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You may copy it, give it away or -re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included -with this eBook or online at www.gutenberg.org/license - - -Title: Al fronte - (maggio-ottobre 1915) - -Author: Luigi Barzini - -Release Date: November 9, 2019 [EBook #60657] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK AL FRONTE *** - - - - -Produced by Barbara Magni and the Online Distributed -Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was -produced from images made available by The Internet Archive) - - - - - - - LUIGI BARZINI - - - AL FRONTE - - _(maggio-ottobre 1915)_ - - - - MILANO - FRATELLI TREVES, EDITORI - 1915 - — - =Terzo migliaio.= - - - - - PROPRIETÀ LETTERARIA. - - _I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati per - tutti i paesi, compresi la Svezia, la Norvegia e l'Olanda._ - - Copyright by Fratelli Treves, 1915. - - Si riterrà contraffatto qualunque esemplare di quest'opera che - non porti il timbro a secco della Società Italiana degli Autori. - - Milano — Tip. Treves. - - - - -PREFAZIONE. - - -Questo libro, che rispecchia gli aspetti della nostra guerra nei primi -quattro mesi del suo svolgimento, dagli ultimi giorni di maggio agli -ultimi giorni di settembre, è il frutto di varî periodi di residenza -al fronte. Ma è stato partecipando al viaggio dei corrispondenti -dei giornali nelle zone di operazione, viaggio durato quasi cinque -settimane, che l'autore ha potuto raccogliere la materia essenziale del -volume. - -La pagina con la quale egli concludeva sul _Corriere della Sera_ i -resoconti di quella lunga gita e riassumeva il senso delle cose vedute, -viene ad essere anche una specie di commento del libro stesso, ne -compendia il significato e ne delinea il carattere. Essa ci appare come -la prefazione più naturale del lavoro, e la riproduciamo qui. Mettiamo -all'inizio quello che fu scritto alla fine. Del resto la prefazione è -sempre l'ultima cosa che si scrive di un libro. Essa è un epilogo che -si finge programma. - -Nella loro visita al fronte i rappresentanti della stampa hanno cercato -di portare all'anima aspettante della Nazione una conoscenza diretta -e sentita, per quanto manchevole e sommaria, della lotta eroica che si -snoda per vette e per valli su quasi seicento chilometri, dai ghiacciai -del Cevedale e dell'Adamello al Golfo di Trieste. - -Tutto quello che giornalisti di ogni regione e di ogni opinione -hanno scritto dai campi di battaglia, non può non avere dato al paese -argomenti infiniti di fierezza, di orgoglio, di conforto. Le cronache -frettolose e disordinate dei corrispondenti di guerra, sospinti -dall'incalzare del tempo, sono risultate come una documentazione -vissuta, umana, spesso palpitante e commossa, dell'entusiasmo guerriero -e lieto delle truppe e del loro valore indomabile che la sapienza e la -volontà del comando conduce. - -Abbiamo visto come si combatte sull'eterno gelo delle più alte -montagne, come si issano cannoni fino all'inaccessibile, come si creano -per tutto nuove strade tagliate spesso nella viva roccia fino ai nevai, -come si distruggono fortezze nemiche, come si lanciano ponti sotto -al bombardamento, come si assaltano e si conquistano le posizioni più -formidabili, come si respingono e si sfanno gli attacchi del nemico, -abbiamo ammirato la cooperazione perfetta di tutte le armi, lo spirito -di sacrificio di tutti i corpi, la concatenazione serrata delle azioni, -la prontezza delle manovre, la vastità e la esattezza dei servizi. -Se da tutte queste visioni della guerra, che la stampa ha diffuso, -la Nazione ha tratto una conoscenza più profonda della sua forza, la -Nazione deve sentirsi più forte, deve cioè contemplare l'avvenire con -rinnovata e ferma fiducia. - -I racconti dei giornalisti al campo hanno finito per costituire -una specie di riassunto della guerra. Quello che i corrispondenti -vedevano era così legato a quello che era successo, il passato della -guerra mostrava tracce così profonde, parlava così forte nel tumulto -del presente, che la cronaca diventava un po' storia, una storia -delle operazioni rintracciata sui luoghi, illustrata dai racconti -di combattenti stessi, commentata dall'azione in corso, fusa, dalla -continuità della lotta agli avvenimenti attuali e vissuti. Ebbene, -una cosa è apparsa subito evidente da queste narrazioni: ed è la -esattezza dei comunicati ufficiali. Le azioni appurate dalla indagine -giornalistica si identificavano una per una alle azioni enunciate nei -bollettini. Il lavoro dei corrispondenti ha finito per essere un ampio -commentario della parola laconica e calma del notiziario dello stato -maggiore. - -Questa constatazione può sembrare superflua, se non presuntuosa. Il -Paese conosce quali uomini reggono il destino delle sue armi, e in -tale conoscenza riposa. Per noi, grazie a Dio, le virtù militari non -possono apparire disgiunte da virtù civili; siamo fatti all'antica, e -la fede nostra in un condottiero è fede nella sua parola; la lealtà è -nell'anima guerriera quello che la dirittura del taglio è nella spada. -Sentiamo la verità intera nella calma, laconica, semplice e chiara -dicitura dei bollettini. Anche per portare una nuova testimonianza, -raccolta dai corrispondenti di tutti i giornali d'Italia, sarebbe quasi -insolente insistere sulla fredda e precisa sincerità dei comunicati che -portano la firma di Cadorna. - -Abbiamo voluto accennarvi solo perchè, tornando dalla fronte, -dove tutto è fede e tutto è forza, strane voci si odono sussurrare -nell'ombra, lontano da ogni fervore di lotta, lontano dai luoghi -dove si vede e dove si crede, da gente che alla Patria non dà che la -sua maldicenza. Arrivando di là si sente con indignante violenza la -stupidità velenosa della calunnia, spesso incosciente, che cerca di -annebbiare splendori dei quali, chi ha vissuto al campo, ha ancora -pieni gli occhi e l'anima. Vi sono persone, assai poche per fortuna, -che sembrano seriamente preoccupate dall'annunzio che tutto va bene, e -provano la necessità di dubitare e di comunicare intorno i loro dubbi. -Bisognerebbe affidare costoro alla giustizia dei soldati. - -Bisognerebbe portare i colpevoli su quelle stesse posizioni che -erano oggetto della malevola diceria, e dire alle truppe: «Mentre -voi vi battevate e vincevate, queste persone, per le quali anche -versavate il vostro sangue, cercavano di derubarvi della riconoscenza -e dell'ammirazione della Patria, cercavano di indebolire la fiducia -e l'amore del Paese per voi, tentavano di isolarvi alle spalle, vi -insultavano, vi defraudavano del premio più ambito, facevano a voi un -male più grande di quello che il nemico possa mai farvi: ora sono nelle -vostre mani, giudicatele e punitele!» - -Da quello che i corrispondenti al campo hanno visto, saputo e narrato, -è possibile trarre qualche conclusione, estrarre come un bilancio -sommario delle operazioni nei primi quattro mesi di guerra. Il nostro -esercito è stato fra i più attivi nel conflitto delle nazioni, ed -ha raggiunto alcuni risultati positivi che le condizioni difficili -del terreno e la studiata e intensa preparazione del nemico rendono -mirabili. - -Di tutte le fronti della guerra europea, la nostra è senza paragone -la più aspra. Dei giornalisti francesi e inglesi che conoscevano -i campi di battaglia di Francia, di Russia e dei Dardanelli, il -corrispondente del _Bund_ di Berna, ufficiale nell'esercito svizzero -e perciò competente della guerra di montagna, gli _attachés_ militari -degli eserciti alleati, hanno tutti, senza riserve, espresso il -loro profondo stupore e la loro ammirazione avanti allo spettacolo -inaudito delle difficoltà che il nostro esercito ha superato e -supera. Eravamo all'inizio dominati e minacciati da ogni parte dalle -posizioni avversarie. La nostra avanzata è stata ovunque un'ascesa, -una scalata, un assalto a giogaie, a pendici, a declivî, a vette, e le -forme più moderne della guerra, abilmente applicate dal nemico, hanno -sovrapposto alle asperità prodigiose della terra barriere formidabili -di fortificazioni continue. - -La tattica nuova, i mezzi che l'industria attuale fornisce alla -guerra, la possibilità di nascondere le fanterie nel cemento e -nell'acciaio e di proteggerle con reticolati senza fine, con mine -senza numero, con cordoni fulminanti, ha moltiplicato le forze di -resistenza delle difese. L'esempio più luminoso delle possibilità di -una difesa si è avuto nei primi mesi della guerra europea, quando l'ala -destra dell'esercito tedesco, fresca ancora, forte di ventiquattro -o venticinque corpi di armata, presa Anversa si gettò sulle facili -pianure fiamminghe, coperte da un'immensa rete di strade, cercando un -varco verso Calais, e non passò. Aveva contro di sè forze inferiori e -assai meno armate, ma chiuse in un cordone di trincee. La trincea fermò -definitivamente l'offensiva germanica. - -Anche noi abbiamo urtato nella lotta di trincea, ma su ben altro -terreno, e non ci siamo fermati che dove intendevamo fermarci. Trincee -nella neve, trincee nelle rocce, trincee sulle spalle dei monti, -trincee sul bordo dei fiumi, trincee sui campi, trincee nei boschi, -e abbiamo assalito, conquistato, avanzando sempre. Nella fronte -dell'Isonzo, verso Plezzo e sulle pendici del Monte Nero, verso Tolmino -e sulle alture di Plava, verso Gorizia e sull'altipiano Carsico, la -nostra offensiva ha progredito espugnando opere ad ogni passo, ha -progredito lentamente ma sistematicamente, tenace, infaticabile, -ardente. Il nostro esercito dà prova di una energia costante, -magnifica, che ha finito per trovare un riconoscimento negli stessi -paesi nemici. È già una grande e indistruttibile vittoria. - -Sono finite le ingiurie degli avversarî contro il soldato italiano; -i nostri assalti hanno spazzato anche il disdegno e il disprezzo che -il nemico sentiva o mostrava di sentire verso di noi. Si è dissipata -quella avvilente atmosfera di sfiducia e di disistima che ci soffocava, -che veniva un po' anche dai paesi amici, dove non ci si immaginava -così soldati, e che ci svalutava. All'inizio della guerra la folla in -Francia credeva che quattro corpi di armata francesi fossero venuti a -combattere in Italia, e approvava. Eravamo il popolo che ha bisogno di -aiuto. L'eroismo italiano cominciò ad essere ammesso dai bollettini -austriaci come una prova di ebbrezza alcoolica; dovevamo essere -ubbriachi per batterci così. Poi i bollettini hanno cambiato tono. Ora -ammettono il valore della nostra truppa. I corrispondenti della stampa -tedesca con l'esercito austriaco hanno dimenticato i «suonatori di -mandolino» e parlano gravemente dell'ardimento dei nostri, discutendo -su di noi con il rispetto che si ha per i forti. L'esercito ha dato -alla nostra Patria in mezzo alle nazioni in lotta una autorità e -una grandezza che non aveva mai avuto in mezzo alle nazioni in pace. -L'Italia ha conquistato una posizione morale inespugnabile. - -Certo i progressi della nostra offensiva possono sembrare lenti a chi -non li considera in loro stessi e guarda sulla carta la distanza tra -il fronte attuale e gli obbiettivi finali della guerra. Ma un grande, -prezioso obbiettivo la guerra ha già raggiunto: quello di aver chiuso -la porta di casa nostra, della quale il nemico teneva disserrati i -battenti spingendo un piede sulla soglia. Non soltanto noi combattiamo -oltre le vecchie frontiere, non soltanto risparmiamo al suolo nazionale -gli orrori e i pesi della lotta, ma siamo arrivati ad insediarci -quasi per tutto su posizioni dalle quali possiamo contemplare con -tranquillità la prospettiva di una potente offensiva nemica. Non si -passa più facilmente. Un terribile incubo è finito. - -Il Paese non sa fino a quale punto l'invasione austriaca fosse -preparata. Percorrendo la fronte, attraverso le terre conquistate, -si ha per tutto lo spettacolo degli apprestamenti austriaci contro di -noi, e si prova qualche cosa che somiglia a quelle paure postume che -assalgono chi si accorge di essere scampato da un pericolo mortale. Già -la vecchia frontiera per sè stessa dava al nemico gli sbocchi d'Italia, -formava un saliente ad ogni valle, scendeva quasi alle nostre pianure, -minacciava le nostre comunicazioni più vitali. Questi vantaggi naturali -non bastavano all'Austria, che voleva agire con la massima rapidità e -la massima sicurezza, senza pericoli di controffensive. - -Ogni nazione ha il diritto di garantire la difesa dei suoi confini, ma -i lavori immensi che l'Austria aveva compiuto e stava compiendo, ai -quali nulla o ben poco si contrapponeva, costituiscono i preparativi -meticolosi di una aggressione destinata a schiacciarci. Non vi era -nemmeno una preoccupazione per la insolente evidenza degli scopi di -tanta attività militare, l'aggressione era discussa apertamente in -Austria, era patrocinata da Conrad e dall'Arciduca Ereditario, era -confessata, e si apprestava secondo un inesorabile programma. La -preparazione era per sè stessa una intimidazione. Noi non potevamo -parlarne in Parlamento e sui giornali senza passare per provocatori. Ci -sentivamo già vinti un poco dalla sola minaccia. Sembravamo occupati a -rassicurare continuamente il sopraffattore come la pecora rassicurava -il lupo. Deprimendo l'esercito, non proporzionando le spese militari, -chiudendo le orecchie al grido della italianità assassinata oltre la -frontiera, rassegnandoci, acquiescendo, dimostravamo la nostra volontà -di pace. E il nemico lavorava. - -Erigeva fortezze su fortezze, sbarrava ogni valico, costruiva reti -sterminate di strade militari per unire le valli, per raggiungere -delle vette dove appostamenti di artiglieria pesanti, già preparati, -dominavano tutti i nostri vecchi forti. Ad ogni nodo di viabilità, -caserme nuove, ospedali, depositi di munizioni, di viveri, di carri, -di slitte, panifici elettrici capaci di nutrire intere divisioni. Si -era pensato persino all'acqua sulle strade della montagna, dove ogni -due o tre chilometri mormora una fonte per la beverata. Vasti campi -trincerati erano pronti. Nelle più selvagge vallate potrebbero ora -vivere, spostarsi e agire masse di armati. Persino sulle più alte -cime, sulle rocce nude, sulle distese candide dei ghiacciai, capanne, -ricoveri, rifugi alpini, alberghi, costruiti apparentemente per un -improvviso furore sportivo, si sono rivelati ora per posti di vedetta, -basi di avanguardie, caserme, tutto un sistema di edificî eretti -in posizioni strategiche, destinati a mantenere in ogni stagione il -dominio dell'alta montagna. - -La Nazione ignorava la realtà nelle sue vere proporzioni, quella realtà -che angosciava le autorità militari, l'allarme delle quali non trovava -che una mediocre e saltuaria attenzione nell'ambiente politico. I piani -della difesa si fondavano sull'abbandono di vaste zone. La frontiera -era indifendibile nella sua integrità. Era fatalmente ammesso che -l'invasione entrasse. Ora la catena delle nostre posizioni ha anche un -grande valore di difesa. La guerra ci ha dato una tranquillità nuova. - -Le zone più vulnerabili erano la sponda meridionale del Garda e la -pianura di Vicenza. Fra l'Idro e il Garda la frontiera si spingeva -per la valle Toscolana ad una sola giornata di marcia da una delle -nostre massime arterie di comunicazione, la ferrovia Milano-Venezia. -La possibilità di un colpo di mano austriaco contro il grande viadotto -di Desenzano è stata considerata e discussa durante la pace dallo -stato maggiore italiano. Si sono fatte persino delle esperienze; -reparti alpini hanno percorso di notte, a marcia forzata, la distanza -che separa la frontiera dal viadotto. Un colpo di mano sarebbe forse -stato di difficile esecuzione, ma la debolezza delle nostre posizioni -contro all'impeto insistente di una offensiva appariva in una terribile -evidenza. Adesso una offensiva troverebbe una solida barriera sulla -valle del Ledro e sulla valle Daona; lo sbocco della Giudicaria è -chiuso. - -Arsiero era anche ad un giorno di marcia dalla frontiera, e Arsiero -è la soglia della piana vicentina. L'Austria aveva preparato -accuratamente il forzamento rapido di tutti i passi, dal Friuli al -Trentino, minacciava una irruzione irrefrenabile sullo Judrio, sul -Fella, sul Tagliamento, sul Piave, sul Brenta, sull'Adige, ma è sopra -tutto per le valli che fiancheggiano l'altipiano dei Sette Comuni che -il pericolo dell'invasione austriaca si affacciava più impellente, -perchè più vicino alla mèta. La frontiera metteva l'offensiva austriaca -in posizioni che, con dei confini meno iniqui, essa non avrebbe potuto -raggiungere se non dopo lunghe lotte accanite, fortunate e definitive. -Cioè, la frontiera, qui più che altrove, equivaleva per l'Austria ad -una guerra già quasi vinta. Parlando della Vallarsa e della Valsugana -le corrispondenze dalla fronte hanno descritto che cosa l'Austria -aveva saputo accumulare di opere militari lì intorno; erano nuclei -di forti moderni, centinaia di chilometri di nuove strade, ampie basi -di operazione. La famosa questione sul possesso della Cima Dodici era -legata a questo sistema di sfondamento. - -La lunga lotta di grosse artiglierie sull'altipiano di Asiago, di -cui così spesso parlarono i bollettini ufficiali, la distruzione dei -forti di Luserna, di Busa Verle, di Spitz Verle, la presa del monte -Pasubio, dominante la Vallarsa e la Val Pòsina, la presa del Civaron, -dell'Armentera, del Salubio, in Valsugana, e l'azione attuale sugli -altipiani di Lavarone e di Folgaria, sono tutte fasi della nostra opera -ardita e incessante di consolidamento, di arginatura, di chiusura. -Le posizioni che ci minacciavano sono nelle nostre mani, con le loro -strade militari, le loro basi, i loro appostamenti. Siamo noi che -battiamo al di là e portiamo la minaccia su Rovereto e verso Trento. - -Anche la questione di uno sfondamento delle nostre difese verso Arsiero -era di quelle che durante la pace angosciavano lo stato maggiore -italiano. Delle manovre parziali erano state più volte eseguite per -studiare la possibilità di impadronirsi rapidamente del Pasubio, -il cui possesso avrebbe solo potuto consolidare la difesa sopra un -importante settore. I resultati delle manovre erano scoraggianti. -Quella alta montagna, il cui declivio era italiano e la cui vetta era -austriaca, appariva inespugnabile. Ed è stata conquistata, e su di lei -è imperniata la nostra fortunata azione iniziale. - -L'Austria non ha fatto in tempo a difendere efficacemente il Pasubio, -come non ha fatto in tempo a difendere l'Altissimo, e il Corada, e il -Quarino, e il Medea, e tanti altri monti e passi e selle e varchi, sui -quali si è insediata fulmineamente la nostra fronte, solidificandosi. -Non è stata sorpresa dalla guerra l'Austria, oh no!, ma è stata -sorpresa dalla rapidità del movimento. - -Non si aspettava il balzo immediato in avanti, che ha portato subito -la guerra sulle sue seconde linee. Ha sbagliato i calcoli del tempo, ha -commesso un errore di quindici giorni — errore che poi le inondazioni e -le piene immobilizzandoci hanno in parte corretto. L'Austria si basava -sui dati da lei conosciuti della nostra organizzazione militare, per -concludere che la nostra mobilizzazione e la concentrazione del nostro -esercito necessitavano un mese di tempo. Questa almeno era l'opinione -più volte espressa dallo stato maggiore austriaco. Sapendo che la -mobilizzazione era già in corso col sistema delle chiamate personali, -l'Austria credè di essere nel giusto riducendo il tempo della metà. -Alla dichiarazione di guerra suppose che le operazioni attive sarebbero -cominciate verso il sette di giugno. A dire il vero, il calcolo -non era del tutto errato; senonchè noi ci muovemmo audacemente in -piena mobilizzazione, concentrando e completando i corpi in azione, -organizzando i servizi nella mutabilità di spostamenti impreveduti. - -Così fu possibile strappare alla sorte vantaggi immediati che una lotta -eroica, ardente, aspra e ostinata è andata poi ampliando e rassodando, -in un progresso lento ma costante, contro gli ostacoli più formidabili -che siano stati mai superati in una guerra. E per la forza delle armi -l'Italia ha liberato le sue soglie invase e puntellato le sue opere -minacciate. Si respira. - -Ma un esame dei risultati delle operazioni italiane sarebbe incompleto -se non si considerasse l'importanza che la nostra guerra ha avuto -ed ha nel conflitto internazionale, la somma che essa rappresenta -nell'attivo dell'Intesa. Non si misura l'entità del contributo dato -per il trionfo finale della nostra causa comune, la causa della Libertà -dei popoli, dalle distanze percorse ma dagli effetti e dalla intensità -dello sforzo. Se così non fosse, si dovrebbe concludere che la Francia -non ha fatto nulla, poichè il suo fronte è rimasto quasi immobile sul -territorio francese, e che la Russia perdendo terreno è diventata una -passività nella lotta. Anche l'immobilità assoluta potrebbe avere un -valore per conseguenze lontane, su altri fronti. - -Quando ai primi di settembre la controffensiva russa ha strappato -settantamila prigionieri agli eserciti nemici e fermato momentaneamente -i loro progressi, il ministro della guerra russo, stringendo la -mano dell'_attaché_ militare italiano che si congratulava con lui, -gli avrebbe detto effusamente: «Grazie, grazie, il successo è anche -vostro!» Ed era realmente anche nostro. La vittoria delineandosi in -qualsiasi punto dell'immane conflitto porterebbe al raggiungimento -degli obbiettivi speciali di ogni singola lotta. - -Quale influenza non ha avuto la nostra guerra nella salvezza -dell'esercito russo? Gli Imperi centrali avevano preparato contro la -fronte orientale una offensiva destinata a schiacciare la Russia, a -costringerla alla pace, ad eliminarla dal conflitto, per definire poi -la guerra rapidamente sulla fronte occidentale. Fin dal marzo scorso -a Bruxelles si udivano degli ufficiali dello stato maggiore tedesco -prevedere per il giugno la pace generale, la pace germanica. Erano -sicuri dell'annientamento degli eserciti dello Zar. Tutto era studiato, -tutto era previsto, il piano di azione gigantesco, apparentemente -irresistibile. - -Non diciamo che il piano sarebbe riuscito, se, mentre esso era in -pieno sviluppo, l'Italia non fosse entrata in guerra, richiamando -imperiosamente forze ingenti dal centro e dall'ala destra degli -eserciti austro-tedeschi; ma non è temerario affermare di aver -contribuito a dissipare quella disfatta che ha sfiorato l'eroica -Russia, che è stata così vicina, così imminente, che è stata la nostra -angoscia per un mese, e che avrebbe forse portato con sè la catastrofe -del mondo latino e la schiavitù dell'Europa. - -La Russia ha arginato l'avanzata nemica, resiste, contrattacca, -e si riorganizza. La Francia e l'Inghilterra hanno potuto passare -all'offensiva, conquistare le prime linee e attaccare le seconde -linee nemiche. Sarebbe possibile questo se vi fossero cinquecentomila -avversari in più sopra una fronte o sull'altra? Osservando i -confortanti risultati locali della nostra stupenda lotta, che s'impone -alla ammirazione del mondo, e che progredisce sempre, aspra ma sicura, -da successo a successo, non dimentichiamo dunque le influenze che essa -esercita sulle sorti del conflitto delle nazioni. - -E non soltanto noi tratteniamo un esercito austriaco, ma lo battiamo. È -ben altro. C'è un logoramento che conta. Il nemico, per la sua tattica -e per la natura della guerra, perde enormemente più di noi. Sulle due -fronti di Francia e di Russia cadono in media trecentomila nemici al -mese. Lo spreco di uomini che i nostri avversarî fanno per arrivare -rapidamente ad un successo definitivo è inaudito. Pure a questa lotta -di usura la nostra guerra dà un largo contributo. - -Un progresso costante verso la nostra mèta; una fronte inattaccabile; -un aiuto possente ai nostri alleati: ecco in riassunto la situazione -militare. Ma chi torna da una residenza al campo porta poi in sè -ben altro che questi freddi ragionamenti; porta nel cuore come una -sensazione di vittoria, sente una fede attinta alle gloriose visioni -della guerra, all'entusiasmo, all'ardore in mezzo ai quali ha vissuto. -Si ha quasi l'impressione di una certezza irragionata, naturale, -istintiva, come sotto allo splendore del sole estivo si è sicuri che le -messi maturano. - - _Milano, 13 ottobre 1915._ - - - - -AL FRONTE. - - - - -AL FRONTE. - - _2 giugno 1915._ - - -Ho vissuto i primi sei giorni della guerra sulla fronte friulana. Al -settimo giorno tutte le persone che non abitano permanentemente quelle -terre, giornalisti compresi, sono state invitate a ritirarsi. In questo -momento e nelle condizioni attuali la misura è giustificata. - -L'opinione pubblica non interpreti l'allontanamento della stampa dai -campi di battaglia come un provvedimento di politica interna. Sento il -dovere di dirlo subito, altamente, onestamente: il popolo non si lasci -trascinare da quel fondo vago di diffidenza che è nel nostro carattere -per immaginare che il momentaneo esilio dei corrispondenti dalla guerra -abbia lo scopo di nascondere alla nazione dei possibili mali. Vi sono -molte cose da nascondere, è vero, ma al nemico. E per celarle a lui -bisogna celarle a tutti. - -All'inizio delle ostilità ha persistito sulle zone di guerra la -libertà della pace, e prima che la circolazione in quelle regioni -venisse vietata, chiunque poteva recarvisi sotto un vago mandato di -giornalismo, o anche senza nessun mandato. Sono avvenuti incidenti -spiacevoli dovuti all'inesperienza e alla leggerezza di corrispondenti -di guerra improvvisati, giunti in folla dai più reconditi angoli di -provincia. Di fronte ai grandi benefici che la stampa può rendere in -un paese in guerra, dando all'anima nazionale un alimento di verità -illuminatrice, stanno i pericoli che possono scaturire da indiscrezioni -involontarie, inapparenti, celate talvolta in un innocente episodio. - -Il servizio giornalistico sul campo di battaglia deve essere quindi -soggetto ad una disciplina, anche perchè la presenza non controllata -d'un numero illimitato di persone estranee all'esercito può generare -confusioni al movimento esatto della grande macchina militare. Ora, -i servizi di guerra sono organizzati nell'ordine della loro utilità; -conveniamo che lo Stato Maggiore ha, nel primo inizio della lotta, -delle cose più urgenti da fare. Il servizio della stampa verrà presto, -crediamo. Ma, per adesso, la proibizione assoluta doveva essere -logicamente una misura indispensabile. - -Rientriamo dunque anche noi corrispondenti di guerra nella nazione -aspettante. Ma vi rientriamo con un ardore più grande di entusiasmo e -di confidenza che viene dalle cose vedute. Il Paese ha la fede: noi, -testimoni del magnifico principio, abbiamo la certezza. Sappiamo più di -ogni altro, forse, come la marcia alla vittoria sarà lenta, ponderata, -faticosa, dura, ma sappiamo pure che sarà irresistibile, sicura, e, -pensando all'avvenire, in fondo alle tormentose emozioni dell'attesa, -sentiamo come gonfiarsi in noi un palpito di gioia trionfale. Il -destino d'Italia è nelle mani dell'esercito come un ferro incandescente -nelle tenaglie del fabbro, e conosciamo quale forza vigorosa e sicura -lo forgia. - -Perchè dunque, ridiscesi dalle posizioni irte d'armi italiane, ruggenti -di cannonate e festose d'entusiasmo, sentiamo qua e là nella folla un -soffio d'ansia? Nessuno meglio di chi arriva dalla guerra può conoscere -la falsità assoluta e ributtante di certe notizie che, giorno per -giorno, circolano misteriosamente, celandosi vergognose nel sussurrio -della calunnia. - -Da dove vengono? C'è della gente che ha interesse a pungere così la -nostra sensibilità, per stancarci, per indebolirci. Essa sbaglia il -calcolo, e insistendo ci renderà il beneficio di guarirci di questa -eccessiva sensibilità che ci tortura. L'acciaio si tempra tuffandolo -caldo nell'acqua fredda. Scoprendo ogni giorno che il «si dice» -affannoso di ieri era un'ignobile bugia, che era un bagno freddo -offerto alla nostra anima ardente, ci tempereremo. Diventeremo saldi e -freddi come l'acciaio. Grazie, nemico. - -Perchè c'è puzza di nemico nei «si dice». - -Ricordiamoci che è un principio dell'ineffabile «Manuale di -Guerra» dello Stato Maggiore tedesco colpire le _risorse morali_ -dell'avversario. La prima e più grande risorsa è la fiducia, la -compattezza, la serenità. La sicurezza nella vittoria è l'elemento -fondamentale della vittoria. E se v'è un popolo che deve sentirsi -sicuro del trionfo, questo popolo è il nostro. In guardia, italiani, -contro l'insidia della fandonia austriaca! - -Il pessimismo è stato in Francia giustamente equiparato alla -diserzione. Chi dubita è involontariamente un disertore. Egli fa al -Paese lo stesso male che se passasse al nemico. Lavora per il nemico. -Mina la robustezza indomabile della fede, che è il metallo di cui si -foggia la volontà. - -Diffidiamo del nostro spirito di obbiezione, di contraddizione, di -critica, che ci porta alla ricerca appassionata del lato sconfortante -d'ogni cosa, creandolo quando non c'è, immaginandolo dietro al silenzio -e dietro al segreto sacrosanto che deve circondare i particolari della -preparazione strategica. - -Anche il popolo che resta a casa è combattente, esso appresta le armi, -facilita l'azione militare agevolando la circolazione libera, sicura e -rapida dell'immenso traffico su tutto il paese, disimpegna le truppe -adibite all'ordine pubblico e più utili alla frontiera, mantenendo -da sè stesso una quiete profonda, normale, inalterabile, esso dà alla -guerra tutte le risorse e tutte le forze, le dà il nutrimento e le dà -l'audacia. Ogni piccolo turbamento nella nazione può ripercuotersi nei -servizi della guerra e distogliere un'attenzione preziosa all'opera -militare. Le forze vive del Paese debbono tendere concordi alla -vittoria, pazientemente, instancabilmente. La vittoria sarà. - -L'atteggiamento magnifico della Francia è avanti a noi. Silenzio nelle -file, avanti con un solo cuore e un solo pensiero, siamo tutti sotto le -armi! Ricordiamoci che si combatte per l'Italia fuori della battaglia, -lavorando, ubbidendo, tacendo, l'anima piena della nostra fede -incrollabile. - -Si vorrebbe sapere più di quello che i bollettini militari ci dicono? -Lo sapremo a suo tempo, e sapremo anche come i bollettini siano -reticenti: ma reticenti su cose che ci farebbero gonfiare il petto di -orgoglio. In fondo dicono già molto i bollettini, con sobrietà; noi ne -siamo garanti perchè i nostri occhi vedevano; e la sobrietà nasconde -spesso verità magnifiche. - -Non è ancora l'ora di narrare. Ma io che ho avuto la fortuna di seguire -in guerra varî eserciti, dal Giapponese al Bulgaro, dal Serbo al -Francese, dal Belga all'Inglese, posso dire di avere avuto in questi -giorni l'impressione d'un esercito magnifico che può reggere tutti i -paragoni: magnifico per i suoi uomini, per il suo spirito, per il suo -armamento, per i suoi servizî, per la sua disciplina e per la sua salda -e profonda fiducia nel Comando supremo. - -Non è indiscrezione osservare che il nostro esercito — la cui compagine -organica era splendidamente approntata — compie in questo momento lo -sforzo più grande che un esercito moderno possa compiere: quello di -mobilizzare, adunare le truppe, e fare una guerra offensiva e vigorosa -nel medesimo tempo. - -È come se si finisse di mettere insieme una macchina quando la macchina -è già in pieno movimento. Le unità grandi e piccole si spostano per -l'azione, e le forze integratrici le raggiungono senza errori, ed -i servizî, mentre si completano, mutano e allungano continuamente i -loro itinerarî, facendo fronte a tutti i bisogni. In questo periodo -preparatorio si compiono prodigi, si superano difficoltà enormi; -l'intelligenza, l'iniziativa, l'abnegazione di tutti risolvono problemi -giganteschi di logistica, e il profano non riesce neppure a sospettarli -avanti alla grandiosa visione dell'ordine, della puntualità, -dell'esattezza, che dànno all'immane movimento la regolarità prodigiosa -di un palpito. - -Ebbene, questa regolarità nasce lontano dalla zona di guerra, e -noi vogliamo ora indicare alla riconoscenza nazionale, oltre agli -uomini che tengono nel pugno la formidabile e stupenda organizzazione -militare, un altro prezioso fattore di quest'ordine mirabile: i -ferrovieri. Essi, dai loro capi supremi all'ultimo manuale, sono al -di sopra di ogni elogio. Non hanno più orarî di lavoro, non conoscono -altra legge che la necessità, si dànno all'opera infaticabilmente, si -moltiplicano, pare che per le luccicanti rotaie si propaghi fino a loro -la febbre di attività combattiva delle truppe. - -Non giudichiamo il servizio attuale delle ferrovie dal ritardo dei -treni viaggiatori. È già un miracolo che vi possano essere tanti treni -viaggiatori. Nei primi quattro mesi di guerra s'impiegavano tre giorni -per andare da Modane a Parigi. Noi riusciamo a mobilizzare le truppe -lasciando al commercio il suo movimento. I ferrovieri italiani sanno -stare al loro posto di combattimento. - -Il traffico di certe linee è centuplicato. Delle reti ferroviarie -giudicate deficienti ai bisogni normali, sono portate ad un rendimento -tremendo, favoloso. Non un convoglio militare indugia sulle vie -ingombre, e sono centinaia e centinaia di convogli lunghissimi che -s'inseguono. I viaggiatori ritardano, ma essi debbono essere i primi -a non lagnarsi, perchè al di là delle tendine calate, nei loro vagoni -chiusi, essi odono il rombo perpetuo dei treni colmi di truppe, adorni -di verdure, dai quali si spandono sulla campagna cori formidabili e -guerrieri. E quelli arrivano in orario. - -Dove hanno imparato i nostri soldati i loro canti di guerra? Come -risorgono queste antiche canzoni militari che accompagnarono le -battaglie della nostra Resurrezione? Chi ha inventato i nuovi inni -della nuova guerra? Questa musica rude e ingenua pare che sgorghi -spontaneamente dalle masse armate, come si leva l'ululato dalla -tempesta. Sono arie primitive rese fiere dalla bufera delle voci, sono -rozze strofe ma impetuose e solenni come un giuramento. - - Andiamo in guerra - Tuona il cannone - Trema la terra - Ma il nostro sangue non tremerà! - -ho udito cantare in una stazione, da un treno in partenza, mentre un -altro più lontano urlava: - - Noi vogliam la libertà. - Noi vogliam la libertà! - -E tutta questa gioia superba e gagliarda arriva alle prime linee, -arriva al combattimento. La lotta è apparsa subitamente come una non so -quale terribile e magnifica festa. Tutti vorrebbero essere avanti, più -avanti. Il rombo delle cannonate è una voce che chiama. Quelle unità -che entrano nell'azione, vanno come se non avessero mai fatto altro, -superbamente. L'anima vera delle varie genti italiche si rivela in un -fulgore nuovo. Un soffio d'eroismo l'ha accesa. È tutta la giovinezza -della Razza che ritorna e fiorisce come una primavera. Nell'alterna -vicenda della storia un grigio inverno è ora finito. Sono dimenticati -i lunghi geli e i gravi torpori. Il vigore trionfale d'Italia erompe, -pieno di una formidabile poesia. Lassù, fra le truppe, è una serenità -ardente. - -Prima di prestare orecchio ad una voce velenosa, pensiamo ai nostri -soldati che vogliono e avranno la vittoria, pensiamo ai loro capi che -sanno prepararla e conseguirla, e crediamo fermamente in loro. Nessuna -speranza sembra troppo grande, nessuna mèta sembra troppo alta, per -chi ha visto il primo passo delle nostre truppe. A loro la nostra -confidenza illimitata. - -Sappiamo aspettare e tacere. Facciamo della nostra certezza una -corazza. Un dubbio è un tradimento. Convinzione, ordine e calma sono -le armi del popolo nella grande guerra. Seguiamo l'esempio dei nostri -eroici alleati, noi che entriamo nel conflitto al loro fianco. Evitiamo -d'indovinare, evitiamo anche di discutere, una parola inutile può -essere una parola dannosa. La disciplina dei ranghi scenda fra noi. - -Noi, popolo, siamo come gli equipaggi che nelle cieche stive della -corazzata nutrono i forni, caricano le munizioni negli ascensori, fanno -camminare, manovrare e combattere la nave, ma che non possono sapere -subito quello che avviene sopra, all'aria aperta, dove si combatte, -sui ponti e nelle torri blindate, e che ignorano le fasi attuali della -battaglia. Essi debbono essere tutti al loro lavoro, senza cercare -di capire, esatti, alacri, compresi della necessità di agire senza -esitazione e senza scoraggiamenti, sentendo quanta parte della vittoria -si appoggi sulla loro opera oscura e sulla fiducia da essi riposta nel -comando supremo e negli uomini che si battono. - -Ebbene, i boccaporti sono chiusi, c'è combattimento sui ponti, -attenti ai comandi, o Genti delle stive! Non vi fermate, dominate -ogni curiosità e ogni ansia, una mano ferma, una mente luminosa, un -cuore leonino reggono le sorti della possente nave Italia, e dietro ai -cannoni vi sono petti che anelano alla vittoria! - -E la vittoria sarà nostra. - - - - -«MORALE ALTISSIMO». - - _5 giugno._ - - -«Morale altissimo» — dicono i bollettini ufficiali. Lo Stato Maggiore, -laconico e pacato, non dedica che una parola all'anima dell'esercito. -Il Paese deve averne avuto un'impressione di baldanza. Ma nulla può -conferire il senso della realtà quale si è rivelata a noi, subitamente, -già nel primo giorno della guerra nel quale sentimmo passare sulle -nostre schiere un magico soffio di esultanza, la folata di vento d'un -colpo di ala immane, invisibile, favolosa. - -No, la Nazione non sa ancora. Per dare un'idea dello spirito delle -nostre truppe, vorrei poter descrivere niente altro che la febbre -di quel 24 maggio nel quale si tracciò la prima parola della nuova e -gloriosa pagina della nostra storia. Quale giornata di luce, di gioia, -di ebbrezza! - -Abbiamo la sensazione che essa abbia inciso profondamente la sua data -non nella nostra povera memoria d'uomini soltanto, ma nella memoria -della stirpe. La nostra emozione e il nostro entusiasmo avevano una -pienezza e una violenza che sorpassavano la misura della nostra anima -perchè erano sentimenti di una personalità più grande della nostra: la -Razza. Erano in noi, erano nell'esercito nostro, l'attesa e l'ansia -delle generazioni passate, nutrivamo tutti inconsapevolmente delle -speranze secolari, avevamo nel cuore l'eredità preziosa e dolorosa -del sogno patriottico dei nostri padri. Sì, i morti si levano, i morti -ritornano, essi sono nel nostro spirito e nel nostro sangue, il loro -palpito gonfia il nostro palpito, la loro forza è nel nostro slancio, e -per essi noi abbiamo provato l'immensa ebbrezza di un'ora nella quale -il loro voto si compiva. Sentivamo nel petto un confuso delirio di -moltitudini. Abbiamo avuto coscienza di un entusiasmo che echeggerà -nell'avvenire. Noi siamo gli eletti nei quali s'è impresso un fulgido -ricordo che sarà vivo nei figli nostri e nei figli dei loro figli, -sempre. L'eredità sacra si perpetua. - -La giornata del 24 avrà forse un'importanza secondaria nel freddo -calcolo dell'azione militare. Ma per la Storia è la giornata in cui -l'Italia «ruppe gl'indugi». Essa ha una luce che non si estingue. Da -quella prima mossa divampò un calore che fuse le anime dell'esercito -in un metallo nuovo, compatto, puro, scintillante, ardente. Ne fummo -abbacinati e soggiogati. - -Questa data ha già per noi un non so quale senso di solennità antica, -di imperitura santità, e la immaginiamo segnata come una festa -nei calendari del futuro. È stato il Natale della definitiva Unità -Italiana. Si passò la frontiera. - - -L'urlo delle truppe esultanti nel momento in cui, ad ogni varco, -mettevano il piede sulla Terra Irredenta passò irrefrenabile, profondo, -prodigioso, sovrumano. Si sentì dalle cittadine più prossime, si sentì -da Palmanova che issò il gonfalone sull'antenna veneta, si sentì da -Jalmicco, da Medeuzza, da San Giovanni di Manzano, si sentì da tutti i -paesi nella regione immediata dei confini. - -Era un'acclamazione tuonante che si levava, si estingueva, risorgeva, -veniva da un lato, rispondeva dall'altro, serpeggiava nella pianura, -scendeva a ondate per la vallata; e più su, dalle vette boscose sorgeva -lontano, nella serenità calma e meravigliosa dell'alba purissima, -l'immane grido augurale dell'esercito, il poderoso grido di guerra che -l'Italia lanciava per la voce dei suoi figli, e pareva l'ululare remoto -d'una bufera. - -La dichiarazione di guerra era rimasta ignorata negli accampamenti, che -negli ultimi giorni s'erano fatti densi e vasti. Verso i confini, nella -campagna ubertosa, era tutto un brulicante grigiore di truppe. Verso i -lembi d'una ferita il corpo sano manda a pulsazioni serrate il sangue -più ardente a cicatrizzarla in una congestione dolorante, e così sulla -ferita delle nostre inique frontiere che tagliavano la carne viva della -Nazione era affluito il più bel sangue nostro, la forza fiammeggiante e -pura che chiuderà la piaga, tutta la gioventù d'Italia. - -Il lavoro dei campi continuava intanto vicino alle trincee. Prevedendo -di essere chiamati alle armi, i contadini avevano anticipato la -zolfatura delle viti. La calma della popolazione era magnifica. Da -alcuni paeselli che potevano trovarsi sulla linea del fuoco, gli -abitanti avevano allontanato le donne e i bambini, poi gli uomini -validi erano tornati al lavoro. Avere la propria terra sconvolta da una -trincea era argomento di fierezza. L'esodo delle famiglie dai cascinali -più esposti non aveva nulla di doloroso e di triste. Le donne, con i -bimbi in braccio, inerpicate sui carri che i buoi trascinavano lenti, -salutavano festosamente i soldati: A rivederci, fateci tornar presto, -viva l'Italia! - -Avanti a tutti, affossate a terra, le vedette. I battaglioni della -prima difesa aspettavano l'allarme, di ora in ora, con desiderio -rabbioso. Una impazienza di battaglia era in tutti. Aveva maturato -nell'esercito la coscienza d'una forza invincibile. Essa veniva dalla -fiducia illimitata nei capi, dall'ordine e dalla regolarità con la -quale la nostra gigantesca macchina di guerra si è apprestata, e veniva -sopra tutto dal sentimento dei nostri diritti, dalla santità della -nostra causa, dall'intima convinzione che la vittoria finale debba -essere per la Giustizia. L'odio verso il nemico antico, verso il nemico -tradizionale, ridivampava. La Storia non si distrugge. - -Ma l'attesa pesava. - - -C'era ancora come una recondita e vaga paura di essere trattenuti. -Che cosa aspettiamo? — chiedevano i soldati, che sono semplicisti -e che ritengono tutte le preparazioni complete dal momento che loro -sono là. I campanili dei villaggi, le collinette che si levano come -isolotti nella pianura, gli antichi spalti veneziani di qualche vecchia -città, perfino l'alta spianata del Castello di Udine, erano sempre -gremiti di soldati che contemplavano le terre italiane da liberare. -Le contemplavano con amore, con passione, le prendevano con lo sguardo -pensando all'irruzione imminente e all'urto delle armi che li avrebbe -portati al possesso. - -Si udivano esclamazioni ingenue e appassionate. Alcuni, ignari, -arrivati al fronte per dovere, si accendevano a quella vista. Essa era -come la visione materiale dell'ingiustizia. Quel profilo dell'orizzonte -aveva al loro cuore qualche cosa di dolente; sentivano la Patria del -di là, lacerata e oppressa. In quella linea azzurra di pianure che -sfumavano nel mare, in quelle creste di monti lontani e diafani, in -tutta quella terra dai nomi italiani e la fisionomia italiana, era -una non so quale espressione indicibile di chiamata e d'intesa. Fra i -soldati italiani che guardavano e l'Italia schiava, passava da anima ad -anima un dialogo prodigioso e muto: Venite! — Eccoci! - -E l'ora suonò. - -Nessuno l'avrebbe immaginata così bella. - -Cominciò un movimento di stati maggiori nella notte. Un rombare di -automobili destò le città verso le tre del mattino. Uno scoppiettìo di -motociclette si disperse nelle tenebre verso mète ignote. Poi in tutti -gli accampamenti, nei villaggi, nei centri di deposito squillarono -segnali di tromba. L'allegro ritornello della sveglia chiamava e -rispondeva sulla campagna buia. Era la diana dell'Italia. - -Fu un'onda di febbre e di gioia. L'aurora trovò l'esercito pronto. -Mai la rapidità e l'ordine furono così uniti. Le cavallerie in sella, -le fanterie schierate, le artiglierie attaccate, e, indietro, tutti -i servizi, tutti i convogli, le salmerie, le ambulanze, aspettavano -l'ordine d'avanzata. Ogni ufficiale conosceva il suo còmpito preciso, -ogni unità aveva il suo obbiettivo, la grande macchina stava per -muoversi, regolare e formidabile. - -Le avanguardie partirono incontro all'aurora. Il sole sorgeva immane -e rosso, e tutto il mondo si tingeva di rosa. Drappelli di ciclisti -scivolavano lentamente in esplorazione sulle strade deserte della -pianura friulana in tutta la rete della frontiera. Altrove erano -pattuglie di cavalleria che inoltravano verso l'Isonzo. Alcune batterie -avevano preso posizione per forzare qualche passo che si supponeva -difeso. Si aspettava una resistenza fra il Monte Quarin, sopra a -Cormòns, e la collina di Medea, e, di fronte a queste posizioni, -le alture di Budrio erano irte di cannoni italiani. Le fanterie -infine spinsero avanti la loro prima linea spiegata in formazione di -combattimento. - -Non si può apprezzare al giusto valore lo spirito meraviglioso della -truppa se non si tiene conto di questa circostanza: che muovendoci si -credeva alla battaglia immediata. - - -Si aspettava una resistenza. Le informazioni la facevano prevedere. -La natura delle posizioni la rendeva logica. La presenza di truppe -bosniache e di cavalleria ussara, avvistate dai nostri avamposti, -pareva confermare la probabilità di una opposizione. - -La nostra fanteria inoltrando immaginava di andare all'attacco. E vi -andava con una volontà compatta e lieta. Guadò il Natisone, nel piano -verso la frontiera di Cormòns, e avanti, fra gli alberi folti, lungo -i margini verdi, nel profumo delle acacie fiorite, nello sfolgorìo -del più bel sole di maggio, in un'inebbriante atmosfera di primavera -italica. L'onda umana passava gonfia di gioia. - -Giunse sulla sponda cespugliosa e fresca dello Judrio: il confine. - -Allora fu una frenesia. - -La valanga di uomini si precipitò, si avventò fra i roveti nell'acqua -per toccare subito l'altra riva. E l'urlo immenso si levò: Italia! -Savoia! Italia! - -Ad uno ad uno i battaglioni che seguivano in colonne, per tutte le -strade, lanciavano sulla soglia dell'Italia Nuova il saluto fatidico. - -Nessuna cerimonia può assurgere alla grandiosità di questa acclamazione -spontanea, formidabile, irresistibile. Ogni regione d'Italia univa -la sua voce al coro tremendo. È possibile che qualche cosa di quella -maschia, fiera, ardente emozione dell'esercito non sia giunta al popolo -che aspettava? - -Sulla pianura soleggiata, un mare di verdure, si spandeva uno squillare -confuso e remoto di campane. - -Cominciò Villanova a suonare a stormo. Le chiese di Manzano, di -Trivignano, di Palmanova risposero. Tutti i campanili si destavano, -successivamente. Era la voce del Paese, la voce della Terra, la voce -della Patria, che mandava alle truppe il suo saluto, l'inno antico -delle sue feste, la musica della sua tradizione. E lo scampanìo a -martello dava all'ora indimenticabile una augusta solennità religiosa. - -Da quel momento l'Italia era più grande. - -Lunghe nuvole di polvere sorgevano basse, a strisce, mettendo qua e -là dei veli sulle piantagioni, avvolgendo villaggi, dissipandosi per -risorgere più vicino: erano artiglierie in marcia, convogli a cavallo e -a motore, il cui rombo si spandeva sommesso e continuo, come un fremito -di tutta la piana. - -L'antica, la vergognosa frontiera era cancellata. - - -Più faticosa, ma egualmente esatta fu l'avanzata sui monti. Fuori di -ogni strada, fuori d'ogni sentiero, portando nel pesante zaino viveri -e munizioni per lunghi giorni, portando sulle spalle anche la legna -per cuocere il rancio, anche la paglia per dormirvi sopra, i nostri -atletici alpini, coadiuvati in alcuni punti da bersaglieri, da militi -della Finanza, esploratori arditi e infaticabili, andarono avanti da -vetta a vetta. - -Hanno la tattica dell'aquila. Vanno da una cima all'altra, da una punta -all'altra. Si annidano sulle sommità, e non c'è forza che potrebbe -sloggiarli. Non temono l'isolamento. Fanno di ogni vetta occupata una -fortezza inespugnabile. S'inerpicano, s'insediano, si trincerano, e per -le valli che essi dominano il grosso marcia al sicuro e si sgrana come -un formicaio. - -Si videro le cime austriache coronate da loro, una dopo l'altra: il -Monte Corada, il Monte Cuk sulle creste del Colovrat. Sul profilo -di posizioni altissime, che si supponevano fortemente protette, al -di sopra della gran coltre dei boschi, si scorse dopo mezzogiorno -il brulicare delle nostre avanguardie. Subito, al primo giorno, ci -insediammo in faccia alle fortificazioni nemiche. - -Avanzando sulla pianura, le nostre truppe scacciarono avanti a -loro i piccoli nuclei austriaci, che abbandonarono in fuga i loro -barricamenti, le trincee di arresto, le abbattute d'alberi, tutte -le difese preparate all'entrata dei villaggi e ai punti favorevoli. -Ritirandosi il nemico faceva saltare i ponti. Le avanguardie italiane -vedevano brillare le mine, una vampa, un getto di macerie, una colonna -di fumo e di polvere, e le detonazioni spandevano il loro rombo -sinistro. Anche un ponte dei più importanti per l'azione era minato, -quello sullo Judrio, ma il precipitarsi dei nostri esploratori lo -salvò. Era il ponte di confine. - -È un ponte di legno, pittoresco, angusto e lungo, che le sponde alte -sovrastano chiudendolo come fra due muri di verdura. Per risalire -facilmente la riva, le batterie lo passavano al galoppo. I cavalli -sferzati si slanciavano, e in un grido impetuoso di «Viva l'Italia!», -in uno scalpitìo pesante sul tavolato che tremava tutto, in un tuonare -di ruote, in un frastuono d'acciaio, i cannoni sì avventavano. - -Passate le prime truppe i segni della frontiera scomparvero. Una forza -sovrumana divelse i pali gialli e neri, saldati a macigni, spezzò le -aquile di ferro che in cima ad ogni palo aprivano le loro ali araldiche -e biforcavano la loro duplice testa coronata. Non c'è più niente. Dei -frammenti calpestati e informi. Un furore d'uragano è passato. Nulla lo -avrebbe trattenuto. - -In varie zone montuose, come sull'altipiano di Asiago, le nostre -truppe avanzarono, in quel primo giorno, sotto al fuoco di grosse -artiglierie da fortezza. Non si vide un'esitazione. Quei soldati nuovi -al combattimento salutavano le esplosioni con esclamazioni ironiche. E -andavano avanti. - - -Le operazioni di quel primo giorno, i bollettini dello Stato Maggiore -l'hanno detto, non furono che una correzione di fronte, la quale, -contrariamente al senso del linguaggio ufficiale dei nostri nemici, si -operava in avanti. Ma il fuoco che allora si accese nell'anima italiana -non si estingue più, perchè non è un fuoco nuovo. C'è stato sempre, -noi ne sentivamo il tepore sotto la cenere. Un soffio sublime ha -dissipato le scorie e la gran fiamma s'è levata e ondeggia alta. Tutta -la frontiera ne divampa. Abbiamo una troppo grande eredità di eroismo -e di gloria per non ritrovarla intera nell'ora inebbriante della nostra -lotta più santa contro l'eterno oppressore. - -No, eterno no! Lo scampanìo delle chiese friulane suonava i primi -rintocchi del suo funerale. - -Ho narrato del primo giorno, del primo slancio, perchè il resto -deve rimanere ancora segreto. Ma v'è lo stesso cuore di quell'ora di -delirio. Con lo stesso lieto entusiasmo il nostro esercito schiaccia i -forti corazzati del nemico, assalta e conquista di colpo delle ridotte -avanzate, si spinge con felice sapienza, con audacia paziente, fin -sopra a delle trincee blindate. - -Dove non si va con quest'anima? - - - - -VERSO L'ISONZO. - - _19 giugno._ - - -È per la strada maestra che questa volta mi avvicino alla guerra. Nelle -regioni della frontiera — diciamo dell'antica frontiera perchè la nuova -cammina — la ferrovia, tutta intenta a trasportare soldati e munizioni, -lascia i viaggiatori sui binarî morti. E ve li dimentica. Nelle piccole -linee i treni per il pubblico ritardano in media dodici ore nei primi -quaranta chilometri. Uno solo, che io sappia, è arrivato in perfetto -orario: partito da Udine si è trovato a San Giorgio di Nogaro all'ora -indicata. Ma era il giorno dopo. Così la strada maestra è ritornata in -onore. - -Da quando fu inventata la locomotiva non aveva visto più tanto -traffico. Vi passa tutto il commercio della provincia, tutto il -movimento dei mercati e delle fiere. Perchè non un mercato è stato -sospeso, e a Treviso, a Portogruaro, a Latisana, a Oderzo, in piena -zona di guerra, le piazze antiche e pittoresche si affollano al -mattino di venditori e compratori venuti dalla campagna, i merciaiuoli -ambulanti erigono le loro baracche, e tutto si passa come in piena -pace. - -Sulle magnifiche strade, che sembrano viali di parchi, ombrate da -vecchi platani rigogliosi allineati sui bordi, è un viavai di carri, di -carrette, di biroccini, che s'incontrano con lunghe file di autocarri -pesanti e grigi del servizio militare. Stupisce e rallegra la serena -attività del paese, la quieta normalità che permane anche nelle regioni -che odono il rombo del cannone. - - -La guerra non ha mutato nulla, non ha toccato nulla. Ricordo la tragica -sospensione di ogni vita negli altri paesi belligeranti quando il -grande conflitto s'iniziò. Si vedevano i segni del lavoro subitamente -interrotto sulla campagna francese divenuta deserta, si sentiva -l'allarmi, la paralisi, l'angoscia della nazione intera, i villaggi -solitari avevano un'espressione desolata, e, cessato ogni commercio, le -città costernate tacevano, con le vie quasi vuote fra i negozi chiusi. - -Uno straniero che arrivasse fra noi ignaro (per un'ipotesi fantastica) -degli eventi, non sentirebbe la guerra nella vita intensa delle -nostre città e nella tranquilla operosità dei nostri campi, non si -accorgerebbe che stiamo combattendo la più grande lotta della nostra -esistenza nazionale. - -La guerra ci ha trovati pronti, e niente altro che l'immutata -fisionomia della nazione, mentre milioni d'italiani si battono, è già -una grande prova di potenza. - -Nei vigneti e nei frutteti si lavora, e dalla campagna luminosa, che -non è mai sembrata così bella, così folta di vigore, così promettente, -scolorata qua e là dal primo imbiondire delle messi, arrivano nella -serenità ardente del meriggio i canti dei contadini all'opera, le -antiche canzoni dei campi, semplici, larghe e solenni come preghiere. - - -L'automobile che mi porta fila nella immensa pianura friulana, -attraversa ponti custoditi da sentinelle, passa per stazioni di -tappa insediate nelle piccole città, affollate di carreggi, intorno -alle quali si allargano bivacchi nereggianti di cavalli e parchi -automobilistici. - -Impossibile deviare dalla via buona. Oltre alle tabelle militari, che, -affisse ad ogni crocicchio, dicono ufficialmente la giusta direzione, -si trovano indicazioni di tutti i generi, consigli diversi sotto -forma di «vedi mano». L'entusiasmo degli abitanti ha spennellato sui -muri dei paesi delle grandi frecce accompagnate da diciture sommarie -e definitive: «Per Trieste!» — « — Di qui per Monfalcone, Trieste e -sempre avanti!» — e non si può sbagliare. Più di un paesello ha già -battezzato Via di Trieste, o Via della Vittoria, la strada principale. - -Ma la vera, la grande arteria della guerra è la ferrovia. Treni vuoti -che tornano, treni pieni che vanno, passano in perpetua successione, -lunghi, ansimanti, e nelle stazioni piene d'ordine, custodite da -bravi territoriali, inflessibili come la loro enorme baionetta, -spesso le truppe che aspettano l'ora della partenza, durante lunghe -soste al sole, cantano a squarciagola. Ogni vagone ha la sua canzone, -indipendente dal vagone vicino, e il treno intero manda il più -spaventoso dei cori. Quando poi il convoglio si muove, il coro si -fonde in un tremendo evviva: «Evviva l'Italia!», «Vogliamo Trento e -Trieste!». E i gruppi di abitanti, che non mancano mai di affollarsi -alle barriere, rispondono. - -I soldati salutano sempre con gioia ogni passo in avanti. Gremiscono -le aperture dei furgoni — che delle fronde, dei fiori, delle bandierine -adornano — e gesticolano, e ridono, e gridano, seduti alcuni sui bordi, -le gambe ciondoloni, mentre dietro agli uomini, nell'oscurità interna, -si profilano teste di cavalli, assonnate e gravi; e un'oscillazione -di zaini, di cinturini, di giberne, di tascapani, pende dal soffitto. -Sui vagoni a piattaforma i carriaggi si allineano, con le stanghe -in alto come braccia levate. Sotto a grandi copertoni di tela grigia -s'indovinano forme di cannoni. - -Alla stazione di San Giorgio assisto all'arrivo d'un treno di feriti. - - -È un treno della Croce Rossa, tutto nuovo. Vestite di bianco, delle -dame di un comitato locale vanno premurose da un vagone all'altro -distribuendo bibite ghiacciate. Non si ode un lamento. - -La prima cosa che i feriti domandano è d'essere informati della -guerra. Hanno sete di notizie. Portati via dall'azione, vogliono -sapere quel che è successo dopo, quello che succede altrove. Si direbbe -che soffrano più per il distacco dal combattimento che per le ferite -ricevute. - -«Che cosa si sa oggi?» — chiedono prima di portare alla bocca il -bicchiere madido. «Buone nuove, Monfalcone è presa!». La voce passa -da una cuccetta all'altra. Tutti si sollevano sui gomiti, i meno -sofferenti balzano a sedere, è una agitazione sotto le lenzuola -candide, delle teste bendate sorgono dai cuscini: «Monfalcone è -presa!». - -Dei dialoghi brevi s'intrecciano: «Ah, se fossi sicuro d'avere -ammazzato un austriaco, non me ne importerebbe della ferita!» — esclama -riadagiandosi cautamente uno che ha la spalla fasciata. Dalla cuccetta -sopra a lui una voce rauca scende: «Io uno almeno l'ho infilato!» — è -un fantaccino che è stato ferito di baionetta alla coscia durante un -assalto. Dopo un istante riprende: «Io uno, e lui (additando un altro -lettuccio) lui due!». - -Qualche esclamazione d'incredulità, o d'invidia, si leva. «Due, due! — -ripete la voce. — Era vicino a me. Ci sono i testimoni. Due austriaci -si sono buttati addosso al capitano. Eravamo sulla trincea. Allora lui -l'ha spacciati tutti e due, ma ha preso una baionettata. È vero? tu, -parla!». — Ma l'eroe non può parlare, manda un mugolìo d'approvazione, -poi solleva il braccio nudo, un braccio nodoso, forte, bronzato, -che emerge dal biancore del letto e agita l'indice e il medio tesi -ripetendo col gesto ostinato: «Due, due, due....». - -«Silenzio, ragazzi! — ammonisce dolcemente un infermiere che passa. — -Chi ha ancora sete?». - -L'abnegazione del personale sanitario, tutto, è magnifica. Ad essa si -deve se i nostri feriti sono quasi tutti leggeri. La gravità d'una -ferita è spesso prodotta soltanto dal ritardo delle prime cure. Con -questo calore torrido, anche gl'infermieri, stanchi, debbono aver sete, -e pure essi rifiutano le bibite che vengono offerte anche a loro quando -tutti i feriti hanno bevuto. - -L'attesa è lunga alla stazione; occorrono molte manovre per sgombrare -al treno la via, e nei vagoni chiari, odoranti di medicinali, si rifà -il silenzio. Alcuni feriti, che dal comitato delle dame hanno ricevuto -in dono delle cartoline militari e dei lapis, scrivono lentamente, -seduti sul letto. Uno fuma voluttuosamente una sigaretta e ne scaccia -il fumo facendo ventaglio della mano, perchè è proibito fumare. La -stazione sembra divenuta deserta. Sul marciapiede affocato passeggia il -territoriale di sentinella, solo. Fischiano le locomotive laggiù verso -i dischi, sui binarî abbacinanti, e il cannoneggiamento brontola dalla -parte del Carso. - - -Il desiderio di tornare al fronte è comune a quasi tutti i feriti. È in -loro la fede profonda e l'aspettativa della vittoria. Si rammaricano -di esser portati via «sul più bello». Sono presi dalla passione della -battaglia, dall'istinto della lotta, sentono ardentemente tutta la -grandezza e la giustizia sacrosanta della nostra guerra, ma sopra tutto -hanno come il sentimento che «si ha bisogno di loro», la preoccupazione -di un posto vuoto lasciato nelle file. È uno spirito straordinario di -solidarietà, è un senso altissimo del dovere, che rivelano nella razza -virtù guerriere d'una possanza insospettata. - -All'ospedale di San Giorgio è ricoverato un soldato automobilista; -conducendo la sua macchina, per evitare due cavalleggeri che chiudevano -la strada ad una svolta, egli era andato a finire nel fossato, -ferendosi contro al volante. Correva incaricato di una missione: ora -il suo incubo è di compierla. Ha la febbre, non può muoversi dal letto, -ma prega, scongiura medici e infermieri: «Bisogna che io vada, credete, -è importante, lasciatemi andare, tornerò dopo...!». Questo senso di un -dovere assoluto, improrogabile, sacro, di un dovere che va compiuto ad -ogni costo finchè c'è un alito di vita, è diffuso nell'esercito ed ha -la profondità d'una convinzione religiosa. - -Per tutto dove passo trovo degli esempi umili e magnifici di questa -nobile comprensione del dovere, anche fuori dei combattimenti, -nell'oscura fatica dei servizi. Ecco, in vicinanza del fronte, a -Medea, sulla via polverosa passano i cucinieri di un reggimento che -sono andati per l'acqua; sono sporchi, sono stanchi, non dormono che -tre o quattro ore per giorno, sul far dell'alba. Uno di essi, dagli -occhi febbricitanti, ha la mano destra fasciata, enorme, sollevata -e tremante. Porta il secchio sulla spalla sinistra. «Come stai?» — -gli domanda affettuosamente un ufficiale superiore. Il soldato, un -contadino calabrese piantato sull'attenti, risponde: «La mano mi fa -male ancora!». Quando si è allontanato, l'ufficiale mi spiega: «È -caduto, e cadendo si è immerso la mano nell'acqua bollente; il medico -gli ha ordinato di coricarsi sotto la tenda, di restare in riposo, -immobile, ma lui dice che c'è troppo da fare, ed ha pregato i superiori -di lasciarlo lavorare finchè Dio gli dà la forza di resistere». - -Poco lontano, a Viscone, ad una tappa di carreggi, passa lungo i muri -del villaggio un sergente d'artiglieria zoppicante, col piede sinistro -fasciato. È stato ferito e mandato alla medicazione, ma egli afferma -che non è niente ed evita i posti sanitari perchè «lo portano via». -«Sono sicuro — mi dice — che riposandomi qui domani potrò rimettere la -scarpa e rimontare a cavallo; così ritrovo subito la batteria....». - -Egli si è fermato a portata di voce, per dir così, della sua batteria, -e ne ascolta i colpi lontani, e li riconosce: «Ecco, è lei.... — e con -un sorriso soddisfatto — Come sona duro, eh?». Il profano non sente che -un confuso e formidabile rimbombare di tuoni verso Gorizia. - - -Avanti, gli avvenimenti ci chiamano con questo rombo tempestoso. -Andiamo verso l'Isonzo. - -Come tutto prova l'iniquità della frontiera che abbiamo cancellato! -Come ogni cosa è italiana al di là! Vi è l'impronta nostrana sulla -terra, nel paesaggio, nella natura. Le vegetazioni come gli uomini -gridano la loro italianità. Presso antiche ville, che hanno nomi -legati alla nostra storia, vecchi cipressi muscolosi ergono la loro -mole gigantesca, oscura, solenne, che sembra un'affermazione vigorosa -e superba di nazionalità; si direbbero il simbolo caratteristico del -nostro suolo; le coltivazioni, i parchi, i giardini, tutta questa -campagna meravigliosa, prodigano forme e colori che sono unicamente -della nostra patria. Viaggiando sulle regioni conquistate s'intuisce -una unità più profonda ancora di quella della razza, dei costumi, della -lingua, un'unità perenne, inalterabile alle emigrazioni e ai dominî, -eguale sotto alle correnti e alle tempeste umane, una unità eterna: -quella della terra. - -La strada bianca corre ancora nell'ombra dei platani, e di tanto in -tanto qualcuno di questi giganti, tagliato per formare una barricata -austriaca, giace abbattuto, rovesciato nel fosso o sul bordo erboso. -Barricate e trincee chiudevano la via ad ogni svolto, ad ogni -ponticello. Ma nessuno le ha difese. Fino a Cervignano, per avanzare -non s'è avuta che la fatica di rimuovere gli ostacoli. A Cervignano -pochi colpi di fucile. Un ponte di ferro, all'entrata del paese, era -barrato da un terrapieno e da un'abbattuta d'alberi. Una cannonata, che -ha lasciato il segno sull'armatura del parapetto, è bastata a mettere -in fuga i difensori. - -Il paese ha ripreso un'aria tranquilla e sonnolenta, e i convogli -militari passano con frastuono per le strade antiche, anguste ed -affocate, fiorite di bandiere. Al di là, verso l'Isonzo, un polverone -denso annebbia la pianura. Il cannoneggiamento è più vicino. Nell'aria -limpida, chiaro, metallico, diafano, un pallone frenato si libra. - -Ancora pochi minuti, e ci troviamo fra le truppe. Dei reparti passano -il fiume. Sulle alture di Monfalcone la battaglia rugge. - -La nostra prima avanzata, che qui giunse d'un balzo a pochi chilometri -dall'Isonzo, non fece in tempo a salvare i ponti. La loro distruzione -era forse inevitabile. - -Il ponte della strada carrozzabile, lungo più di cinquecento metri, -tutto di legno, ma largo e solido, ha bruciato completamente. Vedevamo -da Palmanova e da Cormòns, il giorno 24, le colonne turbinose di fumo -di questo incendio lontano, e pareva che una città ardesse. Si credette -anzi, al primo momento, che gli austriaci avessero appiccato il fuoco a -dei paesi, per vendetta. - -Dei piloni, formati da fasci di travi, non rimangono che alcuni -mozziconi carbonizzati, emergenti ad intervalli regolari dall'acqua -azzurrognola e dalla ghiaia bianca, sull'immensa spianata del vasto -letto. Tutto il resto è scomparso. Le piene ne hanno cancellato ogni -vestigio. - -Il ponte della ferrovia, poco discosto, è stato minato, e l'armatura -d'acciaio, ricaduta sulle macerie dei piloni crollati, disegna sullo -sfondo luminoso del fiume come una trina nera, a larghe centine, -spezzata nel mezzo, lacerata e scomposta. Queste rovine dànno la prima -sensazione profonda di un paesaggio di guerra. - -Gli austriaci avevano cominciato a preparare delle forti difese sulla -riva destra. Non si trattava più di barricate frettolose. Lunghe, -solide, massicce trincee, dei larghi terrapieni che sembrano dighe, -i quali emergono freschi, del colore di terra smossa, al di qua della -boscaglia che fiancheggia il fiume e gli fa come una scorta di verde, -indicano l'intenzione di fortificare solidamente il passaggio, di -creare anche lì una testa di ponte. La rapidità della nostra mossa -iniziale ha ricacciato il nemico sull'altra sponda. Ritirandosi, gli -austriaci hanno anche distrutto, con delle mine, un pezzo di strada, -all'approccio del ponte. - -Ma bisognava passare, e siamo passati. - -Le riparazioni della strada, i preparativi per il varco del fiume, sono -stati compiuti sotto ad un fuoco intermittente di artiglieria, al quale -rispondevano i nostri cannoni appostati sulla pianura. Qui, la truppa -di questo settore fece la prima conoscenza col bombardamento nemico. - -Il bombardamento nemico fu accolto con una indifferenza umiliante. -La fanteria, inoperosa nelle sue trincee, conversava sotto gli -_shrapnells_, e il chiacchierìo si sentiva da lontano. Sul bordo d'un -fosso, file di soldati inginocchiati lavavano la loro biancheria, -cantando a squarciagola. - -Una sera, quando tutto è stato pronto, è scoppiato un inferno. - -Dopo il tramonto, ad un tratto centinaia di cannoni nostri hanno aperto -improvvisamente un fuoco serrato sulla riva sinistra dell'Isonzo, -spazzandola a tiri progressivi. Ogni batteria aveva la sua zona da -coprire di proiettili. Gli _shrapnells_ arrivavano a stormi sul bordo -dell'acqua, sulle sabbie della sponda, sui roveti, sulla boscaglia -di salici e di pioppi entro la quale la fanteria austriaca veniva -ad annidarsi di notte schioppettando a intermittenza, e più in là -l'uragano di acciaio e di piombo batteva i vigneti, tempestava le -strade, esplorava la pianura in ogni ripiego. Era uno spettacolo -terribile. I balenii dei colpi e delle esplosioni illuminavano la -notte di una tremula luce violastra, e sulle nostre truppe la veemente -moltitudine delle traiettorie formava una vôlta sonora, una vôlta -ululante. - -Alle nove precise, silenzio. - -L'Isonzo ha qui due corsi d'acqua, vicini alle due rive, e nel -mezzo, fra l'uno e l'altro, la vasta distesa di ghiaia. Durante -il bombardamento che immobilizzava il nemico, il ramo più vicino -fu rapidamente passato a guado: è basso e con poca corrente. Nel -lampeggiamento delle cannonate si vide un formicolìo nero e silenzioso -di truppe traversare la spianata sassosa del letto e portarsi sul corso -più profondo trasportando il materiale necessario alla costruzione di -zattere. - -Quando l'artiglieria tacque, all'ora stabilita, nella quiete -improvvisa pesava l'emozione di una grande attesa. Zattere piene di -soldati vogavano nel buio. Le prime compagnie si gettavano sulla -sponda sinistra occupandola. Altre forze si aggiungevano a loro. -L'occupazione si allargava. Si formava solidamente una testa di ponte. -Per il passaggio del grosso, intanto, il Genio lavorava alacremente -a costruire solide passerelle. Una ordinata e febbrile attività da -cantiere attraversava il fiume. - -Ogni tanto due, tre lampi vividi, delle esplosioni: cannonate -austriache. La fucileria crepitava ad intervalli, dominata dallo -scoppiettìo regolare delle mitragliatrici: era la linea della nostra -occupazione che avanzava, sloggiando piccoli reparti austriaci dalle -loro trincee. Se si ostinavano, era l'assalto. - -Si udiva allora echeggiare alto, intenso, entusiasmante, l'urlo -trionfale: Savoia! Passava nella notte il grido tempestoso che -faceva battere i cuori dell'esercito in attesa. S'indovinavano -gli episodi dell'occupazione nel risveglio del fuoco e nel levarsi -delle voci. Verso la metà della notte si è capito che gli austriaci -contrattaccavano. Ma si è pure capito subito che erano ricacciati. -L'oscurità è stata per un istante tutta piena di un eloquente vocìo di -vittoria. - -Pochissimi feriti. Dei soldati sono tornati indietro con le mani -lacerate dai fili di ferro dei reticolati che essi avevano strappati. -All'alba le nostre colonne passavano serrate l'Isonzo sui tavolati -nuovi e risuonanti, e i tentacoli delle avanguardie avanzavano già -verso le alture di Monfalcone. - -Sono le riserve che passano adesso. - - - - -AI PIEDI DEL CARSO. - - _20 giugno._ - - -Nel polverone denso, che incanutisce le siepi e incipria i pampini, -sulla strada bianca, affocata, accecante, uomini, cavalli, veicoli si -muovono come in una nebbia ardente, e sembrano ombre. - -I soldati, già abbronzati dal sole, con quella fisionomia invigorita -e fiera che è data dalla sana fatica del campo, marciano in silenzio, -ordinati, un fazzoletto intorno al collo. Alt! Zaino a terra! Col peso -dello zaino pare che essi depositino la stanchezza; conversazioni e -risate si levano improvvise. È un vocìo allegro da scolaresca. - -Largo! largo! — con uno scalpitìo serrato, con un rombo pesante di -ruote massicce, con un frastuono metallico, delle batterie passano -lentamente come in un fumo d'incendio. Al passo dei forti cavalli -normanni le grigie macchine da guerra, che non somigliano più che -vagamente agli antichi cannoni, procedono in una solennità formidabile. -La fine della colonna si perde nei nembi della polvere. Delle -automobili dello Stato Maggiore si aprono un varco fra tanti ostacoli, -e filano verso il fiume. - -Là la strada cessa, il polverone si dissipa, e nell'aria tersa -si profilano lontano le pendici del Carso nude, grigiastre. Dalle -vegetazioni della piana emergono chiari e aguzzi i campanili dei -villaggi come fari sopra un mare. - -Sulle passerelle che sostituiscono il ponte distrutto le colonne si -assottigliano e si sgranano, i cannoni ed i cassoni si spaziano per -superare con una galoppata l'ostacolo delle ghiaie. I conducenti -scendono di sella e corrono a piedi, schioccando la frusta, aggrampati -alle criniere. - -Il cannoneggiamento è vicino. Si vedono scoppiare gli _shrapnells_ in -alto sugli alberi; e dal nord, da Gradisca, da Podgora, da Gorizia, -arrivano boati profondi di artiglierie pesanti. - -Presso le rovine del ponte bruciato, dove l'antica strada, all'alto -della ripa, sembra mozzata da una lama e sporge sul fiume un moncone -fra parapetti spezzati, sono le ultime trincee austriache, intorno -alle quali il Genio ha accuratamente raccolto in enormi gomitoli il -filo di ferro dei reticolati spinosi. Ci sarà utile. In qualche angolo -inesplorato si rinvengono ancora certi ramponi di ferro a quattro -punte, dei quali gli austriaci si servono forse per ostacolare il -passaggio ai cavalli, o per armare fosse da lupo. In qualunque modo -si gettino, i ramponi rimangono con una punta eretta, aguzza come un -pugnale. Somigliano ai «triboli» che i soldati romani spargevano per -ostacolare l'assalto dei nemici, barbari a piedi nudi. - -Sotto gli alberi, al bordo della trincea, una sedia, quella povera -sedia che compare melanconicamente su tutti i campi di battaglia, che -si rinviene abbandonata, sbilenca e triste, ovunque la guerra ha fatto -una sosta. - - -A difesa di questa regione del basso Isonzo gli austriaci hanno trovato -un alleato nell'acqua dei canali. - -Ai piedi delle alture che sovrastano Gradisca e Monfalcone, scorre un -canale creato a scopi d'irrigazione e per usi industriali. Un'alta diga -maestosa, lunga quasi mezzo chilometro, chiude l'Isonzo presso il ponte -di Sagrado, sul quale passa la strada di Gradisca. L'acqua trattenuta -forma un vasto bacino che nutre il canale con una corrente di quasi -ventidue metri cubi al secondo. Il livello di questo corso artificiale -è più alto della pianura. Spezzando un argine gli austriaci hanno -potuto trasformare in paludi vaste plaghe al nord di Ronchi. L'altura -di Sant'Elia, che è al di qua del canale, è divenuta una penisoletta, -e, fortemente trincerata, ha costituito una posizione avanzata del -nemico. - -Per alcuni giorni, la zona accessibile alla nostra offensiva si è -trovata sensibilmente ristretta dalle acque. Il bollettino ufficiale -ha narrato dell'ardimentosa azione di una batteria di obici che, -portatasi sulla linea della fanteria, ha battuto in breccia una diga. -Era la diga di Sagrado. Sfondata quella barriera, l'acqua non si -sarebbe più immessa nel canale e avrebbe ripreso il suo corso normale -nel letto dell'Isonzo. Ma prima che per questo audace bombardamento -l'inondazione, priva d'alimento, defluisse sgombrando il piano, il -nostro attacco si è gettato sulle terre rimaste asciutte, più al sud, -e per Monfalcone ha preso piede solidamente sulle prime pendici del -Carso, in vista del mare. - -L'acqua ci è stata nemica, per tutto. Le piene, fra le gole del medio -Isonzo, ci portavano via i ponti; a valle l'inondazione artificiale -creava avanti a noi dei laghi, e il canale, che con le sue diramazioni -si va ora essiccando, forniva intanto la forza motrice di impianti -elettrici dai quali gli austriaci derivavano correnti per rendere -fulminatori certi reticolati di trincea. - -Ma gli austriaci avevano dimenticato che la magnifica opera idraulica -dei canali di Monfalcone è italiana, studiata e compita dalla Società -Italiana per le condotte d'acqua, di Milano. La perfetta conoscenza dei -lavori ci ha permesso di correre subito ai ripari e di ricondurre le -acque ad un contegno più patriottico. - - -Passiamo l'Isonzo. - -Una casa sfondata, un _hangar_ demolito, dei muri bucherellati da -schegge di granata: si è già nell'atmosfera del campo di battaglia. Ma -nessuna battaglia è passata di qui. - -Dei cannoni austriaci di mezzo calibro, nascosti sulle alture di -Doberdò, tirano sulla strada, e sui villaggi, e sui ponti. Otto o dieci -colpi per volta, poi, per due o tre ore non si fanno più vivi. Non -combattono, stanno lassù in agguato, e quando vedono in una scìa di -polverone un convoglio di munizioni che si avvicina, o un reparto di -truppa che si sposta, o un'automobile che corre, giù un po' di grossi -_shrapnells_ o di granate, che arrivano con quel loro rombo di motore -mal regolato e scoppiano fragorosamente sulla pianura quieta. Tirano -persino sulle motociclette col _side-car_, nella speranza di accoppare -qualche generale. - -Ma hanno paura di essere scoperti. Non insistono mai, e non è facile -individuarli. Conoscono così bene la regione, che il loro tiro è -giusto, sebbene inefficace. Percorrendo la strada con dei carreggi si -ha la probabilità di assistere allo scoppio di una granata a sessanta -passi di distanza. I soldati non ci badano. - -No, i nostri soldati sono meravigliosi. Appena una granata scoppia, -si vedono i soldati correre, ma verso lo scoppio. Vanno a vedere il -buco. Hanno una curiosità da ragazzi per i fuochi d'artificio. _Compà, -sente mò_ — grida allegramente un soldato di guardia al ponte ad un -compaesano mentre tuona una raffica — _pare 'a festa d'a Madonna!_ -— Gli sembra di sentire i mortaretti delle solennità campagnole. -Ed il cratere slabbrato, nero, fumante, che le esplosioni scavano -al suolo, è per loro uno spettacolo curioso che li attira. Sono là -intorno, aggruppati allo scoperto, incuranti del nemico che li vede, -disputandosi le schegge che scottano ancora. Ogni soldato ne ha una in -tasca. - -Sulla strada così esposta il movimento continua regolarmente. I -territoriali divenuti carrettieri e bovari, passano anche loro con i -birocci e le mandrie. - -Nessuno esita, nessuno si ferma, nessuno devia. - - -Un distaccamento di bersaglieri ciclisti riposa all'ombra delle -casupole, all'entrata di un villaggio: Begliano. Appoggiate ai muri, -le biciclette intrecciano ruote e telai in una confusione sottile -e geometrica di circoli e di linee; qualche motociclista prova -attentamente il motore, che strepita sul cavalletto; i soldati, -accoccolati a gruppi sui macigni, conversano placidamente, fumano, -fischiettano, e sulle loro teste l'alito caldo e lieve del meriggio -fa correre un fremito di piume nere. Gli ufficiali, che hanno trovato -delle sedie in una osteria abbandonata, siedono fuori della porta, -sotto a degli alberi. Aspettano ordini. Vi è una serenità, una -tranquillità da riposo durante la manovra. Non si direbbe mai che -questi soldati si sono battuti di notte e di giorno, che hanno preso -delle trincee alla baionetta, sopraffacendo gli austriaci con le mani -alla gola. - -Il centro della strada è deserto. Da lì si vedono le colline rocciose -di Doberdò così vicine che sembrano a portata di voce. «Tra poco -ricomincia la musica!» — osserva un ufficiale guardando l'orologio al -polso, e appoggiata la spalliera della sedia al muro incrocia le gambe, -beatamente, soggiungendo: «Ci fosse almeno un giornale da leggere!». - -La musica lì si ripete ad intervalli regolari. Il villaggio è -bombardato a orario. Le ultime granate hanno ferito qualche soldato, -uno è morto. Da un giardinetto sbuca un bersagliere che ha composto -un mazzo di fiori, adorno di una foglia di palma di San Pietro, la -palma del nord. Lo mostra ai compagni, che approvano, e scompare in un -recinto. È per ornarne la croce sulla tomba nuova. - -Ecco, un rimbombo, un urlo apocalittico che solca la serenità del -cielo, una esplosione potente, uno scrosciare di tegole e di macerie. -La musica. - -I bersaglieri, senza scomporsi, guardano in aria. «Dev'essere cascata -sulla chiesa!» — dice uno. «Tireranno al campanile!» — osserva un -altro. «Questa è cascata qui dietro». — «Ha tremato il muro».... Ma un -comando interrompe i dialoghi. Un ordine è arrivato. Si parte. - -In un batter d'occhio tutti sono pronti, appoggiati alle biciclette. Si -fa rapidamente l'appello. Manca uno. Era là adesso. Chiamatelo. Eccolo -che arriva, di corsa, tutto sporco di calcinaccio. «Signor tenente — -esclama — è morta la capretta!». C'era una capretta abbandonata nel -villaggio, alla quale i soldati avevano munto una bella gamella di -latte. «È stata l'ultima bomba — informa il soldato — ero lì vicino, -povera bestia! — e dopo un istante di riflessione: — Peccato che sia -troppo dura a mangiarsi!». - -Via! Con un volteggio elegante ogni soldato inforca la sua macchina e -sospeso sul sottile scorcio delle ruote fila nel candore della strada -sollevando una bassa scìa di polvere. La compagnia scorre ordinata, -silenziosa, veloce, tutta grigia, nella direzione del nemico. - -I fucili a bandoliera ergono sullo svolazzamento delle piume come un -tratteggio inclinato. - - -Una folta e confusa massa di gente si avvicina. Viene dalla fronte. -Nel polverone che solleva, s'intravvedono dei carri gremiti di persone, -tirati da buoi. È un formichìo oscuro, lento, taciturno, nel gran sole -ardente. L'emigrazione. - -Sono abitanti che il bombardamento austriaco scaccia da ogni paese, -da ogni villaggio, da ogni casolare. L'esercito nostro li aiuta, li -protegge, li nutre, e disciplina l'esodo. Dei soldati marciano in testa -alle colonne e le fiancheggiano. - -Il fuoco è cessato, e quando la carovana arriva nell'ombra delle -case si ferma e si riposa. «Avanti, coraggio brava gente — avvertono -i soldati — ancora un poco, poi vi ristorerete: qui può succedervi -qualche disgrazia!» Delle invettive contro gli austriaci si levano -dalla folla. Voci di donna gridano, nell'espressivo dialetto veneto: -«_Anca qua i ne copa!_» — «_No i vede che semo poareti?_» — «_Tuto i -n'ha tolto, anca i toseti, e adesso i ne buta zò le case!_». - -«Calma, calma — ammoniscono bonariamente i soldati. — Tornerete -presto a casa!» — «_Che el Signor ve scolta!_» — rispondono le voci. -— «_Benedeti vualtri e le mare che v'ha fato!_» — E la moltitudine -riprende la marcia. - -Sono donne, bambini e vecchi, tutto quello che è rimasto del popolo, -irredento. Carrette di ogni genere trasportano i loro umili bagagli, e -sui cumuli dei fagotti e dei sacchi, facendosi ombra con delle vecchie -ombrelle aperte, si accalcano i bimbi, gli stanchi, i deboli, in un -groviglio multicolore che oscilla alle scosse dei veicoli. Tutti gli -altri marciano, gli uomini a parte, due per due, muti, quasi ubbidendo -istintivamente alla disciplina militare che li circonda. - -Qualche donna conduce dietro di sè la mucca, l'unica ricchezza rimasta -alla famiglia, e tira faticosamente sulla cavezza per indurre la povera -bestia, stupefatta ma placida, ad allungare il passo. Si vedono dei -bambini feriti, sui quali delle fasciature fresche e ben fatte indicano -la cura dei nostri posti sanitarî. - -La carovana continua il cammino, lentamente, verso l'Isonzo. Un'altra -si avvicina, ma ben diversa. Questa è composta di uomini validi. - - -Dopo che l'Austria, con la leva in massa, ha portato via da questi -paesi tutti i maschi dai diciassette ai cinquant'anni, dopo la fuga -di tutte le persone notoriamente irredentiste, dopo l'arresto e -l'internamento di tutte quelle altre persone che erano semplicemente -sospette d'irredentismo, ogni uomo valido che s'incontra è un individuo -sospetto. Nove volte su dieci non è nemmeno italiano. Lo dice la sua -faccia, lo dice la sua maniera di mettersi sull'attenti per affermare: -_Son taliano!_ - -Nei primi momenti dell'occupazione non ci si è fatto caso. Ma non -abbiamo tardato ad accorgerci che eravamo circondati da spie. Le nostre -ricognizioni sorprendevano sventolamenti di bandierine nell'alto dei -villaggi. Il passaggio di truppe in alcuni nodi di strade combinava -stranamente con l'incendio di un mucchio di paglia o con la caduta -d'un alto albero. Alla notte, dietro certe nostre batterie, sul -dorso dei colli, palpitavano luci di lanterne cieche. Chi sventolava -le bandiere? chi bruciava la paglia? chi abbatteva gli alberi? chi -faceva brillare quelle luci? Si trattava di segnali, chiari, precisi, -seguìti infallibilmente da un fuoco austriaco che cadeva dritto sugli -esploratori, o sulla truppa in marcia, o sulle batterie. Ma non si -trovavano i colpevoli, che si mescolavano alla popolazione campestre, -troppo atterrita da loro per denunciarli. - -Ho visto io stesso, alla notte, scintillare misteriose segnalazioni -sulle colline, e eliografi nemici, durante il giorno, parlare a -lampeggi con qualcuno che era dietro alle nostre file. Lo Stato -maggiore d'una nostra divisione arrivava in un villaggio, e un minuto -dopo delle granate piombavano sul suo quartiere generale. Accampamenti -ben celati, invisibili al nemico, erano bombardati appena formati. -Le nostre batterie si vedevano scoperte talvolta prima di far fuoco. -Prendevano posizione, spesso nel cuore della notte, e subito il tiro -nemico le cercava senza incertezze. - -Noi abbiamo una lealtà militare, una cavalleria istintiva, una -schiettezza e una nobiltà di razza, che c'inducono sempre a supporre -nel nemico le stesse virtù, anche se il nemico è turco, anche se -il nemico è austriaco. I fatti ci hanno subito disilluso. Abbiamo -constatato che una vasta e minuziosa organizzazione di tradimento -ci cingeva, e non abbiamo perso tempo. In quasi tutti i casi di -spionaggio, le ricerche immediate ci hanno portato a scoprire nel -raggio delle segnalazioni la presenza di qualche uomo valido alle armi. -Qualcuno era vestito da prete. - -Gli atti alle armi sono arrestati. Si tratta quasi sempre di militari -austriaci. Molti confessano. - -La carovana che passa è composta di questi prigionieri. - - -Come sbagliarsi? Sotto i travestimenti più eterocliti, il soldato -austriaco si rivela. Baffi biondastri e ritorti, basette lunghe, tipi -magiari, tipi tedeschi, portamento stecchito, fisionomie chiuse e dure, -sguardo nemico. - -Perchè non fuggano sono uniti a due a due per le braccia. Pochi -fantaccini li scortano, con la baionetta inastata. I soldati che -incontrano non dicono niente, guardano con disprezzo la processione -sinistra e proseguono il loro cammino. Ma un conducente romano non -resiste, e dall'alto del suo cavallo interpella un prigioniero che ha -una faccia da _feldwebel_ classico: _Hai finito de fa la guerra cor -lanternino?_ - -Ha finito, sì, e alle spie che non sono state ancora acciuffate -l'esasperata vigilanza dei soldati rende molto difficile il còmpito. -Ma ve ne sono ancora, rese audaci dai lauti compensi pagati, e dai -più lauti promessi. E in parte anche dalla nostra magnanimità che -rifugge dalla giustizia sommaria e ci lega a procedure fra le quali lo -spionaggio scivola. Ci si era teso ogni sorta di tranello. - -Le semplici popolazioni della campagna erano state terrorizzate con -i racconti della nostra ferocia, per indurle a fare una difesa da -siepe a siepe, e in qualche centro delle armi erano state distribuite. -Le sciagure che quella povera gente da undici mesi sopporta erano -addebitate all'Italia. L'Italia, questa stracciona, era responsabile -della guerra europea, della leva in massa, delle requisizioni; delle -contribuzioni, del pane K, della carestia. La molla più possente -nell'anima campagnola, il sentimento religioso, non veniva trascurata: -gl'italiani erano gli alleati del demonio, gli scomunicati, i dannati, -senza fede e senza morale. I nostri soldati, miserabili e delinquenti, -avrebbero profanato, rubato, massacrato. - -Nelle cittadine ci ha accolto qualche volta l'entusiasmo schietto e -vivo delle popolazioni liberate, e la voce del sangue ha finito per -parlare anche alle genti più disperse e ignoranti della campagna. -La carità, la bontà, la generosità dei soldati hanno fugato ogni -prevenzione, se una prevenzione rimaneva in qualche anima oppressa dal -terrore abituale della servitù. - -Le macchinazioni sleali del nemico si vanno sventando. Ma sta il fatto -che l'Austria ha cercato di usare come armi di guerra, oltre allo -spionaggio e al tradimento, la paura di povere donne e di poveri vecchi -contadini e la loro fede cristiana. - -Tutto è buono quando serve: _Kriegsbrauch im Landkriege_.... - - - - -DAVANTI A GORIZIA. - - _20 giugno._ - - -Mentre annotta, un duello di artiglierie s'impegna. Si distinguono i -colpi dei nostri cannoni da campagna, più avanti, più lontani, che si -son fatti sotto come una gran muta abbaiante di molossi intorno alla -fiera bloccata, mentre i boati più cupi degli obici echeggiano nelle -vicinanze e il bagliore delle vampe si accende fra le vigne contornando -neri profili d'alberi. - -Forse si prepara un passo avanti sul Carso? Forse si respinge un -contrattacco? Chi sa? Le fanterie nemiche sono in qualche punto a -portata di voce. Nelle ore di silenzio, alla notte, i nostri soldati -odono gli austriaci che parlano dietro ai loro parapetti di roccia, -sulla quale le granate mordono così malamente. - -Si combatte per la conquista di ciglioni nudi, sassosi, sui quali non -si possono scavare trincee. La parola Carso viene dal celtico _carn_ -che significa roccia. La montagna, con le sue stratificazioni calcaree, -con quelle ossature bianche che emergono fra i magri sterpi sulle -piccole vette, con le sue vallette verdi, sorprendenti di rigoglio, -strane conche di frescura entro bordi di pietra, con i suoi crepacci, -le sue spelonche, e gl'imprevisti aspetti pieni di una tagliente -arditezza, ricorda un po' la montagna di Derna. - -La natura offre alla difesa delle formidabili posizioni naturali, -completate e fortificate con un assiduo lavoro. Il nemico si annida -dietro baluardi di macigno, ai cui approcci si accumulano le difese -ausiliarie delle focate petriere e dei reticolati. Se l'Austria ha -creduto utile fingersi sorpresa dalla nostra guerra, tutto sul campo -di battaglia smentisce la sorpresa, tutto vi dimostra invece una -preparazione ben studiata, lunga e paziente. L'abilissima e laboriosa -organizzazione tattica del terreno dice come la guerra con l'Italia -fosse da gran tempo nei piani austriaci. Soltanto il momento rimaneva -da scegliersi. E quello lo abbiamo scelto noi. - -Se non avessimo che degli uomini armati contro di noi, se non ci -fossero che delle masse manovranti, come nelle classiche guerre del -passato, se il valore, l'ardimento, l'eroismo costituissero ancora i -coefficienti massimi e quasi esclusivi della vittoria, noi non saremmo -più sull'Isonzo. - - -Ma l'eroismo finisce pur sempre con l'imporsi. Esso è una volontà che -arriva al furore. Una volontà che gli ostacoli esasperano e rafforzano. -Le nostre truppe, avanti alle difficoltà, non hanno che un impulso, -quello di slanciarsi. - -Tutto ciò che abbiamo letto di più bello sulla guerra europea, di -assalti audaci e veementi, di attacchi alla baionetta attraverso folti -reticolati, in una grandine di piombo, non deve più farci invidia. -Simili episodi si svolgono normalmente nella nostra guerra. Soldati che -non erano mai stati al fuoco hanno trovato semplice e naturale andarci -così. - -Al primo urto l'esercito si è comportato come se avesse sempre -combattuto e sempre vinto; ha dimostrato un istinto di battaglia, -una sapienza spontanea della lotta, una natura guerriera. Possedeva -inconsapevolmente virtù militari, che solo la pratica della guerra -sembrava dovesse infondere. Gli egoismi naturali degl'individui sono -scomparsi, la vita delle persone si è fusa in una vita più grande, -ogni uomo si è sentito una molecola nel vasto organismo dell'esercito, -una goccia d'acqua nell'onda. Vi è un ardore di tutti, un sentimento -di tutti, una passione di tutti, un solo volere, un solo cuore. Si -è destata subitamente nell'esercito nuovo l'anima antica, la fiera -anima della razza foggiatasi nel fulgore lontano di secoli gloriosi. -Vengono da lei queste abilità della guerra nella folla italiana. Questo -travolgente desiderio di assalto è un'eredità latina, come la lingua. - -I sistemi della guerra moderna e la natura del terreno ci costringono -però ad un'azione paziente, fatta di scatti calcolati e di attese, di -colpi improvvisi e di pressioni lente, un'azione studiata, razionale, -metodica. Non abbiamo una posizione da prendere: ne abbiamo tante, -incatenate su cinquecento chilometri di fronte. E per ognuna è una -piccola battaglia, con le sue sorprese, le sue finte, le sue soste, le -sue manovre. - -Guardate una carta: l'austriaco avanti a noi è sempre più in alto. Egli -tiene l'alta montagna, il nodo alpino, e noi saliamo i contrafforti, -conquistando sprone per sprone, declivio per declivio, vetta per vetta. -La nostra guerra è un'ascensione. Sempre più su, sempre più su. Ogni -combattimento è un gradino che superiamo. Il gradino seguente domina. -Il nemico fugge in altezza. Ritirandosi ci sovrasta. Ma che importa? -Noi ascendiamo irresistibilmente. - -Nel Carso il nostro attacco s'inerpica ora sulle prime pendici. - - -Il duello d'artiglierie prosegue. - -I cannoni austriaci fanno delle salve serrate e poi tacciono. Forse -hanno poche munizioni; forse temono di scoprirsi. Cambiano spesso il -loro obbiettivo. Non fanno quasi mai un fuoco di ricerca, di assaggio, -di esplorazione. Colpiscono raramente e con magri risultati, ma si -vede bene che sanno sempre dove tirano e contro quale bersaglio. Non -esitano. Cercano di agire a colpo sicuro. Segnali di spie? Abilità di -osservatori? - -Ma quando una batteria austriaca è individuata è una batteria -silenziata. Un uragano di fuoco piomba su di lei. Allora dietro le -spalle delle alture pare avvenga una breve eruzione. Certo è che i -cannoni nemici sono astutamente piazzati. Sorge il dubbio che alcuni, -dei quali neppure i riflessi della vampa si scorgono nell'oscurità -della notte, siano nascosti in caverne. - -La montagna è tutta grotte e baratri sotterranei. Ha labirinti immensi -nelle sue viscere; pozzi, cunicoli, gallerie, spelonche, formano un -meraviglioso e tenebroso paese di abissi. Vicino a Monfalcone stesso si -spalancano antri misteriosi dai quali emana uno spavento leggendario, -come la Grotta del Diavolo dove secondo la tradizione si muore di -terrore. È possibile che dietro la bocca cespugliata di cavità naturali -stiano dei cannoni in agguato, diretti dal comando telefonico di -osservatori appiattati sulle vette? Lo sapremo. - -Tutta la vallata echeggia. Su Ronchi, su Monfalcone, delle granate -cadono. Le città sono deserte, gli abitanti sono fuggiti in massa verso -l'Italia. Sull'arsenale si ergono ancora intatte le alte ciminiere, ma -gli edifici sono in rovina. Il lavoro vi si è ostinato fino al giorno -quattro. - -I bombardamenti eseguiti dalla nostra flotta avevano già paralizzato il -cantiere navale, ma v'era una fabbrica di proiettili di artiglieria, -appena impiantata, che non voleva darsi per vinta. Gli austriaci non -credevano che la nostra avanzata li sopraffacesse così presto. La loro -perseveranza nel mantenere attivi alcuni stabilimenti di Monfalcone -dice come si credessero sicuri della difesa dell'Isonzo e dà la misura -del nostro successo. La guarnigione fu sorpresa dalle avanguardie -italiane, e si salvò a stento inerpicandosi affannosamente oltre la -Rocca, inseguita dai nostri che non volevano lasciar presa. - -La città antica, al di là dell'arsenale, così italiana, così veneta con -i suoi portici bassi, le sue procuratie dagli archi larghi come quelli -di cripte, è vuota, silenziosa, oscura, e qua e là le vecchie case -abbandonate, nelle risuonanti viuzze pittoresche, sono sfregiate dalle -esplosioni che sforacchiano qualche tetto e ne soffiano via le tegole. - - -Per tutta la notte il cannone ha rombato. La più grande violenza -delle artiglierie era verso Gorizia. Il cielo palpitava di lampi a -settentrione. - -All'alba, delle immense colonne di fumo si scorgono in fondo alla -pianura. È il paese di Lucinico che brucia. - -Entriamo ora in un'altra zona delle operazioni. Ci avviciniamo alla -strada di Gorizia, cioè al centro della battaglia dell'Isonzo, dove -più ferve intensa e vasta la lotta, dove gli austriaci hanno posto le -più forti difese, le più possenti e numerose artiglierie, le più solide -truppe. - -Le posizioni nel loro insieme sono rapidamente descritte. L'Isonzo -scorre in una gola profonda fino a Salcano, cioè quasi fino a Gorizia, -e, da lì al mare, mentre alla destra del fiume si apre subitamente -l'ampia distesa verde della pianura friulana, alla sua sinistra invece -s'erge ancora, quasi senza interruzione, la montagna, ora a picco -sull'Isonzo, come a Sagrado, ora discosta diversi chilometri come a -Ronchi e Monfalcone. All'occhio, osservando il panorama, al di là del -fiume appare tutta una barriera; c'è come una muraglia, che chiude -l'orizzonte orientale, sfumando verso l'Adriatico. Le montagne formano -per così dire i bastioni di una smisurata fortezza della quale l'Isonzo -è il fossato. In qualunque punto del fiume, chi vuol passare si trova -di fronte questo baluardo, più o meno accessibile, spesso altissimo, -scosceso, imponente. - -Formidabile e semplice, nella sua linea sommaria il piano di -difesa austriaco è consistito nella distruzione dei ponti, e nella -fortificazione della grande barriera montana con opere di ogni genere, -con multiple linee di trinceramenti e con una distribuzione sagace di -artiglierie ben nascoste. - -Ma la barriera è spezzata, per dir così, da due valli, per le quali -passano le comunicazioni verso l'interno. La muraglia ha insomma due -porte, che danno accesso alle grandi arterie stradali e ferroviarie -per Lubiana, per Villaco, per Klagenfurt, il possesso delle quali è -essenziale. La conquista e la difesa delle due porte doveva perciò -essere l'obbiettivo logico dell'azione; qui dovevano evidentemente -convergere gli sforzi dei due eserciti. E alle due soglie gli austriaci -hanno quindi accumulato tutte le difficoltà, tutti gli ostacoli, tutte -le insidie che la loro scienza militare, perfezionata dalla lunga -pratica, poteva suggerire. - -Le due porte sono Tolmino e Gorizia. - - -A Tolmino per la vallata dell'Idria e a Gorizia per la vallata del -Vipacco sboccano dunque nella valle dell'Isonzo fasci vitali di strade, -che scavalcano il fiume su molteplici ponti. Questi sono i soli ponti -che non siano stati ancora distrutti. È oramai un elemento d'arte -militare noto anche ai ragazzi che per difendere efficacemente il varco -di un fiume bisogna portarsi avanti, bisogna cioè occupare non soltanto -la riva da proteggere ma prendere solidamente posizione sull'altra -sponda, stabilire delle opere di arresto più lontane che sia possibile, -tanto per impedire al nemico l'accesso al varco, quanto per garantire -a sè stessi il libero uso del varco stesso e passare, occorrendo, dalla -difensiva all'offensiva. - -È appunto quello che a Tolmino e a Gorizia gli austriaci hanno fatto -e che in termine tecnico si dice «testa di ponte». In questi due punti -essi si sono radicati al di qua del fiume. La natura del terreno li ha -straordinariamente aiutati. Allo sbocco della valle dell'Idria, al di -qua dell'Isonzo, presso Tolmino, si ergono due montagne gemelle, unite -per le falde, isolate in giro, cinte da tre lati da una curva sinuosa -dell'Isonzo: una specie di gigantesca e dominante coppia di sentinelle -a guardia di una soglia. Il loro nome è stato fatto sui bollettini: -sono le montagne di Santa Maria e di Santa Lucia. Fortificate, munite -di cannoni di grosso e di medio calibro, le due montagne comandano -tutti gli accessi. - -Con un'analoga prodigalità la natura ha eretto avanti a Gorizia, -sulla destra dell'Isonzo, non meno formidabili baluardi nelle brusche -alture di Podgora, alle quali si attacca un tumulto di colline, che -si culmina, un poco al nord di Gorizia, nel monte Sabotino, fosco, -oblungo, imponente. Tutto questo sistema di vette e di declivi è -fortificato a oltranza. - -Riducendo la difesa dell'Isonzo all'immagine rudimentale del muro con -due porte, un solido muro crestato di vetro e due porte terribilmente -barricate avanti alla soglia, comprendiamo chiaramente nel suo schema -la nostra azione, così bene descritta dai bollettini. Mentre investiamo -la porta principale, Gorizia, abbiamo scavalcato il muro alle due -estremità, Caporetto e Monfalcone, e incuneiamo la nostra azione -all'altra parte della barriera. A nord e a sud delle due teste di ponte -austriache, abbiamo così creato noi due teste di ponte italiane, per le -quali l'offensiva penetra e lentamente si allarga al di là dell'Isonzo. - -Ed ora guardiamo. - - -Nella mattinata serena, la pianura superba, coperta da vegetazioni -così folte che simulano il bosco, sfuma via e impallidisce, contro la -luce del sole, in tinte evanescenti. Al primo momento la battaglia, -come tutte le battaglie moderne, è invisibile, incomprensibile, -un frastuono tonante, un formarsi e un dissolversi di fumo, un -chiamarsi e rispondersi di rombi e di boati, uno scintillare vago -di vampe in località imprecisabili. E tutto questo sembra poca cosa -nell'impassibilità sublime del paesaggio. - -A chi osserva dall'alto di una delle rare collinette che levano sulla -pianura la molle groppa impellicciata di acacie, i villaggi, immersi -nelle immobili onde delle verdure, si fanno riconoscere ad uno ad uno, -per il campanile. Un campanile strano, con la cupoletta slava, che -ricorda quello delle chiese russe: Romàns — più vicino, un campanile -aguzzo, ardito, veneto: Versa — un campaniletto campestre che una -granata ha sfiancato: Fratta. Sono tutti paesi che i cannoni austriaci -hanno successivamente preso di mira. Gli abitati sorgono secondo -una logica della viabilità, le case si aggruppano alle confluenze di -strade, ogni villaggio chiude un piccolo centro di comunicazioni, e -l'artiglieria nemica, colpendo i villaggi, ha cercato di colpire ai -nodi le maglie della grande rete di vie che in ogni senso vena di -bianco la pianura friulana. - -Sotto alle alture che chiudono il piano, Gradisca si sgrana bianca -lungo la sponda dell'Isonzo, che è indicata da un infoltire di verde, -da uno schieramento solenne di pioppi. Dei giardini, delle ville, -dei recinti, e, quasi fuori del paese, i grandi edifici della scuola -normale, una caserma, degli stabilimenti industriali sui quali le -ciminiere si levano sottili come antenne. Come tutto sembra quieto -laggiù, nel sole! - -Alla città fa sfondo il Monte San Michele, che è un'ultima propaggine -del Carso, e più lontano, più in alto, irrompono, azzurre e pallide, le -vette del Monte Re. Ai piedi delle alture, sul limite della pianura, -come la spuma al bordo del mare, è un biancheggiare quasi continuo -di paesi, greggi di case che si dissetano nell'Isonzo. Sdràussina, -Sagrado, Fogliano, San Pietro, e sembra tutto un prolungamento di -Gradisca. Sulle pendici, dei prati verdi, delle boscaglie oscure, delle -strade deserte che serpeggiano ascendendo, delle trincee austriache -abbandonate — lunghe e sottili ferite nere, insolentemente visibili. -Sono probabilmente delle false trincee, incaricate di attirare la -nostra attenzione. Le vere si nascondono, si mascherano con erbe e -fronde. - -S'incomincia a comprendere. - -Le tappe della nostra avanzata sono segnate sulla pianura. Ogni sosta -ha lasciato una linea fulva di terra smossa, un solco di trinceramenti -dai parapetti punteggiati di feritoie, una barriera oscura che -attraversa i prati, sparisce nei vigneti, tocca dei paesi, si nasconde, -si perde. Il più vicino è il fronte sul torrente Versa, il fronte -assunto il primo giorno della guerra, come i comunicati descrissero. -Sono tutte abbandonate, quelle strane arginature della battaglia -che hanno segnato sulla terra una specie di gigantesco diario della -conquista, sono tutte lasciate indietro. La fanteria non si vede più, -è laggiù a Gradisca, tiene quella linea di paesi, tocca il fiume, si -annida nella boscaglia delle rive, pare scomparsa. - -Nell'apparente solitudine luminosa del paesaggio, sono i proiettili -di cannone che rivelano vagamente le disposizioni del combattimento, -che lasciano intuire le masse combattenti sotto la coltre delle -vegetazioni. Due o tre stormi di _shrapnells_ austriaci scoppiano -sulla pianura, un polverone di calcinacci annebbia per un istante -un campanile, delle nubi bianche si formano sulle cime d'un filare -di platani. Una pausa, poi altre nubi si sfilacciano lentamente -nell'aria calda e quieta, e le esplosioni echeggiano. Ma da località -imprecisabili si solleva un tumulto impetuoso di rimbombi. La risposta. - -Sono obici italiani che interloquiscono, ed ecco le vette sopra Sagrado -in convulsione. Se gli _shrapnells_ austriaci ci hanno indicato dove -stanno forse delle truppe nostre, sappiamo bene ora dove si nascondono -i cannoni che li hanno lanciati. Le granate italiane tempestano le -vicinanze di una villa circondata da boschetti, sul ciglio dell'altura. -È Castello Nuovo. Nembi di polvere e di fumo la avvolgono; i boschetti -scompaiono nelle dense nubi degli scoppi. La batteria austriaca non -fiata più. È un episodio breve, repentino, minuscolo. - -Altri si succedono, incessantemente; la nostra attenzione è chiamata da -cento parti. Bisogna seguire le indicazioni del cannone. Esso spiega la -battaglia, a poco, a poco. Su tutto il fronte l'artiglieria romba, ma -la tempesta più violenta, più intensa, più ostinata, è verso Gorizia. - -Oggi è uno di quei giorni che i bollettini chiamano di «attività sul -basso Isonzo». Sono i giorni nei quali si fa un passo avanti. Intorno -a Gorizia è l'uragano. La città, i sobborghi, le alture di Podgora, -impallidiscono in una bruma grigiastra. - - -Gorizia si nasconde in parte dietro alle alture di Podgora, s'incastra -fra le montagne, si annida in quell'ultimo lembo di pianura che -s'insinua verso la gola dell'Isonzo. Da lontano, Gorizia, che spunta -dalla valle affacciandosi nel piano, fa l'effetto di un torrente -di case che dilaghi dallo sbocco e si spanda in un'effervescenza di -muraglie bianche. I bordi della città presso l'Isonzo, dove delle linee -di difesa austriaca si annidano, la stazione ferroviaria, le adiacenze -dei ponti, sono bombardati. L'incendio di Lucinico si allarga. Lucinico -era compreso nelle fortificazioni di Podgora e la popolazione l'aveva -abbandonato. - -Le fiamme si levano agitate, occhieggiano chiare nel tremolìo di -un'atmosfera ardente e fosca, e sulla folla velata e confusa degli -edifici il fumo sale denso nella calma, altissimo. Gli scoppi delle -grosse granate coprono di cirri le creste di Podgora. Nembi bianchi -sorgono lentamente dalle vallette di tutto quel complesso sistema di -alture che nasconde Gorizia. Sui fianchi violastri del Monte Sabotino, -che solleva più lontano la sua lunga groppa, il fumo si arrampica in -nubi che si dissolvono lente. - -I nostri cannoni battono su tutti gli sbarramenti. La battaglia -s'inerpica, va verso San Floriano, va verso Plava. Scende dal nord, -dai monti, un boato continuo di cannoneggiamento remoto. Le esplosioni -vicine hanno una violenza da folgore. L'attacco nostro, generale per -l'artiglieria, non ha la pienezza delle grandi masse per la fanteria; -non vuole averla; si comprende che ha qualche obiettivo parziale; ma -su certe posizioni nemiche esso preme con magnifica violenza. Linee e -linee di trincee avanzate sono state prese. Alcuni reparti, ricacciato -il nemico, lo incalzano sulla seconda linea, che è la più forte. -Si combatte ai bordi di Lucinico in fiamme, sotto alle buffate acri -dell'incendio. Gorizia è là a due passi. - -Con un entusiasmo ardente, con un eroismo sublime, delle fanterie -nostre hanno saputo portarsi di fronte alle più formidabili opere -campali di difesa, e sono là imperterrite, a qualche centinaio di metri -dal nemico, nelle frettolose trincee d'attacco. - - - - -ASPETTI DELLA LOTTA SULL'ISONZO. - - _22 giugno._ - - -La preparazione austriaca, evidentemente iniziata da moltissimo tempo, -ha fatto tesoro delle esperienze della guerra delle nazioni. Le prime -trincee conquistate dai nostri, profonde, interamente protette, con -delle vegetazioni abilmente riportate sulla copertura, non hanno -resistito all'impeto dell'assalto. Più avanti abbiamo trovato dei -baluardi di cemento armato, delle scudature di acciaio, tutte le difese -della guerra di trincea, contro le quali bisogna passar dalla furia -alla pazienza. - -Il terreno, avanti, è disseminato di tranelli, e in qualche posizione, -perchè il tiro dell'artiglieria non distrugga i reticolati, questi -sono abbattuti, giacciono molli al suolo, non si scorgono; ma quando -l'assalto arriva o è imminente, dall'interno delle trincee i difensori -tirano delle corde, e i reticolati sorgono impreveduti e intatti. - -Talvolta le trincee austriache, quando forse il fuoco della grossa -artiglieria si precisa o quando occorre spostare delle truppe allo -scoperto, si nascondono in un fumo di sostanze resinose. I punti -più importanti, più vitali, sono così trasformati in fortezze. Agli -approcci diretti di Gorizia, sui declivi di Podgora e del Sabotino, si -sovrappongono in ranghi paralleli trincee blindate, dalle cui feritoie -minuscole scoppietta un fuoco accurato di miratori scelti. - -Non era sufficiente l'asperità dei luoghi; non bastava la protezione -offerta dalla terra stessa, che oppone alla invasione i castelli delle -sue vette; bisognava, per mantenervisi contro di noi, moltiplicare -all'infinito le resistenze impassibili della meccanica guerresca, -ridurre al minimo il coefficiente del valore umano; era necessario dare -il còmpito massimo della difesa all'acciaio, al cemento, all'intreccio -di fili di ferro che si spande sui pendii come un'immensa tela di -ragno, alle mine: combattenti che non fuggono. Per quanto buone, -solide, disciplinate, agguerrite, abili, le truppe austriache non hanno -mai posizioni troppo forti per il nostro soldato, quando al valore -degli uomini più che all'automatismo delle cose è affidata la lotta. - -Ed anche contro la muraglia di cemento, contro i reticolati a sorpresa, -sulle mine, l'assalto italiano si sarebbe egualmente gettato, -furibondo, eroico, se non fosse stato trattenuto. In breve tempo -la linea d'attacco è arrivata fino lì, in un balenìo di baionette. -Un'avanzata che sarebbe potuto costare i sacrifici di una lunga e lenta -progressione, e trasformarsi forse in guerra di scavo, è avvenuta -fulminea, irresistibile. Qualche reparto è così vicino alla linea -blindata che l'artiglieria ha dovuto sospendere il fuoco su quel -punto, e a portata di voce dagli austriaci fortificati i nostri soldati -lavorano a sistemare le trincee avanzate che hanno preso, nelle quali -raccolgono le armi abbandonate dal nemico. - -Alcuni fucili austriaci, nuovissimi, portano impressa sulla canna -un'aquila, ma non bicipite. È un'aquila con una sola testa, e posata -sopra una foglia di cactus, le ali aperte, essa tiene fra gli artigli -e nel becco un serpente che si torce avvolgendola nelle sue volute; in -giro all'aquila le parole: «Republica Mexicana». Ancora i fucili di -Massimiliano? No, sono i _mausers_ preparati per il generale Huerta, -e rimasti «per conto», il destinatario essendo partito senza lasciare -indirizzo. - -Di tanto in tanto, nel rombare delle cannonate, echeggia un boato più -possente e profondo degli altri, che domina il frastuono come un colpo -di grancassa in un concerto. È il famoso obice austriaco da 305. - -Si sapeva all'inizio della guerra che c'erano dei 305. Qualche profugo -li aveva visti passare, trascinati da file di buoi e scortati, pare, -da artiglieri tedeschi. Ma, efficaci nella demolizione di fortezze, i -305 sembravano inutili in una difesa a campo aperto dove il loro colpo, -costosissimo, lanciato sopra un bersaglio vago, non poteva produrre -molti più danni d'un altro qualsiasi colpo di grosso cannone. Perciò, -ad onta delle informazioni, si dubitava della loro presenza sul nostro -fronte. Questi colossi dell'artiglieria hanno gli svantaggi di una -mobilità faticosa. Sono i pachidermi della guerra. - -Forse gli austriaci contavano sull'effetto morale. Il successo doveva -scaturire sopra tutto dal rumore. L'obbiettivo iniziale del mostro fu -la stazione di Cormons. - -Alla prima detonazione formidabile, che fece sobbalzare gli edifici, -nella stazione si credette che fosse scoppiata una cassa di munizioni. -Fu un correre curioso di soldati, d'impiegati, che si domandavano: — -Com'è successo? Dove? — e la folla si precipitò a vedere. In un punto, -sulla campagna, c'era un gran fumo. E tutti via, verso il fumo. - -Dissipatasi la nube, si vide a terra una buca larga cinque o sei metri, -profonda tre o quattro. Si facevano le più svariate ipotesi. In quel -momento, nell'aria s'avvicinò un rombo che si spense in un soffio -possente, e subito dopo un'altra nube di fumo, un'altra detonazione -profonda, dalla parte opposta della stazione. «Ah, ma sono cannonate!» -dissero allora tutti come tranquillizzati. Il mistero era perfettamente -chiarito. La cosa diventava naturalissima. Diamine, cannonate in tempo -di guerra, niente di più logico. E il lavoro fu ripreso, quietamente, -serenamente. - -Ognuno tornò al suo posto, con qualche fierezza di sentirsi al fuoco, -e la stazione di Cormons continuò a funzionare con perfetta regolarità, -come se niente fosse. Nemmeno gli abitanti della città si spaventarono. -L'effetto morale fu veramente straordinario. - -È anche vero che le granate da 305 non toccarono nessuno. - - -Dove tirano ora i famosi obici? È difficile indovinarlo. Non hanno -molti colpi da sprecare. La loro vita è breve. Ogni ora, ogni due -ore, un rimbombo, che pare lo scoppio d'una polveriera. Non vediamo -nè il bersaglio nè il cannone. Forse è al di là delle colline che i -proiettili cadono, a nord di Podgora. Chi sa? Quello che si vede di una -battaglia moderna è così poco! - -Essa si delinea vagamente, e ogni dettaglio sfugge. Non vorrei nutrire -nel lettore l'illusione che io sia testimonio oculare di tutti i -particolari che racconto. Tuoni e fumo, ecco quel che sento e quel che -scorgo, e la linea del combattimento invisibile si rivela lentamente -nell'immobilità solenne del paesaggio, da campanile a campanile, -da costa a costa. Ma da ogni parte, laconiche ed eloquenti, delle -notizie arrivano, parole che cadono al passaggio di staffette veloci, -informazioni sommarie che scaturiscono dall'allacciamento dei servizi, -voci che la battaglia propaga dalle trincee sui nervi delle retrovie: -«Il nostro battaglione è andato alla baionetta». — «Siamo ora sulle -seconde linee». — «La tale posizione è presa». — «Abbiamo fatto dei -prigionieri». — «Tutto va bene, evviva!» - -Le località indicate sono in una bruma pallida, ma non sembrano più -impassibili al nostro sguardo dopo quello che sappiamo di loro; -esse assumono una espressione indicibile; ci pare di conoscerle -profondamente; le sentiamo amiche o nemiche, sottomesse o pugnaci, a -seconda che accolgono o trattengono la nostra avanzata. - -Tutto si anima, tutto vive, tutto palpita, vi è una torva ostinazione -sul profilo di Podgora, e il Sabotino alto e fosco vigila come una -spia. Dietro alle sue spalle si sporge il Monte Santo, che solleva -ipocritamente sul vertice il puro biancore di un santuario e nasconde -artiglierie austriache in tutte le pieghe delle sue pendici. Il -Sabotino indica, il Monte Santo spara. E più in basso spara il colle -Santa Caterina, che non si lascia scorgere, in agguato, irto di cannoni -anche lui. - -No, non si vedono più gli uomini nella guerra d'oggi, sono divenuti -troppo piccoli nella vastità, nella imponenza, nella possanza della -loro azione; ma entro la solitudine apparente della battaglia i luoghi -stessi, con le varie fisionomie del paesaggio, sembrano divenuti i veri -protagonisti della lotta, combattenti favolosi pieni di corruccio, -di sdegno, di forza; e da montagna a montagna, fra le vette ferite, -s'accanisce un duello titanico a colpi di fulmine. - -Alle spalle della battaglia, le strade non sono tutte deserte. Una vita -strana vi serpeggia, appena visibile, che più lontano dal fronte di -combattimento si allarga sicura e viene ad innestarsi nella popolosa -e attiva normalità degli accampamenti e dei bivacchi, dei parchi di -rifornimento e dei depositi, delle ultime stazioni di carreggio, e -arriva fra gli affollamenti gai e vocianti delle riserve, incuranti del -cannone, dal quale salgono canti spensierati. - -L'artiglieria austriaca batte ad intervalli le strade, senza vederle. -Vi mette delle barriere di fuoco anche quando non passa nessuno. Cerca -di indovinare le arterie di rifornimento. Si assiste palpitando alle -avventure di piccoli convogli che vanno lentamente verso il fuoco, -di batterie che si spostano al passo con una solennità sdegnosa -chiamate su altre parti del fronte, di squadroni, di staffette, mentre -percorrono le strade bombardate. «Si fermano? Sono colpiti?... No, -vanno avanti. Ma fate presto che Dio vi benedica!». — E attraverso -sinistri spiumacciamenti di fumo quel piccolo movimento di cavalli -e di uomini, ai quali s'afferra tutta la nostra passione, procede -impassibile, superbo. - -Mossa è bombardato, San Lorenzo è bombardato, la strada che li -unisce è sotto al fuoco, si vedono gli scoppi indicarne col fumo il -tracciato. Della gente che viene di là arriva con una imperturbabilità -sbalorditiva. Un'unità di cavalleria ha un'aria di contentezza -emergendo dalla zona battuta, verso Medea. «Anche un colpo da 305 -ci hanno tirato!» — annunziano i soldati per affermare fieramente -la loro importanza, e fanno piede a terra. Fra loro due soli -colpiti, leggermente, che sono rimasti in arcione ed hanno avuto le -congratulazioni dei compagni vicini. - -I due privilegiati si fanno medicare e tornano al loro cavallo che -aspetta con la briglia attorta all'asta della lancia piantata nel -suolo. Da quando è cominciata la guerra, in tutta una divisione di -cavalleria avviene questo fenomeno: che non c'è più malati. I soldati -che non si sentono bene, si curano da loro per paura d'essere mandati -all'ospedale. - -Sereni ma stanchi, quelli che arrivano da più lontano portano un'eco -di assalti. Sono descrizioni rozze, concise, vive, palpitanti. Esse -ci fanno vedere i nostri soldati furibondi degli ostacoli, appiattati -avanti agli inattaccabili baluardi di calcestruzzo, che soltanto -una valanga di esplosivi può schiacciare, gridando ingenuamente agli -austriaci: «Venite fuori dal buco, attaccateci se avete fegato!». - - -Sembra strano, ma sono quelli che vengono dal fuoco che sono più -avidi di notizie. Non hanno visto che un punto, un angolo, un episodio -della battaglia. Essi domandano a coloro che sono lontani, e questi si -precipitano sull'estraneo che arriva dal di là delle zone di guerra, -dalla quiete operosa della nazione. L'esercito, isolato, non conosce -nemmeno i bollettini ufficiali. - -In Francia e nel Belgio è stato creato il Giornale degli eserciti, per -informare le truppe. Si sono riconosciuti i pericoli dell'oscurità. -Una volta, il soldato la battaglia la vedeva. Ora essa è per lui un -grande mistero, la decifrazione del quale non è prudente sia lasciata -ai «si dice», sempre eccessivi, che si trasformano propagandosi, e si -esagerano. Avvengono sul fronte fatti così meravigliosi di fulgido -eroismo, che la loro conoscenza fornirebbe alle truppe infiniti -argomenti di orgoglio. - -Quando l'Italia dichiarò la guerra, l'annuncio fu dato istantaneamente -su tutto l'immenso fronte francese, inglese, belga, e l'entusiasmo -scoppiò in canti formidabili, per trasformarsi poco dopo in furibondi -e fortunati assalti. Vi sono notizie preziose per il morale delle -truppe. Le vittorie, gli ardimenti, le ragioni di ogni decorazione, -le citazioni all'ordine del giorno, le manifestazioni patriottiche del -paese, lo slancio nazionale per provvedere all'avvenire delle famiglie -dei soldati, sono cose che, potendolo, dovrebbero essere portate -formalmente a conoscenza dell'esercito. Il suo ardore non potrebbe -essere più grande, la sua fede non potrebbe essere più ferma, ma le -virtù che sono in lui avrebbero conforto ed alimento. - -Tutti ricordano come, nei primi giorni della nostra guerra, in ogni -città d'Italia delle voci, la cui origine è chiaramente austriaca, -volevano far credere alla distruzione di un reggimento che variava da -città a città, che era romano a Roma, fiorentino a Firenze, milanese -a Milano. Ebbene, ho trovato degli ufficiali e dei soldati di un -reggimento meridionale angosciati perchè qualcuno ha detto loro che al -paese le loro famiglie li credono tutti morti e li ha assicurati che la -notizia del loro massacro era comparsa sui giornali. - -«Non è vero! — ho protestato con indignazione — chi è venuto a -inventarvi queste indegnità?» «Un borghese che era da queste parti» -— mi hanno risposto. Il borghese che era da quelle parti lavorava -apparentemente, povero untorello, a spargere anche fra le truppe il suo -inutile veleno. Ma non abbandoniamole alle voci, noi non sappiamo fino -a dove l'agente nemico può penetrare, fissiamo il pensiero dei soldati -sui fatti, così belli, che avvengono in magnifica dovizia dove si -combatte e dove si aspetta, e che essi in tanta parte ignorano. - - -Sopra una delle alture da cui si domina la vallata dell'Isonzo, c'è -come una piccola terrazza naturale, ombreggiata di acacie. Durante le -fasi più attive dell'azione, dei generali sono saliti lassù. Il Re vi è -comparso due volte. Il suo arrivo è stato annunziato da un'acclamazione -clamorosa. Tutto un accampamento di riserve, che allinea fra i filari -di vite le sue tende grigie, ha salutato il Sovrano con un urlo, che -pareva la voce d'un assalto. - -I soldati sono accorsi da ogni parte, è stata una confusione da alveare -negli attendamenti pavesati da biancherie che asciugano. «Viva il Re!» -— gridavano anche i soldati lontani, quelli che non vedevano niente, e -che correvano a perdifiato attraverso i campi. Arrivando sulla strada, -ansimanti, felici, i soldati si pigiavano in rango, rigidamente, duri -alle spinte della massa che sopraggiungeva dopo, e che faceva da popolo -dietro il cordone della prima fila. - -Sceso dall'automobile, il Re passa avanti a quella siepe d'entusiasmo, -e saluta, la mano al berretto, un lieve sorriso sulle labbra, facendo -scorrere sui volti quel suo sguardo profondo e osservatore che lascia -in ognuno la sensazione di esser visto e notato. Lo sguardo del Re è -penetrante e valutatore. - -Il Sovrano si ferma: «Bravo! — esclama rivolto ad un soldato. — Dove -hai guadagnato le tue medaglie?». L'interpellato ha il petto fregiato -da due nastri azzurri del valor militare e del nastro della campagna -libica. In un combattimento a Misurata strappò al nemico il corpo -del suo capitano caduto, e in Italia, in una camerata di caserma, -disarmò da solo un compagno impazzito che faceva fuoco su chiunque si -avvicinasse a lui. È un fiero caporale calabrese, biondo di baffi e -bruno di carne, un discendente di guerrieri normanni. - -«Eccoti da fumare!» gli dice il Re porgendogli dei sigari dopo avere -ascoltato il suo conciso e imbarazzato racconto dialettale. Il soldato -li prende con profonda reverenza, come una cosa sacra, e quando il Re -è lontano la sua felicità esplode. Levando in alto il dono, egli danza -gridando: «_'U zigarru d'u Re! 'U zigarru d'u Re!_». - - -Qualche ora dopo, mentre il Sovrano ridiscende dal colle, lungo un -pittoresco sentiero tutto fresco di ombre verdi, tre fanciulle, tre -contadinelle del paese, dai piedi nudi negli zoccoletti, si fanno -avanti, timide, confuse, le mani piene di fiori colti allora nell'orto, -e li offrono inchinandosi con una grazia tutta campestre: «Maestà.... -— mormora la più ardita divenendo rossa come le sue rose. — .... _I x'è -fiori d'Italia!_». - -Quando il Re è tornato il giorno dopo, si è fermato allo sbocco del -sentiero, dove aveva incontrato le ragazze, e ha fatto chiedere di -loro. Una sola era là; essa è corsa a chiamare le amiche; un minuto -dopo arrivavano tutte e tre, trafelate e felici, e il Re, sorridendo -con una benevolenza paterna, ha porto ad ognuna una scatola di dolci, -adorna degli emblemi reali. Poi ha continuato la sua strada, seguìto -dal suo Stato Maggiore che riempiva l'angusto sentiero di un grigiore -d'uniformi e di un tintinnìo di sciabole. - -Ma Vittorio Emanuele non può stare lungo tempo lontano dall'azione. -Sente il bisogno di esservi dentro. Quando ha avuto una visione -generale della situazione, sceglie il suo posto e parte. Ogni giorno -è in un punto ove si combatte. Dov'è andato oggi? Lasciata l'altura, è -risalito nella sua automobile, e qualche minuto dopo la vettura reale -filava laggiù, sulle strade battute dagli _shrapnells_ austriaci, -attraverso villaggi che il bombardamento sforacchia e demolisce, -diretta a qualche interessante settore del fronte. - -Finchè si è potuta vedere, finchè la sua scìa polverosa ha indicato -il suo cammino sulla zona del fuoco, centinaia di sguardi l'hanno -seguìta in un silenzio commosso, pieno di una lieve angoscia, e mai -il motto solenne della lealtà britannica ha avuto una più intensa -significazione: Dio salvi il Re! - - -Alla notte la tempesta di artiglierie, durata due giorni, si è calmata. -La lotta si è sopita. Un temporale scendeva dal nord, con un tremolìo -di lampi, e pareva che il cielo a sua volta fosse in battaglia. Delle -vivide luci azzurre di segnale brillavano di tanto in tanto nel buio, -sulle posizioni austriache. In fondo alla pianura oscura, morta, -invisibile, l'incendio di Lucinico metteva un punteggiare di bragie. - -I risultati di questi due giorni di combattimenti? Plava. Si lottava a -Gorizia per passare altrove. Bisognava impegnare tutto il fronte, per -forzare un punto. Il muro è così scavalcato in tre posti. Se la porta -resiste ancora, noi siamo già entrati. Abbiamo spezzato il baluardo; -però altri ed altri la montagna ne oppone al di là. - -I nostri progressi, sicuri, solidi, non possono essere che lenti. Non -è osservando per qualche giorno il panorama della battaglia centrale -che può esser dato di scorgerli. Essi si rivelano all'improvviso, ora -in una zona, ora in un'altra, e spesso quello che si vede non è che -una preparazione, come il picchiare faticoso sopra una roccia è la -preparazione della mina che la farà crollare. - - - - -IN UN OSPEDALE. - - _5 agosto._ - - -Sono arrivati improvvisamente. È stato un succedersi affannoso di -_camions_ d'ambulanza sulla ghiaia fine dei viali, all'ingresso -dell'ospedale chiaro ed elegante come una grande villa; e a mano a -mano che venivano discesi dai veicoli, in un affaccendamento pieno di -delicatezza e di ordine i feriti erano accolti nel vestibolo, spogliati -delle loro uniformi lacere e sporche di sangue disseccato, trasportati -con cautela nei letti bianchi che si allineano nelle vaste sale -luminose e fresche, dalle cui ampie finestre spalancate giunge appena, -simile ad un lontano rombo di marea, il profondo respiro della città. -Poi la quiete si è ricomposta nel nitido edificio, e sui volti dei -nuovi ospiti si è diffusa a poco a poco una espressione di riposo e di -beatitudine. - -Il primo sentimento del soldato che arriva in un ospedale è una specie -di dolce stupore per l'immobilità soffice e definitiva che lo accoglie. -Assapora il benessere della immobilità con aria trasognata. Non parla. -Gira intorno uno sguardo mobile, interrogatore, che studia, che cerca -di rendersi conto delle cose nuove che lo circondano e nel quale brilla -ancora di tanto in tanto l'esaltazione della lotta. - -Il tumulto del combattimento, la foga ardente dell'assalto -fulmineamente interrotta da una palla, l'attesa angosciata, inerte -e solitaria sul campo, il trasporto all'ambulanza sotto il fuoco, la -medicazione, il viaggio, tutto questo si è succeduto così rapidamente -che si confonde nella sua mente febbricitante. Per qualche tempo egli -stenta a districarsi dal passato. Quello che avviene è troppo poco in -confronto a quello che è avvenuto. Il metallo non si raffredda subito -appena tolto dalla fornace. L'anima del ferito è ancora incandescente. -Un clamore di emozioni si prolunga in lui come un'eco e riempie il -silenzio profondo della nuova quiete improvvisa. - -Ma questa eco presto si spegne, la calma si fa anche nel pensiero, le -impressioni si fissano, le idee si chiariscono, la curiosità incerta, -vaga e atona dei feriti non cerca più intorno. Fra letto e letto si -annodano dialoghi sommessi. - - -Nessuno parla della propria sofferenza o s'interessa a quella degli -altri. Si parla della battaglia. «Di che reggimento sei? — Del _tale_ -fanteria, e tu? — Ah, eravate alla nostra destra. Io sono del _tal -altro_. — Noi attaccavamo sopra San Martino. — Sì, sì, alla nostra -destra. Io sono del San Michele». La battaglia li tiene tutti ancora. -Il loro spirito rivive incessantemente i momenti supremi e inebbrianti -della lotta, rifà il cammino dell'assalto con ostinazione, quasi -cercando di poter proseguire oltre la ferita, oltre la caduta, di -andare avanti con gli altri, con i sani, con gli arrivati, con la -moltitudine esultante dei vittoriosi. - -Spesso, a vederli e ad ascoltarli si dimentica quasi che sono feriti. -Si varca la soglia dell'ospedale col cuore stretto, preparati ad uno -spettacolo di dolore, e la pietà per i corpi martoriati si attutisce -di fronte ad una gagliarda e piena salute delle anime, calda di -entusiasmo. - -Non somigliano ai feriti delle altre guerre. Ordinariamente, il soldato -colpito durante l'azione conosce il duro sforzo della lotta, ma il -risultato è per lui vago, impreciso o ignoto, si perde in una rossa -nebbia. Il dolore riconduce il combattente nei limiti angusti della sua -individualità. Per lui la battaglia si culmina in uno strazio. Rimane -spezzata nella percezione del ferito; egli la ricorda come una fiamma -spentasi improvvisamente nel sangue. Perciò, generalmente, il ferito è -un pessimista. Ma i nostri no. - -Non so, pare che non sappiano diventar malati, che si conservino -combattenti nell'immobilità penosa delle loro membra, che considerino -il colpo ricevuto come un incidente, come una _corvée_. Rimangono -soldati, è in loro l'anima dell'esercito. Distesi nei loro letti, -sovente sorridono e scherzano. Gli stessi uomini, se fossero rimasti -feriti nella vita privata, se fossero atterrati così dalle disgrazie -del lavoro, riempirebbero le corsìe di lamenti. Dimostrano una forza, -uno stoicismo, una serenità, un buonumore, che non erano in tutti, che -vengono dall'immensa fusione delle virtù nazionali fattasi nell'ardente -crogiuolo della guerra. Sono trasfigurati dalla fierezza e dalla -nobiltà d'uno spirito collettivo. Essi rimangono inconsapevolmente -eroi di fronte alla tortura fisica come di fronte al nemico. Non si -arrendono al male. - -Interrogati, raccontano con semplicità rude le loro gesta senza -vederne il valore. Pare che parlino di cose di tutti i giorni. Si sente -dire: «Sono stato ferito mentre tagliavo un reticolato» nel tono di -chi dicesse: «Mi sono fatto male scendendo le scale di casa». Chi si -aspettasse delle narrazioni romanzesche rimarrebbe deluso. - -L'assalto? Roba da niente. «Tutto sta ad arrivare a una cinquantina di -metri dagli austriaci — mi ha raccontato un calabrese ferito alla gamba -— perchè fino a cinquanta metri sparano. Poi, giù, Savoiaaa!, e quelli -alzano le mani. Ed è finito». - -«E che impressione si prova quando si è a cinquanta metri dal nemico? -e gli si va addosso?» — gli ho chiesto. La sua faccia abbronzata -si è aperta in un largo sorriso mentre egli dava questa risposta -imprevedibile: «Eh,... si gode!». - -Per tornare a simili godimenti egli è impaziente di guarire. La sua -ferita è un conto personale aperto con gli austriaci, un conto da -regolare al più presto. Quando i dottori lo medicano e gli passano -i ferri nella piaga, egli nel dolore rugge invettive: «Brutto boia, -aspetta, aspetta! Ci sarò anch'io quando t'acciufferemo! Aspetta, -assassino, brigante...». - -«Ma con chi l'hai?» — gli chiesero i medici sorpresi, la prima volta. — -«Con chi l'ho?... Con Cecco Beppe!...». - - -Uno dei feriti, fasciato alla testa, alle braccia, alle gambe, coperto -di ecchimosi, è sfuggito miracolosamente dalle mani del nemico. Fu -durante la conquista del ciglione sopra.... - -«Ho avuto paura — dice candidamente — ma una paura! Mica delle fucilate -e delle cannonate — corregge subito. — Ah, no!... È andata così: -era notte fatta, la mia compagnia stava alla prima linea, fra rocce, -scogli, sassi, e buio pesto. Abbiamo sentito un rumore di gente che si -avvicinava alla nostra destra. «Fermi ragazzi» — ci fa il capitano. -La gente si avvicinava, e noi fermi. Poi tutto ad un botto, un fuoco -d'inferno a dieci passi. Erano gli austriaci. Non si distingueva -niente. La compagnia ripiegò subito per non essere presa, ma io cercavo -gli occhiali. Sì, signore, sono miope, m'erano caduti gli occhiali e li -cercavo. E mi sono trovato in mezzo a tre accidenti che mi acciuffavano -urlando certe parole difficili. È allora che ho avuto paura. Che paura! -Una paura che mi ha dato la forza d'un leone. Calci, pugni, morsi.... -Ma fu un momento. Eravamo sull'orlo d'un precipizio, che io non vedevo. -Per non essere trascinati giù, m'hanno lasciato andare. Così sono -caduto fino in fondo, ma ero libero. E mi sono conciato così.» - -— E poi? — gli hanno chiesto a questo punto. - -«E poi, chi lo sa! Devo aver dormito. Quando mi sono svegliato era -giorno. Non capivo niente, non sapevo dove ero. Cannonate, fucilate, -e, ad un certo punto, su, in alto ho sentito urlare: Savoia! Savoia! -Allora ho pensato che dovevo risalire per ritrovare i nostri, e via, -piano piano, come una lumaca, tra le pietre. Ho girato così tutto il -giorno. Alla fine una voce mi ha gridato: Eh! torna indietro! Dove vai? -Da quella parte ci sono gli austriaci! — Ho riconosciuto il maggiore, -che mi avvertiva. Allora, naturalmente, sono tornato indietro. Basta, -per farla breve, alla mattina dopo ero arrivato sulla strada maestra -di Ronchi. Un po' mi fermavo a riposare e a mangiare l'uva acerba delle -vigne, un po' mi trascinavo. Passavano convogli di munizioni, passavano -riserve. Verso le nove m'hanno raccolto..... Cosa? Se ho sofferto -molto? No, ero così contento di essere scappato da quelle grinfie!» - -Gli sfebbrati, i convalescenti, quelli che si possono già alzare, -vestiti di pijama smisurati, qualcuno zoppicando, qualche altro col -braccio al collo, passeggiano nelle corsìe, si aggruppano, conversano -a bassa voce, educati, disciplinati, con un'aria da bravi collegiali. -Basta un piccolo ordine di una dama infermiera, per vedere i soldati -ubbidire con una docilità spontanea e gentile. - -Alcuni feriti alle gambe in via di guarigione deambulano sostenuti -alle ascelle da un apparecchio a ruote, e l'arto malato, informe -nell'ingessatura, inizia così, rigidamente, i primi passi: «Largo, -largo! — avverte il ferito sorridendo mentre sospinge la macchina col -piede sano — largo che passa l'automobile!». L'apparecchio è anche -chiamato velocipede. Lo scherzo fiorisce nella pena. La gaiezza spunta -come il bucaneve nel biancore triste dell'ospedale. Una giovialità -buona e composta è in tutti i discorsi, trova la sua espressione in -ogni dialetto d'Italia. I figli delle più lontane regioni si uniscono -qui nella più vera e sentita fratellanza del sangue. Hanno gli stessi -entusiasmi, la stessa passione, la stessa speranza di tornare al fuoco. - - -Sono senza rancore verso la guerra che li ha colpiti. Il loro pensiero -torna con compiacenza fra i compagni che si battono, anche nella -febbre, anche nel delirio. Un rude alpino gravemente ferito, supino e -immobile, ha voluto scrivere qualche cosa sul ventaglio che gli avevano -messo in mano per rinfrescarsi il volto febbricitante. Faticosamente -vi ha tracciato col lapis questa frase: «Sempre avanti i bravi alpini -per la grandezza della patria!». E, soddisfatto e assorto, egli agita -stancamente il ventaglio, come se ascoltasse nel soffio leggero della -carta il grido che le ha confidato. - -Il suo letto è in fondo ad una grande sala. Ora l'alpino migliora, e -sulla lavagna fissata alla spalliera un numero indica che la febbre -scema. Quando le sue condizioni erano più gravi ed egli pareva -moribondo, arrivò dal suo paese, da Belluno, il padre chiamato di -urgenza. Era un grosso montanaro vestito a festa, dall'aria di fattore, -con una gran catena d'orologio attraverso il panciotto, la faccia -colorita tagliata da un paio di baffoni neri. Commosso, incapace di -parlare, le mascelle convulse, gli occhi pieni di lacrime, il padre si -fermò ai piedi del letto. E fu il figlio che, sorridendo con le labbra -bianche, gli fece coraggio: «Vieni avanti, animo, non temere, vedrai -che non è niente, diamine!...». - -Questo soldato ritornerà alla vita e alla salute grazie al successo -di una difficile operazione che egli ha subìto. Come lui, innumerevoli -sono i feriti salvati dalla scienza e dall'abnegazione di chi li cura. - -Un risultato così straordinario è dovuto prima di tutto alla perfezione -delle prime medicazioni, fatte spesso in difficili condizioni sul -campo, poi alla rapidità del trasporto dei feriti dalle ambulanze -agli ospedali — per la quale si sono potuti ricevere a Milano dei -feriti caduti il giorno prima sull'altipiano del Carso — e infine alla -perizia, all'amore, all'infaticabilità dei medici e degli infermieri ai -quali è affidata la cura vera e definitiva. - -Se è meraviglioso l'organismo che abbiamo saputo creare nei servizi -sanitarî della guerra, più meraviglioso è lo spirito che li anima. -Nella lotta ostinata contro la morte, il personale ospedaliero di -dottori, di dame volontarie, di suore, non si concede riposo. Le -esistenze in pericolo sono difese con un accanimento silenzioso fatto -di sacrifici. Se il morale dei feriti è così alto, molto si deve -all'atmosfera di protezione affettuosa che li circonda, alla vigilanza -attiva e ininterrotta che ognuno sente intorno al proprio male. Il male -appare già guarito per il fatto che è così curato. Non ci si pensa più -tanto, e la mente vola alle speranze. - -Perciò il ferito sorride. - - - - -TRA LO STELVIO E IL TONALE. - - _18 agosto._ - - -L'immenso saliente austriaco del Trentino che entra così dolorosamente -nella terra italiana e s'incunea nelle nostre valli fino al lago di -Garda, ha a nord-ovest un limite di vette smisurate. La frontiera, che -s'innesta allo Stelvio, scende al sud serpeggiando sopra un candore -di ghiacciai, finchè da sommità a sommità raggiunge i contrafforti -e finisce fra il Garda e l'Idro a divorare le verdi pendici della -Valle Toscolana, coperte di vigneti, dalle quali si domina la pianura -bresciana. - -Le vie di penetrazione, le vie dell'invasione capaci di un ampio -movimento di masse corrono da nord a sud, lungo la Valle Giudicaria, -lungo la valle del Garda, lungo la valle dell'Adige, ma il fianco -occidentale è chiuso da un'immane barriera di alte cime che lasciano -pochi e difficili varchi. Il nostro fronte comincia quindi, a ponente, -sopra una tumultuosa distesa di creste, di ghiacciai, di nevai, in una -maestosa tempesta di rocce. Sono le vette dell'Ortler, le vette del -Cevedale, le vette dell'Adamello. Le zone di operazione si distendono -talvolta oltre i tremila metri di altitudine. La guerra che romba sulla -marina nel golfo di Trieste, fra le ardenti scogliere delle giogaie -carsiche, si svolge all'estremo fianco sinistro nel perenne e rigido -inverno delle nevi alpine. - -È lassù una guerra di sentinelle. In quel labirinto fantastico -di vallette anguste, di gole profonde, di burroni, di precipizî -tenebrosi, due sole strade di qualche valore strategico riescono a -inerpicarsi, serpeggiando faticosamente sulle gigantesche pareti dei -monti, e a valicare la frontiera. La strada dello Stelvio, che tocca -l'estremo limite del confine, e che le nevi bloccano durante otto -mesi dell'anno, e più a sud la strada del Tonale. Non vi sono altri -valichi se non dei paurosi sentieri da cacciatori di camosci, minuscoli -passaggi mulattieri, viottoli che seguono il corso dei burroni, -nell'ombra gelida delle gole, e che scalano le selle al bordo sinuoso -dei ghiacciai. Pochi uomini vi si possono muovere. Da una parte e -dall'altra, l'azione che si svolge in quelle fantastiche zone è più che -altro di vigilanza. - -Si fiancheggia l'azione più ampia che, salita dal sud, fronteggia ora i -formidabili sbarramenti di fortezze che gli austriaci hanno creato in -tutte le valli accessibili all'invasione italiana. Sui valichi dello -Stelvio e del Tonale, all'estremità sinistra italiana, si sorveglia e -si blocca. - -Verso queste regioni, all'ultimo limite occidentale del nostro fronte, -abbiamo iniziato la nostra visita al fronte. - -Si vigila e si blocca, ma non si creda che questa guerra di sentinelle -si svolga nell'immobilità. Per consolidare il possesso dei valichi -bisogna occupare le posizioni dominanti. Si porta la lotta sempre più -in alto. Sono scalate fantastiche verso il cielo, ascensioni notturne -di creste turrite, sorprese, attacchi, e le fucilate echeggiano per i -deserti glaciali delle vette. La guerra si assottiglia salendo: nelle -pianure sono le grandi masse che operano, nelle vallate sono nuclei, -nelle gole reparti, e sulle cime pattuglie. La battaglia diviene -scaramuccia, e in alto in alto la guerra finisce in una caccia, fatta -di sorprese e di agguati, al di sopra del mondo abitato, fra le nubi, -sul bordo di abissi, entro un silenzio spaventoso. - -Ogni sentiero, ogni passo, è il teatro di minuscole operazioni di -guerra; ma sui due valichi principali, che permettono una maggiore -concentrazione di forze, e il cui possesso ha un'importanza che pesa -sullo svolgimento generale della guerra, l'azione si allarga. Sullo -Stelvio e sul Tonale il combattimento di posizioni si è stabilito -regolarmente, e sulle fanterie, trincerate fino ai nevai, passano i -proiettili di artiglierie issate ad altezze favolose. - -È avvicinandosi a Bormio che si ode la prima voce della guerra. Scende -dallo Stelvio, echeggiando lungamente per le gole dirupate e nude, un -rombo di cannoni. - -Il paesaggio si è fatto a poco a poco di una maestà sinistra. La -Valtellina, che si risale lungo il corso limpido e veloce dell'Adda, si -è andata restringendo e oscurandosi fra balze ripide, che rovesciano di -quando in quando fino alla strada lunghe frane di macigni attraverso -le boscaglie di abeti. Sboccando sulla prateria in fondo alla quale -Bormio si adagia, pare che non vi siano più vie di uscita. Il verde -delle vegetazioni risale tutto intorno, poi cessa bruscamente, e la -immane corona delle rocce nude si erge impetuosa, a picco, irrompendo -vertiginosamente dalle terre viventi, nuda, sterile, grigia, fino alle -diafanità azzurrastre di altitudini prodigiose, striata sulle vette -da uno splendore di nevi. Le imboccature delle gole superiori non si -scorgono a prima vista; la strada che sale allo Stelvio sembra perdersi -in una fenditura inaccessibile del monte. - -Da questa fenditura, prolungato da mille echi, scende il tuono delle -artiglierie. - -Non abbiamo potuto avvicinare le posizioni oltre Bormio, ma le notizie -affluiscono nella piccola città montanara. - -Allo Stelvio si appoggia la nostra estrema sinistra. La lotta ferve -intorno al passo, il cui possesso si contende. La battaglia si svolge -a tremila metri di altezza. Come quasi per tutto, gli austriaci -posseggono posizioni dominanti, dalle quali dobbiamo scacciarli. Le -loro trincee più avanzate sono su creste rocciose al di sopra della -molle e immacolata distesa di un ghiacciaio. Essi tengono un ciglio del -monte; i nostri alpini sono riusciti ad occupare e a consolidarsi sopra -un altro ciglio, e avanzano. - -Tutto in giro è un caos di nere vette precipitose, una moltitudine di -picchi, un panorama fantastico di punte, di cuspidi, di pinnacoli, -che emergono da chiazze di neve. Sono le aspre giogaie che coronano -l'angusta gola del Bràulio, in fondo alla quale si snoda in mille -volute la strada dello Stelvio. Le granate austriache piombano -spesso nel baratro, che rugge alle esplosioni. La solitudine sembra -assoluta. Truppe e cannoni sono invisibili. Pare che le rocce stesse si -fulminino. - -L'artiglieria austriaca è postata al valico, presso l'albergo -Ferdinandshöhe. È salita per la strada rotabile, e si è fermata lì. Ma -la nostra artiglieria non aveva strade, ed è comparsa come per magia -su vette all'apparenza inaccessibili. Dei pezzi sono in agguato fra le -scogliere più eccelse. I loro colpi possono arrivare all'albergo, che -serve di base al nemico, e del quale ora soltanto scopriamo il vero -scopo. Questo hôtel Ferdinandshöhe non era che una caserma, e adesso si -spiega perchè alla sua costruzione contribuisse largamente il Governo -austriaco. - -Una singolarità della lotta sullo Stelvio è la presenza degli svizzeri. -Il valico segna il vertice delle tre frontiere, italiana, austriaca -e svizzera. Fra i due belligeranti s'insinua il neutrale. Le truppe -svizzere, accampate anche loro oltre i 2500 metri, vigilano sui -loro valichi in difesa della neutralità. Quando le nostre batterie -cominciano il fuoco, le creste della Forcola si coronano di svizzeri -che corrono a vedere. I profili più accessibili della montagna si -granulano di spettatori. La Svizzera è allo Stelvio come un padrino fra -i duellanti. - -Dalla parte italiana gli svizzeri controllano i colpi austriaci e -dalla parte austriaca controllano i colpi italiani. Perchè se una palla -toccasse le rocce svizzere la neutralità ne sarebbe offesa. Ma finora -un solo colpo è stato accusato di aver sconfinato, di cento metri, -causando molte dicerie e nessun danno. - -Le forze austriache impiegate sullo Stelvio non superano forse il -reggimento, ma la posizione loro è formidabile, come del resto è -formidabile la nostra. La montagna contribuisce alla guerra con risorse -incommensurabili. Essa moltiplica l'efficacia delle forze in lotta, -fornisce delle difese che dànno talvolta ad un pugno d'uomini il valore -di un esercito. Tre quarti della guerra in montagna è fatta dalla -montagna; essa ha un'ostilità sua che gli avversarî sfruttano, sulle -sue vie sta di guardia la morte. Il freddo, i crepacci, gli abissi, le -tormente sono le sue armi terribili. La montagna si difende, si oppone, -minaccia, ammazza per suo conto. - -Il combattimento sullo Stelvio, che per la quantità di truppe impegnate -avrebbe un valore di episodio, acquista un non so quale carattere -di lotta titanica lassù, in quella sommità del mondo, dove le vette -corrusche si ergono come combattenti, avendo i ghiacciai per spalto e -le valli per fossato. - -Dal giogo dello Stelvio fin verso il passo del Tonale è tutta una -distesa di ghiacciai, un mare candido e sinuoso dalle onde immani ed -immobili, che innalzano fino alle nubi lo splendore delle loro creste, -un paesaggio polare levato nelle profondità del cielo sull'imponente e -immane piedistallo dei dirupi. È il gruppo dell'Ortler e del Cevedale -sul cui spartiacque la frontiera corre. Non vi sono valichi; bisogna -attraversare i ghiacciai nelle insellature praticabili. Italiani e -austriaci sono separati dall'ampia distesa del gelo. Qualche pattuglia -s'inoltra alla notte sui ghiacci, esplora, attacca un piccolo -posto, ritorna all'alba. Quando il giorno sorge non c'è più nessuno -sul candore delle nevi. I posti avanzati si annidano al bordo dei -ghiacciai, sulle creste nude e grigie. - -Risalendo da Bormio la Valfurva si può avere un'idea di questa zona -meravigliosa e orrida. Si arriva al villaggio di Santa Caterina, tutto -pieno di alberghi, chiuso in una conca verde di boschi, circondato -da pendici che lontano, in alto, si culminano in un panorama di nevi. -Fra le vette, la più alta, regolare come una piramide, tutta bianca, è -quella del Palon della Mare, dai declivi molli, soffici, pieni di ombre -azzurre, come fianchi di nubi. Fra questa vetta e la cima del Monte -Vioz, più lontana, invisibile, oltre la frontiera, vi è un'avvallatura -valicabile che conduce al ghiacciaio del Forno, più basso sul versante -italiano, e da lì all'alta Valfurva. È la strada preferita dalle -incursioni austriache, piccole incursioni che tentano delle sorprese. - - -L'ultima incursione è avvenuta una settimana fa, nella notte del 9. -Una cinquantina di cacciatori tirolesi attraversarono i ghiacciai -per attaccare l'Albergo del Forno. È un rude e grande albergo da -villeggianti eretto sopra un verde pianoro in una regione di baite, di -fronte al ghiacciaio del Forno — ma dal quale lo separa un profondo -torrente. Nell'albergo era un nostro posto avanzato. L'attacco e la -difesa costituiscono un infimo episodio di guerra, ma infinitamente -pittoresco. - -Gli austriaci hanno in queste regioni una facilità di movimenti -favorita dall'esistenza di alberghi e di numerosi rifugi, ampî, -costruiti da società pangermaniste, da una quantità di _vereinen_ -bavaresi e tirolesi. Quello che prendevamo per un furore sportivo -era una preparazione di guerra. Ogni rifugio è eretto in posizione -utile per facilitare un valico; esso è una vera stazione di tappa o un -posto di vigilanza. Il pittoresco non ha niente a vedere con queste -costruzioni disposte con criterî militari. Gli alberghi servono di -base, i rifugi permettono l'avanzata. Negli ultimi anni, alberghi e -rifugi sono stati frequentati da un numero incredibile di austriaci. -Anche i registri degli alberghi italiani sono pieni di firme tedesche. -I villaggi nostri della frontiera erano infestati da una quantità di -tirolesi, e pastori, guide, operai, tagliaboschi tirolesi invadevano -l'estate le nostre valli. Il risultato è che esistono sentieri che il -nemico conosceva molto meglio di noi. - -È per uno di questi sentieri che gli austriaci hanno potuto raggiungere -l'Albergo del Forno da un lato quasi indifeso, verso il torrente. -All'una di notte, le nostre sentinelle udirono un rumore di passi cauti -fra le rocce, e ripiegarono sull'albergo dopo aver fatto fuoco. La -notte era oscura. Gli austriaci si erano divisi in tre gruppi, che con -abile tattica si presentarono uno per volta. Si rivelarono alle vampe -dei colpi. Il primo attacco venne dal pianoro, il secondo da un pendìo -che sovrasta l'albergo: ma una barriera di reticolati proteggeva i lati -accessibili e il nemico, che certamente lo sapeva, non si avvicinava. -Improvvisamente il terzo gruppo comparve dalla parte del burrone, -fra delle scogliere vicinissime al caseggiato, quasi alla porta -dell'albergo. - -Molte, troppe cose gli austriaci sapevano. Conoscevano le posizioni -della difesa, sapevano che quel giorno la massima parte della minuscola -guarnigione era stata temporaneamente diminuita, conoscevano un -passaggio, ignoto anche agli abitanti, per attraversare il burrone, -e sapevano infine in quale ambiente i nostri, per aver più caldo, si -riunivano alla notte. Infatti il terzo gruppo nemico piombò subito -sopra una piccola cappelletta, una rustica chiesuola, vicinissima -all'albergo, mentre tutt'intorno era un inferno di fucilate. - -Gli alpini erano pochissimi. Contro l'attacco principale, due soli -facevano fuoco. Per raggiungere la porta della chiesa gli austriaci -dovevano inoltrare fra i due edifici e lo stretto passaggio era -spazzato dalle pallottole dei nostri. Coricati a terra, i due difensori -sparavano di sbieco per lo spiraglio d'un uscio appena dischiuso. Le -canne dei loro fucili scottavano. Quando non potevano più toccare il -caricatoio, stendevano la mano nel buio, dietro a loro, e afferravano -un fucile fresco che un compagno porgeva. - -Non una voce; nemmeno nel momento dell'allarme gli alpini hanno -parlato. Al buio, senza fuoco, nelle tenebre fredde, non scorgendosi -nemmeno l'uno con l'altro, essi si sono trovati d'accordo per -intuizione, per istinto. Gli austriaci vociavano: Arrendetevi! — -Rispondevano i colpi, il cui lampeggiamento illuminava i rozzi muri -dell'andito. Aspettandosi l'assalto, i nostri avevano tacitamente -inastato le baionette. - -Un movimento di assalto si è iniziato; decisamente gli austriaci -hanno imboccato l'angusto passaggio. Un atletico sergente è arrivato -alla porta gridando: Arrendetevi o vi bruciamo vivi! Non aveva finito -di pronunziare queste parole che una palla lo colpiva alla gola e -lo rovesciava morto. Gli assalitori si sono fermati, hanno avuto un -istante di esitazione, si sono visti i loro profili neri oscillare -sullo sfondo stellato del cielo e poi scomparire. Fuggivano lasciando -i loro caduti. Il rumore dei passi precipitosi svanì, e la pattuglia -alpina si ritrovò sola nel deserto dell'alta montagna, di fronte al -chiarore sidereo delle nevi. - - -È qui spesso una guerra di silenzi, di attesa, d'immobilità. - -Impossibile scorgere sulle vette i nostri posti avanzati. Nessuno vi -si muove. Nemmeno gli ufficiali riescono a vederli. Uomini e roccia -pare che formino una cosa sola. Sdraiati nelle anfrattuosità, sull'orlo -degli abissi, per intere giornate e per lunghe notti, gli alpini in -vedetta rimangono fermi e desti, come cacciatori alla posta. - -Taciturni e serî, partono in fila indiana dai loro attendamenti, -e salgono, salgono, col loro passo eguale, lento, misurato da -montanari, verso le cime, qualunque sia il tempo. Ogni ricognizione -è una lotta contro gli elementi. Per bruciare un rifugio austriaco -s'inerpicano tutta una notte, legati a cordate marciano sulle nevi -con una temperatura di dieci, di quattordici gradi sotto zero, -valicano crepacci tenebrosi, sfidano cento volte la morte, e tornano -raggianti di una contentezza raccolta e silenziosa, carichi di bottino. -L'austriaco è per loro il nemico meno temibile dopo aver vinto la -montagna. - -Quando lasciano in basso le ultime zone verdi, si fanno gravi. -Risalgono spesso gole e passi che hanno una fama paurosa, come la valle -Gavia disseminata di croci, che i soldati passando salutano. Ogni croce -ricorda una vittima. Santa Caterina sembra l'ultimo limite del mondo -abitabile. Al di là tutto si fa truce e smorto, non vi sono più colori, -e la zona di operazione, il nostro fronte, è un _caos_ bianco e grigio -che sfuma in alto in un pallore d'irrealtà. - -Verso il Tonale la favolosa barriera dei ghiacciai s'interrompe, -la linea seghettata delle vette degrada, si abbassa, lascia -un'insellatura, poi, più al sud, riprende, si risolleva, e si imbianca -di nuovo delle nevi eterne dell'Adamello. Per l'insellatura la strada -rotabile della Valcamonica balza tortuosa con lunghi giri, guizzando -come una sterminata e sottile serpe bianca, con grovigli da nastro -caduto, e passato il valico ridiscende a volute oltre la frontiera -nella Val di Sole. - -La via del Tonale è più libera e più facile della via dello Stelvio, -perciò la lotta vi insiste con maggiore violenza. I bollettini -ufficiali hanno parlato spesso delle operazioni sul Tonale, ed essi -soli bastano ampiamente a dare un'idea dello svolgimento dell'azione. -Si combatte non tanto per passare quanto per il possesso di una soglia. - -Anche questo valico è dominato da vette, da creste, da picchi. Per -conquistare in basso bisogna cominciare col salire in alto. Si tende -al valico ma si combatte altrove, e vediamo nei resoconti dello Stato -Maggiore come l'attacco nostro colpisca ora al nord e ora al sud, verso -le altezze. - -Il primo giorno stesso della guerra, il 24 maggio, passata la frontiera -i nostri alpini prendono la Forcella di Montozzo, a 2625 metri, a nord -del passo del Tonale. Gli austriaci si fortificano sul Monticello, al -sud del passo, a 2550 metri di altezza. Si contendono le vette. Chi -ha le vette ha le valli. Il 