acerba delle
-vigne, un po' mi trascinavo. Passavano convogli di munizioni, passavano
-riserve. Verso le nove m'hanno raccolto..... Cosa? Se ho sofferto
-molto? No, ero così contento di essere scappato da quelle grinfie!»
-
-Gli sfebbrati, i convalescenti, quelli che si possono già alzare,
-vestiti di pijama smisurati, qualcuno zoppicando, qualche altro col
-braccio al collo, passeggiano nelle corsìe, si aggruppano, conversano
-a bassa voce, educati, disciplinati, con un'aria da bravi collegiali.
-Basta un piccolo ordine di una dama infermiera, per vedere i soldati
-ubbidire con una docilità spontanea e gentile.
-
-Alcuni feriti alle gambe in via di guarigione deambulano sostenuti
-alle ascelle da un apparecchio a ruote, e l'arto malato, informe
-nell'ingessatura, inizia così, rigidamente, i primi passi: «Largo,
-largo! — avverte il ferito sorridendo mentre sospinge la macchina col
-piede sano — largo che passa l'automobile!». L'apparecchio è anche
-chiamato velocipede. Lo scherzo fiorisce nella pena. La gaiezza spunta
-come il bucaneve nel biancore triste dell'ospedale. Una giovialità
-buona e composta è in tutti i discorsi, trova la sua espressione in
-ogni dialetto d'Italia. I figli delle più lontane regioni si uniscono
-qui nella più vera e sentita fratellanza del sangue. Hanno gli stessi
-entusiasmi, la stessa passione, la stessa speranza di tornare al fuoco.
-
-
-Sono senza rancore verso la guerra che li ha colpiti. Il loro pensiero
-torna con compiacenza fra i compagni che si battono, anche nella
-febbre, anche nel delirio. Un rude alpino gravemente ferito, supino e
-immobile, ha voluto scrivere qualche cosa sul ventaglio che gli avevano
-messo in mano per rinfrescarsi il volto febbricitante. Faticosamente
-vi ha tracciato col lapis questa frase: «Sempre avanti i bravi alpini
-per la grandezza della patria!». E, soddisfatto e assorto, egli agita
-stancamente il ventaglio, come se ascoltasse nel soffio leggero della
-carta il grido che le ha confidato.
-
-Il suo letto è in fondo ad una grande sala. Ora l'alpino migliora, e
-sulla lavagna fissata alla spalliera un numero indica che la febbre
-scema. Quando le sue condizioni erano più gravi ed egli pareva
-moribondo, arrivò dal suo paese, da Belluno, il padre chiamato di
-urgenza. Era un grosso montanaro vestito a festa, dall'aria di fattore,
-con una gran catena d'orologio attraverso il panciotto, la faccia
-colorita tagliata da un paio di baffoni neri. Commosso, incapace di
-parlare, le mascelle convulse, gli occhi pieni di lacrime, il padre si
-fermò ai piedi del letto. E fu il figlio che, sorridendo con le labbra
-bianche, gli fece coraggio: «Vieni avanti, animo, non temere, vedrai
-che non è niente, diamine!...».
-
-Questo soldato ritornerà alla vita e alla salute grazie al successo
-di una difficile operazione che egli ha subìto. Come lui, innumerevoli
-sono i feriti salvati dalla scienza e dall'abnegazione di chi li cura.
-
-Un risultato così straordinario è dovuto prima di tutto alla perfezione
-delle prime medicazioni, fatte spesso in difficili condizioni sul
-campo, poi alla rapidità del trasporto dei feriti dalle ambulanze
-agli ospedali — per la quale si sono potuti ricevere a Milano dei
-feriti caduti il giorno prima sull'altipiano del Carso — e infine alla
-perizia, all'amore, all'infaticabilità dei medici e degli infermieri ai
-quali è affidata la cura vera e definitiva.
-
-Se è meraviglioso l'organismo che abbiamo saputo creare nei servizi
-sanitarî della guerra, più meraviglioso è lo spirito che li anima.
-Nella lotta ostinata contro la morte, il personale ospedaliero di
-dottori, di dame volontarie, di suore, non si concede riposo. Le
-esistenze in pericolo sono difese con un accanimento silenzioso fatto
-di sacrifici. Se il morale dei feriti è così alto, molto si deve
-all'atmosfera di protezione affettuosa che li circonda, alla vigilanza
-attiva e ininterrotta che ognuno sente intorno al proprio male. Il male
-appare già guarito per il fatto che è così curato. Non ci si pensa più
-tanto, e la mente vola alle speranze.
-
-Perciò il ferito sorride.
-
-
-
-
-TRA LO STELVIO E IL TONALE.
-
- _18 agosto._
-
-
-L'immenso saliente austriaco del Trentino che entra così dolorosamente
-nella terra italiana e s'incunea nelle nostre valli fino al lago di
-Garda, ha a nord-ovest un limite di vette smisurate. La frontiera, che
-s'innesta allo Stelvio, scende al sud serpeggiando sopra un candore
-di ghiacciai, finchè da sommità a sommità raggiunge i contrafforti
-e finisce fra il Garda e l'Idro a divorare le verdi pendici della
-Valle Toscolana, coperte di vigneti, dalle quali si domina la pianura
-bresciana.
-
-Le vie di penetrazione, le vie dell'invasione capaci di un ampio
-movimento di masse corrono da nord a sud, lungo la Valle Giudicaria,
-lungo la valle del Garda, lungo la valle dell'Adige, ma il fianco
-occidentale è chiuso da un'immane barriera di alte cime che lasciano
-pochi e difficili varchi. Il nostro fronte comincia quindi, a ponente,
-sopra una tumultuosa distesa di creste, di ghiacciai, di nevai, in una
-maestosa tempesta di rocce. Sono le vette dell'Ortler, le vette del
-Cevedale, le vette dell'Adamello. Le zone di operazione si distendono
-talvolta oltre i tremila metri di altitudine. La guerra che romba sulla
-marina nel golfo di Trieste, fra le ardenti scogliere delle giogaie
-carsiche, si svolge all'estremo fianco sinistro nel perenne e rigido
-inverno delle nevi alpine.
-
-È lassù una guerra di sentinelle. In quel labirinto fantastico
-di vallette anguste, di gole profonde, di burroni, di precipizî
-tenebrosi, due sole strade di qualche valore strategico riescono a
-inerpicarsi, serpeggiando faticosamente sulle gigantesche pareti dei
-monti, e a valicare la frontiera. La strada dello Stelvio, che tocca
-l'estremo limite del confine, e che le nevi bloccano durante otto
-mesi dell'anno, e più a sud la strada del Tonale. Non vi sono altri
-valichi se non dei paurosi sentieri da cacciatori di camosci, minuscoli
-passaggi mulattieri, viottoli che seguono il corso dei burroni,
-nell'ombra gelida delle gole, e che scalano le selle al bordo sinuoso
-dei ghiacciai. Pochi uomini vi si possono muovere. Da una parte e
-dall'altra, l'azione che si svolge in quelle fantastiche zone è più che
-altro di vigilanza.
-
-Si fiancheggia l'azione più ampia che, salita dal sud, fronteggia ora i
-formidabili sbarramenti di fortezze che gli austriaci hanno creato in
-tutte le valli accessibili all'invasione italiana. Sui valichi dello
-Stelvio e del Tonale, all'estremità sinistra italiana, si sorveglia e
-si blocca.
-
-Verso queste regioni, all'ultimo limite occidentale del nostro fronte,
-abbiamo iniziato la nostra visita al fronte.
-
-Si vigila e si blocca, ma non si creda che questa guerra di sentinelle
-si svolga nell'immobilità. Per consolidare il possesso dei valichi
-bisogna occupare le posizioni dominanti. Si porta la lotta sempre più
-in alto. Sono scalate fantastiche verso il cielo, ascensioni notturne
-di creste turrite, sorprese, attacchi, e le fucilate echeggiano per i
-deserti glaciali delle vette. La guerra si assottiglia salendo: nelle
-pianure sono le grandi masse che operano, nelle vallate sono nuclei,
-nelle gole reparti, e sulle cime pattuglie. La battaglia diviene
-scaramuccia, e in alto in alto la guerra finisce in una caccia, fatta
-di sorprese e di agguati, al di sopra del mondo abitato, fra le nubi,
-sul bordo di abissi, entro un silenzio spaventoso.
-
-Ogni sentiero, ogni passo, è il teatro di minuscole operazioni di
-guerra; ma sui due valichi principali, che permettono una maggiore
-concentrazione di forze, e il cui possesso ha un'importanza che pesa
-sullo svolgimento generale della guerra, l'azione si allarga. Sullo
-Stelvio e sul Tonale il combattimento di posizioni si è stabilito
-regolarmente, e sulle fanterie, trincerate fino ai nevai, passano i
-proiettili di artiglierie issate ad altezze favolose.
-
-È avvicinandosi a Bormio che si ode la prima voce della guerra. Scende
-dallo Stelvio, echeggiando lungamente per le gole dirupate e nude, un
-rombo di cannoni.
-
-Il paesaggio si è fatto a poco a poco di una maestà sinistra. La
-Valtellina, che si risale lungo il corso limpido e veloce dell'Adda, si
-è andata restringendo e oscurandosi fra balze ripide, che rovesciano di
-quando in quando fino alla strada lunghe frane di macigni attraverso
-le boscaglie di abeti. Sboccando sulla prateria in fondo alla quale
-Bormio si adagia, pare che non vi siano più vie di uscita. Il verde
-delle vegetazioni risale tutto intorno, poi cessa bruscamente, e la
-immane corona delle rocce nude si erge impetuosa, a picco, irrompendo
-vertiginosamente dalle terre viventi, nuda, sterile, grigia, fino alle
-diafanità azzurrastre di altitudini prodigiose, striata sulle vette
-da uno splendore di nevi. Le imboccature delle gole superiori non si
-scorgono a prima vista; la strada che sale allo Stelvio sembra perdersi
-in una fenditura inaccessibile del monte.
-
-Da questa fenditura, prolungato da mille echi, scende il tuono delle
-artiglierie.
-
-Non abbiamo potuto avvicinare le posizioni oltre Bormio, ma le notizie
-affluiscono nella piccola città montanara.
-
-Allo Stelvio si appoggia la nostra estrema sinistra. La lotta ferve
-intorno al passo, il cui possesso si contende. La battaglia si svolge
-a tremila metri di altezza. Come quasi per tutto, gli austriaci
-posseggono posizioni dominanti, dalle quali dobbiamo scacciarli. Le
-loro trincee più avanzate sono su creste rocciose al di sopra della
-molle e immacolata distesa di un ghiacciaio. Essi tengono un ciglio del
-monte; i nostri alpini sono riusciti ad occupare e a consolidarsi sopra
-un altro ciglio, e avanzano.
-
-Tutto in giro è un caos di nere vette precipitose, una moltitudine di
-picchi, un panorama fantastico di punte, di cuspidi, di pinnacoli,
-che emergono da chiazze di neve. Sono le aspre giogaie che coronano
-l'angusta gola del Bràulio, in fondo alla quale si snoda in mille
-volute la strada dello Stelvio. Le granate austriache piombano
-spesso nel baratro, che rugge alle esplosioni. La solitudine sembra
-assoluta. Truppe e cannoni sono invisibili. Pare che le rocce stesse si
-fulminino.
-
-L'artiglieria austriaca è postata al valico, presso l'albergo
-Ferdinandshöhe. È salita per la strada rotabile, e si è fermata lì. Ma
-la nostra artiglieria non aveva strade, ed è comparsa come per magia
-su vette all'apparenza inaccessibili. Dei pezzi sono in agguato fra le
-scogliere più eccelse. I loro colpi possono arrivare all'albergo, che
-serve di base al nemico, e del quale ora soltanto scopriamo il vero
-scopo. Questo hôtel Ferdinandshöhe non era che una caserma, e adesso si
-spiega perchè alla sua costruzione contribuisse largamente il Governo
-austriaco.
-
-Una singolarità della lotta sullo Stelvio è la presenza degli svizzeri.
-Il valico segna il vertice delle tre frontiere, italiana, austriaca
-e svizzera. Fra i due belligeranti s'insinua il neutrale. Le truppe
-svizzere, accampate anche loro oltre i 2500 metri, vigilano sui
-loro valichi in difesa della neutralità. Quando le nostre batterie
-cominciano il fuoco, le creste della Forcola si coronano di svizzeri
-che corrono a vedere. I profili più accessibili della montagna si
-granulano di spettatori. La Svizzera è allo Stelvio come un padrino fra
-i duellanti.
-
-Dalla parte italiana gli svizzeri controllano i colpi austriaci e
-dalla parte austriaca controllano i colpi italiani. Perchè se una palla
-toccasse le rocce svizzere la neutralità ne sarebbe offesa. Ma finora
-un solo colpo è stato accusato di aver sconfinato, di cento metri,
-causando molte dicerie e nessun danno.
-
-Le forze austriache impiegate sullo Stelvio non superano forse il
-reggimento, ma la posizione loro è formidabile, come del resto è
-formidabile la nostra. La montagna contribuisce alla guerra con risorse
-incommensurabili. Essa moltiplica l'efficacia delle forze in lotta,
-fornisce delle difese che dànno talvolta ad un pugno d'uomini il valore
-di un esercito. Tre quarti della guerra in montagna è fatta dalla
-montagna; essa ha un'ostilità sua che gli avversarî sfruttano, sulle
-sue vie sta di guardia la morte. Il freddo, i crepacci, gli abissi, le
-tormente sono le sue armi terribili. La montagna si difende, si oppone,
-minaccia, ammazza per suo conto.
-
-Il combattimento sullo Stelvio, che per la quantità di truppe impegnate
-avrebbe un valore di episodio, acquista un non so quale carattere
-di lotta titanica lassù, in quella sommità del mondo, dove le vette
-corrusche si ergono come combattenti, avendo i ghiacciai per spalto e
-le valli per fossato.
-
-Dal giogo dello Stelvio fin verso il passo del Tonale è tutta una
-distesa di ghiacciai, un mare candido e sinuoso dalle onde immani ed
-immobili, che innalzano fino alle nubi lo splendore delle loro creste,
-un paesaggio polare levato nelle profondità del cielo sull'imponente e
-immane piedistallo dei dirupi. È il gruppo dell'Ortler e del Cevedale
-sul cui spartiacque la frontiera corre. Non vi sono valichi; bisogna
-attraversare i ghiacciai nelle insellature praticabili. Italiani e
-austriaci sono separati dall'ampia distesa del gelo. Qualche pattuglia
-s'inoltra alla notte sui ghiacci, esplora, attacca un piccolo
-posto, ritorna all'alba. Quando il giorno sorge non c'è più nessuno
-sul candore delle nevi. I posti avanzati si annidano al bordo dei
-ghiacciai, sulle creste nude e grigie.
-
-Risalendo da Bormio la Valfurva si può avere un'idea di questa zona
-meravigliosa e orrida. Si arriva al villaggio di Santa Caterina, tutto
-pieno di alberghi, chiuso in una conca verde di boschi, circondato
-da pendici che lontano, in alto, si culminano in un panorama di nevi.
-Fra le vette, la più alta, regolare come una piramide, tutta bianca, è
-quella del Palon della Mare, dai declivi molli, soffici, pieni di ombre
-azzurre, come fianchi di nubi. Fra questa vetta e la cima del Monte
-Vioz, più lontana, invisibile, oltre la frontiera, vi è un'avvallatura
-valicabile che conduce al ghiacciaio del Forno, più basso sul versante
-italiano, e da lì all'alta Valfurva. È la strada preferita dalle
-incursioni austriache, piccole incursioni che tentano delle sorprese.
-
-
-L'ultima incursione è avvenuta una settimana fa, nella notte del 9.
-Una cinquantina di cacciatori tirolesi attraversarono i ghiacciai
-per attaccare l'Albergo del Forno. È un rude e grande albergo da
-villeggianti eretto sopra un verde pianoro in una regione di baite, di
-fronte al ghiacciaio del Forno — ma dal quale lo separa un profondo
-torrente. Nell'albergo era un nostro posto avanzato. L'attacco e la
-difesa costituiscono un infimo episodio di guerra, ma infinitamente
-pittoresco.
-
-Gli austriaci hanno in queste regioni una facilità di movimenti
-favorita dall'esistenza di alberghi e di numerosi rifugi, ampî,
-costruiti da società pangermaniste, da una quantità di _vereinen_
-bavaresi e tirolesi. Quello che prendevamo per un furore sportivo
-era una preparazione di guerra. Ogni rifugio è eretto in posizione
-utile per facilitare un valico; esso è una vera stazione di tappa o un
-posto di vigilanza. Il pittoresco non ha niente a vedere con queste
-costruzioni disposte con criterî militari. Gli alberghi servono di
-base, i rifugi permettono l'avanzata. Negli ultimi anni, alberghi e
-rifugi sono stati frequentati da un numero incredibile di austriaci.
-Anche i registri degli alberghi italiani sono pieni di firme tedesche.
-I villaggi nostri della frontiera erano infestati da una quantità di
-tirolesi, e pastori, guide, operai, tagliaboschi tirolesi invadevano
-l'estate le nostre valli. Il risultato è che esistono sentieri che il
-nemico conosceva molto meglio di noi.
-
-È per uno di questi sentieri che gli austriaci hanno potuto raggiungere
-l'Albergo del Forno da un lato quasi indifeso, verso il torrente.
-All'una di notte, le nostre sentinelle udirono un rumore di passi cauti
-fra le rocce, e ripiegarono sull'albergo dopo aver fatto fuoco. La
-notte era oscura. Gli austriaci si erano divisi in tre gruppi, che con
-abile tattica si presentarono uno per volta. Si rivelarono alle vampe
-dei colpi. Il primo attacco venne dal pianoro, il secondo da un pendìo
-che sovrasta l'albergo: ma una barriera di reticolati proteggeva i lati
-accessibili e il nemico, che certamente lo sapeva, non si avvicinava.
-Improvvisamente il terzo gruppo comparve dalla parte del burrone,
-fra delle scogliere vicinissime al caseggiato, quasi alla porta
-dell'albergo.
-
-Molte, troppe cose gli austriaci sapevano. Conoscevano le posizioni
-della difesa, sapevano che quel giorno la massima parte della minuscola
-guarnigione era stata temporaneamente diminuita, conoscevano un
-passaggio, ignoto anche agli abitanti, per attraversare il burrone,
-e sapevano infine in quale ambiente i nostri, per aver più caldo, si
-riunivano alla notte. Infatti il terzo gruppo nemico piombò subito
-sopra una piccola cappelletta, una rustica chiesuola, vicinissima
-all'albergo, mentre tutt'intorno era un inferno di fucilate.
-
-Gli alpini erano pochissimi. Contro l'attacco principale, due soli
-facevano fuoco. Per raggiungere la porta della chiesa gli austriaci
-dovevano inoltrare fra i due edifici e lo stretto passaggio era
-spazzato dalle pallottole dei nostri. Coricati a terra, i due difensori
-sparavano di sbieco per lo spiraglio d'un uscio appena dischiuso. Le
-canne dei loro fucili scottavano. Quando non potevano più toccare il
-caricatoio, stendevano la mano nel buio, dietro a loro, e afferravano
-un fucile fresco che un compagno porgeva.
-
-Non una voce; nemmeno nel momento dell'allarme gli alpini hanno
-parlato. Al buio, senza fuoco, nelle tenebre fredde, non scorgendosi
-nemmeno l'uno con l'altro, essi si sono trovati d'accordo per
-intuizione, per istinto. Gli austriaci vociavano: Arrendetevi! —
-Rispondevano i colpi, il cui lampeggiamento illuminava i rozzi muri
-dell'andito. Aspettandosi l'assalto, i nostri avevano tacitamente
-inastato le baionette.
-
-Un movimento di assalto si è iniziato; decisamente gli austriaci
-hanno imboccato l'angusto passaggio. Un atletico sergente è arrivato
-alla porta gridando: Arrendetevi o vi bruciamo vivi! Non aveva finito
-di pronunziare queste parole che una palla lo colpiva alla gola e
-lo rovesciava morto. Gli assalitori si sono fermati, hanno avuto un
-istante di esitazione, si sono visti i loro profili neri oscillare
-sullo sfondo stellato del cielo e poi scomparire. Fuggivano lasciando
-i loro caduti. Il rumore dei passi precipitosi svanì, e la pattuglia
-alpina si ritrovò sola nel deserto dell'alta montagna, di fronte al
-chiarore sidereo delle nevi.
-
-
-È qui spesso una guerra di silenzi, di attesa, d'immobilità.
-
-Impossibile scorgere sulle vette i nostri posti avanzati. Nessuno vi
-si muove. Nemmeno gli ufficiali riescono a vederli. Uomini e roccia
-pare che formino una cosa sola. Sdraiati nelle anfrattuosità, sull'orlo
-degli abissi, per intere giornate e per lunghe notti, gli alpini in
-vedetta rimangono fermi e desti, come cacciatori alla posta.
-
-Taciturni e serî, partono in fila indiana dai loro attendamenti,
-e salgono, salgono, col loro passo eguale, lento, misurato da
-montanari, verso le cime, qualunque sia il tempo. Ogni ricognizione
-è una lotta contro gli elementi. Per bruciare un rifugio austriaco
-s'inerpicano tutta una notte, legati a cordate marciano sulle nevi
-con una temperatura di dieci, di quattordici gradi sotto zero,
-valicano crepacci tenebrosi, sfidano cento volte la morte, e tornano
-raggianti di una contentezza raccolta e silenziosa, carichi di bottino.
-L'austriaco è per loro il nemico meno temibile dopo aver vinto la
-montagna.
-
-Quando lasciano in basso le ultime zone verdi, si fanno gravi.
-Risalgono spesso gole e passi che hanno una fama paurosa, come la valle
-Gavia disseminata di croci, che i soldati passando salutano. Ogni croce
-ricorda una vittima. Santa Caterina sembra l'ultimo limite del mondo
-abitabile. Al di là tutto si fa truce e smorto, non vi sono più colori,
-e la zona di operazione, il nostro fronte, è un _caos_ bianco e grigio
-che sfuma in alto in un pallore d'irrealtà.
-
-Verso il Tonale la favolosa barriera dei ghiacciai s'interrompe,
-la linea seghettata delle vette degrada, si abbassa, lascia
-un'insellatura, poi, più al sud, riprende, si risolleva, e si imbianca
-di nuovo delle nevi eterne dell'Adamello. Per l'insellatura la strada
-rotabile della Valcamonica balza tortuosa con lunghi giri, guizzando
-come una sterminata e sottile serpe bianca, con grovigli da nastro
-caduto, e passato il valico ridiscende a volute oltre la frontiera
-nella Val di Sole.
-
-La via del Tonale è più libera e più facile della via dello Stelvio,
-perciò la lotta vi insiste con maggiore violenza. I bollettini
-ufficiali hanno parlato spesso delle operazioni sul Tonale, ed essi
-soli bastano ampiamente a dare un'idea dello svolgimento dell'azione.
-Si combatte non tanto per passare quanto per il possesso di una soglia.
-
-Anche questo valico è dominato da vette, da creste, da picchi. Per
-conquistare in basso bisogna cominciare col salire in alto. Si tende
-al valico ma si combatte altrove, e vediamo nei resoconti dello Stato
-Maggiore come l'attacco nostro colpisca ora al nord e ora al sud, verso
-le altezze.
-
-Il primo giorno stesso della guerra, il 24 maggio, passata la frontiera
-i nostri alpini prendono la Forcella di Montozzo, a 2625 metri, a nord
-del passo del Tonale. Gli austriaci si fortificano sul Monticello, al
-sud del passo, a 2550 metri di altezza. Si contendono le vette. Chi
-ha le vette ha le valli. Il 30 giugno l'artiglieria entra in azione;
-i nostri cannoni aprono il fuoco sulle posizioni del Monticello. Il
-nemico allora tenta un colpo sulle nostre retrovie, e il 15 luglio,
-dopo un'ardita traversata dei ghiacciai del Mandrone, al sud del passo
-del Tonale, attacca in forze il rifugio Garibaldi. È respinto e noi
-occupiamo il ghiacciaio stesso, nei punti traversabili, al di sopra dei
-3000 metri. La battaglia sale ancora, le trincee sono ora nel ghiaccio.
-Il 30 luglio gli austriaci, nella notte, ritornano all'attacco. Si
-combatte nelle nevi. Il nemico è respinto dai posti avanzati.
-
-
-Intanto noi, con migliore fortuna, facciamo al nord del Tonale quello
-che il nemico non è riuscito a fare al sud. Il 7 agosto, gli alpini
-risalgono ancora più al nord e più in alto della forcella Montozzo,
-e avanzando per una cresta rocciosa e difficile, sorprendono e
-disperdono gli austriaci trincerati presso la punta di Ercavallo. Pare
-che la lotta devii dalle località alle quali realmente tende, essa si
-allontana e s'innalza. Le artiglierie sono issate a tremila metri sulle
-rocce di Ercavallo e rendono intenibili al nemico le posizioni di Malga
-Palude. Piccole forze e battaglie di giganti.
-
-Ora anche pezzi di medio e di grosso calibro tuonano intorno al valico.
-Alle fortificazioni permanenti si sono aggiunte fortificazioni campali,
-tutte le valli rimbombano di colpi, e alla notte il lampeggiare vivido
-delle vampe rivela immensi profili di balze dirupate.
-
-È di notte che sono giunto alla vista di questo inverosimile,
-prodigioso campo di battaglia. Sono salito per una lunga via che è
-sorta come per incantesimo. I tedeschi vantano le loro nuove strade
-che seguono gli eserciti nelle pianure polacche, ma che cosa sono
-quelle facili arterie di fronte alla viabilità che le nostre truppe
-creano, con una energia e una possanza romane, sulle Alpi, tagliando le
-rocce, aprendo fino alle vette il varco al transito della guerra con
-una rapidità meravigliosa, come il pioniere si apre il sentiero nella
-boscaglia? Vi sono nevai ai quali ora l'automobile sale.
-
-Sale per strade vertiginose che si attorcono su falde di monti, e
-corrono sul bordo di abissi. Da una parte la parete a picco, dall'altra
-la sterminata profondità della valle. L'automobile passa sopra una
-cornice, e va lentamente lanciando il suo lamentoso segnale di tromba.
-Non è senza un vago sgomento che lo sguardo piomba nella vallata,
-dove le città e i villaggi appaiono come visti dalla navicella di un
-pallone, sempre più lontani, una granulazione di tetti minuscoli presso
-un filo azzurro che è un torrente, e un filo bianco che è una strada.
-Si è a ottocento, poi mille, poi mille e cinquecento metri più in alto.
-Tutto appare schiacciato, annebbiato, immerso in un'ombra violastra, e
-nessun rumore sale da laggiù, se non uno scrosciare lontano ed eguale
-di acque.
-
-Il passo del Tonale era quasi invisibile, ma sotto al cielo limpido e
-costellato s'indovinava la massa immane dei monti. Un chiarore vago,
-forse quello della luna sottile che stava per sorgere, si stemperava in
-un biancore di nubi e di nevi. Non si capiva bene quali erano le nubi
-e quali erano le nevi. Era un caos di vapori e di cime. Delle fascie di
-nebbia si distendevano sul nero delle pendici. Improvvisamente un getto
-candido di luce ha tagliato la notte: il proiettore di un forte.
-
-Esso cercava lentamente intorno, e quella gran striscia illuminava
-di un confuso e lieve balenìo i punti che toccava. Poi, il raggio che
-si stendeva orizzontale ha cominciato a sollevarsi. Guardava in alto.
-Adagio adagio si è disposto quasi verticalmente, come se frugasse nel
-cielo. Le nubi e le nebbie si sono rischiarate, e prodigiosamente, al
-di sopra di tutto, dove a noi pareva che la terra fosse finita, dove
-credevamo di vedere uno scintillare velato di stelle, si è accesa la
-neve, e un minuscolo lembo di ghiacciaio è apparso come librato nel
-firmamento.
-
-Poco dopo un baleno ha disegnato di vivida luce i contorni delle nubi:
-un colpo di cannone. Dopo molti secondi è arrivato il rombo, cupo e
-lungo.
-
-Tutta la notte l'artiglieria ha tuonato, a larghi intervalli, come se
-un temporale lontano imperversasse sulle più alte regioni della guerra.
-Gelava, e nella oscurità la terra intorno a noi biancheggiava di brina.
-
-
-
-
-DAI GHIACCIAI DELL'ADAMELLO AGLI ULIVETI DEL GARDA.
-
- _22 agosto._
-
-
-Nella nostra prima escursione abbiamo avuto un'idea dell'estrema
-sinistra del nostro vastissimo fronte di battaglia, il quale si
-attacca allo Stelvio e scende al sud, lungo i ghiacciai dell'Ortler,
-del Cevedale e dell'Adamello, formanti come un immane, favoloso
-trinceramento bianco creato per una guerra di titani.
-
-Più oltre, la tempesta delle vette abbassa il livello delle sue
-prodigiose onde di granito, e in essa, come un diritto e profondo
-solco, si apre da sud a nord la valle Giudicaria, la prima delle grandi
-vie di invasione che l'Austria, imponendoci la sua iniqua frontiera,
-si era riserbata. Fu sempre un'arteria di traffici e di guerre questa
-strada ampia, pianeggiante, capace, che dalle molli e ubertose vallate
-italiane, dopo aver contornato lo specchio del piccolo lago d'Idro
-tutto pieno del verde riflesso di montagne boscose, sale direttamente
-per la Giudicaria, e poi per la Rendena e per la Sarnthal, fino ad
-allacciarsi alle prime, ben lontane vallate della vera terra straniera,
-dove i nomi geografici cominciano a prendere un suono barbaro.
-
-I bollettini ufficiali hanno parlato spesso della valle Giudicaria.
-La frontiera ci inchiodava in faccia a posizioni dominanti. Bisognava
-balzare avanti, irrompere nella valle dopo avere occupato le vette
-laterali, ed andare a stabilire il nostro fronte sopra una linea solida
-di difesa.
-
-Per ben comprendere questa operazione, il cui teatro è stato la mèta
-della nostra seconda escursione, basta aver presente che la valle
-Giudicaria, diritta e mediana, ha i fianchi tagliati da valloni
-laterali che si distendono con quell'apparenza quasi regolare che
-hanno le nervature di una foglia. La Giudicaria è il nervo centrale.
-Inoltrandosi si ha a destra la valle di Ledro, che finisce al Garda;
-a sinistra la valle Daona che risale con una grande voluta fino ai
-ghiacciai dell'Adamello. Ebbene, l'occupazione nostra è arrivata ad
-affacciarci a questi valloni; il massiccio montuoso, aspro che li
-sovrasta costituisce la nostra fortezza: il torrente nel fondo delle
-gole è il nostro fossato. L'altro versante è nemico.
-
-Al di sopra delle valli, a duemila metri di altezza, le vette di tanto
-in tanto si fulminano.
-
-Si attraversa in riva al lago d'Idro l'antica fortezza di Anfo,
-massiccia, complicata, pittoresca, con le sue enormi muraglie che si
-sovrappongono fra le rocce fino alle costruzioni più alte sulle balze,
-con i suoi ponti levatoi, i suoi androni risuonanti di traffico, e
-gli spalti che si sporgono a immergere nell'acqua del lago le loro
-speronate robuste e grigie. Poco dopo si varca l'antica frontiera.
-«Regno d'Italia — Comune di Lodrone» si legge all'imboccatura del primo
-paesello riconquistato, al posto della scritta austriaca.
-
-Del resto di austriaco non aveva che una scritta. Essa era
-indispensabile per avvertire che lì cominciava l'Austria. Null'altro lo
-dimostrava. Bianco, quieto, imbandierato, il paese ha l'aria ridente
-e soddisfatta di un villaggio brianzuolo. Più oltre, passato Darzo,
-s'imbocca la valle e la vita normale cessa. Non vive più che la guerra.
-
-Un grande, prodigioso silenzio. Solo un mormorìo cupo ed eguale di
-acque echeggia sommesso fra le scoscese falde delle montagne: è il
-Chiese, veloce e limpido, nato dalle nevi eterne, tinto di un azzurro
-da aria liquida, come se sulle cime dell'Adamello, così vicine al
-cielo, si fosse imbevuto di serenità. Più ci si inoltra verso il
-fronte, e più la calma appare profonda.
-
-I due eserciti si sono fissati sulle loro posizioni, e aspettano. Si
-osservano, si studiano, vigilano, lavorano. Le linee più solide delle
-reciproche difese sono lontane fra loro. Vi sono certamente delle
-trincee, ma non è una guerra di trincee. Fra un fronte e l'altro
-si stende una zona neutra, campo d'azione di pattuglie, di piccoli
-reparti, disseminato di vedette, percorso da esplorazioni, nel quale
-risuona improvvisamente lo scoppiettìo della scaramuccia.
-
-È un territorio solcato da burroni, coperto spesso da oscure boscaglie
-che assaltano i declivi precipitosi e si fermano stanche sotto alle
-vette nude, è tutta una moltitudine di montagne che si affolla come in
-gara per sorpassarsi, irta di rocce dall'apparenza inaccessibile, che
-levano nel cielo, fin oltre i duemila metri, le sagome più bizzarre
-dell'architettura del mondo, i più inverosimili castelli della
-creazione.
-
-L'avanzata è stata una corsa alle sommità. Per essere padroni della
-valle bisognava essere padroni dei monti. Quando il 24 maggio, con la
-contemporaneità e la coordinazione meravigliose che caratterizzano
-tutto lo sviluppo delle nostre operazioni, fu portato l'attacco
-sull'intero fronte, dallo Stelvio al mare, il bollettino ufficiale
-annunziò al paese anche l'occupazione di una parte della valle
-Giudicaria. Ma nessun soldato aveva ancora posto piede sulla strada
-maestra, la vera valle era deserta: però la tenevamo già. Era
-sotto ai nostri sguardi e ai nostri tiri. Gli avamposti italiani la
-contemplavano affacciandosi ai dirupi.
-
-Per sentieri da camosci, le nostre pattuglie sbucavano su dai boschi,
-scalavano le cime e si mandavano l'una all'altra voci di segnale e di
-saluto attraverso la sonora purità delle altitudini. Quattro giorni
-dopo l'inizio delle ostilità occupavamo la Cima Spessa, che domina
-la gola laterale d'Ampola, così piena di ricordi garibaldini. Ancora
-tre giorni, e l'Ampola era passata, Storo era occupata, Condino era
-occupata: la conquista avanzava così anche nel fondo delle vallate
-nostre.
-
-Intanto, valicando difficili passi, per le ripide e orride balze
-della valle Caffaro e della Valcamonica, reparti di alpini scendevano
-nella valle Daona, ad occidente della Giudicaria. Dopo un breve
-combattimento, le truppe che avevano occupato Condino, risaliti
-gli speroni sulla bassa valle Daona, si collegavano a quei reparti
-alpini, e si stabiliva una stupenda continuità di fronte, dal Tonale
-al Garda, dai ghiacciai dell'Adamello agli uliveti del lago. La
-grande, formidabile linea di posizioni sulle quali ora ci teniamo era
-tracciata.
-
-Gli austriaci hanno tentato più volte di spezzare la catena dei posti
-avanzati italiani, di tornare in possesso di picchi e di valichi da
-cui sentivano più forte gravare la minaccia. I loro attacchi si sono
-diretti specialmente verso l'alta valle Daona, dove più radi erano i
-nuclei di occupazione, più facili le sorprese, e dove speravano forse
-di potersi aprire un varco verso la Valcamonica e disturbare nelle
-retrovie le nostre operazioni del Tonale.
-
-I loro sforzi, inutili sempre, sono stati però coraggiosi e intensi.
-Respinti, tornavano cercando altri passi, altri approcci. Durante
-quasi tutto il mese di luglio sui bollettini dello Stato Maggiore il
-nome della valle Daona si ripete. Il 6 luglio gli austriaci attaccano
-il passo di Campo, fra i contrafforti dell'Adamello. Non riescono, e
-provano più in basso, più al sud. Tre giorni dopo attaccano il valico
-di Malga Leno. Vi è nella loro azione come la ricerca affannosa di una
-apertura, o di una debolezza. Contro Malga Leno operano in forze, con
-artiglierie da montagna, dopo aver tentato di distogliere la nostra
-attenzione con un attacco minore, un poco più al sud, contro la cima
-Boazzolo, una lunga cresta rocciosa che sovrasta torreggiando il corso
-del Chiese. Il giorno dopo i combattimenti riprendono, ma le nostre
-punte avanzate hanno la solidità dei dirupi ai quali si aggrampano.
-Niente le smuove.
-
-Il 28 luglio ci spingiamo all'occupazione del Lavanech, che domina
-la bassa valle Daona. Dall'altra parte della vallata, dal versante
-austriaco, le artiglierie tempestano la cima conquistata, e nella
-notte, dopo una lunga preparazione di medî calibri, la fanteria
-austriaca appoggiata da numerose mitragliatrici tenta l'assalto. È
-respinta. Tutto il ciglio della valle è definitivamente nostro.
-
-Da allora è cominciata questa tranquillità che ci sorprende. Il
-nemico ha rinunciato ad ogni iniziativa. Si rafforza e aspetta. Sembra
-persuaso della inutilità dei suoi attacchi e rassegnato ad un còmpito
-di vigilanza. Noi ci siamo incrollabilmente insediati sulle posizioni
-che ci eravamo scelte.
-
-Ma anche nel periodo più attivo della lotta, la quiete alpestre della
-Giudicaria non doveva apparire troppo turbata. La montagna spezza
-l'azione in minuscole battaglie isolate, importanti per il risultato
-e infime per l'ampiezza, faticose, aspre, violente, brevi. La notte,
-improvvisamente, sopra una balza, la fucileria scintilla e scoppietta,
-e pochi chilometri più in là, al primo svolto della valle, non si
-sente nulla. La guerra ritorna lassù a proporzioni antiche ed a forme
-primitive. L'individuo diventa un'unità importante. Una pattuglia può
-costituire tutta l'ala di un fronte di combattimento. Il comando non
-arriva e l'iniziativa personale supplisce.
-
-È risorto nei nostri soldati un istinto guerriero, fatto di scaltrezza
-e di ardimento; hanno ritrovato un'anima primordiale da cacciatori
-d'uomini: sono divenuti come se sempre fossero vissuti nella selvaggia
-solitudine dei boschi; hanno la sensibilità di percezione dell'indiano
-nella jungla; conoscono tutti i rumori, tutti i mormorii, tutti i
-fruscii, tutti gli echi delle valli; sentono la vicinanza del nemico
-con un orecchio selvaggio. La razza conservava insospettate armi di
-guerra, delle facoltà combattive discese a noi da remote e gagliarde
-generazioni conquistatrici. E con esse, la gioia naturale e piena di
-battersi e di battere.
-
-Le pattuglie partono lietamente, contente; hanno sempre in serbo
-qualche cosa di nuovo per il nemico. Studiando le abitudini degli
-avversari, esse inventano tranelli, organizzano sorprese, con il buon
-umore col quale si prepara una burla. Ne sanno più loro della mentalità
-austriaca che non tutti i psicologi del mondo. La zona aspra che separa
-i due fronti è un terreno di agguati, di sorprese, nel quale i nostri
-soldati hanno scoperto tutta una viabilità invisibile.
-
-Un giorno verso l'imboccatura della valle Daona, un tenente dei
-bersaglieri scoprì un posto d'osservazione austriaco: una _baita_ che
-si affacciava alla boscaglia sopra un costone. Si mise alla posta, per
-vari giorni di seguito, e vide che la pattuglia austriaca nascosta lì
-dentro arrivava alla prima alba, lasciando una sentinella celata fra
-le piante, e ripartiva al tramonto. Una notte il nostro tenente prese
-dieci uomini con sè (fu una gara per seguirlo) e partì.
-
-Prima del giorno i nostri circondavano la _baita_. Ecco l'alba, ed ecco
-la pattuglia austriaca che sbuca, guardinga, e rassicurata penetra
-tranquillamente nella capanna. Rimane all'esterno il capo, un grosso
-sergente tirolese, che si mette a passeggiare. Passeggiando non si
-accorge che qualcuno lo segue, ritmando l'andatura perchè il rumore dei
-due passi si confonda. È il tenente dei bersaglieri.
-
-Era rischioso quel modo di sorprendere il nemico, ma era elegante. Era
-italiano. Noi facciamo anche la guerra da artisti. Sarebbe stato facile
-piombare sulla _baita_ ad armi spianate, ma il tenente voleva vedere la
-faccia sbalordita e comica del grosso tirolese. Una soddisfazione che
-poteva costargli la vita, ma che importava?
-
-Dunque l'ufficiale segue il sergente austriaco. Allunga il passo, lo
-raggiunge e lo tocca leggermente sulla spalla. Il tirolese si volta di
-scatto e fa un balzo indietro. Stupefatto, allibito, rimane immobile,
-pietrificato in un gesto di sperdimento, con gli occhi sbarrati, la
-bocca aperta. Il tenente sorride.
-
-— Ma — balbetta l'austriaco con voce strozzata — ma.... voi siete un
-ufficiale italiano!
-
-— Perfettamente! — fu la risposta — e questi sono soldati italiani.
-
-Dai cespugli tutto intorno emergevano teste di bersaglieri e baionette.
-Un minuto dopo la pattuglia austriaca marciava via prigioniera.
-
-Una spedizione assai più drammatica fu quella compita sul Ponale
-per interrompere l'impianto elettrico che fornisce energia a Riva,
-spedizione che fu annunziata con sei parole dal bollettino del 27
-giugno.
-
-Non fu per lasciare Riva al buio che venne compita quell'audacissima
-impresa, ma per estinguere i proiettori austriaci, che la forza
-elettrica del Ponale accendeva sul fronte fino a Rovereto, e per
-disarmare i reticolati fulminanti della loro micidiale possanza.
-
-L'impianto elettrico aveva le sue prese idrauliche ad una chiusa del
-lago di Ledro, vicino a Molina, in fondo alla valle che le nostre
-posizioni avanzate ora sovrastano. L'acqua in pressione imboccava due
-enormi tubi accoppiati. Fra i nostri alpini si trovava un operaio che
-aveva lavorato all'impianto, e che si offrì per guidare la spedizione.
-
-Partirono in cinque. I loro nomi erano stati tirati a sorte. Alla
-compagnia schierata il capitano aveva domandato cinque volontari,
-dopo avere spiegato i rischi dell'impresa; ma all'ordine di «chi vuole
-andare faccia un passo avanti» tutta la compagnia fece un passo avanti,
-con tanta regolarità di manovra che l'ufficiale credette di essere
-stato frainteso. «No, no — gridò — capitemi bene, quelli che si offrono
-escano dalle righe!» E la compagnia intera, per essere ben capita anche
-lei, fece due passi avanti. Così si ricorse alla sorte.
-
-Si trattava di attraversare gli avamposti del nemico e di andare a
-lavorare fra i suoi accantonamenti. Per lunghi giorni i sentieri erano
-stati ricercati e studiati. Il piano dell'impresa era completo. Ognuno
-dei cinque aveva un còmpito preciso, stabilito prima. Alla partenza,
-l'ordine fu di non parlare fino al ritorno, di non aprire bocca
-qualunque cosa avvenisse.
-
-I cinque muti lasciarono il campo in una notte di bufera, oscurissima.
-Discendevano per le forre del Martinel da sterpo in sterpo, quando
-si trovarono a qualche metro da una pattuglia austriaca. Aspettarono
-lungamente, immobili, coricati fra i rovi. La pattuglia austriaca
-passò.
-
-Poco lontano dalle chiuse, i tubi dell'acqua facevano un gomito. Ogni
-soldato aveva sulle spalle dei sacchi di sabbia e un carico di gelatina
-esplosiva. Arrivati a quel punto, senza una parola, deposero tutto in
-terra. Quattro di loro si allontanarono in direzioni prestabilite e si
-sdraiarono vigilando. Rimase uno solo ad eseguire il lavoro di mina:
-l'operaio. La pioggia s'era calmata, e s'intravvedevano le nubi basse
-che fuggivano tumultuosamente verso il Garda. Una finestra illuminata,
-vicina, alle prime case di Molina, pareva spiare nella notte.
-
-Sotto al gomito delle tubature, l'artiere alpino, attentamente, con una
-lentezza eroica, disponeva gli esplosivi, e con i sacchi di sabbia,
-messi tutto intorno, formava la camera di scoppio. Il tempo pareva
-eterno. Dal villaggio, occupato dagli austriaci, sono salite delle
-voci. Un cane ululava a cinquanta passi dai nostri, in una fattoria
-tutta buia. L'alpino minatore si muoveva senza rumore, studiosamente.
-Cinquanta minuti è durato il lavoro.
-
-Riunitisi a qualche centinaio di metri dalla mina, i cinque soldati
-hanno aspettato immobili lo scoppio. L'esplosione è avvenuta senza
-fragore. È stato un tonfo sordo e profondo, seguìto da uno scroscio
-violento di cateratta. La massa d'acqua irrompeva precipitosamente
-dalle tubature spezzate. Poco dopo essa arrivava con impeto al
-villaggio, inondandolo. Gli austriaci sono stati svegliati dalla piena
-negli accantonamenti e nelle tende, e un urlo immenso di terrore è
-salito dalla valle.
-
-Senza una parola, sempre muti, gli alpini hanno ripreso la via del
-ritorno; hanno ripassato la linea degli avamposti austriaci in allarme;
-sono arrivati alla punta dell'alba all'accampamento, affranti di
-stanchezza e d'emozione.
-
-L'ordine del silenzio era finito, ma uno di loro non parlava più.
-L'operaio, che aveva compiuto lo sforzo più grande di tensione e
-di volontà, aveva perduto la favella. Ed egli tace ancora, atono,
-stupefatto, quieto, avendo dato in un'ora tutte le energie di una
-vita, avendo speso in sè stesso, in un sublime dialogo fra la volontà
-e l'istinto, tutte le eloquenze della sua anima. La fatalità ha voluto
-suggellare sulle sue labbra il mistero del suo magnifico dramma.
-
-La spedizione è stata ripetuta, ma con altri mezzi. Il danno fatto
-non era irreparabile, se gli austriaci possedevano tubi di ricambio. E
-dovevano certamente possederne a Riva. Infatti le nostre ricognizioni
-hanno potuto vedere un affaccendamento di lavoro intorno alle chiuse
-del Ledro. Si è pensato quindi a troncare l'impianto idraulico in modo
-definitivo. Non più pochi uomini, ma un battaglione. Se non si passava
-di sorpresa si sarebbe passati per forza. Gli zaini dei soldati erano
-pieni di gelatina esplosiva.
-
-Fuori di ogni sentiero, per i boschi del Carone, la truppa, dopo aver
-sorpreso di notte i posti avanzati austriaci, ha raggiunto il ponte
-sul Ponale a Biacesa, un gran ponte in ferro che sosteneva con le sue
-travate le tubature dell'impianto elettrico. Tre piloni, tre mine. Uno
-scoppio immane, un lampo accecante, una eruzione di rottami, e il ponte
-era scomparso.
-
-È una guerra di colpi di mano, nella quale il nemico, più tardo,
-dimostra una pesantezza e spesso una inumanità teutoniche. In un
-recente combattimento, piccolo ma accanito, che ha completato il
-nostro fronte sul Garda, gli austriaci, che tentavano di resistere
-all'attacco, mentre si combatteva a brevissima distanza, facevano fuoco
-sui feriti.
-
-Di tanto in tanto, una volta o due al giorno, la bella quiete della
-valle Giudicaria è interrotta da un rimbombo di cannonate. Tre o
-quattro granate austriache arrivano intorno a Condino. Un po' di fumo,
-un boato, ed è finito. È il forte di Por che abbaia, accucciato sopra
-un costone di fronte allo sbocco della valle Daona.
-
-Vi è tutto un gruppetto di forti lì, a quel bivio di valli, ma soltanto
-quello di Por prende la parola, forse perchè è il più vicino, o forse
-perchè è il più moderno. Può anche darsi che gli altri forti siano
-stati disarmati per coronare con le loro artiglierie le posizioni lungo
-la Daona.
-
-Il forte di Por si vede nettamente. L'erba non è ancora nata sui suoi
-spalti, che macchiano di una nudità rossastra il fianco del monte,
-come una frana. Però un muraglione di appoggio laterale delle opere,
-rimasto scoperto, è sagacemente tinto di verde, ma di un verde tenero
-inverosimile che non appartiene a nessuna vegetazione di questo mondo.
-Sulla spianata le cupole di acciaio si profilano basse, cinque calotte
-che sfiorano appena la superficie. Intorno, il prato e il bosco fanno
-largo, come arretrando davanti a questa fragorosa intrusione sulla
-selvaggia bellezza del monte.
-
-Condino riceve le sue granate quotidiane con quell'aria desolata,
-esterrefatta e lugubre che hanno i paesi abbandonati nelle zone del
-fuoco dove fra le case e per le piccole vie pittoresche la solitudine e
-il silenzio acquistano una pesantezza tragica. Da ogni porta esala come
-un alito di angoscia, e pare di sentire nelle abitazioni vuote il senso
-di un'atroce attesa. Da lontano sembrano vivi questi villaggi. Condino,
-con le sue case bianche, appare pieno di una campestre gaiezza.
-Quando vi si entra, l'immobilità di ogni cosa produce una non so quale
-impressione di gelo, come se l'ombra dei muri raccogliesse un'atmosfera
-di morte.
-
-Poco più oltre, Cimego; più lontano Castello. Abbandonati anche
-loro vedono strisciare lungo le case le pattuglie austriache. Questo
-silenzio, così sinistro nei paeselli, dove inconsciamente noi tendiamo
-l'orecchio alle voci, è dolce all'aperto. Nella mattinata limpida,
-sotto al gran sole, la valle è festosa.
-
-
-Nelle acque del Chiese è un brulicare rosato di soldati che si bagnano
-e si levano dai loro gruppi canzoni e risate. Altrove si lavora. Si
-lavora con una letizia che mette in noi una serenità indicibile. Si
-fanno baraccamenti per l'inverno, si fanno strade, si fabbricano
-arnesi, si costruiscono persino slitte, che porteranno viveri e
-munizioni quando tutto questo verde sarà morto e i nevai saranno
-discesi fino alla valle. Falegnami, muratori, carpentieri, zappatori,
-lavorano al sole, cantando. Gli accampamenti che s'inerpicano con
-un disordine da armenti al pascolo sui prati e sulle boscaglie dei
-declivi, sono pieni di vita e di allegria. Direi quasi che scendono da
-essi delle buffate di giovinezza e di vigore.
-
-Se il nemico contasse sulla nostra stanchezza, s'ingannerebbe molto. La
-guerra ci tempra. Pare che i nostri soldati ritrovino al campo una vita
-che conoscevano, che amavano e che avevano dimenticata.
-
-Compiono opere meravigliose che la sola forza non può fare senza
-l'entusiasmo. Il dorso delle più aspre montagne è solcato dalle volute
-di strade che scalano l'inaccessibile e per le quali l'automobile
-ascende. Sono centinaia di chilometri. I più grossi cannoni italiani
-tuonano da vette sulle quali finora non s'era posata che l'aquila.
-Declivi e rocce, ad altezze vertiginose, sono tagliati dal varco aperto
-dalla sapienza, dalla volontà, dalla gagliardia dell'esercito, e le
-strade nuove, simili a venature sui monti, portano come vene un fiotto
-di vita nostra alle più eccelse altitudini.
-
-Per interrompere la strada di Ampola, quella che va a Riva, gli
-austriaci hanno fatto crollare in un punto la montagna con tre
-tonnellate di dinamite. La strada che era incavata nella roccia è
-scomparsa, e con lei tutta una falda della roccia. Ebbene, si è fatto
-un ponte che raccorda i due mozziconi della strada interrotta, un ponte
-sull'abisso, un ponte di legno, che si aggrampa alla parete, che si
-appoggia alle sporgenze, che sale lungo la roccia, così grandioso, così
-solido, che pare un lavoro permanente, e che probabilmente per molti
-anni reggerà il grave traffico di questo nuovo e antico lembo d'Italia.
-
-Nelle opere delle nostre truppe si rivela una visione monumentale
-delle cose. Pare che si faccia tutto col pensiero dei secoli. E per
-lunghi secoli infatti rimarranno su queste montagne le tracce profonde
-e gigantesche della nostra civiltà in lotta, che affacciandosi sulle
-sommità delle Alpi vi lascia come degli indelebili solchi di artiglio.
-
-
-
-
-TRA LE BALZE DELL'ADIGE.
-
- _26 agosto._
-
-
-L'occupazione di Ala, e la prima irruzione delle nostre truppe
-verso Rovereto nella valle dell'Adige, dopo la conquista fulminea
-dell'Altissimo e di tutto il massiccio fra il Garda e l'Adige, sono
-legate alla memoria del generale Cantore. La storia della nostra azione
-in quel settore è come dominata dalla figura di questo singolare
-condottiero di avanguardie, che aveva della guerra una concezione
-antica, magnifica e temeraria, per la quale è morto. Il suo ardimento
-da guerriero leggendario, che si accoppiava ad una visione chiara
-del terreno, ad una percezione esatta e rapida delle possibilità, fu
-preziosa nel primo slancio dell'avanzata, quando le nostre colonne
-penetravano nel territorio nemico senza potersi prefiggere un
-obbiettivo preciso e definitivo, prive di informazioni esatte, affidate
-alla intuizione e alla sagacia dei capi per strappare alle circostanze
-il maggiore frutto.
-
-L'Altissimo fu preso con un colpo di mano. Reparti alpini marciarono
-nella notte del 23 maggio per dirupati sentieri della montagna, e
-sorpresero all'alba il nemico sulla vetta. Senza sosta l'occupazione si
-estese ad oriente. Dalla cima scese per i valloni ad affacciarsi sulla
-Val d'Adige. Le pattuglie calavano per i costoni e per le balze. Delle
-compagnie di rincalzo s'inoltravano dal sud. Il 2 maggio, l'avanzata
-risaliva il fondo della valle fino ad Ala.
-
-
-Poche truppe: due battaglioni. Uno marciava alla destra dell'Adige,
-l'altro alla sinistra. Una batteria seguiva il battaglione di
-destra. Gli abitanti, quando vi narrano della comparsa delle truppe
-liberatrici, non vi dicono «gl'italiani arrivarono» ma «Cantore
-arrivò». Perchè videro lui prima di ogni altra cosa. Il generale era
-l'esploratore delle sue colonne. Improvvisamente, in un villaggio
-che gli austriaci avevano abbandonato poco prima, entrava un generale
-italiano, solo col suo capo di Stato Maggiore.
-
-Giungeva per la strada maestra, tranquillamente. E questo ardire, pieno
-di un senso di eroico disdegno verso il nemico, colpiva profondamente
-l'immaginazione degli abitanti che aspettavano palpitando, la mente
-piena delle menzogne austriache, secondo le quali gl'italiani avrebbero
-messo tutto a ferro e a fuoco.
-
-Cantore voleva vedere ogni cosa con i suoi occhi. Dove poteva celarsi
-un agguato, verso i possibili sbarramenti, dove il terreno si prestava
-ad una difesa avversaria, andava lui a guardare. Freddo, calmo,
-avanzava allo scoperto, e, scelto un buon punto d'osservazione, si
-assestava lentamente gli occhiali sul naso e ammiccava con i suoi occhi
-da studioso miope, impassibile al fuoco, immobile, attento, come un
-matematico avanti ad un problema. Poi, quietamente, dettava gli ordini
-al suo capo di Stato Maggiore, che lo seguiva per disciplina, per
-dovere e per amor proprio.
-
-Quando voleva recarsi in esplorazione, il generale non mancava di
-chiedere il parere dell'ufficiale. Ascoltate le eccellenti ragioni
-che sconsigliavano il progetto, egli concludeva «Allora, andiamo!» —
-e partiva in avanscoperta. Aveva un'inflessibilità verso di sè e verso
-gli altri, che era tutta scritta nell'energia del suo volto. Ignorava
-il pericolo; lo aveva affrontato tante volte impunemente che si era
-fatta la persuasione di una invulnerabilità. «La morte non mi vuole»,
-diceva. E ci credeva. La morte lo ha afferrato così repentinamente
-nella sua ultima temeraria esplorazione fra le orrende rocce delle
-Tofane che egli non l'ha sentita venire e non ha avuto il tempo di
-ricredersi.
-
-A Borghetto entrò a piedi. Dal campanile del villaggio una pattuglia
-austriaca aveva tirato dei colpi verso la strada. Poi questo fuoco
-era cessato. Cantore volle andare a vedere se il paese era sgombrato
-dal nemico. Due guardie di finanza del posto di frontiera gli fecero
-da fiancheggiatori. La pattuglia austriaca era fuggita. L'avanzata
-incominciò. Cantore partì avanti, in automobile, come per una
-passeggiata.
-
-Nella valle pittoresca i cui nomi evocano come una fantastica galoppata
-di epopea, fra quei dirupi che hanno visto passare in uno scintillìo di
-uniformi e in un ondeggiamento di piume la prima gloria napoleonica, la
-quale doveva allargare i suoi clamori trionfali su tutta l'Europa, in
-quel grandioso scenario da battaglie, la conquista italiana è entrata
-veloce, annunziata dal rombo di un motore, che echeggiava improvviso
-fra i muri dei villaggi attoniti, rozzi e grigi, raccolti intorno al
-bianco stelo dei campanili, e immersi nei vigneti contro ad uno sfondo
-oscuro di immani rocce precipitose.
-
-
-Dopo le chiuse prodigiose che Rivoli sovrasta dal suo verde pianoro,
-profonde come cañons, dopo quell'angusto e solenne corridoio di dirupi
-che stringe fra pareti a picco la serenità dell'Adige, dopo la zona
-delle vecchie fortezze, massicce e bianche, che dominano la gola dalla
-sommità di vette nude, la vallata si allarga maestosa, vigilata da
-ruderi di torri annidati fra dirupi giganteschi e da qualche scheletro
-superbo di castello, che come quello di San Valentino addossa alle
-rocce le sue muraglie merlate con un'aria grandiosa, severa, lugubre
-da castello delle leggende. Il passato ha lasciato per tutto un segno
-di guerra. Ad uno svolto della valle, una cittadina chiara, graziosa,
-arrampicata in parte tra il verde delle alture, avanza le sue case più
-nuove verso l'Adige: è la prima città austriaca, Ala.
-
-Ha un'aria raccolta e antica, con un'impronta così profondamente
-nostrana che pare di averla conosciuta già, di ritrovarla vagamente
-nella memoria insieme al ricordo di qualche vallata del Friuli.
-Nulla di più italiano di quei vecchi palazzi d'Ala, di una nobiltà
-provinciale, di un'arte modesta e pura, nel cui interno verdi
-specchiere di Venezia riflettono nel loro pallore di sogno delle
-grazie settecentesche. La parte alta, inerpicandosi sul monte, diviene
-rustica, e le stradine che salgono tortuose sono fiancheggiate da
-casupole montanare, tutte a balconate di legno annerite dal tempo.
-Attaccate ai muri, presso alle porte, le rozze slitte aspettano
-l'inverno; sulle logge è tutto un festoso verdeggiare di fascine
-fresche che seccano al sole; da soglia a soglia passa un dialogo veneto
-di comari.
-
-Ad Ala avvenne l'unica opposizione austriaca alla nostra avanzata. Fu
-piccola, breve, ma arrivò di sorpresa. La città pareva completamente
-abbandonata dal nemico.
-
-Prima di ritirarsi i gendarmi austriaci avevano affisso manifesti che
-minacciavano severe e imprecise punizioni a chiunque avesse osato di
-fare buona accoglienza agli italiani, e avevano ripetuto a tutti che
-gl'italiani si sarebbero abbandonati ad ogni eccesso. Da giorni i
-negozî erano chiusi, e la città silenziosa aspettava nella speranza e
-nell'ansia. Gli abitanti ignoravano tutto della guerra. Non sapevano
-della presa dell'Altissimo e delle altre operazioni che si stavano
-svolgendo nella regione. Nessuna notizia arrivava. Ma fra le case
-chiuse, per le finestre dei cortili circolavano bisbigliate delle voci.
-
-Il 24 maggio si diceva già: «Saranno qui stasera; un boscaiuolo ha
-visto i bersaglieri ad Avio; scorgeva le penne....» Fra i patrioti
-vivevano degli austriacanti; la comparsa di qualche vicino sospetto
-interrompeva i dialoghi e faceva richiudere le finestre. Non erano
-tutti partiti gli anti-italiani, e qualcuno ne resta ancora adesso.
-
-Andando via, gli austriaci avevano requisito il bestiame, obbligando
-dei contadini a condurlo a Rovereto. Pochi di questi disgraziati sono
-tornati indietro. Per farli rimanere, temendo forse lo spionaggio, gli
-austriaci avevano annunziato loro, semplicemente, che Ala non esisteva
-più, essendo stata distrutta insieme agli abitanti dalla barbarie
-italiana. La mancanza del bestiame e di provviste rendeva la vita
-dei cittadini difficile. L'arrivo degli italiani era invocato come un
-salvataggio.
-
-
-Quando l'automobile del generale Cantore entrò nella città, Ala
-pareva deserta. Cantore si fermò nella piazza, una piazzetta angusta,
-irregolare, a declivio, che pare si tenga a stento dallo scivolare con
-tutti i suoi ciottoli. Erano circa le dieci e mezzo del mattino. Il
-generale aspettava le sue truppe. Intanto alcuni individui sbucavano
-fuori e si avvicinavano a lui ossequiosi, assicurandolo della loro
-lealtà e del loro patriottismo. Gli austriaci? — dicevano costoro. —
-Neppure l'ombra. Erano fuggiti tutti.
-
-Mentivano. Nessuno disse al generale che la gendarmeria austriaca,
-rinforzata da un reparto di fanteria territoriale, era all'uscita del
-paese dove da tre notti lavorava a trincerarsi. Questa menzogna noi
-abbiamo generosamente dimenticato.
-
-Tre quarti d'ora dopo si udì il passo dei soldati per le vie. Delle
-porte si schiusero, delle voci di saluto risuonarono. Le case dei
-patrioti furono in rumore, e il grido di «Viva l'Italia!» scendeva
-da alcune finestre. All'avanguardia che, fra uno scintillìo di
-baionette in canna, sboccava sulla piazzetta, il generale diede
-l'ordine di proseguire ed occupare gli approcci settentrionali del
-paese. Repentinamente, appena i soldati, voltato l'angolo, sbucarono
-fuori dall'abitato, scoppiò la fucilata, violenta, intensa, vicina,
-imprevedibile.
-
-Da quel lato la città si affaccia sul letto ampio e sassoso del
-torrente Ala, e la strada lo segue per un tratto prima di attraversarlo
-sopra un ponte. All'altra riva del torrente, si distendono delle vigne
-sorrette da lunghi muri che si sovrappongono a ranghi, dando l'idea
-della gradinata di un'arena con una verde moltitudine di viti al posto
-degli spettatori. In mezzo alle vigne, in alto, una villa isolata. Gli
-austriaci avevano fatto della villa, che fronteggia e domina il paese,
-il loro fortilizio, e dei muricciuoli i parapetti delle loro trincee.
-Inattaccabili alla fucileria, essi bloccavano solidamente il passaggio
-del ponte e rendevano intenibile il bordo dell'abitato.
-
-Alla resistenza improvvisa, l'avanguardia refluì sulla piazza. I colpi
-che venivano dalla villa infilavano la via e tempestavano i muri. La
-piccola vetrina di una modesta pasticceria, avanti alla quale stava
-Cantore, è tutta foracchiata dalle palle.
-
-Nella città sconosciuta non era facile orizzontarsi subito e trovare
-le posizioni dalle quali riconoscere e battere il nemico. Quali forze
-aveva? Il suo fuoco era serrato. Vi fu una ricerca concitata di sbocchi
-accessibili e di posti di osservazione, mentre sopraggiungeva il resto
-del nostro battaglione. In quel momento delle fucilate cominciarono a
-partire da varie finestre.
-
-Allora si svolse uno dei più belli episodi.
-
-
-Una compagnia cercava di salire alla parte alta della città e avanzava
-esplorando per una strada angusta e deserta, tagliata dal sibilare
-alto delle pallottole. Un portone era schiuso, come per un invito ad
-entrare. I soldati vi si affacciarono guardinghi, le baionette basse.
-Nella corte, inaspettato, risuonò un grido di entusiasmo, un grido
-di donna: «Avanti, avanti, viva l'Italia!» E una ragazza, giovane,
-sorridente, dall'aspetto fiorente e modesto, comparve fra i nostri:
-«Avanti, vengano, vengano sicuri!»
-
-L'ufficiale che comandava, rimise la pistola nella fondina e salutò
-cavallerescamente chiedendo: «Signorina, si vedono gli austriaci dalla
-sua casa?» — «Sì, sì, si vedono, salga con me!» — e svelta essa lo
-precedette per le ampie scale d'una vecchia casa.
-
-Da dietro alle persiane chiuse si scorgeva quasi sotto ai muri il
-torrente Ala; al di là, i vigneti e la villa, crepitanti di colpi.
-Delle palle si schiacciavano sulle pareti della casa.
-
-Figlia di patrioti, educata alla religione segreta dell'Italia, la
-fanciulla non sentiva e non comprendeva il pericolo, tutta commossa
-dall'avverarsi del gran sogno. Rideva, e i suoi occhi azzurri
-sfavillavano di contentezza: «Signor ufficiale — esclamava — chiami
-i suoi soldati, vede, da qui può far battaglia!» — «No, signorina —
-rispose il capitano dopo aver bene osservato, — tirerebbero sulla casa
-e spezzerebbero tutto qui dentro; vorrei trovare una posizione più
-alta.» — «Sì, so io dove, mi segua, la conduco io!»
-
-Dietro alla casa, degli orti minuscoli, aggrappati allo sperone
-roccioso del monte, si sovrastano l'un l'altro come pianerottoli verdi.
-E si vide una lunga fila grigia di soldati, preceduta da una bianca
-figurina di donna, salire curva da un pianerottolo all'altro per ripide
-scalette di pietra. Con un breve schianto le pallottole entravano
-nel tronco degli alberi. Gli austriaci conoscevano quell'accesso e
-lo vigilavano. Si accorsero subito della scalata. Dai vari ripiani i
-nostri cominciavano il fuoco, nascosti fra le piante.
-
-Poco dopo anche il generale, cercando un sentiero che aggirasse la
-posizione nemica, saliva da altra via la costa, esplorando lui stesso,
-come sempre, seguìto da un plotone. Arrivò in un punto scoperto, preso
-d'infilata. L'avevano visto; il piombo austriaco grandinava sulla
-roccia. I soldati esitarono un istante e si gettarono istintivamente a
-terra, ai lati del sentiero. Cantore rimase in piedi, la faccia verso
-il nemico, immobile sopra una sporgenza della roccia, impassibile come
-una statua. Poi chiese un fucile, e lentamente, con un'attenzione da
-tiratore al bersaglio in un giorno di gara, cominciò a far fuoco. Non
-gridò ordini, non disse nulla, ma un minuto dopo tutto il plotone,
-calmo, aveva preso posizione intorno al generale e nulla più lo mosse.
-
-Due settimane fa, nella mattinata della domenica, in mezzo ad un
-quadrato di truppe che presentavano le armi, la signorina Maria
-Abriani, l'eroica guida, ha ricevuto la medaglia al valor militare,
-come un soldato. Essa ne è fiera, ma a chi si congratula con lei,
-modestamente osserva: «Tante altre donne avrebbero fatto lo stesso
-nelle mie circostanze».
-
-«Non ha avuto neppure un momento di paura?» — le ho chiesto conversando
-con lei proprio sull'alto della posizione alla quale essa aveva guidato
-le truppe, dopo essermi fatto narrare la scena. «Non ci pensavo — mi
-ha risposto, — ero così contenta. E poi i soldati erano tanto calmi,
-allegri, che pareva che non ci fosse nessun pericolo».
-
-Dopo un istante, sorridendo ha soggiunto: «Quando ridiscesi, passando
-dietro alle file che facevano fuoco, i soldati si voltavano a salutarmi
-e a dirmi dei complimenti....» In pieno combattimento, fra una fucilata
-e l'altra, mentre qualche cadavere insanguinava già le rocce, i
-combattenti lanciavano l'omaggio di una frase ammirativa alla gioventù
-e alla freschezza femminili che passavano. C'è tutta l'anima italiana
-in questo particolare pieno di eroismo e di galanteria.
-
-Il piccolo combattimento di Ala fu definito dall'artiglieria. La
-batteria che accompagnava la colonna alla destra dell'Adige fu portata
-avanti e dall'altra parte della valle scacciò gli austriaci a colpi di
-_shrapnells_.
-
-
-Da Ala la nostra avanzata ha raggiunto senza contrasti le posizioni
-solide che teniamo, di fronte alla montagna di Biaena, della quale gli
-austriaci hanno fatto tutta una immane fortezza.
-
-Come nella valle Giudicaria, anche in quella dell'Adige i due fronti si
-consolidano lontani fra loro, separati da una zona aspra nella quale
-serpeggia la guerrilla delle avanscoperte. In tutte queste vallate
-vi è stata un'analogia di azione e di intenti, che ha condotto ad una
-analogia di situazioni.
-
-Qualche colpo di cannone da una parte, qualche colpo di cannone
-dall'altra, urti di pattuglie, ma nel complesso la guerra qui marca il
-passo in un'attesa guardinga. Vi sono delle posizioni d'avamposti alle
-quali non si arriva che per osservare. Sono cucuzzoli di alture che
-l'artiglieria ha sterilito e denudato, perchè quando vi arrivano gli
-austriaci li bombardiamo noi, e quando vi arriviamo noi li bombardano
-gli austriaci. Si sente, s'intuisce che ogni movimento di masse qui
-dipenderà da movimenti che si svolgono altrove. Per ora i due fronti
-avversarî si limitano ad accumulare ostacoli.
-
-Sul Biaena le fortificazioni austriache si vanno delineando come delle
-ferite sulla immane faccia del monte. Sono scorticature di rocce,
-tratteggi di terra smossa. Il materiale scavato, trasportato dalle
-piogge, ha formato delle colate chiare e rosate nei canaloni e sulle
-pareti a picco delle creste. Si scava e si scava lassù.
-
-Il Biaena, vario, tutto pianori e dirupi, coronato da rocce a picco,
-fronteggia un gomito dalla valle dell'Adige, al di là della cittadina
-di Mori, e si presta ad una difesa di sbarramento. Sulla sua vetta lo
-scoglio appare forato da cannoniere. La fortezza più alta non è sul
-monte, è dentro al monte. Ci sono voluti anni di lavoro per annidare le
-artiglierie nel cuore delle immani scogliere.
-
-Le opere colossali che l'Austria aveva fatto sulle formidabili barriere
-delle Alpi dimostrano non soltanto la preparazione minuziosa di una
-guerra per noi inevitabile, ma dimostrano anche un concetto altissimo
-del nostro valore. Non è contro un avversario disprezzabile che
-si accumulano ostacoli di questa mole. Quando noi ci sentivamo più
-deboli, l'Austria c'indovinava forti, ci presentiva pieni di energie
-imprecisabili, di risorse imprevedibili, di volontà insospettate.
-Nessuna posizione le pareva solida abbastanza, e per poterci battere
-apprestava le armi più numerose e possenti che la scienza militare
-moderna sia in grado di fornire.
-
-Il Biaena, con le sue trincee che sembrano sospese come cornici al
-bordo di pareti rocciose, con i suoi sentieri coperti che cercano il
-cavo ombrato dei canaloni, con le sue batterie che s'intravvedono nel
-verde delle boscaglie, con le sue fortezze nascoste nella sagomatura
-turrita della cresta, il Biaena ampio, oscuro, ostile, imponente, un
-po' velato nello sfondo della Valgarina inondata di sole, non è che un
-monumento di paura.
-
-I nostri soldati lo osservano con olimpica indifferenza dalle pendici
-di Serravalle e dalle falde del Cornale, dove biancheggiano i resti
-di un castello medioevale che schiera fin verso la cima un rango
-ancora intatto di merlature ghibelline. Lo sguardo corre da lì lungo
-il serpeggiamento scintillante dell'Adige, verso il quale i villaggi
-scendono come armenti alla beverata. Lontano, in fondo alla vallata, in
-una diafanità luminosa, un biancheggiare più vasto di edifici: è Sacco,
-un sobborgo quasi di Rovereto, in un'azzurra conca di monti.
-
-I paeselli dalla nostra parte seguitano a vivere anche sulla linea
-degli avamposti, e ricevono strani messaggi dal nemico, portati dal
-fiume. Sono proclami, avvertimenti, inviti, spediti dentro bottiglie
-vuote che l'acqua trascina. Comunicazioni da naufraghi. Qualche volta
-un treno blindato viene avanti adagio adagio in esplorazione, spara un
-paio di bordate e fugge, tutto avvolto in una gran nube di fumo.
-
-Il fianco orientale della valle è formato dalle balze del Coni Zugna
-che digrada, verso Rovereto, nella Zugna Torta. È una lunga montagna
-boscosa che solleva un dorso crestato di rocce. Sulla vetta più alta
-si erano fortificati gli austriaci. L'assalto che li scacciò salì da
-un lato che pare inaccessibile. Dal basso la cresta sembra avanzare
-delle fulve speronate a picco. Una notte un reparto alpino si arrampicò
-lassù e sorprese il nemico. Un solo austriaco tentò di difendersi, con
-un eroismo ammirevole. Al grido di «Arrendetevi!» rispose: «Io non mi
-arrendo che per ordine dell'Imperatore!» — e cadde trafitto. Gli altri
-fuggirono.
-
-Ora tutta la montagna è nostra, e dagli ultimi suoi contrafforti
-settentrionali i nostri avamposti vedono allargarsi sotto a loro, nella
-vallata profonda, Rovereto. L'altro versante del Coni Zugna scende
-sulla Vallarsa, che è pure nostra. A Rovereto essa si congiunge con
-la valle dell'Adige. Rovereto è il centro al quale converge una immane
-stella di valli nelle quali l'avanzata italiana si è incanalata. Sulle
-montagne, fra valle e valle, tuona l'artiglieria nostra. Invisibile e
-dominante, arrivata lassù come per miracolo, lungo strade improvvisate
-che si slanciano alle cime con un zig-zag da saetta, essa spande come
-un temporale il suo tuono nelle alte regioni dell'atmosfera.
-
-Si sale alla Vallarsa per la strada di Schio che ascende al passo
-delle Dolomiti. Si viaggia lungamente nel panorama fantastico delle
-vette gigantesche, irte di cuspidi e di torri favolose, rossicce o
-cineree, pallide nella profondità del cielo, immerse nel diafano oceano
-dell'aria che le tinge un poco del suo azzurro, e nelle quali pare
-di vedere rovine paurose di costruzioni sovrumane, ruderi di castelli
-olimpici.
-
-La Vallarsa è quieta come la Val Lagarina. Vi si aspetta. Il rione
-di San Giusto, il lembo orientale di Rovereto, mette un tremulo
-biancheggiamento nella distanza, dove la valle si allarga. Rovereto
-è in fondo ad ogni gola, è la mèta verso la quale tutti i passi si
-orientano.
-
-Sulla Vallarsa, in uno sperone della roccia che avanza come una
-sentinella e strapiomba sul burrone, gli austriaci stavano creando uno
-di quei loro forti scavati nello scoglio. Quanto lavoro contro di noi!
-Le cannoniere, mascherate da frasche, erano già aperte verso l'Italia,
-simili ad entrate di caverne, e all'interno del monte immense gallerie
-formano un labirinto tenebroso. I detriti vomitanti dalle grotte
-artificiali biancheggiano a strisce fino al torrente.
-
-Sul forte incompleto si stavano issando le spesse pareti di acciaio
-delle cupole. Quelle cave masse di metallo sono oggi garitte di
-sentinelle italiane, e il vento freddo della montagna mugola ai loro
-bordi da campana.
-
-
-
-
-UNA MAESTOSA BATTAGLIA DI FORTEZZE.
-
- _Vicenza, 29 agosto._
-
-
-Delle piccole nubi leggere e rosate incoronano la vetta oscura di una
-bella montagna regolare, tutta ammantata di una folta pelliccia di
-vegetazioni, e le cui falde si allargano dolcemente, punteggiate di
-case così bianche che sembrano luminose nella mattinata serena.
-
-Un gruppo di ufficiali d'uno Stato Maggiore, da una balza erbosa che
-pare una terrazza verde sulla vallata, punta i binocoli verso la vetta
-che traspare di tanto in tanto, impallidita fra i cirri. Le nubi si
-diradano, si sfanno, si riformano, si spostano, e nelle loro lacerature
-nereggia a momenti, un po' velata, in un ovattato contorno di vapori,
-la sommità boscosa che attira gli sguardi. Il calore del sole, il
-tepore che sale dalla valle lungo le pendici, nella quiete profonda
-dell'aria, spazza a poco a poco le nubi, e in un lento dissolversi
-filaccioso di nebbie la cresta della montagna appare intera, sempre più
-nitida.
-
-Essa è coronata di puntini oscuri, che si prenderebbero per minuscole
-escrescenze sassose sul profilo della vetta, se non si muovessero,
-con quella lentezza da insetti che hanno gli uomini nelle lontananze.
-Sono nostri soldati arrivati lassù l'altro ieri, con un assalto salito
-prodigiosamente a quasi duemila metri. La montagna è il Salubio.
-
-La vallata è quella del Brenta, la Valsugana, che risalito il vecchio
-confine si allarga serpeggiando in ampie volute da oriente ad occidente
-verso Trento. La Valsugana e la valle dell'Adige si congiungono a
-Trento, e costituiscono le due massime arterie di transito fra le
-pianure italiane e la nostra grande città prigioniera. Fra queste due
-vallate capaci, nel cui fondo strade e ferrovie s'intrecciano sulle
-sponde dei fiumi, si ergono massicci alpini, solcati da vallette
-minori e da gole che formano un labirinto di passi, i quali tendono a
-innervarsi ai fulcri di Rovereto e di Trento.
-
-
-L'Austria, preparando la nostra aggressione, aveva apprestato tutto
-per svolgere una delle azioni offensive più vigorose sulla Valsugana,
-e allo scopo di proteggere il fianco di questo movimento d'invasione e
-salvaguardare le sue retrovie, aveva sbarrato quei passi minori, tutti
-i piccoli sbocchi secondari tra la Valsugana e la vallata dell'Adige,
-con un sistema di fortezze modernissime. Sono queste le fortezze di
-cui sovente abbiamo letto i nomi sui bollettini del Comando Supremo a
-proposito di intense azioni di grosse artiglierie sull'altipiano di
-Asiago e sul monte Lavarone. Sono i forti di Luserna, di Belvedere,
-di Spitz Verle, di Busa Verle, che guardano principalmente la valle
-dell'Astico, la più facile delle vie secondarie fra l'Adige e il
-Brenta.
-
-Subito, al primo inizio della guerra, incominciò il duello gigantesco
-dei forti. Varcata la frontiera occupammo di sorpresa il monte
-Lavarone, sovrastante dal nord l'angusta valle dell'Astico, e lo
-guernimmo di grossi cannoni. Il 28 maggio il bombardamento era già
-così intenso, tanto dalle nuove batterie del Lavarone quanto dai nostri
-forti permanenti annidati più a oriente fra le vette dell'altipiano di
-Asiago, che il vigore della difesa austriaca dalle fortezze corazzate
-declinava su certi punti. I nostri tiri bene aggiustati tempestavano
-specialmente il forte Luserna, il più vicino, che, sconvolto dalle
-esplosioni delle grosse granate, alla mattina del 29 non rispondeva già
-più. Le sue cupole d'acciaio erano demolite, tutto pareva in rovina.
-
-Verso mezzogiorno si vide sorgere una bandiera bianca sul forte
-austriaco sbrecciato e silenzioso. Un evviva echeggiò sulle vette
-italiane a questo segno di resa. Ma subito dopo il forte scomparve
-in un fumo di esplosioni. Era il forte austriaco di Belvedere, più
-lontano, che apriva il fuoco sul Luserna per punirlo d'avere issato
-bandiera bianca. Il 3 giugno anche il forte di Spitz Verle, più
-indietro, fra le alte rocce che dominano la Val d'Assa, era ridotto al
-silenzio, e quelli di Belvedere e di Busa Verle apparivano danneggiati.
-La nostra offensiva spezzava le prime barriere.
-
-Il bombardamento continua. A lunghi intervalli il suo cupo rimbombo
-passa come un profondo e lontano boato di temporale sulla Valsugana,
-alla quale l'azione delle nostre grosse artiglierie tende dal sud. Le
-truppe che operano nella valle odono avanti a loro questa gran voce che
-rugge. E avanti a loro, infatti, la difesa austriaca che le fronteggia
-ha sul suo fianco destro la maestosa e lenta battaglia di fortezze.
-
-È una battaglia che ha una mobilità solenne. Viste le opere in
-pericolo, gli austriaci spostano le batterie. Hanno costruito
-appostamenti nuovi, hanno creato vie di arrocco per trasportare i
-pezzi da una posizione all'altra, e alla notte, nel silenzio profondo
-della montagna, si ode talvolta un rombare metallico e lontano di ruote
-sui binari: sono batterie nemiche che viaggiano. Scoperte e battute,
-esse tacciono, e nell'oscurità se ne vanno. È come se le fortezze
-viaggiassero.
-
-L'eco dei colpi arriva dunque nella vallata sulla quale si è riformato
-il silenzio dopo l'ultimo combattimento. Sulla cima del Salubio
-conquistata i nostri soldati si profilano, e più in basso, fra le
-piante, si annida il gregge bianco e sparpagliato delle tende. Qualche
-nuvoletta di _shrapnells_ si forma, uno scoppio risuona, gli ometti
-lassù rimangono immobili. Un paio di cannoni da montagna austriaci
-abbaia cautamente contro le nostre nuove posizioni, ma nessuno ci bada.
-
-
-L'assalto nostro è arrivato sul Salubio di sorpresa. L'ascensione è
-durata un giorno intero. Dopo un abile movimento aggirante, compiuto di
-notte, l'alba del 24 ha trovato le truppe destinate all'attacco tutte
-nascoste nelle foltissime boscaglie che coprono le falde fin quasi alla
-vetta. Su tutto il Salubio non c'è che un triangolo di prato, il cui
-velluto verde si stende sulla spalla oscura della montagna, disseminato
-di _baite_ deserte. Lentamente, lentamente, strisciando, ascoltando,
-inerpicandosi con cautela da rovo a rovo, da tronco a tronco, le
-truppe, in silenzio perfetto, precedute da punte di esplorazione,
-salivano nell'ombra più cupa, evitando le radure, lontano da ogni
-sentiero. Alle cinque della sera si avvicinavano al limite alto del
-bosco. Qui furono fatte fermare, per dar loro un po' di riposo. Gli
-austriaci erano trincerati a cento metri da loro.
-
-Mezz'ora dopo si potevano scorgere dal basso, attraverso i binocoli, le
-prime pattuglie che uscivano dal folto, fra gli ultimi rovi. Parevano
-immobili, tanto il loro avanzare era lento, guardingo, felino. Gli
-austriaci non erano più che a cinquanta metri dalla fila avanzata
-dell'attacco. Dietro ad ogni cespuglio si aggruppavano minuscoli
-grappoli d'uomini accoccolati. Ogni movimento pareva sospeso. Non un
-colpo di fucile, non una voce. I minuti sembravano eterni.
-
-Improvvisamente, uno strepito di fucilate, uno scoppio sonoro di
-cannonate, nembi di fumo sulle trincee, poi un formicolìo confuso verso
-la vetta, un gran grido, lungo, vasto, l'urlo poderoso dell'assalto,
-simile ad un lamento di bufera, e sul profilo della cresta si è formato
-un granulamento ondeggiante e vago. La montagna era presa.
-
-La difendeva una compagnia munita di mitragliatrici. Pareva
-inconquistabile. Ma la sorpresa ha sgomentato il nemico. È stato
-sopraffatto dal panico alla vista degli assalitori così vicini, contro
-i quali ha sparato con tanta concitazione da non causare che perdite
-infime. Alcuni colpi di cannoni da montagna, appostati vicino, lo hanno
-deciso definitivamente alla fuga.
-
-La compagnia austriaca ha lasciato indietro cinque uomini con
-l'incarico, piuttosto sproporzionato, di trattenere gl'italiani in
-caso d'inseguimento. I cinque uomini si sono naturalmente arresi. Più
-tardi — era quasi notte — gli austriaci, non udendo più niente, hanno
-distaccato altri sei soldati per andare a vedere che cosa era successo
-dei cinque. E lo hanno visto bene, poichè sono stati fatti prigionieri
-anche loro.
-
-La conquista del Salubio ha inutilizzato le difese più basse nella
-valle, create sull'altura di Telve, che è come uno sperone del Salubio
-avanzato verso il corso del Brenta a sovrastare la cittadina di
-Borgo. Quest'altura, fulva, nuda, regolare, appare tutta rigata da
-trinceramenti formidabili in cemento armato. La sua fortificazione
-deve essere costata milioni. L'allineamento oscuro delle feritoie,
-nell'ombra della blindatura, si tratteggia su tutto il declivio, fino
-al paesello di Telve, che sorge ai piedi del colle, e le cui casette
-bianche si sovrastano, come per contemplare la valle, l'una al di sopra
-del tetto dell'altra. La rovina turrita di un castello allarga sulla
-vetta della collina la cinta delle sue muraglie diroccate. L'altura è
-stata abbandonata senza lotta.
-
-
-Attraverso la vallata ubertosa, seguendone la dolce curva, Borgo,
-l'ultima città conquistata, si distende; e da lontano essa appare
-come un chiaro festone di case che si attacchi alle prime pendici
-del Salubio, da una parte, e a quella del monte Armentera dall'altra.
-L'Armentera è pure nostro. Mentre avanzavamo alla destra sul Salubio,
-avanzavamo alla sinistra dal monte Civaron, preso nel giugno e dal
-quale gli austriaci hanno tentato inutilmente di scacciarci.
-
-Nessun combattimento nella valle. La lotta è avvenuta sui fianchi,
-da dosso a dosso, da cima a cima. Il Civaron, alto, strano, sottile
-come un pan di zucchero, coperto di boschi, dominava già Borgo,
-ma è l'Armentera, più avanzato, che scende a balze dirupate, tutte
-solcate da lavori di trinceramento austriaci, che ce ne dà il possesso
-incontrastato.
-
-Fra queste alture imponenti, la Valsugana si apre e forma una conca
-meravigliosa, ricca, verde, disseminata di villaggi pittoreschi, di
-ville, di castelli. Da ogni parte d'Europa l'estate portava qui una
-popolazione di gente in vacanza, attirata dalla bellezza dei luoghi e
-dalla efficacia curativa delle acque. Oltre Borgo si scorge Roncegno,
-con i grandi caseggiati dei suoi famosi stabilimenti termali immersi
-nelle nuvolose masse oscure di un parco. Più lontano è Levico, più in
-alto è Vetriolo.
-
-Nelle stazioni ferroviarie di tutti i paesi si leggono ancora questi
-nomi sopra _affiches_ multicolori, rimaste ad invitare la gente come se
-niente fosse successo. Le locande vicine alla vecchia frontiera sono
-piene di queste _réclames_ allettevoli che vi incitano a passare un
-mese di villeggiatura al Ferdinandshöhe sullo Stelvio, o al Grand Hôtel
-del Tonale a Ponte di Legno, o all'Hôtel di Falzarego, in località
-bombardate, in alberghi dei quali non esistono più che le rovine.
-
-La incantevole conca di Borgo è deserta. I paesi sono abbandonati.
-Nulla si muove sulla via bianca. La polvere s'accumula sulle soglie
-delle case, insieme a detriti di carta e di paglia portati dal vento.
-Tutti i ponti sono saltati. Non uno ne hanno lasciato intatto gli
-austriaci. A Grigno, non lontano dalla frontiera, e più oltre, presso
-Borgo, hanno interrotto i passaggi a colpi di mina. L'acqua del
-torrente Maso gorgoglia fra i rottami contorti dei ponti di ferro della
-ferrovia — i cui binari sono rimasti per un tratto stranamente sospesi
-— della strada rotabile principale e della strada di Scurelle; tre
-ponti vicini, le cui campate, crollate allo stesso modo, spezzate agli
-stessi punti, hanno una non so quale bizzarra analogia di gesti.
-
-Poco lontano, il campanile di Borgo, dal pinnacolo singolare come
-una punta di pagoda, si leva giallo e scintillante al sole sopra un
-fresco stormire di pioppi. Le persiane chiuse dànno alle case del paese
-silenzioso un'apparenza di paura, come se esse avessero serrato gli
-occhi per non vedere. Su queste case spaventate e sole, di tanto in
-tanto arriva una granata: un ronzìo profondo e lamentoso, uno scoppio,
-una nube di fumo e di polverone, ed un edificio ferito versa sulla
-strada qualche frammento bianco.
-
-La stazione, ad un limite del paese, appare danneggiata dai colpi.
-Ma furono colpi nostri. Circa tre settimane fa, come annunziò il
-bollettino ufficiale, si scorse dal Civaron un intenso movimento di
-truppe e di carreggi alla stazione di Borgo e delle artiglierie pesanti
-la bombardarono. Il movimento si dissipò come per incanto. Una grande
-attenzione fu posta nei tiri per non danneggiare l'abitato, benchè
-allora la città fosse già abbandonata.
-
-Per quasi due mesi Borgo è stato zona neutra. Vi arrivavano pattuglie
-nostre e pattuglie austriache. La situazione non era amena per gli
-abitanti; tanto più che quando le pattuglie nemiche sceglievano la
-stessa ora erano scariche di fucilate per le strade. Gli austriaci
-accusavano la popolazione di favorire gl'italiani. Avvertiti da
-quello spionaggio che è una delle loro più perfette istituzioni, essi
-scendevano ad arrestare la gente sospetta di italianità. Portarono
-via così anche una signorina, colpevole di aver stretto la mano a un
-caporale nostro. Alla fine ordinarono lo sgombro definitivo della
-città, e la poca gente che era rimasta partì. Ma partì dalla parte
-nostra, protetta da uno squadrone di cavalleria.
-
-Ora, da due giorni, gli austriaci tirano cannonate sulle case, ma
-senza continuità e senza convinzione. Credono di impedire forse qualche
-concentramento di truppe a Borgo. Sparano da lontano e da vicino; sono
-piccole granate di cannoni da montagna, che arrivano chi sa da dove,
-o sono le grosse artiglierie del monte Panarotta che intervengono,
-specialmente nelle ore pomeridiane, quando il Panarotta è in ombra e
-vede la valle in luce.
-
-Il Panarotta costituisce adesso la barriera austriaca nella Valsugana,
-come il Biaeno è la barriera che fronteggiamo nella valle dell'Adige.
-Si sporge ad una svolta della vallata, dietro a Roncegno, e pare la
-blocchi con la sua mole superba, azzurrastra nella luce del mattino. La
-conca di Borgo ha il Panarotta come ultimo scenario di fondo.
-
-Sulla vetta la montagna ostile ha dei forti corazzati muniti di cupole
-d'acciaio. Pare che all'inizio della guerra questi forti non fossero
-ancora armati. In ogni caso si armarono presto, e alla metà di giugno
-cominciarono a far sentire la loro voce. Più in giù, lungo gli oscuri
-declivi boscosi, batterie mobili si appostano sui pianori, e trincee,
-e reticolati che si stendono a fasce, segnalati come da un affollamento
-nebbioso e minuscolo di miriadi di pali.
-
-La difesa austriaca sembra si vada concentrando in quell'immane
-fortilizio. La nostra avanzata sul Salubio e sull'Armentera ha
-provocato un balzo indietro del nemico. Sopra Roncegno c'è una piccola
-chiesa, antica e solitaria, sul cui campanile ha sventolato fino a
-due giorni fa una grande bandiera austriaca. La bandiera è scomparsa.
-Nessun essere vivente si muove intorno alla chiesuola lontana. Per
-tutto è quiete, silenzio, immobilità. Non uno spolverìo di marcia o di
-convogli in movimento sulle strade più remote. Gli austriaci si sono
-ritirati dopo l'ultimo combattimento, lasciando qualche piccolo reparto
-sulle colline, a ponente di Borgo, da dove cannoneggia. E ritirandosi
-hanno fatto saltare altri ponti. Fino a Roncegno si sono viste brillare
-le mine. Questa fretta d'interrompere la viabilità denota uno stato
-singolare di allarme.
-
-Dalla Valsugana, nelle vicinanze di Borgo, si diparte a Strigno una
-strada nuova, arditissima, che valica passi difficili, s'inerpica
-con mille giravolte sulle falde di montagne dirupate, e va da valle
-a valle, parallelamente alla frontiera, fino a Fiera di Primiero
-a congiungersi con la grande strada della valle di Cismon. È una
-strada militare magnifica che l'Austria ha costruito con uno sforzo
-gigantesco, quale soltanto una volontà definitiva poteva determinare,
-e il cui valore spaventa. Percorrendola noi abbiamo la misura del
-pericolo immenso che ci minacciava.
-
-Questa grande e comoda via, che rendeva praticabile ai movimenti
-delle forze austriache la parte più aspra, impervia e selvaggia di
-quella zona di frontiera, ha ramificazioni verso la parte nostra, ha
-derivazioni che salgono a delle vette. Salgono tortuosamente a vette
-dalle quali i nostri forti si dominano, e su molte di quelle posizioni
-le piazzole per le grosse artiglierie erano già pronte.
-
-
-Non tutte quelle strade sono finite; alcune erano ancora in
-lavorazione, altre erano appena tracciate, quando la guerra è
-scoppiata. Nessuna carta le segnala. Esse compongono tutto un sistema
-che rivela il piano austriaco di aprirsi il passo su Feltre sfondando
-le nostre barriere della Valsugana.
-
-E mentre si apprestavano le strade per le grosse batterie da assedio,
-piccoli paesi della montagna, di quattro o cinquecento abitanti,
-vedevano fra le loro mura sorgere enormi panifici elettrici, d'una
-modernità insuperabile, capaci di fornire da dieci a ventimila razioni
-di pane ognuno. Ve n'è a Pieve di Tesino, ve n'è a Canal San Bovo, ve
-n'è a Fiera di Primiero, cioè ad ogni nodo di strade, ad ogni sbocco
-di valle. Quali masse erano destinati a nutrire? Ora essi fanno il pane
-per le nostre truppe.
-
-L'Austria preparava l'invasione meticolosamente, metodicamente,
-con quella cura del dettaglio di chi può prendersi tutto il tempo
-necessario per studiare e per operare, eliminando ogni rischio,
-organizzando il colpo sicuro, contando di poter scegliere il suo
-momento. Fortunatamente non lo ha scelto lei.
-
-La grande strada militare porta attraverso paesaggi melanconici e
-grandiosi dell'alta montagna, fin dove l'abete intristisce nei crepacci
-e fra minuscoli cespugli cinerei fiorisce l'edelweiss, il fiore
-del freddo, il fiore in pelliccia bianca. I nostri soldati ne fanno
-raccolta, e la posta porta innumerevoli fiori delle Alpi alle case
-italiane. Nella foschia, nella penombra nebbiosa delle vette, quasi
-sempre sfiorate dalle nubi, s'intravvedono baraccamenti che sorgono, e
-il martellare lieto del lavoro, accompagnato da canti d'ogni regione,
-echeggia nell'aria fredda.
-
-Si ridiscende al tepore della ridente valle di Cismon, dove tutto è
-quieto. Guerriglia di pattuglie sulle montagne, al nord, ai piedi delle
-prodigiose muraglie dolomitiche della Pala di San Martino, immani,
-grige, inverosimili. I nostri soldati si spingono in esplorazione fino
-ai passi che il nemico guarda. È la lotta di agguati e di sorprese che
-abbiamo conosciuto sulla Valfurva e nella valle Daona.
-
-Il combattimento più importante avvenne al ritorno di una esplorazione.
-Trenta alpini erano aspettati da cinquanta nemici appiattati nel
-folto di un bosco di abeti. Era la sera. I nostri, vicini ormai
-all'accampamento, marciavano incolonnati in un sentiero. Il nemico fece
-fuoco a cinquanta metri. La prima scarica fu micidiale. Gli ufficiali
-nostri caddero. Ma i soldati non si persero d'animo: manovrarono, si
-distesero in ordine di combattimento, e, appostati dietro gli alberi
-e tra i macigni d'un torrente, per tutta la notte sostennero il fuoco
-dell'avversario superiore, mirando alle vampe dei colpi.
-
-All'alba, udendo arrivare dei rinforzi italiani, i nemici fuggirono
-lasciando vari morti e alcuni prigionieri. Quando si potè osservare la
-loro uniforme, si vide che non erano austriaci.
-
-
-
-
-FRA I TORRIONI DELLE DOLOMITI.
-
- _Belluno, 2 settembre._
-
-
-Una pioggia torrenziale, uno di quei brevi e violenti temporali di
-montagna che pare nascondano il mondo in un velo crepuscolare di acque
-scroscianti, aveva la sera prima vuotato sulle montagne Cadorine tutte
-le nubi, e quando ci inerpicavamo verso la vetta maestosa dell'Averau,
-al nord di Selva di Cadore, l'immenso panorama delle Alpi Dolomitiche
-levava la moltitudine fantastica delle sue punte nella gloria di una
-serenità magica.
-
-Non un pennacchio di nebbia, non un batuffolo di vapore, non un
-cirro, e nell'azzurro profondo del cielo i profili dello sconfinato
-e meraviglioso orizzonte si disegnavano con una precisione tagliente.
-La terra e l'aria avevano un non so quale colore di lavato, di fresco,
-come se la creazione fosse stata ridipinta a nuovo, e le più lontane
-balze soleggiate, che rivelavano i loro infimi rilievi nella purità
-luminosa della divina mattinata, apparivano stranamente vicine, quasi a
-portata di voce.
-
-La vetta dell'Averau è una torre immane, prodigiosa, di una nudità
-striata di rosa, e vista dal basso, dal piede delle sue pareti a
-picco, ha qualche cosa di soprannaturale e di pauroso. Lo sguardo sale
-al cielo lungo la roccia tormentata che strapiomba, e quella mole
-vertiginosa che esce dalla logica delle nostre concezioni incute un
-vago senso di sgomento. Sui suoi fianchi corrono crepacci profondi,
-strane feritoie nelle quali un buio ostile si agguata. Da un lato la
-portentosa muraglia si sfalda, e forma delle guglie aguzze, fra le
-quali s'insinua nell'ombra la precipitosa e cinerea fiumana di detriti
-dei canaloni.
-
-
-A oriente, il massiccio roccioso, biancastro, tutto a stratificazioni,
-sul quale la torre si fonda, risale a piatto inclinato, va su
-dolcemente come un bastione, come il muro di cinta di una favolosa
-fortezza di cui l'Averau sia il mastio, e forma la vetta del Nuvolau.
-Nella sella fra le due vette, un rifugio, una casetta di pietra,
-il «Nuvolau Pass Hütte». Sulla cima del Nuvolau, un altro rifugio,
-un puntino bianco, il «Saxendankehütte». In realtà sono due caserme
-austriache che dovevano permettere la difesa del passo. Ma la montagna
-fu presa quasi senza lotta nella rapida avanzata iniziale, dopo
-l'occupazione del Porè, le cui falde verdi abbiamo contornato salendo.
-Ed ora il gruppo del Nuvolau si erge dominatore sulla lotta che si
-svolge intorno, a semicerchio, da levante a ponente.
-
-Dietro a noi, scalando l'ultimo ciglio, vedevamo inabissarsi la
-valle del Fiorentina, cupa, selvosa, colma di un'ombra perenne. Tra
-la ridente valle del Cismone, nella quale si adagia la pittoresca
-cittadina di Fiera di Primiero, che visitammo nella ultima escursione,
-e la valle del Boite, che da Pieve di Cadore e per Cortina d'Ampezzo
-incanala la strada che scende sulla Drava a Toblach, fra questi due
-passaggi principali, come abbiamo già visto fra la Val d'Adige e la
-Valsugana, si dirama tutto un labirinto di vallette e di gole che
-immettono a valichi e a passi, lungo le quali strade mulattiere od erti
-sentieri da alpigiani salgono a cercare un varco nelle selle dell'alta
-montagna, talvolta fino ai ghiacciai. La valle del Fiorentina è uno di
-questi solchi, nei quali il sole estivo non scende che per qualche ora
-al giorno. L'inverno non finisce mai completamente nel profondo, dove
-la boscaglia rigida dei pini accumula ombra su ombra, e le rare case
-di legno, basse, ricordano le isbe siberiane. Le pietre si coprono di
-muschi nell'oscurità verdastra della selva, come per difendersi dal
-freddo, e sui praticelli scoscesi un effimero alito di primavera fa
-schiudere una delicata flora nordica.
-
-Anche qui la guerra si sparpaglia nei passi, si spezza, si trita,
-si fa guerriglia, mentre sulle grandi strade l'azione s'innerva. Da
-valico a valico vi è una lotta di appoggio, di fiancheggiamento. Alle
-volte, su testate di valloni secondarî il combattimento si accanisce e
-si allarga non per il valore del passaggio ma per secondare l'azione
-che si svolge altrove, per arrivare a posizioni che dominano. Ogni
-episodio è l'anello di una catena. La sicurezza di un'ampia conca o di
-una rilevante vallata, per un allacciamento di occupazioni minuscole
-che sembrano isolate, può dipendere dall'esistenza di una pattuglia
-lontana, quasi sperduta, aggrampata ad una vetta precipitosa, una vetta
-che dalla conca o dalla vallata non si vede nemmeno.
-
-
-Percorrendo il fronte come noi facciamo, da occidente ad oriente, si
-sente che l'azione va pulsando più intensa. La frontiera austriaca,
-dopo essere discesa a inglobare nell'impero le terre più santamente
-nostre, fino al Garda, risale nel Cadore ad avvicinarsi alla frontiera
-geografica, pur così lontana. Qui la nostra offensiva si è trovata
-relativamente più prossima alla vera terra austriaca e punta verso il
-fianco di grandi comunicazioni interne dell'impero. Perciò le difese si
-accumulano contro questi sbocchi e la guerra vi si fa più attiva e più
-aspra.
-
-Al di là della tenebrosa vallata del Fiorentina, alto in una profondità
-azzurra si apriva al nostro sguardo stupito tutto un oceano di
-montagne, una fantastica distesa di immense onde di pietra dalle creste
-frastagliate e in ombra, lambite appena sul fianco dal sole, diafane
-e di un colore glauco di acque, con sollevamenti fluidi di costoni
-cilestrini, una sterminata evanescenza di forme gigantesche nelle quali
-non si riconosceva più l'eterna immobilità poderosa della roccia.
-Sulle onde, dei marosi più alti, un irrompere di masse sublimi: il
-Pelmo dominatore e nobile, un signore dei monti, il Civetta seghettato
-e strano, le Pale di San Martino più lontane, una furia di guglie
-turchine, e ad occidente il Marmolada solenne, sul quale i ghiacciai
-accumulano nevicate di millenni nel loro spessore ovattato. Ghiacciai e
-nevai chiazzano di candore l'azzurro delle vette ed hanno una mollezza
-di nubi rapprese fra le cime, di nubi adagiate e immobili.
-
-A mano a mano che, isolatamente per non essere scorti dalle vedette
-nemiche, salivamo le ultime rampe del passo dell'Averau, scoprivamo
-alla nostra sinistra l'angusta e vicina valle d'Andraz, al di là della
-quale il famoso Col di Lana pareva salire con noi, oltre un costone
-dell'Averau, mostrandoci prima la sua cima nuda, poi le sue falde
-boscose, poi i suoi declivî più bassi immersi nell'ombra. Sul Col di
-Lana il combattimento è continuo. Anzi, è il solo punto di questa
-zona nel quale la battaglia abbia assunto un carattere regolare,
-sistematico, continuativo.
-
-Un'occhiata ad una carta ne rivela subito la ragione. Risalite con
-lo sguardo la strada che da Feltre per Agordo arriva, correndo da
-sud a nord, alla frontiera lungo la valle del Cordevole. Il Col di
-Lana fronteggia la valle e la domina. Appena il viaggiatore arriva a
-quel delizioso laghetto che il Cordevole forma vicino al villaggio di
-Alleghe, nello sfondo, simmetricamente fra le due verdi pareti laterali
-della valle, si vede profilarsi il cono quasi regolare di un monte
-che ha l'aria di chiudere il passo. È il Col di Lana, che sorge alla
-confluenza del Cordevole e dell'Andraz, come una di quelle case erette
-ad un bivio, che si vedono da lontano e che sbarrano la prospettiva.
-
-
-Ma la strada non continua lungo la valle oltre la frontiera, il
-Cordevole non costituisce un passo primario; e la lotta non si
-sarebbe fatta forse così intensa sul Col di Lana, se ai piedi della
-montagna, quasi rasentando la frontiera, non passasse la famosa strada
-delle Dolomiti, un'opera gigantesca, costata all'Austria delle somme
-colossali, la quale, correndo parallelamente al confine, costituiva una
-preziosa via di arrocco fra valle e valle. Essa era intesa a facilitare
-gli spostamenti delle forze destinate ad invaderci. Il possesso
-incontrastato di questa strada è di una utilità indiscutibile. Il Col
-di Lana la difende, e dominando tutta la valle superiore del Cordevole
-esso è anche un posto di osservazione eccellente, che piomba il suo
-sguardo nelle nostre retrovie.
-
-La nostra azione ha tessuto una rete di operazioni offensive intorno al
-Col di Lana, prima di attaccarlo. Ci spingemmo subito a prendere cime
-e passi, affacciandoci da ogni parte, comparendo sui fianchi dei colli,
-conquistando vette, aprendo strade, permettendo alle nostre artiglierie
-pesanti di arrivare su posizioni inaudite, dalle quali hanno aperto il
-fuoco contro i forti austriaci eretti sulla zona del Cordevole. Avemmo
-notizia il sei luglio del primo bombardamento sistematico delle opere
-di Corte e della Tagliata Tre. Altri forti erano bombardati presso
-Falzarego.
-
-Gli austriaci tentarono replicatamente di scacciarci dalle nostre
-posizioni avanzate, di spezzare la catena delle nostre operazioni, ma
-non riuscirono mai. Attaccarono il 9 luglio, per due volte, durante
-la notte, le nostre forze alla testata al vallone Franze, cioè delle
-forze che si avvicinavano da nord-ovest al Col di Lana. Attaccarono
-sull'aspro vallone di Travenanzes, fra le Tofane, il 23 e il 27
-luglio. Il 29 attaccavano di notte, di sorpresa, le cime di Pescoi e
-il Sasso di Mezzodì, a ponente del Col di Lana, del quale eravamo già
-parzialmente in possesso.
-
-Fu il 16 luglio che la nostra fanteria conquistava alla baionetta le
-prime pendici del monte. Visto dall'immenso gradino, tutto chiaro di
-rocce sgretolate, che sale al passo dell'Averau, avevamo l'illusione di
-vedere il Col di Lana vicinissimo, sotto a noi, illuminato in pieno dal
-sole mattutino. Vedevamo distintamente le trincee, i passaggi coperti,
-le blindature. Le posizioni nostre e quelle del nemico sono ad una
-ottantina di metri.
-
-Non si ha idea di queste trincee che rampano sul declivio scosceso, di
-questo attacco millimetrico che si attacca con gli artigli alle falde
-della montagna che scava. Non si spara più, non si può più sparare
-il fucile. Il dislivello precipitoso copre gli uni e gli altri. Si
-combatte a furia di granate a mano.
-
-
-Il monte non è roccioso, ma ha la linea ardita di un cono, e sulla
-sua sommità un'erba povera e grama verdeggia. Non è sulla estrema
-aguzza vetta che si combatte. Dalla vetta scendono due costoni, che,
-poco sotto alla cima, avanzano ognuno una specie di gobba, ad altezze
-diverse. Su queste due gobbe gli austriaci hanno scavato due ridotte,
-munite di blindature a terrapieno, con delle trincee così profonde che
-sembrano spaccature. Nell'ombra di questi solchi nulla si muove. Gli
-uomini sono affossati nel buio. Noi vedevamo dall'alto e di scorcio
-queste posizioni, e avevamo l'impressione di un allineamento di fosse
-regolari colme d'oscurità.
-
-Intorno l'erba è scomparsa. Il suolo rossiccio ha l'aspetto della terra
-lavorata di fresco. Tutta la parte superiore del monte è come vangata
-dalle esplosioni delle granate. Sembra scorticata. Anche la vita
-vegetale è fuggita. Le due ridotte, sporgendo sui costoni, dominano. Un
-poco al disotto, altri solchi, più sottili, si direbbe più svelti: le
-trincee che assaltano. Si vedono venir su come delle serpi, tracciando
-una linea piena di violenza, a zig-zag. La testa avanza, si tende, e la
-coda si perde in basso fra le prime boscaglie, fra gli abeti più snelli
-e più arditi, avanguardie della selva che sembra montare all'assalto
-anche lei, tutta irta di punte verdi.
-
-In mezzo agli alberi, del legname biancheggia in un disordine da
-cantiere. Si combatte il nemico e il freddo, si scavano trincee e si
-fanno rifugi, si lotta e si lavora, bisogna vincere l'austriaco e la
-montagna. Ma tutto questo s'indovina senza vederlo. Le nostre posizioni
-sembrano deserte come quelle avversarie.
-
-Per riconoscere quei due cucuzzoletti fortificati i soldati hanno
-dato loro un nome. Uno a destra, più alto, lo chiamano il Cappello di
-Napoleone; l'altro il Panettone. Ci vuole una straordinaria fantasia
-per riconoscere la più vaga somiglianza fra quelle due fosche ridotte
-e le cose indicate dai loro nomi, ma su tutto il fronte sorge la
-necessità di creare una nomenclatura per località anonime, che
-prendono inaspettatamente un interesse enorme nella storia degli uomini
-compensandosi così della oscurità profonda del loro passato, e nulla
-di più bizzarro di questi nuovi nomi che entrano gravemente nelle carte
-dello Stato Maggiore e nell'uso della guerra.
-
-Sotto al sinistro sconvolgimento di solchi e di scavi, pieno
-di una truce immobilità, più in basso del bosco, dove i declivî
-si addolciscono nella valle d'Andraz e si chiariscono di prati,
-biancheggiano villaggi abbandonati. Alcuni sono in rovina, altri,
-distrutti dal fuoco, non mostrano più che i basamenti di pietra
-sui quali le casette di legno s'innalzavano con i loro tetti neri e
-scoscesi. Gli austriaci quando non possono più difendere distruggono.
-Cercano di privarci di ricoveri e mettere il gelo dalla loro parte.
-
-Erano minuscoli aggruppamenti di quelle pittoresche casette da paese
-nordico che nelle vallate cadorine chiamano _tabià_. Salesei, Pieve
-di Livinallongo, Agai, Franza, formano nel verde un disseminamento
-di piccoli edifici e di macerie. Agai fu bombardato con proiettili
-incendiarî sparati da Corte il 9 luglio. Divampò ai primi colpi. Il
-nemico tentava di ostacolare la nostra occupazione di Pieve, cioè di
-paralizzare il nostro movimento ai piedi del Col di Lana sul quale ci
-preparavamo a salire.
-
-
-Nella notte del 14 luglio le truppe destinate al primo attacco
-marciarono lungamente per i sentieri della foresta, risalendo nel
-fondo della valle d'Andraz, contornando le falde del monte. La notte
-era oscurissima, ma di tanto in tanto di fra i rami degli abeti
-scendeva improvviso e vivido un raggio bianco, che illuminava i
-tronchi e le pietre; i soldati si fermavano un istante nelle ombre.
-Erano i proiettori austriaci che frugavano gli approcci. Investiti
-dal chiarore subitaneo, i nostri avevano sempre, per un istante,
-l'impressione di essere stati visti, come se quel raggio fosse stato
-uno sguardo soprannaturale e fosforescente, e impugnavano il fucile in
-atteggiamento guardingo. Poi le tenebre si richiudevano più profonde;
-il lieve rumore eguale dei passi era coperto dallo scrosciare del
-torrente.
-
-L'assalto dato il 16 luglio conquistò i primi trinceramenti, sui
-contrafforti che scendono verso Agai e verso Pieve. Fu preparato da un
-intenso fuoco di artiglieria. I cannoni tiravano alternativamente prima
-a granata, per demolire le difese e forzare il nemico ad abbandonarle,
-e poi a _shrapnell_ per colpirlo nella fuga. L'assalto fu magnifico.
-Si videro le nostre file uscire dal folto del bosco nelle prime radure
-e salire con un impeto irresistibile, formando un formicolìo grigio
-e veloce e ululante su tutto il costone. Delle mine scoppiavano; il
-fumo e il polverone delle esplosioni avvolgevano a tratti l'assalto
-in un nembo rossastro; poi al dissiparsi della nube si scorgevano i
-nostri che proseguivano, colmando i vuoti, finchè sparirono tutti nella
-trincea nemica. I lavori di rafforzamento furono rapidi. Qualche giorno
-dopo, un altro passo avanti.
-
-All'imbrunire furono portati due pezzi lassù. Venivano issati adagio
-adagio, nel buio. Lunghe file d'uomini silenziosi tiravano le corde,
-puntando i calcagni ai tronchi degli alberi, e non si udiva che il loro
-ansimare. A mezzanotte i due pezzi erano fuori delle posizioni, pronti.
-Erano a sessanta metri dalle trincee austriache. Ai primi colpi, così
-vicini che le spolette erano graduate a zero, gli austriaci sorpresi
-abbandonarono le trincee e fuggirono attraverso le ultime propaggini
-del bosco, poi sui prati macilenti dell'erta vetta.
-
-Il 28 luglio l'attacco progrediva sul costone sud che scende verso
-Pieve. Il 4 agosto, un altro assalto, e si prendeva l'ultima linea di
-trincee austriache, oltre le quali non ci sono più che le ridotte: il
-Panettone e il Cappello di Napoleone. Ma appaiono formidabili.
-
-La nostra artiglieria le batte con una precisione stupefacente, ma la
-loro posizione elevata le protegge in parte dal fuoco. E l'artiglieria
-austriaca, ben nascosta dietro qualche spalla del monte Sief, che è
-quasi una seconda vetta, più lontana, del Col di Lana, può concentrare
-efficacemente i suoi tiri sulle due ridotte al momento in cui fossero
-prese. La preparazione di ogni movimento deve essere accurata, lunga.
-Ad essa si dedica, con una volontà ferrea e una ingegnosità fertile
-di risorse, un ufficiale superiore che porta uno dei più gloriosi nomi
-guerrieri del mondo. La fiducia delle truppe è immensa.
-
-E il loro buon umore anche. Se fossimo nelle loro trincee sentiremmo
-chiacchierare e ridere. Soltanto le vedette, rigide nell'attenzione,
-tacciono guardando per le feritoie. Di tanto in tanto dei dialoghi
-singolari s'intrecciano fra trincee italiane e austriache, alla notte,
-quando il silenzio porta lontano le voci sommesse.
-
-Una notte una squadra nostra avanzava fuori della trincea, strisciando
-dietro ai sacchi di terra sospinti e rotolati. Le vedette nemiche se ne
-accorsero e uscirono pure dalle posizioni per poter sparare. Dei colpi
-di fucile risuonarono. Le due squadre rimasero in silenzio a scrutarsi
-nel buio. Allora un soldato torinese che parla tedesco bisbigliò da
-dietro il suo sacco: «Venite giù, vi trattiamo bene!» — Dopo un breve
-silenzio una voce dall'alto rispose, nello stesso tono: «Non possiamo,
-c'è l'ufficiale, dietro a noi, che ci sparerebbe addosso!»
-
-Qualche volta i tedeschi attaccano la testata delle trincee
-d'approccio, per interrompere i lavori di zappa. Gettano allora
-centinaia di granate a mano; anzi, spesso non le lanciano nemmeno, le
-lasciano rotolare giù con la loro miccia accesa che fa un frullìo da
-trottola; si direbbe che ne rovescino dei cesti. Anche le mine aeree
-sono entrate in azione. I nostri, con un colpo di mano, sono riusciti
-una volta a portar via un lanciamine e a fare dei prigionieri.
-
-La situazione su quella vetta, a 2400 metri, è così bizzarra che un
-giorno un colpo di cannone ci ha portato un prigioniero. Una granata
-nostra ha demolito un angolo di una trincea austriaca, e l'angolo è
-franato giù fino alla trincea italiana trascinando nel terriccio e fra
-i sassi del parapetto crollato un soldato tedesco, tutto stordito e
-impolverato.
-
-
-Mentre contemplavamo questo straordinario campo d'azione, il vallone
-di Andraz risuonava lungamente di cannonate, che acquistavano fra le
-falde dei monti e per le gole una sonorità fantastica. Ad ogni colpo
-la montagna faceva un commento senza fine. Lo ripeteva, e lo ripeteva,
-lo lanciava e lo riprendeva, dandogli la continuità di uno scroscio
-immane.
-
-Poi una batteria non lontana da noi ha aperto il fuoco, e la
-torre titanica dell'Averau ha urlato. Era un effetto d'echi di una
-grandiosità paurosa. Dopo l'esplosione, metallica e violenta, passava
-qualche istante di silenzio, e improvvisamente la roccia, dall'altra
-parte, tuonava. Pareva qualche cosa di vivo quel ruggito, pareva la
-vera voce di quegli smisurati giganti di pietra, che hanno forme così
-personali e violente, una voce apocalittica. Dopo l'Averau, le alti
-pareti del Nuvolau rombavano, con oscillazioni fuggenti nel suono
-profondo. Quando si acquietavano le vette vicine, si udivano lontano
-brontolare ancora le balze del Busella.
-
-Per qualche tempo l'ascensione dell'ultimo tratto ci ha chiuso ogni
-vista con un paesaggio di macigni. Pareva di salire il gradino di
-un girone dantesco. Arrivati al rifugio ci siamo affacciati sopra
-un panorama di orrore, sopra un mondo inverosimile, tutto muraglie
-titaniche, tutto picchi, tutto cuspidi, affascinante, spaventoso,
-sublime, solcato da abissi, tagliato da canaloni angusti come
-corridoi, chiusi fra pareti immense, un mondo privo di terra,
-privo di vita, fatto di pietra nuda, foggiata in una convulsione
-di forme soprannaturali, senza declivî, senza una curva, angolose,
-strapiombanti, vertiginose: il paesaggio delle Tofane.
-
-Quale terribile terreno di guerra questo incubo di rocce! La torre
-dell'Averau non era che un'avanguardia. Tutte le montagne qui sono
-torri, sfaldatesi lentamente in miriadi di secoli, torri che accendono
-le loro guglie oltre i tremila metri nello splendore luminoso delle
-terse altitudini gelate del mondo, e che precipitano i loro speroni a
-picco in voragini che il sole non tocca mai fino al fondo.
-
-Sono moli prodigiose, striate di rosa e di grigio, alle quali la
-regolarità delle stratificazioni geologiche dà un'apparenza di
-costruzione favolosa, di cose volute, di edifici incomprensibili e
-immani eretti per sovrapposizione di pietre a ranghi, come l'uomo erige
-le sue mura minuscole e presuntuose.
-
-Canaloni creati dall'allargarsi di spaccature profonde chilometri,
-offrono i rari e difficili accessi alle altezze; le frane dei detriti
-vi hanno formato come delle sterminate cateratte cineree e immobili.
-Su quelle cateratte la nostra fanteria s'inerpica, e a poco a poco si
-scorgono i sentieri che essa vi traccia, sottili, tortuosi e scoscesi.
-
-È impossibile descrivere, ed è difficile capire la nostra azione in
-quel labirinto infernale, in quel paesaggio da tregenda. Fra il gruppo
-delle Tofane e l'Averau passa la continuazione della strada delle
-Dolomiti che va a Cortina. Verso l'oriente, in fondo ad un allargamento
-lontano e luminoso di vallate, vedevamo un po' di verde, un po' del
-mondo nostro, e nel verde una deliziosa cittadina che pare fatta di
-ville: Cortina. Dalla parte opposta, una barriera maestosa e orrenda
-di vette, sorelle delle Tofane, un caos di punte aguzze che la strada
-valica ad una depressione, detta il passo di Falzarego. Il gruppo delle
-Tofane è traversato da nord a sud dalla gola di Travenanzes, nella
-quale abbiamo fatto numerosi prigionieri. Quasi tutte le strade sono in
-mani nostre.
-
-Ma le occupazioni delle vette s'intrecciano. Le linee dei fronti
-s'infrangono, per così dire, sull'inaccessibile, e i frammenti,
-composti di piccole pattuglie, vagano, ascendono, scalano, si
-sorprendono. È la caccia. Caccia meravigliosa e appassionante da
-cercatori di nidi d'aquila.
-
-L'Austria ha l'ausilio dei contrabbandieri e dei cacciatori tirolesi
-di camosci. Bisogna riconoscere che la guerra amareggia profondamente
-i contrabbandieri, e con ragione: spostando le frontiere la loro
-industria finisce. La simpatia dei frodatori di dogane è andata tutta
-alla nostra nemica. Vi è stata una leva in massa di tali gentiluomini,
-che costituiscono su questa zona una piccola milizia indipendente di
-franchi tiratori.
-
-Sono loro, conoscitori profondi della montagna, che presidiano le vette
-più alte. Stanno alla posta; sanno da dove potrà spuntare un soldato e
-aspettano, dietro ad un fucile di precisione, che tira spesso a palla
-esplosiva, munito di alzo a cannocchiale, montato su cavalletto.
-
-
-Le esplorazioni sono come un duello all'americana. Nell'immenso caos
-di pietra, la lotta è fra pochi uomini. Si fanno giorni e giorni
-di marcia su incredibili sentieri da capra, per arrivare addosso ad
-una pattuglia da una parte non vigilata. Si sta per lunghe giornate
-immobili, attaccati ad una roccia, sopra due palmi di cornice al bordo
-di un abisso, per sorprendere il movimento imprudente di un uomo, che è
-attaccato ad un'altra roccia, sopra un altro abisso.
-
-Vicino al passo di Falzarego, ai piedi della Prima Tofana, la più
-prossima al vallone, vi è una vetta più bassa che i nostri chiamano il
-Castello. Tutti i nomi, anche gli antichi, ricordano castelli e torri,
-tanto l'idea di costruzioni sovrumane sorge spontanea. Nel fondo del
-vallone, proprio sotto all'Averau, sono le Cinque Torri, delle masse
-rossastre, isolate, che sembrano i resti di qualche fortezza favolosa.
-Dunque sul Castello c'era un posto austriaco. Una notte, una audace
-pattuglia nostra è andata a sorprenderlo.
-
-La scalata era impossibile. Non potendo arrivare dal basso bisognava
-arrivare dall'alto. Dopo un lungo cammino sulle cornici della Tofana, i
-nostri poterono calarsi con una lunga corda sopra una specie di angusto
-pianerottolo che sovrastava il posto nemico. Udivano, mentre scendevano
-lungo la fune, gli austriaci discorrere sotto a loro, nel buio. La
-conversazione si cambiò in un gridìo di spavento e di dolore, quando
-una grandine di granate a mano scoppiò fragorosamente sul Castello,
-illuminandolo di baleni azzurrastri. Poi silenzio profondo.
-
-Qualche minuto dopo i nostri si aggrampavano l'uno all'altro sorpresi,
-e si stringevano contro la parete di pietra, immobili. Delle altre
-granate scoppiavano ora in alto, su delle sporgenze della roccia,
-sopra a loro. Un posto austriaco annidato sulla vetta della Prima
-Tofana li cercava a colpi di esplosivo. I tre aggruppamenti nemici si
-sovrastavano a trecento metri l'uno dall'altro.
-
-Qualche volta di notte, da punte altissime scende la luce viva di
-un razzo illuminante, la cui fiamma bianca rimane sospesa come una
-meteora. Dei proiettori si accendono e rischiarano a una a una le
-asperità delle rocce. Anche sul Col di Lana improvvisamente si vedono
-spesso apparire nel colmo della notte vividi chiarori, come sulla vetta
-d'un vulcano.
-
-La vita sulle Tofane, faticosa, terribile, ha però dei lati che
-seducono lo spirito avventuroso dei nostri soldati. È una guerra
-selvaggia nella quale si esaltano le virtù individuali. Ognuno può
-avere il suo metodo, la sua tattica, il suo piano. Si vive entro
-spaccature delle rocce, senza ricoveri, senza tende. Delle pattuglie si
-sperdono, talvolta in quel labirinto di orrori e tornano sfinite dopo
-due o tre giorni di ascensioni e di discese nella immensità misteriosa
-di dirupi irriconoscibili.
-
-Fu in questa guerriglia delle Tofane che rimase ucciso il generale
-Cantore, mentre si sporgeva a guardare un appostamento nemico.
-
-Un silenzio assoluto stagnava nella gola di Falzarego. Ci pareva di
-dominare il paesaggio grandioso e strano di un pianeta morto. Ma di
-tanto in tanto si udiva un lontano colpo di fucile, che rimbombava
-sordamente, cupo e velato.
-
-Quando ridiscendevamo, qualche _shrapnell_ di grosso calibro cadeva
-verso la strada, sporcando il sereno col suo fumo giallo che la brezza
-fredda incanalava e disperdeva giù nella valle.
-
-L'eco dell'Averau protestava.
-
-
-
-
-SULLE VETTE DELL'ALTO AGORDINO.
-
- _5 settembre._
-
-
-Il sentiero ascende così ripido, che i muli scivolano ad ogni passo e
-si portano avanti con un'andatura riflessiva, a gran colpi irregolari
-di groppa, puntando le zampe posteriori sulle grosse pietre. E pure su
-questi sentieri è salita l'artiglieria.
-
-Ma dove mai non è salita la nostra artiglieria? Ci inerpichiamo
-talvolta fino ad alti passi, sulle corone dei monti, e quando siamo lì
-ci accorgiamo che il cannone è andato più in su, ad accovacciarsi in
-qualche spaccatura, o in una cavità della roccia, o sopra a sporgenze
-che lo contengono appena, ad occupare il nido di un'aquila.
-
-Il sentiero ascende ripido lungo l'oscura valle che il nome descrive:
-Valfredda. I villaggi, tutti di legno, che portano incise sulle porte
-date secolari, sono rimasti indietro, giù agli sbocchi più tiepidi.
-Ogni casa ha sulla vecchia facciata qualche immagine sacra in un
-tabernacolo, ogni crocicchio ha la sua croce, antiche e rozze figure
-del Redentore aprono le braccia avanti al viandante nelle solitudini
-della montagna. Si sente negli abitanti taciturni una fede triste e
-rassegnata, quell'istinto della preghiera di chi vive nel pericolo.
-Il monte è un eterno nemico, che lancia valanghe e frane, che scatena
-bufere e tormente, nelle quali l'uomo si sperde e rimane preso per
-sempre. La montagna, come il mare, rende gravi e devoti.
-
-Oggi essa è sinistra sotto al cielo coperto. Le vette rocciose non sono
-che masse immani di tenebrore, volumi informi d'ombra violastra sui
-quali corre il velo delle nebbie, sfondi oscuri e indefiniti che si
-perdono nelle nubi. Di tanto in tanto, una macchia di sole accende un
-prato alto, dà vita ad un bosco, passa, scivola, si estingue in frange
-di vapori cinerei. Il cannone tuona lontano.
-
-
-Andiamo verso delle posizioni gremite di soldati, ma si direbbe di
-salire in regioni deserte. Non si vede nessuno. Le carovane e le
-salmerie salgono ad ore fissate. Il movimento delle retrovie non si
-sgrana in una continuità di animazione. Qualche piccolo posto, di tanto
-in tanto, qualche guardia ai ponti rustici che scavalcano il torrente,
-il fumo di un rancio che cuoce fra due pietre alla fiamma di legni
-resinosi, un battere di scure vicino ad una _tabià_ abbandonata, il
-biancheggiare di una tenda fra gli abeti; poi, per ore, più niente.
-
-Abbiamo lasciato molto lontano, laggiù nelle grandi vallate percorse
-dalle arterie migliori della viabilità, la interessante e fervente
-operosità che segue e serve la guerra. Carri di tutte le forme, di
-tutte le regioni, in lunghe file lente, scroscianti sulla ghiaia delle
-strade maestre con un fragore che ricorda la fucileria lontana; mandrie
-di buoi, docili e tardi, che bloccano il traffico impaziente delle
-automobili, e che si fermano placidi a guardare, con una curiosità
-umana nei grandi occhi umidi, la macchina palpitante che vuol passare,
-verso la quale allungano il largo muso annusando perplessi; squadre
-di grigi carri a motore che oscillano e rombano fuggendo fra nubi
-di polvere; reparti di cavalleria in servizio di perlustrazione,
-che rallegrano come l'evocazione più pittoresca delle vecchie guerre
-nelle quali una valanga di cavalli e di uomini, luccicante di sciabole
-roteate, decideva le sorti della battaglia; convogli di furgoni e di
-cassoni, attaccati alla postigliona, che spandono un fragore metallico
-e profondo, carichi di cartucce e di granate....
-
-Tutto questo movimento, che incipria di polvere le siepi, sosta, si
-addensa e dilaga rumorosamente in strane città di baraccamenti, di
-tettoie, di _hangars_, sorte come per incantesimo, città di tappa e di
-deposito biancheggianti di legname nuovo, punteggiate da uno sfarfallìo
-di bandiere, gremite di soldati, piene di attività disciplinata.
-Parchi di automobili, parchi di cavalli, parchi di muli, formano
-da lontano delle grandi striscie grige o nere che si prenderebbero
-per ammassamenti regolari di truppe in rango. I rifornimenti si
-accumulano a montagne in magazzini che sembrano quelli di un porto. I
-vecchi paeselli vicini, i veri, non sembrano più che dei sobborghi in
-muratura delle città di legno, sobborghi pieni anche loro di un grigio
-affollamento di soldati e trasformati in sedi di uffici, di comandi, di
-ospedaletti.
-
-
-Queste zone sono il dominio della Territoriale. La milizia territoriale
-è per tutto, fa di tutto, s'incontra nelle retrovie e qualche volta
-anche sulle posizioni, ed ha preso alla guerra un'aria marziale di
-Vecchia Guardia, rigida alla consegna. Ai ponti, a certi passi, c'è
-sempre una fiera sentinella dai grandi baffi, con qualche capello
-grigio sulle tempie, vestita spesso di quell'uniforme pelosa color
-tabacco che la guerra ha fatto scaturire non si sa da dove, armata
-di un fucilone che aumentato da una baionetta di quattro palmi
-pare una lancia, una sentinella inappuntabile e grave, che ferma
-inflessibilmente anche il generale e domanda il salvacondotto. Sono
-dei territoriali che, a passo lento, muniti di pungolo, conducono le
-mandrie dei buoi; e sono territoriali i carrettieri che vanno al sole
-e all'acqua su tutte le strade maestre, seduti in cima ad un carico di
-munizioni o di galletta, coperti talvolta del vecchio cappotto azzurro,
-caro al nostro ricordo.
-
-È forse per colpire qualche nostra stazione di rifornimento, qualche
-centro di tappa, qualche grande convoglio in marcia, che gli austriaci
-allungano i tiri indiretti dei loro medî calibri in cerca delle nostre
-strade in fondo alle valli? Essi hanno il colpo facile. Tirano appena
-vedono la più piccola cosa, e anche se non la vedono: basta che
-la immaginino. Certo non mancano, all'apparenza, di munizioni. Non
-proporzionano mai il costo della cannonata al valore del bersaglio.
-Quando possono, tirano con l'artiglieria anche sopra un uomo solo e
-sulle case abbandonate.
-
-Dalla vetta del Col di Lana essi piombano lo sguardo nella valle
-italiana del Cordevole, e ogni tanto, come anche il comunicato
-ufficiale ha annunziato, vi fanno arrivare qualche grossa granata
-dalle vicinanze di Cherz, cioè da una dozzina di chilometri, senza
-una ragione evidente. I colpi passano su delle vette boscose, infilano
-una gola, e vengono a cadere nelle vicinanze di Caprile, un paesello
-sull'antica frontiera, alla confluenza del Fiorentina col Cordevole.
-
-Vengono a cadere a piombo, con un gran frastuono di echi nella piccola
-conca che si apre intorno al paese. In una balza, a mezza costa, in
-alto sopra al villaggio, c'è un edificio bianco, che era un modesto
-albergo «Belvedere», e che ora contiene un ospedale. Sono salito lassù
-iersera per cercarvi un ufficiale amico che credevo ferito, ed ho
-trovato tutto il personale medico fuori, sulla spianata, intento ad
-osservare curiosamente in terra una gran buca profonda e slabbrata. Una
-granata austriaca era arrivata poco prima; s'era affondata scoppiando
-nel terriccio bagnato, e aveva lanciato zolle di fanghiglia a
-butterare tutto il fianco destro dell'ospedale. I vetri delle finestre
-erano infranti, una persiana pendeva. Due dame della Croce Rossa
-tranquillamente s'affacciavano a guardare.
-
-Il passo duro e robusto dei muli ci porta verso le pendici dell'Uomo,
-sulle alture di San Pellegrino. Siamo sopra le ultime balze meridionali
-del Marmolada, i cui ghiacciai vedevamo ieri dalla vetta dell'Averau
-scintillare a ponente. Questa esclusione ci conduce a sudovest della
-zona già vista; percorrendo il fronte facciamo un passo indietro per
-vedere un altro aspetto della lotta sulla valle del San Pellegrino.
-
-
-È una valle che corre da occidente ad oriente e offre un passaggio
-che congiunge la valle italiana del Cordevole con la valle austriaca
-di Fassa, presso a poco come il taglio di un A congiunge le due
-gambe della maiuscola. Verso il vertice dell'A c'è il Marmolada, e la
-frontiera scende serpeggiando dal vertice.
-
-Si tratta di un passo secondario, di transito difficile perchè qui,
-come in tante altre valli, per ragioni di difesa noi non avevamo
-fatto giungere le nostre strade carrozzabili fino alla frontiera.
-L'Austria ha spinto su tutti i confini ottime strade militari, e a noi,
-in condizioni d'inferiorità, non conveniva allacciarle alle nostre
-vie. Avremmo favorito l'invasione che vedevamo preparare. Così, su
-moltissimi valichi le strade austriache e quelle italiane sono separate
-da chilometri di montagna selvaggia. Ma la valle di San Pellegrino ha
-qualche importanza strategica, perchè comunicando con la valle italiana
-del Cordevole essa forma uno sbocco sulle nostre retrovie.
-
-Noi la sbarriamo. Nel fondo, pieno di un'ombra verde e melanconica,
-verdeggiano dei prati folti; si distendono, limitati da fossi e da
-muricciuoli, piccoli campi da pascolo, disseminati di _tabià_ e di
-casette, e ciuffi di alberi mettono qua e là la macchia scura delle
-loro chiome. Ma poco lontano dal torrente, sui fianchi, i prati
-ascendono subito, come tappeti distesi sopra una scala, e, precipitose,
-le balze dei monti si levano, coperte di abeti e coronate di rocce.
-
-Nel mezzo della valletta, sotto a noi, vediamo delle rovine calcinate.
-Sono i resti del villaggio di San Pellegrino. C'era un albergo, c'era
-una chiesuola, un gruppo di casupole intorno. Gli austriaci hanno
-bruciato tutto ritirandosi, ed ora bombardano le macerie. Rimangono
-dei muricciuoli bianchi a disegnare il basamento degli edifici, e uno
-sgretolamento di pietre. Le fondamenta delle _tabià_ bruciate disegnano
-sul velluto dell'erba tanti quadratini chiari, come dei minuscoli
-recinti. Poco più lontano in un laghetto calmo dorme il riflesso verde
-e profondo delle pendici.
-
-A perdita d'occhio, nessuno. La valle abbandonata, solitaria, è di una
-tristezza indicibile. È piena di una cupa desolazione. Osservandola
-bene, si scoprono dei solchi sottili che la percorrono e la traversano,
-serpeggiando neri fino alle pendici. La vita che resta nella valle
-passa in quei solchi, invisibile. Sono sentieri affossati, passaggi
-coperti, trincee d'incamminamento, labirinti scavati dalla guerra e che
-fanno pensare all'opera di strani animali da tana. Di tanto in tanto,
-due, tre colpi di cannone. Vengono dal basso, vengono dall'alto, da
-artiglierie in agguato che si cercano. Qualche nuvoletta si forma, e il
-rimbombo lungamente percorre la valle.
-
-
-È anche qui il tiro a granata sull'uomo isolato, tiro inutile ma
-perseverante. Al mattino gli austriaci hanno la luce in faccia, non
-vedono niente e stanno zitti; ma verso mezzogiorno i loro osservatorî,
-alti sui picchi, cominciano a cercare, e per un mulo bombardano. Quando
-la nebbia benda le cime, si fa riposo.
-
-Dal fondo della valle, per scoscesi costoni, la lotta sale subito
-verso il Marmolada, e balza a tremila metri sulla Punta Tasca, che noi
-vediamo vicina, affondata nelle nubi, dalle quali emergono magicamente
-e scendono a picco, vertiginose, le prodigiose pareti grigiastre e
-fosche, senza fine visibile, come favolosi pilastri del firmamento.
-Lassù è la caccia delle pattuglie. Più in basso, lungo la cresta
-rocciosa di Costabella, vediamo i posti avanzati del nemico, così
-vicini che parrebbe di potersi fare udire da loro gridando. Ogni punta
-della roccia ha il suo piccolo appostamento. L'ultimo nostro e il primo
-loro si guardano da poche centinaia di metri come due torri di uno
-stesso castello.
-
-Si scorgono le difese ausiliarie del nemico. Avanti ad una minuscola
-barricata di sassi, fra gl'interstizi della quale le vedette spiano,
-si disegna contro al cielo, sul costone, la ragnatela dei reticolati,
-e più avanti i così detti «cavalli di Frisia», che furono una difesa
-romana, incrociano le loro sagome a cavalletto.
-
-Più volte il nemico ha tentato di sloggiarci. Una notte un pattuglione
-di trenta uomini, arrivando per il Passo Le Selle, assalì una nostra
-posizione avanzata, sulla cima dell'Uomo, sotto alla Punta Tasca. La
-posizione non aveva che nove difensori: un sottotenente, un caporale,
-sette soldati. Arrivati di sorpresa, gli austriaci con la prima scarica
-ferirono un soldato e ammazzarono l'ufficiale. Il plotone non pensò
-a ritirarsi. Si difese con rabbioso accanimento, e quando sentì gli
-austriaci vicini, balzò fuori alla baionetta. Non si resero conto
-del numero dei nostri, i nemici; la resistenza li aveva ingannati.
-Al contrassalto fuggirono; lasciando anche alcuni prigionieri. Questo
-avvenne nella notte del 28 luglio.
-
-Due giorni dopo tornarono in forze. Avevano persino appostate delle
-artiglierie al Colle Ombert, i cui colpi passavano sulla cresta di
-Costabella. Ma furono respinti.
-
-Alle volte sono i nostri che immaginano qualche spedizione, che
-architettano un colpo; tre o quattro soldati studiano il loro piano,
-vanno ad esporlo all'ufficiale per l'approvazione, e felici se
-ottengono il permesso di attuarlo partono al cadere del giorno.
-
-Profittando della inaccessibilità di un punto, sotto alla Costabella,
-al quale soltanto dal lato austriaco si poteva arrivare, una pattuglia
-nemica vi si era appostata. Tre soldati nostri pensarono di andarvisi
-a calare con delle corde da un ciglione soprastante. E alla notte
-gli austriaci sbalorditi si videro comparire addosso un luccicore di
-baionette, al quale ritennero prudente di presentare le mani levate e
-inermi, col gesto tradizionale della resa.
-
-
-Sono valorosi gli austriaci, ma non insistono. Hanno l'eroismo sobrio,
-e qualche volta si prendono dei prigionieri che, poco pratici della
-lingua italiana, hanno previdentemente preparato un biglietto sul
-quale è scritto: «Mi rendo prigione, prego non uccidermi». Nell'istante
-critico lasciano il fucile e porgono il documento. È una trovata che ha
-un fondamento psicologico; la carta impone rispetto alla massa; anche
-in un momento di furore, chi si vede presentare uno scritto, si calma e
-lo legge.
-
-L'azione delle pattuglie esploratrici è tutta fatta di trovate
-personali. Anche ieri, quattro soldati si sono presentati al loro
-capitano: «Abbiamo visto una vedetta austriaca — gli hanno detto —
-e vorremmo andare a prenderla». — «Bene, accordato». E sono partiti
-iersera, verso mète ignote, per passaggi che loro soli conoscono.
-Non sono ancora tornati, ma non si è udita fucileria sulla montagna,
-e forse in questo momento essi stanno alla posta rannicchiati in un
-crepaccio o strisciano carponi lungo una cornice di roccia, sospesi su
-mille metri di abisso.
-
-Scrivendo, si prova un non so quale ritegno a insistere sull'ardore,
-sull'entusiasmo, e sopra tutto sul buon umore dei nostri soldati, su
-questa contentezza gagliarda che si espande in canti e in risa nei più
-sinistri e mortali centri della lotta, sulla volontà di fare e di dare
-con generosità smisurata di sè stessi, su questa freschezza d'animo che
-non ha sospiri se non per la vittoria, sulla disciplina meravigliosa
-che è fatta dall'unità del pensiero, dal tacito accordo delle volontà,
-da una solidarietà fraterna. Si prova ritegno a dirne, perchè si ha
-come un vago timore di essere accusati di esagerazione. La verità pura
-può sembrare inverosimile nella sua bellezza a chi è lontano. Tutta
-l'Italia palpita di entusiasmo e di fede, ma il fuoco più ardente è nel
-cuore dell'esercito.
-
-Avviene spesso che i soldati malati rifiutino di darsi malati. Debbono
-gli ufficiali vigilare, informarsi, riconoscerli, andarli a togliere
-da lavori faticosi: «Tu hai la febbre, ritirati, vai all'infermeria».
-— «Signor no, non è niente, passerà!». Così i miracoli si compiono.
-Non vi è sacrificio, non vi è difficoltà, non vi è ostacolo, avanti al
-quale il nostro soldato si fermi.
-
-
-Le più grandi difficoltà erano opposte dalla montagna, e in qualche
-zona sono le fanterie che le superano. S'incontrano bersaglieri
-romani e fucilieri fiorentini, che non avevano mai salito un
-monte, operare alle altitudini del camoscio, lietamente, senza una
-indecisione, facendo comparire strade e sentieri dietro ai loro passi,
-verso l'inaccessibile. E sull'inaccessibile, l'alpino. Tutto ciò è
-straordinario, ma è impossibile ridire invece l'aria di naturalezza e
-di consuetudine che queste cose assumono quassù. Si compiono come se si
-fossero fatte sempre.
-
-Si incontra un professore soldato che conduce il carretto con la
-perizia di un vetturino, s'incontra un avvocato richiamato che taglia
-alberi nella selva, e appaiono pienamente soddisfatti delle loro nuove
-occupazioni. La guerra che ai lontani sembra piena soltanto di immagini
-di morte, è invece una vita più intensa, una vita violenta, semplice,
-antica.
-
-Sulle pendici più verdi noi vediamo nelle vicinanze di San Pellegrino
-dei soldati che falciano l'erba. Qualche volta una granata urla,
-scoppia, e loro falciano l'erba. Poi tornano al campo, dietro agli
-asinelli carichi di bel fieno fresco e olezzante portando la falce
-sulla spalla, e canticchiando, il cappello di traverso, la pipa fra i
-denti. Si accumulano foraggi per le mucche, che pascolano più in basso,
-più al sicuro, guardate da un guerriero mandriano, e sembrano insetti
-chiari e immobili sul velluto dell'erba.
-
-Quando verrà l'inverno, che già si annunzia con le sue brezze gelate,
-la neve si adagerà per uno spessore di sei, di sette metri, su tutte
-queste balze, e gli accampamenti sepolti non avranno più per lunghi
-mesi alcuna comunicazione col mondo. A questo sverno polare ci si
-prepara; si abbattono alberi, delle segherie si impiantano al salto
-dei burroni, delle _tabià_ ingegnose sorgono. Muratori, carpentieri,
-falegnami, meccanici, lavorano intorno a grandi edifici, primitivi e
-rozzi, odoranti di resina, ai quali si dànno nomi pittoreschi: la Nave,
-il Palazzone....
-
-
-Tutto ciò sparirà nella neve. Fra rifugio e rifugio si comunicherà
-attraverso gallerie scavate nel candore azzurrastro del ghiaccio. Si
-uscirà alla superficie gelata del monte come si esce da un pozzo, e
-via sugli _sky_ leggeri che mandano scivolando uno stridore sommesso di
-seta lacerata, via sul bianco vestiti di bianco.
-
-Per allora si falcia l'erba, che nutrirà il bestiame nelle stalle
-chiuse e piene di un caldo profumo di muschio. Per allora si ammassano
-munizioni e viveri nelle capanne e nei ricoveri. E bisogna che per
-allora le donne italiane si affrettino a far calze di lana, delle quali
-più di ogni altra cosa c'è bisogno.
-
-Dopo essere saliti per chilometri e chilometri nella solitudine della
-montagna, sorprende e rallegra l'attività di questi campi, che lambono
-le nevi eterne, e che si trasformano in bei paeselli popolosi. Saranno
-le cittadine d'Italia più vicine al cielo.
-
-I soldati vi hanno già creato una industria nuova. Con l'alluminio
-delle spolette austriache fabbricano dei graziosi e singolari anelli
-da dito, sui quali intagliano, con una perfezione proporzionata
-alla perizia, date, sigle, fiori, aquile. Ed è interessante vedere
-un atletico alpino, con delle dita da gigante, intento gravemente a
-scolpire scintillanti minuzie.
-
-L'imitazione ha allargato l'industria. Il campo dei paraggi di San
-Pellegrino ha già una «Via degli Orefici». Ma i fabbricatori di anelli
-sono tanti che la materia prima qualche volta fa difetto. Allora se la
-fanno venire dall'Austria. Pigliano il fucile, vanno alla trincea, e
-sparano otto o dieci colpi.
-
-L'effetto è immediato. L'artiglieria austriaca allarmata apre il fuoco.
-Gli _shrapnells_ arrivano fragorosamente. Gli orefici tengono d'occhio
-i punti di scoppio, per potere andar poi a ritirare la merce in arrivo,
-e contano le esplosioni: una, due, tre.... cinque, sei.... Se arrivano
-ad otto la giornata è eccellente.
-
-Così si occupano i momenti d'ozio. Intanto, dietro al suo riparo di
-sassi, la vedetta austriaca che esplora, segna l'ora dell'avvenimento e
-scrive nel suo rapporto: «L'attacco italiano è stato respinto».
-
-
-
-
-NELLA CONCA D'AMPEZZO E INTORNO AL LAGO DI MISURINA.
-
- _8 settembre._
-
-
-In mezzo alla smisurata violenza di forme rocciose delle Alpi
-Dolomitiche, nel cuore di quella convulsa moltitudine di vette e di
-balze nude, si adagiano due meravigliosi angoli di calma, pieni di
-una molle e riposante bellezza: sono la conca di Cortina d'Ampezzo
-e la valle di Misurina — nella quale s'incastra il lago famoso,
-freddo, verde e puro come uno smeraldo. Nel cavo delle sue ondate
-più eccelse, la grande tempesta dei monti cela e protegge questi
-due rifugi di tranquillità, così diversi fra loro, ridente l'uno,
-melanconico l'altro, ma pieni tutti e due di una non so quale dolcezza
-d'immobilità.
-
-La valle del Boite, nella quale — proprio ai piedi delle terribili
-Tofane — s'apre la conca di Cortina, e la valle dell'Ansiei, che al
-sommo di un'aspra salita riserba al viaggiatore la sorpresa del piccolo
-lago pittoresco di Misurina, queste due vallate profonde, dopo un corso
-capriccioso, finiscono per risalire al nord quasi parallele e vicine,
-incanalando strade che conducono alla grande arteria austriaca: la
-vallata della Drava. Sono le strade per Toblach e per Welsberg, lungo
-le quali la nostra azione punta.
-
-
-Il nemico accumula qui tutte le difese possibili, con una concitazione
-che somiglia all'allarme. Esso protegge energicamente gli approcci
-della Drava, che costituisce la sua comunicazione unica e vitale
-col Trentino e sul cui fianco sente gravare la minaccia delle nostre
-armi. In questo momento anche le lontane montagne di Toblach si stanno
-fortificando, secondo le voci che circolano fra gli abitanti, e tale
-eccesso di previsione rappresenta un riconoscimento inconfessato ma
-convinto del valore del nostro esercito.
-
-La natura favorisce le opere della difesa. Ad una decina di chilometri
-al nord di Cortina e di Misurina, le due valli parallele sono
-traversate da occidente ad oriente da una vallata profonda, oltre la
-quale si ergono montagne immani e dirupate, che dopo un breve declivio,
-salgono fino ai tremila metri con pareti quasi a picco. Noi teniamo
-quasi tutti i massicci al di qua della vallata, il nemico tiene
-quelli al di là. I ciglioni sono fortificati. Gli austriaci non si
-sono contentati di erigervi delle trincee in cemento, preparate chi
-sa da quanto tempo, ma hanno disteso sul bordo degli abissi larghi
-reticolati, aspettandosi l'attacco anche dall'inaccessibile.
-
-Tutti gli approcci erano difesi da fortezze: il forte di Landro allo
-sbocco del vallone di Rienz, sopra Misurina, risalito dalla strada per
-Toblach; e pure sopra a Misurina, il forte di Platzwiese, allo sbocco
-del vallone del Seeland, risalito dalla strada per Welsberg, il forte
-di Sompauses sopra Cortina, allo sbocco del vallone di Campo Croce. Una
-delle nostre operazioni più importanti fu il bombardamento sistematico
-dei forti.
-
-Cominciarono gli austriaci a bombardare. Al secondo giorno della guerra
-tirarono dai forti nella conca di Misurina dove avevano avvistato forse
-qualche movimento di truppe. Era al momento in cui le nostre fanterie,
-a piccoli reparti, s'irradiavano sui valichi della frontiera. Il giorno
-dopo, infatti, occupavano dopo un vivo combattimento il Passo delle
-Tre Cime di Lavaredo, un'asprissima giogaia a nord-est di Misurina,
-una lunga cresta alla quale non manca che un metro per raggiungere
-l'altezza precisa di tre chilometri. Due compagnie austriache furono
-poste in fuga.
-
-La lotta di scaramucce si propagava tutto intorno. Il 29 maggio
-l'occupazione da Misurina, per il passo delle Tre Croci che congiunge
-le due valli dell'Ansiei e del Boite come le due aste di un H sono
-congiunte dal taglio, arrivava a Cortina d'Ampezzo. Da Cortina si
-diramava e si spingeva, fiancheggiata dagli scalatori di vette, verso
-il passo di Falzarego a ponente, verso Podestagno a settentrione.
-Abbiamo parlato dell'azione sul passo di Falzarego, ai piedi delle
-Tofane e dell'Averau, dove ancora si combatte, nel caos delle rocce,
-intorno alle rovine dell'albergo di Falzarego, scoronato e bruciato
-dalle granate. Seguiamo la grande linea delle azioni che a quella si
-allacciano.
-
-
-L'8 giugno l'avanzata al nord di Cortina respingeva il nemico verso
-Podestagno, proseguendo sotto al tiro del forte di Sompauses. Gli
-speroni laterali delle montagne, intorno ai quali la valle leggermente
-serpeggia, servivano da riparo; si balzava da canalone a canalone,
-da cresta a cresta, da costa a costa. La strada, bianca e dritta nel
-fondo della valle, era tempestata di colpi, infilata dal fuoco del
-forte, sbocconcellata ai bordi dalle granate. Bisognava che la nostra
-artiglieria avanzasse in appoggio della fanteria, e non vi erano altre
-vie che quella. L'artiglieria passò.
-
-Una delle nostre batterie, reclamata dall'azione, si slanciò in pieno
-giorno su quella strada fumigante di esplosioni. La batteria era
-a Cortina; un ammassamento di cannoni, di cassoni, di cavalli, di
-soldati, ingombrava le linde vie della cittadina bianca. Il capitano
-comandante la batteria destinata ad avanzare era andato a scegliere la
-posizione. Alle due del pomeriggio arrivò un sergente al gran galoppo
-portando l'ordine: batteria avanti! «Soldati! — gridò l'ufficiale in
-comando. — Abbiamo la fortuna di essere prescelti per un posto d'onore
-nella battaglia, e voi mostrerete di esserne degni! Primo mezzo, al
-trotto allungato, avanti!» I cannoni partirono ad un minuto l'uno
-dall'altro. Al frastuono del loro passaggio, le finestre si aprivano e
-delle teste curiose e spaurite si mostravano.
-
-Appena fuori dalle ultime case, la batteria fu avvistata dagli
-osservatori austriaci. Le granate scoppiavano intorno ai pezzi, che
-apparivano velati dal polverone e dal fumo. Non un arresto, non una
-esitazione: la corsa procedeva regolare come in manovra, finchè
-il folto di un bosco la nascose al nemico. Dalla strada, a forza
-di braccia, la batteria fu portata sopra una posizione scoperta, a
-soli 2200 metri dal forte, così ardita che il nemico non riuscì a
-identificarla. Con i suoi colpi esso cercava i nostri cannoni più
-indietro, non potendo mai immaginare che essi fossero là, in un
-boschetto vicino.
-
-Il 9 giugno, Podestagno era occupata. Ma per qualche tempo la posizione
-appariva talmente esposta da essere intenibile. La linea quindi è stata
-corretta: avanzandola. Le nostre trincee si sono portate così vicine al
-forte di Sompauses da non poterne ricevere i colpi. Noi siamo arrivati
-nell'angolo morto del forte. È una situazione inverosimile; i cannoni
-nemici che tirano di tanto in tanto su Cortina, che cercano di sfogare
-la loro tonante ostilità sopra un raggio di dieci o dodici chilometri,
-non possono niente contro le truppe che vivono appostate a poche
-centinaia di metri da loro. L'artiglieria è impotente contro di esse.
-
-
-Il Sompauses da lontano ricorda il forte Porr, che vedevamo in Val
-Giudicaria. Uno sperone di montagna sporge alla sinistra del torrente,
-e a mezza costa, sopra un ripiano, in una boscaglia di abeti una
-linea giallastra di terre smosse, una confusione di spalti freschi, di
-parapetti, di ripari, si avanza sotto ad un zig-zag di strade militari,
-che rigano il bosco e le rocce più in alto come venature rossastre.
-Sotto al forte il pendio è ripidissimo, scoperto, brullo, difficile
-all'assalto, e percorso da fasci di reticolati.
-
-Il Sompauses è come una belva che non può più mordere, ma che non
-si può ancora prendere. È stretta dalla grande battuta, ridotta
-quasi all'impotenza, ma vive, rintanata e torva. Se spara un colpo,
-il Sompauses è coperto di granate; decine di cannoni gli impongono
-silenzio; le nostre artiglierie lo tengono sotto ai loro tiri; il
-terreno intorno alle opere appare sgretolato delle esplosioni. Perciò
-il Sompauses spara raramente. Tutti i suoi difensori si tengono sepolti
-entro i cunicoli e le gallerie scavati nel monte, e dentro alle trincee
-di cemento, le quali non sono che sterminati corridoi dalle spesse
-pareti, illuminati da sottili feritoie.
-
-Anche gli altri forti sono ormai silenziosi. Ai primi di luglio
-le nostre batterie aprirono il fuoco contro i forti di Landro e
-di Platzwiese. L'8 luglio in quest'ultimo si scorsero le fiamme e
-il fumo di un grande incendio, che durò tutto il giorno. Il 14 una
-batteria austriaca annidata più indietro di Landro, sul Rautkofel,
-fu parzialmente smontata. I forti sono ora demoliti o quasi. Però la
-Grande Guerra aveva già svalutato l'importanza delle fortificazioni
-permanenti, e gli austriaci non si sono lasciati prendere alla
-sprovvista. Hanno ritirato in tempo le artiglierie dai forti battuti
-e, per vie di arrocco nascoste, preparate da lunga mano, probabilmente
-munite di rotaie, trasportano i pezzi da un punto all'altro,
-spostandoli appena una posizione comincia ad essere individuata.
-
-Questo non li salva sempre; i nostri tiri li rintracciano e li
-seguono da appostamento ad appostamento; le batterie italiane anche
-esse si muovono; è un lento duello di mostri. Ma è difficile ad un
-profano rendersi conto dei problemi complicati che questi spostamenti
-impongono. È tutta una geometria di traiettorie e di parabole che
-traccia le sue linee immaginarie sulle vette dei monti. Sono calcoli
-di angoli, misurazioni infinitesimali, e ogni colpo di cannone è la
-soluzione di un quesito matematico irto di cifre.
-
-Non abbiamo tardato ad accorgerci, operando sul territorio conquistato,
-che le carte topografiche austriache messe in commercio differivano
-da quelle riservate dello Stato Maggiore nemico per una alterazione
-di punti trigonometrici, appena percettibile ma sufficiente a turbare
-l'orientazione dei tiri. Abbiamo dovuto scoprire le alterazioni e
-calcolarle.
-
-Inoltre gli austriaci spostano, quando possono, i segni visibili messi
-sul terreno ad indicare i punti trigonometrici. Da noi questi segni
-sono delle piccole piramidi di pietra, in Austria sono degli alti
-cavalletti di legno che si scorgono da lontano. È avvenuto qualche
-volta che i tiri, precisi alla sera, deviassero alla mattina. Nella
-notte il nemico aveva portato un centinaio di metri più a oriente o ad
-occidente qualche cavalletto sul quale s'era calcolata l'angolazione.
-È veramente singolare questa schiavitù dei cannoni più possenti ai
-tracciati fantastici di un teorema, a delle esattezze logaritmiche,
-senza le quali essi divengono ciechi.
-
-Questa parte della guerra, che si svolge dietro al furore delle
-battaglie, lontano dalle masse per chilometri e chilometri, in una
-calma, in una solitudine di pendici e di valli, ha qualche cosa di
-affascinante e di terribile. Gli artiglieri che s'intravvedono talvolta
-in un'ombra di selve, taciturni, raccolti intorno ad una massa grigia,
-tranquilli, isolati da ogni movimento e da ogni agitazione, intenti
-ad un lavoro misterioso, si direbbe che non abbiano a che fare nulla
-col combattimento, del quale non arriva fino a loro neppure l'eco. Non
-vedono niente, non sentono niente, non sanno niente della lotta alla
-quale partecipano. Sono i guerrieri dello spazio, i combattenti della
-immensità, i colpi dei quali passano al di sopra dei nevai per piombare
-in vallate remote.
-
-Lembi di foresta sono stati denudati, e le centinaia di alberi
-sfrondati che l'ascia ha abbattuto formano rafforzamenti ciclopici
-sui declivî che portano i più grossi pezzi. Consolidano e sorreggono
-pendici boscose, e i poderosi cannoni, la larga gola in aria, sembrano
-accovacciati sull'ultimo gradino d'una scalea da giganti, sorretta
-da massicci tronchi di abete. Più lontano, indietro, nelle radure si
-allargano strani parchi di carrocci ferrati, di automobili larghe e
-pesanti come locomotive, di veicoli strani che portano argani, tutti
-mascherati di fronde: sono i trasportatori delle moderne artiglierie da
-assedio, le quali vanno alle posizioni trascinate da lenti e poderosi
-motori.
-
-Gli austriaci cercano le nostre grosse batterie come noi cerchiamo
-le loro. Studiano per settimane, poi, quando credono d'aver trovato,
-una mattina, da qualche posizione nuova aprono il fuoco con un 305,
-che lancia dieci, quindici granate in fila, e poi tace per non essere
-scoperto. Dove arrivano, i mostruosi proiettili aprono cavità enormi,
-sconvolgono terra, pietre, alberi, e lasciano squarci così grandi sul
-suolo che sembrano inizî di un lavoro di sterro.
-
-
-Per arrivare da Cortina a Podestagno, la nostra azione ha dovuto
-dominare il massiccio della Tofana a sinistra e quello del monte
-Cristallo a destra. La Tofana e il Cristallo hanno da una parte e
-dall'altra della vallata di Ampezzo una posizione quasi simmetrica
-all'occhio. Hanno anche quella somiglianza di forme di tutte le
-Dolomiti, quell'apparenza turrita e fantastica, con pareti precipitose
-che dai tremila metri scendono quasi a picco ad immergersi nelle
-verdure della valle, piombando per un chilometro e mezzo in una
-vertigine di asperità, di fessure, di canaloni, di speronate.
-
-Abbiamo parlato della lotta sulla Tofana, della stupenda guerriglia
-di pattuglie in quel caos di rocce e di gelo la quale ci ha dato il
-possesso incontrastato del monte. Nel monte Cristallo gli austriaci,
-salendo dal nord, erano riusciti ad insediare un posto sulla Cresta
-Bianca, che domina Cortina.
-
-Questi monti sono tutti fatti a stratificazioni, sembrano formati
-da immani tavoloni di pietra sovrapposti a piano inclinato. Salendo
-lungo l'inclinazione degli strati la via è più facile, ed è la via dal
-nord. Dalla nostra parte i monti invece sono spezzati a piombo. Dal
-lato austriaco essi presentano una groppa scoscesa ma praticabile, dal
-lato nostro una parete. Dunque gli austriaci erano saliti sulla Cresta
-Bianca, detta così perchè è coperta di nevi eterne. Essa finisce in una
-specie di piramide candida e puntuta.
-
-Arrivati lassù, sicuri di non essere sloggiati, avevano trasportato
-sulle vette abbondanti provviste di viveri e munizioni, anche per
-artiglierie, si erano rinforzati, e si preparavano a portar su i
-cannoni. Bisognava scacciarli. Per scacciarli bisognava salire le
-pareti del monte.
-
-Quando si osserva la montagna non si capisce come un reparto di
-truppe, composto in gran parte di fanterie, sia potuto arrivare lassù.
-Ma questa guerra di vette ci abitua ai miracoli. La spedizione era
-guidata da un ufficiale che è uno degli alpinisti più noti, uno di quei
-dominatori di cime che sfidano l'inarrivabile. Si erano scelti in tutti
-i reggimenti gli uomini più adatti a quella fatica e i conoscitori di
-montagne. Partirono muniti di seicento metri di corda, di ramponi, di
-graffi, di strumenti per forare le rocce.
-
-La preparazione della scalata durò sette giorni.
-
-Per sette giorni si vide una catena di puntini grigi, una catena di
-uomini che lavoravano come sospesi lungo l'immane muraglia. Piantavano
-anelli nella pietra, attaccavano corde, configgevano punte di ferro
-dove mancava una sporgenza per posare il piede. I lavoratori alpini si
-davano il cambio. Dietro a loro i soldati salivano per impratichirsi
-del cammino, per conoscerlo bene gradino per gradino. Ogni giorno la
-scalata ricominciava e arrivava un poco più in su. Alla fine i primi
-ciglioni furono raggiunti a mille metri sulla valle. Si usufruì dei
-canaloni, delle fessure, delle cornici. La via dell'ascesa andava
-a serpeggiamenti bruschi, girava negli angusti pianerottoli formati
-dalle stratificazioni sull'abisso, superava dei tratti a strapiombo
-senza altro appoggio che la corda e qualche rampone, e spariva fra due
-speronate coronate di guglie.
-
-Una sera la scalata definitiva fu data. I soldati avevano le scarpe
-di corda, per non far rumore avvicinandosi al nemico e per aver più
-sicura presa sulla pietra. Seguì un lungo inerpicamento sulle nevi
-nelle anguste ascelle delle vette in un labirinto di pietra e di gelo.
-Divisi in grosse pattuglie i nostri circondarono la Cresta Bianca.
-Appena gli austriaci sorpresi aprirono il fuoco sopra i più vicini, la
-fucileria crepitò tutto intorno. I nemici fuggirono precipitosamente,
-nascondendosi nelle anfrattuosità, e lasciarono tutto il materiale che
-avevano accumulato lassù.
-
-Così il Cristallo fu preso, e il possesso delle sue cime ci permetteva
-di dominare la valle del Felizon, al nord, lungo la quale ora il nostro
-fronte si snoda.
-
-Di tanto in tanto un lungo rombo scende dalla Cresta Bianca:
-sono granate austriache che scoppiano fra le rocce. Cercano delle
-artiglierie. Perchè in quella immane confusione di picchi, in qualche
-piega introvabile, sui ghiacci, c'è dell'artiglieria, tirata su a forza
-di braccia, con le corde, lungo le pareti....
-
-Un'altra scalata fu dovuta dare a Col Rosa. Il Col Rosa è una specie
-di prolungamento delle Tofane, al nord. È una guglia alta, isolata,
-aguzza, che affaccia la sua punta rossastra in fondo alla valle di
-Ampezzo e la vigila. Era un posto di osservazione austriaco dal quale i
-tiri delle artiglierie venivano diretti. Di notte i nostri circondarono
-il monte e lo ascesero, facendo prigionieri gli austriaci che vi si
-trovavano e prendendo loro degli ottimi strumenti ottici. Si comprende
-come il nemico ora non si fidi più dell'inaccessibile e pianti i suoi
-reticolati anche sul bordo dei precipizî.
-
-
-Mentre si combatteva nella valle di Cortina, una lotta analoga ma più
-intensa si accendeva nella valle di Misurina, sul Monte Piana.
-
-Questa montagna sbarra la valle, al nord, proprio come il Col di
-Lana sbarra quella del Cordevole. Una somiglianza di posizioni ha
-prodotto una somiglianza di situazioni. Il Monte Piana è tagliato
-dalla frontiera. Tutte le strade che salgono su Misurina contornano
-la sua base. Esso domina ogni passaggio. Gli austriaci tentarono di
-impadronirsene all'inizio della guerra.
-
-Poche forze nemiche vi si insediarono per breve tempo. Furono
-sloggiate. Il 12 giugno gli austriaci tornarono più numerosi al
-contrattacco: furono respinti. La lotta diveniva attiva. L'importanza
-della posizione faceva concentrare su di essa gli sforzi dell'attacco
-e della difesa. Il 13 giugno gli austriaci bombardarono il Monte
-Piana dal forte di Platzwiese — nel quale, come abbiamo detto, meno
-di un mese dopo le nostre granate dovevano portare la devastazione e
-l'incendio. Nella notte delle masse nemiche tentarono un nuovo attacco.
-Il 15 si combatteva ancora. La battaglia, cominciata con un'azione
-di reparti, attirava nuovi rincalzi, si distendeva, si abbarbicava al
-monte, diveniva lotta di posizioni, combattimento di trincee.
-
-La linea del fronte, dopo avere oscillato lievemente ai colpi e ai
-contraccolpi degli attacchi, si fissava, entrava nel solco profondo
-di opere campali. Il 12 giugno il nemico tentava nella notte un altro
-sforzo per sloggiarci: era respinto. Dodici giorni dopo sperava di
-riuscire in un aggiramento, e attaccava a oriente del Monte Piana la
-Forcella di Col di Mezzo sulle Cime di Lavaredo — occupata fin dal 26
-maggio dagli alpini — la quale, se in loro possesso, avrebbe aperto
-il varco al nemico sulla conca di Misurina: fu respinto. Il 23 luglio,
-altri attacchi austriaci. L'11 agosto, il nemico ritorna all'offensiva.
-Il giorno dopo siamo noi che attacchiamo e prendiamo delle piccole
-posizioni sulle pendici occidentali del monte. Gli austriaci non
-aspettano a lungo per tentare la riscossa, e la notte appresso, dopo
-un vivo cannoneggiamento, assaltano quelle posizioni che gli avevamo
-preso: sono respinti.
-
-Così ogni otto, ogni dieci giorni, la battaglia si riaccende. La
-singolarità è questa: che le trincee nostre e quelle austriache sono
-separate dalla vetta. Stanno al di qua e stanno al di là, relativamente
-vicine ma invisibili le une alle altre. E tutto intorno, appiattata
-dietro dossi vicini, una quantità di artiglierie, italiane da una parte
-e austriache dall'altra, domina la sommità del monte. Perciò la vetta
-è intenibile. Di notte o di giorno, appena uno dei due avversarî vi
-si affaccia, una pioggia di granate trasforma il Piana in una specie
-di vulcano. Se nessuno si muove, così a ridosso dei due versanti, le
-posizioni sono invulnerabili.
-
-O vi è un furore inaudito di combattimento che spande i suoi echi
-da temporale fino alla vallata del Piave, o è la pace profonda. Così
-profonda che quando siamo arrivati a Misurina ci sentivamo soggiogati
-dal silenzio prodigioso della valle melanconica, oscura sotto ad un
-cielo basso e grigio tutto variato da un lento e tortuoso svolgersi
-di nubi, che celavano le vette e scendevano a tratti ad annebbiare le
-pendici più basse fino ad appannare lo specchio del lago.
-
-Era tutta una pigra agitazione di vapori, che si addensava e si
-schiariva, che si squarciava in diafane profondità bianche di luce
-e ricopriva quegli sfondi con plumbee e molli masse sfumate. Per un
-istante, in alto, le nubi si sono diradate, e abbiamo visto come un
-nero di temporale fra le sfumature delle frange nebbiose: erano i
-monti, le masse del Lavaredo. Poi una gran torre si è profilata cinerea
-nella lontananza: lo Schwabenalpenkopf, la vedetta austriaca. Ma la
-nebbia è ridiscesa, si è richiusa, e non abbiamo più visto che il fondo
-della conca di Misurina, il lago grigio, le rive selvose, fosche di
-pini. E tutto questo, così pallido, indefinito, in quella gran quiete,
-aveva un'apparenza di sogno triste, uno di quei sogni lugubri che non
-si dimenticano.
-
-Il grande albergo, sulla riva, è sfondato da un colpo di grossa
-granata. È stato quel 305 che viaggia da valle a valle, spara dove
-crede sia uno stato maggiore o una batteria, e si rimette in viaggio.
-Un grande demolitore di alberghi, quel cannone errante. Ha tirato sul
-Grande Hôtel di Cortina, e sull'Ospizio delle Tre Croci. Gli austriaci
-ci lasciano dei paesi intatti, ma degli alberghi, quando possono,
-ci consegnano le rovine. A San Martino di Castrozza, sopra Fiera di
-Primiero, un paese di villeggiature, hanno bruciato tutto, facendo un
-danno di circa sedici milioni.
-
-L'albergo di Misurina, tutto chiuso, con quella gran ferita nera,
-si specchiava nel lago. Non si vedeva nessuno. Sulla strada deserta
-un soldato solo passava lentamente. Una pioggia sottile cominciava a
-cadere, gelata, e spandeva il suo fruscìo monotono e vasto. Un colpo di
-cannone ci avrebbe fatto piacere come una voce.
-
-Cortina invece ci è apparsa sorridente, incantevole, in un giorno
-di sole, con le sue casette bianche posate sui prati folti con un
-pittoresco disordine come fossero tolte allora da una scatola di
-giuocattoli nuovi.
-
-L'abbiamo vista come la vedevano i _touristes_. Dall'alto delle prime
-giravolte della strada delle Dolomiti ammiravamo il paese sotto a
-noi, e dimenticavamo quasi la guerra. Vi era una non so quale serenità
-anche in basso, una serenità della terra, una contentezza tranquilla e
-profonda. Si udiva appena, come un tuono remoto, lo scoppio di qualche
-granata sul Cristallo. Dalle Tofane scendeva di tanto in tanto il
-rumore sordo e lontano di un colpo di fucile. Ma una persona ignara non
-avrebbe mai immaginato che a ponente, a nord, a nord-est si stendeva
-un fronte di battaglia, e che tutte quelle fantastiche vette luminose
-infarinate dalla nuova neve, striate di candori, alleggerite da quella
-sottile variegazione di bianche evanescenze che disegnavano la sommità
-d'ogni balza, d'ogni strato, d'ogni asperità, celassero appostamenti e
-ricoverassero cannoni puntati.
-
-
-Lassù da due giorni la temperatura è scesa a dieci gradi sotto zero. Il
-Comando aveva provveduto al cambio delle truppe che occupano le vette.
-Sono quasi tre mesi che vivono in quell'inverno, fra le tormente, in
-mezzo a fatiche, pericoli e privazioni inenarrabili, ricoverate nei
-crepacci della roccia. Ma quando l'ordine di prepararsi a scendere è
-arrivato, quelle truppe hanno rispettosamente pregato il Comando, per
-la voce dei loro ufficiali, di lasciarle sulla montagna.
-
-«Noi, oramai siamo abituati al freddo e alla vita delle vette — dicono
-— noi abbiamo imparato a combattere questa guerra, abbiamo scoperto
-i sentieri o li abbiamo creati, sappiamo da dove si può salire, da
-dove si può passare, conosciamo il nemico, e a truppe nuove non è
-facile imparare presto tutte queste cose». E per paura di non essere
-ascoltati, qualche reparto si è rivolto per lettera al Comando Supremo.
-
-Ecco degli uomini che da tre mesi vivono in un inferno di sofferenze,
-che rischiano la vita niente altro che per camminare, che quando
-riposano si tengono ammassati a gruppi su sporgenze larghe tre passi
-fra una parete e un abisso, senza vedere altro che rocce e neve, senza
-udire altro che l'urlo della bufera e il sibilo dei proiettili nemici,
-degli uomini che quando sono feriti debbono essere impaccati in sacelli
-e calati con le corde dall'orlo di precipizî, e che quando si offre
-loro il riposo nella vita, rispondono: «No, noi possiamo servire quassù
-meglio la Patria, il nostro posto è qui!»
-
-La Patria deve conoscere e riconoscere questi eroismi oscuri,
-calmi, magnifici, compiuti per la coscienza profonda del dovere, per
-un'adorazione ineffabile verso la Madre Italia sulla quale si vigila.
-
-Non vogliono scendere le truppe dalle altitudini, anche perchè hanno
-finito per amare questa montagna conquistata che ora conoscono e che
-ora le conosce. La montagna si allea a chi la vince, serve chi la doma,
-offre in difesa quelle stesse difficoltà che si sono dovute superare
-per espugnarla, svela i suoi tranelli, suggerisce i suoi agguati,
-combatte anche essa, come un favoloso gigante, per i piccoli uomini che
-hanno saputo scalarla e comandarla dalla vetta.
-
-Arrivano a Cortina dei soldati dalle altezze a fare provviste.
-Hanno l'apparenza grave e un po' stupita di chi giunge dalle lunghe
-solitudini. Vanno fieramente, raccolti, a passo lento, perplessi
-talvolta sulla strada da prendere, indecisi, come storditi di rivedere
-delle automobili, di trovarsi fra le case, nel movimento e nel vocìo.
-Portano in loro una non so quale atmosfera di silenzio come si porta
-l'aria fredda entrando dall'aperto in inverno.
-
-Passano settimane lassù senza udir nulla, nella quiete morta delle
-cime. Soltanto alla sera, le truppe che stanno verso il passo di
-Falzarego e che hanno di fronte delle forze trincerate, nell'ora
-del tramonto sentono squillare le trombe del nemico. Il suono ha una
-ripercussione prodigiosa nell'aria cristallina. Le trombe suonano una
-musica solenne, sempre quella, come se fosse la preghiera dell'Ave
-Maria. È il _Deutschland über alles_.
-
-I nostri lasciano finire il suono delle trombe, e poi cantano in un
-coro tremendo l'inno di Garibaldi. In quel momento i soldati, che sono
-stati rintanati fino allora, non si tengono più, balzano in piedi,
-allo scoperto, urlando: «Va fuori d'Italia, va fuori straniero!» Gli
-ufficiali redarguiscono: — Giù perdio, coperti, giù!
-
-Lo straniero manda invariabilmente una scarica di fucilate che
-lampeggiano sul bordo d'un ciglione. Poi l'oscurità e il silenzio si
-richiudono, e la lunga profonda notte comincia.
-
-
-
-
-NELLA VALLE DI SEXTEN.
-
- _10 settembre._
-
-
-Dalla valle dell'Ansiei, lungo la quale serpeggia la strada che
-per Misurina sale al nord fino a Toblach sulla Drava, ascendendo le
-pendici boscose del Col Caradies, verso l'oriente, si arriva a dominare
-dal passo il panorama della valle Pàdola, la quale va pure verso la
-Drava, e, prolungandosi nella valle di Sexten, oltre la vicina antica
-frontiera, conduce direttamente a Innichen.
-
-La valle di Cortina, la valle di Misurina, la valle del Pàdola sono
-tutti passaggi che dall'Italia tendono al corso della Drava, la quale,
-dirigendosi da oriente ad occidente, porta nella sua ampia vallata i
-nervi massimi delle comunicazioni austriache col Trentino. Ogni valle
-nostra è dunque una minaccia sul fianco nemico, una minaccia tanto più
-grave quanto più la frontiera si avvicina ai punti vitali. Il confine
-sulla valle Pàdola non è che ad una quindicina di chilometri in linea
-retta da Innichen sulla Drava: poco più di un tiro di cannone pesante.
-
-Come avevano eretto i forti di Sompauses, di Platzwiese e di Landro a
-difesa degli sbocchi da Cortina e da Misurina, gli austriaci avevano
-sbarrato la valle di Sexten con due forti principali e infinite opere
-minori: un forte ad oriente della valle, sulle pendici del monte Helm,
-il forte di Mitterberg, ed uno ad occidente, il forte di Heidick.
-
-Contro queste due opere maggiori verso la metà di luglio la nostra
-artiglieria da posizione aprì il fuoco, sistematicamente, devastandole.
-Ma anche qui gli austriaci hanno ricorso alla tattica di disarmare i
-forti che vedevano condannati e di trasportarne i cannoni su posizioni
-campali, da lungo tempo preparate con solide piattaforme riunite da
-strade coperte.
-
-È meraviglioso come si sia potuto avanzare su territorio di conquista
-in mezzo a difficoltà che appaiono quasi insuperabili, opposte dal
-terreno e dal nemico, il quale ha fatto dell'intera valle di Sexten
-tutto un sistema di trinceramenti in calcestruzzo. Non vi è una linea
-di difesa, ve ne sono cento. Le trincee, precedute da reticolati, da
-fossati, da mine, percorrono i declivi in tutti i sensi. Le artiglierie
-si sono accumulate in agguato dietro ad ogni dosso, e battono le
-creste.
-
-
-La lotta, qui pure, cominciò con una conquista di vette. Dopo aver
-visto le gole dolomitiche, dominate dalle rocche mostruose delle nude
-montagne turrite, la valle Pàdola ci è sembrata ampia e dolce, fra quei
-suoi monti che, sebbene scoscesi, hanno le forme che abbiamo sempre
-visto ai monti. Vi sono cime rocciose, dalle pareti a picco, coronate
-di guglie, spaccate da canaloni, ma sono lontane, esse non serrano
-la valle, non vi precipitano le linee vertiginose dei loro speroni.
-I massicci più aspri si discostano fra loro e lasciano respirare la
-vallata fra verdi ondulazioni di propaggini.
-
-A settentrione e ad occidente il vecchio confine passa sopra il
-dorso di quei massicci, corre sopra la seghettatura delle loro creste
-biancheggianti di nevi, alle quali arrivano, in cerca di forcelle e di
-selle, i sentieri che costituiscono i valichi secondarî. In fondo alla
-valle fugge il nastro bianco della strada maestra. La prima azione si
-diresse alla conquista dei valichi. Per avere i valichi bisognava avere
-le vette che li dominano. Fu una corsa alle rocce.
-
-Noi, puntando verso Sexten, prendemmo il Monte Croce di Comelico, e
-poi la Croda Rossa, e poi la Cima Undici, preparando l'avanzata nella
-valle nemica, mentre gli austriaci, più ad occidente, si aggrampano
-al confine, sulla cresta del Monte Cavallin, come l'abbiamo visto
-aggrampato sul Monte Piana sopra a Misurina. Lentamente la nostra
-conquista è penetrata nella valle di Sexten.
-
-Al di là della frontiera vi è una di quelle alture che le sinuosità
-della valle pongono come a sbarramento e che chiudono la prospettiva.
-È il Seikofel. Si prestava ad una forte difesa. La resistenza austriaca
-vi si è accanita.
-
-Il primo luglio, per studiare le opere che il nemico vi aveva
-costruito, si spinsero avanti, arditamente, delle pattuglie di
-ufficiali. Vi accertarono l'esistenza di trincee permanenti di
-cemento armato, con larghi reticolati. L'artiglieria nostra cominciò
-a tempestare le opere invisibili, che le esplorazioni degli ufficiali
-avevano delineato. Il 14 luglio, la fanteria cominciò ad avanzare dei
-tentacoli, a tastare con ricognizioni le posizioni nemiche. I nemici
-furono respinti dalle prime linee. Il nostro fronte si portò più avanti
-e si radicò alle pendici del Seikofel.
-
-Gli austriaci tentarono una offensiva violenta, preparata con lunga
-cura. Il 28 luglio essi attaccarono nella valle con forze rilevanti.
-Furono respinti e lasciarono nelle nostre mani alcuni prigionieri. Il
-7 agosto noi attaccammo alla nostra volta. Dopo un'intensa preparazione
-di artiglierie, che per varî giorni tempestarono le posizioni nemiche,
-la fanteria avanzò respingendo passo passo l'avversario fino a
-raggiungere le pendici meridionali del Burgstall, una montagna che sta
-quasi simmetricamente di fronte al Seikofel, dal lato opposto della
-valle. Il Seikofel è ad oriente, il Burgstall è ad occidente. Avanzati
-a destra fino alle pendici dell'uno, si era avanzati a sinistra fino
-alle pendici dell'altro.
-
-Due giorni dopo il nemico tentava di sloggiarci. Dal Seikofel scese
-con forze relativamente rilevanti. Fu respinto. Il 13 agosto noi
-rafforzavamo la nostra linea con l'occupazione dell'Oberbacher, le cui
-vette furono scalate dalla fanteria. L'Oberbacher è un nodo montuoso
-a sud-ovest del Burgstall. Costituisce una posizione fiancheggiante
-importantissima. Nello stesso giorno occupavamo la forcella Cengia,
-un altro passo ad occidente della valle di Sexten, e il giorno dopo,
-sopraffatte le artiglierie nemiche con un fuoco intenso, la fanteria
-italiana poteva salire sulla spalla del Seikofel e radicarvisi, ed
-occupare definitivamente delle cime della Croda Rossa.
-
-
-Combattimenti accaniti succedono a lunghe calme. Da una parte
-e dall'altra non si può agire con continuità; occorrono lente e
-studiate preparazioni, e l'azione si scatena all'improvviso, violenta,
-disegnando talvolta un attacco sopra un punto e lanciandolo sopra un
-altro, tentando i lati deboli, complessa e breve. Se fossimo giunti
-un giorno prima sul Col Caradies avremmo visto il fumo delle granate e
-degli _shrapnells_ velare le creste e avremmo udito salire da tutta la
-valle il tuono incessante delle artiglierie, ma ieri la zona del Pàdola
-era immersa in una tranquillità profonda, appena turbata di tanto in
-tanto dall'eco di qualche colpo lontano.
-
-Eravamo in osservazione nella radura erbosa di un bosco di abeti, e lo
-sfondo della vallata si apriva luminoso entro una oscura cornice di
-tronchi e di fronde. Non potevamo scorgere Sexten, nascosta dal giro
-della valle. Il bombardamento che ha demolito i forti ha danneggiato
-anche la cittadina pittoresca, che rimane sempre un centro importante
-per le operazioni austriache. Gli abitanti si sono ritirati a Innichen,
-e i militari si sono sepolti in profonde casematte. A Sexten si
-allacciano le comunicazioni telefoniche degli osservatorî del nemico
-e quelle delle batterie. La centrale telefonica è un sotterraneo,
-invulnerabile, scavato in un prato, coperto di zolle, una specie di
-cantina alla quale giungono i fili entro cavi sotterrati.
-
-Il Seikofel sollevava fra le pendici la sua larga groppa tondeggiante
-e fosca. È una collina formidabile chiomata di boschi. Soltanto sulla
-vetta, il bombardamento e i lavori di fortificazione hanno diradato la
-selva. C'è una specie di calvizie incipiente sulla sommità dell'altura,
-e si intravvede il fulvo colore della terra scavata fra le grame
-alberaglie rimaste. Gli austriaci vi avevano già abbattuto alberi
-per adoperare il legname nelle opere di rafforzamento; il cannone
-ha falciato il resto. Si scorgono dei sottili intrecci di tronchi
-inclinati o caduti.
-
-Come sul Monte Piana, la cima non appartiene a nessuno; è una breve
-zona neutra, che da una parte o dall'altra si scala per assalirsi. Le
-trincee italiane e quelle austriache non sono lontane fra loro che
-una settantina di metri. Ogni tanto qualche esploratore striscia ad
-affacciarsi cautamente sulla vetta per vedere quello che il nemico,
-pochi passi più in giù, stia facendo. Se è scorto, si ode una salva di
-fucilate; la vedetta urla un'ingiuria e si lascia scivolare indietro,
-fra i suoi. Alla notte, il vivido raggio dei proiettori contorna
-l'altura, che si disegna nera e netta sul chiarore bianco come in un
-crepuscolo lunare.
-
-La più attenta osservazione attraverso i binocoli non ci lasciava
-sorprendere alcun movimento sul Seikofel. Nessuna vita sulla terra
-sconvolta e sterilita di quella vetta, verso la quale sfuma il nero
-della foresta. Gli alberi hanno protetto il nostro assalto, come sul
-Salubio. I nostri sono saliti nella loro ombra, da tronco a tronco,
-ricacciando il nemico a passo a passo.
-
-Non potendo abbattere la selva, nella quale i nostri movimenti si
-celano, gli austriaci tentano ora d'incendiaria. Aspettano che il
-vento spiri dal nord, e mettono il fuoco ai roveti. Le fiamme salgono,
-gli alberi resinosi ardono, colonne di fumo denso si abbattono sulla
-vallata. Ma l'incendio non si propaga mai. Divampa, poi langue,
-s'estingue, e per giorni e giorni dei diafani nembi azzurrastri si
-levano a volute filamentose dalle plaghe carbonizzate. Dei riflessi
-sanguigni palpitano nelle tenebre della notte. L'ultimo incendio si è
-spento l'altro ieri.
-
-
-In fondo alla valle, sotto a noi, sporgendoci sulla balza, vedevamo il
-villaggio di Pàdola, deserto. Le strade stendevano lungo il torrente
-il loro bianco serpeggiamento senza una macchia. Non un carro, non
-un uomo. Forse qui, come nelle Fiandre, è alla notte che il movimento
-delle retrovie si desta. Nell'oscurità romberanno i convogli in marcia,
-mentre in margine al gran traffico dei veicoli sfileranno silenziose le
-truppe in nere schiere lente. La valle appariva vuota, solitaria e come
-addormentata.
-
-Essa è ancora sotto alla vigilanza di un lontano osservatorio
-austriaco, e si sente guardata. Si finge vuota. Niente può dare
-pretesto ad un colpo di cannone. Questo osservatorio, per una stranezza
-della guerra di montagna, s'incunea nelle nostre posizioni. È al Passo
-della Sentinella, una località che merita il suo nome. Vi si erge,
-isolata, una guglia dolomitica, sottile, aguzza, che sembra un gigante
-in vedetta.
-
-Tutti questi monti, come abbiamo già osservato nella valle di Ampezzo,
-sono fatti, per dir così, a trampolino. Verso l'Austria un piano
-inclinato, verso l'Italia un salto. Da una parte una comoda via di
-accesso, dall'altra una parete che bisogna scalare. Così il passo della
-Sentinella. È stato preso e ripreso varie volte. L'attacco è facile per
-gli austriaci e difficile per noi. Essi possono difendere la vetta con
-qualche uomo e assalirla con molti. Lassù, sull'estrema punta, come
-sulla cima della Prima Tofana, non vi è che un minuscolo plotone e
-una mitragliatrice, alla quale hanno fatto con del cemento una cupola
-blindata. Tutte le cime vicine sono nostre. Noi li avremo assediandoli.
-Ma intanto guardano, ed essi sono l'occhio di batterie rincantucciate
-fra le pendici dell'Inner Gsell, nelle vicinanze di Sexten.
-
-A destra del Seikofel boscoso, poco più lontano, un'altura nuda,
-rossastra, dalla vetta lacerata dalle granate; è il Rotheck. Nel nome
-di Rotheck c'è la parola «rosso». La montagna brulla si distingue
-infatti per quel suo colore ardente, per quella sua strana vetta
-sanguinante sulla quale il nemico si trincera. Di fronte a lei, assai
-più vicino, il Quaternà nostro, alto, scosceso, fulvo, dominante, che
-a sinistra porta le nostre posizioni a congiungersi per ondulazioni di
-declivî al Seikofel, e a destra le conduce verso le cime del Palombino,
-altra vetta di frontiera che ci dà il comando di valichi minori.
-
-Sul Quaternà si profilavano gli uomini, che andavano e venivano
-lentamente sulla cresta in quell'ora silenziosa di tregua, simili a
-strani insetti, diafani e tremuli nelle rifrazioni della distanza.
-Vedevamo il rovescio delle nostre posizioni, il formicaio bizzarro
-degli accampamenti attaccati alla spalla del monte come dei nidi.
-
-Verso le cime, da ogni parte, si vedevano arrampicati i villaggi dei
-rifugi, color della terra, con le loro piccole baracche che sembrano
-sovrapposte, minuscole cittadine a ripiani verso le quali sale un
-saettamento di sentieri a zigzag. Ricordano quei fantastici conventi
-buddhisti che si aggrampano alle rocce sacre della gola di Kalgan. Su
-certe vette si sono dovute infiggere delle travi a guisa di mensole,
-ed erigere i baraccamenti sopra dei pianerottoli di legno sospesi sul
-precipizio. Si passa da un pianerottolo all'altro per delle scale. Dei
-gradini tagliati nella roccia portano alle trincee.
-
-Spesso, camminando sulla cresta, un sasso si distacca, rotola giù
-dal ciglio e frulla nel vuoto rimbalzando più in basso sonoramente
-sul legno delle costruzioni, percuotendo le travature di sostegno con
-una violenza da proiettile. Chi si accorge che un sasso sfugge sotto
-al suo piede, manda giù un grido di avviso. Si sporge e, le mani a
-imbuto intorno alla bocca, urla: «Sassooo!» — e gli uomini nei ripiani
-inferiori si gettano contro la parete di roccia aspettando che la
-pietra sia passata.
-
-
-Oltre il Quaternà, ad oriente, una vetta precipitosa e immane: il
-Cavallin. È precisamente una di quelle montagne a trampolino che
-offrono all'Italia il corrusco aspetto di una rocca ed hanno dall'altra
-parte un dorso accessibile. Il Cavallin, una delle gigantesche pietre
-miliari della frontiera, non ha grande importanza perchè non domina
-alcun valico di qualche entità e non può molestare direttamente le
-nostre operazioni. Ma fissa, abbarbica su quel punto del confine
-l'occupazione austriaca, ed è sul fianco destro della nostra direttiva
-nella valle di Sexten. Non ci nuoce, ma ci minaccia.
-
-Ha una forma quasi simmetrica: due cime, due torrioni, e fra loro una
-profonda insellatura nel mezzo della quale bruscamente irrompe una
-guglia. Le pareti sono a picco; non si scorge da lontano alcuna via di
-accesso. Soltanto delle ricognizioni, in forze più o meno importanti,
-partite dai costoni del Quaternà, si sono avvicinate alle posizioni
-austriache del Cavallin per studiarne gli approcci. Ardite e magnifiche
-spedizioni! Talvolta sono arrivate fin sulle trincee del nemico. Come?
-Il racconto delle loro gesta sembra una leggenda.
-
-Scalare la parete è impossibile. Le ricognizioni salgono per i
-canaloni, s'inerpicano sui macigni crollati nelle fenditure, vanno
-su per veri corridoi fra pareti di roccia che numerose mitragliatrici
-austriache spazzano al minimo allarme. Nel cuore della notte gli eroici
-reparti esploratori avanzano. Le trincee nemiche si distendono sui
-ciglioni, sono annidate in sporgenze della roccia agli accessi dei
-canaloni. Ogni approccio è barrato da larghi reticolati. È avvenuto
-che si sia riuscito ad aprire un varco nel primo reticolato, poi nel
-secondo. Nella luce dei proiettori, strisciando sotto al fuoco intenso,
-inerpicandosi da masso a masso, i nostri sono arrivati alla trincea
-principale. Ma sul parapetto stesso c'è un ultimo reticolato che
-bisognerebbe distruggere, a due metri dalle canne dei fucili nemici.
-
-Quando la ricognizione arriva alla mèta, è già l'alba. Nessuno può
-più ritirarsi allo scoperto. E i nostri rimangono là, fra le pietre, a
-qualche passo dai nemici, che li sentono ma non osano uscire. Sparano e
-sparano, gli austriaci, con quel fuoco a scatti che ridice l'agitazione
-e l'ansia. Le mitragliatrici martellano l'invisibile. I nostri si
-aggrampano immobili, lambiti da una rete di sibili. È un inferno. Le
-palle di rimbalzo sono le più terribili perchè arrivano non si sa da
-dove. Qualche corpo rotola giù per il ghiaione. Chi è ferito precipita.
-Dall'altra parte del monte si svegliano i corti mortai austriaci, di
-un modello studiato per questi terreni, e le grosse granate passano
-sulla cresta, portando fino ai tremila metri il loro fuggitivo e
-lacerante lamento, per ricadere al di qua, cercando a caso il terribile
-assalitore. Ma la notte ritorna e gli esploratori ridiscendono nel
-buio, portando il tesoro della loro esperienza.
-
-Non c'è più un abisso dal quale gli austriaci ora non si aspettino
-la scalata. Metterebbero dei reticolati sulle nubi, se potessero.
-Accumulano mitragliatrici e fili di ferro sul bordo d'ogni precipizio.
-E da lontano si vedono nereggiare assurde difese anche sulla cima più
-alta del Cavallin. Una trincea si tiene lassù, in un piccolo spazio,
-nel quale si ha l'impressione che un uomo non possa distendersi,
-circondato dal vuoto.
-
-Da lì ricomincia verso l'oriente, verso la Carnia, la guerra delle
-vette.
-
-
-
-
-LA LOTTA DEI COLOSSI.
-
- _12 settembre._
-
-
-Quando si entrava in Austria per la ferrovia di Pontebba, passato
-Pontafel, se non si era troppo distratti dalle varie e pittoresche
-bellezze della valle del Fella lungo la quale il treno scendeva, fra
-la stazione di Saint-Lusnitz e quella di Uggowitz — piccole stazioni
-che i diretti disdegnavano, adorne di piante rampicanti, e avanti alle
-quali non si vedeva che un impiegato fermo e dritto come un piuolo,
-sormontato da un chepì rosso albo un palmo — si osservava a sinistra
-uno strano sperone di montagna.
-
-Era un contrafforte ardito, coperto di abeti, che avanzava con tanta
-insolenza da costringere la valle a scansarsi e fare un giro per
-passargli intorno. Pareva messo là per sbarrare il passaggio. Subito
-dopo il biancheggiare di Malborghetto, in fondo ad una piccola conca
-nella quale il paesello, adagiato a ridosso delle alture per ripararsi
-dalle tramontane, si rifugia, la vallata pareva chiusa da quel costone
-boscoso.
-
-Fra gli alberi del declivio si vedevano emergere larghe sagome di
-possenti costruzioni; erano muraglioni bassi, enormi, massicci,
-coronati da spalti, alcuni quasi sulla valle, altri eretti più in su
-verso la spalla del monte, con un collegamento capriccioso di altre
-muraglie, di altre costruzioni minori. Era il famoso forte Hensel.
-
-Quello che si vedeva costituiva i rafforzamenti del forte. Le spianate
-della fortezza si appoggiavano a quelle mura ciclopiche, solide come
-la roccia: due spianate, una in basso, una in alto, sotto le quali il
-forte affossava le sue parti più vitali. Le muraglie servivano anche
-da trinceramenti. Erano bucate da feritoie a ranghi molteplici, dalle
-quali, occorrendo, si potevano affacciare piccole artiglierie. Quattro
-ranghi di feritoie sovrapposti si allineavano sul muraglione più vicino
-alla strada.
-
-Il forte Hensel era doppio, aveva appunto la parte alta e la parte
-bassa, unite da cortine e da strade coperte. Si immaginino dei
-giganteschi edifici sepolti, dei quali non si scorga che la sommità,
-verdeggiante di terrapieni erbosi come se essa fosse sorta dalla
-terra sollevando interi lembi di prato. Il bosco aveva mascherato in
-parte il resto. Non si vedevano dalla ferrovia gli oscuri emisferi
-delle cupole di acciaio dei grossi pezzi, due sulla parte bassa e due
-sulla parte alta, e non si vedevano tutti quei bizzarri comignoli
-dei quali i forti sono irti, simili a soldatini in ordine sparso
-ritti sui terrapieni, e che non sono altro che gli sfogatoi dei
-depositi di munizioni intesi a mantenere la ventilazione dei magazzini
-sotterranei. Ma i nostri osservatori, annidatisi fin dai primi giorni
-della guerra sui monti, dall'altra parte della valle, a qualche
-chilometro appena dal forte, ne scorgevano e ne studiavano tutti i
-particolari. Distinguevano nell'imponenza geometrica dei suoi profili
-tutta la segreta disposizione delle sue parti, dei suoi collegamenti,
-vedevano nereggiare sulle piazzole superiori le batterie in barbetta, e
-seguivano il lavorìo della guarnigione che apprestava la fortezza alla
-battaglia come un equipaggio appresta la nave per il combattimento.
-
-Ora non c'è più niente.
-
-Niente, assolutamente niente. Non più muraglioni, non più spalti, non
-più cupole, non più batterie scoperte, non più strade. È scomparso
-anche il bosco. Tutto quel folto di abeti che avvolgeva il forte è
-svanito. Lo stesso sperone di montagna sul quale la fortificazione
-sorgeva si è trasfigurato, non è più quello, è irriconoscibile, tutto
-sconvolto, squarciato, imbrullito. Al posto del forte Hensel c'è come
-una immensa frana, una convulsione di terra e di pietre, una distesa di
-detriti e di macerie che scende dall'alto del costone fino al torrente.
-I nostri cannoni hanno fatto questo.
-
-La devastazione dei nostri tiri è indescrivibile. Sarebbe
-incredibile anche, se non fosse registrata dalla fotografia. Le fasi
-della distruzione sono documentate dalla fedeltà impassibile del
-teleobbiettivo. Il cannone operava una lenta e profonda trasformazione
-del paesaggio. Cominciò a battere le opere basse, poi troncò le
-comunicazioni protette, poi battè le opere alte, infine disgregò,
-demolì, sgretolò, seppellì tutto quello che c'era rimasto. Questa volta
-gli austriaci non hanno fatto in tempo a ritirare le loro artiglierie.
-Il forte è diventato una immane tomba di cannoni.
-
-Alcuni colpi troppo lunghi, andati al di là dello sperone e caduti
-nella valle, hanno aperto dei crateri che le piogge hanno riempito,
-e ai piedi dell'altura la fotografia vi mostra una fantastica
-costellazione di chiari laghetti rotondi. Le granate facevano un arco
-al di sopra di vette, un arco alto quasi due chilometri. Varcavano
-cinque o sei montagne, viaggiavano per un minuto e dieci secondi su
-creste e burroni, attraversavano la vallata del Fella e piombavano
-con una precisione meravigliosa sulla parte del forte che si voleva
-colpire.
-
-Hensel, eretto per chiuderci ogni passaggio da ovest e da sud, messo
-a guardia di uno sbocco di valli, è stato cancellato dalla faccia del
-mondo. Abbiamo visto ieri i cannoni che lo hanno annientato.
-
-Lontano dal fronte, lontano dai combattimenti, nelle retrovie della
-guerra, dove la vita del paese continua normale ed eguale, le mostruose
-artiglierie si annidano. Sono cannoni che il nemico non avrebbe
-mai immaginato di veder comparire dalla nostra parte sul campo di
-battaglia. Credeva di dominarci con i suoi 210 di Hensel, d'inchiodarci
-nelle nostre valli, alle quali intendeva aprirsi l'accesso.
-
-Accovacciati sui loro larghi affusti massicci, che pesano loro soli
-decine di tonnellate, piantati solidamente su piattaforme che sembrano
-fondamenta di torri, i neri e giganteschi cannoni sporgono soltanto
-il profilo impetuoso e possente del loro lucido collo dall'ampio
-barricamento circolare di sacchi pieni di terra che li protegge.
-Quell'alta barriera grigia fa pensare al recinto creato intorno ad una
-belva.
-
-
-Gli artiglieri lavorano in quel chiuso, isolati, intorno alla
-formidabile macchina di morte. Ruote silenziose muovono il pezzo, lo
-girano, lo sollevano, fanno aprire e richiudere l'enorme culatta, il
-cui otturatore a cerniera, dalle dentature lucenti, sembra lo sportello
-d'un forziere favoloso. Docile, il cannone dolcemente obbedisce a lievi
-giri di manovelle. Quella grande massa di tredicimila chili di acciaio
-si muove senza rumore con una maestà dominatrice, con una lentezza che
-sembra pensosa e ponderata. Si dispone al tiro, assume l'attitudine del
-combattimento, spostandosi adagio adagio, e nel suo moto solenne pare
-di scorgere una non so quale truce e subdola cautela.
-
-Un carrello sospinto su rotaie porta il proiettile dal deposito
-blindato delle munizioni. La granata, alta come un fanciullo, è
-sollevata dall'argano, scivola nella culla di ottone del caricatoio, la
-culatta si chiude sul sacco della polvere che ha seguito il proiettile
-nella camera di scoppio, dalla quale per un istante si è intravvista la
-vorticosa e scintillante raggera delle rigature. Uno scatto di molla.
-Il colpo è pronto. Tutto questo avviene come un meccanico lavoro da
-opificio. I soldati rimangono in piedi sulle piattaforme di acciaio che
-l'affusto sporge. I serventi sono come inerpicati sul colosso.
-
-Al colpo la gran mole del cannone passa veemente fra loro, spinta
-indietro dalla forza impetuosa del rinculo, e torna al posto ricondotta
-dalla elasticità dei freni. Una buffata violenta e ardente fa
-sventolare i lembi dei cappotti. La terra ha un sobbalzo. Nei greti
-è un rotolare di sassi e uno scorrere di sabbie. Le travature delle
-case hanno scricchiolato nel villaggio vicino come ad una scossa di
-terremoto; le porte squassate hanno risuonato cupamente e le finestre
-mal chiuse si sono spalancate alla sorda percossa della raffica breve.
-
-Gli artiglieri, immobili, afferrati ai montanti, gli occhi riparati
-dall'ombra della mano aperta, ammiccano verso il cielo, attenti,
-interessati. Guardano il proiettile. Perchè la granata si vede, si può
-seguirla per qualche tempo nella sua corsa da meteora. È una lineetta
-nera, sfumata, che naviga nello spazio, impiccolisce, impallidisce,
-svanisce.
-
-I viaggi delle palle da cannone più grandi sono diventati così
-lunghi, che dànno il tempo a delle strane segnalazioni. I nostri
-posti di osservazione annunciano il passaggio dei grossi proiettili
-nemici come i semafori avvertono i porti del passaggio delle navi.
-La granata di certe artiglierie pesanti manda un rumore che ricorda
-quello di un treno ferroviario lontano; pare un diretto che percorre
-la vôlta celeste. «Arriva un 305» — telefonano talvolta gli osservatori
-avanzati, quando percepiscono il caratteristico rombo. «305 in arrivo!»
-— grida il telefonista della batteria avvisata. «Al coperto!» — ordina
-il comandante. Gli artiglieri si sparpagliano nelle loro tane. Otto,
-dieci secondi dopo il proiettile arriva, scoppia, solleva eruzioni
-di pietre e di terra, annebbia tutto di fumo. Ma la parola umana, più
-rapida, lo ha preceduto. È meraviglioso.
-
-Per questo le grosse artiglierie, se devastano e distruggono le difese
-meglio costrutte, non fanno molte vittime. Per ammazzare bisogna che
-sfondino una casamatta di rifugio o sorprendano truppe allo scoperto.
-Allora, l'uomo che si trova presso allo scoppio sparisce. Inutile
-ricercarne i resti. Non v'è più traccia di lui.
-
-Così è scomparso un alpino in val Dogna, dove abbiamo visto le
-enormi buche scavate di fianco alla strada da alcune grosse granate
-austriache. Due alpini passavano di lì al momento di una esplosione.
-Di uno non si trovò più nulla. L'altro fu lanciato in aria incolume
-e sbalestrato fra i rami di un abete, trenta metri lontano. Annerito
-dal fumo, imbrattato di terriccio, stordito dal colpo, si attaccò
-istintivamente ad un ramo con quella forza attanagliante che hanno
-nelle mani gli alpini, scalatori di vette, e rimase così finchè lo
-salvarono.
-
-In questo momento i bombardatori di Hensel hanno altri obbiettivi.
-Dopo un lungo silenzio riprendono la parola. I giganti si celano
-nell'ombra d'una valle. Quando le loro bocche sono in posizione di
-tiro, si tendono verso il cielo. Ricordano per la loro mole i telescopi
-degli osservatori astronomici. E tutti quei loro meccanismi perfetti
-che permettono di orientare il pezzo enorme fino all'esattezza del
-decimo di millimetro, i grossi cilindri dei freni che si allungano
-sul manicotto, i cannocchiali di traguardo, contribuiscono a dar loro
-un'aria da immani strumenti di precisione. Aumentando la distanza di
-tiro si è dovuta aumentarne la correttezza. L'errore di un millimetro
-alla bocca del cannone diventa l'errore di centocinquanta o duecento
-metri al bersaglio, quando la palla percorre otto miglia. Perciò il
-cannone ingigantendo ha acquistato delicatezze minuziose, movimenti da
-apparecchio geodetico.
-
-Un'operazione di puntamento fa pensare ai calcoli nautici. Vi entra
-dell'astronomia. Bisogna ricercare il nord magnetico, tener conto
-delle deviazioni locali della bussola, per orientare il quadrante
-di puntamento al nord terrestre: questo preliminare è necessario
-per arrivare e stabilire il punto matematico nel quale il cannone è
-piazzato. Fissata la posizione del cannone si determina sulla carta
-la rotta dei proiettili. Le altitudini come le distanze entrano nel
-calcolo. E durante il tiro si tiene una specie di giornale di viaggio
-delle granate. Si registrano di ognuna le segnalazioni di arrivo, colpo
-per colpo, e gli errori di rotta indicati dagli osservatori a millesimi
-— millesimi d'angolo.
-
-
-La zona che abbiamo visitato, quella parte delle Alpi Carniche che
-dalla ferrovia Pontebbana si avanza sulla vallata di Plezzo, è stata
-finora un gran campo d'azione di grosse artiglierie. Ora attivo e
-violento, ora lento e come stanco, il maestoso duello delle batterie
-pesanti e di medio calibro ha continuato per mesi. Il silenzio non è
-mai lungo. Ogni tanto le vallate rombano e echeggiano.
-
-Imponemmo noi la lotta dei colossi. Il 12 giugno i nostri massimi pezzi
-erano già piazzati e aprivano il fuoco sul forte Hensel. Nello stesso
-giorno un deposito di munizioni dell'opera alta scoppiò.
-
-L'incendio durò lungamente; il fumo giallo e denso delle polveri
-brucianti copriva a tratti la intera collina, lacerato dal bagliore
-delle esplosioni, le quali lanciavano in aria getti alti di macerie e
-di luce. Pareva che il forte si bombardasse da sè. Era uno spettacolo
-di una imponenza indicibile che gli osservatori descrivevano per
-telefono a frasi concitate, piene di ammirazione e di stupore. Il
-giorno dopo un altro deposito esplodeva nell'opera bassa.
-
-Il 16 giugno la cortina che univa l'opera alta all'opera bassa era
-già franata; le piazzole della batteria in barbetta erano scomparse in
-uno sconvolgimento di massi. Allora avvenne una cosa che fa onore al
-nemico: il forte rispose. Rispose a caso, senza scopo, per non morire
-senza un simulacro di difesa. Ma dopo pochi colpi tacque per sempre.
-
-Implacabili i nostri tiri si avvicinavano ai pezzi blindati. Il 23
-giugno una cupola dell'opera bassa era sfondata. Essa appare ora
-spezzata come un guscio spesso e nero, aperta, inclinata. Il 2 luglio
-si rinnovarono scoppi di munizioni in altri depositi del forte. La
-demolizione progrediva a zone, regolare, sistematica, inesorabile. Il
-28 luglio un'altra cupola era spezzata e, rovesciandosi, il suo cannone
-levava la gola verso il cielo come quelli di una nave che va a picco.
-Il forte sprofondava.
-
-Gli austriaci adunarono in fretta batterie in quel settore. Le
-pendici settentrionali della valle di Malborghetto nascondono numerose
-posizioni di artiglieria pesante e di medio calibro. Vi sono dei 105,
-dei 110, dei 115, dei 210, e vi è anche un 305. Il nemico ha temuto
-forse uno sfondamento delle sue linee verso il nodo stradale di Tarvis.
-
-
-Le nostre batterie sono così nascoste che avviene spesso di passarvi
-vicino senza vederle. La loro presenza è annunziata da bivacchi,
-fumiganti di cucine come immensi campi di tribù zingaresche, da
-affollamenti di artiglieri fra tende e baracche disseminate in
-selvaggi angoli di valli, da un movimento più attivo di carreggi e di
-salmerie nelle retrovie, da parchi di furgoni e di pesanti carrelli da
-trasporto, da file di muli e di cavalli alla corda nereggianti sotto a
-lunghe tettoie nel greto di qualche torrente. Sui veicoli, sui tetti,
-sulle tende tutto un intreccio mascheratore di fronde ha un'apparenza
-di addobbo rustico che rallegra come il preparativo di una strana e
-primitiva festività montanara. Quando si arriva a questi centri di
-attività, adornati spesso da bizzarri giardini, con viali e aiuole
-nelle quali delle pietre colorate, disposte ad arte, sostituiscono
-i fiori per formare disegni, e sigle, e emblemi, si cercano con lo
-sguardo, tutto intorno, i cannoni. Bisogna, per scovarli, che qualcuno
-li additi.
-
-Allora vi accorgete che dal folto di un roveto sporge appena una
-gran gola di acciaio. Quello che avevate scambiato per un rigoglioso
-e inestricabile ciuffo di giovani abeti, è un obice. Un boschetto
-di arboscelli e di sterpi verdeggianti è un cannone grosso come una
-locomotiva. Pezzi, affusti, piazzole, casamatte, riservette, tutto è
-affondato nel terreno e nelle vegetazioni. Nella guerra moderna chi si
-nasconde meglio è il più forte.
-
-Per battere bisogna scorgere. Artiglieria vista, artiglieria
-silenziata. La situazione di una zona può dipendere da un uomo e da un
-filo telefonico. Uno sguardo che si affacci e che scruti, un telefono
-che trasmetta, e la solidità di un fronte può essere compromessa.
-
-La vera guerra, in certi settori, è fatta dagli esploratori, dalle
-vedette, dagli osservatori. Sono loro, quei pochi uomini annidati
-su vette, che in fondo veramente combattono. Combattono con armi
-formidabili, lontane chilometri e chilometri da loro, ma che essi
-dirigono. Per loro, per quello che vedono e dicono, delle forze
-cieche si muovono, dietro, nelle valli e sulle alture, e agiscono.
-L'osservatore che sorprende una preparazione nemica e la fa disperdere
-con una raffica di granate da batterie che nulla scorgono, e che
-conduce i tiri di un bombardamento niente altro che pronunziando delle
-cifre in un ricevitore telefonico, è il fantastico guerriero della
-nostra epoca.
-
-È lui che assesta i colpi, che sbaraglia e distrugge, ed egli deve
-talvolta sentire l'orgoglio di poter scagliare, lui inerme, la precisa
-violenza della guerra sul punto che il suo giudizio e la sua volontà
-hanno definito.
-
-Da qui il valore di certe cime, quasi irraggiungibili, dalle quali non
-potrebbe arrivare neppure un colpo di fucile. Insediare un cannocchiale
-vale alle volte assai più che insediare una batteria. Si sono avute
-delle azioni importanti per sloggiare un minuscolo posto di vedetta.
-Battaglioni e cannoni erano paralizzati momentaneamente dallo sguardo
-di un uomo. E dei bombardamenti, dei combattimenti, avevano, si può
-dire, un uomo per obbiettivo.
-
-In Val Dogna, ai primi tempi della guerra, quando vi avevamo piazzato
-delle artiglierie, ora spostate, che bombardavano certe posizioni
-vicine a Malborghetto nella Val Fella, pareva di essere sicuri dalle
-osservazioni nemiche. Ma un giorno, improvvisamente, cominciarono a
-piovere granate intorno ai nostri pezzi. Fu una di quelle granate che
-mandò in aria l'alpino. Il tiro, accurato, doveva esser diretto da
-gente che vedeva. Ma dove poteva nascondersi? Cerca, cerca, da punta a
-punta, da cresta a cresta, finalmente si scoprì qualche cosa sopra una
-delle vette del Montasio.
-
-Il Montasio che domina la valle da sud-est, una immane rupe che tocca
-quasi i duemila e ottocento metri d'altitudine, dalle forme ardite
-e strane, superbo e fosco, ha un versante austriaco e un versante
-italiano. Era stato giudicato inaccessibile. Ma una guida austriaca,
-pratica della regione, era riuscita a condurvi una scalata e stabilire
-sulla punta un posto d'osservazione. Le nostre batterie erano là sotto.
-
-Non rimase a lungo lassù, l'osservatorio austriaco. Dove va un tirolese
-vanno cento alpini: dove va un alpino non va nemmeno il demonio.
-All'alba i nostri ascesero la montagna da tre lati. Vi impiegarono
-sette ore. Gli austriaci in vedetta non si difesero e non esitarono.
-Temendo di essere circondati, fuggirono. Quando i nostri arrivarono
-sulla vetta, in un rifugio improvvisato con sassi, trovarono un
-telefono, degli strumenti ottici, un giornale e nel giornale delle
-fette di salame. Gli uomini che dovevano essere due o tre, erano
-scomparsi e giù per una balza oscillava la corda a nodi che era servita
-alla loro discesa.
-
-Da allora la vetta è occupata da noi, e l'artiglieria nemica, che non
-vide più niente, tirò per qualche tempo a caso, poi smise. Avere un
-osservatorio vuol dire talvolta comandare una valle. Noi dominiamo
-una gran parte della vallata del Fella in territorio nemico, abbiamo
-potuto distruggervi forti e ridotte, la teniamo quasi senza possederla,
-soltanto perchè possiamo guardarla. Per avere un'idea dell'azione delle
-moderne artiglierie, non bisogna dimenticare questi loro nuovi organi
-indispensabili: gli osservatorî.
-
-Ogni batteria ha una sua rete telefonica, lunga decine e decine di
-chilometri. Sono i suoi nervi. Il cannone non potrebbe più vivere senza
-il telefono. Ha bisogno di stendere molto lontano i tentacoli segreti
-della sua sensibilità. Corrono sulle rocce, sugli alberi, sull'erba dei
-prati, ora distesi sopra isolatori, ora gettati frettolosamente sulla
-terra e sui roveti, i fili elettrici ai quali il rivestimento nero dà
-un'apparenza da miccia. S'incrociano, si scavalcano, s'intersecano in
-ogni direzione. Un dialogare perpetuo va per monti e per valli fra le
-batterie e le vedette.
-
-Quando il bollettino ufficiale ci parla di intensi bombardamenti, noi
-non pensiamo agli uomini spintisi avanti, rannicchiati al riparo di
-minuscole barricate di sassi, intenti a giudicare, calcolare, scrutare,
-riferire, freddi, calmi, maneggiando delicati strumenti come in un
-gabinetto di fisica, mentre intorno a loro è un inferno di esplosioni.
-Il fuoco nemico li cerca.
-
-Cerca loro prima di ogni altra cosa. Li cerca con urgenza, con furore.
-Delle batterie intere non fanno altro. La lotta delle artiglierie
-s'inizia sempre contro gli osservatorî. Durante il bombardamento del
-forte Hensel i nostri posti d'osservazione erano come in un terremoto.
-Non furono mai toccati, ma le rocce intorno sono tutte spezzate dai
-colpi, che pareva dovessero svellere i rifugi da un momento all'altro.
-
-
-Sempre in Val Dogna, scacciato lo sguardo nemico dal Montasio, non
-ci sentivamo ancora interamente padroni nella casa nostra. Il nemico
-si affacciava ad un altro punto, ed ogni movimento importante era
-impossibile oltre Pleziche, alla metà della valle. Bastava che qualche
-soldato passasse fra le boscaglie nel fondo della gola, perchè uno
-scoppiare di granate chiudesse il passo. Gli austriaci erano sulla
-Forcella del Cianalòt. Questa volta non si trattava di un osservatorio
-soltanto.
-
-Passato Pontebba, la valle del Fella, che la ferrovia percorre, dopo
-aver risalito gli ultimi lembi montuosi dell'Italia, da sud a nord,
-varcata la frontiera volge nettamente verso l'oriente. Parallela e
-vicina a questo tratto austriaco della vallata del Fella corre la
-nostra Val Dogna. Lo spartiacque fra le due valli segna il confine. È
-tutta una lunga cresta aspra, nuda, cinerea, che irrompe maestosamente
-dagli ultimi prati e gli ultimi boschi. Verso le vette salgono rari e
-rudi sentieri che, scavalcando dei passi, allacciano le due valli. La
-Forcella è uno di questi valichi. Tutta la cresta fu subito occupata
-dai nostri, ma la Forcella, più in là della frontiera, era stata
-solidamente fortificata dagli austriaci, da tempo prima della guerra,
-e la tenevano con una risoluzione che indicava l'importanza da essi
-annessa alla posizione.
-
-La importanza derivava sopra tutto dal fatto che dalla Forcella
-di Cianalòt, per il vano lasciato da due vette rocciose, si
-osservava una parte della Val Dogna, paralizzandovi ogni azione.
-La Forcella è un'insenatura fra i Due Pizzi — due punte: il Pizzo
-Occidentale e il Pizzo Orientale — e il monte Pipar. Gli austriaci,
-oltre all'insellatura, occupavano il Pizzo Orientale. Noi avevamo
-l'Occidentale, avevamo il Pipar, alto, dirupato, vicino al Pizzo
-Orientale, e, vicino al Pizzo Occidentale, avevamo la così detta
-Tana degli Orsi, una montagna rocciosa, grigia, nella quale si aprono
-caverne tenebrose capaci di dar ricovero ad intere compagnie, e che
-le tradizioni della valle, eternate nel nome, indicano come gli ultimi
-rifugi del gigantesco orso nero delle Alpi la cui razza è scomparsa.
-
-Vista dal fondo della valle, pieno di un selvaggio arruffìo di
-boschi, la Forcella del Cianalòt appare come un ripiano, una specie
-di parapetto oscuro fra i pilastri delle vette. È vicino; il fuoco di
-fucileria austriaco batteva il sentiero. Parlando di monti e di vallate
-si conferisce un'idea di grandiosità e di distanza, ma qui, questi
-pizzi e queste cime intorno al passo sono a portata di voce. I nostri
-soldati avrebbero potuto dall'alto scagliar dei sassi nelle posizioni
-nemiche. Ma le posizioni nemiche erano costituite da trinceramenti
-in cemento armato, inattaccabili, precedute dal solido tessuto dei
-reticolati.
-
-Gli austriaci stavano tranquilli là dentro. Erano invulnerabili. Nè i
-fucili nè i cannoni da montagna e da campagna potevano far loro alcun
-danno. Non rispondevano nemmeno al fuoco dei nostri che li dominavano
-inutilmente. Chiusi nella loro corazza, erano come il riccio sotto al
-naso del mastino. Assalirli era impossibile senza aver prima demolito
-le loro difese con l'artiglieria pesante, e gli austriaci, i quali
-sapevano bene che la valle angusta e dirupata non aveva strade, si
-sentivano perfettamente al sicuro dai grossi pezzi. Diamine, i cannoni
-da assedio non volano.
-
-Ma una mattina, alle sette precise, li sorprese un'esplosione
-terribile. Fu il 30 di luglio. Una di quelle formidabili granate che
-sembrano bolidi era scoppiata avanti alle trincee. Non ebbero il tempo
-di riaversi. Dopo alcuni colpi di sistemazione, il bombardamento si
-fece serrato, intenso, spaventoso. Il fragore delle detonazioni assunse
-una continuità sconvolgente, era una catena di folgori, e la Forcella
-del Cianalòt scomparve entro una eruzione terrorizzante di pietre,
-di vampe, di detriti, di terra, di schegge, e il fumo balzava su a
-colonne, a getti, a sprazzi altissimi, per fondersi in immani cumuli,
-gialli, densi e pigri.
-
-La violenza delle esplosioni era tale, che delle scaglie di roccia
-grandinavano sulle nostre stesse posizioni. I soldati nostri dovevano
-tenersi al coperto dietro alle anfrattuosità del Pizzo Occidentale, per
-non essere colpiti dalle pietre che quel furore di fuoco proiettava
-tutto intorno. I reticolati sparivano. Paletti di acciaio divelti,
-ancora uniti da fili, roteavano in aria sibilando. Le trincee
-di cemento erano qua e là intaccate, sbocconcellate, sbrecciate,
-in qualche punto anche sfondate. Otto ore consecutive durò quel
-fiammeggiante uragano di acciaio.
-
-Alle tre del pomeriggio il bombardamento cessò.
-
-Dietro ai ripari i nostri soldati aspettavano quel momento, il
-fucile nel pugno, la baionetta inastata. Nel silenzio improvviso
-echeggiò l'urlo possente dell'assalto. Dalle vette le nostre truppe
-precipitarono giù follemente, a salti, a balzi. «Pareva — dicono gli
-ufficiali — una frana d'uomini». Una frana grigia, tumultuosa, vivente,
-ululante.
-
-I più agili arrivarono prima. La discesa disseminò i reparti. Si vide
-allora, avanti a tutti, a duecento passi dai compagni più vicini, solo,
-un alpino atletico, che correva impetuosamente verso le trincee piene
-di austriaci, intimando la resa, a gran voce.
-
-La intimava in tedesco. Era uno di quei pazienti, forti e parchi
-emigratori friulani che la miseria spingeva oltre le frontiere a
-vivere di duro lavoro, trattati come esseri inferiori, come bestie
-da fatica dall'insolenza germanica. Aveva sofferto ogni umiliazione,
-l'oscuro _polentafresser_, ma non l'aveva dimenticata. Era arrivato
-il suo momento. Aveva lui il comando ora: «Fuori tutti! Giù le armi!
-Arrendetevi!» Egli era la Vittoria.
-
-E prima che gli altri assalitori sopraggiungessero, avanti a quell'uomo
-solo, decine e decine di austriaci sbucavano fuori, pallidi e inermi,
-con le mani levate. Da ogni uscita i prigionieri emergevano, a uno
-a uno, con delle facce attonite e convulse. Furono presi centoventi
-soldati prigionieri e sette ufficiali. Oltre cento cadaveri nemici
-insanguinavano i cunicoli delle trincee. Il bombardamento aveva
-inebetito gli austriaci. Alcuni dovevano essere sorretti. Erano tutti
-sbalorditi e inerti.
-
-Mentre la lenta carovana dei vinti cominciava a scendere dalle alture,
-il nostro cannoneggiamento riprendeva, battendo più lontano della
-Forcella. Sbarrava il passo ai contrattacchi. Si combatteva anche più
-a ponente, ma si trattava di una nostra finta. Preparando l'assalto del
-Cianalòt, un'azione accennava a volere aprirsi il passo nella valle del
-Fella scendendo verso Lusnitz. Conquistato il nostro vero obbiettivo,
-verso il tramonto, si rifece la quiete.
-
-Ma il giorno dopo il nemico volle tentare una rivincita, e con batterie
-di medio calibro, piazzate durante la notte nei pressi di Malborghetto,
-aprì il fuoco sulla Forcella. Lanciava granate mine e bombe di gas
-asfissiante. Continuò il primo agosto a bombardare, senza avvicinare
-truppe per l'assalto. Voleva forse soltanto impedire i lavori di
-rafforzamento. Poi si rassegnò e tacque.
-
-Non completamente però. Tutti i giorni cannoneggiava un poco. Di tanto
-in tanto la Val Dogna è percossa dai rimbombi dei colpi austriaci.
-Si vedono delle granate scoppiare fra le rocce, sulle quali lasciano
-un segno di scheggiatura fresca, e il fumo viaggia, portato dal
-vento, sugli accampamenti aggrampati al rovescio delle balze. Qualche
-colpo mal diretto passa sulle creste e arriva nel fondo del vallone.
-L'ululato del proiettile allora si prolunga curiosamente, per gli echi
-forse, dopo il boato dello scoppio.
-
-I nostri soldati, sistemata la posizione della Forcella, l'hanno anche
-ingegnosamente adornata. Come per una sfida, per ergere di fronte allo
-straniero un simbolo d'italianità, essi hanno costruito proprio sulle
-trincee un campaniletto veneto, che ha un vaso di _shrapnell_ per
-campana. Manda un suono da campanaccio da armento, un suono di pace.
-
-Più in basso, al coperto, dove comincia il bosco e si annida fra
-i macigni il primo posto di medicazione, i soldati hanno eretto
-un baldacchino alto: quattro tronchi per colonne, una cuspide di
-fronde, una croce sulla punta. Una grossa pietra rozzamente spianata
-biancheggia sotto al baldacchino, al quale si sale per una specie di
-grandiosa scalea di rocce. È l'altare. Alla domenica il cappellano
-vi dice la messa; in giro sui dirupi e fra gli alberi si accalca la
-soldatesca immobile, silenziosa e grave; il cannone romba lontano,
-e in alto, sulle trincee, lo _shrapnell_ tintinna sul suo minuscolo
-campanile.
-
-
-Gli austriaci non avevano preveduto la possibilità di portare delle
-artiglierie pesanti sulle balze della Val Dogna. Non immaginavano
-che la montagna potesse in poche settimane venir solcata, tagliata
-e ascesa da strade ruotabili di una fantastica arditezza. Vi erano
-solo dei sentieri da cacciatori e da contrabbandieri. Nei primi tempi
-della guerra ogni carovana, ogni salmeria che s'inerpicava sulla
-valle perdeva qualche mulo. Il terreno si sfaldava, lembi di sentiero
-franavano, e le più solide bestie da soma spesso scivolavano nei passi
-angusti e scoscesi, perdevano piede, si dibattevano per un istante
-annaspando convulse con gli zoccoli, ogni muscolo teso e fremente in un
-muto terrore, e precipitavano nel burrone, le zampe in aria, in mezzo
-ad una valanga di terriccio e di sassi. Ora l'automobile sale le stesse
-pendici.
-
-La strada pare che assalti le balze; passa da una all'altra con quel
-serpeggiamento ascendente, serrato e folle che hanno certi razzi.
-Va su, va su, tagliata nel macigno; s'inerpica su delle vere pareti;
-sembra da lontano, in certi punti, un zig-zag tracciato sopra un muro
-gigantesco. Non ha parapetti ancora, è larga poco più della vettura,
-sovente le ruote lasciano cautamente il loro solco lieve ad un palmo
-dall'abisso. Sporgendosi si scorge il biancheggiare lucente e vivo
-dell'acqua che scorre precipitosa giù nel fondo, nell'ombra, fra
-macigni lavati e chiari intorno ai quali essa mette effervescenti
-collari di spuma. Le volute percorse pochi momenti prima salendo, sono
-sotto, a picco, già lontane nella profondità. Più avanti o più indietro
-la strada sembra sempre troppo angusta per potervi passare, e si ha
-l'impressione di doversi sentir slanciare da un momento all'altro nel
-vuoto. Ad ogni giro essa manca allo sguardo, sparisce, non è più che un
-taglio, una soglia oltre la quale non c'è più niente.
-
-Strade mirabili, strade prodigiose aperte dalla guerra! Hanno nel loro
-tracciato stesso una violenza e un impeto, come un segno di volontà
-ferma, la volontà di passare, la decisione di non conoscere ostacoli.
-Sono comparse ovunque, come per incanto, ad ogni altitudine, attraverso
-regioni impenetrabili ancora chiuse al traffico umano come all'inizio
-dei tempi. Solide, incancellabili, queste arterie della nostra forza
-scavalcano ponti di pietra, si appoggiano a muraglie massicce, e
-sul sasso appena tagliato si vedono scolpiti simboli di armi, frasi
-lapidarie di ricordo, date, numeri di reggimenti, che narreranno al
-più lontano avvenire questa magnifica storia che noi viviamo, come
-quei cippi che ai margini delle strade romane le legioni creatrici
-piantavano.
-
-Davanti a queste opere gigantesche che sorgono da una settimana
-all'altra, ci si ricorda stupiti che un male dell'Italia è la
-deficienza di strade, che delle belle province nostre si spopolano,
-che delle ubertose regioni nostre agonizzano, perchè isolate dal mondo.
-Cinquanta anni di pace non hanno dato alla Calabria, alla Basilicata,
-alla Sicilia, le strade che un mese di guerra apre nelle più impervie
-regioni del mondo. Ci accorgiamo ora di quello che la disciplina può
-fare di noi. Avevamo bisogno di un'unione e di un comando.
-
-Le nuove strade ci permettono uno spostamento di grosse artiglierie,
-quale gli austriaci si erano da molti anni assicurato con una viabilità
-aggressiva che arretrava tutte le nostre frontiere. I cannoni più
-potenti, che parevano destinati a non muoversi dai forti, ora viaggiano
-per tutto, trainati da motori, in lunghi e lenti convogli di carrocci
-pesanti al passaggio dei quali il suolo freme. È come se le fortezze
-avessero sciolto le righe e manovrassero. Il duello delle artiglierie
-pesanti, qui come sull'altipiano di Asiago, ha preso una mobilità
-maestosa. Cessato su Malborghetto riprende altrove, su nuove posizioni,
-si sposta, gira.
-
-
-Abbiamo fatto un rapido e largo giro per le valli del Dogna e del
-Raccolana, che si somigliano un poco, parallele e brevi, egualmente
-dirupate e truci alle testate, piene di una agreste poesia
-agl'imbocchi, dove s'ingentiliscono, verdi di prati, disseminate di
-piccoli villaggi alpestri che seguitano a vivere la loro antica vita
-eguale sotto al rombo delle artiglierie, e verso i quali alla sera
-ascendono in fila per sentieri erbosi robuste contadine, curve sotto
-alla gerla colma di fieno odoroso, rosse e sorridenti.
-
-A Chiusaforte una folla di soldati si serrava intorno a qualche cosa,
-riempiva la strada, altri accorrevano su dai baraccamenti e dai parchi,
-delle grida, delle risa, un pigia pigia, un sollevarsi dei più lontani
-sulle punte dei piedi, un'agitazione di berretti grigi.
-
-«Che c'è?» — chiedevano gli ultimi arrivati. «Dei prigionieri!»
-— «Cantano!» — «Quanti? quanti?» — «Da dove vengono?» — «E chi li
-capisce?».... Degli ufficiali sono sopraggiunti: «Indietro, via! Volete
-andarvene?» — hanno comandato. I soldati si sono dispersi come delle
-formiche fra le quali sia caduto un fiammifero acceso. E allora si sono
-visti nello spazio vuoto due strani tipi, stracciati, vestiti di una
-tunica irriconoscibile, una specie di camiciotto di tela sporca, con
-dei grossi stivali deformati, impolverati e rotti, la testa coperta da
-un largo berretto a piatto con la fascia rossastra.
-
-Giovanissimi, imberbi quasi, magri, pallidi, macilenti, uno basso,
-uno alto, con delle grosse mani scarnite che si muovevano in gesti
-disordinati. La loro faccia esotica, dagli zigomi sporgenti e gli
-occhi asiatici, era tagliata dal largo sorriso di una felicità piena,
-il quale scopriva dei grandi denti bianchi. Erano russi fuggiti alla
-prigionia austriaca.
-
-Costretti a fare trincee contro di noi, erano riusciti a separarsi dai
-loro compagni, e marciando di notte, nascondendosi al giorno, mangiando
-non si sa come, vivendo così per una settimana una vita da bestie
-cacciate, erano arrivati ai nostri avamposti.
-
-Ogni tanto li prendeva un impeto di allegrezza, li sollevava un'onda di
-gioia; agitando i berretti urlavano: «Viva Italia! Viva, viva, viva!»
-— e i loro poveri grossi piedi stanchi accennavano pesantemente a passi
-di danza, una di quelle danze slave che si snodano intorno al fuoco dei
-bivacchi cosacchi, accompagnate da gridi acuti e da un battere ritmico
-di palme. Poi cantavano qualche strofa d'un loro canto sostenuto
-e melanconico come un salmo, che scandivano con movimenti di tutto
-il loro corpo magro e sofferente. Parevano ebbri. I nostri soldati,
-scostatisi, dopo aver riso al principio si erano fatti gravi.
-
-Quando hanno visto gli ufficiali, i due russi si sono avanzati verso
-di loro, e chini, messo un ginocchio a terra hanno afferrato a forza
-le loro mani per baciarle, con quel gesto di profonda devozione del
-_mugik_ che bacia l'icone.
-
-L'ultima tappa li aveva avvicinati alla loro grande patria, così remota
-e pallida.
-
-
-
-
-DOVE IL COMBATTIMENTO NON HA SOSTE.
-
-IL PASSO DI MONTECROCE.
-
- _18 settembre._
-
-
-Prima di salire sulle posizioni, l'ufficiale che ci conduceva ha preso
-la parola.
-
-Con frasi chiare, pacate, brevi, come se parlasse delle cose più
-naturali e semplici della terra, ha narrato lo svolgimento dell'azione
-su quel settore del fronte, una storia magnifica di lotte incessanti,
-di assalti e contrassalti senza fine fra vette quasi inaccessibili, una
-storia di accanimenti e di furori. Stavamo per ascendere alla linea di
-trincee del Pal Grande, del Freikofel, del Pal Piccolo, nelle quali il
-combattimento non ha soste.
-
-Quale indimenticabile lezione di tattica!
-
-Eravamo in fondo alla valle di Montecroce in una di quelle mattine
-fresche e purissime che mettono nell'aria luminosa qualche cosa di
-inebbriante. Il Pizzo di Timau ci sovrastava con i suoi arditi castelli
-basaltici, che lanciavano l'impeto delle loro torri grige verso
-l'indefinito della distanza, nell'azzurro del cielo, a un chilometro e
-mezzo sulle nostre teste. Dalle loro basi, fino al fondo della valle,
-un digradare di macigni precipitati, vario e come pieno ancora del
-tumulto dei crolli. Dall'altra parte della valle, le spalle boscose
-del Monte di Tierz, la cui cresta terrosa e fulva conserva lembi di
-prato che l'autunno dissecca. Fra il declivio dirupato e nudo del Timau
-e la costa selvosa del Tierz, come fra due quinte, tutto uno sfondo
-di imponenti vette rocciose: il Pizzo Collina, il Monte Cogliàns,
-lo Zellonkofel più vicino, una maestà di masse scoscese e chiare,
-rigate qua e là da un candore di nevi. Mentre l'ufficiale parlava, le
-montagne si rimandavano l'una all'altra echi fragorosi e senza fine di
-cannonate.
-
-La cima del Tierz si coronava di nubi bianche e nembi di terriccio, ed
-udivamo passare sul Timau un canto profondo e fuggitivo di granate in
-viaggio. Lunghi rimbombi di esplosioni scendevano per la valle, nella
-quale vedevamo sorgere e dileguarsi cirri di fumo.
-
-Il cannone faceva un formidabile commento alle parole dell'ufficiale —
-uno degli eroi del Freikofel, promosso per merito di guerra e proposto
-per tre medaglie al valore — le illuminava di verità precisa, delineava
-l'immagine esatta dei fatti. Noi le vedevamo le nostre meravigliose
-truppe sotto a bombardamenti di giorni e di settimane, impavide, pronte
-all'attacco: l'artiglieria spiegava.
-
-Un soffio di terrore pareva avesse spazzato la valle. Eravamo adunati
-presso ad una vecchia chiesuola solitaria, e vedevamo poco lontano
-le case del villaggio di Timau, vuote, chiuse, silenziose. Poco dopo
-il paesello di Muse incomincia la zona del fuoco e la vita normale
-agonizza. Più oltre, sulla strada polverosa non si scorge che qualche
-portatrice frettolosa, con una gran gerla sulle spalle curve; ancora
-qualche capraia sui prati, immobile presso al suo piccolo armento, e
-poi niente altro che soldati, e muli in lenta sequela, salmerie che
-salgono verso quella tempesta che romba. Erano le otto del mattino
-quando ci siamo incamminati anche noi, in lunga processione.
-
-Il Pal Piccolo, il Freikofel, il Pal Grande, sono vette in fila di una
-stessa catena lungo la quale passa la frontiera, diretta da oriente ad
-occidente. Questa catena si allunga fra due valloni, per un gran tratto
-paralleli: quello dell'Anger al nord, in terra austriaca, e quello di
-Montecroce al sud, in terra italiana. Due allineamenti di montagne
-assai più alte formano gli altri opposti versanti dei due valloni.
-Insomma, per avere una visione chiara del terreno, necessaria alla
-visione chiara dei fatti, bisogna immaginare, uno di fronte all'altro
-— uno sulla nostra terra e uno sulla terra austriaca — due maestosi
-schieramenti di monti, due grandi spalti le cui creste ondulate e
-prative, che passano i duemila metri, si guardano da sette od otto
-chilometri di distanza, e fra loro, più in basso, la catena rocciosa
-del Pal Piccolo, del Freikofel e del Pal Grande, la quale finisce per
-attaccarsi al Pizzo di Timau.
-
-Queste alture famose, con i loro cocuzzoli nudi, frastagliati,
-precipitosi, messi in rango, sorretti e legati da balze tormentate e
-scoscese, formano una strana convulsione di pietra in mezzo ad un calmo
-e solenne anfiteatro di montagne verdi: le montagne di Tierz, di Cimon,
-di Crostis, dalla parte nostra; quelle di Köderhohe, di Lancheck, di
-Polenick (la sola che si culmini in una dirupata nudità pietrosa),
-dalla parte austriaca.
-
-Avevamo già contemplato la truce regione del Freikofel dall'alto del
-Crostis, durante una delle ultime escursioni. Avevamo visto sotto a
-noi una confusione di giganteschi macigni, variegata di sterpi, e solo
-dopo una lunga osservazione ci era stato possibile individuare le cime,
-distinguerle l'una dall'altra, e sorprendervi a poco a poco la nascosta
-vita della guerra. Gl'incamminamenti coperti, le paurose scalinate
-scavate nel sasso entro l'ombra di canaloni, i rifugi arrampicati
-miracolosamente nei greti, i baraccamenti annidati ai piedi delle
-pareti rocciose, e qua e là le trincee, tutto minuscolo, strano, fatto
-di solchi, di celle, di tane, fra sparpagliamenti di tronchi trascinati
-lassù, simili a festuche di paglia, pareva dovuto ad un lavoro
-d'insetti infaticabili e industriosi. Il cannone taceva, e nel silenzio
-freddo delle vette risuonavano continuamente dei colpi di fucile, cupi,
-lunghi, con quel rumore caratteristico delle tavole gettate a terra, un
-rimbombo da legname scaricato.
-
-La lotta si accanisce in questa aspra regione perchè c'è il Passo
-di Montecroce. La valle austriaca dell'Anger e quella italiana di
-Montecroce sono in comunicazione. La catena rocciosa del Freikofel
-ha un taglio profondo nel quale una buona strada si snoda. Per questa
-strada si può scendere dal Gail al Tagliamento. Padroni del Passo di
-Montecroce, gli austriaci potrebbero premere verso gli sbocchi che
-conducono, per le valli del But, del Degano e del Tagliamento, alle
-retrovie del nostro esercito operante sull'Isonzo. Non andrebbero
-lontani, ma farebbero sentire una pesante minaccia sul nostro fianco.
-
-Per aprirsi la via di Montecroce non hanno risparmiato sforzi. Avevano
-preparato numerose strade militari, avevano creato nella zona del Passo
-un vero campo trincerato, e fin dall'inizio della guerra, concentrate
-truppe e artiglierie in quantità preponderanti, hanno tentato di
-forzare il varco. L'azione su questo settore ha avuto tre periodi
-distinti: offensiva austriaca e resistenza nostra; controffensiva
-italiana e conquista delle vette; equilibrio. Noi non vogliamo
-avanzare, siamo sulla frontiera naturale, non reclamiamo terre al
-di là, e non vogliamo disperdere energie in obbiettivi strategici di
-secondario valore.
-
-Ma la lotta non si acquieta. Gli austriaci tornano e ritornano
-all'attacco, tentano e ritentano, costone per costone, vetta per vetta,
-cercano di smuovere la stupenda barriera di eroismo contro la quale
-ogni assalto si sfascia e si abbatte nel sangue. Alle volte lasciano
-trascorrere qualche settimana nell'inerzia, poi, impetuosamente,
-sferrano un colpo di sorpresa. Sperano di trovarci indeboliti,
-immaginano forse che, ingannati dalla quiete d'una falsa rinuncia, i
-difensori abbiano assottigliato le loro schiere.
-
-La nostra difensiva non va intesa come una immobilità. La nostra azione
-svolge spesso una offensiva tattica, sospinge, assalta, sorprende,
-striscia, strappa al nemico ora una trincea, ora un ridotto, migliora
-le posizioni, si abbarbica, approfondisce le radici della resistenza.
-Le fanterie nemiche sono a quaranta o cinquanta metri l'una dall'altra.
-Gli avamposti sono a quindici metri. Quando gli austriaci bombardano,
-spesso debbono fare arretrare la loro fanteria nella seconda linea di
-trincee per non colpirla.
-
-
-Il Passo, una spaccatura piena d'ombra, folta di abeti, sta fra due
-cime massicce e rocciose, due immani pilastri: quello a sinistra è
-lo Zellonkofel, quello a destra è il Pal Piccolo. A destra del Pal
-Piccolo, un'altra mole di sasso: il Freikofel. A destra del Freikofel,
-simile per l'aspetto ma più ampio, il Pal Grande. Ancora più in là, le
-guglie del Timau. Dopo il Timau, ma non più in rango, simile al capo di
-una schiera di vette, l'alto Pizzo Avostanis avanza al nord e chiude la
-valle dell'Anger.
-
-Il possesso di questo Pizzo sollevò anni or sono una questione
-diplomatica che somiglia a quella della Cima Dodici. L'Austria lo
-reclamava, ma le sue ragioni erano troppo quelle del lupo. Il Pizzo
-restò nostro. La lunga premeditazione austriaca ora si rivela nella
-sua pienezza. Non era il povero possesso di una sterile sommità che
-si discuteva: era il dominio di un valico, il punto di appoggio di
-un'azione. Il Pizzo Avostanis è il sostegno del nostro fronte. Se non
-l'avessimo, forse la difesa non potrebbe esser lì.
-
-La lotta cominciò al Passo. Subito, all'inizio della guerra, il nemico
-avanzò all'occupazione dello Zellonkofel a sinistra del Passo, e
-del Pal Piccolo a destra. Sul Pal Piccolo avevamo un plotone. Benchè
-risolute e tenaci, le nostre forze nella zona erano in quei giorni
-piccole. Il plotone si trovò di fronte una compagnia austriaca. Dovette
-ripiegare, ma alla notte stessa i nostri assaltarono il monte. Lo
-presero, lo tennero. Però, profittando di un cambio di guarnigione
-che aveva portato sul Pal Piccolo una truppa nuova alla località, gli
-austriaci attaccarono e rioccuparono la vetta. Vi rimasero poco. Gli
-stessi soldati che avevano già una volta conquistato il monte, salirono
-nuovamente all'assalto e lo riconquistarono. E vi sono ancora.
-
-Ma gli austriaci avevano lo Zellonkofel, avevano il Freikofel, avevano
-una delle due punte del Pal Grande; le posizioni nostre e le loro
-s'incastravano, s'intersecavano, si allacciavano sopra una stessa
-linea. Aggrampati sullo scoglio, dove non si scavano trincee, dietro
-a frettolosi ripari di pietre ammonticchiate e di sacchi di terra
-faticosamente trascinati lassù, i nostri avevano il nemico di fronte e
-sui fianchi. Gli approcci erano scoperti, la fucileria grandinava sulle
-retrovie, mancavano sentieri, il rancio doveva esser portato da lontano
-con due ore di ascensione sotto al fuoco, e l'artiglieria tempestava.
-Gli attacchi del nemico erano continui e violenti.
-
-Il Pal Piccolo fu assalito cinque volte consecutive in un solo
-giorno da un battaglione e mezzo di austriaci muniti di numerose
-mitragliatrici. Cinque volte il nemico venne ricacciato. Si preparava
-a salire ancora all'attacco, si sentiva troppo superiore di forze per
-rassegnarsi, quando nella giornata grigia la nebbia scese dalle vette e
-una pioggia dirotta cominciò a scrosciare sulle pietre. Allora i nostri
-si slanciarono fuori dalle posizioni, la baionetta bassa, urlando, e
-per quel giorno spezzarono definitivamente l'offensiva nemica. Era il
-30 maggio.
-
-Intanto il coro dei cannoni aumentava tutto intorno. Mentre le fanterie
-si battevano, spesso a corpo a corpo, sulla catena rocciosa che il
-Passo fende, da dietro le creste dell'ampio anfiteatro di monti le
-batterie preparavano gli assalti o si cercavano fra loro, folgorandosi
-al di sopra della mischia, e da vetta a vetta filava l'ululante
-parabola delle granate. I nostri medî calibri entrarono in azione
-il 28 maggio, e i loro primi rimbombi furono salutati da una lunga
-acclamazione, giù dalle trincee italiane. Il 3 giugno una batteria
-austriaca veniva smontata dalle nostre cannonate. Era il momento in cui
-si preparava la conquista del Freikofel.
-
-Fu annunciata al paese il 9 giugno, quando potè dirsi definitiva.
-Perchè il Freikofel fu preso, perso, ripreso, riperso, ripreso.
-Quando si è visto il Freikofel si ha di questi assalti l'impressione
-fantastica di un volo. Immaginate una specie di alta cupola di basalto,
-irregolare, con dei fianchi quasi a picco, tutta scogliere, tutta nodi,
-spaccata da fenditure che ospitano grame sterpaglie, grigia, sinistra,
-strana come quelle rocce inverosimili della pittura cinese che portano
-sulla vetta i contorcimenti di un pino asiatico. Lo difendeva una
-compagnia, ossia tanti soldati quanti era possibile mettervene. Fu
-preso la prima volta da venticinque uomini.
-
-
-In molte compagnie alpine si sono formati nuclei numerosi d'uomini
-votati alla morte; sono detti le «anime perse», sempre pronti ad
-ardimenti che hanno del sovrumano. Ricordano i _keshitai_ giapponesi,
-gli assetati del pericolo, gli eroi dell'impossibile. L'attacco
-del Freikofel pareva una follia, ma bisognava studiarlo, bisognava
-tentarlo. Avanti le «anime perse»!
-
-Sono tante le anime perse che si dovette fare una scelta. Occorrevano
-venticinque soldati, e ve n'erano cinquecento che si offrivano.
-Partì all'alba del 6 giugno la spedizione prodigiosa, condotta da un
-sergente pratico dei luoghi. Erano tutti alpigiani: guide, cacciatori
-di camosci, portatori, gente che si sente sicura sopra un abisso finchè
-trova lo spazio per incastrare la punta d'un piede e i polpastrelli di
-una mano.
-
-Si vede da dove sono saliti, ma non si capisce come siano saliti.
-Portavano il fucile, con la baionetta già inastata, le giberne, il
-tascapane pieno di viveri, erano carichi di peso. S'inerpicavano
-con piedi fasciati di pezze, per far meglio presa sulla roccia, e
-certi tratti di parete liscia, dove non era possibile salire, li
-superavano fissando alle sporgenze superiori delle lunghe corde alle
-quali si arrampicavano. Gli austriaci, che vigilavano le due spalle
-più accessibili del monte, non udirono niente. L'ascesa, lenta e
-silenziosa, era durata un'ora e mezzo.
-
-Toccata la vetta, fra le asperità cineree dei dirupi gli assalitori
-concertarono rapidamente il loro piano. «Battaglione, alla baionetta!»
-— urlò il sergente. «Compagnia, alla baionetta!» — urlò un caporale. E
-tutti e venticinque, gridando per mille, si buttarono avanti, saltando
-da masso a masso: Savoia! Dalle posizioni vicine si udì il clamore. Poi
-le voci si spensero. Dopo qualche minuto il silenzio tornò profondo sul
-Freikofel. Che era avvenuto? Tutti gli sguardi scrutavano ansiosamente
-la vetta. Improvvisamente un'acclamazione immensa echeggiò dal Pal
-Piccolo all'Avostanis. Sulla cima del Freikofel sventolava la bandiera
-italiana.
-
-Gli austriaci non si erano difesi. Sorpresi, erano fuggiti in terrore.
-Erano già depressi per un intenso bombardamento di medî calibri durato
-tutta la notte. Cinquantaquattro di loro si arresero subito. Molti
-altri, sparpagliatisi intorno nelle anfrattuosità delle rocce, venivano
-fuori alle reiterate intimazioni di resa, le mani levate. Il nemico
-non tentò subito di riprendere la vetta di assalto: la bombardò.
-Tutte le batterie austriache, grandi, piccole, di medio calibro, vi
-concentrarono un fuoco infernale, prima che i nostri potessero compiere
-il più piccolo lavoro di fortificazione. La sommità dovette essere
-sgombrata, ma tenevamo l'accesso. Aggrampate Dio sa come, le nostre
-truppe erano là, pronte, al riparo, entro i greti e nei canaloni.
-
-
-Dei venticinque assalitori uno solo era caduto. Fu visto
-all'inseguimento, avanti a tutti, scendere a salti di camoscio e
-piombare colpito da una fucilata a bruciapelo, tirata da qualche
-nascondiglio. Non era stato nominato per quell'impresa. Aveva
-protestato perchè non l'avevano incluso nella lista. «_Sior capitano,
-mi go più dirito dei altri!_» — aveva detto alla sera, tutto commosso
-come sotto ad un'ingiuria. — «_Me speta!_».
-
-Era un soldato straordinario. Quando vedeva il suo capitano partire
-solo in ricognizione, borbottava: «_Eco sto mato che busca de farse
-copar!_» — E gli dava dei consigli: «_No se fida de mi? Perchè no me
-manda mi a guardar, che se lo copan a el, che femo nualtri?_» — Il
-capitano fingeva di non udire, e allora il bravo alpino pigliava il
-fucile, si affibbiava le giberne, e dopo aver mormorato un affettuoso
-e irriverente «_andemoghe drio, el xè mato da legar!_», lo seguiva per
-tutto, passo passo, come un cane, devotamente, pronto a fargli scudo
-del suo corpo ad ogni frusciare di fronde. L'ufficiale lo ha pianto.
-
-Per tre giorni sul Freikofel è stata una alternativa di bombardamenti
-e di mischie alla baionetta. Quando il nemico credeva di aver spazzato
-la vetta a colpi di cannone, avanzava la sua fanteria. Improvvisamente
-era fra le pietre un brulichìo di grigio, un lungo urlo possente, i
-nostri balzavano su, rioccupavano la cima, facevano dei prigionieri,
-rigettavano l'assalto. Il bombardamento ricominciava. Si resisteva
-un'ora, due, tre, poi bisognava cedere, ritirarsi. Dal giorno 7
-al giorno 9, il nemico lasciò duecento cadaveri sul Freikofel,
-quattrocento feriti, duecentoventi prigionieri. Ma il 9 la nostra
-occupazione della sommità era consolidata. Il cannone non ci scacciava
-più.
-
-Gli attacchi austriaci sono però continuati. Con la nebbia, con la
-pioggia, di notte, all'alba, alla sera, il tentativo di riprenderci
-il Freikofel è stato rinnovato con un'accanita costanza. Specialmente
-con la nebbia. Quando le nubi scendono e le montagne vi si immergono a
-poco a poco, quando tutto sparisce in un grigio tenebrore, si può esser
-quasi sicuri che nello spessore opaco e freddo dei vapori i nemici
-rampano.
-
-La loro tattica consiste nell'avvicinarsi a gruppi di cinquanta o
-sessanta, cautamente, carponi, e, arrivati a pochi passi dalla trincea
-italiana, aprire un fuoco intenso e breve di fucileria. Non osano
-slanciarsi all'assalto subito; vogliono prima saggiare la difesa.
-Il fuoco di risposta rivela le condizioni dei difensori. Ne dice il
-numero, ne dice il morale. Se la trincea si sveglia con una fucileria
-furibonda, lunga, disordinata, l'attacco può proseguire. Vuol dire che
-la gente trincerata è poca e vuol parere molta, o è molta ma sorpresa
-e agitata. Se invece soltanto una diecina di colpi risponde, e poi si
-rifà il silenzio, la cosa è grave: c'è nella trincea un'aspettativa
-calma e sicura. In questo caso, che è il più sovente, l'attacco è
-sospeso. Allora, dopo la scarica, i nostri non sentono più nulla. Il
-nemico si ritira quatto quatto nelle sue tane.
-
-Tali spedizioni austriache non sono mai condotte da ufficiali; dei
-sergenti le guidano. Gli ufficiali rimangono dietro, nelle trincee.
-
-Si sono avuti, per lunghi periodi, tutte le notti di questi tentativi
-di attacco. Talvolta l'offensiva austriaca ha un ben maggiore sviluppo,
-si sferra in forze compatte dopo violenti bombardamenti, si estende
-contemporaneamente a tutte le posizioni del Passo di Montecroce, assale
-il Freikofel, assale il Pal Piccolo, assale il Pal Grande, assale
-l'Avostanis.
-
-Non si contano più queste battaglie furibonde, nelle quali si calcola
-siano caduti più di seimila austriaci. Il nemico si dibatte sulla
-linea incrollabile delle nostre posizioni, non vuol persuadersi che
-non si passa. Il 14 giugno, bombardamento e attacco dell'Avostanis. Il
-giorno dopo, attacco generale. Il 20 giugno, alla notte, attacco del
-Freikofel. Il 22, attacco generale. Dopo ogni insuccesso parziale, gli
-austriaci allargano il combattimento, come chi non potendo scuotere
-una porta sferri pugni su tutti i muri intorno. Il 23, attacco dal
-Pal Piccolo al Pal Grande. Così il 24, nella notte. La notte del 25,
-attacco del Freikofel. Le rocce si coprivano di cadaveri. Intanto noi,
-sistematicamente, continuavamo a completare il nostro fronte con nuove
-conquiste.
-
-Il 22 giugno, proprio durante gli assalti austriaci, occupavamo la
-cresta fra il Pizzo Collina e lo Zellonkofel, il monte che, simmetrico
-al Pal Piccolo, sta a ponente del Passo di Montecroce. Zellonkofel e
-Pal Piccolo sono come due gigantesche sentinelle, una da una parte e
-una dall'altra del Passo. Il 25, la cima stessa dello Zellonkofel fu
-presa da noi. La soglia di Montecroce era definitivamente chiusa al
-nemico.
-
-
-Gli austriaci tentarono il giorno dopo di sloggiarci. Respinti,
-impiegarono il giorno 27 a spostare artiglierie; il 28 bombardarono lo
-Zellonkofel con tutti i calibri, poi lo assalirono ancora. Respinti, si
-volsero di nuovo, all'altro pilastro del Passo, al Pal Piccolo. Nella
-notte del 30, alla luce dei proiettori e dei razzi illuminanti l'ondata
-dell'assalto si abbattè sulle nostre trincee, con granate a mano e
-bombe asfissianti. L'onda s'infranse e ricadde.
-
-Noi ci eravamo anche impadroniti del Passo di Volaia e del Passo
-di Valentina, che si trovano a ponente del Montecroce. Il nostro
-allineamento si estendeva e si piantava solidamente sulle posizioni
-più forti. Il 1.º luglio facevamo ancora un piccolo passo avanti
-dalla cima del Pal Grande; scendendo sul declivio scacciammo il
-nemico dalla trincea avanzata. Gli austriaci fecero sforzi disperati
-per riprenderla. Tentarono l'assalto nella notte stessa; poi alla
-mattina seguente; poi, con più truppe, il giorno 3, dopo un serrato
-cannoneggiamento; poi il giorno 5. Abbandonarono 250 morti sul
-terreno. Respinti sempre, volsero l'attacco al vicino Pizzo Avostanis.
-Furono lasciati avvicinare a brevissima distanza dalle trincee,
-contrattaccati, rovesciati nella valle. Il giorno appresso, assalivano
-ancora il Pal Grande.
-
-Vi è qualche cosa di cieco e di feroce in questa tattica da ariete,
-una forsennata negazione dell'evidenza. E l'evidenza è che la fanteria
-austriaca, dai celebri _Kaiserjägern_ ai bosniaci, non può reggere
-in combattimento aperto contro la nostra truppa, quando l'uomo è
-contro l'uomo. La forza degli austriaci è nell'ausilio ampio, bene
-organizzato, sapiente, di tutta la meccanica offensiva, di tutti gli
-atroci sostituti scientifici del valore umano: è nell'uso studiato e
-largo di tutti quei moderni mezzi di lotta che permettono di colpire
-senza esporsi, che affidano la maggior parte del combattimento al
-cieco automatismo degli esplosivi; è nell'abilità del nascondiglio, nel
-soccorso delle difese inanimate. Sono artiglierie numerose, varie, ben
-celate, pronte a scomparire; sono bombe asfissianti; sono granate che
-delle macchine lanciano, perchè ci si espone troppo a lanciarle a mano;
-sono mine, reticolati, scudi di acciaio; sono trinceramenti blindati
-con feritoie a sportello nei quali la fanteria è invulnerabile. Ma il
-momento arriva in cui bisogna che avanzino allo scoperto se vogliono
-tentare una conquista.
-
-Possono bombardare quanto vogliono, aumentare in proporzioni
-esorbitanti la loro avanguardia di esplodenti, l'ora suona in cui i
-rifugi debbono essere lasciati per farsi avanti. È l'ora che i nostri
-aspettano silenziosamente. È l'ora del cuore. Non sempre ci si difende
-col fuoco dall'assalto che inerpica. Le baionette si inastano, poi
-con un grido selvaggio i nostri balzano sulle trincee e si gettano
-giù, a valanga. Il nemico precipita indietro, lascia i suoi morti,
-i suoi feriti, i suoi fucili, e da dietro i macigni spuntano mani
-levate di gente che si rende. E questo non una volta, non due; quando
-leggete nella nobile sobrietà della prosa di Cadorna che avvenne «il
-consueto attacco» al Freikofel, al Pal Grande, al Pal Piccolo, dovete
-immaginarvi queste scene sugli orridi costoni di Montecroce, grandiose
-e tenibili come la penna non potrà mai dire, tumultuanti nel pallore di
-un'alba, o in una notte di tempesta illuminata dalla luce fantastica di
-bengala librati nell'aria dai razzi.
-
-Poi si combatte per i morti.
-
-I nostri alpini, specialmente, hanno per il cadavere una reverenza
-eroica, un culto antico e solenne che fa della sepoltura un dovere
-sacro. Compiono follìe di valore per raccogliere piamente i loro
-caduti. Dicono che il morto vuole riposo, e reclamano dai superiori
-il diritto di uscire dalle trincee. Si concertano, partono in cinque,
-in sei, armati, di notte. Spesso sono scorti o sono uditi dal nemico,
-la fucileria si desta, le bombe esplodono divampando fragorosamente,
-i proiettori si accendono e frugano la roccia. Qualche volta la
-scaramuccia si allarga, e non sono più cinque o sei che avanzano, sono
-cinquanta, sono cento, lanciati fuori da un'indignazione generosa, e la
-spedizione arriva sulla trincea nemica tornandone carica di trofei.
-
-Sul Pal Grande, un giorno, uno dei nostri morti era rimasto a tre
-passi dai parapetti austriaci. Era un graduato che tutti adoravano.
-L'ufficiale in comando offrì una somma di denaro ai volontari che
-fossero andati a prenderlo. Gli alpini, gravi, studiarono a lungo dalle
-feritoie, poi scossero la testa e tacquero. L'ufficiale, un valoroso,
-un dio per i suoi uomini, lasciò la trincea con un gesto di sdegno.
-Bastò più della somma.
-
-Era appena giunto al rifugio, quando l'ufficiale udì un tumulto di
-fucilate e di gridi. Si disponeva, perplesso e sorpreso, a tornare
-indietro, ma il tumulto diminuiva, cessava. E verso di lui, per i
-camminamenti coperti, scendeva un affollamento solenne di soldati.
-Era il funerale magnifico di un eroe. I primi portavano il cadavere, e
-dietro a loro ondeggiavano sulle spalle fasci di fucili e grigi scudi
-di acciaio, armi prese al nemico. Per riprendere il morto, la trincea
-austriaca era stata attaccata, conquistata, spogliata.
-
-Perchè gli austriaci tirano sui raccoglitori di feriti e di cadaveri?
-Nulla può indurli al rispetto della croce rossa. Uno dei nostri
-cappellani, dopo un combattimento, uscì dalle trincee del Freikofel in
-paramenti sacri, le braccia levate, per chiedere al nemico di lasciar
-prendere i morti. Fu preso a fucilate anche lui. Fremendo di sdegno i
-nostri hanno visto più volte gli austriaci massacrare a colpi di fucile
-e di granata i loro stessi feriti, che strisciavano penosamente gemendo
-verso le loro trincee. Non è forse ferocia; probabilmente è allarme.
-Sono in uno stato di agitazione evidente, di ansia, di sospetto,
-di timore. Non discernono, non capiscono, sono turbati, vedono in
-ogni cosa un tranello, nel prete immaginano un lanciatore di bombe
-travestito, nel rampare d'un ferito scorgono l'avvicinarsi subdolo di
-un assalitore, l'angoscia di una aspettativa mortale non lascia posto
-per altri sentimenti, tirano su tutto quello che si muove, sulle ombre,
-sulle apparenze, e tirano anche sui morti, perchè non li ricordano più,
-o perchè li credono finti morti e fissandoli par loro che si spostino,
-lentamente, insensibilmente, nell'ombra.
-
-Nessun attacco di queste truppe, anche contro forze che per un periodo
-furono numericamente inferiori, è mai riuscito. Non li abbiamo
-ricordati tutti questi attacchi, ostinati, sanguinosi e inutili.
-L'8 luglio tentavano ancora la conquista dello Zellonkofel. Il 10 si
-volgevano al Pal Grande, di notte. All'alba contrattaccavamo noi e
-prendevamo un'altra trincea. Il giorno dopo avanzammo ancora un poco
-verso l'Anger. Il 14 luglio, nuovo assalto generale austriaco di tutte
-le posizioni. Era un giorno tenebroso, nebbioso, freddo, e per due
-volte l'offensiva nemica salì sullo Zellonkofel, sul Pal Piccolo, sul
-Freikofel, sul Pal Grande, sull'Avostanis, a infrangersi sulle nostre
-baionette. Poi il 27 luglio, il 30 luglio, il 7 agosto, il 14 agosto,
-giorni di battaglia. Di ogni attacco nemico noi abbiamo profittato;
-la controffensiva ci ha permesso sempre di migliorare la linea di
-resistenza; prendevamo una balza, una gola, un costone. E la lotta
-prosegue, ora furibonda ed ora stanca, ad una distanza da sassate, con
-lanci di bombe e d'ingiurie.
-
-Questo è il fronte verso il quale salivamo lentamente dalla valle di
-Montecroce.
-
-
-Salivamo verso le posizioni dalla valle di Montecroce, sul cui fondo
-venivano a cadere dei colpi destinati alle retrovie, i quali aprivano
-sui prati, dall'altra parte del torrente, lacerazioni oscure.
-
-Ogni quattordicesimo giorno del mese è, per ragioni misteriose, un
-giorno di furore austriaco in quel settore. Assistevamo alla quarta
-celebrazione di questa data. Il tempo limpidissimo favoriva l'azione
-delle artiglierie. Dalle tre del mattino il bombardamento continuava,
-senza la caratteristica tremenda intensità di una preparazione di
-assalto, ma vasto, su tutti i punti, contro le trincee e contro gli
-approcci, sulle vette e nelle gole.
-
-Le grosse granate passavano in alto, alle volte due, tre di seguito, e
-dalla calma, azzurra, profonda serenità del cielo scendeva quel loro
-ronfiare cupo, lamentoso, soprannaturale, che per delle interferenze
-bizzarre del suono ha come dei rallentamenti e delle pause, che pare
-sosti e riprenda, con qualche cosa di faticoso, di affannato, di
-pesante.
-
-Veniva fatto di guardare in su, curiosamente, e di cercarle nella
-luce le canore masse di acciaio. Dal suono si distinguevano i calibri.
-Striduli, striscianti, con un rumore di lacerazione, delle granate e
-degli _shrapnells_ di artiglierie da campagna e da montagna, tirati
-troppo in alto, sorpassavano le posizioni e scendevano lungo la
-china tracciando invisibili archi di sonorità e di ronzii. Il fragore
-echeggiante delle esplosioni saliva dalla vallata come una impetuosa
-marea di tuoni. Il fumo sorgeva filaccioso e diafano sulle cime degli
-abeti.
-
-Dal colore delle nubi di fumo i soldati classificano i proiettili.
-C'è la bianca, la bianchina, la rossa, la grigia. Tutto prende un
-soprannome al campo. Le varie batterie nostre sono conosciute con
-nomignoli che rimarranno. Una batteria da montagna, inerpicata ad
-un'inverosimile altezza, è la «pettegola». È sempre la prima ad
-iniziare la discussione e vuole sempre l'ultima parola.
-
-Incomincia con otto, dodici colpi di fila; allora, siccome i suoi tiri
-arrivano bene, tutti i cannoni austriaci si mettono ad abbaiare contro
-di lei; l'altura sulla quale la batteria è piazzata, è tempestata da un
-imperversare di granate. L'inferno dura un'ora, due ore: la pettegola
-tace. Il nemico la crede colpita, distrutta, sepolta, e sospende il
-fuoco. Immediatamente si odono due colpi; è lei che dice: Sono qua!
-Nuovo furore austriaco, ripresa del bombardamento a oltranza. Poi
-silenzio. Questa volta è finita. No, due colpi, due soli: Sono ancora
-qua! E per giorni intieri continua l'alterco dei cannoni, il quale
-finisce invariabilmente, alla sera, con quei due colpi insolenti,
-esasperanti, che l'artiglieria nemica si rassegna a lasciare senza
-risposta.
-
-Da un'altra parte c'è la «mitragliatrice». È una batteria da campagna
-che si indigna quando la tormentano troppo. Per un po' sopporta, poi
-perde la pazienza e sgrana giù, per un paio di minuti, un fuoco a
-tiro rapido filato come i punti di una macchina da cucire. Ma bisogna
-sentirne a parlare i soldati, di questi cannoni amici.
-
-C'è un affetto, una passione, una riconoscenza, verso quelle batterie
-protettrici, che non si possono ridire. La loro voce è riconosciuta e
-sveglia sempre esclamazioni di saluto nelle trincee. Non le hanno mai
-viste, non sanno nemmeno con precisione dove stiano, ma i soldati le
-adorano, e non ce n'è uno che all'occorrenza non si farebbe ammazzare
-per salvarne un pezzo. I tiri sono seguiti con un interesse espansivo.
-Un bel colpo, che vada al segno, è commentato con espressioni di gioia.
-I grossi alpini si battono allora fanciullescamente le coscie con le
-palme, contenti, esclamando: — Bene! Bene! Bravi! — E ridono.
-
-Ma ieri le nostre batterie disdegnavano il fuoco nemico. Rispondevano
-appena, di tanto in tanto. Qualche grossa granata passava dal sud al
-nord. «Ciao, cara!» — dicevano i conducenti alzando la testa: «Buon
-lavoro!»
-
-C'inerpicavamo verso il Pal Grande su di una scoscesa spalla del monte
-coperta da un folto bosco di abeti, girando e rigirando per le volute
-del sentiero, ai piedi di immani pareti rocciose dai cui bordi lontani
-sporgevano le tese braccia degli alberi, in oscuro intreccio. Poi
-la dirupata, angusta, ombrosa cavità di un canalone ci ha presi; il
-sentiero sempre più aspro è divenuto quasi una scala, una fantastica
-scala a brevi zig-zag, fiancheggiata da abeti, serrata dagli speroni di
-maestose muraglie basaltiche.
-
-Un rombo lontano e sonoro, che si sarebbe preso in quel momento per il
-rumore di un proiettile se non fosse stato persistente ed eguale, ci
-ha fatto guardare nei lembi di cielo che s'incorniciavano luminosi e
-profondi entro un frastagliamento nero di rami. Un aeroplano austriaco
-passava.
-
-Era chiaro, diafano come una cosa veduta attraverso l'acqua, pareva
-lento, pareva incerto, volava verso il sud, librato sulle sue ali
-immobili, poi ha virato verso l'est. La montagna, che sembrava deserta,
-ha risuonato tutta di colpi di fucile. Si tirava da ogni parte sul
-sinistro uccello pallido e grande che spiava. Le rocce prolungavano
-stranamente il rumore dei colpi; l'eco faceva di ogni fucilata uno
-scroscio. Scendeva su di noi come una portentosa cateratta di strepiti
-violenti. L'aeroplano è scomparso, la fucileria ha taciuto. Qualche
-grosso proiettile, passando più basso, faceva udire il rauco soffio
-vorticoso della spoletta.
-
-Il sentiero aveva i segni caratteristici delle zone battute lasciati
-dal cannoneggiamento di mesi, schegge di roccia staccate dai colpi
-e precipitate sul passaggio, frammenti di granate, pallottole di
-_shrapnells_, buche scavate dagli scoppi. Qualche barella scendeva
-lentamente e le cedevamo il passo, salutando il ferito che ci
-guardava con lo sguardo lontano e assorto di chi ha appena lasciato il
-combattimento e lo rivive.
-
-Il frastuono delle esplosioni, di tanto in tanto, si faceva vicino
-ma senza direzione, ingigantito dalle sonorità degli echi. Poi,
-improvvisamente, uno schianto di folgore, un contraccolpo di vento, un
-roteare lento in aria di tronchi d'albero sradicati dal ciglione d'una
-roccia e lanciati in alto, un frullare di pietre tutto intorno a noi,
-di schegge, di frammenti, con un picchiettare violento di sassaiuola
-sulle piante e sul sentiero, e un fumo giallo, pesante, acre, si è
-sparso a piccoli turbini e ci ha velati.
-
-Bianca, gigantesca, precipitosa, una vetta ci appariva vicina, alla
-fine del canalone, una rocca luminosa nello sfolgorìo del sole: il Pal
-Grande.
-
-
-Pochi minuti dopo, inerpicati sulle basi delle sue pareti,
-contemplavamo la bellezza orrenda di questo grandioso e selvaggio
-campo di battaglia. La via dalla quale eravamo saliti non era più che
-una specie di spaccatura in basso, piena di ombra e di un arruffìo di
-boscaglia, al quale ogni tanto s'invischiava la nube sinistra di una
-granata. Il Pizzo di Timau vicinissimo, a levante, tutto in ombra,
-azzurrastro, piombava le sue vertiginose pareti a picco quasi nei
-ghiaioni del Pal Grande. A ponente la cupola scabrosa e tormentata
-del Freikofel, lontana meno di un tiro di fucile. Più in là, le rocce
-cineree del Pal Piccolo che sostengono un pianoro con vestigia di
-verde. La spaccatura del Passo di Monte Croce appare così angusta che
-lo Zellonkofel al di là del Passo, si direbbe unisca la base delle sue
-due cuspidi a quella del Pal Piccolo.
-
-Tutte queste vette, tutte queste rocce, nude, calcinate come ossami di
-un mondo morto, tuonavano alle cannonate; ruggevano in echi prodigiosi,
-avevano boati da valanga, frastuoni di crollo, facevano scendere dalle
-più inaccessibili solitudini tumulti immani di battaglia; pareva che
-ogni balza, ogni crosta, ogni dirupo sferrasse i suoi colpi, che le
-montagne stesse si fulminassero confondendo in una continua tempesta lo
-scrosciare esorbitante delle loro folgorazioni. E finivamo per sentire
-confusamente una non so quale personalità favolosa in quelle montagne
-combattenti, piene di un maestoso e immobile furore. Non è possibile
-dare un'immagine del coro possente e favoloso delle vette intorno alla
-lotta dei piccoli uomini invisibili, celati come insetti nei greti,
-ridire quello che la montagna aggiunge alla guerra di pauroso, di
-grande, di soprannaturale.
-
-Eravamo da poco lì, quando da una piccola baracca, incastrata sopra
-un gradino della roccia, è sceso un grido di evviva. «L'aeroplano è
-caduto! — ha annunziato un ufficiale affacciandosi. — È caduto nella
-valle dell'Anger! Abbiamo ricevuto adesso la telefonata!» La voce è
-passata. Dei soldati, sull'alto della balza, si sporgevano dal ciglione
-per sapere forse che cosa fosse successo, e salutavano festosamente.
-Dietro a loro, più in alto, il cannoneggiamento batteva sempre. Si
-udiva il miagolìo breve e rabbioso delle pallette di _shrapnell_. Una
-scheggia di bomba è scesa frullando sul ridosso, ed ogni tanto un
-ronzìo di pallottole austriache sperdute, rimbalzate sulle pietre,
-passava intorno a noi, lontano, in direzioni imprecisabili, chi sa
-dove.
-
-Gli austriaci non hanno attaccato, non si sono mossi dalle loro
-trincee. Bombardavano, e facevano un gran fuoco di mitragliatrice e
-di fucile. Ma le nostre truppe accolgono con una indifferenza sublime
-queste manifestazioni. Preparano le loro granate a mano e aspettano.
-Perchè è con il lancio delle granate che iniziano i loro attacchi e
-contrattacchi. C'è sul Pal Grande un famoso lanciatore di granate.
-Ne mette cinque o sei nel tascapane, e parte dalla trincea, un mezzo
-sigaro toscano acceso fra i denti. Egli preferisce le bombe lenticolari
-a quelle sferiche per il suo sistema. Arriva bocconi presso la trincea
-nemica, mette le bombe in fila davanti a sè, poi col toscano accende
-le micce e getta i proiettili con la rapidità e la esattezza del
-giocoliere che lancia i cappelli. E lanciando conta: Uno, due, tre,
-quattro, cinque.... Le esplosioni si seguono serrate e la trincea si
-vuota fra grida di terrore. Una volta preparò così un assalto, da solo.
-
-Il fuoco dell'artiglieria non scuoteva le truppe di montagna nemmeno
-all'inizio, quando non avevano ancora ripari sufficienti. Capitava
-qualche volta che una granata prendesse in pieno la trincea e ne
-demolisse un pezzo. Nessuno si muoveva. I soldati scansavano i morti e
-i feriti e ricostruivano. Sul Freikofel una volta una granata austriaca
-buttò giù un riparo e lanciò un caporale sulla tenda del comandante,
-una ventina di metri più indietro. Ai fianchi del caporale erano due
-soldati, rimasti miracolosamente illesi. Dissipato il fumo si videro
-i due soldati già intenti ad ammassare i sassi crollati per rifare il
-riparo. Non si erano neppure voltati per vedere dove fosse andato a
-finire il caporale.
-
-Vorrei potere essere autorizzato a dire i nomi di alcuni di questi eroi
-della calma. Vi sono episodi meravigliosi. Sul Freikofel un soldato era
-in vedetta in una trincea che, per un caso forse, l'artiglieria nemica
-si mise a colpire incessantemente. Arrivavano raffiche di quattro, di
-otto, di dodici proiettili. La trincea era demolita. Il soldato era
-rimasto interrato tre volte. Per tre volte si era dissepolto. Dalla
-trincea principale il suo capitano avanzò per comandargli di ritirarsi:
-«Vieni via! L'hanno con te! Vieni via!» — «Signor no!» — rispose
-risoluto il soldato. E tutto annerito dal fumo, sporco di terra, balzò
-su dal buco, e lì fuori, allo scoperto, feroce e fermo, spianò il
-fucile e cominciò a sparare, a sparare, con una rabbia fredda, come per
-sfida.
-
-Un altro soldato diceva che non poteva stare in trincea. Spesso
-chiedeva il permesso di lasciarla. Prendeva il fucile e andava quatto
-quatto in piena zona nemica. Studiava i punti di passaggio, rimaneva
-per giorni interi immobile in appostamento. Era il cacciatore di
-uomini. Tornando annunziava i risultati della posta: «_Ghe n'ho tabacai
-tre!_» Per lui colpire era «_tabacar_». Un giorno rientrò pallido e
-muto nelle posizioni. «Cos'hai? Sei ferito? — gli chiesero. — Vuoi
-che ti portiamo?» No, volle scendere da solo al posto di medicazione.
-Incontrò il capitano. «_Sior capitano_ — gli disse — _i me gà tabacà
-anca mi!_» Era stato passato da parte a parte da una palla.
-
-Ci siamo diretti al Freikofel, contornando il rovescio del Pal Grande.
-Dei colpi di fucile isolati risuonavano qua e là. Non vi sono punti
-completamente coperti; le anfrattuosità delle rocce permettono a
-qualche tiratore isolato di andarsi a rannicchiare sui fianchi delle
-alture. Episodi di combattimento hanno disseminato il loro ricordo
-da ogni angolo, fuori della battaglia. L'ufficiale che ci guidava
-ci ha indicato sul viottolo un punto dove, passando alcune sere or
-sono, si sentì chiamare: «Capitano, in nome di Dio, fermatevi, non
-andate avanti, vi ammazzano!» Era un soldato ferito, caduto a terra.
-L'ufficiale lo raccolse, lo caricò sulle spalle, e passò.
-
-Per un'ora ci siamo arrampicati sulla spalla del Freikofel in una
-specie di fenditura dove il lavoro dei soldati ha saputo creare un
-fantastico sentiero, che la battaglia ha disseminato di frammenti di
-bombe, di schegge di granate, di pallottole: detriti della guerra
-arrivati di rimbalzo. Vi sono zone in cui tonnellate di metallo si
-vanno accumulando. Ci siamo trovati inaspettatamente fra casupole di
-pietra, che sembrano una sull'altra, quasi fossero costruite su gradini
-colossali di una alta e angusta scalinata. Subito dopo eravamo in un
-labirinto di scalette picconate nella roccia, di cunicoli, di tane: le
-trincee.
-
-
-Tutto era chiuso, tutto era oscuro, un po' di luce verdastra filtrava
-appena dalle feritoie mascherate di fronde. Si esciva curvi all'aperto
-per sentieri scavati nel sasso, si andava lungo barricamenti di sacchi
-pieni di terra, si rientrava nel buio di ridottine e di posti di
-vedetta. Nell'ombra, vicino alle feritoie, qualche alpino era seduto
-in atteggiamento di riposo, immobile, sereno, statuario, il fucile
-fra le gambe, un paio di granate a portata di mano, poste sopra una
-mensoletta, come dei _bibelots_, e, vicino, una cassetta piena di uno
-scintillìo di munizioni. Pallottole austriache schioccavano ogni tanto
-sulle pietre, all'esterno. Si udivano i colpi dei fucili nemici così
-vicini, che per qualche tempo abbiamo creduto che fossero i nostri a
-sparare.
-
-Dalle feritoie si scorgevano le trincee nemiche, a cinquanta passi.
-Erano ammonticchiamenti di sassi, ammassamenti di sacchi a terra, e
-qua e là un grigiore strano di corazzature, del colore plumbeo delle
-navi da guerra. Gli austriaci hanno due tipi di scudatura di acciaio,
-uno grande da trincea, uno più piccolo da assalto. Ricorda l'antico
-schermo degli arcieri, questo scudo rettangolare che si posa al suolo,
-appoggiato a due montanti, e dietro al quale il soldato si rannicchia,
-spiando da uno sportellino che si apre e si chiude.
-
-In continua azione di combattimento, le nostre trincee sono sorte e si
-sono rafforzate, a poco a poco, quasi insensibilmente. Furono monticoli
-di pietre, poi muricciuoli nascosti da verdura di pino, poi ebbero una
-copertura di travi di abete — portati su faticosamente dalla foresta
-— poi sulle travi si ammassarono blindamenti di terra e di sacchi. Il
-nemico che spiava non ha nemmeno visto una mano. I sassi si spostavano
-adagio adagio, si allineavano, si sovrapponevano, senza che il loro
-moto potesse essere percepibile da lontano. Era come se pietre, sacchi,
-travi, animati per magia, lentamente manovrassero. E il lavoro non
-finisce mai; si migliora, si amplia, si rinforza, si progredisce,
-si aprono nuove comunicazioni, talvolta si avanza pure, sempre per
-pazienti trasformazioni, cercando che i profili delle opere di difesa
-non si levino a mutare troppo la fisionomia selvaggia dei luoghi.
-
-Si profitta di ogni macigno, di ogni sterpo, e si cerca, per analogia,
-di quali macigni e di quali sterpi il nemico potrebbe profittare.
-Ridotte, cunicoli di passaggio entro i quali si striscia, tenebrose
-casamatte nelle quali la vigilanza si apposta, rifugi blindati, spiazzi
-aperti e alti per il lancio delle bombe, seguono piani capricciosi
-che rispondono alle necessità di una tattica minuscola, una tattica da
-fiere rintanate.
-
-Groppe di pietroni, sporgenze di massi macchiate di licheni, crepacci
-profondi, arbusti, rovi, formano fra le trincee nostre e quelle nemiche
-un terreno spezzato, confuso, fantastico, che solleva ferocemente
-sul suo pietrame cinereo gruppi di cadaveri, avanguardie di morti,
-drappeggi flaccidi di uniformi azzurrastre che conservano incerte forme
-umane, e dai quali spuntano piedi distorti, mani disseccate. Segnano
-i limiti sui quali gli assalti nemici furono fermati. Qui soltanto i
-viventi sono sepolti.
-
-
-Fra le schiere trincerate, tutto è funebre, tetro, immobile, morto.
-Le piante stesse non hanno più vita, torcono moncherini di rami nudi,
-cincischiati, neri, e le reti dei fili di ferro si stendono come
-enormi ragnatele sopra un intreccio di pali incrociati. Non sono stati
-costruiti sul posto i reticolati; gli austriaci hanno fabbricato dei
-«cavalli di Frisia» complicati con attorcimenti di fili uncinati, e li
-hanno gettati avanti alle loro trincee.
-
-Se da una parte il tono d'una voce si eleva, dall'altra essa è udita.
-Al minimo svegliarsi di conversazioni nei nostri posti, il nemico si
-allarma, crede a dei movimenti in preparazione, e aumenta il fuoco
-per scoraggiarli. Perciò si parla sottovoce, come nella camera di un
-malato. Anche i divertimenti sono silenziosi. Nei momenti di calma
-relativa compaiono delle scacchiere, sulle quali fiere teste pensose
-si curvano a meditare marce e contromarce di pedine, che grosse dita
-esitanti sospingono.
-
-Dalle piccole porte dei rifugi si vedevano nell'interno piedi di
-dormienti spuntare confusamente dal buio e come sospesi a tutte
-le altezze. I giacigli sono sovrapposti; ricordano le cuccette a
-bordo delle navi, e in quelle tenebrose cabine di pietra riposavano
-beatamente le squadre notturne, indifferenti allo schioppettìo e alle
-detonazioni.
-
-Di tanto in tanto, un tonfo sordo, un frullare da trottola, e gli
-uomini che si trovano nei punti non blindati si fermano a guardare
-intensamente in aria. Aspettano la «bomba». Lanciata da qualche
-apparecchio a pressione, essa è salita ad un centinaio di metri di
-altezza e ridiscende, nera e oblunga, roteando come una bottiglia
-gettata. Appena si avvicina, i soldati che erano rimasti immobili,
-cominciano a fare dei gesti da giuocatore al pallone che si prepari
-a menare il colpo; oscillano, si dispongono a balzare da un lato o
-dall'altro; per sfuggire al proiettile svolgono la stessa mimica che
-se volessero afferrarlo; studiano il punto di caduta, e poi, all'ultimo
-momento, quando sono sicuri, saltano via o si rannicchiano.
-
-Un istante dopo c'è il reflusso, tutti accorrono verso il luogo dello
-scoppio, che fumiga. Si lavora, v'è qualche sasso da rimettere al
-posto, qualche sacco sventrato da sostituire; ogni cosa è tinta di
-giallo intorno. La pietra, la tela, le travi, la terra, per un raggio
-di qualche metro sono color canario e mandano un puzzo irritante e
-acre.
-
-Gli austriaci hanno pure delle sottili e piccole bombe, che lanciano
-per mezzo del fucile, meno potenti delle altre. Le armi che essi
-tentano sono innumerevoli, e tutte intese ad evitare più che si può
-la prova del coraggio aperto. Ricadono sibilando oltre le posizioni,
-nelle gole e nelle valli, frammenti di insoliti proiettili, oltre
-alle deformi pallottole rimbalzate; sono strani segmenti geometrici di
-metallo, quadratini di acciaio, pallette rosse di minio, bossoletti da
-fucile pieni di piombo, schegge di piccole granate da cannoni navali,
-di quei cannoncini che armano la prua delle torpediniere.
-
-Tutti questi detriti sibilanti che spruzzano via e si disperdono dalle
-vette in battaglia, tutte queste molecole di violenza che irradiano
-follemente dalle posizioni, fanno pensare alle faville lanciate da
-un'incudine gigante percossa dal veemente maglio della guerra.
-
-Quando ridiscendevamo dal Freikofel, sul quale la calma superba e
-sicura dei nostri dà alla vita una così meravigliosa apparenza di
-normalità, il cannoneggiamento non aveva più l'intensità di prima. Gli
-austriaci se la prendevano nuovamente con le retrovie, che delle grosse
-granate cercavano. Forse il nemico immaginava chi sa quale accorrere di
-rinforzi.
-
-In una radura del bosco, sotto alle rocce del Pal Piccolo, alcuni
-soldati lavoravano di zappa; erano seppellitori. Intorno a loro
-dei cadaveri aspettavano che la fossa fosse pronta, distesi nelle
-barelle, una rozza croce di verdi ramoscelli di pino posata sul petto
-insanguinato. Un soldato è caduto ferito poco lontano, ed è rimasto lì,
-accoccolato, aspettando, senza un lamento.
-
-Le esplosioni nella selva lasciavano un'agitazione di piante;
-si vedevano lunghe rame di abeti squassarsi con una specie di
-divincolamento lungo, fra le spire del fumo, come per un disperato
-tentativo di fuga. I rari soldati che passavano nelle vicinanze non
-allungavano il passo, non guardavano nemmeno, e il loro volto bronzato,
-inselvaggito, guerriero, esprimeva la più serena indifferenza. Due di
-loro si sono fermati a parlare e la buffata d'un colpo vicino non ha
-interrotto il loro discorso.
-
-
-In quello stesso giorno, sul Pal Piccolo cadeva ucciso Ruggero Fauro.
-
-Abbiamo contornato le spalle del Pal Piccolo. Un minuscolo accampamento
-era tutto intento alle sue faccende. Qualche _shrapnell_ è scoppiato
-ancora, in alto, sul bordo della parete rocciosa, sferrando le sue
-pallette con un lamento da frusta agitata. Poi i rombi e gli echi si
-sono andati calmando. Un silenzio solenne si andava ricomponendo sui
-monti. Mentre raggiungevamo la valle di Montecroce, ancora un colpo
-ha tuonato, un'ultima granata è esplosa sulla cima del monte Tierz.
-Ha avuto il rimbombo cupo di una grande porta, che si chiuda, di
-una smisurata porta dal battente di bronzo, serrato con impeto sulle
-risonanze profonde di un tempio favoloso.
-
-Agli sbocchi delle valli verso i quali viaggiavamo, nel violaceo
-declinare del giorno, gli antichi castelli che guardano da tanti
-secoli le soglie d'Italia profilavano le loro torri merlate, al di
-sopra delle vecchie cittadine guerriere, semplici, oscure, dalle cui
-case medioevali sono uscite tante fiere generazioni di difensori della
-Patria. Tolmezzo, Venzone, Gemona.... La loro storia è una storia
-di continua lotta contro lo stesso nemico. Esse sono state sempre le
-sentinelle avanzate d'Italia.
-
- _Eran giunti al stretto passo_
- _Nove millia o più Germani_
- _Avevan preso il monte i cani;_
- _Ma cazati foro al basso_
- _Da quaranta di Venzone;_
- _Su su su, Venzon Venzone._
-
-Così canta una vecchia canzone dei luoghi, ricordando le gesta
-leggendarie dei quaranta venzonesi di Bindernuccio che fermarono da
-soli l'invasione di Massimiliano Primo e salvarono Venezia.
-
-No, di qui non si passa! Il canto è ancora fresco, è ancora vero, è
-ancora vivo:
-
- _Su su su, Venzon Venzone:_
- _Su fideli e bon Forlani,_
- _Su legittimi Italiani,_
- _Fate ch'el mondo risone._
-
-
-
-
-MONTE NERO.
-
- _21 settembre._
-
-
-La parola slava _krn_ — che si pronunzia _kern_ — significa «roccioso»,
-e somiglia alla parola _zrn_ che significa «nero». La distrazione di un
-cartografo ha fatto del Monte Krn il Monte Nero; ha dato a questa vetta
-un nome falso ma indistruttibile, indimenticabile, insostituibile,
-un nome più noto ora al mondo di quello vero, un nome che è stato
-pronunziato più volte in tre mesi che l'altro in tre secoli, e che
-rimarrà, legittimato dalla Storia, battezzato dal sangue.
-
-Il Monte Nero aveva una celebrità nelle guide per la somiglianza
-singolare del suo profilo a quello di un volto umano, un volto
-immenso, supino, con la fronte verso il sud, il mento verso il nord.
-Da lontano, dalla valle di Cividale, oltre i nostri monti si vede,
-azzurro e alto, quel prodigioso sembiante aquilino da divinità caduta,
-nel quale molti credono di ritrovare i lineamenti cesarei e solenni di
-Napoleone. L'apparenza di un viso è così evidente, che gli alpinisti,
-i frequentatori di vette, chiamano Naso la cima più alta di quella
-favolosa scultura.
-
-Avvolto in un pallido sudario di brume, il volto della montagna si
-levava avanti a noi diafano, inverosimile, terribile, mentre per le
-vallette della Slavia italiana salivamo verso le alture di Colovrat,
-che fronteggiano il Monte Nero dalla riva opposta dell'Isonzo. Il
-monte, nei giri tortuosi del nostro cammino, ci era nascosto sovente
-dalle pendici vicine, e ci riappariva sempre un po' più scomposto
-nel suo profilo umano; la visione svaniva, la magia cessava, l'aspra
-verità delle rocce distruggeva a poco a poco l'illusione plasmata dalla
-distanza.
-
-La fronte napoleonica così diventava la cresta di Luznica; il gran
-mento rotondo diventava la cresta di Vrata; lo sporgere lieve di una
-ciocca su quella fronte immane diventava la cima di Maznik; e il naso
-non appariva più che come il pizzo maggiore del monte, una guglia a
-declivio precipitoso verso Maznik, a picco verso Vrata.
-
-Da queste altezze ondulavano giù le pendici, con vette minori, con
-un digradare di cime, con quel risollevarsi brusco che hanno spesso i
-contorni delle montagne come se si pentissero di scendere alle valli
-e tentassero di tanto in tanto di tornare in su. Erano le pendici di
-Sleme, al sud, più vicine all'Isonzo, poi quelle di Mrzli, quasi sul
-fiume. Al nord i costoni discendenti dal Monte Nero si allontanavano
-dietro le creste del Polonnik, in una maestosa confusione di dorsi
-seghettati, di punte nude, che andavano sfumando fino a lontananze
-incorporee, un oceano di cime rosee e spettrali nella luce mattutina,
-fra le quali s'indovinavano profonde spaccature di valloni.
-
-Il Monte Nero è la vetta culminante e centrale di una lunga catena
-quasi parallela all'Isonzo. Attraversato il fiume a Caporetto, che
-fu occupato il primo giorno della guerra, la nostra azione offensiva
-si trovò di fronte quella gigantesca barriera, che non ha valichi. Di
-colpo l'attacco scalò i contrafforti, salì per balze senza sentieri, si
-portò sotto le vette maggiori, a duemila metri.
-
-Il ponte di Caporetto era stato distrutto dal nemico in ritirata. Le
-nostre truppe varcarono l'Isonzo su passarelle costruite dal Genio.
-Quattro giorni dopo, dei temporali violenti gonfiarono le acque; la
-piena travolse le passarelle. I piccoli reparti che operavano già
-sulla riva sinistra rimasero isolati. Ma andarono avanti. Il parroco
-austriaco di Dresniza — paesotto che si adagia tutto bianco sulle falde
-del Monte Nero — vedendo passare quelle prime magre schiere, senza
-rincalzi, senza approvvigionamenti, tagliate fuori dall'inondazione, le
-salutò ironicamente: «Andate pure, non tornerete indietro!». Sapeva che
-sulle creste dei monti il nemico trincerato aspettava in forze.
-
-L'interruzione del transito sul fiume durò due giorni. La sera del
-30 maggio un ponte di fortuna era già ricostruito sul torbido, largo
-e vorticoso corso della piena. Passarono le munizioni, passarono i
-rincalzi. L'occupazione era già quasi ai piedi del picco più alto. Il
-primo di giugno la punta era conquistata.
-
-
-Non fu un colpo di sorpresa, questa volta; fu un colpo di manovra. La
-compagnia austriaca che difendeva l'estrema cima quasi inaccessibile,
-il naso della montagna, vigilava e combattè. Bisognava appunto che si
-battesse, per la riuscita del nostro piano. È stata questa una delle
-battaglie più belle e più singolari della guerra.
-
-Fu in una notte oscura e nuvolosa. Non si poteva sperare di scalare la
-vetta senza svegliare l'allarme. Si profittò allora dell'allarme. Due
-spedizioni partirono da una specie di tormentato pianoro roccioso sul
-quale eravamo trincerati, seicento metri più in basso della cresta. Un
-piccolo reparto, composto dei più abili scalatori, munito di corde,
-si diresse verso il fianco settentrionale del picco, cioè, per esser
-chiari, verso la narice del naso mostruoso, dove la parete precipita
-quasi a piombo. Un reparto più numeroso si diresse dalla parte
-meridionale, per ascendere il pendìo più accessibile, il dorso del
-naso. Era questo il lato meglio difeso e più vegliato dal nemico.
-
-È un lungo piano inclinato, eguale ma scosceso, coperto in parte di
-erbette tenaci che ora intristiscono nell'autunno, disseminato di
-pietre che vi mettono come una sparsa punteggiatura grigia da pittura
-divisionista. Bisogna inerpicarvisi con l'aiuto delle mani. Chi
-scivola difficilmente si riprende; non trova dove afferrarsi, rotola
-nel precipizio, è perduto. L'attacco che saliva per questo declivio
-vertiginoso non doveva sferrarsi contemporaneamente all'altro, che
-ascendeva per le balze rocciose e dirupate del versante opposto.
-Gli scalatori della muraglia avevano il còmpito arduo e terribile di
-attirare per i primi l'attenzione e il fuoco degli austriaci, mentre
-sul pendìo meridionale la vera azione risolutiva si sarebbe preparata
-silenziosamente.
-
-Per confondere i rumori inevitabili dell'avanzata, fu dato l'ordine
-alle truppe rimaste sul pianoro inferiore di lavorare a gran colpi
-di piccone. I soldati picchiavano sodo, a caso, come volessero
-spezzare la montagna. Un tempestare di picconate echeggiava nelle
-tenebre fra strisciamenti metallici di pale. Gli austriaci, che
-ascoltavano dall'alto, sparavano di tanto in tanto qualche fucilata
-contro quel furore d'operosità, immaginando grandiosi lavori di
-trinceramento. Dovevano sentirsi rassicurati da tanta febbre di difesa.
-Improvvisamente i colpi di fucile si fecero più serrati, poi il fuoco
-si allargò, scrosciò con furore, senza pause, violento, rabbioso,
-mescolato ad un confuso e lontano gridìo. Giù, nel buio, i soldati che
-lavoravano si fermarono, sudati e ansimanti, ed ascoltarono immobili,
-appoggiati ai picconi, studiando lo scintillamento delle vampe sulla
-vetta in tumulto.
-
-Il piano si svolgeva con una esattezza meravigliosa. La scalata della
-balza dirupata era stata scoperta dal nemico quando essa toccava già
-gli ultimi gradini. Il piccolo reparto assalitore, snodatosi subito
-fra sporgenze della roccia, si moltiplicò, rispose al fuoco degli
-austriaci con una fucileria precipitosa, riuscì a dare l'illusione di
-una massa. Tutta la difesa si portò contro di lui. Quando lo strepito
-della battaglia parve più alto e intenso, l'oscuro pendìo sassoso del
-versante meridionale si animò.
-
-Un nero formicolìo vi saliva veloce, una moltitudine d'ombre rampava
-verso l'estremo lembo di quello spalto immane. Il vero assalto
-arrivava. Le vedette nemiche lo scorsero, ma era troppo tardi. Il
-loro grido d'allarme fu coperto dall'urlo trionfale dei nostri, che
-mettevano piede sulla vetta e si rizzavano per precipitarsi subito
-avanti, la baionetta bassa. La cima del Monte Nero era presa.
-
-
-La osservavamo percorrendo la cresta del Colovrat. Non si riusciva
-a comprendere come su quella aguzza guglia potessero aggramparsi e
-vivere delle truppe. Qualche nuvoletta rossastra di _shrapnell_ sfumava
-lungo le sue pareti. Dalla vetta la nostra occupazione, indicata da
-sottili e quasi invisibili sgranamenti di rocce prodotti dai lavori di
-trinceramento, e da qualche minuscola baracca di rifugio rannicchiata
-al coperto dietro a delle anfrattuosità, prosegue al sud, scende in
-quell'avvallamento che da lontano formava l'incavo del ciglio sul
-profilo del gran volto, e s'inoltra sulla fronte, cioè sulla cresta di
-Luznica, che i soldati chiamano Monte Rosso per il suo fulvo colore.
-
-A metà della cresta essa ridiscende un poco. Gli austriaci tentarono
-più volte di scacciarci dalla punta conquistata; lasciarono sul
-terreno centinaia di morti, disseminati in ogni balza. Non riuscendo a
-riprendere la cima, si rafforzarono intorno, per barrarci ogni strada.
-
-La montagna si prestava alla difesa, le offriva poderosi baluardi
-naturali. Il dorso del Monte Nero, dal lato austriaco, è inoltre
-solcato da strade militari che salgono dal nord, da Plezzo, le quali
-hanno facilitato un vasto spostamento di truppe e di artiglierie. Al di
-là del crestone principale, un'altra catena di rudi vette si solleva,
-vette chiare, strane, che sembrano sfarinarsi in una sabbia grigia
-di cui i valloni si colmano: sono dette dai soldati le Cime Bianche
-a causa della loro apparenza. Formano una vera seconda muraglia,
-vicinissima, sulla quale numerose batterie nemiche si appostano.
-
-Fra lo schieramento delle Cime Bianche e il costone del Monte Nero,
-in fondo ad un valloncello arido, angusto e selvaggio, è il passo
-di Luznica, diventato una via di arrocco per le truppe nemiche
-lungo l'allineamento delle vette da difendere. Enormi lavori hanno
-trasformato ogni sentiero in comodi passaggi. Vi si lavora anche
-adesso, e sui sabbioni cinerei delle Cime Bianche si vede come un
-formicaio oscuro d'uomini all'opera sulle volute serpeggianti e rosate
-di nuove strade.
-
-La nostra offensiva lungo le propaggini del Monte Nero urtava contro
-difficoltà formidabili. I trinceramenti nemici non soltanto si
-allungavano sulle creste, ma le tagliavano, le attraversavano, a
-cavallo da un versante all'altro. Non era più possibile manovrare,
-e bisognava salire all'attacco frontalmente dai declivî, e scendere
-dalla vetta conquistata lungo la dorsale, da punta a punta, prendendo
-una dopo l'altra le trincee trasversali, sulle quali poi era difficile
-mantenersi presi d'infilata dalle Cime Bianche. Ma andammo avanti.
-
-
-Andammo avanti lentamente, con metodo, contrattaccati furiosamente dopo
-ogni lieve progresso. Il mese di giugno fu tutta una battaglia lassù.
-I bollettini ufficiali riflettevano sobriamente questo accanimento.
-Ogni giorno ci dicevano: «Fiera lotta sul Monte Nero....», «lotta
-tenace....», «resistenza furibonda....». Il nemico tentava di aggirare
-le nostre posizioni più alte e più avanzate; non risparmiava sforzi per
-togliersi dal fianco quel cuneo profondo; tendeva ad isolare la vetta
-del monte. Vi impegnava il massimo degli effettivi che la guerra di
-montagna consenta.
-
-Tentò azioni di sorpresa, ora con due, ora con tre battaglioni. Il 10
-giugno lanciò più di sei battaglioni con una ventina di mitragliatrici,
-per un vallone che sale da Plezzo verso il declivio occidentale del
-Monte Nero, il vallone dello Slatenik. Alpini e bersaglieri fecero
-miracoli, con reparti piccoli e risoluti scesero a sbarrare il
-passo all'avanzata austriaca. La lotta fu lunga, ma l'aggiramento
-fu sventato. Per consolidare le nostre posizioni fu necessaria la
-conquista di nuovi punti d'appoggio verso il nord. Da quel momento
-l'azione nostra comincia risolutamente ad avere Plezzo come obbiettivo.
-
-Plezzo, posto in una conca alla confluenza di valli, ad un nodo di
-strade, centro di comunicazioni, ci minacciava. Da Plezzo salivano
-gli attacchi del nemico. Stazione di rifornimenti, base di operazioni,
-Plezzo riceveva per la via del Predil, al nord, e per la via dell'alto
-Isonzo, a levante, le truppe e i cannoni che ridistribuiva poi per
-i valloni risalenti verso le coste del Monte Nero. Prendere Plezzo
-voleva dire bloccare agli austriaci le più importanti vie di approccio
-di quel settore, chiuder loro delle porte. La nostra offensiva,
-che aveva cominciato col dirigersi quasi esclusivamente al sud, per
-cooperare alle operazioni che si svolgevano su tutto il corso inferiore
-dell'Isonzo, si volse allora anche al nord.
-
-Si volse al nord con impeto subitaneo, inaspettatamente. Nella notte
-del 15 giugno dei reparti alpini scalarono arditamente le difficili
-balze che si appoggiano da settentrione alla vetta principale. Si
-avanzava per le cime. All'alba mossero all'attacco della cresta di
-Vrata. Fu un assalto impetuoso e breve. Un battaglione austriaco,
-sorpreso, fu sgominato. Alle otto del mattino si erano già fatti
-trecentoquindici prigionieri, di cui quattordici ufficiali. Alla sera
-i prigionieri erano seicento, ed avevamo raccolto un largo bottino
-di fucili, di munizioni, di mitragliatrici. Perduta la posizione,
-gli austriaci vi concentrarono un intenso bombardamento. I nostri
-resisterono.
-
-
-Il giorno dopo si svolse il famoso episodio del battaglione ungherese.
-
-Supponendo forse che il bombardamento avesse sufficientemente preparato
-un contrattacco, il nemico lanciò alla riscossa le sue migliori truppe.
-Un battaglione magiaro, fresco e sicuro di sè, tentò una manovra di
-aggiramento. Partito da un punto detto Planina Polju, a levante del
-Monte Nero, non lontano dal Passo di Luznica, si diresse nella notte
-verso il nord, nel vallone, andò a cercare un varco oltre Vrata,
-attraversò la cresta quasi sotto alla punta di Vrsic, un chilometro
-e mezzo circa oltre la nostra estrema posizione, discese sul versante
-occidentale del monte, e volse al sud per compiere il suo avvolgimento.
-La manovra avviluppante era per due terzi eseguita. Non v'era che
-un piccolo ostacolo da superare per condurla alla fine. Una magra
-compagnia italiana sbarrava la strada a Za Kraju, fra il massiccio del
-Monte Nero e quello del Polonnix.