30 giugno l'artiglieria entra in azione; -i nostri cannoni aprono il fuoco sulle posizioni del Monticello. Il -nemico allora tenta un colpo sulle nostre retrovie, e il 15 luglio, -dopo un'ardita traversata dei ghiacciai del Mandrone, al sud del passo -del Tonale, attacca in forze il rifugio Garibaldi. È respinto e noi -occupiamo il ghiacciaio stesso, nei punti traversabili, al di sopra dei -3000 metri. La battaglia sale ancora, le trincee sono ora nel ghiaccio. -Il 30 luglio gli austriaci, nella notte, ritornano all'attacco. Si -combatte nelle nevi. Il nemico è respinto dai posti avanzati. - - -Intanto noi, con migliore fortuna, facciamo al nord del Tonale quello -che il nemico non è riuscito a fare al sud. Il 7 agosto, gli alpini -risalgono ancora più al nord e più in alto della forcella Montozzo, -e avanzando per una cresta rocciosa e difficile, sorprendono e -disperdono gli austriaci trincerati presso la punta di Ercavallo. Pare -che la lotta devii dalle località alle quali realmente tende, essa si -allontana e s'innalza. Le artiglierie sono issate a tremila metri sulle -rocce di Ercavallo e rendono intenibili al nemico le posizioni di Malga -Palude. Piccole forze e battaglie di giganti. - -Ora anche pezzi di medio e di grosso calibro tuonano intorno al valico. -Alle fortificazioni permanenti si sono aggiunte fortificazioni campali, -tutte le valli rimbombano di colpi, e alla notte il lampeggiare vivido -delle vampe rivela immensi profili di balze dirupate. - -È di notte che sono giunto alla vista di questo inverosimile, -prodigioso campo di battaglia. Sono salito per una lunga via che è -sorta come per incantesimo. I tedeschi vantano le loro nuove strade -che seguono gli eserciti nelle pianure polacche, ma che cosa sono -quelle facili arterie di fronte alla viabilità che le nostre truppe -creano, con una energia e una possanza romane, sulle Alpi, tagliando le -rocce, aprendo fino alle vette il varco al transito della guerra con -una rapidità meravigliosa, come il pioniere si apre il sentiero nella -boscaglia? Vi sono nevai ai quali ora l'automobile sale. - -Sale per strade vertiginose che si attorcono su falde di monti, e -corrono sul bordo di abissi. Da una parte la parete a picco, dall'altra -la sterminata profondità della valle. L'automobile passa sopra una -cornice, e va lentamente lanciando il suo lamentoso segnale di tromba. -Non è senza un vago sgomento che lo sguardo piomba nella vallata, -dove le città e i villaggi appaiono come visti dalla navicella di un -pallone, sempre più lontani, una granulazione di tetti minuscoli presso -un filo azzurro che è un torrente, e un filo bianco che è una strada. -Si è a ottocento, poi mille, poi mille e cinquecento metri più in alto. -Tutto appare schiacciato, annebbiato, immerso in un'ombra violastra, e -nessun rumore sale da laggiù, se non uno scrosciare lontano ed eguale -di acque. - -Il passo del Tonale era quasi invisibile, ma sotto al cielo limpido e -costellato s'indovinava la massa immane dei monti. Un chiarore vago, -forse quello della luna sottile che stava per sorgere, si stemperava in -un biancore di nubi e di nevi. Non si capiva bene quali erano le nubi -e quali erano le nevi. Era un caos di vapori e di cime. Delle fascie di -nebbia si distendevano sul nero delle pendici. Improvvisamente un getto -candido di luce ha tagliato la notte: il proiettore di un forte. - -Esso cercava lentamente intorno, e quella gran striscia illuminava -di un confuso e lieve balenìo i punti che toccava. Poi, il raggio che -si stendeva orizzontale ha cominciato a sollevarsi. Guardava in alto. -Adagio adagio si è disposto quasi verticalmente, come se frugasse nel -cielo. Le nubi e le nebbie si sono rischiarate, e prodigiosamente, al -di sopra di tutto, dove a noi pareva che la terra fosse finita, dove -credevamo di vedere uno scintillare velato di stelle, si è accesa la -neve, e un minuscolo lembo di ghiacciaio è apparso come librato nel -firmamento. - -Poco dopo un baleno ha disegnato di vivida luce i contorni delle nubi: -un colpo di cannone. Dopo molti secondi è arrivato il rombo, cupo e -lungo. - -Tutta la notte l'artiglieria ha tuonato, a larghi intervalli, come se -un temporale lontano imperversasse sulle più alte regioni della guerra. -Gelava, e nella oscurità la terra intorno a noi biancheggiava di brina. - - - - -DAI GHIACCIAI DELL'ADAMELLO AGLI ULIVETI DEL GARDA. - - _22 agosto._ - - -Nella nostra prima escursione abbiamo avuto un'idea dell'estrema -sinistra del nostro vastissimo fronte di battaglia, il quale si -attacca allo Stelvio e scende al sud, lungo i ghiacciai dell'Ortler, -del Cevedale e dell'Adamello, formanti come un immane, favoloso -trinceramento bianco creato per una guerra di titani. - -Più oltre, la tempesta delle vette abbassa il livello delle sue -prodigiose onde di granito, e in essa, come un diritto e profondo -solco, si apre da sud a nord la valle Giudicaria, la prima delle grandi -vie di invasione che l'Austria, imponendoci la sua iniqua frontiera, -si era riserbata. Fu sempre un'arteria di traffici e di guerre questa -strada ampia, pianeggiante, capace, che dalle molli e ubertose vallate -italiane, dopo aver contornato lo specchio del piccolo lago d'Idro -tutto pieno del verde riflesso di montagne boscose, sale direttamente -per la Giudicaria, e poi per la Rendena e per la Sarnthal, fino ad -allacciarsi alle prime, ben lontane vallate della vera terra straniera, -dove i nomi geografici cominciano a prendere un suono barbaro. - -I bollettini ufficiali hanno parlato spesso della valle Giudicaria. -La frontiera ci inchiodava in faccia a posizioni dominanti. Bisognava -balzare avanti, irrompere nella valle dopo avere occupato le vette -laterali, ed andare a stabilire il nostro fronte sopra una linea solida -di difesa. - -Per ben comprendere questa operazione, il cui teatro è stato la mèta -della nostra seconda escursione, basta aver presente che la valle -Giudicaria, diritta e mediana, ha i fianchi tagliati da valloni -laterali che si distendono con quell'apparenza quasi regolare che -hanno le nervature di una foglia. La Giudicaria è il nervo centrale. -Inoltrandosi si ha a destra la valle di Ledro, che finisce al Garda; -a sinistra la valle Daona che risale con una grande voluta fino ai -ghiacciai dell'Adamello. Ebbene, l'occupazione nostra è arrivata ad -affacciarci a questi valloni; il massiccio montuoso, aspro che li -sovrasta costituisce la nostra fortezza: il torrente nel fondo delle -gole è il nostro fossato. L'altro versante è nemico. - -Al di sopra delle valli, a duemila metri di altezza, le vette di tanto -in tanto si fulminano. - -Si attraversa in riva al lago d'Idro l'antica fortezza di Anfo, -massiccia, complicata, pittoresca, con le sue enormi muraglie che si -sovrappongono fra le rocce fino alle costruzioni più alte sulle balze, -con i suoi ponti levatoi, i suoi androni risuonanti di traffico, e -gli spalti che si sporgono a immergere nell'acqua del lago le loro -speronate robuste e grigie. Poco dopo si varca l'antica frontiera. -«Regno d'Italia — Comune di Lodrone» si legge all'imboccatura del primo -paesello riconquistato, al posto della scritta austriaca. - -Del resto di austriaco non aveva che una scritta. Essa era -indispensabile per avvertire che lì cominciava l'Austria. Null'altro lo -dimostrava. Bianco, quieto, imbandierato, il paese ha l'aria ridente -e soddisfatta di un villaggio brianzuolo. Più oltre, passato Darzo, -s'imbocca la valle e la vita normale cessa. Non vive più che la guerra. - -Un grande, prodigioso silenzio. Solo un mormorìo cupo ed eguale di -acque echeggia sommesso fra le scoscese falde delle montagne: è il -Chiese, veloce e limpido, nato dalle nevi eterne, tinto di un azzurro -da aria liquida, come se sulle cime dell'Adamello, così vicine al -cielo, si fosse imbevuto di serenità. Più ci si inoltra verso il -fronte, e più la calma appare profonda. - -I due eserciti si sono fissati sulle loro posizioni, e aspettano. Si -osservano, si studiano, vigilano, lavorano. Le linee più solide delle -reciproche difese sono lontane fra loro. Vi sono certamente delle -trincee, ma non è una guerra di trincee. Fra un fronte e l'altro -si stende una zona neutra, campo d'azione di pattuglie, di piccoli -reparti, disseminato di vedette, percorso da esplorazioni, nel quale -risuona improvvisamente lo scoppiettìo della scaramuccia. - -È un territorio solcato da burroni, coperto spesso da oscure boscaglie -che assaltano i declivi precipitosi e si fermano stanche sotto alle -vette nude, è tutta una moltitudine di montagne che si affolla come in -gara per sorpassarsi, irta di rocce dall'apparenza inaccessibile, che -levano nel cielo, fin oltre i duemila metri, le sagome più bizzarre -dell'architettura del mondo, i più inverosimili castelli della -creazione. - -L'avanzata è stata una corsa alle sommità. Per essere padroni della -valle bisognava essere padroni dei monti. Quando il 24 maggio, con la -contemporaneità e la coordinazione meravigliose che caratterizzano -tutto lo sviluppo delle nostre operazioni, fu portato l'attacco -sull'intero fronte, dallo Stelvio al mare, il bollettino ufficiale -annunziò al paese anche l'occupazione di una parte della valle -Giudicaria. Ma nessun soldato aveva ancora posto piede sulla strada -maestra, la vera valle era deserta: però la tenevamo già. Era -sotto ai nostri sguardi e ai nostri tiri. Gli avamposti italiani la -contemplavano affacciandosi ai dirupi. - -Per sentieri da camosci, le nostre pattuglie sbucavano su dai boschi, -scalavano le cime e si mandavano l'una all'altra voci di segnale e di -saluto attraverso la sonora purità delle altitudini. Quattro giorni -dopo l'inizio delle ostilità occupavamo la Cima Spessa, che domina -la gola laterale d'Ampola, così piena di ricordi garibaldini. Ancora -tre giorni, e l'Ampola era passata, Storo era occupata, Condino era -occupata: la conquista avanzava così anche nel fondo delle vallate -nostre. - -Intanto, valicando difficili passi, per le ripide e orride balze -della valle Caffaro e della Valcamonica, reparti di alpini scendevano -nella valle Daona, ad occidente della Giudicaria. Dopo un breve -combattimento, le truppe che avevano occupato Condino, risaliti -gli speroni sulla bassa valle Daona, si collegavano a quei reparti -alpini, e si stabiliva una stupenda continuità di fronte, dal Tonale -al Garda, dai ghiacciai dell'Adamello agli uliveti del lago. La -grande, formidabile linea di posizioni sulle quali ora ci teniamo era -tracciata. - -Gli austriaci hanno tentato più volte di spezzare la catena dei posti -avanzati italiani, di tornare in possesso di picchi e di valichi da -cui sentivano più forte gravare la minaccia. I loro attacchi si sono -diretti specialmente verso l'alta valle Daona, dove più radi erano i -nuclei di occupazione, più facili le sorprese, e dove speravano forse -di potersi aprire un varco verso la Valcamonica e disturbare nelle -retrovie le nostre operazioni del Tonale. - -I loro sforzi, inutili sempre, sono stati però coraggiosi e intensi. -Respinti, tornavano cercando altri passi, altri approcci. Durante -quasi tutto il mese di luglio sui bollettini dello Stato Maggiore il -nome della valle Daona si ripete. Il 6 luglio gli austriaci attaccano -il passo di Campo, fra i contrafforti dell'Adamello. Non riescono, e -provano più in basso, più al sud. Tre giorni dopo attaccano il valico -di Malga Leno. Vi è nella loro azione come la ricerca affannosa di una -apertura, o di una debolezza. Contro Malga Leno operano in forze, con -artiglierie da montagna, dopo aver tentato di distogliere la nostra -attenzione con un attacco minore, un poco più al sud, contro la cima -Boazzolo, una lunga cresta rocciosa che sovrasta torreggiando il corso -del Chiese. Il giorno dopo i combattimenti riprendono, ma le nostre -punte avanzate hanno la solidità dei dirupi ai quali si aggrampano. -Niente le smuove. - -Il 28 luglio ci spingiamo all'occupazione del Lavanech, che domina -la bassa valle Daona. Dall'altra parte della vallata, dal versante -austriaco, le artiglierie tempestano la cima conquistata, e nella -notte, dopo una lunga preparazione di medî calibri, la fanteria -austriaca appoggiata da numerose mitragliatrici tenta l'assalto. È -respinta. Tutto il ciglio della valle è definitivamente nostro. - -Da allora è cominciata questa tranquillità che ci sorprende. Il -nemico ha rinunciato ad ogni iniziativa. Si rafforza e aspetta. Sembra -persuaso della inutilità dei suoi attacchi e rassegnato ad un còmpito -di vigilanza. Noi ci siamo incrollabilmente insediati sulle posizioni -che ci eravamo scelte. - -Ma anche nel periodo più attivo della lotta, la quiete alpestre della -Giudicaria non doveva apparire troppo turbata. La montagna spezza -l'azione in minuscole battaglie isolate, importanti per il risultato -e infime per l'ampiezza, faticose, aspre, violente, brevi. La notte, -improvvisamente, sopra una balza, la fucileria scintilla e scoppietta, -e pochi chilometri più in là, al primo svolto della valle, non si -sente nulla. La guerra ritorna lassù a proporzioni antiche ed a forme -primitive. L'individuo diventa un'unità importante. Una pattuglia può -costituire tutta l'ala di un fronte di combattimento. Il comando non -arriva e l'iniziativa personale supplisce. - -È risorto nei nostri soldati un istinto guerriero, fatto di scaltrezza -e di ardimento; hanno ritrovato un'anima primordiale da cacciatori -d'uomini: sono divenuti come se sempre fossero vissuti nella selvaggia -solitudine dei boschi; hanno la sensibilità di percezione dell'indiano -nella jungla; conoscono tutti i rumori, tutti i mormorii, tutti i -fruscii, tutti gli echi delle valli; sentono la vicinanza del nemico -con un orecchio selvaggio. La razza conservava insospettate armi di -guerra, delle facoltà combattive discese a noi da remote e gagliarde -generazioni conquistatrici. E con esse, la gioia naturale e piena di -battersi e di battere. - -Le pattuglie partono lietamente, contente; hanno sempre in serbo -qualche cosa di nuovo per il nemico. Studiando le abitudini degli -avversari, esse inventano tranelli, organizzano sorprese, con il buon -umore col quale si prepara una burla. Ne sanno più loro della mentalità -austriaca che non tutti i psicologi del mondo. La zona aspra che separa -i due fronti è un terreno di agguati, di sorprese, nel quale i nostri -soldati hanno scoperto tutta una viabilità invisibile. - -Un giorno verso l'imboccatura della valle Daona, un tenente dei -bersaglieri scoprì un posto d'osservazione austriaco: una _baita_ che -si affacciava alla boscaglia sopra un costone. Si mise alla posta, per -vari giorni di seguito, e vide che la pattuglia austriaca nascosta lì -dentro arrivava alla prima alba, lasciando una sentinella celata fra -le piante, e ripartiva al tramonto. Una notte il nostro tenente prese -dieci uomini con sè (fu una gara per seguirlo) e partì. - -Prima del giorno i nostri circondavano la _baita_. Ecco l'alba, ed ecco -la pattuglia austriaca che sbuca, guardinga, e rassicurata penetra -tranquillamente nella capanna. Rimane all'esterno il capo, un grosso -sergente tirolese, che si mette a passeggiare. Passeggiando non si -accorge che qualcuno lo segue, ritmando l'andatura perchè il rumore dei -due passi si confonda. È il tenente dei bersaglieri. - -Era rischioso quel modo di sorprendere il nemico, ma era elegante. Era -italiano. Noi facciamo anche la guerra da artisti. Sarebbe stato facile -piombare sulla _baita_ ad armi spianate, ma il tenente voleva vedere la -faccia sbalordita e comica del grosso tirolese. Una soddisfazione che -poteva costargli la vita, ma che importava? - -Dunque l'ufficiale segue il sergente austriaco. Allunga il passo, lo -raggiunge e lo tocca leggermente sulla spalla. Il tirolese si volta di -scatto e fa un balzo indietro. Stupefatto, allibito, rimane immobile, -pietrificato in un gesto di sperdimento, con gli occhi sbarrati, la -bocca aperta. Il tenente sorride. - -— Ma — balbetta l'austriaco con voce strozzata — ma.... voi siete un -ufficiale italiano! - -— Perfettamente! — fu la risposta — e questi sono soldati italiani. - -Dai cespugli tutto intorno emergevano teste di bersaglieri e baionette. -Un minuto dopo la pattuglia austriaca marciava via prigioniera. - -Una spedizione assai più drammatica fu quella compita sul Ponale -per interrompere l'impianto elettrico che fornisce energia a Riva, -spedizione che fu annunziata con sei parole dal bollettino del 27 -giugno. - -Non fu per lasciare Riva al buio che venne compita quell'audacissima -impresa, ma per estinguere i proiettori austriaci, che la forza -elettrica del Ponale accendeva sul fronte fino a Rovereto, e per -disarmare i reticolati fulminanti della loro micidiale possanza. - -L'impianto elettrico aveva le sue prese idrauliche ad una chiusa del -lago di Ledro, vicino a Molina, in fondo alla valle che le nostre -posizioni avanzate ora sovrastano. L'acqua in pressione imboccava due -enormi tubi accoppiati. Fra i nostri alpini si trovava un operaio che -aveva lavorato all'impianto, e che si offrì per guidare la spedizione. - -Partirono in cinque. I loro nomi erano stati tirati a sorte. Alla -compagnia schierata il capitano aveva domandato cinque volontari, -dopo avere spiegato i rischi dell'impresa; ma all'ordine di «chi vuole -andare faccia un passo avanti» tutta la compagnia fece un passo avanti, -con tanta regolarità di manovra che l'ufficiale credette di essere -stato frainteso. «No, no — gridò — capitemi bene, quelli che si offrono -escano dalle righe!» E la compagnia intera, per essere ben capita anche -lei, fece due passi avanti. Così si ricorse alla sorte. - -Si trattava di attraversare gli avamposti del nemico e di andare a -lavorare fra i suoi accantonamenti. Per lunghi giorni i sentieri erano -stati ricercati e studiati. Il piano dell'impresa era completo. Ognuno -dei cinque aveva un còmpito preciso, stabilito prima. Alla partenza, -l'ordine fu di non parlare fino al ritorno, di non aprire bocca -qualunque cosa avvenisse. - -I cinque muti lasciarono il campo in una notte di bufera, oscurissima. -Discendevano per le forre del Martinel da sterpo in sterpo, quando -si trovarono a qualche metro da una pattuglia austriaca. Aspettarono -lungamente, immobili, coricati fra i rovi. La pattuglia austriaca -passò. - -Poco lontano dalle chiuse, i tubi dell'acqua facevano un gomito. Ogni -soldato aveva sulle spalle dei sacchi di sabbia e un carico di gelatina -esplosiva. Arrivati a quel punto, senza una parola, deposero tutto in -terra. Quattro di loro si allontanarono in direzioni prestabilite e si -sdraiarono vigilando. Rimase uno solo ad eseguire il lavoro di mina: -l'operaio. La pioggia s'era calmata, e s'intravvedevano le nubi basse -che fuggivano tumultuosamente verso il Garda. Una finestra illuminata, -vicina, alle prime case di Molina, pareva spiare nella notte. - -Sotto al gomito delle tubature, l'artiere alpino, attentamente, con una -lentezza eroica, disponeva gli esplosivi, e con i sacchi di sabbia, -messi tutto intorno, formava la camera di scoppio. Il tempo pareva -eterno. Dal villaggio, occupato dagli austriaci, sono salite delle -voci. Un cane ululava a cinquanta passi dai nostri, in una fattoria -tutta buia. L'alpino minatore si muoveva senza rumore, studiosamente. -Cinquanta minuti è durato il lavoro. - -Riunitisi a qualche centinaio di metri dalla mina, i cinque soldati -hanno aspettato immobili lo scoppio. L'esplosione è avvenuta senza -fragore. È stato un tonfo sordo e profondo, seguìto da uno scroscio -violento di cateratta. La massa d'acqua irrompeva precipitosamente -dalle tubature spezzate. Poco dopo essa arrivava con impeto al -villaggio, inondandolo. Gli austriaci sono stati svegliati dalla piena -negli accantonamenti e nelle tende, e un urlo immenso di terrore è -salito dalla valle. - -Senza una parola, sempre muti, gli alpini hanno ripreso la via del -ritorno; hanno ripassato la linea degli avamposti austriaci in allarme; -sono arrivati alla punta dell'alba all'accampamento, affranti di -stanchezza e d'emozione. - -L'ordine del silenzio era finito, ma uno di loro non parlava più. -L'operaio, che aveva compiuto lo sforzo più grande di tensione e -di volontà, aveva perduto la favella. Ed egli tace ancora, atono, -stupefatto, quieto, avendo dato in un'ora tutte le energie di una -vita, avendo speso in sè stesso, in un sublime dialogo fra la volontà -e l'istinto, tutte le eloquenze della sua anima. La fatalità ha voluto -suggellare sulle sue labbra il mistero del suo magnifico dramma. - -La spedizione è stata ripetuta, ma con altri mezzi. Il danno fatto -non era irreparabile, se gli austriaci possedevano tubi di ricambio. E -dovevano certamente possederne a Riva. Infatti le nostre ricognizioni -hanno potuto vedere un affaccendamento di lavoro intorno alle chiuse -del Ledro. Si è pensato quindi a troncare l'impianto idraulico in modo -definitivo. Non più pochi uomini, ma un battaglione. Se non si passava -di sorpresa si sarebbe passati per forza. Gli zaini dei soldati erano -pieni di gelatina esplosiva. - -Fuori di ogni sentiero, per i boschi del Carone, la truppa, dopo aver -sorpreso di notte i posti avanzati austriaci, ha raggiunto il ponte -sul Ponale a Biacesa, un gran ponte in ferro che sosteneva con le sue -travate le tubature dell'impianto elettrico. Tre piloni, tre mine. Uno -scoppio immane, un lampo accecante, una eruzione di rottami, e il ponte -era scomparso. - -È una guerra di colpi di mano, nella quale il nemico, più tardo, -dimostra una pesantezza e spesso una inumanità teutoniche. In un -recente combattimento, piccolo ma accanito, che ha completato il -nostro fronte sul Garda, gli austriaci, che tentavano di resistere -all'attacco, mentre si combatteva a brevissima distanza, facevano fuoco -sui feriti. - -Di tanto in tanto, una volta o due al giorno, la bella quiete della -valle Giudicaria è interrotta da un rimbombo di cannonate. Tre o -quattro granate austriache arrivano intorno a Condino. Un po' di fumo, -un boato, ed è finito. È il forte di Por che abbaia, accucciato sopra -un costone di fronte allo sbocco della valle Daona. - -Vi è tutto un gruppetto di forti lì, a quel bivio di valli, ma soltanto -quello di Por prende la parola, forse perchè è il più vicino, o forse -perchè è il più moderno. Può anche darsi che gli altri forti siano -stati disarmati per coronare con le loro artiglierie le posizioni lungo -la Daona. - -Il forte di Por si vede nettamente. L'erba non è ancora nata sui suoi -spalti, che macchiano di una nudità rossastra il fianco del monte, -come una frana. Però un muraglione di appoggio laterale delle opere, -rimasto scoperto, è sagacemente tinto di verde, ma di un verde tenero -inverosimile che non appartiene a nessuna vegetazione di questo mondo. -Sulla spianata le cupole di acciaio si profilano basse, cinque calotte -che sfiorano appena la superficie. Intorno, il prato e il bosco fanno -largo, come arretrando davanti a questa fragorosa intrusione sulla -selvaggia bellezza del monte. - -Condino riceve le sue granate quotidiane con quell'aria desolata, -esterrefatta e lugubre che hanno i paesi abbandonati nelle zone del -fuoco dove fra le case e per le piccole vie pittoresche la solitudine e -il silenzio acquistano una pesantezza tragica. Da ogni porta esala come -un alito di angoscia, e pare di sentire nelle abitazioni vuote il senso -di un'atroce attesa. Da lontano sembrano vivi questi villaggi. Condino, -con le sue case bianche, appare pieno di una campestre gaiezza. -Quando vi si entra, l'immobilità di ogni cosa produce una non so quale -impressione di gelo, come se l'ombra dei muri raccogliesse un'atmosfera -di morte. - -Poco più oltre, Cimego; più lontano Castello. Abbandonati anche -loro vedono strisciare lungo le case le pattuglie austriache. Questo -silenzio, così sinistro nei paeselli, dove inconsciamente noi tendiamo -l'orecchio alle voci, è dolce all'aperto. Nella mattinata limpida, -sotto al gran sole, la valle è festosa. - - -Nelle acque del Chiese è un brulicare rosato di soldati che si bagnano -e si levano dai loro gruppi canzoni e risate. Altrove si lavora. Si -lavora con una letizia che mette in noi una serenità indicibile. Si -fanno baraccamenti per l'inverno, si fanno strade, si fabbricano -arnesi, si costruiscono persino slitte, che porteranno viveri e -munizioni quando tutto questo verde sarà morto e i nevai saranno -discesi fino alla valle. Falegnami, muratori, carpentieri, zappatori, -lavorano al sole, cantando. Gli accampamenti che s'inerpicano con -un disordine da armenti al pascolo sui prati e sulle boscaglie dei -declivi, sono pieni di vita e di allegria. Direi quasi che scendono da -essi delle buffate di giovinezza e di vigore. - -Se il nemico contasse sulla nostra stanchezza, s'ingannerebbe molto. La -guerra ci tempra. Pare che i nostri soldati ritrovino al campo una vita -che conoscevano, che amavano e che avevano dimenticata. - -Compiono opere meravigliose che la sola forza non può fare senza -l'entusiasmo. Il dorso delle più aspre montagne è solcato dalle volute -di strade che scalano l'inaccessibile e per le quali l'automobile -ascende. Sono centinaia di chilometri. I più grossi cannoni italiani -tuonano da vette sulle quali finora non s'era posata che l'aquila. -Declivi e rocce, ad altezze vertiginose, sono tagliati dal varco aperto -dalla sapienza, dalla volontà, dalla gagliardia dell'esercito, e le -strade nuove, simili a venature sui monti, portano come vene un fiotto -di vita nostra alle più eccelse altitudini. - -Per interrompere la strada di Ampola, quella che va a Riva, gli -austriaci hanno fatto crollare in un punto la montagna con tre -tonnellate di dinamite. La strada che era incavata nella roccia è -scomparsa, e con lei tutta una falda della roccia. Ebbene, si è fatto -un ponte che raccorda i due mozziconi della strada interrotta, un ponte -sull'abisso, un ponte di legno, che si aggrampa alla parete, che si -appoggia alle sporgenze, che sale lungo la roccia, così grandioso, così -solido, che pare un lavoro permanente, e che probabilmente per molti -anni reggerà il grave traffico di questo nuovo e antico lembo d'Italia. - -Nelle opere delle nostre truppe si rivela una visione monumentale -delle cose. Pare che si faccia tutto col pensiero dei secoli. E per -lunghi secoli infatti rimarranno su queste montagne le tracce profonde -e gigantesche della nostra civiltà in lotta, che affacciandosi sulle -sommità delle Alpi vi lascia come degli indelebili solchi di artiglio. - - - - -TRA LE BALZE DELL'ADIGE. - - _26 agosto._ - - -L'occupazione di Ala, e la prima irruzione delle nostre truppe -verso Rovereto nella valle dell'Adige, dopo la conquista fulminea -dell'Altissimo e di tutto il massiccio fra il Garda e l'Adige, sono -legate alla memoria del generale Cantore. La storia della nostra azione -in quel settore è come dominata dalla figura di questo singolare -condottiero di avanguardie, che aveva della guerra una concezione -antica, magnifica e temeraria, per la quale è morto. Il suo ardimento -da guerriero leggendario, che si accoppiava ad una visione chiara -del terreno, ad una percezione esatta e rapida delle possibilità, fu -preziosa nel primo slancio dell'avanzata, quando le nostre colonne -penetravano nel territorio nemico senza potersi prefiggere un -obbiettivo preciso e definitivo, prive di informazioni esatte, affidate -alla intuizione e alla sagacia dei capi per strappare alle circostanze -il maggiore frutto. - -L'Altissimo fu preso con un colpo di mano. Reparti alpini marciarono -nella notte del 23 maggio per dirupati sentieri della montagna, e -sorpresero all'alba il nemico sulla vetta. Senza sosta l'occupazione si -estese ad oriente. Dalla cima scese per i valloni ad affacciarsi sulla -Val d'Adige. Le pattuglie calavano per i costoni e per le balze. Delle -compagnie di rincalzo s'inoltravano dal sud. Il 2 maggio, l'avanzata -risaliva il fondo della valle fino ad Ala. - - -Poche truppe: due battaglioni. Uno marciava alla destra dell'Adige, -l'altro alla sinistra. Una batteria seguiva il battaglione di -destra. Gli abitanti, quando vi narrano della comparsa delle truppe -liberatrici, non vi dicono «gl'italiani arrivarono» ma «Cantore -arrivò». Perchè videro lui prima di ogni altra cosa. Il generale era -l'esploratore delle sue colonne. Improvvisamente, in un villaggio -che gli austriaci avevano abbandonato poco prima, entrava un generale -italiano, solo col suo capo di Stato Maggiore. - -Giungeva per la strada maestra, tranquillamente. E questo ardire, pieno -di un senso di eroico disdegno verso il nemico, colpiva profondamente -l'immaginazione degli abitanti che aspettavano palpitando, la mente -piena delle menzogne austriache, secondo le quali gl'italiani avrebbero -messo tutto a ferro e a fuoco. - -Cantore voleva vedere ogni cosa con i suoi occhi. Dove poteva celarsi -un agguato, verso i possibili sbarramenti, dove il terreno si prestava -ad una difesa avversaria, andava lui a guardare. Freddo, calmo, -avanzava allo scoperto, e, scelto un buon punto d'osservazione, si -assestava lentamente gli occhiali sul naso e ammiccava con i suoi occhi -da studioso miope, impassibile al fuoco, immobile, attento, come un -matematico avanti ad un problema. Poi, quietamente, dettava gli ordini -al suo capo di Stato Maggiore, che lo seguiva per disciplina, per -dovere e per amor proprio. - -Quando voleva recarsi in esplorazione, il generale non mancava di -chiedere il parere dell'ufficiale. Ascoltate le eccellenti ragioni -che sconsigliavano il progetto, egli concludeva «Allora, andiamo!» — -e partiva in avanscoperta. Aveva un'inflessibilità verso di sè e verso -gli altri, che era tutta scritta nell'energia del suo volto. Ignorava -il pericolo; lo aveva affrontato tante volte impunemente che si era -fatta la persuasione di una invulnerabilità. «La morte non mi vuole», -diceva. E ci credeva. La morte lo ha afferrato così repentinamente -nella sua ultima temeraria esplorazione fra le orrende rocce delle -Tofane che egli non l'ha sentita venire e non ha avuto il tempo di -ricredersi. - -A Borghetto entrò a piedi. Dal campanile del villaggio una pattuglia -austriaca aveva tirato dei colpi verso la strada. Poi questo fuoco -era cessato. Cantore volle andare a vedere se il paese era sgombrato -dal nemico. Due guardie di finanza del posto di frontiera gli fecero -da fiancheggiatori. La pattuglia austriaca era fuggita. L'avanzata -incominciò. Cantore partì avanti, in automobile, come per una -passeggiata. - -Nella valle pittoresca i cui nomi evocano come una fantastica galoppata -di epopea, fra quei dirupi che hanno visto passare in uno scintillìo di -uniformi e in un ondeggiamento di piume la prima gloria napoleonica, la -quale doveva allargare i suoi clamori trionfali su tutta l'Europa, in -quel grandioso scenario da battaglie, la conquista italiana è entrata -veloce, annunziata dal rombo di un motore, che echeggiava improvviso -fra i muri dei villaggi attoniti, rozzi e grigi, raccolti intorno al -bianco stelo dei campanili, e immersi nei vigneti contro ad uno sfondo -oscuro di immani rocce precipitose. - - -Dopo le chiuse prodigiose che Rivoli sovrasta dal suo verde pianoro, -profonde come cañons, dopo quell'angusto e solenne corridoio di dirupi -che stringe fra pareti a picco la serenità dell'Adige, dopo la zona -delle vecchie fortezze, massicce e bianche, che dominano la gola dalla -sommità di vette nude, la vallata si allarga maestosa, vigilata da -ruderi di torri annidati fra dirupi giganteschi e da qualche scheletro -superbo di castello, che come quello di San Valentino addossa alle -rocce le sue muraglie merlate con un'aria grandiosa, severa, lugubre -da castello delle leggende. Il passato ha lasciato per tutto un segno -di guerra. Ad uno svolto della valle, una cittadina chiara, graziosa, -arrampicata in parte tra il verde delle alture, avanza le sue case più -nuove verso l'Adige: è la prima città austriaca, Ala. - -Ha un'aria raccolta e antica, con un'impronta così profondamente -nostrana che pare di averla conosciuta già, di ritrovarla vagamente -nella memoria insieme al ricordo di qualche vallata del Friuli. -Nulla di più italiano di quei vecchi palazzi d'Ala, di una nobiltà -provinciale, di un'arte modesta e pura, nel cui interno verdi -specchiere di Venezia riflettono nel loro pallore di sogno delle -grazie settecentesche. La parte alta, inerpicandosi sul monte, diviene -rustica, e le stradine che salgono tortuose sono fiancheggiate da -casupole montanare, tutte a balconate di legno annerite dal tempo. -Attaccate ai muri, presso alle porte, le rozze slitte aspettano -l'inverno; sulle logge è tutto un festoso verdeggiare di fascine -fresche che seccano al sole; da soglia a soglia passa un dialogo veneto -di comari. - -Ad Ala avvenne l'unica opposizione austriaca alla nostra avanzata. Fu -piccola, breve, ma arrivò di sorpresa. La città pareva completamente -abbandonata dal nemico. - -Prima di ritirarsi i gendarmi austriaci avevano affisso manifesti che -minacciavano severe e imprecise punizioni a chiunque avesse osato di -fare buona accoglienza agli italiani, e avevano ripetuto a tutti che -gl'italiani si sarebbero abbandonati ad ogni eccesso. Da giorni i -negozî erano chiusi, e la città silenziosa aspettava nella speranza e -nell'ansia. Gli abitanti ignoravano tutto della guerra. Non sapevano -della presa dell'Altissimo e delle altre operazioni che si stavano -svolgendo nella regione. Nessuna notizia arrivava. Ma fra le case -chiuse, per le finestre dei cortili circolavano bisbigliate delle voci. - -Il 24 maggio si diceva già: «Saranno qui stasera; un boscaiuolo ha -visto i bersaglieri ad Avio; scorgeva le penne....» Fra i patrioti -vivevano degli austriacanti; la comparsa di qualche vicino sospetto -interrompeva i dialoghi e faceva richiudere le finestre. Non erano -tutti partiti gli anti-italiani, e qualcuno ne resta ancora adesso. - -Andando via, gli austriaci avevano requisito il bestiame, obbligando -dei contadini a condurlo a Rovereto. Pochi di questi disgraziati sono -tornati indietro. Per farli rimanere, temendo forse lo spionaggio, gli -austriaci avevano annunziato loro, semplicemente, che Ala non esisteva -più, essendo stata distrutta insieme agli abitanti dalla barbarie -italiana. La mancanza del bestiame e di provviste rendeva la vita -dei cittadini difficile. L'arrivo degli italiani era invocato come un -salvataggio. - - -Quando l'automobile del generale Cantore entrò nella città, Ala -pareva deserta. Cantore si fermò nella piazza, una piazzetta angusta, -irregolare, a declivio, che pare si tenga a stento dallo scivolare con -tutti i suoi ciottoli. Erano circa le dieci e mezzo del mattino. Il -generale aspettava le sue truppe. Intanto alcuni individui sbucavano -fuori e si avvicinavano a lui ossequiosi, assicurandolo della loro -lealtà e del loro patriottismo. Gli austriaci? — dicevano costoro. — -Neppure l'ombra. Erano fuggiti tutti. - -Mentivano. Nessuno disse al generale che la gendarmeria austriaca, -rinforzata da un reparto di fanteria territoriale, era all'uscita del -paese dove da tre notti lavorava a trincerarsi. Questa menzogna noi -abbiamo generosamente dimenticato. - -Tre quarti d'ora dopo si udì il passo dei soldati per le vie. Delle -porte si schiusero, delle voci di saluto risuonarono. Le case dei -patrioti furono in rumore, e il grido di «Viva l'Italia!» scendeva -da alcune finestre. All'avanguardia che, fra uno scintillìo di -baionette in canna, sboccava sulla piazzetta, il generale diede -l'ordine di proseguire ed occupare gli approcci settentrionali del -paese. Repentinamente, appena i soldati, voltato l'angolo, sbucarono -fuori dall'abitato, scoppiò la fucilata, violenta, intensa, vicina, -imprevedibile. - -Da quel lato la città si affaccia sul letto ampio e sassoso del -torrente Ala, e la strada lo segue per un tratto prima di attraversarlo -sopra un ponte. All'altra riva del torrente, si distendono delle vigne -sorrette da lunghi muri che si sovrappongono a ranghi, dando l'idea -della gradinata di un'arena con una verde moltitudine di viti al posto -degli spettatori. In mezzo alle vigne, in alto, una villa isolata. Gli -austriaci avevano fatto della villa, che fronteggia e domina il paese, -il loro fortilizio, e dei muricciuoli i parapetti delle loro trincee. -Inattaccabili alla fucileria, essi bloccavano solidamente il passaggio -del ponte e rendevano intenibile il bordo dell'abitato. - -Alla resistenza improvvisa, l'avanguardia refluì sulla piazza. I colpi -che venivano dalla villa infilavano la via e tempestavano i muri. La -piccola vetrina di una modesta pasticceria, avanti alla quale stava -Cantore, è tutta foracchiata dalle palle. - -Nella città sconosciuta non era facile orizzontarsi subito e trovare -le posizioni dalle quali riconoscere e battere il nemico. Quali forze -aveva? Il suo fuoco era serrato. Vi fu una ricerca concitata di sbocchi -accessibili e di posti di osservazione, mentre sopraggiungeva il resto -del nostro battaglione. In quel momento delle fucilate cominciarono a -partire da varie finestre. - -Allora si svolse uno dei più belli episodi. - - -Una compagnia cercava di salire alla parte alta della città e avanzava -esplorando per una strada angusta e deserta, tagliata dal sibilare -alto delle pallottole. Un portone era schiuso, come per un invito ad -entrare. I soldati vi si affacciarono guardinghi, le baionette basse. -Nella corte, inaspettato, risuonò un grido di entusiasmo, un grido -di donna: «Avanti, avanti, viva l'Italia!» E una ragazza, giovane, -sorridente, dall'aspetto fiorente e modesto, comparve fra i nostri: -«Avanti, vengano, vengano sicuri!» - -L'ufficiale che comandava, rimise la pistola nella fondina e salutò -cavallerescamente chiedendo: «Signorina, si vedono gli austriaci dalla -sua casa?» — «Sì, sì, si vedono, salga con me!» — e svelta essa lo -precedette per le ampie scale d'una vecchia casa. - -Da dietro alle persiane chiuse si scorgeva quasi sotto ai muri il -torrente Ala; al di là, i vigneti e la villa, crepitanti di colpi. -Delle palle si schiacciavano sulle pareti della casa. - -Figlia di patrioti, educata alla religione segreta dell'Italia, la -fanciulla non sentiva e non comprendeva il pericolo, tutta commossa -dall'avverarsi del gran sogno. Rideva, e i suoi occhi azzurri -sfavillavano di contentezza: «Signor ufficiale — esclamava — chiami -i suoi soldati, vede, da qui può far battaglia!» — «No, signorina — -rispose il capitano dopo aver bene osservato, — tirerebbero sulla casa -e spezzerebbero tutto qui dentro; vorrei trovare una posizione più -alta.» — «Sì, so io dove, mi segua, la conduco io!» - -Dietro alla casa, degli orti minuscoli, aggrappati allo sperone -roccioso del monte, si sovrastano l'un l'altro come pianerottoli verdi. -E si vide una lunga fila grigia di soldati, preceduta da una bianca -figurina di donna, salire curva da un pianerottolo all'altro per ripide -scalette di pietra. Con un breve schianto le pallottole entravano -nel tronco degli alberi. Gli austriaci conoscevano quell'accesso e -lo vigilavano. Si accorsero subito della scalata. Dai vari ripiani i -nostri cominciavano il fuoco, nascosti fra le piante. - -Poco dopo anche il generale, cercando un sentiero che aggirasse la -posizione nemica, saliva da altra via la costa, esplorando lui stesso, -come sempre, seguìto da un plotone. Arrivò in un punto scoperto, preso -d'infilata. L'avevano visto; il piombo austriaco grandinava sulla -roccia. I soldati esitarono un istante e si gettarono istintivamente a -terra, ai lati del sentiero. Cantore rimase in piedi, la faccia verso -il nemico, immobile sopra una sporgenza della roccia, impassibile come -una statua. Poi chiese un fucile, e lentamente, con un'attenzione da -tiratore al bersaglio in un giorno di gara, cominciò a far fuoco. Non -gridò ordini, non disse nulla, ma un minuto dopo tutto il plotone, -calmo, aveva preso posizione intorno al generale e nulla più lo mosse. - -Due settimane fa, nella mattinata della domenica, in mezzo ad un -quadrato di truppe che presentavano le armi, la signorina Maria -Abriani, l'eroica guida, ha ricevuto la medaglia al valor militare, -come un soldato. Essa ne è fiera, ma a chi si congratula con lei, -modestamente osserva: «Tante altre donne avrebbero fatto lo stesso -nelle mie circostanze». - -«Non ha avuto neppure un momento di paura?» — le ho chiesto conversando -con lei proprio sull'alto della posizione alla quale essa aveva guidato -le truppe, dopo essermi fatto narrare la scena. «Non ci pensavo — mi -ha risposto, — ero così contenta. E poi i soldati erano tanto calmi, -allegri, che pareva che non ci fosse nessun pericolo». - -Dopo un istante, sorridendo ha soggiunto: «Quando ridiscesi, passando -dietro alle file che facevano fuoco, i soldati si voltavano a salutarmi -e a dirmi dei complimenti....» In pieno combattimento, fra una fucilata -e l'altra, mentre qualche cadavere insanguinava già le rocce, i -combattenti lanciavano l'omaggio di una frase ammirativa alla gioventù -e alla freschezza femminili che passavano. C'è tutta l'anima italiana -in questo particolare pieno di eroismo e di galanteria. - -Il piccolo combattimento di Ala fu definito dall'artiglieria. La -batteria che accompagnava la colonna alla destra dell'Adige fu portata -avanti e dall'altra parte della valle scacciò gli austriaci a colpi di -_shrapnells_. - - -Da Ala la nostra avanzata ha raggiunto senza contrasti le posizioni -solide che teniamo, di fronte alla montagna di Biaena, della quale gli -austriaci hanno fatto tutta una immane fortezza. - -Come nella valle Giudicaria, anche in quella dell'Adige i due fronti si -consolidano lontani fra loro, separati da una zona aspra nella quale -serpeggia la guerrilla delle avanscoperte. In tutte queste vallate -vi è stata un'analogia di azione e di intenti, che ha condotto ad una -analogia di situazioni. - -Qualche colpo di cannone da una parte, qualche colpo di cannone -dall'altra, urti di pattuglie, ma nel complesso la guerra qui marca il -passo in un'attesa guardinga. Vi sono delle posizioni d'avamposti alle -quali non si arriva che per osservare. Sono cucuzzoli di alture che -l'artiglieria ha sterilito e denudato, perchè quando vi arrivano gli -austriaci li bombardiamo noi, e quando vi arriviamo noi li bombardano -gli austriaci. Si sente, s'intuisce che ogni movimento di masse qui -dipenderà da movimenti che si svolgono altrove. Per ora i due fronti -avversarî si limitano ad accumulare ostacoli. - -Sul Biaena le fortificazioni austriache si vanno delineando come delle -ferite sulla immane faccia del monte. Sono scorticature di rocce, -tratteggi di terra smossa. Il materiale scavato, trasportato dalle -piogge, ha formato delle colate chiare e rosate nei canaloni e sulle -pareti a picco delle creste. Si scava e si scava lassù. - -Il Biaena, vario, tutto pianori e dirupi, coronato da rocce a picco, -fronteggia un gomito dalla valle dell'Adige, al di là della cittadina -di Mori, e si presta ad una difesa di sbarramento. Sulla sua vetta lo -scoglio appare forato da cannoniere. La fortezza più alta non è sul -monte, è dentro al monte. Ci sono voluti anni di lavoro per annidare le -artiglierie nel cuore delle immani scogliere. - -Le opere colossali che l'Austria aveva fatto sulle formidabili barriere -delle Alpi dimostrano non soltanto la preparazione minuziosa di una -guerra per noi inevitabile, ma dimostrano anche un concetto altissimo -del nostro valore. Non è contro un avversario disprezzabile che -si accumulano ostacoli di questa mole. Quando noi ci sentivamo più -deboli, l'Austria c'indovinava forti, ci presentiva pieni di energie -imprecisabili, di risorse imprevedibili, di volontà insospettate. -Nessuna posizione le pareva solida abbastanza, e per poterci battere -apprestava le armi più numerose e possenti che la scienza militare -moderna sia in grado di fornire. - -Il Biaena, con le sue trincee che sembrano sospese come cornici al -bordo di pareti rocciose, con i suoi sentieri coperti che cercano il -cavo ombrato dei canaloni, con le sue batterie che s'intravvedono nel -verde delle boscaglie, con le sue fortezze nascoste nella sagomatura -turrita della cresta, il Biaena ampio, oscuro, ostile, imponente, un -po' velato nello sfondo della Valgarina inondata di sole, non è che un -monumento di paura. - -I nostri soldati lo osservano con olimpica indifferenza dalle pendici -di Serravalle e dalle falde del Cornale, dove biancheggiano i resti -di un castello medioevale che schiera fin verso la cima un rango -ancora intatto di merlature ghibelline. Lo sguardo corre da lì lungo -il serpeggiamento scintillante dell'Adige, verso il quale i villaggi -scendono come armenti alla beverata. Lontano, in fondo alla vallata, in -una diafanità luminosa, un biancheggiare più vasto di edifici: è Sacco, -un sobborgo quasi di Rovereto, in un'azzurra conca di monti. - -I paeselli dalla nostra parte seguitano a vivere anche sulla linea -degli avamposti, e ricevono strani messaggi dal nemico, portati dal -fiume. Sono proclami, avvertimenti, inviti, spediti dentro bottiglie -vuote che l'acqua trascina. Comunicazioni da naufraghi. Qualche volta -un treno blindato viene avanti adagio adagio in esplorazione, spara un -paio di bordate e fugge, tutto avvolto in una gran nube di fumo. - -Il fianco orientale della valle è formato dalle balze del Coni Zugna -che digrada, verso Rovereto, nella Zugna Torta. È una lunga montagna -boscosa che solleva un dorso crestato di rocce. Sulla vetta più alta -si erano fortificati gli austriaci. L'assalto che li scacciò salì da -un lato che pare inaccessibile. Dal basso la cresta sembra avanzare -delle fulve speronate a picco. Una notte un reparto alpino si arrampicò -lassù e sorprese il nemico. Un solo austriaco tentò di difendersi, con -un eroismo ammirevole. Al grido di «Arrendetevi!» rispose: «Io non mi -arrendo che per ordine dell'Imperatore!» — e cadde trafitto. Gli altri -fuggirono. - -Ora tutta la montagna è nostra, e dagli ultimi suoi contrafforti -settentrionali i nostri avamposti vedono allargarsi sotto a loro, nella -vallata profonda, Rovereto. L'altro versante del Coni Zugna scende -sulla Vallarsa, che è pure nostra. A Rovereto essa si congiunge con -la valle dell'Adige. Rovereto è il centro al quale converge una immane -stella di valli nelle quali l'avanzata italiana si è incanalata. Sulle -montagne, fra valle e valle, tuona l'artiglieria nostra. Invisibile e -dominante, arrivata lassù come per miracolo, lungo strade improvvisate -che si slanciano alle cime con un zig-zag da saetta, essa spande come -un temporale il suo tuono nelle alte regioni dell'atmosfera. - -Si sale alla Vallarsa per la strada di Schio che ascende al passo -delle Dolomiti. Si viaggia lungamente nel panorama fantastico delle -vette gigantesche, irte di cuspidi e di torri favolose, rossicce o -cineree, pallide nella profondità del cielo, immerse nel diafano oceano -dell'aria che le tinge un poco del suo azzurro, e nelle quali pare -di vedere rovine paurose di costruzioni sovrumane, ruderi di castelli -olimpici. - -La Vallarsa è quieta come la Val Lagarina. Vi si aspetta. Il rione -di San Giusto, il lembo orientale di Rovereto, mette un tremulo -biancheggiamento nella distanza, dove la valle si allarga. Rovereto -è in fondo ad ogni gola, è la mèta verso la quale tutti i passi si -orientano. - -Sulla Vallarsa, in uno sperone della roccia che avanza come una -sentinella e strapiomba sul burrone, gli austriaci stavano creando uno -di quei loro forti scavati nello scoglio. Quanto lavoro contro di noi! -Le cannoniere, mascherate da frasche, erano già aperte verso l'Italia, -simili ad entrate di caverne, e all'interno del monte immense gallerie -formano un labirinto tenebroso. I detriti vomitanti dalle grotte -artificiali biancheggiano a strisce fino al torrente. - -Sul forte incompleto si stavano issando le spesse pareti di acciaio -delle cupole. Quelle cave masse di metallo sono oggi garitte di -sentinelle italiane, e il vento freddo della montagna mugola ai loro -bordi da campana. - - - - -UNA MAESTOSA BATTAGLIA DI FORTEZZE. - - _Vicenza, 29 agosto._ - - -Delle piccole nubi leggere e rosate incoronano la vetta oscura di una -bella montagna regolare, tutta ammantata di una folta pelliccia di -vegetazioni, e le cui falde si allargano dolcemente, punteggiate di -case così bianche che sembrano luminose nella mattinata serena. - -Un gruppo di ufficiali d'uno Stato Maggiore, da una balza erbosa che -pare una terrazza verde sulla vallata, punta i binocoli verso la vetta -che traspare di tanto in tanto, impallidita fra i cirri. Le nubi si -diradano, si sfanno, si riformano, si spostano, e nelle loro lacerature -nereggia a momenti, un po' velata, in un ovattato contorno di vapori, -la sommità boscosa che attira gli sguardi. Il calore del sole, il -tepore che sale dalla valle lungo le pendici, nella quiete profonda -dell'aria, spazza a poco a poco le nubi, e in un lento dissolversi -filaccioso di nebbie la cresta della montagna appare intera, sempre più -nitida. - -Essa è coronata di puntini oscuri, che si prenderebbero per minuscole -escrescenze sassose sul profilo della vetta, se non si muovessero, -con quella lentezza da insetti che hanno gli uomini nelle lontananze. -Sono nostri soldati arrivati lassù l'altro ieri, con un assalto salito -prodigiosamente a quasi duemila metri. La montagna è il Salubio. - -La vallata è quella del Brenta, la Valsugana, che risalito il vecchio -confine si allarga serpeggiando in ampie volute da oriente ad occidente -verso Trento. La Valsugana e la valle dell'Adige si congiungono a -Trento, e costituiscono le due massime arterie di transito fra le -pianure italiane e la nostra grande città prigioniera. Fra queste due -vallate capaci, nel cui fondo strade e ferrovie s'intrecciano sulle -sponde dei fiumi, si ergono massicci alpini, solcati da vallette -minori e da gole che formano un labirinto di passi, i quali tendono a -innervarsi ai fulcri di Rovereto e di Trento. - - -L'Austria, preparando la nostra aggressione, aveva apprestato tutto -per svolgere una delle azioni offensive più vigorose sulla Valsugana, -e allo scopo di proteggere il fianco di questo movimento d'invasione e -salvaguardare le sue retrovie, aveva sbarrato quei passi minori, tutti -i piccoli sbocchi secondari tra la Valsugana e la vallata dell'Adige, -con un sistema di fortezze modernissime. Sono queste le fortezze di -cui sovente abbiamo letto i nomi sui bollettini del Comando Supremo a -proposito di intense azioni di grosse artiglierie sull'altipiano di -Asiago e sul monte Lavarone. Sono i forti di Luserna, di Belvedere, -di Spitz Verle, di Busa Verle, che guardano principalmente la valle -dell'Astico, la più facile delle vie secondarie fra l'Adige e il -Brenta. - -Subito, al primo inizio della guerra, incominciò il duello gigantesco -dei forti. Varcata la frontiera occupammo di sorpresa il monte -Lavarone, sovrastante dal nord l'angusta valle dell'Astico, e lo -guernimmo di grossi cannoni. Il 28 maggio il bombardamento era già -così intenso, tanto dalle nuove batterie del Lavarone quanto dai nostri -forti permanenti annidati più a oriente fra le vette dell'altipiano di -Asiago, che il vigore della difesa austriaca dalle fortezze corazzate -declinava su certi punti. I nostri tiri bene aggiustati tempestavano -specialmente il forte Luserna, il più vicino, che, sconvolto dalle -esplosioni delle grosse granate, alla mattina del 29 non rispondeva già -più. Le sue cupole d'acciaio erano demolite, tutto pareva in rovina. - -Verso mezzogiorno si vide sorgere una bandiera bianca sul forte -austriaco sbrecciato e silenzioso. Un evviva echeggiò sulle vette -italiane a questo segno di resa. Ma subito dopo il forte scomparve -in un fumo di esplosioni. Era il forte austriaco di Belvedere, più -lontano, che apriva il fuoco sul Luserna per punirlo d'avere issato -bandiera bianca. Il 3 giugno anche il forte di Spitz Verle, più -indietro, fra le alte rocce che dominano la Val d'Assa, era ridotto al -silenzio, e quelli di Belvedere e di Busa Verle apparivano danneggiati. -La nostra offensiva spezzava le prime barriere. - -Il bombardamento continua. A lunghi intervalli il suo cupo rimbombo -passa come un profondo e lontano boato di temporale sulla Valsugana, -alla quale l'azione delle nostre grosse artiglierie tende dal sud. Le -truppe che operano nella valle odono avanti a loro questa gran voce che -rugge. E avanti a loro, infatti, la difesa austriaca che le fronteggia -ha sul suo fianco destro la maestosa e lenta battaglia di fortezze. - -È una battaglia che ha una mobilità solenne. Viste le opere in -pericolo, gli austriaci spostano le batterie. Hanno costruito -appostamenti nuovi, hanno creato vie di arrocco per trasportare i -pezzi da una posizione all'altra, e alla notte, nel silenzio profondo -della montagna, si ode talvolta un rombare metallico e lontano di ruote -sui binari: sono batterie nemiche che viaggiano. Scoperte e battute, -esse tacciono, e nell'oscurità se ne vanno. È come se le fortezze -viaggiassero. - -L'eco dei colpi arriva dunque nella vallata sulla quale si è riformato -il silenzio dopo l'ultimo combattimento. Sulla cima del Salubio -conquistata i nostri soldati si profilano, e più in basso, fra le -piante, si annida il gregge bianco e sparpagliato delle tende. Qualche -nuvoletta di _shrapnells_ si forma, uno scoppio risuona, gli ometti -lassù rimangono immobili. Un paio di cannoni da montagna austriaci -abbaia cautamente contro le nostre nuove posizioni, ma nessuno ci bada. - - -L'assalto nostro è arrivato sul Salubio di sorpresa. L'ascensione è -durata un giorno intero. Dopo un abile movimento aggirante, compiuto di -notte, l'alba del 24 ha trovato le truppe destinate all'attacco tutte -nascoste nelle foltissime boscaglie che coprono le falde fin quasi alla -vetta. Su tutto il Salubio non c'è che un triangolo di prato, il cui -velluto verde si stende sulla spalla oscura della montagna, disseminato -di _baite_ deserte. Lentamente, lentamente, strisciando, ascoltando, -inerpicandosi con cautela da rovo a rovo, da tronco a tronco, le -truppe, in silenzio perfetto, precedute da punte di esplorazione, -salivano nell'ombra più cupa, evitando le radure, lontano da ogni -sentiero. Alle cinque della sera si avvicinavano al limite alto del -bosco. Qui furono fatte fermare, per dar loro un po' di riposo. Gli -austriaci erano trincerati a cento metri da loro. - -Mezz'ora dopo si potevano scorgere dal basso, attraverso i binocoli, le -prime pattuglie che uscivano dal folto, fra gli ultimi rovi. Parevano -immobili, tanto il loro avanzare era lento, guardingo, felino. Gli -austriaci non erano più che a cinquanta metri dalla fila avanzata -dell'attacco. Dietro ad ogni cespuglio si aggruppavano minuscoli -grappoli d'uomini accoccolati. Ogni movimento pareva sospeso. Non un -colpo di fucile, non una voce. I minuti sembravano eterni. - -Improvvisamente, uno strepito di fucilate, uno scoppio sonoro di -cannonate, nembi di fumo sulle trincee, poi un formicolìo confuso verso -la vetta, un gran grido, lungo, vasto, l'urlo poderoso dell'assalto, -simile ad un lamento di bufera, e sul profilo della cresta si è formato -un granulamento ondeggiante e vago. La montagna era presa. - -La difendeva una compagnia munita di mitragliatrici. Pareva -inconquistabile. Ma la sorpresa ha sgomentato il nemico. È stato -sopraffatto dal panico alla vista degli assalitori così vicini, contro -i quali ha sparato con tanta concitazione da non causare che perdite -infime. Alcuni colpi di cannoni da montagna, appostati vicino, lo hanno -deciso definitivamente alla fuga. - -La compagnia austriaca ha lasciato indietro cinque uomini con -l'incarico, piuttosto sproporzionato, di trattenere gl'italiani in -caso d'inseguimento. I cinque uomini si sono naturalmente arresi. Più -tardi — era quasi notte — gli austriaci, non udendo più niente, hanno -distaccato altri sei soldati per andare a vedere che cosa era successo -dei cinque. E lo hanno visto bene, poichè sono stati fatti prigionieri -anche loro. - -La conquista del Salubio ha inutilizzato le difese più basse nella -valle, create sull'altura di Telve, che è come uno sperone del Salubio -avanzato verso il corso del Brenta a sovrastare la cittadina di -Borgo. Quest'altura, fulva, nuda, regolare, appare tutta rigata da -trinceramenti formidabili in cemento armato. La sua fortificazione -deve essere costata milioni. L'allineamento oscuro delle feritoie, -nell'ombra della blindatura, si tratteggia su tutto il declivio, fino -al paesello di Telve, che sorge ai piedi del colle, e le cui casette -bianche si sovrastano, come per contemplare la valle, l'una al di sopra -del tetto dell'altra. La rovina turrita di un castello allarga sulla -vetta della collina la cinta delle sue muraglie diroccate. L'altura è -stata abbandonata senza lotta. - - -Attraverso la vallata ubertosa, seguendone la dolce curva, Borgo, -l'ultima città conquistata, si distende; e da lontano essa appare -come un chiaro festone di case che si attacchi alle prime pendici -del Salubio, da una parte, e a quella del monte Armentera dall'altra. -L'Armentera è pure nostro. Mentre avanzavamo alla destra sul Salubio, -avanzavamo alla sinistra dal monte Civaron, preso nel giugno e dal -quale gli austriaci hanno tentato inutilmente di scacciarci. - -Nessun combattimento nella valle. La lotta è avvenuta sui fianchi, -da dosso a dosso, da cima a cima. Il Civaron, alto, strano, sottile -come un pan di zucchero, coperto di boschi, dominava già Borgo, -ma è l'Armentera, più avanzato, che scende a balze dirupate, tutte -solcate da lavori di trinceramento austriaci, che ce ne dà il possesso -incontrastato. - -Fra queste alture imponenti, la Valsugana si apre e forma una conca -meravigliosa, ricca, verde, disseminata di villaggi pittoreschi, di -ville, di castelli. Da ogni parte d'Europa l'estate portava qui una -popolazione di gente in vacanza, attirata dalla bellezza dei luoghi e -dalla efficacia curativa delle acque. Oltre Borgo si scorge Roncegno, -con i grandi caseggiati dei suoi famosi stabilimenti termali immersi -nelle nuvolose masse oscure di un parco. Più lontano è Levico, più in -alto è Vetriolo. - -Nelle stazioni ferroviarie di tutti i paesi si leggono ancora questi -nomi sopra _affiches_ multicolori, rimaste ad invitare la gente come se -niente fosse successo. Le locande vicine alla vecchia frontiera sono -piene di queste _réclames_ allettevoli che vi incitano a passare un -mese di villeggiatura al Ferdinandshöhe sullo Stelvio, o al Grand Hôtel -del Tonale a Ponte di Legno, o all'Hôtel di Falzarego, in località -bombardate, in alberghi dei quali non esistono più che le rovine. - -La incantevole conca di Borgo è deserta. I paesi sono abbandonati. -Nulla si muove sulla via bianca. La polvere s'accumula sulle soglie -delle case, insieme a detriti di carta e di paglia portati dal vento. -Tutti i ponti sono saltati. Non uno ne hanno lasciato intatto gli -austriaci. A Grigno, non lontano dalla frontiera, e più oltre, presso -Borgo, hanno interrotto i passaggi a colpi di mina. L'acqua del -torrente Maso gorgoglia fra i rottami contorti dei ponti di ferro della -ferrovia — i cui binari sono rimasti per un tratto stranamente sospesi -— della strada rotabile principale e della strada di Scurelle; tre -ponti vicini, le cui campate, crollate allo stesso modo, spezzate agli -stessi punti, hanno una non so quale bizzarra analogia di gesti. - -Poco lontano, il campanile di Borgo, dal pinnacolo singolare come -una punta di pagoda, si leva giallo e scintillante al sole sopra un -fresco stormire di pioppi. Le persiane chiuse dànno alle case del paese -silenzioso un'apparenza di paura, come se esse avessero serrato gli -occhi per non vedere. Su queste case spaventate e sole, di tanto in -tanto arriva una granata: un ronzìo profondo e lamentoso, uno scoppio, -una nube di fumo e di polverone, ed un edificio ferito versa sulla -strada qualche frammento bianco. - -La stazione, ad un limite del paese, appare danneggiata dai colpi. -Ma furono colpi nostri. Circa tre settimane fa, come annunziò il -bollettino ufficiale, si scorse dal Civaron un intenso movimento di -truppe e di carreggi alla stazione di Borgo e delle artiglierie pesanti -la bombardarono. Il movimento si dissipò come per incanto. Una grande -attenzione fu posta nei tiri per non danneggiare l'abitato, benchè -allora la città fosse già abbandonata. - -Per quasi due mesi Borgo è stato zona neutra. Vi arrivavano pattuglie -nostre e pattuglie austriache. La situazione non era amena per gli -abitanti; tanto più che quando le pattuglie nemiche sceglievano la -stessa ora erano scariche di fucilate per le strade. Gli austriaci -accusavano la popolazione di favorire gl'italiani. Avvertiti da -quello spionaggio che è una delle loro più perfette istituzioni, essi -scendevano ad arrestare la gente sospetta di italianità. Portarono -via così anche una signorina, colpevole di aver stretto la mano a un -caporale nostro. Alla fine ordinarono lo sgombro definitivo della -città, e la poca gente che era rimasta partì. Ma partì dalla parte -nostra, protetta da uno squadrone di cavalleria. - -Ora, da due giorni, gli austriaci tirano cannonate sulle case, ma -senza continuità e senza convinzione. Credono di impedire forse qualche -concentramento di truppe a Borgo. Sparano da lontano e da vicino; sono -piccole granate di cannoni da montagna, che arrivano chi sa da dove, -o sono le grosse artiglierie del monte Panarotta che intervengono, -specialmente nelle ore pomeridiane, quando il Panarotta è in ombra e -vede la valle in luce. - -Il Panarotta costituisce adesso la barriera austriaca nella Valsugana, -come il Biaeno è la barriera che fronteggiamo nella valle dell'Adige. -Si sporge ad una svolta della vallata, dietro a Roncegno, e pare la -blocchi con la sua mole superba, azzurrastra nella luce del mattino. La -conca di Borgo ha il Panarotta come ultimo scenario di fondo. - -Sulla vetta la montagna ostile ha dei forti corazzati muniti di cupole -d'acciaio. Pare che all'inizio della guerra questi forti non fossero -ancora armati. In ogni caso si armarono presto, e alla metà di giugno -cominciarono a far sentire la loro voce. Più in giù, lungo gli oscuri -declivi boscosi, batterie mobili si appostano sui pianori, e trincee, -e reticolati che si stendono a fasce, segnalati come da un affollamento -nebbioso e minuscolo di miriadi di pali. - -La difesa austriaca sembra si vada concentrando in quell'immane -fortilizio. La nostra avanzata sul Salubio e sull'Armentera ha -provocato un balzo indietro del nemico. Sopra Roncegno c'è una piccola -chiesa, antica e solitaria, sul cui campanile ha sventolato fino a -due giorni fa una grande bandiera austriaca. La bandiera è scomparsa. -Nessun essere vivente si muove intorno alla chiesuola lontana. Per -tutto è quiete, silenzio, immobilità. Non uno spolverìo di marcia o di -convogli in movimento sulle strade più remote. Gli austriaci si sono -ritirati dopo l'ultimo combattimento, lasciando qualche piccolo reparto -sulle colline, a ponente di Borgo, da dove cannoneggia. E ritirandosi -hanno fatto saltare altri ponti. Fino a Roncegno si sono viste brillare -le mine. Questa fretta d'interrompere la viabilità denota uno stato -singolare di allarme. - -Dalla Valsugana, nelle vicinanze di Borgo, si diparte a Strigno una -strada nuova, arditissima, che valica passi difficili, s'inerpica -con mille giravolte sulle falde di montagne dirupate, e va da valle -a valle, parallelamente alla frontiera, fino a Fiera di Primiero -a congiungersi con la grande strada della valle di Cismon. È una -strada militare magnifica che l'Austria ha costruito con uno sforzo -gigantesco, quale soltanto una volontà definitiva poteva determinare, -e il cui valore spaventa. Percorrendola noi abbiamo la misura del -pericolo immenso che ci minacciava. - -Questa grande e comoda via, che rendeva praticabile ai movimenti -delle forze austriache la parte più aspra, impervia e selvaggia di -quella zona di frontiera, ha ramificazioni verso la parte nostra, ha -derivazioni che salgono a delle vette. Salgono tortuosamente a vette -dalle quali i nostri forti si dominano, e su molte di quelle posizioni -le piazzole per le grosse artiglierie erano già pronte. - - -Non tutte quelle strade sono finite; alcune erano ancora in -lavorazione, altre erano appena tracciate, quando la guerra è -scoppiata. Nessuna carta le segnala. Esse compongono tutto un sistema -che rivela il piano austriaco di aprirsi il passo su Feltre sfondando -le nostre barriere della Valsugana. - -E mentre si apprestavano le strade per le grosse batterie da assedio, -piccoli paesi della montagna, di quattro o cinquecento abitanti, -vedevano fra le loro mura sorgere enormi panifici elettrici, d'una -modernità insuperabile, capaci di fornire da dieci a ventimila razioni -di pane ognuno. Ve n'è a Pieve di Tesino, ve n'è a Canal San Bovo, ve -n'è a Fiera di Primiero, cioè ad ogni nodo di strade, ad ogni sbocco -di valle. Quali masse erano destinati a nutrire? Ora essi fanno il pane -per le nostre truppe. - -L'Austria preparava l'invasione meticolosamente, metodicamente, -con quella cura del dettaglio di chi può prendersi tutto il tempo -necessario per studiare e per operare, eliminando ogni rischio, -organizzando il colpo sicuro, contando di poter scegliere il suo -momento. Fortunatamente non lo ha scelto lei. - -La grande strada militare porta attraverso paesaggi melanconici e -grandiosi dell'alta montagna, fin dove l'abete intristisce nei crepacci -e fra minuscoli cespugli cinerei fiorisce l'edelweiss, il fiore -del freddo, il fiore in pelliccia bianca. I nostri soldati ne fanno -raccolta, e la posta porta innumerevoli fiori delle Alpi alle case -italiane. Nella foschia, nella penombra nebbiosa delle vette, quasi -sempre sfiorate dalle nubi, s'intravvedono baraccamenti che sorgono, e -il martellare lieto del lavoro, accompagnato da canti d'ogni regione, -echeggia nell'aria fredda. - -Si ridiscende al tepore della ridente valle di Cismon, dove tutto è -quieto. Guerriglia di pattuglie sulle montagne, al nord, ai piedi delle -prodigiose muraglie dolomitiche della Pala di San Martino, immani, -grige, inverosimili. I nostri soldati si spingono in esplorazione fino -ai passi che il nemico guarda. È la lotta di agguati e di sorprese che -abbiamo conosciuto sulla Valfurva e nella valle Daona. - -Il combattimento più importante avvenne al ritorno di una esplorazione. -Trenta alpini erano aspettati da cinquanta nemici appiattati nel -folto di un bosco di abeti. Era la sera. I nostri, vicini ormai -all'accampamento, marciavano incolonnati in un sentiero. Il nemico fece -fuoco a cinquanta metri. La prima scarica fu micidiale. Gli ufficiali -nostri caddero. Ma i soldati non si persero d'animo: manovrarono, si -distesero in ordine di combattimento, e, appostati dietro gli alberi -e tra i macigni d'un torrente, per tutta la notte sostennero il fuoco -dell'avversario superiore, mirando alle vampe dei colpi. - -All'alba, udendo arrivare dei rinforzi italiani, i nemici fuggirono -lasciando vari morti e alcuni prigionieri. Quando si potè osservare la -loro uniforme, si vide che non erano austriaci. - - - - -FRA I TORRIONI DELLE DOLOMITI. - - _Belluno, 2 settembre._ - - -Una pioggia torrenziale, uno di quei brevi e violenti temporali di -montagna che pare nascondano il mondo in un velo crepuscolare di acque -scroscianti, aveva la sera prima vuotato sulle montagne Cadorine tutte -le nubi, e quando ci inerpicavamo verso la vetta maestosa dell'Averau, -al nord di Selva di Cadore, l'immenso panorama delle Alpi Dolomitiche -levava la moltitudine fantastica delle sue punte nella gloria di una -serenità magica. - -Non un pennacchio di nebbia, non un batuffolo di vapore, non un -cirro, e nell'azzurro profondo del cielo i profili dello sconfinato -e meraviglioso orizzonte si disegnavano con una precisione tagliente. -La terra e l'aria avevano un non so quale colore di lavato, di fresco, -come se la creazione fosse stata ridipinta a nuovo, e le più lontane -balze soleggiate, che rivelavano i loro infimi rilievi nella purità -luminosa della divina mattinata, apparivano stranamente vicine, quasi a -portata di voce. - -La vetta dell'Averau è una torre immane, prodigiosa, di una nudità -striata di rosa, e vista dal basso, dal piede delle sue pareti a -picco, ha qualche cosa di soprannaturale e di pauroso. Lo sguardo sale -al cielo lungo la roccia tormentata che strapiomba, e quella mole -vertiginosa che esce dalla logica delle nostre concezioni incute un -vago senso di sgomento. Sui suoi fianchi corrono crepacci profondi, -strane feritoie nelle quali un buio ostile si agguata. Da un lato la -portentosa muraglia si sfalda, e forma delle guglie aguzze, fra le -quali s'insinua nell'ombra la precipitosa e cinerea fiumana di detriti -dei canaloni. - - -A oriente, il massiccio roccioso, biancastro, tutto a stratificazioni, -sul quale la torre si fonda, risale a piatto inclinato, va su -dolcemente come un bastione, come il muro di cinta di una favolosa -fortezza di cui l'Averau sia il mastio, e forma la vetta del Nuvolau. -Nella sella fra le due vette, un rifugio, una casetta di pietra, -il «Nuvolau Pass Hütte». Sulla cima del Nuvolau, un altro rifugio, -un puntino bianco, il «Saxendankehütte». In realtà sono due caserme -austriache che dovevano permettere la difesa del passo. Ma la montagna -fu presa quasi senza lotta nella rapida avanzata iniziale, dopo -l'occupazione del Porè, le cui falde verdi abbiamo contornato salendo. -Ed ora il gruppo del Nuvolau si erge dominatore sulla lotta che si -svolge intorno, a semicerchio, da levante a ponente. - -Dietro a noi, scalando l'ultimo ciglio, vedevamo inabissarsi la -valle del Fiorentina, cupa, selvosa, colma di un'ombra perenne. Tra -la ridente valle del Cismone, nella quale si adagia la pittoresca -cittadina di Fiera di Primiero, che visitammo nella ultima escursione, -e la valle del Boite, che da Pieve di Cadore e per Cortina d'Ampezzo -incanala la strada che scende sulla Drava a Toblach, fra questi due -passaggi principali, come abbiamo già visto fra la Val d'Adige e la -Valsugana, si dirama tutto un labirinto di vallette e di gole che -immettono a valichi e a passi, lungo le quali strade mulattiere od erti -sentieri da alpigiani salgono a cercare un varco nelle selle dell'alta -montagna, talvolta fino ai ghiacciai. La valle del Fiorentina è uno di -questi solchi, nei quali il sole estivo non scende che per qualche ora -al giorno. L'inverno non finisce mai completamente nel profondo, dove -la boscaglia rigida dei pini accumula ombra su ombra, e le rare case -di legno, basse, ricordano le isbe siberiane. Le pietre si coprono di -muschi nell'oscurità verdastra della selva, come per difendersi dal -freddo, e sui praticelli scoscesi un effimero alito di primavera fa -schiudere una delicata flora nordica. - -Anche qui la guerra si sparpaglia nei passi, si spezza, si trita, -si fa guerriglia, mentre sulle grandi strade l'azione s'innerva. Da -valico a valico vi è una lotta di appoggio, di fiancheggiamento. Alle -volte, su testate di valloni secondarî il combattimento si accanisce e -si allarga non per il valore del passaggio ma per secondare l'azione -che si svolge altrove, per arrivare a posizioni che dominano. Ogni -episodio è l'anello di una catena. La sicurezza di un'ampia conca o di -una rilevante vallata, per un allacciamento di occupazioni minuscole -che sembrano isolate, può dipendere dall'esistenza di una pattuglia -lontana, quasi sperduta, aggrampata ad una vetta precipitosa, una vetta -che dalla conca o dalla vallata non si vede nemmeno. - - -Percorrendo il fronte come noi facciamo, da occidente ad oriente, si -sente che l'azione va pulsando più intensa. La frontiera austriaca, -dopo essere discesa a inglobare nell'impero le terre più santamente -nostre, fino al Garda, risale nel Cadore ad avvicinarsi alla frontiera -geografica, pur così lontana. Qui la nostra offensiva si è trovata -relativamente più prossima alla vera terra austriaca e punta verso il -fianco di grandi comunicazioni interne dell'impero. Perciò le difese si -accumulano contro questi sbocchi e la guerra vi si fa più attiva e più -aspra. - -Al di là della tenebrosa vallata del Fiorentina, alto in una profondità -azzurra si apriva al nostro sguardo stupito tutto un oceano di -montagne, una fantastica distesa di immense onde di pietra dalle creste -frastagliate e in ombra, lambite appena sul fianco dal sole, diafane -e di un colore glauco di acque, con sollevamenti fluidi di costoni -cilestrini, una sterminata evanescenza di forme gigantesche nelle quali -non si riconosceva più l'eterna immobilità poderosa della roccia. -Sulle onde, dei marosi più alti, un irrompere di masse sublimi: il -Pelmo dominatore e nobile, un signore dei monti, il Civetta seghettato -e strano, le Pale di San Martino più lontane, una furia di guglie -turchine, e ad occidente il Marmolada solenne, sul quale i ghiacciai -accumulano nevicate di millenni nel loro spessore ovattato. Ghiacciai e -nevai chiazzano di candore l'azzurro delle vette ed hanno una mollezza -di nubi rapprese fra le cime, di nubi adagiate e immobili. - -A mano a mano che, isolatamente per non essere scorti dalle vedette -nemiche, salivamo le ultime rampe del passo dell'Averau, scoprivamo -alla nostra sinistra l'angusta e vicina valle d'Andraz, al di là della -quale il famoso Col di Lana pareva salire con noi, oltre un costone -dell'Averau, mostrandoci prima la sua cima nuda, poi le sue falde -boscose, poi i suoi declivî più bassi immersi nell'ombra. Sul Col di -Lana il combattimento è continuo. Anzi, è il solo punto di questa -zona nel quale la battaglia abbia assunto un carattere regolare, -sistematico, continuativo. - -Un'occhiata ad una carta ne rivela subito la ragione. Risalite con -lo sguardo la strada che da Feltre per Agordo arriva, correndo da -sud a nord, alla frontiera lungo la valle del Cordevole. Il Col di -Lana fronteggia la valle e la domina. Appena il viaggiatore arriva a -quel delizioso laghetto che il Cordevole forma vicino al villaggio di -Alleghe, nello sfondo, simmetricamente fra le due verdi pareti laterali -della valle, si vede profilarsi il cono quasi regolare di un monte -che ha l'aria di chiudere il passo. È il Col di Lana, che sorge alla -confluenza del Cordevole e dell'Andraz, come una di quelle case erette -ad un bivio, che si vedono da lontano e che sbarrano la prospettiva. - - -Ma la strada non continua lungo la valle oltre la frontiera, il -Cordevole non costituisce un passo primario; e la lotta non si -sarebbe fatta forse così intensa sul Col di Lana, se ai piedi della -montagna, quasi rasentando la frontiera, non passasse la famosa strada -delle Dolomiti, un'opera gigantesca, costata all'Austria delle somme -colossali, la quale, correndo parallelamente al confine, costituiva una -preziosa via di arrocco fra valle e valle. Essa era intesa a facilitare -gli spostamenti delle forze destinate ad invaderci. Il possesso -incontrastato di questa strada è di una utilità indiscutibile. Il Col -di Lana la difende, e dominando tutta la valle superiore del Cordevole -esso è anche un posto di osservazione eccellente, che piomba il suo -sguardo nelle nostre retrovie. - -La nostra azione ha tessuto una rete di operazioni offensive intorno al -Col di Lana, prima di attaccarlo. Ci spingemmo subito a prendere cime -e passi, affacciandoci da ogni parte, comparendo sui fianchi dei colli, -conquistando vette, aprendo strade, permettendo alle nostre artiglierie -pesanti di arrivare su posizioni inaudite, dalle quali hanno aperto il -fuoco contro i forti austriaci eretti sulla zona del Cordevole. Avemmo -notizia il sei luglio del primo bombardamento sistematico delle opere -di Corte e della Tagliata Tre. Altri forti erano bombardati presso -Falzarego. - -Gli austriaci tentarono replicatamente di scacciarci dalle nostre -posizioni avanzate, di spezzare la catena delle nostre operazioni, ma -non riuscirono mai. Attaccarono il 9 luglio, per due volte, durante -la notte, le nostre forze alla testata al vallone Franze, cioè delle -forze che si avvicinavano da nord-ovest al Col di Lana. Attaccarono -sull'aspro vallone di Travenanzes, fra le Tofane, il 23 e il 27 -luglio. Il 29 attaccavano di notte, di sorpresa, le cime di Pescoi e -il Sasso di Mezzodì, a ponente del Col di Lana, del quale eravamo già -parzialmente in possesso. - -Fu il 16 luglio che la nostra fanteria conquistava alla baionetta le -prime pendici del monte. Visto dall'immenso gradino, tutto chiaro di -rocce sgretolate, che sale al passo dell'Averau, avevamo l'illusione di -vedere il Col di Lana vicinissimo, sotto a noi, illuminato in pieno dal -sole mattutino. Vedevamo distintamente le trincee, i passaggi coperti, -le blindature. Le posizioni nostre e quelle del nemico sono ad una -ottantina di metri. - -Non si ha idea di queste trincee che rampano sul declivio scosceso, di -questo attacco millimetrico che si attacca con gli artigli alle falde -della montagna che scava. Non si spara più, non si può più sparare -il fucile. Il dislivello precipitoso copre gli uni e gli altri. Si -combatte a furia di granate a mano. - - -Il monte non è roccioso, ma ha la linea ardita di un cono, e sulla -sua sommità un'erba povera e grama verdeggia. Non è sulla estrema -aguzza vetta che si combatte. Dalla vetta scendono due costoni, che, -poco sotto alla cima, avanzano ognuno una specie di gobba, ad altezze -diverse. Su queste due gobbe gli austriaci hanno scavato due ridotte, -munite di blindature a terrapieno, con delle trincee così profonde che -sembrano spaccature. Nell'ombra di questi solchi nulla si muove. Gli -uomini sono affossati nel buio. Noi vedevamo dall'alto e di scorcio -queste posizioni, e avevamo l'impressione di un allineamento di fosse -regolari colme d'oscurità. - -Intorno l'erba è scomparsa. Il suolo rossiccio ha l'aspetto della terra -lavorata di fresco. Tutta la parte superiore del monte è come vangata -dalle esplosioni delle granate. Sembra scorticata. Anche la vita -vegetale è fuggita. Le due ridotte, sporgendo sui costoni, dominano. Un -poco al disotto, altri solchi, più sottili, si direbbe più svelti: le -trincee che assaltano. Si vedono venir su come delle serpi, tracciando -una linea piena di violenza, a zig-zag. La testa avanza, si tende, e la -coda si perde in basso fra le prime boscaglie, fra gli abeti più snelli -e più arditi, avanguardie della selva che sembra montare all'assalto -anche lei, tutta irta di punte verdi. - -In mezzo agli alberi, del legname biancheggia in un disordine da -cantiere. Si combatte il nemico e il freddo, si scavano trincee e si -fanno rifugi, si lotta e si lavora, bisogna vincere l'austriaco e la -montagna. Ma tutto questo s'indovina senza vederlo. Le nostre posizioni -sembrano deserte come quelle avversarie. - -Per riconoscere quei due cucuzzoletti fortificati i soldati hanno -dato loro un nome. Uno a destra, più alto, lo chiamano il Cappello di -Napoleone; l'altro il Panettone. Ci vuole una straordinaria fantasia -per riconoscere la più vaga somiglianza fra quelle due fosche ridotte -e le cose indicate dai loro nomi, ma su tutto il fronte sorge la -necessità di creare una nomenclatura per località anonime, che -prendono inaspettatamente un interesse enorme nella storia degli uomini -compensandosi così della oscurità profonda del loro passato, e nulla -di più bizzarro di questi nuovi nomi che entrano gravemente nelle carte -dello Stato Maggiore e nell'uso della guerra. - -Sotto al sinistro sconvolgimento di solchi e di scavi, pieno -di una truce immobilità, più in basso del bosco, dove i declivî -si addolciscono nella valle d'Andraz e si chiariscono di prati, -biancheggiano villaggi abbandonati. Alcuni sono in rovina, altri, -distrutti dal fuoco, non mostrano più che i basamenti di pietra -sui quali le casette di legno s'innalzavano con i loro tetti neri e -scoscesi. Gli austriaci quando non possono più difendere distruggono. -Cercano di privarci di ricoveri e mettere il gelo dalla loro parte. - -Erano minuscoli aggruppamenti di quelle pittoresche casette da paese -nordico che nelle vallate cadorine chiamano _tabià_. Salesei, Pieve -di Livinallongo, Agai, Franza, formano nel verde un disseminamento -di piccoli edifici e di macerie. Agai fu bombardato con proiettili -incendiarî sparati da Corte il 9 luglio. Divampò ai primi colpi. Il -nemico tentava di ostacolare la nostra occupazione di Pieve, cioè di -paralizzare il nostro movimento ai piedi del Col di Lana sul quale ci -preparavamo a salire. - - -Nella notte del 14 luglio le truppe destinate al primo attacco -marciarono lungamente per i sentieri della foresta, risalendo nel -fondo della valle d'Andraz, contornando le falde del monte. La notte -era oscurissima, ma di tanto in tanto di fra i rami degli abeti -scendeva improvviso e vivido un raggio bianco, che illuminava i -tronchi e le pietre; i soldati si fermavano un istante nelle ombre. -Erano i proiettori austriaci che frugavano gli approcci. Investiti -dal chiarore subitaneo, i nostri avevano sempre, per un istante, -l'impressione di essere stati visti, come se quel raggio fosse stato -uno sguardo soprannaturale e fosforescente, e impugnavano il fucile in -atteggiamento guardingo. Poi le tenebre si richiudevano più profonde; -il lieve rumore eguale dei passi era coperto dallo scrosciare del -torrente. - -L'assalto dato il 16 luglio conquistò i primi trinceramenti, sui -contrafforti che scendono verso Agai e verso Pieve. Fu preparato da un -intenso fuoco di artiglieria. I cannoni tiravano alternativamente prima -a granata, per demolire le difese e forzare il nemico ad abbandonarle, -e poi a _shrapnell_ per colpirlo nella fuga. L'assalto fu magnifico. -Si videro le nostre file uscire dal folto del bosco nelle prime radure -e salire con un impeto irresistibile, formando un formicolìo grigio -e veloce e ululante su tutto il costone. Delle mine scoppiavano; il -fumo e il polverone delle esplosioni avvolgevano a tratti l'assalto -in un nembo rossastro; poi al dissiparsi della nube si scorgevano i -nostri che proseguivano, colmando i vuoti, finchè sparirono tutti nella -trincea nemica. I lavori di rafforzamento furono rapidi. Qualche giorno -dopo, un altro passo avanti. - -All'imbrunire furono portati due pezzi lassù. Venivano issati adagio -adagio, nel buio. Lunghe file d'uomini silenziosi tiravano le corde, -puntando i calcagni ai tronchi degli alberi, e non si udiva che il loro -ansimare. A mezzanotte i due pezzi erano fuori delle posizioni, pronti. -Erano a sessanta metri dalle trincee austriache. Ai primi colpi, così -vicini che le spolette erano graduate a zero, gli austriaci sorpresi -abbandonarono le trincee e fuggirono attraverso le ultime propaggini -del bosco, poi sui prati macilenti dell'erta vetta. - -Il 28 luglio l'attacco progrediva sul costone sud che scende verso -Pieve. Il 4 agosto, un altro assalto, e si prendeva l'ultima linea di -trincee austriache, oltre le quali non ci sono più che le ridotte: il -Panettone e il Cappello di Napoleone. Ma appaiono formidabili. - -La nostra artiglieria le batte con una precisione stupefacente, ma la -loro posizione elevata le protegge in parte dal fuoco. E l'artiglieria -austriaca, ben nascosta dietro qualche spalla del monte Sief, che è -quasi una seconda vetta, più lontana, del Col di Lana, può concentrare -efficacemente i suoi tiri sulle due ridotte al momento in cui fossero -prese. La preparazione di ogni movimento deve essere accurata, lunga. -Ad essa si dedica, con una volontà ferrea e una ingegnosità fertile -di risorse, un ufficiale superiore che porta uno dei più gloriosi nomi -guerrieri del mondo. La fiducia delle truppe è immensa. - -E il loro buon umore anche. Se fossimo nelle loro trincee sentiremmo -chiacchierare e ridere. Soltanto le vedette, rigide nell'attenzione, -tacciono guardando per le feritoie. Di tanto in tanto dei dialoghi -singolari s'intrecciano fra trincee italiane e austriache, alla notte, -quando il silenzio porta lontano le voci sommesse. - -Una notte una squadra nostra avanzava fuori della trincea, strisciando -dietro ai sacchi di terra sospinti e rotolati. Le vedette nemiche se ne -accorsero e uscirono pure dalle posizioni per poter sparare. Dei colpi -di fucile risuonarono. Le due squadre rimasero in silenzio a scrutarsi -nel buio. Allora un soldato torinese che parla tedesco bisbigliò da -dietro il suo sacco: «Venite giù, vi trattiamo bene!» — Dopo un breve -silenzio una voce dall'alto rispose, nello stesso tono: «Non possiamo, -c'è l'ufficiale, dietro a noi, che ci sparerebbe addosso!» - -Qualche volta i tedeschi attaccano la testata delle trincee -d'approccio, per interrompere i lavori di zappa. Gettano allora -centinaia di granate a mano; anzi, spesso non le lanciano nemmeno, le -lasciano rotolare giù con la loro miccia accesa che fa un frullìo da -trottola; si direbbe che ne rovescino dei cesti. Anche le mine aeree -sono entrate in azione. I nostri, con un colpo di mano, sono riusciti -una volta a portar via un lanciamine e a fare dei prigionieri. - -La situazione su quella vetta, a 2400 metri, è così bizzarra che un -giorno un colpo di cannone ci ha portato un prigioniero. Una granata -nostra ha demolito un angolo di una trincea austriaca, e l'angolo è -franato giù fino alla trincea italiana trascinando nel terriccio e fra -i sassi del parapetto crollato un soldato tedesco, tutto stordito e -impolverato. - - -Mentre contemplavamo questo straordinario campo d'azione, il vallone -di Andraz risuonava lungamente di cannonate, che acquistavano fra le -falde dei monti e per le gole una sonorità fantastica. Ad ogni colpo -la montagna faceva un commento senza fine. Lo ripeteva, e lo ripeteva, -lo lanciava e lo riprendeva, dandogli la continuità di uno scroscio -immane. - -Poi una batteria non lontana da noi ha aperto il fuoco, e la -torre titanica dell'Averau ha urlato. Era un effetto d'echi di una -grandiosità paurosa. Dopo l'esplosione, metallica e violenta, passava -qualche istante di silenzio, e improvvisamente la roccia, dall'altra -parte, tuonava. Pareva qualche cosa di vivo quel ruggito, pareva la -vera voce di quegli smisurati giganti di pietra, che hanno forme così -personali e violente, una voce apocalittica. Dopo l'Averau, le alti -pareti del Nuvolau rombavano, con oscillazioni fuggenti nel suono -profondo. Quando si acquietavano le vette vicine, si udivano lontano -brontolare ancora le balze del Busella. - -Per qualche tempo l'ascensione dell'ultimo tratto ci ha chiuso ogni -vista con un paesaggio di macigni. Pareva di salire il gradino di -un girone dantesco. Arrivati al rifugio ci siamo affacciati sopra -un panorama di orrore, sopra un mondo inverosimile, tutto muraglie -titaniche, tutto picchi, tutto cuspidi, affascinante, spaventoso, -sublime, solcato da abissi, tagliato da canaloni angusti come -corridoi, chiusi fra pareti immense, un mondo privo di terra, -privo di vita, fatto di pietra nuda, foggiata in una convulsione -di forme soprannaturali, senza declivî, senza una curva, angolose, -strapiombanti, vertiginose: il paesaggio delle Tofane. - -Quale terribile terreno di guerra questo incubo di rocce! La torre -dell'Averau non era che un'avanguardia. Tutte le montagne qui sono -torri, sfaldatesi lentamente in miriadi di secoli, torri che accendono -le loro guglie oltre i tremila metri nello splendore luminoso delle -terse altitudini gelate del mondo, e che precipitano i loro speroni a -picco in voragini che il sole non tocca mai fino al fondo. - -Sono moli prodigiose, striate di rosa e di grigio, alle quali la -regolarità delle stratificazioni geologiche dà un'apparenza di -costruzione favolosa, di cose volute, di edifici incomprensibili e -immani eretti per sovrapposizione di pietre a ranghi, come l'uomo erige -le sue mura minuscole e presuntuose. - -Canaloni creati dall'allargarsi di spaccature profonde chilometri, -offrono i rari e difficili accessi alle altezze; le frane dei detriti -vi hanno formato come delle sterminate cateratte cineree e immobili. -Su quelle cateratte la nostra fanteria s'inerpica, e a poco a poco si -scorgono i sentieri che essa vi traccia, sottili, tortuosi e scoscesi. - -È impossibile descrivere, ed è difficile capire la nostra azione in -quel labirinto infernale, in quel paesaggio da tregenda. Fra il gruppo -delle Tofane e l'Averau passa la continuazione della strada delle -Dolomiti che va a Cortina. Verso l'oriente, in fondo ad un allargamento -lontano e luminoso di vallate, vedevamo un po' di verde, un po' del -mondo nostro, e nel verde una deliziosa cittadina che pare fatta di -ville: Cortina. Dalla parte opposta, una barriera maestosa e orrenda -di vette, sorelle delle Tofane, un caos di punte aguzze che la strada -valica ad una depressione, detta il passo di Falzarego. Il gruppo delle -Tofane è traversato da nord a sud dalla gola di Travenanzes, nella -quale abbiamo fatto numerosi prigionieri. Quasi tutte le strade sono in -mani nostre. - -Ma le occupazioni delle vette s'intrecciano. Le linee dei fronti -s'infrangono, per così dire, sull'inaccessibile, e i frammenti, -composti di piccole pattuglie, vagano, ascendono, scalano, si -sorprendono. È la caccia. Caccia meravigliosa e appassionante da -cercatori di nidi d'aquila. - -L'Austria ha l'ausilio dei contrabbandieri e dei cacciatori tirolesi -di camosci. Bisogna riconoscere che la guerra amareggia profondamente -i contrabbandieri, e con ragione: spostando le frontiere la loro -industria finisce. La simpatia dei frodatori di dogane è andata tutta -alla nostra nemica. Vi è stata una leva in massa di tali gentiluomini, -che costituiscono su questa zona una piccola milizia indipendente di -franchi tiratori. - -Sono loro, conoscitori profondi della montagna, che presidiano le vette -più alte. Stanno alla posta; sanno da dove potrà spuntare un soldato e -aspettano, dietro ad un fucile di precisione, che tira spesso a palla -esplosiva, munito di alzo a cannocchiale, montato su cavalletto. - - -Le esplorazioni sono come un duello all'americana. Nell'immenso caos -di pietra, la lotta è fra pochi uomini. Si fanno giorni e giorni -di marcia su incredibili sentieri da capra, per arrivare addosso ad -una pattuglia da una parte non vigilata. Si sta per lunghe giornate -immobili, attaccati ad una roccia, sopra due palmi di cornice al bordo -di un abisso, per sorprendere il movimento imprudente di un uomo, che è -attaccato ad un'altra roccia, sopra un altro abisso. - -Vicino al passo di Falzarego, ai piedi della Prima Tofana, la più -prossima al vallone, vi è una vetta più bassa che i nostri chiamano il -Castello. Tutti i nomi, anche gli antichi, ricordano castelli e torri, -tanto l'idea di costruzioni sovrumane sorge spontanea. Nel fondo del -vallone, proprio sotto all'Averau, sono le Cinque Torri, delle masse -rossastre, isolate, che sembrano i resti di qualche fortezza favolosa. -Dunque sul Castello c'era un posto austriaco. Una notte, una audace -pattuglia nostra è andata a sorprenderlo. - -La scalata era impossibile. Non potendo arrivare dal basso bisognava -arrivare dall'alto. Dopo un lungo cammino sulle cornici della Tofana, i -nostri poterono calarsi con una lunga corda sopra una specie di angusto -pianerottolo che sovrastava il posto nemico. Udivano, mentre scendevano -lungo la fune, gli austriaci discorrere sotto a loro, nel buio. La -conversazione si cambiò in un gridìo di spavento e di dolore, quando -una grandine di granate a mano scoppiò fragorosamente sul Castello, -illuminandolo di baleni azzurrastri. Poi silenzio profondo. - -Qualche minuto dopo i nostri si aggrampavano l'uno all'altro sorpresi, -e si stringevano contro la parete di pietra, immobili. Delle altre -granate scoppiavano ora in alto, su delle sporgenze della roccia, -sopra a loro. Un posto austriaco annidato sulla vetta della Prima -Tofana li cercava a colpi di esplosivo. I tre aggruppamenti nemici si -sovrastavano a trecento metri l'uno dall'altro. - -Qualche volta di notte, da punte altissime scende la luce viva di -un razzo illuminante, la cui fiamma bianca rimane sospesa come una -meteora. Dei proiettori si accendono e rischiarano a una a una le -asperità delle rocce. Anche sul Col di Lana improvvisamente si vedono -spesso apparire nel colmo della notte vividi chiarori, come sulla vetta -d'un vulcano. - -La vita sulle Tofane, faticosa, terribile, ha però dei lati che -seducono lo spirito avventuroso dei nostri soldati. È una guerra -selvaggia nella quale si esaltano le virtù individuali. Ognuno può -avere il suo metodo, la sua tattica, il suo piano. Si vive entro -spaccature delle rocce, senza ricoveri, senza tende. Delle pattuglie si -sperdono, talvolta in quel labirinto di orrori e tornano sfinite dopo -due o tre giorni di ascensioni e di discese nella immensità misteriosa -di dirupi irriconoscibili. - -Fu in questa guerriglia delle Tofane che rimase ucciso il generale -Cantore, mentre si sporgeva a guardare un appostamento nemico. - -Un silenzio assoluto stagnava nella gola di Falzarego. Ci pareva di -dominare il paesaggio grandioso e strano di un pianeta morto. Ma di -tanto in tanto si udiva un lontano colpo di fucile, che rimbombava -sordamente, cupo e velato. - -Quando ridiscendevamo, qualche _shrapnell_ di grosso calibro cadeva -verso la strada, sporcando il sereno col suo fumo giallo che la brezza -fredda incanalava e disperdeva giù nella valle. - -L'eco dell'Averau protestava. - - - - -SULLE VETTE DELL'ALTO AGORDINO. - - _5 settembre._ - - -Il sentiero ascende così ripido, che i muli scivolano ad ogni passo e -si portano avanti con un'andatura riflessiva, a gran colpi irregolari -di groppa, puntando le zampe posteriori sulle grosse pietre. E pure su -questi sentieri è salita l'artiglieria. - -Ma dove mai non è salita la nostra artiglieria? Ci inerpichiamo -talvolta fino ad alti passi, sulle corone dei monti, e quando siamo lì -ci accorgiamo che il cannone è andato più in su, ad accovacciarsi in -qualche spaccatura, o in una cavità della roccia, o sopra a sporgenze -che lo contengono appena, ad occupare il nido di un'aquila. - -Il sentiero ascende ripido lungo l'oscura valle che il nome descrive: -Valfredda. I villaggi, tutti di legno, che portano incise sulle porte -date secolari, sono rimasti indietro, giù agli sbocchi più tiepidi. -Ogni casa ha sulla vecchia facciata qualche immagine sacra in un -tabernacolo, ogni crocicchio ha la sua croce, antiche e rozze figure -del Redentore aprono le braccia avanti al viandante nelle solitudini -della montagna. Si sente negli abitanti taciturni una fede triste e -rassegnata, quell'istinto della preghiera di chi vive nel pericolo. -Il monte è un eterno nemico, che lancia valanghe e frane, che scatena -bufere e tormente, nelle quali l'uomo si sperde e rimane preso per -sempre. La montagna, come il mare, rende gravi e devoti. - -Oggi essa è sinistra sotto al cielo coperto. Le vette rocciose non sono -che masse immani di tenebrore, volumi informi d'ombra violastra sui -quali corre il velo delle nebbie, sfondi oscuri e indefiniti che si -perdono nelle nubi. Di tanto in tanto, una macchia di sole accende un -prato alto, dà vita ad un bosco, passa, scivola, si estingue in frange -di vapori cinerei. Il cannone tuona lontano. - - -Andiamo verso delle posizioni gremite di soldati, ma si direbbe di -salire in regioni deserte. Non si vede nessuno. Le carovane e le -salmerie salgono ad ore fissate. Il movimento delle retrovie non si -sgrana in una continuità di animazione. Qualche piccolo posto, di tanto -in tanto, qualche guardia ai ponti rustici che scavalcano il torrente, -il fumo di un rancio che cuoce fra due pietre alla fiamma di legni -resinosi, un battere di scure vicino ad una _tabià_ abbandonata, il -biancheggiare di una tenda fra gli abeti; poi, per ore, più niente. - -Abbiamo lasciato molto lontano, laggiù nelle grandi vallate percorse -dalle arterie migliori della viabilità, la interessante e fervente -operosità che segue e serve la guerra. Carri di tutte le forme, di -tutte le regioni, in lunghe file lente, scroscianti sulla ghiaia delle -strade maestre con un fragore che ricorda la fucileria lontana; mandrie -di buoi, docili e tardi, che bloccano il traffico impaziente delle -automobili, e che si fermano placidi a guardare, con una curiosità -umana nei grandi occhi umidi, la macchina palpitante che vuol passare, -verso la quale allungano il largo muso annusando perplessi; squadre -di grigi carri a motore che oscillano e rombano fuggendo fra nubi -di polvere; reparti di cavalleria in servizio di perlustrazione, -che rallegrano come l'evocazione più pittoresca delle vecchie guerre -nelle quali una valanga di cavalli e di uomini, luccicante di sciabole -roteate, decideva le sorti della battaglia; convogli di furgoni e di -cassoni, attaccati alla postigliona, che spandono un fragore metallico -e profondo, carichi di cartucce e di granate.... - -Tutto questo movimento, che incipria di polvere le siepi, sosta, si -addensa e dilaga rumorosamente in strane città di baraccamenti, di -tettoie, di _hangars_, sorte come per incantesimo, città di tappa e di -deposito biancheggianti di legname nuovo, punteggiate da uno sfarfallìo -di bandiere, gremite di soldati, piene di attività disciplinata. -Parchi di automobili, parchi di cavalli, parchi di muli, formano -da lontano delle grandi striscie grige o nere che si prenderebbero -per ammassamenti regolari di truppe in rango. I rifornimenti si -accumulano a montagne in magazzini che sembrano quelli di un porto. I -vecchi paeselli vicini, i veri, non sembrano più che dei sobborghi in -muratura delle città di legno, sobborghi pieni anche loro di un grigio -affollamento di soldati e trasformati in sedi di uffici, di comandi, di -ospedaletti. - - -Queste zone sono il dominio della Territoriale. La milizia territoriale -è per tutto, fa di tutto, s'incontra nelle retrovie e qualche volta -anche sulle posizioni, ed ha preso alla guerra un'aria marziale di -Vecchia Guardia, rigida alla consegna. Ai ponti, a certi passi, c'è -sempre una fiera sentinella dai grandi baffi, con qualche capello -grigio sulle tempie, vestita spesso di quell'uniforme pelosa color -tabacco che la guerra ha fatto scaturire non si sa da dove, armata -di un fucilone che aumentato da una baionetta di quattro palmi -pare una lancia, una sentinella inappuntabile e grave, che ferma -inflessibilmente anche il generale e domanda il salvacondotto. Sono -dei territoriali che, a passo lento, muniti di pungolo, conducono le -mandrie dei buoi; e sono territoriali i carrettieri che vanno al sole -e all'acqua su tutte le strade maestre, seduti in cima ad un carico di -munizioni o di galletta, coperti talvolta del vecchio cappotto azzurro, -caro al nostro ricordo. - -È forse per colpire qualche nostra stazione di rifornimento, qualche -centro di tappa, qualche grande convoglio in marcia, che gli austriaci -allungano i tiri indiretti dei loro medî calibri in cerca delle nostre -strade in fondo alle valli? Essi hanno il colpo facile. Tirano appena -vedono la più piccola cosa, e anche se non la vedono: basta che -la immaginino. Certo non mancano, all'apparenza, di munizioni. Non -proporzionano mai il costo della cannonata al valore del bersaglio. -Quando possono, tirano con l'artiglieria anche sopra un uomo solo e -sulle case abbandonate. - -Dalla vetta del Col di Lana essi piombano lo sguardo nella valle -italiana del Cordevole, e ogni tanto, come anche il comunicato -ufficiale ha annunziato, vi fanno arrivare qualche grossa granata -dalle vicinanze di Cherz, cioè da una dozzina di chilometri, senza -una ragione evidente. I colpi passano su delle vette boscose, infilano -una gola, e vengono a cadere nelle vicinanze di Caprile, un paesello -sull'antica frontiera, alla confluenza del Fiorentina col Cordevole. - -Vengono a cadere a piombo, con un gran frastuono di echi nella piccola -conca che si apre intorno al paese. In una balza, a mezza costa, in -alto sopra al villaggio, c'è un edificio bianco, che era un modesto -albergo «Belvedere», e che ora contiene un ospedale. Sono salito lassù -iersera per cercarvi un ufficiale amico che credevo ferito, ed ho -trovato tutto il personale medico fuori, sulla spianata, intento ad -osservare curiosamente in terra una gran buca profonda e slabbrata. Una -granata austriaca era arrivata poco prima; s'era affondata scoppiando -nel terriccio bagnato, e aveva lanciato zolle di fanghiglia a -butterare tutto il fianco destro dell'ospedale. I vetri delle finestre -erano infranti, una persiana pendeva. Due dame della Croce Rossa -tranquillamente s'affacciavano a guardare. - -Il passo duro e robusto dei muli ci porta verso le pendici dell'Uomo, -sulle alture di San Pellegrino. Siamo sopra le ultime balze meridionali -del Marmolada, i cui ghiacciai vedevamo ieri dalla vetta dell'Averau -scintillare a ponente. Questa esclusione ci conduce a sudovest della -zona già vista; percorrendo il fronte facciamo un passo indietro per -vedere un altro aspetto della lotta sulla valle del San Pellegrino. - - -È una valle che corre da occidente ad oriente e offre un passaggio -che congiunge la valle italiana del Cordevole con la valle austriaca -di Fassa, presso a poco come il taglio di un A congiunge le due -gambe della maiuscola. Verso il vertice dell'A c'è il Marmolada, e la -frontiera scende serpeggiando dal vertice. - -Si tratta di un passo secondario, di transito difficile perchè qui, -come in tante altre valli, per ragioni di difesa noi non avevamo -fatto giungere le nostre strade carrozzabili fino alla frontiera. -L'Austria ha spinto su tutti i confini ottime strade militari, e a noi, -in condizioni d'inferiorità, non conveniva allacciarle alle nostre -vie. Avremmo favorito l'invasione che vedevamo preparare. Così, su -moltissimi valichi le strade austriache e quelle italiane sono separate -da chilometri di montagna selvaggia. Ma la valle di San Pellegrino ha -qualche importanza strategica, perchè comunicando con la valle italiana -del Cordevole essa forma uno sbocco sulle nostre retrovie. - -Noi la sbarriamo. Nel fondo, pieno di un'ombra verde e melanconica, -verdeggiano dei prati folti; si distendono, limitati da fossi e da -muricciuoli, piccoli campi da pascolo, disseminati di _tabià_ e di -casette, e ciuffi di alberi mettono qua e là la macchia scura delle -loro chiome. Ma poco lontano dal torrente, sui fianchi, i prati -ascendono subito, come tappeti distesi sopra una scala, e, precipitose, -le balze dei monti si levano, coperte di abeti e coronate di rocce. - -Nel mezzo della valletta, sotto a noi, vediamo delle rovine calcinate. -Sono i resti del villaggio di San Pellegrino. C'era un albergo, c'era -una chiesuola, un gruppo di casupole intorno. Gli austriaci hanno -bruciato tutto ritirandosi, ed ora bombardano le macerie. Rimangono -dei muricciuoli bianchi a disegnare il basamento degli edifici, e uno -sgretolamento di pietre. Le fondamenta delle _tabià_ bruciate disegnano -sul velluto dell'erba tanti quadratini chiari, come dei minuscoli -recinti. Poco più lontano in un laghetto calmo dorme il riflesso verde -e profondo delle pendici. - -A perdita d'occhio, nessuno. La valle abbandonata, solitaria, è di una -tristezza indicibile. È piena di una cupa desolazione. Osservandola -bene, si scoprono dei solchi sottili che la percorrono e la traversano, -serpeggiando neri fino alle pendici. La vita che resta nella valle -passa in quei solchi, invisibile. Sono sentieri affossati, passaggi -coperti, trincee d'incamminamento, labirinti scavati dalla guerra e che -fanno pensare all'opera di strani animali da tana. Di tanto in tanto, -due, tre colpi di cannone. Vengono dal basso, vengono dall'alto, da -artiglierie in agguato che si cercano. Qualche nuvoletta si forma, e il -rimbombo lungamente percorre la valle. - - -È anche qui il tiro a granata sull'uomo isolato, tiro inutile ma -perseverante. Al mattino gli austriaci hanno la luce in faccia, non -vedono niente e stanno zitti; ma verso mezzogiorno i loro osservatorî, -alti sui picchi, cominciano a cercare, e per un mulo bombardano. Quando -la nebbia benda le cime, si fa riposo. - -Dal fondo della valle, per scoscesi costoni, la lotta sale subito -verso il Marmolada, e balza a tremila metri sulla Punta Tasca, che noi -vediamo vicina, affondata nelle nubi, dalle quali emergono magicamente -e scendono a picco, vertiginose, le prodigiose pareti grigiastre e -fosche, senza fine visibile, come favolosi pilastri del firmamento. -Lassù è la caccia delle pattuglie. Più in basso, lungo la cresta -rocciosa di Costabella, vediamo i posti avanzati del nemico, così -vicini che parrebbe di potersi fare udire da loro gridando. Ogni punta -della roccia ha il suo piccolo appostamento. L'ultimo nostro e il primo -loro si guardano da poche centinaia di metri come due torri di uno -stesso castello. - -Si scorgono le difese ausiliarie del nemico. Avanti ad una minuscola -barricata di sassi, fra gl'interstizi della quale le vedette spiano, -si disegna contro al cielo, sul costone, la ragnatela dei reticolati, -e più avanti i così detti «cavalli di Frisia», che furono una difesa -romana, incrociano le loro sagome a cavalletto. - -Più volte il nemico ha tentato di sloggiarci. Una notte un pattuglione -di trenta uomini, arrivando per il Passo Le Selle, assalì una nostra -posizione avanzata, sulla cima dell'Uomo, sotto alla Punta Tasca. La -posizione non aveva che nove difensori: un sottotenente, un caporale, -sette soldati. Arrivati di sorpresa, gli austriaci con la prima scarica -ferirono un soldato e ammazzarono l'ufficiale. Il plotone non pensò -a ritirarsi. Si difese con rabbioso accanimento, e quando sentì gli -austriaci vicini, balzò fuori alla baionetta. Non si resero conto -del numero dei nostri, i nemici; la resistenza li aveva ingannati. -Al contrassalto fuggirono; lasciando anche alcuni prigionieri. Questo -avvenne nella notte del 28 luglio. - -Due giorni dopo tornarono in forze. Avevano persino appostate delle -artiglierie al Colle Ombert, i cui colpi passavano sulla cresta di -Costabella. Ma furono respinti. - -Alle volte sono i nostri che immaginano qualche spedizione, che -architettano un colpo; tre o quattro soldati studiano il loro piano, -vanno ad esporlo all'ufficiale per l'approvazione, e felici se -ottengono il permesso di attuarlo partono al cadere del giorno. - -Profittando della inaccessibilità di un punto, sotto alla Costabella, -al quale soltanto dal lato austriaco si poteva arrivare, una pattuglia -nemica vi si era appostata. Tre soldati nostri pensarono di andarvisi -a calare con delle corde da un ciglione soprastante. E alla notte -gli austriaci sbalorditi si videro comparire addosso un luccicore di -baionette, al quale ritennero prudente di presentare le mani levate e -inermi, col gesto tradizionale della resa. - - -Sono valorosi gli austriaci, ma non insistono. Hanno l'eroismo sobrio, -e qualche volta si prendono dei prigionieri che, poco pratici della -lingua italiana, hanno previdentemente preparato un biglietto sul -quale è scritto: «Mi rendo prigione, prego non uccidermi». Nell'istante -critico lasciano il fucile e porgono il documento. È una trovata che ha -un fondamento psicologico; la carta impone rispetto alla massa; anche -in un momento di furore, chi si vede presentare uno scritto, si calma e -lo legge. - -L'azione delle pattuglie esploratrici è tutta fatta di trovate -personali. Anche ieri, quattro soldati si sono presentati al loro -capitano: «Abbiamo visto una vedetta austriaca — gli hanno detto — -e vorremmo andare a prenderla». — «Bene, accordato». E sono partiti -iersera, verso mète ignote, per passaggi che loro soli conoscono. -Non sono ancora tornati, ma non si è udita fucileria sulla montagna, -e forse in questo momento essi stanno alla posta rannicchiati in un -crepaccio o strisciano carponi lungo una cornice di roccia, sospesi su -mille metri di abisso. - -Scrivendo, si prova un non so quale ritegno a insistere sull'ardore, -sull'entusiasmo, e sopra tutto sul buon umore dei nostri soldati, su -questa contentezza gagliarda che si espande in canti e in risa nei più -sinistri e mortali centri della lotta, sulla volontà di fare e di dare -con generosità smisurata di sè stessi, su questa freschezza d'animo che -non ha sospiri se non per la vittoria, sulla disciplina meravigliosa -che è fatta dall'unità del pensiero, dal tacito accordo delle volontà, -da una solidarietà fraterna. Si prova ritegno a dirne, perchè si ha -come un vago timore di essere accusati di esagerazione. La verità pura -può sembrare inverosimile nella sua bellezza a chi è lontano. Tutta -l'Italia palpita di entusiasmo e di fede, ma il fuoco più ardente è nel -cuore dell'esercito. - -Avviene spesso che i soldati malati rifiutino di darsi malati. Debbono -gli ufficiali vigilare, informarsi, riconoscerli, andarli a togliere -da lavori faticosi: «Tu hai la febbre, ritirati, vai all'infermeria». -— «Signor no, non è niente, passerà!». Così i miracoli si compiono. -Non vi è sacrificio, non vi è difficoltà, non vi è ostacolo, avanti al -quale il nostro soldato si fermi. - - -Le più grandi difficoltà erano opposte dalla montagna, e in qualche -zona sono le fanterie che le superano. S'incontrano bersaglieri -romani e fucilieri fiorentini, che non avevano mai salito un -monte, operare alle altitudini del camoscio, lietamente, senza una -indecisione, facendo comparire strade e sentieri dietro ai loro passi, -verso l'inaccessibile. E sull'inaccessibile, l'alpino. Tutto ciò è -straordinario, ma è impossibile ridire invece l'aria di naturalezza e -di consuetudine che queste cose assumono quassù. Si compiono come se si -fossero fatte sempre. - -Si incontra un professore soldato che conduce il carretto con la -perizia di un vetturino, s'incontra un avvocato richiamato che taglia -alberi nella selva, e appaiono pienamente soddisfatti delle loro nuove -occupazioni. La guerra che ai lontani sembra piena soltanto di immagini -di morte, è invece una vita più intensa, una vita violenta, semplice, -antica. - -Sulle pendici più verdi noi vediamo nelle vicinanze di San Pellegrino -dei soldati che falciano l'erba. Qualche volta una granata urla, -scoppia, e loro falciano l'erba. Poi tornano al campo, dietro agli -asinelli carichi di bel fieno fresco e olezzante portando la falce -sulla spalla, e canticchiando, il cappello di traverso, la pipa fra i -denti. Si accumulano foraggi per le mucche, che pascolano più in basso, -più al sicuro, guardate da un guerriero mandriano, e sembrano insetti -chiari e immobili sul velluto dell'erba. - -Quando verrà l'inverno, che già si annunzia con le sue brezze gelate, -la neve si adagerà per uno spessore di sei, di sette metri, su tutte -queste balze, e gli accampamenti sepolti non avranno più per lunghi -mesi alcuna comunicazione col mondo. A questo sverno polare ci si -prepara; si abbattono alberi, delle segherie si impiantano al salto -dei burroni, delle _tabià_ ingegnose sorgono. Muratori, carpentieri, -falegnami, meccanici, lavorano intorno a grandi edifici, primitivi e -rozzi, odoranti di resina, ai quali si dànno nomi pittoreschi: la Nave, -il Palazzone.... - - -Tutto ciò sparirà nella neve. Fra rifugio e rifugio si comunicherà -attraverso gallerie scavate nel candore azzurrastro del ghiaccio. Si -uscirà alla superficie gelata del monte come si esce da un pozzo, e -via sugli _sky_ leggeri che mandano scivolando uno stridore sommesso di -seta lacerata, via sul bianco vestiti di bianco. - -Per allora si falcia l'erba, che nutrirà il bestiame nelle stalle -chiuse e piene di un caldo profumo di muschio. Per allora si ammassano -munizioni e viveri nelle capanne e nei ricoveri. E bisogna che per -allora le donne italiane si affrettino a far calze di lana, delle quali -più di ogni altra cosa c'è bisogno. - -Dopo essere saliti per chilometri e chilometri nella solitudine della -montagna, sorprende e rallegra l'attività di questi campi, che lambono -le nevi eterne, e che si trasformano in bei paeselli popolosi. Saranno -le cittadine d'Italia più vicine al cielo. - -I soldati vi hanno già creato una industria nuova. Con l'alluminio -delle spolette austriache fabbricano dei graziosi e singolari anelli -da dito, sui quali intagliano, con una perfezione proporzionata -alla perizia, date, sigle, fiori, aquile. Ed è interessante vedere -un atletico alpino, con delle dita da gigante, intento gravemente a -scolpire scintillanti minuzie. - -L'imitazione ha allargato l'industria. Il campo dei paraggi di San -Pellegrino ha già una «Via degli Orefici». Ma i fabbricatori di anelli -sono tanti che la materia prima qualche volta fa difetto. Allora se la -fanno venire dall'Austria. Pigliano il fucile, vanno alla trincea, e -sparano otto o dieci colpi. - -L'effetto è immediato. L'artiglieria austriaca allarmata apre il fuoco. -Gli _shrapnells_ arrivano fragorosamente. Gli orefici tengono d'occhio -i punti di scoppio, per potere andar poi a ritirare la merce in arrivo, -e contano le esplosioni: una, due, tre.... cinque, sei.... Se arrivano -ad otto la giornata è eccellente. - -Così si occupano i momenti d'ozio. Intanto, dietro al suo riparo di -sassi, la vedetta austriaca che esplora, segna l'ora dell'avvenimento e -scrive nel suo rapporto: «L'attacco italiano è stato respinto». - - - - -NELLA CONCA D'AMPEZZO E INTORNO AL LAGO DI MISURINA. - - _8 settembre._ - - -In mezzo alla smisurata violenza di forme rocciose delle Alpi -Dolomitiche, nel cuore di quella convulsa moltitudine di vette e di -balze nude, si adagiano due meravigliosi angoli di calma, pieni di -una molle e riposante bellezza: sono la conca di Cortina d'Ampezzo -e la valle di Misurina — nella quale s'incastra il lago famoso, -freddo, verde e puro come uno smeraldo. Nel cavo delle sue ondate -più eccelse, la grande tempesta dei monti cela e protegge questi -due rifugi di tranquillità, così diversi fra loro, ridente l'uno, -melanconico l'altro, ma pieni tutti e due di una non so quale dolcezza -d'immobilità. - -La valle del Boite, nella quale — proprio ai piedi delle terribili -Tofane — s'apre la conca di Cortina, e la valle dell'Ansiei, che al -sommo di un'aspra salita riserba al viaggiatore la sorpresa del piccolo -lago pittoresco di Misurina, queste due vallate profonde, dopo un corso -capriccioso, finiscono per risalire al nord quasi parallele e vicine, -incanalando strade che conducono alla grande arteria austriaca: la -vallata della Drava. Sono le strade per Toblach e per Welsberg, lungo -le quali la nostra azione punta. - - -Il nemico accumula qui tutte le difese possibili, con una concitazione -che somiglia all'allarme. Esso protegge energicamente gli approcci -della Drava, che costituisce la sua comunicazione unica e vitale -col Trentino e sul cui fianco sente gravare la minaccia delle nostre -armi. In questo momento anche le lontane montagne di Toblach si stanno -fortificando, secondo le voci che circolano fra gli abitanti, e tale -eccesso di previsione rappresenta un riconoscimento inconfessato ma -convinto del valore del nostro esercito. - -La natura favorisce le opere della difesa. Ad una decina di chilometri -al nord di Cortina e di Misurina, le due valli parallele sono -traversate da occidente ad oriente da una vallata profonda, oltre la -quale si ergono montagne immani e dirupate, che dopo un breve declivio, -salgono fino ai tremila metri con pareti quasi a picco. Noi teniamo -quasi tutti i massicci al di qua della vallata, il nemico tiene -quelli al di là. I ciglioni sono fortificati. Gli austriaci non si -sono contentati di erigervi delle trincee in cemento, preparate chi -sa da quanto tempo, ma hanno disteso sul bordo degli abissi larghi -reticolati, aspettandosi l'attacco anche dall'inaccessibile. - -Tutti gli approcci erano difesi da fortezze: il forte di Landro allo -sbocco del vallone di Rienz, sopra Misurina, risalito dalla strada per -Toblach; e pure sopra a Misurina, il forte di Platzwiese, allo sbocco -del vallone del Seeland, risalito dalla strada per Welsberg, il forte -di Sompauses sopra Cortina, allo sbocco del vallone di Campo Croce. Una -delle nostre operazioni più importanti fu il bombardamento sistematico -dei forti. - -Cominciarono gli austriaci a bombardare. Al secondo giorno della guerra -tirarono dai forti nella conca di Misurina dove avevano avvistato forse -qualche movimento di truppe. Era al momento in cui le nostre fanterie, -a piccoli reparti, s'irradiavano sui valichi della frontiera. Il giorno -dopo, infatti, occupavano dopo un vivo combattimento il Passo delle -Tre Cime di Lavaredo, un'asprissima giogaia a nord-est di Misurina, -una lunga cresta alla quale non manca che un metro per raggiungere -l'altezza precisa di tre chilometri. Due compagnie austriache furono -poste in fuga. - -La lotta di scaramucce si propagava tutto intorno. Il 29 maggio -l'occupazione da Misurina, per il passo delle Tre Croci che congiunge -le due valli dell'Ansiei e del Boite come le due aste di un H sono -congiunte dal taglio, arrivava a Cortina d'Ampezzo. Da Cortina si -diramava e si spingeva, fiancheggiata dagli scalatori di vette, verso -il passo di Falzarego a ponente, verso Podestagno a settentrione. -Abbiamo parlato dell'azione sul passo di Falzarego, ai piedi delle -Tofane e dell'Averau, dove ancora si combatte, nel caos delle rocce, -intorno alle rovine dell'albergo di Falzarego, scoronato e bruciato -dalle granate. Seguiamo la grande linea delle azioni che a quella si -allacciano. - - -L'8 giugno l'avanzata al nord di Cortina respingeva il nemico verso -Podestagno, proseguendo sotto al tiro del forte di Sompauses. Gli -speroni laterali delle montagne, intorno ai quali la valle leggermente -serpeggia, servivano da riparo; si balzava da canalone a canalone, -da cresta a cresta, da costa a costa. La strada, bianca e dritta nel -fondo della valle, era tempestata di colpi, infilata dal fuoco del -forte, sbocconcellata ai bordi dalle granate. Bisognava che la nostra -artiglieria avanzasse in appoggio della fanteria, e non vi erano altre -vie che quella. L'artiglieria passò. - -Una delle nostre batterie, reclamata dall'azione, si slanciò in pieno -giorno su quella strada fumigante di esplosioni. La batteria era -a Cortina; un ammassamento di cannoni, di cassoni, di cavalli, di -soldati, ingombrava le linde vie della cittadina bianca. Il capitano -comandante la batteria destinata ad avanzare era andato a scegliere la -posizione. Alle due del pomeriggio arrivò un sergente al gran galoppo -portando l'ordine: batteria avanti! «Soldati! — gridò l'ufficiale in -comando. — Abbiamo la fortuna di essere prescelti per un posto d'onore -nella battaglia, e voi mostrerete di esserne degni! Primo mezzo, al -trotto allungato, avanti!» I cannoni partirono ad un minuto l'uno -dall'altro. Al frastuono del loro passaggio, le finestre si aprivano e -delle teste curiose e spaurite si mostravano. - -Appena fuori dalle ultime case, la batteria fu avvistata dagli -osservatori austriaci. Le granate scoppiavano intorno ai pezzi, che -apparivano velati dal polverone e dal fumo. Non un arresto, non una -esitazione: la corsa procedeva regolare come in manovra, finchè -il folto di un bosco la nascose al nemico. Dalla strada, a forza -di braccia, la batteria fu portata sopra una posizione scoperta, a -soli 2200 metri dal forte, così ardita che il nemico non riuscì a -identificarla. Con i suoi colpi esso cercava i nostri cannoni più -indietro, non potendo mai immaginare che essi fossero là, in un -boschetto vicino. - -Il 9 giugno, Podestagno era occupata. Ma per qualche tempo la posizione -appariva talmente esposta da essere intenibile. La linea quindi è stata -corretta: avanzandola. Le nostre trincee si sono portate così vicine al -forte di Sompauses da non poterne ricevere i colpi. Noi siamo arrivati -nell'angolo morto del forte. È una situazione inverosimile; i cannoni -nemici che tirano di tanto in tanto su Cortina, che cercano di sfogare -la loro tonante ostilità sopra un raggio di dieci o dodici chilometri, -non possono niente contro le truppe che vivono appostate a poche -centinaia di metri da loro. L'artiglieria è impotente contro di esse. - - -Il Sompauses da lontano ricorda il forte Porr, che vedevamo in Val -Giudicaria. Uno sperone di montagna sporge alla sinistra del torrente, -e a mezza costa, sopra un ripiano, in una boscaglia di abeti una -linea giallastra di terre smosse, una confusione di spalti freschi, di -parapetti, di ripari, si avanza sotto ad un zig-zag di strade militari, -che rigano il bosco e le rocce più in alto come venature rossastre. -Sotto al forte il pendio è ripidissimo, scoperto, brullo, difficile -all'assalto, e percorso da fasci di reticolati. - -Il Sompauses è come una belva che non può più mordere, ma che non -si può ancora prendere. È stretta dalla grande battuta, ridotta -quasi all'impotenza, ma vive, rintanata e torva. Se spara un colpo, -il Sompauses è coperto di granate; decine di cannoni gli impongono -silenzio; le nostre artiglierie lo tengono sotto ai loro tiri; il -terreno intorno alle opere appare sgretolato delle esplosioni. Perciò -il Sompauses spara raramente. Tutti i suoi difensori si tengono sepolti -entro i cunicoli e le gallerie scavati nel monte, e dentro alle trincee -di cemento, le quali non sono che sterminati corridoi dalle spesse -pareti, illuminati da sottili feritoie. - -Anche gli altri forti sono ormai silenziosi. Ai primi di luglio -le nostre batterie aprirono il fuoco contro i forti di Landro e -di Platzwiese. L'8 luglio in quest'ultimo si scorsero le fiamme e -il fumo di un grande incendio, che durò tutto il giorno. Il 14 una -batteria austriaca annidata più indietro di Landro, sul Rautkofel, -fu parzialmente smontata. I forti sono ora demoliti o quasi. Però la -Grande Guerra aveva già svalutato l'importanza delle fortificazioni -permanenti, e gli austriaci non si sono lasciati prendere alla -sprovvista. Hanno ritirato in tempo le artiglierie dai forti battuti -e, per vie di arrocco nascoste, preparate da lunga mano, probabilmente -munite di rotaie, trasportano i pezzi da un punto all'altro, -spostandoli appena una posizione comincia ad essere individuata. - -Questo non li salva sempre; i nostri tiri li rintracciano e li -seguono da appostamento ad appostamento; le batterie italiane anche -esse si muovono; è un lento duello di mostri. Ma è difficile ad un -profano rendersi conto dei problemi complicati che questi spostamenti -impongono. È tutta una geometria di traiettorie e di parabole che -traccia le sue linee immaginarie sulle vette dei monti. Sono calcoli -di angoli, misurazioni infinitesimali, e ogni colpo di cannone è la -soluzione di un quesito matematico irto di cifre. - -Non abbiamo tardato ad accorgerci, operando sul territorio conquistato, -che le carte topografiche austriache messe in commercio differivano -da quelle riservate dello Stato Maggiore nemico per una alterazione -di punti trigonometrici, appena percettibile ma sufficiente a turbare -l'orientazione dei tiri. Abbiamo dovuto scoprire le alterazioni e -calcolarle. - -Inoltre gli austriaci spostano, quando possono, i segni visibili messi -sul terreno ad indicare i punti trigonometrici. Da noi questi segni -sono delle piccole piramidi di pietra, in Austria sono degli alti -cavalletti di legno che si scorgono da lontano. È avvenuto qualche -volta che i tiri, precisi alla sera, deviassero alla mattina. Nella -notte il nemico aveva portato un centinaio di metri più a oriente o ad -occidente qualche cavalletto sul quale s'era calcolata l'angolazione. -È veramente singolare questa schiavitù dei cannoni più possenti ai -tracciati fantastici di un teorema, a delle esattezze logaritmiche, -senza le quali essi divengono ciechi. - -Questa parte della guerra, che si svolge dietro al furore delle -battaglie, lontano dalle masse per chilometri e chilometri, in una -calma, in una solitudine di pendici e di valli, ha qualche cosa di -affascinante e di terribile. Gli artiglieri che s'intravvedono talvolta -in un'ombra di selve, taciturni, raccolti intorno ad una massa grigia, -tranquilli, isolati da ogni movimento e da ogni agitazione, intenti -ad un lavoro misterioso, si direbbe che non abbiano a che fare nulla -col combattimento, del quale non arriva fino a loro neppure l'eco. Non -vedono niente, non sentono niente, non sanno niente della lotta alla -quale partecipano. Sono i guerrieri dello spazio, i combattenti della -immensità, i colpi dei quali passano al di sopra dei nevai per piombare -in vallate remote. - -Lembi di foresta sono stati denudati, e le centinaia di alberi -sfrondati che l'ascia ha abbattuto formano rafforzamenti ciclopici -sui declivî che portano i più grossi pezzi. Consolidano e sorreggono -pendici boscose, e i poderosi cannoni, la larga gola in aria, sembrano -accovacciati sull'ultimo gradino d'una scalea da giganti, sorretta -da massicci tronchi di abete. Più lontano, indietro, nelle radure si -allargano strani parchi di carrocci ferrati, di automobili larghe e -pesanti come locomotive, di veicoli strani che portano argani, tutti -mascherati di fronde: sono i trasportatori delle moderne artiglierie da -assedio, le quali vanno alle posizioni trascinate da lenti e poderosi -motori. - -Gli austriaci cercano le nostre grosse batterie come noi cerchiamo -le loro. Studiano per settimane, poi, quando credono d'aver trovato, -una mattina, da qualche posizione nuova aprono il fuoco con un 305, -che lancia dieci, quindici granate in fila, e poi tace per non essere -scoperto. Dove arrivano, i mostruosi proiettili aprono cavità enormi, -sconvolgono terra, pietre, alberi, e lasciano squarci così grandi sul -suolo che sembrano inizî di un lavoro di sterro. - - -Per arrivare da Cortina a Podestagno, la nostra azione ha dovuto -dominare il massiccio della Tofana a sinistra e quello del monte -Cristallo a destra. La Tofana e il Cristallo hanno da una parte e -dall'altra della vallata di Ampezzo una posizione quasi simmetrica -all'occhio. Hanno anche quella somiglianza di forme di tutte le -Dolomiti, quell'apparenza turrita e fantastica, con pareti precipitose -che dai tremila metri scendono quasi a picco ad immergersi nelle -verdure della valle, piombando per un chilometro e mezzo in una -vertigine di asperità, di fessure, di canaloni, di speronate. - -Abbiamo parlato della lotta sulla Tofana, della stupenda guerriglia -di pattuglie in quel caos di rocce e di gelo la quale ci ha dato il -possesso incontrastato del monte. Nel monte Cristallo gli austriaci, -salendo dal nord, erano riusciti ad insediare un posto sulla Cresta -Bianca, che domina Cortina. - -Questi monti sono tutti fatti a stratificazioni, sembrano formati -da immani tavoloni di pietra sovrapposti a piano inclinato. Salendo -lungo l'inclinazione degli strati la via è più facile, ed è la via dal -nord. Dalla nostra parte i monti invece sono spezzati a piombo. Dal -lato austriaco essi presentano una groppa scoscesa ma praticabile, dal -lato nostro una parete. Dunque gli austriaci erano saliti sulla Cresta -Bianca, detta così perchè è coperta di nevi eterne. Essa finisce in una -specie di piramide candida e puntuta. - -Arrivati lassù, sicuri di non essere sloggiati, avevano trasportato -sulle vette abbondanti provviste di viveri e munizioni, anche per -artiglierie, si erano rinforzati, e si preparavano a portar su i -cannoni. Bisognava scacciarli. Per scacciarli bisognava salire le -pareti del monte. - -Quando si osserva la montagna non si capisce come un reparto di -truppe, composto in gran parte di fanterie, sia potuto arrivare lassù. -Ma questa guerra di vette ci abitua ai miracoli. La spedizione era -guidata da un ufficiale che è uno degli alpinisti più noti, uno di quei -dominatori di cime che sfidano l'inarrivabile. Si erano scelti in tutti -i reggimenti gli uomini più adatti a quella fatica e i conoscitori di -montagne. Partirono muniti di seicento metri di corda, di ramponi, di -graffi, di strumenti per forare le rocce. - -La preparazione della scalata durò sette giorni. - -Per sette giorni si vide una catena di puntini grigi, una catena di -uomini che lavoravano come sospesi lungo l'immane muraglia. Piantavano -anelli nella pietra, attaccavano corde, configgevano punte di ferro -dove mancava una sporgenza per posare il piede. I lavoratori alpini si -davano il cambio. Dietro a loro i soldati salivano per impratichirsi -del cammino, per conoscerlo bene gradino per gradino. Ogni giorno la -scalata ricominciava e arrivava un poco più in su. Alla fine i primi -ciglioni furono raggiunti a mille metri sulla valle. Si usufruì dei -canaloni, delle fessure, delle cornici. La via dell'ascesa andava -a serpeggiamenti bruschi, girava negli angusti pianerottoli formati -dalle stratificazioni sull'abisso, superava dei tratti a strapiombo -senza altro appoggio che la corda e qualche rampone, e spariva fra due -speronate coronate di guglie. - -Una sera la scalata definitiva fu data. I soldati avevano le scarpe -di corda, per non far rumore avvicinandosi al nemico e per aver più -sicura presa sulla pietra. Seguì un lungo inerpicamento sulle nevi -nelle anguste ascelle delle vette in un labirinto di pietra e di gelo. -Divisi in grosse pattuglie i nostri circondarono la Cresta Bianca. -Appena gli austriaci sorpresi aprirono il fuoco sopra i più vicini, la -fucileria crepitò tutto intorno. I nemici fuggirono precipitosamente, -nascondendosi nelle anfrattuosità, e lasciarono tutto il materiale che -avevano accumulato lassù. - -Così il Cristallo fu preso, e il possesso delle sue cime ci permetteva -di dominare la valle del Felizon, al nord, lungo la quale ora il nostro -fronte si snoda. - -Di tanto in tanto un lungo rombo scende dalla Cresta Bianca: -sono granate austriache che scoppiano fra le rocce. Cercano delle -artiglierie. Perchè in quella immane confusione di picchi, in qualche -piega introvabile, sui ghiacci, c'è dell'artiglieria, tirata su a forza -di braccia, con le corde, lungo le pareti.... - -Un'altra scalata fu dovuta dare a Col Rosa. Il Col Rosa è una specie -di prolungamento delle Tofane, al nord. È una guglia alta, isolata, -aguzza, che affaccia la sua punta rossastra in fondo alla valle di -Ampezzo e la vigila. Era un posto di osservazione austriaco dal quale i -tiri delle artiglierie venivano diretti. Di notte i nostri circondarono -il monte e lo ascesero, facendo prigionieri gli austriaci che vi si -trovavano e prendendo loro degli ottimi strumenti ottici. Si comprende -come il nemico ora non si fidi più dell'inaccessibile e pianti i suoi -reticolati anche sul bordo dei precipizî. - - -Mentre si combatteva nella valle di Cortina, una lotta analoga ma più -intensa si accendeva nella valle di Misurina, sul Monte Piana. - -Questa montagna sbarra la valle, al nord, proprio come il Col di -Lana sbarra quella del Cordevole. Una somiglianza di posizioni ha -prodotto una somiglianza di situazioni. Il Monte Piana è tagliato -dalla frontiera. Tutte le strade che salgono su Misurina contornano -la sua base. Esso domina ogni passaggio. Gli austriaci tentarono di -impadronirsene all'inizio della guerra. - -Poche forze nemiche vi si insediarono per breve tempo. Furono -sloggiate. Il 12 giugno gli austriaci tornarono più numerosi al -contrattacco: furono respinti. La lotta diveniva attiva. L'importanza -della posizione faceva concentrare su di essa gli sforzi dell'attacco -e della difesa. Il 13 giugno gli austriaci bombardarono il Monte -Piana dal forte di Platzwiese — nel quale, come abbiamo detto, meno -di un mese dopo le nostre granate dovevano portare la devastazione e -l'incendio. Nella notte delle masse nemiche tentarono un nuovo attacco. -Il 15 si combatteva ancora. La battaglia, cominciata con un'azione -di reparti, attirava nuovi rincalzi, si distendeva, si abbarbicava al -monte, diveniva lotta di posizioni, combattimento di trincee. - -La linea del fronte, dopo avere oscillato lievemente ai colpi e ai -contraccolpi degli attacchi, si fissava, entrava nel solco profondo -di opere campali. Il 12 giugno il nemico tentava nella notte un altro -sforzo per sloggiarci: era respinto. Dodici giorni dopo sperava di -riuscire in un aggiramento, e attaccava a oriente del Monte Piana la -Forcella di Col di Mezzo sulle Cime di Lavaredo — occupata fin dal 26 -maggio dagli alpini — la quale, se in loro possesso, avrebbe aperto -il varco al nemico sulla conca di Misurina: fu respinto. Il 23 luglio, -altri attacchi austriaci. L'11 agosto, il nemico ritorna all'offensiva. -Il giorno dopo siamo noi che attacchiamo e prendiamo delle piccole -posizioni sulle pendici occidentali del monte. Gli austriaci non -aspettano a lungo per tentare la riscossa, e la notte appresso, dopo -un vivo cannoneggiamento, assaltano quelle posizioni che gli avevamo -preso: sono respinti. - -Così ogni otto, ogni dieci giorni, la battaglia si riaccende. La -singolarità è questa: che le trincee nostre e quelle austriache sono -separate dalla vetta. Stanno al di qua e stanno al di là, relativamente -vicine ma invisibili le une alle altre. E tutto intorno, appiattata -dietro dossi vicini, una quantità di artiglierie, italiane da una parte -e austriache dall'altra, domina la sommità del monte. Perciò la vetta -è intenibile. Di notte o di giorno, appena uno dei due avversarî vi -si affaccia, una pioggia di granate trasforma il Piana in una specie -di vulcano. Se nessuno si muove, così a ridosso dei due versanti, le -posizioni sono invulnerabili. - -O vi è un furore inaudito di combattimento che spande i suoi echi -da temporale fino alla vallata del Piave, o è la pace profonda. Così -profonda che quando siamo arrivati a Misurina ci sentivamo soggiogati -dal silenzio prodigioso della valle melanconica, oscura sotto ad un -cielo basso e grigio tutto variato da un lento e tortuoso svolgersi -di nubi, che celavano le vette e scendevano a tratti ad annebbiare le -pendici più basse fino ad appannare lo specchio del lago. - -Era tutta una pigra agitazione di vapori, che si addensava e si -schiariva, che si squarciava in diafane profondità bianche di luce -e ricopriva quegli sfondi con plumbee e molli masse sfumate. Per un -istante, in alto, le nubi si sono diradate, e abbiamo visto come un -nero di temporale fra le sfumature delle frange nebbiose: erano i -monti, le masse del Lavaredo. Poi una gran torre si è profilata cinerea -nella lontananza: lo Schwabenalpenkopf, la vedetta austriaca. Ma la -nebbia è ridiscesa, si è richiusa, e non abbiamo più visto che il fondo -della conca di Misurina, il lago grigio, le rive selvose, fosche di -pini. E tutto questo, così pallido, indefinito, in quella gran quiete, -aveva un'apparenza di sogno triste, uno di quei sogni lugubri che non -si dimenticano. - -Il grande albergo, sulla riva, è sfondato da un colpo di grossa -granata. È stato quel 305 che viaggia da valle a valle, spara dove -crede sia uno stato maggiore o una batteria, e si rimette in viaggio. -Un grande demolitore di alberghi, quel cannone errante. Ha tirato sul -Grande Hôtel di Cortina, e sull'Ospizio delle Tre Croci. Gli austriaci -ci lasciano dei paesi intatti, ma degli alberghi, quando possono, -ci consegnano le rovine. A San Martino di Castrozza, sopra Fiera di -Primiero, un paese di villeggiature, hanno bruciato tutto, facendo un -danno di circa sedici milioni. - -L'albergo di Misurina, tutto chiuso, con quella gran ferita nera, -si specchiava nel lago. Non si vedeva nessuno. Sulla strada deserta -un soldato solo passava lentamente. Una pioggia sottile cominciava a -cadere, gelata, e spandeva il suo fruscìo monotono e vasto. Un colpo di -cannone ci avrebbe fatto piacere come una voce. - -Cortina invece ci è apparsa sorridente, incantevole, in un giorno -di sole, con le sue casette bianche posate sui prati folti con un -pittoresco disordine come fossero tolte allora da una scatola di -giuocattoli nuovi. - -L'abbiamo vista come la vedevano i _touristes_. Dall'alto delle prime -giravolte della strada delle Dolomiti ammiravamo il paese sotto a -noi, e dimenticavamo quasi la guerra. Vi era una non so quale serenità -anche in basso, una serenità della terra, una contentezza tranquilla e -profonda. Si udiva appena, come un tuono remoto, lo scoppio di qualche -granata sul Cristallo. Dalle Tofane scendeva di tanto in tanto il -rumore sordo e lontano di un colpo di fucile. Ma una persona ignara non -avrebbe mai immaginato che a ponente, a nord, a nord-est si stendeva -un fronte di battaglia, e che tutte quelle fantastiche vette luminose -infarinate dalla nuova neve, striate di candori, alleggerite da quella -sottile variegazione di bianche evanescenze che disegnavano la sommità -d'ogni balza, d'ogni strato, d'ogni asperità, celassero appostamenti e -ricoverassero cannoni puntati. - - -Lassù da due giorni la temperatura è scesa a dieci gradi sotto zero. Il -Comando aveva provveduto al cambio delle truppe che occupano le vette. -Sono quasi tre mesi che vivono in quell'inverno, fra le tormente, in -mezzo a fatiche, pericoli e privazioni inenarrabili, ricoverate nei -crepacci della roccia. Ma quando l'ordine di prepararsi a scendere è -arrivato, quelle truppe hanno rispettosamente pregato il Comando, per -la voce dei loro ufficiali, di lasciarle sulla montagna. - -«Noi, oramai siamo abituati al freddo e alla vita delle vette — dicono -— noi abbiamo imparato a combattere questa guerra, abbiamo scoperto -i sentieri o li abbiamo creati, sappiamo da dove si può salire, da -dove si può passare, conosciamo il nemico, e a truppe nuove non è -facile imparare presto tutte queste cose». E per paura di non essere -ascoltati, qualche reparto si è rivolto per lettera al Comando Supremo. - -Ecco degli uomini che da tre mesi vivono in un inferno di sofferenze, -che rischiano la vita niente altro che per camminare, che quando -riposano si tengono ammassati a gruppi su sporgenze larghe tre passi -fra una parete e un abisso, senza vedere altro che rocce e neve, senza -udire altro che l'urlo della bufera e il sibilo dei proiettili nemici, -degli uomini che quando sono feriti debbono essere impaccati in sacelli -e calati con le corde dall'orlo di precipizî, e che quando si offre -loro il riposo nella vita, rispondono: «No, noi possiamo servire quassù -meglio la Patria, il nostro posto è qui!» - -La Patria deve conoscere e riconoscere questi eroismi oscuri, -calmi, magnifici, compiuti per la coscienza profonda del dovere, per -un'adorazione ineffabile verso la Madre Italia sulla quale si vigila. - -Non vogliono scendere le truppe dalle altitudini, anche perchè hanno -finito per amare questa montagna conquistata che ora conoscono e che -ora le conosce. La montagna si allea a chi la vince, serve chi la doma, -offre in difesa quelle stesse difficoltà che si sono dovute superare -per espugnarla, svela i suoi tranelli, suggerisce i suoi agguati, -combatte anche essa, come un favoloso gigante, per i piccoli uomini che -hanno saputo scalarla e comandarla dalla vetta. - -Arrivano a Cortina dei soldati dalle altezze a fare provviste. -Hanno l'apparenza grave e un po' stupita di chi giunge dalle lunghe -solitudini. Vanno fieramente, raccolti, a passo lento, perplessi -talvolta sulla strada da prendere, indecisi, come storditi di rivedere -delle automobili, di trovarsi fra le case, nel movimento e nel vocìo. -Portano in loro una non so quale atmosfera di silenzio come si porta -l'aria fredda entrando dall'aperto in inverno. - -Passano settimane lassù senza udir nulla, nella quiete morta delle -cime. Soltanto alla sera, le truppe che stanno verso il passo di -Falzarego e che hanno di fronte delle forze trincerate, nell'ora -del tramonto sentono squillare le trombe del nemico. Il suono ha una -ripercussione prodigiosa nell'aria cristallina. Le trombe suonano una -musica solenne, sempre quella, come se fosse la preghiera dell'Ave -Maria. È il _Deutschland über alles_. - -I nostri lasciano finire il suono delle trombe, e poi cantano in un -coro tremendo l'inno di Garibaldi. In quel momento i soldati, che sono -stati rintanati fino allora, non si tengono più, balzano in piedi, -allo scoperto, urlando: «Va fuori d'Italia, va fuori straniero!» Gli -ufficiali redarguiscono: — Giù perdio, coperti, giù! - -Lo straniero manda invariabilmente una scarica di fucilate che -lampeggiano sul bordo d'un ciglione. Poi l'oscurità e il silenzio si -richiudono, e la lunga profonda notte comincia. - - - - -NELLA VALLE DI SEXTEN. - - _10 settembre._ - - -Dalla valle dell'Ansiei, lungo la quale serpeggia la strada che -per Misurina sale al nord fino a Toblach sulla Drava, ascendendo le -pendici boscose del Col Caradies, verso l'oriente, si arriva a dominare -dal passo il panorama della valle Pàdola, la quale va pure verso la -Drava, e, prolungandosi nella valle di Sexten, oltre la vicina antica -frontiera, conduce direttamente a Innichen. - -La valle di Cortina, la valle di Misurina, la valle del Pàdola sono -tutti passaggi che dall'Italia tendono al corso della Drava, la quale, -dirigendosi da oriente ad occidente, porta nella sua ampia vallata i -nervi massimi delle comunicazioni austriache col Trentino. Ogni valle -nostra è dunque una minaccia sul fianco nemico, una minaccia tanto più -grave quanto più la frontiera si avvicina ai punti vitali. Il confine -sulla valle Pàdola non è che ad una quindicina di chilometri in linea -retta da Innichen sulla Drava: poco più di un tiro di cannone pesante. - -Come avevano eretto i forti di Sompauses, di Platzwiese e di Landro a -difesa degli sbocchi da Cortina e da Misurina, gli austriaci avevano -sbarrato la valle di Sexten con due forti principali e infinite opere -minori: un forte ad oriente della valle, sulle pendici del monte Helm, -il forte di Mitterberg, ed uno ad occidente, il forte di Heidick. - -Contro queste due opere maggiori verso la metà di luglio la nostra -artiglieria da posizione aprì il fuoco, sistematicamente, devastandole. -Ma anche qui gli austriaci hanno ricorso alla tattica di disarmare i -forti che vedevano condannati e di trasportarne i cannoni su posizioni -campali, da lungo tempo preparate con solide piattaforme riunite da -strade coperte. - -È meraviglioso come si sia potuto avanzare su territorio di conquista -in mezzo a difficoltà che appaiono quasi insuperabili, opposte dal -terreno e dal nemico, il quale ha fatto dell'intera valle di Sexten -tutto un sistema di trinceramenti in calcestruzzo. Non vi è una linea -di difesa, ve ne sono cento. Le trincee, precedute da reticolati, da -fossati, da mine, percorrono i declivi in tutti i sensi. Le artiglierie -si sono accumulate in agguato dietro ad ogni dosso, e battono le -creste. - - -La lotta, qui pure, cominciò con una conquista di vette. Dopo aver -visto le gole dolomitiche, dominate dalle rocche mostruose delle nude -montagne turrite, la valle Pàdola ci è sembrata ampia e dolce, fra quei -suoi monti che, sebbene scoscesi, hanno le forme che abbiamo sempre -visto ai monti. Vi sono cime rocciose, dalle pareti a picco, coronate -di guglie, spaccate da canaloni, ma sono lontane, esse non serrano -la valle, non vi precipitano le linee vertiginose dei loro speroni. -I massicci più aspri si discostano fra loro e lasciano respirare la -vallata fra verdi ondulazioni di propaggini. - -A settentrione e ad occidente il vecchio confine passa sopra il -dorso di quei massicci, corre sopra la seghettatura delle loro creste -biancheggianti di nevi, alle quali arrivano, in cerca di forcelle e di -selle, i sentieri che costituiscono i valichi secondarî. In fondo alla -valle fugge il nastro bianco della strada maestra. La prima azione si -diresse alla conquista dei valichi. Per avere i valichi bisognava avere -le vette che li dominano. Fu una corsa alle rocce. - -Noi, puntando verso Sexten, prendemmo il Monte Croce di Comelico, e -poi la Croda Rossa, e poi la Cima Undici, preparando l'avanzata nella -valle nemica, mentre gli austriaci, più ad occidente, si aggrampano -al confine, sulla cresta del Monte Cavallin, come l'abbiamo visto -aggrampato sul Monte Piana sopra a Misurina. Lentamente la nostra -conquista è penetrata nella valle di Sexten. - -Al di là della frontiera vi è una di quelle alture che le sinuosità -della valle pongono come a sbarramento e che chiudono la prospettiva. -È il Seikofel. Si prestava ad una forte difesa. La resistenza austriaca -vi si è accanita. - -Il primo luglio, per studiare le opere che il nemico vi aveva -costruito, si spinsero avanti, arditamente, delle pattuglie di -ufficiali. Vi accertarono l'esistenza di trincee permanenti di -cemento armato, con larghi reticolati. L'artiglieria nostra cominciò -a tempestare le opere invisibili, che le esplorazioni degli ufficiali -avevano delineato. Il 14 luglio, la fanteria cominciò ad avanzare dei -tentacoli, a tastare con ricognizioni le posizioni nemiche. I nemici -furono respinti dalle prime linee. Il nostro fronte si portò più avanti -e si radicò alle pendici del Seikofel. - -Gli austriaci tentarono una offensiva violenta, preparata con lunga -cura. Il 28 luglio essi attaccarono nella valle con forze rilevanti. -Furono respinti e lasciarono nelle nostre mani alcuni prigionieri. Il -7 agosto noi attaccammo alla nostra volta. Dopo un'intensa preparazione -di artiglierie, che per varî giorni tempestarono le posizioni nemiche, -la fanteria avanzò respingendo passo passo l'avversario fino a -raggiungere le pendici meridionali del Burgstall, una montagna che sta -quasi simmetricamente di fronte al Seikofel, dal lato opposto della -valle. Il Seikofel è ad oriente, il Burgstall è ad occidente. Avanzati -a destra fino alle pendici dell'uno, si era avanzati a sinistra fino -alle pendici dell'altro. - -Due giorni dopo il nemico tentava di sloggiarci. Dal Seikofel scese -con forze relativamente rilevanti. Fu respinto. Il 13 agosto noi -rafforzavamo la nostra linea con l'occupazione dell'Oberbacher, le cui -vette furono scalate dalla fanteria. L'Oberbacher è un nodo montuoso -a sud-ovest del Burgstall. Costituisce una posizione fiancheggiante -importantissima. Nello stesso giorno occupavamo la forcella Cengia, -un altro passo ad occidente della valle di Sexten, e il giorno dopo, -sopraffatte le artiglierie nemiche con un fuoco intenso, la fanteria -italiana poteva salire sulla spalla del Seikofel e radicarvisi, ed -occupare definitivamente delle cime della Croda Rossa. - - -Combattimenti accaniti succedono a lunghe calme. Da una parte -e dall'altra non si può agire con continuità; occorrono lente e -studiate preparazioni, e l'azione si scatena all'improvviso, violenta, -disegnando talvolta un attacco sopra un punto e lanciandolo sopra un -altro, tentando i lati deboli, complessa e breve. Se fossimo giunti -un giorno prima sul Col Caradies avremmo visto il fumo delle granate e -degli _shrapnells_ velare le creste e avremmo udito salire da tutta la -valle il tuono incessante delle artiglierie, ma ieri la zona del Pàdola -era immersa in una tranquillità profonda, appena turbata di tanto in -tanto dall'eco di qualche colpo lontano. - -Eravamo in osservazione nella radura erbosa di un bosco di abeti, e lo -sfondo della vallata si apriva luminoso entro una oscura cornice di -tronchi e di fronde. Non potevamo scorgere Sexten, nascosta dal giro -della valle. Il bombardamento che ha demolito i forti ha danneggiato -anche la cittadina pittoresca, che rimane sempre un centro importante -per le operazioni austriache. Gli abitanti si sono ritirati a Innichen, -e i militari si sono sepolti in profonde casematte. A Sexten si -allacciano le comunicazioni telefoniche degli osservatorî del nemico -e quelle delle batterie. La centrale telefonica è un sotterraneo, -invulnerabile, scavato in un prato, coperto di zolle, una specie di -cantina alla quale giungono i fili entro cavi sotterrati. - -Il Seikofel sollevava fra le pendici la sua larga groppa tondeggiante -e fosca. È una collina formidabile chiomata di boschi. Soltanto sulla -vetta, il bombardamento e i lavori di fortificazione hanno diradato la -selva. C'è una specie di calvizie incipiente sulla sommità dell'altura, -e si intravvede il fulvo colore della terra scavata fra le grame -alberaglie rimaste. Gli austriaci vi avevano già abbattuto alberi -per adoperare il legname nelle opere di rafforzamento; il cannone -ha falciato il resto. Si scorgono dei sottili intrecci di tronchi -inclinati o caduti. - -Come sul Monte Piana, la cima non appartiene a nessuno; è una breve -zona neutra, che da una parte o dall'altra si scala per assalirsi. Le -trincee italiane e quelle austriache non sono lontane fra loro che -una settantina di metri. Ogni tanto qualche esploratore striscia ad -affacciarsi cautamente sulla vetta per vedere quello che il nemico, -pochi passi più in giù, stia facendo. Se è scorto, si ode una salva di -fucilate; la vedetta urla un'ingiuria e si lascia scivolare indietro, -fra i suoi. Alla notte, il vivido raggio dei proiettori contorna -l'altura, che si disegna nera e netta sul chiarore bianco come in un -crepuscolo lunare. - -La più attenta osservazione attraverso i binocoli non ci lasciava -sorprendere alcun movimento sul Seikofel. Nessuna vita sulla terra -sconvolta e sterilita di quella vetta, verso la quale sfuma il nero -della foresta. Gli alberi hanno protetto il nostro assalto, come sul -Salubio. I nostri sono saliti nella loro ombra, da tronco a tronco, -ricacciando il nemico a passo a passo. - -Non potendo abbattere la selva, nella quale i nostri movimenti si -celano, gli austriaci tentano ora d'incendiaria. Aspettano che il -vento spiri dal nord, e mettono il fuoco ai roveti. Le fiamme salgono, -gli alberi resinosi ardono, colonne di fumo denso si abbattono sulla -vallata. Ma l'incendio non si propaga mai. Divampa, poi langue, -s'estingue, e per giorni e giorni dei diafani nembi azzurrastri si -levano a volute filamentose dalle plaghe carbonizzate. Dei riflessi -sanguigni palpitano nelle tenebre della notte. L'ultimo incendio si è -spento l'altro ieri. - - -In fondo alla valle, sotto a noi, sporgendoci sulla balza, vedevamo il -villaggio di Pàdola, deserto. Le strade stendevano lungo il torrente -il loro bianco serpeggiamento senza una macchia. Non un carro, non -un uomo. Forse qui, come nelle Fiandre, è alla notte che il movimento -delle retrovie si desta. Nell'oscurità romberanno i convogli in marcia, -mentre in margine al gran traffico dei veicoli sfileranno silenziose le -truppe in nere schiere lente. La valle appariva vuota, solitaria e come -addormentata. - -Essa è ancora sotto alla vigilanza di un lontano osservatorio -austriaco, e si sente guardata. Si finge vuota. Niente può dare -pretesto ad un colpo di cannone. Questo osservatorio, per una stranezza -della guerra di montagna, s'incunea nelle nostre posizioni. È al Passo -della Sentinella, una località che merita il suo nome. Vi si erge, -isolata, una guglia dolomitica, sottile, aguzza, che sembra un gigante -in vedetta. - -Tutti questi monti, come abbiamo già osservato nella valle di Ampezzo, -sono fatti, per dir così, a trampolino. Verso l'Austria un piano -inclinato, verso l'Italia un salto. Da una parte una comoda via di -accesso, dall'altra una parete che bisogna scalare. Così il passo della -Sentinella. È stato preso e ripreso varie volte. L'attacco è facile per -gli austriaci e difficile per noi. Essi possono difendere la vetta con -qualche uomo e assalirla con molti. Lassù, sull'estrema punta, come -sulla cima della Prima Tofana, non vi è che un minuscolo plotone e -una mitragliatrice, alla quale hanno fatto con del cemento una cupola -blindata. Tutte le cime vicine sono nostre. Noi li avremo assediandoli. -Ma intanto guardano, ed essi sono l'occhio di batterie rincantucciate -fra le pendici dell'Inner Gsell, nelle vicinanze di Sexten. - -A destra del Seikofel boscoso, poco più lontano, un'altura nuda, -rossastra, dalla vetta lacerata dalle granate; è il Rotheck. Nel nome -di Rotheck c'è la parola «rosso». La montagna brulla si distingue -infatti per quel suo colore ardente, per quella sua strana vetta -sanguinante sulla quale il nemico si trincera. Di fronte a lei, assai -più vicino, il Quaternà nostro, alto, scosceso, fulvo, dominante, che -a sinistra porta le nostre posizioni a congiungersi per ondulazioni di -declivî al Seikofel, e a destra le conduce verso le cime del Palombino, -altra vetta di frontiera che ci dà il comando di valichi minori. - -Sul Quaternà si profilavano gli uomini, che andavano e venivano -lentamente sulla cresta in quell'ora silenziosa di tregua, simili a -strani insetti, diafani e tremuli nelle rifrazioni della distanza. -Vedevamo il rovescio delle nostre posizioni, il formicaio bizzarro -degli accampamenti attaccati alla spalla del monte come dei nidi. - -Verso le cime, da ogni parte, si vedevano arrampicati i villaggi dei -rifugi, color della terra, con le loro piccole baracche che sembrano -sovrapposte, minuscole cittadine a ripiani verso le quali sale un -saettamento di sentieri a zigzag. Ricordano quei fantastici conventi -buddhisti che si aggrampano alle rocce sacre della gola di Kalgan. Su -certe vette si sono dovute infiggere delle travi a guisa di mensole, -ed erigere i baraccamenti sopra dei pianerottoli di legno sospesi sul -precipizio. Si passa da un pianerottolo all'altro per delle scale. Dei -gradini tagliati nella roccia portano alle trincee. - -Spesso, camminando sulla cresta, un sasso si distacca, rotola giù -dal ciglio e frulla nel vuoto rimbalzando più in basso sonoramente -sul legno delle costruzioni, percuotendo le travature di sostegno con -una violenza da proiettile. Chi si accorge che un sasso sfugge sotto -al suo piede, manda giù un grido di avviso. Si sporge e, le mani a -imbuto intorno alla bocca, urla: «Sassooo!» — e gli uomini nei ripiani -inferiori si gettano contro la parete di roccia aspettando che la -pietra sia passata. - - -Oltre il Quaternà, ad oriente, una vetta precipitosa e immane: il -Cavallin. È precisamente una di quelle montagne a trampolino che -offrono all'Italia il corrusco aspetto di una rocca ed hanno dall'altra -parte un dorso accessibile. Il Cavallin, una delle gigantesche pietre -miliari della frontiera, non ha grande importanza perchè non domina -alcun valico di qualche entità e non può molestare direttamente le -nostre operazioni. Ma fissa, abbarbica su quel punto del confine -l'occupazione austriaca, ed è sul fianco destro della nostra direttiva -nella valle di Sexten. Non ci nuoce, ma ci minaccia. - -Ha una forma quasi simmetrica: due cime, due torrioni, e fra loro una -profonda insellatura nel mezzo della quale bruscamente irrompe una -guglia. Le pareti sono a picco; non si scorge da lontano alcuna via di -accesso. Soltanto delle ricognizioni, in forze più o meno importanti, -partite dai costoni del Quaternà, si sono avvicinate alle posizioni -austriache del Cavallin per studiarne gli approcci. Ardite e magnifiche -spedizioni! Talvolta sono arrivate fin sulle trincee del nemico. Come? -Il racconto delle loro gesta sembra una leggenda. - -Scalare la parete è impossibile. Le ricognizioni salgono per i -canaloni, s'inerpicano sui macigni crollati nelle fenditure, vanno -su per veri corridoi fra pareti di roccia che numerose mitragliatrici -austriache spazzano al minimo allarme. Nel cuore della notte gli eroici -reparti esploratori avanzano. Le trincee nemiche si distendono sui -ciglioni, sono annidate in sporgenze della roccia agli accessi dei -canaloni. Ogni approccio è barrato da larghi reticolati. È avvenuto -che si sia riuscito ad aprire un varco nel primo reticolato, poi