-
-Era trincerata sopra ad un'altura, senza reticolati, senza blindature,
-con dei bassi parapetti tirati su in fretta e furia. La mattina era già
-inoltrata quando il battaglione ungherese incominciò l'attacco.
-
-Avanzava con ordine e risoluzione, in varî ranghi aperti e regolari.
-Nessun colpo di fucile lo accolse. Fu presto a mille metri dai nostri:
-il silenzio continuava. La posizione pareva deserta. Rinfrancati, i
-nemici salivano come in manovra. Forse essi immaginavano gl'italiani
-già fuggiti. Una quiete profonda e terribile.
-
-La distanza diminuiva. Ottocento metri: silenzio. Seicento metri:
-silenzio. A mano a mano che si avvicinavano, salendo da una base verso
-una vetta, le schiere nemiche andavano forzatamente serrandosi. Gli
-spazî sparivano; le linee di assalto, dapprima distese in catena,
-restringevano gl'intervalli, cominciavano a formare massa. Cinquecento
-metri: silenzio. Si levò il vocìo degli assalitori, che coprivano ormai
-tutta la costa del loro affollamento. Quattrocento metri: silenzio....
-
-Nelle feritoie delle trincee italiane tutti i fucili erano spianati.
-
-Con voce pacata il capitano ripeteva i suoi ordini: «Tutto l'alzo
-abbattuto! — Attenti a mirare basso! — Siate pronti!». Immobili,
-impetrati, i soldati puntavano, la testa inclinata sul calcio del
-fucile. La terra, intorno, era cosparsa di pezzi di cartone, avanzi
-delle grige scatole di munizioni aperte e vuotate. Ognuno aveva
-preparato presso a sè un mucchio di caricatori. Inginocchiati vicino
-alle mitragliatrici i serventi aspettavano pronti con le cinghie di
-ricambio, e il puntatore, le dita attanagliate alle maniglie, sfiorava
-con il pollice la molla di scatto. «Pareva — racconta un ufficiale — un
-museo di statue».
-
-Trascorse ancora quasi un minuto, una eternità. Si distinguevano già
-le facce accese dei nemici con le bocche aperte, in un balenìo di
-baionette. Il capitano non aveva più bisogno del binocolo per guardare;
-fissava l'assalto con occhio grave, freddo, calcolatore. Poi con
-una parola scatenò la morte: Fuoco! L'assalto era arrivato a meno di
-trecento metri.
-
-Una scrosciante bufera di piombo rasentò i declivî. Parve che una falce
-immensa e invisibile passasse e ripassasse su quel mobile e tumultuoso
-campo azzurrastro d'uniformi. Le prime file caddero, si abbatterono di
-colpo.
-
-L'avanzata oscillò, rallentò, il gridìo del nemico divenne un urlo di
-furore, alto, feroce. L'assalto era così vicino che, dopo un istante
-di incertezza, i nemici intuirono l'impossibilità di ritirarsi sotto
-a quel fuoco lungo la costa prativa e scoperta. Si buttarono di nuovo
-avanti, impetuosamente. Pochi passi ancora, e la schiera più avanzata
-non esisteva più. L'attacco si fermò definitivamente in una tragica e
-disperata confusione.
-
-Il piombo mieteva sempre. L'erba si costellava di corpi. Anche i vivi,
-gl'incolumi, si gettarono a terra scavandosi in fretta dei ripari, e
-cominciarono a rispondere al fuoco, disordinatamente.
-
-Allora un grido formidabile echeggiò sulle trincee: i nostri
-scavalcavano i parapetti. Era il contrattacco. Precipitarono giù alla
-baionetta. Ogni resistenza cessò. I nemici che avevano ancora un po'
-di forza sollevarono le mani. Del battaglione non rimanevano che poche
-centinaia di uomini inebetiti dal disastro. Non uno potè fuggire.
-
-Il colonnello che comandava la colonna, un fiero magiaro dai baffi
-brizzolati, fatto prigioniero, si muoveva come un automa, dignitoso e
-pallido, con una stupefazione negli occhi; ma ogni tanto si fermava, si
-accasciava e piangeva. Quando entrarono nelle zone abitate, giù nella
-valle, i soldati che lo scortavano si munirono di una poltrona e se
-la portavano dietro per porgerla al prigioniero pei momenti di sosta,
-quando la crisi di dolore lo fermava, trasognato e lagrimante. Con
-quel nobile rispetto verso i vinti che hanno i nostri soldati, intorno
-all'ufficiale nemico sconvolto dalla sconfitta si faceva un cerchio di
-silenzio generoso.
-
-
-Nei giorni successivi noi proseguimmo le operazioni per dominare le
-strade provenienti da Plezzo. Furono giorni di nebbie, di temporali,
-di alluvioni. Si battagliava fra le nubi. Il 20 giugno, l'occupazione
-si consolidava oltre la punta Vrata. Dopo ogni nostro passo avanti, un
-contrattacco austriaco. Il 21, per ricacciarci dalle vette comparvero
-sul campo per la prima volta forze rilevanti di cacciatori tirolesi,
-gli alpini del nemico, con i petti pieni di medaglie guadagnate
-sui Carpazi. I nostri non aspettarono l'urto, si gettarono avanti,
-attaccarono, respinsero i tirolesi infliggendo loro gravi perdite, ne
-catturarono alcuni.
-
-Le avanzate più rapide nostre sono state quasi sempre favorite dagli
-attacchi nemici. È l'inseguimento che ci porta più in là. Finchè gli
-austriaci si difendono nelle loro trincee invulnerabili, protetti
-da numerose artiglierie nascoste, rannicchiati nei buchi dietro ai
-reticolati, la lotta è faticosa, dura, lenta. Ma se escono fuori,
-se si mostrano, se manovrano, l'azione scatta, si sposta, insinua
-più avanti dei tentacoli che si appigliano su posizioni nuove. Così
-l'attacco dei tirolesi ci portò ancora verso il nord. Il 23 giugno
-ci piantavamo definitivamente sulle pendici orientali dello Javorcek.
-Vedevamo finalmente Plezzo sotto di noi, a quattro o cinque chilometri.
-Quel giorno stesso la nostra artiglieria iniziò il tiro sulla conca di
-Plezzo.
-
-Lo Javorcek, tutto coperto di boschi, è l'ultima montagna al nord
-del sistema del Monte Nero, e sovrasta Plezzo da sud-est. Risalendo
-l'Isonzo da Caporetto, avevamo fin dai primi giorni occupato senza
-troppa fatica le creste del Polonnik, che dominano Plezzo da sudovest,
-e intorno alle falde del quale l'Isonzo gira, fa un gomito brusco e
-rimonta ad angolo acuto verso levante, per attraversare la conca di
-Plezzo passando ai piedi dello Javorcek. L'occupazione della Sella
-Prevala, alla testata della Valle Raccolana, eseguita all'inizio
-delle ostilità, ci aveva portato ad affacciarci anche da occidente
-sugli altissimi bordi della conca di Plezzo. Alla fine di giugno il
-nostro investimento intorno a Plezzo si delineava dunque a semicerchio
-sull'anfiteatro delle alture. Qui le nostre operazioni sull'alto Isonzo
-davano la mano, per così dire, a quelle della Val Raccolana, e della
-Val Dogna, di cui abbiamo parlato in un precedente capitolo.
-
-Gli austriaci, che avevano lasciato gran parte di questa zona
-ancora scoperta alla manovra, sperando di difenderla con azioni di
-movimento, si affrettarono a chiuderla da ogni parte con le loro
-opere di fortificazione. Scavarono, costruirono, portarono decine di
-migliaia di prigionieri russi al lavoro, fecero sorgere da ogni parte
-trinceramenti, ridotti, appostamenti. Eretta una prima linea di difesa,
-eressero una seconda, poi una terza, e tutti i declivî, tutte le vette,
-apparvero solcati dai sommovimenti del suolo. Non si fidavano più
-dell'appoggio dei forti costruiti allo sbocco della gola di Predil.
-Avevano visto crollare il forte Hensel a Malborghetto, e non avevano
-una maggiore confidenza nel forte Hermann e nelle batterie corazzate
-costruiti nella chiusa di Coritnica a difesa di Plezzo. Facevano
-intanto nuove strade, moltiplicavano gli approcci e le vie coperte.
-
-Masse di soldati e di materiale affluivano a Plezzo. Il villaggio
-di Coritnica, nella conca, era tutto un magazzino. Le nostre granate
-riuscirono a incendiarlo il primo luglio. L'attività nemica intorno a
-Plezzo è successivamente annunziata da vari bollettini del nostro Stato
-Maggiore. L'interesse della lotta si sposta dalle vette del Monte Nero.
-Un'ultima battaglia si sferra lassù il 22 luglio.
-
-
-In quel giorno la nostra offensiva riprese di colpo la via del sud,
-scendendo dalla vetta. Gli alpini avanzarono lungo l'aspra cresta di
-Luznica, rocciosa e nuda. Per ritornare ad una immagine che può dare
-una visione sommaria dei luoghi, ricordiamo che la cresta di Luznica
-appare da lontano la fronte nel profilo umano della montagna. La
-lotta fu ostinata, il progresso lento. Si combatteva delle ore per il
-possesso di un masso, di una sporgenza, di un incavo. L'artiglieria
-austriaca batteva sui nostri da levante. L'artiglieria italiana batteva
-sul nemico da ponente. La roccia fu così tempestata dalle granate
-che si coprì a macchie di un colore rossiccio di sfaldature, vivace e
-nuovo. Per questo forse la cresta è riconosciuta ora dai soldati col
-nome di Monte Rosso.
-
-La lotta continuò il 23 luglio. Conquistammo al nemico i punti più
-avanzati. Il 24 gli austriaci tentarono di riprenderli. Dopo un lungo
-e intenso bombardamento sferrarono tre assalti consecutivi. Furono
-respinti. Il 25 riprendemmo l'attacco. Il 26 tutte le vette erano
-nelle nubi; si combatteva in una nebbia folta e gelata, senza vedersi.
-L'assalto nostro arrivò al bordo di un gigantesco reticolato, di fronte
-ad una formidabile trincea. Gli alpini si radicarono lì.
-
-L'artiglieria quel giorno era muta; quando il sole ricomparve i due
-avversarî erano troppo vicini perchè il cannone osasse intervenire. Ed
-ora, alla metà del crestone, i trinceramenti si fronteggiano ancora,
-a pochi passi l'uno dall'altro, con un solo reticolato fra loro, un
-reticolato in comune che serve per tutti e due. Quando il tempo è
-limpido, si scorge anche da lontano, sul contorno cupo delle rocce,
-la selva minuta, regolare e folta dei paletti, in una impercettibile
-nebbia di fili, fra la rossastra confusione del pietrame scavato.
-
-Ma qui la lotta ora sosta. Qualche cannonata solitaria, la nube di uno
-scoppio qua e là, di tanto in tanto, e lunghe ore di silenzio profondo.
-Di fronte al Monte Nero la vallata dell'Isonzo, tutta boscosa,
-variopinta da un primo ingiallire di foglie, cosparsa di villaggi
-minuti e chiari giù vicino al fiume, rigata da fili bianchi di strade
-deserte, è tutta piena della maestà d'un riposo. Dove sono le truppe?
-Non si vede nessuno. I villaggi sembrano solitari. E queste zone non
-furono mai abitate come ora, non contennero mai tanta moltitudine
-umana.
-
-Dove noi sappiamo che gli eserciti si addensano, non si vedono che
-delle linee sottili di terriccio, che sembrano bordi di fossati,
-e confusioni strane di sterro. Se ne scoprono una dopo l'altra a
-centinaia di quelle rigature fulve, che ondeggiano in ogni senso,
-corrono le vette e i dorsi delle colline, solcano il verde dei prati,
-scendono i costoni, si moltiplicano, s'intrecciano, s'intersecano, si
-scostano, si ritrovano, e questo senza fine, ovunque lo sguardo frughi.
-Bisogna che degli ufficiali vi indichino quali sono le nostre trincee e
-quali le loro, tanto esse si avvicinano in certi punti e si confondono
-in uno sconvolgimento unico del suolo. È sulle vette, principalmente,
-che questo contatto incalzante si delinea. Nella immobilità dei solchi
-la lenta azione si disegna. Si scopre una eloquenza di tratteggi e di
-linee; vi sono argini rigidi che si difendono e argini ondulati che
-assaltano, arrampicandosi, serpeggiando, tendendo avanti con qualche
-cosa di duttile, di tortuoso, d'insistente.
-
-Se non abbiamo le creste dei contrafforti meridionali del Monte Nero
-oltre il dorso di Luznica, ne siamo per tutto a pochi metri, là sotto,
-in posizioni il cui profilo dice una non so quale tenacia costante.
-Pare da lontano che le trincee stesse si allaccino in una lotta. La
-nostra linea preme contro la vetta verde dello Sleme, preme contro la
-vetta pianeggiante del Mrzli boscoso, giù verso Tolmino. Sulla cima
-del Mrzli le granate hanno sfrondato e potato il bosco; non si vedono
-più che dei tronchi neri che sembrano schiantati dalla folgore. Gli
-austriaci hanno allacciato a questi ceppi, che hanno nella distanza una
-parvenza umana, i fili di ferro dei loro reticolati. Appena al di qua,
-dove la boscaglia si rinfoltisce, sono i nostri, invisibili. Più in
-basso, fra delle rocce, qualche minuscolo rifugio si scopre, ma nessun
-uomo, nessun movimento. Ogni vita è sepolta.
-
-Al rovescio delle alture della riva destra, si passa vicino alle tracce
-di vasti accampamenti; al posto di ogni tenda è rimasto sui prati un
-quadrato di terra smossa contornato dalle pietre che tenevano fermi
-i lembi della tela. I battaglioni innumerevoli che gremivano quelle
-vallette sono scomparsi alla vista, avanzando, come per un incantesimo.
-Arrivando in mezzo ad un esercito, nella zona delle battaglie, non
-troviamo più che i segni delle sue soste, i funebri allineamenti degli
-oscuri quadrati di terra smossa che fanno pensare a miriadi di tombe
-nelle solitudini di un paese abbandonato. Un po' per tutto le granate
-hanno aperti slabbrati crateri.
-
-Un rombo di cannonate veniva ad intervalli dal nord, ora intenso,
-ora stanco, con momenti di sosta e riprese furibonde. È a Plezzo che
-si combatte ora, e forse dalle alture di Saga, dove un altro giorno
-andremo, potremo spingere lo sguardo nella conca famosa che abbiamo
-fatto nostra.
-
-
-
-
-LA CONQUISTA DELLA CONCA DI PLEZZO.
-
- _24 settembre._
-
-
-Dall'alto della cresta di Colovrat avevamo sentito il cannoneggiare
-di Plezzo. Veniva da settentrione e passava sulla calma momentanea
-delle pendici del Monte Nero, come quegli echi remoti di tempesta
-che arrivano da oltre l'orizzonte in certe giornate estive, serene e
-ardenti.
-
-Sulla piazza di Caporetto, che pare così vasta fra le casette ad
-un solo piano, piccole e bianche, incappucciate da nordici tetti
-scoscesi, abbiamo trovato quel movimento ordinato e denso di carreggi
-che hanno le ultime tappe nella vicinanza d'una battaglia. Degli
-ufficiali ci parlavano dell'azione in corso, mentre dalla strada di
-Ternova vedevamo sbucare nel villaggio in lunga carovana un armento di
-prigionieri austriaci, quasi tutti giovani, forti, ben vestiti, ben
-calzati, col cappotto arrotolato a bandoliera, il gran berrettone di
-croata memoria sulle teste rapate e biondastre, sereni, sorridenti,
-con l'aria di chi è ben soddisfatto della sua sorte. Intorno a loro
-cavalcavano carabinieri grigi, che facevano caracollare e sgropponare
-i cavalli per tenere indietro la folla dei soldati accorsi a vedere,
-una folla composta, contenta e senza rancori. Tutte queste cose ci
-facevano presentire lo spettacolo grandioso di una battaglia nella
-conca di Plezzo. Ma avvicinandoci alla chiusa di Saga, lungo la strada
-che risale la valle dell'Isonzo verso Plezzo e verso Predil, entravamo
-invece in una zona di silenzio.
-
-La bufera ha le sue soste e la guerra i suoi riposi. Dopo giornate di
-violento bombardamento, all'improvviso si fa la quiete, dei cannoni
-giganteschi si spostano, altri si avvolgono in un mantello di tela
-quasi per dormire nel loro nascondiglio, e gli eserciti avversari
-rilasciano la stretta come due lottatori dopo uno sforzo, quando si
-studiano e si palpeggiano preparando un nuovo scatto dei muscoli. Siamo
-arrivati in vista di Plezzo durante una di queste sospensioni piene di
-un senso indicibile di aspettativa e di minaccia.
-
-
-Le fanterie sole mantenevano lungo trinceramenti invisibili un fuoco
-di fucileria lento e irregolare, il tiro rado e sparpagliato che
-scoppietta sempre sulla fronte d'un esercito anche se nessuno si muove.
-Lo udivamo appena, a seconda del vento, mentre da lontano, inerpicati
-sulle alture di Saga, rintracciavamo nel panorama le linee dell'azione,
-tanto intricate e difficili al primo sguardo.
-
-La conca di Plezzo è, per dir così, un convegno di valli in mezzo
-ad una aspra, maestosa confusione di montagne dalle vette dirupate
-e nude. Essa appare come un ondulato lago di verdure e di vita, con
-un fosco bordo di selve, in un anfiteatro selvaggio di pendici e
-di balze. Vedevamo la conca da ponente; ci affacciavamo su di essa
-dalla soglia di una delle sue quattro porte. Sono infatti quattro
-gole intorno. Quella dell'alto Isonzo a levante, quella del Predil al
-nord-est, quella del basso Isonzo a ponente (allo sbocco della quale
-noi eravamo), quella dello Slatenik al sud, risalente verso le cime
-del Monte Nero. Fra una valle e l'altra, un massiccio montuoso, un
-profilarsi formidabile di declivî scoscesi, fra i quali le valli pare
-si restringano simili a fenditure tenebrose.
-
-Ma ogni valle è una strada, e tante strade facevano della conca di
-Plezzo un luogo di concentrazione e di distribuzione della forza
-austriaca. Plezzo ci minacciava, costituiva per noi un pericolo,
-era una delle basi preparate per l'invasione. Le strade austriache
-del Fella e del Predil, quelle magnifiche vie che da Pontafel,
-per Malborghetto, Tarvis e il passo del Predil, scendono a Plezzo
-possentemente fortificate, allacciate alle grandi arterie del Gail e
-della Drava, cingevano di una formidabile tenaglia il nostro estremo
-saliente della frontiera. Battendo Malborghetto e battendo Plezzo noi
-abbiamo spuntato le pinze della tenaglia, che s'impernia a Tarvis, e
-contro la quale non avevamo potuto costruire nè strade nè forti.
-
-Ora, tutta la conca di Plezzo è nostra.
-
-Abbiamo già descritto l'inizio dell'investimento, il lento, metodico
-restringersi di un semicerchio di conquista, dal Monte Nero alla Sella
-Prevala. Fin dalla metà di giugno la nostra azione cominciò a tendersi
-verso Plezzo, da cui salivano per il vallone dello Slatenik quasi tutti
-i contrattacchi austriaci contro le nostre posizioni del Monte Nero; ma
-è nell'ultimo mese che l'offensiva italiana ha assunto in questa zona
-una energia risolutiva. Fu il 13 di agosto che la grossa artiglieria
-cominciò a battere le opere nemiche nella conca.
-
-Non si trattava ancora del bombardamento dei forti, che sono oltre
-Plezzo, nella gola del Koritnica, sulla strada del Predil. Si tirava
-sulle fortificazioni più recenti erette dal lavoro senza soste di
-masse di prigionieri, moltitudini di schiavi, sulle pendici dello
-Svinjak — che si erge a levante della conca, isolato fra la strada
-del Predil e quella dell'alto Isonzo. È lo Svinjak per il nemico
-il monte più sicuro; forma una specie di fortezza a cavallo dei due
-sbocchi maggiori, una fortezza immane che avanza a sperone ed ha per
-fossato l'Isonzo ed il Koritnica. Sui suoi due fianchi, al di qua dei
-fiumi, questa fortezza naturale che resiste ancora formidabilmente,
-ha come due sentinelle, due monti, lo Javorcek alla sua sinistra, il
-Rombon alla sua destra, le cui alte vette fortificate costituiscono
-due poderose posizioni di appoggio, alle quali il nemico si aggrampa
-disperatamente.
-
-
-Al di là della conca di Plezzo conquistata, noi fronteggiamo dunque
-tre montagne. Il nostro attacco sale verso le cime di quelle laterali e
-batte alle falde dell'altura centrale, che è un po' più indietro delle
-altre. Leggendo i loro nomi sui bollettini, si abbia la visione di
-questa triade imponente, del Rombon alla nostra sinistra, dello Svinjak
-nel mezzo, dello Javorcek alla nostra destra, e il senso della lotta
-apparirà nella piena evidenza.
-
-Sopra un fronte di una diecina di chilometri abbiamo qui guerra
-d'alta montagna e guerra di pianura, difficoltà di rocce e difficoltà
-di acque, strade nuove tagliate nelle più aspre balze, ponti nuovi
-lanciati sui fiumi veloci, truppe che scalano, truppe che guadano.
-Al di là della piana di Plezzo, nella gran luce del limpido meriggio,
-lo Svinjak ci mostrava la sua gran mole truce. Sembra creato per una
-difesa a oltranza.
-
-Attraversato il letto pietroso e largo del Koritnica, che gira ai
-piedi del monte, le truppe assalitrici si trovano avanti ad un lungo
-declivio dolce ed erboso. È il primo spalto, bisogna salirlo allo
-scoperto, non v'è un albero, non v'è un sasso. Delle barriere di
-reticolati lo percorrono. Improvvisamente esso si fa ripido, si denuda,
-si scoscende in una specie di ripa, e la montagna sorge. Essa forma
-un primo ripiano, sul bordo del quale si allinea tutto un giallastro
-sommovimento di terra e di pietre che indica un trinceramento blindato,
-il fuoco del quale spazza il declivio inferiore. Più indietro, sullo
-stesso ripiano, altri solchi, altri scavi, tutto un colore di frana
-recente formato dai detriti rigettati dal lavoro; sono linee successive
-di difesa, appostamenti di piccole artiglierie, ridotti. Più in alto
-comincia il bosco, che s'infoltisce nel ripiego dei canaloni, che veste
-la montagna di una scura pelliccia, per diradare verso la cresta nelle
-nudità della roccia. Questa selva nasconde delle caverne, e le caverne
-nascondono dei cannoni. La vetta è l'osservatorio.
-
-Appena sparato un colpo, gli artiglieri austriaci ritirano il pezzo
-nella sua tana, e si nascondono con esso nel buio. Non si vede
-niente, la foresta non ha squarci, sembra impenetrata, impassibile.
-Un'osservazione attenta scopre alle volte la vampa. La risposta
-allora arriva immediata, esatta, ma bisogna che la granata imbocchi
-esattamente l'apertura di una grotta per far danni. Ciò è avvenuto; una
-batteria austriaca nascosta in una caverna è stata colpita in pieno.
-Ma quando si sente cercata l'artiglieria nemica tace. Le difficoltà di
-un attacco frontale di simili posizioni appaiono immense. Gli austriaci
-dimostrano un'abilità singolare a trarre vantaggio da tutte le risorse
-del terreno. Hanno il genio del nascondiglio.
-
-L'azione è perciò più attiva e più mossa ai fianchi, contro alle
-due montagne laterali. Verso lo Javorcek l'offensiva è avanzata dal
-Monte Nero. Essa si mosse risolutamente il 14 di agosto, puntando
-lungo il vallone dello Slatenik, che gli austriaci avevano sbarrato
-con trinceramenti. Il 15 una prima trincea venne espugnata e vi
-furono presi trecento prigionieri. Il combattimento non sostò. Il
-16, nuove trincee fra la cresta del Vrsic e una località detta Dol
-Planina, sul versante occidentale delle propaggini del Monte Nero,
-erano conquistate. Il nemico contrattaccò, fu respinto, e il 17 agosto
-facevamo un altro passo avanti dalla cresta di Vrsic in direzione dello
-Javorcek, ricacciando dopo viva lotta gli austriaci da un'estesa linea
-di trincee. Intanto dei reparti alpini, scesi dalla Valle Resia, scesi
-per la Sella Prevala dalla Valle Raccolana, appoggiati da forze che
-salivano da Saga, incominciavano i primi movimenti per investire il
-Rombon, il baluardo di sinistra.
-
-
-Dal nostro punto di osservazione vedevamo il Rombon quasi sopra di
-noi, brullo, severo, smisurato. Ci pareva di essere sopra una delle
-sue stesse balze. Solleva la sua vetta oltre i 2200 metri in un pallore
-di altitudine. È scosceso, ampio, triste. Qualche piccola nube molle e
-rosata si formava intorno alla sua cima, poi lentamente si sfrangiava,
-si spostava, mutevole, leggera, trascinata via dal vento a fondersi
-nella profondità azzurra del sereno. Quando quel velo si dissipava,
-noi potevamo scorgere proprio sotto alla sommità le nostre trincee, una
-linea vaga, lontana, minuscola, sbiadita.
-
-L'attacco del Rombon cominciò il 28 agosto. Quel giorno, sulle ripide
-balze meridionali del monte, furono conquistate le prime trincee
-nemiche, e una piccola carovana di prigionieri scendeva alla sera per i
-dirupi verso Saga. Altri reparti da montagna, che venivano da ponente,
-tentavano l'assalto della vetta nell'alba del 27. Disposte in più
-ordini, fortissime trincee austriache coprivano il cucuzzolo roccioso
-del monte. La lotta fu accanita, qualche trincea fu presa, ma il
-nemico rimase padrone dell'estrema punta. Intorno ad essa si stabilì un
-fantastico assedio, che ancora dura.
-
-I combattimenti sulla gelida cima del Rombon non somigliano a
-nessun altro, hanno aspetti favolosi. Gli ufficiali che nel mattino
-del 27 osservavano da Saga l'attacco, hanno scorto più volte come
-uno scendere di frane, un piombare vertiginoso di massi lungo le
-pendici scoscese. Non erano mine che scoppiavano, non erano granate
-che spezzavano la roccia. Erano blocchi lanciati sull'assalto. Gli
-austriaci avevano preparato un'arma primordiale e terribile. Avevano
-disposto orizzontalmente sul pendìo delle travi, tenute da corde alle
-estremità, e appoggiate alle travi avevano ammassate enormi pietre.
-Quando vedevano che il fuoco dei fucili e il lancio delle granate a
-mano non fermava la furia dell'attacco, lasciavano andare una delle
-corde, la trave cadeva, e tutto l'ammassamento delle pietre, mancando
-il sostegno, precipitava tumultuosamente, rotolava lungo la costa
-rombando, rimbalzava. Era un contrattacco di macigni.
-
-I nostri, sorpresi ma non sgomentati, non hanno ceduto terreno, non
-si sono ritirati. Nella loro pratica della montagna hanno subito
-trovato la tattica necessaria a questa guerra da uomini delle caverne.
-Sanno come ci si salva dalle pietre che si staccano nei canaloni
-durante i disgeli. Tutto quello che cade segue le linee di massima
-pendenza; i nostri soldati hanno cominciato ad attaccarsi ai costoni,
-alle sporgenze, alle balze, formandovi dei ripari. Poi hanno creato
-sbarramenti, difese, ed hanno allargato a poco a poco il loro fronte
-di attacco. Intorno all'estrema vetta tendono a formare un cerchio
-d'investimento. Non potendo assalire ancora, vogliono chiudere il
-nemico. È l'assedio di una roccia.
-
-Ai difensori non rimane più che una strada aperta. È un sentieruolo
-verso levante, verso la valle del Predil. Non si lotta quasi, più che
-per quello. I nostri lo occupano, e il cannone nemico lo riapre. È
-difficile tenervisi sotto al fuoco di una quantità di batterie d'ogni
-calibro. Anche di notte, anche con la nebbia, al minimo allarme, una
-tempesta di granate arriva su quel punto. L'artiglieria nemica non può
-più battere gli altri lati della montagna perchè, mentre si operava
-contro il Rombon e contro lo Javorcek, una vigorosa avanzata centrale
-aveva conquistato tutta la conca di Plezzo, arrivando a bloccare gli
-sbocchi del Predil, dell'alto Isonzo e dello Slatenik, e paralizzando
-così ogni movimento nemico. Le artiglierie austriache avevano
-perciò un campo di tiro assai più limitato, ma bastavano a sostenere
-energicamente la difesa. Era contro di esse che bisognava agire. Una
-nuova fase delle operazioni nella zona di Plezzo si iniziava con un
-bombardamento di grossi calibri.
-
-
-Cominciò il primo giorno di settembre. Parlando dei cannoni colossali
-che abbiamo visto oltre questi monti, percorrendo certe estreme
-diramazioni orientali delle Alpi Carniche, di quei cannoni che avevano
-annientato il forte Hensel a Malborghetto, dicemmo che essi stavano per
-avere un nuovo còmpito. Il loro nuovo còmpito era la distruzione dei
-forti di Plezzo. Allora si preparavano. Si spostavano misteriosamente
-verso appostamenti segreti, in mezzo ad una attività che riempiva di
-movimento e di vita selvagge vallate. Ognuno di quei mostri, come
-un sovrano antico, viaggia con una corte numerosa, fra cavalcate e
-convogli, in lunghi corteggi che nereggiano su chilometri e chilometri
-di strada e che dilagano in vasti accampamenti. Da altre parti, per
-diverse vie, altri cannoni giganti, trascinati da possenti motrici,
-andavano con solenne lentezza allo stesso convegno. Si rafforzavano
-ponti per il loro passaggio, e dove i ponti non avrebbero resistito al
-peso delle loro masse di acciaio, si aprivano in poche ore sorprendenti
-strade di guerra attraverso brughiere e letti di torrenti perchè i
-giganti potessero passare a guado.
-
-La prima grande granata scoppiò nella gola del forte Hermann, il quale
-si rintana nella valle del Predil poco sopra allo sbocco. La seconda
-granata colpì l'opera in pieno. Al quinto colpo il forte cominciò a
-prendere un aspetto di rovina, a sformarsi in un rovesciamento di massi
-e di terra. In quello stesso giorno una delle sue cupole di acciaio,
-colpita, si rovesciava come una campana.
-
-Ora il forte Hermann non esiste quasi più. Ma quelle sue artiglierie
-che non erano nelle cupole, sono state portate fuori, e tirano ogni
-tanto da appostamenti preparati dietro ai ripieghi della valle. Sparano
-qualche colpo, spariscono, non osano rimanere un giorno nello stesso
-punto, sempre cercate, sempre inseguite, sempre scacciate dal nostro
-fuoco.
-
-Persuasi che la perdita di Plezzo era definitiva, gli austriaci
-hanno cominciato a tirare delle granate incendiarie sull'abitato.
-È il loro sistema. Quando non possono più tenere, distruggono. Le
-granate incendiarie sono il segno di una speranza perduta. La piccola
-città muore, casa per casa, sempre un po' più ogni giorno. Le fiamme
-si levano ora qua, ora là, e nessuno può spegnerle. Da tempo la
-popolazione è fuggita, e Plezzo agonizza in una sinistra solitudine.
-
-Ci apparivano al di sopra di grandi ciuffi d'albero le sue case senza
-tetto, alcune coronate da un nero scheletro di travature; vedevamo
-delle muraglie diroccate e il campanile bianco e mozzo. Su quel
-campanile, quando Plezzo, alla fine d'agosto, non era ancora occupata
-dai nostri, osò salire un nostro osservatore.
-
-Il paese si distende sopra una lieve e pittoresca collinetta; noi
-eravamo arrivati quasi a ridosso della piccola altura, che dalla parte
-nostra scende a scarpata, formando come un gradino scosceso e brullo, e
-avevamo bisogno di spingere lo sguardo avanti, di esaminare da vicino
-le difese austriache sull'altro versante della conca. Il campanile,
-alto, dominante, quasi nel centro della vallata, offriva un posto di
-osservazione meraviglioso. Ma era in pieno territorio nemico. Un ardito
-ufficiale partì in esplorazione.
-
-Pare un episodio delle vecchie guerre. L'ufficiale era di cavalleria,
-innamorato della sua arma. Pensò che la rapidità può valere in certi
-casi più della invisibilità, e partì a cavallo, attraverso dei vigneti
-e dei frutteti, seguito dalla sua fedele ordinanza. Trovò Plezzo
-già quasi abbandonata dalla popolazione; lo scalpitìo degli zoccoli
-risuonava fra case deserte. Ad ogni angolo di strada, l'ufficiale
-rallentava il passo e si sporgeva sul collo del cavallo, per scrutare
-avanti. Niente, una via dopo l'altra si aprivano vuote e silenziose.
-Giunse sulla piazza, affidò le cavalcature al soldato e si diresse
-alla chiesa. Una specie di sacrestano, spaurito, gli aprì la porta del
-campanile.
-
-Erano le prime ore di una mattinata purissima. Dalla cella delle
-campane, alla quale salì per vecchie scalette di legno, si vedevano i
-trinceramenti austriaci, così vicini e netti che pareva si potessero
-toccare stendendo il braccio. Il binocolo in una mano, un lapis
-nell'altra, l'ufficiale guardava e scriveva. Tracciava sulla carta
-topografica appunti e segni. Scorgeva le posizioni dello Svinjak,
-scorgeva le posizioni dello Javorcek, spingeva le sue ricerche nel cavo
-delle valli intermedie, calcolava, telemetrava, senza accorgersi dello
-scorrere del tempo. Intanto degli austriaci entravano in perlustrazione
-a Plezzo.
-
-Una pattuglia nemica, arrivata dalla parte di Koritnica, percorreva
-tranquillamente la via principale, senza preoccupazioni, con la
-serenità di chi si sente sicuro in casa sua. Improvvisamente, ad uno
-svolto udirono vicinissimo il trotto di due cavalli. Era l'ufficiale
-italiano e la sua ordinanza che tornavano al campo. Gli austriaci
-non ebbero il tempo di pensare, fu un attimo, i cavalieri sboccavano
-sulla via, erano ad un passo da loro. L'ufficiale tirò sulle redini,
-squadrando quegli uomini con l'occhio feroce dei momenti critici, il
-cavallo ebbe un movimento d'impennata. Gli austriaci, sbalorditi, si
-attaccarono al muro, senza osare un gesto. E sotto a quello sguardo,
-istintivamente, portarono la mano alla visiera, salutando....
-
-Immaginavano forse un seguito di truppa nella strada attigua, e si
-sentivano perduti. L'ufficiale passò, l'ordinanza passò. Appena
-passati si curvarono sulle selle, speronando; impetuosamente i
-cavalli balzarono al galoppo. Era tempo. Dietro a loro la fucileria
-si svegliava; stormi di pallottole rimbalzavano sibilando intorno. Gli
-austriaci, riavutisi dalla sorpresa, sparavano freneticamente. Ma per
-fortuna inutilmente. La straordinaria missione era compiuta.
-
-Il nemico ha tentato più volte di liberare i suoi fianchi dalla stretta
-che lo attanaglia. Per spezzare il nostro investimento del Rombon e
-dello Javorcek ha replicatamente lanciato degli attacchi. Presentendo
-forse il bombardamento imminente, poche ore prima che le nostre grosse
-artiglierie iniziassero il fuoco contro ai forti, nella notte del
-31 agosto, delle forze austriache salivano da levante le pendici del
-Rombon, precedute da un intenso cannoneggiamento allo scopo di aggirare
-le nostre posizioni. Fu un combattimento breve ma vivace. Respinti da
-lì, due giorni dopo si volgevano contro le nostre posizioni alle spalle
-dello Javorcek, nel vallone dello Slatenik. Si è tanto lottato in
-quella gola che essa appare alla fantasia come un canale di battaglia.
-Furono ancora ricacciati. Nello stesso giorno, essi lanciarono alla
-deriva nell'Isonzo qualche mina galleggiante. Avevano sentore di
-movimenti nostri, e speravano di potere far saltare dei ponti. La mina
-fu pescata.
-
-
-Intorno a Plezzo la lotta si andava facendo più viva, nuove forze
-italiane premevano da ogni parte, e la preparazione delle artiglierie
-si faceva di giorno in giorno più energica. Si presentiva l'azione
-vasta di questa ultima settimana. Dopo l'attacco del 31 agosto,
-dei drappelli nemici si erano rintanati qua e là nelle pendici del
-Rombon, erano rimasti celati in nascondigli del monte, tendevano
-a fare infiltrazione, creavano dei minuscoli punti di appoggio per
-futuri tentativi di attacco. Il 5 settembre la montagna fu spazzata.
-I drappelli furono scovati, assaliti, messi in fuga, si penetrarono i
-loro nascondigli già pieni di armi, di munizioni, di viveri.
-
-Per provocare una diversione, il giorno dopo delle forze rilevanti
-austriache salite da Tolmino attaccavano le nostre posizioni sotto alla
-vetta del Mrzli. Si voleva stornare l'azione da Plezzo riaccendendola
-sulle propaggini meridionali del Monte Nero. Era una cinerea giornata
-di nebbia lassù. Abbiamo descritto quelle posizioni come si vedono
-dalle alture di Colovrat. Sulla cima del Mrzli, pianeggiante, una
-formidabile trincea austriaca, il cui reticolato è intessuto intorno
-ai tronchi bruciacchiati di un lembo di foresta che il cannone ha
-distrutto: un poco più sotto, a poche decine di metri, il bosco
-rinverdisce e rinfoltisce, e lì, fra gli alberi, i nostri. L'attacco
-nemico è stato respinto, senza vederlo, nella nebbia densa.
-
-Gli austriaci richiamavano rinforzi verso Plezzo. Un urto di masse
-era imminente. Dai nostri osservatorî più alti si potevano scorgere
-colonne di truppe e di carreggi che scendevano dal Predil. La nostra
-grossa artiglieria, l'8 settembre, arrivava a fermare e disperdere due
-di questi ammassamenti in marcia. Nella notte del 10 il nemico tentava
-un ultimo attacco per liberare la sua sinistra, dove noi avevamo
-cominciato a stabilirci sulle balze dello Javorcek. È ancora nel
-vallone dello Slatenik che si combatte. I nostri ripetono la tattica
-usata contro il battaglione ungherese sulla testata della stessa gola.
-Aspettano l'assalto in silenzio, lo lasciano avvicinare senza tirare
-un colpo. Del resto, l'oscurità profonda renderebbe inefficace il tiro;
-non è a fucilate che l'assalto viene respinto. È a baionettate. Quando
-il nemico è a pochi passi dalle trincee, i nostri si precipitano alla
-mischia, lo scompigliano, lo disperdono. Al mattino dopo la battaglia
-divampava furibonda e vasta su tutto il bordo orientale della conca di
-Plezzo. Il nostro attacco in forze, lentamente preparato, si scatenava.
-
-Più di sessanta cannoni tuonavano su quel ristretto fronte, e le
-nostre magnifiche fanterie si impegnavano sullo spalto erboso dello
-Svinjak, fra i boschi dello Javorcek, fra le rocce del Rombon, in un
-maestoso semicerchio di furore. Alla sera le prime nostre trincee di
-attacco avvicinavano i reticolati delle posizioni centrali. Proiettori
-e razzi illuminanti inondavano la vallata di splendori soprannaturali,
-e in vividi chiarori meteorici la battaglia proseguiva, terribile,
-fantastica. Per tutto era un divampare di esplosioni, un lampeggio di
-colpi, e il frastuono formava un solo, continuo boato. Si scorgevamo
-talvolta degli strani, lunghi serpeggiamenti di luce azzurrastra come
-uno strisciare, uno snodarsi di favolosi fuochi fatui: erano getti di
-liquido infiammabile. Non vi sono mezzi sleali ed atroci di guerra
-che il nemico non tenti. Certi reparti nostri dovevano combattere
-con la maschera contro i gas asfissianti che delle granate a mano
-sprigionavano.
-
-
-Durante la notte dei reticolati erano stati distrutti; l'assalto era
-penetrato qua e là nelle linee più interne; delle posizioni nemiche
-erano conquistate. Ma dopo aver lottato per prendere, bisognava lottare
-per conservare. Spesso anzi è più difficile mantenere una posizione che
-espugnarla. Dopo ogni fase di attacco vi è una fase di consolidamento.
-Bisogna resistere a tempeste di granate, e scavare, erigere, lavorare
-difendendosi, crearsi le protezioni, le blindature, i refugi, lasciare
-ogni tanto il piccone per la baionetta. In tali soste il valore del
-soldato è più provato forse che nell'assalto. Occorre un valore freddo,
-calcolatore, intelligente.
-
-Alcuni giorni sono trascorsi in queste lotte di resistenza, durante le
-quali l'artiglieria infuria, perchè è lei che sorregge, che protegge,
-che attacca, che predomina.
-
-Degli aeroplani nemici volavano per la prima volta sulla conca
-di Plezzo in una affannosa ricerca di batterie. Il consolidamento
-delle posizioni conquistate era completo il giorno 14, e una prima
-calma si fece. All'alba del 17 settembre la battaglia ha ripreso, in
-tutto il settore, ed è contro lo Javorcek, nella boscaglia, che il
-nostro attacco si spinge con maggiore violenza. Dei reticolati sono
-spezzati, l'assalto si slancia, due _blockhouses_, cioè due ridotte
-blindate, vengono distrutte con tubi esplosivi, dei trinceramenti
-sono conquistati alla baionetta. Agli sbocchi delle valli la nostra
-occupazione si consolida, la conca di Plezzo si chiude definitivamente
-al nemico. Due ufficiali austriaci e una cinquantina di soldati
-prigionieri, scampati agli assalti sulle pendici dello Javorcek,
-scendono alla sera del 17 verso Saga.
-
-Sono quei prigionieri che abbiamo visto passare a Caporetto, scortati
-dai carabinieri, fra due siepi di soldati curiosi e silenti.
-
-Non riuscivamo, contemplando la valle, immaginarvi il tumulto che la
-riempiva poche ore prima, e che forse tornerà a sollevarsi fra poco. Un
-solo cannone sparava. Era uno dei giganti. Ogni quattro, cinque minuti
-il suo boato percuoteva le montagne e si spezzava in mille rimbombi.
-Vedevamo il fumo diafano e azzurro del colpo, in un folto d'alberi;
-non potevamo scorgere dove battesse. Persisteva, regolare, ostinato,
-come aspettando una risposta al suo possente ruggito. Non rispondevano
-che gli echi, nella vallata calma, piena di quel pauroso senso di
-solitudine e di stupefazione che pesa sui campi di battaglia quando la
-lotta è sospesa.
-
-Scendeva la sera, quietamente, e la prima oscurità saliva dal basso,
-come una marea d'ombra. La notte sorgeva dalle profondità, mentre sulle
-vette ardeva l'ultimo fuoco del tramonto. Lo Svinjak silenzioso, con
-il suo nero bosco pieno di cannoni, di fronte a noi, si faceva livido,
-truce, prendeva una non so quale espressione sinistra, si velava di un
-colore di tempesta nel crepuscolo. E il cannone continuava a lanciare
-ad intervalli la sua tuonante formidabile interrogazione.
-
-
-
-
-NELL'ALTA VALLE DELL'ISONZO.
-
-LE FASI DELLA GUERRA INTORNO A TOLMINO.
-
- _27 settembre._
-
-
-A metà della sua corsa fra i monti, l'Isonzo fa come una sosta. Trova
-un paesaggio ridente di colline, tutte verdi di boschi e di prati,
-inoltra in una pianura tappezzata da un variopinto splendore di campi
-coltivati, e il fiume, che arriva violento per la sua corsa in gole
-selvagge, rallenta la foga delle sue acque, si allarga in un gran letto
-biancheggiante di ghiaia, riposa, gira, serpeggia, quasi per indugiare
-in larghe volute azzurre prima di lasciarsi riafferrare dall'ombra di
-altre vallate anguste e profonde, nelle quali riprenderà il suo impeto.
-Questa bella regione è la zona di Tolmino.
-
-Dopo aver percorso tante zone montuose della guerra, cominciavamo a
-ritrovare in essa le molli e tepide altitudini normali della nostra
-vita. Non più fosche e rigide moltitudini di abeti e di pini alpestri
-sui declivî dei colli, non più rocce, burroni, abissi, non più canaloni
-nei quali la neve si rannicchia e si nasconde l'estate, aspettando il
-ritorno dei geli per uscir fuori e invadere tutto; percorrevamo prati
-costellati di delicati e pallidi asfodeli, ci riposavamo nell'ombra di
-quercie e di castani, ed allargavamo con le mani il fogliame di roseti
-selvaggi carichi di bacche rosse per guardare in giù nella vallata,
-piena di sole e di silenzio.
-
-Ci eravamo spinti sopra una delle balze estreme del Colovrat
-meridionale — la catena di alture che sta fra lo Judrio e l'Isonzo —
-e vedevamo sotto a noi, a poche migliaia di metri, la cittadina di
-Tolmino con le sue grandi caserme austriache dalle corti quadrate,
-vaste come piazze d'armi, con i suoi capaci magazzini militari, e le
-larghe strade bianche, fatte per il transito degli eserciti, distese
-a rete tutto intorno. Assai più vicino, alla nostra destra, a due
-chilometri appena, sollevavano il loro dorso le famose alture di Santa
-Maria e di Santa Lucia, due gruppi di colline boscose, pittoresche,
-al di là delle quali, verso levante, l'Isonzo gira. Alte, lontane,
-dietro a Tolmino, sbiadite nella profondità del sereno, torreggiavano
-le creste rocciose del monte Cuk, le vette del massiccio che divide la
-valle dell'Isonzo dalla valle della Sava, le pietre naturali del nostro
-vero confine.
-
-
-Sono le colline di Santa Maria e Santa Lucia che hanno fatto di
-Tolmino una piazzaforte austriaca. Da Caporetto in giù, per tutto,
-la nostra riconquista ha potuto affacciarsi sull'Isonzo, ma in due
-punti il fiume si discosta subitamente, si nasconde dietro ad alture
-isolate, fa un gomito per mettere fra noi ed un tratto del suo corso
-la barriera di quei piccoli nodi montuosi, una barriera che cela e
-protegge ponti e strade. Presso Tolmino sono le colline di Santa Maria
-e Santa Lucia; presso Gorizia sono le colline di Podgora, di Oslavia
-e il monte Sabotino. Il nemico ha fortificato formidabilmente questi
-due aggruppamenti di alture al di qua dell'Isonzo, che gli dànno il
-possesso di paesaggi sul fiume, che sono centri poderosi di difesa e
-basi possibili di offesa.
-
-Perchè è all'offesa che il nemico pensava prima di trovarsi costretto a
-difendersi. Basta vedere Tolmino per riconoscervi una di quelle forti
-basi d'avanzata che l'Austria aveva preparato un po' per tutto sulle
-nostre frontiere, con una larghezza di mezzi, con una profusione di
-milioni, con un'attività, che dimostrano un piano preciso e una volontà
-senza indugi. Noi non avevamo niente al di qua; Tolmino fronteggiava
-delle valli aperte, che convergono verso Cividale, scendendo alla
-indifendibile pianura friulana.
-
-Non si costruiscono tre grandi ponti per un paesello, non si erige
-una vera città di caserme e di depositi, con panifici ed ospedali da
-metropoli, non si fanno centinaia di chilometri di strade militari,
-non si trasformano montagne in fortezze, sopra tutto quando dall'altra
-parte della vicina frontiera nulla si fa, neppure una strada, se non
-c'è il definito progetto di servirsi e presto di tutte queste opere.
-
-Nel nostro giro sul fronte, quello che ci ha più fatto pensare, oltre
-alla guerra che si combatte, è la guerra ben più terribile, la guerra
-spaventosa, atroce, sproporzionata, disperata che si sarebbe combattuta
-se gli eventi non avessero dato a noi la scelta del momento, se non
-fossimo stati noi a gettare il guanto e varcare le frontiere, se lo
-sconvolgimento dell'Europa non fosse venuto a destarci. Bisogna vedere
-per comprendere. Per difficile che sia la guerra d'oggi, noi dobbiamo
-benedirla perchè ci salva dai disastri immensi la cui preparazione,
-che è ora tutta sotto ai nostri occhi, ci cingeva a poco a poco mentre
-noi dormivamo sognando la pace perenne. La guerra era inevitabile, era
-decisa: dovevamo farla o subirla.
-
-Non conoscevamo esattamente il valore combattivo di Tolmino. Iniziate
-le ostilità, le nostre truppe occuparono le alture fra lo Judrio e
-l'Isonzo e dalla cresta videro, come noi l'abbiamo visto, Tolmino
-in basso, con la sua pesante avanguardia di edifici governativi,
-e la folla gaia delle sue case, raccolte fra recinti d'orti, in un
-verdeggiare di frutteti. Subito, le colline di Santa Maria e di Santa
-Lucia tuonarono; incominciò un fuoco di medî calibri invisibili,
-introvabili, che battevano le nostre alture. Continuano ancora, a
-intervalli.
-
-Udivamo infatti di tanto in tanto il rantolo di qualche grossa granata
-austriaca, che veniva a scoppiare alle falde dello sperone sul quale
-eravamo. Dei colpi rispondevano; noi potevamo seguire da vicino
-la manovra pacata di alcuni artiglieri nostri, intorno ad un pezzo
-imboscato in un intreccio di cespugli. Facevano fuoco ogni cinque, ogni
-sei minuti, per non permettere al nemico di scoprire la vampa, e fra un
-colpo e l'altro si sedevano intorno, conversavano, leggevano un vecchio
-giornale che passava da mano a mano, compitato e commentato. Nelle
-vicinanze il terreno era squarciato dai proiettili. Una granata da 305,
-caduta recentemente, vi aveva aperto una cavità larga, irregolare,
-profonda, nella quale dei soldati raccoglievano pesanti schegge di
-acciaio.
-
-Il primo bombardamento austriaco cominciò il 26 maggio. Non fece
-danni e non fermò le nostre truppe. Si iniziava l'investimento della
-piazzaforte. L'operazione non pareva estremamente difficile; le colline
-di Santa Maria e di Santa Lucia non lasciavano scorgere ancora le loro
-difese imboscate. Gravi ostacoli già ci sbarravano il passo di fronte
-a Gorizia, e sembravano più facili forse quelle alture di Tolmino, che
-non avevano l'aspetto possente e ostile del Sabotino e del Podgora.
-Nei primi giorni di giugno Tolmino parve seriamente minacciata da noi,
-e si poteva credere allora che su Tolmino potesse portarsi l'attacco
-fortunato che, penetrando fortemente in quel punto, scuotesse le
-posizioni nemiche di Gorizia.
-
-L'attacco fu dato. Le nostre truppe erano arrivate a contatto di
-numerose linee successive di trinceramenti in cemento, mascherati dal
-bosco, protetti da numerose batterie incavernate, riuniti da cunicoli,
-tutto un sistema di fortificazioni interrate, nascoste, in agguato.
-Fu allora forse che si pensò di portare il colpo offensivo su Plava,
-cioè ad un altro raccordo di strade che un ponte congiungeva attraverso
-l'Isonzo, in un settore più vicino a Gorizia, e che poteva supporsi
-meno preparato alla difesa. Era l'unico punto di quella zona sul
-quale potesse tentarsi il passaggio del fiume. Non si può combattere
-in qualsiasi luogo; l'offesa e la difesa seguono vie e direzioni
-prevedibili; le battaglie hanno campi predestinati; la viabilità
-fissa fatalmente i terreni d'azione. Dove il traffico ha già da secoli
-scelto i suoi passaggi, la guerra si getta. Una rete di strade dalla
-riva destra del fiume andava a innervarsi al ponte di Plava, distrutto
-dagli austriaci. Altrove l'Isonzo scorre fra due ripe altissime, senza
-guadi e senza allacciamenti. Volendo crearci un'altra testa di ponte,
-non potevamo scegliere che Plava. Ma la difesa nemica a Plava pure ci
-aspettava. Noi la spezzammo.
-
-Per oltre due mesi dall'inizio della guerra, di Tolmino non si parla
-più. Non vi è inazione; vi si combatte, vi si cannoneggia, le fanterie
-mantengono il contatto, le nostre trincee a poco a poco avanzano,
-portano i loro scavi sempre più vicino alle posizioni nemiche, le
-incalzano con la lentezza del piccone. Si prepara l'attacco. È il
-16 agosto che l'offensiva nostra violentemente si slancia in avanti.
-Comincia allora un periodo di furore.
-
-
-La collina di Santa Lucia è oblunga, regolare, boscosa; ma a tratti
-il bosco cessa al bordo rettilineo di grandi prati in declivio,
-ombreggiati qua e là da qualche ciuffo d'alberi, rigati da un folto
-distendersi di siepi; anche la vetta è erbosa e scoperta. Adesso i
-prati sono qua e là sterrati dai colpi di cannone, scorticati, del
-colore dei campi arati, e la vetta, bucata dai crateri scavati dalle
-granate, uno vicino all'altro, ha quell'aspetto strano dei paesaggi
-lunari, pieni di cavità rotonde e di bordi circolari. La nostra
-artiglieria rovesciò su Santa Lucia e su Santa Maria un diluvio di
-proiettili per preparare l'attacco.
-
-Coperte da quel fuoco, le nostre fanterie spezzarono i reticolati e si
-slanciarono alla baionetta. Una linea di trinceramenti austriaci fu
-conquistata. Poi un'altra. L'assalto saliva il declivio da ponente.
-L'urlo dei combattenti si udiva, alto, tremendo, dalle posizioni di
-artiglierie sulle alture vicine. Nelle trincee prese, delle compagnie
-intere di austriaci si arrendevano. Durante la giornata del 16 agosto
-furono presi prigionieri 17 ufficiali e 517 soldati. Mitragliatrici,
-fucili, munizioni, formarono un rilevante bottino. Un reparto arrivò
-finalmente ad espugnare le estreme trincee, quelle della vetta di Santa
-Lucia, che girano intorno a due cucuzzoli simili alle due larghe gobbe
-di un cammello gigantesco.
-
-Allora cominciò la tempesta delle artiglierie austriache. Non meno di
-quaranta cannoni concentravano un fuoco spaventoso sulle sommità del
-colle. Non vi era tempo per costruirsi dei ripari; bisognava ritrarsi
-dal costone più esposto. Ma ci tenemmo saldamente sui fianchi delle
-alture, dove ora si vedono serpeggiare i solchi profondi dei nostri
-trinceramenti, ai quali salgono strani viottoli di approccio. Gli
-austriaci rioccuparono le vette. Le loro trincee sono ad un centinaio
-di metri dalle nostre.
-
-La vera forza di resistenza del nemico è nel cannone. La sua fanteria
-non si mantiene che nei punti sui quali la sua artiglieria può battere.
-Gli austriaci hanno dovuto abbandonare sempre i declivî per reggersi
-sulle creste. Dove le loro granate non arrivano, la loro difesa
-sparisce.
-
-La battaglia continuò il giorno 17. Qualche nuova trincea fu presa.
-Altri duecento prigionieri vennero catturati. Ma la lotta più che
-di attacco era di consolidamento, di sistemazione, di preparazione.
-Violente avanzate nemiche scendevano alla notte. Erano respinte.
-Si combatteva e si lavorava ai bagliori dei razzi illuminanti.
-Per lunghi giorni è continuata l'azione in episodi, sotto al fuoco
-dell'artiglieria nemica, che frugava il rovescio delle colline per
-impedire i rafforzamenti.
-
-Il 9 settembre, nella notte, il combattimento ha avuto una ripresa
-furibonda. Con un assalto improvviso, un reparto nostro, sulla
-collinetta di Santa Maria, si è impadronito di un'altra linea di
-trincee, si è avvicinato alla vetta, sulla quale sorge una chiesuola,
-ora diroccata. Ma avanti agli assalitori, improvvisamente, balenarono
-fiamme azzurre, fantastiche, di liquidi infiammabili, l'ultima atrocità
-scientifica della Germania. Lanciato a lunghi getti, il liquido spento,
-che non arrivò fino ai nostri, scendeva per il declivio a lunghi
-rivoletti invisibili e silenziosi, poi al contatto di una capsula
-incendiaria divampavano di colpo. Ed erano serpeggiamenti inverosimili
-di luce oscillante e pallida, era un fiammeggiare tortuoso e diafano
-lungo il pendìo, un saettamento di vampe spettrali, presto estinte
-perchè la terra assorbiva il liquido, e le fiamme si abbassavano
-subito. Morivano in un palpito scoppiettante, lasciando tutto intorno
-uno sfavillare minuscolo di brage, un pagliettìo ardente di fili d'erba
-accesi. Intanto da esplosioni violente di granate a mano si sprigionava
-l'acre odore di gas soffocanti, una nebbia che persisteva nella
-calma della notte. I nostri si fermarono, urlando insulti e sfide:
-«Vigliacchi! Venite!»
-
-
-Due giorni dopo si scorgevano nel vallone di Tominski dei reparti
-austriaci in marcia verso Tolmino. Il nemico non si sentiva più sicuro
-nemmeno dietro le sue fontane di benzol. Ma la calma per il momento
-pare tornata nel settore. Qualche duello di artiglierie, alla sera,
-un crepitìo di fucilate, di tanto in tanto, e lunghe ore di silenzio
-profondo.
-
-Sulla collinetta conica e verde di Santa Maria, la chiesuola ha
-perduto il suo campanile. Serviva da posto di osservazione al nemico,
-i nostri cannoni l'hanno mozzato. Era un campanile rotondo che i nostri
-ufficiali esitavano a colpire per il dubbio che potesse avere un valore
-d'arte. Non farebbero del male ad un monumento a costo della vita. Ora
-il campanile rotondo è un rudero strano, squarciato da una parte, che
-mostra un interno cavo, annerito dall'incendio delle scale di legno.
-Un villaggio vicino, Kozarsce, che è stato un punto di appoggio della
-difesa austriaca, è in rovina. Ma Tolmino è intatta.
-
-Noi lasciamo al nemico l'abominevole prerogativa della distruzione
-inutile. La città pare deserta, la popolazione, infatti, l'ha fuggita,
-per le strade nessuno passa, ma alla notte quella solitudine si popola.
-Tolmino è sempre un grande centro militare, e il rispetto che noi
-abbiamo per l'abitato finchè la battaglia non ci forza a colpirlo rende
-ancora agli austriaci abbastanza tranquilla quella residenza, che è
-sotto le bocche dei nostri cannoni e che potremmo annientare in un'ora.
-Il combattimento è tutto intorno.
-
-Si vede di qua, verso il fiume, un recinto di muro sfondato, un gran
-recinto quadrato battuto in breccia dalle granate: è il cimitero. Una
-trincea di difesa lo traversa, passa fra le tombe, discosta i morti,
-rovescia croci e cippi, ammucchiandovi sopra i suoi sterri, e fa
-pensare ad una sepoltura gigantesca preparata. Più indietro, verso il
-sud, una seconda linea più forte, in cemento, allinea le sue feritoie
-larghe da mitragliatrice, rasente il suolo. I reticolati stendono per
-tutto il loro grigiore. Si seguono e si seguono, per la pianura, per
-i declivî, per le vette, attraverso i campi abbandonati sui quali i
-raccolti intristiscono; sono miglia e miglia di quel tetro viluppo di
-fili e di pali che dànno un'impressione di vigneti sterili.
-
-Noi attacchiamo le colline di Santa Maria e di Santa Lucia da ponente,
-e la città da settentrione. La nostra fronte scende dal Mrzli alle
-pendici del Vodil e attraversa la valle. Il ponte di San Daniele, di
-fronte all'abitato, è nostro. È un magnifico ponte nuovo, di cemento
-armato. Gli austriaci speravano forse di difenderlo, e non lo hanno
-distrutto. Ma su tutta la lunghezza del ponte avevano ammassato
-ostacoli di ogni sorta, _chevaux de Frise_, reticolati, sbarre di
-ferro, un intreccio fitto al di là del quale si appostavano delle
-mitragliatrici. Durante il giorno, per qualche tempo, la nostra
-artiglieria da campagna tirava sulle difese del ponte per spezzarle,
-e alla notte, sotto a raffiche di piombo, dei pionieri eroici
-strisciavano fra i due parapetti per far saltare i rottami e sgombrare
-la strada.
-
-Li conduceva un ufficiale del genio, professore di Università prima
-della guerra. Partiva calmo, sereno, come quando s'incamminava verso la
-lezione con dei libri sotto al braccio. Dove nessuno osava andare, dove
-la morte pareva certa, andava lui solo. Alla notte lui era sul ponte,
-strisciando, avanzando centimetro per centimetro, sospingendo avanti
-a sè un tubo di esplosivo. L'ultima volta, quando la strada era quasi
-tutta aperta, non è tornato indietro. Una palla lo aveva fulminato.
-
-
-Ora sul ponte si vedono oscuri barricamenti di sacchi che proteggono
-il passaggio, e in fondo, al di là, una breve trincea si profila. È
-l'attacco che sbocca, ancora piccolo, ancora incerto, una testa di
-ponte minuscola e ardita che si affaccia.
-
-Al nord della città, vicino quasi alle ultime case, si solleva
-in vedetta, isolata, una strana montagna, alta, regolare come una
-montagnola da giardino pubblico, aguzza, coperta tutta da un bosco,
-un immane cono di verdura, e che non ha un nome. La chiamano con la
-cifra della sua altitudine: Quota 428. Gli austriaci hanno costruito
-in cemento, sulla sua vetta, una torre osservatorio, fatta a colonne
-per lo stesso principio che ha consigliato di dare alle moderne
-navi da guerra un albero a tripode. Se fosse una torre piena sarebbe
-demolita, ma i colpi di cannone passano nel vano fra una colonna e
-l'altra. È una specie di campanile a giorno, una gigantesca armatura,
-insolentemente bianca, sulla quale la nostra artiglieria ha infuriato
-per giornate intere. Gli scoppî avvolgevano la bizzarra costruzione di
-un fumo denso; si credeva spesso di averla abbattuta, ma quando il fumo
-si dissipava, l'ostile torre ricompariva intatta. Essa spinge il suo
-sguardo su tutta la vallata, sorveglia gli approcci da Caporetto, vede
-i nostri movimenti lungo il fiume.
-
-La Quota 428 è anche una posizione di combattimento, nasconde trincee,
-e i suoi reticolati scendono fino alla pianura, in mezzo a campi di
-granturco. Osservando meglio, intorno, ci si accorge di tutta una
-viabilità sotterranea. Certe siepi lunghe chilometri non sono altro che
-ingannevoli ripari per nasconderci movimenti d'uomini entro sterminate
-trincee di incamminamento. I villaggi sono uniti da profondi fossati,
-che seguono il disegno di un fregio a greca per essere protetti
-dai colpi d'infilata. Mentre le strade sono deserte e nessun essere
-vivente si muove nella vallata, entro quei canali delle truppe forse si
-spostano. Poco più a sinistra sono i nostri incamminamenti, sulla riva
-del fiume, immensi zig-zag dai bordi bianchi di sabbia appena scavata,
-i quali conducono lo sguardo verso un grandioso intreccio di trincee
-sui valloni del Vodil, all'altra riva.
-
-Sui bordi d'ogni balza, le posizioni della difesa; poco sotto, a
-qualche decina di metri, le nostre, che assaltano, che s'insinuano,
-che spingono avanti i loro parapetti, con quel sovvolgimento di terra
-dei formicai calpestati, quando gl'insetti scavano furiosamente la
-loro strada. Da là veniva più serrato e più sovente lo scoppiettare
-della fucilata. Tendevamo lo sguardo verso la lotta invisibile,
-instintivamente, ossessionati dalla paurosa apparenza di deserto del
-campo di battaglia.
-
-Cercavamo un uomo, lungo gli approcci, sulle trincee, nei villaggi
-che cadono in rovina, presso ai cascinali senza tetto, anneriti dalle
-fiamme, cercavamo un uomo la cui vista disperdesse in noi il senso di
-quella solitudine soprannaturale che diveniva a poco a poco angosciosa
-come un incubo.
-
-
-
-
-L'EROICA CONQUISTA DI PLAVA.
-
- _29 settembre._
-
-
-L'aspetto di solitudine che assume la guerra, quando l'assalto non si
-slancia, si addice alle zone selvagge. Abbiamo visto la selva di Plava
-non molto diversa da come la vedevano i cacciatori di Gorizia, quando
-la attraversavano in questa stessa stagione cercando nel suo folto il
-fagiano e il gallo di bosco.
-
-Plava è un piccolo villaggio, ora distrutto dal cannoneggiamento
-austriaco, che allineava le sue casette ai due fianchi della strada,
-sulla sinistra dell'Isonzo. Delle abitazioni rimangono quattro mura
-scoronate, dalle cui finestre pendono rottami di imposte. Per uno di
-quei capricci che il cannone ha, come il fulmine, una sola casetta è
-rimasta intatta, bianca, col tetto nuovo. Avanti a Plava era il ponte.
-
-Alle spalle del villaggio cominciavano subito il bosco e la montagna.
-Intorno, nessun altro centro abitato in vista, non campi, non vigneti.
-L'Isonzo scorre in quel punto incassato in una gola profonda e
-melanconica. Su Plava viene a finire un'ultima balza di una catena di
-alture boscose, il cui dorso, salendo a centina, va quasi fin sopra
-Gorizia e si culmina nel Monte Santo.
-
-Vista dall'altra riva, la montagna di Plava, ha la forma di una
-piramide perfetta. Quando però si giunge alla sommità, a 383 metri, ci
-si accorge che non si è sopra una punta ma al principio di una cresta,
-la quale declina, poi risale. E intorno si levano tumultuosamente le
-ondulazioni del massiccio di Bainsizza. Non vi sono che sentieri nella
-oscurità del bosco; le buone strade corrono soltanto in fondo alla
-valle dell'Isonzo, ma al Monte Santo si allacciano le reti stradali del
-Goriziano.
-
-Decisa la formazione di una testa di ponte a Plava, il primo obbiettivo
-fu la conquista della Quota 383. Il giorno 8 di giugno arrivò l'ordine
-d'avanzata. Alla sera, per la strada di Vercoglia scesero da San
-Martino i battaglioni destinati all'operazione, che si nascosero
-nella boscaglia, presso al fiume. Quando l'oscurità fu profonda, si
-intravvide un convoglio di cavalli e di carri, silenziosi come ombre,
-che andavano verso la riva. Erano i carriaggi del parco da ponti. Le
-ruote e gli zoccoli dei cavalli erano fasciati di stracci; gli uomini
-calzavano scarpe di corda. Lentamente, il convoglio si portò fino dove
-la strada fiancheggia il fiume.
-
-
-Si cominciò la costruzione del ponte. Le barche dovevano essere portate
-a spalla giù per la ripa precipitosa e attraverso il letto di ghiaia.
-Non un rumore, non un urto, il ponte si componeva in silenzio. L'altra
-riva era tutta buia, nera, addormentata. Il lavoro procedeva febbrile
-e cauto, nelle tenebre, con l'ansia angosciosa del tempo che fuggiva,
-dell'alba estiva troppo vicina.
-
-L'aurora disegnava già i profili dei monti, e il lavoro continuava.
-Poco più della metà del ponte era compiuta. Alle tre del mattino,
-quasi i tre quarti del ponte erano finiti. Ancora un poco, ancora
-un poco e le truppe sarebbero passate. La costruzione proseguiva ora
-furiosamente, nella piena luce dell'alba. All'improvviso fu un rimbombo
-di esplosioni nel greto e i pontieri si trovarono avvolti nel fumo.
-
-Il nemico aveva visto. Bombardava da posizioni imprecisabili. Il ponte,
-colpito, si sfasciava; le barche di lamiera, sfondate dalle schegge,
-affondavano. Non v'era un minuto di sosta nel fuoco. Le truppe furono
-ritirate al coperto, nessuno rimase sulla riva cosparsa di rottami,
-tempestata dai colpi.
-
-Tutto il giorno durò intenso il cannoneggiamento. Così trascorse il 9
-giugno. Venuta la notte, dei drappelli ridiscesero verso la riva.
-
-Si era pensato di traghettare poche forze per formare al di là un
-primo velo di difesa. Si misero i remi ad una barca e si cominciò
-la traversata. Passavano venti uomini per volta. Scendevano a poche
-centinaia di metri dal villaggio. Quando furono sbarcati in una
-cinquantina, i nostri cominciarono ad avanzare e prendere posizione. Il
-traghetto continuava. Un sergente, che comandava il primo nucleo, prese
-con sè un plotone e si avvicinò al villaggio, dove sapeva che doveva
-trovarsi un posto di vedetta austriaco.
-
-Evitando la strada, camminando a passi da cacciatore, quel piccolo
-gruppo arrivò alle prime case di Plava. Le circondarono, vi entrarono
-senza passare per l'uscio. Scavalcarono dei muricciuoli, scalarono
-finestre, e arrivarono così nelle case vicine; strisciavano,
-penetravano da un'abitazione all'altra per le vie più imprevedute, in
-modo che una sentinella piazzata sulla via non potesse accorgersi del
-loro avvicinarsi. Arrivati sotto ad una finestruola chiusa da sportelli
-di legno, udirono delle voci d'uomo, all'interno. Parlavano in tedesco.
-Era lì.
-
-Un colpo violento all'uscio che si spalancò, un'irruzione di baionette
-basse. Dieci soldati austriaci, con un ufficiale, sorpresi e allibiti,
-alzavano le mani. Erano in una cameretta a pian terreno raccolti
-intorno alla luce di una candela. La barca, in uno dei suoi ritorni,
-portò alla nostra riva il carico dei prigionieri.
-
-Questa cattura ha avuto una grande importanza per le operazioni, perchè
-ha impedito un primo allarme che avrebbe turbato lo svolgersi dei
-nostri piani. Il Re ha voluto di _motu proprio_ decorare della medaglia
-al valore l'ardito sergente, che nel combattimento successivo doveva
-cadere gravemente ferito. E ferito, egli continuava ad esortare i suoi
-uomini alla battaglia: «Andate avanti, avanti! Non badate a me!...»
-
-Nella notte del 9 traghettarono circa duecento uomini, per la cui
-sorte si era preoccupati. Durante tutta la giornata del 10, si stette
-in ascolto dalla nostra riva, si cercava di penetrare con lo sguardo
-l'intreccio degli alberi, di vedere qualcuno dei nostri, si aspettava
-un segnale. Niente. Erano tutti presi? No, erano tutti in ricognizione.
-
-Rampavano audacemente, strisciavano sulla montagna, perlustravano
-ogni passo, arrivavano presso alla vetta, scoprivano i reticolati, le
-trincee, raccoglievano dati preziosi. Perchè gli austriaci avevano
-fatto a Plava preparativi assai più completi di quanto fosse logico
-aspettarsi.
-
-I nemici non sospettavano la vicinanza di quello sciame di esploratori;
-andavano, venivano intorno alle trincee, disarmati, sicuri. Le vedette
-di Plava tacevano, dunque gl'italiani non s'erano mossi. Più volte
-alcuni dei nostri dovettero girare intorno al tronco d'un albero
-all'avvicinarsi di soldati austriaci che passavano inconsapevoli pochi
-metri lontano.
-
-
-Nella notte stessa del 10 si era tentato un nuovo sistema per gettare
-sulla riva sinistra un forte reparto di truppe. Non era possibile
-sostituire subito il materiale da ponte distrutto; ma vi era legname
-sufficiente per costruire sulla riva una passerella che, appena
-finita, avrebbe potuto essere varata e assicurata solidamente ai
-resti in muratura delle testate del ponte distrutto. Il Genio lavorò
-attivamente, con quell'entusiasmo alacre e grave dei nostri artieri
-militari, che sono così spesso in prima linea, sotto al fuoco più
-intenso, a creare valichi ed aprire varchi.
-
-È un eroismo difficile quello del lavoro, perchè deve rimanere freddo,
-riflessivo. Il combattente può lasciarsi spesso trasportare dalla foga
-disordinata del suo sentimento, può gridare, può sparare. L'artiere
-del Genio deve pensare. Ogni suo gesto ha bisogno di precisione e di
-puntualità. Nel pericolo più grave egli deve agire impassibile come
-l'operaio nel sicuro laboratorio di un'officina. Il nostro Genio ha
-gettato quasi tutti i suoi ponti nel pieno del combattimento, alla
-prima linea, avanti alla prima linea. Dei pontieri cadevano feriti,
-uccisi, erano sostituiti e il lavoro continuava. Le granate sfondavano
-le barche di sostegno, sfasciavano il travame, distruggevano l'opera
-intera, e si ricominciava.
-
-Una passerella sull'Isonzo richiedeva più tempo di quello che le
-circostanze concedevano. L'alba sorse, e il ponte di fortuna non era
-finito. Gli osservatorî dell'artiglieria nemica, già in guardia, si
-accorsero della costruzione e fecero aprire il fuoco. Come al giorno
-prima, il bombardamento fu violento e preciso. Regolato con esattezza
-sulla posizione del vecchio ponte, esso colpiva in pieno. La passerella
-rimase spezzata. Un'altra giornata trascorse nell'inazione forzata,
-senza nessuna notizia degli uomini traghettati alla sera, e con la
-certezza di trovare il nemico sempre più rafforzato. Per la forza
-dell'inevitabile la sorpresa, l'elemento primo di un successo facile e
-pieno, era mancata. Non so fino a quanto si facesse assegnamento sulla
-sorpresa, ma è evidente che se fosse stato nelle possibilità umane
-il compimento del ponte nella prima notte, l'attacco di Plava avrebbe
-potuto avere nella guerra una influenza profonda, penetrando ben oltre
-i limiti di una testa di ponte.
-
-Si ricorse, nella notte successiva, ad un altro mezzo. Si fece il
-così detto «ponte girevole». Il ponte girevole non è altro che una
-piattaforma sostenuta da due barche, assicurata alla riva con una
-lunghissima corda e lasciata alla deriva. Con il movimento di un remo
-messo a timone, per effetto della corrente, la grande zattera, come un
-pendolo orizzontale, se si può dire così, può andare e venire da una
-riva all'altra. La piattaforma portava una cinquantina di uomini alla
-volta. In quella notte, finalmente, due battaglioni passarono.
-
-Ritrovarono sulla sponda sinistra la piccola forza sbarcata la notte
-prima. Si era trincerata aspettando, e teneva già un lembo di altura.
-Le informazioni che portò furono di enorme utilità. Venne deciso di
-attaccare il monte sui due fianchi, lungo due valloni quasi simmetrici
-che sono uno a destra e uno a sinistra di Plava. L'azione cominciò a
-giorno chiaro.
-
-
-La difesa fu violenta ma breve. Si avanzò tra difficoltà gravi ma
-non insormontabili. Di slancio, le linee di trincee erano prese,
-successivamente. Si fecero duecento prigionieri. I cannoni austriaci,
-con un fuoco violento, battevano sopra tutto la spalla del monte, e
-più giù il paese, il fiume, la riva destra. Sarebbe stato impossibile
-mandare rincalzi se ve ne fosse stato bisogno. Ma le notizie che
-arrivavano dal combattimento erano buone. Con perdite lievi l'attacco
-proseguiva. A mezzogiorno la cima del monte era conquistata.
-
-Subito i soldati, benchè stanchi, si misero al lavoro per fortificare
-la posizione. Alle trincee prese bisogna rovesciare il fronte perchè
-servano contro al nemico, il parapetto diventa la spalla e la spalla
-il parapetto. È un duro lavoro che l'urgenza rende affannoso. I nostri
-erano intenti a questo consolidamento, quando gli austriaci hanno fatto
-un ritorno offensivo. Il combattimento si è riacceso; è durato qualche
-tempo. Un accenno di assalto alla baionetta ha ricacciato indietro i
-nemici, senza però farli desistere interamente. Essi, probabilmente,
-non avevano altro còmpito che quello di tenere impegnate le nostre
-forze. Un movimento assai più grave stava svolgendosi.
-
-Sul declinare del giorno furono avvistate masse austriache in marcia
-lungo l'Isonzo. Erano due gruppi, uno veniva dal nord e uno dal sud,
-e convergevano verso Plava. Il nemico tentava l'aggiramento delle
-nostre truppe sulla Quota 383, tendeva a tagliarle fuori, a isolarle,
-a occupare la base di sbarco. Esse non potevano difendere la vetta
-e i fianchi, non bastavano a reggere quel fronte troppo esteso. Era
-necessario ed era urgente che si raccogliessero, che restringessero la
-linea del loro spiegamento. Dovettero abbandonare la cima conquistata,
-ridiscendere alle prime pendici, a proteggere Plava e con Plava le
-comunicazioni.
-
-Venuta la notte, si rimise in acqua il ponte girevole e cominciò
-il traghetto di altri battaglioni. Si unirono a quelli che avevano
-combattuto, costituirono nuove unità di attacco. Il nemico aveva
-rioccupato in forze le posizioni sulla sommità del monte. La battaglia
-si annunziava aspra e sanguinosa.
-
-Le truppe erano troppo stanche per iniziare l'azione immediatamente.
-Anche quelle appena sbarcate avevano bisogno di riposo dopo le
-notti perdute nella continua attesa. Si stava per chiedere loro un
-grande sforzo. La mattinata del 12 trascorse tutta in una immobilità
-ristoratrice. L'assalto cominciò nel pomeriggio.
-
-Si svolse con la stessa tattica del giorno prima. Le forze, divise
-in due colonne, si impegnarono ai due fianchi del monte, avendo la
-vetta per obbiettivo comune. Il movimento si era appena iniziato,
-che un terribile fuoco di artiglieria cominciò a battere le pendici.
-Era una bufera di cannonate; gli _shrapnells_ arrivavano a raffiche
-continue, volteggiavano in aria foglie e rami d'albero stroncati dalle
-esplosioni, il piombo grandinava.
-
-Le batterie nemiche da cui veniva quella bufera di fuoco dovevano
-trovarsi in parte sulle pendici del monte Kuk, uno dei tanti monti
-Kuk della regione, distante tre chilometri e mezzo da Plava, in parte
-sul Monte Santo, dal quale i medî calibri tempestavano. Per questo la
-nostra colonna di destra, più scoperta, era più battuta. Le perdite
-si facevano gravi. Non era possibile individuare con esattezza le
-artiglierie austriache, nascoste, invisibili. L'attacco procedeva
-sempre, audace, meraviglioso. Ma la necessità di riorganizzare le file
-troppo provate dal fuoco, diradate, la successione dei comandi per gli
-ufficiali che cadevano, rallentavano l'avanzata dell'ala destra.
-
-Ad un certo punto le perdite aumentano, la colonna di destra è
-costretta a sostare. Quella di sinistra, meno colpita, più forte
-ancora e più agile, è arrivata a contatto con la fanteria austriaca
-e si precipita all'assalto. Fermata dai getti scroscianti delle
-mitragliatrici, si ricompone e riassalta. Sette volte consecutive si
-slancia alla baionetta. Intanto anche l'ala destra prende l'attacco.
-Ma avanzando dalle larghe basi del monte verso la vetta, lo spazio
-diminuisce, le file, che erano rade e sparse all'inizio, si sono
-andate serrando, formano nuclei troppo densi, ammassamenti che offrono
-una maggiore presa al fuoco incessante dei cannoni nemici e delle
-mitragliatrici, i proiettili delle quali empiono tutto il bosco di
-un sibilare metallico. È impossibile continuare. La colonna destra
-incomincia a ripiegare lentamente.
-
-Il nemico, che sente mancare da quel lato l'attacco, cerca di avanzare
-incalzante. Accenna al contrattacco, fra gli alberi, preme, si fa
-minaccioso. L'ala sinistra si sposta, lo arresta, lo ricaccia. Il
-ripiegamento avviene ordinato, con lunghe soste, la faccia al nemico, e
-si ferma a mezza costa, ad un centocinquanta metri dalla vetta. Era la
-sera del 12 giugno.
-
-Delle truppe di rincalzo passarono quella notte. La giornata del 13
-trascorse in un lavoro di riorganizzazione. Alla notte seguente si
-riescì a costruire due passerelle sul fiume. Esse garantivano ogni
-libertà di movimento, assicuravano le retrovie. Un attacco di grandi
-masse nemiche, sopra una testa di ponte così ristretta, servita da un
-solo piccolo traghetto, avrebbe potuto provocare forse una gravissima
-situazione. I nuovi ponti dissipavano il pericolo.
-
-Il 14 fu ordinato l'attacco per il giorno dopo.
-
-Si era portato un mutamento al piano precedente. Una terza colonna,
-partendo dalla sinistra e puntando verso Globna — un gruppo di casupole
-presso l'Isonzo, qualche chilometro a monte di Plava — doveva eseguire
-un movimento avvolgente dal nord. Ma la battaglia non ebbe sviluppo.
-La terza colonna trovò alla sua sinistra, presso Globna, dei forti
-trinceramenti impreveduti, e, presa sul fianco dal loro fuoco, fu
-costretta a far fronte verso di loro ed attaccarli. Questo impegno
-la deviò dal suo obbiettivo; essa non potè continuare l'avvolgimento
-iniziato, si trovò fermata, fuori dalla cooperazione prefissa,
-impegnata in un'azione laterale e isolata. Appena tale situazione fu
-nota al comando, l'attacco venne fatto cessare e rimandato, per non
-affrontare uno svolgimento oscuro.
-
-Fu il giorno appresso, il 16 giugno, la vera, la definitiva, la
-gloriosa e terribile battaglia di Plava.
-
-Contro a quei trinceramenti di Globna, che pigliavano sul fianco la
-colonna avvolgente, fu mandato un battaglione per fronteggiarli e
-permettere così alla colonna di proseguire il suo movimento. Questo
-battaglione fiancheggiatore si trovò davanti a resistenze formidabili,
-in un tremendo fuoco decimatore, ma non si mosse; non rallentò la sua
-pressione sopra la forza nemica che doveva impegnare. Il comandante
-cadde, il capitano anziano assunse il comando. Questi cadde alla sua
-volta, il comando passò ad un capitano più giovane. Il terzo comandante
-pure cadde, e il comando passò. Poi un quarto, poi un quinto comandante
-del battaglione fu ferito o morto. All'una del pomeriggio sette capi
-si erano successi. E il battaglione non arretrava di un passo. Il
-nemico poteva dissolverlo, ma non respingerlo. Era come un muro che si
-demolisce ma non si sposta. L'ordine era di resistere fino alla morte,
-e si resisteva fino alla morte.
-
-Nel pomeriggio comandava il battaglione un giovane tenente che lo resse
-con indomita energia, come se insieme alla eredità del comando fosse
-discesa da capo a capo la fiera esperienza del grado. Questo tenente è
-stato promosso per merito di guerra.
-
-L'azione del battaglione sul fianco estremo sinistro liberò e difese
-quella della colonna avvolgente. L'attacco generale procedeva fra
-difficoltà terribili. Un cannoneggiamento più vivo, più micidiale
-ancora di quello del giorno 12, tempestava i nostri, voleva fermarli,
-aveva l'intensità e il furore di una disperazione, apriva dei vuoti,
-squarciava, ma non fermava l'avanzata, che ascendeva a piccoli balzi,
-risoluta, sistematica, eguale. Le perdite più gravi erano sempre per
-la colonna di destra, battuta dal fuoco del monte Kuk e dal monte
-Santo. A sinistra l'attacco urtava in un potentissimo trinceramento in
-calcestruzzo, difeso da mitragliatrici, preceduto da reticolati così
-forti che le nostre forbici non potevano tagliarli.
-
-Quello che avveniva nel battaglione contro Globna avveniva per tutto.
-Comandi di battaglione, di compagnia, di plotone erano continuamente
-sostituiti, quasi tutti gli ufficiali di un reggimento erano caduti,
-le unità minori si fondevano, e l'assalto andava avanti. Era alla fine
-un'azione individuale di soldati. Dei soldati semplici hanno assunto
-il comando di reparti piccoli. Dei sergenti conducevano una compagnia.
-Lo slancio in avanti non veniva più dalla condotta dei capi, era nel
-cuore di ogni uomo. «Avanti! Avanti! Per di qua, su!», e la massa
-proseguiva, riformando da sè i ranghi, attenta agli ordini dei compagni
-più autorevoli dove gli ufficiali non c'erano più.
-
-
-Meravigliosa fanteria nostra! Nel nostro esercito mutano le attitudini
-e le capacità delle varie armi, ma non muta il valore. Il cuore è lo
-stesso, l'anima è la stessa. Sono l'anima e il cuore della razza.
-Prodigiosa fanteria nostra! Audace, terribile, generosa, essa è il
-Popolo italiano. Come ricordare gl'innumerevoli e stupendi episodi di
-valore sovrumano che formano insieme la storia d'ogni nostra battaglia?
-Come ricordare i fatti di eroismo quando ogni uomo è un eroe? Il
-sacrificio leggendario di Pietro Micca non è diventato un atto di tutti
-i giorni, un gesto che si ripete avanti a tutte le trincee, quando
-occorre aprire la via dell'assalto attraverso i reticolati del nemico?
-Non partono tutte le notti le spedizioni dei volontari della Morte?
-Chi sono questi audaci che vanno ad accendere una miccia con l'ultima
-scintilla della loro vita? Non si distinguono più, hanno un nome solo,
-sono una cosa sola: sono l'Esercito.
-
-Da ogni parte, quel giorno, sulla montagna di Plava, il nostro assalto,
-in un uragano di piombo, arrivò di fronte a reticolati che non si
-potevano tagliare. Non si era ancora trovato il sistema dei tubi
-esplosivi, e le forbici si spezzavano sui grossi fili di acciaio. I
-nostri tentarono con le mani di svellere i paletti, ma era impossibile,
-e non si resisteva due secondi in piedi, a dieci passi dalle
-mitragliatrici nemiche. Ma i nostri rimanevano là, contro la barriera,
-ostinati, furenti, fucilando le feritoie, tenendo a bada il nemico
-mentre studiavano il modo di raggiungerlo, di varcare l'inestricabile
-ostacolo.
-
-Non potendo passare nè attraverso il reticolato, nè sopra, passarono
-sotto. Scavarono la terra, fecero dei solchi, strisciarono col dorso
-sulle spine di acciaio dei fili più bassi. Si adunarono a piccoli
-gruppi di quattro, di cinque, al di là, incastrati sotto agli ultimi
-intrecci della siepe di ferro. Poi balzarono in piedi e si gettarono
-contro alle trincee scoperte, impegnando una lotta a corpo a corpo. A
-questa vista gli altri, quelli che non erano passati, non si tennero
-più, e incominciarono a scalare il reticolato, appoggiandosi ai
-paletti, appoggiando il piede all'incrocio molleggiante dei fili,
-facendosi poi porgere i fucili lasciati ai compagni che aspettavano
-indietro. In un momento i reticolati furono tutto un formicolìo lento
-di uomini sospesi, un gesticolamento confuso e pacato, sul quale
-passavano dei fucili, da una mano all'altra, da una parte all'altra.
-
-Scavalcata la barriera, appena a terra, senza contarsi, i nostri si
-gettavano successivamente nella mischia urlando. L'attenzione del
-nemico era stata sorpresa e deviata dal primo comparire incomprensibile
-di soldati italiani addosso ai parapetti. Quell'urlìo, la visione della
-massa sui reticolati, finì per atterrirli. La difesa era estinta dalla
-terribile e implacabile audacia dell'assalto più che dalla lotta. Le
-trincee caddero, il grido dell'evviva passava su tutte le posizioni.
-
-Era il tramonto. Le trincee austriache non coronavano la cima, erano
-costruite un poco più giù per poter avere un maggiore sviluppo.
-Bisognava occupare la vetta, ma era tardi. Una riorganizzazione si
-imponeva prima di procedere oltre, dove il bosco manca e si avanza
-scoperti sopra una cresta pratosa. Fu deciso di aspettare l'alba. Ma un
-centinaio di uomini, appartenenti a diverse compagnie, senza ufficiali,
-avendo la volontà sola per comando e l'accordo per disciplina,
-portati dalla foga della lotta, avevano proseguito, soli, ignari
-della sosta; tornarono indietro nella notte. È un episodio minuscolo
-ma significativo, che descrive lo spirito del soldato nostro, il suo
-istinto della guerra, la sua indifferenza al numero, il suo senso di
-autonomia. Quando la battaglia spezza le sue formazioni e abbatte i
-suoi capi, quando si sbanda, si sbanda in avanti.
-
-
-Siamo alla mattina del 17 giugno. Gli austriaci hanno ricevuto
-rinforzi numerosi durante la notte e si preparano al di là della
-vetta. Il nostro attacco è iniziato dalla colonna di sinistra. Appena
-i nostri sbucano dal bosco, il contrattacco austriaco si precipita. È
-formidabile, si tratta di una massa che si precipita con l'audacia di
-chi si sente superiore. Ma la battaglia è breve. Si è impegnata appena,
-che alla sua volta la colonna di destra emerge dal folto degli alberi.
-Prima che il nemico possa distaccare forze per trattenerla o fare
-una conversione per fronteggiarla, la nostra destra si slancia alla
-baionetta e lo assalta sul fianco. È stata la fuga, è stata la rotta, è
-stato lo sbandamento indietro. In altri tempi questo solo fatto avrebbe
-potuto costituire la vittoria definitiva di una guerra. Ma ora, un
-fantaccino sulla prima linea vive in un mese tutti i rischi, tutti i
-pericoli, tutti gli eroismi di un veterano della Vecchia Guardia.
-
-Alle otto e mezzo del mattino la vittoria era completa. Avevamo la
-vetta di Plava definitivamente nostra. La lotta si riaccese poi ad
-intervalli. Truppe nemiche affluirono, le vicinanze si coprirono di
-trincee, delle artiglierie si concentrarono. Il giorno 19 subimmo
-due contrattacchi notturni. Il 20 tre contrattacchi notturni. Anche
-con forze superiori il nemico non si muove più che alla notte, ha
-perduto ogni fiducia nei contrattacchi dell'alba. Il 29, sempre di
-notte, contrattacco di masse, con artiglieria e mitragliatrici. Ogni
-tentativo austriaco è inutile. Ma la sua preparazione difensiva rende
-pure inutile qualsiasi azione nostra, anche di grande stile e con
-grandi forze, per allargare la testa di ponte, o meglio per servirci
-della testa di ponte al fine di irrompere e spingere l'offensiva verso
-obbiettivi più vasti e lontani.
-
-Lentamente, un piccolo allargamento della testa di ponte è avvenuto.
-Dal 20 al 30 luglio abbiamo ripreso l'offensiva. Il cuneo del
-nostro fronte parte adesso da Globna e da Zagora, e copre bene gli
-allacciamenti sul fiume. Il sei agosto, l'otto, il dieci, il dodici,
-furibondi contrattacchi nemici si sono sferrati. Ora è la stasi, una
-stasi con cannoneggiamenti, fucilate, granate a mano, ma l'azione
-manca.
-
-Verso Zagora, al sud, le trincee avversarie sono così vicine che, come
-sulla cresta di Luznica, le divide un solo reticolato comune. Da una
-posizione all'altra i soldati si lanciano ingiurie e bottiglie vuote.
-Da lì si vede, non lontano, il rovescio lungo e cupo del Sabotino,
-sulla cui cresta altre trincee nostre avanzano. E quasi di fronte
-a Zagora, all'altra riva del fiume, si vede a poche centinaia di
-metri la gran bocca nera della seconda galleria della strada ferrata
-Gorizia-Klagenfurt, melanconica strada tagliata tutta nei fianchi umidi
-della montagna, e le cui rotaie sono diventate rosse di ruggine.
-
-Una volta sola si è riudito il rombo di un convoglio risuonare nella
-prima galleria, poco più in basso. E si vide sbucare lentamente
-all'aperto, con la cautela d'una grossa bestia sospettosa che esca
-dalla tana, un grigio treno blindato. Si fermò a osservare, sparò
-in fretta alcune cannonate, poi ci pensò meglio e si ritrasse
-prudentemente immergendosi per la coda nel buio.
-
-Le truppe circondano senza tristezza i loro eroi caduti. Ne raccontano
-le gesta, con semplicità. Episodi magnifici e senza numero. Una notte,
-nella seconda fase delle operazioni, dopo la conquista, un caporale
-si offrì volontario per andare a far saltare una mitragliatrice troppo
-molesta. «Ma è impossibile!» — dicevano i più temerarî. Egli si ostinò,
-e uscì dalla trincea, spingendo avanti il tubo esplosivo. Arrivò,
-sotto al fuoco, a metterlo a due o tre metri dalla mitragliatrice;
-arrivò ad accendere la miccia. Ma lo zampillare delle scintille
-permise al nemico di dirigere meglio il tiro della mitragliatrice
-stessa, l'eroe crivellato si accasciò. Abbattendosi spezzò la miccia
-accesa, l'esplosione mancò. I soldati decretarono al morto la sepoltura
-d'onore, ed egli dorme nel centro del piccolo cimitero, sotto ad un
-tumulo più alto e più solenne.
-
-Un altro racconto ricordo. In una compagnia combatteva un volontario
-dai baffi bianchi. Aveva sessanta anni, era soldato semplice. Il suo
-esempio trascinava tutti. Si era arruolato per seguire alla guerra il
-suo figliuolo. Servivano nella stessa compagnia, non si lasciavano
-mai. Si vedevano nelle marce quei due soldati vicini, così diversi
-e così somiglianti, che si tenevano per la mano. Si tenevano per la
-mano i due soldati per un'abitudine vecchia, di quando i baffi bianchi
-di uno erano neri e l'altro era un bimbo. Non ci si accorge mai che
-i bimbi crescono e che i baffi diventano bianchi. Forse anche in
-quell'allacciamento perpetuo di vita vi era un impulso misterioso di
-addio. Nel combattimento, sempre in prima linea, erano sempre avanti,
-spalla a spalla. Durante l'avanzata su Zagora, l'8 agosto, il figlio
-cadde mortalmente ferito.
-
-Il padre gettò il fucile e si slanciò a sorreggere il morente. Intorno
-i soldati delle seconde linee passavano di corsa. Qualcuno si fermò
-un istante presso a quel gruppo. Il vecchio compagno era adorato.
-Egli, deposto dolcemente a terra il ferito, gli sorreggeva la testa e
-s'insanguinava la mano tremante per sbottonarlo e cercare la piaga.
-Poi, con uno scatto, sollevò la faccia pallida, calma, solenne,
-esclamando: «Ma perchè non l'ho avuta io?» In quell'istante una palla
-lo colpì sulla tempia.
-
-Il vecchio volontario si rovesciò sul figlio. La morte li riuniva
-ancora.
-
-Ma la tristezza e la poesia di questi episodi di sangue appare dopo,
-ripensandoli in un altro ambiente. Lì tutto sembra naturale come è
-naturale la vita. Tutto è forza e fervore, laggiù, è giovinezza, è
-gaiezza. E canzoni liete echeggiano nel tragico bosco di Plava come
-nella più lontana, quieta e ridente campagna del mondo.
-
-
-
-
-GUERRA D'ASSEDIO INTORNO A GORIZIA.
-
-UN ATTO DI SUBLIME SACRIFICIO.
-
- _2 ottobre._
-
-
-Abbiamo visto Gorizia dalla vetta del Corada, che si erge quasi di
-fronte a Plava. Contro alla luce del sole già alto, le montagne ai cui
-piedi la città si distende parevano fatte d'ombra azzurra, glauche come
-onde. La più alta, il Monte Santo, si acuminava nel campanile del suo
-santuario, antica mèta di pellegrinaggi. La tortuosa strada che vi sale
-da Gorizia sull'altro versante, e che noi non potevamo scorgere, ha una
-cappella votiva ad ogni svolta, una chiesuola ad ogni giro, una croce
-ad ogni passo, e da quattro mesi non vede salire che cannoni austriaci.
-Quel monte della preghiera è diventato la più formidabile delle
-fortezze, tutta vita di artiglierie introvabili che il bosco nasconde.
-
-La schiena del Sabotino, vicino a lei, si allungava e si sollevava
-di scorcio come la groppa di un cavallo che s'impenni, coperta da
-un finimento di trincee: verso il collo le austriache, sulle reni le
-nostre. In un lungo scintillìo, in una voluta di luce che si spegneva
-subitamente nell'ombra di una gola, l'Isonzo, passata Plava, andava
-verso il sud a perdersi fra il Monte Santo e il Sabotino, fra questi
-due solenni pilastri che formano una specie di porta al fiume, oltre la
-quale comincia la calma magnificenza della pianura friulana. Gorizia è
-sulla soglia.
-
-Ne vedevamo confusamente le case, i campanili, le torri, tutta vaga e
-incerta nel contrasto della luce, con delle trasparenze da miraggio.
-Ci appariva oltre la spalla del Sabotino, fra il fianco destro del
-monte ed un profilo oblungo ed oscuro di collina denudata, il profilo
-del Podgora. Era pallida, indefinita, immersa in una bruma celestina,
-in un vapore di serenità, e nel centro dell'abitato la piccola altura
-della sua vecchia fortezza era come fatta di nebbia. La città lontana
-pareva aperta, accessibile, in attesa. Sembrava di dovervi poter
-giungere tranquillamente scendendo per la strada di Plava. Le barriere
-umane erano troppo poca cosa, e lo sguardo scorreva sull'unità del
-piano come sopra un mare, passava sulla grande eguaglianza della terra,
-sulle ondulazioni facili dei declivî, cercando l'ostacolo che ferma
-un esercito, cercando la muraglia di ferro, e non riconoscendola in
-qualche minuto, infimo, lieve e sottile ombreggiamento da siepe, appena
-visibile, senza rilievo, confuso nel colore dei campi: quello che è una
-trincea nell'immensità di un paesaggio.
-
-Abbiamo rivisto Gorizia più vicina, dalla cima del Monte Quarino,
-presso a Cormòns; poi anche dalla vetta del Monte Medea, che è simile
-a un'isola sulla verde e calma distesa della pianura, il monte dal
-quale Attila contemplò con germanica gioia l'incendio che divorava
-Aquileja. E tutte le volte la città, avanti alla quale l'uragano
-della guerra da quattro mesi imperversava, ci ha dato la illusione
-di una aspettativa tranquilla in fondo alla vallata dischiusa, senza
-vigilanze visibili. Parevano assai più possenti le antiche fortezze dai
-bastioni quadrati, larghi, che trasformavano la fisionomia dei monti, e
-disegnavano una minaccia sulle vette, che non i muricciuoli ineguali,
-primitivi, minuscoli, nascosti, della guerra moderna, cementati col
-sangue. La fronte di una resistenza appare evidente sulle creste dei
-massicci alpini, allacciata alle rocche della creazione, identificata
-nei castelli immani della roccia. Ma sul digradare dei colli, sulle
-ondulazioni verdi delle ultime pendici, sulla pianura unita, essa
-sfugge. Pare che non ci sia più nulla di insormontabile da varcare, che
-il paese sia tutto una strada, che il suo aspetto accolga e conduca.
-
-La guerra moderna ha fatto scendere i forti dalle loro posizioni; li
-ha per così dire sminuzzati, li ha sparsi per tutto, sui campi e sulle
-balze; ha disseminato la fortificazione sopra ogni angolo di terra; non
-ha lasciato un lembo di suolo senza il suo bastione; ha fatto d'ogni
-fosso, d'ogni argine, d'ogni recinto, d'ogni ciglione, una formidabile
-ridotta. L'offensiva è divenuta assedio, non ha altra manovra che
-la zappa e l'assalto, deve spezzare delle cinture di fortezze,
-deve vincere e rivincere ad ogni piccolo passo in avanti. Non è una
-battaglia che si combatte di fronte e ai fianchi di Gorizia, è una
-catena di battaglie. E subitamente lo spazio conquistato appare immenso
-quando le terribili difficoltà superate si rivelano, quando si scorge
-da dove il nemico è stato a viva forza scacciato, quando le nostre
-posizioni si delineano dalle spalle del Sabotino alle pendici avanzate
-del Carso.
-
-Siamo nella zona più nota della guerra, sulla fronte più attiva e
-tempestosa verso la quale l'animo della nazione si è teso con maggiore
-fervore, presentendo fin dall'inizio che qui, in questa larga apertura
-della frontiera per la quale il nemico si affacciava sulle nostre
-pianure indifese, sarebbe avvenuto lo sforzo più intenso, il maggiore
-impeto di masse. La critica e la cronaca della guerra hanno rese
-familiari queste regioni, dalle quali arrivarono ai giornali le prime
-visioni del conflitto e le descrizioni più ampie. Il lettore conosce
-oramai la fisionomia della lotta, sa quale sistema di difesa il nemico
-abbia adottato, ricorda l'aspetto generale del campo di battaglia.
-
-L'Isonzo corre all'estremo limite della pianura: al di là del fiume
-il terreno ridiviene montuoso. Il nemico aveva fatto di queste alture
-oltre l'Isonzo un immenso spalto di fortezza, della quale il fiume
-era il fossato. Avanti a Gorizia tutte e due le rive del fiume sono
-montuose: di fronte il Monte Santo sulla sinistra, il Sabotino sulla
-destra, vicino al Sabotino le brevi ondulazioni di Oslavia, vicino
-ai colli di Oslavia il Podgora, ultimo sperone sulla pianura. Questo
-gruppo di alture al di qua dell'Isonzo il nemico aveva conservato e
-fortificato, costituendo una poderosa testa di ponte che difendeva il
-passaggio e garantiva a lui il libero varco del fiume nella possibilità
-di una offensiva. Questa era la situazione all'inizio del conflitto.
-
-
-Ricordo gli ultimi giorni di maggio, quando, varcata d'un balzo la
-frontiera, le nostre truppe iniziavano l'attacco della testa di ponte
-di Gorizia. Le fanterie assalivano furiosamente le piccole trincee,
-ai piedi delle alture, gettandosi contro ai reticolati senza ancora
-conoscerne la forza, cercando di svellerli con le mani, di aprirsi un
-varco come in una siepe. Attanagliati ai fili rimanevano dei morti, che
-non parevano morti, tanto i loro volti conservavano una espressione di
-volontà e di furia e i loro corpi eretti un gesto di vigore. Tuonavano
-contro al Sabotino le nostre artiglierie da San Martino, da Quisca,
-da Bigliana, le strade al nord di Cormòns erano affollate di cannoni,
-di cassoni, di carri, artiglierie da posizione salivano lentamente
-trascinate da lunghe file di buoi bianchi, e il Monte Santo, la vedetta
-nemica, osservava freddamente tutto questo movimento, occhieggiando da
-lontano al di sopra della spalla del Sabotino.
-
-Gli austriaci hanno per tutto questo vantaggio: vedere. Il terreno
-sale sempre di fronte a noi; al di là di una montagna ce n'è una più
-alta. Non ci ha preoccupato l'ascesa, ma la vigilanza. Lo sguardo del
-nemico scopriva tutto il nostro scacchiere, seguiva ogni mossa, poteva
-guidare sopra ogni punto, con precisione, il fuoco di cannoni lontani.
-In certi settori esso vigila ancora la rete delle nostre strade, scopre
-la vampa d'ogni nostro colpo. Abbiamo dovuto preparare ardite battaglie
-allo scoperto, senza segreti, e le nostre vittorie acquistano un valore
-magnifico di audacia, una grandezza prodigiosa di nobiltà e di vigore,
-per questa lealtà ineluttabile, per questa disperata sincerità che ci
-faceva trovare il nemico sempre pronto, sempre in forze, cognito del
-nostro piano.
-
-Quelle prime azioni non erano che una presa di contatto, non avevano
-che una importanza di ricognizione. Ci aspettavamo una difesa ben
-preparata, sapevamo che il nemico aveva da anni studiato minutamente
-quella zona dal punto di vista militare, le informazioni ricevute
-erano concordi nel riferirci che grandi lavori di protezione si
-erano compiuti, ma gli ostacoli sui quali la nostra offensiva urtava
-superavano in potenza quello che l'opinione comune potesse prevedere.
-Per tutto erano ranghi numerosi di trinceramenti di calcestruzzo,
-con blindature di acciaio, con reticolati alti e profondi sostenuti
-da pali di ferro infissi nel cemento, erano batterie incavernate che
-incrociavano i tiri, erano sviluppi immensi di reti telefoniche e
-telegrafiche, innumerevoli osservatorî, zone minate. Nei primi giorni
-del giugno la battaglia vera cominciò.
-
-Ebbi la ventura di assistere all'inizio della lotta gigantesca. Il sei
-si passava il basso Isonzo a Pieris, l'otto si occupava Monfalcone,
-il nove si attaccava Plava, il dieci ci trinceravamo a Gradisca. Si
-combatteva su tutta la fronte; Lucinico ardeva; Mossa ardeva; le alture
-erano velate a tratti dal fumo delle esplosioni; sulla pianura si
-sfioccavano le nubi degli _shrapnells_ austriaci; il nostro attacco
-saliva le spalle del Sabotino e del Podgora, sulle cui vette intenibili
-l'onda dell'assalto oscillava. Ora avvicinando il campo di battaglia
-dalla parte di Cormòns, si rimane stupiti di non riconoscere più certi
-luoghi.
-
-
-Il Podgora in quei primi giorni della lotta era una collina tutta
-coperta di bosco, verde, oscura, con quel profilo nuvoloso, a masse,
-che hanno i declivî selvosi, sui quali l'intreccio ampio delle fronde
-si sparge e si allarga con una morbidezza folta da pelliccia. A metà
-della costa qualche vigna, una verdura più chiara e più minuta. Il
-declivio si spegneva dolcemente fra le case di Lucinico. Adesso il
-Podgora è nudo.
-
-Pare più piccolo, così spogliato del suo spesso mantello d'alberi.
-Nudo, sterile, rossastro, lacerato, bucato, ferito, non si somiglia
-più. Ha ricevuto centinaia di migliaia di cannonate. Le granate hanno
-tutto distrutto e tutto sepolto. Dopo aver bruciacchiato, sfrondato,
-stroncato e abbattuto gli alberi, esse hanno rovesciato sui tronchi
-atterrati eruzioni di zolle e di sassi. Non v'è più un filo d'erba;
-ogni vita vi è estinta. Il Podgora è il sinistro cadavere d'un colle
-cosparso di cadaveri d'uomini. Il nostro lavoro di zappa ha dovuto
-qualche volta deviare perchè scavava sotto ad un carnaio di nemici.
-
-Sulla groppa della collina, dove nessuno dei due avversari resiste,
-rimane in piedi qualche decina di fusti nerastri, senza rami, un po'
-inclinati qua e là, scossi dalle esplosioni come da una tempesta, e
-sulla vetta principale, sconvolta, non ci sono che tre tronchi, tre
-soli, equidistanti, che ricordano le croci del Golgota e che l'hanno
-fatto battezzare Monte Calvario.
-
-S'incontrano per la strada da Cormòns a Mossa degli uomini che tornano
-dal Calvario o che ci vanno sereni e contenti, non trovando niente
-di specialmente terribile in quella posizione, sulla quale si sono
-scatenati assalti senza numero. Dei gruppi di volontari triestini vi
-hanno compiuto prodigi di valore insieme alla truppa della più vecchia
-Italia. Tutta la costa dell'altura era difesa da una successione di
-trincee blindate, protette da reticolati e da mine, e sono state prese
-ad una ad una, a colpi di zappa, a colpi di esplosivi, a colpi di
-baionetta. Ogni possibilità offensiva del nemico è stroncata; la testa
-di ponte è ancora un ostacolo ma non è più un pericolo; non sporge
-più verso di noi la minaccia di una base di concentrazione, non ha più
-sfogo.
-
-Sul fiume, Podgora, come il Sabotino, scende con un declivio
-precipitoso e breve, e su quel pendìo ripido gli austriaci sono
-ridotti, ad onta dell'appoggio delle batterie d'ogni calibro nascoste
-sul Monte Santo, sul monte di San Gabriele, sulle colline di San Marco,
-al di là di Gorizia. Vi si tengono arrampicati in trincee massicce,
-sotto blindature di acciaio, in mezzo a un dedalo di cunicoli,
-di gallerie, di tane. Sopra la vetta sgombra, battuta dai cannoni
-delle due parti, passano di qua e di là bombe lanciate da apparecchi
-speciali, e la notte essa è vividamente illuminata da un vigilante
-incrocio di proiettori, percossa da granate.
-
-Verso la linea estrema della nostra occupazione, per gl'incamminamenti
-coperti, si ode spesso un lieto abbaiamento di cani, come se una caccia
-si svolgesse nel dedalo delle trincee, e per i sentieri scavati nella
-terra vanno e vengono strani equipaggi che ricordano certe carrettelle
-dei contadini fiamminghi. Sono piccoli veicoli che dei cani robusti,
-volonterosi, di quei cani da gregge e da pagliaio, bastardi, grossi e
-vellosi, trascinano ansimando, la lingua penzoloni, con una vivacità
-consapevole nello sguardo dolce, come se comprendessero l'importanza
-e l'urgenza del loro lavoro. Un conducente accompagna due o tre cani
-alla volta, li incoraggia, li chiama per nome, li aiuta nei passi
-difficili. Giunte alla trincea le brave bestie si accucciano fra le
-stanghe dei loro carrettini, col petto affannato e arruffato sotto al
-finimento di cuoio, e guardano il soldato che le guida, attente, il
-muso di traverso, le orecchie sollevate, la coda agitata, aspettando la
-carezza. In qualche settimana gl'intelligenti animali hanno imparato,
-conoscono la strada; il frastuono del combattimento non li spaventa più
-e vanno al fuoco come veterani.
-
-
-Mentre osservavamo il Podgora, gli austriaci ci bombardavano Capriva,
-un villaggio fra Gorizia e Cormòns. Da alcune settimane devastano ora
-l'uno ora l'altro dei paesi sul piano. Credono forse di demolire i
-nostri quartieri d'inverno. Un fumo denso e scuro passava sui tetti.
-Bombardavano anche Villanova, ai piedi del Monte Fortin, lieve altura
-sulla riva destra dell'Isonzo. Lontano, una grande colonna di fumo
-bianco: un deposito nemico ardeva, incendiato da una granata nostra,
-nel sobborgo goriziano di San Pietro. Spesso un rumore di battaglia
-scendeva dal cielo.
-
-Era un tempestare rapido di esplosioni altissime nell'azzurro. Il fuoco
-dei cannoni antiaerei inseguiva aeroplani nemici. La caccia ci fermava
-attenti, pieni di crudeli speranze. Le nuvole degli _shrapnells_ si
-seguivano in fila; creavano una lunga, strana punteggiatura bianca
-sul sereno, cancellata con lentezza dal vento fino a formare una
-scìa pallida e confusa, una specie di via lattea striata e diafana.
-Minuscolo, chiaro, lontano, veloce l'aeroplano filava avanti ai colpi,
-più in alto.
-
-Appena lasciato con gli occhi era perduto nella luce. Nuove nuvolette
-ce lo indicavano, più in là. Pareva una corsa fra il volo e i colpi
-di cannone. La macchina alata fuggiva dai tiri di una batteria e
-incontrava i tiri di un'altra. A intervalli il bombardamento del cielo
-cessava, per ricominciare più remoto. In un certo momento, quattro
-aeroplani austriaci volteggiavano sulla zona di Cormòns.
-
-Si difendevano sollevandosi. È ben raro che il tiro dei cannoni
-possa abbattere un aeroplano da guerra, che solca lo spazio a cento o
-centoventi chilometri all'ora, ma lo costringe a fuggire in elevazione,
-a cercare la salvezza nelle altezze gelate dell'atmosfera da dove la
-visione della terra si confonde e l'osservazione perde accuratezza.
-Poi dei grandi uccelli tricolori sono sopravvenuti. Alcuni tornavano
-dalle ricognizioni e scendevano a motore spento come scivolando
-vertiginosamente sopra un immenso invisibile pendìo; altri si levavano
-allora con un roteare largo e solenne. Per un minuto il cielo è apparso
-tutto solcato dai voli. Qualche boato profondo ha scosso l'aria, e
-nembi densi e foschi si sono sollevati dalla terra. Il nemico lasciava
-cadere delle bombe.
-
-Voleva forse colpire dall'alto qualche convoglio che passava sulla
-strada vicina. Le bombe scoppiavano sui campi. I conducenti guardavano
-con indifferenza il fumo che scorreva sull'erba e fra i filari di
-alberi; il convoglio proseguiva con lentezza il suo cammino. Ad uno
-ad uno gli aeroplani sono scomparsi. Il cielo si è di nuovo fatto
-silenzioso e limpido. Abbiamo allora udito brontolare il cannone in
-fondo alla pianura, sulle lontananze azzurrognole del Carso.
-
-Oltre Capriva, ai piedi del Podgora, vedevamo le case sventrate di
-Lucinico. Il bombardamento e gl'incendî vi hanno tutto diroccato e
-distrutto. Lucinico è così prossimo a Gorizia che, visto da lontano,
-si confonde con la città. Ne è quasi un sobborgo, separato appena
-da un chilometro di strada e da un ponte. A Lucinico la battaglia ha
-infuriato.
-
-Aprirsi un varco a Lucinico verso Gorizia voleva dire aggirare il
-Podgora, far cadere la possente difesa delle alture, voleva dire
-sfondare lo sbarramento frontale di Gorizia. Mentre il martellare degli
-assalti percuoteva e sfasciava successivi trinceramenti sul pendìo
-occidentale del Podgora, il nostro attacco, fiancheggiando a destra
-questa azione, si sferrò su Lucinico.
-
-Le prime difese all'entrata del villaggio furono spazzate via. Successe
-un combattimento all'antica, da casa a casa, da angolo ad angolo, da
-porta a porta, una battaglia da pittura di guerra. Appena il villaggio
-fu nostro, cominciò il bombardamento austriaco, furibondo; tutto era
-fuoco e fumo; si udiva lo scroscio dei crolli dopo ogni esplosione; le
-macerie si sparpagliavano con una violenza da proiettili sollevando
-opachi e persistenti nembi immani di polvere, e alla notte, sopra
-a questo tumulto danzava il riflesso vivo e sanguigno degl'incendî.
-L'attacco continuava.
-
-
-Le grandi opere di trinceramento preparate dal nemico erano al di
-là. Lavori in cemento, blindature in acciaio, linee successive di
-posizioni e di ostacoli, tutto quello che la scienza e l'esperienza
-hanno trovato di più formidabile per lo sbarramento di un piano, era
-ammassato su quello sbocco. La difficoltà più grave all'assalto non
-era l'invulnerabilità delle trincee nemiche, non era l'intensità del
-loro fuoco, era il reticolato, quella cosa che appariva così lieve
-nella distanza, così leggera e sfumata come una bruma azzurrastra.
-Sulle trincee si arriva, contro al fuoco si avanza, ma nessuna volontà
-e nessun eroismo potevano far valicare le sterminate barriere di fili
-di acciaio intessute sopra uno spessore di cinquanta metri. Allora i
-mezzi efficaci che abbiamo trovato per la distruzione dei reticolati
-non esistevano. Le grosse forbici a tenaglia, che così bene avevano
-servito ai giapponesi in Manciuria, si spezzavano. Per renderle inutili
-il nemico aveva adoperato dei fili grossi come cordicelle. I reticolati
-di Lucinico parevano inattaccabili. Si pensò al cannone.
-
-Avvenne qualche cosa di gigantesco. Nella prima luce scialba, livida
-di un'alba, l'ora dei silenzi anche sul campo di battaglia, si vide
-un cannone uscire al galoppo dalle nostre posizioni. Si era dovuto
-lavorare a spianare un tratto di trincea per aprirgli il passo. Pareva
-che si lanciasse solo all'assalto.
-
-Fra le due linee nemiche, in una fredda, pallida, tragica solitudine,
-imperterrito, il cannone galoppava alla morte. Andava lungo la strada
-bianca e diritta verso le trincee austriache. I suoi sei cavalli
-si allungavano vigorosamente nella corsa, sferzati dai conducenti
-saldi in sella, e il rombo metallico delle ruote si spandeva sulla
-quiete. L'ufficiale cavalcava a fianco del pezzo. Vi fu un minuto di
-sospensione, di sorpresa, di ansia, di ammirazione.
-
-Pareva che il nemico stesso fosse tenuto immobile da un senso di
-rispetto e di stupefazione. Forse non capiva, non si rendeva conto,
-di quella sublime audacia. Ma subito dopo la fucileria austriaca
-cominciò, intensa, scrosciante, allarmata, da tutti i punti, di fronte
-e di fianco, dalla strada di Gorizia, dalla strada di Gradisca, dalle
-pendici del Podgora.
-
-Il cannone si fermò a centocinquanta metri dai reticolati. Si
-potè scorgere qualche cavallo già ferito che si abbatteva agitando
-convulsamente le zampe. Poco dopo, distaccati dal pezzo, gli altri
-pure cadevano, tentavano di risollevarsi, ricadevano. Gli artiglieri
-eseguirono la manovra della messa in posizione, presero i loro posti,
-tuonò il primo colpo. Vi fu una pausa per regolare il tiro, poi il
-fuoco riprese, rapido, regolare. La trincea battuta scomparve nel fumo,
-ma si intravvide al di là una confusione di fuga, uno sparpagliamento
-di gente in corsa verso i fianchi. Il nemico abbandonava la posizione.
-
-La fucileria austriaca infuriava sempre dalle trincee laterali. Su
-quell'affaccendamento di pochi uomini intorno ad un cannone, su quel
-minuscolo gruppo vivente nell'immobilità grigia della zona scoperta,
-era una grandine di piombo. Qualche servente di tanto in tanto si
-accasciava colpito. Allora dalla trincea nostra partiva di corsa un
-artigliere a sostituirlo. E il fuoco continuava.
-
-L'artiglieria nemica si destò. Dei proiettili cominciarono a scoppiare
-intorno, vicino, ad avvolgere il cannone in cumuli di fumo. Ma si udiva
-sempre il suo tuono impetuoso, eguale, insistente, ostinato, furibondo.
-
-Ad un certo momento una voce ingigantita dal megafono gridò da là,
-dal fumo: «Granate! Portateci granate!». Un cassone con trentotto
-granate uscì dalle posizioni e si slanciò al galoppo in quell'inferno.
-Il fuoco del pezzo non aveva avuto che una breve sospensione. Con le
-nuove munizioni il tiro ricominciò veloce. Il cannone affrettava la sua
-opera quasi presentisse la brevità del tempo che gli restava a vivere.
-Era circondato da un balenare di scoppi, da un fragore ininterrotto.
-Un albero vicinissimo, sul margine della strada, cadeva schiantato.
-Su quel punto convergeva il furore di batterie intere. Nell'uragano
-delle esplosioni si distinguevano i colpi del cannone nostro, regolari,
-serrati.
-
-Poi il suo tiro a poco a poco rallentò. Si fece ineguale, ebbe
-delle pause. Gli ultimi colpi erano separati da lunghi, angosciosi
-intervalli. Ma il fuoco moribondo del pezzo, che si comprendeva
-manovrato da qualche ferito, continuò finchè tutte le granate furono
-scagliate contro l'ostacolo, tutte. Allora soltanto, definitivamente,
-il cannone tacque. Imperversò ancora su di lui la tempesta del
-bombardamento. Quando anche essa languì e il fumo si dissipò, sulla
-strada deserta non c'erano più che delle cose informi.
-
-Il cannone, colpito ad una ruota, con l'affusto sfasciato, era rotolato
-nel fosso. Cominciò allora una lotta per non lasciar cadere quei
-gloriosi rottami in mano al nemico.
-
-
-L'eroico sacrificio di quel pezzo aveva costretto l'avversario a
-rivelare tutte le sue posizioni. Una breccia era aperta sulla strada,
-ma inoltrarsi era impossibile in mezzo ai fuochi incrociati di
-fucileria e di artiglieria che convergevano da ogni parte, risvegliati
-dall'allarme, provenienti da trincee delle quali soltanto allora
-poteva valutarsi l'importanza e scoprirne la disposizione. Non potevamo
-muoverci, nessun assalto sarebbe arrivato in quelle condizioni. Nuove
-disposizioni si meditavano, la situazione poteva essere studiata nella
-sua realtà. Nelle trincee i soldati non pensavano che al cannone che
-bisognava riprendere.
-
-Per tutto il giorno fu tenuto lontano il nemico. Gli artiglieri della
-batteria erano in trincea con i fucilieri. E furono gli artiglieri che
-alla fine vollero uscire, sotto al fuoco, inoltrando lungo gli argini
-della strada. Essi riportarono indietro i cadaveri degli uomini e il
-pezzo.
-
-In ogni combattimento, sul tumulto oscuro di innumerevoli eroismi si
-solleva gigantesca, solenne, possente, la bellezza terribile di qualche
-fatto leggendario, come un monumento sulla folla. In nessuna guerra
-come in questa il valore è arrivato a così sovrumane grandezze. Sugli
-orizzonti della storia le generazioni da secoli vedono torreggiare
-il ricordo di gesta che non arrivano alle altezze di episodî che si
-svolgono ora, per tutto, senza incitamento di gloria, con la ineffabile
-semplicità dell'impensato, dell'istintivo, dell'inconsapevole. Son
-pochi i fatti che arrivano ad essere conosciuti, e nessun nome rimane
-scolpito su queste vette dell'epopea. I protagonisti non sono più
-degl'individui, hanno una personalità più grande, sono il popolo, sono
-la razza.
-
-Per questo gli episodî eroici acquistano qui un colore di naturalezza
-e non meravigliano più. Per uno di essi che arriva alla nostra
-conoscenza, cento restano ignorati, passano e scompaiono dalla
-memoria come le onde di una tempesta, varie, imponenti, mosse tutte
-dalla stessa forza, fatte tutte della stessa materia, che lasciano
-l'impressione di una cosa sola: il mare in furia.
-
-Oscuri e sublimi sacrifici volontari crearono il varco ad ogni
-avanzata, e di avvenimenti che avrebbero gonfiato di orgoglio il cuore
-della nazione, rimangono tre righe di rapporto richiamate da un numero
-di archivio. Percorrendo la fronte si scopre che gli ardimenti più
-grandi non sono isolati, che scaturiscono in ogni settore nelle stesse
-circostanze. Il cannone eroico di Lucinico ha dei confratelli per
-tutto, a Gradisca, a Sagrado, sul Carso....
-
-A Lucinico dopo quella battaglia la nostra fronte sostò, mentre
-varcava l'Isonzo a nord e a sud, a Plava e a Sagrado, e la conquista
-si affermava sull'altra riva. Gorizia si vede vicina, pittoresca,
-intatta dalle trincee di Lucinico. I suoi edifici più nuovi e più
-bianchi, senza una ferita sulle loro facciate, avanzano verso il fiume,
-lungo viali alberati, e alla sera tutti i suoi vetri si accendono dei
-bagliori del tramonto, con un'apparenza di illuminazione e di festa.
-I campanili delle chiese numerose si affacciano incontaminati dalla
-guerra al di sopra dei tetti. Soltanto la stazione di San Pietro,
-che serviva ai trasporti di materiale da guerra ed era circondata
-di depositi, è stata danneggiata dalle nostre granate. Contro ad una
-grande tettoia da locomotive il tiro fu sospeso perchè sorse il dubbio
-che potessero esservi raccolti dei rifugiati.
-
-I cannoni del nemico devastano, i nostri combattono soltanto. Non
-colpiscono che i punti dei quali è accertata l'importanza militare. Non
-fanno la guerra agli inermi, alle case, ai monumenti. Da una parte è
-la rovina, un paesaggio da terremoto, dall'altra continua rispettata la
-vita passiva e silenziosa delle città spopolate che aspettano.
-
-Il nemico, che spesso finge di arrendersi e massacra, che alza bandiera
-bianca e fa fuoco, che copre con la croce rossa convogli di munizioni,
-che spara sulle ambulanze e sui portaferiti, che fa prigionieri dei
-medici, che bombarda villaggi abitati, potrà trarre qualche beneficio
-della nostra lealtà. Ma noi sentiamo in noi stessi l'immensa forza di
-una superiorità morale, la coscienza di rappresentare la formidabile
-nobiltà del diritto.
-
-
-
-
-SULL'ISONZO E SUL CARSO.
-
-UNA MIRABILE IMPRESA GUERRESCA.
-
- _5 ottobre._
-
-
-Chi si avvicina adesso all'Isonzo, attraverso la pianura friulana,
-prima ancora di arrivare all'antica frontiera cerca in fondo
-all'orizzonte l'altura strana e terribile che è il terreno della lotta
-più ardente, il campo delle più vaste battaglie della guerra. Il suo
-profilo si distacca a poco a poco dal confuso e sbiadito sollevamento
-lontano delle Alpi Giulie, si precisa, prende rilievo, e lo sguardo non
-lo lascia più. È l'ultima propaggine del Carso, l'immane gradino sul
-quale la nostra offensiva è salita.
-
-Non ha l'imponenza di quelle montagne guerriere che s'offrono ai
-combattenti delle posizioni turrite, non ha l'aperta e fiera ostilità
-del Rombon e del Monte Nero. È una singolare collina, lunga, adagiata,
-senza sbalzi di vette, senza quell'imperioso levarsi di una cima che
-mette ad ogni monte come una testa dominatrice. Sembra accucciata,
-il suo dorso ha una immobilità rettilinea. Bisogna avvicinarsi per
-scorgervi qualche ondulazione. Allora si osserva che quella barriera
-va innalzandosi a sinistra, e sale senza vigore fino ad una specie
-di protuberanza terminale: il monte San Michele. Si distinguono meno,
-dal lido opposto, altre piccole onde: il Monte Sei Busi, poi il Monte
-Cosich più lontano. Nell'insieme l'altura si disegna con la regolarità
-di un oscuro bastione.
-
-È un bastione lungo dodici chilometri, alto qualche centinaio di
-metri, che avanza a saliente, che penetra ad angolo nella pianura
-come lo sperone di una prodigiosa fortezza. Il fiume gira alla base
-di questo spalto immane, ne lambe le pendici per un lungo tratto,
-poi se ne discosta e scende tortuoso al mare. Ai piedi delle alture
-è un affollamento chiaro di cittadine e di villaggi, Gradisca
-a sinistra, quasi sotto al San Michele, Sagrado alla punta più
-avanzata del saliente, poi Fogliano, poi Redipuglia, poi Ronchi, a
-destra Monfalcone, disordinate mandrie di case che sembrano fermate
-dall'ostacolo del Carso e adunate là sotto in una perenne attesa. Ora
-il cannone austriaco le macella.
-
-Avvicinandosi al Carso la pianura si fa triste. Su dei campi
-abbandonati il calpestamento dei bivacchi ha aperto larghe plaghe
-di sterilità; altrove la campagna inselvaggisce in una invasione
-rigogliosa di vegetazioni parassite. Tutta la vita è sulla strada,
-polverosa e fangosa, percorsa da convogli e da truppe, animata da
-squadre che lavorano al rafforzamento di argini o allo scavo di
-fossati. Passato il fiume comincia la visione pietosa dei villaggi
-bombardati. Erano rimasti intatti e viventi fino ad un giorno recente
-nel quale il nemico ha aperto le ostilità contro di loro.
-
-
-La popolazione emigra sotto alle granate, ma poi quasi sempre ritorna
-e si riannida tenace nelle case sconnesse, presso la chiesa crollata.
-Così a Turriaco, sgretolato qua e là dai colpi, abbiamo ritrovato un
-po' di vita. Dei bambini giuocavano vicino alle rovine di un edificio
-che aveva bruciato tutta la notte e che mandava ancora fumo e calore
-dalle sue macerie calcinate. A San Canziano, sulle soglie di case
-sfondate sono comparse delle donne. Il paesello è stato bombardato con
-i grossi calibri, come una fortezza.
-
-Qualche casa è scomparsa. Una granata da trecentocinque ha distrutto
-interamente l'abside della vecchia chiesa, e dall'immane breccia si
-vede l'interno bianco del tempio sventrato, pieno di rottami, invaso
-dal vento che agita lembi di paramenti sulla devastazione degli altari.
-Siccome le granate non parevano sufficienti a sconfiggere il terribile
-San Canziano, degli aeroplani sono arrivati carichi di bombe, e,
-abbassando il volo per non sbagliare il colpo, hanno gettato i loro
-esplosivi.
-
-Le case rimaste in piedi sono butterate di schegge, con delle imposte
-sfondate, con i tetti disfatti. Agli angoli, i lampioni di ferro
-della illuminazione pubblica pendono in informi grovigli dai bracci
-di sostegno. Fu a San Canziano che un cavallo fece un famoso volo,
-arrivato fino alle colonne dei giornali. La povera bestia, attaccata ad
-un carretto da battaglione, stava in un cortile quando, a due passi,
-scoppiò un proiettile da trecentocinque. Il carretto si sfasciò, il
-cavallo sparì. Per il momento fu creduto annientato dall'esplosione;
-ma alla sera si scoprì che, lanciato in aria dallo scoppio, il cavallo
-era ricaduto sopra una casa vicina, aveva sfondato il tetto, ed era sul
-pavimento d'una camera, morto ma senza ferite, coperto di polvere e di
-tegole rotte. C'è rimasta ancora la selletta col sottopancia.
-
-Più avanti, Staranzano è quasi distrutto. Dobbia è in rovina. Le
-antiche case di Monfalcone si disfanno sotto ad un bombardamento
-inesplicabile e feroce, che non ha ragioni militari. Granate
-incendiarie appiccano il fuoco, completano la devastazione, e le fiamme
-sono vedute alla notte fino da pescatori che remano nella quiete buia
-delle lagune di Marano. Begliano è morta. Due facciate di case ancora
-in piedi illudono chi arriva. Prima di entrarvi il villaggio pare
-quasi intatto, e non c'è più. Ha l'aspetto di un paese abbattuto dal
-terremoto. Rimangono dei muri con delle finestre, isolati come quinte
-di teatro. Anche qui ha cannoneggiato il trecentocinque.
-
-Uno dei giganteschi proiettili è arrivato attraverso i muri ad un
-pianterreno, senza esplodere, e dalla strada si vede il terribile
-intruso nell'interno della casa. La finestra è spalancata, e chi passa
-scorge nell'ombra la granata enorme e nera, adagiata sopra un letto
-di calcinacci, allungare il muso aguzzo e formidabile nell'angolo di
-una modesta cameretta adorna di oleografie, piena di tristezza e di
-rassegnazione. Il resto della casa è crollato per altri colpi. Ancora
-pochi passi, e in una piazza cosparsa di rottami fumano ancora le
-macerie di una vecchia villa.
-
-
-L'hanno colpita con granate incendiarie. Un grande avanzo della fronte,
-annerita dalle fiamme, tiene come sospesi dei lembi di adornazione
-classica, che l'immaginazione prolunga nel vuoto completando le linee
-del palazzo secolare. In alto, due statue di pietra settecentesche,
-rimaste sole in piedi sul coronamento, avvolte con grazia in lievi
-drappeggi, hanno un gesto leggiadro di danza, una posa da minuetto, e
-sorridono. Qualche granata passa nel cielo rombando e soffiando come
-un'elica da aeroplano, diretta chi sa dove, e il suo rumore si spegne.
-Va forse alla ricerca dei nostri ponti.
-
-Il Carso appare vicino. Da Begliano si distingue bene la prominenza del
-Monte dei Sei Busi. Nella luce di un tramonto vedevamo tutto ardente
-quel baluardo fortificato che domina la pianura e ne comanda ogni
-approccio. Come le nostre truppe hanno potuto avvicinarlo, come hanno
-potuto attraversare il fiume sotto ai suoi cannoni, forzare il passo,
-salire all'assalto, insediarsi sul ciglione? L'immane spalto di pietra
-è stato preso per un miracolo di abilità, di pertinacia, di eroismo.
-
-L'Isonzo è stato varcato a viva forza sotto alla fucileria e alle
-cannonate, col nemico trincerato di fronte, a poche centinaia di
-metri. Più volte i nostri ponti appena gettati sono stati distrutti
-dalle granate. Mancato un tentativo si ricominciava. Si è preso piede
-sulla riva sinistra a poco a poco in virtù di un'audacia inflessibile,
-tenace, magnifica. Il passaggio dell'Isonzo è uno dei fatti più
-meravigliosi nella storia delle guerre.
-
-Oltre alla difficoltà che è nella disposizione del terreno, oltre
-alla preparazione del nemico, avevamo contro di noi una ostilità
-imprevedibile di circostanze. Il fiume stesso pareva cospirasse ai
-nostri danni. Mentre stavamo per tentare il primo passaggio, l'Isonzo
-si mise in piena. Il piccolo corso d'acqua veloce e chiaro divenne
-una immensa fiumana vorticosa e torbida. Le piene dell'Isonzo sono
-impetuose e subitanee. Fu allora che i ponti di Caporetto vennero
-travolti isolando i nostri reparti che salivano alla conquista del
-Monte Nero.
-
-Ecco la ragione di una sosta delle operazioni nel basso Isonzo dopo il
-primo slancio dell'invasione. Tre giorni dopo la dichiarazione della
-guerra, le nostre ricognizioni già avevano scelto i punti di passaggio
-sul fiume. L'ultimo giorno di maggio ci avrebbe forse potuto trovare
-sulle pendici del Carso. L'alluvione ci fermò. Il nemico profittava
-intanto della piena per provocare quella inondazione del piano, fra
-Sagrado e Monfalcone, della quale narrammo diffusamente nelle cronache
-di giugno. Con l'inondazione gli austriaci sottraevano un vasto
-territorio alla manovra, restringevano i punti possibili di attacco e
-potevano concentrare su di essi la difesa.
-
-Sei giorni trascorsero nell'attesa. Il 4 giugno l'Isonzo decresceva.
-Si iniziarono le operazioni per varcare subito il fiume nel punto
-meno contrastato, verso Monfalcone. Tutte le artiglierie di un corpo
-di armata aprirono il fuoco alla sera. All'alba del giorno dopo due
-battaglioni traghettavano su barche, spezzavano una debole resistenza
-del nemico, inoltravano verso Pieris. Dietro a loro si gettavano i
-ponti militari. A mezzogiorno forse una intera divisione era sulla
-riva sinistra. Incominciava l'avanzata su Monfalcone, che fu presa due
-giorni dopo. Ma l'inondazione isolava questa mossa.
-
-Fra le truppe che agivano nella zona di Monfalcone e quelle che agivano
-nella zona di Gradisca si distendeva la calma di una immensa palude. Un
-nuovo passaggio dell'Isonzo doveva operarsi indipendentemente, senza
-appoggi sul fianco, ai piedi delle alture, di fronte alle posizioni
-nemiche. Bisognava fare un ponte e dar battaglia nel medesimo tempo. Fu
-il 9 di giugno, di fronte a Sagrado, che avvenne la prima traversata
-del fiume. L'attacco premeva quel giorno su tutta la fronte per
-inchiodare le riserve nemiche; si combatteva sul Podgora, si tentava il
-primo traghetto di forze a Plava, si prendeva la Rocca di Monfalcone.
-
-
-Le posizioni nemiche da Sagrado a Sdraussina sono bombardate; ma
-gli austriaci, al sicuro dagli assalti sull'altra riva, lasciano le
-posizioni battute per rioccuparle appena il cannone rallenta. Sagrado
-si addossa alle falde del monte, si rannicchia fra le pendici e il
-fiume, e da lontano il suo campanile pare come attaccato all'oscuro
-sfondo del declivio. Avanti al paese, il vecchio ponte distrutto dal
-nemico non è più che un cumulo di grandi macerie fra le quali l'acqua
-s'agitava a vortici e cascatelle scrosciando e spumeggiando. Un poco
-a monte di Sagrado, fra due rive folte di cespugli, il fiume forma un
-isolotto oblungo, cinereo, fatto di sabbie chiare e cristalline e di
-ghiaia. Questa località è scelta per il passaggio. Si considera più
-facile gettare due piccoli punti fra l'isola e le rive che non un solo
-grande ponte dove il corso del fiume è largo e unito. L'isolotto offre
-come una tappa, una base intermedia, divide l'operazione e la facilita.
-E poi la corrente è più calma in quel punto.
-
-Tutto è pronto. Nell'ombra della sera la truppa destinata al primo
-passaggio inoltra silenziosa da Gradisca e si cela nei cespugli della
-riva. Il materiale per la costruzione si ammassa. Alle dieci e mezzo
-i pontieri cominciano il lavoro. Nel medesimo tempo numerose barche
-traghettano le avanguardie. L'isolotto si popola. Non si ode che un
-risciacquìo sommesso di remi. Due battaglioni hanno lasciato la riva
-destra. Delle barche tirate a secco e portate a braccia attraverso
-l'isola sono varate sull'altro ramo del fiume. Si traghetta ora verso
-la riva nemica. Le operazioni procedono rapide, ordinate, in una quiete
-profonda.
-
-Le prime truppe che sbarcano dall'altra parte avanzano verso Sagrado.
-Un intero battaglione, una piccola parte del secondo, e dei drappelli
-del genio, formano questa estrema avanguardia, che oltrepassa la
-ferrovia e arditamente s'inerpica e si aggrappa alle pendici del
-Carso sopra Sagrado. Il nemico pare scomparso. Ma all'improvviso
-scroscia la fucilata dalla parte di Sdraussina. Gli austriaci tentano,
-con un attacco subitaneo sul fianco sinistro, di isolare i nostri.
-L'ultima compagnia sbarcata, che costituiva la riserva, si slancia
-contro al nemico. Non si trincera, non si difende: assalta. Nella
-notte, nell'ignoto, corre addosso al lampeggiamento dei colpi, che si
-estingue. Il nemico fugge. È inseguito, e quando i nostri ritornano
-verso Sagrado, sospingono una lunga mandria di prigionieri.
-
-All'alba, il ponte sul primo braccio del fiume è quasi finito. Non
-mancano che tre campate per toccare l'isola. Si lavora con furia, con
-febbre, correndo; è una perpetua processione veloce di tavole e di
-assi, oscillanti sulle spalle dei soldati, che va verso la testata
-del ponte. Subitamente, un inferno di esplosioni. L'artiglieria nemica
-aggiusta il tiro sull'ultima campata, dove il lavoro più ferve. Degli
-uomini cadono; delle barche di lamiera, forate dalle schegge, si
-riempiono rapidamente d'acqua e affondano trascinando pezzi di ponte
-con uno scricchiolìo di legname spezzato, sfasciando travature, facendo
-saltare legamenti di ferro. Il lavoro è sospeso. La riva diviene
-deserta.
-
-
-Il danno non appare irrimediabile. I cannoni nemici hanno cessato la
-devastazione. Due terzi del ponte sono intatti, e le campate distrutte
-alla testa possono essere rifatte. Non c'è tempo da perdere. Il
-fuoco austriaco imperversa adesso sull'isola e sulla riva sinistra.
-È un uragano di fucilate e di cannonate. Il furore di batterie e di
-battaglioni si concentra su quelle piccole zone, che un'oscillazione
-lenta di fumo va ricoprendo. Le nostre avanguardie isolate sono là
-sotto. L'artiglieria italiana tempesta, ma i cannoni austriaci ben
-nascosti continuano. Le nostre truppe fremono, ed i pontieri invocano
-l'ordine di riprendere il lavoro.
-
-Il lavoro è ripreso. Immediatamente le granate austriache ritornano
-al ponte, e questa volta battono le campate di attacco e quelle del
-centro. Non rimangono più che brevi tratti del ponte ancora sull'acqua;
-il resto ha il lamentevole aspetto di un avanzo di naufragio.
-Ricominciare è impossibile. Del resto il materiale necessario per il
-completamento del ponte comincia a fare difetto. Si deve aspettare
-la notte per muoversi. È stato possibile traghettare alcuni feriti
-dall'isolotto, poi ogni comunicazione attraverso il fiume deve cessare.
-La giornata trascorre lenta in un'ansia mordente per la sorte dei due
-battaglioni rimasti sulla riva opposta e sull'isola. Che cosa avveniva
-laggiù?
-
-Il nemico non ha osato un attacco su quella piccola forza che aveva
-passato l'acqua. Non si è mosso; ha creduto meglio agire da lontano. I
-nostri si sono ritirati dalle pendici di Sagrado ritornando alla riva.
-Là si sono trincerati.
-
-Passato un primo soffio di sgomento inevitabile al sentirsi soli, senza
-soccorsi, contro masse di nemici, hanno preso le disposizioni della
-difesa. Il greto del fiume formava un angolo morto: vi si interrarono.
-I tiri di fucileria e di artiglieria passavano sopra a loro e finivano
-nell'acqua. Le perdite dovute al fuoco erano minime. Ma la situazione
-appariva delle più disperate, con un esercito di fronte e un fiume
-inguadabile alle spalle. Le teste dei soldati rannicchiati erano
-rasentate da raffiche di piombo; l'Isonzo s'impennacchiava tutto di
-spruzzi. Ogni speranza era nella baionetta; si aspettava l'attacco per
-slanciarsi fuori all'assalto.
-
-Alla sera gli austriaci debbono aver supposto che non ci fosse rimasto
-un solo uomo vivo laggiù. Cessarono il fuoco e andarono a dormire.
-Nella notte calma ed oscura si riudì allora il tonfo lieve dei remi
-sul fruscìo gorgogliante delle acque. Ricominciò il traghetto sui
-due bracci dell'Isonzo. Mentre si ritiravano gli uomini, i pontieri
-lavoravano al ricupero del materiale, immersi nell'acqua, seminudi,
-salvando tutto quello che si poteva salvare del ponte distrutto.
-
-
-Sull'isolotto erano rimasti senza ricovero sotto al fuoco terribile
-quattrocento uomini, con il comandante del secondo battaglione di
-avanguardia. Pareva dovessero essere annientati. L'isola non ha un
-rilievo, non un macigno, non un ciuffo d'erba, è una spianata grigia,
-scoperta, sulla quale si distingue un uomo da dieci chilometri. Sotto
-al fumo degli _shrapnells_ si vedevano con angoscia, dalla riva destra,
-centinaia di corpi distesi e immobili, dei cadaveri certamente, su
-tutto l'isolotto. La notizia di un battaglione distrutto era sussurrata
-già più lontano. Ma quei cadaveri erano caduti in un modo singolare,
-tutti per un verso, allungati di fianco. Non si scorgeva che erano
-sdraiati contro a minuscoli parapetti. I soldati avevano scavato la
-sabbia umida e granulosa, facendovi delle fosse con le mani, con la
-paletta, con la visiera del berretto, e si erano imbucati. Alla sera
-avevano soltanto una cinquantina di feriti e una quindicina di morti.
-
-L'ordine era tale, che le truppe reduci dalla audace spedizione
-sulla riva sinistra avevano conservato tutti i loro prigionieri, e
-traghettavano aumentate del numero dei nemici presi. Ma all'alba, per
-i ritardi dovuti al trasporto dei feriti, non tutti i soldati della
-eroica avanguardia avevano ripassato il fiume. Bisognò sospendere
-l'operazione.
-
-Gli austriaci, usciti alla mattina dalle loro posizioni e arrivati
-alla riva, si erano accorti che quei nostri reparti che immaginavano
-massacrati erano scomparsi. Andavano per contemplare dei morti, e i
-morti se n'erano andati. Divennero furibondi. Si trincerarono sulla
-riva, e aprirono un fuoco serrato e cieco contro l'altra sponda.
-Arrivata la sera, la loro artiglieria ricominciò a bombardare gli
-avanzi del ponte. Dalla nostra parte, silenzio. Si era intenti al
-salvataggio degli ultimi superstiti. Appena ritornati i traghetti,
-tutta la nostra riva divampò. Per lunghe ore, nelle tenebre di una
-notte piovosa, continuò il frastuono del combattimento attraverso
-l'Isonzo contestato.
-
-La notte dell'11, la notte del 12, la notte del 13, videro un
-affaccendamento silenzioso sulla riva. Si finiva il recupero del
-materiale del ponte. Intanto cercavamo un rimedio alla inondazione, che
-ci paralizzava sopra sette od otto chilometri di fronte, impedendoci
-di sfruttare il passaggio effettuato sul corso più basso dell'Isonzo,
-a Pieris, e di portare l'attacco fra Sagrado e Monfalcone. È noto come
-gli austriaci avevano ottenuto lo straripamento delle acque sulla
-pianura. A Sagrado una grande diga munita di chiuse sbarra l'Isonzo
-e raccoglie le acque per immetterle nel capace canale industriale
-di Monfalcone. Gli austriaci avevano serrato le chiuse e sfondato
-con le mine un argine del canale. L'acqua fermata dallo sbarramento
-abbandonava il letto del fiume, imboccava il canale, e per le rotture
-dell'argine dilagava sui campi.
-
-Due obici di mezzo calibro con tranquilla audacia furono portati di
-fronte alla diga, nei pressi di Sagrado, a trecento metri dalle trincee
-austriache, sotto al fuoco della fucileria, e tirarono a granata sullo
-sbarramento. La diga fu sfondata in due punti, l'acqua si precipitò
-per le brecce scrosciando. L'inondazione cominciò a diminuire, ma
-troppo lentamente. Due ufficiali superiori del Comando Supremo, qualche
-giorno dopo, si spinsero in ardita ricognizione per studiare da vicino
-il problema del deflusso. Arrivarono carponi fino alle rovine del
-ponte di Sagrado, nascosti fra i cespugli e le alte erbe della riva.
-Una sentinella austriaca vigilava a pochi passi da loro. Si resero
-conto che l'apertura creata dal cannone sulla diga massiccia era
-insufficiente. Bisognava tentare ad ogni costo di riaprire le chiuse.
-
-
-Una notte, un reparto del genio uscì dalle posizioni e scomparve nel
-buio. La fucileria nemica si destò poco dopo; una mitragliatrice
-martellava; il reparto doveva essere stato scoperto. Ma andava
-avanti, saliva sulla diga, strisciando, arrivava alle chiuse. Il loro
-macchinismo di apertura era spezzato. Le chiuse erano inchiodate. Le
-enormi saracinesche non si muovevano più. Nessuna forza umana poteva
-sollevarle. Queste difficoltà gravi non sono insormontabili per un
-soldato del genio che si è portato sulle spalle uno zaino pieno di
-gelatina esplosiva. In mezzo ad uno schioccare di pallottole che
-battevano sulle pietre della diga, delle mine furono accuratamente
-preparate. E pochi minuti dopo abbaglianti esplosioni aprivano la via
-all'irruenza delle acque. L'inondazione era vinta.
-
-Era vinta, ma un allagamento così vasto avrebbe indugiato settimane a
-ritrarsi. Non si poteva aspettare. Il passaggio del fiume fu ritentato
-nella notte del 15 giugno. Il fuoco del nemico non permise lo sbarco
-delle prime avanguardie. Due notti dopo si rinnovò il tentativo, ma
-l'operazione dovette essere ancora sospesa. Gli austriaci vigilavano
-ora, e nei varchi minacciati concentravano un fuoco spaventoso di
-cannoni, di mitragliatrici, di fucili.
-
-Il deflusso dell'inondazione era seguìto ansiosamente. Campi e strade
-emergevano a poco a poco, un nuovo terreno di attacco si scopriva
-con feroce lentezza. Ogni giorno perduto aumentava la forza e la
-preparazione del nemico. Tutta la nostra energia, tutto il nostro
-valore, tutta la nostra sagacia non potevano nulla contro l'ostilità
-insuperabile e passiva di una distesa di acque. Persisteva ancora
-l'allagamento in vaste zone, quando si ordinò l'avanzata contro la
-fronte Sagrado-Monfalcone, per accostarsi anche con l'ala destra alle
-pendici del Carso e investire le alture da ogni parte. Erano passati
-venti giorni da quella fatale piena dell'Isonzo che ci aveva fermati.
-
-Verso la nuova linea d'investimento le truppe, protette dalle
-artiglierie, si lanciarono affondando nel fango. Più avanti,
-diguazzavano nell'acqua che arrivava loro quasi ai ginocchi. Avanzavano
-da ogni parte, imperterrite, sul terreno viscido. Il 21 di giugno la
-linea di attacco era arrivata agli argini del canale di Monfalcone.
-Il 23 l'aveva sorpassato e toccava la base delle alture. Fogliano era
-preso. Redipuglia era preso. Vermegliano era preso. Seltz era preso.
-L'offensiva rombava su tutta la fronte. Con l'appoggio potente dell'ala
-destra, con quell'ausilio formidabile sul fianco, si ripresero nella
-notte del 23 le operazioni del passaggio dell'Isonzo a Sagrado.
-
-Si era scelto un altro punto, un poco più a monte dell'isolotto. La
-nostra artiglieria batteva la riva opposta con un fuoco intenso,
-e verso le quattro del pomeriggio incominciò il traghetto delle
-avanguardie. Lo svantaggio di agire alla luce del giorno era compensato
-dalla efficacia del nostro fuoco, che inchiodava il nemico. Non si
-poteva più sperare nella sorpresa notturna, e l'oscurità, paralizzando
-i nostri cannoni, sarebbe riuscita di maggiore utilità all'avversario
-che a noi. Furono sbarcati poco più di un centinaio di uomini. Ma dalle
-trincee blindate che ci stavano di fronte, alcune basse verso la riva,
-altre inerpicate sul declivio, la fucileria divenne serrata, violenta,
-continua. Non fu più possibile avvicinarsi con le barche piene di
-soldati. Per due volte, profittando dell'affievolirsi del fuoco, il
-traghetto riprende, e per due volte deve interrompersi. Il quarto
-tentativo del passaggio del fiume era fallito.
-
-
-I centocinquanta uomini che avevano traghettato all'altra riva si
-ritenevano perduti, ma tardi nella notte si è saputo che erano in
-salvo. Guidati da un energico e intelligente ufficiale, quando si
-sono accorti che erano abbandonati alla loro iniziativa, si sono
-spostati sulla destra, al coperto dei cespugli, lungo la riva, facendo
-prigioniere delle vedette, sorprendendo dei corpi di guardia, ed erano
-riusciti a raggiungere le truppe che avevano occupato Fogliano, un
-chilometro e mezzo a valle di Sagrado.
-
-Il giorno dopo, il 24 giugno, si ricomincia. Non si può immaginare
-niente di più grande e di più terribile di questa ostinazione eroica,
-nella quale la volontà del comando e lo slancio degli uomini si fondono
-e sono come la forza e l'acciaio di un maglio che batta e che spezzi.
-
-Si attese di nuovo l'ora oscura. I primi sbarchi avvennero nel
-silenzio. Il nemico non si aspettava un altro tentativo così immediato.
-Quando si accorse di un movimento sul fiume, incominciò un fuoco di
-artiglieria disordinato, un fuoco di ricerca. Le barche andavano e
-venivano sotto al lampo degli _shrapnells_. A poco a poco il tiro
-cominciò a farsi accurato. Qualche barca colpita tornava indietro,
-metteva a terra gli uomini feriti, ne prendeva altrettanti validi, e
-ripartiva col carico completo. Il bombardamento si faceva più intenso
-e più esatto. Nuove batterie nemiche entravano in azione. Delle
-imbarcazioni non arrivavano più a metà del fiume che dovevano virare
-per ricondurre dieci, dodici feriti. Alcune facevano acqua, forate
-dalle pallette e dalle schegge. Alle undici della notte il traghetto fu
-sospeso. Erano passati circa cinquecento uomini, spariti, laggiù, nelle
-tenebre e nel silenzio della riva opposta.
-
-Il bombardamento cessò. Il nemico credette forse fallito anche il
-quinto tentativo. Ma nella quiete profonda un nuovo lavoro cominciava.
-Si gettava un ponte. Centinaia di uomini portavano il legname,
-portavano le barche, e la riva si empiva di un affaccendamento intenso
-e cauto, del quale a cinquanta passi nulla si udiva. Qualche lieve
-urto di tavole, dei tuffi di àncore gettate, un gorgoglìo di carene, un
-sordo calpestìo di piedi nudi sul legno, e nell'ombra il ponte avanzava
-sul frusciare sommesso della corrente nera.
-
-All'alba la costruzione era arrivata alla metà del fiume. Non si
-aspettò che fosse finita; quel breve tratto di acqua scoperta poteva
-essere rapidamente traversato con le barche. Ricominciò il passaggio.
-La truppa percorreva il ponte a drappelli, arrivava in fondo,
-s'imbarcava. Andava verso il mistero dell'altra sponda con una calma
-solenne e fiera. Alle tre, l'artiglieria austriaca aprì il fuoco sul
-ponte.