nel -secondo. Nella luce dei proiettori, strisciando sotto al fuoco intenso, -inerpicandosi da masso a masso, i nostri sono arrivati alla trincea -principale. Ma sul parapetto stesso c'è un ultimo reticolato che -bisognerebbe distruggere, a due metri dalle canne dei fucili nemici. - -Quando la ricognizione arriva alla mèta, è già l'alba. Nessuno può -più ritirarsi allo scoperto. E i nostri rimangono là, fra le pietre, a -qualche passo dai nemici, che li sentono ma non osano uscire. Sparano e -sparano, gli austriaci, con quel fuoco a scatti che ridice l'agitazione -e l'ansia. Le mitragliatrici martellano l'invisibile. I nostri si -aggrampano immobili, lambiti da una rete di sibili. È un inferno. Le -palle di rimbalzo sono le più terribili perchè arrivano non si sa da -dove. Qualche corpo rotola giù per il ghiaione. Chi è ferito precipita. -Dall'altra parte del monte si svegliano i corti mortai austriaci, di -un modello studiato per questi terreni, e le grosse granate passano -sulla cresta, portando fino ai tremila metri il loro fuggitivo e -lacerante lamento, per ricadere al di qua, cercando a caso il terribile -assalitore. Ma la notte ritorna e gli esploratori ridiscendono nel -buio, portando il tesoro della loro esperienza. - -Non c'è più un abisso dal quale gli austriaci ora non si aspettino -la scalata. Metterebbero dei reticolati sulle nubi, se potessero. -Accumulano mitragliatrici e fili di ferro sul bordo d'ogni precipizio. -E da lontano si vedono nereggiare assurde difese anche sulla cima più -alta del Cavallin. Una trincea si tiene lassù, in un piccolo spazio, -nel quale si ha l'impressione che un uomo non possa distendersi, -circondato dal vuoto. - -Da lì ricomincia verso l'oriente, verso la Carnia, la guerra delle -vette. - - - - -LA LOTTA DEI COLOSSI. - - _12 settembre._ - - -Quando si entrava in Austria per la ferrovia di Pontebba, passato -Pontafel, se non si era troppo distratti dalle varie e pittoresche -bellezze della valle del Fella lungo la quale il treno scendeva, fra -la stazione di Saint-Lusnitz e quella di Uggowitz — piccole stazioni -che i diretti disdegnavano, adorne di piante rampicanti, e avanti alle -quali non si vedeva che un impiegato fermo e dritto come un piuolo, -sormontato da un chepì rosso albo un palmo — si osservava a sinistra -uno strano sperone di montagna. - -Era un contrafforte ardito, coperto di abeti, che avanzava con tanta -insolenza da costringere la valle a scansarsi e fare un giro per -passargli intorno. Pareva messo là per sbarrare il passaggio. Subito -dopo il biancheggiare di Malborghetto, in fondo ad una piccola conca -nella quale il paesello, adagiato a ridosso delle alture per ripararsi -dalle tramontane, si rifugia, la vallata pareva chiusa da quel costone -boscoso. - -Fra gli alberi del declivio si vedevano emergere larghe sagome di -possenti costruzioni; erano muraglioni bassi, enormi, massicci, -coronati da spalti, alcuni quasi sulla valle, altri eretti più in su -verso la spalla del monte, con un collegamento capriccioso di altre -muraglie, di altre costruzioni minori. Era il famoso forte Hensel. - -Quello che si vedeva costituiva i rafforzamenti del forte. Le spianate -della fortezza si appoggiavano a quelle mura ciclopiche, solide come -la roccia: due spianate, una in basso, una in alto, sotto le quali il -forte affossava le sue parti più vitali. Le muraglie servivano anche -da trinceramenti. Erano bucate da feritoie a ranghi molteplici, dalle -quali, occorrendo, si potevano affacciare piccole artiglierie. Quattro -ranghi di feritoie sovrapposti si allineavano sul muraglione più vicino -alla strada. - -Il forte Hensel era doppio, aveva appunto la parte alta e la parte -bassa, unite da cortine e da strade coperte. Si immaginino dei -giganteschi edifici sepolti, dei quali non si scorga che la sommità, -verdeggiante di terrapieni erbosi come se essa fosse sorta dalla -terra sollevando interi lembi di prato. Il bosco aveva mascherato in -parte il resto. Non si vedevano dalla ferrovia gli oscuri emisferi -delle cupole di acciaio dei grossi pezzi, due sulla parte bassa e due -sulla parte alta, e non si vedevano tutti quei bizzarri comignoli -dei quali i forti sono irti, simili a soldatini in ordine sparso -ritti sui terrapieni, e che non sono altro che gli sfogatoi dei -depositi di munizioni intesi a mantenere la ventilazione dei magazzini -sotterranei. Ma i nostri osservatori, annidatisi fin dai primi giorni -della guerra sui monti, dall'altra parte della valle, a qualche -chilometro appena dal forte, ne scorgevano e ne studiavano tutti i -particolari. Distinguevano nell'imponenza geometrica dei suoi profili -tutta la segreta disposizione delle sue parti, dei suoi collegamenti, -vedevano nereggiare sulle piazzole superiori le batterie in barbetta, e -seguivano il lavorìo della guarnigione che apprestava la fortezza alla -battaglia come un equipaggio appresta la nave per il combattimento. - -Ora non c'è più niente. - -Niente, assolutamente niente. Non più muraglioni, non più spalti, non -più cupole, non più batterie scoperte, non più strade. È scomparso -anche il bosco. Tutto quel folto di abeti che avvolgeva il forte è -svanito. Lo stesso sperone di montagna sul quale la fortificazione -sorgeva si è trasfigurato, non è più quello, è irriconoscibile, tutto -sconvolto, squarciato, imbrullito. Al posto del forte Hensel c'è come -una immensa frana, una convulsione di terra e di pietre, una distesa di -detriti e di macerie che scende dall'alto del costone fino al torrente. -I nostri cannoni hanno fatto questo. - -La devastazione dei nostri tiri è indescrivibile. Sarebbe -incredibile anche, se non fosse registrata dalla fotografia. Le fasi -della distruzione sono documentate dalla fedeltà impassibile del -teleobbiettivo. Il cannone operava una lenta e profonda trasformazione -del paesaggio. Cominciò a battere le opere basse, poi troncò le -comunicazioni protette, poi battè le opere alte, infine disgregò, -demolì, sgretolò, seppellì tutto quello che c'era rimasto. Questa volta -gli austriaci non hanno fatto in tempo a ritirare le loro artiglierie. -Il forte è diventato una immane tomba di cannoni. - -Alcuni colpi troppo lunghi, andati al di là dello sperone e caduti -nella valle, hanno aperto dei crateri che le piogge hanno riempito, -e ai piedi dell'altura la fotografia vi mostra una fantastica -costellazione di chiari laghetti rotondi. Le granate facevano un arco -al di sopra di vette, un arco alto quasi due chilometri. Varcavano -cinque o sei montagne, viaggiavano per un minuto e dieci secondi su -creste e burroni, attraversavano la vallata del Fella e piombavano -con una precisione meravigliosa sulla parte del forte che si voleva -colpire. - -Hensel, eretto per chiuderci ogni passaggio da ovest e da sud, messo -a guardia di uno sbocco di valli, è stato cancellato dalla faccia del -mondo. Abbiamo visto ieri i cannoni che lo hanno annientato. - -Lontano dal fronte, lontano dai combattimenti, nelle retrovie della -guerra, dove la vita del paese continua normale ed eguale, le mostruose -artiglierie si annidano. Sono cannoni che il nemico non avrebbe -mai immaginato di veder comparire dalla nostra parte sul campo di -battaglia. Credeva di dominarci con i suoi 210 di Hensel, d'inchiodarci -nelle nostre valli, alle quali intendeva aprirsi l'accesso. - -Accovacciati sui loro larghi affusti massicci, che pesano loro soli -decine di tonnellate, piantati solidamente su piattaforme che sembrano -fondamenta di torri, i neri e giganteschi cannoni sporgono soltanto -il profilo impetuoso e possente del loro lucido collo dall'ampio -barricamento circolare di sacchi pieni di terra che li protegge. -Quell'alta barriera grigia fa pensare al recinto creato intorno ad una -belva. - - -Gli artiglieri lavorano in quel chiuso, isolati, intorno alla -formidabile macchina di morte. Ruote silenziose muovono il pezzo, lo -girano, lo sollevano, fanno aprire e richiudere l'enorme culatta, il -cui otturatore a cerniera, dalle dentature lucenti, sembra lo sportello -d'un forziere favoloso. Docile, il cannone dolcemente obbedisce a lievi -giri di manovelle. Quella grande massa di tredicimila chili di acciaio -si muove senza rumore con una maestà dominatrice, con una lentezza che -sembra pensosa e ponderata. Si dispone al tiro, assume l'attitudine del -combattimento, spostandosi adagio adagio, e nel suo moto solenne pare -di scorgere una non so quale truce e subdola cautela. - -Un carrello sospinto su rotaie porta il proiettile dal deposito -blindato delle munizioni. La granata, alta come un fanciullo, è -sollevata dall'argano, scivola nella culla di ottone del caricatoio, la -culatta si chiude sul sacco della polvere che ha seguito il proiettile -nella camera di scoppio, dalla quale per un istante si è intravvista la -vorticosa e scintillante raggera delle rigature. Uno scatto di molla. -Il colpo è pronto. Tutto questo avviene come un meccanico lavoro da -opificio. I soldati rimangono in piedi sulle piattaforme di acciaio che -l'affusto sporge. I serventi sono come inerpicati sul colosso. - -Al colpo la gran mole del cannone passa veemente fra loro, spinta -indietro dalla forza impetuosa del rinculo, e torna al posto ricondotta -dalla elasticità dei freni. Una buffata violenta e ardente fa -sventolare i lembi dei cappotti. La terra ha un sobbalzo. Nei greti -è un rotolare di sassi e uno scorrere di sabbie. Le travature delle -case hanno scricchiolato nel villaggio vicino come ad una scossa di -terremoto; le porte squassate hanno risuonato cupamente e le finestre -mal chiuse si sono spalancate alla sorda percossa della raffica breve. - -Gli artiglieri, immobili, afferrati ai montanti, gli occhi riparati -dall'ombra della mano aperta, ammiccano verso il cielo, attenti, -interessati. Guardano il proiettile. Perchè la granata si vede, si può -seguirla per qualche tempo nella sua corsa da meteora. È una lineetta -nera, sfumata, che naviga nello spazio, impiccolisce, impallidisce, -svanisce. - -I viaggi delle palle da cannone più grandi sono diventati così -lunghi, che dànno il tempo a delle strane segnalazioni. I nostri -posti di osservazione annunciano il passaggio dei grossi proiettili -nemici come i semafori avvertono i porti del passaggio delle navi. -La granata di certe artiglierie pesanti manda un rumore che ricorda -quello di un treno ferroviario lontano; pare un diretto che percorre -la vôlta celeste. «Arriva un 305» — telefonano talvolta gli osservatori -avanzati, quando percepiscono il caratteristico rombo. «305 in arrivo!» -— grida il telefonista della batteria avvisata. «Al coperto!» — ordina -il comandante. Gli artiglieri si sparpagliano nelle loro tane. Otto, -dieci secondi dopo il proiettile arriva, scoppia, solleva eruzioni -di pietre e di terra, annebbia tutto di fumo. Ma la parola umana, più -rapida, lo ha preceduto. È meraviglioso. - -Per questo le grosse artiglierie, se devastano e distruggono le difese -meglio costrutte, non fanno molte vittime. Per ammazzare bisogna che -sfondino una casamatta di rifugio o sorprendano truppe allo scoperto. -Allora, l'uomo che si trova presso allo scoppio sparisce. Inutile -ricercarne i resti. Non v'è più traccia di lui. - -Così è scomparso un alpino in val Dogna, dove abbiamo visto le -enormi buche scavate di fianco alla strada da alcune grosse granate -austriache. Due alpini passavano di lì al momento di una esplosione. -Di uno non si trovò più nulla. L'altro fu lanciato in aria incolume -e sbalestrato fra i rami di un abete, trenta metri lontano. Annerito -dal fumo, imbrattato di terriccio, stordito dal colpo, si attaccò -istintivamente ad un ramo con quella forza attanagliante che hanno -nelle mani gli alpini, scalatori di vette, e rimase così finchè lo -salvarono. - -In questo momento i bombardatori di Hensel hanno altri obbiettivi. -Dopo un lungo silenzio riprendono la parola. I giganti si celano -nell'ombra d'una valle. Quando le loro bocche sono in posizione di -tiro, si tendono verso il cielo. Ricordano per la loro mole i telescopi -degli osservatori astronomici. E tutti quei loro meccanismi perfetti -che permettono di orientare il pezzo enorme fino all'esattezza del -decimo di millimetro, i grossi cilindri dei freni che si allungano -sul manicotto, i cannocchiali di traguardo, contribuiscono a dar loro -un'aria da immani strumenti di precisione. Aumentando la distanza di -tiro si è dovuta aumentarne la correttezza. L'errore di un millimetro -alla bocca del cannone diventa l'errore di centocinquanta o duecento -metri al bersaglio, quando la palla percorre otto miglia. Perciò il -cannone ingigantendo ha acquistato delicatezze minuziose, movimenti da -apparecchio geodetico. - -Un'operazione di puntamento fa pensare ai calcoli nautici. Vi entra -dell'astronomia. Bisogna ricercare il nord magnetico, tener conto -delle deviazioni locali della bussola, per orientare il quadrante -di puntamento al nord terrestre: questo preliminare è necessario -per arrivare e stabilire il punto matematico nel quale il cannone è -piazzato. Fissata la posizione del cannone si determina sulla carta -la rotta dei proiettili. Le altitudini come le distanze entrano nel -calcolo. E durante il tiro si tiene una specie di giornale di viaggio -delle granate. Si registrano di ognuna le segnalazioni di arrivo, colpo -per colpo, e gli errori di rotta indicati dagli osservatori a millesimi -— millesimi d'angolo. - - -La zona che abbiamo visitato, quella parte delle Alpi Carniche che -dalla ferrovia Pontebbana si avanza sulla vallata di Plezzo, è stata -finora un gran campo d'azione di grosse artiglierie. Ora attivo e -violento, ora lento e come stanco, il maestoso duello delle batterie -pesanti e di medio calibro ha continuato per mesi. Il silenzio non è -mai lungo. Ogni tanto le vallate rombano e echeggiano. - -Imponemmo noi la lotta dei colossi. Il 12 giugno i nostri massimi pezzi -erano già piazzati e aprivano il fuoco sul forte Hensel. Nello stesso -giorno un deposito di munizioni dell'opera alta scoppiò. - -L'incendio durò lungamente; il fumo giallo e denso delle polveri -brucianti copriva a tratti la intera collina, lacerato dal bagliore -delle esplosioni, le quali lanciavano in aria getti alti di macerie e -di luce. Pareva che il forte si bombardasse da sè. Era uno spettacolo -di una imponenza indicibile che gli osservatori descrivevano per -telefono a frasi concitate, piene di ammirazione e di stupore. Il -giorno dopo un altro deposito esplodeva nell'opera bassa. - -Il 16 giugno la cortina che univa l'opera alta all'opera bassa era -già franata; le piazzole della batteria in barbetta erano scomparse in -uno sconvolgimento di massi. Allora avvenne una cosa che fa onore al -nemico: il forte rispose. Rispose a caso, senza scopo, per non morire -senza un simulacro di difesa. Ma dopo pochi colpi tacque per sempre. - -Implacabili i nostri tiri si avvicinavano ai pezzi blindati. Il 23 -giugno una cupola dell'opera bassa era sfondata. Essa appare ora -spezzata come un guscio spesso e nero, aperta, inclinata. Il 2 luglio -si rinnovarono scoppi di munizioni in altri depositi del forte. La -demolizione progrediva a zone, regolare, sistematica, inesorabile. Il -28 luglio un'altra cupola era spezzata e, rovesciandosi, il suo cannone -levava la gola verso il cielo come quelli di una nave che va a picco. -Il forte sprofondava. - -Gli austriaci adunarono in fretta batterie in quel settore. Le -pendici settentrionali della valle di Malborghetto nascondono numerose -posizioni di artiglieria pesante e di medio calibro. Vi sono dei 105, -dei 110, dei 115, dei 210, e vi è anche un 305. Il nemico ha temuto -forse uno sfondamento delle sue linee verso il nodo stradale di Tarvis. - - -Le nostre batterie sono così nascoste che avviene spesso di passarvi -vicino senza vederle. La loro presenza è annunziata da bivacchi, -fumiganti di cucine come immensi campi di tribù zingaresche, da -affollamenti di artiglieri fra tende e baracche disseminate in -selvaggi angoli di valli, da un movimento più attivo di carreggi e di -salmerie nelle retrovie, da parchi di furgoni e di pesanti carrelli da -trasporto, da file di muli e di cavalli alla corda nereggianti sotto a -lunghe tettoie nel greto di qualche torrente. Sui veicoli, sui tetti, -sulle tende tutto un intreccio mascheratore di fronde ha un'apparenza -di addobbo rustico che rallegra come il preparativo di una strana e -primitiva festività montanara. Quando si arriva a questi centri di -attività, adornati spesso da bizzarri giardini, con viali e aiuole -nelle quali delle pietre colorate, disposte ad arte, sostituiscono -i fiori per formare disegni, e sigle, e emblemi, si cercano con lo -sguardo, tutto intorno, i cannoni. Bisogna, per scovarli, che qualcuno -li additi. - -Allora vi accorgete che dal folto di un roveto sporge appena una -gran gola di acciaio. Quello che avevate scambiato per un rigoglioso -e inestricabile ciuffo di giovani abeti, è un obice. Un boschetto -di arboscelli e di sterpi verdeggianti è un cannone grosso come una -locomotiva. Pezzi, affusti, piazzole, casamatte, riservette, tutto è -affondato nel terreno e nelle vegetazioni. Nella guerra moderna chi si -nasconde meglio è il più forte. - -Per battere bisogna scorgere. Artiglieria vista, artiglieria -silenziata. La situazione di una zona può dipendere da un uomo e da un -filo telefonico. Uno sguardo che si affacci e che scruti, un telefono -che trasmetta, e la solidità di un fronte può essere compromessa. - -La vera guerra, in certi settori, è fatta dagli esploratori, dalle -vedette, dagli osservatori. Sono loro, quei pochi uomini annidati -su vette, che in fondo veramente combattono. Combattono con armi -formidabili, lontane chilometri e chilometri da loro, ma che essi -dirigono. Per loro, per quello che vedono e dicono, delle forze -cieche si muovono, dietro, nelle valli e sulle alture, e agiscono. -L'osservatore che sorprende una preparazione nemica e la fa disperdere -con una raffica di granate da batterie che nulla scorgono, e che -conduce i tiri di un bombardamento niente altro che pronunziando delle -cifre in un ricevitore telefonico, è il fantastico guerriero della -nostra epoca. - -È lui che assesta i colpi, che sbaraglia e distrugge, ed egli deve -talvolta sentire l'orgoglio di poter scagliare, lui inerme, la precisa -violenza della guerra sul punto che il suo giudizio e la sua volontà -hanno definito. - -Da qui il valore di certe cime, quasi irraggiungibili, dalle quali non -potrebbe arrivare neppure un colpo di fucile. Insediare un cannocchiale -vale alle volte assai più che insediare una batteria. Si sono avute -delle azioni importanti per sloggiare un minuscolo posto di vedetta. -Battaglioni e cannoni erano paralizzati momentaneamente dallo sguardo -di un uomo. E dei bombardamenti, dei combattimenti, avevano, si può -dire, un uomo per obbiettivo. - -In Val Dogna, ai primi tempi della guerra, quando vi avevamo piazzato -delle artiglierie, ora spostate, che bombardavano certe posizioni -vicine a Malborghetto nella Val Fella, pareva di essere sicuri dalle -osservazioni nemiche. Ma un giorno, improvvisamente, cominciarono a -piovere granate intorno ai nostri pezzi. Fu una di quelle granate che -mandò in aria l'alpino. Il tiro, accurato, doveva esser diretto da -gente che vedeva. Ma dove poteva nascondersi? Cerca, cerca, da punta a -punta, da cresta a cresta, finalmente si scoprì qualche cosa sopra una -delle vette del Montasio. - -Il Montasio che domina la valle da sud-est, una immane rupe che tocca -quasi i duemila e ottocento metri d'altitudine, dalle forme ardite -e strane, superbo e fosco, ha un versante austriaco e un versante -italiano. Era stato giudicato inaccessibile. Ma una guida austriaca, -pratica della regione, era riuscita a condurvi una scalata e stabilire -sulla punta un posto d'osservazione. Le nostre batterie erano là sotto. - -Non rimase a lungo lassù, l'osservatorio austriaco. Dove va un tirolese -vanno cento alpini: dove va un alpino non va nemmeno il demonio. -All'alba i nostri ascesero la montagna da tre lati. Vi impiegarono -sette ore. Gli austriaci in vedetta non si difesero e non esitarono. -Temendo di essere circondati, fuggirono. Quando i nostri arrivarono -sulla vetta, in un rifugio improvvisato con sassi, trovarono un -telefono, degli strumenti ottici, un giornale e nel giornale delle -fette di salame. Gli uomini che dovevano essere due o tre, erano -scomparsi e giù per una balza oscillava la corda a nodi che era servita -alla loro discesa. - -Da allora la vetta è occupata da noi, e l'artiglieria nemica, che non -vide più niente, tirò per qualche tempo a caso, poi smise. Avere un -osservatorio vuol dire talvolta comandare una valle. Noi dominiamo -una gran parte della vallata del Fella in territorio nemico, abbiamo -potuto distruggervi forti e ridotte, la teniamo quasi senza possederla, -soltanto perchè possiamo guardarla. Per avere un'idea dell'azione delle -moderne artiglierie, non bisogna dimenticare questi loro nuovi organi -indispensabili: gli osservatorî. - -Ogni batteria ha una sua rete telefonica, lunga decine e decine di -chilometri. Sono i suoi nervi. Il cannone non potrebbe più vivere senza -il telefono. Ha bisogno di stendere molto lontano i tentacoli segreti -della sua sensibilità. Corrono sulle rocce, sugli alberi, sull'erba dei -prati, ora distesi sopra isolatori, ora gettati frettolosamente sulla -terra e sui roveti, i fili elettrici ai quali il rivestimento nero dà -un'apparenza da miccia. S'incrociano, si scavalcano, s'intersecano in -ogni direzione. Un dialogare perpetuo va per monti e per valli fra le -batterie e le vedette. - -Quando il bollettino ufficiale ci parla di intensi bombardamenti, noi -non pensiamo agli uomini spintisi avanti, rannicchiati al riparo di -minuscole barricate di sassi, intenti a giudicare, calcolare, scrutare, -riferire, freddi, calmi, maneggiando delicati strumenti come in un -gabinetto di fisica, mentre intorno a loro è un inferno di esplosioni. -Il fuoco nemico li cerca. - -Cerca loro prima di ogni altra cosa. Li cerca con urgenza, con furore. -Delle batterie intere non fanno altro. La lotta delle artiglierie -s'inizia sempre contro gli osservatorî. Durante il bombardamento del -forte Hensel i nostri posti d'osservazione erano come in un terremoto. -Non furono mai toccati, ma le rocce intorno sono tutte spezzate dai -colpi, che pareva dovessero svellere i rifugi da un momento all'altro. - - -Sempre in Val Dogna, scacciato lo sguardo nemico dal Montasio, non -ci sentivamo ancora interamente padroni nella casa nostra. Il nemico -si affacciava ad un altro punto, ed ogni movimento importante era -impossibile oltre Pleziche, alla metà della valle. Bastava che qualche -soldato passasse fra le boscaglie nel fondo della gola, perchè uno -scoppiare di granate chiudesse il passo. Gli austriaci erano sulla -Forcella del Cianalòt. Questa volta non si trattava di un osservatorio -soltanto. - -Passato Pontebba, la valle del Fella, che la ferrovia percorre, dopo -aver risalito gli ultimi lembi montuosi dell'Italia, da sud a nord, -varcata la frontiera volge nettamente verso l'oriente. Parallela e -vicina a questo tratto austriaco della vallata del Fella corre la -nostra Val Dogna. Lo spartiacque fra le due valli segna il confine. È -tutta una lunga cresta aspra, nuda, cinerea, che irrompe maestosamente -dagli ultimi prati e gli ultimi boschi. Verso le vette salgono rari e -rudi sentieri che, scavalcando dei passi, allacciano le due valli. La -Forcella è uno di questi valichi. Tutta la cresta fu subito occupata -dai nostri, ma la Forcella, più in là della frontiera, era stata -solidamente fortificata dagli austriaci, da tempo prima della guerra, -e la tenevano con una risoluzione che indicava l'importanza da essi -annessa alla posizione. - -La importanza derivava sopra tutto dal fatto che dalla Forcella -di Cianalòt, per il vano lasciato da due vette rocciose, si -osservava una parte della Val Dogna, paralizzandovi ogni azione. -La Forcella è un'insenatura fra i Due Pizzi — due punte: il Pizzo -Occidentale e il Pizzo Orientale — e il monte Pipar. Gli austriaci, -oltre all'insellatura, occupavano il Pizzo Orientale. Noi avevamo -l'Occidentale, avevamo il Pipar, alto, dirupato, vicino al Pizzo -Orientale, e, vicino al Pizzo Occidentale, avevamo la così detta -Tana degli Orsi, una montagna rocciosa, grigia, nella quale si aprono -caverne tenebrose capaci di dar ricovero ad intere compagnie, e che -le tradizioni della valle, eternate nel nome, indicano come gli ultimi -rifugi del gigantesco orso nero delle Alpi la cui razza è scomparsa. - -Vista dal fondo della valle, pieno di un selvaggio arruffìo di -boschi, la Forcella del Cianalòt appare come un ripiano, una specie -di parapetto oscuro fra i pilastri delle vette. È vicino; il fuoco di -fucileria austriaco batteva il sentiero. Parlando di monti e di vallate -si conferisce un'idea di grandiosità e di distanza, ma qui, questi -pizzi e queste cime intorno al passo sono a portata di voce. I nostri -soldati avrebbero potuto dall'alto scagliar dei sassi nelle posizioni -nemiche. Ma le posizioni nemiche erano costituite da trinceramenti -in cemento armato, inattaccabili, precedute dal solido tessuto dei -reticolati. - -Gli austriaci stavano tranquilli là dentro. Erano invulnerabili. Nè i -fucili nè i cannoni da montagna e da campagna potevano far loro alcun -danno. Non rispondevano nemmeno al fuoco dei nostri che li dominavano -inutilmente. Chiusi nella loro corazza, erano come il riccio sotto al -naso del mastino. Assalirli era impossibile senza aver prima demolito -le loro difese con l'artiglieria pesante, e gli austriaci, i quali -sapevano bene che la valle angusta e dirupata non aveva strade, si -sentivano perfettamente al sicuro dai grossi pezzi. Diamine, i cannoni -da assedio non volano. - -Ma una mattina, alle sette precise, li sorprese un'esplosione -terribile. Fu il 30 di luglio. Una di quelle formidabili granate che -sembrano bolidi era scoppiata avanti alle trincee. Non ebbero il tempo -di riaversi. Dopo alcuni colpi di sistemazione, il bombardamento si -fece serrato, intenso, spaventoso. Il fragore delle detonazioni assunse -una continuità sconvolgente, era una catena di folgori, e la Forcella -del Cianalòt scomparve entro una eruzione terrorizzante di pietre, -di vampe, di detriti, di terra, di schegge, e il fumo balzava su a -colonne, a getti, a sprazzi altissimi, per fondersi in immani cumuli, -gialli, densi e pigri. - -La violenza delle esplosioni era tale, che delle scaglie di roccia -grandinavano sulle nostre stesse posizioni. I soldati nostri dovevano -tenersi al coperto dietro alle anfrattuosità del Pizzo Occidentale, per -non essere colpiti dalle pietre che quel furore di fuoco proiettava -tutto intorno. I reticolati sparivano. Paletti di acciaio divelti, -ancora uniti da fili, roteavano in aria sibilando. Le trincee -di cemento erano qua e là intaccate, sbocconcellate, sbrecciate, -in qualche punto anche sfondate. Otto ore consecutive durò quel -fiammeggiante uragano di acciaio. - -Alle tre del pomeriggio il bombardamento cessò. - -Dietro ai ripari i nostri soldati aspettavano quel momento, il -fucile nel pugno, la baionetta inastata. Nel silenzio improvviso -echeggiò l'urlo possente dell'assalto. Dalle vette le nostre truppe -precipitarono giù follemente, a salti, a balzi. «Pareva — dicono gli -ufficiali — una frana d'uomini». Una frana grigia, tumultuosa, vivente, -ululante. - -I più agili arrivarono prima. La discesa disseminò i reparti. Si vide -allora, avanti a tutti, a duecento passi dai compagni più vicini, solo, -un alpino atletico, che correva impetuosamente verso le trincee piene -di austriaci, intimando la resa, a gran voce. - -La intimava in tedesco. Era uno di quei pazienti, forti e parchi -emigratori friulani che la miseria spingeva oltre le frontiere a -vivere di duro lavoro, trattati come esseri inferiori, come bestie -da fatica dall'insolenza germanica. Aveva sofferto ogni umiliazione, -l'oscuro _polentafresser_, ma non l'aveva dimenticata. Era arrivato -il suo momento. Aveva lui il comando ora: «Fuori tutti! Giù le armi! -Arrendetevi!» Egli era la Vittoria. - -E prima che gli altri assalitori sopraggiungessero, avanti a quell'uomo -solo, decine e decine di austriaci sbucavano fuori, pallidi e inermi, -con le mani levate. Da ogni uscita i prigionieri emergevano, a uno -a uno, con delle facce attonite e convulse. Furono presi centoventi -soldati prigionieri e sette ufficiali. Oltre cento cadaveri nemici -insanguinavano i cunicoli delle trincee. Il bombardamento aveva -inebetito gli austriaci. Alcuni dovevano essere sorretti. Erano tutti -sbalorditi e inerti. - -Mentre la lenta carovana dei vinti cominciava a scendere dalle alture, -il nostro cannoneggiamento riprendeva, battendo più lontano della -Forcella. Sbarrava il passo ai contrattacchi. Si combatteva anche più -a ponente, ma si trattava di una nostra finta. Preparando l'assalto del -Cianalòt, un'azione accennava a volere aprirsi il passo nella valle del -Fella scendendo verso Lusnitz. Conquistato il nostro vero obbiettivo, -verso il tramonto, si rifece la quiete. - -Ma il giorno dopo il nemico volle tentare una rivincita, e con batterie -di medio calibro, piazzate durante la notte nei pressi di Malborghetto, -aprì il fuoco sulla Forcella. Lanciava granate mine e bombe di gas -asfissiante. Continuò il primo agosto a bombardare, senza avvicinare -truppe per l'assalto. Voleva forse soltanto impedire i lavori di -rafforzamento. Poi si rassegnò e tacque. - -Non completamente però. Tutti i giorni cannoneggiava un poco. Di tanto -in tanto la Val Dogna è percossa dai rimbombi dei colpi austriaci. -Si vedono delle granate scoppiare fra le rocce, sulle quali lasciano -un segno di scheggiatura fresca, e il fumo viaggia, portato dal -vento, sugli accampamenti aggrampati al rovescio delle balze. Qualche -colpo mal diretto passa sulle creste e arriva nel fondo del vallone. -L'ululato del proiettile allora si prolunga curiosamente, per gli echi -forse, dopo il boato dello scoppio. - -I nostri soldati, sistemata la posizione della Forcella, l'hanno anche -ingegnosamente adornata. Come per una sfida, per ergere di fronte allo -straniero un simbolo d'italianità, essi hanno costruito proprio sulle -trincee un campaniletto veneto, che ha un vaso di _shrapnell_ per -campana. Manda un suono da campanaccio da armento, un suono di pace. - -Più in basso, al coperto, dove comincia il bosco e si annida fra -i macigni il primo posto di medicazione, i soldati hanno eretto -un baldacchino alto: quattro tronchi per colonne, una cuspide di -fronde, una croce sulla punta. Una grossa pietra rozzamente spianata -biancheggia sotto al baldacchino, al quale si sale per una specie di -grandiosa scalea di rocce. È l'altare. Alla domenica il cappellano -vi dice la messa; in giro sui dirupi e fra gli alberi si accalca la -soldatesca immobile, silenziosa e grave; il cannone romba lontano, -e in alto, sulle trincee, lo _shrapnell_ tintinna sul suo minuscolo -campanile. - - -Gli austriaci non avevano preveduto la possibilità di portare delle -artiglierie pesanti sulle balze della Val Dogna. Non immaginavano -che la montagna potesse in poche settimane venir solcata, tagliata -e ascesa da strade ruotabili di una fantastica arditezza. Vi erano -solo dei sentieri da cacciatori e da contrabbandieri. Nei primi tempi -della guerra ogni carovana, ogni salmeria che s'inerpicava sulla -valle perdeva qualche mulo. Il terreno si sfaldava, lembi di sentiero -franavano, e le più solide bestie da soma spesso scivolavano nei passi -angusti e scoscesi, perdevano piede, si dibattevano per un istante -annaspando convulse con gli zoccoli, ogni muscolo teso e fremente in un -muto terrore, e precipitavano nel burrone, le zampe in aria, in mezzo -ad una valanga di terriccio e di sassi. Ora l'automobile sale le stesse -pendici. - -La strada pare che assalti le balze; passa da una all'altra con quel -serpeggiamento ascendente, serrato e folle che hanno certi razzi. -Va su, va su, tagliata nel macigno; s'inerpica su delle vere pareti; -sembra da lontano, in certi punti, un zig-zag tracciato sopra un muro -gigantesco. Non ha parapetti ancora, è larga poco più della vettura, -sovente le ruote lasciano cautamente il loro solco lieve ad un palmo -dall'abisso. Sporgendosi si scorge il biancheggiare lucente e vivo -dell'acqua che scorre precipitosa giù nel fondo, nell'ombra, fra -macigni lavati e chiari intorno ai quali essa mette effervescenti -collari di spuma. Le volute percorse pochi momenti prima salendo, sono -sotto, a picco, già lontane nella profondità. Più avanti o più indietro -la strada sembra sempre troppo angusta per potervi passare, e si ha -l'impressione di doversi sentir slanciare da un momento all'altro nel -vuoto. Ad ogni giro essa manca allo sguardo, sparisce, non è più che un -taglio, una soglia oltre la quale non c'è più niente. - -Strade mirabili, strade prodigiose aperte dalla guerra! Hanno nel loro -tracciato stesso una violenza e un impeto, come un segno di volontà -ferma, la volontà di passare, la decisione di non conoscere ostacoli. -Sono comparse ovunque, come per incanto, ad ogni altitudine, attraverso -regioni impenetrabili ancora chiuse al traffico umano come all'inizio -dei tempi. Solide, incancellabili, queste arterie della nostra forza -scavalcano ponti di pietra, si appoggiano a muraglie massicce, e -sul sasso appena tagliato si vedono scolpiti simboli di armi, frasi -lapidarie di ricordo, date, numeri di reggimenti, che narreranno al -più lontano avvenire questa magnifica storia che noi viviamo, come -quei cippi che ai margini delle strade romane le legioni creatrici -piantavano. - -Davanti a queste opere gigantesche che sorgono da una settimana -all'altra, ci si ricorda stupiti che un male dell'Italia è la -deficienza di strade, che delle belle province nostre si spopolano, -che delle ubertose regioni nostre agonizzano, perchè isolate dal mondo. -Cinquanta anni di pace non hanno dato alla Calabria, alla Basilicata, -alla Sicilia, le strade che un mese di guerra apre nelle più impervie -regioni del mondo. Ci accorgiamo ora di quello che la disciplina può -fare di noi. Avevamo bisogno di un'unione e di un comando. - -Le nuove strade ci permettono uno spostamento di grosse artiglierie, -quale gli austriaci si erano da molti anni assicurato con una viabilità -aggressiva che arretrava tutte le nostre frontiere. I cannoni più -potenti, che parevano destinati a non muoversi dai forti, ora viaggiano -per tutto, trainati da motori, in lunghi e lenti convogli di carrocci -pesanti al passaggio dei quali il suolo freme. È come se le fortezze -avessero sciolto le righe e manovrassero. Il duello delle artiglierie -pesanti, qui come sull'altipiano di Asiago, ha preso una mobilità -maestosa. Cessato su Malborghetto riprende altrove, su nuove posizioni, -si sposta, gira. - - -Abbiamo fatto un rapido e largo giro per le valli del Dogna e del -Raccolana, che si somigliano un poco, parallele e brevi, egualmente -dirupate e truci alle testate, piene di una agreste poesia -agl'imbocchi, dove s'ingentiliscono, verdi di prati, disseminate di -piccoli villaggi alpestri che seguitano a vivere la loro antica vita -eguale sotto al rombo delle artiglierie, e verso i quali alla sera -ascendono in fila per sentieri erbosi robuste contadine, curve sotto -alla gerla colma di fieno odoroso, rosse e sorridenti. - -A Chiusaforte una folla di soldati si serrava intorno a qualche cosa, -riempiva la strada, altri accorrevano su dai baraccamenti e dai parchi, -delle grida, delle risa, un pigia pigia, un sollevarsi dei più lontani -sulle punte dei piedi, un'agitazione di berretti grigi. - -«Che c'è?» — chiedevano gli ultimi arrivati. «Dei prigionieri!» -— «Cantano!» — «Quanti? quanti?» — «Da dove vengono?» — «E chi li -capisce?».... Degli ufficiali sono sopraggiunti: «Indietro, via! Volete -andarvene?» — hanno comandato. I soldati si sono dispersi come delle -formiche fra le quali sia caduto un fiammifero acceso. E allora si sono -visti nello spazio vuoto due strani tipi, stracciati, vestiti di una -tunica irriconoscibile, una specie di camiciotto di tela sporca, con -dei grossi stivali deformati, impolverati e rotti, la testa coperta da -un largo berretto a piatto con la fascia rossastra. - -Giovanissimi, imberbi quasi, magri, pallidi, macilenti, uno basso, -uno alto, con delle grosse mani scarnite che si muovevano in gesti -disordinati. La loro faccia esotica, dagli zigomi sporgenti e gli -occhi asiatici, era tagliata dal largo sorriso di una felicità piena, -il quale scopriva dei grandi denti bianchi. Erano russi fuggiti alla -prigionia austriaca. - -Costretti a fare trincee contro di noi, erano riusciti a separarsi dai -loro compagni, e marciando di notte, nascondendosi al giorno, mangiando -non si sa come, vivendo così per una settimana una vita da bestie -cacciate, erano arrivati ai nostri avamposti. - -Ogni tanto li prendeva un impeto di allegrezza, li sollevava un'onda di -gioia; agitando i berretti urlavano: «Viva Italia! Viva, viva, viva!» -— e i loro poveri grossi piedi stanchi accennavano pesantemente a passi -di danza, una di quelle danze slave che si snodano intorno al fuoco dei -bivacchi cosacchi, accompagnate da gridi acuti e da un battere ritmico -di palme. Poi cantavano qualche strofa d'un loro canto sostenuto -e melanconico come un salmo, che scandivano con movimenti di tutto -il loro corpo magro e sofferente. Parevano ebbri. I nostri soldati, -scostatisi, dopo aver riso al principio si erano fatti gravi. - -Quando hanno visto gli ufficiali, i due russi si sono avanzati verso -di loro, e chini, messo un ginocchio a terra hanno afferrato a forza -le loro mani per baciarle, con quel gesto di profonda devozione del -_mugik_ che bacia l'icone. - -L'ultima tappa li aveva avvicinati alla loro grande patria, così remota -e pallida. - - - - -DOVE IL COMBATTIMENTO NON HA SOSTE. - -IL PASSO DI MONTECROCE. - - _18 settembre._ - - -Prima di salire sulle posizioni, l'ufficiale che ci conduceva ha preso -la parola. - -Con frasi chiare, pacate, brevi, come se parlasse delle cose più -naturali e semplici della terra, ha narrato lo svolgimento dell'azione -su quel settore del fronte, una storia magnifica di lotte incessanti, -di assalti e contrassalti senza fine fra vette quasi inaccessibili, una -storia di accanimenti e di furori. Stavamo per ascendere alla linea di -trincee del Pal Grande, del Freikofel, del Pal Piccolo, nelle quali il -combattimento non ha soste. - -Quale indimenticabile lezione di tattica! - -Eravamo in fondo alla valle di Montecroce in una di quelle mattine -fresche e purissime che mettono nell'aria luminosa qualche cosa di -inebbriante. Il Pizzo di Timau ci sovrastava con i suoi arditi castelli -basaltici, che lanciavano l'impeto delle loro torri grige verso -l'indefinito della distanza, nell'azzurro del cielo, a un chilometro e -mezzo sulle nostre teste. Dalle loro basi, fino al fondo della valle, -un digradare di macigni precipitati, vario e come pieno ancora del -tumulto dei crolli. Dall'altra parte della valle, le spalle boscose -del Monte di Tierz, la cui cresta terrosa e fulva conserva lembi di -prato che l'autunno dissecca. Fra il declivio dirupato e nudo del Timau -e la costa selvosa del Tierz, come fra due quinte, tutto uno sfondo -di imponenti vette rocciose: il Pizzo Collina, il Monte Cogliàns, -lo Zellonkofel più vicino, una maestà di masse scoscese e chiare, -rigate qua e là da un candore di nevi. Mentre l'ufficiale parlava, le -montagne si rimandavano l'una all'altra echi fragorosi e senza fine di -cannonate. - -La cima del Tierz si coronava di nubi bianche e nembi di terriccio, ed -udivamo passare sul Timau un canto profondo e fuggitivo di granate in -viaggio. Lunghi rimbombi di esplosioni scendevano per la valle, nella -quale vedevamo sorgere e dileguarsi cirri di fumo. - -Il cannone faceva un formidabile commento alle parole dell'ufficiale — -uno degli eroi del Freikofel, promosso per merito di guerra e proposto -per tre medaglie al valore — le illuminava di verità precisa, delineava -l'immagine esatta dei fatti. Noi le vedevamo le nostre meravigliose -truppe sotto a bombardamenti di giorni e di settimane, impavide, pronte -all'attacco: l'artiglieria spiegava. - -Un soffio di terrore pareva avesse spazzato la valle. Eravamo adunati -presso ad una vecchia chiesuola solitaria, e vedevamo poco lontano -le case del villaggio di Timau, vuote, chiuse, silenziose. Poco dopo -il paesello di Muse incomincia la zona del fuoco e la vita normale -agonizza. Più oltre, sulla strada polverosa non si scorge che qualche -portatrice frettolosa, con una gran gerla sulle spalle curve; ancora -qualche capraia sui prati, immobile presso al suo piccolo armento, e -poi niente altro che soldati, e muli in lenta sequela, salmerie che -salgono verso quella tempesta che romba. Erano le otto del mattino -quando ci siamo incamminati anche noi, in lunga processione. - -Il Pal Piccolo, il Freikofel, il Pal Grande, sono vette in fila di una -stessa catena lungo la quale passa la frontiera, diretta da oriente ad -occidente. Questa catena si allunga fra due valloni, per un gran tratto -paralleli: quello dell'Anger al nord, in terra austriaca, e quello di -Montecroce al sud, in terra italiana. Due allineamenti di montagne -assai più alte formano gli altri opposti versanti dei due valloni. -Insomma, per avere una visione chiara del terreno, necessaria alla -visione chiara dei fatti, bisogna immaginare, uno di fronte all'altro -— uno sulla nostra terra e uno sulla terra austriaca — due maestosi -schieramenti di monti, due grandi spalti le cui creste ondulate e -prative, che passano i duemila metri, si guardano da sette od otto -chilometri di distanza, e fra loro, più in basso, la catena rocciosa -del Pal Piccolo, del Freikofel e del Pal Grande, la quale finisce per -attaccarsi al Pizzo di Timau. - -Queste alture famose, con i loro cocuzzoli nudi, frastagliati, -precipitosi, messi in rango, sorretti e legati da balze tormentate e -scoscese, formano una strana convulsione di pietra in mezzo ad un calmo -e solenne anfiteatro di montagne verdi: le montagne di Tierz, di Cimon, -di Crostis, dalla parte nostra; quelle di Köderhohe, di Lancheck, di -Polenick (la sola che si culmini in una dirupata nudità pietrosa), -dalla parte austriaca. - -Avevamo già contemplato la truce regione del Freikofel dall'alto del -Crostis, durante una delle ultime escursioni. Avevamo visto sotto a -noi una confusione di giganteschi macigni, variegata di sterpi, e solo -dopo una lunga osservazione ci era stato possibile individuare le cime, -distinguerle l'una dall'altra, e sorprendervi a poco a poco la nascosta -vita della guerra. Gl'incamminamenti coperti, le paurose scalinate -scavate nel sasso entro l'ombra di canaloni, i rifugi arrampicati -miracolosamente nei greti, i baraccamenti annidati ai piedi delle -pareti rocciose, e qua e là le trincee, tutto minuscolo, strano, fatto -di solchi, di celle, di tane, fra sparpagliamenti di tronchi trascinati -lassù, simili a festuche di paglia, pareva dovuto ad un lavoro -d'insetti infaticabili e industriosi. Il cannone taceva, e nel silenzio -freddo delle vette risuonavano continuamente dei colpi di fucile, cupi, -lunghi, con quel rumore caratteristico delle tavole gettate a terra, un -rimbombo da legname scaricato. - -La lotta si accanisce in questa aspra regione perchè c'è il Passo -di Montecroce. La valle austriaca dell'Anger e quella italiana di -Montecroce sono in comunicazione. La catena rocciosa del Freikofel -ha un taglio profondo nel quale una buona strada si snoda. Per questa -strada si può scendere dal Gail al Tagliamento. Padroni del Passo di -Montecroce, gli austriaci potrebbero premere verso gli sbocchi che -conducono, per le valli del But, del Degano e del Tagliamento, alle -retrovie del nostro esercito operante sull'Isonzo. Non andrebbero -lontani, ma farebbero sentire una pesante minaccia sul nostro fianco. - -Per aprirsi la via di Montecroce non hanno risparmiato sforzi. Avevano -preparato numerose strade militari, avevano creato nella zona del Passo -un vero campo trincerato, e fin dall'inizio della guerra, concentrate -truppe e artiglierie in quantità preponderanti, hanno tentato di -forzare il varco. L'azione su questo settore ha avuto tre periodi -distinti: offensiva austriaca e resistenza nostra; controffensiva -italiana e conquista delle vette; equilibrio. Noi non vogliamo -avanzare, siamo sulla frontiera naturale, non reclamiamo terre al -di là, e non vogliamo disperdere energie in obbiettivi strategici di -secondario valore. - -Ma la lotta non si acquieta. Gli austriaci tornano e ritornano -all'attacco, tentano e ritentano, costone per costone, vetta per vetta, -cercano di smuovere la stupenda barriera di eroismo contro la quale -ogni assalto si sfascia e si abbatte nel sangue. Alle volte lasciano -trascorrere qualche settimana nell'inerzia, poi, impetuosamente, -sferrano un colpo di sorpresa. Sperano di trovarci indeboliti, -immaginano forse che, ingannati dalla quiete d'una falsa rinuncia, i -difensori abbiano assottigliato le loro schiere. - -La nostra difensiva non va intesa come una immobilità. La nostra azione -svolge spesso una offensiva tattica, sospinge, assalta, sorprende, -striscia, strappa al nemico ora una trincea, ora un ridotto, migliora -le posizioni, si abbarbica, approfondisce le radici della resistenza. -Le fanterie nemiche sono a quaranta o cinquanta metri l'una dall'altra. -Gli avamposti sono a quindici metri. Quando gli austriaci bombardano, -spesso debbono fare arretrare la loro fanteria nella seconda linea di -trincee per non colpirla. - - -Il Passo, una spaccatura piena d'ombra, folta di abeti, sta fra due -cime massicce e rocciose, due immani pilastri: quello a sinistra è -lo Zellonkofel, quello a destra è il Pal Piccolo. A destra del Pal -Piccolo, un'altra mole di sasso: il Freikofel. A destra del Freikofel, -simile per l'aspetto ma più ampio, il Pal Grande. Ancora più in là, le -guglie del Timau. Dopo il Timau, ma non più in rango, simile al capo di -una schiera di vette, l'alto Pizzo Avostanis avanza al nord e chiude la -valle dell'Anger. - -Il possesso di questo Pizzo sollevò anni or sono una questione -diplomatica che somiglia a quella della Cima Dodici. L'Austria lo -reclamava, ma le sue ragioni erano troppo quelle del lupo. Il Pizzo -restò nostro. La lunga premeditazione austriaca ora si rivela nella -sua pienezza. Non era il povero possesso di una sterile sommità che -si discuteva: era il dominio di un valico, il punto di appoggio di -un'azione. Il Pizzo Avostanis è il sostegno del nostro fronte. Se non -l'avessimo, forse la difesa non potrebbe esser lì. - -La lotta cominciò al Passo. Subito, all'inizio della guerra, il nemico -avanzò all'occupazione dello Zellonkofel a sinistra del Passo, e -del Pal Piccolo a destra. Sul Pal Piccolo avevamo un plotone. Benchè -risolute e tenaci, le nostre forze nella zona erano in quei giorni -piccole. Il plotone si trovò di fronte una compagnia austriaca. Dovette -ripiegare, ma alla notte stessa i nostri assaltarono il monte. Lo -presero, lo tennero. Però, profittando di un cambio di guarnigione -che aveva portato sul Pal Piccolo una truppa nuova alla località, gli -austriaci attaccarono e rioccuparono la vetta. Vi rimasero poco. Gli -stessi soldati che avevano già una volta conquistato il monte, salirono -nuovamente all'assalto e lo riconquistarono. E vi sono ancora. - -Ma gli austriaci avevano lo Zellonkofel, avevano il Freikofel, avevano -una delle due punte del Pal Grande; le posizioni nostre e le loro -s'incastravano, s'intersecavano, si allacciavano sopra una stessa -linea. Aggrampati sullo scoglio, dove non si scavano trincee, dietro -a frettolosi ripari di pietre ammonticchiate e di sacchi di terra -faticosamente trascinati lassù, i nostri avevano il nemico di fronte e -sui fianchi. Gli approcci erano scoperti, la fucileria grandinava sulle -retrovie, mancavano sentieri, il rancio doveva esser portato da lontano -con due ore di ascensione sotto al fuoco, e l'artiglieria tempestava. -Gli attacchi del nemico erano continui e violenti. - -Il Pal Piccolo fu assalito cinque volte consecutive in un solo -giorno da un battaglione e mezzo di austriaci muniti di numerose -mitragliatrici. Cinque volte il nemico venne ricacciato. Si preparava -a salire ancora all'attacco, si sentiva troppo superiore di forze per -rassegnarsi, quando nella giornata grigia la nebbia scese dalle vette e -una pioggia dirotta cominciò a scrosciare sulle pietre. Allora i nostri -si slanciarono fuori dalle posizioni, la baionetta bassa, urlando, e -per quel giorno spezzarono definitivamente l'offensiva nemica. Era il -30 maggio. - -Intanto il coro dei cannoni aumentava tutto intorno. Mentre le fanterie -si battevano, spesso a corpo a corpo, sulla catena rocciosa che il -Passo fende, da dietro le creste dell'ampio anfiteatro di monti le -batterie preparavano gli assalti o si cercavano fra loro, folgorandosi -al di sopra della mischia, e da vetta a vetta filava l'ululante -parabola delle granate. I nostri medî calibri entrarono in azione -il 28 maggio, e i loro primi rimbombi furono salutati da una lunga -acclamazione, giù dalle trincee italiane. Il 3 giugno una batteria -austriaca veniva smontata dalle nostre cannonate. Era il momento in cui -si preparava la conquista del Freikofel. - -Fu annunciata al paese il 9 giugno, quando potè dirsi definitiva. -Perchè il Freikofel fu preso, perso, ripreso, riperso, ripreso. -Quando si è visto il Freikofel si ha di questi assalti l'impressione -fantastica di un volo. Immaginate una specie di alta cupola di basalto, -irregolare, con dei fianchi quasi a picco, tutta scogliere, tutta nodi, -spaccata da fenditure che ospitano grame sterpaglie, grigia, sinistra, -strana come quelle rocce inverosimili della pittura cinese che portano -sulla vetta i contorcimenti di un pino asiatico. Lo difendeva una -compagnia, ossia tanti soldati quanti era possibile mettervene. Fu -preso la prima volta da venticinque uomini. - - -In molte compagnie alpine si sono formati nuclei numerosi d'uomini -votati alla morte; sono detti le «anime perse», sempre pronti ad -ardimenti che hanno del sovrumano. Ricordano i _keshitai_ giapponesi, -gli assetati del pericolo, gli eroi dell'impossibile. L'attacco -del Freikofel pareva una follia, ma bisognava studiarlo, bisognava -tentarlo. Avanti le «anime perse»! - -Sono tante le anime perse che si dovette fare una scelta. Occorrevano -venticinque soldati, e ve n'erano cinquecento che si offrivano. -Partì all'alba del 6 giugno la spedizione prodigiosa, condotta da un -sergente pratico dei luoghi. Erano tutti alpigiani: guide, cacciatori -di camosci, portatori, gente che si sente sicura sopra un abisso finchè -trova lo spazio per incastrare la punta d'un piede e i polpastrelli di -una mano. - -Si vede da dove sono saliti, ma non si capisce come siano saliti. -Portavano il fucile, con la baionetta già inastata, le giberne, il -tascapane pieno di viveri, erano carichi di peso. S'inerpicavano -con piedi fasciati di pezze, per far meglio presa sulla roccia, e -certi tratti di parete liscia, dove non era possibile salire, li -superavano fissando alle sporgenze superiori delle lunghe corde alle -quali si arrampicavano. Gli austriaci, che vigilavano le due spalle -più accessibili del monte, non udirono niente. L'ascesa, lenta e -silenziosa, era durata un'ora e mezzo. - -Toccata la vetta, fra le asperità cineree dei dirupi gli assalitori -concertarono rapidamente il loro piano. «Battaglione, alla baionetta!» -— urlò il sergente. «Compagnia, alla baionetta!» — urlò un caporale. E -tutti e venticinque, gridando per mille, si buttarono avanti, saltando -da masso a masso: Savoia! Dalle posizioni vicine si udì il clamore. Poi -le voci si spensero. Dopo qualche minuto il silenzio tornò profondo sul -Freikofel. Che era avvenuto? Tutti gli sguardi scrutavano ansiosamente -la vetta. Improvvisamente un'acclamazione immensa echeggiò dal Pal -Piccolo all'Avostanis. Sulla cima del Freikofel sventolava la bandiera -italiana. - -Gli austriaci non si erano difesi. Sorpresi, erano fuggiti in terrore. -Erano già depressi per un intenso bombardamento di medî calibri durato -tutta la notte. Cinquantaquattro di loro si arresero subito. Molti -altri, sparpagliatisi intorno nelle anfrattuosità delle rocce, venivano -fuori alle reiterate intimazioni di resa, le mani levate. Il nemico -non tentò subito di riprendere la vetta di assalto: la bombardò. -Tutte le batterie austriache, grandi, piccole, di medio calibro, vi -concentrarono un fuoco infernale, prima che i nostri potessero compiere -il più piccolo lavoro di fortificazione. La sommità dovette essere -sgombrata, ma tenevamo l'accesso. Aggrampate Dio sa come, le nostre -truppe erano là, pronte, al riparo, entro i greti e nei canaloni. - - -Dei venticinque assalitori uno solo era caduto. Fu visto -all'inseguimento, avanti a tutti, scendere a salti di camoscio e -piombare colpito da una fucilata a bruciapelo, tirata da qualche -nascondiglio. Non era stato nominato per quell'impresa. Aveva -protestato perchè non l'avevano incluso nella lista. «_Sior capitano, -mi go più dirito dei altri!_» — aveva detto alla sera, tutto commosso -come sotto ad un'ingiuria. — «_Me speta!_». - -Era un soldato straordinario. Quando vedeva il suo capitano partire -solo in ricognizione, borbottava: «_Eco sto mato che busca de farse -copar!_» — E gli dava dei consigli: «_No se fida de mi? Perchè no me -manda mi a guardar, che se lo copan a el, che femo nualtri?_» — Il -capitano fingeva di non udire, e allora il bravo alpino pigliava il -fucile, si affibbiava le giberne, e dopo aver mormorato un affettuoso -e irriverente «_andemoghe drio, el xè mato da legar!_», lo seguiva per -tutto, passo passo, come un cane, devotamente, pronto a fargli scudo -del suo corpo ad ogni frusciare di fronde. L'ufficiale lo ha pianto. - -Per tre giorni sul Freikofel è stata una alternativa di bombardamenti -e di mischie alla baionetta. Quando il nemico credeva di aver spazzato -la vetta a colpi di cannone, avanzava la sua fanteria. Improvvisamente -era fra le pietre un brulichìo di grigio, un lungo urlo possente, i -nostri balzavano su, rioccupavano la cima, facevano dei prigionieri, -rigettavano l'assalto. Il bombardamento ricominciava. Si resisteva -un'ora, due, tre, poi bisognava cedere, ritirarsi. Dal giorno 7 -al giorno 9, il nemico lasciò duecento cadaveri sul Freikofel, -quattrocento feriti, duecentoventi prigionieri. Ma il 9 la nostra -occupazione della sommità era consolidata. Il cannone non ci scacciava -più. - -Gli attacchi austriaci sono però continuati. Con la nebbia, con la -pioggia, di notte, all'alba, alla sera, il tentativo di riprenderci -il Freikofel è stato rinnovato con un'accanita costanza. Specialmente -con la nebbia. Quando le nubi scendono e le montagne vi si immergono a -poco a poco, quando tutto sparisce in un grigio tenebrore, si può esser -quasi sicuri che nello spessore opaco e freddo dei vapori i nemici -rampano. - -La loro tattica consiste nell'avvicinarsi a gruppi di cinquanta o -sessanta, cautamente, carponi, e, arrivati a pochi passi dalla trincea -italiana, aprire un fuoco intenso e breve di fucileria. Non osano -slanciarsi all'assalto subito; vogliono prima saggiare la difesa. -Il fuoco di risposta rivela le condizioni dei difensori. Ne dice il -numero, ne dice il morale. Se la trincea si sveglia con una fucileria -furibonda, lunga, disordinata, l'attacco può proseguire. Vuol dire che -la gente trincerata è poca e vuol parere molta, o è molta ma sorpresa -e agitata. Se invece soltanto una diecina di colpi risponde, e poi si -rifà il silenzio, la cosa è grave: c'è nella trincea un'aspettativa -calma e sicura. In questo caso, che è il più sovente, l'attacco è -sospeso. Allora, dopo la scarica, i nostri non sentono più nulla. Il -nemico si ritira quatto quatto nelle sue tane. - -Tali spedizioni austriache non sono mai condotte da ufficiali; dei -sergenti le guidano. Gli ufficiali rimangono dietro, nelle trincee. - -Si sono avuti, per lunghi periodi, tutte le notti di questi tentativi -di attacco. Talvolta l'offensiva austriaca ha un ben maggiore sviluppo, -si sferra in forze compatte dopo violenti bombardamenti, si estende -contemporaneamente a tutte le posizioni del Passo di Montecroce, assale -il Freikofel, assale il Pal Piccolo, assale il Pal Grande, assale -l'Avostanis. - -Non si contano più queste battaglie furibonde, nelle quali si calcola -siano caduti più di seimila austriaci. Il nemico si dibatte sulla -linea incrollabile delle nostre posizioni, non vuol persuadersi che -non si passa. Il 14 giugno, bombardamento e attacco dell'Avostanis. Il -giorno dopo, attacco generale. Il 20 giugno, alla notte, attacco del -Freikofel. Il 22, attacco generale. Dopo ogni insuccesso parziale, gli -austriaci allargano il combattimento, come chi non potendo scuotere -una porta sferri pugni su tutti i muri intorno. Il 23, attacco dal -Pal Piccolo al Pal Grande. Così il 24, nella notte. La notte del 25, -attacco del Freikofel. Le rocce si coprivano di cadaveri. Intanto noi, -sistematicamente, continuavamo a completare il nostro fronte con nuove -conquiste. - -Il 22 giugno, proprio durante gli assalti austriaci, occupavamo la -cresta fra il Pizzo Collina e lo Zellonkofel, il monte che, simmetrico -al Pal Piccolo, sta a ponente del Passo di Montecroce. Zellonkofel e -Pal Piccolo sono come due gigantesche sentinelle, una da una parte e -una dall'altra del Passo. Il 25, la cima stessa dello Zellonkofel fu -presa da noi. La soglia di Montecroce era definitivamente chiusa al -nemico. - - -Gli austriaci tentarono il giorno dopo di sloggiarci. Respinti, -impiegarono il giorno 27 a spostare artiglierie; il 28 bombardarono lo -Zellonkofel con tutti i calibri, poi lo assalirono ancora. Respinti, si -volsero di nuovo, all'altro pilastro del Passo, al Pal Piccolo. Nella -notte del 30, alla luce dei proiettori e dei razzi illuminanti l'ondata -dell'assalto si abbattè sulle nostre trincee, con granate a mano e -bombe asfissianti. L'onda s'infranse e ricadde. - -Noi ci eravamo anche impadroniti del Passo di Volaia e del Passo -di Valentina, che si trovano a ponente del Montecroce. Il nostro -allineamento si estendeva e si piantava solidamente sulle posizioni -più forti. Il 1.º luglio facevamo ancora un piccolo passo avanti -dalla cima del Pal Grande; scendendo sul declivio scacciammo il -nemico dalla trincea avanzata. Gli austriaci fecero sforzi disperati -per riprenderla. Tentarono l'assalto nella notte stessa; poi alla -mattina seguente; poi, con più truppe, il giorno 3, dopo un serrato -cannoneggiamento; poi il giorno 5. Abbandonarono 250 morti sul -terreno. Respinti sempre, volsero l'attacco al vicino Pizzo Avostanis. -Furono lasciati avvicinare a brevissima distanza dalle trincee, -contrattaccati, rovesciati nella valle. Il giorno appresso, assalivano -ancora il Pal Grande. - -Vi è qualche cosa di cieco e di feroce in questa tattica da ariete, -una forsennata negazione dell'evidenza. E l'evidenza è che la fanteria -austriaca, dai celebri _Kaiserjägern_ ai bosniaci, non può reggere -in combattimento aperto contro la nostra truppa, quando l'uomo è -contro l'uomo. La forza degli austriaci è nell'ausilio ampio, bene -organizzato, sapiente, di tutta la meccanica offensiva, di tutti gli -atroci sostituti scientifici del valore umano: è nell'uso studiato e -largo di tutti quei moderni mezzi di lotta che permettono di colpire -senza esporsi, che affidano la maggior parte del combattimento al -cieco automatismo degli esplosivi; è nell'abilità del nascondiglio, nel -soccorso delle difese inanimate. Sono artiglierie numerose, varie, ben -celate, pronte a scomparire; sono bombe asfissianti; sono granate che -delle macchine lanciano, perchè ci si espone troppo a lanciarle a mano; -sono mine, reticolati, scudi di acciaio; sono trinceramenti blindati -con feritoie a sportello nei quali la fanteria è invulnerabile. Ma il -momento arriva in cui bisogna che avanzino allo scoperto se vogliono -tentare una conquista. - -Possono bombardare quanto vogliono, aumentare in proporzioni -esorbitanti la loro avanguardia di esplodenti, l'ora suona in cui i -rifugi debbono essere lasciati per farsi avanti. È l'ora che i nostri -aspettano silenziosamente. È l'ora del cuore. Non sempre ci si difende -col fuoco dall'assalto che inerpica. Le baionette si inastano, poi -con un grido selvaggio i nostri balzano sulle trincee e si gettano -giù, a valanga. Il nemico precipita indietro, lascia i suoi morti, -i suoi feriti, i suoi fucili, e da dietro i macigni spuntano mani -levate di gente che si rende. E questo non una volta, non due; quando -leggete nella nobile sobrietà della prosa di Cadorna che avvenne «il -consueto attacco» al Freikofel, al Pal Grande, al Pal Piccolo, dovete -immaginarvi queste scene sugli orridi costoni di Montecroce, grandiose -e tenibili come la penna non potrà mai dire, tumultuanti nel pallore di -un'alba, o in una notte di tempesta illuminata dalla luce fantastica di -bengala librati nell'aria dai razzi. - -Poi si combatte per i morti. - -I nostri alpini, specialmente, hanno per il cadavere una reverenza -eroica, un culto antico e solenne che fa della sepoltura un dovere -sacro. Compiono follìe di valore per raccogliere piamente i loro -caduti. Dicono che il morto vuole riposo, e reclamano dai superiori -il diritto di uscire dalle trincee. Si concertano, partono in cinque, -in sei, armati, di notte. Spesso sono scorti o sono uditi dal nemico, -la fucileria si desta, le bombe esplodono divampando fragorosamente, -i proiettori si accendono e frugano la roccia. Qualche volta la -scaramuccia si allarga, e non sono più cinque o sei che avanzano, sono -cinquanta, sono cento, lanciati fuori da un'indignazione generosa, e la -spedizione arriva sulla trincea nemica tornandone carica di trofei. - -Sul Pal Grande, un giorno, uno dei nostri morti era rimasto a tre -passi dai parapetti austriaci. Era un graduato che tutti adoravano. -L'ufficiale in comando offrì una somma di denaro ai volontari che -fossero andati a prenderlo. Gli alpini, gravi, studiarono a lungo dalle -feritoie, poi scossero la testa e tacquero. L'ufficiale, un valoroso, -un dio per i suoi uomini, lasciò la trincea con un gesto di sdegno. -Bastò più della somma. - -Era appena giunto al rifugio, quando l'ufficiale udì un tumulto di -fucilate e di gridi. Si disponeva, perplesso e sorpreso, a tornare -indietro, ma il tumulto diminuiva, cessava. E verso di lui, per i -camminamenti coperti, scendeva un affollamento solenne di soldati. -Era il funerale magnifico di un eroe. I primi portavano il cadavere, e -dietro a loro ondeggiavano sulle spalle fasci di fucili e grigi scudi -di acciaio, armi prese al nemico. Per riprendere il morto, la trincea -austriaca era stata attaccata, conquistata, spogliata. - -Perchè gli austriaci tirano sui raccoglitori di feriti e di cadaveri? -Nulla può indurli al rispetto della croce rossa. Uno dei nostri -cappellani, dopo un combattimento, uscì dalle trincee del Freikofel in -paramenti sacri, le braccia levate, per chiedere al nemico di lasciar -prendere i morti. Fu preso a fucilate anche lui. Fremendo di sdegno i -nostri hanno visto più volte gli austriaci massacrare a colpi di fucile -e di granata i loro stessi feriti, che strisciavano penosamente gemendo -verso le loro trincee. Non è forse ferocia; probabilmente è allarme. -Sono in uno stato di agitazione evidente, di ansia, di sospetto, -di timore. Non discernono, non capiscono, sono turbati, vedono in -ogni cosa un tranello, nel prete immaginano un lanciatore di bombe -travestito, nel rampare d'un ferito scorgono l'avvicinarsi subdolo di -un assalitore, l'angoscia di una aspettativa mortale non lascia posto -per altri sentimenti, tirano su tutto quello che si muove, sulle ombre, -sulle apparenze, e tirano anche sui morti, perchè non li ricordano più, -o perchè li credono finti morti e fissandoli par loro che si spostino, -lentamente, insensibilmente, nell'ombra. - -Nessun attacco di queste truppe, anche contro forze che per un periodo -furono numericamente inferiori, è mai riuscito. Non li abbiamo -ricordati tutti questi attacchi, ostinati, sanguinosi e inutili. -L'8 luglio tentavano ancora la conquista dello Zellonkofel. Il 10 si -volgevano al Pal Grande, di notte. All'alba contrattaccavamo noi e -prendevamo un'altra trincea. Il giorno dopo avanzammo ancora un poco -verso l'Anger. Il 14 luglio, nuovo assalto generale austriaco di tutte -le posizioni. Era un giorno tenebroso, nebbioso, freddo, e per due -volte l'offensiva nemica salì sullo Zellonkofel, sul Pal Piccolo, sul -Freikofel, sul Pal Grande, sull'Avostanis, a infrangersi sulle nostre -baionette. Poi il 27 luglio, il 30 luglio, il 7 agosto, il 14 agosto, -giorni di battaglia. Di ogni attacco nemico noi abbiamo profittato; -la controffensiva ci ha permesso sempre di migliorare la linea di -resistenza; prendevamo una balza, una gola, un costone. E la lotta -prosegue, ora furibonda ed ora stanca, ad una distanza da sassate, con -lanci di bombe e d'ingiurie. - -Questo è il fronte verso il quale salivamo lentamente dalla valle di -Montecroce. - - -Salivamo verso le posizioni dalla valle di Montecroce, sul cui fondo -venivano a cadere dei colpi destinati alle retrovie, i quali aprivano -sui prati, dall'altra parte del torrente, lacerazioni oscure. - -Ogni quattordicesimo giorno del mese è, per ragioni misteriose, un -giorno di furore austriaco in quel settore. Assistevamo alla quarta -celebrazione di questa data. Il tempo limpidissimo favoriva l'azione -delle artiglierie. Dalle tre del mattino il bombardamento continuava, -senza la caratteristica tremenda intensità di una preparazione di -assalto, ma vasto, su tutti i punti, contro le trincee e contro gli -approcci, sulle vette e nelle gole. - -Le grosse granate passavano in alto, alle volte due, tre di seguito, e -dalla calma, azzurra, profonda serenità del cielo scendeva quel loro -ronfiare cupo, lamentoso, soprannaturale, che per delle interferenze -bizzarre del suono ha come dei rallentamenti e delle pause, che pare -sosti e riprenda, con qualche cosa di faticoso, di affannato, di -pesante. - -Veniva fatto di guardare in su, curiosamente, e di cercarle nella -luce le canore masse di acciaio. Dal suono si distinguevano i calibri. -Striduli, striscianti, con un rumore di lacerazione, delle granate e -degli _shrapnells_ di artiglierie da campagna e da montagna, tirati -troppo in alto, sorpassavano le posizioni e scendevano lungo la -china tracciando invisibili archi di sonorità e di ronzii. Il fragore -echeggiante delle esplosioni saliva dalla vallata come una impetuosa -marea di tuoni. Il fumo sorgeva filaccioso e diafano sulle cime degli -abeti. - -Dal colore delle nubi di fumo i soldati classificano i proiettili. -C'è la bianca, la bianchina, la rossa, la grigia. Tutto prende un -soprannome al campo. Le varie batterie nostre sono conosciute con -nomignoli che rimarranno. Una batteria da montagna, inerpicata ad -un'inverosimile altezza, è la «pettegola». È sempre la prima ad -iniziare la discussione e vuole sempre l'ultima parola. - -Incomincia con otto, dodici colpi di fila; allora, siccome i suoi tiri -arrivano bene, tutti i cannoni austriaci si mettono ad abbaiare contro -di lei; l'altura sulla quale la batteria è piazzata, è tempestata da un -imperversare di granate. L'inferno dura un'ora, due ore: la pettegola -tace. Il nemico la crede colpita, distrutta, sepolta, e sospende il -fuoco. Immediatamente si odono due colpi; è lei che dice: Sono qua! -Nuovo furore austriaco, ripresa del bombardamento a oltranza. Poi -silenzio. Questa volta è finita. No, due colpi, due soli: Sono ancora -qua! E per giorni intieri continua l'alterco dei cannoni, il quale -finisce invariabilmente, alla sera, con quei due colpi insolenti, -esasperanti, che l'artiglieria nemica si rassegna a lasciare senza -risposta. - -Da un'altra parte c'è la «mitragliatrice». È una batteria da campagna -che si indigna quando la tormentano troppo. Per un po' sopporta, poi -perde la pazienza e sgrana giù, per un paio di minuti, un fuoco a -tiro rapido filato come i punti di una macchina da cucire. Ma bisogna -sentirne a parlare i soldati, di questi cannoni amici. - -C'è un affetto, una passione, una riconoscenza, verso quelle batterie -protettrici, che non si possono ridire. La loro voce è riconosciuta e -sveglia sempre esclamazioni di saluto nelle trincee. Non le hanno mai -viste, non sanno nemmeno con precisione dove stiano, ma i soldati le -adorano, e non ce n'è uno che all'occorrenza non si farebbe ammazzare -per salvarne un pezzo. I tiri sono seguiti con un interesse espansivo. -Un bel colpo, che vada al segno, è commentato con espressioni di gioia. -I grossi alpini si battono allora fanciullescamente le coscie con le -palme, contenti, esclamando: — Bene! Bene! Bravi! — E ridono. - -Ma ieri le nostre batterie disdegnavano il fuoco nemico. Rispondevano -appena, di tanto in tanto. Qualche grossa granata passava dal sud al -nord. «Ciao, cara!» — dicevano i conducenti alzando la testa: «Buon -lavoro!» - -C'inerpicavamo verso il Pal Grande su di una scoscesa spalla del monte -coperta da un folto bosco di abeti, girando e rigirando per le volute -del sentiero, ai piedi di immani pareti rocciose dai cui bordi lontani -sporgevano le tese braccia degli alberi, in oscuro intreccio. Poi -la dirupata, angusta, ombrosa cavità di un canalone ci ha presi; il -sentiero sempre più aspro è divenuto quasi una scala, una fantastica -scala a brevi zig-zag, fiancheggiata da abeti, serrata dagli speroni di -maestose muraglie basaltiche. - -Un rombo lontano e sonoro, che si sarebbe preso in quel momento per il -rumore di un proiettile se non fosse stato persistente ed eguale, ci -ha fatto guardare nei lembi di cielo che s'incorniciavano luminosi e -profondi entro un frastagliamento nero di rami. Un aeroplano austriaco -passava. - -Era chiaro, diafano come una cosa veduta attraverso l'acqua, pareva -lento, pareva incerto, volava verso il sud, librato sulle sue ali -immobili, poi ha virato verso l'est. La montagna, che sembrava deserta, -ha risuonato tutta di colpi di fucile. Si tirava da ogni parte sul -sinistro uccello pallido e grande che spiava. Le rocce prolungavano -stranamente il rumore dei colpi; l'eco faceva di ogni fucilata uno -scroscio. Scendeva su di noi come una portentosa cateratta di strepiti -violenti. L'aeroplano è scomparso, la fucileria ha taciuto. Qualche -grosso proiettile, passando più basso, faceva udire il rauco soffio -vorticoso della spoletta. - -Il sentiero aveva i segni caratteristici delle zone battute lasciati -dal cannoneggiamento di mesi, schegge di roccia staccate dai colpi -e precipitate sul passaggio, frammenti di granate, pallottole di -_shrapnells_, buche scavate dagli scoppi. Qualche barella scendeva -lentamente e le cedevamo il passo, salutando il ferito che ci -guardava con lo sguardo lontano e assorto di chi ha appena lasciato il -combattimento e lo rivive. - -Il frastuono delle esplosioni, di tanto in tanto, si faceva vicino -ma senza direzione, ingigantito dalle sonorità degli echi. Poi, -improvvisamente, uno schianto di folgore, un contraccolpo di vento, un -roteare lento in aria di tronchi d'albero sradicati dal ciglione d'una -roccia e lanciati in alto, un frullare di pietre tutto intorno a noi, -di schegge, di frammenti, con un picchiettare violento di sassaiuola -sulle piante e sul sentiero, e un fumo giallo, pesante, acre, si è -sparso a piccoli turbini e ci ha velati. - -Bianca, gigantesca, precipitosa, una vetta ci appariva vicina, alla -fine del canalone, una rocca luminosa nello sfolgorìo del sole: il Pal -Grande. - - -Pochi minuti dopo, inerpicati sulle basi delle sue pareti, -contemplavamo la bellezza orrenda di questo grandioso e selvaggio -campo di battaglia. La via dalla quale eravamo saliti non era più che -una specie di spaccatura in basso, piena di ombra e di un arruffìo di -boscaglia, al quale ogni tanto s'invischiava la nube sinistra di una -granata. Il Pizzo di Timau vicinissimo, a levante, tutto in ombra, -azzurrastro, piombava le sue vertiginose pareti a picco quasi nei -ghiaioni del Pal Grande. A ponente la cupola scabrosa e tormentata -del Freikofel, lontana meno di un tiro di fucile. Più in là, le rocce -cineree del Pal Piccolo che sostengono un pianoro con vestigia di -verde. La spaccatura del Passo di Monte Croce appare così angusta che -lo Zellonkofel al di là del Passo, si direbbe unisca la base delle sue -due cuspidi a quella del Pal Piccolo. - -Tutte queste vette, tutte queste rocce, nude, calcinate come ossami di -un mondo morto, tuonavano alle cannonate; ruggevano in echi prodigiosi, -avevano boati da valanga, frastuoni di crollo, facevano scendere dalle -più inaccessibili solitudini tumulti immani di battaglia; pareva che -ogni balza, ogni crosta, ogni dirupo sferrasse i suoi colpi, che le -montagne stesse si fulminassero confondendo in una continua tempesta lo -scrosciare esorbitante delle loro folgorazioni. E finivamo per sentire -confusamente una non so quale personalità favolosa in quelle montagne -combattenti, piene di un maestoso e immobile furore. Non è possibile -dare un'immagine del coro possente e favoloso delle vette intorno alla -lotta dei piccoli uomini invisibili, celati come insetti nei greti, -ridire quello che la montagna aggiunge alla guerra di pauroso, di -grande, di soprannaturale. - -Eravamo da poco lì, quando da una piccola baracca, incastrata sopra -un gradino della roccia, è sceso un grido di evviva. «L'aeroplano è -caduto! — ha annunziato un ufficiale affacciandosi. — È caduto nella -valle dell'Anger! Abbiamo ricevuto adesso la telefonata!» La voce è -passata. Dei soldati, sull'alto della balza, si sporgevano dal ciglione -per sapere forse che cosa fosse successo, e salutavano festosamente. -Dietro a loro, più in alto, il cannoneggiamento batteva sempre. Si -udiva il miagolìo breve e rabbioso delle pallette di _shrapnell_. Una -scheggia di bomba è scesa frullando sul ridosso, ed ogni tanto un -ronzìo di pallottole austriache sperdute, rimbalzate sulle pietre, -passava intorno a noi, lontano, in direzioni imprecisabili, chi sa -dove. - -Gli austriaci non hanno attaccato, non si sono mossi dalle loro -trincee. Bombardavano, e facevano un gran fuoco di mitragliatrice e -di fucile. Ma le nostre truppe accolgono con una indifferenza sublime -queste manifestazioni. Preparano le loro granate a mano e aspettano. -Perchè è con il lancio delle granate che iniziano i loro attacchi e -contrattacchi. C'è sul Pal Grande un famoso lanciatore di granate. -Ne mette cinque o sei nel tascapane, e parte dalla trincea, un mezzo -sigaro toscano acceso fra i denti. Egli preferisce le bombe lenticolari -a quelle sferiche per il suo sistema. Arriva bocconi presso la trincea -nemica, mette le bombe in fila davanti a sè, poi col toscano accende -le micce e getta i proiettili con la rapidità e la esattezza del -giocoliere che lancia i cappelli. E lanciando conta: Uno, due, tre, -quattro, cinque.... Le esplosioni si seguono serrate e la trincea si -vuota fra grida di terrore. Una volta preparò così un assalto, da solo. - -Il fuoco dell'artiglieria non scuoteva le truppe di montagna nemmeno -all'inizio, quando non avevano ancora ripari sufficienti. Capitava -qualche volta che una granata prendesse in pieno la trincea e ne -demolisse un pezzo. Nessuno si muoveva. I soldati scansavano i morti e -i feriti e ricostruivano. Sul Freikofel una volta una granata austriaca -buttò giù un riparo e lanciò un caporale sulla tenda del comandante, -una ventina di metri più indietro. Ai fianchi del caporale erano due -soldati, rimasti miracolosamente illesi. Dissipato il fumo si videro -i due soldati già intenti ad ammassare i sassi crollati per rifare il -riparo. Non si erano neppure voltati per vedere dove fosse andato a -finire il caporale. - -Vorrei potere essere autorizzato a dire i nomi di alcuni di questi eroi -della calma. Vi sono episodi meravigliosi. Sul Freikofel un soldato era -in vedetta in una trincea che, per un caso forse, l'artiglieria nemica -si mise a colpire incessantemente. Arrivavano raffiche di quattro, di -otto, di dodici proiettili. La trincea era demolita. Il soldato era -rimasto interrato tre volte. Per tre volte si era dissepolto. Dalla -trincea principale il suo capitano avanzò per comandargli di ritirarsi: -«Vieni via! L'hanno con te! Vieni via!» — «Signor no!» — rispose -risoluto il soldato. E tutto annerito dal fumo, sporco di terra, balzò -su dal buco, e lì fuori, allo scoperto, feroce e fermo, spianò il -fucile e cominciò a sparare, a sparare, con una rabbia fredda, come per -sfida. - -Un altro soldato diceva che non poteva stare in trincea. Spesso -chiedeva il permesso di lasciarla. Prendeva il fucile e andava quatto -quatto in piena zona nemica. Studiava i punti di passaggio, rimaneva -per giorni interi immobile in appostamento. Era il cacciatore di -uomini. Tornando annunziava i risultati della posta: «_Ghe n'ho tabacai -tre!_» Per lui colpire era «_tabacar_». Un giorno rientrò pallido e -muto nelle posizioni. «Cos'hai? Sei ferito? — gli chiesero. — Vuoi -che ti portiamo?» No, volle scendere da solo al posto di medicazione. -Incontrò il capitano. «_Sior capitano_ — gli disse — _i me gà tabacà -anca mi!_» Era stato passato da parte a parte da una palla. - -Ci siamo diretti al Freikofel, contornando il rovescio del Pal Grande. -Dei colpi di fucile isolati risuonavano qua e là. Non vi sono punti -completamente coperti; le anfrattuosità delle rocce permettono a -qualche tiratore isolato di andarsi a rannicchiare sui fianchi delle -alture. Episodi di combattimento hanno disseminato il loro ricordo -da ogni angolo, fuori della battaglia. L'ufficiale che ci guidava -ci ha indicato sul viottolo un punto dove, passando alcune sere or -sono, si sentì chiamare: «Capitano, in nome di Dio, fermatevi, non -andate avanti, vi ammazzano!» Era un soldato ferito, caduto a terra. -L'ufficiale lo raccolse, lo caricò sulle spalle, e passò. - -Per un'ora ci siamo arrampicati sulla spalla del Freikofel in una -specie di fenditura dove il lavoro dei soldati ha saputo creare un -fantastico sentiero, che la battaglia ha disseminato di frammenti di -bombe, di schegge di granate, di pallottole: detriti della guerra -arrivati di rimbalzo. Vi sono zone in cui tonnellate di metallo si -vanno accumulando. Ci siamo trovati inaspettatamente fra casupole di -pietra, che sembrano una sull'altra, quasi fossero costruite su gradini -colossali di una alta e angusta scalinata. Subito dopo eravamo in un -labirinto di scalette picconate nella roccia, di cunicoli, di tane: le -trincee. - - -Tutto era chiuso, tutto era oscuro, un po' di luce verdastra filtrava -appena dalle feritoie mascherate di fronde. Si esciva curvi all'aperto -per sentieri scavati nel sasso, si andava lungo barricamenti di sacchi -pieni di terra, si rientrava nel buio di ridottine e di posti di -vedetta. Nell'ombra, vicino alle feritoie, qualche alpino era seduto -in atteggiamento di riposo, immobile, sereno, statuario, il fucile -fra le gambe, un paio di granate a portata di mano, poste sopra una -mensoletta, come dei _bibelots_, e, vicino, una cassetta piena di uno -scintillìo di munizioni. Pallottole austriache schioccavano ogni tanto -sulle pietre, all'esterno. Si udivano i colpi dei fucili nemici così -vicini, che per qualche tempo abbiamo creduto che fossero i nostri a -sparare. - -Dalle feritoie si scorgevano le trincee nemiche, a cinquanta passi. -Erano ammonticchiamenti di sassi, ammassamenti di sacchi a terra, e -qua e là un grigiore strano di corazzature, del colore plumbeo delle -navi da guerra. Gli austriaci hanno due tipi di scudatura di acciaio, -uno grande da trincea, uno più piccolo da assalto. Ricorda l'antico -schermo degli arcieri, questo scudo rettangolare che si posa al suolo, -appoggiato a due montanti, e dietro al quale il soldato si rannicchia, -spiando da uno sportellino che si apre e si chiude. - -In continua azione di combattimento, le nostre trincee sono sorte e si -sono rafforzate, a poco a poco, quasi insensibilmente. Furono monticoli -di pietre, poi muricciuoli nascosti da verdura di pino, poi ebbero una -copertura di travi di abete — portati su faticosamente dalla foresta -— poi sulle travi si ammassarono blindamenti di terra e di sacchi. Il -nemico che spiava non ha nemmeno visto una mano. I sassi si spostavano -adagio adagio, si allineavano, si sovrapponevano, senza che il loro -moto potesse essere percepibile da lontano. Era come se pietre, sacchi, -travi, animati per magia, lentamente manovrassero. E il lavoro non -finisce mai; si migliora, si amplia, si rinforza, si progredisce, -si aprono nuove comunicazioni, talvolta si avanza pure, sempre per -pazienti trasformazioni, cercando che i profili delle opere di difesa -non si levino a mutare troppo la fisionomia selvaggia dei luoghi. - -Si profitta di ogni macigno, di ogni sterpo, e si cerca, per analogia, -di quali macigni e di quali sterpi il nemico potrebbe profittare. -Ridotte, cunicoli di passaggio entro i quali si striscia, tenebrose -casamatte nelle quali la vigilanza si apposta, rifugi blindati, spiazzi -aperti e alti per il lancio delle bombe, seguono piani capricciosi -che rispondono alle necessità di una tattica minuscola, una tattica da -fiere rintanate. - -Groppe di pietroni, sporgenze di massi macchiate di licheni, crepacci -profondi, arbusti, rovi, formano fra le trincee nostre e quelle nemiche -un terreno spezzato, confuso, fantastico, che solleva ferocemente -sul suo pietrame cinereo gruppi di cadaveri, avanguardie di morti, -drappeggi flaccidi di uniformi azzurrastre che conservano incerte forme -umane, e dai quali spuntano piedi distorti, mani disseccate. Segnano -i limiti sui quali gli assalti nemici furono fermati. Qui soltanto i -viventi sono sepolti. - - -Fra le schiere trincerate, tutto è funebre, tetro, immobile, morto. -Le piante stesse non hanno più vita, torcono moncherini di rami nudi, -cincischiati, neri, e le reti dei fili di ferro si stendono come -enormi ragnatele sopra un intreccio di pali incrociati. Non sono stati -costruiti sul posto i reticolati; gli austriaci hanno fabbricato dei -«cavalli di Frisia» complicati con attorcimenti di fili uncinati, e li -hanno gettati avanti alle loro trincee. - -Se da una parte il tono d'una voce si eleva, dall'altra essa è udita. -Al minimo svegliarsi di conversazioni nei nostri posti, il nemico si -allarma, crede a dei movimenti in preparazione, e aumenta il fuoco -per scoraggiarli. Perciò si parla sottovoce, come nella camera di un -malato. Anche i divertimenti sono silenziosi. Nei momenti di calma -relativa compaiono delle scacchiere, sulle quali fiere teste pensose -si curvano a meditare marce e contromarce di pedine, che grosse dita -esitanti sospingono. - -Dalle piccole porte dei rifugi si vedevano nell'interno piedi di -dormienti spuntare confusamente dal buio e come sospesi a tutte -le altezze. I giacigli sono sovrapposti; ricordano le cuccette a -bordo delle navi, e in quelle tenebrose cabine di pietra riposavano -beatamente le squadre notturne, indifferenti allo schioppettìo e alle -detonazioni. - -Di tanto in tanto, un tonfo sordo, un frullare da trottola, e gli -uomini che si trovano nei punti non blindati si fermano a guardare -intensamente in aria. Aspettano la «bomba». Lanciata da qualche -apparecchio a pressione, essa è salita ad un centinaio di metri di -altezza e ridiscende, nera e oblunga, roteando come una bottiglia -gettata. Appena si avvicina, i soldati che erano rimasti immobili, -cominciano a fare dei gesti da giuocatore al pallone che si prepari -a menare il colpo; oscillano, si dispongono a balzare da un lato o -dall'altro; per sfuggire al proiettile svolgono la stessa mimica che -se volessero afferrarlo; studiano il punto di caduta, e poi, all'ultimo -momento, quando sono sicuri, saltano via o si rannicchiano. - -Un istante dopo c'è il reflusso, tutti accorrono verso il luogo dello -scoppio, che fumiga. Si lavora, v'è qualche sasso da rimettere al -posto, qualche sacco sventrato da sostituire; ogni cosa è tinta di -giallo intorno. La pietra, la tela, le travi, la terra, per un raggio -di qualche metro sono color canario e mandano un puzzo irritante e -acre. - -Gli austriaci hanno pure delle sottili e piccole bombe, che lanciano -per mezzo del fucile, meno potenti delle altre. Le armi che essi -tentano sono innumerevoli, e tutte intese ad evitare più che si può -la prova del coraggio aperto. Ricadono sibilando oltre le posizioni, -nelle gole e nelle valli, frammenti di insoliti proiettili, oltre -alle deformi pallottole rimbalzate; sono strani segmenti geometrici di -metallo, quadratini di acciaio, pallette rosse di minio, bossoletti da -fucile pieni di piombo, schegge di piccole granate da cannoni navali, -di quei cannoncini che armano la prua delle torpediniere. - -Tutti questi detriti sibilanti che spruzzano via e si disperdono dalle -vette in battaglia, tutte queste molecole di violenza che irradiano -follemente dalle posizioni, fanno pensare alle faville lanciate da -un'incudine gigante percossa dal veemente maglio della guerra. - -Quando ridiscendevamo dal Freikofel, sul quale la calma superba e -sicura dei nostri dà alla vita una così meravigliosa apparenza di -normalità, il cannoneggiamento non aveva più l'intensità di prima. Gli -austriaci se la prendevano nuovamente con le retrovie, che delle grosse -granate cercavano. Forse il nemico immaginava chi sa quale accorrere di -rinforzi. - -In una radura del bosco, sotto alle rocce del Pal Piccolo, alcuni -soldati lavoravano di zappa; erano seppellitori. Intorno a loro -dei cadaveri aspettavano che la fossa fosse pronta, distesi nelle -barelle, una rozza croce di verdi ramoscelli di pino posata sul petto -insanguinato. Un soldato è caduto ferito poco lontano, ed è rimasto lì, -accoccolato, aspettando, senza un lamento. - -Le esplosioni nella selva lasciavano un'agitazione di piante; -si vedevano lunghe rame di abeti squassarsi con una specie di -divincolamento lungo, fra le spire del fumo, come per un disperato -tentativo di fuga. I rari soldati che passavano nelle vicinanze non -allungavano il passo, non guardavano nemmeno, e il loro volto bronzato, -inselvaggito, guerriero, esprimeva la più serena indifferenza. Due di -loro si sono fermati a parlare e la buffata d'un colpo vicino non ha -interrotto il loro discorso. - - -In quello stesso giorno, sul Pal Piccolo cadeva ucciso Ruggero Fauro. - -Abbiamo contornato le spalle del Pal Piccolo. Un minuscolo accampamento -era tutto intento alle sue faccende. Qualche _shrapnell_ è scoppiato -ancora, in alto, sul bordo della parete rocciosa, sferrando le sue -pallette con un lamento da frusta agitata. Poi i rombi e gli echi si -sono andati calmando. Un silenzio solenne si andava ricomponendo sui -monti. Mentre raggiungevamo la valle di Montecroce, ancora un colpo -ha tuonato, un'ultima granata è esplosa sulla cima del monte Tierz. -Ha avuto il rimbombo cupo di una grande porta, che si chiuda, di -una smisurata porta dal battente di bronzo, serrato con impeto sulle -risonanze profonde di un tempio favoloso. - -Agli sbocchi delle valli verso i quali viaggiavamo, nel violaceo -declinare del giorno, gli antichi castelli che guardano da tanti -secoli le soglie d'Italia profilavano le loro torri merlate, al di -sopra delle vecchie cittadine guerriere, semplici, oscure, dalle cui -case medioevali sono uscite tante fiere generazioni di difensori della -Patria. Tolmezzo, Venzone, Gemona.... La loro storia è una storia -di continua lotta contro lo stesso nemico. Esse sono state sempre le -sentinelle avanzate d'Italia. - - _Eran giunti al stretto passo_ - _Nove millia o più Germani_ - _Avevan preso il monte i cani;_ - _Ma cazati foro al basso_ - _Da quaranta di Venzone;_ - _Su su su, Venzon Venzone._ - -Così canta una vecchia canzone dei luoghi, ricordando le gesta -leggendarie dei quaranta venzonesi di Bindernuccio che fermarono da -soli l'invasione di Massimiliano Primo e salvarono Venezia. - -No, di qui non si passa! Il canto è ancora fresco, è ancora vero, è -ancora vivo: - - _Su su su, Venzon Venzone:_ - _Su fideli e bon Forlani,_ - _Su legittimi Italiani,_ - _Fate ch'el mondo risone._ - - - - -MONTE NERO. - - _21 settembre._ - - -La parola slava _krn_ — che si pronunzia _kern_ — significa «roccioso», -e somiglia alla parola _zrn_ che significa «nero». La distrazione di un -cartografo ha fatto del Monte Krn il Monte Nero; ha dato a questa vetta -un nome falso ma indistruttibile, indimenticabile, insostituibile, -un nome più noto ora al mondo di quello vero, un nome che è stato -pronunziato più volte in tre mesi che l'altro in tre secoli, e che -rimarrà, legittimato dalla Storia, battezzato dal sangue. - -Il Monte Nero aveva una celebrità nelle guide per la somiglianza -singolare del suo profilo a quello di un volto umano, un volto -immenso, supino, con la fronte verso il sud, il mento verso il nord. -Da lontano, dalla valle di Cividale, oltre i nostri monti si vede, -azzurro e alto, quel prodigioso sembiante aquilino da divinità caduta, -nel quale molti credono di ritrovare i lineamenti cesarei e solenni di -Napoleone. L'apparenza di un viso è così evidente, che gli alpinisti, -i frequentatori di vette, chiamano Naso la cima più alta di quella -favolosa scultura. - -Avvolto in un pallido sudario di brume, il volto della montagna si -levava avanti a noi diafano, inverosimile, terribile, mentre per le -vallette della Slavia italiana salivamo verso le alture di Colovrat, -che fronteggiano il Monte Nero dalla riva opposta dell'Isonzo. Il -monte, nei giri tortuosi del nostro cammino, ci era nascosto sovente -dalle pendici vicine, e ci riappariva sempre un po' più scomposto -nel suo profilo umano; la visione svaniva, la magia cessava, l'aspra -verità delle rocce distruggeva a poco a poco l'illusione plasmata dalla -distanza. - -La fronte napoleonica così diventava la cresta di Luznica; il gran -mento rotondo diventava la cresta di Vrata; lo sporgere lieve di una -ciocca su quella fronte immane diventava la cima di Maznik; e il naso -non appariva più che come il pizzo maggiore del monte, una guglia a -declivio precipitoso verso Maznik, a picco verso Vrata. - -Da queste altezze ondulavano giù le pendici, con vette minori, con -un digradare di cime, con quel risollevarsi brusco che hanno spesso i -contorni delle montagne come se si pentissero di scendere alle valli -e tentassero di tanto in tanto di tornare in su. Erano le pendici di -Sleme, al sud, più vicine all'Isonzo, poi quelle di Mrzli, quasi sul -fiume. Al nord i costoni discendenti dal Monte Nero si allontanavano -dietro le creste del Polonnik, in una maestosa confusione di dorsi -seghettati, di punte nude, che andavano sfumando fino a lontananze -incorporee, un oceano di cime rosee e spettrali nella luce mattutina, -fra le quali s'indovinavano profonde spaccature di valloni. - -Il Monte Nero è la vetta culminante e centrale di una lunga catena -quasi parallela all'Isonzo. Attraversato il fiume a Caporetto, che -fu occupato il primo giorno della guerra, la nostra azione offensiva -si trovò di fronte quella gigantesca barriera, che non ha valichi. Di -colpo l'attacco scalò i contrafforti, salì per balze senza sentieri, si -portò sotto le vette maggiori, a duemila metri. - -Il ponte di Caporetto era stato distrutto dal nemico in ritirata. Le -nostre truppe varcarono l'Isonzo su passarelle costruite dal Genio. -Quattro giorni dopo, dei temporali violenti gonfiarono le acque; la -piena travolse le passarelle. I piccoli reparti che operavano già -sulla riva sinistra rimasero isolati. Ma andarono avanti. Il parroco -austriaco di Dresniza — paesotto che si adagia tutto bianco sulle falde -del Monte Nero — vedendo passare quelle prime magre schiere, senza -rincalzi, senza approvvigionamenti, tagliate fuori dall'inondazione, le -salutò ironicamente: «Andate pure, non tornerete indietro!». Sapeva che -sulle creste dei monti il nemico trincerato aspettava in forze. - -L'interruzione del transito sul fiume durò due giorni. La sera del -30 maggio un ponte di fortuna era già ricostruito sul torbido, largo -e vorticoso corso della piena. Passarono le munizioni, passarono i -rincalzi. L'occupazione era già quasi ai piedi del picco più alto. Il -primo di giugno la punta era conquistata. - - -Non fu un colpo di sorpresa, questa volta; fu un colpo di manovra. La -compagnia austriaca che difendeva l'estrema cima quasi inaccessibile, -il naso della montagna, vigilava e combattè. Bisognava appunto che si -battesse, per la riuscita del nostro piano. È stata questa una delle -battaglie più belle e più singolari della guerra. - -Fu in una notte oscura e nuvolosa. Non si poteva sperare di scalare la -vetta senza svegliare l'allarme. Si profittò allora dell'allarme. Due -spedizioni partirono da una specie di tormentato pianoro roccioso sul -quale eravamo trincerati, seicento metri più in basso della cresta. Un -piccolo reparto, composto dei più abili scalatori, munito di corde, -si diresse verso il fianco settentrionale del picco, cioè, per esser -chiari, verso la narice del naso mostruoso, dove la parete precipita -quasi a piombo. Un reparto più numeroso si diresse dalla parte -meridionale, per ascendere il pendìo più accessibile, il dorso del -naso. Era questo il lato meglio difeso e più vegliato dal nemico. - -È un lungo piano inclinato, eguale ma scosceso, coperto in parte di -erbette tenaci che ora intristiscono nell'autunno, disseminato di -pietre che vi mettono come una sparsa punteggiatura grigia da pittura -divisionista. Bisogna inerpicarvisi con l'aiuto delle mani. Chi -scivola difficilmente si riprende; non trova dove afferrarsi, rotola -nel precipizio, è perduto. L'attacco che saliva per questo declivio -vertiginoso non doveva sferrarsi contemporaneamente all'altro, che -ascendeva per le balze rocciose e dirupate del versante opposto. -Gli scalatori della muraglia avevano il còmpito arduo e terribile di -attirare per i primi l'attenzione e il fuoco degli austriaci, mentre -sul pendìo meridionale la vera azione risolutiva si sarebbe preparata -silenziosamente. - -Per confondere i rumori inevitabili dell'avanzata, fu dato l'ordine -alle truppe rimaste sul pianoro inferiore di lavorare a gran colpi -di piccone. I soldati picchiavano sodo, a caso, come volessero -spezzare la montagna. Un tempestare di picconate echeggiava nelle -tenebre fra strisciamenti metallici di pale. Gli austriaci, che -ascoltavano dall'alto, sparavano di tanto in tanto qualche fucilata -contro quel furore d'operosità, immaginando grandiosi lavori di -trinceramento. Dovevano sentirsi rassicurati da tanta febbre di difesa. -Improvvisamente i colpi di fucile si fecero più serrati, poi il fuoco -si allargò, scrosciò con furore, senza pause, violento, rabbioso, -mescolato ad un confuso e lontano gridìo. Giù, nel buio, i soldati che -lavoravano si fermarono, sudati e ansimanti, ed ascoltarono immobili, -appoggiati ai picconi, studiando lo scintillamento delle vampe sulla -vetta in tumulto. - -Il piano si svolgeva con una esattezza meravigliosa. La scalata della -balza dirupata era stata scoperta dal nemico quando essa toccava già -gli ultimi gradini. Il piccolo reparto assalitore, snodatosi subito -fra sporgenze della roccia, si moltiplicò, rispose al fuoco degli -austriaci con una fucileria precipitosa, riuscì a dare l'illusione di -una massa. Tutta la difesa si portò contro di lui. Quando lo strepito -della battaglia parve più alto e intenso, l'oscuro pendìo sassoso del -versante meridionale si animò. - -Un nero formicolìo vi saliva veloce, una moltitudine d'ombre rampava -verso l'estremo lembo di quello spalto immane. Il vero assalto -arrivava. Le vedette nemiche lo scorsero, ma era troppo tardi. Il -loro grido d'allarme fu coperto dall'urlo trionfale dei nostri, che -mettevano piede sulla vetta e si rizzavano per precipitarsi subito -avanti, la baionetta bassa. La cima del Monte Nero era presa. - - -La osservavamo percorrendo la cresta del Colovrat. Non si riusciva -a comprendere come su quella aguzza guglia potessero aggramparsi e -vivere delle truppe. Qualche nuvoletta rossastra di _shrapnell_ sfumava -lungo le sue pareti. Dalla vetta la nostra occupazione, indicata da -sottili e quasi invisibili sgranamenti di rocce prodotti dai lavori di -trinceramento, e da qualche minuscola baracca di rifugio rannicchiata -al coperto dietro a delle anfrattuosità, prosegue al sud, scende in -quell'avvallamento che da lontano formava l'incavo del ciglio sul -profilo del gran volto, e s'inoltra sulla fronte, cioè sulla cresta di -Luznica, che i soldati chiamano Monte Rosso per il suo fulvo colore. - -A metà della cresta essa ridiscende un poco. Gli austriaci tentarono -più volte di scacciarci dalla punta conquistata; lasciarono sul -terreno centinaia di morti, disseminati in ogni balza. Non riuscendo a -riprendere la cima, si rafforzarono intorno, per barrarci ogni strada. - -La montagna si prestava alla difesa, le offriva poderosi baluardi -naturali. Il dorso del Monte Nero, dal lato austriaco, è inoltre -solcato da strade militari che salgono dal nord, da Plezzo, le quali -hanno facilitato un vasto spostamento di truppe e di artiglierie. Al di -là del crestone principale, un'altra catena di rudi vette si solleva, -vette chiare, strane, che sembrano sfarinarsi in una sabbia grigia -di cui i valloni si colmano: sono dette dai soldati le Cime Bianche -a causa della loro apparenza. Formano una vera seconda muraglia, -vicinissima, sulla quale numerose batterie nemiche si appostano. - -Fra lo schieramento delle Cime Bianche e il costone del Monte Nero, -in fondo ad un valloncello arido, angusto e selvaggio, è il passo -di Luznica, diventato una via di arrocco per le truppe nemiche -lungo l'allineamento delle vette da difendere. Enormi lavori hanno -trasformato ogni sentiero in comodi passaggi. Vi si lavora anche -adesso, e sui sabbioni cinerei delle Cime Bianche si vede come un -formicaio oscuro d'uomini all'opera sulle volute serpeggianti e rosate -di nuove strade. - -La nostra offensiva lungo le propaggini del Monte Nero urtava contro -difficoltà formidabili. I trinceramenti nemici non soltanto si -allungavano sulle creste, ma le tagliavano, le attraversavano, a -cavallo da un versante all'altro. Non era più possibile manovrare, -e bisognava salire all'attacco frontalmente dai declivî, e scendere -dalla vetta conquistata lungo la dorsale, da punta a punta, prendendo -una dopo l'altra le trincee trasversali, sulle quali poi era difficile -mantenersi presi d'infilata dalle Cime Bianche. Ma andammo avanti. - - -Andammo avanti lentamente, con metodo, contrattaccati furiosamente dopo -ogni lieve progresso. Il mese di giugno fu tutta una battaglia lassù. -I bollettini ufficiali riflettevano sobriamente questo accanimento. -Ogni giorno ci dicevano: «Fiera lotta sul Monte Nero....», «lotta -tenace....», «resistenza furibonda....». Il nemico tentava di aggirare -le nostre posizioni più alte e più avanzate; non risparmiava sforzi per -togliersi dal fianco quel cuneo profondo; tendeva ad isolare la vetta -del monte. Vi impegnava il massimo degli effettivi che la guerra di -montagna consenta. - -Tentò azioni di sorpresa, ora con due, ora con tre battaglioni. Il 10 -giugno lanciò più di sei battaglioni con una ventina di mitragliatrici, -per un vallone che sale da Plezzo verso il declivio occidentale del -Monte Nero, il vallone dello Slatenik. Alpini e bersaglieri fecero -miracoli, con reparti piccoli e risoluti scesero a sbarrare il -passo all'avanzata austriaca. La lotta fu lunga, ma l'aggiramento -fu sventato. Per consolidare le nostre posizioni fu necessaria la -conquista di nuovi punti d'appoggio verso il nord. Da quel momento -l'azione nostra comincia risolutamente ad avere Plezzo come obbiettivo. - -Plezzo, posto in una conca alla confluenza di valli, ad un nodo di -strade, centro di comunicazioni, ci minacciava. Da Plezzo salivano -gli attacchi del nemico. Stazione di rifornimenti, base di operazioni, -Plezzo riceveva per la via del Predil, al nord, e per la via dell'alto -Isonzo, a levante, le truppe e i cannoni che ridistribuiva poi per -i valloni risalenti verso le coste del Monte Nero. Prendere Plezzo -voleva dire bloccare agli austriaci le più importanti vie di approccio -di quel settore, chiuder loro delle porte. La nostra offensiva, -che aveva cominciato col dirigersi quasi esclusivamente al sud, per -cooperare alle operazioni che si svolgevano su tutto il corso inferiore -dell'Isonzo, si volse allora anche al nord. - -Si volse al nord con impeto subitaneo, inaspettatamente. Nella notte -del 15 giugno dei reparti alpini scalarono arditamente le difficili -balze che si appoggiano da settentrione alla vetta principale. Si -avanzava per le cime. All'alba mossero all'attacco della cresta di -Vrata. Fu un assalto impetuoso e breve. Un battaglione austriaco, -sorpreso, fu sgominato. Alle otto del mattino si erano già fatti -trecentoquindici prigionieri, di cui quattordici ufficiali. Alla sera -i prigionieri erano seicento, ed avevamo raccolto un largo bottino -di fucili, di munizioni, di mitragliatrici. Perduta la posizione, -gli austriaci vi concentrarono un intenso bombardamento. I nostri -resisterono. - - -Il giorno dopo si svolse il famoso episodio del battaglione ungherese. - -Supponendo forse che il bombardamento avesse sufficientemente preparato -un contrattacco, il nemico lanciò alla riscossa le sue migliori truppe. -Un battaglione magiaro, fresco e sicuro di sè, tentò una manovra di -aggiramento. Partito da un punto detto Planina Polju, a levante del -Monte Nero, non lontano dal Passo di Luznica, si diresse nella notte -verso il nord, nel vallone, andò a cercare un varco oltre Vrata, -attraversò la cresta quasi sotto alla punta di Vrsic, un chilometro -e mezzo circa oltre la nostra estrema posizione, discese sul versante -occidentale del monte, e volse al sud per compiere il suo avvolgimento. -La manovra avviluppante era per due terzi eseguita. Non v'era che -un piccolo ostacolo da superare per condurla alla fine. Una magra -compagnia italiana sbarrava la strada a Za Kraju, fra il massiccio del -Monte Nero e quello del Polonnix. - -Era trincerata sopra ad un'altura, senza reticolati, senza blindature, -con dei bassi parapetti tirati su in fretta e furia. La mattina era già -inoltrata quando il battaglione ungherese incominciò l'attacco. - -Avanzava con ordine e risoluzione, in varî ranghi aperti e regolari. -Nessun colpo di fucile lo accolse. Fu presto a mille metri dai nostri: -il silenzio continuava. La posizione pareva deserta. Rinfrancati, i -nemici salivano come in manovra. Forse essi immaginavano gl'italiani -già fuggiti. Una quiete profonda e terribile. - -La distanza diminuiva. Ottocento metri: silenzio. Seicento metri: -silenzio. A mano a mano che si avvicinavano, salendo da una base verso -una vetta, le schiere nemiche andavano forzatamente serrandosi. Gli -spazî sparivano; le linee di assalto, dapprima distese in catena, -restringevano gl'intervalli, cominciavano a formare massa. Cinquecento -metri: silenzio. Si levò il vocìo degli assalitori, che coprivano ormai -tutta la costa del loro affollamento. Quattrocento metri: silenzio.... - -Nelle feritoie delle trincee italiane tutti i fucili erano spianati. - -Con voce pacata il capitano ripeteva i suoi ordini: «Tutto l'alzo -abbattuto! — Attenti a mirare basso! — Siate pronti!». Immobili, -impetrati, i soldati puntavano, la testa inclinata sul calcio del -fucile. La terra, intorno, era cosparsa di pezzi di cartone, avanzi -delle grige scatole di munizioni aperte e vuotate. Ognuno aveva -preparato presso a sè un mucchio di caricatori. Inginocchiati vicino -alle mitragliatrici i serventi aspettavano pronti con le cinghie di -ricambio, e il puntatore, le dita attanagliate alle maniglie, sfiorava -con il pollice la molla di scatto. «Pareva — racconta un ufficiale — un -museo di statue». - -Trascorse ancora quasi un minuto, una eternità. Si distinguevano già -le facce accese dei nemici con le bocche aperte, in un balenìo di -baionette. Il capitano non aveva più bisogno del binocolo per guardare; -fissava l'assalto con occhio grave, freddo, calcolatore. Poi con -una parola scatenò la morte: Fuoco! L'assalto era arrivato a meno di -trecento metri. - -Una scrosciante bufera di piombo rasentò i declivî. Parve che una falce -immensa e invisibile passasse e ripassasse su quel mobile e tumultuoso -campo azzurrastro d'uniformi. Le prime file caddero, si abbatterono di -colpo. - -L'avanzata oscillò, rallentò, il gridìo del nemico divenne un urlo di -furore, alto, feroce. L'assalto era così vicino che, dopo un istante -di incertezza, i nemici intuirono l'impossibilità di ritirarsi sotto -a quel fuoco lungo la costa prativa e scoperta. Si buttarono di nuovo -avanti, impetuosamente. Pochi passi ancora, e la schiera più avanzata -non esisteva più. L'attacco si fermò definitivamente in una tragica e -disperata confusione. - -Il piombo mieteva sempre. L'erba si costellava di corpi. Anche i vivi, -gl'incolumi, si gettarono a terra scavandosi in fretta dei ripari, e -cominciarono a rispondere al fuoco, disordinatamente. - -Allora un grido formidabile echeggiò sulle trincee: i nostri -scavalcavano i parapetti. Era il contrattacco. Precipitarono giù alla -baionetta. Ogni resistenza cessò. I nemici che avevano ancora un po' -di forza sollevarono le mani. Del battaglione non rimanevano che poche -centinaia di uomini inebetiti dal disastro. Non uno potè fuggire. - -Il colonnello che comandava la colonna, un fiero magiaro dai baffi -brizzolati, fatto prigioniero, si muoveva come un automa, dignitoso e -pallido, con una stupefazione negli occhi; ma ogni tanto si fermava, si -accasciava e piangeva. Quando entrarono nelle zone abitate, giù nella -valle, i soldati che lo scortavano si munirono di una poltrona e se -la portavano dietro per porgerla al prigioniero pei momenti di sosta, -quando la crisi di dolore lo fermava, trasognato e lagrimante. Con -quel nobile rispetto verso i vinti che hanno i nostri soldati, intorno -all'ufficiale nemico sconvolto dalla sconfitta si faceva un cerchio di -silenzio generoso. - - -Nei giorni successivi noi proseguimmo le operazioni per dominare le -strade provenienti da Plezzo. Furono giorni di nebbie, di temporali, -di alluvioni. Si battagliava fra le nubi. Il 20 giugno, l'occupazione -si consolidava oltre la punta Vrata. Dopo ogni nostro passo avanti, un -contrattacco austriaco. Il 21, per ricacciarci dalle vette comparvero -sul campo per la prima volta forze rilevanti di cacciatori tirolesi, -gli alpini del nemico, con i petti pieni di medaglie guadagnate -sui Carpazi. I nostri non aspettarono l'urto, si gettarono avanti, -attaccarono, respinsero i tirolesi infliggendo loro gravi perdite, ne -catturarono alcuni. - -Le avanzate più rapide nostre sono state quasi sempre favorite dagli -attacchi nemici. È l'inseguimento che ci porta più in là. Finchè gli -austriaci si difendono nelle loro trincee invulnerabili, protetti -da numerose artiglierie nascoste, rannicchiati nei buchi dietro ai -reticolati, la lotta è faticosa, dura, lenta. Ma se escono fuori, -se si mostrano, se manovrano, l'azione scatta, si sposta, insinua -più avanti dei tentacoli che si appigliano su posizioni nuove. Così -l'attacco dei tirolesi ci portò ancora verso il nord. Il 23 giugno -ci piantavamo definitivamente sulle pendici orientali dello Javorcek. -Vedevamo finalmente Plezzo sotto di noi, a quattro o cinque chilometri. -Quel giorno stesso la nostra artiglieria iniziò il tiro sulla conca di -Plezzo. - -Lo Javorcek, tutto coperto di boschi, è l'ultima montagna al nord -del sistema del Monte Nero, e sovrasta Plezzo da sud-est. Risalendo -l'Isonzo da Caporetto, avevamo fin dai primi giorni occupato senza -troppa fatica le creste del Polonnik, che dominano Plezzo da sudovest, -e intorno alle falde del quale l'Isonzo gira, fa un gomito brusco e -rimonta ad angolo acuto verso levante, per attraversare la conca di -Plezzo passando ai piedi dello Javorcek. L'occupazione della Sella -Prevala, alla testata della Valle Raccolana, eseguita all'inizio -delle ostilità, ci aveva portato ad affacciarci anche da occidente -sugli altissimi bordi della conca di Plezzo. Alla fine di giugno il -nostro investimento intorno a Plezzo si delineava dunque a semicerchio -sull'anfiteatro delle alture. Qui le nostre operazioni sull'alto Isonzo -davano la mano, per così dire, a quelle della Val Raccolana, e della -Val Dogna, di cui abbiamo parlato in un precedente capitolo. - -Gli austriaci, che avevano lasciato gran parte di questa zona -ancora scoperta alla manovra, sperando di difenderla con azioni di -movimento, si affrettarono a chiuderla da ogni parte con le loro -opere di fortificazione. Scavarono, costruirono, portarono decine di -migliaia di prigionieri russi al lavoro, fecero sorgere da ogni parte -trinceramenti, ridotti, appostamenti. Eretta una prima linea di difesa, -eressero una seconda, poi una terza, e tutti i declivî, tutte le vette, -apparvero solcati dai sommovimenti del suolo. Non si fidavano più -dell'appoggio dei forti costruiti allo sbocco della gola di Predil. -Avevano visto crollare il forte Hensel a Malborghetto, e non avevano -una maggiore confidenza nel forte Hermann e nelle batterie corazzate -costruiti nella chiusa di Coritnica a difesa di Plezzo. Facevano -intanto nuove strade, moltiplicavano gli approcci e le vie coperte. - -Masse di soldati e di materiale affluivano a Plezzo. Il villaggio -di Coritnica, nella conca, era tutto un magazzino. Le nostre granate -riuscirono a incendiarlo il primo luglio. L'attività nemica intorno a -Plezzo è successivamente annunziata da vari bollettini del nostro Stato -Maggiore. L'interesse della lotta si sposta dalle vette del Monte Nero. -Un'ultima battaglia si sferra lassù il 22 luglio. - - -In quel giorno la nostra offensiva riprese di colpo la via del sud, -scendendo dalla vetta. Gli alpini avanzarono lungo l'aspra cresta di -Luznica, rocciosa e nuda. Per ritornare ad una immagine che può dare -una visione sommaria dei luoghi, ricordiamo che la cresta di Luznica -appare da lontano la fronte nel profilo umano della montagna. La -lotta fu ostinata, il progresso lento. Si combatteva delle ore per il -possesso di un masso, di una sporgenza, di un incavo. L'artiglieria -austriaca batteva sui nostri da levante. L'artiglieria italiana batteva -sul nemico da ponente. La roccia fu così tempestata dalle granate -che si coprì a macchie di un colore rossiccio di sfaldature, vivace e -nuovo. Per questo forse la cresta è riconosciuta ora dai soldati col -nome di Monte Rosso. - -La lotta continuò il 23 luglio. Conquistammo al nemico i punti più -avanzati. Il 24 gli austriaci tentarono di riprenderli. Dopo un lungo -e intenso bombardamento sferrarono tre assalti consecutivi. Furono -respinti. Il 25 riprendemmo l'attacco. Il 26 tutte le vette erano -nelle nubi; si combatteva in una nebbia folta e gelata, senza vedersi. -L'assalto nostro arrivò al bordo di un gigantesco reticolato, di fronte -ad una formidabile trincea. Gli alpini si radicarono lì. - -L'artiglieria quel giorno era muta; quando il sole ricomparve i due -avversarî erano troppo vicini perchè il cannone osasse intervenire. Ed -ora, alla metà del crestone, i trinceramenti si fronteggiano ancora, -a pochi passi l'uno dall'altro, con un solo reticolato fra loro, un -reticolato in comune che serve per tutti e due. Quando il tempo è -limpido, si scorge anche da lontano, sul contorno cupo delle rocce, -la selva minuta, regolare e folta dei paletti, in una impercettibile -nebbia di fili, fra la rossastra confusione del pietrame scavato. - -Ma qui la lotta ora sosta. Qualche cannonata solitaria, la nube di uno -scoppio qua e là, di tanto in tanto, e lunghe ore di silenzio profondo. -Di fronte al Monte Nero la vallata dell'Isonzo, tutta boscosa, -variopinta da un primo ingiallire di foglie, cosparsa di villaggi -minuti e chiari giù vicino al fiume, rigata da fili bianchi di strade -deserte, è tutta piena della maestà d'un riposo. Dove sono le truppe? -Non si vede nessuno. I villaggi sembrano solitari. E queste zone non -furono mai abitate come ora, non contennero mai tanta moltitudine -umana. - -Dove noi sappiamo che gli eserciti si addensano, non si vedono che -delle linee sottili di terriccio, che sembrano bordi di fossati, -e confusioni strane di sterro. Se ne scoprono una dopo l'altra a -centinaia di quelle rigature fulve, che ondeggiano in ogni senso, -corrono le vette e i dorsi delle colline, solcano il verde dei prati, -scendono i costoni, si moltiplicano, s'intrecciano, s'intersecano, si -scostano, si ritrovano, e questo senza fine, ovunque lo sguardo frughi. -Bisogna che degli ufficiali vi indichino quali sono le nostre trincee e -quali le loro, tanto esse si avvicinano in certi punti e si confondono -in uno sconvolgimento unico del suolo. È sulle vette, principalmente, -che questo contatto incalzante si delinea. Nella immobilità dei solchi -la lenta azione si disegna. Si scopre una eloquenza di tratteggi e di -linee; vi sono argini rigidi che si difendono e argini ondulati che -assaltano, arrampicandosi, serpeggiando, tendendo avanti con qualche -cosa di duttile, di tortuoso, d'insistente. - -Se non abbiamo le creste dei contrafforti meridionali del Monte Nero -oltre il dorso di Luznica, ne siamo per tutto a pochi metri, là sotto, -in posizioni il cui profilo dice una non so quale tenacia costante. -Pare da lontano che le trincee stesse si allaccino in una lotta. La -nostra linea preme contro la vetta verde dello Sleme, preme contro la -vetta pianeggiante del Mrzli boscoso, giù verso Tolmino. Sulla cima -del Mrzli le granate hanno sfrondato e potato il bosco; non si vedono -più che dei tronchi neri che sembrano schiantati dalla folgore. Gli -austriaci hanno allacciato a questi ceppi, che hanno nella distanza una -parvenza umana, i fili di ferro dei loro reticolati. Appena al di qua, -dove la boscaglia si rinfoltisce, sono i nostri, invisibili. Più in -basso, fra delle rocce, qualche minuscolo rifugio si scopre, ma nessun -uomo, nessun movimento. Ogni vita è sepolta. - -Al rovescio delle alture della riva destra, si passa vicino alle tracce -di vasti accampamenti; al posto di ogni tenda è rimasto sui prati un -quadrato di terra smossa contornato dalle pietre che tenevano fermi -i lembi della tela. I battaglioni innumerevoli che gremivano quelle -vallette sono scomparsi alla vista, avanzando, come per un incantesimo. -Arrivando in mezzo ad un esercito, nella zona delle battaglie, non -troviamo più che i segni delle sue soste, i funebri allineamenti degli -oscuri quadrati di terra smossa che fanno pensare a miriadi di tombe -nelle solitudini di un paese abbandonato. Un po' per tutto le granate -hanno aperti slabbrati crateri. - -Un rombo di cannonate veniva ad intervalli dal nord, ora intenso, -ora stanco, con momenti di sosta e riprese furibonde. È a Plezzo che -si combatte ora, e forse dalle alture di Saga, dove un altro giorno -andremo, potremo spingere lo sguardo nella conca famosa che abbiamo -fatto nostra. - - - - -LA CONQUISTA DELLA CONCA DI PLEZZO. - - _24 settembre._ - - -Dall'alto della cresta di Colovrat avevamo sentito il cannoneggiare -di Plezzo. Veniva da settentrione e passava sulla calma momentanea -delle pendici del Monte Nero, come quegli echi remoti di tempesta -che arrivano da oltre l'orizzonte in certe giornate estive, serene e -ardenti. - -Sulla piazza di Caporetto, che pare così vasta fra le casette ad -un solo piano, piccole e bianche, incappucciate da nordici tetti -scoscesi, abbiamo trovato quel movimento ordinato e denso di carreggi -che hanno le ultime tappe nella vicinanza d'una battaglia. Degli -ufficiali ci parlavano dell'azione in corso, mentre dalla strada di -Ternova vedevamo sbucare nel villaggio in lunga carovana un armento di -prigionieri austriaci, quasi tutti giovani, forti, ben vestiti, ben -calzati, col cappotto arrotolato a bandoliera, il gran berrettone di -croata memoria sulle teste rapate e biondastre, sereni, sorridenti, -con l'aria di chi è ben soddisfatto della sua sorte. Intorno a loro -cavalcavano carabinieri grigi, che facevano caracollare e sgropponare -i cavalli per tenere indietro la folla dei soldati accorsi a vedere, -una folla composta, contenta e senza rancori. Tutte queste cose ci -facevano presentire lo spettacolo grandioso di una battaglia nella -conca di Plezzo. Ma avvicinandoci alla chiusa di Saga, lungo la strada -che risale la valle dell'Isonzo verso Plezzo e verso Predil, entravamo -invece in una zona di silenzio. - -La bufera ha le sue soste e la guerra i suoi riposi. Dopo giornate di -violento bombardamento, all'improvviso si fa la quiete, dei cannoni -giganteschi si spostano, altri si avvolgono in un mantello di tela -quasi per dormire nel loro nascondiglio, e gli eserciti avversari -rilasciano la stretta come due lottatori dopo uno sforzo, quando si -studiano e si palpeggiano preparando un nuovo scatto dei muscoli. Siamo -arrivati in vista di Plezzo durante una di queste sospensioni piene di -un senso indicibile di aspettativa e di minaccia. - - -Le fanterie sole mantenevano lungo trinceramenti invisibili un fuoco -di fucileria lento e irregolare, il tiro rado e sparpagliato che -scoppietta sempre sulla fronte d'un esercito anche se nessuno si muove. -Lo udivamo appena, a seconda del vento, mentre da lontano, inerpicati -sulle alture di Saga, rintracciavamo nel panorama le linee dell'azione, -tanto intricate e difficili al primo sguardo. - -La conca di Plezzo è, per dir così, un convegno di valli in mezzo -ad una aspra, maestosa confusione di montagne dalle vette dirupate -e nude. Essa appare come un ondulato lago di verdure e di vita, con -un fosco bordo di selve, in un anfiteatro selvaggio di pendici e -di balze. Vedevamo la conca da ponente; ci affacciavamo su di essa -dalla soglia di una delle sue quattro porte. Sono infatti quattro -gole intorno. Quella dell'alto Isonzo a levante, quella del Predil al -nord-est, quella del basso Isonzo a ponente (allo sbocco della quale -noi eravamo), quella dello Slatenik al sud, risalente verso le cime -del Monte Nero. Fra una valle e l'altra, un massiccio montuoso, un -profilarsi formidabile di declivî scoscesi, fra i quali le valli pare -si restringano simili a fenditure tenebrose. - -Ma ogni valle è una strada, e tante strade facevano della conca di -Plezzo un luogo di concentrazione e di distribuzione della forza -austriaca. Plezzo ci minacciava, costituiva per noi un pericolo, -era una delle basi preparate per l'invasione. Le strade austriache -del Fella e del Predil, quelle magnifiche vie che da Pontafel, -per Malborghetto, Tarvis e il passo del Predil, scendono a Plezzo -possentemente fortificate, allacciate alle grandi arterie del Gail e -della Drava, cingevano di una formidabile tenaglia il nostro estremo -saliente della frontiera. Battendo Malborghetto e battendo Plezzo noi -abbiamo spuntato le pinze della tenaglia, che s'impernia a Tarvis, e -contro la quale non avevamo potuto costruire nè strade nè forti. - -Ora, tutta la conca di Plezzo è nostra. - -Abbiamo già descritto l'inizio dell'investimento, il lento, metodico -restringersi di un semicerchio di conquista, dal Monte Nero alla Sella -Prevala. Fin dalla metà di giugno la nostra azione cominciò a tendersi -verso Plezzo, da cui salivano per il vallone dello Slatenik quasi tutti -i contrattacchi austriaci contro le nostre posizioni del Monte Nero; ma -è nell'ultimo mese che l'offensiva italiana ha assunto in questa zona -una energia risolutiva. Fu il 13 di agosto che la grossa artiglieria -cominciò a battere le opere nemiche nella conca. - -Non si trattava ancora del bombardamento dei forti, che sono oltre -Plezzo, nella gola del Koritnica, sulla strada del Predil. Si tirava -sulle fortificazioni più recenti erette dal lavoro senza soste di -masse di prigionieri, moltitudini di schiavi, sulle pendici dello -Svinjak — che si erge a levante della conca, isolato fra la strada -del Predil e quella dell'alto Isonzo. È lo Svinjak per il nemico -il monte più sicuro; forma una specie di fortezza a cavallo dei due -sbocchi maggiori, una fortezza immane che avanza a sperone ed ha per -fossato l'Isonzo ed il Koritnica. Sui suoi due fianchi, al di qua dei -fiumi, questa fortezza naturale che resiste ancora formidabilmente, -ha come due sentinelle, due monti, lo Javorcek alla sua sinistra, il -Rombon alla sua destra, le cui alte vette fortificate costituiscono -due poderose posizioni di appoggio, alle quali il nemico si aggrampa -disperatamente. - - -Al di là della conca di Plezzo conquistata, noi fronteggiamo dunque -tre montagne. Il nostro attacco sale verso le cime di quelle laterali e -batte alle falde dell'altura centrale, che è un po' più indietro delle -altre. Leggendo i loro nomi sui bollettini, si abbia la visione di -questa triade imponente, del Rombon alla nostra sinistra, dello Svinjak -nel mezzo, dello Javorcek alla nostra destra, e il senso della lotta -apparirà nella piena evidenza. - -Sopra un fronte di una diecina di chilometri abbiamo qui guerra -d'alta montagna e guerra di pianura, difficoltà di rocce e difficoltà -di acque, strade nuove tagliate nelle più aspre balze, ponti nuovi -lanciati sui fiumi veloci, truppe che scalano, truppe che guadano. -Al di là della piana di Plezzo, nella gran luce del limpido meriggio, -lo Svinjak ci mostrava la sua gran mole truce. Sembra creato per una -difesa a oltranza. - -Attraversato il letto pietroso e largo del Koritnica, che gira ai -piedi del monte, le truppe assalitrici si trovano avanti ad un lungo -declivio dolce ed erboso. È il primo spalto, bisogna salirlo allo -scoperto, non v'è un albero, non v'è un sasso. Delle barriere di -reticolati lo percorrono. Improvvisamente esso si fa ripido, si denuda, -si scoscende in una specie di ripa, e la montagna sorge. Essa forma -un primo ripiano, sul bordo del quale si allinea tutto un giallastro -sommovimento di terra e di pietre che indica un trinceramento blindato, -il fuoco del quale spazza il declivio inferiore. Più indietro, sullo -stesso ripiano, altri solchi, altri scavi, tutto un colore di frana -recente formato dai detriti rigettati dal lavoro; sono linee successive -di difesa, appostamenti di piccole artiglierie, ridotti. Più in alto -comincia il bosco, che s'infoltisce nel ripiego dei canaloni, che veste -la montagna di una scura pelliccia, per diradare verso la cresta nelle -nudità della roccia. Questa selva nasconde delle caverne, e le caverne -nascondono dei cannoni. La vetta è l'osservatorio. - -Appena sparato un colpo, gli artiglieri austriaci ritirano il pezzo -nella sua tana, e si nascondono con esso nel buio. Non si vede -niente, la foresta non ha squarci, sembra impenetrata, impassibile. -Un'osservazione attenta scopre alle volte la vampa. La risposta -allora arriva immediata, esatta, ma bisogna che la granata imbocchi -esattamente l'apertura di una grotta per far danni. Ciò è avvenuto; una -batteria austriaca nascosta in una caverna è stata colpita in pieno. -Ma quando si sente cercata l'artiglieria nemica tace. Le difficoltà di -un attacco frontale di simili posizioni appaiono immense. Gli austriaci -dimostrano un'abilità singolare a trarre vantaggio da tutte le risorse -del terreno. Hanno il genio del nascondiglio. - -L'azione è perciò più attiva e più mossa ai fianchi, contro alle -due montagne laterali. Verso lo Javorcek l'offensiva è avanzata dal -Monte Nero. Essa si mosse risolutamente il 14 di agosto, puntando -lungo il vallone dello Slatenik, che gli austriaci avevano sbarrato -con trinceramenti. Il 15 una prima trincea venne espugnata e vi -furono presi trecento prigionieri. Il combattimento non sostò. Il -16, nuove trincee fra la cresta del Vrsic e una località detta Dol -Planina, sul versante occidentale delle propaggini del Monte Nero, -erano conquistate. Il nemico contrattaccò, fu respinto, e il 17 agosto -facevamo un altro passo avanti dalla cresta di Vrsic in direzione dello -Javorcek, ricacciando dopo viva lotta gli austriaci da un'estesa linea -di trincee. Intanto dei reparti alpini, scesi dalla Valle Resia, scesi -per la Sella Prevala dalla Valle Raccolana, appoggiati da forze che -salivano da Saga, incominciavano i primi movimenti per investire il -Rombon, il baluardo di sinistra. - - -Dal nostro punto di osservazione vedevamo il Rombon quasi sopra di -noi, brullo, severo, smisurato. Ci pareva di essere sopra una delle -sue stesse balze. Solleva la sua vetta oltre i 2200 metri in un pallore -di altitudine. È scosceso, ampio, triste. Qualche piccola nube molle e -rosata si formava intorno alla sua cima, poi lentamente si sfrangiava, -si spostava, mutevole, leggera, trascinata via dal vento a fondersi -nella profondità azzurra del sereno. Quando quel velo si dissipava, -noi potevamo scorgere proprio sotto alla sommità le nostre trincee, una -linea vaga, lontana, minuscola, sbiadita. - -L'attacco del Rombon cominciò il 28 agosto. Quel giorno, sulle ripide -balze meridionali del monte, furono conquistate le prime trincee -nemiche, e una piccola carovana di prigionieri scendeva alla sera per i -dirupi verso Saga. Altri reparti da montagna, che venivano da ponente, -tentavano l'assalto della vetta nell'alba del 27. Disposte in più -ordini, fortissime trincee austriache coprivano il cucuzzolo roccioso -del monte. La lotta fu accanita, qualche trincea fu presa, ma il -nemico rimase padrone dell'estrema punta. Intorno ad essa si stabilì un -fantastico assedio, che ancora dura. - -I combattimenti sulla gelida cima del Rombon non somigliano a -nessun altro, hanno aspetti favolosi. Gli ufficiali che nel mattino -del 27 osservavano da Saga l'attacco, hanno scorto più volte come -uno scendere di frane, un piombare vertiginoso di massi lungo le -pendici scoscese. Non erano mine che scoppiavano, non erano granate -che spezzavano la roccia. Erano blocchi lanciati sull'assalto. Gli -austriaci avevano preparato un'arma primordiale e terribile. Avevano -disposto orizzontalmente sul pendìo delle travi, tenute da corde alle -estremità, e appoggiate alle travi avevano ammassate enormi pietre. -Quando vedevano che il fuoco dei fucili e il lancio delle granate a -mano non fermava la furia dell'attacco, lasciavano andare una delle -corde, la trave cadeva, e tutto l'ammassamento delle pietre, mancando -il sostegno, precipitava tumultuosamente, rotolava lungo la costa -rombando, rimbalzava. Era un contrattacco di macigni. - -I nostri, sorpresi ma non sgomentati, non hanno ceduto terreno, non -si sono ritirati. Nella loro pratica della montagna hanno subito -trovato la tattica necessaria a questa guerra da uomini delle caverne. -Sanno come ci si salva dalle pietre che si staccano nei canaloni -durante i disgeli. Tutto quello che cade segue le linee di massima -pendenza; i nostri soldati hanno cominciato ad attaccarsi ai costoni, -alle sporgenze, alle balze, formandovi dei ripari. Poi hanno creato -sbarramenti, difese, ed hanno allargato a poco a poco il loro fronte -di attacco. Intorno all'estrema vetta tendono a formare un cerchio -d'investimento. Non potendo assalire ancora, vogliono chiudere il -nemico. È l'assedio di una roccia. - -Ai difensori non rimane più che una strada aperta. È un sentieruolo -verso levante, verso la valle del Predil. Non si lotta quasi, più che -per quello. I nostri lo occupano, e il cannone nemico lo riapre. È -difficile tenervisi sotto al fuoco di una quantità di batterie d'ogni -calibro. Anche di notte, anche con la nebbia, al minimo allarme, una -tempesta di granate arriva su quel punto. L'artiglieria nemica non può -più battere gli altri lati della montagna perchè, mentre si operava -contro il Rombon e contro lo Javorcek, una vigorosa avanzata centrale -aveva conquistato tutta la conca di Plezzo, arrivando a bloccare gli -sbocchi del Predil, dell'alto Isonzo e dello Slatenik, e paralizzando -così ogni movimento nemico. Le artiglierie austriache avevano -perciò un campo di tiro assai più limitato, ma bastavano a sostenere -energicamente la difesa. Era contro di esse che bisognava agire. Una -nuova fase delle operazioni nella zona di Plezzo si iniziava con un -bombardamento di grossi calibri. - - -Cominciò il primo giorno di settembre. Parlando dei cannoni colossali -che abbiamo visto oltre questi monti, percorrendo certe estreme -diramazioni orientali delle Alpi Carniche, di quei cannoni che avevano -annientato il forte Hensel a Malborghetto, dicemmo che essi stavano per -avere un nuovo còmpito. Il loro nuovo còmpito era la distruzione dei -forti di Plezzo. Allora si preparavano. Si spostavano misteriosamente -verso appostamenti segreti, in mezzo ad una attività che riempiva di -movimento e di vita selvagge vallate. Ognuno di quei mostri, come -un sovrano antico, viaggia con una corte numerosa, fra cavalcate e -convogli, in lunghi corteggi che nereggiano su chilometri e chilometri -di strada e che dilagano in vasti accampamenti. Da altre parti, per -diverse vie, altri cannoni giganti, trascinati da possenti motrici, -andavano con solenne lentezza allo stesso convegno. Si rafforzavano -ponti per il loro passaggio, e dove i ponti non avrebbero resistito al -peso delle loro masse di acciaio, si aprivano in poche ore sorprendenti -strade di guerra attraverso brughiere e letti di torrenti perchè i -giganti potessero passare a guado. - -La prima grande granata scoppiò nella gola del forte Hermann, il quale -si rintana nella valle del Predil poco sopra allo sbocco. La seconda -granata colpì l'opera in pieno. Al quinto colpo il forte cominciò a -prendere un aspetto di rovina, a sformarsi in un rovesciamento di massi -e di terra. In quello stesso giorno una delle sue cupole di acciaio, -colpita, si rovesciava come una campana. - -Ora il forte Hermann non esiste quasi più. Ma quelle sue artiglierie -che non erano nelle cupole, sono state portate fuori, e tirano ogni -tanto da appostamenti preparati dietro ai ripieghi della valle. Sparano -qualche colpo, spariscono, non osano rimanere un giorno nello stesso -punto, sempre cercate, sempre inseguite, sempre scacciate dal nostro -fuoco. - -Persuasi che la perdita di Plezzo era definitiva, gli austriaci -hanno cominciato a tirare delle granate incendiarie sull'abitato. -È il loro sistema. Quando non possono più tenere, distruggono. Le -granate incendiarie sono il segno di una speranza perduta. La piccola -città muore, casa per casa, sempre un po' più ogni giorno. Le fiamme -si levano ora qua, ora là, e nessuno può spegnerle. Da tempo la -popolazione è fuggita, e Plezzo agonizza in una sinistra solitudine. - -Ci apparivano al di sopra di grandi ciuffi d'albero le sue case senza -tetto, alcune coronate da un nero scheletro di travature; vedevamo -delle muraglie diroccate e il campanile bianco e mozzo. Su quel -campanile, quando Plezzo, alla fine d'agosto, non era ancora occupata -dai nostri, osò salire un nostro osservatore. - -Il paese si distende sopra una lieve e pittoresca collinetta; noi -eravamo arrivati quasi a ridosso della piccola altura, che dalla parte -nostra scende a scarpata, formando come un gradino scosceso e brullo, e -avevamo bisogno di spingere lo sguardo avanti, di esaminare da vicino -le difese austriache sull'altro versante della conca. Il campanile, -alto, dominante, quasi nel centro della vallata, offriva un posto di -osservazione meraviglioso. Ma era in pieno territorio nemico. Un ardito -ufficiale partì in esplorazione. - -Pare un episodio delle vecchie guerre. L'ufficiale era di cavalleria, -innamorato della sua arma. Pensò che la rapidità può valere in certi -casi più della invisibilità, e partì a cavallo, attraverso dei vigneti -e dei frutteti, seguito dalla sua fedele ordinanza. Trovò Plezzo -già quasi abbandonata dalla popolazione; lo scalpitìo degli zoccoli -risuonava fra case deserte. Ad ogni angolo di strada, l'ufficiale -rallentava il passo e si sporgeva sul collo del cavallo, per scrutare -avanti. Niente, una via dopo l'altra si aprivano vuote e silenziose. -Giunse sulla piazza, affidò le cavalcature al soldato e si diresse -alla chiesa. Una specie di sacrestano, spaurito, gli aprì la porta del -campanile. - -Erano le prime ore di una mattinata purissima. Dalla cella delle -campane, alla quale salì per vecchie scalette di legno, si vedevano i -trinceramenti austriaci, così vicini e netti che pareva si potessero -toccare stendendo il braccio. Il binocolo in una mano, un lapis -nell'altra, l'ufficiale guardava e scriveva. Tracciava sulla carta -topografica appunti e segni. Scorgeva le posizioni dello Svinjak, -scorgeva le posizioni dello Javorcek, spingeva le sue ricerche nel cavo -delle valli intermedie, calcolava, telemetrava, senza accorgersi dello -scorrere del tempo. Intanto degli austriaci entravano in perlustrazione -a Plezzo. - -Una pattuglia nemica, arrivata dalla parte di Koritnica, percorreva -tranquillamente la via principale, senza preoccupazioni, con la -serenità di chi si sente sicuro in casa sua. Improvvisamente, ad uno -svolto udirono vicinissimo il trotto di due cavalli. Era l'ufficiale -italiano e la sua ordinanza che tornavano al campo. Gli austriaci -non ebbero il tempo di pensare, fu un attimo, i cavalieri sboccavano -sulla via, erano ad un passo da loro. L'ufficiale tirò sulle redini, -squadrando quegli uomini con l'occhio feroce dei momenti critici, il -cavallo ebbe un movimento d'impennata. Gli austriaci, sbalorditi, si -attaccarono al muro, senza osare un gesto. E sotto a quello sguardo, -istintivamente, portarono la mano alla visiera, salutando.... - -Immaginavano forse un seguito di truppa nella strada attigua, e si -sentivano perduti. L'ufficiale passò, l'ordinanza passò. Appena -passati si curvarono sulle selle, speronando; impetuosamente i -cavalli balzarono al galoppo. Era tempo. Dietro a loro la fucileria -si svegliava; stormi di pallottole rimbalzavano sibilando intorno. Gli -austriaci, riavutisi dalla sorpresa, sparavano freneticamente. Ma per -fortuna inutilmente. La straordinaria missione era compiuta. - -Il nemico ha tentato più volte di liberare i suoi fianchi dalla stretta -che lo attanaglia. Per spezzare il nostro investimento del Rombon e -dello Javorcek ha replicatamente lanciato degli attacchi. Presentendo -forse il bombardamento imminente, poche ore prima che le nostre grosse -artiglierie iniziassero il fuoco contro ai forti, nella notte del -31 agosto, delle forze austriache salivano da levante le pendici del -Rombon, precedute da un intenso cannoneggiamento allo scopo di aggirare -le nostre posizioni. Fu un combattimento breve ma vivace. Respinti da -lì, due giorni dopo si volgevano contro le nostre posizioni alle spalle -dello Javorcek, nel vallone dello Slatenik. Si è tanto lottato in -quella gola che essa appare alla fantasia come un canale di battaglia. -Furono ancora ricacciati. Nello stesso giorno, essi lanciarono alla -deriva nell'Isonzo qualche mina galleggiante. Avevano sentore di -movimenti nostri, e speravano di potere far saltare dei ponti. La mina -fu pescata. - - -Intorno a Plezzo la lotta si andava facendo più viva, nuove forze -italiane premevano da ogni parte, e la preparazione delle artiglierie -si faceva di giorno in giorno più energica. Si presentiva l'azione -vasta di questa ultima settimana. Dopo l'attacco del 31 agosto, -dei drappelli nemici si erano rintanati qua e là nelle pendici del -Rombon, erano rimasti celati in nascondigli del monte, tendevano -a fare infiltrazione, creavano dei minuscoli punti di appoggio per -futuri tentativi di attacco. Il 5 settembre la montagna fu spazzata. -I drappelli furono scovati, assaliti, messi in fuga, si penetrarono i -loro nascondigli già pieni di armi, di munizioni, di viveri. - -Per provocare una diversione, il giorno dopo delle forze rilevanti -austriache salite da Tolmino attaccavano le nostre posizioni sotto alla -vetta del Mrzli. Si voleva stornare l'azione da Plezzo riaccendendola -sulle propaggini meridionali del Monte Nero. Era una cinerea giornata -di nebbia lassù. Abbiamo descritto quelle posizioni come si vedono -dalle alture di Colovrat. Sulla cima del Mrzli, pianeggiante, una -formidabile trincea austriaca, il cui reticolato è intessuto intorno -ai tronchi bruciacchiati di un lembo di foresta che il cannone ha -distrutto: un poco più sotto, a poche decine di metri, il bosco -rinverdisce e rinfoltisce, e lì, fra gli alberi, i nostri. L'attacco -nemico è stato respinto, senza vederlo, nella nebbia densa. - -Gli austriaci richiamavano rinforzi verso Plezzo. Un urto di masse -era imminente. Dai nostri osservatorî più alti si potevano scorgere -colonne di truppe e di carreggi che scendevano dal Predil. La nostra -grossa artiglieria, l'8 settembre, arrivava a fermare e disperdere due -di questi ammassamenti in marcia. Nella notte del 10 il nemico tentava -un ultimo attacco per liberare la sua sinistra, dove noi avevamo -cominciato a stabilirci sulle balze dello Javorcek. È ancora nel -vallone dello Slatenik che si combatte. I nostri ripetono la tattica -usata contro il battaglione ungherese sulla testata della stessa gola. -Aspettano l'assalto in silenzio, lo lasciano avvicinare senza tirare -un colpo. Del resto, l'oscurità profonda renderebbe inefficace il tiro; -non è a fucilate che l'assalto viene respinto. È a baionettate. Quando -il nemico è a pochi passi dalle trincee, i nostri si precipitano alla -mischia, lo scompigliano, lo disperdono. Al mattino dopo la battaglia -divampava furibonda e vasta su tutto il bordo orientale della conca di -Plezzo. Il nostro attacco in forze, lentamente preparato, si scatenava. - -Più di sessanta cannoni tuonavano su quel ristretto fronte, e le -nostre magnifiche fanterie si impegnavano sullo spalto erboso dello -Svinjak, fra i boschi dello Javorcek, fra le rocce del Rombon, in un -maestoso semicerchio di furore. Alla sera le prime nostre trincee di -attacco avvicinavano i reticolati delle posizioni centrali. Proiettori -e razzi illuminanti inondavano la vallata di splendori soprannaturali, -e in vividi chiarori meteorici la battaglia proseguiva, terribile, -fantastica. Per tutto era un divampare di esplosioni, un lampeggio di -colpi, e il frastuono formava un solo, continuo boato. Si scorgevamo -talvolta degli strani, lunghi serpeggiamenti di luce azzurrastra come -uno strisciare, uno snodarsi di favolosi fuochi fatui: erano getti di -liquido infiammabile. Non vi sono mezzi sleali ed atroci di guerra -che il nemico non tenti. Certi reparti nostri dovevano combattere -con la maschera contro i gas asfissianti che delle granate a mano -sprigionavano. - - -Durante la notte dei reticolati erano stati distrutti; l'assalto era -penetrato qua e là nelle linee più interne; delle posizioni nemiche -erano conquistate. Ma dopo aver lottato per prendere, bisognava lottare -per conservare. Spesso anzi è più difficile mantenere una posizione che -espugnarla. Dopo ogni fase di attacco vi è una fase di consolidamento. -Bisogna resistere a tempeste di granate, e scavare, erigere, lavorare -difendendosi, crearsi le protezioni, le blindature, i refugi, lasciare -ogni tanto il piccone per la baionetta. In tali soste il valore del -soldato è più provato forse che nell'assalto. Occorre un valore freddo, -calcolatore, intelligente. - -Alcuni giorni sono trascorsi in queste lotte di resistenza, durante le -quali l'artiglieria infuria, perchè è lei che sorregge, che protegge, -che attacca, che predomina. - -Degli aeroplani nemici volavano per la prima volta sulla conca -di Plezzo in una affannosa ricerca di batterie. Il consolidamento -delle posizioni conquistate era completo il giorno 14, e una prima -calma si fece. All'alba del 17 settembre la battaglia ha ripreso, in -tutto il settore, ed è contro lo Javorcek, nella boscaglia, che il -nostro attacco si spinge con maggiore violenza. Dei reticolati sono -spezzati, l'assalto si slancia, due _blockhouses_, cioè due ridotte -blindate, vengono distrutte con tubi esplosivi, dei trinceramenti -sono conquistati alla baionetta. Agli sbocchi delle valli la nostra -occupazione si consolida, la conca di Plezzo si chiude definitivamente -al nemico. Due ufficiali austriaci e una cinquantina di soldati -prigionieri, scampati agli assalti sulle pendici dello Javorcek, -scendono alla sera del 17 verso Saga. - -Sono quei prigionieri che abbiamo visto passare a Caporetto, scortati -dai carabinieri, fra due siepi di soldati curiosi e silenti. - -Non riuscivamo, contemplando la valle, immaginarvi il tumulto che la -riempiva poche ore prima, e che forse tornerà a sollevarsi fra poco. Un -solo cannone sparava. Era uno dei giganti. Ogni quattro, cinque minuti -il suo boato percuoteva le montagne e si spezzava in mille rimbombi. -Vedevamo il fumo diafano e azzurro del colpo, in un folto d'alberi; -non potevamo scorgere dove battesse. Persisteva, regolare, ostinato, -come aspettando una risposta al suo possente ruggito. Non rispondevano -che gli echi, nella vallata calma, piena di quel pauroso senso di -solitudine e di stupefazione che pesa sui campi di battaglia quando la -lotta è sospesa. - -Scendeva la sera, quietamente, e la prima oscurità saliva dal basso, -come una marea d'ombra. La notte sorgeva dalle profondità, mentre sulle -vette ardeva l'ultimo fuoco del tramonto. Lo Svinjak silenzioso, con -il suo nero bosco pieno di cannoni, di fronte a noi, si faceva livido, -truce, prendeva una non so quale espressione sinistra, si velava di un -colore di tempesta nel crepuscolo. E il cannone continuava a lanciare -ad intervalli la sua tuonante formidabile interrogazione. - - - - -NELL'ALTA VALLE DELL'ISONZO. - -LE FASI DELLA GUERRA INTORNO A TOLMINO. - - _27 settembre._ - - -A metà della sua corsa fra i monti, l'Isonzo fa come una sosta. Trova -un paesaggio ridente di colline, tutte verdi di boschi e di prati, -inoltra in una pianura tappezzata da un variopinto splendore di campi -coltivati, e il fiume, che arriva violento per la sua corsa in gole -selvagge, rallenta la foga delle sue acque, si allarga in un gran letto -biancheggiante di ghiaia, riposa, gira, serpeggia, quasi per indugiare -in larghe volute azzurre prima di lasciarsi riafferrare dall'ombra di -altre vallate anguste e profonde, nelle quali riprenderà il suo impeto. -Questa bella regione è la zona di Tolmino. - -Dopo aver percorso tante zone montuose della guerra, cominciavamo a -ritrovare in essa le molli e tepide altitudini normali della nostra -vita. Non più fosche e rigide moltitudini di abeti e di pini alpestri -sui declivî dei colli, non più rocce, burroni, abissi, non più canaloni -nei quali la neve si rannicchia e si nasconde l'estate, aspettando il -ritorno dei geli per uscir fuori e invadere tutto; percorrevamo prati -costellati di delicati e pallidi asfodeli, ci riposavamo nell'ombra di -quercie e di castani, ed allargavamo con le mani il fogliame di roseti -selvaggi carichi di bacche rosse per guardare in giù nella vallata, -piena di sole e di silenzio. - -Ci eravamo spinti sopra una delle balze estreme del Colovrat -meridionale — la catena di alture che sta fra lo Judrio e l'Isonzo — -e vedevamo sotto a noi, a poche migliaia di metri, la cittadina di -Tolmino con le sue grandi caserme austriache dalle corti quadrate, -vaste come piazze d'armi, con i suoi capaci magazzini militari, e le -larghe strade bianche, fatte per il transito degli eserciti, distese -a rete tutto intorno. Assai più vicino, alla nostra destra, a due -chilometri appena, sollevavano il loro dorso le famose alture di Santa -Maria e di Santa Lucia, due gruppi di colline boscose, pittoresche, -al di là delle quali, verso levante, l'Isonzo gira. Alte, lontane, -dietro a Tolmino, sbiadite nella profondità del sereno, torreggiavano -le creste rocciose del monte Cuk, le vette del massiccio che divide la -valle dell'Isonzo dalla valle della Sava, le pietre naturali del nostro -vero confine. - - -Sono le colline di Santa Maria e Santa Lucia che hanno fatto di -Tolmino una piazzaforte austriaca. Da Caporetto in giù, per tutto, -la nostra riconquista ha potuto affacciarsi sull'Isonzo, ma in due -punti il fiume si discosta subitamente, si nasconde dietro ad alture -isolate, fa un gomito per mettere fra noi ed un tratto del suo corso -la barriera di quei piccoli nodi montuosi, una barriera che cela e -protegge ponti e strade. Presso Tolmino sono le colline di Santa Maria -e Santa Lucia; presso Gorizia sono le colline di Podgora, di Oslavia -e il monte Sabotino. Il nemico ha fortificato formidabilmente questi -due aggruppamenti di alture al di qua dell'Isonzo, che gli dànno il -possesso di paesaggi sul fiume, che sono centri poderosi di difesa e -basi possibili di offesa. - -Perchè è all'offesa che il nemico pensava prima di trovarsi costretto a -difendersi. Basta vedere Tolmino per riconoscervi una di quelle forti -basi d'avanzata che l'Austria aveva preparato un po' per tutto sulle -nostre frontiere, con una larghezza di mezzi, con una profusione di -milioni, con un'attività, che dimostrano un piano preciso e una volontà -senza indugi. Noi non avevamo niente al di qua; Tolmino fronteggiava -delle valli aperte, che convergono verso Cividale, scendendo alla -indifendibile pianura friulana. - -Non si costruiscono tre grandi ponti per un paesello, non si erige -una vera città di caserme e di depositi, con panifici ed ospedali da -metropoli, non si fanno centinaia di chilometri di strade militari, -non si trasformano montagne in fortezze, sopra tutto quando dall'altra -parte della vicina frontiera nulla si fa, neppure una strada, se non -c'è il definito progetto di servirsi e presto di tutte queste opere. - -Nel nostro giro sul fronte, quello che ci ha più fatto pensare, oltre -alla guerra che si combatte, è la guerra ben più terribile, la guerra -spaventosa, atroce, sproporzionata, disperata che si sarebbe combattuta -se gli eventi non avessero dato a noi la scelta del momento, se non -fossimo stati noi a gettare il guanto e varcare le frontiere, se lo -sconvolgimento dell'Europa non fosse venuto a destarci. Bisogna vedere -per comprendere. Per difficile che sia la guerra d'oggi, noi dobbiamo -benedirla perchè ci salva dai disastri immensi la cui preparazione, -che è ora tutta sotto ai nostri occhi, ci cingeva a poco a poco mentre -noi dormivamo sognando la pace perenne. La guerra era inevitabile, era -decisa: dovevamo farla o subirla. - -Non conoscevamo esattamente il valore combattivo di Tolmino. Iniziate -le ostilità, le nostre truppe occuparono le alture fra lo Judrio e -l'Isonzo e dalla cresta videro, come noi l'abbiamo visto, Tolmino -in basso, con la sua pesante avanguardia di edifici governativi, -e la folla gaia delle sue case, raccolte fra recinti d'orti, in un -verdeggiare di frutteti. Subito, le colline di Santa Maria e di Santa -Lucia tuonarono; incominciò un fuoco di medî calibri invisibili, -introvabili, che battevano le nostre alture. Continuano ancora, a -intervalli. - -Udivamo infatti di tanto in tanto il rantolo di qualche grossa granata -austriaca, che veniva a scoppiare alle falde dello sperone sul quale -eravamo. Dei colpi rispondevano; noi potevamo seguire da vicino -la manovra pacata di alcuni artiglieri nostri, intorno ad un pezzo -imboscato in un intreccio di cespugli. Facevano fuoco ogni cinque, ogni -sei minuti, per non permettere al nemico di scoprire la vampa, e fra un -colpo e l'altro si sedevano intorno, conversavano, leggevano un vecchio -giornale che passava da mano a mano, compitato e commentato. Nelle -vicinanze il terreno era squarciato dai proiettili. Una granata da 305, -caduta recentemente, vi aveva aperto una cavità larga, irregolare, -profonda, nella quale dei soldati raccoglievano pesanti schegge di -acciaio. - -Il primo bombardamento austriaco cominciò il 26 maggio. Non fece -danni e non fermò le nostre truppe. Si iniziava l'investimento della -piazzaforte. L'operazione non pareva estremamente difficile; le colline -di Santa Maria e di Santa Lucia non lasciavano scorgere ancora le loro -difese imboscate. Gravi ostacoli già ci sbarravano il passo di fronte -a Gorizia, e sembravano più facili forse quelle alture di Tolmino, che -non avevano l'aspetto possente e ostile del Sabotino e del Podgora. -Nei primi giorni di giugno Tolmino parve seriamente minacciata da noi, -e si poteva credere allora che su Tolmino potesse portarsi l'attacco -fortunato che, penetrando fortemente in quel punto, scuotesse le -posizioni nemiche di Gorizia. - -L'attacco fu dato. Le nostre truppe erano arrivate a contatto di -numerose linee successive di trinceramenti in cemento, mascherati dal -bosco, protetti da numerose batterie incavernate, riuniti da cunicoli, -tutto un sistema di fortificazioni interrate, nascoste, in agguato. -Fu allora forse che si pensò di portare il colpo offensivo su Plava, -cioè ad un altro raccordo di strade che un ponte congiungeva attraverso -l'Isonzo, in un settore più vicino a Gorizia, e che poteva supporsi -meno preparato alla difesa. Era l'unico punto di quella zona sul -quale potesse tentarsi il passaggio del fiume. Non si può combattere -in qualsiasi luogo; l'offesa e la difesa seguono vie e direzioni -prevedibili; le battaglie hanno campi predestinati; la viabilità -fissa fatalmente i terreni d'azione. Dove il traffico ha già da secoli -scelto i suoi passaggi, la guerra si getta. Una rete di strade dalla -riva destra del fiume andava a innervarsi al ponte di Plava, distrutto -dagli austriaci. Altrove l'Isonzo scorre fra due ripe altissime, senza -guadi e senza allacciamenti. Volendo crearci un'altra testa di ponte, -non potevamo scegliere che Plava. Ma la difesa nemica a Plava pure ci -aspettava. Noi la spezzammo. - -Per oltre due mesi dall'inizio della guerra, di Tolmino non si parla -più. Non vi è inazione; vi si combatte, vi si cannoneggia, le fanterie -mantengono il contatto, le nostre trincee a poco a poco avanzano, -portano i loro scavi sempre più vicino alle posizioni nemiche, le -incalzano con la lentezza del piccone. Si prepara l'attacco. È il -16 agosto che l'offensiva nostra violentemente si slancia in avanti. -Comincia allora un periodo di furore. - - -La collina di Santa Lucia è oblunga, regolare, boscosa; ma a tratti -il bosco cessa al bordo rettilineo di grandi prati in declivio, -ombreggiati qua e là da qualche ciuffo d'alberi, rigati da un folto -distendersi di siepi; anche la vetta è erbosa e scoperta. Adesso i -prati sono qua e là sterrati dai colpi di cannone, scorticati, del -colore dei campi arati, e la vetta, bucata dai crateri scavati dalle -granate, uno vicino all'altro, ha quell'aspetto strano dei paesaggi -lunari, pieni di cavità rotonde e di bordi circolari. La nostra -artiglieria rovesciò su Santa Lucia e su Santa Maria un diluvio di -proiettili per preparare l'attacco. - -Coperte da quel fuoco, le nostre fanterie spezzarono i reticolati e si -slanciarono alla baionetta. Una linea di trinceramenti austriaci fu -conquistata. Poi un'altra. L'assalto saliva il declivio da ponente. -L'urlo dei combattenti si udiva, alto, tremendo, dalle posizioni di -artiglierie sulle alture vicine. Nelle trincee prese, delle compagnie -intere di austriaci si arrendevano. Durante la giornata del 16 agosto -furono presi prigionieri 17 ufficiali e 517 soldati. Mitragliatrici, -fucili, munizioni, formarono un rilevante bottino. Un reparto arrivò -finalmente ad espugnare le estreme trincee, quelle della vetta di Santa -Lucia, che girano intorno a due cucuzzoli simili alle due larghe gobbe -di un cammello gigantesco. - -Allora cominciò la tempesta delle artiglierie austriache. Non meno di -quaranta cannoni concentravano un fuoco spaventoso sulle sommità del -colle. Non vi era tempo per costruirsi dei ripari; bisognava ritrarsi -dal costone più esposto. Ma ci tenemmo saldamente sui fianchi delle -alture, dove ora si vedono serpeggiare i solchi profondi dei nostri -trinceramenti, ai quali salgono strani viottoli di approccio. Gli -austriaci rioccuparono le vette. Le loro trincee sono ad un centinaio -di metri dalle nostre. - -La vera forza di resistenza del nemico è nel cannone. La sua fanteria -non si mantiene che nei punti sui quali la sua artiglieria può battere. -Gli austriaci hanno dovuto abbandonare sempre i declivî per reggersi -sulle creste. Dove le loro granate non arrivano, la loro difesa -sparisce. - -La battaglia continuò il giorno 17. Qualche nuova trincea fu presa. -Altri duecento prigionieri vennero catturati. Ma la lotta più che -di attacco era di consolidamento, di sistemazione, di preparazione. -Violente avanzate nemiche scendevano alla notte. Erano respinte. -Si combatteva e si lavorava ai bagliori dei razzi illuminanti. -Per lunghi giorni è continuata l'azione in episodi, sotto al fuoco -dell'artiglieria nemica, che frugava il rovescio delle colline per -impedire i rafforzamenti. - -Il 9 settembre, nella notte, il combattimento ha avuto una ripresa -furibonda. Con un assalto improvviso, un reparto nostro, sulla -collinetta di Santa Maria, si è impadronito di un'altra linea di -trincee, si è avvicinato alla vetta, sulla quale sorge una chiesuola, -ora diroccata. Ma avanti agli assalitori, improvvisamente, balenarono -fiamme azzurre, fantastiche, di liquidi infiammabili, l'ultima atrocità -scientifica della Germania. Lanciato a lunghi getti, il liquido spento, -che non arrivò fino ai nostri, scendeva per il declivio a lunghi -rivoletti invisibili e silenziosi, poi al contatto di una capsula -incendiaria divampavano di colpo. Ed erano serpeggiamenti inverosimili -di luce oscillante e pallida, era un fiammeggiare tortuoso e diafano -lungo il pendìo, un saettamento di vampe spettrali, presto estinte -perchè la terra assorbiva il liquido, e le fiamme si abbassavano -subito. Morivano in un palpito scoppiettante, lasciando tutto intorno -uno sfavillare minuscolo di brage, un pagliettìo ardente di fili d'erba -accesi. Intanto da esplosioni violente di granate a mano si sprigionava -l'acre odore di gas soffocanti, una nebbia che persisteva nella -calma della notte. I nostri si fermarono, urlando insulti e sfide: -«Vigliacchi! Venite!» - - -Due giorni dopo si scorgevano nel vallone di Tominski dei reparti -austriaci in marcia verso Tolmino. Il nemico non si sentiva più sicuro -nemmeno dietro le sue fontane di benzol. Ma la calma per il momento -pare tornata nel settore. Qualche duello di artiglierie, alla sera, -un crepitìo di fucilate, di tanto in tanto, e lunghe ore di silenzio -profondo. - -Sulla collinetta conica e verde di Santa Maria, la chiesuola ha -perduto il suo campanile. Serviva da posto di osservazione al nemico, -i nostri cannoni l'hanno mozzato. Era un campanile rotondo che i nostri -ufficiali esitavano a colpire per il dubbio che potesse avere un valore -d'arte. Non farebbero del male ad un monumento a costo della vita. Ora -il campanile rotondo è un rudero strano, squarciato da una parte, che -mostra un interno cavo, annerito dall'incendio delle scale di legno. -Un villaggio vicino, Kozarsce, che è stato un punto di appoggio della -difesa austriaca, è in rovina. Ma Tolmino è intatta. - -Noi lasciamo al nemico l'abominevole prerogativa della distruzione -inutile. La città pare deserta, la popolazione, infatti, l'ha fuggita, -per le strade