-
-Il passaggio continuò sotto alla tempesta delle cannonate, per qualche
-tempo. Il tiro era a granata, e i proiettili cadevano nel fiume
-o sulla sabbia. Non tardò molto però ad avvicinarsi al ponte. Una
-raffica arrivò sulle barche. Si vide il ponte spezzarsi; tre campate
-affondarono. La costruzione e il traghetto furono abbandonati, non un
-uomo poteva più passare. Sulla riva sinistra era sbarcato, in tutto, un
-battaglione di fanteria.
-
-Questo battaglione, solo, tagliato fuori, senza scampo, allo scoperto,
-attaccò. Troppo debole per difendersi, mosse all'assalto. Si gettò
-su Sagrado, respinse il nemico, occupò il paese, vi si trincerò, e
-aspettò.
-
-
-
-
-SULLE PENDICI DEL CARSO.
-
- _6 ottobre._
-
-
-Sagrado, per la sua posizione, aveva questo vantaggio: che le
-artiglierie nemiche non potevano toccarlo. Era in un angolo morto. Una
-delle ragioni per cui l'offensiva nostra puntava con tanta insistenza
-sopra Sagrado, era precisamente l'invulnerabilità di Sagrado al
-cannone. Sagrado è alla punta dello sperone che il Carso avanza nel
-piano; il tiro incrociato delle artiglierie austriache piazzate oltre
-il ciglione, lungo i due lati dell'angolo, poteva battere tutti i
-declivî ma non arrivava ad una piccola zona al vertice. Prendendo
-Sagrado si aveva una strada verso l'altipiano quasi salva dal
-bombardamento.
-
-Era necessario rafforzare immediatamente l'occupazione di Sagrado.
-Si pensò di servirsi dei rottami del vecchio ponte distrutto dagli
-austriaci, di fronte al paese. Questo ponte aveva ai lati due
-passerelle per i pedoni. Un solo arco del ponte era precipitato
-completamente e le passerelle laterali, sorrette da armature di
-acciaio, erano rimaste come sospese, spezzate per una lunghezza di
-pochi metri. Era possibile creare un allacciamento di legno per un
-passaggio provvisorio di fanterie. Spingendo avanti a loro dei sacchi
-di terra, per ammassarli ad uno ad uno sul fianco di una passerella e
-crearvi un baluardo contro la fucileria vicina, dei soldati si spinsero
-carponi sul ponte.
-
-Il fuoco austriaco li prendeva di fianco, li investiva dalla sinistra;
-tutte le pendici erano piene di trincee dominanti, lontane poche
-centinaia di metri. Una volta passato il ponte si entrava in una zona
-più coperta. Fu possibile sistemare la passerella, ma una traversata di
-truppe non poteva effettuarsi senza gravi perdite di uomini o di tempo.
-Allora, come a Lucinico, venne avanti un cannone.
-
-Uscì da Gradisca. Inoltrò per un vialone alberato, diritto, che segue
-il fiume e finisce al ponte di Sagrado. Entrò di corsa nell'uragano del
-fuoco. Andava al sacrificio con una galoppata trionfale. Si piantò di
-fronte a quell'anfiteatro di trincee lampeggianti.
-
-Fra lui e il nemico, la larghezza del fiume. Incominciò un tiro diretto
-e rapido di _shrapnells_ e di granate, alternando. Non un colpo andava
-fuori di posto. Gli scoppi dei suoi proiettili disegnavano le linee dei
-trinceramenti. Batteva in basso, poi in alto, poi di nuovo in basso,
-a sbalzi, per non permettere al nemico di indovinare di prevedere
-il punto che stava per essere colpito. La fucileria nemica rallentò,
-divenne ineguale, prese lui solo la mira, dimenticò il ponte. Dove il
-fuoco riprendeva a crepitare violento, il cannone si volgeva e intimava
-silenzio. Faceva fronte a tutti, comandava a tutti, atterriva.
-
-Poco dopo, l'artiglieria nemica lo assalì. Le granate esplodevano
-tutto intorno, il pezzo scompariva nel fumo. Non poteva difendersi. Non
-pensava a difendersi. Continuava ad imporsi alle trincee. Costringeva
-la fanteria austriaca a ripararsi e aspettare. Era il suo còmpito.
-Intanto sul ponte le truppe nostre passavano. I plotoni sfilavano, uno
-dopo l'altro, curvi dietro ai sacchi di terra.
-
-Qualche servente cadeva vicino al pezzo; i superstiti scansavano
-il ferito e seguivano il lavoro. I cavalli erano morti. Schegge di
-granate martellavano l'affusto e le scudature. Il cannone tuonava
-sempre. E sul ponte le truppe passavano. In ultimo si videro due soli
-artiglieri in piedi. Sparavano gli ultimi colpi. Poi il cannone stesso
-fu preso da una granata in pieno. Rimase tutto di traverso, scavalcato.
-L'occupazione di Sagrado era definitiva.
-
-
-Un reggimento aveva varcato il fiume. Il giorno dopo era tutta una
-brigata al di là. La nostra fronte si allargava verso Castello Nuovo.
-Il nemico veniva sloggiato da un primo lembo del ciglione. Poteva
-ancora bombardare il ponte, ma non lo vedeva più. La linea del fiume
-sfuggiva in parte al suo sguardo. Eravamo padroni dell'Isonzo. Un altro
-ponte era gettato, sotto a cannoneggiamenti furibondi ma vani perchè
-ciechi. Si preparava la battaglia di luglio, quella battaglia smisurata
-che ci ha portati sull'altipiano attraverso innumerevoli assalti, dopo
-i quali si vedevano scendere alla pianura in lunghe colonne reggimenti
-e reggimenti austriaci, prigionieri.
-
-Da Gradisca ho potuto avere una visione delle vicine pendici
-conquistate, che la cima di San Michele sovrasta. Gradisca offre una
-delle più tragiche scene della guerra. Perchè non è completamente
-distrutta. È ferita, squarciata, ma poche delle sue case sono crollate,
-poche sono morte; quasi tutte conservano una paurosa e inesprimibile
-espressione di vita, di sofferenza, di terrore, di agonia. Le macerie
-che si vedono qua e là, sono meno sinistre delle abitazioni ancora
-in piedi che si allineano lungo le vie deserte, sulle quali, dalle
-finestre sfondate dalle esplosioni, da quei loro occhi sbarrati e
-vuoti, lasciano cadere uno scintillìo di vetri infranti, come un
-luccicare di lacrime.
-
-La maceria è il passato, è la tomba; sorprende ma non commove, e
-la solitudine intorno a lei appare lugubre ma naturale, come nei
-cimiteri. Fra quelle case senza abitanti, per le strade senza passanti,
-nella città dilaniata e fuggita, percossa da un perpetuo grandinare
-di piombo, v'è un senso misterioso di angoscia, qualche cosa di
-palpitante, un prodigioso alito di spavento, che fa involontariamente
-affrettare il nostro passo.
-
-Le vie sono ingombre da uno sparpagliamento minuto di rottami e di
-fronde d'albero staccate dai proiettili. L'uragano senza fine della
-battaglia strappa dalle case, dalle esistenze, dalle piante, detriti di
-ogni genere e li mescola.
-
-Tegole, lembi di tenda, imposte divelte, berretti da soldato, mattoni,
-ramoscelli, sembrano gettati intorno dalla furia di un vortice. Cannoni
-di tutti i calibri hanno tirato e tirano su Gradisca. Di tanto in
-tanto, un boato profondo, un sussultare del suolo, un fremito di muri,
-uno scroscio di crolli, un tintinnare di vetri, e il fondo di una
-strada si annebbia di polverone denso e di fumo.
-
-Con un sibilare strisciante, delle palle di fucile arrivano,
-continuamente, picchiettando su tutti i muri. Sono colpi lunghi degli
-austriaci. La fucileria crepita sulla Sella di San Martino e dietro al
-bosco del Cappuccio. Basta guardare in terra, per vedere tutto intorno
-decine di pallottole cadute, come una rada e strana ghiaia metallica,
-alcune ancora luccicanti e fresche. Alla imboccatura di quel vialone
-che l'eroico cannone percorse, la terra è aperta da enormi crateri
-scavati dalle esplosioni.
-
-Uno più largo, profondo come lo sterro di un lavoro di fognatura, fatto
-da una granata da 305, ha nel centro una sedia infangata e sbilenca,
-una vecchia sedia da caffè. L'hanno messa lì i soldati, per la
-fotografia. Avere il proprio ritratto in nobile posa seduto dentro ad
-una buca di granata, è l'aspirazione artistica d'ogni milite che passa.
-Il punto è molto esposto al fuoco, ma la tentazione è grande, la sedia
-è pronta, macchine fotografiche non mancano mai, e la fotografia si
-riproduce con modelli diversi.
-
-
-Una granata da 305 ha massacrato la cattedrale. Dall'esterno la chiesa
-pare intatta. Ma non ha più tetto, e dentro è una confusione immane
-di travi cadute, di colonne crollate, di arredi sacri frantumati e
-sparpagliati, di macerie irriconoscibili, sulla quale scende la piena
-luce del giorno. Le rovine sono più grandi verso il fiume, al quale
-si scende rasentando i giardini pubblici devastati, con degli alberi
-stroncati dai colpi, e delle scritte che dicono: «La tutela delle
-piante e dei fiori è affidata al pubblico».
-
-Dalla riva dell'Isonzo si vedono distintamente le posizioni che tendono
-alla vetta del San Michele. Il Carso, che da lontano sembra un gradino
-regolare ed eguale, appare allora tormentato e vario. È un'immensa
-scogliera, che si corrode, che si sfa qua e là, che raccoglie nelle sue
-cavità detriti e terriccio sui quali le vegetazioni si affollano, che
-ha boschi e prati formatisi sulle frane dei suoi fianchi appena coperti
-da lievi sedimenti coltivabili, ma che lascia emergere per tutto i
-rilievi della sua cinerea ossatura di pietra. Sulla sua cima il verde
-si raccoglie come l'acqua piovana negli interstizî di un acciottolato.
-Intere zone non sono che roccia. Se si scava sul prato, si trova la
-roccia al primo colpo di piccone.
-
-Avanzando in linea retta, si è fermati continuamente da macigni,
-da scalini inaccessibili, da protuberanze del massiccio calcareo, e
-bisogna girare, incanalarsi per le cunette, scendere nelle piccole
-cavità erbose, nelle doline, inoltrandosi per passaggi obbligati sui
-quali una difesa facilmente si concentra. L'ordine sparso degli assalti
-deve per forza finire in aggruppamenti, come un calmo ruscello spezzato
-dai sassi si gonfia e irrompe in rivoletti fra un ostacolo e l'altro.
-Gli avviamenti, gli sbocchi, sono fatalmente fissati dal terreno.
-Contro ognuno di essi il nemico ha preparato una barriera.
-
-Altrove, le trincee si allineano in due, tre, quattro ranghi. Qui sono
-spezzate e sono per tutto. Fanno fronte da ogni lato, si fiancheggiano,
-si spalleggiano, serpeggiano, formano angoli, formano intrecci.
-Non vi è una fronte da varcare, ve ne sono venti. Ogni dolina è un
-piccolo campo di battaglia. Per ogni trincea c'è un'azione, un piano,
-una tattica. Se si disegnassero sopra una carta topografica tutte
-le trincee espugnate sul Carso, si vedrebbe il foglio riempirsi di
-brevi tratteggi, con una confusione da scrittura misteriosa, come
-un'invasione di caratteri cuneiformi. E le trincee di difesa e di
-attacco non sono scavate; la terra manca per nascondervisi. Sono
-elevate.
-
-
-Non ci si affonda, ci si innalza. Non si zappa, si costruisce. Bisogna
-andare all'assalto portando sulle spalle sacchi pieni di terra. Appena
-ci si ferma, un uomo sorge. Con le munizioni si portano avanti sassi,
-sacchi, cemento, travi, e si lavora, si erige, i parapetti si formano
-che le blindature vanno poi coronando. Spesso il lavoro è impossibile.
-Il combattimento incalza, tutti debbono prendere il fucile, la trincea
-appena sbozzata è un minuscolo rilievo di pietrame, vi si arriva
-carponi, vi si sta rannicchiati dietro per giorni, per settimane,
-aggrampati a quella parvenza di difesa, ostinati, esasperati, decisi.
-
-Dopo ogni avanzata nostra, arrivano i contrattacchi. Due, tre volte
-il nemico tenta e ritenta la riconquista delle posizioni perdute. Non
-di rado è il contrattacco che ci porta avanti. Il nostro soldato ha
-l'istinto dell'offensiva, sente il momento utile allo slancio. Quando
-ha fermato il nemico, gli va addosso. L'occasione di trovarsi viso a
-viso con gli austriaci non è mai perduta. Un assalto austriaco finisce
-quasi sempre con un assalto nostro. Il bollettino ufficiale ha dato
-notizia di oltre trenta attacchi nemici sul Carso, e non erano che i
-principali. Molte grandi catture di prigionieri le abbiamo fatte quando
-eravamo assaliti.
-
-Sul Carso gli austriaci hanno prodigato tutti i sistemi di difesa,
-tutti i tranelli della guerra, tutti i tipi di opere di fortificazione
-campale antica e moderna; hanno adoperato cemento, acciaio, pietra,
-legno; in quantità che sarebbero bastate alla costruzione di intere
-città; hanno fatto dei muri di protezione lunghi otto o dieci
-chilometri sul fianco degli incamminamenti; hanno usufruito di grotte
-e di caverne, scavato cunicoli, piantato reticolati, sepolto mine. E
-siamo saliti.
-
-La base delle alture, il primo sorgere del declivio di fronte a
-Gradisca, è boscosa. Interrate fra le piante erano centinaia di mine.
-Le prime pattuglie in avanscoperta furono sorprese dalle esplosioni.
-Bastava urtare dei fili sottilissimi, invisibili come crini di cavallo,
-tesi fra l'erba, per provocare uno scoppio. Squadre di volontari
-partirono alla ricerca. Strisciavano lentamente, frugando con lo
-sguardo la terra, trovavano i fili, li seguivano delicatamente,
-scavavano il suolo adagio adagio, disarmavano gli inneschi, e
-tornavano portando le scatole esplosive. Tutto questo in mezzo allo
-scoppiettìo delle scaramucce, sotto alla protezione di vedette che si
-rannicchiavano a sparare dietro ai tronchi degli alberi vicini. Così si
-sgombrò la strada al primo passo.
-
-Più in alto la boscaglia s'interrompe, riprende, lascia larghe zone
-nude, e forma sulle alture larghe macchie fosche di vegetazione
-arborea. È la forma di queste macchie che ha suggerito ai soldati nomi
-strani per località che non avevano nome, e alle quali la guerra dava
-un'importanza storica. Bisognava distinguerle, e si chiamarono Bosco
-Cappuccio, Bosco Triangolare, Bosco a Lancia, Bosco a Ferro di Cavallo.
-Quando il bollettino nostro ha annunziato la conquista del Bosco
-Cappuccio e del Bosco a Ferro di Cavallo, il comunicato austriaco ha
-potuto smentire recisamente la conquista con un argomento perentorio,
-inconfutabile e unico: Cappuccio e Ferro di Cavallo, mai esistiti.
-
-E fra poco invece sarà il bosco scomparso e il nome che resterà.
-Perchè, come sul Mrzli, come sul Podgora, il cannone sfronda, scalza,
-schianta, incendia e abbatte. La spalla del monte appare nuda sotto
-ad un magro intreccio di ramosità intristite. La terra è sconvolta e
-rossastra, la roccia scheggiata ha biancori di neve, e i pochi alberi
-rimasti eretti, bruciacchiati dalle vampe, spezzati e stroncati, hanno
-l'apparenza scheletrica delle piante colpite dal fulmine.
-
-Il Bosco Cappuccio, che pareva appunto un cappuccio di verdura sopra un
-cocuzzolo verso San Martino, è tutto lacerato ai lembi, lungo i quali
-si distendeva un possente trinceramento austriaco. Avanti, il terreno
-è nudo. È un pendìo scosceso e scoperto. L'assalto che arrivò alla
-trincea si potè seguire da lontano. Si vedevano gli uomini inerpicarsi
-urlando, si vedeva lo sparpagliamento veemente e disordinato delle
-masse di attacco che salivano, miriadi di puntini grigi, si vedevano
-le seconde file rincalzare le prime file assottigliate, e l'azione
-pareva eterna. Al di qua del ponte di Sagrado, dietro ad un parapetto,
-tre strani piccoli ufficiali vestiti in uniforme _khaki_, guardavano
-immobili, con i pugni stretti, lanciando enfatiche esclamazioni
-gutturali.
-
-Erano gli _attachés_ giapponesi. Quando videro l'assalto sparire oltre
-la trincea nemica, ingolfarsi nel bosco, si voltarono indietro, verso
-degli ufficiali italiani che osservavano gravi e commossi, e agitarono
-le braccia con un gesto di entusiasmo e di stupore, gridando: «_C'est
-grand! C'est grand!_» Avevano rivisto la mitraglia umana di Porto
-Arturo.
-
-Questo avveniva il 25 di luglio. Avevamo messo quasi un mese a giungere
-lassù. Due giorni dopo aver preso Sagrado eravamo a Castello Nuovo,
-al bordo dell'altipiano sopra al paese. Doveva essere in antico uno
-dei castelli intorno ai quali, su quelle stesse pendici del Carso,
-tre secoli fa Venezia si batteva con gli Arciducali nella guerra
-«Gradiscana». Poi il castello è divenuto una villa, circondata da
-cipressi. Adesso la villa è crollata, la battaglia ha cancellato tutto.
-L'occupazione di Castello Nuovo faceva cuneo, puntava in avanti nel
-centro della fronte carsica. Gli austriaci sferravano attacchi su
-attacchi su quel vertice d'avanzata, che era per noi un premio al quale
-si appoggiava la progressione lenta e faticosa delle ali.
-
-
-Ogni notte era un assalto. Ve ne sono stati dodici contro quel punto,
-che appariva sempre avvolto di fumo. Le trincee austriache, coperte,
-blindate, protette, erano a cinquanta metri. Noi stavamo dietro a
-parapetti provvisorî, coronati di sacchi. Da una parte all'altra si
-parlavano, fucilando. Allora nacque, non si sa come, il soprannome
-di Cecchino dato ai tiratori scelti austriaci, i quali, muniti di
-fucili a cavalletto con alzo a cannocchiale, stavano eternamente alla
-posta. Anche noi avevamo i nostri Cecchini, sempre in mira, la guancia
-contro al calcio. I colpi erano commentati ad alta voce. Un giorno
-uno dei nostri sbagliò per due dita la testa di un austriaco che
-si era avanzato quatto quatto e si disponeva a sparare; l'austriaco
-ritraendosi agitò in aria il fucile facendo quella segnalazione che
-in tutti i bersagli del mondo significa «zero»! Si rise dalle due
-parti. Più spesso erano ingiurie. Una sera pioveva a dirotto, l'acqua
-scorreva dietro ai nostri parapetti, e dalla trincea austriaca, chiusa
-e asciutta, una voce di scherno gridò nel dialetto dalmata: «_I fevi i
-piediluvi, can de taliani?_» Rispose un coro d'invettive che deve aver
-dato al nemico l'impressione d'un grido di assalto, perchè aprì subito
-il fuoco. Ma questa è la vita di tutte le trincee.
-
-L'avanzata vera, sistematica, perseverante, vigorosa, cominciò ai primi
-di luglio. Il centro era piantato solidamente su Castello Nuovo, la
-destra saliva verso il Monte Sei Busi, la sinistra verso il Monte San
-Michele.
-
-L'offensiva si scatena allora su tutti i fronti, preme sul Podgora,
-minaccia i ponti di Gorizia, ma è al Carso che tende con volontà
-intensa. L'azione non vi ha sosta. Ogni notte dei reticolati saltano,
-ogni giorno delle trincee sono prese. Il nemico si rinforza, concentra
-nuove batterie di medi calibri nel vallone di Doberdò, contrattacca per
-tutto, cerca di profittare della vulnerabilità e della debolezza che
-hanno le posizioni appena prese, quando ancora non c'è stato tempo di
-farvi i lavori di consolidamento, e vi dirige assalti su assalti. Ma
-niente ci smuove, teniamo le trincee espugnate, progrediamo sempre.
-
-La lotta era accanita. Il nemico non rifuggiva dai mezzi più sleali,
-dalle false rese che nascondevano mitragliatrici appostate, dalle
-false bandiere della Croce Rossa issate su batterie o su comandi, era
-feroce quando non era in fuga. Non permetteva di raccogliere i feriti
-caduti fra le due fronti, e non raccoglieva i suoi. Una mattina uno
-dei nostri generali doveva far cominciare un bombardamento di calibri
-pesanti per aprire il varco nel reticolato di un trinceramento che ci
-era di fronte; ma proprio sotto a quel reticolato che stava per essere
-sconvolto da una bufera di esplosioni, giaceva un ferito nostro. Di
-tanto in tanto si vedeva un lieve gesto del suo braccio. Vicino a lui
-due cadaveri. Erano caduti durante un tentativo notturno.
-
-
-Il generale, che era in trincea per sorvegliare gli effetti del
-bombardamento, guardava la scena pensieroso. L'ora fissata per l'azione
-dell'artiglieria scoccava. Egli non dava ordini. Poi, chiamò un
-ufficiale e fece parlamentare col nemico.
-
-«Lasciateci raccogliere i nostri feriti e i nostri morti!» — gridò
-dalle nostre trincee una voce al megafono. Nessuna risposta. «Faremo
-uscire dei portatori nudi perchè vediate che non è un tranello!» —
-soggiunse la voce. Nessuna risposta. Le stesse frasi furono gridate
-in tedesco. Silenzio. La trincea nemica pareva deserta. Quattro
-portaferiti con le barelle vennero fatti inoltrare. Una scarica di
-fucilate li accolse appena usciti. Due di loro rimasero colpiti. L'ora
-era trascorsa. Le batterie pronte aspettavano il segnale telefonico per
-iniziare il tiro convenuto. Il generale si passò una mano sulla fronte,
-guardò l'orologio, si volse all'ufficiale d'ordinanza, gli trasmise un
-ordine. E il fuoco cominciò.
-
-Il varco fu aperto nei reticolati. Il segno che la batteria era
-spezzata venne dal nemico. Si vide un gruppo di austriaci balzare fuori
-della trincea e precipitarsi per un passaggio creato dalle nostre
-granate attraverso la siepe di acciaio. Venivano giù in fila, senza
-fucile, correndo, le mani in alto. Si arrendevano.
-
-Erano venticinque. Profittavano di una sosta fra il cannone e la
-baionetta. Ma il cannone non aveva finito. Riprendeva in quel momento
-il suo lavoro di demolizione. Una granata cadde in mezzo al gruppo.
-Dalla nostra trincea si scorse distintamente lo spettacolo atroce di
-corpi umani smembrati lanciati in aria nella eruzione di terra, e di
-fumo dello scoppio. Era come una di quelle esplosioni inverosimili
-che si vedono raffigurate nei giornali illustrati. Terrorizzati,
-insanguinati, lividi, i superstiti arrivarono alla posizione italiana.
-Non erano più che sedici. Il destino aveva fatto giustizia.
-
-Lo spettacolo di queste rese era comune. Una volta verso Castello
-Nuovo si vide venire avanti un mezzo battaglione austriaco, agitando
-fazzoletti, con le braccia levate: cinque o seicento uomini, una folla
-veloce sormontata da un turbinio chiaro di mani. Cessò il fuoco delle
-nostre trincee e si fece un silenzio di attesa. Ma quella massa non
-aveva percorso la metà della strada che la separava dai nostri, quando
-cominciò su di lei un fuoco di _shrapnells_ austriaci, serrato, esatto,
-rabbioso, che la seguiva passo passo. Cadevano giù a gruppi i fuggenti
-colpiti, costellavano la terra di corpi. Centoventi soltanto poterono
-giungere a consegnarsi. Certe volte si direbbe che i reticolati servano
-assai più a trattenere gli austriaci dal rendersi che a difender loro
-dai nostri assalti.
-
-
-Il cannoneggiamento furibondo, insistente e preciso che preparava gli
-attacchi delle nostre fanterie, sbalordiva e accasciava il nemico
-nelle sue trincee. L'assalto spesso lo trovava inerte, sperduto. I
-nostri primi reparti arrivavano, intimavano la resa, e continuavano
-l'attacco, andavano oltre, lasciando alle seconde linee la cura di
-raccogliere i prigionieri e di spingerli giù, verso le retrovie. Gli
-ufficiali austriaci, che non stanno con i loro uomini, perdevano ogni
-controllo di comando. Dietro ad ogni trincea nemica, lontano dieci o
-quindici passi, vi sono dei minuscoli ricoveri; delle buche blindate;
-nella trincea sono i soldati, nelle buche gli ufficiali. La truppa
-non può muoversi, presa come è fra i reticolati e le pistole dei suoi
-superiori. Sapiente disposizione.
-
-I primi tempi i nostri soldati, intenti alla trincea, non badavano alle
-tane dei comandi che erano alle spalle, e proseguendo incalzanti alla
-conquista delle linee successive erano spesso feriti da misteriosi
-colpi a bruciapelo. Poi impararono. Correvano dritti alle buche,
-e affacciando la punta della baionetta nell'apertura, ponevano
-all'abitatore rannicchiato nell'ombra questo semplice dilemma: «Fuori
-le mani, o spingo!» Venivano fuori le mani. Dopo le mani spuntavano
-le braccia, e dopo le braccia emergeva il resto di un elegante
-_oberleutenant_ al completo, pallido ma dignitosamente rassegnato.
-
-Una mattina un capitano austriaco, rimasto inosservato nel suo covo
-mentre l'assalto passava, tirò un colpo di pistola ad un sergente
-nostro che seguiva il suo plotone. Il sergente, illeso, si fermò e si
-guardò intorno. Una seconda palla lo sfiorò. Allora egli vide. Non fece
-fuoco, rivoltò il fucile, balzò addosso all'ufficiale, lo tramortì con
-un colpo di calcio, se lo caricò sulle spalle e lo portò giù, al posto
-di medicazione. Qui, alle prime cure il capitano austriaco rinvenne, e
-andò su tutte le furie. Smaniava, mostrava i pugni al sergente, che lo
-guardava sbalordito da dietro le spalle dei medici, rotava gli occhi
-e bestemmiava, in tedesco. Non era furioso per essere stato fatto
-prigioniero, o per avere perduto la posizione. La causa della sua ira
-era più grave: «È la prima volta — gridava — la prima volta nella mia
-vita che manco un uomo al secondo colpo!» Il sergente fece un passo
-avanti, salutò cerimoniosamente e gli disse: «La ringrazio tanto per la
-eccezione!» E se ne andò fischiettando.
-
-Storie di prigionieri, di rese, di catture, sono innumerevoli. In
-quei giorni operava sul Carso una famosa batteria da campagna che
-era conosciuta dalle truppe precisamente col nomignolo di «batteria
-dei prigionieri». Aveva la specialità di catturare gli austriaci a
-mezze compagnie per volta, da sola. Nelle nostre linee arrivavano
-all'improvviso bande di nemici che si arrendevano, adunati e condotti
-dal fuoco dei cannoni. Quando la batteria scorgeva dei nuclei nemici
-in ritirata, li fermava con barriere di esplosioni, li costringeva a
-cercare uno scampo nel ritorno, li accompagnava, li sospingeva con una
-minacciosa siepe di _shrapnells_, non permetteva loro che deviassero,
-lasciando così una sola via aperta alla loro marcia, quella della resa.
-
-Gli austriaci incalzati, incapaci di mantenere il terreno ad onta della
-tremenda preparazione difensiva, meditarono un gran colpo. Divisioni
-fresche arrivavano continuamente dalla Galizia a rinforzo. Fin dal
-10 di luglio grandi masse nemiche venivano adunate per una offensiva
-generale e risolutiva. In quell'epoca cominciò a notarsi appunto
-l'entrata in azione di numerose batterie pesanti. Per sloggiarci
-dall'altipiano carsico pensarono di sviluppare l'attacco principale
-contro la nostra ala sinistra.
-
-Appariva infatti in quel momento la più vulnerabile. Una volta forzata
-la sua estrema punta sull'Isonzo, un ripiegamento di tutta l'ala
-sinistra poteva essere provocato. Ripiegare sotto la pressione di
-un'offensiva possente significava, con molta probabilità, ripassare il
-fiume. Sarebbe stata la perdita dei ponti, l'annullamento dei risultati
-ottenuti con sforzi meravigliosi durante quasi due mesi di lotta
-tenace, il ritorno al principio in condizioni ben più difficili per
-una ripresa dell'offensiva. La nostra destra invece aveva Monfalcone
-come sentinella estrema, e un attacco contro di essa, anche fortunato,
-non avrebbe ottenuto un resultato definitivo quale quello di ridare il
-pieno controllo dell'Isonzo. Il piano austriaco era dunque perfetto,
-come sono perfetti tutti i piani prima che falliscano.
-
-Al mattino del 22 luglio il grande attacco austriaco si sferrò. Tutta
-la notte delle offensive minori avevano tastato la nostra fronte,
-forse per riconoscerla, forse anche per stancare le guarnigioni e
-trovarle più deboli e meno pronte all'urto che si preparava. Numerosi
-generali comandavano il movimento offensivo, fra i quali il principe
-di Schwarzenberg, il generale Boog, il generale Schreitter. L'azione
-cominciò con un bombardamento formidabile.
-
-Delle persone che osservavano le posizioni da lontano, le videro
-letteralmente coprirsi di fumo. Si ovattavano tutte di nubi di
-_shrapnells_. Il rombo intenso della cannonata non affievoliva un
-istante. Pareva impossibile che si potesse resistere in quell'inferno.
-Si aveva l'impressione angosciosa che fosse un fuoco di sterminio.
-Improvvisamente si svegliò un tuono più alto, più violento, più vicino:
-le nostre artiglierie entravano in azione. Per qualche tempo il fumo
-dei colpi avvolse gli stessi punti. Poi, ad un tratto, parve che gli
-_shrapnells_ austriaci battessero più in là, che i cannoni nemici
-raccorciassero il tiro; l'uragano si allontanava, si videro i nostri
-colpi spostarsi subitamente, andare lontano lontano. Si comprese che
-facevano un fuoco d'interdizione, che chiudevano la strada ad un nemico
-in fuga.
-
-L'attacco era stato dato con dense e profonde formazioni, a grandi
-masse. Erano arrivate impetuose quando la preparazione delle
-artiglierie nemiche poteva far credere di avere decimato ed estenuato
-la difesa. Ma una delle più belle qualità del nostro soldato è la
-resistenza morale al bombardamento. L'attacco si abbattè sulla prima
-linea in piena efficienza, duramente provata ma pronta alla lotta.
-La battaglia fu accanita. Le onde di assalto si formavano e si
-riformavano, ma l'artiglieria nostra aveva avuto una prontezza fulminea
-nell'intervenire in soccorso della fanteria. Il suo fuoco era di una
-precisione spaventosa; molti dei punti sui quali si concentrava il
-tiro erano in diretta visione delle batterie. Lunghi tratti del campo
-di battaglia si prospettavano in declivio avanti ai cannoni, che
-scrivevano i loro colpi come sopra una lavagna. Si poteva portare il
-fuoco a cinquanta, a quaranta metri dalla nostra linea, senza timore
-di toccarla. L'assalto non trovava un limite di liberazione, oltre il
-quale l'artiglieria è paralizzata.
-
-La fucileria aveva l'intensità continua di uno scroscio di cateratta, e
-lo strepito regolare delle mitragliatrici pareva il battito meccanico
-di un immenso opificio. Ad ogni sbalzo in avanti le file nemiche
-erano falciate. Si vedevano gli uomini fulminati nella corsa cadere
-roteando su loro stessi, e le braccia aperte. L'impeto dell'assalto era
-spezzato. L'attacco violento declinava in un'azione lenta. La spinta
-si faceva pressione. Intanto i nostri rincalzi erano in marcia, avevano
-passato i ponti, si ammassavano dietro al combattimento, portavano alla
-prima linea una nuova pienezza di vigore. E la controffensiva nostra si
-sferrò, vigorosa, improvvisa, travolgente. Allora la nostra artiglieria
-spostò il tiro, battè alle spalle del nemico, lo serrò fra le granate
-e le baionette, e fu la fuga disordinata degli austriaci, la resa di
-interi reparti, la rotta. La vittoria era nostra.
-
-Il terreno era pieno di cadaveri nemici. Di quando in quando dalle
-cavità, nelle doline che parevano deserte, si vedevano apparire
-piccole file caute di austriaci, curvi sotto al loro grosso zaino,
-plotoni di dispersi in cerca d'uno scampo, e la mitragliatrice intimava
-loro l'alto là. Il soldato che perde lo zaino è punito nell'esercito
-austriaco legandolo ad un palo, con i piedi ad un palmo dal suolo,
-le mani avvinte dietro il dorso, e per alcune ore è lasciato così a
-meditare sulla santità del corredo governativo. Questa venerabile
-costumanza ha prodotto una indivisibilità mirabile fra il soldato
-austriaco e il suo bagaglio. Nelle più critiche circostanze, zaino
-e soldato sanno rimanere insieme. L'uomo può perdere la testa, può
-perdere la battaglia, può perdere la vita, ma non il sacco. Si assiste
-talvolta ad atti di eroismo disperato per la riconquista di uno zaino,
-abbandonato in un momento di fretta imperiosa e imperiale. Dei feriti
-a morte, agonizzanti quasi, ai quali nella caduta è sfuggito dalle
-spalle il carico regolamentare, strisciano a riprenderlo, arrivano ad
-afferrare a fatica una cinghia, la tirano a loro con le ultime forze. E
-muoiono così nel pensiero di un ideale raggiunto.
-
-Il grande attacco austriaco naturalmente ci portò più avanti. Per
-ostacolare il nostro consolidamento sulle nuove posizioni, altri
-attacchi arrivarono il giorno dopo. La nostra ala destra fu alla sua
-volta investita. Ma il 25 luglio tutta la nostra fronte riprendeva
-l'offensiva, paziente, tenace e violenta. Mentre l'ala sinistra
-conquistava quel Bosco Cappuccio che non ha più alberi sui suoi bordi
-sconvolti, il centro si avvicinava a San Martino del Carso, e la
-destra espugnava una gran parte del Monte Sei Busi, verso Doberdò, le
-cui case bianche si affacciano spaurite al di sopra di un nereggiare
-di boscaglia. Il Monte Sei Busi era stato già preso, poi riperso,
-poi ripreso, poi riperso. Si concentravano sulla vetta troppi tiri
-di artiglierie, che non davano il tempo di consolidarsi. L'azione
-generale distolse da quella sommità una parte del fuoco che la batteva,
-permise agli assalitori di resistere, di lavorare, di organizzarsi
-e di reggere. Cominciavamo a dominare finalmente tutto un lato
-dell'altipiano, fino al Vallone, dietro a Doberdò, fino al laghetto.
-
-Il Bosco Cappuccio e la boscaglia della spalla di San Martino, erano
-pieni di trincee, di reticolati. Vi infuriarono combattimenti furibondi
-a colpi di granate alla mano e di baionetta. Furono spesso lotte a
-corpo a corpo, avvinghiamenti, sotto ad un roteare di calci di fucile
-che cadevano a mazza. Le bombe asfissianti del nemico allungavano fra
-gli alberi il loro fumo persistente, denso, verde, vischioso. Dalle
-nubi velenose i nostri emergevano terribili, coperti dalle maschere di
-guerra che mettono sul viso l'apparenza mostruosa di una enorme bocca
-inumana.
-
-Si combattè il giorno, si combattè la notte, si combattè il giorno
-appresso. La sinistra era salita sul San Michele. Contro di lei si
-volsero i cannoni di Gorizia. La montagna pareva in eruzione. I nostri
-non volevano lasciar presa. Erano decimati ma resistevano. Rimasero
-fino alla notte sulla vetta battuta da uragani di acciaio. Quando
-ripiegarono, si gettarono contro delle trincee laterali, andavano
-in cerca di combattimento. E arrivarono dalla vittoriosa ritirata
-sospingendo una massa di prigionieri. Oltre cinquemila prigionieri
-erano stati catturati in tre giorni, con duecento ufficiali austriaci.
-Alla destra ci piantavamo definitivamente sul Monte Sei Busi.
-
-Il 27 avanzò il centro. Il 28 il nemico contrattaccò con grandi
-forze. Aveva ricevuto altre truppe fresche. Comparve in prima linea un
-reggimento di Landschutzen. Non tornò più indietro. Un altro migliaio
-e mezzo di uomini validi cadde nelle nostre mani. Avanzammo verso San
-Martino. Il 29 gli austriaci tentavano di sloggiarci con l'incendio
-dal Bosco Cappuccio. Delle fiamme sorsero qua e là nei roveti; furono
-estinte.
-
-Continuammo ad avanzare. Tutto un primo sistema d'opere difensive
-era sfondato. Urtavamo sulla seconda linea, che fu attaccata dalle
-artiglierie. Il centro progrediva e mandava indietro centinaia e
-centinaia di prigionieri. Il 31 gli austriaci assalivano con vigore
-il Monte Sei Busi, dopo aver tentato di stornare la nostra attenzione
-con un'azione dimostrativa all'ala opposta. L'assalto fu fermato, e la
-controffensiva nostra si sferrò alla sua volta, magnifica, impetuosa,
-irresistibile, scompigliando, fugando, disperdendo le truppe più
-scelte, e quasi un intero reggimento dei famosi Kaiserjäger rimase sul
-campo.
-
-Il 2 agosto, altro attacco austriaco contro al Monte Sei Busi. Quella
-occupazione li molesta. Se il San Michele guarda in casa nostra il Sei
-Busi guarda in casa loro. Vede e sorveglia, scopre le vie di approccio,
-e colonne nemiche in movimento su strade, che erano state fino allora
-invulnerabili, sono raggiunte ora dai nostri colpi di cannone, fermate,
-disperse. L'attacco è respinto, e avanziamo. L'occupazione del Monte
-si allarga. Anche il nostro centro progredisce. La nostra artiglieria
-arriva a tormentare delle retrovie avversarie. Scopre Marcottini,
-domina tratti nuovi di comunicazioni verso Devetachi. Strane località
-ha il Carso, che portano nomi umani, veri cognomi che adesso ci fanno
-l'effetto di appartenere a personalità misteriose e ostili: Marcottini,
-Devetachi, Vizintini, Micoli, Ferleti, Bonetti, Boschini.... Perchè
-sono dalla parte austriaca tutti questi italiani?
-
-Il giorno dopo, nuova battaglia. Per frenare i progressi del centro,
-alla mattina del 4 agosto gli austriaci sferrano un attacco contro al
-Bosco Cappuccio. Si ripetono le fasi oramai consuete di resistenza e
-di controffensiva. Il nemico è fermato, assalito, inseguito. Una enorme
-trincea, che i soldati chiamavano il Trincerone, la quale chiudeva gli
-sbocchi orientali del bosco, è presa così, di impeto. L'assalto vi
-sale alle spalle dei fuggiaschi. Siamo agli accessi di San Martino.
-Attacchi, contrattacchi, sorprese, combattimenti nella nebbia, nella
-bufera, nelle tenebre di notti tempestose, nel chiarore di proiettori
-e di razzi, si susseguono ogni giorno da allora, ma non hanno più
-l'ampiezza di azioni generali. Sono imprese locali, battaglie d'una
-dolina, assedi di una trincea, furori circoscritti. Andiamo avanti
-sistematicamente, scalzando, incalzando, senza annunziare sempre i
-vantaggi ottenuti, portando colpi di sorpresa, senza fermarci mai.
-La lotta non ha soste, si restringe ma non langue, si sposta ma non
-riposa.
-
-Mentre dalle finestre sbrecciate di un vecchio edificio di Gradisca,
-sul quale le pallottole grandinando formano come una tarlatura,
-osservavo le posizioni, il fuoco che languiva ha ripreso, tutta la
-vetta scrosciava di fucilate, e ricominciava sulla città deserta
-una pioggia rada e scoppiettante di piombo. Raffiche di cannonate
-passavano. Un combattimento breve divampava verso il San Michele.
-
-La falda del San Michele era coperta da un folto bosco a semicerchio:
-il Bosco a Ferro di Cavallo nella denominazione della truppa. Non
-potrei descriverlo perchè il bosco non c'è quasi più. Lo vedono
-soltanto i soldati, e lo indicano, perchè conservano nella loro memoria
-profondi, netti e vivi gli aspetti dei luoghi nella prima apparenza, e
-perchè le trasformazioni del paesaggio sono avvenute lentamente. Ma chi
-arriva nuovo e ignaro, al posto del Bosco di Ferro di Cavallo vede, un
-due o tremila metri lontano, un terreno scosceso rotto e frastagliato,
-con dei sassi, e qua e là una lanugine gialla di rovi secchi e di
-cespugli bruciacchiati. Più in alto, la vetta nuda del San Michele,
-osservatorio del nemico, che ci scruta. Il bosco è così scomparso, e
-vi si scorgono tutte le nostre trincee, che si tendono ad arco verso la
-cima del monte, vicina, quasi raggiunta.
-
-Dopo le battaglie di luglio il nemico aveva insinuato fra i roveti
-dei piccoli posti, che alla notte lavoravano. Erano sorte così
-delle trincee, che gli austriaci a poco a poco ampliavano; i piccoli
-posti erano diventati avanguardie, e le avanguardie si disponevano a
-trasformarsi in prima linea. Pochi giorni or sono, il 18 settembre,
-assalimmo il Ferro di Cavallo. Le prime trincee furono occupate
-di sorpresa; le altre furono espugnate a viva forza. Il nostro
-bombardamento accecava il San Michele. Dei contrattacchi scesero, ma
-i nostri hanno acquistato una tale destrezza nell'erigere i ripari,
-che in pochi minuti una prima rudimentale opera di difesa è pronta.
-Se l'austriaco ha una passione per lo zaino, il nostro soldato è
-inseparabile dal suo sacco pieno di terra. Sale all'assalto col suo
-fardello, e non lo lascia che per scaraventarlo sopra un parapetto
-di fortuna e sdraiarvisi dietro. È avvenuto anche che lo abbia
-scaraventato sulla testa dei nemici.
-
-Le trincee formano un saliente che spinge arditamente all'attacco
-del monte una testa arrotondata, la quale simula quasi quel ferro
-di cavallo che il bosco non forma più. Si seguiva tutta la vita del
-trinceramento, l'andare e il venire lento e indifferente dei soldati
-dietro ai muri di riparo, l'affaccendarsi di lavoratori in opere di
-rafforzo, e presso alle feritoie una immobilità statuaria di vedette
-e di tiratori. Per un incamminamento salivano, calmi, a passo da
-montagna, i portatori del rancio, con le loro pentole fumiganti.
-
-In molti settori della guerra ho avuto una impressione di solitudini
-truci immerse in paurosi silenzi sovrumani. Ma di fronte al Carso no.
-Di fronte al Carso, in qualunque punto, si sente la massa che vive e la
-guerra che palpita. Una ostilità martellante pulsa come una febbre. Si
-direbbe che la nostra fronte toccando il mare attinga dall'Adriatico
-vigori e impeti maggiori per avventarsi contro le alture feroci.
-La battaglia non ha più date, è la battaglia del Carso, una lotta
-gigantesca sugli spalti della immane fortezza che la sopraffazione ha
-dato al nemico, e dalla quale a passo a passo è scacciato. Il rombo di
-questa bufera è udito talvolta nelle città tranquille e lontane della
-pianura veneta.
-
-Nel buio profondo della notte di Udine a lumi spenti, pieno di uno
-scalpiccio di gente che passa e non si vede, di un sussurrìo di voci
-che pare vengano dai muri, in quelle tenebre strane nelle quali mormora
-una vita quieta, invisibile, cieca, fra quei portici che la risonanza
-sola rivela, per quelle strade opache e nere in fondo alle quali, come
-un punto di bragia, scintilla una lampadina rossa che tinge un angolo
-con un riflesso da laboratorio fotografico, per l'aria umida e fredda
-arriva spesso un rimbombare remoto, un brontolìo di tuono. Nessuno
-ci bada, il sussurrìo continua, la voce di un ragazzo si allontana
-cantando. Si ha l'abitudine. È la battaglia del Carso che rugge. È un
-passo avanti che si fa....
-
-
-
-
-INDICE.
-
-
- _Prefazione_ Pag. V
- Al fronte 1
- «Morale altissimo» 11
- Verso l'Isonzo 23
- Ai piedi del Carso 38
- Davanti a Gorizia 52
- Aspetti della lotta sull'Isonzo 67
- In un ospedale 81
- Tra lo Stelvio e il Tonale 90
- Dai ghiacciai dell'Adamello agli uliveti del Garda 106
- Tra le balze dell'Adige 123
- Una maestosa battaglia di fortezze 139
- Fra i torrioni delle Dolomiti 154
- Sulle vette dell'Alto Agordino 174
- Nella conca d'Ampezzo e intorno al lago di Misurina 189
- Nella valle di Sexten 209
- La lotta dei colossi 222
- Dove il combattimento non ha soste. Il passo di
- Montecroce 249
- Monte Nero 286
- La conquista della conca di Plezzo 306
- Nell'alta valle dell'Isonzo. Le fasi della guerra
- intorno a Tolmino 326
- L'eroica conquista di Plava 340
- Guerra d'assedio intorno a Gorizia. Un atto di
- sublime sacrificio 361
- Sull'Isonzo e sul Carso. Una mirabile impresa
- guerresca 381
- Sulle pendici del Carso 401
-
-
-
-
-
-Nota del Trascrittore
-
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
-senza annotazione minimi errori tipografici.
-
-
-
-
-
-End of the Project Gutenberg EBook of Al fronte, by Luigi Barzini
-
-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK AL FRONTE ***
-
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- Al fronte (maggio-ottobre 1915), di Luigi Barzini
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-<pre>
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-The Project Gutenberg EBook of Al fronte, by Luigi Barzini
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-This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with
-almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or
-re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included
-with this eBook or online at www.gutenberg.org/license
-
-
-Title: Al fronte
- (maggio-ottobre 1915)
-
-Author: Luigi Barzini
-
-Release Date: November 9, 2019 [EBook #60657]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK AL FRONTE ***
-
-
-
-
-Produced by Barbara Magni and the Online Distributed
-Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was
-produced from images made available by The Internet Archive)
-
-
-
-
-
-
-</pre>
-
-
-<div class="booktitle">
-<h1>
-AL FRONTE.
-</h1>
-</div>
-
-<hr class="silver" />
-
-<div class="titlepage">
-<p class="x-large">
-LUIGI BARZINI
-</p>
-
-<p class="pad2 main-t">
-AL FRONTE
-</p>
-
-<p class="pad1">
-<i>(maggio-ottobre 1915)</i>
-</p>
-
-<p class="pad6">
-MILANO<br />
-<span class="smcap">Fratelli Treves, Editori</span><br />
-<span class="small">1915</span><br />
-—<br />
-<span class="small"><b>Terzo migliaio.</b></span>
-</p>
-</div>
-
-<div class="verso">
-<hr class="mid" />
-<p>
-PROPRIETÀ LETTERARIA.
-</p>
-
-<p>
-<i>I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati per
-tutti i paesi, compresi la Svezia, la Norvegia e l'Olanda.</i>
-</p>
-
-<p>
-Copyright by Fratelli Treves, 1915.
-</p>
-
-<p>
-Si riterrà contraffatto qualunque esemplare di quest'opera che
-non porti il timbro a secco della Società Italiana degli Autori.
-</p>
-
-<p>
-Milano — Tip. Treves.
-</p>
-<hr class="mid" />
-</div>
-
-<div class="somm">
-<hr />
-<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p>
-<hr />
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_v">[v]</span>
-</p>
-
-<h2 class="title" id="prefazione">PREFAZIONE.</h2>
-</div>
-
-<p>
-Questo libro, che rispecchia gli aspetti della
-nostra guerra nei primi quattro mesi del suo
-svolgimento, dagli ultimi giorni di maggio agli
-ultimi giorni di settembre, è il frutto di varî
-periodi di residenza al fronte. Ma è stato partecipando
-al viaggio dei corrispondenti dei giornali
-nelle zone di operazione, viaggio durato
-quasi cinque settimane, che l'autore ha potuto
-raccogliere la materia essenziale del volume.
-</p>
-
-<p>
-La pagina con la quale egli concludeva sul
-<i>Corriere della Sera</i> i resoconti di quella lunga
-gita e riassumeva il senso delle cose vedute,
-viene ad essere anche una specie di commento
-del libro stesso, ne compendia il significato e
-ne delinea il carattere. Essa ci appare come la
-prefazione più naturale del lavoro, e la riproduciamo
-qui. Mettiamo all'inizio quello che fu
-scritto alla fine. Del resto la prefazione è sempre
-l'ultima cosa che si scrive di un libro.
-Essa è un epilogo che si finge programma.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_vi">[vi]</span>
-</p>
-
-<p>
-Nella loro visita al fronte i rappresentanti
-della stampa hanno cercato di portare all'anima
-aspettante della Nazione una conoscenza
-diretta e sentita, per quanto manchevole e sommaria,
-della lotta eroica che si snoda per vette
-e per valli su quasi seicento chilometri, dai
-ghiacciai del Cevedale e dell'Adamello al Golfo
-di Trieste.
-</p>
-
-<p>
-Tutto quello che giornalisti di ogni regione
-e di ogni opinione hanno scritto dai campi di
-battaglia, non può non avere dato al paese argomenti
-infiniti di fierezza, di orgoglio, di conforto.
-Le cronache frettolose e disordinate dei
-corrispondenti di guerra, sospinti dall'incalzare
-del tempo, sono risultate come una documentazione
-vissuta, umana, spesso palpitante e commossa,
-dell'entusiasmo guerriero e lieto delle
-truppe e del loro valore indomabile che la
-sapienza e la volontà del comando conduce.
-</p>
-
-<p>
-Abbiamo visto come si combatte sull'eterno
-gelo delle più alte montagne, come si issano
-cannoni fino all'inaccessibile, come si creano
-per tutto nuove strade tagliate spesso nella viva
-roccia fino ai nevai, come si distruggono fortezze
-nemiche, come si lanciano ponti sotto
-al bombardamento, come si assaltano e si
-<span class="pagenum" id="Page_vii">[vii]</span>
-conquistano le posizioni più formidabili, come si
-respingono e si sfanno gli attacchi del nemico,
-abbiamo ammirato la cooperazione perfetta di
-tutte le armi, lo spirito di sacrificio di tutti i
-corpi, la concatenazione serrata delle azioni,
-la prontezza delle manovre, la vastità e la esattezza
-dei servizi. Se da tutte queste visioni della
-guerra, che la stampa ha diffuso, la Nazione
-ha tratto una conoscenza più profonda della
-sua forza, la Nazione deve sentirsi più forte,
-deve cioè contemplare l'avvenire con rinnovata
-e ferma fiducia.
-</p>
-
-<p>
-I racconti dei giornalisti al campo hanno
-finito per costituire una specie di riassunto della
-guerra. Quello che i corrispondenti vedevano
-era così legato a quello che era successo,
-il passato della guerra mostrava tracce così profonde,
-parlava così forte nel tumulto del presente,
-che la cronaca diventava un po' storia,
-una storia delle operazioni rintracciata sui luoghi,
-illustrata dai racconti di combattenti stessi,
-commentata dall'azione in corso, fusa, dalla continuità
-della lotta agli avvenimenti attuali e
-vissuti. Ebbene, una cosa è apparsa subito evidente
-da queste narrazioni: ed è la esattezza dei
-comunicati ufficiali. Le azioni appurate dalla
-indagine giornalistica si identificavano una per
-<span class="pagenum" id="Page_viii">[viii]</span>
-una alle azioni enunciate nei bollettini. Il lavoro
-dei corrispondenti ha finito per essere un ampio
-commentario della parola laconica e calma
-del notiziario dello stato maggiore.
-</p>
-
-<p>
-Questa constatazione può sembrare superflua,
-se non presuntuosa. Il Paese conosce quali uomini
-reggono il destino delle sue armi, e in
-tale conoscenza riposa. Per noi, grazie a Dio,
-le virtù militari non possono apparire disgiunte
-da virtù civili; siamo fatti all'antica, e la fede
-nostra in un condottiero è fede nella sua parola;
-la lealtà è nell'anima guerriera quello che la
-dirittura del taglio è nella spada. Sentiamo la
-verità intera nella calma, laconica, semplice e
-chiara dicitura dei bollettini. Anche per portare
-una nuova testimonianza, raccolta dai corrispondenti
-di tutti i giornali d'Italia, sarebbe
-quasi insolente insistere sulla fredda e precisa
-sincerità dei comunicati che portano la
-firma di Cadorna.
-</p>
-
-<p>
-Abbiamo voluto accennarvi solo perchè, tornando
-dalla fronte, dove tutto è fede e tutto è
-forza, strane voci si odono sussurrare nell'ombra,
-lontano da ogni fervore di lotta, lontano
-dai luoghi dove si vede e dove si crede, da
-gente che alla Patria non dà che la sua maldicenza.
-Arrivando di là si sente con indignante
-<span class="pagenum" id="Page_ix">[ix]</span>
-violenza la stupidità velenosa della calunnia,
-spesso incosciente, che cerca di annebbiare
-splendori dei quali, chi ha vissuto al campo,
-ha ancora pieni gli occhi e l'anima. Vi sono
-persone, assai poche per fortuna, che sembrano
-seriamente preoccupate dall'annunzio che tutto
-va bene, e provano la necessità di dubitare e
-di comunicare intorno i loro dubbi. Bisognerebbe
-affidare costoro alla giustizia dei soldati.
-</p>
-
-<p>
-Bisognerebbe portare i colpevoli su quelle
-stesse posizioni che erano oggetto della malevola
-diceria, e dire alle truppe: «Mentre voi
-vi battevate e vincevate, queste persone, per
-le quali anche versavate il vostro sangue, cercavano
-di derubarvi della riconoscenza e dell'ammirazione
-della Patria, cercavano di indebolire
-la fiducia e l'amore del Paese per voi,
-tentavano di isolarvi alle spalle, vi insultavano,
-vi defraudavano del premio più ambito, facevano
-a voi un male più grande di quello che
-il nemico possa mai farvi: ora sono nelle vostre
-mani, giudicatele e punitele!»
-</p>
-
-<p>
-Da quello che i corrispondenti al campo hanno
-visto, saputo e narrato, è possibile trarre
-qualche conclusione, estrarre come un bilancio
-sommario delle operazioni nei primi quattro
-mesi di guerra. Il nostro esercito è stato fra
-<span class="pagenum" id="Page_x">[x]</span>
-i più attivi nel conflitto delle nazioni, ed ha
-raggiunto alcuni risultati positivi che le condizioni
-difficili del terreno e la studiata e intensa
-preparazione del nemico rendono mirabili.
-</p>
-
-<p>
-Di tutte le fronti della guerra europea, la
-nostra è senza paragone la più aspra. Dei giornalisti
-francesi e inglesi che conoscevano i campi
-di battaglia di Francia, di Russia e dei Dardanelli,
-il corrispondente del <i>Bund</i> di Berna,
-ufficiale nell'esercito svizzero e perciò competente
-della guerra di montagna, gli <i>attachés</i> militari
-degli eserciti alleati, hanno tutti, senza riserve,
-espresso il loro profondo stupore e la
-loro ammirazione avanti allo spettacolo inaudito
-delle difficoltà che il nostro esercito ha superato
-e supera. Eravamo all'inizio dominati e minacciati
-da ogni parte dalle posizioni avversarie.
-La nostra avanzata è stata ovunque un'ascesa,
-una scalata, un assalto a giogaie, a pendici, a
-declivî, a vette, e le forme più moderne della
-guerra, abilmente applicate dal nemico, hanno
-sovrapposto alle asperità prodigiose della terra
-barriere formidabili di fortificazioni continue.
-</p>
-
-<p>
-La tattica nuova, i mezzi che l'industria attuale
-fornisce alla guerra, la possibilità di nascondere
-le fanterie nel cemento e nell'acciaio
-e di proteggerle con reticolati senza fine, con
-<span class="pagenum" id="Page_xi">[xi]</span>
-mine senza numero, con cordoni fulminanti, ha
-moltiplicato le forze di resistenza delle difese.
-L'esempio più luminoso delle possibilità di una
-difesa si è avuto nei primi mesi della guerra
-europea, quando l'ala destra dell'esercito tedesco,
-fresca ancora, forte di ventiquattro o
-venticinque corpi di armata, presa Anversa si
-gettò sulle facili pianure fiamminghe, coperte da
-un'immensa rete di strade, cercando un varco
-verso Calais, e non passò. Aveva contro di sè
-forze inferiori e assai meno armate, ma chiuse
-in un cordone di trincee. La trincea fermò definitivamente
-l'offensiva germanica.
-</p>
-
-<p>
-Anche noi abbiamo urtato nella lotta di trincea,
-ma su ben altro terreno, e non ci siamo
-fermati che dove intendevamo fermarci. Trincee
-nella neve, trincee nelle rocce, trincee sulle
-spalle dei monti, trincee sul bordo dei fiumi,
-trincee sui campi, trincee nei boschi, e abbiamo
-assalito, conquistato, avanzando sempre. Nella
-fronte dell'Isonzo, verso Plezzo e sulle pendici
-del Monte Nero, verso Tolmino e sulle alture
-di Plava, verso Gorizia e sull'altipiano Carsico,
-la nostra offensiva ha progredito espugnando
-opere ad ogni passo, ha progredito lentamente
-ma sistematicamente, tenace, infaticabile, ardente.
-Il nostro esercito dà prova di una energia
-<span class="pagenum" id="Page_xii">[xii]</span>
-costante, magnifica, che ha finito per trovare
-un riconoscimento negli stessi paesi nemici. È
-già una grande e indistruttibile vittoria.
-</p>
-
-<p>
-Sono finite le ingiurie degli avversarî contro
-il soldato italiano; i nostri assalti hanno spazzato
-anche il disdegno e il disprezzo che il nemico
-sentiva o mostrava di sentire verso di
-noi. Si è dissipata quella avvilente atmosfera
-di sfiducia e di disistima che ci soffocava, che
-veniva un po' anche dai paesi amici, dove non
-ci si immaginava così soldati, e che ci svalutava.
-All'inizio della guerra la folla in Francia
-credeva che quattro corpi di armata francesi
-fossero venuti a combattere in Italia, e
-approvava. Eravamo il popolo che ha bisogno
-di aiuto. L'eroismo italiano cominciò ad
-essere ammesso dai bollettini austriaci come
-una prova di ebbrezza alcoolica; dovevamo essere
-ubbriachi per batterci così. Poi i bollettini
-hanno cambiato tono. Ora ammettono il valore
-della nostra truppa. I corrispondenti della
-stampa tedesca con l'esercito austriaco hanno
-dimenticato i «suonatori di mandolino» e parlano
-gravemente dell'ardimento dei nostri, discutendo
-su di noi con il rispetto che si ha per
-i forti. L'esercito ha dato alla nostra Patria in
-mezzo alle nazioni in lotta una autorità e una
-<span class="pagenum" id="Page_xiii">[xiii]</span>
-grandezza che non aveva mai avuto in mezzo
-alle nazioni in pace. L'Italia ha conquistato
-una posizione morale inespugnabile.
-</p>
-
-<p>
-Certo i progressi della nostra offensiva possono
-sembrare lenti a chi non li considera in
-loro stessi e guarda sulla carta la distanza tra
-il fronte attuale e gli obbiettivi finali della
-guerra. Ma un grande, prezioso obbiettivo la
-guerra ha già raggiunto: quello di aver chiuso
-la porta di casa nostra, della quale il nemico
-teneva disserrati i battenti spingendo un piede
-sulla soglia. Non soltanto noi combattiamo oltre
-le vecchie frontiere, non soltanto risparmiamo
-al suolo nazionale gli orrori e i pesi della
-lotta, ma siamo arrivati ad insediarci quasi
-per tutto su posizioni dalle quali possiamo contemplare
-con tranquillità la prospettiva di una
-potente offensiva nemica. Non si passa più
-facilmente. Un terribile incubo è finito.
-</p>
-
-<p>
-Il Paese non sa fino a quale punto l'invasione
-austriaca fosse preparata. Percorrendo la fronte,
-attraverso le terre conquistate, si ha per
-tutto lo spettacolo degli apprestamenti austriaci
-contro di noi, e si prova qualche cosa che
-somiglia a quelle paure postume che assalgono
-chi si accorge di essere scampato da un pericolo
-mortale. Già la vecchia frontiera per sè
-<span class="pagenum" id="Page_xiv">[xiv]</span>
-stessa dava al nemico gli sbocchi d'Italia, formava
-un saliente ad ogni valle, scendeva quasi
-alle nostre pianure, minacciava le nostre comunicazioni
-più vitali. Questi vantaggi naturali
-non bastavano all'Austria, che voleva agire con
-la massima rapidità e la massima sicurezza,
-senza pericoli di controffensive.
-</p>
-
-<p>
-Ogni nazione ha il diritto di garantire la
-difesa dei suoi confini, ma i lavori immensi
-che l'Austria aveva compiuto e stava compiendo,
-ai quali nulla o ben poco si contrapponeva,
-costituiscono i preparativi meticolosi di una aggressione
-destinata a schiacciarci. Non vi era
-nemmeno una preoccupazione per la insolente
-evidenza degli scopi di tanta attività militare,
-l'aggressione era discussa apertamente in Austria,
-era patrocinata da Conrad e dall'Arciduca
-Ereditario, era confessata, e si apprestava secondo
-un inesorabile programma. La preparazione
-era per sè stessa una intimidazione. Noi
-non potevamo parlarne in Parlamento e sui
-giornali senza passare per provocatori. Ci sentivamo
-già vinti un poco dalla sola minaccia.
-Sembravamo occupati a rassicurare continuamente
-il sopraffattore come la pecora rassicurava
-il lupo. Deprimendo l'esercito, non proporzionando
-le spese militari, chiudendo le orecchie al
-<span class="pagenum" id="Page_xv">[xv]</span>
-grido della italianità assassinata oltre la frontiera,
-rassegnandoci, acquiescendo, dimostravamo
-la nostra volontà di pace. E il nemico lavorava.
-</p>
-
-<p>
-Erigeva fortezze su fortezze, sbarrava ogni
-valico, costruiva reti sterminate di strade militari
-per unire le valli, per raggiungere delle
-vette dove appostamenti di artiglieria pesanti,
-già preparati, dominavano tutti i nostri vecchi
-forti. Ad ogni nodo di viabilità, caserme nuove,
-ospedali, depositi di munizioni, di viveri, di
-carri, di slitte, panifici elettrici capaci di nutrire
-intere divisioni. Si era pensato persino all'acqua
-sulle strade della montagna, dove ogni due
-o tre chilometri mormora una fonte per la
-beverata. Vasti campi trincerati erano pronti.
-Nelle più selvagge vallate potrebbero ora vivere,
-spostarsi e agire masse di armati. Persino
-sulle più alte cime, sulle rocce nude, sulle
-distese candide dei ghiacciai, capanne, ricoveri,
-rifugi alpini, alberghi, costruiti apparentemente
-per un improvviso furore sportivo, si sono rivelati
-ora per posti di vedetta, basi di avanguardie,
-caserme, tutto un sistema di edificî eretti in
-posizioni strategiche, destinati a mantenere in
-ogni stagione il dominio dell'alta montagna.
-</p>
-
-<p>
-La Nazione ignorava la realtà nelle sue vere
-proporzioni, quella realtà che angosciava le
-<span class="pagenum" id="Page_xvi">[xvi]</span>
-autorità militari, l'allarme delle quali non trovava
-che una mediocre e saltuaria attenzione nell'ambiente
-politico. I piani della difesa si fondavano
-sull'abbandono di vaste zone. La frontiera
-era indifendibile nella sua integrità. Era
-fatalmente ammesso che l'invasione entrasse.
-Ora la catena delle nostre posizioni ha anche
-un grande valore di difesa. La guerra ci ha
-dato una tranquillità nuova.
-</p>
-
-<p>
-Le zone più vulnerabili erano la sponda meridionale
-del Garda e la pianura di Vicenza.
-Fra l'Idro e il Garda la frontiera si spingeva per
-la valle Toscolana ad una sola giornata di marcia
-da una delle nostre massime arterie di comunicazione,
-la ferrovia Milano-Venezia. La
-possibilità di un colpo di mano austriaco contro
-il grande viadotto di Desenzano è stata considerata
-e discussa durante la pace dallo stato
-maggiore italiano. Si sono fatte persino delle
-esperienze; reparti alpini hanno percorso di
-notte, a marcia forzata, la distanza che separa
-la frontiera dal viadotto. Un colpo di mano
-sarebbe forse stato di difficile esecuzione, ma
-la debolezza delle nostre posizioni contro all'impeto
-insistente di una offensiva appariva in
-una terribile evidenza. Adesso una offensiva
-troverebbe una solida barriera sulla valle del
-<span class="pagenum" id="Page_xvii">[xvii]</span>
-Ledro e sulla valle Daona; lo sbocco della
-Giudicaria è chiuso.
-</p>
-
-<p>
-Arsiero era anche ad un giorno di marcia
-dalla frontiera, e Arsiero è la soglia della piana
-vicentina. L'Austria aveva preparato accuratamente
-il forzamento rapido di tutti i passi, dal
-Friuli al Trentino, minacciava una irruzione
-irrefrenabile sullo Judrio, sul Fella, sul Tagliamento,
-sul Piave, sul Brenta, sull'Adige, ma è
-sopra tutto per le valli che fiancheggiano l'altipiano
-dei Sette Comuni che il pericolo dell'invasione
-austriaca si affacciava più impellente,
-perchè più vicino alla mèta. La frontiera
-metteva l'offensiva austriaca in posizioni che,
-con dei confini meno iniqui, essa non avrebbe
-potuto raggiungere se non dopo lunghe lotte accanite,
-fortunate e definitive. Cioè, la frontiera,
-qui più che altrove, equivaleva per l'Austria ad
-una guerra già quasi vinta. Parlando della Vallarsa
-e della Valsugana le corrispondenze dalla
-fronte hanno descritto che cosa l'Austria aveva
-saputo accumulare di opere militari lì intorno;
-erano nuclei di forti moderni, centinaia di chilometri
-di nuove strade, ampie basi di operazione.
-La famosa questione sul possesso della Cima Dodici
-era legata a questo sistema di sfondamento.
-</p>
-
-<p>
-La lunga lotta di grosse artiglierie sull'altipiano
-<span class="pagenum" id="Page_xviii">[xviii]</span>
-di Asiago, di cui così spesso parlarono
-i bollettini ufficiali, la distruzione dei forti di
-Luserna, di Busa Verle, di Spitz Verle, la presa
-del monte Pasubio, dominante la Vallarsa e la
-Val Pòsina, la presa del Civaron, dell'Armentera,
-del Salubio, in Valsugana, e l'azione attuale
-sugli altipiani di Lavarone e di Folgaria,
-sono tutte fasi della nostra opera ardita e incessante
-di consolidamento, di arginatura, di
-chiusura. Le posizioni che ci minacciavano sono
-nelle nostre mani, con le loro strade militari,
-le loro basi, i loro appostamenti. Siamo noi
-che battiamo al di là e portiamo la minaccia
-su Rovereto e verso Trento.
-</p>
-
-<p>
-Anche la questione di uno sfondamento delle
-nostre difese verso Arsiero era di quelle che
-durante la pace angosciavano lo stato maggiore
-italiano. Delle manovre parziali erano state più
-volte eseguite per studiare la possibilità di
-impadronirsi rapidamente del Pasubio, il cui
-possesso avrebbe solo potuto consolidare la difesa
-sopra un importante settore. I resultati
-delle manovre erano scoraggianti. Quella alta
-montagna, il cui declivio era italiano e la cui
-vetta era austriaca, appariva inespugnabile. Ed
-è stata conquistata, e su di lei è imperniata
-la nostra fortunata azione iniziale.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_xix">[xix]</span>
-</p>
-
-<p>
-L'Austria non ha fatto in tempo a difendere
-efficacemente il Pasubio, come non ha fatto
-in tempo a difendere l'Altissimo, e il Corada, e
-il Quarino, e il Medea, e tanti altri monti
-e passi e selle e varchi, sui quali si è insediata
-fulmineamente la nostra fronte, solidificandosi.
-Non è stata sorpresa dalla guerra
-l'Austria, oh no!, ma è stata sorpresa dalla
-rapidità del movimento.
-</p>
-
-<p>
-Non si aspettava il balzo immediato in avanti,
-che ha portato subito la guerra sulle sue
-seconde linee. Ha sbagliato i calcoli del tempo,
-ha commesso un errore di quindici giorni — errore
-che poi le inondazioni e le piene immobilizzandoci
-hanno in parte corretto. L'Austria
-si basava sui dati da lei conosciuti della
-nostra organizzazione militare, per concludere
-che la nostra mobilizzazione e la concentrazione
-del nostro esercito necessitavano un mese di
-tempo. Questa almeno era l'opinione più volte
-espressa dallo stato maggiore austriaco. Sapendo
-che la mobilizzazione era già in corso col
-sistema delle chiamate personali, l'Austria credè
-di essere nel giusto riducendo il tempo della
-metà. Alla dichiarazione di guerra suppose che
-le operazioni attive sarebbero cominciate verso
-il sette di giugno. A dire il vero, il calcolo
-<span class="pagenum" id="Page_xx">[xx]</span>
-non era del tutto errato; senonchè noi ci muovemmo
-audacemente in piena mobilizzazione,
-concentrando e completando i corpi in azione,
-organizzando i servizi nella mutabilità di spostamenti
-impreveduti.
-</p>
-
-<p>
-Così fu possibile strappare alla sorte vantaggi
-immediati che una lotta eroica, ardente,
-aspra e ostinata è andata poi ampliando e
-rassodando, in un progresso lento ma costante,
-contro gli ostacoli più formidabili che siano
-stati mai superati in una guerra. E per la
-forza delle armi l'Italia ha liberato le sue soglie
-invase e puntellato le sue opere minacciate. Si
-respira.
-</p>
-
-<p>
-Ma un esame dei risultati delle operazioni
-italiane sarebbe incompleto se non si considerasse
-l'importanza che la nostra guerra ha avuto
-ed ha nel conflitto internazionale, la somma
-che essa rappresenta nell'attivo dell'Intesa. Non
-si misura l'entità del contributo dato per il
-trionfo finale della nostra causa comune, la
-causa della Libertà dei popoli, dalle distanze
-percorse ma dagli effetti e dalla intensità dello
-sforzo. Se così non fosse, si dovrebbe concludere
-che la Francia non ha fatto nulla, poichè
-il suo fronte è rimasto quasi immobile sul
-territorio francese, e che la Russia perdendo
-<span class="pagenum" id="Page_xxi">[xxi]</span>
-terreno è diventata una passività nella lotta.
-Anche l'immobilità assoluta potrebbe avere un
-valore per conseguenze lontane, su altri fronti.
-</p>
-
-<p>
-Quando ai primi di settembre la controffensiva
-russa ha strappato settantamila prigionieri
-agli eserciti nemici e fermato momentaneamente
-i loro progressi, il ministro della guerra
-russo, stringendo la mano dell'<i>attaché</i> militare
-italiano che si congratulava con lui, gli
-avrebbe detto effusamente: «Grazie, grazie, il
-successo è anche vostro!» Ed era realmente
-anche nostro. La vittoria delineandosi in qualsiasi
-punto dell'immane conflitto porterebbe al
-raggiungimento degli obbiettivi speciali di ogni
-singola lotta.
-</p>
-
-<p>
-Quale influenza non ha avuto la nostra guerra
-nella salvezza dell'esercito russo? Gli Imperi
-centrali avevano preparato contro la fronte
-orientale una offensiva destinata a schiacciare
-la Russia, a costringerla alla pace, ad eliminarla
-dal conflitto, per definire poi la guerra rapidamente
-sulla fronte occidentale. Fin dal marzo
-scorso a Bruxelles si udivano degli ufficiali
-dello stato maggiore tedesco prevedere per il
-giugno la pace generale, la pace germanica.
-Erano sicuri dell'annientamento degli eserciti
-dello Zar. Tutto era studiato, tutto era previsto,
-<span class="pagenum" id="Page_xxii">[xxii]</span>
-il piano di azione gigantesco, apparentemente
-irresistibile.
-</p>
-
-<p>
-Non diciamo che il piano sarebbe riuscito,
-se, mentre esso era in pieno sviluppo, l'Italia
-non fosse entrata in guerra, richiamando imperiosamente
-forze ingenti dal centro e dall'ala
-destra degli eserciti austro-tedeschi; ma non è
-temerario affermare di aver contribuito a dissipare
-quella disfatta che ha sfiorato l'eroica
-Russia, che è stata così vicina, così imminente,
-che è stata la nostra angoscia per un mese,
-e che avrebbe forse portato con sè la catastrofe
-del mondo latino e la schiavitù dell'Europa.
-</p>
-
-<p>
-La Russia ha arginato l'avanzata nemica, resiste,
-contrattacca, e si riorganizza. La Francia
-e l'Inghilterra hanno potuto passare all'offensiva,
-conquistare le prime linee e attaccare
-le seconde linee nemiche. Sarebbe possibile questo
-se vi fossero cinquecentomila avversari in
-più sopra una fronte o sull'altra? Osservando
-i confortanti risultati locali della nostra stupenda
-lotta, che s'impone alla ammirazione del
-mondo, e che progredisce sempre, aspra ma sicura,
-da successo a successo, non dimentichiamo
-dunque le influenze che essa esercita sulle
-sorti del conflitto delle nazioni.
-</p>
-
-<p>
-E non soltanto noi tratteniamo un esercito
-<span class="pagenum" id="Page_xxiii">[xxiii]</span>
-austriaco, ma lo battiamo. È ben altro. C'è un
-logoramento che conta. Il nemico, per la sua
-tattica e per la natura della guerra, perde
-enormemente più di noi. Sulle due fronti di
-Francia e di Russia cadono in media trecentomila
-nemici al mese. Lo spreco di uomini che
-i nostri avversarî fanno per arrivare rapidamente
-ad un successo definitivo è inaudito. Pure
-a questa lotta di usura la nostra guerra dà
-un largo contributo.
-</p>
-
-<p>
-Un progresso costante verso la nostra mèta;
-una fronte inattaccabile; un aiuto possente ai
-nostri alleati: ecco in riassunto la situazione
-militare. Ma chi torna da una residenza al
-campo porta poi in sè ben altro che questi
-freddi ragionamenti; porta nel cuore come una
-sensazione di vittoria, sente una fede attinta
-alle gloriose visioni della guerra, all'entusiasmo,
-all'ardore in mezzo ai quali ha vissuto. Si ha
-quasi l'impressione di una certezza irragionata,
-naturale, istintiva, come sotto allo splendore
-del sole estivo si è sicuri che le messi maturano.
-</p>
-
-<p class="indl">
-<i>Milano, 13 ottobre 1915.</i>
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_1">[1]</span>
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p class="title">
-AL FRONTE.
-</p>
-
-<h2 id="fronte">AL FRONTE.</h2>
-</div>
-
-<p class="indr">
-<i>2 giugno 1915.</i>
-</p>
-
-<p>
-Ho vissuto i primi sei giorni della guerra
-sulla fronte friulana. Al settimo giorno tutte
-le persone che non abitano permanentemente
-quelle terre, giornalisti compresi, sono state invitate
-a ritirarsi. In questo momento e nelle
-condizioni attuali la misura è giustificata.
-</p>
-
-<p>
-L'opinione pubblica non interpreti l'allontanamento
-della stampa dai campi di battaglia
-come un provvedimento di politica interna. Sento
-il dovere di dirlo subito, altamente, onestamente:
-il popolo non si lasci trascinare da quel
-fondo vago di diffidenza che è nel nostro carattere
-per immaginare che il momentaneo esilio
-dei corrispondenti dalla guerra abbia lo scopo
-di nascondere alla nazione dei possibili mali.
-Vi sono molte cose da nascondere, è vero, ma
-al nemico. E per celarle a lui bisogna celarle
-a tutti.
-</p>
-
-<p>
-All'inizio delle ostilità ha persistito sulle zone
-di guerra la libertà della pace, e prima che
-la circolazione in quelle regioni venisse vietata,
-chiunque poteva recarvisi sotto un vago mandato
-di giornalismo, o anche senza nessun mandato.
-<span class="pagenum" id="Page_2">[2]</span>
-Sono avvenuti incidenti spiacevoli dovuti
-all'inesperienza e alla leggerezza di corrispondenti
-di guerra improvvisati, giunti in folla
-dai più reconditi angoli di provincia. Di fronte
-ai grandi benefici che la stampa può rendere
-in un paese in guerra, dando all'anima nazionale
-un alimento di verità illuminatrice, stanno
-i pericoli che possono scaturire da indiscrezioni
-involontarie, inapparenti, celate talvolta
-in un innocente episodio.
-</p>
-
-<p>
-Il servizio giornalistico sul campo di battaglia
-deve essere quindi soggetto ad una disciplina,
-anche perchè la presenza non controllata
-d'un numero illimitato di persone estranee all'esercito
-può generare confusioni al movimento
-esatto della grande macchina militare. Ora, i
-servizi di guerra sono organizzati nell'ordine
-della loro utilità; conveniamo che lo Stato Maggiore
-ha, nel primo inizio della lotta, delle
-cose più urgenti da fare. Il servizio della stampa
-verrà presto, crediamo. Ma, per adesso, la
-proibizione assoluta doveva essere logicamente
-una misura indispensabile.
-</p>
-
-<p>
-Rientriamo dunque anche noi corrispondenti
-di guerra nella nazione aspettante. Ma vi rientriamo
-con un ardore più grande di entusiasmo
-e di confidenza che viene dalle cose vedute.
-Il Paese ha la fede: noi, testimoni del magnifico
-principio, abbiamo la certezza. Sappiamo
-più di ogni altro, forse, come la marcia alla
-vittoria sarà lenta, ponderata, faticosa, dura,
-<span class="pagenum" id="Page_3">[3]</span>
-ma sappiamo pure che sarà irresistibile, sicura,
-e, pensando all'avvenire, in fondo alle
-tormentose emozioni dell'attesa, sentiamo come
-gonfiarsi in noi un palpito di gioia trionfale.
-Il destino d'Italia è nelle mani dell'esercito come
-un ferro incandescente nelle tenaglie del fabbro,
-e conosciamo quale forza vigorosa e sicura lo
-forgia.
-</p>
-
-<p>
-Perchè dunque, ridiscesi dalle posizioni irte
-d'armi italiane, ruggenti di cannonate e festose
-d'entusiasmo, sentiamo qua e là nella folla un
-soffio d'ansia? Nessuno meglio di chi arriva
-dalla guerra può conoscere la falsità assoluta
-e ributtante di certe notizie che, giorno per
-giorno, circolano misteriosamente, celandosi vergognose
-nel sussurrio della calunnia.
-</p>
-
-<p>
-Da dove vengono? C'è della gente che ha
-interesse a pungere così la nostra sensibilità,
-per stancarci, per indebolirci. Essa sbaglia il
-calcolo, e insistendo ci renderà il beneficio di
-guarirci di questa eccessiva sensibilità che ci
-tortura. L'acciaio si tempra tuffandolo caldo nell'acqua
-fredda. Scoprendo ogni giorno che il
-«si dice» affannoso di ieri era un'ignobile bugia,
-che era un bagno freddo offerto alla nostra
-anima ardente, ci tempereremo. Diventeremo
-saldi e freddi come l'acciaio. Grazie, nemico.
-</p>
-
-<p>
-Perchè c'è puzza di nemico nei «si dice».
-</p>
-
-<p>
-Ricordiamoci che è un principio dell'ineffabile
-«Manuale di Guerra» dello Stato Maggiore
-tedesco colpire le <i>risorse morali</i> dell'avversario.
-<span class="pagenum" id="Page_4">[4]</span>
-La prima e più grande risorsa è la fiducia,
-la compattezza, la serenità. La sicurezza
-nella vittoria è l'elemento fondamentale della
-vittoria. E se v'è un popolo che deve sentirsi
-sicuro del trionfo, questo popolo è il nostro.
-In guardia, italiani, contro l'insidia della fandonia
-austriaca!
-</p>
-
-<p>
-Il pessimismo è stato in Francia giustamente
-equiparato alla diserzione. Chi dubita è involontariamente
-un disertore. Egli fa al Paese
-lo stesso male che se passasse al nemico. Lavora
-per il nemico. Mina la robustezza indomabile
-della fede, che è il metallo di cui si
-foggia la volontà.
-</p>
-
-<p>
-Diffidiamo del nostro spirito di obbiezione,
-di contraddizione, di critica, che ci porta alla
-ricerca appassionata del lato sconfortante d'ogni
-cosa, creandolo quando non c'è, immaginandolo
-dietro al silenzio e dietro al segreto sacrosanto
-che deve circondare i particolari della preparazione
-strategica.
-</p>
-
-<p>
-Anche il popolo che resta a casa è combattente,
-esso appresta le armi, facilita l'azione
-militare agevolando la circolazione libera, sicura
-e rapida dell'immenso traffico su tutto il
-paese, disimpegna le truppe adibite all'ordine
-pubblico e più utili alla frontiera, mantenendo
-da sè stesso una quiete profonda, normale, inalterabile,
-esso dà alla guerra tutte le risorse e
-tutte le forze, le dà il nutrimento e le dà l'audacia.
-Ogni piccolo turbamento nella nazione
-<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span>
-può ripercuotersi nei servizi della guerra e distogliere
-un'attenzione preziosa all'opera militare.
-Le forze vive del Paese debbono tendere
-concordi alla vittoria, pazientemente, instancabilmente.
-La vittoria sarà.
-</p>
-
-<p>
-L'atteggiamento magnifico della Francia è
-avanti a noi. Silenzio nelle file, avanti con un
-solo cuore e un solo pensiero, siamo tutti sotto
-le armi! Ricordiamoci che si combatte per l'Italia
-fuori della battaglia, lavorando, ubbidendo,
-tacendo, l'anima piena della nostra fede incrollabile.
-</p>
-
-<p>
-Si vorrebbe sapere più di quello che i bollettini
-militari ci dicono? Lo sapremo a suo tempo,
-e sapremo anche come i bollettini siano
-reticenti: ma reticenti su cose che ci farebbero
-gonfiare il petto di orgoglio. In fondo dicono
-già molto i bollettini, con sobrietà; noi ne siamo
-garanti perchè i nostri occhi vedevano; e la
-sobrietà nasconde spesso verità magnifiche.
-</p>
-
-<p>
-Non è ancora l'ora di narrare. Ma io che ho
-avuto la fortuna di seguire in guerra varî eserciti,
-dal Giapponese al Bulgaro, dal Serbo al
-Francese, dal Belga all'Inglese, posso dire di
-avere avuto in questi giorni l'impressione d'un
-esercito magnifico che può reggere tutti i paragoni:
-magnifico per i suoi uomini, per il suo
-spirito, per il suo armamento, per i suoi servizî,
-per la sua disciplina e per la sua salda e
-profonda fiducia nel Comando supremo.
-</p>
-
-<p>
-Non è indiscrezione osservare che il nostro
-<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span>
-esercito — la cui compagine organica era splendidamente
-approntata — compie in questo momento
-lo sforzo più grande che un esercito
-moderno possa compiere: quello di mobilizzare,
-adunare le truppe, e fare una guerra offensiva
-e vigorosa nel medesimo tempo.
-</p>
-
-<p>
-È come se si finisse di mettere insieme una
-macchina quando la macchina è già in pieno
-movimento. Le unità grandi e piccole si spostano
-per l'azione, e le forze integratrici le raggiungono
-senza errori, ed i servizî, mentre si
-completano, mutano e allungano continuamente
-i loro itinerarî, facendo fronte a tutti i bisogni.
-In questo periodo preparatorio si compiono prodigi,
-si superano difficoltà enormi; l'intelligenza,
-l'iniziativa, l'abnegazione di tutti risolvono problemi
-giganteschi di logistica, e il profano non
-riesce neppure a sospettarli avanti alla grandiosa
-visione dell'ordine, della puntualità, dell'esattezza,
-che dànno all'immane movimento
-la regolarità prodigiosa di un palpito.
-</p>
-
-<p>
-Ebbene, questa regolarità nasce lontano dalla
-zona di guerra, e noi vogliamo ora indicare
-alla riconoscenza nazionale, oltre agli uomini
-che tengono nel pugno la formidabile e stupenda
-organizzazione militare, un altro prezioso
-fattore di quest'ordine mirabile: i ferrovieri.
-Essi, dai loro capi supremi all'ultimo
-manuale, sono al di sopra di ogni elogio. Non
-hanno più orarî di lavoro, non conoscono altra
-legge che la necessità, si dànno all'opera
-<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span>
-infaticabilmente, si moltiplicano, pare che per le
-luccicanti rotaie si propaghi fino a loro la
-febbre di attività combattiva delle truppe.
-</p>
-
-<p>
-Non giudichiamo il servizio attuale delle ferrovie
-dal ritardo dei treni viaggiatori. È già
-un miracolo che vi possano essere tanti treni
-viaggiatori. Nei primi quattro mesi di guerra
-s'impiegavano tre giorni per andare da Modane
-a Parigi. Noi riusciamo a mobilizzare le truppe
-lasciando al commercio il suo movimento. I
-ferrovieri italiani sanno stare al loro posto
-di combattimento.
-</p>
-
-<p>
-Il traffico di certe linee è centuplicato. Delle
-reti ferroviarie giudicate deficienti ai bisogni
-normali, sono portate ad un rendimento tremendo,
-favoloso. Non un convoglio militare indugia
-sulle vie ingombre, e sono centinaia e
-centinaia di convogli lunghissimi che s'inseguono.
-I viaggiatori ritardano, ma essi debbono
-essere i primi a non lagnarsi, perchè al di là
-delle tendine calate, nei loro vagoni chiusi, essi
-odono il rombo perpetuo dei treni colmi di
-truppe, adorni di verdure, dai quali si spandono
-sulla campagna cori formidabili e guerrieri.
-E quelli arrivano in orario.
-</p>
-
-<p>
-Dove hanno imparato i nostri soldati i loro
-canti di guerra? Come risorgono queste antiche
-canzoni militari che accompagnarono le
-battaglie della nostra Resurrezione? Chi ha inventato
-i nuovi inni della nuova guerra? Questa
-musica rude e ingenua pare che sgorghi
-<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span>
-spontaneamente dalle masse armate, come si
-leva l'ululato dalla tempesta. Sono arie primitive
-rese fiere dalla bufera delle voci, sono
-rozze strofe ma impetuose e solenni come un
-giuramento.
-</p>
-
-<div class="poem">
-<p>Andiamo in guerra</p>
-<p>Tuona il cannone</p>
-<p>Trema la terra</p>
-<p>Ma il nostro sangue non tremerà!</p>
-</div>
-
-<p>
-ho udito cantare in una stazione, da un treno
-in partenza, mentre un altro più lontano urlava:
-</p>
-
-<div class="poem">
-<p>Noi vogliam la libertà.</p>
-<p>Noi vogliam la libertà!</p>
-</div>
-
-<p>
-E tutta questa gioia superba e gagliarda arriva
-alle prime linee, arriva al combattimento.
-La lotta è apparsa subitamente come una non
-so quale terribile e magnifica festa. Tutti vorrebbero
-essere avanti, più avanti. Il rombo
-delle cannonate è una voce che chiama. Quelle
-unità che entrano nell'azione, vanno come se
-non avessero mai fatto altro, superbamente.
-L'anima vera delle varie genti italiche si rivela
-in un fulgore nuovo. Un soffio d'eroismo l'ha
-accesa. È tutta la giovinezza della Razza che
-ritorna e fiorisce come una primavera. Nell'alterna
-vicenda della storia un grigio inverno
-è ora finito. Sono dimenticati i lunghi geli e i
-gravi torpori. Il vigore trionfale d'Italia erompe,
-pieno di una formidabile poesia. Lassù,
-fra le truppe, è una serenità ardente.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span>
-</p>
-
-<p>
-Prima di prestare orecchio ad una voce velenosa,
-pensiamo ai nostri soldati che vogliono
-e avranno la vittoria, pensiamo ai loro capi
-che sanno prepararla e conseguirla, e crediamo
-fermamente in loro. Nessuna speranza sembra
-troppo grande, nessuna mèta sembra troppo
-alta, per chi ha visto il primo passo delle
-nostre truppe. A loro la nostra confidenza illimitata.
-</p>
-
-<p>
-Sappiamo aspettare e tacere. Facciamo della
-nostra certezza una corazza. Un dubbio è un
-tradimento. Convinzione, ordine e calma sono
-le armi del popolo nella grande guerra. Seguiamo
-l'esempio dei nostri eroici alleati, noi
-che entriamo nel conflitto al loro fianco. Evitiamo
-d'indovinare, evitiamo anche di discutere,
-una parola inutile può essere una parola dannosa.
-La disciplina dei ranghi scenda fra noi.
-</p>
-
-<p>
-Noi, popolo, siamo come gli equipaggi che
-nelle cieche stive della corazzata nutrono i forni,
-caricano le munizioni negli ascensori, fanno
-camminare, manovrare e combattere la nave,
-ma che non possono sapere subito quello che
-avviene sopra, all'aria aperta, dove si combatte,
-sui ponti e nelle torri blindate, e che ignorano
-le fasi attuali della battaglia. Essi debbono essere
-tutti al loro lavoro, senza cercare di capire,
-esatti, alacri, compresi della necessità di
-agire senza esitazione e senza scoraggiamenti,
-sentendo quanta parte della vittoria si appoggi
-sulla loro opera oscura e sulla fiducia da
-<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span>
-essi riposta nel comando supremo e negli uomini
-che si battono.
-</p>
-
-<p>
-Ebbene, i boccaporti sono chiusi, c'è combattimento
-sui ponti, attenti ai comandi, o Genti
-delle stive! Non vi fermate, dominate ogni curiosità
-e ogni ansia, una mano ferma, una
-mente luminosa, un cuore leonino reggono le
-sorti della possente nave Italia, e dietro ai cannoni
-vi sono petti che anelano alla vittoria!
-</p>
-
-<p>
-E la vittoria sarà nostra.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span>
-</p>
-
-<h2 id="morale">«MORALE ALTISSIMO».</h2>
-</div>
-
-<p class="indr">
-<i>5 giugno.</i>
-</p>
-
-<p>
-«Morale altissimo» — dicono i bollettini ufficiali.
-Lo Stato Maggiore, laconico e pacato,
-non dedica che una parola all'anima dell'esercito.
-Il Paese deve averne avuto un'impressione
-di baldanza. Ma nulla può conferire il
-senso della realtà quale si è rivelata a noi,
-subitamente, già nel primo giorno della guerra
-nel quale sentimmo passare sulle nostre
-schiere un magico soffio di esultanza, la folata
-di vento d'un colpo di ala immane, invisibile,
-favolosa.
-</p>
-
-<p>
-No, la Nazione non sa ancora. Per dare un'idea
-dello spirito delle nostre truppe, vorrei poter
-descrivere niente altro che la febbre di quel
-24 maggio nel quale si tracciò la prima parola
-della nuova e gloriosa pagina della nostra
-storia. Quale giornata di luce, di gioia,
-di ebbrezza!
-</p>
-
-<p>
-Abbiamo la sensazione che essa abbia inciso
-profondamente la sua data non nella nostra
-povera memoria d'uomini soltanto, ma nella
-memoria della stirpe. La nostra emozione e
-il nostro entusiasmo avevano una pienezza e
-una violenza che sorpassavano la misura della
-<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span>
-nostra anima perchè erano sentimenti di una
-personalità più grande della nostra: la Razza.
-Erano in noi, erano nell'esercito nostro, l'attesa
-e l'ansia delle generazioni passate, nutrivamo
-tutti inconsapevolmente delle speranze secolari,
-avevamo nel cuore l'eredità preziosa e dolorosa
-del sogno patriottico dei nostri padri. Sì, i morti
-si levano, i morti ritornano, essi sono nel nostro
-spirito e nel nostro sangue, il loro palpito
-gonfia il nostro palpito, la loro forza è nel
-nostro slancio, e per essi noi abbiamo provato
-l'immensa ebbrezza di un'ora nella quale il
-loro voto si compiva. Sentivamo nel petto un
-confuso delirio di moltitudini. Abbiamo avuto
-coscienza di un entusiasmo che echeggerà nell'avvenire.
-Noi siamo gli eletti nei quali s'è
-impresso un fulgido ricordo che sarà vivo nei
-figli nostri e nei figli dei loro figli, sempre.
-L'eredità sacra si perpetua.
-</p>
-
-<p>
-La giornata del 24 avrà forse un'importanza
-secondaria nel freddo calcolo dell'azione militare.
-Ma per la Storia è la giornata in cui
-l'Italia «ruppe gl'indugi». Essa ha una luce
-che non si estingue. Da quella prima mossa
-divampò un calore che fuse le anime dell'esercito
-in un metallo nuovo, compatto, puro, scintillante,
-ardente. Ne fummo abbacinati e soggiogati.
-</p>
-
-<p>
-Questa data ha già per noi un non so quale
-senso di solennità antica, di imperitura santità,
-e la immaginiamo segnata come una festa nei
-<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span>
-calendari del futuro. È stato il Natale della
-definitiva Unità Italiana. Si passò la frontiera.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-L'urlo delle truppe esultanti nel momento
-in cui, ad ogni varco, mettevano il piede sulla
-Terra Irredenta passò irrefrenabile, profondo,
-prodigioso, sovrumano. Si sentì dalle cittadine
-più prossime, si sentì da Palmanova che issò
-il gonfalone sull'antenna veneta, si sentì da
-Jalmicco, da Medeuzza, da San Giovanni di
-Manzano, si sentì da tutti i paesi nella regione
-immediata dei confini.
-</p>
-
-<p>
-Era un'acclamazione tuonante che si levava,
-si estingueva, risorgeva, veniva da un lato, rispondeva
-dall'altro, serpeggiava nella pianura,
-scendeva a ondate per la vallata; e più su,
-dalle vette boscose sorgeva lontano, nella serenità
-calma e meravigliosa dell'alba purissima,
-l'immane grido augurale dell'esercito, il
-poderoso grido di guerra che l'Italia lanciava
-per la voce dei suoi figli, e pareva l'ululare
-remoto d'una bufera.
-</p>
-
-<p>
-La dichiarazione di guerra era rimasta ignorata
-negli accampamenti, che negli ultimi giorni
-s'erano fatti densi e vasti. Verso i confini, nella
-campagna ubertosa, era tutto un brulicante
-grigiore di truppe. Verso i lembi d'una ferita
-il corpo sano manda a pulsazioni serrate il
-sangue più ardente a cicatrizzarla in una congestione
-dolorante, e così sulla ferita delle nostre
-inique frontiere che tagliavano la carne
-<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span>
-viva della Nazione era affluito il più bel sangue
-nostro, la forza fiammeggiante e pura che
-chiuderà la piaga, tutta la gioventù d'Italia.
-</p>
-
-<p>
-Il lavoro dei campi continuava intanto vicino
-alle trincee. Prevedendo di essere chiamati
-alle armi, i contadini avevano anticipato la zolfatura
-delle viti. La calma della popolazione
-era magnifica. Da alcuni paeselli che potevano
-trovarsi sulla linea del fuoco, gli abitanti
-avevano allontanato le donne e i bambini,
-poi gli uomini validi erano tornati al lavoro.
-Avere la propria terra sconvolta da una trincea
-era argomento di fierezza. L'esodo delle
-famiglie dai cascinali più esposti non aveva
-nulla di doloroso e di triste. Le donne, con i
-bimbi in braccio, inerpicate sui carri che i buoi
-trascinavano lenti, salutavano festosamente i
-soldati: A rivederci, fateci tornar presto, viva
-l'Italia!
-</p>
-
-<p>
-Avanti a tutti, affossate a terra, le vedette.
-I battaglioni della prima difesa aspettavano l'allarme,
-di ora in ora, con desiderio rabbioso.
-Una impazienza di battaglia era in tutti. Aveva
-maturato nell'esercito la coscienza d'una forza
-invincibile. Essa veniva dalla fiducia illimitata
-nei capi, dall'ordine e dalla regolarità
-con la quale la nostra gigantesca macchina
-di guerra si è apprestata, e veniva sopra tutto
-dal sentimento dei nostri diritti, dalla santità
-della nostra causa, dall'intima convinzione che
-la vittoria finale debba essere per la Giustizia.
-<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span>
-L'odio verso il nemico antico, verso il nemico
-tradizionale, ridivampava. La Storia non si distrugge.
-</p>
-
-<p>
-Ma l'attesa pesava.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-C'era ancora come una recondita e vaga paura
-di essere trattenuti. Che cosa aspettiamo? — chiedevano
-i soldati, che sono semplicisti
-e che ritengono tutte le preparazioni complete
-dal momento che loro sono là. I campanili dei
-villaggi, le collinette che si levano come isolotti
-nella pianura, gli antichi spalti veneziani di
-qualche vecchia città, perfino l'alta spianata
-del Castello di Udine, erano sempre gremiti di
-soldati che contemplavano le terre italiane da
-liberare. Le contemplavano con amore, con passione,
-le prendevano con lo sguardo pensando
-all'irruzione imminente e all'urto delle armi
-che li avrebbe portati al possesso.
-</p>
-
-<p>
-Si udivano esclamazioni ingenue e appassionate.
-Alcuni, ignari, arrivati al fronte per dovere,
-si accendevano a quella vista. Essa era
-come la visione materiale dell'ingiustizia. Quel
-profilo dell'orizzonte aveva al loro cuore qualche
-cosa di dolente; sentivano la Patria del di là,
-lacerata e oppressa. In quella linea azzurra
-di pianure che sfumavano nel mare, in quelle
-creste di monti lontani e diafani, in tutta quella
-terra dai nomi italiani e la fisionomia italiana,
-era una non so quale espressione indicibile
-di chiamata e d'intesa. Fra i soldati italiani
-<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span>
-che guardavano e l'Italia schiava, passava da
-anima ad anima un dialogo prodigioso e muto:
-Venite! — Eccoci!
-</p>
-
-<p>
-E l'ora suonò.
-</p>
-
-<p>
-Nessuno l'avrebbe immaginata così bella.
-</p>
-
-<p>
-Cominciò un movimento di stati maggiori
-nella notte. Un rombare di automobili destò
-le città verso le tre del mattino. Uno scoppiettìo
-di motociclette si disperse nelle tenebre
-verso mète ignote. Poi in tutti gli accampamenti,
-nei villaggi, nei centri di deposito squillarono
-segnali di tromba. L'allegro ritornello della sveglia
-chiamava e rispondeva sulla campagna
-buia. Era la diana dell'Italia.
-</p>
-
-<p>
-Fu un'onda di febbre e di gioia. L'aurora
-trovò l'esercito pronto. Mai la rapidità e l'ordine
-furono così uniti. Le cavallerie in sella,
-le fanterie schierate, le artiglierie attaccate, e,
-indietro, tutti i servizi, tutti i convogli, le salmerie,
-le ambulanze, aspettavano l'ordine d'avanzata.
-Ogni ufficiale conosceva il suo còmpito
-preciso, ogni unità aveva il suo obbiettivo,
-la grande macchina stava per muoversi, regolare
-e formidabile.
-</p>
-
-<p>
-Le avanguardie partirono incontro all'aurora.
-Il sole sorgeva immane e rosso, e tutto il mondo
-si tingeva di rosa. Drappelli di ciclisti scivolavano
-lentamente in esplorazione sulle strade
-deserte della pianura friulana in tutta la rete
-della frontiera. Altrove erano pattuglie di cavalleria
-che inoltravano verso l'Isonzo. Alcune
-<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span>
-batterie avevano preso posizione per forzare
-qualche passo che si supponeva difeso. Si aspettava
-una resistenza fra il Monte Quarin, sopra
-a Cormòns, e la collina di Medea, e, di fronte
-a queste posizioni, le alture di Budrio erano
-irte di cannoni italiani. Le fanterie infine spinsero
-avanti la loro prima linea spiegata in
-formazione di combattimento.
-</p>
-
-<p>
-Non si può apprezzare al giusto valore lo
-spirito meraviglioso della truppa se non si tiene
-conto di questa circostanza: che muovendoci si
-credeva alla battaglia immediata.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Si aspettava una resistenza. Le informazioni
-la facevano prevedere. La natura delle posizioni
-la rendeva logica. La presenza di truppe
-bosniache e di cavalleria ussara, avvistate dai
-nostri avamposti, pareva confermare la probabilità
-di una opposizione.
-</p>
-
-<p>
-La nostra fanteria inoltrando immaginava di
-andare all'attacco. E vi andava con una volontà
-compatta e lieta. Guadò il Natisone, nel piano
-verso la frontiera di Cormòns, e avanti, fra
-gli alberi folti, lungo i margini verdi, nel profumo
-delle acacie fiorite, nello sfolgorìo del più
-bel sole di maggio, in un'inebbriante atmosfera
-di primavera italica. L'onda umana passava
-gonfia di gioia.
-</p>
-
-<p>
-Giunse sulla sponda cespugliosa e fresca dello
-Judrio: il confine.
-</p>
-
-<p>
-Allora fu una frenesia.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span>
-</p>
-
-<p>
-La valanga di uomini si precipitò, si avventò
-fra i roveti nell'acqua per toccare subito
-l'altra riva. E l'urlo immenso si levò: Italia!
-Savoia! Italia!
-</p>
-
-<p>
-Ad uno ad uno i battaglioni che seguivano
-in colonne, per tutte le strade, lanciavano sulla
-soglia dell'Italia Nuova il saluto fatidico.
-</p>
-
-<p>
-Nessuna cerimonia può assurgere alla grandiosità
-di questa acclamazione spontanea, formidabile,
-irresistibile. Ogni regione d'Italia univa
-la sua voce al coro tremendo. È possibile
-che qualche cosa di quella maschia, fiera,
-ardente emozione dell'esercito non sia giunta
-al popolo che aspettava?
-</p>
-
-<p>
-Sulla pianura soleggiata, un mare di verdure,
-si spandeva uno squillare confuso e remoto
-di campane.
-</p>
-
-<p>
-Cominciò Villanova a suonare a stormo. Le
-chiese di Manzano, di Trivignano, di Palmanova
-risposero. Tutti i campanili si destavano,
-successivamente. Era la voce del Paese, la
-voce della Terra, la voce della Patria, che
-mandava alle truppe il suo saluto, l'inno antico
-delle sue feste, la musica della sua tradizione.
-E lo scampanìo a martello dava all'ora
-indimenticabile una augusta solennità religiosa.
-</p>
-
-<p>
-Da quel momento l'Italia era più grande.
-</p>
-
-<p>
-Lunghe nuvole di polvere sorgevano basse,
-a strisce, mettendo qua e là dei veli sulle piantagioni,
-avvolgendo villaggi, dissipandosi per
-risorgere più vicino: erano artiglierie in marcia,
-<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span>
-convogli a cavallo e a motore, il cui rombo
-si spandeva sommesso e continuo, come un
-fremito di tutta la piana.
-</p>
-
-<p>
-L'antica, la vergognosa frontiera era cancellata.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Più faticosa, ma egualmente esatta fu l'avanzata
-sui monti. Fuori di ogni strada, fuori
-d'ogni sentiero, portando nel pesante zaino viveri
-e munizioni per lunghi giorni, portando
-sulle spalle anche la legna per cuocere il rancio,
-anche la paglia per dormirvi sopra, i nostri
-atletici alpini, coadiuvati in alcuni punti
-da bersaglieri, da militi della Finanza, esploratori
-arditi e infaticabili, andarono avanti da
-vetta a vetta.
-</p>
-
-<p>
-Hanno la tattica dell'aquila. Vanno da una
-cima all'altra, da una punta all'altra. Si annidano
-sulle sommità, e non c'è forza che potrebbe
-sloggiarli. Non temono l'isolamento. Fanno
-di ogni vetta occupata una fortezza inespugnabile.
-S'inerpicano, s'insediano, si trincerano,
-e per le valli che essi dominano il grosso
-marcia al sicuro e si sgrana come un formicaio.
-</p>
-
-<p>
-Si videro le cime austriache coronate da loro,
-una dopo l'altra: il Monte Corada, il Monte Cuk
-sulle creste del Colovrat. Sul profilo di posizioni
-altissime, che si supponevano fortemente
-protette, al di sopra della gran coltre dei boschi,
-si scorse dopo mezzogiorno il brulicare
-delle nostre avanguardie. Subito, al primo giorno,
-<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span>
-ci insediammo in faccia alle fortificazioni
-nemiche.
-</p>
-
-<p>
-Avanzando sulla pianura, le nostre truppe
-scacciarono avanti a loro i piccoli nuclei austriaci,
-che abbandonarono in fuga i loro barricamenti,
-le trincee di arresto, le abbattute
-d'alberi, tutte le difese preparate all'entrata dei
-villaggi e ai punti favorevoli. Ritirandosi il nemico
-faceva saltare i ponti. Le avanguardie italiane
-vedevano brillare le mine, una vampa,
-un getto di macerie, una colonna di fumo e di
-polvere, e le detonazioni spandevano il loro
-rombo sinistro. Anche un ponte dei più importanti
-per l'azione era minato, quello sullo Judrio,
-ma il precipitarsi dei nostri esploratori
-lo salvò. Era il ponte di confine.
-</p>
-
-<p>
-È un ponte di legno, pittoresco, angusto e
-lungo, che le sponde alte sovrastano chiudendolo
-come fra due muri di verdura. Per risalire
-facilmente la riva, le batterie lo passavano al
-galoppo. I cavalli sferzati si slanciavano, e in
-un grido impetuoso di «Viva l'Italia!», in uno
-scalpitìo pesante sul tavolato che tremava tutto,
-in un tuonare di ruote, in un frastuono d'acciaio,
-i cannoni sì avventavano.
-</p>
-
-<p>
-Passate le prime truppe i segni della frontiera
-scomparvero. Una forza sovrumana divelse
-i pali gialli e neri, saldati a macigni, spezzò
-le aquile di ferro che in cima ad ogni palo
-aprivano le loro ali araldiche e biforcavano la
-loro duplice testa coronata. Non c'è più niente.
-<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span>
-Dei frammenti calpestati e informi. Un furore
-d'uragano è passato. Nulla lo avrebbe trattenuto.
-</p>
-
-<p>
-In varie zone montuose, come sull'altipiano
-di Asiago, le nostre truppe avanzarono, in quel
-primo giorno, sotto al fuoco di grosse artiglierie
-da fortezza. Non si vide un'esitazione. Quei
-soldati nuovi al combattimento salutavano le
-esplosioni con esclamazioni ironiche. E andavano
-avanti.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Le operazioni di quel primo giorno, i bollettini
-dello Stato Maggiore l'hanno detto, non
-furono che una correzione di fronte, la quale,
-contrariamente al senso del linguaggio ufficiale
-dei nostri nemici, si operava in avanti. Ma il
-fuoco che allora si accese nell'anima italiana
-non si estingue più, perchè non è un fuoco
-nuovo. C'è stato sempre, noi ne sentivamo il
-tepore sotto la cenere. Un soffio sublime ha
-dissipato le scorie e la gran fiamma s'è levata
-e ondeggia alta. Tutta la frontiera ne divampa.
-Abbiamo una troppo grande eredità di eroismo
-e di gloria per non ritrovarla intera nell'ora
-inebbriante della nostra lotta più santa contro
-l'eterno oppressore.
-</p>
-
-<p>
-No, eterno no! Lo scampanìo delle chiese
-friulane suonava i primi rintocchi del suo funerale.
-</p>
-
-<p>
-Ho narrato del primo giorno, del primo slancio,
-perchè il resto deve rimanere ancora segreto.
-Ma v'è lo stesso cuore di quell'ora di
-<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span>
-delirio. Con lo stesso lieto entusiasmo il nostro
-esercito schiaccia i forti corazzati del nemico,
-assalta e conquista di colpo delle ridotte avanzate,
-si spinge con felice sapienza, con audacia
-paziente, fin sopra a delle trincee blindate.
-</p>
-
-<p>
-Dove non si va con quest'anima?
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span>
-</p>
-
-<h2 id="isonzo">VERSO L'ISONZO.</h2>
-</div>
-
-<p class="indr">
-<i>19 giugno.</i>
-</p>
-
-<p>
-È per la strada maestra che questa volta
-mi avvicino alla guerra. Nelle regioni della
-frontiera — diciamo dell'antica frontiera perchè
-la nuova cammina — la ferrovia, tutta
-intenta a trasportare soldati e munizioni, lascia
-i viaggiatori sui binarî morti. E ve li dimentica.
-Nelle piccole linee i treni per il pubblico
-ritardano in media dodici ore nei primi
-quaranta chilometri. Uno solo, che io sappia,
-è arrivato in perfetto orario: partito da Udine
-si è trovato a San Giorgio di Nogaro all'ora
-indicata. Ma era il giorno dopo. Così la strada
-maestra è ritornata in onore.
-</p>
-
-<p>
-Da quando fu inventata la locomotiva non
-aveva visto più tanto traffico. Vi passa tutto
-il commercio della provincia, tutto il movimento
-dei mercati e delle fiere. Perchè non
-un mercato è stato sospeso, e a Treviso, a Portogruaro,
-a Latisana, a Oderzo, in piena zona
-di guerra, le piazze antiche e pittoresche si
-affollano al mattino di venditori e compratori
-venuti dalla campagna, i merciaiuoli ambulanti
-erigono le loro baracche, e tutto si passa come
-in piena pace.
-</p>
-
-<p>
-Sulle magnifiche strade, che sembrano viali
-<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span>
-di parchi, ombrate da vecchi platani rigogliosi
-allineati sui bordi, è un viavai di carri, di
-carrette, di biroccini, che s'incontrano con lunghe
-file di autocarri pesanti e grigi del servizio
-militare. Stupisce e rallegra la serena
-attività del paese, la quieta normalità che permane
-anche nelle regioni che odono il rombo
-del cannone.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-La guerra non ha mutato nulla, non ha toccato
-nulla. Ricordo la tragica sospensione di
-ogni vita negli altri paesi belligeranti quando
-il grande conflitto s'iniziò. Si vedevano i segni
-del lavoro subitamente interrotto sulla campagna
-francese divenuta deserta, si sentiva l'allarmi,
-la paralisi, l'angoscia della nazione intera,
-i villaggi solitari avevano un'espressione
-desolata, e, cessato ogni commercio, le città
-costernate tacevano, con le vie quasi vuote fra
-i negozi chiusi.
-</p>
-
-<p>
-Uno straniero che arrivasse fra noi ignaro
-(per un'ipotesi fantastica) degli eventi, non sentirebbe
-la guerra nella vita intensa delle nostre
-città e nella tranquilla operosità dei nostri
-campi, non si accorgerebbe che stiamo combattendo
-la più grande lotta della nostra esistenza
-nazionale.
-</p>
-
-<p>
-La guerra ci ha trovati pronti, e niente altro
-che l'immutata fisionomia della nazione,
-mentre milioni d'italiani si battono, è già una
-grande prova di potenza.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span>
-</p>
-
-<p>
-Nei vigneti e nei frutteti si lavora, e dalla
-campagna luminosa, che non è mai sembrata
-così bella, così folta di vigore, così promettente,
-scolorata qua e là dal primo imbiondire
-delle messi, arrivano nella serenità ardente del
-meriggio i canti dei contadini all'opera, le antiche
-canzoni dei campi, semplici, larghe e solenni
-come preghiere.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-L'automobile che mi porta fila nella immensa
-pianura friulana, attraversa ponti custoditi
-da sentinelle, passa per stazioni di tappa insediate
-nelle piccole città, affollate di carreggi,
-intorno alle quali si allargano bivacchi nereggianti
-di cavalli e parchi automobilistici.
-</p>
-
-<p>
-Impossibile deviare dalla via buona. Oltre
-alle tabelle militari, che, affisse ad ogni crocicchio,
-dicono ufficialmente la giusta direzione,
-si trovano indicazioni di tutti i generi,
-consigli diversi sotto forma di «vedi mano».
-L'entusiasmo degli abitanti ha spennellato sui
-muri dei paesi delle grandi frecce accompagnate
-da diciture sommarie e definitive: «Per
-Trieste!» — « — Di qui per Monfalcone, Trieste
-e sempre avanti!» — e non si può sbagliare.
-Più di un paesello ha già battezzato Via
-di Trieste, o Via della Vittoria, la strada principale.
-</p>
-
-<p>
-Ma la vera, la grande arteria della guerra
-è la ferrovia. Treni vuoti che tornano, treni pieni
-che vanno, passano in perpetua successione,
-<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span>
-lunghi, ansimanti, e nelle stazioni piene d'ordine,
-custodite da bravi territoriali, inflessibili
-come la loro enorme baionetta, spesso le truppe
-che aspettano l'ora della partenza, durante lunghe
-soste al sole, cantano a squarciagola. Ogni
-vagone ha la sua canzone, indipendente dal
-vagone vicino, e il treno intero manda il più
-spaventoso dei cori. Quando poi il convoglio
-si muove, il coro si fonde in un tremendo evviva:
-«Evviva l'Italia!», «Vogliamo Trento e
-Trieste!». E i gruppi di abitanti, che non mancano
-mai di affollarsi alle barriere, rispondono.
-</p>
-
-<p>
-I soldati salutano sempre con gioia ogni passo
-in avanti. Gremiscono le aperture dei furgoni — che
-delle fronde, dei fiori, delle bandierine
-adornano — e gesticolano, e ridono, e
-gridano, seduti alcuni sui bordi, le gambe ciondoloni,
-mentre dietro agli uomini, nell'oscurità
-interna, si profilano teste di cavalli, assonnate
-e gravi; e un'oscillazione di zaini, di cinturini,
-di giberne, di tascapani, pende dal soffitto.
-Sui vagoni a piattaforma i carriaggi si allineano,
-con le stanghe in alto come braccia
-levate. Sotto a grandi copertoni di tela grigia
-s'indovinano forme di cannoni.
-</p>
-
-<p>
-Alla stazione di San Giorgio assisto all'arrivo
-d'un treno di feriti.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-È un treno della Croce Rossa, tutto nuovo.
-Vestite di bianco, delle dame di un comitato
-<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span>
-locale vanno premurose da un vagone all'altro
-distribuendo bibite ghiacciate. Non si ode
-un lamento.
-</p>
-
-<p>
-La prima cosa che i feriti domandano è d'essere
-informati della guerra. Hanno sete di notizie.
-Portati via dall'azione, vogliono sapere
-quel che è successo dopo, quello che succede
-altrove. Si direbbe che soffrano più per il
-distacco dal combattimento che per le ferite
-ricevute.
-</p>
-
-<p>
-«Che cosa si sa oggi?» — chiedono prima
-di portare alla bocca il bicchiere madido. «Buone
-nuove, Monfalcone è presa!». La voce passa
-da una cuccetta all'altra. Tutti si sollevano
-sui gomiti, i meno sofferenti balzano a sedere,
-è una agitazione sotto le lenzuola candide, delle
-teste bendate sorgono dai cuscini: «Monfalcone
-è presa!».
-</p>
-
-<p>
-Dei dialoghi brevi s'intrecciano: «Ah, se
-fossi sicuro d'avere ammazzato un austriaco, non
-me ne importerebbe della ferita!» — esclama
-riadagiandosi cautamente uno che ha la spalla
-fasciata. Dalla cuccetta sopra a lui una voce
-rauca scende: «Io uno almeno l'ho infilato!» — è
-un fantaccino che è stato ferito di
-baionetta alla coscia durante un assalto. Dopo
-un istante riprende: «Io uno, e lui (additando
-un altro lettuccio) lui due!».
-</p>
-
-<p>
-Qualche esclamazione d'incredulità, o d'invidia,
-si leva. «Due, due! — ripete la voce. — Era
-vicino a me. Ci sono i testimoni. Due
-<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span>
-austriaci si sono buttati addosso al capitano.
-Eravamo sulla trincea. Allora lui l'ha spacciati
-tutti e due, ma ha preso una baionettata. È vero?
-tu, parla!». — Ma l'eroe non può parlare,
-manda un mugolìo d'approvazione, poi solleva
-il braccio nudo, un braccio nodoso, forte, bronzato,
-che emerge dal biancore del letto e agita
-l'indice e il medio tesi ripetendo col gesto
-ostinato: «Due, due, due....».
-</p>
-
-<p>
-«Silenzio, ragazzi! — ammonisce dolcemente
-un infermiere che passa. — Chi ha ancora
-sete?».
-</p>
-
-<p>
-L'abnegazione del personale sanitario, tutto,
-è magnifica. Ad essa si deve se i nostri feriti
-sono quasi tutti leggeri. La gravità d'una ferita
-è spesso prodotta soltanto dal ritardo delle
-prime cure. Con questo calore torrido, anche
-gl'infermieri, stanchi, debbono aver sete, e pure
-essi rifiutano le bibite che vengono offerte
-anche a loro quando tutti i feriti hanno bevuto.
-</p>
-
-<p>
-L'attesa è lunga alla stazione; occorrono molte
-manovre per sgombrare al treno la via, e
-nei vagoni chiari, odoranti di medicinali, si
-rifà il silenzio. Alcuni feriti, che dal comitato
-delle dame hanno ricevuto in dono delle cartoline
-militari e dei lapis, scrivono lentamente,
-seduti sul letto. Uno fuma voluttuosamente una
-sigaretta e ne scaccia il fumo facendo ventaglio
-della mano, perchè è proibito fumare.
-La stazione sembra divenuta deserta. Sul marciapiede
-<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span>
-affocato passeggia il territoriale di
-sentinella, solo. Fischiano le locomotive laggiù
-verso i dischi, sui binarî abbacinanti, e il
-cannoneggiamento brontola dalla parte del
-Carso.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Il desiderio di tornare al fronte è comune
-a quasi tutti i feriti. È in loro la fede profonda
-e l'aspettativa della vittoria. Si rammaricano
-di esser portati via «sul più bello». Sono
-presi dalla passione della battaglia, dall'istinto
-della lotta, sentono ardentemente tutta
-la grandezza e la giustizia sacrosanta della
-nostra guerra, ma sopra tutto hanno come il
-sentimento che «si ha bisogno di loro», la
-preoccupazione di un posto vuoto lasciato nelle
-file. È uno spirito straordinario di solidarietà,
-è un senso altissimo del dovere, che
-rivelano nella razza virtù guerriere d'una possanza
-insospettata.
-</p>
-
-<p>
-All'ospedale di San Giorgio è ricoverato un
-soldato automobilista; conducendo la sua macchina,
-per evitare due cavalleggeri che chiudevano
-la strada ad una svolta, egli era andato
-a finire nel fossato, ferendosi contro al volante.
-Correva incaricato di una missione: ora il
-suo incubo è di compierla. Ha la febbre, non
-può muoversi dal letto, ma prega, scongiura
-medici e infermieri: «Bisogna che io vada,
-credete, è importante, lasciatemi andare, tornerò
-dopo...!». Questo senso di un dovere assoluto,
-<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span>
-improrogabile, sacro, di un dovere che
-va compiuto ad ogni costo finchè c'è un alito
-di vita, è diffuso nell'esercito ed ha la profondità
-d'una convinzione religiosa.
-</p>
-
-<p>
-Per tutto dove passo trovo degli esempi umili
-e magnifici di questa nobile comprensione del
-dovere, anche fuori dei combattimenti, nell'oscura
-fatica dei servizi. Ecco, in vicinanza del
-fronte, a Medea, sulla via polverosa passano i
-cucinieri di un reggimento che sono andati
-per l'acqua; sono sporchi, sono stanchi, non
-dormono che tre o quattro ore per giorno,
-sul far dell'alba. Uno di essi, dagli occhi febbricitanti,
-ha la mano destra fasciata, enorme,
-sollevata e tremante. Porta il secchio sulla
-spalla sinistra. «Come stai?» — gli domanda
-affettuosamente un ufficiale superiore. Il soldato,
-un contadino calabrese piantato sull'attenti,
-risponde: «La mano mi fa male ancora!».
-Quando si è allontanato, l'ufficiale mi
-spiega: «È caduto, e cadendo si è immerso
-la mano nell'acqua bollente; il medico gli ha
-ordinato di coricarsi sotto la tenda, di restare
-in riposo, immobile, ma lui dice che c'è troppo
-da fare, ed ha pregato i superiori di lasciarlo
-lavorare finchè Dio gli dà la forza di
-resistere».
-</p>
-
-<p>
-Poco lontano, a Viscone, ad una tappa di
-carreggi, passa lungo i muri del villaggio un
-sergente d'artiglieria zoppicante, col piede sinistro
-fasciato. È stato ferito e mandato alla
-<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span>
-medicazione, ma egli afferma che non è niente
-ed evita i posti sanitari perchè «lo portano
-via». «Sono sicuro — mi dice — che riposandomi
-qui domani potrò rimettere la scarpa e
-rimontare a cavallo; così ritrovo subito la batteria....».
-</p>
-
-<p>
-Egli si è fermato a portata di voce, per
-dir così, della sua batteria, e ne ascolta i colpi
-lontani, e li riconosce: «Ecco, è lei.... — e
-con un sorriso soddisfatto — Come sona duro,
-eh?». Il profano non sente che un confuso
-e formidabile rimbombare di tuoni verso Gorizia.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Avanti, gli avvenimenti ci chiamano con questo
-rombo tempestoso. Andiamo verso l'Isonzo.
-</p>
-
-<p>
-Come tutto prova l'iniquità della frontiera
-che abbiamo cancellato! Come ogni cosa è italiana
-al di là! Vi è l'impronta nostrana sulla
-terra, nel paesaggio, nella natura. Le vegetazioni
-come gli uomini gridano la loro italianità.
-Presso antiche ville, che hanno nomi legati
-alla nostra storia, vecchi cipressi muscolosi ergono
-la loro mole gigantesca, oscura, solenne,
-che sembra un'affermazione vigorosa e superba
-di nazionalità; si direbbero il simbolo caratteristico
-del nostro suolo; le coltivazioni, i
-parchi, i giardini, tutta questa campagna meravigliosa,
-prodigano forme e colori che sono
-unicamente della nostra patria. Viaggiando sulle
-regioni conquistate s'intuisce una unità più
-<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span>
-profonda ancora di quella della razza, dei costumi,
-della lingua, un'unità perenne, inalterabile
-alle emigrazioni e ai dominî, eguale sotto
-alle correnti e alle tempeste umane, una
-unità eterna: quella della terra.
-</p>
-
-<p>
-La strada bianca corre ancora nell'ombra
-dei platani, e di tanto in tanto qualcuno di
-questi giganti, tagliato per formare una barricata
-austriaca, giace abbattuto, rovesciato nel
-fosso o sul bordo erboso. Barricate e trincee
-chiudevano la via ad ogni svolto, ad ogni ponticello.
-Ma nessuno le ha difese. Fino a Cervignano,
-per avanzare non s'è avuta che la
-fatica di rimuovere gli ostacoli. A Cervignano
-pochi colpi di fucile. Un ponte di ferro, all'entrata
-del paese, era barrato da un terrapieno
-e da un'abbattuta d'alberi. Una cannonata,
-che ha lasciato il segno sull'armatura
-del parapetto, è bastata a mettere in fuga i
-difensori.
-</p>
-
-<p>
-Il paese ha ripreso un'aria tranquilla e sonnolenta,
-e i convogli militari passano con frastuono
-per le strade antiche, anguste ed affocate,
-fiorite di bandiere. Al di là, verso l'Isonzo,
-un polverone denso annebbia la pianura.
-Il cannoneggiamento è più vicino. Nell'aria limpida,
-chiaro, metallico, diafano, un pallone frenato
-si libra.
-</p>
-
-<p>
-Ancora pochi minuti, e ci troviamo fra le
-truppe. Dei reparti passano il fiume. Sulle alture
-di Monfalcone la battaglia rugge.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span>
-</p>
-
-<p>
-La nostra prima avanzata, che qui giunse
-d'un balzo a pochi chilometri dall'Isonzo, non
-fece in tempo a salvare i ponti. La loro distruzione
-era forse inevitabile.
-</p>
-
-<p>
-Il ponte della strada carrozzabile, lungo più
-di cinquecento metri, tutto di legno, ma largo
-e solido, ha bruciato completamente. Vedevamo
-da Palmanova e da Cormòns, il giorno 24,
-le colonne turbinose di fumo di questo incendio
-lontano, e pareva che una città ardesse.
-Si credette anzi, al primo momento, che gli
-austriaci avessero appiccato il fuoco a dei paesi,
-per vendetta.
-</p>
-
-<p>
-Dei piloni, formati da fasci di travi, non
-rimangono che alcuni mozziconi carbonizzati,
-emergenti ad intervalli regolari dall'acqua azzurrognola
-e dalla ghiaia bianca, sull'immensa
-spianata del vasto letto. Tutto il resto è scomparso.
-Le piene ne hanno cancellato ogni vestigio.
-</p>
-
-<p>
-Il ponte della ferrovia, poco discosto, è stato
-minato, e l'armatura d'acciaio, ricaduta sulle
-macerie dei piloni crollati, disegna sullo sfondo
-luminoso del fiume come una trina nera, a larghe
-centine, spezzata nel mezzo, lacerata e
-scomposta. Queste rovine dànno la prima sensazione
-profonda di un paesaggio di guerra.
-</p>
-
-<p>
-Gli austriaci avevano cominciato a preparare
-delle forti difese sulla riva destra. Non
-<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span>
-si trattava più di barricate frettolose. Lunghe,
-solide, massicce trincee, dei larghi terrapieni
-che sembrano dighe, i quali emergono freschi,
-del colore di terra smossa, al di qua della boscaglia
-che fiancheggia il fiume e gli fa come
-una scorta di verde, indicano l'intenzione di
-fortificare solidamente il passaggio, di creare
-anche lì una testa di ponte. La rapidità della
-nostra mossa iniziale ha ricacciato il nemico
-sull'altra sponda. Ritirandosi, gli austriaci hanno
-anche distrutto, con delle mine, un pezzo
-di strada, all'approccio del ponte.
-</p>
-
-<p>
-Ma bisognava passare, e siamo passati.
-</p>
-
-<p>
-Le riparazioni della strada, i preparativi per
-il varco del fiume, sono stati compiuti sotto
-ad un fuoco intermittente di artiglieria, al quale
-rispondevano i nostri cannoni appostati sulla
-pianura. Qui, la truppa di questo settore fece
-la prima conoscenza col bombardamento nemico.
-</p>
-
-<p>
-Il bombardamento nemico fu accolto con una
-indifferenza umiliante. La fanteria, inoperosa
-nelle sue trincee, conversava sotto gli <i>shrapnells</i>,
-e il chiacchierìo si sentiva da lontano.
-Sul bordo d'un fosso, file di soldati inginocchiati
-lavavano la loro biancheria, cantando a squarciagola.
-</p>
-
-<p>
-Una sera, quando tutto è stato pronto, è
-scoppiato un inferno.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span>
-</p>
-
-<p>
-Dopo il tramonto, ad un tratto centinaia di
-cannoni nostri hanno aperto improvvisamente
-un fuoco serrato sulla riva sinistra dell'Isonzo,
-spazzandola a tiri progressivi. Ogni batteria
-aveva la sua zona da coprire di proiettili. Gli
-<i>shrapnells</i> arrivavano a stormi sul bordo dell'acqua,
-sulle sabbie della sponda, sui roveti,
-sulla boscaglia di salici e di pioppi entro la
-quale la fanteria austriaca veniva ad annidarsi
-di notte schioppettando a intermittenza, e più
-in là l'uragano di acciaio e di piombo batteva
-i vigneti, tempestava le strade, esplorava la pianura
-in ogni ripiego. Era uno spettacolo terribile.
-I balenii dei colpi e delle esplosioni illuminavano
-la notte di una tremula luce violastra,
-e sulle nostre truppe la veemente moltitudine
-delle traiettorie formava una vôlta sonora,
-una vôlta ululante.
-</p>
-
-<p>
-Alle nove precise, silenzio.
-</p>
-
-<p>
-L'Isonzo ha qui due corsi d'acqua, vicini alle
-due rive, e nel mezzo, fra l'uno e l'altro, la
-vasta distesa di ghiaia. Durante il bombardamento
-che immobilizzava il nemico, il ramo
-più vicino fu rapidamente passato a guado:
-è basso e con poca corrente. Nel lampeggiamento
-delle cannonate si vide un formicolìo
-nero e silenzioso di truppe traversare la spianata
-sassosa del letto e portarsi sul corso più
-profondo trasportando il materiale necessario
-alla costruzione di zattere.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span>
-</p>
-
-<p>
-Quando l'artiglieria tacque, all'ora stabilita,
-nella quiete improvvisa pesava l'emozione di
-una grande attesa. Zattere piene di soldati vogavano
-nel buio. Le prime compagnie si gettavano
-sulla sponda sinistra occupandola. Altre
-forze si aggiungevano a loro. L'occupazione
-si allargava. Si formava solidamente una
-testa di ponte. Per il passaggio del grosso, intanto,
-il Genio lavorava alacremente a costruire
-solide passerelle. Una ordinata e febbrile attività
-da cantiere attraversava il fiume.
-</p>
-
-<p>
-Ogni tanto due, tre lampi vividi, delle esplosioni:
-cannonate austriache. La fucileria crepitava
-ad intervalli, dominata dallo scoppiettìo
-regolare delle mitragliatrici: era la linea della
-nostra occupazione che avanzava, sloggiando
-piccoli reparti austriaci dalle loro trincee. Se
-si ostinavano, era l'assalto.
-</p>
-
-<p>
-Si udiva allora echeggiare alto, intenso, entusiasmante,
-l'urlo trionfale: Savoia! Passava
-nella notte il grido tempestoso che faceva battere
-i cuori dell'esercito in attesa. S'indovinavano
-gli episodi dell'occupazione nel risveglio
-del fuoco e nel levarsi delle voci. Verso la metà
-della notte si è capito che gli austriaci contrattaccavano.
-Ma si è pure capito subito che
-erano ricacciati. L'oscurità è stata per un
-istante tutta piena di un eloquente vocìo di
-vittoria.
-</p>
-
-<p>
-Pochissimi feriti. Dei soldati sono tornati indietro
-con le mani lacerate dai fili di ferro
-<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span>
-dei reticolati che essi avevano strappati. All'alba
-le nostre colonne passavano serrate l'Isonzo
-sui tavolati nuovi e risuonanti, e i tentacoli
-delle avanguardie avanzavano già verso
-le alture di Monfalcone.
-</p>
-
-<p>
-Sono le riserve che passano adesso.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span>
-</p>
-
-<h2 id="carso">AI PIEDI DEL CARSO.</h2>
-</div>
-
-<p class="indr">
-<i>20 giugno.</i>
-</p>
-
-<p>
-Nel polverone denso, che incanutisce le siepi
-e incipria i pampini, sulla strada bianca,
-affocata, accecante, uomini, cavalli, veicoli si
-muovono come in una nebbia ardente, e sembrano
-ombre.
-</p>
-
-<p>
-I soldati, già abbronzati dal sole, con quella
-fisionomia invigorita e fiera che è data dalla
-sana fatica del campo, marciano in silenzio,
-ordinati, un fazzoletto intorno al collo. Alt!
-Zaino a terra! Col peso dello zaino pare che
-essi depositino la stanchezza; conversazioni e
-risate si levano improvvise. È un vocìo allegro
-da scolaresca.
-</p>
-
-<p>
-Largo! largo! — con uno scalpitìo serrato,
-con un rombo pesante di ruote massicce, con
-un frastuono metallico, delle batterie passano
-lentamente come in un fumo d'incendio. Al
-passo dei forti cavalli normanni le grigie macchine
-da guerra, che non somigliano più che
-vagamente agli antichi cannoni, procedono in
-una solennità formidabile. La fine della colonna
-si perde nei nembi della polvere. Delle
-automobili dello Stato Maggiore si aprono un
-varco fra tanti ostacoli, e filano verso il fiume.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span>
-</p>
-
-<p>
-Là la strada cessa, il polverone si dissipa,
-e nell'aria tersa si profilano lontano le pendici
-del Carso nude, grigiastre. Dalle vegetazioni
-della piana emergono chiari e aguzzi i
-campanili dei villaggi come fari sopra un
-mare.
-</p>
-
-<p>
-Sulle passerelle che sostituiscono il ponte
-distrutto le colonne si assottigliano e si sgranano,
-i cannoni ed i cassoni si spaziano per
-superare con una galoppata l'ostacolo delle
-ghiaie. I conducenti scendono di sella e corrono
-a piedi, schioccando la frusta, aggrampati alle
-criniere.
-</p>
-
-<p>
-Il cannoneggiamento è vicino. Si vedono scoppiare
-gli <i>shrapnells</i> in alto sugli alberi; e dal
-nord, da Gradisca, da Podgora, da Gorizia, arrivano
-boati profondi di artiglierie pesanti.
-</p>
-
-<p>
-Presso le rovine del ponte bruciato, dove
-l'antica strada, all'alto della ripa, sembra mozzata
-da una lama e sporge sul fiume un moncone
-fra parapetti spezzati, sono le ultime trincee
-austriache, intorno alle quali il Genio ha
-accuratamente raccolto in enormi gomitoli il
-filo di ferro dei reticolati spinosi. Ci sarà utile.
-In qualche angolo inesplorato si rinvengono
-ancora certi ramponi di ferro a quattro punte,
-dei quali gli austriaci si servono forse per ostacolare
-il passaggio ai cavalli, o per armare
-fosse da lupo. In qualunque modo si gettino, i
-ramponi rimangono con una punta eretta, aguzza
-come un pugnale. Somigliano ai «triboli»
-<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span>
-che i soldati romani spargevano per ostacolare
-l'assalto dei nemici, barbari a piedi nudi.
-</p>
-
-<p>
-Sotto gli alberi, al bordo della trincea, una
-sedia, quella povera sedia che compare melanconicamente
-su tutti i campi di battaglia,
-che si rinviene abbandonata, sbilenca e triste,
-ovunque la guerra ha fatto una sosta.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-A difesa di questa regione del basso Isonzo
-gli austriaci hanno trovato un alleato nell'acqua
-dei canali.
-</p>
-
-<p>
-Ai piedi delle alture che sovrastano Gradisca
-e Monfalcone, scorre un canale creato a
-scopi d'irrigazione e per usi industriali. Un'alta
-diga maestosa, lunga quasi mezzo chilometro,
-chiude l'Isonzo presso il ponte di Sagrado, sul
-quale passa la strada di Gradisca. L'acqua
-trattenuta forma un vasto bacino che nutre il
-canale con una corrente di quasi ventidue metri
-cubi al secondo. Il livello di questo corso
-artificiale è più alto della pianura. Spezzando
-un argine gli austriaci hanno potuto trasformare
-in paludi vaste plaghe al nord di Ronchi.
-L'altura di Sant'Elia, che è al di qua del canale,
-è divenuta una penisoletta, e, fortemente
-trincerata, ha costituito una posizione avanzata
-del nemico.
-</p>
-
-<p>
-Per alcuni giorni, la zona accessibile alla
-nostra offensiva si è trovata sensibilmente ristretta
-dalle acque. Il bollettino ufficiale ha
-narrato dell'ardimentosa azione di una batteria
-<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span>
-di obici che, portatasi sulla linea della
-fanteria, ha battuto in breccia una diga. Era
-la diga di Sagrado. Sfondata quella barriera,
-l'acqua non si sarebbe più immessa nel canale
-e avrebbe ripreso il suo corso normale
-nel letto dell'Isonzo. Ma prima che per questo
-audace bombardamento l'inondazione, priva
-d'alimento, defluisse sgombrando il piano, il
-nostro attacco si è gettato sulle terre rimaste
-asciutte, più al sud, e per Monfalcone ha preso
-piede solidamente sulle prime pendici del
-Carso, in vista del mare.
-</p>
-
-<p>
-L'acqua ci è stata nemica, per tutto. Le piene,
-fra le gole del medio Isonzo, ci portavano
-via i ponti; a valle l'inondazione artificiale creava
-avanti a noi dei laghi, e il canale, che con
-le sue diramazioni si va ora essiccando, forniva
-intanto la forza motrice di impianti elettrici
-dai quali gli austriaci derivavano correnti
-per rendere fulminatori certi reticolati
-di trincea.
-</p>
-
-<p>
-Ma gli austriaci avevano dimenticato che la
-magnifica opera idraulica dei canali di Monfalcone
-è italiana, studiata e compita dalla
-Società Italiana per le condotte d'acqua, di Milano.
-La perfetta conoscenza dei lavori ci ha
-permesso di correre subito ai ripari e di ricondurre
-le acque ad un contegno più patriottico.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span>
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Passiamo l'Isonzo.
-</p>
-
-<p>
-Una casa sfondata, un <i>hangar</i> demolito, dei
-muri bucherellati da schegge di granata: si
-è già nell'atmosfera del campo di battaglia.
-Ma nessuna battaglia è passata di qui.
-</p>
-
-<p>
-Dei cannoni austriaci di mezzo calibro, nascosti
-sulle alture di Doberdò, tirano sulla strada,
-e sui villaggi, e sui ponti. Otto o dieci
-colpi per volta, poi, per due o tre ore non
-si fanno più vivi. Non combattono, stanno lassù
-in agguato, e quando vedono in una scìa
-di polverone un convoglio di munizioni che si
-avvicina, o un reparto di truppa che si sposta,
-o un'automobile che corre, giù un po' di grossi
-<i>shrapnells</i> o di granate, che arrivano con quel
-loro rombo di motore mal regolato e scoppiano
-fragorosamente sulla pianura quieta. Tirano
-persino sulle motociclette col <i>side-car</i>, nella
-speranza di accoppare qualche generale.
-</p>
-
-<p>
-Ma hanno paura di essere scoperti. Non insistono
-mai, e non è facile individuarli. Conoscono
-così bene la regione, che il loro tiro è
-giusto, sebbene inefficace. Percorrendo la strada
-con dei carreggi si ha la probabilità di
-assistere allo scoppio di una granata a sessanta
-passi di distanza. I soldati non ci badano.
-</p>
-
-<p>
-No, i nostri soldati sono meravigliosi. Appena
-una granata scoppia, si vedono i soldati
-correre, ma verso lo scoppio. Vanno a vedere
-il buco. Hanno una curiosità da ragazzi per
-<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span>
-i fuochi d'artificio. <i>Compà, sente mò</i> — grida
-allegramente un soldato di guardia al ponte
-ad un compaesano mentre tuona una raffica — <i>pare
-'a festa d'a Madonna!</i> — Gli sembra di
-sentire i mortaretti delle solennità campagnole.
-Ed il cratere slabbrato, nero, fumante, che le
-esplosioni scavano al suolo, è per loro uno
-spettacolo curioso che li attira. Sono là intorno,
-aggruppati allo scoperto, incuranti del nemico
-che li vede, disputandosi le schegge che
-scottano ancora. Ogni soldato ne ha una in
-tasca.
-</p>
-
-<p>
-Sulla strada così esposta il movimento continua
-regolarmente. I territoriali divenuti carrettieri
-e bovari, passano anche loro con i birocci
-e le mandrie.
-</p>
-
-<p>
-Nessuno esita, nessuno si ferma, nessuno
-devia.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Un distaccamento di bersaglieri ciclisti riposa
-all'ombra delle casupole, all'entrata di un villaggio:
-Begliano. Appoggiate ai muri, le biciclette
-intrecciano ruote e telai in una confusione sottile
-e geometrica di circoli e di linee; qualche
-motociclista prova attentamente il motore, che
-strepita sul cavalletto; i soldati, accoccolati a
-gruppi sui macigni, conversano placidamente,
-fumano, fischiettano, e sulle loro teste l'alito
-caldo e lieve del meriggio fa correre un fremito
-di piume nere. Gli ufficiali, che hanno
-trovato delle sedie in una osteria abbandonata,
-<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span>
-siedono fuori della porta, sotto a degli
-alberi. Aspettano ordini. Vi è una serenità, una
-tranquillità da riposo durante la manovra. Non
-si direbbe mai che questi soldati si sono battuti
-di notte e di giorno, che hanno preso delle
-trincee alla baionetta, sopraffacendo gli austriaci
-con le mani alla gola.
-</p>
-
-<p>
-Il centro della strada è deserto. Da lì si vedono
-le colline rocciose di Doberdò così vicine
-che sembrano a portata di voce. «Tra poco ricomincia
-la musica!» — osserva un ufficiale
-guardando l'orologio al polso, e appoggiata la
-spalliera della sedia al muro incrocia le gambe,
-beatamente, soggiungendo: «Ci fosse almeno
-un giornale da leggere!».
-</p>
-
-<p>
-La musica lì si ripete ad intervalli regolari.
-Il villaggio è bombardato a orario. Le
-ultime granate hanno ferito qualche soldato,
-uno è morto. Da un giardinetto sbuca un bersagliere
-che ha composto un mazzo di fiori,
-adorno di una foglia di palma di San Pietro,
-la palma del nord. Lo mostra ai compagni,
-che approvano, e scompare in un recinto. È
-per ornarne la croce sulla tomba nuova.
-</p>
-
-<p>
-Ecco, un rimbombo, un urlo apocalittico che
-solca la serenità del cielo, una esplosione potente,
-uno scrosciare di tegole e di macerie.
-La musica.
-</p>
-
-<p>
-I bersaglieri, senza scomporsi, guardano in
-aria. «Dev'essere cascata sulla chiesa!» — dice
-uno. «Tireranno al campanile!» — osserva
-<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span>
-un altro. «Questa è cascata qui dietro». — «Ha
-tremato il muro».... Ma un comando interrompe
-i dialoghi. Un ordine è arrivato. Si parte.
-</p>
-
-<p>
-In un batter d'occhio tutti sono pronti, appoggiati
-alle biciclette. Si fa rapidamente l'appello.
-Manca uno. Era là adesso. Chiamatelo.
-Eccolo che arriva, di corsa, tutto sporco di
-calcinaccio. «Signor tenente — esclama — è
-morta la capretta!». C'era una capretta abbandonata
-nel villaggio, alla quale i soldati
-avevano munto una bella gamella di latte. «È
-stata l'ultima bomba — informa il soldato — ero
-lì vicino, povera bestia! — e dopo un
-istante di riflessione: — Peccato che sia troppo
-dura a mangiarsi!».
-</p>
-
-<p>
-Via! Con un volteggio elegante ogni soldato
-inforca la sua macchina e sospeso sul sottile
-scorcio delle ruote fila nel candore della strada
-sollevando una bassa scìa di polvere. La
-compagnia scorre ordinata, silenziosa, veloce,
-tutta grigia, nella direzione del nemico.
-</p>
-
-<p>
-I fucili a bandoliera ergono sullo svolazzamento
-delle piume come un tratteggio inclinato.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Una folta e confusa massa di gente si avvicina.
-Viene dalla fronte. Nel polverone che solleva,
-s'intravvedono dei carri gremiti di persone,
-tirati da buoi. È un formichìo oscuro,
-lento, taciturno, nel gran sole ardente. L'emigrazione.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span>
-</p>
-
-<p>
-Sono abitanti che il bombardamento austriaco
-scaccia da ogni paese, da ogni villaggio,
-da ogni casolare. L'esercito nostro li aiuta,
-li protegge, li nutre, e disciplina l'esodo. Dei
-soldati marciano in testa alle colonne e le
-fiancheggiano.
-</p>
-
-<p>
-Il fuoco è cessato, e quando la carovana
-arriva nell'ombra delle case si ferma e si riposa.
-«Avanti, coraggio brava gente — avvertono
-i soldati — ancora un poco, poi vi ristorerete:
-qui può succedervi qualche disgrazia!»
-Delle invettive contro gli austriaci si levano
-dalla folla. Voci di donna gridano, nell'espressivo
-dialetto veneto: «<i>Anca qua i ne copa!</i>» — «<i>No
-i vede che semo poareti?</i>» — «<i>Tuto i n'ha
-tolto, anca i toseti, e adesso i ne buta zò le
-case!</i>».
-</p>
-
-<p>
-«Calma, calma — ammoniscono bonariamente
-i soldati. — Tornerete presto a casa!» — «<i>Che
-el Signor ve scolta!</i>» — rispondono le
-voci. — «<i>Benedeti vualtri e le mare che v'ha
-fato!</i>» — E la moltitudine riprende la marcia.
-</p>
-
-<p>
-Sono donne, bambini e vecchi, tutto quello
-che è rimasto del popolo, irredento. Carrette
-di ogni genere trasportano i loro umili bagagli,
-e sui cumuli dei fagotti e dei sacchi, facendosi
-ombra con delle vecchie ombrelle aperte,
-si accalcano i bimbi, gli stanchi, i deboli, in un
-groviglio multicolore che oscilla alle scosse dei
-veicoli. Tutti gli altri marciano, gli uomini a
-parte, due per due, muti, quasi ubbidendo istintivamente
-<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span>
-alla disciplina militare che li circonda.
-</p>
-
-<p>
-Qualche donna conduce dietro di sè la mucca,
-l'unica ricchezza rimasta alla famiglia, e
-tira faticosamente sulla cavezza per indurre
-la povera bestia, stupefatta ma placida, ad allungare
-il passo. Si vedono dei bambini feriti,
-sui quali delle fasciature fresche e ben fatte
-indicano la cura dei nostri posti sanitarî.
-</p>
-
-<p>
-La carovana continua il cammino, lentamente,
-verso l'Isonzo. Un'altra si avvicina, ma ben
-diversa. Questa è composta di uomini validi.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Dopo che l'Austria, con la leva in massa,
-ha portato via da questi paesi tutti i maschi
-dai diciassette ai cinquant'anni, dopo la fuga
-di tutte le persone notoriamente irredentiste,
-dopo l'arresto e l'internamento di tutte quelle
-altre persone che erano semplicemente sospette
-d'irredentismo, ogni uomo valido che s'incontra
-è un individuo sospetto. Nove volte su
-dieci non è nemmeno italiano. Lo dice la sua
-faccia, lo dice la sua maniera di mettersi sull'attenti
-per affermare: <i>Son taliano!</i>
-</p>
-
-<p>
-Nei primi momenti dell'occupazione non ci
-si è fatto caso. Ma non abbiamo tardato ad
-accorgerci che eravamo circondati da spie. Le
-nostre ricognizioni sorprendevano sventolamenti
-di bandierine nell'alto dei villaggi. Il passaggio
-di truppe in alcuni nodi di strade combinava
-stranamente con l'incendio di un mucchio di
-<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span>
-paglia o con la caduta d'un alto albero. Alla
-notte, dietro certe nostre batterie, sul dorso
-dei colli, palpitavano luci di lanterne cieche.
-Chi sventolava le bandiere? chi bruciava la paglia?
-chi abbatteva gli alberi? chi faceva brillare
-quelle luci? Si trattava di segnali, chiari,
-precisi, seguìti infallibilmente da un fuoco austriaco
-che cadeva dritto sugli esploratori, o
-sulla truppa in marcia, o sulle batterie. Ma non
-si trovavano i colpevoli, che si mescolavano
-alla popolazione campestre, troppo atterrita da
-loro per denunciarli.
-</p>
-
-<p>
-Ho visto io stesso, alla notte, scintillare misteriose
-segnalazioni sulle colline, e eliografi
-nemici, durante il giorno, parlare a lampeggi
-con qualcuno che era dietro alle nostre file.
-Lo Stato maggiore d'una nostra divisione arrivava
-in un villaggio, e un minuto dopo delle
-granate piombavano sul suo quartiere generale.
-Accampamenti ben celati, invisibili al nemico,
-erano bombardati appena formati. Le nostre
-batterie si vedevano scoperte talvolta prima
-di far fuoco. Prendevano posizione, spesso nel
-cuore della notte, e subito il tiro nemico le
-cercava senza incertezze.
-</p>
-
-<p>
-Noi abbiamo una lealtà militare, una cavalleria
-istintiva, una schiettezza e una nobiltà
-di razza, che c'inducono sempre a supporre
-nel nemico le stesse virtù, anche se il nemico
-è turco, anche se il nemico è austriaco. I fatti
-ci hanno subito disilluso. Abbiamo constatato
-<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span>
-che una vasta e minuziosa organizzazione di
-tradimento ci cingeva, e non abbiamo perso
-tempo. In quasi tutti i casi di spionaggio, le
-ricerche immediate ci hanno portato a scoprire
-nel raggio delle segnalazioni la presenza
-di qualche uomo valido alle armi. Qualcuno
-era vestito da prete.
-</p>
-
-<p>
-Gli atti alle armi sono arrestati. Si tratta
-quasi sempre di militari austriaci. Molti confessano.
-</p>
-
-<p>
-La carovana che passa è composta di questi
-prigionieri.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Come sbagliarsi? Sotto i travestimenti più
-eterocliti, il soldato austriaco si rivela. Baffi
-biondastri e ritorti, basette lunghe, tipi magiari,
-tipi tedeschi, portamento stecchito, fisionomie
-chiuse e dure, sguardo nemico.
-</p>
-
-<p>
-Perchè non fuggano sono uniti a due a due
-per le braccia. Pochi fantaccini li scortano,
-con la baionetta inastata. I soldati che incontrano
-non dicono niente, guardano con disprezzo
-la processione sinistra e proseguono il loro
-cammino. Ma un conducente romano non resiste,
-e dall'alto del suo cavallo interpella un
-prigioniero che ha una faccia da <i>feldwebel</i>
-classico: <i>Hai finito de fa la guerra cor lanternino?</i>
-</p>
-
-<p>
-Ha finito, sì, e alle spie che non sono state
-ancora acciuffate l'esasperata vigilanza dei soldati
-rende molto difficile il còmpito. Ma ve ne
-<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span>
-sono ancora, rese audaci dai lauti compensi
-pagati, e dai più lauti promessi. E in parte
-anche dalla nostra magnanimità che rifugge
-dalla giustizia sommaria e ci lega a procedure
-fra le quali lo spionaggio scivola. Ci si era
-teso ogni sorta di tranello.
-</p>
-
-<p>
-Le semplici popolazioni della campagna erano
-state terrorizzate con i racconti della nostra
-ferocia, per indurle a fare una difesa da siepe
-a siepe, e in qualche centro delle armi erano
-state distribuite. Le sciagure che quella povera
-gente da undici mesi sopporta erano addebitate
-all'Italia. L'Italia, questa stracciona, era responsabile
-della guerra europea, della leva in
-massa, delle requisizioni; delle contribuzioni, del
-pane K, della carestia. La molla più possente
-nell'anima campagnola, il sentimento religioso,
-non veniva trascurata: gl'italiani erano gli alleati
-del demonio, gli scomunicati, i dannati,
-senza fede e senza morale. I nostri soldati,
-miserabili e delinquenti, avrebbero profanato,
-rubato, massacrato.
-</p>
-
-<p>
-Nelle cittadine ci ha accolto qualche volta
-l'entusiasmo schietto e vivo delle popolazioni
-liberate, e la voce del sangue ha finito per
-parlare anche alle genti più disperse e ignoranti
-della campagna. La carità, la bontà, la
-generosità dei soldati hanno fugato ogni prevenzione,
-se una prevenzione rimaneva in qualche
-anima oppressa dal terrore abituale della
-servitù.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span>
-</p>
-
-<p>
-Le macchinazioni sleali del nemico si vanno
-sventando. Ma sta il fatto che l'Austria ha
-cercato di usare come armi di guerra, oltre
-allo spionaggio e al tradimento, la paura di
-povere donne e di poveri vecchi contadini e
-la loro fede cristiana.
-</p>
-
-<p>
-Tutto è buono quando serve: <i>Kriegsbrauch
-im Landkriege</i>....
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span>
-</p>
-
-<h2 id="gorizia">DAVANTI A GORIZIA.</h2>
-</div>
-
-<p class="indr">
-<i>20 giugno.</i>
-</p>
-
-<p>
-Mentre annotta, un duello di artiglierie s'impegna.
-Si distinguono i colpi dei nostri cannoni
-da campagna, più avanti, più lontani, che
-si son fatti sotto come una gran muta abbaiante
-di molossi intorno alla fiera bloccata,
-mentre i boati più cupi degli obici echeggiano
-nelle vicinanze e il bagliore delle vampe si
-accende fra le vigne contornando neri profili
-d'alberi.
-</p>
-
-<p>
-Forse si prepara un passo avanti sul Carso?
-Forse si respinge un contrattacco? Chi sa? Le
-fanterie nemiche sono in qualche punto a portata
-di voce. Nelle ore di silenzio, alla notte, i
-nostri soldati odono gli austriaci che parlano
-dietro ai loro parapetti di roccia, sulla quale le
-granate mordono così malamente.
-</p>
-
-<p>
-Si combatte per la conquista di ciglioni nudi,
-sassosi, sui quali non si possono scavare trincee.
-La parola Carso viene dal celtico <i>carn</i>
-che significa roccia. La montagna, con le sue
-stratificazioni calcaree, con quelle ossature bianche
-che emergono fra i magri sterpi sulle piccole
-vette, con le sue vallette verdi, sorprendenti
-di rigoglio, strane conche di frescura entro
-bordi di pietra, con i suoi crepacci, le sue spelonche,
-<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span>
-e gl'imprevisti aspetti pieni di una tagliente
-arditezza, ricorda un po' la montagna
-di Derna.
-</p>
-
-<p>
-La natura offre alla difesa delle formidabili
-posizioni naturali, completate e fortificate con
-un assiduo lavoro. Il nemico si annida dietro
-baluardi di macigno, ai cui approcci si accumulano
-le difese ausiliarie delle focate petriere
-e dei reticolati. Se l'Austria ha creduto utile
-fingersi sorpresa dalla nostra guerra, tutto sul
-campo di battaglia smentisce la sorpresa, tutto
-vi dimostra invece una preparazione ben studiata,
-lunga e paziente. L'abilissima e laboriosa
-organizzazione tattica del terreno dice come la
-guerra con l'Italia fosse da gran tempo nei piani
-austriaci. Soltanto il momento rimaneva da
-scegliersi. E quello lo abbiamo scelto noi.
-</p>
-
-<p>
-Se non avessimo che degli uomini armati contro
-di noi, se non ci fossero che delle masse
-manovranti, come nelle classiche guerre del
-passato, se il valore, l'ardimento, l'eroismo costituissero
-ancora i coefficienti massimi e quasi
-esclusivi della vittoria, noi non saremmo più
-sull'Isonzo.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Ma l'eroismo finisce pur sempre con l'imporsi.
-Esso è una volontà che arriva al furore.
-Una volontà che gli ostacoli esasperano e rafforzano.
-Le nostre truppe, avanti alle difficoltà,
-non hanno che un impulso, quello di slanciarsi.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span>
-</p>
-
-<p>
-Tutto ciò che abbiamo letto di più bello
-sulla guerra europea, di assalti audaci e veementi,
-di attacchi alla baionetta attraverso folti
-reticolati, in una grandine di piombo, non deve
-più farci invidia. Simili episodi si svolgono normalmente
-nella nostra guerra. Soldati che non
-erano mai stati al fuoco hanno trovato semplice
-e naturale andarci così.
-</p>
-
-<p>
-Al primo urto l'esercito si è comportato come
-se avesse sempre combattuto e sempre vinto;
-ha dimostrato un istinto di battaglia, una sapienza
-spontanea della lotta, una natura guerriera.
-Possedeva inconsapevolmente virtù militari,
-che solo la pratica della guerra sembrava
-dovesse infondere. Gli egoismi naturali degl'individui
-sono scomparsi, la vita delle persone
-si è fusa in una vita più grande, ogni uomo si
-è sentito una molecola nel vasto organismo dell'esercito,
-una goccia d'acqua nell'onda. Vi è
-un ardore di tutti, un sentimento di tutti, una
-passione di tutti, un solo volere, un solo cuore.
-Si è destata subitamente nell'esercito nuovo l'anima
-antica, la fiera anima della razza foggiatasi
-nel fulgore lontano di secoli gloriosi. Vengono
-da lei queste abilità della guerra nella folla
-italiana. Questo travolgente desiderio di assalto
-è un'eredità latina, come la lingua.
-</p>
-
-<p>
-I sistemi della guerra moderna e la natura
-del terreno ci costringono però ad un'azione
-paziente, fatta di scatti calcolati e di attese, di
-colpi improvvisi e di pressioni lente, un'azione
-<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span>
-studiata, razionale, metodica. Non abbiamo una
-posizione da prendere: ne abbiamo tante, incatenate
-su cinquecento chilometri di fronte. E
-per ognuna è una piccola battaglia, con le sue
-sorprese, le sue finte, le sue soste, le sue manovre.
-</p>
-
-<p>
-Guardate una carta: l'austriaco avanti a noi
-è sempre più in alto. Egli tiene l'alta montagna,
-il nodo alpino, e noi saliamo i contrafforti, conquistando
-sprone per sprone, declivio per declivio,
-vetta per vetta. La nostra guerra è
-un'ascensione. Sempre più su, sempre più su.
-Ogni combattimento è un gradino che superiamo.
-Il gradino seguente domina. Il nemico fugge
-in altezza. Ritirandosi ci sovrasta. Ma che importa?
-Noi ascendiamo irresistibilmente.
-</p>
-
-<p>
-Nel Carso il nostro attacco s'inerpica ora sulle
-prime pendici.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Il duello d'artiglierie prosegue.
-</p>
-
-<p>
-I cannoni austriaci fanno delle salve serrate
-e poi tacciono. Forse hanno poche munizioni;
-forse temono di scoprirsi. Cambiano spesso il
-loro obbiettivo. Non fanno quasi mai un fuoco
-di ricerca, di assaggio, di esplorazione. Colpiscono
-raramente e con magri risultati, ma si
-vede bene che sanno sempre dove tirano e
-contro quale bersaglio. Non esitano. Cercano di
-agire a colpo sicuro. Segnali di spie? Abilità
-di osservatori?
-</p>
-
-<p>
-Ma quando una batteria austriaca è individuata
-<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span>
-è una batteria silenziata. Un uragano di
-fuoco piomba su di lei. Allora dietro le spalle
-delle alture pare avvenga una breve eruzione.
-Certo è che i cannoni nemici sono astutamente
-piazzati. Sorge il dubbio che alcuni, dei quali
-neppure i riflessi della vampa si scorgono nell'oscurità
-della notte, siano nascosti in caverne.
-</p>
-
-<p>
-La montagna è tutta grotte e baratri sotterranei.
-Ha labirinti immensi nelle sue viscere;
-pozzi, cunicoli, gallerie, spelonche, formano un
-meraviglioso e tenebroso paese di abissi. Vicino
-a Monfalcone stesso si spalancano antri misteriosi
-dai quali emana uno spavento leggendario,
-come la Grotta del Diavolo dove secondo
-la tradizione si muore di terrore. È possibile
-che dietro la bocca cespugliata di cavità naturali
-stiano dei cannoni in agguato, diretti dal
-comando telefonico di osservatori appiattati sulle
-vette? Lo sapremo.
-</p>
-
-<p>
-Tutta la vallata echeggia. Su Ronchi, su Monfalcone,
-delle granate cadono. Le città sono
-deserte, gli abitanti sono fuggiti in massa verso
-l'Italia. Sull'arsenale si ergono ancora intatte le
-alte ciminiere, ma gli edifici sono in rovina.
-Il lavoro vi si è ostinato fino al giorno quattro.
-</p>
-
-<p>
-I bombardamenti eseguiti dalla nostra flotta
-avevano già paralizzato il cantiere navale, ma
-v'era una fabbrica di proiettili di artiglieria,
-appena impiantata, che non voleva darsi per
-vinta. Gli austriaci non credevano che la nostra
-avanzata li sopraffacesse così presto. La
-<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span>
-loro perseveranza nel mantenere attivi alcuni
-stabilimenti di Monfalcone dice come si credessero
-sicuri della difesa dell'Isonzo e dà la misura
-del nostro successo. La guarnigione fu
-sorpresa dalle avanguardie italiane, e si salvò
-a stento inerpicandosi affannosamente oltre la
-Rocca, inseguita dai nostri che non volevano
-lasciar presa.
-</p>
-
-<p>
-La città antica, al di là dell'arsenale, così italiana,
-così veneta con i suoi portici bassi, le
-sue procuratie dagli archi larghi come quelli di
-cripte, è vuota, silenziosa, oscura, e qua e là
-le vecchie case abbandonate, nelle risuonanti
-viuzze pittoresche, sono sfregiate dalle esplosioni
-che sforacchiano qualche tetto e ne soffiano
-via le tegole.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Per tutta la notte il cannone ha rombato. La
-più grande violenza delle artiglierie era verso
-Gorizia. Il cielo palpitava di lampi a settentrione.
-</p>
-
-<p>
-All'alba, delle immense colonne di fumo si
-scorgono in fondo alla pianura. È il paese di
-Lucinico che brucia.
-</p>
-
-<p>
-Entriamo ora in un'altra zona delle operazioni.
-Ci avviciniamo alla strada di Gorizia, cioè
-al centro della battaglia dell'Isonzo, dove più
-ferve intensa e vasta la lotta, dove gli austriaci
-hanno posto le più forti difese, le più possenti
-e numerose artiglierie, le più solide truppe.
-</p>
-
-<p>
-Le posizioni nel loro insieme sono rapidamente
-<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span>
-descritte. L'Isonzo scorre in una gola profonda
-fino a Salcano, cioè quasi fino a Gorizia,
-e, da lì al mare, mentre alla destra del fiume si
-apre subitamente l'ampia distesa verde della
-pianura friulana, alla sua sinistra invece s'erge
-ancora, quasi senza interruzione, la montagna,
-ora a picco sull'Isonzo, come a Sagrado, ora
-discosta diversi chilometri come a Ronchi e
-Monfalcone. All'occhio, osservando il panorama,
-al di là del fiume appare tutta una barriera;
-c'è come una muraglia, che chiude l'orizzonte
-orientale, sfumando verso l'Adriatico. Le montagne
-formano per così dire i bastioni di una
-smisurata fortezza della quale l'Isonzo è il fossato.
-In qualunque punto del fiume, chi vuol
-passare si trova di fronte questo baluardo, più
-o meno accessibile, spesso altissimo, scosceso,
-imponente.
-</p>
-
-<p>
-Formidabile e semplice, nella sua linea sommaria
-il piano di difesa austriaco è consistito
-nella distruzione dei ponti, e nella fortificazione
-della grande barriera montana con opere
-di ogni genere, con multiple linee di trinceramenti
-e con una distribuzione sagace di artiglierie
-ben nascoste.
-</p>
-
-<p>
-Ma la barriera è spezzata, per dir così, da
-due valli, per le quali passano le comunicazioni
-verso l'interno. La muraglia ha insomma due
-porte, che danno accesso alle grandi arterie
-stradali e ferroviarie per Lubiana, per Villaco,
-per Klagenfurt, il possesso delle quali è essenziale.
-<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span>
-La conquista e la difesa delle due porte
-doveva perciò essere l'obbiettivo logico dell'azione;
-qui dovevano evidentemente convergere
-gli sforzi dei due eserciti. E alle due soglie
-gli austriaci hanno quindi accumulato tutte le
-difficoltà, tutti gli ostacoli, tutte le insidie che
-la loro scienza militare, perfezionata dalla lunga
-pratica, poteva suggerire.
-</p>
-
-<p>
-Le due porte sono Tolmino e Gorizia.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-A Tolmino per la vallata dell'Idria e a Gorizia
-per la vallata del Vipacco sboccano dunque
-nella valle dell'Isonzo fasci vitali di strade,
-che scavalcano il fiume su molteplici ponti. Questi
-sono i soli ponti che non siano stati ancora
-distrutti. È oramai un elemento d'arte militare
-noto anche ai ragazzi che per difendere efficacemente
-il varco di un fiume bisogna portarsi
-avanti, bisogna cioè occupare non soltanto la
-riva da proteggere ma prendere solidamente
-posizione sull'altra sponda, stabilire delle opere
-di arresto più lontane che sia possibile, tanto
-per impedire al nemico l'accesso al varco, quanto
-per garantire a sè stessi il libero uso del
-varco stesso e passare, occorrendo, dalla difensiva
-all'offensiva.
-</p>
-
-<p>
-È appunto quello che a Tolmino e a Gorizia
-gli austriaci hanno fatto e che in termine tecnico
-si dice «testa di ponte». In questi due
-punti essi si sono radicati al di qua del fiume.
-La natura del terreno li ha straordinariamente
-<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span>
-aiutati. Allo sbocco della valle dell'Idria, al di
-qua dell'Isonzo, presso Tolmino, si ergono due
-montagne gemelle, unite per le falde, isolate in
-giro, cinte da tre lati da una curva sinuosa
-dell'Isonzo: una specie di gigantesca e dominante
-coppia di sentinelle a guardia di una
-soglia. Il loro nome è stato fatto sui bollettini:
-sono le montagne di Santa Maria e di Santa
-Lucia. Fortificate, munite di cannoni di grosso
-e di medio calibro, le due montagne comandano
-tutti gli accessi.
-</p>
-
-<p>
-Con un'analoga prodigalità la natura ha eretto
-avanti a Gorizia, sulla destra dell'Isonzo,
-non meno formidabili baluardi nelle brusche
-alture di Podgora, alle quali si attacca un tumulto
-di colline, che si culmina, un poco al nord
-di Gorizia, nel monte Sabotino, fosco, oblungo,
-imponente. Tutto questo sistema di vette e di
-declivi è fortificato a oltranza.
-</p>
-
-<p>
-Riducendo la difesa dell'Isonzo all'immagine
-rudimentale del muro con due porte, un solido
-muro crestato di vetro e due porte terribilmente
-barricate avanti alla soglia, comprendiamo chiaramente
-nel suo schema la nostra azione, così
-bene descritta dai bollettini. Mentre investiamo
-la porta principale, Gorizia, abbiamo scavalcato
-il muro alle due estremità, Caporetto e Monfalcone,
-e incuneiamo la nostra azione all'altra
-parte della barriera. A nord e a sud delle due
-teste di ponte austriache, abbiamo così creato
-noi due teste di ponte italiane, per le quali
-<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span>
-l'offensiva penetra e lentamente si allarga al di
-là dell'Isonzo.
-</p>
-
-<p>
-Ed ora guardiamo.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Nella mattinata serena, la pianura superba,
-coperta da vegetazioni così folte che simulano
-il bosco, sfuma via e impallidisce, contro la
-luce del sole, in tinte evanescenti. Al primo
-momento la battaglia, come tutte le battaglie
-moderne, è invisibile, incomprensibile, un frastuono
-tonante, un formarsi e un dissolversi di
-fumo, un chiamarsi e rispondersi di rombi e di
-boati, uno scintillare vago di vampe in località
-imprecisabili. E tutto questo sembra poca cosa
-nell'impassibilità sublime del paesaggio.
-</p>
-
-<p>
-A chi osserva dall'alto di una delle rare
-collinette che levano sulla pianura la molle
-groppa impellicciata di acacie, i villaggi, immersi
-nelle immobili onde delle verdure, si
-fanno riconoscere ad uno ad uno, per il campanile.
-Un campanile strano, con la cupoletta
-slava, che ricorda quello delle chiese russe: Romàns — più
-vicino, un campanile aguzzo, ardito,
-veneto: Versa — un campaniletto campestre
-che una granata ha sfiancato: Fratta. Sono
-tutti paesi che i cannoni austriaci hanno successivamente
-preso di mira. Gli abitati sorgono
-secondo una logica della viabilità, le case si
-aggruppano alle confluenze di strade, ogni villaggio
-chiude un piccolo centro di comunicazioni,
-e l'artiglieria nemica, colpendo i villaggi,
-<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span>
-ha cercato di colpire ai nodi le maglie della
-grande rete di vie che in ogni senso vena di
-bianco la pianura friulana.
-</p>
-
-<p>
-Sotto alle alture che chiudono il piano, Gradisca
-si sgrana bianca lungo la sponda dell'Isonzo,
-che è indicata da un infoltire di verde, da
-uno schieramento solenne di pioppi. Dei giardini,
-delle ville, dei recinti, e, quasi fuori del
-paese, i grandi edifici della scuola normale,
-una caserma, degli stabilimenti industriali sui
-quali le ciminiere si levano sottili come antenne.
-Come tutto sembra quieto laggiù, nel sole!
-</p>
-
-<p>
-Alla città fa sfondo il Monte San Michele,
-che è un'ultima propaggine del Carso, e più
-lontano, più in alto, irrompono, azzurre e pallide,
-le vette del Monte Re. Ai piedi delle alture,
-sul limite della pianura, come la spuma
-al bordo del mare, è un biancheggiare quasi
-continuo di paesi, greggi di case che si dissetano
-nell'Isonzo. Sdràussina, Sagrado, Fogliano, San
-Pietro, e sembra tutto un prolungamento di
-Gradisca. Sulle pendici, dei prati verdi, delle
-boscaglie oscure, delle strade deserte che serpeggiano
-ascendendo, delle trincee austriache
-abbandonate — lunghe e sottili ferite nere,
-insolentemente visibili. Sono probabilmente delle
-false trincee, incaricate di attirare la nostra
-attenzione. Le vere si nascondono, si mascherano
-con erbe e fronde.
-</p>
-
-<p>
-S'incomincia a comprendere.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span>
-</p>
-
-<p>
-Le tappe della nostra avanzata sono segnate
-sulla pianura. Ogni sosta ha lasciato una linea
-fulva di terra smossa, un solco di trinceramenti
-dai parapetti punteggiati di feritoie, una barriera
-oscura che attraversa i prati, sparisce
-nei vigneti, tocca dei paesi, si nasconde, si perde.
-Il più vicino è il fronte sul torrente Versa,
-il fronte assunto il primo giorno della guerra,
-come i comunicati descrissero. Sono tutte
-abbandonate, quelle strane arginature della battaglia
-che hanno segnato sulla terra una specie
-di gigantesco diario della conquista, sono
-tutte lasciate indietro. La fanteria non si vede
-più, è laggiù a Gradisca, tiene quella linea di
-paesi, tocca il fiume, si annida nella boscaglia
-delle rive, pare scomparsa.
-</p>
-
-<p>
-Nell'apparente solitudine luminosa del paesaggio,
-sono i proiettili di cannone che rivelano
-vagamente le disposizioni del combattimento,
-che lasciano intuire le masse combattenti sotto
-la coltre delle vegetazioni. Due o tre stormi di
-<i>shrapnells</i> austriaci scoppiano sulla pianura,
-un polverone di calcinacci annebbia per un
-istante un campanile, delle nubi bianche si
-formano sulle cime d'un filare di platani. Una
-pausa, poi altre nubi si sfilacciano lentamente
-nell'aria calda e quieta, e le esplosioni echeggiano.
-Ma da località imprecisabili si solleva un
-tumulto impetuoso di rimbombi. La risposta.
-</p>
-
-<p>
-Sono obici italiani che interloquiscono, ed
-<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span>
-ecco le vette sopra Sagrado in convulsione. Se
-gli <i>shrapnells</i> austriaci ci hanno indicato dove
-stanno forse delle truppe nostre, sappiamo bene
-ora dove si nascondono i cannoni che li hanno
-lanciati. Le granate italiane tempestano le vicinanze
-di una villa circondata da boschetti,
-sul ciglio dell'altura. È Castello Nuovo. Nembi
-di polvere e di fumo la avvolgono; i boschetti
-scompaiono nelle dense nubi degli scoppi. La
-batteria austriaca non fiata più. È un episodio
-breve, repentino, minuscolo.
-</p>
-
-<p>
-Altri si succedono, incessantemente; la nostra
-attenzione è chiamata da cento parti. Bisogna
-seguire le indicazioni del cannone. Esso
-spiega la battaglia, a poco, a poco. Su tutto il
-fronte l'artiglieria romba, ma la tempesta più
-violenta, più intensa, più ostinata, è verso Gorizia.
-</p>
-
-<p>
-Oggi è uno di quei giorni che i bollettini chiamano
-di «attività sul basso Isonzo». Sono i
-giorni nei quali si fa un passo avanti. Intorno
-a Gorizia è l'uragano. La città, i sobborghi, le
-alture di Podgora, impallidiscono in una bruma
-grigiastra.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Gorizia si nasconde in parte dietro alle alture
-di Podgora, s'incastra fra le montagne, si
-annida in quell'ultimo lembo di pianura che
-s'insinua verso la gola dell'Isonzo. Da lontano,
-Gorizia, che spunta dalla valle affacciandosi nel
-piano, fa l'effetto di un torrente di case che
-<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span>
-dilaghi dallo sbocco e si spanda in un'effervescenza
-di muraglie bianche. I bordi della città
-presso l'Isonzo, dove delle linee di difesa austriaca
-si annidano, la stazione ferroviaria, le
-adiacenze dei ponti, sono bombardati. L'incendio
-di Lucinico si allarga. Lucinico era compreso
-nelle fortificazioni di Podgora e la popolazione
-l'aveva abbandonato.
-</p>
-
-<p>
-Le fiamme si levano agitate, occhieggiano
-chiare nel tremolìo di un'atmosfera ardente e
-fosca, e sulla folla velata e confusa degli edifici
-il fumo sale denso nella calma, altissimo. Gli
-scoppi delle grosse granate coprono di cirri
-le creste di Podgora. Nembi bianchi sorgono lentamente
-dalle vallette di tutto quel complesso
-sistema di alture che nasconde Gorizia. Sui
-fianchi violastri del Monte Sabotino, che solleva
-più lontano la sua lunga groppa, il fumo si
-arrampica in nubi che si dissolvono lente.
-</p>
-
-<p>
-I nostri cannoni battono su tutti gli sbarramenti.
-La battaglia s'inerpica, va verso San
-Floriano, va verso Plava. Scende dal nord, dai
-monti, un boato continuo di cannoneggiamento
-remoto. Le esplosioni vicine hanno una violenza
-da folgore. L'attacco nostro, generale per
-l'artiglieria, non ha la pienezza delle grandi
-masse per la fanteria; non vuole averla; si
-comprende che ha qualche obiettivo parziale;
-ma su certe posizioni nemiche esso preme con
-magnifica violenza. Linee e linee di trincee
-<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span>
-avanzate sono state prese. Alcuni reparti, ricacciato
-il nemico, lo incalzano sulla seconda
-linea, che è la più forte. Si combatte ai bordi
-di Lucinico in fiamme, sotto alle buffate acri
-dell'incendio. Gorizia è là a due passi.
-</p>
-
-<p>
-Con un entusiasmo ardente, con un eroismo
-sublime, delle fanterie nostre hanno saputo portarsi
-di fronte alle più formidabili opere campali
-di difesa, e sono là imperterrite, a qualche
-centinaio di metri dal nemico, nelle frettolose
-trincee d'attacco.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span>
-</p>
-
-<h2 id="aspetti">ASPETTI DELLA LOTTA SULL'ISONZO.</h2>
-</div>
-
-<p class="indr">
-<i>22 giugno.</i>
-</p>
-
-<p>
-La preparazione austriaca, evidentemente iniziata
-da moltissimo tempo, ha fatto tesoro delle
-esperienze della guerra delle nazioni. Le
-prime trincee conquistate dai nostri, profonde,
-interamente protette, con delle vegetazioni abilmente
-riportate sulla copertura, non hanno resistito
-all'impeto dell'assalto. Più avanti abbiamo
-trovato dei baluardi di cemento armato, delle
-scudature di acciaio, tutte le difese della guerra
-di trincea, contro le quali bisogna passar
-dalla furia alla pazienza.
-</p>
-
-<p>
-Il terreno, avanti, è disseminato di tranelli,
-e in qualche posizione, perchè il tiro dell'artiglieria
-non distrugga i reticolati, questi sono
-abbattuti, giacciono molli al suolo, non si scorgono;
-ma quando l'assalto arriva o è imminente,
-dall'interno delle trincee i difensori tirano
-delle corde, e i reticolati sorgono impreveduti
-e intatti.
-</p>
-
-<p>
-Talvolta le trincee austriache, quando forse il
-fuoco della grossa artiglieria si precisa o quando
-occorre spostare delle truppe allo scoperto,
-si nascondono in un fumo di sostanze resinose.
-I punti più importanti, più vitali, sono così
-trasformati in fortezze. Agli approcci diretti
-<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span>
-di Gorizia, sui declivi di Podgora e del Sabotino,
-si sovrappongono in ranghi paralleli
-trincee blindate, dalle cui feritoie minuscole
-scoppietta un fuoco accurato di miratori scelti.
-</p>
-
-<p>
-Non era sufficiente l'asperità dei luoghi; non
-bastava la protezione offerta dalla terra stessa,
-che oppone alla invasione i castelli delle sue
-vette; bisognava, per mantenervisi contro di
-noi, moltiplicare all'infinito le resistenze impassibili
-della meccanica guerresca, ridurre al
-minimo il coefficiente del valore umano; era
-necessario dare il còmpito massimo della difesa
-all'acciaio, al cemento, all'intreccio di fili di
-ferro che si spande sui pendii come un'immensa
-tela di ragno, alle mine: combattenti che non
-fuggono. Per quanto buone, solide, disciplinate,
-agguerrite, abili, le truppe austriache non hanno
-mai posizioni troppo forti per il nostro soldato,
-quando al valore degli uomini più che all'automatismo
-delle cose è affidata la lotta.
-</p>
-
-<p>
-Ed anche contro la muraglia di cemento,
-contro i reticolati a sorpresa, sulle mine, l'assalto
-italiano si sarebbe egualmente gettato, furibondo,
-eroico, se non fosse stato trattenuto.
-In breve tempo la linea d'attacco è arrivata
-fino lì, in un balenìo di baionette. Un'avanzata
-che sarebbe potuto costare i sacrifici di una
-lunga e lenta progressione, e trasformarsi forse
-in guerra di scavo, è avvenuta fulminea, irresistibile.
-Qualche reparto è così vicino alla
-linea blindata che l'artiglieria ha dovuto sospendere
-<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span>
-il fuoco su quel punto, e a portata di
-voce dagli austriaci fortificati i nostri soldati
-lavorano a sistemare le trincee avanzate che
-hanno preso, nelle quali raccolgono le armi
-abbandonate dal nemico.
-</p>
-
-<p>
-Alcuni fucili austriaci, nuovissimi, portano
-impressa sulla canna un'aquila, ma non bicipite.
-È un'aquila con una sola testa, e posata sopra
-una foglia di cactus, le ali aperte, essa tiene
-fra gli artigli e nel becco un serpente che si
-torce avvolgendola nelle sue volute; in giro
-all'aquila le parole: «Republica Mexicana». Ancora
-i fucili di Massimiliano? No, sono i <i>mausers</i>
-preparati per il generale Huerta, e rimasti
-«per conto», il destinatario essendo partito senza
-lasciare indirizzo.
-</p>
-
-<p>
-Di tanto in tanto, nel rombare delle cannonate,
-echeggia un boato più possente e profondo
-degli altri, che domina il frastuono come un
-colpo di grancassa in un concerto. È il famoso
-obice austriaco da 305.
-</p>
-
-<p>
-Si sapeva all'inizio della guerra che c'erano
-dei 305. Qualche profugo li aveva visti passare,
-trascinati da file di buoi e scortati, pare, da
-artiglieri tedeschi. Ma, efficaci nella demolizione
-di fortezze, i 305 sembravano inutili in una
-difesa a campo aperto dove il loro colpo, costosissimo,
-lanciato sopra un bersaglio vago, non
-poteva produrre molti più danni d'un altro
-qualsiasi colpo di grosso cannone. Perciò, ad
-onta delle informazioni, si dubitava della loro
-<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span>
-presenza sul nostro fronte. Questi colossi dell'artiglieria
-hanno gli svantaggi di una mobilità
-faticosa. Sono i pachidermi della guerra.
-</p>
-
-<p>
-Forse gli austriaci contavano sull'effetto morale.
-Il successo doveva scaturire sopra tutto
-dal rumore. L'obbiettivo iniziale del mostro fu
-la stazione di Cormons.
-</p>
-
-<p>
-Alla prima detonazione formidabile, che fece
-sobbalzare gli edifici, nella stazione si credette
-che fosse scoppiata una cassa di munizioni. Fu
-un correre curioso di soldati, d'impiegati, che
-si domandavano: — Com'è successo? Dove? — e
-la folla si precipitò a vedere. In un punto,
-sulla campagna, c'era un gran fumo. E tutti
-via, verso il fumo.
-</p>
-
-<p>
-Dissipatasi la nube, si vide a terra una buca
-larga cinque o sei metri, profonda tre o quattro.
-Si facevano le più svariate ipotesi. In quel
-momento, nell'aria s'avvicinò un rombo che
-si spense in un soffio possente, e subito dopo
-un'altra nube di fumo, un'altra detonazione profonda,
-dalla parte opposta della stazione. «Ah,
-ma sono cannonate!» dissero allora tutti come
-tranquillizzati. Il mistero era perfettamente
-chiarito. La cosa diventava naturalissima. Diamine,
-cannonate in tempo di guerra, niente
-di più logico. E il lavoro fu ripreso, quietamente,
-serenamente.
-</p>
-
-<p>
-Ognuno tornò al suo posto, con qualche fierezza
-di sentirsi al fuoco, e la stazione di Cormons
-continuò a funzionare con perfetta
-<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span>
-regolarità, come se niente fosse. Nemmeno gli
-abitanti della città si spaventarono. L'effetto
-morale fu veramente straordinario.
-</p>
-
-<p>
-È anche vero che le granate da 305 non toccarono
-nessuno.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Dove tirano ora i famosi obici? È difficile
-indovinarlo. Non hanno molti colpi da sprecare.
-La loro vita è breve. Ogni ora, ogni due
-ore, un rimbombo, che pare lo scoppio d'una
-polveriera. Non vediamo nè il bersaglio nè il
-cannone. Forse è al di là delle colline che i
-proiettili cadono, a nord di Podgora. Chi sa?
-Quello che si vede di una battaglia moderna
-è così poco!
-</p>
-
-<p>
-Essa si delinea vagamente, e ogni dettaglio
-sfugge. Non vorrei nutrire nel lettore l'illusione
-che io sia testimonio oculare di tutti i particolari
-che racconto. Tuoni e fumo, ecco quel
-che sento e quel che scorgo, e la linea del combattimento
-invisibile si rivela lentamente nell'immobilità
-solenne del paesaggio, da campanile
-a campanile, da costa a costa. Ma da ogni
-parte, laconiche ed eloquenti, delle notizie arrivano,
-parole che cadono al passaggio di staffette
-veloci, informazioni sommarie che scaturiscono
-dall'allacciamento dei servizi, voci che
-la battaglia propaga dalle trincee sui nervi
-delle retrovie: «Il nostro battaglione è andato
-alla baionetta». — «Siamo ora sulle seconde
-linee». — «La tale posizione è presa». — «Abbiamo
-<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span>
-fatto dei prigionieri». — «Tutto va bene,
-evviva!»
-</p>
-
-<p>
-Le località indicate sono in una bruma pallida,
-ma non sembrano più impassibili al nostro
-sguardo dopo quello che sappiamo di loro;
-esse assumono una espressione indicibile; ci
-pare di conoscerle profondamente; le sentiamo
-amiche o nemiche, sottomesse o pugnaci, a seconda
-che accolgono o trattengono la nostra
-avanzata.
-</p>
-
-<p>
-Tutto si anima, tutto vive, tutto palpita, vi
-è una torva ostinazione sul profilo di Podgora,
-e il Sabotino alto e fosco vigila come una spia.
-Dietro alle sue spalle si sporge il Monte Santo,
-che solleva ipocritamente sul vertice il puro
-biancore di un santuario e nasconde artiglierie
-austriache in tutte le pieghe delle sue pendici.
-Il Sabotino indica, il Monte Santo spara. E
-più in basso spara il colle Santa Caterina, che
-non si lascia scorgere, in agguato, irto di cannoni
-anche lui.
-</p>
-
-<p>
-No, non si vedono più gli uomini nella guerra
-d'oggi, sono divenuti troppo piccoli nella
-vastità, nella imponenza, nella possanza della
-loro azione; ma entro la solitudine apparente
-della battaglia i luoghi stessi, con le varie fisionomie
-del paesaggio, sembrano divenuti i veri
-protagonisti della lotta, combattenti favolosi pieni
-di corruccio, di sdegno, di forza; e da montagna
-a montagna, fra le vette ferite, s'accanisce
-un duello titanico a colpi di fulmine.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span>
-</p>
-
-<p>
-Alle spalle della battaglia, le strade non sono
-tutte deserte. Una vita strana vi serpeggia, appena
-visibile, che più lontano dal fronte di combattimento
-si allarga sicura e viene ad innestarsi
-nella popolosa e attiva normalità degli
-accampamenti e dei bivacchi, dei parchi di rifornimento
-e dei depositi, delle ultime stazioni
-di carreggio, e arriva fra gli affollamenti gai
-e vocianti delle riserve, incuranti del cannone,
-dal quale salgono canti spensierati.
-</p>
-
-<p>
-L'artiglieria austriaca batte ad intervalli le
-strade, senza vederle. Vi mette delle barriere
-di fuoco anche quando non passa nessuno. Cerca
-di indovinare le arterie di rifornimento. Si
-assiste palpitando alle avventure di piccoli convogli
-che vanno lentamente verso il fuoco, di
-batterie che si spostano al passo con una solennità
-sdegnosa chiamate su altre parti del
-fronte, di squadroni, di staffette, mentre percorrono
-le strade bombardate. «Si fermano?
-Sono colpiti?... No, vanno avanti. Ma fate presto
-che Dio vi benedica!». — E attraverso sinistri
-spiumacciamenti di fumo quel piccolo
-movimento di cavalli e di uomini, ai quali
-s'afferra tutta la nostra passione, procede impassibile,
-superbo.
-</p>
-
-<p>
-Mossa è bombardato, San Lorenzo è bombardato,
-la strada che li unisce è sotto al fuoco,
-si vedono gli scoppi indicarne col fumo il tracciato.
-Della gente che viene di là arriva con
-<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span>
-una imperturbabilità sbalorditiva. Un'unità di
-cavalleria ha un'aria di contentezza emergendo
-dalla zona battuta, verso Medea. «Anche un
-colpo da 305 ci hanno tirato!» — annunziano
-i soldati per affermare fieramente la loro importanza,
-e fanno piede a terra. Fra loro due
-soli colpiti, leggermente, che sono rimasti in
-arcione ed hanno avuto le congratulazioni dei
-compagni vicini.
-</p>
-
-<p>
-I due privilegiati si fanno medicare e tornano
-al loro cavallo che aspetta con la briglia
-attorta all'asta della lancia piantata nel suolo.
-Da quando è cominciata la guerra, in tutta
-una divisione di cavalleria avviene questo fenomeno:
-che non c'è più malati. I soldati che
-non si sentono bene, si curano da loro per
-paura d'essere mandati all'ospedale.
-</p>
-
-<p>
-Sereni ma stanchi, quelli che arrivano da
-più lontano portano un'eco di assalti. Sono descrizioni
-rozze, concise, vive, palpitanti. Esse
-ci fanno vedere i nostri soldati furibondi degli
-ostacoli, appiattati avanti agli inattaccabili baluardi
-di calcestruzzo, che soltanto una valanga
-di esplosivi può schiacciare, gridando
-ingenuamente agli austriaci: «Venite fuori dal
-buco, attaccateci se avete fegato!».
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Sembra strano, ma sono quelli che vengono
-dal fuoco che sono più avidi di notizie. Non
-hanno visto che un punto, un angolo, un episodio
-della battaglia. Essi domandano a coloro che
-<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span>
-sono lontani, e questi si precipitano sull'estraneo
-che arriva dal di là delle zone di guerra, dalla
-quiete operosa della nazione. L'esercito, isolato,
-non conosce nemmeno i bollettini ufficiali.
-</p>
-
-<p>
-In Francia e nel Belgio è stato creato il
-Giornale degli eserciti, per informare le truppe.
-Si sono riconosciuti i pericoli dell'oscurità. Una
-volta, il soldato la battaglia la vedeva. Ora essa
-è per lui un grande mistero, la decifrazione
-del quale non è prudente sia lasciata ai «si
-dice», sempre eccessivi, che si trasformano propagandosi,
-e si esagerano. Avvengono sul fronte
-fatti così meravigliosi di fulgido eroismo, che
-la loro conoscenza fornirebbe alle truppe infiniti
-argomenti di orgoglio.
-</p>
-
-<p>
-Quando l'Italia dichiarò la guerra, l'annuncio
-fu dato istantaneamente su tutto l'immenso
-fronte francese, inglese, belga, e l'entusiasmo
-scoppiò in canti formidabili, per trasformarsi
-poco dopo in furibondi e fortunati assalti. Vi
-sono notizie preziose per il morale delle truppe.
-Le vittorie, gli ardimenti, le ragioni di ogni
-decorazione, le citazioni all'ordine del giorno,
-le manifestazioni patriottiche del paese, lo slancio
-nazionale per provvedere all'avvenire delle
-famiglie dei soldati, sono cose che, potendolo,
-dovrebbero essere portate formalmente a conoscenza
-dell'esercito. Il suo ardore non potrebbe
-essere più grande, la sua fede non potrebbe
-essere più ferma, ma le virtù che sono in lui
-avrebbero conforto ed alimento.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span>
-</p>
-
-<p>
-Tutti ricordano come, nei primi giorni della
-nostra guerra, in ogni città d'Italia delle voci,
-la cui origine è chiaramente austriaca, volevano
-far credere alla distruzione di un reggimento
-che variava da città a città, che era romano
-a Roma, fiorentino a Firenze, milanese a
-Milano. Ebbene, ho trovato degli ufficiali e dei
-soldati di un reggimento meridionale angosciati
-perchè qualcuno ha detto loro che al paese
-le loro famiglie li credono tutti morti e li ha
-assicurati che la notizia del loro massacro era
-comparsa sui giornali.
-</p>
-
-<p>
-«Non è vero! — ho protestato con indignazione — chi
-è venuto a inventarvi queste
-indegnità?» «Un borghese che era da queste
-parti» — mi hanno risposto. Il borghese che
-era da quelle parti lavorava apparentemente,
-povero untorello, a spargere anche fra le truppe
-il suo inutile veleno. Ma non abbandoniamole
-alle voci, noi non sappiamo fino a dove l'agente
-nemico può penetrare, fissiamo il pensiero
-dei soldati sui fatti, così belli, che avvengono
-in magnifica dovizia dove si combatte e
-dove si aspetta, e che essi in tanta parte ignorano.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Sopra una delle alture da cui si domina la
-vallata dell'Isonzo, c'è come una piccola terrazza
-naturale, ombreggiata di acacie. Durante
-le fasi più attive dell'azione, dei generali sono
-saliti lassù. Il Re vi è comparso due volte.
-<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span>
-Il suo arrivo è stato annunziato da un'acclamazione
-clamorosa. Tutto un accampamento di
-riserve, che allinea fra i filari di vite le sue
-tende grigie, ha salutato il Sovrano con un
-urlo, che pareva la voce d'un assalto.
-</p>
-
-<p>
-I soldati sono accorsi da ogni parte, è stata
-una confusione da alveare negli attendamenti
-pavesati da biancherie che asciugano.
-«Viva il Re!» — gridavano anche i soldati lontani,
-quelli che non vedevano niente, e che correvano
-a perdifiato attraverso i campi. Arrivando
-sulla strada, ansimanti, felici, i soldati si
-pigiavano in rango, rigidamente, duri alle spinte
-della massa che sopraggiungeva dopo, e che
-faceva da popolo dietro il cordone della prima
-fila.
-</p>
-
-<p>
-Sceso dall'automobile, il Re passa avanti a
-quella siepe d'entusiasmo, e saluta, la mano
-al berretto, un lieve sorriso sulle labbra, facendo
-scorrere sui volti quel suo sguardo profondo e
-osservatore che lascia in ognuno la sensazione
-di esser visto e notato. Lo sguardo del Re è
-penetrante e valutatore.
-</p>
-
-<p>
-Il Sovrano si ferma: «Bravo! — esclama rivolto
-ad un soldato. — Dove hai guadagnato le
-tue medaglie?». L'interpellato ha il petto fregiato
-da due nastri azzurri del valor militare e del
-nastro della campagna libica. In un combattimento
-a Misurata strappò al nemico il corpo
-del suo capitano caduto, e in Italia, in una
-camerata di caserma, disarmò da solo un compagno
-<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span>
-impazzito che faceva fuoco su chiunque
-si avvicinasse a lui. È un fiero caporale calabrese,
-biondo di baffi e bruno di carne, un
-discendente di guerrieri normanni.
-</p>
-
-<p>
-«Eccoti da fumare!» gli dice il Re porgendogli
-dei sigari dopo avere ascoltato il suo
-conciso e imbarazzato racconto dialettale. Il
-soldato li prende con profonda reverenza, come
-una cosa sacra, e quando il Re è lontano la sua
-felicità esplode. Levando in alto il dono, egli
-danza gridando: «<i>'U zigarru d'u Re! 'U zigarru
-d'u Re!</i>».
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Qualche ora dopo, mentre il Sovrano ridiscende
-dal colle, lungo un pittoresco sentiero
-tutto fresco di ombre verdi, tre fanciulle, tre
-contadinelle del paese, dai piedi nudi negli zoccoletti,
-si fanno avanti, timide, confuse, le mani
-piene di fiori colti allora nell'orto, e li offrono
-inchinandosi con una grazia tutta campestre:
-«Maestà.... — mormora la più ardita divenendo
-rossa come le sue rose. — .... <i>I x'è fiori d'Italia!</i>».
-</p>
-
-<p>
-Quando il Re è tornato il giorno dopo, si
-è fermato allo sbocco del sentiero, dove aveva
-incontrato le ragazze, e ha fatto chiedere di
-loro. Una sola era là; essa è corsa a chiamare
-le amiche; un minuto dopo arrivavano tutte e
-tre, trafelate e felici, e il Re, sorridendo con una
-benevolenza paterna, ha porto ad ognuna una
-scatola di dolci, adorna degli emblemi reali.
-<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span>
-Poi ha continuato la sua strada, seguìto dal suo
-Stato Maggiore che riempiva l'angusto sentiero
-di un grigiore d'uniformi e di un tintinnìo di
-sciabole.
-</p>
-
-<p>
-Ma Vittorio Emanuele non può stare lungo
-tempo lontano dall'azione. Sente il bisogno di
-esservi dentro. Quando ha avuto una visione
-generale della situazione, sceglie il suo posto e
-parte. Ogni giorno è in un punto ove si combatte.
-Dov'è andato oggi? Lasciata l'altura, è
-risalito nella sua automobile, e qualche minuto
-dopo la vettura reale filava laggiù, sulle strade
-battute dagli <i>shrapnells</i> austriaci, attraverso villaggi
-che il bombardamento sforacchia e demolisce,
-diretta a qualche interessante settore
-del fronte.
-</p>
-
-<p>
-Finchè si è potuta vedere, finchè la sua scìa
-polverosa ha indicato il suo cammino sulla
-zona del fuoco, centinaia di sguardi l'hanno seguìta
-in un silenzio commosso, pieno di una
-lieve angoscia, e mai il motto solenne della
-lealtà britannica ha avuto una più intensa significazione:
-Dio salvi il Re!
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Alla notte la tempesta di artiglierie, durata
-due giorni, si è calmata. La lotta si è sopita.
-Un temporale scendeva dal nord, con un tremolìo
-di lampi, e pareva che il cielo a sua volta
-fosse in battaglia. Delle vivide luci azzurre di
-segnale brillavano di tanto in tanto nel buio,
-sulle posizioni austriache. In fondo alla pianura
-<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span>
-oscura, morta, invisibile, l'incendio di Lucinico
-metteva un punteggiare di bragie.
-</p>
-
-<p>
-I risultati di questi due giorni di combattimenti?
-Plava. Si lottava a Gorizia per passare
-altrove. Bisognava impegnare tutto il fronte,
-per forzare un punto. Il muro è così scavalcato
-in tre posti. Se la porta resiste ancora,
-noi siamo già entrati. Abbiamo spezzato il baluardo;
-però altri ed altri la montagna ne oppone
-al di là.
-</p>
-
-<p>
-I nostri progressi, sicuri, solidi, non possono
-essere che lenti. Non è osservando per qualche
-giorno il panorama della battaglia centrale che
-può esser dato di scorgerli. Essi si rivelano all'improvviso,
-ora in una zona, ora in un'altra,
-e spesso quello che si vede non è che una
-preparazione, come il picchiare faticoso sopra
-una roccia è la preparazione della mina che
-la farà crollare.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span>
-</p>
-
-<h2 id="ospedale">IN UN OSPEDALE.</h2>
-</div>
-
-<p class="indr">
-<i>5 agosto.</i>
-</p>
-
-<p>
-Sono arrivati improvvisamente. È stato un
-succedersi affannoso di <i>camions</i> d'ambulanza
-sulla ghiaia fine dei viali, all'ingresso dell'ospedale
-chiaro ed elegante come una grande villa;
-e a mano a mano che venivano discesi dai veicoli,
-in un affaccendamento pieno di delicatezza
-e di ordine i feriti erano accolti nel vestibolo,
-spogliati delle loro uniformi lacere e sporche
-di sangue disseccato, trasportati con cautela
-nei letti bianchi che si allineano nelle vaste
-sale luminose e fresche, dalle cui ampie finestre
-spalancate giunge appena, simile ad un lontano
-rombo di marea, il profondo respiro della città.
-Poi la quiete si è ricomposta nel nitido edificio,
-e sui volti dei nuovi ospiti si è diffusa a poco
-a poco una espressione di riposo e di beatitudine.
-</p>
-
-<p>
-Il primo sentimento del soldato che arriva
-in un ospedale è una specie di dolce stupore
-per l'immobilità soffice e definitiva che lo accoglie.
-Assapora il benessere della immobilità
-con aria trasognata. Non parla. Gira intorno
-uno sguardo mobile, interrogatore, che studia,
-che cerca di rendersi conto delle cose nuove
-<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span>
-che lo circondano e nel quale brilla ancora di
-tanto in tanto l'esaltazione della lotta.
-</p>
-
-<p>
-Il tumulto del combattimento, la foga ardente
-dell'assalto fulmineamente interrotta da una
-palla, l'attesa angosciata, inerte e solitaria sul
-campo, il trasporto all'ambulanza sotto il fuoco,
-la medicazione, il viaggio, tutto questo si è succeduto
-così rapidamente che si confonde nella
-sua mente febbricitante. Per qualche tempo egli
-stenta a districarsi dal passato. Quello che avviene
-è troppo poco in confronto a quello che
-è avvenuto. Il metallo non si raffredda subito
-appena tolto dalla fornace. L'anima del ferito
-è ancora incandescente. Un clamore di emozioni
-si prolunga in lui come un'eco e riempie
-il silenzio profondo della nuova quiete improvvisa.
-</p>
-
-<p>
-Ma questa eco presto si spegne, la calma
-si fa anche nel pensiero, le impressioni si fissano,
-le idee si chiariscono, la curiosità incerta,
-vaga e atona dei feriti non cerca più intorno.
-Fra letto e letto si annodano dialoghi sommessi.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Nessuno parla della propria sofferenza o s'interessa
-a quella degli altri. Si parla della battaglia.
-«Di che reggimento sei? — Del <i>tale</i>
-fanteria, e tu? — Ah, eravate alla nostra destra.
-Io sono del <i>tal altro</i>. — Noi attaccavamo
-sopra San Martino. — Sì, sì, alla nostra destra.
-Io sono del San Michele». La battaglia li
-tiene tutti ancora. Il loro spirito rivive incessantemente
-<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span>
-i momenti supremi e inebbrianti
-della lotta, rifà il cammino dell'assalto con ostinazione,
-quasi cercando di poter proseguire oltre
-la ferita, oltre la caduta, di andare avanti con
-gli altri, con i sani, con gli arrivati, con la
-moltitudine esultante dei vittoriosi.
-</p>
-
-<p>
-Spesso, a vederli e ad ascoltarli si dimentica
-quasi che sono feriti. Si varca la soglia dell'ospedale
-col cuore stretto, preparati ad uno
-spettacolo di dolore, e la pietà per i corpi
-martoriati si attutisce di fronte ad una gagliarda
-e piena salute delle anime, calda di entusiasmo.
-</p>
-
-<p>
-Non somigliano ai feriti delle altre guerre.
-Ordinariamente, il soldato colpito durante l'azione
-conosce il duro sforzo della lotta, ma il
-risultato è per lui vago, impreciso o ignoto, si
-perde in una rossa nebbia. Il dolore riconduce
-il combattente nei limiti angusti della sua individualità.
-Per lui la battaglia si culmina in
-uno strazio. Rimane spezzata nella percezione
-del ferito; egli la ricorda come una fiamma
-spentasi improvvisamente nel sangue. Perciò,
-generalmente, il ferito è un pessimista. Ma i
-nostri no.
-</p>
-
-<p>
-Non so, pare che non sappiano diventar
-malati, che si conservino combattenti nell'immobilità
-penosa delle loro membra, che considerino
-il colpo ricevuto come un incidente, come
-una <i>corvée</i>. Rimangono soldati, è in loro l'anima
-dell'esercito. Distesi nei loro letti, sovente sorridono
-e scherzano. Gli stessi uomini, se fossero
-<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span>
-rimasti feriti nella vita privata, se fossero atterrati
-così dalle disgrazie del lavoro, riempirebbero
-le corsìe di lamenti. Dimostrano una
-forza, uno stoicismo, una serenità, un buonumore,
-che non erano in tutti, che vengono dall'immensa
-fusione delle virtù nazionali fattasi
-nell'ardente crogiuolo della guerra. Sono trasfigurati
-dalla fierezza e dalla nobiltà d'uno spirito
-collettivo. Essi rimangono inconsapevolmente
-eroi di fronte alla tortura fisica come di
-fronte al nemico. Non si arrendono al male.
-</p>
-
-<p>
-Interrogati, raccontano con semplicità rude
-le loro gesta senza vederne il valore. Pare che
-parlino di cose di tutti i giorni. Si sente dire:
-«Sono stato ferito mentre tagliavo un reticolato»
-nel tono di chi dicesse: «Mi sono fatto
-male scendendo le scale di casa». Chi si aspettasse
-delle narrazioni romanzesche rimarrebbe
-deluso.
-</p>
-
-<p>
-L'assalto? Roba da niente. «Tutto sta ad
-arrivare a una cinquantina di metri dagli austriaci — mi
-ha raccontato un calabrese ferito
-alla gamba — perchè fino a cinquanta metri
-sparano. Poi, giù, Savoiaaa!, e quelli alzano le
-mani. Ed è finito».
-</p>
-
-<p>
-«E che impressione si prova quando si è
-a cinquanta metri dal nemico? e gli si va addosso?» — gli
-ho chiesto. La sua faccia abbronzata
-si è aperta in un largo sorriso mentre
-egli dava questa risposta imprevedibile:
-«Eh,... si gode!».
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span>
-</p>
-
-<p>
-Per tornare a simili godimenti egli è impaziente
-di guarire. La sua ferita è un conto personale
-aperto con gli austriaci, un conto da
-regolare al più presto. Quando i dottori lo medicano
-e gli passano i ferri nella piaga, egli
-nel dolore rugge invettive: «Brutto boia, aspetta,
-aspetta! Ci sarò anch'io quando t'acciufferemo!
-Aspetta, assassino, brigante...».
-</p>
-
-<p>
-«Ma con chi l'hai?» — gli chiesero i medici
-sorpresi, la prima volta. — «Con chi l'ho?...
-Con Cecco Beppe!...».
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Uno dei feriti, fasciato alla testa, alle braccia,
-alle gambe, coperto di ecchimosi, è sfuggito
-miracolosamente dalle mani del nemico. Fu
-durante la conquista del ciglione sopra....
-</p>
-
-<p>
-«Ho avuto paura — dice candidamente — ma
-una paura! Mica delle fucilate e delle cannonate — corregge
-subito. — Ah, no!... È andata
-così: era notte fatta, la mia compagnia
-stava alla prima linea, fra rocce, scogli, sassi,
-e buio pesto. Abbiamo sentito un rumore di
-gente che si avvicinava alla nostra destra. «Fermi
-ragazzi» — ci fa il capitano. La gente si
-avvicinava, e noi fermi. Poi tutto ad un botto,
-un fuoco d'inferno a dieci passi. Erano gli austriaci.
-Non si distingueva niente. La compagnia
-ripiegò subito per non essere presa, ma io
-cercavo gli occhiali. Sì, signore, sono miope,
-m'erano caduti gli occhiali e li cercavo. E mi
-sono trovato in mezzo a tre accidenti che mi
-<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span>
-acciuffavano urlando certe parole difficili. È
-allora che ho avuto paura. Che paura! Una
-paura che mi ha dato la forza d'un leone.
-Calci, pugni, morsi.... Ma fu un momento. Eravamo
-sull'orlo d'un precipizio, che io non vedevo.
-Per non essere trascinati giù, m'hanno
-lasciato andare. Così sono caduto fino in fondo,
-ma ero libero. E mi sono conciato così.»
-</p>
-
-<p>
-— E poi? — gli hanno chiesto a questo
-punto.
-</p>
-
-<p>
-«E poi, chi lo sa! Devo aver dormito. Quando
-mi sono svegliato era giorno. Non capivo
-niente, non sapevo dove ero. Cannonate, fucilate,
-e, ad un certo punto, su, in alto ho sentito
-urlare: Savoia! Savoia! Allora ho pensato che
-dovevo risalire per ritrovare i nostri, e via,
-piano piano, come una lumaca, tra le pietre.
-Ho girato così tutto il giorno. Alla fine una
-voce mi ha gridato: Eh! torna indietro! Dove
-vai? Da quella parte ci sono gli austriaci! — Ho
-riconosciuto il maggiore, che mi avvertiva.
-Allora, naturalmente, sono tornato indietro. Basta,
-per farla breve, alla mattina dopo ero
-arrivato sulla strada maestra di Ronchi. Un po'
-mi fermavo a riposare e a mangiare l'uva acerba
-delle vigne, un po' mi trascinavo. Passavano
-convogli di munizioni, passavano riserve. Verso
-le nove m'hanno raccolto..... Cosa? Se ho sofferto
-molto? No, ero così contento di essere
-scappato da quelle grinfie!»
-</p>
-
-<p>
-Gli sfebbrati, i convalescenti, quelli che si
-<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span>
-possono già alzare, vestiti di pijama smisurati,
-qualcuno zoppicando, qualche altro col braccio
-al collo, passeggiano nelle corsìe, si aggruppano,
-conversano a bassa voce, educati, disciplinati,
-con un'aria da bravi collegiali. Basta un piccolo
-ordine di una dama infermiera, per vedere
-i soldati ubbidire con una docilità spontanea
-e gentile.
-</p>
-
-<p>
-Alcuni feriti alle gambe in via di guarigione
-deambulano sostenuti alle ascelle da un apparecchio
-a ruote, e l'arto malato, informe nell'ingessatura,
-inizia così, rigidamente, i primi
-passi: «Largo, largo! — avverte il ferito sorridendo
-mentre sospinge la macchina col piede
-sano — largo che passa l'automobile!». L'apparecchio
-è anche chiamato velocipede. Lo
-scherzo fiorisce nella pena. La gaiezza spunta
-come il bucaneve nel biancore triste dell'ospedale.
-Una giovialità buona e composta è in
-tutti i discorsi, trova la sua espressione in ogni
-dialetto d'Italia. I figli delle più lontane regioni
-si uniscono qui nella più vera e sentita fratellanza
-del sangue. Hanno gli stessi entusiasmi,
-la stessa passione, la stessa speranza di tornare
-al fuoco.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Sono senza rancore verso la guerra che li
-ha colpiti. Il loro pensiero torna con compiacenza
-fra i compagni che si battono, anche nella
-febbre, anche nel delirio. Un rude alpino
-gravemente ferito, supino e immobile, ha voluto
-<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span>
-scrivere qualche cosa sul ventaglio che gli
-avevano messo in mano per rinfrescarsi il volto
-febbricitante. Faticosamente vi ha tracciato col
-lapis questa frase: «Sempre avanti i bravi alpini
-per la grandezza della patria!». E, soddisfatto
-e assorto, egli agita stancamente il ventaglio,
-come se ascoltasse nel soffio leggero della
-carta il grido che le ha confidato.
-</p>
-
-<p>
-Il suo letto è in fondo ad una grande sala.
-Ora l'alpino migliora, e sulla lavagna fissata
-alla spalliera un numero indica che la febbre
-scema. Quando le sue condizioni erano più gravi
-ed egli pareva moribondo, arrivò dal suo
-paese, da Belluno, il padre chiamato di urgenza.
-Era un grosso montanaro vestito a festa, dall'aria
-di fattore, con una gran catena d'orologio
-attraverso il panciotto, la faccia colorita tagliata
-da un paio di baffoni neri. Commosso,
-incapace di parlare, le mascelle convulse, gli
-occhi pieni di lacrime, il padre si fermò ai
-piedi del letto. E fu il figlio che, sorridendo con
-le labbra bianche, gli fece coraggio: «Vieni
-avanti, animo, non temere, vedrai che non è
-niente, diamine!...».
-</p>
-
-<p>
-Questo soldato ritornerà alla vita e alla salute
-grazie al successo di una difficile operazione
-che egli ha subìto. Come lui, innumerevoli sono
-i feriti salvati dalla scienza e dall'abnegazione
-di chi li cura.
-</p>
-
-<p>
-Un risultato così straordinario è dovuto prima
-di tutto alla perfezione delle prime medicazioni,
-<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span>
-fatte spesso in difficili condizioni sul campo,
-poi alla rapidità del trasporto dei feriti
-dalle ambulanze agli ospedali — per la quale
-si sono potuti ricevere a Milano dei feriti caduti
-il giorno prima sull'altipiano del Carso — e
-infine alla perizia, all'amore, all'infaticabilità
-dei medici e degli infermieri ai quali
-è affidata la cura vera e definitiva.
-</p>
-
-<p>
-Se è meraviglioso l'organismo che abbiamo
-saputo creare nei servizi sanitarî della guerra,
-più meraviglioso è lo spirito che li anima. Nella
-lotta ostinata contro la morte, il personale
-ospedaliero di dottori, di dame volontarie, di
-suore, non si concede riposo. Le esistenze in
-pericolo sono difese con un accanimento silenzioso
-fatto di sacrifici. Se il morale dei feriti è
-così alto, molto si deve all'atmosfera di protezione
-affettuosa che li circonda, alla vigilanza
-attiva e ininterrotta che ognuno sente intorno
-al proprio male. Il male appare già guarito
-per il fatto che è così curato. Non ci si pensa
-più tanto, e la mente vola alle speranze.
-</p>
-
-<p>
-Perciò il ferito sorride.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span>
-</p>
-
-<h2 id="stelvio">TRA LO STELVIO E IL TONALE.</h2>
-</div>
-
-<p class="indr">
-<i>18 agosto.</i>
-</p>
-
-<p>
-L'immenso saliente austriaco del Trentino che
-entra così dolorosamente nella terra italiana e
-s'incunea nelle nostre valli fino al lago di Garda,
-ha a nord-ovest un limite di vette smisurate.
-La frontiera, che s'innesta allo Stelvio,
-scende al sud serpeggiando sopra un candore
-di ghiacciai, finchè da sommità a sommità raggiunge
-i contrafforti e finisce fra il Garda e
-l'Idro a divorare le verdi pendici della Valle
-Toscolana, coperte di vigneti, dalle quali si
-domina la pianura bresciana.
-</p>
-
-<p>
-Le vie di penetrazione, le vie dell'invasione
-capaci di un ampio movimento di masse
-corrono da nord a sud, lungo la Valle Giudicaria,
-lungo la valle del Garda, lungo la valle
-dell'Adige, ma il fianco occidentale è chiuso
-da un'immane barriera di alte cime che lasciano
-pochi e difficili varchi. Il nostro fronte
-comincia quindi, a ponente, sopra una tumultuosa
-distesa di creste, di ghiacciai, di nevai,
-in una maestosa tempesta di rocce. Sono le
-vette dell'Ortler, le vette del Cevedale, le vette
-dell'Adamello. Le zone di operazione si distendono
-<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span>
-talvolta oltre i tremila metri di altitudine.
-La guerra che romba sulla marina nel golfo
-di Trieste, fra le ardenti scogliere delle giogaie
-carsiche, si svolge all'estremo fianco sinistro
-nel perenne e rigido inverno delle nevi
-alpine.
-</p>
-
-<p>
-È lassù una guerra di sentinelle. In quel
-labirinto fantastico di vallette anguste, di gole
-profonde, di burroni, di precipizî tenebrosi,
-due sole strade di qualche valore strategico
-riescono a inerpicarsi, serpeggiando faticosamente
-sulle gigantesche pareti dei monti, e a
-valicare la frontiera. La strada dello Stelvio,
-che tocca l'estremo limite del confine, e che le
-nevi bloccano durante otto mesi dell'anno, e
-più a sud la strada del Tonale. Non vi sono
-altri valichi se non dei paurosi sentieri da
-cacciatori di camosci, minuscoli passaggi mulattieri,
-viottoli che seguono il corso dei burroni,
-nell'ombra gelida delle gole, e che scalano le
-selle al bordo sinuoso dei ghiacciai. Pochi uomini
-vi si possono muovere. Da una parte e
-dall'altra, l'azione che si svolge in quelle fantastiche
-zone è più che altro di vigilanza.
-</p>
-
-<p>
-Si fiancheggia l'azione più ampia che, salita
-dal sud, fronteggia ora i formidabili sbarramenti
-di fortezze che gli austriaci hanno creato
-in tutte le valli accessibili all'invasione italiana.
-Sui valichi dello Stelvio e del Tonale,
-all'estremità sinistra italiana, si sorveglia e si
-blocca.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span>
-</p>
-
-<p>
-Verso queste regioni, all'ultimo limite occidentale
-del nostro fronte, abbiamo iniziato la
-nostra visita al fronte.
-</p>
-
-<p>
-Si vigila e si blocca, ma non si creda che
-questa guerra di sentinelle si svolga nell'immobilità.
-Per consolidare il possesso dei valichi
-bisogna occupare le posizioni dominanti. Si porta
-la lotta sempre più in alto. Sono scalate fantastiche
-verso il cielo, ascensioni notturne di
-creste turrite, sorprese, attacchi, e le fucilate
-echeggiano per i deserti glaciali delle vette. La
-guerra si assottiglia salendo: nelle pianure sono
-le grandi masse che operano, nelle vallate sono
-nuclei, nelle gole reparti, e sulle cime pattuglie.
-La battaglia diviene scaramuccia, e in
-alto in alto la guerra finisce in una caccia,
-fatta di sorprese e di agguati, al di sopra del
-mondo abitato, fra le nubi, sul bordo di abissi,
-entro un silenzio spaventoso.
-</p>
-
-<p>
-Ogni sentiero, ogni passo, è il teatro di minuscole
-operazioni di guerra; ma sui due valichi
-principali, che permettono una maggiore
-concentrazione di forze, e il cui possesso ha
-un'importanza che pesa sullo svolgimento generale
-della guerra, l'azione si allarga. Sullo
-Stelvio e sul Tonale il combattimento di posizioni
-si è stabilito regolarmente, e sulle fanterie,
-trincerate fino ai nevai, passano i proiettili
-di artiglierie issate ad altezze favolose.
-</p>
-
-<p>
-È avvicinandosi a Bormio che si ode la prima
-voce della guerra. Scende dallo Stelvio,
-<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span>
-echeggiando lungamente per le gole dirupate
-e nude, un rombo di cannoni.
-</p>
-
-<p>
-Il paesaggio si è fatto a poco a poco di
-una maestà sinistra. La Valtellina, che si risale
-lungo il corso limpido e veloce dell'Adda, si
-è andata restringendo e oscurandosi fra balze
-ripide, che rovesciano di quando in quando
-fino alla strada lunghe frane di macigni attraverso
-le boscaglie di abeti. Sboccando sulla
-prateria in fondo alla quale Bormio si adagia,
-pare che non vi siano più vie di uscita. Il verde
-delle vegetazioni risale tutto intorno, poi
-cessa bruscamente, e la immane corona delle
-rocce nude si erge impetuosa, a picco, irrompendo
-vertiginosamente dalle terre viventi,
-nuda, sterile, grigia, fino alle diafanità azzurrastre
-di altitudini prodigiose, striata sulle vette
-da uno splendore di nevi. Le imboccature delle
-gole superiori non si scorgono a prima vista;
-la strada che sale allo Stelvio sembra perdersi
-in una fenditura inaccessibile del monte.
-</p>
-
-<p>
-Da questa fenditura, prolungato da mille
-echi, scende il tuono delle artiglierie.
-</p>
-
-<p>
-Non abbiamo potuto avvicinare le posizioni
-oltre Bormio, ma le notizie affluiscono nella
-piccola città montanara.
-</p>
-
-<p>
-Allo Stelvio si appoggia la nostra estrema
-sinistra. La lotta ferve intorno al passo, il cui
-possesso si contende. La battaglia si svolge
-a tremila metri di altezza. Come quasi per
-tutto, gli austriaci posseggono posizioni dominanti,
-<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span>
-dalle quali dobbiamo scacciarli. Le loro
-trincee più avanzate sono su creste rocciose al
-di sopra della molle e immacolata distesa di
-un ghiacciaio. Essi tengono un ciglio del monte;
-i nostri alpini sono riusciti ad occupare e
-a consolidarsi sopra un altro ciglio, e avanzano.
-</p>
-
-<p>
-Tutto in giro è un caos di nere vette precipitose,
-una moltitudine di picchi, un panorama
-fantastico di punte, di cuspidi, di pinnacoli,
-che emergono da chiazze di neve. Sono le aspre
-giogaie che coronano l'angusta gola del Bràulio,
-in fondo alla quale si snoda in mille volute la
-strada dello Stelvio. Le granate austriache piombano
-spesso nel baratro, che rugge alle esplosioni.
-La solitudine sembra assoluta. Truppe e
-cannoni sono invisibili. Pare che le rocce stesse
-si fulminino.
-</p>
-
-<p>
-L'artiglieria austriaca è postata al valico,
-presso l'albergo Ferdinandshöhe. È salita per
-la strada rotabile, e si è fermata lì. Ma la nostra
-artiglieria non aveva strade, ed è comparsa
-come per magia su vette all'apparenza
-inaccessibili. Dei pezzi sono in agguato fra le
-scogliere più eccelse. I loro colpi possono arrivare
-all'albergo, che serve di base al nemico, e
-del quale ora soltanto scopriamo il vero scopo.
-Questo hôtel Ferdinandshöhe non era che una
-caserma, e adesso si spiega perchè alla sua
-costruzione contribuisse largamente il Governo
-austriaco.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span>
-</p>
-
-<p>
-Una singolarità della lotta sullo Stelvio è
-la presenza degli svizzeri. Il valico segna il
-vertice delle tre frontiere, italiana, austriaca
-e svizzera. Fra i due belligeranti s'insinua il
-neutrale. Le truppe svizzere, accampate anche
-loro oltre i 2500 metri, vigilano sui loro
-valichi in difesa della neutralità. Quando le
-nostre batterie cominciano il fuoco, le creste
-della Forcola si coronano di svizzeri che corrono
-a vedere. I profili più accessibili della
-montagna si granulano di spettatori. La Svizzera
-è allo Stelvio come un padrino fra i duellanti.
-</p>
-
-<p>
-Dalla parte italiana gli svizzeri controllano
-i colpi austriaci e dalla parte austriaca controllano
-i colpi italiani. Perchè se una palla
-toccasse le rocce svizzere la neutralità ne sarebbe
-offesa. Ma finora un solo colpo è stato
-accusato di aver sconfinato, di cento metri,
-causando molte dicerie e nessun danno.
-</p>
-
-<p>
-Le forze austriache impiegate sullo Stelvio
-non superano forse il reggimento, ma la posizione
-loro è formidabile, come del resto è formidabile
-la nostra. La montagna contribuisce alla
-guerra con risorse incommensurabili. Essa moltiplica
-l'efficacia delle forze in lotta, fornisce
-delle difese che dànno talvolta ad un pugno
-d'uomini il valore di un esercito. Tre quarti
-della guerra in montagna è fatta dalla montagna;
-essa ha un'ostilità sua che gli avversarî
-<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span>
-sfruttano, sulle sue vie sta di guardia la morte.
-Il freddo, i crepacci, gli abissi, le tormente
-sono le sue armi terribili. La montagna si difende,
-si oppone, minaccia, ammazza per suo
-conto.
-</p>
-
-<p>
-Il combattimento sullo Stelvio, che per la
-quantità di truppe impegnate avrebbe un valore
-di episodio, acquista un non so quale carattere
-di lotta titanica lassù, in quella sommità
-del mondo, dove le vette corrusche si
-ergono come combattenti, avendo i ghiacciai per
-spalto e le valli per fossato.
-</p>
-
-<p>
-Dal giogo dello Stelvio fin verso il passo
-del Tonale è tutta una distesa di ghiacciai,
-un mare candido e sinuoso dalle onde immani
-ed immobili, che innalzano fino alle nubi
-lo splendore delle loro creste, un paesaggio
-polare levato nelle profondità del cielo sull'imponente
-e immane piedistallo dei dirupi. È il
-gruppo dell'Ortler e del Cevedale sul cui spartiacque
-la frontiera corre. Non vi sono valichi;
-bisogna attraversare i ghiacciai nelle insellature
-praticabili. Italiani e austriaci sono separati
-dall'ampia distesa del gelo. Qualche pattuglia
-s'inoltra alla notte sui ghiacci, esplora,
-attacca un piccolo posto, ritorna all'alba. Quando
-il giorno sorge non c'è più nessuno sul candore
-delle nevi. I posti avanzati si annidano al
-bordo dei ghiacciai, sulle creste nude e grigie.
-</p>
-
-<p>
-Risalendo da Bormio la Valfurva si può avere
-un'idea di questa zona meravigliosa e orrida.
-<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span>
-Si arriva al villaggio di Santa Caterina, tutto
-pieno di alberghi, chiuso in una conca verde di
-boschi, circondato da pendici che lontano, in
-alto, si culminano in un panorama di nevi. Fra
-le vette, la più alta, regolare come una piramide,
-tutta bianca, è quella del Palon della
-Mare, dai declivi molli, soffici, pieni di ombre
-azzurre, come fianchi di nubi. Fra questa vetta e
-la cima del Monte Vioz, più lontana, invisibile,
-oltre la frontiera, vi è un'avvallatura valicabile
-che conduce al ghiacciaio del Forno, più basso
-sul versante italiano, e da lì all'alta Valfurva.
-È la strada preferita dalle incursioni austriache,
-piccole incursioni che tentano delle sorprese.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-L'ultima incursione è avvenuta una settimana
-fa, nella notte del 9. Una cinquantina di
-cacciatori tirolesi attraversarono i ghiacciai per
-attaccare l'Albergo del Forno. È un rude e
-grande albergo da villeggianti eretto sopra un
-verde pianoro in una regione di baite, di fronte
-al ghiacciaio del Forno — ma dal quale lo
-separa un profondo torrente. Nell'albergo era
-un nostro posto avanzato. L'attacco e la difesa
-costituiscono un infimo episodio di guerra, ma
-infinitamente pittoresco.
-</p>
-
-<p>
-Gli austriaci hanno in queste regioni una
-facilità di movimenti favorita dall'esistenza di
-alberghi e di numerosi rifugi, ampî, costruiti da
-società pangermaniste, da una quantità di
-<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span>
-<i>vereinen</i> bavaresi e tirolesi. Quello che prendevamo
-per un furore sportivo era una preparazione
-di guerra. Ogni rifugio è eretto in posizione
-utile per facilitare un valico; esso è una
-vera stazione di tappa o un posto di vigilanza.
-Il pittoresco non ha niente a vedere con queste
-costruzioni disposte con criterî militari. Gli alberghi
-servono di base, i rifugi permettono l'avanzata.
-Negli ultimi anni, alberghi e rifugi sono
-stati frequentati da un numero incredibile di
-austriaci. Anche i registri degli alberghi italiani
-sono pieni di firme tedesche. I villaggi nostri
-della frontiera erano infestati da una quantità
-di tirolesi, e pastori, guide, operai, tagliaboschi
-tirolesi invadevano l'estate le nostre
-valli. Il risultato è che esistono sentieri che il
-nemico conosceva molto meglio di noi.
-</p>
-
-<p>
-È per uno di questi sentieri che gli austriaci
-hanno potuto raggiungere l'Albergo del Forno
-da un lato quasi indifeso, verso il torrente.
-All'una di notte, le nostre sentinelle udirono
-un rumore di passi cauti fra le rocce, e ripiegarono
-sull'albergo dopo aver fatto fuoco.
-La notte era oscura. Gli austriaci si erano
-divisi in tre gruppi, che con abile tattica si
-presentarono uno per volta. Si rivelarono alle
-vampe dei colpi. Il primo attacco venne dal pianoro,
-il secondo da un pendìo che sovrasta l'albergo:
-ma una barriera di reticolati proteggeva
-i lati accessibili e il nemico, che certamente
-lo sapeva, non si avvicinava. Improvvisamente
-<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span>
-il terzo gruppo comparve dalla parte del burrone,
-fra delle scogliere vicinissime al caseggiato,
-quasi alla porta dell'albergo.
-</p>
-
-<p>
-Molte, troppe cose gli austriaci sapevano.
-Conoscevano le posizioni della difesa, sapevano
-che quel giorno la massima parte della minuscola
-guarnigione era stata temporaneamente
-diminuita, conoscevano un passaggio, ignoto anche
-agli abitanti, per attraversare il burrone,
-e sapevano infine in quale ambiente i nostri,
-per aver più caldo, si riunivano alla notte. Infatti
-il terzo gruppo nemico piombò subito sopra
-una piccola cappelletta, una rustica chiesuola,
-vicinissima all'albergo, mentre tutt'intorno
-era un inferno di fucilate.
-</p>
-
-<p>
-Gli alpini erano pochissimi. Contro l'attacco
-principale, due soli facevano fuoco. Per raggiungere
-la porta della chiesa gli austriaci dovevano
-inoltrare fra i due edifici e lo stretto
-passaggio era spazzato dalle pallottole dei nostri.
-Coricati a terra, i due difensori sparavano
-di sbieco per lo spiraglio d'un uscio appena
-dischiuso. Le canne dei loro fucili scottavano.
-Quando non potevano più toccare il caricatoio,
-stendevano la mano nel buio, dietro a loro, e
-afferravano un fucile fresco che un compagno
-porgeva.
-</p>
-
-<p>
-Non una voce; nemmeno nel momento dell'allarme
-gli alpini hanno parlato. Al buio, senza
-fuoco, nelle tenebre fredde, non scorgendosi
-nemmeno l'uno con l'altro, essi si sono trovati
-<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span>
-d'accordo per intuizione, per istinto. Gli austriaci
-vociavano: Arrendetevi! — Rispondevano
-i colpi, il cui lampeggiamento illuminava
-i rozzi muri dell'andito. Aspettandosi l'assalto,
-i nostri avevano tacitamente inastato le baionette.
-</p>
-
-<p>
-Un movimento di assalto si è iniziato; decisamente
-gli austriaci hanno imboccato l'angusto
-passaggio. Un atletico sergente è arrivato
-alla porta gridando: Arrendetevi o vi bruciamo
-vivi! Non aveva finito di pronunziare
-queste parole che una palla lo colpiva alla
-gola e lo rovesciava morto. Gli assalitori si
-sono fermati, hanno avuto un istante di esitazione,
-si sono visti i loro profili neri oscillare
-sullo sfondo stellato del cielo e poi scomparire.
-Fuggivano lasciando i loro caduti. Il rumore
-dei passi precipitosi svanì, e la pattuglia alpina
-si ritrovò sola nel deserto dell'alta montagna,
-di fronte al chiarore sidereo delle nevi.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-È qui spesso una guerra di silenzi, di attesa,
-d'immobilità.
-</p>
-
-<p>
-Impossibile scorgere sulle vette i nostri posti
-avanzati. Nessuno vi si muove. Nemmeno gli
-ufficiali riescono a vederli. Uomini e roccia
-pare che formino una cosa sola. Sdraiati nelle
-anfrattuosità, sull'orlo degli abissi, per intere
-giornate e per lunghe notti, gli alpini in vedetta
-rimangono fermi e desti, come cacciatori
-alla posta.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span>
-</p>
-
-<p>
-Taciturni e serî, partono in fila indiana dai
-loro attendamenti, e salgono, salgono, col loro
-passo eguale, lento, misurato da montanari, verso
-le cime, qualunque sia il tempo. Ogni ricognizione
-è una lotta contro gli elementi. Per bruciare
-un rifugio austriaco s'inerpicano tutta
-una notte, legati a cordate marciano sulle nevi
-con una temperatura di dieci, di quattordici
-gradi sotto zero, valicano crepacci tenebrosi,
-sfidano cento volte la morte, e tornano raggianti
-di una contentezza raccolta e silenziosa, carichi
-di bottino. L'austriaco è per loro il nemico
-meno temibile dopo aver vinto la montagna.
-</p>
-
-<p>
-Quando lasciano in basso le ultime zone verdi,
-si fanno gravi. Risalgono spesso gole e passi
-che hanno una fama paurosa, come la valle
-Gavia disseminata di croci, che i soldati passando
-salutano. Ogni croce ricorda una vittima.
-Santa Caterina sembra l'ultimo limite del
-mondo abitabile. Al di là tutto si fa truce e
-smorto, non vi sono più colori, e la zona di
-operazione, il nostro fronte, è un <i>caos</i> bianco
-e grigio che sfuma in alto in un pallore d'irrealtà.
-</p>
-
-<p>
-Verso il Tonale la favolosa barriera dei ghiacciai
-s'interrompe, la linea seghettata delle vette
-degrada, si abbassa, lascia un'insellatura,
-poi, più al sud, riprende, si risolleva, e si imbianca
-di nuovo delle nevi eterne dell'Adamello.
-Per l'insellatura la strada rotabile della Valcamonica
-balza tortuosa con lunghi giri, guizzando
-<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span>
-come una sterminata e sottile serpe bianca,
-con grovigli da nastro caduto, e passato
-il valico ridiscende a volute oltre la frontiera
-nella Val di Sole.
-</p>
-
-<p>
-La via del Tonale è più libera e più facile
-della via dello Stelvio, perciò la lotta vi
-insiste con maggiore violenza. I bollettini ufficiali
-hanno parlato spesso delle operazioni
-sul Tonale, ed essi soli bastano ampiamente a
-dare un'idea dello svolgimento dell'azione. Si
-combatte non tanto per passare quanto per il
-possesso di una soglia.
-</p>
-
-<p>
-Anche questo valico è dominato da vette,
-da creste, da picchi. Per conquistare in basso
-bisogna cominciare col salire in alto. Si tende al
-valico ma si combatte altrove, e vediamo nei
-resoconti dello Stato Maggiore come l'attacco
-nostro colpisca ora al nord e ora al sud, verso
-le altezze.
-</p>
-
-<p>
-Il primo giorno stesso della guerra, il
-24 maggio, passata la frontiera i nostri alpini
-prendono la Forcella di Montozzo, a 2625 metri,
-a nord del passo del Tonale. Gli austriaci
-si fortificano sul Monticello, al sud del passo,
-a 2550 metri di altezza. Si contendono le vette.
-Chi ha le vette ha le valli. Il 30 giugno
-l'artiglieria entra in azione; i nostri cannoni
-aprono il fuoco sulle posizioni del Monticello.
-Il nemico allora tenta un colpo sulle nostre
-retrovie, e il 15 luglio, dopo un'ardita traversata
-dei ghiacciai del Mandrone, al sud del
-<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span>
-passo del Tonale, attacca in forze il rifugio
-Garibaldi. È respinto e noi occupiamo il ghiacciaio
-stesso, nei punti traversabili, al di sopra
-dei 3000 metri. La battaglia sale ancora, le
-trincee sono ora nel ghiaccio. Il 30 luglio gli
-austriaci, nella notte, ritornano all'attacco. Si
-combatte nelle nevi. Il nemico è respinto dai
-posti avanzati.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Intanto noi, con migliore fortuna, facciamo
-al nord del Tonale quello che il nemico non
-è riuscito a fare al sud. Il 7 agosto, gli alpini
-risalgono ancora più al nord e più in alto
-della forcella Montozzo, e avanzando per una
-cresta rocciosa e difficile, sorprendono e disperdono
-gli austriaci trincerati presso la punta di
-Ercavallo. Pare che la lotta devii dalle località
-alle quali realmente tende, essa si allontana
-e s'innalza. Le artiglierie sono issate a tremila
-metri sulle rocce di Ercavallo e rendono intenibili
-al nemico le posizioni di Malga Palude.
-Piccole forze e battaglie di giganti.
-</p>
-
-<p>
-Ora anche pezzi di medio e di grosso calibro
-tuonano intorno al valico. Alle fortificazioni
-permanenti si sono aggiunte fortificazioni campali,
-tutte le valli rimbombano di colpi, e alla
-notte il lampeggiare vivido delle vampe rivela
-immensi profili di balze dirupate.
-</p>
-
-<p>
-È di notte che sono giunto alla vista di
-questo inverosimile, prodigioso campo di battaglia.
-Sono salito per una lunga via che è
-<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span>
-sorta come per incantesimo. I tedeschi vantano
-le loro nuove strade che seguono gli eserciti
-nelle pianure polacche, ma che cosa sono quelle
-facili arterie di fronte alla viabilità che
-le nostre truppe creano, con una energia e
-una possanza romane, sulle Alpi, tagliando le
-rocce, aprendo fino alle vette il varco al transito
-della guerra con una rapidità meravigliosa,
-come il pioniere si apre il sentiero nella boscaglia?
-Vi sono nevai ai quali ora l'automobile
-sale.
-</p>
-
-<p>
-Sale per strade vertiginose che si attorcono
-su falde di monti, e corrono sul bordo di abissi.
-Da una parte la parete a picco, dall'altra la
-sterminata profondità della valle. L'automobile
-passa sopra una cornice, e va lentamente lanciando
-il suo lamentoso segnale di tromba. Non
-è senza un vago sgomento che lo sguardo piomba
-nella vallata, dove le città e i villaggi appaiono
-come visti dalla navicella di un pallone,
-sempre più lontani, una granulazione di
-tetti minuscoli presso un filo azzurro che è
-un torrente, e un filo bianco che è una strada.
-Si è a ottocento, poi mille, poi mille e cinquecento
-metri più in alto. Tutto appare schiacciato,
-annebbiato, immerso in un'ombra violastra,
-e nessun rumore sale da laggiù, se non
-uno scrosciare lontano ed eguale di acque.
-</p>
-
-<p>
-Il passo del Tonale era quasi invisibile, ma
-sotto al cielo limpido e costellato s'indovinava
-la massa immane dei monti. Un chiarore vago,
-<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span>
-forse quello della luna sottile che stava per
-sorgere, si stemperava in un biancore di nubi
-e di nevi. Non si capiva bene quali erano le
-nubi e quali erano le nevi. Era un caos di vapori
-e di cime. Delle fascie di nebbia si distendevano
-sul nero delle pendici. Improvvisamente
-un getto candido di luce ha tagliato la
-notte: il proiettore di un forte.
-</p>
-
-<p>
-Esso cercava lentamente intorno, e quella
-gran striscia illuminava di un confuso e lieve
-balenìo i punti che toccava. Poi, il raggio che
-si stendeva orizzontale ha cominciato a sollevarsi.
-Guardava in alto. Adagio adagio si è
-disposto quasi verticalmente, come se frugasse
-nel cielo. Le nubi e le nebbie si sono rischiarate,
-e prodigiosamente, al di sopra di tutto,
-dove a noi pareva che la terra fosse finita,
-dove credevamo di vedere uno scintillare velato
-di stelle, si è accesa la neve, e un minuscolo
-lembo di ghiacciaio è apparso come librato
-nel firmamento.
-</p>
-
-<p>
-Poco dopo un baleno ha disegnato di vivida
-luce i contorni delle nubi: un colpo di
-cannone. Dopo molti secondi è arrivato il rombo,
-cupo e lungo.
-</p>
-
-<p>
-Tutta la notte l'artiglieria ha tuonato, a larghi
-intervalli, come se un temporale lontano
-imperversasse sulle più alte regioni della guerra.
-Gelava, e nella oscurità la terra intorno a
-noi biancheggiava di brina.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span>
-</p>
-
-<h2 id="ghiacciai">DAI GHIACCIAI DELL'ADAMELLO AGLI
-ULIVETI DEL GARDA.</h2>
-</div>
-
-<p class="indr">
-<i>22 agosto.</i>
-</p>
-
-<p>
-Nella nostra prima escursione abbiamo avuto
-un'idea dell'estrema sinistra del nostro vastissimo
-fronte di battaglia, il quale si attacca
-allo Stelvio e scende al sud, lungo i ghiacciai
-dell'Ortler, del Cevedale e dell'Adamello, formanti
-come un immane, favoloso trinceramento
-bianco creato per una guerra di titani.
-</p>
-
-<p>
-Più oltre, la tempesta delle vette abbassa
-il livello delle sue prodigiose onde di granito,
-e in essa, come un diritto e profondo solco,
-si apre da sud a nord la valle Giudicaria, la
-prima delle grandi vie di invasione che l'Austria,
-imponendoci la sua iniqua frontiera, si
-era riserbata. Fu sempre un'arteria di traffici
-e di guerre questa strada ampia, pianeggiante,
-capace, che dalle molli e ubertose vallate
-italiane, dopo aver contornato lo specchio
-del piccolo lago d'Idro tutto pieno del verde
-riflesso di montagne boscose, sale direttamente
-per la Giudicaria, e poi per la Rendena e per
-la Sarnthal, fino ad allacciarsi alle prime, ben
-lontane vallate della vera terra straniera, dove
-i nomi geografici cominciano a prendere un
-suono barbaro.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span>
-</p>
-
-<p>
-I bollettini ufficiali hanno parlato spesso della
-valle Giudicaria. La frontiera ci inchiodava
-in faccia a posizioni dominanti. Bisognava balzare
-avanti, irrompere nella valle dopo avere
-occupato le vette laterali, ed andare a stabilire
-il nostro fronte sopra una linea solida di
-difesa.
-</p>
-
-<p>
-Per ben comprendere questa operazione, il
-cui teatro è stato la mèta della nostra seconda
-escursione, basta aver presente che la valle
-Giudicaria, diritta e mediana, ha i fianchi tagliati
-da valloni laterali che si distendono con
-quell'apparenza quasi regolare che hanno le
-nervature di una foglia. La Giudicaria è il
-nervo centrale. Inoltrandosi si ha a destra la
-valle di Ledro, che finisce al Garda; a sinistra
-la valle Daona che risale con una grande
-voluta fino ai ghiacciai dell'Adamello. Ebbene,
-l'occupazione nostra è arrivata ad affacciarci
-a questi valloni; il massiccio montuoso,
-aspro che li sovrasta costituisce la nostra fortezza:
-il torrente nel fondo delle gole è il nostro
-fossato. L'altro versante è nemico.
-</p>
-
-<p>
-Al di sopra delle valli, a duemila metri di
-altezza, le vette di tanto in tanto si fulminano.
-</p>
-
-<p>
-Si attraversa in riva al lago d'Idro l'antica
-fortezza di Anfo, massiccia, complicata,
-pittoresca, con le sue enormi muraglie che si
-sovrappongono fra le rocce fino alle costruzioni
-più alte sulle balze, con i suoi ponti levatoi,
-<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span>
-i suoi androni risuonanti di traffico, e
-gli spalti che si sporgono a immergere nell'acqua
-del lago le loro speronate robuste e grigie.
-Poco dopo si varca l'antica frontiera. «Regno
-d'Italia — Comune di Lodrone» si legge all'imboccatura
-del primo paesello riconquistato, al
-posto della scritta austriaca.
-</p>
-
-<p>
-Del resto di austriaco non aveva che una
-scritta. Essa era indispensabile per avvertire
-che lì cominciava l'Austria. Null'altro lo dimostrava.
-Bianco, quieto, imbandierato, il paese ha
-l'aria ridente e soddisfatta di un villaggio brianzuolo.
-Più oltre, passato Darzo, s'imbocca la
-valle e la vita normale cessa. Non vive più
-che la guerra.
-</p>
-
-<p>
-Un grande, prodigioso silenzio. Solo un mormorìo
-cupo ed eguale di acque echeggia sommesso
-fra le scoscese falde delle montagne:
-è il Chiese, veloce e limpido, nato dalle nevi
-eterne, tinto di un azzurro da aria liquida,
-come se sulle cime dell'Adamello, così vicine
-al cielo, si fosse imbevuto di serenità. Più ci
-si inoltra verso il fronte, e più la calma appare
-profonda.
-</p>
-
-<p>
-I due eserciti si sono fissati sulle loro posizioni,
-e aspettano. Si osservano, si studiano,
-vigilano, lavorano. Le linee più solide delle
-reciproche difese sono lontane fra loro. Vi sono
-certamente delle trincee, ma non è una
-guerra di trincee. Fra un fronte e l'altro si
-stende una zona neutra, campo d'azione di
-<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span>
-pattuglie, di piccoli reparti, disseminato di vedette,
-percorso da esplorazioni, nel quale risuona
-improvvisamente lo scoppiettìo della scaramuccia.
-</p>
-
-<p>
-È un territorio solcato da burroni, coperto
-spesso da oscure boscaglie che assaltano i declivi
-precipitosi e si fermano stanche sotto alle
-vette nude, è tutta una moltitudine di montagne
-che si affolla come in gara per sorpassarsi,
-irta di rocce dall'apparenza inaccessibile,
-che levano nel cielo, fin oltre i duemila metri,
-le sagome più bizzarre dell'architettura del
-mondo, i più inverosimili castelli della creazione.
-</p>
-
-<p>
-L'avanzata è stata una corsa alle sommità.
-Per essere padroni della valle bisognava essere
-padroni dei monti. Quando il 24 maggio,
-con la contemporaneità e la coordinazione
-meravigliose che caratterizzano tutto lo sviluppo
-delle nostre operazioni, fu portato l'attacco
-sull'intero fronte, dallo Stelvio al mare,
-il bollettino ufficiale annunziò al paese anche
-l'occupazione di una parte della valle Giudicaria.
-Ma nessun soldato aveva ancora posto
-piede sulla strada maestra, la vera valle era
-deserta: però la tenevamo già. Era sotto ai
-nostri sguardi e ai nostri tiri. Gli avamposti
-italiani la contemplavano affacciandosi ai dirupi.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span>
-</p>
-
-<p>
-Per sentieri da camosci, le nostre pattuglie
-sbucavano su dai boschi, scalavano le cime
-e si mandavano l'una all'altra voci di segnale
-e di saluto attraverso la sonora purità delle
-altitudini. Quattro giorni dopo l'inizio delle ostilità
-occupavamo la Cima Spessa, che domina
-la gola laterale d'Ampola, così piena di ricordi
-garibaldini. Ancora tre giorni, e l'Ampola era
-passata, Storo era occupata, Condino era occupata:
-la conquista avanzava così anche nel
-fondo delle vallate nostre.
-</p>
-
-<p>
-Intanto, valicando difficili passi, per le ripide
-e orride balze della valle Caffaro e della
-Valcamonica, reparti di alpini scendevano nella
-valle Daona, ad occidente della Giudicaria.
-Dopo un breve combattimento, le truppe che
-avevano occupato Condino, risaliti gli speroni
-sulla bassa valle Daona, si collegavano a quei
-reparti alpini, e si stabiliva una stupenda continuità
-di fronte, dal Tonale al Garda, dai
-ghiacciai dell'Adamello agli uliveti del lago.
-La grande, formidabile linea di posizioni sulle
-quali ora ci teniamo era tracciata.
-</p>
-
-<p>
-Gli austriaci hanno tentato più volte di spezzare
-la catena dei posti avanzati italiani, di
-tornare in possesso di picchi e di valichi da
-cui sentivano più forte gravare la minaccia.
-I loro attacchi si sono diretti specialmente verso
-l'alta valle Daona, dove più radi erano i nuclei
-di occupazione, più facili le sorprese, e
-<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span>
-dove speravano forse di potersi aprire un varco
-verso la Valcamonica e disturbare nelle retrovie
-le nostre operazioni del Tonale.
-</p>
-
-<p>
-I loro sforzi, inutili sempre, sono stati però
-coraggiosi e intensi. Respinti, tornavano cercando
-altri passi, altri approcci. Durante quasi
-tutto il mese di luglio sui bollettini dello Stato
-Maggiore il nome della valle Daona si ripete.
-Il 6 luglio gli austriaci attaccano il passo di
-Campo, fra i contrafforti dell'Adamello. Non
-riescono, e provano più in basso, più al sud.
-Tre giorni dopo attaccano il valico di Malga
-Leno. Vi è nella loro azione come la ricerca
-affannosa di una apertura, o di una debolezza.
-Contro Malga Leno operano in forze, con
-artiglierie da montagna, dopo aver tentato di
-distogliere la nostra attenzione con un attacco
-minore, un poco più al sud, contro la
-cima Boazzolo, una lunga cresta rocciosa che
-sovrasta torreggiando il corso del Chiese. Il
-giorno dopo i combattimenti riprendono, ma
-le nostre punte avanzate hanno la solidità
-dei dirupi ai quali si aggrampano. Niente le
-smuove.
-</p>
-
-<p>
-Il 28 luglio ci spingiamo all'occupazione del
-Lavanech, che domina la bassa valle Daona.
-Dall'altra parte della vallata, dal versante austriaco,
-le artiglierie tempestano la cima conquistata,
-e nella notte, dopo una lunga preparazione
-di medî calibri, la fanteria austriaca
-appoggiata da numerose mitragliatrici tenta l'assalto.
-<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span>
-È respinta. Tutto il ciglio della valle è
-definitivamente nostro.
-</p>
-
-<p>
-Da allora è cominciata questa tranquillità
-che ci sorprende. Il nemico ha rinunciato ad
-ogni iniziativa. Si rafforza e aspetta. Sembra
-persuaso della inutilità dei suoi attacchi e rassegnato
-ad un còmpito di vigilanza. Noi ci
-siamo incrollabilmente insediati sulle posizioni
-che ci eravamo scelte.
-</p>
-
-<p>
-Ma anche nel periodo più attivo della lotta,
-la quiete alpestre della Giudicaria non doveva
-apparire troppo turbata. La montagna spezza
-l'azione in minuscole battaglie isolate, importanti
-per il risultato e infime per l'ampiezza,
-faticose, aspre, violente, brevi. La notte,
-improvvisamente, sopra una balza, la fucileria
-scintilla e scoppietta, e pochi chilometri più
-in là, al primo svolto della valle, non si sente
-nulla. La guerra ritorna lassù a proporzioni
-antiche ed a forme primitive. L'individuo diventa
-un'unità importante. Una pattuglia può
-costituire tutta l'ala di un fronte di combattimento.
-Il comando non arriva e l'iniziativa
-personale supplisce.
-</p>
-
-<p>
-È risorto nei nostri soldati un istinto guerriero,
-fatto di scaltrezza e di ardimento; hanno
-ritrovato un'anima primordiale da cacciatori
-d'uomini: sono divenuti come se sempre fossero
-vissuti nella selvaggia solitudine dei boschi;
-hanno la sensibilità di percezione dell'indiano
-nella jungla; conoscono tutti i rumori,
-<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span>
-tutti i mormorii, tutti i fruscii, tutti gli
-echi delle valli; sentono la vicinanza del nemico
-con un orecchio selvaggio. La razza conservava
-insospettate armi di guerra, delle facoltà
-combattive discese a noi da remote e gagliarde
-generazioni conquistatrici. E con esse, la gioia
-naturale e piena di battersi e di battere.
-</p>
-
-<p>
-Le pattuglie partono lietamente, contente;
-hanno sempre in serbo qualche cosa di nuovo
-per il nemico. Studiando le abitudini degli
-avversari, esse inventano tranelli, organizzano
-sorprese, con il buon umore col quale si prepara
-una burla. Ne sanno più loro della mentalità
-austriaca che non tutti i psicologi del
-mondo. La zona aspra che separa i due fronti
-è un terreno di agguati, di sorprese, nel quale
-i nostri soldati hanno scoperto tutta una viabilità
-invisibile.
-</p>
-
-<p>
-Un giorno verso l'imboccatura della valle
-Daona, un tenente dei bersaglieri scoprì un
-posto d'osservazione austriaco: una <i>baita</i> che
-si affacciava alla boscaglia sopra un costone.
-Si mise alla posta, per vari giorni di seguito,
-e vide che la pattuglia austriaca nascosta lì
-dentro arrivava alla prima alba, lasciando una
-sentinella celata fra le piante, e ripartiva al
-tramonto. Una notte il nostro tenente prese
-dieci uomini con sè (fu una gara per seguirlo)
-e partì.
-</p>
-
-<p>
-Prima del giorno i nostri circondavano la
-<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span>
-<i>baita</i>. Ecco l'alba, ed ecco la pattuglia austriaca
-che sbuca, guardinga, e rassicurata penetra
-tranquillamente nella capanna. Rimane
-all'esterno il capo, un grosso sergente tirolese,
-che si mette a passeggiare. Passeggiando
-non si accorge che qualcuno lo segue, ritmando
-l'andatura perchè il rumore dei due passi
-si confonda. È il tenente dei bersaglieri.
-</p>
-
-<p>
-Era rischioso quel modo di sorprendere il
-nemico, ma era elegante. Era italiano. Noi
-facciamo anche la guerra da artisti. Sarebbe
-stato facile piombare sulla <i>baita</i> ad armi spianate,
-ma il tenente voleva vedere la faccia sbalordita
-e comica del grosso tirolese. Una soddisfazione
-che poteva costargli la vita, ma che
-importava?
-</p>
-
-<p>
-Dunque l'ufficiale segue il sergente austriaco.
-Allunga il passo, lo raggiunge e lo tocca
-leggermente sulla spalla. Il tirolese si volta
-di scatto e fa un balzo indietro. Stupefatto,
-allibito, rimane immobile, pietrificato in un
-gesto di sperdimento, con gli occhi sbarrati, la
-bocca aperta. Il tenente sorride.
-</p>
-
-<p>
-— Ma — balbetta l'austriaco con voce strozzata — ma....
-voi siete un ufficiale italiano!
-</p>
-
-<p>
-— Perfettamente! — fu la risposta — e questi
-sono soldati italiani.
-</p>
-
-<p>
-Dai cespugli tutto intorno emergevano teste
-di bersaglieri e baionette. Un minuto dopo
-la pattuglia austriaca marciava via prigioniera.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span>
-</p>
-
-<p>
-Una spedizione assai più drammatica fu quella
-compita sul Ponale per interrompere l'impianto
-elettrico che fornisce energia a Riva,
-spedizione che fu annunziata con sei parole
-dal bollettino del 27 giugno.
-</p>
-
-<p>
-Non fu per lasciare Riva al buio che venne
-compita quell'audacissima impresa, ma
-per estinguere i proiettori austriaci, che la
-forza elettrica del Ponale accendeva sul fronte
-fino a Rovereto, e per disarmare i reticolati
-fulminanti della loro micidiale possanza.
-</p>
-
-<p>
-L'impianto elettrico aveva le sue prese idrauliche
-ad una chiusa del lago di Ledro, vicino
-a Molina, in fondo alla valle che le nostre posizioni
-avanzate ora sovrastano. L'acqua in
-pressione imboccava due enormi tubi accoppiati.
-Fra i nostri alpini si trovava un operaio
-che aveva lavorato all'impianto, e che si offrì
-per guidare la spedizione.
-</p>
-
-<p>
-Partirono in cinque. I loro nomi erano stati
-tirati a sorte. Alla compagnia schierata il capitano
-aveva domandato cinque volontari, dopo
-avere spiegato i rischi dell'impresa; ma all'ordine
-di «chi vuole andare faccia un passo
-avanti» tutta la compagnia fece un passo avanti,
-con tanta regolarità di manovra che l'ufficiale
-credette di essere stato frainteso. «No, no — gridò — capitemi
-bene, quelli che si offrono
-escano dalle righe!» E la compagnia intera,
-<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span>
-per essere ben capita anche lei, fece due passi
-avanti. Così si ricorse alla sorte.
-</p>
-
-<p>
-Si trattava di attraversare gli avamposti del
-nemico e di andare a lavorare fra i suoi accantonamenti.
-Per lunghi giorni i sentieri erano
-stati ricercati e studiati. Il piano dell'impresa
-era completo. Ognuno dei cinque aveva
-un còmpito preciso, stabilito prima. Alla partenza,
-l'ordine fu di non parlare fino al ritorno,
-di non aprire bocca qualunque cosa avvenisse.
-</p>
-
-<p>
-I cinque muti lasciarono il campo in una
-notte di bufera, oscurissima. Discendevano per
-le forre del Martinel da sterpo in sterpo, quando
-si trovarono a qualche metro da una pattuglia
-austriaca. Aspettarono lungamente, immobili,
-coricati fra i rovi. La pattuglia austriaca
-passò.
-</p>
-
-<p>
-Poco lontano dalle chiuse, i tubi dell'acqua
-facevano un gomito. Ogni soldato aveva
-sulle spalle dei sacchi di sabbia e un carico
-di gelatina esplosiva. Arrivati a quel punto,
-senza una parola, deposero tutto in terra. Quattro
-di loro si allontanarono in direzioni prestabilite
-e si sdraiarono vigilando. Rimase uno
-solo ad eseguire il lavoro di mina: l'operaio.
-La pioggia s'era calmata, e s'intravvedevano
-le nubi basse che fuggivano tumultuosamente
-verso il Garda. Una finestra illuminata, vicina,
-alle prime case di Molina, pareva spiare
-nella notte.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span>
-</p>
-
-<p>
-Sotto al gomito delle tubature, l'artiere alpino,
-attentamente, con una lentezza eroica,
-disponeva gli esplosivi, e con i sacchi di sabbia,
-messi tutto intorno, formava la camera
-di scoppio. Il tempo pareva eterno. Dal villaggio,
-occupato dagli austriaci, sono salite delle
-voci. Un cane ululava a cinquanta passi dai
-nostri, in una fattoria tutta buia. L'alpino minatore
-si muoveva senza rumore, studiosamente.
-Cinquanta minuti è durato il lavoro.
-</p>
-
-<p>
-Riunitisi a qualche centinaio di metri dalla
-mina, i cinque soldati hanno aspettato immobili
-lo scoppio. L'esplosione è avvenuta senza
-fragore. È stato un tonfo sordo e profondo, seguìto
-da uno scroscio violento di cateratta. La
-massa d'acqua irrompeva precipitosamente dalle
-tubature spezzate. Poco dopo essa arrivava
-con impeto al villaggio, inondandolo. Gli austriaci
-sono stati svegliati dalla piena negli accantonamenti
-e nelle tende, e un urlo immenso
-di terrore è salito dalla valle.
-</p>
-
-<p>
-Senza una parola, sempre muti, gli alpini
-hanno ripreso la via del ritorno; hanno ripassato
-la linea degli avamposti austriaci in allarme;
-sono arrivati alla punta dell'alba all'accampamento,
-affranti di stanchezza e d'emozione.
-</p>
-
-<p>
-L'ordine del silenzio era finito, ma uno di
-loro non parlava più. L'operaio, che aveva
-compiuto lo sforzo più grande di tensione e di
-volontà, aveva perduto la favella. Ed egli tace
-ancora, atono, stupefatto, quieto, avendo dato
-<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span>
-in un'ora tutte le energie di una vita, avendo
-speso in sè stesso, in un sublime dialogo fra
-la volontà e l'istinto, tutte le eloquenze della
-sua anima. La fatalità ha voluto suggellare
-sulle sue labbra il mistero del suo magnifico
-dramma.
-</p>
-
-<p>
-La spedizione è stata ripetuta, ma con altri
-mezzi. Il danno fatto non era irreparabile, se
-gli austriaci possedevano tubi di ricambio. E
-dovevano certamente possederne a Riva. Infatti
-le nostre ricognizioni hanno potuto vedere
-un affaccendamento di lavoro intorno alle chiuse
-del Ledro. Si è pensato quindi a troncare
-l'impianto idraulico in modo definitivo. Non
-più pochi uomini, ma un battaglione. Se non
-si passava di sorpresa si sarebbe passati per
-forza. Gli zaini dei soldati erano pieni di gelatina
-esplosiva.
-</p>
-
-<p>
-Fuori di ogni sentiero, per i boschi del Carone,
-la truppa, dopo aver sorpreso di notte
-i posti avanzati austriaci, ha raggiunto il ponte
-sul Ponale a Biacesa, un gran ponte in ferro
-che sosteneva con le sue travate le tubature
-dell'impianto elettrico. Tre piloni, tre mine.
-Uno scoppio immane, un lampo accecante, una
-eruzione di rottami, e il ponte era scomparso.
-</p>
-
-<p>
-È una guerra di colpi di mano, nella quale
-il nemico, più tardo, dimostra una pesantezza
-e spesso una inumanità teutoniche. In un recente
-combattimento, piccolo ma accanito, che
-ha completato il nostro fronte sul Garda, gli
-<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span>
-austriaci, che tentavano di resistere all'attacco,
-mentre si combatteva a brevissima distanza,
-facevano fuoco sui feriti.
-</p>
-
-<p>
-Di tanto in tanto, una volta o due al giorno,
-la bella quiete della valle Giudicaria è interrotta
-da un rimbombo di cannonate. Tre o quattro
-granate austriache arrivano intorno a Condino.
-Un po' di fumo, un boato, ed è finito.
-È il forte di Por che abbaia, accucciato sopra
-un costone di fronte allo sbocco della valle
-Daona.
-</p>
-
-<p>
-Vi è tutto un gruppetto di forti lì, a quel
-bivio di valli, ma soltanto quello di Por prende
-la parola, forse perchè è il più vicino,
-o forse perchè è il più moderno. Può anche
-darsi che gli altri forti siano stati disarmati
-per coronare con le loro artiglierie le posizioni
-lungo la Daona.
-</p>
-
-<p>
-Il forte di Por si vede nettamente. L'erba
-non è ancora nata sui suoi spalti, che macchiano
-di una nudità rossastra il fianco del
-monte, come una frana. Però un muraglione
-di appoggio laterale delle opere, rimasto scoperto,
-è sagacemente tinto di verde, ma di un
-verde tenero inverosimile che non appartiene
-a nessuna vegetazione di questo mondo. Sulla
-spianata le cupole di acciaio si profilano basse,
-cinque calotte che sfiorano appena la superficie.
-Intorno, il prato e il bosco fanno largo,
-come arretrando davanti a questa fragorosa
-intrusione sulla selvaggia bellezza del monte.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span>
-</p>
-
-<p>
-Condino riceve le sue granate quotidiane con
-quell'aria desolata, esterrefatta e lugubre che
-hanno i paesi abbandonati nelle zone del fuoco
-dove fra le case e per le piccole vie pittoresche
-la solitudine e il silenzio acquistano una
-pesantezza tragica. Da ogni porta esala come
-un alito di angoscia, e pare di sentire nelle
-abitazioni vuote il senso di un'atroce attesa.
-Da lontano sembrano vivi questi villaggi. Condino,
-con le sue case bianche, appare pieno
-di una campestre gaiezza. Quando vi si entra,
-l'immobilità di ogni cosa produce una non
-so quale impressione di gelo, come se l'ombra
-dei muri raccogliesse un'atmosfera di morte.
-</p>
-
-<p>
-Poco più oltre, Cimego; più lontano Castello.
-Abbandonati anche loro vedono strisciare lungo
-le case le pattuglie austriache. Questo silenzio,
-così sinistro nei paeselli, dove inconsciamente
-noi tendiamo l'orecchio alle voci, è dolce all'aperto.
-Nella mattinata limpida, sotto al gran
-sole, la valle è festosa.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Nelle acque del Chiese è un brulicare rosato
-di soldati che si bagnano e si levano dai
-loro gruppi canzoni e risate. Altrove si lavora.
-Si lavora con una letizia che mette in noi
-una serenità indicibile. Si fanno baraccamenti
-per l'inverno, si fanno strade, si fabbricano
-arnesi, si costruiscono persino slitte, che porteranno
-viveri e munizioni quando tutto questo
-verde sarà morto e i nevai saranno discesi
-<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span>
-fino alla valle. Falegnami, muratori, carpentieri,
-zappatori, lavorano al sole, cantando.
-Gli accampamenti che s'inerpicano con un disordine
-da armenti al pascolo sui prati e sulle
-boscaglie dei declivi, sono pieni di vita e
-di allegria. Direi quasi che scendono da essi
-delle buffate di giovinezza e di vigore.
-</p>
-
-<p>
-Se il nemico contasse sulla nostra stanchezza,
-s'ingannerebbe molto. La guerra ci tempra.
-Pare che i nostri soldati ritrovino al campo
-una vita che conoscevano, che amavano e che
-avevano dimenticata.
-</p>
-
-<p>
-Compiono opere meravigliose che la sola
-forza non può fare senza l'entusiasmo. Il dorso
-delle più aspre montagne è solcato dalle
-volute di strade che scalano l'inaccessibile e
-per le quali l'automobile ascende. Sono centinaia
-di chilometri. I più grossi cannoni italiani
-tuonano da vette sulle quali finora non
-s'era posata che l'aquila. Declivi e rocce, ad
-altezze vertiginose, sono tagliati dal varco aperto
-dalla sapienza, dalla volontà, dalla gagliardia
-dell'esercito, e le strade nuove, simili a venature
-sui monti, portano come vene un fiotto
-di vita nostra alle più eccelse altitudini.
-</p>
-
-<p>
-Per interrompere la strada di Ampola, quella
-che va a Riva, gli austriaci hanno fatto crollare
-in un punto la montagna con tre tonnellate
-di dinamite. La strada che era incavata nella
-roccia è scomparsa, e con lei tutta una falda
-della roccia. Ebbene, si è fatto un ponte che
-<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span>
-raccorda i due mozziconi della strada interrotta,
-un ponte sull'abisso, un ponte di legno,
-che si aggrampa alla parete, che si appoggia
-alle sporgenze, che sale lungo la roccia, così
-grandioso, così solido, che pare un lavoro permanente,
-e che probabilmente per molti anni
-reggerà il grave traffico di questo nuovo e
-antico lembo d'Italia.
-</p>
-
-<p>
-Nelle opere delle nostre truppe si rivela una
-visione monumentale delle cose. Pare che si
-faccia tutto col pensiero dei secoli. E per lunghi
-secoli infatti rimarranno su queste montagne
-le tracce profonde e gigantesche della nostra
-civiltà in lotta, che affacciandosi sulle sommità
-delle Alpi vi lascia come degli indelebili
-solchi di artiglio.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span>
-</p>
-
-<h2 id="balze">TRA LE BALZE DELL'ADIGE.</h2>
-</div>
-
-<p class="indr">
-<i>26 agosto.</i>
-</p>
-
-<p>
-L'occupazione di Ala, e la prima irruzione
-delle nostre truppe verso Rovereto nella valle
-dell'Adige, dopo la conquista fulminea dell'Altissimo
-e di tutto il massiccio fra il Garda e
-l'Adige, sono legate alla memoria del generale
-Cantore. La storia della nostra azione in quel
-settore è come dominata dalla figura di questo
-singolare condottiero di avanguardie, che
-aveva della guerra una concezione antica, magnifica
-e temeraria, per la quale è morto. Il
-suo ardimento da guerriero leggendario, che
-si accoppiava ad una visione chiara del terreno,
-ad una percezione esatta e rapida delle possibilità,
-fu preziosa nel primo slancio dell'avanzata,
-quando le nostre colonne penetravano nel
-territorio nemico senza potersi prefiggere un
-obbiettivo preciso e definitivo, prive di informazioni
-esatte, affidate alla intuizione e alla
-sagacia dei capi per strappare alle circostanze
-il maggiore frutto.
-</p>
-
-<p>
-L'Altissimo fu preso con un colpo di mano.
-Reparti alpini marciarono nella notte del
-23 maggio per dirupati sentieri della montagna,
-e sorpresero all'alba il nemico sulla vetta.
-Senza sosta l'occupazione si estese ad oriente.
-<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span>
-Dalla cima scese per i valloni ad affacciarsi
-sulla Val d'Adige. Le pattuglie calavano per i
-costoni e per le balze. Delle compagnie di
-rincalzo s'inoltravano dal sud. Il 2 maggio, l'avanzata
-risaliva il fondo della valle fino ad Ala.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Poche truppe: due battaglioni. Uno marciava
-alla destra dell'Adige, l'altro alla sinistra.
-Una batteria seguiva il battaglione di destra.
-Gli abitanti, quando vi narrano della comparsa
-delle truppe liberatrici, non vi dicono «gl'italiani
-arrivarono» ma «Cantore arrivò». Perchè
-videro lui prima di ogni altra cosa. Il generale
-era l'esploratore delle sue colonne. Improvvisamente,
-in un villaggio che gli austriaci avevano
-abbandonato poco prima, entrava un generale
-italiano, solo col suo capo di Stato Maggiore.
-</p>
-
-<p>
-Giungeva per la strada maestra, tranquillamente.
-E questo ardire, pieno di un senso di
-eroico disdegno verso il nemico, colpiva profondamente
-l'immaginazione degli abitanti che
-aspettavano palpitando, la mente piena delle
-menzogne austriache, secondo le quali gl'italiani
-avrebbero messo tutto a ferro e a fuoco.
-</p>
-
-<p>
-Cantore voleva vedere ogni cosa con i suoi
-occhi. Dove poteva celarsi un agguato, verso i
-possibili sbarramenti, dove il terreno si prestava
-ad una difesa avversaria, andava lui a guardare.
-Freddo, calmo, avanzava allo scoperto,
-e, scelto un buon punto d'osservazione, si assestava
-<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span>
-lentamente gli occhiali sul naso e ammiccava
-con i suoi occhi da studioso miope,
-impassibile al fuoco, immobile, attento, come
-un matematico avanti ad un problema. Poi,
-quietamente, dettava gli ordini al suo capo di
-Stato Maggiore, che lo seguiva per disciplina,
-per dovere e per amor proprio.
-</p>
-
-<p>
-Quando voleva recarsi in esplorazione, il generale
-non mancava di chiedere il parere dell'ufficiale.
-Ascoltate le eccellenti ragioni che
-sconsigliavano il progetto, egli concludeva «Allora,
-andiamo!» — e partiva in avanscoperta.
-Aveva un'inflessibilità verso di sè e verso gli
-altri, che era tutta scritta nell'energia del suo
-volto. Ignorava il pericolo; lo aveva affrontato
-tante volte impunemente che si era fatta la
-persuasione di una invulnerabilità. «La morte
-non mi vuole», diceva. E ci credeva. La morte
-lo ha afferrato così repentinamente nella sua
-ultima temeraria esplorazione fra le orrende
-rocce delle Tofane che egli non l'ha sentita venire
-e non ha avuto il tempo di ricredersi.
-</p>
-
-<p>
-A Borghetto entrò a piedi. Dal campanile
-del villaggio una pattuglia austriaca aveva tirato
-dei colpi verso la strada. Poi questo fuoco
-era cessato. Cantore volle andare a vedere se
-il paese era sgombrato dal nemico. Due guardie
-di finanza del posto di frontiera gli fecero
-da fiancheggiatori. La pattuglia austriaca era
-fuggita. L'avanzata incominciò. Cantore partì
-avanti, in automobile, come per una passeggiata.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span>
-</p>
-
-<p>
-Nella valle pittoresca i cui nomi evocano come
-una fantastica galoppata di epopea, fra
-quei dirupi che hanno visto passare in uno
-scintillìo di uniformi e in un ondeggiamento di
-piume la prima gloria napoleonica, la quale doveva
-allargare i suoi clamori trionfali su tutta
-l'Europa, in quel grandioso scenario da battaglie,
-la conquista italiana è entrata veloce,
-annunziata dal rombo di un motore, che echeggiava
-improvviso fra i muri dei villaggi attoniti,
-rozzi e grigi, raccolti intorno al bianco
-stelo dei campanili, e immersi nei vigneti contro
-ad uno sfondo oscuro di immani rocce precipitose.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Dopo le chiuse prodigiose che Rivoli sovrasta
-dal suo verde pianoro, profonde come cañons,
-dopo quell'angusto e solenne corridoio
-di dirupi che stringe fra pareti a picco la serenità
-dell'Adige, dopo la zona delle vecchie
-fortezze, massicce e bianche, che dominano la
-gola dalla sommità di vette nude, la vallata si
-allarga maestosa, vigilata da ruderi di torri
-annidati fra dirupi giganteschi e da qualche
-scheletro superbo di castello, che come quello
-di San Valentino addossa alle rocce le sue
-muraglie merlate con un'aria grandiosa, severa,
-lugubre da castello delle leggende. Il passato
-ha lasciato per tutto un segno di guerra.
-Ad uno svolto della valle, una cittadina chiara,
-graziosa, arrampicata in parte tra il verde
-<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span>
-delle alture, avanza le sue case più nuove verso
-l'Adige: è la prima città austriaca, Ala.
-</p>
-
-<p>
-Ha un'aria raccolta e antica, con un'impronta
-così profondamente nostrana che pare di averla
-conosciuta già, di ritrovarla vagamente nella
-memoria insieme al ricordo di qualche vallata
-del Friuli. Nulla di più italiano di quei vecchi
-palazzi d'Ala, di una nobiltà provinciale, di
-un'arte modesta e pura, nel cui interno verdi
-specchiere di Venezia riflettono nel loro pallore
-di sogno delle grazie settecentesche. La
-parte alta, inerpicandosi sul monte, diviene rustica,
-e le stradine che salgono tortuose sono
-fiancheggiate da casupole montanare, tutte a
-balconate di legno annerite dal tempo. Attaccate
-ai muri, presso alle porte, le rozze slitte
-aspettano l'inverno; sulle logge è tutto un
-festoso verdeggiare di fascine fresche che seccano
-al sole; da soglia a soglia passa un dialogo
-veneto di comari.
-</p>
-
-<p>
-Ad Ala avvenne l'unica opposizione austriaca
-alla nostra avanzata. Fu piccola, breve, ma
-arrivò di sorpresa. La città pareva completamente
-abbandonata dal nemico.
-</p>
-
-<p>
-Prima di ritirarsi i gendarmi austriaci avevano
-affisso manifesti che minacciavano severe
-e imprecise punizioni a chiunque avesse osato
-di fare buona accoglienza agli italiani, e avevano
-ripetuto a tutti che gl'italiani si sarebbero
-abbandonati ad ogni eccesso. Da giorni i negozî
-erano chiusi, e la città silenziosa aspettava
-<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span>
-nella speranza e nell'ansia. Gli abitanti ignoravano
-tutto della guerra. Non sapevano della
-presa dell'Altissimo e delle altre operazioni che
-si stavano svolgendo nella regione. Nessuna notizia
-arrivava. Ma fra le case chiuse, per le
-finestre dei cortili circolavano bisbigliate delle
-voci.
-</p>
-
-<p>
-Il 24 maggio si diceva già: «Saranno qui
-stasera; un boscaiuolo ha visto i bersaglieri ad
-Avio; scorgeva le penne....» Fra i patrioti vivevano
-degli austriacanti; la comparsa di qualche
-vicino sospetto interrompeva i dialoghi e
-faceva richiudere le finestre. Non erano tutti
-partiti gli anti-italiani, e qualcuno ne resta ancora
-adesso.
-</p>
-
-<p>
-Andando via, gli austriaci avevano requisito
-il bestiame, obbligando dei contadini a condurlo
-a Rovereto. Pochi di questi disgraziati
-sono tornati indietro. Per farli rimanere, temendo
-forse lo spionaggio, gli austriaci avevano
-annunziato loro, semplicemente, che Ala non
-esisteva più, essendo stata distrutta insieme agli
-abitanti dalla barbarie italiana. La mancanza
-del bestiame e di provviste rendeva la vita dei
-cittadini difficile. L'arrivo degli italiani era invocato
-come un salvataggio.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Quando l'automobile del generale Cantore entrò
-nella città, Ala pareva deserta. Cantore si
-fermò nella piazza, una piazzetta angusta, irregolare,
-a declivio, che pare si tenga a stento
-<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span>
-dallo scivolare con tutti i suoi ciottoli. Erano
-circa le dieci e mezzo del mattino. Il generale
-aspettava le sue truppe. Intanto alcuni individui
-sbucavano fuori e si avvicinavano a lui
-ossequiosi, assicurandolo della loro lealtà e del
-loro patriottismo. Gli austriaci? — dicevano
-costoro. — Neppure l'ombra. Erano fuggiti tutti.
-</p>
-
-<p>
-Mentivano. Nessuno disse al generale che la
-gendarmeria austriaca, rinforzata da un reparto
-di fanteria territoriale, era all'uscita del paese
-dove da tre notti lavorava a trincerarsi.
-Questa menzogna noi abbiamo generosamente
-dimenticato.
-</p>
-
-<p>
-Tre quarti d'ora dopo si udì il passo dei
-soldati per le vie. Delle porte si schiusero, delle
-voci di saluto risuonarono. Le case dei patrioti
-furono in rumore, e il grido di «Viva
-l'Italia!» scendeva da alcune finestre. All'avanguardia
-che, fra uno scintillìo di baionette in
-canna, sboccava sulla piazzetta, il generale diede
-l'ordine di proseguire ed occupare gli approcci
-settentrionali del paese. Repentinamente, appena
-i soldati, voltato l'angolo, sbucarono fuori
-dall'abitato, scoppiò la fucilata, violenta, intensa,
-vicina, imprevedibile.
-</p>
-
-<p>
-Da quel lato la città si affaccia sul letto
-ampio e sassoso del torrente Ala, e la strada
-lo segue per un tratto prima di attraversarlo
-sopra un ponte. All'altra riva del torrente, si
-distendono delle vigne sorrette da lunghi muri
-che si sovrappongono a ranghi, dando l'idea
-<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span>
-della gradinata di un'arena con una verde moltitudine
-di viti al posto degli spettatori. In
-mezzo alle vigne, in alto, una villa isolata. Gli
-austriaci avevano fatto della villa, che fronteggia
-e domina il paese, il loro fortilizio, e dei muricciuoli
-i parapetti delle loro trincee. Inattaccabili
-alla fucileria, essi bloccavano solidamente
-il passaggio del ponte e rendevano intenibile
-il bordo dell'abitato.
-</p>
-
-<p>
-Alla resistenza improvvisa, l'avanguardia refluì
-sulla piazza. I colpi che venivano dalla
-villa infilavano la via e tempestavano i muri.
-La piccola vetrina di una modesta pasticceria,
-avanti alla quale stava Cantore, è tutta foracchiata
-dalle palle.
-</p>
-
-<p>
-Nella città sconosciuta non era facile orizzontarsi
-subito e trovare le posizioni dalle quali
-riconoscere e battere il nemico. Quali forze aveva?
-Il suo fuoco era serrato. Vi fu una ricerca
-concitata di sbocchi accessibili e di posti di
-osservazione, mentre sopraggiungeva il resto del
-nostro battaglione. In quel momento delle fucilate
-cominciarono a partire da varie finestre.
-</p>
-
-<p>
-Allora si svolse uno dei più belli episodi.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Una compagnia cercava di salire alla parte
-alta della città e avanzava esplorando per una
-strada angusta e deserta, tagliata dal sibilare
-alto delle pallottole. Un portone era schiuso,
-come per un invito ad entrare. I soldati vi si
-affacciarono guardinghi, le baionette basse. Nella
-<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span>
-corte, inaspettato, risuonò un grido di entusiasmo,
-un grido di donna: «Avanti, avanti,
-viva l'Italia!» E una ragazza, giovane, sorridente,
-dall'aspetto fiorente e modesto, comparve
-fra i nostri: «Avanti, vengano, vengano sicuri!»
-</p>
-
-<p>
-L'ufficiale che comandava, rimise la pistola
-nella fondina e salutò cavallerescamente chiedendo:
-«Signorina, si vedono gli austriaci dalla
-sua casa?» — «Sì, sì, si vedono, salga con
-me!» — e svelta essa lo precedette per le ampie
-scale d'una vecchia casa.
-</p>
-
-<p>
-Da dietro alle persiane chiuse si scorgeva
-quasi sotto ai muri il torrente Ala; al di là, i
-vigneti e la villa, crepitanti di colpi. Delle palle
-si schiacciavano sulle pareti della casa.
-</p>
-
-<p>
-Figlia di patrioti, educata alla religione segreta
-dell'Italia, la fanciulla non sentiva e non
-comprendeva il pericolo, tutta commossa dall'avverarsi
-del gran sogno. Rideva, e i suoi occhi
-azzurri sfavillavano di contentezza: «Signor
-ufficiale — esclamava — chiami i suoi soldati,
-vede, da qui può far battaglia!» — «No, signorina — rispose
-il capitano dopo aver bene
-osservato, — tirerebbero sulla casa e spezzerebbero
-tutto qui dentro; vorrei trovare una posizione
-più alta.» — «Sì, so io dove, mi segua,
-la conduco io!»
-</p>
-
-<p>
-Dietro alla casa, degli orti minuscoli, aggrappati
-allo sperone roccioso del monte, si
-sovrastano l'un l'altro come pianerottoli verdi.
-E si vide una lunga fila grigia di soldati,
-<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span>
-preceduta da una bianca figurina di donna,
-salire curva da un pianerottolo all'altro per ripide
-scalette di pietra. Con un breve schianto
-le pallottole entravano nel tronco degli alberi.
-Gli austriaci conoscevano quell'accesso e lo vigilavano.
-Si accorsero subito della scalata. Dai
-vari ripiani i nostri cominciavano il fuoco, nascosti
-fra le piante.
-</p>
-
-<p>
-Poco dopo anche il generale, cercando un
-sentiero che aggirasse la posizione nemica, saliva
-da altra via la costa, esplorando lui stesso,
-come sempre, seguìto da un plotone. Arrivò
-in un punto scoperto, preso d'infilata.
-L'avevano visto; il piombo austriaco grandinava
-sulla roccia. I soldati esitarono un istante
-e si gettarono istintivamente a terra, ai lati del
-sentiero. Cantore rimase in piedi, la faccia verso
-il nemico, immobile sopra una sporgenza
-della roccia, impassibile come una statua. Poi
-chiese un fucile, e lentamente, con un'attenzione
-da tiratore al bersaglio in un giorno di gara,
-cominciò a far fuoco. Non gridò ordini, non
-disse nulla, ma un minuto dopo tutto il plotone,
-calmo, aveva preso posizione intorno al
-generale e nulla più lo mosse.
-</p>
-
-<p>
-Due settimane fa, nella mattinata della domenica,
-in mezzo ad un quadrato di truppe
-che presentavano le armi, la signorina Maria
-Abriani, l'eroica guida, ha ricevuto la medaglia
-al valor militare, come un soldato. Essa ne è
-fiera, ma a chi si congratula con lei, modestamente
-<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span>
-osserva: «Tante altre donne avrebbero
-fatto lo stesso nelle mie circostanze».
-</p>
-
-<p>
-«Non ha avuto neppure un momento di paura?» — le
-ho chiesto conversando con lei proprio
-sull'alto della posizione alla quale essa
-aveva guidato le truppe, dopo essermi fatto narrare
-la scena. «Non ci pensavo — mi ha risposto, — ero
-così contenta. E poi i soldati
-erano tanto calmi, allegri, che pareva che non
-ci fosse nessun pericolo».
-</p>
-
-<p>
-Dopo un istante, sorridendo ha soggiunto:
-«Quando ridiscesi, passando dietro alle file che
-facevano fuoco, i soldati si voltavano a salutarmi
-e a dirmi dei complimenti....» In pieno
-combattimento, fra una fucilata e l'altra, mentre
-qualche cadavere insanguinava già le rocce,
-i combattenti lanciavano l'omaggio di una
-frase ammirativa alla gioventù e alla freschezza
-femminili che passavano. C'è tutta l'anima italiana
-in questo particolare pieno di eroismo
-e di galanteria.
-</p>
-
-<p>
-Il piccolo combattimento di Ala fu definito
-dall'artiglieria. La batteria che accompagnava
-la colonna alla destra dell'Adige fu portata
-avanti e dall'altra parte della valle scacciò gli
-austriaci a colpi di <i>shrapnells</i>.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Da Ala la nostra avanzata ha raggiunto senza
-contrasti le posizioni solide che teniamo, di
-fronte alla montagna di Biaena, della quale gli
-austriaci hanno fatto tutta una immane fortezza.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span>
-</p>
-
-<p>
-Come nella valle Giudicaria, anche in quella
-dell'Adige i due fronti si consolidano lontani
-fra loro, separati da una zona aspra nella
-quale serpeggia la guerrilla delle avanscoperte.
-In tutte queste vallate vi è stata un'analogia di
-azione e di intenti, che ha condotto ad una analogia
-di situazioni.
-</p>
-
-<p>
-Qualche colpo di cannone da una parte, qualche
-colpo di cannone dall'altra, urti di pattuglie,
-ma nel complesso la guerra qui marca il passo
-in un'attesa guardinga. Vi sono delle posizioni
-d'avamposti alle quali non si arriva che per
-osservare. Sono cucuzzoli di alture che l'artiglieria
-ha sterilito e denudato, perchè quando vi
-arrivano gli austriaci li bombardiamo noi, e
-quando vi arriviamo noi li bombardano gli
-austriaci. Si sente, s'intuisce che ogni movimento
-di masse qui dipenderà da movimenti che si
-svolgono altrove. Per ora i due fronti avversarî
-si limitano ad accumulare ostacoli.
-</p>
-
-<p>
-Sul Biaena le fortificazioni austriache si vanno
-delineando come delle ferite sulla immane
-faccia del monte. Sono scorticature di rocce,
-tratteggi di terra smossa. Il materiale scavato,
-trasportato dalle piogge, ha formato delle colate
-chiare e rosate nei canaloni e sulle pareti a
-picco delle creste. Si scava e si scava lassù.
-</p>
-
-<p>
-Il Biaena, vario, tutto pianori e dirupi, coronato
-da rocce a picco, fronteggia un gomito
-dalla valle dell'Adige, al di là della cittadina
-di Mori, e si presta ad una difesa di sbarramento.
-<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span>
-Sulla sua vetta lo scoglio appare forato
-da cannoniere. La fortezza più alta non è
-sul monte, è dentro al monte. Ci sono voluti
-anni di lavoro per annidare le artiglierie nel
-cuore delle immani scogliere.
-</p>
-
-<p>
-Le opere colossali che l'Austria aveva fatto
-sulle formidabili barriere delle Alpi dimostrano
-non soltanto la preparazione minuziosa
-di una guerra per noi inevitabile, ma dimostrano
-anche un concetto altissimo del nostro valore.
-Non è contro un avversario disprezzabile
-che si accumulano ostacoli di questa mole.
-Quando noi ci sentivamo più deboli, l'Austria
-c'indovinava forti, ci presentiva pieni di energie
-imprecisabili, di risorse imprevedibili, di
-volontà insospettate. Nessuna posizione le pareva
-solida abbastanza, e per poterci battere
-apprestava le armi più numerose e possenti che
-la scienza militare moderna sia in grado di
-fornire.
-</p>
-
-<p>
-Il Biaena, con le sue trincee che sembrano
-sospese come cornici al bordo di pareti rocciose,
-con i suoi sentieri coperti che cercano il
-cavo ombrato dei canaloni, con le sue batterie
-che s'intravvedono nel verde delle boscaglie,
-con le sue fortezze nascoste nella sagomatura
-turrita della cresta, il Biaena ampio, oscuro,
-ostile, imponente, un po' velato nello sfondo
-della Valgarina inondata di sole, non è che un
-monumento di paura.
-</p>
-
-<p>
-I nostri soldati lo osservano con olimpica
-<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span>
-indifferenza dalle pendici di Serravalle e dalle
-falde del Cornale, dove biancheggiano i resti
-di un castello medioevale che schiera fin verso
-la cima un rango ancora intatto di merlature
-ghibelline. Lo sguardo corre da lì lungo il serpeggiamento
-scintillante dell'Adige, verso il quale
-i villaggi scendono come armenti alla beverata.
-Lontano, in fondo alla vallata, in una
-diafanità luminosa, un biancheggiare più vasto
-di edifici: è Sacco, un sobborgo quasi di
-Rovereto, in un'azzurra conca di monti.
-</p>
-
-<p>
-I paeselli dalla nostra parte seguitano a vivere
-anche sulla linea degli avamposti, e ricevono
-strani messaggi dal nemico, portati dal
-fiume. Sono proclami, avvertimenti, inviti, spediti
-dentro bottiglie vuote che l'acqua trascina.
-Comunicazioni da naufraghi. Qualche volta un
-treno blindato viene avanti adagio adagio in
-esplorazione, spara un paio di bordate e fugge,
-tutto avvolto in una gran nube di fumo.
-</p>
-
-<p>
-Il fianco orientale della valle è formato dalle
-balze del Coni Zugna che digrada, verso
-Rovereto, nella Zugna Torta. È una lunga montagna
-boscosa che solleva un dorso crestato di
-rocce. Sulla vetta più alta si erano fortificati
-gli austriaci. L'assalto che li scacciò salì da
-un lato che pare inaccessibile. Dal basso la
-cresta sembra avanzare delle fulve speronate
-a picco. Una notte un reparto alpino si arrampicò
-lassù e sorprese il nemico. Un solo austriaco
-tentò di difendersi, con un eroismo ammirevole.
-<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span>
-Al grido di «Arrendetevi!» rispose: «Io
-non mi arrendo che per ordine dell'Imperatore!» — e
-cadde trafitto. Gli altri fuggirono.
-</p>
-
-<p>
-Ora tutta la montagna è nostra, e dagli ultimi
-suoi contrafforti settentrionali i nostri
-avamposti vedono allargarsi sotto a loro, nella
-vallata profonda, Rovereto. L'altro versante del
-Coni Zugna scende sulla Vallarsa, che è pure
-nostra. A Rovereto essa si congiunge con la valle
-dell'Adige. Rovereto è il centro al quale converge
-una immane stella di valli nelle quali
-l'avanzata italiana si è incanalata. Sulle montagne,
-fra valle e valle, tuona l'artiglieria nostra.
-Invisibile e dominante, arrivata lassù come
-per miracolo, lungo strade improvvisate che si
-slanciano alle cime con un zig-zag da saetta,
-essa spande come un temporale il suo tuono
-nelle alte regioni dell'atmosfera.
-</p>
-
-<p>
-Si sale alla Vallarsa per la strada di Schio
-che ascende al passo delle Dolomiti. Si viaggia
-lungamente nel panorama fantastico delle
-vette gigantesche, irte di cuspidi e di torri favolose,
-rossicce o cineree, pallide nella profondità
-del cielo, immerse nel diafano oceano
-dell'aria che le tinge un poco del suo azzurro,
-e nelle quali pare di vedere rovine paurose
-di costruzioni sovrumane, ruderi di castelli
-olimpici.
-</p>
-
-<p>
-La Vallarsa è quieta come la Val Lagarina.
-Vi si aspetta. Il rione di San Giusto, il
-lembo orientale di Rovereto, mette un tremulo
-<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span>
-biancheggiamento nella distanza, dove la valle
-si allarga. Rovereto è in fondo ad ogni gola,
-è la mèta verso la quale tutti i passi si orientano.
-</p>
-
-<p>
-Sulla Vallarsa, in uno sperone della roccia
-che avanza come una sentinella e strapiomba
-sul burrone, gli austriaci stavano creando uno
-di quei loro forti scavati nello scoglio. Quanto
-lavoro contro di noi! Le cannoniere, mascherate
-da frasche, erano già aperte verso l'Italia, simili
-ad entrate di caverne, e all'interno del
-monte immense gallerie formano un labirinto
-tenebroso. I detriti vomitanti dalle grotte artificiali
-biancheggiano a strisce fino al torrente.
-</p>
-
-<p>
-Sul forte incompleto si stavano issando le
-spesse pareti di acciaio delle cupole. Quelle
-cave masse di metallo sono oggi garitte di sentinelle
-italiane, e il vento freddo della montagna
-mugola ai loro bordi da campana.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span>
-</p>
-
-<h2 id="maestosa">UNA MAESTOSA BATTAGLIA DI FORTEZZE.</h2>
-</div>
-
-<p class="indr">
-<i>Vicenza, 29 agosto.</i>
-</p>
-
-<p>
-Delle piccole nubi leggere e rosate incoronano
-la vetta oscura di una bella montagna
-regolare, tutta ammantata di una folta pelliccia
-di vegetazioni, e le cui falde si allargano
-dolcemente, punteggiate di case così bianche
-che sembrano luminose nella mattinata serena.
-</p>
-
-<p>
-Un gruppo di ufficiali d'uno Stato Maggiore,
-da una balza erbosa che pare una terrazza
-verde sulla vallata, punta i binocoli verso la
-vetta che traspare di tanto in tanto, impallidita
-fra i cirri. Le nubi si diradano, si sfanno,
-si riformano, si spostano, e nelle loro lacerature
-nereggia a momenti, un po' velata, in un
-ovattato contorno di vapori, la sommità boscosa
-che attira gli sguardi. Il calore del sole,
-il tepore che sale dalla valle lungo le pendici,
-nella quiete profonda dell'aria, spazza a poco
-a poco le nubi, e in un lento dissolversi filaccioso
-di nebbie la cresta della montagna
-appare intera, sempre più nitida.
-</p>
-
-<p>
-Essa è coronata di puntini oscuri, che si
-prenderebbero per minuscole escrescenze sassose
-<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span>
-sul profilo della vetta, se non si muovessero,
-con quella lentezza da insetti che hanno
-gli uomini nelle lontananze. Sono nostri soldati
-arrivati lassù l'altro ieri, con un assalto
-salito prodigiosamente a quasi duemila metri.
-La montagna è il Salubio.
-</p>
-
-<p>
-La vallata è quella del Brenta, la Valsugana,
-che risalito il vecchio confine si allarga
-serpeggiando in ampie volute da oriente ad
-occidente verso Trento. La Valsugana e la valle
-dell'Adige si congiungono a Trento, e costituiscono
-le due massime arterie di transito fra
-le pianure italiane e la nostra grande città
-prigioniera. Fra queste due vallate capaci, nel
-cui fondo strade e ferrovie s'intrecciano sulle
-sponde dei fiumi, si ergono massicci alpini, solcati
-da vallette minori e da gole che formano
-un labirinto di passi, i quali tendono a innervarsi
-ai fulcri di Rovereto e di Trento.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-L'Austria, preparando la nostra aggressione,
-aveva apprestato tutto per svolgere una delle
-azioni offensive più vigorose sulla Valsugana,
-e allo scopo di proteggere il fianco di questo
-movimento d'invasione e salvaguardare le sue
-retrovie, aveva sbarrato quei passi minori, tutti
-i piccoli sbocchi secondari tra la Valsugana e
-la vallata dell'Adige, con un sistema di fortezze
-modernissime. Sono queste le fortezze di
-cui sovente abbiamo letto i nomi sui bollettini
-del Comando Supremo a proposito di intense
-<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span>
-azioni di grosse artiglierie sull'altipiano di Asiago
-e sul monte Lavarone. Sono i forti di Luserna,
-di Belvedere, di Spitz Verle, di Busa
-Verle, che guardano principalmente la valle
-dell'Astico, la più facile delle vie secondarie
-fra l'Adige e il Brenta.
-</p>
-
-<p>
-Subito, al primo inizio della guerra, incominciò
-il duello gigantesco dei forti. Varcata
-la frontiera occupammo di sorpresa il monte
-Lavarone, sovrastante dal nord l'angusta valle
-dell'Astico, e lo guernimmo di grossi cannoni.
-Il 28 maggio il bombardamento era già così intenso,
-tanto dalle nuove batterie del Lavarone
-quanto dai nostri forti permanenti annidati
-più a oriente fra le vette dell'altipiano di Asiago,
-che il vigore della difesa austriaca dalle
-fortezze corazzate declinava su certi punti. I
-nostri tiri bene aggiustati tempestavano specialmente
-il forte Luserna, il più vicino, che,
-sconvolto dalle esplosioni delle grosse granate,
-alla mattina del 29 non rispondeva già più.
-Le sue cupole d'acciaio erano demolite, tutto
-pareva in rovina.
-</p>
-
-<p>
-Verso mezzogiorno si vide sorgere una bandiera
-bianca sul forte austriaco sbrecciato e
-silenzioso. Un evviva echeggiò sulle vette italiane
-a questo segno di resa. Ma subito dopo
-il forte scomparve in un fumo di esplosioni.
-Era il forte austriaco di Belvedere, più lontano,
-che apriva il fuoco sul Luserna per punirlo
-d'avere issato bandiera bianca. Il 3 giugno
-<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span>
-anche il forte di Spitz Verle, più indietro,
-fra le alte rocce che dominano la Val d'Assa,
-era ridotto al silenzio, e quelli di Belvedere
-e di Busa Verle apparivano danneggiati. La
-nostra offensiva spezzava le prime barriere.
-</p>
-
-<p>
-Il bombardamento continua. A lunghi intervalli
-il suo cupo rimbombo passa come
-un profondo e lontano boato di temporale sulla
-Valsugana, alla quale l'azione delle nostre
-grosse artiglierie tende dal sud. Le truppe che
-operano nella valle odono avanti a loro questa
-gran voce che rugge. E avanti a loro, infatti,
-la difesa austriaca che le fronteggia ha sul suo
-fianco destro la maestosa e lenta battaglia di
-fortezze.
-</p>
-
-<p>
-È una battaglia che ha una mobilità solenne.
-Viste le opere in pericolo, gli austriaci
-spostano le batterie. Hanno costruito appostamenti
-nuovi, hanno creato vie di arrocco per
-trasportare i pezzi da una posizione all'altra,
-e alla notte, nel silenzio profondo della montagna,
-si ode talvolta un rombare metallico e
-lontano di ruote sui binari: sono batterie nemiche
-che viaggiano. Scoperte e battute, esse
-tacciono, e nell'oscurità se ne vanno. È come
-se le fortezze viaggiassero.
-</p>
-
-<p>
-L'eco dei colpi arriva dunque nella vallata
-sulla quale si è riformato il silenzio dopo
-l'ultimo combattimento. Sulla cima del Salubio
-conquistata i nostri soldati si profilano, e più
-in basso, fra le piante, si annida il gregge
-<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span>
-bianco e sparpagliato delle tende. Qualche nuvoletta
-di <i>shrapnells</i> si forma, uno scoppio risuona,
-gli ometti lassù rimangono immobili.
-Un paio di cannoni da montagna austriaci
-abbaia cautamente contro le nostre nuove posizioni,
-ma nessuno ci bada.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-L'assalto nostro è arrivato sul Salubio di
-sorpresa. L'ascensione è durata un giorno intero.
-Dopo un abile movimento aggirante, compiuto
-di notte, l'alba del 24 ha trovato le truppe
-destinate all'attacco tutte nascoste nelle foltissime
-boscaglie che coprono le falde fin quasi
-alla vetta. Su tutto il Salubio non c'è che un
-triangolo di prato, il cui velluto verde si stende
-sulla spalla oscura della montagna, disseminato
-di <i>baite</i> deserte. Lentamente, lentamente,
-strisciando, ascoltando, inerpicandosi con cautela
-da rovo a rovo, da tronco a tronco, le
-truppe, in silenzio perfetto, precedute da punte
-di esplorazione, salivano nell'ombra più cupa,
-evitando le radure, lontano da ogni sentiero.
-Alle cinque della sera si avvicinavano
-al limite alto del bosco. Qui furono fatte fermare,
-per dar loro un po' di riposo. Gli austriaci
-erano trincerati a cento metri da loro.
-</p>
-
-<p>
-Mezz'ora dopo si potevano scorgere dal basso,
-attraverso i binocoli, le prime pattuglie
-che uscivano dal folto, fra gli ultimi rovi.
-Parevano immobili, tanto il loro avanzare era
-lento, guardingo, felino. Gli austriaci non erano
-<span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span>
-più che a cinquanta metri dalla fila avanzata
-dell'attacco. Dietro ad ogni cespuglio si
-aggruppavano minuscoli grappoli d'uomini accoccolati.
-Ogni movimento pareva sospeso. Non
-un colpo di fucile, non una voce. I minuti
-sembravano eterni.
-</p>
-
-<p>
-Improvvisamente, uno strepito di fucilate,
-uno scoppio sonoro di cannonate, nembi di
-fumo sulle trincee, poi un formicolìo confuso
-verso la vetta, un gran grido, lungo, vasto,
-l'urlo poderoso dell'assalto, simile ad un lamento
-di bufera, e sul profilo della cresta si
-è formato un granulamento ondeggiante e vago.
-La montagna era presa.
-</p>
-
-<p>
-La difendeva una compagnia munita di mitragliatrici.
-Pareva inconquistabile. Ma la sorpresa
-ha sgomentato il nemico. È stato sopraffatto
-dal panico alla vista degli assalitori così
-vicini, contro i quali ha sparato con tanta concitazione
-da non causare che perdite infime.
-Alcuni colpi di cannoni da montagna, appostati
-vicino, lo hanno deciso definitivamente
-alla fuga.
-</p>
-
-<p>
-La compagnia austriaca ha lasciato indietro
-cinque uomini con l'incarico, piuttosto sproporzionato,
-di trattenere gl'italiani in caso d'inseguimento.
-I cinque uomini si sono naturalmente
-arresi. Più tardi — era quasi notte — gli
-austriaci, non udendo più niente, hanno distaccato
-altri sei soldati per andare a vedere
-che cosa era successo dei cinque. E lo hanno
-<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span>
-visto bene, poichè sono stati fatti prigionieri
-anche loro.
-</p>
-
-<p>
-La conquista del Salubio ha inutilizzato le
-difese più basse nella valle, create sull'altura
-di Telve, che è come uno sperone del Salubio
-avanzato verso il corso del Brenta a sovrastare
-la cittadina di Borgo. Quest'altura, fulva, nuda,
-regolare, appare tutta rigata da trinceramenti
-formidabili in cemento armato. La sua
-fortificazione deve essere costata milioni. L'allineamento
-oscuro delle feritoie, nell'ombra della
-blindatura, si tratteggia su tutto il declivio,
-fino al paesello di Telve, che sorge ai piedi
-del colle, e le cui casette bianche si sovrastano,
-come per contemplare la valle, l'una al
-di sopra del tetto dell'altra. La rovina turrita
-di un castello allarga sulla vetta della collina
-la cinta delle sue muraglie diroccate. L'altura
-è stata abbandonata senza lotta.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Attraverso la vallata ubertosa, seguendone
-la dolce curva, Borgo, l'ultima città conquistata,
-si distende; e da lontano essa appare
-come un chiaro festone di case che si attacchi
-alle prime pendici del Salubio, da una
-parte, e a quella del monte Armentera dall'altra.
-L'Armentera è pure nostro. Mentre avanzavamo
-alla destra sul Salubio, avanzavamo
-alla sinistra dal monte Civaron, preso nel giugno
-e dal quale gli austriaci hanno tentato
-inutilmente di scacciarci.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span>
-</p>
-
-<p>
-Nessun combattimento nella valle. La lotta
-è avvenuta sui fianchi, da dosso a dosso, da
-cima a cima. Il Civaron, alto, strano, sottile
-come un pan di zucchero, coperto di boschi,
-dominava già Borgo, ma è l'Armentera, più
-avanzato, che scende a balze dirupate, tutte
-solcate da lavori di trinceramento austriaci,
-che ce ne dà il possesso incontrastato.
-</p>
-
-<p>
-Fra queste alture imponenti, la Valsugana
-si apre e forma una conca meravigliosa, ricca,
-verde, disseminata di villaggi pittoreschi,
-di ville, di castelli. Da ogni parte d'Europa
-l'estate portava qui una popolazione di gente
-in vacanza, attirata dalla bellezza dei luoghi
-e dalla efficacia curativa delle acque. Oltre
-Borgo si scorge Roncegno, con i grandi caseggiati
-dei suoi famosi stabilimenti termali immersi
-nelle nuvolose masse oscure di un parco.
-Più lontano è Levico, più in alto è Vetriolo.
-</p>
-
-<p>
-Nelle stazioni ferroviarie di tutti i paesi si
-leggono ancora questi nomi sopra <i>affiches</i> multicolori,
-rimaste ad invitare la gente come se
-niente fosse successo. Le locande vicine alla
-vecchia frontiera sono piene di queste <i>réclames</i>
-allettevoli che vi incitano a passare un
-mese di villeggiatura al Ferdinandshöhe sullo
-Stelvio, o al Grand Hôtel del Tonale a Ponte
-di Legno, o all'Hôtel di Falzarego, in località
-bombardate, in alberghi dei quali non esistono
-più che le rovine.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span>
-</p>
-
-<p>
-La incantevole conca di Borgo è deserta. I
-paesi sono abbandonati. Nulla si muove sulla
-via bianca. La polvere s'accumula sulle soglie
-delle case, insieme a detriti di carta e di paglia
-portati dal vento. Tutti i ponti sono saltati.
-Non uno ne hanno lasciato intatto gli austriaci.
-A Grigno, non lontano dalla frontiera,
-e più oltre, presso Borgo, hanno interrotto i
-passaggi a colpi di mina. L'acqua del torrente
-Maso gorgoglia fra i rottami contorti dei ponti
-di ferro della ferrovia — i cui binari sono rimasti
-per un tratto stranamente sospesi — della
-strada rotabile principale e della strada
-di Scurelle; tre ponti vicini, le cui campate,
-crollate allo stesso modo, spezzate agli stessi
-punti, hanno una non so quale bizzarra analogia
-di gesti.
-</p>
-
-<p>
-Poco lontano, il campanile di Borgo, dal pinnacolo
-singolare come una punta di pagoda,
-si leva giallo e scintillante al sole sopra un
-fresco stormire di pioppi. Le persiane chiuse
-dànno alle case del paese silenzioso un'apparenza
-di paura, come se esse avessero serrato
-gli occhi per non vedere. Su queste case spaventate
-e sole, di tanto in tanto arriva una
-granata: un ronzìo profondo e lamentoso, uno
-scoppio, una nube di fumo e di polverone,
-ed un edificio ferito versa sulla strada qualche
-frammento bianco.
-</p>
-
-<p>
-La stazione, ad un limite del paese, appare
-danneggiata dai colpi. Ma furono colpi nostri.
-<span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span>
-Circa tre settimane fa, come annunziò
-il bollettino ufficiale, si scorse dal Civaron
-un intenso movimento di truppe e di carreggi
-alla stazione di Borgo e delle artiglierie pesanti
-la bombardarono. Il movimento si dissipò
-come per incanto. Una grande attenzione
-fu posta nei tiri per non danneggiare l'abitato,
-benchè allora la città fosse già abbandonata.
-</p>
-
-<p>
-Per quasi due mesi Borgo è stato zona neutra.
-Vi arrivavano pattuglie nostre e pattuglie
-austriache. La situazione non era amena
-per gli abitanti; tanto più che quando le pattuglie
-nemiche sceglievano la stessa ora erano
-scariche di fucilate per le strade. Gli austriaci
-accusavano la popolazione di favorire gl'italiani.
-Avvertiti da quello spionaggio che è una
-delle loro più perfette istituzioni, essi scendevano
-ad arrestare la gente sospetta di italianità.
-Portarono via così anche una signorina,
-colpevole di aver stretto la mano a un caporale
-nostro. Alla fine ordinarono lo sgombro
-definitivo della città, e la poca gente che era
-rimasta partì. Ma partì dalla parte nostra,
-protetta da uno squadrone di cavalleria.
-</p>
-
-<p>
-Ora, da due giorni, gli austriaci tirano cannonate
-sulle case, ma senza continuità e senza
-convinzione. Credono di impedire forse qualche
-concentramento di truppe a Borgo. Sparano
-da lontano e da vicino; sono piccole granate
-di cannoni da montagna, che arrivano
-<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span>
-chi sa da dove, o sono le grosse artiglierie del
-monte Panarotta che intervengono, specialmente
-nelle ore pomeridiane, quando il Panarotta
-è in ombra e vede la valle in luce.
-</p>
-
-<p>
-Il Panarotta costituisce adesso la barriera
-austriaca nella Valsugana, come il Biaeno è
-la barriera che fronteggiamo nella valle dell'Adige.