nessuno passa, ma alla notte quella solitudine si popola. -Tolmino è sempre un grande centro militare, e il rispetto che noi -abbiamo per l'abitato finchè la battaglia non ci forza a colpirlo rende -ancora agli austriaci abbastanza tranquilla quella residenza, che è -sotto le bocche dei nostri cannoni e che potremmo annientare in un'ora. -Il combattimento è tutto intorno. - -Si vede di qua, verso il fiume, un recinto di muro sfondato, un gran -recinto quadrato battuto in breccia dalle granate: è il cimitero. Una -trincea di difesa lo traversa, passa fra le tombe, discosta i morti, -rovescia croci e cippi, ammucchiandovi sopra i suoi sterri, e fa -pensare ad una sepoltura gigantesca preparata. Più indietro, verso il -sud, una seconda linea più forte, in cemento, allinea le sue feritoie -larghe da mitragliatrice, rasente il suolo. I reticolati stendono per -tutto il loro grigiore. Si seguono e si seguono, per la pianura, per -i declivî, per le vette, attraverso i campi abbandonati sui quali i -raccolti intristiscono; sono miglia e miglia di quel tetro viluppo di -fili e di pali che dànno un'impressione di vigneti sterili. - -Noi attacchiamo le colline di Santa Maria e di Santa Lucia da ponente, -e la città da settentrione. La nostra fronte scende dal Mrzli alle -pendici del Vodil e attraversa la valle. Il ponte di San Daniele, di -fronte all'abitato, è nostro. È un magnifico ponte nuovo, di cemento -armato. Gli austriaci speravano forse di difenderlo, e non lo hanno -distrutto. Ma su tutta la lunghezza del ponte avevano ammassato -ostacoli di ogni sorta, _chevaux de Frise_, reticolati, sbarre di -ferro, un intreccio fitto al di là del quale si appostavano delle -mitragliatrici. Durante il giorno, per qualche tempo, la nostra -artiglieria da campagna tirava sulle difese del ponte per spezzarle, -e alla notte, sotto a raffiche di piombo, dei pionieri eroici -strisciavano fra i due parapetti per far saltare i rottami e sgombrare -la strada. - -Li conduceva un ufficiale del genio, professore di Università prima -della guerra. Partiva calmo, sereno, come quando s'incamminava verso la -lezione con dei libri sotto al braccio. Dove nessuno osava andare, dove -la morte pareva certa, andava lui solo. Alla notte lui era sul ponte, -strisciando, avanzando centimetro per centimetro, sospingendo avanti -a sè un tubo di esplosivo. L'ultima volta, quando la strada era quasi -tutta aperta, non è tornato indietro. Una palla lo aveva fulminato. - - -Ora sul ponte si vedono oscuri barricamenti di sacchi che proteggono -il passaggio, e in fondo, al di là, una breve trincea si profila. È -l'attacco che sbocca, ancora piccolo, ancora incerto, una testa di -ponte minuscola e ardita che si affaccia. - -Al nord della città, vicino quasi alle ultime case, si solleva -in vedetta, isolata, una strana montagna, alta, regolare come una -montagnola da giardino pubblico, aguzza, coperta tutta da un bosco, -un immane cono di verdura, e che non ha un nome. La chiamano con la -cifra della sua altitudine: Quota 428. Gli austriaci hanno costruito -in cemento, sulla sua vetta, una torre osservatorio, fatta a colonne -per lo stesso principio che ha consigliato di dare alle moderne -navi da guerra un albero a tripode. Se fosse una torre piena sarebbe -demolita, ma i colpi di cannone passano nel vano fra una colonna e -l'altra. È una specie di campanile a giorno, una gigantesca armatura, -insolentemente bianca, sulla quale la nostra artiglieria ha infuriato -per giornate intere. Gli scoppî avvolgevano la bizzarra costruzione di -un fumo denso; si credeva spesso di averla abbattuta, ma quando il fumo -si dissipava, l'ostile torre ricompariva intatta. Essa spinge il suo -sguardo su tutta la vallata, sorveglia gli approcci da Caporetto, vede -i nostri movimenti lungo il fiume. - -La Quota 428 è anche una posizione di combattimento, nasconde trincee, -e i suoi reticolati scendono fino alla pianura, in mezzo a campi di -granturco. Osservando meglio, intorno, ci si accorge di tutta una -viabilità sotterranea. Certe siepi lunghe chilometri non sono altro che -ingannevoli ripari per nasconderci movimenti d'uomini entro sterminate -trincee di incamminamento. I villaggi sono uniti da profondi fossati, -che seguono il disegno di un fregio a greca per essere protetti -dai colpi d'infilata. Mentre le strade sono deserte e nessun essere -vivente si muove nella vallata, entro quei canali delle truppe forse si -spostano. Poco più a sinistra sono i nostri incamminamenti, sulla riva -del fiume, immensi zig-zag dai bordi bianchi di sabbia appena scavata, -i quali conducono lo sguardo verso un grandioso intreccio di trincee -sui valloni del Vodil, all'altra riva. - -Sui bordi d'ogni balza, le posizioni della difesa; poco sotto, a -qualche decina di metri, le nostre, che assaltano, che s'insinuano, -che spingono avanti i loro parapetti, con quel sovvolgimento di terra -dei formicai calpestati, quando gl'insetti scavano furiosamente la -loro strada. Da là veniva più serrato e più sovente lo scoppiettare -della fucilata. Tendevamo lo sguardo verso la lotta invisibile, -instintivamente, ossessionati dalla paurosa apparenza di deserto del -campo di battaglia. - -Cercavamo un uomo, lungo gli approcci, sulle trincee, nei villaggi -che cadono in rovina, presso ai cascinali senza tetto, anneriti dalle -fiamme, cercavamo un uomo la cui vista disperdesse in noi il senso di -quella solitudine soprannaturale che diveniva a poco a poco angosciosa -come un incubo. - - - - -L'EROICA CONQUISTA DI PLAVA. - - _29 settembre._ - - -L'aspetto di solitudine che assume la guerra, quando l'assalto non si -slancia, si addice alle zone selvagge. Abbiamo visto la selva di Plava -non molto diversa da come la vedevano i cacciatori di Gorizia, quando -la attraversavano in questa stessa stagione cercando nel suo folto il -fagiano e il gallo di bosco. - -Plava è un piccolo villaggio, ora distrutto dal cannoneggiamento -austriaco, che allineava le sue casette ai due fianchi della strada, -sulla sinistra dell'Isonzo. Delle abitazioni rimangono quattro mura -scoronate, dalle cui finestre pendono rottami di imposte. Per uno di -quei capricci che il cannone ha, come il fulmine, una sola casetta è -rimasta intatta, bianca, col tetto nuovo. Avanti a Plava era il ponte. - -Alle spalle del villaggio cominciavano subito il bosco e la montagna. -Intorno, nessun altro centro abitato in vista, non campi, non vigneti. -L'Isonzo scorre in quel punto incassato in una gola profonda e -melanconica. Su Plava viene a finire un'ultima balza di una catena di -alture boscose, il cui dorso, salendo a centina, va quasi fin sopra -Gorizia e si culmina nel Monte Santo. - -Vista dall'altra riva, la montagna di Plava, ha la forma di una -piramide perfetta. Quando però si giunge alla sommità, a 383 metri, ci -si accorge che non si è sopra una punta ma al principio di una cresta, -la quale declina, poi risale. E intorno si levano tumultuosamente le -ondulazioni del massiccio di Bainsizza. Non vi sono che sentieri nella -oscurità del bosco; le buone strade corrono soltanto in fondo alla -valle dell'Isonzo, ma al Monte Santo si allacciano le reti stradali del -Goriziano. - -Decisa la formazione di una testa di ponte a Plava, il primo obbiettivo -fu la conquista della Quota 383. Il giorno 8 di giugno arrivò l'ordine -d'avanzata. Alla sera, per la strada di Vercoglia scesero da San -Martino i battaglioni destinati all'operazione, che si nascosero -nella boscaglia, presso al fiume. Quando l'oscurità fu profonda, si -intravvide un convoglio di cavalli e di carri, silenziosi come ombre, -che andavano verso la riva. Erano i carriaggi del parco da ponti. Le -ruote e gli zoccoli dei cavalli erano fasciati di stracci; gli uomini -calzavano scarpe di corda. Lentamente, il convoglio si portò fino dove -la strada fiancheggia il fiume. - - -Si cominciò la costruzione del ponte. Le barche dovevano essere portate -a spalla giù per la ripa precipitosa e attraverso il letto di ghiaia. -Non un rumore, non un urto, il ponte si componeva in silenzio. L'altra -riva era tutta buia, nera, addormentata. Il lavoro procedeva febbrile -e cauto, nelle tenebre, con l'ansia angosciosa del tempo che fuggiva, -dell'alba estiva troppo vicina. - -L'aurora disegnava già i profili dei monti, e il lavoro continuava. -Poco più della metà del ponte era compiuta. Alle tre del mattino, -quasi i tre quarti del ponte erano finiti. Ancora un poco, ancora -un poco e le truppe sarebbero passate. La costruzione proseguiva ora -furiosamente, nella piena luce dell'alba. All'improvviso fu un rimbombo -di esplosioni nel greto e i pontieri si trovarono avvolti nel fumo. - -Il nemico aveva visto. Bombardava da posizioni imprecisabili. Il ponte, -colpito, si sfasciava; le barche di lamiera, sfondate dalle schegge, -affondavano. Non v'era un minuto di sosta nel fuoco. Le truppe furono -ritirate al coperto, nessuno rimase sulla riva cosparsa di rottami, -tempestata dai colpi. - -Tutto il giorno durò intenso il cannoneggiamento. Così trascorse il 9 -giugno. Venuta la notte, dei drappelli ridiscesero verso la riva. - -Si era pensato di traghettare poche forze per formare al di là un -primo velo di difesa. Si misero i remi ad una barca e si cominciò -la traversata. Passavano venti uomini per volta. Scendevano a poche -centinaia di metri dal villaggio. Quando furono sbarcati in una -cinquantina, i nostri cominciarono ad avanzare e prendere posizione. Il -traghetto continuava. Un sergente, che comandava il primo nucleo, prese -con sè un plotone e si avvicinò al villaggio, dove sapeva che doveva -trovarsi un posto di vedetta austriaco. - -Evitando la strada, camminando a passi da cacciatore, quel piccolo -gruppo arrivò alle prime case di Plava. Le circondarono, vi entrarono -senza passare per l'uscio. Scavalcarono dei muricciuoli, scalarono -finestre, e arrivarono così nelle case vicine; strisciavano, -penetravano da un'abitazione all'altra per le vie più imprevedute, in -modo che una sentinella piazzata sulla via non potesse accorgersi del -loro avvicinarsi. Arrivati sotto ad una finestruola chiusa da sportelli -di legno, udirono delle voci d'uomo, all'interno. Parlavano in tedesco. -Era lì. - -Un colpo violento all'uscio che si spalancò, un'irruzione di baionette -basse. Dieci soldati austriaci, con un ufficiale, sorpresi e allibiti, -alzavano le mani. Erano in una cameretta a pian terreno raccolti -intorno alla luce di una candela. La barca, in uno dei suoi ritorni, -portò alla nostra riva il carico dei prigionieri. - -Questa cattura ha avuto una grande importanza per le operazioni, perchè -ha impedito un primo allarme che avrebbe turbato lo svolgersi dei -nostri piani. Il Re ha voluto di _motu proprio_ decorare della medaglia -al valore l'ardito sergente, che nel combattimento successivo doveva -cadere gravemente ferito. E ferito, egli continuava ad esortare i suoi -uomini alla battaglia: «Andate avanti, avanti! Non badate a me!...» - -Nella notte del 9 traghettarono circa duecento uomini, per la cui -sorte si era preoccupati. Durante tutta la giornata del 10, si stette -in ascolto dalla nostra riva, si cercava di penetrare con lo sguardo -l'intreccio degli alberi, di vedere qualcuno dei nostri, si aspettava -un segnale. Niente. Erano tutti presi? No, erano tutti in ricognizione. - -Rampavano audacemente, strisciavano sulla montagna, perlustravano -ogni passo, arrivavano presso alla vetta, scoprivano i reticolati, le -trincee, raccoglievano dati preziosi. Perchè gli austriaci avevano -fatto a Plava preparativi assai più completi di quanto fosse logico -aspettarsi. - -I nemici non sospettavano la vicinanza di quello sciame di esploratori; -andavano, venivano intorno alle trincee, disarmati, sicuri. Le vedette -di Plava tacevano, dunque gl'italiani non s'erano mossi. Più volte -alcuni dei nostri dovettero girare intorno al tronco d'un albero -all'avvicinarsi di soldati austriaci che passavano inconsapevoli pochi -metri lontano. - - -Nella notte stessa del 10 si era tentato un nuovo sistema per gettare -sulla riva sinistra un forte reparto di truppe. Non era possibile -sostituire subito il materiale da ponte distrutto; ma vi era legname -sufficiente per costruire sulla riva una passerella che, appena -finita, avrebbe potuto essere varata e assicurata solidamente ai -resti in muratura delle testate del ponte distrutto. Il Genio lavorò -attivamente, con quell'entusiasmo alacre e grave dei nostri artieri -militari, che sono così spesso in prima linea, sotto al fuoco più -intenso, a creare valichi ed aprire varchi. - -È un eroismo difficile quello del lavoro, perchè deve rimanere freddo, -riflessivo. Il combattente può lasciarsi spesso trasportare dalla foga -disordinata del suo sentimento, può gridare, può sparare. L'artiere -del Genio deve pensare. Ogni suo gesto ha bisogno di precisione e di -puntualità. Nel pericolo più grave egli deve agire impassibile come -l'operaio nel sicuro laboratorio di un'officina. Il nostro Genio ha -gettato quasi tutti i suoi ponti nel pieno del combattimento, alla -prima linea, avanti alla prima linea. Dei pontieri cadevano feriti, -uccisi, erano sostituiti e il lavoro continuava. Le granate sfondavano -le barche di sostegno, sfasciavano il travame, distruggevano l'opera -intera, e si ricominciava. - -Una passerella sull'Isonzo richiedeva più tempo di quello che le -circostanze concedevano. L'alba sorse, e il ponte di fortuna non era -finito. Gli osservatorî dell'artiglieria nemica, già in guardia, si -accorsero della costruzione e fecero aprire il fuoco. Come al giorno -prima, il bombardamento fu violento e preciso. Regolato con esattezza -sulla posizione del vecchio ponte, esso colpiva in pieno. La passerella -rimase spezzata. Un'altra giornata trascorse nell'inazione forzata, -senza nessuna notizia degli uomini traghettati alla sera, e con la -certezza di trovare il nemico sempre più rafforzato. Per la forza -dell'inevitabile la sorpresa, l'elemento primo di un successo facile e -pieno, era mancata. Non so fino a quanto si facesse assegnamento sulla -sorpresa, ma è evidente che se fosse stato nelle possibilità umane -il compimento del ponte nella prima notte, l'attacco di Plava avrebbe -potuto avere nella guerra una influenza profonda, penetrando ben oltre -i limiti di una testa di ponte. - -Si ricorse, nella notte successiva, ad un altro mezzo. Si fece il -così detto «ponte girevole». Il ponte girevole non è altro che una -piattaforma sostenuta da due barche, assicurata alla riva con una -lunghissima corda e lasciata alla deriva. Con il movimento di un remo -messo a timone, per effetto della corrente, la grande zattera, come un -pendolo orizzontale, se si può dire così, può andare e venire da una -riva all'altra. La piattaforma portava una cinquantina di uomini alla -volta. In quella notte, finalmente, due battaglioni passarono. - -Ritrovarono sulla sponda sinistra la piccola forza sbarcata la notte -prima. Si era trincerata aspettando, e teneva già un lembo di altura. -Le informazioni che portò furono di enorme utilità. Venne deciso di -attaccare il monte sui due fianchi, lungo due valloni quasi simmetrici -che sono uno a destra e uno a sinistra di Plava. L'azione cominciò a -giorno chiaro. - - -La difesa fu violenta ma breve. Si avanzò tra difficoltà gravi ma -non insormontabili. Di slancio, le linee di trincee erano prese, -successivamente. Si fecero duecento prigionieri. I cannoni austriaci, -con un fuoco violento, battevano sopra tutto la spalla del monte, e -più giù il paese, il fiume, la riva destra. Sarebbe stato impossibile -mandare rincalzi se ve ne fosse stato bisogno. Ma le notizie che -arrivavano dal combattimento erano buone. Con perdite lievi l'attacco -proseguiva. A mezzogiorno la cima del monte era conquistata. - -Subito i soldati, benchè stanchi, si misero al lavoro per fortificare -la posizione. Alle trincee prese bisogna rovesciare il fronte perchè -servano contro al nemico, il parapetto diventa la spalla e la spalla -il parapetto. È un duro lavoro che l'urgenza rende affannoso. I nostri -erano intenti a questo consolidamento, quando gli austriaci hanno fatto -un ritorno offensivo. Il combattimento si è riacceso; è durato qualche -tempo. Un accenno di assalto alla baionetta ha ricacciato indietro i -nemici, senza però farli desistere interamente. Essi, probabilmente, -non avevano altro còmpito che quello di tenere impegnate le nostre -forze. Un movimento assai più grave stava svolgendosi. - -Sul declinare del giorno furono avvistate masse austriache in marcia -lungo l'Isonzo. Erano due gruppi, uno veniva dal nord e uno dal sud, -e convergevano verso Plava. Il nemico tentava l'aggiramento delle -nostre truppe sulla Quota 383, tendeva a tagliarle fuori, a isolarle, -a occupare la base di sbarco. Esse non potevano difendere la vetta -e i fianchi, non bastavano a reggere quel fronte troppo esteso. Era -necessario ed era urgente che si raccogliessero, che restringessero la -linea del loro spiegamento. Dovettero abbandonare la cima conquistata, -ridiscendere alle prime pendici, a proteggere Plava e con Plava le -comunicazioni. - -Venuta la notte, si rimise in acqua il ponte girevole e cominciò -il traghetto di altri battaglioni. Si unirono a quelli che avevano -combattuto, costituirono nuove unità di attacco. Il nemico aveva -rioccupato in forze le posizioni sulla sommità del monte. La battaglia -si annunziava aspra e sanguinosa. - -Le truppe erano troppo stanche per iniziare l'azione immediatamente. -Anche quelle appena sbarcate avevano bisogno di riposo dopo le -notti perdute nella continua attesa. Si stava per chiedere loro un -grande sforzo. La mattinata del 12 trascorse tutta in una immobilità -ristoratrice. L'assalto cominciò nel pomeriggio. - -Si svolse con la stessa tattica del giorno prima. Le forze, divise -in due colonne, si impegnarono ai due fianchi del monte, avendo la -vetta per obbiettivo comune. Il movimento si era appena iniziato, -che un terribile fuoco di artiglieria cominciò a battere le pendici. -Era una bufera di cannonate; gli _shrapnells_ arrivavano a raffiche -continue, volteggiavano in aria foglie e rami d'albero stroncati dalle -esplosioni, il piombo grandinava. - -Le batterie nemiche da cui veniva quella bufera di fuoco dovevano -trovarsi in parte sulle pendici del monte Kuk, uno dei tanti monti -Kuk della regione, distante tre chilometri e mezzo da Plava, in parte -sul Monte Santo, dal quale i medî calibri tempestavano. Per questo la -nostra colonna di destra, più scoperta, era più battuta. Le perdite -si facevano gravi. Non era possibile individuare con esattezza le -artiglierie austriache, nascoste, invisibili. L'attacco procedeva -sempre, audace, meraviglioso. Ma la necessità di riorganizzare le file -troppo provate dal fuoco, diradate, la successione dei comandi per gli -ufficiali che cadevano, rallentavano l'avanzata dell'ala destra. - -Ad un certo punto le perdite aumentano, la colonna di destra è -costretta a sostare. Quella di sinistra, meno colpita, più forte -ancora e più agile, è arrivata a contatto con la fanteria austriaca -e si precipita all'assalto. Fermata dai getti scroscianti delle -mitragliatrici, si ricompone e riassalta. Sette volte consecutive si -slancia alla baionetta. Intanto anche l'ala destra prende l'attacco. -Ma avanzando dalle larghe basi del monte verso la vetta, lo spazio -diminuisce, le file, che erano rade e sparse all'inizio, si sono -andate serrando, formano nuclei troppo densi, ammassamenti che offrono -una maggiore presa al fuoco incessante dei cannoni nemici e delle -mitragliatrici, i proiettili delle quali empiono tutto il bosco di -un sibilare metallico. È impossibile continuare. La colonna destra -incomincia a ripiegare lentamente. - -Il nemico, che sente mancare da quel lato l'attacco, cerca di avanzare -incalzante. Accenna al contrattacco, fra gli alberi, preme, si fa -minaccioso. L'ala sinistra si sposta, lo arresta, lo ricaccia. Il -ripiegamento avviene ordinato, con lunghe soste, la faccia al nemico, e -si ferma a mezza costa, ad un centocinquanta metri dalla vetta. Era la -sera del 12 giugno. - -Delle truppe di rincalzo passarono quella notte. La giornata del 13 -trascorse in un lavoro di riorganizzazione. Alla notte seguente si -riescì a costruire due passerelle sul fiume. Esse garantivano ogni -libertà di movimento, assicuravano le retrovie. Un attacco di grandi -masse nemiche, sopra una testa di ponte così ristretta, servita da un -solo piccolo traghetto, avrebbe potuto provocare forse una gravissima -situazione. I nuovi ponti dissipavano il pericolo. - -Il 14 fu ordinato l'attacco per il giorno dopo. - -Si era portato un mutamento al piano precedente. Una terza colonna, -partendo dalla sinistra e puntando verso Globna — un gruppo di casupole -presso l'Isonzo, qualche chilometro a monte di Plava — doveva eseguire -un movimento avvolgente dal nord. Ma la battaglia non ebbe sviluppo. -La terza colonna trovò alla sua sinistra, presso Globna, dei forti -trinceramenti impreveduti, e, presa sul fianco dal loro fuoco, fu -costretta a far fronte verso di loro ed attaccarli. Questo impegno -la deviò dal suo obbiettivo; essa non potè continuare l'avvolgimento -iniziato, si trovò fermata, fuori dalla cooperazione prefissa, -impegnata in un'azione laterale e isolata. Appena tale situazione fu -nota al comando, l'attacco venne fatto cessare e rimandato, per non -affrontare uno svolgimento oscuro. - -Fu il giorno appresso, il 16 giugno, la vera, la definitiva, la -gloriosa e terribile battaglia di Plava. - -Contro a quei trinceramenti di Globna, che pigliavano sul fianco la -colonna avvolgente, fu mandato un battaglione per fronteggiarli e -permettere così alla colonna di proseguire il suo movimento. Questo -battaglione fiancheggiatore si trovò davanti a resistenze formidabili, -in un tremendo fuoco decimatore, ma non si mosse; non rallentò la sua -pressione sopra la forza nemica che doveva impegnare. Il comandante -cadde, il capitano anziano assunse il comando. Questi cadde alla sua -volta, il comando passò ad un capitano più giovane. Il terzo comandante -pure cadde, e il comando passò. Poi un quarto, poi un quinto comandante -del battaglione fu ferito o morto. All'una del pomeriggio sette capi -si erano successi. E il battaglione non arretrava di un passo. Il -nemico poteva dissolverlo, ma non respingerlo. Era come un muro che si -demolisce ma non si sposta. L'ordine era di resistere fino alla morte, -e si resisteva fino alla morte. - -Nel pomeriggio comandava il battaglione un giovane tenente che lo resse -con indomita energia, come se insieme alla eredità del comando fosse -discesa da capo a capo la fiera esperienza del grado. Questo tenente è -stato promosso per merito di guerra. - -L'azione del battaglione sul fianco estremo sinistro liberò e difese -quella della colonna avvolgente. L'attacco generale procedeva fra -difficoltà terribili. Un cannoneggiamento più vivo, più micidiale -ancora di quello del giorno 12, tempestava i nostri, voleva fermarli, -aveva l'intensità e il furore di una disperazione, apriva dei vuoti, -squarciava, ma non fermava l'avanzata, che ascendeva a piccoli balzi, -risoluta, sistematica, eguale. Le perdite più gravi erano sempre per -la colonna di destra, battuta dal fuoco del monte Kuk e dal monte -Santo. A sinistra l'attacco urtava in un potentissimo trinceramento in -calcestruzzo, difeso da mitragliatrici, preceduto da reticolati così -forti che le nostre forbici non potevano tagliarli. - -Quello che avveniva nel battaglione contro Globna avveniva per tutto. -Comandi di battaglione, di compagnia, di plotone erano continuamente -sostituiti, quasi tutti gli ufficiali di un reggimento erano caduti, -le unità minori si fondevano, e l'assalto andava avanti. Era alla fine -un'azione individuale di soldati. Dei soldati semplici hanno assunto -il comando di reparti piccoli. Dei sergenti conducevano una compagnia. -Lo slancio in avanti non veniva più dalla condotta dei capi, era nel -cuore di ogni uomo. «Avanti! Avanti! Per di qua, su!», e la massa -proseguiva, riformando da sè i ranghi, attenta agli ordini dei compagni -più autorevoli dove gli ufficiali non c'erano più. - - -Meravigliosa fanteria nostra! Nel nostro esercito mutano le attitudini -e le capacità delle varie armi, ma non muta il valore. Il cuore è lo -stesso, l'anima è la stessa. Sono l'anima e il cuore della razza. -Prodigiosa fanteria nostra! Audace, terribile, generosa, essa è il -Popolo italiano. Come ricordare gl'innumerevoli e stupendi episodi di -valore sovrumano che formano insieme la storia d'ogni nostra battaglia? -Come ricordare i fatti di eroismo quando ogni uomo è un eroe? Il -sacrificio leggendario di Pietro Micca non è diventato un atto di tutti -i giorni, un gesto che si ripete avanti a tutte le trincee, quando -occorre aprire la via dell'assalto attraverso i reticolati del nemico? -Non partono tutte le notti le spedizioni dei volontari della Morte? -Chi sono questi audaci che vanno ad accendere una miccia con l'ultima -scintilla della loro vita? Non si distinguono più, hanno un nome solo, -sono una cosa sola: sono l'Esercito. - -Da ogni parte, quel giorno, sulla montagna di Plava, il nostro assalto, -in un uragano di piombo, arrivò di fronte a reticolati che non si -potevano tagliare. Non si era ancora trovato il sistema dei tubi -esplosivi, e le forbici si spezzavano sui grossi fili di acciaio. I -nostri tentarono con le mani di svellere i paletti, ma era impossibile, -e non si resisteva due secondi in piedi, a dieci passi dalle -mitragliatrici nemiche. Ma i nostri rimanevano là, contro la barriera, -ostinati, furenti, fucilando le feritoie, tenendo a bada il nemico -mentre studiavano il modo di raggiungerlo, di varcare l'inestricabile -ostacolo. - -Non potendo passare nè attraverso il reticolato, nè sopra, passarono -sotto. Scavarono la terra, fecero dei solchi, strisciarono col dorso -sulle spine di acciaio dei fili più bassi. Si adunarono a piccoli -gruppi di quattro, di cinque, al di là, incastrati sotto agli ultimi -intrecci della siepe di ferro. Poi balzarono in piedi e si gettarono -contro alle trincee scoperte, impegnando una lotta a corpo a corpo. A -questa vista gli altri, quelli che non erano passati, non si tennero -più, e incominciarono a scalare il reticolato, appoggiandosi ai -paletti, appoggiando il piede all'incrocio molleggiante dei fili, -facendosi poi porgere i fucili lasciati ai compagni che aspettavano -indietro. In un momento i reticolati furono tutto un formicolìo lento -di uomini sospesi, un gesticolamento confuso e pacato, sul quale -passavano dei fucili, da una mano all'altra, da una parte all'altra. - -Scavalcata la barriera, appena a terra, senza contarsi, i nostri si -gettavano successivamente nella mischia urlando. L'attenzione del -nemico era stata sorpresa e deviata dal primo comparire incomprensibile -di soldati italiani addosso ai parapetti. Quell'urlìo, la visione della -massa sui reticolati, finì per atterrirli. La difesa era estinta dalla -terribile e implacabile audacia dell'assalto più che dalla lotta. Le -trincee caddero, il grido dell'evviva passava su tutte le posizioni. - -Era il tramonto. Le trincee austriache non coronavano la cima, erano -costruite un poco più giù per poter avere un maggiore sviluppo. -Bisognava occupare la vetta, ma era tardi. Una riorganizzazione si -imponeva prima di procedere oltre, dove il bosco manca e si avanza -scoperti sopra una cresta pratosa. Fu deciso di aspettare l'alba. Ma un -centinaio di uomini, appartenenti a diverse compagnie, senza ufficiali, -avendo la volontà sola per comando e l'accordo per disciplina, -portati dalla foga della lotta, avevano proseguito, soli, ignari -della sosta; tornarono indietro nella notte. È un episodio minuscolo -ma significativo, che descrive lo spirito del soldato nostro, il suo -istinto della guerra, la sua indifferenza al numero, il suo senso di -autonomia. Quando la battaglia spezza le sue formazioni e abbatte i -suoi capi, quando si sbanda, si sbanda in avanti. - - -Siamo alla mattina del 17 giugno. Gli austriaci hanno ricevuto -rinforzi numerosi durante la notte e si preparano al di là della -vetta. Il nostro attacco è iniziato dalla colonna di sinistra. Appena -i nostri sbucano dal bosco, il contrattacco austriaco si precipita. È -formidabile, si tratta di una massa che si precipita con l'audacia di -chi si sente superiore. Ma la battaglia è breve. Si è impegnata appena, -che alla sua volta la colonna di destra emerge dal folto degli alberi. -Prima che il nemico possa distaccare forze per trattenerla o fare -una conversione per fronteggiarla, la nostra destra si slancia alla -baionetta e lo assalta sul fianco. È stata la fuga, è stata la rotta, è -stato lo sbandamento indietro. In altri tempi questo solo fatto avrebbe -potuto costituire la vittoria definitiva di una guerra. Ma ora, un -fantaccino sulla prima linea vive in un mese tutti i rischi, tutti i -pericoli, tutti gli eroismi di un veterano della Vecchia Guardia. - -Alle otto e mezzo del mattino la vittoria era completa. Avevamo la -vetta di Plava definitivamente nostra. La lotta si riaccese poi ad -intervalli. Truppe nemiche affluirono, le vicinanze si coprirono di -trincee, delle artiglierie si concentrarono. Il giorno 19 subimmo -due contrattacchi notturni. Il 20 tre contrattacchi notturni. Anche -con forze superiori il nemico non si muove più che alla notte, ha -perduto ogni fiducia nei contrattacchi dell'alba. Il 29, sempre di -notte, contrattacco di masse, con artiglieria e mitragliatrici. Ogni -tentativo austriaco è inutile. Ma la sua preparazione difensiva rende -pure inutile qualsiasi azione nostra, anche di grande stile e con -grandi forze, per allargare la testa di ponte, o meglio per servirci -della testa di ponte al fine di irrompere e spingere l'offensiva verso -obbiettivi più vasti e lontani. - -Lentamente, un piccolo allargamento della testa di ponte è avvenuto. -Dal 20 al 30 luglio abbiamo ripreso l'offensiva. Il cuneo del -nostro fronte parte adesso da Globna e da Zagora, e copre bene gli -allacciamenti sul fiume. Il sei agosto, l'otto, il dieci, il dodici, -furibondi contrattacchi nemici si sono sferrati. Ora è la stasi, una -stasi con cannoneggiamenti, fucilate, granate a mano, ma l'azione -manca. - -Verso Zagora, al sud, le trincee avversarie sono così vicine che, come -sulla cresta di Luznica, le divide un solo reticolato comune. Da una -posizione all'altra i soldati si lanciano ingiurie e bottiglie vuote. -Da lì si vede, non lontano, il rovescio lungo e cupo del Sabotino, -sulla cui cresta altre trincee nostre avanzano. E quasi di fronte -a Zagora, all'altra riva del fiume, si vede a poche centinaia di -metri la gran bocca nera della seconda galleria della strada ferrata -Gorizia-Klagenfurt, melanconica strada tagliata tutta nei fianchi umidi -della montagna, e le cui rotaie sono diventate rosse di ruggine. - -Una volta sola si è riudito il rombo di un convoglio risuonare nella -prima galleria, poco più in basso. E si vide sbucare lentamente -all'aperto, con la cautela d'una grossa bestia sospettosa che esca -dalla tana, un grigio treno blindato. Si fermò a osservare, sparò -in fretta alcune cannonate, poi ci pensò meglio e si ritrasse -prudentemente immergendosi per la coda nel buio. - -Le truppe circondano senza tristezza i loro eroi caduti. Ne raccontano -le gesta, con semplicità. Episodi magnifici e senza numero. Una notte, -nella seconda fase delle operazioni, dopo la conquista, un caporale -si offrì volontario per andare a far saltare una mitragliatrice troppo -molesta. «Ma è impossibile!» — dicevano i più temerarî. Egli si ostinò, -e uscì dalla trincea, spingendo avanti il tubo esplosivo. Arrivò, -sotto al fuoco, a metterlo a due o tre metri dalla mitragliatrice; -arrivò ad accendere la miccia. Ma lo zampillare delle scintille -permise al nemico di dirigere meglio il tiro della mitragliatrice -stessa, l'eroe crivellato si accasciò. Abbattendosi spezzò la miccia -accesa, l'esplosione mancò. I soldati decretarono al morto la sepoltura -d'onore, ed egli dorme nel centro del piccolo cimitero, sotto ad un -tumulo più alto e più solenne. - -Un altro racconto ricordo. In una compagnia combatteva un volontario -dai baffi bianchi. Aveva sessanta anni, era soldato semplice. Il suo -esempio trascinava tutti. Si era arruolato per seguire alla guerra il -suo figliuolo. Servivano nella stessa compagnia, non si lasciavano -mai. Si vedevano nelle marce quei due soldati vicini, così diversi -e così somiglianti, che si tenevano per la mano. Si tenevano per la -mano i due soldati per un'abitudine vecchia, di quando i baffi bianchi -di uno erano neri e l'altro era un bimbo. Non ci si accorge mai che -i bimbi crescono e che i baffi diventano bianchi. Forse anche in -quell'allacciamento perpetuo di vita vi era un impulso misterioso di -addio. Nel combattimento, sempre in prima linea, erano sempre avanti, -spalla a spalla. Durante l'avanzata su Zagora, l'8 agosto, il figlio -cadde mortalmente ferito. - -Il padre gettò il fucile e si slanciò a sorreggere il morente. Intorno -i soldati delle seconde linee passavano di corsa. Qualcuno si fermò -un istante presso a quel gruppo. Il vecchio compagno era adorato. -Egli, deposto dolcemente a terra il ferito, gli sorreggeva la testa e -s'insanguinava la mano tremante per sbottonarlo e cercare la piaga. -Poi, con uno scatto, sollevò la faccia pallida, calma, solenne, -esclamando: «Ma perchè non l'ho avuta io?» In quell'istante una palla -lo colpì sulla tempia. - -Il vecchio volontario si rovesciò sul figlio. La morte li riuniva -ancora. - -Ma la tristezza e la poesia di questi episodi di sangue appare dopo, -ripensandoli in un altro ambiente. Lì tutto sembra naturale come è -naturale la vita. Tutto è forza e fervore, laggiù, è giovinezza, è -gaiezza. E canzoni liete echeggiano nel tragico bosco di Plava come -nella più lontana, quieta e ridente campagna del mondo. - - - - -GUERRA D'ASSEDIO INTORNO A GORIZIA. - -UN ATTO DI SUBLIME SACRIFICIO. - - _2 ottobre._ - - -Abbiamo visto Gorizia dalla vetta del Corada, che si erge quasi di -fronte a Plava. Contro alla luce del sole già alto, le montagne ai cui -piedi la città si distende parevano fatte d'ombra azzurra, glauche come -onde. La più alta, il Monte Santo, si acuminava nel campanile del suo -santuario, antica mèta di pellegrinaggi. La tortuosa strada che vi sale -da Gorizia sull'altro versante, e che noi non potevamo scorgere, ha una -cappella votiva ad ogni svolta, una chiesuola ad ogni giro, una croce -ad ogni passo, e da quattro mesi non vede salire che cannoni austriaci. -Quel monte della preghiera è diventato la più formidabile delle -fortezze, tutta vita di artiglierie introvabili che il bosco nasconde. - -La schiena del Sabotino, vicino a lei, si allungava e si sollevava -di scorcio come la groppa di un cavallo che s'impenni, coperta da -un finimento di trincee: verso il collo le austriache, sulle reni le -nostre. In un lungo scintillìo, in una voluta di luce che si spegneva -subitamente nell'ombra di una gola, l'Isonzo, passata Plava, andava -verso il sud a perdersi fra il Monte Santo e il Sabotino, fra questi -due solenni pilastri che formano una specie di porta al fiume, oltre la -quale comincia la calma magnificenza della pianura friulana. Gorizia è -sulla soglia. - -Ne vedevamo confusamente le case, i campanili, le torri, tutta vaga e -incerta nel contrasto della luce, con delle trasparenze da miraggio. -Ci appariva oltre la spalla del Sabotino, fra il fianco destro del -monte ed un profilo oblungo ed oscuro di collina denudata, il profilo -del Podgora. Era pallida, indefinita, immersa in una bruma celestina, -in un vapore di serenità, e nel centro dell'abitato la piccola altura -della sua vecchia fortezza era come fatta di nebbia. La città lontana -pareva aperta, accessibile, in attesa. Sembrava di dovervi poter -giungere tranquillamente scendendo per la strada di Plava. Le barriere -umane erano troppo poca cosa, e lo sguardo scorreva sull'unità del -piano come sopra un mare, passava sulla grande eguaglianza della terra, -sulle ondulazioni facili dei declivî, cercando l'ostacolo che ferma -un esercito, cercando la muraglia di ferro, e non riconoscendola in -qualche minuto, infimo, lieve e sottile ombreggiamento da siepe, appena -visibile, senza rilievo, confuso nel colore dei campi: quello che è una -trincea nell'immensità di un paesaggio. - -Abbiamo rivisto Gorizia più vicina, dalla cima del Monte Quarino, -presso a Cormòns; poi anche dalla vetta del Monte Medea, che è simile -a un'isola sulla verde e calma distesa della pianura, il monte dal -quale Attila contemplò con germanica gioia l'incendio che divorava -Aquileja. E tutte le volte la città, avanti alla quale l'uragano -della guerra da quattro mesi imperversava, ci ha dato la illusione -di una aspettativa tranquilla in fondo alla vallata dischiusa, senza -vigilanze visibili. Parevano assai più possenti le antiche fortezze dai -bastioni quadrati, larghi, che trasformavano la fisionomia dei monti, e -disegnavano una minaccia sulle vette, che non i muricciuoli ineguali, -primitivi, minuscoli, nascosti, della guerra moderna, cementati col -sangue. La fronte di una resistenza appare evidente sulle creste dei -massicci alpini, allacciata alle rocche della creazione, identificata -nei castelli immani della roccia. Ma sul digradare dei colli, sulle -ondulazioni verdi delle ultime pendici, sulla pianura unita, essa -sfugge. Pare che non ci sia più nulla di insormontabile da varcare, che -il paese sia tutto una strada, che il suo aspetto accolga e conduca. - -La guerra moderna ha fatto scendere i forti dalle loro posizioni; li -ha per così dire sminuzzati, li ha sparsi per tutto, sui campi e sulle -balze; ha disseminato la fortificazione sopra ogni angolo di terra; non -ha lasciato un lembo di suolo senza il suo bastione; ha fatto d'ogni -fosso, d'ogni argine, d'ogni recinto, d'ogni ciglione, una formidabile -ridotta. L'offensiva è divenuta assedio, non ha altra manovra che -la zappa e l'assalto, deve spezzare delle cinture di fortezze, -deve vincere e rivincere ad ogni piccolo passo in avanti. Non è una -battaglia che si combatte di fronte e ai fianchi di Gorizia, è una -catena di battaglie. E subitamente lo spazio conquistato appare immenso -quando le terribili difficoltà superate si rivelano, quando si scorge -da dove il nemico è stato a viva forza scacciato, quando le nostre -posizioni si delineano dalle spalle del Sabotino alle pendici avanzate -del Carso. - -Siamo nella zona più nota della guerra, sulla fronte più attiva e -tempestosa verso la quale l'animo della nazione si è teso con maggiore -fervore, presentendo fin dall'inizio che qui, in questa larga apertura -della frontiera per la quale il nemico si affacciava sulle nostre -pianure indifese, sarebbe avvenuto lo sforzo più intenso, il maggiore -impeto di masse. La critica e la cronaca della guerra hanno rese -familiari queste regioni, dalle quali arrivarono ai giornali le prime -visioni del conflitto e le descrizioni più ampie. Il lettore conosce -oramai la fisionomia della lotta, sa quale sistema di difesa il nemico -abbia adottato, ricorda l'aspetto generale del campo di battaglia. - -L'Isonzo corre all'estremo limite della pianura: al di là del fiume -il terreno ridiviene montuoso. Il nemico aveva fatto di queste alture -oltre l'Isonzo un immenso spalto di fortezza, della quale il fiume -era il fossato. Avanti a Gorizia tutte e due le rive del fiume sono -montuose: di fronte il Monte Santo sulla sinistra, il Sabotino sulla -destra, vicino al Sabotino le brevi ondulazioni di Oslavia, vicino -ai colli di Oslavia il Podgora, ultimo sperone sulla pianura. Questo -gruppo di alture al di qua dell'Isonzo il nemico aveva conservato e -fortificato, costituendo una poderosa testa di ponte che difendeva il -passaggio e garantiva a lui il libero varco del fiume nella possibilità -di una offensiva. Questa era la situazione all'inizio del conflitto. - - -Ricordo gli ultimi giorni di maggio, quando, varcata d'un balzo la -frontiera, le nostre truppe iniziavano l'attacco della testa di ponte -di Gorizia. Le fanterie assalivano furiosamente le piccole trincee, -ai piedi delle alture, gettandosi contro ai reticolati senza ancora -conoscerne la forza, cercando di svellerli con le mani, di aprirsi un -varco come in una siepe. Attanagliati ai fili rimanevano dei morti, che -non parevano morti, tanto i loro volti conservavano una espressione di -volontà e di furia e i loro corpi eretti un gesto di vigore. Tuonavano -contro al Sabotino le nostre artiglierie da San Martino, da Quisca, -da Bigliana, le strade al nord di Cormòns erano affollate di cannoni, -di cassoni, di carri, artiglierie da posizione salivano lentamente -trascinate da lunghe file di buoi bianchi, e il Monte Santo, la vedetta -nemica, osservava freddamente tutto questo movimento, occhieggiando da -lontano al di sopra della spalla del Sabotino. - -Gli austriaci hanno per tutto questo vantaggio: vedere. Il terreno -sale sempre di fronte a noi; al di là di una montagna ce n'è una più -alta. Non ci ha preoccupato l'ascesa, ma la vigilanza. Lo sguardo del -nemico scopriva tutto il nostro scacchiere, seguiva ogni mossa, poteva -guidare sopra ogni punto, con precisione, il fuoco di cannoni lontani. -In certi settori esso vigila ancora la rete delle nostre strade, scopre -la vampa d'ogni nostro colpo. Abbiamo dovuto preparare ardite battaglie -allo scoperto, senza segreti, e le nostre vittorie acquistano un valore -magnifico di audacia, una grandezza prodigiosa di nobiltà e di vigore, -per questa lealtà ineluttabile, per questa disperata sincerità che ci -faceva trovare il nemico sempre pronto, sempre in forze, cognito del -nostro piano. - -Quelle prime azioni non erano che una presa di contatto, non avevano -che una importanza di ricognizione. Ci aspettavamo una difesa ben -preparata, sapevamo che il nemico aveva da anni studiato minutamente -quella zona dal punto di vista militare, le informazioni ricevute -erano concordi nel riferirci che grandi lavori di protezione si -erano compiuti, ma gli ostacoli sui quali la nostra offensiva urtava -superavano in potenza quello che l'opinione comune potesse prevedere. -Per tutto erano ranghi numerosi di trinceramenti di calcestruzzo, -con blindature di acciaio, con reticolati alti e profondi sostenuti -da pali di ferro infissi nel cemento, erano batterie incavernate che -incrociavano i tiri, erano sviluppi immensi di reti telefoniche e -telegrafiche, innumerevoli osservatorî, zone minate. Nei primi giorni -del giugno la battaglia vera cominciò. - -Ebbi la ventura di assistere all'inizio della lotta gigantesca. Il sei -si passava il basso Isonzo a Pieris, l'otto si occupava Monfalcone, -il nove si attaccava Plava, il dieci ci trinceravamo a Gradisca. Si -combatteva su tutta la fronte; Lucinico ardeva; Mossa ardeva; le alture -erano velate a tratti dal fumo delle esplosioni; sulla pianura si -sfioccavano le nubi degli _shrapnells_ austriaci; il nostro attacco -saliva le spalle del Sabotino e del Podgora, sulle cui vette intenibili -l'onda dell'assalto oscillava. Ora avvicinando il campo di battaglia -dalla parte di Cormòns, si rimane stupiti di non riconoscere più certi -luoghi. - - -Il Podgora in quei primi giorni della lotta era una collina tutta -coperta di bosco, verde, oscura, con quel profilo nuvoloso, a masse, -che hanno i declivî selvosi, sui quali l'intreccio ampio delle fronde -si sparge e si allarga con una morbidezza folta da pelliccia. A metà -della costa qualche vigna, una verdura più chiara e più minuta. Il -declivio si spegneva dolcemente fra le case di Lucinico. Adesso il -Podgora è nudo. - -Pare più piccolo, così spogliato del suo spesso mantello d'alberi. -Nudo, sterile, rossastro, lacerato, bucato, ferito, non si somiglia -più. Ha ricevuto centinaia di migliaia di cannonate. Le granate hanno -tutto distrutto e tutto sepolto. Dopo aver bruciacchiato, sfrondato, -stroncato e abbattuto gli alberi, esse hanno rovesciato sui tronchi -atterrati eruzioni di zolle e di sassi. Non v'è più un filo d'erba; -ogni vita vi è estinta. Il Podgora è il sinistro cadavere d'un colle -cosparso di cadaveri d'uomini. Il nostro lavoro di zappa ha dovuto -qualche volta deviare perchè scavava sotto ad un carnaio di nemici. - -Sulla groppa della collina, dove nessuno dei due avversari resiste, -rimane in piedi qualche decina di fusti nerastri, senza rami, un po' -inclinati qua e là, scossi dalle esplosioni come da una tempesta, e -sulla vetta principale, sconvolta, non ci sono che tre tronchi, tre -soli, equidistanti, che ricordano le croci del Golgota e che l'hanno -fatto battezzare Monte Calvario. - -S'incontrano per la strada da Cormòns a Mossa degli uomini che tornano -dal Calvario o che ci vanno sereni e contenti, non trovando niente -di specialmente terribile in quella posizione, sulla quale si sono -scatenati assalti senza numero. Dei gruppi di volontari triestini vi -hanno compiuto prodigi di valore insieme alla truppa della più vecchia -Italia. Tutta la costa dell'altura era difesa da una successione di -trincee blindate, protette da reticolati e da mine, e sono state prese -ad una ad una, a colpi di zappa, a colpi di esplosivi, a colpi di -baionetta. Ogni possibilità offensiva del nemico è stroncata; la testa -di ponte è ancora un ostacolo ma non è più un pericolo; non sporge -più verso di noi la minaccia di una base di concentrazione, non ha più -sfogo. - -Sul fiume, Podgora, come il Sabotino, scende con un declivio -precipitoso e breve, e su quel pendìo ripido gli austriaci sono -ridotti, ad onta dell'appoggio delle batterie d'ogni calibro nascoste -sul Monte Santo, sul monte di San Gabriele, sulle colline di San Marco, -al di là di Gorizia. Vi si tengono arrampicati in trincee massicce, -sotto blindature di acciaio, in mezzo a un dedalo di cunicoli, -di gallerie, di tane. Sopra la vetta sgombra, battuta dai cannoni -delle due parti, passano di qua e di là bombe lanciate da apparecchi -speciali, e la notte essa è vividamente illuminata da un vigilante -incrocio di proiettori, percossa da granate. - -Verso la linea estrema della nostra occupazione, per gl'incamminamenti -coperti, si ode spesso un lieto abbaiamento di cani, come se una caccia -si svolgesse nel dedalo delle trincee, e per i sentieri scavati nella -terra vanno e vengono strani equipaggi che ricordano certe carrettelle -dei contadini fiamminghi. Sono piccoli veicoli che dei cani robusti, -volonterosi, di quei cani da gregge e da pagliaio, bastardi, grossi e -vellosi, trascinano ansimando, la lingua penzoloni, con una vivacità -consapevole nello sguardo dolce, come se comprendessero l'importanza -e l'urgenza del loro lavoro. Un conducente accompagna due o tre cani -alla volta, li incoraggia, li chiama per nome, li aiuta nei passi -difficili. Giunte alla trincea le brave bestie si accucciano fra le -stanghe dei loro carrettini, col petto affannato e arruffato sotto al -finimento di cuoio, e guardano il soldato che le guida, attente, il -muso di traverso, le orecchie sollevate, la coda agitata, aspettando la -carezza. In qualche settimana gl'intelligenti animali hanno imparato, -conoscono la strada; il frastuono del combattimento non li spaventa più -e vanno al fuoco come veterani. - - -Mentre osservavamo il Podgora, gli austriaci ci bombardavano Capriva, -un villaggio fra Gorizia e Cormòns. Da alcune settimane devastano ora -l'uno ora l'altro dei paesi sul piano. Credono forse di demolire i -nostri quartieri d'inverno. Un fumo denso e scuro passava sui tetti. -Bombardavano anche Villanova, ai piedi del Monte Fortin, lieve altura -sulla riva destra dell'Isonzo. Lontano, una grande colonna di fumo -bianco: un deposito nemico ardeva, incendiato da una granata nostra, -nel sobborgo goriziano di San Pietro. Spesso un rumore di battaglia -scendeva dal cielo. - -Era un tempestare rapido di esplosioni altissime nell'azzurro. Il fuoco -dei cannoni antiaerei inseguiva aeroplani nemici. La caccia ci fermava -attenti, pieni di crudeli speranze. Le nuvole degli _shrapnells_ si -seguivano in fila; creavano una lunga, strana punteggiatura bianca -sul sereno, cancellata con lentezza dal vento fino a formare una -scìa pallida e confusa, una specie di via lattea striata e diafana. -Minuscolo, chiaro, lontano, veloce l'aeroplano filava avanti ai colpi, -più in alto. - -Appena lasciato con gli occhi era perduto nella luce. Nuove nuvolette -ce lo indicavano, più in là. Pareva una corsa fra il volo e i colpi -di cannone. La macchina alata fuggiva dai tiri di una batteria e -incontrava i tiri di un'altra. A intervalli il bombardamento del cielo -cessava, per ricominciare più remoto. In un certo momento, quattro -aeroplani austriaci volteggiavano sulla zona di Cormòns. - -Si difendevano sollevandosi. È ben raro che il tiro dei cannoni -possa abbattere un aeroplano da guerra, che solca lo spazio a cento o -centoventi chilometri all'ora, ma lo costringe a fuggire in elevazione, -a cercare la salvezza nelle altezze gelate dell'atmosfera da dove la -visione della terra si confonde e l'osservazione perde accuratezza. -Poi dei grandi uccelli tricolori sono sopravvenuti. Alcuni tornavano -dalle ricognizioni e scendevano a motore spento come scivolando -vertiginosamente sopra un immenso invisibile pendìo; altri si levavano -allora con un roteare largo e solenne. Per un minuto il cielo è apparso -tutto solcato dai voli. Qualche boato profondo ha scosso l'aria, e -nembi densi e foschi si sono sollevati dalla terra. Il nemico lasciava -cadere delle bombe. - -Voleva forse colpire dall'alto qualche convoglio che passava sulla -strada vicina. Le bombe scoppiavano sui campi. I conducenti guardavano -con indifferenza il fumo che scorreva sull'erba e fra i filari di -alberi; il convoglio proseguiva con lentezza il suo cammino. Ad uno -ad uno gli aeroplani sono scomparsi. Il cielo si è di nuovo fatto -silenzioso e limpido. Abbiamo allora udito brontolare il cannone in -fondo alla pianura, sulle lontananze azzurrognole del Carso. - -Oltre Capriva, ai piedi del Podgora, vedevamo le case sventrate di -Lucinico. Il bombardamento e gl'incendî vi hanno tutto diroccato e -distrutto. Lucinico è così prossimo a Gorizia che, visto da lontano, -si confonde con la città. Ne è quasi un sobborgo, separato appena -da un chilometro di strada e da un ponte. A Lucinico la battaglia ha -infuriato. - -Aprirsi un varco a Lucinico verso Gorizia voleva dire aggirare il -Podgora, far cadere la possente difesa delle alture, voleva dire -sfondare lo sbarramento frontale di Gorizia. Mentre il martellare degli -assalti percuoteva e sfasciava successivi trinceramenti sul pendìo -occidentale del Podgora, il nostro attacco, fiancheggiando a destra -questa azione, si sferrò su Lucinico. - -Le prime difese all'entrata del villaggio furono spazzate via. Successe -un combattimento all'antica, da casa a casa, da angolo ad angolo, da -porta a porta, una battaglia da pittura di guerra. Appena il villaggio -fu nostro, cominciò il bombardamento austriaco, furibondo; tutto era -fuoco e fumo; si udiva lo scroscio dei crolli dopo ogni esplosione; le -macerie si sparpagliavano con una violenza da proiettili sollevando -opachi e persistenti nembi immani di polvere, e alla notte, sopra -a questo tumulto danzava il riflesso vivo e sanguigno degl'incendî. -L'attacco continuava. - - -Le grandi opere di trinceramento preparate dal nemico erano al di -là. Lavori in cemento, blindature in acciaio, linee successive di -posizioni e di ostacoli, tutto quello che la scienza e l'esperienza -hanno trovato di più formidabile per lo sbarramento di un piano, era -ammassato su quello sbocco. La difficoltà più grave all'assalto non -era l'invulnerabilità delle trincee nemiche, non era l'intensità del -loro fuoco, era il reticolato, quella cosa che appariva così lieve -nella distanza, così leggera e sfumata come una bruma azzurrastra. -Sulle trincee si arriva, contro al fuoco si avanza, ma nessuna volontà -e nessun eroismo potevano far valicare le sterminate barriere di fili -di acciaio intessute sopra uno spessore di cinquanta metri. Allora i -mezzi efficaci che abbiamo trovato per la distruzione dei reticolati -non esistevano. Le grosse forbici a tenaglia, che così bene avevano -servito ai giapponesi in Manciuria, si spezzavano. Per renderle inutili -il nemico aveva adoperato dei fili grossi come cordicelle. I reticolati -di Lucinico parevano inattaccabili. Si pensò al cannone. - -Avvenne qualche cosa di gigantesco. Nella prima luce scialba, livida -di un'alba, l'ora dei silenzi anche sul campo di battaglia, si vide -un cannone uscire al galoppo dalle nostre posizioni. Si era dovuto -lavorare a spianare un tratto di trincea per aprirgli il passo. Pareva -che si lanciasse solo all'assalto. - -Fra le due linee nemiche, in una fredda, pallida, tragica solitudine, -imperterrito, il cannone galoppava alla morte. Andava lungo la strada -bianca e diritta verso le trincee austriache. I suoi sei cavalli -si allungavano vigorosamente nella corsa, sferzati dai conducenti -saldi in sella, e il rombo metallico delle ruote si spandeva sulla -quiete. L'ufficiale cavalcava a fianco del pezzo. Vi fu un minuto di -sospensione, di sorpresa, di ansia, di ammirazione. - -Pareva che il nemico stesso fosse tenuto immobile da un senso di -rispetto e di stupefazione. Forse non capiva, non si rendeva conto, -di quella sublime audacia. Ma subito dopo la fucileria austriaca -cominciò, intensa, scrosciante, allarmata, da tutti i punti, di fronte -e di fianco, dalla strada di Gorizia, dalla strada di Gradisca, dalle -pendici del Podgora. - -Il cannone si fermò a centocinquanta metri dai reticolati. Si -potè scorgere qualche cavallo già ferito che si abbatteva agitando -convulsamente le zampe. Poco dopo, distaccati dal pezzo, gli altri -pure cadevano, tentavano di risollevarsi, ricadevano. Gli artiglieri -eseguirono la manovra della messa in posizione, presero i loro posti, -tuonò il primo colpo. Vi fu una pausa per regolare il tiro, poi il -fuoco riprese, rapido, regolare. La trincea battuta scomparve nel fumo, -ma si intravvide al di là una confusione di fuga, uno sparpagliamento -di gente in corsa verso i fianchi. Il nemico abbandonava la posizione. - -La fucileria austriaca infuriava sempre dalle trincee laterali. Su -quell'affaccendamento di pochi uomini intorno ad un cannone, su quel -minuscolo gruppo vivente nell'immobilità grigia della zona scoperta, -era una grandine di piombo. Qualche servente di tanto in tanto si -accasciava colpito. Allora dalla trincea nostra partiva di corsa un -artigliere a sostituirlo. E il fuoco continuava. - -L'artiglieria nemica si destò. Dei proiettili cominciarono a scoppiare -intorno, vicino, ad avvolgere il cannone in cumuli di fumo. Ma si udiva -sempre il suo tuono impetuoso, eguale, insistente, ostinato, furibondo. - -Ad un certo momento una voce ingigantita dal megafono gridò da là, -dal fumo: «Granate! Portateci granate!». Un cassone con trentotto -granate uscì dalle posizioni e si slanciò al galoppo in quell'inferno. -Il fuoco del pezzo non aveva avuto che una breve sospensione. Con le -nuove munizioni il tiro ricominciò veloce. Il cannone affrettava la sua -opera quasi presentisse la brevità del tempo che gli restava a vivere. -Era circondato da un balenare di scoppi, da un fragore ininterrotto. -Un albero vicinissimo, sul margine della strada, cadeva schiantato. -Su quel punto convergeva il furore di batterie intere. Nell'uragano -delle esplosioni si distinguevano i colpi del cannone nostro, regolari, -serrati. - -Poi il suo tiro a poco a poco rallentò. Si fece ineguale, ebbe -delle pause. Gli ultimi colpi erano separati da lunghi, angosciosi -intervalli. Ma il fuoco moribondo del pezzo, che si comprendeva -manovrato da qualche ferito, continuò finchè tutte le granate furono -scagliate contro l'ostacolo, tutte. Allora soltanto, definitivamente, -il cannone tacque. Imperversò ancora su di lui la tempesta del -bombardamento. Quando anche essa languì e il fumo si dissipò, sulla -strada deserta non c'erano più che delle cose informi. - -Il cannone, colpito ad una ruota, con l'affusto sfasciato, era rotolato -nel fosso. Cominciò allora una lotta per non lasciar cadere quei -gloriosi rottami in mano al nemico. - - -L'eroico sacrificio di quel pezzo aveva costretto l'avversario a -rivelare tutte le sue posizioni. Una breccia era aperta sulla strada, -ma inoltrarsi era impossibile in mezzo ai fuochi incrociati di -fucileria e di artiglieria che convergevano da ogni parte, risvegliati -dall'allarme, provenienti da trincee delle quali soltanto allora -poteva valutarsi l'importanza e scoprirne la disposizione. Non potevamo -muoverci, nessun assalto sarebbe arrivato in quelle condizioni. Nuove -disposizioni si meditavano, la situazione poteva essere studiata nella -sua realtà. Nelle trincee i soldati non pensavano che al cannone che -bisognava riprendere. - -Per tutto il giorno fu tenuto lontano il nemico. Gli artiglieri della -batteria erano in trincea con i fucilieri. E furono gli artiglieri che -alla fine vollero uscire, sotto al fuoco, inoltrando lungo gli argini -della strada. Essi riportarono indietro i cadaveri degli uomini e il -pezzo. - -In ogni combattimento, sul tumulto oscuro di innumerevoli eroismi si -solleva gigantesca, solenne, possente, la bellezza terribile di qualche -fatto leggendario, come un monumento sulla folla. In nessuna guerra -come in questa il valore è arrivato a così sovrumane grandezze. Sugli -orizzonti della storia le generazioni da secoli vedono torreggiare -il ricordo di gesta che non arrivano alle altezze di episodî che si -svolgono ora, per tutto, senza incitamento di gloria, con la ineffabile -semplicità dell'impensato, dell'istintivo, dell'inconsapevole. Son -pochi i fatti che arrivano ad essere conosciuti, e nessun nome rimane -scolpito su queste vette dell'epopea. I protagonisti non sono più -degl'individui, hanno una personalità più grande, sono il popolo, sono -la razza. - -Per questo gli episodî eroici acquistano qui un colore di naturalezza -e non meravigliano più. Per uno di essi che arriva alla nostra -conoscenza, cento restano ignorati, passano e scompaiono dalla -memoria come le onde di una tempesta, varie, imponenti, mosse tutte -dalla stessa forza, fatte tutte della stessa materia, che lasciano -l'impressione di una cosa sola: il mare in furia. - -Oscuri e sublimi sacrifici volontari crearono il varco ad ogni -avanzata, e di avvenimenti che avrebbero gonfiato di orgoglio il cuore -della nazione, rimangono tre righe di rapporto richiamate da un numero -di archivio. Percorrendo la fronte si scopre che gli ardimenti più -grandi non sono isolati, che scaturiscono in ogni settore nelle stesse -circostanze. Il cannone eroico di Lucinico ha dei confratelli per -tutto, a Gradisca, a Sagrado, sul Carso.... - -A Lucinico dopo quella battaglia la nostra fronte sostò, mentre -varcava l'Isonzo a nord e a sud, a Plava e a Sagrado, e la conquista -si affermava sull'altra riva. Gorizia si vede vicina, pittoresca, -intatta dalle trincee di Lucinico. I suoi edifici più nuovi e più -bianchi, senza una ferita sulle loro facciate, avanzano verso il fiume, -lungo viali alberati, e alla sera tutti i suoi vetri si accendono dei -bagliori del tramonto, con un'apparenza di illuminazione e di festa. -I campanili delle chiese numerose si affacciano incontaminati dalla -guerra al di sopra dei tetti. Soltanto la stazione di San Pietro, -che serviva ai trasporti di materiale da guerra ed era circondata -di depositi, è stata danneggiata dalle nostre granate. Contro ad una -grande tettoia da locomotive il tiro fu sospeso perchè sorse il dubbio -che potessero esservi raccolti dei rifugiati. - -I cannoni del nemico devastano, i nostri combattono soltanto. Non -colpiscono che i punti dei quali è accertata l'importanza militare. Non -fanno la guerra agli inermi, alle case, ai monumenti. Da una parte è -la rovina, un paesaggio da terremoto, dall'altra continua rispettata la -vita passiva e silenziosa delle città spopolate che aspettano. - -Il nemico, che spesso finge di arrendersi e massacra, che alza bandiera -bianca e fa fuoco, che copre con la croce rossa convogli di munizioni, -che spara sulle ambulanze e sui portaferiti, che fa prigionieri dei -medici, che bombarda villaggi abitati, potrà trarre qualche beneficio -della nostra lealtà. Ma noi sentiamo in noi stessi l'immensa forza di -una superiorità morale, la coscienza di rappresentare la formidabile -nobiltà del diritto. - - - - -SULL'ISONZO E SUL CARSO. - -UNA MIRABILE IMPRESA GUERRESCA. - - _5 ottobre._ - - -Chi si avvicina adesso all'Isonzo, attraverso la pianura friulana, -prima ancora di arrivare all'antica frontiera cerca in fondo -all'orizzonte l'altura strana e terribile che è il terreno della lotta -più ardente, il campo delle più vaste battaglie della guerra. Il suo -profilo si distacca a poco a poco dal confuso e sbiadito sollevamento -lontano delle Alpi Giulie, si precisa, prende rilievo, e lo sguardo non -lo lascia più. È l'ultima propaggine del Carso, l'immane gradino sul -quale la nostra offensiva è salita. - -Non ha l'imponenza di quelle montagne guerriere che s'offrono ai -combattenti delle posizioni turrite, non ha l'aperta e fiera ostilità -del Rombon e del Monte Nero. È una singolare collina, lunga, adagiata, -senza sbalzi di vette, senza quell'imperioso levarsi di una cima che -mette ad ogni monte come una testa dominatrice. Sembra accucciata, -il suo dorso ha una immobilità rettilinea. Bisogna avvicinarsi per -scorgervi qualche ondulazione. Allora si osserva che quella barriera -va innalzandosi a sinistra, e sale senza vigore fino ad una specie -di protuberanza terminale: il monte San Michele. Si distinguono meno, -dal lido opposto, altre piccole onde: il Monte Sei Busi, poi il Monte -Cosich più lontano. Nell'insieme l'altura si disegna con la regolarità -di un oscuro bastione. - -È un bastione lungo dodici chilometri, alto qualche centinaio di -metri, che avanza a saliente, che penetra ad angolo nella pianura -come lo sperone di una prodigiosa fortezza. Il fiume gira alla base -di questo spalto immane, ne lambe le pendici per un lungo tratto, -poi se ne discosta e scende tortuoso al mare. Ai piedi delle alture -è un affollamento chiaro di cittadine e di villaggi, Gradisca -a sinistra, quasi sotto al San Michele, Sagrado alla punta più -avanzata del saliente, poi Fogliano, poi Redipuglia, poi Ronchi, a -destra Monfalcone, disordinate mandrie di case che sembrano fermate -dall'ostacolo del Carso e adunate là sotto in una perenne attesa. Ora -il cannone austriaco le macella. - -Avvicinandosi al Carso la pianura si fa triste. Su dei campi -abbandonati il calpestamento dei bivacchi ha aperto larghe plaghe -di sterilità; altrove la campagna inselvaggisce in una invasione -rigogliosa di vegetazioni parassite. Tutta la vita è sulla strada, -polverosa e fangosa, percorsa da convogli e da truppe, animata da -squadre che lavorano al rafforzamento di argini o allo scavo di -fossati. Passato il fiume comincia la visione pietosa dei villaggi -bombardati. Erano rimasti intatti e viventi fino ad un giorno recente -nel quale il nemico ha aperto le ostilità contro di loro. - - -La popolazione emigra sotto alle granate, ma poi quasi sempre ritorna -e si riannida tenace nelle case sconnesse, presso la chiesa crollata. -Così a Turriaco, sgretolato qua e là dai colpi, abbiamo ritrovato un -po' di vita. Dei bambini giuocavano vicino alle rovine di un edificio -che aveva bruciato tutta la notte e che mandava ancora fumo e calore -dalle sue macerie calcinate. A San Canziano, sulle soglie di case -sfondate sono comparse delle donne. Il paesello è stato bombardato con -i grossi calibri, come una fortezza. - -Qualche casa è scomparsa. Una granata da trecentocinque ha distrutto -interamente l'abside della vecchia chiesa, e dall'immane breccia si -vede l'interno bianco del tempio sventrato, pieno di rottami, invaso -dal vento che agita lembi di paramenti sulla devastazione degli altari. -Siccome le granate non parevano sufficienti a sconfiggere il terribile -San Canziano, degli aeroplani sono arrivati carichi di bombe, e, -abbassando il volo per non sbagliare il colpo, hanno gettato i loro -esplosivi. - -Le case rimaste in piedi sono butterate di schegge, con delle imposte -sfondate, con i tetti disfatti. Agli angoli, i lampioni di ferro -della illuminazione pubblica pendono in informi grovigli dai bracci -di sostegno. Fu a San Canziano che un cavallo fece un famoso volo, -arrivato fino alle colonne dei giornali. La povera bestia, attaccata ad -un carretto da battaglione, stava in un cortile quando, a due passi, -scoppiò un proiettile da trecentocinque. Il carretto si sfasciò, il -cavallo sparì. Per il momento fu creduto annientato dall'esplosione; -ma alla sera si scoprì che, lanciato in aria dallo scoppio, il cavallo -era ricaduto sopra una casa vicina, aveva sfondato il tetto, ed era sul -pavimento d'una camera, morto ma senza ferite, coperto di polvere e di -tegole rotte. C'è rimasta ancora la selletta col sottopancia. - -Più avanti, Staranzano è quasi distrutto. Dobbia è in rovina. Le -antiche case di Monfalcone si disfanno sotto ad un bombardamento -inesplicabile e feroce, che non ha ragioni militari. Granate -incendiarie appiccano il fuoco, completano la devastazione, e le fiamme -sono vedute alla notte fino da pescatori che remano nella quiete buia -delle lagune di Marano. Begliano è morta. Due facciate di case ancora -in piedi illudono chi arriva. Prima di entrarvi il villaggio pare -quasi intatto, e non c'è più. Ha l'aspetto di un paese abbattuto dal -terremoto. Rimangono dei muri con delle finestre, isolati come quinte -di teatro. Anche qui ha cannoneggiato il trecentocinque. - -Uno dei giganteschi proiettili è arrivato attraverso i muri ad un -pianterreno, senza esplodere, e dalla strada si vede il terribile -intruso nell'interno della casa. La finestra è spalancata, e chi passa -scorge nell'ombra la granata enorme e nera, adagiata sopra un letto -di calcinacci, allungare il muso aguzzo e formidabile nell'angolo di -una modesta cameretta adorna di oleografie, piena di tristezza e di -rassegnazione. Il resto della casa è crollato per altri colpi. Ancora -pochi passi, e in una piazza cosparsa di rottami fumano ancora le -macerie di una vecchia villa. - - -L'hanno colpita con granate incendiarie. Un grande avanzo della fronte, -annerita dalle fiamme, tiene come sospesi dei lembi di adornazione -classica, che l'immaginazione prolunga nel vuoto completando le linee -del palazzo secolare. In alto, due statue di pietra settecentesche, -rimaste sole in piedi sul coronamento, avvolte con grazia in lievi -drappeggi, hanno un gesto leggiadro di danza, una posa da minuetto, e -sorridono. Qualche granata passa nel cielo rombando e soffiando come -un'elica da aeroplano, diretta chi sa dove, e il suo rumore si spegne. -Va forse alla ricerca dei nostri ponti. - -Il Carso appare vicino. Da Begliano si distingue bene la prominenza del -Monte dei Sei Busi. Nella luce di un tramonto vedevamo tutto ardente -quel baluardo fortificato che domina la pianura e ne comanda ogni -approccio. Come le nostre truppe hanno potuto avvicinarlo, come hanno -potuto attraversare il fiume sotto ai suoi cannoni, forzare il passo, -salire all'assalto, insediarsi sul ciglione? L'immane spalto di pietra -è stato preso per un miracolo di abilità, di pertinacia, di eroismo. - -L'Isonzo è stato varcato a viva forza sotto alla fucileria e alle -cannonate, col nemico trincerato di fronte, a poche centinaia di -metri. Più volte i nostri ponti appena gettati sono stati distrutti -dalle granate. Mancato un tentativo si ricominciava. Si è preso piede -sulla riva sinistra a poco a poco in virtù di un'audacia inflessibile, -tenace, magnifica. Il passaggio dell'Isonzo è uno dei fatti più -meravigliosi nella storia delle guerre. - -Oltre alla difficoltà che è nella disposizione del terreno, oltre -alla preparazione del nemico, avevamo contro di noi una ostilità -imprevedibile di circostanze. Il fiume stesso pareva cospirasse ai -nostri danni. Mentre stavamo per tentare il primo passaggio, l'Isonzo -si mise in piena. Il piccolo corso d'acqua veloce e chiaro divenne -una immensa fiumana vorticosa e torbida. Le piene dell'Isonzo sono -impetuose e subitanee. Fu allora che i ponti di Caporetto vennero -travolti isolando i nostri reparti che salivano alla conquista del -Monte Nero. - -Ecco la ragione di una sosta delle operazioni nel basso Isonzo dopo il -primo slancio dell'invasione. Tre giorni dopo la dichiarazione della -guerra, le nostre ricognizioni già avevano scelto i punti di passaggio -sul fiume. L'ultimo giorno di maggio ci avrebbe forse potuto trovare -sulle pendici del Carso. L'alluvione ci fermò. Il nemico profittava -intanto della piena per provocare quella inondazione del piano, fra -Sagrado e Monfalcone, della quale narrammo diffusamente nelle cronache -di giugno. Con l'inondazione gli austriaci sottraevano un vasto -territorio alla manovra, restringevano i punti possibili di attacco e -potevano concentrare su di essi la difesa. - -Sei giorni trascorsero nell'attesa. Il 4 giugno l'Isonzo decresceva. -Si iniziarono le operazioni per varcare subito il fiume nel punto -meno contrastato, verso Monfalcone. Tutte le artiglierie di un corpo -di armata aprirono il fuoco alla sera. All'alba del giorno dopo due -battaglioni traghettavano su barche, spezzavano una debole resistenza -del nemico, inoltravano verso Pieris. Dietro a loro si gettavano i -ponti militari. A mezzogiorno forse una intera divisione era sulla -riva sinistra. Incominciava l'avanzata su Monfalcone, che fu presa due -giorni dopo. Ma l'inondazione isolava questa mossa. - -Fra le truppe che agivano nella zona di Monfalcone e quelle che agivano -nella zona di Gradisca si distendeva la calma di una immensa palude. Un -nuovo passaggio dell'Isonzo doveva operarsi indipendentemente, senza -appoggi sul fianco, ai piedi delle alture, di fronte alle posizioni -nemiche. Bisognava fare un ponte e dar battaglia nel medesimo tempo. Fu -il 9 di giugno, di fronte a Sagrado, che avvenne la prima traversata -del fiume. L'attacco premeva quel giorno su tutta la fronte per -inchiodare le riserve nemiche; si combatteva sul Podgora, si tentava il -primo traghetto di forze a Plava, si prendeva la Rocca di Monfalcone. - - -Le posizioni nemiche da Sagrado a Sdraussina sono bombardate; ma -gli austriaci, al sicuro dagli assalti sull'altra riva, lasciano le -posizioni battute per rioccuparle appena il cannone rallenta. Sagrado -si addossa alle falde del monte, si rannicchia fra le pendici e il -fiume, e da lontano il suo campanile pare come attaccato all'oscuro -sfondo del declivio. Avanti al paese, il vecchio ponte distrutto dal -nemico non è più che un cumulo di grandi macerie fra le quali l'acqua -s'agitava a vortici e cascatelle scrosciando e spumeggiando. Un poco -a monte di Sagrado, fra due rive folte di cespugli, il fiume forma un -isolotto oblungo, cinereo, fatto di sabbie chiare e cristalline e di -ghiaia. Questa località è scelta per il passaggio. Si considera più -facile gettare due piccoli punti fra l'isola e le rive che non un solo -grande ponte dove il corso del fiume è largo e unito. L'isolotto offre -come una tappa, una base intermedia, divide l'operazione e la facilita. -E poi la corrente è più calma in quel punto. - -Tutto è pronto. Nell'ombra della sera la truppa destinata al primo -passaggio inoltra silenziosa da Gradisca e si cela nei cespugli della -riva. Il materiale per la costruzione si ammassa. Alle dieci e mezzo -i pontieri cominciano il lavoro. Nel medesimo tempo numerose barche -traghettano le avanguardie. L'isolotto si popola. Non si ode che un -risciacquìo sommesso di remi. Due battaglioni hanno lasciato la riva -destra. Delle barche tirate a secco e portate a braccia attraverso -l'isola sono varate sull'altro ramo del fiume. Si traghetta ora verso -la riva nemica. Le operazioni procedono rapide, ordinate, in una quiete -profonda. - -Le prime truppe che sbarcano dall'altra parte avanzano verso Sagrado. -Un intero battaglione, una piccola parte del secondo, e dei drappelli -del genio, formano questa estrema avanguardia, che oltrepassa la -ferrovia e arditamente s'inerpica e si aggrappa alle pendici del -Carso sopra Sagrado. Il nemico pare scomparso. Ma all'improvviso -scroscia la fucilata dalla parte di Sdraussina. Gli austriaci tentano, -con un attacco subitaneo sul fianco sinistro, di isolare i nostri. -L'ultima compagnia sbarcata, che costituiva la riserva, si slancia -contro al nemico. Non si trincera, non si difende: assalta. Nella -notte, nell'ignoto, corre addosso al lampeggiamento dei colpi, che si -estingue. Il nemico fugge. È inseguito, e quando i nostri ritornano -verso Sagrado, sospingono una lunga mandria di prigionieri. - -All'alba, il ponte sul primo braccio del fiume è quasi finito. Non -mancano che tre campate per toccare l'isola. Si lavora con furia, con -febbre, correndo; è una perpetua processione veloce di tavole e di -assi, oscillanti sulle spalle dei soldati, che va verso la testata -del ponte. Subitamente, un inferno di esplosioni. L'artiglieria nemica -aggiusta il tiro sull'ultima campata, dove il lavoro più ferve. Degli -uomini cadono; delle barche di lamiera, forate dalle schegge, si -riempiono rapidamente d'acqua e affondano trascinando pezzi di ponte -con uno scricchiolìo di legname spezzato, sfasciando travature, facendo -saltare legamenti di ferro. Il lavoro è sospeso. La riva diviene -deserta. - - -Il danno non appare irrimediabile. I cannoni nemici hanno cessato la -devastazione. Due terzi del ponte sono intatti, e le campate distrutte -alla testa possono essere rifatte. Non c'è tempo da perdere. Il -fuoco austriaco imperversa adesso sull'isola e sulla riva sinistra. -È un uragano di fucilate e di cannonate. Il furore di batterie e di -battaglioni si concentra su quelle piccole zone, che un'oscillazione -lenta di fumo va ricoprendo. Le nostre avanguardie isolate sono là -sotto. L'artiglieria italiana tempesta, ma i cannoni austriaci ben -nascosti continuano. Le nostre truppe fremono, ed i pontieri invocano -l'ordine di riprendere il lavoro. - -Il lavoro è ripreso. Immediatamente le granate austriache ritornano -al ponte, e questa volta battono le campate di attacco e quelle del -centro. Non rimangono più che brevi tratti del ponte ancora sull'acqua; -il resto ha il lamentevole aspetto di un avanzo di naufragio. -Ricominciare è impossibile. Del resto il materiale necessario per il -completamento del ponte comincia a fare difetto. Si deve aspettare -la notte per muoversi. È stato possibile traghettare alcuni feriti -dall'isolotto, poi ogni comunicazione attraverso il fiume deve cessare. -La giornata trascorre lenta in un'ansia mordente per la sorte dei due -battaglioni rimasti sulla riva opposta e sull'isola. Che cosa avveniva -laggiù? - -Il nemico non ha osato un attacco su quella piccola forza che aveva -passato l'acqua. Non si è mosso; ha creduto meglio agire da lontano. I -nostri si sono ritirati dalle pendici di Sagrado ritornando alla riva. -Là si sono trincerati. - -Passato un primo soffio di sgomento inevitabile al sentirsi soli, senza -soccorsi, contro masse di nemici, hanno preso le disposizioni della -difesa. Il greto del fiume formava un angolo morto: vi si interrarono. -I tiri di fucileria e di artiglieria passavano sopra a loro e finivano -nell'acqua. Le perdite dovute al fuoco erano minime. Ma la situazione -appariva delle più disperate, con un esercito di fronte e un fiume -inguadabile alle spalle. Le teste dei soldati rannicchiati erano -rasentate da raffiche di piombo; l'Isonzo s'impennacchiava tutto di -spruzzi. Ogni speranza era nella baionetta; si aspettava l'attacco per -slanciarsi fuori all'assalto. - -Alla sera gli austriaci debbono aver supposto che non ci fosse rimasto -un solo uomo vivo laggiù. Cessarono il fuoco e andarono a dormire. -Nella notte calma ed oscura si riudì allora il tonfo lieve dei remi -sul fruscìo gorgogliante delle acque. Ricominciò il traghetto sui -due bracci dell'Isonzo. Mentre si ritiravano gli uomini, i pontieri -lavoravano al ricupero del materiale, immersi nell'acqua, seminudi, -salvando tutto quello che si poteva salvare del ponte distrutto. - - -Sull'isolotto erano rimasti senza ricovero sotto al fuoco terribile -quattrocento uomini, con il comandante del secondo battaglione di -avanguardia. Pareva dovessero essere annientati. L'isola non ha un -rilievo, non un macigno, non un ciuffo d'erba, è una spianata grigia, -scoperta, sulla quale si distingue un uomo da dieci chilometri. Sotto -al fumo degli _shrapnells_ si vedevano con angoscia, dalla riva destra, -centinaia di corpi distesi e immobili, dei cadaveri certamente, su -tutto l'isolotto. La notizia di un battaglione distrutto era sussurrata -già più lontano. Ma quei cadaveri erano caduti in un modo singolare, -tutti per un verso, allungati di fianco. Non si scorgeva che erano -sdraiati contro a minuscoli parapetti. I soldati avevano scavato la -sabbia umida e granulosa, facendovi delle fosse con le mani, con la -paletta, con la visiera del berretto, e si erano imbucati. Alla sera -avevano soltanto una cinquantina di feriti e una quindicina di morti. - -L'ordine era tale, che le truppe reduci dalla audace spedizione -sulla riva sinistra avevano conservato tutti i loro prigionieri, e -traghettavano aumentate del numero dei nemici presi. Ma all'alba, per -i ritardi dovuti al trasporto dei feriti, non tutti i soldati della -eroica avanguardia avevano ripassato il fiume. Bisognò sospendere -l'operazione. - -Gli austriaci, usciti alla mattina dalle loro posizioni e arrivati -alla riva, si erano accorti che quei nostri reparti che immaginavano -massacrati erano scomparsi. Andavano per contemplare dei morti, e i -morti se n'erano andati. Divennero furibondi. Si trincerarono sulla -riva, e aprirono un fuoco serrato e cieco contro l'altra sponda. -Arrivata la sera, la loro artiglieria ricominciò a bombardare gli -avanzi del ponte. Dalla nostra parte, silenzio. Si era intenti al -salvataggio degli ultimi superstiti. Appena ritornati i traghetti, -tutta la nostra riva divampò. Per lunghe ore, nelle tenebre di una -notte piovosa, continuò il frastuono del combattimento attraverso -l'Isonzo contestato. - -La notte dell'11, la notte del 12, la notte del 13, videro un -affaccendamento silenzioso sulla riva. Si finiva il recupero del -materiale del ponte. Intanto cercavamo un rimedio alla inondazione, che -ci paralizzava sopra sette od otto chilometri di fronte, impedendoci -di sfruttare il passaggio effettuato sul corso più basso dell'Isonzo, -a Pieris, e di portare l'attacco fra Sagrado e Monfalcone. È noto come -gli austriaci avevano ottenuto lo straripamento delle acque sulla -pianura. A Sagrado una grande diga munita di chiuse sbarra l'Isonzo -e raccoglie le acque per immetterle nel capace canale industriale -di Monfalcone. Gli austriaci avevano serrato le chiuse e sfondato -con le mine un argine del canale. L'acqua fermata dallo sbarramento -abbandonava il letto del fiume, imboccava il canale, e per le rotture -dell'argine dilagava sui campi. - -Due obici di mezzo calibro con tranquilla audacia furono portati di -fronte alla diga, nei pressi di Sagrado, a trecento metri dalle trincee -austriache, sotto al fuoco della fucileria, e tirarono a granata sullo -sbarramento. La diga fu sfondata in due punti, l'acqua si precipitò -per le brecce scrosciando. L'inondazione cominciò a diminuire, ma -troppo lentamente. Due ufficiali superiori del Comando Supremo, qualche -giorno dopo, si spinsero in ardita ricognizione per studiare da vicino -il problema del deflusso. Arrivarono carponi fino alle rovine del -ponte di Sagrado, nascosti fra i cespugli e le alte erbe della riva. -Una sentinella austriaca vigilava a pochi passi da loro. Si resero -conto che l'apertura creata dal cannone sulla diga massiccia era -insufficiente. Bisognava tentare ad ogni costo di riaprire le chiuse. - - -Una notte, un reparto del genio uscì dalle posizioni e scomparve nel -buio. La fucileria nemica si destò poco dopo; una mitragliatrice -martellava; il reparto doveva essere stato scoperto. Ma andava -avanti, saliva sulla diga, strisciando, arrivava alle chiuse. Il loro -macchinismo di apertura era spezzato. Le chiuse erano inchiodate. Le -enormi saracinesche non si muovevano più. Nessuna forza umana poteva -sollevarle. Queste difficoltà gravi non sono insormontabili per un -soldato del genio che si è portato sulle spalle uno zaino pieno di -gelatina esplosiva. In mezzo ad uno schioccare di pallottole che -battevano sulle pietre della diga, delle mine furono accuratamente -preparate. E pochi minuti dopo abbaglianti esplosioni aprivano la via -all'irruenza delle acque. L'inondazione era vinta. - -Era vinta, ma un allagamento così vasto avrebbe indugiato settimane a -ritrarsi. Non si poteva aspettare. Il passaggio del fiume fu ritentato -nella notte del 15 giugno. Il fuoco del nemico non permise lo sbarco -delle prime avanguardie. Due notti dopo si rinnovò il tentativo, ma -l'operazione dovette essere ancora sospesa. Gli austriaci vigilavano -ora, e nei varchi minacciati concentravano un fuoco spaventoso di -cannoni, di mitragliatrici, di fucili. - -Il deflusso dell'inondazione era seguìto ansiosamente. Campi e strade -emergevano a poco a poco, un nuovo terreno di attacco si scopriva -con feroce lentezza. Ogni giorno perduto aumentava la forza e la -preparazione del nemico. Tutta la nostra energia, tutto il nostro -valore, tutta la nostra sagacia non potevano nulla contro l'ostilità -insuperabile e passiva di una distesa di acque. Persisteva ancora -l'allagamento in vaste zone, quando si ordinò l'avanzata contro la -fronte Sagrado-Monfalcone, per accostarsi anche con l'ala destra alle -pendici del Carso e investire le alture da ogni parte. Erano passati -venti giorni da quella fatale piena dell'Isonzo che ci aveva fermati. - -Verso la nuova linea d'investimento le truppe, protette dalle -artiglierie, si lanciarono affondando nel fango. Più avanti, -diguazzavano nell'acqua che arrivava loro quasi ai ginocchi. Avanzavano -da ogni parte, imperterrite, sul terreno viscido. Il 21 di giugno la -linea di attacco era arrivata agli argini del canale di Monfalcone. -Il 23 l'aveva sorpassato e toccava la base delle alture. Fogliano era -preso. Redipuglia era preso. Vermegliano era preso. Seltz era preso. -L'offensiva rombava su tutta la fronte. Con l'appoggio potente dell'ala -destra, con quell'ausilio formidabile sul fianco, si ripresero nella -notte del 23 le operazioni del passaggio dell'Isonzo a Sagrado. - -Si era scelto un altro punto, un poco più a monte dell'isolotto. La -nostra artiglieria batteva la riva opposta con un fuoco intenso, -e verso le quattro del pomeriggio incominciò il traghetto delle -avanguardie. Lo svantaggio di agire alla luce del giorno era compensato -dalla efficacia del nostro fuoco, che inchiodava il nemico. Non si -poteva più sperare nella sorpresa notturna, e l'oscurità, paralizzando -i nostri cannoni, sarebbe riuscita di maggiore utilità all'avversario -che a noi. Furono sbarcati poco più di un centinaio di uomini. Ma dalle -trincee blindate che ci stavano di fronte, alcune basse verso la riva, -altre inerpicate sul declivio, la fucileria divenne serrata, violenta, -continua. Non fu più possibile avvicinarsi con le barche piene di -soldati. Per due volte, profittando dell'affievolirsi del fuoco, il -traghetto riprende, e per due volte deve interrompersi. Il quarto -tentativo del passaggio del fiume era fallito. - - -I centocinquanta uomini che avevano traghettato all'altra riva si -ritenevano perduti, ma tardi nella notte si è saputo che erano in -salvo. Guidati da un energico e intelligente ufficiale, quando si -sono accorti che erano abbandonati alla loro iniziativa, si sono -spostati sulla destra, al coperto dei cespugli, lungo la riva, facendo -prigioniere delle vedette, sorprendendo dei corpi di guardia, ed erano -riusciti a raggiungere le truppe che avevano occupato Fogliano, un -chilometro e mezzo a valle di Sagrado. - -Il giorno dopo, il 24 giugno, si ricomincia. Non si può immaginare -niente di più grande e di più terribile di questa ostinazione eroica, -nella quale la volontà del comando e lo slancio degli uomini si fondono -e sono come la forza e l'acciaio di un maglio che batta e che spezzi. - -Si attese di nuovo l'ora oscura. I primi sbarchi avvennero nel -silenzio. Il nemico non si aspettava un altro tentativo così immediato. -Quando si accorse di un movimento sul fiume, incominciò un fuoco di -artiglieria disordinato, un fuoco di ricerca. Le barche andavano e -venivano sotto al lampo degli _shrapnells_. A poco a poco il tiro -cominciò a farsi accurato. Qualche barca colpita tornava indietro, -metteva a terra gli uomini feriti, ne prendeva altrettanti validi, e -ripartiva col carico completo. Il bombardamento si faceva più intenso -e più esatto. Nuove batterie nemiche entravano in azione. Delle -imbarcazioni non arrivavano più a metà del fiume che dovevano virare -per ricondurre dieci, dodici feriti. Alcune facevano acqua, forate -dalle pallette e dalle schegge. Alle undici della notte il traghetto fu -sospeso. Erano passati circa cinquecento uomini, spariti, laggiù, nelle -tenebre e nel silenzio della riva opposta. - -Il bombardamento cessò. Il nemico credette forse fallito anche il -quinto tentativo. Ma nella quiete profonda un nuovo lavoro cominciava. -Si gettava un ponte. Centinaia di uomini portavano il legname, -portavano le barche, e la riva si empiva di un affaccendamento intenso -e cauto, del quale a cinquanta passi nulla si udiva. Qualche lieve -urto di tavole, dei tuffi di àncore gettate, un gorgoglìo di carene, un -sordo calpestìo di piedi nudi sul legno, e nell'ombra il ponte avanzava -sul frusciare sommesso della corrente nera. - -All'alba la costruzione era arrivata alla metà del fiume. Non si -aspettò che fosse finita; quel breve tratto di acqua scoperta poteva -essere rapidamente traversato con le barche. Ricominciò il passaggio. -La truppa percorreva il ponte a drappelli, arrivava in fondo, -s'imbarcava. Andava verso il mistero dell'altra sponda con una calma -solenne e fiera. Alle tre, l'artiglieria austriaca aprì il fuoco sul -ponte. - -Il passaggio continuò sotto alla tempesta delle cannonate, per qualche -tempo. Il tiro era a granata, e i proiettili cadevano nel fiume -o sulla sabbia. Non tardò molto però ad avvicinarsi al ponte. Una -raffica arrivò sulle barche. Si vide il ponte spezzarsi; tre campate -affondarono. La costruzione e il traghetto furono abbandonati, non un -uomo poteva più passare. Sulla riva sinistra era sbarcato, in tutto, un -battaglione di fanteria. - -Questo battaglione, solo, tagliato fuori, senza scampo, allo scoperto, -attaccò. Troppo debole per difendersi, mosse all'assalto. Si gettò -su Sagrado, respinse il nemico, occupò il paese, vi si trincerò, e -aspettò. - - - - -SULLE PENDICI DEL CARSO. - - _6 ottobre._ - - -Sagrado, per la sua posizione, aveva questo vantaggio: che le -artiglierie nemiche non potevano toccarlo. Era in un angolo morto. Una -delle ragioni per cui l'offensiva nostra puntava con tanta insistenza -sopra Sagrado, era precisamente l'invulnerabilità di Sagrado al -cannone. Sagrado è alla punta dello sperone che il Carso avanza nel -piano; il tiro incrociato delle artiglierie austriache piazzate oltre -il ciglione, lungo i due lati dell'angolo, poteva battere tutti i -declivî ma non arrivava ad una piccola zona al vertice. Prendendo -Sagrado si aveva una strada verso l'altipiano quasi salva dal -bombardamento. - -Era necessario rafforzare immediatamente l'occupazione di Sagrado. -Si pensò di servirsi dei rottami del vecchio ponte distrutto dagli -austriaci, di fronte al paese. Questo ponte aveva ai lati due -passerelle per i pedoni. Un solo arco del ponte era precipitato -completamente e le passerelle laterali, sorrette da armature di -acciaio, erano rimaste come sospese, spezzate per una lunghezza di -pochi metri. Era possibile creare un allacciamento di legno per un -passaggio provvisorio di fanterie. Spingendo avanti a loro dei sacchi -di terra, per ammassarli ad uno ad uno sul fianco di una passerella e -crearvi un baluardo contro la fucileria vicina, dei soldati si spinsero -carponi sul ponte. - -Il fuoco austriaco li prendeva di fianco, li investiva dalla sinistra; -tutte le pendici erano piene di trincee dominanti, lontane poche -centinaia di metri. Una volta passato il ponte si entrava in una zona -più coperta. Fu possibile sistemare la passerella, ma una traversata di -truppe non poteva effettuarsi senza gravi perdite di uomini o di tempo. -Allora, come a Lucinico, venne avanti un cannone. - -Uscì da Gradisca. Inoltrò per un vialone alberato, diritto, che segue -il fiume e finisce al ponte di Sagrado. Entrò di corsa nell'uragano del -fuoco. Andava al sacrificio con una galoppata trionfale. Si piantò di -fronte a quell'anfiteatro di trincee lampeggianti. - -Fra lui e il nemico, la larghezza del fiume. Incominciò un tiro diretto -e rapido di _shrapnells_ e di granate, alternando. Non un colpo andava -fuori di posto. Gli scoppi dei suoi proiettili disegnavano le linee dei -trinceramenti. Batteva in basso, poi in alto, poi di nuovo in basso, -a sbalzi, per non permettere al nemico di indovinare di prevedere -il punto che stava per essere colpito. La fucileria nemica rallentò, -divenne ineguale, prese lui solo la mira, dimenticò il ponte. Dove il -fuoco riprendeva a crepitare violento, il cannone si volgeva e intimava -silenzio. Faceva fronte a tutti, comandava a tutti, atterriva. - -Poco dopo, l'artiglieria nemica lo assalì. Le granate esplodevano -tutto intorno, il pezzo scompariva nel fumo. Non poteva difendersi. Non -pensava a difendersi. Continuava ad imporsi alle trincee. Costringeva -la fanteria austriaca a ripararsi e aspettare. Era il suo còmpito. -Intanto sul ponte le truppe nostre passavano. I plotoni sfilavano, uno -dopo l'altro, curvi dietro ai sacchi di terra. - -Qualche servente cadeva vicino al pezzo; i superstiti scansavano -il ferito e seguivano il lavoro. I cavalli erano morti. Schegge di -granate martellavano l'affusto e le scudature. Il cannone tuonava -sempre. E sul ponte le truppe passavano. In ultimo si videro due soli -artiglieri in piedi. Sparavano gli ultimi colpi. Poi il cannone stesso -fu preso da una granata in pieno. Rimase tutto di traverso, scavalcato. -L'occupazione di Sagrado era definitiva. - - -Un reggimento aveva varcato il fiume. Il giorno dopo era tutta una -brigata al di là. La nostra fronte si allargava verso Castello Nuovo. -Il nemico veniva sloggiato da un primo lembo del ciglione. Poteva -ancora bombardare il ponte, ma non lo vedeva più. La linea del fiume -sfuggiva in parte al suo sguardo. Eravamo padroni dell'Isonzo. Un altro -ponte era gettato, sotto a cannoneggiamenti furibondi ma vani perchè -ciechi. Si preparava la battaglia di luglio, quella battaglia smisurata -che ci ha portati sull'altipiano attraverso innumerevoli assalti, dopo -i quali si vedevano scendere alla pianura in lunghe colonne reggimenti -e reggimenti austriaci, prigionieri. - -Da Gradisca ho potuto avere una visione delle vicine pendici -conquistate, che la cima di San Michele sovrasta. Gradisca offre una -delle più tragiche scene della guerra. Perchè non è completamente -distrutta. È ferita, squarciata, ma poche delle sue case sono crollate, -poche sono morte; quasi tutte conservano una paurosa e inesprimibile -espressione di vita, di sofferenza, di terrore, di agonia. Le macerie -che si vedono qua e là, sono meno sinistre delle abitazioni ancora -in piedi che si allineano lungo le vie deserte, sulle quali, dalle -finestre sfondate dalle esplosioni, da quei loro occhi sbarrati e -vuoti, lasciano cadere uno scintillìo di vetri infranti, come un -luccicare di lacrime. - -La maceria è il passato, è la tomba; sorprende ma non commove, e -la solitudine intorno a lei appare lugubre ma naturale, come nei -cimiteri. Fra quelle case senza abitanti, per le strade senza passanti, -nella città dilaniata e fuggita, percossa da un perpetuo grandinare -di piombo, v'è un senso misterioso di angoscia, qualche cosa di -palpitante, un prodigioso alito di spavento, che fa involontariamente -affrettare il nostro passo. - -Le vie sono ingombre da uno sparpagliamento minuto di rottami e di -fronde d'albero staccate dai proiettili. L'uragano senza fine della -battaglia strappa dalle case, dalle esistenze, dalle piante, detriti di -ogni genere e li mescola. - -Tegole, lembi di tenda, imposte divelte, berretti da soldato, mattoni, -ramoscelli, sembrano gettati intorno dalla furia di un vortice. Cannoni -di tutti i calibri hanno tirato e tirano su Gradisca. Di tanto in -tanto, un boato profondo, un sussultare del suolo, un fremito di muri, -uno scroscio di crolli, un tintinnare di vetri, e il fondo di una -strada si annebbia di polverone denso e di fumo. - -Con un sibilare strisciante, delle palle di fucile arrivano, -continuamente, picchiettando su tutti i muri. Sono colpi lunghi degli -austriaci. La fucileria crepita sulla Sella di San Martino e dietro al -bosco del Cappuccio. Basta guardare in terra, per vedere tutto intorno -decine di pallottole cadute, come una rada e strana ghiaia metallica, -alcune ancora luccicanti e fresche. Alla imboccatura di quel vialone -che l'eroico cannone percorse, la terra è aperta da enormi crateri -scavati dalle esplosioni. - -Uno più largo, profondo come lo sterro di un lavoro di fognatura, fatto -da una granata da 305, ha nel centro una sedia infangata e sbilenca, -una vecchia sedia da caffè. L'hanno messa lì i soldati, per la -fotografia. Avere il proprio ritratto in nobile posa seduto dentro ad -una buca di granata, è l'aspirazione artistica d'ogni milite che passa. -Il punto è molto esposto al fuoco, ma la tentazione è grande, la sedia -è pronta, macchine fotografiche non mancano mai, e la fotografia si -riproduce con modelli diversi. - - -Una granata da 305 ha massacrato la cattedrale. Dall'esterno la chiesa -pare intatta. Ma non ha più tetto, e dentro è una confusione immane -di travi cadute, di colonne crollate, di arredi sacri frantumati e -sparpagliati, di macerie irriconoscibili, sulla quale scende la piena -luce del giorno. Le rovine sono più grandi verso il fiume, al quale -si scende rasentando i giardini pubblici devastati, con degli alberi -stroncati dai colpi, e delle scritte che dicono: «La tutela delle -piante e dei fiori è affidata al pubblico». - -Dalla riva dell'Isonzo si vedono distintamente le posizioni che tendono -alla vetta del San Michele. Il Carso, che da lontano sembra un gradino -regolare ed eguale, appare allora tormentato e vario. È un'immensa -scogliera, che si corrode, che si sfa qua e là, che raccoglie nelle sue -cavità detriti e terriccio sui quali le vegetazioni si affollano, che -ha boschi e prati formatisi sulle frane dei suoi fianchi appena coperti -da lievi sedimenti coltivabili, ma che lascia emergere per tutto i -rilievi della sua cinerea ossatura di pietra. Sulla sua cima il verde -si raccoglie come l'acqua piovana negli interstizî di un acciottolato. -Intere zone non sono che roccia. Se si scava sul prato, si trova la -roccia al primo colpo di piccone. - -Avanzando in linea retta, si è fermati continuamente da macigni, -da scalini inaccessibili, da protuberanze del massiccio calcareo, e -bisogna girare, incanalarsi per le cunette, scendere nelle piccole -cavità erbose, nelle doline, inoltrandosi per passaggi obbligati sui -quali una difesa facilmente si concentra. L'ordine sparso degli assalti -deve per forza finire in aggruppamenti, come un calmo ruscello spezzato -dai sassi si gonfia e irrompe in rivoletti fra un ostacolo e l'altro. -Gli avviamenti, gli sbocchi, sono fatalmente fissati dal terreno. -Contro ognuno di essi il nemico ha preparato una barriera. - -Altrove, le trincee si allineano in due, tre, quattro ranghi. Qui sono -spezzate e sono per tutto. Fanno fronte da ogni lato, si fiancheggiano, -si spalleggiano, serpeggiano, formano angoli, formano intrecci. -Non vi è una fronte da varcare, ve ne sono venti. Ogni dolina è un -piccolo campo di battaglia. Per ogni trincea c'è un'azione, un piano, -una tattica. Se si disegnassero sopra una carta topografica tutte -le trincee espugnate sul Carso, si vedrebbe il foglio riempirsi di -brevi tratteggi, con una confusione da scrittura misteriosa, come -un'invasione di caratteri cuneiformi. E le trincee di difesa e di -attacco non sono scavate; la terra manca per nascondervisi. Sono -elevate. - - -Non ci si affonda, ci si innalza. Non si zappa, si costruisce. Bisogna -andare all'assalto portando sulle spalle sacchi pieni di terra. Appena -ci si ferma, un uomo sorge. Con le munizioni si portano avanti sassi, -sacchi, cemento, travi, e si lavora, si erige, i parapetti si formano -che le blindature vanno poi coronando. Spesso il lavoro è impossibile. -Il combattimento incalza, tutti debbono prendere il fucile, la trincea -appena sbozzata è un minuscolo rilievo di pietrame, vi si arriva -carponi, vi si sta rannicchiati dietro per giorni, per settimane, -aggrampati a quella parvenza di difesa, ostinati, esasperati, decisi. - -Dopo ogni avanzata nostra, arrivano i contrattacchi. Due, tre volte -il nemico tenta e ritenta la riconquista delle posizioni perdute. Non -di rado è il contrattacco che ci porta avanti. Il nostro soldato ha -l'istinto dell'offensiva, sente il momento utile allo slancio. Quando -ha fermato il nemico, gli va addosso. L'occasione di trovarsi viso a -viso con gli austriaci non è mai perduta. Un assalto austriaco finisce -quasi sempre con un assalto nostro. Il bollettino ufficiale ha dato -notizia di oltre trenta attacchi nemici sul Carso, e non erano che i -principali. Molte grandi catture di prigionieri le abbiamo fatte quando -eravamo assaliti. - -Sul Carso gli austriaci hanno prodigato tutti i sistemi di difesa, -tutti i tranelli della guerra, tutti i tipi di opere di fortificazione -campale antica e moderna; hanno adoperato cemento, acciaio, pietra, -legno; in quantità che sarebbero bastate alla costruzione di intere -città; hanno fatto dei muri di protezione lunghi otto o dieci -chilometri sul fianco degli incamminamenti; hanno usufruito di grotte -e di caverne, scavato cunicoli, piantato reticolati, sepolto mine. E -siamo saliti. - -La base delle alture, il primo sorgere del declivio di fronte a -Gradisca, è boscosa. Interrate fra le piante erano centinaia di mine. -Le prime pattuglie in avanscoperta furono sorprese dalle esplosioni. -Bastava urtare dei fili sottilissimi, invisibili come crini di cavallo, -tesi fra l'erba, per provocare uno scoppio. Squadre di volontari -partirono alla ricerca. Strisciavano lentamente, frugando con lo -sguardo la terra, trovavano i fili, li seguivano delicatamente, -scavavano il suolo adagio adagio, disarmavano gli inneschi, e -tornavano portando le scatole esplosive. Tutto questo in mezzo allo -scoppiettìo delle scaramucce, sotto alla protezione di vedette che si -rannicchiavano a sparare dietro ai tronchi degli alberi vicini. Così si -sgombrò la strada al primo passo. - -Più in alto la boscaglia s'interrompe, riprende, lascia larghe zone -nude, e forma sulle alture larghe macchie fosche di vegetazione -arborea. È la forma di queste macchie che ha suggerito ai soldati nomi -strani per località che non avevano nome, e alle quali la guerra dava -un'importanza storica. Bisognava distinguerle, e si chiamarono Bosco -Cappuccio, Bosco Triangolare, Bosco a Lancia, Bosco a Ferro di Cavallo. -Quando il bollettino nostro ha annunziato la conquista del Bosco -Cappuccio e del Bosco a Ferro di Cavallo, il comunicato austriaco ha -potuto smentire recisamente la conquista con un argomento perentorio, -inconfutabile e unico: Cappuccio e Ferro di Cavallo, mai esistiti. - -E fra poco invece sarà il bosco scomparso e il nome che resterà. -Perchè, come sul Mrzli, come sul Podgora, il cannone sfronda, scalza, -schianta, incendia e abbatte. La spalla del monte appare nuda sotto -ad un magro intreccio di ramosità intristite. La terra è sconvolta e -rossastra, la roccia scheggiata ha biancori di neve, e i pochi alberi -rimasti eretti, bruciacchiati dalle vampe, spezzati e stroncati, hanno -l'apparenza scheletrica delle piante colpite dal fulmine. - -Il Bosco Cappuccio, che pareva appunto un cappuccio di verdura sopra un -cocuzzolo verso San Martino, è tutto lacerato ai lembi, lungo i quali -si distendeva un possente trinceramento austriaco. Avanti, il terreno -è nudo. È un pendìo scosceso e scoperto. L'assalto che arrivò alla -trincea si potè seguire da lontano. Si vedevano gli uomini inerpicarsi -urlando, si vedeva lo sparpagliamento veemente e disordinato delle -masse di attacco che salivano, miriadi di puntini grigi, si vedevano -le seconde file rincalzare le prime file assottigliate, e l'azione -pareva eterna. Al di qua del ponte di Sagrado, dietro ad un parapetto, -tre strani piccoli ufficiali vestiti in uniforme _khaki_, guardavano -immobili, con i pugni stretti, lanciando enfatiche esclamazioni -gutturali. - -Erano gli _attachés_ giapponesi. Quando videro l'assalto sparire oltre -la trincea nemica, ingolfarsi nel bosco, si voltarono indietro, verso -degli ufficiali italiani che osservavano gravi e commossi, e agitarono -le braccia con un gesto di entusiasmo e di stupore, gridando: «_C'est -grand! C'est grand!_» Avevano rivisto la mitraglia umana di Porto -Arturo. - -Questo avveniva il 25 di luglio. Avevamo messo quasi un mese a giungere -lassù. Due giorni dopo aver preso Sagrado eravamo a Castello Nuovo, -al bordo dell'altipiano sopra al paese. Doveva essere in antico uno -dei castelli intorno ai quali, su quelle stesse pendici del Carso, -tre secoli fa Venezia si batteva con gli Arciducali nella guerra -«Gradiscana». Poi il castello è divenuto una villa, circondata da -cipressi. Adesso la villa è crollata, la battaglia ha cancellato tutto. -L'occupazione di Castello Nuovo faceva cuneo, puntava in avanti nel -centro della fronte carsica. Gli austriaci sferravano attacchi su -attacchi su quel vertice d'avanzata, che era per noi un premio al quale -si appoggiava la progressione lenta e faticosa delle ali. - - -Ogni notte era un assalto. Ve ne sono stati dodici contro quel punto, -che appariva sempre avvolto di fumo. Le trincee austriache, coperte, -blindate, protette, erano a cinquanta metri. Noi stavamo dietro a -parapetti provvisorî, coronati di sacchi. Da una parte all'altra si -parlavano, fucilando. Allora nacque, non si sa come, il soprannome -di Cecchino dato ai tiratori scelti austriaci, i quali, muniti di -fucili a cavalletto con alzo a cannocchiale, stavano eternamente alla -posta. Anche noi avevamo i nostri Cecchini, sempre in mira, la guancia -contro al calcio. I colpi erano commentati ad alta voce. Un giorno -uno dei nostri sbagliò per due dita la testa di un austriaco che -si era avanzato quatto quatto e si disponeva a sparare; l'austriaco -ritraendosi agitò in aria il fucile facendo quella segnalazione che -in tutti i bersagli del mondo significa «zero»! Si rise dalle due -parti. Più spesso erano ingiurie. Una sera pioveva a dirotto, l'acqua -scorreva dietro ai nostri parapetti, e dalla trincea austriaca, chiusa -e asciutta, una voce di scherno gridò nel dialetto dalmata: «_I fevi i -piediluvi, can de taliani?_» Rispose un coro d'invettive che deve aver -dato al nemico l'impressione d'un grido di assalto, perchè aprì subito -il fuoco. Ma questa è la vita di tutte le trincee. - -L'avanzata vera, sistematica, perseverante, vigorosa, cominciò ai primi -di luglio. Il centro era piantato solidamente su Castello Nuovo, la -destra saliva verso il Monte Sei Busi, la sinistra verso il Monte San -Michele. - -L'offensiva si scatena allora su tutti i fronti, preme sul Podgora, -minaccia i ponti di Gorizia, ma è al Carso che tende con volontà -intensa. L'azione non vi ha sosta. Ogni notte dei reticolati saltano, -ogni giorno delle trincee sono prese. Il nemico si rinforza, concentra -nuove batterie di medi calibri nel vallone di Doberdò, contrattacca per -tutto, cerca di profittare della vulnerabilità e della debolezza che -hanno le posizioni appena prese, quando ancora non c'è stato tempo di -farvi i lavori di consolidamento, e vi dirige assalti su assalti. Ma -niente ci smuove, teniamo le trincee espugnate, progrediamo sempre. - -La lotta era accanita. Il nemico non rifuggiva dai mezzi più sleali, -dalle false rese che nascondevano mitragliatrici appostate, dalle -false bandiere della Croce Rossa issate su batterie o su comandi, era -feroce quando non era in fuga. Non permetteva di raccogliere i feriti -caduti fra le due fronti, e non raccoglieva i suoi. Una mattina uno -dei nostri generali doveva far cominciare un bombardamento di calibri -pesanti per aprire il varco nel reticolato di un trinceramento che ci -era di fronte; ma proprio sotto a quel reticolato che stava per essere -sconvolto da una bufera di esplosioni, giaceva un ferito nostro. Di -tanto in tanto si vedeva un lieve gesto del suo braccio. Vicino a lui -due cadaveri. Erano caduti durante un tentativo notturno. - - -Il generale, che era in trincea per sorvegliare gli effetti del -bombardamento, guardava la scena pensieroso. L'ora fissata per l'azione -dell'artiglieria scoccava. Egli non dava ordini. Poi, chiamò un -ufficiale e fece parlamentare col nemico. - -«Lasciateci raccogliere i nostri feriti e i nostri morti!» — gridò -dalle nostre trincee una voce al megafono. Nessuna risposta. «Faremo -uscire dei portatori nudi perchè vediate che non è un tranello!» — -soggiunse la voce. Nessuna risposta. Le stesse frasi furono gridate -in tedesco. Silenzio. La trincea nemica pareva deserta. Quattro -portaferiti con le barelle vennero fatti inoltrare. Una scarica di -fucilate li accolse appena usciti. Due di loro rimasero colpiti. L'ora -era trascorsa. Le batterie pronte aspettavano il segnale telefonico per -iniziare il tiro convenuto. Il generale si passò una mano sulla fronte, -guardò l'orologio, si volse all'ufficiale d'ordinanza, gli trasmise un -ordine. E il fuoco cominciò. - -Il varco fu aperto nei reticolati. Il segno che la batteria era -spezzata venne dal nemico. Si vide un gruppo di austriaci balzare fuori -della trincea e precipitarsi per un passaggio creato dalle nostre -granate attraverso la siepe di acciaio. Venivano giù in fila, senza -fucile, correndo, le mani in alto. Si arrendevano. - -Erano venticinque. Profittavano di una sosta fra il cannone e la -baionetta. Ma il cannone non aveva finito. Riprendeva in quel momento -il suo lavoro di demolizione. Una granata cadde in mezzo al gruppo. -Dalla nostra trincea si scorse distintamente lo spettacolo atroce di -corpi umani smembrati lanciati in aria nella eruzione di terra, e di -fumo dello scoppio. Era come una di quelle esplosioni inverosimili -che si vedono raffigurate nei giornali illustrati. Terrorizzati, -insanguinati, lividi, i superstiti arrivarono alla posizione italiana. -Non erano più che sedici. Il destino aveva fatto giustizia. - -Lo spettacolo di queste rese era comune. Una volta verso Castello -Nuovo si vide venire avanti un mezzo battaglione austriaco, agitando -fazzoletti, con le braccia levate: cinque o seicento uomini, una folla -veloce sormontata da un turbinio chiaro di mani. Cessò il fuoco delle -nostre trincee e si fece un silenzio di attesa. Ma quella massa non -aveva percorso la metà della strada che la separava dai nostri, quando -cominciò su di lei un fuoco di _shrapnells_ austriaci, serrato, esatto, -rabbioso, che la seguiva passo passo. Cadevano giù a gruppi i fuggenti -colpiti, costellavano la terra di corpi. Centoventi soltanto poterono -giungere a consegnarsi. Certe volte si direbbe che i reticolati servano -assai più a trattenere gli austriaci dal rendersi che a difender loro -dai nostri assalti. - - -Il cannoneggiamento furibondo, insistente e preciso che preparava gli -attacchi delle nostre fanterie, sbalordiva e accasciava il nemico -nelle sue trincee. L'assalto spesso lo trovava inerte, sperduto. I -nostri primi reparti arrivavano, intimavano la resa, e continuavano -l'attacco, andavano oltre, lasciando alle seconde linee la cura di -raccogliere i prigionieri e di spingerli giù, verso le retrovie. Gli -ufficiali austriaci, che non stanno con i loro uomini, perdevano ogni -controllo di comando. Dietro ad ogni trincea nemica, lontano dieci o -quindici passi, vi sono dei minuscoli ricoveri; delle buche blindate; -nella trincea sono i soldati, nelle buche gli ufficiali. La truppa -non può muoversi, presa come è fra i reticolati e le pistole dei suoi -superiori. Sapiente disposizione. - -I primi tempi i nostri soldati, intenti alla trincea, non badavano alle -tane dei comandi che erano alle spalle, e proseguendo incalzanti alla -conquista delle linee successive erano spesso feriti da misteriosi -colpi a bruciapelo. Poi impararono. Correvano dritti alle buche, -e affacciando la punta della baionetta nell'apertura, ponevano -all'abitatore rannicchiato nell'ombra questo semplice dilemma: «Fuori -le mani, o spingo!» Venivano fuori le mani. Dopo le mani spuntavano -le braccia, e dopo le braccia emergeva il resto di un elegante -_oberleutenant_ al completo, pallido ma dignitosamente rassegnato. - -Una mattina un capitano austriaco, rimasto inosservato nel suo covo -mentre l'assalto passava, tirò un colpo di pistola ad un sergente -nostro che seguiva il suo plotone. Il sergente, illeso, si fermò e si -guardò intorno. Una seconda palla lo sfiorò. Allora egli vide. Non fece -fuoco, rivoltò il fucile, balzò addosso all'ufficiale, lo tramortì con -un colpo di calcio, se lo caricò sulle spalle e lo portò giù, al posto -di medicazione. Qui, alle prime cure il capitano austriaco rinvenne, e -andò su tutte le furie. Smaniava, mostrava i pugni al sergente, che lo -guardava sbalordito da dietro le spalle dei medici, rotava gli occhi -e bestemmiava, in tedesco. Non era furioso per essere stato fatto -prigioniero, o per avere perduto la posizione. La causa della sua ira -era più grave: «È la prima volta — gridava — la prima volta nella mia -vita che manco un uomo al secondo colpo!» Il sergente fece un passo -avanti, salutò cerimoniosamente e gli disse: «La ringrazio tanto per la -eccezione!» E se ne andò fischiettando. - -Storie di prigionieri, di rese, di catture, sono innumerevoli. In -quei giorni operava sul Carso una famosa batteria da campagna che -era conosciuta dalle truppe precisamente col nomignolo di «batteria -dei prigionieri». Aveva la specialità di catturare gli austriaci a -mezze compagnie per volta, da sola. Nelle nostre linee arrivavano -all'improvviso bande di nemici che si arrendevano, adunati e condotti -dal fuoco dei cannoni. Quando la batteria scorgeva dei nuclei nemici -in ritirata, li fermava con barriere di esplosioni, li costringeva a -cercare uno scampo nel ritorno, li accompagnava, li sospingeva con una -minacciosa siepe di _shrapnells_, non permetteva loro che deviassero, -lasciando così una sola via aperta alla loro marcia, quella della resa. - -Gli austriaci incalzati, incapaci di mantenere il terreno ad onta della -tremenda preparazione difensiva, meditarono un gran colpo. Divisioni -fresche arrivavano continuamente dalla Galizia a rinforzo. Fin dal -10 di luglio grandi masse nemiche venivano adunate per una offensiva -generale e risolutiva. In quell'epoca cominciò a notarsi appunto -l'entrata in azione di numerose batterie pesanti. Per sloggiarci -dall'altipiano carsico pensarono di sviluppare l'attacco principale -contro la nostra ala sinistra. - -Appariva infatti in quel momento la più vulnerabile. Una volta forzata -la sua estrema punta sull'Isonzo, un ripiegamento di tutta l'ala -sinistra poteva essere provocato. Ripiegare sotto la pressione di -un'offensiva possente significava, con molta probabilità, ripassare il -fiume. Sarebbe stata la perdita dei ponti, l'annullamento dei risultati -ottenuti con sforzi meravigliosi durante quasi due mesi di lotta -tenace, il ritorno al principio in condizioni ben più difficili per -una ripresa dell'offensiva. La nostra destra invece aveva Monfalcone -come sentinella estrema, e un attacco contro di essa, anche fortunato, -non avrebbe ottenuto un resultato definitivo quale quello di ridare il -pieno controllo dell'Isonzo. Il piano austriaco era dunque perfetto, -come sono perfetti tutti i piani prima che falliscano. - -Al mattino del 22 luglio il grande attacco austriaco si sferrò. Tutta -la notte delle offensive minori avevano tastato la nostra fronte, -forse per riconoscerla, forse anche per stancare le guarnigioni e -trovarle più deboli e meno pronte all'urto che si preparava. Numerosi -generali comandavano il movimento offensivo, fra i quali il principe -di Schwarzenberg, il generale Boog, il generale Schreitter. L'azione -cominciò con un bombardamento formidabile. - -Delle persone che osservavano le posizioni da lontano, le videro -letteralmente coprirsi di fumo. Si ovattavano tutte di nubi di -_shrapnells_. Il rombo intenso della cannonata non affievoliva un -istante. Pareva impossibile che si potesse resistere in quell'inferno. -Si aveva l'impressione angosciosa che fosse un fuoco di sterminio. -Improvvisamente si svegliò un tuono più alto, più violento, più vicino: -le nostre artiglierie entravano in azione. Per qualche tempo il fumo -dei colpi avvolse gli stessi punti. Poi, ad un tratto, parve che gli -_shrapnells_ austriaci battessero più in là, che i cannoni nemici -raccorciassero il tiro; l'uragano si allontanava, si videro i nostri -colpi spostarsi subitamente, andare lontano lontano. Si comprese che -facevano un fuoco d'interdizione, che chiudevano la strada ad un nemico -in fuga. - -L'attacco era stato dato con dense e profonde formazioni, a grandi -masse. Erano arrivate impetuose quando la preparazione delle -artiglierie nemiche poteva far credere di avere decimato ed estenuato -la difesa. Ma una delle più belle qualità del nostro soldato è la -resistenza morale al bombardamento. L'attacco si abbattè sulla prima -linea in piena efficienza, duramente provata ma pronta alla lotta. -La battaglia fu accanita. Le onde di assalto si formavano e si -riformavano, ma l'artiglieria nostra aveva avuto una prontezza fulminea -nell'intervenire in soccorso della fanteria. Il suo fuoco era di una -precisione spaventosa; molti dei punti sui quali si concentrava il -tiro erano in diretta visione delle batterie. Lunghi tratti del campo -di battaglia si prospettavano in declivio avanti ai cannoni, che -scrivevano i loro colpi come sopra una lavagna. Si poteva portare il -fuoco a cinquanta, a quaranta metri dalla nostra linea, senza timore -di toccarla. L'assalto non trovava un limite di liberazione, oltre il -quale l'artiglieria è paralizzata. - -La fucileria aveva l'intensità continua di uno scroscio di cateratta, e -lo strepito regolare delle mitragliatrici pareva il battito meccanico -di un immenso opificio. Ad ogni sbalzo in avanti le file nemiche -erano falciate. Si vedevano gli uomini fulminati nella corsa cadere -roteando su loro stessi, e le braccia aperte. L'impeto dell'assalto era -spezzato. L'attacco violento declinava in un'azione lenta. La spinta -si faceva pressione. Intanto i nostri rincalzi erano in marcia, avevano -passato i ponti, si ammassavano dietro al combattimento, portavano alla -prima linea una nuova pienezza di vigore. E la controffensiva nostra si -sferrò, vigorosa, improvvisa, travolgente. Allora la nostra artiglieria -spostò il tiro, battè alle spalle del nemico, lo serrò fra le granate -e le baionette, e fu la fuga disordinata degli austriaci, la resa di -interi reparti, la rotta. La vittoria era nostra. - -Il terreno era pieno di cadaveri nemici. Di quando in quando dalle -cavità, nelle doline che parevano deserte, si vedevano apparire -piccole file caute di austriaci, curvi sotto al loro grosso zaino, -plotoni di dispersi in cerca d'uno scampo, e la mitragliatrice intimava -loro l'alto là. Il soldato che perde lo zaino è punito nell'esercito -austriaco legandolo ad un palo, con i piedi ad un palmo dal suolo, -le mani avvinte dietro il dorso, e per alcune ore è lasciato così a -meditare sulla santità del corredo governativo. Questa venerabile -costumanza ha prodotto una indivisibilità mirabile fra il soldato -austriaco e il suo bagaglio. Nelle più critiche circostanze, zaino -e soldato sanno rimanere insieme. L'uomo può perdere la testa, può -perdere la battaglia, può perdere la vita, ma non il sacco. Si assiste -talvolta ad atti di eroismo disperato per la riconquista di uno zaino, -abbandonato in un momento di fretta imperiosa e imperiale. Dei feriti -a morte, agonizzanti quasi, ai quali nella caduta è sfuggito dalle -spalle il carico regolamentare, strisciano a riprenderlo, arrivano ad -afferrare a fatica una cinghia, la tirano a loro con le ultime forze. E -muoiono così nel pensiero di un ideale raggiunto. - -Il grande attacco austriaco naturalmente ci portò più avanti. Per -ostacolare il nostro consolidamento sulle nuove posizioni, altri -attacchi arrivarono il giorno dopo. La nostra ala destra fu alla sua -volta investita. Ma il 25 luglio tutta la nostra fronte riprendeva -l'offensiva, paziente, tenace e violenta. Mentre l'ala sinistra -conquistava quel Bosco Cappuccio che non ha più alberi sui suoi bordi -sconvolti, il centro si avvicinava a San Martino del Carso, e la -destra espugnava una gran parte del Monte Sei Busi, verso Doberdò, le -cui case bianche si affacciano spaurite al di sopra di un nereggiare -di boscaglia. Il Monte Sei Busi era stato già preso, poi riperso, -poi ripreso, poi riperso. Si concentravano sulla vetta troppi tiri -di artiglierie, che non davano il tempo di consolidarsi. L'azione -generale distolse da quella sommità una parte del fuoco che la batteva, -permise agli assalitori di resistere, di lavorare, di organizzarsi -e di reggere. Cominciavamo a dominare finalmente tutto un lato -dell'altipiano, fino al Vallone, dietro a Doberdò, fino al laghetto. - -Il Bosco Cappuccio e la boscaglia della spalla di San Martino, erano -pieni di trincee, di reticolati. Vi infuriarono combattimenti furibondi -a colpi di granate alla mano e di baionetta. Furono spesso lotte a -corpo a corpo, avvinghiamenti, sotto ad un roteare di calci di fucile -che cadevano a mazza. Le bombe asfissianti del nemico allungavano fra -gli alberi il loro fumo persistente, denso, verde, vischioso. Dalle -nubi velenose i nostri emergevano terribili, coperti dalle maschere di -guerra che mettono sul viso l'apparenza mostruosa di una enorme bocca -inumana. - -Si combattè il giorno, si combattè la notte, si combattè il giorno -appresso. La sinistra era salita sul San Michele. Contro di lei si -volsero i cannoni di Gorizia. La montagna pareva in eruzione. I nostri -non volevano lasciar presa. Erano decimati ma resistevano. Rimasero -fino alla notte sulla vetta battuta da uragani di acciaio. Quando -ripiegarono, si gettarono contro delle trincee laterali, andavano -in cerca di combattimento. E arrivarono dalla vittoriosa ritirata -sospingendo una massa di prigionieri. Oltre cinquemila prigionieri -erano stati catturati in tre giorni, con duecento ufficiali austriaci. -Alla destra ci piantavamo definitivamente sul Monte Sei Busi. - -Il 27 avanzò il centro. Il 28 il nemico contrattaccò con grandi -forze. Aveva ricevuto altre truppe fresche. Comparve in prima linea un -reggimento di Landschutzen. Non tornò più indietro. Un altro migliaio -e mezzo di uomini validi cadde nelle nostre mani. Avanzammo verso San -Martino. Il 29 gli austriaci tentavano di sloggiarci con l'incendio -dal Bosco Cappuccio. Delle fiamme sorsero qua e là nei roveti; furono -estinte. - -Continuammo ad avanzare. Tutto un primo sistema d'opere difensive -era sfondato. Urtavamo sulla seconda linea, che fu attaccata dalle -artiglierie. Il centro progrediva e mandava indietro centinaia e -centinaia di prigionieri. Il 31 gli austriaci assalivano con vigore -il Monte Sei Busi, dopo aver tentato di stornare la nostra attenzione -con un'azione dimostrativa all'ala opposta. L'assalto fu fermato, e la -controffensiva nostra si sferrò alla sua volta, magnifica, impetuosa, -irresistibile, scompigliando, fugando, disperdendo le truppe più -scelte, e quasi un intero reggimento dei famosi Kaiserjäger rimase sul -campo. - -Il 2 agosto, altro attacco austriaco contro al Monte Sei Busi. Quella -occupazione li molesta. Se il San Michele guarda in casa nostra il Sei -Busi guarda in casa loro. Vede e sorveglia, scopre le vie di approccio, -e colonne nemiche in movimento su strade, che erano state fino allora -invulnerabili, sono raggiunte ora dai nostri colpi di cannone, fermate, -disperse. L'attacco è respinto, e avanziamo. L'occupazione del Monte -si allarga. Anche il nostro centro progredisce. La nostra artiglieria -arriva a tormentare delle retrovie avversarie. Scopre Marcottini, -domina tratti nuovi di comunicazioni verso Devetachi. Strane località -ha il Carso, che portano nomi umani, veri cognomi che adesso ci fanno -l'effetto di appartenere a personalità misteriose e ostili: Marcottini, -Devetachi, Vizintini, Micoli, Ferleti, Bonetti, Boschini.... Perchè -sono dalla parte austriaca tutti questi italiani? - -Il giorno dopo, nuova battaglia. Per frenare i progressi del centro, -alla mattina del 4 agosto gli austriaci sferrano un attacco contro al -Bosco Cappuccio. Si ripetono le fasi oramai consuete di resistenza e -di controffensiva. Il nemico è fermato, assalito, inseguito. Una enorme -trincea, che i soldati chiamavano il Trincerone, la quale chiudeva gli -sbocchi orientali del bosco, è presa così, di impeto. L'assalto vi -sale alle spalle dei fuggiaschi. Siamo agli accessi di San Martino. -Attacchi, contrattacchi, sorprese, combattimenti nella nebbia, nella -bufera, nelle tenebre di notti tempestose, nel chiarore di proiettori -e di razzi, si susseguono ogni giorno da allora, ma non hanno più -l'ampiezza di azioni generali. Sono imprese locali, battaglie d'una -dolina, assedi di una trincea, furori circoscritti. Andiamo avanti -sistematicamente, scalzando, incalzando, senza annunziare sempre i -vantaggi ottenuti, portando colpi di sorpresa, senza fermarci mai. -La lotta non ha soste, si restringe ma non langue, si sposta ma non -riposa. - -Mentre dalle finestre sbrecciate di un vecchio edificio di Gradisca, -sul quale le pallottole grandinando formano come una tarlatura, -osservavo le posizioni, il fuoco che languiva ha ripreso, tutta la -vetta scrosciava di fucilate, e ricominciava sulla città deserta -una pioggia rada e scoppiettante di piombo. Raffiche di cannonate -passavano. Un combattimento breve divampava verso il San Michele. - -La falda del San Michele era coperta da un folto bosco a semicerchio: -il Bosco a Ferro di Cavallo nella denominazione della truppa. Non -potrei descriverlo perchè il bosco non c'è quasi più. Lo vedono -soltanto i soldati, e lo indicano, perchè conservano nella loro memoria -profondi, netti e vivi gli aspetti dei luoghi nella prima apparenza, e -perchè le trasformazioni del paesaggio sono avvenute lentamente. Ma chi -arriva nuovo e ignaro, al posto del Bosco di Ferro di Cavallo vede, un -due o tremila metri lontano, un terreno scosceso rotto e frastagliato, -con dei sassi, e qua e là una lanugine gialla di rovi secchi e di -cespugli bruciacchiati. Più in alto, la vetta nuda del San Michele, -osservatorio del nemico, che ci scruta. Il bosco è così scomparso, e -vi si scorgono tutte le nostre trincee, che si tendono ad arco verso la -cima del monte, vicina, quasi raggiunta. - -Dopo le battaglie di luglio il nemico aveva insinuato fra i roveti -dei piccoli posti, che alla notte lavoravano. Erano sorte così -delle trincee, che gli austriaci a poco a poco ampliavano; i piccoli -posti erano diventati avanguardie, e le avanguardie si disponevano a -trasformarsi in prima linea. Pochi giorni or sono, il 18 settembre, -assalimmo il Ferro di Cavallo. Le prime trincee furono occupate -di sorpresa; le altre furono espugnate a viva forza. Il nostro -bombardamento accecava il San Michele. Dei contrattacchi scesero, ma -i nostri hanno acquistato una tale destrezza nell'erigere i ripari, -che in pochi minuti una prima rudimentale opera di difesa è pronta. -Se l'austriaco ha una passione per lo zaino, il nostro soldato è -inseparabile dal suo sacco pieno di terra. Sale all'assalto col suo -fardello, e non lo lascia che per scaraventarlo sopra un parapetto -di fortuna e sdraiarvisi dietro. È avvenuto anche che lo abbia -scaraventato sulla testa dei nemici. - -Le trincee formano un saliente che spinge arditamente all'attacco -del monte una testa arrotondata, la quale simula quasi quel ferro -di cavallo che il bosco non forma più. Si seguiva tutta la vita del -trinceramento, l'andare e il venire lento e indifferente dei soldati -dietro ai muri di riparo, l'affaccendarsi di lavoratori in opere di -rafforzo, e presso alle feritoie una immobilità statuaria di vedette -e di tiratori. Per un incamminamento salivano, calmi, a passo da -montagna, i portatori del rancio, con le loro pentole fumiganti. - -In molti settori della guerra ho avuto una impressione di solitudini -truci immerse in paurosi silenzi sovrumani. Ma di fronte al Carso no. -Di fronte al Carso, in qualunque punto, si sente la massa che vive e la -guerra che palpita. Una ostilità martellante pulsa come una febbre. Si -direbbe che la nostra fronte toccando il mare attinga dall'Adriatico -vigori e impeti maggiori per avventarsi contro le alture feroci. -La battaglia non ha più date, è la battaglia del Carso, una lotta -gigantesca sugli spalti della immane fortezza che la sopraffazione ha -dato al nemico, e dalla quale a passo a passo è scacciato. Il rombo di -questa bufera è udito talvolta nelle città tranquille e lontane della -pianura veneta. - -Nel buio profondo della notte di Udine a lumi spenti, pieno di uno -scalpiccio di gente che passa e non si vede, di un sussurrìo di voci -che pare vengano dai muri, in quelle tenebre strane nelle quali mormora -una vita quieta, invisibile, cieca, fra quei portici che la risonanza -sola rivela, per quelle strade opache e nere in fondo alle quali, come -un punto di bragia, scintilla una lampadina rossa che tinge un angolo -con un riflesso da laboratorio fotografico, per l'aria umida e fredda -arriva spesso un rimbombare remoto, un brontolìo di tuono. Nessuno -ci bada, il sussurrìo continua, la voce di un ragazzo si allontana -cantando. Si ha l'abitudine. È la battaglia del Carso che rugge. È un -passo avanti che si fa.... - - - - -INDICE. - - - _Prefazione_ Pag. V - Al fronte 1 - «Morale altissimo» 11 - Verso l'Isonzo 23 - Ai piedi del Carso 38 - Davanti a Gorizia 52 - Aspetti della lotta sull'Isonzo 67 - In un ospedale 81 - Tra lo Stelvio e il Tonale 90 - Dai ghiacciai dell'Adamello agli uliveti del Garda 106 - Tra le balze dell'Adige 123 - Una maestosa battaglia di fortezze 139 - Fra i torrioni delle Dolomiti 154 - Sulle vette dell'Alto Agordino 174 - Nella conca d'Ampezzo e intorno al lago di Misurina 189 - Nella valle di Sexten 209 - La lotta dei colossi 222 - Dove il combattimento non ha soste. Il passo di - Montecroce 249 - Monte Nero 286 - La conquista della conca di Plezzo 306 - Nell'alta valle dell'Isonzo. Le fasi della guerra - intorno a Tolmino 326 - L'eroica conquista di Plava 340 - Guerra d'assedio intorno a Gorizia. Un atto di - sublime sacrificio 361 - Sull'Isonzo e sul Carso. Una mirabile impresa - guerresca 381 - Sulle pendici del Carso 401 - - - - - -Nota del Trascrittore - -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo -senza annotazione minimi errori tipografici. - - - - - -End of the Project Gutenberg EBook of Al fronte, by Luigi Barzini - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK AL FRONTE *** - -***** This file should be named 60657-0.txt or 60657-0.zip ***** -This and all associated files of various formats will be found in: - http://www.gutenberg.org/6/0/6/5/60657/ - -Produced by Barbara Magni and the Online Distributed -Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was -produced from images made available by The Internet Archive) - - -Updated editions will replace the previous one--the old editions -will be renamed. - -Creating the works from public domain print editions means that no -one owns a United States copyright in these works, so the Foundation -(and you!) can copy and distribute it in the United States without -permission and without paying copyright royalties. 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You may copy it, give it away or -re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included -with this eBook or online at www.gutenberg.org/license - - -Title: Al fronte - (maggio-ottobre 1915) - -Author: Luigi Barzini - -Release Date: November 9, 2019 [EBook #60657] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK AL FRONTE *** - - - - -Produced by Barbara Magni and the Online Distributed -Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was -produced from images made available by The Internet Archive) - - - - - - -</pre> - - -<div class="booktitle"> -<h1> -AL FRONTE. -</h1> -</div> - -<hr class="silver" /> - -<div class="titlepage"> -<p class="x-large"> -LUIGI BARZINI -</p> - -<p class="pad2 main-t"> -AL FRONTE -</p> - -<p class="pad1"> -<i>(maggio-ottobre 1915)</i> -</p> - -<p class="pad6"> -MILANO<br /> -<span class="smcap">Fratelli Treves, Editori</span><br /> -<span class="small">1915</span><br /> -—<br /> -<span class="small"><b>Terzo migliaio.</b></span> -</p> -</div> - -<div class="verso"> -<hr class="mid" /> -<p> -PROPRIETÀ LETTERARIA. -</p> - -<p> -<i>I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati per -tutti i paesi, compresi la Svezia, la Norvegia e l'Olanda.</i> -</p> - -<p> -Copyright by Fratelli Treves, 1915. -</p> - -<p> -Si riterrà contraffatto qualunque esemplare di quest'opera che -non porti il timbro a secco della Società Italiana degli Autori. -</p> - -<p> -Milano — Tip. Treves. -</p> -<hr class="mid" /> -</div> - -<div class="somm"> -<hr /> -<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p> -<hr /> -</div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_v">[v]</span> -</p> - -<h2 class="title" id="prefazione">PREFAZIONE.</h2> -</div> - -<p> -Questo libro, che rispecchia gli aspetti della -nostra guerra nei primi quattro mesi del suo -svolgimento, dagli ultimi giorni di maggio agli -ultimi giorni di settembre, è il frutto di varî -periodi di residenza al fronte. Ma è stato partecipando -al viaggio dei corrispondenti dei giornali -nelle zone di operazione, viaggio durato -quasi cinque settimane, che l'autore ha potuto -raccogliere la materia essenziale del volume. -</p> - -<p> -La pagina con la quale egli concludeva sul -<i>Corriere della Sera</i> i resoconti di quella lunga -gita e riassumeva il senso delle cose vedute, -viene ad essere anche una specie di commento -del libro stesso, ne compendia il significato e -ne delinea il carattere. Essa ci appare come la -prefazione più naturale del lavoro, e la riproduciamo -qui. Mettiamo all'inizio quello che fu -scritto alla fine. Del resto la prefazione è sempre -l'ultima cosa che si scrive di un libro. -Essa è un epilogo che si finge programma. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_vi">[vi]</span> -</p> - -<p> -Nella loro visita al fronte i rappresentanti -della stampa hanno cercato di portare all'anima -aspettante della Nazione una conoscenza -diretta e sentita, per quanto manchevole e sommaria, -della lotta eroica che si snoda per vette -e per valli su quasi seicento chilometri, dai -ghiacciai del Cevedale e dell'Adamello al Golfo -di Trieste. -</p> - -<p> -Tutto quello che giornalisti di ogni regione -e di ogni opinione hanno scritto dai campi di -battaglia, non può non avere dato al paese argomenti -infiniti di fierezza, di orgoglio, di conforto. -Le cronache frettolose e disordinate dei -corrispondenti di guerra, sospinti dall'incalzare -del tempo, sono risultate come una documentazione -vissuta, umana, spesso palpitante e commossa, -dell'entusiasmo guerriero e lieto delle -truppe e del loro valore indomabile che la -sapienza e la volontà del comando conduce. -</p> - -<p> -Abbiamo visto come si combatte sull'eterno -gelo delle più alte montagne, come si issano -cannoni fino all'inaccessibile, come si creano -per tutto nuove strade tagliate spesso nella viva -roccia fino ai nevai, come si distruggono fortezze -nemiche, come si lanciano ponti sotto -al bombardamento, come si assaltano e si -<span class="pagenum" id="Page_vii">[vii]</span> -conquistano le posizioni più formidabili, come si -respingono e si sfanno gli attacchi del nemico, -abbiamo ammirato la cooperazione perfetta di -tutte le armi, lo spirito di sacrificio di tutti i -corpi, la concatenazione serrata delle azioni, -la prontezza delle manovre, la vastità e la esattezza -dei servizi. Se da tutte queste visioni della -guerra, che la stampa ha diffuso, la Nazione -ha tratto una conoscenza più profonda della -sua forza, la Nazione deve sentirsi più forte, -deve cioè contemplare l'avvenire con rinnovata -e ferma fiducia. -</p> - -<p> -I racconti dei giornalisti al campo hanno -finito per costituire una specie di riassunto della -guerra. Quello che i corrispondenti vedevano -era così legato a quello che era successo, -il passato della guerra mostrava tracce così profonde, -parlava così forte nel tumulto del presente, -che la cronaca diventava un po' storia, -una storia delle operazioni rintracciata sui luoghi, -illustrata dai racconti di combattenti stessi, -commentata dall'azione in corso, fusa, dalla continuità -della lotta agli avvenimenti attuali e -vissuti. Ebbene, una cosa è apparsa subito evidente -da queste narrazioni: ed è la esattezza dei -comunicati ufficiali. Le azioni appurate dalla -indagine giornalistica si identificavano una per -<span class="pagenum" id="Page_viii">[viii]</span> -una alle azioni enunciate nei bollettini. Il lavoro -dei corrispondenti ha finito per essere un ampio -commentario della parola laconica e calma -del notiziario dello stato maggiore. -</p> - -<p> -Questa constatazione può sembrare superflua, -se non presuntuosa. Il Paese conosce quali uomini -reggono il destino delle sue armi, e in -tale conoscenza riposa. Per noi, grazie a Dio, -le virtù militari non possono apparire disgiunte -da virtù civili; siamo fatti all'antica, e la fede -nostra in un condottiero è fede nella sua parola; -la lealtà è nell'anima guerriera quello che la -dirittura del taglio è nella spada. Sentiamo la -verità intera nella calma, laconica, semplice e -chiara dicitura dei bollettini. Anche per portare -una nuova testimonianza, raccolta dai corrispondenti -di tutti i giornali d'Italia, sarebbe -quasi insolente insistere sulla fredda e precisa -sincerità dei comunicati che portano la -firma di Cadorna. -</p> - -<p> -Abbiamo voluto accennarvi solo perchè, tornando -dalla fronte, dove tutto è fede e tutto è -forza, strane voci si odono sussurrare nell'ombra, -lontano da ogni fervore di lotta, lontano -dai luoghi dove si vede e dove si crede, da -gente che alla Patria non dà che la sua maldicenza. -Arrivando di là si sente con indignante -<span class="pagenum" id="Page_ix">[ix]</span> -violenza la stupidità velenosa della calunnia, -spesso incosciente, che cerca di annebbiare -splendori dei quali, chi ha vissuto al campo, -ha ancora pieni gli occhi e l'anima. Vi sono -persone, assai poche per fortuna, che sembrano -seriamente preoccupate dall'annunzio che tutto -va bene, e provano la necessità di dubitare e -di comunicare intorno i loro dubbi. Bisognerebbe -affidare costoro alla giustizia dei soldati. -</p> - -<p> -Bisognerebbe portare i colpevoli su quelle -stesse posizioni che erano oggetto della malevola -diceria, e dire alle truppe: «Mentre voi -vi battevate e vincevate, queste persone, per -le quali anche versavate il vostro sangue, cercavano -di derubarvi della riconoscenza e dell'ammirazione -della Patria, cercavano di indebolire -la fiducia e l'amore del Paese per voi, -tentavano di isolarvi alle spalle, vi insultavano, -vi defraudavano del premio più ambito, facevano -a voi un male più grande di quello che -il nemico possa mai farvi: ora sono nelle vostre -mani, giudicatele e punitele!» -</p> - -<p> -Da quello che i corrispondenti al campo hanno -visto, saputo e narrato, è possibile trarre -qualche conclusione, estrarre come un bilancio -sommario delle operazioni nei primi quattro -mesi di guerra. Il nostro esercito è stato fra -<span class="pagenum" id="Page_x">[x]</span> -i più attivi nel conflitto delle nazioni, ed ha -raggiunto alcuni risultati positivi che le condizioni -difficili del terreno e la studiata e intensa -preparazione del nemico rendono mirabili. -</p> - -<p> -Di tutte le fronti della guerra europea, la -nostra è senza paragone la più aspra. Dei giornalisti -francesi e inglesi che conoscevano i campi -di battaglia di Francia, di Russia e dei Dardanelli, -il corrispondente del <i>Bund</i> di Berna, -ufficiale nell'esercito svizzero e perciò competente -della guerra di montagna, gli <i>attachés</i> militari -degli eserciti alleati, hanno tutti, senza riserve, -espresso il loro profondo stupore e la -loro ammirazione avanti allo spettacolo inaudito -delle difficoltà che il nostro esercito ha superato -e supera. Eravamo all'inizio dominati e minacciati -da ogni parte dalle posizioni avversarie. -La nostra avanzata è stata ovunque un'ascesa, -una scalata, un assalto a giogaie, a pendici, a -declivî, a vette, e le forme più moderne della -guerra, abilmente applicate dal nemico, hanno -sovrapposto alle asperità prodigiose della terra -barriere formidabili di fortificazioni continue. -</p> - -<p> -La tattica nuova, i mezzi che l'industria attuale -fornisce alla guerra, la possibilità di nascondere -le fanterie nel cemento e nell'acciaio -e di proteggerle con reticolati senza fine, con -<span class="pagenum" id="Page_xi">[xi]</span> -mine senza numero, con cordoni fulminanti, ha -moltiplicato le forze di resistenza delle difese. -L'esempio più luminoso delle possibilità di una -difesa si è avuto nei primi mesi della guerra -europea, quando l'ala destra dell'esercito tedesco, -fresca ancora, forte di ventiquattro o -venticinque corpi di armata, presa Anversa si -gettò sulle facili pianure fiamminghe, coperte da -un'immensa rete di strade, cercando un varco -verso Calais, e non passò. Aveva contro di sè -forze inferiori e assai meno armate, ma chiuse -in un cordone di trincee. La trincea fermò definitivamente -l'offensiva germanica. -</p> - -<p> -Anche noi abbiamo urtato nella lotta di trincea, -ma su ben altro terreno, e non ci siamo -fermati che dove intendevamo fermarci. Trincee -nella neve, trincee nelle rocce, trincee sulle -spalle dei monti, trincee sul bordo dei fiumi, -trincee sui campi, trincee nei boschi, e abbiamo -assalito, conquistato, avanzando sempre. Nella -fronte dell'Isonzo, verso Plezzo e sulle pendici -del Monte Nero, verso Tolmino e sulle alture -di Plava, verso Gorizia e sull'altipiano Carsico, -la nostra offensiva ha progredito espugnando -opere ad ogni passo, ha progredito lentamente -ma sistematicamente, tenace, infaticabile, ardente. -Il nostro esercito dà prova di una energia -<span class="pagenum" id="Page_xii">[xii]</span> -costante, magnifica, che ha finito per trovare -un riconoscimento negli stessi paesi nemici. È -già una grande e indistruttibile vittoria. -</p> - -<p> -Sono finite le ingiurie degli avversarî contro -il soldato italiano; i nostri assalti hanno spazzato -anche il disdegno e il disprezzo che il nemico -sentiva o mostrava di sentire verso di -noi. Si è dissipata quella avvilente atmosfera -di sfiducia e di disistima che ci soffocava, che -veniva un po' anche dai paesi amici, dove non -ci si immaginava così soldati, e che ci svalutava. -All'inizio della guerra la folla in Francia -credeva che quattro corpi di armata francesi -fossero venuti a combattere in Italia, e -approvava. Eravamo il popolo che ha bisogno -di aiuto. L'eroismo italiano cominciò ad -essere ammesso dai bollettini austriaci come -una prova di ebbrezza alcoolica; dovevamo essere -ubbriachi per batterci così. Poi i bollettini -hanno cambiato tono. Ora ammettono il valore -della nostra truppa. I corrispondenti della -stampa tedesca con l'esercito austriaco hanno -dimenticato i «suonatori di mandolino» e parlano -gravemente dell'ardimento dei nostri, discutendo -su di noi con il rispetto che si ha per -i forti. L'esercito ha dato alla nostra Patria in -mezzo alle nazioni in lotta una autorità e una -<span class="pagenum" id="Page_xiii">[xiii]</span> -grandezza che non aveva mai avuto in mezzo -alle nazioni in pace. L'Italia ha conquistato -una posizione morale inespugnabile. -</p> - -<p> -Certo i progressi della nostra offensiva possono -sembrare lenti a chi non li considera in -loro stessi e guarda sulla carta la distanza tra -il fronte attuale e gli obbiettivi finali della -guerra. Ma un grande, prezioso obbiettivo la -guerra ha già raggiunto: quello di aver chiuso -la porta di casa nostra, della quale il nemico -teneva disserrati i battenti spingendo un piede -sulla soglia. Non soltanto noi combattiamo oltre -le vecchie frontiere, non soltanto risparmiamo -al suolo nazionale gli orrori e i pesi della -lotta, ma siamo arrivati ad insediarci quasi -per tutto su posizioni dalle quali possiamo contemplare -con tranquillità la prospettiva di una -potente offensiva nemica. Non si passa più -facilmente. Un terribile incubo è finito. -</p> - -<p> -Il Paese non sa fino a quale punto l'invasione -austriaca fosse preparata. Percorrendo la fronte, -attraverso le terre conquistate, si ha per -tutto lo spettacolo degli apprestamenti austriaci -contro di noi, e si prova qualche cosa che -somiglia a quelle paure postume che assalgono -chi si accorge di essere scampato da un pericolo -mortale. Già la vecchia frontiera per sè -<span class="pagenum" id="Page_xiv">[xiv]</span> -stessa dava al nemico gli sbocchi d'Italia, formava -un saliente ad ogni valle, scendeva quasi -alle nostre pianure, minacciava le nostre comunicazioni -più vitali. Questi vantaggi naturali -non bastavano all'Austria, che voleva agire con -la massima rapidità e la massima sicurezza, -senza pericoli di controffensive. -</p> - -<p> -Ogni nazione ha il diritto di garantire la -difesa dei suoi confini, ma i lavori immensi -che l'Austria aveva compiuto e stava compiendo, -ai quali nulla o ben poco si contrapponeva, -costituiscono i preparativi meticolosi di una aggressione -destinata a schiacciarci. Non vi era -nemmeno una preoccupazione per la insolente -evidenza degli scopi di tanta attività militare, -l'aggressione era discussa apertamente in Austria, -era patrocinata da Conrad e dall'Arciduca -Ereditario, era confessata, e si apprestava secondo -un inesorabile programma. La preparazione -era per sè stessa una intimidazione. Noi -non potevamo parlarne in Parlamento e sui -giornali senza passare per provocatori. Ci sentivamo -già vinti un poco dalla sola minaccia. -Sembravamo occupati a rassicurare continuamente -il sopraffattore come la pecora rassicurava -il lupo. Deprimendo l'esercito, non proporzionando -le spese militari, chiudendo le orecchie al -<span class="pagenum" id="Page_xv">[xv]</span> -grido della italianità assassinata oltre la frontiera, -rassegnandoci, acquiescendo, dimostravamo -la nostra volontà di pace. E il nemico lavorava. -</p> - -<p> -Erigeva fortezze su fortezze, sbarrava ogni -valico, costruiva reti sterminate di strade militari -per unire le valli, per raggiungere delle -vette dove appostamenti di artiglieria pesanti, -già preparati, dominavano tutti i nostri vecchi -forti. Ad ogni nodo di viabilità, caserme nuove, -ospedali, depositi di munizioni, di viveri, di -carri, di slitte, panifici elettrici capaci di nutrire -intere divisioni. Si era pensato persino all'acqua -sulle strade della montagna, dove ogni due -o tre chilometri mormora una fonte per la -beverata. Vasti campi trincerati erano pronti. -Nelle più selvagge vallate potrebbero ora vivere, -spostarsi e agire masse di armati. Persino -sulle più alte cime, sulle rocce nude, sulle -distese candide dei ghiacciai, capanne, ricoveri, -rifugi alpini, alberghi, costruiti apparentemente -per un improvviso furore sportivo, si sono rivelati -ora per posti di vedetta, basi di avanguardie, -caserme, tutto un sistema di edificî eretti in -posizioni strategiche, destinati a mantenere in -ogni stagione il dominio dell'alta montagna. -</p> - -<p> -La Nazione ignorava la realtà nelle sue vere -proporzioni, quella realtà che angosciava le -<span class="pagenum" id="Page_xvi">[xvi]</span> -autorità militari, l'allarme delle quali non trovava -che una mediocre e saltuaria attenzione nell'ambiente -politico. I piani della difesa si fondavano -sull'abbandono di vaste zone. La frontiera -era indifendibile nella sua integrità. Era -fatalmente ammesso che l'invasione entrasse. -Ora la catena delle nostre posizioni ha anche -un grande valore di difesa. La guerra ci ha -dato una tranquillità nuova. -</p> - -<p> -Le zone più vulnerabili erano la sponda meridionale -del Garda e la pianura di Vicenza. -Fra l'Idro e il Garda la frontiera si spingeva per -la valle Toscolana ad una sola giornata di marcia -da una delle nostre massime arterie di comunicazione, -la ferrovia Milano-Venezia. La -possibilità di un colpo di mano austriaco contro -il grande viadotto di Desenzano è stata considerata -e discussa durante la pace dallo stato -maggiore italiano. Si sono fatte persino delle -esperienze; reparti alpini hanno percorso di -notte, a marcia forzata, la distanza che separa -la frontiera dal viadotto. Un colpo di mano -sarebbe forse stato di difficile esecuzione, ma -la debolezza delle nostre posizioni contro all'impeto -insistente di una offensiva appariva in -una terribile evidenza. Adesso una offensiva -troverebbe una solida barriera sulla valle del -<span class="pagenum" id="Page_xvii">[xvii]</span> -Ledro e sulla valle Daona; lo sbocco della -Giudicaria è chiuso. -</p> - -<p> -Arsiero era anche ad un giorno di marcia -dalla frontiera, e Arsiero è la soglia della piana -vicentina. L'Austria aveva preparato accuratamente -il forzamento rapido di tutti i passi, dal -Friuli al Trentino, minacciava una irruzione -irrefrenabile sullo Judrio, sul Fella, sul Tagliamento, -sul Piave, sul Brenta, sull'Adige, ma è -sopra tutto per le valli che fiancheggiano l'altipiano -dei Sette Comuni che il pericolo dell'invasione -austriaca si affacciava più impellente, -perchè più vicino alla mèta. La frontiera -metteva l'offensiva austriaca in posizioni che, -con dei confini meno iniqui, essa non avrebbe -potuto raggiungere se non dopo lunghe lotte accanite, -fortunate e definitive. Cioè, la frontiera, -qui più che altrove, equivaleva per l'Austria ad -una guerra già quasi vinta. Parlando della Vallarsa -e della Valsugana le corrispondenze dalla -fronte hanno descritto che cosa l'Austria aveva -saputo accumulare di opere militari lì intorno; -erano nuclei di forti moderni, centinaia di chilometri -di nuove strade, ampie basi di operazione. -La famosa questione sul possesso della Cima Dodici -era legata a questo sistema di sfondamento. -</p> - -<p> -La lunga lotta di grosse artiglierie sull'altipiano -<span class="pagenum" id="Page_xviii">[xviii]</span> -di Asiago, di cui così spesso parlarono -i bollettini ufficiali, la distruzione dei forti di -Luserna, di Busa Verle, di Spitz Verle, la presa -del monte Pasubio, dominante la Vallarsa e la -Val Pòsina, la presa del Civaron, dell'Armentera, -del Salubio, in Valsugana, e l'azione attuale -sugli altipiani di Lavarone e di Folgaria, -sono tutte fasi della nostra opera ardita e incessante -di consolidamento, di arginatura, di -chiusura. Le posizioni che ci minacciavano sono -nelle nostre mani, con le loro strade militari, -le loro basi, i loro appostamenti. Siamo noi -che battiamo al di là e portiamo la minaccia -su Rovereto e verso Trento. -</p> - -<p> -Anche la questione di uno sfondamento delle -nostre difese verso Arsiero era di quelle che -durante la pace angosciavano lo stato maggiore -italiano. Delle manovre parziali erano state più -volte eseguite per studiare la possibilità di -impadronirsi rapidamente del Pasubio, il cui -possesso avrebbe solo potuto consolidare la difesa -sopra un importante settore. I resultati -delle manovre erano scoraggianti. Quella alta -montagna, il cui declivio era italiano e la cui -vetta era austriaca, appariva inespugnabile. Ed -è stata conquistata, e su di lei è imperniata -la nostra fortunata azione iniziale. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_xix">[xix]</span> -</p> - -<p> -L'Austria non ha fatto in tempo a difendere -efficacemente il Pasubio, come non ha fatto -in tempo a difendere l'Altissimo, e il Corada, e -il Quarino, e il Medea, e tanti altri monti -e passi e selle e varchi, sui quali si è insediata -fulmineamente la nostra fronte, solidificandosi. -Non è stata sorpresa dalla guerra -l'Austria, oh no!, ma è stata sorpresa dalla -rapidità del movimento. -</p> - -<p> -Non si aspettava il balzo immediato in avanti, -che ha portato subito la guerra sulle sue -seconde linee. Ha sbagliato i calcoli del tempo, -ha commesso un errore di quindici giorni — errore -che poi le inondazioni e le piene immobilizzandoci -hanno in parte corretto. L'Austria -si basava sui dati da lei conosciuti della -nostra organizzazione militare, per concludere -che la nostra mobilizzazione e la concentrazione -del nostro esercito necessitavano un mese di -tempo. Questa almeno era l'opinione più volte -espressa dallo stato maggiore austriaco. Sapendo -che la mobilizzazione era già in corso col -sistema delle chiamate personali, l'Austria credè -di essere nel giusto riducendo il tempo della -metà. Alla dichiarazione di guerra suppose che -le operazioni attive sarebbero cominciate verso -il sette di giugno. A dire il vero, il calcolo -<span class="pagenum" id="Page_xx">[xx]</span> -non era del tutto errato; senonchè noi ci muovemmo -audacemente in piena mobilizzazione, -concentrando e completando i corpi in azione, -organizzando i servizi nella mutabilità di spostamenti -impreveduti. -</p> - -<p> -Così fu possibile strappare alla sorte vantaggi -immediati che una lotta eroica, ardente, -aspra e ostinata è andata poi ampliando e -rassodando, in un progresso lento ma costante, -contro gli ostacoli più formidabili che siano -stati mai superati in una guerra. E per la -forza delle armi l'Italia ha liberato le sue soglie -invase e puntellato le sue opere minacciate. Si -respira. -</p> - -<p> -Ma un esame dei risultati delle operazioni -italiane sarebbe incompleto se non si considerasse -l'importanza che la nostra guerra ha avuto -ed ha nel conflitto internazionale, la somma -che essa rappresenta nell'attivo dell'Intesa. Non -si misura l'entità del contributo dato per il -trionfo finale della nostra causa comune, la -causa della Libertà dei popoli, dalle distanze -percorse ma dagli effetti e dalla intensità dello -sforzo. Se così non fosse, si dovrebbe concludere -che la Francia non ha fatto nulla, poichè -il suo fronte è rimasto quasi immobile sul -territorio francese, e che la Russia perdendo -<span class="pagenum" id="Page_xxi">[xxi]</span> -terreno è diventata una passività nella lotta. -Anche l'immobilità assoluta potrebbe avere un -valore per conseguenze lontane, su altri fronti. -</p> - -<p> -Quando ai primi di settembre la controffensiva -russa ha strappato settantamila prigionieri -agli eserciti nemici e fermato momentaneamente -i loro progressi, il ministro della guerra -russo, stringendo la mano dell'<i>attaché</i> militare -italiano che si congratulava con lui, gli -avrebbe detto effusamente: «Grazie, grazie, il -successo è anche vostro!» Ed era realmente -anche nostro. La vittoria delineandosi in qualsiasi -punto dell'immane conflitto porterebbe al -raggiungimento degli obbiettivi speciali di ogni -singola lotta. -</p> - -<p> -Quale influenza non ha avuto la nostra guerra -nella salvezza dell'esercito russo? Gli Imperi -centrali avevano preparato contro la fronte -orientale una offensiva destinata a schiacciare -la Russia, a costringerla alla pace, ad eliminarla -dal conflitto, per definire poi la guerra rapidamente -sulla fronte occidentale. Fin dal marzo -scorso a Bruxelles si udivano degli ufficiali -dello stato maggiore tedesco prevedere per il -giugno la pace generale, la pace germanica. -Erano sicuri dell'annientamento degli eserciti -dello Zar. Tutto era studiato, tutto era previsto, -<span class="pagenum" id="Page_xxii">[xxii]</span> -il piano di azione gigantesco, apparentemente -irresistibile. -</p> - -<p> -Non diciamo che il piano sarebbe riuscito, -se, mentre esso era in pieno sviluppo, l'Italia -non fosse entrata in guerra, richiamando imperiosamente -forze ingenti dal centro e dall'ala -destra degli eserciti austro-tedeschi; ma non è -temerario affermare di aver contribuito a dissipare -quella disfatta che ha sfiorato l'eroica -Russia, che è stata così vicina, così imminente, -che è stata la nostra angoscia per un mese, -e che avrebbe forse portato con sè la catastrofe -del mondo latino e la schiavitù dell'Europa. -</p> - -<p> -La Russia ha arginato l'avanzata nemica, resiste, -contrattacca, e si riorganizza. La Francia -e l'Inghilterra hanno potuto passare all'offensiva, -conquistare le prime linee e attaccare -le seconde linee nemiche. Sarebbe possibile questo -se vi fossero cinquecentomila avversari in -più sopra una fronte o sull'altra? Osservando -i confortanti risultati locali della nostra stupenda -lotta, che s'impone alla ammirazione del -mondo, e che progredisce sempre, aspra ma sicura, -da successo a successo, non dimentichiamo -dunque le influenze che essa esercita sulle -sorti del conflitto delle nazioni. -</p> - -<p> -E non soltanto noi tratteniamo un esercito -<span class="pagenum" id="Page_xxiii">[xxiii]</span> -austriaco, ma lo battiamo. È ben altro. C'è un -logoramento che conta. Il nemico, per la sua -tattica e per la natura della guerra, perde -enormemente più di noi. Sulle due fronti di -Francia e di Russia cadono in media trecentomila -nemici al mese. Lo spreco di uomini che -i nostri avversarî fanno per arrivare rapidamente -ad un successo definitivo è inaudito. Pure -a questa lotta di usura la nostra guerra dà -un largo contributo. -</p> - -<p> -Un progresso costante verso la nostra mèta; -una fronte inattaccabile; un aiuto possente ai -nostri alleati: ecco in riassunto la situazione -militare. Ma chi torna da una residenza al -campo porta poi in sè ben altro che questi -freddi ragionamenti; porta nel cuore come una -sensazione di vittoria, sente una fede attinta -alle gloriose visioni della guerra, all'entusiasmo, -all'ardore in mezzo ai quali ha vissuto. Si ha -quasi l'impressione di una certezza irragionata, -naturale, istintiva, come sotto allo splendore -del sole estivo si è sicuri che le messi maturano. -</p> - -<p class="indl"> -<i>Milano, 13 ottobre 1915.</i> -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_1">[1]</span> -</p> - -<div class="chapter"> -<p class="title"> -AL FRONTE. -</p> - -<h2 id="fronte">AL FRONTE.</h2> -</div> - -<p class="indr"> -<i>2 giugno 1915.