-Si sporge ad una svolta della vallata,
-dietro a Roncegno, e pare la blocchi con la
-sua mole superba, azzurrastra nella luce del
-mattino. La conca di Borgo ha il Panarotta
-come ultimo scenario di fondo.
-</p>
-
-<p>
-Sulla vetta la montagna ostile ha dei forti
-corazzati muniti di cupole d'acciaio. Pare che
-all'inizio della guerra questi forti non fossero
-ancora armati. In ogni caso si armarono presto,
-e alla metà di giugno cominciarono a far
-sentire la loro voce. Più in giù, lungo gli
-oscuri declivi boscosi, batterie mobili si appostano
-sui pianori, e trincee, e reticolati che
-si stendono a fasce, segnalati come da un affollamento
-nebbioso e minuscolo di miriadi di
-pali.
-</p>
-
-<p>
-La difesa austriaca sembra si vada concentrando
-in quell'immane fortilizio. La nostra
-avanzata sul Salubio e sull'Armentera ha provocato
-un balzo indietro del nemico. Sopra
-Roncegno c'è una piccola chiesa, antica e solitaria,
-sul cui campanile ha sventolato fino a
-due giorni fa una grande bandiera austriaca.
-La bandiera è scomparsa. Nessun essere vivente
-<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span>
-si muove intorno alla chiesuola lontana.
-Per tutto è quiete, silenzio, immobilità. Non
-uno spolverìo di marcia o di convogli in movimento
-sulle strade più remote. Gli austriaci
-si sono ritirati dopo l'ultimo combattimento,
-lasciando qualche piccolo reparto sulle colline,
-a ponente di Borgo, da dove cannoneggia.
-E ritirandosi hanno fatto saltare altri ponti.
-Fino a Roncegno si sono viste brillare le mine.
-Questa fretta d'interrompere la viabilità
-denota uno stato singolare di allarme.
-</p>
-
-<p>
-Dalla Valsugana, nelle vicinanze di Borgo,
-si diparte a Strigno una strada nuova, arditissima,
-che valica passi difficili, s'inerpica con
-mille giravolte sulle falde di montagne dirupate,
-e va da valle a valle, parallelamente alla
-frontiera, fino a Fiera di Primiero a congiungersi
-con la grande strada della valle di Cismon.
-È una strada militare magnifica che
-l'Austria ha costruito con uno sforzo gigantesco,
-quale soltanto una volontà definitiva poteva
-determinare, e il cui valore spaventa. Percorrendola
-noi abbiamo la misura del pericolo
-immenso che ci minacciava.
-</p>
-
-<p>
-Questa grande e comoda via, che rendeva
-praticabile ai movimenti delle forze austriache
-la parte più aspra, impervia e selvaggia
-di quella zona di frontiera, ha ramificazioni
-verso la parte nostra, ha derivazioni che salgono
-a delle vette. Salgono tortuosamente a
-vette dalle quali i nostri forti si dominano, e
-<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span>
-su molte di quelle posizioni le piazzole per le
-grosse artiglierie erano già pronte.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Non tutte quelle strade sono finite; alcune
-erano ancora in lavorazione, altre erano appena
-tracciate, quando la guerra è scoppiata.
-Nessuna carta le segnala. Esse compongono
-tutto un sistema che rivela il piano austriaco
-di aprirsi il passo su Feltre sfondando le nostre
-barriere della Valsugana.
-</p>
-
-<p>
-E mentre si apprestavano le strade per le
-grosse batterie da assedio, piccoli paesi della
-montagna, di quattro o cinquecento abitanti,
-vedevano fra le loro mura sorgere enormi panifici
-elettrici, d'una modernità insuperabile,
-capaci di fornire da dieci a ventimila razioni
-di pane ognuno. Ve n'è a Pieve di Tesino,
-ve n'è a Canal San Bovo, ve n'è a Fiera
-di Primiero, cioè ad ogni nodo di strade, ad
-ogni sbocco di valle. Quali masse erano destinati
-a nutrire? Ora essi fanno il pane per le
-nostre truppe.
-</p>
-
-<p>
-L'Austria preparava l'invasione meticolosamente,
-metodicamente, con quella cura del dettaglio
-di chi può prendersi tutto il tempo necessario
-per studiare e per operare, eliminando
-ogni rischio, organizzando il colpo sicuro, contando
-di poter scegliere il suo momento. Fortunatamente
-non lo ha scelto lei.
-</p>
-
-<p>
-La grande strada militare porta attraverso
-paesaggi melanconici e grandiosi dell'alta montagna,
-<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span>
-fin dove l'abete intristisce nei crepacci
-e fra minuscoli cespugli cinerei fiorisce l'edelweiss,
-il fiore del freddo, il fiore in pelliccia
-bianca. I nostri soldati ne fanno raccolta, e
-la posta porta innumerevoli fiori delle Alpi
-alle case italiane. Nella foschia, nella penombra
-nebbiosa delle vette, quasi sempre sfiorate
-dalle nubi, s'intravvedono baraccamenti
-che sorgono, e il martellare lieto del lavoro,
-accompagnato da canti d'ogni regione, echeggia
-nell'aria fredda.
-</p>
-
-<p>
-Si ridiscende al tepore della ridente valle
-di Cismon, dove tutto è quieto. Guerriglia di
-pattuglie sulle montagne, al nord, ai piedi delle
-prodigiose muraglie dolomitiche della Pala
-di San Martino, immani, grige, inverosimili.
-I nostri soldati si spingono in esplorazione
-fino ai passi che il nemico guarda. È la lotta
-di agguati e di sorprese che abbiamo conosciuto
-sulla Valfurva e nella valle Daona.
-</p>
-
-<p>
-Il combattimento più importante avvenne al
-ritorno di una esplorazione. Trenta alpini erano
-aspettati da cinquanta nemici appiattati nel
-folto di un bosco di abeti. Era la sera. I nostri,
-vicini ormai all'accampamento, marciavano
-incolonnati in un sentiero. Il nemico fece
-fuoco a cinquanta metri. La prima scarica fu
-micidiale. Gli ufficiali nostri caddero. Ma i
-soldati non si persero d'animo: manovrarono,
-si distesero in ordine di combattimento, e, appostati
-dietro gli alberi e tra i macigni d'un
-<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span>
-torrente, per tutta la notte sostennero il fuoco
-dell'avversario superiore, mirando alle vampe
-dei colpi.
-</p>
-
-<p>
-All'alba, udendo arrivare dei rinforzi italiani,
-i nemici fuggirono lasciando vari morti
-e alcuni prigionieri. Quando si potè osservare
-la loro uniforme, si vide che non erano austriaci.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span>
-</p>
-
-<h2 id="torrioni">FRA I TORRIONI DELLE DOLOMITI.</h2>
-</div>
-
-<p class="indr">
-<i>Belluno, 2 settembre.</i>
-</p>
-
-<p>
-Una pioggia torrenziale, uno di quei brevi
-e violenti temporali di montagna che pare nascondano
-il mondo in un velo crepuscolare di
-acque scroscianti, aveva la sera prima vuotato
-sulle montagne Cadorine tutte le nubi, e quando
-ci inerpicavamo verso la vetta maestosa dell'Averau,
-al nord di Selva di Cadore, l'immenso
-panorama delle Alpi Dolomitiche levava
-la moltitudine fantastica delle sue punte nella
-gloria di una serenità magica.
-</p>
-
-<p>
-Non un pennacchio di nebbia, non un batuffolo
-di vapore, non un cirro, e nell'azzurro
-profondo del cielo i profili dello sconfinato e
-meraviglioso orizzonte si disegnavano con una
-precisione tagliente. La terra e l'aria avevano
-un non so quale colore di lavato, di fresco,
-come se la creazione fosse stata ridipinta a
-nuovo, e le più lontane balze soleggiate, che
-rivelavano i loro infimi rilievi nella purità luminosa
-della divina mattinata, apparivano stranamente
-vicine, quasi a portata di voce.
-</p>
-
-<p>
-La vetta dell'Averau è una torre immane,
-prodigiosa, di una nudità striata di rosa, e vista
-<span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span>
-dal basso, dal piede delle sue pareti a picco,
-ha qualche cosa di soprannaturale e di pauroso.
-Lo sguardo sale al cielo lungo la roccia tormentata
-che strapiomba, e quella mole vertiginosa
-che esce dalla logica delle nostre concezioni
-incute un vago senso di sgomento. Sui
-suoi fianchi corrono crepacci profondi, strane
-feritoie nelle quali un buio ostile si agguata.
-Da un lato la portentosa muraglia si sfalda, e
-forma delle guglie aguzze, fra le quali s'insinua
-nell'ombra la precipitosa e cinerea fiumana
-di detriti dei canaloni.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-A oriente, il massiccio roccioso, biancastro,
-tutto a stratificazioni, sul quale la torre si
-fonda, risale a piatto inclinato, va su dolcemente
-come un bastione, come il muro di cinta di una
-favolosa fortezza di cui l'Averau sia il mastio,
-e forma la vetta del Nuvolau. Nella sella fra
-le due vette, un rifugio, una casetta di pietra,
-il «Nuvolau Pass Hütte». Sulla cima del Nuvolau,
-un altro rifugio, un puntino bianco, il
-«Saxendankehütte». In realtà sono due caserme
-austriache che dovevano permettere la difesa
-del passo. Ma la montagna fu presa quasi
-senza lotta nella rapida avanzata iniziale, dopo
-l'occupazione del Porè, le cui falde verdi abbiamo
-contornato salendo. Ed ora il gruppo del
-Nuvolau si erge dominatore sulla lotta che si
-svolge intorno, a semicerchio, da levante a ponente.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span>
-</p>
-
-<p>
-Dietro a noi, scalando l'ultimo ciglio, vedevamo
-inabissarsi la valle del Fiorentina, cupa,
-selvosa, colma di un'ombra perenne. Tra la
-ridente valle del Cismone, nella quale si adagia
-la pittoresca cittadina di Fiera di Primiero,
-che visitammo nella ultima escursione, e la
-valle del Boite, che da Pieve di Cadore e per
-Cortina d'Ampezzo incanala la strada che scende
-sulla Drava a Toblach, fra questi due passaggi
-principali, come abbiamo già visto fra la
-Val d'Adige e la Valsugana, si dirama tutto
-un labirinto di vallette e di gole che immettono
-a valichi e a passi, lungo le quali strade
-mulattiere od erti sentieri da alpigiani salgono
-a cercare un varco nelle selle dell'alta montagna,
-talvolta fino ai ghiacciai. La valle del Fiorentina
-è uno di questi solchi, nei quali il sole
-estivo non scende che per qualche ora al giorno.
-L'inverno non finisce mai completamente
-nel profondo, dove la boscaglia rigida dei pini
-accumula ombra su ombra, e le rare case di
-legno, basse, ricordano le isbe siberiane. Le
-pietre si coprono di muschi nell'oscurità verdastra
-della selva, come per difendersi dal freddo,
-e sui praticelli scoscesi un effimero alito di
-primavera fa schiudere una delicata flora nordica.
-</p>
-
-<p>
-Anche qui la guerra si sparpaglia nei passi,
-si spezza, si trita, si fa guerriglia, mentre
-sulle grandi strade l'azione s'innerva. Da valico
-a valico vi è una lotta di appoggio, di fiancheggiamento.
-<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span>
-Alle volte, su testate di valloni
-secondarî il combattimento si accanisce e si
-allarga non per il valore del passaggio ma per
-secondare l'azione che si svolge altrove, per
-arrivare a posizioni che dominano. Ogni episodio
-è l'anello di una catena. La sicurezza
-di un'ampia conca o di una rilevante vallata,
-per un allacciamento di occupazioni minuscole
-che sembrano isolate, può dipendere dall'esistenza
-di una pattuglia lontana, quasi sperduta,
-aggrampata ad una vetta precipitosa, una
-vetta che dalla conca o dalla vallata non si
-vede nemmeno.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Percorrendo il fronte come noi facciamo, da
-occidente ad oriente, si sente che l'azione va
-pulsando più intensa. La frontiera austriaca,
-dopo essere discesa a inglobare nell'impero le
-terre più santamente nostre, fino al Garda,
-risale nel Cadore ad avvicinarsi alla frontiera
-geografica, pur così lontana. Qui la nostra offensiva
-si è trovata relativamente più prossima
-alla vera terra austriaca e punta verso il fianco
-di grandi comunicazioni interne dell'impero.
-Perciò le difese si accumulano contro questi
-sbocchi e la guerra vi si fa più attiva e più
-aspra.
-</p>
-
-<p>
-Al di là della tenebrosa vallata del Fiorentina,
-alto in una profondità azzurra si apriva
-al nostro sguardo stupito tutto un oceano
-di montagne, una fantastica distesa di immense
-<span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span>
-onde di pietra dalle creste frastagliate
-e in ombra, lambite appena sul fianco dal
-sole, diafane e di un colore glauco di acque,
-con sollevamenti fluidi di costoni cilestrini, una
-sterminata evanescenza di forme gigantesche
-nelle quali non si riconosceva più l'eterna immobilità
-poderosa della roccia. Sulle onde, dei
-marosi più alti, un irrompere di masse sublimi:
-il Pelmo dominatore e nobile, un signore
-dei monti, il Civetta seghettato e strano,
-le Pale di San Martino più lontane, una furia
-di guglie turchine, e ad occidente il Marmolada
-solenne, sul quale i ghiacciai accumulano
-nevicate di millenni nel loro spessore ovattato.
-Ghiacciai e nevai chiazzano di candore l'azzurro
-delle vette ed hanno una mollezza di nubi
-rapprese fra le cime, di nubi adagiate e immobili.
-</p>
-
-<p>
-A mano a mano che, isolatamente per non
-essere scorti dalle vedette nemiche, salivamo
-le ultime rampe del passo dell'Averau, scoprivamo
-alla nostra sinistra l'angusta e vicina
-valle d'Andraz, al di là della quale il famoso
-Col di Lana pareva salire con noi, oltre un
-costone dell'Averau, mostrandoci prima la sua
-cima nuda, poi le sue falde boscose, poi i suoi
-declivî più bassi immersi nell'ombra. Sul Col
-di Lana il combattimento è continuo. Anzi, è il
-solo punto di questa zona nel quale la battaglia
-abbia assunto un carattere regolare, sistematico,
-continuativo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span>
-</p>
-
-<p>
-Un'occhiata ad una carta ne rivela subito
-la ragione. Risalite con lo sguardo la strada
-che da Feltre per Agordo arriva, correndo da
-sud a nord, alla frontiera lungo la valle del
-Cordevole. Il Col di Lana fronteggia la valle
-e la domina. Appena il viaggiatore arriva a
-quel delizioso laghetto che il Cordevole forma
-vicino al villaggio di Alleghe, nello sfondo, simmetricamente
-fra le due verdi pareti laterali
-della valle, si vede profilarsi il cono quasi regolare
-di un monte che ha l'aria di chiudere
-il passo. È il Col di Lana, che sorge alla confluenza
-del Cordevole e dell'Andraz, come una
-di quelle case erette ad un bivio, che si vedono
-da lontano e che sbarrano la prospettiva.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Ma la strada non continua lungo la valle
-oltre la frontiera, il Cordevole non costituisce
-un passo primario; e la lotta non si sarebbe
-fatta forse così intensa sul Col di Lana, se
-ai piedi della montagna, quasi rasentando la
-frontiera, non passasse la famosa strada delle
-Dolomiti, un'opera gigantesca, costata all'Austria
-delle somme colossali, la quale, correndo
-parallelamente al confine, costituiva una preziosa
-via di arrocco fra valle e valle. Essa
-era intesa a facilitare gli spostamenti delle
-forze destinate ad invaderci. Il possesso incontrastato
-di questa strada è di una utilità indiscutibile.
-Il Col di Lana la difende, e dominando
-tutta la valle superiore del Cordevole esso
-<span class="pagenum" id="Page_160">[160]</span>
-è anche un posto di osservazione eccellente, che
-piomba il suo sguardo nelle nostre retrovie.
-</p>
-
-<p>
-La nostra azione ha tessuto una rete di
-operazioni offensive intorno al Col di Lana,
-prima di attaccarlo. Ci spingemmo subito a
-prendere cime e passi, affacciandoci da ogni
-parte, comparendo sui fianchi dei colli, conquistando
-vette, aprendo strade, permettendo
-alle nostre artiglierie pesanti di arrivare su
-posizioni inaudite, dalle quali hanno aperto il
-fuoco contro i forti austriaci eretti sulla zona
-del Cordevole. Avemmo notizia il sei luglio
-del primo bombardamento sistematico delle opere
-di Corte e della Tagliata Tre. Altri forti
-erano bombardati presso Falzarego.
-</p>
-
-<p>
-Gli austriaci tentarono replicatamente di scacciarci
-dalle nostre posizioni avanzate, di spezzare
-la catena delle nostre operazioni, ma non
-riuscirono mai. Attaccarono il 9 luglio, per
-due volte, durante la notte, le nostre forze
-alla testata al vallone Franze, cioè delle forze
-che si avvicinavano da nord-ovest al Col di
-Lana. Attaccarono sull'aspro vallone di Travenanzes,
-fra le Tofane, il 23 e il 27 luglio.
-Il 29 attaccavano di notte, di sorpresa, le cime
-di Pescoi e il Sasso di Mezzodì, a ponente del
-Col di Lana, del quale eravamo già parzialmente
-in possesso.
-</p>
-
-<p>
-Fu il 16 luglio che la nostra fanteria conquistava
-alla baionetta le prime pendici del
-monte. Visto dall'immenso gradino, tutto chiaro
-<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span>
-di rocce sgretolate, che sale al passo dell'Averau,
-avevamo l'illusione di vedere il Col
-di Lana vicinissimo, sotto a noi, illuminato
-in pieno dal sole mattutino. Vedevamo distintamente
-le trincee, i passaggi coperti, le blindature.
-Le posizioni nostre e quelle del nemico
-sono ad una ottantina di metri.
-</p>
-
-<p>
-Non si ha idea di queste trincee che rampano
-sul declivio scosceso, di questo attacco
-millimetrico che si attacca con gli artigli alle
-falde della montagna che scava. Non si spara
-più, non si può più sparare il fucile. Il dislivello
-precipitoso copre gli uni e gli altri. Si
-combatte a furia di granate a mano.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Il monte non è roccioso, ma ha la linea
-ardita di un cono, e sulla sua sommità un'erba
-povera e grama verdeggia. Non è sulla estrema
-aguzza vetta che si combatte. Dalla vetta
-scendono due costoni, che, poco sotto alla cima,
-avanzano ognuno una specie di gobba, ad altezze
-diverse. Su queste due gobbe gli austriaci
-hanno scavato due ridotte, munite di blindature
-a terrapieno, con delle trincee così profonde
-che sembrano spaccature. Nell'ombra di questi
-solchi nulla si muove. Gli uomini sono affossati
-nel buio. Noi vedevamo dall'alto e di
-scorcio queste posizioni, e avevamo l'impressione
-di un allineamento di fosse regolari colme
-d'oscurità.
-</p>
-
-<p>
-Intorno l'erba è scomparsa. Il suolo rossiccio
-<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span>
-ha l'aspetto della terra lavorata di fresco.
-Tutta la parte superiore del monte è come vangata
-dalle esplosioni delle granate. Sembra scorticata.
-Anche la vita vegetale è fuggita. Le due
-ridotte, sporgendo sui costoni, dominano. Un
-poco al disotto, altri solchi, più sottili, si direbbe
-più svelti: le trincee che assaltano. Si
-vedono venir su come delle serpi, tracciando
-una linea piena di violenza, a zig-zag. La testa
-avanza, si tende, e la coda si perde in
-basso fra le prime boscaglie, fra gli abeti più
-snelli e più arditi, avanguardie della selva che
-sembra montare all'assalto anche lei, tutta irta
-di punte verdi.
-</p>
-
-<p>
-In mezzo agli alberi, del legname biancheggia
-in un disordine da cantiere. Si combatte
-il nemico e il freddo, si scavano trincee e si
-fanno rifugi, si lotta e si lavora, bisogna vincere
-l'austriaco e la montagna. Ma tutto questo s'indovina
-senza vederlo. Le nostre posizioni sembrano
-deserte come quelle avversarie.
-</p>
-
-<p>
-Per riconoscere quei due cucuzzoletti fortificati
-i soldati hanno dato loro un nome. Uno
-a destra, più alto, lo chiamano il Cappello
-di Napoleone; l'altro il Panettone. Ci vuole una
-straordinaria fantasia per riconoscere la più
-vaga somiglianza fra quelle due fosche ridotte
-e le cose indicate dai loro nomi, ma su
-tutto il fronte sorge la necessità di creare una
-nomenclatura per località anonime, che prendono
-inaspettatamente un interesse enorme nella
-<span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span>
-storia degli uomini compensandosi così della
-oscurità profonda del loro passato, e nulla
-di più bizzarro di questi nuovi nomi che entrano
-gravemente nelle carte dello Stato Maggiore
-e nell'uso della guerra.
-</p>
-
-<p>
-Sotto al sinistro sconvolgimento di solchi e
-di scavi, pieno di una truce immobilità, più in
-basso del bosco, dove i declivî si addolciscono
-nella valle d'Andraz e si chiariscono di prati,
-biancheggiano villaggi abbandonati. Alcuni sono
-in rovina, altri, distrutti dal fuoco, non mostrano
-più che i basamenti di pietra sui quali
-le casette di legno s'innalzavano con i loro tetti
-neri e scoscesi. Gli austriaci quando non possono
-più difendere distruggono. Cercano di privarci
-di ricoveri e mettere il gelo dalla loro
-parte.
-</p>
-
-<p>
-Erano minuscoli aggruppamenti di quelle pittoresche
-casette da paese nordico che nelle vallate
-cadorine chiamano <i>tabià</i>. Salesei, Pieve di
-Livinallongo, Agai, Franza, formano nel verde
-un disseminamento di piccoli edifici e di macerie.
-Agai fu bombardato con proiettili incendiarî
-sparati da Corte il 9 luglio. Divampò
-ai primi colpi. Il nemico tentava di ostacolare
-la nostra occupazione di Pieve, cioè di paralizzare
-il nostro movimento ai piedi del Col di
-Lana sul quale ci preparavamo a salire.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Nella notte del 14 luglio le truppe destinate
-al primo attacco marciarono lungamente per
-<span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span>
-i sentieri della foresta, risalendo nel fondo della
-valle d'Andraz, contornando le falde del monte.
-La notte era oscurissima, ma di tanto in tanto
-di fra i rami degli abeti scendeva improvviso
-e vivido un raggio bianco, che illuminava i tronchi
-e le pietre; i soldati si fermavano un istante
-nelle ombre. Erano i proiettori austriaci che
-frugavano gli approcci. Investiti dal chiarore
-subitaneo, i nostri avevano sempre, per un
-istante, l'impressione di essere stati visti, come
-se quel raggio fosse stato uno sguardo soprannaturale
-e fosforescente, e impugnavano il fucile
-in atteggiamento guardingo. Poi le tenebre
-si richiudevano più profonde; il lieve rumore
-eguale dei passi era coperto dallo scrosciare
-del torrente.
-</p>
-
-<p>
-L'assalto dato il 16 luglio conquistò i primi
-trinceramenti, sui contrafforti che scendono verso
-Agai e verso Pieve. Fu preparato da un
-intenso fuoco di artiglieria. I cannoni tiravano
-alternativamente prima a granata, per demolire
-le difese e forzare il nemico ad abbandonarle,
-e poi a <i>shrapnell</i> per colpirlo nella fuga.
-L'assalto fu magnifico. Si videro le nostre file
-uscire dal folto del bosco nelle prime radure
-e salire con un impeto irresistibile, formando
-un formicolìo grigio e veloce e ululante su
-tutto il costone. Delle mine scoppiavano; il
-fumo e il polverone delle esplosioni avvolgevano
-a tratti l'assalto in un nembo rossastro;
-poi al dissiparsi della nube si scorgevano i nostri
-<span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span>
-che proseguivano, colmando i vuoti, finchè
-sparirono tutti nella trincea nemica. I lavori
-di rafforzamento furono rapidi. Qualche
-giorno dopo, un altro passo avanti.
-</p>
-
-<p>
-All'imbrunire furono portati due pezzi lassù.
-Venivano issati adagio adagio, nel buio. Lunghe
-file d'uomini silenziosi tiravano le corde,
-puntando i calcagni ai tronchi degli alberi, e
-non si udiva che il loro ansimare. A mezzanotte
-i due pezzi erano fuori delle posizioni, pronti.
-Erano a sessanta metri dalle trincee austriache.
-Ai primi colpi, così vicini che le spolette erano
-graduate a zero, gli austriaci sorpresi abbandonarono
-le trincee e fuggirono attraverso le ultime
-propaggini del bosco, poi sui prati macilenti
-dell'erta vetta.
-</p>
-
-<p>
-Il 28 luglio l'attacco progrediva sul costone
-sud che scende verso Pieve. Il 4 agosto, un
-altro assalto, e si prendeva l'ultima linea di
-trincee austriache, oltre le quali non ci sono
-più che le ridotte: il Panettone e il Cappello
-di Napoleone. Ma appaiono formidabili.
-</p>
-
-<p>
-La nostra artiglieria le batte con una precisione
-stupefacente, ma la loro posizione elevata
-le protegge in parte dal fuoco. E l'artiglieria
-austriaca, ben nascosta dietro qualche spalla
-del monte Sief, che è quasi una seconda
-vetta, più lontana, del Col di Lana, può concentrare
-efficacemente i suoi tiri sulle due ridotte
-al momento in cui fossero prese. La
-preparazione di ogni movimento deve essere
-<span class="pagenum" id="Page_166">[166]</span>
-accurata, lunga. Ad essa si dedica, con una
-volontà ferrea e una ingegnosità fertile di risorse,
-un ufficiale superiore che porta uno dei
-più gloriosi nomi guerrieri del mondo. La fiducia
-delle truppe è immensa.
-</p>
-
-<p>
-E il loro buon umore anche. Se fossimo
-nelle loro trincee sentiremmo chiacchierare e
-ridere. Soltanto le vedette, rigide nell'attenzione,
-tacciono guardando per le feritoie. Di tanto
-in tanto dei dialoghi singolari s'intrecciano fra
-trincee italiane e austriache, alla notte, quando
-il silenzio porta lontano le voci sommesse.
-</p>
-
-<p>
-Una notte una squadra nostra avanzava fuori
-della trincea, strisciando dietro ai sacchi
-di terra sospinti e rotolati. Le vedette nemiche
-se ne accorsero e uscirono pure dalle posizioni
-per poter sparare. Dei colpi di fucile
-risuonarono. Le due squadre rimasero in silenzio
-a scrutarsi nel buio. Allora un soldato
-torinese che parla tedesco bisbigliò da dietro
-il suo sacco: «Venite giù, vi trattiamo bene!» — Dopo
-un breve silenzio una voce dall'alto
-rispose, nello stesso tono: «Non possiamo, c'è
-l'ufficiale, dietro a noi, che ci sparerebbe addosso!»
-</p>
-
-<p>
-Qualche volta i tedeschi attaccano la testata
-delle trincee d'approccio, per interrompere i
-lavori di zappa. Gettano allora centinaia di
-granate a mano; anzi, spesso non le lanciano
-nemmeno, le lasciano rotolare giù con la loro
-miccia accesa che fa un frullìo da trottola; si
-<span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span>
-direbbe che ne rovescino dei cesti. Anche le
-mine aeree sono entrate in azione. I nostri,
-con un colpo di mano, sono riusciti una volta
-a portar via un lanciamine e a fare dei prigionieri.
-</p>
-
-<p>
-La situazione su quella vetta, a 2400 metri,
-è così bizzarra che un giorno un colpo di
-cannone ci ha portato un prigioniero. Una granata
-nostra ha demolito un angolo di una
-trincea austriaca, e l'angolo è franato giù fino
-alla trincea italiana trascinando nel terriccio e
-fra i sassi del parapetto crollato un soldato
-tedesco, tutto stordito e impolverato.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Mentre contemplavamo questo straordinario
-campo d'azione, il vallone di Andraz risuonava
-lungamente di cannonate, che acquistavano fra
-le falde dei monti e per le gole una sonorità
-fantastica. Ad ogni colpo la montagna faceva
-un commento senza fine. Lo ripeteva, e lo
-ripeteva, lo lanciava e lo riprendeva, dandogli
-la continuità di uno scroscio immane.
-</p>
-
-<p>
-Poi una batteria non lontana da noi ha aperto
-il fuoco, e la torre titanica dell'Averau ha
-urlato. Era un effetto d'echi di una grandiosità
-paurosa. Dopo l'esplosione, metallica e violenta,
-passava qualche istante di silenzio, e improvvisamente
-la roccia, dall'altra parte, tuonava.
-Pareva qualche cosa di vivo quel ruggito,
-pareva la vera voce di quegli smisurati
-giganti di pietra, che hanno forme così personali
-<span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span>
-e violente, una voce apocalittica. Dopo
-l'Averau, le alti pareti del Nuvolau rombavano,
-con oscillazioni fuggenti nel suono profondo.
-Quando si acquietavano le vette vicine, si udivano
-lontano brontolare ancora le balze del
-Busella.
-</p>
-
-<p>
-Per qualche tempo l'ascensione dell'ultimo
-tratto ci ha chiuso ogni vista con un paesaggio
-di macigni. Pareva di salire il gradino di un
-girone dantesco. Arrivati al rifugio ci siamo
-affacciati sopra un panorama di orrore, sopra
-un mondo inverosimile, tutto muraglie titaniche,
-tutto picchi, tutto cuspidi, affascinante,
-spaventoso, sublime, solcato da abissi, tagliato
-da canaloni angusti come corridoi, chiusi fra
-pareti immense, un mondo privo di terra, privo
-di vita, fatto di pietra nuda, foggiata in una
-convulsione di forme soprannaturali, senza declivî,
-senza una curva, angolose, strapiombanti,
-vertiginose: il paesaggio delle Tofane.
-</p>
-
-<p>
-Quale terribile terreno di guerra questo incubo
-di rocce! La torre dell'Averau non era
-che un'avanguardia. Tutte le montagne qui sono
-torri, sfaldatesi lentamente in miriadi di secoli,
-torri che accendono le loro guglie oltre i
-tremila metri nello splendore luminoso delle
-terse altitudini gelate del mondo, e che precipitano
-i loro speroni a picco in voragini che il
-sole non tocca mai fino al fondo.
-</p>
-
-<p>
-Sono moli prodigiose, striate di rosa e di
-grigio, alle quali la regolarità delle stratificazioni
-<span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span>
-geologiche dà un'apparenza di costruzione
-favolosa, di cose volute, di edifici incomprensibili
-e immani eretti per sovrapposizione di
-pietre a ranghi, come l'uomo erige le sue mura
-minuscole e presuntuose.
-</p>
-
-<p>
-Canaloni creati dall'allargarsi di spaccature
-profonde chilometri, offrono i rari e difficili accessi
-alle altezze; le frane dei detriti vi hanno
-formato come delle sterminate cateratte cineree
-e immobili. Su quelle cateratte la nostra fanteria
-s'inerpica, e a poco a poco si scorgono
-i sentieri che essa vi traccia, sottili, tortuosi
-e scoscesi.
-</p>
-
-<p>
-È impossibile descrivere, ed è difficile capire
-la nostra azione in quel labirinto infernale, in
-quel paesaggio da tregenda. Fra il gruppo delle
-Tofane e l'Averau passa la continuazione della
-strada delle Dolomiti che va a Cortina.
-Verso l'oriente, in fondo ad un allargamento
-lontano e luminoso di vallate, vedevamo un
-po' di verde, un po' del mondo nostro, e nel
-verde una deliziosa cittadina che pare fatta di
-ville: Cortina. Dalla parte opposta, una barriera
-maestosa e orrenda di vette, sorelle delle Tofane,
-un caos di punte aguzze che la strada valica
-ad una depressione, detta il passo di Falzarego.
-Il gruppo delle Tofane è traversato da
-nord a sud dalla gola di Travenanzes, nella
-quale abbiamo fatto numerosi prigionieri. Quasi
-tutte le strade sono in mani nostre.
-</p>
-
-<p>
-Ma le occupazioni delle vette s'intrecciano.
-<span class="pagenum" id="Page_170">[170]</span>
-Le linee dei fronti s'infrangono, per così dire,
-sull'inaccessibile, e i frammenti, composti di
-piccole pattuglie, vagano, ascendono, scalano,
-si sorprendono. È la caccia. Caccia meravigliosa
-e appassionante da cercatori di nidi d'aquila.
-</p>
-
-<p>
-L'Austria ha l'ausilio dei contrabbandieri e
-dei cacciatori tirolesi di camosci. Bisogna riconoscere
-che la guerra amareggia profondamente
-i contrabbandieri, e con ragione: spostando
-le frontiere la loro industria finisce. La simpatia
-dei frodatori di dogane è andata tutta alla
-nostra nemica. Vi è stata una leva in massa
-di tali gentiluomini, che costituiscono su questa
-zona una piccola milizia indipendente di franchi
-tiratori.
-</p>
-
-<p>
-Sono loro, conoscitori profondi della montagna,
-che presidiano le vette più alte. Stanno
-alla posta; sanno da dove potrà spuntare un
-soldato e aspettano, dietro ad un fucile di
-precisione, che tira spesso a palla esplosiva,
-munito di alzo a cannocchiale, montato su cavalletto.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Le esplorazioni sono come un duello all'americana.
-Nell'immenso caos di pietra, la lotta
-è fra pochi uomini. Si fanno giorni e giorni di
-marcia su incredibili sentieri da capra, per
-arrivare addosso ad una pattuglia da una parte
-non vigilata. Si sta per lunghe giornate immobili,
-attaccati ad una roccia, sopra due palmi di
-cornice al bordo di un abisso, per sorprendere
-<span class="pagenum" id="Page_171">[171]</span>
-il movimento imprudente di un uomo, che è
-attaccato ad un'altra roccia, sopra un altro
-abisso.
-</p>
-
-<p>
-Vicino al passo di Falzarego, ai piedi della
-Prima Tofana, la più prossima al vallone, vi
-è una vetta più bassa che i nostri chiamano
-il Castello. Tutti i nomi, anche gli antichi,
-ricordano castelli e torri, tanto l'idea di costruzioni
-sovrumane sorge spontanea. Nel fondo
-del vallone, proprio sotto all'Averau, sono
-le Cinque Torri, delle masse rossastre, isolate,
-che sembrano i resti di qualche fortezza favolosa.
-Dunque sul Castello c'era un posto austriaco.
-Una notte, una audace pattuglia nostra è
-andata a sorprenderlo.
-</p>
-
-<p>
-La scalata era impossibile. Non potendo arrivare
-dal basso bisognava arrivare dall'alto.
-Dopo un lungo cammino sulle cornici della Tofana,
-i nostri poterono calarsi con una lunga
-corda sopra una specie di angusto pianerottolo
-che sovrastava il posto nemico. Udivano, mentre
-scendevano lungo la fune, gli austriaci discorrere
-sotto a loro, nel buio. La conversazione
-si cambiò in un gridìo di spavento e di dolore,
-quando una grandine di granate a mano scoppiò
-fragorosamente sul Castello, illuminandolo
-di baleni azzurrastri. Poi silenzio profondo.
-</p>
-
-<p>
-Qualche minuto dopo i nostri si aggrampavano
-l'uno all'altro sorpresi, e si stringevano
-contro la parete di pietra, immobili. Delle altre
-granate scoppiavano ora in alto, su delle
-<span class="pagenum" id="Page_172">[172]</span>
-sporgenze della roccia, sopra a loro. Un posto
-austriaco annidato sulla vetta della Prima Tofana
-li cercava a colpi di esplosivo. I tre aggruppamenti
-nemici si sovrastavano a trecento
-metri l'uno dall'altro.
-</p>
-
-<p>
-Qualche volta di notte, da punte altissime
-scende la luce viva di un razzo illuminante, la
-cui fiamma bianca rimane sospesa come una
-meteora. Dei proiettori si accendono e rischiarano
-a una a una le asperità delle rocce. Anche
-sul Col di Lana improvvisamente si vedono
-spesso apparire nel colmo della notte vividi
-chiarori, come sulla vetta d'un vulcano.
-</p>
-
-<p>
-La vita sulle Tofane, faticosa, terribile, ha
-però dei lati che seducono lo spirito avventuroso
-dei nostri soldati. È una guerra selvaggia
-nella quale si esaltano le virtù individuali.
-Ognuno può avere il suo metodo, la
-sua tattica, il suo piano. Si vive entro spaccature
-delle rocce, senza ricoveri, senza tende.
-Delle pattuglie si sperdono, talvolta in quel
-labirinto di orrori e tornano sfinite dopo due
-o tre giorni di ascensioni e di discese nella
-immensità misteriosa di dirupi irriconoscibili.
-</p>
-
-<p>
-Fu in questa guerriglia delle Tofane che rimase
-ucciso il generale Cantore, mentre si sporgeva
-a guardare un appostamento nemico.
-</p>
-
-<p>
-Un silenzio assoluto stagnava nella gola di
-Falzarego. Ci pareva di dominare il paesaggio
-grandioso e strano di un pianeta morto. Ma
-di tanto in tanto si udiva un lontano colpo di
-<span class="pagenum" id="Page_173">[173]</span>
-fucile, che rimbombava sordamente, cupo e velato.
-</p>
-
-<p>
-Quando ridiscendevamo, qualche <i>shrapnell</i> di
-grosso calibro cadeva verso la strada, sporcando
-il sereno col suo fumo giallo che la brezza
-fredda incanalava e disperdeva giù nella valle.
-</p>
-
-<p>
-L'eco dell'Averau protestava.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_174">[174]</span>
-</p>
-
-<h2 id="sullevette">SULLE VETTE DELL'ALTO AGORDINO.</h2>
-</div>
-
-<p class="indr">
-<i>5 settembre.</i>
-</p>
-
-<p>
-Il sentiero ascende così ripido, che i muli
-scivolano ad ogni passo e si portano avanti
-con un'andatura riflessiva, a gran colpi irregolari
-di groppa, puntando le zampe posteriori
-sulle grosse pietre. E pure su questi sentieri
-è salita l'artiglieria.
-</p>
-
-<p>
-Ma dove mai non è salita la nostra artiglieria?
-Ci inerpichiamo talvolta fino ad alti
-passi, sulle corone dei monti, e quando siamo
-lì ci accorgiamo che il cannone è andato più
-in su, ad accovacciarsi in qualche spaccatura,
-o in una cavità della roccia, o sopra a sporgenze
-che lo contengono appena, ad occupare
-il nido di un'aquila.
-</p>
-
-<p>
-Il sentiero ascende ripido lungo l'oscura
-valle che il nome descrive: Valfredda. I villaggi,
-tutti di legno, che portano incise sulle
-porte date secolari, sono rimasti indietro, giù
-agli sbocchi più tiepidi. Ogni casa ha sulla
-vecchia facciata qualche immagine sacra in
-un tabernacolo, ogni crocicchio ha la sua croce,
-antiche e rozze figure del Redentore aprono
-le braccia avanti al viandante nelle solitudini
-della montagna. Si sente negli abitanti
-<span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span>
-taciturni una fede triste e rassegnata, quell'istinto
-della preghiera di chi vive nel pericolo.
-Il monte è un eterno nemico, che lancia
-valanghe e frane, che scatena bufere e tormente,
-nelle quali l'uomo si sperde e rimane preso
-per sempre. La montagna, come il mare, rende
-gravi e devoti.
-</p>
-
-<p>
-Oggi essa è sinistra sotto al cielo coperto.
-Le vette rocciose non sono che masse immani
-di tenebrore, volumi informi d'ombra violastra
-sui quali corre il velo delle nebbie, sfondi
-oscuri e indefiniti che si perdono nelle nubi.
-Di tanto in tanto, una macchia di sole accende
-un prato alto, dà vita ad un bosco, passa,
-scivola, si estingue in frange di vapori cinerei.
-Il cannone tuona lontano.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Andiamo verso delle posizioni gremite di
-soldati, ma si direbbe di salire in regioni deserte.
-Non si vede nessuno. Le carovane e le
-salmerie salgono ad ore fissate. Il movimento
-delle retrovie non si sgrana in una continuità
-di animazione. Qualche piccolo posto, di tanto
-in tanto, qualche guardia ai ponti rustici
-che scavalcano il torrente, il fumo di un rancio
-che cuoce fra due pietre alla fiamma di
-legni resinosi, un battere di scure vicino ad
-una <i>tabià</i> abbandonata, il biancheggiare di una
-tenda fra gli abeti; poi, per ore, più niente.
-</p>
-
-<p>
-Abbiamo lasciato molto lontano, laggiù nelle
-grandi vallate percorse dalle arterie migliori
-<span class="pagenum" id="Page_176">[176]</span>
-della viabilità, la interessante e fervente operosità
-che segue e serve la guerra. Carri di
-tutte le forme, di tutte le regioni, in lunghe
-file lente, scroscianti sulla ghiaia delle strade
-maestre con un fragore che ricorda la fucileria
-lontana; mandrie di buoi, docili e tardi,
-che bloccano il traffico impaziente delle automobili,
-e che si fermano placidi a guardare,
-con una curiosità umana nei grandi occhi
-umidi, la macchina palpitante che vuol passare,
-verso la quale allungano il largo muso
-annusando perplessi; squadre di grigi carri a
-motore che oscillano e rombano fuggendo fra
-nubi di polvere; reparti di cavalleria in servizio
-di perlustrazione, che rallegrano come l'evocazione
-più pittoresca delle vecchie guerre
-nelle quali una valanga di cavalli e di uomini,
-luccicante di sciabole roteate, decideva le sorti
-della battaglia; convogli di furgoni e di cassoni,
-attaccati alla postigliona, che spandono
-un fragore metallico e profondo, carichi di
-cartucce e di granate....
-</p>
-
-<p>
-Tutto questo movimento, che incipria di polvere
-le siepi, sosta, si addensa e dilaga rumorosamente
-in strane città di baraccamenti, di
-tettoie, di <i>hangars</i>, sorte come per incantesimo,
-città di tappa e di deposito biancheggianti
-di legname nuovo, punteggiate da uno sfarfallìo
-di bandiere, gremite di soldati, piene di
-attività disciplinata. Parchi di automobili, parchi
-di cavalli, parchi di muli, formano da lontano
-<span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span>
-delle grandi striscie grige o nere che si
-prenderebbero per ammassamenti regolari di
-truppe in rango. I rifornimenti si accumulano
-a montagne in magazzini che sembrano quelli
-di un porto. I vecchi paeselli vicini, i veri, non
-sembrano più che dei sobborghi in muratura
-delle città di legno, sobborghi pieni anche loro
-di un grigio affollamento di soldati e trasformati
-in sedi di uffici, di comandi, di ospedaletti.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Queste zone sono il dominio della Territoriale.
-La milizia territoriale è per tutto, fa
-di tutto, s'incontra nelle retrovie e qualche
-volta anche sulle posizioni, ed ha preso alla
-guerra un'aria marziale di Vecchia Guardia,
-rigida alla consegna. Ai ponti, a certi passi,
-c'è sempre una fiera sentinella dai grandi baffi,
-con qualche capello grigio sulle tempie, vestita
-spesso di quell'uniforme pelosa color tabacco
-che la guerra ha fatto scaturire non si
-sa da dove, armata di un fucilone che aumentato
-da una baionetta di quattro palmi pare
-una lancia, una sentinella inappuntabile e grave,
-che ferma inflessibilmente anche il generale
-e domanda il salvacondotto. Sono dei territoriali
-che, a passo lento, muniti di pungolo, conducono
-le mandrie dei buoi; e sono territoriali
-i carrettieri che vanno al sole e all'acqua su
-tutte le strade maestre, seduti in cima ad un
-carico di munizioni o di galletta, coperti talvolta
-<span class="pagenum" id="Page_178">[178]</span>
-del vecchio cappotto azzurro, caro al nostro
-ricordo.
-</p>
-
-<p>
-È forse per colpire qualche nostra stazione
-di rifornimento, qualche centro di tappa, qualche
-grande convoglio in marcia, che gli austriaci
-allungano i tiri indiretti dei loro medî
-calibri in cerca delle nostre strade in fondo
-alle valli? Essi hanno il colpo facile. Tirano
-appena vedono la più piccola cosa, e anche
-se non la vedono: basta che la immaginino.
-Certo non mancano, all'apparenza, di munizioni.
-Non proporzionano mai il costo della
-cannonata al valore del bersaglio. Quando possono,
-tirano con l'artiglieria anche sopra un
-uomo solo e sulle case abbandonate.
-</p>
-
-<p>
-Dalla vetta del Col di Lana essi piombano
-lo sguardo nella valle italiana del Cordevole,
-e ogni tanto, come anche il comunicato ufficiale
-ha annunziato, vi fanno arrivare qualche
-grossa granata dalle vicinanze di Cherz,
-cioè da una dozzina di chilometri, senza una
-ragione evidente. I colpi passano su delle vette
-boscose, infilano una gola, e vengono a cadere
-nelle vicinanze di Caprile, un paesello
-sull'antica frontiera, alla confluenza del Fiorentina
-col Cordevole.
-</p>
-
-<p>
-Vengono a cadere a piombo, con un gran
-frastuono di echi nella piccola conca che si
-apre intorno al paese. In una balza, a mezza
-costa, in alto sopra al villaggio, c'è un edificio
-bianco, che era un modesto albergo «Belvedere»,
-<span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span>
-e che ora contiene un ospedale. Sono
-salito lassù iersera per cercarvi un ufficiale
-amico che credevo ferito, ed ho trovato tutto
-il personale medico fuori, sulla spianata, intento
-ad osservare curiosamente in terra una
-gran buca profonda e slabbrata. Una granata
-austriaca era arrivata poco prima; s'era affondata
-scoppiando nel terriccio bagnato, e aveva
-lanciato zolle di fanghiglia a butterare tutto
-il fianco destro dell'ospedale. I vetri delle
-finestre erano infranti, una persiana pendeva.
-Due dame della Croce Rossa tranquillamente
-s'affacciavano a guardare.
-</p>
-
-<p>
-Il passo duro e robusto dei muli ci porta
-verso le pendici dell'Uomo, sulle alture di San
-Pellegrino. Siamo sopra le ultime balze meridionali
-del Marmolada, i cui ghiacciai vedevamo
-ieri dalla vetta dell'Averau scintillare a
-ponente. Questa esclusione ci conduce a sudovest
-della zona già vista; percorrendo il fronte
-facciamo un passo indietro per vedere un
-altro aspetto della lotta sulla valle del San Pellegrino.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-È una valle che corre da occidente ad oriente
-e offre un passaggio che congiunge la valle
-italiana del Cordevole con la valle austriaca
-di Fassa, presso a poco come il taglio di un A
-congiunge le due gambe della maiuscola. Verso
-il vertice dell'A c'è il Marmolada, e la frontiera
-scende serpeggiando dal vertice.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_180">[180]</span>
-</p>
-
-<p>
-Si tratta di un passo secondario, di transito
-difficile perchè qui, come in tante altre valli,
-per ragioni di difesa noi non avevamo fatto
-giungere le nostre strade carrozzabili fino alla
-frontiera. L'Austria ha spinto su tutti i confini
-ottime strade militari, e a noi, in condizioni
-d'inferiorità, non conveniva allacciarle alle nostre
-vie. Avremmo favorito l'invasione che vedevamo
-preparare. Così, su moltissimi valichi
-le strade austriache e quelle italiane sono separate
-da chilometri di montagna selvaggia.
-Ma la valle di San Pellegrino ha qualche importanza
-strategica, perchè comunicando con
-la valle italiana del Cordevole essa forma uno
-sbocco sulle nostre retrovie.
-</p>
-
-<p>
-Noi la sbarriamo. Nel fondo, pieno di un'ombra
-verde e melanconica, verdeggiano dei prati
-folti; si distendono, limitati da fossi e da muricciuoli,
-piccoli campi da pascolo, disseminati
-di <i>tabià</i> e di casette, e ciuffi di alberi mettono
-qua e là la macchia scura delle loro chiome.
-Ma poco lontano dal torrente, sui fianchi, i
-prati ascendono subito, come tappeti distesi
-sopra una scala, e, precipitose, le balze dei
-monti si levano, coperte di abeti e coronate
-di rocce.
-</p>
-
-<p>
-Nel mezzo della valletta, sotto a noi, vediamo
-delle rovine calcinate. Sono i resti del villaggio
-di San Pellegrino. C'era un albergo,
-c'era una chiesuola, un gruppo di casupole
-intorno. Gli austriaci hanno bruciato tutto ritirandosi,
-<span class="pagenum" id="Page_181">[181]</span>
-ed ora bombardano le macerie. Rimangono
-dei muricciuoli bianchi a disegnare
-il basamento degli edifici, e uno sgretolamento
-di pietre. Le fondamenta delle <i>tabià</i> bruciate
-disegnano sul velluto dell'erba tanti quadratini
-chiari, come dei minuscoli recinti. Poco
-più lontano in un laghetto calmo dorme il riflesso
-verde e profondo delle pendici.
-</p>
-
-<p>
-A perdita d'occhio, nessuno. La valle abbandonata,
-solitaria, è di una tristezza indicibile.
-È piena di una cupa desolazione. Osservandola
-bene, si scoprono dei solchi sottili
-che la percorrono e la traversano, serpeggiando
-neri fino alle pendici. La vita che resta
-nella valle passa in quei solchi, invisibile.
-Sono sentieri affossati, passaggi coperti, trincee
-d'incamminamento, labirinti scavati dalla
-guerra e che fanno pensare all'opera di strani
-animali da tana. Di tanto in tanto, due,
-tre colpi di cannone. Vengono dal basso, vengono
-dall'alto, da artiglierie in agguato che si
-cercano. Qualche nuvoletta si forma, e il rimbombo
-lungamente percorre la valle.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-È anche qui il tiro a granata sull'uomo isolato,
-tiro inutile ma perseverante. Al mattino
-gli austriaci hanno la luce in faccia, non vedono
-niente e stanno zitti; ma verso mezzogiorno
-i loro osservatorî, alti sui picchi, cominciano
-a cercare, e per un mulo bombardano.
-Quando la nebbia benda le cime, si fa riposo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_182">[182]</span>
-</p>
-
-<p>
-Dal fondo della valle, per scoscesi costoni,
-la lotta sale subito verso il Marmolada, e balza
-a tremila metri sulla Punta Tasca, che noi vediamo
-vicina, affondata nelle nubi, dalle quali
-emergono magicamente e scendono a picco, vertiginose,
-le prodigiose pareti grigiastre e fosche,
-senza fine visibile, come favolosi pilastri del
-firmamento. Lassù è la caccia delle pattuglie.
-Più in basso, lungo la cresta rocciosa di Costabella,
-vediamo i posti avanzati del nemico,
-così vicini che parrebbe di potersi fare udire
-da loro gridando. Ogni punta della roccia ha
-il suo piccolo appostamento. L'ultimo nostro
-e il primo loro si guardano da poche centinaia
-di metri come due torri di uno stesso
-castello.
-</p>
-
-<p>
-Si scorgono le difese ausiliarie del nemico.
-Avanti ad una minuscola barricata di sassi,
-fra gl'interstizi della quale le vedette spiano,
-si disegna contro al cielo, sul costone, la ragnatela
-dei reticolati, e più avanti i così detti
-«cavalli di Frisia», che furono una difesa romana,
-incrociano le loro sagome a cavalletto.
-</p>
-
-<p>
-Più volte il nemico ha tentato di sloggiarci.
-Una notte un pattuglione di trenta uomini, arrivando
-per il Passo Le Selle, assalì una nostra
-posizione avanzata, sulla cima dell'Uomo,
-sotto alla Punta Tasca. La posizione non aveva
-che nove difensori: un sottotenente, un caporale,
-sette soldati. Arrivati di sorpresa, gli
-austriaci con la prima scarica ferirono un soldato
-<span class="pagenum" id="Page_183">[183]</span>
-e ammazzarono l'ufficiale. Il plotone non
-pensò a ritirarsi. Si difese con rabbioso accanimento,
-e quando sentì gli austriaci vicini,
-balzò fuori alla baionetta. Non si resero conto
-del numero dei nostri, i nemici; la resistenza
-li aveva ingannati. Al contrassalto fuggirono;
-lasciando anche alcuni prigionieri. Questo avvenne
-nella notte del 28 luglio.
-</p>
-
-<p>
-Due giorni dopo tornarono in forze. Avevano
-persino appostate delle artiglierie al Colle
-Ombert, i cui colpi passavano sulla cresta di
-Costabella. Ma furono respinti.
-</p>
-
-<p>
-Alle volte sono i nostri che immaginano qualche
-spedizione, che architettano un colpo; tre
-o quattro soldati studiano il loro piano, vanno
-ad esporlo all'ufficiale per l'approvazione, e
-felici se ottengono il permesso di attuarlo partono
-al cadere del giorno.
-</p>
-
-<p>
-Profittando della inaccessibilità di un punto,
-sotto alla Costabella, al quale soltanto dal
-lato austriaco si poteva arrivare, una pattuglia
-nemica vi si era appostata. Tre soldati nostri
-pensarono di andarvisi a calare con delle corde
-da un ciglione soprastante. E alla notte gli
-austriaci sbalorditi si videro comparire addosso
-un luccicore di baionette, al quale ritennero
-prudente di presentare le mani levate e inermi,
-col gesto tradizionale della resa.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Sono valorosi gli austriaci, ma non insistono.
-Hanno l'eroismo sobrio, e qualche volta
-<span class="pagenum" id="Page_184">[184]</span>
-si prendono dei prigionieri che, poco pratici
-della lingua italiana, hanno previdentemente
-preparato un biglietto sul quale è scritto: «Mi
-rendo prigione, prego non uccidermi». Nell'istante
-critico lasciano il fucile e porgono il
-documento. È una trovata che ha un fondamento
-psicologico; la carta impone rispetto alla
-massa; anche in un momento di furore, chi
-si vede presentare uno scritto, si calma e lo
-legge.
-</p>
-
-<p>
-L'azione delle pattuglie esploratrici è tutta
-fatta di trovate personali. Anche ieri, quattro
-soldati si sono presentati al loro capitano: «Abbiamo
-visto una vedetta austriaca — gli hanno
-detto — e vorremmo andare a prenderla». — «Bene,
-accordato». E sono partiti iersera, verso
-mète ignote, per passaggi che loro soli conoscono.
-Non sono ancora tornati, ma non si
-è udita fucileria sulla montagna, e forse in questo
-momento essi stanno alla posta rannicchiati
-in un crepaccio o strisciano carponi lungo
-una cornice di roccia, sospesi su mille metri
-di abisso.
-</p>
-
-<p>
-Scrivendo, si prova un non so quale ritegno
-a insistere sull'ardore, sull'entusiasmo, e
-sopra tutto sul buon umore dei nostri soldati,
-su questa contentezza gagliarda che si espande
-in canti e in risa nei più sinistri e mortali centri
-della lotta, sulla volontà di fare e di dare
-con generosità smisurata di sè stessi, su questa
-freschezza d'animo che non ha sospiri se
-<span class="pagenum" id="Page_185">[185]</span>
-non per la vittoria, sulla disciplina meravigliosa
-che è fatta dall'unità del pensiero, dal
-tacito accordo delle volontà, da una solidarietà
-fraterna. Si prova ritegno a dirne, perchè si
-ha come un vago timore di essere accusati di
-esagerazione. La verità pura può sembrare inverosimile
-nella sua bellezza a chi è lontano.
-Tutta l'Italia palpita di entusiasmo e di fede,
-ma il fuoco più ardente è nel cuore dell'esercito.
-</p>
-
-<p>
-Avviene spesso che i soldati malati rifiutino
-di darsi malati. Debbono gli ufficiali vigilare,
-informarsi, riconoscerli, andarli a togliere da
-lavori faticosi: «Tu hai la febbre, ritirati, vai
-all'infermeria». — «Signor no, non è niente,
-passerà!». Così i miracoli si compiono. Non
-vi è sacrificio, non vi è difficoltà, non vi è
-ostacolo, avanti al quale il nostro soldato si
-fermi.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Le più grandi difficoltà erano opposte dalla
-montagna, e in qualche zona sono le fanterie
-che le superano. S'incontrano bersaglieri romani
-e fucilieri fiorentini, che non avevano mai
-salito un monte, operare alle altitudini del camoscio,
-lietamente, senza una indecisione, facendo
-comparire strade e sentieri dietro ai
-loro passi, verso l'inaccessibile. E sull'inaccessibile,
-l'alpino. Tutto ciò è straordinario, ma
-è impossibile ridire invece l'aria di naturalezza
-e di consuetudine che queste cose assumono
-<span class="pagenum" id="Page_186">[186]</span>
-quassù. Si compiono come se si fossero fatte
-sempre.
-</p>
-
-<p>
-Si incontra un professore soldato che conduce
-il carretto con la perizia di un vetturino,
-s'incontra un avvocato richiamato che taglia
-alberi nella selva, e appaiono pienamente soddisfatti
-delle loro nuove occupazioni. La guerra
-che ai lontani sembra piena soltanto di immagini
-di morte, è invece una vita più intensa,
-una vita violenta, semplice, antica.
-</p>
-
-<p>
-Sulle pendici più verdi noi vediamo nelle
-vicinanze di San Pellegrino dei soldati che falciano
-l'erba. Qualche volta una granata urla,
-scoppia, e loro falciano l'erba. Poi tornano al
-campo, dietro agli asinelli carichi di bel fieno
-fresco e olezzante portando la falce sulla spalla,
-e canticchiando, il cappello di traverso, la pipa
-fra i denti. Si accumulano foraggi per le mucche,
-che pascolano più in basso, più al sicuro,
-guardate da un guerriero mandriano, e sembrano
-insetti chiari e immobili sul velluto dell'erba.
-</p>
-
-<p>
-Quando verrà l'inverno, che già si annunzia
-con le sue brezze gelate, la neve si adagerà
-per uno spessore di sei, di sette metri, su tutte
-queste balze, e gli accampamenti sepolti non
-avranno più per lunghi mesi alcuna comunicazione
-col mondo. A questo sverno polare ci si
-prepara; si abbattono alberi, delle segherie si
-impiantano al salto dei burroni, delle <i>tabià</i>
-ingegnose sorgono. Muratori, carpentieri, falegnami,
-<span class="pagenum" id="Page_187">[187]</span>
-meccanici, lavorano intorno a grandi
-edifici, primitivi e rozzi, odoranti di resina, ai
-quali si dànno nomi pittoreschi: la Nave, il Palazzone....
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Tutto ciò sparirà nella neve. Fra rifugio e
-rifugio si comunicherà attraverso gallerie scavate
-nel candore azzurrastro del ghiaccio. Si
-uscirà alla superficie gelata del monte come
-si esce da un pozzo, e via sugli <i>sky</i> leggeri
-che mandano scivolando uno stridore sommesso
-di seta lacerata, via sul bianco vestiti di
-bianco.
-</p>
-
-<p>
-Per allora si falcia l'erba, che nutrirà il bestiame
-nelle stalle chiuse e piene di un caldo
-profumo di muschio. Per allora si ammassano
-munizioni e viveri nelle capanne e nei ricoveri.
-E bisogna che per allora le donne italiane
-si affrettino a far calze di lana, delle
-quali più di ogni altra cosa c'è bisogno.
-</p>
-
-<p>
-Dopo essere saliti per chilometri e chilometri
-nella solitudine della montagna, sorprende
-e rallegra l'attività di questi campi, che
-lambono le nevi eterne, e che si trasformano
-in bei paeselli popolosi. Saranno le cittadine
-d'Italia più vicine al cielo.
-</p>
-
-<p>
-I soldati vi hanno già creato una industria
-nuova. Con l'alluminio delle spolette austriache
-fabbricano dei graziosi e singolari anelli
-da dito, sui quali intagliano, con una perfezione
-proporzionata alla perizia, date, sigle,
-<span class="pagenum" id="Page_188">[188]</span>
-fiori, aquile. Ed è interessante vedere un atletico
-alpino, con delle dita da gigante, intento
-gravemente a scolpire scintillanti minuzie.
-</p>
-
-<p>
-L'imitazione ha allargato l'industria. Il campo
-dei paraggi di San Pellegrino ha già una
-«Via degli Orefici». Ma i fabbricatori di anelli
-sono tanti che la materia prima qualche volta
-fa difetto. Allora se la fanno venire dall'Austria.
-Pigliano il fucile, vanno alla trincea, e
-sparano otto o dieci colpi.
-</p>
-
-<p>
-L'effetto è immediato. L'artiglieria austriaca
-allarmata apre il fuoco. Gli <i>shrapnells</i> arrivano
-fragorosamente. Gli orefici tengono d'occhio
-i punti di scoppio, per potere andar poi
-a ritirare la merce in arrivo, e contano le
-esplosioni: una, due, tre.... cinque, sei.... Se
-arrivano ad otto la giornata è eccellente.
-</p>
-
-<p>
-Così si occupano i momenti d'ozio. Intanto,
-dietro al suo riparo di sassi, la vedetta austriaca
-che esplora, segna l'ora dell'avvenimento
-e scrive nel suo rapporto: «L'attacco italiano
-è stato respinto».
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_189">[189]</span>
-</p>
-
-<h2 id="ampezzo">NELLA CONCA D'AMPEZZO E INTORNO AL
-LAGO DI MISURINA.</h2>
-</div>
-
-<p class="indr">
-<i>8 settembre.</i>
-</p>
-
-<p>
-In mezzo alla smisurata violenza di forme
-rocciose delle Alpi Dolomitiche, nel cuore di
-quella convulsa moltitudine di vette e di balze
-nude, si adagiano due meravigliosi angoli di
-calma, pieni di una molle e riposante bellezza:
-sono la conca di Cortina d'Ampezzo e la
-valle di Misurina — nella quale s'incastra il
-lago famoso, freddo, verde e puro come uno
-smeraldo. Nel cavo delle sue ondate più eccelse,
-la grande tempesta dei monti cela e protegge
-questi due rifugi di tranquillità, così diversi
-fra loro, ridente l'uno, melanconico l'altro,
-ma pieni tutti e due di una non so quale dolcezza
-d'immobilità.
-</p>
-
-<p>
-La valle del Boite, nella quale — proprio
-ai piedi delle terribili Tofane — s'apre la conca
-di Cortina, e la valle dell'Ansiei, che al sommo
-di un'aspra salita riserba al viaggiatore la sorpresa
-del piccolo lago pittoresco di Misurina,
-queste due vallate profonde, dopo un corso capriccioso,
-finiscono per risalire al nord quasi
-parallele e vicine, incanalando strade che conducono
-alla grande arteria austriaca: la vallata
-<span class="pagenum" id="Page_190">[190]</span>
-della Drava. Sono le strade per Toblach
-e per Welsberg, lungo le quali la nostra azione
-punta.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Il nemico accumula qui tutte le difese possibili,
-con una concitazione che somiglia all'allarme.
-Esso protegge energicamente gli approcci
-della Drava, che costituisce la sua comunicazione
-unica e vitale col Trentino e sul cui
-fianco sente gravare la minaccia delle nostre
-armi. In questo momento anche le lontane montagne
-di Toblach si stanno fortificando, secondo
-le voci che circolano fra gli abitanti, e
-tale eccesso di previsione rappresenta un riconoscimento
-inconfessato ma convinto del valore
-del nostro esercito.
-</p>
-
-<p>
-La natura favorisce le opere della difesa.
-Ad una decina di chilometri al nord di Cortina
-e di Misurina, le due valli parallele sono
-traversate da occidente ad oriente da una vallata
-profonda, oltre la quale si ergono montagne
-immani e dirupate, che dopo un breve declivio,
-salgono fino ai tremila metri con pareti
-quasi a picco. Noi teniamo quasi tutti i massicci
-al di qua della vallata, il nemico tiene
-quelli al di là. I ciglioni sono fortificati. Gli austriaci
-non si sono contentati di erigervi delle
-trincee in cemento, preparate chi sa da quanto
-tempo, ma hanno disteso sul bordo degli abissi
-larghi reticolati, aspettandosi l'attacco anche
-dall'inaccessibile.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_191">[191]</span>
-</p>
-
-<p>
-Tutti gli approcci erano difesi da fortezze:
-il forte di Landro allo sbocco del vallone di
-Rienz, sopra Misurina, risalito dalla strada per
-Toblach; e pure sopra a Misurina, il forte di
-Platzwiese, allo sbocco del vallone del Seeland,
-risalito dalla strada per Welsberg, il forte di
-Sompauses sopra Cortina, allo sbocco del vallone
-di Campo Croce. Una delle nostre operazioni
-più importanti fu il bombardamento sistematico
-dei forti.
-</p>
-
-<p>
-Cominciarono gli austriaci a bombardare. Al
-secondo giorno della guerra tirarono dai forti
-nella conca di Misurina dove avevano avvistato
-forse qualche movimento di truppe. Era al
-momento in cui le nostre fanterie, a piccoli
-reparti, s'irradiavano sui valichi della frontiera.
-Il giorno dopo, infatti, occupavano dopo un
-vivo combattimento il Passo delle Tre Cime
-di Lavaredo, un'asprissima giogaia a nord-est
-di Misurina, una lunga cresta alla quale non
-manca che un metro per raggiungere l'altezza
-precisa di tre chilometri. Due compagnie austriache
-furono poste in fuga.
-</p>
-
-<p>
-La lotta di scaramucce si propagava tutto
-intorno. Il 29 maggio l'occupazione da Misurina,
-per il passo delle Tre Croci che congiunge
-le due valli dell'Ansiei e del Boite come le
-due aste di un H sono congiunte dal taglio,
-arrivava a Cortina d'Ampezzo. Da Cortina si
-diramava e si spingeva, fiancheggiata dagli scalatori
-di vette, verso il passo di Falzarego a
-<span class="pagenum" id="Page_192">[192]</span>
-ponente, verso Podestagno a settentrione. Abbiamo
-parlato dell'azione sul passo di Falzarego,
-ai piedi delle Tofane e dell'Averau, dove
-ancora si combatte, nel caos delle rocce, intorno
-alle rovine dell'albergo di Falzarego, scoronato
-e bruciato dalle granate. Seguiamo la
-grande linea delle azioni che a quella si allacciano.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-L'8 giugno l'avanzata al nord di Cortina respingeva
-il nemico verso Podestagno, proseguendo
-sotto al tiro del forte di Sompauses.
-Gli speroni laterali delle montagne, intorno ai
-quali la valle leggermente serpeggia, servivano
-da riparo; si balzava da canalone a canalone,
-da cresta a cresta, da costa a costa. La strada,
-bianca e dritta nel fondo della valle, era tempestata
-di colpi, infilata dal fuoco del forte,
-sbocconcellata ai bordi dalle granate. Bisognava
-che la nostra artiglieria avanzasse in appoggio
-della fanteria, e non vi erano altre vie che
-quella. L'artiglieria passò.
-</p>
-
-<p>
-Una delle nostre batterie, reclamata dall'azione,
-si slanciò in pieno giorno su quella strada
-fumigante di esplosioni. La batteria era a
-Cortina; un ammassamento di cannoni, di cassoni,
-di cavalli, di soldati, ingombrava le linde
-vie della cittadina bianca. Il capitano comandante
-la batteria destinata ad avanzare era
-andato a scegliere la posizione. Alle due del
-pomeriggio arrivò un sergente al gran galoppo
-<span class="pagenum" id="Page_193">[193]</span>
-portando l'ordine: batteria avanti! «Soldati! — gridò
-l'ufficiale in comando. — Abbiamo la
-fortuna di essere prescelti per un posto d'onore
-nella battaglia, e voi mostrerete di esserne degni!
-Primo mezzo, al trotto allungato, avanti!»
-I cannoni partirono ad un minuto l'uno dall'altro.
-Al frastuono del loro passaggio, le finestre
-si aprivano e delle teste curiose e spaurite si
-mostravano.
-</p>
-
-<p>
-Appena fuori dalle ultime case, la batteria
-fu avvistata dagli osservatori austriaci. Le granate
-scoppiavano intorno ai pezzi, che apparivano
-velati dal polverone e dal fumo. Non
-un arresto, non una esitazione: la corsa procedeva
-regolare come in manovra, finchè il folto
-di un bosco la nascose al nemico. Dalla strada,
-a forza di braccia, la batteria fu portata sopra
-una posizione scoperta, a soli 2200 metri
-dal forte, così ardita che il nemico non riuscì
-a identificarla. Con i suoi colpi esso cercava
-i nostri cannoni più indietro, non potendo mai
-immaginare che essi fossero là, in un boschetto
-vicino.
-</p>
-
-<p>
-Il 9 giugno, Podestagno era occupata. Ma
-per qualche tempo la posizione appariva talmente
-esposta da essere intenibile. La linea
-quindi è stata corretta: avanzandola. Le nostre
-trincee si sono portate così vicine al forte
-di Sompauses da non poterne ricevere i colpi.
-Noi siamo arrivati nell'angolo morto del forte.
-<span class="pagenum" id="Page_194">[194]</span>
-È una situazione inverosimile; i cannoni nemici
-che tirano di tanto in tanto su Cortina, che
-cercano di sfogare la loro tonante ostilità sopra
-un raggio di dieci o dodici chilometri, non
-possono niente contro le truppe che vivono
-appostate a poche centinaia di metri da loro.
-L'artiglieria è impotente contro di esse.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Il Sompauses da lontano ricorda il forte Porr,
-che vedevamo in Val Giudicaria. Uno sperone
-di montagna sporge alla sinistra del torrente,
-e a mezza costa, sopra un ripiano, in
-una boscaglia di abeti una linea giallastra di
-terre smosse, una confusione di spalti freschi,
-di parapetti, di ripari, si avanza sotto ad un
-zig-zag di strade militari, che rigano il bosco
-e le rocce più in alto come venature rossastre.
-Sotto al forte il pendio è ripidissimo,
-scoperto, brullo, difficile all'assalto, e percorso
-da fasci di reticolati.
-</p>
-
-<p>
-Il Sompauses è come una belva che non può
-più mordere, ma che non si può ancora prendere.
-È stretta dalla grande battuta, ridotta quasi
-all'impotenza, ma vive, rintanata e torva. Se
-spara un colpo, il Sompauses è coperto di granate;
-decine di cannoni gli impongono silenzio;
-le nostre artiglierie lo tengono sotto ai loro
-tiri; il terreno intorno alle opere appare sgretolato
-delle esplosioni. Perciò il Sompauses spara
-raramente. Tutti i suoi difensori si tengono sepolti
-entro i cunicoli e le gallerie scavati nel
-<span class="pagenum" id="Page_195">[195]</span>
-monte, e dentro alle trincee di cemento, le
-quali non sono che sterminati corridoi dalle
-spesse pareti, illuminati da sottili feritoie.
-</p>
-
-<p>
-Anche gli altri forti sono ormai silenziosi.
-Ai primi di luglio le nostre batterie aprirono
-il fuoco contro i forti di Landro e di Platzwiese.
-L'8 luglio in quest'ultimo si scorsero le fiamme
-e il fumo di un grande incendio, che durò
-tutto il giorno. Il 14 una batteria austriaca annidata
-più indietro di Landro, sul Rautkofel,
-fu parzialmente smontata. I forti sono ora demoliti
-o quasi. Però la Grande Guerra aveva già
-svalutato l'importanza delle fortificazioni permanenti,
-e gli austriaci non si sono lasciati
-prendere alla sprovvista. Hanno ritirato in tempo
-le artiglierie dai forti battuti e, per vie di
-arrocco nascoste, preparate da lunga mano,
-probabilmente munite di rotaie, trasportano i
-pezzi da un punto all'altro, spostandoli appena
-una posizione comincia ad essere individuata.
-</p>
-
-<p>
-Questo non li salva sempre; i nostri tiri li
-rintracciano e li seguono da appostamento ad
-appostamento; le batterie italiane anche esse si
-muovono; è un lento duello di mostri. Ma è
-difficile ad un profano rendersi conto dei problemi
-complicati che questi spostamenti impongono.
-È tutta una geometria di traiettorie e di
-parabole che traccia le sue linee immaginarie
-sulle vette dei monti. Sono calcoli di angoli,
-misurazioni infinitesimali, e ogni colpo di cannone
-<span class="pagenum" id="Page_196">[196]</span>
-è la soluzione di un quesito matematico
-irto di cifre.
-</p>
-
-<p>
-Non abbiamo tardato ad accorgerci, operando
-sul territorio conquistato, che le carte topografiche
-austriache messe in commercio differivano
-da quelle riservate dello Stato Maggiore
-nemico per una alterazione di punti trigonometrici,
-appena percettibile ma sufficiente a
-turbare l'orientazione dei tiri. Abbiamo dovuto
-scoprire le alterazioni e calcolarle.
-</p>
-
-<p>
-Inoltre gli austriaci spostano, quando possono,
-i segni visibili messi sul terreno ad indicare
-i punti trigonometrici. Da noi questi segni
-sono delle piccole piramidi di pietra, in
-Austria sono degli alti cavalletti di legno che si
-scorgono da lontano. È avvenuto qualche volta
-che i tiri, precisi alla sera, deviassero alla mattina.
-Nella notte il nemico aveva portato un
-centinaio di metri più a oriente o ad occidente
-qualche cavalletto sul quale s'era calcolata l'angolazione.
-È veramente singolare questa schiavitù
-dei cannoni più possenti ai tracciati fantastici
-di un teorema, a delle esattezze logaritmiche,
-senza le quali essi divengono ciechi.
-</p>
-
-<p>
-Questa parte della guerra, che si svolge dietro
-al furore delle battaglie, lontano dalle masse
-per chilometri e chilometri, in una calma,
-in una solitudine di pendici e di valli, ha qualche
-cosa di affascinante e di terribile. Gli artiglieri
-che s'intravvedono talvolta in un'ombra
-di selve, taciturni, raccolti intorno ad una massa
-<span class="pagenum" id="Page_197">[197]</span>
-grigia, tranquilli, isolati da ogni movimento e
-da ogni agitazione, intenti ad un lavoro misterioso,
-si direbbe che non abbiano a che fare
-nulla col combattimento, del quale non arriva
-fino a loro neppure l'eco. Non vedono niente,
-non sentono niente, non sanno niente della
-lotta alla quale partecipano. Sono i guerrieri
-dello spazio, i combattenti della immensità, i
-colpi dei quali passano al di sopra dei nevai
-per piombare in vallate remote.
-</p>
-
-<p>
-Lembi di foresta sono stati denudati, e le
-centinaia di alberi sfrondati che l'ascia ha abbattuto
-formano rafforzamenti ciclopici sui declivî
-che portano i più grossi pezzi. Consolidano
-e sorreggono pendici boscose, e i poderosi
-cannoni, la larga gola in aria, sembrano accovacciati
-sull'ultimo gradino d'una scalea da
-giganti, sorretta da massicci tronchi di abete.
-Più lontano, indietro, nelle radure si allargano
-strani parchi di carrocci ferrati, di automobili
-larghe e pesanti come locomotive, di veicoli
-strani che portano argani, tutti mascherati di
-fronde: sono i trasportatori delle moderne artiglierie
-da assedio, le quali vanno alle posizioni
-trascinate da lenti e poderosi motori.
-</p>
-
-<p>
-Gli austriaci cercano le nostre grosse batterie
-come noi cerchiamo le loro. Studiano per
-settimane, poi, quando credono d'aver trovato,
-una mattina, da qualche posizione nuova aprono
-il fuoco con un 305, che lancia dieci, quindici
-granate in fila, e poi tace per non essere
-<span class="pagenum" id="Page_198">[198]</span>
-scoperto. Dove arrivano, i mostruosi proiettili
-aprono cavità enormi, sconvolgono terra, pietre,
-alberi, e lasciano squarci così grandi sul suolo
-che sembrano inizî di un lavoro di sterro.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Per arrivare da Cortina a Podestagno, la
-nostra azione ha dovuto dominare il massiccio
-della Tofana a sinistra e quello del monte Cristallo
-a destra. La Tofana e il Cristallo hanno
-da una parte e dall'altra della vallata di Ampezzo
-una posizione quasi simmetrica all'occhio.
-Hanno anche quella somiglianza di forme
-di tutte le Dolomiti, quell'apparenza turrita e
-fantastica, con pareti precipitose che dai tremila
-metri scendono quasi a picco ad immergersi
-nelle verdure della valle, piombando per
-un chilometro e mezzo in una vertigine di
-asperità, di fessure, di canaloni, di speronate.
-</p>
-
-<p>
-Abbiamo parlato della lotta sulla Tofana,
-della stupenda guerriglia di pattuglie in quel
-caos di rocce e di gelo la quale ci ha dato il
-possesso incontrastato del monte. Nel monte
-Cristallo gli austriaci, salendo dal nord, erano
-riusciti ad insediare un posto sulla Cresta Bianca,
-che domina Cortina.
-</p>
-
-<p>
-Questi monti sono tutti fatti a stratificazioni,
-sembrano formati da immani tavoloni di
-pietra sovrapposti a piano inclinato. Salendo
-lungo l'inclinazione degli strati la via è più
-facile, ed è la via dal nord. Dalla nostra parte
-i monti invece sono spezzati a piombo. Dal
-<span class="pagenum" id="Page_199">[199]</span>
-lato austriaco essi presentano una groppa scoscesa
-ma praticabile, dal lato nostro una parete.
-Dunque gli austriaci erano saliti sulla
-Cresta Bianca, detta così perchè è coperta di
-nevi eterne. Essa finisce in una specie di piramide
-candida e puntuta.
-</p>
-
-<p>
-Arrivati lassù, sicuri di non essere sloggiati,
-avevano trasportato sulle vette abbondanti provviste
-di viveri e munizioni, anche per artiglierie,
-si erano rinforzati, e si preparavano a portar
-su i cannoni. Bisognava scacciarli. Per scacciarli
-bisognava salire le pareti del monte.
-</p>
-
-<p>
-Quando si osserva la montagna non si capisce
-come un reparto di truppe, composto in
-gran parte di fanterie, sia potuto arrivare lassù.
-Ma questa guerra di vette ci abitua ai miracoli.
-La spedizione era guidata da un ufficiale
-che è uno degli alpinisti più noti, uno di quei
-dominatori di cime che sfidano l'inarrivabile.
-Si erano scelti in tutti i reggimenti gli uomini
-più adatti a quella fatica e i conoscitori di
-montagne. Partirono muniti di seicento metri
-di corda, di ramponi, di graffi, di strumenti per
-forare le rocce.
-</p>
-
-<p>
-La preparazione della scalata durò sette
-giorni.
-</p>
-
-<p>
-Per sette giorni si vide una catena di puntini
-grigi, una catena di uomini che lavoravano
-come sospesi lungo l'immane muraglia.
-Piantavano anelli nella pietra, attaccavano corde,
-configgevano punte di ferro dove mancava
-<span class="pagenum" id="Page_200">[200]</span>
-una sporgenza per posare il piede. I lavoratori
-alpini si davano il cambio. Dietro a loro i soldati
-salivano per impratichirsi del cammino,
-per conoscerlo bene gradino per gradino. Ogni
-giorno la scalata ricominciava e arrivava un
-poco più in su. Alla fine i primi ciglioni furono
-raggiunti a mille metri sulla valle. Si
-usufruì dei canaloni, delle fessure, delle cornici.
-La via dell'ascesa andava a serpeggiamenti
-bruschi, girava negli angusti pianerottoli
-formati dalle stratificazioni sull'abisso, superava
-dei tratti a strapiombo senza altro appoggio
-che la corda e qualche rampone, e spariva
-fra due speronate coronate di guglie.
-</p>
-
-<p>
-Una sera la scalata definitiva fu data. I soldati
-avevano le scarpe di corda, per non far
-rumore avvicinandosi al nemico e per aver più
-sicura presa sulla pietra. Seguì un lungo inerpicamento
-sulle nevi nelle anguste ascelle delle
-vette in un labirinto di pietra e di gelo. Divisi
-in grosse pattuglie i nostri circondarono la Cresta
-Bianca. Appena gli austriaci sorpresi aprirono
-il fuoco sopra i più vicini, la fucileria
-crepitò tutto intorno. I nemici fuggirono precipitosamente,
-nascondendosi nelle anfrattuosità,
-e lasciarono tutto il materiale che avevano accumulato
-lassù.
-</p>
-
-<p>
-Così il Cristallo fu preso, e il possesso delle
-sue cime ci permetteva di dominare la valle del
-Felizon, al nord, lungo la quale ora il nostro
-fronte si snoda.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_201">[201]</span>
-</p>
-
-<p>
-Di tanto in tanto un lungo rombo scende
-dalla Cresta Bianca: sono granate austriache
-che scoppiano fra le rocce. Cercano delle artiglierie.
-Perchè in quella immane confusione di
-picchi, in qualche piega introvabile, sui ghiacci,
-c'è dell'artiglieria, tirata su a forza di braccia,
-con le corde, lungo le pareti....
-</p>
-
-<p>
-Un'altra scalata fu dovuta dare a Col Rosa.
-Il Col Rosa è una specie di prolungamento
-delle Tofane, al nord. È una guglia alta, isolata,
-aguzza, che affaccia la sua punta rossastra
-in fondo alla valle di Ampezzo e la vigila.
-Era un posto di osservazione austriaco dal quale
-i tiri delle artiglierie venivano diretti. Di notte
-i nostri circondarono il monte e lo ascesero,
-facendo prigionieri gli austriaci che vi si trovavano
-e prendendo loro degli ottimi strumenti
-ottici. Si comprende come il nemico ora non
-si fidi più dell'inaccessibile e pianti i suoi reticolati
-anche sul bordo dei precipizî.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Mentre si combatteva nella valle di Cortina,
-una lotta analoga ma più intensa si accendeva
-nella valle di Misurina, sul Monte Piana.
-</p>
-
-<p>
-Questa montagna sbarra la valle, al nord,
-proprio come il Col di Lana sbarra quella del
-Cordevole. Una somiglianza di posizioni ha prodotto
-una somiglianza di situazioni. Il Monte
-Piana è tagliato dalla frontiera. Tutte le strade
-che salgono su Misurina contornano la sua
-base. Esso domina ogni passaggio. Gli austriaci
-<span class="pagenum" id="Page_202">[202]</span>
-tentarono di impadronirsene all'inizio della
-guerra.
-</p>
-
-<p>
-Poche forze nemiche vi si insediarono per
-breve tempo. Furono sloggiate. Il 12 giugno
-gli austriaci tornarono più numerosi al contrattacco:
-furono respinti. La lotta diveniva attiva.
-L'importanza della posizione faceva concentrare
-su di essa gli sforzi dell'attacco e
-della difesa. Il 13 giugno gli austriaci bombardarono
-il Monte Piana dal forte di Platzwiese — nel
-quale, come abbiamo detto, meno di un
-mese dopo le nostre granate dovevano portare
-la devastazione e l'incendio. Nella notte
-delle masse nemiche tentarono un nuovo attacco.
-Il 15 si combatteva ancora. La battaglia,
-cominciata con un'azione di reparti, attirava
-nuovi rincalzi, si distendeva, si abbarbicava al
-monte, diveniva lotta di posizioni, combattimento
-di trincee.
-</p>
-
-<p>
-La linea del fronte, dopo avere oscillato lievemente
-ai colpi e ai contraccolpi degli attacchi,
-si fissava, entrava nel solco profondo di opere
-campali. Il 12 giugno il nemico tentava nella
-notte un altro sforzo per sloggiarci: era respinto.
-Dodici giorni dopo sperava di riuscire in un
-aggiramento, e attaccava a oriente del Monte
-Piana la Forcella di Col di Mezzo sulle Cime
-di Lavaredo — occupata fin dal 26 maggio
-dagli alpini — la quale, se in loro possesso,
-avrebbe aperto il varco al nemico sulla conca
-di Misurina: fu respinto. Il 23 luglio, altri attacchi
-<span class="pagenum" id="Page_203">[203]</span>
-austriaci. L'11 agosto, il nemico ritorna
-all'offensiva. Il giorno dopo siamo noi che attacchiamo
-e prendiamo delle piccole posizioni
-sulle pendici occidentali del monte. Gli austriaci
-non aspettano a lungo per tentare la riscossa,
-e la notte appresso, dopo un vivo cannoneggiamento,
-assaltano quelle posizioni che
-gli avevamo preso: sono respinti.
-</p>
-
-<p>
-Così ogni otto, ogni dieci giorni, la battaglia
-si riaccende. La singolarità è questa: che le
-trincee nostre e quelle austriache sono separate
-dalla vetta. Stanno al di qua e stanno al di là,
-relativamente vicine ma invisibili le une alle altre.
-E tutto intorno, appiattata dietro dossi vicini,
-una quantità di artiglierie, italiane da
-una parte e austriache dall'altra, domina la
-sommità del monte. Perciò la vetta è intenibile.
-Di notte o di giorno, appena uno dei due
-avversarî vi si affaccia, una pioggia di granate
-trasforma il Piana in una specie di vulcano.
-Se nessuno si muove, così a ridosso
-dei due versanti, le posizioni sono invulnerabili.
-</p>
-
-<p>
-O vi è un furore inaudito di combattimento
-che spande i suoi echi da temporale fino
-alla vallata del Piave, o è la pace profonda.
-Così profonda che quando siamo arrivati a
-Misurina ci sentivamo soggiogati dal silenzio
-prodigioso della valle melanconica, oscura sotto
-ad un cielo basso e grigio tutto variato da
-un lento e tortuoso svolgersi di nubi, che celavano
-<span class="pagenum" id="Page_204">[204]</span>
-le vette e scendevano a tratti ad annebbiare
-le pendici più basse fino ad appannare lo
-specchio del lago.
-</p>
-
-<p>
-Era tutta una pigra agitazione di vapori,
-che si addensava e si schiariva, che si squarciava
-in diafane profondità bianche di luce e ricopriva
-quegli sfondi con plumbee e molli masse
-sfumate. Per un istante, in alto, le nubi si sono
-diradate, e abbiamo visto come un nero di
-temporale fra le sfumature delle frange nebbiose:
-erano i monti, le masse del Lavaredo.
-Poi una gran torre si è profilata cinerea nella
-lontananza: lo Schwabenalpenkopf, la vedetta
-austriaca. Ma la nebbia è ridiscesa, si è richiusa,
-e non abbiamo più visto che il fondo della
-conca di Misurina, il lago grigio, le rive selvose,
-fosche di pini. E tutto questo, così pallido, indefinito,
-in quella gran quiete, aveva un'apparenza
-di sogno triste, uno di quei sogni lugubri
-che non si dimenticano.
-</p>
-
-<p>
-Il grande albergo, sulla riva, è sfondato da
-un colpo di grossa granata. È stato quel 305
-che viaggia da valle a valle, spara dove crede
-sia uno stato maggiore o una batteria, e si rimette
-in viaggio. Un grande demolitore di alberghi,
-quel cannone errante. Ha tirato sul
-Grande Hôtel di Cortina, e sull'Ospizio delle
-Tre Croci. Gli austriaci ci lasciano dei paesi
-intatti, ma degli alberghi, quando possono, ci
-consegnano le rovine. A San Martino di Castrozza,
-sopra Fiera di Primiero, un paese di
-<span class="pagenum" id="Page_205">[205]</span>
-villeggiature, hanno bruciato tutto, facendo un
-danno di circa sedici milioni.
-</p>
-
-<p>
-L'albergo di Misurina, tutto chiuso, con quella
-gran ferita nera, si specchiava nel lago.
-Non si vedeva nessuno. Sulla strada deserta
-un soldato solo passava lentamente. Una pioggia
-sottile cominciava a cadere, gelata, e spandeva
-il suo fruscìo monotono e vasto. Un colpo
-di cannone ci avrebbe fatto piacere come una
-voce.
-</p>
-
-<p>
-Cortina invece ci è apparsa sorridente, incantevole,
-in un giorno di sole, con le sue
-casette bianche posate sui prati folti con un
-pittoresco disordine come fossero tolte allora
-da una scatola di giuocattoli nuovi.
-</p>
-
-<p>
-L'abbiamo vista come la vedevano i <i>touristes</i>.
-Dall'alto delle prime giravolte della strada
-delle Dolomiti ammiravamo il paese sotto a
-noi, e dimenticavamo quasi la guerra. Vi era
-una non so quale serenità anche in basso, una
-serenità della terra, una contentezza tranquilla
-e profonda. Si udiva appena, come un tuono
-remoto, lo scoppio di qualche granata sul Cristallo.
-Dalle Tofane scendeva di tanto in tanto
-il rumore sordo e lontano di un colpo di fucile.
-Ma una persona ignara non avrebbe mai immaginato
-che a ponente, a nord, a nord-est si
-stendeva un fronte di battaglia, e che tutte
-quelle fantastiche vette luminose infarinate dalla
-nuova neve, striate di candori, alleggerite da
-quella sottile variegazione di bianche evanescenze
-<span class="pagenum" id="Page_206">[206]</span>
-che disegnavano la sommità d'ogni balza,
-d'ogni strato, d'ogni asperità, celassero appostamenti
-e ricoverassero cannoni puntati.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Lassù da due giorni la temperatura è scesa
-a dieci gradi sotto zero. Il Comando aveva
-provveduto al cambio delle truppe che occupano
-le vette. Sono quasi tre mesi che vivono in quell'inverno,
-fra le tormente, in mezzo a fatiche,
-pericoli e privazioni inenarrabili, ricoverate nei
-crepacci della roccia. Ma quando l'ordine di
-prepararsi a scendere è arrivato, quelle truppe
-hanno rispettosamente pregato il Comando,
-per la voce dei loro ufficiali, di lasciarle sulla
-montagna.
-</p>
-
-<p>
-«Noi, oramai siamo abituati al freddo e alla
-vita delle vette — dicono — noi abbiamo imparato
-a combattere questa guerra, abbiamo scoperto
-i sentieri o li abbiamo creati, sappiamo
-da dove si può salire, da dove si può passare,
-conosciamo il nemico, e a truppe nuove non è
-facile imparare presto tutte queste cose». E
-per paura di non essere ascoltati, qualche reparto
-si è rivolto per lettera al Comando Supremo.
-</p>
-
-<p>
-Ecco degli uomini che da tre mesi vivono in
-un inferno di sofferenze, che rischiano la vita
-niente altro che per camminare, che quando
-riposano si tengono ammassati a gruppi su
-sporgenze larghe tre passi fra una parete e
-un abisso, senza vedere altro che rocce e neve,
-<span class="pagenum" id="Page_207">[207]</span>
-senza udire altro che l'urlo della bufera e il
-sibilo dei proiettili nemici, degli uomini che
-quando sono feriti debbono essere impaccati in
-sacelli e calati con le corde dall'orlo di precipizî,
-e che quando si offre loro il riposo nella
-vita, rispondono: «No, noi possiamo servire
-quassù meglio la Patria, il nostro posto è qui!»
-</p>
-
-<p>
-La Patria deve conoscere e riconoscere questi
-eroismi oscuri, calmi, magnifici, compiuti
-per la coscienza profonda del dovere, per un'adorazione
-ineffabile verso la Madre Italia sulla
-quale si vigila.
-</p>
-
-<p>
-Non vogliono scendere le truppe dalle altitudini,
-anche perchè hanno finito per amare
-questa montagna conquistata che ora conoscono
-e che ora le conosce. La montagna si allea a
-chi la vince, serve chi la doma, offre in difesa
-quelle stesse difficoltà che si sono dovute superare
-per espugnarla, svela i suoi tranelli, suggerisce
-i suoi agguati, combatte anche essa,
-come un favoloso gigante, per i piccoli uomini
-che hanno saputo scalarla e comandarla dalla
-vetta.
-</p>
-
-<p>
-Arrivano a Cortina dei soldati dalle altezze
-a fare provviste. Hanno l'apparenza grave
-e un po' stupita di chi giunge dalle lunghe
-solitudini. Vanno fieramente, raccolti, a passo
-lento, perplessi talvolta sulla strada da prendere,
-indecisi, come storditi di rivedere delle
-automobili, di trovarsi fra le case, nel movimento
-e nel vocìo. Portano in loro una non so
-<span class="pagenum" id="Page_208">[208]</span>
-quale atmosfera di silenzio come si porta l'aria
-fredda entrando dall'aperto in inverno.
-</p>
-
-<p>
-Passano settimane lassù senza udir nulla,
-nella quiete morta delle cime. Soltanto alla
-sera, le truppe che stanno verso il passo di
-Falzarego e che hanno di fronte delle forze
-trincerate, nell'ora del tramonto sentono squillare
-le trombe del nemico. Il suono ha una ripercussione
-prodigiosa nell'aria cristallina. Le
-trombe suonano una musica solenne, sempre
-quella, come se fosse la preghiera dell'Ave Maria.
-È il <i>Deutschland über alles</i>.
-</p>
-
-<p>
-I nostri lasciano finire il suono delle trombe,
-e poi cantano in un coro tremendo l'inno
-di Garibaldi. In quel momento i soldati, che
-sono stati rintanati fino allora, non si tengono
-più, balzano in piedi, allo scoperto, urlando:
-«Va fuori d'Italia, va fuori straniero!» Gli ufficiali
-redarguiscono: — Giù perdio, coperti, giù!
-</p>
-
-<p>
-Lo straniero manda invariabilmente una scarica
-di fucilate che lampeggiano sul bordo d'un
-ciglione. Poi l'oscurità e il silenzio si richiudono,
-e la lunga profonda notte comincia.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_209">[209]</span>
-</p>
-
-<h2 id="sexten">NELLA VALLE DI SEXTEN.</h2>
-</div>
-
-<p class="indr">
-<i>10 settembre.</i>
-</p>
-
-<p>
-Dalla valle dell'Ansiei, lungo la quale serpeggia
-la strada che per Misurina sale al nord
-fino a Toblach sulla Drava, ascendendo le
-pendici boscose del Col Caradies, verso l'oriente,
-si arriva a dominare dal passo il panorama
-della valle Pàdola, la quale va pure
-verso la Drava, e, prolungandosi nella valle di
-Sexten, oltre la vicina antica frontiera, conduce
-direttamente a Innichen.
-</p>
-
-<p>
-La valle di Cortina, la valle di Misurina,
-la valle del Pàdola sono tutti passaggi che dall'Italia
-tendono al corso della Drava, la quale,
-dirigendosi da oriente ad occidente, porta nella
-sua ampia vallata i nervi massimi delle comunicazioni
-austriache col Trentino. Ogni valle
-nostra è dunque una minaccia sul fianco nemico,
-una minaccia tanto più grave quanto
-più la frontiera si avvicina ai punti vitali. Il
-confine sulla valle Pàdola non è che ad una
-quindicina di chilometri in linea retta da Innichen
-sulla Drava: poco più di un tiro di cannone
-pesante.
-</p>
-
-<p>
-Come avevano eretto i forti di Sompauses, di
-<span class="pagenum" id="Page_210">[210]</span>
-Platzwiese e di Landro a difesa degli sbocchi
-da Cortina e da Misurina, gli austriaci avevano
-sbarrato la valle di Sexten con due forti
-principali e infinite opere minori: un forte ad
-oriente della valle, sulle pendici del monte
-Helm, il forte di Mitterberg, ed uno ad occidente,
-il forte di Heidick.
-</p>
-
-<p>
-Contro queste due opere maggiori verso la
-metà di luglio la nostra artiglieria da posizione
-aprì il fuoco, sistematicamente, devastandole.
-Ma anche qui gli austriaci hanno ricorso alla
-tattica di disarmare i forti che vedevano condannati
-e di trasportarne i cannoni su posizioni
-campali, da lungo tempo preparate con solide
-piattaforme riunite da strade coperte.
-</p>
-
-<p>
-È meraviglioso come si sia potuto avanzare
-su territorio di conquista in mezzo a difficoltà
-che appaiono quasi insuperabili, opposte dal
-terreno e dal nemico, il quale ha fatto dell'intera
-valle di Sexten tutto un sistema di trinceramenti
-in calcestruzzo. Non vi è una linea di
-difesa, ve ne sono cento. Le trincee, precedute
-da reticolati, da fossati, da mine, percorrono
-i declivi in tutti i sensi. Le artiglierie si sono
-accumulate in agguato dietro ad ogni dosso,
-e battono le creste.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-La lotta, qui pure, cominciò con una conquista
-di vette. Dopo aver visto le gole dolomitiche,
-dominate dalle rocche mostruose delle
-nude montagne turrite, la valle Pàdola ci è
-<span class="pagenum" id="Page_211">[211]</span>
-sembrata ampia e dolce, fra quei suoi monti che,
-sebbene scoscesi, hanno le forme che abbiamo
-sempre visto ai monti. Vi sono cime rocciose,
-dalle pareti a picco, coronate di guglie, spaccate
-da canaloni, ma sono lontane, esse non
-serrano la valle, non vi precipitano le linee
-vertiginose dei loro speroni. I massicci più
-aspri si discostano fra loro e lasciano respirare
-la vallata fra verdi ondulazioni di propaggini.
-</p>
-
-<p>
-A settentrione e ad occidente il vecchio confine
-passa sopra il dorso di quei massicci, corre
-sopra la seghettatura delle loro creste biancheggianti
-di nevi, alle quali arrivano, in cerca
-di forcelle e di selle, i sentieri che costituiscono
-i valichi secondarî. In fondo alla valle fugge
-il nastro bianco della strada maestra. La prima
-azione si diresse alla conquista dei valichi.
-Per avere i valichi bisognava avere le vette
-che li dominano. Fu una corsa alle rocce.
-</p>
-
-<p>
-Noi, puntando verso Sexten, prendemmo il
-Monte Croce di Comelico, e poi la Croda Rossa,
-e poi la Cima Undici, preparando l'avanzata
-nella valle nemica, mentre gli austriaci, più
-ad occidente, si aggrampano al confine, sulla
-cresta del Monte Cavallin, come l'abbiamo visto
-aggrampato sul Monte Piana sopra a Misurina.
-Lentamente la nostra conquista è penetrata
-nella valle di Sexten.
-</p>
-
-<p>
-Al di là della frontiera vi è una di quelle
-alture che le sinuosità della valle pongono come
-a sbarramento e che chiudono la prospettiva.
-<span class="pagenum" id="Page_212">[212]</span>
-È il Seikofel. Si prestava ad una forte difesa.
-La resistenza austriaca vi si è accanita.
-</p>
-
-<p>
-Il primo luglio, per studiare le opere che
-il nemico vi aveva costruito, si spinsero avanti,
-arditamente, delle pattuglie di ufficiali. Vi accertarono
-l'esistenza di trincee permanenti di
-cemento armato, con larghi reticolati. L'artiglieria
-nostra cominciò a tempestare le opere
-invisibili, che le esplorazioni degli ufficiali avevano
-delineato. Il 14 luglio, la fanteria cominciò
-ad avanzare dei tentacoli, a tastare con
-ricognizioni le posizioni nemiche. I nemici furono
-respinti dalle prime linee. Il nostro fronte
-si portò più avanti e si radicò alle pendici del
-Seikofel.
-</p>
-
-<p>
-Gli austriaci tentarono una offensiva violenta,
-preparata con lunga cura. Il 28 luglio essi
-attaccarono nella valle con forze rilevanti. Furono
-respinti e lasciarono nelle nostre mani
-alcuni prigionieri. Il 7 agosto noi attaccammo
-alla nostra volta. Dopo un'intensa preparazione
-di artiglierie, che per varî giorni tempestarono
-le posizioni nemiche, la fanteria avanzò respingendo
-passo passo l'avversario fino a raggiungere
-le pendici meridionali del Burgstall, una
-montagna che sta quasi simmetricamente di
-fronte al Seikofel, dal lato opposto della valle.
-Il Seikofel è ad oriente, il Burgstall è ad occidente.
-Avanzati a destra fino alle pendici dell'uno,
-si era avanzati a sinistra fino alle pendici
-dell'altro.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_213">[213]</span>
-</p>
-
-<p>
-Due giorni dopo il nemico tentava di sloggiarci.
-Dal Seikofel scese con forze relativamente
-rilevanti. Fu respinto. Il 13 agosto noi
-rafforzavamo la nostra linea con l'occupazione
-dell'Oberbacher, le cui vette furono scalate dalla
-fanteria. L'Oberbacher è un nodo montuoso
-a sud-ovest del Burgstall. Costituisce una posizione
-fiancheggiante importantissima. Nello
-stesso giorno occupavamo la forcella Cengia,
-un altro passo ad occidente della valle di Sexten,
-e il giorno dopo, sopraffatte le artiglierie nemiche
-con un fuoco intenso, la fanteria italiana
-poteva salire sulla spalla del Seikofel
-e radicarvisi, ed occupare definitivamente delle
-cime della Croda Rossa.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Combattimenti accaniti succedono a lunghe
-calme. Da una parte e dall'altra non si può
-agire con continuità; occorrono lente e studiate
-preparazioni, e l'azione si scatena all'improvviso,
-violenta, disegnando talvolta un attacco
-sopra un punto e lanciandolo sopra un altro,
-tentando i lati deboli, complessa e breve. Se
-fossimo giunti un giorno prima sul Col Caradies
-avremmo visto il fumo delle granate e
-degli <i>shrapnells</i> velare le creste e avremmo
-udito salire da tutta la valle il tuono incessante
-delle artiglierie, ma ieri la zona del Pàdola
-era immersa in una tranquillità profonda, appena
-turbata di tanto in tanto dall'eco di qualche
-colpo lontano.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_214">[214]</span>
-</p>
-
-<p>
-Eravamo in osservazione nella radura erbosa
-di un bosco di abeti, e lo sfondo della vallata
-si apriva luminoso entro una oscura cornice
-di tronchi e di fronde. Non potevamo
-scorgere Sexten, nascosta dal giro della valle.
-Il bombardamento che ha demolito i forti ha
-danneggiato anche la cittadina pittoresca, che
-rimane sempre un centro importante per le
-operazioni austriache. Gli abitanti si sono ritirati
-a Innichen, e i militari si sono sepolti
-in profonde casematte. A Sexten si allacciano le
-comunicazioni telefoniche degli osservatorî del
-nemico e quelle delle batterie. La centrale telefonica
-è un sotterraneo, invulnerabile, scavato
-in un prato, coperto di zolle, una specie
-di cantina alla quale giungono i fili entro cavi
-sotterrati.
-</p>
-
-<p>
-Il Seikofel sollevava fra le pendici la sua
-larga groppa tondeggiante e fosca. È una collina
-formidabile chiomata di boschi. Soltanto
-sulla vetta, il bombardamento e i lavori di fortificazione
-hanno diradato la selva. C'è una
-specie di calvizie incipiente sulla sommità dell'altura,
-e si intravvede il fulvo colore della
-terra scavata fra le grame alberaglie rimaste.
-Gli austriaci vi avevano già abbattuto alberi
-per adoperare il legname nelle opere di rafforzamento;
-il cannone ha falciato il resto. Si
-scorgono dei sottili intrecci di tronchi inclinati
-o caduti.
-</p>
-
-<p>
-Come sul Monte Piana, la cima non appartiene
-<span class="pagenum" id="Page_215">[215]</span>
-a nessuno; è una breve zona neutra, che
-da una parte o dall'altra si scala per assalirsi.
-Le trincee italiane e quelle austriache non sono
-lontane fra loro che una settantina di metri.
-Ogni tanto qualche esploratore striscia ad affacciarsi
-cautamente sulla vetta per vedere quello
-che il nemico, pochi passi più in giù, stia
-facendo. Se è scorto, si ode una salva di fucilate;
-la vedetta urla un'ingiuria e si lascia
-scivolare indietro, fra i suoi. Alla notte, il vivido
-raggio dei proiettori contorna l'altura, che
-si disegna nera e netta sul chiarore bianco
-come in un crepuscolo lunare.
-</p>
-
-<p>
-La più attenta osservazione attraverso i binocoli
-non ci lasciava sorprendere alcun movimento
-sul Seikofel. Nessuna vita sulla terra
-sconvolta e sterilita di quella vetta, verso la
-quale sfuma il nero della foresta. Gli alberi
-hanno protetto il nostro assalto, come sul Salubio.
-I nostri sono saliti nella loro ombra, da
-tronco a tronco, ricacciando il nemico a passo
-a passo.
-</p>
-
-<p>
-Non potendo abbattere la selva, nella quale
-i nostri movimenti si celano, gli austriaci
-tentano ora d'incendiaria. Aspettano che il vento
-spiri dal nord, e mettono il fuoco ai roveti. Le
-fiamme salgono, gli alberi resinosi ardono, colonne
-di fumo denso si abbattono sulla vallata.
-Ma l'incendio non si propaga mai. Divampa,
-poi langue, s'estingue, e per giorni e giorni
-dei diafani nembi azzurrastri si levano a volute
-<span class="pagenum" id="Page_216">[216]</span>
-filamentose dalle plaghe carbonizzate. Dei
-riflessi sanguigni palpitano nelle tenebre della
-notte. L'ultimo incendio si è spento l'altro ieri.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-In fondo alla valle, sotto a noi, sporgendoci
-sulla balza, vedevamo il villaggio di Pàdola,
-deserto. Le strade stendevano lungo il torrente
-il loro bianco serpeggiamento senza una macchia.
-Non un carro, non un uomo. Forse qui,
-come nelle Fiandre, è alla notte che il movimento
-delle retrovie si desta. Nell'oscurità romberanno
-i convogli in marcia, mentre in margine
-al gran traffico dei veicoli sfileranno silenziose
-le truppe in nere schiere lente. La valle
-appariva vuota, solitaria e come addormentata.
-</p>
-
-<p>
-Essa è ancora sotto alla vigilanza di un lontano
-osservatorio austriaco, e si sente guardata.
-Si finge vuota. Niente può dare pretesto ad un
-colpo di cannone. Questo osservatorio, per una
-stranezza della guerra di montagna, s'incunea
-nelle nostre posizioni. È al Passo della Sentinella,
-una località che merita il suo nome. Vi
-si erge, isolata, una guglia dolomitica, sottile,
-aguzza, che sembra un gigante in vedetta.
-</p>
-
-<p>
-Tutti questi monti, come abbiamo già osservato
-nella valle di Ampezzo, sono fatti, per dir
-così, a trampolino. Verso l'Austria un piano
-inclinato, verso l'Italia un salto. Da una parte
-una comoda via di accesso, dall'altra una parete
-che bisogna scalare. Così il passo della
-Sentinella. È stato preso e ripreso varie volte.
-<span class="pagenum" id="Page_217">[217]</span>
-L'attacco è facile per gli austriaci e difficile
-per noi. Essi possono difendere la vetta con
-qualche uomo e assalirla con molti. Lassù, sull'estrema
-punta, come sulla cima della Prima
-Tofana, non vi è che un minuscolo plotone e
-una mitragliatrice, alla quale hanno fatto con
-del cemento una cupola blindata. Tutte le cime
-vicine sono nostre. Noi li avremo assediandoli.
-Ma intanto guardano, ed essi sono
-l'occhio di batterie rincantucciate fra le pendici
-dell'Inner Gsell, nelle vicinanze di Sexten.
-</p>
-
-<p>
-A destra del Seikofel boscoso, poco più lontano,
-un'altura nuda, rossastra, dalla vetta lacerata
-dalle granate; è il Rotheck. Nel nome
-di Rotheck c'è la parola «rosso». La montagna
-brulla si distingue infatti per quel suo colore
-ardente, per quella sua strana vetta sanguinante
-sulla quale il nemico si trincera. Di
-fronte a lei, assai più vicino, il Quaternà nostro,
-alto, scosceso, fulvo, dominante, che a sinistra
-porta le nostre posizioni a congiungersi per ondulazioni
-di declivî al Seikofel, e a destra le
-conduce verso le cime del Palombino, altra
-vetta di frontiera che ci dà il comando di valichi
-minori.
-</p>
-
-<p>
-Sul Quaternà si profilavano gli uomini, che
-andavano e venivano lentamente sulla cresta
-in quell'ora silenziosa di tregua, simili a strani
-insetti, diafani e tremuli nelle rifrazioni della
-distanza. Vedevamo il rovescio delle nostre
-posizioni, il formicaio bizzarro degli accampamenti
-<span class="pagenum" id="Page_218">[218]</span>
-attaccati alla spalla del monte come dei
-nidi.
-</p>
-
-<p>
-Verso le cime, da ogni parte, si vedevano arrampicati
-i villaggi dei rifugi, color della terra,
-con le loro piccole baracche che sembrano
-sovrapposte, minuscole cittadine a ripiani verso
-le quali sale un saettamento di sentieri a zigzag.
-Ricordano quei fantastici conventi buddhisti
-che si aggrampano alle rocce sacre della
-gola di Kalgan. Su certe vette si sono dovute
-infiggere delle travi a guisa di mensole, ed
-erigere i baraccamenti sopra dei pianerottoli
-di legno sospesi sul precipizio. Si passa da un
-pianerottolo all'altro per delle scale. Dei gradini
-tagliati nella roccia portano alle trincee.
-</p>
-
-<p>
-Spesso, camminando sulla cresta, un sasso
-si distacca, rotola giù dal ciglio e frulla nel
-vuoto rimbalzando più in basso sonoramente
-sul legno delle costruzioni, percuotendo le travature
-di sostegno con una violenza da proiettile.
-Chi si accorge che un sasso sfugge sotto
-al suo piede, manda giù un grido di avviso.
-Si sporge e, le mani a imbuto intorno alla bocca,
-urla: «Sassooo!» — e gli uomini nei ripiani
-inferiori si gettano contro la parete di roccia
-aspettando che la pietra sia passata.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Oltre il Quaternà, ad oriente, una vetta precipitosa
-e immane: il Cavallin. È precisamente
-una di quelle montagne a trampolino che offrono
-all'Italia il corrusco aspetto di una rocca
-<span class="pagenum" id="Page_219">[219]</span>
-ed hanno dall'altra parte un dorso accessibile.
-Il Cavallin, una delle gigantesche pietre
-miliari della frontiera, non ha grande importanza
-perchè non domina alcun valico di qualche
-entità e non può molestare direttamente
-le nostre operazioni. Ma fissa, abbarbica su
-quel punto del confine l'occupazione austriaca,
-ed è sul fianco destro della nostra direttiva
-nella valle di Sexten. Non ci nuoce, ma ci minaccia.
-</p>
-
-<p>
-Ha una forma quasi simmetrica: due cime,
-due torrioni, e fra loro una profonda insellatura
-nel mezzo della quale bruscamente irrompe
-una guglia. Le pareti sono a picco; non
-si scorge da lontano alcuna via di accesso.
-Soltanto delle ricognizioni, in forze più o meno
-importanti, partite dai costoni del Quaternà,
-si sono avvicinate alle posizioni austriache del
-Cavallin per studiarne gli approcci. Ardite e
-magnifiche spedizioni! Talvolta sono arrivate
-fin sulle trincee del nemico. Come? Il racconto
-delle loro gesta sembra una leggenda.
-</p>
-
-<p>
-Scalare la parete è impossibile. Le ricognizioni
-salgono per i canaloni, s'inerpicano sui
-macigni crollati nelle fenditure, vanno su per
-veri corridoi fra pareti di roccia che numerose
-mitragliatrici austriache spazzano al minimo
-allarme. Nel cuore della notte gli eroici reparti
-esploratori avanzano. Le trincee nemiche
-si distendono sui ciglioni, sono annidate in sporgenze
-della roccia agli accessi dei canaloni. Ogni
-<span class="pagenum" id="Page_220">[220]</span>
-approccio è barrato da larghi reticolati. È avvenuto
-che si sia riuscito ad aprire un varco
-nel primo reticolato, poi nel secondo. Nella luce
-dei proiettori, strisciando sotto al fuoco intenso,
-inerpicandosi da masso a masso, i nostri sono
-arrivati alla trincea principale. Ma sul parapetto
-stesso c'è un ultimo reticolato che bisognerebbe
-distruggere, a due metri dalle canne dei
-fucili nemici.
-</p>
-
-<p>
-Quando la ricognizione arriva alla mèta, è
-già l'alba. Nessuno può più ritirarsi allo scoperto.
-E i nostri rimangono là, fra le pietre, a
-qualche passo dai nemici, che li sentono ma non
-osano uscire. Sparano e sparano, gli austriaci,
-con quel fuoco a scatti che ridice l'agitazione
-e l'ansia. Le mitragliatrici martellano l'invisibile.
-I nostri si aggrampano immobili, lambiti
-da una rete di sibili. È un inferno. Le palle
-di rimbalzo sono le più terribili perchè arrivano
-non si sa da dove. Qualche corpo rotola giù
-per il ghiaione. Chi è ferito precipita. Dall'altra
-parte del monte si svegliano i corti mortai
-austriaci, di un modello studiato per questi
-terreni, e le grosse granate passano sulla
-cresta, portando fino ai tremila metri il loro
-fuggitivo e lacerante lamento, per ricadere al
-di qua, cercando a caso il terribile assalitore.
-Ma la notte ritorna e gli esploratori ridiscendono
-nel buio, portando il tesoro della loro esperienza.
-</p>
-
-<p>
-Non c'è più un abisso dal quale gli austriaci
-<span class="pagenum" id="Page_221">[221]</span>
-ora non si aspettino la scalata. Metterebbero
-dei reticolati sulle nubi, se potessero. Accumulano
-mitragliatrici e fili di ferro sul bordo d'ogni
-precipizio. E da lontano si vedono nereggiare
-assurde difese anche sulla cima più alta del
-Cavallin. Una trincea si tiene lassù, in un piccolo
-spazio, nel quale si ha l'impressione che
-un uomo non possa distendersi, circondato dal
-vuoto.
-</p>
-
-<p>
-Da lì ricomincia verso l'oriente, verso la
-Carnia, la guerra delle vette.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_222">[222]</span>
-</p>
-
-<h2 id="colossi">LA LOTTA DEI COLOSSI.</h2>
-</div>
-
-<p class="indr">
-<i>12 settembre.</i>
-</p>
-
-<p>
-Quando si entrava in Austria per la ferrovia
-di Pontebba, passato Pontafel, se non si
-era troppo distratti dalle varie e pittoresche
-bellezze della valle del Fella lungo la quale
-il treno scendeva, fra la stazione di Saint-Lusnitz
-e quella di Uggowitz — piccole stazioni
-che i diretti disdegnavano, adorne di piante
-rampicanti, e avanti alle quali non si vedeva
-che un impiegato fermo e dritto come un piuolo,
-sormontato da un chepì rosso albo un palmo — si
-osservava a sinistra uno strano sperone di
-montagna.
-</p>
-
-<p>
-Era un contrafforte ardito, coperto di abeti,
-che avanzava con tanta insolenza da costringere
-la valle a scansarsi e fare un giro per
-passargli intorno. Pareva messo là per sbarrare
-il passaggio. Subito dopo il biancheggiare
-di Malborghetto, in fondo ad una piccola
-conca nella quale il paesello, adagiato a ridosso
-delle alture per ripararsi dalle tramontane,
-si rifugia, la vallata pareva chiusa da
-quel costone boscoso.
-</p>
-
-<p>
-Fra gli alberi del declivio si vedevano emergere
-<span class="pagenum" id="Page_223">[223]</span>
-larghe sagome di possenti costruzioni; erano
-muraglioni bassi, enormi, massicci, coronati
-da spalti, alcuni quasi sulla valle, altri
-eretti più in su verso la spalla del monte, con
-un collegamento capriccioso di altre muraglie,
-di altre costruzioni minori. Era il famoso forte
-Hensel.
-</p>
-
-<p>
-Quello che si vedeva costituiva i rafforzamenti
-del forte. Le spianate della fortezza si
-appoggiavano a quelle mura ciclopiche, solide
-come la roccia: due spianate, una in basso,
-una in alto, sotto le quali il forte affossava
-le sue parti più vitali. Le muraglie servivano
-anche da trinceramenti. Erano bucate da
-feritoie a ranghi molteplici, dalle quali, occorrendo,
-si potevano affacciare piccole artiglierie.
-Quattro ranghi di feritoie sovrapposti si
-allineavano sul muraglione più vicino alla
-strada.
-</p>
-
-<p>
-Il forte Hensel era doppio, aveva appunto
-la parte alta e la parte bassa, unite da cortine
-e da strade coperte. Si immaginino dei giganteschi
-edifici sepolti, dei quali non si scorga
-che la sommità, verdeggiante di terrapieni erbosi
-come se essa fosse sorta dalla terra sollevando
-interi lembi di prato. Il bosco aveva
-mascherato in parte il resto. Non si vedevano
-dalla ferrovia gli oscuri emisferi delle
-cupole di acciaio dei grossi pezzi, due sulla
-parte bassa e due sulla parte alta, e non si
-vedevano tutti quei bizzarri comignoli dei quali
-<span class="pagenum" id="Page_224">[224]</span>
-i forti sono irti, simili a soldatini in ordine
-sparso ritti sui terrapieni, e che non sono altro
-che gli sfogatoi dei depositi di munizioni
-intesi a mantenere la ventilazione dei magazzini
-sotterranei. Ma i nostri osservatori, annidatisi
-fin dai primi giorni della guerra sui
-monti, dall'altra parte della valle, a qualche
-chilometro appena dal forte, ne scorgevano e
-ne studiavano tutti i particolari. Distinguevano
-nell'imponenza geometrica dei suoi profili tutta
-la segreta disposizione delle sue parti, dei
-suoi collegamenti, vedevano nereggiare sulle
-piazzole superiori le batterie in barbetta, e
-seguivano il lavorìo della guarnigione che apprestava
-la fortezza alla battaglia come un
-equipaggio appresta la nave per il combattimento.
-</p>
-
-<p>
-Ora non c'è più niente.
-</p>
-
-<p>
-Niente, assolutamente niente. Non più muraglioni,
-non più spalti, non più cupole, non
-più batterie scoperte, non più strade. È scomparso
-anche il bosco. Tutto quel folto di abeti
-che avvolgeva il forte è svanito. Lo stesso sperone
-di montagna sul quale la fortificazione
-sorgeva si è trasfigurato, non è più quello, è
-irriconoscibile, tutto sconvolto, squarciato, imbrullito.
-Al posto del forte Hensel c'è come
-una immensa frana, una convulsione di terra
-e di pietre, una distesa di detriti e di macerie
-che scende dall'alto del costone fino al torrente.
-I nostri cannoni hanno fatto questo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_225">[225]</span>
-</p>
-
-<p>
-La devastazione dei nostri tiri è indescrivibile.
-Sarebbe incredibile anche, se non fosse
-registrata dalla fotografia. Le fasi della distruzione
-sono documentate dalla fedeltà impassibile
-del teleobbiettivo. Il cannone operava
-una lenta e profonda trasformazione del paesaggio.
-Cominciò a battere le opere basse, poi
-troncò le comunicazioni protette, poi battè le
-opere alte, infine disgregò, demolì, sgretolò,
-seppellì tutto quello che c'era rimasto. Questa
-volta gli austriaci non hanno fatto in tempo
-a ritirare le loro artiglierie. Il forte è diventato
-una immane tomba di cannoni.
-</p>
-
-<p>
-Alcuni colpi troppo lunghi, andati al di là
-dello sperone e caduti nella valle, hanno aperto
-dei crateri che le piogge hanno riempito, e ai
-piedi dell'altura la fotografia vi mostra una
-fantastica costellazione di chiari laghetti rotondi.
-Le granate facevano un arco al di sopra
-di vette, un arco alto quasi due chilometri.
-Varcavano cinque o sei montagne, viaggiavano
-per un minuto e dieci secondi su creste e burroni,
-attraversavano la vallata del Fella e
-piombavano con una precisione meravigliosa
-sulla parte del forte che si voleva colpire.
-</p>
-
-<p>
-Hensel, eretto per chiuderci ogni passaggio
-da ovest e da sud, messo a guardia di uno
-sbocco di valli, è stato cancellato dalla faccia
-del mondo. Abbiamo visto ieri i cannoni che
-lo hanno annientato.
-</p>
-
-<p>
-Lontano dal fronte, lontano dai combattimenti,
-<span class="pagenum" id="Page_226">[226]</span>
-nelle retrovie della guerra, dove la vita
-del paese continua normale ed eguale, le mostruose
-artiglierie si annidano. Sono cannoni
-che il nemico non avrebbe mai immaginato
-di veder comparire dalla nostra parte sul
-campo di battaglia. Credeva di dominarci con
-i suoi 210 di Hensel, d'inchiodarci nelle
-nostre valli, alle quali intendeva aprirsi l'accesso.
-</p>
-
-<p>
-Accovacciati sui loro larghi affusti massicci,
-che pesano loro soli decine di tonnellate, piantati
-solidamente su piattaforme che sembrano
-fondamenta di torri, i neri e giganteschi cannoni
-sporgono soltanto il profilo impetuoso e
-possente del loro lucido collo dall'ampio barricamento
-circolare di sacchi pieni di terra
-che li protegge. Quell'alta barriera grigia fa
-pensare al recinto creato intorno ad una belva.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Gli artiglieri lavorano in quel chiuso, isolati,
-intorno alla formidabile macchina di morte.
-Ruote silenziose muovono il pezzo, lo girano, lo
-sollevano, fanno aprire e richiudere l'enorme
-culatta, il cui otturatore a cerniera, dalle dentature
-lucenti, sembra lo sportello d'un forziere
-favoloso. Docile, il cannone dolcemente obbedisce
-a lievi giri di manovelle. Quella grande
-massa di tredicimila chili di acciaio si muove
-senza rumore con una maestà dominatrice,
-con una lentezza che sembra pensosa e ponderata.
-Si dispone al tiro, assume l'attitudine del
-<span class="pagenum" id="Page_227">[227]</span>
-combattimento, spostandosi adagio adagio, e nel
-suo moto solenne pare di scorgere una non so
-quale truce e subdola cautela.
-</p>
-
-<p>
-Un carrello sospinto su rotaie porta il proiettile
-dal deposito blindato delle munizioni.
-La granata, alta come un fanciullo, è sollevata
-dall'argano, scivola nella culla di ottone del
-caricatoio, la culatta si chiude sul sacco della
-polvere che ha seguito il proiettile nella camera
-di scoppio, dalla quale per un istante si
-è intravvista la vorticosa e scintillante raggera
-delle rigature. Uno scatto di molla. Il colpo è
-pronto. Tutto questo avviene come un meccanico
-lavoro da opificio. I soldati rimangono in
-piedi sulle piattaforme di acciaio che l'affusto
-sporge. I serventi sono come inerpicati sul colosso.
-</p>
-
-<p>
-Al colpo la gran mole del cannone passa
-veemente fra loro, spinta indietro dalla forza
-impetuosa del rinculo, e torna al posto ricondotta
-dalla elasticità dei freni. Una buffata
-violenta e ardente fa sventolare i lembi dei
-cappotti. La terra ha un sobbalzo. Nei greti è
-un rotolare di sassi e uno scorrere di sabbie.
-Le travature delle case hanno scricchiolato nel
-villaggio vicino come ad una scossa di terremoto;
-le porte squassate hanno risuonato cupamente
-e le finestre mal chiuse si sono spalancate
-alla sorda percossa della raffica breve.
-</p>
-
-<p>
-Gli artiglieri, immobili, afferrati ai montanti,
-gli occhi riparati dall'ombra della mano
-<span class="pagenum" id="Page_228">[228]</span>
-aperta, ammiccano verso il cielo, attenti, interessati.
-Guardano il proiettile. Perchè la granata
-si vede, si può seguirla per qualche tempo
-nella sua corsa da meteora. È una lineetta
-nera, sfumata, che naviga nello spazio, impiccolisce,
-impallidisce, svanisce.
-</p>
-
-<p>
-I viaggi delle palle da cannone più grandi
-sono diventati così lunghi, che dànno il tempo
-a delle strane segnalazioni. I nostri posti
-di osservazione annunciano il passaggio dei
-grossi proiettili nemici come i semafori avvertono
-i porti del passaggio delle navi. La granata
-di certe artiglierie pesanti manda un rumore
-che ricorda quello di un treno ferroviario
-lontano; pare un diretto che percorre la
-vôlta celeste. «Arriva un 305» — telefonano
-talvolta gli osservatori avanzati, quando percepiscono
-il caratteristico rombo. «305 in arrivo!» — grida
-il telefonista della batteria avvisata.
-«Al coperto!» — ordina il comandante.
-Gli artiglieri si sparpagliano nelle loro tane.
-Otto, dieci secondi dopo il proiettile arriva,
-scoppia, solleva eruzioni di pietre e di terra,
-annebbia tutto di fumo. Ma la parola umana,
-più rapida, lo ha preceduto. È meraviglioso.
-</p>
-
-<p>
-Per questo le grosse artiglierie, se devastano
-e distruggono le difese meglio costrutte,
-non fanno molte vittime. Per ammazzare bisogna
-che sfondino una casamatta di rifugio o
-sorprendano truppe allo scoperto. Allora, l'uomo
-che si trova presso allo scoppio sparisce.
-<span class="pagenum" id="Page_229">[229]</span>
-Inutile ricercarne i resti. Non v'è più traccia
-di lui.
-</p>
-
-<p>
-Così è scomparso un alpino in val Dogna,
-dove abbiamo visto le enormi buche scavate
-di fianco alla strada da alcune grosse granate
-austriache. Due alpini passavano di lì al momento
-di una esplosione. Di uno non si trovò
-più nulla. L'altro fu lanciato in aria incolume
-e sbalestrato fra i rami di un abete, trenta metri
-lontano. Annerito dal fumo, imbrattato di
-terriccio, stordito dal colpo, si attaccò istintivamente
-ad un ramo con quella forza attanagliante
-che hanno nelle mani gli alpini, scalatori
-di vette, e rimase così finchè lo salvarono.
-</p>
-
-<p>
-In questo momento i bombardatori di Hensel
-hanno altri obbiettivi. Dopo un lungo silenzio
-riprendono la parola. I giganti si celano
-nell'ombra d'una valle. Quando le loro bocche
-sono in posizione di tiro, si tendono verso il
-cielo. Ricordano per la loro mole i telescopi
-degli osservatori astronomici. E tutti quei loro
-meccanismi perfetti che permettono di orientare
-il pezzo enorme fino all'esattezza del decimo
-di millimetro, i grossi cilindri dei freni che
-si allungano sul manicotto, i cannocchiali di
-traguardo, contribuiscono a dar loro un'aria da
-immani strumenti di precisione. Aumentando
-la distanza di tiro si è dovuta aumentarne la
-correttezza. L'errore di un millimetro alla bocca
-del cannone diventa l'errore di centocinquanta
-o duecento metri al bersaglio, quando
-<span class="pagenum" id="Page_230">[230]</span>
-la palla percorre otto miglia. Perciò il cannone
-ingigantendo ha acquistato delicatezze minuziose,
-movimenti da apparecchio geodetico.
-</p>
-
-<p>
-Un'operazione di puntamento fa pensare ai
-calcoli nautici. Vi entra dell'astronomia. Bisogna
-ricercare il nord magnetico, tener conto
-delle deviazioni locali della bussola, per orientare
-il quadrante di puntamento al nord terrestre:
-questo preliminare è necessario per arrivare
-e stabilire il punto matematico nel quale
-il cannone è piazzato. Fissata la posizione del
-cannone si determina sulla carta la rotta dei
-proiettili. Le altitudini come le distanze entrano
-nel calcolo. E durante il tiro si tiene
-una specie di giornale di viaggio delle granate.
-Si registrano di ognuna le segnalazioni di
-arrivo, colpo per colpo, e gli errori di rotta
-indicati dagli osservatori a millesimi — millesimi
-d'angolo.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-La zona che abbiamo visitato, quella parte
-delle Alpi Carniche che dalla ferrovia Pontebbana
-si avanza sulla vallata di Plezzo, è stata
-finora un gran campo d'azione di grosse artiglierie.
-Ora attivo e violento, ora lento e come
-stanco, il maestoso duello delle batterie pesanti
-e di medio calibro ha continuato per mesi.
-Il silenzio non è mai lungo. Ogni tanto le
-vallate rombano e echeggiano.
-</p>
-
-<p>
-Imponemmo noi la lotta dei colossi. Il 12 giugno
-i nostri massimi pezzi erano già piazzati e
-<span class="pagenum" id="Page_231">[231]</span>
-aprivano il fuoco sul forte Hensel. Nello stesso
-giorno un deposito di munizioni dell'opera alta
-scoppiò.
-</p>
-
-<p>
-L'incendio durò lungamente; il fumo giallo
-e denso delle polveri brucianti copriva a tratti
-la intera collina, lacerato dal bagliore delle
-esplosioni, le quali lanciavano in aria getti alti
-di macerie e di luce. Pareva che il forte si
-bombardasse da sè. Era uno spettacolo di una
-imponenza indicibile che gli osservatori descrivevano
-per telefono a frasi concitate, piene di
-ammirazione e di stupore. Il giorno dopo un
-altro deposito esplodeva nell'opera bassa.
-</p>
-
-<p>
-Il 16 giugno la cortina che univa l'opera alta
-all'opera bassa era già franata; le piazzole
-della batteria in barbetta erano scomparse in
-uno sconvolgimento di massi. Allora avvenne
-una cosa che fa onore al nemico: il forte rispose.
-Rispose a caso, senza scopo, per non
-morire senza un simulacro di difesa. Ma dopo
-pochi colpi tacque per sempre.
-</p>
-
-<p>
-Implacabili i nostri tiri si avvicinavano ai
-pezzi blindati. Il 23 giugno una cupola dell'opera
-bassa era sfondata. Essa appare ora spezzata
-come un guscio spesso e nero, aperta, inclinata.
-Il 2 luglio si rinnovarono scoppi di
-munizioni in altri depositi del forte. La demolizione
-progrediva a zone, regolare, sistematica,
-inesorabile. Il 28 luglio un'altra cupola
-era spezzata e, rovesciandosi, il suo cannone
-levava la gola verso il cielo come quelli di
-<span class="pagenum" id="Page_232">[232]</span>
-una nave che va a picco. Il forte sprofondava.
-</p>
-
-<p>
-Gli austriaci adunarono in fretta batterie in
-quel settore. Le pendici settentrionali della valle
-di Malborghetto nascondono numerose posizioni
-di artiglieria pesante e di medio calibro.
-Vi sono dei 105, dei 110, dei 115, dei 210, e
-vi è anche un 305. Il nemico ha temuto forse
-uno sfondamento delle sue linee verso il nodo
-stradale di Tarvis.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Le nostre batterie sono così nascoste che
-avviene spesso di passarvi vicino senza vederle.
-La loro presenza è annunziata da bivacchi,
-fumiganti di cucine come immensi campi
-di tribù zingaresche, da affollamenti di artiglieri
-fra tende e baracche disseminate in selvaggi
-angoli di valli, da un movimento più attivo
-di carreggi e di salmerie nelle retrovie,
-da parchi di furgoni e di pesanti carrelli da
-trasporto, da file di muli e di cavalli alla
-corda nereggianti sotto a lunghe tettoie nel
-greto di qualche torrente. Sui veicoli, sui tetti,
-sulle tende tutto un intreccio mascheratore di
-fronde ha un'apparenza di addobbo rustico che
-rallegra come il preparativo di una strana e
-primitiva festività montanara. Quando si arriva
-a questi centri di attività, adornati spesso
-da bizzarri giardini, con viali e aiuole nelle
-quali delle pietre colorate, disposte ad arte,
-sostituiscono i fiori per formare disegni, e sigle,
-<span class="pagenum" id="Page_233">[233]</span>
-e emblemi, si cercano con lo sguardo,
-tutto intorno, i cannoni. Bisogna, per scovarli,
-che qualcuno li additi.
-</p>
-
-<p>
-Allora vi accorgete che dal folto di un roveto
-sporge appena una gran gola di acciaio.
-Quello che avevate scambiato per un rigoglioso
-e inestricabile ciuffo di giovani abeti, è un
-obice. Un boschetto di arboscelli e di sterpi
-verdeggianti è un cannone grosso come una
-locomotiva. Pezzi, affusti, piazzole, casamatte,
-riservette, tutto è affondato nel terreno e nelle
-vegetazioni. Nella guerra moderna chi si nasconde
-meglio è il più forte.
-</p>
-
-<p>
-Per battere bisogna scorgere. Artiglieria vista,
-artiglieria silenziata. La situazione di una
-zona può dipendere da un uomo e da un filo
-telefonico. Uno sguardo che si affacci e che
-scruti, un telefono che trasmetta, e la solidità
-di un fronte può essere compromessa.
-</p>
-
-<p>
-La vera guerra, in certi settori, è fatta dagli
-esploratori, dalle vedette, dagli osservatori.
-Sono loro, quei pochi uomini annidati su vette,
-che in fondo veramente combattono. Combattono
-con armi formidabili, lontane chilometri e
-chilometri da loro, ma che essi dirigono. Per
-loro, per quello che vedono e dicono, delle
-forze cieche si muovono, dietro, nelle valli e
-sulle alture, e agiscono. L'osservatore che sorprende
-una preparazione nemica e la fa disperdere
-con una raffica di granate da batterie
-che nulla scorgono, e che conduce i tiri di
-<span class="pagenum" id="Page_234">[234]</span>
-un bombardamento niente altro che pronunziando
-delle cifre in un ricevitore telefonico,
-è il fantastico guerriero della nostra epoca.
-</p>
-
-<p>
-È lui che assesta i colpi, che sbaraglia e
-distrugge, ed egli deve talvolta sentire l'orgoglio
-di poter scagliare, lui inerme, la precisa
-violenza della guerra sul punto che il suo
-giudizio e la sua volontà hanno definito.
-</p>
-
-<p>
-Da qui il valore di certe cime, quasi irraggiungibili,
-dalle quali non potrebbe arrivare
-neppure un colpo di fucile. Insediare un cannocchiale
-vale alle volte assai più che insediare
-una batteria. Si sono avute delle azioni
-importanti per sloggiare un minuscolo posto
-di vedetta. Battaglioni e cannoni erano paralizzati
-momentaneamente dallo sguardo di un
-uomo. E dei bombardamenti, dei combattimenti,
-avevano, si può dire, un uomo per obbiettivo.
-</p>
-
-<p>
-In Val Dogna, ai primi tempi della guerra,
-quando vi avevamo piazzato delle artiglierie,
-ora spostate, che bombardavano certe posizioni
-vicine a Malborghetto nella Val Fella, pareva
-di essere sicuri dalle osservazioni nemiche.
-Ma un giorno, improvvisamente, cominciarono
-a piovere granate intorno ai nostri
-pezzi. Fu una di quelle granate che mandò
-in aria l'alpino. Il tiro, accurato, doveva esser
-diretto da gente che vedeva. Ma dove poteva
-nascondersi? Cerca, cerca, da punta a punta,
-da cresta a cresta, finalmente si scoprì
-<span class="pagenum" id="Page_235">[235]</span>
-qualche cosa sopra una delle vette del Montasio.
-</p>
-
-<p>
-Il Montasio che domina la valle da sud-est,
-una immane rupe che tocca quasi i duemila
-e ottocento metri d'altitudine, dalle forme ardite
-e strane, superbo e fosco, ha un versante
-austriaco e un versante italiano. Era stato giudicato
-inaccessibile. Ma una guida austriaca,
-pratica della regione, era riuscita a condurvi
-una scalata e stabilire sulla punta un posto
-d'osservazione. Le nostre batterie erano là
-sotto.
-</p>
-
-<p>
-Non rimase a lungo lassù, l'osservatorio austriaco.
-Dove va un tirolese vanno cento alpini:
-dove va un alpino non va nemmeno il
-demonio. All'alba i nostri ascesero la montagna
-da tre lati. Vi impiegarono sette ore. Gli
-austriaci in vedetta non si difesero e non esitarono.
-Temendo di essere circondati, fuggirono.
-Quando i nostri arrivarono sulla vetta, in un
-rifugio improvvisato con sassi, trovarono un telefono,
-degli strumenti ottici, un giornale e
-nel giornale delle fette di salame. Gli uomini
-che dovevano essere due o tre, erano scomparsi
-e giù per una balza oscillava la corda
-a nodi che era servita alla loro discesa.
-</p>
-
-<p>
-Da allora la vetta è occupata da noi, e l'artiglieria
-nemica, che non vide più niente, tirò
-per qualche tempo a caso, poi smise. Avere
-un osservatorio vuol dire talvolta comandare
-una valle. Noi dominiamo una gran parte della
-<span class="pagenum" id="Page_236">[236]</span>
-vallata del Fella in territorio nemico, abbiamo
-potuto distruggervi forti e ridotte, la
-teniamo quasi senza possederla, soltanto perchè
-possiamo guardarla. Per avere un'idea dell'azione
-delle moderne artiglierie, non bisogna
-dimenticare questi loro nuovi organi indispensabili:
-gli osservatorî.
-</p>
-
-<p>
-Ogni batteria ha una sua rete telefonica, lunga
-decine e decine di chilometri. Sono i suoi
-nervi. Il cannone non potrebbe più vivere senza
-il telefono. Ha bisogno di stendere molto
-lontano i tentacoli segreti della sua sensibilità.
-Corrono sulle rocce, sugli alberi, sull'erba dei
-prati, ora distesi sopra isolatori, ora gettati
-frettolosamente sulla terra e sui roveti, i fili
-elettrici ai quali il rivestimento nero dà un'apparenza
-da miccia. S'incrociano, si scavalcano,
-s'intersecano in ogni direzione. Un dialogare
-perpetuo va per monti e per valli fra le batterie
-e le vedette.
-</p>
-
-<p>
-Quando il bollettino ufficiale ci parla di intensi
-bombardamenti, noi non pensiamo agli
-uomini spintisi avanti, rannicchiati al riparo
-di minuscole barricate di sassi, intenti a giudicare,
-calcolare, scrutare, riferire, freddi, calmi,
-maneggiando delicati strumenti come in
-un gabinetto di fisica, mentre intorno a loro
-è un inferno di esplosioni. Il fuoco nemico li
-cerca.
-</p>
-
-<p>
-Cerca loro prima di ogni altra cosa. Li cerca
-con urgenza, con furore. Delle batterie intere
-<span class="pagenum" id="Page_237">[237]</span>
-non fanno altro. La lotta delle artiglierie
-s'inizia sempre contro gli osservatorî. Durante
-il bombardamento del forte Hensel i nostri
-posti d'osservazione erano come in un terremoto.
-Non furono mai toccati, ma le rocce
-intorno sono tutte spezzate dai colpi, che pareva
-dovessero svellere i rifugi da un momento
-all'altro.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Sempre in Val Dogna, scacciato lo sguardo
-nemico dal Montasio, non ci sentivamo ancora
-interamente padroni nella casa nostra. Il
-nemico si affacciava ad un altro punto, ed
-ogni movimento importante era impossibile oltre
-Pleziche, alla metà della valle. Bastava
-che qualche soldato passasse fra le boscaglie
-nel fondo della gola, perchè uno scoppiare di
-granate chiudesse il passo. Gli austriaci erano
-sulla Forcella del Cianalòt. Questa volta non
-si trattava di un osservatorio soltanto.
-</p>
-
-<p>
-Passato Pontebba, la valle del Fella, che la
-ferrovia percorre, dopo aver risalito gli ultimi
-lembi montuosi dell'Italia, da sud a nord,
-varcata la frontiera volge nettamente verso l'oriente.
-Parallela e vicina a questo tratto austriaco
-della vallata del Fella corre la nostra
-Val Dogna. Lo spartiacque fra le due valli segna
-il confine. È tutta una lunga cresta aspra,
-nuda, cinerea, che irrompe maestosamente dagli
-ultimi prati e gli ultimi boschi. Verso le
-vette salgono rari e rudi sentieri che, scavalcando
-<span class="pagenum" id="Page_238">[238]</span>
-dei passi, allacciano le due valli. La
-Forcella è uno di questi valichi. Tutta la cresta
-fu subito occupata dai nostri, ma la Forcella,
-più in là della frontiera, era stata solidamente
-fortificata dagli austriaci, da tempo
-prima della guerra, e la tenevano con una
-risoluzione che indicava l'importanza da essi
-annessa alla posizione.
-</p>
-
-<p>
-La importanza derivava sopra tutto dal fatto
-che dalla Forcella di Cianalòt, per il vano lasciato
-da due vette rocciose, si osservava una
-parte della Val Dogna, paralizzandovi ogni azione.
-La Forcella è un'insenatura fra i Due Pizzi — due
-punte: il Pizzo Occidentale e il Pizzo
-Orientale — e il monte Pipar. Gli austriaci,
-oltre all'insellatura, occupavano il Pizzo Orientale.
-Noi avevamo l'Occidentale, avevamo il
-Pipar, alto, dirupato, vicino al Pizzo Orientale,
-e, vicino al Pizzo Occidentale, avevamo la
-così detta Tana degli Orsi, una montagna
-rocciosa, grigia, nella quale si aprono caverne
-tenebrose capaci di dar ricovero ad intere compagnie,
-e che le tradizioni della valle, eternate
-nel nome, indicano come gli ultimi rifugi del
-gigantesco orso nero delle Alpi la cui razza è
-scomparsa.
-</p>
-
-<p>
-Vista dal fondo della valle, pieno di un selvaggio
-arruffìo di boschi, la Forcella del Cianalòt
-appare come un ripiano, una specie di
-parapetto oscuro fra i pilastri delle vette. È
-vicino; il fuoco di fucileria austriaco batteva
-<span class="pagenum" id="Page_239">[239]</span>
-il sentiero. Parlando di monti e di vallate si
-conferisce un'idea di grandiosità e di distanza,
-ma qui, questi pizzi e queste cime intorno
-al passo sono a portata di voce. I nostri soldati
-avrebbero potuto dall'alto scagliar dei sassi
-nelle posizioni nemiche. Ma le posizioni nemiche
-erano costituite da trinceramenti in cemento
-armato, inattaccabili, precedute dal solido
-tessuto dei reticolati.
-</p>
-
-<p>
-Gli austriaci stavano tranquilli là dentro.
-Erano invulnerabili. Nè i fucili nè i cannoni
-da montagna e da campagna potevano far loro
-alcun danno. Non rispondevano nemmeno al
-fuoco dei nostri che li dominavano inutilmente.
-Chiusi nella loro corazza, erano come il
-riccio sotto al naso del mastino. Assalirli era
-impossibile senza aver prima demolito le loro
-difese con l'artiglieria pesante, e gli austriaci,
-i quali sapevano bene che la valle angusta e
-dirupata non aveva strade, si sentivano perfettamente
-al sicuro dai grossi pezzi. Diamine,
-i cannoni da assedio non volano.
-</p>
-
-<p>
-Ma una mattina, alle sette precise, li sorprese
-un'esplosione terribile. Fu il 30 di luglio.
-Una di quelle formidabili granate che sembrano
-bolidi era scoppiata avanti alle trincee.
-Non ebbero il tempo di riaversi. Dopo alcuni
-colpi di sistemazione, il bombardamento si fece
-serrato, intenso, spaventoso. Il fragore delle detonazioni
-assunse una continuità sconvolgente,
-era una catena di folgori, e la Forcella del
-<span class="pagenum" id="Page_240">[240]</span>
-Cianalòt scomparve entro una eruzione terrorizzante
-di pietre, di vampe, di detriti, di terra,
-di schegge, e il fumo balzava su a colonne, a
-getti, a sprazzi altissimi, per fondersi in immani
-cumuli, gialli, densi e pigri.
-</p>
-
-<p>
-La violenza delle esplosioni era tale, che
-delle scaglie di roccia grandinavano sulle nostre
-stesse posizioni. I soldati nostri dovevano
-tenersi al coperto dietro alle anfrattuosità del
-Pizzo Occidentale, per non essere colpiti dalle
-pietre che quel furore di fuoco proiettava tutto
-intorno. I reticolati sparivano. Paletti di acciaio
-divelti, ancora uniti da fili, roteavano
-in aria sibilando. Le trincee di cemento erano
-qua e là intaccate, sbocconcellate, sbrecciate,
-in qualche punto anche sfondate. Otto ore
-consecutive durò quel fiammeggiante uragano
-di acciaio.
-</p>
-
-<p>
-Alle tre del pomeriggio il bombardamento
-cessò.
-</p>
-
-<p>
-Dietro ai ripari i nostri soldati aspettavano
-quel momento, il fucile nel pugno, la baionetta
-inastata. Nel silenzio improvviso echeggiò
-l'urlo possente dell'assalto. Dalle vette le
-nostre truppe precipitarono giù follemente, a
-salti, a balzi. «Pareva — dicono gli ufficiali — una
-frana d'uomini». Una frana grigia, tumultuosa,
-vivente, ululante.
-</p>
-
-<p>
-I più agili arrivarono prima. La discesa disseminò
-i reparti. Si vide allora, avanti a tutti,
-a duecento passi dai compagni più vicini, solo,
-<span class="pagenum" id="Page_241">[241]</span>
-un alpino atletico, che correva impetuosamente
-verso le trincee piene di austriaci, intimando
-la resa, a gran voce.
-</p>
-
-<p>
-La intimava in tedesco. Era uno di quei pazienti,
-forti e parchi emigratori friulani che
-la miseria spingeva oltre le frontiere a vivere
-di duro lavoro, trattati come esseri inferiori,
-come bestie da fatica dall'insolenza germanica.
-Aveva sofferto ogni umiliazione, l'oscuro <i>polentafresser</i>,
-ma non l'aveva dimenticata. Era
-arrivato il suo momento. Aveva lui il comando
-ora: «Fuori tutti! Giù le armi! Arrendetevi!»
-Egli era la Vittoria.
-</p>
-
-<p>
-E prima che gli altri assalitori sopraggiungessero,
-avanti a quell'uomo solo, decine e decine
-di austriaci sbucavano fuori, pallidi e
-inermi, con le mani levate. Da ogni uscita i
-prigionieri emergevano, a uno a uno, con delle
-facce attonite e convulse. Furono presi centoventi
-soldati prigionieri e sette ufficiali. Oltre
-cento cadaveri nemici insanguinavano i cunicoli
-delle trincee. Il bombardamento aveva inebetito
-gli austriaci. Alcuni dovevano essere sorretti.
-Erano tutti sbalorditi e inerti.
-</p>
-
-<p>
-Mentre la lenta carovana dei vinti cominciava
-a scendere dalle alture, il nostro cannoneggiamento
-riprendeva, battendo più lontano
-della Forcella. Sbarrava il passo ai contrattacchi.
-Si combatteva anche più a ponente, ma
-si trattava di una nostra finta. Preparando
-l'assalto del Cianalòt, un'azione accennava a
-<span class="pagenum" id="Page_242">[242]</span>
-volere aprirsi il passo nella valle del Fella
-scendendo verso Lusnitz. Conquistato il nostro
-vero obbiettivo, verso il tramonto, si rifece
-la quiete.
-</p>
-
-<p>
-Ma il giorno dopo il nemico volle tentare
-una rivincita, e con batterie di medio calibro,
-piazzate durante la notte nei pressi di Malborghetto,
-aprì il fuoco sulla Forcella. Lanciava
-granate mine e bombe di gas asfissiante.
-Continuò il primo agosto a bombardare, senza
-avvicinare truppe per l'assalto. Voleva forse
-soltanto impedire i lavori di rafforzamento.
-Poi si rassegnò e tacque.
-</p>
-
-<p>
-Non completamente però. Tutti i giorni cannoneggiava
-un poco. Di tanto in tanto la Val
-Dogna è percossa dai rimbombi dei colpi austriaci.
-Si vedono delle granate scoppiare fra
-le rocce, sulle quali lasciano un segno di scheggiatura
-fresca, e il fumo viaggia, portato dal
-vento, sugli accampamenti aggrampati al rovescio
-delle balze. Qualche colpo mal diretto
-passa sulle creste e arriva nel fondo del vallone.
-L'ululato del proiettile allora si prolunga
-curiosamente, per gli echi forse, dopo il
-boato dello scoppio.
-</p>
-
-<p>
-I nostri soldati, sistemata la posizione della
-Forcella, l'hanno anche ingegnosamente adornata.
-Come per una sfida, per ergere di fronte
-allo straniero un simbolo d'italianità, essi hanno
-costruito proprio sulle trincee un campaniletto
-veneto, che ha un vaso di <i>shrapnell</i> per
-<span class="pagenum" id="Page_243">[243]</span>
-campana. Manda un suono da campanaccio
-da armento, un suono di pace.
-</p>
-
-<p>
-Più in basso, al coperto, dove comincia il
-bosco e si annida fra i macigni il primo posto
-di medicazione, i soldati hanno eretto un baldacchino
-alto: quattro tronchi per colonne, una
-cuspide di fronde, una croce sulla punta. Una
-grossa pietra rozzamente spianata biancheggia
-sotto al baldacchino, al quale si sale per una
-specie di grandiosa scalea di rocce. È l'altare.
-Alla domenica il cappellano vi dice la messa;
-in giro sui dirupi e fra gli alberi si accalca la
-soldatesca immobile, silenziosa e grave; il cannone
-romba lontano, e in alto, sulle trincee,
-lo <i>shrapnell</i> tintinna sul suo minuscolo campanile.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Gli austriaci non avevano preveduto la possibilità
-di portare delle artiglierie pesanti sulle
-balze della Val Dogna. Non immaginavano
-che la montagna potesse in poche settimane
-venir solcata, tagliata e ascesa da strade ruotabili
-di una fantastica arditezza. Vi erano
-solo dei sentieri da cacciatori e da contrabbandieri.
-Nei primi tempi della guerra ogni carovana,
-ogni salmeria che s'inerpicava sulla valle
-perdeva qualche mulo. Il terreno si sfaldava,
-lembi di sentiero franavano, e le più solide bestie
-da soma spesso scivolavano nei passi angusti
-e scoscesi, perdevano piede, si dibattevano
-per un istante annaspando convulse con
-<span class="pagenum" id="Page_244">[244]</span>
-gli zoccoli, ogni muscolo teso e fremente in
-un muto terrore, e precipitavano nel burrone,
-le zampe in aria, in mezzo ad una valanga di
-terriccio e di sassi. Ora l'automobile sale le
-stesse pendici.
-</p>
-
-<p>
-La strada pare che assalti le balze; passa
-da una all'altra con quel serpeggiamento
-ascendente, serrato e folle che hanno certi
-razzi. Va su, va su, tagliata nel macigno; s'inerpica
-su delle vere pareti; sembra da lontano,
-in certi punti, un zig-zag tracciato sopra
-un muro gigantesco. Non ha parapetti
-ancora, è larga poco più della vettura, sovente
-le ruote lasciano cautamente il loro solco lieve
-ad un palmo dall'abisso. Sporgendosi si scorge
-il biancheggiare lucente e vivo dell'acqua che
-scorre precipitosa giù nel fondo, nell'ombra,
-fra macigni lavati e chiari intorno ai quali essa
-mette effervescenti collari di spuma. Le
-volute percorse pochi momenti prima salendo,
-sono sotto, a picco, già lontane nella profondità.
-Più avanti o più indietro la strada sembra
-sempre troppo angusta per potervi passare,
-e si ha l'impressione di doversi sentir
-slanciare da un momento all'altro nel vuoto.
-Ad ogni giro essa manca allo sguardo, sparisce,
-non è più che un taglio, una soglia oltre
-la quale non c'è più niente.
-</p>
-
-<p>
-Strade mirabili, strade prodigiose aperte dalla
-guerra! Hanno nel loro tracciato stesso una
-violenza e un impeto, come un segno di volontà
-<span class="pagenum" id="Page_245">[245]</span>
-ferma, la volontà di passare, la decisione
-di non conoscere ostacoli. Sono comparse ovunque,
-come per incanto, ad ogni altitudine, attraverso
-regioni impenetrabili ancora chiuse
-al traffico umano come all'inizio dei tempi.
-Solide, incancellabili, queste arterie della nostra
-forza scavalcano ponti di pietra, si appoggiano
-a muraglie massicce, e sul sasso appena
-tagliato si vedono scolpiti simboli di armi,
-frasi lapidarie di ricordo, date, numeri di reggimenti,
-che narreranno al più lontano avvenire
-questa magnifica storia che noi viviamo,
-come quei cippi che ai margini delle strade
-romane le legioni creatrici piantavano.
-</p>
-
-<p>
-Davanti a queste opere gigantesche che sorgono
-da una settimana all'altra, ci si ricorda
-stupiti che un male dell'Italia è la deficienza
-di strade, che delle belle province nostre si
-spopolano, che delle ubertose regioni nostre
-agonizzano, perchè isolate dal mondo. Cinquanta
-anni di pace non hanno dato alla Calabria,
-alla Basilicata, alla Sicilia, le strade che un
-mese di guerra apre nelle più impervie regioni
-del mondo. Ci accorgiamo ora di quello
-che la disciplina può fare di noi. Avevamo
-bisogno di un'unione e di un comando.
-</p>
-
-<p>
-Le nuove strade ci permettono uno spostamento
-di grosse artiglierie, quale gli austriaci
-si erano da molti anni assicurato con una viabilità
-aggressiva che arretrava tutte le nostre
-frontiere. I cannoni più potenti, che parevano
-<span class="pagenum" id="Page_246">[246]</span>
-destinati a non muoversi dai forti, ora viaggiano
-per tutto, trainati da motori, in lunghi
-e lenti convogli di carrocci pesanti al passaggio
-dei quali il suolo freme. È come se le fortezze
-avessero sciolto le righe e manovrassero.
-Il duello delle artiglierie pesanti, qui come
-sull'altipiano di Asiago, ha preso una mobilità
-maestosa. Cessato su Malborghetto riprende altrove,
-su nuove posizioni, si sposta, gira.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Abbiamo fatto un rapido e largo giro per le
-valli del Dogna e del Raccolana, che si somigliano
-un poco, parallele e brevi, egualmente
-dirupate e truci alle testate, piene di una agreste
-poesia agl'imbocchi, dove s'ingentiliscono,
-verdi di prati, disseminate di piccoli villaggi alpestri
-che seguitano a vivere la loro antica vita
-eguale sotto al rombo delle artiglierie, e verso
-i quali alla sera ascendono in fila per sentieri
-erbosi robuste contadine, curve sotto alla gerla
-colma di fieno odoroso, rosse e sorridenti.
-</p>
-
-<p>
-A Chiusaforte una folla di soldati si serrava
-intorno a qualche cosa, riempiva la strada,
-altri accorrevano su dai baraccamenti e dai
-parchi, delle grida, delle risa, un pigia pigia,
-un sollevarsi dei più lontani sulle punte dei
-piedi, un'agitazione di berretti grigi.
-</p>
-
-<p>
-«Che c'è?» — chiedevano gli ultimi arrivati.
-«Dei prigionieri!» — «Cantano!» — «Quanti?
-quanti?» — «Da dove vengono?» — «E chi
-li capisce?».... Degli ufficiali sono sopraggiunti:
-<span class="pagenum" id="Page_247">[247]</span>
-«Indietro, via! Volete andarvene?» — hanno
-comandato. I soldati si sono dispersi come
-delle formiche fra le quali sia caduto un fiammifero
-acceso. E allora si sono visti nello spazio
-vuoto due strani tipi, stracciati, vestiti di
-una tunica irriconoscibile, una specie di camiciotto
-di tela sporca, con dei grossi stivali
-deformati, impolverati e rotti, la testa coperta
-da un largo berretto a piatto con la fascia rossastra.
-</p>
-
-<p>
-Giovanissimi, imberbi quasi, magri, pallidi,
-macilenti, uno basso, uno alto, con delle grosse
-mani scarnite che si muovevano in gesti disordinati.
-La loro faccia esotica, dagli zigomi sporgenti
-e gli occhi asiatici, era tagliata dal largo
-sorriso di una felicità piena, il quale scopriva
-dei grandi denti bianchi. Erano russi fuggiti
-alla prigionia austriaca.
-</p>
-
-<p>
-Costretti a fare trincee contro di noi, erano
-riusciti a separarsi dai loro compagni, e marciando
-di notte, nascondendosi al giorno, mangiando
-non si sa come, vivendo così per una
-settimana una vita da bestie cacciate, erano
-arrivati ai nostri avamposti.
-</p>
-
-<p>
-Ogni tanto li prendeva un impeto di allegrezza,
-li sollevava un'onda di gioia; agitando
-i berretti urlavano: «Viva Italia! Viva, viva,
-viva!» — e i loro poveri grossi piedi stanchi
-accennavano pesantemente a passi di danza,
-una di quelle danze slave che si snodano intorno
-al fuoco dei bivacchi cosacchi, accompagnate
-<span class="pagenum" id="Page_248">[248]</span>
-da gridi acuti e da un battere ritmico di
-palme. Poi cantavano qualche strofa d'un loro
-canto sostenuto e melanconico come un salmo,
-che scandivano con movimenti di tutto il loro
-corpo magro e sofferente. Parevano ebbri. I
-nostri soldati, scostatisi, dopo aver riso al principio
-si erano fatti gravi.
-</p>
-
-<p>
-Quando hanno visto gli ufficiali, i due russi
-si sono avanzati verso di loro, e chini, messo
-un ginocchio a terra hanno afferrato a forza
-le loro mani per baciarle, con quel gesto di
-profonda devozione del <i>mugik</i> che bacia l'icone.
-</p>
-
-<p>
-L'ultima tappa li aveva avvicinati alla loro
-grande patria, così remota e pallida.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_249">[249]</span>
-</p>
-
-<h2 id="montecroce">DOVE IL COMBATTIMENTO NON HA SOSTE.<br />
-IL PASSO DI MONTECROCE.</h2>
-</div>
-
-<p class="indr">
-<i>18 settembre.</i>
-</p>
-
-<p>
-Prima di salire sulle posizioni, l'ufficiale che
-ci conduceva ha preso la parola.
-</p>
-
-<p>
-Con frasi chiare, pacate, brevi, come se parlasse
-delle cose più naturali e semplici della
-terra, ha narrato lo svolgimento dell'azione su
-quel settore del fronte, una storia magnifica
-di lotte incessanti, di assalti e contrassalti senza
-fine fra vette quasi inaccessibili, una storia
-di accanimenti e di furori. Stavamo per ascendere
-alla linea di trincee del Pal Grande, del
-Freikofel, del Pal Piccolo, nelle quali il combattimento
-non ha soste.
-</p>
-
-<p>
-Quale indimenticabile lezione di tattica!
-</p>
-
-<p>
-Eravamo in fondo alla valle di Montecroce
-in una di quelle mattine fresche e purissime
-che mettono nell'aria luminosa qualche cosa
-di inebbriante. Il Pizzo di Timau ci sovrastava
-con i suoi arditi castelli basaltici, che lanciavano
-l'impeto delle loro torri grige verso l'indefinito
-della distanza, nell'azzurro del cielo, a un
-chilometro e mezzo sulle nostre teste. Dalle
-loro basi, fino al fondo della valle, un digradare
-di macigni precipitati, vario e come pieno ancora
-<span class="pagenum" id="Page_250">[250]</span>
-del tumulto dei crolli. Dall'altra parte
-della valle, le spalle boscose del Monte di Tierz,
-la cui cresta terrosa e fulva conserva lembi di
-prato che l'autunno dissecca. Fra il declivio
-dirupato e nudo del Timau e la costa selvosa
-del Tierz, come fra due quinte, tutto uno sfondo
-di imponenti vette rocciose: il Pizzo Collina, il
-Monte Cogliàns, lo Zellonkofel più vicino, una
-maestà di masse scoscese e chiare, rigate qua
-e là da un candore di nevi. Mentre l'ufficiale
-parlava, le montagne si rimandavano l'una all'altra
-echi fragorosi e senza fine di cannonate.
-</p>
-
-<p>
-La cima del Tierz si coronava di nubi bianche
-e nembi di terriccio, ed udivamo passare
-sul Timau un canto profondo e fuggitivo di
-granate in viaggio. Lunghi rimbombi di esplosioni
-scendevano per la valle, nella quale vedevamo
-sorgere e dileguarsi cirri di fumo.
-</p>
-
-<p>
-Il cannone faceva un formidabile commento
-alle parole dell'ufficiale — uno degli eroi del
-Freikofel, promosso per merito di guerra e
-proposto per tre medaglie al valore — le illuminava
-di verità precisa, delineava l'immagine
-esatta dei fatti. Noi le vedevamo le nostre meravigliose
-truppe sotto a bombardamenti di giorni
-e di settimane, impavide, pronte all'attacco:
-l'artiglieria spiegava.
-</p>
-
-<p>
-Un soffio di terrore pareva avesse spazzato
-la valle. Eravamo adunati presso ad una vecchia
-chiesuola solitaria, e vedevamo poco lontano
-le case del villaggio di Timau, vuote, chiuse,
-<span class="pagenum" id="Page_251">[251]</span>
-silenziose. Poco dopo il paesello di Muse
-incomincia la zona del fuoco e la vita normale
-agonizza. Più oltre, sulla strada polverosa non
-si scorge che qualche portatrice frettolosa, con
-una gran gerla sulle spalle curve; ancora qualche
-capraia sui prati, immobile presso al suo
-piccolo armento, e poi niente altro che soldati,
-e muli in lenta sequela, salmerie che salgono
-verso quella tempesta che romba. Erano le otto
-del mattino quando ci siamo incamminati anche
-noi, in lunga processione.
-</p>
-
-<p>
-Il Pal Piccolo, il Freikofel, il Pal Grande,
-sono vette in fila di una stessa catena lungo
-la quale passa la frontiera, diretta da oriente
-ad occidente. Questa catena si allunga fra due
-valloni, per un gran tratto paralleli: quello
-dell'Anger al nord, in terra austriaca, e quello
-di Montecroce al sud, in terra italiana. Due
-allineamenti di montagne assai più alte formano
-gli altri opposti versanti dei due valloni. Insomma,
-per avere una visione chiara del terreno,
-necessaria alla visione chiara dei fatti,
-bisogna immaginare, uno di fronte all'altro — uno
-sulla nostra terra e uno sulla terra austriaca — due
-maestosi schieramenti di monti, due
-grandi spalti le cui creste ondulate e prative,
-che passano i duemila metri, si guardano da
-sette od otto chilometri di distanza, e fra loro,
-più in basso, la catena rocciosa del Pal Piccolo,
-del Freikofel e del Pal Grande, la quale finisce
-per attaccarsi al Pizzo di Timau.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_252">[252]</span>
-</p>
-
-<p>
-Queste alture famose, con i loro cocuzzoli
-nudi, frastagliati, precipitosi, messi in rango,
-sorretti e legati da balze tormentate e scoscese,
-formano una strana convulsione di pietra in
-mezzo ad un calmo e solenne anfiteatro di
-montagne verdi: le montagne di Tierz, di Cimon,
-di Crostis, dalla parte nostra; quelle di
-Köderhohe, di Lancheck, di Polenick (la sola
-che si culmini in una dirupata nudità pietrosa),
-dalla parte austriaca.
-</p>
-
-<p>
-Avevamo già contemplato la truce regione del
-Freikofel dall'alto del Crostis, durante una delle
-ultime escursioni. Avevamo visto sotto a noi
-una confusione di giganteschi macigni, variegata
-di sterpi, e solo dopo una lunga osservazione
-ci era stato possibile individuare le cime, distinguerle
-l'una dall'altra, e sorprendervi a poco
-a poco la nascosta vita della guerra. Gl'incamminamenti
-coperti, le paurose scalinate scavate
-nel sasso entro l'ombra di canaloni, i rifugi arrampicati
-miracolosamente nei greti, i baraccamenti
-annidati ai piedi delle pareti rocciose,
-e qua e là le trincee, tutto minuscolo, strano,
-fatto di solchi, di celle, di tane, fra sparpagliamenti
-di tronchi trascinati lassù, simili a festuche
-di paglia, pareva dovuto ad un lavoro d'insetti
-infaticabili e industriosi. Il cannone taceva,
-e nel silenzio freddo delle vette risuonavano
-continuamente dei colpi di fucile, cupi, lunghi,
-con quel rumore caratteristico delle tavole gettate
-a terra, un rimbombo da legname scaricato.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_253">[253]</span>
-</p>
-
-<p>
-La lotta si accanisce in questa aspra regione
-perchè c'è il Passo di Montecroce. La valle austriaca
-dell'Anger e quella italiana di Montecroce
-sono in comunicazione. La catena rocciosa
-del Freikofel ha un taglio profondo nel
-quale una buona strada si snoda. Per questa
-strada si può scendere dal Gail al Tagliamento.
-Padroni del Passo di Montecroce, gli austriaci
-potrebbero premere verso gli sbocchi che conducono,
-per le valli del But, del Degano e
-del Tagliamento, alle retrovie del nostro esercito
-operante sull'Isonzo. Non andrebbero lontani,
-ma farebbero sentire una pesante minaccia
-sul nostro fianco.
-</p>
-
-<p>
-Per aprirsi la via di Montecroce non hanno
-risparmiato sforzi. Avevano preparato numerose
-strade militari, avevano creato nella zona
-del Passo un vero campo trincerato, e fin dall'inizio
-della guerra, concentrate truppe e artiglierie
-in quantità preponderanti, hanno tentato
-di forzare il varco. L'azione su questo
-settore ha avuto tre periodi distinti: offensiva
-austriaca e resistenza nostra; controffensiva italiana
-e conquista delle vette; equilibrio. Noi non
-vogliamo avanzare, siamo sulla frontiera naturale,
-non reclamiamo terre al di là, e non
-vogliamo disperdere energie in obbiettivi strategici
-di secondario valore.
-</p>
-
-<p>
-Ma la lotta non si acquieta. Gli austriaci
-tornano e ritornano all'attacco, tentano e ritentano,
-<span class="pagenum" id="Page_254">[254]</span>
-costone per costone, vetta per vetta,
-cercano di smuovere la stupenda barriera di
-eroismo contro la quale ogni assalto si sfascia
-e si abbatte nel sangue. Alle volte lasciano
-trascorrere qualche settimana nell'inerzia, poi,
-impetuosamente, sferrano un colpo di sorpresa.
-Sperano di trovarci indeboliti, immaginano forse
-che, ingannati dalla quiete d'una falsa rinuncia,
-i difensori abbiano assottigliato le loro schiere.
-</p>
-
-<p>
-La nostra difensiva non va intesa come una
-immobilità. La nostra azione svolge spesso una
-offensiva tattica, sospinge, assalta, sorprende,
-striscia, strappa al nemico ora una trincea,
-ora un ridotto, migliora le posizioni, si abbarbica,
-approfondisce le radici della resistenza.
-Le fanterie nemiche sono a quaranta o cinquanta
-metri l'una dall'altra. Gli avamposti sono
-a quindici metri. Quando gli austriaci bombardano,
-spesso debbono fare arretrare la loro
-fanteria nella seconda linea di trincee per non
-colpirla.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Il Passo, una spaccatura piena d'ombra, folta
-di abeti, sta fra due cime massicce e rocciose,
-due immani pilastri: quello a sinistra è lo
-Zellonkofel, quello a destra è il Pal Piccolo.
-A destra del Pal Piccolo, un'altra mole di sasso:
-il Freikofel. A destra del Freikofel, simile
-per l'aspetto ma più ampio, il Pal Grande.
-Ancora più in là, le guglie del Timau. Dopo
-il Timau, ma non più in rango, simile al
-<span class="pagenum" id="Page_255">[255]</span>
-capo di una schiera di vette, l'alto Pizzo Avostanis
-avanza al nord e chiude la valle dell'Anger.
-</p>
-
-<p>
-Il possesso di questo Pizzo sollevò anni or
-sono una questione diplomatica che somiglia
-a quella della Cima Dodici. L'Austria lo reclamava,
-ma le sue ragioni erano troppo quelle
-del lupo. Il Pizzo restò nostro. La lunga premeditazione
-austriaca ora si rivela nella sua pienezza.
-Non era il povero possesso di una sterile
-sommità che si discuteva: era il dominio
-di un valico, il punto di appoggio di un'azione.
-Il Pizzo Avostanis è il sostegno del nostro
-fronte. Se non l'avessimo, forse la difesa non
-potrebbe esser lì.
-</p>
-
-<p>
-La lotta cominciò al Passo. Subito, all'inizio
-della guerra, il nemico avanzò all'occupazione
-dello Zellonkofel a sinistra del Passo, e del Pal
-Piccolo a destra. Sul Pal Piccolo avevamo un
-plotone. Benchè risolute e tenaci, le nostre forze
-nella zona erano in quei giorni piccole. Il
-plotone si trovò di fronte una compagnia austriaca.
-Dovette ripiegare, ma alla notte stessa
-i nostri assaltarono il monte. Lo presero, lo
-tennero. Però, profittando di un cambio di guarnigione
-che aveva portato sul Pal Piccolo una
-truppa nuova alla località, gli austriaci attaccarono
-e rioccuparono la vetta. Vi rimasero poco.
-Gli stessi soldati che avevano già una volta
-conquistato il monte, salirono nuovamente all'assalto
-e lo riconquistarono. E vi sono ancora.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_256">[256]</span>
-</p>
-
-<p>
-Ma gli austriaci avevano lo Zellonkofel, avevano
-il Freikofel, avevano una delle due punte
-del Pal Grande; le posizioni nostre e le loro
-s'incastravano, s'intersecavano, si allacciavano
-sopra una stessa linea. Aggrampati sullo scoglio,
-dove non si scavano trincee, dietro a frettolosi
-ripari di pietre ammonticchiate e di sacchi
-di terra faticosamente trascinati lassù, i
-nostri avevano il nemico di fronte e sui fianchi.
-Gli approcci erano scoperti, la fucileria
-grandinava sulle retrovie, mancavano sentieri,
-il rancio doveva esser portato da lontano con
-due ore di ascensione sotto al fuoco, e l'artiglieria
-tempestava. Gli attacchi del nemico erano
-continui e violenti.
-</p>
-
-<p>
-Il Pal Piccolo fu assalito cinque volte consecutive
-in un solo giorno da un battaglione
-e mezzo di austriaci muniti di numerose mitragliatrici.
-Cinque volte il nemico venne ricacciato.
-Si preparava a salire ancora all'attacco,
-si sentiva troppo superiore di forze per rassegnarsi,
-quando nella giornata grigia la nebbia
-scese dalle vette e una pioggia dirotta cominciò
-a scrosciare sulle pietre. Allora i nostri si
-slanciarono fuori dalle posizioni, la baionetta
-bassa, urlando, e per quel giorno spezzarono
-definitivamente l'offensiva nemica. Era il
-30 maggio.
-</p>
-
-<p>
-Intanto il coro dei cannoni aumentava tutto
-intorno. Mentre le fanterie si battevano, spesso
-a corpo a corpo, sulla catena rocciosa che
-<span class="pagenum" id="Page_257">[257]</span>
-il Passo fende, da dietro le creste dell'ampio
-anfiteatro di monti le batterie preparavano gli
-assalti o si cercavano fra loro, folgorandosi
-al di sopra della mischia, e da vetta a vetta
-filava l'ululante parabola delle granate. I nostri
-medî calibri entrarono in azione il 28 maggio,
-e i loro primi rimbombi furono salutati da
-una lunga acclamazione, giù dalle trincee italiane.
-Il 3 giugno una batteria austriaca veniva
-smontata dalle nostre cannonate. Era il
-momento in cui si preparava la conquista del
-Freikofel.
-</p>
-
-<p>
-Fu annunciata al paese il 9 giugno, quando
-potè dirsi definitiva. Perchè il Freikofel fu preso,
-perso, ripreso, riperso, ripreso. Quando si
-è visto il Freikofel si ha di questi assalti l'impressione
-fantastica di un volo. Immaginate una
-specie di alta cupola di basalto, irregolare, con
-dei fianchi quasi a picco, tutta scogliere, tutta
-nodi, spaccata da fenditure che ospitano grame
-sterpaglie, grigia, sinistra, strana come quelle
-rocce inverosimili della pittura cinese che
-portano sulla vetta i contorcimenti di un pino
-asiatico. Lo difendeva una compagnia, ossia
-tanti soldati quanti era possibile mettervene.
-Fu preso la prima volta da venticinque uomini.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-In molte compagnie alpine si sono formati
-nuclei numerosi d'uomini votati alla morte; sono
-detti le «anime perse», sempre pronti ad ardimenti
-che hanno del sovrumano. Ricordano
-<span class="pagenum" id="Page_258">[258]</span>
-i <i>keshitai</i> giapponesi, gli assetati del pericolo,
-gli eroi dell'impossibile. L'attacco del Freikofel
-pareva una follia, ma bisognava studiarlo,
-bisognava tentarlo. Avanti le «anime perse»!
-</p>
-
-<p>
-Sono tante le anime perse che si dovette
-fare una scelta. Occorrevano venticinque soldati,
-e ve n'erano cinquecento che si offrivano. Partì
-all'alba del 6 giugno la spedizione prodigiosa,
-condotta da un sergente pratico dei luoghi.
-Erano tutti alpigiani: guide, cacciatori di
-camosci, portatori, gente che si sente sicura
-sopra un abisso finchè trova lo spazio per incastrare
-la punta d'un piede e i polpastrelli
-di una mano.
-</p>
-
-<p>
-Si vede da dove sono saliti, ma non si capisce
-come siano saliti. Portavano il fucile,
-con la baionetta già inastata, le giberne, il tascapane
-pieno di viveri, erano carichi di peso.
-S'inerpicavano con piedi fasciati di pezze, per
-far meglio presa sulla roccia, e certi tratti di
-parete liscia, dove non era possibile salire,
-li superavano fissando alle sporgenze superiori
-delle lunghe corde alle quali si arrampicavano.
-Gli austriaci, che vigilavano le due spalle più
-accessibili del monte, non udirono niente. L'ascesa,
-lenta e silenziosa, era durata un'ora e
-mezzo.
-</p>
-
-<p>
-Toccata la vetta, fra le asperità cineree dei
-dirupi gli assalitori concertarono rapidamente
-il loro piano. «Battaglione, alla baionetta!» — urlò
-il sergente. «Compagnia, alla baionetta!» — urlò
-<span class="pagenum" id="Page_259">[259]</span>
-un caporale. E tutti e venticinque, gridando
-per mille, si buttarono avanti, saltando
-da masso a masso: Savoia! Dalle posizioni vicine
-si udì il clamore. Poi le voci si spensero.
-Dopo qualche minuto il silenzio tornò profondo
-sul Freikofel. Che era avvenuto? Tutti gli sguardi
-scrutavano ansiosamente la vetta. Improvvisamente
-un'acclamazione immensa echeggiò
-dal Pal Piccolo all'Avostanis. Sulla cima del
-Freikofel sventolava la bandiera italiana.
-</p>
-
-<p>
-Gli austriaci non si erano difesi. Sorpresi,
-erano fuggiti in terrore. Erano già depressi
-per un intenso bombardamento di medî calibri
-durato tutta la notte. Cinquantaquattro di loro
-si arresero subito. Molti altri, sparpagliatisi intorno
-nelle anfrattuosità delle rocce, venivano
-fuori alle reiterate intimazioni di resa, le mani
-levate. Il nemico non tentò subito di riprendere
-la vetta di assalto: la bombardò. Tutte
-le batterie austriache, grandi, piccole, di medio
-calibro, vi concentrarono un fuoco infernale,
-prima che i nostri potessero compiere il più
-piccolo lavoro di fortificazione. La sommità
-dovette essere sgombrata, ma tenevamo l'accesso.
-Aggrampate Dio sa come, le nostre truppe
-erano là, pronte, al riparo, entro i greti e nei
-canaloni.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Dei venticinque assalitori uno solo era caduto.
-Fu visto all'inseguimento, avanti a tutti,
-scendere a salti di camoscio e piombare colpito
-<span class="pagenum" id="Page_260">[260]</span>
-da una fucilata a bruciapelo, tirata da qualche
-nascondiglio. Non era stato nominato per
-quell'impresa. Aveva protestato perchè non l'avevano
-incluso nella lista. «<i>Sior capitano, mi
-go più dirito dei altri!</i>» — aveva detto alla
-sera, tutto commosso come sotto ad un'ingiuria. — «<i>Me
-speta!</i>».
-</p>
-
-<p>
-Era un soldato straordinario. Quando vedeva
-il suo capitano partire solo in ricognizione,
-borbottava: «<i>Eco sto mato che busca de
-farse copar!</i>» — E gli dava dei consigli: «<i>No
-se fida de mi? Perchè no me manda mi a
-guardar, che se lo copan a el, che femo nualtri?</i>» — Il
-capitano fingeva di non udire, e
-allora il bravo alpino pigliava il fucile, si affibbiava
-le giberne, e dopo aver mormorato un
-affettuoso e irriverente «<i>andemoghe drio, el
-xè mato da legar!</i>», lo seguiva per tutto, passo
-passo, come un cane, devotamente, pronto a
-fargli scudo del suo corpo ad ogni frusciare
-di fronde. L'ufficiale lo ha pianto.
-</p>
-
-<p>
-Per tre giorni sul Freikofel è stata una alternativa
-di bombardamenti e di mischie alla
-baionetta. Quando il nemico credeva di aver
-spazzato la vetta a colpi di cannone, avanzava
-la sua fanteria. Improvvisamente era fra le
-pietre un brulichìo di grigio, un lungo urlo
-possente, i nostri balzavano su, rioccupavano
-la cima, facevano dei prigionieri, rigettavano
-l'assalto. Il bombardamento ricominciava. Si resisteva
-un'ora, due, tre, poi bisognava cedere,
-<span class="pagenum" id="Page_261">[261]</span>
-ritirarsi. Dal giorno 7 al giorno 9, il nemico lasciò
-duecento cadaveri sul Freikofel, quattrocento
-feriti, duecentoventi prigionieri. Ma il 9
-la nostra occupazione della sommità era consolidata.
-Il cannone non ci scacciava più.
-</p>
-
-<p>
-Gli attacchi austriaci sono però continuati.
-Con la nebbia, con la pioggia, di notte, all'alba,
-alla sera, il tentativo di riprenderci il
-Freikofel è stato rinnovato con un'accanita costanza.
-Specialmente con la nebbia. Quando
-le nubi scendono e le montagne vi si immergono
-a poco a poco, quando tutto sparisce in
-un grigio tenebrore, si può esser quasi sicuri
-che nello spessore opaco e freddo dei vapori
-i nemici rampano.
-</p>
-
-<p>
-La loro tattica consiste nell'avvicinarsi a
-gruppi di cinquanta o sessanta, cautamente,
-carponi, e, arrivati a pochi passi dalla trincea
-italiana, aprire un fuoco intenso e breve di
-fucileria. Non osano slanciarsi all'assalto subito;
-vogliono prima saggiare la difesa. Il fuoco
-di risposta rivela le condizioni dei difensori.
-Ne dice il numero, ne dice il morale. Se la
-trincea si sveglia con una fucileria furibonda,
-lunga, disordinata, l'attacco può proseguire.
-Vuol dire che la gente trincerata è poca e vuol
-parere molta, o è molta ma sorpresa e agitata.
-Se invece soltanto una diecina di colpi risponde,
-e poi si rifà il silenzio, la cosa è grave: c'è
-nella trincea un'aspettativa calma e sicura. In
-questo caso, che è il più sovente, l'attacco è
-<span class="pagenum" id="Page_262">[262]</span>
-sospeso. Allora, dopo la scarica, i nostri non
-sentono più nulla. Il nemico si ritira quatto
-quatto nelle sue tane.
-</p>
-
-<p>
-Tali spedizioni austriache non sono mai condotte
-da ufficiali; dei sergenti le guidano. Gli
-ufficiali rimangono dietro, nelle trincee.
-</p>
-
-<p>
-Si sono avuti, per lunghi periodi, tutte le
-notti di questi tentativi di attacco. Talvolta
-l'offensiva austriaca ha un ben maggiore sviluppo,
-si sferra in forze compatte dopo violenti
-bombardamenti, si estende contemporaneamente
-a tutte le posizioni del Passo di Montecroce,
-assale il Freikofel, assale il Pal Piccolo, assale
-il Pal Grande, assale l'Avostanis.
-</p>
-
-<p>
-Non si contano più queste battaglie furibonde,
-nelle quali si calcola siano caduti più
-di seimila austriaci. Il nemico si dibatte sulla
-linea incrollabile delle nostre posizioni, non
-vuol persuadersi che non si passa. Il 14 giugno,
-bombardamento e attacco dell'Avostanis. Il giorno
-dopo, attacco generale. Il 20 giugno, alla
-notte, attacco del Freikofel. Il 22, attacco generale.
-Dopo ogni insuccesso parziale, gli austriaci
-allargano il combattimento, come chi non potendo
-scuotere una porta sferri pugni su tutti
-i muri intorno. Il 23, attacco dal Pal Piccolo
-al Pal Grande. Così il 24, nella notte. La
-notte del 25, attacco del Freikofel. Le rocce
-si coprivano di cadaveri. Intanto noi, sistematicamente,
-continuavamo a completare il nostro
-fronte con nuove conquiste.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_263">[263]</span>
-</p>
-
-<p>
-Il 22 giugno, proprio durante gli assalti austriaci,
-occupavamo la cresta fra il Pizzo Collina
-e lo Zellonkofel, il monte che, simmetrico
-al Pal Piccolo, sta a ponente del Passo di Montecroce.
-Zellonkofel e Pal Piccolo sono come
-due gigantesche sentinelle, una da una parte
-e una dall'altra del Passo. Il 25, la cima stessa
-dello Zellonkofel fu presa da noi. La soglia
-di Montecroce era definitivamente chiusa al nemico.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Gli austriaci tentarono il giorno dopo di sloggiarci.
-Respinti, impiegarono il giorno 27 a
-spostare artiglierie; il 28 bombardarono lo Zellonkofel
-con tutti i calibri, poi lo assalirono
-ancora. Respinti, si volsero di nuovo, all'altro
-pilastro del Passo, al Pal Piccolo. Nella notte
-del 30, alla luce dei proiettori e dei razzi illuminanti
-l'ondata dell'assalto si abbattè sulle
-nostre trincee, con granate a mano e bombe
-asfissianti. L'onda s'infranse e ricadde.
-</p>
-
-<p>
-Noi ci eravamo anche impadroniti del Passo
-di Volaia e del Passo di Valentina, che si trovano
-a ponente del Montecroce. Il nostro allineamento
-si estendeva e si piantava solidamente
-sulle posizioni più forti. Il 1.º luglio facevamo
-ancora un piccolo passo avanti dalla
-cima del Pal Grande; scendendo sul declivio
-scacciammo il nemico dalla trincea avanzata. Gli
-austriaci fecero sforzi disperati per riprenderla.
-Tentarono l'assalto nella notte stessa; poi alla
-<span class="pagenum" id="Page_264">[264]</span>
-mattina seguente; poi, con più truppe, il giorno
-3, dopo un serrato cannoneggiamento; poi
-il giorno 5. Abbandonarono 250 morti sul terreno.
-Respinti sempre, volsero l'attacco al vicino
-Pizzo Avostanis. Furono lasciati avvicinare a
-brevissima distanza dalle trincee, contrattaccati,
-rovesciati nella valle. Il giorno appresso,
-assalivano ancora il Pal Grande.
-</p>
-
-<p>
-Vi è qualche cosa di cieco e di feroce in
-questa tattica da ariete, una forsennata negazione
-dell'evidenza. E l'evidenza è che la fanteria
-austriaca, dai celebri <i>Kaiserjägern</i> ai
-bosniaci, non può reggere in combattimento
-aperto contro la nostra truppa, quando l'uomo
-è contro l'uomo. La forza degli austriaci è
-nell'ausilio ampio, bene organizzato, sapiente,
-di tutta la meccanica offensiva, di tutti gli
-atroci sostituti scientifici del valore umano: è
-nell'uso studiato e largo di tutti quei moderni
-mezzi di lotta che permettono di colpire senza
-esporsi, che affidano la maggior parte del combattimento
-al cieco automatismo degli esplosivi;
-è nell'abilità del nascondiglio, nel soccorso delle
-difese inanimate. Sono artiglierie numerose, varie,
-ben celate, pronte a scomparire; sono bombe
-asfissianti; sono granate che delle macchine
-lanciano, perchè ci si espone troppo a lanciarle
-a mano; sono mine, reticolati, scudi di
-acciaio; sono trinceramenti blindati con feritoie
-a sportello nei quali la fanteria è invulnerabile.
-Ma il momento arriva in cui bisogna che avanzino
-<span class="pagenum" id="Page_265">[265]</span>
-allo scoperto se vogliono tentare una conquista.
-</p>
-
-<p>
-Possono bombardare quanto vogliono, aumentare
-in proporzioni esorbitanti la loro avanguardia
-di esplodenti, l'ora suona in cui i rifugi debbono
-essere lasciati per farsi avanti. È l'ora che
-i nostri aspettano silenziosamente. È l'ora del
-cuore. Non sempre ci si difende col fuoco dall'assalto
-che inerpica. Le baionette si inastano,
-poi con un grido selvaggio i nostri balzano sulle
-trincee e si gettano giù, a valanga. Il nemico
-precipita indietro, lascia i suoi morti, i suoi feriti,
-i suoi fucili, e da dietro i macigni spuntano
-mani levate di gente che si rende. E questo
-non una volta, non due; quando leggete
-nella nobile sobrietà della prosa di Cadorna che
-avvenne «il consueto attacco» al Freikofel, al
-Pal Grande, al Pal Piccolo, dovete immaginarvi
-queste scene sugli orridi costoni di Montecroce,
-grandiose e tenibili come la penna non
-potrà mai dire, tumultuanti nel pallore di
-un'alba, o in una notte di tempesta illuminata
-dalla luce fantastica di bengala librati nell'aria
-dai razzi.
-</p>
-
-<p>
-Poi si combatte per i morti.
-</p>
-
-<p>
-I nostri alpini, specialmente, hanno per il
-cadavere una reverenza eroica, un culto antico
-e solenne che fa della sepoltura un dovere sacro.
-Compiono follìe di valore per raccogliere
-piamente i loro caduti. Dicono che il morto
-vuole riposo, e reclamano dai superiori il diritto
-<span class="pagenum" id="Page_266">[266]</span>
-di uscire dalle trincee. Si concertano, partono
-in cinque, in sei, armati, di notte. Spesso
-sono scorti o sono uditi dal nemico, la fucileria
-si desta, le bombe esplodono divampando fragorosamente,
-i proiettori si accendono e frugano
-la roccia. Qualche volta la scaramuccia
-si allarga, e non sono più cinque o sei che
-avanzano, sono cinquanta, sono cento, lanciati
-fuori da un'indignazione generosa, e la spedizione
-arriva sulla trincea nemica tornandone
-carica di trofei.
-</p>
-
-<p>
-Sul Pal Grande, un giorno, uno dei nostri
-morti era rimasto a tre passi dai parapetti austriaci.
-Era un graduato che tutti adoravano.
-L'ufficiale in comando offrì una somma di denaro
-ai volontari che fossero andati a prenderlo.
-Gli alpini, gravi, studiarono a lungo dalle feritoie,
-poi scossero la testa e tacquero. L'ufficiale,
-un valoroso, un dio per i suoi uomini,
-lasciò la trincea con un gesto di sdegno. Bastò
-più della somma.
-</p>
-
-<p>
-Era appena giunto al rifugio, quando l'ufficiale
-udì un tumulto di fucilate e di gridi.
-Si disponeva, perplesso e sorpreso, a tornare
-indietro, ma il tumulto diminuiva, cessava. E
-verso di lui, per i camminamenti coperti, scendeva
-un affollamento solenne di soldati. Era
-il funerale magnifico di un eroe. I primi portavano
-il cadavere, e dietro a loro ondeggiavano
-sulle spalle fasci di fucili e grigi scudi di
-acciaio, armi prese al nemico. Per riprendere
-<span class="pagenum" id="Page_267">[267]</span>
-il morto, la trincea austriaca era stata attaccata,
-conquistata, spogliata.
-</p>
-
-<p>
-Perchè gli austriaci tirano sui raccoglitori di
-feriti e di cadaveri? Nulla può indurli al rispetto
-della croce rossa. Uno dei nostri cappellani,
-dopo un combattimento, uscì dalle trincee del
-Freikofel in paramenti sacri, le braccia levate,
-per chiedere al nemico di lasciar prendere
-i morti. Fu preso a fucilate anche lui. Fremendo
-di sdegno i nostri hanno visto più volte
-gli austriaci massacrare a colpi di fucile e di
-granata i loro stessi feriti, che strisciavano penosamente
-gemendo verso le loro trincee. Non
-è forse ferocia; probabilmente è allarme. Sono
-in uno stato di agitazione evidente, di ansia,
-di sospetto, di timore. Non discernono, non
-capiscono, sono turbati, vedono in ogni cosa un
-tranello, nel prete immaginano un lanciatore
-di bombe travestito, nel rampare d'un ferito
-scorgono l'avvicinarsi subdolo di un assalitore,
-l'angoscia di una aspettativa mortale non lascia
-posto per altri sentimenti, tirano su tutto quello
-che si muove, sulle ombre, sulle apparenze, e
-tirano anche sui morti, perchè non li ricordano
-più, o perchè li credono finti morti e fissandoli
-par loro che si spostino, lentamente, insensibilmente,
-nell'ombra.
-</p>
-
-<p>
-Nessun attacco di queste truppe, anche contro
-forze che per un periodo furono numericamente
-inferiori, è mai riuscito. Non li abbiamo
-ricordati tutti questi attacchi, ostinati, sanguinosi
-<span class="pagenum" id="Page_268">[268]</span>
-e inutili. L'8 luglio tentavano ancora
-la conquista dello Zellonkofel. Il 10 si volgevano
-al Pal Grande, di notte. All'alba contrattaccavamo
-noi e prendevamo un'altra trincea.
-Il giorno dopo avanzammo ancora un poco verso
-l'Anger. Il 14 luglio, nuovo assalto generale
-austriaco di tutte le posizioni. Era un giorno
-tenebroso, nebbioso, freddo, e per due volte
-l'offensiva nemica salì sullo Zellonkofel, sul
-Pal Piccolo, sul Freikofel, sul Pal Grande, sull'Avostanis,
-a infrangersi sulle nostre baionette.
-Poi il 27 luglio, il 30 luglio, il 7 agosto, il
-14 agosto, giorni di battaglia. Di ogni attacco
-nemico noi abbiamo profittato; la controffensiva
-ci ha permesso sempre di migliorare la linea
-di resistenza; prendevamo una balza, una gola,
-un costone. E la lotta prosegue, ora furibonda
-ed ora stanca, ad una distanza da sassate,
-con lanci di bombe e d'ingiurie.
-</p>
-
-<p>
-Questo è il fronte verso il quale salivamo
-lentamente dalla valle di Montecroce.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Salivamo verso le posizioni dalla valle di
-Montecroce, sul cui fondo venivano a cadere
-dei colpi destinati alle retrovie, i quali aprivano
-sui prati, dall'altra parte del torrente,
-lacerazioni oscure.
-</p>
-
-<p>
-Ogni quattordicesimo giorno del mese è, per
-ragioni misteriose, un giorno di furore austriaco
-in quel settore. Assistevamo alla quarta celebrazione
-di questa data. Il tempo limpidissimo
-<span class="pagenum" id="Page_269">[269]</span>
-favoriva l'azione delle artiglierie. Dalle tre del
-mattino il bombardamento continuava, senza
-la caratteristica tremenda intensità di una preparazione
-di assalto, ma vasto, su tutti i punti,
-contro le trincee e contro gli approcci, sulle
-vette e nelle gole.
-</p>
-
-<p>
-Le grosse granate passavano in alto, alle
-volte due, tre di seguito, e dalla calma, azzurra,
-profonda serenità del cielo scendeva quel loro
-ronfiare cupo, lamentoso, soprannaturale, che
-per delle interferenze bizzarre del suono ha
-come dei rallentamenti e delle pause, che pare
-sosti e riprenda, con qualche cosa di faticoso,
-di affannato, di pesante.
-</p>
-
-<p>
-Veniva fatto di guardare in su, curiosamente,
-e di cercarle nella luce le canore masse
-di acciaio. Dal suono si distinguevano i calibri.
-Striduli, striscianti, con un rumore di lacerazione,
-delle granate e degli <i>shrapnells</i> di artiglierie
-da campagna e da montagna, tirati
-troppo in alto, sorpassavano le posizioni e
-scendevano lungo la china tracciando invisibili
-archi di sonorità e di ronzii. Il fragore
-echeggiante delle esplosioni saliva dalla vallata
-come una impetuosa marea di tuoni. Il
-fumo sorgeva filaccioso e diafano sulle cime
-degli abeti.
-</p>
-
-<p>
-Dal colore delle nubi di fumo i soldati classificano
-i proiettili. C'è la bianca, la bianchina,
-la rossa, la grigia. Tutto prende un soprannome
-al campo. Le varie batterie nostre sono
-<span class="pagenum" id="Page_270">[270]</span>
-conosciute con nomignoli che rimarranno. Una
-batteria da montagna, inerpicata ad un'inverosimile
-altezza, è la «pettegola». È sempre la
-prima ad iniziare la discussione e vuole sempre
-l'ultima parola.
-</p>
-
-<p>
-Incomincia con otto, dodici colpi di fila; allora,
-siccome i suoi tiri arrivano bene, tutti
-i cannoni austriaci si mettono ad abbaiare contro
-di lei; l'altura sulla quale la batteria è
-piazzata, è tempestata da un imperversare di
-granate. L'inferno dura un'ora, due ore: la
-pettegola tace. Il nemico la crede colpita, distrutta,
-sepolta, e sospende il fuoco. Immediatamente
-si odono due colpi; è lei che dice:
-Sono qua! Nuovo furore austriaco, ripresa del
-bombardamento a oltranza. Poi silenzio. Questa
-volta è finita. No, due colpi, due soli: Sono
-ancora qua! E per giorni intieri continua l'alterco
-dei cannoni, il quale finisce invariabilmente,
-alla sera, con quei due colpi insolenti,
-esasperanti, che l'artiglieria nemica si rassegna
-a lasciare senza risposta.
-</p>
-
-<p>
-Da un'altra parte c'è la «mitragliatrice».
-È una batteria da campagna che si indigna
-quando la tormentano troppo. Per un po' sopporta,
-poi perde la pazienza e sgrana giù, per
-un paio di minuti, un fuoco a tiro rapido filato
-come i punti di una macchina da cucire.
-Ma bisogna sentirne a parlare i soldati, di questi
-cannoni amici.
-</p>
-
-<p>
-C'è un affetto, una passione, una riconoscenza,
-<span class="pagenum" id="Page_271">[271]</span>
-verso quelle batterie protettrici, che non si
-possono ridire. La loro voce è riconosciuta e
-sveglia sempre esclamazioni di saluto nelle trincee.
-Non le hanno mai viste, non sanno nemmeno
-con precisione dove stiano, ma i soldati
-le adorano, e non ce n'è uno che all'occorrenza
-non si farebbe ammazzare per salvarne un pezzo.
-I tiri sono seguiti con un interesse espansivo.
-Un bel colpo, che vada al segno, è commentato
-con espressioni di gioia. I grossi alpini
-si battono allora fanciullescamente le coscie
-con le palme, contenti, esclamando: — Bene!
-Bene! Bravi! — E ridono.
-</p>
-
-<p>
-Ma ieri le nostre batterie disdegnavano il
-fuoco nemico. Rispondevano appena, di tanto
-in tanto. Qualche grossa granata passava dal
-sud al nord. «Ciao, cara!» — dicevano i conducenti
-alzando la testa: «Buon lavoro!»
-</p>
-
-<p>
-C'inerpicavamo verso il Pal Grande su di una
-scoscesa spalla del monte coperta da un folto
-bosco di abeti, girando e rigirando per le
-volute del sentiero, ai piedi di immani pareti
-rocciose dai cui bordi lontani sporgevano le
-tese braccia degli alberi, in oscuro intreccio.
-Poi la dirupata, angusta, ombrosa cavità di
-un canalone ci ha presi; il sentiero sempre più
-aspro è divenuto quasi una scala, una fantastica
-scala a brevi zig-zag, fiancheggiata da
-abeti, serrata dagli speroni di maestose muraglie
-basaltiche.
-</p>
-
-<p>
-Un rombo lontano e sonoro, che si sarebbe
-<span class="pagenum" id="Page_272">[272]</span>
-preso in quel momento per il rumore di un
-proiettile se non fosse stato persistente ed eguale,
-ci ha fatto guardare nei lembi di cielo che
-s'incorniciavano luminosi e profondi entro un
-frastagliamento nero di rami. Un aeroplano austriaco
-passava.
-</p>
-
-<p>
-Era chiaro, diafano come una cosa veduta
-attraverso l'acqua, pareva lento, pareva incerto,
-volava verso il sud, librato sulle sue ali immobili,
-poi ha virato verso l'est. La montagna, che
-sembrava deserta, ha risuonato tutta di colpi di
-fucile. Si tirava da ogni parte sul sinistro uccello
-pallido e grande che spiava. Le rocce
-prolungavano stranamente il rumore dei colpi;
-l'eco faceva di ogni fucilata uno scroscio. Scendeva
-su di noi come una portentosa cateratta
-di strepiti violenti. L'aeroplano è scomparso,
-la fucileria ha taciuto. Qualche grosso proiettile,
-passando più basso, faceva udire il rauco
-soffio vorticoso della spoletta.
-</p>
-
-<p>
-Il sentiero aveva i segni caratteristici delle
-zone battute lasciati dal cannoneggiamento di
-mesi, schegge di roccia staccate dai colpi e
-precipitate sul passaggio, frammenti di granate,
-pallottole di <i>shrapnells</i>, buche scavate dagli
-scoppi. Qualche barella scendeva lentamente e
-le cedevamo il passo, salutando il ferito che ci
-guardava con lo sguardo lontano e assorto di
-chi ha appena lasciato il combattimento e lo
-rivive.
-</p>
-
-<p>
-Il frastuono delle esplosioni, di tanto in tanto,
-<span class="pagenum" id="Page_273">[273]</span>
-si faceva vicino ma senza direzione, ingigantito
-dalle sonorità degli echi. Poi, improvvisamente,
-uno schianto di folgore, un contraccolpo
-di vento, un roteare lento in aria di tronchi
-d'albero sradicati dal ciglione d'una roccia
-e lanciati in alto, un frullare di pietre tutto
-intorno a noi, di schegge, di frammenti, con
-un picchiettare violento di sassaiuola sulle piante
-e sul sentiero, e un fumo giallo, pesante,
-acre, si è sparso a piccoli turbini e ci ha
-velati.
-</p>
-
-<p>
-Bianca, gigantesca, precipitosa, una vetta ci
-appariva vicina, alla fine del canalone, una
-rocca luminosa nello sfolgorìo del sole: il Pal
-Grande.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Pochi minuti dopo, inerpicati sulle basi delle
-sue pareti, contemplavamo la bellezza orrenda
-di questo grandioso e selvaggio campo
-di battaglia. La via dalla quale eravamo saliti
-non era più che una specie di spaccatura in
-basso, piena di ombra e di un arruffìo di boscaglia,
-al quale ogni tanto s'invischiava la nube
-sinistra di una granata. Il Pizzo di Timau
-vicinissimo, a levante, tutto in ombra, azzurrastro,
-piombava le sue vertiginose pareti a
-picco quasi nei ghiaioni del Pal Grande. A
-ponente la cupola scabrosa e tormentata del
-Freikofel, lontana meno di un tiro di fucile.
-Più in là, le rocce cineree del Pal Piccolo che
-sostengono un pianoro con vestigia di verde.
-<span class="pagenum" id="Page_274">[274]</span>
-La spaccatura del Passo di Monte Croce appare
-così angusta che lo Zellonkofel al di là del
-Passo, si direbbe unisca la base delle sue due
-cuspidi a quella del Pal Piccolo.
-</p>
-
-<p>
-Tutte queste vette, tutte queste rocce, nude,
-calcinate come ossami di un mondo morto, tuonavano
-alle cannonate; ruggevano in echi prodigiosi,
-avevano boati da valanga, frastuoni di
-crollo, facevano scendere dalle più inaccessibili
-solitudini tumulti immani di battaglia; pareva
-che ogni balza, ogni crosta, ogni dirupo sferrasse
-i suoi colpi, che le montagne stesse si fulminassero
-confondendo in una continua tempesta
-lo scrosciare esorbitante delle loro folgorazioni.
-E finivamo per sentire confusamente una non
-so quale personalità favolosa in quelle montagne
-combattenti, piene di un maestoso e immobile
-furore. Non è possibile dare un'immagine
-del coro possente e favoloso delle vette intorno
-alla lotta dei piccoli uomini invisibili, celati
-come insetti nei greti, ridire quello che la montagna
-aggiunge alla guerra di pauroso, di grande,
-di soprannaturale.
-</p>
-
-<p>
-Eravamo da poco lì, quando da una piccola
-baracca, incastrata sopra un gradino della roccia,
-è sceso un grido di evviva. «L'aeroplano è
-caduto! — ha annunziato un ufficiale affacciandosi. — È
-caduto nella valle dell'Anger! Abbiamo
-ricevuto adesso la telefonata!» La voce
-è passata. Dei soldati, sull'alto della balza, si
-sporgevano dal ciglione per sapere forse che
-<span class="pagenum" id="Page_275">[275]</span>
-cosa fosse successo, e salutavano festosamente.
-Dietro a loro, più in alto, il cannoneggiamento
-batteva sempre. Si udiva il miagolìo breve e
-rabbioso delle pallette di <i>shrapnell</i>. Una scheggia
-di bomba è scesa frullando sul ridosso,
-ed ogni tanto un ronzìo di pallottole austriache
-sperdute, rimbalzate sulle pietre, passava intorno
-a noi, lontano, in direzioni imprecisabili,
-chi sa dove.
-</p>
-
-<p>
-Gli austriaci non hanno attaccato, non si
-sono mossi dalle loro trincee. Bombardavano, e
-facevano un gran fuoco di mitragliatrice e di
-fucile. Ma le nostre truppe accolgono con una
-indifferenza sublime queste manifestazioni. Preparano
-le loro granate a mano e aspettano.
-Perchè è con il lancio delle granate che iniziano
-i loro attacchi e contrattacchi. C'è sul
-Pal Grande un famoso lanciatore di granate. Ne
-mette cinque o sei nel tascapane, e parte dalla
-trincea, un mezzo sigaro toscano acceso fra
-i denti. Egli preferisce le bombe lenticolari a
-quelle sferiche per il suo sistema. Arriva bocconi
-presso la trincea nemica, mette le bombe
-in fila davanti a sè, poi col toscano accende
-le micce e getta i proiettili con la rapidità e la
-esattezza del giocoliere che lancia i cappelli.
-E lanciando conta: Uno, due, tre, quattro, cinque....
-Le esplosioni si seguono serrate e la
-trincea si vuota fra grida di terrore. Una volta
-preparò così un assalto, da solo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_276">[276]</span>
-</p>
-
-<p>
-Il fuoco dell'artiglieria non scuoteva le truppe
-di montagna nemmeno all'inizio, quando
-non avevano ancora ripari sufficienti. Capitava
-qualche volta che una granata prendesse in pieno
-la trincea e ne demolisse un pezzo. Nessuno
-si muoveva. I soldati scansavano i morti e i feriti
-e ricostruivano. Sul Freikofel una volta una
-granata austriaca buttò giù un riparo e lanciò
-un caporale sulla tenda del comandante,
-una ventina di metri più indietro. Ai fianchi
-del caporale erano due soldati, rimasti miracolosamente
-illesi. Dissipato il fumo si videro
-i due soldati già intenti ad ammassare
-i sassi crollati per rifare il riparo. Non si erano
-neppure voltati per vedere dove fosse andato
-a finire il caporale.
-</p>
-
-<p>
-Vorrei potere essere autorizzato a dire i nomi
-di alcuni di questi eroi della calma. Vi sono
-episodi meravigliosi. Sul Freikofel un soldato era
-in vedetta in una trincea che, per un caso forse,
-l'artiglieria nemica si mise a colpire incessantemente.
-Arrivavano raffiche di quattro, di
-otto, di dodici proiettili. La trincea era demolita.
-Il soldato era rimasto interrato tre volte. Per
-tre volte si era dissepolto. Dalla trincea principale
-il suo capitano avanzò per comandargli di
-ritirarsi: «Vieni via! L'hanno con te! Vieni
-via!» — «Signor no!» — rispose risoluto il soldato.
-E tutto annerito dal fumo, sporco di terra,
-balzò su dal buco, e lì fuori, allo scoperto,
-<span class="pagenum" id="Page_277">[277]</span>
-feroce e fermo, spianò il fucile e cominciò a
-sparare, a sparare, con una rabbia fredda,
-come per sfida.
-</p>
-
-<p>
-Un altro soldato diceva che non poteva stare
-in trincea. Spesso chiedeva il permesso di
-lasciarla. Prendeva il fucile e andava quatto
-quatto in piena zona nemica. Studiava i punti
-di passaggio, rimaneva per giorni interi immobile
-in appostamento. Era il cacciatore di
-uomini. Tornando annunziava i risultati della
-posta: «<i>Ghe n'ho tabacai tre!</i>» Per lui colpire
-era «<i>tabacar</i>». Un giorno rientrò pallido e muto
-nelle posizioni. «Cos'hai? Sei ferito? — gli chiesero. — Vuoi
-che ti portiamo?» No, volle scendere
-da solo al posto di medicazione. Incontrò
-il capitano. «<i>Sior capitano</i> — gli disse — <i>i
-me gà tabacà anca mi!</i>» Era stato passato
-da parte a parte da una palla.
-</p>
-
-<p>
-Ci siamo diretti al Freikofel, contornando il
-rovescio del Pal Grande. Dei colpi di fucile isolati
-risuonavano qua e là. Non vi sono punti
-completamente coperti; le anfrattuosità delle
-rocce permettono a qualche tiratore isolato di
-andarsi a rannicchiare sui fianchi delle alture.
-Episodi di combattimento hanno disseminato il
-loro ricordo da ogni angolo, fuori della battaglia.
-L'ufficiale che ci guidava ci ha indicato
-sul viottolo un punto dove, passando alcune sere
-or sono, si sentì chiamare: «Capitano, in
-nome di Dio, fermatevi, non andate avanti, vi
-ammazzano!» Era un soldato ferito, caduto a
-<span class="pagenum" id="Page_278">[278]</span>
-terra. L'ufficiale lo raccolse, lo caricò sulle
-spalle, e passò.
-</p>
-
-<p>
-Per un'ora ci siamo arrampicati sulla spalla
-del Freikofel in una specie di fenditura dove
-il lavoro dei soldati ha saputo creare un fantastico
-sentiero, che la battaglia ha disseminato
-di frammenti di bombe, di schegge di granate,
-di pallottole: detriti della guerra arrivati di
-rimbalzo. Vi sono zone in cui tonnellate di metallo
-si vanno accumulando. Ci siamo trovati
-inaspettatamente fra casupole di pietra, che
-sembrano una sull'altra, quasi fossero costruite
-su gradini colossali di una alta e angusta scalinata.
-Subito dopo eravamo in un labirinto di
-scalette picconate nella roccia, di cunicoli, di
-tane: le trincee.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Tutto era chiuso, tutto era oscuro, un po'
-di luce verdastra filtrava appena dalle feritoie
-mascherate di fronde. Si esciva curvi all'aperto
-per sentieri scavati nel sasso, si andava
-lungo barricamenti di sacchi pieni di terra, si
-rientrava nel buio di ridottine e di posti di
-vedetta. Nell'ombra, vicino alle feritoie, qualche
-alpino era seduto in atteggiamento di riposo,
-immobile, sereno, statuario, il fucile fra le gambe,
-un paio di granate a portata di mano, poste
-sopra una mensoletta, come dei <i>bibelots</i>,
-e, vicino, una cassetta piena di uno scintillìo
-di munizioni. Pallottole austriache schioccavano
-ogni tanto sulle pietre, all'esterno. Si udivano i
-<span class="pagenum" id="Page_279">[279]</span>
-colpi dei fucili nemici così vicini, che per qualche
-tempo abbiamo creduto che fossero i nostri
-a sparare.
-</p>
-
-<p>
-Dalle feritoie si scorgevano le trincee nemiche,
-a cinquanta passi. Erano ammonticchiamenti
-di sassi, ammassamenti di sacchi a terra,
-e qua e là un grigiore strano di corazzature, del
-colore plumbeo delle navi da guerra. Gli austriaci
-hanno due tipi di scudatura di acciaio,
-uno grande da trincea, uno più piccolo da assalto.
-Ricorda l'antico schermo degli arcieri,
-questo scudo rettangolare che si posa al suolo,
-appoggiato a due montanti, e dietro al quale il
-soldato si rannicchia, spiando da uno sportellino
-che si apre e si chiude.
-</p>
-
-<p>
-In continua azione di combattimento, le nostre
-trincee sono sorte e si sono rafforzate, a poco
-a poco, quasi insensibilmente. Furono monticoli
-di pietre, poi muricciuoli nascosti da verdura
-di pino, poi ebbero una copertura di travi
-di abete — portati su faticosamente dalla foresta — poi
-sulle travi si ammassarono blindamenti
-di terra e di sacchi. Il nemico che spiava
-non ha nemmeno visto una mano. I sassi si
-spostavano adagio adagio, si allineavano, si sovrapponevano,
-senza che il loro moto potesse
-essere percepibile da lontano. Era come se
-pietre, sacchi, travi, animati per magia, lentamente
-manovrassero. E il lavoro non finisce
-mai; si migliora, si amplia, si rinforza, si progredisce,
-si aprono nuove comunicazioni, talvolta
-<span class="pagenum" id="Page_280">[280]</span>
-si avanza pure, sempre per pazienti trasformazioni,
-cercando che i profili delle opere
-di difesa non si levino a mutare troppo la fisionomia
-selvaggia dei luoghi.
-</p>
-
-<p>
-Si profitta di ogni macigno, di ogni sterpo, e
-si cerca, per analogia, di quali macigni e di
-quali sterpi il nemico potrebbe profittare. Ridotte,
-cunicoli di passaggio entro i quali si striscia,
-tenebrose casamatte nelle quali la vigilanza
-si apposta, rifugi blindati, spiazzi aperti e alti
-per il lancio delle bombe, seguono piani capricciosi
-che rispondono alle necessità di una tattica
-minuscola, una tattica da fiere rintanate.
-</p>
-
-<p>
-Groppe di pietroni, sporgenze di massi macchiate
-di licheni, crepacci profondi, arbusti,
-rovi, formano fra le trincee nostre e quelle
-nemiche un terreno spezzato, confuso, fantastico,
-che solleva ferocemente sul suo pietrame
-cinereo gruppi di cadaveri, avanguardie di morti,
-drappeggi flaccidi di uniformi azzurrastre
-che conservano incerte forme umane, e dai
-quali spuntano piedi distorti, mani disseccate.
-Segnano i limiti sui quali gli assalti nemici furono
-fermati. Qui soltanto i viventi sono sepolti.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Fra le schiere trincerate, tutto è funebre,
-tetro, immobile, morto. Le piante stesse non
-hanno più vita, torcono moncherini di rami
-nudi, cincischiati, neri, e le reti dei fili di ferro
-si stendono come enormi ragnatele sopra un
-<span class="pagenum" id="Page_281">[281]</span>
-intreccio di pali incrociati. Non sono stati costruiti
-sul posto i reticolati; gli austriaci hanno
-fabbricato dei «cavalli di Frisia» complicati
-con attorcimenti di fili uncinati, e li hanno
-gettati avanti alle loro trincee.
-</p>
-
-<p>
-Se da una parte il tono d'una voce si eleva,
-dall'altra essa è udita. Al minimo svegliarsi
-di conversazioni nei nostri posti, il nemico si
-allarma, crede a dei movimenti in preparazione,
-e aumenta il fuoco per scoraggiarli. Perciò
-si parla sottovoce, come nella camera di
-un malato. Anche i divertimenti sono silenziosi.
-Nei momenti di calma relativa compaiono delle
-scacchiere, sulle quali fiere teste pensose si
-curvano a meditare marce e contromarce di
-pedine, che grosse dita esitanti sospingono.
-</p>
-
-<p>
-Dalle piccole porte dei rifugi si vedevano
-nell'interno piedi di dormienti spuntare confusamente
-dal buio e come sospesi a tutte le altezze.
-I giacigli sono sovrapposti; ricordano le
-cuccette a bordo delle navi, e in quelle tenebrose
-cabine di pietra riposavano beatamente
-le squadre notturne, indifferenti allo schioppettìo
-e alle detonazioni.
-</p>
-
-<p>
-Di tanto in tanto, un tonfo sordo, un frullare
-da trottola, e gli uomini che si trovano nei
-punti non blindati si fermano a guardare intensamente
-in aria. Aspettano la «bomba». Lanciata
-da qualche apparecchio a pressione, essa
-è salita ad un centinaio di metri di altezza e
-ridiscende, nera e oblunga, roteando come una
-<span class="pagenum" id="Page_282">[282]</span>
-bottiglia gettata. Appena si avvicina, i soldati
-che erano rimasti immobili, cominciano a fare
-dei gesti da giuocatore al pallone che si prepari
-a menare il colpo; oscillano, si dispongono
-a balzare da un lato o dall'altro; per sfuggire
-al proiettile svolgono la stessa mimica che se
-volessero afferrarlo; studiano il punto di caduta,
-e poi, all'ultimo momento, quando sono
-sicuri, saltano via o si rannicchiano.
-</p>
-
-<p>
-Un istante dopo c'è il reflusso, tutti accorrono
-verso il luogo dello scoppio, che fumiga.
-Si lavora, v'è qualche sasso da rimettere al
-posto, qualche sacco sventrato da sostituire;
-ogni cosa è tinta di giallo intorno. La pietra,
-la tela, le travi, la terra, per un raggio di qualche
-metro sono color canario e mandano un
-puzzo irritante e acre.
-</p>
-
-<p>
-Gli austriaci hanno pure delle sottili e piccole
-bombe, che lanciano per mezzo del fucile,
-meno potenti delle altre. Le armi che essi tentano
-sono innumerevoli, e tutte intese ad evitare
-più che si può la prova del coraggio
-aperto. Ricadono sibilando oltre le posizioni,
-nelle gole e nelle valli, frammenti di insoliti
-proiettili, oltre alle deformi pallottole rimbalzate;
-sono strani segmenti geometrici di metallo,
-quadratini di acciaio, pallette rosse di minio,
-bossoletti da fucile pieni di piombo, schegge
-di piccole granate da cannoni navali, di quei
-cannoncini che armano la prua delle torpediniere.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_283">[283]</span>
-</p>
-
-<p>
-Tutti questi detriti sibilanti che spruzzano via
-e si disperdono dalle vette in battaglia, tutte
-queste molecole di violenza che irradiano follemente
-dalle posizioni, fanno pensare alle faville
-lanciate da un'incudine gigante percossa
-dal veemente maglio della guerra.
-</p>
-
-<p>
-Quando ridiscendevamo dal Freikofel, sul
-quale la calma superba e sicura dei nostri dà
-alla vita una così meravigliosa apparenza di
-normalità, il cannoneggiamento non aveva più
-l'intensità di prima. Gli austriaci se la prendevano
-nuovamente con le retrovie, che delle
-grosse granate cercavano. Forse il nemico
-immaginava chi sa quale accorrere di rinforzi.
-</p>
-
-<p>
-In una radura del bosco, sotto alle rocce del
-Pal Piccolo, alcuni soldati lavoravano di zappa;
-erano seppellitori. Intorno a loro dei cadaveri
-aspettavano che la fossa fosse pronta, distesi
-nelle barelle, una rozza croce di verdi
-ramoscelli di pino posata sul petto insanguinato.
-Un soldato è caduto ferito poco lontano,
-ed è rimasto lì, accoccolato, aspettando, senza
-un lamento.
-</p>
-
-<p>
-Le esplosioni nella selva lasciavano un'agitazione
-di piante; si vedevano lunghe rame di
-abeti squassarsi con una specie di divincolamento
-lungo, fra le spire del fumo, come per un
-disperato tentativo di fuga. I rari soldati che
-passavano nelle vicinanze non allungavano il
-passo, non guardavano nemmeno, e il loro volto
-<span class="pagenum" id="Page_284">[284]</span>
-bronzato, inselvaggito, guerriero, esprimeva la
-più serena indifferenza. Due di loro si sono
-fermati a parlare e la buffata d'un colpo vicino
-non ha interrotto il loro discorso.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-In quello stesso giorno, sul Pal Piccolo cadeva
-ucciso Ruggero Fauro.
-</p>
-
-<p>
-Abbiamo contornato le spalle del Pal Piccolo.
-Un minuscolo accampamento era tutto intento
-alle sue faccende. Qualche <i>shrapnell</i> è scoppiato
-ancora, in alto, sul bordo della parete rocciosa,
-sferrando le sue pallette con un lamento da
-frusta agitata. Poi i rombi e gli echi si sono
-andati calmando. Un silenzio solenne si andava
-ricomponendo sui monti. Mentre raggiungevamo
-la valle di Montecroce, ancora un colpo ha
-tuonato, un'ultima granata è esplosa sulla cima
-del monte Tierz. Ha avuto il rimbombo cupo
-di una grande porta, che si chiuda, di una smisurata
-porta dal battente di bronzo, serrato
-con impeto sulle risonanze profonde di un
-tempio favoloso.
-</p>
-
-<p>
-Agli sbocchi delle valli verso i quali viaggiavamo,
-nel violaceo declinare del giorno, gli antichi
-castelli che guardano da tanti secoli le
-soglie d'Italia profilavano le loro torri merlate,
-al di sopra delle vecchie cittadine guerriere,
-semplici, oscure, dalle cui case medioevali sono
-uscite tante fiere generazioni di difensori
-della Patria. Tolmezzo, Venzone, Gemona.... La
-loro storia è una storia di continua lotta contro
-<span class="pagenum" id="Page_285">[285]</span>
-lo stesso nemico. Esse sono state sempre le
-sentinelle avanzate d'Italia.
-</p>
-
-<div class="poem">
-<p><i>Eran giunti al stretto passo</i></p>
-<p><i>Nove millia o più Germani</i></p>
-<p><i>Avevan preso il monte i cani;</i></p>
-<p><i>Ma cazati foro al basso</i></p>
-<p><i>Da quaranta di Venzone;</i></p>
-<p class="i4"> <i>Su su su, Venzon Venzone.</i></p>
-</div>
-
-<p>
-Così canta una vecchia canzone dei luoghi,
-ricordando le gesta leggendarie dei quaranta
-venzonesi di Bindernuccio che fermarono da
-soli l'invasione di Massimiliano Primo e salvarono
-Venezia.
-</p>
-
-<p>
-No, di qui non si passa! Il canto è ancora
-fresco, è ancora vero, è ancora vivo:
-</p>
-
-<div class="poem">
-<p class="i2"> <i>Su su su, Venzon Venzone:</i></p>
-<p><i>Su fideli e bon Forlani,</i></p>
-<p><i>Su legittimi Italiani,</i></p>
-<p><i>Fate ch'el mondo risone.</i></p>
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_286">[286]</span>
-</p>
-
-<h2 id="montenero">MONTE NERO.</h2>
-</div>
-
-<p class="indr">
-<i>21 settembre.</i>
-</p>
-
-<p>
-La parola slava <i>krn</i> — che si pronunzia
-<i>kern</i> — significa «roccioso», e somiglia alla
-parola <i>zrn</i> che significa «nero». La distrazione
-di un cartografo ha fatto del Monte Krn
-il Monte Nero; ha dato a questa vetta un nome
-falso ma indistruttibile, indimenticabile, insostituibile,
-un nome più noto ora al mondo di
-quello vero, un nome che è stato pronunziato
-più volte in tre mesi che l'altro in tre secoli,
-e che rimarrà, legittimato dalla Storia, battezzato
-dal sangue.
-</p>
-
-<p>
-Il Monte Nero aveva una celebrità nelle guide
-per la somiglianza singolare del suo profilo
-a quello di un volto umano, un volto immenso,
-supino, con la fronte verso il sud, il mento
-verso il nord. Da lontano, dalla valle di Cividale,
-oltre i nostri monti si vede, azzurro e
-alto, quel prodigioso sembiante aquilino da divinità
-caduta, nel quale molti credono di ritrovare
-i lineamenti cesarei e solenni di Napoleone.
-L'apparenza di un viso è così evidente,
-che gli alpinisti, i frequentatori di vette,
-chiamano Naso la cima più alta di quella
-favolosa scultura.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_287">[287]</span>
-</p>
-
-<p>
-Avvolto in un pallido sudario di brume, il
-volto della montagna si levava avanti a noi
-diafano, inverosimile, terribile, mentre per le
-vallette della Slavia italiana salivamo verso le
-alture di Colovrat, che fronteggiano il Monte
-Nero dalla riva opposta dell'Isonzo. Il monte,
-nei giri tortuosi del nostro cammino, ci era
-nascosto sovente dalle pendici vicine, e ci riappariva
-sempre un po' più scomposto nel suo
-profilo umano; la visione svaniva, la magia
-cessava, l'aspra verità delle rocce distruggeva
-a poco a poco l'illusione plasmata dalla distanza.
-</p>
-
-<p>
-La fronte napoleonica così diventava la cresta
-di Luznica; il gran mento rotondo diventava
-la cresta di Vrata; lo sporgere lieve di
-una ciocca su quella fronte immane diventava
-la cima di Maznik; e il naso non appariva più
-che come il pizzo maggiore del monte, una guglia
-a declivio precipitoso verso Maznik, a picco
-verso Vrata.
-</p>
-
-<p>
-Da queste altezze ondulavano giù le pendici,
-con vette minori, con un digradare di cime,
-con quel risollevarsi brusco che hanno spesso
-i contorni delle montagne come se si pentissero
-di scendere alle valli e tentassero di tanto
-in tanto di tornare in su. Erano le pendici di
-Sleme, al sud, più vicine all'Isonzo, poi quelle
-di Mrzli, quasi sul fiume. Al nord i costoni
-discendenti dal Monte Nero si allontanavano
-dietro le creste del Polonnik, in una maestosa
-<span class="pagenum" id="Page_288">[288]</span>
-confusione di dorsi seghettati, di punte nude,
-che andavano sfumando fino a lontananze incorporee,
-un oceano di cime rosee e spettrali
-nella luce mattutina, fra le quali s'indovinavano
-profonde spaccature di valloni.
-</p>
-
-<p>
-Il Monte Nero è la vetta culminante e centrale
-di una lunga catena quasi parallela all'Isonzo.
-Attraversato il fiume a Caporetto, che
-fu occupato il primo giorno della guerra, la
-nostra azione offensiva si trovò di fronte quella
-gigantesca barriera, che non ha valichi.
-Di colpo l'attacco scalò i contrafforti, salì per
-balze senza sentieri, si portò sotto le vette
-maggiori, a duemila metri.
-</p>
-
-<p>
-Il ponte di Caporetto era stato distrutto dal
-nemico in ritirata. Le nostre truppe varcarono
-l'Isonzo su passarelle costruite dal Genio. Quattro
-giorni dopo, dei temporali violenti gonfiarono
-le acque; la piena travolse le passarelle.
-I piccoli reparti che operavano già sulla riva
-sinistra rimasero isolati. Ma andarono avanti.
-Il parroco austriaco di Dresniza — paesotto
-che si adagia tutto bianco sulle falde del Monte
-Nero — vedendo passare quelle prime magre
-schiere, senza rincalzi, senza approvvigionamenti,
-tagliate fuori dall'inondazione, le salutò
-ironicamente: «Andate pure, non tornerete indietro!».
-Sapeva che sulle creste dei monti il
-nemico trincerato aspettava in forze.
-</p>
-
-<p>
-L'interruzione del transito sul fiume durò
-due giorni. La sera del 30 maggio un ponte
-<span class="pagenum" id="Page_289">[289]</span>
-di fortuna era già ricostruito sul torbido, largo
-e vorticoso corso della piena. Passarono le
-munizioni, passarono i rincalzi. L'occupazione
-era già quasi ai piedi del picco più alto. Il
-primo di giugno la punta era conquistata.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Non fu un colpo di sorpresa, questa volta;
-fu un colpo di manovra. La compagnia austriaca
-che difendeva l'estrema cima quasi inaccessibile,
-il naso della montagna, vigilava e
-combattè. Bisognava appunto che si battesse,
-per la riuscita del nostro piano. È stata questa
-una delle battaglie più belle e più singolari
-della guerra.
-</p>
-
-<p>
-Fu in una notte oscura e nuvolosa. Non si
-poteva sperare di scalare la vetta senza svegliare
-l'allarme. Si profittò allora dell'allarme.
-Due spedizioni partirono da una specie
-di tormentato pianoro roccioso sul quale eravamo
-trincerati, seicento metri più in basso della
-cresta. Un piccolo reparto, composto dei più
-abili scalatori, munito di corde, si diresse verso
-il fianco settentrionale del picco, cioè, per esser
-chiari, verso la narice del naso mostruoso,
-dove la parete precipita quasi a piombo. Un
-reparto più numeroso si diresse dalla parte
-meridionale, per ascendere il pendìo più accessibile,
-il dorso del naso. Era questo il lato meglio
-difeso e più vegliato dal nemico.
-</p>
-
-<p>
-È un lungo piano inclinato, eguale ma scosceso,
-coperto in parte di erbette tenaci che ora
-<span class="pagenum" id="Page_290">[290]</span>
-intristiscono nell'autunno, disseminato di pietre
-che vi mettono come una sparsa punteggiatura
-grigia da pittura divisionista. Bisogna inerpicarvisi
-con l'aiuto delle mani. Chi scivola difficilmente
-si riprende; non trova dove afferrarsi,
-rotola nel precipizio, è perduto. L'attacco
-che saliva per questo declivio vertiginoso
-non doveva sferrarsi contemporaneamente all'altro,
-che ascendeva per le balze rocciose e
-dirupate del versante opposto. Gli scalatori
-della muraglia avevano il còmpito arduo e terribile
-di attirare per i primi l'attenzione e il
-fuoco degli austriaci, mentre sul pendìo meridionale
-la vera azione risolutiva si sarebbe
-preparata silenziosamente.
-</p>
-
-<p>
-Per confondere i rumori inevitabili dell'avanzata,
-fu dato l'ordine alle truppe rimaste
-sul pianoro inferiore di lavorare a gran colpi
-di piccone. I soldati picchiavano sodo, a caso,
-come volessero spezzare la montagna. Un tempestare
-di picconate echeggiava nelle tenebre
-fra strisciamenti metallici di pale. Gli austriaci,
-che ascoltavano dall'alto, sparavano di tanto
-in tanto qualche fucilata contro quel furore
-d'operosità, immaginando grandiosi lavori di
-trinceramento. Dovevano sentirsi rassicurati da
-tanta febbre di difesa. Improvvisamente i colpi
-di fucile si fecero più serrati, poi il fuoco
-si allargò, scrosciò con furore, senza pause,
-violento, rabbioso, mescolato ad un confuso e
-lontano gridìo. Giù, nel buio, i soldati che
-<span class="pagenum" id="Page_291">[291]</span>
-lavoravano si fermarono, sudati e ansimanti,
-ed ascoltarono immobili, appoggiati ai picconi,
-studiando lo scintillamento delle vampe sulla
-vetta in tumulto.
-</p>
-
-<p>
-Il piano si svolgeva con una esattezza meravigliosa.
-La scalata della balza dirupata era
-stata scoperta dal nemico quando essa toccava
-già gli ultimi gradini. Il piccolo reparto assalitore,
-snodatosi subito fra sporgenze della roccia,
-si moltiplicò, rispose al fuoco degli austriaci
-con una fucileria precipitosa, riuscì a dare l'illusione
-di una massa. Tutta la difesa si portò
-contro di lui. Quando lo strepito della battaglia
-parve più alto e intenso, l'oscuro pendìo
-sassoso del versante meridionale si animò.
-</p>
-
-<p>
-Un nero formicolìo vi saliva veloce, una moltitudine
-d'ombre rampava verso l'estremo lembo
-di quello spalto immane. Il vero assalto arrivava.
-Le vedette nemiche lo scorsero, ma
-era troppo tardi. Il loro grido d'allarme fu
-coperto dall'urlo trionfale dei nostri, che mettevano
-piede sulla vetta e si rizzavano per precipitarsi
-subito avanti, la baionetta bassa. La
-cima del Monte Nero era presa.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-La osservavamo percorrendo la cresta del
-Colovrat. Non si riusciva a comprendere come
-su quella aguzza guglia potessero aggramparsi
-e vivere delle truppe. Qualche nuvoletta rossastra
-di <i>shrapnell</i> sfumava lungo le sue pareti.
-Dalla vetta la nostra occupazione, indicata
-<span class="pagenum" id="Page_292">[292]</span>
-da sottili e quasi invisibili sgranamenti
-di rocce prodotti dai lavori di trinceramento,
-e da qualche minuscola baracca di rifugio rannicchiata
-al coperto dietro a delle anfrattuosità,
-prosegue al sud, scende in quell'avvallamento
-che da lontano formava l'incavo del ciglio sul
-profilo del gran volto, e s'inoltra sulla fronte,
-cioè sulla cresta di Luznica, che i soldati chiamano
-Monte Rosso per il suo fulvo colore.
-</p>
-
-<p>
-A metà della cresta essa ridiscende un poco.
-Gli austriaci tentarono più volte di scacciarci
-dalla punta conquistata; lasciarono sul
-terreno centinaia di morti, disseminati in ogni
-balza. Non riuscendo a riprendere la cima, si
-rafforzarono intorno, per barrarci ogni strada.
-</p>
-
-<p>
-La montagna si prestava alla difesa, le offriva
-poderosi baluardi naturali. Il dorso del Monte
-Nero, dal lato austriaco, è inoltre solcato da
-strade militari che salgono dal nord, da Plezzo,
-le quali hanno facilitato un vasto spostamento
-di truppe e di artiglierie. Al di là del crestone
-principale, un'altra catena di rudi vette si solleva,
-vette chiare, strane, che sembrano sfarinarsi
-in una sabbia grigia di cui i valloni si
-colmano: sono dette dai soldati le Cime Bianche
-a causa della loro apparenza. Formano
-una vera seconda muraglia, vicinissima, sulla
-quale numerose batterie nemiche si appostano.
-</p>
-
-<p>
-Fra lo schieramento delle Cime Bianche e
-il costone del Monte Nero, in fondo ad un
-valloncello arido, angusto e selvaggio, è il passo
-<span class="pagenum" id="Page_293">[293]</span>
-di Luznica, diventato una via di arrocco
-per le truppe nemiche lungo l'allineamento
-delle vette da difendere. Enormi lavori hanno
-trasformato ogni sentiero in comodi passaggi.
-Vi si lavora anche adesso, e sui sabbioni cinerei
-delle Cime Bianche si vede come un formicaio
-oscuro d'uomini all'opera sulle volute
-serpeggianti e rosate di nuove strade.
-</p>
-
-<p>
-La nostra offensiva lungo le propaggini del
-Monte Nero urtava contro difficoltà formidabili.
-I trinceramenti nemici non soltanto si
-allungavano sulle creste, ma le tagliavano, le
-attraversavano, a cavallo da un versante all'altro.
-Non era più possibile manovrare, e bisognava
-salire all'attacco frontalmente dai declivî,
-e scendere dalla vetta conquistata lungo
-la dorsale, da punta a punta, prendendo una
-dopo l'altra le trincee trasversali, sulle quali
-poi era difficile mantenersi presi d'infilata dalle
-Cime Bianche. Ma andammo avanti.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Andammo avanti lentamente, con metodo,
-contrattaccati furiosamente dopo ogni lieve progresso.
-Il mese di giugno fu tutta una battaglia
-lassù. I bollettini ufficiali riflettevano sobriamente
-questo accanimento. Ogni giorno ci
-dicevano: «Fiera lotta sul Monte Nero....»,
-«lotta tenace....», «resistenza furibonda....». Il
-nemico tentava di aggirare le nostre posizioni
-più alte e più avanzate; non risparmiava sforzi
-per togliersi dal fianco quel cuneo profondo;
-<span class="pagenum" id="Page_294">[294]</span>
-tendeva ad isolare la vetta del monte. Vi impegnava
-il massimo degli effettivi che la guerra
-di montagna consenta.
-</p>
-
-<p>
-Tentò azioni di sorpresa, ora con due, ora
-con tre battaglioni. Il 10 giugno lanciò più di
-sei battaglioni con una ventina di mitragliatrici,
-per un vallone che sale da Plezzo verso
-il declivio occidentale del Monte Nero, il vallone
-dello Slatenik. Alpini e bersaglieri fecero miracoli,
-con reparti piccoli e risoluti scesero a
-sbarrare il passo all'avanzata austriaca. La lotta
-fu lunga, ma l'aggiramento fu sventato. Per
-consolidare le nostre posizioni fu necessaria la
-conquista di nuovi punti d'appoggio verso il
-nord. Da quel momento l'azione nostra comincia
-risolutamente ad avere Plezzo come obbiettivo.
-</p>
-
-<p>
-Plezzo, posto in una conca alla confluenza
-di valli, ad un nodo di strade, centro di
-comunicazioni, ci minacciava. Da Plezzo salivano
-gli attacchi del nemico. Stazione di rifornimenti,
-base di operazioni, Plezzo riceveva
-per la via del Predil, al nord, e per la via dell'alto
-Isonzo, a levante, le truppe e i cannoni
-che ridistribuiva poi per i valloni risalenti verso
-le coste del Monte Nero. Prendere Plezzo
-voleva dire bloccare agli austriaci le più importanti
-vie di approccio di quel settore, chiuder
-loro delle porte. La nostra offensiva, che
-aveva cominciato col dirigersi quasi esclusivamente
-al sud, per cooperare alle operazioni
-<span class="pagenum" id="Page_295">[295]</span>
-che si svolgevano su tutto il corso inferiore
-dell'Isonzo, si volse allora anche al nord.
-</p>
-
-<p>
-Si volse al nord con impeto subitaneo, inaspettatamente.
-Nella notte del 15 giugno dei
-reparti alpini scalarono arditamente le difficili
-balze che si appoggiano da settentrione
-alla vetta principale. Si avanzava per le cime.
-All'alba mossero all'attacco della cresta
-di Vrata. Fu un assalto impetuoso e breve.
-Un battaglione austriaco, sorpreso, fu sgominato.
-Alle otto del mattino si erano già fatti
-trecentoquindici prigionieri, di cui quattordici
-ufficiali. Alla sera i prigionieri erano seicento,
-ed avevamo raccolto un largo bottino di fucili,
-di munizioni, di mitragliatrici. Perduta la posizione,
-gli austriaci vi concentrarono un intenso
-bombardamento. I nostri resisterono.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Il giorno dopo si svolse il famoso episodio
-del battaglione ungherese.
-</p>
-
-<p>
-Supponendo forse che il bombardamento
-avesse sufficientemente preparato un contrattacco,
-il nemico lanciò alla riscossa le sue migliori
-truppe. Un battaglione magiaro, fresco e
-sicuro di sè, tentò una manovra di aggiramento.
-Partito da un punto detto Planina
-Polju, a levante del Monte Nero, non lontano
-dal Passo di Luznica, si diresse nella notte verso
-il nord, nel vallone, andò a cercare un
-varco oltre Vrata, attraversò la cresta quasi
-sotto alla punta di Vrsic, un chilometro e mezzo
-<span class="pagenum" id="Page_296">[296]</span>
-circa oltre la nostra estrema posizione, discese
-sul versante occidentale del monte, e
-volse al sud per compiere il suo avvolgimento.
-La manovra avviluppante era per due terzi
-eseguita. Non v'era che un piccolo ostacolo
-da superare per condurla alla fine. Una magra
-compagnia italiana sbarrava la strada a
-Za Kraju, fra il massiccio del Monte Nero e
-quello del Polonnix.
-</p>
-
-<p>
-Era trincerata sopra ad un'altura, senza reticolati,
-senza blindature, con dei bassi parapetti
-tirati su in fretta e furia. La mattina era
-già inoltrata quando il battaglione ungherese
-incominciò l'attacco.
-</p>
-
-<p>
-Avanzava con ordine e risoluzione, in varî
-ranghi aperti e regolari. Nessun colpo di fucile
-lo accolse. Fu presto a mille metri dai
-nostri: il silenzio continuava. La posizione
-pareva deserta. Rinfrancati, i nemici salivano
-come in manovra. Forse essi immaginavano
-gl'italiani già fuggiti. Una quiete profonda e
-terribile.
-</p>
-
-<p>
-La distanza diminuiva. Ottocento metri: silenzio.
-Seicento metri: silenzio. A mano a mano
-che si avvicinavano, salendo da una base
-verso una vetta, le schiere nemiche andavano
-forzatamente serrandosi. Gli spazî sparivano;
-le linee di assalto, dapprima distese in catena,
-restringevano gl'intervalli, cominciavano a formare
-massa. Cinquecento metri: silenzio. Si
-levò il vocìo degli assalitori, che coprivano ormai
-<span class="pagenum" id="Page_297">[297]</span>
-tutta la costa del loro affollamento. Quattrocento
-metri: silenzio....
-</p>
-
-<p>
-Nelle feritoie delle trincee italiane tutti i
-fucili erano spianati.
-</p>
-
-<p>
-Con voce pacata il capitano ripeteva i suoi
-ordini: «Tutto l'alzo abbattuto! — Attenti a
-mirare basso! — Siate pronti!». Immobili, impetrati,
-i soldati puntavano, la testa inclinata
-sul calcio del fucile. La terra, intorno, era cosparsa
-di pezzi di cartone, avanzi delle grige
-scatole di munizioni aperte e vuotate. Ognuno
-aveva preparato presso a sè un mucchio di caricatori.
-Inginocchiati vicino alle mitragliatrici
-i serventi aspettavano pronti con le cinghie di
-ricambio, e il puntatore, le dita attanagliate
-alle maniglie, sfiorava con il pollice la molla
-di scatto. «Pareva — racconta un ufficiale — un
-museo di statue».
-</p>
-
-<p>
-Trascorse ancora quasi un minuto, una eternità.
-Si distinguevano già le facce accese dei
-nemici con le bocche aperte, in un balenìo di
-baionette. Il capitano non aveva più bisogno
-del binocolo per guardare; fissava l'assalto con
-occhio grave, freddo, calcolatore. Poi con una
-parola scatenò la morte: Fuoco! L'assalto era
-arrivato a meno di trecento metri.
-</p>
-
-<p>
-Una scrosciante bufera di piombo rasentò
-i declivî. Parve che una falce immensa e invisibile
-passasse e ripassasse su quel mobile
-e tumultuoso campo azzurrastro d'uniformi.
-Le prime file caddero, si abbatterono di colpo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_298">[298]</span>
-</p>
-
-<p>
-L'avanzata oscillò, rallentò, il gridìo del nemico
-divenne un urlo di furore, alto, feroce.
-L'assalto era così vicino che, dopo un istante di
-incertezza, i nemici intuirono l'impossibilità di
-ritirarsi sotto a quel fuoco lungo la costa prativa
-e scoperta. Si buttarono di nuovo avanti,
-impetuosamente. Pochi passi ancora, e la schiera
-più avanzata non esisteva più. L'attacco si
-fermò definitivamente in una tragica e disperata
-confusione.
-</p>
-
-<p>
-Il piombo mieteva sempre. L'erba si costellava
-di corpi. Anche i vivi, gl'incolumi, si gettarono
-a terra scavandosi in fretta dei ripari,
-e cominciarono a rispondere al fuoco, disordinatamente.
-</p>
-
-<p>
-Allora un grido formidabile echeggiò sulle
-trincee: i nostri scavalcavano i parapetti. Era
-il contrattacco. Precipitarono giù alla baionetta.
-Ogni resistenza cessò. I nemici che avevano
-ancora un po' di forza sollevarono le mani.
-Del battaglione non rimanevano che poche centinaia
-di uomini inebetiti dal disastro. Non
-uno potè fuggire.
-</p>
-
-<p>
-Il colonnello che comandava la colonna, un
-fiero magiaro dai baffi brizzolati, fatto prigioniero,
-si muoveva come un automa, dignitoso
-e pallido, con una stupefazione negli occhi;
-ma ogni tanto si fermava, si accasciava e piangeva.
-Quando entrarono nelle zone abitate, giù
-nella valle, i soldati che lo scortavano si munirono
-di una poltrona e se la portavano dietro
-<span class="pagenum" id="Page_299">[299]</span>
-per porgerla al prigioniero pei momenti
-di sosta, quando la crisi di dolore lo fermava,
-trasognato e lagrimante. Con quel nobile rispetto
-verso i vinti che hanno i nostri soldati,
-intorno all'ufficiale nemico sconvolto dalla sconfitta
-si faceva un cerchio di silenzio generoso.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Nei giorni successivi noi proseguimmo le
-operazioni per dominare le strade provenienti
-da Plezzo. Furono giorni di nebbie, di temporali,
-di alluvioni. Si battagliava fra le nubi.
-Il 20 giugno, l'occupazione si consolidava oltre
-la punta Vrata. Dopo ogni nostro passo avanti,
-un contrattacco austriaco. Il 21, per ricacciarci
-dalle vette comparvero sul campo per la
-prima volta forze rilevanti di cacciatori tirolesi,
-gli alpini del nemico, con i petti pieni di medaglie
-guadagnate sui Carpazi. I nostri non
-aspettarono l'urto, si gettarono avanti, attaccarono,
-respinsero i tirolesi infliggendo loro gravi
-perdite, ne catturarono alcuni.
-</p>
-
-<p>
-Le avanzate più rapide nostre sono state quasi
-sempre favorite dagli attacchi nemici. È
-l'inseguimento che ci porta più in là. Finchè
-gli austriaci si difendono nelle loro trincee invulnerabili,
-protetti da numerose artiglierie nascoste,
-rannicchiati nei buchi dietro ai reticolati,
-la lotta è faticosa, dura, lenta. Ma se
-escono fuori, se si mostrano, se manovrano,
-l'azione scatta, si sposta, insinua più avanti
-dei tentacoli che si appigliano su posizioni
-<span class="pagenum" id="Page_300">[300]</span>
-nuove. Così l'attacco dei tirolesi ci portò ancora
-verso il nord. Il 23 giugno ci piantavamo
-definitivamente sulle pendici orientali dello
-Javorcek. Vedevamo finalmente Plezzo sotto di
-noi, a quattro o cinque chilometri. Quel giorno
-stesso la nostra artiglieria iniziò il tiro
-sulla conca di Plezzo.
-</p>
-
-<p>
-Lo Javorcek, tutto coperto di boschi, è l'ultima
-montagna al nord del sistema del Monte
-Nero, e sovrasta Plezzo da sud-est. Risalendo
-l'Isonzo da Caporetto, avevamo fin dai primi
-giorni occupato senza troppa fatica le creste
-del Polonnik, che dominano Plezzo da sudovest,
-e intorno alle falde del quale l'Isonzo
-gira, fa un gomito brusco e rimonta ad angolo
-acuto verso levante, per attraversare la conca
-di Plezzo passando ai piedi dello Javorcek.
-L'occupazione della Sella Prevala, alla testata
-della Valle Raccolana, eseguita all'inizio delle
-ostilità, ci aveva portato ad affacciarci anche
-da occidente sugli altissimi bordi della conca
-di Plezzo. Alla fine di giugno il nostro investimento
-intorno a Plezzo si delineava dunque
-a semicerchio sull'anfiteatro delle alture. Qui
-le nostre operazioni sull'alto Isonzo davano
-la mano, per così dire, a quelle della Val Raccolana,
-e della Val Dogna, di cui abbiamo parlato
-in un precedente capitolo.
-</p>
-
-<p>
-Gli austriaci, che avevano lasciato gran parte
-di questa zona ancora scoperta alla manovra,
-sperando di difenderla con azioni di movimento,
-<span class="pagenum" id="Page_301">[301]</span>
-si affrettarono a chiuderla da ogni
-parte con le loro opere di fortificazione. Scavarono,
-costruirono, portarono decine di migliaia
-di prigionieri russi al lavoro, fecero sorgere
-da ogni parte trinceramenti, ridotti, appostamenti.
-Eretta una prima linea di difesa,
-eressero una seconda, poi una terza, e tutti i
-declivî, tutte le vette, apparvero solcati dai
-sommovimenti del suolo. Non si fidavano più
-dell'appoggio dei forti costruiti allo sbocco della
-gola di Predil. Avevano visto crollare il
-forte Hensel a Malborghetto, e non avevano
-una maggiore confidenza nel forte Hermann
-e nelle batterie corazzate costruiti nella chiusa
-di Coritnica a difesa di Plezzo. Facevano intanto
-nuove strade, moltiplicavano gli approcci
-e le vie coperte.
-</p>
-
-<p>
-Masse di soldati e di materiale affluivano
-a Plezzo. Il villaggio di Coritnica, nella conca,
-era tutto un magazzino. Le nostre granate
-riuscirono a incendiarlo il primo luglio. L'attività
-nemica intorno a Plezzo è successivamente
-annunziata da vari bollettini del nostro
-Stato Maggiore. L'interesse della lotta si sposta
-dalle vette del Monte Nero. Un'ultima battaglia
-si sferra lassù il 22 luglio.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-In quel giorno la nostra offensiva riprese
-di colpo la via del sud, scendendo dalla vetta.
-Gli alpini avanzarono lungo l'aspra cresta
-di Luznica, rocciosa e nuda. Per ritornare
-<span class="pagenum" id="Page_302">[302]</span>
-ad una immagine che può dare una visione
-sommaria dei luoghi, ricordiamo che la
-cresta di Luznica appare da lontano la fronte
-nel profilo umano della montagna. La lotta fu
-ostinata, il progresso lento. Si combatteva delle
-ore per il possesso di un masso, di una sporgenza,
-di un incavo. L'artiglieria austriaca batteva
-sui nostri da levante. L'artiglieria italiana
-batteva sul nemico da ponente. La roccia fu
-così tempestata dalle granate che si coprì a
-macchie di un colore rossiccio di sfaldature, vivace
-e nuovo. Per questo forse la cresta è riconosciuta
-ora dai soldati col nome di Monte
-Rosso.
-</p>
-
-<p>
-La lotta continuò il 23 luglio. Conquistammo
-al nemico i punti più avanzati. Il 24 gli
-austriaci tentarono di riprenderli. Dopo un
-lungo e intenso bombardamento sferrarono tre
-assalti consecutivi. Furono respinti. Il 25 riprendemmo
-l'attacco. Il 26 tutte le vette erano
-nelle nubi; si combatteva in una nebbia folta
-e gelata, senza vedersi. L'assalto nostro arrivò
-al bordo di un gigantesco reticolato, di fronte
-ad una formidabile trincea. Gli alpini si radicarono
-lì.
-</p>
-
-<p>
-L'artiglieria quel giorno era muta; quando
-il sole ricomparve i due avversarî erano troppo
-vicini perchè il cannone osasse intervenire.
-Ed ora, alla metà del crestone, i trinceramenti
-si fronteggiano ancora, a pochi passi l'uno dall'altro,
-con un solo reticolato fra loro, un reticolato
-<span class="pagenum" id="Page_303">[303]</span>
-in comune che serve per tutti e due.
-Quando il tempo è limpido, si scorge anche
-da lontano, sul contorno cupo delle rocce, la
-selva minuta, regolare e folta dei paletti, in
-una impercettibile nebbia di fili, fra la rossastra
-confusione del pietrame scavato.
-</p>
-
-<p>
-Ma qui la lotta ora sosta. Qualche cannonata
-solitaria, la nube di uno scoppio qua e
-là, di tanto in tanto, e lunghe ore di silenzio
-profondo. Di fronte al Monte Nero la vallata
-dell'Isonzo, tutta boscosa, variopinta da un primo
-ingiallire di foglie, cosparsa di villaggi
-minuti e chiari giù vicino al fiume, rigata da
-fili bianchi di strade deserte, è tutta piena
-della maestà d'un riposo. Dove sono le truppe?
-Non si vede nessuno. I villaggi sembrano
-solitari. E queste zone non furono mai abitate
-come ora, non contennero mai tanta moltitudine
-umana.
-</p>
-
-<p>
-Dove noi sappiamo che gli eserciti si addensano,
-non si vedono che delle linee sottili
-di terriccio, che sembrano bordi di fossati, e
-confusioni strane di sterro. Se ne scoprono una
-dopo l'altra a centinaia di quelle rigature fulve,
-che ondeggiano in ogni senso, corrono le
-vette e i dorsi delle colline, solcano il verde
-dei prati, scendono i costoni, si moltiplicano,
-s'intrecciano, s'intersecano, si scostano, si ritrovano,
-e questo senza fine, ovunque lo sguardo
-frughi. Bisogna che degli ufficiali vi indichino
-quali sono le nostre trincee e quali le
-<span class="pagenum" id="Page_304">[304]</span>
-loro, tanto esse si avvicinano in certi punti
-e si confondono in uno sconvolgimento unico
-del suolo. È sulle vette, principalmente, che
-questo contatto incalzante si delinea. Nella immobilità
-dei solchi la lenta azione si disegna.
-Si scopre una eloquenza di tratteggi e di linee;
-vi sono argini rigidi che si difendono e argini
-ondulati che assaltano, arrampicandosi, serpeggiando,
-tendendo avanti con qualche cosa di
-duttile, di tortuoso, d'insistente.
-</p>
-
-<p>
-Se non abbiamo le creste dei contrafforti
-meridionali del Monte Nero oltre il dorso di
-Luznica, ne siamo per tutto a pochi metri, là
-sotto, in posizioni il cui profilo dice una non
-so quale tenacia costante. Pare da lontano
-che le trincee stesse si allaccino in una lotta.
-La nostra linea preme contro la vetta verde
-dello Sleme, preme contro la vetta pianeggiante
-del Mrzli boscoso, giù verso Tolmino. Sulla
-cima del Mrzli le granate hanno sfrondato e
-potato il bosco; non si vedono più che dei
-tronchi neri che sembrano schiantati dalla folgore.
-Gli austriaci hanno allacciato a questi
-ceppi, che hanno nella distanza una parvenza
-umana, i fili di ferro dei loro reticolati. Appena
-al di qua, dove la boscaglia si rinfoltisce,
-sono i nostri, invisibili. Più in basso, fra delle
-rocce, qualche minuscolo rifugio si scopre, ma
-nessun uomo, nessun movimento. Ogni vita è
-sepolta.
-</p>
-
-<p>
-Al rovescio delle alture della riva destra,
-<span class="pagenum" id="Page_305">[305]</span>
-si passa vicino alle tracce di vasti accampamenti;
-al posto di ogni tenda è rimasto sui
-prati un quadrato di terra smossa contornato
-dalle pietre che tenevano fermi i lembi della
-tela. I battaglioni innumerevoli che gremivano
-quelle vallette sono scomparsi alla vista, avanzando,
-come per un incantesimo. Arrivando in
-mezzo ad un esercito, nella zona delle battaglie,
-non troviamo più che i segni delle sue
-soste, i funebri allineamenti degli oscuri quadrati
-di terra smossa che fanno pensare a
-miriadi di tombe nelle solitudini di un paese
-abbandonato. Un po' per tutto le granate hanno
-aperti slabbrati crateri.
-</p>
-
-<p>
-Un rombo di cannonate veniva ad intervalli
-dal nord, ora intenso, ora stanco, con momenti
-di sosta e riprese furibonde. È a Plezzo che
-si combatte ora, e forse dalle alture di Saga,
-dove un altro giorno andremo, potremo spingere
-lo sguardo nella conca famosa che abbiamo
-fatto nostra.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_306">[306]</span>
-</p>
-
-<h2 id="plezzo">LA CONQUISTA DELLA CONCA DI PLEZZO.</h2>
-</div>
-
-<p class="indr">
-<i>24 settembre.</i>
-</p>
-
-<p>
-Dall'alto della cresta di Colovrat avevamo
-sentito il cannoneggiare di Plezzo. Veniva da
-settentrione e passava sulla calma momentanea
-delle pendici del Monte Nero, come quegli
-echi remoti di tempesta che arrivano da oltre
-l'orizzonte in certe giornate estive, serene e
-ardenti.
-</p>
-
-<p>
-Sulla piazza di Caporetto, che pare così vasta
-fra le casette ad un solo piano, piccole e
-bianche, incappucciate da nordici tetti scoscesi,
-abbiamo trovato quel movimento ordinato e
-denso di carreggi che hanno le ultime tappe
-nella vicinanza d'una battaglia. Degli ufficiali
-ci parlavano dell'azione in corso, mentre dalla
-strada di Ternova vedevamo sbucare nel
-villaggio in lunga carovana un armento di prigionieri
-austriaci, quasi tutti giovani, forti, ben
-vestiti, ben calzati, col cappotto arrotolato a
-bandoliera, il gran berrettone di croata memoria
-sulle teste rapate e biondastre, sereni,
-sorridenti, con l'aria di chi è ben soddisfatto
-della sua sorte. Intorno a loro cavalcavano
-carabinieri grigi, che facevano caracollare e
-<span class="pagenum" id="Page_307">[307]</span>
-sgropponare i cavalli per tenere indietro la
-folla dei soldati accorsi a vedere, una folla
-composta, contenta e senza rancori. Tutte queste
-cose ci facevano presentire lo spettacolo
-grandioso di una battaglia nella conca di Plezzo.
-Ma avvicinandoci alla chiusa di Saga, lungo
-la strada che risale la valle dell'Isonzo
-verso Plezzo e verso Predil, entravamo invece
-in una zona di silenzio.
-</p>
-
-<p>
-La bufera ha le sue soste e la guerra i suoi
-riposi. Dopo giornate di violento bombardamento,
-all'improvviso si fa la quiete, dei cannoni
-giganteschi si spostano, altri si avvolgono
-in un mantello di tela quasi per dormire
-nel loro nascondiglio, e gli eserciti avversari
-rilasciano la stretta come due lottatori dopo
-uno sforzo, quando si studiano e si palpeggiano
-preparando un nuovo scatto dei muscoli.
-Siamo arrivati in vista di Plezzo durante una
-di queste sospensioni piene di un senso indicibile
-di aspettativa e di minaccia.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Le fanterie sole mantenevano lungo trinceramenti
-invisibili un fuoco di fucileria lento
-e irregolare, il tiro rado e sparpagliato che
-scoppietta sempre sulla fronte d'un esercito
-anche se nessuno si muove. Lo udivamo appena,
-a seconda del vento, mentre da lontano,
-inerpicati sulle alture di Saga, rintracciavamo
-nel panorama le linee dell'azione, tanto intricate
-e difficili al primo sguardo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_308">[308]</span>
-</p>
-
-<p>
-La conca di Plezzo è, per dir così, un convegno
-di valli in mezzo ad una aspra, maestosa
-confusione di montagne dalle vette dirupate
-e nude. Essa appare come un ondulato
-lago di verdure e di vita, con un fosco bordo
-di selve, in un anfiteatro selvaggio di pendici
-e di balze. Vedevamo la conca da ponente; ci
-affacciavamo su di essa dalla soglia di una
-delle sue quattro porte. Sono infatti quattro
-gole intorno. Quella dell'alto Isonzo a levante,
-quella del Predil al nord-est, quella del basso
-Isonzo a ponente (allo sbocco della quale noi
-eravamo), quella dello Slatenik al sud, risalente
-verso le cime del Monte Nero. Fra una
-valle e l'altra, un massiccio montuoso, un profilarsi
-formidabile di declivî scoscesi, fra i
-quali le valli pare si restringano simili a fenditure
-tenebrose.
-</p>
-
-<p>
-Ma ogni valle è una strada, e tante strade
-facevano della conca di Plezzo un luogo di
-concentrazione e di distribuzione della forza
-austriaca. Plezzo ci minacciava, costituiva per
-noi un pericolo, era una delle basi preparate
-per l'invasione. Le strade austriache del Fella
-e del Predil, quelle magnifiche vie che da Pontafel,
-per Malborghetto, Tarvis e il passo del
-Predil, scendono a Plezzo possentemente fortificate,
-allacciate alle grandi arterie del Gail e
-della Drava, cingevano di una formidabile tenaglia
-il nostro estremo saliente della frontiera.
-Battendo Malborghetto e battendo Plezzo
-<span class="pagenum" id="Page_309">[309]</span>
-noi abbiamo spuntato le pinze della tenaglia,
-che s'impernia a Tarvis, e contro la quale non
-avevamo potuto costruire nè strade nè forti.
-</p>
-
-<p>
-Ora, tutta la conca di Plezzo è nostra.
-</p>
-
-<p>
-Abbiamo già descritto l'inizio dell'investimento,
-il lento, metodico restringersi di un semicerchio
-di conquista, dal Monte Nero alla
-Sella Prevala. Fin dalla metà di giugno la nostra
-azione cominciò a tendersi verso Plezzo,
-da cui salivano per il vallone dello Slatenik
-quasi tutti i contrattacchi austriaci contro le nostre
-posizioni del Monte Nero; ma è nell'ultimo
-mese che l'offensiva italiana ha assunto in questa
-zona una energia risolutiva. Fu il 13 di agosto
-che la grossa artiglieria cominciò a battere
-le opere nemiche nella conca.
-</p>
-
-<p>
-Non si trattava ancora del bombardamento
-dei forti, che sono oltre Plezzo, nella gola del
-Koritnica, sulla strada del Predil. Si tirava
-sulle fortificazioni più recenti erette dal lavoro
-senza soste di masse di prigionieri, moltitudini
-di schiavi, sulle pendici dello Svinjak — che
-si erge a levante della conca, isolato
-fra la strada del Predil e quella dell'alto Isonzo.
-È lo Svinjak per il nemico il monte più
-sicuro; forma una specie di fortezza a cavallo
-dei due sbocchi maggiori, una fortezza immane
-che avanza a sperone ed ha per fossato
-l'Isonzo ed il Koritnica. Sui suoi due fianchi,
-al di qua dei fiumi, questa fortezza naturale
-che resiste ancora formidabilmente, ha come
-<span class="pagenum" id="Page_310">[310]</span>
-due sentinelle, due monti, lo Javorcek alla sua
-sinistra, il Rombon alla sua destra, le cui alte
-vette fortificate costituiscono due poderose posizioni
-di appoggio, alle quali il nemico si aggrampa
-disperatamente.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Al di là della conca di Plezzo conquistata,
-noi fronteggiamo dunque tre montagne. Il nostro
-attacco sale verso le cime di quelle laterali
-e batte alle falde dell'altura centrale, che
-è un po' più indietro delle altre. Leggendo i
-loro nomi sui bollettini, si abbia la visione di
-questa triade imponente, del Rombon alla nostra
-sinistra, dello Svinjak nel mezzo, dello
-Javorcek alla nostra destra, e il senso della
-lotta apparirà nella piena evidenza.
-</p>
-
-<p>
-Sopra un fronte di una diecina di chilometri
-abbiamo qui guerra d'alta montagna e
-guerra di pianura, difficoltà di rocce e difficoltà
-di acque, strade nuove tagliate nelle più
-aspre balze, ponti nuovi lanciati sui fiumi veloci,
-truppe che scalano, truppe che guadano.
-Al di là della piana di Plezzo, nella gran luce
-del limpido meriggio, lo Svinjak ci mostrava
-la sua gran mole truce. Sembra creato per
-una difesa a oltranza.
-</p>
-
-<p>
-Attraversato il letto pietroso e largo del Koritnica,
-che gira ai piedi del monte, le truppe
-assalitrici si trovano avanti ad un lungo declivio
-dolce ed erboso. È il primo spalto, bisogna
-salirlo allo scoperto, non v'è un albero,
-<span class="pagenum" id="Page_311">[311]</span>
-non v'è un sasso. Delle barriere di reticolati
-lo percorrono. Improvvisamente esso si fa ripido,
-si denuda, si scoscende in una specie di
-ripa, e la montagna sorge. Essa forma un primo
-ripiano, sul bordo del quale si allinea
-tutto un giallastro sommovimento di terra e
-di pietre che indica un trinceramento blindato,
-il fuoco del quale spazza il declivio inferiore.
-Più indietro, sullo stesso ripiano, altri solchi,
-altri scavi, tutto un colore di frana recente
-formato dai detriti rigettati dal lavoro; sono
-linee successive di difesa, appostamenti di piccole
-artiglierie, ridotti. Più in alto comincia il
-bosco, che s'infoltisce nel ripiego dei canaloni,
-che veste la montagna di una scura pelliccia,
-per diradare verso la cresta nelle nudità della
-roccia. Questa selva nasconde delle caverne,
-e le caverne nascondono dei cannoni. La vetta
-è l'osservatorio.
-</p>
-
-<p>
-Appena sparato un colpo, gli artiglieri austriaci
-ritirano il pezzo nella sua tana, e si
-nascondono con esso nel buio. Non si vede
-niente, la foresta non ha squarci, sembra impenetrata,
-impassibile. Un'osservazione attenta
-scopre alle volte la vampa. La risposta allora
-arriva immediata, esatta, ma bisogna che la
-granata imbocchi esattamente l'apertura di una
-grotta per far danni. Ciò è avvenuto; una batteria
-austriaca nascosta in una caverna è stata
-colpita in pieno. Ma quando si sente cercata
-l'artiglieria nemica tace. Le difficoltà di un
-<span class="pagenum" id="Page_312">[312]</span>
-attacco frontale di simili posizioni appaiono
-immense. Gli austriaci dimostrano un'abilità
-singolare a trarre vantaggio da tutte le risorse
-del terreno. Hanno il genio del nascondiglio.
-</p>
-
-<p>
-L'azione è perciò più attiva e più mossa ai
-fianchi, contro alle due montagne laterali. Verso
-lo Javorcek l'offensiva è avanzata dal Monte
-Nero. Essa si mosse risolutamente il 14 di agosto,
-puntando lungo il vallone dello Slatenik,
-che gli austriaci avevano sbarrato con trinceramenti.
-Il 15 una prima trincea venne espugnata
-e vi furono presi trecento prigionieri.
-Il combattimento non sostò. Il 16, nuove trincee
-fra la cresta del Vrsic e una località detta
-Dol Planina, sul versante occidentale delle propaggini
-del Monte Nero, erano conquistate. Il
-nemico contrattaccò, fu respinto, e il 17 agosto
-facevamo un altro passo avanti dalla cresta
-di Vrsic in direzione dello Javorcek, ricacciando
-dopo viva lotta gli austriaci da un'estesa
-linea di trincee. Intanto dei reparti alpini,
-scesi dalla Valle Resia, scesi per la Sella Prevala
-dalla Valle Raccolana, appoggiati da forze
-che salivano da Saga, incominciavano i primi
-movimenti per investire il Rombon, il baluardo
-di sinistra.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Dal nostro punto di osservazione vedevamo
-il Rombon quasi sopra di noi, brullo, severo,
-smisurato. Ci pareva di essere sopra una delle
-sue stesse balze. Solleva la sua vetta oltre i
-<span class="pagenum" id="Page_313">[313]</span>
-2200 metri in un pallore di altitudine. È scosceso,
-ampio, triste. Qualche piccola nube molle
-e rosata si formava intorno alla sua cima, poi
-lentamente si sfrangiava, si spostava, mutevole,
-leggera, trascinata via dal vento a fondersi
-nella profondità azzurra del sereno. Quando
-quel velo si dissipava, noi potevamo scorgere
-proprio sotto alla sommità le nostre trincee,
-una linea vaga, lontana, minuscola, sbiadita.
-</p>
-
-<p>
-L'attacco del Rombon cominciò il 28 agosto.
-Quel giorno, sulle ripide balze meridionali del
-monte, furono conquistate le prime trincee nemiche,
-e una piccola carovana di prigionieri
-scendeva alla sera per i dirupi verso Saga.
-Altri reparti da montagna, che venivano da
-ponente, tentavano l'assalto della vetta nell'alba
-del 27. Disposte in più ordini, fortissime
-trincee austriache coprivano il cucuzzolo roccioso
-del monte. La lotta fu accanita, qualche
-trincea fu presa, ma il nemico rimase padrone
-dell'estrema punta. Intorno ad essa si stabilì
-un fantastico assedio, che ancora dura.
-</p>
-
-<p>
-I combattimenti sulla gelida cima del Rombon
-non somigliano a nessun altro, hanno
-aspetti favolosi. Gli ufficiali che nel mattino
-del 27 osservavano da Saga l'attacco, hanno
-scorto più volte come uno scendere di frane,
-un piombare vertiginoso di massi lungo le pendici
-scoscese. Non erano mine che scoppiavano,
-non erano granate che spezzavano la
-roccia. Erano blocchi lanciati sull'assalto. Gli
-<span class="pagenum" id="Page_314">[314]</span>
-austriaci avevano preparato un'arma primordiale
-e terribile. Avevano disposto orizzontalmente
-sul pendìo delle travi, tenute da corde
-alle estremità, e appoggiate alle travi avevano
-ammassate enormi pietre. Quando vedevano che
-il fuoco dei fucili e il lancio delle granate a
-mano non fermava la furia dell'attacco, lasciavano
-andare una delle corde, la trave cadeva,
-e tutto l'ammassamento delle pietre, mancando
-il sostegno, precipitava tumultuosamente, rotolava
-lungo la costa rombando, rimbalzava. Era
-un contrattacco di macigni.
-</p>
-
-<p>
-I nostri, sorpresi ma non sgomentati, non
-hanno ceduto terreno, non si sono ritirati. Nella
-loro pratica della montagna hanno subito trovato
-la tattica necessaria a questa guerra da
-uomini delle caverne. Sanno come ci si salva
-dalle pietre che si staccano nei canaloni durante
-i disgeli. Tutto quello che cade segue le
-linee di massima pendenza; i nostri soldati hanno
-cominciato ad attaccarsi ai costoni, alle
-sporgenze, alle balze, formandovi dei ripari.
-Poi hanno creato sbarramenti, difese, ed hanno
-allargato a poco a poco il loro fronte di attacco.
-Intorno all'estrema vetta tendono a formare
-un cerchio d'investimento. Non potendo
-assalire ancora, vogliono chiudere il nemico.
-È l'assedio di una roccia.
-</p>
-
-<p>
-Ai difensori non rimane più che una strada
-aperta. È un sentieruolo verso levante, verso
-la valle del Predil. Non si lotta quasi, più che
-<span class="pagenum" id="Page_315">[315]</span>
-per quello. I nostri lo occupano, e il cannone
-nemico lo riapre. È difficile tenervisi sotto al
-fuoco di una quantità di batterie d'ogni calibro.
-Anche di notte, anche con la nebbia, al minimo
-allarme, una tempesta di granate arriva
-su quel punto. L'artiglieria nemica non può
-più battere gli altri lati della montagna perchè,
-mentre si operava contro il Rombon e
-contro lo Javorcek, una vigorosa avanzata centrale
-aveva conquistato tutta la conca di Plezzo,
-arrivando a bloccare gli sbocchi del Predil,
-dell'alto Isonzo e dello Slatenik, e paralizzando
-così ogni movimento nemico. Le artiglierie austriache
-avevano perciò un campo di tiro assai
-più limitato, ma bastavano a sostenere
-energicamente la difesa. Era contro di esse
-che bisognava agire. Una nuova fase delle operazioni
-nella zona di Plezzo si iniziava con un
-bombardamento di grossi calibri.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Cominciò il primo giorno di settembre. Parlando
-dei cannoni colossali che abbiamo visto
-oltre questi monti, percorrendo certe estreme
-diramazioni orientali delle Alpi Carniche, di
-quei cannoni che avevano annientato il forte
-Hensel a Malborghetto, dicemmo che essi stavano
-per avere un nuovo còmpito. Il loro nuovo
-còmpito era la distruzione dei forti di Plezzo.
-Allora si preparavano. Si spostavano misteriosamente
-verso appostamenti segreti, in mezzo
-ad una attività che riempiva di movimento
-<span class="pagenum" id="Page_316">[316]</span>
-e di vita selvagge vallate. Ognuno di quei mostri,
-come un sovrano antico, viaggia con una
-corte numerosa, fra cavalcate e convogli, in
-lunghi corteggi che nereggiano su chilometri e
-chilometri di strada e che dilagano in vasti
-accampamenti. Da altre parti, per diverse vie,
-altri cannoni giganti, trascinati da possenti motrici,
-andavano con solenne lentezza allo stesso
-convegno. Si rafforzavano ponti per il loro
-passaggio, e dove i ponti non avrebbero resistito
-al peso delle loro masse di acciaio, si aprivano
-in poche ore sorprendenti strade di guerra
-attraverso brughiere e letti di torrenti perchè
-i giganti potessero passare a guado.
-</p>
-
-<p>
-La prima grande granata scoppiò nella gola
-del forte Hermann, il quale si rintana nella
-valle del Predil poco sopra allo sbocco. La
-seconda granata colpì l'opera in pieno. Al
-quinto colpo il forte cominciò a prendere un
-aspetto di rovina, a sformarsi in un rovesciamento
-di massi e di terra. In quello stesso
-giorno una delle sue cupole di acciaio, colpita,
-si rovesciava come una campana.
-</p>
-
-<p>
-Ora il forte Hermann non esiste quasi più.
-Ma quelle sue artiglierie che non erano nelle
-cupole, sono state portate fuori, e tirano ogni
-tanto da appostamenti preparati dietro ai ripieghi
-della valle. Sparano qualche colpo, spariscono,
-non osano rimanere un giorno nello
-stesso punto, sempre cercate, sempre inseguite,
-sempre scacciate dal nostro fuoco.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_317">[317]</span>
-</p>
-
-<p>
-Persuasi che la perdita di Plezzo era definitiva,
-gli austriaci hanno cominciato a tirare
-delle granate incendiarie sull'abitato. È il loro
-sistema. Quando non possono più tenere, distruggono.
-Le granate incendiarie sono il segno
-di una speranza perduta. La piccola città
-muore, casa per casa, sempre un po' più ogni
-giorno. Le fiamme si levano ora qua, ora là,
-e nessuno può spegnerle. Da tempo la popolazione
-è fuggita, e Plezzo agonizza in una sinistra
-solitudine.
-</p>
-
-<p>
-Ci apparivano al di sopra di grandi ciuffi
-d'albero le sue case senza tetto, alcune coronate
-da un nero scheletro di travature; vedevamo
-delle muraglie diroccate e il campanile
-bianco e mozzo. Su quel campanile, quando
-Plezzo, alla fine d'agosto, non era ancora occupata
-dai nostri, osò salire un nostro osservatore.
-</p>
-
-<p>
-Il paese si distende sopra una lieve e pittoresca
-collinetta; noi eravamo arrivati quasi a
-ridosso della piccola altura, che dalla parte
-nostra scende a scarpata, formando come un
-gradino scosceso e brullo, e avevamo bisogno
-di spingere lo sguardo avanti, di esaminare da
-vicino le difese austriache sull'altro versante
-della conca. Il campanile, alto, dominante, quasi
-nel centro della vallata, offriva un posto di
-osservazione meraviglioso. Ma era in pieno territorio
-nemico. Un ardito ufficiale partì in
-esplorazione.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_318">[318]</span>
-</p>
-
-<p>
-Pare un episodio delle vecchie guerre. L'ufficiale
-era di cavalleria, innamorato della sua
-arma. Pensò che la rapidità può valere in certi
-casi più della invisibilità, e partì a cavallo,
-attraverso dei vigneti e dei frutteti, seguito
-dalla sua fedele ordinanza. Trovò Plezzo già
-quasi abbandonata dalla popolazione; lo scalpitìo
-degli zoccoli risuonava fra case deserte.
-Ad ogni angolo di strada, l'ufficiale rallentava
-il passo e si sporgeva sul collo del cavallo,
-per scrutare avanti. Niente, una via dopo l'altra
-si aprivano vuote e silenziose. Giunse sulla
-piazza, affidò le cavalcature al soldato e si diresse
-alla chiesa. Una specie di sacrestano,
-spaurito, gli aprì la porta del campanile.
-</p>
-
-<p>
-Erano le prime ore di una mattinata purissima.
-Dalla cella delle campane, alla quale salì
-per vecchie scalette di legno, si vedevano i trinceramenti
-austriaci, così vicini e netti che pareva
-si potessero toccare stendendo il braccio.
-Il binocolo in una mano, un lapis nell'altra,
-l'ufficiale guardava e scriveva. Tracciava sulla
-carta topografica appunti e segni. Scorgeva le
-posizioni dello Svinjak, scorgeva le posizioni
-dello Javorcek, spingeva le sue ricerche nel
-cavo delle valli intermedie, calcolava, telemetrava,
-senza accorgersi dello scorrere del tempo.
-Intanto degli austriaci entravano in perlustrazione
-a Plezzo.
-</p>
-
-<p>
-Una pattuglia nemica, arrivata dalla parte
-<span class="pagenum" id="Page_319">[319]</span>
-di Koritnica, percorreva tranquillamente la via
-principale, senza preoccupazioni, con la serenità
-di chi si sente sicuro in casa sua. Improvvisamente,
-ad uno svolto udirono vicinissimo
-il trotto di due cavalli. Era l'ufficiale italiano
-e la sua ordinanza che tornavano al campo.
-Gli austriaci non ebbero il tempo di pensare,
-fu un attimo, i cavalieri sboccavano sulla
-via, erano ad un passo da loro. L'ufficiale tirò
-sulle redini, squadrando quegli uomini con l'occhio
-feroce dei momenti critici, il cavallo ebbe
-un movimento d'impennata. Gli austriaci, sbalorditi,
-si attaccarono al muro, senza osare un
-gesto. E sotto a quello sguardo, istintivamente,
-portarono la mano alla visiera, salutando....
-</p>
-
-<p>
-Immaginavano forse un seguito di truppa
-nella strada attigua, e si sentivano perduti.
-L'ufficiale passò, l'ordinanza passò. Appena
-passati si curvarono sulle selle, speronando;
-impetuosamente i cavalli balzarono al galoppo.
-Era tempo. Dietro a loro la fucileria si svegliava;
-stormi di pallottole rimbalzavano sibilando
-intorno. Gli austriaci, riavutisi dalla
-sorpresa, sparavano freneticamente. Ma per fortuna
-inutilmente. La straordinaria missione era
-compiuta.
-</p>
-
-<p>
-Il nemico ha tentato più volte di liberare i
-suoi fianchi dalla stretta che lo attanaglia.
-Per spezzare il nostro investimento del Rombon
-e dello Javorcek ha replicatamente lanciato
-degli attacchi. Presentendo forse il bombardamento
-<span class="pagenum" id="Page_320">[320]</span>
-imminente, poche ore prima che
-le nostre grosse artiglierie iniziassero il fuoco
-contro ai forti, nella notte del 31 agosto, delle
-forze austriache salivano da levante le pendici
-del Rombon, precedute da un intenso cannoneggiamento
-allo scopo di aggirare le nostre
-posizioni. Fu un combattimento breve ma vivace.
-Respinti da lì, due giorni dopo si volgevano
-contro le nostre posizioni alle spalle
-dello Javorcek, nel vallone dello Slatenik. Si
-è tanto lottato in quella gola che essa appare
-alla fantasia come un canale di battaglia. Furono
-ancora ricacciati. Nello stesso giorno, essi
-lanciarono alla deriva nell'Isonzo qualche mina
-galleggiante. Avevano sentore di movimenti nostri,
-e speravano di potere far saltare dei ponti.
-La mina fu pescata.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Intorno a Plezzo la lotta si andava facendo
-più viva, nuove forze italiane premevano da
-ogni parte, e la preparazione delle artiglierie
-si faceva di giorno in giorno più energica.
-Si presentiva l'azione vasta di questa ultima
-settimana. Dopo l'attacco del 31 agosto, dei
-drappelli nemici si erano rintanati qua e là
-nelle pendici del Rombon, erano rimasti celati
-in nascondigli del monte, tendevano a fare
-infiltrazione, creavano dei minuscoli punti di
-appoggio per futuri tentativi di attacco. Il 5 settembre
-la montagna fu spazzata. I drappelli
-furono scovati, assaliti, messi in fuga, si penetrarono
-<span class="pagenum" id="Page_321">[321]</span>
-i loro nascondigli già pieni di armi, di
-munizioni, di viveri.
-</p>
-
-<p>
-Per provocare una diversione, il giorno dopo
-delle forze rilevanti austriache salite da Tolmino
-attaccavano le nostre posizioni sotto alla
-vetta del Mrzli. Si voleva stornare l'azione da
-Plezzo riaccendendola sulle propaggini meridionali
-del Monte Nero. Era una cinerea giornata
-di nebbia lassù. Abbiamo descritto quelle
-posizioni come si vedono dalle alture di Colovrat.
-Sulla cima del Mrzli, pianeggiante, una
-formidabile trincea austriaca, il cui reticolato
-è intessuto intorno ai tronchi bruciacchiati di
-un lembo di foresta che il cannone ha distrutto:
-un poco più sotto, a poche decine di
-metri, il bosco rinverdisce e rinfoltisce, e lì,
-fra gli alberi, i nostri. L'attacco nemico è stato
-respinto, senza vederlo, nella nebbia densa.
-</p>
-
-<p>
-Gli austriaci richiamavano rinforzi verso
-Plezzo. Un urto di masse era imminente. Dai
-nostri osservatorî più alti si potevano scorgere
-colonne di truppe e di carreggi che scendevano
-dal Predil. La nostra grossa artiglieria,
-l'8 settembre, arrivava a fermare e disperdere
-due di questi ammassamenti in marcia.
-Nella notte del 10 il nemico tentava un ultimo
-attacco per liberare la sua sinistra, dove noi
-avevamo cominciato a stabilirci sulle balze dello
-Javorcek. È ancora nel vallone dello Slatenik
-che si combatte. I nostri ripetono la tattica
-usata contro il battaglione ungherese sulla testata
-<span class="pagenum" id="Page_322">[322]</span>
-della stessa gola. Aspettano l'assalto in
-silenzio, lo lasciano avvicinare senza tirare un
-colpo. Del resto, l'oscurità profonda renderebbe
-inefficace il tiro; non è a fucilate che l'assalto
-viene respinto. È a baionettate. Quando il nemico
-è a pochi passi dalle trincee, i nostri si
-precipitano alla mischia, lo scompigliano, lo
-disperdono. Al mattino dopo la battaglia divampava
-furibonda e vasta su tutto il bordo
-orientale della conca di Plezzo. Il nostro attacco
-in forze, lentamente preparato, si scatenava.
-</p>
-
-<p>
-Più di sessanta cannoni tuonavano su quel
-ristretto fronte, e le nostre magnifiche fanterie
-si impegnavano sullo spalto erboso dello
-Svinjak, fra i boschi dello Javorcek, fra le
-rocce del Rombon, in un maestoso semicerchio
-di furore. Alla sera le prime nostre trincee
-di attacco avvicinavano i reticolati delle posizioni
-centrali. Proiettori e razzi illuminanti
-inondavano la vallata di splendori soprannaturali,
-e in vividi chiarori meteorici la battaglia
-proseguiva, terribile, fantastica. Per tutto
-era un divampare di esplosioni, un lampeggio
-di colpi, e il frastuono formava un solo, continuo
-boato. Si scorgevamo talvolta degli strani,
-lunghi serpeggiamenti di luce azzurrastra come
-uno strisciare, uno snodarsi di favolosi
-fuochi fatui: erano getti di liquido infiammabile.
-Non vi sono mezzi sleali ed atroci di
-guerra che il nemico non tenti. Certi reparti
-<span class="pagenum" id="Page_323">[323]</span>
-nostri dovevano combattere con la maschera
-contro i gas asfissianti che delle granate a
-mano sprigionavano.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Durante la notte dei reticolati erano stati
-distrutti; l'assalto era penetrato qua e là nelle
-linee più interne; delle posizioni nemiche erano
-conquistate. Ma dopo aver lottato per prendere,
-bisognava lottare per conservare. Spesso
-anzi è più difficile mantenere una posizione
-che espugnarla. Dopo ogni fase di attacco vi
-è una fase di consolidamento. Bisogna resistere
-a tempeste di granate, e scavare, erigere, lavorare
-difendendosi, crearsi le protezioni, le blindature,
-i refugi, lasciare ogni tanto il piccone
-per la baionetta. In tali soste il valore del
-soldato è più provato forse che nell'assalto.
-Occorre un valore freddo, calcolatore, intelligente.
-</p>
-
-<p>
-Alcuni giorni sono trascorsi in queste lotte
-di resistenza, durante le quali l'artiglieria infuria,
-perchè è lei che sorregge, che protegge,
-che attacca, che predomina.
-</p>
-
-<p>
-Degli aeroplani nemici volavano per la prima
-volta sulla conca di Plezzo in una affannosa
-ricerca di batterie. Il consolidamento delle
-posizioni conquistate era completo il giorno 14,
-e una prima calma si fece. All'alba del 17 settembre
-la battaglia ha ripreso, in tutto il settore,
-ed è contro lo Javorcek, nella boscaglia,
-che il nostro attacco si spinge con maggiore
-<span class="pagenum" id="Page_324">[324]</span>
-violenza. Dei reticolati sono spezzati, l'assalto
-si slancia, due <i>blockhouses</i>, cioè due ridotte
-blindate, vengono distrutte con tubi esplosivi,
-dei trinceramenti sono conquistati alla baionetta.
-Agli sbocchi delle valli la nostra occupazione
-si consolida, la conca di Plezzo si chiude
-definitivamente al nemico. Due ufficiali austriaci
-e una cinquantina di soldati prigionieri,
-scampati agli assalti sulle pendici dello Javorcek,
-scendono alla sera del 17 verso Saga.
-</p>
-
-<p>
-Sono quei prigionieri che abbiamo visto passare
-a Caporetto, scortati dai carabinieri, fra
-due siepi di soldati curiosi e silenti.
-</p>
-
-<p>
-Non riuscivamo, contemplando la valle, immaginarvi
-il tumulto che la riempiva poche
-ore prima, e che forse tornerà a sollevarsi
-fra poco. Un solo cannone sparava. Era uno
-dei giganti. Ogni quattro, cinque minuti il suo
-boato percuoteva le montagne e si spezzava
-in mille rimbombi. Vedevamo il fumo diafano
-e azzurro del colpo, in un folto d'alberi; non
-potevamo scorgere dove battesse. Persisteva,
-regolare, ostinato, come aspettando una risposta
-al suo possente ruggito. Non rispondevano
-che gli echi, nella vallata calma, piena di quel
-pauroso senso di solitudine e di stupefazione
-che pesa sui campi di battaglia quando la lotta
-è sospesa.
-</p>
-
-<p>
-Scendeva la sera, quietamente, e la prima
-oscurità saliva dal basso, come una marea
-d'ombra. La notte sorgeva dalle profondità,
-<span class="pagenum" id="Page_325">[325]</span>
-mentre sulle vette ardeva l'ultimo fuoco del
-tramonto. Lo Svinjak silenzioso, con il suo
-nero bosco pieno di cannoni, di fronte a noi,
-si faceva livido, truce, prendeva una non so
-quale espressione sinistra, si velava di un colore
-di tempesta nel crepuscolo. E il cannone
-continuava a lanciare ad intervalli la sua tuonante
-formidabile interrogazione.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_326">[326]</span>
-</p>
-
-<h2 id="altavalle">NELL'ALTA VALLE DELL'ISONZO.<br />
-LE FASI DELLA GUERRA INTORNO A TOLMINO.</h2>
-</div>
-
-<p class="indr">
-<i>27 settembre.</i>
-</p>
-
-<p>
-A metà della sua corsa fra i monti, l'Isonzo
-fa come una sosta. Trova un paesaggio ridente
-di colline, tutte verdi di boschi e di prati,
-inoltra in una pianura tappezzata da un variopinto
-splendore di campi coltivati, e il fiume,
-che arriva violento per la sua corsa in
-gole selvagge, rallenta la foga delle sue acque,
-si allarga in un gran letto biancheggiante di
-ghiaia, riposa, gira, serpeggia, quasi per indugiare
-in larghe volute azzurre prima di lasciarsi
-riafferrare dall'ombra di altre vallate
-anguste e profonde, nelle quali riprenderà il
-suo impeto. Questa bella regione è la zona di
-Tolmino.
-</p>
-
-<p>
-Dopo aver percorso tante zone montuose della
-guerra, cominciavamo a ritrovare in essa
-le molli e tepide altitudini normali della nostra
-vita. Non più fosche e rigide moltitudini
-di abeti e di pini alpestri sui declivî dei colli,
-non più rocce, burroni, abissi, non più canaloni
-nei quali la neve si rannicchia e si nasconde
-l'estate, aspettando il ritorno dei geli
-<span class="pagenum" id="Page_327">[327]</span>
-per uscir fuori e invadere tutto; percorrevamo
-prati costellati di delicati e pallidi asfodeli,
-ci riposavamo nell'ombra di quercie e di castani,
-ed allargavamo con le mani il fogliame
-di roseti selvaggi carichi di bacche rosse per
-guardare in giù nella vallata, piena di sole
-e di silenzio.
-</p>
-
-<p>
-Ci eravamo spinti sopra una delle balze estreme
-del Colovrat meridionale — la catena di
-alture che sta fra lo Judrio e l'Isonzo — e vedevamo
-sotto a noi, a poche migliaia di metri, la
-cittadina di Tolmino con le sue grandi caserme
-austriache dalle corti quadrate, vaste come piazze
-d'armi, con i suoi capaci magazzini militari,
-e le larghe strade bianche, fatte per il transito
-degli eserciti, distese a rete tutto intorno.
-Assai più vicino, alla nostra destra, a due chilometri
-appena, sollevavano il loro dorso le
-famose alture di Santa Maria e di Santa Lucia,
-due gruppi di colline boscose, pittoresche, al
-di là delle quali, verso levante, l'Isonzo gira.
-Alte, lontane, dietro a Tolmino, sbiadite nella
-profondità del sereno, torreggiavano le creste
-rocciose del monte Cuk, le vette del massiccio
-che divide la valle dell'Isonzo dalla valle della
-Sava, le pietre naturali del nostro vero confine.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Sono le colline di Santa Maria e Santa Lucia
-che hanno fatto di Tolmino una piazzaforte
-austriaca. Da Caporetto in giù, per tutto, la
-nostra riconquista ha potuto affacciarsi
-<span class="pagenum" id="Page_328">[328]</span>
-sull'Isonzo, ma in due punti il fiume si discosta subitamente,
-si nasconde dietro ad alture isolate,
-fa un gomito per mettere fra noi ed un tratto
-del suo corso la barriera di quei piccoli nodi
-montuosi, una barriera che cela e protegge ponti
-e strade. Presso Tolmino sono le colline di Santa
-Maria e Santa Lucia; presso Gorizia sono
-le colline di Podgora, di Oslavia e il monte
-Sabotino. Il nemico ha fortificato formidabilmente
-questi due aggruppamenti di alture al
-di qua dell'Isonzo, che gli dànno il possesso di
-paesaggi sul fiume, che sono centri poderosi
-di difesa e basi possibili di offesa.
-</p>
-
-<p>
-Perchè è all'offesa che il nemico pensava prima
-di trovarsi costretto a difendersi. Basta
-vedere Tolmino per riconoscervi una di quelle
-forti basi d'avanzata che l'Austria aveva preparato
-un po' per tutto sulle nostre frontiere,
-con una larghezza di mezzi, con una profusione
-di milioni, con un'attività, che dimostrano un
-piano preciso e una volontà senza indugi. Noi
-non avevamo niente al di qua; Tolmino fronteggiava
-delle valli aperte, che convergono verso
-Cividale, scendendo alla indifendibile pianura
-friulana.
-</p>
-
-<p>
-Non si costruiscono tre grandi ponti per un
-paesello, non si erige una vera città di caserme
-e di depositi, con panifici ed ospedali da
-metropoli, non si fanno centinaia di chilometri
-di strade militari, non si trasformano montagne
-in fortezze, sopra tutto quando dall'altra
-<span class="pagenum" id="Page_329">[329]</span>
-parte della vicina frontiera nulla si fa, neppure
-una strada, se non c'è il definito progetto di
-servirsi e presto di tutte queste opere.
-</p>
-
-<p>
-Nel nostro giro sul fronte, quello che ci
-ha più fatto pensare, oltre alla guerra che si
-combatte, è la guerra ben più terribile, la guerra
-spaventosa, atroce, sproporzionata, disperata
-che si sarebbe combattuta se gli eventi non
-avessero dato a noi la scelta del momento, se
-non fossimo stati noi a gettare il guanto e
-varcare le frontiere, se lo sconvolgimento dell'Europa
-non fosse venuto a destarci. Bisogna
-vedere per comprendere. Per difficile che sia
-la guerra d'oggi, noi dobbiamo benedirla perchè
-ci salva dai disastri immensi la cui preparazione,
-che è ora tutta sotto ai nostri occhi,
-ci cingeva a poco a poco mentre noi dormivamo
-sognando la pace perenne. La guerra era inevitabile,
-era decisa: dovevamo farla o subirla.
-</p>
-
-<p>
-Non conoscevamo esattamente il valore combattivo
-di Tolmino. Iniziate le ostilità, le nostre
-truppe occuparono le alture fra lo Judrio e
-l'Isonzo e dalla cresta videro, come noi l'abbiamo
-visto, Tolmino in basso, con la sua pesante
-avanguardia di edifici governativi, e la folla gaia
-delle sue case, raccolte fra recinti d'orti, in un
-verdeggiare di frutteti. Subito, le colline di
-Santa Maria e di Santa Lucia tuonarono; incominciò
-un fuoco di medî calibri invisibili, introvabili,
-che battevano le nostre alture. Continuano
-ancora, a intervalli.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_330">[330]</span>
-</p>
-
-<p>
-Udivamo infatti di tanto in tanto il rantolo
-di qualche grossa granata austriaca, che veniva
-a scoppiare alle falde dello sperone sul quale
-eravamo. Dei colpi rispondevano; noi potevamo
-seguire da vicino la manovra pacata di alcuni
-artiglieri nostri, intorno ad un pezzo imboscato
-in un intreccio di cespugli. Facevano fuoco ogni
-cinque, ogni sei minuti, per non permettere
-al nemico di scoprire la vampa, e fra un colpo
-e l'altro si sedevano intorno, conversavano, leggevano
-un vecchio giornale che passava da
-mano a mano, compitato e commentato. Nelle
-vicinanze il terreno era squarciato dai proiettili.
-Una granata da 305, caduta recentemente,
-vi aveva aperto una cavità larga, irregolare,
-profonda, nella quale dei soldati raccoglievano
-pesanti schegge di acciaio.
-</p>
-
-<p>
-Il primo bombardamento austriaco cominciò
-il 26 maggio. Non fece danni e non fermò
-le nostre truppe. Si iniziava l'investimento della
-piazzaforte. L'operazione non pareva estremamente
-difficile; le colline di Santa Maria e di
-Santa Lucia non lasciavano scorgere ancora le
-loro difese imboscate. Gravi ostacoli già ci sbarravano
-il passo di fronte a Gorizia, e sembravano
-più facili forse quelle alture di Tolmino,
-che non avevano l'aspetto possente e ostile del
-Sabotino e del Podgora. Nei primi giorni di
-giugno Tolmino parve seriamente minacciata
-da noi, e si poteva credere allora che su
-<span class="pagenum" id="Page_331">[331]</span>
-Tolmino potesse portarsi l'attacco fortunato che,
-penetrando fortemente in quel punto, scuotesse
-le posizioni nemiche di Gorizia.
-</p>
-
-<p>
-L'attacco fu dato. Le nostre truppe erano
-arrivate a contatto di numerose linee successive
-di trinceramenti in cemento, mascherati
-dal bosco, protetti da numerose batterie incavernate,
-riuniti da cunicoli, tutto un sistema di
-fortificazioni interrate, nascoste, in agguato. Fu
-allora forse che si pensò di portare il colpo
-offensivo su Plava, cioè ad un altro raccordo
-di strade che un ponte congiungeva attraverso
-l'Isonzo, in un settore più vicino a Gorizia, e
-che poteva supporsi meno preparato alla difesa.
-Era l'unico punto di quella zona sul quale
-potesse tentarsi il passaggio del fiume. Non si
-può combattere in qualsiasi luogo; l'offesa e
-la difesa seguono vie e direzioni prevedibili;
-le battaglie hanno campi predestinati; la viabilità
-fissa fatalmente i terreni d'azione. Dove il
-traffico ha già da secoli scelto i suoi passaggi,
-la guerra si getta. Una rete di strade dalla
-riva destra del fiume andava a innervarsi al
-ponte di Plava, distrutto dagli austriaci. Altrove
-l'Isonzo scorre fra due ripe altissime, senza
-guadi e senza allacciamenti. Volendo crearci
-un'altra testa di ponte, non potevamo scegliere
-che Plava. Ma la difesa nemica a Plava pure
-ci aspettava. Noi la spezzammo.
-</p>
-
-<p>
-Per oltre due mesi dall'inizio della guerra, di
-Tolmino non si parla più. Non vi è inazione; vi
-<span class="pagenum" id="Page_332">[332]</span>
-si combatte, vi si cannoneggia, le fanterie mantengono
-il contatto, le nostre trincee a poco
-a poco avanzano, portano i loro scavi sempre
-più vicino alle posizioni nemiche, le incalzano
-con la lentezza del piccone. Si prepara l'attacco.
-È il 16 agosto che l'offensiva nostra violentemente
-si slancia in avanti. Comincia allora
-un periodo di furore.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-La collina di Santa Lucia è oblunga, regolare,
-boscosa; ma a tratti il bosco cessa al
-bordo rettilineo di grandi prati in declivio, ombreggiati
-qua e là da qualche ciuffo d'alberi,
-rigati da un folto distendersi di siepi; anche
-la vetta è erbosa e scoperta. Adesso i prati sono
-qua e là sterrati dai colpi di cannone, scorticati,
-del colore dei campi arati, e la vetta,
-bucata dai crateri scavati dalle granate, uno
-vicino all'altro, ha quell'aspetto strano dei paesaggi
-lunari, pieni di cavità rotonde e di bordi
-circolari. La nostra artiglieria rovesciò su Santa
-Lucia e su Santa Maria un diluvio di proiettili
-per preparare l'attacco.
-</p>
-
-<p>
-Coperte da quel fuoco, le nostre fanterie spezzarono
-i reticolati e si slanciarono alla baionetta.
-Una linea di trinceramenti austriaci fu
-conquistata. Poi un'altra. L'assalto saliva il declivio
-da ponente. L'urlo dei combattenti si
-udiva, alto, tremendo, dalle posizioni di artiglierie
-sulle alture vicine. Nelle trincee prese, delle
-compagnie intere di austriaci si arrendevano.
-<span class="pagenum" id="Page_333">[333]</span>
-Durante la giornata del 16 agosto furono presi
-prigionieri 17 ufficiali e 517 soldati. Mitragliatrici,
-fucili, munizioni, formarono un rilevante
-bottino. Un reparto arrivò finalmente ad
-espugnare le estreme trincee, quelle della vetta
-di Santa Lucia, che girano intorno a due cucuzzoli
-simili alle due larghe gobbe di un cammello
-gigantesco.
-</p>
-
-<p>
-Allora cominciò la tempesta delle artiglierie
-austriache. Non meno di quaranta cannoni
-concentravano un fuoco spaventoso sulle sommità
-del colle. Non vi era tempo per costruirsi
-dei ripari; bisognava ritrarsi dal costone più
-esposto. Ma ci tenemmo saldamente sui fianchi
-delle alture, dove ora si vedono serpeggiare i
-solchi profondi dei nostri trinceramenti, ai quali
-salgono strani viottoli di approccio. Gli austriaci
-rioccuparono le vette. Le loro trincee sono ad
-un centinaio di metri dalle nostre.
-</p>
-
-<p>
-La vera forza di resistenza del nemico è
-nel cannone. La sua fanteria non si mantiene
-che nei punti sui quali la sua artiglieria può
-battere. Gli austriaci hanno dovuto abbandonare
-sempre i declivî per reggersi sulle creste. Dove
-le loro granate non arrivano, la loro difesa
-sparisce.
-</p>
-
-<p>
-La battaglia continuò il giorno 17. Qualche
-nuova trincea fu presa. Altri duecento prigionieri
-vennero catturati. Ma la lotta più che di
-attacco era di consolidamento, di sistemazione,
-di preparazione. Violente avanzate nemiche
-<span class="pagenum" id="Page_334">[334]</span>
-scendevano alla notte. Erano respinte. Si combatteva
-e si lavorava ai bagliori dei razzi illuminanti.
-Per lunghi giorni è continuata l'azione
-in episodi, sotto al fuoco dell'artiglieria nemica,
-che frugava il rovescio delle colline per impedire
-i rafforzamenti.
-</p>
-
-<p>
-Il 9 settembre, nella notte, il combattimento
-ha avuto una ripresa furibonda. Con un assalto
-improvviso, un reparto nostro, sulla collinetta
-di Santa Maria, si è impadronito di un'altra
-linea di trincee, si è avvicinato alla vetta, sulla
-quale sorge una chiesuola, ora diroccata. Ma
-avanti agli assalitori, improvvisamente, balenarono
-fiamme azzurre, fantastiche, di liquidi infiammabili,
-l'ultima atrocità scientifica della
-Germania. Lanciato a lunghi getti, il liquido
-spento, che non arrivò fino ai nostri, scendeva
-per il declivio a lunghi rivoletti invisibili e silenziosi,
-poi al contatto di una capsula incendiaria
-divampavano di colpo. Ed erano serpeggiamenti
-inverosimili di luce oscillante e pallida,
-era un fiammeggiare tortuoso e diafano
-lungo il pendìo, un saettamento di vampe spettrali,
-presto estinte perchè la terra assorbiva
-il liquido, e le fiamme si abbassavano subito.
-Morivano in un palpito scoppiettante, lasciando
-tutto intorno uno sfavillare minuscolo di brage,
-un pagliettìo ardente di fili d'erba accesi. Intanto
-da esplosioni violente di granate a mano
-si sprigionava l'acre odore di gas soffocanti,
-una nebbia che persisteva nella calma della
-<span class="pagenum" id="Page_335">[335]</span>
-notte. I nostri si fermarono, urlando insulti e
-sfide: «Vigliacchi! Venite!»
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Due giorni dopo si scorgevano nel vallone
-di Tominski dei reparti austriaci in marcia verso
-Tolmino. Il nemico non si sentiva più sicuro
-nemmeno dietro le sue fontane di benzol. Ma
-la calma per il momento pare tornata nel settore.
-Qualche duello di artiglierie, alla sera, un
-crepitìo di fucilate, di tanto in tanto, e lunghe
-ore di silenzio profondo.
-</p>
-
-<p>
-Sulla collinetta conica e verde di Santa Maria,
-la chiesuola ha perduto il suo campanile.
-Serviva da posto di osservazione al nemico, i
-nostri cannoni l'hanno mozzato. Era un campanile
-rotondo che i nostri ufficiali esitavano a
-colpire per il dubbio che potesse avere un
-valore d'arte. Non farebbero del male ad un
-monumento a costo della vita. Ora il campanile
-rotondo è un rudero strano, squarciato da una
-parte, che mostra un interno cavo, annerito dall'incendio
-delle scale di legno. Un villaggio vicino,
-Kozarsce, che è stato un punto di appoggio
-della difesa austriaca, è in rovina. Ma Tolmino
-è intatta.
-</p>
-
-<p>
-Noi lasciamo al nemico l'abominevole prerogativa
-della distruzione inutile. La città pare
-deserta, la popolazione, infatti, l'ha fuggita, per
-le strade nessuno passa, ma alla notte quella
-solitudine si popola. Tolmino è sempre un
-grande centro militare, e il rispetto che noi
-<span class="pagenum" id="Page_336">[336]</span>
-abbiamo per l'abitato finchè la battaglia non
-ci forza a colpirlo rende ancora agli austriaci
-abbastanza tranquilla quella residenza, che è
-sotto le bocche dei nostri cannoni e che potremmo
-annientare in un'ora. Il combattimento è
-tutto intorno.
-</p>
-
-<p>
-Si vede di qua, verso il fiume, un recinto di
-muro sfondato, un gran recinto quadrato battuto
-in breccia dalle granate: è il cimitero. Una
-trincea di difesa lo traversa, passa fra le tombe,
-discosta i morti, rovescia croci e cippi, ammucchiandovi
-sopra i suoi sterri, e fa pensare
-ad una sepoltura gigantesca preparata. Più indietro,
-verso il sud, una seconda linea più forte,
-in cemento, allinea le sue feritoie larghe da
-mitragliatrice, rasente il suolo. I reticolati stendono
-per tutto il loro grigiore. Si seguono e si
-seguono, per la pianura, per i declivî, per le
-vette, attraverso i campi abbandonati sui quali
-i raccolti intristiscono; sono miglia e miglia di
-quel tetro viluppo di fili e di pali che dànno
-un'impressione di vigneti sterili.
-</p>
-
-<p>
-Noi attacchiamo le colline di Santa Maria
-e di Santa Lucia da ponente, e la città da settentrione.
-La nostra fronte scende dal Mrzli alle
-pendici del Vodil e attraversa la valle. Il ponte
-di San Daniele, di fronte all'abitato, è nostro.
-È un magnifico ponte nuovo, di cemento
-armato. Gli austriaci speravano forse di difenderlo,
-e non lo hanno distrutto. Ma su tutta
-la lunghezza del ponte avevano ammassato ostacoli
-<span class="pagenum" id="Page_337">[337]</span>
-di ogni sorta, <i>chevaux de Frise</i>, reticolati,
-sbarre di ferro, un intreccio fitto al di là del
-quale si appostavano delle mitragliatrici. Durante
-il giorno, per qualche tempo, la nostra
-artiglieria da campagna tirava sulle difese del
-ponte per spezzarle, e alla notte, sotto a raffiche
-di piombo, dei pionieri eroici strisciavano
-fra i due parapetti per far saltare i rottami e
-sgombrare la strada.
-</p>
-
-<p>
-Li conduceva un ufficiale del genio, professore
-di Università prima della guerra. Partiva
-calmo, sereno, come quando s'incamminava verso
-la lezione con dei libri sotto al braccio.
-Dove nessuno osava andare, dove la morte pareva
-certa, andava lui solo. Alla notte lui era
-sul ponte, strisciando, avanzando centimetro per
-centimetro, sospingendo avanti a sè un tubo di
-esplosivo. L'ultima volta, quando la strada era
-quasi tutta aperta, non è tornato indietro. Una
-palla lo aveva fulminato.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Ora sul ponte si vedono oscuri barricamenti
-di sacchi che proteggono il passaggio, e in
-fondo, al di là, una breve trincea si profila.
-È l'attacco che sbocca, ancora piccolo, ancora
-incerto, una testa di ponte minuscola e ardita
-che si affaccia.
-</p>
-
-<p>
-Al nord della città, vicino quasi alle ultime
-case, si solleva in vedetta, isolata, una strana
-montagna, alta, regolare come una montagnola
-da giardino pubblico, aguzza, coperta tutta da
-<span class="pagenum" id="Page_338">[338]</span>
-un bosco, un immane cono di verdura, e che
-non ha un nome. La chiamano con la cifra
-della sua altitudine: Quota 428. Gli austriaci
-hanno costruito in cemento, sulla sua vetta,
-una torre osservatorio, fatta a colonne per lo
-stesso principio che ha consigliato di dare alle
-moderne navi da guerra un albero a tripode.
-Se fosse una torre piena sarebbe demolita, ma
-i colpi di cannone passano nel vano fra una
-colonna e l'altra. È una specie di campanile a
-giorno, una gigantesca armatura, insolentemente
-bianca, sulla quale la nostra artiglieria ha
-infuriato per giornate intere. Gli scoppî avvolgevano
-la bizzarra costruzione di un fumo denso;
-si credeva spesso di averla abbattuta, ma
-quando il fumo si dissipava, l'ostile torre ricompariva
-intatta. Essa spinge il suo sguardo
-su tutta la vallata, sorveglia gli approcci da
-Caporetto, vede i nostri movimenti lungo il
-fiume.
-</p>
-
-<p>
-La Quota 428 è anche una posizione di combattimento,
-nasconde trincee, e i suoi reticolati
-scendono fino alla pianura, in mezzo a campi di
-granturco. Osservando meglio, intorno, ci si accorge
-di tutta una viabilità sotterranea. Certe
-siepi lunghe chilometri non sono altro che ingannevoli
-ripari per nasconderci movimenti
-d'uomini entro sterminate trincee di incamminamento.
-I villaggi sono uniti da profondi fossati,
-che seguono il disegno di un fregio a greca
-per essere protetti dai colpi d'infilata. Mentre
-<span class="pagenum" id="Page_339">[339]</span>
-le strade sono deserte e nessun essere vivente
-si muove nella vallata, entro quei canali
-delle truppe forse si spostano. Poco più a sinistra
-sono i nostri incamminamenti, sulla riva
-del fiume, immensi zig-zag dai bordi bianchi
-di sabbia appena scavata, i quali conducono
-lo sguardo verso un grandioso intreccio di trincee
-sui valloni del Vodil, all'altra riva.