</i> -</p> - -<p> -Ho vissuto i primi sei giorni della guerra -sulla fronte friulana. Al settimo giorno tutte -le persone che non abitano permanentemente -quelle terre, giornalisti compresi, sono state invitate -a ritirarsi. In questo momento e nelle -condizioni attuali la misura è giustificata. -</p> - -<p> -L'opinione pubblica non interpreti l'allontanamento -della stampa dai campi di battaglia -come un provvedimento di politica interna. Sento -il dovere di dirlo subito, altamente, onestamente: -il popolo non si lasci trascinare da quel -fondo vago di diffidenza che è nel nostro carattere -per immaginare che il momentaneo esilio -dei corrispondenti dalla guerra abbia lo scopo -di nascondere alla nazione dei possibili mali. -Vi sono molte cose da nascondere, è vero, ma -al nemico. E per celarle a lui bisogna celarle -a tutti. -</p> - -<p> -All'inizio delle ostilità ha persistito sulle zone -di guerra la libertà della pace, e prima che -la circolazione in quelle regioni venisse vietata, -chiunque poteva recarvisi sotto un vago mandato -di giornalismo, o anche senza nessun mandato. -<span class="pagenum" id="Page_2">[2]</span> -Sono avvenuti incidenti spiacevoli dovuti -all'inesperienza e alla leggerezza di corrispondenti -di guerra improvvisati, giunti in folla -dai più reconditi angoli di provincia. Di fronte -ai grandi benefici che la stampa può rendere -in un paese in guerra, dando all'anima nazionale -un alimento di verità illuminatrice, stanno -i pericoli che possono scaturire da indiscrezioni -involontarie, inapparenti, celate talvolta -in un innocente episodio. -</p> - -<p> -Il servizio giornalistico sul campo di battaglia -deve essere quindi soggetto ad una disciplina, -anche perchè la presenza non controllata -d'un numero illimitato di persone estranee all'esercito -può generare confusioni al movimento -esatto della grande macchina militare. Ora, i -servizi di guerra sono organizzati nell'ordine -della loro utilità; conveniamo che lo Stato Maggiore -ha, nel primo inizio della lotta, delle -cose più urgenti da fare. Il servizio della stampa -verrà presto, crediamo. Ma, per adesso, la -proibizione assoluta doveva essere logicamente -una misura indispensabile. -</p> - -<p> -Rientriamo dunque anche noi corrispondenti -di guerra nella nazione aspettante. Ma vi rientriamo -con un ardore più grande di entusiasmo -e di confidenza che viene dalle cose vedute. -Il Paese ha la fede: noi, testimoni del magnifico -principio, abbiamo la certezza. Sappiamo -più di ogni altro, forse, come la marcia alla -vittoria sarà lenta, ponderata, faticosa, dura, -<span class="pagenum" id="Page_3">[3]</span> -ma sappiamo pure che sarà irresistibile, sicura, -e, pensando all'avvenire, in fondo alle -tormentose emozioni dell'attesa, sentiamo come -gonfiarsi in noi un palpito di gioia trionfale. -Il destino d'Italia è nelle mani dell'esercito come -un ferro incandescente nelle tenaglie del fabbro, -e conosciamo quale forza vigorosa e sicura lo -forgia. -</p> - -<p> -Perchè dunque, ridiscesi dalle posizioni irte -d'armi italiane, ruggenti di cannonate e festose -d'entusiasmo, sentiamo qua e là nella folla un -soffio d'ansia? Nessuno meglio di chi arriva -dalla guerra può conoscere la falsità assoluta -e ributtante di certe notizie che, giorno per -giorno, circolano misteriosamente, celandosi vergognose -nel sussurrio della calunnia. -</p> - -<p> -Da dove vengono? C'è della gente che ha -interesse a pungere così la nostra sensibilità, -per stancarci, per indebolirci. Essa sbaglia il -calcolo, e insistendo ci renderà il beneficio di -guarirci di questa eccessiva sensibilità che ci -tortura. L'acciaio si tempra tuffandolo caldo nell'acqua -fredda. Scoprendo ogni giorno che il -«si dice» affannoso di ieri era un'ignobile bugia, -che era un bagno freddo offerto alla nostra -anima ardente, ci tempereremo. Diventeremo -saldi e freddi come l'acciaio. Grazie, nemico. -</p> - -<p> -Perchè c'è puzza di nemico nei «si dice». -</p> - -<p> -Ricordiamoci che è un principio dell'ineffabile -«Manuale di Guerra» dello Stato Maggiore -tedesco colpire le <i>risorse morali</i> dell'avversario. -<span class="pagenum" id="Page_4">[4]</span> -La prima e più grande risorsa è la fiducia, -la compattezza, la serenità. La sicurezza -nella vittoria è l'elemento fondamentale della -vittoria. E se v'è un popolo che deve sentirsi -sicuro del trionfo, questo popolo è il nostro. -In guardia, italiani, contro l'insidia della fandonia -austriaca! -</p> - -<p> -Il pessimismo è stato in Francia giustamente -equiparato alla diserzione. Chi dubita è involontariamente -un disertore. Egli fa al Paese -lo stesso male che se passasse al nemico. Lavora -per il nemico. Mina la robustezza indomabile -della fede, che è il metallo di cui si -foggia la volontà. -</p> - -<p> -Diffidiamo del nostro spirito di obbiezione, -di contraddizione, di critica, che ci porta alla -ricerca appassionata del lato sconfortante d'ogni -cosa, creandolo quando non c'è, immaginandolo -dietro al silenzio e dietro al segreto sacrosanto -che deve circondare i particolari della preparazione -strategica. -</p> - -<p> -Anche il popolo che resta a casa è combattente, -esso appresta le armi, facilita l'azione -militare agevolando la circolazione libera, sicura -e rapida dell'immenso traffico su tutto il -paese, disimpegna le truppe adibite all'ordine -pubblico e più utili alla frontiera, mantenendo -da sè stesso una quiete profonda, normale, inalterabile, -esso dà alla guerra tutte le risorse e -tutte le forze, le dà il nutrimento e le dà l'audacia. -Ogni piccolo turbamento nella nazione -<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span> -può ripercuotersi nei servizi della guerra e distogliere -un'attenzione preziosa all'opera militare. -Le forze vive del Paese debbono tendere -concordi alla vittoria, pazientemente, instancabilmente. -La vittoria sarà. -</p> - -<p> -L'atteggiamento magnifico della Francia è -avanti a noi. Silenzio nelle file, avanti con un -solo cuore e un solo pensiero, siamo tutti sotto -le armi! Ricordiamoci che si combatte per l'Italia -fuori della battaglia, lavorando, ubbidendo, -tacendo, l'anima piena della nostra fede incrollabile. -</p> - -<p> -Si vorrebbe sapere più di quello che i bollettini -militari ci dicono? Lo sapremo a suo tempo, -e sapremo anche come i bollettini siano -reticenti: ma reticenti su cose che ci farebbero -gonfiare il petto di orgoglio. In fondo dicono -già molto i bollettini, con sobrietà; noi ne siamo -garanti perchè i nostri occhi vedevano; e la -sobrietà nasconde spesso verità magnifiche. -</p> - -<p> -Non è ancora l'ora di narrare. Ma io che ho -avuto la fortuna di seguire in guerra varî eserciti, -dal Giapponese al Bulgaro, dal Serbo al -Francese, dal Belga all'Inglese, posso dire di -avere avuto in questi giorni l'impressione d'un -esercito magnifico che può reggere tutti i paragoni: -magnifico per i suoi uomini, per il suo -spirito, per il suo armamento, per i suoi servizî, -per la sua disciplina e per la sua salda e -profonda fiducia nel Comando supremo. -</p> - -<p> -Non è indiscrezione osservare che il nostro -<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span> -esercito — la cui compagine organica era splendidamente -approntata — compie in questo momento -lo sforzo più grande che un esercito -moderno possa compiere: quello di mobilizzare, -adunare le truppe, e fare una guerra offensiva -e vigorosa nel medesimo tempo. -</p> - -<p> -È come se si finisse di mettere insieme una -macchina quando la macchina è già in pieno -movimento. Le unità grandi e piccole si spostano -per l'azione, e le forze integratrici le raggiungono -senza errori, ed i servizî, mentre si -completano, mutano e allungano continuamente -i loro itinerarî, facendo fronte a tutti i bisogni. -In questo periodo preparatorio si compiono prodigi, -si superano difficoltà enormi; l'intelligenza, -l'iniziativa, l'abnegazione di tutti risolvono problemi -giganteschi di logistica, e il profano non -riesce neppure a sospettarli avanti alla grandiosa -visione dell'ordine, della puntualità, dell'esattezza, -che dànno all'immane movimento -la regolarità prodigiosa di un palpito. -</p> - -<p> -Ebbene, questa regolarità nasce lontano dalla -zona di guerra, e noi vogliamo ora indicare -alla riconoscenza nazionale, oltre agli uomini -che tengono nel pugno la formidabile e stupenda -organizzazione militare, un altro prezioso -fattore di quest'ordine mirabile: i ferrovieri. -Essi, dai loro capi supremi all'ultimo -manuale, sono al di sopra di ogni elogio. Non -hanno più orarî di lavoro, non conoscono altra -legge che la necessità, si dànno all'opera -<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span> -infaticabilmente, si moltiplicano, pare che per le -luccicanti rotaie si propaghi fino a loro la -febbre di attività combattiva delle truppe. -</p> - -<p> -Non giudichiamo il servizio attuale delle ferrovie -dal ritardo dei treni viaggiatori. È già -un miracolo che vi possano essere tanti treni -viaggiatori. Nei primi quattro mesi di guerra -s'impiegavano tre giorni per andare da Modane -a Parigi. Noi riusciamo a mobilizzare le truppe -lasciando al commercio il suo movimento. I -ferrovieri italiani sanno stare al loro posto -di combattimento. -</p> - -<p> -Il traffico di certe linee è centuplicato. Delle -reti ferroviarie giudicate deficienti ai bisogni -normali, sono portate ad un rendimento tremendo, -favoloso. Non un convoglio militare indugia -sulle vie ingombre, e sono centinaia e -centinaia di convogli lunghissimi che s'inseguono. -I viaggiatori ritardano, ma essi debbono -essere i primi a non lagnarsi, perchè al di là -delle tendine calate, nei loro vagoni chiusi, essi -odono il rombo perpetuo dei treni colmi di -truppe, adorni di verdure, dai quali si spandono -sulla campagna cori formidabili e guerrieri. -E quelli arrivano in orario. -</p> - -<p> -Dove hanno imparato i nostri soldati i loro -canti di guerra? Come risorgono queste antiche -canzoni militari che accompagnarono le -battaglie della nostra Resurrezione? Chi ha inventato -i nuovi inni della nuova guerra? Questa -musica rude e ingenua pare che sgorghi -<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span> -spontaneamente dalle masse armate, come si -leva l'ululato dalla tempesta. Sono arie primitive -rese fiere dalla bufera delle voci, sono -rozze strofe ma impetuose e solenni come un -giuramento. -</p> - -<div class="poem"> -<p>Andiamo in guerra</p> -<p>Tuona il cannone</p> -<p>Trema la terra</p> -<p>Ma il nostro sangue non tremerà!</p> -</div> - -<p> -ho udito cantare in una stazione, da un treno -in partenza, mentre un altro più lontano urlava: -</p> - -<div class="poem"> -<p>Noi vogliam la libertà.</p> -<p>Noi vogliam la libertà!</p> -</div> - -<p> -E tutta questa gioia superba e gagliarda arriva -alle prime linee, arriva al combattimento. -La lotta è apparsa subitamente come una non -so quale terribile e magnifica festa. Tutti vorrebbero -essere avanti, più avanti. Il rombo -delle cannonate è una voce che chiama. Quelle -unità che entrano nell'azione, vanno come se -non avessero mai fatto altro, superbamente. -L'anima vera delle varie genti italiche si rivela -in un fulgore nuovo. Un soffio d'eroismo l'ha -accesa. È tutta la giovinezza della Razza che -ritorna e fiorisce come una primavera. Nell'alterna -vicenda della storia un grigio inverno -è ora finito. Sono dimenticati i lunghi geli e i -gravi torpori. Il vigore trionfale d'Italia erompe, -pieno di una formidabile poesia. Lassù, -fra le truppe, è una serenità ardente. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span> -</p> - -<p> -Prima di prestare orecchio ad una voce velenosa, -pensiamo ai nostri soldati che vogliono -e avranno la vittoria, pensiamo ai loro capi -che sanno prepararla e conseguirla, e crediamo -fermamente in loro. Nessuna speranza sembra -troppo grande, nessuna mèta sembra troppo -alta, per chi ha visto il primo passo delle -nostre truppe. A loro la nostra confidenza illimitata. -</p> - -<p> -Sappiamo aspettare e tacere. Facciamo della -nostra certezza una corazza. Un dubbio è un -tradimento. Convinzione, ordine e calma sono -le armi del popolo nella grande guerra. Seguiamo -l'esempio dei nostri eroici alleati, noi -che entriamo nel conflitto al loro fianco. Evitiamo -d'indovinare, evitiamo anche di discutere, -una parola inutile può essere una parola dannosa. -La disciplina dei ranghi scenda fra noi. -</p> - -<p> -Noi, popolo, siamo come gli equipaggi che -nelle cieche stive della corazzata nutrono i forni, -caricano le munizioni negli ascensori, fanno -camminare, manovrare e combattere la nave, -ma che non possono sapere subito quello che -avviene sopra, all'aria aperta, dove si combatte, -sui ponti e nelle torri blindate, e che ignorano -le fasi attuali della battaglia. Essi debbono essere -tutti al loro lavoro, senza cercare di capire, -esatti, alacri, compresi della necessità di -agire senza esitazione e senza scoraggiamenti, -sentendo quanta parte della vittoria si appoggi -sulla loro opera oscura e sulla fiducia da -<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span> -essi riposta nel comando supremo e negli uomini -che si battono. -</p> - -<p> -Ebbene, i boccaporti sono chiusi, c'è combattimento -sui ponti, attenti ai comandi, o Genti -delle stive! Non vi fermate, dominate ogni curiosità -e ogni ansia, una mano ferma, una -mente luminosa, un cuore leonino reggono le -sorti della possente nave Italia, e dietro ai cannoni -vi sono petti che anelano alla vittoria! -</p> - -<p> -E la vittoria sarà nostra. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span> -</p> - -<h2 id="morale">«MORALE ALTISSIMO».</h2> -</div> - -<p class="indr"> -<i>5 giugno.</i> -</p> - -<p> -«Morale altissimo» — dicono i bollettini ufficiali. -Lo Stato Maggiore, laconico e pacato, -non dedica che una parola all'anima dell'esercito. -Il Paese deve averne avuto un'impressione -di baldanza. Ma nulla può conferire il -senso della realtà quale si è rivelata a noi, -subitamente, già nel primo giorno della guerra -nel quale sentimmo passare sulle nostre -schiere un magico soffio di esultanza, la folata -di vento d'un colpo di ala immane, invisibile, -favolosa. -</p> - -<p> -No, la Nazione non sa ancora. Per dare un'idea -dello spirito delle nostre truppe, vorrei poter -descrivere niente altro che la febbre di quel -24 maggio nel quale si tracciò la prima parola -della nuova e gloriosa pagina della nostra -storia. Quale giornata di luce, di gioia, -di ebbrezza! -</p> - -<p> -Abbiamo la sensazione che essa abbia inciso -profondamente la sua data non nella nostra -povera memoria d'uomini soltanto, ma nella -memoria della stirpe. La nostra emozione e -il nostro entusiasmo avevano una pienezza e -una violenza che sorpassavano la misura della -<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span> -nostra anima perchè erano sentimenti di una -personalità più grande della nostra: la Razza. -Erano in noi, erano nell'esercito nostro, l'attesa -e l'ansia delle generazioni passate, nutrivamo -tutti inconsapevolmente delle speranze secolari, -avevamo nel cuore l'eredità preziosa e dolorosa -del sogno patriottico dei nostri padri. Sì, i morti -si levano, i morti ritornano, essi sono nel nostro -spirito e nel nostro sangue, il loro palpito -gonfia il nostro palpito, la loro forza è nel -nostro slancio, e per essi noi abbiamo provato -l'immensa ebbrezza di un'ora nella quale il -loro voto si compiva. Sentivamo nel petto un -confuso delirio di moltitudini. Abbiamo avuto -coscienza di un entusiasmo che echeggerà nell'avvenire. -Noi siamo gli eletti nei quali s'è -impresso un fulgido ricordo che sarà vivo nei -figli nostri e nei figli dei loro figli, sempre. -L'eredità sacra si perpetua. -</p> - -<p> -La giornata del 24 avrà forse un'importanza -secondaria nel freddo calcolo dell'azione militare. -Ma per la Storia è la giornata in cui -l'Italia «ruppe gl'indugi». Essa ha una luce -che non si estingue. Da quella prima mossa -divampò un calore che fuse le anime dell'esercito -in un metallo nuovo, compatto, puro, scintillante, -ardente. Ne fummo abbacinati e soggiogati. -</p> - -<p> -Questa data ha già per noi un non so quale -senso di solennità antica, di imperitura santità, -e la immaginiamo segnata come una festa nei -<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span> -calendari del futuro. È stato il Natale della -definitiva Unità Italiana. Si passò la frontiera. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -L'urlo delle truppe esultanti nel momento -in cui, ad ogni varco, mettevano il piede sulla -Terra Irredenta passò irrefrenabile, profondo, -prodigioso, sovrumano. Si sentì dalle cittadine -più prossime, si sentì da Palmanova che issò -il gonfalone sull'antenna veneta, si sentì da -Jalmicco, da Medeuzza, da San Giovanni di -Manzano, si sentì da tutti i paesi nella regione -immediata dei confini. -</p> - -<p> -Era un'acclamazione tuonante che si levava, -si estingueva, risorgeva, veniva da un lato, rispondeva -dall'altro, serpeggiava nella pianura, -scendeva a ondate per la vallata; e più su, -dalle vette boscose sorgeva lontano, nella serenità -calma e meravigliosa dell'alba purissima, -l'immane grido augurale dell'esercito, il -poderoso grido di guerra che l'Italia lanciava -per la voce dei suoi figli, e pareva l'ululare -remoto d'una bufera. -</p> - -<p> -La dichiarazione di guerra era rimasta ignorata -negli accampamenti, che negli ultimi giorni -s'erano fatti densi e vasti. Verso i confini, nella -campagna ubertosa, era tutto un brulicante -grigiore di truppe. Verso i lembi d'una ferita -il corpo sano manda a pulsazioni serrate il -sangue più ardente a cicatrizzarla in una congestione -dolorante, e così sulla ferita delle nostre -inique frontiere che tagliavano la carne -<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span> -viva della Nazione era affluito il più bel sangue -nostro, la forza fiammeggiante e pura che -chiuderà la piaga, tutta la gioventù d'Italia. -</p> - -<p> -Il lavoro dei campi continuava intanto vicino -alle trincee. Prevedendo di essere chiamati -alle armi, i contadini avevano anticipato la zolfatura -delle viti. La calma della popolazione -era magnifica. Da alcuni paeselli che potevano -trovarsi sulla linea del fuoco, gli abitanti -avevano allontanato le donne e i bambini, -poi gli uomini validi erano tornati al lavoro. -Avere la propria terra sconvolta da una trincea -era argomento di fierezza. L'esodo delle -famiglie dai cascinali più esposti non aveva -nulla di doloroso e di triste. Le donne, con i -bimbi in braccio, inerpicate sui carri che i buoi -trascinavano lenti, salutavano festosamente i -soldati: A rivederci, fateci tornar presto, viva -l'Italia! -</p> - -<p> -Avanti a tutti, affossate a terra, le vedette. -I battaglioni della prima difesa aspettavano l'allarme, -di ora in ora, con desiderio rabbioso. -Una impazienza di battaglia era in tutti. Aveva -maturato nell'esercito la coscienza d'una forza -invincibile. Essa veniva dalla fiducia illimitata -nei capi, dall'ordine e dalla regolarità -con la quale la nostra gigantesca macchina -di guerra si è apprestata, e veniva sopra tutto -dal sentimento dei nostri diritti, dalla santità -della nostra causa, dall'intima convinzione che -la vittoria finale debba essere per la Giustizia. -<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span> -L'odio verso il nemico antico, verso il nemico -tradizionale, ridivampava. La Storia non si distrugge. -</p> - -<p> -Ma l'attesa pesava. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -C'era ancora come una recondita e vaga paura -di essere trattenuti. Che cosa aspettiamo? — chiedevano -i soldati, che sono semplicisti -e che ritengono tutte le preparazioni complete -dal momento che loro sono là. I campanili dei -villaggi, le collinette che si levano come isolotti -nella pianura, gli antichi spalti veneziani di -qualche vecchia città, perfino l'alta spianata -del Castello di Udine, erano sempre gremiti di -soldati che contemplavano le terre italiane da -liberare. Le contemplavano con amore, con passione, -le prendevano con lo sguardo pensando -all'irruzione imminente e all'urto delle armi -che li avrebbe portati al possesso. -</p> - -<p> -Si udivano esclamazioni ingenue e appassionate. -Alcuni, ignari, arrivati al fronte per dovere, -si accendevano a quella vista. Essa era -come la visione materiale dell'ingiustizia. Quel -profilo dell'orizzonte aveva al loro cuore qualche -cosa di dolente; sentivano la Patria del di là, -lacerata e oppressa. In quella linea azzurra -di pianure che sfumavano nel mare, in quelle -creste di monti lontani e diafani, in tutta quella -terra dai nomi italiani e la fisionomia italiana, -era una non so quale espressione indicibile -di chiamata e d'intesa. Fra i soldati italiani -<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span> -che guardavano e l'Italia schiava, passava da -anima ad anima un dialogo prodigioso e muto: -Venite! — Eccoci! -</p> - -<p> -E l'ora suonò. -</p> - -<p> -Nessuno l'avrebbe immaginata così bella. -</p> - -<p> -Cominciò un movimento di stati maggiori -nella notte. Un rombare di automobili destò -le città verso le tre del mattino. Uno scoppiettìo -di motociclette si disperse nelle tenebre -verso mète ignote. Poi in tutti gli accampamenti, -nei villaggi, nei centri di deposito squillarono -segnali di tromba. L'allegro ritornello della sveglia -chiamava e rispondeva sulla campagna -buia. Era la diana dell'Italia. -</p> - -<p> -Fu un'onda di febbre e di gioia. L'aurora -trovò l'esercito pronto. Mai la rapidità e l'ordine -furono così uniti. Le cavallerie in sella, -le fanterie schierate, le artiglierie attaccate, e, -indietro, tutti i servizi, tutti i convogli, le salmerie, -le ambulanze, aspettavano l'ordine d'avanzata. -Ogni ufficiale conosceva il suo còmpito -preciso, ogni unità aveva il suo obbiettivo, -la grande macchina stava per muoversi, regolare -e formidabile. -</p> - -<p> -Le avanguardie partirono incontro all'aurora. -Il sole sorgeva immane e rosso, e tutto il mondo -si tingeva di rosa. Drappelli di ciclisti scivolavano -lentamente in esplorazione sulle strade -deserte della pianura friulana in tutta la rete -della frontiera. Altrove erano pattuglie di cavalleria -che inoltravano verso l'Isonzo. Alcune -<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span> -batterie avevano preso posizione per forzare -qualche passo che si supponeva difeso. Si aspettava -una resistenza fra il Monte Quarin, sopra -a Cormòns, e la collina di Medea, e, di fronte -a queste posizioni, le alture di Budrio erano -irte di cannoni italiani. Le fanterie infine spinsero -avanti la loro prima linea spiegata in -formazione di combattimento. -</p> - -<p> -Non si può apprezzare al giusto valore lo -spirito meraviglioso della truppa se non si tiene -conto di questa circostanza: che muovendoci si -credeva alla battaglia immediata. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Si aspettava una resistenza. Le informazioni -la facevano prevedere. La natura delle posizioni -la rendeva logica. La presenza di truppe -bosniache e di cavalleria ussara, avvistate dai -nostri avamposti, pareva confermare la probabilità -di una opposizione. -</p> - -<p> -La nostra fanteria inoltrando immaginava di -andare all'attacco. E vi andava con una volontà -compatta e lieta. Guadò il Natisone, nel piano -verso la frontiera di Cormòns, e avanti, fra -gli alberi folti, lungo i margini verdi, nel profumo -delle acacie fiorite, nello sfolgorìo del più -bel sole di maggio, in un'inebbriante atmosfera -di primavera italica. L'onda umana passava -gonfia di gioia. -</p> - -<p> -Giunse sulla sponda cespugliosa e fresca dello -Judrio: il confine. -</p> - -<p> -Allora fu una frenesia. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span> -</p> - -<p> -La valanga di uomini si precipitò, si avventò -fra i roveti nell'acqua per toccare subito -l'altra riva. E l'urlo immenso si levò: Italia! -Savoia! Italia! -</p> - -<p> -Ad uno ad uno i battaglioni che seguivano -in colonne, per tutte le strade, lanciavano sulla -soglia dell'Italia Nuova il saluto fatidico. -</p> - -<p> -Nessuna cerimonia può assurgere alla grandiosità -di questa acclamazione spontanea, formidabile, -irresistibile. Ogni regione d'Italia univa -la sua voce al coro tremendo. È possibile -che qualche cosa di quella maschia, fiera, -ardente emozione dell'esercito non sia giunta -al popolo che aspettava? -</p> - -<p> -Sulla pianura soleggiata, un mare di verdure, -si spandeva uno squillare confuso e remoto -di campane. -</p> - -<p> -Cominciò Villanova a suonare a stormo. Le -chiese di Manzano, di Trivignano, di Palmanova -risposero. Tutti i campanili si destavano, -successivamente. Era la voce del Paese, la -voce della Terra, la voce della Patria, che -mandava alle truppe il suo saluto, l'inno antico -delle sue feste, la musica della sua tradizione. -E lo scampanìo a martello dava all'ora -indimenticabile una augusta solennità religiosa. -</p> - -<p> -Da quel momento l'Italia era più grande. -</p> - -<p> -Lunghe nuvole di polvere sorgevano basse, -a strisce, mettendo qua e là dei veli sulle piantagioni, -avvolgendo villaggi, dissipandosi per -risorgere più vicino: erano artiglierie in marcia, -<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span> -convogli a cavallo e a motore, il cui rombo -si spandeva sommesso e continuo, come un -fremito di tutta la piana. -</p> - -<p> -L'antica, la vergognosa frontiera era cancellata. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Più faticosa, ma egualmente esatta fu l'avanzata -sui monti. Fuori di ogni strada, fuori -d'ogni sentiero, portando nel pesante zaino viveri -e munizioni per lunghi giorni, portando -sulle spalle anche la legna per cuocere il rancio, -anche la paglia per dormirvi sopra, i nostri -atletici alpini, coadiuvati in alcuni punti -da bersaglieri, da militi della Finanza, esploratori -arditi e infaticabili, andarono avanti da -vetta a vetta. -</p> - -<p> -Hanno la tattica dell'aquila. Vanno da una -cima all'altra, da una punta all'altra. Si annidano -sulle sommità, e non c'è forza che potrebbe -sloggiarli. Non temono l'isolamento. Fanno -di ogni vetta occupata una fortezza inespugnabile. -S'inerpicano, s'insediano, si trincerano, -e per le valli che essi dominano il grosso -marcia al sicuro e si sgrana come un formicaio. -</p> - -<p> -Si videro le cime austriache coronate da loro, -una dopo l'altra: il Monte Corada, il Monte Cuk -sulle creste del Colovrat. Sul profilo di posizioni -altissime, che si supponevano fortemente -protette, al di sopra della gran coltre dei boschi, -si scorse dopo mezzogiorno il brulicare -delle nostre avanguardie. Subito, al primo giorno, -<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span> -ci insediammo in faccia alle fortificazioni -nemiche. -</p> - -<p> -Avanzando sulla pianura, le nostre truppe -scacciarono avanti a loro i piccoli nuclei austriaci, -che abbandonarono in fuga i loro barricamenti, -le trincee di arresto, le abbattute -d'alberi, tutte le difese preparate all'entrata dei -villaggi e ai punti favorevoli. Ritirandosi il nemico -faceva saltare i ponti. Le avanguardie italiane -vedevano brillare le mine, una vampa, -un getto di macerie, una colonna di fumo e di -polvere, e le detonazioni spandevano il loro -rombo sinistro. Anche un ponte dei più importanti -per l'azione era minato, quello sullo Judrio, -ma il precipitarsi dei nostri esploratori -lo salvò. Era il ponte di confine. -</p> - -<p> -È un ponte di legno, pittoresco, angusto e -lungo, che le sponde alte sovrastano chiudendolo -come fra due muri di verdura. Per risalire -facilmente la riva, le batterie lo passavano al -galoppo. I cavalli sferzati si slanciavano, e in -un grido impetuoso di «Viva l'Italia!», in uno -scalpitìo pesante sul tavolato che tremava tutto, -in un tuonare di ruote, in un frastuono d'acciaio, -i cannoni sì avventavano. -</p> - -<p> -Passate le prime truppe i segni della frontiera -scomparvero. Una forza sovrumana divelse -i pali gialli e neri, saldati a macigni, spezzò -le aquile di ferro che in cima ad ogni palo -aprivano le loro ali araldiche e biforcavano la -loro duplice testa coronata. Non c'è più niente. -<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span> -Dei frammenti calpestati e informi. Un furore -d'uragano è passato. Nulla lo avrebbe trattenuto. -</p> - -<p> -In varie zone montuose, come sull'altipiano -di Asiago, le nostre truppe avanzarono, in quel -primo giorno, sotto al fuoco di grosse artiglierie -da fortezza. Non si vide un'esitazione. Quei -soldati nuovi al combattimento salutavano le -esplosioni con esclamazioni ironiche. E andavano -avanti. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Le operazioni di quel primo giorno, i bollettini -dello Stato Maggiore l'hanno detto, non -furono che una correzione di fronte, la quale, -contrariamente al senso del linguaggio ufficiale -dei nostri nemici, si operava in avanti. Ma il -fuoco che allora si accese nell'anima italiana -non si estingue più, perchè non è un fuoco -nuovo. C'è stato sempre, noi ne sentivamo il -tepore sotto la cenere. Un soffio sublime ha -dissipato le scorie e la gran fiamma s'è levata -e ondeggia alta. Tutta la frontiera ne divampa. -Abbiamo una troppo grande eredità di eroismo -e di gloria per non ritrovarla intera nell'ora -inebbriante della nostra lotta più santa contro -l'eterno oppressore. -</p> - -<p> -No, eterno no! Lo scampanìo delle chiese -friulane suonava i primi rintocchi del suo funerale. -</p> - -<p> -Ho narrato del primo giorno, del primo slancio, -perchè il resto deve rimanere ancora segreto. -Ma v'è lo stesso cuore di quell'ora di -<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span> -delirio. Con lo stesso lieto entusiasmo il nostro -esercito schiaccia i forti corazzati del nemico, -assalta e conquista di colpo delle ridotte avanzate, -si spinge con felice sapienza, con audacia -paziente, fin sopra a delle trincee blindate. -</p> - -<p> -Dove non si va con quest'anima? -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span> -</p> - -<h2 id="isonzo">VERSO L'ISONZO.</h2> -</div> - -<p class="indr"> -<i>19 giugno.</i> -</p> - -<p> -È per la strada maestra che questa volta -mi avvicino alla guerra. Nelle regioni della -frontiera — diciamo dell'antica frontiera perchè -la nuova cammina — la ferrovia, tutta -intenta a trasportare soldati e munizioni, lascia -i viaggiatori sui binarî morti. E ve li dimentica. -Nelle piccole linee i treni per il pubblico -ritardano in media dodici ore nei primi -quaranta chilometri. Uno solo, che io sappia, -è arrivato in perfetto orario: partito da Udine -si è trovato a San Giorgio di Nogaro all'ora -indicata. Ma era il giorno dopo. Così la strada -maestra è ritornata in onore. -</p> - -<p> -Da quando fu inventata la locomotiva non -aveva visto più tanto traffico. Vi passa tutto -il commercio della provincia, tutto il movimento -dei mercati e delle fiere. Perchè non -un mercato è stato sospeso, e a Treviso, a Portogruaro, -a Latisana, a Oderzo, in piena zona -di guerra, le piazze antiche e pittoresche si -affollano al mattino di venditori e compratori -venuti dalla campagna, i merciaiuoli ambulanti -erigono le loro baracche, e tutto si passa come -in piena pace. -</p> - -<p> -Sulle magnifiche strade, che sembrano viali -<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span> -di parchi, ombrate da vecchi platani rigogliosi -allineati sui bordi, è un viavai di carri, di -carrette, di biroccini, che s'incontrano con lunghe -file di autocarri pesanti e grigi del servizio -militare. Stupisce e rallegra la serena -attività del paese, la quieta normalità che permane -anche nelle regioni che odono il rombo -del cannone. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -La guerra non ha mutato nulla, non ha toccato -nulla. Ricordo la tragica sospensione di -ogni vita negli altri paesi belligeranti quando -il grande conflitto s'iniziò. Si vedevano i segni -del lavoro subitamente interrotto sulla campagna -francese divenuta deserta, si sentiva l'allarmi, -la paralisi, l'angoscia della nazione intera, -i villaggi solitari avevano un'espressione -desolata, e, cessato ogni commercio, le città -costernate tacevano, con le vie quasi vuote fra -i negozi chiusi. -</p> - -<p> -Uno straniero che arrivasse fra noi ignaro -(per un'ipotesi fantastica) degli eventi, non sentirebbe -la guerra nella vita intensa delle nostre -città e nella tranquilla operosità dei nostri -campi, non si accorgerebbe che stiamo combattendo -la più grande lotta della nostra esistenza -nazionale. -</p> - -<p> -La guerra ci ha trovati pronti, e niente altro -che l'immutata fisionomia della nazione, -mentre milioni d'italiani si battono, è già una -grande prova di potenza. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span> -</p> - -<p> -Nei vigneti e nei frutteti si lavora, e dalla -campagna luminosa, che non è mai sembrata -così bella, così folta di vigore, così promettente, -scolorata qua e là dal primo imbiondire -delle messi, arrivano nella serenità ardente del -meriggio i canti dei contadini all'opera, le antiche -canzoni dei campi, semplici, larghe e solenni -come preghiere. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -L'automobile che mi porta fila nella immensa -pianura friulana, attraversa ponti custoditi -da sentinelle, passa per stazioni di tappa insediate -nelle piccole città, affollate di carreggi, -intorno alle quali si allargano bivacchi nereggianti -di cavalli e parchi automobilistici. -</p> - -<p> -Impossibile deviare dalla via buona. Oltre -alle tabelle militari, che, affisse ad ogni crocicchio, -dicono ufficialmente la giusta direzione, -si trovano indicazioni di tutti i generi, -consigli diversi sotto forma di «vedi mano». -L'entusiasmo degli abitanti ha spennellato sui -muri dei paesi delle grandi frecce accompagnate -da diciture sommarie e definitive: «Per -Trieste!» — « — Di qui per Monfalcone, Trieste -e sempre avanti!» — e non si può sbagliare. -Più di un paesello ha già battezzato Via -di Trieste, o Via della Vittoria, la strada principale. -</p> - -<p> -Ma la vera, la grande arteria della guerra -è la ferrovia. Treni vuoti che tornano, treni pieni -che vanno, passano in perpetua successione, -<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span> -lunghi, ansimanti, e nelle stazioni piene d'ordine, -custodite da bravi territoriali, inflessibili -come la loro enorme baionetta, spesso le truppe -che aspettano l'ora della partenza, durante lunghe -soste al sole, cantano a squarciagola. Ogni -vagone ha la sua canzone, indipendente dal -vagone vicino, e il treno intero manda il più -spaventoso dei cori. Quando poi il convoglio -si muove, il coro si fonde in un tremendo evviva: -«Evviva l'Italia!», «Vogliamo Trento e -Trieste!». E i gruppi di abitanti, che non mancano -mai di affollarsi alle barriere, rispondono. -</p> - -<p> -I soldati salutano sempre con gioia ogni passo -in avanti. Gremiscono le aperture dei furgoni — che -delle fronde, dei fiori, delle bandierine -adornano — e gesticolano, e ridono, e -gridano, seduti alcuni sui bordi, le gambe ciondoloni, -mentre dietro agli uomini, nell'oscurità -interna, si profilano teste di cavalli, assonnate -e gravi; e un'oscillazione di zaini, di cinturini, -di giberne, di tascapani, pende dal soffitto. -Sui vagoni a piattaforma i carriaggi si allineano, -con le stanghe in alto come braccia -levate. Sotto a grandi copertoni di tela grigia -s'indovinano forme di cannoni. -</p> - -<p> -Alla stazione di San Giorgio assisto all'arrivo -d'un treno di feriti. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -È un treno della Croce Rossa, tutto nuovo. -Vestite di bianco, delle dame di un comitato -<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span> -locale vanno premurose da un vagone all'altro -distribuendo bibite ghiacciate. Non si ode -un lamento. -</p> - -<p> -La prima cosa che i feriti domandano è d'essere -informati della guerra. Hanno sete di notizie. -Portati via dall'azione, vogliono sapere -quel che è successo dopo, quello che succede -altrove. Si direbbe che soffrano più per il -distacco dal combattimento che per le ferite -ricevute. -</p> - -<p> -«Che cosa si sa oggi?» — chiedono prima -di portare alla bocca il bicchiere madido. «Buone -nuove, Monfalcone è presa!». La voce passa -da una cuccetta all'altra. Tutti si sollevano -sui gomiti, i meno sofferenti balzano a sedere, -è una agitazione sotto le lenzuola candide, delle -teste bendate sorgono dai cuscini: «Monfalcone -è presa!». -</p> - -<p> -Dei dialoghi brevi s'intrecciano: «Ah, se -fossi sicuro d'avere ammazzato un austriaco, non -me ne importerebbe della ferita!» — esclama -riadagiandosi cautamente uno che ha la spalla -fasciata. Dalla cuccetta sopra a lui una voce -rauca scende: «Io uno almeno l'ho infilato!» — è -un fantaccino che è stato ferito di -baionetta alla coscia durante un assalto. Dopo -un istante riprende: «Io uno, e lui (additando -un altro lettuccio) lui due!». -</p> - -<p> -Qualche esclamazione d'incredulità, o d'invidia, -si leva. «Due, due! — ripete la voce. — Era -vicino a me. Ci sono i testimoni. Due -<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span> -austriaci si sono buttati addosso al capitano. -Eravamo sulla trincea. Allora lui l'ha spacciati -tutti e due, ma ha preso una baionettata. È vero? -tu, parla!». — Ma l'eroe non può parlare, -manda un mugolìo d'approvazione, poi solleva -il braccio nudo, un braccio nodoso, forte, bronzato, -che emerge dal biancore del letto e agita -l'indice e il medio tesi ripetendo col gesto -ostinato: «Due, due, due....». -</p> - -<p> -«Silenzio, ragazzi! — ammonisce dolcemente -un infermiere che passa. — Chi ha ancora -sete?». -</p> - -<p> -L'abnegazione del personale sanitario, tutto, -è magnifica. Ad essa si deve se i nostri feriti -sono quasi tutti leggeri. La gravità d'una ferita -è spesso prodotta soltanto dal ritardo delle -prime cure. Con questo calore torrido, anche -gl'infermieri, stanchi, debbono aver sete, e pure -essi rifiutano le bibite che vengono offerte -anche a loro quando tutti i feriti hanno bevuto. -</p> - -<p> -L'attesa è lunga alla stazione; occorrono molte -manovre per sgombrare al treno la via, e -nei vagoni chiari, odoranti di medicinali, si -rifà il silenzio. Alcuni feriti, che dal comitato -delle dame hanno ricevuto in dono delle cartoline -militari e dei lapis, scrivono lentamente, -seduti sul letto. Uno fuma voluttuosamente una -sigaretta e ne scaccia il fumo facendo ventaglio -della mano, perchè è proibito fumare. -La stazione sembra divenuta deserta. Sul marciapiede -<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span> -affocato passeggia il territoriale di -sentinella, solo. Fischiano le locomotive laggiù -verso i dischi, sui binarî abbacinanti, e il -cannoneggiamento brontola dalla parte del -Carso. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Il desiderio di tornare al fronte è comune -a quasi tutti i feriti. È in loro la fede profonda -e l'aspettativa della vittoria. Si rammaricano -di esser portati via «sul più bello». Sono -presi dalla passione della battaglia, dall'istinto -della lotta, sentono ardentemente tutta -la grandezza e la giustizia sacrosanta della -nostra guerra, ma sopra tutto hanno come il -sentimento che «si ha bisogno di loro», la -preoccupazione di un posto vuoto lasciato nelle -file. È uno spirito straordinario di solidarietà, -è un senso altissimo del dovere, che -rivelano nella razza virtù guerriere d'una possanza -insospettata. -</p> - -<p> -All'ospedale di San Giorgio è ricoverato un -soldato automobilista; conducendo la sua macchina, -per evitare due cavalleggeri che chiudevano -la strada ad una svolta, egli era andato -a finire nel fossato, ferendosi contro al volante. -Correva incaricato di una missione: ora il -suo incubo è di compierla. Ha la febbre, non -può muoversi dal letto, ma prega, scongiura -medici e infermieri: «Bisogna che io vada, -credete, è importante, lasciatemi andare, tornerò -dopo...!». Questo senso di un dovere assoluto, -<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span> -improrogabile, sacro, di un dovere che -va compiuto ad ogni costo finchè c'è un alito -di vita, è diffuso nell'esercito ed ha la profondità -d'una convinzione religiosa. -</p> - -<p> -Per tutto dove passo trovo degli esempi umili -e magnifici di questa nobile comprensione del -dovere, anche fuori dei combattimenti, nell'oscura -fatica dei servizi. Ecco, in vicinanza del -fronte, a Medea, sulla via polverosa passano i -cucinieri di un reggimento che sono andati -per l'acqua; sono sporchi, sono stanchi, non -dormono che tre o quattro ore per giorno, -sul far dell'alba. Uno di essi, dagli occhi febbricitanti, -ha la mano destra fasciata, enorme, -sollevata e tremante. Porta il secchio sulla -spalla sinistra. «Come stai?» — gli domanda -affettuosamente un ufficiale superiore. Il soldato, -un contadino calabrese piantato sull'attenti, -risponde: «La mano mi fa male ancora!». -Quando si è allontanato, l'ufficiale mi -spiega: «È caduto, e cadendo si è immerso -la mano nell'acqua bollente; il medico gli ha -ordinato di coricarsi sotto la tenda, di restare -in riposo, immobile, ma lui dice che c'è troppo -da fare, ed ha pregato i superiori di lasciarlo -lavorare finchè Dio gli dà la forza di -resistere». -</p> - -<p> -Poco lontano, a Viscone, ad una tappa di -carreggi, passa lungo i muri del villaggio un -sergente d'artiglieria zoppicante, col piede sinistro -fasciato. È stato ferito e mandato alla -<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span> -medicazione, ma egli afferma che non è niente -ed evita i posti sanitari perchè «lo portano -via». «Sono sicuro — mi dice — che riposandomi -qui domani potrò rimettere la scarpa e -rimontare a cavallo; così ritrovo subito la batteria....». -</p> - -<p> -Egli si è fermato a portata di voce, per -dir così, della sua batteria, e ne ascolta i colpi -lontani, e li riconosce: «Ecco, è lei.... — e -con un sorriso soddisfatto — Come sona duro, -eh?». Il profano non sente che un confuso -e formidabile rimbombare di tuoni verso Gorizia. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Avanti, gli avvenimenti ci chiamano con questo -rombo tempestoso. Andiamo verso l'Isonzo. -</p> - -<p> -Come tutto prova l'iniquità della frontiera -che abbiamo cancellato! Come ogni cosa è italiana -al di là! Vi è l'impronta nostrana sulla -terra, nel paesaggio, nella natura. Le vegetazioni -come gli uomini gridano la loro italianità. -Presso antiche ville, che hanno nomi legati -alla nostra storia, vecchi cipressi muscolosi ergono -la loro mole gigantesca, oscura, solenne, -che sembra un'affermazione vigorosa e superba -di nazionalità; si direbbero il simbolo caratteristico -del nostro suolo; le coltivazioni, i -parchi, i giardini, tutta questa campagna meravigliosa, -prodigano forme e colori che sono -unicamente della nostra patria. Viaggiando sulle -regioni conquistate s'intuisce una unità più -<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span> -profonda ancora di quella della razza, dei costumi, -della lingua, un'unità perenne, inalterabile -alle emigrazioni e ai dominî, eguale sotto -alle correnti e alle tempeste umane, una -unità eterna: quella della terra. -</p> - -<p> -La strada bianca corre ancora nell'ombra -dei platani, e di tanto in tanto qualcuno di -questi giganti, tagliato per formare una barricata -austriaca, giace abbattuto, rovesciato nel -fosso o sul bordo erboso. Barricate e trincee -chiudevano la via ad ogni svolto, ad ogni ponticello. -Ma nessuno le ha difese. Fino a Cervignano, -per avanzare non s'è avuta che la -fatica di rimuovere gli ostacoli. A Cervignano -pochi colpi di fucile. Un ponte di ferro, all'entrata -del paese, era barrato da un terrapieno -e da un'abbattuta d'alberi. Una cannonata, -che ha lasciato il segno sull'armatura -del parapetto, è bastata a mettere in fuga i -difensori. -</p> - -<p> -Il paese ha ripreso un'aria tranquilla e sonnolenta, -e i convogli militari passano con frastuono -per le strade antiche, anguste ed affocate, -fiorite di bandiere. Al di là, verso l'Isonzo, -un polverone denso annebbia la pianura. -Il cannoneggiamento è più vicino. Nell'aria limpida, -chiaro, metallico, diafano, un pallone frenato -si libra. -</p> - -<p> -Ancora pochi minuti, e ci troviamo fra le -truppe. Dei reparti passano il fiume. Sulle alture -di Monfalcone la battaglia rugge. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span> -</p> - -<p> -La nostra prima avanzata, che qui giunse -d'un balzo a pochi chilometri dall'Isonzo, non -fece in tempo a salvare i ponti. La loro distruzione -era forse inevitabile. -</p> - -<p> -Il ponte della strada carrozzabile, lungo più -di cinquecento metri, tutto di legno, ma largo -e solido, ha bruciato completamente. Vedevamo -da Palmanova e da Cormòns, il giorno 24, -le colonne turbinose di fumo di questo incendio -lontano, e pareva che una città ardesse. -Si credette anzi, al primo momento, che gli -austriaci avessero appiccato il fuoco a dei paesi, -per vendetta. -</p> - -<p> -Dei piloni, formati da fasci di travi, non -rimangono che alcuni mozziconi carbonizzati, -emergenti ad intervalli regolari dall'acqua azzurrognola -e dalla ghiaia bianca, sull'immensa -spianata del vasto letto. Tutto il resto è scomparso. -Le piene ne hanno cancellato ogni vestigio. -</p> - -<p> -Il ponte della ferrovia, poco discosto, è stato -minato, e l'armatura d'acciaio, ricaduta sulle -macerie dei piloni crollati, disegna sullo sfondo -luminoso del fiume come una trina nera, a larghe -centine, spezzata nel mezzo, lacerata e -scomposta. Queste rovine dànno la prima sensazione -profonda di un paesaggio di guerra. -</p> - -<p> -Gli austriaci avevano cominciato a preparare -delle forti difese sulla riva destra. Non -<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span> -si trattava più di barricate frettolose. Lunghe, -solide, massicce trincee, dei larghi terrapieni -che sembrano dighe, i quali emergono freschi, -del colore di terra smossa, al di qua della boscaglia -che fiancheggia il fiume e gli fa come -una scorta di verde, indicano l'intenzione di -fortificare solidamente il passaggio, di creare -anche lì una testa di ponte. La rapidità della -nostra mossa iniziale ha ricacciato il nemico -sull'altra sponda. Ritirandosi, gli austriaci hanno -anche distrutto, con delle mine, un pezzo -di strada, all'approccio del ponte. -</p> - -<p> -Ma bisognava passare, e siamo passati. -</p> - -<p> -Le riparazioni della strada, i preparativi per -il varco del fiume, sono stati compiuti sotto -ad un fuoco intermittente di artiglieria, al quale -rispondevano i nostri cannoni appostati sulla -pianura. Qui, la truppa di questo settore fece -la prima conoscenza col bombardamento nemico. -</p> - -<p> -Il bombardamento nemico fu accolto con una -indifferenza umiliante. La fanteria, inoperosa -nelle sue trincee, conversava sotto gli <i>shrapnells</i>, -e il chiacchierìo si sentiva da lontano. -Sul bordo d'un fosso, file di soldati inginocchiati -lavavano la loro biancheria, cantando a squarciagola. -</p> - -<p> -Una sera, quando tutto è stato pronto, è -scoppiato un inferno. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span> -</p> - -<p> -Dopo il tramonto, ad un tratto centinaia di -cannoni nostri hanno aperto improvvisamente -un fuoco serrato sulla riva sinistra dell'Isonzo, -spazzandola a tiri progressivi. Ogni batteria -aveva la sua zona da coprire di proiettili. Gli -<i>shrapnells</i> arrivavano a stormi sul bordo dell'acqua, -sulle sabbie della sponda, sui roveti, -sulla boscaglia di salici e di pioppi entro la -quale la fanteria austriaca veniva ad annidarsi -di notte schioppettando a intermittenza, e più -in là l'uragano di acciaio e di piombo batteva -i vigneti, tempestava le strade, esplorava la pianura -in ogni ripiego. Era uno spettacolo terribile. -I balenii dei colpi e delle esplosioni illuminavano -la notte di una tremula luce violastra, -e sulle nostre truppe la veemente moltitudine -delle traiettorie formava una vôlta sonora, -una vôlta ululante. -</p> - -<p> -Alle nove precise, silenzio. -</p> - -<p> -L'Isonzo ha qui due corsi d'acqua, vicini alle -due rive, e nel mezzo, fra l'uno e l'altro, la -vasta distesa di ghiaia. Durante il bombardamento -che immobilizzava il nemico, il ramo -più vicino fu rapidamente passato a guado: -è basso e con poca corrente. Nel lampeggiamento -delle cannonate si vide un formicolìo -nero e silenzioso di truppe traversare la spianata -sassosa del letto e portarsi sul corso più -profondo trasportando il materiale necessario -alla costruzione di zattere. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span> -</p> - -<p> -Quando l'artiglieria tacque, all'ora stabilita, -nella quiete improvvisa pesava l'emozione di -una grande attesa. Zattere piene di soldati vogavano -nel buio. Le prime compagnie si gettavano -sulla sponda sinistra occupandola. Altre -forze si aggiungevano a loro. L'occupazione -si allargava. Si formava solidamente una -testa di ponte. Per il passaggio del grosso, intanto, -il Genio lavorava alacremente a costruire -solide passerelle. Una ordinata e febbrile attività -da cantiere attraversava il fiume. -</p> - -<p> -Ogni tanto due, tre lampi vividi, delle esplosioni: -cannonate austriache. La fucileria crepitava -ad intervalli, dominata dallo scoppiettìo -regolare delle mitragliatrici: era la linea della -nostra occupazione che avanzava, sloggiando -piccoli reparti austriaci dalle loro trincee. Se -si ostinavano, era l'assalto. -</p> - -<p> -Si udiva allora echeggiare alto, intenso, entusiasmante, -l'urlo trionfale: Savoia! Passava -nella notte il grido tempestoso che faceva battere -i cuori dell'esercito in attesa. S'indovinavano -gli episodi dell'occupazione nel risveglio -del fuoco e nel levarsi delle voci. Verso la metà -della notte si è capito che gli austriaci contrattaccavano. -Ma si è pure capito subito che -erano ricacciati. L'oscurità è stata per un -istante tutta piena di un eloquente vocìo di -vittoria. -</p> - -<p> -Pochissimi feriti. Dei soldati sono tornati indietro -con le mani lacerate dai fili di ferro -<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span> -dei reticolati che essi avevano strappati. All'alba -le nostre colonne passavano serrate l'Isonzo -sui tavolati nuovi e risuonanti, e i tentacoli -delle avanguardie avanzavano già verso -le alture di Monfalcone. -</p> - -<p> -Sono le riserve che passano adesso. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span> -</p> - -<h2 id="carso">AI PIEDI DEL CARSO.</h2> -</div> - -<p class="indr"> -<i>20 giugno.</i> -</p> - -<p> -Nel polverone denso, che incanutisce le siepi -e incipria i pampini, sulla strada bianca, -affocata, accecante, uomini, cavalli, veicoli si -muovono come in una nebbia ardente, e sembrano -ombre. -</p> - -<p> -I soldati, già abbronzati dal sole, con quella -fisionomia invigorita e fiera che è data dalla -sana fatica del campo, marciano in silenzio, -ordinati, un fazzoletto intorno al collo. Alt! -Zaino a terra! Col peso dello zaino pare che -essi depositino la stanchezza; conversazioni e -risate si levano improvvise. È un vocìo allegro -da scolaresca. -</p> - -<p> -Largo! largo! — con uno scalpitìo serrato, -con un rombo pesante di ruote massicce, con -un frastuono metallico, delle batterie passano -lentamente come in un fumo d'incendio. Al -passo dei forti cavalli normanni le grigie macchine -da guerra, che non somigliano più che -vagamente agli antichi cannoni, procedono in -una solennità formidabile. La fine della colonna -si perde nei nembi della polvere. Delle -automobili dello Stato Maggiore si aprono un -varco fra tanti ostacoli, e filano verso il fiume. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span> -</p> - -<p> -Là la strada cessa, il polverone si dissipa, -e nell'aria tersa si profilano lontano le pendici -del Carso nude, grigiastre. Dalle vegetazioni -della piana emergono chiari e aguzzi i -campanili dei villaggi come fari sopra un -mare. -</p> - -<p> -Sulle passerelle che sostituiscono il ponte -distrutto le colonne si assottigliano e si sgranano, -i cannoni ed i cassoni si spaziano per -superare con una galoppata l'ostacolo delle -ghiaie. I conducenti scendono di sella e corrono -a piedi, schioccando la frusta, aggrampati alle -criniere. -</p> - -<p> -Il cannoneggiamento è vicino. Si vedono scoppiare -gli <i>shrapnells</i> in alto sugli alberi; e dal -nord, da Gradisca, da Podgora, da Gorizia, arrivano -boati profondi di artiglierie pesanti. -</p> - -<p> -Presso le rovine del ponte bruciato, dove -l'antica strada, all'alto della ripa, sembra mozzata -da una lama e sporge sul fiume un moncone -fra parapetti spezzati, sono le ultime trincee -austriache, intorno alle quali il Genio ha -accuratamente raccolto in enormi gomitoli il -filo di ferro dei reticolati spinosi. Ci sarà utile. -In qualche angolo inesplorato si rinvengono -ancora certi ramponi di ferro a quattro punte, -dei quali gli austriaci si servono forse per ostacolare -il passaggio ai cavalli, o per armare -fosse da lupo. In qualunque modo si gettino, i -ramponi rimangono con una punta eretta, aguzza -come un pugnale. Somigliano ai «triboli» -<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span> -che i soldati romani spargevano per ostacolare -l'assalto dei nemici, barbari a piedi nudi. -</p> - -<p> -Sotto gli alberi, al bordo della trincea, una -sedia, quella povera sedia che compare melanconicamente -su tutti i campi di battaglia, -che si rinviene abbandonata, sbilenca e triste, -ovunque la guerra ha fatto una sosta. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -A difesa di questa regione del basso Isonzo -gli austriaci hanno trovato un alleato nell'acqua -dei canali. -</p> - -<p> -Ai piedi delle alture che sovrastano Gradisca -e Monfalcone, scorre un canale creato a -scopi d'irrigazione e per usi industriali. Un'alta -diga maestosa, lunga quasi mezzo chilometro, -chiude l'Isonzo presso il ponte di Sagrado, sul -quale passa la strada di Gradisca. L'acqua -trattenuta forma un vasto bacino che nutre il -canale con una corrente di quasi ventidue metri -cubi al secondo. Il livello di questo corso -artificiale è più alto della pianura. Spezzando -un argine gli austriaci hanno potuto trasformare -in paludi vaste plaghe al nord di Ronchi. -L'altura di Sant'Elia, che è al di qua del canale, -è divenuta una penisoletta, e, fortemente -trincerata, ha costituito una posizione avanzata -del nemico. -</p> - -<p> -Per alcuni giorni, la zona accessibile alla -nostra offensiva si è trovata sensibilmente ristretta -dalle acque. Il bollettino ufficiale ha -narrato dell'ardimentosa azione di una batteria -<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span> -di obici che, portatasi sulla linea della -fanteria, ha battuto in breccia una diga. Era -la diga di Sagrado. Sfondata quella barriera, -l'acqua non si sarebbe più immessa nel canale -e avrebbe ripreso il suo corso normale -nel letto dell'Isonzo. Ma prima che per questo -audace bombardamento l'inondazione, priva -d'alimento, defluisse sgombrando il piano, il -nostro attacco si è gettato sulle terre rimaste -asciutte, più al sud, e per Monfalcone ha preso -piede solidamente sulle prime pendici del -Carso, in vista del mare. -</p> - -<p> -L'acqua ci è stata nemica, per tutto. Le piene, -fra le gole del medio Isonzo, ci portavano -via i ponti; a valle l'inondazione artificiale creava -avanti a noi dei laghi, e il canale, che con -le sue diramazioni si va ora essiccando, forniva -intanto la forza motrice di impianti elettrici -dai quali gli austriaci derivavano correnti -per rendere fulminatori certi reticolati -di trincea. -</p> - -<p> -Ma gli austriaci avevano dimenticato che la -magnifica opera idraulica dei canali di Monfalcone -è italiana, studiata e compita dalla -Società Italiana per le condotte d'acqua, di Milano. -La perfetta conoscenza dei lavori ci ha -permesso di correre subito ai ripari e di ricondurre -le acque ad un contegno più patriottico. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span> -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Passiamo l'Isonzo. -</p> - -<p> -Una casa sfondata, un <i>hangar</i> demolito, dei -muri bucherellati da schegge di granata: si -è già nell'atmosfera del campo di battaglia. -Ma nessuna battaglia è passata di qui. -</p> - -<p> -Dei cannoni austriaci di mezzo calibro, nascosti -sulle alture di Doberdò, tirano sulla strada, -e sui villaggi, e sui ponti. Otto o dieci -colpi per volta, poi, per due o tre ore non -si fanno più vivi. Non combattono, stanno lassù -in agguato, e quando vedono in una scìa -di polverone un convoglio di munizioni che si -avvicina, o un reparto di truppa che si sposta, -o un'automobile che corre, giù un po' di grossi -<i>shrapnells</i> o di granate, che arrivano con quel -loro rombo di motore mal regolato e scoppiano -fragorosamente sulla pianura quieta. Tirano -persino sulle motociclette col <i>side-car</i>, nella -speranza di accoppare qualche generale. -</p> - -<p> -Ma hanno paura di essere scoperti. Non insistono -mai, e non è facile individuarli. Conoscono -così bene la regione, che il loro tiro è -giusto, sebbene inefficace. Percorrendo la strada -con dei carreggi si ha la probabilità di -assistere allo scoppio di una granata a sessanta -passi di distanza. I soldati non ci badano. -</p> - -<p> -No, i nostri soldati sono meravigliosi. Appena -una granata scoppia, si vedono i soldati -correre, ma verso lo scoppio. Vanno a vedere -il buco. Hanno una curiosità da ragazzi per -<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span> -i fuochi d'artificio. <i>Compà, sente mò</i> — grida -allegramente un soldato di guardia al ponte -ad un compaesano mentre tuona una raffica — <i>pare -'a festa d'a Madonna!</i> — Gli sembra di -sentire i mortaretti delle solennità campagnole. -Ed il cratere slabbrato, nero, fumante, che le -esplosioni scavano al suolo, è per loro uno -spettacolo curioso che li attira. Sono là intorno, -aggruppati allo scoperto, incuranti del nemico -che li vede, disputandosi le schegge che -scottano ancora. Ogni soldato ne ha una in -tasca. -</p> - -<p> -Sulla strada così esposta il movimento continua -regolarmente. I territoriali divenuti carrettieri -e bovari, passano anche loro con i birocci -e le mandrie. -</p> - -<p> -Nessuno esita, nessuno si ferma, nessuno -devia. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Un distaccamento di bersaglieri ciclisti riposa -all'ombra delle casupole, all'entrata di un villaggio: -Begliano. Appoggiate ai muri, le biciclette -intrecciano ruote e telai in una confusione sottile -e geometrica di circoli e di linee; qualche -motociclista prova attentamente il motore, che -strepita sul cavalletto; i soldati, accoccolati a -gruppi sui macigni, conversano placidamente, -fumano, fischiettano, e sulle loro teste l'alito -caldo e lieve del meriggio fa correre un fremito -di piume nere. Gli ufficiali, che hanno -trovato delle sedie in una osteria abbandonata, -<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span> -siedono fuori della porta, sotto a degli -alberi. Aspettano ordini. Vi è una serenità, una -tranquillità da riposo durante la manovra. Non -si direbbe mai che questi soldati si sono battuti -di notte e di giorno, che hanno preso delle -trincee alla baionetta, sopraffacendo gli austriaci -con le mani alla gola. -</p> - -<p> -Il centro della strada è deserto. Da lì si vedono -le colline rocciose di Doberdò così vicine -che sembrano a portata di voce. «Tra poco ricomincia -la musica!» — osserva un ufficiale -guardando l'orologio al polso, e appoggiata la -spalliera della sedia al muro incrocia le gambe, -beatamente, soggiungendo: «Ci fosse almeno -un giornale da leggere!». -</p> - -<p> -La musica lì si ripete ad intervalli regolari. -Il villaggio è bombardato a orario. Le -ultime granate hanno ferito qualche soldato, -uno è morto. Da un giardinetto sbuca un bersagliere -che ha composto un mazzo di fiori, -adorno di una foglia di palma di San Pietro, -la palma del nord. Lo mostra ai compagni, -che approvano, e scompare in un recinto. È -per ornarne la croce sulla tomba nuova. -</p> - -<p> -Ecco, un rimbombo, un urlo apocalittico che -solca la serenità del cielo, una esplosione potente, -uno scrosciare di tegole e di macerie. -La musica. -</p> - -<p> -I bersaglieri, senza scomporsi, guardano in -aria. «Dev'essere cascata sulla chiesa!» — dice -uno. «Tireranno al campanile!» — osserva -<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span> -un altro. «Questa è cascata qui dietro». — «Ha -tremato il muro».... Ma un comando interrompe -i dialoghi. Un ordine è arrivato. Si parte. -</p> - -<p> -In un batter d'occhio tutti sono pronti, appoggiati -alle biciclette. Si fa rapidamente l'appello. -Manca uno. Era là adesso. Chiamatelo. -Eccolo che arriva, di corsa, tutto sporco di -calcinaccio. «Signor tenente — esclama — è -morta la capretta!». C'era una capretta abbandonata -nel villaggio, alla quale i soldati -avevano munto una bella gamella di latte. «È -stata l'ultima bomba — informa il soldato — ero -lì vicino, povera bestia! — e dopo un -istante di riflessione: — Peccato che sia troppo -dura a mangiarsi!». -</p> - -<p> -Via! Con un volteggio elegante ogni soldato -inforca la sua macchina e sospeso sul sottile -scorcio delle ruote fila nel candore della strada -sollevando una bassa scìa di polvere. La -compagnia scorre ordinata, silenziosa, veloce, -tutta grigia, nella direzione del nemico. -</p> - -<p> -I fucili a bandoliera ergono sullo svolazzamento -delle piume come un tratteggio inclinato. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Una folta e confusa massa di gente si avvicina. -Viene dalla fronte. Nel polverone che solleva, -s'intravvedono dei carri gremiti di persone, -tirati da buoi. È un formichìo oscuro, -lento, taciturno, nel gran sole ardente. L'emigrazione. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span> -</p> - -<p> -Sono abitanti che il bombardamento austriaco -scaccia da ogni paese, da ogni villaggio, -da ogni casolare. L'esercito nostro li aiuta, -li protegge, li nutre, e disciplina l'esodo. Dei -soldati marciano in testa alle colonne e le -fiancheggiano. -</p> - -<p> -Il fuoco è cessato, e quando la carovana -arriva nell'ombra delle case si ferma e si riposa. -«Avanti, coraggio brava gente — avvertono -i soldati — ancora un poco, poi vi ristorerete: -qui può succedervi qualche disgrazia!» -Delle invettive contro gli austriaci si levano -dalla folla. Voci di donna gridano, nell'espressivo -dialetto veneto: «<i>Anca qua i ne copa!</i>» — «<i>No -i vede che semo poareti?</i>» — «<i>Tuto i n'ha -tolto, anca i toseti, e adesso i ne buta zò le -case!</i>». -</p> - -<p> -«Calma, calma — ammoniscono bonariamente -i soldati. — Tornerete presto a casa!» — «<i>Che -el Signor ve scolta!</i>» — rispondono le -voci. — «<i>Benedeti vualtri e le mare che v'ha -fato!</i>» — E la moltitudine riprende la marcia. -</p> - -<p> -Sono donne, bambini e vecchi, tutto quello -che è rimasto del popolo, irredento. Carrette -di ogni genere trasportano i loro umili bagagli, -e sui cumuli dei fagotti e dei sacchi, facendosi -ombra con delle vecchie ombrelle aperte, -si accalcano i bimbi, gli stanchi, i deboli, in un -groviglio multicolore che oscilla alle scosse dei -veicoli. Tutti gli altri marciano, gli uomini a -parte, due per due, muti, quasi ubbidendo istintivamente -<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span> -alla disciplina militare che li circonda. -</p> - -<p> -Qualche donna conduce dietro di sè la mucca, -l'unica ricchezza rimasta alla famiglia, e -tira faticosamente sulla cavezza per indurre -la povera bestia, stupefatta ma placida, ad allungare -il passo. Si vedono dei bambini feriti, -sui quali delle fasciature fresche e ben fatte -indicano la cura dei nostri posti sanitarî. -</p> - -<p> -La carovana continua il cammino, lentamente, -verso l'Isonzo. Un'altra si avvicina, ma ben -diversa. Questa è composta di uomini validi. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Dopo che l'Austria, con la leva in massa, -ha portato via da questi paesi tutti i maschi -dai diciassette ai cinquant'anni, dopo la fuga -di tutte le persone notoriamente irredentiste, -dopo l'arresto e l'internamento di tutte quelle -altre persone che erano semplicemente sospette -d'irredentismo, ogni uomo valido che s'incontra -è un individuo sospetto. Nove volte su -dieci non è nemmeno italiano. Lo dice la sua -faccia, lo dice la sua maniera di mettersi sull'attenti -per affermare: <i>Son taliano!</i> -</p> - -<p> -Nei primi momenti dell'occupazione non ci -si è fatto caso. Ma non abbiamo tardato ad -accorgerci che eravamo circondati da spie. Le -nostre ricognizioni sorprendevano sventolamenti -di bandierine nell'alto dei villaggi. Il passaggio -di truppe in alcuni nodi di strade combinava -stranamente con l'incendio di un mucchio di -<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span> -paglia o con la caduta d'un alto albero. Alla -notte, dietro certe nostre batterie, sul dorso -dei colli, palpitavano luci di lanterne cieche. -Chi sventolava le bandiere? chi bruciava la paglia? -chi abbatteva gli alberi? chi faceva brillare -quelle luci? Si trattava di segnali, chiari, -precisi, seguìti infallibilmente da un fuoco austriaco -che cadeva dritto sugli esploratori, o -sulla truppa in marcia, o sulle batterie. Ma non -si trovavano i colpevoli, che si mescolavano -alla popolazione campestre, troppo atterrita da -loro per denunciarli. -</p> - -<p> -Ho visto io stesso, alla notte, scintillare misteriose -segnalazioni sulle colline, e eliografi -nemici, durante il giorno, parlare a lampeggi -con qualcuno che era dietro alle nostre file. -Lo Stato maggiore d'una nostra divisione arrivava -in un villaggio, e un minuto dopo delle -granate piombavano sul suo quartiere generale. -Accampamenti ben celati, invisibili al nemico, -erano bombardati appena formati. Le nostre -batterie si vedevano scoperte talvolta prima -di far fuoco. Prendevano posizione, spesso nel -cuore della notte, e subito il tiro nemico le -cercava senza incertezze. -</p> - -<p> -Noi abbiamo una lealtà militare, una cavalleria -istintiva, una schiettezza e una nobiltà -di razza, che c'inducono sempre a supporre -nel nemico le stesse virtù, anche se il nemico -è turco, anche se il nemico è austriaco. I fatti -ci hanno subito disilluso. Abbiamo constatato -<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span> -che una vasta e minuziosa organizzazione di -tradimento ci cingeva, e non abbiamo perso -tempo. In quasi tutti i casi di spionaggio, le -ricerche immediate ci hanno portato a scoprire -nel raggio delle segnalazioni la presenza -di qualche uomo valido alle armi. Qualcuno -era vestito da prete. -</p> - -<p> -Gli atti alle armi sono arrestati. Si tratta -quasi sempre di militari austriaci. Molti confessano. -</p> - -<p> -La carovana che passa è composta di questi -prigionieri. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Come sbagliarsi? Sotto i travestimenti più -eterocliti, il soldato austriaco si rivela. Baffi -biondastri e ritorti, basette lunghe, tipi magiari, -tipi tedeschi, portamento stecchito, fisionomie -chiuse e dure, sguardo nemico. -</p> - -<p> -Perchè non fuggano sono uniti a due a due -per le braccia. Pochi fantaccini li scortano, -con la baionetta inastata. I soldati che incontrano -non dicono niente, guardano con disprezzo -la processione sinistra e proseguono il loro -cammino. Ma un conducente romano non resiste, -e dall'alto del suo cavallo interpella un -prigioniero che ha una faccia da <i>feldwebel</i> -classico: <i>Hai finito de fa la guerra cor lanternino?</i> -</p> - -<p> -Ha finito, sì, e alle spie che non sono state -ancora acciuffate l'esasperata vigilanza dei soldati -rende molto difficile il còmpito. Ma ve ne -<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span> -sono ancora, rese audaci dai lauti compensi -pagati, e dai più lauti promessi. E in parte -anche dalla nostra magnanimità che rifugge -dalla giustizia sommaria e ci lega a procedure -fra le quali lo spionaggio scivola. Ci si era -teso ogni sorta di tranello. -</p> - -<p> -Le semplici popolazioni della campagna erano -state terrorizzate con i racconti della nostra -ferocia, per indurle a fare una difesa da siepe -a siepe, e in qualche centro delle armi erano -state distribuite. Le sciagure che quella povera -gente da undici mesi sopporta erano addebitate -all'Italia. L'Italia, questa stracciona, era responsabile -della guerra europea, della leva in -massa, delle requisizioni; delle contribuzioni, del -pane K, della carestia. La molla più possente -nell'anima campagnola, il sentimento religioso, -non veniva trascurata: gl'italiani erano gli alleati -del demonio, gli scomunicati, i dannati, -senza fede e senza morale. I nostri soldati, -miserabili e delinquenti, avrebbero profanato, -rubato, massacrato. -</p> - -<p> -Nelle cittadine ci ha accolto qualche volta -l'entusiasmo schietto e vivo delle popolazioni -liberate, e la voce del sangue ha finito per -parlare anche alle genti più disperse e ignoranti -della campagna. La carità, la bontà, la -generosità dei soldati hanno fugato ogni prevenzione, -se una prevenzione rimaneva in qualche -anima oppressa dal terrore abituale della -servitù. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span> -</p> - -<p> -Le macchinazioni sleali del nemico si vanno -sventando. Ma sta il fatto che l'Austria ha -cercato di usare come armi di guerra, oltre -allo spionaggio e al tradimento, la paura di -povere donne e di poveri vecchi contadini e -la loro fede cristiana. -</p> - -<p> -Tutto è buono quando serve: <i>Kriegsbrauch -im Landkriege</i>.... -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span> -</p> - -<h2 id="gorizia">DAVANTI A GORIZIA.</h2> -</div> - -<p class="indr"> -<i>20 giugno.</i> -</p> - -<p> -Mentre annotta, un duello di artiglierie s'impegna. -Si distinguono i colpi dei nostri cannoni -da campagna, più avanti, più lontani, che -si son fatti sotto come una gran muta abbaiante -di molossi intorno alla fiera bloccata, -mentre i boati più cupi degli obici echeggiano -nelle vicinanze e il bagliore delle vampe si -accende fra le vigne contornando neri profili -d'alberi. -</p> - -<p> -Forse si prepara un passo avanti sul Carso? -Forse si respinge un contrattacco? Chi sa? Le -fanterie nemiche sono in qualche punto a portata -di voce. Nelle ore di silenzio, alla notte, i -nostri soldati odono gli austriaci che parlano -dietro ai loro parapetti di roccia, sulla quale le -granate mordono così malamente. -</p> - -<p> -Si combatte per la conquista di ciglioni nudi, -sassosi, sui quali non si possono scavare trincee. -La parola Carso viene dal celtico <i>carn</i> -che significa roccia. La montagna, con le sue -stratificazioni calcaree, con quelle ossature bianche -che emergono fra i magri sterpi sulle piccole -vette, con le sue vallette verdi, sorprendenti -di rigoglio, strane conche di frescura entro -bordi di pietra, con i suoi crepacci, le sue spelonche, -<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span> -e gl'imprevisti aspetti pieni di una tagliente -arditezza, ricorda un po' la montagna -di Derna. -</p> - -<p> -La natura offre alla difesa delle formidabili -posizioni naturali, completate e fortificate con -un assiduo lavoro. Il nemico si annida dietro -baluardi di macigno, ai cui approcci si accumulano -le difese ausiliarie delle focate petriere -e dei reticolati. Se l'Austria ha creduto utile -fingersi sorpresa dalla nostra guerra, tutto sul -campo di battaglia smentisce la sorpresa, tutto -vi dimostra invece una preparazione ben studiata, -lunga e paziente. L'abilissima e laboriosa -organizzazione tattica del terreno dice come la -guerra con l'Italia fosse da gran tempo nei piani -austriaci. Soltanto il momento rimaneva da -scegliersi. E quello lo abbiamo scelto noi. -</p> - -<p> -Se non avessimo che degli uomini armati contro -di noi, se non ci fossero che delle masse -manovranti, come nelle classiche guerre del -passato, se il valore, l'ardimento, l'eroismo costituissero -ancora i coefficienti massimi e quasi -esclusivi della vittoria, noi non saremmo più -sull'Isonzo. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Ma l'eroismo finisce pur sempre con l'imporsi. -Esso è una volontà che arriva al furore. -Una volontà che gli ostacoli esasperano e rafforzano. -Le nostre truppe, avanti alle difficoltà, -non hanno che un impulso, quello di slanciarsi. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span> -</p> - -<p> -Tutto ciò che abbiamo letto di più bello -sulla guerra europea, di assalti audaci e veementi, -di attacchi alla baionetta attraverso folti -reticolati, in una grandine di piombo, non deve -più farci invidia. Simili episodi si svolgono normalmente -nella nostra guerra. Soldati che non -erano mai stati al fuoco hanno trovato semplice -e naturale andarci così. -</p> - -<p> -Al primo urto l'esercito si è comportato come -se avesse sempre combattuto e sempre vinto; -ha dimostrato un istinto di battaglia, una sapienza -spontanea della lotta, una natura guerriera. -Possedeva inconsapevolmente virtù militari, -che solo la pratica della guerra sembrava -dovesse infondere. Gli egoismi naturali degl'individui -sono scomparsi, la vita delle persone -si è fusa in una vita più grande, ogni uomo si -è sentito una molecola nel vasto organismo dell'esercito, -una goccia d'acqua nell'onda. Vi è -un ardore di tutti, un sentimento di tutti, una -passione di tutti, un solo volere, un solo cuore. -Si è destata subitamente nell'esercito nuovo l'anima -antica, la fiera anima della razza foggiatasi -nel fulgore lontano di secoli gloriosi. Vengono -da lei queste abilità della guerra nella folla -italiana. Questo travolgente desiderio di assalto -è un'eredità latina, come la lingua. -</p> - -<p> -I sistemi della guerra moderna e la natura -del terreno ci costringono però ad un'azione -paziente, fatta di scatti calcolati e di attese, di -colpi improvvisi e di pressioni lente, un'azione -<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span> -studiata, razionale, metodica. Non abbiamo una -posizione da prendere: ne abbiamo tante, incatenate -su cinquecento chilometri di fronte. E -per ognuna è una piccola battaglia, con le sue -sorprese, le sue finte, le sue soste, le sue manovre. -</p> - -<p> -Guardate una carta: l'austriaco avanti a noi -è sempre più in alto. Egli tiene l'alta montagna, -il nodo alpino, e noi saliamo i contrafforti, conquistando -sprone per sprone, declivio per declivio, -vetta per vetta. La nostra guerra è -un'ascensione. Sempre più su, sempre più su. -Ogni combattimento è un gradino che superiamo. -Il gradino seguente domina. Il nemico fugge -in altezza. Ritirandosi ci sovrasta. Ma che importa? -Noi ascendiamo irresistibilmente. -</p> - -<p> -Nel Carso il nostro attacco s'inerpica ora sulle -prime pendici. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Il duello d'artiglierie prosegue. -</p> - -<p> -I cannoni austriaci fanno delle salve serrate -e poi tacciono. Forse hanno poche munizioni; -forse temono di scoprirsi. Cambiano spesso il -loro obbiettivo. Non fanno quasi mai un fuoco -di ricerca, di assaggio, di esplorazione. Colpiscono -raramente e con magri risultati, ma si -vede bene che sanno sempre dove tirano e -contro quale bersaglio. Non esitano. Cercano di -agire a colpo sicuro. Segnali di spie? Abilità -di osservatori? -</p> - -<p> -Ma quando una batteria austriaca è individuata -<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span> -è una batteria silenziata. Un uragano di -fuoco piomba su di lei. Allora dietro le spalle -delle alture pare avvenga una breve eruzione. -Certo è che i cannoni nemici sono astutamente -piazzati. Sorge il dubbio che alcuni, dei quali -neppure i riflessi della vampa si scorgono nell'oscurità -della notte, siano nascosti in caverne. -</p> - -<p> -La montagna è tutta grotte e baratri sotterranei. -Ha labirinti immensi nelle sue viscere; -pozzi, cunicoli, gallerie, spelonche, formano un -meraviglioso e tenebroso paese di abissi. Vicino -a Monfalcone stesso si spalancano antri misteriosi -dai quali emana uno spavento leggendario, -come la Grotta del Diavolo dove secondo -la tradizione si muore di terrore. È possibile -che dietro la bocca cespugliata di cavità naturali -stiano dei cannoni in agguato, diretti dal -comando telefonico di osservatori appiattati sulle -vette? Lo sapremo. -</p> - -<p> -Tutta la vallata echeggia. Su Ronchi, su Monfalcone, -delle granate cadono. Le città sono -deserte, gli abitanti sono fuggiti in massa verso -l'Italia. Sull'arsenale si ergono ancora intatte le -alte ciminiere, ma gli edifici sono in rovina. -Il lavoro vi si è ostinato fino al giorno quattro. -</p> - -<p> -I bombardamenti eseguiti dalla nostra flotta -avevano già paralizzato il cantiere navale, ma -v'era una fabbrica di proiettili di artiglieria, -appena impiantata, che non voleva darsi per -vinta. Gli austriaci non credevano che la nostra -avanzata li sopraffacesse così presto. La -<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span> -loro perseveranza nel mantenere attivi alcuni -stabilimenti di Monfalcone dice come si credessero -sicuri della difesa dell'Isonzo e dà la misura -del nostro successo. La guarnigione fu -sorpresa dalle avanguardie italiane, e si salvò -a stento inerpicandosi affannosamente oltre la -Rocca, inseguita dai nostri che non volevano -lasciar presa. -</p> - -<p> -La città antica, al di là dell'arsenale, così italiana, -così veneta con i suoi portici bassi, le -sue procuratie dagli archi larghi come quelli di -cripte, è vuota, silenziosa, oscura, e qua e là -le vecchie case abbandonate, nelle risuonanti -viuzze pittoresche, sono sfregiate dalle esplosioni -che sforacchiano qualche tetto e ne soffiano -via le tegole. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Per tutta la notte il cannone ha rombato. La -più grande violenza delle artiglierie era verso -Gorizia. Il cielo palpitava di lampi a settentrione. -</p> - -<p> -All'alba, delle immense colonne di fumo si -scorgono in fondo alla pianura. È il paese di -Lucinico che brucia. -</p> - -<p> -Entriamo ora in un'altra zona delle operazioni. -Ci avviciniamo alla strada di Gorizia, cioè -al centro della battaglia dell'Isonzo, dove più -ferve intensa e vasta la lotta, dove gli austriaci -hanno posto le più forti difese, le più possenti -e numerose artiglierie, le più solide truppe. -</p> - -<p> -Le posizioni nel loro insieme sono rapidamente -<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span> -descritte. L'Isonzo scorre in una gola profonda -fino a Salcano, cioè quasi fino a Gorizia, -e, da lì al mare, mentre alla destra del fiume si -apre subitamente l'ampia distesa verde della -pianura friulana, alla sua sinistra invece s'erge -ancora, quasi senza interruzione, la montagna, -ora a picco sull'Isonzo, come a Sagrado, ora -discosta diversi chilometri come a Ronchi e -Monfalcone. All'occhio, osservando il panorama, -al di là del fiume appare tutta una barriera; -c'è come una muraglia, che chiude l'orizzonte -orientale, sfumando verso l'Adriatico. Le montagne -formano per così dire i bastioni di una -smisurata fortezza della quale l'Isonzo è il fossato. -In qualunque punto del fiume, chi vuol -passare si trova di fronte questo baluardo, più -o meno accessibile, spesso altissimo, scosceso, -imponente. -</p> - -<p> -Formidabile e semplice, nella sua linea sommaria -il piano di difesa austriaco è consistito -nella distruzione dei ponti, e nella fortificazione -della grande barriera montana con opere -di ogni genere, con multiple linee di trinceramenti -e con una distribuzione sagace di artiglierie -ben nascoste. -</p> - -<p> -Ma la barriera è spezzata, per dir così, da -due valli, per le quali passano le comunicazioni -verso l'interno. La muraglia ha insomma due -porte, che danno accesso alle grandi arterie -stradali e ferroviarie per Lubiana, per Villaco, -per Klagenfurt, il possesso delle quali è essenziale. -<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span> -La conquista e la difesa delle due porte -doveva perciò essere l'obbiettivo logico dell'azione; -qui dovevano evidentemente convergere -gli sforzi dei due eserciti. E alle due soglie -gli austriaci hanno quindi accumulato tutte le -difficoltà, tutti gli ostacoli, tutte le insidie che -la loro scienza militare, perfezionata dalla lunga -pratica, poteva suggerire. -</p> - -<p> -Le due porte sono Tolmino e Gorizia. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -A Tolmino per la vallata dell'Idria e a Gorizia -per la vallata del Vipacco sboccano dunque -nella valle dell'Isonzo fasci vitali di strade, -che scavalcano il fiume su molteplici ponti. Questi -sono i soli ponti che non siano stati ancora -distrutti. È oramai un elemento d'arte militare -noto anche ai ragazzi che per difendere efficacemente -il varco di un fiume bisogna portarsi -avanti, bisogna cioè occupare non soltanto la -riva da proteggere ma prendere solidamente -posizione sull'altra sponda, stabilire delle opere -di arresto più lontane che sia possibile, tanto -per impedire al nemico l'accesso al varco, quanto -per garantire a sè stessi il libero uso del -varco stesso e passare, occorrendo, dalla difensiva -all'offensiva. -</p> - -<p> -È appunto quello che a Tolmino e a Gorizia -gli austriaci hanno fatto e che in termine tecnico -si dice «testa di ponte». In questi due -punti essi si sono radicati al di qua del fiume. -La natura del terreno li ha straordinariamente -<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span> -aiutati. Allo sbocco della valle dell'Idria, al di -qua dell'Isonzo, presso Tolmino, si ergono due -montagne gemelle, unite per le falde, isolate in -giro, cinte da tre lati da una curva sinuosa -dell'Isonzo: una specie di gigantesca e dominante -coppia di sentinelle a guardia di una -soglia. Il loro nome è stato fatto sui bollettini: -sono le montagne di Santa Maria e di Santa -Lucia. Fortificate, munite di cannoni di grosso -e di medio calibro, le due montagne comandano -tutti gli accessi. -</p> - -<p> -Con un'analoga prodigalità la natura ha eretto -avanti a Gorizia, sulla destra dell'Isonzo, -non meno formidabili baluardi nelle brusche -alture di Podgora, alle quali si attacca un tumulto -di colline, che si culmina, un poco al nord -di Gorizia, nel monte Sabotino, fosco, oblungo, -imponente. Tutto questo sistema di vette e di -declivi è fortificato a oltranza. -</p> - -<p> -Riducendo la difesa dell'Isonzo all'immagine -rudimentale del muro con due porte, un solido -muro crestato di vetro e due porte terribilmente -barricate avanti alla soglia, comprendiamo chiaramente -nel suo schema la nostra azione, così -bene descritta dai bollettini. Mentre investiamo -la porta principale, Gorizia, abbiamo scavalcato -il muro alle due estremità, Caporetto e Monfalcone, -e incuneiamo la nostra azione all'altra -parte della barriera. A nord e a sud delle due -teste di ponte austriache, abbiamo così creato -noi due teste di ponte italiane, per le quali -<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span> -l'offensiva penetra e lentamente si allarga al di -là dell'Isonzo. -</p> - -<p> -Ed ora guardiamo. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Nella mattinata serena, la pianura superba, -coperta da vegetazioni così folte che simulano -il bosco, sfuma via e impallidisce, contro la -luce del sole, in tinte evanescenti. Al primo -momento la battaglia, come tutte le battaglie -moderne, è invisibile, incomprensibile, un frastuono -tonante, un formarsi e un dissolversi di -fumo, un chiamarsi e rispondersi di rombi e di -boati, uno scintillare vago di vampe in località -imprecisabili. E tutto questo sembra poca cosa -nell'impassibilità sublime del paesaggio. -</p> - -<p> -A chi osserva dall'alto di una delle rare -collinette che levano sulla pianura la molle -groppa impellicciata di acacie, i villaggi, immersi -nelle immobili onde delle verdure, si -fanno riconoscere ad uno ad uno, per il campanile. -Un campanile strano, con la cupoletta -slava, che ricorda quello delle chiese russe: Romàns — più -vicino, un campanile aguzzo, ardito, -veneto: Versa — un campaniletto campestre -che una granata ha sfiancato: Fratta. Sono -tutti paesi che i cannoni austriaci hanno successivamente -preso di mira. Gli abitati sorgono -secondo una logica della viabilità, le case si -aggruppano alle confluenze di strade, ogni villaggio -chiude un piccolo centro di comunicazioni, -e l'artiglieria nemica, colpendo i villaggi, -<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span> -ha cercato di colpire ai nodi le maglie della -grande rete di vie che in ogni senso vena di -bianco la pianura friulana. -</p> - -<p> -Sotto alle alture che chiudono il piano, Gradisca -si sgrana bianca lungo la sponda dell'Isonzo, -che è indicata da un infoltire di verde, da -uno schieramento solenne di pioppi. Dei giardini, -delle ville, dei recinti, e, quasi fuori del -paese, i grandi edifici della scuola normale, -una caserma, degli stabilimenti industriali sui -quali le ciminiere si levano sottili come antenne. -Come tutto sembra quieto laggiù, nel sole! -</p> - -<p> -Alla città fa sfondo il Monte San Michele, -che è un'ultima propaggine del Carso, e più -lontano, più in alto, irrompono, azzurre e pallide, -le vette del Monte Re. Ai piedi delle alture, -sul limite della pianura, come la spuma -al bordo del mare, è un biancheggiare quasi -continuo di paesi, greggi di case che si dissetano -nell'Isonzo. Sdràussina, Sagrado, Fogliano, San -Pietro, e sembra tutto un prolungamento di -Gradisca. Sulle pendici, dei prati verdi, delle -boscaglie oscure, delle strade deserte che serpeggiano -ascendendo, delle trincee austriache -abbandonate — lunghe e sottili ferite nere, -insolentemente visibili. Sono probabilmente delle -false trincee, incaricate di attirare la nostra -attenzione. Le vere si nascondono, si mascherano -con erbe e fronde. -</p> - -<p> -S'incomincia a comprendere. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span> -</p> - -<p> -Le tappe della nostra avanzata sono segnate -sulla pianura. Ogni sosta ha lasciato una linea -fulva di terra smossa, un solco di trinceramenti -dai parapetti punteggiati di feritoie, una barriera -oscura che attraversa i prati, sparisce -nei vigneti, tocca dei paesi, si nasconde, si perde. -Il più vicino è il fronte sul torrente Versa, -il fronte assunto il primo giorno della guerra, -come i comunicati descrissero. Sono tutte -abbandonate, quelle strane arginature della battaglia -che hanno segnato sulla terra una specie -di gigantesco diario della conquista, sono -tutte lasciate indietro. La fanteria non si vede -più, è laggiù a Gradisca, tiene quella linea di -paesi, tocca il fiume, si annida nella boscaglia -delle rive, pare scomparsa. -</p> - -<p> -Nell'apparente solitudine luminosa del paesaggio, -sono i proiettili di cannone che rivelano -vagamente le disposizioni del combattimento, -che lasciano intuire le masse combattenti sotto -la coltre delle vegetazioni. Due o tre stormi di -<i>shrapnells</i> austriaci scoppiano sulla pianura, -un polverone di calcinacci annebbia per un -istante un campanile, delle nubi bianche si -formano sulle cime d'un filare di platani. Una -pausa, poi altre nubi si sfilacciano lentamente -nell'aria calda e quieta, e le esplosioni echeggiano. -Ma da località imprecisabili si solleva un -tumulto impetuoso di rimbombi. La risposta. -</p> - -<p> -Sono obici italiani che interloquiscono, ed -<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span> -ecco le vette sopra Sagrado in convulsione. Se -gli <i>shrapnells</i> austriaci ci hanno indicato dove -stanno forse delle truppe nostre, sappiamo bene -ora dove si nascondono i cannoni che li hanno -lanciati. Le granate italiane tempestano le vicinanze -di una villa circondata da boschetti, -sul ciglio dell'altura. È Castello Nuovo. Nembi -di polvere e di fumo la avvolgono; i boschetti -scompaiono nelle dense nubi degli scoppi. La -batteria austriaca non fiata più. È un episodio -breve, repentino, minuscolo. -</p> - -<p> -Altri si succedono, incessantemente; la nostra -attenzione è chiamata da cento parti. Bisogna -seguire le indicazioni del cannone. Esso -spiega la battaglia, a poco, a poco. Su tutto il -fronte l'artiglieria romba, ma la tempesta più -violenta, più intensa, più ostinata, è verso Gorizia. -</p> - -<p> -Oggi è uno di quei giorni che i bollettini chiamano -di «attività sul basso Isonzo». Sono i -giorni nei quali si fa un passo avanti. Intorno -a Gorizia è l'uragano. La città, i sobborghi, le -alture di Podgora, impallidiscono in una bruma -grigiastra. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Gorizia si nasconde in parte dietro alle alture -di Podgora, s'incastra fra le montagne, si -annida in quell'ultimo lembo di pianura che -s'insinua verso la gola dell'Isonzo. Da lontano, -Gorizia, che spunta dalla valle affacciandosi nel -piano, fa l'effetto di un torrente di case che -<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span> -dilaghi dallo sbocco e si spanda in un'effervescenza -di muraglie bianche. I bordi della città -presso l'Isonzo, dove delle linee di difesa austriaca -si annidano, la stazione ferroviaria, le -adiacenze dei ponti, sono bombardati. L'incendio -di Lucinico si allarga. Lucinico era compreso -nelle fortificazioni di Podgora e la popolazione -l'aveva abbandonato. -</p> - -<p> -Le fiamme si levano agitate, occhieggiano -chiare nel tremolìo di un'atmosfera ardente e -fosca, e sulla folla velata e confusa degli edifici -il fumo sale denso nella calma, altissimo. Gli -scoppi delle grosse granate coprono di cirri -le creste di Podgora. Nembi bianchi sorgono lentamente -dalle vallette di tutto quel complesso -sistema di alture che nasconde Gorizia. Sui -fianchi violastri del Monte Sabotino, che solleva -più lontano la sua lunga groppa, il fumo si -arrampica in nubi che si dissolvono lente. -</p> - -<p> -I nostri cannoni battono su tutti gli sbarramenti. -La battaglia s'inerpica, va verso San -Floriano, va verso Plava. Scende dal nord, dai -monti, un boato continuo di cannoneggiamento -remoto. Le esplosioni vicine hanno una violenza -da folgore. L'attacco nostro, generale per -l'artiglieria, non ha la pienezza delle grandi -masse per la fanteria; non vuole averla; si -comprende che ha qualche obiettivo parziale; -ma su certe posizioni nemiche esso preme con -magnifica violenza. Linee e linee di trincee -<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span> -avanzate sono state prese. Alcuni reparti, ricacciato -il nemico, lo incalzano sulla seconda -linea, che è la più forte. Si combatte ai bordi -di Lucinico in fiamme, sotto alle buffate acri -dell'incendio. Gorizia è là a due passi. -</p> - -<p> -Con un entusiasmo ardente, con un eroismo -sublime, delle fanterie nostre hanno saputo portarsi -di fronte alle più formidabili opere campali -di difesa, e sono là imperterrite, a qualche -centinaio di metri dal nemico, nelle frettolose -trincee d'attacco. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span> -</p> - -<h2 id="aspetti">ASPETTI DELLA LOTTA SULL'ISONZO.</h2> -</div> - -<p class="indr"> -<i>22 giugno.</i> -</p> - -<p> -La preparazione austriaca, evidentemente iniziata -da moltissimo tempo, ha fatto tesoro delle -esperienze della guerra delle nazioni. Le -prime trincee conquistate dai nostri, profonde, -interamente protette, con delle vegetazioni abilmente -riportate sulla copertura, non hanno resistito -all'impeto dell'assalto. Più avanti abbiamo -trovato dei baluardi di cemento armato, delle -scudature di acciaio, tutte le difese della guerra -di trincea, contro le quali bisogna passar -dalla furia alla pazienza. -</p> - -<p> -Il terreno, avanti, è disseminato di tranelli, -e in qualche posizione, perchè il tiro dell'artiglieria -non distrugga i reticolati, questi sono -abbattuti, giacciono molli al suolo, non si scorgono; -ma quando l'assalto arriva o è imminente, -dall'interno delle trincee i difensori tirano -delle corde, e i reticolati sorgono impreveduti -e intatti. -</p> - -<p> -Talvolta le trincee austriache, quando forse il -fuoco della grossa artiglieria si precisa o quando -occorre spostare delle truppe allo scoperto, -si nascondono in un fumo di sostanze resinose. -I punti più importanti, più vitali, sono così -trasformati in fortezze. Agli approcci diretti -<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span> -di Gorizia, sui declivi di Podgora e del Sabotino, -si sovrappongono in ranghi paralleli -trincee blindate, dalle cui feritoie minuscole -scoppietta un fuoco accurato di miratori scelti. -</p> - -<p> -Non era sufficiente l'asperità dei luoghi; non -bastava la protezione offerta dalla terra stessa, -che oppone alla invasione i castelli delle sue -vette; bisognava, per mantenervisi contro di -noi, moltiplicare all'infinito le resistenze impassibili -della meccanica guerresca, ridurre al -minimo il coefficiente del valore umano; era -necessario dare il còmpito massimo della difesa -all'acciaio, al cemento, all'intreccio di fili di -ferro che si spande sui pendii come un'immensa -tela di ragno, alle mine: combattenti che non -fuggono. Per quanto buone, solide, disciplinate, -agguerrite, abili, le truppe austriache non hanno -mai posizioni troppo forti per il nostro soldato, -quando al valore degli uomini più che all'automatismo -delle cose è affidata la lotta. -</p> - -<p> -Ed anche contro la muraglia di cemento, -contro i reticolati a sorpresa, sulle mine, l'assalto -italiano si sarebbe egualmente gettato, furibondo, -eroico, se non fosse stato trattenuto. -In breve tempo la linea d'attacco è arrivata -fino lì, in un balenìo di baionette. Un'avanzata -che sarebbe potuto costare i sacrifici di una -lunga e lenta progressione, e trasformarsi forse -in guerra di scavo, è avvenuta fulminea, irresistibile. -Qualche reparto è così vicino alla -linea blindata che l'artiglieria ha dovuto sospendere -<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span> -il fuoco su quel punto, e a portata di -voce dagli austriaci fortificati i nostri soldati -lavorano a sistemare le trincee avanzate che -hanno preso, nelle quali raccolgono le armi -abbandonate dal nemico. -</p> - -<p> -Alcuni fucili austriaci, nuovissimi, portano -impressa sulla canna un'aquila, ma non bicipite. -È un'aquila con una sola testa, e posata sopra -una foglia di cactus, le ali aperte, essa tiene -fra gli artigli e nel becco un serpente che si -torce avvolgendola nelle sue volute; in giro -all'aquila le parole: «Republica Mexicana». Ancora -i fucili di Massimiliano? No, sono i <i>mausers</i> -preparati per il generale Huerta, e rimasti -«per conto», il destinatario essendo partito senza -lasciare indirizzo. -</p> - -<p> -Di tanto in tanto, nel rombare delle cannonate, -echeggia un boato più possente e profondo -degli altri, che domina il frastuono come un -colpo di grancassa in un concerto. È il famoso -obice austriaco da 305. -</p> - -<p> -Si sapeva all'inizio della guerra che c'erano -dei 305. Qualche profugo li aveva visti passare, -trascinati da file di buoi e scortati, pare, da -artiglieri tedeschi. Ma, efficaci nella demolizione -di fortezze, i 305 sembravano inutili in una -difesa a campo aperto dove il loro colpo, costosissimo, -lanciato sopra un bersaglio vago, non -poteva produrre molti più danni d'un altro -qualsiasi colpo di grosso cannone. Perciò, ad -onta delle informazioni, si dubitava della loro -<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span> -presenza sul nostro fronte. Questi colossi dell'artiglieria -hanno gli svantaggi di una mobilità -faticosa. Sono i pachidermi della guerra. -</p> - -<p> -Forse gli austriaci contavano sull'effetto morale. -Il successo doveva scaturire sopra tutto -dal rumore. L'obbiettivo iniziale del mostro fu -la stazione di Cormons. -</p> - -<p> -Alla prima detonazione formidabile, che fece -sobbalzare gli edifici, nella stazione si credette -che fosse scoppiata una cassa di munizioni. Fu -un correre curioso di soldati, d'impiegati, che -si domandavano: — Com'è successo? Dove? — e -la folla si precipitò a vedere. In un punto, -sulla campagna, c'era un gran fumo. E tutti -via, verso il fumo. -</p> - -<p> -Dissipatasi la nube, si vide a terra una buca -larga cinque o sei metri, profonda tre o quattro. -Si facevano le più svariate ipotesi. In quel -momento, nell'aria s'avvicinò un rombo che -si spense in un soffio possente, e subito dopo -un'altra nube di fumo, un'altra detonazione profonda, -dalla parte opposta della stazione. «Ah, -ma sono cannonate!» dissero allora tutti come -tranquillizzati. Il mistero era perfettamente -chiarito. La cosa diventava naturalissima. Diamine, -cannonate in tempo di guerra, niente -di più logico. E il lavoro fu ripreso, quietamente, -serenamente. -</p> - -<p> -Ognuno tornò al suo posto, con qualche fierezza -di sentirsi al fuoco, e la stazione di Cormons -continuò a funzionare con perfetta -<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span> -regolarità, come se niente fosse. Nemmeno gli -abitanti della città si spaventarono. L'effetto -morale fu veramente straordinario. -</p> - -<p> -È anche vero che le granate da 305 non toccarono -nessuno. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Dove tirano ora i famosi obici? È difficile -indovinarlo. Non hanno molti colpi da sprecare. -La loro vita è breve. Ogni ora, ogni due -ore, un rimbombo, che pare lo scoppio d'una -polveriera. Non vediamo nè il bersaglio nè il -cannone. Forse è al di là delle colline che i -proiettili cadono, a nord di Podgora. Chi sa? -Quello che si vede di una battaglia moderna -è così poco! -</p> - -<p> -Essa si delinea vagamente, e ogni dettaglio -sfugge. Non vorrei nutrire nel lettore l'illusione -che io sia testimonio oculare di tutti i particolari -che racconto. Tuoni e fumo, ecco quel -che sento e quel che scorgo, e la linea del combattimento -invisibile si rivela lentamente nell'immobilità -solenne del paesaggio, da campanile -a campanile, da costa a costa. Ma da ogni -parte, laconiche ed eloquenti, delle notizie arrivano, -parole che cadono al passaggio di staffette -veloci, informazioni sommarie che scaturiscono -dall'allacciamento dei servizi, voci che -la battaglia propaga dalle trincee sui nervi -delle retrovie: «Il nostro battaglione è andato -alla baionetta». — «Siamo ora sulle seconde -linee». — «La tale posizione è presa». — «Abbiamo -<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span> -fatto dei prigionieri». — «Tutto va bene, -evviva!» -</p> - -<p> -Le località indicate sono in una bruma pallida, -ma non sembrano più impassibili al nostro -sguardo dopo quello che sappiamo di loro; -esse assumono una espressione indicibile; ci -pare di conoscerle profondamente; le sentiamo -amiche o nemiche, sottomesse o pugnaci, a seconda -che accolgono o trattengono la nostra -avanzata. -</p> - -<p> -Tutto si anima, tutto vive, tutto palpita, vi -è una torva ostinazione sul profilo di Podgora, -e il Sabotino alto e fosco vigila come una spia. -Dietro alle sue spalle si sporge il Monte Santo, -che solleva ipocritamente sul vertice il puro -biancore di un santuario e nasconde artiglierie -austriache in tutte le pieghe delle sue pendici. -Il Sabotino indica, il Monte Santo spara. E -più in basso spara il colle Santa Caterina, che -non si lascia scorgere, in agguato, irto di cannoni -anche lui. -</p> - -<p> -No, non si vedono più gli uomini nella guerra -d'oggi, sono divenuti troppo piccoli nella -vastità, nella imponenza, nella possanza della -loro azione; ma entro la solitudine apparente -della battaglia i luoghi stessi, con le varie fisionomie -del paesaggio, sembrano divenuti i veri -protagonisti della lotta, combattenti favolosi pieni -di corruccio, di sdegno, di forza; e da montagna -a montagna, fra le vette ferite, s'accanisce -un duello titanico a colpi di fulmine. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span> -</p> - -<p> -Alle spalle della battaglia, le strade non sono -tutte deserte. Una vita strana vi serpeggia, appena -visibile, che più lontano dal fronte di combattimento -si allarga sicura e viene ad innestarsi -nella popolosa e attiva normalità degli -accampamenti e dei bivacchi, dei parchi di rifornimento -e dei depositi, delle ultime stazioni -di carreggio, e arriva fra gli affollamenti gai -e vocianti delle riserve, incuranti del cannone, -dal quale salgono canti spensierati. -</p> - -<p> -L'artiglieria austriaca batte ad intervalli le -strade, senza vederle. Vi mette delle barriere -di fuoco anche quando non passa nessuno. Cerca -di indovinare le arterie di rifornimento. Si -assiste palpitando alle avventure di piccoli convogli -che vanno lentamente verso il fuoco, di -batterie che si spostano al passo con una solennità -sdegnosa chiamate su altre parti del -fronte, di squadroni, di staffette, mentre percorrono -le strade bombardate. «Si fermano? -Sono colpiti?... No, vanno avanti. Ma fate presto -che Dio vi benedica!». — E attraverso sinistri -spiumacciamenti di fumo quel piccolo -movimento di cavalli e di uomini, ai quali -s'afferra tutta la nostra passione, procede impassibile, -superbo. -</p> - -<p> -Mossa è bombardato, San Lorenzo è bombardato, -la strada che li unisce è sotto al fuoco, -si vedono gli scoppi indicarne col fumo il tracciato. -Della gente che viene di là arriva con -<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span> -una imperturbabilità sbalorditiva. Un'unità di -cavalleria ha un'aria di contentezza emergendo -dalla zona battuta, verso Medea. «Anche un -colpo da 305 ci hanno tirato!» — annunziano -i soldati per affermare fieramente la loro importanza, -e fanno piede a terra. Fra loro due -soli colpiti, leggermente, che sono rimasti in -arcione ed hanno avuto le congratulazioni dei -compagni vicini. -</p> - -<p> -I due privilegiati si fanno medicare e tornano -al loro cavallo che aspetta con la briglia -attorta all'asta della lancia piantata nel suolo. -Da quando è cominciata la guerra, in tutta -una divisione di cavalleria avviene questo fenomeno: -che non c'è più malati. I soldati che -non si sentono bene, si curano da loro per -paura d'essere mandati all'ospedale. -</p> - -<p> -Sereni ma stanchi, quelli che arrivano da -più lontano portano un'eco di assalti. Sono descrizioni -rozze, concise, vive, palpitanti. Esse -ci fanno vedere i nostri soldati furibondi degli -ostacoli, appiattati avanti agli inattaccabili baluardi -di calcestruzzo, che soltanto una valanga -di esplosivi può schiacciare, gridando -ingenuamente agli austriaci: «Venite fuori dal -buco, attaccateci se avete fegato!». -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Sembra strano, ma sono quelli che vengono -dal fuoco che sono più avidi di notizie. Non -hanno visto che un punto, un angolo, un episodio -della battaglia. Essi domandano a coloro che -<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span> -sono lontani, e questi si precipitano sull'estraneo -che arriva dal di là delle zone di guerra, dalla -quiete operosa della nazione. L'esercito, isolato, -non conosce nemmeno i bollettini ufficiali. -</p> - -<p> -In Francia e nel Belgio è stato creato il -Giornale degli eserciti, per informare le truppe. -Si sono riconosciuti i pericoli dell'oscurità. Una -volta, il soldato la battaglia la vedeva. Ora essa -è per lui un grande mistero, la decifrazione -del quale non è prudente sia lasciata ai «si -dice», sempre eccessivi, che si trasformano propagandosi, -e si esagerano. Avvengono sul fronte -fatti così meravigliosi di fulgido eroismo, che -la loro conoscenza fornirebbe alle truppe infiniti -argomenti di orgoglio. -</p> - -<p> -Quando l'Italia dichiarò la guerra, l'annuncio -fu dato istantaneamente su tutto l'immenso -fronte francese, inglese, belga, e l'entusiasmo -scoppiò in canti formidabili, per trasformarsi -poco dopo in furibondi e fortunati assalti. Vi -sono notizie preziose per il morale delle truppe. -Le vittorie, gli ardimenti, le ragioni di ogni -decorazione, le citazioni all'ordine del giorno, -le manifestazioni patriottiche del paese, lo slancio -nazionale per provvedere all'avvenire delle -famiglie dei soldati, sono cose che, potendolo, -dovrebbero essere portate formalmente a conoscenza -dell'esercito. Il suo ardore non potrebbe -essere più grande, la sua fede non potrebbe -essere più ferma, ma le virtù che sono in lui -avrebbero conforto ed alimento. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span> -</p> - -<p> -Tutti ricordano come, nei primi giorni della -nostra guerra, in ogni città d'Italia delle voci, -la cui origine è chiaramente austriaca, volevano -far credere alla distruzione di un reggimento -che variava da città a città, che era romano -a Roma, fiorentino a Firenze, milanese a -Milano. Ebbene, ho trovato degli ufficiali e dei -soldati di un reggimento meridionale angosciati -perchè qualcuno ha detto loro che al paese -le loro famiglie li credono tutti morti e li ha -assicurati che la notizia del loro massacro era -comparsa sui giornali. -</p> - -<p> -«Non è vero! — ho protestato con indignazione — chi -è venuto a inventarvi queste -indegnità?» «Un borghese che era da queste -parti» — mi hanno risposto. Il borghese che -era da quelle parti lavorava apparentemente, -povero untorello, a spargere anche fra le truppe -il suo inutile veleno. Ma non abbandoniamole -alle voci, noi non sappiamo fino a dove l'agente -nemico può penetrare, fissiamo il pensiero -dei soldati sui fatti, così belli, che avvengono -in magnifica dovizia dove si combatte e -dove si aspetta, e che essi in tanta parte ignorano. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Sopra una delle alture da cui si domina la -vallata dell'Isonzo, c'è come una piccola terrazza -naturale, ombreggiata di acacie. Durante -le fasi più attive dell'azione, dei generali sono -saliti lassù. Il Re vi è comparso due volte. -<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span> -Il suo arrivo è stato annunziato da un'acclamazione -clamorosa. Tutto un accampamento di -riserve, che allinea fra i filari di vite le sue -tende grigie, ha salutato il Sovrano con un -urlo, che pareva la voce d'un assalto. -</p> - -<p> -I soldati sono accorsi da ogni parte, è stata -una confusione da alveare negli attendamenti -pavesati da biancherie che asciugano. -«Viva il Re!» — gridavano anche i soldati lontani, -quelli che non vedevano niente, e che correvano -a perdifiato attraverso i campi. Arrivando -sulla strada, ansimanti, felici, i soldati si -pigiavano in rango, rigidamente, duri alle spinte -della massa che sopraggiungeva dopo, e che -faceva da popolo dietro il cordone della prima -fila. -</p> - -<p> -Sceso dall'automobile, il Re passa avanti a -quella siepe d'entusiasmo, e saluta, la mano -al berretto, un lieve sorriso sulle labbra, facendo -scorrere sui volti quel suo sguardo profondo e -osservatore che lascia in ognuno la sensazione -di esser visto e notato. Lo sguardo del Re è -penetrante e valutatore. -</p> - -<p> -Il Sovrano si ferma: «Bravo! — esclama rivolto -ad un soldato. — Dove hai guadagnato le -tue medaglie?». L'interpellato ha il petto fregiato -da due nastri azzurri del valor militare e del -nastro della campagna libica. In un combattimento -a Misurata strappò al nemico il corpo -del suo capitano caduto, e in Italia, in una -camerata di caserma, disarmò da solo un compagno -<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span> -impazzito che faceva fuoco su chiunque -si avvicinasse a lui. È un fiero caporale calabrese, -biondo di baffi e bruno di carne, un -discendente di guerrieri normanni. -</p> - -<p> -«Eccoti da fumare!» gli dice il Re porgendogli -dei sigari dopo avere ascoltato il suo -conciso e imbarazzato racconto dialettale. Il -soldato li prende con profonda reverenza, come -una cosa sacra, e quando il Re è lontano la sua -felicità esplode. Levando in alto il dono, egli -danza gridando: «<i>'U zigarru d'u Re! 'U zigarru -d'u Re!</i>». -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Qualche ora dopo, mentre il Sovrano ridiscende -dal colle, lungo un pittoresco sentiero -tutto fresco di ombre verdi, tre fanciulle, tre -contadinelle del paese, dai piedi nudi negli zoccoletti, -si fanno avanti, timide, confuse, le mani -piene di fiori colti allora nell'orto, e li offrono -inchinandosi con una grazia tutta campestre: -«Maestà.... — mormora la più ardita divenendo -rossa come le sue rose. — .... <i>I x'è fiori d'Italia!</i>». -</p> - -<p> -Quando il Re è tornato il giorno dopo, si -è fermato allo sbocco del sentiero, dove aveva -incontrato le ragazze, e ha fatto chiedere di -loro. Una sola era là; essa è corsa a chiamare -le amiche; un minuto dopo arrivavano tutte e -tre, trafelate e felici, e il Re, sorridendo con una -benevolenza paterna, ha porto ad ognuna una -scatola di dolci, adorna degli emblemi reali. -<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span> -Poi ha continuato la sua strada, seguìto dal suo -Stato Maggiore che riempiva l'angusto sentiero -di un grigiore d'uniformi e di un tintinnìo di -sciabole. -</p> - -<p> -Ma Vittorio Emanuele non può stare lungo -tempo lontano dall'azione. Sente il bisogno di -esservi dentro. Quando ha avuto una visione -generale della situazione, sceglie il suo posto e -parte. Ogni giorno è in un punto ove si combatte. -Dov'è andato oggi? Lasciata l'altura, è -risalito nella sua automobile, e qualche minuto -dopo la vettura reale filava laggiù, sulle strade -battute dagli <i>shrapnells</i> austriaci, attraverso villaggi -che il bombardamento sforacchia e demolisce, -diretta a qualche interessante settore -del fronte. -</p> - -<p> -Finchè si è potuta vedere, finchè la sua scìa -polverosa ha indicato il suo cammino sulla -zona del fuoco, centinaia di sguardi l'hanno seguìta -in un silenzio commosso, pieno di una -lieve angoscia, e mai il motto solenne della -lealtà britannica ha avuto una più intensa significazione: -Dio salvi il Re! -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Alla notte la tempesta di artiglierie, durata -due giorni, si è calmata. La lotta si è sopita. -Un temporale scendeva dal nord, con un tremolìo -di lampi, e pareva che il cielo a sua volta -fosse in battaglia. Delle vivide luci azzurre di -segnale brillavano di tanto in tanto nel buio, -sulle posizioni austriache. In fondo alla pianura -<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span> -oscura, morta, invisibile, l'incendio di Lucinico -metteva un punteggiare di bragie. -</p> - -<p> -I risultati di questi due giorni di combattimenti? -Plava. Si lottava a Gorizia per passare -altrove. Bisognava impegnare tutto il fronte, -per forzare un punto. Il muro è così scavalcato -in tre posti. Se la porta resiste ancora, -noi siamo già entrati. Abbiamo spezzato il baluardo; -però altri ed altri la montagna ne oppone -al di là. -</p> - -<p> -I nostri progressi, sicuri, solidi, non possono -essere che lenti. Non è osservando per qualche -giorno il panorama della battaglia centrale che -può esser dato di scorgerli. Essi si rivelano all'improvviso, -ora in una zona, ora in un'altra, -e spesso quello che si vede non è che una -preparazione, come il picchiare faticoso sopra -una roccia è la preparazione della mina che -la farà crollare. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span> -</p> - -<h2 id="ospedale">IN UN OSPEDALE.</h2> -</div> - -<p class="indr"> -<i>5 agosto.</i> -</p> - -<p> -Sono arrivati improvvisamente. È stato un -succedersi affannoso di <i>camions</i> d'ambulanza -sulla ghiaia fine dei viali, all'ingresso dell'ospedale -chiaro ed elegante come una grande villa; -e a mano a mano che venivano discesi dai veicoli, -in un affaccendamento pieno di delicatezza -e di ordine i feriti erano accolti nel vestibolo, -spogliati delle loro uniformi lacere e sporche -di sangue disseccato, trasportati con cautela -nei letti bianchi che si allineano nelle vaste -sale luminose e fresche, dalle cui ampie finestre -spalancate giunge appena, simile ad un lontano -rombo di marea, il profondo respiro della città. -Poi la quiete si è ricomposta nel nitido edificio, -e sui volti dei nuovi ospiti si è diffusa a poco -a poco una espressione di riposo e di beatitudine. -</p> - -<p> -Il primo sentimento del soldato che arriva -in un ospedale è una specie di dolce stupore -per l'immobilità soffice e definitiva che lo accoglie. -Assapora il benessere della immobilità -con aria trasognata. Non parla. Gira intorno -uno sguardo mobile, interrogatore, che studia, -che cerca di rendersi conto delle cose nuove -<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span> -che lo circondano e nel quale brilla ancora di -tanto in tanto l'esaltazione della lotta. -</p> - -<p> -Il tumulto del combattimento, la foga ardente -dell'assalto fulmineamente interrotta da una -palla, l'attesa angosciata, inerte e solitaria sul -campo, il trasporto all'ambulanza sotto il fuoco, -la medicazione, il viaggio, tutto questo si è succeduto -così rapidamente che si confonde nella -sua mente febbricitante. Per qualche tempo egli -stenta a districarsi dal passato. Quello che avviene -è troppo poco in confronto a quello che -è avvenuto. Il metallo non si raffredda subito -appena tolto dalla fornace. L'anima del ferito -è ancora incandescente. Un clamore di emozioni -si prolunga in lui come un'eco e riempie -il silenzio profondo della nuova quiete improvvisa. -</p> - -<p> -Ma questa eco presto si spegne, la calma -si fa anche nel pensiero, le impressioni si fissano, -le idee si chiariscono, la curiosità incerta, -vaga e atona dei feriti non cerca più intorno. -Fra letto e letto si annodano dialoghi sommessi. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Nessuno parla della propria sofferenza o s'interessa -a quella degli altri. Si parla della battaglia. -«Di che reggimento sei? — Del <i>tale</i> -fanteria, e tu? — Ah, eravate alla nostra destra. -Io sono del <i>tal altro</i>. — Noi attaccavamo -sopra San Martino. — Sì, sì, alla nostra destra. -Io sono del San Michele». La battaglia li -tiene tutti ancora. Il loro spirito rivive incessantemente -<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span> -i momenti supremi e inebbrianti -della lotta, rifà il cammino dell'assalto con ostinazione, -quasi cercando di poter proseguire oltre -la ferita, oltre la caduta, di andare avanti con -gli altri, con i sani, con gli arrivati, con la -moltitudine esultante dei vittoriosi. -</p> - -<p> -Spesso, a vederli e ad ascoltarli si dimentica -quasi che sono feriti. Si varca la soglia dell'ospedale -col cuore stretto, preparati ad uno -spettacolo di dolore, e la pietà per i corpi -martoriati si attutisce di fronte ad una gagliarda -e piena salute delle anime, calda di entusiasmo. -</p> - -<p> -Non somigliano ai feriti delle altre guerre. -Ordinariamente, il soldato colpito durante l'azione -conosce il duro sforzo della lotta, ma il -risultato è per lui vago, impreciso o ignoto, si -perde in una rossa nebbia. Il dolore riconduce -il combattente nei limiti angusti della sua individualità. -Per lui la battaglia si culmina in -uno strazio. Rimane spezzata nella percezione -del ferito; egli la ricorda come una fiamma -spentasi improvvisamente nel sangue. Perciò, -generalmente, il ferito è un pessimista. Ma i -nostri no. -</p> - -<p> -Non so, pare che non sappiano diventar -malati, che si conservino combattenti nell'immobilità -penosa delle loro membra, che considerino -il colpo ricevuto come un incidente, come -una <i>corvée</i>. Rimangono soldati, è in loro l'anima -dell'esercito. Distesi nei loro letti, sovente sorridono -e scherzano. Gli stessi uomini, se fossero -<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span> -rimasti feriti nella vita privata, se fossero atterrati -così dalle disgrazie del lavoro, riempirebbero -le corsìe di lamenti. Dimostrano una -forza, uno stoicismo, una serenità, un buonumore, -che non erano in tutti, che vengono dall'immensa -fusione delle virtù nazionali fattasi -nell'ardente crogiuolo della guerra. Sono trasfigurati -dalla fierezza e dalla nobiltà d'uno spirito -collettivo. Essi rimangono inconsapevolmente -eroi di fronte alla tortura fisica come di -fronte al nemico. Non si arrendono al male. -</p> - -<p> -Interrogati, raccontano con semplicità rude -le loro gesta senza vederne il valore. Pare che -parlino di cose di tutti i giorni. Si sente dire: -«Sono stato ferito mentre tagliavo un reticolato» -nel tono di chi dicesse: «Mi sono fatto -male scendendo le scale di casa». Chi si aspettasse -delle narrazioni romanzesche rimarrebbe -deluso. -</p> - -<p> -L'assalto? Roba da niente. «Tutto sta ad -arrivare a una cinquantina di metri dagli austriaci — mi -ha raccontato un calabrese ferito -alla gamba — perchè fino a cinquanta metri -sparano. Poi, giù, Savoiaaa!, e quelli alzano le -mani. Ed è finito». -</p> - -<p> -«E che impressione si prova quando si è -a cinquanta metri dal nemico? e gli si va addosso?» — gli -ho chiesto. La sua faccia abbronzata -si è aperta in un largo sorriso mentre -egli dava questa risposta imprevedibile: -«Eh,... si gode!». -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span> -</p> - -<p> -Per tornare a simili godimenti egli è impaziente -di guarire. La sua ferita è un conto personale -aperto con gli austriaci, un conto da -regolare al più presto. Quando i dottori lo medicano -e gli passano i ferri nella piaga, egli -nel dolore rugge invettive: «Brutto boia, aspetta, -aspetta! Ci sarò anch'io quando t'acciufferemo! -Aspetta, assassino, brigante...». -</p> - -<p> -«Ma con chi l'hai?» — gli chiesero i medici -sorpresi, la prima volta. — «Con chi l'ho?... -Con Cecco Beppe!...». -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Uno dei feriti, fasciato alla testa, alle braccia, -alle gambe, coperto di ecchimosi, è sfuggito -miracolosamente dalle mani del nemico. Fu -durante la conquista del ciglione sopra.... -</p> - -<p> -«Ho avuto paura — dice candidamente — ma -una paura! Mica delle fucilate e delle cannonate — corregge -subito. — Ah, no!... È andata -così: era notte fatta, la mia compagnia -stava alla prima linea, fra rocce, scogli, sassi, -e buio pesto. Abbiamo sentito un rumore di -gente che si avvicinava alla nostra destra. «Fermi -ragazzi» — ci fa il capitano. La gente si -avvicinava, e noi fermi. Poi tutto ad un botto, -un fuoco d'inferno a dieci passi. Erano gli austriaci. -Non si distingueva niente. La compagnia -ripiegò subito per non essere presa, ma io -cercavo gli occhiali. Sì, signore, sono miope, -m'erano caduti gli occhiali e li cercavo. E mi -sono trovato in mezzo a tre accidenti che mi -<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span> -acciuffavano urlando certe parole difficili. È -allora che ho avuto paura. Che paura! Una -paura che mi ha dato la forza d'un leone. -Calci, pugni, morsi.... Ma fu un momento. Eravamo -sull'orlo d'un precipizio, che io non vedevo. -Per non essere trascinati giù, m'hanno -lasciato andare. Così sono caduto fino in fondo, -ma ero libero. E mi sono conciato così.» -</p> - -<p> -— E poi? — gli hanno chiesto a questo -punto. -</p> - -<p> -«E poi, chi lo sa! Devo aver dormito. Quando -mi sono svegliato era giorno. Non capivo -niente, non sapevo dove ero. Cannonate, fucilate, -e, ad un certo punto, su, in alto ho sentito -urlare: Savoia! Savoia! Allora ho pensato che -dovevo risalire per ritrovare i nostri, e via, -piano piano, come una lumaca, tra le pietre. -Ho girato così tutto il giorno. Alla fine una -voce mi ha gridato: Eh! torna indietro! Dove -vai? Da quella parte ci sono gli austriaci! — Ho -riconosciuto il maggiore, che mi avvertiva. -Allora, naturalmente, sono tornato indietro. Basta, -per farla breve, alla mattina dopo ero -arrivato sulla strada maestra di Ronchi. Un po' -mi fermavo a riposare e a mangiare l'uva acerba -delle vigne, un po' mi trascinavo. Passavano -convogli di munizioni, passavano riserve. Verso -le nove m'hanno raccolto..... Cosa? Se ho sofferto -molto? No, ero così contento di essere -scappato da quelle grinfie!» -</p> - -<p> -Gli sfebbrati, i convalescenti, quelli che si -<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span> -possono già alzare, vestiti di pijama smisurati, -qualcuno zoppicando, qualche altro col braccio -al collo, passeggiano nelle corsìe, si aggruppano, -conversano a bassa voce, educati, disciplinati, -con un'aria da bravi collegiali. Basta un piccolo -ordine di una dama infermiera, per vedere -i soldati ubbidire con una docilità spontanea -e gentile. -</p> - -<p> -Alcuni feriti alle gambe in via di guarigione -deambulano sostenuti alle ascelle da un apparecchio -a ruote, e l'arto malato, informe nell'ingessatura, -inizia così, rigidamente, i primi -passi: «Largo, largo! — avverte il ferito sorridendo -mentre sospinge la macchina col piede -sano — largo che passa l'automobile!». L'apparecchio -è anche chiamato velocipede. Lo -scherzo fiorisce nella pena. La gaiezza spunta -come il bucaneve nel biancore triste dell'ospedale. -Una giovialità buona e composta è in -tutti i discorsi, trova la sua espressione in ogni -dialetto d'Italia. I figli delle più lontane regioni -si uniscono qui nella più vera e sentita fratellanza -del sangue. Hanno gli stessi entusiasmi, -la stessa passione, la stessa speranza di tornare -al fuoco. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Sono senza rancore verso la guerra che li -ha colpiti. Il loro pensiero torna con compiacenza -fra i compagni che si battono, anche nella -febbre, anche nel delirio. Un rude alpino -gravemente ferito, supino e immobile, ha voluto -<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span> -scrivere qualche cosa sul ventaglio che gli -avevano messo in mano per rinfrescarsi il volto -febbricitante. Faticosamente vi ha tracciato col -lapis questa frase: «Sempre avanti i bravi alpini -per la grandezza della patria!». E, soddisfatto -e assorto, egli agita stancamente il ventaglio, -come se ascoltasse nel soffio leggero della -carta il grido che le ha confidato. -</p> - -<p> -Il suo letto è in fondo ad una grande sala. -Ora l'alpino migliora, e sulla lavagna fissata -alla spalliera un numero indica che la febbre -scema. Quando le sue condizioni erano più gravi -ed egli pareva moribondo, arrivò dal suo -paese, da Belluno, il padre chiamato di urgenza. -Era un grosso montanaro vestito a festa, dall'aria -di fattore, con una gran catena d'orologio -attraverso il panciotto, la faccia colorita tagliata -da un paio di baffoni neri. Commosso, -incapace di parlare, le mascelle convulse, gli -occhi pieni di lacrime, il padre si fermò ai -piedi del letto. E fu il figlio che, sorridendo con -le labbra bianche, gli fece coraggio: «Vieni -avanti, animo, non temere, vedrai che non è -niente, diamine!...». -</p> - -<p> -Questo soldato ritornerà alla vita e alla salute -grazie al successo di una difficile operazione -che egli ha subìto. Come lui, innumerevoli sono -i feriti salvati dalla scienza e dall'abnegazione -di chi li cura. -</p> - -<p> -Un risultato così straordinario è dovuto prima -di tutto alla perfezione delle prime medicazioni, -<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span> -fatte spesso in difficili condizioni sul campo, -poi alla rapidità del trasporto dei feriti -dalle ambulanze agli ospedali — per la quale -si sono potuti ricevere a Milano dei feriti caduti -il giorno prima sull'altipiano del Carso — e -infine alla perizia, all'amore, all'infaticabilità -dei medici e degli infermieri ai quali -è affidata la cura vera e definitiva. -</p> - -<p> -Se è meraviglioso l'organismo che abbiamo -saputo creare nei servizi sanitarî della guerra, -più meraviglioso è lo spirito che li anima. Nella -lotta ostinata contro la morte, il personale -ospedaliero di dottori, di dame volontarie, di -suore, non si concede riposo. Le esistenze in -pericolo sono difese con un accanimento silenzioso -fatto di sacrifici. Se il morale dei feriti è -così alto, molto si deve all'atmosfera di protezione -affettuosa che li circonda, alla vigilanza -attiva e ininterrotta che ognuno sente intorno -al proprio male. Il male appare già guarito -per il fatto che è così curato. Non ci si pensa -più tanto, e la mente vola alle speranze. -</p> - -<p> -Perciò il ferito sorride. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span> -</p> - -<h2 id="stelvio">TRA LO STELVIO E IL TONALE.</h2> -</div> - -<p class="indr"> -<i>18 agosto.</i> -</p> - -<p> -L'immenso saliente austriaco del Trentino che -entra così dolorosamente nella terra italiana e -s'incunea nelle nostre valli fino al lago di Garda, -ha a nord-ovest un limite di vette smisurate. -La frontiera, che s'innesta allo Stelvio, -scende al sud serpeggiando sopra un candore -di ghiacciai, finchè da sommità a sommità raggiunge -i contrafforti e finisce fra il Garda e -l'Idro a divorare le verdi pendici della Valle -Toscolana, coperte di vigneti, dalle quali si -domina la pianura bresciana. -</p> - -<p> -Le vie di penetrazione, le vie dell'invasione -capaci di un ampio movimento di masse -corrono da nord a sud, lungo la Valle Giudicaria, -lungo la valle del Garda, lungo la valle -dell'Adige, ma il fianco occidentale è chiuso -da un'immane barriera di alte cime che lasciano -pochi e difficili varchi. Il nostro fronte -comincia quindi, a ponente, sopra una tumultuosa -distesa di creste, di ghiacciai, di nevai, -in una maestosa tempesta di rocce. Sono le -vette dell'Ortler, le vette del Cevedale, le vette -dell'Adamello. Le zone di operazione si distendono -<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span> -talvolta oltre i tremila metri di altitudine. -La guerra che romba sulla marina nel golfo -di Trieste, fra le ardenti scogliere delle giogaie -carsiche, si svolge all'estremo fianco sinistro -nel perenne e rigido inverno delle nevi -alpine. -</p> - -<p> -È lassù una guerra di sentinelle. In quel -labirinto fantastico di vallette anguste, di gole -profonde, di burroni, di precipizî tenebrosi, -due sole strade di qualche valore strategico -riescono a inerpicarsi, serpeggiando faticosamente -sulle gigantesche pareti dei monti, e a -valicare la frontiera. La strada dello Stelvio, -che tocca l'estremo limite del confine, e che le -nevi bloccano durante otto mesi dell'anno, e -più a sud la strada del Tonale. Non vi sono -altri valichi se non dei paurosi sentieri da -cacciatori di camosci, minuscoli passaggi mulattieri, -viottoli che seguono il corso dei burroni, -nell'ombra gelida delle gole, e che scalano le -selle al bordo sinuoso dei ghiacciai. Pochi uomini -vi si possono muovere. Da una parte e -dall'altra, l'azione che si svolge in quelle fantastiche -zone è più che altro di vigilanza. -</p> - -<p> -Si fiancheggia l'azione più ampia che, salita -dal sud, fronteggia ora i formidabili sbarramenti -di fortezze che gli austriaci hanno creato -in tutte le valli accessibili all'invasione italiana. -Sui valichi dello Stelvio e del Tonale, -all'estremità sinistra italiana, si sorveglia e si -blocca. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span> -</p> - -<p> -Verso queste regioni, all'ultimo limite occidentale -del nostro fronte, abbiamo iniziato la -nostra visita al fronte. -</p> - -<p> -Si vigila e si blocca, ma non si creda che -questa guerra di sentinelle si svolga nell'immobilità. -Per consolidare il possesso dei valichi -bisogna occupare le posizioni dominanti. Si porta -la lotta sempre più in alto. Sono scalate fantastiche -verso il cielo, ascensioni notturne di -creste turrite, sorprese, attacchi, e le fucilate -echeggiano per i deserti glaciali delle vette. La -guerra si assottiglia salendo: nelle pianure sono -le grandi masse che operano, nelle vallate sono -nuclei, nelle gole reparti, e sulle cime pattuglie. -La battaglia diviene scaramuccia, e in -alto in alto la guerra finisce in una caccia, -fatta di sorprese e di agguati, al di sopra del -mondo abitato, fra le nubi, sul bordo di abissi, -entro un silenzio spaventoso. -</p> - -<p> -Ogni sentiero, ogni passo, è il teatro di minuscole -operazioni di guerra; ma sui due valichi -principali, che permettono una maggiore -concentrazione di forze, e il cui possesso ha -un'importanza che pesa sullo svolgimento generale -della guerra, l'azione si allarga. Sullo -Stelvio e sul Tonale il combattimento di posizioni -si è stabilito regolarmente, e sulle fanterie, -trincerate fino ai nevai, passano i proiettili -di artiglierie issate ad altezze favolose. -</p> - -<p> -È avvicinandosi a Bormio che si ode la prima -voce della guerra. Scende dallo Stelvio, -<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span> -echeggiando lungamente per le gole dirupate -e nude, un rombo di cannoni. -</p> - -<p> -Il paesaggio si è fatto a poco a poco di -una maestà sinistra. La Valtellina, che si risale -lungo il corso limpido e veloce dell'Adda, si -è andata restringendo e oscurandosi fra balze -ripide, che rovesciano di quando in quando -fino alla strada lunghe frane di macigni attraverso -le boscaglie di abeti. Sboccando sulla -prateria in fondo alla quale Bormio si adagia, -pare che non vi siano più vie di uscita. Il verde -delle vegetazioni risale tutto intorno, poi -cessa bruscamente, e la immane corona delle -rocce nude si erge impetuosa, a picco, irrompendo -vertiginosamente dalle terre viventi, -nuda, sterile, grigia, fino alle diafanità azzurrastre -di altitudini prodigiose, striata sulle vette -da uno splendore di nevi. Le imboccature delle -gole superiori non si scorgono a prima vista; -la strada che sale allo Stelvio sembra perdersi -in una fenditura inaccessibile del monte. -</p> - -<p> -Da questa fenditura, prolungato da mille -echi, scende il tuono delle artiglierie. -</p> - -<p> -Non abbiamo potuto avvicinare le posizioni -oltre Bormio, ma le notizie affluiscono nella -piccola città montanara. -</p> - -<p> -Allo Stelvio si appoggia la nostra estrema -sinistra. La lotta ferve intorno al passo, il cui -possesso si contende. La battaglia si svolge -a tremila metri di altezza. Come quasi per -tutto, gli austriaci posseggono posizioni dominanti, -<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span> -dalle quali dobbiamo scacciarli. Le loro -trincee più avanzate sono su creste rocciose al -di sopra della molle e immacolata distesa di -un ghiacciaio. Essi tengono un ciglio del monte; -i nostri alpini sono riusciti ad occupare e -a consolidarsi sopra un altro ciglio, e avanzano. -</p> - -<p> -Tutto in giro è un caos di nere vette precipitose, -una moltitudine di picchi, un panorama -fantastico di punte, di cuspidi, di pinnacoli, -che emergono da chiazze di neve. Sono le aspre -giogaie che coronano l'angusta gola del Bràulio, -in fondo alla quale si snoda in mille volute la -strada dello Stelvio. Le granate austriache piombano -spesso nel baratro, che rugge alle esplosioni. -La solitudine sembra assoluta. Truppe e -cannoni sono invisibili. Pare che le rocce stesse -si fulminino. -</p> - -<p> -L'artiglieria austriaca è postata al valico, -presso l'albergo Ferdinandshöhe. È salita per -la strada rotabile, e si è fermata lì. Ma la nostra -artiglieria non aveva strade, ed è comparsa -come per magia su vette all'apparenza -inaccessibili. Dei pezzi sono in agguato fra le -scogliere più eccelse. I loro colpi possono arrivare -all'albergo, che serve di base al nemico, e -del quale ora soltanto scopriamo il vero scopo. -Questo hôtel Ferdinandshöhe non era che una -caserma, e adesso si spiega perchè alla sua -costruzione contribuisse largamente il Governo -austriaco. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span> -</p> - -<p> -Una singolarità della lotta sullo Stelvio è -la presenza degli svizzeri. Il valico segna il -vertice delle tre frontiere, italiana, austriaca -e svizzera. Fra i due belligeranti s'insinua il -neutrale. Le truppe svizzere, accampate anche -loro oltre i 2500 metri, vigilano sui loro -valichi in difesa della neutralità. Quando le -nostre batterie cominciano il fuoco, le creste -della Forcola si coronano di svizzeri che corrono -a vedere. I profili più accessibili della -montagna si granulano di spettatori. La Svizzera -è allo Stelvio come un padrino fra i duellanti. -</p> - -<p> -Dalla parte italiana gli svizzeri controllano -i colpi austriaci e dalla parte austriaca controllano -i colpi italiani. Perchè se una palla -toccasse le rocce svizzere la neutralità ne sarebbe -offesa. Ma finora un solo colpo è stato -accusato di aver sconfinato, di cento metri, -causando molte dicerie e nessun danno. -</p> - -<p> -Le forze austriache impiegate sullo Stelvio -non superano forse il reggimento, ma la posizione -loro è formidabile, come del resto è formidabile -la nostra. La montagna contribuisce alla -guerra con risorse incommensurabili. Essa moltiplica -l'efficacia delle forze in lotta, fornisce -delle difese che dànno talvolta ad un pugno -d'uomini il valore di un esercito. Tre quarti -della guerra in montagna è fatta dalla montagna; -essa ha un'ostilità sua che gli avversarî -<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span> -sfruttano, sulle sue vie sta di guardia la morte. -Il freddo, i crepacci, gli abissi, le tormente -sono le sue armi terribili. La montagna si difende, -si oppone, minaccia, ammazza per suo -conto. -</p> - -<p> -Il combattimento sullo Stelvio, che per la -quantità di truppe impegnate avrebbe un valore -di episodio, acquista un non so quale carattere -di lotta titanica lassù, in quella sommità -del mondo, dove le vette corrusche si -ergono come combattenti, avendo i ghiacciai per -spalto e le valli per fossato. -</p> - -<p> -Dal giogo dello Stelvio fin verso il passo -del Tonale è tutta una distesa di ghiacciai, -un mare candido e sinuoso dalle onde immani -ed immobili, che innalzano fino alle nubi -lo splendore delle loro creste, un paesaggio -polare levato nelle profondità del cielo sull'imponente -e immane piedistallo dei dirupi. È il -gruppo dell'Ortler e del Cevedale sul cui spartiacque -la frontiera corre. Non vi sono valichi; -bisogna attraversare i ghiacciai nelle insellature -praticabili. Italiani e austriaci sono separati -dall'ampia distesa del gelo. Qualche pattuglia -s'inoltra alla notte sui ghiacci, esplora, -attacca un piccolo posto, ritorna all'alba. Quando -il giorno sorge non c'è più nessuno sul candore -delle nevi. I posti avanzati si annidano al -bordo dei ghiacciai, sulle creste nude e grigie. -</p> - -<p> -Risalendo da Bormio la Valfurva si può avere -un'idea di questa zona meravigliosa e orrida. -<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span> -Si arriva al villaggio di Santa Caterina, tutto -pieno di alberghi, chiuso in una conca verde di -boschi, circondato da pendici che lontano, in -alto, si culminano in un panorama di nevi. Fra -le vette, la più alta, regolare come una piramide, -tutta bianca, è quella del Palon della -Mare, dai declivi molli, soffici, pieni di ombre -azzurre, come fianchi di nubi. Fra questa vetta e -la cima del Monte Vioz, più lontana, invisibile, -oltre la frontiera, vi è un'avvallatura valicabile -che conduce al ghiacciaio del Forno, più basso -sul versante italiano, e da lì all'alta Valfurva. -È la strada preferita dalle incursioni austriache, -piccole incursioni che tentano delle sorprese. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -L'ultima incursione è avvenuta una settimana -fa, nella notte del 9. Una cinquantina di -cacciatori tirolesi attraversarono i ghiacciai per -attaccare l'Albergo del Forno. È un rude e -grande albergo da villeggianti eretto sopra un -verde pianoro in una regione di baite, di fronte -al ghiacciaio del Forno — ma dal quale lo -separa un profondo torrente. Nell'albergo era -un nostro posto avanzato. L'attacco e la difesa -costituiscono un infimo episodio di guerra, ma -infinitamente pittoresco. -</p> - -<p> -Gli austriaci hanno in queste regioni una -facilità di movimenti favorita dall'esistenza di -alberghi e di numerosi rifugi, ampî, costruiti da -società pangermaniste, da una quantità di -<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span> -<i>vereinen</i> bavaresi e tirolesi. Quello che prendevamo -per un furore sportivo era una preparazione -di guerra. Ogni rifugio è eretto in posizione -utile per facilitare un valico; esso è una -vera stazione di tappa o un posto di vigilanza. -Il pittoresco non ha niente a vedere con queste -costruzioni disposte con criterî militari. Gli alberghi -servono di base, i rifugi permettono l'avanzata. -Negli ultimi anni, alberghi e rifugi sono -stati frequentati da un numero incredibile di -austriaci. Anche i registri degli alberghi italiani -sono pieni di firme tedesche. I villaggi nostri -della frontiera erano infestati da una quantità -di tirolesi, e pastori, guide, operai, tagliaboschi -tirolesi invadevano l'estate le nostre -valli. Il risultato è che esistono sentieri che il -nemico conosceva molto meglio di noi. -</p> - -<p> -È per uno di questi sentieri che gli austriaci -hanno potuto raggiungere l'Albergo del Forno -da un lato quasi indifeso, verso il torrente. -All'una di notte, le nostre sentinelle udirono -un rumore di passi cauti fra le rocce, e ripiegarono -sull'albergo dopo aver fatto fuoco. -La notte era oscura. Gli austriaci si erano -divisi in tre gruppi, che con abile tattica si -presentarono uno per volta. Si rivelarono alle -vampe dei colpi. Il primo attacco venne dal pianoro, -il secondo da un pendìo che sovrasta l'albergo: -ma una barriera di reticolati proteggeva -i lati accessibili e il nemico, che certamente -lo sapeva, non si avvicinava. Improvvisamente -<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span> -il terzo gruppo comparve dalla parte del burrone, -fra delle scogliere vicinissime al caseggiato, -quasi alla porta dell'albergo. -</p> - -<p> -Molte, troppe cose gli austriaci sapevano. -Conoscevano le posizioni della difesa, sapevano -che quel giorno la massima parte della minuscola -guarnigione era stata temporaneamente -diminuita, conoscevano un passaggio, ignoto anche -agli abitanti, per attraversare il burrone, -e sapevano infine in quale ambiente i nostri, -per aver più caldo, si riunivano alla notte. Infatti -il terzo gruppo nemico piombò subito sopra -una piccola cappelletta, una rustica chiesuola, -vicinissima all'albergo, mentre tutt'intorno -era un inferno di fucilate. -</p> - -<p> -Gli alpini erano pochissimi. Contro l'attacco -principale, due soli facevano fuoco. Per raggiungere -la porta della chiesa gli austriaci dovevano -inoltrare fra i due edifici e lo stretto -passaggio era spazzato dalle pallottole dei nostri. -Coricati a terra, i due difensori sparavano -di sbieco per lo spiraglio d'un uscio appena -dischiuso. Le canne dei loro fucili scottavano. -Quando non potevano più toccare il caricatoio, -stendevano la mano nel buio, dietro a loro, e -afferravano un fucile fresco che un compagno -porgeva. -</p> - -<p> -Non una voce; nemmeno nel momento dell'allarme -gli alpini hanno parlato. Al buio, senza -fuoco, nelle tenebre fredde, non scorgendosi -nemmeno l'uno con l'altro, essi si sono trovati -<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span> -d'accordo per intuizione, per istinto. Gli austriaci -vociavano: Arrendetevi! — Rispondevano -i colpi, il cui lampeggiamento illuminava -i rozzi muri dell'andito. Aspettandosi l'assalto, -i nostri avevano tacitamente inastato le baionette. -</p> - -<p> -Un movimento di assalto si è iniziato; decisamente -gli austriaci hanno imboccato l'angusto -passaggio. Un atletico sergente è arrivato -alla porta gridando: Arrendetevi o vi bruciamo -vivi! Non aveva finito di pronunziare -queste parole che una palla lo colpiva alla -gola e lo rovesciava morto. Gli assalitori si -sono fermati, hanno avuto un istante di esitazione, -si sono visti i loro profili neri oscillare -sullo sfondo stellato del cielo e poi scomparire. -Fuggivano lasciando i loro caduti. Il rumore -dei passi precipitosi svanì, e la pattuglia alpina -si ritrovò sola nel deserto dell'alta montagna, -di fronte al chiarore sidereo delle nevi. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -È qui spesso una guerra di silenzi, di attesa, -d'immobilità. -</p> - -<p> -Impossibile scorgere sulle vette i nostri posti -avanzati. Nessuno vi si muove. Nemmeno gli -ufficiali riescono a vederli. Uomini e roccia -pare che formino una cosa sola. Sdraiati nelle -anfrattuosità, sull'orlo degli abissi, per intere -giornate e per lunghe notti, gli alpini in vedetta -rimangono fermi e desti, come cacciatori -alla posta. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span> -</p> - -<p> -Taciturni e serî, partono in fila indiana dai -loro attendamenti, e salgono, salgono, col loro -passo eguale, lento, misurato da montanari, verso -le cime, qualunque sia il tempo. Ogni ricognizione -è una lotta contro gli elementi. Per bruciare -un rifugio austriaco s'inerpicano tutta -una notte, legati a cordate marciano sulle nevi -con una temperatura di dieci, di quattordici -gradi sotto zero, valicano crepacci tenebrosi, -sfidano cento volte la morte, e tornano raggianti -di una contentezza raccolta e silenziosa, carichi -di bottino. L'austriaco è per loro il nemico -meno temibile dopo aver vinto la montagna. -</p> - -<p> -Quando lasciano in basso le ultime zone verdi, -si fanno gravi. Risalgono spesso gole e passi -che hanno una fama paurosa, come la valle -Gavia disseminata di croci, che i soldati passando -salutano. Ogni croce ricorda una vittima. -Santa Caterina sembra l'ultimo limite del -mondo abitabile. Al di là tutto si fa truce e -smorto, non vi sono più colori, e la zona di -operazione, il nostro fronte, è un <i>caos</i> bianco -e grigio che sfuma in alto in un pallore d'irrealtà. -</p> - -<p> -Verso il Tonale la favolosa barriera dei ghiacciai -s'interrompe, la linea seghettata delle vette -degrada, si abbassa, lascia un'insellatura, -poi, più al sud, riprende, si risolleva, e si imbianca -di nuovo delle nevi eterne dell'Adamello. -Per l'insellatura la strada rotabile della Valcamonica -balza tortuosa con lunghi giri, guizzando -<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span> -come una sterminata e sottile serpe bianca, -con grovigli da nastro caduto, e passato -il valico ridiscende a volute oltre la frontiera -nella Val di Sole. -</p> - -<p> -La via del Tonale è più libera e più facile -della via dello Stelvio, perciò la lotta vi -insiste con maggiore violenza. I bollettini ufficiali -hanno parlato spesso delle operazioni -sul Tonale, ed essi soli bastano ampiamente a -dare un'idea dello svolgimento dell'azione. Si -combatte non tanto per passare quanto per il -possesso di una soglia. -</p> - -<p> -Anche questo valico è dominato da vette, -da creste, da picchi. Per conquistare in basso -bisogna cominciare col salire in alto. Si tende al -valico ma si combatte altrove, e vediamo nei -resoconti dello Stato Maggiore come l'attacco -nostro colpisca ora al nord e ora al sud, verso -le altezze. -</p> - -<p> -Il primo giorno stesso della guerra, il -24 maggio, passata la frontiera i nostri alpini -prendono la Forcella di Montozzo, a 2625 metri, -a nord del passo del Tonale. Gli austriaci -si fortificano sul Monticello, al sud del passo, -a 2550 metri di altezza. Si contendono le vette. -Chi ha le vette ha le valli. Il 30 giugno -l'artiglieria entra in azione; i nostri cannoni -aprono il fuoco sulle posizioni del Monticello. -Il nemico allora tenta un colpo sulle nostre -retrovie, e il 15 luglio, dopo un'ardita traversata -dei ghiacciai del Mandrone, al sud del -<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span> -passo del Tonale, attacca in forze il rifugio -Garibaldi. È respinto e noi occupiamo il ghiacciaio -stesso, nei punti traversabili, al di sopra -dei 3000 metri. La battaglia sale ancora, le -trincee sono ora nel ghiaccio. Il 30 luglio gli -austriaci, nella notte, ritornano all'attacco. Si -combatte nelle nevi. Il nemico è respinto dai -posti avanzati. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Intanto noi, con migliore fortuna, facciamo -al nord del Tonale quello che il nemico non -è riuscito a fare al sud. Il 7 agosto, gli alpini -risalgono ancora più al nord e più in alto -della forcella Montozzo, e avanzando per una -cresta rocciosa e difficile, sorprendono e disperdono -gli austriaci trincerati presso la punta di -Ercavallo. Pare che la lotta devii dalle località -alle quali realmente tende, essa si allontana -e s'innalza. Le artiglierie sono issate a tremila -metri sulle rocce di Ercavallo e rendono intenibili -al nemico le posizioni di Malga Palude. -Piccole forze e battaglie di giganti. -</p> - -<p> -Ora anche pezzi di medio e di grosso calibro -tuonano intorno al valico. Alle fortificazioni -permanenti si sono aggiunte fortificazioni campali, -tutte le valli rimbombano di colpi, e alla -notte il lampeggiare vivido delle vampe rivela -immensi profili di balze dirupate. -</p> - -<p> -È di notte che sono giunto alla vista di -questo inverosimile, prodigioso campo di battaglia. -Sono salito per una lunga via che è -<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span> -sorta come per incantesimo. I tedeschi vantano -le loro nuove strade che seguono gli eserciti -nelle pianure polacche, ma che cosa sono quelle -facili arterie di fronte alla viabilità che -le nostre truppe creano, con una energia e -una possanza romane, sulle Alpi, tagliando le -rocce, aprendo fino alle vette il varco al transito -della guerra con una rapidità meravigliosa, -come il pioniere si apre il sentiero nella boscaglia? -Vi sono nevai ai quali ora l'automobile -sale. -</p> - -<p> -Sale per strade vertiginose che si attorcono -su falde di monti, e corrono sul bordo di abissi. -Da una parte la parete a picco, dall'altra la -sterminata profondità della valle. L'automobile -passa sopra una cornice, e va lentamente lanciando -il suo lamentoso segnale di tromba. Non -è senza un vago sgomento che lo sguardo piomba -nella vallata, dove le città e i villaggi appaiono -come visti dalla navicella di un pallone, -sempre più lontani, una granulazione di -tetti minuscoli presso un filo azzurro che è -un torrente, e un filo bianco che è una strada. -Si è a ottocento, poi mille, poi mille e cinquecento -metri più in alto. Tutto appare schiacciato, -annebbiato, immerso in un'ombra violastra, -e nessun rumore sale da laggiù, se non -uno scrosciare lontano ed eguale di acque. -</p> - -<p> -Il passo del Tonale era quasi invisibile, ma -sotto al cielo limpido e costellato s'indovinava -la massa immane dei monti. Un chiarore vago, -<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span> -forse quello della luna sottile che stava per -sorgere, si stemperava in un biancore di nubi -e di nevi. Non si capiva bene quali erano le -nubi e quali erano le nevi. Era un caos di vapori -e di cime. Delle fascie di nebbia si distendevano -sul nero delle pendici. Improvvisamente -un getto candido di luce ha tagliato la -notte: il proiettore di un forte. -</p> - -<p> -Esso cercava lentamente intorno, e quella -gran striscia illuminava di un confuso e lieve -balenìo i punti che toccava. Poi, il raggio che -si stendeva orizzontale ha cominciato a sollevarsi. -Guardava in alto. Adagio adagio si è -disposto quasi verticalmente, come se frugasse -nel cielo. Le nubi e le nebbie si sono rischiarate, -e prodigiosamente, al di sopra di tutto, -dove a noi pareva che la terra fosse finita, -dove credevamo di vedere uno scintillare velato -di stelle, si è accesa la neve, e un minuscolo -lembo di ghiacciaio è apparso come librato -nel firmamento. -</p> - -<p> -Poco dopo un baleno ha disegnato di vivida -luce i contorni delle nubi: un colpo di -cannone. Dopo molti secondi è arrivato il rombo, -cupo e lungo. -</p> - -<p> -Tutta la notte l'artiglieria ha tuonato, a larghi -intervalli, come se un temporale lontano -imperversasse sulle più alte regioni della guerra. -Gelava, e nella oscurità la terra intorno a -noi biancheggiava di brina. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span> -</p> - -<h2 id="ghiacciai">DAI GHIACCIAI DELL'ADAMELLO AGLI -ULIVETI DEL GARDA.</h2> -</div> - -<p class="indr"> -<i>22 agosto.</i> -</p> - -<p> -Nella nostra prima escursione abbiamo avuto -un'idea dell'estrema sinistra del nostro vastissimo -fronte di battaglia, il quale si attacca -allo Stelvio e scende al sud, lungo i ghiacciai -dell'Ortler, del Cevedale e dell'Adamello, formanti -come un immane, favoloso trinceramento -bianco creato per una guerra di titani. -</p> - -<p> -Più oltre, la tempesta delle vette abbassa -il livello delle sue prodigiose onde di granito, -e in essa, come un diritto e profondo solco, -si apre da sud a nord la valle Giudicaria, la -prima delle grandi vie di invasione che l'Austria, -imponendoci la sua iniqua frontiera, si -era riserbata. Fu sempre un'arteria di traffici -e di guerre questa strada ampia, pianeggiante, -capace, che dalle molli e ubertose vallate -italiane, dopo aver contornato lo specchio -del piccolo lago d'Idro tutto pieno del verde -riflesso di montagne boscose, sale direttamente -per la Giudicaria, e poi per la Rendena e per -la Sarnthal, fino ad allacciarsi alle prime, ben -lontane vallate della vera terra straniera, dove -i nomi geografici cominciano a prendere un -suono barbaro. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span> -</p> - -<p> -I bollettini ufficiali hanno parlato spesso della -valle Giudicaria. La frontiera ci inchiodava -in faccia a posizioni dominanti. Bisognava balzare -avanti, irrompere nella valle dopo avere -occupato le vette laterali, ed andare a stabilire -il nostro fronte sopra una linea solida di -difesa. -</p> - -<p> -Per ben comprendere questa operazione, il -cui teatro è stato la mèta della nostra seconda -escursione, basta aver presente che la valle -Giudicaria, diritta e mediana, ha i fianchi tagliati -da valloni laterali che si distendono con -quell'apparenza quasi regolare che hanno le -nervature di una foglia. La Giudicaria è il -nervo centrale. Inoltrandosi si ha a destra la -valle di Ledro, che finisce al Garda; a sinistra -la valle Daona che risale con una grande -voluta fino ai ghiacciai dell'Adamello. Ebbene, -l'occupazione nostra è arrivata ad affacciarci -a questi valloni; il massiccio montuoso, -aspro che li sovrasta costituisce la nostra fortezza: -il torrente nel fondo delle gole è il nostro -fossato. L'altro versante è nemico. -</p> - -<p> -Al di sopra delle valli, a duemila metri di -altezza, le vette di tanto in tanto si fulminano. -</p> - -<p> -Si attraversa in riva al lago d'Idro l'antica -fortezza di Anfo, massiccia, complicata, -pittoresca, con le sue enormi muraglie che si -sovrappongono fra le rocce fino alle costruzioni -più alte sulle balze, con i suoi ponti levatoi, -<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span> -i suoi androni risuonanti di traffico, e -gli spalti che si sporgono a immergere nell'acqua -del lago le loro speronate robuste e grigie. -Poco dopo si varca l'antica frontiera. «Regno -d'Italia — Comune di Lodrone» si legge all'imboccatura -del primo paesello riconquistato, al -posto della scritta austriaca. -</p> - -<p> -Del resto di austriaco non aveva che una -scritta. Essa era indispensabile per avvertire -che lì cominciava l'Austria. Null'altro lo dimostrava. -Bianco, quieto, imbandierato, il paese ha -l'aria ridente e soddisfatta di un villaggio brianzuolo. -Più oltre, passato Darzo, s'imbocca la -valle e la vita normale cessa. Non vive più -che la guerra. -</p> - -<p> -Un grande, prodigioso silenzio. Solo un mormorìo -cupo ed eguale di acque echeggia sommesso -fra le scoscese falde delle montagne: -è il Chiese, veloce e limpido, nato dalle nevi -eterne, tinto di un azzurro da aria liquida, -come se sulle cime dell'Adamello, così vicine -al cielo, si fosse imbevuto di serenità. Più ci -si inoltra verso il fronte, e più la calma appare -profonda. -</p> - -<p> -I due eserciti si sono fissati sulle loro posizioni, -e aspettano. Si osservano, si studiano, -vigilano, lavorano. Le linee più solide delle -reciproche difese sono lontane fra loro. Vi sono -certamente delle trincee, ma non è una -guerra di trincee. Fra un fronte e l'altro si -stende una zona neutra, campo d'azione di -<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span> -pattuglie, di piccoli reparti, disseminato di vedette, -percorso da esplorazioni, nel quale risuona -improvvisamente lo scoppiettìo della scaramuccia. -</p> - -<p> -È un territorio solcato da burroni, coperto -spesso da oscure boscaglie che assaltano i declivi -precipitosi e si fermano stanche sotto alle -vette nude, è tutta una moltitudine di montagne -che si affolla come in gara per sorpassarsi, -irta di rocce dall'apparenza inaccessibile, -che levano nel cielo, fin oltre i duemila metri, -le sagome più bizzarre dell'architettura del -mondo, i più inverosimili castelli della creazione. -</p> - -<p> -L'avanzata è stata una corsa alle sommità. -Per essere padroni della valle bisognava essere -padroni dei monti. Quando il 24 maggio, -con la contemporaneità e la coordinazione -meravigliose che caratterizzano tutto lo sviluppo -delle nostre operazioni, fu portato l'attacco -sull'intero fronte, dallo Stelvio al mare, -il bollettino ufficiale annunziò al paese anche -l'occupazione di una parte della valle Giudicaria. -Ma nessun soldato aveva ancora posto -piede sulla strada maestra, la vera valle era -deserta: però la tenevamo già. Era sotto ai -nostri sguardi e ai nostri tiri. Gli avamposti -italiani la contemplavano affacciandosi ai dirupi. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span> -</p> - -<p> -Per sentieri da camosci, le nostre pattuglie -sbucavano su dai boschi, scalavano le cime -e si mandavano l'una all'altra voci di segnale -e di saluto attraverso la sonora purità delle -altitudini. Quattro giorni dopo l'inizio delle ostilità -occupavamo la Cima Spessa, che domina -la gola laterale d'Ampola, così piena di ricordi -garibaldini. Ancora tre giorni, e l'Ampola era -passata, Storo era occupata, Condino era occupata: -la conquista avanzava così anche nel -fondo delle vallate nostre. -</p> - -<p> -Intanto, valicando difficili passi, per le ripide -e orride balze della valle Caffaro e della -Valcamonica, reparti di alpini scendevano nella -valle Daona, ad occidente della Giudicaria. -Dopo un breve combattimento, le truppe che -avevano occupato Condino, risaliti gli speroni -sulla bassa valle Daona, si collegavano a quei -reparti alpini, e si stabiliva una stupenda continuità -di fronte, dal Tonale al Garda, dai -ghiacciai dell'Adamello agli uliveti del lago. -La grande, formidabile linea di posizioni sulle -quali ora ci teniamo era tracciata. -</p> - -<p> -Gli austriaci hanno tentato più volte di spezzare -la catena dei posti avanzati italiani, di -tornare in possesso di picchi e di valichi da -cui sentivano più forte gravare la minaccia. -I loro attacchi si sono diretti specialmente verso -l'alta valle Daona, dove più radi erano i nuclei -di occupazione, più facili le sorprese, e -<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span> -dove speravano forse di potersi aprire un varco -verso la Valcamonica e disturbare nelle retrovie -le nostre operazioni del Tonale. -</p> - -<p> -I loro sforzi, inutili sempre, sono stati però -coraggiosi e intensi. Respinti, tornavano cercando -altri passi, altri approcci. Durante quasi -tutto il mese di luglio sui bollettini dello Stato -Maggiore il nome della valle Daona si ripete. -Il 6 luglio gli austriaci attaccano il passo di -Campo, fra i contrafforti dell'Adamello. Non -riescono, e provano più in basso, più al sud. -Tre giorni dopo attaccano il valico di Malga -Leno. Vi è nella loro azione come la ricerca -affannosa di una apertura, o di una debolezza. -Contro Malga Leno operano in forze, con -artiglierie da montagna, dopo aver tentato di -distogliere la nostra attenzione con un attacco -minore, un poco più al sud, contro la -cima Boazzolo, una lunga cresta rocciosa che -sovrasta torreggiando il corso del Chiese. Il -giorno dopo i combattimenti riprendono, ma -le nostre punte avanzate hanno la solidità -dei dirupi ai quali si aggrampano. Niente le -smuove. -</p> - -<p> -Il 28 luglio ci spingiamo all'occupazione del -Lavanech, che domina la bassa valle Daona. -Dall'altra parte della vallata, dal versante austriaco, -le artiglierie tempestano la cima conquistata, -e nella notte, dopo una lunga preparazione -di medî calibri, la fanteria austriaca -appoggiata da numerose mitragliatrici tenta l'assalto. -<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span> -È respinta. Tutto il ciglio della valle è -definitivamente nostro. -</p> - -<p> -Da allora è cominciata questa tranquillità -che ci sorprende. Il nemico ha rinunciato ad -ogni iniziativa. Si rafforza e aspetta. Sembra -persuaso della inutilità dei suoi attacchi e rassegnato -ad un còmpito di vigilanza. Noi ci -siamo incrollabilmente insediati sulle posizioni -che ci eravamo scelte. -</p> - -<p> -Ma anche nel periodo più attivo della lotta, -la quiete alpestre della Giudicaria non doveva -apparire troppo turbata. La montagna spezza -l'azione in minuscole battaglie isolate, importanti -per il risultato e infime per l'ampiezza, -faticose, aspre, violente, brevi. La notte, -improvvisamente, sopra una balza, la fucileria -scintilla e scoppietta, e pochi chilometri più -in là, al primo svolto della valle, non si sente -nulla. La guerra ritorna lassù a proporzioni -antiche ed a forme primitive. L'individuo diventa -un'unità importante. Una pattuglia può -costituire tutta l'ala di un fronte di combattimento. -Il comando non arriva e l'iniziativa -personale supplisce. -</p> - -<p> -È risorto nei nostri soldati un istinto guerriero, -fatto di scaltrezza e di ardimento; hanno -ritrovato un'anima primordiale da cacciatori -d'uomini: sono divenuti come se sempre fossero -vissuti nella selvaggia solitudine dei boschi; -hanno la sensibilità di percezione dell'indiano -nella jungla; conoscono tutti i rumori, -<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span> -tutti i mormorii, tutti i fruscii, tutti gli -echi delle valli; sentono la vicinanza del nemico -con un orecchio selvaggio. La razza conservava -insospettate armi di guerra, delle facoltà -combattive discese a noi da remote e gagliarde -generazioni conquistatrici. E con esse, la gioia -naturale e piena di battersi e di battere. -</p> - -<p> -Le pattuglie partono lietamente, contente; -hanno sempre in serbo qualche cosa di nuovo -per il nemico. Studiando le abitudini degli -avversari, esse inventano tranelli, organizzano -sorprese, con il buon umore col quale si prepara -una burla. Ne sanno più loro della mentalità -austriaca che non tutti i psicologi del -mondo. La zona aspra che separa i due fronti -è un terreno di agguati, di sorprese, nel quale -i nostri soldati hanno scoperto tutta una viabilità -invisibile. -</p> - -<p> -Un giorno verso l'imboccatura della valle -Daona, un tenente dei bersaglieri scoprì un -posto d'osservazione austriaco: una <i>baita</i> che -si affacciava alla boscaglia sopra un costone. -Si mise alla posta, per vari giorni di seguito, -e vide che la pattuglia austriaca nascosta lì -dentro arrivava alla prima alba, lasciando una -sentinella celata fra le piante, e ripartiva al -tramonto. Una notte il nostro tenente prese -dieci uomini con sè (fu una gara per seguirlo) -e partì. -</p> - -<p> -Prima del giorno i nostri circondavano la -<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span> -<i>baita</i>. Ecco l'alba, ed ecco la pattuglia austriaca -che sbuca, guardinga, e rassicurata penetra -tranquillamente nella capanna. Rimane -all'esterno il capo, un grosso sergente tirolese, -che si mette a passeggiare. Passeggiando -non si accorge che qualcuno lo segue, ritmando -l'andatura perchè il rumore dei due passi -si confonda. È il tenente dei bersaglieri. -</p> - -<p> -Era rischioso quel modo di sorprendere il -nemico, ma era elegante. Era italiano. Noi -facciamo anche la guerra da artisti. Sarebbe -stato facile piombare sulla <i>baita</i> ad armi spianate, -ma il tenente voleva vedere la faccia sbalordita -e comica del grosso tirolese. Una soddisfazione -che poteva costargli la vita, ma che -importava? -</p> - -<p> -Dunque l'ufficiale segue il sergente austriaco. -Allunga il passo, lo raggiunge e lo tocca -leggermente sulla spalla. Il tirolese si volta -di scatto e fa un balzo indietro. Stupefatto, -allibito, rimane immobile, pietrificato in un -gesto di sperdimento, con gli occhi sbarrati, la -bocca aperta. Il tenente sorride. -</p> - -<p> -— Ma — balbetta l'austriaco con voce strozzata — ma.... -voi siete un ufficiale italiano! -</p> - -<p> -— Perfettamente! — fu la risposta — e questi -sono soldati italiani. -</p> - -<p> -Dai cespugli tutto intorno emergevano teste -di bersaglieri e baionette. Un minuto dopo -la pattuglia austriaca marciava via prigioniera. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span> -</p> - -<p> -Una spedizione assai più drammatica fu quella -compita sul Ponale per interrompere l'impianto -elettrico che fornisce energia a Riva, -spedizione che fu annunziata con sei parole -dal bollettino del 27 giugno. -</p> - -<p> -Non fu per lasciare Riva al buio che venne -compita quell'audacissima impresa, ma -per estinguere i proiettori austriaci, che la -forza elettrica del Ponale accendeva sul fronte -fino a Rovereto, e per disarmare i reticolati -fulminanti della loro micidiale possanza. -</p> - -<p> -L'impianto elettrico aveva le sue prese idrauliche -ad una chiusa del lago di Ledro, vicino -a Molina, in fondo alla valle che le nostre posizioni -avanzate ora sovrastano. L'acqua in -pressione imboccava due enormi tubi accoppiati. -Fra i nostri alpini si trovava un operaio -che aveva lavorato all'impianto, e che si offrì -per guidare la spedizione. -</p> - -<p> -Partirono in cinque. I loro nomi erano stati -tirati a sorte. Alla compagnia schierata il capitano -aveva domandato cinque volontari, dopo -avere spiegato i rischi dell'impresa; ma all'ordine -di «chi vuole andare faccia un passo -avanti» tutta la compagnia fece un passo avanti, -con tanta regolarità di manovra che l'ufficiale -credette di essere stato frainteso. «No, no — gridò — capitemi -bene, quelli che si offrono -escano dalle righe!» E la compagnia intera, -<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span> -per essere ben capita anche lei, fece due passi -avanti. Così si ricorse alla sorte. -</p> - -<p> -Si trattava di attraversare gli avamposti del -nemico e di andare a lavorare fra i suoi accantonamenti. -Per lunghi giorni i sentieri erano -stati ricercati e studiati. Il piano dell'impresa -era completo. Ognuno dei cinque aveva -un còmpito preciso, stabilito prima. Alla partenza, -l'ordine fu di non parlare fino al ritorno, -di non aprire bocca qualunque cosa avvenisse. -</p> - -<p> -I cinque muti lasciarono il campo in una -notte di bufera, oscurissima. Discendevano per -le forre del Martinel da sterpo in sterpo, quando -si trovarono a qualche metro da una pattuglia -austriaca. Aspettarono lungamente, immobili, -coricati fra i rovi. La pattuglia austriaca -passò. -</p> - -<p> -Poco lontano dalle chiuse, i tubi dell'acqua -facevano un gomito. Ogni soldato aveva -sulle spalle dei sacchi di sabbia e un carico -di gelatina esplosiva. Arrivati a quel punto, -senza una parola, deposero tutto in terra. Quattro -di loro si allontanarono in direzioni prestabilite -e si sdraiarono vigilando. Rimase uno -solo ad eseguire il lavoro di mina: l'operaio. -La pioggia s'era calmata, e s'intravvedevano -le nubi basse che fuggivano tumultuosamente -verso il Garda. Una finestra illuminata, vicina, -alle prime case di Molina, pareva spiare -nella notte. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span> -</p> - -<p> -Sotto al gomito delle tubature, l'artiere alpino, -attentamente, con una lentezza eroica, -disponeva gli esplosivi, e con i sacchi di sabbia, -messi tutto intorno, formava la camera -di scoppio. Il tempo pareva eterno. Dal villaggio, -occupato dagli austriaci, sono salite delle -voci. Un cane ululava a cinquanta passi dai -nostri, in una fattoria tutta buia. L'alpino minatore -si muoveva senza rumore, studiosamente. -Cinquanta minuti è durato il lavoro. -</p> - -<p> -Riunitisi a qualche centinaio di metri dalla -mina, i cinque soldati hanno aspettato immobili -lo scoppio. L'esplosione è avvenuta senza -fragore. È stato un tonfo sordo e profondo, seguìto -da uno scroscio violento di cateratta. La -massa d'acqua irrompeva precipitosamente dalle -tubature spezzate. Poco dopo essa arrivava -con impeto al villaggio, inondandolo. Gli austriaci -sono stati svegliati dalla piena negli accantonamenti -e nelle tende, e un urlo immenso -di terrore è salito dalla valle. -</p> - -<p> -Senza una parola, sempre muti, gli alpini -hanno ripreso la via del ritorno; hanno ripassato -la linea degli avamposti austriaci in allarme; -sono arrivati alla punta dell'alba all'accampamento, -affranti di stanchezza e d'emozione. -</p> - -<p> -L'ordine del silenzio era finito, ma uno di -loro non parlava più. L'operaio, che aveva -compiuto lo sforzo più grande di tensione e di -volontà, aveva perduto la favella. Ed egli tace -ancora, atono, stupefatto, quieto, avendo dato -<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span> -in un'ora tutte le energie di una vita, avendo -speso in sè stesso, in un sublime dialogo fra -la volontà e l'istinto, tutte le eloquenze della -sua anima. La fatalità ha voluto suggellare -sulle sue labbra il mistero del suo magnifico -dramma. -</p> - -<p> -La spedizione è stata ripetuta, ma con altri -mezzi. Il danno fatto non era irreparabile, se -gli austriaci possedevano tubi di ricambio. E -dovevano certamente possederne a Riva. Infatti -le nostre ricognizioni hanno potuto vedere -un affaccendamento di lavoro intorno alle chiuse -del Ledro. Si è pensato quindi a troncare -l'impianto idraulico in modo definitivo. Non -più pochi uomini, ma un battaglione. Se non -si passava di sorpresa si sarebbe passati per -forza. Gli zaini dei soldati erano pieni di gelatina -esplosiva. -</p> - -<p> -Fuori di ogni sentiero, per i boschi del Carone, -la truppa, dopo aver sorpreso di notte -i posti avanzati austriaci, ha raggiunto il ponte -sul Ponale a Biacesa, un gran ponte in ferro -che sosteneva con le sue travate le tubature -dell'impianto elettrico. Tre piloni, tre mine. -Uno scoppio immane, un lampo accecante, una -eruzione di rottami, e il ponte era scomparso. -</p> - -<p> -È una guerra di colpi di mano, nella quale -il nemico, più tardo, dimostra una pesantezza -e spesso una inumanità teutoniche. In un recente -combattimento, piccolo ma accanito, che -ha completato il nostro fronte sul Garda, gli -<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span> -austriaci, che tentavano di resistere all'attacco, -mentre si combatteva a brevissima distanza, -facevano fuoco sui feriti. -</p> - -<p> -Di tanto in tanto, una volta o due al giorno, -la bella quiete della valle Giudicaria è interrotta -da un rimbombo di cannonate. Tre o quattro -granate austriache arrivano intorno a Condino. -Un po' di fumo, un boato, ed è finito. -È il forte di Por che abbaia, accucciato sopra -un costone di fronte allo sbocco della valle -Daona. -</p> - -<p> -Vi è tutto un gruppetto di forti lì, a quel -bivio di valli, ma soltanto quello di Por prende -la parola, forse perchè è il più vicino, -o forse perchè è il più moderno. Può anche -darsi che gli altri forti siano stati disarmati -per coronare con le loro artiglierie le posizioni -lungo la Daona. -</p> - -<p> -Il forte di Por si vede nettamente. L'erba -non è ancora nata sui suoi spalti, che macchiano -di una nudità rossastra il fianco del -monte, come una frana. Però un muraglione -di appoggio laterale delle opere, rimasto scoperto, -è sagacemente tinto di verde, ma di un -verde tenero inverosimile che non appartiene -a nessuna vegetazione di questo mondo. Sulla -spianata le cupole di acciaio si profilano basse, -cinque calotte che sfiorano appena la superficie. -Intorno, il prato e il bosco fanno largo, -come arretrando davanti a questa fragorosa -intrusione sulla selvaggia bellezza del monte. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span> -</p> - -<p> -Condino riceve le sue granate quotidiane con -quell'aria desolata, esterrefatta e lugubre che -hanno i paesi abbandonati nelle zone del fuoco -dove fra le case e per le piccole vie pittoresche -la solitudine e il silenzio acquistano una -pesantezza tragica. Da ogni porta esala come -un alito di angoscia, e pare di sentire nelle -abitazioni vuote il senso di un'atroce attesa. -Da lontano sembrano vivi questi villaggi. Condino, -con le sue case bianche, appare pieno -di una campestre gaiezza. Quando vi si entra, -l'immobilità di ogni cosa produce una non -so quale impressione di gelo, come se l'ombra -dei muri raccogliesse un'atmosfera di morte. -</p> - -<p> -Poco più oltre, Cimego; più lontano Castello. -Abbandonati anche loro vedono strisciare lungo -le case le pattuglie austriache. Questo silenzio, -così sinistro nei paeselli, dove inconsciamente -noi tendiamo l'orecchio alle voci, è dolce all'aperto. -Nella mattinata limpida, sotto al gran -sole, la valle è festosa. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Nelle acque del Chiese è un brulicare rosato -di soldati che si bagnano e si levano dai -loro gruppi canzoni e risate. Altrove si lavora. -Si lavora con una letizia che mette in noi -una serenità indicibile. Si fanno baraccamenti -per l'inverno, si fanno strade, si fabbricano -arnesi, si costruiscono persino slitte, che porteranno -viveri e munizioni quando tutto questo -verde sarà morto e i nevai saranno discesi -<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span> -fino alla valle. Falegnami, muratori, carpentieri, -zappatori, lavorano al sole, cantando. -Gli accampamenti che s'inerpicano con un disordine -da armenti al pascolo sui prati e sulle -boscaglie dei declivi, sono pieni di vita e -di allegria. Direi quasi che scendono da essi -delle buffate di giovinezza e di vigore. -</p> - -<p> -Se il nemico contasse sulla nostra stanchezza, -s'ingannerebbe molto. La guerra ci tempra. -Pare che i nostri soldati ritrovino al campo -una vita che conoscevano, che amavano e che -avevano dimenticata. -</p> - -<p> -Compiono opere meravigliose che la sola -forza non può fare senza l'entusiasmo. Il dorso -delle più aspre montagne è solcato dalle -volute di strade che scalano l'inaccessibile e -per le quali l'automobile ascende. Sono centinaia -di chilometri. I più grossi cannoni italiani -tuonano da vette sulle quali finora non -s'era posata che l'aquila. Declivi e rocce, ad -altezze vertiginose, sono tagliati dal varco aperto -dalla sapienza, dalla volontà, dalla gagliardia -dell'esercito, e le strade nuove, simili a venature -sui monti, portano come vene un fiotto -di vita nostra alle più eccelse altitudini. -</p> - -<p> -Per interrompere la strada di Ampola, quella -che va a Riva, gli austriaci hanno fatto crollare -in un punto la montagna con tre tonnellate -di dinamite. La strada che era incavata nella -roccia è scomparsa, e con lei tutta una falda -della roccia. Ebbene, si è fatto un ponte che -<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span> -raccorda i due mozziconi della strada interrotta, -un ponte sull'abisso, un ponte di legno, -che si aggrampa alla parete, che si appoggia -alle sporgenze, che sale lungo la roccia, così -grandioso, così solido, che pare un lavoro permanente, -e che probabilmente per molti anni -reggerà il grave traffico di questo nuovo e -antico lembo d'Italia. -</p> - -<p> -Nelle opere delle nostre truppe si rivela una -visione monumentale delle cose. Pare che si -faccia tutto col pensiero dei secoli. E per lunghi -secoli infatti rimarranno su queste montagne -le tracce profonde e gigantesche della nostra -civiltà in lotta, che affacciandosi sulle sommità -delle Alpi vi lascia come degli indelebili -solchi di artiglio. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span> -</p> - -<h2 id="balze">TRA LE BALZE DELL'ADIGE.</h2> -</div> - -<p class="indr"> -<i>26 agosto.</i> -</p> - -<p> -L'occupazione di Ala, e la prima irruzione -delle nostre truppe verso Rovereto nella valle -dell'Adige, dopo la conquista fulminea dell'Altissimo -e di tutto il massiccio fra il Garda e -l'Adige, sono legate alla memoria del generale -Cantore. La storia della nostra azione in quel -settore è come dominata dalla figura di questo -singolare condottiero di avanguardie, che -aveva della guerra una concezione antica, magnifica -e temeraria, per la quale è morto. Il -suo ardimento da guerriero leggendario, che -si accoppiava ad una visione chiara del terreno, -ad una percezione esatta e rapida delle possibilità, -fu preziosa nel primo slancio dell'avanzata, -quando le nostre colonne penetravano nel -territorio nemico senza potersi prefiggere un -obbiettivo preciso e definitivo, prive di informazioni -esatte, affidate alla intuizione e alla -sagacia dei capi per strappare alle circostanze -il maggiore frutto. -</p> - -<p> -L'Altissimo fu preso con un colpo di mano. -Reparti alpini marciarono nella notte del -23 maggio per dirupati sentieri della montagna, -e sorpresero all'alba il nemico sulla vetta. -Senza sosta l'occupazione si estese ad oriente. -<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span> -Dalla cima scese per i valloni ad affacciarsi -sulla Val d'Adige. Le pattuglie calavano per i -costoni e per le balze. Delle compagnie di -rincalzo s'inoltravano dal sud. Il 2 maggio, l'avanzata -risaliva il fondo della valle fino ad Ala. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Poche truppe: due battaglioni. Uno marciava -alla destra dell'Adige, l'altro alla sinistra. -Una batteria seguiva il battaglione di destra. -Gli abitanti, quando vi narrano della comparsa -delle truppe liberatrici, non vi dicono «gl'italiani -arrivarono» ma «Cantore arrivò». Perchè -videro lui prima di ogni altra cosa. Il generale -era l'esploratore delle sue colonne. Improvvisamente, -in un villaggio che gli austriaci avevano -abbandonato poco prima, entrava un generale -italiano, solo col suo capo di Stato Maggiore. -</p> - -<p> -Giungeva per la strada maestra, tranquillamente. -E questo ardire, pieno di un senso di -eroico disdegno verso il nemico, colpiva profondamente -l'immaginazione degli abitanti che -aspettavano palpitando, la mente piena delle -menzogne austriache, secondo le quali gl'italiani -avrebbero messo tutto a ferro e a fuoco. -</p> - -<p> -Cantore voleva vedere ogni cosa con i suoi -occhi. Dove poteva celarsi un agguato, verso i -possibili sbarramenti, dove il terreno si prestava -ad una difesa avversaria, andava lui a guardare. -Freddo, calmo, avanzava allo scoperto, -e, scelto un buon punto d'osservazione, si assestava -<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span> -lentamente gli occhiali sul naso e ammiccava -con i suoi occhi da studioso miope, -impassibile al fuoco, immobile, attento, come -un matematico avanti ad un problema. Poi, -quietamente, dettava gli ordini al suo capo di -Stato Maggiore, che lo seguiva per disciplina, -per dovere e per amor proprio. -</p> - -<p> -Quando voleva recarsi in esplorazione, il generale -non mancava di chiedere il parere dell'ufficiale. -Ascoltate le eccellenti ragioni che -sconsigliavano il progetto, egli concludeva «Allora, -andiamo!» — e partiva in avanscoperta. -Aveva un'inflessibilità verso di sè e verso gli -altri, che era tutta scritta nell'energia del suo -volto. Ignorava il pericolo; lo aveva affrontato -tante volte impunemente che si era fatta la -persuasione di una invulnerabilità. «La morte -non mi vuole», diceva. E ci credeva. La morte -lo ha afferrato così repentinamente nella sua -ultima temeraria esplorazione fra le orrende -rocce delle Tofane che egli non l'ha sentita venire -e non ha avuto il tempo di ricredersi. -</p> - -<p> -A Borghetto entrò a piedi. Dal campanile -del villaggio una pattuglia austriaca aveva tirato -dei colpi verso la strada. Poi questo fuoco -era cessato. Cantore volle andare a vedere se -il paese era sgombrato dal nemico. Due guardie -di finanza del posto di frontiera gli fecero -da fiancheggiatori. La pattuglia austriaca era -fuggita. L'avanzata incominciò. Cantore partì -avanti, in automobile, come per una passeggiata. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span> -</p> - -<p> -Nella valle pittoresca i cui nomi evocano come -una fantastica galoppata di epopea, fra -quei dirupi che hanno visto passare in uno -scintillìo di uniformi e in un ondeggiamento di -piume la prima gloria napoleonica, la quale doveva -allargare i suoi clamori trionfali su tutta -l'Europa, in quel grandioso scenario da battaglie, -la conquista italiana è entrata veloce, -annunziata dal rombo di un motore, che echeggiava -improvviso fra i muri dei villaggi attoniti, -rozzi e grigi, raccolti intorno al bianco -stelo dei campanili, e immersi nei vigneti contro -ad uno sfondo oscuro di immani rocce precipitose. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Dopo le chiuse prodigiose che Rivoli sovrasta -dal suo verde pianoro, profonde come cañons, -dopo quell'angusto e solenne corridoio -di dirupi che stringe fra pareti a picco la serenità -dell'Adige, dopo la zona delle vecchie -fortezze, massicce e bianche, che dominano la -gola dalla sommità di vette nude, la vallata si -allarga maestosa, vigilata da ruderi di torri -annidati fra dirupi giganteschi e da qualche -scheletro superbo di castello, che come quello -di San Valentino addossa alle rocce le sue -muraglie merlate con un'aria grandiosa, severa, -lugubre da castello delle leggende. Il passato -ha lasciato per tutto un segno di guerra. -Ad uno svolto della valle, una cittadina chiara, -graziosa, arrampicata in parte tra il verde -<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span> -delle alture, avanza le sue case più nuove verso -l'Adige: è la prima città austriaca, Ala. -</p> - -<p> -Ha un'aria raccolta e antica, con un'impronta -così profondamente nostrana che pare di averla -conosciuta già, di ritrovarla vagamente nella -memoria insieme al ricordo di qualche vallata -del Friuli. Nulla di più italiano di quei vecchi -palazzi d'Ala, di una nobiltà provinciale, di -un'arte modesta e pura, nel cui interno verdi -specchiere di Venezia riflettono nel loro pallore -di sogno delle grazie settecentesche. La -parte alta, inerpicandosi sul monte, diviene rustica, -e le stradine che salgono tortuose sono -fiancheggiate da casupole montanare, tutte a -balconate di legno annerite dal tempo. Attaccate -ai muri, presso alle porte, le rozze slitte -aspettano l'inverno; sulle logge è tutto un -festoso verdeggiare di fascine fresche che seccano -al sole; da soglia a soglia passa un dialogo -veneto di comari. -</p> - -<p> -Ad Ala avvenne l'unica opposizione austriaca -alla nostra avanzata. Fu piccola, breve, ma -arrivò di sorpresa. La città pareva completamente -abbandonata dal nemico. -</p> - -<p> -Prima di ritirarsi i gendarmi austriaci avevano -affisso manifesti che minacciavano severe -e imprecise punizioni a chiunque avesse osato -di fare buona accoglienza agli italiani, e avevano -ripetuto a tutti che gl'italiani si sarebbero -abbandonati ad ogni eccesso. Da giorni i negozî -erano chiusi, e la città silenziosa aspettava -<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span> -nella speranza e nell'ansia. Gli abitanti ignoravano -tutto della guerra. Non sapevano della -presa dell'Altissimo e delle altre operazioni che -si stavano svolgendo nella regione. Nessuna notizia -arrivava. Ma fra le case chiuse, per le -finestre dei cortili circolavano bisbigliate delle -voci. -</p> - -<p> -Il 24 maggio si diceva già: «Saranno qui -stasera; un boscaiuolo ha visto i bersaglieri ad -Avio; scorgeva le penne....» Fra i patrioti vivevano -degli austriacanti; la comparsa di qualche -vicino sospetto interrompeva i dialoghi e -faceva richiudere le finestre. Non erano tutti -partiti gli anti-italiani, e qualcuno ne resta ancora -adesso. -</p> - -<p> -Andando via, gli austriaci avevano requisito -il bestiame, obbligando dei contadini a condurlo -a Rovereto. Pochi di questi disgraziati -sono tornati indietro. Per farli rimanere, temendo -forse lo spionaggio, gli austriaci avevano -annunziato loro, semplicemente, che Ala non -esisteva più, essendo stata distrutta insieme agli -abitanti dalla barbarie italiana. La mancanza -del bestiame e di provviste rendeva la vita dei -cittadini difficile. L'arrivo degli italiani era invocato -come un salvataggio. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Quando l'automobile del generale Cantore entrò -nella città, Ala pareva deserta. Cantore si -fermò nella piazza, una piazzetta angusta, irregolare, -a declivio, che pare si tenga a stento -<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span> -dallo scivolare con tutti i suoi ciottoli. Erano -circa le dieci e mezzo del mattino. Il generale -aspettava le sue truppe. Intanto alcuni individui -sbucavano fuori e si avvicinavano a lui -ossequiosi, assicurandolo della loro lealtà e del -loro patriottismo. Gli austriaci? — dicevano -costoro. — Neppure l'ombra. Erano fuggiti tutti. -</p> - -<p> -Mentivano. Nessuno disse al generale che la -gendarmeria austriaca, rinforzata da un reparto -di fanteria territoriale, era all'uscita del paese -dove da tre notti lavorava a trincerarsi. -Questa menzogna noi abbiamo generosamente -dimenticato. -</p> - -<p> -Tre quarti d'ora dopo si udì il passo dei -soldati per le vie. Delle porte si schiusero, delle -voci di saluto risuonarono. Le case dei patrioti -furono in rumore, e il grido di «Viva -l'Italia!» scendeva da alcune finestre. All'avanguardia -che, fra uno scintillìo di baionette in -canna, sboccava sulla piazzetta, il generale diede -l'ordine di proseguire ed occupare gli approcci -settentrionali del paese. Repentinamente, appena -i soldati, voltato l'angolo, sbucarono fuori -dall'abitato, scoppiò la fucilata, violenta, intensa, -vicina, imprevedibile. -</p> - -<p> -Da quel lato la città si affaccia sul letto -ampio e sassoso del torrente Ala, e la strada -lo segue per un tratto prima di attraversarlo -sopra un ponte. All'altra riva del torrente, si -distendono delle vigne sorrette da lunghi muri -che si sovrappongono a ranghi, dando l'idea -<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span> -della gradinata di un'arena con una verde moltitudine -di viti al posto degli spettatori. In -mezzo alle vigne, in alto, una villa isolata. Gli -austriaci avevano fatto della villa, che fronteggia -e domina il paese, il loro fortilizio, e dei muricciuoli -i parapetti delle loro trincee. Inattaccabili -alla fucileria, essi bloccavano solidamente -il passaggio del ponte e rendevano intenibile -il bordo dell'abitato. -</p> - -<p> -Alla resistenza improvvisa, l'avanguardia refluì -sulla piazza. I colpi che venivano dalla -villa infilavano la via e tempestavano i muri. -La piccola vetrina di una modesta pasticceria, -avanti alla quale stava Cantore, è tutta foracchiata -dalle palle. -</p> - -<p> -Nella città sconosciuta non era facile orizzontarsi -subito e trovare le posizioni dalle quali -riconoscere e battere il nemico. Quali forze aveva? -Il suo fuoco era serrato. Vi fu una ricerca -concitata di sbocchi accessibili e di posti di -osservazione, mentre sopraggiungeva il resto del -nostro battaglione. In quel momento delle fucilate -cominciarono a partire da varie finestre. -</p> - -<p> -Allora si svolse uno dei più belli episodi. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Una compagnia cercava di salire alla parte -alta della città e avanzava esplorando per una -strada angusta e deserta, tagliata dal sibilare -alto delle pallottole. Un portone era schiuso, -come per un invito ad entrare. I soldati vi si -affacciarono guardinghi, le baionette basse. Nella -<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span> -corte, inaspettato, risuonò un grido di entusiasmo, -un grido di donna: «Avanti, avanti, -viva l'Italia!» E una ragazza, giovane, sorridente, -dall'aspetto fiorente e modesto, comparve -fra i nostri: «Avanti, vengano, vengano sicuri!» -</p> - -<p> -L'ufficiale che comandava, rimise la pistola -nella fondina e salutò cavallerescamente chiedendo: -«Signorina, si vedono gli austriaci dalla -sua casa?» — «Sì, sì, si vedono, salga con -me!» — e svelta essa lo precedette per le ampie -scale d'una vecchia casa. -</p> - -<p> -Da dietro alle persiane chiuse si scorgeva -quasi sotto ai muri il torrente Ala; al di là, i -vigneti e la villa, crepitanti di colpi. Delle palle -si schiacciavano sulle pareti della casa. -</p> - -<p> -Figlia di patrioti, educata alla religione segreta -dell'Italia, la fanciulla non sentiva e non -comprendeva il pericolo, tutta commossa dall'avverarsi -del gran sogno. Rideva, e i suoi occhi -azzurri sfavillavano di contentezza: «Signor -ufficiale — esclamava — chiami i suoi soldati, -vede, da qui può far battaglia!» — «No, signorina — rispose -il capitano dopo aver bene -osservato, — tirerebbero sulla casa e spezzerebbero -tutto qui dentro; vorrei trovare una posizione -più alta.» — «Sì, so io dove, mi segua, -la conduco io!» -</p> - -<p> -Dietro alla casa, degli orti minuscoli, aggrappati -allo sperone roccioso del monte, si -sovrastano l'un l'altro come pianerottoli verdi. -E si vide una lunga fila grigia di soldati, -<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span> -preceduta da una bianca figurina di donna, -salire curva da un pianerottolo all'altro per ripide -scalette di pietra. Con un breve schianto -le pallottole entravano nel tronco degli alberi. -Gli austriaci conoscevano quell'accesso e lo vigilavano. -Si accorsero subito della scalata. Dai -vari ripiani i nostri cominciavano il fuoco, nascosti -fra le piante. -</p> - -<p> -Poco dopo anche il generale, cercando un -sentiero che aggirasse la posizione nemica, saliva -da altra via la costa, esplorando lui stesso, -come sempre, seguìto da un plotone. Arrivò -in un punto scoperto, preso d'infilata. -L'avevano visto; il piombo austriaco grandinava -sulla roccia. I soldati esitarono un istante -e si gettarono istintivamente a terra, ai lati del -sentiero. Cantore rimase in piedi, la faccia verso -il nemico, immobile sopra una sporgenza -della roccia, impassibile come una statua. Poi -chiese un fucile, e lentamente, con un'attenzione -da tiratore al bersaglio in un giorno di gara, -cominciò a far fuoco. Non gridò ordini, non -disse nulla, ma un minuto dopo tutto il plotone, -calmo, aveva preso posizione intorno al -generale e nulla più lo mosse. -</p> - -<p> -Due settimane fa, nella mattinata della domenica, -in mezzo ad un quadrato di truppe -che presentavano le armi, la signorina Maria -Abriani, l'eroica guida, ha ricevuto la medaglia -al valor militare, come un soldato. Essa ne è -fiera, ma a chi si congratula con lei, modestamente -<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span> -osserva: «Tante altre donne avrebbero -fatto lo stesso nelle mie circostanze». -</p> - -<p> -«Non ha avuto neppure un momento di paura?» — le -ho chiesto conversando con lei proprio -sull'alto della posizione alla quale essa -aveva guidato le truppe, dopo essermi fatto narrare -la scena. «Non ci pensavo — mi ha risposto, — ero -così contenta. E poi i soldati -erano tanto calmi, allegri, che pareva che non -ci fosse nessun pericolo». -</p> - -<p> -Dopo un istante, sorridendo ha soggiunto: -«Quando ridiscesi, passando dietro alle file che -facevano fuoco, i soldati si voltavano a salutarmi -e a dirmi dei complimenti....» In pieno -combattimento, fra una fucilata e l'altra, mentre -qualche cadavere insanguinava già le rocce, -i combattenti lanciavano l'omaggio di una -frase ammirativa alla gioventù e alla freschezza -femminili che passavano. C'è tutta l'anima italiana -in questo particolare pieno di eroismo -e di galanteria. -</p> - -<p> -Il piccolo combattimento di Ala fu definito -dall'artiglieria. La batteria che accompagnava -la colonna alla destra dell'Adige fu portata -avanti e dall'altra parte della valle scacciò gli -austriaci a colpi di <i>shrapnells</i>. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Da Ala la nostra avanzata ha raggiunto senza -contrasti le posizioni solide che teniamo, di -fronte alla montagna di Biaena, della quale gli -austriaci hanno fatto tutta una immane fortezza. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span> -</p> - -<p> -Come nella valle Giudicaria, anche in quella -dell'Adige i due fronti si consolidano lontani -fra loro, separati da una zona aspra nella -quale serpeggia la guerrilla delle avanscoperte. -In tutte queste vallate vi è stata un'analogia di -azione e di intenti, che ha condotto ad una analogia -di situazioni. -</p> - -<p> -Qualche colpo di cannone da una parte, qualche -colpo di cannone dall'altra, urti di pattuglie, -ma nel complesso la guerra qui marca il passo -in un'attesa guardinga. Vi sono delle posizioni -d'avamposti alle quali non si arriva che per -osservare. Sono cucuzzoli di alture che l'artiglieria -ha sterilito e denudato, perchè quando vi -arrivano gli austriaci li bombardiamo noi, e -quando vi arriviamo noi li bombardano gli -austriaci. Si sente, s'intuisce che ogni movimento -di masse qui dipenderà da movimenti che si -svolgono altrove. Per ora i due fronti avversarî -si limitano ad accumulare ostacoli. -</p> - -<p> -Sul Biaena le fortificazioni austriache si vanno -delineando come delle ferite sulla immane -faccia del monte. Sono scorticature di rocce, -tratteggi di terra smossa. Il materiale scavato, -trasportato dalle piogge, ha formato delle colate -chiare e rosate nei canaloni e sulle pareti a -picco delle creste. Si scava e si scava lassù. -</p> - -<p> -Il Biaena, vario, tutto pianori e dirupi, coronato -da rocce a picco, fronteggia un gomito -dalla valle dell'Adige, al di là della cittadina -di Mori, e si presta ad una difesa di sbarramento. -<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span> -Sulla sua vetta lo scoglio appare forato -da cannoniere. La fortezza più alta non è -sul monte, è dentro al monte. Ci sono voluti -anni di lavoro per annidare le artiglierie nel -cuore delle immani scogliere. -</p> - -<p> -Le opere colossali che l'Austria aveva fatto -sulle formidabili barriere delle Alpi dimostrano -non soltanto la preparazione minuziosa -di una guerra per noi inevitabile, ma dimostrano -anche un concetto altissimo del nostro valore. -Non è contro un avversario disprezzabile -che si accumulano ostacoli di questa mole. -Quando noi ci sentivamo più deboli, l'Austria -c'indovinava forti, ci presentiva pieni di energie -imprecisabili, di risorse imprevedibili, di -volontà insospettate. Nessuna posizione le pareva -solida abbastanza, e per poterci battere -apprestava le armi più numerose e possenti che -la scienza militare moderna sia in grado di -fornire. -</p> - -<p> -Il Biaena, con le sue trincee che sembrano -sospese come cornici al bordo di pareti rocciose, -con i suoi sentieri coperti che cercano il -cavo ombrato dei canaloni, con le sue batterie -che s'intravvedono nel verde delle boscaglie, -con le sue fortezze nascoste nella sagomatura -turrita della cresta, il Biaena ampio, oscuro, -ostile, imponente, un po' velato nello sfondo -della Valgarina inondata di sole, non è che un -monumento di paura. -</p> - -<p> -I nostri soldati lo osservano con olimpica -<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span> -indifferenza dalle pendici di Serravalle e dalle -falde del Cornale, dove biancheggiano i resti -di un castello medioevale che schiera fin verso -la cima un rango ancora intatto di merlature -ghibelline. Lo sguardo corre da lì lungo il serpeggiamento -scintillante dell'Adige, verso il quale -i villaggi scendono come armenti alla beverata. -Lontano, in fondo alla vallata, in una -diafanità luminosa, un biancheggiare più vasto -di edifici: è Sacco, un sobborgo quasi di -Rovereto, in un'azzurra conca di monti. -</p> - -<p> -I paeselli dalla nostra parte seguitano a vivere -anche sulla linea degli avamposti, e ricevono -strani messaggi dal nemico, portati dal -fiume. Sono proclami, avvertimenti, inviti, spediti -dentro bottiglie vuote che l'acqua trascina. -Comunicazioni da naufraghi. Qualche volta un -treno blindato viene avanti adagio adagio in -esplorazione, spara un paio di bordate e fugge, -tutto avvolto in una gran nube di fumo. -</p> - -<p> -Il fianco orientale della valle è formato dalle -balze del Coni Zugna che digrada, verso -Rovereto, nella Zugna Torta. È una lunga montagna -boscosa che solleva un dorso crestato di -rocce. Sulla vetta più alta si erano fortificati -gli austriaci. L'assalto che li scacciò salì da -un lato che pare inaccessibile. Dal basso la -cresta sembra avanzare delle fulve speronate -a picco. Una notte un reparto alpino si arrampicò -lassù e sorprese il nemico. Un solo austriaco -tentò di difendersi, con un eroismo ammirevole. -<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span> -Al grido di «Arrendetevi!» rispose: «Io -non mi arrendo che per ordine dell'Imperatore!» — e -cadde trafitto. Gli altri fuggirono. -</p> - -<p> -Ora tutta la montagna è nostra, e dagli ultimi -suoi contrafforti settentrionali i nostri -avamposti vedono allargarsi sotto a loro, nella -vallata profonda, Rovereto. L'altro versante del -Coni Zugna scende sulla Vallarsa, che è pure -nostra. A Rovereto essa si congiunge con la valle -dell'Adige. Rovereto è il centro al quale converge -una immane stella di valli nelle quali -l'avanzata italiana si è incanalata. Sulle montagne, -fra valle e valle, tuona l'artiglieria nostra. -Invisibile e dominante, arrivata lassù come -per miracolo, lungo strade improvvisate che si -slanciano alle cime con un zig-zag da saetta, -essa spande come un temporale il suo tuono -nelle alte regioni dell'atmosfera. -</p> - -<p> -Si sale alla Vallarsa per la strada di Schio -che ascende al passo delle Dolomiti. Si viaggia -lungamente nel panorama fantastico delle -vette gigantesche, irte di cuspidi e di torri favolose, -rossicce o cineree, pallide nella profondità -del cielo, immerse nel diafano oceano -dell'aria che le tinge un poco del suo azzurro, -e nelle quali pare di vedere rovine paurose -di costruzioni sovrumane, ruderi di castelli -olimpici. -</p> - -<p> -La Vallarsa è quieta come la Val Lagarina. -Vi si aspetta. Il rione di San Giusto, il -lembo orientale di Rovereto, mette un tremulo -<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span> -biancheggiamento nella distanza, dove la valle -si allarga. Rovereto è in fondo ad ogni gola, -è la mèta verso la quale tutti i passi si orientano. -</p> - -<p> -Sulla Vallarsa, in uno sperone della roccia -che avanza come una sentinella e strapiomba -sul burrone, gli austriaci stavano creando uno -di quei loro forti scavati nello scoglio. Quanto -lavoro contro di noi! Le cannoniere, mascherate -da frasche, erano già aperte verso l'Italia, simili -ad entrate di caverne, e all'interno del -monte immense gallerie formano un labirinto -tenebroso. I detriti vomitanti dalle grotte artificiali -biancheggiano a strisce fino al torrente. -</p> - -<p> -Sul forte incompleto si stavano issando le -spesse pareti di acciaio delle cupole. Quelle -cave masse di metallo sono oggi garitte di sentinelle -italiane, e il vento freddo della montagna -mugola ai loro bordi da campana. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span> -</p> - -<h2 id="maestosa">UNA MAESTOSA BATTAGLIA DI FORTEZZE.</h2> -</div> - -<p class="indr"> -<i>Vicenza, 29 agosto.</i> -</p> - -<p> -Delle piccole nubi leggere e rosate incoronano -la vetta oscura di una bella montagna -regolare, tutta ammantata di una folta pelliccia -di vegetazioni, e le cui falde si allargano -dolcemente, punteggiate di case così bianche -che sembrano luminose nella mattinata serena. -</p> - -<p> -Un gruppo di ufficiali d'uno Stato Maggiore, -da una balza erbosa che pare una terrazza -verde sulla vallata, punta i binocoli verso la -vetta che traspare di tanto in tanto, impallidita -fra i cirri. Le nubi si diradano, si sfanno, -si riformano, si spostano, e nelle loro lacerature -nereggia a momenti, un po' velata, in un -ovattato contorno di vapori, la sommità boscosa -che attira gli sguardi. Il calore del sole, -il tepore che sale dalla valle lungo le pendici, -nella quiete profonda dell'aria, spazza a poco -a poco le nubi, e in un lento dissolversi filaccioso -di nebbie la cresta della montagna -appare intera, sempre più nitida. -</p> - -<p> -Essa è coronata di puntini oscuri, che si -prenderebbero per minuscole escrescenze sassose -<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span> -sul profilo della vetta, se non si muovessero, -con quella lentezza da insetti che hanno -gli uomini nelle lontananze. Sono nostri soldati -arrivati lassù l'altro ieri, con un assalto -salito prodigiosamente a quasi duemila metri. -La montagna è il Salubio. -</p> - -<p> -La vallata è quella del Brenta, la Valsugana, -che risalito il vecchio confine si allarga -serpeggiando in ampie volute da oriente ad -occidente verso Trento. La Valsugana e la valle -dell'Adige si congiungono a Trento, e costituiscono -le due massime arterie di transito fra -le pianure italiane e la nostra grande città -prigioniera. Fra queste due vallate capaci, nel -cui fondo strade e ferrovie s'intrecciano sulle -sponde dei fiumi, si ergono massicci alpini, solcati -da vallette minori e da gole che formano -un labirinto di passi, i quali tendono a innervarsi -ai fulcri di Rovereto e di Trento. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -L'Austria, preparando la nostra aggressione, -aveva apprestato tutto per svolgere una delle -azioni offensive più vigorose sulla Valsugana, -e allo scopo di proteggere il fianco di questo -movimento d'invasione e salvaguardare le sue -retrovie, aveva sbarrato quei passi minori, tutti -i piccoli sbocchi secondari tra la Valsugana e -la vallata dell'Adige, con un sistema di fortezze -modernissime. Sono queste le fortezze di -cui sovente abbiamo letto i nomi sui bollettini -del Comando Supremo a proposito di intense -<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span> -azioni di grosse artiglierie sull'altipiano di Asiago -e sul monte Lavarone. Sono i forti di Luserna, -di Belvedere, di Spitz Verle, di Busa -Verle, che guardano principalmente la valle -dell'Astico, la più facile delle vie secondarie -fra l'Adige e il Brenta. -</p> - -<p> -Subito, al primo inizio della guerra, incominciò -il duello gigantesco dei forti. Varcata -la frontiera occupammo di sorpresa il monte -Lavarone, sovrastante dal nord l'angusta valle -dell'Astico, e lo guernimmo di grossi cannoni. -Il 28 maggio il bombardamento era già così intenso, -tanto dalle nuove batterie del Lavarone -quanto dai nostri forti permanenti annidati -più a oriente fra le vette dell'altipiano di Asiago, -che il vigore della difesa austriaca dalle -fortezze corazzate declinava su certi punti. I -nostri tiri bene aggiustati tempestavano specialmente -il forte Luserna, il più vicino, che, -sconvolto dalle esplosioni delle grosse granate, -alla mattina del 29 non rispondeva già più. -Le sue cupole d'acciaio erano demolite, tutto -pareva in rovina. -</p> - -<p> -Verso mezzogiorno si vide sorgere una bandiera -bianca sul forte austriaco sbrecciato e -silenzioso. Un evviva echeggiò sulle vette italiane -a questo segno di resa. Ma subito dopo -il forte scomparve in un fumo di esplosioni. -Era il forte austriaco di Belvedere, più lontano, -che apriva il fuoco sul Luserna per punirlo -d'avere issato bandiera bianca. Il 3 giugno -<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span> -anche il forte di Spitz Verle, più indietro, -fra le alte rocce che dominano la Val d'Assa, -era ridotto al silenzio, e quelli di Belvedere -e di Busa Verle apparivano danneggiati. La -nostra offensiva spezzava le prime barriere. -</p> - -<p> -Il bombardamento continua. A lunghi intervalli -il suo cupo rimbombo passa come -un profondo e lontano boato di temporale sulla -Valsugana, alla quale l'azione delle nostre -grosse artiglierie tende dal sud. Le truppe che -operano nella valle odono avanti a loro questa -gran voce che rugge. E avanti a loro, infatti, -la difesa austriaca che le fronteggia ha sul suo -fianco destro la maestosa e lenta battaglia di -fortezze. -</p> - -<p> -È una battaglia che ha una mobilità solenne. -Viste le opere in pericolo, gli austriaci -spostano le batterie. Hanno costruito appostamenti -nuovi, hanno creato vie di arrocco per -trasportare i pezzi da una posizione all'altra, -e alla notte, nel silenzio profondo della montagna, -si ode talvolta un rombare metallico e -lontano di ruote sui binari: sono batterie nemiche -che viaggiano. Scoperte e battute, esse -tacciono, e nell'oscurità se ne vanno. È come -se le fortezze viaggiassero. -</p> - -<p> -L'eco dei colpi arriva dunque nella vallata -sulla quale si è riformato il silenzio dopo -l'ultimo combattimento. Sulla cima del Salubio -conquistata i nostri soldati si profilano, e più -in basso, fra le piante, si annida il gregge -<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span> -bianco e sparpagliato delle tende. Qualche nuvoletta -di <i>shrapnells</i> si forma, uno scoppio risuona, -gli ometti lassù rimangono immobili. -Un paio di cannoni da montagna austriaci -abbaia cautamente contro le nostre nuove posizioni, -ma nessuno ci bada. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -L'assalto nostro è arrivato sul Salubio di -sorpresa. L'ascensione è durata un giorno intero. -Dopo un abile movimento aggirante, compiuto -di notte, l'alba del 24 ha trovato le truppe -destinate all'attacco tutte nascoste nelle foltissime -boscaglie che coprono le falde fin quasi -alla vetta. Su tutto il Salubio non c'è che un -triangolo di prato, il cui velluto verde si stende -sulla spalla oscura della montagna, disseminato -di <i>baite</i> deserte. Lentamente, lentamente, -strisciando, ascoltando, inerpicandosi con cautela -da rovo a rovo, da tronco a tronco, le -truppe, in silenzio perfetto, precedute da punte -di esplorazione, salivano nell'ombra più cupa, -evitando le radure, lontano da ogni sentiero. -Alle cinque della sera si avvicinavano -al limite alto del bosco. Qui furono fatte fermare, -per dar loro un po' di riposo. Gli austriaci -erano trincerati a cento metri da loro. -</p> - -<p> -Mezz'ora dopo si potevano scorgere dal basso, -attraverso i binocoli, le prime pattuglie -che uscivano dal folto, fra gli ultimi rovi. -Parevano immobili, tanto il loro avanzare era -lento, guardingo, felino. Gli austriaci non erano -<span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span> -più che a cinquanta metri dalla fila avanzata -dell'attacco. Dietro ad ogni cespuglio si -aggruppavano minuscoli grappoli d'uomini accoccolati. -Ogni movimento pareva sospeso. Non -un colpo di fucile, non una voce. I minuti -sembravano eterni. -</p> - -<p> -Improvvisamente, uno strepito di fucilate, -uno scoppio sonoro di cannonate, nembi di -fumo sulle trincee, poi un formicolìo confuso -verso la vetta, un gran grido, lungo, vasto, -l'urlo poderoso dell'assalto, simile ad un lamento -di bufera, e sul profilo della cresta si -è formato un granulamento ondeggiante e vago. -La montagna era presa. -</p> - -<p> -La difendeva una compagnia munita di mitragliatrici. -Pareva inconquistabile. Ma la sorpresa -ha sgomentato il nemico. È stato sopraffatto -dal panico alla vista degli assalitori così -vicini, contro i quali ha sparato con tanta concitazione -da non causare che perdite infime. -Alcuni colpi di cannoni da montagna, appostati -vicino, lo hanno deciso definitivamente -alla fuga. -</p> - -<p> -La compagnia austriaca ha lasciato indietro -cinque uomini con l'incarico, piuttosto sproporzionato, -di trattenere gl'italiani in caso d'inseguimento. -I cinque uomini si sono naturalmente -arresi. Più tardi — era quasi notte — gli -austriaci, non udendo più niente, hanno distaccato -altri sei soldati per andare a vedere -che cosa era successo dei cinque. E lo hanno -<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span> -visto bene, poichè sono stati fatti prigionieri -anche loro. -</p> - -<p> -La conquista del Salubio ha inutilizzato le -difese più basse nella valle, create sull'altura -di Telve, che è come uno sperone del Salubio -avanzato verso il corso del Brenta a sovrastare -la cittadina di Borgo. Quest'altura, fulva, nuda, -regolare, appare tutta rigata da trinceramenti -formidabili in cemento armato. La sua -fortificazione deve essere costata milioni. L'allineamento -oscuro delle feritoie, nell'ombra della -blindatura, si tratteggia su tutto il declivio, -fino al paesello di Telve, che sorge ai piedi -del colle, e le cui casette bianche si sovrastano, -come per contemplare la valle, l'una al -di sopra del tetto dell'altra. La rovina turrita -di un castello allarga sulla vetta della collina -la cinta delle sue muraglie diroccate. L'altura -è stata abbandonata senza lotta. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Attraverso la vallata ubertosa, seguendone -la dolce curva, Borgo, l'ultima città conquistata, -si distende; e da lontano essa appare -come un chiaro festone di case che si attacchi -alle prime pendici del Salubio, da una -parte, e a quella del monte Armentera dall'altra. -L'Armentera è pure nostro. Mentre avanzavamo -alla destra sul Salubio, avanzavamo -alla sinistra dal monte Civaron, preso nel giugno -e dal quale gli austriaci hanno tentato -inutilmente di scacciarci. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span> -</p> - -<p> -Nessun combattimento nella valle. La lotta -è avvenuta sui fianchi, da dosso a dosso, da -cima a cima. Il Civaron, alto, strano, sottile -come un pan di zucchero, coperto di boschi, -dominava già Borgo, ma è l'Armentera, più -avanzato, che scende a balze dirupate, tutte -solcate da lavori di trinceramento austriaci, -che ce ne dà il possesso incontrastato. -</p> - -<p> -Fra queste alture imponenti, la Valsugana -si apre e forma una conca meravigliosa, ricca, -verde, disseminata di villaggi pittoreschi, -di ville, di castelli. Da ogni parte d'Europa -l'estate portava qui una popolazione di gente -in vacanza, attirata dalla bellezza dei luoghi -e dalla efficacia curativa delle acque. Oltre -Borgo si scorge Roncegno, con i grandi caseggiati -dei suoi famosi stabilimenti termali immersi -nelle nuvolose masse oscure di un parco. -Più lontano è Levico, più in alto è Vetriolo. -</p> - -<p> -Nelle stazioni ferroviarie di tutti i paesi si -leggono ancora questi nomi sopra <i>affiches</i> multicolori, -rimaste ad invitare la gente come se -niente fosse successo. Le locande vicine alla -vecchia frontiera sono piene di queste <i>réclames</i> -allettevoli che vi incitano a passare un -mese di villeggiatura al Ferdinandshöhe sullo -Stelvio, o al Grand Hôtel del Tonale a Ponte -di Legno, o all'Hôtel di Falzarego, in località -bombardate, in alberghi dei quali non esistono -più che le rovine. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span> -</p> - -<p> -La incantevole conca di Borgo è deserta. I -paesi sono abbandonati. Nulla si muove sulla -via bianca. La polvere s'accumula sulle soglie -delle case, insieme a detriti di carta e di paglia -portati dal vento. Tutti i ponti sono saltati. -Non uno ne hanno lasciato intatto gli austriaci. -A Grigno, non lontano dalla frontiera, -e più oltre, presso Borgo, hanno interrotto i -passaggi a colpi di mina. L'acqua del torrente -Maso gorgoglia fra i rottami contorti dei ponti -di ferro della ferrovia — i cui binari sono rimasti -per un tratto stranamente sospesi — della -strada rotabile principale e della strada -di Scurelle; tre ponti vicini, le cui campate, -crollate allo stesso modo, spezzate agli stessi -punti, hanno una non so quale bizzarra analogia -di gesti. -</p> - -<p> -Poco lontano, il campanile di Borgo, dal pinnacolo -singolare come una punta di pagoda, -si leva giallo e scintillante al sole sopra un -fresco stormire di pioppi. Le persiane chiuse -dànno alle case del paese silenzioso un'apparenza -di paura, come se esse avessero serrato -gli occhi per non vedere. Su queste case spaventate -e sole, di tanto in tanto arriva una -granata: un ronzìo profondo e lamentoso, uno -scoppio, una nube di fumo e di polverone, -ed un edificio ferito versa sulla strada qualche -frammento bianco. -</p> - -<p> -La stazione, ad un limite del paese, appare -danneggiata dai colpi. Ma furono colpi nostri. -<span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span> -Circa tre settimane fa, come annunziò -il bollettino ufficiale, si scorse dal Civaron -un intenso movimento di truppe e di carreggi -alla stazione di Borgo e delle artiglierie pesanti -la bombardarono. Il movimento si dissipò -come per incanto. Una grande attenzione -fu posta nei tiri per non danneggiare l'abitato, -benchè allora la città fosse già abbandonata. -</p> - -<p> -Per quasi due mesi Borgo è stato zona neutra. -Vi arrivavano pattuglie nostre e pattuglie -austriache. La situazione non era amena -per gli abitanti; tanto più che quando le pattuglie -nemiche sceglievano la stessa ora erano -scariche di fucilate per le strade. Gli austriaci -accusavano la popolazione di favorire gl'italiani. -Avvertiti da quello spionaggio che è una -delle loro più perfette istituzioni, essi scendevano -ad arrestare la gente sospetta di italianità. -Portarono via così anche una signorina, -colpevole di aver stretto la mano a un caporale -nostro. Alla fine ordinarono lo sgombro -definitivo della città, e la poca gente che era -rimasta partì. Ma partì dalla parte nostra, -protetta da uno squadrone di cavalleria. -</p> - -<p> -Ora, da due giorni, gli austriaci tirano cannonate -sulle case, ma senza continuità e senza -convinzione. Credono di impedire forse qualche -concentramento di truppe a Borgo. Sparano -da lontano e da vicino; sono piccole granate -di cannoni da montagna, che arrivano -<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span> -chi sa da dove, o sono le grosse artiglierie del -monte Panarotta che intervengono, specialmente -nelle ore pomeridiane, quando il Panarotta -è in ombra e vede la valle in luce. -</p> - -<p> -Il Panarotta costituisce adesso la barriera -austriaca nella Valsugana, come il Biaeno è -la barriera che fronteggiamo nella valle dell'Adige. -Si sporge ad una svolta della vallata, -dietro a Roncegno, e pare la blocchi con la -sua mole superba, azzurrastra nella luce del -mattino. La conca di Borgo ha il Panarotta -come ultimo scenario di fondo. -</p> - -<p> -Sulla vetta la montagna ostile ha dei forti -corazzati muniti di cupole d'acciaio. Pare che -all'inizio della guerra questi forti non fossero -ancora armati. In ogni caso si armarono presto, -e alla metà di giugno cominciarono a far -sentire la loro voce. Più in giù, lungo gli -oscuri declivi boscosi, batterie mobili si appostano -sui pianori, e trincee, e reticolati che -si stendono a fasce, segnalati come da un affollamento -nebbioso e minuscolo di miriadi di -pali. -</p> - -<p> -La difesa austriaca sembra si vada concentrando -in quell'immane fortilizio. La nostra -avanzata sul Salubio e sull'Armentera ha provocato -un balzo indietro del nemico. Sopra -Roncegno c'è una piccola chiesa, antica e solitaria, -sul cui campanile ha sventolato fino a -due giorni fa una grande bandiera austriaca. -La bandiera è scomparsa. Nessun essere vivente -<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span> -si muove intorno alla chiesuola lontana. -Per tutto è quiete, silenzio, immobilità. Non -uno spolverìo di marcia o di convogli in movimento -sulle strade più remote. Gli austriaci -si sono ritirati dopo l'ultimo combattimento, -lasciando qualche piccolo reparto sulle colline, -a ponente di Borgo, da dove cannoneggia. -E ritirandosi hanno fatto saltare altri ponti. -Fino a Roncegno si sono viste brillare le mine. -Questa fretta d'interrompere la viabilità -denota uno stato singolare di allarme. -</p> - -<p> -Dalla Valsugana, nelle vicinanze di Borgo, -si diparte a Strigno una strada nuova, arditissima, -che valica passi difficili, s'inerpica con -mille giravolte sulle falde di montagne dirupate, -e va da valle a valle, parallelamente alla -frontiera, fino a Fiera di Primiero a congiungersi -con la grande strada della valle di Cismon. -È una strada militare magnifica che -l'Austria ha costruito con uno sforzo gigantesco, -quale soltanto una volontà definitiva poteva -determinare, e il cui valore spaventa. Percorrendola -noi abbiamo la misura del pericolo -immenso che ci minacciava. -</p> - -<p> -Questa grande e comoda via, che rendeva -praticabile ai movimenti delle forze austriache -la parte più aspra, impervia e selvaggia -di quella zona di frontiera, ha ramificazioni -verso la parte nostra, ha derivazioni che salgono -a delle vette. Salgono tortuosamente a -vette dalle quali i nostri forti si dominano, e -<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span> -su molte di quelle posizioni le piazzole per le -grosse artiglierie erano già pronte. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Non tutte quelle strade sono finite; alcune -erano ancora in lavorazione, altre erano appena -tracciate, quando la guerra è scoppiata. -Nessuna carta le segnala. Esse compongono -tutto un sistema che rivela il piano austriaco -di aprirsi il passo su Feltre sfondando le nostre -barriere della Valsugana. -</p> - -<p> -E mentre si apprestavano le strade per le -grosse batterie da assedio, piccoli paesi della -montagna, di quattro o cinquecento abitanti, -vedevano fra le loro mura sorgere enormi panifici -elettrici, d'una modernità insuperabile, -capaci di fornire da dieci a ventimila razioni -di pane ognuno. Ve n'è a Pieve di Tesino, -ve n'è a Canal San Bovo, ve n'è a Fiera -di Primiero, cioè ad ogni nodo di strade, ad -ogni sbocco di valle. Quali masse erano destinati -a nutrire? Ora essi fanno il pane per le -nostre truppe. -</p> - -<p> -L'Austria preparava l'invasione meticolosamente, -metodicamente, con quella cura del dettaglio -di chi può prendersi tutto il tempo necessario -per studiare e per operare, eliminando -ogni rischio, organizzando il colpo sicuro, contando -di poter scegliere il suo momento. Fortunatamente -non lo ha scelto lei. -</p> - -<p> -La grande strada militare porta attraverso -paesaggi melanconici e grandiosi dell'alta montagna, -<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span> -fin dove l'abete intristisce nei crepacci -e fra minuscoli cespugli cinerei fiorisce l'edelweiss, -il fiore del freddo, il fiore in pelliccia -bianca. I nostri soldati ne fanno raccolta, e -la posta porta innumerevoli fiori delle Alpi -alle case italiane. Nella foschia, nella penombra -nebbiosa delle vette, quasi sempre sfiorate -dalle nubi, s'intravvedono baraccamenti -che sorgono, e il martellare lieto del lavoro, -accompagnato da canti d'ogni regione, echeggia -nell'aria fredda. -</p> - -<p> -Si ridiscende al tepore della ridente valle -di Cismon, dove tutto è quieto. Guerriglia di -pattuglie sulle montagne, al nord, ai piedi delle -prodigiose muraglie dolomitiche della Pala -di San Martino, immani, grige, inverosimili. -I nostri soldati si spingono in esplorazione -fino ai passi che il nemico guarda. È la lotta -di agguati e di sorprese che abbiamo conosciuto -sulla Valfurva e nella valle Daona. -</p> - -<p> -Il combattimento più importante avvenne al -ritorno di una esplorazione. Trenta alpini erano -aspettati da cinquanta nemici appiattati nel -folto di un bosco di abeti. Era la sera. I nostri, -vicini ormai all'accampamento, marciavano -incolonnati in un sentiero. Il nemico fece -fuoco a cinquanta metri. La prima scarica fu -micidiale. Gli ufficiali nostri caddero. Ma i -soldati non si persero d'animo: manovrarono, -si distesero in ordine di combattimento, e, appostati -dietro gli alberi e tra i macigni d'un -<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span> -torrente, per tutta la notte sostennero il fuoco -dell'avversario superiore, mirando alle vampe -dei colpi. -</p> - -<p> -All'alba, udendo arrivare dei rinforzi italiani, -i nemici fuggirono lasciando vari morti -e alcuni prigionieri. Quando si potè osservare -la loro uniforme, si vide che non erano austriaci. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span> -</p> - -<h2 id="torrioni">FRA I TORRIONI DELLE DOLOMITI.</h2> -</div> - -<p class="indr"> -<i>Belluno, 2 settembre.</i> -</p> - -<p> -Una pioggia torrenziale, uno di quei brevi -e violenti temporali di montagna che pare nascondano -il mondo in un velo crepuscolare di -acque scroscianti, aveva la sera prima vuotato -sulle montagne Cadorine tutte le nubi, e quando -ci inerpicavamo verso la vetta maestosa dell'Averau, -al nord di Selva di Cadore, l'immenso -panorama delle Alpi Dolomitiche levava -la moltitudine fantastica delle sue punte nella -gloria di una serenità magica. -</p> - -<p> -Non un pennacchio di nebbia, non un batuffolo -di vapore, non un cirro, e nell'azzurro -profondo del cielo i profili dello sconfinato e -meraviglioso orizzonte si disegnavano con una -precisione tagliente. La terra e l'aria avevano -un non so quale colore di lavato, di fresco, -come se la creazione fosse stata ridipinta a -nuovo, e le più lontane balze soleggiate, che -rivelavano i loro infimi rilievi nella purità luminosa -della divina mattinata, apparivano stranamente -vicine, quasi a portata di voce. -</p> - -<p> -La vetta dell'Averau è una torre immane, -prodigiosa, di una nudità striata di rosa, e vista -<span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span> -dal basso, dal piede delle sue pareti a picco, -ha qualche cosa di soprannaturale e di pauroso. -Lo sguardo sale al cielo lungo la roccia tormentata -che strapiomba, e quella mole vertiginosa -che esce dalla logica delle nostre concezioni -incute un vago senso di sgomento. Sui -suoi fianchi corrono crepacci profondi, strane -feritoie nelle quali un buio ostile si agguata. -Da un lato la portentosa muraglia si sfalda, e -forma delle guglie aguzze, fra le quali s'insinua -nell'ombra la precipitosa e cinerea fiumana -di detriti dei canaloni. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -A oriente, il massiccio roccioso, biancastro, -tutto a stratificazioni, sul quale la torre si -fonda, risale a piatto inclinato, va su dolcemente -come un bastione, come il muro di cinta di una -favolosa fortezza di cui l'Averau sia il mastio, -e forma la vetta del Nuvolau. Nella sella fra -le due vette, un rifugio, una casetta di pietra, -il «Nuvolau Pass Hütte». Sulla cima del Nuvolau, -un altro rifugio, un puntino bianco, il -«Saxendankehütte». In realtà sono due caserme -austriache che dovevano permettere la difesa -del passo. Ma la montagna fu presa quasi -senza lotta nella rapida avanzata iniziale, dopo -l'occupazione del Porè, le cui falde verdi abbiamo -contornato salendo. Ed ora il gruppo del -Nuvolau si erge dominatore sulla lotta che si -svolge intorno, a semicerchio, da levante a ponente. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span> -</p> - -<p> -Dietro a noi, scalando l'ultimo ciglio, vedevamo -inabissarsi la valle del Fiorentina, cupa, -selvosa, colma di un'ombra perenne. Tra la -ridente valle del Cismone, nella quale si adagia -la pittoresca cittadina di Fiera di Primiero, -che visitammo nella ultima escursione, e la -valle del Boite, che da Pieve di Cadore e per -Cortina d'Ampezzo incanala la strada che scende -sulla Drava a Toblach, fra questi due passaggi -principali, come abbiamo già visto fra la -Val d'Adige e la Valsugana, si dirama tutto -un labirinto di vallette e di gole che immettono -a valichi e a passi, lungo le quali strade -mulattiere od erti sentieri da alpigiani salgono -a cercare un varco nelle selle dell'alta montagna, -talvolta fino ai ghiacciai. La valle del Fiorentina -è uno di questi solchi, nei quali il sole -estivo non scende che per qualche ora al giorno. -L'inverno non finisce mai completamente -nel profondo, dove la boscaglia rigida dei pini -accumula ombra su ombra, e le rare case di -legno, basse, ricordano le isbe siberiane. Le -pietre si coprono di muschi nell'oscurità verdastra -della selva, come per difendersi dal freddo, -e sui praticelli scoscesi un effimero alito di -primavera fa schiudere una delicata flora nordica. -</p> - -<p> -Anche qui la guerra si sparpaglia nei passi, -si spezza, si trita, si fa guerriglia, mentre -sulle grandi strade l'azione s'innerva. Da valico -a valico vi è una lotta di appoggio, di fiancheggiamento. -<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span> -Alle volte, su testate di valloni -secondarî il combattimento si accanisce e si -allarga non per il valore del passaggio ma per -secondare l'azione che si svolge altrove, per -arrivare a posizioni che dominano. Ogni episodio -è l'anello di una catena. La sicurezza -di un'ampia conca o di una rilevante vallata, -per un allacciamento di occupazioni minuscole -che sembrano isolate, può dipendere dall'esistenza -di una pattuglia lontana, quasi sperduta, -aggrampata ad una vetta precipitosa, una -vetta che dalla conca o dalla vallata non si -vede nemmeno. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Percorrendo il fronte come noi facciamo, da -occidente ad oriente, si sente che l'azione va -pulsando più intensa. La frontiera austriaca, -dopo essere discesa a inglobare nell'impero le -terre più santamente nostre, fino al Garda, -risale nel Cadore ad avvicinarsi alla frontiera -geografica, pur così lontana. Qui la nostra offensiva -si è trovata relativamente più prossima -alla vera terra austriaca e punta verso il fianco -di grandi comunicazioni interne dell'impero. -Perciò le difese si accumulano contro questi -sbocchi e la guerra vi si fa più attiva e più -aspra. -</p> - -<p> -Al di là della tenebrosa vallata del Fiorentina, -alto in una profondità azzurra si apriva -al nostro sguardo stupito tutto un oceano -di montagne, una fantastica distesa di immense -<span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span> -onde di pietra dalle creste frastagliate -e in ombra, lambite appena sul fianco dal -sole, diafane e di un colore glauco di acque, -con sollevamenti fluidi di costoni cilestrini, una -sterminata evanescenza di forme gigantesche -nelle quali non si riconosceva più l'eterna immobilità -poderosa della roccia. Sulle onde, dei -marosi più alti, un irrompere di masse sublimi: -il Pelmo dominatore e nobile, un signore -dei monti, il Civetta seghettato e strano, -le Pale di San Martino più lontane, una furia -di guglie turchine, e ad occidente il Marmolada -solenne, sul quale i ghiacciai accumulano -nevicate di millenni nel loro spessore ovattato. -Ghiacciai e nevai chiazzano di candore l'azzurro -delle vette ed hanno una mollezza di nubi -rapprese fra le cime, di nubi adagiate e immobili. -</p> - -<p> -A mano a mano che, isolatamente per non -essere scorti dalle vedette nemiche, salivamo -le ultime rampe del passo dell'Averau, scoprivamo -alla nostra sinistra l'angusta e vicina -valle d'Andraz, al di là della quale il famoso -Col di Lana pareva salire con noi, oltre un -costone dell'Averau, mostrandoci prima la sua -cima nuda, poi le sue falde boscose, poi i suoi -declivî più bassi immersi nell'ombra. Sul Col -di Lana il combattimento è continuo. Anzi, è il -solo punto di questa zona nel quale la battaglia -abbia assunto un carattere regolare, sistematico, -continuativo. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span> -</p> - -<p> -Un'occhiata ad una carta ne rivela subito -la ragione. Risalite con lo sguardo la strada -che da Feltre per Agordo arriva, correndo da -sud a nord, alla frontiera lungo la valle del -Cordevole. Il Col di Lana fronteggia la valle -e la domina. Appena il viaggiatore arriva a -quel delizioso laghetto che il Cordevole forma -vicino al villaggio di Alleghe, nello sfondo, simmetricamente -fra le due verdi pareti laterali -della valle, si vede profilarsi il cono quasi regolare -di un monte che ha l'aria di chiudere -il passo. È il Col di Lana, che sorge alla confluenza -del Cordevole e dell'Andraz, come una -di quelle case erette ad un bivio, che si vedono -da lontano e che sbarrano la prospettiva. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Ma la strada non continua lungo la valle -oltre la frontiera, il Cordevole non costituisce -un passo primario; e la lotta non si sarebbe -fatta forse così intensa sul Col di Lana, se -ai piedi della montagna, quasi rasentando la -frontiera, non passasse la famosa strada delle -Dolomiti, un'opera gigantesca, costata all'Austria -delle somme colossali, la quale, correndo -parallelamente al confine, costituiva una preziosa -via di arrocco fra valle e valle. Essa -era intesa a facilitare gli spostamenti delle -forze destinate ad invaderci. Il possesso incontrastato -di questa strada è di una utilità indiscutibile. -Il Col di Lana la difende, e dominando -tutta la valle superiore del Cordevole esso -<span class="pagenum" id="Page_160">[160]</span> -è anche un posto di osservazione eccellente, che -piomba il suo sguardo nelle nostre retrovie. -</p> - -<p> -La nostra azione ha tessuto una rete di -operazioni offensive intorno al Col di Lana, -prima di attaccarlo. Ci spingemmo subito a -prendere cime e passi, affacciandoci da ogni -parte, comparendo sui fianchi dei colli, conquistando -vette, aprendo strade, permettendo -alle nostre artiglierie pesanti di arrivare su -posizioni inaudite, dalle quali hanno aperto il -fuoco contro i forti austriaci eretti sulla zona -del Cordevole. Avemmo notizia il sei luglio -del primo bombardamento sistematico delle opere -di Corte e della Tagliata Tre. Altri forti -erano bombardati presso Falzarego. -</p> - -<p> -Gli austriaci tentarono replicatamente di scacciarci -dalle nostre posizioni avanzate, di spezzare -la catena delle nostre operazioni, ma non -riuscirono mai. Attaccarono il 9 luglio, per -due volte, durante la notte, le nostre forze -alla testata al vallone Franze, cioè delle forze -che si avvicinavano da nord-ovest al Col di -Lana. Attaccarono sull'aspro vallone di Travenanzes, -fra le Tofane, il 23 e il 27 luglio. -Il 29 attaccavano di notte, di sorpresa, le cime -di Pescoi e il Sasso di Mezzodì, a ponente del -Col di Lana, del quale eravamo già parzialmente -in possesso. -</p> - -<p> -Fu il 16 luglio che la nostra fanteria conquistava -alla baionetta le prime pendici del -monte. Visto dall'immenso gradino, tutto chiaro -<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span> -di rocce sgretolate, che sale al passo dell'Averau, -avevamo l'illusione di vedere il Col -di Lana vicinissimo, sotto a noi, illuminato -in pieno dal sole mattutino. Vedevamo distintamente -le trincee, i passaggi coperti, le blindature. -Le posizioni nostre e quelle del nemico -sono ad una ottantina di metri. -</p> - -<p> -Non si ha idea di queste trincee che rampano -sul declivio scosceso, di questo attacco -millimetrico che si attacca con gli artigli alle -falde della montagna che scava. Non si spara -più, non si può più sparare il fucile. Il dislivello -precipitoso copre gli uni e gli altri. Si -combatte a furia di granate a mano. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Il monte non è roccioso, ma ha la linea -ardita di un cono, e sulla sua sommità un'erba -povera e grama verdeggia. Non è sulla estrema -aguzza vetta che si combatte. Dalla vetta -scendono due costoni, che, poco sotto alla cima, -avanzano ognuno una specie di gobba, ad altezze -diverse. Su queste due gobbe gli austriaci -hanno scavato due ridotte, munite di blindature -a terrapieno, con delle trincee così profonde -che sembrano spaccature. Nell'ombra di questi -solchi nulla si muove. Gli uomini sono affossati -nel buio. Noi vedevamo dall'alto e di -scorcio queste posizioni, e avevamo l'impressione -di un allineamento di fosse regolari colme -d'oscurità. -</p> - -<p> -Intorno l'erba è scomparsa. Il suolo rossiccio -<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span> -ha l'aspetto della terra lavorata di fresco. -Tutta la parte superiore del monte è come vangata -dalle esplosioni delle granate. Sembra scorticata. -Anche la vita vegetale è fuggita. Le due -ridotte, sporgendo sui costoni, dominano. Un -poco al disotto, altri solchi, più sottili, si direbbe -più svelti: le trincee che assaltano. Si -vedono venir su come delle serpi, tracciando -una linea piena di violenza, a zig-zag. La testa -avanza, si tende, e la coda si perde in -basso fra le prime boscaglie, fra gli abeti più -snelli e più arditi, avanguardie della selva che -sembra montare all'assalto anche lei, tutta irta -di punte verdi. -</p> - -<p> -In mezzo agli alberi, del legname biancheggia -in un disordine da cantiere. Si combatte -il nemico e il freddo, si scavano trincee e si -fanno rifugi, si lotta e si lavora, bisogna vincere -l'austriaco e la montagna. Ma tutto questo s'indovina -senza vederlo. Le nostre posizioni sembrano -deserte come quelle avversarie. -</p> - -<p> -Per riconoscere quei due cucuzzoletti fortificati -i soldati hanno dato loro un nome. Uno -a destra, più alto, lo chiamano il Cappello -di Napoleone; l'altro il Panettone. Ci vuole una -straordinaria fantasia per riconoscere la più -vaga somiglianza fra quelle due fosche ridotte -e le cose indicate dai loro nomi, ma su -tutto il fronte sorge la necessità di creare una -nomenclatura per località anonime, che prendono -inaspettatamente un interesse enorme nella -<span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span> -storia degli uomini compensandosi così della -oscurità profonda del loro passato, e nulla -di più bizzarro di questi nuovi nomi che entrano -gravemente nelle carte dello Stato Maggiore -e nell'uso della guerra. -</p> - -<p> -Sotto al sinistro sconvolgimento di solchi e -di scavi, pieno di una truce immobilità, più in -basso del bosco, dove i declivî si addolciscono -nella valle d'Andraz e si chiariscono di prati, -biancheggiano villaggi abbandonati. Alcuni sono -in rovina, altri, distrutti dal fuoco, non mostrano -più che i basamenti di pietra sui quali -le casette di legno s'innalzavano con i loro tetti -neri e scoscesi. Gli austriaci quando non possono -più difendere distruggono. Cercano di privarci -di ricoveri e mettere il gelo dalla loro -parte. -</p> - -<p> -Erano minuscoli aggruppamenti di quelle pittoresche -casette da paese nordico che nelle vallate -cadorine chiamano <i>tabià</i>. Salesei, Pieve di -Livinallongo, Agai, Franza, formano nel verde -un disseminamento di piccoli edifici e di macerie. -Agai fu bombardato con proiettili incendiarî -sparati da Corte il 9 luglio. Divampò -ai primi colpi. Il nemico tentava di ostacolare -la nostra occupazione di Pieve, cioè di paralizzare -il nostro movimento ai piedi del Col di -Lana sul quale ci preparavamo a salire. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Nella notte del 14 luglio le truppe destinate -al primo attacco marciarono lungamente per -<span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span> -i sentieri della foresta, risalendo nel fondo della -valle d'Andraz, contornando le falde del monte. -La notte era oscurissima, ma di tanto in tanto -di fra i rami degli abeti scendeva improvviso -e vivido un raggio bianco, che illuminava i tronchi -e le pietre; i soldati si fermavano un istante -nelle ombre. Erano i proiettori austriaci che -frugavano gli approcci. Investiti dal chiarore -subitaneo, i nostri avevano sempre, per un -istante, l'impressione di essere stati visti, come -se quel raggio fosse stato uno sguardo soprannaturale -e fosforescente, e impugnavano il fucile -in atteggiamento guardingo. Poi le tenebre -si richiudevano più profonde; il lieve rumore -eguale dei passi era coperto dallo scrosciare -del torrente. -</p> - -<p> -L'assalto dato il 16 luglio conquistò i primi -trinceramenti, sui contrafforti che scendono verso -Agai e verso Pieve. Fu preparato da un -intenso fuoco di artiglieria. I cannoni tiravano -alternativamente prima a granata, per demolire -le difese e forzare il nemico ad abbandonarle, -e poi a <i>shrapnell</i> per colpirlo nella fuga. -L'assalto fu magnifico. Si videro le nostre file -uscire dal folto del bosco nelle prime radure -e salire con un impeto irresistibile, formando -un formicolìo grigio e veloce e ululante su -tutto il costone. Delle mine scoppiavano; il -fumo e il polverone delle esplosioni avvolgevano -a tratti l'assalto in un nembo rossastro; -poi al dissiparsi della nube si scorgevano i nostri -<span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span> -che proseguivano, colmando i vuoti, finchè -sparirono tutti nella trincea nemica. I lavori -di rafforzamento furono rapidi. Qualche -giorno dopo, un altro passo avanti. -</p> - -<p> -All'imbrunire furono portati due pezzi lassù. -Venivano issati adagio adagio, nel buio. Lunghe -file d'uomini silenziosi tiravano le corde, -puntando i calcagni ai tronchi degli alberi, e -non si udiva che il loro ansimare. A mezzanotte -i due pezzi erano fuori delle posizioni, pronti. -Erano a sessanta metri dalle trincee austriache. -Ai primi colpi, così vicini che le spolette erano -graduate a zero, gli austriaci sorpresi abbandonarono -le trincee e fuggirono attraverso le ultime -propaggini del bosco, poi sui prati macilenti -dell'erta vetta. -</p> - -<p> -Il 28 luglio l'attacco progrediva sul costone -sud che scende verso Pieve. Il 4 agosto, un -altro assalto, e si prendeva l'ultima linea di -trincee austriache, oltre le quali non ci sono -più che le ridotte: il Panettone e il Cappello -di Napoleone. Ma appaiono formidabili. -</p> - -<p> -La nostra artiglieria le batte con una precisione -stupefacente, ma la loro posizione elevata -le protegge in parte dal fuoco. E l'artiglieria -austriaca, ben nascosta dietro qualche spalla -del monte Sief, che è quasi una seconda -vetta, più lontana, del Col di Lana, può concentrare -efficacemente i suoi tiri sulle due ridotte -al momento in cui fossero prese. La -preparazione di ogni movimento deve essere -<span class="pagenum" id="Page_166">[166]</span> -accurata, lunga. Ad essa si dedica, con una -volontà ferrea e una ingegnosità fertile di risorse, -un ufficiale superiore che porta uno dei -più gloriosi nomi guerrieri del mondo. La fiducia -delle truppe è immensa. -</p> - -<p> -E il loro buon umore anche. Se fossimo -nelle loro trincee sentiremmo chiacchierare e -ridere. Soltanto le vedette, rigide nell'attenzione, -tacciono guardando per le feritoie. Di tanto -in tanto dei dialoghi singolari s'intrecciano fra -trincee italiane e austriache, alla notte, quando -il silenzio porta lontano le voci sommesse. -</p> - -<p> -Una notte una squadra nostra avanzava fuori -della trincea, strisciando dietro ai sacchi -di terra sospinti e rotolati. Le vedette nemiche -se ne accorsero e uscirono pure dalle posizioni -per poter sparare. Dei colpi di fucile -risuonarono. Le due squadre rimasero in silenzio -a scrutarsi nel buio. Allora un soldato -torinese che parla tedesco bisbigliò da dietro -il suo sacco: «Venite giù, vi trattiamo bene!» — Dopo -un breve silenzio una voce dall'alto -rispose, nello stesso tono: «Non possiamo, c'è -l'ufficiale, dietro a noi, che ci sparerebbe addosso!» -</p> - -<p> -Qualche volta i tedeschi attaccano la testata -delle trincee d'approccio, per interrompere i -lavori di zappa. Gettano allora centinaia di -granate a mano; anzi, spesso non le lanciano -nemmeno, le lasciano rotolare giù con la loro -miccia accesa che fa un frullìo da trottola; si -<span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span> -direbbe che ne rovescino dei cesti. Anche le -mine aeree sono entrate in azione. I nostri, -con un colpo di mano, sono riusciti una volta -a portar via un lanciamine e a fare dei prigionieri. -</p> - -<p> -La situazione su quella vetta, a 2400 metri, -è così bizzarra che un giorno un colpo di -cannone ci ha portato un prigioniero. Una granata -nostra ha demolito un angolo di una -trincea austriaca, e l'angolo è franato giù fino -alla trincea italiana trascinando nel terriccio e -fra i sassi del parapetto crollato un soldato -tedesco, tutto stordito e impolverato. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Mentre contemplavamo questo straordinario -campo d'azione, il vallone di Andraz risuonava -lungamente di cannonate, che acquistavano fra -le falde dei monti e per le gole una sonorità -fantastica. Ad ogni colpo la montagna faceva -un commento senza fine. Lo ripeteva, e lo -ripeteva, lo lanciava e lo riprendeva, dandogli -la continuità di uno scroscio immane. -</p> - -<p> -Poi una batteria non lontana da noi ha aperto -il fuoco, e la torre titanica dell'Averau ha -urlato. Era un effetto d'echi di una grandiosità -paurosa. Dopo l'esplosione, metallica e violenta, -passava qualche istante di silenzio, e improvvisamente -la roccia, dall'altra parte, tuonava. -Pareva qualche cosa di vivo quel ruggito, -pareva la vera voce di quegli smisurati -giganti di pietra, che hanno forme così personali -<span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span> -e violente, una voce apocalittica. Dopo -l'Averau, le alti pareti del Nuvolau rombavano, -con oscillazioni fuggenti nel suono profondo. -Quando si acquietavano le vette vicine, si udivano -lontano brontolare ancora le balze del -Busella. -</p> - -<p> -Per qualche tempo l'ascensione dell'ultimo -tratto ci ha chiuso ogni vista con un paesaggio -di macigni. Pareva di salire il gradino di un -girone dantesco. Arrivati al rifugio ci siamo -affacciati sopra un panorama di orrore, sopra -un mondo inverosimile, tutto muraglie titaniche, -tutto picchi, tutto cuspidi, affascinante, -spaventoso, sublime, solcato da abissi, tagliato -da canaloni angusti come corridoi, chiusi fra -pareti immense, un mondo privo di terra, privo -di vita, fatto di pietra nuda, foggiata in una -convulsione di forme soprannaturali, senza declivî, -senza una curva, angolose, strapiombanti, -vertiginose: il paesaggio delle Tofane. -</p> - -<p> -Quale terribile terreno di guerra questo incubo -di rocce! La torre dell'Averau non era -che un'avanguardia. Tutte le montagne qui sono -torri, sfaldatesi lentamente in miriadi di secoli, -torri che accendono le loro guglie oltre i -tremila metri nello splendore luminoso delle -terse altitudini gelate del mondo, e che precipitano -i loro speroni a picco in voragini che il -sole non tocca mai fino al fondo. -</p> - -<p> -Sono moli prodigiose, striate di rosa e di -grigio, alle quali la regolarità delle stratificazioni -<span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span> -geologiche dà un'apparenza di costruzione -favolosa, di cose volute, di edifici incomprensibili -e immani eretti per sovrapposizione di -pietre a ranghi, come l'uomo erige le sue mura -minuscole e presuntuose. -</p> - -<p> -Canaloni creati dall'allargarsi di spaccature -profonde chilometri, offrono i rari e difficili accessi -alle altezze; le frane dei detriti vi hanno -formato come delle sterminate cateratte cineree -e immobili. Su quelle cateratte la nostra fanteria -s'inerpica, e a poco a poco si scorgono -i sentieri che essa vi traccia, sottili, tortuosi -e scoscesi. -</p> - -<p> -È impossibile descrivere, ed è difficile capire -la nostra azione in quel labirinto infernale, in -quel paesaggio da tregenda. Fra il gruppo delle -Tofane e l'Averau passa la continuazione della -strada delle Dolomiti che va a Cortina. -Verso l'oriente, in fondo ad un allargamento -lontano e luminoso di vallate, vedevamo un -po' di verde, un po' del mondo nostro, e nel -verde una deliziosa cittadina che pare fatta di -ville: Cortina. Dalla parte opposta, una barriera -maestosa e orrenda di vette, sorelle delle Tofane, -un caos di punte aguzze che la strada valica -ad una depressione, detta il passo di Falzarego. -Il gruppo delle Tofane è traversato da -nord a sud dalla gola di Travenanzes, nella -quale abbiamo fatto numerosi prigionieri. Quasi -tutte le strade sono in mani nostre. -</p> - -<p> -Ma le occupazioni delle vette s'intrecciano. -<span class="pagenum" id="Page_170">[170]</span> -Le linee dei fronti s'infrangono, per così dire, -sull'inaccessibile, e i frammenti, composti di -piccole pattuglie, vagano, ascendono, scalano, -si sorprendono. È la caccia. Caccia meravigliosa -e appassionante da cercatori di nidi d'aquila. -</p> - -<p> -L'Austria ha l'ausilio dei contrabbandieri e -dei cacciatori tirolesi di camosci. Bisogna riconoscere -che la guerra amareggia profondamente -i contrabbandieri, e con ragione: spostando -le frontiere la loro industria finisce. La simpatia -dei frodatori di dogane è andata tutta alla -nostra nemica. Vi è stata una leva in massa -di tali gentiluomini, che costituiscono su questa -zona una piccola milizia indipendente di franchi -tiratori. -</p> - -<p> -Sono loro, conoscitori profondi della montagna, -che presidiano le vette più alte. Stanno -alla posta; sanno da dove potrà spuntare un -soldato e aspettano, dietro ad un fucile di -precisione, che tira spesso a palla esplosiva, -munito di alzo a cannocchiale, montato su cavalletto. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Le esplorazioni sono come un duello all'americana. -Nell'immenso caos di pietra, la lotta -è fra pochi uomini. Si fanno giorni e giorni di -marcia su incredibili sentieri da capra, per -arrivare addosso ad una pattuglia da una parte -non vigilata. Si sta per lunghe giornate immobili, -attaccati ad una roccia, sopra due palmi di -cornice al bordo di un abisso, per sorprendere -<span class="pagenum" id="Page_171">[171]</span> -il movimento imprudente di un uomo, che è -attaccato ad un'altra roccia, sopra un altro -abisso. -</p> - -<p> -Vicino al passo di Falzarego, ai piedi della -Prima Tofana, la più prossima al vallone, vi -è una vetta più bassa che i nostri chiamano -il Castello. Tutti i nomi, anche gli antichi, -ricordano castelli e torri, tanto l'idea di costruzioni -sovrumane sorge spontanea. Nel fondo -del vallone, proprio sotto all'Averau, sono -le Cinque Torri, delle masse rossastre, isolate, -che sembrano i resti di qualche fortezza favolosa. -Dunque sul Castello c'era un posto austriaco. -Una notte, una audace pattuglia nostra è -andata a sorprenderlo. -</p> - -<p> -La scalata era impossibile. Non potendo arrivare -dal basso bisognava arrivare dall'alto. -Dopo un lungo cammino sulle cornici della Tofana, -i nostri poterono calarsi con una lunga -corda sopra una specie di angusto pianerottolo -che sovrastava il posto nemico. Udivano, mentre -scendevano lungo la fune, gli austriaci discorrere -sotto a loro, nel buio. La conversazione -si cambiò in un gridìo di spavento e di dolore, -quando una grandine di granate a mano scoppiò -fragorosamente sul Castello, illuminandolo -di baleni azzurrastri. Poi silenzio profondo. -</p> - -<p> -Qualche minuto dopo i nostri si aggrampavano -l'uno all'altro sorpresi, e si stringevano -contro la parete di pietra, immobili. Delle altre -granate scoppiavano ora in alto, su delle -<span class="pagenum" id="Page_172">[172]</span> -sporgenze della roccia, sopra a loro. Un posto -austriaco annidato sulla vetta della Prima Tofana -li cercava a colpi di esplosivo. I tre aggruppamenti -nemici si sovrastavano a trecento -metri l'uno dall'altro. -</p> - -<p> -Qualche volta di notte, da punte altissime -scende la luce viva di un razzo illuminante, la -cui fiamma bianca rimane sospesa come una -meteora. Dei proiettori si accendono e rischiarano -a una a una le asperità delle rocce. Anche -sul Col di Lana improvvisamente si vedono -spesso apparire nel colmo della notte vividi -chiarori, come sulla vetta d'un vulcano. -</p> - -<p> -La vita sulle Tofane, faticosa, terribile, ha -però dei lati che seducono lo spirito avventuroso -dei nostri soldati. È una guerra selvaggia -nella quale si esaltano le virtù individuali. -Ognuno può avere il suo metodo, la -sua tattica, il suo piano. Si vive entro spaccature -delle rocce, senza ricoveri, senza tende. -Delle pattuglie si sperdono, talvolta in quel -labirinto di orrori e tornano sfinite dopo due -o tre giorni di ascensioni e di discese nella -immensità misteriosa di dirupi irriconoscibili. -</p> - -<p> -Fu in questa guerriglia delle Tofane che rimase -ucciso il generale Cantore, mentre si sporgeva -a guardare un appostamento nemico. -</p> - -<p> -Un silenzio assoluto stagnava nella gola di -Falzarego. Ci pareva di dominare il paesaggio -grandioso e strano di un pianeta morto. Ma -di tanto in tanto si udiva un lontano colpo di -<span class="pagenum" id="Page_173">[173]</span> -fucile, che rimbombava sordamente, cupo e velato. -</p> - -<p> -Quando ridiscendevamo, qualche <i>shrapnell</i> di -grosso calibro cadeva verso la strada, sporcando -il sereno col suo fumo giallo che la brezza -fredda incanalava e disperdeva giù nella valle. -</p> - -<p> -L'eco dell'Averau protestava. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_174">[174]</span> -</p> - -<h2 id="sullevette">SULLE VETTE DELL'ALTO AGORDINO.</h2> -</div> - -<p class="indr"> -<i>5 settembre.</i> -</p> - -<p> -Il sentiero ascende così ripido, che i muli -scivolano ad ogni passo e si portano avanti -con un'andatura riflessiva, a gran colpi irregolari -di groppa, puntando le zampe posteriori -sulle grosse pietre. E pure su questi sentieri -è salita l'artiglieria. -</p> - -<p> -Ma dove mai non è salita la nostra artiglieria? -Ci inerpichiamo talvolta fino ad alti -passi, sulle corone dei monti, e quando siamo -lì ci accorgiamo che il cannone è andato più -in su, ad accovacciarsi in qualche spaccatura, -o in una cavità della roccia, o sopra a sporgenze -che lo contengono appena, ad occupare -il nido di un'aquila. -</p> - -<p> -Il sentiero ascende ripido lungo l'oscura -valle che il nome descrive: Valfredda. I villaggi, -tutti di legno, che portano incise sulle -porte date secolari, sono rimasti indietro, giù -agli sbocchi più tiepidi. Ogni casa ha sulla -vecchia facciata qualche immagine sacra in -un tabernacolo, ogni crocicchio ha la sua croce, -antiche e rozze figure del Redentore aprono -le braccia avanti al viandante nelle solitudini -della montagna. Si sente negli abitanti -<span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span> -taciturni una fede triste e rassegnata, quell'istinto -della preghiera di chi vive nel pericolo. -Il monte è un eterno nemico, che lancia -valanghe e frane, che scatena bufere e tormente, -nelle quali l'uomo si sperde e rimane preso -per sempre. La montagna, come il mare, rende -gravi e devoti. -</p> - -<p> -Oggi essa è sinistra sotto al cielo coperto. -Le vette rocciose non sono che masse immani -di tenebrore, volumi informi d'ombra violastra -sui quali corre il velo delle nebbie, sfondi -oscuri e indefiniti che si perdono nelle nubi. -Di tanto in tanto, una macchia di sole accende -un prato alto, dà vita ad un bosco, passa, -scivola, si estingue in frange di vapori cinerei. -Il cannone tuona lontano. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Andiamo verso delle posizioni gremite di -soldati, ma si direbbe di salire in regioni deserte. -Non si vede nessuno. Le carovane e le -salmerie salgono ad ore fissate. Il movimento -delle retrovie non si sgrana in una continuità -di animazione. Qualche piccolo posto, di tanto -in tanto, qualche guardia ai ponti rustici -che scavalcano il torrente, il fumo di un rancio -che cuoce fra due pietre alla fiamma di -legni resinosi, un battere di scure vicino ad -una <i>tabià</i> abbandonata, il biancheggiare di una -tenda fra gli abeti; poi, per ore, più niente. -</p> - -<p> -Abbiamo lasciato molto lontano, laggiù nelle -grandi vallate percorse dalle arterie migliori -<span class="pagenum" id="Page_176">[176]</span> -della viabilità, la interessante e fervente operosità -che segue e serve la guerra. Carri di -tutte le forme, di tutte le regioni, in lunghe -file lente, scroscianti sulla ghiaia delle strade -maestre con un fragore che ricorda la fucileria -lontana; mandrie di buoi, docili e tardi, -che bloccano il traffico impaziente delle automobili, -e che si fermano placidi a guardare, -con una curiosità umana nei grandi occhi -umidi, la macchina palpitante che vuol passare, -verso la quale allungano il largo muso -annusando perplessi; squadre di grigi carri a -motore che oscillano e rombano fuggendo fra -nubi di polvere; reparti di cavalleria in servizio -di perlustrazione, che rallegrano come l'evocazione -più pittoresca delle vecchie guerre -nelle quali una valanga di cavalli e di uomini, -luccicante di sciabole roteate, decideva le sorti -della battaglia; convogli di furgoni e di cassoni, -attaccati alla postigliona, che spandono -un fragore metallico e profondo, carichi di -cartucce e di granate.... -</p> - -<p> -Tutto questo movimento, che incipria di polvere -le siepi, sosta, si addensa e dilaga rumorosamente -in strane città di baraccamenti, di -tettoie, di <i>hangars</i>, sorte come per incantesimo, -città di tappa e di deposito biancheggianti -di legname nuovo, punteggiate da uno sfarfallìo -di bandiere, gremite di soldati, piene di -attività disciplinata. Parchi di automobili, parchi -di cavalli, parchi di muli, formano da lontano -<span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span> -delle grandi striscie grige o nere che si -prenderebbero per ammassamenti regolari di -truppe in rango. I rifornimenti si accumulano -a montagne in magazzini che sembrano quelli -di un porto. I vecchi paeselli vicini, i veri, non -sembrano più che dei sobborghi in muratura -delle città di legno, sobborghi pieni anche loro -di un grigio affollamento di soldati e trasformati -in sedi di uffici, di comandi, di ospedaletti. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Queste zone sono il dominio della Territoriale. -La milizia territoriale è per tutto, fa -di tutto, s'incontra nelle retrovie e qualche -volta anche sulle posizioni, ed ha preso alla -guerra un'aria marziale di Vecchia Guardia, -rigida alla consegna. Ai ponti, a certi passi, -c'è sempre una fiera sentinella dai grandi baffi, -con qualche capello grigio sulle tempie, vestita -spesso di quell'uniforme pelosa color tabacco -che la guerra ha fatto scaturire non si -sa da dove, armata di un fucilone che aumentato -da una baionetta di quattro palmi pare -una lancia, una sentinella inappuntabile e grave, -che ferma inflessibilmente anche il generale -e domanda il salvacondotto. Sono dei territoriali -che, a passo lento, muniti di pungolo, conducono -le mandrie dei buoi; e sono territoriali -i carrettieri che vanno al sole e all'acqua su -tutte le strade maestre, seduti in cima ad un -carico di munizioni o di galletta, coperti talvolta -<span class="pagenum" id="Page_178">[178]</span> -del vecchio cappotto azzurro, caro al nostro -ricordo. -</p> - -<p> -È forse per colpire qualche nostra stazione -di rifornimento, qualche centro di tappa, qualche -grande convoglio in marcia, che gli austriaci -allungano i tiri indiretti dei loro medî -calibri in cerca delle nostre strade in fondo -alle valli? Essi hanno il colpo facile. Tirano -appena vedono la più piccola cosa, e anche -se non la vedono: basta che la immaginino. -Certo non mancano, all'apparenza, di munizioni. -Non proporzionano mai il costo della -cannonata al valore del bersaglio. Quando possono, -tirano con l'artiglieria anche sopra un -uomo solo e sulle case abbandonate. -</p> - -<p> -Dalla vetta del Col di Lana essi piombano -lo sguardo nella valle italiana del Cordevole, -e ogni tanto, come anche il comunicato ufficiale -ha annunziato, vi fanno arrivare qualche -grossa granata dalle vicinanze di Cherz, -cioè da una dozzina di chilometri, senza una -ragione evidente. I colpi passano su delle vette -boscose, infilano una gola, e vengono a cadere -nelle vicinanze di Caprile, un paesello -sull'antica frontiera, alla confluenza del Fiorentina -col Cordevole. -</p> - -<p> -Vengono a cadere a piombo, con un gran -frastuono di echi nella piccola conca che si -apre intorno al paese. In una balza, a mezza -costa, in alto sopra al villaggio, c'è un edificio -bianco, che era un modesto albergo «Belvedere», -<span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span> -e che ora contiene un ospedale. Sono -salito lassù iersera per cercarvi un ufficiale -amico che credevo ferito, ed ho trovato tutto -il personale medico fuori, sulla spianata, intento -ad osservare curiosamente in terra una -gran buca profonda e slabbrata. Una granata -austriaca era arrivata poco prima; s'era affondata -scoppiando nel terriccio bagnato, e aveva -lanciato zolle di fanghiglia a butterare tutto -il fianco destro dell'ospedale. I vetri delle -finestre erano infranti, una persiana pendeva. -Due dame della Croce Rossa tranquillamente -s'affacciavano a guardare. -</p> - -<p> -Il passo duro e robusto dei muli ci porta -verso le pendici dell'Uomo, sulle alture di San -Pellegrino. Siamo sopra le ultime balze meridionali -del Marmolada, i cui ghiacciai vedevamo -ieri dalla vetta dell'Averau scintillare a -ponente. Questa esclusione ci conduce a sudovest -della zona già vista; percorrendo il fronte -facciamo un passo indietro per vedere un -altro aspetto della lotta sulla valle del San Pellegrino. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -È una valle che corre da occidente ad oriente -e offre un passaggio che congiunge la valle -italiana del Cordevole con la valle austriaca -di Fassa, presso a poco come il taglio di un A -congiunge le due gambe della maiuscola. Verso -il vertice dell'A c'è il Marmolada, e la frontiera -scende serpeggiando dal vertice. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_180">[180]</span> -</p> - -<p> -Si tratta di un passo secondario, di transito -difficile perchè qui, come in tante altre valli, -per ragioni di difesa noi non avevamo fatto -giungere le nostre strade carrozzabili fino alla -frontiera. L'Austria ha spinto su tutti i confini -ottime strade militari, e a noi, in condizioni -d'inferiorità, non conveniva allacciarle alle nostre -vie. Avremmo favorito l'invasione che vedevamo -preparare. Così, su moltissimi valichi -le strade austriache e quelle italiane sono separate -da chilometri di montagna selvaggia. -Ma la valle di San Pellegrino ha qualche importanza -strategica, perchè comunicando con -la valle italiana del Cordevole essa forma uno -sbocco sulle nostre retrovie. -</p> - -<p> -Noi la sbarriamo. Nel fondo, pieno di un'ombra -verde e melanconica, verdeggiano dei prati -folti; si distendono, limitati da fossi e da muricciuoli, -piccoli campi da pascolo, disseminati -di <i>tabià</i> e di casette, e ciuffi di alberi mettono -qua e là la macchia scura delle loro chiome. -Ma poco lontano dal torrente, sui fianchi, i -prati ascendono subito, come tappeti distesi -sopra una scala, e, precipitose, le balze dei -monti si levano, coperte di abeti e coronate -di rocce. -</p> - -<p> -Nel mezzo della valletta, sotto a noi, vediamo -delle rovine calcinate. Sono i resti del villaggio -di San Pellegrino. C'era un albergo, -c'era una chiesuola, un gruppo di casupole -intorno. Gli austriaci hanno bruciato tutto ritirandosi, -<span class="pagenum" id="Page_181">[181]</span> -ed ora bombardano le macerie. Rimangono -dei muricciuoli bianchi a disegnare -il basamento degli edifici, e uno sgretolamento -di pietre. Le fondamenta delle <i>tabià</i> bruciate -disegnano sul velluto dell'erba tanti quadratini -chiari, come dei minuscoli recinti. Poco -più lontano in un laghetto calmo dorme il riflesso -verde e profondo delle pendici. -</p> - -<p> -A perdita d'occhio, nessuno. La valle abbandonata, -solitaria, è di una tristezza indicibile. -È piena di una cupa desolazione. Osservandola -bene, si scoprono dei solchi sottili -che la percorrono e la traversano, serpeggiando -neri fino alle pendici. La vita che resta -nella valle passa in quei solchi, invisibile. -Sono sentieri affossati, passaggi coperti, trincee -d'incamminamento, labirinti scavati dalla -guerra e che fanno pensare all'opera di strani -animali da tana. Di tanto in tanto, due, -tre colpi di cannone. Vengono dal basso, vengono -dall'alto, da artiglierie in agguato che si -cercano. Qualche nuvoletta si forma, e il rimbombo -lungamente percorre la valle. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -È anche qui il tiro a granata sull'uomo isolato, -tiro inutile ma perseverante. Al mattino -gli austriaci hanno la luce in faccia, non vedono -niente e stanno zitti; ma verso mezzogiorno -i loro osservatorî, alti sui picchi, cominciano -a cercare, e per un mulo bombardano. -Quando la nebbia benda le cime, si fa riposo. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_182">[182]</span> -</p> - -<p> -Dal fondo della valle, per scoscesi costoni, -la lotta sale subito verso il Marmolada, e balza -a tremila metri sulla Punta Tasca, che noi vediamo -vicina, affondata nelle nubi, dalle quali -emergono magicamente e scendono a picco, vertiginose, -le prodigiose pareti grigiastre e fosche, -senza fine visibile, come favolosi pilastri del -firmamento. Lassù è la caccia delle pattuglie. -Più in basso, lungo la cresta rocciosa di Costabella, -vediamo i posti avanzati del nemico, -così vicini che parrebbe di potersi fare udire -da loro gridando. Ogni punta della roccia ha -il suo piccolo appostamento. L'ultimo nostro -e il primo loro si guardano da poche centinaia -di metri come due torri di uno stesso -castello. -</p> - -<p> -Si scorgono le difese ausiliarie del nemico. -Avanti ad una minuscola barricata di sassi, -fra gl'interstizi della quale le vedette spiano, -si disegna contro al cielo, sul costone, la ragnatela -dei reticolati, e più avanti i così detti -«cavalli di Frisia», che furono una difesa romana, -incrociano le loro sagome a cavalletto. -</p> - -<p> -Più volte il nemico ha tentato di sloggiarci. -Una notte un pattuglione di trenta uomini, arrivando -per il Passo Le Selle, assalì una nostra -posizione avanzata, sulla cima dell'Uomo, -sotto alla Punta Tasca. La posizione non aveva -che nove difensori: un sottotenente, un caporale, -sette soldati. Arrivati di sorpresa, gli -austriaci con la prima scarica ferirono un soldato -<span class="pagenum" id="Page_183">[183]</span> -e ammazzarono l'ufficiale. Il plotone non -pensò a ritirarsi. Si difese con rabbioso accanimento, -e quando sentì gli austriaci vicini, -balzò fuori alla baionetta. Non si resero conto -del numero dei nostri, i nemici; la resistenza -li aveva ingannati. Al contrassalto fuggirono; -lasciando anche alcuni prigionieri. Questo avvenne -nella notte del 28 luglio. -</p> - -<p> -Due giorni dopo tornarono in forze. Avevano -persino appostate delle artiglierie al Colle -Ombert, i cui colpi passavano sulla cresta di -Costabella. Ma furono respinti. -</p> - -<p> -Alle volte sono i nostri che immaginano qualche -spedizione, che architettano un colpo; tre -o quattro soldati studiano il loro piano, vanno -ad esporlo all'ufficiale per l'approvazione, e -felici se ottengono il permesso di attuarlo partono -al cadere del giorno. -</p> - -<p> -Profittando della inaccessibilità di un punto, -sotto alla Costabella, al quale soltanto dal -lato austriaco si poteva arrivare, una pattuglia -nemica vi si era appostata. Tre soldati nostri -pensarono di andarvisi a calare con delle corde -da un ciglione soprastante. E alla notte gli -austriaci sbalorditi si videro comparire addosso -un luccicore di baionette, al quale ritennero -prudente di presentare le mani levate e inermi, -col gesto tradizionale della resa. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Sono valorosi gli austriaci, ma non insistono. -Hanno l'eroismo sobrio, e qualche volta -<span class="pagenum" id="Page_184">[184]</span> -si prendono dei prigionieri che, poco pratici -della lingua italiana, hanno previdentemente -preparato un biglietto sul quale è scritto: «Mi -rendo prigione, prego non uccidermi». Nell'istante -critico lasciano il fucile e porgono il -documento. È una trovata che ha un fondamento -psicologico; la carta impone rispetto alla -massa; anche in un momento di furore, chi -si vede presentare uno scritto, si calma e lo -legge. -</p> - -<p> -L'azione delle pattuglie esploratrici è tutta -fatta di trovate personali. Anche ieri, quattro -soldati si sono presentati al loro capitano: «Abbiamo -visto una vedetta austriaca — gli hanno -detto — e vorremmo andare a prenderla». — «Bene, -accordato». E sono partiti iersera, verso -mète ignote, per passaggi che loro soli conoscono. -Non sono ancora tornati, ma non si -è udita fucileria sulla montagna, e forse in questo -momento essi stanno alla posta rannicchiati -in un crepaccio o strisciano carponi lungo -una cornice di roccia, sospesi su mille metri -di abisso. -</p> - -<p> -Scrivendo, si prova un non so quale ritegno -a insistere sull'ardore, sull'entusiasmo, e -sopra tutto sul buon umore dei nostri soldati, -su questa contentezza gagliarda che si espande -in canti e in risa nei più sinistri e mortali centri -della lotta, sulla volontà di fare e di dare -con generosità smisurata di sè stessi, su questa -freschezza d'animo che non ha sospiri se -<span class="pagenum" id="Page_185">[185]</span> -non per la vittoria, sulla disciplina meravigliosa -che è fatta dall'unità del pensiero, dal -tacito accordo delle volontà, da una solidarietà -fraterna. Si prova ritegno a dirne, perchè si -ha come un vago timore di essere accusati di -esagerazione. La verità pura può sembrare inverosimile -nella sua bellezza a chi è lontano. -Tutta l'Italia palpita di entusiasmo e di fede, -ma il fuoco più ardente è nel cuore dell'esercito. -</p> - -<p> -Avviene spesso che i soldati malati rifiutino -di darsi malati. Debbono gli ufficiali vigilare, -informarsi, riconoscerli, andarli a togliere da -lavori faticosi: «Tu hai la febbre, ritirati, vai -all'infermeria». — «Signor no, non è niente, -passerà!». Così i miracoli si compiono. Non -vi è sacrificio, non vi è difficoltà, non vi è -ostacolo, avanti al quale il nostro soldato si -fermi. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Le più grandi difficoltà erano opposte dalla -montagna, e in qualche zona sono le fanterie -che le superano. S'incontrano bersaglieri romani -e fucilieri fiorentini, che non avevano mai -salito un monte, operare alle altitudini del camoscio, -lietamente, senza una indecisione, facendo -comparire strade e sentieri dietro ai -loro passi, verso l'inaccessibile. E sull'inaccessibile, -l'alpino. Tutto ciò è straordinario, ma -è impossibile ridire invece l'aria di naturalezza -e di consuetudine che queste cose assumono -<span class="pagenum" id="Page_186">[186]</span> -quassù. Si compiono come se si fossero fatte -sempre. -</p> - -<p> -Si incontra un professore soldato che conduce -il carretto con la perizia di un vetturino, -s'incontra un avvocato richiamato che taglia -alberi nella selva, e appaiono pienamente soddisfatti -delle loro nuove occupazioni. La guerra -che ai lontani sembra piena soltanto di immagini -di morte, è invece una vita più intensa, -una vita violenta, semplice, antica. -</p> - -<p> -Sulle pendici più verdi noi vediamo nelle -vicinanze di San Pellegrino dei soldati che falciano -l'erba. Qualche volta una granata urla, -scoppia, e loro falciano l'erba. Poi tornano al -campo, dietro agli asinelli carichi di bel fieno -fresco e olezzante portando la falce sulla spalla, -e canticchiando, il cappello di traverso, la pipa -fra i denti. Si accumulano foraggi per le mucche, -che pascolano più in basso, più al sicuro, -guardate da un guerriero mandriano, e sembrano -insetti chiari e immobili sul velluto dell'erba. -</p> - -<p> -Quando verrà l'inverno, che già si annunzia -con le sue brezze gelate, la neve si adagerà -per uno spessore di sei, di sette metri, su tutte -queste balze, e gli accampamenti sepolti non -avranno più per lunghi mesi alcuna comunicazione -col mondo. A questo sverno polare ci si -prepara; si abbattono alberi, delle segherie si -impiantano al salto dei burroni, delle <i>tabià</i> -ingegnose sorgono. Muratori, carpentieri, falegnami, -<span class="pagenum" id="Page_187">[187]</span> -meccanici, lavorano intorno a grandi -edifici, primitivi e rozzi, odoranti di resina, ai -quali si dànno nomi pittoreschi: la Nave, il Palazzone.... -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Tutto ciò sparirà nella neve. Fra rifugio e -rifugio si comunicherà attraverso gallerie scavate -nel candore azzurrastro del ghiaccio. Si -uscirà alla superficie gelata del monte come -si esce da un pozzo, e via sugli <i>sky</i> leggeri -che mandano scivolando uno stridore sommesso -di seta lacerata, via sul bianco vestiti di -bianco. -</p> - -<p> -Per allora si falcia l'erba, che nutrirà il bestiame -nelle stalle chiuse e piene di un caldo -profumo di muschio. Per allora si ammassano -munizioni e viveri nelle capanne e nei ricoveri. -E bisogna che per allora le donne italiane -si affrettino a far calze di lana, delle -quali più di ogni altra cosa c'è bisogno. -</p> - -<p> -Dopo essere saliti per chilometri e chilometri -nella solitudine della montagna, sorprende -e rallegra l'attività di questi campi, che -lambono le nevi eterne, e che si trasformano -in bei paeselli popolosi. Saranno le cittadine -d'Italia più vicine al cielo. -</p> - -<p> -I soldati vi hanno già creato una industria -nuova. Con l'alluminio delle spolette austriache -fabbricano dei graziosi e singolari anelli -da dito, sui quali intagliano, con una perfezione -proporzionata alla perizia, date, sigle, -<span class="pagenum" id="Page_188">[188]</span> -fiori, aquile. Ed è interessante vedere un atletico -alpino, con delle dita da gigante, intento -gravemente a scolpire scintillanti minuzie. -</p> - -<p> -L'imitazione ha allargato l'industria. Il campo -dei paraggi di San Pellegrino ha già una -«Via degli Orefici». Ma i fabbricatori di anelli -sono tanti che la materia prima qualche volta -fa difetto. Allora se la fanno venire dall'Austria. -Pigliano il fucile, vanno alla trincea, e -sparano otto o dieci colpi. -</p> - -<p> -L'effetto è immediato. L'artiglieria austriaca -allarmata apre il fuoco. Gli <i>shrapnells</i> arrivano -fragorosamente. Gli orefici tengono d'occhio -i punti di scoppio, per potere andar poi -a ritirare la merce in arrivo, e contano le -esplosioni: una, due, tre.... cinque, sei.... Se -arrivano ad otto la giornata è eccellente. -</p> - -<p> -Così si occupano i momenti d'ozio. Intanto, -dietro al suo riparo di sassi, la vedetta austriaca -che esplora, segna l'ora dell'avvenimento -e scrive nel suo rapporto: «L'attacco italiano -è stato respinto». -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_189">[189]</span> -</p> - -<h2 id="ampezzo">NELLA CONCA D'AMPEZZO E INTORNO AL -LAGO DI MISURINA.</h2> -</div> - -<p class="indr"> -<i>8 settembre.</i> -</p> - -<p> -In mezzo alla smisurata violenza di forme -rocciose delle Alpi Dolomitiche, nel cuore di -quella convulsa moltitudine di vette e di balze -nude, si adagiano due meravigliosi angoli di -calma, pieni di una molle e riposante bellezza: -sono la conca di Cortina d'Ampezzo e la -valle di Misurina — nella quale s'incastra il -lago famoso, freddo, verde e puro come uno -smeraldo. Nel cavo delle sue ondate più eccelse, -la grande tempesta dei monti cela e protegge -questi due rifugi di tranquillità, così diversi -fra loro, ridente l'uno, melanconico l'altro, -ma pieni tutti e due di una non so quale dolcezza -d'immobilità. -</p> - -<p> -La valle del Boite, nella quale — proprio -ai piedi delle terribili Tofane — s'apre la conca -di Cortina, e la valle dell'Ansiei, che al sommo -di un'aspra salita riserba al viaggiatore la sorpresa -del piccolo lago pittoresco di Misurina, -queste due vallate profonde, dopo un corso capriccioso, -finiscono per risalire al nord quasi -parallele e vicine, incanalando strade che conducono -alla grande arteria austriaca: la vallata -<span class="pagenum" id="Page_190">[190]</span> -della Drava. Sono le strade per Toblach -e per Welsberg, lungo le quali la nostra azione -punta. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Il nemico accumula qui tutte le difese possibili, -con una concitazione che somiglia all'allarme. -Esso protegge energicamente gli approcci -della Drava, che costituisce la sua comunicazione -unica e vitale col Trentino e sul cui -fianco sente gravare la minaccia delle nostre -armi. In questo momento anche le lontane montagne -di Toblach si stanno fortificando, secondo -le voci che circolano fra gli abitanti, e -tale eccesso di previsione rappresenta un riconoscimento -inconfessato ma convinto del valore -del nostro esercito. -</p> - -<p> -La natura favorisce le opere della difesa. -Ad una decina di chilometri al nord di Cortina -e di Misurina, le due valli parallele sono -traversate da occidente ad oriente da una vallata -profonda, oltre la quale si ergono montagne -immani e dirupate, che dopo un breve declivio, -salgono fino ai tremila metri con pareti -quasi a picco. Noi teniamo quasi tutti i massicci -al di qua della vallata, il nemico tiene -quelli al di là. I ciglioni sono fortificati. Gli austriaci -non si sono contentati di erigervi delle -trincee in cemento, preparate chi sa da quanto -tempo, ma hanno disteso sul bordo degli abissi -larghi reticolati, aspettandosi l'attacco anche -dall'inaccessibile. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_191">[191]</span> -</p> - -<p> -Tutti gli approcci erano difesi da fortezze: -il forte di Landro allo sbocco del vallone di -Rienz, sopra Misurina, risalito dalla strada per -Toblach; e pure sopra a Misurina, il forte di -Platzwiese, allo sbocco del vallone del Seeland, -risalito dalla strada per Welsberg, il forte di -Sompauses sopra Cortina, allo sbocco del vallone -di Campo Croce. Una delle nostre operazioni -più importanti fu il bombardamento sistematico -dei forti. -</p> - -<p> -Cominciarono gli austriaci a bombardare. Al -secondo giorno della guerra tirarono dai forti -nella conca di Misurina dove avevano avvistato -forse qualche movimento di truppe. Era al -momento in cui le nostre fanterie, a piccoli -reparti, s'irradiavano sui valichi della frontiera. -Il giorno dopo, infatti, occupavano dopo un -vivo combattimento il Passo delle Tre Cime -di Lavaredo, un'asprissima giogaia a nord-est -di Misurina, una lunga cresta alla quale non -manca che un metro per raggiungere l'altezza -precisa di tre chilometri. Due compagnie austriache -furono poste in fuga. -</p> - -<p> -La lotta di scaramucce si propagava tutto -intorno. Il 29 maggio l'occupazione da Misurina, -per il passo delle Tre Croci che congiunge -le due valli dell'Ansiei e del Boite come le -due aste di un H sono congiunte dal taglio, -arrivava a Cortina d'Ampezzo. Da Cortina si -diramava e si spingeva, fiancheggiata dagli scalatori -di vette, verso il passo di Falzarego a -<span class="pagenum" id="Page_192">[192]</span> -ponente, verso Podestagno a settentrione. Abbiamo -parlato dell'azione sul passo di Falzarego, -ai piedi delle Tofane e dell'Averau, dove -ancora si combatte, nel caos delle rocce, intorno -alle rovine dell'albergo di Falzarego, scoronato -e bruciato dalle granate. Seguiamo la -grande linea delle azioni che a quella si allacciano. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -L'8 giugno l'avanzata al nord di Cortina respingeva -il nemico verso Podestagno, proseguendo -sotto al tiro del forte di Sompauses. -Gli speroni laterali delle montagne, intorno ai -quali la valle leggermente serpeggia, servivano -da riparo; si balzava da canalone a canalone, -da cresta a cresta, da costa a costa. La strada, -bianca e dritta nel fondo della valle, era tempestata -di colpi, infilata dal fuoco del forte, -sbocconcellata ai bordi dalle granate. Bisognava -che la nostra artiglieria avanzasse in appoggio -della fanteria, e non vi erano altre vie che -quella. L'artiglieria passò. -</p> - -<p> -Una delle nostre batterie, reclamata dall'azione, -si slanciò in pieno giorno su quella strada -fumigante di esplosioni. La batteria era a -Cortina; un ammassamento di cannoni, di cassoni, -di cavalli, di soldati, ingombrava le linde -vie della cittadina bianca. Il capitano comandante -la batteria destinata ad avanzare era -andato a scegliere la posizione. Alle due del -pomeriggio arrivò un sergente al gran galoppo -<span class="pagenum" id="Page_193">[193]</span> -portando l'ordine: batteria avanti! «Soldati! — gridò -l'ufficiale in comando. — Abbiamo la -fortuna di essere prescelti per un posto d'onore -nella battaglia, e voi mostrerete di esserne degni! -Primo mezzo, al trotto allungato, avanti!» -I cannoni partirono ad un minuto l'uno dall'altro. -Al frastuono del loro passaggio, le finestre -si aprivano e delle teste curiose e spaurite si -mostravano. -</p> - -<p> -Appena fuori dalle ultime case, la batteria -fu avvistata dagli osservatori austriaci. Le granate -scoppiavano intorno ai pezzi, che apparivano -velati dal polverone e dal fumo. Non -un arresto, non una esitazione: la corsa procedeva -regolare come in manovra, finchè il folto -di un bosco la nascose al nemico. Dalla strada, -a forza di braccia, la batteria fu portata sopra -una posizione scoperta, a soli 2200 metri -dal forte, così ardita che il nemico non riuscì -a identificarla. Con i suoi colpi esso cercava -i nostri cannoni più indietro, non potendo mai -immaginare che essi fossero là, in un boschetto -vicino. -</p> - -<p> -Il 9 giugno, Podestagno era occupata. Ma -per qualche tempo la posizione appariva talmente -esposta da essere intenibile. La linea -quindi è stata corretta: avanzandola. Le nostre -trincee si sono portate così vicine al forte -di Sompauses da non poterne ricevere i colpi. -Noi siamo arrivati nell'angolo morto del forte. -<span class="pagenum" id="Page_194">[194]</span> -È una situazione inverosimile; i cannoni nemici -che tirano di tanto in tanto su Cortina, che -cercano di sfogare la loro tonante ostilità sopra -un raggio di dieci o dodici chilometri, non -possono niente contro le truppe che vivono -appostate a poche centinaia di metri da loro. -L'artiglieria è impotente contro di esse. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Il Sompauses da lontano ricorda il forte Porr, -che vedevamo in Val Giudicaria. Uno sperone -di montagna sporge alla sinistra del torrente, -e a mezza costa, sopra un ripiano, in -una boscaglia di abeti una linea giallastra di -terre smosse, una confusione di spalti freschi, -di parapetti, di ripari, si avanza sotto ad un -zig-zag di strade militari, che rigano il bosco -e le rocce più in alto come venature rossastre. -Sotto al forte il pendio è ripidissimo, -scoperto, brullo, difficile all'assalto, e percorso -da fasci di reticolati. -</p> - -<p> -Il Sompauses è come una belva che non può -più mordere, ma che non si può ancora prendere. -È stretta dalla grande battuta, ridotta quasi -all'impotenza, ma vive, rintanata e torva. Se -spara un colpo, il Sompauses è coperto di granate; -decine di cannoni gli impongono silenzio; -le nostre artiglierie lo tengono sotto ai loro -tiri; il terreno intorno alle opere appare sgretolato -delle esplosioni. Perciò il Sompauses spara -raramente. Tutti i suoi difensori si tengono sepolti -entro i cunicoli e le gallerie scavati nel -<span class="pagenum" id="Page_195">[195]</span> -monte, e dentro alle trincee di cemento, le -quali non sono che sterminati corridoi dalle -spesse pareti, illuminati da sottili feritoie. -</p> - -<p> -Anche gli altri forti sono ormai silenziosi. -Ai primi di luglio le nostre batterie aprirono -il fuoco contro i forti di Landro e di Platzwiese. -L'8 luglio in quest'ultimo si scorsero le fiamme -e il fumo di un grande incendio, che durò -tutto il giorno. Il 14 una batteria austriaca annidata -più indietro di Landro, sul Rautkofel, -fu parzialmente smontata. I forti sono ora demoliti -o quasi. Però la Grande Guerra aveva già -svalutato l'importanza delle fortificazioni permanenti, -e gli austriaci non si sono lasciati -prendere alla sprovvista. Hanno ritirato in tempo -le artiglierie dai forti battuti e, per vie di -arrocco nascoste, preparate da lunga mano, -probabilmente munite di rotaie, trasportano i -pezzi da un punto all'altro, spostandoli appena -una posizione comincia ad essere individuata. -</p> - -<p> -Questo non li salva sempre; i nostri tiri li -rintracciano e li seguono da appostamento ad -appostamento; le batterie italiane anche esse si -muovono; è un lento duello di mostri. Ma è -difficile ad un profano rendersi conto dei problemi -complicati che questi spostamenti impongono. -È tutta una geometria di traiettorie e di -parabole che traccia le sue linee immaginarie -sulle vette dei monti. Sono calcoli di angoli, -misurazioni infinitesimali, e ogni colpo di cannone -<span class="pagenum" id="Page_196">[196]</span> -è la soluzione di un quesito matematico -irto di cifre. -</p> - -<p> -Non abbiamo tardato ad accorgerci, operando -sul territorio conquistato, che le carte topografiche -austriache messe in commercio differivano -da quelle riservate dello Stato Maggiore -nemico per una alterazione di punti trigonometrici, -appena percettibile ma sufficiente a -turbare l'orientazione dei tiri. Abbiamo dovuto -scoprire le alterazioni e calcolarle. -</p> - -<p> -Inoltre gli austriaci spostano, quando possono, -i segni visibili messi sul terreno ad indicare -i punti trigonometrici. Da noi questi segni -sono delle piccole piramidi di pietra, in -Austria sono degli alti cavalletti di legno che si -scorgono da lontano. È avvenuto qualche volta -che i tiri, precisi alla sera, deviassero alla mattina. -Nella notte il nemico aveva portato un -centinaio di metri più a oriente o ad occidente -qualche cavalletto sul quale s'era calcolata l'angolazione. -È veramente singolare questa schiavitù -dei cannoni più possenti ai tracciati fantastici -di un teorema, a delle esattezze logaritmiche, -senza le quali essi divengono ciechi. -</p> - -<p> -Questa parte della guerra, che si svolge dietro -al furore delle battaglie, lontano dalle masse -per chilometri e chilometri, in una calma, -in una solitudine di pendici e di valli, ha qualche -cosa di affascinante e di terribile. Gli artiglieri -che s'intravvedono talvolta in un'ombra -di selve, taciturni, raccolti intorno ad una massa -<span class="pagenum" id="Page_197">[197]</span> -grigia, tranquilli, isolati da ogni movimento e -da ogni agitazione, intenti ad un lavoro misterioso, -si direbbe che non abbiano a che fare -nulla col combattimento, del quale non arriva -fino a loro neppure l'eco. Non vedono niente, -non sentono niente, non sanno niente della -lotta alla quale partecipano. Sono i guerrieri -dello spazio, i combattenti della immensità, i -colpi dei quali passano al di sopra dei nevai -per piombare in vallate remote. -</p> - -<p> -Lembi di foresta sono stati denudati, e le -centinaia di alberi sfrondati che l'ascia ha abbattuto -formano rafforzamenti ciclopici sui declivî -che portano i più grossi pezzi. Consolidano -e sorreggono pendici boscose, e i poderosi -cannoni, la larga gola in aria, sembrano accovacciati -sull'ultimo gradino d'una scalea da -giganti, sorretta da massicci tronchi di abete. -Più lontano, indietro, nelle radure si allargano -strani parchi di carrocci ferrati, di automobili -larghe e pesanti come locomotive, di veicoli -strani che portano argani, tutti mascherati di -fronde: sono i trasportatori delle moderne artiglierie -da assedio, le quali vanno alle posizioni -trascinate da lenti e poderosi motori. -</p> - -<p> -Gli austriaci cercano le nostre grosse batterie -come noi cerchiamo le loro. Studiano per -settimane, poi, quando credono d'aver trovato, -una mattina, da qualche posizione nuova aprono -il fuoco con un 305, che lancia dieci, quindici -granate in fila, e poi tace per non essere -<span class="pagenum" id="Page_198">[198]</span> -scoperto. Dove arrivano, i mostruosi proiettili -aprono cavità enormi, sconvolgono terra, pietre, -alberi, e lasciano squarci così grandi sul suolo -che sembrano inizî di un lavoro di sterro. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Per arrivare da Cortina a Podestagno, la -nostra azione ha dovuto dominare il massiccio -della Tofana a sinistra e quello del monte Cristallo -a destra. La Tofana e il Cristallo hanno -da una parte e dall'altra della vallata di Ampezzo -una posizione quasi simmetrica all'occhio. -Hanno anche quella somiglianza di forme -di tutte le Dolomiti, quell'apparenza turrita e -fantastica, con pareti precipitose che dai tremila -metri scendono quasi a picco ad immergersi -nelle verdure della valle, piombando per -un chilometro e mezzo in una vertigine di -asperità, di fessure, di canaloni, di speronate. -</p> - -<p> -Abbiamo parlato della lotta sulla Tofana, -della stupenda guerriglia di pattuglie in quel -caos di rocce e di gelo la quale ci ha dato il -possesso incontrastato del monte. Nel monte -Cristallo gli austriaci, salendo dal nord, erano -riusciti ad insediare un posto sulla Cresta Bianca, -che domina Cortina. -</p> - -<p> -Questi monti sono tutti fatti a stratificazioni, -sembrano formati da immani tavoloni di -pietra sovrapposti a piano inclinato. Salendo -lungo l'inclinazione degli strati la via è più -facile, ed è la via dal nord. Dalla nostra parte -i monti invece sono spezzati a piombo. Dal -<span class="pagenum" id="Page_199">[199]</span> -lato austriaco essi presentano una groppa scoscesa -ma praticabile, dal lato nostro una parete. -Dunque gli austriaci erano saliti sulla -Cresta Bianca, detta così perchè è coperta di -nevi eterne. Essa finisce in una specie di piramide -candida e puntuta. -</p> - -<p> -Arrivati lassù, sicuri di non essere sloggiati, -avevano trasportato sulle vette abbondanti provviste -di viveri e munizioni, anche per artiglierie, -si erano rinforzati, e si preparavano a portar -su i cannoni. Bisognava scacciarli. Per scacciarli -bisognava salire le pareti del monte. -</p> - -<p> -Quando si osserva la montagna non si capisce -come un reparto di truppe, composto in -gran parte di fanterie, sia potuto arrivare lassù. -Ma questa guerra di vette ci abitua ai miracoli. -La spedizione era guidata da un ufficiale -che è uno degli alpinisti più noti, uno di quei -dominatori di cime che sfidano l'inarrivabile. -Si erano scelti in tutti i reggimenti gli uomini -più adatti a quella fatica e i conoscitori di -montagne. Partirono muniti di seicento metri -di corda, di ramponi, di graffi, di strumenti per -forare le rocce. -</p> - -<p> -La preparazione della scalata durò sette -giorni. -</p> - -<p> -Per sette giorni si vide una catena di puntini -grigi, una catena di uomini che lavoravano -come sospesi lungo l'immane muraglia. -Piantavano anelli nella pietra, attaccavano corde, -configgevano punte di ferro dove mancava -<span class="pagenum" id="Page_200">[200]</span> -una sporgenza per posare il piede. I lavoratori -alpini si davano il cambio. Dietro a loro i soldati -salivano per impratichirsi del cammino, -per conoscerlo bene gradino per gradino. Ogni -giorno la scalata ricominciava e arrivava un -poco più in su. Alla fine i primi ciglioni furono -raggiunti a mille metri sulla valle. Si -usufruì dei canaloni, delle fessure, delle cornici. -La via dell'ascesa andava a serpeggiamenti -bruschi, girava negli angusti pianerottoli -formati dalle stratificazioni sull'abisso, superava -dei tratti a strapiombo senza altro appoggio -che la corda e qualche rampone, e spariva -fra due speronate coronate di guglie. -</p> - -<p> -Una sera la scalata definitiva fu data. I soldati -avevano le scarpe di corda, per non far -rumore avvicinandosi al nemico e per aver più -sicura presa sulla pietra. Seguì un lungo inerpicamento -sulle nevi nelle anguste ascelle delle -vette in un labirinto di pietra e di gelo. Divisi -in grosse pattuglie i nostri circondarono la Cresta -Bianca. Appena gli austriaci sorpresi aprirono -il fuoco sopra i più vicini, la fucileria -crepitò tutto intorno. I nemici fuggirono precipitosamente, -nascondendosi nelle anfrattuosità, -e lasciarono tutto il materiale che avevano accumulato -lassù. -</p> - -<p> -Così il Cristallo fu preso, e il possesso delle -sue cime ci permetteva di dominare la valle del -Felizon, al nord, lungo la quale ora il nostro -fronte si snoda. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_201">[201]</span> -</p> - -<p> -Di tanto in tanto un lungo rombo scende -dalla Cresta Bianca: sono granate austriache -che scoppiano fra le rocce. Cercano delle artiglierie. -Perchè in quella immane confusione di -picchi, in qualche piega introvabile, sui ghiacci, -c'è dell'artiglieria, tirata su a forza di braccia, -con le corde, lungo le pareti.... -</p> - -<p> -Un'altra scalata fu dovuta dare a Col Rosa. -Il Col Rosa è una specie di prolungamento -delle Tofane, al nord. È una guglia alta, isolata, -aguzza, che affaccia la sua punta rossastra -in fondo alla valle di Ampezzo e la vigila. -Era un posto di osservazione austriaco dal quale -i tiri delle artiglierie venivano diretti. Di notte -i nostri circondarono il monte e lo ascesero, -facendo prigionieri gli austriaci che vi si trovavano -e prendendo loro degli ottimi strumenti -ottici. Si comprende come il nemico ora non -si fidi più dell'inaccessibile e pianti i suoi reticolati -anche sul bordo dei precipizî. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Mentre si combatteva nella valle di Cortina, -una lotta analoga ma più intensa si accendeva -nella valle di Misurina, sul Monte Piana. -</p> - -<p> -Questa montagna sbarra la valle, al nord, -proprio come il Col di Lana sbarra quella del -Cordevole. Una somiglianza di posizioni ha prodotto -una somiglianza di situazioni. Il Monte -Piana è tagliato dalla frontiera. Tutte le strade -che salgono su Misurina contornano la sua -base. Esso domina ogni passaggio. Gli austriaci -<span class="pagenum" id="Page_202">[202]</span> -tentarono di impadronirsene all'inizio della -guerra. -</p> - -<p> -Poche forze nemiche vi si insediarono per -breve tempo. Furono sloggiate. Il 12 giugno -gli austriaci tornarono più numerosi al contrattacco: -furono respinti. La lotta diveniva attiva. -L'importanza della posizione faceva concentrare -su di essa gli sforzi dell'attacco e -della difesa. Il 13 giugno gli austriaci bombardarono -il Monte Piana dal forte di Platzwiese — nel -quale, come abbiamo detto, meno di un -mese dopo le nostre granate dovevano portare -la devastazione e l'incendio. Nella notte -delle masse nemiche tentarono un nuovo attacco. -Il 15 si combatteva ancora. La battaglia, -cominciata con un'azione di reparti, attirava -nuovi rincalzi, si distendeva, si abbarbicava al -monte, diveniva lotta di posizioni, combattimento -di trincee. -</p> - -<p> -La linea del fronte, dopo avere oscillato lievemente -ai colpi e ai contraccolpi degli attacchi, -si fissava, entrava nel solco profondo di opere -campali. Il 12 giugno il nemico tentava nella -notte un altro sforzo per sloggiarci: era respinto. -Dodici giorni dopo sperava di riuscire in un -aggiramento, e attaccava a oriente del Monte -Piana la Forcella di Col di Mezzo sulle Cime -di Lavaredo — occupata fin dal 26 maggio -dagli alpini — la quale, se in loro possesso, -avrebbe aperto il varco al nemico sulla conca -di Misurina: fu respinto. Il 23 luglio, altri attacchi -<span class="pagenum" id="Page_203">[203]</span> -austriaci. L'11 agosto, il nemico ritorna -all'offensiva. Il giorno dopo siamo noi che attacchiamo -e prendiamo delle piccole posizioni -sulle pendici occidentali del monte. Gli austriaci -non aspettano a lungo per tentare la riscossa, -e la notte appresso, dopo un vivo cannoneggiamento, -assaltano quelle posizioni che -gli avevamo preso: sono respinti. -</p> - -<p> -Così ogni otto, ogni dieci giorni, la battaglia -si riaccende. La singolarità è questa: che le -trincee nostre e quelle austriache sono separate -dalla vetta. Stanno al di qua e stanno al di là, -relativamente vicine ma invisibili le une alle altre. -E tutto intorno, appiattata dietro dossi vicini, -una quantità di artiglierie, italiane da -una parte e austriache dall'altra, domina la -sommità del monte. Perciò la vetta è intenibile. -Di notte o di giorno, appena uno dei due -avversarî vi si affaccia, una pioggia di granate -trasforma il Piana in una specie di vulcano. -Se nessuno si muove, così a ridosso -dei due versanti, le posizioni sono invulnerabili. -</p> - -<p> -O vi è un furore inaudito di combattimento -che spande i suoi echi da temporale fino -alla vallata del Piave, o è la pace profonda. -Così profonda che quando siamo arrivati a -Misurina ci sentivamo soggiogati dal silenzio -prodigioso della valle melanconica, oscura sotto -ad un cielo basso e grigio tutto variato da -un lento e tortuoso svolgersi di nubi, che celavano -<span class="pagenum" id="Page_204">[204]</span> -le vette e scendevano a tratti ad annebbiare -le pendici più basse fino ad appannare lo -specchio del lago. -</p> - -<p> -Era tutta una pigra agitazione di vapori, -che si addensava e si schiariva, che si squarciava -in diafane profondità bianche di luce e ricopriva -quegli sfondi con plumbee e molli masse -sfumate. Per un istante, in alto, le nubi si sono -diradate, e abbiamo visto come un nero di -temporale fra le sfumature delle frange nebbiose: -erano i monti, le masse del Lavaredo. -Poi una gran torre si è profilata cinerea nella -lontananza: lo Schwabenalpenkopf, la vedetta -austriaca. Ma la nebbia è ridiscesa, si è richiusa, -e non abbiamo più visto che il fondo della -conca di Misurina, il lago grigio, le rive selvose, -fosche di pini. E tutto questo, così pallido, indefinito, -in quella gran quiete, aveva un'apparenza -di sogno triste, uno di quei sogni lugubri -che non si dimenticano. -</p> - -<p> -Il grande albergo, sulla riva, è sfondato da -un colpo di grossa granata. È stato quel 305 -che viaggia da valle a valle, spara dove crede -sia uno stato maggiore o una batteria, e si rimette -in viaggio. Un grande demolitore di alberghi, -quel cannone errante. Ha tirato sul -Grande Hôtel di Cortina, e sull'Ospizio delle -Tre Croci. Gli austriaci ci lasciano dei paesi -intatti, ma degli alberghi, quando possono, ci -consegnano le rovine. A San Martino di Castrozza, -sopra Fiera di Primiero, un paese di -<span class="pagenum" id="Page_205">[205]</span> -villeggiature, hanno bruciato tutto, facendo un -danno di circa sedici milioni. -</p> - -<p> -L'albergo di Misurina, tutto chiuso, con quella -gran ferita nera, si specchiava nel lago. -Non si vedeva nessuno. Sulla strada deserta -un soldato solo passava lentamente. Una pioggia -sottile cominciava a cadere, gelata, e spandeva -il suo fruscìo monotono e vasto. Un colpo -di cannone ci avrebbe fatto piacere come una -voce. -</p> - -<p> -Cortina invece ci è apparsa sorridente, incantevole, -in un giorno di sole, con le sue -casette bianche posate sui prati folti con un -pittoresco disordine come fossero tolte allora -da una scatola di giuocattoli nuovi. -</p> - -<p> -L'abbiamo vista come la vedevano i <i>touristes</i>. -Dall'alto delle prime giravolte della strada -delle Dolomiti ammiravamo il paese sotto a -noi, e dimenticavamo quasi la guerra. Vi era -una non so quale serenità anche in basso, una -serenità della terra, una contentezza tranquilla -e profonda. Si udiva appena, come un tuono -remoto, lo scoppio di qualche granata sul Cristallo. -Dalle Tofane scendeva di tanto in tanto -il rumore sordo e lontano di un colpo di fucile. -Ma una persona ignara non avrebbe mai immaginato -che a ponente, a nord, a nord-est si -stendeva un fronte di battaglia, e che tutte -quelle fantastiche vette luminose infarinate dalla -nuova neve, striate di candori, alleggerite da -quella sottile variegazione di bianche evanescenze -<span class="pagenum" id="Page_206">[206]</span> -che disegnavano la sommità d'ogni balza, -d'ogni strato, d'ogni asperità, celassero appostamenti -e ricoverassero cannoni puntati. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Lassù da due giorni la temperatura è scesa -a dieci gradi sotto zero. Il Comando aveva -provveduto al cambio delle truppe che occupano -le vette. Sono quasi tre mesi che vivono in quell'inverno, -fra le tormente, in mezzo a fatiche, -pericoli e privazioni inenarrabili, ricoverate nei -crepacci della roccia. Ma quando l'ordine di -prepararsi a scendere è arrivato, quelle truppe -hanno rispettosamente pregato il Comando, -per la voce dei loro ufficiali, di lasciarle sulla -montagna. -</p> - -<p> -«Noi, oramai siamo abituati al freddo e alla -vita delle vette — dicono — noi abbiamo imparato -a combattere questa guerra, abbiamo scoperto -i sentieri o li abbiamo creati, sappiamo -da dove si può salire, da dove si può passare, -conosciamo il nemico, e a truppe nuove non è -facile imparare presto tutte queste cose». E -per paura di non essere ascoltati, qualche reparto -si è rivolto per lettera al Comando Supremo. -</p> - -<p> -Ecco degli uomini che da tre mesi vivono in -un inferno di sofferenze, che rischiano la vita -niente altro che per camminare, che quando -riposano si tengono ammassati a gruppi su -sporgenze larghe tre passi fra una parete e -un abisso, senza vedere altro che rocce e neve, -<span class="pagenum" id="Page_207">[207]</span> -senza udire altro che l'urlo della bufera e il -sibilo dei proiettili nemici, degli uomini che -quando sono feriti debbono essere impaccati in -sacelli e calati con le corde dall'orlo di precipizî, -e che quando si offre loro il riposo nella -vita, rispondono: «No, noi possiamo servire -quassù meglio la Patria, il nostro posto è qui!» -</p> - -<p> -La Patria deve conoscere e riconoscere questi -eroismi oscuri, calmi, magnifici, compiuti -per la coscienza profonda del dovere, per un'adorazione -ineffabile verso la Madre Italia sulla -quale si vigila. -</p> - -<p> -Non vogliono scendere le truppe dalle altitudini, -anche perchè hanno finito per amare -questa montagna conquistata che ora conoscono -e che ora le conosce. La montagna si allea a -chi la vince, serve chi la doma, offre in difesa -quelle stesse difficoltà che si sono dovute superare -per espugnarla, svela i suoi tranelli, suggerisce -i suoi agguati, combatte anche essa, -come un favoloso gigante, per i piccoli uomini -che hanno saputo scalarla e comandarla dalla -vetta. -</p> - -<p> -Arrivano a Cortina dei soldati dalle altezze -a fare provviste. Hanno l'apparenza grave -e un po' stupita di chi giunge dalle lunghe -solitudini. Vanno fieramente, raccolti, a passo -lento, perplessi talvolta sulla strada da prendere, -indecisi, come storditi di rivedere delle -automobili, di trovarsi fra le case, nel movimento -e nel vocìo. Portano in loro una non so -<span class="pagenum" id="Page_208">[208]</span> -quale atmosfera di silenzio come si porta l'aria -fredda entrando dall'aperto in inverno. -</p> - -<p> -Passano settimane lassù senza udir nulla, -nella quiete morta delle cime. Soltanto alla -sera, le truppe che stanno verso il passo di -Falzarego e che hanno di fronte delle forze -trincerate, nell'ora del tramonto sentono squillare -le trombe del nemico. Il suono ha una ripercussione -prodigiosa nell'aria cristallina. Le -trombe suonano una musica solenne, sempre -quella, come se fosse la preghiera dell'Ave Maria. -È il <i>Deutschland über alles</i>. -</p> - -<p> -I nostri lasciano finire il suono delle trombe, -e poi cantano in un coro tremendo l'inno -di Garibaldi. In quel momento i soldati, che -sono stati rintanati fino allora, non si tengono -più, balzano in piedi, allo scoperto, urlando: -«Va fuori d'Italia, va fuori straniero!» Gli ufficiali -redarguiscono: — Giù perdio, coperti, giù! -</p> - -<p> -Lo straniero manda invariabilmente una scarica -di fucilate che lampeggiano sul bordo d'un -ciglione. Poi l'oscurità e il silenzio si richiudono, -e la lunga profonda notte comincia. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_209">[209]</span> -</p> - -<h2 id="sexten">NELLA VALLE DI SEXTEN.</h2> -</div> - -<p class="indr"> -<i>10 settembre.</i> -</p> - -<p> -Dalla valle dell'Ansiei, lungo la quale serpeggia -la strada che per Misurina sale al nord -fino a Toblach sulla Drava, ascendendo le -pendici boscose del Col Caradies, verso l'oriente, -si arriva a dominare dal passo il panorama -della valle Pàdola, la quale va pure -verso la Drava, e, prolungandosi nella valle di -Sexten, oltre la vicina antica frontiera, conduce -direttamente a Innichen. -</p> - -<p> -La valle di Cortina, la valle di Misurina, -la valle del Pàdola sono tutti passaggi che dall'Italia -tendono al corso della Drava, la quale, -dirigendosi da oriente ad occidente, porta nella -sua ampia vallata i nervi massimi delle comunicazioni -austriache col Trentino. Ogni valle -nostra è dunque una minaccia sul fianco nemico, -una minaccia tanto più grave quanto -più la frontiera si avvicina ai punti vitali. Il -confine sulla valle Pàdola non è che ad una -quindicina di chilometri in linea retta da Innichen -sulla Drava: poco più di un tiro di cannone -pesante. -</p> - -<p> -Come avevano eretto i forti di Sompauses, di -<span class="pagenum" id="Page_210">[210]</span> -Platzwiese e di Landro a difesa degli sbocchi -da Cortina e da Misurina, gli austriaci avevano -sbarrato la valle di Sexten con due forti -principali e infinite opere minori: un forte ad -oriente della valle, sulle pendici del monte -Helm, il forte di Mitterberg, ed uno ad occidente, -il forte di Heidick. -</p> - -<p> -Contro queste due opere maggiori verso la -metà di luglio la nostra artiglieria da posizione -aprì il fuoco, sistematicamente, devastandole. -Ma anche qui gli austriaci hanno ricorso alla -tattica di disarmare i forti che vedevano condannati -e di trasportarne i cannoni su posizioni -campali, da lungo tempo preparate con solide -piattaforme riunite da strade coperte. -</p> - -<p> -È meraviglioso come si sia potuto avanzare -su territorio di conquista in mezzo a difficoltà -che appaiono quasi insuperabili, opposte dal -terreno e dal nemico, il quale ha fatto dell'intera -valle di Sexten tutto un sistema di trinceramenti -in calcestruzzo. Non vi è una linea di -difesa, ve ne sono cento. Le trincee, precedute -da reticolati, da fossati, da mine, percorrono -i declivi in tutti i sensi. Le artiglierie si sono -accumulate in agguato dietro ad ogni dosso, -e battono le creste. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -La lotta, qui pure, cominciò con una conquista -di vette. Dopo aver visto le gole dolomitiche, -dominate dalle rocche mostruose delle -nude montagne turrite, la valle Pàdola ci è -<span class="pagenum" id="Page_211">[211]</span> -sembrata ampia e dolce, fra quei suoi monti che, -sebbene scoscesi, hanno le forme che abbiamo -sempre visto ai monti. Vi sono cime rocciose, -dalle pareti a picco, coronate di guglie, spaccate -da canaloni, ma sono lontane, esse non -serrano la valle, non vi precipitano le linee -vertiginose dei loro speroni. I massicci più -aspri si discostano fra loro e lasciano respirare -la vallata fra verdi ondulazioni di propaggini. -</p> - -<p> -A settentrione e ad occidente il vecchio confine -passa sopra il dorso di quei massicci, corre -sopra la seghettatura delle loro creste biancheggianti -di nevi, alle quali arrivano, in cerca -di forcelle e di selle, i sentieri che costituiscono -i valichi secondarî. In fondo alla valle fugge -il nastro bianco della strada maestra. La prima -azione si diresse alla conquista dei valichi. -Per avere i valichi bisognava avere le vette -che li dominano. Fu una corsa alle rocce. -</p> - -<p> -Noi, puntando verso Sexten, prendemmo il -Monte Croce di Comelico, e poi la Croda Rossa, -e poi la Cima Undici, preparando l'avanzata -nella valle nemica, mentre gli austriaci, più -ad occidente, si aggrampano al confine, sulla -cresta del Monte Cavallin, come l'abbiamo visto -aggrampato sul Monte Piana sopra a Misurina. -Lentamente la nostra conquista è penetrata -nella valle di Sexten. -</p> - -<p> -Al di là della frontiera vi è una di quelle -alture che le sinuosità della valle pongono come -a sbarramento e che chiudono la prospettiva. -<span class="pagenum" id="Page_212">[212]</span> -È il Seikofel. Si prestava ad una forte difesa. -La resistenza austriaca vi si è accanita. -</p> - -<p> -Il primo luglio, per studiare le opere che -il nemico vi aveva costruito, si spinsero avanti, -arditamente, delle pattuglie di ufficiali. Vi accertarono -l'esistenza di trincee permanenti di -cemento armato, con larghi reticolati. L'artiglieria -nostra cominciò a tempestare le opere -invisibili, che le esplorazioni degli ufficiali avevano -delineato. Il 14 luglio, la fanteria cominciò -ad avanzare dei tentacoli, a tastare con -ricognizioni le posizioni nemiche. I nemici furono -respinti dalle prime linee. Il nostro fronte -si portò più avanti e si radicò alle pendici del -Seikofel. -</p> - -<p> -Gli austriaci tentarono una offensiva violenta, -preparata con lunga cura. Il 28 luglio essi -attaccarono nella valle con forze rilevanti. Furono -respinti e lasciarono nelle nostre mani -alcuni prigionieri. Il 7 agosto noi attaccammo -alla nostra volta. Dopo un'intensa preparazione -di artiglierie, che per varî giorni tempestarono -le posizioni nemiche, la fanteria avanzò respingendo -passo passo l'avversario fino a raggiungere -le pendici meridionali del Burgstall, una -montagna che sta quasi simmetricamente di -fronte al Seikofel, dal lato opposto della valle. -Il Seikofel è ad oriente, il Burgstall è ad occidente. -Avanzati a destra fino alle pendici dell'uno, -si era avanzati a sinistra fino alle pendici -dell'altro. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_213">[213]</span> -</p> - -<p> -Due giorni dopo il nemico tentava di sloggiarci. -Dal Seikofel scese con forze relativamente -rilevanti. Fu respinto. Il 13 agosto noi -rafforzavamo la nostra linea con l'occupazione -dell'Oberbacher, le cui vette furono scalate dalla -fanteria. L'Oberbacher è un nodo montuoso -a sud-ovest del Burgstall. Costituisce una posizione -fiancheggiante importantissima. Nello -stesso giorno occupavamo la forcella Cengia, -un altro passo ad occidente della valle di Sexten, -e il giorno dopo, sopraffatte le artiglierie nemiche -con un fuoco intenso, la fanteria italiana -poteva salire sulla spalla del Seikofel -e radicarvisi, ed occupare definitivamente delle -cime della Croda Rossa. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Combattimenti accaniti succedono a lunghe -calme. Da una parte e dall'altra non si può -agire con continuità; occorrono lente e studiate -preparazioni, e l'azione si scatena all'improvviso, -violenta, disegnando talvolta un attacco -sopra un punto e lanciandolo sopra un altro, -tentando i lati deboli, complessa e breve. Se -fossimo giunti un giorno prima sul Col Caradies -avremmo visto il fumo delle granate e -degli <i>shrapnells</i> velare le creste e avremmo -udito salire da tutta la valle il tuono incessante -delle artiglierie, ma ieri la zona del Pàdola -era immersa in una tranquillità profonda, appena -turbata di tanto in tanto dall'eco di qualche -colpo lontano. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_214">[214]</span> -</p> - -<p> -Eravamo in osservazione nella radura erbosa -di un bosco di abeti, e lo sfondo della vallata -si apriva luminoso entro una oscura cornice -di tronchi e di fronde. Non potevamo -scorgere Sexten, nascosta dal giro della valle. -Il bombardamento che ha demolito i forti ha -danneggiato anche la cittadina pittoresca, che -rimane sempre un centro importante per le -operazioni austriache. Gli abitanti si sono ritirati -a Innichen, e i militari si sono sepolti -in profonde casematte. A Sexten si allacciano le -comunicazioni telefoniche degli osservatorî del -nemico e quelle delle batterie. La centrale telefonica -è un sotterraneo, invulnerabile, scavato -in un prato, coperto di zolle, una specie -di cantina alla quale giungono i fili entro cavi -sotterrati. -</p> - -<p> -Il Seikofel sollevava fra le pendici la sua -larga groppa tondeggiante e fosca. È una collina -formidabile chiomata di boschi. Soltanto -sulla vetta, il bombardamento e i lavori di fortificazione -hanno diradato la selva. C'è una -specie di calvizie incipiente sulla sommità dell'altura, -e si intravvede il fulvo colore della -terra scavata fra le grame alberaglie rimaste. -Gli austriaci vi avevano già abbattuto alberi -per adoperare il legname nelle opere di rafforzamento; -il cannone ha falciato il resto. Si -scorgono dei sottili intrecci di tronchi inclinati -o caduti. -</p> - -<p> -Come sul Monte Piana, la cima non appartiene -<span class="pagenum" id="Page_215">[215]</span> -a nessuno; è una breve zona neutra, che -da una parte o dall'altra si scala per assalirsi. -Le trincee italiane e quelle austriache non sono -lontane fra loro che una settantina di metri. -Ogni tanto qualche esploratore striscia ad affacciarsi -cautamente sulla vetta per vedere quello -che il nemico, pochi passi più in giù, stia -facendo. Se è scorto, si ode una salva di fucilate; -la vedetta urla un'ingiuria e si lascia -scivolare indietro, fra i suoi. Alla notte, il vivido -raggio dei proiettori contorna l'altura, che -si disegna nera e netta sul chiarore bianco -come in un crepuscolo lunare. -</p> - -<p> -La più attenta osservazione attraverso i binocoli -non ci lasciava sorprendere alcun movimento -sul Seikofel. Nessuna vita sulla terra -sconvolta e sterilita di quella vetta, verso la -quale sfuma il nero della foresta. Gli alberi -hanno protetto il nostro assalto, come sul Salubio. -I nostri sono saliti nella loro ombra, da -tronco a tronco, ricacciando il nemico a passo -a passo. -</p> - -<p> -Non potendo abbattere la selva, nella quale -i nostri movimenti si celano, gli austriaci -tentano ora d'incendiaria. Aspettano che il vento -spiri dal nord, e mettono il fuoco ai roveti. Le -fiamme salgono, gli alberi resinosi ardono, colonne -di fumo denso si abbattono sulla vallata. -Ma l'incendio non si propaga mai. Divampa, -poi langue, s'estingue, e per giorni e giorni -dei diafani nembi azzurrastri si levano a volute -<span class="pagenum" id="Page_216">[216]</span> -filamentose dalle plaghe carbonizzate. Dei -riflessi sanguigni palpitano nelle tenebre della -notte. L'ultimo incendio si è spento l'altro ieri. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -In fondo alla valle, sotto a noi, sporgendoci -sulla balza, vedevamo il villaggio di Pàdola, -deserto. Le strade stendevano lungo il torrente -il loro bianco serpeggiamento senza una macchia. -Non un carro, non un uomo. Forse qui, -come nelle Fiandre, è alla notte che il movimento -delle retrovie si desta. Nell'oscurità romberanno -i convogli in marcia, mentre in margine -al gran traffico dei veicoli sfileranno silenziose -le truppe in nere schiere lente. La valle -appariva vuota, solitaria e come addormentata. -</p> - -<p> -Essa è ancora sotto alla vigilanza di un lontano -osservatorio austriaco, e si sente guardata. -Si finge vuota. Niente può dare pretesto ad un -colpo di cannone. Questo osservatorio, per una -stranezza della guerra di montagna, s'incunea -nelle nostre posizioni. È al Passo della Sentinella, -una località che merita il suo nome. Vi -si erge, isolata, una guglia dolomitica, sottile, -aguzza, che sembra un gigante in vedetta. -</p> - -<p> -Tutti questi monti, come abbiamo già osservato -nella valle di Ampezzo, sono fatti, per dir -così, a trampolino. Verso l'Austria un piano -inclinato, verso l'Italia un salto. Da una parte -una comoda via di accesso, dall'altra una parete -che bisogna scalare. Così il passo della -Sentinella. È stato preso e ripreso varie volte. -<span class="pagenum" id="Page_217">[217]</span> -L'attacco è facile per gli austriaci e difficile -per noi. Essi possono difendere la vetta con -qualche uomo e assalirla con molti. Lassù, sull'estrema -punta, come sulla cima della Prima -Tofana, non vi è che un minuscolo plotone e -una mitragliatrice, alla quale hanno fatto con -del cemento una cupola blindata. Tutte le cime -vicine sono nostre. Noi li avremo assediandoli. -Ma intanto guardano, ed essi sono -l'occhio di batterie rincantucciate fra le pendici -dell'Inner Gsell, nelle vicinanze di Sexten. -</p> - -<p> -A destra del Seikofel boscoso, poco più lontano, -un'altura nuda, rossastra, dalla vetta lacerata -dalle granate; è il Rotheck. Nel nome -di Rotheck c'è la parola «rosso». La montagna -brulla si distingue infatti per quel suo colore -ardente, per quella sua strana vetta sanguinante -sulla quale il nemico si trincera. Di -fronte a lei, assai più vicino, il Quaternà nostro, -alto, scosceso, fulvo, dominante, che a sinistra -porta le nostre posizioni a congiungersi per ondulazioni -di declivî al Seikofel, e a destra le -conduce verso le cime del Palombino, altra -vetta di frontiera che ci dà il comando di valichi -minori. -</p> - -<p> -Sul Quaternà si profilavano gli uomini, che -andavano e venivano lentamente sulla cresta -in quell'ora silenziosa di tregua, simili a strani -insetti, diafani e tremuli nelle rifrazioni della -distanza. Vedevamo il rovescio delle nostre -posizioni, il formicaio bizzarro degli accampamenti -<span class="pagenum" id="Page_218">[218]</span> -attaccati alla spalla del monte come dei -nidi. -</p> - -<p> -Verso le cime, da ogni parte, si vedevano arrampicati -i villaggi dei rifugi, color della terra, -con le loro piccole baracche che sembrano -sovrapposte, minuscole cittadine a ripiani verso -le quali sale un saettamento di sentieri a zigzag. -Ricordano quei fantastici conventi buddhisti -che si aggrampano alle rocce sacre della -gola di Kalgan. Su certe vette si sono dovute -infiggere delle travi a guisa di mensole, ed -erigere i baraccamenti sopra dei pianerottoli -di legno sospesi sul precipizio. Si passa da un -pianerottolo all'altro per delle scale. Dei gradini -tagliati nella roccia portano alle trincee. -</p> - -<p> -Spesso, camminando sulla cresta, un sasso -si distacca, rotola giù dal ciglio e frulla nel -vuoto rimbalzando più in basso sonoramente -sul legno delle costruzioni, percuotendo le travature -di sostegno con una violenza da proiettile. -Chi si accorge che un sasso sfugge sotto -al suo piede, manda giù un grido di avviso. -Si sporge e, le mani a imbuto intorno alla bocca, -urla: «Sassooo!» — e gli uomini nei ripiani -inferiori si gettano contro la parete di roccia -aspettando che la pietra sia passata. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Oltre il Quaternà, ad oriente, una vetta precipitosa -e immane: il Cavallin. È precisamente -una di quelle montagne a trampolino che offrono -all'Italia il corrusco aspetto di una rocca -<span class="pagenum" id="Page_219">[219]</span> -ed hanno dall'altra parte un dorso accessibile. -Il Cavallin, una delle gigantesche pietre -miliari della frontiera, non ha grande importanza -perchè non domina alcun valico di qualche -entità e non può molestare direttamente -le nostre operazioni. Ma fissa, abbarbica su -quel punto del confine l'occupazione austriaca, -ed è sul fianco destro della nostra direttiva -nella valle di Sexten. Non ci nuoce, ma ci minaccia. -</p> - -<p> -Ha una forma quasi simmetrica: due cime, -due torrioni, e fra loro una profonda insellatura -nel mezzo della quale bruscamente irrompe -una guglia. Le pareti sono a picco; non -si scorge da lontano alcuna via di accesso. -Soltanto delle ricognizioni, in forze più o meno -importanti, partite dai costoni del Quaternà, -si sono avvicinate alle posizioni austriache del -Cavallin per studiarne gli approcci. Ardite e -magnifiche spedizioni! Talvolta sono arrivate -fin sulle trincee del nemico. Come? Il racconto -delle loro gesta sembra una leggenda. -</p> - -<p> -Scalare la parete è impossibile. Le ricognizioni -salgono per i canaloni, s'inerpicano sui -macigni crollati nelle fenditure, vanno su per -veri corridoi fra pareti di roccia che numerose -mitragliatrici austriache spazzano al minimo -allarme. Nel cuore della notte gli eroici reparti -esploratori avanzano. Le trincee nemiche -si distendono sui ciglioni, sono annidate in sporgenze -della roccia agli accessi dei canaloni. Ogni -<span class="pagenum" id="Page_220">[220]</span> -approccio è barrato da larghi reticolati. È avvenuto -che si sia riuscito ad aprire un varco -nel primo reticolato, poi nel secondo. Nella luce -dei proiettori, strisciando sotto al fuoco intenso, -inerpicandosi da masso a masso, i nostri sono -arrivati alla trincea principale. Ma sul parapetto -stesso c'è un ultimo reticolato che bisognerebbe -distruggere, a due metri dalle canne dei -fucili nemici. -</p> - -<p> -Quando la ricognizione arriva alla mèta, è -già l'alba. Nessuno può più ritirarsi allo scoperto. -E i nostri rimangono là, fra le pietre, a -qualche passo dai nemici, che li sentono ma non -osano uscire. Sparano e sparano, gli austriaci, -con quel fuoco a scatti che ridice l'agitazione -e l'ansia. Le mitragliatrici martellano l'invisibile. -I nostri si aggrampano immobili, lambiti -da una rete di sibili. È un inferno. Le palle -di rimbalzo sono le più terribili perchè arrivano -non si sa da dove. Qualche corpo rotola giù -per il ghiaione. Chi è ferito precipita. Dall'altra -parte del monte si svegliano i corti mortai -austriaci, di un modello studiato per questi -terreni, e le grosse granate passano sulla -cresta, portando fino ai tremila metri il loro -fuggitivo e lacerante lamento, per ricadere al -di qua, cercando a caso il terribile assalitore. -Ma la notte ritorna e gli esploratori ridiscendono -nel buio, portando il tesoro della loro esperienza. -</p> - -<p> -Non c'è più un abisso dal quale gli austriaci -<span class="pagenum" id="Page_221">[221]</span> -ora non si aspettino la scalata. Metterebbero -dei reticolati sulle nubi, se potessero. Accumulano -mitragliatrici e fili di ferro sul bordo d'ogni -precipizio. E da lontano si vedono nereggiare -assurde difese anche sulla cima più alta del -Cavallin. Una trincea si tiene lassù, in un piccolo -spazio, nel quale si ha l'impressione che -un uomo non possa distendersi, circondato dal -vuoto. -</p> - -<p> -Da lì ricomincia verso l'oriente, verso la -Carnia, la guerra delle vette. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_222">[222]</span> -</p> - -<h2 id="colossi">LA LOTTA DEI COLOSSI.</h2> -</div> - -<p class="indr"> -<i>12 settembre.</i> -</p> - -<p> -Quando si entrava in Austria per la ferrovia -di Pontebba, passato Pontafel, se non si -era troppo distratti dalle varie e pittoresche -bellezze della valle del Fella lungo la quale -il treno scendeva, fra la stazione di Saint-Lusnitz -e quella di Uggowitz — piccole stazioni -che i diretti disdegnavano, adorne di piante -rampicanti, e avanti alle quali non si vedeva -che un impiegato fermo e dritto come un piuolo, -sormontato da un chepì rosso albo un palmo — si -osservava a sinistra uno strano sperone di -montagna. -</p> - -<p> -Era un contrafforte ardito, coperto di abeti, -che avanzava con tanta insolenza da costringere -la valle a scansarsi e fare un giro per -passargli intorno. Pareva messo là per sbarrare -il passaggio. Subito dopo il biancheggiare -di Malborghetto, in fondo ad una piccola -conca nella quale il paesello, adagiato a ridosso -delle alture per ripararsi dalle tramontane, -si rifugia, la vallata pareva chiusa da -quel costone boscoso. -</p> - -<p> -Fra gli alberi del declivio si vedevano emergere -<span class="pagenum" id="Page_223">[223]</span> -larghe sagome di possenti costruzioni; erano -muraglioni bassi, enormi, massicci, coronati -da spalti, alcuni quasi sulla valle, altri -eretti più in su verso la spalla del monte, con -un collegamento capriccioso di altre muraglie, -di altre costruzioni minori. Era il famoso forte -Hensel. -</p> - -<p> -Quello che si vedeva costituiva i rafforzamenti -del forte. Le spianate della fortezza si -appoggiavano a quelle mura ciclopiche, solide -come la roccia: due spianate, una in basso, -una in alto, sotto le quali il forte affossava -le sue parti più vitali. Le muraglie servivano -anche da trinceramenti. Erano bucate da -feritoie a ranghi molteplici, dalle quali, occorrendo, -si potevano affacciare piccole artiglierie. -Quattro ranghi di feritoie sovrapposti si -allineavano sul muraglione più vicino alla -strada. -</p> - -<p> -Il forte Hensel era doppio, aveva appunto -la parte alta e la parte bassa, unite da cortine -e da strade coperte. Si immaginino dei giganteschi -edifici sepolti, dei quali non si scorga -che la sommità, verdeggiante di terrapieni erbosi -come se essa fosse sorta dalla terra sollevando -interi lembi di prato. Il bosco aveva -mascherato in parte il resto. Non si vedevano -dalla ferrovia gli oscuri emisferi delle -cupole di acciaio dei grossi pezzi, due sulla -parte bassa e due sulla parte alta, e non si -vedevano tutti quei bizzarri comignoli dei quali -<span class="pagenum" id="Page_224">[224]</span> -i forti sono irti, simili a soldatini in ordine -sparso ritti sui terrapieni, e che non sono altro -che gli sfogatoi dei depositi di munizioni -intesi a mantenere la ventilazione dei magazzini -sotterranei. Ma i nostri osservatori, annidatisi -fin dai primi giorni della guerra sui -monti, dall'altra parte della valle, a qualche -chilometro appena dal forte, ne scorgevano e -ne studiavano tutti i particolari. Distinguevano -nell'imponenza geometrica dei suoi profili tutta -la segreta disposizione delle sue parti, dei -suoi collegamenti, vedevano nereggiare sulle -piazzole superiori le batterie in barbetta, e -seguivano il lavorìo della guarnigione che apprestava -la fortezza alla battaglia come un -equipaggio appresta la nave per il combattimento. -</p> - -<p> -Ora non c'è più niente. -</p> - -<p> -Niente, assolutamente niente. Non più muraglioni, -non più spalti, non più cupole, non -più batterie scoperte, non più strade. È scomparso -anche il bosco. Tutto quel folto di abeti -che avvolgeva il forte è svanito. Lo stesso sperone -di montagna sul quale la fortificazione -sorgeva si è trasfigurato, non è più quello, è -irriconoscibile, tutto sconvolto, squarciato, imbrullito. -Al posto del forte Hensel c'è come -una immensa frana, una convulsione di terra -e di pietre, una distesa di detriti e di macerie -che scende dall'alto del costone fino al torrente. -I nostri cannoni hanno fatto questo. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_225">[225]</span> -</p> - -<p> -La devastazione dei nostri tiri è indescrivibile. -Sarebbe incredibile anche, se non fosse -registrata dalla fotografia. Le fasi della distruzione -sono documentate dalla fedeltà impassibile -del teleobbiettivo. Il cannone operava -una lenta e profonda trasformazione del paesaggio. -Cominciò a battere le opere basse, poi -troncò le comunicazioni protette, poi battè le -opere alte, infine disgregò, demolì, sgretolò, -seppellì tutto quello che c'era rimasto. Questa -volta gli austriaci non hanno fatto in tempo -a ritirare le loro artiglierie. Il forte è diventato -una immane tomba di cannoni. -</p> - -<p> -Alcuni colpi troppo lunghi, andati al di là -dello sperone e caduti nella valle, hanno aperto -dei crateri che le piogge hanno riempito, e ai -piedi dell'altura la fotografia vi mostra una -fantastica costellazione di chiari laghetti rotondi. -Le granate facevano un arco al di sopra -di vette, un arco alto quasi due chilometri. -Varcavano cinque o sei montagne, viaggiavano -per un minuto e dieci secondi su creste e burroni, -attraversavano la vallata del Fella e -piombavano con una precisione meravigliosa -sulla parte del forte che si voleva colpire. -</p> - -<p> -Hensel, eretto per chiuderci ogni passaggio -da ovest e da sud, messo a guardia di uno -sbocco di valli, è stato cancellato dalla faccia -del mondo. Abbiamo visto ieri i cannoni che -lo hanno annientato. -</p> - -<p> -Lontano dal fronte, lontano dai combattimenti, -<span class="pagenum" id="Page_226">[226]</span> -nelle retrovie della guerra, dove la vita -del paese continua normale ed eguale, le mostruose -artiglierie si annidano. Sono cannoni -che il nemico non avrebbe mai immaginato -di veder comparire dalla nostra parte sul -campo di battaglia. Credeva di dominarci con -i suoi 210 di Hensel, d'inchiodarci nelle -nostre valli, alle quali intendeva aprirsi l'accesso. -</p> - -<p> -Accovacciati sui loro larghi affusti massicci, -che pesano loro soli decine di tonnellate, piantati -solidamente su piattaforme che sembrano -fondamenta di torri, i neri e giganteschi cannoni -sporgono soltanto il profilo impetuoso e -possente del loro lucido collo dall'ampio barricamento -circolare di sacchi pieni di terra -che li protegge. Quell'alta barriera grigia fa -pensare al recinto creato intorno ad una belva. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Gli artiglieri lavorano in quel chiuso, isolati, -intorno alla formidabile macchina di morte. -Ruote silenziose muovono il pezzo, lo girano, lo -sollevano, fanno aprire e richiudere l'enorme -culatta, il cui otturatore a cerniera, dalle dentature -lucenti, sembra lo sportello d'un forziere -favoloso. Docile, il cannone dolcemente obbedisce -a lievi giri di manovelle. Quella grande -massa di tredicimila chili di acciaio si muove -senza rumore con una maestà dominatrice, -con una lentezza che sembra pensosa e ponderata. -Si dispone al tiro, assume l'attitudine del -<span class="pagenum" id="Page_227">[227]</span> -combattimento, spostandosi adagio adagio, e nel -suo moto solenne pare di scorgere una non so -quale truce e subdola cautela. -</p> - -<p> -Un carrello sospinto su rotaie porta il proiettile -dal deposito blindato delle munizioni. -La granata, alta come un fanciullo, è sollevata -dall'argano, scivola nella culla di ottone del -caricatoio, la culatta si chiude sul sacco della -polvere che ha seguito il proiettile nella camera -di scoppio, dalla quale per un istante si -è intravvista la vorticosa e scintillante raggera -delle rigature. Uno scatto di molla. Il colpo è -pronto. Tutto questo avviene come un meccanico -lavoro da opificio. I soldati rimangono in -piedi sulle piattaforme di acciaio che l'affusto -sporge. I serventi sono come inerpicati sul colosso. -</p> - -<p> -Al colpo la gran mole del cannone passa -veemente fra loro, spinta indietro dalla forza -impetuosa del rinculo, e torna al posto ricondotta -dalla elasticità dei freni. Una buffata -violenta e ardente fa sventolare i lembi dei -cappotti. La terra ha un sobbalzo. Nei greti è -un rotolare di sassi e uno scorrere di sabbie. -Le travature delle case hanno scricchiolato nel -villaggio vicino come ad una scossa di terremoto; -le porte squassate hanno risuonato cupamente -e le finestre mal chiuse si sono spalancate -alla sorda percossa della raffica breve. -</p> - -<p> -Gli artiglieri, immobili, afferrati ai montanti, -gli occhi riparati dall'ombra della mano -<span class="pagenum" id="Page_228">[228]</span> -aperta, ammiccano verso il cielo, attenti, interessati. -Guardano il proiettile. Perchè la granata -si vede, si può seguirla per qualche tempo -nella sua corsa da meteora. È una lineetta -nera, sfumata, che naviga nello spazio, impiccolisce, -impallidisce, svanisce. -</p> - -<p> -I viaggi delle palle da cannone più grandi -sono diventati così lunghi, che dànno il tempo -a delle strane segnalazioni. I nostri posti -di osservazione annunciano il passaggio dei -grossi proiettili nemici come i semafori avvertono -i porti del passaggio delle navi. La granata -di certe artiglierie pesanti manda un rumore -che ricorda quello di un treno ferroviario -lontano; pare un diretto che percorre la -vôlta celeste. «Arriva un 305» — telefonano -talvolta gli osservatori avanzati, quando percepiscono -il caratteristico rombo. «305 in arrivo!» — grida -il telefonista della batteria avvisata. -«Al coperto!» — ordina il comandante. -Gli artiglieri si sparpagliano nelle loro tane. -Otto, dieci secondi dopo il proiettile arriva, -scoppia, solleva eruzioni di pietre e di terra, -annebbia tutto di fumo. Ma la parola umana, -più rapida, lo ha preceduto. È meraviglioso. -</p> - -<p> -Per questo le grosse artiglierie, se devastano -e distruggono le difese meglio costrutte, -non fanno molte vittime. Per ammazzare bisogna -che sfondino una casamatta di rifugio o -sorprendano truppe allo scoperto. Allora, l'uomo -che si trova presso allo scoppio sparisce. -<span class="pagenum" id="Page_229">[229]</span> -Inutile ricercarne i resti. Non v'è più traccia -di lui. -</p> - -<p> -Così è scomparso un alpino in val Dogna, -dove abbiamo visto le enormi buche scavate -di fianco alla strada da alcune grosse granate -austriache. Due alpini passavano di lì al momento -di una esplosione. Di uno non si trovò -più nulla. L'altro fu lanciato in aria incolume -e sbalestrato fra i rami di un abete, trenta metri -lontano. Annerito dal fumo, imbrattato di -terriccio, stordito dal colpo, si attaccò istintivamente -ad un ramo con quella forza attanagliante -che hanno nelle mani gli alpini, scalatori -di vette, e rimase così finchè lo salvarono. -</p> - -<p> -In questo momento i bombardatori di Hensel -hanno altri obbiettivi. Dopo un lungo silenzio -riprendono la parola. I giganti si celano -nell'ombra d'una valle. Quando le loro bocche -sono in posizione di tiro, si tendono verso il -cielo. Ricordano per la loro mole i telescopi -degli osservatori astronomici. E tutti quei loro -meccanismi perfetti che permettono di orientare -il pezzo enorme fino all'esattezza del decimo -di millimetro, i grossi cilindri dei freni che -si allungano sul manicotto, i cannocchiali di -traguardo, contribuiscono a dar loro un'aria da -immani strumenti di precisione. Aumentando -la distanza di tiro si è dovuta aumentarne la -correttezza. L'errore di un millimetro alla bocca -del cannone diventa l'errore di centocinquanta -o duecento metri al bersaglio, quando -<span class="pagenum" id="Page_230">[230]</span> -la palla percorre otto miglia. Perciò il cannone -ingigantendo ha acquistato delicatezze minuziose, -movimenti da apparecchio geodetico. -</p> - -<p> -Un'operazione di puntamento fa pensare ai -calcoli nautici. Vi entra dell'astronomia. Bisogna -ricercare il nord magnetico, tener conto -delle deviazioni locali della bussola, per orientare -il quadrante di puntamento al nord terrestre: -questo preliminare è necessario per arrivare -e stabilire il punto matematico nel quale -il cannone è piazzato. Fissata la posizione del -cannone si determina sulla carta la rotta dei -proiettili. Le altitudini come le distanze entrano -nel calcolo. E durante il tiro si tiene -una specie di giornale di viaggio delle granate. -Si registrano di ognuna le segnalazioni di -arrivo, colpo per colpo, e gli errori di rotta -indicati dagli osservatori a millesimi — millesimi -d'angolo. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -La zona che abbiamo visitato, quella parte -delle Alpi Carniche che dalla ferrovia Pontebbana -si avanza sulla vallata di Plezzo, è stata -finora un gran campo d'azione di grosse artiglierie. -Ora attivo e violento, ora lento e come -stanco, il maestoso duello delle batterie pesanti -e di medio calibro ha continuato per mesi. -Il silenzio non è mai lungo. Ogni tanto le -vallate rombano e echeggiano. -</p> - -<p> -Imponemmo noi la lotta dei colossi. Il 12 giugno -i nostri massimi pezzi erano già piazzati e -<span class="pagenum" id="Page_231">[231]</span> -aprivano il fuoco sul forte Hensel. Nello stesso -giorno un deposito di munizioni dell'opera alta -scoppiò. -</p> - -<p> -L'incendio durò lungamente; il fumo giallo -e denso delle polveri brucianti copriva a tratti -la intera collina, lacerato dal bagliore delle -esplosioni, le quali lanciavano in aria getti alti -di macerie e di luce. Pareva che il forte si -bombardasse da sè. Era uno spettacolo di una -imponenza indicibile che gli osservatori descrivevano -per telefono a frasi concitate, piene di -ammirazione e di stupore. Il giorno dopo un -altro deposito esplodeva nell'opera bassa. -</p> - -<p> -Il 16 giugno la cortina che univa l'opera alta -all'opera bassa era già franata; le piazzole -della batteria in barbetta erano scomparse in -uno sconvolgimento di massi. Allora avvenne -una cosa che fa onore al nemico: il forte rispose. -Rispose a caso, senza scopo, per non -morire senza un simulacro di difesa. Ma dopo -pochi colpi tacque per sempre. -</p> - -<p> -Implacabili i nostri tiri si avvicinavano ai -pezzi blindati. Il 23 giugno una cupola dell'opera -bassa era sfondata. Essa appare ora spezzata -come un guscio spesso e nero, aperta, inclinata. -Il 2 luglio si rinnovarono scoppi di -munizioni in altri depositi del forte. La demolizione -progrediva a zone, regolare, sistematica, -inesorabile. Il 28 luglio un'altra cupola -era spezzata e, rovesciandosi, il suo cannone -levava la gola verso il cielo come quelli di -<span class="pagenum" id="Page_232">[232]</span> -una nave che va a picco. Il forte sprofondava. -</p> - -<p> -Gli austriaci adunarono in fretta batterie in -quel settore. Le pendici settentrionali della valle -di Malborghetto nascondono numerose posizioni -di artiglieria pesante e di medio calibro. -Vi sono dei 105, dei 110, dei 115, dei 210, e -vi è anche un 305. Il nemico ha temuto forse -uno sfondamento delle sue linee verso il nodo -stradale di Tarvis. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Le nostre batterie sono così nascoste che -avviene spesso di passarvi vicino senza vederle. -La loro presenza è annunziata da bivacchi, -fumiganti di cucine come immensi campi -di tribù zingaresche, da affollamenti di artiglieri -fra tende e baracche disseminate in selvaggi -angoli di valli, da un movimento più attivo -di carreggi e di salmerie nelle retrovie, -da parchi di furgoni e di pesanti carrelli da -trasporto, da file di muli e di cavalli alla -corda nereggianti sotto a lunghe tettoie nel -greto di qualche torrente. Sui veicoli, sui tetti, -sulle tende tutto un intreccio mascheratore di -fronde ha un'apparenza di addobbo rustico che -rallegra come il preparativo di una strana e -primitiva festività montanara. Quando si arriva -a questi centri di attività, adornati spesso -da bizzarri giardini, con viali e aiuole nelle -quali delle pietre colorate, disposte ad arte, -sostituiscono i fiori per formare disegni, e sigle, -<span class="pagenum" id="Page_233">[233]</span> -e emblemi, si cercano con lo sguardo, -tutto intorno, i cannoni. Bisogna, per scovarli, -che qualcuno li additi. -</p> - -<p> -Allora vi accorgete che dal folto di un roveto -sporge appena una gran gola di acciaio. -Quello che avevate scambiato per un rigoglioso -e inestricabile ciuffo di giovani abeti, è un -obice. Un boschetto di arboscelli e di sterpi -verdeggianti è un cannone grosso come una -locomotiva. Pezzi, affusti, piazzole, casamatte, -riservette, tutto è affondato nel terreno e nelle -vegetazioni. Nella guerra moderna chi si nasconde -meglio è il più forte. -</p> - -<p> -Per battere bisogna scorgere. Artiglieria vista, -artiglieria silenziata. La situazione di una -zona può dipendere da un uomo e da un filo -telefonico. Uno sguardo che si affacci e che -scruti, un telefono che trasmetta, e la solidità -di un fronte può essere compromessa. -</p> - -<p> -La vera guerra, in certi settori, è fatta dagli -esploratori, dalle vedette, dagli osservatori. -Sono loro, quei pochi uomini annidati su vette, -che in fondo veramente combattono. Combattono -con armi formidabili, lontane chilometri e -chilometri da loro, ma che essi dirigono. Per -loro, per quello che vedono e dicono, delle -forze cieche si muovono, dietro, nelle valli e -sulle alture, e agiscono. L'osservatore che sorprende -una preparazione nemica e la fa disperdere -con una raffica di granate da batterie -che nulla scorgono, e che conduce i tiri di -<span class="pagenum" id="Page_234">[234]</span> -un bombardamento niente altro che pronunziando -delle cifre in un ricevitore telefonico, -è il fantastico guerriero della nostra epoca. -</p> - -<p> -È lui che assesta i colpi, che sbaraglia e -distrugge, ed egli deve talvolta sentire l'orgoglio -di poter scagliare, lui inerme, la precisa -violenza della guerra sul punto che il suo -giudizio e la sua volontà hanno definito. -</p> - -<p> -Da qui il valore di certe cime, quasi irraggiungibili, -dalle quali non potrebbe arrivare -neppure un colpo di fucile. Insediare un cannocchiale -vale alle volte assai più che insediare -una batteria. Si sono avute delle azioni -importanti per sloggiare un minuscolo posto -di vedetta. Battaglioni e cannoni erano paralizzati -momentaneamente dallo sguardo di un -uomo. E dei bombardamenti, dei combattimenti, -avevano, si può dire, un uomo per obbiettivo. -</p> - -<p> -In Val Dogna, ai primi tempi della guerra, -quando vi avevamo piazzato delle artiglierie, -ora spostate, che bombardavano certe posizioni -vicine a Malborghetto nella Val Fella, pareva -di essere sicuri dalle osservazioni nemiche. -Ma un giorno, improvvisamente, cominciarono -a piovere granate intorno ai nostri -pezzi. Fu una di quelle granate che mandò -in aria l'alpino. Il tiro, accurato, doveva esser -diretto da gente che vedeva. Ma dove poteva -nascondersi? Cerca, cerca, da punta a punta, -da cresta a cresta, finalmente si scoprì -<span class="pagenum" id="Page_235">[235]</span> -qualche cosa sopra una delle vette del Montasio. -</p> - -<p> -Il Montasio che domina la valle da sud-est, -una immane rupe che tocca quasi i duemila -e ottocento metri d'altitudine, dalle forme ardite -e strane, superbo e fosco, ha un versante -austriaco e un versante italiano. Era stato giudicato -inaccessibile. Ma una guida austriaca, -pratica della regione, era riuscita a condurvi -una scalata e stabilire sulla punta un posto -d'osservazione. Le nostre batterie erano là -sotto. -</p> - -<p> -Non rimase a lungo lassù, l'osservatorio austriaco. -Dove va un tirolese vanno cento alpini: -dove va un alpino non va nemmeno il -demonio. All'alba i nostri ascesero la montagna -da tre lati. Vi impiegarono sette ore. Gli -austriaci in vedetta non si difesero e non esitarono. -Temendo di essere circondati, fuggirono. -Quando i nostri arrivarono sulla vetta, in un -rifugio improvvisato con sassi, trovarono un telefono, -degli strumenti ottici, un giornale e -nel giornale delle fette di salame. Gli uomini -che dovevano essere due o tre, erano scomparsi -e giù per una balza oscillava la corda -a nodi che era servita alla loro discesa. -</p> - -<p> -Da allora la vetta è occupata da noi, e l'artiglieria -nemica, che non vide più niente, tirò -per qualche tempo a caso, poi smise. Avere -un osservatorio vuol dire talvolta comandare -una valle. Noi dominiamo una gran parte della -<span class="pagenum" id="Page_236">[236]</span> -vallata del Fella in territorio nemico, abbiamo -potuto distruggervi forti e ridotte, la -teniamo quasi senza possederla, soltanto perchè -possiamo guardarla. Per avere un'idea dell'azione -delle moderne artiglierie, non bisogna -dimenticare questi loro nuovi organi indispensabili: -gli osservatorî. -</p> - -<p> -Ogni batteria ha una sua rete telefonica, lunga -decine e decine di chilometri. Sono i suoi -nervi. Il cannone non potrebbe più vivere senza -il telefono. Ha bisogno di stendere molto -lontano i tentacoli segreti della sua sensibilità. -Corrono sulle rocce, sugli alberi, sull'erba dei -prati, ora distesi sopra isolatori, ora gettati -frettolosamente sulla terra e sui roveti, i fili -elettrici ai quali il rivestimento nero dà un'apparenza -da miccia. S'incrociano, si scavalcano, -s'intersecano in ogni direzione. Un dialogare -perpetuo va per monti e per valli fra le batterie -e le vedette. -</p> - -<p> -Quando il bollettino ufficiale ci parla di intensi -bombardamenti, noi non pensiamo agli -uomini spintisi avanti, rannicchiati al riparo -di minuscole barricate di sassi, intenti a giudicare, -calcolare, scrutare, riferire, freddi, calmi, -maneggiando delicati strumenti come in -un gabinetto di fisica, mentre intorno a loro -è un inferno di esplosioni. Il fuoco nemico li -cerca. -</p> - -<p> -Cerca loro prima di ogni altra cosa. Li cerca -con urgenza, con furore. Delle batterie intere -<span class="pagenum" id="Page_237">[237]</span> -non fanno altro. La lotta delle artiglierie -s'inizia sempre contro gli osservatorî. Durante -il bombardamento del forte Hensel i nostri -posti d'osservazione erano come in un terremoto. -Non furono mai toccati, ma le rocce -intorno sono tutte spezzate dai colpi, che pareva -dovessero svellere i rifugi da un momento -all'altro. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Sempre in Val Dogna, scacciato lo sguardo -nemico dal Montasio, non ci sentivamo ancora -interamente padroni nella casa nostra. Il -nemico si affacciava ad un altro punto, ed -ogni movimento importante era impossibile oltre -Pleziche, alla metà della valle. Bastava -che qualche soldato passasse fra le boscaglie -nel fondo della gola, perchè uno scoppiare di -granate chiudesse il passo. Gli austriaci erano -sulla Forcella del Cianalòt. Questa volta non -si trattava di un osservatorio soltanto. -</p> - -<p> -Passato Pontebba, la valle del Fella, che la -ferrovia percorre, dopo aver risalito gli ultimi -lembi montuosi dell'Italia, da sud a nord, -varcata la frontiera volge nettamente verso l'oriente. -Parallela e vicina a questo tratto austriaco -della vallata del Fella corre la nostra -Val Dogna. Lo spartiacque fra le due valli segna -il confine. È tutta una lunga cresta aspra, -nuda, cinerea, che irrompe maestosamente dagli -ultimi prati e gli ultimi boschi. Verso le -vette salgono rari e rudi sentieri che, scavalcando -<span class="pagenum" id="Page_238">[238]</span> -dei passi, allacciano le due valli. La -Forcella è uno di questi valichi. Tutta la cresta -fu subito occupata dai nostri, ma la Forcella, -più in là della frontiera, era stata solidamente -fortificata dagli austriaci, da tempo -prima della guerra, e la tenevano con una -risoluzione che indicava l'importanza da essi -annessa alla posizione. -</p> - -<p> -La importanza derivava sopra tutto dal fatto -che dalla Forcella di Cianalòt, per il vano lasciato -da due vette rocciose, si osservava una -parte della Val Dogna, paralizzandovi ogni azione. -La Forcella è un'insenatura fra i Due Pizzi — due -punte: il Pizzo Occidentale e il Pizzo -Orientale — e il monte Pipar. Gli austriaci, -oltre all'insellatura, occupavano il Pizzo Orientale. -Noi avevamo l'Occidentale, avevamo il -Pipar, alto, dirupato, vicino al Pizzo Orientale, -e, vicino al Pizzo Occidentale, avevamo la -così detta Tana degli Orsi, una montagna -rocciosa, grigia, nella quale si aprono caverne -tenebrose capaci di dar ricovero ad intere compagnie, -e che le tradizioni della valle, eternate -nel nome, indicano come gli ultimi rifugi del -gigantesco orso nero delle Alpi la cui razza è -scomparsa. -</p> - -<p> -Vista dal fondo della valle, pieno di un selvaggio -arruffìo di boschi, la Forcella del Cianalòt -appare come un ripiano, una specie di -parapetto oscuro fra i pilastri delle vette. È -vicino; il fuoco di fucileria austriaco batteva -<span class="pagenum" id="Page_239">[239]</span> -il sentiero. Parlando di monti e di vallate si -conferisce un'idea di grandiosità e di distanza, -ma qui, questi pizzi e queste cime intorno -al passo sono a portata di voce. I nostri soldati -avrebbero potuto dall'alto scagliar dei sassi -nelle posizioni nemiche. Ma le posizioni nemiche -erano costituite da trinceramenti in cemento -armato, inattaccabili, precedute dal solido -tessuto dei reticolati. -</p> - -<p> -Gli austriaci stavano tranquilli là dentro. -Erano invulnerabili. Nè i fucili nè i cannoni -da montagna e da campagna potevano far loro -alcun danno. Non rispondevano nemmeno al -fuoco dei nostri che li dominavano inutilmente. -Chiusi nella loro corazza, erano come il -riccio sotto al naso del mastino. Assalirli era -impossibile senza aver prima demolito le loro -difese con l'artiglieria pesante, e gli austriaci, -i quali sapevano bene che la valle angusta e -dirupata non aveva strade, si sentivano perfettamente -al sicuro dai grossi pezzi. Diamine, -i cannoni da assedio non volano. -</p> - -<p> -Ma una mattina, alle sette precise, li sorprese -un'esplosione terribile. Fu il 30 di luglio. -Una di quelle formidabili granate che sembrano -bolidi era scoppiata avanti alle trincee. -Non ebbero il tempo di riaversi. Dopo alcuni -colpi di sistemazione, il bombardamento si fece -serrato, intenso, spaventoso. Il fragore delle detonazioni -assunse una continuità sconvolgente, -era una catena di folgori, e la Forcella del -<span class="pagenum" id="Page_240">[240]</span> -Cianalòt scomparve entro una eruzione terrorizzante -di pietre, di vampe, di detriti, di terra, -di schegge, e il fumo balzava su a colonne, a -getti, a sprazzi altissimi, per fondersi in immani -cumuli, gialli, densi e pigri. -</p> - -<p> -La violenza delle esplosioni era tale, che -delle scaglie di roccia grandinavano sulle nostre -stesse posizioni. I soldati nostri dovevano -tenersi al coperto dietro alle anfrattuosità del -Pizzo Occidentale, per non essere colpiti dalle -pietre che quel furore di fuoco proiettava tutto -intorno. I reticolati sparivano. Paletti di acciaio -divelti, ancora uniti da fili, roteavano -in aria sibilando. Le trincee di cemento erano -qua e là intaccate, sbocconcellate, sbrecciate, -in qualche punto anche sfondate. Otto ore -consecutive durò quel fiammeggiante uragano -di acciaio. -</p> - -<p> -Alle tre del pomeriggio il bombardamento -cessò. -</p> - -<p> -Dietro ai ripari i nostri soldati aspettavano -quel momento, il fucile nel pugno, la baionetta -inastata. Nel silenzio improvviso echeggiò -l'urlo possente dell'assalto. Dalle vette le -nostre truppe precipitarono giù follemente, a -salti, a balzi. «Pareva — dicono gli ufficiali — una -frana d'uomini». Una frana grigia, tumultuosa, -vivente, ululante. -</p> - -<p> -I più agili arrivarono prima. La discesa disseminò -i reparti. Si vide allora, avanti a tutti, -a duecento passi dai compagni più vicini, solo, -<span class="pagenum" id="Page_241">[241]</span> -un alpino atletico, che correva impetuosamente -verso le trincee piene di austriaci, intimando -la resa, a gran voce. -</p> - -<p> -La intimava in tedesco. Era uno di quei pazienti, -forti e parchi emigratori friulani che -la miseria spingeva oltre le frontiere a vivere -di duro lavoro, trattati come esseri inferiori, -come bestie da fatica dall'insolenza germanica. -Aveva sofferto ogni umiliazione, l'oscuro <i>polentafresser</i>, -ma non l'aveva dimenticata. Era -arrivato il suo momento. Aveva lui il comando -ora: «Fuori tutti! Giù le armi! Arrendetevi!» -Egli era la Vittoria. -</p> - -<p> -E prima che gli altri assalitori sopraggiungessero, -avanti a quell'uomo solo, decine e decine -di austriaci sbucavano fuori, pallidi e -inermi, con le mani levate. Da ogni uscita i -prigionieri emergevano, a uno a uno, con delle -facce attonite e convulse. Furono presi centoventi -soldati prigionieri e sette ufficiali. Oltre -cento cadaveri nemici insanguinavano i cunicoli -delle trincee. Il bombardamento aveva inebetito -gli austriaci. Alcuni dovevano essere sorretti. -Erano tutti sbalorditi e inerti. -</p> - -<p> -Mentre la lenta carovana dei vinti cominciava -a scendere dalle alture, il nostro cannoneggiamento -riprendeva, battendo più lontano -della Forcella. Sbarrava il passo ai contrattacchi. -Si combatteva anche più a ponente, ma -si trattava di una nostra finta. Preparando -l'assalto del Cianalòt, un'azione accennava a -<span class="pagenum" id="Page_242">[242]</span> -volere aprirsi il passo nella valle del Fella -scendendo verso Lusnitz. Conquistato il nostro -vero obbiettivo, verso il tramonto, si rifece -la quiete. -</p> - -<p> -Ma il giorno dopo il nemico volle tentare -una rivincita, e con batterie di medio calibro, -piazzate durante la notte nei pressi di Malborghetto, -aprì il fuoco sulla Forcella. Lanciava -granate mine e bombe di gas asfissiante. -Continuò il primo agosto a bombardare, senza -avvicinare truppe per l'assalto. Voleva forse -soltanto impedire i lavori di rafforzamento. -Poi si rassegnò e tacque. -</p> - -<p> -Non completamente però. Tutti i giorni cannoneggiava -un poco. Di tanto in tanto la Val -Dogna è percossa dai rimbombi dei colpi austriaci. -Si vedono delle granate scoppiare fra -le rocce, sulle quali lasciano un segno di scheggiatura -fresca, e il fumo viaggia, portato dal -vento, sugli accampamenti aggrampati al rovescio -delle balze. Qualche colpo mal diretto -passa sulle creste e arriva nel fondo del vallone. -L'ululato del proiettile allora si prolunga -curiosamente, per gli echi forse, dopo il -boato dello scoppio. -</p> - -<p> -I nostri soldati, sistemata la posizione della -Forcella, l'hanno anche ingegnosamente adornata. -Come per una sfida, per ergere di fronte -allo straniero un simbolo d'italianità, essi hanno -costruito proprio sulle trincee un campaniletto -veneto, che ha un vaso di <i>shrapnell</i> per -<span class="pagenum" id="Page_243">[243]</span> -campana. Manda un suono da campanaccio -da armento, un suono di pace. -</p> - -<p> -Più in basso, al coperto, dove comincia il -bosco e si annida fra i macigni il primo posto -di medicazione, i soldati hanno eretto un baldacchino -alto: quattro tronchi per colonne, una -cuspide di fronde, una croce sulla punta. Una -grossa pietra rozzamente spianata biancheggia -sotto al baldacchino, al quale si sale per una -specie di grandiosa scalea di rocce. È l'altare. -Alla domenica il cappellano vi dice la messa; -in giro sui dirupi e fra gli alberi si accalca la -soldatesca immobile, silenziosa e grave; il cannone -romba lontano, e in alto, sulle trincee, -lo <i>shrapnell</i> tintinna sul suo minuscolo campanile. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Gli austriaci non avevano preveduto la possibilità -di portare delle artiglierie pesanti sulle -balze della Val Dogna. Non immaginavano -che la montagna potesse in poche settimane -venir solcata, tagliata e ascesa da strade ruotabili -di una fantastica arditezza. Vi erano -solo dei sentieri da cacciatori e da contrabbandieri. -Nei primi tempi della guerra ogni carovana, -ogni salmeria che s'inerpicava sulla valle -perdeva qualche mulo. Il terreno si sfaldava, -lembi di sentiero franavano, e le più solide bestie -da soma spesso scivolavano nei passi angusti -e scoscesi, perdevano piede, si dibattevano -per un istante annaspando convulse con -<span class="pagenum" id="Page_244">[244]</span> -gli zoccoli, ogni muscolo teso e fremente in -un muto terrore, e precipitavano nel burrone, -le zampe in aria, in mezzo ad una valanga di -terriccio e di sassi. Ora l'automobile sale le -stesse pendici. -</p> - -<p> -La strada pare che assalti le balze; passa -da una all'altra con quel serpeggiamento -ascendente, serrato e folle che hanno certi -razzi. Va su, va su, tagliata nel macigno; s'inerpica -su delle vere pareti; sembra da lontano, -in certi punti, un zig-zag tracciato sopra -un muro gigantesco. Non ha parapetti -ancora, è larga poco più della vettura, sovente -le ruote lasciano cautamente il loro solco lieve -ad un palmo dall'abisso. Sporgendosi si scorge -il biancheggiare lucente e vivo dell'acqua che -scorre precipitosa giù nel fondo, nell'ombra, -fra macigni lavati e chiari intorno ai quali essa -mette effervescenti collari di spuma. Le -volute percorse pochi momenti prima salendo, -sono sotto, a picco, già lontane nella profondità. -Più avanti o più indietro la strada sembra -sempre troppo angusta per potervi passare, -e si ha l'impressione di doversi sentir -slanciare da un momento all'altro nel vuoto. -Ad ogni giro essa manca allo sguardo, sparisce, -non è più che un taglio, una soglia oltre -la quale non c'è più niente. -</p> - -<p> -Strade mirabili, strade prodigiose aperte dalla -guerra! Hanno nel loro tracciato stesso una -violenza e un impeto, come un segno di volontà -<span class="pagenum" id="Page_245">[245]</span> -ferma, la volontà di passare, la decisione -di non conoscere ostacoli. Sono comparse ovunque, -come per incanto, ad ogni altitudine, attraverso -regioni impenetrabili ancora chiuse -al traffico umano come all'inizio dei tempi. -Solide, incancellabili, queste arterie della nostra -forza scavalcano ponti di pietra, si appoggiano -a muraglie massicce, e sul sasso appena -tagliato si vedono scolpiti simboli di armi, -frasi lapidarie di ricordo, date, numeri di reggimenti, -che narreranno al più lontano avvenire -questa magnifica storia che noi viviamo, -come quei cippi che ai margini delle strade -romane le legioni creatrici piantavano. -</p> - -<p> -Davanti a queste opere gigantesche che sorgono -da una settimana all'altra, ci si ricorda -stupiti che un male dell'Italia è la deficienza -di strade, che delle belle province nostre si -spopolano, che delle ubertose regioni nostre -agonizzano, perchè isolate dal mondo. Cinquanta -anni di pace non hanno dato alla Calabria, -alla Basilicata, alla Sicilia, le strade che un -mese di guerra apre nelle più impervie regioni -del mondo. Ci accorgiamo ora di quello -che la disciplina può fare di noi. Avevamo -bisogno di un'unione e di un comando. -</p> - -<p> -Le nuove strade ci permettono uno spostamento -di grosse artiglierie, quale gli austriaci -si erano da molti anni assicurato con una viabilità -aggressiva che arretrava tutte le nostre -frontiere. I cannoni più potenti, che parevano -<span class="pagenum" id="Page_246">[246]</span> -destinati a non muoversi dai forti, ora viaggiano -per tutto, trainati da motori, in lunghi -e lenti convogli di carrocci pesanti al passaggio -dei quali il suolo freme. È come se le fortezze -avessero sciolto le righe e manovrassero. -Il duello delle artiglierie pesanti, qui come -sull'altipiano di Asiago, ha preso una mobilità -maestosa. Cessato su Malborghetto riprende altrove, -su nuove posizioni, si sposta, gira. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Abbiamo fatto un rapido e largo giro per le -valli del Dogna e del Raccolana, che si somigliano -un poco, parallele e brevi, egualmente -dirupate e truci alle testate, piene di una agreste -poesia agl'imbocchi, dove s'ingentiliscono, -verdi di prati, disseminate di piccoli villaggi alpestri -che seguitano a vivere la loro antica vita -eguale sotto al rombo delle artiglierie, e verso -i quali alla sera ascendono in fila per sentieri -erbosi robuste contadine, curve sotto alla gerla -colma di fieno odoroso, rosse e sorridenti. -</p> - -<p> -A Chiusaforte una folla di soldati si serrava -intorno a qualche cosa, riempiva la strada, -altri accorrevano su dai baraccamenti e dai -parchi, delle grida, delle risa, un pigia pigia, -un sollevarsi dei più lontani sulle punte dei -piedi, un'agitazione di berretti grigi. -</p> - -<p> -«Che c'è?» — chiedevano gli ultimi arrivati. -«Dei prigionieri!» — «Cantano!» — «Quanti? -quanti?» — «Da dove vengono?» — «E chi -li capisce?».... Degli ufficiali sono sopraggiunti: -<span class="pagenum" id="Page_247">[247]</span> -«Indietro, via! Volete andarvene?» — hanno -comandato. I soldati si sono dispersi come -delle formiche fra le quali sia caduto un fiammifero -acceso. E allora si sono visti nello spazio -vuoto due strani tipi, stracciati, vestiti di -una tunica irriconoscibile, una specie di camiciotto -di tela sporca, con dei grossi stivali -deformati, impolverati e rotti, la testa coperta -da un largo berretto a piatto con la fascia rossastra. -</p> - -<p> -Giovanissimi, imberbi quasi, magri, pallidi, -macilenti, uno basso, uno alto, con delle grosse -mani scarnite che si muovevano in gesti disordinati. -La loro faccia esotica, dagli zigomi sporgenti -e gli occhi asiatici, era tagliata dal largo -sorriso di una felicità piena, il quale scopriva -dei grandi denti bianchi. Erano russi fuggiti -alla prigionia austriaca. -</p> - -<p> -Costretti a fare trincee contro di noi, erano -riusciti a separarsi dai loro compagni, e marciando -di notte, nascondendosi al giorno, mangiando -non si sa come, vivendo così per una -settimana una vita da bestie cacciate, erano -arrivati ai nostri avamposti. -</p> - -<p> -Ogni tanto li prendeva un impeto di allegrezza, -li sollevava un'onda di gioia; agitando -i berretti urlavano: «Viva Italia! Viva, viva, -viva!» — e i loro poveri grossi piedi stanchi -accennavano pesantemente a passi di danza, -una di quelle danze slave che si snodano intorno -al fuoco dei bivacchi cosacchi, accompagnate -<span class="pagenum" id="Page_248">[248]</span> -da gridi acuti e da un battere ritmico di -palme. Poi cantavano qualche strofa d'un loro -canto sostenuto e melanconico come un salmo, -che scandivano con movimenti di tutto il loro -corpo magro e sofferente. Parevano ebbri. I -nostri soldati, scostatisi, dopo aver riso al principio -si erano fatti gravi. -</p> - -<p> -Quando hanno visto gli ufficiali, i due russi -si sono avanzati verso di loro, e chini, messo -un ginocchio a terra hanno afferrato a forza -le loro mani per baciarle, con quel gesto di -profonda devozione del <i>mugik</i> che bacia l'icone. -</p> - -<p> -L'ultima tappa li aveva avvicinati alla loro -grande patria, così remota e pallida. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_249">[249]</span> -</p> - -<h2 id="montecroce">DOVE IL COMBATTIMENTO NON HA SOSTE.<br /> -IL PASSO DI MONTECROCE.</h2> -</div> - -<p class="indr"> -<i>18 settembre.</i> -</p> - -<p> -Prima di salire sulle posizioni, l'ufficiale che -ci conduceva ha preso la parola. -</p> - -<p> -Con frasi chiare, pacate, brevi, come se parlasse -delle cose più naturali e semplici della -terra, ha narrato lo svolgimento dell'azione su -quel settore del fronte, una storia magnifica -di lotte incessanti, di assalti e contrassalti senza -fine fra vette quasi inaccessibili, una storia -di accanimenti e di furori. Stavamo per ascendere -alla linea di trincee del Pal Grande, del -Freikofel, del Pal Piccolo, nelle quali il combattimento -non ha soste. -</p> - -<p> -Quale indimenticabile lezione di tattica! -</p> - -<p> -Eravamo in fondo alla valle di Montecroce -in una di quelle mattine fresche e purissime -che mettono nell'aria luminosa qualche cosa -di inebbriante. Il Pizzo di Timau ci sovrastava -con i suoi arditi castelli basaltici, che lanciavano -l'impeto delle loro torri grige verso l'indefinito -della distanza, nell'azzurro del cielo, a un -chilometro e mezzo sulle nostre teste. Dalle -loro basi, fino al fondo della valle, un digradare -di macigni precipitati, vario e come pieno ancora -<span class="pagenum" id="Page_250">[250]</span> -del tumulto dei crolli. Dall'altra parte -della valle, le spalle boscose del Monte di Tierz, -la cui cresta terrosa e fulva conserva lembi di -prato che l'autunno dissecca. Fra il declivio -dirupato e nudo del Timau e la costa selvosa -del Tierz, come fra due quinte, tutto uno sfondo -di imponenti vette rocciose: il Pizzo Collina, il -Monte Cogliàns, lo Zellonkofel più vicino, una -maestà di masse scoscese e chiare, rigate qua -e là da un candore di nevi. Mentre l'ufficiale -parlava, le montagne si rimandavano l'una all'altra -echi fragorosi e senza fine di cannonate. -</p> - -<p> -La cima del Tierz si coronava di nubi bianche -e nembi di terriccio, ed udivamo passare -sul Timau un canto profondo e fuggitivo di -granate in viaggio. Lunghi rimbombi di esplosioni -scendevano per la valle, nella quale vedevamo -sorgere e dileguarsi cirri di fumo. -</p> - -<p> -Il cannone faceva un formidabile commento -alle parole dell'ufficiale — uno degli eroi del -Freikofel, promosso per merito di guerra e -proposto per tre medaglie al valore — le illuminava -di verità precisa, delineava l'immagine -esatta dei fatti. Noi le vedevamo le nostre meravigliose -truppe sotto a bombardamenti di giorni -e di settimane, impavide, pronte all'attacco: -l'artiglieria spiegava. -</p> - -<p> -Un soffio di terrore pareva avesse spazzato -la valle. Eravamo adunati presso ad una vecchia -chiesuola solitaria, e vedevamo poco lontano -le case del villaggio di Timau, vuote, chiuse, -<span class="pagenum" id="Page_251">[251]</span> -silenziose. Poco dopo il paesello di Muse -incomincia la zona del fuoco e la vita normale -agonizza. Più oltre, sulla strada polverosa non -si scorge che qualche portatrice frettolosa, con -una gran gerla sulle spalle curve; ancora qualche -capraia sui prati, immobile presso al suo -piccolo armento, e poi niente altro che soldati, -e muli in lenta sequela, salmerie che salgono -verso quella tempesta che romba. Erano le otto -del mattino quando ci siamo incamminati anche -noi, in lunga processione. -</p> - -<p> -Il Pal Piccolo, il Freikofel, il Pal Grande, -sono vette in fila di una stessa catena lungo -la quale passa la frontiera, diretta da oriente -ad occidente. Questa catena si allunga fra due -valloni, per un gran tratto paralleli: quello -dell'Anger al nord, in terra austriaca, e quello -di Montecroce al sud, in terra italiana. Due -allineamenti di montagne assai più alte formano -gli altri opposti versanti dei due valloni. Insomma, -per avere una visione chiara del terreno, -necessaria alla visione chiara dei fatti, -bisogna immaginare, uno di fronte all'altro — uno -sulla nostra terra e uno sulla terra austriaca — due -maestosi schieramenti di monti, due -grandi spalti le cui creste ondulate e prative, -che passano i duemila metri, si guardano da -sette od otto chilometri di distanza, e fra loro, -più in basso, la catena rocciosa del Pal Piccolo, -del Freikofel e del Pal Grande, la quale finisce -per attaccarsi al Pizzo di Timau. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_252">[252]</span> -</p> - -<p> -Queste alture famose, con i loro cocuzzoli -nudi, frastagliati, precipitosi, messi in rango, -sorretti e legati da balze tormentate e scoscese, -formano una strana convulsione di pietra in -mezzo ad un calmo e solenne anfiteatro di -montagne verdi: le montagne di Tierz, di Cimon, -di Crostis, dalla parte nostra; quelle di -Köderhohe, di Lancheck, di Polenick (la sola -che si culmini in una dirupata nudità pietrosa), -dalla parte austriaca. -</p> - -<p> -Avevamo già contemplato la truce regione del -Freikofel dall'alto del Crostis, durante una delle -ultime escursioni. Avevamo visto sotto a noi -una confusione di giganteschi macigni, variegata -di sterpi, e solo dopo una lunga osservazione -ci era stato possibile individuare le cime, distinguerle -l'una dall'altra, e sorprendervi a poco -a poco la nascosta vita della guerra. Gl'incamminamenti -coperti, le paurose scalinate scavate -nel sasso entro l'ombra di canaloni, i rifugi arrampicati -miracolosamente nei greti, i baraccamenti -annidati ai piedi delle pareti rocciose, -e qua e là le trincee, tutto minuscolo, strano, -fatto di solchi, di celle, di tane, fra sparpagliamenti -di tronchi trascinati lassù, simili a festuche -di paglia, pareva dovuto ad un lavoro d'insetti -infaticabili e industriosi. Il cannone taceva, -e nel silenzio freddo delle vette risuonavano -continuamente dei colpi di fucile, cupi, lunghi, -con quel rumore caratteristico delle tavole gettate -a terra, un rimbombo da legname scaricato. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_253">[253]</span> -</p> - -<p> -La lotta si accanisce in questa aspra regione -perchè c'è il Passo di Montecroce. La valle austriaca -dell'Anger e quella italiana di Montecroce -sono in comunicazione. La catena rocciosa -del Freikofel ha un taglio profondo nel -quale una buona strada si snoda. Per questa -strada si può scendere dal Gail al Tagliamento. -Padroni del Passo di Montecroce, gli austriaci -potrebbero premere verso gli sbocchi che conducono, -per le valli del But, del Degano e -del Tagliamento, alle retrovie del nostro esercito -operante sull'Isonzo. Non andrebbero lontani, -ma farebbero sentire una pesante minaccia -sul nostro fianco. -</p> - -<p> -Per aprirsi la via di Montecroce non hanno -risparmiato sforzi. Avevano preparato numerose -strade militari, avevano creato nella zona -del Passo un vero campo trincerato, e fin dall'inizio -della guerra, concentrate truppe e artiglierie -in quantità preponderanti, hanno tentato -di forzare il varco. L'azione su questo -settore ha avuto tre periodi distinti: offensiva -austriaca e resistenza nostra; controffensiva italiana -e conquista delle vette; equilibrio. Noi non -vogliamo avanzare, siamo sulla frontiera naturale, -non reclamiamo terre al di là, e non -vogliamo disperdere energie in obbiettivi strategici -di secondario valore. -</p> - -<p> -Ma la lotta non si acquieta. Gli austriaci -tornano e ritornano all'attacco, tentano e ritentano, -<span class="pagenum" id="Page_254">[254]</span> -costone per costone, vetta per vetta, -cercano di smuovere la stupenda barriera di -eroismo contro la quale ogni assalto si sfascia -e si abbatte nel sangue. Alle volte lasciano -trascorrere qualche settimana nell'inerzia, poi, -impetuosamente, sferrano un colpo di sorpresa. -Sperano di trovarci indeboliti, immaginano forse -che, ingannati dalla quiete d'una falsa rinuncia, -i difensori abbiano assottigliato le loro schiere. -</p> - -<p> -La nostra difensiva non va intesa come una -immobilità. La nostra azione svolge spesso una -offensiva tattica, sospinge, assalta, sorprende, -striscia, strappa al nemico ora una trincea, -ora un ridotto, migliora le posizioni, si abbarbica, -approfondisce le radici della resistenza. -Le fanterie nemiche sono a quaranta o cinquanta -metri l'una dall'altra. Gli avamposti sono -a quindici metri. Quando gli austriaci bombardano, -spesso debbono fare arretrare la loro -fanteria nella seconda linea di trincee per non -colpirla. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Il Passo, una spaccatura piena d'ombra, folta -di abeti, sta fra due cime massicce e rocciose, -due immani pilastri: quello a sinistra è lo -Zellonkofel, quello a destra è il Pal Piccolo. -A destra del Pal Piccolo, un'altra mole di sasso: -il Freikofel. A destra del Freikofel, simile -per l'aspetto ma più ampio, il Pal Grande. -Ancora più in là, le guglie del Timau. Dopo -il Timau, ma non più in rango, simile al -<span class="pagenum" id="Page_255">[255]</span> -capo di una schiera di vette, l'alto Pizzo Avostanis -avanza al nord e chiude la valle dell'Anger. -</p> - -<p> -Il possesso di questo Pizzo sollevò anni or -sono una questione diplomatica che somiglia -a quella della Cima Dodici. L'Austria lo reclamava, -ma le sue ragioni erano troppo quelle -del lupo. Il Pizzo restò nostro. La lunga premeditazione -austriaca ora si rivela nella sua pienezza. -Non era il povero possesso di una sterile -sommità che si discuteva: era il dominio -di un valico, il punto di appoggio di un'azione. -Il Pizzo Avostanis è il sostegno del nostro -fronte. Se non l'avessimo, forse la difesa non -potrebbe esser lì. -</p> - -<p> -La lotta cominciò al Passo. Subito, all'inizio -della guerra, il nemico avanzò all'occupazione -dello Zellonkofel a sinistra del Passo, e del Pal -Piccolo a destra. Sul Pal Piccolo avevamo un -plotone. Benchè risolute e tenaci, le nostre forze -nella zona erano in quei giorni piccole. Il -plotone si trovò di fronte una compagnia austriaca. -Dovette ripiegare, ma alla notte stessa -i nostri assaltarono il monte. Lo presero, lo -tennero. Però, profittando di un cambio di guarnigione -che aveva portato sul Pal Piccolo una -truppa nuova alla località, gli austriaci attaccarono -e rioccuparono la vetta. Vi rimasero poco. -Gli stessi soldati che avevano già una volta -conquistato il monte, salirono nuovamente all'assalto -e lo riconquistarono. E vi sono ancora. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_256">[256]</span> -</p> - -<p> -Ma gli austriaci avevano lo Zellonkofel, avevano -il Freikofel, avevano una delle due punte -del Pal Grande; le posizioni nostre e le loro -s'incastravano, s'intersecavano, si allacciavano -sopra una stessa linea. Aggrampati sullo scoglio, -dove non si scavano trincee, dietro a frettolosi -ripari di pietre ammonticchiate e di sacchi -di terra faticosamente trascinati lassù, i -nostri avevano il nemico di fronte e sui fianchi. -Gli approcci erano scoperti, la fucileria -grandinava sulle retrovie, mancavano sentieri, -il rancio doveva esser portato da lontano con -due ore di ascensione sotto al fuoco, e l'artiglieria -tempestava. Gli attacchi del nemico erano -continui e violenti. -</p> - -<p> -Il Pal Piccolo fu assalito cinque volte consecutive -in un solo giorno da un battaglione -e mezzo di austriaci muniti di numerose mitragliatrici. -Cinque volte il nemico venne ricacciato. -Si preparava a salire ancora all'attacco, -si sentiva troppo superiore di forze per rassegnarsi, -quando nella giornata grigia la nebbia -scese dalle vette e una pioggia dirotta cominciò -a scrosciare sulle pietre. Allora i nostri si -slanciarono fuori dalle posizioni, la baionetta -bassa, urlando, e per quel giorno spezzarono -definitivamente l'offensiva nemica. Era il -30 maggio. -</p> - -<p> -Intanto il coro dei cannoni aumentava tutto -intorno. Mentre le fanterie si battevano, spesso -a corpo a corpo, sulla catena rocciosa che -<span class="pagenum" id="Page_257">[257]</span> -il Passo fende, da dietro le creste dell'ampio -anfiteatro di monti le batterie preparavano gli -assalti o si cercavano fra loro, folgorandosi -al di sopra della mischia, e da vetta a vetta -filava l'ululante parabola delle granate. I nostri -medî calibri entrarono in azione il 28 maggio, -e i loro primi rimbombi furono salutati da -una lunga acclamazione, giù dalle trincee italiane. -Il 3 giugno una batteria austriaca veniva -smontata dalle nostre cannonate. Era il -momento in cui si preparava la conquista del -Freikofel. -</p> - -<p> -Fu annunciata al paese il 9 giugno, quando -potè dirsi definitiva. Perchè il Freikofel fu preso, -perso, ripreso, riperso, ripreso. Quando si -è visto il Freikofel si ha di questi assalti l'impressione -fantastica di un volo. Immaginate una -specie di alta cupola di basalto, irregolare, con -dei fianchi quasi a picco, tutta scogliere, tutta -nodi, spaccata da fenditure che ospitano grame -sterpaglie, grigia, sinistra, strana come quelle -rocce inverosimili della pittura cinese che -portano sulla vetta i contorcimenti di un pino -asiatico. Lo difendeva una compagnia, ossia -tanti soldati quanti era possibile mettervene. -Fu preso la prima volta da venticinque uomini. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -In molte compagnie alpine si sono formati -nuclei numerosi d'uomini votati alla morte; sono -detti le «anime perse», sempre pronti ad ardimenti -che hanno del sovrumano. Ricordano -<span class="pagenum" id="Page_258">[258]</span> -i <i>keshitai</i> giapponesi, gli assetati del pericolo, -gli eroi dell'impossibile. L'attacco del Freikofel -pareva una follia, ma bisognava studiarlo, -bisognava tentarlo. Avanti le «anime perse»! -</p> - -<p> -Sono tante le anime perse che si dovette -fare una scelta. Occorrevano venticinque soldati, -e ve n'erano cinquecento che si offrivano. Partì -all'alba del 6 giugno la spedizione prodigiosa, -condotta da un sergente pratico dei luoghi. -Erano tutti alpigiani: guide, cacciatori di -camosci, portatori, gente che si sente sicura -sopra un abisso finchè trova lo spazio per incastrare -la punta d'un piede e i polpastrelli -di una mano. -</p> - -<p> -Si vede da dove sono saliti, ma non si capisce -come siano saliti. Portavano il fucile, -con la baionetta già inastata, le giberne, il tascapane -pieno di viveri, erano carichi di peso. -S'inerpicavano con piedi fasciati di pezze, per -far meglio presa sulla roccia, e certi tratti di -parete liscia, dove non era possibile salire, -li superavano fissando alle sporgenze superiori -delle lunghe corde alle quali si arrampicavano. -Gli austriaci, che vigilavano le due spalle più -accessibili del monte, non udirono niente. L'ascesa, -lenta e silenziosa, era durata un'ora e -mezzo. -</p> - -<p> -Toccata la vetta, fra le asperità cineree dei -dirupi gli assalitori concertarono rapidamente -il loro piano. «Battaglione, alla baionetta!» — urlò -il sergente. «Compagnia, alla baionetta!» — urlò -<span class="pagenum" id="Page_259">[259]</span> -un caporale. E tutti e venticinque, gridando -per mille, si buttarono avanti, saltando -da masso a masso: Savoia! Dalle posizioni vicine -si udì il clamore. Poi le voci si spensero. -Dopo qualche minuto il silenzio tornò profondo -sul Freikofel. Che era avvenuto? Tutti gli sguardi -scrutavano ansiosamente la vetta. Improvvisamente -un'acclamazione immensa echeggiò -dal Pal Piccolo all'Avostanis. Sulla cima del -Freikofel sventolava la bandiera italiana. -</p> - -<p> -Gli austriaci non si erano difesi. Sorpresi, -erano fuggiti in terrore. Erano già depressi -per un intenso bombardamento di medî calibri -durato tutta la notte. Cinquantaquattro di loro -si arresero subito. Molti altri, sparpagliatisi intorno -nelle anfrattuosità delle rocce, venivano -fuori alle reiterate intimazioni di resa, le mani -levate. Il nemico non tentò subito di riprendere -la vetta di assalto: la bombardò. Tutte -le batterie austriache, grandi, piccole, di medio -calibro, vi concentrarono un fuoco infernale, -prima che i nostri potessero compiere il più -piccolo lavoro di fortificazione. La sommità -dovette essere sgombrata, ma tenevamo l'accesso. -Aggrampate Dio sa come, le nostre truppe -erano là, pronte, al riparo, entro i greti e nei -canaloni. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Dei venticinque assalitori uno solo era caduto. -Fu visto all'inseguimento, avanti a tutti, -scendere a salti di camoscio e piombare colpito -<span class="pagenum" id="Page_260">[260]</span> -da una fucilata a bruciapelo, tirata da qualche -nascondiglio. Non era stato nominato per -quell'impresa. Aveva protestato perchè non l'avevano -incluso nella lista. «<i>Sior capitano, mi -go più dirito dei altri!</i>» — aveva detto alla -sera, tutto commosso come sotto ad un'ingiuria. — «<i>Me -speta!</i>». -</p> - -<p> -Era un soldato straordinario. Quando vedeva -il suo capitano partire solo in ricognizione, -borbottava: «<i>Eco sto mato che busca de -farse copar!</i>» — E gli dava dei consigli: «<i>No -se fida de mi? Perchè no me manda mi a -guardar, che se lo copan a el, che femo nualtri?</i>» — Il -capitano fingeva di non udire, e -allora il bravo alpino pigliava il fucile, si affibbiava -le giberne, e dopo aver mormorato un -affettuoso e irriverente «<i>andemoghe drio, el -xè mato da legar!</i>», lo seguiva per tutto, passo -passo, come un cane, devotamente, pronto a -fargli scudo del suo corpo ad ogni frusciare -di fronde. L'ufficiale lo ha pianto. -</p> - -<p> -Per tre giorni sul Freikofel è stata una alternativa -di bombardamenti e di mischie alla -baionetta. Quando il nemico credeva di aver -spazzato la vetta a colpi di cannone, avanzava -la sua fanteria. Improvvisamente era fra le -pietre un brulichìo di grigio, un lungo urlo -possente, i nostri balzavano su, rioccupavano -la cima, facevano dei prigionieri, rigettavano -l'assalto. Il bombardamento ricominciava. Si resisteva -un'ora, due, tre, poi bisognava cedere, -<span class="pagenum" id="Page_261">[261]</span> -ritirarsi. Dal giorno 7 al giorno 9, il nemico lasciò -duecento cadaveri sul Freikofel, quattrocento -feriti, duecentoventi prigionieri. Ma il 9 -la nostra occupazione della sommità era consolidata. -Il cannone non ci scacciava più. -</p> - -<p> -Gli attacchi austriaci sono però continuati. -Con la nebbia, con la pioggia, di notte, all'alba, -alla sera, il tentativo di riprenderci il -Freikofel è stato rinnovato con un'accanita costanza. -Specialmente con la nebbia. Quando -le nubi scendono e le montagne vi si immergono -a poco a poco, quando tutto sparisce in -un grigio tenebrore, si può esser quasi sicuri -che nello spessore opaco e freddo dei vapori -i nemici rampano. -</p> - -<p> -La loro tattica consiste nell'avvicinarsi a -gruppi di cinquanta o sessanta, cautamente, -carponi, e, arrivati a pochi passi dalla trincea -italiana, aprire un fuoco intenso e breve di -fucileria. Non osano slanciarsi all'assalto subito; -vogliono prima saggiare la difesa. Il fuoco -di risposta rivela le condizioni dei difensori. -Ne dice il numero, ne dice il morale. Se la -trincea si sveglia con una fucileria furibonda, -lunga, disordinata, l'attacco può proseguire. -Vuol dire che la gente trincerata è poca e vuol -parere molta, o è molta ma sorpresa e agitata. -Se invece soltanto una diecina di colpi risponde, -e poi si rifà il silenzio, la cosa è grave: c'è -nella trincea un'aspettativa calma e sicura. In -questo caso, che è il più sovente, l'attacco è -<span class="pagenum" id="Page_262">[262]</span> -sospeso. Allora, dopo la scarica, i nostri non -sentono più nulla. Il nemico si ritira quatto -quatto nelle sue tane. -</p> - -<p> -Tali spedizioni austriache non sono mai condotte -da ufficiali; dei sergenti le guidano. Gli -ufficiali rimangono dietro, nelle trincee. -</p> - -<p> -Si sono avuti, per lunghi periodi, tutte le -notti di questi tentativi di attacco. Talvolta -l'offensiva austriaca ha un ben maggiore sviluppo, -si sferra in forze compatte dopo violenti -bombardamenti, si estende contemporaneamente -a tutte le posizioni del Passo di Montecroce, -assale il Freikofel, assale il Pal Piccolo, assale -il Pal Grande, assale l'Avostanis. -</p> - -<p> -Non si contano più queste battaglie furibonde, -nelle quali si calcola siano caduti più -di seimila austriaci. Il nemico si dibatte sulla -linea incrollabile delle nostre posizioni, non -vuol persuadersi che non si passa. Il 14 giugno, -bombardamento e attacco dell'Avostanis. Il giorno -dopo, attacco generale. Il 20 giugno, alla -notte, attacco del Freikofel. Il 22, attacco generale. -Dopo ogni insuccesso parziale, gli austriaci -allargano il combattimento, come chi non potendo -scuotere una porta sferri pugni su tutti -i muri intorno. Il 23, attacco dal Pal Piccolo -al Pal Grande. Così il 24, nella notte. La -notte del 25, attacco del Freikofel. Le rocce -si coprivano di cadaveri. Intanto noi, sistematicamente, -continuavamo a completare il nostro -fronte con nuove conquiste. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_263">[263]</span> -</p> - -<p> -Il 22 giugno, proprio durante gli assalti austriaci, -occupavamo la cresta fra il Pizzo Collina -e lo Zellonkofel, il monte che, simmetrico -al Pal Piccolo, sta a ponente del Passo di Montecroce. -Zellonkofel e Pal Piccolo sono come -due gigantesche sentinelle, una da una parte -e una dall'altra del Passo. Il 25, la cima stessa -dello Zellonkofel fu presa da noi. La soglia -di Montecroce era definitivamente chiusa al nemico. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Gli austriaci tentarono il giorno dopo di sloggiarci. -Respinti, impiegarono il giorno 27 a -spostare artiglierie; il 28 bombardarono lo Zellonkofel -con tutti i calibri, poi lo assalirono -ancora. Respinti, si volsero di nuovo, all'altro -pilastro del Passo, al Pal Piccolo. Nella notte -del 30, alla luce dei proiettori e dei razzi illuminanti -l'ondata dell'assalto si abbattè sulle -nostre trincee, con granate a mano e bombe -asfissianti. L'onda s'infranse e ricadde. -</p> - -<p> -Noi ci eravamo anche impadroniti del Passo -di Volaia e del Passo di Valentina, che si trovano -a ponente del Montecroce. Il nostro allineamento -si estendeva e si piantava solidamente -sulle posizioni più forti. Il 1.º luglio facevamo -ancora un piccolo passo avanti dalla -cima del Pal Grande; scendendo sul declivio -scacciammo il nemico dalla trincea avanzata. Gli -austriaci fecero sforzi disperati per riprenderla. -Tentarono l'assalto nella notte stessa; poi alla -<span class="pagenum" id="Page_264">[264]</span> -mattina seguente; poi, con più truppe, il giorno -3, dopo un serrato cannoneggiamento; poi -il giorno 5. Abbandonarono 250 morti sul terreno. -Respinti sempre, volsero l'attacco al vicino -Pizzo Avostanis. Furono lasciati avvicinare a -brevissima distanza dalle trincee, contrattaccati, -rovesciati nella valle. Il giorno appresso, -assalivano ancora il Pal Grande. -</p> - -<p> -Vi è qualche cosa di cieco e di feroce in -questa tattica da ariete, una forsennata negazione -dell'evidenza. E l'evidenza è che la fanteria -austriaca, dai celebri <i>Kaiserjägern</i> ai -bosniaci, non può reggere in combattimento -aperto contro la nostra truppa, quando l'uomo -è contro l'uomo. La forza degli austriaci è -nell'ausilio ampio, bene organizzato, sapiente, -di tutta la meccanica offensiva, di tutti gli -atroci sostituti scientifici del valore umano: è -nell'uso studiato e largo di tutti quei moderni -mezzi di lotta che permettono di colpire senza -esporsi, che affidano la maggior parte del combattimento -al cieco automatismo degli esplosivi; -è nell'abilità del nascondiglio, nel soccorso delle -difese inanimate. Sono artiglierie numerose, varie, -ben celate, pronte a scomparire; sono bombe -asfissianti; sono granate che delle macchine -lanciano, perchè ci si espone troppo a lanciarle -a mano; sono mine, reticolati, scudi di -acciaio; sono trinceramenti blindati con feritoie -a sportello nei quali la fanteria è invulnerabile. -Ma il momento arriva in cui bisogna che avanzino -<span class="pagenum" id="Page_265">[265]</span> -allo scoperto se vogliono tentare una conquista. -</p> - -<p> -Possono bombardare quanto vogliono, aumentare -in proporzioni esorbitanti la loro avanguardia -di esplodenti, l'ora suona in cui i rifugi debbono -essere lasciati per farsi avanti. È l'ora che -i nostri aspettano silenziosamente. È l'ora del -cuore. Non sempre ci si difende col fuoco dall'assalto -che inerpica. Le baionette si inastano, -poi con un grido selvaggio i nostri balzano sulle -trincee e si gettano giù, a valanga. Il nemico -precipita indietro, lascia i suoi morti, i suoi feriti, -i suoi fucili, e da dietro i macigni spuntano -mani levate di gente che si rende. E questo -non una volta, non due; quando leggete -nella nobile sobrietà della prosa di Cadorna che -avvenne «il consueto attacco» al Freikofel, al -Pal Grande, al Pal Piccolo, dovete immaginarvi -queste scene sugli orridi costoni di Montecroce, -grandiose e tenibili come la penna non -potrà mai dire, tumultuanti nel pallore di -un'alba, o in una notte di tempesta illuminata -dalla luce fantastica di bengala librati nell'aria -dai razzi. -</p> - -<p> -Poi si combatte per i morti. -</p> - -<p> -I nostri alpini, specialmente, hanno per il -cadavere una reverenza eroica, un culto antico -e solenne che fa della sepoltura un dovere sacro. -Compiono follìe di valore per raccogliere -piamente i loro caduti. Dicono che il morto -vuole riposo, e reclamano dai superiori il diritto -<span class="pagenum" id="Page_266">[266]</span> -di uscire dalle trincee. Si concertano, partono -in cinque, in sei, armati, di notte. Spesso -sono scorti o sono uditi dal nemico, la fucileria -si desta, le bombe esplodono divampando fragorosamente, -i proiettori si accendono e frugano -la roccia. Qualche volta la scaramuccia -si allarga, e non sono più cinque o sei che -avanzano, sono cinquanta, sono cento, lanciati -fuori da un'indignazione generosa, e la spedizione -arriva sulla trincea nemica tornandone -carica di trofei. -</p> - -<p> -Sul Pal Grande, un giorno, uno dei nostri -morti era rimasto a tre passi dai parapetti austriaci. -Era un graduato che tutti adoravano. -L'ufficiale in comando offrì una somma di denaro -ai volontari che fossero andati a prenderlo. -Gli alpini, gravi, studiarono a lungo dalle feritoie, -poi scossero la testa e tacquero. L'ufficiale, -un valoroso, un dio per i suoi uomini, -lasciò la trincea con un gesto di sdegno. Bastò -più della somma. -</p> - -<p> -Era appena giunto al rifugio, quando l'ufficiale -udì un tumulto di fucilate e di gridi. -Si disponeva, perplesso e sorpreso, a tornare -indietro, ma il tumulto diminuiva, cessava. E -verso di lui, per i camminamenti coperti, scendeva -un affollamento solenne di soldati. Era -il funerale magnifico di un eroe. I primi portavano -il cadavere, e dietro a loro ondeggiavano -sulle spalle fasci di fucili e grigi scudi di -acciaio, armi prese al nemico. Per riprendere -<span class="pagenum" id="Page_267">[267]</span> -il morto, la trincea austriaca era stata attaccata, -conquistata, spogliata. -</p> - -<p> -Perchè gli austriaci tirano sui raccoglitori di -feriti e di cadaveri? Nulla può indurli al rispetto -della croce rossa. Uno dei nostri cappellani, -dopo un combattimento, uscì dalle trincee del -Freikofel in paramenti sacri, le braccia levate, -per chiedere al nemico di lasciar prendere -i morti. Fu preso a fucilate anche lui. Fremendo -di sdegno i nostri hanno visto più volte -gli austriaci massacrare a colpi di fucile e di -granata i loro stessi feriti, che strisciavano penosamente -gemendo verso le loro trincee. Non -è forse ferocia; probabilmente è allarme. Sono -in uno stato di agitazione evidente, di ansia, -di sospetto, di timore. Non discernono, non -capiscono, sono turbati, vedono in ogni cosa un -tranello, nel prete immaginano un lanciatore -di bombe travestito, nel rampare d'un ferito -scorgono l'avvicinarsi subdolo di un assalitore, -l'angoscia di una aspettativa mortale non lascia -posto per altri sentimenti, tirano su tutto quello -che si muove, sulle ombre, sulle apparenze, e -tirano anche sui morti, perchè non li ricordano -più, o perchè li credono finti morti e fissandoli -par loro che si spostino, lentamente, insensibilmente, -nell'ombra. -</p> - -<p> -Nessun attacco di queste truppe, anche contro -forze che per un periodo furono numericamente -inferiori, è mai riuscito. Non li abbiamo -ricordati tutti questi attacchi, ostinati, sanguinosi -<span class="pagenum" id="Page_268">[268]</span> -e inutili. L'8 luglio tentavano ancora -la conquista dello Zellonkofel. Il 10 si volgevano -al Pal Grande, di notte. All'alba contrattaccavamo -noi e prendevamo un'altra trincea. -Il giorno dopo avanzammo ancora un poco verso -l'Anger. Il 14 luglio, nuovo assalto generale -austriaco di tutte le posizioni. Era un giorno -tenebroso, nebbioso, freddo, e per due volte -l'offensiva nemica salì sullo Zellonkofel, sul -Pal Piccolo, sul Freikofel, sul Pal Grande, sull'Avostanis, -a infrangersi sulle nostre baionette. -Poi il 27 luglio, il 30 luglio, il 7 agosto, il -14 agosto, giorni di battaglia. Di ogni attacco -nemico noi abbiamo profittato; la controffensiva -ci ha permesso sempre di migliorare la linea -di resistenza; prendevamo una balza, una gola, -un costone. E la lotta prosegue, ora furibonda -ed ora stanca, ad una distanza da sassate, -con lanci di bombe e d'ingiurie. -</p> - -<p> -Questo è il fronte verso il quale salivamo -lentamente dalla valle di Montecroce. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Salivamo verso le posizioni dalla valle di -Montecroce, sul cui fondo venivano a cadere -dei colpi destinati alle retrovie, i quali aprivano -sui prati, dall'altra parte del torrente, -lacerazioni oscure. -</p> - -<p> -Ogni quattordicesimo giorno del mese è, per -ragioni misteriose, un giorno di furore austriaco -in quel settore. Assistevamo alla quarta celebrazione -di questa data. Il tempo limpidissimo -<span class="pagenum" id="Page_269">[269]</span> -favoriva l'azione delle artiglierie. Dalle tre del -mattino il bombardamento continuava, senza -la caratteristica tremenda intensità di una preparazione -di assalto, ma vasto, su tutti i punti, -contro le trincee e contro gli approcci, sulle -vette e nelle gole. -</p> - -<p> -Le grosse granate passavano in alto, alle -volte due, tre di seguito, e dalla calma, azzurra, -profonda serenità del cielo scendeva quel loro -ronfiare cupo, lamentoso, soprannaturale, che -per delle interferenze bizzarre del suono ha -come dei rallentamenti e delle pause, che pare -sosti e riprenda, con qualche cosa di faticoso, -di affannato, di pesante. -</p> - -<p> -Veniva fatto di guardare in su, curiosamente, -e di cercarle nella luce le canore masse -di acciaio. Dal suono si distinguevano i calibri. -Striduli, striscianti, con un rumore di lacerazione, -delle granate e degli <i>shrapnells</i> di artiglierie -da campagna e da montagna, tirati -troppo in alto, sorpassavano le posizioni e -scendevano lungo la china tracciando invisibili -archi di sonorità e di ronzii. Il fragore -echeggiante delle esplosioni saliva dalla vallata -come una impetuosa marea di tuoni. Il -fumo sorgeva filaccioso e diafano sulle cime -degli abeti. -</p> - -<p> -Dal colore delle nubi di fumo i soldati classificano -i proiettili. C'è la bianca, la bianchina, -la rossa, la grigia. Tutto prende un soprannome -al campo. Le varie batterie nostre sono -<span class="pagenum" id="Page_270">[270]</span> -conosciute con nomignoli che rimarranno. Una -batteria da montagna, inerpicata ad un'inverosimile -altezza, è la «pettegola». È sempre la -prima ad iniziare la discussione e vuole sempre -l'ultima parola. -</p> - -<p> -Incomincia con otto, dodici colpi di fila; allora, -siccome i suoi tiri arrivano bene, tutti -i cannoni austriaci si mettono ad abbaiare contro -di lei; l'altura sulla quale la batteria è -piazzata, è tempestata da un imperversare di -granate. L'inferno dura un'ora, due ore: la -pettegola tace. Il nemico la crede colpita, distrutta, -sepolta, e sospende il fuoco. Immediatamente -si odono due colpi; è lei che dice: -Sono qua! Nuovo furore austriaco, ripresa del -bombardamento a oltranza. Poi silenzio. Questa -volta è finita. No, due colpi, due soli: Sono -ancora qua! E per giorni intieri continua l'alterco -dei cannoni, il quale finisce invariabilmente, -alla sera, con quei due colpi insolenti, -esasperanti, che l'artiglieria nemica si rassegna -a lasciare senza risposta. -</p> - -<p> -Da un'altra parte c'è la «mitragliatrice». -È una batteria da campagna che si indigna -quando la tormentano troppo. Per un po' sopporta, -poi perde la pazienza e sgrana giù, per -un paio di minuti, un fuoco a tiro rapido filato -come i punti di una macchina da cucire. -Ma bisogna sentirne a parlare i soldati, di questi -cannoni amici. -</p> - -<p> -C'è un affetto, una passione, una riconoscenza, -<span class="pagenum" id="Page_271">[271]</span> -verso quelle batterie protettrici, che non si -possono ridire. La loro voce è riconosciuta e -sveglia sempre esclamazioni di saluto nelle trincee. -Non le hanno mai viste, non sanno nemmeno -con precisione dove stiano, ma i soldati -le adorano, e non ce n'è uno che all'occorrenza -non si farebbe ammazzare per salvarne un pezzo. -I tiri sono seguiti con un interesse espansivo. -Un bel colpo, che vada al segno, è commentato -con espressioni di gioia. I grossi alpini -si battono allora fanciullescamente le coscie -con le palme, contenti, esclamando: — Bene! -Bene! Bravi! — E ridono. -</p> - -<p> -Ma ieri le nostre batterie disdegnavano il -fuoco nemico. Rispondevano appena, di tanto -in tanto. Qualche grossa granata passava dal -sud al nord. «Ciao, cara!» — dicevano i conducenti -alzando la testa: «Buon lavoro!» -</p> - -<p> -C'inerpicavamo verso il Pal Grande su di una -scoscesa spalla del monte coperta da un folto -bosco di abeti, girando e rigirando per le -volute del sentiero, ai piedi di immani pareti -rocciose dai cui bordi lontani sporgevano le -tese braccia degli alberi, in oscuro intreccio. -Poi la dirupata, angusta, ombrosa cavità di -un canalone ci ha presi; il sentiero sempre più -aspro è divenuto quasi una scala, una fantastica -scala a brevi zig-zag, fiancheggiata da -abeti, serrata dagli speroni di maestose muraglie -basaltiche. -</p> - -<p> -Un rombo lontano e sonoro, che si sarebbe -<span class="pagenum" id="Page_272">[272]</span> -preso in quel momento per il rumore di un -proiettile se non fosse stato persistente ed eguale, -ci ha fatto guardare nei lembi di cielo che -s'incorniciavano luminosi e profondi entro un -frastagliamento nero di rami. Un aeroplano austriaco -passava. -</p> - -<p> -Era chiaro, diafano come una cosa veduta -attraverso l'acqua, pareva lento, pareva incerto, -volava verso il sud, librato sulle sue ali immobili, -poi ha virato verso l'est. La montagna, che -sembrava deserta, ha risuonato tutta di colpi di -fucile. Si tirava da ogni parte sul sinistro uccello -pallido e grande che spiava. Le rocce -prolungavano stranamente il rumore dei colpi; -l'eco faceva di ogni fucilata uno scroscio. Scendeva -su di noi come una portentosa cateratta -di strepiti violenti. L'aeroplano è scomparso, -la fucileria ha taciuto. Qualche grosso proiettile, -passando più basso, faceva udire il rauco -soffio vorticoso della spoletta. -</p> - -<p> -Il sentiero aveva i segni caratteristici delle -zone battute lasciati dal cannoneggiamento di -mesi, schegge di roccia staccate dai colpi e -precipitate sul passaggio, frammenti di granate, -pallottole di <i>shrapnells</i>, buche scavate dagli -scoppi. Qualche barella scendeva lentamente e -le cedevamo il passo, salutando il ferito che ci -guardava con lo sguardo lontano e assorto di -chi ha appena lasciato il combattimento e lo -rivive. -</p> - -<p> -Il frastuono delle esplosioni, di tanto in tanto, -<span class="pagenum" id="Page_273">[273]</span> -si faceva vicino ma senza direzione, ingigantito -dalle sonorità degli echi. Poi, improvvisamente, -uno schianto di folgore, un contraccolpo -di vento, un roteare lento in aria di tronchi -d'albero sradicati dal ciglione d'una roccia -e lanciati in alto, un frullare di pietre tutto -intorno a noi, di schegge, di frammenti, con -un picchiettare violento di sassaiuola sulle piante -e sul sentiero, e un fumo giallo, pesante, -acre, si è sparso a piccoli turbini e ci ha -velati. -</p> - -<p> -Bianca, gigantesca, precipitosa, una vetta ci -appariva vicina, alla fine del canalone, una -rocca luminosa nello sfolgorìo del sole: il Pal -Grande. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Pochi minuti dopo, inerpicati sulle basi delle -sue pareti, contemplavamo la bellezza orrenda -di questo grandioso e selvaggio campo -di battaglia. La via dalla quale eravamo saliti -non era più che una specie di spaccatura in -basso, piena di ombra e di un arruffìo di boscaglia, -al quale ogni tanto s'invischiava la nube -sinistra di una granata. Il Pizzo di Timau -vicinissimo, a levante, tutto in ombra, azzurrastro, -piombava le sue vertiginose pareti a -picco quasi nei ghiaioni del Pal Grande. A -ponente la cupola scabrosa e tormentata del -Freikofel, lontana meno di un tiro di fucile. -Più in là, le rocce cineree del Pal Piccolo che -sostengono un pianoro con vestigia di verde. -<span class="pagenum" id="Page_274">[274]</span> -La spaccatura del Passo di Monte Croce appare -così angusta che lo Zellonkofel al di là del -Passo, si direbbe unisca la base delle sue due -cuspidi a quella del Pal Piccolo. -</p> - -<p> -Tutte queste vette, tutte queste rocce, nude, -calcinate come ossami di un mondo morto, tuonavano -alle cannonate; ruggevano in echi prodigiosi, -avevano boati da valanga, frastuoni di -crollo, facevano scendere dalle più inaccessibili -solitudini tumulti immani di battaglia; pareva -che ogni balza, ogni crosta, ogni dirupo sferrasse -i suoi colpi, che le montagne stesse si fulminassero -confondendo in una continua tempesta -lo scrosciare esorbitante delle loro folgorazioni. -E finivamo per sentire confusamente una non -so quale personalità favolosa in quelle montagne -combattenti, piene di un maestoso e immobile -furore. Non è possibile dare un'immagine -del coro possente e favoloso delle vette intorno -alla lotta dei piccoli uomini invisibili, celati -come insetti nei greti, ridire quello che la montagna -aggiunge alla guerra di pauroso, di grande, -di soprannaturale. -</p> - -<p> -Eravamo da poco lì, quando da una piccola -baracca, incastrata sopra un gradino della roccia, -è sceso un grido di evviva. «L'aeroplano è -caduto! — ha annunziato un ufficiale affacciandosi. — È -caduto nella valle dell'Anger! Abbiamo -ricevuto adesso la telefonata!» La voce -è passata. Dei soldati, sull'alto della balza, si -sporgevano dal ciglione per sapere forse che -<span class="pagenum" id="Page_275">[275]</span> -cosa fosse successo, e salutavano festosamente. -Dietro a loro, più in alto, il cannoneggiamento -batteva sempre. Si udiva il miagolìo breve e -rabbioso delle pallette di <i>shrapnell</i>. Una scheggia -di bomba è scesa frullando sul ridosso, -ed ogni tanto un ronzìo di pallottole austriache -sperdute, rimbalzate sulle pietre, passava intorno -a noi, lontano, in direzioni imprecisabili, -chi sa dove. -</p> - -<p> -Gli austriaci non hanno attaccato, non si -sono mossi dalle loro trincee. Bombardavano, e -facevano un gran fuoco di mitragliatrice e di -fucile. Ma le nostre truppe accolgono con una -indifferenza sublime queste manifestazioni. Preparano -le loro granate a mano e aspettano. -Perchè è con il lancio delle granate che iniziano -i loro attacchi e contrattacchi. C'è sul -Pal Grande un famoso lanciatore di granate. Ne -mette cinque o sei nel tascapane, e parte dalla -trincea, un mezzo sigaro toscano acceso fra -i denti. Egli preferisce le bombe lenticolari a -quelle sferiche per il suo sistema. Arriva bocconi -presso la trincea nemica, mette le bombe -in fila davanti a sè, poi col toscano accende -le micce e getta i proiettili con la rapidità e la -esattezza del giocoliere che lancia i cappelli. -E lanciando conta: Uno, due, tre, quattro, cinque.... -Le esplosioni si seguono serrate e la -trincea si vuota fra grida di terrore. Una volta -preparò così un assalto, da solo. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_276">[276]</span> -</p> - -<p> -Il fuoco dell'artiglieria non scuoteva le truppe -di montagna nemmeno all'inizio, quando -non avevano ancora ripari sufficienti. Capitava -qualche volta che una granata prendesse in pieno -la trincea e ne demolisse un pezzo. Nessuno -si muoveva. I soldati scansavano i morti e i feriti -e ricostruivano. Sul Freikofel una volta una -granata austriaca buttò giù un riparo e lanciò -un caporale sulla tenda del comandante, -una ventina di metri più indietro. Ai fianchi -del caporale erano due soldati, rimasti miracolosamente -illesi. Dissipato il fumo si videro -i due soldati già intenti ad ammassare -i sassi crollati per rifare il riparo. Non si erano -neppure voltati per vedere dove fosse andato -a finire il caporale. -</p> - -<p> -Vorrei potere essere autorizzato a dire i nomi -di alcuni di questi eroi della calma. Vi sono -episodi meravigliosi. Sul Freikofel un soldato era -in vedetta in una trincea che, per un caso forse, -l'artiglieria nemica si mise a colpire incessantemente. -Arrivavano raffiche di quattro, di -otto, di dodici proiettili. La trincea era demolita. -Il soldato era rimasto interrato tre volte. Per -tre volte si era dissepolto. Dalla trincea principale -il suo capitano avanzò per comandargli di -ritirarsi: «Vieni via! L'hanno con te! Vieni -via!» — «Signor no!» — rispose risoluto il soldato. -E tutto annerito dal fumo, sporco di terra, -balzò su dal buco, e lì fuori, allo scoperto, -<span class="pagenum" id="Page_277">[277]</span> -feroce e fermo, spianò il fucile e cominciò a -sparare, a sparare, con una rabbia fredda, -come per sfida. -</p> - -<p> -Un altro soldato diceva che non poteva stare -in trincea. Spesso chiedeva il permesso di -lasciarla. Prendeva il fucile e andava quatto -quatto in piena zona nemica. Studiava i punti -di passaggio, rimaneva per giorni interi immobile -in appostamento. Era il cacciatore di -uomini. Tornando annunziava i risultati della -posta: «<i>Ghe n'ho tabacai tre!</i>» Per lui colpire -era «<i>tabacar</i>». Un giorno rientrò pallido e muto -nelle posizioni. «Cos'hai? Sei ferito? — gli chiesero. — Vuoi -che ti portiamo?» No, volle scendere -da solo al posto di medicazione. Incontrò -il capitano. «<i>Sior capitano</i> — gli disse — <i>i -me gà tabacà anca mi!</i>» Era stato passato -da parte a parte da una palla. -</p> - -<p> -Ci siamo diretti al Freikofel, contornando il -rovescio del Pal Grande. Dei colpi di fucile isolati -risuonavano qua e là. Non vi sono punti -completamente coperti; le anfrattuosità delle -rocce permettono a qualche tiratore isolato di -andarsi a rannicchiare sui fianchi delle alture. -Episodi di combattimento hanno disseminato il -loro ricordo da ogni angolo, fuori della battaglia. -L'ufficiale che ci guidava ci ha indicato -sul viottolo un punto dove, passando alcune sere -or sono, si sentì chiamare: «Capitano, in -nome di Dio, fermatevi, non andate avanti, vi -ammazzano!» Era un soldato ferito, caduto a -<span class="pagenum" id="Page_278">[278]</span> -terra. L'ufficiale lo raccolse, lo caricò sulle -spalle, e passò. -</p> - -<p> -Per un'ora ci siamo arrampicati sulla spalla -del Freikofel in una specie di fenditura dove -il lavoro dei soldati ha saputo creare un fantastico -sentiero, che la battaglia ha disseminato -di frammenti di bombe, di schegge di granate, -di pallottole: detriti della guerra arrivati di -rimbalzo. Vi sono zone in cui tonnellate di metallo -si vanno accumulando. Ci siamo trovati -inaspettatamente fra casupole di pietra, che -sembrano una sull'altra, quasi fossero costruite -su gradini colossali di una alta e angusta scalinata. -Subito dopo eravamo in un labirinto di -scalette picconate nella roccia, di cunicoli, di -tane: le trincee. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Tutto era chiuso, tutto era oscuro, un po' -di luce verdastra filtrava appena dalle feritoie -mascherate di fronde. Si esciva curvi all'aperto -per sentieri scavati nel sasso, si andava -lungo barricamenti di sacchi pieni di terra, si -rientrava nel buio di ridottine e di posti di -vedetta. Nell'ombra, vicino alle feritoie, qualche -alpino era seduto in atteggiamento di riposo, -immobile, sereno, statuario, il fucile fra le gambe, -un paio di granate a portata di mano, poste -sopra una mensoletta, come dei <i>bibelots</i>, -e, vicino, una cassetta piena di uno scintillìo -di munizioni. Pallottole austriache schioccavano -ogni tanto sulle pietre, all'esterno. Si udivano i -<span class="pagenum" id="Page_279">[279]</span> -colpi dei fucili nemici così vicini, che per qualche -tempo abbiamo creduto che fossero i nostri -a sparare. -</p> - -<p> -Dalle feritoie si scorgevano le trincee nemiche, -a cinquanta passi. Erano ammonticchiamenti -di sassi, ammassamenti di sacchi a terra, -e qua e là un grigiore strano di corazzature, del -colore plumbeo delle navi da guerra. Gli austriaci -hanno due tipi di scudatura di acciaio, -uno grande da trincea, uno più piccolo da assalto. -Ricorda l'antico schermo degli arcieri, -questo scudo rettangolare che si posa al suolo, -appoggiato a due montanti, e dietro al quale il -soldato si rannicchia, spiando da uno sportellino -che si apre e si chiude. -</p> - -<p> -In continua azione di combattimento, le nostre -trincee sono sorte e si sono rafforzate, a poco -a poco, quasi insensibilmente. Furono monticoli -di pietre, poi muricciuoli nascosti da verdura -di pino, poi ebbero una copertura di travi -di abete — portati su faticosamente dalla foresta — poi -sulle travi si ammassarono blindamenti -di terra e di sacchi. Il nemico che spiava -non ha nemmeno visto una mano. I sassi si -spostavano adagio adagio, si allineavano, si sovrapponevano, -senza che il loro moto potesse -essere percepibile da lontano. Era come se -pietre, sacchi, travi, animati per magia, lentamente -manovrassero. E il lavoro non finisce -mai; si migliora, si amplia, si rinforza, si progredisce, -si aprono nuove comunicazioni, talvolta -<span class="pagenum" id="Page_280">[280]</span> -si avanza pure, sempre per pazienti trasformazioni, -cercando che i profili delle opere -di difesa non si levino a mutare troppo la fisionomia -selvaggia dei luoghi. -</p> - -<p> -Si profitta di ogni macigno, di ogni sterpo, e -si cerca, per analogia, di quali macigni e di -quali sterpi il nemico potrebbe profittare. Ridotte, -cunicoli di passaggio entro i quali si striscia, -tenebrose casamatte nelle quali la vigilanza -si apposta, rifugi blindati, spiazzi aperti e alti -per il lancio delle bombe, seguono piani capricciosi -che rispondono alle necessità di una tattica -minuscola, una tattica da fiere rintanate. -</p> - -<p> -Groppe di pietroni, sporgenze di massi macchiate -di licheni, crepacci profondi, arbusti, -rovi, formano fra le trincee nostre e quelle -nemiche un terreno spezzato, confuso, fantastico, -che solleva ferocemente sul suo pietrame -cinereo gruppi di cadaveri, avanguardie di morti, -drappeggi flaccidi di uniformi azzurrastre -che conservano incerte forme umane, e dai -quali spuntano piedi distorti, mani disseccate. -Segnano i limiti sui quali gli assalti nemici furono -fermati. Qui soltanto i viventi sono sepolti. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Fra le schiere trincerate, tutto è funebre, -tetro, immobile, morto. Le piante stesse non -hanno più vita, torcono moncherini di rami -nudi, cincischiati, neri, e le reti dei fili di ferro -si stendono come enormi ragnatele sopra un -<span class="pagenum" id="Page_281">[281]</span> -intreccio di pali incrociati. Non sono stati costruiti -sul posto i reticolati; gli austriaci hanno -fabbricato dei «cavalli di Frisia» complicati -con attorcimenti di fili uncinati, e li hanno -gettati avanti alle loro trincee. -</p> - -<p> -Se da una parte il tono d'una voce si eleva, -dall'altra essa è udita. Al minimo svegliarsi -di conversazioni nei nostri posti, il nemico si -allarma, crede a dei movimenti in preparazione, -e aumenta il fuoco per scoraggiarli. Perciò -si parla sottovoce, come nella camera di -un malato. Anche i divertimenti sono silenziosi. -Nei momenti di calma relativa compaiono delle -scacchiere, sulle quali fiere teste pensose si -curvano a meditare marce e contromarce di -pedine, che grosse dita esitanti sospingono. -</p> - -<p> -Dalle piccole porte dei rifugi si vedevano -nell'interno piedi di dormienti spuntare confusamente -dal buio e come sospesi a tutte le altezze. -I giacigli sono sovrapposti; ricordano le -cuccette a bordo delle navi, e in quelle tenebrose -cabine di pietra riposavano beatamente -le squadre notturne, indifferenti allo schioppettìo -e alle detonazioni. -</p> - -<p> -Di tanto in tanto, un tonfo sordo, un frullare -da trottola, e gli uomini che si trovano nei -punti non blindati si fermano a guardare intensamente -in aria. Aspettano la «bomba». Lanciata -da qualche apparecchio a pressione, essa -è salita ad un centinaio di metri di altezza e -ridiscende, nera e oblunga, roteando come una -<span class="pagenum" id="Page_282">[282]</span> -bottiglia gettata. Appena si avvicina, i soldati -che erano rimasti immobili, cominciano a fare -dei gesti da giuocatore al pallone che si prepari -a menare il colpo; oscillano, si dispongono -a balzare da un lato o dall'altro; per sfuggire -al proiettile svolgono la stessa mimica che se -volessero afferrarlo; studiano il punto di caduta, -e poi, all'ultimo momento, quando sono -sicuri, saltano via o si rannicchiano. -</p> - -<p> -Un istante dopo c'è il reflusso, tutti accorrono -verso il luogo dello scoppio, che fumiga. -Si lavora, v'è qualche sasso da rimettere al -posto, qualche sacco sventrato da sostituire; -ogni cosa è tinta di giallo intorno. La pietra, -la tela, le travi, la terra, per un raggio di qualche -metro sono color canario e mandano un -puzzo irritante e acre. -</p> - -<p> -Gli austriaci hanno pure delle sottili e piccole -bombe, che lanciano per mezzo del fucile, -meno potenti delle altre. Le armi che essi tentano -sono innumerevoli, e tutte intese ad evitare -più che si può la prova del coraggio -aperto. Ricadono sibilando oltre le posizioni, -nelle gole e nelle valli, frammenti di insoliti -proiettili, oltre alle deformi pallottole rimbalzate; -sono strani segmenti geometrici di metallo, -quadratini di acciaio, pallette rosse di minio, -bossoletti da fucile pieni di piombo, schegge -di piccole granate da cannoni navali, di quei -cannoncini che armano la prua delle torpediniere. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_283">[283]</span> -</p> - -<p> -Tutti questi detriti sibilanti che spruzzano via -e si disperdono dalle vette in battaglia, tutte -queste molecole di violenza che irradiano follemente -dalle posizioni, fanno pensare alle faville -lanciate da un'incudine gigante percossa -dal veemente maglio della guerra. -</p> - -<p> -Quando ridiscendevamo dal Freikofel, sul -quale la calma superba e sicura dei nostri dà -alla vita una così meravigliosa apparenza di -normalità, il cannoneggiamento non aveva più -l'intensità di prima. Gli austriaci se la prendevano -nuovamente con le retrovie, che delle -grosse granate cercavano. Forse il nemico -immaginava chi sa quale accorrere di rinforzi. -</p> - -<p> -In una radura del bosco, sotto alle rocce del -Pal Piccolo, alcuni soldati lavoravano di zappa; -erano seppellitori. Intorno a loro dei cadaveri -aspettavano che la fossa fosse pronta, distesi -nelle barelle, una rozza croce di verdi -ramoscelli di pino posata sul petto insanguinato. -Un soldato è caduto ferito poco lontano, -ed è rimasto lì, accoccolato, aspettando, senza -un lamento. -</p> - -<p> -Le esplosioni nella selva lasciavano un'agitazione -di piante; si vedevano lunghe rame di -abeti squassarsi con una specie di divincolamento -lungo, fra le spire del fumo, come per un -disperato tentativo di fuga. I rari soldati che -passavano nelle vicinanze non allungavano il -passo, non guardavano nemmeno, e il loro volto -<span class="pagenum" id="Page_284">[284]</span> -bronzato, inselvaggito, guerriero, esprimeva la -più serena indifferenza. Due di loro si sono -fermati a parlare e la buffata d'un colpo vicino -non ha interrotto il loro discorso. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -In quello stesso giorno, sul Pal Piccolo cadeva -ucciso Ruggero Fauro. -</p> - -<p> -Abbiamo contornato le spalle del Pal Piccolo. -Un minuscolo accampamento era tutto intento -alle sue faccende. Qualche <i>shrapnell</i> è scoppiato -ancora, in alto, sul bordo della parete rocciosa, -sferrando le sue pallette con un lamento da -frusta agitata. Poi i rombi e gli echi si sono -andati calmando. Un silenzio solenne si andava -ricomponendo sui monti. Mentre raggiungevamo -la valle di Montecroce, ancora un colpo ha -tuonato, un'ultima granata è esplosa sulla cima -del monte Tierz. Ha avuto il rimbombo cupo -di una grande porta, che si chiuda, di una smisurata -porta dal battente di bronzo, serrato -con impeto sulle risonanze profonde di un -tempio favoloso. -</p> - -<p> -Agli sbocchi delle valli verso i quali viaggiavamo, -nel violaceo declinare del giorno, gli antichi -castelli che guardano da tanti secoli le -soglie d'Italia profilavano le loro torri merlate, -al di sopra delle vecchie cittadine guerriere, -semplici, oscure, dalle cui case medioevali sono -uscite tante fiere generazioni di difensori -della Patria. Tolmezzo, Venzone, Gemona.... La -loro storia è una storia di continua lotta contro -<span class="pagenum" id="Page_285">[285]</span> -lo stesso nemico. Esse sono state sempre le -sentinelle avanzate d'Italia. -</p> - -<div class="poem"> -<p><i>Eran giunti al stretto passo</i></p> -<p><i>Nove millia o più Germani</i></p> -<p><i>Avevan preso il monte i cani;</i></p> -<p><i>Ma cazati foro al basso</i></p> -<p><i>Da quaranta di Venzone;</i></p> -<p class="i4"> <i>Su su su, Venzon Venzone.</i></p> -</div> - -<p> -Così canta una vecchia canzone dei luoghi, -ricordando le gesta leggendarie dei quaranta -venzonesi di Bindernuccio che fermarono da -soli l'invasione di Massimiliano Primo e salvarono -Venezia. -</p> - -<p> -No, di qui non si passa! Il canto è ancora -fresco, è ancora vero, è ancora vivo: -</p> - -<div class="poem"> -<p class="i2"> <i>Su su su, Venzon Venzone:</i></p> -<p><i>Su fideli e bon Forlani,</i></p> -<p><i>Su legittimi Italiani,</i></p> -<p><i>Fate ch'el mondo risone.</i></p> -</div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_286">[286]</span> -</p> - -<h2 id="montenero">MONTE NERO.</h2> -</div> - -<p class="indr"> -<i>21 settembre.</i> -</p> - -<p> -La parola slava <i>krn</i> — che si pronunzia -<i>kern</i> — significa «roccioso», e somiglia alla -parola <i>zrn</i> che significa «nero». La distrazione -di un cartografo ha fatto del Monte Krn -il Monte Nero; ha dato a questa vetta un nome -falso ma indistruttibile, indimenticabile, insostituibile, -un nome più noto ora al mondo di -quello vero, un nome che è stato pronunziato -più volte in tre mesi che l'altro in tre secoli, -e che rimarrà, legittimato dalla Storia, battezzato -dal sangue. -</p> - -<p> -Il Monte Nero aveva una celebrità nelle guide -per la somiglianza singolare del suo profilo -a quello di un volto umano, un volto immenso, -supino, con la fronte verso il sud, il mento -verso il nord. Da lontano, dalla valle di Cividale, -oltre i nostri monti si vede, azzurro e -alto, quel prodigioso sembiante aquilino da divinità -caduta, nel quale molti credono di ritrovare -i lineamenti cesarei e solenni di Napoleone. -L'apparenza di un viso è così evidente, -che gli alpinisti, i frequentatori di vette, -chiamano Naso la cima più alta di quella -favolosa scultura. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_287">[287]</span> -</p> - -<p> -Avvolto in un pallido sudario di brume, il -volto della montagna si levava avanti a noi -diafano, inverosimile, terribile, mentre per le -vallette della Slavia italiana salivamo verso le -alture di Colovrat, che fronteggiano il Monte -Nero dalla riva opposta dell'Isonzo. Il monte, -nei giri tortuosi del nostro cammino, ci era -nascosto sovente dalle pendici vicine, e ci riappariva -sempre un po' più scomposto nel suo -profilo umano; la visione svaniva, la magia -cessava, l'aspra verità delle rocce distruggeva -a poco a poco l'illusione plasmata dalla distanza. -</p> - -<p> -La fronte napoleonica così diventava la cresta -di Luznica; il gran mento rotondo diventava -la cresta di Vrata; lo sporgere lieve di -una ciocca su quella fronte immane diventava -la cima di Maznik; e il naso non appariva più -che come il pizzo maggiore del monte, una guglia -a declivio precipitoso verso Maznik, a picco -verso Vrata. -</p> - -<p> -Da queste altezze ondulavano giù le pendici, -con vette minori, con un digradare di cime, -con quel risollevarsi brusco che hanno spesso -i contorni delle montagne come se si pentissero -di scendere alle valli e tentassero di tanto -in tanto di tornare in su. Erano le pendici di -Sleme, al sud, più vicine all'Isonzo, poi quelle -di Mrzli, quasi sul fiume. Al nord i costoni -discendenti dal Monte Nero si allontanavano -dietro le creste del Polonnik, in una maestosa -<span class="pagenum" id="Page_288">[288]</span> -confusione di dorsi seghettati, di punte nude, -che andavano sfumando fino a lontananze incorporee, -un oceano di cime rosee e spettrali -nella luce mattutina, fra le quali s'indovinavano -profonde spaccature di valloni. -</p> - -<p> -Il Monte Nero è la vetta culminante e centrale -di una lunga catena quasi parallela all'Isonzo. -Attraversato il fiume a Caporetto, che -fu occupato il primo giorno della guerra, la -nostra azione offensiva si trovò di fronte quella -gigantesca barriera, che non ha valichi. -Di colpo l'attacco scalò i contrafforti, salì per -balze senza sentieri, si portò sotto le vette -maggiori, a duemila metri. -</p> - -<p> -Il ponte di Caporetto era stato distrutto dal -nemico in ritirata. Le nostre truppe varcarono -l'Isonzo su passarelle costruite dal Genio. Quattro -giorni dopo, dei temporali violenti gonfiarono -le acque; la piena travolse le passarelle. -I piccoli reparti che operavano già sulla riva -sinistra rimasero isolati. Ma andarono avanti. -Il parroco austriaco di Dresniza — paesotto -che si adagia tutto bianco sulle falde del Monte -Nero — vedendo passare quelle prime magre -schiere, senza rincalzi, senza approvvigionamenti, -tagliate fuori dall'inondazione, le salutò -ironicamente: «Andate pure, non tornerete indietro!». -Sapeva che sulle creste dei monti il -nemico trincerato aspettava in forze. -</p> - -<p> -L'interruzione del transito sul fiume durò -due giorni. La sera del 30 maggio un ponte -<span class="pagenum" id="Page_289">[289]</span> -di fortuna era già ricostruito sul torbido, largo -e vorticoso corso della piena. Passarono le -munizioni, passarono i rincalzi. L'occupazione -era già quasi ai piedi del picco più alto. Il -primo di giugno la punta era conquistata. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Non fu un colpo di sorpresa, questa volta; -fu un colpo di manovra. La compagnia austriaca -che difendeva l'estrema cima quasi inaccessibile, -il naso della montagna, vigilava e -combattè. Bisognava appunto che si battesse, -per la riuscita del nostro piano. È stata questa -una delle battaglie più belle e più singolari -della guerra. -</p> - -<p> -Fu in una notte oscura e nuvolosa. Non si -poteva sperare di scalare la vetta senza svegliare -l'allarme. Si profittò allora dell'allarme. -Due spedizioni partirono da una specie -di tormentato pianoro roccioso sul quale eravamo -trincerati, seicento metri più in basso della -cresta. Un piccolo reparto, composto dei più -abili scalatori, munito di corde, si diresse verso -il fianco settentrionale del picco, cioè, per esser -chiari, verso la narice del naso mostruoso, -dove la parete precipita quasi a piombo. Un -reparto più numeroso si diresse dalla parte -meridionale, per ascendere il pendìo più accessibile, -il dorso del naso. Era questo il lato meglio -difeso e più vegliato dal nemico. -</p> - -<p> -È un lungo piano inclinato, eguale ma scosceso, -coperto in parte di erbette tenaci che ora -<span class="pagenum" id="Page_290">[290]</span> -intristiscono nell'autunno, disseminato di pietre -che vi mettono come una sparsa punteggiatura -grigia da pittura divisionista. Bisogna inerpicarvisi -con l'aiuto delle mani. Chi scivola difficilmente -si riprende; non trova dove afferrarsi, -rotola nel precipizio, è perduto. L'attacco -che saliva per questo declivio vertiginoso -non doveva sferrarsi contemporaneamente all'altro, -che ascendeva per le balze rocciose e -dirupate del versante opposto. Gli scalatori -della muraglia avevano il còmpito arduo e terribile -di attirare per i primi l'attenzione e il -fuoco degli austriaci, mentre sul pendìo meridionale -la vera azione risolutiva si sarebbe -preparata silenziosamente. -</p> - -<p> -Per confondere i rumori inevitabili dell'avanzata, -fu dato l'ordine alle truppe rimaste -sul pianoro inferiore di lavorare a gran colpi -di piccone. I soldati picchiavano sodo, a caso, -come volessero spezzare la montagna. Un tempestare -di picconate echeggiava nelle tenebre -fra strisciamenti metallici di pale. Gli austriaci, -che ascoltavano dall'alto, sparavano di tanto -in tanto qualche fucilata contro quel furore -d'operosità, immaginando grandiosi lavori di -trinceramento. Dovevano sentirsi rassicurati da -tanta febbre di difesa. Improvvisamente i colpi -di fucile si fecero più serrati, poi il fuoco -si allargò, scrosciò con furore, senza pause, -violento, rabbioso, mescolato ad un confuso e -lontano gridìo. Giù, nel buio, i soldati che -<span class="pagenum" id="Page_291">[291]</span> -lavoravano si fermarono, sudati e ansimanti, -ed ascoltarono immobili, appoggiati ai picconi, -studiando lo scintillamento delle vampe sulla -vetta in tumulto. -</p> - -<p> -Il piano si svolgeva con una esattezza meravigliosa. -La scalata della balza dirupata era -stata scoperta dal nemico quando essa toccava -già gli ultimi gradini. Il piccolo reparto assalitore, -snodatosi subito fra sporgenze della roccia, -si moltiplicò, rispose al fuoco degli austriaci -con una fucileria precipitosa, riuscì a dare l'illusione -di una massa. Tutta la difesa si portò -contro di lui. Quando lo strepito della battaglia -parve più alto e intenso, l'oscuro pendìo -sassoso del versante meridionale si animò. -</p> - -<p> -Un nero formicolìo vi saliva veloce, una moltitudine -d'ombre rampava verso l'estremo lembo -di quello spalto immane. Il vero assalto arrivava. -Le vedette nemiche lo scorsero, ma -era troppo tardi. Il loro grido d'allarme fu -coperto dall'urlo trionfale dei nostri, che mettevano -piede sulla vetta e si rizzavano per precipitarsi -subito avanti, la baionetta bassa. La -cima del Monte Nero era presa. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -La osservavamo percorrendo la cresta del -Colovrat. Non si riusciva a comprendere come -su quella aguzza guglia potessero aggramparsi -e vivere delle truppe. Qualche nuvoletta rossastra -di <i>shrapnell</i> sfumava lungo le sue pareti. -Dalla vetta la nostra occupazione, indicata -<span class="pagenum" id="Page_292">[292]</span> -da sottili e quasi invisibili sgranamenti -di rocce prodotti dai lavori di trinceramento, -e da qualche minuscola baracca di rifugio rannicchiata -al coperto dietro a delle anfrattuosità, -prosegue al sud, scende in quell'avvallamento -che da lontano formava l'incavo del ciglio sul -profilo del gran volto, e s'inoltra sulla fronte, -cioè sulla cresta di Luznica, che i soldati chiamano -Monte Rosso per il suo fulvo colore. -</p> - -<p> -A metà della cresta essa ridiscende un poco. -Gli austriaci tentarono più volte di scacciarci -dalla punta conquistata; lasciarono sul -terreno centinaia di morti, disseminati in ogni -balza. Non riuscendo a riprendere la cima, si -rafforzarono intorno, per barrarci ogni strada. -</p> - -<p> -La montagna si prestava alla difesa, le offriva -poderosi baluardi naturali. Il dorso del Monte -Nero, dal lato austriaco, è inoltre solcato da -strade militari che salgono dal nord, da Plezzo, -le quali hanno facilitato un vasto spostamento -di truppe e di artiglierie. Al di là del crestone -principale, un'altra catena di rudi vette si solleva, -vette chiare, strane, che sembrano sfarinarsi -in una sabbia grigia di cui i valloni si -colmano: sono dette dai soldati le Cime Bianche -a causa della loro apparenza. Formano -una vera seconda muraglia, vicinissima, sulla -quale numerose batterie nemiche si appostano. -</p> - -<p> -Fra lo schieramento delle Cime Bianche e -il costone del Monte Nero, in fondo ad un -valloncello arido, angusto e selvaggio, è il passo -<span class="pagenum" id="Page_293">[293]</span> -di Luznica, diventato una via di arrocco -per le truppe nemiche lungo l'allineamento -delle vette da difendere. Enormi lavori hanno -trasformato ogni sentiero in comodi passaggi. -Vi si lavora anche adesso, e sui sabbioni cinerei -delle Cime Bianche si vede come un formicaio -oscuro d'uomini all'opera sulle volute -serpeggianti e rosate di nuove strade. -</p> - -<p> -La nostra offensiva lungo le propaggini del -Monte Nero urtava contro difficoltà formidabili. -I trinceramenti nemici non soltanto si -allungavano sulle creste, ma le tagliavano, le -attraversavano, a cavallo da un versante all'altro. -Non era più possibile manovrare, e bisognava -salire all'attacco frontalmente dai declivî, -e scendere dalla vetta conquistata lungo -la dorsale, da punta a punta, prendendo una -dopo l'altra le trincee trasversali, sulle quali -poi era difficile mantenersi presi d'infilata dalle -Cime Bianche. Ma andammo avanti. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Andammo avanti lentamente, con metodo, -contrattaccati furiosamente dopo ogni lieve progresso. -Il mese di giugno fu tutta una battaglia -lassù. I bollettini ufficiali riflettevano sobriamente -questo accanimento. Ogni giorno ci -dicevano: «Fiera lotta sul Monte Nero....», -«lotta tenace....», «resistenza furibonda....». Il -nemico tentava di aggirare le nostre posizioni -più alte e più avanzate; non risparmiava sforzi -per togliersi dal fianco quel cuneo profondo; -<span class="pagenum" id="Page_294">[294]</span> -tendeva ad isolare la vetta del monte. Vi impegnava -il massimo degli effettivi che la guerra -di montagna consenta. -</p> - -<p> -Tentò azioni di sorpresa, ora con due, ora -con tre battaglioni. Il 10 giugno lanciò più di -sei battaglioni con una ventina di mitragliatrici, -per un vallone che sale da Plezzo verso -il declivio occidentale del Monte Nero, il vallone -dello Slatenik. Alpini e bersaglieri fecero miracoli, -con reparti piccoli e risoluti scesero a -sbarrare il passo all'avanzata austriaca. La lotta -fu lunga, ma l'aggiramento fu sventato. Per -consolidare le nostre posizioni fu necessaria la -conquista di nuovi punti d'appoggio verso il -nord. Da quel momento l'azione nostra comincia -risolutamente ad avere Plezzo come obbiettivo. -</p> - -<p> -Plezzo, posto in una conca alla confluenza -di valli, ad un nodo di strade, centro di -comunicazioni, ci minacciava. Da Plezzo salivano -gli attacchi del nemico. Stazione di rifornimenti, -base di operazioni, Plezzo riceveva -per la via del Predil, al nord, e per la via dell'alto -Isonzo, a levante, le truppe e i cannoni -che ridistribuiva poi per i valloni risalenti verso -le coste del Monte Nero. Prendere Plezzo -voleva dire bloccare agli austriaci le più importanti -vie di approccio di quel settore, chiuder -loro delle porte. La nostra offensiva, che -aveva cominciato col dirigersi quasi esclusivamente -al sud, per cooperare alle operazioni -<span class="pagenum" id="Page_295">[295]</span> -che si svolgevano su tutto il corso inferiore -dell'Isonzo, si volse allora anche al nord. -</p> - -<p> -Si volse al nord con impeto subitaneo, inaspettatamente. -Nella notte del 15 giugno dei -reparti alpini scalarono arditamente le difficili -balze che si appoggiano da settentrione -alla vetta principale. Si avanzava per le cime. -All'alba mossero all'attacco della cresta -di Vrata. Fu un assalto impetuoso e breve. -Un battaglione austriaco, sorpreso, fu sgominato. -Alle otto del mattino si erano già fatti -trecentoquindici prigionieri, di cui quattordici -ufficiali. Alla sera i prigionieri erano seicento, -ed avevamo raccolto un largo bottino di fucili, -di munizioni, di mitragliatrici. Perduta la posizione, -gli austriaci vi concentrarono un intenso -bombardamento. I nostri resisterono. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Il giorno dopo si svolse il famoso episodio -del battaglione ungherese. -</p> - -<p> -Supponendo forse che il bombardamento -avesse sufficientemente preparato un contrattacco, -il nemico lanciò alla riscossa le sue migliori -truppe. Un battaglione magiaro, fresco e -sicuro di sè, tentò una manovra di aggiramento. -Partito da un punto detto Planina -Polju, a levante del Monte Nero, non lontano -dal Passo di Luznica, si diresse nella notte verso -il nord, nel vallone, andò a cercare un -varco oltre Vrata, attraversò la cresta quasi -sotto alla punta di Vrsic, un chilometro e mezzo -<span class="pagenum" id="Page_296">[296]</span> -circa oltre la nostra estrema posizione, discese -sul versante occidentale del monte, e -volse al sud per compiere il suo avvolgimento. -La manovra avviluppante era per due terzi -eseguita. Non v'era che un piccolo ostacolo -da superare per condurla alla fine. Una magra -compagnia italiana sbarrava la strada a -Za Kraju, fra il massiccio del Monte Nero e -quello del Polonnix. -</p> - -<p> -Era trincerata sopra ad un'altura, senza reticolati, -senza blindature, con dei bassi parapetti -tirati su in fretta e furia. La mattina era -già inoltrata quando il battaglione ungherese -incominciò l'attacco. -</p> - -<p> -Avanzava con ordine e risoluzione, in varî -ranghi aperti e regolari. Nessun colpo di fucile -lo accolse. Fu presto a mille metri dai -nostri: il silenzio continuava. La posizione -pareva deserta. Rinfrancati, i nemici salivano -come in manovra. Forse essi immaginavano -gl'italiani già fuggiti. Una quiete profonda e -terribile. -</p> - -<p> -La distanza diminuiva. Ottocento metri: silenzio. -Seicento metri: silenzio. A mano a mano -che si avvicinavano, salendo da una base -verso una vetta, le schiere nemiche andavano -forzatamente serrandosi. Gli spazî sparivano; -le linee di assalto, dapprima distese in catena, -restringevano gl'intervalli, cominciavano a formare -massa. Cinquecento metri: silenzio. Si -levò il vocìo degli assalitori, che coprivano ormai -<span class="pagenum" id="Page_297">[297]</span> -tutta la costa del loro affollamento. Quattrocento -metri: silenzio.... -</p> - -<p> -Nelle feritoie delle trincee italiane tutti i -fucili erano spianati. -</p> - -<p> -Con voce pacata il capitano ripeteva i suoi -ordini: «Tutto l'alzo abbattuto! — Attenti a -mirare basso! — Siate pronti!». Immobili, impetrati, -i soldati puntavano, la testa inclinata -sul calcio del fucile. La terra, intorno, era cosparsa -di pezzi di cartone, avanzi delle grige -scatole di munizioni aperte e vuotate. Ognuno -aveva preparato presso a sè un mucchio di caricatori. -Inginocchiati vicino alle mitragliatrici -i serventi aspettavano pronti con le cinghie di -ricambio, e il puntatore, le dita attanagliate -alle maniglie, sfiorava con il pollice la molla -di scatto. «Pareva — racconta un ufficiale — un -museo di statue». -</p> - -<p> -Trascorse ancora quasi un minuto, una eternità. -Si distinguevano già le facce accese dei -nemici con le bocche aperte, in un balenìo di -baionette. Il capitano non aveva più bisogno -del binocolo per guardare; fissava l'assalto con -occhio grave, freddo, calcolatore. Poi con una -parola scatenò la morte: Fuoco! L'assalto era -arrivato a meno di trecento metri. -</p> - -<p> -Una scrosciante bufera di piombo rasentò -i declivî. Parve che una falce immensa e invisibile -passasse e ripassasse su quel mobile -e tumultuoso campo azzurrastro d'uniformi. -Le prime file caddero, si abbatterono di colpo. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_298">[298]</span> -</p> - -<p> -L'avanzata oscillò, rallentò, il gridìo del nemico -divenne un urlo di furore, alto, feroce. -L'assalto era così vicino che, dopo un istante di -incertezza, i nemici intuirono l'impossibilità di -ritirarsi sotto a quel fuoco lungo la costa prativa -e scoperta. Si buttarono di nuovo avanti, -impetuosamente. Pochi passi ancora, e la schiera -più avanzata non esisteva più. L'attacco si -fermò definitivamente in una tragica e disperata -confusione. -</p> - -<p> -Il piombo mieteva sempre. L'erba si costellava -di corpi. Anche i vivi, gl'incolumi, si gettarono -a terra scavandosi in fretta dei ripari, -e cominciarono a rispondere al fuoco, disordinatamente. -</p> - -<p> -Allora un grido formidabile echeggiò sulle -trincee: i nostri scavalcavano i parapetti. Era -il contrattacco. Precipitarono giù alla baionetta. -Ogni resistenza cessò. I nemici che avevano -ancora un po' di forza sollevarono le mani. -Del battaglione non rimanevano che poche centinaia -di uomini inebetiti dal disastro. Non -uno potè fuggire. -</p> - -<p> -Il colonnello che comandava la colonna, un -fiero magiaro dai baffi brizzolati, fatto prigioniero, -si muoveva come un automa, dignitoso -e pallido, con una stupefazione negli occhi; -ma ogni tanto si fermava, si accasciava e piangeva. -Quando entrarono nelle zone abitate, giù -nella valle, i soldati che lo scortavano si munirono -di una poltrona e se la portavano dietro -<span class="pagenum" id="Page_299">[299]</span> -per porgerla al prigioniero pei momenti -di sosta, quando la crisi di dolore lo fermava, -trasognato e lagrimante. Con quel nobile rispetto -verso i vinti che hanno i nostri soldati, -intorno all'ufficiale nemico sconvolto dalla sconfitta -si faceva un cerchio di silenzio generoso. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Nei giorni successivi noi proseguimmo le -operazioni per dominare le strade provenienti -da Plezzo. Furono giorni di nebbie, di temporali, -di alluvioni. Si battagliava fra le nubi. -Il 20 giugno, l'occupazione si consolidava oltre -la punta Vrata. Dopo ogni nostro passo avanti, -un contrattacco austriaco. Il 21, per ricacciarci -dalle vette comparvero sul campo per la -prima volta forze rilevanti di cacciatori tirolesi, -gli alpini del nemico, con i petti pieni di medaglie -guadagnate sui Carpazi. I nostri non -aspettarono l'urto, si gettarono avanti, attaccarono, -respinsero i tirolesi infliggendo loro gravi -perdite, ne catturarono alcuni. -</p> - -<p> -Le avanzate più rapide nostre sono state quasi -sempre favorite dagli attacchi nemici. È -l'inseguimento che ci porta più in là. Finchè -gli austriaci si difendono nelle loro trincee invulnerabili, -protetti da numerose artiglierie nascoste, -rannicchiati nei buchi dietro ai reticolati, -la lotta è faticosa, dura, lenta. Ma se -escono fuori, se si mostrano, se manovrano, -l'azione scatta, si sposta, insinua più avanti -dei tentacoli che si appigliano su posizioni -<span class="pagenum" id="Page_300">[300]</span> -nuove. Così l'attacco dei tirolesi ci portò ancora -verso il nord. Il 23 giugno ci piantavamo -definitivamente sulle pendici orientali dello -Javorcek. Vedevamo finalmente Plezzo sotto di -noi, a quattro o cinque chilometri. Quel giorno -stesso la nostra artiglieria iniziò il tiro -sulla conca di Plezzo. -</p> - -<p> -Lo Javorcek, tutto coperto di boschi, è l'ultima -montagna al nord del sistema del Monte -Nero, e sovrasta Plezzo da sud-est. Risalendo -l'Isonzo da Caporetto, avevamo fin dai primi -giorni occupato senza troppa fatica le creste -del Polonnik, che dominano Plezzo da sudovest, -e intorno alle falde del quale l'Isonzo -gira, fa un gomito brusco e rimonta ad angolo -acuto verso levante, per attraversare la conca -di Plezzo passando ai piedi dello Javorcek. -L'occupazione della Sella Prevala, alla testata -della Valle Raccolana, eseguita all'inizio delle -ostilità, ci aveva portato ad affacciarci anche -da occidente sugli altissimi bordi della conca -di Plezzo. Alla fine di giugno il nostro investimento -intorno a Plezzo si delineava dunque -a semicerchio sull'anfiteatro delle alture. Qui -le nostre operazioni sull'alto Isonzo davano -la mano, per così dire, a quelle della Val Raccolana, -e della Val Dogna, di cui abbiamo parlato -in un precedente capitolo. -</p> - -<p> -Gli austriaci, che avevano lasciato gran parte -di questa zona ancora scoperta alla manovra, -sperando di difenderla con azioni di movimento, -<span class="pagenum" id="Page_301">[301]</span> -si affrettarono a chiuderla da ogni -parte con le loro opere di fortificazione. Scavarono, -costruirono, portarono decine di migliaia -di prigionieri russi al lavoro, fecero sorgere -da ogni parte trinceramenti, ridotti, appostamenti. -Eretta una prima linea di difesa, -eressero una seconda, poi una terza, e tutti i -declivî, tutte le vette, apparvero solcati dai -sommovimenti del suolo. Non si fidavano più -dell'appoggio dei forti costruiti allo sbocco della -gola di Predil. Avevano visto crollare il -forte Hensel a Malborghetto, e non avevano -una maggiore confidenza nel forte Hermann -e nelle batterie corazzate costruiti nella chiusa -di Coritnica a difesa di Plezzo. Facevano intanto -nuove strade, moltiplicavano gli approcci -e le vie coperte. -</p> - -<p> -Masse di soldati e di materiale affluivano -a Plezzo. Il villaggio di Coritnica, nella conca, -era tutto un magazzino. Le nostre granate -riuscirono a incendiarlo il primo luglio. L'attività -nemica intorno a Plezzo è successivamente -annunziata da vari bollettini del nostro -Stato Maggiore. L'interesse della lotta si sposta -dalle vette del Monte Nero. Un'ultima battaglia -si sferra lassù il 22 luglio. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -In quel giorno la nostra offensiva riprese -di colpo la via del sud, scendendo dalla vetta. -Gli alpini avanzarono lungo l'aspra cresta -di Luznica, rocciosa e nuda. Per ritornare -<span class="pagenum" id="Page_302">[302]</span> -ad una immagine che può dare una visione -sommaria dei luoghi, ricordiamo che la -cresta di Luznica appare da lontano la fronte -nel profilo umano della montagna. La lotta fu -ostinata, il progresso lento. Si combatteva delle -ore per il possesso di un masso, di una sporgenza, -di un incavo. L'artiglieria austriaca batteva -sui nostri da levante. L'artiglieria italiana -batteva sul nemico da ponente. La roccia fu -così tempestata dalle granate che si coprì a -macchie di un colore rossiccio di sfaldature, vivace -e nuovo. Per questo forse la cresta è riconosciuta -ora dai soldati col nome di Monte -Rosso. -</p> - -<p> -La lotta continuò il 23 luglio. Conquistammo -al nemico i punti più avanzati. Il 24 gli -austriaci tentarono di riprenderli. Dopo un -lungo e intenso bombardamento sferrarono tre -assalti consecutivi. Furono respinti. Il 25 riprendemmo -l'attacco. Il 26 tutte le vette erano -nelle nubi; si combatteva in una nebbia folta -e gelata, senza vedersi. L'assalto nostro arrivò -al bordo di un gigantesco reticolato, di fronte -ad una formidabile trincea. Gli alpini si radicarono -lì. -</p> - -<p> -L'artiglieria quel giorno era muta; quando -il sole ricomparve i due avversarî erano troppo -vicini perchè il cannone osasse intervenire. -Ed ora, alla metà del crestone, i trinceramenti -si fronteggiano ancora, a pochi passi l'uno dall'altro, -con un solo reticolato fra loro, un reticolato -<span class="pagenum" id="Page_303">[303]</span> -in comune che serve per tutti e due. -Quando il tempo è limpido, si scorge anche -da lontano, sul contorno cupo delle rocce, la -selva minuta, regolare e folta dei paletti, in -una impercettibile nebbia di fili, fra la rossastra -confusione del pietrame scavato. -</p> - -<p> -Ma qui la lotta ora sosta. Qualche cannonata -solitaria, la nube di uno scoppio qua e -là, di tanto in tanto, e lunghe ore di silenzio -profondo. Di fronte al Monte Nero la vallata -dell'Isonzo, tutta boscosa, variopinta da un primo -ingiallire di foglie, cosparsa di villaggi -minuti e chiari giù vicino al fiume, rigata da -fili bianchi di strade deserte, è tutta piena -della maestà d'un riposo. Dove sono le truppe? -Non si vede nessuno. I villaggi sembrano -solitari. E queste zone non furono mai abitate -come ora, non contennero mai tanta moltitudine -umana. -</p> - -<p> -Dove noi sappiamo che gli eserciti si addensano, -non si vedono che delle linee sottili -di terriccio, che sembrano bordi di fossati, e -confusioni strane di sterro. Se ne scoprono una -dopo l'altra a centinaia di quelle rigature fulve, -che ondeggiano in ogni senso, corrono le -vette e i dorsi delle colline, solcano il verde -dei prati, scendono i costoni, si moltiplicano, -s'intrecciano, s'intersecano, si scostano, si ritrovano, -e questo senza fine, ovunque lo sguardo -frughi. Bisogna che degli ufficiali vi indichino -quali sono le nostre trincee e quali le -<span class="pagenum" id="Page_304">[304]</span> -loro, tanto esse si avvicinano in certi punti -e si confondono in uno sconvolgimento unico -del suolo. È sulle vette, principalmente, che -questo contatto incalzante si delinea. Nella immobilità -dei solchi la lenta azione si disegna. -Si scopre una eloquenza di tratteggi e di linee; -vi sono argini rigidi che si difendono e argini -ondulati che assaltano, arrampicandosi, serpeggiando, -tendendo avanti con qualche cosa di -duttile, di tortuoso, d'insistente. -</p> - -<p> -Se non abbiamo le creste dei contrafforti -meridionali del Monte Nero oltre il dorso di -Luznica, ne siamo per tutto a pochi metri, là -sotto, in posizioni il cui profilo dice una non -so quale tenacia costante. Pare da lontano -che le trincee stesse si allaccino in una lotta. -La nostra linea preme contro la vetta verde -dello Sleme, preme contro la vetta pianeggiante -del Mrzli boscoso, giù verso Tolmino. Sulla -cima del Mrzli le granate hanno sfrondato e -potato il bosco; non si vedono più che dei -tronchi neri che sembrano schiantati dalla folgore. -Gli austriaci hanno allacciato a questi -ceppi, che hanno nella distanza una parvenza -umana, i fili di ferro dei loro reticolati. Appena -al di qua, dove la boscaglia si rinfoltisce, -sono i nostri, invisibili. Più in basso, fra delle -rocce, qualche minuscolo rifugio si scopre, ma -nessun uomo, nessun movimento. Ogni vita è -sepolta. -</p> - -<p> -Al rovescio delle alture della riva destra, -<span class="pagenum" id="Page_305">[305]</span> -si passa vicino alle tracce di vasti accampamenti; -al posto di ogni tenda è rimasto sui -prati un quadrato di terra smossa contornato -dalle pietre che tenevano fermi i lembi della -tela. I battaglioni innumerevoli che gremivano -quelle vallette sono scomparsi alla vista, avanzando, -come per un incantesimo. Arrivando in -mezzo ad un esercito, nella zona delle battaglie, -non troviamo più che i segni delle sue -soste, i funebri allineamenti degli oscuri quadrati -di terra smossa che fanno pensare a -miriadi di tombe nelle solitudini di un paese -abbandonato. Un po' per tutto le granate hanno -aperti slabbrati crateri. -</p> - -<p> -Un rombo di cannonate veniva ad intervalli -dal nord, ora intenso, ora stanco, con momenti -di sosta e riprese furibonde. È a Plezzo che -si combatte ora, e forse dalle alture di Saga, -dove un altro giorno andremo, potremo spingere -lo sguardo nella conca famosa che abbiamo -fatto nostra. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_306">[306]</span> -</p> - -<h2 id="plezzo">LA CONQUISTA DELLA CONCA DI PLEZZO.</h2> -</div> - -<p class="indr"> -<i>24 settembre.</i> -</p> - -<p> -Dall'alto della cresta di Colovrat avevamo -sentito il cannoneggiare di Plezzo. Veniva da -settentrione e passava sulla calma momentanea -delle pendici del Monte Nero, come quegli -echi remoti di tempesta che arrivano da oltre -l'orizzonte in certe giornate estive, serene e -ardenti. -</p> - -<p> -Sulla piazza di Caporetto, che pare così vasta -fra le casette ad un solo piano, piccole e -bianche, incappucciate da nordici tetti scoscesi, -abbiamo trovato quel movimento ordinato e -denso di carreggi che hanno le ultime tappe -nella vicinanza d'una battaglia. Degli ufficiali -ci parlavano dell'azione in corso, mentre dalla -strada di Ternova vedevamo sbucare nel -villaggio in lunga carovana un armento di prigionieri -austriaci, quasi tutti giovani, forti, ben -vestiti, ben calzati, col cappotto arrotolato a -bandoliera, il gran berrettone di croata memoria -sulle teste rapate e biondastre, sereni, -sorridenti, con l'aria di chi è ben soddisfatto -della sua sorte. Intorno a loro cavalcavano -carabinieri grigi, che facevano caracollare e -<span class="pagenum" id="Page_307">[307]</span> -sgropponare i cavalli per tenere indietro la -folla dei soldati accorsi a vedere, una folla -composta, contenta e senza rancori. Tutte queste -cose ci facevano presentire lo spettacolo -grandioso di una battaglia nella conca di Plezzo. -Ma avvicinandoci alla chiusa di Saga, lungo -la strada che risale la valle dell'Isonzo -verso Plezzo e verso Predil, entravamo invece -in una zona di silenzio. -</p> - -<p> -La bufera ha le sue soste e la guerra i suoi -riposi. Dopo giornate di violento bombardamento, -all'improvviso si fa la quiete, dei cannoni -giganteschi si spostano, altri si avvolgono -in un mantello di tela quasi per dormire -nel loro nascondiglio, e gli eserciti avversari -rilasciano la stretta come due lottatori dopo -uno sforzo, quando si studiano e si palpeggiano -preparando un nuovo scatto dei muscoli. -Siamo arrivati in vista di Plezzo durante una -di queste sospensioni piene di un senso indicibile -di aspettativa e di minaccia. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Le fanterie sole mantenevano lungo trinceramenti -invisibili un fuoco di fucileria lento -e irregolare, il tiro rado e sparpagliato che -scoppietta sempre sulla fronte d'un esercito -anche se nessuno si muove. Lo udivamo appena, -a seconda del vento, mentre da lontano, -inerpicati sulle alture di Saga, rintracciavamo -nel panorama le linee dell'azione, tanto intricate -e difficili al primo sguardo. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_308">[308]</span> -</p> - -<p> -La conca di Plezzo è, per dir così, un convegno -di valli in mezzo ad una aspra, maestosa -confusione di montagne dalle vette dirupate -e nude. Essa appare come un ondulato -lago di verdure e di vita, con un fosco bordo -di selve, in un anfiteatro selvaggio di pendici -e di balze. Vedevamo la conca da ponente; ci -affacciavamo su di essa dalla soglia di una -delle sue quattro porte. Sono infatti quattro -gole intorno. Quella dell'alto Isonzo a levante, -quella del Predil al nord-est, quella del basso -Isonzo a ponente (allo sbocco della quale noi -eravamo), quella dello Slatenik al sud, risalente -verso le cime del Monte Nero. Fra una -valle e l'altra, un massiccio montuoso, un profilarsi -formidabile di declivî scoscesi, fra i -quali le valli pare si restringano simili a fenditure -tenebrose. -</p> - -<p> -Ma ogni valle è una strada, e tante strade -facevano della conca di Plezzo un luogo di -concentrazione e di distribuzione della forza -austriaca. Plezzo ci minacciava, costituiva per -noi un pericolo, era una delle basi preparate -per l'invasione. Le strade austriache del Fella -e del Predil, quelle magnifiche vie che da Pontafel, -per Malborghetto, Tarvis e il passo del -Predil, scendono a Plezzo possentemente fortificate, -allacciate alle grandi arterie del Gail e -della Drava, cingevano di una formidabile tenaglia -il nostro estremo saliente della frontiera. -Battendo Malborghetto e battendo Plezzo -<span class="pagenum" id="Page_309">[309]</span> -noi abbiamo spuntato le pinze della tenaglia, -che s'impernia a Tarvis, e contro la quale non -avevamo potuto costruire nè strade nè forti. -</p> - -<p> -Ora, tutta la conca di Plezzo è nostra. -</p> - -<p> -Abbiamo già descritto l'inizio dell'investimento, -il lento, metodico restringersi di un semicerchio -di conquista, dal Monte Nero alla -Sella Prevala. Fin dalla metà di giugno la nostra -azione cominciò a tendersi verso Plezzo, -da cui salivano per il vallone dello Slatenik -quasi tutti i contrattacchi austriaci contro le nostre -posizioni del Monte Nero; ma è nell'ultimo -mese che l'offensiva italiana ha assunto in questa -zona una energia risolutiva. Fu il 13 di agosto -che la grossa artiglieria cominciò a battere -le opere nemiche nella conca. -</p> - -<p> -Non si trattava ancora del bombardamento -dei forti, che sono oltre Plezzo, nella gola del -Koritnica, sulla strada del Predil. Si tirava -sulle fortificazioni più recenti erette dal lavoro -senza soste di masse di prigionieri, moltitudini -di schiavi, sulle pendici dello Svinjak — che -si erge a levante della conca, isolato -fra la strada del Predil e quella dell'alto Isonzo. -È lo Svinjak per il nemico il monte più -sicuro; forma una specie di fortezza a cavallo -dei due sbocchi maggiori, una fortezza immane -che avanza a sperone ed ha per fossato -l'Isonzo ed il Koritnica. Sui suoi due fianchi, -al di qua dei fiumi, questa fortezza naturale -che resiste ancora formidabilmente, ha come -<span class="pagenum" id="Page_310">[310]</span> -due sentinelle, due monti, lo Javorcek alla sua -sinistra, il Rombon alla sua destra, le cui alte -vette fortificate costituiscono due poderose posizioni -di appoggio, alle quali il nemico si aggrampa -disperatamente. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Al di là della conca di Plezzo conquistata, -noi fronteggiamo dunque tre montagne. Il nostro -attacco sale verso le cime di quelle laterali -e batte alle falde dell'altura centrale, che -è un po' più indietro delle altre. Leggendo i -loro nomi sui bollettini, si abbia la visione di -questa triade imponente, del Rombon alla nostra -sinistra, dello Svinjak nel mezzo, dello -Javorcek alla nostra destra, e il senso della -lotta apparirà nella piena evidenza. -</p> - -<p> -Sopra un fronte di una diecina di chilometri -abbiamo qui guerra d'alta montagna e -guerra di pianura, difficoltà di rocce e difficoltà -di acque, strade nuove tagliate nelle più -aspre balze, ponti nuovi lanciati sui fiumi veloci, -truppe che scalano, truppe che guadano. -Al di là della piana di Plezzo, nella gran luce -del limpido meriggio, lo Svinjak ci mostrava -la sua gran mole truce. Sembra creato per -una difesa a oltranza. -</p> - -<p> -Attraversato il letto pietroso e largo del Koritnica, -che gira ai piedi del monte, le truppe -assalitrici si trovano avanti ad un lungo declivio -dolce ed erboso. È il primo spalto, bisogna -salirlo allo scoperto, non v'è un albero, -<span class="pagenum" id="Page_311">[311]</span> -non v'è un sasso. Delle barriere di reticolati -lo percorrono. Improvvisamente esso si fa ripido, -si denuda, si scoscende in una specie di -ripa, e la montagna sorge. Essa forma un primo -ripiano, sul bordo del quale si allinea -tutto un giallastro sommovimento di terra e -di pietre che indica un trinceramento blindato, -il fuoco del quale spazza il declivio inferiore. -Più indietro, sullo stesso ripiano, altri solchi, -altri scavi, tutto un colore di frana recente -formato dai detriti rigettati dal lavoro; sono -linee successive di difesa, appostamenti di piccole -artiglierie, ridotti. Più in alto comincia il -bosco, che s'infoltisce nel ripiego dei canaloni, -che veste la montagna di una scura pelliccia, -per diradare verso la cresta nelle nudità della -roccia. Questa selva nasconde delle caverne, -e le caverne nascondono dei cannoni. La vetta -è l'osservatorio. -</p> - -<p> -Appena sparato un colpo, gli artiglieri austriaci -ritirano il pezzo nella sua tana, e si -nascondono con esso nel buio. Non si vede -niente, la foresta non ha squarci, sembra impenetrata, -impassibile. Un'osservazione attenta -scopre alle volte la vampa. La risposta allora -arriva immediata, esatta, ma bisogna che la -granata imbocchi esattamente l'apertura di una -grotta per far danni. Ciò è avvenuto; una batteria -austriaca nascosta in una caverna è stata -colpita in pieno. Ma quando si sente cercata -l'artiglieria nemica tace. Le difficoltà di un -<span class="pagenum" id="Page_312">[312]</span> -attacco frontale di simili posizioni appaiono -immense. Gli austriaci dimostrano un'abilità -singolare a trarre vantaggio da tutte le risorse -del terreno. Hanno il genio del nascondiglio. -</p> - -<p> -L'azione è perciò più attiva e più mossa ai -fianchi, contro alle due montagne laterali. Verso -lo Javorcek l'offensiva è avanzata dal Monte -Nero. Essa si mosse risolutamente il 14 di agosto, -puntando lungo il vallone dello Slatenik, -che gli austriaci avevano sbarrato con trinceramenti. -Il 15 una prima trincea venne espugnata -e vi furono presi trecento prigionieri. -Il combattimento non sostò. Il 16, nuove trincee -fra la cresta del Vrsic e una località detta -Dol Planina, sul versante occidentale delle propaggini -del Monte Nero, erano conquistate. Il -nemico contrattaccò, fu respinto, e il 17 agosto -facevamo un altro passo avanti dalla cresta -di Vrsic in direzione dello Javorcek, ricacciando -dopo viva lotta gli austriaci da un'estesa -linea di trincee. Intanto dei reparti alpini, -scesi dalla Valle Resia, scesi per la Sella Prevala -dalla Valle Raccolana, appoggiati da forze -che salivano da Saga, incominciavano i primi -movimenti per investire il Rombon, il baluardo -di sinistra. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Dal nostro punto di osservazione vedevamo -il Rombon quasi sopra di noi, brullo, severo, -smisurato. Ci pareva di essere sopra una delle -sue stesse balze. Solleva la sua vetta oltre i -<span class="pagenum" id="Page_313">[313]</span> -2200 metri in un pallore di altitudine. È scosceso, -ampio, triste. Qualche piccola nube molle -e rosata si formava intorno alla sua cima, poi -lentamente si sfrangiava, si spostava, mutevole, -leggera, trascinata via dal vento a fondersi -nella profondità azzurra del sereno. Quando -quel velo si dissipava, noi potevamo scorgere -proprio sotto alla sommità le nostre trincee, -una linea vaga, lontana, minuscola, sbiadita. -</p> - -<p> -L'attacco del Rombon cominciò il 28 agosto. -Quel giorno, sulle ripide balze meridionali del -monte, furono conquistate le prime trincee nemiche, -e una piccola carovana di prigionieri -scendeva alla sera per i dirupi verso Saga. -Altri reparti da montagna, che venivano da -ponente, tentavano l'assalto della vetta nell'alba -del 27. Disposte in più ordini, fortissime -trincee austriache coprivano il cucuzzolo roccioso -del monte. La lotta fu accanita, qualche -trincea fu presa, ma il nemico rimase padrone -dell'estrema punta. Intorno ad essa si stabilì -un fantastico assedio, che ancora dura. -</p> - -<p> -I combattimenti sulla gelida cima del Rombon -non somigliano a nessun altro, hanno -aspetti favolosi. Gli ufficiali che nel mattino -del 27 osservavano da Saga l'attacco, hanno -scorto più volte come uno scendere di frane, -un piombare vertiginoso di massi lungo le pendici -scoscese. Non erano mine che scoppiavano, -non erano granate che spezzavano la -roccia. Erano blocchi lanciati sull'assalto. Gli -<span class="pagenum" id="Page_314">[314]</span> -austriaci avevano preparato un'arma primordiale -e terribile. Avevano disposto orizzontalmente -sul pendìo delle travi, tenute da corde -alle estremità, e appoggiate alle travi avevano -ammassate enormi pietre. Quando vedevano che -il fuoco dei fucili e il lancio delle granate a -mano non fermava la furia dell'attacco, lasciavano -andare una delle corde, la trave cadeva, -e tutto l'ammassamento delle pietre, mancando -il sostegno, precipitava tumultuosamente, rotolava -lungo la costa rombando, rimbalzava. Era -un contrattacco di macigni. -</p> - -<p> -I nostri, sorpresi ma non sgomentati, non -hanno ceduto terreno, non si sono ritirati. Nella -loro pratica della montagna hanno subito trovato -la tattica necessaria a questa guerra da -uomini delle caverne. Sanno come ci si salva -dalle pietre che si staccano nei canaloni durante -i disgeli. Tutto quello che cade segue le -linee di massima pendenza; i nostri soldati hanno -cominciato ad attaccarsi ai costoni, alle -sporgenze, alle balze, formandovi dei ripari. -Poi hanno creato sbarramenti, difese, ed hanno -allargato a poco a poco il loro fronte di attacco. -Intorno all'estrema vetta tendono a formare -un cerchio d'investimento. Non potendo -assalire ancora, vogliono chiudere il nemico. -È l'assedio di una roccia. -</p> - -<p> -Ai difensori non rimane più che una strada -aperta. È un sentieruolo verso levante, verso -la valle del Predil. Non si lotta quasi, più che -<span class="pagenum" id="Page_315">[315]</span> -per quello. I nostri lo occupano, e il cannone -nemico lo riapre. È difficile tenervisi sotto al -fuoco di una quantità di batterie d'ogni calibro. -Anche di notte, anche con la nebbia, al minimo -allarme, una tempesta di granate arriva -su quel punto. L'artiglieria nemica non può -più battere gli altri lati della montagna perchè, -mentre si operava contro il Rombon e -contro lo Javorcek, una vigorosa avanzata centrale -aveva conquistato tutta la conca di Plezzo, -arrivando a bloccare gli sbocchi del Predil, -dell'alto Isonzo e dello Slatenik, e paralizzando -così ogni movimento nemico. Le artiglierie austriache -avevano perciò un campo di tiro assai -più limitato, ma bastavano a sostenere -energicamente la difesa. Era contro di esse -che bisognava agire. Una nuova fase delle operazioni -nella zona di Plezzo si iniziava con un -bombardamento di grossi calibri. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Cominciò il primo giorno di settembre. Parlando -dei cannoni colossali che abbiamo visto -oltre questi monti, percorrendo certe estreme -diramazioni orientali delle Alpi Carniche, di -quei cannoni che avevano annientato il forte -Hensel a Malborghetto, dicemmo che essi stavano -per avere un nuovo còmpito. Il loro nuovo -còmpito era la distruzione dei forti di Plezzo. -Allora si preparavano. Si spostavano misteriosamente -verso appostamenti segreti, in mezzo -ad una attività che riempiva di movimento -<span class="pagenum" id="Page_316">[316]</span> -e di vita selvagge vallate. Ognuno di quei mostri, -come un sovrano antico, viaggia con una -corte numerosa, fra cavalcate e convogli, in -lunghi corteggi che nereggiano su chilometri e -chilometri di strada e che dilagano in vasti -accampamenti. Da altre parti, per diverse vie, -altri cannoni giganti, trascinati da possenti motrici, -andavano con solenne lentezza allo stesso -convegno. Si rafforzavano ponti per il loro -passaggio, e dove i ponti non avrebbero resistito -al peso delle loro masse di acciaio, si aprivano -in poche ore sorprendenti strade di guerra -attraverso brughiere e letti di torrenti perchè -i giganti potessero passare a guado. -</p> - -<p> -La prima grande granata scoppiò nella gola -del forte Hermann, il quale si rintana nella -valle del Predil poco sopra allo sbocco. La -seconda granata colpì l'opera in pieno. Al -quinto colpo il forte cominciò a prendere un -aspetto di rovina, a sformarsi in un rovesciamento -di massi e di terra. In quello stesso -giorno una delle sue cupole di acciaio, colpita, -si rovesciava come una campana. -</p> - -<p> -Ora il forte Hermann non esiste quasi più. -Ma quelle sue artiglierie che non erano nelle -cupole, sono state portate fuori, e tirano ogni -tanto da appostamenti preparati dietro ai ripieghi -della valle. Sparano qualche colpo, spariscono, -non osano rimanere un giorno nello -stesso punto, sempre cercate, sempre inseguite, -sempre scacciate dal nostro fuoco. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_317">[317]</span> -</p> - -<p> -Persuasi che la perdita di Plezzo era definitiva, -gli austriaci hanno cominciato a tirare -delle granate incendiarie sull'abitato. È il loro -sistema. Quando non possono più tenere, distruggono. -Le granate incendiarie sono il segno -di una speranza perduta. La piccola città -muore, casa per casa, sempre un po' più ogni -giorno. Le fiamme si levano ora qua, ora là, -e nessuno può spegnerle. Da tempo la popolazione -è fuggita, e Plezzo agonizza in una sinistra -solitudine. -</p> - -<p> -Ci apparivano al di sopra di grandi ciuffi -d'albero le sue case senza tetto, alcune coronate -da un nero scheletro di travature; vedevamo -delle muraglie diroccate e il campanile -bianco e mozzo. Su quel campanile, quando -Plezzo, alla fine d'agosto, non era ancora occupata -dai nostri, osò salire un nostro osservatore. -</p> - -<p> -Il paese si distende sopra una lieve e pittoresca -collinetta; noi eravamo arrivati quasi a -ridosso della piccola altura, che dalla parte -nostra scende a scarpata, formando come un -gradino scosceso e brullo, e avevamo bisogno -di spingere lo sguardo avanti, di esaminare da -vicino le difese austriache sull'altro versante -della conca. Il campanile, alto, dominante, quasi -nel centro della vallata, offriva un posto di -osservazione meraviglioso. Ma era in pieno territorio -nemico. Un ardito ufficiale partì in -esplorazione. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_318">[318]</span> -</p> - -<p> -Pare un episodio delle vecchie guerre. L'ufficiale -era di cavalleria, innamorato della sua -arma. Pensò che la rapidità può valere in certi -casi più della invisibilità, e partì a cavallo, -attraverso dei vigneti e dei frutteti, seguito -dalla sua fedele ordinanza. Trovò Plezzo già -quasi abbandonata dalla popolazione; lo scalpitìo -degli zoccoli risuonava fra case deserte. -Ad ogni angolo di strada, l'ufficiale rallentava -il passo e si sporgeva sul collo del cavallo, -per scrutare avanti. Niente, una via dopo l'altra -si aprivano vuote e silenziose. Giunse sulla -piazza, affidò le cavalcature al soldato e si diresse -alla chiesa. Una specie di sacrestano, -spaurito, gli aprì la porta del campanile. -</p> - -<p> -Erano le prime ore di una mattinata purissima. -Dalla cella delle campane, alla quale salì -per vecchie scalette di legno, si vedevano i trinceramenti -austriaci, così vicini e netti che pareva -si potessero toccare stendendo il braccio. -Il binocolo in una mano, un lapis nell'altra, -l'ufficiale guardava e scriveva. Tracciava sulla -carta topografica appunti e segni. Scorgeva le -posizioni dello Svinjak, scorgeva le posizioni -dello Javorcek, spingeva le sue ricerche nel -cavo delle valli intermedie, calcolava, telemetrava, -senza accorgersi dello scorrere del tempo. -Intanto degli austriaci entravano in perlustrazione -a Plezzo. -</p> - -<p> -Una pattuglia nemica, arrivata dalla parte -<span class="pagenum" id="Page_319">[319]</span> -di Koritnica, percorreva tranquillamente la via -principale, senza preoccupazioni, con la serenità -di chi si sente sicuro in casa sua. Improvvisamente, -ad uno svolto udirono vicinissimo -il trotto di due cavalli. Era l'ufficiale italiano -e la sua ordinanza che tornavano al campo. -Gli austriaci non ebbero il tempo di pensare, -fu un attimo, i cavalieri sboccavano sulla -via, erano ad un passo da loro. L'ufficiale tirò -sulle redini, squadrando quegli uomini con l'occhio -feroce dei momenti critici, il cavallo ebbe -un movimento d'impennata. Gli austriaci, sbalorditi, -si attaccarono al muro, senza osare un -gesto. E sotto a quello sguardo, istintivamente, -portarono la mano alla visiera, salutando.... -</p> - -<p> -Immaginavano forse un seguito di truppa -nella strada attigua, e si sentivano perduti. -L'ufficiale passò, l'ordinanza passò. Appena -passati si curvarono sulle selle, speronando; -impetuosamente i cavalli balzarono al galoppo. -Era tempo. Dietro a loro la fucileria si svegliava; -stormi di pallottole rimbalzavano sibilando -intorno. Gli austriaci, riavutisi dalla -sorpresa, sparavano freneticamente. Ma per fortuna -inutilmente. La straordinaria missione era -compiuta. -</p> - -<p> -Il nemico ha tentato più volte di liberare i -suoi fianchi dalla stretta che lo attanaglia. -Per spezzare il nostro investimento del Rombon -e dello Javorcek ha replicatamente lanciato -degli attacchi. Presentendo forse il bombardamento -<span class="pagenum" id="Page_320">[320]</span> -imminente, poche ore prima che -le nostre grosse artiglierie iniziassero il fuoco -contro ai forti, nella notte del 31 agosto, delle -forze austriache salivano da levante le pendici -del Rombon, precedute da un intenso cannoneggiamento -allo scopo di aggirare le nostre -posizioni. Fu un combattimento breve ma vivace. -Respinti da lì, due giorni dopo si volgevano -contro le nostre posizioni alle spalle -dello Javorcek, nel vallone dello Slatenik. Si -è tanto lottato in quella gola che essa appare -alla fantasia come un canale di battaglia. Furono -ancora ricacciati. Nello stesso giorno, essi -lanciarono alla deriva nell'Isonzo qualche mina -galleggiante. Avevano sentore di movimenti nostri, -e speravano di potere far saltare dei ponti. -La mina fu pescata. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Intorno a Plezzo la lotta si andava facendo -più viva, nuove forze italiane premevano da -ogni parte, e la preparazione delle artiglierie -si faceva di giorno in giorno più energica. -Si presentiva l'azione vasta di questa ultima -settimana. Dopo l'attacco del 31 agosto, dei -drappelli nemici si erano rintanati qua e là -nelle pendici del Rombon, erano rimasti celati -in nascondigli del monte, tendevano a fare -infiltrazione, creavano dei minuscoli punti di -appoggio per futuri tentativi di attacco. Il 5 settembre -la montagna fu spazzata. I drappelli -furono scovati, assaliti, messi in fuga, si penetrarono -<span class="pagenum" id="Page_321">[321]</span> -i loro nascondigli già pieni di armi, di -munizioni, di viveri. -</p> - -<p> -Per provocare una diversione, il giorno dopo -delle forze rilevanti austriache salite da Tolmino -attaccavano le nostre posizioni sotto alla -vetta del Mrzli. Si voleva stornare l'azione da -Plezzo riaccendendola sulle propaggini meridionali -del Monte Nero. Era una cinerea giornata -di nebbia lassù. Abbiamo descritto quelle -posizioni come si vedono dalle alture di Colovrat. -Sulla cima del Mrzli, pianeggiante, una -formidabile trincea austriaca, il cui reticolato -è intessuto intorno ai tronchi bruciacchiati di -un lembo di foresta che il cannone ha distrutto: -un poco più sotto, a poche decine di -metri, il bosco rinverdisce e rinfoltisce, e lì, -fra gli alberi, i nostri. L'attacco nemico è stato -respinto, senza vederlo, nella nebbia densa. -</p> - -<p> -Gli austriaci richiamavano rinforzi verso -Plezzo. Un urto di masse era imminente. Dai -nostri osservatorî più alti si potevano scorgere -colonne di truppe e di carreggi che scendevano -dal Predil. La nostra grossa artiglieria, -l'8 settembre, arrivava a fermare e disperdere -due di questi ammassamenti in marcia. -Nella notte del 10 il nemico tentava un ultimo -attacco per liberare la sua sinistra, dove noi -avevamo cominciato a stabilirci sulle balze dello -Javorcek. È ancora nel vallone dello Slatenik -che si combatte. I nostri ripetono la tattica -usata contro il battaglione ungherese sulla testata -<span class="pagenum" id="Page_322">[322]</span> -della stessa gola. Aspettano l'assalto in -silenzio, lo lasciano avvicinare senza tirare un -colpo. Del resto, l'oscurità profonda renderebbe -inefficace il tiro; non è a fucilate che l'assalto -viene respinto. È a baionettate. Quando il nemico -è a pochi passi dalle trincee, i nostri si -precipitano alla mischia, lo scompigliano, lo -disperdono. Al mattino dopo la battaglia divampava -furibonda e vasta su tutto il bordo -orientale della conca di Plezzo. Il nostro attacco -in forze, lentamente preparato, si scatenava. -</p> - -<p> -Più di sessanta cannoni tuonavano su quel -ristretto fronte, e le nostre magnifiche fanterie -si impegnavano sullo spalto erboso dello -Svinjak, fra i boschi dello Javorcek, fra le -rocce del Rombon, in un maestoso semicerchio -di furore. Alla sera le prime nostre trincee -di attacco avvicinavano i reticolati delle posizioni -centrali. Proiettori e razzi illuminanti -inondavano la vallata di splendori soprannaturali, -e in vividi chiarori meteorici la battaglia -proseguiva, terribile, fantastica. Per tutto -era un divampare di esplosioni, un lampeggio -di colpi, e il frastuono formava un solo, continuo -boato. Si scorgevamo talvolta degli strani, -lunghi serpeggiamenti di luce azzurrastra come -uno strisciare, uno snodarsi di favolosi -fuochi fatui: erano getti di liquido infiammabile. -Non vi sono mezzi sleali ed atroci di -guerra che il nemico non tenti. Certi reparti -<span class="pagenum" id="Page_323">[323]</span> -nostri dovevano combattere con la maschera -contro i gas asfissianti che delle granate a -mano sprigionavano. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Durante la notte dei reticolati erano stati -distrutti; l'assalto era penetrato qua e là nelle -linee più interne; delle posizioni nemiche erano -conquistate. Ma dopo aver lottato per prendere, -bisognava lottare per conservare. Spesso -anzi è più difficile mantenere una posizione -che espugnarla. Dopo ogni fase di attacco vi -è una fase di consolidamento. Bisogna resistere -a tempeste di granate, e scavare, erigere, lavorare -difendendosi, crearsi le protezioni, le blindature, -i refugi, lasciare ogni tanto il piccone -per la baionetta. In tali soste il valore del -soldato è più provato forse che nell'assalto. -Occorre un valore freddo, calcolatore, intelligente. -</p> - -<p> -Alcuni giorni sono trascorsi in queste lotte -di resistenza, durante le quali l'artiglieria infuria, -perchè è lei che sorregge, che protegge, -che attacca, che predomina. -</p> - -<p> -Degli aeroplani nemici volavano per la prima -volta sulla conca di Plezzo in una affannosa -ricerca di batterie. Il consolidamento delle -posizioni conquistate era completo il giorno 14, -e una prima calma si fece. All'alba del 17 settembre -la battaglia ha ripreso, in tutto il settore, -ed è contro lo Javorcek, nella boscaglia, -che il nostro attacco si spinge con maggiore -<span class="pagenum" id="Page_324">[324]</span> -violenza. Dei reticolati sono spezzati, l'assalto -si slancia, due <i>blockhouses</i>, cioè due ridotte -blindate, vengono distrutte con tubi esplosivi, -dei trinceramenti sono conquistati alla baionetta. -Agli sbocchi delle valli la nostra occupazione -si consolida, la conca di Plezzo si chiude -definitivamente al nemico. Due ufficiali austriaci -e una cinquantina di soldati prigionieri, -scampati agli assalti sulle pendici dello Javorcek, -scendono alla sera del 17 verso Saga. -</p> - -<p> -Sono quei prigionieri che abbiamo visto passare -a Caporetto, scortati dai carabinieri, fra -due siepi di soldati curiosi e silenti. -</p> - -<p> -Non riuscivamo, contemplando la valle, immaginarvi -il tumulto che la riempiva poche -ore prima, e che forse tornerà a sollevarsi -fra poco. Un solo cannone sparava. Era uno -dei giganti. Ogni quattro, cinque minuti il suo -boato percuoteva le montagne e si spezzava -in mille rimbombi. Vedevamo il fumo diafano -e azzurro del colpo, in un folto d'alberi; non -potevamo scorgere dove battesse. Persisteva, -regolare, ostinato, come aspettando una risposta -al suo possente ruggito. Non rispondevano -che gli echi, nella vallata calma, piena di quel -pauroso senso di solitudine e di stupefazione -che pesa sui campi di battaglia quando la lotta -è sospesa. -</p> - -<p> -Scendeva la sera, quietamente, e la prima -oscurità saliva dal basso, come una marea -d'ombra. La notte sorgeva dalle profondità, -<span class="pagenum" id="Page_325">[325]</span> -mentre sulle vette ardeva l'ultimo fuoco del -tramonto. Lo Svinjak silenzioso, con il suo -nero bosco pieno di cannoni, di fronte a noi, -si faceva livido, truce, prendeva una non so -quale espressione sinistra, si velava di un colore -di tempesta nel crepuscolo. E il cannone -continuava a lanciare ad intervalli la sua tuonante -formidabile interrogazione. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_326">[326]</span> -</p> - -<h2 id="altavalle">NELL'ALTA VALLE DELL'ISONZO.<br /> -LE FASI DELLA GUERRA INTORNO A TOLMINO.</h2> -</div> - -<p class="indr"> -<i>27 settembre.</i> -</p> - -<p> -A metà della sua corsa fra i monti, l'Isonzo -fa come una sosta. Trova un paesaggio ridente -di colline, tutte verdi di boschi e di prati, -inoltra in una pianura tappezzata da un variopinto -splendore di campi coltivati, e il fiume, -che arriva violento per la sua corsa in -gole selvagge, rallenta la foga delle sue acque, -si allarga in un gran letto biancheggiante di -ghiaia, riposa, gira, serpeggia, quasi per indugiare -in larghe volute azzurre prima di lasciarsi -riafferrare dall'ombra di altre vallate -anguste e profonde, nelle quali riprenderà il -suo impeto. Questa bella regione è la zona di -Tolmino. -</p> - -<p> -Dopo aver percorso tante zone montuose della -guerra, cominciavamo a ritrovare in essa -le molli e tepide altitudini normali della nostra -vita. Non più fosche e rigide moltitudini -di abeti e di pini alpestri sui declivî dei colli, -non più rocce, burroni, abissi, non più canaloni -nei quali la neve si rannicchia e si nasconde -l'estate, aspettando il ritorno dei geli -<span class="pagenum" id="Page_327">[327]</span> -per uscir fuori e invadere tutto; percorrevamo -prati costellati di delicati e pallidi asfodeli, -ci riposavamo nell'ombra di quercie e di castani, -ed allargavamo con le mani il fogliame -di roseti selvaggi carichi di bacche rosse per -guardare in giù nella vallata, piena di sole -e di silenzio. -</p> - -<p> -Ci eravamo spinti sopra una delle balze estreme -del Colovrat meridionale — la catena di -alture che sta fra lo Judrio e l'Isonzo — e vedevamo -sotto a noi, a poche migliaia di metri, la -cittadina di Tolmino con le sue grandi caserme -austriache dalle corti quadrate, vaste come piazze -d'armi, con i suoi capaci magazzini militari, -e le larghe strade bianche, fatte per il transito -degli eserciti, distese a rete tutto intorno. -Assai più vicino, alla nostra destra, a due chilometri -appena, sollevavano il loro dorso le -famose alture di Santa Maria e di Santa Lucia, -due gruppi di colline boscose, pittoresche, al -di là delle quali, verso levante, l'Isonzo gira. -Alte, lontane, dietro a Tolmino, sbiadite nella -profondità del sereno, torreggiavano le creste -rocciose del monte Cuk, le vette del massiccio -che divide la valle dell'Isonzo dalla valle della -Sava, le pietre naturali del nostro vero confine. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Sono le colline di Santa Maria e Santa Lucia -che hanno fatto di Tolmino una piazzaforte -austriaca. Da Caporetto in giù, per tutto, la -nostra riconquista ha potuto affacciarsi -<span class="pagenum" id="Page_328">[328]</span> -sull'Isonzo, ma in due punti il fiume si discosta subitamente, -si nasconde dietro ad alture isolate, -fa un gomito per mettere fra noi ed un tratto -del suo corso la barriera di quei piccoli nodi -montuosi, una barriera che cela e protegge ponti -e strade. Presso Tolmino sono le colline di Santa -Maria e Santa Lucia; presso Gorizia sono -le colline di Podgora, di Oslavia e il monte -Sabotino. Il nemico ha fortificato formidabilmente -questi due aggruppamenti di alture al -di qua dell'Isonzo, che gli dànno il possesso di -paesaggi sul fiume, che sono centri poderosi -di difesa e basi possibili di offesa. -</p> - -<p> -Perchè è all'offesa che il nemico pensava prima -di trovarsi costretto a difendersi. Basta -vedere Tolmino per riconoscervi una di quelle -forti basi d'avanzata che l'Austria aveva preparato -un po' per tutto sulle nostre frontiere, -con una larghezza di mezzi, con una profusione -di milioni, con un'attività, che dimostrano un -piano preciso e una volontà senza indugi. Noi -non avevamo niente al di qua; Tolmino fronteggiava -delle valli aperte, che convergono verso -Cividale, scendendo alla indifendibile pianura -friulana. -</p> - -<p> -Non si costruiscono tre grandi ponti per un -paesello, non si erige una vera città di caserme -e di depositi, con panifici ed ospedali da -metropoli, non si fanno centinaia di chilometri -di strade militari, non si trasformano montagne -in fortezze, sopra tutto quando dall'altra -<span class="pagenum" id="Page_329">[329]</span> -parte della vicina frontiera nulla si fa, neppure -una strada, se non c'è il definito progetto di -servirsi e presto di tutte queste opere. -</p> - -<p> -Nel nostro giro sul fronte, quello che ci -ha più fatto pensare, oltre alla guerra che si -combatte, è la guerra ben più terribile, la guerra -spaventosa, atroce, sproporzionata, disperata -che si sarebbe combattuta se gli eventi non -avessero dato a noi la scelta del momento, se -non fossimo stati noi a gettare il guanto e -varcare le frontiere, se lo sconvolgimento dell'Europa -non fosse venuto a destarci. Bisogna -vedere per comprendere. Per difficile che sia -la guerra d'oggi, noi dobbiamo benedirla perchè -ci salva dai disastri immensi la cui preparazione, -che è ora tutta sotto ai nostri occhi, -ci cingeva a poco a poco mentre noi dormivamo -sognando la pace perenne. La guerra era inevitabile, -era decisa: dovevamo farla o subirla. -</p> - -<p> -Non conoscevamo esattamente il valore combattivo -di Tolmino. Iniziate le ostilità, le nostre -truppe occuparono le alture fra lo Judrio e -l'Isonzo e dalla cresta videro, come noi l'abbiamo -visto, Tolmino in basso, con la sua pesante -avanguardia di edifici governativi, e la folla gaia -delle sue case, raccolte fra recinti d'orti, in un -verdeggiare di frutteti. Subito, le colline di -Santa Maria e di Santa Lucia tuonarono; incominciò -un fuoco di medî calibri invisibili, introvabili, -che battevano le nostre alture. Continuano -ancora, a intervalli. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_330">[330]</span> -</p> - -<p> -Udivamo infatti di tanto in tanto il rantolo -di qualche grossa granata austriaca, che veniva -a scoppiare alle falde dello sperone sul quale -eravamo. Dei colpi rispondevano; noi potevamo -seguire da vicino la manovra pacata di alcuni -artiglieri nostri, intorno ad un pezzo imboscato -in un intreccio di cespugli. Facevano fuoco ogni -cinque, ogni sei minuti, per non permettere -al nemico di scoprire la vampa, e fra un colpo -e l'altro si sedevano intorno, conversavano, leggevano -un vecchio giornale che passava da -mano a mano, compitato e commentato. Nelle -vicinanze il terreno era squarciato dai proiettili. -Una granata da 305, caduta recentemente, -vi aveva aperto una cavità larga, irregolare, -profonda, nella quale dei soldati raccoglievano -pesanti schegge di acciaio. -</p> - -<p> -Il primo bombardamento austriaco cominciò -il 26 maggio. Non fece danni e non fermò -le nostre truppe. Si iniziava l'investimento della -piazzaforte. L'operazione non pareva estremamente -difficile; le colline di Santa Maria e di -Santa Lucia non lasciavano scorgere ancora le -loro difese imboscate. Gravi ostacoli già ci sbarravano -il passo di fronte a Gorizia, e sembravano -più facili forse quelle alture di Tolmino, -che non avevano l'aspetto possente e ostile del -Sabotino e del Podgora. Nei primi giorni di -giugno Tolmino parve seriamente minacciata -da noi, e si poteva credere allora che su -<span class="pagenum" id="Page_331">[331]</span> -Tolmino potesse portarsi l'attacco fortunato che, -penetrando fortemente in quel punto, scuotesse -le posizioni nemiche di Gorizia. -</p> - -<p> -L'attacco fu dato. Le nostre truppe erano -arrivate a contatto di numerose linee successive -di trinceramenti in cemento, mascherati -dal bosco, protetti da numerose batterie incavernate, -riuniti da cunicoli, tutto un sistema di -fortificazioni interrate, nascoste, in agguato. Fu -allora forse che si pensò di portare il colpo -offensivo su Plava, cioè ad un altro raccordo -di strade che un ponte congiungeva attraverso -l'Isonzo, in un settore più vicino a Gorizia, e -che poteva supporsi meno preparato alla difesa. -Era l'unico punto di quella zona sul quale -potesse tentarsi il passaggio del fiume. Non si -può combattere in qualsiasi luogo; l'offesa e -la difesa seguono vie e direzioni prevedibili; -le battaglie hanno campi predestinati; la viabilità -fissa fatalmente i terreni d'azione. Dove il -traffico ha già da secoli scelto i suoi passaggi, -la guerra si getta. Una rete di strade dalla -riva destra del fiume andava a innervarsi al -ponte di Plava, distrutto dagli austriaci. Altrove -l'Isonzo scorre fra due ripe altissime, senza -guadi e senza allacciamenti. Volendo crearci -un'altra testa di ponte, non potevamo scegliere -che Plava. Ma la difesa nemica a Plava pure -ci aspettava. Noi la spezzammo. -</p> - -<p> -Per oltre due mesi dall'inizio della guerra, di -Tolmino non si parla più. Non vi è inazione; vi -<span class="pagenum" id="Page_332">[332]</span> -si combatte, vi si cannoneggia, le fanterie mantengono -il contatto, le nostre trincee a poco -a poco avanzano, portano i loro scavi sempre -più vicino alle posizioni nemiche, le incalzano -con la lentezza del piccone. Si prepara l'attacco. -È il 16 agosto che l'offensiva nostra violentemente -si slancia in avanti. Comincia allora -un periodo di furore. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -La collina di Santa Lucia è oblunga, regolare, -boscosa; ma a tratti il bosco cessa al -bordo rettilineo di grandi prati in declivio, ombreggiati -qua e là da qualche ciuffo d'alberi, -rigati da un folto distendersi di siepi; anche -la vetta è erbosa e scoperta. Adesso i prati sono -qua e là sterrati dai colpi di cannone, scorticati, -del colore dei campi arati, e la vetta, -bucata dai crateri scavati dalle granate, uno -vicino all'altro, ha quell'aspetto strano dei paesaggi -lunari, pieni di cavità rotonde e di bordi -circolari. La nostra artiglieria rovesciò su Santa -Lucia e su Santa Maria un diluvio di proiettili -per preparare l'attacco. -</p> - -<p> -Coperte da quel fuoco, le nostre fanterie spezzarono -i reticolati e si slanciarono alla baionetta. -Una linea di trinceramenti austriaci fu -conquistata. Poi un'altra. L'assalto saliva il declivio -da ponente. L'urlo dei combattenti si -udiva, alto, tremendo, dalle posizioni di artiglierie -sulle alture vicine. Nelle trincee prese, delle -compagnie intere di austriaci si arrendevano. -<span class="pagenum" id="Page_333">[333]</span> -Durante la giornata del 16 agosto furono presi -prigionieri 17 ufficiali e 517 soldati. Mitragliatrici, -fucili, munizioni, formarono un rilevante -bottino. Un reparto arrivò finalmente ad -espugnare le estreme trincee, quelle della vetta -di Santa Lucia, che girano intorno a due cucuzzoli -simili alle due larghe gobbe di un cammello -gigantesco. -</p> - -<p> -Allora cominciò la tempesta delle artiglierie -austriache. Non meno di quaranta cannoni -concentravano un fuoco spaventoso sulle sommità -del colle. Non vi era tempo per costruirsi -dei ripari; bisognava ritrarsi dal costone più -esposto. Ma ci tenemmo saldamente sui fianchi -delle alture, dove ora si vedono serpeggiare i -solchi profondi dei nostri trinceramenti, ai quali -salgono strani viottoli di approccio. Gli austriaci -rioccuparono le vette. Le loro trincee sono ad -un centinaio di metri dalle nostre. -</p> - -<p> -La vera forza di resistenza del nemico è -nel cannone. La sua fanteria non si mantiene -che nei punti sui quali la sua artiglieria può -battere. Gli austriaci hanno dovuto abbandonare -sempre i declivî per reggersi sulle creste. Dove -le loro granate non arrivano, la loro difesa -sparisce. -</p> - -<p> -La battaglia continuò il giorno 17. Qualche -nuova trincea fu presa. Altri duecento prigionieri -vennero catturati. Ma la lotta più che di -attacco era di consolidamento, di sistemazione, -di preparazione. Violente avanzate nemiche -<span class="pagenum" id="Page_334">[334]</span> -scendevano alla notte. Erano respinte. Si combatteva -e si lavorava ai bagliori dei razzi illuminanti. -Per lunghi giorni è continuata l'azione -in episodi, sotto al fuoco dell'artiglieria nemica, -che frugava il rovescio delle colline per impedire -i rafforzamenti. -</p> - -<p> -Il 9 settembre, nella notte, il combattimento -ha avuto una ripresa furibonda. Con un assalto -improvviso, un reparto nostro, sulla collinetta -di Santa Maria, si è impadronito di un'altra -linea di trincee, si è avvicinato alla vetta, sulla -quale sorge una chiesuola, ora diroccata. Ma -avanti agli assalitori, improvvisamente, balenarono -fiamme azzurre, fantastiche, di liquidi infiammabili, -l'ultima atrocità scientifica della -Germania. Lanciato a lunghi getti, il liquido -spento, che non arrivò fino ai nostri, scendeva -per il declivio a lunghi rivoletti invisibili e silenziosi, -poi al contatto di una capsula incendiaria -divampavano di colpo. Ed erano serpeggiamenti -inverosimili di luce oscillante e pallida, -era un fiammeggiare tortuoso e diafano -lungo il pendìo, un saettamento di vampe spettrali, -presto estinte perchè la terra assorbiva -il liquido, e le fiamme si abbassavano subito. -Morivano in un palpito scoppiettante, lasciando -tutto intorno uno sfavillare minuscolo di brage, -un pagliettìo ardente di fili d'erba accesi. Intanto -da esplosioni violente di granate a mano -si sprigionava l'acre odore di gas soffocanti, -una nebbia che persisteva nella calma della -<span class="pagenum" id="Page_335">[335]</span> -notte. I nostri si fermarono, urlando insulti e -sfide: «Vigliacchi! Venite!» -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Due giorni dopo si scorgevano nel vallone -di Tominski dei reparti austriaci in marcia verso -Tolmino. Il nemico non si sentiva più sicuro -nemmeno dietro le sue fontane di benzol. Ma -la calma per il momento pare tornata nel settore. -Qualche duello di artiglierie, alla sera, un -crepitìo di fucilate, di tanto in tanto, e lunghe -ore di silenzio profondo. -</p> - -<p> -Sulla collinetta conica e verde di Santa Maria, -la chiesuola ha perduto il suo campanile. -Serviva da posto di osservazione al nemico, i -nostri cannoni l'hanno mozzato. Era un campanile -rotondo che i nostri ufficiali esitavano a -colpire per il dubbio che potesse avere un -valore d'arte. Non farebbero del male ad un -monumento a costo della vita. Ora il campanile -rotondo è un rudero strano, squarciato da una -parte, che mostra un interno cavo, annerito dall'incendio -delle scale di legno. Un villaggio vicino, -Kozarsce, che è stato un punto di appoggio -della difesa austriaca, è in rovina. Ma Tolmino -è intatta. -</p> - -<p> -Noi lasciamo al nemico l'abominevole prerogativa -della distruzione inutile. La città pare -deserta, la popolazione, infatti, l'ha fuggita, per -le strade nessuno passa, ma alla notte quella -solitudine si popola. Tolmino è sempre un -grande centro militare, e il rispetto che noi -<span class="pagenum" id="Page_336">[336]</span> -abbiamo per l'abitato finchè la battaglia non -ci forza a colpirlo rende ancora agli austriaci -abbastanza tranquilla quella residenza, che è -sotto le bocche dei nostri cannoni e che potremmo -annientare in un'ora. Il combattimento è -tutto intorno. -</p> - -<p> -Si vede di qua, verso il fiume, un recinto di -muro sfondato, un gran recinto quadrato battuto -in breccia dalle granate: è il cimitero. Una -trincea di difesa lo traversa, passa fra le tombe, -discosta i morti, rovescia croci e cippi, ammucchiandovi -sopra i suoi sterri, e fa pensare -ad una sepoltura gigantesca preparata. Più indietro, -verso il sud, una seconda linea più forte, -in cemento, allinea le sue feritoie larghe da -mitragliatrice, rasente il suolo. I reticolati stendono -per tutto il loro grigiore. Si seguono e si -seguono, per la pianura, per i declivî, per le -vette, attraverso i campi abbandonati sui quali -i raccolti intristiscono; sono miglia e miglia di -quel tetro viluppo di fili e di pali che dànno -un'impressione di vigneti sterili. -</p> - -<p> -Noi attacchiamo le colline di Santa Maria -e di Santa Lucia da ponente, e la città da settentrione. -La nostra fronte scende dal Mrzli alle -pendici del Vodil e attraversa la valle. Il ponte -di San Daniele, di fronte all'abitato, è nostro. -È un magnifico ponte nuovo, di cemento -armato. Gli austriaci speravano forse di difenderlo, -e non lo hanno distrutto. Ma su tutta -la lunghezza del ponte avevano ammassato ostacoli -<span class="pagenum" id="Page_337">[337]</span> -di ogni sorta, <i>chevaux de Frise</i>, reticolati, -sbarre di ferro, un intreccio fitto al di là del -quale si appostavano delle mitragliatrici. Durante -il giorno, per qualche tempo, la nostra -artiglieria da campagna tirava sulle difese del -ponte per spezzarle, e alla notte, sotto a raffiche -di piombo, dei pionieri eroici strisciavano -fra i due parapetti per far saltare i rottami e -sgombrare la strada. -</p> - -<p> -Li conduceva un ufficiale del genio, professore -di Università prima della guerra. Partiva -calmo, sereno, come quando s'incamminava verso -la lezione con dei libri sotto al braccio. -Dove nessuno osava andare, dove la morte pareva -certa, andava lui solo. Alla notte lui era -sul ponte, strisciando, avanzando centimetro per -centimetro, sospingendo avanti a sè un tubo di -esplosivo. L'ultima volta, quando la strada era -quasi tutta aperta, non è tornato indietro. Una -palla lo aveva fulminato. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Ora sul ponte si vedono oscuri barricamenti -di sacchi che proteggono il passaggio, e in -fondo, al di là, una breve trincea si profila. -È l'attacco che sbocca, ancora piccolo, ancora -incerto, una testa di ponte minuscola e ardita -che si affaccia. -</p> - -<p> -Al nord della città, vicino quasi alle ultime -case, si solleva in vedetta, isolata, una strana -montagna, alta, regolare come una montagnola -da giardino pubblico, aguzza, coperta tutta da -<span class="pagenum" id="Page_338">[338]</span> -un bosco, un immane cono di verdura, e che -non ha un nome. La chiamano con la cifra -della sua altitudine: Quota 428. Gli austriaci -hanno costruito in cemento, sulla sua vetta, -una torre osservatorio, fatta a colonne per lo -stesso principio che ha consigliato di dare alle -moderne navi da guerra un albero a tripode. -Se fosse una torre piena sarebbe demolita, ma -i colpi di cannone passano nel vano fra una -colonna e l'altra. È una specie di campanile a -giorno, una gigantesca armatura, insolentemente -bianca, sulla quale la nostra artiglieria ha -infuriato per giornate intere. Gli scoppî avvolgevano -la bizzarra costruzione di un fumo denso; -si credeva spesso di averla abbattuta, ma -quando il fumo si dissipava, l'ostile torre ricompariva -intatta. Essa spinge il suo sguardo -su tutta la vallata, sorveglia gli approcci da -Caporetto, vede i nostri movimenti lungo il -fiume. -</p> - -<p> -La Quota 428 è anche una posizione di combattimento, -nasconde trincee, e i suoi reticolati -scendono fino alla pianura, in mezzo a campi di -granturco. Osservando meglio, intorno, ci si accorge -di tutta una viabilità sotterranea. Certe -siepi lunghe chilometri non sono altro che ingannevoli -ripari per nasconderci movimenti -d'uomini entro sterminate trincee di incamminamento. -I villaggi sono uniti da profondi fossati, -che seguono il disegno di un fregio a greca -per essere protetti dai colpi d'infilata. Mentre -<span class="pagenum" id="Page_339">[339]</span> -le strade sono deserte e nessun essere vivente -si muove nella vallata, entro quei canali -delle truppe forse si spostano. Poco più a sinistra -sono i nostri incamminamenti, sulla riva -del fiume, immensi zig-zag dai bordi bianchi -di sabbia appena scavata, i quali conducono -lo sguardo verso un grandioso intreccio di trincee -sui valloni del Vodil, all'altra riva. -</p> - -<p> -Sui bordi d'ogni balza, le posizioni della difesa; -poco sotto, a qualche decina di metri, -le nostre, che assaltano, che s'insinuano, che -spingono avanti i loro parapetti, con quel sovvolgimento -di terra dei formicai calpestati, -quando gl'insetti scavano furiosamente la loro -strada. Da là veniva più serrato e più sovente -lo scoppiettare della fucilata. Tendevamo lo -sguardo verso la lotta invisibile, instintivamente, -ossessionati dalla paurosa apparenza di deserto -del campo di battaglia. -</p> - -<p> -Cercavamo un uomo, lungo gli approcci, sulle -trincee, nei villaggi che cadono in rovina, -presso ai cascinali senza tetto, anneriti dalle -fiamme, cercavamo un uomo la cui vista disperdesse -in noi il senso di quella solitudine soprannaturale -che diveniva a poco a poco angosciosa -come un incubo. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_340">[340]</span> -</p> - -<h2 id="plava">L'EROICA CONQUISTA DI PLAVA.</h2> -</div> - -<p class="indr"> -<i>29 settembre.</i> -</p> - -<p> -L'aspetto di solitudine che assume la guerra, -quando l'assalto non si slancia, si addice alle -zone selvagge. Abbiamo visto la selva di Plava -non molto diversa da come la vedevano i cacciatori -di Gorizia, quando la attraversavano in -questa stessa stagione cercando nel suo folto -il fagiano e il gallo di bosco. -</p> - -<p> -Plava è un piccolo villaggio, ora distrutto -dal cannoneggiamento austriaco, che allineava -le sue casette ai due fianchi della strada, sulla -sinistra dell'Isonzo. Delle abitazioni rimangono -quattro mura scoronate, dalle cui finestre pendono -rottami di imposte. Per uno di quei capricci -che il cannone ha, come il fulmine, una -sola casetta è rimasta intatta, bianca, col tetto -nuovo. Avanti a Plava era il ponte. -</p> - -<p> -Alle spalle del villaggio cominciavano subito -il bosco e la montagna. Intorno, nessun altro -centro abitato in vista, non campi, non vigneti. -L'Isonzo scorre in quel punto incassato in una -gola profonda e melanconica. Su Plava viene -a finire un'ultima balza di una catena di alture -boscose, il cui dorso, salendo a centina, va -<span class="pagenum" id="Page_341">[341]</span> -quasi fin sopra Gorizia e si culmina nel Monte -Santo. -</p> - -<p> -Vista dall'altra riva, la montagna di Plava, -ha la forma di una piramide perfetta. Quando -però si giunge alla sommità, a 383 metri, ci si -accorge che non si è sopra una punta ma al -principio di una cresta, la quale declina, poi -risale. E intorno si levano tumultuosamente le -ondulazioni del massiccio di Bainsizza. Non vi -sono che sentieri nella oscurità del bosco; le -buone strade corrono soltanto in fondo alla valle -dell'Isonzo, ma al Monte Santo si allacciano -le reti stradali del Goriziano. -</p> - -<p> -Decisa la formazione di una testa di ponte -a Plava, il primo obbiettivo fu la conquista -della Quota 383. Il giorno 8 di giugno arrivò -l'ordine d'avanzata. Alla sera, per la strada di -Vercoglia scesero da San Martino i battaglioni -destinati all'operazione, che si nascosero nella -boscaglia, presso al fiume. Quando l'oscurità -fu profonda, si intravvide un convoglio di cavalli -e di carri, silenziosi come ombre, che andavano -verso la riva. Erano i carriaggi del parco -da ponti. Le ruote e gli zoccoli dei cavalli erano -fasciati di stracci; gli uomini calzavano scarpe -di corda. Lentamente, il convoglio si portò -fino dove la strada fiancheggia il fiume. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Si cominciò la costruzione del ponte. Le barche -dovevano essere portate a spalla giù per -la ripa precipitosa e attraverso il letto di ghiaia. -<span class="pagenum" id="Page_342">[342]</span> -Non un rumore, non un urto, il ponte si componeva -in silenzio. L'altra riva era tutta buia, -nera, addormentata. Il lavoro procedeva febbrile -e cauto, nelle tenebre, con l'ansia angosciosa -del tempo che fuggiva, dell'alba estiva -troppo vicina. -</p> - -<p> -L'aurora disegnava già i profili dei monti, -e il lavoro continuava. Poco più della metà del -ponte era compiuta. Alle tre del mattino, quasi -i tre quarti del ponte erano finiti. Ancora un -poco, ancora un poco e le truppe sarebbero -passate. La costruzione proseguiva ora furiosamente, -nella piena luce dell'alba. All'improvviso -fu un rimbombo di esplosioni nel greto e i -pontieri si trovarono avvolti nel fumo. -</p> - -<p> -Il nemico aveva visto. Bombardava da posizioni -imprecisabili. Il ponte, colpito, si sfasciava; -le barche di lamiera, sfondate dalle -schegge, affondavano. Non v'era un minuto di -sosta nel fuoco. Le truppe furono ritirate al -coperto, nessuno rimase sulla riva cosparsa di -rottami, tempestata dai colpi. -</p> - -<p> -Tutto il giorno durò intenso il cannoneggiamento. -Così trascorse il 9 giugno. Venuta la -notte, dei drappelli ridiscesero verso la riva. -</p> - -<p> -Si era pensato di traghettare poche forze -per formare al di là un primo velo di difesa. -Si misero i remi ad una barca e si cominciò la -traversata. Passavano venti uomini per volta. -Scendevano a poche centinaia di metri dal villaggio. -Quando furono sbarcati in una cinquantina, -<span class="pagenum" id="Page_343">[343]</span> -i nostri cominciarono ad avanzare e prendere -posizione. Il traghetto continuava. Un sergente, -che comandava il primo nucleo, prese -con sè un plotone e si avvicinò al villaggio, -dove sapeva che doveva trovarsi un posto di -vedetta austriaco. -</p> - -<p> -Evitando la strada, camminando a passi da -cacciatore, quel piccolo gruppo arrivò alle prime -case di Plava. Le circondarono, vi entrarono -senza passare per l'uscio. Scavalcarono dei muricciuoli, -scalarono finestre, e arrivarono così -nelle case vicine; strisciavano, penetravano da -un'abitazione all'altra per le vie più imprevedute, -in modo che una sentinella piazzata -sulla via non potesse accorgersi del loro avvicinarsi. -Arrivati sotto ad una finestruola chiusa -da sportelli di legno, udirono delle voci d'uomo, -all'interno. Parlavano in tedesco. Era lì. -</p> - -<p> -Un colpo violento all'uscio che si spalancò, -un'irruzione di baionette basse. Dieci soldati -austriaci, con un ufficiale, sorpresi e allibiti, -alzavano le mani. Erano in una cameretta a -pian terreno raccolti intorno alla luce di una -candela. La barca, in uno dei suoi ritorni, -portò alla nostra riva il carico dei prigionieri. -</p> - -<p> -Questa cattura ha avuto una grande importanza -per le operazioni, perchè ha impedito -un primo allarme che avrebbe turbato lo svolgersi -dei nostri piani. Il Re ha voluto di <i>motu -proprio</i> decorare della medaglia al valore l'ardito -sergente, che nel combattimento successivo -<span class="pagenum" id="Page_344">[344]</span> -doveva cadere gravemente ferito. E ferito, egli -continuava ad esortare i suoi uomini alla battaglia: -«Andate avanti, avanti! Non badate -a me!...» -</p> - -<p> -Nella notte del 9 traghettarono circa duecento -uomini, per la cui sorte si era preoccupati. -Durante tutta la giornata del 10, si stette -in ascolto dalla nostra riva, si cercava di penetrare -con lo sguardo l'intreccio degli alberi, -di vedere qualcuno dei nostri, si aspettava un -segnale. Niente. Erano tutti presi? No, erano -tutti in ricognizione. -</p> - -<p> -Rampavano audacemente, strisciavano sulla -montagna, perlustravano ogni passo, arrivavano -presso alla vetta, scoprivano i reticolati, le trincee, -raccoglievano dati preziosi. Perchè gli austriaci -avevano fatto a Plava preparativi assai -più completi di quanto fosse logico aspettarsi. -</p> - -<p> -I nemici non sospettavano la vicinanza di -quello sciame di esploratori; andavano, venivano -intorno alle trincee, disarmati, sicuri. Le vedette -di Plava tacevano, dunque gl'italiani non s'erano -mossi. Più volte alcuni dei nostri dovettero girare -intorno al tronco d'un albero all'avvicinarsi -di soldati austriaci che passavano inconsapevoli -pochi metri lontano. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Nella notte stessa del 10 si era tentato un -nuovo sistema per gettare sulla riva sinistra -un forte reparto di truppe. Non era possibile -sostituire subito il materiale da ponte distrutto; -<span class="pagenum" id="Page_345">[345]</span> -ma vi era legname sufficiente per costruire sulla -riva una passerella che, appena finita, avrebbe -potuto essere varata e assicurata solidamente -ai resti in muratura delle testate del ponte distrutto. -Il Genio lavorò attivamente, con quell'entusiasmo -alacre e grave dei nostri artieri militari, -che sono così spesso in prima linea, sotto -al fuoco più intenso, a creare valichi ed aprire -varchi. -</p> - -<p> -È un eroismo difficile quello del lavoro, perchè -deve rimanere freddo, riflessivo. Il combattente -può lasciarsi spesso trasportare dalla foga -disordinata del suo sentimento, può gridare, può -sparare. L'artiere del Genio deve pensare. Ogni -suo gesto ha bisogno di precisione e di puntualità. -Nel pericolo più grave egli deve agire -impassibile come l'operaio nel sicuro laboratorio -di un'officina. Il nostro Genio ha gettato -quasi tutti i suoi ponti nel pieno del combattimento, -alla prima linea, avanti alla prima linea. -Dei pontieri cadevano feriti, uccisi, erano -sostituiti e il lavoro continuava. Le granate -sfondavano le barche di sostegno, sfasciavano -il travame, distruggevano l'opera intera, e si -ricominciava. -</p> - -<p> -Una passerella sull'Isonzo richiedeva più tempo -di quello che le circostanze concedevano. -L'alba sorse, e il ponte di fortuna non era finito. -Gli osservatorî dell'artiglieria nemica, già -in guardia, si accorsero della costruzione e fecero -aprire il fuoco. Come al giorno prima, il -<span class="pagenum" id="Page_346">[346]</span> -bombardamento fu violento e preciso. Regolato -con esattezza sulla posizione del vecchio ponte, -esso colpiva in pieno. La passerella rimase -spezzata. Un'altra giornata trascorse nell'inazione -forzata, senza nessuna notizia degli uomini -traghettati alla sera, e con la certezza di trovare -il nemico sempre più rafforzato. Per la -forza dell'inevitabile la sorpresa, l'elemento primo -di un successo facile e pieno, era mancata. -Non so fino a quanto si facesse assegnamento -sulla sorpresa, ma è evidente che se fosse stato -nelle possibilità umane il compimento del ponte -nella prima notte, l'attacco di Plava avrebbe -potuto avere nella guerra una influenza -profonda, penetrando ben oltre i limiti di una -testa di ponte. -</p> - -<p> -Si ricorse, nella notte successiva, ad un altro -mezzo. Si fece il così detto «ponte girevole». -Il ponte girevole non è altro che una piattaforma -sostenuta da due barche, assicurata alla -riva con una lunghissima corda e lasciata alla -deriva. Con il movimento di un remo messo a -timone, per effetto della corrente, la grande -zattera, come un pendolo orizzontale, se si può -dire così, può andare e venire da una riva all'altra. -La piattaforma portava una cinquantina -di uomini alla volta. In quella notte, finalmente, -due battaglioni passarono. -</p> - -<p> -Ritrovarono sulla sponda sinistra la piccola -forza sbarcata la notte prima. Si era trincerata -aspettando, e teneva già un lembo di altura. -<span class="pagenum" id="Page_347">[347]</span> -Le informazioni che portò furono di enorme -utilità. Venne deciso di attaccare il monte sui -due fianchi, lungo due valloni quasi simmetrici -che sono uno a destra e uno a sinistra di Plava. -L'azione cominciò a giorno chiaro. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -La difesa fu violenta ma breve. Si avanzò -tra difficoltà gravi ma non insormontabili. Di -slancio, le linee di trincee erano prese, successivamente. -Si fecero duecento prigionieri. I cannoni -austriaci, con un fuoco violento, battevano -sopra tutto la spalla del monte, e più giù il -paese, il fiume, la riva destra. Sarebbe stato -impossibile mandare rincalzi se ve ne fosse -stato bisogno. Ma le notizie che arrivavano dal -combattimento erano buone. Con perdite lievi -l'attacco proseguiva. A mezzogiorno la cima del -monte era conquistata. -</p> - -<p> -Subito i soldati, benchè stanchi, si misero -al lavoro per fortificare la posizione. Alle trincee -prese bisogna rovesciare il fronte perchè -servano contro al nemico, il parapetto diventa -la spalla e la spalla il parapetto. È un duro -lavoro che l'urgenza rende affannoso. I nostri -erano intenti a questo consolidamento, quando -gli austriaci hanno fatto un ritorno offensivo. -Il combattimento si è riacceso; è durato qualche -tempo. Un accenno di assalto alla baionetta -ha ricacciato indietro i nemici, senza però -farli desistere interamente. Essi, probabilmente, -non avevano altro còmpito che quello di tenere -<span class="pagenum" id="Page_348">[348]</span> -impegnate le nostre forze. Un movimento -assai più grave stava svolgendosi. -</p> - -<p> -Sul declinare del giorno furono avvistate masse -austriache in marcia lungo l'Isonzo. Erano -due gruppi, uno veniva dal nord e uno dal -sud, e convergevano verso Plava. Il nemico -tentava l'aggiramento delle nostre truppe sulla -Quota 383, tendeva a tagliarle fuori, a isolarle, -a occupare la base di sbarco. Esse non -potevano difendere la vetta e i fianchi, non -bastavano a reggere quel fronte troppo esteso. -Era necessario ed era urgente che si raccogliessero, -che restringessero la linea del loro -spiegamento. Dovettero abbandonare la cima -conquistata, ridiscendere alle prime pendici, a -proteggere Plava e con Plava le comunicazioni. -</p> - -<p> -Venuta la notte, si rimise in acqua il ponte -girevole e cominciò il traghetto di altri battaglioni. -Si unirono a quelli che avevano combattuto, -costituirono nuove unità di attacco. Il nemico -aveva rioccupato in forze le posizioni -sulla sommità del monte. La battaglia si annunziava -aspra e sanguinosa. -</p> - -<p> -Le truppe erano troppo stanche per iniziare -l'azione immediatamente. Anche quelle appena -sbarcate avevano bisogno di riposo dopo le -notti perdute nella continua attesa. Si stava -per chiedere loro un grande sforzo. La mattinata -del 12 trascorse tutta in una immobilità -ristoratrice. L'assalto cominciò nel pomeriggio. -</p> - -<p> -Si svolse con la stessa tattica del giorno prima. -<span class="pagenum" id="Page_349">[349]</span> -Le forze, divise in due colonne, si impegnarono -ai due fianchi del monte, avendo la vetta -per obbiettivo comune. Il movimento si era -appena iniziato, che un terribile fuoco di artiglieria -cominciò a battere le pendici. Era una -bufera di cannonate; gli <i>shrapnells</i> arrivavano -a raffiche continue, volteggiavano in aria foglie -e rami d'albero stroncati dalle esplosioni, il -piombo grandinava. -</p> - -<p> -Le batterie nemiche da cui veniva quella bufera -di fuoco dovevano trovarsi in parte sulle -pendici del monte Kuk, uno dei tanti monti -Kuk della regione, distante tre chilometri e -mezzo da Plava, in parte sul Monte Santo, -dal quale i medî calibri tempestavano. Per questo -la nostra colonna di destra, più scoperta, -era più battuta. Le perdite si facevano gravi. -Non era possibile individuare con esattezza le -artiglierie austriache, nascoste, invisibili. L'attacco -procedeva sempre, audace, meraviglioso. -Ma la necessità di riorganizzare le file troppo -provate dal fuoco, diradate, la successione dei -comandi per gli ufficiali che cadevano, rallentavano -l'avanzata dell'ala destra. -</p> - -<p> -Ad un certo punto le perdite aumentano, la -colonna di destra è costretta a sostare. Quella -di sinistra, meno colpita, più forte ancora e -più agile, è arrivata a contatto con la fanteria -austriaca e si precipita all'assalto. Fermata dai -getti scroscianti delle mitragliatrici, si ricompone -e riassalta. Sette volte consecutive si slancia -<span class="pagenum" id="Page_350">[350]</span> -alla baionetta. Intanto anche l'ala destra -prende l'attacco. Ma avanzando dalle larghe -basi del monte verso la vetta, lo spazio diminuisce, -le file, che erano rade e sparse all'inizio, -si sono andate serrando, formano nuclei -troppo densi, ammassamenti che offrono -una maggiore presa al fuoco incessante dei cannoni -nemici e delle mitragliatrici, i proiettili -delle quali empiono tutto il bosco di un sibilare -metallico. È impossibile continuare. La colonna -destra incomincia a ripiegare lentamente. -</p> - -<p> -Il nemico, che sente mancare da quel lato -l'attacco, cerca di avanzare incalzante. Accenna -al contrattacco, fra gli alberi, preme, si fa -minaccioso. L'ala sinistra si sposta, lo arresta, -lo ricaccia. Il ripiegamento avviene ordinato, -con lunghe soste, la faccia al nemico, e si ferma -a mezza costa, ad un centocinquanta metri dalla -vetta. Era la sera del 12 giugno. -</p> - -<p> -Delle truppe di rincalzo passarono quella -notte. La giornata del 13 trascorse in un lavoro -di riorganizzazione. Alla notte seguente si riescì -a costruire due passerelle sul fiume. Esse -garantivano ogni libertà di movimento, assicuravano -le retrovie. Un attacco di grandi masse -nemiche, sopra una testa di ponte così ristretta, -servita da un solo piccolo traghetto, avrebbe -potuto provocare forse una gravissima situazione. -I nuovi ponti dissipavano il pericolo. -</p> - -<p> -Il 14 fu ordinato l'attacco per il giorno dopo. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_351">[351]</span> -</p> - -<p> -Si era portato un mutamento al piano precedente. -Una terza colonna, partendo dalla sinistra -e puntando verso Globna — un gruppo -di casupole presso l'Isonzo, qualche chilometro -a monte di Plava — doveva eseguire un movimento -avvolgente dal nord. Ma la battaglia -non ebbe sviluppo. La terza colonna trovò alla -sua sinistra, presso Globna, dei forti trinceramenti -impreveduti, e, presa sul fianco dal loro -fuoco, fu costretta a far fronte verso di loro ed -attaccarli. Questo impegno la deviò dal suo -obbiettivo; essa non potè continuare l'avvolgimento -iniziato, si trovò fermata, fuori dalla -cooperazione prefissa, impegnata in un'azione -laterale e isolata. Appena tale situazione fu -nota al comando, l'attacco venne fatto cessare -e rimandato, per non affrontare uno svolgimento -oscuro. -</p> - -<p> -Fu il giorno appresso, il 16 giugno, la vera, -la definitiva, la gloriosa e terribile battaglia -di Plava. -</p> - -<p> -Contro a quei trinceramenti di Globna, che -pigliavano sul fianco la colonna avvolgente, fu -mandato un battaglione per fronteggiarli e permettere -così alla colonna di proseguire il suo -movimento. Questo battaglione fiancheggiatore -si trovò davanti a resistenze formidabili, in -un tremendo fuoco decimatore, ma non si mosse; -non rallentò la sua pressione sopra la forza -nemica che doveva impegnare. Il comandante -<span class="pagenum" id="Page_352">[352]</span> -cadde, il capitano anziano assunse il comando. -Questi cadde alla sua volta, il comando passò -ad un capitano più giovane. Il terzo comandante -pure cadde, e il comando passò. Poi un quarto, -poi un quinto comandante del battaglione fu -ferito o morto. All'una del pomeriggio sette capi -si erano successi. E il battaglione non arretrava -di un passo. Il nemico poteva dissolverlo, ma -non respingerlo. Era come un muro che si -demolisce ma non si sposta. L'ordine era di -resistere fino alla morte, e si resisteva fino alla -morte. -</p> - -<p> -Nel pomeriggio comandava il battaglione un -giovane tenente che lo resse con indomita energia, -come se insieme alla eredità del comando -fosse discesa da capo a capo la fiera esperienza -del grado. Questo tenente è stato promosso -per merito di guerra. -</p> - -<p> -L'azione del battaglione sul fianco estremo -sinistro liberò e difese quella della colonna -avvolgente. L'attacco generale procedeva fra difficoltà -terribili. Un cannoneggiamento più vivo, -più micidiale ancora di quello del giorno 12, -tempestava i nostri, voleva fermarli, aveva l'intensità -e il furore di una disperazione, apriva -dei vuoti, squarciava, ma non fermava l'avanzata, -che ascendeva a piccoli balzi, risoluta, sistematica, -eguale. Le perdite più gravi erano -sempre per la colonna di destra, battuta dal -fuoco del monte Kuk e dal monte Santo. A -sinistra l'attacco urtava in un potentissimo trinceramento -<span class="pagenum" id="Page_353">[353]</span> -in calcestruzzo, difeso da mitragliatrici, -preceduto da reticolati così forti che le -nostre forbici non potevano tagliarli. -</p> - -<p> -Quello che avveniva nel battaglione contro -Globna avveniva per tutto. Comandi di battaglione, -di compagnia, di plotone erano continuamente -sostituiti, quasi tutti gli ufficiali di un -reggimento erano caduti, le unità minori si -fondevano, e l'assalto andava avanti. Era alla -fine un'azione individuale di soldati. Dei soldati -semplici hanno assunto il comando di reparti -piccoli. Dei sergenti conducevano una compagnia. -Lo slancio in avanti non veniva più -dalla condotta dei capi, era nel cuore di ogni -uomo. «Avanti! Avanti! Per di qua, su!», e la -massa proseguiva, riformando da sè i ranghi, -attenta agli ordini dei compagni più autorevoli -dove gli ufficiali non c'erano più. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Meravigliosa fanteria nostra! Nel nostro esercito -mutano le attitudini e le capacità delle -varie armi, ma non muta il valore. Il cuore è -lo stesso, l'anima è la stessa. Sono l'anima -e il cuore della razza. Prodigiosa fanteria nostra! -Audace, terribile, generosa, essa è il Popolo -italiano. Come ricordare gl'innumerevoli e stupendi -episodi di valore sovrumano che formano -insieme la storia d'ogni nostra battaglia? Come -ricordare i fatti di eroismo quando ogni uomo -è un eroe? Il sacrificio leggendario di Pietro -Micca non è diventato un atto di tutti i giorni, -<span class="pagenum" id="Page_354">[354]</span> -un gesto che si ripete avanti a tutte le trincee, -quando occorre aprire la via dell'assalto attraverso -i reticolati del nemico? Non partono tutte -le notti le spedizioni dei volontari della Morte? -Chi sono questi audaci che vanno ad accendere -una miccia con l'ultima scintilla della -loro vita? Non si distinguono più, hanno un -nome solo, sono una cosa sola: sono l'Esercito. -</p> - -<p> -Da ogni parte, quel giorno, sulla montagna -di Plava, il nostro assalto, in un uragano di -piombo, arrivò di fronte a reticolati che non si -potevano tagliare. Non si era ancora trovato il -sistema dei tubi esplosivi, e le forbici si spezzavano -sui grossi fili di acciaio. I nostri tentarono -con le mani di svellere i paletti, ma -era impossibile, e non si resisteva due secondi -in piedi, a dieci passi dalle mitragliatrici nemiche. -Ma i nostri rimanevano là, contro la barriera, -ostinati, furenti, fucilando le feritoie, tenendo -a bada il nemico mentre studiavano il -modo di raggiungerlo, di varcare l'inestricabile -ostacolo. -</p> - -<p> -Non potendo passare nè attraverso il reticolato, -nè sopra, passarono sotto. Scavarono la -terra, fecero dei solchi, strisciarono col dorso -sulle spine di acciaio dei fili più bassi. Si -adunarono a piccoli gruppi di quattro, di cinque, -al di là, incastrati sotto agli ultimi intrecci -della siepe di ferro. Poi balzarono in piedi e -si gettarono contro alle trincee scoperte, impegnando -una lotta a corpo a corpo. A questa vista -<span class="pagenum" id="Page_355">[355]</span> -gli altri, quelli che non erano passati, non -si tennero più, e incominciarono a scalare il -reticolato, appoggiandosi ai paletti, appoggiando -il piede all'incrocio molleggiante dei fili, facendosi -poi porgere i fucili lasciati ai compagni -che aspettavano indietro. In un momento i reticolati -furono tutto un formicolìo lento di uomini -sospesi, un gesticolamento confuso e pacato, -sul quale passavano dei fucili, da una mano -all'altra, da una parte all'altra. -</p> - -<p> -Scavalcata la barriera, appena a terra, senza -contarsi, i nostri si gettavano successivamente -nella mischia urlando. L'attenzione del -nemico era stata sorpresa e deviata dal primo -comparire incomprensibile di soldati italiani addosso -ai parapetti. Quell'urlìo, la visione della -massa sui reticolati, finì per atterrirli. La difesa -era estinta dalla terribile e implacabile audacia -dell'assalto più che dalla lotta. Le trincee caddero, -il grido dell'evviva passava su tutte le -posizioni. -</p> - -<p> -Era il tramonto. Le trincee austriache non -coronavano la cima, erano costruite un poco -più giù per poter avere un maggiore sviluppo. -Bisognava occupare la vetta, ma era tardi. Una -riorganizzazione si imponeva prima di procedere -oltre, dove il bosco manca e si avanza -scoperti sopra una cresta pratosa. Fu deciso di -aspettare l'alba. Ma un centinaio di uomini, -appartenenti a diverse compagnie, senza ufficiali, -avendo la volontà sola per comando e -<span class="pagenum" id="Page_356">[356]</span> -l'accordo per disciplina, portati dalla foga della -lotta, avevano proseguito, soli, ignari della -sosta; tornarono indietro nella notte. È un episodio -minuscolo ma significativo, che descrive -lo spirito del soldato nostro, il suo istinto della -guerra, la sua indifferenza al numero, il suo -senso di autonomia. Quando la battaglia spezza -le sue formazioni e abbatte i suoi capi, quando -si sbanda, si sbanda in avanti. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Siamo alla mattina del 17 giugno. Gli austriaci -hanno ricevuto rinforzi numerosi durante -la notte e si preparano al di là della vetta. -Il nostro attacco è iniziato dalla colonna di -sinistra. Appena i nostri sbucano dal bosco, -il contrattacco austriaco si precipita. È formidabile, -si tratta di una massa che si precipita -con l'audacia di chi si sente superiore. Ma la -battaglia è breve. Si è impegnata appena, che -alla sua volta la colonna di destra emerge dal -folto degli alberi. Prima che il nemico possa -distaccare forze per trattenerla o fare una conversione -per fronteggiarla, la nostra destra si -slancia alla baionetta e lo assalta sul fianco. -È stata la fuga, è stata la rotta, è stato lo sbandamento -indietro. In altri tempi questo solo -fatto avrebbe potuto costituire la vittoria definitiva -di una guerra. Ma ora, un fantaccino -sulla prima linea vive in un mese tutti i -rischi, tutti i pericoli, tutti gli eroismi di un -veterano della Vecchia Guardia. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_357">[357]</span> -</p> - -<p> -Alle otto e mezzo del mattino la vittoria era -completa. Avevamo la vetta di Plava definitivamente -nostra. La lotta si riaccese poi ad -intervalli. Truppe nemiche affluirono, le vicinanze -si coprirono di trincee, delle artiglierie -si concentrarono. Il giorno 19 subimmo due -contrattacchi notturni. Il 20 tre contrattacchi -notturni. Anche con forze superiori il nemico -non si muove più che alla notte, ha perduto -ogni fiducia nei contrattacchi dell'alba. Il 29, -sempre di notte, contrattacco di masse, con -artiglieria e mitragliatrici. Ogni tentativo austriaco -è inutile. Ma la sua preparazione difensiva -rende pure inutile qualsiasi azione nostra, -anche di grande stile e con grandi forze, -per allargare la testa di ponte, o meglio per -servirci della testa di ponte al fine di irrompere -e spingere l'offensiva verso obbiettivi più vasti -e lontani. -</p> - -<p> -Lentamente, un piccolo allargamento della -testa di ponte è avvenuto. Dal 20 al 30 luglio -abbiamo ripreso l'offensiva. Il cuneo del nostro -fronte parte adesso da Globna e da Zagora, e -copre bene gli allacciamenti sul fiume. Il sei -agosto, l'otto, il dieci, il dodici, furibondi contrattacchi -nemici si sono sferrati. Ora è la -stasi, una stasi con cannoneggiamenti, fucilate, -granate a mano, ma l'azione manca. -</p> - -<p> -Verso Zagora, al sud, le trincee avversarie -sono così vicine che, come sulla cresta di Luznica, -le divide un solo reticolato comune. Da -<span class="pagenum" id="Page_358">[358]</span> -una posizione all'altra i soldati si lanciano ingiurie -e bottiglie vuote. Da lì si vede, non -lontano, il rovescio lungo e cupo del Sabotino, -sulla cui cresta altre trincee nostre avanzano. -E quasi di fronte a Zagora, all'altra riva del -fiume, si vede a poche centinaia di metri la -gran bocca nera della seconda galleria della -strada ferrata Gorizia-Klagenfurt, melanconica -strada tagliata tutta nei fianchi umidi della -montagna, e le cui rotaie sono diventate rosse -di ruggine. -</p> - -<p> -Una volta sola si è riudito il rombo di un -convoglio risuonare nella prima galleria, poco -più in basso. E si vide sbucare lentamente -all'aperto, con la cautela d'una grossa bestia -sospettosa che esca dalla tana, un grigio treno -blindato. Si fermò a osservare, sparò in fretta -alcune cannonate, poi ci pensò meglio e si -ritrasse prudentemente immergendosi per la -coda nel buio. -</p> - -<p> -Le truppe circondano senza tristezza i loro -eroi caduti. Ne raccontano le gesta, con semplicità. -Episodi magnifici e senza numero. Una -notte, nella seconda fase delle operazioni, dopo -la conquista, un caporale si offrì volontario -per andare a far saltare una mitragliatrice -troppo molesta. «Ma è impossibile!» — dicevano -i più temerarî. Egli si ostinò, e uscì dalla -trincea, spingendo avanti il tubo esplosivo. Arrivò, -sotto al fuoco, a metterlo a due o tre metri -dalla mitragliatrice; arrivò ad accendere la -<span class="pagenum" id="Page_359">[359]</span> -miccia. Ma lo zampillare delle scintille permise -al nemico di dirigere meglio il tiro della mitragliatrice -stessa, l'eroe crivellato si accasciò. Abbattendosi -spezzò la miccia accesa, l'esplosione -mancò. I soldati decretarono al morto la sepoltura -d'onore, ed egli dorme nel centro del piccolo -cimitero, sotto ad un tumulo più alto e più -solenne. -</p> - -<p> -Un altro racconto ricordo. In una compagnia -combatteva un volontario dai baffi bianchi. Aveva -sessanta anni, era soldato semplice. Il suo -esempio trascinava tutti. Si era arruolato per -seguire alla guerra il suo figliuolo. Servivano -nella stessa compagnia, non si lasciavano mai. -Si vedevano nelle marce quei due soldati vicini, -così diversi e così somiglianti, che si tenevano -per la mano. Si tenevano per la mano i -due soldati per un'abitudine vecchia, di quando -i baffi bianchi di uno erano neri e l'altro era -un bimbo. Non ci si accorge mai che i bimbi -crescono e che i baffi diventano bianchi. Forse -anche in quell'allacciamento perpetuo di vita -vi era un impulso misterioso di addio. Nel combattimento, -sempre in prima linea, erano sempre -avanti, spalla a spalla. Durante l'avanzata -su Zagora, l'8 agosto, il figlio cadde mortalmente -ferito. -</p> - -<p> -Il padre gettò il fucile e si slanciò a sorreggere -il morente. Intorno i soldati delle seconde -linee passavano di corsa. Qualcuno si fermò -un istante presso a quel gruppo. Il vecchio compagno -<span class="pagenum" id="Page_360">[360]</span> -era adorato. Egli, deposto dolcemente a -terra il ferito, gli sorreggeva la testa e s'insanguinava -la mano tremante per sbottonarlo e -cercare la piaga. Poi, con uno scatto, sollevò -la faccia pallida, calma, solenne, esclamando: -«Ma perchè non l'ho avuta io?» In quell'istante -una palla lo colpì sulla tempia. -</p> - -<p> -Il vecchio volontario si rovesciò sul figlio. -La morte li riuniva ancora. -</p> - -<p> -Ma la tristezza e la poesia di questi episodi -di sangue appare dopo, ripensandoli in un altro -ambiente. Lì tutto sembra naturale come -è naturale la vita. Tutto è forza e fervore, laggiù, -è giovinezza, è gaiezza. E canzoni liete -echeggiano nel tragico bosco di Plava come -nella più lontana, quieta e ridente campagna -del mondo. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_361">[361]</span> -</p> - -<h2 id="sublime">GUERRA D'ASSEDIO INTORNO A GORIZIA.<br /> -UN ATTO DI SUBLIME SACRIFICIO.</h2> -</div> - -<p class="indr"> -<i>2 ottobre.</i> -</p> - -<p> -Abbiamo visto Gorizia dalla vetta del Corada, -che si erge quasi di fronte a Plava. -Contro alla luce del sole già alto, le montagne -ai cui piedi la città si distende parevano fatte -d'ombra azzurra, glauche come onde. La -più alta, il Monte Santo, si acuminava nel -campanile del suo santuario, antica mèta di -pellegrinaggi. La tortuosa strada che vi sale -da Gorizia sull'altro versante, e che noi non -potevamo scorgere, ha una cappella votiva ad -ogni svolta, una chiesuola ad ogni giro, una -croce ad ogni passo, e da quattro mesi non -vede salire che cannoni austriaci. Quel monte -della preghiera è diventato la più formidabile -delle fortezze, tutta vita di artiglierie introvabili -che il bosco nasconde. -</p> - -<p> -La schiena del Sabotino, vicino a lei, si allungava -e si sollevava di scorcio come la groppa -di un cavallo che s'impenni, coperta da -un finimento di trincee: verso il collo le austriache, -sulle reni le nostre. In un lungo scintillìo, -in una voluta di luce che si spegneva -<span class="pagenum" id="Page_362">[362]</span> -subitamente nell'ombra di una gola, l'Isonzo, -passata Plava, andava verso il sud a perdersi -fra il Monte Santo e il Sabotino, fra questi -due solenni pilastri che formano una specie -di porta al fiume, oltre la quale comincia la -calma magnificenza della pianura friulana. Gorizia -è sulla soglia. -</p> - -<p> -Ne vedevamo confusamente le case, i campanili, -le torri, tutta vaga e incerta nel contrasto -della luce, con delle trasparenze da miraggio. -Ci appariva oltre la spalla del Sabotino, -fra il fianco destro del monte ed un profilo -oblungo ed oscuro di collina denudata, -il profilo del Podgora. Era pallida, indefinita, -immersa in una bruma celestina, in un vapore -di serenità, e nel centro dell'abitato la piccola -altura della sua vecchia fortezza era come fatta -di nebbia. La città lontana pareva aperta, -accessibile, in attesa. Sembrava di dovervi poter -giungere tranquillamente scendendo per la -strada di Plava. Le barriere umane erano troppo -poca cosa, e lo sguardo scorreva sull'unità -del piano come sopra un mare, passava sulla -grande eguaglianza della terra, sulle ondulazioni -facili dei declivî, cercando l'ostacolo che -ferma un esercito, cercando la muraglia di -ferro, e non riconoscendola in qualche minuto, -infimo, lieve e sottile ombreggiamento da siepe, -appena visibile, senza rilievo, confuso nel -colore dei campi: quello che è una trincea -nell'immensità di un paesaggio. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_363">[363]</span> -</p> - -<p> -Abbiamo rivisto Gorizia più vicina, dalla -cima del Monte Quarino, presso a Cormòns; -poi anche dalla vetta del Monte Medea, che -è simile a un'isola sulla verde e calma distesa -della pianura, il monte dal quale Attila contemplò -con germanica gioia l'incendio che divorava -Aquileja. E tutte le volte la città, avanti -alla quale l'uragano della guerra da quattro -mesi imperversava, ci ha dato la illusione di -una aspettativa tranquilla in fondo alla vallata -dischiusa, senza vigilanze visibili. Parevano -assai più possenti le antiche fortezze dai bastioni -quadrati, larghi, che trasformavano la -fisionomia dei monti, e disegnavano una minaccia -sulle vette, che non i muricciuoli ineguali, -primitivi, minuscoli, nascosti, della guerra -moderna, cementati col sangue. La fronte -di una resistenza appare evidente sulle creste -dei massicci alpini, allacciata alle rocche della -creazione, identificata nei castelli immani -della roccia. Ma sul digradare dei colli, sulle -ondulazioni verdi delle ultime pendici, sulla -pianura unita, essa sfugge. Pare che non ci -sia più nulla di insormontabile da varcare, -che il paese sia tutto una strada, che il suo -aspetto accolga e conduca. -</p> - -<p> -La guerra moderna ha fatto scendere i forti -dalle loro posizioni; li ha per così dire sminuzzati, -li ha sparsi per tutto, sui campi e -sulle balze; ha disseminato la fortificazione -sopra ogni angolo di terra; non ha lasciato -<span class="pagenum" id="Page_364">[364]</span> -un lembo di suolo senza il suo bastione; ha -fatto d'ogni fosso, d'ogni argine, d'ogni recinto, -d'ogni ciglione, una formidabile ridotta. L'offensiva -è divenuta assedio, non ha altra manovra -che la zappa e l'assalto, deve spezzare -delle cinture di fortezze, deve vincere e rivincere -ad ogni piccolo passo in avanti. Non è -una battaglia che si combatte di fronte e ai -fianchi di Gorizia, è una catena di battaglie. -E subitamente lo spazio conquistato appare -immenso quando le terribili difficoltà superate -si rivelano, quando si scorge da dove il nemico -è stato a viva forza scacciato, quando le nostre -posizioni si delineano dalle spalle del Sabotino -alle pendici avanzate del Carso. -</p> - -<p> -Siamo nella zona più nota della guerra, sulla -fronte più attiva e tempestosa verso la quale -l'animo della nazione si è teso con maggiore -fervore, presentendo fin dall'inizio che qui, in -questa larga apertura della frontiera per la -quale il nemico si affacciava sulle nostre pianure -indifese, sarebbe avvenuto lo sforzo più -intenso, il maggiore impeto di masse. La critica -e la cronaca della guerra hanno rese familiari -queste regioni, dalle quali arrivarono -ai giornali le prime visioni del conflitto e le -descrizioni più ampie. Il lettore conosce oramai -la fisionomia della lotta, sa quale sistema -di difesa il nemico abbia adottato, ricorda l'aspetto -generale del campo di battaglia. -</p> - -<p> -L'Isonzo corre all'estremo limite della pianura: -<span class="pagenum" id="Page_365">[365]</span> -al di là del fiume il terreno ridiviene -montuoso. Il nemico aveva fatto di queste alture -oltre l'Isonzo un immenso spalto di fortezza, -della quale il fiume era il fossato. Avanti -a Gorizia tutte e due le rive del fiume sono -montuose: di fronte il Monte Santo sulla sinistra, -il Sabotino sulla destra, vicino al Sabotino -le brevi ondulazioni di Oslavia, vicino -ai colli di Oslavia il Podgora, ultimo sperone -sulla pianura. Questo gruppo di alture al di -qua dell'Isonzo il nemico aveva conservato e -fortificato, costituendo una poderosa testa di -ponte che difendeva il passaggio e garantiva -a lui il libero varco del fiume nella possibilità -di una offensiva. Questa era la situazione all'inizio -del conflitto. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Ricordo gli ultimi giorni di maggio, quando, -varcata d'un balzo la frontiera, le nostre -truppe iniziavano l'attacco della testa di ponte -di Gorizia. Le fanterie assalivano furiosamente -le piccole trincee, ai piedi delle alture, -gettandosi contro ai reticolati senza ancora conoscerne -la forza, cercando di svellerli con le -mani, di aprirsi un varco come in una siepe. -Attanagliati ai fili rimanevano dei morti, che -non parevano morti, tanto i loro volti conservavano -una espressione di volontà e di furia e -i loro corpi eretti un gesto di vigore. Tuonavano -contro al Sabotino le nostre artiglierie da -San Martino, da Quisca, da Bigliana, le strade -<span class="pagenum" id="Page_366">[366]</span> -al nord di Cormòns erano affollate di cannoni, -di cassoni, di carri, artiglierie da posizione salivano -lentamente trascinate da lunghe file di -buoi bianchi, e il Monte Santo, la vedetta nemica, -osservava freddamente tutto questo movimento, -occhieggiando da lontano al di sopra -della spalla del Sabotino. -</p> - -<p> -Gli austriaci hanno per tutto questo vantaggio: -vedere. Il terreno sale sempre di fronte -a noi; al di là di una montagna ce n'è una -più alta. Non ci ha preoccupato l'ascesa, ma -la vigilanza. Lo sguardo del nemico scopriva -tutto il nostro scacchiere, seguiva ogni mossa, -poteva guidare sopra ogni punto, con precisione, -il fuoco di cannoni lontani. In certi settori -esso vigila ancora la rete delle nostre strade, -scopre la vampa d'ogni nostro colpo. Abbiamo -dovuto preparare ardite battaglie allo -scoperto, senza segreti, e le nostre vittorie acquistano -un valore magnifico di audacia, una -grandezza prodigiosa di nobiltà e di vigore, -per questa lealtà ineluttabile, per questa disperata -sincerità che ci faceva trovare il nemico -sempre pronto, sempre in forze, cognito -del nostro piano. -</p> - -<p> -Quelle prime azioni non erano che una presa -di contatto, non avevano che una importanza -di ricognizione. Ci aspettavamo una difesa -ben preparata, sapevamo che il nemico -aveva da anni studiato minutamente quella zona -dal punto di vista militare, le informazioni -<span class="pagenum" id="Page_367">[367]</span> -ricevute erano concordi nel riferirci che grandi -lavori di protezione si erano compiuti, ma -gli ostacoli sui quali la nostra offensiva urtava -superavano in potenza quello che l'opinione -comune potesse prevedere. Per tutto erano ranghi -numerosi di trinceramenti di calcestruzzo, -con blindature di acciaio, con reticolati alti -e profondi sostenuti da pali di ferro infissi nel -cemento, erano batterie incavernate che incrociavano -i tiri, erano sviluppi immensi di reti -telefoniche e telegrafiche, innumerevoli osservatorî, -zone minate. Nei primi giorni del giugno -la battaglia vera cominciò. -</p> - -<p> -Ebbi la ventura di assistere all'inizio della -lotta gigantesca. Il sei si passava il basso Isonzo -a Pieris, l'otto si occupava Monfalcone, il -nove si attaccava Plava, il dieci ci trinceravamo -a Gradisca. Si combatteva su tutta la fronte; -Lucinico ardeva; Mossa ardeva; le alture erano -velate a tratti dal fumo delle esplosioni; sulla -pianura si sfioccavano le nubi degli <i>shrapnells</i> -austriaci; il nostro attacco saliva le spalle del -Sabotino e del Podgora, sulle cui vette intenibili -l'onda dell'assalto oscillava. Ora avvicinando -il campo di battaglia dalla parte di -Cormòns, si rimane stupiti di non riconoscere -più certi luoghi. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Il Podgora in quei primi giorni della lotta -era una collina tutta coperta di bosco, verde, -oscura, con quel profilo nuvoloso, a masse, -<span class="pagenum" id="Page_368">[368]</span> -che hanno i declivî selvosi, sui quali l'intreccio -ampio delle fronde si sparge e si allarga -con una morbidezza folta da pelliccia. A metà -della costa qualche vigna, una verdura più -chiara e più minuta. Il declivio si spegneva -dolcemente fra le case di Lucinico. Adesso il -Podgora è nudo. -</p> - -<p> -Pare più piccolo, così spogliato del suo spesso -mantello d'alberi. Nudo, sterile, rossastro, -lacerato, bucato, ferito, non si somiglia più. -Ha ricevuto centinaia di migliaia di cannonate. -Le granate hanno tutto distrutto e tutto -sepolto. Dopo aver bruciacchiato, sfrondato, -stroncato e abbattuto gli alberi, esse hanno rovesciato -sui tronchi atterrati eruzioni di zolle -e di sassi. Non v'è più un filo d'erba; ogni vita -vi è estinta. Il Podgora è il sinistro cadavere -d'un colle cosparso di cadaveri d'uomini. Il -nostro lavoro di zappa ha dovuto qualche volta -deviare perchè scavava sotto ad un carnaio -di nemici. -</p> - -<p> -Sulla groppa della collina, dove nessuno dei -due avversari resiste, rimane in piedi qualche -decina di fusti nerastri, senza rami, un po' -inclinati qua e là, scossi dalle esplosioni come -da una tempesta, e sulla vetta principale, sconvolta, -non ci sono che tre tronchi, tre soli, -equidistanti, che ricordano le croci del Golgota -e che l'hanno fatto battezzare Monte Calvario. -</p> - -<p> -S'incontrano per la strada da Cormòns a -<span class="pagenum" id="Page_369">[369]</span> -Mossa degli uomini che tornano dal Calvario -o che ci vanno sereni e contenti, non trovando -niente di specialmente terribile in quella posizione, -sulla quale si sono scatenati assalti -senza numero. Dei gruppi di volontari triestini -vi hanno compiuto prodigi di valore insieme -alla truppa della più vecchia Italia. Tutta -la costa dell'altura era difesa da una successione -di trincee blindate, protette da reticolati -e da mine, e sono state prese ad una -ad una, a colpi di zappa, a colpi di esplosivi, -a colpi di baionetta. Ogni possibilità offensiva -del nemico è stroncata; la testa di ponte è -ancora un ostacolo ma non è più un pericolo; -non sporge più verso di noi la minaccia di -una base di concentrazione, non ha più sfogo. -</p> - -<p> -Sul fiume, Podgora, come il Sabotino, scende -con un declivio precipitoso e breve, e su -quel pendìo ripido gli austriaci sono ridotti, -ad onta dell'appoggio delle batterie d'ogni calibro -nascoste sul Monte Santo, sul monte di -San Gabriele, sulle colline di San Marco, al -di là di Gorizia. Vi si tengono arrampicati in -trincee massicce, sotto blindature di acciaio, -in mezzo a un dedalo di cunicoli, di gallerie, -di tane. Sopra la vetta sgombra, battuta dai -cannoni delle due parti, passano di qua e di -là bombe lanciate da apparecchi speciali, e la -notte essa è vividamente illuminata da un vigilante -incrocio di proiettori, percossa da granate. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_370">[370]</span> -</p> - -<p> -Verso la linea estrema della nostra occupazione, -per gl'incamminamenti coperti, si ode -spesso un lieto abbaiamento di cani, come se -una caccia si svolgesse nel dedalo delle trincee, -e per i sentieri scavati nella terra vanno -e vengono strani equipaggi che ricordano certe -carrettelle dei contadini fiamminghi. Sono -piccoli veicoli che dei cani robusti, volonterosi, -di quei cani da gregge e da pagliaio, -bastardi, grossi e vellosi, trascinano ansimando, -la lingua penzoloni, con una vivacità consapevole -nello sguardo dolce, come se comprendessero -l'importanza e l'urgenza del loro -lavoro. Un conducente accompagna due o tre -cani alla volta, li incoraggia, li chiama per -nome, li aiuta nei passi difficili. Giunte alla -trincea le brave bestie si accucciano fra le -stanghe dei loro carrettini, col petto affannato -e arruffato sotto al finimento di cuoio, e guardano -il soldato che le guida, attente, il muso -di traverso, le orecchie sollevate, la coda agitata, -aspettando la carezza. In qualche settimana -gl'intelligenti animali hanno imparato, -conoscono la strada; il frastuono del combattimento -non li spaventa più e vanno al fuoco -come veterani. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Mentre osservavamo il Podgora, gli austriaci -ci bombardavano Capriva, un villaggio fra Gorizia -e Cormòns. Da alcune settimane devastano -ora l'uno ora l'altro dei paesi sul piano. -<span class="pagenum" id="Page_371">[371]</span> -Credono forse di demolire i nostri quartieri -d'inverno. Un fumo denso e scuro passava -sui tetti. Bombardavano anche Villanova, -ai piedi del Monte Fortin, lieve altura sulla -riva destra dell'Isonzo. Lontano, una grande -colonna di fumo bianco: un deposito nemico -ardeva, incendiato da una granata nostra, nel -sobborgo goriziano di San Pietro. Spesso un -rumore di battaglia scendeva dal cielo. -</p> - -<p> -Era un tempestare rapido di esplosioni altissime -nell'azzurro. Il fuoco dei cannoni antiaerei -inseguiva aeroplani nemici. La caccia ci -fermava attenti, pieni di crudeli speranze. Le -nuvole degli <i>shrapnells</i> si seguivano in fila; -creavano una lunga, strana punteggiatura bianca -sul sereno, cancellata con lentezza dal vento -fino a formare una scìa pallida e confusa, una -specie di via lattea striata e diafana. Minuscolo, -chiaro, lontano, veloce l'aeroplano filava avanti -ai colpi, più in alto. -</p> - -<p> -Appena lasciato con gli occhi era perduto -nella luce. Nuove nuvolette ce lo indicavano, -più in là. Pareva una corsa fra il volo e i -colpi di cannone. La macchina alata fuggiva -dai tiri di una batteria e incontrava i tiri di -un'altra. A intervalli il bombardamento del -cielo cessava, per ricominciare più remoto. In -un certo momento, quattro aeroplani austriaci -volteggiavano sulla zona di Cormòns. -</p> - -<p> -Si difendevano sollevandosi. È ben raro che -il tiro dei cannoni possa abbattere un aeroplano -<span class="pagenum" id="Page_372">[372]</span> -da guerra, che solca lo spazio a cento -o centoventi chilometri all'ora, ma lo costringe -a fuggire in elevazione, a cercare la salvezza -nelle altezze gelate dell'atmosfera da dove la -visione della terra si confonde e l'osservazione -perde accuratezza. Poi dei grandi uccelli tricolori -sono sopravvenuti. Alcuni tornavano dalle -ricognizioni e scendevano a motore spento -come scivolando vertiginosamente sopra un immenso -invisibile pendìo; altri si levavano allora -con un roteare largo e solenne. Per un -minuto il cielo è apparso tutto solcato dai voli. -Qualche boato profondo ha scosso l'aria, e nembi -densi e foschi si sono sollevati dalla terra. -Il nemico lasciava cadere delle bombe. -</p> - -<p> -Voleva forse colpire dall'alto qualche convoglio -che passava sulla strada vicina. Le bombe -scoppiavano sui campi. I conducenti guardavano -con indifferenza il fumo che scorreva -sull'erba e fra i filari di alberi; il convoglio proseguiva -con lentezza il suo cammino. Ad uno -ad uno gli aeroplani sono scomparsi. Il cielo -si è di nuovo fatto silenzioso e limpido. Abbiamo -allora udito brontolare il cannone in fondo -alla pianura, sulle lontananze azzurrognole del -Carso. -</p> - -<p> -Oltre Capriva, ai piedi del Podgora, vedevamo -le case sventrate di Lucinico. Il bombardamento -e gl'incendî vi hanno tutto diroccato e -distrutto. Lucinico è così prossimo a Gorizia -che, visto da lontano, si confonde con la città. -<span class="pagenum" id="Page_373">[373]</span> -Ne è quasi un sobborgo, separato appena da -un chilometro di strada e da un ponte. A Lucinico -la battaglia ha infuriato. -</p> - -<p> -Aprirsi un varco a Lucinico verso Gorizia -voleva dire aggirare il Podgora, far cadere la -possente difesa delle alture, voleva dire sfondare -lo sbarramento frontale di Gorizia. Mentre -il martellare degli assalti percuoteva e sfasciava -successivi trinceramenti sul pendìo occidentale -del Podgora, il nostro attacco, fiancheggiando -a destra questa azione, si sferrò -su Lucinico. -</p> - -<p> -Le prime difese all'entrata del villaggio furono -spazzate via. Successe un combattimento -all'antica, da casa a casa, da angolo ad angolo, -da porta a porta, una battaglia da pittura -di guerra. Appena il villaggio fu nostro, -cominciò il bombardamento austriaco, furibondo; -tutto era fuoco e fumo; si udiva lo scroscio -dei crolli dopo ogni esplosione; le macerie si -sparpagliavano con una violenza da proiettili -sollevando opachi e persistenti nembi immani -di polvere, e alla notte, sopra a questo -tumulto danzava il riflesso vivo e sanguigno -degl'incendî. L'attacco continuava. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Le grandi opere di trinceramento preparate -dal nemico erano al di là. Lavori in cemento, -blindature in acciaio, linee successive -di posizioni e di ostacoli, tutto quello che la -scienza e l'esperienza hanno trovato di più -<span class="pagenum" id="Page_374">[374]</span> -formidabile per lo sbarramento di un piano, -era ammassato su quello sbocco. La difficoltà -più grave all'assalto non era l'invulnerabilità -delle trincee nemiche, non era l'intensità del -loro fuoco, era il reticolato, quella cosa che -appariva così lieve nella distanza, così leggera -e sfumata come una bruma azzurrastra. -Sulle trincee si arriva, contro al fuoco si avanza, -ma nessuna volontà e nessun eroismo potevano -far valicare le sterminate barriere di -fili di acciaio intessute sopra uno spessore di -cinquanta metri. Allora i mezzi efficaci che -abbiamo trovato per la distruzione dei reticolati -non esistevano. Le grosse forbici a tenaglia, -che così bene avevano servito ai giapponesi -in Manciuria, si spezzavano. Per renderle -inutili il nemico aveva adoperato dei fili grossi -come cordicelle. I reticolati di Lucinico parevano -inattaccabili. Si pensò al cannone. -</p> - -<p> -Avvenne qualche cosa di gigantesco. Nella -prima luce scialba, livida di un'alba, l'ora dei -silenzi anche sul campo di battaglia, si vide -un cannone uscire al galoppo dalle nostre posizioni. -Si era dovuto lavorare a spianare un -tratto di trincea per aprirgli il passo. Pareva -che si lanciasse solo all'assalto. -</p> - -<p> -Fra le due linee nemiche, in una fredda, -pallida, tragica solitudine, imperterrito, il cannone -galoppava alla morte. Andava lungo la -strada bianca e diritta verso le trincee austriache. -I suoi sei cavalli si allungavano -<span class="pagenum" id="Page_375">[375]</span> -vigorosamente nella corsa, sferzati dai conducenti saldi -in sella, e il rombo metallico delle ruote si -spandeva sulla quiete. L'ufficiale cavalcava a -fianco del pezzo. Vi fu un minuto di sospensione, -di sorpresa, di ansia, di ammirazione. -</p> - -<p> -Pareva che il nemico stesso fosse tenuto immobile -da un senso di rispetto e di stupefazione. -Forse non capiva, non si rendeva conto, -di quella sublime audacia. Ma subito dopo la -fucileria austriaca cominciò, intensa, scrosciante, -allarmata, da tutti i punti, di fronte e di -fianco, dalla strada di Gorizia, dalla strada di -Gradisca, dalle pendici del Podgora. -</p> - -<p> -Il cannone si fermò a centocinquanta metri -dai reticolati. Si potè scorgere qualche cavallo -già ferito che si abbatteva agitando convulsamente -le zampe. Poco dopo, distaccati dal pezzo, -gli altri pure cadevano, tentavano di risollevarsi, -ricadevano. Gli artiglieri eseguirono -la manovra della messa in posizione, presero -i loro posti, tuonò il primo colpo. Vi fu una -pausa per regolare il tiro, poi il fuoco riprese, -rapido, regolare. La trincea battuta scomparve -nel fumo, ma si intravvide al di là una confusione -di fuga, uno sparpagliamento di gente -in corsa verso i fianchi. Il nemico abbandonava -la posizione. -</p> - -<p> -La fucileria austriaca infuriava sempre dalle -trincee laterali. Su quell'affaccendamento di -pochi uomini intorno ad un cannone, su quel -minuscolo gruppo vivente nell'immobilità grigia -<span class="pagenum" id="Page_376">[376]</span> -della zona scoperta, era una grandine di -piombo. Qualche servente di tanto in tanto si -accasciava colpito. Allora dalla trincea nostra -partiva di corsa un artigliere a sostituirlo. E -il fuoco continuava. -</p> - -<p> -L'artiglieria nemica si destò. Dei proiettili -cominciarono a scoppiare intorno, vicino, ad -avvolgere il cannone in cumuli di fumo. Ma -si udiva sempre il suo tuono impetuoso, eguale, -insistente, ostinato, furibondo. -</p> - -<p> -Ad un certo momento una voce ingigantita -dal megafono gridò da là, dal fumo: «Granate! -Portateci granate!». Un cassone con trentotto -granate uscì dalle posizioni e si slanciò -al galoppo in quell'inferno. Il fuoco del pezzo -non aveva avuto che una breve sospensione. -Con le nuove munizioni il tiro ricominciò veloce. -Il cannone affrettava la sua opera quasi -presentisse la brevità del tempo che gli restava -a vivere. Era circondato da un balenare di -scoppi, da un fragore ininterrotto. Un albero -vicinissimo, sul margine della strada, cadeva -schiantato. Su quel punto convergeva il furore -di batterie intere. Nell'uragano delle esplosioni -si distinguevano i colpi del cannone nostro, -regolari, serrati. -</p> - -<p> -Poi il suo tiro a poco a poco rallentò. Si -fece ineguale, ebbe delle pause. Gli ultimi colpi -erano separati da lunghi, angosciosi intervalli. -Ma il fuoco moribondo del pezzo, che si -comprendeva manovrato da qualche ferito, continuò -<span class="pagenum" id="Page_377">[377]</span> -finchè tutte le granate furono scagliate -contro l'ostacolo, tutte. Allora soltanto, definitivamente, -il cannone tacque. Imperversò ancora -su di lui la tempesta del bombardamento. -Quando anche essa languì e il fumo si dissipò, -sulla strada deserta non c'erano più che delle -cose informi. -</p> - -<p> -Il cannone, colpito ad una ruota, con l'affusto -sfasciato, era rotolato nel fosso. Cominciò -allora una lotta per non lasciar cadere quei -gloriosi rottami in mano al nemico. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -L'eroico sacrificio di quel pezzo aveva costretto -l'avversario a rivelare tutte le sue posizioni. -Una breccia era aperta sulla strada, -ma inoltrarsi era impossibile in mezzo ai fuochi -incrociati di fucileria e di artiglieria che -convergevano da ogni parte, risvegliati dall'allarme, -provenienti da trincee delle quali -soltanto allora poteva valutarsi l'importanza -e scoprirne la disposizione. Non potevamo muoverci, -nessun assalto sarebbe arrivato in quelle -condizioni. Nuove disposizioni si meditavano, -la situazione poteva essere studiata nella -sua realtà. Nelle trincee i soldati non pensavano -che al cannone che bisognava riprendere. -</p> - -<p> -Per tutto il giorno fu tenuto lontano il nemico. -Gli artiglieri della batteria erano in trincea -con i fucilieri. E furono gli artiglieri che -alla fine vollero uscire, sotto al fuoco, inoltrando -lungo gli argini della strada. Essi riportarono -<span class="pagenum" id="Page_378">[378]</span> -indietro i cadaveri degli uomini e -il pezzo. -</p> - -<p> -In ogni combattimento, sul tumulto oscuro -di innumerevoli eroismi si solleva gigantesca, -solenne, possente, la bellezza terribile di qualche -fatto leggendario, come un monumento sulla -folla. In nessuna guerra come in questa il -valore è arrivato a così sovrumane grandezze. -Sugli orizzonti della storia le generazioni da -secoli vedono torreggiare il ricordo di gesta -che non arrivano alle altezze di episodî che si -svolgono ora, per tutto, senza incitamento di -gloria, con la ineffabile semplicità dell'impensato, -dell'istintivo, dell'inconsapevole. Son pochi -i fatti che arrivano ad essere conosciuti, e -nessun nome rimane scolpito su queste vette -dell'epopea. I protagonisti non sono più degl'individui, -hanno una personalità più grande, -sono il popolo, sono la razza. -</p> - -<p> -Per questo gli episodî eroici acquistano qui -un colore di naturalezza e non meravigliano -più. Per uno di essi che arriva alla nostra -conoscenza, cento restano ignorati, passano e -scompaiono dalla memoria come le onde di -una tempesta, varie, imponenti, mosse tutte dalla -stessa forza, fatte tutte della stessa materia, -che lasciano l'impressione di una cosa sola: il -mare in furia. -</p> - -<p> -Oscuri e sublimi sacrifici volontari crearono -il varco ad ogni avanzata, e di avvenimenti -che avrebbero gonfiato di orgoglio il cuore della -<span class="pagenum" id="Page_379">[379]</span> -nazione, rimangono tre righe di rapporto -richiamate da un numero di archivio. Percorrendo -la fronte si scopre che gli ardimenti -più grandi non sono isolati, che scaturiscono -in ogni settore nelle stesse circostanze. Il cannone -eroico di Lucinico ha dei confratelli per -tutto, a Gradisca, a Sagrado, sul Carso.... -</p> - -<p> -A Lucinico dopo quella battaglia la nostra -fronte sostò, mentre varcava l'Isonzo a nord -e a sud, a Plava e a Sagrado, e la conquista -si affermava sull'altra riva. Gorizia si vede -vicina, pittoresca, intatta dalle trincee di Lucinico. -I suoi edifici più nuovi e più bianchi, -senza una ferita sulle loro facciate, avanzano -verso il fiume, lungo viali alberati, e alla sera -tutti i suoi vetri si accendono dei bagliori del -tramonto, con un'apparenza di illuminazione -e di festa. I campanili delle chiese numerose -si affacciano incontaminati dalla guerra al di -sopra dei tetti. Soltanto la stazione di San Pietro, -che serviva ai trasporti di materiale da -guerra ed era circondata di depositi, è stata -danneggiata dalle nostre granate. Contro ad -una grande tettoia da locomotive il tiro fu sospeso -perchè sorse il dubbio che potessero -esservi raccolti dei rifugiati. -</p> - -<p> -I cannoni del nemico devastano, i nostri combattono -soltanto. Non colpiscono che i punti -dei quali è accertata l'importanza militare. -Non fanno la guerra agli inermi, alle case, -ai monumenti. Da una parte è la rovina, un -<span class="pagenum" id="Page_380">[380]</span> -paesaggio da terremoto, dall'altra continua rispettata -la vita passiva e silenziosa delle città -spopolate che aspettano. -</p> - -<p> -Il nemico, che spesso finge di arrendersi -e massacra, che alza bandiera bianca e fa fuoco, -che copre con la croce rossa convogli di -munizioni, che spara sulle ambulanze e sui -portaferiti, che fa prigionieri dei medici, che -bombarda villaggi abitati, potrà trarre qualche -beneficio della nostra lealtà. Ma noi sentiamo -in noi stessi l'immensa forza di una superiorità -morale, la coscienza di rappresentare -la formidabile nobiltà del diritto. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_381">[381]</span> -</p> - -<h2 id="mirabile">SULL'ISONZO E SUL CARSO.<br /> -UNA MIRABILE IMPRESA GUERRESCA.</h2> -</div> - -<p class="indr"> -<i>5 ottobre.</i> -</p> - -<p> -Chi si avvicina adesso all'Isonzo, attraverso -la pianura friulana, prima ancora di arrivare -all'antica frontiera cerca in fondo all'orizzonte -l'altura strana e terribile che è il terreno della -lotta più ardente, il campo delle più vaste -battaglie della guerra. Il suo profilo si distacca -a poco a poco dal confuso e sbiadito sollevamento -lontano delle Alpi Giulie, si precisa, -prende rilievo, e lo sguardo non lo lascia più. -È l'ultima propaggine del Carso, l'immane gradino -sul quale la nostra offensiva è salita. -</p> - -<p> -Non ha l'imponenza di quelle montagne guerriere -che s'offrono ai combattenti delle posizioni -turrite, non ha l'aperta e fiera ostilità del Rombon -e del Monte Nero. È una singolare collina, -lunga, adagiata, senza sbalzi di vette, senza -quell'imperioso levarsi di una cima che mette -ad ogni monte come una testa dominatrice. -Sembra accucciata, il suo dorso ha una immobilità -rettilinea. Bisogna avvicinarsi per scorgervi -qualche ondulazione. Allora si osserva -che quella barriera va innalzandosi a sinistra, -<span class="pagenum" id="Page_382">[382]</span> -e sale senza vigore fino ad una specie di protuberanza -terminale: il monte San Michele. Si -distinguono meno, dal lido opposto, altre piccole -onde: il Monte Sei Busi, poi il Monte Cosich -più lontano. Nell'insieme l'altura si disegna -con la regolarità di un oscuro bastione. -</p> - -<p> -È un bastione lungo dodici chilometri, alto -qualche centinaio di metri, che avanza a saliente, -che penetra ad angolo nella pianura come -lo sperone di una prodigiosa fortezza. Il -fiume gira alla base di questo spalto immane, -ne lambe le pendici per un lungo tratto, poi -se ne discosta e scende tortuoso al mare. Ai -piedi delle alture è un affollamento chiaro di -cittadine e di villaggi, Gradisca a sinistra, quasi -sotto al San Michele, Sagrado alla punta più -avanzata del saliente, poi Fogliano, poi Redipuglia, -poi Ronchi, a destra Monfalcone, disordinate -mandrie di case che sembrano fermate -dall'ostacolo del Carso e adunate là sotto in -una perenne attesa. Ora il cannone austriaco le -macella. -</p> - -<p> -Avvicinandosi al Carso la pianura si fa triste. -Su dei campi abbandonati il calpestamento -dei bivacchi ha aperto larghe plaghe di sterilità; -altrove la campagna inselvaggisce in una -invasione rigogliosa di vegetazioni parassite. -Tutta la vita è sulla strada, polverosa e fangosa, -percorsa da convogli e da truppe, animata -da squadre che lavorano al rafforzamento -di argini o allo scavo di fossati. Passato il fiume -<span class="pagenum" id="Page_383">[383]</span> -comincia la visione pietosa dei villaggi bombardati. -Erano rimasti intatti e viventi fino ad -un giorno recente nel quale il nemico ha aperto -le ostilità contro di loro. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -La popolazione emigra sotto alle granate, ma -poi quasi sempre ritorna e si riannida tenace -nelle case sconnesse, presso la chiesa crollata. -Così a Turriaco, sgretolato qua e là dai colpi, -abbiamo ritrovato un po' di vita. Dei bambini -giuocavano vicino alle rovine di un edificio che -aveva bruciato tutta la notte e che mandava -ancora fumo e calore dalle sue macerie calcinate. -A San Canziano, sulle soglie di case -sfondate sono comparse delle donne. Il paesello -è stato bombardato con i grossi calibri, -come una fortezza. -</p> - -<p> -Qualche casa è scomparsa. Una granata da -trecentocinque ha distrutto interamente l'abside -della vecchia chiesa, e dall'immane breccia si -vede l'interno bianco del tempio sventrato, pieno -di rottami, invaso dal vento che agita lembi -di paramenti sulla devastazione degli altari. -Siccome le granate non parevano sufficienti a -sconfiggere il terribile San Canziano, degli aeroplani -sono arrivati carichi di bombe, e, abbassando -il volo per non sbagliare il colpo, -hanno gettato i loro esplosivi. -</p> - -<p> -Le case rimaste in piedi sono butterate di -schegge, con delle imposte sfondate, con i tetti -disfatti. Agli angoli, i lampioni di ferro della -<span class="pagenum" id="Page_384">[384]</span> -illuminazione pubblica pendono in informi grovigli -dai bracci di sostegno. Fu a San Canziano -che un cavallo fece un famoso volo, arrivato -fino alle colonne dei giornali. La povera bestia, -attaccata ad un carretto da battaglione, stava -in un cortile quando, a due passi, scoppiò un -proiettile da trecentocinque. Il carretto si sfasciò, -il cavallo sparì. Per il momento fu creduto -annientato dall'esplosione; ma alla sera -si scoprì che, lanciato in aria dallo scoppio, il -cavallo era ricaduto sopra una casa vicina, -aveva sfondato il tetto, ed era sul pavimento -d'una camera, morto ma senza ferite, coperto -di polvere e di tegole rotte. C'è rimasta ancora -la selletta col sottopancia. -</p> - -<p> -Più avanti, Staranzano è quasi distrutto. Dobbia -è in rovina. Le antiche case di Monfalcone -si disfanno sotto ad un bombardamento inesplicabile -e feroce, che non ha ragioni militari. -Granate incendiarie appiccano il fuoco, completano -la devastazione, e le fiamme sono vedute -alla notte fino da pescatori che remano nella -quiete buia delle lagune di Marano. Begliano -è morta. Due facciate di case ancora in piedi -illudono chi arriva. Prima di entrarvi il villaggio -pare quasi intatto, e non c'è più. Ha -l'aspetto di un paese abbattuto dal terremoto. -Rimangono dei muri con delle finestre, isolati -come quinte di teatro. Anche qui ha cannoneggiato -il trecentocinque. -</p> - -<p> -Uno dei giganteschi proiettili è arrivato attraverso -<span class="pagenum" id="Page_385">[385]</span> -i muri ad un pianterreno, senza esplodere, -e dalla strada si vede il terribile intruso -nell'interno della casa. La finestra è spalancata, -e chi passa scorge nell'ombra la granata -enorme e nera, adagiata sopra un letto di calcinacci, -allungare il muso aguzzo e formidabile -nell'angolo di una modesta cameretta adorna -di oleografie, piena di tristezza e di rassegnazione. -Il resto della casa è crollato per altri -colpi. Ancora pochi passi, e in una piazza -cosparsa di rottami fumano ancora le macerie -di una vecchia villa. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -L'hanno colpita con granate incendiarie. Un -grande avanzo della fronte, annerita dalle fiamme, -tiene come sospesi dei lembi di adornazione -classica, che l'immaginazione prolunga nel -vuoto completando le linee del palazzo secolare. -In alto, due statue di pietra settecentesche, -rimaste sole in piedi sul coronamento, avvolte -con grazia in lievi drappeggi, hanno un gesto -leggiadro di danza, una posa da minuetto, e -sorridono. Qualche granata passa nel cielo rombando -e soffiando come un'elica da aeroplano, -diretta chi sa dove, e il suo rumore si spegne. -Va forse alla ricerca dei nostri ponti. -</p> - -<p> -Il Carso appare vicino. Da Begliano si distingue -bene la prominenza del Monte dei Sei -Busi. Nella luce di un tramonto vedevamo tutto -ardente quel baluardo fortificato che domina -<span class="pagenum" id="Page_386">[386]</span> -la pianura e ne comanda ogni approccio. Come -le nostre truppe hanno potuto avvicinarlo, come -hanno potuto attraversare il fiume sotto -ai suoi cannoni, forzare il passo, salire all'assalto, -insediarsi sul ciglione? L'immane spalto -di pietra è stato preso per un miracolo di abilità, -di pertinacia, di eroismo. -</p> - -<p> -L'Isonzo è stato varcato a viva forza sotto -alla fucileria e alle cannonate, col nemico trincerato -di fronte, a poche centinaia di metri. -Più volte i nostri ponti appena gettati sono -stati distrutti dalle granate. Mancato un tentativo -si ricominciava. Si è preso piede sulla -riva sinistra a poco a poco in virtù di un'audacia -inflessibile, tenace, magnifica. Il passaggio -dell'Isonzo è uno dei fatti più meravigliosi -nella storia delle guerre. -</p> - -<p> -Oltre alla difficoltà che è nella disposizione -del terreno, oltre alla preparazione del nemico, -avevamo contro di noi una ostilità imprevedibile -di circostanze. Il fiume stesso pareva -cospirasse ai nostri danni. Mentre stavamo per -tentare il primo passaggio, l'Isonzo si mise in -piena. Il piccolo corso d'acqua veloce e chiaro -divenne una immensa fiumana vorticosa e torbida. -Le piene dell'Isonzo sono impetuose e subitanee. -Fu allora che i ponti di Caporetto -vennero travolti isolando i nostri reparti che -salivano alla conquista del Monte Nero. -</p> - -<p> -Ecco la ragione di una sosta delle operazioni -nel basso Isonzo dopo il primo slancio -<span class="pagenum" id="Page_387">[387]</span> -dell'invasione. Tre giorni dopo la dichiarazione -della guerra, le nostre ricognizioni già avevano -scelto i punti di passaggio sul fiume. L'ultimo -giorno di maggio ci avrebbe forse potuto -trovare sulle pendici del Carso. L'alluvione ci -fermò. Il nemico profittava intanto della piena -per provocare quella inondazione del piano, -fra Sagrado e Monfalcone, della quale narrammo -diffusamente nelle cronache di giugno. Con -l'inondazione gli austriaci sottraevano un vasto -territorio alla manovra, restringevano i -punti possibili di attacco e potevano concentrare -su di essi la difesa. -</p> - -<p> -Sei giorni trascorsero nell'attesa. Il 4 giugno -l'Isonzo decresceva. Si iniziarono le operazioni -per varcare subito il fiume nel punto -meno contrastato, verso Monfalcone. Tutte le -artiglierie di un corpo di armata aprirono il -fuoco alla sera. All'alba del giorno dopo due -battaglioni traghettavano su barche, spezzavano -una debole resistenza del nemico, inoltravano -verso Pieris. Dietro a loro si gettavano -i ponti militari. A mezzogiorno forse una intera -divisione era sulla riva sinistra. Incominciava -l'avanzata su Monfalcone, che fu presa -due giorni dopo. Ma l'inondazione isolava questa -mossa. -</p> - -<p> -Fra le truppe che agivano nella zona di Monfalcone -e quelle che agivano nella zona di -Gradisca si distendeva la calma di una immensa -palude. Un nuovo passaggio dell'Isonzo doveva -<span class="pagenum" id="Page_388">[388]</span> -operarsi indipendentemente, senza appoggi sul -fianco, ai piedi delle alture, di fronte alle posizioni -nemiche. Bisognava fare un ponte e dar -battaglia nel medesimo tempo. Fu il 9 di giugno, -di fronte a Sagrado, che avvenne la prima -traversata del fiume. L'attacco premeva quel -giorno su tutta la fronte per inchiodare le -riserve nemiche; si combatteva sul Podgora, -si tentava il primo traghetto di forze a Plava, -si prendeva la Rocca di Monfalcone. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Le posizioni nemiche da Sagrado a Sdraussina -sono bombardate; ma gli austriaci, al sicuro -dagli assalti sull'altra riva, lasciano le -posizioni battute per rioccuparle appena il cannone -rallenta. Sagrado si addossa alle falde del -monte, si rannicchia fra le pendici e il fiume, -e da lontano il suo campanile pare come attaccato -all'oscuro sfondo del declivio. Avanti -al paese, il vecchio ponte distrutto dal nemico -non è più che un cumulo di grandi macerie fra -le quali l'acqua s'agitava a vortici e cascatelle -scrosciando e spumeggiando. Un poco a monte -di Sagrado, fra due rive folte di cespugli, il -fiume forma un isolotto oblungo, cinereo, fatto -di sabbie chiare e cristalline e di ghiaia. Questa -località è scelta per il passaggio. Si considera -più facile gettare due piccoli punti fra l'isola -e le rive che non un solo grande ponte dove -il corso del fiume è largo e unito. L'isolotto -offre come una tappa, una base intermedia, -<span class="pagenum" id="Page_389">[389]</span> -divide l'operazione e la facilita. E poi la corrente -è più calma in quel punto. -</p> - -<p> -Tutto è pronto. Nell'ombra della sera la -truppa destinata al primo passaggio inoltra -silenziosa da Gradisca e si cela nei cespugli -della riva. Il materiale per la costruzione si -ammassa. Alle dieci e mezzo i pontieri cominciano -il lavoro. Nel medesimo tempo numerose -barche traghettano le avanguardie. L'isolotto -si popola. Non si ode che un risciacquìo sommesso -di remi. Due battaglioni hanno lasciato -la riva destra. Delle barche tirate a secco e -portate a braccia attraverso l'isola sono varate -sull'altro ramo del fiume. Si traghetta ora verso -la riva nemica. Le operazioni procedono -rapide, ordinate, in una quiete profonda. -</p> - -<p> -Le prime truppe che sbarcano dall'altra parte -avanzano verso Sagrado. Un intero battaglione, -una piccola parte del secondo, e dei -drappelli del genio, formano questa estrema -avanguardia, che oltrepassa la ferrovia e arditamente -s'inerpica e si aggrappa alle pendici -del Carso sopra Sagrado. Il nemico pare scomparso. -Ma all'improvviso scroscia la fucilata -dalla parte di Sdraussina. Gli austriaci tentano, -con un attacco subitaneo sul fianco sinistro, -di isolare i nostri. L'ultima compagnia -sbarcata, che costituiva la riserva, si slancia -contro al nemico. Non si trincera, non si difende: -assalta. Nella notte, nell'ignoto, corre -addosso al lampeggiamento dei colpi, che si -<span class="pagenum" id="Page_390">[390]</span> -estingue. Il nemico fugge. È inseguito, e quando -i nostri ritornano verso Sagrado, sospingono -una lunga mandria di prigionieri. -</p> - -<p> -All'alba, il ponte sul primo braccio del fiume -è quasi finito. Non mancano che tre campate -per toccare l'isola. Si lavora con furia, con -febbre, correndo; è una perpetua processione -veloce di tavole e di assi, oscillanti sulle spalle -dei soldati, che va verso la testata del ponte. -Subitamente, un inferno di esplosioni. L'artiglieria -nemica aggiusta il tiro sull'ultima campata, -dove il lavoro più ferve. Degli uomini -cadono; delle barche di lamiera, forate dalle -schegge, si riempiono rapidamente d'acqua e -affondano trascinando pezzi di ponte con uno -scricchiolìo di legname spezzato, sfasciando travature, -facendo saltare legamenti di ferro. Il -lavoro è sospeso. La riva diviene deserta. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Il danno non appare irrimediabile. I cannoni -nemici hanno cessato la devastazione. Due terzi -del ponte sono intatti, e le campate distrutte -alla testa possono essere rifatte. Non c'è tempo -da perdere. Il fuoco austriaco imperversa adesso -sull'isola e sulla riva sinistra. È un uragano -di fucilate e di cannonate. Il furore di batterie -e di battaglioni si concentra su quelle piccole -zone, che un'oscillazione lenta di fumo va ricoprendo. -Le nostre avanguardie isolate sono -là sotto. L'artiglieria italiana tempesta, ma i -cannoni austriaci ben nascosti continuano. Le -<span class="pagenum" id="Page_391">[391]</span> -nostre truppe fremono, ed i pontieri invocano -l'ordine di riprendere il lavoro. -</p> - -<p> -Il lavoro è ripreso. Immediatamente le granate -austriache ritornano al ponte, e questa -volta battono le campate di attacco e quelle -del centro. Non rimangono più che brevi tratti -del ponte ancora sull'acqua; il resto ha il lamentevole -aspetto di un avanzo di naufragio. -Ricominciare è impossibile. Del resto il materiale -necessario per il completamento del ponte -comincia a fare difetto. Si deve aspettare la -notte per muoversi. È stato possibile traghettare -alcuni feriti dall'isolotto, poi ogni comunicazione -attraverso il fiume deve cessare. La -giornata trascorre lenta in un'ansia mordente -per la sorte dei due battaglioni rimasti sulla -riva opposta e sull'isola. Che cosa avveniva -laggiù? -</p> - -<p> -Il nemico non ha osato un attacco su quella -piccola forza che aveva passato l'acqua. Non -si è mosso; ha creduto meglio agire da lontano. -I nostri si sono ritirati dalle pendici di -Sagrado ritornando alla riva. Là si sono trincerati. -</p> - -<p> -Passato un primo soffio di sgomento inevitabile -al sentirsi soli, senza soccorsi, contro -masse di nemici, hanno preso le disposizioni -della difesa. Il greto del fiume formava un -angolo morto: vi si interrarono. I tiri di fucileria -e di artiglieria passavano sopra a loro -e finivano nell'acqua. Le perdite dovute al -<span class="pagenum" id="Page_392">[392]</span> -fuoco erano minime. Ma la situazione appariva -delle più disperate, con un esercito di -fronte e un fiume inguadabile alle spalle. Le -teste dei soldati rannicchiati erano rasentate -da raffiche di piombo; l'Isonzo s'impennacchiava -tutto di spruzzi. Ogni speranza era nella -baionetta; si aspettava l'attacco per slanciarsi -fuori all'assalto. -</p> - -<p> -Alla sera gli austriaci debbono aver supposto -che non ci fosse rimasto un solo uomo vivo -laggiù. Cessarono il fuoco e andarono a dormire. -Nella notte calma ed oscura si riudì allora -il tonfo lieve dei remi sul fruscìo gorgogliante -delle acque. Ricominciò il traghetto sui due -bracci dell'Isonzo. Mentre si ritiravano gli uomini, -i pontieri lavoravano al ricupero del materiale, -immersi nell'acqua, seminudi, salvando -tutto quello che si poteva salvare del ponte -distrutto. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Sull'isolotto erano rimasti senza ricovero sotto -al fuoco terribile quattrocento uomini, con -il comandante del secondo battaglione di avanguardia. -Pareva dovessero essere annientati. -L'isola non ha un rilievo, non un macigno, non -un ciuffo d'erba, è una spianata grigia, scoperta, -sulla quale si distingue un uomo da dieci -chilometri. Sotto al fumo degli <i>shrapnells</i> si -vedevano con angoscia, dalla riva destra, centinaia -di corpi distesi e immobili, dei cadaveri -certamente, su tutto l'isolotto. La notizia di un -<span class="pagenum" id="Page_393">[393]</span> -battaglione distrutto era sussurrata già più lontano. -Ma quei cadaveri erano caduti in un -modo singolare, tutti per un verso, allungati -di fianco. Non si scorgeva che erano sdraiati -contro a minuscoli parapetti. I soldati avevano -scavato la sabbia umida e granulosa, facendovi -delle fosse con le mani, con la paletta, -con la visiera del berretto, e si erano imbucati. -Alla sera avevano soltanto una cinquantina -di feriti e una quindicina di morti. -</p> - -<p> -L'ordine era tale, che le truppe reduci dalla -audace spedizione sulla riva sinistra avevano -conservato tutti i loro prigionieri, e traghettavano -aumentate del numero dei nemici presi. -Ma all'alba, per i ritardi dovuti al trasporto -dei feriti, non tutti i soldati della eroica avanguardia -avevano ripassato il fiume. Bisognò sospendere -l'operazione. -</p> - -<p> -Gli austriaci, usciti alla mattina dalle loro -posizioni e arrivati alla riva, si erano accorti -che quei nostri reparti che immaginavano massacrati -erano scomparsi. Andavano per contemplare -dei morti, e i morti se n'erano andati. -Divennero furibondi. Si trincerarono sulla riva, -e aprirono un fuoco serrato e cieco contro l'altra -sponda. Arrivata la sera, la loro artiglieria -ricominciò a bombardare gli avanzi del -ponte. Dalla nostra parte, silenzio. Si era intenti -al salvataggio degli ultimi superstiti. Appena -ritornati i traghetti, tutta la nostra riva -divampò. Per lunghe ore, nelle tenebre di una -<span class="pagenum" id="Page_394">[394]</span> -notte piovosa, continuò il frastuono del combattimento -attraverso l'Isonzo contestato. -</p> - -<p> -La notte dell'11, la notte del 12, la notte -del 13, videro un affaccendamento silenzioso -sulla riva. Si finiva il recupero del materiale -del ponte. Intanto cercavamo un rimedio alla -inondazione, che ci paralizzava sopra sette od -otto chilometri di fronte, impedendoci di sfruttare -il passaggio effettuato sul corso più basso -dell'Isonzo, a Pieris, e di portare l'attacco fra -Sagrado e Monfalcone. È noto come gli austriaci -avevano ottenuto lo straripamento delle -acque sulla pianura. A Sagrado una grande -diga munita di chiuse sbarra l'Isonzo e raccoglie -le acque per immetterle nel capace canale -industriale di Monfalcone. Gli austriaci avevano -serrato le chiuse e sfondato con le mine -un argine del canale. L'acqua fermata dallo -sbarramento abbandonava il letto del fiume, -imboccava il canale, e per le rotture dell'argine -dilagava sui campi. -</p> - -<p> -Due obici di mezzo calibro con tranquilla -audacia furono portati di fronte alla diga, nei -pressi di Sagrado, a trecento metri dalle trincee -austriache, sotto al fuoco della fucileria, -e tirarono a granata sullo sbarramento. La diga -fu sfondata in due punti, l'acqua si precipitò -per le brecce scrosciando. L'inondazione -cominciò a diminuire, ma troppo lentamente. -Due ufficiali superiori del Comando Supremo, -qualche giorno dopo, si spinsero in ardita ricognizione -<span class="pagenum" id="Page_395">[395]</span> -per studiare da vicino il problema -del deflusso. Arrivarono carponi fino alle rovine -del ponte di Sagrado, nascosti fra i cespugli -e le alte erbe della riva. Una sentinella -austriaca vigilava a pochi passi da loro. Si -resero conto che l'apertura creata dal cannone -sulla diga massiccia era insufficiente. Bisognava -tentare ad ogni costo di riaprire le -chiuse. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Una notte, un reparto del genio uscì dalle -posizioni e scomparve nel buio. La fucileria -nemica si destò poco dopo; una mitragliatrice -martellava; il reparto doveva essere stato scoperto. -Ma andava avanti, saliva sulla diga, -strisciando, arrivava alle chiuse. Il loro macchinismo -di apertura era spezzato. Le chiuse -erano inchiodate. Le enormi saracinesche non -si muovevano più. Nessuna forza umana poteva -sollevarle. Queste difficoltà gravi non sono -insormontabili per un soldato del genio che -si è portato sulle spalle uno zaino pieno di -gelatina esplosiva. In mezzo ad uno schioccare -di pallottole che battevano sulle pietre della -diga, delle mine furono accuratamente preparate. -E pochi minuti dopo abbaglianti esplosioni -aprivano la via all'irruenza delle acque. -L'inondazione era vinta. -</p> - -<p> -Era vinta, ma un allagamento così vasto -avrebbe indugiato settimane a ritrarsi. Non si -poteva aspettare. Il passaggio del fiume fu ritentato -<span class="pagenum" id="Page_396">[396]</span> -nella notte del 15 giugno. Il fuoco del -nemico non permise lo sbarco delle prime avanguardie. -Due notti dopo si rinnovò il tentativo, -ma l'operazione dovette essere ancora sospesa. -Gli austriaci vigilavano ora, e nei varchi minacciati -concentravano un fuoco spaventoso di -cannoni, di mitragliatrici, di fucili. -</p> - -<p> -Il deflusso dell'inondazione era seguìto ansiosamente. -Campi e strade emergevano a poco -a poco, un nuovo terreno di attacco si scopriva -con feroce lentezza. Ogni giorno perduto aumentava -la forza e la preparazione del nemico. -Tutta la nostra energia, tutto il nostro valore, -tutta la nostra sagacia non potevano nulla contro -l'ostilità insuperabile e passiva di una distesa -di acque. Persisteva ancora l'allagamento -in vaste zone, quando si ordinò l'avanzata contro -la fronte Sagrado-Monfalcone, per accostarsi -anche con l'ala destra alle pendici del Carso e -investire le alture da ogni parte. Erano passati -venti giorni da quella fatale piena dell'Isonzo -che ci aveva fermati. -</p> - -<p> -Verso la nuova linea d'investimento le truppe, -protette dalle artiglierie, si lanciarono affondando -nel fango. Più avanti, diguazzavano -nell'acqua che arrivava loro quasi ai ginocchi. -Avanzavano da ogni parte, imperterrite, sul terreno -viscido. Il 21 di giugno la linea di attacco -era arrivata agli argini del canale di -Monfalcone. Il 23 l'aveva sorpassato e toccava -la base delle alture. Fogliano era preso. -<span class="pagenum" id="Page_397">[397]</span> -Redipuglia era preso. Vermegliano era preso. Seltz -era preso. L'offensiva rombava su tutta la fronte. -Con l'appoggio potente dell'ala destra, con -quell'ausilio formidabile sul fianco, si ripresero -nella notte del 23 le operazioni del passaggio -dell'Isonzo a Sagrado. -</p> - -<p> -Si era scelto un altro punto, un poco più a -monte dell'isolotto. La nostra artiglieria batteva -la riva opposta con un fuoco intenso, e -verso le quattro del pomeriggio incominciò il -traghetto delle avanguardie. Lo svantaggio di -agire alla luce del giorno era compensato dalla -efficacia del nostro fuoco, che inchiodava il nemico. -Non si poteva più sperare nella sorpresa -notturna, e l'oscurità, paralizzando i nostri cannoni, -sarebbe riuscita di maggiore utilità all'avversario -che a noi. Furono sbarcati poco -più di un centinaio di uomini. Ma dalle trincee -blindate che ci stavano di fronte, alcune -basse verso la riva, altre inerpicate sul declivio, -la fucileria divenne serrata, violenta, continua. -Non fu più possibile avvicinarsi con le -barche piene di soldati. Per due volte, profittando -dell'affievolirsi del fuoco, il traghetto riprende, -e per due volte deve interrompersi. Il -quarto tentativo del passaggio del fiume era -fallito. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -I centocinquanta uomini che avevano traghettato -all'altra riva si ritenevano perduti, ma tardi -nella notte si è saputo che erano in salvo. -<span class="pagenum" id="Page_398">[398]</span> -Guidati da un energico e intelligente ufficiale, -quando si sono accorti che erano abbandonati -alla loro iniziativa, si sono spostati sulla destra, -al coperto dei cespugli, lungo la riva, facendo -prigioniere delle vedette, sorprendendo dei corpi -di guardia, ed erano riusciti a raggiungere -le truppe che avevano occupato Fogliano, un -chilometro e mezzo a valle di Sagrado. -</p> - -<p> -Il giorno dopo, il 24 giugno, si ricomincia. -Non si può immaginare niente di più grande -e di più terribile di questa ostinazione eroica, -nella quale la volontà del comando e lo slancio -degli uomini si fondono e sono come la -forza e l'acciaio di un maglio che batta e che -spezzi. -</p> - -<p> -Si attese di nuovo l'ora oscura. I primi -sbarchi avvennero nel silenzio. Il nemico non -si aspettava un altro tentativo così immediato. -Quando si accorse di un movimento sul fiume, -incominciò un fuoco di artiglieria disordinato, -un fuoco di ricerca. Le barche andavano e venivano -sotto al lampo degli <i>shrapnells</i>. A poco -a poco il tiro cominciò a farsi accurato. -Qualche barca colpita tornava indietro, metteva -a terra gli uomini feriti, ne prendeva altrettanti -validi, e ripartiva col carico completo. -Il bombardamento si faceva più intenso e -più esatto. Nuove batterie nemiche entravano -in azione. Delle imbarcazioni non arrivavano -più a metà del fiume che dovevano virare per -ricondurre dieci, dodici feriti. Alcune facevano -<span class="pagenum" id="Page_399">[399]</span> -acqua, forate dalle pallette e dalle schegge. Alle -undici della notte il traghetto fu sospeso. Erano -passati circa cinquecento uomini, spariti, laggiù, -nelle tenebre e nel silenzio della riva opposta. -</p> - -<p> -Il bombardamento cessò. Il nemico credette -forse fallito anche il quinto tentativo. Ma nella -quiete profonda un nuovo lavoro cominciava. -Si gettava un ponte. Centinaia di uomini portavano -il legname, portavano le barche, e la -riva si empiva di un affaccendamento intenso -e cauto, del quale a cinquanta passi nulla si -udiva. Qualche lieve urto di tavole, dei tuffi -di àncore gettate, un gorgoglìo di carene, un -sordo calpestìo di piedi nudi sul legno, e nell'ombra -il ponte avanzava sul frusciare sommesso -della corrente nera. -</p> - -<p> -All'alba la costruzione era arrivata alla metà -del fiume. Non si aspettò che fosse finita; quel -breve tratto di acqua scoperta poteva essere -rapidamente traversato con le barche. Ricominciò -il passaggio. La truppa percorreva il -ponte a drappelli, arrivava in fondo, s'imbarcava. -Andava verso il mistero dell'altra sponda -con una calma solenne e fiera. Alle tre, l'artiglieria -austriaca aprì il fuoco sul ponte. -</p> - -<p> -Il passaggio continuò sotto alla tempesta delle -cannonate, per qualche tempo. Il tiro era a -granata, e i proiettili cadevano nel fiume o sulla -sabbia. Non tardò molto però ad avvicinarsi -al ponte. Una raffica arrivò sulle barche. Si -<span class="pagenum" id="Page_400">[400]</span> -vide il ponte spezzarsi; tre campate affondarono. -La costruzione e il traghetto furono abbandonati, -non un uomo poteva più passare. -Sulla riva sinistra era sbarcato, in tutto, un -battaglione di fanteria. -</p> - -<p> -Questo battaglione, solo, tagliato fuori, senza -scampo, allo scoperto, attaccò. Troppo debole -per difendersi, mosse all'assalto. Si gettò su -Sagrado, respinse il nemico, occupò il paese, -vi si trincerò, e aspettò. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_401">[401]</span> -</p> - -<h2 id="pendici">SULLE PENDICI DEL CARSO.</h2> -</div> - -<p class="indr"> -<i>6 ottobre.</i> -</p> - -<p> -Sagrado, per la sua posizione, aveva questo -vantaggio: che le artiglierie nemiche non potevano -toccarlo. Era in un angolo morto. Una -delle ragioni per cui l'offensiva nostra puntava -con tanta insistenza sopra Sagrado, era precisamente -l'invulnerabilità di Sagrado al cannone. -Sagrado è alla punta dello sperone che il Carso -avanza nel piano; il tiro incrociato delle artiglierie -austriache piazzate oltre il ciglione, lungo -i due lati dell'angolo, poteva battere tutti i declivî -ma non arrivava ad una piccola zona al -vertice. Prendendo Sagrado si aveva una strada -verso l'altipiano quasi salva dal bombardamento. -</p> - -<p> -Era necessario rafforzare immediatamente -l'occupazione di Sagrado. Si pensò di servirsi dei -rottami del vecchio ponte distrutto dagli austriaci, -di fronte al paese. Questo ponte aveva -ai lati due passerelle per i pedoni. Un solo arco -del ponte era precipitato completamente e le -passerelle laterali, sorrette da armature di acciaio, -erano rimaste come sospese, spezzate per -una lunghezza di pochi metri. Era possibile -<span class="pagenum" id="Page_402">[402]</span> -creare un allacciamento di legno per un passaggio -provvisorio di fanterie. Spingendo avanti -a loro dei sacchi di terra, per ammassarli ad -uno ad uno sul fianco di una passerella e -crearvi un baluardo contro la fucileria vicina, -dei soldati si spinsero carponi sul ponte. -</p> - -<p> -Il fuoco austriaco li prendeva di fianco, li -investiva dalla sinistra; tutte le pendici erano -piene di trincee dominanti, lontane poche centinaia -di metri. Una volta passato il ponte si -entrava in una zona più coperta. Fu possibile -sistemare la passerella, ma una traversata di -truppe non poteva effettuarsi senza gravi perdite -di uomini o di tempo. Allora, come a Lucinico, -venne avanti un cannone. -</p> - -<p> -Uscì da Gradisca. Inoltrò per un vialone alberato, -diritto, che segue il fiume e finisce al -ponte di Sagrado. Entrò di corsa nell'uragano -del fuoco. Andava al sacrificio con una galoppata -trionfale. Si piantò di fronte a quell'anfiteatro -di trincee lampeggianti. -</p> - -<p> -Fra lui e il nemico, la larghezza del fiume. -Incominciò un tiro diretto e rapido di <i>shrapnells</i> -e di granate, alternando. Non un colpo andava -fuori di posto. Gli scoppi dei suoi proiettili disegnavano -le linee dei trinceramenti. Batteva -in basso, poi in alto, poi di nuovo in basso, -a sbalzi, per non permettere al nemico di indovinare -di prevedere il punto che stava per -essere colpito. La fucileria nemica rallentò, divenne -ineguale, prese lui solo la mira, -<span class="pagenum" id="Page_403">[403]</span> -dimenticò il ponte. Dove il fuoco riprendeva a crepitare -violento, il cannone si volgeva e intimava -silenzio. Faceva fronte a tutti, comandava a -tutti, atterriva. -</p> - -<p> -Poco dopo, l'artiglieria nemica lo assalì. Le -granate esplodevano tutto intorno, il pezzo scompariva -nel fumo. Non poteva difendersi. Non -pensava a difendersi. Continuava ad imporsi -alle trincee. Costringeva la fanteria austriaca -a ripararsi e aspettare. Era il suo còmpito. -Intanto sul ponte le truppe nostre passavano. -I plotoni sfilavano, uno dopo l'altro, curvi dietro -ai sacchi di terra. -</p> - -<p> -Qualche servente cadeva vicino al pezzo; i -superstiti scansavano il ferito e seguivano il -lavoro. I cavalli erano morti. Schegge di granate -martellavano l'affusto e le scudature. Il -cannone tuonava sempre. E sul ponte le truppe -passavano. In ultimo si videro due soli artiglieri -in piedi. Sparavano gli ultimi colpi. Poi -il cannone stesso fu preso da una granata in -pieno. Rimase tutto di traverso, scavalcato. L'occupazione -di Sagrado era definitiva. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Un reggimento aveva varcato il fiume. Il -giorno dopo era tutta una brigata al di là. -La nostra fronte si allargava verso Castello -Nuovo. Il nemico veniva sloggiato da un primo -lembo del ciglione. Poteva ancora bombardare -il ponte, ma non lo vedeva più. La linea -del fiume sfuggiva in parte al suo sguardo. -<span class="pagenum" id="Page_404">[404]</span> -Eravamo padroni dell'Isonzo. Un altro ponte -era gettato, sotto a cannoneggiamenti furibondi -ma vani perchè ciechi. Si preparava la battaglia -di luglio, quella battaglia smisurata che ci ha -portati sull'altipiano attraverso innumerevoli assalti, -dopo i quali si vedevano scendere alla -pianura in lunghe colonne reggimenti e reggimenti -austriaci, prigionieri. -</p> - -<p> -Da Gradisca ho potuto avere una visione -delle vicine pendici conquistate, che la cima di -San Michele sovrasta. Gradisca offre una delle -più tragiche scene della guerra. Perchè non è -completamente distrutta. È ferita, squarciata, -ma poche delle sue case sono crollate, poche sono -morte; quasi tutte conservano una paurosa e -inesprimibile espressione di vita, di sofferenza, -di terrore, di agonia. Le macerie che si vedono -qua e là, sono meno sinistre delle abitazioni -ancora in piedi che si allineano lungo le vie deserte, -sulle quali, dalle finestre sfondate dalle -esplosioni, da quei loro occhi sbarrati e vuoti, -lasciano cadere uno scintillìo di vetri infranti, -come un luccicare di lacrime. -</p> - -<p> -La maceria è il passato, è la tomba; sorprende -ma non commove, e la solitudine intorno -a lei appare lugubre ma naturale, come nei -cimiteri. Fra quelle case senza abitanti, per le -strade senza passanti, nella città dilaniata e -fuggita, percossa da un perpetuo grandinare di -piombo, v'è un senso misterioso di angoscia, -qualche cosa di palpitante, un prodigioso alito -<span class="pagenum" id="Page_405">[405]</span> -di spavento, che fa involontariamente affrettare -il nostro passo. -</p> - -<p> -Le vie sono ingombre da uno sparpagliamento -minuto di rottami e di fronde d'albero -staccate dai proiettili. L'uragano senza fine della -battaglia strappa dalle case, dalle esistenze, -dalle piante, detriti di ogni genere e li mescola. -</p> - -<p> -Tegole, lembi di tenda, imposte divelte, berretti -da soldato, mattoni, ramoscelli, sembrano -gettati intorno dalla furia di un vortice. -Cannoni di tutti i calibri hanno tirato e tirano -su Gradisca. Di tanto in tanto, un boato profondo, -un sussultare del suolo, un fremito di -muri, uno scroscio di crolli, un tintinnare di -vetri, e il fondo di una strada si annebbia di -polverone denso e di fumo. -</p> - -<p> -Con un sibilare strisciante, delle palle di -fucile arrivano, continuamente, picchiettando su -tutti i muri. Sono colpi lunghi degli austriaci. -La fucileria crepita sulla Sella di San Martino -e dietro al bosco del Cappuccio. Basta guardare -in terra, per vedere tutto intorno decine di -pallottole cadute, come una rada e strana ghiaia -metallica, alcune ancora luccicanti e fresche. -Alla imboccatura di quel vialone che l'eroico -cannone percorse, la terra è aperta da enormi -crateri scavati dalle esplosioni. -</p> - -<p> -Uno più largo, profondo come lo sterro di -un lavoro di fognatura, fatto da una granata da -305, ha nel centro una sedia infangata e sbilenca, -una vecchia sedia da caffè. L'hanno -<span class="pagenum" id="Page_406">[406]</span> -messa lì i soldati, per la fotografia. Avere il -proprio ritratto in nobile posa seduto dentro -ad una buca di granata, è l'aspirazione artistica -d'ogni milite che passa. Il punto è molto -esposto al fuoco, ma la tentazione è grande, -la sedia è pronta, macchine fotografiche non -mancano mai, e la fotografia si riproduce con -modelli diversi. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Una granata da 305 ha massacrato la cattedrale. -Dall'esterno la chiesa pare intatta. Ma -non ha più tetto, e dentro è una confusione -immane di travi cadute, di colonne crollate, -di arredi sacri frantumati e sparpagliati, di -macerie irriconoscibili, sulla quale scende la -piena luce del giorno. Le rovine sono più grandi -verso il fiume, al quale si scende rasentando -i giardini pubblici devastati, con degli alberi -stroncati dai colpi, e delle scritte che dicono: -«La tutela delle piante e dei fiori è affidata -al pubblico». -</p> - -<p> -Dalla riva dell'Isonzo si vedono distintamente -le posizioni che tendono alla vetta del -San Michele. Il Carso, che da lontano sembra -un gradino regolare ed eguale, appare allora -tormentato e vario. È un'immensa scogliera, -che si corrode, che si sfa qua e là, che raccoglie -nelle sue cavità detriti e terriccio sui quali -le vegetazioni si affollano, che ha boschi e -prati formatisi sulle frane dei suoi fianchi appena -coperti da lievi sedimenti coltivabili, ma -<span class="pagenum" id="Page_407">[407]</span> -che lascia emergere per tutto i rilievi della sua -cinerea ossatura di pietra. Sulla sua cima il -verde si raccoglie come l'acqua piovana negli -interstizî di un acciottolato. Intere zone non -sono che roccia. Se si scava sul prato, si trova -la roccia al primo colpo di piccone. -</p> - -<p> -Avanzando in linea retta, si è fermati continuamente -da macigni, da scalini inaccessibili, -da protuberanze del massiccio calcareo, e -bisogna girare, incanalarsi per le cunette, scendere -nelle piccole cavità erbose, nelle doline, -inoltrandosi per passaggi obbligati sui quali -una difesa facilmente si concentra. L'ordine -sparso degli assalti deve per forza finire in -aggruppamenti, come un calmo ruscello spezzato -dai sassi si gonfia e irrompe in rivoletti -fra un ostacolo e l'altro. Gli avviamenti, gli -sbocchi, sono fatalmente fissati dal terreno. Contro -ognuno di essi il nemico ha preparato una -barriera. -</p> - -<p> -Altrove, le trincee si allineano in due, tre, -quattro ranghi. Qui sono spezzate e sono per -tutto. Fanno fronte da ogni lato, si fiancheggiano, -si spalleggiano, serpeggiano, formano angoli, -formano intrecci. Non vi è una fronte da -varcare, ve ne sono venti. Ogni dolina è un -piccolo campo di battaglia. Per ogni trincea -c'è un'azione, un piano, una tattica. Se si disegnassero -sopra una carta topografica tutte le -trincee espugnate sul Carso, si vedrebbe il foglio -riempirsi di brevi tratteggi, con una confusione -<span class="pagenum" id="Page_408">[408]</span> -da scrittura misteriosa, come un'invasione -di caratteri cuneiformi. E le trincee di -difesa e di attacco non sono scavate; la terra -manca per nascondervisi. Sono elevate. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Non ci si affonda, ci si innalza. Non si -zappa, si costruisce. Bisogna andare all'assalto -portando sulle spalle sacchi pieni di terra. -Appena ci si ferma, un uomo sorge. Con le -munizioni si portano avanti sassi, sacchi, cemento, -travi, e si lavora, si erige, i parapetti -si formano che le blindature vanno poi coronando. -Spesso il lavoro è impossibile. Il combattimento -incalza, tutti debbono prendere il fucile, -la trincea appena sbozzata è un minuscolo -rilievo di pietrame, vi si arriva carponi, vi -si sta rannicchiati dietro per giorni, per settimane, -aggrampati a quella parvenza di difesa, -ostinati, esasperati, decisi. -</p> - -<p> -Dopo ogni avanzata nostra, arrivano i contrattacchi. -Due, tre volte il nemico tenta e -ritenta la riconquista delle posizioni perdute. -Non di rado è il contrattacco che ci porta -avanti. Il nostro soldato ha l'istinto dell'offensiva, -sente il momento utile allo slancio. -Quando ha fermato il nemico, gli va addosso. -L'occasione di trovarsi viso a viso con gli austriaci -non è mai perduta. Un assalto austriaco -finisce quasi sempre con un assalto nostro. Il -bollettino ufficiale ha dato notizia di oltre trenta -attacchi nemici sul Carso, e non erano che -<span class="pagenum" id="Page_409">[409]</span> -i principali. Molte grandi catture di prigionieri -le abbiamo fatte quando eravamo assaliti. -</p> - -<p> -Sul Carso gli austriaci hanno prodigato tutti -i sistemi di difesa, tutti i tranelli della guerra, -tutti i tipi di opere di fortificazione campale -antica e moderna; hanno adoperato cemento, -acciaio, pietra, legno; in quantità che sarebbero -bastate alla costruzione di intere città; hanno -fatto dei muri di protezione lunghi otto o dieci -chilometri sul fianco degli incamminamenti; -hanno usufruito di grotte e di caverne, scavato -cunicoli, piantato reticolati, sepolto mine. E siamo -saliti. -</p> - -<p> -La base delle alture, il primo sorgere del -declivio di fronte a Gradisca, è boscosa. Interrate -fra le piante erano centinaia di mine. -Le prime pattuglie in avanscoperta furono -sorprese dalle esplosioni. Bastava urtare dei -fili sottilissimi, invisibili come crini di cavallo, -tesi fra l'erba, per provocare uno scoppio. Squadre -di volontari partirono alla ricerca. Strisciavano -lentamente, frugando con lo sguardo la -terra, trovavano i fili, li seguivano delicatamente, -scavavano il suolo adagio adagio, disarmavano -gli inneschi, e tornavano portando le scatole -esplosive. Tutto questo in mezzo allo scoppiettìo -delle scaramucce, sotto alla protezione di -vedette che si rannicchiavano a sparare dietro -ai tronchi degli alberi vicini. Così si sgombrò -la strada al primo passo. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_410">[410]</span> -</p> - -<p> -Più in alto la boscaglia s'interrompe, riprende, -lascia larghe zone nude, e forma sulle alture -larghe macchie fosche di vegetazione arborea. -È la forma di queste macchie che ha suggerito -ai soldati nomi strani per località che -non avevano nome, e alle quali la guerra dava -un'importanza storica. Bisognava distinguerle, -e si chiamarono Bosco Cappuccio, Bosco Triangolare, -Bosco a Lancia, Bosco a Ferro di Cavallo. -Quando il bollettino nostro ha annunziato -la conquista del Bosco Cappuccio e del Bosco a -Ferro di Cavallo, il comunicato austriaco ha -potuto smentire recisamente la conquista con -un argomento perentorio, inconfutabile e unico: -Cappuccio e Ferro di Cavallo, mai esistiti. -</p> - -<p> -E fra poco invece sarà il bosco scomparso -e il nome che resterà. Perchè, come sul Mrzli, -come sul Podgora, il cannone sfronda, scalza, -schianta, incendia e abbatte. La spalla del -monte appare nuda sotto ad un magro intreccio -di ramosità intristite. La terra è sconvolta -e rossastra, la roccia scheggiata ha biancori -di neve, e i pochi alberi rimasti eretti, bruciacchiati -dalle vampe, spezzati e stroncati, hanno -l'apparenza scheletrica delle piante colpite -dal fulmine. -</p> - -<p> -Il Bosco Cappuccio, che pareva appunto un -cappuccio di verdura sopra un cocuzzolo verso -San Martino, è tutto lacerato ai lembi, lungo i -quali si distendeva un possente trinceramento -austriaco. Avanti, il terreno è nudo. È un pendìo -<span class="pagenum" id="Page_411">[411]</span> -scosceso e scoperto. L'assalto che arrivò -alla trincea si potè seguire da lontano. Si vedevano -gli uomini inerpicarsi urlando, si vedeva -lo sparpagliamento veemente e disordinato -delle masse di attacco che salivano, miriadi -di puntini grigi, si vedevano le seconde file -rincalzare le prime file assottigliate, e l'azione -pareva eterna. Al di qua del ponte di Sagrado, -dietro ad un parapetto, tre strani piccoli ufficiali -vestiti in uniforme <i>khaki</i>, guardavano immobili, -con i pugni stretti, lanciando enfatiche -esclamazioni gutturali. -</p> - -<p> -Erano gli <i>attachés</i> giapponesi. Quando videro -l'assalto sparire oltre la trincea nemica, -ingolfarsi nel bosco, si voltarono indietro, verso -degli ufficiali italiani che osservavano gravi -e commossi, e agitarono le braccia con un -gesto di entusiasmo e di stupore, gridando: -«<i>C'est grand! C'est grand!</i>» Avevano rivisto la -mitraglia umana di Porto Arturo. -</p> - -<p> -Questo avveniva il 25 di luglio. Avevamo -messo quasi un mese a giungere lassù. Due -giorni dopo aver preso Sagrado eravamo a Castello -Nuovo, al bordo dell'altipiano sopra al -paese. Doveva essere in antico uno dei castelli -intorno ai quali, su quelle stesse pendici del -Carso, tre secoli fa Venezia si batteva con gli -Arciducali nella guerra «Gradiscana». Poi il -castello è divenuto una villa, circondata da cipressi. -Adesso la villa è crollata, la battaglia -ha cancellato tutto. L'occupazione di Castello -<span class="pagenum" id="Page_412">[412]</span> -Nuovo faceva cuneo, puntava in avanti nel centro -della fronte carsica. Gli austriaci sferravano -attacchi su attacchi su quel vertice d'avanzata, -che era per noi un premio al quale si appoggiava -la progressione lenta e faticosa delle ali. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Ogni notte era un assalto. Ve ne sono stati -dodici contro quel punto, che appariva sempre -avvolto di fumo. Le trincee austriache, coperte, -blindate, protette, erano a cinquanta metri. Noi -stavamo dietro a parapetti provvisorî, coronati -di sacchi. Da una parte all'altra si parlavano, -fucilando. Allora nacque, non si sa come, il -soprannome di Cecchino dato ai tiratori scelti -austriaci, i quali, muniti di fucili a cavalletto -con alzo a cannocchiale, stavano eternamente -alla posta. Anche noi avevamo i nostri Cecchini, -sempre in mira, la guancia contro al calcio. -I colpi erano commentati ad alta voce. Un -giorno uno dei nostri sbagliò per due dita la -testa di un austriaco che si era avanzato quatto -quatto e si disponeva a sparare; l'austriaco ritraendosi -agitò in aria il fucile facendo quella -segnalazione che in tutti i bersagli del mondo -significa «zero»! Si rise dalle due parti. Più -spesso erano ingiurie. Una sera pioveva a dirotto, -l'acqua scorreva dietro ai nostri parapetti, -e dalla trincea austriaca, chiusa e asciutta, una -voce di scherno gridò nel dialetto dalmata: «<i>I -fevi i piediluvi, can de taliani?</i>» Rispose un -coro d'invettive che deve aver dato al nemico -<span class="pagenum" id="Page_413">[413]</span> -l'impressione d'un grido di assalto, perchè aprì -subito il fuoco. Ma questa è la vita di tutte -le trincee. -</p> - -<p> -L'avanzata vera, sistematica, perseverante, vigorosa, -cominciò ai primi di luglio. Il centro -era piantato solidamente su Castello Nuovo, -la destra saliva verso il Monte Sei Busi, la -sinistra verso il Monte San Michele. -</p> - -<p> -L'offensiva si scatena allora su tutti i fronti, -preme sul Podgora, minaccia i ponti di Gorizia, -ma è al Carso che tende con volontà intensa. -L'azione non vi ha sosta. Ogni notte dei reticolati -saltano, ogni giorno delle trincee sono -prese. Il nemico si rinforza, concentra nuove -batterie di medi calibri nel vallone di Doberdò, -contrattacca per tutto, cerca di profittare della -vulnerabilità e della debolezza che hanno le -posizioni appena prese, quando ancora non c'è -stato tempo di farvi i lavori di consolidamento, -e vi dirige assalti su assalti. Ma niente ci -smuove, teniamo le trincee espugnate, progrediamo -sempre. -</p> - -<p> -La lotta era accanita. Il nemico non rifuggiva -dai mezzi più sleali, dalle false rese che -nascondevano mitragliatrici appostate, dalle false -bandiere della Croce Rossa issate su batterie -o su comandi, era feroce quando non era -in fuga. Non permetteva di raccogliere i feriti -caduti fra le due fronti, e non raccoglieva i -suoi. Una mattina uno dei nostri generali doveva -far cominciare un bombardamento di calibri -<span class="pagenum" id="Page_414">[414]</span> -pesanti per aprire il varco nel reticolato -di un trinceramento che ci era di fronte; ma -proprio sotto a quel reticolato che stava per -essere sconvolto da una bufera di esplosioni, -giaceva un ferito nostro. Di tanto in tanto si -vedeva un lieve gesto del suo braccio. Vicino -a lui due cadaveri. Erano caduti durante un -tentativo notturno. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Il generale, che era in trincea per sorvegliare -gli effetti del bombardamento, guardava -la scena pensieroso. L'ora fissata per l'azione -dell'artiglieria scoccava. Egli non dava ordini. -Poi, chiamò un ufficiale e fece parlamentare -col nemico. -</p> - -<p> -«Lasciateci raccogliere i nostri feriti e i nostri -morti!» — gridò dalle nostre trincee una -voce al megafono. Nessuna risposta. «Faremo -uscire dei portatori nudi perchè vediate che -non è un tranello!» — soggiunse la voce. Nessuna -risposta. Le stesse frasi furono gridate -in tedesco. Silenzio. La trincea nemica pareva -deserta. Quattro portaferiti con le barelle vennero -fatti inoltrare. Una scarica di fucilate li -accolse appena usciti. Due di loro rimasero -colpiti. L'ora era trascorsa. Le batterie pronte -aspettavano il segnale telefonico per iniziare -il tiro convenuto. Il generale si passò una mano -sulla fronte, guardò l'orologio, si volse all'ufficiale -d'ordinanza, gli trasmise un ordine. E il -fuoco cominciò. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_415">[415]</span> -</p> - -<p> -Il varco fu aperto nei reticolati. Il segno -che la batteria era spezzata venne dal nemico. -Si vide un gruppo di austriaci balzare fuori -della trincea e precipitarsi per un passaggio -creato dalle nostre granate attraverso la siepe -di acciaio. Venivano giù in fila, senza fucile, -correndo, le mani in alto. Si arrendevano. -</p> - -<p> -Erano venticinque. Profittavano di una sosta -fra il cannone e la baionetta. Ma il cannone -non aveva finito. Riprendeva in quel momento -il suo lavoro di demolizione. Una granata -cadde in mezzo al gruppo. Dalla nostra trincea -si scorse distintamente lo spettacolo atroce -di corpi umani smembrati lanciati in aria nella -eruzione di terra, e di fumo dello scoppio. Era -come una di quelle esplosioni inverosimili che -si vedono raffigurate nei giornali illustrati. Terrorizzati, -insanguinati, lividi, i superstiti arrivarono -alla posizione italiana. Non erano più -che sedici. Il destino aveva fatto giustizia. -</p> - -<p> -Lo spettacolo di queste rese era comune. -Una volta verso Castello Nuovo si vide venire -avanti un mezzo battaglione austriaco, agitando -fazzoletti, con le braccia levate: cinque o seicento -uomini, una folla veloce sormontata da -un turbinio chiaro di mani. Cessò il fuoco delle -nostre trincee e si fece un silenzio di attesa. -Ma quella massa non aveva percorso la -metà della strada che la separava dai nostri, -quando cominciò su di lei un fuoco di <i>shrapnells</i> -austriaci, serrato, esatto, rabbioso, che la -<span class="pagenum" id="Page_416">[416]</span> -seguiva passo passo. Cadevano giù a gruppi i -fuggenti colpiti, costellavano la terra di corpi. -Centoventi soltanto poterono giungere a consegnarsi. -Certe volte si direbbe che i reticolati -servano assai più a trattenere gli austriaci dal -rendersi che a difender loro dai nostri assalti. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -Il cannoneggiamento furibondo, insistente e -preciso che preparava gli attacchi delle nostre -fanterie, sbalordiva e accasciava il nemico nelle -sue trincee. L'assalto spesso lo trovava inerte, -sperduto. I nostri primi reparti arrivavano, intimavano -la resa, e continuavano l'attacco, andavano -oltre, lasciando alle seconde linee la -cura di raccogliere i prigionieri e di spingerli -giù, verso le retrovie. Gli ufficiali austriaci, -che non stanno con i loro uomini, perdevano -ogni controllo di comando. Dietro ad ogni trincea -nemica, lontano dieci o quindici passi, vi -sono dei minuscoli ricoveri; delle buche blindate; -nella trincea sono i soldati, nelle buche -gli ufficiali. La truppa non può muoversi, presa -come è fra i reticolati e le pistole dei suoi -superiori. Sapiente disposizione. -</p> - -<p> -I primi tempi i nostri soldati, intenti alla -trincea, non badavano alle tane dei comandi -che erano alle spalle, e proseguendo incalzanti -alla conquista delle linee successive erano -spesso feriti da misteriosi colpi a bruciapelo. -Poi impararono. Correvano dritti alle buche, -e affacciando la punta della baionetta nell'apertura, -<span class="pagenum" id="Page_417">[417]</span> -ponevano all'abitatore rannicchiato nell'ombra -questo semplice dilemma: «Fuori le -mani, o spingo!» Venivano fuori le mani. Dopo -le mani spuntavano le braccia, e dopo le braccia -emergeva il resto di un elegante <i>oberleutenant</i> -al completo, pallido ma dignitosamente -rassegnato. -</p> - -<p> -Una mattina un capitano austriaco, rimasto -inosservato nel suo covo mentre l'assalto passava, -tirò un colpo di pistola ad un sergente -nostro che seguiva il suo plotone. Il sergente, -illeso, si fermò e si guardò intorno. Una seconda -palla lo sfiorò. Allora egli vide. Non fece -fuoco, rivoltò il fucile, balzò addosso all'ufficiale, -lo tramortì con un colpo di calcio, se -lo caricò sulle spalle e lo portò giù, al posto di -medicazione. Qui, alle prime cure il capitano -austriaco rinvenne, e andò su tutte le furie. -Smaniava, mostrava i pugni al sergente, che -lo guardava sbalordito da dietro le spalle dei -medici, rotava gli occhi e bestemmiava, in tedesco. -Non era furioso per essere stato fatto -prigioniero, o per avere perduto la posizione. -La causa della sua ira era più grave: «È -la prima volta — gridava — la prima volta -nella mia vita che manco un uomo al secondo -colpo!» Il sergente fece un passo avanti, -salutò cerimoniosamente e gli disse: «La ringrazio -tanto per la eccezione!» E se ne andò -fischiettando. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_418">[418]</span> -</p> - -<p> -Storie di prigionieri, di rese, di catture, sono -innumerevoli. In quei giorni operava sul Carso -una famosa batteria da campagna che era conosciuta -dalle truppe precisamente col nomignolo -di «batteria dei prigionieri». Aveva la -specialità di catturare gli austriaci a mezze -compagnie per volta, da sola. Nelle nostre linee -arrivavano all'improvviso bande di nemici -che si arrendevano, adunati e condotti dal fuoco -dei cannoni. Quando la batteria scorgeva dei -nuclei nemici in ritirata, li fermava con barriere -di esplosioni, li costringeva a cercare uno -scampo nel ritorno, li accompagnava, li sospingeva -con una minacciosa siepe di <i>shrapnells</i>, -non permetteva loro che deviassero, lasciando -così una sola via aperta alla loro marcia, quella -della resa. -</p> - -<p> -Gli austriaci incalzati, incapaci di mantenere -il terreno ad onta della tremenda preparazione -difensiva, meditarono un gran colpo. Divisioni -fresche arrivavano continuamente dalla -Galizia a rinforzo. Fin dal 10 di luglio grandi -masse nemiche venivano adunate per una offensiva -generale e risolutiva. In quell'epoca cominciò -a notarsi appunto l'entrata in azione -di numerose batterie pesanti. Per sloggiarci dall'altipiano -carsico pensarono di sviluppare l'attacco -principale contro la nostra ala sinistra. -</p> - -<p> -Appariva infatti in quel momento la più -vulnerabile. Una volta forzata la sua estrema -punta sull'Isonzo, un ripiegamento di tutta l'ala -<span class="pagenum" id="Page_419">[419]</span> -sinistra poteva essere provocato. Ripiegare sotto -la pressione di un'offensiva possente significava, -con molta probabilità, ripassare il fiume. Sarebbe -stata la perdita dei ponti, l'annullamento -dei risultati ottenuti con sforzi meravigliosi -durante quasi due mesi di lotta tenace, il ritorno -al principio in condizioni ben più difficili -per una ripresa dell'offensiva. La nostra destra -invece aveva Monfalcone come sentinella -estrema, e un attacco contro di essa, anche -fortunato, non avrebbe ottenuto un resultato -definitivo quale quello di ridare il pieno controllo -dell'Isonzo. Il piano austriaco era dunque -perfetto, come sono perfetti tutti i piani -prima che falliscano. -</p> - -<p> -Al mattino del 22 luglio il grande attacco -austriaco si sferrò. Tutta la notte delle offensive -minori avevano tastato la nostra fronte, -forse per riconoscerla, forse anche per stancare -le guarnigioni e trovarle più deboli e meno -pronte all'urto che si preparava. Numerosi generali -comandavano il movimento offensivo, fra -i quali il principe di Schwarzenberg, il generale -Boog, il generale Schreitter. L'azione -cominciò con un bombardamento formidabile. -</p> - -<p> -Delle persone che osservavano le posizioni -da lontano, le videro letteralmente coprirsi di -fumo. Si ovattavano tutte di nubi di <i>shrapnells</i>. -Il rombo intenso della cannonata non affievoliva -un istante. Pareva impossibile che si potesse -resistere in quell'inferno. Si aveva l'impressione -<span class="pagenum" id="Page_420">[420]</span> -angosciosa che fosse un fuoco di sterminio. -Improvvisamente si svegliò un tuono più -alto, più violento, più vicino: le nostre artiglierie -entravano in azione. Per qualche tempo -il fumo dei colpi avvolse gli stessi punti. Poi, -ad un tratto, parve che gli <i>shrapnells</i> austriaci -battessero più in là, che i cannoni nemici raccorciassero -il tiro; l'uragano si allontanava, si -videro i nostri colpi spostarsi subitamente, andare -lontano lontano. Si comprese che facevano -un fuoco d'interdizione, che chiudevano la strada -ad un nemico in fuga. -</p> - -<p> -L'attacco era stato dato con dense e profonde -formazioni, a grandi masse. Erano arrivate -impetuose quando la preparazione delle -artiglierie nemiche poteva far credere di avere -decimato ed estenuato la difesa. Ma una delle -più belle qualità del nostro soldato è la resistenza -morale al bombardamento. L'attacco -si abbattè sulla prima linea in piena efficienza, -duramente provata ma pronta alla lotta. -La battaglia fu accanita. Le onde di assalto si -formavano e si riformavano, ma l'artiglieria -nostra aveva avuto una prontezza fulminea nell'intervenire -in soccorso della fanteria. Il suo -fuoco era di una precisione spaventosa; molti -dei punti sui quali si concentrava il tiro erano -in diretta visione delle batterie. Lunghi tratti -del campo di battaglia si prospettavano in declivio -avanti ai cannoni, che scrivevano i loro -colpi come sopra una lavagna. Si poteva portare -<span class="pagenum" id="Page_421">[421]</span> -il fuoco a cinquanta, a quaranta metri -dalla nostra linea, senza timore di toccarla. -L'assalto non trovava un limite di liberazione, -oltre il quale l'artiglieria è paralizzata. -</p> - -<p> -La fucileria aveva l'intensità continua di uno -scroscio di cateratta, e lo strepito regolare delle -mitragliatrici pareva il battito meccanico di -un immenso opificio. Ad ogni sbalzo in avanti -le file nemiche erano falciate. Si vedevano gli -uomini fulminati nella corsa cadere roteando -su loro stessi, e le braccia aperte. L'impeto -dell'assalto era spezzato. L'attacco violento declinava -in un'azione lenta. La spinta si faceva -pressione. Intanto i nostri rincalzi erano in marcia, -avevano passato i ponti, si ammassavano -dietro al combattimento, portavano alla prima -linea una nuova pienezza di vigore. E la controffensiva -nostra si sferrò, vigorosa, improvvisa, -travolgente. Allora la nostra artiglieria -spostò il tiro, battè alle spalle del nemico, lo -serrò fra le granate e le baionette, e fu la -fuga disordinata degli austriaci, la resa di interi -reparti, la rotta. La vittoria era nostra. -</p> - -<p> -Il terreno era pieno di cadaveri nemici. Di -quando in quando dalle cavità, nelle doline -che parevano deserte, si vedevano apparire piccole -file caute di austriaci, curvi sotto al loro -grosso zaino, plotoni di dispersi in cerca d'uno -scampo, e la mitragliatrice intimava loro l'alto -là. Il soldato che perde lo zaino è punito -nell'esercito austriaco legandolo ad un palo, -<span class="pagenum" id="Page_422">[422]</span> -con i piedi ad un palmo dal suolo, le mani -avvinte dietro il dorso, e per alcune ore è -lasciato così a meditare sulla santità del corredo -governativo. Questa venerabile costumanza -ha prodotto una indivisibilità mirabile fra il -soldato austriaco e il suo bagaglio. Nelle più -critiche circostanze, zaino e soldato sanno rimanere -insieme. L'uomo può perdere la testa, -può perdere la battaglia, può perdere la vita, -ma non il sacco. Si assiste talvolta ad atti -di eroismo disperato per la riconquista di uno -zaino, abbandonato in un momento di fretta -imperiosa e imperiale. Dei feriti a morte, agonizzanti -quasi, ai quali nella caduta è sfuggito -dalle spalle il carico regolamentare, strisciano -a riprenderlo, arrivano ad afferrare a fatica -una cinghia, la tirano a loro con le ultime -forze. E muoiono così nel pensiero di un ideale -raggiunto. -</p> - -<p> -Il grande attacco austriaco naturalmente ci -portò più avanti. Per ostacolare il nostro consolidamento -sulle nuove posizioni, altri attacchi -arrivarono il giorno dopo. La nostra ala destra -fu alla sua volta investita. Ma il 25 luglio -tutta la nostra fronte riprendeva l'offensiva, -paziente, tenace e violenta. Mentre l'ala sinistra -conquistava quel Bosco Cappuccio che non ha -più alberi sui suoi bordi sconvolti, il centro si -avvicinava a San Martino del Carso, e la destra -espugnava una gran parte del Monte Sei -Busi, verso Doberdò, le cui case bianche si -<span class="pagenum" id="Page_423">[423]</span> -affacciano spaurite al di sopra di un nereggiare -di boscaglia. Il Monte Sei Busi era stato già -preso, poi riperso, poi ripreso, poi riperso. Si -concentravano sulla vetta troppi tiri di artiglierie, -che non davano il tempo di consolidarsi. -L'azione generale distolse da quella sommità -una parte del fuoco che la batteva, permise -agli assalitori di resistere, di lavorare, di organizzarsi -e di reggere. Cominciavamo a dominare -finalmente tutto un lato dell'altipiano, -fino al Vallone, dietro a Doberdò, fino al laghetto. -</p> - -<p> -Il Bosco Cappuccio e la boscaglia della spalla -di San Martino, erano pieni di trincee, di -reticolati. Vi infuriarono combattimenti furibondi -a colpi di granate alla mano e di baionetta. -Furono spesso lotte a corpo a corpo, avvinghiamenti, -sotto ad un roteare di calci di fucile -che cadevano a mazza. Le bombe asfissianti -del nemico allungavano fra gli alberi il loro -fumo persistente, denso, verde, vischioso. Dalle -nubi velenose i nostri emergevano terribili, coperti -dalle maschere di guerra che mettono sul -viso l'apparenza mostruosa di una enorme bocca -inumana. -</p> - -<p> -Si combattè il giorno, si combattè la notte, si -combattè il giorno appresso. La sinistra era -salita sul San Michele. Contro di lei si volsero -i cannoni di Gorizia. La montagna pareva -in eruzione. I nostri non volevano lasciar presa. -Erano decimati ma resistevano. Rimasero fino -<span class="pagenum" id="Page_424">[424]</span> -alla notte sulla vetta battuta da uragani di -acciaio. Quando ripiegarono, si gettarono contro -delle trincee laterali, andavano in cerca -di combattimento. E arrivarono dalla vittoriosa -ritirata sospingendo una massa di prigionieri. -Oltre cinquemila prigionieri erano stati catturati -in tre giorni, con duecento ufficiali austriaci. -Alla destra ci piantavamo definitivamente -sul Monte Sei Busi. -</p> - -<p> -Il 27 avanzò il centro. Il 28 il nemico contrattaccò -con grandi forze. Aveva ricevuto altre -truppe fresche. Comparve in prima linea -un reggimento di Landschutzen. Non tornò più -indietro. Un altro migliaio e mezzo di uomini -validi cadde nelle nostre mani. Avanzammo -verso San Martino. Il 29 gli austriaci tentavano -di sloggiarci con l'incendio dal Bosco Cappuccio. -Delle fiamme sorsero qua e là nei roveti; -furono estinte. -</p> - -<p> -Continuammo ad avanzare. Tutto un primo -sistema d'opere difensive era sfondato. Urtavamo -sulla seconda linea, che fu attaccata dalle -artiglierie. Il centro progrediva e mandava -indietro centinaia e centinaia di prigionieri. Il -31 gli austriaci assalivano con vigore il Monte -Sei Busi, dopo aver tentato di stornare la nostra -attenzione con un'azione dimostrativa all'ala -opposta. L'assalto fu fermato, e la controffensiva -nostra si sferrò alla sua volta, magnifica, -impetuosa, irresistibile, scompigliando, fugando, -disperdendo le truppe più scelte, e quasi un -<span class="pagenum" id="Page_425">[425]</span> -intero reggimento dei famosi Kaiserjäger rimase -sul campo. -</p> - -<p> -Il 2 agosto, altro attacco austriaco contro -al Monte Sei Busi. Quella occupazione li molesta. -Se il San Michele guarda in casa nostra -il Sei Busi guarda in casa loro. Vede e sorveglia, -scopre le vie di approccio, e colonne -nemiche in movimento su strade, che erano -state fino allora invulnerabili, sono raggiunte -ora dai nostri colpi di cannone, fermate, disperse. -L'attacco è respinto, e avanziamo. L'occupazione -del Monte si allarga. Anche il nostro -centro progredisce. La nostra artiglieria arriva -a tormentare delle retrovie avversarie. Scopre -Marcottini, domina tratti nuovi di comunicazioni -verso Devetachi. Strane località ha il -Carso, che portano nomi umani, veri cognomi -che adesso ci fanno l'effetto di appartenere a -personalità misteriose e ostili: Marcottini, Devetachi, -Vizintini, Micoli, Ferleti, Bonetti, Boschini.... -Perchè sono dalla parte austriaca tutti -questi italiani? -</p> - -<p> -Il giorno dopo, nuova battaglia. Per frenare i -progressi del centro, alla mattina del 4 agosto -gli austriaci sferrano un attacco contro al -Bosco Cappuccio. Si ripetono le fasi oramai -consuete di resistenza e di controffensiva. Il -nemico è fermato, assalito, inseguito. Una enorme -trincea, che i soldati chiamavano il Trincerone, -la quale chiudeva gli sbocchi orientali -del bosco, è presa così, di impeto. L'assalto -<span class="pagenum" id="Page_426">[426]</span> -vi sale alle spalle dei fuggiaschi. Siamo agli -accessi di San Martino. Attacchi, contrattacchi, -sorprese, combattimenti nella nebbia, nella bufera, -nelle tenebre di notti tempestose, nel chiarore -di proiettori e di razzi, si susseguono ogni -giorno da allora, ma non hanno più l'ampiezza -di azioni generali. Sono imprese locali, battaglie -d'una dolina, assedi di una trincea, furori -circoscritti. Andiamo avanti sistematicamente, -scalzando, incalzando, senza annunziare sempre -i vantaggi ottenuti, portando colpi di sorpresa, -senza fermarci mai. La lotta non ha soste, -si restringe ma non langue, si sposta ma non -riposa. -</p> - -<p> -Mentre dalle finestre sbrecciate di un vecchio -edificio di Gradisca, sul quale le pallottole -grandinando formano come una tarlatura, -osservavo le posizioni, il fuoco che languiva ha -ripreso, tutta la vetta scrosciava di fucilate, -e ricominciava sulla città deserta una pioggia -rada e scoppiettante di piombo. Raffiche di -cannonate passavano. Un combattimento breve -divampava verso il San Michele. -</p> - -<p> -La falda del San Michele era coperta da -un folto bosco a semicerchio: il Bosco a Ferro -di Cavallo nella denominazione della truppa. -Non potrei descriverlo perchè il bosco non -c'è quasi più. Lo vedono soltanto i soldati, e -lo indicano, perchè conservano nella loro memoria -profondi, netti e vivi gli aspetti dei luoghi -nella prima apparenza, e perchè le trasformazioni -<span class="pagenum" id="Page_427">[427]</span> -del paesaggio sono avvenute lentamente. -Ma chi arriva nuovo e ignaro, al posto del -Bosco di Ferro di Cavallo vede, un due o tremila -metri lontano, un terreno scosceso rotto e -frastagliato, con dei sassi, e qua e là una lanugine -gialla di rovi secchi e di cespugli bruciacchiati. -Più in alto, la vetta nuda del San Michele, -osservatorio del nemico, che ci scruta. -Il bosco è così scomparso, e vi si scorgono tutte -le nostre trincee, che si tendono ad arco verso la -cima del monte, vicina, quasi raggiunta. -</p> - -<p> -Dopo le battaglie di luglio il nemico aveva -insinuato fra i roveti dei piccoli posti, che alla -notte lavoravano. Erano sorte così delle trincee, -che gli austriaci a poco a poco ampliavano; -i piccoli posti erano diventati avanguardie, e -le avanguardie si disponevano a trasformarsi -in prima linea. Pochi giorni or sono, il 18 settembre, -assalimmo il Ferro di Cavallo. Le prime -trincee furono occupate di sorpresa; le altre -furono espugnate a viva forza. Il nostro -bombardamento accecava il San Michele. Dei -contrattacchi scesero, ma i nostri hanno acquistato -una tale destrezza nell'erigere i ripari, -che in pochi minuti una prima rudimentale -opera di difesa è pronta. Se l'austriaco ha una -passione per lo zaino, il nostro soldato è inseparabile -dal suo sacco pieno di terra. Sale -all'assalto col suo fardello, e non lo lascia -che per scaraventarlo sopra un parapetto di -fortuna e sdraiarvisi dietro. È avvenuto anche -<span class="pagenum" id="Page_428">[428]</span> -che lo abbia scaraventato sulla testa dei nemici. -</p> - -<p> -Le trincee formano un saliente che spinge -arditamente all'attacco del monte una testa arrotondata, -la quale simula quasi quel ferro di -cavallo che il bosco non forma più. Si seguiva -tutta la vita del trinceramento, l'andare e il -venire lento e indifferente dei soldati dietro ai -muri di riparo, l'affaccendarsi di lavoratori in -opere di rafforzo, e presso alle feritoie una immobilità -statuaria di vedette e di tiratori. Per -un incamminamento salivano, calmi, a passo -da montagna, i portatori del rancio, con le -loro pentole fumiganti. -</p> - -<p> -In molti settori della guerra ho avuto una -impressione di solitudini truci immerse in paurosi -silenzi sovrumani. Ma di fronte al Carso -no. Di fronte al Carso, in qualunque punto, si -sente la massa che vive e la guerra che palpita. -Una ostilità martellante pulsa come una -febbre. Si direbbe che la nostra fronte toccando -il mare attinga dall'Adriatico vigori e impeti -maggiori per avventarsi contro le alture -feroci. La battaglia non ha più date, è la -battaglia del Carso, una lotta gigantesca sugli -spalti della immane fortezza che la sopraffazione -ha dato al nemico, e dalla quale a passo -a passo è scacciato. Il rombo di questa bufera -è udito talvolta nelle città tranquille e lontane -della pianura veneta. -</p> - -<p> -Nel buio profondo della notte di Udine a -<span class="pagenum" id="Page_429">[429]</span> -lumi spenti, pieno di uno scalpiccio di gente -che passa e non si vede, di un sussurrìo di -voci che pare vengano dai muri, in quelle tenebre -strane nelle quali mormora una vita quieta, -invisibile, cieca, fra quei portici che la risonanza -sola rivela, per quelle strade opache -e nere in fondo alle quali, come un punto di -bragia, scintilla una lampadina rossa che tinge -un angolo con un riflesso da laboratorio fotografico, -per l'aria umida e fredda arriva spesso -un rimbombare remoto, un brontolìo di tuono. -Nessuno ci bada, il sussurrìo continua, la -voce di un ragazzo si allontana cantando. Si -ha l'abitudine. È la battaglia del Carso che -rugge. È un passo avanti che si fa.... -</p> - -<div class="somm"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_431">[431]</span> -</p> - -<h2 class="title"><a id="indice" href="#indfront"> -INDICE.</a></h2> - -<table class="indice" summary=""> - <tr> - <td><i>Prefazione</i></td> <td class="pag"><a href="#prefazione">Pag. <span class="smcap lowercase">V</span></a></td> - </tr> - <tr> - <td>Al fronte</td> <td class="pag"><a href="#fronte">1</a></td> - </tr> - <tr> - <td>«Morale altissimo»</td> <td class="pag"><a href="#morale">11</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Verso l'Isonzo</td> <td class="pag"><a href="#isonzo">23</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Ai piedi del Carso</td> <td class="pag"><a href="#carso">38</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Davanti a Gorizia</td> <td class="pag"><a href="#gorizia">52</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Aspetti della lotta sull'Isonzo</td> <td class="pag"><a href="#aspetti">67</a></td> - </tr> - <tr> - <td>In un ospedale</td> <td class="pag"><a href="#ospedale">81</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Tra lo Stelvio e il Tonale</td> <td class="pag"><a href="#stelvio">90</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Dai ghiacciai dell'Adamello agli uliveti del Garda</td> <td class="pag"><a href="#ghiacciai">106</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Tra le balze dell'Adige</td> <td class="pag"><a href="#balze">123</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Una maestosa battaglia di fortezze</td> <td class="pag"><a href="#maestosa">139</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Fra i torrioni delle Dolomiti</td> <td class="pag"><a href="#torrioni">154</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Sulle vette dell'Alto Agordino</td> <td class="pag"><a href="#sullevette">174</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Nella conca d'Ampezzo e intorno al lago di Misurina</td> <td class="pag"><a href="#ampezzo">189</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Nella valle di Sexten</td> <td class="pag"><a href="#sexten">209</a></td> - </tr> - <tr> - <td>La lotta dei colossi</td> <td class="pag"><a href="#colossi">222</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Dove il combattimento non ha soste. Il passo di Montecroce</td> <td class="pag"><a href="#montecroce">249</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Monte Nero</td> <td class="pag"><a href="#montenero">286</a></td> - </tr> - <tr> - <td>La conquista della conca di Plezzo</td> <td class="pag"><a href="#plezzo">306</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Nell'alta valle dell'Isonzo. Le fasi della guerra intorno a Tolmino</td> <td class="pag"><a href="#altavalle">326</a></td> - </tr> - <tr> - <td>L'eroica conquista di Plava</td> <td class="pag"><a href="#plava">340</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Guerra d'assedio intorno a Gorizia. Un atto di sublime sacrificio</td> <td class="pag"><a href="#sublime">361</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Sull'Isonzo e sul Carso. Una mirabile impresa guerresca</td> <td class="pag"><a href="#mirabile">381</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Sulle pendici del Carso</td> <td class="pag"><a href="#pendici">401</a></td> - </tr> -</table> - -<hr /> -</div> - -<div class="tnote"> -<p class="tntitle"> -Nota del Trascrittore -</p> - -<p> -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione -minimi errori tipografici. -</p> - -<p class="covernote"> -Copertina elaborata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio. -</p> -</div> - - - - - - - - -<pre> - - - - - -End of the Project Gutenberg EBook of Al fronte, by Luigi Barzini - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK AL FRONTE *** - -***** This file should be named 60657-h.htm or 60657-h.zip ***** -This and all associated files of various formats will be found in: - http://www.gutenberg.org/6/0/6/5/60657/ - -Produced by Barbara Magni and the Online Distributed -Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was -produced from images made available by The Internet Archive) - - -Updated editions will replace the previous one--the old editions -will be renamed. - -Creating the works from public domain print editions means that no -one owns a United States copyright in these works, so the Foundation -(and you!) can copy and distribute it in the United States without -permission and without paying copyright royalties. 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It exists -because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from -people in all walks of life. - -Volunteers and financial support to provide volunteers with the -assistance they need, are critical to reaching Project Gutenberg-tm's -goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will -remain freely available for generations to come. In 2001, the Project -Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure -and permanent future for Project Gutenberg-tm and future generations. -To learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation -and how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4 -and the Foundation web page at http://www.pglaf.org. - - -Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive -Foundation - -The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit -501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the -state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal -Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification -number is 64-6221541. Its 501(c)(3) letter is posted at -http://pglaf.org/fundraising. Contributions to the Project Gutenberg -Literary Archive Foundation are tax deductible to the full extent -permitted by U.S. federal laws and your state's laws. - -The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr. S. -Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered -throughout numerous locations. Its business office is located at -809 North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887, email -business@pglaf.org. Email contact links and up to date contact -information can be found at the Foundation's web site and official -page at http://pglaf.org - -For additional contact information: - Dr. Gregory B. Newby - Chief Executive and Director - gbnewby@pglaf.org - - -Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg -Literary Archive Foundation - -Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide -spread public support and donations to carry out its mission of -increasing the number of public domain and licensed works that can be -freely distributed in machine readable form accessible by the widest -array of equipment including outdated equipment. Many small donations -($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt -status with the IRS. - -The Foundation is committed to complying with the laws regulating -charities and charitable donations in all 50 states of the United -States. 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