-</p>
-
-<p>
-Sui bordi d'ogni balza, le posizioni della difesa;
-poco sotto, a qualche decina di metri,
-le nostre, che assaltano, che s'insinuano, che
-spingono avanti i loro parapetti, con quel sovvolgimento
-di terra dei formicai calpestati,
-quando gl'insetti scavano furiosamente la loro
-strada. Da là veniva più serrato e più sovente
-lo scoppiettare della fucilata. Tendevamo lo
-sguardo verso la lotta invisibile, instintivamente,
-ossessionati dalla paurosa apparenza di deserto
-del campo di battaglia.
-</p>
-
-<p>
-Cercavamo un uomo, lungo gli approcci, sulle
-trincee, nei villaggi che cadono in rovina,
-presso ai cascinali senza tetto, anneriti dalle
-fiamme, cercavamo un uomo la cui vista disperdesse
-in noi il senso di quella solitudine soprannaturale
-che diveniva a poco a poco angosciosa
-come un incubo.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_340">[340]</span>
-</p>
-
-<h2 id="plava">L'EROICA CONQUISTA DI PLAVA.</h2>
-</div>
-
-<p class="indr">
-<i>29 settembre.</i>
-</p>
-
-<p>
-L'aspetto di solitudine che assume la guerra,
-quando l'assalto non si slancia, si addice alle
-zone selvagge. Abbiamo visto la selva di Plava
-non molto diversa da come la vedevano i cacciatori
-di Gorizia, quando la attraversavano in
-questa stessa stagione cercando nel suo folto
-il fagiano e il gallo di bosco.
-</p>
-
-<p>
-Plava è un piccolo villaggio, ora distrutto
-dal cannoneggiamento austriaco, che allineava
-le sue casette ai due fianchi della strada, sulla
-sinistra dell'Isonzo. Delle abitazioni rimangono
-quattro mura scoronate, dalle cui finestre pendono
-rottami di imposte. Per uno di quei capricci
-che il cannone ha, come il fulmine, una
-sola casetta è rimasta intatta, bianca, col tetto
-nuovo. Avanti a Plava era il ponte.
-</p>
-
-<p>
-Alle spalle del villaggio cominciavano subito
-il bosco e la montagna. Intorno, nessun altro
-centro abitato in vista, non campi, non vigneti.
-L'Isonzo scorre in quel punto incassato in una
-gola profonda e melanconica. Su Plava viene
-a finire un'ultima balza di una catena di alture
-boscose, il cui dorso, salendo a centina, va
-<span class="pagenum" id="Page_341">[341]</span>
-quasi fin sopra Gorizia e si culmina nel Monte
-Santo.
-</p>
-
-<p>
-Vista dall'altra riva, la montagna di Plava,
-ha la forma di una piramide perfetta. Quando
-però si giunge alla sommità, a 383 metri, ci si
-accorge che non si è sopra una punta ma al
-principio di una cresta, la quale declina, poi
-risale. E intorno si levano tumultuosamente le
-ondulazioni del massiccio di Bainsizza. Non vi
-sono che sentieri nella oscurità del bosco; le
-buone strade corrono soltanto in fondo alla valle
-dell'Isonzo, ma al Monte Santo si allacciano
-le reti stradali del Goriziano.
-</p>
-
-<p>
-Decisa la formazione di una testa di ponte
-a Plava, il primo obbiettivo fu la conquista
-della Quota 383. Il giorno 8 di giugno arrivò
-l'ordine d'avanzata. Alla sera, per la strada di
-Vercoglia scesero da San Martino i battaglioni
-destinati all'operazione, che si nascosero nella
-boscaglia, presso al fiume. Quando l'oscurità
-fu profonda, si intravvide un convoglio di cavalli
-e di carri, silenziosi come ombre, che andavano
-verso la riva. Erano i carriaggi del parco
-da ponti. Le ruote e gli zoccoli dei cavalli erano
-fasciati di stracci; gli uomini calzavano scarpe
-di corda. Lentamente, il convoglio si portò
-fino dove la strada fiancheggia il fiume.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Si cominciò la costruzione del ponte. Le barche
-dovevano essere portate a spalla giù per
-la ripa precipitosa e attraverso il letto di ghiaia.
-<span class="pagenum" id="Page_342">[342]</span>
-Non un rumore, non un urto, il ponte si componeva
-in silenzio. L'altra riva era tutta buia,
-nera, addormentata. Il lavoro procedeva febbrile
-e cauto, nelle tenebre, con l'ansia angosciosa
-del tempo che fuggiva, dell'alba estiva
-troppo vicina.
-</p>
-
-<p>
-L'aurora disegnava già i profili dei monti,
-e il lavoro continuava. Poco più della metà del
-ponte era compiuta. Alle tre del mattino, quasi
-i tre quarti del ponte erano finiti. Ancora un
-poco, ancora un poco e le truppe sarebbero
-passate. La costruzione proseguiva ora furiosamente,
-nella piena luce dell'alba. All'improvviso
-fu un rimbombo di esplosioni nel greto e i
-pontieri si trovarono avvolti nel fumo.
-</p>
-
-<p>
-Il nemico aveva visto. Bombardava da posizioni
-imprecisabili. Il ponte, colpito, si sfasciava;
-le barche di lamiera, sfondate dalle
-schegge, affondavano. Non v'era un minuto di
-sosta nel fuoco. Le truppe furono ritirate al
-coperto, nessuno rimase sulla riva cosparsa di
-rottami, tempestata dai colpi.
-</p>
-
-<p>
-Tutto il giorno durò intenso il cannoneggiamento.
-Così trascorse il 9 giugno. Venuta la
-notte, dei drappelli ridiscesero verso la riva.
-</p>
-
-<p>
-Si era pensato di traghettare poche forze
-per formare al di là un primo velo di difesa.
-Si misero i remi ad una barca e si cominciò la
-traversata. Passavano venti uomini per volta.
-Scendevano a poche centinaia di metri dal villaggio.
-Quando furono sbarcati in una cinquantina,
-<span class="pagenum" id="Page_343">[343]</span>
-i nostri cominciarono ad avanzare e prendere
-posizione. Il traghetto continuava. Un sergente,
-che comandava il primo nucleo, prese
-con sè un plotone e si avvicinò al villaggio,
-dove sapeva che doveva trovarsi un posto di
-vedetta austriaco.
-</p>
-
-<p>
-Evitando la strada, camminando a passi da
-cacciatore, quel piccolo gruppo arrivò alle prime
-case di Plava. Le circondarono, vi entrarono
-senza passare per l'uscio. Scavalcarono dei muricciuoli,
-scalarono finestre, e arrivarono così
-nelle case vicine; strisciavano, penetravano da
-un'abitazione all'altra per le vie più imprevedute,
-in modo che una sentinella piazzata
-sulla via non potesse accorgersi del loro avvicinarsi.
-Arrivati sotto ad una finestruola chiusa
-da sportelli di legno, udirono delle voci d'uomo,
-all'interno. Parlavano in tedesco. Era lì.
-</p>
-
-<p>
-Un colpo violento all'uscio che si spalancò,
-un'irruzione di baionette basse. Dieci soldati
-austriaci, con un ufficiale, sorpresi e allibiti,
-alzavano le mani. Erano in una cameretta a
-pian terreno raccolti intorno alla luce di una
-candela. La barca, in uno dei suoi ritorni,
-portò alla nostra riva il carico dei prigionieri.
-</p>
-
-<p>
-Questa cattura ha avuto una grande importanza
-per le operazioni, perchè ha impedito
-un primo allarme che avrebbe turbato lo svolgersi
-dei nostri piani. Il Re ha voluto di <i>motu
-proprio</i> decorare della medaglia al valore l'ardito
-sergente, che nel combattimento successivo
-<span class="pagenum" id="Page_344">[344]</span>
-doveva cadere gravemente ferito. E ferito, egli
-continuava ad esortare i suoi uomini alla battaglia:
-«Andate avanti, avanti! Non badate
-a me!...»
-</p>
-
-<p>
-Nella notte del 9 traghettarono circa duecento
-uomini, per la cui sorte si era preoccupati.
-Durante tutta la giornata del 10, si stette
-in ascolto dalla nostra riva, si cercava di penetrare
-con lo sguardo l'intreccio degli alberi,
-di vedere qualcuno dei nostri, si aspettava un
-segnale. Niente. Erano tutti presi? No, erano
-tutti in ricognizione.
-</p>
-
-<p>
-Rampavano audacemente, strisciavano sulla
-montagna, perlustravano ogni passo, arrivavano
-presso alla vetta, scoprivano i reticolati, le trincee,
-raccoglievano dati preziosi. Perchè gli austriaci
-avevano fatto a Plava preparativi assai
-più completi di quanto fosse logico aspettarsi.
-</p>
-
-<p>
-I nemici non sospettavano la vicinanza di
-quello sciame di esploratori; andavano, venivano
-intorno alle trincee, disarmati, sicuri. Le vedette
-di Plava tacevano, dunque gl'italiani non s'erano
-mossi. Più volte alcuni dei nostri dovettero girare
-intorno al tronco d'un albero all'avvicinarsi
-di soldati austriaci che passavano inconsapevoli
-pochi metri lontano.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Nella notte stessa del 10 si era tentato un
-nuovo sistema per gettare sulla riva sinistra
-un forte reparto di truppe. Non era possibile
-sostituire subito il materiale da ponte distrutto;
-<span class="pagenum" id="Page_345">[345]</span>
-ma vi era legname sufficiente per costruire sulla
-riva una passerella che, appena finita, avrebbe
-potuto essere varata e assicurata solidamente
-ai resti in muratura delle testate del ponte distrutto.
-Il Genio lavorò attivamente, con quell'entusiasmo
-alacre e grave dei nostri artieri militari,
-che sono così spesso in prima linea, sotto
-al fuoco più intenso, a creare valichi ed aprire
-varchi.
-</p>
-
-<p>
-È un eroismo difficile quello del lavoro, perchè
-deve rimanere freddo, riflessivo. Il combattente
-può lasciarsi spesso trasportare dalla foga
-disordinata del suo sentimento, può gridare, può
-sparare. L'artiere del Genio deve pensare. Ogni
-suo gesto ha bisogno di precisione e di puntualità.
-Nel pericolo più grave egli deve agire
-impassibile come l'operaio nel sicuro laboratorio
-di un'officina. Il nostro Genio ha gettato
-quasi tutti i suoi ponti nel pieno del combattimento,
-alla prima linea, avanti alla prima linea.
-Dei pontieri cadevano feriti, uccisi, erano
-sostituiti e il lavoro continuava. Le granate
-sfondavano le barche di sostegno, sfasciavano
-il travame, distruggevano l'opera intera, e si
-ricominciava.
-</p>
-
-<p>
-Una passerella sull'Isonzo richiedeva più tempo
-di quello che le circostanze concedevano.
-L'alba sorse, e il ponte di fortuna non era finito.
-Gli osservatorî dell'artiglieria nemica, già
-in guardia, si accorsero della costruzione e fecero
-aprire il fuoco. Come al giorno prima, il
-<span class="pagenum" id="Page_346">[346]</span>
-bombardamento fu violento e preciso. Regolato
-con esattezza sulla posizione del vecchio ponte,
-esso colpiva in pieno. La passerella rimase
-spezzata. Un'altra giornata trascorse nell'inazione
-forzata, senza nessuna notizia degli uomini
-traghettati alla sera, e con la certezza di trovare
-il nemico sempre più rafforzato. Per la
-forza dell'inevitabile la sorpresa, l'elemento primo
-di un successo facile e pieno, era mancata.
-Non so fino a quanto si facesse assegnamento
-sulla sorpresa, ma è evidente che se fosse stato
-nelle possibilità umane il compimento del ponte
-nella prima notte, l'attacco di Plava avrebbe
-potuto avere nella guerra una influenza
-profonda, penetrando ben oltre i limiti di una
-testa di ponte.
-</p>
-
-<p>
-Si ricorse, nella notte successiva, ad un altro
-mezzo. Si fece il così detto «ponte girevole».
-Il ponte girevole non è altro che una piattaforma
-sostenuta da due barche, assicurata alla
-riva con una lunghissima corda e lasciata alla
-deriva. Con il movimento di un remo messo a
-timone, per effetto della corrente, la grande
-zattera, come un pendolo orizzontale, se si può
-dire così, può andare e venire da una riva all'altra.
-La piattaforma portava una cinquantina
-di uomini alla volta. In quella notte, finalmente,
-due battaglioni passarono.
-</p>
-
-<p>
-Ritrovarono sulla sponda sinistra la piccola
-forza sbarcata la notte prima. Si era trincerata
-aspettando, e teneva già un lembo di altura.
-<span class="pagenum" id="Page_347">[347]</span>
-Le informazioni che portò furono di enorme
-utilità. Venne deciso di attaccare il monte sui
-due fianchi, lungo due valloni quasi simmetrici
-che sono uno a destra e uno a sinistra di Plava.
-L'azione cominciò a giorno chiaro.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-La difesa fu violenta ma breve. Si avanzò
-tra difficoltà gravi ma non insormontabili. Di
-slancio, le linee di trincee erano prese, successivamente.
-Si fecero duecento prigionieri. I cannoni
-austriaci, con un fuoco violento, battevano
-sopra tutto la spalla del monte, e più giù il
-paese, il fiume, la riva destra. Sarebbe stato
-impossibile mandare rincalzi se ve ne fosse
-stato bisogno. Ma le notizie che arrivavano dal
-combattimento erano buone. Con perdite lievi
-l'attacco proseguiva. A mezzogiorno la cima del
-monte era conquistata.
-</p>
-
-<p>
-Subito i soldati, benchè stanchi, si misero
-al lavoro per fortificare la posizione. Alle trincee
-prese bisogna rovesciare il fronte perchè
-servano contro al nemico, il parapetto diventa
-la spalla e la spalla il parapetto. È un duro
-lavoro che l'urgenza rende affannoso. I nostri
-erano intenti a questo consolidamento, quando
-gli austriaci hanno fatto un ritorno offensivo.
-Il combattimento si è riacceso; è durato qualche
-tempo. Un accenno di assalto alla baionetta
-ha ricacciato indietro i nemici, senza però
-farli desistere interamente. Essi, probabilmente,
-non avevano altro còmpito che quello di tenere
-<span class="pagenum" id="Page_348">[348]</span>
-impegnate le nostre forze. Un movimento
-assai più grave stava svolgendosi.
-</p>
-
-<p>
-Sul declinare del giorno furono avvistate masse
-austriache in marcia lungo l'Isonzo. Erano
-due gruppi, uno veniva dal nord e uno dal
-sud, e convergevano verso Plava. Il nemico
-tentava l'aggiramento delle nostre truppe sulla
-Quota 383, tendeva a tagliarle fuori, a isolarle,
-a occupare la base di sbarco. Esse non
-potevano difendere la vetta e i fianchi, non
-bastavano a reggere quel fronte troppo esteso.
-Era necessario ed era urgente che si raccogliessero,
-che restringessero la linea del loro
-spiegamento. Dovettero abbandonare la cima
-conquistata, ridiscendere alle prime pendici, a
-proteggere Plava e con Plava le comunicazioni.
-</p>
-
-<p>
-Venuta la notte, si rimise in acqua il ponte
-girevole e cominciò il traghetto di altri battaglioni.
-Si unirono a quelli che avevano combattuto,
-costituirono nuove unità di attacco. Il nemico
-aveva rioccupato in forze le posizioni
-sulla sommità del monte. La battaglia si annunziava
-aspra e sanguinosa.
-</p>
-
-<p>
-Le truppe erano troppo stanche per iniziare
-l'azione immediatamente. Anche quelle appena
-sbarcate avevano bisogno di riposo dopo le
-notti perdute nella continua attesa. Si stava
-per chiedere loro un grande sforzo. La mattinata
-del 12 trascorse tutta in una immobilità
-ristoratrice. L'assalto cominciò nel pomeriggio.
-</p>
-
-<p>
-Si svolse con la stessa tattica del giorno prima.
-<span class="pagenum" id="Page_349">[349]</span>
-Le forze, divise in due colonne, si impegnarono
-ai due fianchi del monte, avendo la vetta
-per obbiettivo comune. Il movimento si era
-appena iniziato, che un terribile fuoco di artiglieria
-cominciò a battere le pendici. Era una
-bufera di cannonate; gli <i>shrapnells</i> arrivavano
-a raffiche continue, volteggiavano in aria foglie
-e rami d'albero stroncati dalle esplosioni, il
-piombo grandinava.
-</p>
-
-<p>
-Le batterie nemiche da cui veniva quella bufera
-di fuoco dovevano trovarsi in parte sulle
-pendici del monte Kuk, uno dei tanti monti
-Kuk della regione, distante tre chilometri e
-mezzo da Plava, in parte sul Monte Santo,
-dal quale i medî calibri tempestavano. Per questo
-la nostra colonna di destra, più scoperta,
-era più battuta. Le perdite si facevano gravi.
-Non era possibile individuare con esattezza le
-artiglierie austriache, nascoste, invisibili. L'attacco
-procedeva sempre, audace, meraviglioso.
-Ma la necessità di riorganizzare le file troppo
-provate dal fuoco, diradate, la successione dei
-comandi per gli ufficiali che cadevano, rallentavano
-l'avanzata dell'ala destra.
-</p>
-
-<p>
-Ad un certo punto le perdite aumentano, la
-colonna di destra è costretta a sostare. Quella
-di sinistra, meno colpita, più forte ancora e
-più agile, è arrivata a contatto con la fanteria
-austriaca e si precipita all'assalto. Fermata dai
-getti scroscianti delle mitragliatrici, si ricompone
-e riassalta. Sette volte consecutive si slancia
-<span class="pagenum" id="Page_350">[350]</span>
-alla baionetta. Intanto anche l'ala destra
-prende l'attacco. Ma avanzando dalle larghe
-basi del monte verso la vetta, lo spazio diminuisce,
-le file, che erano rade e sparse all'inizio,
-si sono andate serrando, formano nuclei
-troppo densi, ammassamenti che offrono
-una maggiore presa al fuoco incessante dei cannoni
-nemici e delle mitragliatrici, i proiettili
-delle quali empiono tutto il bosco di un sibilare
-metallico. È impossibile continuare. La colonna
-destra incomincia a ripiegare lentamente.
-</p>
-
-<p>
-Il nemico, che sente mancare da quel lato
-l'attacco, cerca di avanzare incalzante. Accenna
-al contrattacco, fra gli alberi, preme, si fa
-minaccioso. L'ala sinistra si sposta, lo arresta,
-lo ricaccia. Il ripiegamento avviene ordinato,
-con lunghe soste, la faccia al nemico, e si ferma
-a mezza costa, ad un centocinquanta metri dalla
-vetta. Era la sera del 12 giugno.
-</p>
-
-<p>
-Delle truppe di rincalzo passarono quella
-notte. La giornata del 13 trascorse in un lavoro
-di riorganizzazione. Alla notte seguente si riescì
-a costruire due passerelle sul fiume. Esse
-garantivano ogni libertà di movimento, assicuravano
-le retrovie. Un attacco di grandi masse
-nemiche, sopra una testa di ponte così ristretta,
-servita da un solo piccolo traghetto, avrebbe
-potuto provocare forse una gravissima situazione.
-I nuovi ponti dissipavano il pericolo.
-</p>
-
-<p>
-Il 14 fu ordinato l'attacco per il giorno dopo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_351">[351]</span>
-</p>
-
-<p>
-Si era portato un mutamento al piano precedente.
-Una terza colonna, partendo dalla sinistra
-e puntando verso Globna — un gruppo
-di casupole presso l'Isonzo, qualche chilometro
-a monte di Plava — doveva eseguire un movimento
-avvolgente dal nord. Ma la battaglia
-non ebbe sviluppo. La terza colonna trovò alla
-sua sinistra, presso Globna, dei forti trinceramenti
-impreveduti, e, presa sul fianco dal loro
-fuoco, fu costretta a far fronte verso di loro ed
-attaccarli. Questo impegno la deviò dal suo
-obbiettivo; essa non potè continuare l'avvolgimento
-iniziato, si trovò fermata, fuori dalla
-cooperazione prefissa, impegnata in un'azione
-laterale e isolata. Appena tale situazione fu
-nota al comando, l'attacco venne fatto cessare
-e rimandato, per non affrontare uno svolgimento
-oscuro.
-</p>
-
-<p>
-Fu il giorno appresso, il 16 giugno, la vera,
-la definitiva, la gloriosa e terribile battaglia
-di Plava.
-</p>
-
-<p>
-Contro a quei trinceramenti di Globna, che
-pigliavano sul fianco la colonna avvolgente, fu
-mandato un battaglione per fronteggiarli e permettere
-così alla colonna di proseguire il suo
-movimento. Questo battaglione fiancheggiatore
-si trovò davanti a resistenze formidabili, in
-un tremendo fuoco decimatore, ma non si mosse;
-non rallentò la sua pressione sopra la forza
-nemica che doveva impegnare. Il comandante
-<span class="pagenum" id="Page_352">[352]</span>
-cadde, il capitano anziano assunse il comando.
-Questi cadde alla sua volta, il comando passò
-ad un capitano più giovane. Il terzo comandante
-pure cadde, e il comando passò. Poi un quarto,
-poi un quinto comandante del battaglione fu
-ferito o morto. All'una del pomeriggio sette capi
-si erano successi. E il battaglione non arretrava
-di un passo. Il nemico poteva dissolverlo, ma
-non respingerlo. Era come un muro che si
-demolisce ma non si sposta. L'ordine era di
-resistere fino alla morte, e si resisteva fino alla
-morte.
-</p>
-
-<p>
-Nel pomeriggio comandava il battaglione un
-giovane tenente che lo resse con indomita energia,
-come se insieme alla eredità del comando
-fosse discesa da capo a capo la fiera esperienza
-del grado. Questo tenente è stato promosso
-per merito di guerra.
-</p>
-
-<p>
-L'azione del battaglione sul fianco estremo
-sinistro liberò e difese quella della colonna
-avvolgente. L'attacco generale procedeva fra difficoltà
-terribili. Un cannoneggiamento più vivo,
-più micidiale ancora di quello del giorno 12,
-tempestava i nostri, voleva fermarli, aveva l'intensità
-e il furore di una disperazione, apriva
-dei vuoti, squarciava, ma non fermava l'avanzata,
-che ascendeva a piccoli balzi, risoluta, sistematica,
-eguale. Le perdite più gravi erano
-sempre per la colonna di destra, battuta dal
-fuoco del monte Kuk e dal monte Santo. A
-sinistra l'attacco urtava in un potentissimo trinceramento
-<span class="pagenum" id="Page_353">[353]</span>
-in calcestruzzo, difeso da mitragliatrici,
-preceduto da reticolati così forti che le
-nostre forbici non potevano tagliarli.
-</p>
-
-<p>
-Quello che avveniva nel battaglione contro
-Globna avveniva per tutto. Comandi di battaglione,
-di compagnia, di plotone erano continuamente
-sostituiti, quasi tutti gli ufficiali di un
-reggimento erano caduti, le unità minori si
-fondevano, e l'assalto andava avanti. Era alla
-fine un'azione individuale di soldati. Dei soldati
-semplici hanno assunto il comando di reparti
-piccoli. Dei sergenti conducevano una compagnia.
-Lo slancio in avanti non veniva più
-dalla condotta dei capi, era nel cuore di ogni
-uomo. «Avanti! Avanti! Per di qua, su!», e la
-massa proseguiva, riformando da sè i ranghi,
-attenta agli ordini dei compagni più autorevoli
-dove gli ufficiali non c'erano più.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Meravigliosa fanteria nostra! Nel nostro esercito
-mutano le attitudini e le capacità delle
-varie armi, ma non muta il valore. Il cuore è
-lo stesso, l'anima è la stessa. Sono l'anima
-e il cuore della razza. Prodigiosa fanteria nostra!
-Audace, terribile, generosa, essa è il Popolo
-italiano. Come ricordare gl'innumerevoli e stupendi
-episodi di valore sovrumano che formano
-insieme la storia d'ogni nostra battaglia? Come
-ricordare i fatti di eroismo quando ogni uomo
-è un eroe? Il sacrificio leggendario di Pietro
-Micca non è diventato un atto di tutti i giorni,
-<span class="pagenum" id="Page_354">[354]</span>
-un gesto che si ripete avanti a tutte le trincee,
-quando occorre aprire la via dell'assalto attraverso
-i reticolati del nemico? Non partono tutte
-le notti le spedizioni dei volontari della Morte?
-Chi sono questi audaci che vanno ad accendere
-una miccia con l'ultima scintilla della
-loro vita? Non si distinguono più, hanno un
-nome solo, sono una cosa sola: sono l'Esercito.
-</p>
-
-<p>
-Da ogni parte, quel giorno, sulla montagna
-di Plava, il nostro assalto, in un uragano di
-piombo, arrivò di fronte a reticolati che non si
-potevano tagliare. Non si era ancora trovato il
-sistema dei tubi esplosivi, e le forbici si spezzavano
-sui grossi fili di acciaio. I nostri tentarono
-con le mani di svellere i paletti, ma
-era impossibile, e non si resisteva due secondi
-in piedi, a dieci passi dalle mitragliatrici nemiche.
-Ma i nostri rimanevano là, contro la barriera,
-ostinati, furenti, fucilando le feritoie, tenendo
-a bada il nemico mentre studiavano il
-modo di raggiungerlo, di varcare l'inestricabile
-ostacolo.
-</p>
-
-<p>
-Non potendo passare nè attraverso il reticolato,
-nè sopra, passarono sotto. Scavarono la
-terra, fecero dei solchi, strisciarono col dorso
-sulle spine di acciaio dei fili più bassi. Si
-adunarono a piccoli gruppi di quattro, di cinque,
-al di là, incastrati sotto agli ultimi intrecci
-della siepe di ferro. Poi balzarono in piedi e
-si gettarono contro alle trincee scoperte, impegnando
-una lotta a corpo a corpo. A questa vista
-<span class="pagenum" id="Page_355">[355]</span>
-gli altri, quelli che non erano passati, non
-si tennero più, e incominciarono a scalare il
-reticolato, appoggiandosi ai paletti, appoggiando
-il piede all'incrocio molleggiante dei fili, facendosi
-poi porgere i fucili lasciati ai compagni
-che aspettavano indietro. In un momento i reticolati
-furono tutto un formicolìo lento di uomini
-sospesi, un gesticolamento confuso e pacato,
-sul quale passavano dei fucili, da una mano
-all'altra, da una parte all'altra.
-</p>
-
-<p>
-Scavalcata la barriera, appena a terra, senza
-contarsi, i nostri si gettavano successivamente
-nella mischia urlando. L'attenzione del
-nemico era stata sorpresa e deviata dal primo
-comparire incomprensibile di soldati italiani addosso
-ai parapetti. Quell'urlìo, la visione della
-massa sui reticolati, finì per atterrirli. La difesa
-era estinta dalla terribile e implacabile audacia
-dell'assalto più che dalla lotta. Le trincee caddero,
-il grido dell'evviva passava su tutte le
-posizioni.
-</p>
-
-<p>
-Era il tramonto. Le trincee austriache non
-coronavano la cima, erano costruite un poco
-più giù per poter avere un maggiore sviluppo.
-Bisognava occupare la vetta, ma era tardi. Una
-riorganizzazione si imponeva prima di procedere
-oltre, dove il bosco manca e si avanza
-scoperti sopra una cresta pratosa. Fu deciso di
-aspettare l'alba. Ma un centinaio di uomini,
-appartenenti a diverse compagnie, senza ufficiali,
-avendo la volontà sola per comando e
-<span class="pagenum" id="Page_356">[356]</span>
-l'accordo per disciplina, portati dalla foga della
-lotta, avevano proseguito, soli, ignari della
-sosta; tornarono indietro nella notte. È un episodio
-minuscolo ma significativo, che descrive
-lo spirito del soldato nostro, il suo istinto della
-guerra, la sua indifferenza al numero, il suo
-senso di autonomia. Quando la battaglia spezza
-le sue formazioni e abbatte i suoi capi, quando
-si sbanda, si sbanda in avanti.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Siamo alla mattina del 17 giugno. Gli austriaci
-hanno ricevuto rinforzi numerosi durante
-la notte e si preparano al di là della vetta.
-Il nostro attacco è iniziato dalla colonna di
-sinistra. Appena i nostri sbucano dal bosco,
-il contrattacco austriaco si precipita. È formidabile,
-si tratta di una massa che si precipita
-con l'audacia di chi si sente superiore. Ma la
-battaglia è breve. Si è impegnata appena, che
-alla sua volta la colonna di destra emerge dal
-folto degli alberi. Prima che il nemico possa
-distaccare forze per trattenerla o fare una conversione
-per fronteggiarla, la nostra destra si
-slancia alla baionetta e lo assalta sul fianco.
-È stata la fuga, è stata la rotta, è stato lo sbandamento
-indietro. In altri tempi questo solo
-fatto avrebbe potuto costituire la vittoria definitiva
-di una guerra. Ma ora, un fantaccino
-sulla prima linea vive in un mese tutti i
-rischi, tutti i pericoli, tutti gli eroismi di un
-veterano della Vecchia Guardia.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_357">[357]</span>
-</p>
-
-<p>
-Alle otto e mezzo del mattino la vittoria era
-completa. Avevamo la vetta di Plava definitivamente
-nostra. La lotta si riaccese poi ad
-intervalli. Truppe nemiche affluirono, le vicinanze
-si coprirono di trincee, delle artiglierie
-si concentrarono. Il giorno 19 subimmo due
-contrattacchi notturni. Il 20 tre contrattacchi
-notturni. Anche con forze superiori il nemico
-non si muove più che alla notte, ha perduto
-ogni fiducia nei contrattacchi dell'alba. Il 29,
-sempre di notte, contrattacco di masse, con
-artiglieria e mitragliatrici. Ogni tentativo austriaco
-è inutile. Ma la sua preparazione difensiva
-rende pure inutile qualsiasi azione nostra,
-anche di grande stile e con grandi forze,
-per allargare la testa di ponte, o meglio per
-servirci della testa di ponte al fine di irrompere
-e spingere l'offensiva verso obbiettivi più vasti
-e lontani.
-</p>
-
-<p>
-Lentamente, un piccolo allargamento della
-testa di ponte è avvenuto. Dal 20 al 30 luglio
-abbiamo ripreso l'offensiva. Il cuneo del nostro
-fronte parte adesso da Globna e da Zagora, e
-copre bene gli allacciamenti sul fiume. Il sei
-agosto, l'otto, il dieci, il dodici, furibondi contrattacchi
-nemici si sono sferrati. Ora è la
-stasi, una stasi con cannoneggiamenti, fucilate,
-granate a mano, ma l'azione manca.
-</p>
-
-<p>
-Verso Zagora, al sud, le trincee avversarie
-sono così vicine che, come sulla cresta di Luznica,
-le divide un solo reticolato comune. Da
-<span class="pagenum" id="Page_358">[358]</span>
-una posizione all'altra i soldati si lanciano ingiurie
-e bottiglie vuote. Da lì si vede, non
-lontano, il rovescio lungo e cupo del Sabotino,
-sulla cui cresta altre trincee nostre avanzano.
-E quasi di fronte a Zagora, all'altra riva del
-fiume, si vede a poche centinaia di metri la
-gran bocca nera della seconda galleria della
-strada ferrata Gorizia-Klagenfurt, melanconica
-strada tagliata tutta nei fianchi umidi della
-montagna, e le cui rotaie sono diventate rosse
-di ruggine.
-</p>
-
-<p>
-Una volta sola si è riudito il rombo di un
-convoglio risuonare nella prima galleria, poco
-più in basso. E si vide sbucare lentamente
-all'aperto, con la cautela d'una grossa bestia
-sospettosa che esca dalla tana, un grigio treno
-blindato. Si fermò a osservare, sparò in fretta
-alcune cannonate, poi ci pensò meglio e si
-ritrasse prudentemente immergendosi per la
-coda nel buio.
-</p>
-
-<p>
-Le truppe circondano senza tristezza i loro
-eroi caduti. Ne raccontano le gesta, con semplicità.
-Episodi magnifici e senza numero. Una
-notte, nella seconda fase delle operazioni, dopo
-la conquista, un caporale si offrì volontario
-per andare a far saltare una mitragliatrice
-troppo molesta. «Ma è impossibile!» — dicevano
-i più temerarî. Egli si ostinò, e uscì dalla
-trincea, spingendo avanti il tubo esplosivo. Arrivò,
-sotto al fuoco, a metterlo a due o tre metri
-dalla mitragliatrice; arrivò ad accendere la
-<span class="pagenum" id="Page_359">[359]</span>
-miccia. Ma lo zampillare delle scintille permise
-al nemico di dirigere meglio il tiro della mitragliatrice
-stessa, l'eroe crivellato si accasciò. Abbattendosi
-spezzò la miccia accesa, l'esplosione
-mancò. I soldati decretarono al morto la sepoltura
-d'onore, ed egli dorme nel centro del piccolo
-cimitero, sotto ad un tumulo più alto e più
-solenne.
-</p>
-
-<p>
-Un altro racconto ricordo. In una compagnia
-combatteva un volontario dai baffi bianchi. Aveva
-sessanta anni, era soldato semplice. Il suo
-esempio trascinava tutti. Si era arruolato per
-seguire alla guerra il suo figliuolo. Servivano
-nella stessa compagnia, non si lasciavano mai.
-Si vedevano nelle marce quei due soldati vicini,
-così diversi e così somiglianti, che si tenevano
-per la mano. Si tenevano per la mano i
-due soldati per un'abitudine vecchia, di quando
-i baffi bianchi di uno erano neri e l'altro era
-un bimbo. Non ci si accorge mai che i bimbi
-crescono e che i baffi diventano bianchi. Forse
-anche in quell'allacciamento perpetuo di vita
-vi era un impulso misterioso di addio. Nel combattimento,
-sempre in prima linea, erano sempre
-avanti, spalla a spalla. Durante l'avanzata
-su Zagora, l'8 agosto, il figlio cadde mortalmente
-ferito.
-</p>
-
-<p>
-Il padre gettò il fucile e si slanciò a sorreggere
-il morente. Intorno i soldati delle seconde
-linee passavano di corsa. Qualcuno si fermò
-un istante presso a quel gruppo. Il vecchio compagno
-<span class="pagenum" id="Page_360">[360]</span>
-era adorato. Egli, deposto dolcemente a
-terra il ferito, gli sorreggeva la testa e s'insanguinava
-la mano tremante per sbottonarlo e
-cercare la piaga. Poi, con uno scatto, sollevò
-la faccia pallida, calma, solenne, esclamando:
-«Ma perchè non l'ho avuta io?» In quell'istante
-una palla lo colpì sulla tempia.
-</p>
-
-<p>
-Il vecchio volontario si rovesciò sul figlio.
-La morte li riuniva ancora.
-</p>
-
-<p>
-Ma la tristezza e la poesia di questi episodi
-di sangue appare dopo, ripensandoli in un altro
-ambiente. Lì tutto sembra naturale come
-è naturale la vita. Tutto è forza e fervore, laggiù,
-è giovinezza, è gaiezza. E canzoni liete
-echeggiano nel tragico bosco di Plava come
-nella più lontana, quieta e ridente campagna
-del mondo.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_361">[361]</span>
-</p>
-
-<h2 id="sublime">GUERRA D'ASSEDIO INTORNO A GORIZIA.<br />
-UN ATTO DI SUBLIME SACRIFICIO.</h2>
-</div>
-
-<p class="indr">
-<i>2 ottobre.</i>
-</p>
-
-<p>
-Abbiamo visto Gorizia dalla vetta del Corada,
-che si erge quasi di fronte a Plava.
-Contro alla luce del sole già alto, le montagne
-ai cui piedi la città si distende parevano fatte
-d'ombra azzurra, glauche come onde. La
-più alta, il Monte Santo, si acuminava nel
-campanile del suo santuario, antica mèta di
-pellegrinaggi. La tortuosa strada che vi sale
-da Gorizia sull'altro versante, e che noi non
-potevamo scorgere, ha una cappella votiva ad
-ogni svolta, una chiesuola ad ogni giro, una
-croce ad ogni passo, e da quattro mesi non
-vede salire che cannoni austriaci. Quel monte
-della preghiera è diventato la più formidabile
-delle fortezze, tutta vita di artiglierie introvabili
-che il bosco nasconde.
-</p>
-
-<p>
-La schiena del Sabotino, vicino a lei, si allungava
-e si sollevava di scorcio come la groppa
-di un cavallo che s'impenni, coperta da
-un finimento di trincee: verso il collo le austriache,
-sulle reni le nostre. In un lungo scintillìo,
-in una voluta di luce che si spegneva
-<span class="pagenum" id="Page_362">[362]</span>
-subitamente nell'ombra di una gola, l'Isonzo,
-passata Plava, andava verso il sud a perdersi
-fra il Monte Santo e il Sabotino, fra questi
-due solenni pilastri che formano una specie
-di porta al fiume, oltre la quale comincia la
-calma magnificenza della pianura friulana. Gorizia
-è sulla soglia.
-</p>
-
-<p>
-Ne vedevamo confusamente le case, i campanili,
-le torri, tutta vaga e incerta nel contrasto
-della luce, con delle trasparenze da miraggio.
-Ci appariva oltre la spalla del Sabotino,
-fra il fianco destro del monte ed un profilo
-oblungo ed oscuro di collina denudata,
-il profilo del Podgora. Era pallida, indefinita,
-immersa in una bruma celestina, in un vapore
-di serenità, e nel centro dell'abitato la piccola
-altura della sua vecchia fortezza era come fatta
-di nebbia. La città lontana pareva aperta,
-accessibile, in attesa. Sembrava di dovervi poter
-giungere tranquillamente scendendo per la
-strada di Plava. Le barriere umane erano troppo
-poca cosa, e lo sguardo scorreva sull'unità
-del piano come sopra un mare, passava sulla
-grande eguaglianza della terra, sulle ondulazioni
-facili dei declivî, cercando l'ostacolo che
-ferma un esercito, cercando la muraglia di
-ferro, e non riconoscendola in qualche minuto,
-infimo, lieve e sottile ombreggiamento da siepe,
-appena visibile, senza rilievo, confuso nel
-colore dei campi: quello che è una trincea
-nell'immensità di un paesaggio.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_363">[363]</span>
-</p>
-
-<p>
-Abbiamo rivisto Gorizia più vicina, dalla
-cima del Monte Quarino, presso a Cormòns;
-poi anche dalla vetta del Monte Medea, che
-è simile a un'isola sulla verde e calma distesa
-della pianura, il monte dal quale Attila contemplò
-con germanica gioia l'incendio che divorava
-Aquileja. E tutte le volte la città, avanti
-alla quale l'uragano della guerra da quattro
-mesi imperversava, ci ha dato la illusione di
-una aspettativa tranquilla in fondo alla vallata
-dischiusa, senza vigilanze visibili. Parevano
-assai più possenti le antiche fortezze dai bastioni
-quadrati, larghi, che trasformavano la
-fisionomia dei monti, e disegnavano una minaccia
-sulle vette, che non i muricciuoli ineguali,
-primitivi, minuscoli, nascosti, della guerra
-moderna, cementati col sangue. La fronte
-di una resistenza appare evidente sulle creste
-dei massicci alpini, allacciata alle rocche della
-creazione, identificata nei castelli immani
-della roccia. Ma sul digradare dei colli, sulle
-ondulazioni verdi delle ultime pendici, sulla
-pianura unita, essa sfugge. Pare che non ci
-sia più nulla di insormontabile da varcare,
-che il paese sia tutto una strada, che il suo
-aspetto accolga e conduca.
-</p>
-
-<p>
-La guerra moderna ha fatto scendere i forti
-dalle loro posizioni; li ha per così dire sminuzzati,
-li ha sparsi per tutto, sui campi e
-sulle balze; ha disseminato la fortificazione
-sopra ogni angolo di terra; non ha lasciato
-<span class="pagenum" id="Page_364">[364]</span>
-un lembo di suolo senza il suo bastione; ha
-fatto d'ogni fosso, d'ogni argine, d'ogni recinto,
-d'ogni ciglione, una formidabile ridotta. L'offensiva
-è divenuta assedio, non ha altra manovra
-che la zappa e l'assalto, deve spezzare
-delle cinture di fortezze, deve vincere e rivincere
-ad ogni piccolo passo in avanti. Non è
-una battaglia che si combatte di fronte e ai
-fianchi di Gorizia, è una catena di battaglie.
-E subitamente lo spazio conquistato appare
-immenso quando le terribili difficoltà superate
-si rivelano, quando si scorge da dove il nemico
-è stato a viva forza scacciato, quando le nostre
-posizioni si delineano dalle spalle del Sabotino
-alle pendici avanzate del Carso.
-</p>
-
-<p>
-Siamo nella zona più nota della guerra, sulla
-fronte più attiva e tempestosa verso la quale
-l'animo della nazione si è teso con maggiore
-fervore, presentendo fin dall'inizio che qui, in
-questa larga apertura della frontiera per la
-quale il nemico si affacciava sulle nostre pianure
-indifese, sarebbe avvenuto lo sforzo più
-intenso, il maggiore impeto di masse. La critica
-e la cronaca della guerra hanno rese familiari
-queste regioni, dalle quali arrivarono
-ai giornali le prime visioni del conflitto e le
-descrizioni più ampie. Il lettore conosce oramai
-la fisionomia della lotta, sa quale sistema
-di difesa il nemico abbia adottato, ricorda l'aspetto
-generale del campo di battaglia.
-</p>
-
-<p>
-L'Isonzo corre all'estremo limite della pianura:
-<span class="pagenum" id="Page_365">[365]</span>
-al di là del fiume il terreno ridiviene
-montuoso. Il nemico aveva fatto di queste alture
-oltre l'Isonzo un immenso spalto di fortezza,
-della quale il fiume era il fossato. Avanti
-a Gorizia tutte e due le rive del fiume sono
-montuose: di fronte il Monte Santo sulla sinistra,
-il Sabotino sulla destra, vicino al Sabotino
-le brevi ondulazioni di Oslavia, vicino
-ai colli di Oslavia il Podgora, ultimo sperone
-sulla pianura. Questo gruppo di alture al di
-qua dell'Isonzo il nemico aveva conservato e
-fortificato, costituendo una poderosa testa di
-ponte che difendeva il passaggio e garantiva
-a lui il libero varco del fiume nella possibilità
-di una offensiva. Questa era la situazione all'inizio
-del conflitto.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Ricordo gli ultimi giorni di maggio, quando,
-varcata d'un balzo la frontiera, le nostre
-truppe iniziavano l'attacco della testa di ponte
-di Gorizia. Le fanterie assalivano furiosamente
-le piccole trincee, ai piedi delle alture,
-gettandosi contro ai reticolati senza ancora conoscerne
-la forza, cercando di svellerli con le
-mani, di aprirsi un varco come in una siepe.
-Attanagliati ai fili rimanevano dei morti, che
-non parevano morti, tanto i loro volti conservavano
-una espressione di volontà e di furia e
-i loro corpi eretti un gesto di vigore. Tuonavano
-contro al Sabotino le nostre artiglierie da
-San Martino, da Quisca, da Bigliana, le strade
-<span class="pagenum" id="Page_366">[366]</span>
-al nord di Cormòns erano affollate di cannoni,
-di cassoni, di carri, artiglierie da posizione salivano
-lentamente trascinate da lunghe file di
-buoi bianchi, e il Monte Santo, la vedetta nemica,
-osservava freddamente tutto questo movimento,
-occhieggiando da lontano al di sopra
-della spalla del Sabotino.
-</p>
-
-<p>
-Gli austriaci hanno per tutto questo vantaggio:
-vedere. Il terreno sale sempre di fronte
-a noi; al di là di una montagna ce n'è una
-più alta. Non ci ha preoccupato l'ascesa, ma
-la vigilanza. Lo sguardo del nemico scopriva
-tutto il nostro scacchiere, seguiva ogni mossa,
-poteva guidare sopra ogni punto, con precisione,
-il fuoco di cannoni lontani. In certi settori
-esso vigila ancora la rete delle nostre strade,
-scopre la vampa d'ogni nostro colpo. Abbiamo
-dovuto preparare ardite battaglie allo
-scoperto, senza segreti, e le nostre vittorie acquistano
-un valore magnifico di audacia, una
-grandezza prodigiosa di nobiltà e di vigore,
-per questa lealtà ineluttabile, per questa disperata
-sincerità che ci faceva trovare il nemico
-sempre pronto, sempre in forze, cognito
-del nostro piano.
-</p>
-
-<p>
-Quelle prime azioni non erano che una presa
-di contatto, non avevano che una importanza
-di ricognizione. Ci aspettavamo una difesa
-ben preparata, sapevamo che il nemico
-aveva da anni studiato minutamente quella zona
-dal punto di vista militare, le informazioni
-<span class="pagenum" id="Page_367">[367]</span>
-ricevute erano concordi nel riferirci che grandi
-lavori di protezione si erano compiuti, ma
-gli ostacoli sui quali la nostra offensiva urtava
-superavano in potenza quello che l'opinione
-comune potesse prevedere. Per tutto erano ranghi
-numerosi di trinceramenti di calcestruzzo,
-con blindature di acciaio, con reticolati alti
-e profondi sostenuti da pali di ferro infissi nel
-cemento, erano batterie incavernate che incrociavano
-i tiri, erano sviluppi immensi di reti
-telefoniche e telegrafiche, innumerevoli osservatorî,
-zone minate. Nei primi giorni del giugno
-la battaglia vera cominciò.
-</p>
-
-<p>
-Ebbi la ventura di assistere all'inizio della
-lotta gigantesca. Il sei si passava il basso Isonzo
-a Pieris, l'otto si occupava Monfalcone, il
-nove si attaccava Plava, il dieci ci trinceravamo
-a Gradisca. Si combatteva su tutta la fronte;
-Lucinico ardeva; Mossa ardeva; le alture erano
-velate a tratti dal fumo delle esplosioni; sulla
-pianura si sfioccavano le nubi degli <i>shrapnells</i>
-austriaci; il nostro attacco saliva le spalle del
-Sabotino e del Podgora, sulle cui vette intenibili
-l'onda dell'assalto oscillava. Ora avvicinando
-il campo di battaglia dalla parte di
-Cormòns, si rimane stupiti di non riconoscere
-più certi luoghi.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Il Podgora in quei primi giorni della lotta
-era una collina tutta coperta di bosco, verde,
-oscura, con quel profilo nuvoloso, a masse,
-<span class="pagenum" id="Page_368">[368]</span>
-che hanno i declivî selvosi, sui quali l'intreccio
-ampio delle fronde si sparge e si allarga
-con una morbidezza folta da pelliccia. A metà
-della costa qualche vigna, una verdura più
-chiara e più minuta. Il declivio si spegneva
-dolcemente fra le case di Lucinico. Adesso il
-Podgora è nudo.
-</p>
-
-<p>
-Pare più piccolo, così spogliato del suo spesso
-mantello d'alberi. Nudo, sterile, rossastro,
-lacerato, bucato, ferito, non si somiglia più.
-Ha ricevuto centinaia di migliaia di cannonate.
-Le granate hanno tutto distrutto e tutto
-sepolto. Dopo aver bruciacchiato, sfrondato,
-stroncato e abbattuto gli alberi, esse hanno rovesciato
-sui tronchi atterrati eruzioni di zolle
-e di sassi. Non v'è più un filo d'erba; ogni vita
-vi è estinta. Il Podgora è il sinistro cadavere
-d'un colle cosparso di cadaveri d'uomini. Il
-nostro lavoro di zappa ha dovuto qualche volta
-deviare perchè scavava sotto ad un carnaio
-di nemici.
-</p>
-
-<p>
-Sulla groppa della collina, dove nessuno dei
-due avversari resiste, rimane in piedi qualche
-decina di fusti nerastri, senza rami, un po'
-inclinati qua e là, scossi dalle esplosioni come
-da una tempesta, e sulla vetta principale, sconvolta,
-non ci sono che tre tronchi, tre soli,
-equidistanti, che ricordano le croci del Golgota
-e che l'hanno fatto battezzare Monte Calvario.
-</p>
-
-<p>
-S'incontrano per la strada da Cormòns a
-<span class="pagenum" id="Page_369">[369]</span>
-Mossa degli uomini che tornano dal Calvario
-o che ci vanno sereni e contenti, non trovando
-niente di specialmente terribile in quella posizione,
-sulla quale si sono scatenati assalti
-senza numero. Dei gruppi di volontari triestini
-vi hanno compiuto prodigi di valore insieme
-alla truppa della più vecchia Italia. Tutta
-la costa dell'altura era difesa da una successione
-di trincee blindate, protette da reticolati
-e da mine, e sono state prese ad una
-ad una, a colpi di zappa, a colpi di esplosivi,
-a colpi di baionetta. Ogni possibilità offensiva
-del nemico è stroncata; la testa di ponte è
-ancora un ostacolo ma non è più un pericolo;
-non sporge più verso di noi la minaccia di
-una base di concentrazione, non ha più sfogo.
-</p>
-
-<p>
-Sul fiume, Podgora, come il Sabotino, scende
-con un declivio precipitoso e breve, e su
-quel pendìo ripido gli austriaci sono ridotti,
-ad onta dell'appoggio delle batterie d'ogni calibro
-nascoste sul Monte Santo, sul monte di
-San Gabriele, sulle colline di San Marco, al
-di là di Gorizia. Vi si tengono arrampicati in
-trincee massicce, sotto blindature di acciaio,
-in mezzo a un dedalo di cunicoli, di gallerie,
-di tane. Sopra la vetta sgombra, battuta dai
-cannoni delle due parti, passano di qua e di
-là bombe lanciate da apparecchi speciali, e la
-notte essa è vividamente illuminata da un vigilante
-incrocio di proiettori, percossa da granate.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_370">[370]</span>
-</p>
-
-<p>
-Verso la linea estrema della nostra occupazione,
-per gl'incamminamenti coperti, si ode
-spesso un lieto abbaiamento di cani, come se
-una caccia si svolgesse nel dedalo delle trincee,
-e per i sentieri scavati nella terra vanno
-e vengono strani equipaggi che ricordano certe
-carrettelle dei contadini fiamminghi. Sono
-piccoli veicoli che dei cani robusti, volonterosi,
-di quei cani da gregge e da pagliaio,
-bastardi, grossi e vellosi, trascinano ansimando,
-la lingua penzoloni, con una vivacità consapevole
-nello sguardo dolce, come se comprendessero
-l'importanza e l'urgenza del loro
-lavoro. Un conducente accompagna due o tre
-cani alla volta, li incoraggia, li chiama per
-nome, li aiuta nei passi difficili. Giunte alla
-trincea le brave bestie si accucciano fra le
-stanghe dei loro carrettini, col petto affannato
-e arruffato sotto al finimento di cuoio, e guardano
-il soldato che le guida, attente, il muso
-di traverso, le orecchie sollevate, la coda agitata,
-aspettando la carezza. In qualche settimana
-gl'intelligenti animali hanno imparato,
-conoscono la strada; il frastuono del combattimento
-non li spaventa più e vanno al fuoco
-come veterani.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Mentre osservavamo il Podgora, gli austriaci
-ci bombardavano Capriva, un villaggio fra Gorizia
-e Cormòns. Da alcune settimane devastano
-ora l'uno ora l'altro dei paesi sul piano.
-<span class="pagenum" id="Page_371">[371]</span>
-Credono forse di demolire i nostri quartieri
-d'inverno. Un fumo denso e scuro passava
-sui tetti. Bombardavano anche Villanova,
-ai piedi del Monte Fortin, lieve altura sulla
-riva destra dell'Isonzo. Lontano, una grande
-colonna di fumo bianco: un deposito nemico
-ardeva, incendiato da una granata nostra, nel
-sobborgo goriziano di San Pietro. Spesso un
-rumore di battaglia scendeva dal cielo.
-</p>
-
-<p>
-Era un tempestare rapido di esplosioni altissime
-nell'azzurro. Il fuoco dei cannoni antiaerei
-inseguiva aeroplani nemici. La caccia ci
-fermava attenti, pieni di crudeli speranze. Le
-nuvole degli <i>shrapnells</i> si seguivano in fila;
-creavano una lunga, strana punteggiatura bianca
-sul sereno, cancellata con lentezza dal vento
-fino a formare una scìa pallida e confusa, una
-specie di via lattea striata e diafana. Minuscolo,
-chiaro, lontano, veloce l'aeroplano filava avanti
-ai colpi, più in alto.
-</p>
-
-<p>
-Appena lasciato con gli occhi era perduto
-nella luce. Nuove nuvolette ce lo indicavano,
-più in là. Pareva una corsa fra il volo e i
-colpi di cannone. La macchina alata fuggiva
-dai tiri di una batteria e incontrava i tiri di
-un'altra. A intervalli il bombardamento del
-cielo cessava, per ricominciare più remoto. In
-un certo momento, quattro aeroplani austriaci
-volteggiavano sulla zona di Cormòns.
-</p>
-
-<p>
-Si difendevano sollevandosi. È ben raro che
-il tiro dei cannoni possa abbattere un aeroplano
-<span class="pagenum" id="Page_372">[372]</span>
-da guerra, che solca lo spazio a cento
-o centoventi chilometri all'ora, ma lo costringe
-a fuggire in elevazione, a cercare la salvezza
-nelle altezze gelate dell'atmosfera da dove la
-visione della terra si confonde e l'osservazione
-perde accuratezza. Poi dei grandi uccelli tricolori
-sono sopravvenuti. Alcuni tornavano dalle
-ricognizioni e scendevano a motore spento
-come scivolando vertiginosamente sopra un immenso
-invisibile pendìo; altri si levavano allora
-con un roteare largo e solenne. Per un
-minuto il cielo è apparso tutto solcato dai voli.
-Qualche boato profondo ha scosso l'aria, e nembi
-densi e foschi si sono sollevati dalla terra.
-Il nemico lasciava cadere delle bombe.
-</p>
-
-<p>
-Voleva forse colpire dall'alto qualche convoglio
-che passava sulla strada vicina. Le bombe
-scoppiavano sui campi. I conducenti guardavano
-con indifferenza il fumo che scorreva
-sull'erba e fra i filari di alberi; il convoglio proseguiva
-con lentezza il suo cammino. Ad uno
-ad uno gli aeroplani sono scomparsi. Il cielo
-si è di nuovo fatto silenzioso e limpido. Abbiamo
-allora udito brontolare il cannone in fondo
-alla pianura, sulle lontananze azzurrognole del
-Carso.
-</p>
-
-<p>
-Oltre Capriva, ai piedi del Podgora, vedevamo
-le case sventrate di Lucinico. Il bombardamento
-e gl'incendî vi hanno tutto diroccato e
-distrutto. Lucinico è così prossimo a Gorizia
-che, visto da lontano, si confonde con la città.
-<span class="pagenum" id="Page_373">[373]</span>
-Ne è quasi un sobborgo, separato appena da
-un chilometro di strada e da un ponte. A Lucinico
-la battaglia ha infuriato.
-</p>
-
-<p>
-Aprirsi un varco a Lucinico verso Gorizia
-voleva dire aggirare il Podgora, far cadere la
-possente difesa delle alture, voleva dire sfondare
-lo sbarramento frontale di Gorizia. Mentre
-il martellare degli assalti percuoteva e sfasciava
-successivi trinceramenti sul pendìo occidentale
-del Podgora, il nostro attacco, fiancheggiando
-a destra questa azione, si sferrò
-su Lucinico.
-</p>
-
-<p>
-Le prime difese all'entrata del villaggio furono
-spazzate via. Successe un combattimento
-all'antica, da casa a casa, da angolo ad angolo,
-da porta a porta, una battaglia da pittura
-di guerra. Appena il villaggio fu nostro,
-cominciò il bombardamento austriaco, furibondo;
-tutto era fuoco e fumo; si udiva lo scroscio
-dei crolli dopo ogni esplosione; le macerie si
-sparpagliavano con una violenza da proiettili
-sollevando opachi e persistenti nembi immani
-di polvere, e alla notte, sopra a questo
-tumulto danzava il riflesso vivo e sanguigno
-degl'incendî. L'attacco continuava.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Le grandi opere di trinceramento preparate
-dal nemico erano al di là. Lavori in cemento,
-blindature in acciaio, linee successive
-di posizioni e di ostacoli, tutto quello che la
-scienza e l'esperienza hanno trovato di più
-<span class="pagenum" id="Page_374">[374]</span>
-formidabile per lo sbarramento di un piano,
-era ammassato su quello sbocco. La difficoltà
-più grave all'assalto non era l'invulnerabilità
-delle trincee nemiche, non era l'intensità del
-loro fuoco, era il reticolato, quella cosa che
-appariva così lieve nella distanza, così leggera
-e sfumata come una bruma azzurrastra.
-Sulle trincee si arriva, contro al fuoco si avanza,
-ma nessuna volontà e nessun eroismo potevano
-far valicare le sterminate barriere di
-fili di acciaio intessute sopra uno spessore di
-cinquanta metri. Allora i mezzi efficaci che
-abbiamo trovato per la distruzione dei reticolati
-non esistevano. Le grosse forbici a tenaglia,
-che così bene avevano servito ai giapponesi
-in Manciuria, si spezzavano. Per renderle
-inutili il nemico aveva adoperato dei fili grossi
-come cordicelle. I reticolati di Lucinico parevano
-inattaccabili. Si pensò al cannone.
-</p>
-
-<p>
-Avvenne qualche cosa di gigantesco. Nella
-prima luce scialba, livida di un'alba, l'ora dei
-silenzi anche sul campo di battaglia, si vide
-un cannone uscire al galoppo dalle nostre posizioni.
-Si era dovuto lavorare a spianare un
-tratto di trincea per aprirgli il passo. Pareva
-che si lanciasse solo all'assalto.
-</p>
-
-<p>
-Fra le due linee nemiche, in una fredda,
-pallida, tragica solitudine, imperterrito, il cannone
-galoppava alla morte. Andava lungo la
-strada bianca e diritta verso le trincee austriache.
-I suoi sei cavalli si allungavano
-<span class="pagenum" id="Page_375">[375]</span>
-vigorosamente nella corsa, sferzati dai conducenti saldi
-in sella, e il rombo metallico delle ruote si
-spandeva sulla quiete. L'ufficiale cavalcava a
-fianco del pezzo. Vi fu un minuto di sospensione,
-di sorpresa, di ansia, di ammirazione.
-</p>
-
-<p>
-Pareva che il nemico stesso fosse tenuto immobile
-da un senso di rispetto e di stupefazione.
-Forse non capiva, non si rendeva conto,
-di quella sublime audacia. Ma subito dopo la
-fucileria austriaca cominciò, intensa, scrosciante,
-allarmata, da tutti i punti, di fronte e di
-fianco, dalla strada di Gorizia, dalla strada di
-Gradisca, dalle pendici del Podgora.
-</p>
-
-<p>
-Il cannone si fermò a centocinquanta metri
-dai reticolati. Si potè scorgere qualche cavallo
-già ferito che si abbatteva agitando convulsamente
-le zampe. Poco dopo, distaccati dal pezzo,
-gli altri pure cadevano, tentavano di risollevarsi,
-ricadevano. Gli artiglieri eseguirono
-la manovra della messa in posizione, presero
-i loro posti, tuonò il primo colpo. Vi fu una
-pausa per regolare il tiro, poi il fuoco riprese,
-rapido, regolare. La trincea battuta scomparve
-nel fumo, ma si intravvide al di là una confusione
-di fuga, uno sparpagliamento di gente
-in corsa verso i fianchi. Il nemico abbandonava
-la posizione.
-</p>
-
-<p>
-La fucileria austriaca infuriava sempre dalle
-trincee laterali. Su quell'affaccendamento di
-pochi uomini intorno ad un cannone, su quel
-minuscolo gruppo vivente nell'immobilità grigia
-<span class="pagenum" id="Page_376">[376]</span>
-della zona scoperta, era una grandine di
-piombo. Qualche servente di tanto in tanto si
-accasciava colpito. Allora dalla trincea nostra
-partiva di corsa un artigliere a sostituirlo. E
-il fuoco continuava.
-</p>
-
-<p>
-L'artiglieria nemica si destò. Dei proiettili
-cominciarono a scoppiare intorno, vicino, ad
-avvolgere il cannone in cumuli di fumo. Ma
-si udiva sempre il suo tuono impetuoso, eguale,
-insistente, ostinato, furibondo.
-</p>
-
-<p>
-Ad un certo momento una voce ingigantita
-dal megafono gridò da là, dal fumo: «Granate!
-Portateci granate!». Un cassone con trentotto
-granate uscì dalle posizioni e si slanciò
-al galoppo in quell'inferno. Il fuoco del pezzo
-non aveva avuto che una breve sospensione.
-Con le nuove munizioni il tiro ricominciò veloce.
-Il cannone affrettava la sua opera quasi
-presentisse la brevità del tempo che gli restava
-a vivere. Era circondato da un balenare di
-scoppi, da un fragore ininterrotto. Un albero
-vicinissimo, sul margine della strada, cadeva
-schiantato. Su quel punto convergeva il furore
-di batterie intere. Nell'uragano delle esplosioni
-si distinguevano i colpi del cannone nostro,
-regolari, serrati.
-</p>
-
-<p>
-Poi il suo tiro a poco a poco rallentò. Si
-fece ineguale, ebbe delle pause. Gli ultimi colpi
-erano separati da lunghi, angosciosi intervalli.
-Ma il fuoco moribondo del pezzo, che si
-comprendeva manovrato da qualche ferito, continuò
-<span class="pagenum" id="Page_377">[377]</span>
-finchè tutte le granate furono scagliate
-contro l'ostacolo, tutte. Allora soltanto, definitivamente,
-il cannone tacque. Imperversò ancora
-su di lui la tempesta del bombardamento.
-Quando anche essa languì e il fumo si dissipò,
-sulla strada deserta non c'erano più che delle
-cose informi.
-</p>
-
-<p>
-Il cannone, colpito ad una ruota, con l'affusto
-sfasciato, era rotolato nel fosso. Cominciò
-allora una lotta per non lasciar cadere quei
-gloriosi rottami in mano al nemico.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-L'eroico sacrificio di quel pezzo aveva costretto
-l'avversario a rivelare tutte le sue posizioni.
-Una breccia era aperta sulla strada,
-ma inoltrarsi era impossibile in mezzo ai fuochi
-incrociati di fucileria e di artiglieria che
-convergevano da ogni parte, risvegliati dall'allarme,
-provenienti da trincee delle quali
-soltanto allora poteva valutarsi l'importanza
-e scoprirne la disposizione. Non potevamo muoverci,
-nessun assalto sarebbe arrivato in quelle
-condizioni. Nuove disposizioni si meditavano,
-la situazione poteva essere studiata nella
-sua realtà. Nelle trincee i soldati non pensavano
-che al cannone che bisognava riprendere.
-</p>
-
-<p>
-Per tutto il giorno fu tenuto lontano il nemico.
-Gli artiglieri della batteria erano in trincea
-con i fucilieri. E furono gli artiglieri che
-alla fine vollero uscire, sotto al fuoco, inoltrando
-lungo gli argini della strada. Essi riportarono
-<span class="pagenum" id="Page_378">[378]</span>
-indietro i cadaveri degli uomini e
-il pezzo.
-</p>
-
-<p>
-In ogni combattimento, sul tumulto oscuro
-di innumerevoli eroismi si solleva gigantesca,
-solenne, possente, la bellezza terribile di qualche
-fatto leggendario, come un monumento sulla
-folla. In nessuna guerra come in questa il
-valore è arrivato a così sovrumane grandezze.
-Sugli orizzonti della storia le generazioni da
-secoli vedono torreggiare il ricordo di gesta
-che non arrivano alle altezze di episodî che si
-svolgono ora, per tutto, senza incitamento di
-gloria, con la ineffabile semplicità dell'impensato,
-dell'istintivo, dell'inconsapevole. Son pochi
-i fatti che arrivano ad essere conosciuti, e
-nessun nome rimane scolpito su queste vette
-dell'epopea. I protagonisti non sono più degl'individui,
-hanno una personalità più grande,
-sono il popolo, sono la razza.
-</p>
-
-<p>
-Per questo gli episodî eroici acquistano qui
-un colore di naturalezza e non meravigliano
-più. Per uno di essi che arriva alla nostra
-conoscenza, cento restano ignorati, passano e
-scompaiono dalla memoria come le onde di
-una tempesta, varie, imponenti, mosse tutte dalla
-stessa forza, fatte tutte della stessa materia,
-che lasciano l'impressione di una cosa sola: il
-mare in furia.
-</p>
-
-<p>
-Oscuri e sublimi sacrifici volontari crearono
-il varco ad ogni avanzata, e di avvenimenti
-che avrebbero gonfiato di orgoglio il cuore della
-<span class="pagenum" id="Page_379">[379]</span>
-nazione, rimangono tre righe di rapporto
-richiamate da un numero di archivio. Percorrendo
-la fronte si scopre che gli ardimenti
-più grandi non sono isolati, che scaturiscono
-in ogni settore nelle stesse circostanze. Il cannone
-eroico di Lucinico ha dei confratelli per
-tutto, a Gradisca, a Sagrado, sul Carso....
-</p>
-
-<p>
-A Lucinico dopo quella battaglia la nostra
-fronte sostò, mentre varcava l'Isonzo a nord
-e a sud, a Plava e a Sagrado, e la conquista
-si affermava sull'altra riva. Gorizia si vede
-vicina, pittoresca, intatta dalle trincee di Lucinico.
-I suoi edifici più nuovi e più bianchi,
-senza una ferita sulle loro facciate, avanzano
-verso il fiume, lungo viali alberati, e alla sera
-tutti i suoi vetri si accendono dei bagliori del
-tramonto, con un'apparenza di illuminazione
-e di festa. I campanili delle chiese numerose
-si affacciano incontaminati dalla guerra al di
-sopra dei tetti. Soltanto la stazione di San Pietro,
-che serviva ai trasporti di materiale da
-guerra ed era circondata di depositi, è stata
-danneggiata dalle nostre granate. Contro ad
-una grande tettoia da locomotive il tiro fu sospeso
-perchè sorse il dubbio che potessero
-esservi raccolti dei rifugiati.
-</p>
-
-<p>
-I cannoni del nemico devastano, i nostri combattono
-soltanto. Non colpiscono che i punti
-dei quali è accertata l'importanza militare.
-Non fanno la guerra agli inermi, alle case,
-ai monumenti. Da una parte è la rovina, un
-<span class="pagenum" id="Page_380">[380]</span>
-paesaggio da terremoto, dall'altra continua rispettata
-la vita passiva e silenziosa delle città
-spopolate che aspettano.
-</p>
-
-<p>
-Il nemico, che spesso finge di arrendersi
-e massacra, che alza bandiera bianca e fa fuoco,
-che copre con la croce rossa convogli di
-munizioni, che spara sulle ambulanze e sui
-portaferiti, che fa prigionieri dei medici, che
-bombarda villaggi abitati, potrà trarre qualche
-beneficio della nostra lealtà. Ma noi sentiamo
-in noi stessi l'immensa forza di una superiorità
-morale, la coscienza di rappresentare
-la formidabile nobiltà del diritto.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_381">[381]</span>
-</p>
-
-<h2 id="mirabile">SULL'ISONZO E SUL CARSO.<br />
-UNA MIRABILE IMPRESA GUERRESCA.</h2>
-</div>
-
-<p class="indr">
-<i>5 ottobre.</i>
-</p>
-
-<p>
-Chi si avvicina adesso all'Isonzo, attraverso
-la pianura friulana, prima ancora di arrivare
-all'antica frontiera cerca in fondo all'orizzonte
-l'altura strana e terribile che è il terreno della
-lotta più ardente, il campo delle più vaste
-battaglie della guerra. Il suo profilo si distacca
-a poco a poco dal confuso e sbiadito sollevamento
-lontano delle Alpi Giulie, si precisa,
-prende rilievo, e lo sguardo non lo lascia più.
-È l'ultima propaggine del Carso, l'immane gradino
-sul quale la nostra offensiva è salita.
-</p>
-
-<p>
-Non ha l'imponenza di quelle montagne guerriere
-che s'offrono ai combattenti delle posizioni
-turrite, non ha l'aperta e fiera ostilità del Rombon
-e del Monte Nero. È una singolare collina,
-lunga, adagiata, senza sbalzi di vette, senza
-quell'imperioso levarsi di una cima che mette
-ad ogni monte come una testa dominatrice.
-Sembra accucciata, il suo dorso ha una immobilità
-rettilinea. Bisogna avvicinarsi per scorgervi
-qualche ondulazione. Allora si osserva
-che quella barriera va innalzandosi a sinistra,
-<span class="pagenum" id="Page_382">[382]</span>
-e sale senza vigore fino ad una specie di protuberanza
-terminale: il monte San Michele. Si
-distinguono meno, dal lido opposto, altre piccole
-onde: il Monte Sei Busi, poi il Monte Cosich
-più lontano. Nell'insieme l'altura si disegna
-con la regolarità di un oscuro bastione.
-</p>
-
-<p>
-È un bastione lungo dodici chilometri, alto
-qualche centinaio di metri, che avanza a saliente,
-che penetra ad angolo nella pianura come
-lo sperone di una prodigiosa fortezza. Il
-fiume gira alla base di questo spalto immane,
-ne lambe le pendici per un lungo tratto, poi
-se ne discosta e scende tortuoso al mare. Ai
-piedi delle alture è un affollamento chiaro di
-cittadine e di villaggi, Gradisca a sinistra, quasi
-sotto al San Michele, Sagrado alla punta più
-avanzata del saliente, poi Fogliano, poi Redipuglia,
-poi Ronchi, a destra Monfalcone, disordinate
-mandrie di case che sembrano fermate
-dall'ostacolo del Carso e adunate là sotto in
-una perenne attesa. Ora il cannone austriaco le
-macella.
-</p>
-
-<p>
-Avvicinandosi al Carso la pianura si fa triste.
-Su dei campi abbandonati il calpestamento
-dei bivacchi ha aperto larghe plaghe di sterilità;
-altrove la campagna inselvaggisce in una
-invasione rigogliosa di vegetazioni parassite.
-Tutta la vita è sulla strada, polverosa e fangosa,
-percorsa da convogli e da truppe, animata
-da squadre che lavorano al rafforzamento
-di argini o allo scavo di fossati. Passato il fiume
-<span class="pagenum" id="Page_383">[383]</span>
-comincia la visione pietosa dei villaggi bombardati.
-Erano rimasti intatti e viventi fino ad
-un giorno recente nel quale il nemico ha aperto
-le ostilità contro di loro.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-La popolazione emigra sotto alle granate, ma
-poi quasi sempre ritorna e si riannida tenace
-nelle case sconnesse, presso la chiesa crollata.
-Così a Turriaco, sgretolato qua e là dai colpi,
-abbiamo ritrovato un po' di vita. Dei bambini
-giuocavano vicino alle rovine di un edificio che
-aveva bruciato tutta la notte e che mandava
-ancora fumo e calore dalle sue macerie calcinate.
-A San Canziano, sulle soglie di case
-sfondate sono comparse delle donne. Il paesello
-è stato bombardato con i grossi calibri,
-come una fortezza.
-</p>
-
-<p>
-Qualche casa è scomparsa. Una granata da
-trecentocinque ha distrutto interamente l'abside
-della vecchia chiesa, e dall'immane breccia si
-vede l'interno bianco del tempio sventrato, pieno
-di rottami, invaso dal vento che agita lembi
-di paramenti sulla devastazione degli altari.
-Siccome le granate non parevano sufficienti a
-sconfiggere il terribile San Canziano, degli aeroplani
-sono arrivati carichi di bombe, e, abbassando
-il volo per non sbagliare il colpo,
-hanno gettato i loro esplosivi.
-</p>
-
-<p>
-Le case rimaste in piedi sono butterate di
-schegge, con delle imposte sfondate, con i tetti
-disfatti. Agli angoli, i lampioni di ferro della
-<span class="pagenum" id="Page_384">[384]</span>
-illuminazione pubblica pendono in informi grovigli
-dai bracci di sostegno. Fu a San Canziano
-che un cavallo fece un famoso volo, arrivato
-fino alle colonne dei giornali. La povera bestia,
-attaccata ad un carretto da battaglione, stava
-in un cortile quando, a due passi, scoppiò un
-proiettile da trecentocinque. Il carretto si sfasciò,
-il cavallo sparì. Per il momento fu creduto
-annientato dall'esplosione; ma alla sera
-si scoprì che, lanciato in aria dallo scoppio, il
-cavallo era ricaduto sopra una casa vicina,
-aveva sfondato il tetto, ed era sul pavimento
-d'una camera, morto ma senza ferite, coperto
-di polvere e di tegole rotte. C'è rimasta ancora
-la selletta col sottopancia.
-</p>
-
-<p>
-Più avanti, Staranzano è quasi distrutto. Dobbia
-è in rovina. Le antiche case di Monfalcone
-si disfanno sotto ad un bombardamento inesplicabile
-e feroce, che non ha ragioni militari.
-Granate incendiarie appiccano il fuoco, completano
-la devastazione, e le fiamme sono vedute
-alla notte fino da pescatori che remano nella
-quiete buia delle lagune di Marano. Begliano
-è morta. Due facciate di case ancora in piedi
-illudono chi arriva. Prima di entrarvi il villaggio
-pare quasi intatto, e non c'è più. Ha
-l'aspetto di un paese abbattuto dal terremoto.
-Rimangono dei muri con delle finestre, isolati
-come quinte di teatro. Anche qui ha cannoneggiato
-il trecentocinque.
-</p>
-
-<p>
-Uno dei giganteschi proiettili è arrivato attraverso
-<span class="pagenum" id="Page_385">[385]</span>
-i muri ad un pianterreno, senza esplodere,
-e dalla strada si vede il terribile intruso
-nell'interno della casa. La finestra è spalancata,
-e chi passa scorge nell'ombra la granata
-enorme e nera, adagiata sopra un letto di calcinacci,
-allungare il muso aguzzo e formidabile
-nell'angolo di una modesta cameretta adorna
-di oleografie, piena di tristezza e di rassegnazione.
-Il resto della casa è crollato per altri
-colpi. Ancora pochi passi, e in una piazza
-cosparsa di rottami fumano ancora le macerie
-di una vecchia villa.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-L'hanno colpita con granate incendiarie. Un
-grande avanzo della fronte, annerita dalle fiamme,
-tiene come sospesi dei lembi di adornazione
-classica, che l'immaginazione prolunga nel
-vuoto completando le linee del palazzo secolare.
-In alto, due statue di pietra settecentesche,
-rimaste sole in piedi sul coronamento, avvolte
-con grazia in lievi drappeggi, hanno un gesto
-leggiadro di danza, una posa da minuetto, e
-sorridono. Qualche granata passa nel cielo rombando
-e soffiando come un'elica da aeroplano,
-diretta chi sa dove, e il suo rumore si spegne.
-Va forse alla ricerca dei nostri ponti.
-</p>
-
-<p>
-Il Carso appare vicino. Da Begliano si distingue
-bene la prominenza del Monte dei Sei
-Busi. Nella luce di un tramonto vedevamo tutto
-ardente quel baluardo fortificato che domina
-<span class="pagenum" id="Page_386">[386]</span>
-la pianura e ne comanda ogni approccio. Come
-le nostre truppe hanno potuto avvicinarlo, come
-hanno potuto attraversare il fiume sotto
-ai suoi cannoni, forzare il passo, salire all'assalto,
-insediarsi sul ciglione? L'immane spalto
-di pietra è stato preso per un miracolo di abilità,
-di pertinacia, di eroismo.
-</p>
-
-<p>
-L'Isonzo è stato varcato a viva forza sotto
-alla fucileria e alle cannonate, col nemico trincerato
-di fronte, a poche centinaia di metri.
-Più volte i nostri ponti appena gettati sono
-stati distrutti dalle granate. Mancato un tentativo
-si ricominciava. Si è preso piede sulla
-riva sinistra a poco a poco in virtù di un'audacia
-inflessibile, tenace, magnifica. Il passaggio
-dell'Isonzo è uno dei fatti più meravigliosi
-nella storia delle guerre.
-</p>
-
-<p>
-Oltre alla difficoltà che è nella disposizione
-del terreno, oltre alla preparazione del nemico,
-avevamo contro di noi una ostilità imprevedibile
-di circostanze. Il fiume stesso pareva
-cospirasse ai nostri danni. Mentre stavamo per
-tentare il primo passaggio, l'Isonzo si mise in
-piena. Il piccolo corso d'acqua veloce e chiaro
-divenne una immensa fiumana vorticosa e torbida.
-Le piene dell'Isonzo sono impetuose e subitanee.
-Fu allora che i ponti di Caporetto
-vennero travolti isolando i nostri reparti che
-salivano alla conquista del Monte Nero.
-</p>
-
-<p>
-Ecco la ragione di una sosta delle operazioni
-nel basso Isonzo dopo il primo slancio
-<span class="pagenum" id="Page_387">[387]</span>
-dell'invasione. Tre giorni dopo la dichiarazione
-della guerra, le nostre ricognizioni già avevano
-scelto i punti di passaggio sul fiume. L'ultimo
-giorno di maggio ci avrebbe forse potuto
-trovare sulle pendici del Carso. L'alluvione ci
-fermò. Il nemico profittava intanto della piena
-per provocare quella inondazione del piano,
-fra Sagrado e Monfalcone, della quale narrammo
-diffusamente nelle cronache di giugno. Con
-l'inondazione gli austriaci sottraevano un vasto
-territorio alla manovra, restringevano i
-punti possibili di attacco e potevano concentrare
-su di essi la difesa.
-</p>
-
-<p>
-Sei giorni trascorsero nell'attesa. Il 4 giugno
-l'Isonzo decresceva. Si iniziarono le operazioni
-per varcare subito il fiume nel punto
-meno contrastato, verso Monfalcone. Tutte le
-artiglierie di un corpo di armata aprirono il
-fuoco alla sera. All'alba del giorno dopo due
-battaglioni traghettavano su barche, spezzavano
-una debole resistenza del nemico, inoltravano
-verso Pieris. Dietro a loro si gettavano
-i ponti militari. A mezzogiorno forse una intera
-divisione era sulla riva sinistra. Incominciava
-l'avanzata su Monfalcone, che fu presa
-due giorni dopo. Ma l'inondazione isolava questa
-mossa.
-</p>
-
-<p>
-Fra le truppe che agivano nella zona di Monfalcone
-e quelle che agivano nella zona di
-Gradisca si distendeva la calma di una immensa
-palude. Un nuovo passaggio dell'Isonzo doveva
-<span class="pagenum" id="Page_388">[388]</span>
-operarsi indipendentemente, senza appoggi sul
-fianco, ai piedi delle alture, di fronte alle posizioni
-nemiche. Bisognava fare un ponte e dar
-battaglia nel medesimo tempo. Fu il 9 di giugno,
-di fronte a Sagrado, che avvenne la prima
-traversata del fiume. L'attacco premeva quel
-giorno su tutta la fronte per inchiodare le
-riserve nemiche; si combatteva sul Podgora,
-si tentava il primo traghetto di forze a Plava,
-si prendeva la Rocca di Monfalcone.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Le posizioni nemiche da Sagrado a Sdraussina
-sono bombardate; ma gli austriaci, al sicuro
-dagli assalti sull'altra riva, lasciano le
-posizioni battute per rioccuparle appena il cannone
-rallenta. Sagrado si addossa alle falde del
-monte, si rannicchia fra le pendici e il fiume,
-e da lontano il suo campanile pare come attaccato
-all'oscuro sfondo del declivio. Avanti
-al paese, il vecchio ponte distrutto dal nemico
-non è più che un cumulo di grandi macerie fra
-le quali l'acqua s'agitava a vortici e cascatelle
-scrosciando e spumeggiando. Un poco a monte
-di Sagrado, fra due rive folte di cespugli, il
-fiume forma un isolotto oblungo, cinereo, fatto
-di sabbie chiare e cristalline e di ghiaia. Questa
-località è scelta per il passaggio. Si considera
-più facile gettare due piccoli punti fra l'isola
-e le rive che non un solo grande ponte dove
-il corso del fiume è largo e unito. L'isolotto
-offre come una tappa, una base intermedia,
-<span class="pagenum" id="Page_389">[389]</span>
-divide l'operazione e la facilita. E poi la corrente
-è più calma in quel punto.
-</p>
-
-<p>
-Tutto è pronto. Nell'ombra della sera la
-truppa destinata al primo passaggio inoltra
-silenziosa da Gradisca e si cela nei cespugli
-della riva. Il materiale per la costruzione si
-ammassa. Alle dieci e mezzo i pontieri cominciano
-il lavoro. Nel medesimo tempo numerose
-barche traghettano le avanguardie. L'isolotto
-si popola. Non si ode che un risciacquìo sommesso
-di remi. Due battaglioni hanno lasciato
-la riva destra. Delle barche tirate a secco e
-portate a braccia attraverso l'isola sono varate
-sull'altro ramo del fiume. Si traghetta ora verso
-la riva nemica. Le operazioni procedono
-rapide, ordinate, in una quiete profonda.
-</p>
-
-<p>
-Le prime truppe che sbarcano dall'altra parte
-avanzano verso Sagrado. Un intero battaglione,
-una piccola parte del secondo, e dei
-drappelli del genio, formano questa estrema
-avanguardia, che oltrepassa la ferrovia e arditamente
-s'inerpica e si aggrappa alle pendici
-del Carso sopra Sagrado. Il nemico pare scomparso.
-Ma all'improvviso scroscia la fucilata
-dalla parte di Sdraussina. Gli austriaci tentano,
-con un attacco subitaneo sul fianco sinistro,
-di isolare i nostri. L'ultima compagnia
-sbarcata, che costituiva la riserva, si slancia
-contro al nemico. Non si trincera, non si difende:
-assalta. Nella notte, nell'ignoto, corre
-addosso al lampeggiamento dei colpi, che si
-<span class="pagenum" id="Page_390">[390]</span>
-estingue. Il nemico fugge. È inseguito, e quando
-i nostri ritornano verso Sagrado, sospingono
-una lunga mandria di prigionieri.
-</p>
-
-<p>
-All'alba, il ponte sul primo braccio del fiume
-è quasi finito. Non mancano che tre campate
-per toccare l'isola. Si lavora con furia, con
-febbre, correndo; è una perpetua processione
-veloce di tavole e di assi, oscillanti sulle spalle
-dei soldati, che va verso la testata del ponte.
-Subitamente, un inferno di esplosioni. L'artiglieria
-nemica aggiusta il tiro sull'ultima campata,
-dove il lavoro più ferve. Degli uomini
-cadono; delle barche di lamiera, forate dalle
-schegge, si riempiono rapidamente d'acqua e
-affondano trascinando pezzi di ponte con uno
-scricchiolìo di legname spezzato, sfasciando travature,
-facendo saltare legamenti di ferro. Il
-lavoro è sospeso. La riva diviene deserta.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Il danno non appare irrimediabile. I cannoni
-nemici hanno cessato la devastazione. Due terzi
-del ponte sono intatti, e le campate distrutte
-alla testa possono essere rifatte. Non c'è tempo
-da perdere. Il fuoco austriaco imperversa adesso
-sull'isola e sulla riva sinistra. È un uragano
-di fucilate e di cannonate. Il furore di batterie
-e di battaglioni si concentra su quelle piccole
-zone, che un'oscillazione lenta di fumo va ricoprendo.
-Le nostre avanguardie isolate sono
-là sotto. L'artiglieria italiana tempesta, ma i
-cannoni austriaci ben nascosti continuano. Le
-<span class="pagenum" id="Page_391">[391]</span>
-nostre truppe fremono, ed i pontieri invocano
-l'ordine di riprendere il lavoro.
-</p>
-
-<p>
-Il lavoro è ripreso. Immediatamente le granate
-austriache ritornano al ponte, e questa
-volta battono le campate di attacco e quelle
-del centro. Non rimangono più che brevi tratti
-del ponte ancora sull'acqua; il resto ha il lamentevole
-aspetto di un avanzo di naufragio.
-Ricominciare è impossibile. Del resto il materiale
-necessario per il completamento del ponte
-comincia a fare difetto. Si deve aspettare la
-notte per muoversi. È stato possibile traghettare
-alcuni feriti dall'isolotto, poi ogni comunicazione
-attraverso il fiume deve cessare. La
-giornata trascorre lenta in un'ansia mordente
-per la sorte dei due battaglioni rimasti sulla
-riva opposta e sull'isola. Che cosa avveniva
-laggiù?
-</p>
-
-<p>
-Il nemico non ha osato un attacco su quella
-piccola forza che aveva passato l'acqua. Non
-si è mosso; ha creduto meglio agire da lontano.
-I nostri si sono ritirati dalle pendici di
-Sagrado ritornando alla riva. Là si sono trincerati.
-</p>
-
-<p>
-Passato un primo soffio di sgomento inevitabile
-al sentirsi soli, senza soccorsi, contro
-masse di nemici, hanno preso le disposizioni
-della difesa. Il greto del fiume formava un
-angolo morto: vi si interrarono. I tiri di fucileria
-e di artiglieria passavano sopra a loro
-e finivano nell'acqua. Le perdite dovute al
-<span class="pagenum" id="Page_392">[392]</span>
-fuoco erano minime. Ma la situazione appariva
-delle più disperate, con un esercito di
-fronte e un fiume inguadabile alle spalle. Le
-teste dei soldati rannicchiati erano rasentate
-da raffiche di piombo; l'Isonzo s'impennacchiava
-tutto di spruzzi. Ogni speranza era nella
-baionetta; si aspettava l'attacco per slanciarsi
-fuori all'assalto.
-</p>
-
-<p>
-Alla sera gli austriaci debbono aver supposto
-che non ci fosse rimasto un solo uomo vivo
-laggiù. Cessarono il fuoco e andarono a dormire.
-Nella notte calma ed oscura si riudì allora
-il tonfo lieve dei remi sul fruscìo gorgogliante
-delle acque. Ricominciò il traghetto sui due
-bracci dell'Isonzo. Mentre si ritiravano gli uomini,
-i pontieri lavoravano al ricupero del materiale,
-immersi nell'acqua, seminudi, salvando
-tutto quello che si poteva salvare del ponte
-distrutto.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Sull'isolotto erano rimasti senza ricovero sotto
-al fuoco terribile quattrocento uomini, con
-il comandante del secondo battaglione di avanguardia.
-Pareva dovessero essere annientati.
-L'isola non ha un rilievo, non un macigno, non
-un ciuffo d'erba, è una spianata grigia, scoperta,
-sulla quale si distingue un uomo da dieci
-chilometri. Sotto al fumo degli <i>shrapnells</i> si
-vedevano con angoscia, dalla riva destra, centinaia
-di corpi distesi e immobili, dei cadaveri
-certamente, su tutto l'isolotto. La notizia di un
-<span class="pagenum" id="Page_393">[393]</span>
-battaglione distrutto era sussurrata già più lontano.
-Ma quei cadaveri erano caduti in un
-modo singolare, tutti per un verso, allungati
-di fianco. Non si scorgeva che erano sdraiati
-contro a minuscoli parapetti. I soldati avevano
-scavato la sabbia umida e granulosa, facendovi
-delle fosse con le mani, con la paletta,
-con la visiera del berretto, e si erano imbucati.
-Alla sera avevano soltanto una cinquantina
-di feriti e una quindicina di morti.
-</p>
-
-<p>
-L'ordine era tale, che le truppe reduci dalla
-audace spedizione sulla riva sinistra avevano
-conservato tutti i loro prigionieri, e traghettavano
-aumentate del numero dei nemici presi.
-Ma all'alba, per i ritardi dovuti al trasporto
-dei feriti, non tutti i soldati della eroica avanguardia
-avevano ripassato il fiume. Bisognò sospendere
-l'operazione.
-</p>
-
-<p>
-Gli austriaci, usciti alla mattina dalle loro
-posizioni e arrivati alla riva, si erano accorti
-che quei nostri reparti che immaginavano massacrati
-erano scomparsi. Andavano per contemplare
-dei morti, e i morti se n'erano andati.
-Divennero furibondi. Si trincerarono sulla riva,
-e aprirono un fuoco serrato e cieco contro l'altra
-sponda. Arrivata la sera, la loro artiglieria
-ricominciò a bombardare gli avanzi del
-ponte. Dalla nostra parte, silenzio. Si era intenti
-al salvataggio degli ultimi superstiti. Appena
-ritornati i traghetti, tutta la nostra riva
-divampò. Per lunghe ore, nelle tenebre di una
-<span class="pagenum" id="Page_394">[394]</span>
-notte piovosa, continuò il frastuono del combattimento
-attraverso l'Isonzo contestato.
-</p>
-
-<p>
-La notte dell'11, la notte del 12, la notte
-del 13, videro un affaccendamento silenzioso
-sulla riva. Si finiva il recupero del materiale
-del ponte. Intanto cercavamo un rimedio alla
-inondazione, che ci paralizzava sopra sette od
-otto chilometri di fronte, impedendoci di sfruttare
-il passaggio effettuato sul corso più basso
-dell'Isonzo, a Pieris, e di portare l'attacco fra
-Sagrado e Monfalcone. È noto come gli austriaci
-avevano ottenuto lo straripamento delle
-acque sulla pianura. A Sagrado una grande
-diga munita di chiuse sbarra l'Isonzo e raccoglie
-le acque per immetterle nel capace canale
-industriale di Monfalcone. Gli austriaci avevano
-serrato le chiuse e sfondato con le mine
-un argine del canale. L'acqua fermata dallo
-sbarramento abbandonava il letto del fiume,
-imboccava il canale, e per le rotture dell'argine
-dilagava sui campi.
-</p>
-
-<p>
-Due obici di mezzo calibro con tranquilla
-audacia furono portati di fronte alla diga, nei
-pressi di Sagrado, a trecento metri dalle trincee
-austriache, sotto al fuoco della fucileria,
-e tirarono a granata sullo sbarramento. La diga
-fu sfondata in due punti, l'acqua si precipitò
-per le brecce scrosciando. L'inondazione
-cominciò a diminuire, ma troppo lentamente.
-Due ufficiali superiori del Comando Supremo,
-qualche giorno dopo, si spinsero in ardita ricognizione
-<span class="pagenum" id="Page_395">[395]</span>
-per studiare da vicino il problema
-del deflusso. Arrivarono carponi fino alle rovine
-del ponte di Sagrado, nascosti fra i cespugli
-e le alte erbe della riva. Una sentinella
-austriaca vigilava a pochi passi da loro. Si
-resero conto che l'apertura creata dal cannone
-sulla diga massiccia era insufficiente. Bisognava
-tentare ad ogni costo di riaprire le
-chiuse.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Una notte, un reparto del genio uscì dalle
-posizioni e scomparve nel buio. La fucileria
-nemica si destò poco dopo; una mitragliatrice
-martellava; il reparto doveva essere stato scoperto.
-Ma andava avanti, saliva sulla diga,
-strisciando, arrivava alle chiuse. Il loro macchinismo
-di apertura era spezzato. Le chiuse
-erano inchiodate. Le enormi saracinesche non
-si muovevano più. Nessuna forza umana poteva
-sollevarle. Queste difficoltà gravi non sono
-insormontabili per un soldato del genio che
-si è portato sulle spalle uno zaino pieno di
-gelatina esplosiva. In mezzo ad uno schioccare
-di pallottole che battevano sulle pietre della
-diga, delle mine furono accuratamente preparate.
-E pochi minuti dopo abbaglianti esplosioni
-aprivano la via all'irruenza delle acque.
-L'inondazione era vinta.
-</p>
-
-<p>
-Era vinta, ma un allagamento così vasto
-avrebbe indugiato settimane a ritrarsi. Non si
-poteva aspettare. Il passaggio del fiume fu ritentato
-<span class="pagenum" id="Page_396">[396]</span>
-nella notte del 15 giugno. Il fuoco del
-nemico non permise lo sbarco delle prime avanguardie.
-Due notti dopo si rinnovò il tentativo,
-ma l'operazione dovette essere ancora sospesa.
-Gli austriaci vigilavano ora, e nei varchi minacciati
-concentravano un fuoco spaventoso di
-cannoni, di mitragliatrici, di fucili.
-</p>
-
-<p>
-Il deflusso dell'inondazione era seguìto ansiosamente.
-Campi e strade emergevano a poco
-a poco, un nuovo terreno di attacco si scopriva
-con feroce lentezza. Ogni giorno perduto aumentava
-la forza e la preparazione del nemico.
-Tutta la nostra energia, tutto il nostro valore,
-tutta la nostra sagacia non potevano nulla contro
-l'ostilità insuperabile e passiva di una distesa
-di acque. Persisteva ancora l'allagamento
-in vaste zone, quando si ordinò l'avanzata contro
-la fronte Sagrado-Monfalcone, per accostarsi
-anche con l'ala destra alle pendici del Carso e
-investire le alture da ogni parte. Erano passati
-venti giorni da quella fatale piena dell'Isonzo
-che ci aveva fermati.
-</p>
-
-<p>
-Verso la nuova linea d'investimento le truppe,
-protette dalle artiglierie, si lanciarono affondando
-nel fango. Più avanti, diguazzavano
-nell'acqua che arrivava loro quasi ai ginocchi.
-Avanzavano da ogni parte, imperterrite, sul terreno
-viscido. Il 21 di giugno la linea di attacco
-era arrivata agli argini del canale di
-Monfalcone. Il 23 l'aveva sorpassato e toccava
-la base delle alture. Fogliano era preso.
-<span class="pagenum" id="Page_397">[397]</span>
-Redipuglia era preso. Vermegliano era preso. Seltz
-era preso. L'offensiva rombava su tutta la fronte.
-Con l'appoggio potente dell'ala destra, con
-quell'ausilio formidabile sul fianco, si ripresero
-nella notte del 23 le operazioni del passaggio
-dell'Isonzo a Sagrado.
-</p>
-
-<p>
-Si era scelto un altro punto, un poco più a
-monte dell'isolotto. La nostra artiglieria batteva
-la riva opposta con un fuoco intenso, e
-verso le quattro del pomeriggio incominciò il
-traghetto delle avanguardie. Lo svantaggio di
-agire alla luce del giorno era compensato dalla
-efficacia del nostro fuoco, che inchiodava il nemico.
-Non si poteva più sperare nella sorpresa
-notturna, e l'oscurità, paralizzando i nostri cannoni,
-sarebbe riuscita di maggiore utilità all'avversario
-che a noi. Furono sbarcati poco
-più di un centinaio di uomini. Ma dalle trincee
-blindate che ci stavano di fronte, alcune
-basse verso la riva, altre inerpicate sul declivio,
-la fucileria divenne serrata, violenta, continua.
-Non fu più possibile avvicinarsi con le
-barche piene di soldati. Per due volte, profittando
-dell'affievolirsi del fuoco, il traghetto riprende,
-e per due volte deve interrompersi. Il
-quarto tentativo del passaggio del fiume era
-fallito.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-I centocinquanta uomini che avevano traghettato
-all'altra riva si ritenevano perduti, ma tardi
-nella notte si è saputo che erano in salvo.
-<span class="pagenum" id="Page_398">[398]</span>
-Guidati da un energico e intelligente ufficiale,
-quando si sono accorti che erano abbandonati
-alla loro iniziativa, si sono spostati sulla destra,
-al coperto dei cespugli, lungo la riva, facendo
-prigioniere delle vedette, sorprendendo dei corpi
-di guardia, ed erano riusciti a raggiungere
-le truppe che avevano occupato Fogliano, un
-chilometro e mezzo a valle di Sagrado.
-</p>
-
-<p>
-Il giorno dopo, il 24 giugno, si ricomincia.
-Non si può immaginare niente di più grande
-e di più terribile di questa ostinazione eroica,
-nella quale la volontà del comando e lo slancio
-degli uomini si fondono e sono come la
-forza e l'acciaio di un maglio che batta e che
-spezzi.
-</p>
-
-<p>
-Si attese di nuovo l'ora oscura. I primi
-sbarchi avvennero nel silenzio. Il nemico non
-si aspettava un altro tentativo così immediato.
-Quando si accorse di un movimento sul fiume,
-incominciò un fuoco di artiglieria disordinato,
-un fuoco di ricerca. Le barche andavano e venivano
-sotto al lampo degli <i>shrapnells</i>. A poco
-a poco il tiro cominciò a farsi accurato.
-Qualche barca colpita tornava indietro, metteva
-a terra gli uomini feriti, ne prendeva altrettanti
-validi, e ripartiva col carico completo.
-Il bombardamento si faceva più intenso e
-più esatto. Nuove batterie nemiche entravano
-in azione. Delle imbarcazioni non arrivavano
-più a metà del fiume che dovevano virare per
-ricondurre dieci, dodici feriti. Alcune facevano
-<span class="pagenum" id="Page_399">[399]</span>
-acqua, forate dalle pallette e dalle schegge. Alle
-undici della notte il traghetto fu sospeso. Erano
-passati circa cinquecento uomini, spariti, laggiù,
-nelle tenebre e nel silenzio della riva opposta.
-</p>
-
-<p>
-Il bombardamento cessò. Il nemico credette
-forse fallito anche il quinto tentativo. Ma nella
-quiete profonda un nuovo lavoro cominciava.
-Si gettava un ponte. Centinaia di uomini portavano
-il legname, portavano le barche, e la
-riva si empiva di un affaccendamento intenso
-e cauto, del quale a cinquanta passi nulla si
-udiva. Qualche lieve urto di tavole, dei tuffi
-di àncore gettate, un gorgoglìo di carene, un
-sordo calpestìo di piedi nudi sul legno, e nell'ombra
-il ponte avanzava sul frusciare sommesso
-della corrente nera.
-</p>
-
-<p>
-All'alba la costruzione era arrivata alla metà
-del fiume. Non si aspettò che fosse finita; quel
-breve tratto di acqua scoperta poteva essere
-rapidamente traversato con le barche. Ricominciò
-il passaggio. La truppa percorreva il
-ponte a drappelli, arrivava in fondo, s'imbarcava.
-Andava verso il mistero dell'altra sponda
-con una calma solenne e fiera. Alle tre, l'artiglieria
-austriaca aprì il fuoco sul ponte.
-</p>
-
-<p>
-Il passaggio continuò sotto alla tempesta delle
-cannonate, per qualche tempo. Il tiro era a
-granata, e i proiettili cadevano nel fiume o sulla
-sabbia. Non tardò molto però ad avvicinarsi
-al ponte. Una raffica arrivò sulle barche. Si
-<span class="pagenum" id="Page_400">[400]</span>
-vide il ponte spezzarsi; tre campate affondarono.
-La costruzione e il traghetto furono abbandonati,
-non un uomo poteva più passare.
-Sulla riva sinistra era sbarcato, in tutto, un
-battaglione di fanteria.
-</p>
-
-<p>
-Questo battaglione, solo, tagliato fuori, senza
-scampo, allo scoperto, attaccò. Troppo debole
-per difendersi, mosse all'assalto. Si gettò su
-Sagrado, respinse il nemico, occupò il paese,
-vi si trincerò, e aspettò.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_401">[401]</span>
-</p>
-
-<h2 id="pendici">SULLE PENDICI DEL CARSO.</h2>
-</div>
-
-<p class="indr">
-<i>6 ottobre.</i>
-</p>
-
-<p>
-Sagrado, per la sua posizione, aveva questo
-vantaggio: che le artiglierie nemiche non potevano
-toccarlo. Era in un angolo morto. Una
-delle ragioni per cui l'offensiva nostra puntava
-con tanta insistenza sopra Sagrado, era precisamente
-l'invulnerabilità di Sagrado al cannone.
-Sagrado è alla punta dello sperone che il Carso
-avanza nel piano; il tiro incrociato delle artiglierie
-austriache piazzate oltre il ciglione, lungo
-i due lati dell'angolo, poteva battere tutti i declivî
-ma non arrivava ad una piccola zona al
-vertice. Prendendo Sagrado si aveva una strada
-verso l'altipiano quasi salva dal bombardamento.
-</p>
-
-<p>
-Era necessario rafforzare immediatamente
-l'occupazione di Sagrado. Si pensò di servirsi dei
-rottami del vecchio ponte distrutto dagli austriaci,
-di fronte al paese. Questo ponte aveva
-ai lati due passerelle per i pedoni. Un solo arco
-del ponte era precipitato completamente e le
-passerelle laterali, sorrette da armature di acciaio,
-erano rimaste come sospese, spezzate per
-una lunghezza di pochi metri. Era possibile
-<span class="pagenum" id="Page_402">[402]</span>
-creare un allacciamento di legno per un passaggio
-provvisorio di fanterie. Spingendo avanti
-a loro dei sacchi di terra, per ammassarli ad
-uno ad uno sul fianco di una passerella e
-crearvi un baluardo contro la fucileria vicina,
-dei soldati si spinsero carponi sul ponte.
-</p>
-
-<p>
-Il fuoco austriaco li prendeva di fianco, li
-investiva dalla sinistra; tutte le pendici erano
-piene di trincee dominanti, lontane poche centinaia
-di metri. Una volta passato il ponte si
-entrava in una zona più coperta. Fu possibile
-sistemare la passerella, ma una traversata di
-truppe non poteva effettuarsi senza gravi perdite
-di uomini o di tempo. Allora, come a Lucinico,
-venne avanti un cannone.
-</p>
-
-<p>
-Uscì da Gradisca. Inoltrò per un vialone alberato,
-diritto, che segue il fiume e finisce al
-ponte di Sagrado. Entrò di corsa nell'uragano
-del fuoco. Andava al sacrificio con una galoppata
-trionfale. Si piantò di fronte a quell'anfiteatro
-di trincee lampeggianti.
-</p>
-
-<p>
-Fra lui e il nemico, la larghezza del fiume.
-Incominciò un tiro diretto e rapido di <i>shrapnells</i>
-e di granate, alternando. Non un colpo andava
-fuori di posto. Gli scoppi dei suoi proiettili disegnavano
-le linee dei trinceramenti. Batteva
-in basso, poi in alto, poi di nuovo in basso,
-a sbalzi, per non permettere al nemico di indovinare
-di prevedere il punto che stava per
-essere colpito. La fucileria nemica rallentò, divenne
-ineguale, prese lui solo la mira,
-<span class="pagenum" id="Page_403">[403]</span>
-dimenticò il ponte. Dove il fuoco riprendeva a crepitare
-violento, il cannone si volgeva e intimava
-silenzio. Faceva fronte a tutti, comandava a
-tutti, atterriva.
-</p>
-
-<p>
-Poco dopo, l'artiglieria nemica lo assalì. Le
-granate esplodevano tutto intorno, il pezzo scompariva
-nel fumo. Non poteva difendersi. Non
-pensava a difendersi. Continuava ad imporsi
-alle trincee. Costringeva la fanteria austriaca
-a ripararsi e aspettare. Era il suo còmpito.
-Intanto sul ponte le truppe nostre passavano.
-I plotoni sfilavano, uno dopo l'altro, curvi dietro
-ai sacchi di terra.
-</p>
-
-<p>
-Qualche servente cadeva vicino al pezzo; i
-superstiti scansavano il ferito e seguivano il
-lavoro. I cavalli erano morti. Schegge di granate
-martellavano l'affusto e le scudature. Il
-cannone tuonava sempre. E sul ponte le truppe
-passavano. In ultimo si videro due soli artiglieri
-in piedi. Sparavano gli ultimi colpi. Poi
-il cannone stesso fu preso da una granata in
-pieno. Rimase tutto di traverso, scavalcato. L'occupazione
-di Sagrado era definitiva.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Un reggimento aveva varcato il fiume. Il
-giorno dopo era tutta una brigata al di là.
-La nostra fronte si allargava verso Castello
-Nuovo. Il nemico veniva sloggiato da un primo
-lembo del ciglione. Poteva ancora bombardare
-il ponte, ma non lo vedeva più. La linea
-del fiume sfuggiva in parte al suo sguardo.
-<span class="pagenum" id="Page_404">[404]</span>
-Eravamo padroni dell'Isonzo. Un altro ponte
-era gettato, sotto a cannoneggiamenti furibondi
-ma vani perchè ciechi. Si preparava la battaglia
-di luglio, quella battaglia smisurata che ci ha
-portati sull'altipiano attraverso innumerevoli assalti,
-dopo i quali si vedevano scendere alla
-pianura in lunghe colonne reggimenti e reggimenti
-austriaci, prigionieri.
-</p>
-
-<p>
-Da Gradisca ho potuto avere una visione
-delle vicine pendici conquistate, che la cima di
-San Michele sovrasta. Gradisca offre una delle
-più tragiche scene della guerra. Perchè non è
-completamente distrutta. È ferita, squarciata,
-ma poche delle sue case sono crollate, poche sono
-morte; quasi tutte conservano una paurosa e
-inesprimibile espressione di vita, di sofferenza,
-di terrore, di agonia. Le macerie che si vedono
-qua e là, sono meno sinistre delle abitazioni
-ancora in piedi che si allineano lungo le vie deserte,
-sulle quali, dalle finestre sfondate dalle
-esplosioni, da quei loro occhi sbarrati e vuoti,
-lasciano cadere uno scintillìo di vetri infranti,
-come un luccicare di lacrime.
-</p>
-
-<p>
-La maceria è il passato, è la tomba; sorprende
-ma non commove, e la solitudine intorno
-a lei appare lugubre ma naturale, come nei
-cimiteri. Fra quelle case senza abitanti, per le
-strade senza passanti, nella città dilaniata e
-fuggita, percossa da un perpetuo grandinare di
-piombo, v'è un senso misterioso di angoscia,
-qualche cosa di palpitante, un prodigioso alito
-<span class="pagenum" id="Page_405">[405]</span>
-di spavento, che fa involontariamente affrettare
-il nostro passo.
-</p>
-
-<p>
-Le vie sono ingombre da uno sparpagliamento
-minuto di rottami e di fronde d'albero
-staccate dai proiettili. L'uragano senza fine della
-battaglia strappa dalle case, dalle esistenze,
-dalle piante, detriti di ogni genere e li mescola.
-</p>
-
-<p>
-Tegole, lembi di tenda, imposte divelte, berretti
-da soldato, mattoni, ramoscelli, sembrano
-gettati intorno dalla furia di un vortice.
-Cannoni di tutti i calibri hanno tirato e tirano
-su Gradisca. Di tanto in tanto, un boato profondo,
-un sussultare del suolo, un fremito di
-muri, uno scroscio di crolli, un tintinnare di
-vetri, e il fondo di una strada si annebbia di
-polverone denso e di fumo.
-</p>
-
-<p>
-Con un sibilare strisciante, delle palle di
-fucile arrivano, continuamente, picchiettando su
-tutti i muri. Sono colpi lunghi degli austriaci.
-La fucileria crepita sulla Sella di San Martino
-e dietro al bosco del Cappuccio. Basta guardare
-in terra, per vedere tutto intorno decine di
-pallottole cadute, come una rada e strana ghiaia
-metallica, alcune ancora luccicanti e fresche.
-Alla imboccatura di quel vialone che l'eroico
-cannone percorse, la terra è aperta da enormi
-crateri scavati dalle esplosioni.
-</p>
-
-<p>
-Uno più largo, profondo come lo sterro di
-un lavoro di fognatura, fatto da una granata da
-305, ha nel centro una sedia infangata e sbilenca,
-una vecchia sedia da caffè. L'hanno
-<span class="pagenum" id="Page_406">[406]</span>
-messa lì i soldati, per la fotografia. Avere il
-proprio ritratto in nobile posa seduto dentro
-ad una buca di granata, è l'aspirazione artistica
-d'ogni milite che passa. Il punto è molto
-esposto al fuoco, ma la tentazione è grande,
-la sedia è pronta, macchine fotografiche non
-mancano mai, e la fotografia si riproduce con
-modelli diversi.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Una granata da 305 ha massacrato la cattedrale.
-Dall'esterno la chiesa pare intatta. Ma
-non ha più tetto, e dentro è una confusione
-immane di travi cadute, di colonne crollate,
-di arredi sacri frantumati e sparpagliati, di
-macerie irriconoscibili, sulla quale scende la
-piena luce del giorno. Le rovine sono più grandi
-verso il fiume, al quale si scende rasentando
-i giardini pubblici devastati, con degli alberi
-stroncati dai colpi, e delle scritte che dicono:
-«La tutela delle piante e dei fiori è affidata
-al pubblico».
-</p>
-
-<p>
-Dalla riva dell'Isonzo si vedono distintamente
-le posizioni che tendono alla vetta del
-San Michele. Il Carso, che da lontano sembra
-un gradino regolare ed eguale, appare allora
-tormentato e vario. È un'immensa scogliera,
-che si corrode, che si sfa qua e là, che raccoglie
-nelle sue cavità detriti e terriccio sui quali
-le vegetazioni si affollano, che ha boschi e
-prati formatisi sulle frane dei suoi fianchi appena
-coperti da lievi sedimenti coltivabili, ma
-<span class="pagenum" id="Page_407">[407]</span>
-che lascia emergere per tutto i rilievi della sua
-cinerea ossatura di pietra. Sulla sua cima il
-verde si raccoglie come l'acqua piovana negli
-interstizî di un acciottolato. Intere zone non
-sono che roccia. Se si scava sul prato, si trova
-la roccia al primo colpo di piccone.
-</p>
-
-<p>
-Avanzando in linea retta, si è fermati continuamente
-da macigni, da scalini inaccessibili,
-da protuberanze del massiccio calcareo, e
-bisogna girare, incanalarsi per le cunette, scendere
-nelle piccole cavità erbose, nelle doline,
-inoltrandosi per passaggi obbligati sui quali
-una difesa facilmente si concentra. L'ordine
-sparso degli assalti deve per forza finire in
-aggruppamenti, come un calmo ruscello spezzato
-dai sassi si gonfia e irrompe in rivoletti
-fra un ostacolo e l'altro. Gli avviamenti, gli
-sbocchi, sono fatalmente fissati dal terreno. Contro
-ognuno di essi il nemico ha preparato una
-barriera.
-</p>
-
-<p>
-Altrove, le trincee si allineano in due, tre,
-quattro ranghi. Qui sono spezzate e sono per
-tutto. Fanno fronte da ogni lato, si fiancheggiano,
-si spalleggiano, serpeggiano, formano angoli,
-formano intrecci. Non vi è una fronte da
-varcare, ve ne sono venti. Ogni dolina è un
-piccolo campo di battaglia. Per ogni trincea
-c'è un'azione, un piano, una tattica. Se si disegnassero
-sopra una carta topografica tutte le
-trincee espugnate sul Carso, si vedrebbe il foglio
-riempirsi di brevi tratteggi, con una confusione
-<span class="pagenum" id="Page_408">[408]</span>
-da scrittura misteriosa, come un'invasione
-di caratteri cuneiformi. E le trincee di
-difesa e di attacco non sono scavate; la terra
-manca per nascondervisi. Sono elevate.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Non ci si affonda, ci si innalza. Non si
-zappa, si costruisce. Bisogna andare all'assalto
-portando sulle spalle sacchi pieni di terra.
-Appena ci si ferma, un uomo sorge. Con le
-munizioni si portano avanti sassi, sacchi, cemento,
-travi, e si lavora, si erige, i parapetti
-si formano che le blindature vanno poi coronando.
-Spesso il lavoro è impossibile. Il combattimento
-incalza, tutti debbono prendere il fucile,
-la trincea appena sbozzata è un minuscolo
-rilievo di pietrame, vi si arriva carponi, vi
-si sta rannicchiati dietro per giorni, per settimane,
-aggrampati a quella parvenza di difesa,
-ostinati, esasperati, decisi.
-</p>
-
-<p>
-Dopo ogni avanzata nostra, arrivano i contrattacchi.
-Due, tre volte il nemico tenta e
-ritenta la riconquista delle posizioni perdute.
-Non di rado è il contrattacco che ci porta
-avanti. Il nostro soldato ha l'istinto dell'offensiva,
-sente il momento utile allo slancio.
-Quando ha fermato il nemico, gli va addosso.
-L'occasione di trovarsi viso a viso con gli austriaci
-non è mai perduta. Un assalto austriaco
-finisce quasi sempre con un assalto nostro. Il
-bollettino ufficiale ha dato notizia di oltre trenta
-attacchi nemici sul Carso, e non erano che
-<span class="pagenum" id="Page_409">[409]</span>
-i principali. Molte grandi catture di prigionieri
-le abbiamo fatte quando eravamo assaliti.
-</p>
-
-<p>
-Sul Carso gli austriaci hanno prodigato tutti
-i sistemi di difesa, tutti i tranelli della guerra,
-tutti i tipi di opere di fortificazione campale
-antica e moderna; hanno adoperato cemento,
-acciaio, pietra, legno; in quantità che sarebbero
-bastate alla costruzione di intere città; hanno
-fatto dei muri di protezione lunghi otto o dieci
-chilometri sul fianco degli incamminamenti;
-hanno usufruito di grotte e di caverne, scavato
-cunicoli, piantato reticolati, sepolto mine. E siamo
-saliti.
-</p>
-
-<p>
-La base delle alture, il primo sorgere del
-declivio di fronte a Gradisca, è boscosa. Interrate
-fra le piante erano centinaia di mine.
-Le prime pattuglie in avanscoperta furono
-sorprese dalle esplosioni. Bastava urtare dei
-fili sottilissimi, invisibili come crini di cavallo,
-tesi fra l'erba, per provocare uno scoppio. Squadre
-di volontari partirono alla ricerca. Strisciavano
-lentamente, frugando con lo sguardo la
-terra, trovavano i fili, li seguivano delicatamente,
-scavavano il suolo adagio adagio, disarmavano
-gli inneschi, e tornavano portando le scatole
-esplosive. Tutto questo in mezzo allo scoppiettìo
-delle scaramucce, sotto alla protezione di
-vedette che si rannicchiavano a sparare dietro
-ai tronchi degli alberi vicini. Così si sgombrò
-la strada al primo passo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_410">[410]</span>
-</p>
-
-<p>
-Più in alto la boscaglia s'interrompe, riprende,
-lascia larghe zone nude, e forma sulle alture
-larghe macchie fosche di vegetazione arborea.
-È la forma di queste macchie che ha suggerito
-ai soldati nomi strani per località che
-non avevano nome, e alle quali la guerra dava
-un'importanza storica. Bisognava distinguerle,
-e si chiamarono Bosco Cappuccio, Bosco Triangolare,
-Bosco a Lancia, Bosco a Ferro di Cavallo.
-Quando il bollettino nostro ha annunziato
-la conquista del Bosco Cappuccio e del Bosco a
-Ferro di Cavallo, il comunicato austriaco ha
-potuto smentire recisamente la conquista con
-un argomento perentorio, inconfutabile e unico:
-Cappuccio e Ferro di Cavallo, mai esistiti.
-</p>
-
-<p>
-E fra poco invece sarà il bosco scomparso
-e il nome che resterà. Perchè, come sul Mrzli,
-come sul Podgora, il cannone sfronda, scalza,
-schianta, incendia e abbatte. La spalla del
-monte appare nuda sotto ad un magro intreccio
-di ramosità intristite. La terra è sconvolta
-e rossastra, la roccia scheggiata ha biancori
-di neve, e i pochi alberi rimasti eretti, bruciacchiati
-dalle vampe, spezzati e stroncati, hanno
-l'apparenza scheletrica delle piante colpite
-dal fulmine.
-</p>
-
-<p>
-Il Bosco Cappuccio, che pareva appunto un
-cappuccio di verdura sopra un cocuzzolo verso
-San Martino, è tutto lacerato ai lembi, lungo i
-quali si distendeva un possente trinceramento
-austriaco. Avanti, il terreno è nudo. È un pendìo
-<span class="pagenum" id="Page_411">[411]</span>
-scosceso e scoperto. L'assalto che arrivò
-alla trincea si potè seguire da lontano. Si vedevano
-gli uomini inerpicarsi urlando, si vedeva
-lo sparpagliamento veemente e disordinato
-delle masse di attacco che salivano, miriadi
-di puntini grigi, si vedevano le seconde file
-rincalzare le prime file assottigliate, e l'azione
-pareva eterna. Al di qua del ponte di Sagrado,
-dietro ad un parapetto, tre strani piccoli ufficiali
-vestiti in uniforme <i>khaki</i>, guardavano immobili,
-con i pugni stretti, lanciando enfatiche
-esclamazioni gutturali.
-</p>
-
-<p>
-Erano gli <i>attachés</i> giapponesi. Quando videro
-l'assalto sparire oltre la trincea nemica,
-ingolfarsi nel bosco, si voltarono indietro, verso
-degli ufficiali italiani che osservavano gravi
-e commossi, e agitarono le braccia con un
-gesto di entusiasmo e di stupore, gridando:
-«<i>C'est grand! C'est grand!</i>» Avevano rivisto la
-mitraglia umana di Porto Arturo.
-</p>
-
-<p>
-Questo avveniva il 25 di luglio. Avevamo
-messo quasi un mese a giungere lassù. Due
-giorni dopo aver preso Sagrado eravamo a Castello
-Nuovo, al bordo dell'altipiano sopra al
-paese. Doveva essere in antico uno dei castelli
-intorno ai quali, su quelle stesse pendici del
-Carso, tre secoli fa Venezia si batteva con gli
-Arciducali nella guerra «Gradiscana». Poi il
-castello è divenuto una villa, circondata da cipressi.
-Adesso la villa è crollata, la battaglia
-ha cancellato tutto. L'occupazione di Castello
-<span class="pagenum" id="Page_412">[412]</span>
-Nuovo faceva cuneo, puntava in avanti nel centro
-della fronte carsica. Gli austriaci sferravano
-attacchi su attacchi su quel vertice d'avanzata,
-che era per noi un premio al quale si appoggiava
-la progressione lenta e faticosa delle ali.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Ogni notte era un assalto. Ve ne sono stati
-dodici contro quel punto, che appariva sempre
-avvolto di fumo. Le trincee austriache, coperte,
-blindate, protette, erano a cinquanta metri. Noi
-stavamo dietro a parapetti provvisorî, coronati
-di sacchi. Da una parte all'altra si parlavano,
-fucilando. Allora nacque, non si sa come, il
-soprannome di Cecchino dato ai tiratori scelti
-austriaci, i quali, muniti di fucili a cavalletto
-con alzo a cannocchiale, stavano eternamente
-alla posta. Anche noi avevamo i nostri Cecchini,
-sempre in mira, la guancia contro al calcio.
-I colpi erano commentati ad alta voce. Un
-giorno uno dei nostri sbagliò per due dita la
-testa di un austriaco che si era avanzato quatto
-quatto e si disponeva a sparare; l'austriaco ritraendosi
-agitò in aria il fucile facendo quella
-segnalazione che in tutti i bersagli del mondo
-significa «zero»! Si rise dalle due parti. Più
-spesso erano ingiurie. Una sera pioveva a dirotto,
-l'acqua scorreva dietro ai nostri parapetti,
-e dalla trincea austriaca, chiusa e asciutta, una
-voce di scherno gridò nel dialetto dalmata: «<i>I
-fevi i piediluvi, can de taliani?</i>» Rispose un
-coro d'invettive che deve aver dato al nemico
-<span class="pagenum" id="Page_413">[413]</span>
-l'impressione d'un grido di assalto, perchè aprì
-subito il fuoco. Ma questa è la vita di tutte
-le trincee.
-</p>
-
-<p>
-L'avanzata vera, sistematica, perseverante, vigorosa,
-cominciò ai primi di luglio. Il centro
-era piantato solidamente su Castello Nuovo,
-la destra saliva verso il Monte Sei Busi, la
-sinistra verso il Monte San Michele.
-</p>
-
-<p>
-L'offensiva si scatena allora su tutti i fronti,
-preme sul Podgora, minaccia i ponti di Gorizia,
-ma è al Carso che tende con volontà intensa.
-L'azione non vi ha sosta. Ogni notte dei reticolati
-saltano, ogni giorno delle trincee sono
-prese. Il nemico si rinforza, concentra nuove
-batterie di medi calibri nel vallone di Doberdò,
-contrattacca per tutto, cerca di profittare della
-vulnerabilità e della debolezza che hanno le
-posizioni appena prese, quando ancora non c'è
-stato tempo di farvi i lavori di consolidamento,
-e vi dirige assalti su assalti. Ma niente ci
-smuove, teniamo le trincee espugnate, progrediamo
-sempre.
-</p>
-
-<p>
-La lotta era accanita. Il nemico non rifuggiva
-dai mezzi più sleali, dalle false rese che
-nascondevano mitragliatrici appostate, dalle false
-bandiere della Croce Rossa issate su batterie
-o su comandi, era feroce quando non era
-in fuga. Non permetteva di raccogliere i feriti
-caduti fra le due fronti, e non raccoglieva i
-suoi. Una mattina uno dei nostri generali doveva
-far cominciare un bombardamento di calibri
-<span class="pagenum" id="Page_414">[414]</span>
-pesanti per aprire il varco nel reticolato
-di un trinceramento che ci era di fronte; ma
-proprio sotto a quel reticolato che stava per
-essere sconvolto da una bufera di esplosioni,
-giaceva un ferito nostro. Di tanto in tanto si
-vedeva un lieve gesto del suo braccio. Vicino
-a lui due cadaveri. Erano caduti durante un
-tentativo notturno.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Il generale, che era in trincea per sorvegliare
-gli effetti del bombardamento, guardava
-la scena pensieroso. L'ora fissata per l'azione
-dell'artiglieria scoccava. Egli non dava ordini.
-Poi, chiamò un ufficiale e fece parlamentare
-col nemico.
-</p>
-
-<p>
-«Lasciateci raccogliere i nostri feriti e i nostri
-morti!» — gridò dalle nostre trincee una
-voce al megafono. Nessuna risposta. «Faremo
-uscire dei portatori nudi perchè vediate che
-non è un tranello!» — soggiunse la voce. Nessuna
-risposta. Le stesse frasi furono gridate
-in tedesco. Silenzio. La trincea nemica pareva
-deserta. Quattro portaferiti con le barelle vennero
-fatti inoltrare. Una scarica di fucilate li
-accolse appena usciti. Due di loro rimasero
-colpiti. L'ora era trascorsa. Le batterie pronte
-aspettavano il segnale telefonico per iniziare
-il tiro convenuto. Il generale si passò una mano
-sulla fronte, guardò l'orologio, si volse all'ufficiale
-d'ordinanza, gli trasmise un ordine. E il
-fuoco cominciò.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_415">[415]</span>
-</p>
-
-<p>
-Il varco fu aperto nei reticolati. Il segno
-che la batteria era spezzata venne dal nemico.
-Si vide un gruppo di austriaci balzare fuori
-della trincea e precipitarsi per un passaggio
-creato dalle nostre granate attraverso la siepe
-di acciaio. Venivano giù in fila, senza fucile,
-correndo, le mani in alto. Si arrendevano.
-</p>
-
-<p>
-Erano venticinque. Profittavano di una sosta
-fra il cannone e la baionetta. Ma il cannone
-non aveva finito. Riprendeva in quel momento
-il suo lavoro di demolizione. Una granata
-cadde in mezzo al gruppo. Dalla nostra trincea
-si scorse distintamente lo spettacolo atroce
-di corpi umani smembrati lanciati in aria nella
-eruzione di terra, e di fumo dello scoppio. Era
-come una di quelle esplosioni inverosimili che
-si vedono raffigurate nei giornali illustrati. Terrorizzati,
-insanguinati, lividi, i superstiti arrivarono
-alla posizione italiana. Non erano più
-che sedici. Il destino aveva fatto giustizia.
-</p>
-
-<p>
-Lo spettacolo di queste rese era comune.
-Una volta verso Castello Nuovo si vide venire
-avanti un mezzo battaglione austriaco, agitando
-fazzoletti, con le braccia levate: cinque o seicento
-uomini, una folla veloce sormontata da
-un turbinio chiaro di mani. Cessò il fuoco delle
-nostre trincee e si fece un silenzio di attesa.
-Ma quella massa non aveva percorso la
-metà della strada che la separava dai nostri,
-quando cominciò su di lei un fuoco di <i>shrapnells</i>
-austriaci, serrato, esatto, rabbioso, che la
-<span class="pagenum" id="Page_416">[416]</span>
-seguiva passo passo. Cadevano giù a gruppi i
-fuggenti colpiti, costellavano la terra di corpi.
-Centoventi soltanto poterono giungere a consegnarsi.
-Certe volte si direbbe che i reticolati
-servano assai più a trattenere gli austriaci dal
-rendersi che a difender loro dai nostri assalti.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-Il cannoneggiamento furibondo, insistente e
-preciso che preparava gli attacchi delle nostre
-fanterie, sbalordiva e accasciava il nemico nelle
-sue trincee. L'assalto spesso lo trovava inerte,
-sperduto. I nostri primi reparti arrivavano, intimavano
-la resa, e continuavano l'attacco, andavano
-oltre, lasciando alle seconde linee la
-cura di raccogliere i prigionieri e di spingerli
-giù, verso le retrovie. Gli ufficiali austriaci,
-che non stanno con i loro uomini, perdevano
-ogni controllo di comando. Dietro ad ogni trincea
-nemica, lontano dieci o quindici passi, vi
-sono dei minuscoli ricoveri; delle buche blindate;
-nella trincea sono i soldati, nelle buche
-gli ufficiali. La truppa non può muoversi, presa
-come è fra i reticolati e le pistole dei suoi
-superiori. Sapiente disposizione.
-</p>
-
-<p>
-I primi tempi i nostri soldati, intenti alla
-trincea, non badavano alle tane dei comandi
-che erano alle spalle, e proseguendo incalzanti
-alla conquista delle linee successive erano
-spesso feriti da misteriosi colpi a bruciapelo.
-Poi impararono. Correvano dritti alle buche,
-e affacciando la punta della baionetta nell'apertura,
-<span class="pagenum" id="Page_417">[417]</span>
-ponevano all'abitatore rannicchiato nell'ombra
-questo semplice dilemma: «Fuori le
-mani, o spingo!» Venivano fuori le mani. Dopo
-le mani spuntavano le braccia, e dopo le braccia
-emergeva il resto di un elegante <i>oberleutenant</i>
-al completo, pallido ma dignitosamente
-rassegnato.
-</p>
-
-<p>
-Una mattina un capitano austriaco, rimasto
-inosservato nel suo covo mentre l'assalto passava,
-tirò un colpo di pistola ad un sergente
-nostro che seguiva il suo plotone. Il sergente,
-illeso, si fermò e si guardò intorno. Una seconda
-palla lo sfiorò. Allora egli vide. Non fece
-fuoco, rivoltò il fucile, balzò addosso all'ufficiale,
-lo tramortì con un colpo di calcio, se
-lo caricò sulle spalle e lo portò giù, al posto di
-medicazione. Qui, alle prime cure il capitano
-austriaco rinvenne, e andò su tutte le furie.
-Smaniava, mostrava i pugni al sergente, che
-lo guardava sbalordito da dietro le spalle dei
-medici, rotava gli occhi e bestemmiava, in tedesco.
-Non era furioso per essere stato fatto
-prigioniero, o per avere perduto la posizione.
-La causa della sua ira era più grave: «È
-la prima volta — gridava — la prima volta
-nella mia vita che manco un uomo al secondo
-colpo!» Il sergente fece un passo avanti,
-salutò cerimoniosamente e gli disse: «La ringrazio
-tanto per la eccezione!» E se ne andò
-fischiettando.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_418">[418]</span>
-</p>
-
-<p>
-Storie di prigionieri, di rese, di catture, sono
-innumerevoli. In quei giorni operava sul Carso
-una famosa batteria da campagna che era conosciuta
-dalle truppe precisamente col nomignolo
-di «batteria dei prigionieri». Aveva la
-specialità di catturare gli austriaci a mezze
-compagnie per volta, da sola. Nelle nostre linee
-arrivavano all'improvviso bande di nemici
-che si arrendevano, adunati e condotti dal fuoco
-dei cannoni. Quando la batteria scorgeva dei
-nuclei nemici in ritirata, li fermava con barriere
-di esplosioni, li costringeva a cercare uno
-scampo nel ritorno, li accompagnava, li sospingeva
-con una minacciosa siepe di <i>shrapnells</i>,
-non permetteva loro che deviassero, lasciando
-così una sola via aperta alla loro marcia, quella
-della resa.
-</p>
-
-<p>
-Gli austriaci incalzati, incapaci di mantenere
-il terreno ad onta della tremenda preparazione
-difensiva, meditarono un gran colpo. Divisioni
-fresche arrivavano continuamente dalla
-Galizia a rinforzo. Fin dal 10 di luglio grandi
-masse nemiche venivano adunate per una offensiva
-generale e risolutiva. In quell'epoca cominciò
-a notarsi appunto l'entrata in azione
-di numerose batterie pesanti. Per sloggiarci dall'altipiano
-carsico pensarono di sviluppare l'attacco
-principale contro la nostra ala sinistra.
-</p>
-
-<p>
-Appariva infatti in quel momento la più
-vulnerabile. Una volta forzata la sua estrema
-punta sull'Isonzo, un ripiegamento di tutta l'ala
-<span class="pagenum" id="Page_419">[419]</span>
-sinistra poteva essere provocato. Ripiegare sotto
-la pressione di un'offensiva possente significava,
-con molta probabilità, ripassare il fiume. Sarebbe
-stata la perdita dei ponti, l'annullamento
-dei risultati ottenuti con sforzi meravigliosi
-durante quasi due mesi di lotta tenace, il ritorno
-al principio in condizioni ben più difficili
-per una ripresa dell'offensiva. La nostra destra
-invece aveva Monfalcone come sentinella
-estrema, e un attacco contro di essa, anche
-fortunato, non avrebbe ottenuto un resultato
-definitivo quale quello di ridare il pieno controllo
-dell'Isonzo. Il piano austriaco era dunque
-perfetto, come sono perfetti tutti i piani
-prima che falliscano.
-</p>
-
-<p>
-Al mattino del 22 luglio il grande attacco
-austriaco si sferrò. Tutta la notte delle offensive
-minori avevano tastato la nostra fronte,
-forse per riconoscerla, forse anche per stancare
-le guarnigioni e trovarle più deboli e meno
-pronte all'urto che si preparava. Numerosi generali
-comandavano il movimento offensivo, fra
-i quali il principe di Schwarzenberg, il generale
-Boog, il generale Schreitter. L'azione
-cominciò con un bombardamento formidabile.
-</p>
-
-<p>
-Delle persone che osservavano le posizioni
-da lontano, le videro letteralmente coprirsi di
-fumo. Si ovattavano tutte di nubi di <i>shrapnells</i>.
-Il rombo intenso della cannonata non affievoliva
-un istante. Pareva impossibile che si potesse
-resistere in quell'inferno. Si aveva l'impressione
-<span class="pagenum" id="Page_420">[420]</span>
-angosciosa che fosse un fuoco di sterminio.
-Improvvisamente si svegliò un tuono più
-alto, più violento, più vicino: le nostre artiglierie
-entravano in azione. Per qualche tempo
-il fumo dei colpi avvolse gli stessi punti. Poi,
-ad un tratto, parve che gli <i>shrapnells</i> austriaci
-battessero più in là, che i cannoni nemici raccorciassero
-il tiro; l'uragano si allontanava, si
-videro i nostri colpi spostarsi subitamente, andare
-lontano lontano. Si comprese che facevano
-un fuoco d'interdizione, che chiudevano la strada
-ad un nemico in fuga.
-</p>
-
-<p>
-L'attacco era stato dato con dense e profonde
-formazioni, a grandi masse. Erano arrivate
-impetuose quando la preparazione delle
-artiglierie nemiche poteva far credere di avere
-decimato ed estenuato la difesa. Ma una delle
-più belle qualità del nostro soldato è la resistenza
-morale al bombardamento. L'attacco
-si abbattè sulla prima linea in piena efficienza,
-duramente provata ma pronta alla lotta.
-La battaglia fu accanita. Le onde di assalto si
-formavano e si riformavano, ma l'artiglieria
-nostra aveva avuto una prontezza fulminea nell'intervenire
-in soccorso della fanteria. Il suo
-fuoco era di una precisione spaventosa; molti
-dei punti sui quali si concentrava il tiro erano
-in diretta visione delle batterie. Lunghi tratti
-del campo di battaglia si prospettavano in declivio
-avanti ai cannoni, che scrivevano i loro
-colpi come sopra una lavagna. Si poteva portare
-<span class="pagenum" id="Page_421">[421]</span>
-il fuoco a cinquanta, a quaranta metri
-dalla nostra linea, senza timore di toccarla.
-L'assalto non trovava un limite di liberazione,
-oltre il quale l'artiglieria è paralizzata.
-</p>
-
-<p>
-La fucileria aveva l'intensità continua di uno
-scroscio di cateratta, e lo strepito regolare delle
-mitragliatrici pareva il battito meccanico di
-un immenso opificio. Ad ogni sbalzo in avanti
-le file nemiche erano falciate. Si vedevano gli
-uomini fulminati nella corsa cadere roteando
-su loro stessi, e le braccia aperte. L'impeto
-dell'assalto era spezzato. L'attacco violento declinava
-in un'azione lenta. La spinta si faceva
-pressione. Intanto i nostri rincalzi erano in marcia,
-avevano passato i ponti, si ammassavano
-dietro al combattimento, portavano alla prima
-linea una nuova pienezza di vigore. E la controffensiva
-nostra si sferrò, vigorosa, improvvisa,
-travolgente. Allora la nostra artiglieria
-spostò il tiro, battè alle spalle del nemico, lo
-serrò fra le granate e le baionette, e fu la
-fuga disordinata degli austriaci, la resa di interi
-reparti, la rotta. La vittoria era nostra.
-</p>
-
-<p>
-Il terreno era pieno di cadaveri nemici. Di
-quando in quando dalle cavità, nelle doline
-che parevano deserte, si vedevano apparire piccole
-file caute di austriaci, curvi sotto al loro
-grosso zaino, plotoni di dispersi in cerca d'uno
-scampo, e la mitragliatrice intimava loro l'alto
-là. Il soldato che perde lo zaino è punito
-nell'esercito austriaco legandolo ad un palo,
-<span class="pagenum" id="Page_422">[422]</span>
-con i piedi ad un palmo dal suolo, le mani
-avvinte dietro il dorso, e per alcune ore è
-lasciato così a meditare sulla santità del corredo
-governativo. Questa venerabile costumanza
-ha prodotto una indivisibilità mirabile fra il
-soldato austriaco e il suo bagaglio. Nelle più
-critiche circostanze, zaino e soldato sanno rimanere
-insieme. L'uomo può perdere la testa,
-può perdere la battaglia, può perdere la vita,
-ma non il sacco. Si assiste talvolta ad atti
-di eroismo disperato per la riconquista di uno
-zaino, abbandonato in un momento di fretta
-imperiosa e imperiale. Dei feriti a morte, agonizzanti
-quasi, ai quali nella caduta è sfuggito
-dalle spalle il carico regolamentare, strisciano
-a riprenderlo, arrivano ad afferrare a fatica
-una cinghia, la tirano a loro con le ultime
-forze. E muoiono così nel pensiero di un ideale
-raggiunto.
-</p>
-
-<p>
-Il grande attacco austriaco naturalmente ci
-portò più avanti. Per ostacolare il nostro consolidamento
-sulle nuove posizioni, altri attacchi
-arrivarono il giorno dopo. La nostra ala destra
-fu alla sua volta investita. Ma il 25 luglio
-tutta la nostra fronte riprendeva l'offensiva,
-paziente, tenace e violenta. Mentre l'ala sinistra
-conquistava quel Bosco Cappuccio che non ha
-più alberi sui suoi bordi sconvolti, il centro si
-avvicinava a San Martino del Carso, e la destra
-espugnava una gran parte del Monte Sei
-Busi, verso Doberdò, le cui case bianche si
-<span class="pagenum" id="Page_423">[423]</span>
-affacciano spaurite al di sopra di un nereggiare
-di boscaglia. Il Monte Sei Busi era stato già
-preso, poi riperso, poi ripreso, poi riperso. Si
-concentravano sulla vetta troppi tiri di artiglierie,
-che non davano il tempo di consolidarsi.
-L'azione generale distolse da quella sommità
-una parte del fuoco che la batteva, permise
-agli assalitori di resistere, di lavorare, di organizzarsi
-e di reggere. Cominciavamo a dominare
-finalmente tutto un lato dell'altipiano,
-fino al Vallone, dietro a Doberdò, fino al laghetto.
-</p>
-
-<p>
-Il Bosco Cappuccio e la boscaglia della spalla
-di San Martino, erano pieni di trincee, di
-reticolati. Vi infuriarono combattimenti furibondi
-a colpi di granate alla mano e di baionetta.
-Furono spesso lotte a corpo a corpo, avvinghiamenti,
-sotto ad un roteare di calci di fucile
-che cadevano a mazza. Le bombe asfissianti
-del nemico allungavano fra gli alberi il loro
-fumo persistente, denso, verde, vischioso. Dalle
-nubi velenose i nostri emergevano terribili, coperti
-dalle maschere di guerra che mettono sul
-viso l'apparenza mostruosa di una enorme bocca
-inumana.
-</p>
-
-<p>
-Si combattè il giorno, si combattè la notte, si
-combattè il giorno appresso. La sinistra era
-salita sul San Michele. Contro di lei si volsero
-i cannoni di Gorizia. La montagna pareva
-in eruzione. I nostri non volevano lasciar presa.
-Erano decimati ma resistevano. Rimasero fino
-<span class="pagenum" id="Page_424">[424]</span>
-alla notte sulla vetta battuta da uragani di
-acciaio. Quando ripiegarono, si gettarono contro
-delle trincee laterali, andavano in cerca
-di combattimento. E arrivarono dalla vittoriosa
-ritirata sospingendo una massa di prigionieri.
-Oltre cinquemila prigionieri erano stati catturati
-in tre giorni, con duecento ufficiali austriaci.
-Alla destra ci piantavamo definitivamente
-sul Monte Sei Busi.
-</p>
-
-<p>
-Il 27 avanzò il centro. Il 28 il nemico contrattaccò
-con grandi forze. Aveva ricevuto altre
-truppe fresche. Comparve in prima linea
-un reggimento di Landschutzen. Non tornò più
-indietro. Un altro migliaio e mezzo di uomini
-validi cadde nelle nostre mani. Avanzammo
-verso San Martino. Il 29 gli austriaci tentavano
-di sloggiarci con l'incendio dal Bosco Cappuccio.
-Delle fiamme sorsero qua e là nei roveti;
-furono estinte.
-</p>
-
-<p>
-Continuammo ad avanzare. Tutto un primo
-sistema d'opere difensive era sfondato. Urtavamo
-sulla seconda linea, che fu attaccata dalle
-artiglierie. Il centro progrediva e mandava
-indietro centinaia e centinaia di prigionieri. Il
-31 gli austriaci assalivano con vigore il Monte
-Sei Busi, dopo aver tentato di stornare la nostra
-attenzione con un'azione dimostrativa all'ala
-opposta. L'assalto fu fermato, e la controffensiva
-nostra si sferrò alla sua volta, magnifica,
-impetuosa, irresistibile, scompigliando, fugando,
-disperdendo le truppe più scelte, e quasi un
-<span class="pagenum" id="Page_425">[425]</span>
-intero reggimento dei famosi Kaiserjäger rimase
-sul campo.
-</p>
-
-<p>
-Il 2 agosto, altro attacco austriaco contro
-al Monte Sei Busi. Quella occupazione li molesta.
-Se il San Michele guarda in casa nostra
-il Sei Busi guarda in casa loro. Vede e sorveglia,
-scopre le vie di approccio, e colonne
-nemiche in movimento su strade, che erano
-state fino allora invulnerabili, sono raggiunte
-ora dai nostri colpi di cannone, fermate, disperse.
-L'attacco è respinto, e avanziamo. L'occupazione
-del Monte si allarga. Anche il nostro
-centro progredisce. La nostra artiglieria arriva
-a tormentare delle retrovie avversarie. Scopre
-Marcottini, domina tratti nuovi di comunicazioni
-verso Devetachi. Strane località ha il
-Carso, che portano nomi umani, veri cognomi
-che adesso ci fanno l'effetto di appartenere a
-personalità misteriose e ostili: Marcottini, Devetachi,
-Vizintini, Micoli, Ferleti, Bonetti, Boschini....
-Perchè sono dalla parte austriaca tutti
-questi italiani?
-</p>
-
-<p>
-Il giorno dopo, nuova battaglia. Per frenare i
-progressi del centro, alla mattina del 4 agosto
-gli austriaci sferrano un attacco contro al
-Bosco Cappuccio. Si ripetono le fasi oramai
-consuete di resistenza e di controffensiva. Il
-nemico è fermato, assalito, inseguito. Una enorme
-trincea, che i soldati chiamavano il Trincerone,
-la quale chiudeva gli sbocchi orientali
-del bosco, è presa così, di impeto. L'assalto
-<span class="pagenum" id="Page_426">[426]</span>
-vi sale alle spalle dei fuggiaschi. Siamo agli
-accessi di San Martino. Attacchi, contrattacchi,
-sorprese, combattimenti nella nebbia, nella bufera,
-nelle tenebre di notti tempestose, nel chiarore
-di proiettori e di razzi, si susseguono ogni
-giorno da allora, ma non hanno più l'ampiezza
-di azioni generali. Sono imprese locali, battaglie
-d'una dolina, assedi di una trincea, furori
-circoscritti. Andiamo avanti sistematicamente,
-scalzando, incalzando, senza annunziare sempre
-i vantaggi ottenuti, portando colpi di sorpresa,
-senza fermarci mai. La lotta non ha soste,
-si restringe ma non langue, si sposta ma non
-riposa.
-</p>
-
-<p>
-Mentre dalle finestre sbrecciate di un vecchio
-edificio di Gradisca, sul quale le pallottole
-grandinando formano come una tarlatura,
-osservavo le posizioni, il fuoco che languiva ha
-ripreso, tutta la vetta scrosciava di fucilate,
-e ricominciava sulla città deserta una pioggia
-rada e scoppiettante di piombo. Raffiche di
-cannonate passavano. Un combattimento breve
-divampava verso il San Michele.
-</p>
-
-<p>
-La falda del San Michele era coperta da
-un folto bosco a semicerchio: il Bosco a Ferro
-di Cavallo nella denominazione della truppa.
-Non potrei descriverlo perchè il bosco non
-c'è quasi più. Lo vedono soltanto i soldati, e
-lo indicano, perchè conservano nella loro memoria
-profondi, netti e vivi gli aspetti dei luoghi
-nella prima apparenza, e perchè le trasformazioni
-<span class="pagenum" id="Page_427">[427]</span>
-del paesaggio sono avvenute lentamente.
-Ma chi arriva nuovo e ignaro, al posto del
-Bosco di Ferro di Cavallo vede, un due o tremila
-metri lontano, un terreno scosceso rotto e
-frastagliato, con dei sassi, e qua e là una lanugine
-gialla di rovi secchi e di cespugli bruciacchiati.
-Più in alto, la vetta nuda del San Michele,
-osservatorio del nemico, che ci scruta.
-Il bosco è così scomparso, e vi si scorgono tutte
-le nostre trincee, che si tendono ad arco verso la
-cima del monte, vicina, quasi raggiunta.
-</p>
-
-<p>
-Dopo le battaglie di luglio il nemico aveva
-insinuato fra i roveti dei piccoli posti, che alla
-notte lavoravano. Erano sorte così delle trincee,
-che gli austriaci a poco a poco ampliavano;
-i piccoli posti erano diventati avanguardie, e
-le avanguardie si disponevano a trasformarsi
-in prima linea. Pochi giorni or sono, il 18 settembre,
-assalimmo il Ferro di Cavallo. Le prime
-trincee furono occupate di sorpresa; le altre
-furono espugnate a viva forza. Il nostro
-bombardamento accecava il San Michele. Dei
-contrattacchi scesero, ma i nostri hanno acquistato
-una tale destrezza nell'erigere i ripari,
-che in pochi minuti una prima rudimentale
-opera di difesa è pronta. Se l'austriaco ha una
-passione per lo zaino, il nostro soldato è inseparabile
-dal suo sacco pieno di terra. Sale
-all'assalto col suo fardello, e non lo lascia
-che per scaraventarlo sopra un parapetto di
-fortuna e sdraiarvisi dietro. È avvenuto anche
-<span class="pagenum" id="Page_428">[428]</span>
-che lo abbia scaraventato sulla testa dei nemici.
-</p>
-
-<p>
-Le trincee formano un saliente che spinge
-arditamente all'attacco del monte una testa arrotondata,
-la quale simula quasi quel ferro di
-cavallo che il bosco non forma più. Si seguiva
-tutta la vita del trinceramento, l'andare e il
-venire lento e indifferente dei soldati dietro ai
-muri di riparo, l'affaccendarsi di lavoratori in
-opere di rafforzo, e presso alle feritoie una immobilità
-statuaria di vedette e di tiratori. Per
-un incamminamento salivano, calmi, a passo
-da montagna, i portatori del rancio, con le
-loro pentole fumiganti.
-</p>
-
-<p>
-In molti settori della guerra ho avuto una
-impressione di solitudini truci immerse in paurosi
-silenzi sovrumani. Ma di fronte al Carso
-no. Di fronte al Carso, in qualunque punto, si
-sente la massa che vive e la guerra che palpita.
-Una ostilità martellante pulsa come una
-febbre. Si direbbe che la nostra fronte toccando
-il mare attinga dall'Adriatico vigori e impeti
-maggiori per avventarsi contro le alture
-feroci. La battaglia non ha più date, è la
-battaglia del Carso, una lotta gigantesca sugli
-spalti della immane fortezza che la sopraffazione
-ha dato al nemico, e dalla quale a passo
-a passo è scacciato. Il rombo di questa bufera
-è udito talvolta nelle città tranquille e lontane
-della pianura veneta.
-</p>
-
-<p>
-Nel buio profondo della notte di Udine a
-<span class="pagenum" id="Page_429">[429]</span>
-lumi spenti, pieno di uno scalpiccio di gente
-che passa e non si vede, di un sussurrìo di
-voci che pare vengano dai muri, in quelle tenebre
-strane nelle quali mormora una vita quieta,
-invisibile, cieca, fra quei portici che la risonanza
-sola rivela, per quelle strade opache
-e nere in fondo alle quali, come un punto di
-bragia, scintilla una lampadina rossa che tinge
-un angolo con un riflesso da laboratorio fotografico,
-per l'aria umida e fredda arriva spesso
-un rimbombare remoto, un brontolìo di tuono.
-Nessuno ci bada, il sussurrìo continua, la
-voce di un ragazzo si allontana cantando. Si
-ha l'abitudine. È la battaglia del Carso che
-rugge. È un passo avanti che si fa....
-</p>
-
-<div class="somm">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_431">[431]</span>
-</p>
-
-<h2 class="title"><a id="indice" href="#indfront">
-INDICE.</a></h2>
-
-<table class="indice" summary="">
- <tr>
- <td><i>Prefazione</i></td> <td class="pag"><a href="#prefazione">Pag. <span class="smcap lowercase">V</span></a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Al fronte</td> <td class="pag"><a href="#fronte">1</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>«Morale altissimo»</td> <td class="pag"><a href="#morale">11</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Verso l'Isonzo</td> <td class="pag"><a href="#isonzo">23</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Ai piedi del Carso</td> <td class="pag"><a href="#carso">38</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Davanti a Gorizia</td> <td class="pag"><a href="#gorizia">52</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Aspetti della lotta sull'Isonzo</td> <td class="pag"><a href="#aspetti">67</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>In un ospedale</td> <td class="pag"><a href="#ospedale">81</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Tra lo Stelvio e il Tonale</td> <td class="pag"><a href="#stelvio">90</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Dai ghiacciai dell'Adamello agli uliveti del Garda</td> <td class="pag"><a href="#ghiacciai">106</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Tra le balze dell'Adige</td> <td class="pag"><a href="#balze">123</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Una maestosa battaglia di fortezze</td> <td class="pag"><a href="#maestosa">139</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Fra i torrioni delle Dolomiti</td> <td class="pag"><a href="#torrioni">154</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Sulle vette dell'Alto Agordino</td> <td class="pag"><a href="#sullevette">174</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Nella conca d'Ampezzo e intorno al lago di Misurina</td> <td class="pag"><a href="#ampezzo">189</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Nella valle di Sexten</td> <td class="pag"><a href="#sexten">209</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>La lotta dei colossi</td> <td class="pag"><a href="#colossi">222</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Dove il combattimento non ha soste. Il passo di Montecroce</td> <td class="pag"><a href="#montecroce">249</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Monte Nero</td> <td class="pag"><a href="#montenero">286</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>La conquista della conca di Plezzo</td> <td class="pag"><a href="#plezzo">306</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Nell'alta valle dell'Isonzo. Le fasi della guerra intorno a Tolmino</td> <td class="pag"><a href="#altavalle">326</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>L'eroica conquista di Plava</td> <td class="pag"><a href="#plava">340</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Guerra d'assedio intorno a Gorizia. Un atto di sublime sacrificio</td> <td class="pag"><a href="#sublime">361</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Sull'Isonzo e sul Carso. Una mirabile impresa guerresca</td> <td class="pag"><a href="#mirabile">381</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Sulle pendici del Carso</td> <td class="pag"><a href="#pendici">401</a></td>
- </tr>
-</table>
-
-<hr />
-</div>
-
-<div class="tnote">
-<p class="tntitle">
-Nota del Trascrittore
-</p>
-
-<p>
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione
-minimi errori tipografici.
-</p>
-
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-Copertina elaborata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.
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-End of the Project Gutenberg EBook of Al fronte, by Luigi Barzini
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-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK AL FRONTE ***
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-
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-Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg-tm
-
-Project Gutenberg-tm is synonymous with the free distribution of
-electronic works in formats readable by the widest variety of computers
-including obsolete, old, middle-aged and new computers. It exists
-because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from
-people in all walks of life.
-
-Volunteers and financial support to provide volunteers with the
-assistance they need, are critical to reaching Project Gutenberg-tm's
-goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will
-remain freely available for generations to come. In 2001, the Project
-Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure
-and permanent future for Project Gutenberg-tm and future generations.
-To learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
-and how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4
-and the Foundation web page at http://www.pglaf.org.
-
-
-Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive
-Foundation
-
-The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit
-501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the
-state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal
-Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification
-number is 64-6221541. Its 501(c)(3) letter is posted at
-http://pglaf.org/fundraising. Contributions to the Project Gutenberg
-Literary Archive Foundation are tax deductible to the full extent
-permitted by U.S. federal laws and your state's laws.
-
-The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr. S.
-Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered
-throughout numerous locations. Its business office is located at
-809 North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887, email
-business@pglaf.org. Email contact links and up to date contact
-information can be found at the Foundation's web site and official
-page at http://pglaf.org
-
-For additional contact information:
- Dr. Gregory B. Newby
- Chief Executive and Director
- gbnewby@pglaf.org
-
-
-Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg
-Literary Archive Foundation
-
-Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide
-spread public support and donations to carry out its mission of
-increasing the number of public domain and licensed works that can be
-freely distributed in machine readable form accessible by the widest
-array of equipment including outdated equipment. Many small donations
-($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
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-States. Compliance requirements are not uniform and it takes a
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-where we have not received written confirmation of compliance. To
-SEND DONATIONS or determine the status of compliance for any
-particular state visit http://pglaf.org
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-While we cannot and do not solicit contributions from states where we
-have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
-against accepting unsolicited donations from donors in such states who
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-any statements concerning tax treatment of donations received from
-outside the United States. U.S. laws alone swamp our small staff.
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-Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation
-methods and addresses. Donations are accepted in a number of other
-ways including checks, online payments and credit card donations.
-To donate, please visit: http://pglaf.org/donate
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-
-Section 5. General Information About Project Gutenberg-tm electronic
-works.
-
-Professor Michael S. Hart is the originator of the Project Gutenberg-tm
-concept of a library of electronic works that could be freely shared
-with anyone. For thirty years, he produced and distributed Project
-Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of volunteer support.
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-Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed
-editions, all of which are confirmed as Public Domain in the U.S.
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